PENSACI
BENE
QUESTA TUA INUTILE VITA
Quante
volte, dopo una scorsa al giornale, una sosta al televisore o alla radio, con la
bocca amara, ti sarai buttato a sedere dicendo: "Tutto va male! Sempre di
male in peggio! Più niente da fare!" E avrai ricominciato il tuo rosario
d'imprecazioni contro le magagne del governo, la rivalità dei partiti,
l'impotenza delle forze dell'ordine, gli scioperi a catena, la contestazione
dei giovani, le scuole occupate da rivoltosi, gli scassi per rapina, gli assalti
alle banche, i sequestri di persone, il traffico della droga, la tratta delle
bianche e altre belle cose.
Proprio
più nulla da fare! E ti rinchiudi avvilito in te stesso, immerso in una
egoistica solitudine. Pensi che la tua sia la protesta di un galantuomo,
mentre è la vigliaccheria di un rinunciatario. Sei il soldato che si rifiuta
di combattere. La sentinella che abbandona il posto. Il male c'è, ma non
bisogna abbandonarsi alla deriva. Esso va combattuto col contributo di quanti
seriamente lo detestano. Tu invece contribuisci ad aggravarlo.
La tua è una visione troppo unilaterale. Nel mondo ci sono anche i buoni. C'è anche del bene. Unisciti con quelli. Spargi tu pure semi ed opere di bontà: non tutti saranno insensibili alla loro presa. Sii uomo di carattere. Sii cristiano autentico: come tale tu disponi di risorse incalcolabili. Sappi metterle a frutto. Sappi sentire ed abbracciare le tue responsabilità di uomo e di credente. Il tuo lavoro sarà meno vistoso; ma frutterà, e nella misura che saprai credere nella forza dinamica e sotterranea del bene. C'è Dio con te. Non lo dimenticare!
RICORDA:
"L'uomo è stato creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore,
e ciò facendo, salvare la sua anima" (S. Ignazio, Es. spir.).
Alexis
Carrel, chirurgo e fisiologo francese, sebbene ancora non credente in Dio,
scriveva: "Ti ringrazio, Signore, di avermi conservato la vita più a lungo
che a tanti miei compagni di un tempo. Concedimi, prima di chiudere il libro,
ch'io vi legga quello che ancora non so. E' stato un deserto la mia vita, perché
non ti ho conosciuto. Fa che il deserto fiorisca, anche se è autunno.
Nell'oscurità in cui vado brancolando io ti cerchi senza posa. Sebbene cieco,
mi sforzo di seguirti: Signore, indicami la strada".
A
chi lo cerca con sincerità Dio va sempre incontro, e il Carrel s'incontrò
difatti con Dio. Il deserto della sua vita fiorì presto nella primavera delle
gioie cristiane. E tu che leggi, a che punto sei nei tuoi rapporti con Lui?
Conservi ancora la fede in cui forse sei stato educato? E se l'hai lasciata
affievolire o perdere, ne sei davvero contento? Non lo credo. In te rimane
sempre una sete irresistibile di felicità, che s'identifica con un'attrazione
forse inconsapevole verso Dio. E se non è Lui il tuo centro di gravità, tu
brancoli nel buio. La felicità che cerchi fuori di Lui presto o tardi si rivela
un pessimo surrogato.
Avrai
sentito dire e ripetere che "Dio è morto". Ma chi lo grida a voce più
alta non fa che esprimere la collera di colui che non riesce a disfarsi del
tutto del pensiero di Dio che, abbandonato, non abbandona chi lo rinnega.
Disfarsi di Dio non è, come si vuol far credere, una liberazione, ma una
disgrazia. Pensa alla felicità di tutti quelli che approdano a Lui, dopo di
averne sperimentato la lontananza!
RICORDA:
"Le altre cose sopra la faccia della terra sono create per l'uomo e perché
lo aiutino a conseguire il fine per cui è creato" (S. Ignazio, Es. spii.).
GESU'
HA DETTO:
(Gesù e la samaritana al pozzo di Sichem)."Donna, dammi
da bere". "Come! tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono
samaritana?". "Se tu conoscessi il detto di Dio e chi è colui che
ti dice "dammi da bere", l’avresti pregato tu, ed egli ti avrebbe
dato un’acqua viva... Chiunque beve di quest’acqua (del pozzo) avrà sete
ancora, ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà sete in eterno".
"Signore, dammi questa acqua, affinché non abbia più sete e non venga fin
qui ad attingere" (Giov. 4).
"Sono
sazio di giorni, scrisse Gide poco prima di morire, e non so più come usare il
breve tempo che mi resta. In certi momenti, se mi lasciassi andare, mi
metterei a urlare dalla disperazione". Aveva scritto I nutrimenti
terrestri e di questi si era esclusivamente pasciuto, a sazietà. Era
vissuto tutto e solo per sè, ermeticamente chiuso per gli altri. Si era
bloccata la via che porta a Cristo e, con Cristo, a Dio: quella di vivere per
gli altri.
Dio,
infatti, spirito altissimo e invisibile, si è reso visibile nel Figlio suo Gesù
Cristo, col quale si è inserito nella nostra umanità per salvarla. "Chi
vede me, ha detto Egli stesso, vede il Padre". E' lui che ci porta a Dio
e unendoci a sé, ci unisce al Padre. Ma dove si trova oggi Gesù Cristo? Egli
ha voluto identificarsi con i poveri, i miserabili, i deboli, gli ammalati, i
disoccupati, gl'ignudi, i prigionieri, gli sfruttati, i morenti di fame, gli
orfani e i reietti dalla società. E' giunto a dire: "Quello che avrete
fatto a uno di questi, lo avrete fatto a me". Sono i suoi prediletti: andare
verso di essi è andare a Lui, respingere uno di essi è respingere Cristo.
Dovunque
c'è un fratello da soccorrere, da confortare, da salvare, ivi è Gesù che ti
aspetta. Quanti increduli, in seguito a un atto di generosità, specie con
poveri infermi, hanno trovato Dio! Si tratta, in fondo, di un incontro di amore.
Ma nessuno può giungere ad amare Dio che non si vede, se non sa amare il
prossimo che vede e col quale convive. E' scritto che Dio paga anche un
bicchiere d'acqua con moneta celeste.
RICORDA:
"L'uomo tanto ha da usare delle cose create quanto lo aiutano per il suo
fine, tanto deve astenersene quanto gli son di ostacolo nel conseguire il suo
fine" (S. Ignazio, Es. spie.).
GESU’
HA DETTO:
(All'ultimo giorno il re dirà a coloro che sono alla sua destra):
"Venite o benedetti dal Padre mio... ho avuto fame e mi avete dato da
mangiare, sete mi avete dato da bere, sono stato forestiero e mi avete accolto,
nudo e mi avete ricoperto, malato e mi avete visitato..." E a quelli di
sinistra: "Andatevene lontano da me maledetti... ho avuto fame e non mi
avete dato da mangiare, sete e non mi avete dato da bere, forestiero e non mi
avete accolto, nudo non mi avete ricoperto... " (Mt. 2 5, 34-43 ).
Il
filosofo Kierkegaard ha scritto: "L'amore di Dio e l'amore del prossimo
sono due porte le quali non possono che aprirsi e chiudersi insieme". Per
amare ti è stata data un'anima, la parte immortale che dà vita a cotesto corpo
destinato a ridursi in un cadavere, in uno scheletro, in un pugno di polvere. In
vista di questa triste realtà dell'uomo terrestre, Gesù ha detto: "Che
vale all'uomo guadagnare tutto il mondo, se perde la sua anima?" Questa
verità è la sola che dà un significato e uno scopo alla tua vita: salvare
l'anima nell'esercizio. di quel duplice amore.
Il
cervello elettronico può offrire all'uomo possibilità incalcolabili: le
imprese spaziali possono essere l'indice di tutto un mondo che cambia. Ma in
mezzo a tutto questo, la parola ammonitrice di Gesù è quella che ti richiama
al centro del tuo più alto e irreversibile interesse. Praticamente Gesù ti
fa capire che, salvando l'anima, tutto è salvo; perdendola, tutto è perduto.
Ed egli ha fatto di tutto per metterti in condizione di salvarla, cominciando
con dare la vita per il suo riscatto. L'opera di questa salvezza è tutta
nelle tue mani; fino a che punto te ne preoccupi? Abbagliato dal miraggio
esclusivo della carriera, dei godimenti, della ricchezza, vai avanti senza
badare dove andrai a finire, e così ti accorgerai del precipizio soltanto
quando già tutto sarà perduto, e rimediare sarà affatto impossibile. Il
ricco Epulone passò tutta la vita nei bagordi e si dannò; Lazzaro la passò
negli stenti e fu salvo. Scegli. Se questa notte dovessi morire, che cosa
sarebbe di te? Che cosa vorresti aver fatto?
RICORDA:
"L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio nel suo cuore, obbedire alla
quale è la dignità stessa dell'uomo e secondo la quale egli sarà
giudicato" (Vat. 11, G.S., n. 16).
GESU'
HA DETTO:
"C'era un ricco al quale i suoi possedimenti fruttarono molto, e tra sé
andava ragionando: - Che cosa debbo fare, non ho più dove riporre i miei
raccolti... Demolirò i granai, mi fabbricherò altri più ampi e vi radunerò
tutti i miei prodotti. Poi dirò all'anima mia: ormai possiedi beni per molti
anni, riposati, mangia, bevi e divertiti -. Allora Dio gli disse: - Stolto,
proprio questa notte uscirai di vita e quanto hai accumulato di chi sarà? - Così
di chi tesoreggia per sé..." (Lc. 12, 16-21).
"Il
riconoscimento della onnipotenza divina e della nostra nullità, ammonisce il
padre Daniele Considine, dovrebbe rendere impossibile il peccato. Ad ogni
momento noi riceviamo il dono della vita. Non potremmo esistere per cinque
minuti - anzi nemmeno per un attimo - se fossimo abbandonati a noi stessi. Quale
pazzia e quale cattiveria da parte della creatura levarsi - col peccato - contro
Dio, quando ogni istante della vita è un dono di Lui! "
Eppure,
se c'è cosa che si commette con la più grande disinvoltura è il peccato, in
ogni campo e di tutte le specie. Come si commette il peccato? Da una parte c'è
la volontà divina che impone l'osservanza di una legge o il divieto di una cattiva
azione, in cosa grave; dall'altra c'è il tuo capriccio. Tu preferisci
quest'ultimo, e il peccato è fatto. E questo, mentre Dio ti mantiene sospeso
a quel filo di vita e ti conserva efficienti le facoltà con cui l'offendi. E'
la rottura di uno stato di amicizia, dello stato di grazia, dei rapporti di
amore con cui Dio ti si è donato.
Ma comprendi che cos'è un peccato grave? Peggio d'una pugnalata al cuore. Questa ti ammazza la vita del corpo, quello ti ammazza la vita divina dell'anima. Ti toglie la grazia di Dio. Nel battesimo e nella confessione hai ricevuto il bacio di Dio. Il peccato è invece il bacio di Satana. E dopo un peccato, visto che il Signore non ti ha colpito, hai preso coraggio a continuare ad offenderlo. Chissà da quanti anni! Ma Dio, quanto più pazientemente tollera, più severamente colpisce. Presto Iddio può finirla con te.
RICORDA:
"L'aspetto più sublime della dignità umana consiste nella sua vocazione
alla comunione con Dio... così che l'ateismo va annoverato tra i fatti più
gravi del nostro tempo" (Vat. Il, G.S., n. 19).
GESU'
HA DETTO:
"Non temete quelli che uccidono il corpo e altro non vi possono fare.
Ora vi dico io chi dovete temere: temete colui (Dio) che dopo di avervi tolta la
vita, ha il potere di precipitarvi nella geenna (nell'inferno). Ecco, vi dico,
chi dovete temere... Inoltre vi dico: chi professerà di appartenere a me in
faccia agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà come suo davanti
agli angeli di Dio. Ma chi lo rinnegherà davanti agli uomini, sarà egli pure
rinnegato davanti agli angeli di Dio" (Lc. 12, 4-9).
Sai
perché dopo di aver commesso uno o più peccati gravi, te ne rimani tranquillo?
Perché non rifletti che da un momento all'altro ti può venire addosso la
morte. Di colpo, questo mondo scompare, lì stesso dove sei spirato Dio ti
giudica e in un istante, o salvo o dannato. La tua eternità dipende da come
ti trovi al momento della morte. E' l'esame di tutta la vita; un esame che non
ammette riparazioni: riprovato una volta, respinto per sempre.
Al
"basta" della morte, quello ch'è fatto è fatto. Dio che ti ha atteso
con pazienza e indulgenza di Padre, ti si rivelerà allora con l'esigenza di
un giudice. Se in vita lo avrai trattato come se non esistesse, lo troverai
tremendamente vivo. Se lo avrai riconosciuto, servito e amato da figlio, la
morte sarà per te la lacerazione di un velo che ti scoprirà la infinita
tenerezza e l'amore di un Padre. Sarà la porta che si apre, sia pure con
dolorosi scricchiolii, e dà libera uscita all'anima che lascia l'esilio per la
patria.
Vi
sono uomini che hanno sorriso alla morte, perché in vita se ne son reso
familiare il ricordo e si sono preparati al suo incontro. Prepararsi alla sua
venuta, ecco il tuo compito. "Vigilare e tenersi pronti" ha detto Gesù.
Ed ora, qual è il tuo atteggiamento di fronte alla morte? Non vuoi pensarci?
Questo non ritarda di un istante la sua venuta! Rimandi la tua preparazione al
domani, ma lo avrai? Pensa ad aggiustare i tuoi conti con Dio, mentre Dio te ne
dà il tempo. Egli ti promette il suo perdono, ma non ti assicura il tempo di
abusare come vuoi della sua pazienza.
RICORDA:
"Il cristiano certamente è assillato dalla necessità di subire la
morte... ma come si assimila alla morte di Cristo, così anche andrà incontro
alla risurrezione" (Vat. il, G.S. n. 22).
GESU' HA DETTO: "Vigilate, perché non sapete in qual giorno verrà il vostro Signore... Il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che voi non supponete... Ma se un servo malvagio dice in cuor suo: "Il padrone ritarda, e si mette a picchiare i servi suoi compagni, a mangiata e bere con gli ubriaconi, il padrone del servo verrà nel giorno in cui quello non l'aspetta e nell'ora che quello non conosce, e lo punirà severamente, facendogli subire la sorte degli ipocriti: là saran pianto e stridor di denti" (Mt. 24, 42-51).
"La
più bella astuzia del diavolo, ha detto Carlo Baudelaire, sta nel persuaderci
che egli non esiste". E aggiungiamo: che non esiste nemmeno l'inferno. Ha
già ottenuto che di questo si parli oggi sempre meno, e in modo molto cauto e
riservato, dai sacri oratori e in qualche catéchismo. Eppure l'inferno è una
verità tremenda della fede. Nel Vangelo la troviamo ripetuta più volte sulle
labbra di Gesù. Da Lui sappiamo che l'inferno c'è, che è eterno, che c'è
un fuoco inestinguibile e altri tormenti. Gesù dunque vuole che gli uomini
conoscano il tragico destino in cui possono andare a cacciarsi, col rifiutare
l'amore di Dio e la grazia salvatrice che loro offre.
L'uomo, finché vive, può con la sua libertà scegliere se stesso e rifiutarsi coscientemente a Dio, respingere l'amore di Dio. Se persevera in questa scelta fino alla fine, la morte non farà che confermarlo irrevocabilmente in essa, e sarà l'inferno. Finito il tempo, sarà finito anche il tempo delle scelte: il dannato non muterà più, anzi non potrà più mutare la sua decisione. La sua volontà rimarrà fissata per sempre nella sua scelta ostinatamente mantenuta.
Pur
conoscendo l'infinita amabilità di Dio e la beatitudine eterna da lui perdute,
il dannato resterà legato al suo rifiuto, al suo peccato, e questo sarà
l'inferno del suo inferno. Comprende ora tutta la sua stoltezza, ma senza
detestarla. Pensa che ci voleva così poco per evitare la sua dannazione,
eppure si attacca ad essa come è attaccato al suo peccato. L'ostinato rifiuto
opposto in vita alla grazia e all'amore è divenuto ora un irrigidimento
irreversibile, un'autocondanna a vivere senza amore, senza Dio.
RICORDA:
"Tutti compariremo al tribunale di Cristo... e alla fine del mondo ne
usciremo chi ha operato il bene a risurrezione di vita, chi ha operato il male a
risurrezione di condanna" (Gio. 5, 29).
GESU'
HA DETTO:
"Il Figlio dell'uomo (Gesù) è il seminatore del buon grano. Il campo
è questo mondo. Il buon grano sono i figli del regno. Il loglio sono i figli
del maligno... Il nemico che lo semina è il diavolo... Alla fine del mondo il
Figlio dell'uomo manderà gli angeli che toglieranno via dal suo regno tutti
gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace di
fuoco. I giusti invece splenderanno come il sole nel regno del Padre
loro" (Mt. 13, 37-43).
Stanco
del tuo peso di colpe, spesso ti sarà sorto il desiderio di liberartene: quel
desiderio ti viene dal Cuore di Gesù Cristo. Ma oppresso dai tuoi peccati, hai
dubitato della divina misericordia, e questo dubbio ti è insinuato da Satana.
Vedi il suo doppio giuoco: prima ti attira al peccato facendoti sperare nella
misericordia; poi t'induce a disperare della misericordia per sottrarti al
perdono del peccato. Prima la presunzione, poi la disperazione: due pessime vie
per perderti.
Eppure
c'è tanta misericordia anche per te: una misericordia che supera tutte le tue
colpe. "Se tutti i peccati che si possono commettere, dice S. Caterina da
Siena, fossero radunati in una sola creatura, sarebbero meno che una goccia
d'aceto in mezzo al mare. Così sono i peccati rispetto alla divina
misericordia, purché l'anima voglia tornare a riceverla con vera e santa
disposizione e con dispiacere della colpa commessa".
Cìò
che taglia la via della misericordia è la paura di non essere perdonati, è il
fare a Dio il torto di crederlo un padrone offeso, che spia il momento di farla
pagare, e non già un Padre buono desideroso di perdonare. Ricorda le parabole
del figliuol prodigo e del buon pastore.
Ripensa alla donna del banchetto presso Simone e al buon ladro! Peccarono gravemente Pietro e Giuda; ma Pietro confidò ed è santo, Giuda disperò e finì male. Dopo tante colpe, ecco la riparazione più ambita da Gesù: credere alla sua misericordia e lasciarti perdonare. Chi cerca la pecorella smarrita, non può respingere quella che lo cerca.
RICORDA:
"Dio ha tanto amato il inondo da dare il suo Figlio unigenito... Mandò il
Figlio non per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvo per mezzo
di lui" (Giov. 3, 16-17).
GESU'
HA DETTO:
"Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma gli ammalati... Non
son venuto a chiamare i giusti ma i peccatori (Mt. 9, 12-13)... Il Figlio
dell'uomo è venuto a cercare e salvare ciò che si era perduto (Lc. 19,
10)... Vi dico che si fa gran gioia dinanzi agli angeli di Dio per un
peccatore che si pente (Lc. 15, 10)... Vi dico che in cielo vi sarà
maggiore contentezza per un peccatore che si pente, che per novantanove giusti i
quali non hanno bisogno di penitenza (Lc. 15, 7).
Per
salvarti hai bisogno soprattutto di queste due cose: amare Dio e conservare
nell'anima il sigillo della sua amicizia, la grazia santificante, con
l'osservanza dei tuoi doveri verso di Lui e degli obblighi verso il tuo
prossimo. Hai perduto la sua grazia col peccato? Per riacquistarla devi
ricorrere a una buona confessione. Se ne parla così male. Eppure è una vera
tavola di salvezza nel naufragio della colpa. E' il sacramento del perdono, col
quale, a chi è sinceramente pentito ed ha il proposito di non ricominciare
daccapo, si perdona tutto. E si perdona sempre.
Nessun
re di questo mondo ha mai pensato a istituire un tribunale al quale possano
presentarsi tutti i pregiudicati del regno e in gran segreto accusare a
determinati funzionari i propri delitti, con la promessa categorica di cambiar
vita, e subito rimaner perdonati; anche il suo casellario tornerà pulito come
prima delle sue malefatte. Dio invece ha istituito questo sacramento di riabilitazione.
Guarda i prodigi della confessione. Il peccato scava un abisso tra te e Dio, la confessione lo colma. Il peccato uccide in te la vita di grazia, la confessione la risuscita. Ti ridona i meriti, il diritto al paradiso, Dio. Al confessore bisogna, sì, dir tutto ciò che ricordi di grave, e tra le cose gravi metti i peccati di omissione, ciò che potevi e non hai fatto per i poveri, i disoccupati, i senza alloggio, gl'infermi, gli abbandonati. Parla male della confessione chi non la frequenta. Praticala e sarà non solo un articolo della tua fede, ma anche oggetto del tuo amore.
RICORDA:
"Purificate i vostri cuori nel Sacramento della Riconciliazione. Mentiscono
quelli che accusano l'invito della Chiesa alla penitenza come proveniente da una
mentalità repressiva. La Confessione sacramentale non costituisce una
repressione, ma una liberazione, non ripristina sensi di colpa, ma cancella la
colpa, scioglie il male commesso e dà la grazia del perdono". (Giovanni
Paolo II).
GESU'
HA DETTO:
"La sera di quel giorno (della risurrezione), mentre le porte del luogo
dove si trovavano i discepoli erano chiuse per paura dei giudei, Gesù, venne,
stette in mezzo a loro e disse: 'Pace a voi!' Dopo di che, mostrò le mani e il
costato... Poi disse di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io
mando voi'. E ciò detto, alitò su di essi e disse: Ricevete lo spirito Santo,
a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno
ritenuti' " (Gio. 20, 19-23).
Ricorda
ciò che fece quel padre della parabola quando si vide ritornare a casa il
figlio che lo aveva abbandonato. Pazzo di gioia lo fece rivestire a nuovo,
gl'infilò al dito l'anello della ricuperata amicizia e ne festeggiò il
ritorno con un banchetto straordinario. Osserva come Gesù ci parli spesso di
questa gioia rumorosa: gioia di famiglia, gioia di vicinato, gioia tra gli
angeli in paradiso.
E'
perché il peccato non nuoce soltanto a chi lo commette, ma per la solidarietà
di quest'ultimo col Corpo mistico, il suo gesto diventa un malessere di tutto
il corpo, ferisce tutta la Chiesa, diventa una disgrazia di famiglia. Così,
un ritorno dal peccato si converte in gioia e benessere di tutti. Ed ecco
colui che fino a poco fa era stato peccatore, al suo ritorno viene ammesso tra
tutte le anime in grazia al banchetto eucaristico, dove Gesù dà a mangiare la
sua carne e a bere il suo sangue. Guarda che cosa ha saputo inventare il suo
desiderio di ridonarsi e di stare con te!
Un convertito dall'ateismo, Andrea Frossard, ha detto: "Una cosa sola mi sorprese, l'Eucaristia; non che mi sembrasse incredibile; ma mi stupiva che la carità divina avesse trovato questo modo inaudito per comunicarsi, e soprattutto che avesse scelto, per farlo, il pane, che è l'alimento del povero. Di tutti i doni profusi davanti a me dal cristianesimo, era certo il più bello". Quanto diventerai migliore, cibandoti spesso di questo pane, che è convito di amore, sorgente di grazia, pegno di vita eterna. Ti senti debole contro il peccato? L'Eucaristia ti farà invincibile.
RICORDA:
"Se la Chiesa si guarda bene dall'abolire la conservazione del SS.mo
Sacramento... è evidente che esisterà anche un culto privato del SS.mo
Sacramento conservato nel tabernacolo" (K. Rahner, Missione e grazia).
GESU'
HA DETTO:
"Io sono il pane vivo disceso dal cielo; chi mangia di questo pane, vivrà
in eterno, e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. In
verità, in verità vi dico: se non mangerete la carne del Figlio dell'uomo e
non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue, ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Poiché la mia carne è vero cibo, e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia
la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui" (lo. 6,
51-56).
Dopo
aver gustato la gioia del ritorno alla grazia di Dio e alla pace della
coscienza, la prima preoccupazione è quella di premunirti contro le rinnovate
seduzioni del peccato. Hai bisogno, perciò, dell'aiuto continuo della grazia
divina. Quest'aiuto il Signore te lo promette e te lo vuol dare, alla sola
condizione che sappia domandarglielo...
Col
ritorno alla grazia, una lampada si è riaccesa; ma bisogna alimentarla.
Questo alimento consiste specialmente nella preghiera, che stabilisce il tuo
contatto con Dio: contatto personale e necessario, senza del quale non c'è
vita cristiana. Di solito, contro la preghiera si adducono difficoltà che sono
sulle labbra di tutti: una è la mancanza di tempo. Il tempo è assorbito da
tante cose: esigenze domestiche, professionali, sociali, politiche,
economiche, culturali, sentimentali. Appuntamenti, riunioni, svaghi,
passeggiate. E così si perde di vista l'affare che è al di sopra di tutti:
amare Dio ed essere eternamente con Lui.
Pregare è prima di tutto adorare, lodare Dio e chiedergli che sia santificato il suo nome, che venga il suo regno. Ma se vuoi che Dio ascolti la tua preghiera, offrila non solo per te, ma riempila di amore, pregando prima di tutto per gli altri: i poveri, gli oppressi, i disperati, quelli che non pregano mai, quelli che bestemmiano... "Pregare per qualcuno, ha scritto Gustavo Thibon, è come aderire al tempo stesso a Dio e all'uomo, è come realizzare il perfetto equilibrio tra questi due amori". "Chi prega certamente si salva, dice Sant'Alfonso, chi non prega si danna".
RICORDA:
"E' solamente per mezzo della preghiera che realizziamo quell'armoniosa
corrispondenza tra il corpo, lo spirito e il pensiero, dalla quale deriva alla
nostra debole natura una fortezza incrollabile" (A. Carrel, La
preghiera).
GESI1'
HA DETTO:
"Chiedete, e vi sarà dato: cercate, e troverete; bussate, e vi sarà
aperto" (Mt. 7, 7). "Tutto quello che domanderete, con fede,
per mezzo della preghiera, l'otterrete" (Mt. 21, 22). "Vigilate
e pregate, per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è
debole" (Mt. 26, 41). "In verità vi dico: qualunque cosa
domanderete al Padre, egli vela concederà nel mio nome" (lo. 16,
23). "Se due di voi si accorderanno sulla terra per domandare qualsiasi
cosa, questa sarà loro concessa dal Padre mio, che è nei cieli" (Mt.
18, 19).
Si
calcola che, ad ogni minuto primo, alcune migliaia di anime passano al tribunale
di Dio: tutte in regola con Lui? Quanti, son colpiti da morte improvvisa e senza
nessun aiuto spirituale! In tali frangenti si vorrebbe avere un sacerdote, ma
non si fa in tempo. Non c'è nessun altro rimedio?
Nel
febbraio 1927 il Prof. Bianchi tiene all'Università di Napoli una conferenza
a un uditorio d'illustri membri della Facoltà medica, tra i quali il Prof. G.
Moscati. Finito di parlare, il Bianchi è colto da trombosi, ma fa in tempo a
fissare lo sguardo sul Moscati. Questi gli corre vicino e nel cupo interrogativo
che sovrasta quell'anima stata fino allora lontana da Dio, le suggerisce l'atto
di contrizione, che il morente ripete come può. Subito dopo il Cardinale
Ascalesi dirà: "il Prof. Bianchi si è salvato, perché al suo fianco si
è trovato un missionario quale è il Prof. Giuseppe Moscati".
Ecco il rimedio di emergenza, di fronte a una morte improvvisa, l'atto di contrizione. Come si fa? Vedi: tu puoi pentirti dei tuoi peccati soprattutto per due motivi: 1) per il male che hai fatto a te stesso, perché ti sei meritato l'inferno; 2) e per il dispiacere recato a Dio, offendendo un Padre così buono. Se ti penti per il primo motivo, il tuo dolore è buono e basta a salvarti se unito alla confessione. Se invece ti penti di vero cuore per l'altro motivo, il tuo dolore, unito al desiderio della confessione, se potrai farla, basta ad ottenerti il perdono. Ma cessato il pericolo, appena potrai, dovrai confessarti. Impara a ripetere spesso: "Gesù mio, misericordia".
RICORDA:
"Tutti sanno come il padre ha giudicato il figlio che era partito ed è
ritornato: chi piangeva di più era il padre" (C. Péguy).
GESU'
HA DETTO:
"Due uomini salirono al tempio a pregare: l'uno fariseo, l'altro
pubblicano. Il fariseo, stando ritto, così pregava tra sé: ti ringrazio, o
Dio, che non sono conte gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri e anche
come quel pubblicano là. Digiuno due volte in settimana e pago le decime di
quanto possiedo. Il pubblicano invece, stando lontano, non osava neppure alzar
gli occhi verso il cielo, ma si picchiava il petto dicendo: O Dio, sii propizio
a me peccatore! Vi dico: costui tornò a casa giustificato, e l'altro no; perché
chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato" (Lc. 18,
10-14).
Trattare
l'immagine del Crocifisso come un gingillo di lusso rasenta quasi l'empietà!
Ma tu guardalo con fede, fissalo devotamente e lasciati prendere da questo
grande sconfitto divenuto, proprio lì sulla croce, un invincibile conquistatore.
Quelle mani non hanno sparso che benefici, ed ora sono squarciate da chiodi.
Quei piedi si stancarono nell'andare egli diffondendo il Vangelo del Regno e
in cerca di ciò che era perduto, ed ora son confitti nell'immobilità più
atroce. Quella fronte maestosa e divinamente bella è deturpata da sputi, dal
sudore, da grumi di sangue.
Inchiodato
sulla croce, il supplizio degli schiavi e degli assassini, il suo corpo è
scosso da brividi angosciosi e da spasimi inimmaginabili. Egli non è più un
uomo, ma un cencio di uomo. E contro di Lui che agonizza sale l'insulto unanime
e disumano della folla. Guardalo con fede questo agonizzante! E' il Figlio
di Dio, ed ora sembra che Dio lo abbia abbandonato. Il Benedetto del Padre si è
fatto per te maledizione.
Quale
è stata la sua colpa? Quella di averti amato, di essersi caricato di tutti i
tuoi peccati e di aver offerto la vita per salvarti. E' stato crocifisso per
te. Agonizza e muore per te. Quelle
spine,
quei chiodi, quelle ferite son l'opera delle tue mani. E quelle labbra, bruciate
dalla sete, non invocano su di te il castigo, ma il perdono. Ridottosi alla
povertà più nuda, ti ricolma di ricchezze divine. Morto, ti garantisce la
risurrezione. Puoi confortarne l'agonia, solo se ti lasci salvare e lo aiuti a
salvare gli altri.
RICORDA:
"Saremo tanto più animati a far grossa guerra al peccato quanto più
guarderemo il dolce Signore crocefisso e considereremo che per il peccato si
è lasciato uccidere" (S. Caterina da Siena).
"Vi
dico, scrive S. Caterina da Siena, che l'anima la quale si riposi nel cuore di
Cristo, consumato e aperto per amore, si renderà simile a Lui, cioè non potrà
fare altro che amare e, vedendo in sé tanta eccellenza e fuoco di Spirito
Santo, si inebrierà talmente dell'amore del suo Creatore fino a perdere
totalmente se stessa". La forza di attrazione che il culto al Cuore di Gesù
ha avuto sulle anime, specialmente dopo le devastazioni del giansenismo, ha
scritto pagine meravigliose.
Molta parte ha avuto nella diffusione di questo culto la promessa fatta da Gesù a S. Margherita Alacoque il 13 ottobre 1687 "Io ti prometto che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese, per nove mesi di seguito, la grazia della penitenza finale; essi non morranno nella mia disgrazia, né senza ricevere i loro sacramenti, facendosi il mio cuore un asilo sicuro in quell'ultimo momento".
Non è una polizza di assicurazione che dia un'assoluta certezza. Ma siccome questa pia pratica è stata approvata dalla Chiesa, possiamo avere in essa una tranquilla fiducia. Gesù la dice "un eccesso di misericordia" che la sua divina generosità può ben permettersi verso le anime. Quanti cristiani ha portato alla mensa eucaristica questa devozione! Per quanti di essi è stata l'inizio di una vita più cristiana! I missionari ci parlano spesso del fervore eroico con cui tanti neofiti praticano i primi nove venerdì. Quanto cammino intraprendono. E tu' Non lasciarti intimidire dai derisori di questa promessa, che misurano il Cuore di Cristo dalla piccolezza del proprio cuore.
RICORDA:
"Una devozione al S. Cuore che non si sviluppa in una carità generosa
verso il prossimo tutto, potrebbe esser considerata sospetta: il secondo comandamento
è simile al primo" (G. Courtois).
GESU'
HA DETTO:
"Venite a me voi tutti che siete tribolati e oppressi, e lo vi conforterò.
Prendete su di voi il mio giogo, e fatevi miei discepoli, perché io son dolce e
umile di cuore e troverete il riposo per le anime vostre; perché il mio giogo
è soave, e il mio peso è leggero (Mt. 11, 28-30)... "Io sono la
luce del mondo: chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce
della vita" (lo. 8, 12). "Se rimanete in me e le mie parole
rimangono in voi, chiedete ciò che volete e vi sarà fatto" (lo. 15,
7).
"Maria,
leggiamo nel Vaticano II, perché Madre santissima di Dio, che prese parte ai
misteri di Cristo, per la grazia di Dio esaltata, dopo il Figlio, sopra tutti
gli angeli e gli uomini, viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale".
Maria è il dono più caro che Dio, dopo Gesù, potesse farci. E' la più ricca
di tenerezza, perché doveva essere la Madre nostra. Gesù è il capo, Maria è
il cuore della famiglia cristiana.
Come
Madre di Gesù, ottiene da Lui quanto le chiede. Come Madre nostra, è pronta a
darci tutto ciò che le domandiamo. Tutti i tesori di grazie acquistati da Gesù
sono affidati alle sue mani. Essa non ha alcun ufficio di giudice, ma solo di
Madre e dispensatrice di grazie. Nessuno ha fatto ricorso a Lei senza esserne in
qualche modo esaudito. I peccatori più induriti han sempre diritto di figli
sul suo cuore di Madre, ed esso ha i palpiti più misericordiosi per le anime più
traviate. Anche se tu fossi tra le anime più perdute, la Madonna può fare di
te un capolavoro della sua misericordia.
"Sembra
che Dio, dice il padre Considine, le abbia dato il diritto materno di formare i
suoi figli a propria somiglianza, purché essi abbiano la volontà di
riceverla". Disse il Signore a S. Caterina da Siena: "Questa
dolcissima Madre è come un'esca posta dalla mia bontà per prendere e salvare
le umane creature". Questa Madre sa bene quello che costi al Figlio suo.
Affidati al suo cuore di Madre. Dove entra la Madonna, c'è tutto, e tu falla
entrare nella tua giornata, nel tuo lavoro, nella tua vita. Invocala con cuore
di figlio. Non ti verrà mai meno.
RICORDA:
"La corona del Rosario, preghiera semplice e profonda, ci educa a fare di
Cristo il principio e il termine non solo della devozione mariana, ma di tutta
la nostra vita spirituale" (Paolo VI)
DAL
CANTICO DELLA MADONNA
- "L'anima mia glorifica il Signore, e il mio spirito esulta di gioia
in Dio, mio Salvatore. Perché egli ha riguardato la bassezza della sua serva, e
per questo tutte le genti mi chiameranno beata. Colui ch'è potente ha fatto a
me cose grandi, ed è santo il suo Nome. La sua misericordia va di generazione
in generazione su quelli che lo temono. Egli opera potentemente col suo
braccio, e disperde quelli che s'inorgogliscono nei pensieri del loro cuore.
Rovescia dal trono i potenti, ed esalta gli umili" (Lc. 1, 46-53).
Voluta, con disegno eterno dal Padre, fondata dal Verbo incarnato, animata dallo Spirito Santo, la Chiesa è insieme una società visibile di uomini chiamati da ogni parte e senza discriminazioni a formare il popolo di Dio, ed è un mistero perché oggetto di rivelazione divina, depositaria della parola e della grazia di Cristo, e sacramento di salvezza per tutti. Dobbiamo amarla con tenerezza questa Chiesa, in cui tutti siamo membri dell'unico Corpo di Cristo e fratelli di una sola famiglia.
Nel
Vaticano II essa ha preso una più piena coscienza di sé, della sua vera
natura, della sua missione, e mentre guarda al suo futuro eterno, s'immerge come
mai nella realtà del mondo quale risulta configurato dal progresso scientifico,
dalle contrastanti ideologie, dai suoi molti problemi: la giustizia sociale e la
fame, la guerra e la pace, i paesi sottosviluppati.
Volendo realizzare il piano divino nel mondo, con un'apertura mai vista, ha impostato con esso un dialogo basato su reciproco rispetto, per arricchirsi delle esperienze del mondo e a sua volta dargli quanto occorre per salvarne i valori autentici di umanità e di cultura, per cooperare alla soluzione dei suoi problemi e, in clima di assoluta libertà, portare a tutti il messaggio evangelico. All'attuazione di tutto questo, la gerarchia voluta da Cristo a guida e servizio del popolo di Dio, fa appello alla collaborazione di tutti i laici per agire nelle realtà terrene: famiglia, vita sociale, cultura. Senza guardare con pessimismo le difficoltà, va avanti fiduciosa nell'assistenza divina, mirando specialmente alla salvezza delle anime.
RICORDA:
"Il travaglio della Chiesa è la salvezza del mondo, che non può essere
salvato se non dalla Chiesa: noi non siamo il Cristo-Chiesa se non siamo
salvatori" (M. Delbrèl. Noi delle strade).
GESU'
HA DETTO:
"Tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa; e le
forze dell'inferno non prevarranno contro di essa. E darò a te le chiavi del
regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato in cielo,
tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto in cielo (Mt. 16, 18-19).
Pasci i miei agnelli... Pasci le mie pecorelle (lo. 21, 17)... Andate e
ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e
dello Spirito Santo, e insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho
detto" (Mt. 28, 19-20).
Avrai inteso parlare del prete senza fede, del prete orgoglioso, del prete ribelle che pretende umiliare il suo vescovo, che vuol far della chiesa una sala da spettacoli mondani, che si esalta per il popolo di Dio allo scopo di offendere la Chiesa di Dio, che strilla contro il celibato e che passa clamorosamente a nozze. Preti così ce ne sono stati più o meno sempre, ma sono tuttora eccezioni. Se Gesù stesso, nel piccolo numero di dodici, ne ha avuto uno che l'ha tradito e un altro che lo ha rinnegato, quale meraviglia! ...
Animati,
invece, dal vero spirito del Vangelo, vi sono dei preti che hanno compreso il
loro impegno di servizio, che sanno di esser preti e fratelli di tutti, che si
battono per un mondo migliore, che non si chiudono in canonica, ma scendono tra
i poveri, tra gli umili, i baraccati, i disoccupati, gl'infermi. Un prete come
questi è una benedizione, ed oggi specialmente è un autentico testimone di
Cristo. Pensa: egli è un uomo come noi, di carne e di miseria come noi. Ma
Dio gli ha affidato una missione e poteri divini.
Consacra un po' di pane e di vino, ed ecco rinnovato il sacrificio del Calvario. Assolve un'anima dal peccato, e quell'anima si purifica. Figlio di uomini, ha il potere di renderci figli di Dio. Debole, dispone di che fortificarci. Povero, ci colma di ricchezze infinite. Mortale, può darci l'immortalità. Rappresentante di Cristo, nessuno è più amato e odiato di lui. Maledetto, ci benedice. E' detto nemico del popolo e contribuisce come pochi a redimerlo. Caduto, perché debole come tutti, spietatamente lo si calpesta. Ma chi sono i suoi nemici? I viziosi, i prepotenti, i tiranni, gli ignoranti e i beneficati.
RICORDA:
"La vostra vita dia sempre una aperta testimonianza alla vostra parola. Non
dimenticate mai chi siete: uomini senati da un sigillo indelebile, votati
perdutamente a Dio "(K. Rahner, Disc. Ai sacerdoti).
GESU'
HA DETTO:
"Non foste voi a scegliere me, ma io ho scelto voi (Io. 15, 15). Come
il Padre ha mandato me, così io mando voi (Io. 20, 21). Voi siete il
sale della terra, voi siete la luce del mondo (Mt. 5, 13-14). Chi ascolta
voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me (Lc. 10, 16). Se il
mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me (Io. 15, 17). Nel
mondo avrete tribolazioni; ma confidate: io ho vinto il mondo (Io. 16,
33).
OGNI
UOMO E' MIO FRATELLO (Paolo VI)
"E'
necessario, scrive Carlo Péguy, salvarsi insieme, arrivare insieme al buon
Dio. Non si può arrivare a trovare il buon Dio gli uni senza gli altri. Bisogna
pensare, perciò, anche agli altri. Lavorare un poco anche per gli altri. Cosa
ci dirà se ritorneremo gli uni senza gli altri?" Sono interrogativi che
guastano il sonno. Hanno una serie di applicazioni vastissime. Di fronte a certe
situazioni non si può essere uomini e rimanere inerti, cristiani e fare i
rassegnati.
Il
mondo è travagliato da problemi di disparità abissali. Si pensi alla
sperequazione tra stipendi di milioni e stipendi di fame. Aristocratici del benessere
che, in una sola notte di gozzoviglie spendono somme da sfamare un quartiere
di poveri. Coppie cariche di costosissime pellicce e di preziosi, mentre a
poca distanza v'è un'umanità che ha fame, ha freddo e manca di tutto. E che
dire dinanzi al divario tra i "popoli dell'opulenza" e i "popoli
della fame"`?
Si
è accertato che di tre milia.di di uomini, uno mangia bene e due sono
malnutriti e soffrono la fame. Cause del fenomeno pauroso la cattiva
distribuzione delle ricchezze, l'egoistica insensibilità dei benestanti, le
cifre vertiginose spese ogni anno per gli armamenti e la guerra. Nel 1969 si
sono spesi a questo scopo 200 miliardi di dollari: una somma da sussidiare tante
opere di redenzione sociale. Una sola la chiave della soluzione: insegnare
agli uomini ad amarsi, cominciando da noi cristiani. Cominciare dal nostro
piccolo, da noi stessi. Un buon esame di coscienza può indicarci tante cose.
RICORDA:
"Se uno dice: io amo Dio e non ama il suo fratello è un bugiardo, perché
non può amare Dio che non vede chi non ama il fratello che vede" (1
Giovanni, 4, 20).
GESU’
HA DETTO: "Mio comandamento è che amiate l’un altro come Io ho amato
voi" (Io. -15, 12). Siate misericordiosi com'è misericordioso il
Padre vostro (Lc. 6, 36). Se non perdonate agli altri, nemmeno il Padre
vostro vi perdonerà i rostri peccati (M t. 6, 15 ). Amate i rostri
nemici e fate del bene a chi vi odia (Lc. 6, 27). Quanto è difficile, a
chi si appoggia alle ricchezze, entrare nel Regno di Dio! (Mc. 10, 24). Vendete
ciò che avete e fatene elemosina (Lc. 12, 33). Ciò
che avrete fatto a uno di questi minimi tra i miei fratelli, l'avete fatto a
me".
Vi
sono situazioni e momenti in cui la fede in Dio ha particolarmente bisogno di
esser sostenuta dalla grazia per non vacillare. Di fronte a tutto il male che c'è
nel mondo - cataclismi paurosi con migliaia di vittime, ingiustizie sociali
irremovibili, sfruttamenti dei deboli, malvagi che trionfano, disprezzo d'ogni
legge divina ed umana - viene incontenibile la domanda: ma Dio vede tutto
questo? E se lo vede, perché lo permette? Dov'è la sua Provvidenza?
Guardiamoci anzitutto di non attribuire a Dio le conseguenze dei nostri peccati personali e sociali. Per prima cosa sappiamo riconoscere le nostre responsabilità. Inoltre dobbiamo ricordare che il modo con cui il Signore governa il mondo appartiene al suo mistero e la nostra intelligenza è impari a comprenderlo. Alla luce della fede sappiamo intanto che egli è Padre, che infinitamente ci ama, che è potenza, è sapienza, è giustizia infinita, che se permette il male, ne conosce gli scopi e saprà a suo modo trarne beni che non sempre possiamo prevedere.
Egli guarda le cose dalle altezze dell'eternità, noi dal buio fondo del tempo. Egli nel loro intimo valore e rapporti misteriosi, noi secondo le apparenze immediate e spesso fallaci. A Lui non sfugge nulla. Nulla gli accade per caso. Tutto regola e dirige ai suoi fini, i quali egli solo conosce. Guarda quelli che tessono un tappeto: da una parte, che disegni magnifici! Dall'altra che groviglio disordinato di nodi e di fili! Ma è da questo disordine che nasce quel disegno. Solo nell'eternità vedremo la saggezza del suo governo.
RICORDA:
"Seguiamo passo passo le disposizioni della Provvidenza, non appena
vediamo ciò che domanda. Dio sa meglio di noi quel che ci conviene. Lasciamo
tutto a Dio e tutto andrà bene" (P. De Caussade).
GESU
HA DETTO:
"Non vi affannate per la vostra vita di che mangerete, né per il vostro
corpo di che vestirete... Guardate i corvi, che non seminano, né mietono, né
hanno dispensa o granaio, eppure il Signore li nutre. E voi quanto valete più
di essi! ... Guardate i gigli, come crescono; e non lavorano, né filano...
Che se Dio così riveste l'erba che oggi è nel campo e donati si butta nel
forno, quanto più voialtri, gente di poca fède:'... Cercate dunque prima il
regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date per
giunta" (Lc. 12, 22-31 ).
Quando
la tribolazione si abbatte su di te, non ribellarti. Cerca di capirne il
mistero. Prendila dalle mani di Dio e finirai per sopportarla e amarla.
"Dio vi ha visitate", disse Fra Cristoforo a Lucia quella mattina che
andò a monte il matrimonio. Proprio così: la sofferenza è una visita di Dio.
E' la porta più sicura per la quale Egli entra nelle nostre anime. "Quante
persone osserva il Curato d'Ars, saranno dannate per essere state troppo
felici a questo mondo! Quante, invece, saranno salve per avervi molto
sofferto!"
"Nel
gioco della vita, scrive Mons. Sheen, la carta del dolore è la più
disprezzata, mentre è quella che vale di più". Ma il dolore, se non è
visto alla luce della fede, è un problema senza soluzione. "Cosa fate a
letto, piccola pigrona?" chiedeva la superiora a S. Bernardetta.
"Adempio al mio incarico". "Quale?". "Di esser
malata". Per la santa soffrire era come lavorare, cooperare alla salvezza
delle anime. In vista di questa cooperazione, "Cristo, ha detto Paolo VI,
non mostra soltanto la dignità del dolore, ma lancia una vocazione al
dolore".
Certo,
è sconcertante vedere degl'innocenti che soffrono. Ma è proprio la loro
sofferenza quella che vale di più ai fini di Dio. Eppoi, guarda sul Calvario:
Chi più santo di Gesù? Chi più innocente di Maria? Le pagine più belle
sulla sofferenza le hanno scritte proprio quelli che hanno sofferto di più:
perché ne hanno compreso l'efficacia trasformatrice e il valore. Soffrire con
Cristo, assimilarsi a Cristo. E' rispondere all'imperativo di Gandhi:
"Non predicate il Dio che morì 2.000 anni fa; mostratelo come vive in voi,
oggi!". E il malato è un ostensorio di Cristo.
IL
MIO PENARE
è una chiavina d'oro... piccola, ma che apre un gran tesoro.
E'
croce; ma è la croce di Gesù: quando l'abbraccio, non la sento più.
Non
ho contato i giorni del dolore: so che Gesù li ha scritti nel suo cuore.
Vivo
momento per momento, e allora il giorno passa come fosse un'ora.
Mi
han detto che, guardata dal di là, tutta la vita un attimo parrà.
Passa
la vita, vigilia di festa; muore la morte... il Paradiso resta.
Due
stille ancora dell'amaro pianto, e di vittoria poi l'eterno canto. P.G. BIGAZZI
S.1.
La
vita cristiana s'inizia col battesimo, detto sacramento di rinascita, perché,
come dai genitori si riceve la vita naturale, così dall'acqua e dallo Spirito
Santo si riceve nel battesimo la vita soprannaturale, quella della grazia. Il
primo effetto del battesimo è d'inserirci nel Mistero pasquale: come, infatti,
Gesù morì per distruggere il peccato e risuscitò alla gloria, così il
battesimo ci fa morire al peccato e con Gesù ci fa risorgere a una nuova vita.
Il
bambino che viene portato al battesimo reca con sé la macchia d'origine, il
peccato originale, e se adulto, può essere colpevole anche d'altri peccati da
lui commessi. Compiuto il rito, quando ne ritorna, il peccato è scomparso, la
sua anima è rivestita dalla grazia, lo Spirito Santo sceso in lui lo ha unito
intimamente a Gesù Cristo, rendendolo fratello di lui, partecipe della sua
santità. Inoltre, per mezzo di Gesù, di figlio qual è dell'uomo, lo fa
divenire anche figlio adottivo di Dio, elevato alla vita stessa di Dio, col
diritto di chiamarlo Padre e di essere un giorno, insieme agli angeli e ai
santi, erede della felicità eterna nel paradiso.
Per
il battesimo, il cristiano entra in vitali rapporti con le tre divine Persone.
Dallo Spirito, che abita in lui come in un tempio a ciò consacrato, viene
progressivamente configurato al Figlio, per mezzo del quale ha accesso al Padre.
Egli, quindi, conclude il Concilio Vaticano II "deve mantenere e
perfezionare, vivendola, la santità che ha ricevuta" (LG 40). Questo spogliarsi
dell'uomo vecchio, del peccato, per vestirsi, come dice san Paolo, dell'uomo
nuovo, di Gesù Cristo, è un processo che ha inizio col battesimo e prosegue
per tutta la vita, sino alla morte. Richiede, una lotta continua contro le
opere di morte insinuate dal mondo, dal demonio, dalla carne.
«
Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di
proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in modo degno
dell'uomo. Perciò la vita dev'essere protetta con la massima cura fin dal
momento della concezione; l'aborto, come l'infanticidio, sono abominevoli
delitti » (Vat. II, G.S.).
«
Come non riaffermare solennemente che la vita dell'essere umano è sacra, fin
dal suo sprigionarsi sotto il cuore della madre, al momento del concepimento?
Come dimenticare che proprio in quest'anno consacrato al fanciullo, il numero
delle vite soppresse nel grembo materno ha raggiunto culmini paurosi? E' una
silenziosa ecatombe, che non può lasciare indifferenti non dico noi uomini
di Chiesa, noi cristiani e cristiane del mondo intero, ma altresì i
responsabili della cosa pubblica, le persone pensose dell'avvenire delle
nazioni... Io scongiuro gli uomini consapevoli della dignità insopprimibile
di questi uomini non ancor nati, a prendere una posizione degna dell'uomo,
perché questo oscuro periodo, che minaccia di avvolgere di tenebre la coscienza
umana, possa essere finalmente superato » (Giovanni Paolo Il, 23, XII, 1979).
«
Non c'è disposizione umana che possa legittimare un'azione intrinsecamente
iniqua, né tanto meno obbligare chicchessia a consentirvi. La legge infatti
ripete il suo valore vincolante dalla funzione che essa - in fedeltà alla legge
divina - svolge a servizio del bene comune; e questo, a sua volta, è tale nella
misura in cui promuove il benessere della persona. Di fronte pertanto ad una
legge che si ponga in diretto contrasto col bene della persona, che rinneghi
anzi la persona in se stessa, sopprimendone il diritto a vivere, il cristiano,
memore delle parole dell'Apostolo Pietro al cospetto del Sinedrio: - Bisogna
obbedire a Dio piuttosto che agli uomini! - non può che opporre il suo civile
ma fermo rifiuto! » (Giovanni Paolo II, 26, 1, '80).
Quante
lacrime di commozione per i milioni di bambini, che ogni anno muoiono di fame.
e per il sangue che i terroristi spargono sulle nostre strade, e non si piange
su tanti milioni d'innocenti che quasi ogni giorno si uccidono, e legalmente,
nel seno materno!
Vedere
che un Tizio, senz'accorgersene, è minacciato da un pericolo gravissimo e
imminente, e non avvertirlo, è cosa affatto disumana. Ora, la stessa qualifica
meriterebbero coloro che sono attorno a un infermo colpito da malattia
mortale, a rapido decorso, e volutamente si astengono dal rivelarglielo, anzi
fanno di tutto, mediante la sciagurata "bugia pietosa", per
illuderlo. "Per non impressionarlo", dicono. E intanto non temono
d'impressionarlo convocando attorno a lui altri medici, oltre l'ordinario, e
specialisti per tenere consulti urgenti, seguiti forse da immediati interventi.
In
una circostanza così tremendamente seria, quando il tempo sta per sciogliersi
nell'eternità, non si pensa al torto che s'infligge a un tale ammalato. Si
dimentica che egli è soggetto di diritto, e se si affida ad esperti per
conoscere la diagnosi esatta del suo male, ha un diritto inalienabile di
sapere, nel modo più conveniente, si capisce, il suo vero stato di salute. La
formula sistematica della simulazione e dell'inganno viola interessi maggiori
dell'infermo, mette in pericolo beni radicali, definitivi ed eterni del
paziente. Egli può aver assoluto bisogno di mettersi in regola con Dio, di
regolare situazioni che implicano ingiustizie e peccati.
E'
dovere quindi dei parenti, dei sanitari, del sacerdote, a cui si può affidare
l'incarico, di dirgli con graduale delicatezza la verità, profittando del tempo
ancora disponibile, ma prima che non sia troppo tardi. Se tale rivelazione può
esser dolorosa, ha pure in sé un contenuto di ricchezze incalcolabili per chi
muore e per chi resta: per quello la serenità di un preparato incontro con Dio,
per questi la pace della coscienza. Farsi cooperatori di una condanna eterna
non è certo pietà e benevolenza, ma crudele tradimento! E dicasi lo stesso di
quelli che impediscono a un malato, per lasciarlo tranquillo... gli ultimi sacramenti.
RICORDA:
"Se c'è un momento in cui l'uomo ha bisogno di conoscere quel che succede,
per quanto amaro sia, è proprio quello che precede la morte. Potrebbe avere
qualcosa di decisivo da dire e da fare per sé o per gli altri che, una volta
spirato, non potrebbe più né dire ne fare. E forse, da quel qualcosa di
decisivo potrebbe acquistare un significato un'intera esistenza apparentemente
insignificante" (G. K. Chesterton, La sfera e la Croce).
"Pensate
a Dio con benevolenza, con rettitudine, abbiate buona opinione di Lui... Non
dovete credere che egli perdoni difficilmente... La prima cosa necessaria per
amare il Signore è di crederlo degno di amore... Quanti, in fondo al cuore,
pensano che ci si possa intendere facilmente con Dio? ..
"Molti
lo pensano inaccessibile, permaloso, facilmente disgustato ed offeso. Eppure
questo timore gli dà grande pena... Vorrebbe forse nostro padre vederci
vergognosi e tremanti alla sua presenza? Tanto meno il Padre celeste... Una
madre non fu mai così cieca ai difetti della sua creatura come il Signore lo è
davanti ai nostri mancamenti...
"Dio
è infinitamente più pronto a compatire e ad aiutare, che a punire e a
biasimare... Non potete peccare per eccesso di confidenza in Dio: non temete
quindi di abbandonarvi con troppa totalità al suo amore... Se ve lo immaginate
difficile e inavvicinabile, se avrete paura di Lui, non lo amerete...
"I
peccati passati, una volta detestati non costituiscono più nessun ostacolo
tra noi e Dio... E' assolutamente falso pensare che Egli conservi rancore per
il passato... Egli perdona tutto e non importa quanto abbiate tardato prima di
venire al suo servizio... In un momento Dio vi aiuterà a rimediare a tutto un
passato…". (Dai pensieri di P.D. Considine)
"A
che servirebbe, fratelli miei, se uno dicesse di avere la fede, ma non ne avesse
le opere? Potrebbe forse una tale fede salvarlo? Se un fratello o una sorella si
trovassero nudi e mancanti del cibo quotidiano, e uno di voi dicesse loro:
`Andate in pace, riscaldatevi e saziatevi', ma non desse loro il necessario per
il corpo, a che servirebbe`? Così pure la fede, se non ha le opere, è per se
stessa morta... Voi vedete, dunque, come l'uomo è giustificato per le opere e
non per la fede soltanto... Come il corpo senza spirito è morto, così pure la
fede senza opere è morta"
(San
Giacomo, 2,14-26).