…
DIO DISSE - Iddio disse: «non
è bene che l'uomo sia solo: facciamogli un aiuto simile a lui». (Genesi)
Sostiene Bougaud che Dio crea in uno scoppio di felicità. Credo che la creazione poté dirsi completa soltanto quando Egli creò l'uomo. Ma la felicità dell'uomo fu piena solo quando Dio gli presentò la sua compagna e Adamo esclamò: «Ecco l'osso delle mie ossa, carne della mia carne». (Genesi)
E
Dio disse loro: «Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra». (Genesi)
Solo
una cosa al mondo è migliore di una donna: una madre. (W.A.)
«Non
avendo voluto Dio fare tutto da solo, ha creato le madri. Nel seno di una madre
si congiunge il cielo con la terra, il naturale col divino. Il Creatore pone
incompiuta nella madre la sua opera più bella affinché la compia, facendo così
di essa la sua voce. Questa collaborazione con l'Eterno porta una donna a una
immediata vicinanza con Lui». (Hebbel)
LA
FESTA DELLA MAMMA
- Almeno una, una festa tutta per lei, la Mamma!
Ebbe
origine in America un secolo fa, quando una maestra di scuola di Henderson -
Mary Towles - ottenne che si dedicasse una giornata in onore della Maternità.
Osservata per diversi anni, la ricorrenza poi cadde in oblio. Fu ripresa nel
1905 per interesse di una certa Anna Jarvis, la quale istituì la "Giornata
della Madre" in una cittadina della Pensylvania, dove sua madre - maestra
elementare - aveva chiuso i suoi laboriosi giorni.
In
seguito, la Jarvis cominciò a battere alle porte delle chiese, delle
congregazioni religiose, delle autorità scolastiche e dei Governatori di Stato,
e con ferrea volontà sostenne l'idea finché, nel 1914, questa arrivò ai
rappresentanti delle Nazioni riuniti a Washington, e il Congresso votò una
legge che istituiva festa nazionale il "Mothers' day", fissando la
ricorrenza annuale alla seconda domenica di maggio.
Tutto
il popolo americano rispose con vero entusiasmo e fece di quella celebrazione
una delle più delicate e delle più osservate dell'anno.
Dedicata
inizialmente alle madri dei caduti in guerra, si estese poi a tutte le mamme,
e in America è tutt'ora la festa più importante, dopo il Natale e la
giornata del Ringraziamento. Poiché tale giornata cade in maggio, si usa
portare in dono a tutte le mamme mazzi di rose, o anche una rosa sola, simbolo
di gratitudine: anche la più povera delle madri deve avere la sua rosa.
Ben
presto la simpatica festa si divulgò in Europa, finché dalla Francia e dalla
Germania giunse fino a noi. In Italia un primo comitato è sorto nel 1958 e da
allora si è sempre celebrata incontrando subito la simpatia e il favore di
tutti.
LA MATEMATICA DI MIA MADRE - Mia madre sa fare soltanto le quattro operazioni e credo non abbia mai sentito parlare dei logaritmi. Ma ha un'abilità tutta sua nel fare i conti per cui, tante volte, ho pensato che avesse fotografato nella memoria il regolo calcolatore.
La sua vita è un'addizione di sacrifici; una sottrazione di sonno; e lei si moltiplica secondo la necessità, si divide in cento per aiutare tutti, e far sentire che lei c'è tutta per tutti. Senza scrupolo, tutti le sottraggono la vita, il tempo, il cuore ed ella sente che il suo avvenire è tutto ipotecato; ma sorride e lascia fare, si lascia prender tutto e sempre. Come la fontana della contrada che versa acqua a chi la vuole, anche di notte.
Nella sua matematica, crede di sbagliare a fare i conti se sottrae qualche cosa ai figli nella salute della loro anima e del loro corpo. Vuole che tutti si diano dattorno e imparino presto a moltiplicarsi in tutto. Non vuole però che stiano in ozio o accarezzino melanconie, perché dice che c'è una melanconia sola che può addizionare nella vita: quella del paradiso.
E se qualche cosa di buono c'era in noi, lei sapeva, a modo suo, elevare anche questo alla potenza che il cuore le suggeriva, con quella sfumatura indulgente di bontà, sufficiente a far capire che un'altra volta si sarebbe potuto fare ancora un po' di più.
Anche
per i giochi di borsa usa la sua matematica delle quattro operazioni.
Compera
azioni a poco prezzo, con un bacio, una carezza, una parola e, a forza di
semplici addizioni, accumula un capitale nel tuo cuore che resta suo; ma ti
restituisce poi nel giorno in cui tu ne hai bisogno. (p.
Erminio Crìppa - dehoniano)
PREGHIERA
DELLA MAMNA
Signore,
Ti affido i miei figli: veglia su di loro.
Li
ho cresciuti nella tua conoscenza,
ho
fatto loro conoscere ed amare il Tuo Amore.
Ora
sono cresciuti, si sono a poco a poco staccati da me.
Sono
Persone. Ho cercato con impegno attento,
di
abituarli a fare a meno di me. Di me, non di te, Signore.
Tu
me li avevi donati e affidati, io li ho cresciuti nel Tuo nome.
Ora
sono io che li affido a Te. A Te che li puoi seguire dovunque.
Meglio
di quanto non abbia mai potuto fare io.
Signore,
io non ti prego di allontanare da loro le difficoltà;
ma
fa' che essi trovino in Te la forza per superarle: esse li matureranno.
Non
Ti prego di allontanare da loro i pericoli, ma fa' che essi
li
sappiano affrontare con coraggio e bontà: essi li faranno uomini.
Non
Ti prego di evitare loro le delusioni della vita,
ma
di conservare loro la speranza e la fede: con esse potranno rendere il mondo
migliore.
E
se non mancherà loro, Signore, certamente la loro parte di dolore quotidiano,
da',
loro, Ti prego, la forza di unirlo a quello del Tuo divin Figlio, di offrirlo a
Te:
esso
li farà santi. Veglia, ti prego, sui miei figli....
«Mater
dulcissima, ora scendono le nebbie, il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve; non sono triste nel nord, non
sono in pace con me, ma non aspetto perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi, come tutte le madri dei poeti,
povera e giusta nella misura d'amore per i figli lontani.
Oggi sono io che ti scrivo».
Finalmente,
dirai, due parole di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto ed
alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore, lo uccideranno un giorno
in qualche luogo. «Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo di treni lenti che
portavano mandorle e arance alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze, di
sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio, questo voglio, dell'ironia che hai
messo sul mio labbro, mite come la tua.
Quel
sorriso mi ha salvato da pianti e da dolori. E non importa se ora ho qualche
lacrima per te, per tutti quelli che come te aspettano, e non sanno che cosa.
Ah, gentile morte, non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto del suo quadrante, su quei fiori
dipinti; non toccare le mani, il cuore dei vecchi. Ma forse qualcuno risponde? O
morte di pietà, morte di pudore. Addio, cara, addio mia dulcissima mater». (Salvatore
Quasimodo)
Il
primo figlio!
La
prima parolina, i primi passi; il primo sorriso, le prime lacrime.
Il
primo compleanno, il primo trenino o la prima bambola, il primo dono di Natale.
La
prima indigestione, la prima malattia infettiva.
La
prima disubbidienza, la prima bugia.
Il
primo giorno di scuola, la prima pagella...
Egli
anni passano: elementari, medie, liceo, università.
Ultimo
giorno di scuola: «Auguri, maestrina!», «Salve, dottore!»
Gioie,
dolori, e sempre più fervide preghiere.
La
prima inquietudine: «Mamma, sta' tranquilla: stasera rincaserò tardi».
Il
primo batticuore: «Mamma, questo è il mio 'lui'.
È
splendido. Sono felice». È felice, ma sorride e piange. Mamma, tu capisci, tu
sai tutto: è così. E la vita anche per te ricomincia daccapo.
Zoom
sull'età di una madre riletta sullo specchio del tempo:
10
anni: eri una sciocchina
15
anni: eri una sognatrice
20
anni: eri una ragazza innamorata
25
anni: eri una donna trepida e cosciente: eri una sposa
30
anni: eri una donna accorta e matura: eri già mamma
50
anni: eri una donna comprensiva e saggia: eri già nonna
60
anni: sei una donna buona e tranquilla: guardi serena alla mèta
80...
90...100(?) ritornerai bambina, ricomincerai a sognare, e continuerai ad
avanzare;
solo
che il cammino sì è fatto breve. Ma non privo di luce.
Amare
vuol dire anche avere il sole nel cuore. (Lia Carini Alimandi)
MAMMA
PRIMA PAROLA
«Quando
ti sentivi chiamare mamma
...
come non ti morivi di dolcezza?» (da una Lauda
spirituale a Maria, XV sec.)
«Mammina di star sola eri sì stanca!
Voleva
un bimbo a farle compagnia...
E
andò lassù, verso la luna bianca,
le
rubò due stelline e fuggì via...
E
furono i due occhi.
Poi
pregò il sole: "Dammi, dammi i raggi belli,
o
sole buono, non dirmi di no! "
Ecco:
e furono d'oro i tuoi capelli.
Poi
scese in fondo al mar, povera mamma,
e
per farti la bella bocca, amore,
scelse
il corallo vivo come fiamma;
e
poi, bimbo, pensò di farti il cuore,
e
in Paradiso, trepidante, andò...
Com'era
stanca! Tutto quel cammino!
Alla
gran porta d'oro ella bussò...
E
pregò tanto tanto un angioletto.
"Un
cuore? Il mio?" Poi l'angelo sorrise
e
mammina la strada gl'insegnò;
alla
tua culla l'angelo si mise,
con
la manina bianca ti sfiorò.
Poi
mamma ti serrò
contro
il suo cuore
come
ad offrirti anche
il
suo sangue in dono
e
in un gesto
indicibile
d'amore...
Fu
così che sei bello
e
che sei buono ".
(Lea
Maggiulli)
TESORO
MIO
Tesoro
mío... Fioriva la tua tenera dolcezza
nel
mio gracile corpo giovanile
come
un chiaror di pallida bellezza
allo
spuntar del sol, nel primo aprile.
Tesoro
che dal cielo sei disceso,
gemello
dell'aurora e del mattino,
il
fiume della vita, ecco, t'ha preso
e
sul mio cuor compisti il tuo cammino.
Mi
sopraffà il timore ed il mistero
se
contemplo il tuo volto delicato:
tu
che appartieni all'universo intero,
come
mai tutto mio sei diventato?
Al
mio petto ti stringo, anima mia,
al
tuo visino accosto la mia faccia...
Il
tesoro del mondo qual magìa,
lo
ha posto il mondo
in
queste deboli mie braccia. (E. Tagore)
LA
MIA MANO NELLA TUA
E
la gioia del mondo è tutta qui: nella tua mano che mi sfiora, mamma!
«Fin
dalla più tenera età inizia tuo figlio all'amore degli ampi orizzonti.
Insegnagli
a creare vasti orizzonti interiori preziosi soprattutto quando la vita lo
limita in un angolino di cielo». (Helder Camara)
«Oggi troppi bambini non hanno alcun contatto con la propria mamma. Non vengono presi in braccio dalla mamma, non ricevono tenerezze e carezze. Come possiamo aspettarci amore e rispetto da una gioventù che non si sente amata, e pretendere che s'inserisca senza difficoltà in una società che, dal primo respiro vitale, si presenta ad essa come incapace di amore, se non addirittura nemica? L'uomo non è una macchina che cammina e produce lubrificata da calorie e vitamine. Ha bisogno di partecipazione, cordialità, simpatia».
(Arno
Plack)
È
vero educatore colui che unisce saggiamente severità e dolcezza.
«Solo chi ama sa castigare. Quando debbo punire mio figlio, egli diviene sempre più parte delta mia anima. Quando io sono cagione delle sue lacrime, il mio cuore piange con lui»
(Tagore)
«Se veramente i genitori facessero il loro dovere, le possibilità di progresso dei figli sarebbero incalcolabili, illimitate. Ma invece noi consideriamo i nostri bimbi come balocchi, li copriamo di vesti eleganti e gioielli» li rimpinziamo di dolciumi, li guastiamo fin dalla prima infanzia a furia di carezze e di tenere parole...» (Gandhi)
SI
È
il monosillabo con cui si vende il cuore e basta l'incrocio di due sì per dare
vita a una famiglia.
Dovrebbe
essere la sillaba più usata da una madre, poiché sarà difficile per un marito
dire: no, se una donna gli ha sempre detto: sì.
Ho
pensato anch'io a tutti i sì di una madre, dal primo pronunciato all'altare,
all'ultimo detto a Dio quando se ne va, chiamata, e magari lascia qui qualcuno
che la chiama e piange.
Sì
all'amore.
Sì
al sacrificio anonimo.
Sì
alla maternità, coi suoi misteri gaudiosi e dolorosi.
Sì
a tutti i figli che battessero alla sua porta per venire al mondo.
Sì
alla culla vuota, se Dio lo vuole.
Sì
a quel po' di gioia che Egli le manda.
Sì
alle lacrime vicino ai suoi malati.
Sì
alle ansie per quelli che sono lontani ed ella sente in pericolo.
Sì
alle delusioni provate dopo una giornata di fatiche.
Si
alla fedeltà nelle ore della malinconia e della fame del cuore.
Sì
alle albe che la trovano ancora in piedi, con gli occhi gonfi, nell'attesa di un
figliolo che non torna.
Sì
ai tramonti inquieti in cui non si sa come si potrà tirare avanti, l'indomani.
Sì
se il Signore le porta via un figlio e non la chiama via con Sé.
Sì,
sì, sì.
Anche
Dio dovrà dir di sì a lei, perdonarle tutto poiché «Egli non ha fretta, ma
non dimentica». E penso che i figli dovrebbero aver paura a dire di no alla
loro mamma.
(p.
Erminio Crìppa - dehoniano)
UN
SOLO FIGLIOLO
Tre
donne venute ad attingere acqua alla fontana scambiavano quattro chiacchiere
mentre un viandante, vecchio e saggio, seduto su un masso lì vicino,
riposando ascoltava. Diceva una delle tre donne:
-
Il mio figliolo è intelligente, abile, coraggioso.
-
E il mio - aggiunse un'altra, - ha una voce incantevole: canta come un
usignolo.
La
terza donna taceva e le altre le chiesero:
-
E tu non ci racconti niente? Com'è tuo figlio?
-
Che dovrei dire? Non c'è in lui nulla di speciale - rispose la donna,
modestamente.
Ma
poco dopo, riempiti i loro secchi e le loro anfore, le donne si separarono.
Il
viandante le seguì. Si accorse che erano stanche: si fermavano spesso, posavano
i recipienti e si portavano le mani sui fianchi o alla schiena. Intanto,
spuntarono tre ragazzini. Uno di essi faceva capriole, così svelto che pareva
una girandola. Un altro cantava con voce così melodiosa che le tre donne si
fermarono ad ascoltarlo, deliziate. Il terzo - niente di speciale - corse
incontro alla madre, le sorrise, le tolse il secchio di mano e lo portò sino a
casa. - Ebbene - domandarono le donne al vecchio viandante, - come vi sembrano i
nostri figli?
-
E dove sono? - rispose di rimando il vecchio saggio. - Io ne vedo soltanto uno.
COSI,
COME NEL SOGNO
Ho
sognato di te, mamma adorata!
Camminavamo,
tenendoci per mano,
in
un verde sentiero, a primavera,
verso
un paese ignoto, ancor lontano...
Parlavamo
dei giorni del futuro,
col
tuo dolce sorriso mi fissavi...
Povera
mamma! Le vicende oscure
dell'avvenir,
per me, tu paventavi...
Moriva
il sole all'ultimo orizzonte
e
si velava il ciel di nubi nere;
tremavan,
meste, al vento di ponente,
le
fogliuzze dei salici, leggere.
Ad
un tratto la tua mano strinse la mia
e
con voce dolente di commiato
mi
dicesti un «addio» ch'io non compresi.
Quando
mi volsi più non m'eri a lato.
Perché
rimasi sola nella notte?
Perché
quando angosciata ti chiamai
più
non ti vidi?
-Ahimè,
senza risposta si spense il grido
ch'io
a te lanciai!
Così,
come nel sogno, sei sparita
così
verso di te l'anima vola
e
invano chiede disperatamente
il
pio conforto d'una tua parola.
(Teresita)
MAMMA
SII BENEDETTA
Sii
benedetta carissima mamma!
Mamma
carissima, grazie!
Grazie
per il dono della vita,
Grazie
per la tua sofferenza nascosta e per il tuo sorriso.
Grazie
per le tue notti insonni per noi...
Grazie
alla tua mano che ha dondolato
la
nostra culla e che ha guidato i nostri primi passi,
che
ci ha nutrito, puliti, curati, e ci ha accarezzati.
Grazie
dei consigli e anche dei rimproveri.
Grazie
di averci dato un così bravo e buon papà.
Grazie
soprattutto al tuo cuore, che ha saputo amarci
e
capirci con vero intelletto d'amore.
Grazie
di averci saputo parlare del Signore,
degli
uomini e delle cose,
del
creato e delle creature, senza
esaltazione e senza pessimismo.
Grazie
di averci aiutato ad essere quel che siamo.
Grazie,
ora, di donarci serenamente a una nuova famiglia e a Cristo.
Grazie,
mamma!
PER
TUTTE LE MAMME DEL MONDO
«...Ora
voglio dedicare questa preghiera alle mamme che, come me,
in
ogni angolo della terra attendono un figlio.
Mamme
felici, intente a preparare un corredino tutto bellezza...
Mamme
serene, fiduciose che la tua Provvidenza penserà anche a questo nuovo figlio.
Mamme
angosciate, che pensano ai figli già morti per la fame...
Mamme
trepidanti, che non sanno se la loro gravidanza avrà buon esito.
Mamme
italiane e francesi, americane e congolesi,
cinesi
e filippine, australiane e brasiliane, indiane e arabe...
Che
importa? in tutti si rinnova un mistero: in tutte cresce una vita.
Signore,
ti prego per ogni mamma, per la sua famiglia, per il suo ambiente.
Insegnami
a non pensare solo a me stessa. (...)
Signore
fa' che ogni bambino che nasce,
sia
spiritualmente adottato da tutte le mamme del mondo». (S. Lora)
IL
DECALOGO DELLA MADRE
1.
Sii buona e avrai il cuore dei tuoi figli.
Nessuno
dà quello che non ha e il vaso pieno lascia traboccare quello che contiene.
2.
Prega il Signore e a lui consacra ogni giorno le tue creature.
Dio ascolta sempre le preghiere e le lacrime di una mamma.
3. Abituati a prevenire il fallo anziché
reprimerlo dopo che fu commesso.
Il
castigo è una medicina amara che bisogna usare con molta cautela.
4.
Non ti pesi mai il dovere della sorveglianza e del sacrificio.
La
prova dell'amore non sì dà con le chiacchiere ma con le opere.
5.
Imponi la tua volontà solo quando la persuasione non basta.
Si
prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto.
6. Pensa sempre che il tuo amore materno può essere salute o rovina; salute se accompagnato dall'uso della ragione; rovina se solo impulso del cuore.
Sovente
dove vola il cuore, striscia la ragione.
7. Educa i tuoi figli, assecondando le loro inclinazioni buone e correggendo le cattive.
Nel
cuore di ogni uomo vi sono tendenze capaci di farne un santo o un brigante.
8. Non dimenticare che i figli hanno diritto a due categorie di beni: quelli dello spirito e quelli del corpo. Anteponi sempre quelli a questi.
Consiglia
i tuoi figli nella scelta dello stato, ma rispetta la loro libertà.
9. Seguili anche oltre la cerchia della tua casa, vivi per loro tutta la tua vita.
La
mamma è l'unica persona di cui abbiamo sempre bisogno.
10. L'esempio tuo sia ogni giorno la predica più efficace per i tuoi figli. Dopo questa predica le altre otterranno frutto, senza di quella ogni altra sarà inutile o quasi.
Le
parole convincono, ma gli esempi trascinano.
NON
C’E’ STIPENDIO PER LA MAMMA!
Ci
si lamenta dappertutto perché le paghe sono basse. Tutti vogliono un aumento.
C'è
una creatura sola che lavora sempre e non chiede mai la sua busta paga, non può
far sciopero e non dice mai, neppure a denti stretti: «maledetti questi
padroni». Fa la cuoca, la lavandaia, la stiratrice; frega, spazzola, cuce,
rammenda, -
non
può nemmeno mangiare in - pace; ti serve a
tavola come una cameriera, è l'ultima a sedersi, la prima a levarsi al mattino
e, alla sera, spegne le luci e lascia un bacio sulla fronte di tutti, quando la
casa è già tranquillamente sepolta nel sonno. È la madre.
Il
sacrificio la incorona di un'aureola d'argento a mano a mano che gli anni le
chiedono lavoro. Ed ella dà sempre. L'ultimo pensiero suo sarà ancora, non per
lei che parte, ma per quelli che rimangono. Pare un miracolo; ma è come il
fiorire dei giardini: nessuno più se ne meraviglia. L'umanità è abituata a
questo prodigio.
Dopo
la confusione gioiosa dei primi giorni di matrimonio, le mamme cominciano a
consumarsi come i ceri, per far luce, al diminuir delle gioie, al crescere delle
ombre, alle prime lacrime non viste.
Da
tutti è divorata, per tutti deve avere un dono. Ella è destinata a piangere
le loro lacrime, a sorridere per non piangere, a dire sempre una parola buona.
Ci
si accorge di questo miracolo di bontà e di sacrificio il giorno in cui anche
lei chiude gli occhi.
Pare
allora che diventi buio a mezzogiorno. La candela che illuminava tutti i
sentieri, si è spenta a forza di far luce. E la madre se ne va, dopo aver dato
tanto e non aver ricevuto nulla. Senza stipendio. (p.
Erminio Crìppa - dehoniano)
E il cuore quando d'un ultimo battito avrà fatto cadere il muro d'ombra per condurmi, Madre, al Signore, come una volta mi darai una mano.
In
ginocchio, decisa, sarai una statua davanti all'Eterno, come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai
tremante le vecchie braccia come quando spirasti dicendo: Mio Dio, eccomi.
E
solo quando m'avrà perdonato, ti verrà desiderio di guardarmi. Ricorderai
d'avermi atteso tanto, e avrai negli occhi un rapido sospiro. (Giuseppe
Ungaretti)
SENZA
MAMMA
Spesso
mi sento come un bambino senza mamma molto lontano da casa,
molto,
molto lontano da casa.
Spesso
mi sento quasi morire, spesso mi sento quasi morire molto lontano da casa.
Spesso
mi sento come un bambino senza mamma come un povero bambino solo, solo, Spesso
mi sento come un bambino senza mamma molto lontano da casa
molto,
molto lontano da casa. (Canto negro di anonimo)
TENEREZZE
DI MADRE
«Fanciullo
il tuo riso è sacro, custodiscilo dentro l'arca e mai non sia violato.
Fanciullo
i tuoi occhi sono luci che illuminano la mia vita e indorano le mie croci.
Fanciullo,
se sapessi che vuoi una stella e io fossi un angelo verrei dal cielo per
portartela.
Fanciullo
dammi il conforto fecondo della tua carezza: tu sei il centro del mondo».
(Apio
Campos)
Sul paesino bianco bianco scende la notte scura scura; ma il cuor piccino non ha paura, anzi è preso da un dolce incanto. "Cosa c'è che lenta si leva per il cielo vasto e solo? C'è una luna di rosa e d'oro che sembra un fiore di primavera. Che cos'ha per compagnia la piazzetta solitaria?
Ha
la fontana che sempre varia? la sua canzone di fantasia.
E
nella casa che s'empie già d'uno stuolo vago e leggero d'ombre, vestite di
mistero,
il
bambino ha la sua mamma che gli fa nido con le braccia, che se lo stringe
guancia a guancia e gli canta la ninna nanna» (Diego
Valeri)
MAMMA
E PAPA’ SI PARLANO
San
Giovanni Crisostomo, figlio unico, rimasto orfano in tenera età ed educato
dalla madre giovanissima, fu imprigionato da una donna e liberato per opera di
un manipolo di donne coraggiose di Costantinopoli. Suggerisce ad ogni papà un
colloquio con la sua sposa che sembra scritto oggi, tanto è pieno di
attualità. "Dirai a tua moglie con molta dolcezza: «Io ti ho presa, amore
mio, per compagna della mia vita, ti ho chiesto di condividere un'altra
missione: avere figli e dirigere una casa. Ed ora ti chiedo qualcos'altro».
Prima di spiegarle che cos'è questo qualcos'altro, dille quanto la ami: nulla
dispone chi ci ascolta ad accogliere bene ciò che diciamo quanto sapere che
lo diciamo per sovrabbondanza d'amore. Come le dimostrerai questo amore?
Le
dirai:
«Avrei
potuto sposare altre donne più ricche e di alte classi sociali, ma non le ho
scelte: è di te che mi sono innamorato, del tuo modo di comportarti, della tua
modestia, del tuo senno... Sono venuto a prendere te perché la virtù della
tua anima la preferisco a tutto l'oro del mondo. Il tuo amore lo metto al di
sopra di tutto e non ci potrebbe essere per me cosa più dolorosa che il
trovarmi in disaccordo con te. Dovessi perdere tutti i miei beni, dovessi
diventare il più povero degli uomini ed affrontare i rischi peggiori e soffrire
non importa che cosa, potrei sopportare e tollerare ogni cosa, finché mi sei
accanto e mi vuoi bene. Anche i bambini li desidero tanto, ma purché tu li ami.
E penso che questi sentimenti li abbia anche tu».
Falle
vedere che gioia è per te stare assieme a lei e che, grazie a lei, ti è più
caro stare in casa che andare in piazza. Preferiscila agli amici e persino ai
figli che ella ti dà e anch'essi amali per amore di lei.
Se
fa qualcosa di bene, lodala e ammirala. Se le accade di commettere uno
sbaglio, uno di quegli errori che succedono alle donne molto giovani, dàlle
consigli e ricordale i suggerimenti dati altre volte". (p.
Erminio Crìppa - dehoniano)
«Il
mistero della femminilità si manifesta e si rivela fino in fondo mediante la
maternità». (Paolo VI)
Il
cielo è ai piedi della mamma. (Proverbio persiano)
Non
poteva il Signore fare alla donna onore più grande che essere, come Lui,
Creatrice. Come tale, essa doveva essere più che mai vicina a Dio.
Come
creatura più vicina al cielo, la donna doveva essere bella e gentile,
soprattutto nell'anima.
Ed
ecco il libro indiano del Vega raccontare che Dio creò la donna con tutti i
frammenti rimastigli dalla creazione del cielo e della terra...
Per
tale ragione, la donna possederebbe parte di ogni bellezza, profumo e bontà
dell'universo intero: lembi di cielo, aromi di foreste, brillii di astri, lievità
di nuvole, dono di fecondità.
Visnù,
racconta una leggenda indiana, voleva creare un essere diverso e complementare
dell'uomo.
Dopo
essersi lambiccato il cervello per capire da che parte incominciare, ebbe
un'idea folgorante; sorrise e si mise all'opera: egli prese dal giunco la
snellezza e la flessibilità, dal fiore la bellezza, dall'erba il tremolìo,
dai petali di rosa la tenera freschezza, dal fuoco l'ardore, dal sole la
gioia, dalla nube le lacrime... vi mescolò con astuzia il cicaleccio della
gazza e il tubare della tortora e di tutto questo formò la donna: la quale ebbe
subito un grande ascendente sull'uomo; il quale sempre, fin dai tempi più
remoti ha provato per lei rispetto e l'ha onorata per il privilegio doloroso
della maternità.
GRAZIE
Grazie
per la cura che ti prendi di far della nostra abitazione una casa; di creare nel
nostro soggiorno qualcosa di più di una bella stanza: un luogo dove la mia
mente può correre libera e riposarsi e sentirsi a suo agio...
Grazie
per i fiori sulla mia scrivania, per la maglia rammendata, per aver scelto la
musica al mio risveglio...
Grazie
per avermi dato il silenzio.
Grazie
per aver inghiottito le tue parole quando hai notato la mia incapacità di
affrontare altri argomenti...
Grazie
per esserti accorta quando io non ce la facevo più; quando il troppo era
troppo. Grazie per la tua pazienza, che mi consente di agire con il mio ritmo.
Grazie
perché condividi la tua paura, la tua gioia, la tua battaglia, il tuo amore e
la tua vita con me. (Ulrich Schaffer)
«L'educazione
è cosa del cuore...» (Don Bosco).
Mamma, vorrei parlarti al cuore: Ti ricordi? Avevamo un vaso piccolo di gerani rossi sul davanzale della finestra: ci davano tanti fiori senza chiedere nulla. Anche tu sei stata così per i tuoi figlioli.
Tu
sapevi che un fanciullo normale è pieno di risate, di lotte, di appetito, di
audacia, di strepito, di agitazione e di rumore e sapevi giocare con noi, ridere
con noi, finché ci addormentavamo tra le tue braccia.
Tu
sapevi che qualche volta è urgente il saper aspettare, e hai atteso a dire una
parola, a darci un bacio.
Tu
non ci hai mai sgridati per ciò che non potevamo sapere e se ci vedevi
inquieti, immalinconiti, ti avvicinavi per aiutarci a salire anche quello
scalino della vita; badavi più a noi che alla casa; eri più preoccupata della
nostra anima che della salute del corpo e cercavi sempre di fare in modo che noi
fossimo liberi di fare ciò che volevi tu.
Tu
hai avuto un grande merito: ci hai insegnato ad aver fede in Dio. Egli è
diventato tanto reale come il pane di tutti i giorni. Per questo non avevi paura
ad abituarci alla sofferenza e al dolore e noi nella vita, abbiamo trovato
normale il dover tribolare.
Tu
ci hai educati dal di dentro, e noi sapevamo che era inutile «farla franca»
perché il Signore vedeva tutto e l'Angelo custode notava tutto sul suo libro
d'oro.
Ubriachi
di gioia e di malinconia, ribelli, spinosi, muti, inesplorabili, t'abbiamo
visto nel silenzio della casa o nell'intimità della sera, seguirci con gli
occhi buoni, come quando eravamo malati. E, in tutto questo periodo, non ci
hai gridato mai, hai taciuto sempre.
I
tuoi figlioli debbono lamentarsi di una cosa sola: ti sei trascurata troppo,
hai pensato troppo poco a te, hai inghiottito troppe lacrime segrete per dare a
noi l'atmosfera di fiducia negli uomini e in Dio. Oggi ci rincresce che nei tuoi
capelli vi siano troppi fili d'argento e pensiamo con malinconia, quando tu
non ci senti parlare tra noi, che tu hai fatto come le candele: per farci
luce, ti sei consumata. (p. Erminio Crìppa - dehoniano)
In
un miracolo di amore, o Signore, hai inventato la Mamma.
Anche
Tu volesti, o Signore, una creatura che Ti fosse Mamma come la nostra.
Grazie,
o Signore. Per questa creatura fragile e dolce, tenera e forte, umana e sublime,
imperfetta e meravigliosa, che ha accettato e voluto la Maternità, noi Ti
preghiamo.
Rendila
forte e pura, delicata e gentile, serena e paziente.
Premia
il suo coraggio, aumenta la sua forza, sostieni la sua fede, accresci il suo
amore.
Che
ogni Mamma sia tua Collaboratrice nel diffonder la vita, nel portare alla vita
eterna. Rendila simile,
quanto
più possibile, alla Tua Mamma. Così sia.
LA
MADRE DI DIO
«La
mia più bella invenzione, dice Dio, è mia Madre. Mi mancava una Mamma e l'ho
fatta.
Ho
fatto mia Madre prima che ella facesse Me. Era più sicuro.
Ora
sono veramente Uomo come tutti gli uomini.
Non
ho più nulla da invidiar loro, poiché ho una Mamma. Una vera. Mi mancava.
Mia
Madre si chiama Maria, dice Dio. La sua anima è assolutamente pura e piena di
grazia.
Il
suo corpo è vergine e pervaso da una luce tale che sulla terra mi sono stancato
di guardarla, di ascoltarla, di ammirarla. E bella mia Madre, tanto che
lasciando gli
splendori del Cielo, non mi sono trovato sperduto vicino a lei. Eppure so bene,
dice Dio,
cosa
sia essere portato dagli angeli; bene, non vale le braccia di una Mamma,
credetemi».
(Michel
Quoist)