PAROLE SUL SACERDOZIO

Dagli scritti della Venerabile LUISA MARGHERITA CLARET DE LA TOUCHE

Leggi un pensiero al giorno, sarà un sorso di gioia per la tua vita sacerdotale.

L'Anno sacerdotale inizia e termina nella solennità del Sacro Cuore di Gesù.

Il Papa ha chiaramente indicato il cammino.

Venerabile Madre Luisa Margherita Claret de la Touche (1868- 1915)

Donna consacrata a Dio, testimone del suo Amore Misericordioso.

 

1 - "Il sacerdote è molto più che un mio servo. La partecipazione al mio sacer­dozio gli conferisce una specie di uguaglianza con me. Diventa così il fi­glio prediletto del Padre e l'oggetto delle sue compiacenze".

 

2 - II sacerdote è stato fatto dispensatore dei misteri di Dio e dei tesori del suo amore. Tutto gli è stato messo in mano affinché lo distribuisca alle anime. Egli ha dunque in sé il deposito dei misteri della Verità Increata e dei tesori del­l'Amore Infinito. Quant'è grande il sa­cerdote! Quanto è degno di rispetto e di onore! Ma se è dispensatore, bisogna che dispensi. Bisogna che ogni anima riceva da lui tutto ciò che è necessario alla sua intelligenza e al suo cuore. Talvolta Dio dona direttamente delle grazie alle anime, così come il ricco dona egli stesso qual­che elemosina ai poveri che incontra; ma Egli vuole che la maggior parte delle sue grazie vadano alle anime per le mani del sacerdote, così come il ricco che fa di­stribuire le sue grandi liberalità attraverso il dispensatore che egli ha scelto.

 

3  -... Gesù, il Verbo eterno del Padre, oltre al corpo di carne, di cui si rivestì per meglio unirsi alla nostra natura, ha un corpo mistico che si formò con amore e di cui è il capo. E questo corpo, come ogni altro corpo vivente, ha membra e cuore.

La Chiesa è il corpo mistico di Gesù, i fedeli sono le sue membra, il sacerdo­zio è il suo cuore. Sì, il sacerdozio è il cuore di questo corpo vivente di cui Gesù è il capo.

Un corpo muore se la testa o il cuore vengono colpiti a morte; perché è dalla testa e dal cuore che la vita si irradia nel corpo intero; ma esso può veder cadere molte sue membra, senza che per questo la vita si inaridisca. Così la Chiesa può talvolta veder perire qualcuna delle sue membra - e con quanto dolore! – ma senza che la sua vita venga meno, per­ché la sua testa, Cristo Amore, è im­mortale, e il suo Cuore, il suo sacerdozio santo, innestato su Gesù, sacerdote eterno, non può perire. Il sacerdozio, mi­stico cuore di Cristo e vero cuore della Chiesa, è dunque per questo un organo di vita così necessario - anzi, indispensa­bile - quanto è indispensabile il cuore per il corpo umano.

 

4 - II sacerdote non è solo padre delle anime, ma anche madre: deve avere per loro l'amore tenero e delicato delle madri, deve amarle fino al sacrificio. Deve dare alle anime la parte migliore della sua vita; nutrirle, per così dire, della propria sostanza, sostanza del­l'anima, spirituale e purissima; riscal­darle con le fiamme dell'Amore Infinito, difenderle dal male.

 

5 - Gesù insiste sempre sulla maternità del sacerdote. Non so come riprodurre ciò.

Vuole che egli sia veramente madre delle anime, sempre pronto a sacrifi­carsi per loro, dimentico di se stesso. Già da molto tempo me lo fa vedere.

 

6 - Come Maria, il sacerdote, elevato molto in alto per una grazia d'elezione, rimane però una creatura inferiore, sot­tomessa al divino Maestro.

Come Lei, egli è un nulla per sua na­tura, e s'accosta all'intimo della Divi­nità per un privilegio d'amore. Come Lei deve essere più illuminato sulla verità della propria miseria e bas­sezza, e più illuminato dalle divine irra­diazioni dell'Amore Infinito. Come Lei, egli riceve dallo Spirito Santo il potere di dare al mondo il Verbo Incarnato: la madre lo dà nella verità della sua carne visibile, il sacerdote nella verità della sua carne Eucaristica.

 

7 - L' amore di Maria per Cristo è un amore di creatura privilegiata, è un amore di ar­dente riconoscenza e di profonda umiltà, un amore che si abbassa e si sacrifica, che si dona interamente per il bisogno di restituire tutto ciò che gli è possibile a Colui dal quale ha tanto ricevuto. L'amore di Maria è anche un amore di madre, un amore tenero, delicato, premu­roso; un amore che difende e protegge, che si sacrifica anche, ma diversamente; che si dona, non per restituire, ma per do­nare ancora a chi già è stato dato. Altrettanto deve essere l'amore del sa­cerdote per Gesù, suo adorabile Mae­stro. Deve avere un amore di umile riconoscenza; un amore di creatura amata che adora, che ringrazia, che si dona senza calcolare; un amore pieno di squisita delicatezza, un amore geloso che custodisce con vigilanza, che pro­tegge, che circonda di cure, che si sa­crifica fino all'oblio di sé.

 

 

8 - "II sacerdozio è una produzione del mio Cuore. Ho sempre amato i miei sacerdoti, ma lo zelo che molti di essi hanno spiegato in questi ultimi tempi nel dif­fondere la devozione al mio Cuore, ha aumentato ancora di più il mio amore per loro. Di' loro che vengano alla fonte dell'Amore; quando avranno at­tinto abbondantemente in essa, rinnove­ranno il mondo. Io rendo puri, forti quelli che vengono al mio Cuore, li con­fermo nella verità, do loro una potenza nuova sulle anime. Qualche volta li fac­cio pure soffrire, ma è nella sofferenza che si fa l'Opera dell'Amore".

 

9 - Rivestirsi di Cristo è imitarlo, ripro­durre le sue virtù, le sue azioni sante, fino ai suoi gesti divini. Se qualcuno deve essere rivestito di Cristo, questo è soprattutto il prete, che deve darlo al mondo.

 

10 – Il sacerdote apre l'uomo alla verità, gli fa vedere la strada che conduce a Dio; fa scoprire alla sua anima gli orizzonti luminosi della fede. La sua missione è di dissipare l'oscurità e far splendere di fronte a tutti la verità di Dio che è, insieme all'amore, la vita dell'uomo.

 

11 - Nell'uomo rimangono le tracce indele­bili del peccato. Una specie di cedi­mento si fa sentire continuamente nella sua intelligenza come nel suo corpo e, malgrado la grazia che lo solleva e l'Amore Infinito che lo attira a sé, non smette di peccare. Sempre di nuovo im­brattato ha bisogno di essere sempre di nuovo purificato.

Il sacerdote, depositario del sangue di Gesù, lo versa sulle ferite del peccato; attinge nel tesoro infinito dei meriti di Gesù, e offre all'anima purificata nuove energie e aiuti nuovi.

 

12 - L'uomo è infelice. Bandito dal cielo, vive nella fatica e nel dolore; la sofferenza lo stringe da ogni parte. A volte attacca il suo corpo con la malattia; a volte fiacca il suo cuore con delusioni e lutti; a volte tormenta la sua anima con la paura, i rimorsi o il dubbio.

Il sacerdote fa conoscere il premio della sofferenza; fa sperare in un'eternità fe­lice in cambio di un dolore passeggero; apre davanti ai cuori afflitti e abbando­nati le profondità dell'Amore Infinito; solleva chi è abbattuto rivelandogli la mi­sericordia di Dio e, diffondendo intorno a sé la luce e l'amore, consola ogni do­lore e disperde ogni timore.

 

13 - Il sacerdote sacrifica. Prende nelle sue mani consacrate la Vittima divina; la solleva verso in cielo. Dio, a questa vista, si china sulla terra; la misericordia scende; l'Amore Infinito sgorga più ab­bondante dal seno dell'Eterno. Il Crea­tore e la creatura si sono riavvicinati, si sono abbracciati in Cristo: si sono riu­niti nell'amore.

 

14 - Nel suo amore misericordioso Cristo formò il sacerdote, nel quale egli si perpetua, e rivive senza fine la sua vita di amore per gli uomini, suoi fratelli. E attraverso il prete che continua a istruire, purificare, consolare e riavvici­nare a Dio tutte le generazioni che si succedono sulla terra.

 

15 - Nella fase dolorosa che attraversa oggi il mondo, gli uomini sperduti sentono più che mai necessità immense. Chie­dono di essere nutriti di verità, liberati dal male, consolati nelle tristezze, riav­vicinati a Dio, riscaldati dall'amore. Gesù ha provveduto a tutti i bisogni del mondo, lasciandoci la sua eucarestia e il suo sacerdozio.

 

16 - L' Amore Infinito, effondendosi da Dio, aveva creato l'uomo: questo stesso amore, effondendosi dal cuore di Cristo, ha creato il sacerdote; e allo stesso modo in cui l'uomo non trova la sua au­tentica vita e perfezione se non ritor­nando in Dio, così il sacerdote non può vivere in pienezza, e neppure avere la perfezione del suo sacerdozio, se non andando verso il cuore di Cristo.

 

17 - La dolcezza è una calamita potente che attira le anime. È quella rete mi­steriosa che il prete, pescatore di uo­mini, getta su di loro per trarli dagli abissi del peccato e portarli, nella barca della Chiesa, alla vita di Dio. Di­scepolo fedele, amico, compagno di Gesù, il prete che si è modellato su Cristo può continuare nel mondo l'opera di Cristo.

È un'opera d'amore; è l'opera della ri­conciliazione e della pace, della carità che soltanto l'amore, e la bontà che nasce dall'amore, la dolcezza che è il fiore e il profumo della bontà possono continuare e portare a compimento.

 

18 – Il Sacerdote è chiamato a rivivere la mansuetudine di Cristo. È mandato a guadagnare a Dio gli uomini, e nessu­n'arma è più potente della dolcezza e della bontà.

 

19 - Far conoscere Gesù nel suo aspetto più amabile e attraente; far penetrare nel profondo dell'uomo la conoscenza della misericordia, aprire i cuori alla confidenza e all'amore: è il compito del sacerdote. Ma le sue parole non po­tranno nulla, se non sarà lui stesso, di­scepolo di Cristo anche nella compassione per i peccatori.

 

20 - Nella sua famosa visione, il profeta Ezechiele racconta come fu condotto dallo Spirito in una pianura immensa, coperta di ossa disseccate. Ben presto, alla sua parola, lo Spirito vivificatore si mise a soffiare dai quattro punti dell'universo: le ossa si riavvicinarono le une alle altre, i corpi si riformarono e, vivificati, tutti si levarono formando una grande armata.

Guardando il corpo sacerdotale, il mondo frivolo e dissoluto pensa che questo non abbia vita in sé, che non sia altro che un mucchio di ossa essiccate. Ma il mondo si sbaglia, il corpo sacer­dotale è un corpo pieno di vita. Lo Spi­rito d'amore ha soffiato, una linfa più abbondante si è diffusa in questo corpo ed esso è pronto a levarsi come una grande armata: armata pacifica, che porta ovunque non la guerra ma la pace, che accende dappertutto non il fuoco che uccide e devasta, ma il fuoco vivifi­cante dell'amore.

 

21 - Dopo aver ripetuto più volte che i suoi sacerdoti non sono del mondo indi­cando anche, con questa insistenza, che essi devono vivere nel mondo, non de­vono però assumerne lo spirito, né con­ formarsi alle sue abitudini, Gesù con­clude con umiltà e tenerezza: "E io mi santifico per loro, affinché anche loro siano santificati nella verità".

 

22 - Le ore sono trascorse rapidamente in colloquio intimo, nel quale Cristo si è mostrato colmo d'affetto per i suoi di­scepoli. L'agonia è venuta a ferire il suo cuore... Gesù è avanzato coraggio­samente verso la coorte che si avvici­nava per catturarlo... Giuda gli dà il bacio del tradimento. Gesù potrebbe folgorare con lo sguardo il discepolo infedele, colpirlo di meritati rimproveri o schiacciarlo con un silenzio sprez­zante: non fa nulla di tutto questo. Ha visto, sulla fronte del traditore, il si­gillo del sacerdozio. Lo rispetta an­cora; ama ancora quell'uomo che aveva innalzato e che vede precipitare così in basso: "Amico, cosa sei venuto a fare qui?".

 

23 - Dall'alto del trono della gloria, dal buio nei tabernacoli solitari e troppo abban­donati, Cristo ha visto gli uomini tra­viati da un soffio d'indipendenza, spezzare il giogo benefico della legge e uscire dalla retta via. Ha visto l'idola­tria della materia, il culto della ragione rimpiazzare nell'uomo la fede nell'Es­sere Creatore.

Ha visto lo scetticismo, la negazione di ogni azione soprannaturale agire come solventi su tutte le società umane e, spezzando ogni legame, disgregare e di­struggere la famiglia, la fraternità so­ciale e l'omogeneità delle nazioni.

Ha visto l'egoismo freddo e i suoi cal­coli indegni divorare il cuore dell'uomo, creato per un amore infinito e per gli slanci del dono di sé. Mosso da un'in­tensa pietà per questa umanità riscattata dal suo sangue, si è chinato verso il suoi sacerdoti e ha detto loro: "Venite a me, miei fedeli, miei prediletti; venite ad aiutarmi a riconquistare le anime! Ecco che, nuovamente io vi mando per am­maestrare le nazioni: offrite loro la sal­vezza con la verità delle vostre parole e con la luce del vostro esempio".

 

24 - Come Cristo, il sacerdote è esposto agli scherni, alle ingiurie, alle maledizioni della gente ignorante e grossolana; pre­ghi per chi lo insulta, e la sua preghiera farà scendere grazie insperate di conver­sione. Preghi quando soffre; preghi in agonia. Viva di preghiera, sull'esempio di Cristo. Rimanga, con la preghiera, in colloquio costante con la sorgente di ogni bene. II sacerdote deve donare molto: vada quindi a prendere molto in Dio.

 

25 - I1 sacerdote di Cristo deve offrirsi ai suoi fratelli e al Padre: non è sacerdote per sé: con l'Ordinazione diviene come Gesù e con Gesù il bene di tutti. Diviene la vittima offerta al Padre per i peccati del popolo. Tutto ciò che è suo è di Dio, tutto ciò che è in lui è degli uomini, il suo lavoro, il suo riposo, il suo tempo, le sue forze, la sua stessa vita non sono suoi: tutto è dato, tutto è offerto.

 

26 - È grande la potenza del prete colmo della passione che nasce dall'amore di Cristo. È sacerdote secondo il cuore di Gesù, ardente per la gloria di Dio, inna­morato della salvezza delle anime, au­tentica fiamma d'amore uscita dalla carità di Dio per accendere il mondo.

 

27 - La tentazione è spesso per l'uomo una umiliazione necessaria. Gli fa scoprire la sua debolezza. Anche per il sacerdote la tentazione è necessaria. Potrebbe cre­dere che il suo sacerdozio lo metta al di sopra delle miserie dell'umanità. Po­trebbe inorgoglirsi dei doni che ha rice­vuto da Dio. E poi, "chi non è tentato, che cosa sa?". Il sacerdote che è chia­mato a guidare e istruire le anime, deve aver sperimentato, se non tutte, al­meno una parte delle loro debolezze.

 

28 - Il sacerdote di Cristo sa quello che vale un uomo, sa che vale tutto il sangue di Cristo; e per salvarne uno solo offre senza calcolo tutto il suo tempo e le sue forze.

 

29 - Il sacerdote, figlio docile della Chiesa, vede, nel suo capo, il rappresentante in­fallibile di Cristo. Si appoggia volen­tieri alla cattedra di Pietro. La pienezza del sacerdozio di cui è rivestito il suo Vescovo gli ispira rispetto. Gli ob­bedisce come al successore degli apo­stoli, lo venera e lo ha caro come un padre.

 

30 - Lo spirito del mondo che cerca inces­santemente di rompere i legami della Carità per poter più facilmente distruggere, ha portato a poco a poco ad un grande isolamento; lo spirito di famiglia è in parte scomparso; non è più vivo nel Corpo sacerdotale come lo era nei primi tempi della Chiesa. Ed è ciò che Gesù vuole rianimare. Egli vorrebbe che que­sto spirito di unione esistesse fra tutti i fedeli, ma innanzitutto lo vuol veder re­gnare nel suo sacerdozio.

 

31 - Il cuore di Cristo si è rivelato a noi come un luogo di delizie; ma anche il cuore del sacerdote è oggetto di compiaci­mento di Dio. Anche questo cuore di uomo puro, distaccato dalle brutture della terra, libero dai legami umani, è uno spettacolo di gioia agli occhi di Dio. Senza dubbio, il Padre dei cieli vi discende, quando lo vede in tutto simile a quello del Figlio. La preoccupazione costante del sacerdote deve essere quella di modellarsi sul Cuore di Cri­sto, di imprimere nel suo cuore le stesse virtù, la stessa purezza, la stessa dol­cezza: soprattutto lo stesso amore. È nell'amore che i cuori si assomigliano.

 

32 - La grande missione del prete è rive­lare agli uomini la misericordia di Dio. Tutti hanno, più o meno, peccato. Tutti avvertono, fra la santità infinita di Dio e la propria miseria, un abisso che sembra loro incolmabile e che li spa­venta. In fondo ad ogni uomo, anche quando è avvolto dalle tenebre, rimane una traccia di verità che gli fa vedere Dio infinitamente santo e sovranamente puro. Per questo, quando si vede colpe­vole, cerca di allontanarsi da Dio, si sforza di dimenticarlo e, non potendo annullare realmente questo Dio che lo condannerà, cerca almeno di cancellarlo dai propri ricordi e di distruggerlo nella sua mente. Allora, continua ad andare sempre più lontano sulla strada del male e precipita negli abissi. Ma quando gli si fa vedere l'amore misericordioso di Dio, per poco che abbia di sincerità, il timore scompare, il pentimento nasce, e la grazia della riconciliazione porta a compimento l'opera che la misericordia aveva iniziato. Far conoscere Gesù nel suo aspetto più amabile e attraente; far penetrare nel profondo dell'uomo la co­noscenza della misericordia, aprire i cuori alla confidenza e all'amore: è il compito del sacerdote.

 

33 - Gesù vive nel sacerdote, tutto intero, Dio e Uomo, nel suo splendore e nella sua potenza, nella gloria e nella sa­pienza di Dio, con la dolcezza e la tene­rezza di un fratello, l'amabilità di un amico. Tutto Cristo vive nel sacer­dote. Sono uno; l'intelligenza di Cristo si unisce a quella del sacerdote e la illu­mina: il cuore di Cristo batte all'unisono con quello del sacerdote e lo accende di amore per gli uomini; il corpo di Cristo si unisce a quello del sacerdote e vi im­prime la grazia della castità. È un grande amore che lega questi due esseri.

Scambio di pensieri e sentimenti, unione di volontà, conformità di vita, armonia di cuori, intimità dell'anima.

 

34 - L'amore verso Dio deve dominare la vita del sacerdote. L' amore per il Padre dei cieli che ha fatto di lui una creatura benedetta fra tutte, che l'ha segnato da tutta l'eternità per farlo partecipare al­l'unzione del suo Cristo; l'amore so­prattutto a Cristo, che l'ha colmato dei suoi doni più splendidi, che lo ha solle­vato alle dignità più grandi, che l'ha reso un altro se stesso; l'amore a Cri­sto, un amore profondo, intimo, vivo, deve essere il motore delle azioni, dei pensieri, della vita del sacerdote. Se co­nosce bene Gesù, se gli rimane unito nell'amore, agirà come lui, avrà in sé la Vita.

 

35 - Per l'uomo, la madre è un dono di Dio. Trova in lei, nel suo amore così discreto e fedele, tutto ciò che il cuore può desi­derare; il suo appoggio, la sua dolcezza, la sua salvezza.

Se il sacerdote deve amare sua madre, se la ama sempre, ancora più deve amare la Madre incomparabile, la madre di Cristo, Maria. Quello che Maria era per Gesù, lo è anche per il sacerdote. È madre amorevole, soccor­revole, fedele. Lo circonda con le sue cure, lo guarda con amore, lo istruisce, lo difende, lo benedice... L'amore di Maria è un raggio di sole e la rugiada che fanno sbocciare in lui il fiore della castità.

 

36 - È bella la Chiesa, con la sua giovi­nezza sempre nuova che sfida lo scor­rere dei secoli. È ricca dei tesori di Dio. Figlia di Dio, imbevuta del san­gue del Figlio, è nobile e grande. Il sa­cerdote deve amarla con amore che non mette confini; deve conservarla gelosamente nella sua integrità, deve difenderla con ardore dai nemici che sempre la attaccano. Per renderla li­bera, felice; per vederla risplendere dal centro della sua splendida unità su tutti gli uomini, il sacerdote deve amare questa sposa come l'ha amata Gesù: nelle fatiche, nelle persecuzioni, fino alla follia del sacrificio e della croce.

 

37 - L' amore per gli uomini regna nel cuore del prete come in quello di Cristo, per­ché questi due cuori, uniti nello stesso amore, sono una cosa sola. Prima di tutto il sacerdote ama gli uomini per­ché Cristo li ha amati. Vuole sacrifi­carsi per loro, perché Cristo si è offerto in sacrificio per la loro salvezza.

Il bisogno che ha di imitare in tutto il Si­gnore, lo porta con un'attrazione irresi­stibile verso gli uomini, amati a tal punto da Gesù. Dio ha tanto amato gli uomini che ha donato loro il suo Figlio unico; il Verbo ha tanto amato che si è incarnato e immolato per loro; e final­mente Dio ha creato il sacerdozio per gli uomini perché vi siano sempre con loro altri Gesù per istruirli, consolarli, assol­verli, amarli.

Gli uomini sono la ragione delle grazie e dei privilegi che sono concessi al sa­cerdote. Sono la causa della sua gran­dezza. Ecco perché il sacerdote deve amarli.

 

38 - Andate, sacerdoti di Cristo, alle sorgenti del Salvatore. Andate ad accostare le vo­stre labbra a quella piaga di amore da cui sgorga il sangue dei vostri calici. Andate a questo fuoco dell'Amore Infinito: in­fiammate il vostro cuore, riempitevi di amore e spargetelo sul mondo. Cristo ha .          portato il fuoco sulla terra, vuole che ac­cenda e bruci, ed è compito vostro, sa­cerdoti del Signore, attizzare queste fiamme e accendere il mondo di amore.

 

39 - Le prime parole di Gesù alla Madda­lena, dopo essersi fatto riconoscere, sono per i suoi sacerdoti: "Va a dire ai miei fratelli che io risalgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e vostro Dio". 1 miei fratelli. Non dice: va a dire ai miei discepoli, o ai miei apostoli. Queste parole sono troppo fredde per soddisfare il suo amore. "Andate a dire ai miei fratelli", ripete alle donne venute al sepolcro. 1 tradimenti, le ingratitudini, le viltà della vigilia, tutto è dimenticato. Questo amore supera le possibilità di es­sere capito.

 

40 - Con quella autorità sovrana che gli ap­partiene; con quella maestà che è anche dolcezza, Cristo parla: "Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate e insegnate a tutte le nazioni, battezzan­dole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte e ciascuna le cose che vi ho confidato. Io vi associo alla mia po­tenza. Tutto ciò che ho fatto lo farete anche voi. Andate, non più come uomini deboli e impotenti, ma come Cristi, inviati da Dio. Siate sacerdoti, ministri del Dio vivente.

Tutti quelli che crederanno alla vostra parola, saranno salvati...". E termina con queste grandi parole: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla consuma­zione dei secoli".

 

41 - Dio vuole essere conosciuto, ma soprat­tutto amato; vuole l'obbedienza delle sue creature, ed è al sacerdote che Egli ha affidato la missione di diffondere nel mondo il fuoco del suo amore santifi­cante. Più di ogni altra creatura, il sa­cerdote deve dunque lasciarsi impregnare dall'Amore Infinito, e dove meglio potrebbe conoscerlo e gu­starlo se non nel focolare vivente che è il Cuore di Cristo?

 

42 - Attraverso il Cuore di Gesù, il sacerdote entrerà nel pieno possesso del mistero dell'Amore Infinito. Non deve accon­tentarsi della devozione al Sacro Cuore, Gesù vuole ben altra cosa. Il sacerdote deve entrare, attraverso questo cuore santo, nella conoscenza intima di Gesù Cristo, È come una porta, attra­verso la quale deve passare per pene­trare nell'intimo di Cristo, ed essendosi completamente impregnato di lui, dive­nire come uno specchio lucente in cui l'Amore Infinito possa riflettersi. Quando il sacerdote è veramente un altro Cristo diviene questo specchio lu­cente che riflette i raggi divini del­l'Amore Infinito.

 

43 - "Il mio sacerdote è un altro me stesso, io lo amo, ma bisogna che sia santo. Di­ciannove secoli fa dodici uomini hanno cambiato il mondo; ma non erano soltanto uomini, erano sacerdoti. Anche oggi dodici sacerdoti potrebbero cambiare il mondo".

 

44 - Il sacerdote è un essere talmente investito di Cristo da diventare quasi un Dio; ma è anche uomo, e bisogna che lo sia. Biso­gna che senta le debolezze, le lotte, i do­lori, le tentazioni, i timori, le rivolte dell'uomo; deve fare l'esperienza della propria miseria per poter essere mise­ricordioso; ed è anche necessario che sia forte, puro, santo per poter santificare.

 

45 - "Per amare, il mio sacerdote deve avere un cuore grande, tenero, ardente, forte. Quanto deve amare il mio sacerdote! Deve amare me, suo Maestro, fratello, amico, consolatore, come io ho amato lui; e io l'ho amato fino a confondere la mia vita con la sua, fino a rendermi ob­bediente alla sua parola.

Deve amare la mia Sposa, che è la sua Sposa, la Santa Chiesa, e di quale amore! Un amore appassionato e ge­loso, geloso della sua gloria, della sua purezza, della sua unità, della sua fecon­dità. Infine, deve amare le anime come suoi figli".

 

46 - "Il cuore del mio sacerdote deve essere una fiamma ardente che riscalda e che purifica. Se il mio sacerdote conoscesse i tesori di amore che il mio Cuore rac­chiude per lui! Venga al mio Cuore, vi attinga, si riempia d'amore fino a tra­boccarne spandendolo sul mondo! Margherita Maria ha mostrato il mio Cuore al mondo, tu mostralo ai miei sa­cerdoti, attirali tutti al mio Cuore".

 

47 - Il sacerdote, scelto fra gli uomini, sale fino a Dio; è posto fra l'uomo e Dio, mediatore come Cristo e con Cristo. È stato, per così dire, transustanziato in Cristo ed entra in tal modo nei suoi stati divini e nelle sue prerogative. Con Cri­sto è sacerdote, pontefice, mediatore, avvocato, intercessore. È il grande adoratore del Padre. Ed è con Cristo offerta, espiazione e vittima. Da questo partico­lare stato di unione con Cristo, tutti gli atti del sacerdote traggono una partico­lare eccellenza.

 

48 - "Voglio fare ai miei sacerdoti una spe­ciale manifestazione. Ho bisogno di loro per compiere la mia opera! Il mio Cuore è il calice del mio sangue; se vi è qualcuno che ha il diritto e il dovere di berlo, non è forse il mio sacerdote che ogni giorno accosta le sue labbra al ca­lice dell'altare? Venga dunque al mio Cuore e beva".

 

49 - Gesù non vuole che i suoi sacerdoti siano soltanto degli adoratori del suo Cuore; Egli vuole formare una milizia che combatta per il trionfo del suo amore. Quelli che faranno parte di que­sta milizia del Cuore di Cristo, s'impe­gneranno fra l'altro a predicare l'Amore Infinito e la Misericordia, ad essere uniti fra loro per il bene, con un cuor solo ed un'anima sola, senza mai frapporsi vicendevolmente degli osta­coli nelle loro opere.

 

50 - La Chiesa è un grande corpo vivo. Cri­sto ne è il capo; è Lui che nella sua di­vina Sapienza dà l'intelligenza, la direzione. Il suo Amore, l'Amore Infi­nito, ne è il cuore. Tutta la vita viene dal cuore: per questo occorre che nella Chiesa vi sia molto amore.

Il sacerdozio è come il sangue che vivi­fica questo grande corpo; deve andare continuamente al cuore, all'Amore In­finito, per ricevere la vita e portarla poi fino alle estremità; e poi deve anche an­dare costantemente al capo, a Gesù, per comunicare il movimento a tutto il corpo.

Il sacerdozio, come linfa vivificata dal­l'amore deve circolare in tutto il corpo della Chiesa; ma perché possa portarvi salute e vita, deve essere come il sangue: puro, caldo, vermiglio. Solo risa­lendo senza sosta al Cuore, all'Amore Infinito, potrà mantenere o riprendere le qualità che gli sono necessarie.

 

51 - "Ho trovato il mezzo per far penetrare l'Amore nel mondo e così purificarlo e riscaldarlo. Andrò da coloro che ho co­stituito per renderli partecipi del mio eterno sacerdozio e che hanno il com­pito di continuarlo sulla terra; andrò dai miei sacerdoti. Le loro anime sono più pure; sono più libere dalle sollecitu­dini della terra. Li attirerò sul mio cuore, li riempirò di amore e, per mezzo loro, l'Amore Infinito si effonderà nelle anime".

 

52-I1 Cuore di Gesù è un cuore divino e umano ed è degno perciò di un culto di adorazione. Ma non è tutto. Il Cuore di Gesù, trafitto sulla croce dal ferro della lancia, è la porta per la quale pos­siamo accedere alla conoscenza dell'Amore Infinito. È per il Cuore di Gesù, studiato e ben assimilato che pos­siamo comprendere quell'Amore eterno ed infinito che è Dio stesso e che è così misconosciuto dall'umanità.

 

53 - Nel Cuore di Cristo ci sono ancora parti inesplorate, destinate ai suoi sa­cerdoti, un campo a loro riservato. Sono dimore di amore, dove soltanto essi entreranno e dove troveranno tutto ciò che hanno bisogno per essere fedeli rappresentanti di Cristo, Molti sono en­trati enza saperlo in queste divine di­more, e sono stati i veri continuatori della missione di Cristo. Ma quando se ne conoscerà la via, molti di più vi en­treranno, e sarà la salvezza per molte anime.

 

54 - Sembra che non sia tanto la croce che Gesù voglia dare ai suoi sacerdoti, quanto piuttosto il suo Cuore. Vuole mostrarlo loro, vuole donarglielo perché dice: "quando conosceranno meglio il mio amore, quando mi ameranno di più, accetteranno e porteranno più fa­cilmente la mia croce".

 

55 - "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua". È l'appello di Gesù al suo sacerdote. La vita di questo eletto dovrà essere santa, pura, elevata al di sopra del fango della terra; è per questo che il Maestro non costringe al­cuno ad abbracciarla. Egli invita: "Se qualcuno vuole". Deve essere una vo­lontà libera, illuminata, coraggiosa, che risponda "Voglio". Quando avrà detto il suo "Si", quando con volontà libera si sarà gettato nelle braccia del sacerdozio, non dovrà più indietreggiare ne cedere. Facendo affidamento sulla potenza di Dio, sostenuto dalla grazia che gli viene dalle piaghe di Cristo, dovrà cammi­nare con Gesù senza volgere indietro lo sguardo.

 

56 - Seguire Gesù vuol dire andare verso la gloria, ma vuol dire anche passare at­traverso la sofferenza. Il sacerdote lo sa; sa che camminando sulle orme del suo Maestro, incontrerà talvolta l'umilia­zione, molto spesso il dolore, sempre la dedizione, il totale sacrificio di sé.

 

57 - Dio è di Cristo, Cristo è del sacerdote, e il sacerdote è degli uomini. "Dio è di Cri­sto": Cristo è Dio stesso, unione sacra, abbraccio ineffabile che si opera in Gesù fra le sue due nature, la divina e l'umana. "Cristo è del sacerdote". Cristo si è vo­lontariamente dato a lui. Per mezzo del­l'Eucarestia, nel Santo Sacrificio Egli diventa il divino possesso del sacerdote, ed egli ne può disporre come di un bene proprio, si nutre della sua carne, e non è solo lui che vive di Gesù, ma ne fa vivere gli altri; Cristo è del sacerdote e il sa­cerdote è di Cristo: bisogna quindi che ci sia reciprocità. Il sacerdote è degli uomini. Egli è il loro possesso come lui è il possesso di Cristo. È loro, dunque non si appartiene più, non può più vivere per sé. Deve essere tutto donato, tutto consacrato agli uomini.

 

58 - Nella Chiesa primitiva i sacerdoti si riu­nivano intorno al loro vescovo, vive­vano per quanto era a loro possibile, nella sua stessa casa formando con lui una sola famiglia di cui egli era il padre. Lo spirito del mondo che cerca inces­santemente di rompere i legami della Carità per poter più facilmente distrug­gere, ha portato a poco a poco ad un grande isolamento; lo spirito di famiglia è in parte scomparso. Ed è ciò che Gesù vuole rianimare. Egli vorrebbe che que­sto spirito di unione esistesse fra tutti i fedeli, ma innanzitutto lo vuol vedere regnare nel suo sacerdozio.

 

59 – Il sacerdote, per il suo carattere sacer­dotale, è elevato ad uno stato particolar­mente perfetto, e deve perciò avere in sé stesso tutto ciò che di buono si trova nelle altre creature. Così deve avere tutti gli ardimenti e le energie dell'uomo, tutto il suo vigore di azione, la potenza intellettuale, la forza d'animo, la virilità morale, ed insieme tutta la dolcezza, te­nerezza, delicatezza della donna, la sua dedizione senza calcoli, la sua sensibi­lità di cuore, la sua bontà conquista­trice, le sue caste riservatezze.

 

60 - Se i sacerdoti rimarranno strettamente uniti a Gesù, l'eterno sacerdote, imi­tandolo e amandolo, diventeranno al­trettanti Gesù. Allora potranno essere, come Lui, risurrezione e vita.

 

61- Il sacerdozio dispone di mezzi nume­rosi: la parola, la predicazione, l'insegnamento; ha gli scritti, dispone di un ministero attivo; ha la preghiera assi­dua e fervente che è il mezzo più po­tente per operare il bene; ha l'esempio. Ma se i mezzi sono tanti, tantissime ma non insormontabili sono le difficoltà che ostacolano la sua divina missione. Con la Grazia e la volontà tutte si pos­sono vincere.

 

62 - Una delle più grandi difficoltà che in­contra il prete è senza dubbio quella di_ avvicinare le persone. Moltissime volte esse sfuggono e si sottraggono alla sua ricerca; sembra quasi che abbiano paura della sua azione santificante. Oggi, il mezzo più valido, più efficace perché il sacerdote possa svolgere la sua mis­sione è la carità e il dono di sé, soltanto così potrà avvicinarle.

 

63 - Il movimento che in Dio attira a sé la sua creatura amata è un movimento di amore e misericordia. Inizia con l'ab­bracciare il suo sacerdozio per strin­gerlo sul suo cuore e intriderlo d'amore, poi - attraverso i suoi sacerdoti - ab­braccia tutti gli uomini.

I sacerdoti devono quindi penetrare in una conoscenza approfondita e tutta rin­novata dell'Amore Infinito.

Il mondo non può ricevere direttamente questa rivelazione di amore, e nemmeno far propri i suoi frutti di grazia e di sal­vezza.

È il sacerdote che, più vicino a Dio e già consacrato a lui, riceve questa manife­stazione dell'amore e la comunica al mondo.

 

64 - La divina carità si esprime in molteplici forme; ma ve n'è una soprattutto alla quale il mondo pagano non ha potuto resistere, davanti alla quale tutti gli an­tichi idoli sono crollati.

Debole in apparenza, da venti secoli la vediamo penetrare ovunque, trasformare la società, purificarla, elevarla e illuminarla. Questa forma, divina e in­sieme umana, ha un nome: Gesù, il Cri­sto, Dio fatto carne.

È questa ammirabile e adorabile figura che il sacerdozio deve mostrare al mondo: essa sarà nuovamente la sua luce e la sua salvezza.

 

65 - L'unzione sacerdotale ha fatto passare l'anima del sacerdote dalle tenebre della vita naturale agli splendori della vita so­prannaturale. L'ha introdotta nel mistero dell'eterno amore. E in questo Amore deve rimanere.

È l'insistente raccomandazione del di­vino Maestro ai suoi discepoli: "rima­nete nel mio amore". Non dice: "perseverate" nel mio amore ma: "ri­manete", fermatevi nell'Amore! La­sciate passare il resto, rimanete là, in quel tempio nel quale siete stati intro­dotti per i miei meriti e la mia miseri­cordia.

 

66 - Dio ha per i suoi sacerdoti un amore im­menso, infinito, e vuole farglielo capire. Quando lo avranno davvero com­preso, allora giungeranno alla santità e diverranno capaci di compiere le opere di salvezza che ha compiuto Gesù. È molto importante che essi com­prendano l'amore che Dio ha per loro.

O Cristo Amore! Con il tuo Cuore vivifica il cuore dei tuoi sacerdoti, con il tuo amore rendi ardente il loro amore! Che essi vivano interamente di te; la loro carne viva della tua Carne purissima, la loro intelligenza della tua intelligenza, il loro cuore del tuo ardente e dolcissimo Cuore!

Gesù, il mondo ha tanto bisogno d'amore! Ha tanto bisogno di luce! Dagli la luce; per mezzo dei tuoi sacerdoti dagli l'amore, vivi in essi sempre di più! Comunica ai tuoi sa­cerdoti il tuo sacerdozio, parla, agisci, pensa, ama in essi e per essi!

 

Preghiera a Gesù Pontefice eterno

O Gesù, Pontefice eterno, divino Sacri­ficatore, tu che in uno slancio incompara­bile d'amore per gli uomini tuoi fratelli, hai fatto sgorgare dal tuo Sacro Cuore il sa­cerdozio cristiano, degnati di continuare a versare nei tuoi sacerdoti le onde vivificanti dell'Amore Infinito.

Vivi in essi, trasformali in te, rendili per mezzo delle tue grazie gli strumenti delle tue misericordie; opera in essi e per essi, e fa' che, dopo di essersi rivestiti di te, per mezzo della fedele imitazione delle tue ado­rabili virtù, essi facciano in tuo nome e per la forza del tuo Spirito, le opere che hai compiuto tu stesso per la salvezza del mondo.

O divino Redentore delle anime, vedi quanto grande è la moltitudine di quelli che dormono ancora nelle tenebre dell'errore; conta il numero di quelle pecorelle infedeli

che camminano sull'orlo del precipizio; considera la folla dei poveri, degli affamati, degli ignoranti e dei deboli che gemono nel­l'abbandono.

Ritorna a noi per mezzo dei tuoi sacer­doti; vivi, o buon Gesù, in essi, opera per essi, e passa di nuovo in mezzo al mondo insegnando, perdonando, consolando, sa­crificando, riannodando i sacri vincoli del­l'amore fra il cuore di Dio e il cuore dell'uomo. Amen

 

Questi pensieri sono tratti dalle opere:

- Il Sacro Cuore e il Sacerdozio.

- Diario Intimo.

- Il Libro dell'Amore Infinito. BETANIA DEL SACRO CUORE

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