PRESO PER MANO DA MARIA

... Queste anime grandi, piene di grazia e di fervore, verran­no scelte per opporsi ai nemici di Dio che incalzano da ogni parte. Saranno devote alla Madonna in modo speciale, illumi­nate dalla sua luce, nutrite dal suo cibo, guidate dal suo spirito, sostenute dalla sua forza e custodite sotto la sua protezione, co­sì da essere capaci di combattere con una mano e di edificare con l'altra. Montfort

 

Nulla è impossibile a Dio

Dio, dalle miserie umane, sa trarre veri figli, uomini nuovi capaci di manifestare la sua grandezza, la sua misericordia, il suo amore.

Dio è Amore (1 Gv. 4,14). Ogni creatura è chiamata a vive­re ed a essere questo amore: Amore Trinitario.

Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne (Ezechiele).

Non un amore egoistico, riversato continuamente sul pro­prio io, ma un amore infinito: totale donazione a Dio e totale servizio ai fratelli; Amore che Gesù è venuto a portare dal Cielo e ha manifestato con la sua vita fino alla morte in croce "Nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i pro­pri amici". (Gv. 15,13)

Nel vangelo troviamo pagine piene di misericordia. Gesù dice: "Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori ..."

A Maria Maddalena sono rimessi i peccati perché molto ha amato, parole profonde che rivelano totale trasformazione di una pubblica peccatrice in una discepola fedele e testimone au­tentico dell'insegnamento evangelico.

La Maddalena cercava l'amore vero, ma ciò che seguiva era amore effimero e degradante. Incontrando lo sguardo miseri­cordioso e penetrante di Gesù, fu vinta dall'Amore che perdona e guarisce e con coraggio ha abbandonato la sua vita di pecca­to per seguire Gesù, il Maestro.

Il giovane che ha scritto questa testimonianza del suo cam­biamento di vita, rivolge a tutti i giovani un invito a non la­sciarsi abbattere, ad avere il coraggio di alzarsi e gettarsi tra le braccia del Padre come il figliol prodigo.

Un giovane come tutti i giovani, amante della vita, della gioia, del piacere anche se non del tutto lecito. Importante era per lui il successo, la stima, la novità, l'avventura, ma anche un profondo bisogno di amore vero su cui costruire il futuro. (…)

Gesù sta alla porta del suo cuore e bussa con pacata insisten­za. L'anima l'avverte, ma subito non comprende; la dolce e for­te presenza attende che la porta venga dischiusa e poi invade, dilaga, colma, ristora: è la pace, è la gioia dell'incontro con Dio.

L'anima conquistata dalla grazia scopre tutta la ricchezza di Dio e getta nell'oceano dell'Amore i presunti valori della sua vita che, nella luce divina, considera oramai come "spazzatu­ra", disposta a vendere tutto, a perdere tutto pur di acquistare la perla preziosa della conquista di Dio.

Giovane che stai per leggere questo libretto non dire subito: non sarò capace di arrivare dove è arrivato lui, non mi interes­sa, non è cosa per me.

Questo è il cammino spirituale di un giovane come te che ha saputo riempire il vuoto e la noia del trascorrere dei giorni riscoprendo il senso e il valore della vita, la dignità dell'uomo figlio di Dio, creato a sua immagine e somiglianza.

Questo ragazzo si è lasciato coinvolgere dall'affascinante invito di Gesù "se vuoi ..., vieni ..., seguimi ..." e liberamente ha scelto di camminare con Lui, di fidarsi di Lui e farsi guidare per risalire alle vette del divino.

Cari giovani, Dio mette nell'anima di ogni uomo una sete infinita di gioia e di amore, per questo l'uomo vive in una con­tinua ricerca che né le cose del mondo, né le creature possono saziare; solo trovando e facendo l'esperienza dell'amore di Dio l'anima si quieta e trova pace.

Gesù dice: "Chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete, lo sono l'acqua viva".

Come sono imperscrutabili le vie che Dio usa per incontrar­si con ogni singola anima e saziarne la sete di infinito e di asso­luto con il dono del suo Amore.

Non temete, è sempre Dio, Padre buono, che muove il pri­mo passo, che inventa situazioni sempre nuove per avvicinarsi ai suoi figli, è così grande il suo Amore!

Dio si preoccupa di noi, non vuole perderci per sempre, co­nosce le insidie del demonio che ci lusinga con false luci, con false gioie per allontanarci da Lui.

Cari giovani, com'è triste e vuota la vita senza l'Amore di Dio! Vi rivelo un segreto: Volete trovare Dio? Volete incontrarlo, conoscere e sperimentare quanto è grande il suo Amore? Cercate, invocate Maria, nostra Madre dolcissima; Lei vi svele­rà il cuore di Dio, vi insegnerà ad amarlo, vi darà la forza per vincere il tentatore, vi prenderà per mano e vi condurrà alla sorgente della vita e della gioia: Gesù.

Questo segreto me lo ha fatto conoscere, me lo ha insegna­to a vivere un Sacerdote consacrato a Maria: don Venanzio, vero maestro di vita. A lui devo la gioia di aver sperimentato la presenza materna e operante di Maria, che in ogni anima ha il compito di formare Gesù. Angelo "Cari giovani, guardate la natura, ogni anno a primavera si ri­veste a nuovo lasciando dietro a sé la tristezza dell'inverno; co­sì anche voi, qualunque sia la vocazione a cui il Signore vi chiama, dovete essere una primavera continua.

Guai a quel giovane che si lascia vincere dall'apatia della vita, pur vivendo sarà sempre un giovane morto!". Aprile 1972 Parole incisive di un mio insegnante, Prof. G. B. Barberis, Sacerdote, che penetrate nel mio giovane cuore e non più can­cellate sono diventate richiamo costante nella mia vita. Angelo

 

CANTERÒ PER SEMPRE LE MERAVIGLIE DEL SIGNORE

Mi accingo nuovamente a mettere mano al personale tesoro che il Signore mi dato in deposito, per raccontare le meraviglie del suo Amore di predilezione per i suoi figli.

Devo rendere testimonianza al datore della Vita, affinché tanti suoi figli timorosi che non riescono a sentire il suo richia­mo d'Amore possano tornare a vivere con gioia, a trattare fa­migliarmente con Chi li ha pensati "fin dal grembo materno", a possedere l'Amore di Dio fin da questa vita.

Questa è la mia vocazione, la mia chiamata al servizio di Dio e dei fratelli.

Il più dolce dei servizi perché fatto alle dipendenze del più buono dei Papà per la più nobile delle cause: parlare dell'Amore di Dio per i suoi figli.

Eh sì! Perché anche io per lungo tempo ho vagato alla ri­cerca del volto di Dio, o meglio, cercavo qualcosa (qualcuno) cui consacrarmi integralmente... perché noi esseri umani sia­mo fatti così, siamo figli dell'Infinito e non troviamo soddisfa­zione se non donandoci di conseguenza... infinitamente.

Purtroppo, però, alla bontà delle intenzioni, seguono spes­so ricerche infruttuose se non addirittura controproducenti. Chi cerca se stesso nella carriera, chi nel successo o nelle rela­zioni sentimentali o in tanti altri paradisi artificiali, distorti non forzatamente dall'effetto di droghe ma anche semplice­mente dal nostro atteggiamento, proprio di chi (si) dona tutto.

Quando sono coinvolti i sentimenti, tendiamo ad estremiz­zare o "idolatrare" tutto, perché a tanta sete posta nel nostro cuore, a buona ragione, contrapponiamo la nostra disponibili­tà a donarci totalmente.

Ouante delusioni ci costa questa nostra natura così sensibi­le!! Quanti brutti risvegli dopo che l'entusiasmo iniziale si assopisce ed inizia ad emergere la cruda verità: tutto avviene per interesse (più o meno celato).

E pensare che l'Unico che può alleviare la nostra sete di Infinito non chiede altro che donarsi anch'Egli totalmente alla sua amata creatura.

Questo grande sconosciuto è Dio, nostro Padre in cielo che ha mostrato il suo Volto qui interra in Gesù Cristo di Nazareth. Tante volte mi sono chiesto il perché della "pazzia" d'Amore che spinge il Signore ad andare sempre alla ricerca dei suoi figli affinché possano essere felici come "bambini svezzati in grembo a Lui".

Non penso che esista una spiegazione.

Dio Padre ha una sola pressante necessità che è quella di comunicarsi a noi tramite il Figlio Suo Gesù. Egli arde dal de­siderio di poter condividere la sua Vita trinitaria (che è proprio quello stesso amore che tutti noi sogniamo) con i suoi figli, noi.

Ma allora come mai così poche persone sembrano realmente felici della qualità della loro vita, tanto che possiamo dire che uno dei più grandi flagelli dei nostri tempi sia la depressione?

Il perché è molto semplice: siamo liberi di scegliere e (mol­to spesso) scegliamo male.

Eppure, la felicità è lì ad un passo, anzi, non dobbiamo fa­re neanche molta strada perché ce l'abbiamo già dentro casa... nel nostro cuore.

Il luogo di questo mistico incontro tra Dio e l'uomo è stato, fisicamente, circa 2000 anni fa il grembo di una giovane fan­ciulla, Maria, una ragazza di Nazareth, un paesino sperduto della Palestina. Dal momento in cui l'angelo di Dio le ha comu­nicato che sarebbe diventata Madre del Figlio dell'Altissimo, la storia dell'uomo non è più stata la stessa. Da quel suo "sì", dalla sua disponibilità ad accogliere il progetto di Dio su di Lei, il Dio invisibile, lo stesso che aveva parlato ai profeti, ai famosi patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe e al grande legis­latore Mosè, ha preso una carne come tutti noi mortali.

E Dio abitò fra noi, nella persona di Gesù di Nazareth. Colui che neanche l'universo infinito poteva contenere prende dimora nel grembo di questa umile ragazza...

Ed è proprio ciò che il Signore continua a fare in ognuno di noi, invia il suo angelo (tramite la rivelazione del Vangelo "la Buona Notizia" e, più in generale, attraverso le vicende della nostra vita) ad annunciare che il Figlio di Dio vuole entrare nella nostra personalissima ed individuale storia, prendere di­mora nel nostro cuore per condividere con noi il dono del suo Amore, la sua stessa Vita.

Da questa scelta dipende la nostra felicità in questa vita e in quella futura.

Misticamente, ossia in maniera spirituale, ogni volta che Dio e anima si incontrano, ciò continua ad avvenire sempre e soltanto nel Cuore senza macchia di Maria, perché questo è il "luogo" scelto da Dio per il suo personale riposo. Il luogo do­ve Lui si intrattiene famigliarmente con i suoi figli, proprio perché lì è dove il suo Figlio prediletto ha preso una carne e stabilito la sua dimora.

Proprio in virtù di questa particolarissima predilezione da parte di Dio, il Cuore di questa fanciulla non può che essere purissimo, addirittura Immacolato, ossia preservato in virtù e in vista dei meriti di Colui che portava in grembo, da ogni pos­sibile macchia di peccato. Infatti, potrebbe mai Dio, Spirito Purissimo, essere mescolato a ciò che a Lui si antepone, ossia il peccato, il buio, il Male? Impossibile.

Oltre che Immacolata, Maria si conservò Vergine prima dell'annuncio dell'angelo, durante il concepimento di Gesù e per tutto il resto della sua esistenza terrena.

Questo perché Maria rimase incinta per opera di Dio e non di uomo e la sua perpetua Verginità è la prova più lampante che Colui che ha portato in grembo è veramente l'Unigenito del Padre e l'Unigenito della Madre... Quando Dio chiama a suo servizio, non usa la politica "dell'usa e getta ", la sua chia­mata è per sempre.

Anche io sono andato vagando, finché questa tenerissima Mamma, che si chiama Maria, non mi ha preso per mano e condotto ad incontrare il suo Figlio Gesù, l'Amore stesso.

Da allora, quella mano amorevole non mi ha più lasciato e sempre più mi ha preparato all'incontro con Gesù, Dio appun­to, unica vera ragione di Vita di chi vuole essere felice nell'Amore.

Raccolgo quindi, con entusiasmo e rinnovato impegno, l'in­vito a raccontare della mia personale vicenda alla luce dell'a­zione di Grazia dello Spirito Santo nella mia vita, a testimo­nianza dell'Amore di Dio per i suoi figli.

Ancora una volta rivolgo la preghiera al mio Angelo Custode affinché mi impedisca di seminare vuote parole di amor proprio in queste pagine.

 

FELICE AL SUO FIANCO

Non penso che riuscirei a concepire il mio rapporto di fede con Dio senza la presenza di Maria.

Maria è il sale di questo rapporto, Colei che dà gusto e sen­so alla mia preghiera, al dialogo interiore con Dio, alle relazio­ni con il prossimo.

Maria (assieme ad Abramo) è il mio modello di fede.

Alla luce della sua vita, delle sue scelte, ho imparato a ri­leggere la mia personale vicenda, giorno per giorno, così come si manifesta la volontà di Dio attraverso gli avvenimenti della mia esistenza.

Sì, perché è proprio nel quotidiano che si gioca la partita più importante, quella che determina l'esito stesso della nostra vita, la sua riuscita o il suo fallimento, in parole povere felicità o tristezza.

Fino a quando il mio atteggiamento è stato quello della per­sona autosufficiente, calcolatrice, che è disposta dare del pro­prio, a mettersi in discussione ... "ma fino ad un certo punto", non avevo bisogno, né di Gesù né di Maria, né della Chiesa né dei Sacramenti.

Per forza, ero io stesso che governavo la mia barca, che co­noscevo la rotta da seguire; nella migliore delle occasioni, era il mio "buon senso" a guidarmi... ma quanti brutti scherzi mi ha giocato il mio buon senso tutto umano, impregnato di orgo­glio, che tende per sua natura a cercare sempre un tornaconto in ogni cosa che fa.

Dal momento in cui la prospettiva da cui guardavo la mia esistenza è cambiata, direi capovolta, ogni mio precedente pun­to di riferimento è stato spazzato via.

Sono entrato nella logica dell'Amore, ed una nuova legge era necessaria per muovermi in questo nuovo mondo a me to­talmente sconosciuto.

Non mi dilungo sugli avvenimenti che hanno caratterizzato questa svolta, questa conversione a "U" sul mio cammino... semplicemente il Signore Gesù, vivo e attivo oggi esattamente come 2000 anni fa, ha "bussato" alla mia porta, travestito da mendicante, da poveraccio, nell'aspetto ripugnante della morte per malattia di mia mamma, portandomi l'annuncio che la mia vita era per sempre cambiata, che la sua economia richiedeva un nuovo ordine.

Amorevolmente assistito nei momenti del dolore, sono sta­to a poco a poco (e francamente anche senza accorgermene) in­stradato sul cammino del servizio e del dono di me stesso.

"Così è la vita" dirà qualcuno, ma a me non basta accettare le cose fatalmente, come per destino o a causa di un debito contrat­to alla nascita i cui interessi passivi maturano per tutta la vita.

"È andata così, rassegnati"... "È una ruota che gira, dob­biamo soffrire"... "La vita è una fregatura"... "Se Dio esistes­se non permetterebbe certe disgrazie" di queste cantilene ahimè ne sono pieni i bar e le trasmissioni televisive, e sono tra le più gettonate assieme alle chiacchiere sul tempo, salvo poi offrire come unico antidoto il vecchio caro refrain, radice di ogni futu­ra insoddisfazione e più avanti depressione "Ma sì, spassiamo­cela, si vive una volta sola".

No, amico mio, siamo figli del Dio Infinito e nel nostro co­dice genetico spirituale c'è il segno indelebile di questa paren­tela. La nostra anima pretende cibo spirituale raffinatissimo perché non dimentica Chi l'ha plasmata. Inutile cercare di nu­trirla con i piaceri effimeri di sensazioni di una notte.

La nostra anima sogna il contatto con il suo Creatore e non cesserà un solo istante della tua vita di ripetertelo!

Ma purtroppo, non ci rendiamo conto fino in fondo che cer­ti avvenimenti hanno cambiato per sempre le nostre esistenze e, pur avvertendo dentro al cuore di essere fatti per molto più di una esistenza mediocre, preferiamo rimanere fedeli ai nostri vecchi punti fermi.

Come bestie ferite, ci rintaniamo nelle nostre calde cucce alla ricerca di sensazioni antiche, quando la vita ci sorrideva, quando qualcuno ci sussurrava all'orecchio: "Sta tranquillo, ci sono qua io, non può accaderti nulla di male".

Eppure come sono odiosi quei gelidi risvegli, in cui l'alba porta via con sé chissà dove tutti i ricordi, lasciandoci orfani dell'amore e schiaffandoci in faccia la cruda realtà di una vita che non ha senso.

E così, andiamo mendicando il nostro amore, grattando alle porte di chi può al massimo farci l'elemosina di un tozzo di pa­ne secco, l'avanzo di qualche suo bagordo, o che, alla peggio, per permetterci di condividere la sua "ricchezza", ci costringe­rà a condividere la sua stessa vita d'inferno.

Mi sono sempre chiesto cosa si cela dietro un ragazzo che si buca o si ubriaca, dietro al volto di un bimbo che vede sgretolar­si l'amore di mamma e papà davanti ai suoi pianti inascoltati, dietro lo sguardo assente di un vecchio che conosce solo la soli­tudine ... Ho scoperto che si cela Gesù, il volto del Crocifisso, del Reietto, di Colui che muore per mancanza d'amore.

Anche io ho fatto parte di questa tribù di morti viventi, di questi maledetti, condannati alla morte più atroce, quella per "soffocamento d'amore".

Altro che togliere il Crocifisso dalle stanze ... altro che "par condicio" dei simboli religiosi. A chi si rivolgerebbero i milioni di sofferenti, di poveri della storia? A chi guarderebbero tutti coloro che subiscono violenza e muoiono ingiustamente?

Ma ci rendiamo conto del livello di civiltà che esprime il Crocifisso? Che società mai può nascere dove tutti i "crocifis­si" (uomini e donne) vengono emarginati, perché oltraggiosi

una esistenza mediocre, preferiamo rimanere fedeli ai nostri vecchi punti fermi.

Come bestie ferite, ci rintaniamo nelle nostre calde cucce alla ricerca di sensazioni antiche, quando la vita ci sorrideva, quando qualcuno ci sussurrava all'orecchio: "Sta tranquillo, ci sono qua io, non può accaderti nulla di male".

Eppure come sono odiosi quei gelidi risvegli, in cui l'alba porta via con sé chissà dove tutti i ricordi, lasciandoci orfani dell'amore e schiaffandoci in faccia la cruda realtà di una vita che non ha senso.

E così, andiamo mendicando il nostro amore, grattando alle porte di chi può al massimo farci l'elemosina di un tozzo di pa­ne secco, l'avanzo di qualche suo bagordo, o che, alla peggio, per permetterci di condividere la sua "ricchezza", ci costringe­rà a condividere la sua stessa vita d'inferno.

Mi sono sempre chiesto cosa si cela dietro un ragazzo che si buca o si ubriaca, dietro al volto di un bimbo che vede sgretolar­si l'amore di mamma e papà davanti ai suoi pianti inascoltati, dietro lo sguardo assente di un vecchio che conosce solo la soli­tudine ... Ho scoperto che si cela Gesù, il volto del Crocifisso, del Reietto, di Colui che muore per mancanza d'amore.

Anche io ho fatto parte di questa tribù di morti viventi, di questi maledetti, condannati alla morte più atroce, quella per "soffocamento d'amore".

Altro che togliere il Crocifisso dalle stanze ... altro che "par condicio" dei simboli religiosi. A chi si rivolgerebbero i milioni di sofferenti, di poveri della storia? A chi guarderebbero tutti coloro che subiscono violenza e muoiono ingiustamente?

Ma ci rendiamo conto del livello di civiltà che esprime il Crocifisso? Che società mai può nascere dove tutti i "crocifis­si" (uomini e donne) vengono emarginati, perché oltraggiosi

della pubblica decenza, perché offensivi della vista delicata del fariseo che si nasconde in noi "autosufficienti"?

Madre Teresa li raccoglieva tutti questi crocifissi e li ama­va! Anzi, li reclamava, invitando proprio chi voleva disfarsene a consegnarli a lei.

Quante pene mi sarei risparmiato se Ti avessi conosciuto prima, o Gesù Crocifisso per me!

E invece io, nella mia stoltezza di chi sa tutto, Ti credevo il prodotto di una società borghese che per mantenere i suoi ipo­criti principi aveva bisogno di vuoti simboli e di strutture reli­giose che ingabbiassero la mia personalità.

Ti credevo l'amico immaginario che serve a fare addormen­tare i bambini.

Ti avevo riposto nella soffitta dei miei ricordi, perché io ero diventato un adulto oramai ... quando Tu ci chiedi di esse­re "come dei bambini" quale condizione unica per entrare nel Tuo Regno.

Ma, come detto, mio grande Sconosciuto, tu per me eri una favola, al massimo uno dei tanti sapienti che hanno camminato nei secoli su questa Terra

lo stesso, vittima spesso incosciente di questo debole pen­siero "progressista", ti avevo imbavagliato, reso impotente ... fino a quando hai detto basta ed ha deciso di venire, di persona, a farmi visita.

Sei stato puntuale, come e quando Tu lo sapevi.

Sapevi che per me quel giorno era la "mia festa" ed io ne ero il re, tutto ruotava intorno al festeggiato...

Eppure Uno solo è il Re dei re, Uno solo si è guadagnato "il Nome che è al di sopra di ogni altro nome" e così mi hai rubato la mia festa, il giorno del mio 22° compleanno, vestendolo a lutto, a lutto di colei che ne era regina, la regina di un giovane ancora tanto bambino ... Mi hai rubato la mamma, e la mia fe­sta si è trasformata nella sua agonia di malata di cancro.

Da quel giorno, un solco profondo quanto tutto l'amaro che provavo nel vedere il mio mondo crollare ha cambiato la mia vita per sempre.

Quanto tempo ci ho messo a vedere la tua mano dietro quei giorni terribili. Anche io andavo ragionando "Se Dio esistesse, non permetterebbe tutto questo dolore" e, dal momento che la mia educazione di cristiano mi portava a credere a chi mi ave­va insegnato a pregare con fiducia il Tuo Nome, ho iniziato a bestemmiarti, non tanto con le parole, quanto consacrando la mia vita alla sofferenza.

Tu dicevi di essere l'Amore, ebbene io mi ero imposto che mai più ci sarebbe stato spazio per l'amore nel mio cuore. Volevo esorcizzarti, volevo rifiutarmi di aprire gli occhi su questo nuovo mondo che Tu mi prospettavi davanti e dove ca­peggiava l'orrido segno del patire, la tua Croce.

Non capivo e gemevo e Tu pazientemente mi hai curato, hai guarito il mio cuore piagato dal dolore, mi hai fatto incontrare tanti tuoi cari amici che mi hanno parlato di questo mondo d'Amore a me ignoto.

Mi hai fatto capire che la mia mamma non era morta ma che la sua esistenza era nascosta nella Tua adesso e che quanto più Ti avrei cercato, tanto più l'avrei ritrovata.

E le tue promesse ben presto si sono rivelate vere, hai asciu­gato ogni mia lacrima, mi hai ridato la presenza viva anche se non fisica della mia mamma, mi hai colmato di ogni bene.

Hai riportato armonia e pace nella mia famiglia, salute e forza nel mio corpo debilitato dal troppo soffrire, mi hai dona­to un cuore nuovo col quale io mi volessi bene e potessi amare i fratelli che mi mettevi accanto.

Il giorno del lutto si è trasformato in nuova e certa attesa del "tempo di primavera" che hai promesso all'umanità asse­tata di Te.

E poi, affinché ogni tuo gesto non rimanesse senza frutto, mi hai reso testimone di questa resurrezione da te operata nella mia vita.

Ho faticato non poco ad adattare il mio carattere a quel nuo­vo cuore che mi avevi donato, un cuore di carne finalmente e non più un cuore di pietra.

Io faccio nuove tutte le cose" hai detto, e anche io ben pre­sto me ne sono accorto: tutto ciò che fino a quel momento ave­vo considerato prioritario era come se adesso sottostesse ad una nuova legge: la legge dell'Amore.

Come potevo destreggiarmi in questo nuovo ordine di cose? Francamente non sapevo da che parte iniziare, mi sembrava di non avere mai amato veramente. Questo nuovo mondo d'amo­re, non era più quel mondo cristallino, vagheggiato nelle favole, dove tutto finisce col classico "...e vissero felici e contenti".

Questo nuovo mondo d'Amore era strano, era sempre un misto di gioia e sofferenza, era sempre un uscire da me stesso per andare incontro al prossimo.

Percepivo che mi stavi proponendo di non cercare la mia realizzazione nella carriera, in qualche attività artistica o in av­venture esotiche di viaggi transoceanici.

Mi stavi conducendo al cuore stesso del tuo concetto di fe­licità: il dono di sé.

La tua felicità aveva un prezzo che non poteva essere paga­to se non con l'amore stesso: chi vuole seguirti, hai detto "prenda su di sé la mia Croce".

Eppure, la mia natura protestava, non era abituata a portare un carico così singolare, messo sulle spalle non tanto per propri meriti e colpe, ma quanto per libera decisione da Te assegnato. "Questo è lo strumento che ti darà la mia intima gioia" mi hai detto... eppure io non capivo.

Avevo bisogno di un nuovo modello cui ispirarmi, che mi prendesse per mano e mi conducesse sui tuoi passi. Una perso­na che mi spiegasse che cos'è l'Amore e come si fa ad amare. Avevo bisogno di una persona che comprendesse i miei sbagli e mi raccogliesse come fa una mamma col proprio bambino che impara a camminare.

Qualcuno che avesse contemplato da vicino questa Croce e mi potesse insegnare a guardare oltre essa, oltre alla sofferenza che il suo carico comporta.

Mi hai affidato alla persona a Te più cara, alla tua Mamma.

 

ALLA SCUOLA DI MARIA

Dal giorno in cui, Gesù, mi hai affidato alla tua Mamma (così come avevi fatto con il tuo discepolo Giovanni poco pri­ma di morire "Donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua Madre") ho iniziato a ad andare a scuola d'Amore. Anche io adesso la chiamo Mamma.

Fino ad allora, posso affermare che avevo una vaga idea sia di chi Tu fossi, sia di cosa significasse mettersi alla tua sequela. Tendevo piuttosto ad attribuirmi i meriti che scaturivano dal mio rapporto di fede con Te, pensavo che Dio Padre mi pre­miasse perché parlavo bene del Suo Figlio e perché lo pregavo.

Insomma, dal mio punto di vista, Dio aveva bisogno delle preghiere degli uomini per la maggiore sua gloria. Una sorta di scambio alla pari (do ut des), un mercato dove entrambe le par­ti potevano trarne profitto.

Non ne conoscevo i termini esatti, ma sicuramente ad un certo numero di preghiere attribuite a Dio dal fedele, sarebbero corrisposte un numero adeguato di grazie da parte del primo... Dio mi aveva dotato di intelligenza e autosufficienza ed io avrei potuto contare su di Lui nel momento del bisogno. Certamente la vita non sarebbe sempre stata un cammino in di­scesa, ma al momento (da me ritenuto) opportuno, il Signore mi avrebbe sostenuto.

Questa era grosso modo le mia concezione della giustizia ... "Dio mi vuole bene e quindi mi esaudisce e mi premia" ... pensavo.

Ma poi, come detto, la strada ha iniziato a salire e il carico che poggiava sulle mie spalle ha iniziato a farsi pesante. Le antiche sensazioni di gioia e serenità nel rapporto intimo con Te, avevano lasciato spazio al non sentire, una sorta di aridità spirituale.

Avevo iniziato a vivere immerso in situazioni contradditto­rie, dove ogni mio precedente e fino ad allora intoccabile pun­to fermo non si rivelava più tale.

Ero smarrito, non riuscivo più a vedere il tuo Volto, e co­minciai a pensare di essere stato abbandonato.

"Impossibile" dicevo "Dio non può negarsi ai suoi figli". Ancora una volta, ti stavo cercando dove Tu non potevi es­sere, il tuo mutismo era molto simile al silenzio rassegnato che avevi opposto alla curiosità indiscreta di Erode quando ti inter­rogava con il solo proposito di vedere i tuoi miracoli, di sentire le tue parole di saggezza, di passare qualche ora di divertimen­to grazie alle tue "magie".

Ma Tu non sei un istrione, non sei venuto in Terra ad incan­tare noi umani, non sei venuto a cercare applausi e consensi. Sei venuto a portare Te stesso, nessuna altra garanzia o sicurezza.

"Io sono la Via, la Verità, la Vita" hai detto.

"Sono venuto a portare il fuoco, e come vorrei che fosse già acceso" hai ribadito.

Sei venuto a scomodarci, a disincagliarci dalle nostre como­dità, dalle nostre sicurezze, dai nostri alibi.

La libertà, la nuova legge dell'Amore che venivi ad istaura­re erano così lontane dal nostro modo comune di guardare alla vita, che abbiamo preferito sbarazzarci di Te alla svelta, con un processo farsa, per darti la lezione che meritavi.

"Come hai osato pretendere di insegnarci cosa è giusto e cosa è sbagliato, Tu misero falegname di Nazareth".

"Noi siamo dottori, noi conosciamo la legge di Mosè, noi ne siamo i custodi.

Noi sappiamo che siamo giusti perché facciamo tutto ciò che essa prescrive, digiuniamo due volte a settimana e diamo in elemosina al Tempio il dieci per cento dei nostri guadagni".

"Non abbiamo bisogno dei tuoi rimproveri, di questo tuo fastidiosissimo e continuo altruismo che vede in ogni uomo un fratello".

"Che dottrina è mai questa? Noi abbiamo una dignità, sia­mo figli di Abramo!".

E Tu andavi ripetendo... "Se la vostra carità non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel mio Regno d'Amore".

Dio non cerca servi che sappiano il suo nome o la sua legge a memoria. Ci sono già gli angeli che lo servono e riveriscono giorno e notte!

Dio Padre non ha bisogno dei nostri sacrifici ma della no­stra misericordia.

Non sa che farsene delle nostre elemosine esteriori, vuole il nostro buon cuore e la nostra gioiosa condivisione.

Non gradisce la ricercatezza di preghiere ripetute di fretta, vuole la nostra fiduciosa semplicità di chi chiede perché manca di tutto ...

Dio cerca figli con cui intrattenersi, con cui condividere il suo Amore, perché questo è il suo Nome e solo chi ama discen­de da Lui.

"Tu non vieni da Dio ma da Belzebù".

Quanto è difficile togliere quel lievito di morte che impedi­sce al fariseo che c'è in ognuno di noi ad aprirsi al tuo nuovo concetto d'Amore e di Libertà.

Il tuo regno spirituale vuole liberarci dalla schiavitù più grave, quella del peccato.

Vuoi renderci felici, non attaccati al perbenismo di chi sa tutto e non ha più niente da imparare.

La tua dottrina che non permette di sentirsi mai arrivati co­sta terribilmente alla nostra natura tanto prona ad adagiarsi sul­le comodità e sulle abitudini incrostate.

Il tuo "punzecchiarci", "stimolarci" continuamente perché vuoi assolutamente vederci liberi come "figli del vento" ha un prezzo che non vogliamo riconoscere.

Non sei disposto a concederci nessuna "polizza antinfortu­nistica", nessun "risarcimento danni" al di fuori del piacere del­la tua intima presenza.

E la tua voce melodiosa "Fidati di me, appoggiati su di me e non sulle tue sicurezze che oggi ci sono e domani svaniran­no ...", pur incantandoci perché avvertiamo in essa la radice della vera libertà, troppe volte la imbavagliamo nella soffitta della nostra coscienza.

Questo avviene perché "siamo attaccati alle nostre ricchez­ze" e piuttosto che rinunciarvi, preferiamo continuare a vivere una vita "a metà", accontentandoci di qualche tipo di amore a basso costo, esattamente come il giovane ricco del Vangelo.

Ma a coloro che hanno deciso di mettere la loro vita nelle tue mani, ai milioni di uomini che ancora oggi, anno di grazia 2004, sono alla tua sequela, Tu dai il potere di diventare figli dell'Altissimo.

A questi tuoi discepoli, che sovente il mondo considera co­me dei "perdenti", degli "illusi", Tu dai in dono il tuo Spirito d'Amore, li elevi al rango di tuoi fratelli.

Sono i ragazzi e le ragazze ché rifiutano la via larga della "convivenza" e accettano con consapevolezza e abnegazione la sfida del "matrimonio".

Sono le famiglie che rifiutano la cinica pratica selettiva del­l'aborto e confidano nell'aiuto di Dio che "nulla fa mancare ai suoi figli".

Sono ancora i giovani di ogni età che rinunciano alla sicu­rezza e al prestigio di una carriera sotto i riflettori, per "perde­re" la propria vita in nome di Cristo in un convento, in un ospedale sperduto nell'Africa sub-sahariana o a fianco del fa­migliare malato.

Con tutti questi tuoi piccoli fratelli e con tutti coloro che danno la loro vita in nome dell'Amore, Tu sei disposto a condi­videre la tua stessa natura di Dio, ad introdurli nella tua casa, il Paradiso, ad affidarli alle cure della tua stessa Mamma.

 

MARIA PREPARA L'ANIMA AD ACCOGLIERE GESÙ

Cosa succede nella vita dell' uomo una volta che si è risve­gliata dentro di lui la vita spirituale?

Tutto ciò che lo circonda e, molto spesso, tutte le persone che lo circondano, non mutano ... l'unica cosa a mutare è pro­prio la coscienza dell'individuo che è stata toccata dalla Grazia di Dio. È come se il Signore avesse dotato d'occhiali speciali questa sua creatura. Si tratta degli occhiali dello Spirito Santo. Da adesso in avanti, se la buona volontà accompagnerà la crea­tura, tutto il mondo apparirà ai suoi occhi così come il Signore lo vede ... ovviamente non esattamente come Dio lo vede, que­sto non sarebbe possibile ad alcuna creatura se non nel caso di una particolarissima grazia, ma come il Signore permette che la sua creatura lo veda.

Secondo le ispirazioni interiori che lo Spirito di Dio sugge­risce alla creatura, questa cercherà sempre di corrispondervi in virtù di un legame interiore di figliolanza che si è instaurato con Dio.

La creatura ha scoperto che ogni cosa è stata creata e sussi­ste solo ed unicamente per volontà di Dio. Pur essendo chiaro all'anima che ogni singolo gesto che scaturisce dalla volontà di Dio avviene sotto impulso dell'Amore trinitario (ossia l'essen­za stessa della vita di Dio, l'Amore del Padre verso il Figlio e l'Amore del Figlio verso il Padre, ossia lo Spirito Santo, l'Amore Divino appunto), all'anima è altrettanto chiaro che nulla di ciò che esiste sussisterebbe se Dio non volesse. L'essenza della creazione, ossia la vita, è dono di Dio. Una vol­ta aperti gli occhi su questa verità di fede, che può avvenire so­lo per rivelazione dello Spirito Santo all'anima, ma è ampia­mente desumibile dall'osservazione scientifica dei fenomeni naturali, la vita dell'anima non sarà più la stessa.

Come per incanto, l'anima protesa verso Dio vedrà nitida­mente la presenza del Creatore in ogni circostanza della sua vi­ta, passata e presente. Guardandosi indietro, l'anima riconosce­rà l'amore previdente di Dio che l'ha protetta come una madre affettuosa ha cura del proprio bambino. L'attributo principale che Dio vuole manifestare all'anima è quello della sua miseri­cordia non distinta però dalla sua giustizia. Ossia l'anima impa­rerà a leggere la presenza di Dio anche in tutte le circostanze dolorose che il Signore ha permesso che accadessero. L'anima comprende quindi che tutto è sottomesso alla volontà di Dio e che anche quando la giustizia di Dio permette che l'anima ven­ga colpita, la sua misericordia interviene subito. La giustizia di Dio non è mai distinta dalla sua misericordia, e la sua miseri­cordia non è mai distinta dalla Sua Santità ... anche se l'attri­buto che maggiormente si addice a Dio è senza dubbio la Sua infinita Misericordia.

Questa conoscenza di Dio infonde all'anima gran serenità e pace e la spinge ad avere fede viva ed incrollabile nel Suo Creatore ... è realmente chiaro all'anima che "nemmeno un ca­pello le potrebbe essere torto senza che il Signore lo permetta".

Non essendo però ancora giunto il momento della definitiva unione dell'anima al Creatore, la fede dell'anima sarà presto messa alla prova. Il Signore permette queste prove per fare cre­scere l'anima nella comprensione dell'Amore di Dio, della pre­dilezione che il Signore ha per lei.

L'anima capirà ben presto che da sola non è capace di nulla e che la Vita spirituale è dono di Dio e che per rimanervi deve mantenersi molto umile e pura. L'anima dovrà attingere alla Vita stessa di Dio attraverso la preghiera e i sacramenti, altri­menti non avanzerà sul cammino spirituale e cadrà.

Questo momento di prova dura in sostanza per tutta la vita, ma l'anima capisce che è intenzione del Creatore mantenerla in una situazione di serenità spirituale. Dio non vuole fare pesare all'anima il fatto che sia Lui stesso a "soffiarle" dentro lo Spirito della Vita, ma vuole che l'anima si renda conto che tut­to ciò avviene per un disegno d'amore di Dio. Se l'anima si manterrà umile, pura e ubbidiente, ben presto il Signore, farà cessare il periodo più acuto della prova e la ricondurrà "lungo acque tranquille e pascoli erbosi". Altrimenti se l'anima si ri­bellerà alla prova, ossia se riterrà di essere stata presa in giro dal Signore (illusa e poi abbandonata) dovrà liberarsi del suo amor proprio attraverso tutto il periodo che il Signore farà du­rare la prova.

Dio è Amore. Solo quando questo diventerà certezza asso­luta nell'anima messa alla prova, la prova stessa cesserà.

Così non fecero i nostri progenitori i quali cedettero alle in­sinuazioni del serpente che sosteneva che Dio fosse geloso del­le Sue stesse prerogative e che non voleva rivelarle solo per paura di perderle. Finché si ha questa visione di Dio, un Dio in­giusto, parziale, geloso, vendicativo, Dio stesso non si potrà ri­velare pienamente alla sua cara anima. Tutto ciò avviene nell'a­nima a causa del grande amor proprio che l'anima nutre nei suoi confronti. L'anima umile, anche attraverso le prove più dolorose, sa sempre mantenere la pace e la fiducia in Dio, co­me ha fatto la nostra cara Mamma Celeste sul Calvario. Al con­trario l'anima sensuale e orgogliosa è spinta a ribellarsi e a be­stemmiare Dio accusandolo delle sue stesse colpe, riflettendo su Dio le colpe che invece dovrebbe attribuire a se stessa.

La mancanza d'umiltà è il più grave ostacolo all'azione del­la grazia di Dio in noi ... l'anima accecata dalla superbia è co­me un cieco che vuole condursi da solo per strade affollate.

Dio è Amore gratuito, donato. Dio ci ha fatti per un genui­no sentimento d'amore disinteressato e incondizionato, e per tale vuole essere riamato... fino a quando questo non è chiaro, sarà impossibile avvertire la presenza stessa di Dio da parte dell'anima.

Come detto tutto ciò richiede grande umiltà, purezza e ob­bedienza (ossia accettare sempre cosa la vita ci presenta attra­verso le circostanze d'ogni giorno).

Un'anima ribelle, che vuole sempre fare di testa sua, è un'anima votata alla morte... per fortuna, Dio ha particolare premura per questi poveretti, letteralmente accecati dal loro or­goglio. In questi casi, tante volte Dio permette che delle "sven­ture" accadano per bloccare il vortice di errori che, se perpetua­ti, porterebbero senz'altro l'anima alla morte dello spirito, un anticipo del destino di morte eterna. In queste sventure è Dio stesso a celarsi e a prendere personalmente in mano la vicenda dell'anima. Malgrado agli occhi del mondo questa possa appa­rire come una grande ingiustizia, agli occhi di tutto il Paradiso, questa è una manifestazione meravigliosa e potente della Misericordia di Dio.

Io stesso ho sperimentato questo tipo di intervento da parte di Dio nella mia vita.

Da qui in avanti inizierà un lento e delicatissimo lavoro di ricostruzione dell'anima da parte di Dio.

In questi casi è la santissima Madre di Dio ad operare po­tentemente, ossia noi veniamo misticamente inseriti nel suo grembo Immacolato e Verginale, dove è presente "lo stampo" che ha plasmato il Nostro Divino Creatore nella carne. Lì lo Spirito Santo compie i più grandi miracoli, in questo c'è l'es­senza stessa della Redenzione operata da Gesù Cristo in croce.

Da questo momento in avanti l'anima non vivrà più per se stessa ma vivrà della stessa vita di Dio e troverà felicità soltan­to assecondando la volontà di Dio, ogni altro cibo le risulterà indigesto ... anche questa è una grande grazia che Gesù ci ha meritato morendo sulla croce.

Assecondare la volontà di Dio non vuole dire soltanto ri­spettare i 10 comandamenti e assistere alle celebrazioni, bensì vuol dire compiere la volontà di Dio in ogni istante ... e su questo l'anima sarà giudicata alla fine della sua esistenza.

Questa anima avrà sempre distintamente chiaro davanti a sé la volontà di Dio.

Come detto, anche se di per sé rimane sempre libera, la sua coscienza risvegliata, la sua stessa natura immerse nel seno Immacolato di Maria, trovano pace solo nella misura in cui so­no unite a Dio, ossia se fanno la sua santa volontà. All'anima è chiaro che Dio è Amore purissimo e che vuole esclusivamente il bene dell'anima. II Signore però "camuffa" la sua volontà in apparenze poco attraenti per la natura umana dell'anima. L'anima allora, con uno sforzo di umiltà, dovrà superare il ri­brezzo naturale che una determinata situazione le prospetta, pur di andare a cogliere il suo tesoro. Una volta compiuto questo sforzo, l'anima saprà sempre dove andare a cercare le sue soddisfazioni (molto spesso sotto spoglie umanamente poco attraenti) e maturerà una gran forza dì volontà e una grande abnegazione.

Il Padre e il Figlio amano molto queste anime volenterose che non temono di sporcarsi le mani pur di andare a cogliere le grazie di Dio. In questo, sta la vera sapienza.

Queste grazie sono spesso nascoste in situazioni di ripu­gnanza umana come detto. Per esempio, avere un figlio handi­cappato, o sulla sedia a rotelle. Avere un genitore anziano da accudire, bisognoso in tutto. Avere perso tragicamente un con­giunto in tenera età. Accettare di non abortire un figlio che non si vuole, di perdonare il coniuge infedele e iniziare da capo co­me se niente fosse successo.

In tutte queste situazioni opera direttamente la grazia di Dio. Aprendosi, ossia accettando con lo stesso "fiat" di Maria, si accede ad un oceano di grazie, si vive dell'Amore stesso di Dio, in un certo senso si ama dello stesso amore di Dio in cro­ce ... incondizionatamente, pregustando così il Paradiso.

Il più delle volte, la difficoltà maggiore sta proprio nell'ac­cettare il piano di Dio al posto del nostro, fino quando si vivrà di rimpianti, vagheggiando un'ipotetica vita diversa da quella presente e reale, non si potrà accedere pienamente all'oceano di grazie. Sarà come stare alla soglia del tesoro senza mai venirne in possesso. È necessario in questo caso una grazia particolare da parte del Signore e, da parte dell'anima, un gesto di profon­da umiltà e di uno slancio di fede ... proprio come fece Maria all'annuncio dell'Angelo.

Questo è un grande mistero, ma è il modo che Dio ha scelto di manifestarsi al mondo.

Gioia e felicità anche nella sofferenza ... per la nostra natu­ra umana sensibile questa è una contraddizione, una maledizio­ne, ma nel piano di Dio questa (ossia la strada della sofferenza intesa come dono di sé, per il trionfo dell'amore) è la via che porta alla gioia eterna, al trionfo dell'amore appunto, alla Resurrezione (passaggio dalla morte alla vita). Esattamente sul­l'esempio del Nostro Redentore, li Signore Gesù Cristo. Questo Nome è al di sopra di ogni altro Nome e alla sua sola pronuncia ogni ginocchio si piega nei cieli, sulla terra e sotto terra. E noi siamo chiamati ad avere in noi i Suoi stessi senti­menti. Lui che pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e apparendo in forma uma­na. Fu obbediente in tutto fino al dono totale di sé morendo sulla croce.

In virtù di questo sacrificio a noi che crediamo in Lui ogni peccato è rimesso, ogni condanna condonata. Per mezzo del­l'acqua e del sangue scaturiti dal Suo Sacro Cuore aperto dalla lancia del soldato sul Calvario, riceviamo la grazia del perdono e veniamo immersi nella vita stessa di Dio. Da quel momento, non siamo più noi a vivere, ma è Dio stesso a vivere in noi. Lui in noi e noi in Lui in un abbraccio d'Amore infinito.

 

PRESO PER MANO DA MARIA

Avevo iniziato a muovere i primi passi in quel famoso mondo dell'Amore che non conoscevo, dove è ben visibile la tua croce. Come detto, Gesù non mi ha lasciato solo, addirittura mi ha svelato il più intimo dei suoi segreti, ossia Maria.

Mi ha condotto nel "luogo" dove Dio ha stabilito il suo per­sonale riposo, il Cuore Immacolato di Maria.

Entrare in comunione con Dio nella preghiera significa far­lo assieme e per mezzo di Maria, poiché questo è il modo che Dio stesso ha scelto per rivelarsi nella carne all'umanità.

Quel Dio stesso che Mosè non poteva guardare se non attra­verso un velario, adesso si mostra per mezzo di questa donna nel volto di Gesù.

Io non conosco il motivo di tanta familiarità da parte di Dio Padre, credo che voglia condividere con noi uomini e donne, sue creature elette, il suo stesso Amore che da sempre lo spinge a generare il Figlio attraverso lo Spirito Santo.

A ragione si dice che sulla croce Gesù ci ha meritato il do­no dello Spirito Santo, ossia l'intima condivisione della Vita di Dio Trinità.

Sembrano parole senza senso, troppo complicate per chi non è avvezzo di termini teologici, semplicemente basterebbe dire che l'essenza stessa di Dio, ossia l'Amore (lo Spirito Santo) si ottiene esclusivamente in intima unione (spirituale) con Maria.

Questa è la scuola d'amore per eccellenza, l'unica ricono­sciuta da Dio, poiché è dove Dio stesso nella persona di Gesù ha imparato l'Amore.

Per entrare in questa scuola d'amore bisogna spogliarsi di tutto se stesso, bisogna lasciare da parte le proprie sicurezze, i propri metri di giudizio, timori e remore.

Non c'è nulla dare ma tutto da prendere alla condizione che si sia disposti a mettersi nei panni di chi ha bisogno di tutto. Bisogna spogliarsi del proprio orgoglio, della propria auto­sufficienza affinché Dio possa diventare l'unica certezza e la Sua Misericordia l'unico rifugio.

Maria è la maestra di questo Amore, e frequentando la sua scuola si riceve l'attestato che dà diritto alla vita eterna: la santità. Lei per prima ci è passata. Anche se ha ottenuto questa cat­tedra per i meriti stessi di Gesù, si è comunque "guadagnata" questo onore rimanendo fedele anche quando Dio è morto e la vicenda umana di Cristo sembrava un fallimento.

Maria insegna a considerarci dei servi nell'adempimento della santa volontà di Dio, qualsiasi essa sia, e a ritenerci figli del Padre unicamente in virtù dei meriti ottenuti in croce dal Redentore.

Questa spoliazione interiore che deve sradicare l'amor pro­prio dal nostro cuore ha come unico scopo quello di aprirci al­l'amore. Maria è il mezzo attraverso il quale noi "rinasciamo dall'alto" ossia veniamo battezzati nello Spirito Santo e parte­cipiamo alla vita di Dio.

"Come può un adulto nascere una seconda volta?" chiedeva Nicodemo che non comprendeva di quale nascita si trattasse, quella spirituale appunto. Ebbene, per nascere una seconda vol­ta, bisogna andare alla scuola di Maria.

L'unica materia di insegnamento è la carità, l'Amore in­condizionato.

Un ragazzo che ha frequentato questa scuola parecchi anni fa ha detto: "Ama e fai quello che vuoi".

Un altro, chiamato poi "l'Apostolo" per eccellenza, ha scritto quasi 2000 anni fa: "Se parlo le lingue degli uomini e anche quelle degli angeli, ma non ho amore, sono come un me­tallo che rimbomba, uno strumento che suona a vuoto.

Se ho il dono d'essere profeta e di conoscere tutti i misteri, se possiedo tutta la scienza e anche una fede da smuovere i monti, ma non ho amore, io non sono niente. Se do ai poveri tutti i miei averi se offro il mio corpo alle fiamme, ma non ho amore, non mi serve a nulla.

Chi ama è paziente e generoso. Chi ama non è invidioso, non si vanta, non si gonfia di orgoglio.

Chi ama è rispettoso, non cerca il proprio interesse, non ce­de alla collera, dimentica i torti.

Chi ama non gode dell'ingiustizia, la verità è la sua gioia. Chi ama tutto scusa, di tutti ha fiducia, tutto sopporta, mai perde la speranza. L'amore non tramonta mai: cesserà il dono delle lingue, la profezia passerà, finirà il dono della scienza. La scienza è imperfetta, la profezia limitata, ma verrà ciò che è perfetto ed esse svaniranno. Quando ero bambino parla­vo da bambino come un bambino pensavo e ragionavo. Da quando sono un uomo ho smesso di agire così.

Ora la nostra visione è confusa, come in un antico spec­chio; ma un giorno saremo faccia a faccia dinanzi a Dio.

Ora lo conosco solo in parte, ma un giorno lo conoscerò come lui mi conosce. Ecco dunque le tre cose che contano: fe­de, speranza, amore. Ma più grande di tutte è l'amore".

Questo è l'amore che Maria, Madre di Gesù e nostra, insegna. Questa è la strada che Lei, per prima ha percorso e traccia­to. Tutti coloro che più o meno coscientemente si mettono in marcia su questa "Via della Gloria" percorrono la "pista" che Lei per prima ha battuto.

Dio e uomo erano stati separati per sempre dal peccato ori­ginale, Maria ne ha preparato la riconciliazione.

Amiamo questa meravigliosa Mamma che per donare a noi la salvezza di Gesù ha offerto tutta se stessa!

 

MARIA UNICO SEGNO DI SPERANZA

Mi stavi preparando un oceano di grazie ed io neanche me ne accorgevo, ero ancora così attratto dall'apparenza delle co­se. Credevo che la felicità vera, oltre che dipendere dalla Tua presenza nella mia vita, doveva avere un qualche "appeal" este­riore. E allora ho iniziato ad indirizzare le mie ricerche lavora­tive nell'ambito turistico, insomma "cosa ci sarà di male ad unire l'utile al dilettevole?" pensavo.

Di male infatti non c'era nulla, se non il fatto che così fa­cendo impedivo alla tua felicità di impadronirsi della mia vita. E Tu Mamma, pazientemente, ogni volta che cercavo di al­lontanarmi da casa, a questa mi riconducevi poiché era qui do­ve Tu volevi elargirmi le tue grazie.

Mi hai ricondotto al nido d'amore che Dio stesso ha pensa­to per la felicità di ogni uomo: la famiglia.

All'inizio rimasi spiazzato, sembrava una cosa scontata, in­somma, la famiglia per un ragazzo dovrebbe avere un ruolo marginale, perché deve essere libero di cercare la sua strada. Verissimo, eppure quanti genitori sono letteralmente "scaricati" in nome della libertà dei figli, quasi che la relazione genitori-fi­gli fosse univoca, un biglietto di solo andata dove tutto è dovu­to ai secondi.

Si è genitori per sempre e si è figli per sempre, il legame fa­migliare non è un lavoro dal quale si può andare in pensiona­mento anticipato (o almeno così dovrebbe essere) ma la rampa di lancio, la scuola di vita, dove l'amore, il mutuo soccorrersi fornisce la base solidale sulla quale ogni esistenza umana do­vrebbe svilupparsi.

E così, oggi, la mia scuola d'amore la imparo negli occhi sorridenti di un nonno novantenne, nelle premure di una nonna che mal digerisce (ma solo in apparenza) il dover dipendere dagli altri, nei tanti "grazie" di un papà il cui affetto silenzioso ri­empie di gioia ogni mia giornata.

Questa scuola in cui Maria mi insegna ad amare, passa per il servizio fatto a chi ti ha dato e continua darti il proprio amore ma che si trova per qualche motivo (fisico, lavorativo, emoti­vo) in stato di necessità.

Non è una pratica di pietà, ma uno stato interiore permanen­te. Ciò che più volentieri siamo portati a fare ai nostri cari, a chi ci ama, dobbiamo per amore anche farlo una volta usciti dal nucleo famigliare ad ogni fratello e sorella che il Signore mette sul nostro cammino.

L'amore del cristiano è come una sorgente d'acqua viva che deve scorrere a valle ad irrigare la pianura sottostante, altri­menti non serve a nulla.

Quando ho affermato che l'amore, inteso come dono di sé, non è compatibile con altre forme di realizzazione personale, non intendevo dire che non sia lecito cercare piacere o soddi­sfazione nel lavoro, nell'arte, nei viaggi, ecc. ... al contrario! L'arte cristiana è un vero tripudio di bellezza e di passione per la vita infatti!

Molti grandi santi della cristianità sono stati sia viaggiatori che lavoratori indefessi.

Intendo semplicemente affermare che l'amore deve sempre e comunque avere il primato nelle nostre scelte affinché queste non siano volte ad una ricerca di piacere effimero e fine a se stesso, anche nei momenti in cui questo possa significare la ri­nuncia ai nostri personali motivi di svago.

Per amore si può rinunciare ad un viaggio, per amore si può rinunciare ad un concerto di musica, per amore si può rinuncia­re ad una carriera in giro per il mondo, per amore si può deci­dere di allontanarsi dai propri cari.

La rinuncia in se stessa non vale nulla se non è motivata dall'amore libero e disinteressato di chi non cerca il proprio tornaconto ma quello di Dio.

L'amore solamente dà la vera libertà che il nostro spirito reclama.

Una libertà che non ammette mezze misure, un amore gelo­sissimo che non ammette tradimenti, poiché tutto vuole condi­videre con noi: lavoro, impegno in famiglia, svago, tempo libe­ro, guida in macchina, ... ogni nostra attività è degna della sua presenza.

Quanto ho protestato con Dio per questo presunto abuso di potere che veniva perpetuato nei miei confronti. Io pensavo che libertà fosse "fare ciò che uno vuole". Avevo sempre sostenuto che libertà significasse "prendere" e non certo "dare", o co­munque quel "dare" fosse elargito sempre con una qualche cau­tela e, soprattutto, secondo le mie disposizioni.

L'impegno familiare poi poteva sempre essere delegato alla mamma o al volenteroso di turno, lavandosene le mani, se gli altri dovevano correre al posto del sottoscritto.

Ma poi, Maria mi ha insegnato che la più grande libertà consiste nell'amare, in particolare quelli che non possono ripa­garti che con il loro sorriso e il loro grazie.

Questa si che è vera libertà!

La libertà di amare, di darsi senza sosta, di regalare un picco­lo pezzo di noi stessi così, gratuitamente, esattamente come ha fatto Gesù, in maniera totale, consegnandosi nelle nostre mani, inerme, vulnerabile, nei panni di un neonato bisognoso di tutto.

Agli occhi del mondo, queste sono manifestazioni di debo­lezza, che al limite possono suscitare compatimento. Ma ciò che è debolezza per gli uomini è potenza di Dio in verità.

Inoltre, Gesù non consente mai ad ognuno di noi, piccoli suoi fratelli, di considerarsi indispensabile. Dio ama chi dà con gioia, poiché il grosso del lavoro lo ha già fatto il nostro Redentore.

"Il bene è anche bello", Gesù non ha bisogno di noi perché è a corto di risorse e di idee. Dio ci chiama singolarmente al suo servizio perché ognuno di noi ha un posto ben definito nel suo grandioso piano di Redenzione.

Ha pensato attentamente ad ognuno di noi e per ognuno ha preparato una parte unica, bellissima, irrepetibile.

È Dio che fa tutto, noi abbiamo solo da prendere dal tesoro meraviglioso di grazie che Gesù ci ha meritato. Sembra una follia eppure Dio non chiede altro che donarsi, mettersi nelle nostre mani.

Sì, Dio ci vuole felici, contenti, sereni.

Ma non di una gioia vaga, che evapora all'alba del ritorno di una notte che si è trascinata da un locale all'altro.

Non l'euforia che si esaurisce negli stordimenti dell'alcol, nei risvegli convulsi di emicranie martellanti che immancabil­mente presentano il conto della festa della notte.

Nella felicità scimmiottata di uno dei tanti orgasmi che il mondo ci mette sotto il naso per impadronirsi del nostro cuore. Dio non è così.

Dio non fa prigionieri ma rende la libertà.

Dio non deve fare propaganda ma regala gratuitamente. Dio non presenta i conti alla fine ma paga Lui anticipatamente. Dio vuole comunicarci la sua stessa Vita, la sua intima gioia perché ne condividiamo il genuino sapore con Lui e con i fra­telli, tutti assieme, nessuno escluso.

Questo è il meraviglioso progetto che Gesù ha pensato quan­do ha fondato la Sua Chiesa sugli Apostoli che si era scelto. Nel piano di Dio la Chiesa è l'insieme delle persone che si amano dello stesso amore di cui il Loro fondatore e Dio le ha amate.

Non è meraviglioso?

Ma esiste veramente questo mondo dell'amore? Oppure è solo una delle tante favole che ancora oggi vengono propagan­date per farci stare buoni, noi adulti eternamente bambini?

Perché rimane così nascosto questo mondo dell'amore? Perché è sfregiato dai suoi nemici, gelosi dell'amore che propone?

Perché anche lui può mascherarsi da orco cattivo in vicende umane spesso ripugnanti?

Il Regno di Dio patisce violenza e sempre sarà oggetto del­l'invidia dei suoi nemici alla ricerca di individui più deboli da immolare sull'altare del loro tornaconto.

Il Regno di Dio lo stabilisce ognuno di noi, prete o suora, cre­dente o non credente mussulmano, induista, ebreo, comunista o fascista che decide in tutta libertà se compiere il bene o il male.

Nessuno è autorizzato a tirarsi fuori, a lavarsene le mani, a non volere giocare questa partita perché impegnato in altre di­scipline.

Volenti o nolenti, per lo stesso qualsivoglia motivo che sia­mo stati chiamati alla vita, siamo obbligati a compiere scelte che hanno ripercussione a livello planetario, oserei dire univer­sale, per la parte a ciascuno assegnata.

Ognuno di noi fa parte di questo corpo mistico che è Dio stesso: siamo tutti uniti da uno stesso filo, ci muoviamo tutti al­l'interno della stessa dimensione che è ancora Dio. Da Lui ve­niamo, da Lui siamo generati, in Lui ci muoviamo.

Se un mio fratello patisce ingiustizia, è come se tutti patis­simo ingiustizia.

Se un fratello commette un crimine, quel crimine ci riguar­da tutti.

Se un fratello è nella gioia, tutta la sua casa diffonde la sua gioia.

Ma Gesù ci assicura, e sono le parole di Dio, che Lui sarà sempre con noi, suo popolo, fino alla fine del mondo, anche se non vogliamo riconoscerlo quale nostro Signore.

Anche se non vogliamo vedere in Lui "l'Unto del Signore", "il Figlio del Padre", "il Salvatore del mondo", "l'Unica Via di Salvezza", Egli non si dimentica dei suoi piccoli fratelli.

Nel nascondimento, continuerà la sua opera di Redenzione, aprendo le strade della Salvezza agli uomini di ogni lingua, razza e religione.

E questo non per debolezza di chi non sa o vuole imporsi, ma per carità di chi per compassione preferisce tacere e conti­nua a rispondere con amore all'odio, con perdono all'offesa, con amicizia alla gelosia.

Solo Dio può amare in questo modo, solo il sacrificio di un Dio avrebbe potuto meritare la salvezza di tutti.

Questa verità sarà il canto di gloria di tutti i salvati.

Questo inno di ringraziamento è già da questa terra l'intima gioia di tutti coloro che hanno accettato di essere redenti da Cristo, di essere santi per la sua santità.

A Gesù, nostro Signore e Salvatore la lode e la gloria nei secoli. Mio Signore, vedo noi, tuoi figli e fratelli cercare la gioia nelle pattumiere del vizio e dell'orgoglio.

Ovunque si ergono nuovi vitelli d'oro davanti ai quali ci prostriamo incantati dal colore scintillante del loro metallo in­fernale.

Ovunque si odono grida di morte di milioni di vite cui non è concesso nascere. L'unica risorsa che sembra essere sempre in abbondanza è la violenza.

Sento le voci di noi infelici urlare contro il cielo l'angoscia per una vita che chiede solo e non dà niente.

Dove è finita la meraviglia del tuo creato? Che ne è di quell'uomo che hai fatto di poco inferiore agli angeli?

Dove ci ha condotto la legge del profitto che abbiamo ele­vato a unico credo ammissibile?

Cosa ti fa ancora chinare su di noi come una mamma sulla culla del suo bambino?

Come sei in ansia fino a quando il tuo battesimo di fuoco non si compirà e la terra verrà purificata con il tuo sangue di Agnello immolato per amore!

Non senti come la tua creazione stia gemendo in attesa del suo riscatto definitivo?

Chi può salvarla se non Tu?

Qualche invasato integralista che crede di compiere giusti­zia seminando morte?

Una morale laica che nasconde gli obbrobri dei suoi abusi dietro a facciate di rispettabilità, uguaglianza, libertà?

No, noi tuoi figli e fratelli meritiamo infinitamente di più. Meritiamo il sacrificio d'amore di un Dio che non si è vergo­gnato di prendere una carne come tutti noi. Che non si è nasco­sto nel suo cielo incantato ma è venuto a prendersi come ri­compensa il salario del condannato a morte.

L'umanità che Tu hai eletto a sposa nella tua Chiesa attende che Tu la conduca nella stanza nuziale perché la gioia tua e sua siano complete.

Sarà l'alba di un nuovo giorno, l'alba in cui Tu sarai tutto in tutti. L'immagine della Tua Mamma sarà allora così indelebil­mente impressa nei cuori dei tuoi figli che lo Spirito Santo non potrà più frenare il suo impeto d'Amore e verrà a inondarci del suo fuoco purificatore.

E sarà una nuova creazione, sarà il compimento delle pro­messe fatte ad Abramo tuo servo. sarà l'alba del tuo Regno in mezzo a noi tuo popolo.

Vieni Signore, vieni, Maranathà.

 

CON MARIA AI PIEDI DELLA CROCE

Chi fa delle proprie certezze la sua fede difficilmente può ac­cettare la croce e, più in generale, dare un senso alla sofferenza. Quando tutto ciò su cui si basa il nostro fragile mondo inte­riore crolla, quando la tempesta degli eventi passa e lascia die­tro di sé morte e distruzione, un solo segno capeggia sulla no­stra vita: la croce.

Ciò che abitualmente consideravamo "scandalo", "inaccet­tabile", "assurdo" si trova lì, davanti ai nostri occhi, come un essere deforme del quale abbiamo ribrezzo.

Ancora una volta, soprattutto in questi momenti, Maria è l'unico segno di speranza, l'unica ancora di salvezza, l'unica alternativa alla disperazione.

È Lei che ci sussurra parole dolci e incoraggianti pur in mezzo alla tempesta: "Coraggio, figlio mio, anche lo ci sono passata, non abbatterti. Ciò che la vita ti sta chiamando a vivere e che tu non comprendi, non è uno scherzo di un destino beffar­do. Stai accanto a me e a Gesù, presto tutto passerà".

La croce non è la sadica vendetta di un Dio geloso, la puni­zione per le nostre colpe o uno strumento di tortura. O almeno, può diventare tutto questo e condurre alla morte se rifiutiamo la mano che Gesù e Maria ci tendono.

Ai piedi della croce, Maria ci ricorda che la volontà di Dio va sempre accettata anche quando non ne capiamo il motivo. La sua scelta di non abbandonare Gesù solo al suo destino di morte ci fornisce l'unica degna spiegazione per cui la croce possa essere accettata: dietro ad ogni sofferenza anche la niù atroce e assurda, si cela un motivo d'amore verso le persone che più amiamo.

Se accettiamo di vivere la sofferenza in questa ottica, molto prima di quanto umanamente sia lecito sperare, l'obbrobrio della croce (sofferenza) si tingerà presto dei colori gloriosi del­la Risurrezione.

Non è illusione di chi vuole "farsene una ragione" ma la scelta coraggiosa di un Dio che pur di aprirci al mistero della felicità ce ne ha Lui stesso mostrato la via.

Accettare questa provocazione, oltraggiosa della nostra sen­sibilità, può significare la nostra rinascita o, al contrario, la no­stra rassegnazione alla infelicità, al non senso, alla maledizio­ne, all'inferno.

Inutile cambiare le carte in tavola, dietro ad ogni sventura che ci colpisce, sia essa opera dell'uomo o delle circostanze della vita, è Gesù stesso che viene a farci visita. Inutile andare a cercare la spiegazione altrove, se c'è qualcuno implicato nelle nostre vicende personali, questo è Gesù. Se c'è qualcuno con cui dobbiamo "prendercela" costui è solo ed unicamente Gesù.

Dietro la morte di un caro congiunto, dietro una grave ma­lattia, dietro la più grande sciagura che possa abbattersi sulla nostra vita, dietro queste apparenze c'è ancora e soltanto Gesù.

È questo il suo personalissimo modo di invitarci a vivere in strettissima comunione con Lui il mistero più profondo della nostra vita: la morte.

Letteralmente presi per mano da Maria, dobbiamo stringer­ci alla croce di Cristo per non essere spazzati via.

Se deponiamo l'astio contro un desiino ingiusto, questa esperienza portatrice di tanto dolore, può diventare il nostro in­contro di nozze con Dio.

Condotti fino ai piedi della croce troviamo non soltanto in­chiodate tutte le nostre speranze, i sogni e i ricordi di un tempo che hanno assunto l'aspetto ripugnante delle sofferenze fisiche e morali nostre e dei nostri cari. Troviamo soprattutto Dio ad aspettarci.

Lui stesso ci aveva preceduto, si era già fatto carico del no­stro dolore straziante. Mentre noi lo credevamo complice del male che ci affliggeva, Lui andava ripetendo "Padre, perdonali, perché non sanno ciò che fanno".

Accecati da tanto dolore, anche noi urlavamo contro il cielo "Padre perché mi hai abbandonato?".

Quello che ritenevamo il nostro personalissimo patibolo, la nostra maledizione, lo strumento che ci aveva tolto per sempre il sorriso dei nostri cari per relegarli in un gelido sepolcro, questo segno di condanna Gesù Cristo ardeva di condividerlo con noi.

Il miracolo tanto invocato non avviene, l'ultima speranza svanisce ... "Tutto è compiuto".

La morte ha vinto.

Cala la notte di tenebra, tutto è avvolto dalla pesante coper­ta del silenzio e del mistero.

Pensiamo che al risveglio inizierà per noi una vita da esclu­si, il nostro posto potrà essere solo l'ultima dimora in terra dei nostri cari ... il cimitero.

L'unico modo per ravvivare il lumicino della loro memoria sa­rà quello di inseguire invano i loro sorrisi nei nostri sonni agitati. Forse cederemo al ricatto di ricercare il ricordo del loro cal­do abbraccio in fondo alle illusioni di qualche bicchiere in più. Cadremo magari vittime di avvoltoi rapaci mascherati da colombe, che pur di trarre profitto dal nostro patire, ci incante­ranno con i loro strumenti infernali di divinazione, che non po­tranno mai fare vera luce dove non è concesso loro addentrarsi. In memoria dei nostri amati, allora, costruiremo il nostro privatissimo altare, l'angolo della nostra tortura, dove andarli a piangere ricordando le gioie passate.

O forse, pur di non coltivare più alcun seme di speranza, ci chiuderemo in un mutismo interiore, magari illudendoci di non soffrire, ma impedendo per sempre ai nostri sentimenti piagati di trovare conforto.

Noi ancora non lo comprendiamo, ma Gesù ci sta conce­dendo il privilegio di unirci a Lui, alla sua morte, per traghet­tarci sulle sponde della Vita, della Resurrezione, dell'incontro che non conosce fine.

In questi momenti umanamente inspiegabili, dove il dolore raggiunge livelli insopportabili già si sta compiendo un miraco­lo: attraverso la nostra sofferenza Gesù "sta completando in noi ciò che ancora manca ai suoi patimenti".

In quello strazio morale o fisico che non comprendiamo, Gesù ci eleva al rango di corredentori, suoi strettissimi collabo­ratori per la salvezza delle anime.

Ciò che noi stiamo pagando di persona sulla nostra pelle, unito alle sofferenze di Gesù, diventa strumento di redenzione, di Vita eterna.

In questo modo, dal nostro letto di degenza, nel nostro cuo­re piagato dalla cattiveria altrui, dimenticati da tutti, noi ci apriamo alle esigenze del mondo intero.

Noi sperimentiamo sulla nostra pelle un "frammento" della morte di Cristo perché un numero altissimo di persone che pro­babilmente mai conosceremo, possano assaporare la sua vita.

E così, quel ragazzo che meditava di suicidarsi deporrà, an­che grazie alla tua sofferenza, il suo progetto di morte per ri­aprirsi alla vita.

Quella mamma che voleva uccidere il feto nel suo grembo, tornerà ad amarlo e a volerlo far nascere.

Quel marito attratto dalle lusinghe di una collega di lavoro, rifiuterà di tradire la promessa di amore giurata alla sua sposa e tornerà a casa vittorioso, anche per il tuo soffrire.

Capisco il tuo sgomento, caro amico, la tua incredulità, ma sappi che quella sofferenza che a volte ti ha spinto perfino a maledire il cielo, è proprio la tua personalissima chiamata al servizio di Dio.

È la tua elezione al rango più elevato che possa esistere: quello di nuovo cireneo, piccolo redentore al fianco di Gesù. Egli ti sta invitando a condividere con Lui il carico di soffe­renze da Lui stesso già portato. Ti sta invitando alla stessa tavo­la dove Lui si è seduto ... Ti ha scelto al suo fianco, ha chiesto al Padre di avere proprio te come suo personale conforto.

Per un disegno imperscrutabile, ma che un giorno comprende­rai, tra milioni di anime ha chiamato proprio la tua per questo mo­mento in cui Lui-Dio sente il bisogno del conforto di un amico.

Tu lo vedi assente, lontano, quasi indispettito quel Dio che molte volte hai tentato di pregare.

E invece Lui vive in te, nella tua malattia, nella tua soffe­renza, nel tuo dolore nascosto al mondo e solo a Lui noto. Quando Dio si "permette" di intervenire così pesantemente nella vita di una sua creatura lo fa con l'unico scopo di aprirle orizzonti sconfinati, di condurla lungo le sue stesse vie, di farla arrivare alle sue stesse vette.

Anche se il suo arrivo è stato brusco, inaspettato, concedigli la tua fiducia, firma per Lui questa cambiale in bianco dove Lui stesso fisserà l'importo della sua richiesta.

Credimi, Dio non delude mai!

Anche se ti parrà che la cifra da Lui indicata sia troppo ele­vata, concedigli il prestito che richiede. Quando matureranno gli interessi, Egli sarà puntualissimo a renderti centuplicato ciò che tu gli hai concesso.

Apriti a Dio, accordagli la tua fiducia, anticipa di tasca tua ciò che ti chiede ... Nessuno mai è ritornato deluso o a mani vuote.

Maria è la prova vivente che le promesse di Dio si avverano sempre.

 

NON CERCARE TRA I MORTI COLUI CHE VIVE

Domenica di Pasqua, è l'alba ... una donna si incammina rapida verso il sepolcro del suo Signore. Le ombre della notte vogliono soffocare in gola l'urlo di trionfo che questa nuova aurora porta con sé.

Maria Maddalena pensa che questa sarà soltanto la prima di tante notti insonni. Immagina che il suo posto adesso sarà per sempre accanto al suo caro, ogni alba lei gli dimostrerà il suo amore andando a versare lacrime davanti a quella lapide muta.

Lei ha promesso che il suo amore non conoscerà la morte, il suo amato non sarà mai dimenticato, costi quel che costi, que­sto è il prezzo che la sua fedeltà reclama.

Ma Maddalena non trova ciò che si aspetta.

Quella lapide di cui lei già si sentiva padrona assoluta, la pietra sulla quale avrebbe potuto piangere liberamente le sue lacrime e spendere i suoi baci è stata divelta!

La tomba che lei aveva eletto a sua nuova dimora diurna, sua proprietà privata dove avrebbe ritrovato il suo amato, rias­saporato la sua presenza, è vuota!

Il cadavere non è dove lei avrebbe pensato e voluto, è sparito! Anche di questa sua ultima certezza Dio l'ha voluta privare ... "Ditemi, signore, dove l'avete portato? Sono una donna molto facoltosa posso pagarvi molto bene se mi ridate il suo corpo!".

"Maria, guardami sono io, il tuo Gesù. Il dolore ti ha reso cieca ma lo vivo, la morte non poteva avere l'ultima parola". "Non cercarmi dove lo non sono. Non cercarmi dove non potrai mai trovarmi. lo vivo, lo sono il Vivente, Colui che ha il potere di dare la vita e di riprendersela".

Cara mamma, caro papà che piangete il vostro bambino, la vostra bambina rapita dalla morte, non cercateli tra i morti. Caro ragazzo, cara ragazza, che sognate i momenti felici dell'abbraccio col vostro genitore che non c'è più, non cercarlo tra i morti.

Caro marito, cara moglie, che cercate il compagno, la com­pagna della vostra vita per rimpossessarvi della loro presenza, non cercateli tra i morti.

Da quell'alba di quasi 2000 anni fa, l'economia umana è stata sconvolta per sempre!

Da quando Gesù Cristo è risorto, la Vita ha ottenuto l'ulti­ma parola sulla morte, per sempre!

Attraverso il suo sacrificio d'Amore, le porte del Paradiso sono state riaperte, il regno dei morti adesso è diventato il re­gno dei vivi, di coloro che in Lui vivono!

La morte, simbolo supremo del nostro penare su questa ter­ra, non ha più potere su di noi!

I cimiteri e le tombe, che noi giustamente adorniamo con decoro, rimangono sì a ricordo di chi fisicamente non è più tra di noi, ma non potranno essere altro che un ricordo del passato.

Ma se uno vive, non ha bisogno di essere ricordato poiché la sua esistenza non è conclusa. E se da quel giorno, noi sappia­mo che viviamo in eterno, allora vuol dire che chi anche è mor­to fisicamente, in Gesù, continua a vivere!

Sì amico mio, hai capito bene, chi tu stai piangendo in veri­tà sta vivendo.

"Ma come, io non ne avverto la presenza".

Non ne avverti la presenza perché non lo cerchi ancora do­ve lui adesso si trova.

Il tuo caro estinto ora vive in Gesù, la sua esistenza è "na­scosta" in quella di Cristo, Colui che ha vinto la morte, il Primo tra i viventi.

Se ti ostini ad inseguirne il ricordo sulle strade a te note, a cercare il suo profumo in una fotografia da baciare, non lo tro­verai mai, e il non poterlo riavere diventerà per te straziante. L'angoscia per la sua mancanza ti toglierà il gusto per la vita.

Ma se al contrario, tu lo cercherai nelle parole di Cristo, nella sua Chiesa, allora avverrà il miracolo che tanto aspetti! Il Vangelo d'Amore di Gesù, poco a poco depurerà il tuo cuore dal tanto soffrire.

Attraverso le parole del Maestro, lentamente vedrai riflesse le parole del tuo amato, della tua amata.

Se ti aprirai alla preghiera fiduciosa, se continuerai a cer­carlo, Lui si farà trovare.

Se invocherai il suo Nome, Egli verrà da te, e ti ricondurrà coloro che tu credevi avere perso per sempre.

E allora, non vorrai più mancare all'appuntamento domeni­cale della Messa.

Lo aspetterai con trepidazione.

Sentirai che in quel rito c'è qualcosa di "vivo", qualcosa di cui avverti il bisogno, la chiamata che attendevi tanto.

Spinto dal coraggio di chi vuole vedere cosa si cela dietro questa voce che lo chiama, ti avvicinerai ai sacramenti.

Prima la Confessione dove consegnerai a Dio stesso, attra­verso il sacerdote, tutto il tuo carico di angoscia, tutta la fru­strazione accumulata negli anni del dolore.

Pronuncerai la parola "perdono" su tutto ciò che hai maledet­to e che ha avvelenato la tua vita fino a renderla insopportabile. E adesso, con la tua anima vestita a festa, adorna come una sposa per il suo sposo, ti avvicinerai al momento solenne, quel­lo dell'incontro con Dio, all'Eucaristia.

Attraverso l'Ostia Santa, tu ricevi nella tua bocca non un pezzo di pane ma Dio stesso che vuole essere in comunione con te, Carne con la tua carne, Anima con la tua anima. Tornato nel tuo banco, aprirai il tuo cuore come non facevi da tempo.

Le lacrime liberatorie di chi ha trovato "dove avevano por­tato il suo amato" scenderanno copiose sul tuo volto.

Sì, hai capito dov'è Colui che vive. Hai capito dove sono nascosti coloro che sono assieme a Lui, il Vivente.

Adesso non devi più recarti ogni mattina a cercare il volto dell'amore sulla fotografia della lapide.

Puoi addirittura godere della sua intima presenza in ogni Messa, ogni cena Eucaristica, anche tutti i giorni se vuoi...

In questo appuntamento, adesso, sai che ritrovi l'intimità perduta col tuo amato.

Anzi, nonostante la lontananza fisica, senti che il rapporto è vivo, cresce, come prima ... più di prima.

"Sì, adesso sai dove trovarmi, io vivo in Gesù, esattamente come te. Nulla potrà più separarci".

Questa gioia incontenibile ti darà una serenità insperata e ti renderà testimone della sua Resurrezione.

Quella casa dalla quale volevi fuggire perché ogni cosa ali­mentava il ricordo, adesso non ti farà più paura.

Il suo silenzio angosciante si è tramutato in pace dello spirito. Le incomprensioni, spesso involontarie, con gli altri fami­liari non saranno più affronti alla tua persona ma solo grida di dolore che tu vuoi contribuire a guarire.

La vita ti chiama di nuovo al suo servizio, adesso dovrai condurre al Vivente, quelli che come te prima di loro, non san­no "dove cercare il loro amato".

Lo stupore per il tuo cambiamento non sarà sufficiente a convincerli molte volte.

Siano essi figli o amici, in questo nuovo mistero in cui tu ti muovi, non esistono legami di sangue.

E allora, nella tua ostinazione di chi vuole testimoniare la Verità, non sarai solo.

Anche in questo, ritroverai il tuo caro amato, la tua cara amata al tuo fianco.

La vostra unione si è ristabilita in modi impensabili fino a poco tempo fa.

Siete di nuovo voi due, assieme, come un tempo, più di al­lora uniti.

E bisogna rimboccarsi le maniche, lavorare sodo, non più soltanto per le necessità materiali ora. Lo scenario è diverso adesso.

Siete fianco a fianco, marito e moglie, padre e figlio, figlia e madre, fratello e sorella per godere tutti assieme della stessa gioia. Nel tuo penare, nel tuo non essere pienamente compreso sa­rai comunque felice, avrai accanto il Paradiso intero, sentirai la gioia di appartenere a Cristo e saprai che sarà la stessa felicità che il tuo amato, la tua amata stanno provando.

Questa è la "Comunione dei Santi", il miracolo più grande che Gesù ci ha meritato.

Chi si muove in Lui, chi crede in Lui non conosce confini. Come detto, neanche la morte sarà più un ostacolo, poiché in Lui la morte non esiste più.

Il mezzo principale per partecipare alla Comunione dei Santi è ancora una volta l'Eucaristia.

Chi si nutre dell'Eucaristia, Corpo e Sangue di Cristo, par­tecipa della sua stessa Vita e condivide, già da questa Terra, la beatitudine dei Santi in Paradiso.

Tutto questo ci ha regalato il Salvatore di tutti noi, Gesù Cristo.

Avvicinati al suo banchetto, non restare in disparte.

C'è una Mamma meravigliosa che ti vuole condurre a que­sta gioia. Parlale, chiedile di aprire il tuo cuore, chiedile di gui­darti lei stessa per mano.

Lei non desidera altro che condurti alla sorgente della Vita, della Felicità.

Invoca con fiducia il suo nome e il tuo deserto si trasforme­rà in gioia senza fine.

 

MARIA, MODELLO PER I GIOVANI DEL 3° MILLENNIO

Dalla lettera di San Paolo ai Corinzi: "Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato".

Cosa può ancora annunciare al mondo una ragazza vissuta 2000 anni fa?

Cosa può spartire con i giovani d'oggi una donna vissuta lontano dai palcoscenici dell'epoca?

La voce di Maria, attraverso il suo "magnificat", è la testi­monianza per le genti di tutti i secoli che il mondo apparterrà sempre e soltanto ai più piccoli, ai più deboli, agli esclusi.

Sì, perché coloro che non hanno di che difendersi, coloro che il mondo emargina per il loro non volersi allineare, per il loro ostinarsi su strade poco battute, tutto questo li rende gradi­ti e quindi prediletti dal Padre.

Maria è colei che ha avuto il coraggio di firmare quella fa­mosa "cambiale" in bianco che la vita le ha presentato attraver­so l'annuncio dell'angelo.

Ha affrontato il rischio del ripudio, una vera condanna a morte per quei tempi, pur di tenere vivo in lei Colui che porta­va in grembo.

Non più giovanissima, ha accettato di accompagnare il Figlio, condannato a morte, fino al suo patibolo. Fianco a fian­co, Madre e Figlio uniti dall'amore.

Negli ultimi anni della sua esistenza terrena, è stata mem­bro unificante di una Chiesa che combatteva per la vita nello stesso ambiente dove il suo Fondatore aveva trovato la morte violenta.

Ancora adesso, nel 21° secolo, Maria, vivente accanto al suo Figlio, continua a prendere per mano tutti i suoi figli ovun­que dispersi sulla Terra con il solo scopo di condurli a Gesù.

In virtù della sua umiltà e della sua obbedienza libera e ostina­ta alla volontà del Padre, Maria è Regina del Cielo e della Terra. Chi si pone sotto il suo manto, pur attraverso patimenti, non conoscerà la morte, l'abbandono.

Chi decide di consacrare a Lei la propria esistenza, sa che il suo "magnificat" riecheggerà nella propria vita ad ogni nuovo annuncio dell'angelo.

Chi prende Lei come Madre e Regina, si mette al servizio di Gesù nel modo a Lui più gradito.

Chi imita la fede di Maria, non si sente mai arrivato, mai appagato, poiché sa che ogni istante dell'esistenza umana è unico e preziosissimo agli occhi di Dio.

Ad ogni età, in ogni condizione fisica e sociale, Maria ci di­ce che Dio può compiere in noi miracoli meravigliosi, se noi glielo concediamo, se noi poniamo in Lui la nostra fiducia.

Chi imita Maria, sa che la vita si gioca giorno per giorno in un continuo dono di sé agli altri.

Nella mensa di un ospizio, in un orfanotrofio del Brasile o semplicemente nella routine quotidiana di ogni famiglia, i figli di Maria cercano di riempire d'amore i luoghi in cui Dio li chiama a vivere.

La libertà dei figli di Maria consiste nel lodare, riverire e servire Dio, in gioia e letizia. Di tutto ciò che è creato possono disporre o liberarsene a seconda che ciò li aiuti o li impedisca nel fine di amare il Padre.

I figli di Maria non desiderano più salute che malattia, ric­chezze che povertà, onore che disonore, vita lunga che breve, solamente volendo e scegliendo ciò che più li conduce ad in­contrare la volontà di Dio.

1 figli di Maria non temono di essere puri in un mondo di impudicizia.

Non temono di essere considerati ingenui in un mondo di scaltri.

Non temono di testimoniare l'amore gratuito in un mondo di arroganti.

Non temono di esporsi in un mondo di codardi.

Non temono di nascondersi in un mondo di malati di prota­gonismo.

I figli di Maria sono come rubini in una miniera di carbone: pur attorniati dalle tenebre, la loro lucentezza non si spegnerà mai. Perché sono figli prediletti dell'Altissimo, in loro, Dio Padre, rivede gli stessi caratteri del suo Figlio Unigenito.

Maria è rifugio. Maria è sostegno. Maria è consiglio. Maria è il porto nella tempesta. Maria è calore nel gelo della notte. Maria è sorgente che rinfranca.

Maria è Colei che tutto può in Cielo poiché nulla ha negato a Dio in Terra.

Maria è Colei che continua ripeterci: "Fate ciò che mio Figlio vi dirà".

Maria è l'unica portatrice di Vita in un mondo che ha eletto la morte a proprio signore.

Con la semplice preghiera del Rosario, i figli di Maria sono i nuovi testimoni della Fede e dell'Amore. È grazie a questi ra­gazzi di ogni lingua, razza ed età che la Speranza può ancora scorrere tra le strade della Terra.

Perché è grazie a milioni di silenziosi gesti d'amore che si costruisce la Pace.

È attraverso chi dà del proprio che la Carità può rinascere nei cuori.

È nella gioiosa accettazione della volontà del Padre che le armi si trasformeranno in aratri, i carri da guerra in buoi, i ci­miteri dell'odio in verdi colline sulle quali correre felici. "L'Anima mia magnifica il Signore

Ed il mio Spirito esulta in Dio mio Salvatore. Perché ha guardato l'umiltà della sua serva Tutti gli uomini mi chiameranno beata.

Ha fatto grandi cose in me il Signore il suo nome è Santo,

la sua misericordia nei secoli su coloro che lo temono.

Ha mostrato la potenza del suo braccio, ha disperso gli uomini superbi.

Ha rovesciato i potenti dai troni e innalzato gli umili.

Ha saziato di beni gli affamati e scacciato i ricchi.

Ha soccorso Israele suo servo ricordando la sua misericordia".

 

CONCLUSIONE

Mia cara amica lontana, portata via dalla mia vita. Ci legava un dolce sentimento d'amore, avevamo deciso che il Signore Gesù Cristo sarebbe stata la ragione stessa della nostra amicizia.

Eri per me specchio così chiaro del suo Amore libero, al­truista, puro e forte.

Ora sei nascosta in Cristo.

Quanto ho penato, quanto a lungo ti ho cercata lungo le strade che avevamo percorso assieme.

Quanto ho sospirato pensando ai momenti felici trascorsi con te.

Mi sono ripetuto fino ad impararli a memoria, i tuoi attesta­ti di amore e stima.

Quell'amore condiviso in Cristo ci aveva fatto conoscere cosa significa mettere Gesù al centro della nostra vita. Eppure non parlavi più, non ti trovavo più.

Non eri più dove ero sicuro ti avrei sempre trovata.

Anche io continuavo a recarmi ai sepolcri della mia memo­ria in cui potevo trovare tracce tangibili del tuo passaggio. Ero convinto che lì stesse la tua vera essenza.

Sordo e ostinato, non volevo accettare di averti persa nei miei sogni infranti.

Eppure, la voce di Gesù mi chiamava a nuova Vita. Imploravo Gesù di lasciarmi nel mio sogno ormai defunto: era così bello per me dondolarmi nel ricordo di quelle emozioni. "Le tue vie non sono le sue vie. Io suoi pensieri non sono i tuoi pensieri" mi dicevi dolcemente o Mamma.

Ma io avevo paura di questa affermazione, urtava la mia sensibilità. Non sapevo ancora che il Signore vuole sempre il mio bene. Ma la morte non può avere l'ultima parola.

E così, ancora una volta preso per mano da Maria, ho aperto gli occhi sul mondo che volevo rifiutare.

"Getta il tuo affanno nel Signore ed Egli ti darà ristoro. Anche io ho provato questa sensazione di smarrimento quando l'angelo venne a cambiare i miei progetti nei progetti di Dio, portandomi l'annuncio che sarei diventata Madre del suo Figlio. Coraggio, non avere paura, io ti accompagnerò. Tu stes­so canterai il tuo personalissimo "magnificat" a lode del Signore".

Distolto dal sepolcro in cui avevo rinchiuso ogni mia spe­ranza di realizzazione terrena, di messianismo vincente e trion­fante, ho iniziato a vivere.

Maria mi ha introdotto in un mondo di Amore e di servizio. Mi ha insegnato che ogni singolo istante della mia vita è troppo prezioso per non essere consacrato all'Amore.

Mi ha mostrato che per accogliere il dono della piena pre­senza di Dio, è sufficiente che io stesso mi faccia dono per i fratelli.

"Per amare non hai che l'oggi, figlio mio. Non guardare al passato, ormai non c'è più. Non proiettarti nel futuro, non c'è ancora. Vivi nel presente, guarda la presenza di Dio, assapora tutte le premure di cui ti fa oggetto questo Padre tenerissimo".

"Ogni fratello che incroci sulla strada, ogni volta che il campanello della tua porta suona, è Dio stesso che viene a farti visita".

"Nell'uccellino che intona il suo canto di gioia, nella goccia di pioggia che viene a fecondare la Terra, si nasconde la Sapienza di Dio".

'`Nei tuoi cari bisognosi d'amore, nella loro presenza che ri­chiede tante attenzioni, c'è Gesù Bambino che ha bisogno di tutte le tue cure".

"Nel papà anziano non più lucido come un tempo, c'è Gesù Crocifisso che ha sete d'amore".

"Nel figlio irruente che sprizza vita ed entusiasmo, c'è Gesù impaziente di compiere la volontà del Padre".

"La tua cara amata, che credevi ti fosse stata tolta ingiusta­mente, vive ancora anche se tu ne ignori il dove e il come". "Ricordati che tutti noi viviamo e ci muoviamo in Cristo, li risiede la nostra vera essenza, la nostra intima vita, Continua a cercarla in Gesù. Ogni volta che ti accosterai a Lui nell'Eucaristia tu potrai realmente ritrovarla, come una rosa tra­piantata nel giardino del Re".

"Alla presenza di mio Figlio, potrai dare sfogo a'tutto l'a­more che tieni imprigionato nel tuo cuore. Assieme a Lui que­sto amore giungerà a destinazione secondo modi insperati. Potrai così amare la tua dolce compagna di un amore cristalli­no, dello stesso amore di Cristo".

"Neanche un tuo sospiro andrà perduto, credimi!".

"lo stessa verserò il balsamo dell'Amore di Dio sulla tua fe­rita. lo, Mamma della tua anima, curerò il tuo cuore".

"Questo nuovo amore purificato da ogni egoismo crescerà nel silenzio. Come il granello di senapa, questo tuo donarti con fiducia nel nascondimento, diventerà l'albero sotto il quale tan­ti altri fratelli verranno a riparasi".

"Fidati di Gesù, la sua volontà si compie sempre!".

"Lui fa nuove tutte le cose, anche questo tuo amore terreno ormai nel sepolcro dei ricordi passati sarà linfa vitale per tanti altri cuori spenti".

"Ma adesso vai, prendi il largo. Non voltarti indietro, ama la tua vita, riempila d'amore".

"Quando sarai stanco e sconsolato lo sarò sempre al tuo fianco".

"Ogni volta che invocherai il mio nome di Mamma, ti aiute­rò a preparare la tua anima all'incontro con mio Figlio Risorto". "Saremo per te Vita e Sostegno, Gioia e Conforto".

"Non temere, lo sono con te e intercedo per te ogni istante della tua vita".

 

PREGHIERA SEMPLICE

Questa preghiera, spesso attribuita erroneamente a San Francesco, anche se richiama la sua spiritualità, non è stata scrit­ta da lui. È stata ritrovata in Normandia nel 1915, scritta sul ro­vescio di un santino di San Francesco. Se ne ignora l'autore.

"Signore, fa di me uno strumento della Tua Pace: dove è odio, fa ch'io porti l'Amore, dove è offesa, ch'io porti il Perdono, dove è discordia, ch'io porti l'Unione, dove è dubbio, ch'io porti la Fede, dove è errore, ch'io porti la Verità, dove è disperazione, ch'io porti la Speranza, dove è tristezza, ch'io porti la Gioia, dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce. Maestro, fa che io non cerchi tanto Ad essere consolato, quanto a consolare; Ad essere compreso, quanto a comprendere; Ad essere amato, quanto ad amare.

Poiché, così è: dando, che si riceve; perdonando, che si perdonati; morendo, che si risuscita a Vita Eterna".

 

TI LODO, DIO D'AMORE

"Ti lodo, Dio d'amore, per la gioia che metti nel mio cuore e per il gusto di vivere col quale vuoi che affrronti le mie giornate. Voglio offrirti ogni attimo che tu mi concedi come risposta al tuo amore che non ha confini. Ti ringrazio perché ti sento chinato su di me e mi hai affidato un progetto meraviglioso, mi hai assegnato un compito all'interno della tua creazione. Aiutatemi a realizzarlo con coraggio e generosità: voglio offrire il mio contributo per rendere il mondo più bello e più giusto. Per questo fa che io sia attento a scoprire quello che tu vuoi da me.

Chiudi il mio cuore ad ogni forma di egoismo e donami la forza di mettere la mia vita

a disposizione degli altri.

Così diventerò sempre più simile a Cristo, Tuo Figlio, e con tutta la mia vita, vissuta come risposta alla tua chiamata, darò lode perfetta al tuo nome. Amen.