PRENDERSI
CURA DI CHI SOFFRE
(Breve
guida per gli operatori sanitari, sulla Divina Misericordia)
Questo lavoro deriva da una riflessione nata dopo gli attentati dell'undici settembre 2001 negli Stati Uniti, quando tante persone ferite o morenti, nella terribile confusione del momento, non poterono essere curate adeguatamente sul piano sanitario, ma ancor meno sollevate dalla disperazione e dal dolore e, non ultimo, assistite dal punto di vista spirituale.
La grave emergenza non permise molto,
ma, dall'osservazione di quanto è accaduto, si cercò di dare una risposta
all'interrogativo su come l'operatore sanitario, cioè colui che si trova nella
condizione di essere a contatto diretto con i malati, debba comportarsi per
rendere migliore la loro esistenza in quei momenti.
Le
seguenti annotazioni tentano una risposta a detto interrogativo. Sono opera di
cattolici, che ritengono di essersi espressi con concetti condivisibili da
lettori appartenenti ad altre religioni, o anche atei, spinti dall'amore per
l'uomo, creatura unica e irripetibile.
Questo
opuscolo è una guida per gli operatori sanitari e per le persone che si
prendono cura degli ammalati, dei feriti, dei morenti e di tutti coloro che
soffrono, affinché si attivino anche sul piano psicologico e spirituale.
Ciascuno
di noi, quando si ammala o infermo, si sente ferito e psicologicamente labile.
Colui che soffre vive un momento particolarmente critico, dove spesso si intrecciano
ansia, paura, insofferenza, solitudine e senso del limite; egli vive una
condizione particolare di dubbio e di ricerca angoscianti, costellata da un
susseguirsi altalenante di scoraggiamento e di speranza.
In
questi momenti, entra in contatto con gli operatori sanitari, dal medico agli
infermieri. Naturalmente, viene assistito anche da parenti e amici. Tutte
queste persone si prodigano per curare il malato, circondandolo di attenzioni
concrete e spirituali.
Se
le cure personali e mirate sono fondamentali per ottimizzare le terapie, lo
sono altrettanto un contatto umano autentico e sincero, una parola detta al
momento giusto, l'ascolto, un caldo e rasserenante sorriso.
È
fondamentale per il malato sentirsi trattato come una persona, intesa nella più
ampia accezione del termine: essere puntualmente informato in modo chiaro sul
decorso della malattia e sulle terapie intraprese, ma anche essere sollevato
dal suo disagio e confortato nelle sue inquietudini con opportuna sensibilità.
La
persona ammalata, anche quella più lontana da ogni appartenenza religiosa o non
abitualmente praticante, molte volte è spinta a riavvicinarsi ad una fede
trascurata, sopita, tenuta lontana dalla quotidianità per troppi anni. Oppure
sente il richiarrno, sino ad allora sconosciuto, verso un credo nuovo, un
anelito di spiritualità e di trascendenza, una ricerca di un conforto
superiore: il momento della malattia è spesso quello dell'incontro con il
divino. Chi è malato, infatti, spesso s'interroga sul significato della
propria sofferenza e, in generale, sulla ragione del male. L'interrogativo non
può che condurre a Dio, fondamento e origine di ogni cosa.
Essere
un bravo operatore sanitario va oltre la professionalità medica. È una
missione nel vero senso della parola. Misericordia è la parola chiave. Essa è
il secondo nome dell'amore. È l'amore nella sua forma più gratuita e radicale,
come solo Dio può suggerire.
Di
fronte alle sofferenze della vita, perfino il filosofo laico e illuminista
Voltaire non esita, nel Trattato sulla tolleranza, ad invocare Dio affinché
susciti negli uomini la fraterna solidarietà (ossia, in termini religiosi,
l'amore misericordioso) per il prossimo.
Troviamo
tracce del concetto di Misericordia Divina in molte religioni.
Nella
religiosità indiana, ad esempio, si coglie l'importanza del rifugiarsi nella
Misericordia nei momenti di sofferenza. In una delle sue liriche più ispirate
il poeta indiano Tagore ha scritto: "Quando la vita viene meno/ vieni alla
sorgente della misericordia/ quando le dolcezze scompaiono/ vieni alla fonte
immortale./ Quando il fervore del lavoro preme/ dimentico della libertà,/ o
silenzioso Signore, vieni/ a portare pace dentro il cuore" (R. Tagore,
Ghitangioli, 58).
Per
quanto riguarda l'Islam, all'inizio di ogni Sura, o capitolo del Corano, Dio
viene definito "clemente e misericordioso". La Misericordia Divina,
secondo il Corano, avvolge tutte le cose: paura, afflizione e sconforto non
possono essere associate ad Essa.
"La
sofferenza è quasi uno stimolo a correre verso Dio, a ricorrere a Lui, a
concorrere con Lui alla propria li berazione"(G.Ravasi, Mattutino, Fdizioni
Avvenire,1993).
'L'importante
è che, in qualsiasi modo, vi occupiate con vero amore dell'ammalato. Chi lavora
per gli ammalati è medico-sacerdote" (Don Luigi Verzè).
Nel
definire la misericordia, i Libri dell'Antico Testamento e, quindi, l'Ebraismo,
adoperano soprattutto due espressioni, ciascuna delle quali ha una sfumatura
semantica diversa.
Anzitutto,
c'è il termine hesed, che indica un profondo atteggiamento di "bontà".
Quando esso s'instaura tra gli uomini, questi non sono soltanto benevoli l'uno
verso l'altro, ma sono reciprocamente fedeli. In altre parole, il significato
fondamentale è quello di bontà che si manifesta sotto forma di pietà e di
compassione, avendo tuttavia sempre per fondamento la fedeltà ad un impegno.
Il
secondo vocabolo, che nella terminologia dell'Antico Testamento serve a definire
la misericordia è rathamírn che, già nella sua radice, denota il profondo
sentimento amoroso della madre (rehem in ebraico è il grembo materno) per il
figlio. Per sua natura quest'amore è totalmente gratuito, non è frutto di
merito e, dunque, da esso scaturiscono tenerezza, pazienza e comprensione,
ossia la sollecitudine al perdono.
Tali
caratteristiche sono appunto attribuite al Signore quando gli autori
veterotestamentari parlano di Lui ricorrendo all'espressione rahamlm. Leggiamo
ad esempio in Isaia:. "Sí dimentica forse una donna del suo bambino, così
da non commuoversi per i/ figlio del suo seno?Anche se ci fosse una donna che si
dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai" (I s 49, 15).
Per
i cristiani il volto del Dio Misericordioso si è rivelato pienamente nel
mistero dell'incarnazione e della redenzione. Tutta la vita di Cristo, le sue
parole e le sue opere, la predicazione e i miracoli, la morte in croce e la
risurrezione proclamano al mondo intero la Misericordia Divina. Da questi
spunti comprendiamo che la misericordia è un valore universale, accolto da
tutte le culture.
La
missione del volontario in campo sanitario è anch'essa una forma privilegiata
di solidarietà umana
Per
rendere concreto questo messaggio universale di misericordia, si è pensato di
affidarsi a Santa Maria Faustina Kowalska, la religiosa polacca vissuta tra il
1905 e il 1938, elevata agli onori degli altari da Giovanni Paolo II, il 30
Aprile 2000. Nel suo Diario spirituale, La misericordia divina nella mia anima
(Libreria Editrice Vaticana, 2004), la Santa racconta le esperienze della sua
vita in cui Gesù stesso le parla della devozione e del messaggio della Divina
Misericordia da trasmettere al mondo intero. Gesù ha affidato a questa
religiosa, semplice e poco istruita ma forte e fiduciosa nel Signore, la
missione di ricordare e diffondere, con nuove forme di culto, una verità di
fede (da sempre riconosciuta, ma trascurata) riguardante l'amore misericordioso
di Dio per l'uomo.
Il
Mio Cuore gioisce del titolo di Misericordia. Annuncia che la Misericordia è il
più grande attributo di Dio. Tutte le opere delle Mie mani sono coronate
dalla Misericordia (Diario 301).
Gesù,
soprattutto con il suo stile di vita e con le sue azioni, ha rivelato come nel
mondo in cui viviamo è presente l'amore, l'amore operante, l'amore che si
rivolge all'uomo ed abbraccia tutto ciò che forma la sua umanità. Tale amore
si fa particolarmente notare nel contatto con la sofferenza, l'ingiustizia, la
povertà, a contatto con tutta la "condizione umana" storica, che in
vari modi manifesta la limitatezza e la fragilità dell'uomo, sia fisica che
morale. Appunto il modo e l'ambito in cui si manifesta l'amore viene denominato
nel linguaggio biblico misericordia" (Giovanni Paolo II, Dives in
Misericordia 3). La Conferenza Episcopale Italiana si è così espressa:
`Accanto alle forme benemerite di volontariato socio-sanitario, svolte da
gruppi, associazioni e movimenti che operano sia a livello territoriale che
istituzionale, la Chiesa desidera promuovere e potenziare una presenza specifica
dl volontariato pastorale formato da persone motivate e impegnate a irradiare lo
spirito del vangelo e i valori della tradizione cristiana nel mondo della
salute".
Il
volontariato pastorale ha come punto di riferimento per il suo agire l'esempio
di Cristo, lo spirito del vangelo e la comunione con la Chiesa" (CEI-
Consulta Nazionale per la Pastorale della Salute, 15 e 16)
Gesù
desidera la nostra fiducia. Pertanto, l'operatore sanitario, nel prendersi cura
dei feriti, degli ammalati e dei morenti avrà anche il compito di riversare in
loro il messaggio della Divina Misericordia.
Ecco
le parole di Gesù a Suor Faustina:
Le
grazie della Mia Misericordia si attingono con un solo recipiente e questo è la
fiducia. Più un'anima ha fiducia, più ottiene. Sono di grande conforto per Me
le anime che hanno una fiducia illimitata, e su tali anime riverso tutti i
tesori delle Mie grazie: Sono contento quando chiedono molto, poiché è Mio
desiderio dare molto anzi moltissimo. Mi rattrista invece se le anime chiedono
poco, comprimendo i desideri dei loro cuori (Diario 1578 ).
"Gesù
confido in Te" è la preghiera e l'espressione di fiducia nella
misericordia di Dio ed è l'essenza della devozione alla Divina Misericordia. E'
anche la condizione necessaria per ottenere grazie.
La
fiducia non è un sentimento e neppure l'accettazione di alcune verità
rivelate, bensì un arrendersi completamente al piano di Dio che è il
migliore per noi. E' il coraggio di accettare l'abbraccio di nostro Padre che
è nei Cieli e di fare la Sua Volontà. Dio nel corso della nostra vita permette
salute e malattia. Egli ha così il potere di sanarci spiritualmente,
psichicamente e spesso anche fisicamente.
Gli
operatori sanitari si adoperano per migliorare la salute del paziente ma, allo
stesso tempo, possono offrirgli la prospettiva di una vita senza fine. Hanno
bisogno di essere in unione con Dio. In caso contrario, agiscono da soli. Se
Dio stesso operasse con loro, non sarebbe un'altra cosa?
Gesù,
Divina Misericordia incarnata, è la sorgente, il motivo, il modello per gli
operatori sanitari che dedicano la loro vita alla cura dei malati e dei morenti.
Infatti,
come l'operatore sanitario si prende cura della salute fisica del paziente, così
Gesù gli offre il suo divino Cuore misericordioso per guarirlo da qualsiasi
malattia, attraverso la devozione alla Divina Misericordia. "Quando Gesù
viaggiava da un luogo all'altro durante la sua vita terrena, gli ammalati
accorrevano a lui. In lui riconoscevano un amico che li capiva. Avvertiamo che
la loro sofferenza toccava profondamente il suo cuore compassionevole e
amorevole. Era un costante appello al suo amore redentore. Gesù guarì
certamente i corpi di molti ammalati, ma, cosa più importante, guarì anche le
loro anime. Purificò i loro cuori, e trasformò il loro autocompiacimento in
una tensione verso Dio e verso il prossimo" (Giovanni Paolo II, Discorso al
"Mercy Maternity Hospital", Melbourne, Australia, 28 Novembre 1986).
L'attività
degli operatori sanitari ha un alto valore di servizio alla vita. È
l'espressione di un impegno profondamente umano, assunto e svolto come attività
non solo tecnica, ma di dedizione e amore per il prossimo. L'ammalato, infatti,
ha bisogno di confidare la sofferenza del cuore prima e più di quella del
corpo.
Tutti i sottoindicati atteggiamenti benevoli dell'operatore sanitario sono finalizzati a far percepire al malato la volontà di condividere la sua sofferenza fisica e morale per alleviarla. Devono essere il più possibile spontanei e naturali, non frettolosi o distratti:
•
Grande delicatezza. Entrare in punta di piedi nel mondo interiore
dell'ammalato.
•
Sensibilità e spirito intuitivo. I sintomi e i patimenti sono
mascherati talvolta da ironia e diffidenza.
•
Umiltà. Si manifesta concretamente nel tono di voce, nello
sguardo; è importante anche il modo in cui si saluta il malato.
•
Sorriso. Attraverso il sorriso l'operatore sanitario può portare
ai malati e ai morenti la luce della speranza o della guarigione interiore.
•
Capacità di immedesimarsi nel vissuto degli altri.
•
Attenzione. Ascoltare con serietà, dando la giusta importanza a
ciò che egli dice, anche se a volte può sembrare banale (per chi vive un
problema non lo è).
•
Calore umano. Tenendo conto del benefico effetto del contatto
fisico, stringere la sua mano o fargli una piccola carezza.
La mano che stringe, il gesto che
cura.
Per
i volontari o i familiari:
•
Evitare di somministrare frasi fatte o "ricette facili".
Bisogna invece tentare di far emergere il più possibile quanto di positivo ci
può essere nel sofferente, che lo aiuti a essere forte, che gli faccia
comprendere il suo valore come persona, come individuo intelligente pieno di
buone qualità umane. Bisogna cercare di aiutare la persona a integrare ciò che
ascolta ed elabora a livello intellettuale riguardo alla malattia, con ciò che
sente a livello psicolgico e spirituale.
•
Dobbiamo fargli sentire il calore degli affetti di chi gli sta
accanto. Se ci si sente amati, tutto risulta più facile.
•
Non aver paura di condividere il proprio pensiero con i pazienti.
•
Non conta la capacità di parola ma il fatto che l'altro ha
bisogno di essere ascoltato.
Dal
punto di vista spirituale, lo scopo principale degli operatori sanitari e di
tutti i volontari della sanità è quello di servire i pazienti con l'amore
misericordioso di Dio.
"In
verità vi dico, ogni volta che avrete fatto qualcosa a uno solo di questi
fratelli più piccoli, l'avrete fatto a me"
(IVIt 25, 40)
Gli
elementi spirituali della devozione alla Divina Misericordia si trasfondono
nelle azioni quotidiane degli operatori sanitari. Essi possono divenire le mani
di Dio che portano tenerezza, amore, coraggio e speranza ai pazienti.
"Siate
misericordiosi, com'è misericordioso il Padre vostro"
(Lc 6,36).
Gli operatori sanitari, compiendo il loro dovere verso gli ammalati, per amore di loro stessi e per Gesù, diventano la Sua presenza misericordiosa, fanno dono della loro spiritualità sanante mentre si prendono cura dei bisogni físici dei pazienti.
Se
permettono al Medico Divino di lavorare per mezzo loro, trasmettono lo spirito
della fiducia, della preghiera e della misericordia nei loro pazienti e nelle
loro famiglie. E' l'essenza dello Spirito della Misericordia, che Dio chiede per
la sua opera di guarigione.
Quando
tutte le cure umane e mediche sono esaurite o in caso d'emergenza, è
auspicabile la presenza di un ministro della religione professata dal
paziente.
'"Gesù
Cristo ha insegnato che l'uomo non soltanto riceve e sperimenta la misericordia
di Dio, ma che pure è chiamato a usar misericordia verso gli altri: Beati i
misericordiosi perché troveranno misericordia (Mt 5,7)" (Giovanni Paolo II,
Dives in Misericordia 14)
L'operatore
sanitario cattolico:
1)
chiamerà il Sacerdote per l'Unzione degli Infermi. Ripeterà la preghiera: Gesù
confido in Te!
2)
pregherà. "O Sangue ed Acqua che scaturisci dal Cuore di Gesù come
sorgente di misericordia per noi, confido in Te!"(Diario 187)
3)
oppure, se la conosce, pregherà la Coroncina della Divina Misericordia al letto
dell'ammalato e, se è possibile, coinvolgerà anche la famiglia nella
preghiera.
4)
mostrerà l'immagine della Divina Miserlcordia o la terrà nella stanza del
paziente.
L'immagine
di Gesù Misericordioso riproduce la visione che santa Faustina ebbe a Plock il
22 febbraio 1931. Gesù Cristo chiese alla religiosa polacca di essere dipinto
come le si stava rivelando in quel momento:
Dipingi
un'immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te!
Desidero
che questa immagine venga venerata prima nella nostra Cappella, e poi nel mondo
intero" (Diario 47).
Il
Mio sguardo da quest'immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla croce (Diario
326).
Porgo
agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla
sorgente della Misericordia. Il recipiente è questa immagine con la scritta:
Gesù, confido in Te" (Diario 327).
Il
dipinto raffigura il Cristo risorto con i segni della crocifissione nelle mani
e nei piedi. Dal Cuore trafitto escono due raggi: rosso l'uno e l'altro pallido.
Gesù
stesso ha dato la seguente spiegazione sul significato dei raggi:
Il
raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso
rappresenta il Sangue che è la vita delle anime... Entrambi i raggi uscirono
dall'intimo della mia Misericordia, quando sulla croce il mio cuore, già in
agonia, venne squarciato con la lancia (Diario 132).
In
altre parole, questi due raggi rappresentano i sacramenti e i doni dello
Spirito Santo
Una
manifestazione del culto della Misericordia che ci richiama la passione di Gesù
come un evento di costante attualità, è il ricordo dell'ora della sua morte,
alle tre pomeridiane d'ogni giorno.
Il
Signore vuole che quest'ora non ci lasci indifferenti.
A
Cracovia nell'ottobre del 1937 Gesù disse a Santa Faustina:
Alle
tre pomeridiane implora la Mísericordia .... Non rifiuterò nulla all'anima che
chiede nel nome della mia passione (Diario 1320).
Coroncina
della Divina Misericordia Gesù disse a Santa Faustina:
Ecco
come reciterai la Coroncina della Mia Misericordia. Comincerai con la recita del
Padre nostro, dell'A ve Maria e del Credo.
Sui
grani maggiori del Rosario reciterai la seguente preghiera:
"Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del tuo dilettissimo Figlio e nostro Signore, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo ".
Sui
grani minori reciterai per dieci volte:
Alla
fine reciterai per tre volte:
(Diario
476).
Desidero
trasformarmi tutto nella Tua Misericordia ed essere il riflesso vivo di Te, o
Signore. Che il più grande attributo di Dio, cioè la Sua incommensurabile
Misericordia, giunga al mio prossimo attraverso il mio cuore e la mia anima.
Aiutami,
o Signore, a far sì che i miei occhi siano misericordiosi, in modo che io non
nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di apparenze esteriori, ma sappia
scorgere ciò che c'è di bello nell'anima del mio prossimo e gli sia di aiuto.
Aiutami
a far sì che il mio udito sia misericordioso, che mi chini sulle necessità del
mio prossimo, che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori e ai gemiti
del mio prossimo, a far sì che la mia lingua sia misericordiosa e non parli mai
sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola di conforto e di
perdono.
Aiutami,
o Signore, a far sì che le mie mani siano misericordiose e piene di buone
azioni, in modo che io sappia fare unicamente del bene al prossimo e prenda su
di me i lavori più pesanti e più penosi.
Aiutami
a far sì che i miei piedi siano misericordiosi, in modo che io accorra sempre
in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza. Il mio
vero riposo sta nella disponibilità verso il prossimo.
Aiutami,
o Signore, a far sì che il mio cuore sia misericordioso, in modo che partecipi
a tutte le sofferenze del prossimo. A nessuno rifiuterò il mio cuore. Mi comporterò
sinceramente anche con coloro di cui so che abuseranno della mia bontà,
mentre io mi rifugerò nel misericordiosissimo Cuore di Gesù. Non parlerò
delle mie sofferenze. Alberghi in me la tua Misericordia, o mio Signore... O
Gesù mio, trasformami in Te stesso poiché Tu puoi fare tutto. Aiutami, o
Signore (Diario 163).
Gesù,
il Tuo Sangue Puro e Sano circoli nel mio organismo malato, ed il Tuo Corpo puro
e sano trasformi il mio corpo malato e pulsi in me una vita sana e forte, se è
la Tua santa Volontà. (Diario 1089)