PAROLE ALLE ANIME CONSACRATE
Fratel
GINO BURRESI Diacono Oblato di Maria Vergine
Un
pensiero per ogni giorno del mese Un Tu che sta alla porta e bussa: e se gli
apriamo restiamo sorpresi e confusi ... Questo amore a Lui è nato così come un
fiore che all'alba i raggi scoprono ancora umido ravvolto nel suo pudore e con
dolce violenza schiudono piano fino a distendere i suoi petali. E l'astro sale
il suo calore cresce. Il fiore immerso nella festa di luce Gli si dona e il Sole
ormai tutto lo possiede.
GINO
BURRESI, nato a Gambassi (Firenze) il 6 luglio 1932 da Angelo e da Blandina
Artemisi.
10
dicembre 1947, entra nella congregazione degli Oblati di M.V.;
19
marzo 1951, a Ivrea (Torino), vestizione religiosa;
22
marzo 1953, a Gambassi, professione temporanea;
17
aprile 1956, a Gambassi, professione perpetua;
8
dicembre 1960, inizio delle Opere di San Vittorino;
18
febbraio 1962, inizio della «Cripta» a San Vittorino;
17
settembre 1971, inizio della costruzione del santuario;
1970,
fondazione del seminario internazionale N.S. di Fatima;
13
maggio 1978, fondazione delle Suore Oblate di M.V. di Fatima;
21
maggio 1978, Fratel Gino è ordinato diacono;
13
maggio 1979, consacrazione del santuario di N.S. di Fatima;
Visto
se ne permette la stampa Roma. 24 maggio 1982
La
storia bimillenaria della Chiesa è una storia bimillenaria di crisi: crisi
derivate dall'esterno - le persecuzioni - e dall'interno, le eresie e gli
scismi; crisi sempre subìte dalla Chiesa «martire» e sempre superate dalla
Chiesa «Corpo mistico di Cristo»; crisi che avrebbero potuto soffocare e
stroncare la Chiesa se fosse stata istituzione umana, ma che invece sono servite
a purificarla, a irrobustirla, a santificarla di più.
Anche
oggi la Chiesa è in crisi. Niente di anormale o di straordinario, quindi. Però
c'è una differenza tra le crisi del passato e quelle ciel presente. Le crisi
del passato, esterne ed interne, coinvolgevano qualche punto della dogmatica e
della morale, non lutti, qualche individuo o categoria di individui, qualche
regione o chiesa locale. Oggi sembra che lo scatenamento del male sia universale
toccando tutti i principi, tutti i territori della Chiesa, tutti i suoi membri.
E ciò dopo un Concilio Ecumenico che sarebbe stato, si sperava, un soffio di
primavera apportatore di un risveglio spirituale nella Chiesa cattolica.
La
secolarizzazione ha fatto tabula rasa di tutto ciò che è sacro, di tutto ciò
che si rifèrisce al sacro, e in primo luogo a Dio. La concezione antropologica,
anzi antropocentrica della vita e dell'essere non tollera antagonismi o
equivoci e vuole essere totalitaria in tutte le sue applicazioni e in tutte le
sue espressioni. Per un Dio, per il Divino, per il Sacro, non c'è più posto.
Quindi bisogna eliminarlo, ignorarlo, distruggerne ogni traccia, anche il ricordo
e il nome.
È
in questo contesto che deve essere veduta la crisi di vocazioni sacerdotali e
religiose che oggi travaglia la Chiesa, i seminari e i noviziati vuoti, le
parrocchie senza pastore, le missioni estere senza missionari, o con pochi,
troppo pochi per le necessità sempre crescenti, la molta messe del Padre
celeste senza operai: «Ci rattrista che negli anni dopo il Concilio - ha detto
recentemente Giovanni Paolo Il - indubbiamente ricchi di fermenti buoni,
prodighi di iniziative edificanti, fecondi per il rinnovamento spirituale di
tutte le componenti della Chiesa, abbiano visto, d'altro lato, il sorgere di
una crisi e il manifestarsi di non rare incrinature» (Preghiera Giovedì
Santo 1982).
Donde
questa falcidia paurosa che non sembra ancora arrivata alla fine?
Da
una crisi di fede, si è detto, ed è vero. Ma la fede si evolve in amore, e
l'amore si attua nel sì. Crisi d'autore, quindi.
Tutto
nell'uomo deriva o da un amore o da un non-amore, o piuttosto, per attenerci
al dilemma agostiniano, o dell'autore di Dio fino al disprezzo di è, o
dall'amore di sé sino al disprezzo di Dio.
Crisi
d'amore, però, perchè crisi di fede. L'operare segue l'essere, dice il
filosofo. L'operare è la carità, l'essere è la fede. Si ama quello che si conosce,
si cerca quello in cui si crede, si abbandona e si trascura quello in cui non si
crede.
Ma
noi crediamo ancora nell'amore (1Gv 4, 16), che non è morto del tutto nel mondo
e non è soffocato in tutti i cuori, perchè crediamo ancora in Dio: «Ma
possiamo forse in qualunque crisi dubitare del tuo amore, Signore? si domanda
Giovanni Paolo Il, di quell'amore col quale «hai amato la Chiesa dando Te
stesso per lei?» (Ef 5,15). Questo amore e la potenza dello Spirito di verità
non sono forse più grandi di ogni umana debolezza anche quando questa sembri
prendere il sopravvento atteggiandosi per di più a segno di progresso? ... »
(ivi).
Nelle
pagine che seguono Fratel Gino, che ha una lunga esperienza di vita consacrata,
ci vuole richiamare alla realtà di questo amore e al come corrispondervi con
generosità e fedeltà.
È
proprio vero: tutto si ha dal cielo. Ve lo ripeto: tutto si ha dal cielo. Tutta
la terra sarebbe morta senza il cielo e senza il suo bel sole. I fiori, le
piante, gli animali sarebbero morti senza il sole che brilla nel cielo.
Il
cuore è sbocciato prima nell'acqua del santo battesimo, nel battesimo ha
aperto i suoi petali al vero sole che è Gesù. Là attinge i raggi di luce
eterna, prende i suoi colori e a tutti fa sentire il suo celeste profumo.
Profumo che indica che quest'anima gli appartiene.
Questo
fatto così meraviglioso, il nostro battesimo, sembra a noi tanto lontano, ma è
sempre presente. Ogni giorno, tutte le volte che ci si sente in contatto con
Dio, si vive il proprio battesimo.
Oggi
Dio chiama l'anima vostra ad un altro fatto meraviglioso. Quindi oggi
nuovamente il fiore della vostra anima viene chiamato ad aprirsi a lui nella
consacrazione totale, che vuol dire gettare dalla finestra la vecchia donna del
proprio io e così riempire veramente l'anima di Dio. Questa è la vostra
professione.
2.
Alla sequela di Cristo povero casto e obbediente
Che
cosa significa essere spose di Cristo?
Dovete
sposare Cristo povero, casto, obbediente.
Volete
farvi suore o essere bambole vestite da suora? Povertà. Vivere distaccate da
tutto e povere. Ci deve bastare il puro necessario. No alle ricercatezze.
Certe
suore vestite da bambola. Il mondo convertirà loro, non loro il mondo.
Se
saremo poveri saremo casti e obbedienti. I tre voti sono legati l'uno all'altro.
Se ne cade uno cadono tutti, ma il fondamento è la povertà.
Castità.
Non ho mai visto i santi piovere dal cielo. I santi si fanno sulla terra.
Il
peccato originale ci lascia le inclinazioni al male. Non fidarsi di se stesse,
ma aver paura.
Non
crediate che si possa andare in qualunque luogo per salvare le anime. Si deve
arrivare dove si può arrivare, il resto lo fa il Signore.
È
la santità che converte, non le chiacchiere. Se non siamo santi non si dà
Dio agli altri. È la santità che attira la misericordia.
Il
nostro corpo non appartiene più a noi. Il padrone del nostro corpo e della
nostra anima è il Signore.
Se
siamo puri, Dio lo vediamo in tutte le cose. Quando non siamo puri Dio non lo si
vede mai.
Il
13 luglio 1917 la Madonna a Fatima fece vedere l'inferno: la maggior parte dei
peccati che mandano all'inferno le anime sono i peccati impuri.
Ma
bisogna capirlo bene: dal momento in cui io pronuncio quei voti, non sono più
padrone di me stesso. Dio diventa totalmente padrone di me stesso, in tutto,
nell'anima, nel corpo, nella volontà, in tutto. Ed è proprio questo che ti fa
felice e beato. Ma guai a te se non avessi capito e facessi il contrario!
3.
Consacrazione e santità
Tutto
ciò che abbiamo è dono di Dio ... e questi doni dobbiamo riportarglieli tutti!
Ma
per rimettere in funzione tutti questi doni di Dio, ce n'è un altro: il cuore!
il cuore di ognuno di noi, che dovrebbe essere un tabernacolo vivente di Dio,
perchè è da lì - dal cuore - che parte la corrente che fa muovere le braccia,
le mani, i piedi, tutto, perchè tutto parte da lì. Se questo cuore sarà
veramente ripieno di Dio, state pur certi che allora si faranno anche le opere
di Dio. Senza Dio, tutte chiacchiere ... tutto fumo!
Non
bisogna crucciarsi e riempire il cuore di amara ristezza: «Mi farò santo?
Sono incapace ... ».
Ciò
che Dio vuole è di farmi santo, ma a modo suo, non a modo mio. Mi vuole santo
ad asciugare bene il piatto, a rispondere bene al telefono ...
Il
Santo non guarda tanto agli altri, ma a se stesso e si confronta con Dio. Per
lui le più piccole cose sono tanti atti di amore e a causa di ciò non ha tempo
da perdere. La santità è di quelli che fanno come le piccole goccie d'acqua,
tanti atti d'amore piccoli, belli. Ci sono tanti Santi che passano sulla terra e
non si sente mai dire che abbiano fatto miracoli.
Facciamoci
santi con le cose piccole perchè le grandi non ci vengono richieste: le grnadi
lasciamole fare a quelli che sono stati scelti e destinati al Signore.
Facciamoci
santi eseguendo bene le cose piccole, perchè a noi Dio quelle grandi non le
chiede: saperci perdonare con amore, saperci capire con amore, camminare insieme
con amore.
E
poi far bene tutto, anche raccogliere un fiorellino per metterlo sull'altare.
Quel fiore raccoglilo bene, vedici anche lì una cn.:atura di Dio e mettilo lì
bene sull'altare.
4.
Consacrazione, ottimismo e gioia
Questo
è importante, non aver paura di niente. Anche questo ci vuole, non dobbiamo
aver paura di niente, neppure delle difficoltà che si incontreranno.
Quando
io sono convinto che la Madonna sta accanto a me, che il cuore mio è tutto di
Gesù Cristo e Gesù Cristo è tutto per me, può avvenire quel che vuole, ma
nori esiste problema, non esiste problema, quindi avviene tutto ciò che Dio
vuole, siamo disposti a fare la volontà di Dio, il resto non interessa. Le cose
di questo mondo, o i difetti e quelli consorella, o i difetti di queste altre, i
pensieri di quell'altro guardarle e poi continuare a camminare.
Certo,
dobbiamo avere la vita bella, tutta - come pos ;o dire - uno strumento adatto di
Gesù Cristo e della Ma donna, perchè in fondo sono loro che hanno da portare
~. compimento l'opera che Dio mi ha affidata, e questo basta. questo basta!
Ma
se invece si guarda alle difficoltà, i nervosismi di quella o di quell'altra e
ci si ferma a queste cose piccole, non si fa niente e si conclude ben poco. E
forse serve anche a scoraggiarvi: Ah dove sono entrata! Che cosa ho fatto! Tutta
questa roba non è necessaria.
Ecco,
guardare sempre avanti, camminare unite alla luce del sole: questo sole è il
Cuore di Cristo, ma c'è anche il Cuore della Madonna. Non c'è dà preoccuparsi
di nulla. Del resto, anche fino a questo momento ce l'ha fatto vedere. Non c'è
da preoccuparsi di niente.
Dio
vede, Dio provvede. Di una cosa sola c'è da preoccuparsi: di essere veramente
strumenti nelle mani sue.
5.
Consacrazione, programma completo
Anima
consacrata, se chiedi quale deve essere il tuo cibo, ecco, il tuo cibo sarà
la volonta del Padre.
Se
vai in cerca di luce, ecco, la tua luce è la tua fede. Se hai bisogno di
un'arma per difendere la tua fede e il tuo cibo, la tua arma è la croce.
Se
senti il desiderio di essere ricca, ricca della vera ricchezza, la tua
ricchezza sarà la grazia. Quando tu cesserai di pregare cesserai di sentire Dio
dentro di te e nella tua vita.
Se
ti vuoi adornare di perle preziose, esse saranno le tue lagrime. Chi sa
piangere, chi sa soffrire, chi sa portare la sua Croce dietro a Gesù e con Gesù,
possiede le vere perle che nessuno gli potrà mai rapire.
Se
desideri essere grande, la tua grandezza - è Gesù stesso che te lo dice - sarà
la tua umiltà.
Se
desideri le ali per volare, le tue ali saranno il dolore e l'amore, saper
soffrire e sapere amare attraverso il dolore. Se vai in cerca di un campo di
lavoro, te ne indico subito uno, il mondo. Il mondo è tuo, anima consacrata,
perchè tu vi porti la fede, la luce, la gioia, la santità.
Se
ti piace cantare e dire a tutti la tua gioia, la tua musica sarà una sola:
Fiat voluntas tua! Sia fatta la tua volontà! Questo è il canto e la musica di
tutti i santi giorni.
Se
vuoi avere un viatico nutriente, una buona provvista per il viaggio di questa
vita che ti sostenga nel cammino e non ti faccia svenire lungo la via, hai l'Eucarestia
e la preghiera.
Se
vuoi gettarti nelle braccia e abbandonarti sul cuore di una Madre, ecco, lo sai,
hai la Madonna. Aggrappati bene alla Madonna e riuscirai a fare, e far bene,
tutto questo Gesù benedetto ci dice: «Voi siete la luce del mondo.
6.
I tre poli della santità
Per
la santità ci vogliono tre poli: Chiesa, Eucarestia, Madonna.
Non
c'è santità se non si segue la Chiesa, e la Chiesa gerarchica.
L'infallibilità ce l'ha lei, la Chiesa e il Papa. Eucarestia. Questo grande
atto d'amore che ci fa il Signore non possiamo fare a meno di riceverlo.
La
Madre, Maria Santissima.
Così
vi dovete far sante, e cominciare oggi.
Bisogna
imparare a mettersi tutti i giorni davanti ad un Crocifisso e chiedersi
nell'intimo dell'anima: «Che cosa hai tu fatto per me? Ed io che cosa faccio
per Te?».
Se
non ci distacchiamo dalle cose più piccole, come ci distaccheremo da quelle più
grandi?
Il
cammino non è difficile, ma neanche facile: sarà facile solo se noi
predichiamo Cristo e Cristo crocifisso.
E
lo devo predicare con la mia vita.
Come
faccio ad ascoltare un predicatore che non si è distaccato dalle più piccole
cianfrusaglie?
Stiamo
attente che sotto quel velo ci sia sempre un cervello consacrato al Signore,
sotto quel vestito sempre una persona consacrata al Signore, non una bambola. In
convento non sappiamo che cosa farne dei sopramobili.
7.
Alla sequela di Cristo povero
Il
mio cuore deve essere distaccato da tutte le cose di questo mondo.
Non
devo fare come fanno il maggior numero dei secolari e degli uomini di questo
mondo, i quali aspettano che li separi o li distacchi da tutto la morte. Come
religioso ho un voto che mi aiuta a separarmene prima che la morte arrivi, il
voto della santa povertà.
Il
mio voto ha un fondamento e una base: sulla capanna di Betlemme, sul «Beati i
poveri nello spirito perchè di loro è il Regno dei cieli», sul «Beati i
puri di cuore perchè vedranno Dio».
Il
cuore del religioso deve essere distaccato da tutto. Non accettare mai niente
senza il permesso del superiore. Voglio essere povero ed amare la povertà,
perchè chi è povero è puro, e chi è puro va in cielo per vedere Dio. Ogni
volta che si manca alla virtù del voto e al voto si commette un sacrilegio.
8.
Povertà vera ricchezza
Che
strano! Nella notte santa del Natale, appena il Figlio di Dio apre i suoi
occhi a questo povero mondo, gli angeli dànno la grande notizia agli umili
pastori.
Si
potrebbe dire che l'annuncio è stato dato alla povertà, non alla ricchezza.
I ricchi sono stati lasciati indisturbati nei loro palazzi. Essi non avrebbero
portato nulla alla grotta di Betlemme, anzi si sarebbero sentiti offesi ad
essere invitati in quel luogo e anche una ragnatela li avrebbe umiliati.
Questi il mondo li chiama ricchi, per il cielo invece essi sono veramente i più
poveri.
Ecco,
la povertà è sempre ricchezza. La povertà dei pastori donò tutto ciò che
essi avevano alla sacra Famiglia. È il cuore distaccato dalle vanità del mondo
e che si accontenta di poco che sa dividere il suo pane con tutti. Questo
cuore non chiude mai la porta in faccia a nessuno ed è sempre pronto a far
sorridere col suo poco un altro cuore.
Il
cuore del ricco non ride mai, è sempre preoccupato in vita e in morte. In vita
è preoccupato perchè sempre preso dal suo paradiso terrestre che non gli dà
pace, e in morte perchè deve lasciarlo.
Devo
ringraziare continuamente il Bambino Gesù che mi ha chiamato alla vita
religiosa. Il mondo disprezza la vita religiosa perchè vita povera,
contrassegnata dalla povertà, quindi vita sciupata e inutile. Invece, ecco, la
professione religiosa mi ha fatto ricco, tanto ricco che posso essere di aiuto
e di aiuto e di conforto a tutti.
Amerò
sempre la povertà per essere veramente ricco.
9.
Simili agli uccelli dell'aria, ai gigli del campo
Il
discorso del Papa ai religiosi: «Conto molto su di voi». C'è il fatto
meraviglioso della professione religiosa: l'anima, con un atto, si consacra
anima e corpo a Dio. È con questa professione che ognuno di noi può
raffigurare veramente Gesù sulla terra. La figura di Gesù dobbiamo vederla
in questa anima casta, povera, ubbidiente. Siamo simili agli uccelli
dell'aria, ai gigli dei campi, che non si preoccupano di ciò che vestono o
mangiano. La più grande catastrofe è il denaro, causa di guerre e violenza.
Le persone gonfie di denaro l'hanno sempre sputato fuori. Quello invece ti
dice: Beati i poveri in spirito perchè di essi è il Regno dei Cieli. (Mt 5,3):
per te è il Regno dei Cieli! Con questo voto, l'uomo non è attaccato alle
cose, le dona. L'uomo povero nello spirito è staccato da tutto e se deve
donare, lo fa con generosità, perchè tutte queste cose materiali non gli dicono
niente. È beato e perciò è per Lui il Regno dei Cieli e possederà anche la
terra. Per gli altri è il regno di satana.
Più
mi allontano da Cristo e più perdo la via. Oggi il cuore dell'uomo è un
continuo affannarsi perchè vuole costruirsi un paradiso qui su questa terra,
e più lo cerca più lo perde perchè ha perduto Cristo; mentre, se vogliamo un
mondo migliore sia dentro di noi come fuori di noi, lo avremo soltanto se
quest'uomo ritrova veramente Cristo.
10.
Vivere distaccati da tutto
Come
praticare la povertà? Ci vogliono principalmente le seguenti cose:
1.
Chiedere le dovute licenze.
2. Accontentarsi di quello che la Provvidenza ci passa quanto al vitto e al vestito: anzi, per esercizio di virtù, amare le cose più povere.
3.
Evitare la superfluità, le comodità e gli agi della vita che oggi, più che in
altri tempi, tentano di penetrare anche dentro le sacre mura.
4.
Amare il lavoro e il risparmio evitando ogni sorta di sciupio e badando anche
alle piccole cose.
5.
Vivere distaccati da tutto.
6.
Confidare in Dio per il futuro.
Ricordatevi
di trattare bene la povera gente. Ti dà sempre di che vivere. Sono i più
benedetti da Dio. 1 ricchi fanno il colpo e poi scompaiono: «L'idea e
l'ammirazione dei ricchi è fatta tutta con l'elemosina dei poveri», è
questa un targa che metterei vicino al Sacro Cuore.
11.
Alla sequela di Cristo casto
La
castità ci toglie dall'avere una nostra famiglia e ci distacca da essa in
modo da essere più liberi. Ecco poi il fatto meraviglioso per cui Gesù dice:
Non chiamate nessuno padre sulla terra, perchè Uno solo è il Padre vostro:
quello del Cielo. (Mt 23,9). Ma guardate che per questo voto diventiamo padri
di tutti. «Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste» (Mt
5,36) ed i tre voti ci rendono tali. Come fate a non vedere che i santi
secolari, avendo l'amore di Dio, avrebbero potuto fare a meno dei consigli
evangelici: invece avendo naura di venire meno a questo amore di di Dio,
avrebbero potuto fare a meno dei consigli evangelici: invece avendo paura di
venire a meno di questo amore di Dio, ecco che fondano Istituti ed essi stessi
fanno la Professione religiosa. Più di una volta si è detto essere unica la
nostra preoccupazione come il nostro scopo: amare Dio ed amare il prossimo. Più
osserveremo questa Professione, più otterremo in abbondanza. Se Lui ha fatto
così bello questo fiorellino, perchè ci dobbiamo preoccupare accanitamente
delle cose del mondo? Non sono forse più di un uccello o un giglio dei campi?
Più voi li osserverete e più la vostra porta del cuore e quindi della vostra
anima, sarà un tempio di Dio, un tabernacolo vivo. E non sarete preoccupati di
niente, perchè la Provvidenza sfama i buoni servi.
La
castità è quest'acqua limpida, chiara, che ha quella pendenza che libera da
attaccamenti naturali anche da questa famiglia che doveva partire da me, per
essere il Padre di tutti.
Se
uno non si distacca dalle cose più semplici vuol dire che le considera più di
Cristo e Cristo lo deve scegliere in tutto.
12.
Santi di corpo e di spirito
Se
ognuno di noi pensasse a questa realtà: «Sono un tempio di Dio», come
potrebbe sciupare il suo corpo in tante miserie?
Dio
domani preparerà la gloria anche per il nostro corpo. Vai ad Ars e trovi il
cuore (del santo Curato) incorrotto, e le mani con cui ha assolto incorrotte.
Quando
si piglia l'acqua santa e la terra santa, e tu bagni e razzoli, fa sempre
fango.
lo
vado in Palestina, dove c'è tutto un campo di sabbia e piglio acqua santa di
chiesa, terra santa e acqua santa, e li metto lì, e poi ci metto i sandali,
voglio vedere se non vengo fuori tutto infangato.
E
allora tenete la pila dell'acqua santa a posto e la terra tenetela al posto suo,
che il fango santo io non l'ho mai visto.
13.
Castità, prudenza e vigilanza
In
voi ho una grande confidenza e fiducia. Quando la perderei? Quando vi vedessi
parlare con una donna in modo appiccicoso. Anche se il colloquio è breve e
termina presto, in me rimarrebbe sempre ... Perderei in voi la fiducia. Quelli
che ho visti avere questa fregola, questa certa acquolina, a poco a poco sono
usciti dì Congregazione.
Non
mi piace questo modo di trattare le donne: l'uomo ne rimane immediatamente
degradato.
Tutti
siamo fragili e pieni di difetti, ma vedervi bravi nel pregare, buoni, e poi ad
un certo punto essere strulli ... cadrebbe tutto. Dovessi campare cinquant'anni
è difficile poter cancellare (il ricordo) di ciò che ho visto di fasullo.
Stiamo al nostro posto.
Avremo
attorno più donne che uomini e se non ci si sa stare vicino, piano piano
mazzolano anche te.
Che
sono le amicizie particolari? Che attaccaticcie sono? Sono un uomo ormai, devo
seguire e predicare un Crocifisso per tutta la vita e mi dovrei attaccare alle
cose più stupide? Non devo essere un vagabondo della vigna di Cristo: come
farò poi a distaccarmi da quelle più gravi? Uomini simili sono guai per la
Chiesa.
Bisogna
essere al di sopra anche per non fare sospettare gli altri che tu ci sei o ci
stia per arrivare.
14.
Alla sequela di Cristo obbediente
Il
religioso è quell'uomo che vive in comunità con altri uomini, che ad un certo
momento con la sua castità ha voluto mettersi a disposizione di tutti senza
ritenere nessun altro legame.
Lo
vedete quell'uomo? Col suo esempio e la sua condotta egli è come un'acqua
limpida e pura, e per paura che la limpidezza di quest'acqua subisca
infiltrazioni e impurità, ecco che fa il voto di povertà.
Attraverso
la povertà io non ho più niente. Non posso comprare, non posso vendere. Se ho
una donazione, non è mia. Di fronte alla legge dello Stato può darsi che la
proprietà mi sia riconosciuta, ma di fronte all'istituto non ho più nulla.
Non è mio neppure il vestito che porto, che è dell'istituto. Se me ne andassi,
dovrei lasciarlo lì.
Voi
vedete che, allora, queste infiltrazioni non ci sono. Siamo poi reduci da un
peccato originale e spesso siamo martellati dall'orgoglio e dalla superbia. La
superbia! Quale brutta infiltrazione che fa diventare torbida quell'acqua pura
e candida.
Per
liberarci dalla superbia e dall'orgoglio, ecco, noi facciamo il voto
d'obbedienza: un voto, non una semplice promessa.
Un
voto per schiacchiare l'orgoglio e la superbia e anche per diventare più
semplici. Solo con la semplicità tratteremo bene le cose di Dio e la nostra
missione si svolgerà meglio e più serena.
15.
L'obbedienza di Cristo e di Maria Santissima
Si
piglia l'insegnamento di Cristo che ha lasciato il paradiso e ha fatto, anche
Lui, l'obbedienza al Padre, è sceso in terra, e non è venuto in terra per fare
la passeggiatina, per andare a vedere un mondo nuovo, o che so io - e in fondo
noi si fa anche questo, perchè quando siamo giovani siamo anche desiderosi dei
cambiamenti, di andare in case diverse, ecco.
Ecco,
bisogna ricordarsi che è sceso in terra, ha obbedito, e ha obbedito fino alla
morte in croce.
È
quindi venuto a prendersi una croce sulle spalle, a prendere il suo Calvario, il
suo dolore, e soltanto in ultimo, al terzo giorno, ha avuto la sua resurrezione.
Così
deve essere anche per noi.
Si
piglia l'insegnamento della Madonna, obbediente al Padre come Gesù suo Figlio,
e perciò obbediente anche agli uomini.
Il
sacrificio nell'obbedienza a Cesare. Poteva anche non andare al censimento. Ma
c'era la profezia: «E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più
piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio
popolo» (Mt 2,6). E partono.
Sacrificio
nel luogo della nascita. Sembra che ci sia un certo abbandono da parte di Dio e
tutto si deve svolgere in una grotta.
Se
si medita ciò, ecco che tutto ha la sua importanza e ogni cosa si illumina.
Prima
si deve obbedire al superiore e poi al padre spirituale. Che padre spirituale
è se mette il suddito contro il suo superiore?
16.
Vita comunitaria: carità
Ecco.
Cominciate prima di tutto a guardarvi in faccia. Ormai non dovete essere
soltanto sorelle di Regola, di divisa ... guardate soprattutto, di diventare
sorelle in tutto ciò che è principale: sorelle di cuore.
Il
che vuol dire ... Vuol dire che vi dovete voler bene. Se c'è l'unione di cuore
allora tutte le cose vanno bene; se c'è il sacrificio ... si supera tante cose.
Quando, invece, i cuori son separati allora, diventa tutto il cielo nero, non si
vede più nella giusta luce, tutto diventa molto difficile.
Io
mi ricordo, un giorno ero in una Chiesa e stavo parlando ... ero proprio a
Siena e di lato, invece, c'era un grosso Crocifisso e dicevo alla gente: Se
tutti si avesse la forza, prima di andare a dormire, di aprire quel libro, un
grande, enorme libro; davanti al Crocifisso credo che anche la vita sarebbe più
bella, più spianata, si capirebbe molto meglio tutto. In quel libro del
Crocifisso vi ci trovereste tutto. Se avessi la possibilità, succede questo,
andrei lì con queste due dita e cercherei di aprire ancora di più il taglio
che ha per vedere dentro. Che cosa ci vedrei? Ci vedrei scritto: AMORE. Perchè
questo Crocifisso porta delle piaghe? Le porta per farmi vedere come mi ha
amato, quindi su ognuna c'è scritto: AMORE.
Ma
di più nel cuore, perchè si ama con il cuore; non si ama con i piedi, con le
mani o con le ferite alla testa: si ama col cuore.
Quindi,
a poterla spalancare di più, anch'io farei come Dio Padre: andrei in profondità
e leggerei: AMORE. Allora, se Lui mi ama, io Lo debbo riamare: Dove Lo amo? Lo
amo in colui che mi sta accanto.
Allora
si rientra nella giusta armonia che quando Gesù dice: Ecco, avevo sete e mi ha
dato da bere; avevo fame, mi hai dato da mangiare; ero ammalato, mi hai soccorso
e consolato; ero carcerato e mi hai visitato. Ma Signore, io non ti ho mai
visto carcerato. Non Ti abbiamo mai veduto ...! Quando queste cose le fate per
il prossimo, allora si ha la certezza di farlo a Lui.
17.
Vita comunitaria: sopportarsi a vicenda
«Non
sono venuto per i sani ma per i malati» (Mc2, 17). «Non sono i sani che hanno
bisogno del medico, ma i malati;non sono venuto a chiamare i giusti ma i
peccatori».
Gesù
è il vero medico di ogni uomo ed in particolare del religioso e della
religiosa.
Ma
quanti si coprono del falso mantello dell'umiltà mentre vivono nella più
squallida superbia e sono lì rannicchiati sotto questo ampio mantello, che
solo riescono a mettere fuori appena gli occhi e il naso!
Hanno
paura che il dito sanatore di Dio li tocchi e li liberi dalla tremenda lebbra
della propria superbia e del proprio orgoglio.
Ci
sono anche occhi che preferiscono tenere la poca luce, preferiscono essere
miopi invece che lasciarsi toccare dal Cuore di Cristo che riempirebbe loro le
palpebre e farebbe cadere quel cerume appiccicoso della falsa umiltà, imbrattata
da una grande quantità di superbia.
Toglimi,
o Signore, gli occhiali del mio lo e mettimi quelli del mio DIO.
Ci
vuole la luce di Dio per mettere via le tenebre del mio io.
Una
cosa bella per non farci andare in superbia è di avere uno specchio: esso
prende tutte le bellezze della terra. Quello che uno ha di buono è di Dio,
rispecchia ciò che è suo. Se voglio continuare a riprodurre (Dio), devo far sì
che lo specchio non si rompa.
Sono
un povero specchio e rimando ciò che Dio mi manda. Senza la sua grazia avrei
tanta fragilità da sciupare tutto ciò chemi dànno.
18.
Scendere dal cavallo del proprio io
La
santità è fatta di tante piccole cosette che dobbiamo fare, specialmente
esercitarci nella pazienza. Per dieci giorni siamo pazienti, poi ecco che
l'undicesimo giorno ci scappa il ciuco. Va bene così. Le virtù si pigliano
pian pianino. La virtù della pazienza ci vuole assolutamente perchè dobbiamo
vivere insieme.
Quando
uno si sa frenare, la carità non è offesa, non si attacca. Dice il suo
giudizio anche se opposto al mio ragionamento. Io dico il mio parere e basta.
Così esercito due virtù, la pazienza e la carità. Piccole cose.
Non
crederci sempre vittime. Se no si diventa vittime dell'io e poi ci si sta male.
«Tutti ce l'han con me», e poi può darsi benissimo che invece sono gli altri
che devono sopportare me.
Bisogna
scendere dal cavallo del proprio io e mettersi nella carrozza di Dio. Si pensa
di stare meglio sul cavallo. E quante volte ci si sale su! E quante volte si
scende dalla carrozza di Dio! Non crederti troppo buono, ma pensati sempre
il più cattivo e il più buono a niente.
19.
Vita comunitaria: semplicità
Per
la santità occorre tanta umiltà t semplicità.
Il
Signore può provarci facendoci sentire tanta pena e desolazione interiore che
nessun uomo vivente può capire se non l'avrà prima sperimentata.
Le
passioni si risveglieranno più vive che per il passato, specialmente la
passione dell'ira e della lussuria-carne, e come cavalle senza freno vorranno
correre dove l'appetito le incita. Anche allora fermiamoci lì nelle braccia di
questo padre che ti vede e ti concede la forza e la fine quando a Lui piacerà.
Anche
questa è santità.
Amiamo
la semplicità e teniamo distaccata la mente e il cuore dalle cose complicate.
Solo così il cuore e la mente potranno riempirsi delle verità di Dio.
Al
cuore semplice non manca mai nulla. Il cuore semplice è sempre pieno di
amore, in primo luogo ama Dio, poi ama il suo prossimo.
Più
uno è semplice, più Dio gli rivela i suoi segreti. Anche se privo di studi,
sa parlare di Dio tanto bene e con tanta profondità che anche i cuori più duri
si piegano.
20.
Vita consacrata: vita di preghiera
L'uomo
fatto di terra - Adamo - mi ha preso dalla punta dei capelli fino alla punta dei
piedi. Ora mi devo far prendere dall'Uomo fatto di cielo per avere un'anima di
cielo e un corpo di cielo: Gesù Cristo.
Fai
prima la predica della tua pietà, così mostri di essere unito con Dio,
quindi quella del buon esempio, e da ultimo verrà quest'altra.
San
Carlo da Sezze predicava con questi due sistemi ed era così ripieno di Dio che
quelli che passavano vicini a lui non potevano fare a meno di pensare a Dio e
pregarlo. Capitava anche, che se passava davanti a porte chiuse, quelli dentro
sentivano questo bisogno.
Da
Carlo da Sezze sono passato ad altri santi. Oggi non vedi più preti e suore che
pregano in giro, ma se prendi tanti santi vedi che avevano sempre la corona in
mano.
Il
Cottolengo aveva perfino fatto un Rosario proprio. Al posto delle tre Ave Maria
aveva da dire: «Santissima Provvidenza di Dio provvedeteci voi» e non lo
faceva solo per sè ma anche per i casi più disperati che solo Dio sapeva
risolvere.
21.
Vita consacrata: preghiera e apostolato
Ho
pensato e sono certo di non aver sbagliato. Per questo ho scritto questi tre
punti nel breviario:
1.
Se non abbiamo vita contemplativa è molto difficile fare quella attiva. Come
posso esercitare le cose di Dio se non ho la contemplazione di Dio? È
impossibile. Non posso esercitare la pietà, la misericordia, ecc.
2.
Una non deve distruggere l'altra: fare tutto con equilibrio. Non prendere
troppe opere buone, ma poche e farle bene.
3.
Le virtù che Dio favorisce di più in noi uomini sono certo che sono l'umiltà
e l'amore verso il prossimo: un superbo come fa a vedere le opere buone?
Stamattina
ad un uomo orgoglioso che mi chiedeva di esercitare atti eroici - senza Dio -
gli ho detto: «Se non ti alzi sei uguale ad una bestia, sei ad uno stato terra,
terra, mentre Dio ti ha dato tanti doni che tu non hai sfruttato ed esercitato».
Non
ho mai saputo che a Dio si consacrano i cani, non l'ho mai saputo. E non ho
saputo neppure che gli si devono consacrare i leprotti, o i fagiani, o i
serpenti. Ho sempre sentito che sono gli uomini, e che gli uomini si consacrano
a Dio di loro spontanea volontà, perchè vogliono corrispondere a questo
infinito amore di Dio quando li chiama, e si consacrano a Lui. Non ho mai
sentito che un animale, o una pianta, si consacrano a Dio.
Si
consacrano gli uomini. E si sa benissimo a che cosa si rinuncia e che cosa si
accetta.
22.
Vita consacrata: serbatoio e canale
Hai
visto una cascata? L'acqua viene giù, picchia e poi rovescia di nuovo.
Il
cuore di un santo è come quella vasca che raccoglie e poi butta sugli altri.
Quindi
sposati bene con Lui. Bisogna sposarsi bene. Anche la Madonna è Maria
Santissima e si è sposata con un santo. Sposati bene! E sarai un canale che darà
da bere a chi è assetato, un canale di grazia attraverso cui farai del bene.
Sono
convinto di una cosa, convintissimo, anzi arciconvintissimo: che se un'anima
arriva a diventare così, arriva a questo stato, senza accorgersene fa due
prediche come queste: fa vedere agli uomini che è un'anima di pietà e dà buon
esempio: perchè la sua anima ruba (al demonio) più anime.
I
demoni gli creeranno tante situazioni penose per farlo penare. Essi sanno
benissimo che le prediche fatte dal pulpito entrano in un orecchio ed escono
dall'altro. Le prediche che colpiscono l'occhio portano più frutto.
Prima
devi essere convinto di ciò che dici perchè gli altri se ne accorgano. La tua
parola deve partire dal cuore e non dall'orgoglio per fare chiaro. Se vuoi
mettere lo zampino per apparire bello sei un pagliaccio. E sai chi è il
pagliaccio? È l'uomo fatto di paglia.
23.
Consacrazione e mortificazione
Non
devo dimenticare che la vita religiosa è una palestra, una scuola dove si
deve lottare e faticare, dove ci sono gioie ma anche pene, quindi non si deve
sognare un ambiente privo di ogni spina e imperfezione.
Per
educare, per formare, per guidare qualsiasi anima bisogna fare, tribolare,
rinnegarsi. Quindi se stiamo sempre lì a lamentarci del nostro povero 10
maltrattato e incompreso, cosa possiamo dare? Cosa sapremo seminare? Il rinnegamento
di noi stessi va fino al punto che ci ha insegnato Gesù: il primo sia l'ultimo.
Gesù Bambino vuole che tu ti tenga sotto il suo sguardo amabile in tutta la sua
operosa giornata, affinchè ogni cosa e opera in te canti la sua bontà, il suo
sorriso sempre Infinito.
La
vera pace di Dio la si acquista con la mortificazione e con il sottoporre la
nostra volontà alla Sua, ossia con il sapersi governare con animo pacifico in
quella vocazione nella quale siamo stati chiamati ed esercitare quegli esercizi
nei quali siamo stati posti.
La
felicità in questa vita l'anima può trovarla soltanto quando compie i divini
voleri.
24.
La scarpa e lo specchio
Dobbiamo
costruirci una scarpa giusta fatta con i sacrifici, con le rinuncie, per
camminare bene sulla via del cielo, e se camminiamo bene lassù, cammineremo
bene anche quaggiù.
Non
bisogna aspettare gli altri, che possono esortarci, .na dobbiamo essere noi a
farla bene.
La
suola è la mortificazione, il di sopra (la tomaia) sono le preghiere,
l'unione con Dio: poi ci pensa Dio a lucidarla bene e a sfolgorare il cammino.
Se
si mantengono cariche fanno luce anche agli altri. Sai come si fa per far
piangere il demonio quando li vuol far montare in superbia? Lo si fa piangere
cantando, perchè chi canta prega tre volte.
Se
davanti ad uno specchio ti gonfi, e se ti fa vedere ciò che hai fatto, allora
che si fa? Canta il Credo: «Credo in Dio Padre Onnipotente ...», che se non ci
fosse stato sarei stato un gran delinquente. E se c'è Dio Padre Onnipotente -
allora Lui tutto ha fatto e io sono un bel niente. Stamattina mi facevo la barba
davanti allo specchio e sottovoce cantavo. E il demonio piange! Piange con la musica
gregoriana! ...
25.
Ciò che il mondo aspetta dall'anima consacrata
Per
ora, coloro che hanno dato qualcosa di buono, sono stati questi fiori casti,
ubbidienti e poveri, del giardino di Dio. Che bellezza quando ci si incontra con
un cuore così. Non crediate di conquistare il mondo con un bel discorso. Lo
convertite quando siete osservanti di questi tre voti; quando il mondo vi vedrà
distaccati da tutto ed in grado di donare tutto, sapendo anche rinunciare al
proprio nutrimento. Renditi libero con il cuore di Gesù Cristo. Da voi il
mondo si aspetta il suo palpito caldo: è allora che convertirete il mondo,
che distruggerete il mondo intero. Per avere questo occorre avere una fede
semplice, genuina; quella fede che ci richiede il Vangelo. Quando si ha questa
fede da spostare i monti si diventa pazzi di amore per Dio e pazzi di amore per
il prossimo: questo, il mondo, nè ce lo dà, nè ce lo insegna. Questo ce lo dà
solo Cristo Signore. Diamoci a Lui con generosità. Gettati in quelle braccia
del Figlio di Dio. Che la Madonna ci aiuti tutti. L'uomo che vive così,
cammina bene ed è così veloce che non c'è nessuno che lo raggiunge.
Abbiamo
sempre da imparare, ma dal mondo sempre poco. Gli uomini più si attaccano al
mondo e più sono sempre vuoti; più si attaccano alle cose del cielo e più
sono buoni, perchè il cielo dà forza e aiuto.
Devi
essere come una semplice barca nell'oceano, fuori dal pantano. Valgono più
dieci minuti in camera che prendersi per la mano e gridare alleluia.
Per
scrutare le cose di Dio bisogna mettersi in ginocchio. Allora vedi che qualche
cosa arriva al cuore e viene fuori la roba di Dio.
26.
Quand'è che il mondo non si accetta
Avete
scelto la parte migliore. Ma se non siete brave religiose, sarete delle ladre
e delle impostore.
Sarete
delle ladre perchè rubate il titolo di religiose e poi non lo siete. La vita
diventa un apostolato pratico quando è una vita di buon esempio, ricca di
virtù. Essa convince, trascina e chiama. Però, come pianta non fiorisce
senz'acqua, così la virtù non fiorisce senza lagrime.
Così
il mondo non ci accetta. Non è che il mondo non ci accetti per il vestito
antiquato, ma perchè non siamo vere religiose. Ci accetta se saremo sante. Se
siamo sante, ci accetta sempre. 1 santi attirano sempre. Il santo passa sempre:
è come il sole che passa sempre e arriva dappertutto. Ma non passa quando la
santità non c'è.
Quanti
scribi e farisei! Gesù nel tempio ha fatto due cose principali contro i
farisei: la frusta e l'obolo della vedova. Se ora venisse fuori dal tabernacolo,
quante frustate! Quanto è difficile la coerenza!
27.
Mettere mano all'aratro e non voltarsi più indietro
Quanto
è dura la vita! Certe zolle non si lasciano sgretolare, ma: «Nessuno che ha
messo mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio»
(Le 9,62).
Non
fate mai nulla per gli uomini, per amor di Dio! Se no morite infelici.
Ogni
piccola cosa fatela per amor di Dio.
Fate
del bene agli uomini, quello sì, ma non per loro. Se fate le coseper gli uomini
sentirete vuote le vostre anime e la morte che si avvicina.
L'anima
diviene povera di meriti.
Quando
avete fatto tutto per gli uomini, l'anima non parte felice da questo mondo.
Il
cristiano non può essere un Erode crudele. Tuttavia, se non sa liberare il suo
cuore dalla cattiveria che lo domina e dal cattivo esempio che lo trascina, fa
strage di tanti cuori innocenti ed imita Erode.
Se
un semplice cristiano non deve essere un Erode crudele, che si dovrà dire di
un'anima consacrata, di un sacerdote, di un religioso, di una suora, di coloro
che hanno la possibilità di avvicinare tante anime? Invece di portarle alla
salvezza, con la loro condotta e col loro cattivo esempio, sono per esse causa
di perdizione. 1 loro insegnamenti, basati su un Vangelo che non è di Gesù
Cristo, ma accomodato ai loro gusti e interpretato a modo loro, e i loro esempi
giustificati e scusati da una coscienza accomodata, li fanno diventare
altrettanti Erodi, peggiori e più crudeli del primo. Il primo infatti era,
per lo meno, un pagano e non un cristiano.
28.
Quando il cuore non è più capace di amare ...
Quando
un sacerdote, un'anima consacrata, comincia a riprendere ciò che aveva
lasciato, piano piano il suo cuore si raffredda, diventa gelido come il
ghiaccio.
Gesù
lo prende ogni mattina, ma non gli dice più niente. Tra la sua anima e Gesù
non c'è più comunione. Gesù lo riceve, sì, ma il freddo di quel cuore lo
paralizza e non lo fa agire.
Questa
freddezza e questo torpore s'infiltrano in quel cuore quando non si prega,
quando non si medita, quando non si frequenta più il sacramento della
penitenza; è allora che il cuore non è più capace di amare
Che
tristezza! Un'anima consacrata dovrebbe essere tutta una fiamma d'amore, e
invece è più fredda della pisside che tiene in mano!
Questo
gelo spaventa. Il ghiaccio fa scivolare. Il ghiaccio spirituale prepara le
cadute, e secondo le cadute i guai sono sempre più grossi.
Se
Gesù ti ha chiamato a questa vita è solo perchè da te vuole un po' d'amore.
29.
Doppia illusione di chi rinuncia alla vita consacrata
Rinunciando
alla chiamata sareste delle eterne scontente. Inizialmente il vostro amore per
Cristo era forte, ma poi l'avete abbandonato ed ora ne sentite il tormento. Non
avremo mai pace.
Poi
arriva lo sconforto e la sfiducia, poi si riaccende di nuovo il desiderio delle
vie del mondo.
Però
attente: sareste deluse due volte! Sareste deluse una prima volta perchè siete
entrate e Cristo non lo avete seguito. Sareste deluse una seconda volta perchè
nelle vie del mondo Cristo non lo trovereste. Cristo vi aveva chiamate per
essere tutte sue, e nessun essere al mondo lo potrà sostituire. Cristo è uno
solo. Dio è uno solo.
Quando
una creatura viene chiamata in modo particolare da Dio, prima lo sceglie e poi
lo lascia? Ricordatevi: la creatura che nel vostro cuore sostituirà Dio vi farà
soffrire per tutta la vita.
È
giusto che sia così perchè al posto del Creatore avete scelta la creatura.
Questo pericolo è sempre presente ogni volta che ci lasciamo ingannare dal
tentatore, dal serpente che si presenta a noi sotto la veste dell'agnello.
C
più felice il povero mendicante che bussata la porta, preso il pezzo di pane,
guarda il cielo azzurro e ringrazia Iddio che ha provveduto riempiendo la sua
bisaccia.
Costui
- o colei - non sa più ringraziare, ma al contrario odia il bene ricevuto da
Dio, e quindi odia Dio stesso. E così da angelo si trasforma in miserabile
serpe che riempie la pancia di terra.
30.
Maria modello dell'anima consacrata
Come
ha accettato tutti quelli che di generazione in generazione l'avrebbero
chiamata beata, la Madonna ha accettato di essere Madre anche di quelli che la
malediranno, anche di quel bestemmiatore che in questo momento dà quel titolo a
Lei che non avrebbe il coraggio di dare a sua madre. Eppure vedete che se la
Madonna non avesse accettato anche questa parte, sarebbe rimasto incompleto un
certo ricamo del Signore e ci sarebbe mancata la luce. Perchè in quest'atto
così eroico, ecco sì, noi siamo povere creature, sappiamo che è suo Figlio
che sta lì in croce e tribola ... Gli uomini sono stati cattivi e si sarebbe
detto: Chissà povera donna quanto avrà sofferto a vederlo lì! ... Ma poi?
Invece
guardate che cuore, un cuore largo che ha ricopiato tanto bene quello del
Figlio. Ecco, il Figlio è stato la luce del mondo e il sale della terra. Anche
Lei, la Madre, diventa tale. Cuore di Maria Cuore di Cristo, no?
E
non fa differenza. Ama e basta. Prega perchè ama, e prega in particolare presso
Dio proprio per quel figliolo che bestemmia, che la disprezza, che le dà gli
attributi più indecenti.
Perchè?
Perchè è un Cuore ripieno di luce, è un Cuore ripieno di sale, come dice il
Vangelo, e quindi è un Cuore ripieno di amore per ogni uomo.
Essa
accetta di essere Madre di coloro che stanno lì, che mettono in croce suo
Figlio e che glielo metteranno in croce di generazione in generazione fino alla
fine del mondo; finchè ci sarà un uomo sulla terra ci sarà Cristo che deve
andare in croce per lui, ci sarà sempre il crocifissore.
Voi
vedete che accetta di essere la Madre dell'uccisore di suo Figlio, e
quest'uccisore siamo stati tutti noi, più o meno. In più accetta di essere
Madre anche di quelli che disprezzeranno il Figlio, e quindi che
disprezzeranno anche Lei.
Da
quando sono tornato dal Castagno ho fatto questa considerazione: in tutte le
apparizioni della Madonna riconosciute dalla Chiesa, Essa mai ha parlato del
suo Cuore se non a Fatima.
A
Lourdes, vivendo il mondo in un periodo di eresia, ha sostenuto il papa. «lo
sono l'Immacolata Concezione». E poi ha soggiunto: «Maria Santissima sempre
Vergine»: è stato un colpo di martello.
A
Fatima ha detto: «Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà». Sugli
alberi? Chiedetevelo, riflettete: trionferà sui cuori degli uomini.
Oggi
il materialismo cerca di distruggere tutto ciò che è di Dio nel nostro cuore.
Prima c'erano delle eresie contro il cuore che aveva Dio. Ora Dio lo si vuole
distruggere e allontanarlo dal cuore.
Un
mezzo per distruggere il materialismo è il santo Rosario: binario è la
figura e la voce di Piero. Non c'è voce più sicura.
Quel
Cuore della Madonna è stato trapassato da una spada duemila anni fa e lo sarà
fino alla fine del mondo. Che dolore! E noi? Per un po' di sofferenza siamo
pronti e disposti a buttare via l'abito e a farci sciogliere dai voti.
Non
fatevi vedere imbronciati. Quando avete qualche dolore sfogatevi in camera, e se
ricevete qualche torto andate dal superiore e ditegli tutta la verità.
È
grossa questa ... È il mistero! Noi ogni giorno si dovrebbe essere Madre di
Gesù e come Maria generarlo in noi, e noi poi farlo generare negli altri.
Gesù,
tuo fratello, è anche tuo padre e tuo figlio ... Che mistero! Bisogna arrivare
a questo mistero: generare Gesù in noi come l'ha generato Maria.