PAROLE DI CIELO

D. G. TOMASELLI

INTRODUZIONE

Il libro « Storia di un'anima », tanto gra­zioso ed attraente, eccita all'amore di Dio e presenta la vita spirituale come il più gran­de ideale; insegna piccoli mezzi, ma assai efficaci, per giungere ad un alto grado di perfezione e dimostra come sia possibile, anzi facile, il battere la « piccola via », che comunemente è chiamata « La via dell'in­fanzia spirituale ».

Santa Teresa del Bambino Gesù con la sua Autobiografia ha dato un largo contri­buto all'ascetica moderna. Molte sono oggi le anime, anzi immense le schiere, che si sforzano d'imitare la Santa delle Rose e sen­za tanti atti di eroismo, senza scervellarsi su grossi volumi di mistica, serenamente e con semplicità vivono la vera vita dello spirito. Si presenta un colloquio ideale, tra Santa Teresa ed un'anima desiderosa d'imitarla. Gl'insegnamenti sono presi per intiero da « Storia di un'anima » e dagli altri scritti della Santa. Chi vorrà approfondire questo scritto, troverà la pace del cuore e potrà di­re: Anch'io faccio parte della Legione Spi­rituale di Santa Teresina! -

 

INFANZIA SPIRITUALE

ANIMA

O piccola e cara Santa, vengo a te per prendere confidenza, poiché sono un poco scoraggiata nella vita spirituale ...

Nonostante il mio sincero desiderio d'i­mitarti, temo con la mia fragilità di non poterti seguire in tutto, nella tua vita d'a­more e di abbandono completo al divino volere. La tua vita riflette tanto eroismo! Tutto ciò che gli autori di te scrissero, sem­bra oltrepassare le mie forze.

Istruiscimi tu e guidami sul tuo vero spi­rito e dimmi se le anime indegne e misere come la mia, possono illudersi di seguirti e d'imitarti, scegliendoti come guida e soste­gno nella via spirituale.

 

S. TERESA

Oh, sí, piccola anima; non ti scoraggiare! Io sono proprio la Santa di tutti, dei deboli e dei peccatori.

Io come loro, sulla terra, mi sono sentita poverissima e miserabile, e quanto ti sem­bra eroico e sublime nella mia vita, non fu opera mia, ma unicamente opera dell'amo­re misericordioso di Dio, al quale mi ero abbandonata completamente.

Il Signore si è compiaciuto di compiere in me cose grandi, per la sua gloria e per la sua bontà infinita, perché voleva fare di me la guida delle anime e la protettrice, e mi adornò dei suoi gioielli divini, come regina.

Le piccole anime, come la tua, possono, nell'oscurità e nell'insuccesso dei loro sfor­zi, uguagliarsi a me nell'amore, purché si abbandonino completamente e senza riserva alcuna al fuoco della Carità Divina. Nell'o­ra della morte, Gesù prenderà tali anime tra le sue braccia e le farà entrare trionfan­ti in Cielo, ove non regnano che i pargoli e quelli che somigliano ad essi.

Se tu, dunque, non riesci a raggiungere quei gradi di perfezione, a cui io fui portata da una grazia speciale, che entrava nei di­segni divini, non perderti di coraggio e non rinunziare di tendere alla perfezione; que­sta non consiste nella sublimità delle opere, ma nella sincerità dell'amore di Dio e que­st'amore non si può avere con le sole forze umane, perché è una grande grazia che l'Al­tissimo però non rifiuta all'anima confidente, la quale spera nel suo amore.

Per giungere al Paradiso è necessario fa­re la via dolorosa del Calvario, portando la croce come Gesù; in questo viaggio, che du­ra per tutta la vita, s'incontrano spine ed anche sassi, ove si può inciampare e cadere, ma bisogna rialzarsi.

Non temere d'intraprendere questo viag­gio spirituale! Gesù ti aiuterà. - Corri, ti dice, perché io stesso ti porterò! -

Ora ti spiego in che cosa consista l'infan­zia spirituale: « In un'umiliazione volonta­ria che Dio ispira all'anima, umiliazione che Egli opera in essa per trasformarla, mettendola in uno stato di grazia, che rende si­mile ai fanciulli ».

Nella vita spirituale non c'è bisogno del­lo splendore né del successo delle azioni, ma unicamente dell'amore, che si può mettere nelle minime opere giornaliere, sforzandosi di fare sempre piacere a Gesù e di gettargli in ogni occasione i fiori dei piccoli sacrifici.

Dio non pose la perfezione sulla moltitu­dine delle cose che si fanno per piacergli, ma solamente nel modo di compierle, il quale consiste nel fare quel poco che si è tenuti a fare, secondo la propria vocazione, puramente nell'amore, con l'amore e per l'a­more.

Dio non guarda affatto alla materia delle umane azioni, ma al principio da cui parto­no; non lo glorifica ciò che si fa, ma la dispo­sizione che, operando, ha il cuore umano.

 

ANIMA

O Santa delle Rose, Reginetta di Gesù, poiché vuoi farmi da guida, ti prego di spie­garmi dettagliatamente ciò che intendi con le tue parole di luce e di amore! Ho tanto desiderio di amare Gesù e di fargli piacere. 

 

S. TERESA

La tua buona disposizione è il buon ter­reno; Gesù vuol lavorare in te, ma tu non mettere ostacoli!

Ecco il significato delle mie parole!

Devi sforzarti di fare quanto sta in te, secondo i talenti che Dio ti ha dato e lo sta­to di vita in cui ti trovi.

Da' a Gesù ... senza contare ... gene­rosamente! Pratica la virtú in ogni occasio­ne che Dio ti presenta; prova il tuo amore a Gesù con tutte le delicatezze e le tenerez­ze, di cui sei capace; in una parola: stu­diati di fare tutte le opere buone che sono in tuo potere, per amore di Dio.

Devi inoltre riporre la più completa con­fidenza in Gesù; Egli solo santifica le ope­re. Le opere umane, considerate in se stes­se, sono niente agli occhi suoi, senza il suo amore.

I bambini hanno un giocattolo, chiama­to caleidoscopio; in esso guardano con am­mirazione tanti disegni colorati, che variano sempre, ogni volta che lo muovono. Per quanti movimenti si facciano subire al pic­colo strumento, i disegni sono sempre re­golari e bellissimi. Orbene, essi non sono formati che da pezzettini di lana o di carta, di differenti colori. Però nell'interno del tu­bo vi sono tre piccoli specchi.

Ecco un'immagine stupenda di ciò che avviene riguardo alle piccole azioni, finché non si scostano dal focolare dell'amore!

La Santissima Trinità, raffigurata nei tre specchi, proietta su di esse dei raggi tali, che queste azioni formano sempre dei di­segni diversi e meravigliosi.

Sí, o anima cara, finché l'amore di Dio regna nel tuo cuore, finché non ti allontani dal suo centro, tutto va bene, ed il Signore guardandoti come attraverso se, stesso, tro­va le tue pagliuzze e le tue azioni, anche minime, sempre belle agli occhi suoi.

Ma perché questo avvenga, è necessario che non ti allontani dal fuoco luminoso del­

l'amore, altrimenti non si vedranno in te che pezzetti di lana o di carta.

Quando si opera per Gesù, il più piccolo atto d'amore ha maggior merito agli occhi suoi ed è più profittevole alla Chiesa ed al­l'anima stessa, che tutte le altre opere mes­se assieme.

 

ANIMA

Quanto piacere mi dài con i tuoi inse­gnamenti! La tua dottrina è semplice ed in­coraggiante!

 

S. TERESA

Il Signore per sua bontà mi ha fatta sem­plice di cuore e di spirito; ed io ho apprez­zato ogni giorno la sua grazia ed i benefici di questa bella virtù dell'infanzia.

Nella mia dimora terrena, contemplavo rapita la vita della Vergine Santa a Naza­reth e, présala per modello, seguivo una via in cui nulla esce dall'ordinario, in cui la perfezione si esercita anzitutto in piccoli atti di virtú, semplici e ben nascosti.

Io amavo tanto la Vergine Maria! Avrei voluto essere Sacerdote per predicare di Lei e farne risaltare la vita, come il Vangelo la fa intravvedere, perché, nonostante il pri­vilegio dell'Immacolata Concezione e della sua Divina Maternità, la sua vita fu simi­le alla nostra, tutta semplicità, amore e fede.

Ti spiego ancora che la perfezione cor­risponde all'amore che si ha per il bene­placito di Dio: piú la volontà e gli ordini di Dio sono amati, maggiore è la perfezione.

Questo si vede in Gesù, Maria e Giusep­pe; infatti nella loro vita particolare, c'è piú amore che grandezza, piú forma che materia, e non fu scritto mai che queste Persone cosí sante abbiano cercato la san­tità delle cose, ma solo la santità nelle cose.

 

ANIMA

È vero che la vita della Madonna fu sen­za splendore, ma quasi si stenta a credere che sia stata del tutto comune!

 

S. TERESA

Eppure è così! Solleva gli occhi a Lei senza timore e prendila per modello. Quand'ero sulla terra, in un momento di tenero amore per la Vergine, io scrissi:

« Levan lo sguardo i piccoli A Te, o Madre pia, Che sulla facil via Additi e guidi al Ciel! »

Nella vita della Madonna pochi sono i tratti straordinari, almeno in ciò che appa­re esternamente, e la Sacra Scrittura non è questo che fa osservare. Nelle Sacre Carte la vita della Vergine è rappresentata sem­plicissima e comune. Ella fece e soffrì quel­lo che fanno e soffrono le persone del suo stato.

Vuoi conoscere in che consista la vera devozione a Maria? Nell'imitazione del suo spirito, dell'umile sentimento di sé, dell'a­more per l'oscurità. La vera devozione con­siste nell'imitare il suo silenzio, il ritiro, la sua attrattiva per le piccole cose, la fedeltà alla grazia, la semplicità del suo raccoglimento e delle sue preghiere, il cui unico oggetto fu Dio e la sua volontà, Gesù Cristo ed il suo amore.

 

ANIMA

La tua parola, o Santa Teresa, è balsamo per me! Continua ad istruirmi sui mezzi che a te servirono per proseguire nel sentiero sicuro, dove Maria ti condusse!

 

S. TERESA

Ebbene, sappi che questi mezzi non era­no complicati. Io non mi perdevo in minu­ziosi esami; non rientravo troppo in me stessa. Guardavo umilmente i miei difetti e le negligenze e godevo del dispiacere che mi apportava la vista della mia miseria; offrivo subito a Gesù il mio dispiacere, emettevo un atto d'amore, bruciando nel fuoco di­vino le mie imperfezioni. I miei sforzi con­sistevano specialmente nell'amare sempre più.

Coglievo i fiori dei miei piccoli sacrifici e delle mie mortificazioni, a seconda degli avvenimenti preparati dalla Provvidenza. Ero fedele nel cercare il segno della volontà di Dio nelle circostanze che si presentavano. L'ubbidienza mi assegnò una Suora vecchia da accudire; per gli acciacchi, la povera Con­sorella era nervosa ed incontentabile. Dice­vo tra me: Che bella occasione mi dà il Si­gnore di dimostrargli il mio amore! Voglio trattarla come fosse Gesù! - Ed invero, se fosse stato Gesù in persona, non avrei po­tuto fare di piú e meglio!

Ti dico ancora, che quando un'anima si è data perfettamente a Dio, perché Egli ne faccia quello che gli piace nel tempo e nel­l'eternità, innanzi tutto Egli la semplifica nel suo intimo, versandoci un principio di amore infuso e soprannaturale, che diventa il movente semplice ed unico della sua con­dotta. L'anima allora comincia ad amare Id­dio per il solo motivo di amare; lo ama per Lui stesso e non piú per l'utilità propria; attribuisce tutto a quest'amore, anche senza pensarci determinatamente, senza farvi at­tenzione. L'amore diviene il solo ed unico punto di mira di quest'anima.

 

ANIMA

Comprendo il tuo dire. Le tue parole so­no di Cielo. Io resto però assai meravigliata a considerare la tua vita, intrecciata di tan­te mortificazioni volontarie ed anche di pene straordinarie.

Quale coraggio ti sostenne nel soffrire con tanta generosità?

 

S. TERESA

Da quanto ti ho detto, ti sarà facile com­prendere che, se le occasioni nella mia vita si fossero presentate diversamente, o se cer­ti avvenimenti non si fossero verificati, io forse avrei agito altrimenti. Mi regolavo co­sì: Assecondavo l'ispirazione dell'amore di minuto in minuto, con il solo desiderio di piacere a Gesù in tutto quanto mi chiedeva, domandandogli soccorso.

Se tu avessi visto, durante la mia ma­lattia, per esempio, come mi piaceva agi­re con la franchezza e la libertà dei figliuo­li di Dio, cogliendo a volo, volta per volta, e seguendo il soffro della grazia divina, ora un'occasione di soffrire per amore, ora una occasione di godere! Se mi offrivano un buon frutto, talvolta mi sentivo ispirata a privarmene o ad aspettare prima di assag­giarlo, felice di offrire questo sacrificio a Gesù per le anime. Altra volta invece pren­devo il frutto con piacere, con un sentimen­to di riconoscenza verso Dio, che mi pro­curava un sollievo.

Una sera ero arsa dalla sete, poiché la feb­bre era elevata. Come desideravo un po' di acqua! Pensavo alla sete di Gesù sulla Cro­ce e sopportavo l'arsura. Venne a trovarmi una Consorella; sentivo l'istinto di chiedere un po' di acqua o una bevanda rinfrescan­te ... e non chiesi nulla. Gesù vide il mio sacrificio e venne a sollevarmi, ispirando quella buona Consorella. Questa dopo un poco ritornò nella mia cella con un bicchie­re d'acqua fresca. - Ho creduto bene por­tarvi dell'acqua; potreste averne bisogno! - Io ringraziai la Suora, ma piú che tutto Ge­sù, e bevvi quell'acqua.

Oh, la santa libertà dell'amore, che da tutto sa trarre profitto! L'amore basta! - Amate e fate ciò che volete! - esclama Sant'Agostino.

Sí, tutto è bene, allorché non si cerca che la volontà di Dio!

La libertà dei figliuoli di Dio non con­siste nel potere abbandonarsi al bene o al male, ma nel pregare Dio che diriga Lui stesso nella scelta delle azioni, nell'ascolta­re intimamente la voce della grazia, nel se­guirla, nell'abbracciarla con tutto il cuore. Cosí si fa ciò che Dio vuole, ciò che Dio ispira e ci si eleva alla perfezione della li­bertà divina.

 

PREGHIERA

ANIMA

Quantunque io sia indegna di rivolgerti delle domande, oso chiederti: Come pregavi quando eri nel mondo?

 

S. TERESA

Con semplicità! La preghiera è cosa fa­cile e tanto semplice, come il respirare al­l'aria libera; è come condurre, giú sulla ter­ra, la vita di famiglia con Gesù, come si fa in Cielo.

L'importante consiste nell'essere fedeli ai lumi che Dio comunica, quando e come vuo­le; tutto sta a concentrare questa unione con Gesù, in un'effusione intima, perché la preghiera non è altro che un'intima relazione di amicizia, in cui l'anima conversa con Dio e non si stanca di esprimere il suo amo­re a Colui, dal quale sa di essere amata.

E non ti pare preghiera la conversazione amorosa che si svolgeva nell'Eden tra Ada­mo ed Eva ed il Signore?

E piú tardi, a Nazareth, non erano pre­ghiera i dolci e semplici colloqui della San­ta Famiglia?

Furono anche preghiera i colloqui di Ge­sù con la Samaritana e con Nicodemo ... i momenti deliziosi trascorsi in Betania da Gesù e dalle due sorelle, Marta e Maria ... il discorso dopo la Cena ... il misterioso conversare dei due viandanti sulla strada di Emmaus ...

In questi divini trattenimenti, dov'era il metodo?

Ebbene, io così pregavo! Andavo a Gesù con fede, in un colloquio semplice ed amo­roso; oppure mi racchiudevo silenziosamen­te in Lui e miravo la sua bellezza e la bon­tà. Pensavo a Gesù e con gli occhi dello spirito lo guardavo e spesso non gli dicevo nulla ... l'amavo!

Il mio unico metodo era quello di amare. La mia guida preferita era il Vangelo, dove attingevo quanto era necessario all'anima mia. Pensavo tanto spesso a Gesù e medi­tavo!

Quando un giorno la sorella Paolina mi cercava, ancora bambina, per le varie stan­ze e non mi trovava, si accorse infine che stavo presso il mio lettuccio. - Cosa fai, Teresina? - Penso... - io risposi. Invero, ancora piccola io pensavo a Gesù e, senza alcun metodo, serenamente meditavo!

Gesù non chiede all'anima semplice ciò che ha meditato; vuole soltanto che si met­ta davanti a Lui e ci stia come piace a Lui, ora raccolta sensibilmente ed ora distratta involontariamente, ma sempre calma ed u­nita a Dio nel profondo dello spirito.

 

ANIMA

Nella preghiera io soffro delle distrazioni e mi pare che Gesù non sia contento di ciò!

 

S. TERESA

Ti sbagli! Purché esse non siano volonta­rie, Gesù non si dispiace, anzi mira con piú compassione ed amore la tua anima debole.

Anch'io mi distraevo nelle mie quotidia­ne preghiere e, per quanto facessi per stare attenta, la mente vagava spesso.

Gesù mi ispirò come utilizzare le distra­zioni. Se, pregando, mi veniva in mente qualche persona o qualche affare, appena me ne accorgevo, pregavo per quella persona o per il buon esito di quell'affare.

Una mattina ero in Cappella con la Co­munità, per fare la meditazione. Non riu­scivo a concentrarmi. Una Suora, che mi sta­va vicina, si muoveva di continuo, respi­rava fortemente ed agitava la grossa corona. Avrei voluto dirle: Per carità, stia ferma e non agiti la corona! Mi fa distrarre! - In­vece pensai: È meglio offrire a Gesù il tor­mento di questa preghiera! - Sentendo il rumore della corona, immaginavo di udire una musica delicata e non facevo altro che offrire a Gesù il mio sacrificio!

Tu pensi che Gesù non abbia molto gra­dita quella mezz'oretta di strana meditazio­ne? ...

 

ANIMA

Quanta tranquillità e pace mi dà la tua parola! Come mi sembra ora facile andare cosí a Dio, senza cercare tanti mezzi com­plicati! Però mi piacerebbe tanto pregare con fervore, provando delle dolci consola­zioni.

 

S. TERESA

Io non desideravo e non cercavo il fer­vore durante l'orazione, anzi ero contraria ai favori straordinari ed alle estasi. Non mi curavo di sapere per quali gradi della vita mistica io passassi, perché comprendevo che la perfezione non consiste affatto né in que­sti desideri, né in queste ricerche, che spes­so sono fonte d'illusioni.

Mi mettevo nell'umile e semplice attitu­dine di un bimbo nelle braccia del padre.

Dio non giudica gli eletti dalla sublimi­tà, ma dalla fedeltà. Tieni presente che tut­te le estasi non sono paragonabili, nel pen­siero di Dio, alla minima virtú acquistata con la diligenza di un'umile preghiera.

Desiderare di ottenere grande fervore e grazie straordinarie, è un errore da deplo­rare. Così usano le anime imprudenti, ma non quelle spirituali ed intelligenti.

Quanta aridità spirituale io ebbi nella vi­ta religiosa! Una Consorella si permise di chiedermi: Voi, Suor Teresa, chi sa che fervore e che gioie provate nell'atto della Comunione! - Risposi: Il tempo della Co­munione è per me il piú penoso; sento la sonnolenza; il cuore è chiuso; la mente otte­nebrata. È tutto questo ... da due anni in qua ... tutti i giorni! -

In quel periodo di aridità mi sembrava di camminare dentro un tunnel, al buio per­fetto, guidata però per mano da Gesù. Nel cuore avevo la pace, anche quando non pro­vavo gioie spirituali e pensavo: Sono al bu­io, ma cammino! - Ed offrivo a Gesù la privazione delle consolazioni ed il buio spi­rituale, perché desse luce e conforto ai pec­catori.

Prova anche tu a fare lo stesso!

 

ANIMA

L'aridità spirituale è pesante. Non voglio, desiderare i grandi fervori, ma vorrei sen­tire la vicinanza di Dio, avvertire che Dio mi ama ... Cosí pregherei con più amore!

 

S. TERESA

Tu vorresti sentire l'amore; vorresti che il cuore fosse una fiamma che sale verso Gesù, senza il minimo fumo! Ma bada che il fumo che ti circonda non è che per te, appunto per privarti della vista del tuo amo­re. Gesù solo vede la fiamma, che brilla tutta per Lui, perché spesso, se Egli la la­sciasse scorgere un poco, l'amor proprio verrebbe subito come un vento fatale e la spegnerebbe.

San Giovanni della Croce, parlando di ciò afferma: Non bisogna mai compiacersi degli effetti sensibili dell'orazione, né affi­darsi audacemente ad essi; quanto più sono esterni ed ostentano la sensibilità, tanto me­no si può credere che abbiano Dio per au­tore, perché Dio è Spirito. Per l'anima c'è maggior sicurezza e profitto reale nelle gra­zie interne che nelle consolazioni sensibili. Sarebbe veramente stolto chi, privo delle dolcezze e delle consolazioni spirituali, si credesse lontano da Dio e si rallegrasse in­vece pensando di avere ritrovato Dio, al­lorché ritornano le consolazioni.

 

ANIMA

Il tuo dire è penetrante. Io non avrei mai pensato tutto ciò. Spiegami ora perché Dio, qualche volta, permette le consolazioni sen­sibili.

 

S. TERESA

San Giovanni Della Croce ti risponde: In questo caso il profitto sarà sempre mi­nore, che se le stesse manifestazioni fosse­ro più spirituali ed interne. L'anima che le giudica tanto più grandi quanto píú esse commuovono la sua sensibilità, abbandona per seguirle la sua guida sicura: la fede!

Nella preghiera, come nel ringraziamento alla Comunione, che mi applicavo a conti­nuare durante la giornata, mi dilettavo nel farmi piccolissima nelle mani di Gesù ed accettavo l'umiliazione di soccombere spes­so al sonno, perché il buon Dio non volen­do nulla di straordinario da me, non mi diede come ai grandi Santi la grazia di po­ter resistere facilmente a queste debolezze della natura, quando si faceva sentire. Non mi restava che sopportare tutto con amore.

 

ANIMA

Quanto hai sofferto, o S. Teresa! Come doveva esserti penoso quello stato di aridità continua!

 

S. TERESA .

Sí; ma è dolce cosa servire Dio nella not­te e nella prova. Non si ha che questa vita per vivere di fede; ed io desideravo restare nella notte della fede, piú che altri brami­no di vedere e di comprendere. Però sen­tivo che da una Comunione o da una pre­ghiera all'altra, come nel corso della gior­nata, Gesù operava nell'anima mia e m'in­segnava senza strepito di parole, (perché mai l'intesi parlare) l'abnegazione e la con­formità piena ed amorosa al suo volere.

San Francesco di Sales, scrivendo sull'o­razione, disse: Non si dimentichi mai que­sta importante verità: Coloro che tendono alla perfezione e si dedicano all'orazione, devono unicamente pretendere di lavorare per disporsi coraggiosamente a compiere sempre la volontà di Dio. -

 

UMILTA'

ANIMA

Mi convinco sempre più di essere ancora al principio della vita spirituale. Quante mancanze ed imperfezioni commetto! Pen­so che l'infinita bontà di Dio resti offesa. Tu invece, o piccola Santa, eri cosí perfet­ta da formare la delizia di Gesù!

 

S. TERESA

È vero che io procuravo di non incon­trare un sol fiore senza sfogliarlo per Gesù, ma ricordati che ho anche detto: Io sono una piccolissima anima, che non può offrire a Dio che piccolissime cose.

Mi accadeva anche di lasciare sfuggire certi piccoli sacrifici; ma non mi perdevo di coraggio; proponevo di vigilare meglio un'al­tra volta.

Tu devi aspettare che Gesù, il Divino Ascensore dei bimbi, ti sollevi sino a Lui, cioè sino al sommo della scala della perfe­zione; conviene semplicemente che tu alzi il piede per cominciare a salire e convinciti che da sola non sei capace di salire il primo gradino. Tu lavora; fa' la tua parte; Iddio non richiede che la tua buona volontà.

È la buona volontà che conduce al Para­diso. Le anime che tendono alla perfezio­ne, aspirano ad acquisire le virtú; ma ben poche sono quelle che si rassegnano umil­mente a cadere, ad essere deboli, a volersi gloriare delle loro infermità spirituali, ad es­sere contente di vedersi a terra e che gli al­tri ve le sorprendano.

Iddio permette le debolezze spirituali per temprare le anime.

Tu conserva sempre in te, nel segreto del­l'anima, la convinzione della tua debolezza, per non guastare il lavoro graduale che Ge­sù vuol compiere in te.

Se tu ami, quello che è imperfetto in te, sarà ricoperto e celato dal Genio Divino. Operare, è della bontà di Dio; ricevere, è dell'umana natura.

Il nostro dolcissimo Gesù è cosí buono e pieno di accondiscendenza, che nessuna debolezza può allontanarlo da un'anima umi­le e di buona volontà!

L'orgoglio umano non comprende come la promessa di fedeltà fatta a Dio possa es­sere sincera, quando qualche istante dopo si ricade nella colpa; ancor meno compren­de come questa promessa e quelle stesse ri­cadute possano succedersi indefinitamente, sino alla fine della vita, senza però dimi­nuire la tenerezza di Gesù e la sua compas­sione per l'umana debolezza.

O Gesù, come si conosce poco il mistero dell'opera tua nelle anime!

 

ANIMA

Quanta ignoranza religiosa! Quante illu­sioni sul modo di amare Dio! Dammi ancora dei suggerimenti sull'infanzia spirituale!

 

S. TERESA

Soffri tutto in pace e, se occorre, anche il sacrificio di non poter coglierne mai i frutti.

Se Gesù ti vuole debole ed inetta come una bambina, se permette che tutti i fiori delle tue aspirazioni cadano a terra senza produrre nulla, non ti turbare! In un bat­ter d'occhio, al momento della tua morte Gesù saprà ben far spuntare dei bei frutti sull'albero dell'anima tua.

L'anima ricava maggior profitto da questo stato umiliante, che se, favorita dalla gra­zia, compisse con slancio azioni eroiche, le quali potrebbero colmare di segrete soddi­sfazioni e di orgoglio.

Osserva la parabola evangelica degli ope­rai, che il padre di famiglia mandò a lavo­rare nella vigna! A fine della giornata diede indistintamente la mercede agli ultimi come ai primi. Ebbene, se si fanno tanti piccoli sforzi, per amor di Dio, in fine di vita si riceverà la ricompensa.

Basta umiliarsi e sopportare con dolcezza le proprie imperfezioni.

Ripeti spesso: Io non mi stupisco piú di nulla! Non mi affliggo, riconoscendomi la debolezza in persona; anzi, me ne vanto e mi aspetto ogni giorno di scoprire in me nuove imperfezioni.

La perfezione ed i suoi progressi si tro­vano nell'umiltà e nel saper vivere nello sta­to d'umiltà.

Un esempio ti farà comprendere meglio il mio pensiero.

Osserva un bambino di sei anni! È pieno di difetti, non sa fare nulla, guasta facil­mente ciò che tocca, ricade ogni momento nelle stesse mancanze; tuttavia quel bambi­no è candido, vive in pace, si diverte e dor­me tranquillo. Sai perché? Egli ha la sem­plicità dell'anima. Accetta i rimproveri e quando è interrogato se ha commesso un fallo, risponde: Sí, l'ho fatto! - Detto ciò, invece di arrossire e d'indispettirsi, va a giocare e parla di altre cose, come al so­lito...

Ecco il segreto della pace interiore: la semplicità dell'infanzia!

Credimi, metti la tua pace spirituale nel­la semplicità del bambino e sarà inalterabile. Se vorrai parlare nella tua correzione e nei progressi nella perfezione, non avrai mai la

vera pace. Eccone la ragione profonda: piú ci si avvicina a Dio, piú si scopre la propria miseria ed il proprio nulla, poiché piú si è santi e piú si è umili.

La semplicità perfetta rende a Dio quello che gli appartiene e non serba per sé che l'abbiezione.

 

ANIMA

Ma se io accetto le mie imperfezioni, non c'è pericolo di offendere Dio? Non sarebbe meglio dispiacermene ed odiarle?

 

S. TERESA

Se si è umili, se si resta piccoli, senza of­fendere Dio si possono fare delle piccole sciocchezze sino alla morte.

Io, quando ricadevo cosí, vedevo ancor meglio il mio nulla e mi dicevo: Che farei, cosa diventerei, se mi affidassi alle mie forze?

Vedi, o anima, è molto utile comprendere la profondità della propria miseria! Io ri­tengo che un giorno solo di umiliazione e di conoscenza di sé, è una grazîa di Dio piú grande che non parecchi giorni di pre­ghiera.

 

ANIMA

Ho letto nella tua biografia un pensiero consolante: « Certe piccole mancanze non offendono Dio! » E come può essere?

 

S. TERESA

Oh, sí, te lo ripeto con maggior certez­za di quanto io ne scrivessi allora! E tu comprendi come questa sicurezza mi colmò di gioia e mi fece sopportare pazientemen­te l'esilio della vita. Stai sicura, che il Si­gnore vede e comprende la fragilità delle creature.

Ascolta questa spiegazione! Vi sono due specie di mancanze; una si può evitare. L'al­tra è inevitabile e nessuno ne è esente, nem­meno i Santi; consiste in certe mancanze che si commettono per pura fragilità natu­rale, senza l'intera volontà, come: le distra­zioni nella preghiera, i piccoli turbamenti d'anima, certe parole inutili o vane curiosità, il desiderio di comparire, un'avidità nel bere e nel mangiare, e cose simili ... Si devono evitare questi falli, il meglio possi­bile; ma, data la debolezza naturale, è im­possibile sfuggirli completamente.

 

ANIMA

Ciò che mi dici mi conforta. Io però temo di altro. Penso che le mie colpe siano piú considerevoli di tutte queste debolezze di fragilità!

 

S. TERESA

Ebbene, quand'è così, consòlati! Queste cadute reali o queste negligenze più accon­sentite, non sono un ostacolo alla vita d'a­more. L'essenziale è il saperle utilizzare. Ti può sembrare strano, ma San Giovanni Del­la Croce dice: L'amore sa trarre profitto di tutto, del bene o del male che si trova in noi. - E dopo di lui, un pio Teologo ha potuto dire: È certo che, nei disegni di Dio, i falli, nei quali Egli permette che cadia­mo, devono servire alla nostra santificazione e non sta che in noi il trarne vantaggio. Ac­cade però che le nostre mancanze pregiudi­chino meno in se stesse, anziché per il cat­tivo uso che ne facciamo. I piú Santi non sono quelli che hanno meno colpe, ma quel­li che hanno maggior coraggio, maggiore ge­nerosità, maggior amore; sono quelli che fanno i piú energici sforzi su di loro, che non si spaventano di vacillare, di cadere, an­che d'inzaccherarsi un poco, pur di avan­zare! -

Tutto coopera in bene, per quelli che a­mano, anche le colpe, e ... talvolta gra­vissime! ...

Non bisogna scoraggiarsi mai, qualunque colpa si commetta, ma si dica: Quand'an­che cadessi venti, cento volte al giorno, mi rialzerei ogni volta e proseguirei la mia strada! -

Che importa, dopo tutto, che si cada lun­go il cammino? Purché si arrivi alla méta!

 

ANIMA

Come facevi tu, o Santa Teresa, appena cadevi in qualche colpa?

 

S. TERESA

Te l'ho già detto! Mi rallegravo della mia debolezza per l'umiliazione che ne traevo. Rientravo in me stessa e dicevo: Ahimé! Io sono dunque ancora allo stesso punto co­me una volta! - Ma me lo dicevo con cal­ma e senza tristezza. È cosí consolante il sentirsi deboli e piccoli!

Si pensa alle volte di essere qualche co­sa di buono, di risoluto e di solido; ma quando si vede dal risultato che non è cosí, che si è caduti, che ci si è ingannati, natu­ralmente viene l'inquietudine.

Se si conoscesse ciò che si è, invece di essere sorpresi a vedersi a terra, ci si dovreb­be stupire di poter stare in piedi.

Quando commettevo qualche colpa, mi affrettavo a dire: O mio dolcissimo Gesù, so che ho mancato e so che questo senti­mento di tristezza l'ho meritato; ma per­metti, o Signore, che io ti offra il mio di­spiacere come una prova d'amore. Io mi dol­go della mancanza, ma sono contenta di of­frirti questa sofferenza. Ricordati, o Gesù, che sei misericordia infinita e che sei ve­nuto a chiamare non i giusti ma i peccatori!

 

CONFESSIONE

ANIMA

Sento il bisogno di ringraziarti e non so co­me dimostrarti la mia gratitudine! ... Mi pare sia questo il momento di chiederti se sia utile ricorrere anche al Sacramento della Penitenza, pur non avendo peccati gravi da confessare!

 

S. TERESA

In quanto a me, trovavo sempre una vera dolcezza nell'accostarmi a questo Sacramen­to, perché, sebbene sia stato istituito princi­palmente per rimettere i peccati mortali, sentivo un grande vantaggio andando rego­larmente a lavare in questo bagno purifica­tore le minime imperfezioni, anche quelle che non vedevo.

Perciò è tanto utile presentarsi al Santo Tribunale non per scrupolo o timore, ma con sentimenti di umiltà e di amore puro, per gettare semplicemente in massa sotto l'Assoluzione tutte le negligenze e fragilità quotidiane.

Vedi, benché non si sia tenuti a confessare i peccati veniali ed essi possano essere rimessi senza la Confessione, tuttavia è un atto di perfezione il confessarli.

Il Sacramento della Penitenza ha un valo­re grandissimo ed è di eccellente aiuto anche per i giusti. Innanzitutto ha l'effetto di pu­rificarli sempre piú dei loro peccati passati, se ne hanno avuto dei mortali, e poi li aiuta a purgarsi dei peccati veniali ed a premu­nirsi contro di essi, aumentando la grazia.

 

ANIMA

Io mi sono regolata secondo il detto dei Confessori, che cioè basta un atto di contri­zíone per cancellare le colpe veniali e sen­z'altro si può fare la Santa Comunione.

 

S. TERESA

È vero; ma il Sacramento della Penitenza abbellisce e corrobora sempre piú l'anima. Poiché, quando essa si umilia nella Confes­sione della propria miseria, l'Assoluzione è come un nuovo canale dal quale traboccano le ondate di tenerezza infinita dell'Amore Misericordioso, che già l'aveva purificata.

 

ANIMA

Cosa vuoi dire propriamente con le paro­le « gettare in massa, sotto l'Assoluzione, l'insieme delle negligenze e le fragilità quo­tidiane? ».

 

S. TERESA

Intendo dire che non è necessario, se non si tratta che di colpe leggere, fare un esame minuzioso, rientrando esageratamente in sé; ma che si deve piuttosto seguire l'insegna­mento di un santo Sacerdote, che diceva: Se i peccati mortali sono perdonati in par­ticolare, i peccati veniali lo sono in com­plesso nella contrizione generale ed implicita. È come un fascio di cattive erbe che si getta nel fuoco per consumarle. E’ cosa buona e preferibile accusare solo alcuni pec­cati veniali con una contrizione generale, che comprenda tutti gli altri, anziché fare una lunga e diligente accusa, la cui preparazione occupi molto tempo e non permetta di ecci­tarsi bene al dolore. Meno minuziosità e piú pentimento!

Ti dico di piú! Un peccato veniale po­trebbe essere ben manifestato al Confesso­re e non restare perdonato per mancanza di dolore; mentre, se la contrizione compren­de tutti i peccati veniali non confessati, non solo per dimenticanza ma coscientemente, restano assolti.

Fu detto che sul campo di battaglia vi sono sconfitte tanto gloriose, quanto le vit­torie; questo è vero anche per le disfatte quotidiane dell'anima, in un combattimento che si riprende tutti i giorni.

Lo attesta la voce del Vangelo (San Mat­teo, XXIV-46): Beato il servo che il padro­ne, a qualunque ora giunga, troverà. . . - Troverà come? ... Vittorioso, trionfante?

No! Troverà vigilante, sveglio, accorto, os­sia sorvegliando quello che non va e rimet­tendovi mano incessantemente. In questo consiste il grande merito davanti a Dio. Ti dico ancora che per conservare il fervore, è importante custodire la purezza d'intenzio­ne, rinnovandola ogni giorno.

 

COMUNIONE

ANIMA

Per riprendere ogni giorno la lotta spiri­tuale, non occorre sentirsi già forti?

 

S. TERESA

Non dimenticarlo! Questa forza non la devi cercare in te, ma in Gesù! Per conce­dertela, Gesù vuol darsi tutto a te, facen­dosi ogni giorno tuo Cibo.

Nella Santa Comunione tu devi stabilire la « fusione » della tua debolezza con la for­za divina. Questa forza ti permetterà o di trionfare nella lotta o di umiliarti nella di­sfatta e di amare sempre. Sí, la Santa Co­munione è per essenza la scuola del vero amore, in cui Gesù, trasformandoti sempre più in Lui, ti farà comprendere i segreti del suo Cuore.

Con quale affettuosa sollecitudine tu do­vresti andare a riceverlo! Poiché Gesù non discende ogni giorno dal Cielo per starsene nella Pisside, ma per trovare un altro Cielo, il Cielo dell'anima tua, in cui Egli vuole de­liziarsi.

Ascolta ciò che disse Gesù a Santa Mar­gherita Alacoque: Figlia mia, il tuo deside­rio di possedermi nella Santa Comunione, è tanto penetrato nel mio Cuore, che se io non avessi istituito questo Sacramento d'a­more, lo farei ora, per divenire il tuo ali­mento, per avere la gioia di abitare nell'ani­ma tua e prendermi un riposo amoroso nel tuo cuore! -

Tu sai che il solo peccato mortale non ancora cancellato impedisce di ricevere il Pane di vita. Salvo questo caso, un'anima retta e di buona volontà, per quanto si sen­ta indegna e miserabile; non deve mai al­lontanarsi dalla Santa Eucaristia, che ha pre­cisamente fra i suoi effetti particolari, quel­lo di rimettere i peccati veniali e di aiutare ad emendarsene.

L'allontanarsi dalla Sacra Mensa sarebbe un far trionfare il demonio, ché desidera privare Gesù d'un tabernacolo che Egli ama. Ricorda ciò che hanno scritto taluni: Quando il demonio è riuscito ad allontanare un'anima dalla Comunione, ha guadagnato tutto e Gesù si rattrista! -

Basterà allora che questa povera anima, fiorellino carezzato da Gesù, le cui radici con l'umiliazione si nutrono di terra, schiuda, o meglio, innalzi la corolla, affinché il Pane degli Angeli, come rugiada divina, venga a corroborarla ed a darle ciò che ancora le manca.

E benché questi effetti d'ordinario non siano sensibili, il Divin Sacramento li pro­duce sempre in un'anima ben disposta.

Ascolta ciò che disse Gesù a Santa Gel­trude: « Sí, è bene prepararsi alla Comu­nione con digiuni, preghiere, veglie ed altri esercizi; io però m'inchino con piú tenera compassione verso quelli che, sprovvisti di questi ornamenti, ricorrono nella Comunione alla mia misericordia, spinti dal vivo senti­mento della loro indigenza e fragilità. La mia accondiscendenza è grande! Ma ci sono c'è il desiderio ardente di ricevere si ottiene in gran misura « la grazia del Sacramento senza il Sacramento »; questo ac­cadeva in me nelle dolorose privazioni della Comunione, durante la malattia.

Oh, non temere dunque piú ed abbi con­fidenza illimitata in Colui che tanto soave­mente ti ama!

Se qualche giorno non ti fosse possibile comunicarti, per ostacoli insormontabili, procura di supplire con molte e fervorose Comunioni spirituali.

Anime che non lo possono credere! La Co­munione compensa tutte le perdite dell'ani­ma, purché sia ricevuta in istato di grazia.

« Quando, trascinato dalla veemenza del mio Cuore amoroso, io entro con la Comu­nione in un'anima che non ha peccato mor­tale, la ricolmo di bene, e tutti gli Abitatori del Cielo, tutti quelli della terra e tutte le anime del Purgatorio risentono nel medesi­mo istante qualche nuovo effetto della mia bontà. Il gusto sensibile è il minimo dei vantaggi che derivano dal Sacramento Euca­ristico; il frutto principale è la grazia invi­sibile ».

 

ANIMA

Adesso comprendo sino a qual punto io debba credere all'Amore Misericordioso! Tuttavia, in certi giorni posso essere privata della Santa Comunione; in quel giorno io soffro, perché sono privata di Gesù.

 

S. TERESA

Hai ragione; ma ti assicuro che, quando c'è. il desiderio ardente di ricevere Gesù, si ottiene in gran misura « la grazia del Sa­cramento senza il Sacramento »; questa ac­cadeva in me nelle dolorose privazioni della Comunione, durante la malattia.

Oh, non temere dunque piú ed abbi con­fidenza illimitata in Colui che tanto soave­mente ti ama!

Se qualche giorno non ti fosse possibile comunicarti, per ostacoli insormontabili, procura di supplire con molte e fervorose Comunioni spirituali.

 

 

FIDUCIA IN DIO

ANIMA

Talvolta sono presa dallo scoraggiamen­to, pensando alle mie infedeltà ed al poco bene fatto. Come mi troverò al Divin Tri­bunale, dopo tante grazie ricevute?

 

S. TERESA

Diceva Gesù a Santa Margherita Alaco­que: Ti mancherà l'aiuto, quando verrà me­no la potenza del mio Cuore! -

Abbi confidenza, anche se, nonostante i tuoi sforzi, ti trovassi all'ultima ora a mani vuote.

Quanto a me, esclamavo: Quand'anche avessi compiuto tutte le opere di San Paolo, mi crederei ancora servo inutile; ma que­sto appunto forma la mia gloria; non aven­do nulla, riceverò tutto dal buon Dio. E quando pensavo a quanto Egli aveva detto: Io porto la mia ricompensa con me, per ren­dere ad ognuno secondo le sue opere! - mi dicevo: Per me Gesù si troverà proprio impacciato, perché di opere non ne ho af­fatto; ebbene, mi ricompenserà secondo le opere sue! ... Realmente Dio non ha de­lusa la mia aspettativa.

Ora prega con me: Considera, o Signore, quello che hai fatto per me e non quello che ho fatto io; perché, se tu osservassi le mie azioni, mi condanneresti; ma se guardi ciò che hai fatto in me e per me, mi coro­nerai! -

La perfezione dell'amore consiste nell'a­vere fiducia anche per il giorno del giudizio. Che dolcezza, nell'ora della morte, il pen­sare che si sarà giudicati da Colui che in ter­ra si è cercato di amare sopra ogni cosa! Con quale confidenza ci si potrà presentare a Gesù; sicuri di sentire dalla sua bocca una sentenza favorevole!'

Il fuoco del Purgatorio purifica le anime ed il fuoco dell'amore divino purifica le ani­me che sono ancora in questa vita.

 

ANIMA

Se pratico bene il tuo consiglio, se cioè distruggo col fuoco del divino amore le mie colpe, posso sperare di non passare per il Purgatorio?

 

S. TERESA

Per coloro che si studiano di conoscere l'Amore Misericordioso e di corrispondere alla grazia divina, Gesù è Cielo e per purifi­carli calcola soltanto quel fuoco di carità, che stende un velo su tutte le colpe.

Sia dunque tua premura emettere conti­nui atti di amore di Dio e di fiducia nella sua misericordia; cosí farai il Purgatorio in terra, amando e meritando, mentre il Pur­gatorio dell'altra vita è senza merito.

Gesù Cristo si è abbandonato volontaria­mente alle disposizioni del Padre suo ed al furore dei Giudei, non solo perché le anime non andassero al fuoco eterno, ma anche per­ché non fossero trattenute nel Purgatorio. Egli ha soddisfatto per tutte le colpe, anche le piú leggere.

Bisogna fare in modo che il fuoco dell'a­more purifichi da ogni colpa, prima della morte, per entrare subito in Cielo senza pas­sare per il Purgatorio; è questo che Dio desidera.

Ora, la disposizione perfetta per contem­plare la visione beatifica di Dio subito dopo l'ultimo respiro, non può essere che l'amo­re intenso di un'anima completamente puri­ficata dall'ardente desiderio di vedere Dio.

 

ANIMA

Dammi qualche spiegazione sulla confi­denza e sulla diffidenza, perché spesso la mia mente ha dei pensieri che mi disturbano.

 

S. TERESA

Abbi confidenza, non in te, ma unicamen­te in Dio e nella sua infinita bontà; la tua fiducia in Gesù dev'essere uguale alla diffi­denza assoluta in te stessa; l'una sia grande come l'altra. Allora potrai dire con tutta ve­rità con Santa Margherita: O Cuore amo­roso, io metto tutta la mia confidenza in Te, perché temo tutto dalla mia debolezza! - Non c'era nessuno più diffidente di me, dei miei propri sentimenti; non mi fidavo mai dei miei pensieri. Ad esempio, mi si di­ceva che forse io avrei avuto paura della morte, mentre dal canto mio la desideravo con ardore. E pensavo: Eppure, potrebbe capitarmi! ... Perché, sarei io più al sicuro di qualunque altro dall'aver paura della mor­te? ... Non dicevo come San Pietro: Io non ti rinnegherò mai! - Oh, no! Si deve sem­pre dire, anche quando ci si sente fortissi­mi: Temo tutto dalla mia debolezza! - Ma aggiungere subito: Spero tutto dalla tua bontà, mio dolcissimo Gesù!

La virtú della fiducia è la misura con cui attingiamo Dio; piú è grande, più possedia­mo Dio. Per questo, sul punto di lasciare la terra, esclamavo: O Gesù, o mio dolcis­simo Gesù, perché non posso dire a tutte le anime che Tu sei il Dio dell'amore! Io penso che se, cosa impossibile, tu trovassi un'anima piú debole della mia, ti compiace­resti nel colmarla di favori ancora piú gran­di!

 

VOLONTA' DIVINA

ANIMA

Perché alle volte, dopo aver pregato fer­vorosamente, non si ottiene ciò che si desi­dera? Ne ho fatto la penosa esperienza!

 

S. TERESA

La preghiera ottiene dal buon Dio, a pat­to che lo si speri e non vi si metta ostacolo, il compimento della sua volontà amorosissi­ma in tutte le cose, il che non è sempre l'a­dempimento dei desideri di coloro che pre­gano, quantunque sembrino i migliori, nel­la forma e nel tempo che si sperano.

Tuttavia, quando ero sulla terra, Dio mi faceva spesso desiderare ciò che voleva con­cedermi ed io giunsi al punto di non sapere piú chiedere con ardore nulla per me, se non il compimento perfetto della volontà di Dio nell'anima mia.

Tu prendi alla lettera la promessa di Ge­sù: Qualunque cosa chiederete con la pre­ghiera, abbiate fede di ottenerla e la otter­rete! - (S. Marco, XI-24).

È sicuro che ogni preghiera viene esau­dita nella proporzione in cui essa è preghie­ra. Ogni preghiera, benché minima, sfuggi­ta dal cuore di un'anima, è esaudita infalli­bilmente. Essa ha una ripercussione uguale alla sua intensità ed alla sua fede, o nell'a­nima stessa, o nel cuore di un, peccatore o altrove nella Santa Chiesa. Può avere que­sta ripercussione fra venti anni, fra un se­colo, o può averla subito. Può immediata­mente essere esaudita secondo il desiderio espresso dall'anima, oppure può essere in­terpretata dalla sapienza e bontà di Dio.

Questo grado di perfezione suppone la di­sposizione abituale e sincera della volontà ad accettare quanto Dio giudica essere di suo beneplacito.

Quando desideravo qualche grazia e mi rivolgevo ai miei Santi Protettori perché in­tercedessero presso Dio, se la grazia non la ottenevo, ringraziavo lo stesso i miei Santi, perché comprendevo essere altri i disegni di Dio.

Se qualche volta, pregando, non ottieni, pensa che forse Dio esige piú preghiera e più fede, o che forse Dio vorrà darti qual­che grazia piú grande e più urgente di quel­la che chiedi.

Conviene stare abbandonati alla volontà di Dio. L'anima abbandonata vive di fede, spera come respira, ama senza interruzione. Ogni volere divino, qualunque sia, la trova libera. Tutto le sembra ugualmente buono. Essere nulla, essere molto; comandare, ub­bidire; essere umiliata, essere dimenticata; difettare o essere doviziosa; vivere a lungo, morire presto, morire anche all'istante ... a tutto si rassegna.

L'anima abbandonata in Dio accetta tut­to, perché non vuole nulla; e non vuole nul­la, perché vuole tutto. La sua docilità è at­tiva e la sua indifferenza è affettuosa; non è per il Signore che un « sí » vivente.

Devo dire l'ultima parola su questa beata e sublime condizione? ... È la vita dei fi­gliuoli di Dio; è la santa infanzia spirituale! L'abbandono alla volontà di Dio, è l'in­fanzia spirituale e rende più dell'amore per la sofferenza, perché nulla immola tanto l'uo­mo quanto l'essere sinceramente e pacifica­mente piccolo. Lo spirito d'infanzia uccide l'orgoglio più dello spirito di penitenza.

L'aspra roccia del Calvario (la penitenza) offre ancora qualche pascolo all'amor pro­prio; al Presepio (nell'umiltà) l'uomo vec­chio muore forzatamente.

Spremi il frutto della santa infanzia e non troverai che l'abbandono alla volontà di Dio. Il bambino si arrende senza difesa, si pre­sta senza resistenza; è un essere di cui i ge­nitori sono padroni assoluti. Eppure, con quali precauzioni lo si tratta e quante ca­rezze gli si fanno!

Io ho cantato cosí: Nell'amplesso tuo m'affido E m'abbandono, mio Gesù! La mia gioia e il mio conforto Sei soltanto Tu!

Allora, alle prese con le tentazioni e le prove di ogni sorta, potevo dire in tutta ve­rità: Son fitte le tenebre, ma io vi rimango in pace! Ciò che il buon Dio preferisce e sceglie per me, è quello che mi delizia di piú!

 

ANIMA

Spiegami per qual motivo, in certi giorni, Gesù mi sembra cosí lontano.

 

S. TERESA

Quando sei nelle tenebre, non scoraggiar­ti! Se la notte fa paura al bambino ed egli si lamenta di non vedere colui che lo porta, chiuda gli occhi! Tenendosi cosí calmo, la notte non lo spaventa più, perché non la vede, e subito la pace, se non la gioia, ri­nasce nel suo cuore.

Tu non hai bisogno di comprendere ciò che il buon Gesù opera in te.

Io, durante il tempo in cui l'anima mia fu immersa in una profonda oscurità, non ho cercato di desiderare il Cielo, che mi sembrava cosí velato. Mi abbandonavo con pazienza a tutti gli stati d'animo in cui Gesù voleva provarmi, senza neppure tentare di analizzarli.

Devi sapere che questo stato di tenebre spirituali è un martirio d'amor di Dio. Sa­pessi come il Signore viene glorificato nella pazienza dei suoi servi! Non c'è nulla che renda maggior gloria a Dio, quanto il mise­rabile che gli offre le sue debolezze e per­severa ad amarlo anche nelle tentazioni e nell'oscurità dello spirito.

Quando ti trovi in questo stato di ani­mo, ama la pazienza e vedrai che trionferai in tutto e sarai felice.

T'insegno come utilizzare l'oscurità spi­rituale, che in ultima analisi è vera agonia:

1. - Pensa allora che Gesù ti è piú vi­cino del solito, sebbene velato; Egli vuol fare fruttare la tua virtú; ti toglie tempo­raneamente la luce e la gioia, per darla a qualche anima bisognosa che vuol conver­tire.

2. - Pensa all'agonia del Getsemani, quando Gesù, oppresso dalla triste visione della Passione, esclamò: L'anima mia è tri­ste sino alla morte! - La tua sofferenza non sarà mai paragonabile a quella di Gesù.

3. - Utilizza il tuo soffrire, unendolo ai meriti di Gesù; perciò dirai: Eterno Pa­dre, vi offro la mia agonia spirituale, in unio­ne a quella che Gesù soffrí nel Getsemani! Piú meritoria sarà la tua offerta, se la uni­rai anche al martirio che subí la Madonna ai piedi della Croce.

4. - Nelle tenebre dell'anima, ripeti spesso: O Dio, si faccia la tua volontà e non la mia!

Quante anime, date al lavorio spirituale, si scoraggiano nelle oscurità, si dibattono per reagire, si irritano e vorrebbero morire per liberarsi dal loro martirio. Poverette!

 

LE TENTAZIONI

ANIMA

Io sento di essere miserabile e perciò fre­mo davanti alla tentazione! È cosí penoso lottare contro le suggestioni del demonio!

 

S. TERESA

Fremere? Perché? Da parte mia, mi ab­bandonavo pazientemente fra le braccia di Gesù. Medita quanto ti suggerisco e ricor­dalo nel tempo della prova: Umilia il tuo cuore ed abbi costanza; sopporta i ritardi di Dio e non ti agitare nel tempo dell'oscurità.

In tante anime c'è un grande orrore ed odio per le suggestioni del demonio; tutto ciò non nuoce e non dà superiorità al ne­mico, il quale si contenta di annoiare ed in­quietare le anime, poiché non può fare altro. Ma coraggio! Tu disprezza il più che sia possibile questi turbamenti, poiché il di­sprezzo è il più utile rimedio.

 

ANIMA

Possono venire delle tentazioni cosí forti, che il semplice disprezzo pare a me non sia sufficiente a superarle. Insegnami come fare per mettermi al di sopra della tentazione!

 

S. TERESA

Ma perché cerchi di metterti al di sopra della tentazione?

Alle anime grandi è dato volare al di so­pra delle nubi, quando rugge la tempesta; per te basta che sopporti l'acquazzone. Do­po ti asciugherai al sole dell'amore divino. Così facevo io! Nei momenti piú aspri, non potendo liberarmi dal peso umiliante della tentazione e degli impulsi della natura, cer­cavo ugualmente di amare Dio. Allora que­sto peso mi diventava leggero come tutto il resto. Talvolta si devono amare anche le proprie debolezze. Durante la mia vita non desideravo che una sola cosa ed è quanto istintivamente chiesi alla Venerabile Madre Anna di Gesù, quando mi apparve: È con­tento di me il buon Dio? - La risposta fu: Sí, Dio è contento di te, anzi contentissi­mo, e non ti domanda altro che le tue picco­le manifestazioni d'amore ed i tuoi desi­deri! -

È dunque vero che Gesù dimentica le in­fedeltà e che i desideri di perfezione gli sono presenti ed allietano il suo Cuore ado­rabile.

Oh, quanto è ammirabile la capacità del cuore umano per il bene! Tutto quanto es­so vuole e desidera, anche se non può rea­lizzarsi, Dio lo reputa come se fosse effettua­to. Lo comprendi ora? Persuaditi che, nella vita spirituale, Dio stima maggiormente la grandezza dei tuoi desideri che la perfezio­ne delle opere.

 

LA SOFFERENZA

ANIMA

Quanta distanza corre tra le tue parole e certi libri sapienti, che ci mostrano la per­fezione attraverso mille difficoltà! L'anima mia si diletta; mi sento spuntare le ali ed il mio cuore s'infiamma d'amore per Gesù! Per confermarmi completamente in questa via, ti rivolgo ancora qualche domanda, af­finché nulla possa piú sembrarmi ostacolo nell'imitarti. Cosa devo pensare delle gran­dissime sofferenze che tu hai avute, soffe­renze di corpo, di cuore e di spirito? Mi pare che questo ecceda la capacità delle pic­cole anime!

 

S. TERESA

Il buon Dio permise che io soffrissi tanto, per far comprendere alle anime sin dove deve spingere la confidenza in Lui.

Non fu con le sole mie forze che io sop­portai tutte le sofferenze, senza cedere, ma fu per mezzo della confidenza cieca del suo amore e del completo abbandono nelle sue mani. Credevo fermamente al suo immenso amore per me; credevo che mai avrebbe per­messo a mio riguardo sofferenze che io non avessi potuto sostenere. Ero, in una parola, sicura di Dio. Perciò potevo dire: Il Signo­re mi dà coraggio in proporzione delle mie sofferenze.

Quando si comprende l'abbandono totale e confidente del bimbo tra le braccia del padre suo, si può serenamente ripetere col Santo Giobbe: Quand'anche Dio mi ucci­desse, spererei sempre in Lui!

Ascolta ancora e vedi com'è bello chia­mare Gesù col nome di Redentore!

Il Redentore è testimonio delle sofferen­ze delle sue creature e le comprende appie­no, perché è Dio e perché le ha provate an­che lui. Egli ha dichiarato altamente che chiunque vi tocchi, lo tocca nella pupilla degli occhi suoi; nondimeno permette che voi abbiate a soffrire, benché possa facil­mente impedirlo. Come si può dubitare che la prova passeggera, permessa da Dio, non debba apportare i più duraturi vantaggi?

Osserva quella tenera madre che, con mil­le carezze, tenta di calmare i gridi del suo figlioletto e lo bagna con le sue lacrime, mentre gli si applica il ferro ed il fuoco. Se questa operazione dolorosa si fa sotto gli occhi di lei e per ordine suo, chi può du­bitare che questo rimedio violento non deb­ba essere estremamente utile al bambino, che egli non possa trovarci la piú perfetta salute o almeno il sollievo ad un dolore più vivo e piú lungo?

Lo stesso avviene ogni qual volta Gesù permette la grande sofferenza nelle anime da lui redente e che ama assai più che una madre il suo bimbo.

Conviene perciò nelle prove ravvivare la fede e cosí avere più coraggio.

 

ANIMA

Il sopportare la sofferenza, si comprende. Ma il sorridere al dolore, è troppo! Dove trovavi tu la forza di nascondere sotto un abituale sorriso le tue grandi amarezze?

 

S. TERESA

Gesú, accordandomi la grazia di saper sor­ridere al dolore, volle mostrare alle anime come in certi casi egli ricompensi l'abban­dono totale al suo amore. Dio non si lascia vincere in generosità.

Negli ultimi anni della mia malattia io era giunta a fare del dolore la mia gioia, perché comprendevo che il dolore, castigo del peccato, era diventato per me un onore ed un tesoro inestimabile, permettendomi di completare con le mie sofferenze la Pas­sione di Gesù Cristo.

Certamente costa il sorridere quando il cuore sanguina; ma se si pensa alla prezio­sità della croce, la gioia del cuore sgorga spontanea.

Gesú gode a contemplare un'anima che soffre col sorriso sulle labbra.

 

ANIMA

Nessuna cosa ti affliggeva ed in nessun modo ti disturbava? Non provavi mai tri­stezza nel soffrire?

 

S. TERESA

Sí; alle volte mi affliggevo e mi distur­bavo; però con la volontà e soprattutto con l'aiuto della grazia, mi sforzavo subito di dissipare la tristezza.

Per soffrire tutto in pace, il che non vuol dire con gioia sentita, basta volere quello che vuole il Signore.

Desiderare di sentire la gioia nel dolore, avere una certa attrattiva per la sofferenza, significa cercare la propria consolazione, poi­ché quando una cosa piace, la pena scom­pare.

Talvolta Dio preferisce vedere le anime, nella notte, urtare contro le pietre della via, anziché camminare in pieno giorno per una strada smaltata di fiori, perché quei fiori po­trebbero fare indugiare nel cammino della virtú.

Devi sapere che il dolore fisico, che è sen­sibile, d'ordinario rende l'anima insensibile alla gioia della virtú, a meno che un'effu­sione della grazia non la sollevi a Dio più fortemente che la sofferenza non affligga il corpo.

La virtú della fortezza impedisce però allo spirito di abbattersi nel dolore corporale. Quanto alla tristezza che si prova nel do­lore, la gioia della virtú ne trionfa nella proporzione in cui l'anima preferisce il be­ne spirituale a quello temporale.

Vi sono anime buone che hanno la ten­denza insana a cercare il dolore per se stes­so, ad amarlo ed a compiacersene.

Costoro vanno contro i disegni di Dio, dimenticando che la sofferenza non è mai un fine ma sempre un mezzo, uno dei procedi­menti per fare divampare l'amore divino. La disposizione intima di chi soffre, rende la sofferenza santa e meritoria.

La sofferenza, di per sé, non è opera di Dio, ma conseguenza del peccato; se l'a­more divino non la compenetra per farla servire alla purificazione della natura pec­catrice, resta senza frutto.

Sul Calvario, a destra e a sinistra di Gesù, stavano due ladroni crocifissi; ad uno il do­lore aprí il Paradiso, all'altro, che soffriva bestemmiando, fu il preludio dell'eterna mi­seria. Si tratta, dunque, non tanto di soffri­re, ma di soffrire bene, conforme alla vo­lontà divina, di soffrire con Gesù, unendo ogni pena alle sue pene.

 

ANIMA

Eppure tu, piccola martire nascosta, hai desiderato ardentemente il dolore! Questo traspare da ogni pagina dei tuoi scritti.

 

S., TERESA

Sí, ho desiderato il dolore; l'ho anche chiesto con slancio, perché lo consideravo un tesoro inestimabile; ma era una grazia speciale, che Dio concede se non quando gli piace; l'attrattiva al dolore però potreb­be diminuire in qualche modo il merito del­le sofferenza. Questo te l'ho spiegato.

Gesù nell'orto non aveva l'attrattiva al dolore, anzi pregò il Padre che allontanas­se il calice. Ma forse fu meno meritoria la sua Passione?

Oh, l'avevo detto e dovevo sperimentar­lo: Morir d'amore non è sempre morire nel­l'estasi! -

Gesù morí d'amore sulla Croce, eppure pensa quale fu la sua agonia! E non è pro­prio questa la piú bella morte d'amore che si vide mai?

Abbi dunque la certezza che il non avere attrattiva alla sofferenza è una salvaguardia, una grande ricchezza, una grazia non meno preziosa di quella di desiderare il dolore e sopportarlo con gioia.

 

ANIMA

La tua vita fu un continuo progresso nel­la perfezione. Sperimentasti però qualche volta la debolezza nel dolore? Dicesti qual­che volta: Gesù, basta! ... Toglimi la Croce!? -

 

S. TERESA

Certe volte il mio piede urtava, nella not­te, contro i ciottoli del cammino e mi sem­brava che stessi per cadere. Comprendevo allora che non avrei potuto chiedere a Dio sofferenze maggiori, perché mi sentivo trop­po piccola per avere in me la forza di sof­frirle. Mi dicevo: Se le domando io, saran­no sofferenze mie proprie e bisogna che le sopporti da me! Ma io non ho mai potuto far nulla da me sola.

Alle Consorelle che ammiravano la mia pazienza nel dolore, rispondevo: Ma io non ho avuto neppure un minuto di pazienza; la fortezza non' è mia! È Gesù che me la dà, in proporzione alle pene che mi man­da! -

Ascolta ancora questo paragone.

Gli uomini conoscono i pesi che i loro muli possono portare e non danno ad essi un peso più forte per non aggravarli. Il vasaio sa quanto tempo la sua creta deve ri­manere nel forno per essere cotta al grado che la renda pronta agli usi; non ve la lascia né più né meno.

Bisogna non avere riflettuto mai, per osa­re di dire che Dio, Sapienza infinita e che ama di amore infinito, possa caricare le spal­le delle sue creature di un fardello troppo pesante e possa lasciare piú a lungo di quan­to occorra nel fuoco della tribolazione.

Quando dunque sei sotto la croce, sta' calma! Il fuoco della tribolazione sarà né piú forte né piú duraturo di quello che sia conveniente.

 

ANIMA

In certi momenti di fervore, concepisco grandi desideri di generosità. Mi sentirei pronta a qualunque sacrificio. Che pensa­re di queste aspirazioni?

 

S. TERESA

Le aspirazioni si possono chiamare ric­chezza spirituale; sta' però attenta a non cullarti troppo in esse, perché potresti ren­derti ingiusta, se ti affidassi con compiacen­za alle sublimi aspirazioni, credendoti di essere qualche cosa di grande.

Il vero coraggio non consiste nell'ardore di un istante, ma nel lavorare per la gloria di Dio, sopportando l'angoscia del cuore e respingendo ogni assalto del demonio.

 

CARITA'

ANIMA

Quando tu eri su questa terra, chiedesti a Dio che le creature fossero nulla per te e tu nulla per loro. Come collegare questo nulla con l'esercizio della carità? Istruiscimi su questo punto!

 

S. TERESA

In questo « nulla » sta semplicemente il distacco che volevo stabilire tra il mio cuo­re e le creature, sia per evitare le relazioni troppo umane, sia per elevarmi al di sopra di quei piccoli colpi di spillo, che inevita­bilmente si ricevono nei contatti quotidiani col prossimo.

Il distacco soprannaturale deve mante­nere l'anima unita a Gesù, qualunque cosa avvenga, affinché nessun avvenimento terreno turbi la pace del cuore.

Questo distacco mi faceva desiderare di essere ignorata, valutata per nulla, come un granellino di sabbia, per attirare solo lo sguardo di Dio, è dal canto mio, non essere per le creature un ostacolo fra Lui e me.

Con questa disposizione di animo, gli af­fetti santi che Gesù mi aveva preparato nel­la sua bontà, non mi sembravano che pu­rissimi e soavissimi e mi ci potevo abban­donare senza timore. Anche la pratica del­la carità fraterna mi diveniva facile e lumi­nosa; cosí, mi sforzavo di divenire per il prossimo quello che avrei voluto essere per Gesù stesso.

Sappi che quando l'amore che si porta alla creatura è un affetto del tutto sopran­naturale, allora è fondato in Dio solo e, man mano che cresce, aumenta nell'anima l'amore di Dio; allora, quanto piú il cuore si ricorda del prossimo, tanto più si ricorda di Dio e lo desidera. Questi amori aumen­tano a gara l'un l'altro.

 

ANIMA

Leggendo la tua vita « Storia di un'aní­ma », ho compreso la profonda dottrina che ricevesti in famiglia dalle tue sorelle riguar­do alla carità e so la grande importanza che tu davi da piccola a questa virtú.

 

S. TERESA

Sí, perché Gesù mi aveva fatto compren­dere la sua parola: Il secondo Comanda­mento è simile al primo: Amerai il tuo pros­simo come te stesso! -

Quanto più ero unita a Gesù, tanto più amavo tutte le mie sorelle, dimenticandomi e sacrificandomi per esse nel miglior modo possibile, edificandomi delle loro minime virtú, procurando di tenermi sempre in una disposizione d'indulgenza e di scusa per i loro difetti.

Da giovanetta ricevetti grandi lumi sulla carità, leggendo questo passo del Profeta Isaia: Il digiuno che io apprezzo, sta forse in questo, che l'uomo affligga per un giorno l'anima sua? Che torca come un cerchio il capo e che si prostri in veste di sacco sulla cenere? Questo tu chiamerai digiuno e gior­no ben accetto al Signore? Non è piuttosto quest'altro il digiuno di mio gradimento? « Sciogli i vincoli dell'empietà, rimetti le obbligazioni onerose, rimanda liberi gli op­pressi e rompi ogni gravame, spezza il tuo pane a chi ha fame e conduci i poveri ed i raminghi a casa tua; se vedi un ignudo, ri­coprilo; e non disprezzare la tua propria carne » (Isaia, LVIII-S e ss.).

 

ANIMA

In qualche cosa non ti comprendo. Desi­dero avere spiegato nei particolari questo tratto della Sacra Scrittura.

 

S. TERESA

Il passo citato di Isaia riguarda diretta­mente la carità corporale. Rispetto alle ani­me, c'è da praticare una piú grande carità.

Ovunque vi sono poveri, vale a dire ani­me deboli, ammalate, oppresse. Ebbene, sciogli i vincoli dell'empietà, rimetti le ob­bligazioni onerose.

Quando si parla in tua presenza dei di­fetti altrui, non ascoltarli volentieri, anzi, senza darti l'aria di contraddire chi mormo­ra, metti sulla bilancia le virtú del prossimo.

Rimanda liberi gli oppressi, rompi ogni gravame e spezza il tuo pane, significa: Da' te stessa, pròdigati per il bene del prossimo, da' la tua tranquillità, il tuo riposo ...

Ricordati che la pratica della carità ver­so il prossimo è lo specchio fedele che ri­vela infallibilmente se si ama davvero Id­dio, perché Gesù insegna: Non chi mi dice: Signore, Signore! - entrerà nel regno dei Cieli! - (S. Matteo, VII-21).

Ora, questa volontà divina Gesù la fece conoscere allorché nell'ultima Cena diede il suo comandamento nuovo, dicendo ai suoi Apostoli: Amatevi l'un l'altro come io ho amato voi. Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se avrete mutuo amore! - (S. Giovanni, XIV-34).

Perciò, ad una mia sorella che mi diceva: Quanta felicità a morire dopo aver trascorso la vita nell'amore! - io rispondevo: Sí; ma per assaporare questa felicità, occorre anche avere molto esercitata la carità fra­terna. -

Per quanto concerne le altre opere buo­ne, si può addurre talvolta un ostacolo qua­lunque; ma quando si tratta della carità, nessuno può scusarsi.

La carità sta nel profondo del cuore ed é in potere di ogni anima il praticarla; basta volerlo.

 

UNIONE CON DIO

ANIMA

Io aspiro con tutto il cuore all'unione con Gesù. Quando tu eri su questa terra, l'u­nione con Dio ti era diventata cosí familia­re, che non passavano tre minuti senza che tu non pensassi a Gesù. Potrei anch'io imi­tarti in ciò, almeno in qualche modo?

 

S. TERESA

Avevo dato cosí completamente il cuore a Gesù, che il mio pensiero si rivolgeva na­turalmente a Lui, in tutte le circostanze, lie­te o penose, e spesso anche durante le mie occupazioni. Non facevo alcuno sforzo spe­ciale per formulare un atto di amore ogni tre minuti.

Per fare ciò, basta un semplice sguardo interno. Dio vede i buoni pensieri e le in­tenzioni ingegnose dell'anima amante.

Non è possibile in ogni istante for­mulare espressamente un atto d'amor di Dio, ma è possibile vivere abitualmente sot­to l'influenza dell'amore divino. Dio è sem­plice; s'infiltra come un profumo e può pe­netrare tutta l'anima. Con un poco di ardo­re, il contatto con Dio diventa familiare.

Il cuore umano sta dove si trova il suo tesoro. Se per te il tesoro è Gesù, il tuo cuo­re sarà di continuo rivolto a Lui.

A torto certe anime formaliste si rimpro­verano di non rinnovare incessantemente le loro intenzioni. L'amore di Dio agisce come il cuore per i suoi battiti regolari, i quali si susseguono senza che siano sempre avverti­ti. È necessario anzitutto pensare ad accen­dersi d'immenso amore verso Gesù; l'amo­re poi agirà e trascinerà l'insieme degli atti umani, meglio di una intenzione rinnovata con sforzo.

Non dimenticare Dio « non significa » pensare sempre a Lui, bensí non allonta­narlo da nessuna circostanza della vita.

 

ANIMA

Cosa potrei fare per vivere alla presenza di Dio? Mi sforzo di riuscirvi, ma mi pare che ottenga poco frutto.

 

S. TERESA

Dio è presente ovunque. Pensa che non sei sola, né di giorno né di notte, né alla luce né al buio. Pensa ad agire rettamente, indirizzando tutto al Signore. La retta in­tenzione è il miglior mezzo per vivere alla presenza di Dio.

Al mattino, offri tutti i tuoi atti della giornata a Gesù; rinnova l'intenzione al principio di ogni azione rilevante; se nel corso dell'azione ti accorgi che la retta in­tenzione devia, protesta il tuo amore a Ge­sù, dicendo: Tutto per te, o Dio! Nulla per le creature o per il mio amor proprio!

Una mia novizia si lamentava a questo riguardo e chiese consiglio a me. Le risposi: Non tormentatevi! Che direste di un bravo operaio che, entrato al servizio di un buon padrone, ripetesse senza posa per fargli piacere: È per voi che lavoro! -? Non vi pare che il padrone finirebbe per dirgli: Ma lo so!... - ?

Quanti, nei contrasti della lotta e dei do­veri quotidiani amano molto di più con la retta intenzione, di tanti altri che trascorro­no la vita nella quiete di un lavoro tran­quillo!

 

ANIMA

Domando uno schiarimento sopra un bi­sogno che talvolta io provo. In certe pene ed afflizioni vado ai piedi del Tabernacolo e confido a Gesù il mio dolore. Mi sembra di farmi coraggio e di alimentare l'intimità con Gesù.

 

S. TERESA

Vi sono dei casi, in cui insistendo inter­namente sulle piccole sofferenze, assaporan­dole davanti a Dio, potrebbe l'anima impi­gliarsi nelle reti dell'egoismo. Allora è me­glio battere le ali e perdersi di vista. Ma in altre circostanze, sarebbe mancanza di sem­plicità con Dio il non deporre ai suoi piedi il fardello che opprime.

Considera che Gesù stesso lo consiglia e quasi lo comanda: Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ri­storerò! (S. Matteo, XI-28).

D'altronde, credimi, Gesù è cosí buono che il confortare un'anima è sempre una consolazione grandissima per il suo Cuore di Padre amoroso ...

La Santa Fondatrice del mio Carmelo, Madre Genoveffa, diceva alle anime afflitte: Andate a confidarvi al buon Dio! Lamen­tatevi con Lui; Egli si compiace dei vostri lamenti! - Voleva dire che i gemiti fecon­di d'amore ricordano il tubare delle colom­be e sono umili gemiti dell'anima esiliata.

 

LA VITTIMA

ANIMA

Ho avuto da tempo un grande desiderio di volerti imitare ... anche nello stato di vittima. E’ possibile a me divenire un'anima ostia? Mi sento tanto debole e meschina!

 

S. TERESA

Ti ho istruita sul come consacrarti all'A­more Misericordioso, seguendo la via della infanzia spirituale. Tutto ciò non significa altro che offrirsi vittima per amore di Ge­sù. Non temere della misericordia di Dio!

L'anima vittima attira sopra di sé i flutti della tenerezza divina, che sono racchiusi in Gesù, per esserne dolcemente consumata.

Lo stato di vittima è la conseguenza lo­gica della piccola via spirituale, in cui si aspira a vivere in un atto di amore perfetto, per risarcire Dio dell'ingratitudine degli uo­mini. Essere vittima di Gesù, non significa es­sere necessariamente soggetti a grandi tri­bolazioni, né a sopportare pene straordina­rie. Basta essere sempre pronti ad accet­tare dalla sua mano il dolce e l'amaro, le co­se piacevoli e le penose, la salute e la ma­lattia, la consolazione e le inquietudini spi­rituali ...

La vita di anima ostia, nella sua sempli­cità, è sublime! Fu l'unico mio incanto nel­la dimora terrena.

Sappi che l'anima vittima celebra senza interruzione con il Sacerdote Eterno, Gesù Cristo, il sacrificio del Calvario; la sua vita è una Messa continua e la sua morte sarà l'ultimo colpo che annienterà la vittima.

Per amare cosí Gesù, per essere vittima d'amore, piú si è deboli e miseri, più si è adatti alle operazioni dell'amore, il quale consuma e trasforma.

Consérvati nell'umiltà e rimani lontana da quanto è appariscente; ama la tua picco­lezza; sii povera di spirito e Gesù verrà a cercarti. Egli ti trasformerà in fiamma d'a­more. .

Dio è più glorificato da ciò che opera in un'anima amante, vittima di riparazione, che non da milioni di astri e dall'immensi­tà dei cieli materiali.

Fa' dunque coraggio! Gloriati di essere nulla, perché la tua miseria serve di stru­mento alla bontà di Dio, per esercitare la sua misericordia.

Fra i pezzenti, i piú miserabili, quelli le cui piaghe sono più grandi e ributtanti, si ritengono i piú adatti per attirare l'elemosi­na. Le anime piú misere son quelle che la misericordia di Dio avvicina piú volentieri.

 

ANIMA

Quando io penso ai Santi, a quelli di cui la Chiesa proclama l'eroicità nella pratica delle virtú cristiane e che pone sugli Altari, domando se è proprio a questo che possa aspirare un'anima di buona volontà.

 

S. TERESA

No; non si deve lavorare per divenire Santi di questa specie, bensí per fare pia­cere a Dio.

La santità non consiste nello splendore e­sterno della virtù, ma in una continua di­sposizione del cuore, che rende umili e con­fidenti in Dio; la confidenza si estenda sino all'audacia nella bontà di Dio Padre e si stia delicatamente attenti a fargli piacere in tutto.

Finché questa disposizione resta nascosta nel segreto dell'anima, Dio solo è in grado di stimarla nel suo giusto valore ...

Osserva le stelle! Gli uomini le giudicano dalla distanza che le separa da loro ma Dio solo conosce la loro grandezza a bellezza. Ve ne sono che sembrano piccolissime o che non si vedono affatto; eppure talune di que­ste sono incomparabilmente più grandi e più belle di quelle che gli uomini ammirano di più.

Eccoti il programma della vera santità:

stare vigilanti;

tenersi in atto di partenza per l'eternità;

cadere forse, per debolezza, ma sempre rialzarsi con umiltà e coraggio;

lavorare senza posa per arricchirsi di meriti eterni;

essere coperti di polvere, ma purifi­carsi continuamente col fuoco dell'amore e con i Sacramenti, che mantengono uniti a Dio;

offrire a Gesù, senza stancarsi mai, se non la buona riuscita, almeno l'applicazio­ne ed il desiderio di amarlo e di farlo amare.

Devi sapere che vi sono Santi che Dio innalza per la salvezza, delle anime, dal viso dei quali Egli fa irradiare una luce che illu­mina i più deboli; cosí erano i Profeti, gli Apostoli e tutti i Santi che sono stati e so­no ancora, quando Dio li sceglie per ren­dere pubblica la verità.

Ma ce ne sono moltissimi nella Chiesa, i quali sono celati e non essendo fatti che per brillare in Cielo, non spandono in que­sta vita nessuna luce, ma vivono e muoiono in una profonda oscurità.

Le vie della Divina Bontà sono inscruta­bili!

In Cielo si hanno molte sorprese, perché i Santi Canonizzati non sono sempre i più grandi. La canonizzazione è un'aureola che Dio pone sulla fronte di alcuni suoi figli, per la propria gloria, per edificare i loro fra­telli sulla terra, per confermarli in una data missione. Tutto dipende dall'opera che per mezzo loro Iddio vuol conseguire nel mon­do.

Anche l'artista prende l'uno o l'altro pen­nello per compiere l'opera sua ... Perché questo e non quello? ... Quello che lascia da parte, non è meno pennello e può an­che essere migliore!

Tutti i fiori creati da Dio sono belli; pe­rò lo splendore della rosa ed il candore del giglio non diminuiscono il profumo alla mammoletta e nulla tolgono alla semplicità della pratolina. Tutto è un lavoro della Di­vina Onnipotenza. Cosí per le anime! Iddio si dà alle anime come Lui vuole e non come queste possano desiderarlo.

 

CONCLUSIONE

ANIMA

Ti ringrazio, o Santa Teresa, di avermi fatto conoscere i segreti del Regno dei Cieli!

 

S. TERESA

Sí; conserva i miei suggerimenti; appro­fittane bene e con i tuoi piccoli sforzi ge­nerosi avrai la consolazione di sostenere, sebbene in piccola parte, l'edificio spiritua­le della Santa Chiesa, come quell'umile don­na che, volendo partecipare alla costruzione di una cattedrale, non potendo fare altro, portò un fascio di fieno per sfamare il giu­mento che trasportava il materiale di co­struzione.

L'ultimo pensiero!

Sono chiamata « Il fiore del Carmelo ».

Sii anche tu un fiore! Làsciati coltivare dal Celeste Giardiniere, Gesù. Dàgli la libertà di agire dentro di te e fuori di te. Ascolta le sue ispirazioni e rendile efficaci. Accetta il sereno e lo splendore del sole, ma non perdere la fiducia quando il cielo è carico di nubi e di elettricità. Gesù vigila sempre sul suo « Fiore » perché non abbia ad av­vizzire e, quando va a coglierlo, desidera trovarlo bello e profumato.

Invocami ogni giorno, anche con la recita di una semplice Ave Maria, e ti darò la mia assistenza, affinché non abbia a rallentare nella piccola via dell'infanzia spirituale!