PADRE ILDEBRANDO ANTONINO SANTANGELO

VITA - PENSIERO - OPERE - TESTIMONIANZE

di Giuseppe Portale

COMUNITA’ EDITRICE - 95031 ADRANO (CATANIA)

TEL 095-7692315

RICORDO DI UN APOSTOLO

Padre Antonino Santangelo è una di quelle personalità umane, cri­stiane, sacerdotali così ricca e carica di doti e di carismi che si ricorda­no con dolce facilità ma anche con una certa difficoltà.

Con facilità si ricorda il suo zelo instancabile, il sorriso pieno di gra­zia e soffuso di bontà, la sua parola sempre saggia e carica di afflato so­prannaturale, la fantasia apostolica inesauribile nell'inventare strade per diffondere il Vangelo nel cuore della gente.

Qui proprio comincia la diffcoltà perché non si riesce a scandaglia­re la multiforme attività di un uomo che ha consacrato ogni palpito del­la sua esistenza alla dilatazione del Regno di Dio.

Pastore zelantissimo seppe fare della parrocchia di S. Pietro in Adra­no un vero cenacolo di spiritualità e di grazia e un centro di irradiazio­ne di inesauribile carità.

La sua Messa era una vera celebrazione del Signore morto e risorto per la salvezza dell'umanità.

Le sue prediche coniugavano egregiamente precisione di dottrina e semplicità evangelica unita ad un'unzione di zelo e di amore di Dio che scendeva nei cuori e li orientava al Signore di ogni luce e consolazione.

Nel ministero della riconciliazione P. Antonino Santangelo era pa­dre, maestro, medico delle anime.

Accoglieva sempre con palpiti di grande comprensione, incoraggiava con convinzione, perdonava con misericordia e orientava tutti con fi­ducia sulle vie della grazia e della santità.

La sua direzione spirituale ha formato tanti fedeli che a lui confida­vano i segreti più profondi del loro cuore e aprivano le pieghe più re­condite del loro spirito.

E quanti, uomini e donne, giovani e meno giovani, con la guida di un tanto direttore fecero sereno discernimento del progetto di Dio sulla lo­ro vita con le scelte conseguenti!

Moltissime vocazioni religiose e sacerdotali sono sbocciate dal mini­stero di P. Santangelo che aveva un particolare carisma in questo deli­cato settore veramente vitale per la Chiesa santa.

Due altre vere passioni apostoliche hanno illuminato e riscaldato lo spirito sacerdotale di questo eccezionale presbitero la cui memoria ono­ra il clero della diocesi catanese.

La diffusione del messaggio della salvezza con « Comunità Editrice che ha stampato e stampa, ha diffuso e diffonde libri, fascicoli, opuscoli si può dire in tutto il mondo.

Quante opere serie, puntuali, di scorrevole lettura, egli stesso compo­se!

E sempre per capillarizzare la Parola della salvezza in mezzo al po­polo cristiano.

Mai, mai P. Santangelo concepì pensieri di vana gloria ma - me lo diceva lui stesso con grande semplicità - sempre scrisse, pubblicò, diffu­se solo per la gloria di Dio e la salvezza dei fratelli. L'altra passione: le missioni.

Non sapremo mai il volume di generosità concreta che dalle mani e dal cuore di P. Santangelo arrivò nelle terre di missione in Africa, in Asia e, segnatamente, in India.

Fondò alcuni lebbrosari e continuò a sostenerli con amorosa pre­ghiera e generosità continua sino agli ultimi giorni della sua vita terre­na.

Il segreto di tanta inesauribile e molteplice dedizione apostolica - ora solamente accennata - risiedeva in una profonda vita interiore, in un cammino di fervore e santità fatto insieme alla Madonna per la quale P. Santangelo aveva filiale ardente devozione...

È questo l'intramontabile testamento d'amore lasciatoci da un nostro sacerdote.

Era sacerdote secondo il Cuore di Dio.

Arcivescovo di Catania: Luigi Bommarito

 

UN UOMO DI DIO

Viaggiando per il mondo, a servizio dell'apostolato catechisti­co, ho avuto occasione di incontrare persone di ogni ceto eccle­siastico: cardinali, vescovi, missionari, sacerdoti, religiosi, in nes­suno però ho incontrato una personalità così ricca di valori spi­rituali come in P. Antonino Santangelo.

Un prete eccezionale, capace di coniugare due qualità appa­rentemente antitetiche, la contemplazione con l'azione. Pur vi­vendo in una modesta parrocchia della Sicilia, ad Adrano (Ca­tania), ha esercitato una influenza che si è allargata a tutta l'iso­la, anzi all'Italia intera, attraverso le numerose pubblicazioni di carattere ascetico, apologetico, pastorale, per evangelizzare dei vicini e lontani, edite da «Comunità Editrice» da lui fondata.

Non vi è stato campo di attività, per l'evangelizzazione e la promozione sociale, dove non abbia recato l'apporto di una di­namica attività che solo la morte ha potuto stroncare.

Per anni è stato instancabile animatore di gruppi giovanili, organizzatore di incontri, ritiri, corsi di esercizi spirituali che di­rigeva personalmente, offrendo ai meno abbienti la possibilità di parteciparvi gratis.

Dotato di una intelligenza duttile, aperta, sensibile ai bisogni del nostro tempo, ha fatto della penna uno strumento quanto mai efficace di apostolato. Tante persone di ogni ceto sociale ricorre­vano a lui e ritrovavano la fede perduta o assopita, la speranza e la gioia di una vita cristiana più coerente e coraggiosa, autenti­che conversioni, capaci di cambiare radicalmente una vita, otte­nute trascorrendo ore ai piedi del tabernacolo.

Una dinamica attività che lo rendeva sempre disponibile, nel desiderio di «farsi tutto a tutta, come S. Paolo, per guadagnare tutti a Cristo » (1 Cor. 9-22). Apostolo della parola e del confessio­nale, il suo zelo abbracciava il mondo intero, come ne fanno fede i due volumi “L'ideale dell'unità”, richiesti dalla segreteria di Papa Giovanni XXIII per donarli alle varie commissioni di studio in preparazione al Vaticano II.

La sua giornata si prolungava durante molte ore notturne, ca­denzata dalla preghiera in lunghi colloqui con Dio. Da Lui at­tingeva la forza di dedicare ogni momento della giornata, senza alcun riguardo a sé, alle persone che accorrevano per consiglio e aiuto. Un uomo che diceva sempre si a Dio e a tutti, dei no soltan­to a se stesso. Quante volte mi sono permesso, in forza della fra­terna, affettuosa amicizia che ci legava, di richiamarlo perché la carità non doveva escludere la sua persona e quella delle sorelle, che lo aiutavano a tempo pieno nell'apostolato. Poteva ben ripe­tere con il Salmista: “Lo zelo della tua casa mi ha divorato” (Ps. 68, 10).

Una vita alimentata da una Fede incrollabile, ancorata a una Speranza senza tentennamenti, esercitate in una carità senza confini. È stato il primo e più grande benefattore della nostra Fondazione “I fratelli dimenticati”, aiutandoci a realizzare la prima grande città dell'amore per lebbrosi, Veheloli, in India.

Dal cielo, dove vive eternamente beato, ci aiuti a praticare qualcuna delle tante virtù da lui esercitate in grado eroico.

Sac. Antonio M. Alessi miss. sales.

 

PREFAZIONE

Presentare la figura, la vita, il pensiero e le opere di un perso­naggio così straordinario quale fu padre Ildebrando Antonino Santangelo, non è cosa tanto facile.

Come si fa a sintetizzare in poche pagine un'intera vita sacer­dotale, spesa tutta al servizio di Dio e del prossimo, come quella del grande sacerdote adranita?

Eppure bisognava provarci.

“Non si accende una candela per metterla sotto il moggio - ammonisce il Vangelo - ma per metterla sul candeliere e far luce a tutti quanti”. Cosí è anche per Padre Santangelo: non poteva­mo, e non dovevamo, lasciare che la sua vita, trascorsa tutta nel nascondimento, nella preghiera e nel laboriosissimo apostolato, fosse passata inosservata anche dopo la sua morte. Una vita di uomo e di sacerdote esemplare: fedele a Dio ed alla sua chiamata dal seno materno sino alla morte, Padre Santangelo è passato in mezzo a noi come vero modello di sacerdote cattolico, sanando e beneficando tutti, anime e corpi.

No, non potevamo dimenticare una simile figura che ci ha aiutato a riscoprire Dio, senso unico e fine ultimo della nostra esistenza.

Indubbiamente, il presente lavoro non pretende affatto di esse­re del tutto completo ed esaustivo: la figura di Padre Santangelo, del resto, è così alta e così poliedrica che richiederebbe in effetti decine e decine di volumi. Tuttavia, sebbene in modo molto sinte­tico, ci abbiamo voluto provare.

Un sentito ringraziamento va alle sorelle di Padre Santangelo, Maria, Laura, Emilia, ed al fratello Giuseppe, che mi sono stati vicini fornendomi tutte le notizie ed il materiale necessario alla realizzazione del presente volume, nonché a quanti hanno colla­borato con le loro testimonianze.

Padre Santangelo e la Santa Madre di Dio, cui il nostro sacer­dote era particolarmente legato, vogliano dal Cielo gradire e be­nedire i modestissimi sforzi e l'umile omaggio di questo loro in­degno figlio devoto.

L'Autore

Giuseppe Portale

PARTE PRIMA

LA VITA LA FAMIGLIA E L'INFANZIA

Il sacerdote padre Ildebrando Antonino Santangelo nasce ad Adrano, grosso centro agricolo a 30 km. nord-ovest da Catania, il 30 Luglio 1913 da famiglia profondamente cristiana che con­terà, dopo di lui, altri sette figli.

Viene battezzato alcuni giorni dopo la nascita e, non appena varcata la soglia della fanciullezza, riceve i Sacramenti della iniziazione cristiana: l'Eucaristia e la Cresima.

Il padre, Salvatore, esercita la professione di agricoltore. Ogni giorno si alza di buon'ora per andare a lavorare in campa­gna. Dotato di profondo senso religioso, utilizza ogni ritaglio di tempo libero raccogliendosi in preghiera di lode a Dio. Porta sempre la corona del Rosario in tasca ed ogni mattina, sulla propria cavalcatura che lo porta al duro lavoro della campa­gna, inizia la propria giornata cristiana appunto con la recita del Santo Rosario. La stessa cosa fa pure ogni sera, riunito con la famiglia attorno al focolare domestico.

Crede fermamente in Dio ed infonde nei cuori dei suoi fami­liari lo stesso amore verso Gesú e la Vergine Santissima.

La giornata domenicale, inoltre, la dedica interamente al Si­gnore: di buon mattino partecipa alla S. Messa accostandosi ai Sacramenti nella chiesa dedicata alla Madonna del Carmine e nel pomeriggio, presso la chiesa madre di Adrano, partecipa al catechismo per gli adulti. Ed è proprio in uno di questi pome­riggi domenicali che il parroco lo avvicina, mentre Antonino è già in seminario, e gli chiede:

- Salvatore, perché stai facendo studiare tuo figlio come sa­cerdote? Non lo sai che facendo il sacerdote non si guadagna niente? Forse sarebbe meglio che studiasse per diventare av­vocato o medico o ingegnere, oppure altro libero professioni­sta!

- Grazie a Dio sono ancora giovane - risponde Salvatore - e col mio onesto lavoro spero di riuscire a portare avanti la famiglia lo stesso. Se Dio vuole, mio figlio sarà sacerdote, ed anzicché essere medico dei corpi diventerà medico delle ani­me.

Salvatore continua a trascorrere la sua vita così, pio, retto, sereno ed equilibrato, in attesa della Patria Celeste che arriva presto.

« Era domenica, il 14-3-193, vigilia della morte di papà; così ci hanno riferito i sacristi della Chiesa Madre: hanno visto papà in ginocchio nella cappella del Sacro Cuore ai piedi dell'altare, che piangeva; uno di loro chiede:

- Cosa ha? Lui risponde:

- Piango di gioia e ringrazio il Signore, ho dotato mio figlio, fra tre mesi sarà Sacerdote e celebrerà la sua prima Messa in questa Chiesa Madre».

Antonino era in seminario e preso da una angoscia inspiega­bile, il sabato va a chiedere al rettore un giorno di permesso per venire a casa. Il rettore si rifiuta. Antonino spinto ancora da una forza interiore, ritorna a fare la richiesta al rettore. Lui, ve­dendolo trasfigurato, non riesce a spiegarsi questo suo gesto insolito, dà il permesso e Antonino corre a casa.

Caso fatale, la domenica notte poche ore prima che Antoni­no torni in Seminario, papà che tanto aveva gioito per quel giorno, venne stroncato con un infarto. La mamma accortasi pochi minuti prima, si alza e va a chiamare Antonino e dice: - Papà ti vuole, sta male.

Antonino di colpo si alza, va al capezzale, di papà, lo abbrac­cia e dice:

- Cosa posso fare papà? Lui risponde:

- Solo la Madonna del Carmine può aiutarmi.

Detto questo spirò. Cosí papà muore sulle braccia del figlio prediletto.

Il giovane seminarista, già iniziato al gusto della penna, ver­gava su carta il seguente colloquio con il padre scomparso.

Colloquio con mio Padre (30-03-37)

Sei morto sull'inverdire della speranza, quando tutto intor­no era promessa di una prossima abbondante raccolta. Speranza di messi che sotto le tue cure, venivano su rigo­gliose; speranza di mandorle, che ogni mattina ritrovavi con nuova gioia, più grosse e più appariscenti, speranza di ulive e di arance che già il fiore e la zagara ripromettevano di carica. Sei morto al termine dell'inverno, quando le giornate s'anda­vano allargando, insieme al cuore, e annunziavano prossima la fine dei freddi e degli stenti.

Sei morto quando la vita cominciava ad essere più luminosa, quando cominciavi a guardare senza più temere l'avvenire. Sei morto dopo aver arato, seminato, sarchiato, scerbato; quando ti restava solo la fatica di raccogliere il frutto dei tuoi sudori.

Sei morto e ci hai lasciati soli, desolati, nel lutto, nel pianto e nello sconforto. Ci hai lasciati orfani, privi del conforto della tua presenza, della tua parola. Ci hai lasciato quando appena noi grandi cominciavamo a conoscerti, a leggere nel tuo cuore, quando ancora le sorelle non avevano potuto fissare nel loro cuore la tua fisionomia.

Ci hai lasciati senza salutarci, senza avvisarci, senza bene­dirci. Sei accorso chiamato dal Padre, senza attendere, senza voltarti: lo aspettavi da 49 anni, lo amavi, ne parlavi spesso am­mirato.

Eri felice di servirlo, scrupoloso nell'adempire ogni minima sua volontà. 'Beati morti qui in Domino moriuntur". L'importante non è vivere, vivere più o meno a lungo, più o meno felice, ma morire bene.

Quando la vita è riuscita a preparare una buona morte, ha già tutta la sua ragione di essere, ha ottenuto lo scopo, ha as­solto il suo compito. La vita è un viaggio verso l'eternità. Nel viaggio l'importante è arrivare, non sfracellarsi per strada, arri­vare poco prima o poco dopo, arrivare più o meno stanchi, più o meno affannati, più o meno ammaccati, sono circostanze che non contano dinanzi alla gioia dell'arrivo.

Quando siamo sicuri che il caro papà è felicemente arrivato, non dobbiamo preoccuparci del viaggio che ha fatto, se ha do­vuto accelerare il passo, o di soffrire la stanchezza.

Se veramente gli vogliamo bene, dobbiamo essere felici per­ché lui non ha più da temere noie nel viaggio, né di stare preoccupato di non arrivare. La morte cristiana mette in pos­sesso della più grande e invidiabile felicità: la salvezza eterna, la beatitudine eterna.

Ora disperarsi, quando il nostro caro ha conseguito un simi­le e smisurato bene, è di chi non ragiona o non ama, o ama solo se stesso, il suo piacere e crede di amare il suo caro: al massimo si può restare un po' mesti per l'immenso amore che gli si por­ta, per dover stare privi della sua presenza per qualche tempo, fino a quando compiuta la nostra esistenza terrena, andremo a raggiungerlo.

Il giusto, morendo, viene accolto nelle braccia di Dio. Dio che lo ama smisuratamente, che lo ama al di sopra della sua persona cara, quello che ci resta da fare è desiderare di andare a raggiungerlo.

O caro papà, o servo di Dio, adesso benedici gli anni scorsi nel suo servizio, tribolazioni sopportate, sacrifici, dolori di una vita aspra, offerta con amore, perché è con essa che trovi di be­nedire Dio, datore di ogni bene.

È così che Salvatore Santangelo torna alla Casa del Padre, la­sciando la propria sposa, Giuseppina, vedova ad appena 42 an­ni. Tocca a lei, ora, mandare avanti da sola tutta la famiglia: ma con l'aiuto di Dio, anche se con numerosi e grandi sacrifici, vi riesce abbastanza bene.

Ogni mattina partecipa alla Santa Messa ed è proprio dalla Mensa Eucaristica che riceve tutta la forza necessaria a supera­re tutti gli ostacoli e le numerose difficoltà che incontra nel portare avanti la propria famiglia. Non conosce riposo, né di­vertimenti, lavorando incessantemente senza stancarsi dalle prime luci dell'alba sino a notte fonda. E questo, per tutti i santi giorni sino alla fine della sua vita. Il segreto di questa sua forza lo rivelò solo alcuni giorni prima di morire a un'amica che ave­va avvicinato in chiesa ove sostava in preghiera, davanti al Ta­bernacolo, dalle tre alle quattro ore al giorno. « La mia forza e la mia gioia - disse Giuseppina - è stare vicina a Gesù Sacramen­tato ».

Appena morta, il 13 Gennaio 1975, le figlie prendono la veste (che teneva preparata), per comporla sul letto di morte. Aprono l'involto e vi trovano un biglietto. Leggono:

« Carissimi figli, state attenti e siatemi ubbidienti.

Alla mia scomparsa non voglio né fiori, né cartelle di San Vi­cenzo, né striscioni d'annunzio e neppure il carro funebre. Non voglio che si spendano soldi inutili per la mia cassa: fatela fare con due tavole e la coprite col mio scialle. Per il trasporto pren­dete un carretto.

Il denaro che dovete sprecare mandatelo per gli affamati ». Se ne andava cosù, in punta di piedi, la sentinella di Gesù Sa­cramentato ...

 

L'INFANZIA DI ANTONINO

Antonino quando era piccolo, era nella prima elementare, incitato da un cuginetto piú grande di lui, si lasciò vincere dal­l'invito nostalgico di lasciare la scuola e andare in campagna in cerca di uccelli. Quando di solito si ritirava dalla scuola, lui all'ora esatta si ritira dalla campagna con la cartella in ma­no.

La mamma prima che Antonino si ritirasse, aveva avuto sen­tore che Antonino si era assentato dalla scuola. Così la mamma gli chiede: - Da dove vieni?

- Lui diventa rosso in viso e china il capo.

La mamma lo castiga legandolo alla sedia con il filo di coto­ne che faceva le calze. Gli dice: - Tu rimarrai legato qui fino a domani quando è l'ora di an­dare a scuola.

Il piccolo Antonino rimase quieto senza rompere il cotone. Il cuore della mamma si inteneriva vedendo il bimbo legato co­me un agnellino, e dice alla nonna che abitava nella stessa ca­sa: - Quando io vado a letto sciolga il bimbo, lo faccia mangiare e lo mette a letto.

- No nonna, la mamma non vuole, se poi domani non mi trova legato la mamma non mi manda a scuola.

La nonna risponde: - Domani mattina presto io ti legherò nuovamente e la mamma non saprà nulla.

Così il bimbo mangiò e andò a dormire. Questa birichinata fu l'unica della sua vita.

Ci raccontava la mamma che un'altra volta una vicina di casa si sposò; essendo la casa della sposa piccolina ha fatto il trattenimento nella nostra casa; Antonino, pur essendoci festa nella sua casa non ha chiesto alla mamma di fermarsi e va a scuola.

 

A SCUOLA

Antonino, a sei anni comincia ad andare a scuola. È un bam­bino bravo, studioso, buono, ubbidiente, giudizioso ed affet­tuoso con tutti. Tante volte, nel pomeriggio, finiti i propri com­piti, aiuta papà.

Suo insegnante è un ottimo sacerdote: padre Giuseppe Vala­stro. Antonino è molto studioso e disciplinato: è sempre il pri­mo della classe. Un giorno tutto il plesso scolastico si riunì in piazza S. Agostino per benedire la bandiera. Il suo maestro P. Giuseppe Valastro disse: «Non c'è nel plesso un ragazzo più buono e più studioso di Antonino Santangelo, lui sarà il padri­no della bandiera », e così fu.

Terminate le elementari, esprime il desiderio di entrare in seminario per diventare sacerdote: e così avviene.

La sua domanda viene accolta e gliene viene data persona­le comunicazione direttamente dall'Arcivescovo di Catania, mons. Emilio Ferraris, in data 30.06.1925, con una lettera che qui si riporta: “Caro Santangelo, Ho ricevuto con piacere la tua letterina, la prima che hai scritto come aspirante del nostro Seminario.

Ormai ti consideriamo come un caro figliuolo della nostra famiglia, ed abbiamo fiducia che, come esprime il tuo cogno­me, sarai un angelo di seminarista ed un santo Sacerdote.

Quanto agli esami, ti consiglio di farli a S. Giovanni La Punta, dove potrai anche essere aiutato per una buona preparazione. Là ti divertirai, studierai, conoscerai i tuoi futuri compagni e comincerai ad amare il tuo Seminario.

Il 31 Luglio t'aspetto a Catania, per andare insieme a San Giovanni La Punta il 1 ° Agosto. Dovrai sacrificare la festa di S. Nicola, ma cominciare la vita di Seminario con un bel sacrifi­cio, fatto per amore di Gesú, è un assicurarsi subito le grazie celesti.

Arrivederci dunque, mio caro figliuolo, ed abbiti la mia Be­nedizione per te e per la tua famiglia.

M.to aff.mo Rettore + Emilio Ferrarsi”.

È cosí che Antonino viene ammesso al Seminario Arcivesco­vile di Catania per la sua preparazione sacerdotale che durerà ben dodici anni. Anche qui si distinguerà per buona memoria, intelligenza, volontà, studio e amore verso Dio e verso gli altri.

 

IL SEMINARIO

Entrato in seminario, Antonino si propone di prepararsi be­ne a diventare un santo sacerdote e, sulla scia di grandi santi, come ad esempio S. Ignazio di Loyola, si redige e s'impone una Regola ed uno stile di vita tutta impostata sull'amore di Dio, dei fratelli e sul come corrispondere in pieno al grande Amore di Dio ed alla sua vocazione apostolica e sacerdotale. Tematica, questa, che si rivelerà poi di grande importanza in tutta la vita ed in tutte le opere del nostro sacerdote.

Della vita in seminario si ricordano diversi episodi, di cui al­cuni si ritiene di menzionarli.

 

VITA DEL SEMINARIO

Anche in seminario Antonino si distingueva per studi, disci­plina e pietà; ed era voluto molto bene dal suo Vescovo Mons. Emilio Ferraris. Di fatti passeggiava spesso e volentieri nel cor­ridoio con Antonino; tanto che gli altri seminaristi dicevano: sempre con Antonino va! Il Vescovo rispondeva a loro: - Sí, perché lui guarda me ed io guardo lui.

Un giorno papà va al seminario a visitare Antonino e a dargli la lieta notizia della nascita della sorellina. Antonino dice: - Avete messo il nome alla sorellina?

Papà risponde: - No, non ancora.

Allora Antonino dice: - Mettete il nome del mio Vescovo; e cosí papà accontentò il figlio, mettendo il nome del suo Vescovo, cioè Emilia. Antonino ben presto ebbe la carica di prefettino; allora i se­minaristi vivevano nelle grandi camerate.

Una notte Antonino sorvegliando la camerata vide alla lu­ce notturna della camerata, presso il letto di un seminarista, un uomo chinato verso il capo di un seminarista che dor­miva.

Antonino pensò che fosse il rettore ad aggiustare le coperte al seminarista dormiente. Ad un tratto, il seminarista si gira dall'altro fianco e quell'uomo senza fare il giro del letto si trovò dall'altro lato del letto. A questo punto Antonino prese una grande paura. L'indomani per accertarsi Antonino chiese al rettore se lui fosse venuto in camerata. Il rettore rispose di no. Intanto quel giovane seminarista dopo alcuni mesi uscí dal se­minario. Il diavolo forse aveva vinto.

 

I SEMINARISTI VERSO L'ETNA

Antonino amava molto la montagna e nei giorni di vacanze estive organizzava per diversi giorni, con i seminaristi di Adra­no che a quei tempi erano numerosi, delle scalate in montagna sull'Etna, facendo sosta nella casa rurale di un nostro zio, nei pressi del monte Intraleo dove pernottavano e si preparavano i pasti. Una volta i seminaristi trovandosi nel bosco, ad un tratto si avvicina un forte temporale, nebbia fitta, loro perdono l'o­rientamento e si scoraggiano. A questo punto vedono un pa­store ben tranquillo appoggiato sul suo bastone e dietro aveva le pecore; lo avvicinano e gli chiedono dove andare verso il monte Intraleo. Il pastore non parla, fa segno con il bastone per dove prendere il viottolo ed ivi i seminaristi s'incamminano; ma fatti alcuni passi, si voltano indietro e non c'erano piú né pastore, né pecore.

Quando si accingevano a prepararsi i pasti l'allegria era al colmo. Alcuni seminaristi combinano uno scherzo ad un com­pagno e gli dicono: - Sai che nell'uovo ci può essere un pelo?

- Lui risponde: non è possibile!

- Vedrai che nel tuo uovo troverai un pelo.

Cosa combinarono? Tolsero ad un cavallo un pelo della co­da e con un ago fatto un buco nell'uovo vi infilarono il lungo pelo, e segnatolo lo bollirono con gli altri. Quando il seminari­sta prese l'uovo l'equipe era all'erta, per sghignazzare e veder­gli togliere il pelo dall'uovo.

- Te l'avevamo detto che si poteva anche trovare il pelo nel­l'uovo!

Un'altra la combinò Antonino: i seminaristi non si metteva­no d'accordo per il tipo di pasta da cucinare; uno diceva: spa­ghetti! l'altro: maccheroni, e cosí via. Antonino per farli tutti contenti mise nella pentola diversi tipi di pasta e quando fu l'o­ra del pranzo disse:

- Adesso ognuno scelga la pasta che desidera.

Padre Antonino Santangelo, come si nota, non era un muso­ne, usava lo scherzo con un filo umoristico ed istruttivo. Di fat­ti con un compagno di seminario scambiava dei versi, metten­doli in refettorio, sotto il piatto. Cosí di tanto in tanto i due se­minaristi trovavano la sorpresa sotto i loro piatti. Ne riportia­mo una con la dovuta risposta.

Frate Nino del deserto malinconico romito in qual grotta sei sparito? Su qual monte irto ed erto?

Forse scorre goccia a goccia un ruscello dai tuoi occhi? Mentre sulla cruda roccia stampi l'orma dei ginocchi.

Forse quando l'infinito si ravviva di fiammelle da quel palpito invaghito tu discorri con le stelle.

Nel deserto tutto tace tutto dorme e tutto muore tu solingo colmi il cuore a gran sorsi a quella pace.

Che se poi, viene il demonio per tentarti qualche assaggio come il santo padre Antonio non ti perdi di coraggio.

E se scorgi il sorione con le corna ben nascoste che segnate sul groppone che gragnola di batoste!

Quando poi scendi dal monte e ritorni alla tua grotta spunta un corvo all'orizzonte per portarti la pagnotta!

Frate Nino del deserto malinconico romito dimmi dove sei fuggito vengo anch'io con te di certo.

M.P.

Nino risponde: E aspetto, aspetto, aspetto colui che mai non viene ma forse ei si ritiene

un pezzo grosso?

Forse che l'automobile l'aeroplano o il treno o il carro aspetti almeno per venire qui?

Dimmelo, o Michelino dimmelo o caro mio se non ci penso io nessun ci pensa.

Vedrò, disturberò, ministri e appaltatori e bravi conduttori ti manderò.

A.S.

 

DALLA REGOLA DEL SEMINARISTA ANTONINO SANTANGELO

Al mattino. Appena sveglio, preghiera:

«Signore, di questo nuovo giorno concessomi Vi ringrazio. Non allontanate la vostra mano dalla mia testa, perché altri­menti cadrò nell'abisso di ogni miseria e peccato.

Accettate la mia volontà risoluta di evitare ogni imperfezio­ne e di voler eseguire prontamente quanto Voi mi ispirerete. Accettate inoltre ogni palpito del mio cuore come atto d'amo­re ».

Pensare, quindi, alla meditazione mantenendo un profondo raccoglimento ricordando che Gesú deve venire nel tuo cuore. Rinnova il proposito di fare sempre piú e meglio.

Recitare la Consacrazione a Maria Santissima con le tre «Ave» e l'invocazione « Per la Vostra Immacolata Concezione, o Maria, fate puro il corpo e santa l'anima mia ».

 

Appena entrato in cappella:

Dirigere lo sguardo al Divin Prigioniero e recitare con fer­vore la preghiera: «Parla, o Signore, che il Tuo servo Ti ascol­ta ».

Mettiti, quindi, alla presenza di Dio e pensa all'importanza di quello che fai: sei in udienza col tuo Dio!

Trai sempre dalla meditazione un frutto pratico ed un pen­siero che ti accompagni continuamente durante tutta la gior­nata.

Ringrazia infine Dio dei lumi che ti ha dato, pregandoLo ancora di darti la forza di mettere in pratica quanto hai stabi­lito.

 

Santa Messa

Se unisci la preghiera di tutti i Santi e di tutti gli Angeli non ottieni il merito di una Messa.

>> Se digiunassi tutta la vita, o vivessi di solo pane ed acqua, non meriteresti quanto puoi meritare partecipando anche ad una sola S. Messa.

>> Se trascorressi la vita in continui pellegrinaggi, andando a piedi presso i piú celebri santuari, e poi partecipassi anche ad una sola Messa, meriteresti di piú in quest'ultima pratica che in tutta la tua vita di pellegrinaggi.

>> Se te ne andassi in un deserto a consumarti nella solitudi­ne e nella penitenza meriteresti di meno che partecipando an­che ad una sola Santa Messa.

In queste ultime tre opere buone l'agente sei tu ed il merito è limitato, finito; nella Messa, invece, l'agente è Gesú ed i meriti sono infiniti: ad essi tu puoi partecipare in base al grado di di­sposizione interna che hai.

La differenza, quindi, è questa: nelle tue opere, nonostante le migliori disposizioni, potrai meritare sino ad un certo punto e non piú; nella S. Messa, invece, potrai meritare anche infinita­mente, cioè piú che se facessi tutte le buone opere possibili: in queste, infatti, il merito dipende da te; in quella, invece, da Dio.

 

Nello studio

Offri al Signore questa tua azione intendendoGli dare tutta la gloria che Gli danno i beati in Cielo.

Mettiti davanti un'immagine sacra, possibilmente del Sacro Cuore di Gesú, che spesso ti richiami il pensiero del Taberna­colo e, quindi, fai un fervido atto d'amore.

Fai quest'azione esclusivamente per la maggior gloria di Dio, escludendo ogni fine umano.

Quando nello studio ti si presenterà qualche difficoltà rivol­giti al Signore affinché te l'appiani.

La sera fai diligentemente la lettura spirituale e l'esame par­ticolare.

Applicati diligentemente nello studio delle varie materie, anche se t'annoiano, non perdendo un solo minuto di tempo e cercando di non distrarti.

 

A scuola

Portare un libro di lettura, possibilmente spirituale, da leg­gere negli intervalli fra una lezione e l'altra, o in assenza del­l'insegnante.

Recitare bene la preghiera, onde cominciare la scuola con retta intenzione, e fare quindi una Comunione Spirituale. Non parlare se non quando è permesso dal professore. Reprimere qualsiasi moto di gelosia quando i compagni ven­gono lodati o ricevono voti buoni: anzi, rallegrarsene. Conserva la calma abituale quando ti vien dato qualche vo­to cattivo o che non corrisponde al tuo desiderio: dimostrerai cosí al Signore che la lezione l'hai studiata solo ed esclusiva­mente per Lui.

Quando suona il segno della ricreazione offrila al Sacro Cuo­re.

Vedendo dal professore assegnati molti compiti, accettali con rassegnazione e mortificazione figurandoti di abbracciare la tua croce.

Grande sia la tua cura per non sollevarti in superbia allorché avrai fatto un bel compito o ben difeso una tesi.

 

In refettorio

Arrivato in refettorio, fai un profondo atto di umiltà per la ti­pica azione degli animali che stai per compiere.

Fai, quindi, una Comunione Spirituale pregando il Signore di riempire la tua anima con la sua Grazia.

Sedendoti ricorda:

>> Che bisogna mangiare per vivere e non vivere per man­giare.

>> Che il demonio viene a tentarci proprio quando abbiamo pienamente soddisfatto la nostra gola.

Cerca, quindi, di essere quanto piú moderato possibile, spe­cialmente se hai molto appetito, e stai attento alla lettura che viene fatta.

Non lasciare alcuna cosa di ciò che ti passano ed evita di far­ti passare cibo speciale.

Non ti alzare mai dal refettorio senza aver fatto almeno una mortificazione.

Al sabato, in onore della Madonna, mangia metà della razio­ne del pane e lascia a pranzo e a cena il vino o la frutta. E non bere fuori dai pasti.

Ringrazia sempre il Signore che si è degnato di pascere te peccatore cosí benignamente.

Nutrendo il tuo corpo abbi di mira la preparazione della vit­tima da sacrificare all'altare della mortificazione e della peni­tenza.

Accostati alle vivande come a medicamenti.

Offri a Dio come sacrificio la cura che devi prendere del tuo corpo.

 

A passeggio

Uscendo dal Seminario, recita la Consacrazione di Maria SS. e l'Angelo di Dio, pregandoLi di liberarti dai pericoli che ti po­tranno incorrere contro la virtú.

Non lamentarti mai né per il luogo dove si va né per il catti­vo tempo, ed offri al Signore quel tuo piccolo sacrificio in unio­ne ai dolori di Gesú nella Via Crucis per la conversione dei pec­catori.

Cerca di non voltarti e di non alzare gli occhi da terra per le vie della città: giunto in un luogo sicuro, spazia pure la vi­sta.

Cerca di parlare di cose spirituali o scolastiche oppure, se non impedito, procurati di star solo onde meglio elevare il tuo pensiero a Dio.

 

Nel gioco

Offri quest'azione a Gesú e falla per amore e per ubbidienza. Raccomandati a Maria e all'Angelo Custode per non commet­tervi alcun difetto.

Lo scopo del gioco è quello di sollevare lo spirito e divertirsi santamente e non quello di vincere. Quindi gioca bene e solo per amore di Gesú.

Cosa guadagni col vincere e cosa perdi col perdere? Perché, quindi, accalorarti e indispettirti? ... Per poi pentirte­ne?

Frequenti siano, invece, durante il gioco, le pie aspirazioni e gli atti d'amore verso Dio e verso il prossimo.

Dopo aver giocato non parlarne piú onde evitare moti d'im­pazienza e di superbia.

 

Riposo

Recita bene il «Miserere».

Fai, quindi, una fervorosa Comunione Spirituale aggiungen­do: « Gesú mio, io dormo ma il mio cuore vigila. Vorrei starme­ne tutta la notte in cappella, ai Tuoi piedi, in profonda adora­zione e renderti tutta quella lode, gloria, benedizione e ringra­ziamento che ti rendono a quest'ora tutti i Santi e gli Angeli in cielo. Accetta ogni palpito del mio cuore come un grande atto d'amore per Te. Voglio rinchiudermi e riposare nel Tuo santo Costato. Veglia su di me e benedicimi.

In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum. Nelle Tue mani, Signore, affido il mio spirito ».

Recita, infine, la Consacrazione a Maria SS., con l'aggiunta di tre «Ave Maria» e dell'Angelo di Dio.

Bacia il Crocifisso, la medaglia di Maria SS. e riposa pure in pace per tutta la notte ...

 

Avvertenze particolari

Dividi la giornata in due parti ed esegui tutte le azioni del mattino, della S. Comunione all'Angelus, in ringraziamento dell'Eucaristia ricevuta; da pranzo sino al giorno seguente vivi bene in preparazione della Comunione da ricevere.

I momenti della S. Comunione sono i piú preziosi della no­stra vita: perché, quindi, non prepararsi remotamente a farla bene, a ricevere tanti tesori, e preparare a Gesú che deve venire nel nostro cuore un « caenaculum magnum N, grande, apparec­chiato con atti di sacrificio e di amore?...

Ricevuto poi Gesú, perché chiudere, senza il prolungamento di un adeguato ringraziamento, quel mistico rubinetto che fa scendere a torrenti in piena le grazie di Gesú nelle anime no­stre?

Perché, dopo aver ricevuto il divin ospite, abbandonarLo cosí scortesemente senza preoccuparci nemmeno di chieder­Gli le Grazie che Egli porta con sé e che ci darà non appena Lo preghiamo?

Cerca di eseguire sempre ogni azione che fai colla maggior perfezione possibile, come se fosse l'ultima. Pensa con quanta perfezione opereresti se sapessi, di certo, di essere vicino alla morte.

Ascolta il sapiente ammonimento dell'Imitazione di Cristo. Sii tale in vita quale desidereresti essere in punto di morte. Opera in modo da poter sempre rispondere a chi ti domandas­se:

- Cosa faresti se sapessi che tra alcuni minuti devi morire? - Continuerei a studiare, a giocare, mangiare, ...

Siccome da te stesso non puoi nulla, al principio di ogni azione chiedi al Signore la Grazia per farla bene e raccomanda­ti a Maria SS. ed all'Angelo Custode affinché ti assistano e ti so­stengano.

In tutte le azioni della vita, se non impedito, tieni sempre in mano la Corona del Rosario e nei momenti liberi fa scorrere qualche grano fra le dita: ciò ti sarà di aiuto al raccoglimento perché ti sprona a dire almeno qualche Ave Maria, o qualche giaculatoria, e ti tiene legato alla Madonna.

Vuoi in ogni istante accumulare grandi tesori per l'eter­nità?

Vuoi sapere un modo facilissimo per farti santo?

Age quod agis: curati di far bene e con la maggior perfezione possibile tutto quello che fai.

Per far bene ogni azione occorre:

1) Mettersi alla presenza di Dio dicendo: “Signore, alla Tua presenza e per amor Tuo intendo fare quest'azione che già sin da ora Ti offro”.

2) Fare un atto di sacrificio ed una Comunione Spirituale.

3) Non commettervi alcun difetto o mancanza.

La tua vita cosí, secondo gli insegnamenti di Gesú, sarà una continua preghiera.

Accompagna, poi, intimamente e continuamente il tuo ope­rare con tale amore che la sera abbia a sentirti contento come se fossi stato tutto il giorno prostrato in profonda adorazione davanti al divin Tabernacolo.

Spesso, durante il giorno, rinnova l'intenzione di volertene stare prostrato davanti al Tabernacolo: ciò fallo, possibilmente, all'inizio di ogni ora.

Mi sono convinto che è piú meritorio lasciare la vita che sof­frire nella vita, cosí come è piú bello offrire a Dio l'albero che i suoi frutti.

Per il fatto stesso che si vive, si gode. È meglio consumarsi nel sacrificio, lasciarsi trapassare dalla spada, restare immobile sulla croce, che procurarsi una sofferenza forse equivoca, poco o nulla meritoria.

Nella croce mantieni ferma la volontà e prega...

 

ESERCIZI SPIRITUALI ANNO 1929

PROPOSITI

Umiltà

>> Se vuoi essere gran santo sii molto umile.

>> Piú profonde avrai scavato le basi della tua santificazione, piú alto e piú resistente sarà questo edificio.

>> Piú sarai vuoto di te stesso, piú sarai ripieno di Dio.

Senza umiltà non puoi sperare di ottenere grazie da Dio per­ché «Deus superbis resistit, humilibus dat gratiam », anzi non potrai sperare di salvarti poiché i demoni diventarono tali per la loro stupida superbia.

Vale molto di piú un carro d'imperfezioni tirato dall'umiltà che un carro di perfezioni tirato dalla superbia.

Considerata, dunque, la necessità e l'utilità di questa virtú, cercherai di acquistarla ad ogni costo prendendo a modello Maria: virtú che rifulse in lei specialmente nell'Annuncia­zione e sul Calvario.

Ricorda che le umiliazioni non sono l'umiltà; perciò, quan­do ti vengono umiliazioni da parte dei compagni, o dei su­periori, ricorda che le meriti e ripeti: « Domine, bonum mihi quia humiliasti me ». Bene per me, Signore, che mi hai umi­liato ...

Venendo umiliato o rimproverato, anche se ingiustamente, non cercherai alcuna scusa...

Sentendo dai compagni dir male di te, agisci come se non avessi sentito nulla. Similmente, venendo preso in giro apertamente non te ne risentirai, pensando che essi dicono solo una briciola di verità.

Sorgendo qualche questione, non accaldarti per far prevale­re il tuo giudizio. In particolare, se i compagni s'incaponi­ranno, cederai, anche se tu sei sicuro di avere ragione.

Se avrai offeso qualcuno chiedigli perdono.

Cadendo in qualche difetto, non ti scoraggiare, umiliati pro­fondamente dicendo con San Luigi: «Terra dedit fructum suum », la terra ha dato il suo frutto, ed invoca da Dio la sua Grazia per non piú cadere.

Farai spesso atti di umiltà interna perché essi aiutano molto nell'acquisto di tale virtú, perciò ti riterrai sempre l'ultimo dei tuoi compagni.

Non esagerare mai la verità, massimamente per destare am­mirazione.

Non preferire il tuo giudizio, anche se ti sembra giusto, a quello dei compagni.

Non esporti mai al pericolo di cadere in qualche imperfezio­ne, specie in qualche peccato; pensa al detto dello Spirito Santo: « Chi ama il pericolo, perirà in esso ».

Diffida sempre di te poiché sei impotente di fare la minima opera buona, ma confida sempre in Dio, fai tua la massima di San Paolo: « Omnia possum in eo qui me confortat », pos­so tutto in Colui che mi dà la forza.

Chiedi la virtú dell'umiltà fervidamente ed insistentemente a Gesú, quando viene nel tuo cuore, e a Maria nella preghie­ra che ogni giorno Le rivolgi.

In ogni azione ripeti: « Gesú mio, fammi umile ». Esercita, inoltre, tutti gli atti di umiltà che Dio ti ispira e di cui te ne manda l'occasione.

Per tenere lontano da te l'amor proprio, rifletti su quanto sei lontano dalla perfezione con cui esercitavano la virtú dell'u­miltà i Santi e Maria SS. Pensa la purezza e la castigatezza di San Luigi Gonzaga, la mortificazione del Santo Curato d'Ars e dei penitenti della Tebaide, l'umiltà di San Francesco.

Quando vieni lodato pensa che vali solo tanto quanto vali agli occhi di Dio. Perciò umiliati profondamente pensando che dinanzi a Lui sei solo un miserabile poiché Egli, ai Suoi veri eletti, dà a bere l'amaro calice del Figlio suo.

Negli insistenti pensieri di superbia pensa ai tuoi grandi peccati ed alla massima di San Paolo della Croce: « Un gra­nello di superbia basta a gettare per terra una montagna di santità ».

Esaminandoti sull'umiltà, non dire mai: « Che progressi ho fatto riguardo a questa virtú? », bensí: « Ho veramente co­minciato ad essere umile? ».

Solo Gesú sappia dei tuoi atti di virtú, della tua volontà e de­gli sforzi che metti per farti santo.

Tra le mortificazioni scegli ed esegui sempre le piú nasco­ste, e compile tutte quanto piú nascostamente puoi.

Senza l'assistenza e l'aiuto dello Spirito Santo non si può pronunciare meritoriamente neanche il nome di Gesú. Per­ciò, fatto qualche atto di virtú, perché insuperbirti?

È stato Gesú che ti ha elargito la sua Grazia affinché tu lo pensassi ed eseguissi. Da parte tua non hai messo assoluta­mente niente. Sarebbe veramente ridicolo se un pennello, del quale un pittore si è servito per dipingere un bel quadro, si vantasse di averlo dipinto esso.

Temere per i doni sia naturali che spirituali ricevuti, per il conto che di essi bisogna rendere a Dio, e non levarsi mai in superbia poiché «A chi piú fu dato, piú sarà richiesto».

 

Purezza

La verginità è detta «virtú angelica» perché essa è preroga­tiva degli Angeli.

« Beati i puri di cuore perché vedranno Dio ».

È il gran tesoro da custodire e conservare per darlo al Gran Re.

La purezza è virtú indispensabile per un sacerdote onde po­ter avere la piena paternità delle anime; userò quindi tutte le precauzioni e adopererò tutti i sacrifici per conservarla intatta.

I vergini, liberi dai lacci della carne, si sollevano come aqui­le dalle sozzure della terra per spaziare nei cieli, pongono fin da questa terra la loro abitazione fra gli Angeli e possono liberamente attendere alle cose di Dio.

Evitare di fissare senza necessità le persone, specialmente quelle di diverso sesso, e fuggire come la peste le amicizie particolari.

Non stare mai in ozio perché l'occupazione te la darebbe subito il demonio suscitandoti cattivi pensieri e desideri.

Procurerò di non guardare mai alcuna donna, e ciò sia per le strade che in chiesa oppure a casa, pensando che meno so­no i fantasmi che mi entrano in testa e meno sono i pericoli e le difficoltà nella custodia della bella virtú.

Il demonio, il mondo e la carne, con le sue suddivisioni: concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e su­perbia della vita, congiurano contro di me per farmi perdere il preziosissimo tesoro della castità.

Chi mi libererà da questo corpo di corruzione e di mor­te? ...

« Hai scelto Gesú per unico tuo amore; non dubitare. Egli sa­rà la tua fortezza, il tuo aiuto, la luce che guiderà i tuoi passi in questo mondo tenebroso. Maria, Mamma tua, sarà il tuo rifu­gio. Nel frattempo impara per mezzo di Essa, che è la Regina dei vergini, il Giglio delle convalli, a saper usare ogni mezzo per conservare quest'angelica virtú e prevenire i pericoli».

 

Nelle tentazioni

Non turbarsi né affliggersi, ma cercare di mantenere l'ani­mo in pace senza prendersene gran fastidio.

Non mettersi a discutere colla tentazione, ma volgere subi­to il pensiero ad altre cose, non facendone alcun caso come di una mosca che ci passa davanti.

Ricorrere a Dio con grande fede e umiltà; ripetendo qualche giaculatoria come: « Sacro Cuore di Gesú, confido in Te »; «Madre mia, fiducia mia», e altre invocazioni simili.

Se occorre, confidare la tentazione al padre spirituale.

Pensa che acconsentendo alla tentazione rinnovi i dolori che Gesú provò nella flagellazione, nella coronazione di spi­ne e nella dolorosissima morte in croce.

E con quale cuore offenderai Chi ti ha tanto amato? Qual è la tua pazzia nell'anteporre la misera soddisfazio­ne di un attimo alle gioie eterne del Paradiso?

Nega al tuo corpo le soddisfazioni lecite e non ardirà chiederti quelle illecite.

>> Medita i Novissimi (morte, giudizio, inferno o Paradiso), e non peccherai in eterno.

Quando il demonio bussa è segno che ancora non è entrato: fallo quindi rimanere dietro la porta.

>> Pratica l'umiltà, la preghiera e la mortificazione.

 

Mortificazione

La mortificazione è l'inizio della vita spirituale, come con­cordamente affermato da tutti i santi. Essa è di capitale im­portanza per la custodia della purezza e di ogni virtú poiché il corpo, vedendosi negato ciò che lecitamente gli si potreb­be concedere, non ardisce chiedere le cose illecite.

Quando si pecca, Dio, che è Giustizia infinita, ne vuole la soddisfazione o con un minimo in questa vita o col massi­mo nell'altra, in Purgatorio, poiché in Paradiso non può en­trare nulla di macchiato o contaminato.

>> Per far bene una mortificazione occorre: essere in Grazia di Dio; aver retta intenzione;

farla in penitenza dei peccati commessi; farla con umiltà e generosità.

Chi non ama la croce non ama Gesú.

>> Solo chi rinuncia anche alle piú pure gioie della carne potrà gustare quelle soavissime dello spirito.

>> « Chi vuol venire a me - dice Gesú - rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua » sulla via del Calvario con la penitenza.

Ad ogni piccolo atto di mortificazione corrisponde un grado di Grazia permanente: a ciascuno di questi, poi, corrisponde un grado di Gloria con gaudii immensi.

In modo speciale va in cerca delle mortificazioni più nasco­ste, anche piccole, ciascuna delle quali è un bel fiore che Gesú oltremodo gradisce.

Il ricordo dei tuoi peccati dev'essere lo sprone piú potente a mortificarti. Tutto è poco per chi ha meritato l'inferno.

Presentandosi qualche atto di sacrificio un po' arduo pensa: « Non lo farò per Gesú, che tanto mi ama, o per Maria madre mia? ».

Oh! se sapessi quale immenso favore ti fa Iddio facendoti soffrire! ... Pensa che al suo Figliolo regalò la croce ...

La strada della penitenza e della sofferenza è l'unica che ti resta da percorrere se vuoi giungere al Cielo.

 

Carità

> «Ama et fac quid vis». Ama e fa ciò che vuoi. (S. Agostino).

Senza lo spirito di carità a nulla giova l'opera esteriore. Ogni cosa fatta per amore, quantunque piccola, è sommamente meritoria: l'amore è quello che dà valore a tutto.

Eseguirò tutte le azioni per ubbidienza e per amore, dalle piú grandi e sublimi alle piú insignificanti. Non mi quieterò finché ogni mio respiro non sarà un riflesso ardente d'amo­re. Amerò tutti per Gesú ed in Gesú.

In tutti i tempi liberi, se non trattenuto dall'ubbidienza o da altra necessità doverosa, correrò a prostrarmi ai piedi del Tabernacolo, e passando davanti alla Cappella, potendo, vi entrerò anche solo per dire: « Gesú, Ti amo!».

Farò durante il giorno, o almeno all'inizio ed alla fine di ogni azione, frequenti Comunioni Spirituali ed infocati atti d'a­more con giaculatorie che, come fiammiferi, accendano nel mio cuore il grande fuoco dell'Amore di Dio.

 

Amore del prossimo

>> Cercherò di non essere di peso ad alcuno, anzi mi sforzerò di essere a tutti di sollievo.

Interpreta sempre in bene tutte le azioni del prossimo, an­che i difetti.

Cosa ne sai tu della sua intenzione? È essa che dà valore a tutto ciò che a te può sembrare un difetto mentre può be­nissimo essere un atto di virtú.

Pensa, poi, a ciò che disse Gesú: « Colui che è senza pec­cato scagli la prima pietra ... Non giudicate e non sarete giu­dicati ».

Non nutrirò mai nel mio cuore alcun pensiero di rancore o di vendetta.

Sii riconoscente anche per i piú piccoli atti di carità ricevuti.

Nel combattere e rimproverare il male bada bene di non an­dare contro la persona ma contro il male in se stesso: odiare il peccato perché offesa di Dio, ma amare il peccatore per­ché figlio di Dio, considerando che pure per lui Gesú ha sparso il suo preziosissimo Sangue.

Userò speciali gentilezze verso coloro per i quali proverò antipatia, sforzandomi di far loro capire che sono i miei più cari amici.

>> Stando a contatto con ogni sorta di persone, raccomandane l'anima al Signore recitando qualche preghiera. Questo è un ottimo e salutare mezzo d'impiegare santamente il tempo andando a passeggio, viaggiando, ecc. ...

>> Quando mi troverò fra compagni o altre persone che mor­morano contro qualcuno, non metterò altra legna al fuoco, anzi, cercherò di spegnerlo prendendo le difese dell'assente.

>> Non biasimare e non sparlare mai di alcuno. Cerca di evita­re accuratamente, invece, i difetti che dovessi ravvisare ne­gli altri.

>> Le parole che partono solo dalla bocca si fermano nelle orecchie degli altri; quelle che invece partono dal cuore non si fermano se non toccano altri cuori. Perciò, quello che dici lo devi sempre sentire in te stesso adattandolo allo stato ed alla capacità di chi ti ascolta.

« Bussate e vi sarà aperto, chiedete ed otterrete ».

Se la preghiera è l'unico mezzo per ottenere ogni virtú, è maggiormente indispensabile per ottenere la Carità che, delle virtú, è la regina, come dice Gesú e ripete San Paolo, senza della quale ogni altra virtú è vana.

Ma chi meglio di Maria potrà ottenerti l'Amore del suo Divin Figlio? Ricorri dunque con filiale fiducia a questa buona Madre, il cui amore verso Gesú sorpassa di gran lun­ga quello di tutti i Serafini, e certamente sarai esaudito.

Da parte tua apri le porte all'Amore e non ostacolarlo di un solo passo.

Pensando a Gesú che soffre, spesso gli dici che vorresti alle­viarGli i dolori della flagellazione e prendere sulle tue spalle la sua croce e sulla tua testa la sua corona di spine ... Ebbene: perché non fai quanto Gli dici?

Perché non sollevi i dolori in lui vivente nel tuo prossi­mo?

Questo si che sarebbe il miglior modo di dimostrarGli il tuo amore.

« Se amate coloro che vi amano, che merito ne avrete? Non fanno altrettanto anche i Gentili?».

Quando si ama Dio, e le creature per amore di Dio, vi è la Carità. Quando, invece, si amano le creature per se stesse vi è la corruzione o, al massimo, la filantropia. Piú amore si dà alle creature e piú se ne toglie al Creatore.

L'amore del prossimo è simile all'amore di Dio per mezzo di Gesú. Egli è Dio e uomo: come la Sua umanità non può essere separata dalla Sua divinità, cosí l'uno amore non de­ve essere separato dall'altro.

 

ESERCIZI SPIRITUALI 1930

Raccoglimento

Possiamo possedere ogni cosa, ma quasi mai possediamo, al­meno completamente, noi stessi.

I detti: « Credevo che non sarei mai giunto a tal punto ... non l'avrei mai creduto ... », ecc., non ci rivelano questa amara ve­rità?

Non possedendo noi stessi, non possiamo possedere né gli altri né Dio, ed è proprio per questo che quanto piú il nostro spirito non l'abbiamo assoggettato, tanto piú il nostro cuore è lontano da Dio, mentre quanto piú possediamo noi stessi tanto piú siamo vicini a Dio.

Mezzi per giungere a questo possesso sono la conoscenza di noi stessi e la mortificazione. Se, infatti; una cosa non si cono­sce, come la si può possedere?

A questa conoscenza si giunge con l'esame di coscienza. La mortificazione, poi, di regola ripugna alla nostra natu­ra; chi la pratica, quindi, afferma la propria autorità su di essa.

Posseduti noi stessi, andiamo al possesso piú completo di Dio: possesso che ci deve assimilare in Lui, farci pensare solo a Lui, operare per Lui, amare e vivere per Lui.

Ogni tuo pensiero, lo scopo di tutte le tue occupazioni, l'unico fine a cui devi tendere con tutte le tue forze è quel­lo di acquistare una grande perfezione e di acquistarla ora, se non vuoi correre il pericolo di non acquistarla mai piú.

>> Raccogliti ed esaminati almeno due volte al giorno: La mattina proponi e fa l'esame preventivo; la sera rifletti quale sei stato durante il giorno, in particolare sulla virtú propostati la mattina, ed in generale nei pensieri, nelle parole, nelle opere e nelle omissioni.

 

Meditazione

Si divide in quattro gradi:

1) Discorsiva: si richiede sforzo dovendo adoperare la memo­ria, l'intelletto e la volontà, ricacciando le distrazioni. Chi è in questo primo grado di meditazione è paragonato da S. Te­resa ad un giardiniere che per irrigare deve tirare l'acqua dal pozzo.

2) Affettiva: si adopera solo la volontà; quindi, non si pensa né si discute sul soggetto, ma solo si bada alle conseguenze. L'anima è troppo piena dell'amore di Dio per essere com­mossa dal ragionamento.

Chi è in questo secondo grado è paragonato da S. Teresa ad un giardiniere che dovendo irrigare ha l'acqua già pron­ta.

3) Di semplicità: qui non si riflette a nessun soggetto determi­nato, né tantomeno si devono scacciare distrazioni, perché avendo l'anima ricolma di Dio si sta semplicemente assorbi­ti in Lui, emettendo ogni tanto dall'animo commosso qual­che pia ispirazione.

Qui, per fare il bene, non v'è bisogno della volontà che co­mandi, bensí è la voce del Diletto che chiama e l'anima in­fuocata, impregnata d'amore, accorre.

Chi è in questo terzo grado è paragonato da S. Teresa ad un giardiniere che dovendo irrigare se ne sta seduto mentre l'acqua disseta le piante da sola: mentre, cioè, la Grazia di Dio supplisce a tutto.

A questo grado ci può arrivare chiunque, con la Grazia di Dio, dopo essere passato dal primo e dal secondo grado.

4) Vie mistiche: sono delle vie speciali a cui il Signore chiama solo le anime da Lui scelte e predilette per fini o disegni spe­ciali.

 

Modo di far bene la Meditazione

I. Preparazione

Remota. Il giorno precedente occorre trovare almeno cinque minuti per preparare il soggetto, che dev'essere di nostro gra­dimento, poiché quello comune tante volte ci è arido. Si avver­te di non cercare soggetti difficili né escogitare pensieri pere­grini, ma proporre pensieri comuni a tutti. Pregare il Signore di aiutarci a meditare bene.

Prossima. Mettersi alla presenza di Dio pregandoLo di illumi­nare la nostra mente. Raccomandarsi, quindi, alla Madonna ed all'Angelo Custode di assisterci e guidarci.

II. Lettura

Mettere in moto le tre facoltà dell'anima: memoria, intelletto e volontà. La memoria rappresenta, l'intelletto discute, la vo­lontà propone.

La memoria mette in un quadro il fatto considerato in sé, l'intelletto lo considera riguardo a noi, la volontà propone di correggere o di operare.

Esempio:

1) Gesú muore in croce.

2) I miei peccati ne sono la causa.

3) Dunque, non Gli rinnoverò piú questi dolori, Lo ringrazierò e non sarà piú che Egli sia tra i dolori per causa mia ed io, in­vece, sia tra le gioie.

N.B.: Non trattenersi molto nella rappresentazione plastica del­la scena, ma soffermarsi molto nel ragionamento e nel com­muovere l'intelletto poiché altrimenti la volontà non sarà ecci­tata dalla convinzione, ma dalla fantasia e farà propositi effi­meri perché non ben ponderati.

Non fare molti propositi, o propositi generici, ma pochi e particolareggiati riguardanti la virtú su cui si fa l'esame parti­colare, esaminando meglio, magari, quali e quanti difetti biso­gna correggere riguardo a quella stessa virtú, e proporsi come comportarsi meglio qualora dovessero presentarsi quelle stes­se occasioni, in cui si è sbagliato; o altre possibili.

 

Presenza di Dio

La presenza dello Spirito Santo in un'anima in Grazia non è meno reale di quella di Gesú nell'Eucaristia.

La prima è spirituale (come l'anima nel corpo), la seconda è corporale, ma entrambe sono presenze reali. Quindi, perché non professare per la presenza reale e spirituale di Dio nella mia anima lo stesso culto che ho per quella di Gesú nell'Eucari­stia?

Mi eserciterò frequentemente, lungo il giorno, in atti di fede per cui credo che Dio è presente in me piú che l'aria che mi sta attorno e respiro, ed anzi in Lui io vivo, « in Lui mi muo­vo ed in Lui sono » (San Paolo).

>> Costruisci nel tuo cuore un tabernacolo ove Gesú risieda perennemente e tu possa starvi continuamente prostrato in ispirito consumandoti d'amore come una lampada.

Gesú vive in te: dunque, tu ama col suo Cuore, vedi coi Suoi occhi, pensa con la Sua mente ... Considerati come una macchina che dev'essere guidata da Lui.

 

Cura del silenzio

> Nel silenzio e nella solitudine Dio si fa sentire alle anime.

> Il silenzio custodisce il cuore: come un vaso di profumi per­de il suo odore se non è coperto, cosí chi è facile al parlare ed a chiacchierare pospone le gioie degli spiriti raccolti, re­gredisce nella via della santità e comincia a perdere il gusto della vita interiore.

L'uomo non cambia in meglio perché non riflette. Se riflet­tesse non resterebbe un minuto quello che è. Il figlio prodi­go finì a mangiare ghiande perché non rifletté; infatti: non appena ebbe riflettuto un poco disse: « Surgam et ibo ad pa­trem », «Mi alzerò e andrò da mio padre ... ».

Ascolta il consiglio di San Bernardo e proponi: parla quando ti è lecito, cioè quando te lo permette la Regola. Quindi, os­serva scrupolosamente il silenzio, soprattutto in chiesa.

Quando parli, la tua conversazione sia ragionevole e mode­sta, il gesto sia semplice ed umile, il suono mite e soave, la parola vera e santa. Non parlare mai, quindi, di cose inutili. Il tuo parlare sia sempre condito col sale della Grazia: sia, cioè utile ed edificante.

 

MASSIME - PENSIERI - CONSIGLI

La via dell'Amore

Il Signore, riguardo alla perfezione, non ispira mai pensieri inattuabili poiché Egli conosce bene le nostre forze e desidera il nostro bene piú di quanto lo desideriamo noi. Perciò, se ti senti chiamato ad un'alta perfezione, ed hai pensieri eccelsi ri­guardo alla santità, rallegrati pure poiché se darai la tua colla­borazione Gesú ti colmerà di grazie per raggiungere proprio questo tuo nobile ideale.

La Cappella sia la tua abitazione: in tutti i tempi liberi, se non trattenuto dall'ubbidienza o da altro motivo importante, corri a prostrarti ai piedi del Tabernacolo. Gesú è là che ti aspetta ansiosamente poiché gode immensamente nell'essere visitato dai suoi cari. Egli è là che ti chiama e ti vuol ricolmare di grazie; è là, pietoso Cireneo, che vede le tue angustie, le tue pene, i tuoi affanni e ti aspetta per consolarti, darti forza e coraggio a portare la tua croce; è là, fornace ardente d'Amore, e ti aspetta per riscaldarti, per consumarti d'Amore; è là, medico divino, per curarti. Egli cerca cuori per espandervi le fiamme del suo Amore. Vede con tristezza tanti cuori che, disprezzato il suo Amore, si allontanano da Lui, e perciò stringe piú forte a sé quelli che Gli rimangono fedeli dando loro l'Amore che gli altri disprezzano.

Quando sei triste, dispiaciuto, quando ti senti oppresso dalle fatiche, dalle tribolazioni, e quando ti senti arido, ricorda le pa­role di Gesú: « Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppres­si, ed io vi darò ristoro ».

Corri, dunque, ai piedi del Tabernacolo, confida al Divin Pri­gioniero le tue angustie, le tue miserie, le tue pene, e Gesú ti fa­rà sentire la sua voce, ti prodigherà le sue cure più amorose e non ti lascerà partire senza averti prima consolato.

Ricorda che anche un solo peccato veniale, un'imperfezione volontaria commessa da te, allontana una catena di grazie spi­rituali e disgusta il buon Gesú forse piú di tanti peccati mortali commessi dagli altri.

« Padre, perdona loro - disse Gesú per quelli che lo crocifig­gevano - perché non sanno quello che fanno ».

Ma per te che hai tante volte mangiato alla sua Mensa Euca­ristica, per te ricolmo di tante grazie e di tante prove d'affetto, come potrà ripetere: « ... Non sa quello che fa»?

Osservando i difetti dei compagni non ti meravigliare o scandalizzare, perché se tu fossi nelle loro condizioni forse fa­resti le stesse cose ed anche peggio.

Se Dio allontanasse anche per un solo istante la sua mano dalla tua testa cadresti nell'abisso di ogni miseria.

È lui che ti previene da tanti pericoli, che ti regge affinché non barcolli e cada, che ti leva la pietra davanti al passo affin­ché non inciampi.

Le aridità spirituali sono mandate da Dio o per pena o per prova.

Le prime sono prodotte:

1) dalle distrazioni volontarie ed involontarie nelle Pratiche di Pietà;

2) dalla superbia, perché l'acqua non si ferma a fecondare le al­te vette dei monti;

3) dagli affetti carnali.

Rimedi:

1) attenzione nella preghiera;

2) frequenti atti d'umiltà sia esterni che interni;

3) distacco dagli affetti disordinati e mondani.

Il secondo tipo di aridità, (per prova), Gesú le manda alle per­sone che hanno imboccato la via della perfezione. Dapprima Egli le attira con le Sue consolazioni... quando poi sono ben formate in virtú, vuol vedere se sono veramente fedeli, e quindi le prova togliendo loro ciò che le attrasse quan­do incominciarono a seguirlo.

Per questo tipo di aridità non vi è altro rimedio che l'umile orazione, la perseveranza nello stile di vita abbracciato quando si è deciso di seguire Gesú, ed una grande pazienza. In tal mo­do queste aridità saranno fruttuose per le nostre anime, ren­dendoci piú saldi nella virtú, purificando il nostro amore, fa­cendoci amare e servire Dio non solo per le sue consolazioni, ma anche per la sua croce.

Cerca di dimostrare a Gesú il tuo amore colle opere: anzitut­to coll'osservanza dei Suoi precetti (“Chi mi ama osserva i miei comandamenti”), e poi dei doveri del tuo stato, quindi con gli atti di virtú anche minimi.

Gesú gradisce moltissimo questi piccoli atti di virtú e per ciascuno di essi, oltre a destinarti un grado di Gloria, ti collega per la vita presente una Grazia maggiore che ti terrà sempre piú unito a Lui.

A fare questi piccoli atti di virtú (uno sguardo, non dato, una parola non detta o non ascoltata, ecc.... ), ti deve spingere nella tua stessa miseria. Per cui, non essendo capace di dare a Gesú grandi prove d'affetto, glielo dimostri con essi.

Va, quindi, in cerca di questi piccoli atti di virtú come l'avaro va in cerca dell'oro; non ti lasciar passare davanti un fiore sen­za coglierlo e presentarlo a Gesú; metti poi ogni cura affinché il loro profumo non si spanda prima di arrivare a Lui: preferisci, dunque, quelli piú nascosti ed eseguili quanto piú segretamen­te puoi, stando attento contro il tuo amor proprio.

Gesú, ricevendo dei doni, guarda sempre l'offerente, e ve­dendo un povero non pretende certo che i suoi doni siano ric­chi, ma si accontenta di quel che sono, purché accompagnati da un po' d'amore: supplirà poi Lui col suo Amore e colla sua misericordia a ricolmare la nostra indigenza.

Quale cuore piú bisognoso del mio d'amore! Quale infermo è piú bisognoso di me del medico! Questo desidero e voglio: essere completamente e per sempre tuo, Dio mio!...

Non chiedere a Gesú di essere liberato dalle tribolazioni e sgravato dalle croci, ma pregaLo di darti pazienza per sof­frirle, forza e coraggio per portarle.

Signore, Dio mio, fin da ora, con animo colmo e volenteroso, accetto dalle Vostre mani qualsiasi genere di morte Vi piac­cia mandarmi, con tutti i dolori, le pene e gli affanni che la accompagneranno.

Nessuna cosa avviene per caso, ma tutto è disposto dalla volontà di Dio.

In tutto quello che succede non guardare la mano o la malizia degli uomini, lo sconvolgimento degli elementi od altro, ma la mano di Dio che tutto dispone e che permette anche il male per trarne fuori il bene.

Accetta, quindi, tutto dalle mani di Dio e cosí la tua pace non sarà mai turbata, perché il tuo Diletto non può volere o permettere mai il tuo male, ma desidera e fa tutto affinché tu avanzi nella perfezione e nel suo Amore.

Gesú è il Dio della Pace. Il demonio, invece, non può dare pace perché non ne ha: perciò ispira alle anime timori, ter­rori, turbamenti. Quando, dunque, sei triste, ti basti sapere che la malinconia la porta il demonio, per scacciarla subito.

Nel tuo passato c'è qualcosa che ti turba? Gesú l'ha permes­sa affinché ricevendo, poi, i Suoi doni non te ne insuperbis­si, ma le tue miserie ti fossero sempre davanti stimolandoti alla mortificazione ed alla penitenza.

Piangi, dunque, si: ma colle lacrime di Pietro ...

Se saprai santificare il presente avrai ben riparato il passa­to, meglio disposto l'avvenire ed assicurata l'eternità. Per­ché, dunque, tornare indietro o inquietarsi per il futuro? Abbandonati in Gesú come un bimbo nelle braccia della Madre. In tal modo Egli ti cullerà e ti porterà non facendoti sentire tutta l'asprezza del cammino.

Il Signore non libera dai difetti i suoi eletti perché essi ci fanno avere sempre il giusto concetto della nostra nullità e miseria, ci spronano alla penitenza, ci fanno esercitare nella pazienza e ci fanno abbandonare nelle braccia del Divino Amore, affinché Egli colmi la nostra indigenza, ci sollevi e ci dia la sua Grazia per non ricadervi mai più.

Quanto piú in alto si è, tanto piú disastrosamente si cade. Cosí è anche nella perfezione, e lo puoi vedere in te stesso. Gesú ti chiama alla perfezione arricchendoti di molte gra­zie. Ma non è vero che allorquando ti abbandoni a un po' di dissipazione devi molto lamentare?

Invero, come in un fiume, abbandonando per un solo istante alla corrente una barca, questa ripercorre e rovina il cammino di molte ore, cosí tu regredisci nella vita spirituale e commetti in poco tempo piú difetti di quanti ne possa commettere in un solo giorno una persona che abbia rice­vuto dal Signore molte meno grazie di te.

« Amate e fate ciò che volete perché chi ha l'Amore ha tutto. Fate tutto con amore, nell'amore e per amore, perché è l'a­more che dà valore a tutto. L'Amore non vive di un cuore di­mezzato: vuole tutto o niente. L'Amore rende tutto facile.

Rendete, dunque, a Gesú amore per amore e non dimen­ticate mai che l'Amore l'ha fatto morire per voi » (S. Marghe­rita M. Alacoque).

Amare è patire. Chi crede di amare, ma non soffre, s'illude. La sofferenza è l'olio che alimenta la fiamma dell'amore. Rinuncia perfino alla gioia che viene dalla penitenza viven­do in perfetta immolazione.

Quando Gesú ti comunicherà un po' di luce o ti si presente­ranno nobili ideali da raggiungere, virtú da acquistare, di­fetti da estirpare, non ti spaventare di proporre per il timore di non eseguire.

Cosa puoi da te? Nulla. Dunque, sarebbe superbia la pre­tesa di poter riuscire a qualcosa benché minima. Ti devi perciò scoraggiare? No.

Proponi e, appunto perché non puoi nulla senza Gesú, confida in lui ed Egli non ti abbandonerà, assistendoti sem­pre con la sua Grazia.

Abbandonati a lui ed Egli ti porterà fra le sue braccia, li­berandoti dai pericoli che temi e pure da quelli che non vedi.

Gesú opera coi suoi eletti come un bambino che ha tanti tesori, ma non sa cosa farne e ciò che gli dicono esegue.

Guarda a Dio non come ad un padrone, ma come ad un pa­dre buono ed a Gesú come a tuo fratello: non Lo credere e non Lo cercare lontano, perché Egli si trova sempre al tuo fianco per assisterti e compiacersi di quel che fai col suo e per il suo amore. Di questo ne devi trarre grande incitamen­to per compiacerLo sempre e darGli continuamente prova del tuo affetto.

 

Ubbidienza

>> Gli ubbidienti sono come gli Angeli che trovano la loro feli­cità nel fare la volontà di Dio.

>> L'ubbidienza è la via piú breve per giungere alla santità. Tutte le azioni che hanno il timbro dell'ubbidienza acqui­stano un merito grandissimo.

>> Osserverò ogni giorno scrupolosamente ed integralmente tutte le regole: le rileggerò spesso, osserverò attentamente dove manco, ne formerò oggetto delle mie confessioni l'e­satta osservanza.

Ubbidirò a tutti quelli che hanno autorità su di me pron­tamente, senza frapporre indugio di sorta, ciecamente, non avanzando pretesti che non siano pienamente giusti, ed a qualunque mio sacrificio, non dando luogo a pensieri di op­posizione, sottomettendo perciò ad essi anche il mio intel­letto e la mia volontà, con piena gioia di obbedire a Dio in persona.

Non intraprenderò senza l'ubbidienza alcunché, né prende­rò alcuna iniziativa (sia pure spirituale), senza prima averla sottoposta al padre Maestro.

Metterò ogni sforzo per eseguire sempre le divine ispirazio­ni.

 

Il mio dovere

Sii a tutti l'esempio della piú esatta osservanza, in modo speciale della Regola, cosí che possa ripetere con S. Paolo: «Siate imitatori miei come io lo sono di Cristo».

Non imporre agli altri quello che non potresti fare tu.

Solo con la preghiera puoi fare bene ai ragazzi, perciò non ti stancare di pregare per loro.

Se i ragazzi non capiscono qualcosa, spiegala loro amore­volmente.

Quando loro non corrispondono alle tue cure non ti scorag­giare: và ad effondere la tua anima ai piedi del Tabernacolo.

Riguardo ai castighi, non siano troppo duri da far scoraggia­re o farti odiare; pensa al detto di San Francesco di Sales: « Si prendono piú mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto».

Sforzati di far fare ai ragazzi il loro dovere per amore; e se tu stesso non ti farai amare non concluderai un bel nulla. Nell'aspetto non ti mostrare abitualmente severo.

Tutta la vita spirituale, tutta la perfezione consiste nel cer­care Dio in ogni azione.

 

Riflessioni

O Signore, perché ti allontani dal tuo servo che brancola nel buio e si perde? Non glieli hai messi tu i germi della buona vo­lontà? Perché abbandoni l'opera che hai cominciata? Nella mia miseria, mi rivolto nella polvere e mi consumo. I miei occhi si son fatti di vetro e, pur fissandoTi, non Ti scoprono. La meta è lontana ed io mi struggo nel muto dolore del cuore mio perché non vi posso arrivare.

Propongo e non mantengo, mi rialzo e ricado, e così sempre, ogni giorno. I miei piedi son diventati vacillanti e vanno diven­tando, di giorno in giorno, sempre piú incapaci di reggere le mie stesse miserie. Devo per sempre concludere, colla mia na­tura decaduta, che non possono continuare, che mi resta solo abbandonarmi alla disperazione.

Vedo la meta: oh com'è bella, splendida, affascinante! Dirò, dunque, anch'io: « Cielo, come sei bello, ma non sei fatto per me!»?

Oh mio Dio!... Dunque, la mia essenza è solo fragilità, cadu­ta, peccato?

L'unico scampo che mi resta è umiliarmi, ma a queste conti­nue amare confessioni non so accompagnare l'intimo disprez­zo per tutto il mio essere.

Mi resterà, dunque, lo spasimo del dolore, la pura sofferenza senza un raggio di luce?... ed anche in queste parole sbiadite la mia anima trova il suo tormento perché sono di disperazione e non dicono affatto tutta la mia miseria e il mio dolore.

Come si è mutato il mio volto, come si è oscurato il mio colo­re!

Eppure, mio Dio, io mai mi sono appoggiato su me stesso, mai ho confidato in me, mai ho pensato di poter da me solo os­servare i propositi, i lumi che mi hai dato ...

Non avessi mai visto il Sole!... Ma l'ho visto e adesso son di­ventato cieco.

Ma non voglio pensare a tutte le tragedie della mia anima, a tutte le defezioni, perché mi riuscirebbe impossibile elevarmi.

A Te dico solamente: Sei stato Tu che mi hai abbandonato a mezzodí mentre la mattina avevo messo di buona volontà ma­no all'aratro?... Ma perché: non Te l'avevo detto che senza di Te avrei fatto tutto ciò e peggio ancora? . . .

Oppure il mio essere è cosí corrotto che malgrado tutto non si sa reggere senza peccare?

È proprio cosí... Salvami da questa dissipazione che mi vuole abbattere ...

Perché ti struggi in tristezza sí cupa?

Perché tanto ti preoccupi delle disgrazie che ti sovrastano? La vita è un dolore continuo. Esisti: dunque soffri!

Ma se al dolore presente aggiungi quelli che dovrai soffrire domani, resterai oppresso, soccomberai sotto il peso. Esisti: sopporta di esistere!

Chi ti ha creato ha messo un fine al dolore, e questo fine è Lui stesso. Ed allora, dallo scoglio nel quale sei confinato guar­da la Patria! Forse ne avrai sollievo; forse diverrai piú capace di soffrire ...

Mio Dio, che vado pensando! ... Non mi lasciare in continua prova! Ho rinunciato a tutto per Te, ricordalo e ricordati di me ...

2 Giugno 1934

 

ESERCIZI SPIRITUALI ANNO 1935

Propositi

>> Non dimenticare mai l'umiltà, la carità, lo spirito di sacrifi­cio, la Regola, ecc....

Mi eserciterò in modo speciale in due cose: delicatezza d'a­nimo e preghiera vissuta.

1) Delicatezza d'animo: è vicino il Suddiaconato.

O vi arriverò come un Angelo o non mi ordinerò!

2) Preghiera vissuta: mi sforzerò affinché nella mia preghiera non vi siano interruzioni, tregue, tappe.

Pregherò dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina: studiando, camminando, mangiando, lavorando, dormen­do, ecc....

 

ESERCIZI SPIRITUALI ANNO 1936

Non girare mai per le camere.

>> Lasciare ogni occupazione al suono della campana. >>

Non mormorare o discutere ordine alcuno.

>> Prontezza ai segni.

>> Strettissima osservanza del silenzio.

Operaio dell'undicesima ora! Il Signore ti chiama ad obbedire.

Lavora, impegna tutte le tue energie ed avrai la stessa ricom­pensa degli altri.

Sarebbe triste, molto triste e preoccupante uscire dalla vi­gna, dal seminario, senza avervi lavorato un'ora.

Quali grazie, quali attenzioni potresti operare altrimenti per il tuo apostolato?

Ebbene: raccogli tutte le tue forze e lànciati nell'ubbidienza. Tutto governato dall'ubbidienza. In ogni posto ti ci devi trova­re per ubbidienza.

Quando avrai, in seguito, la fortuna incomparabile di fare nel giorno ogni azione per ubbidienza? In un anno, quello che puoi accumulare coll'ubbidienza è enorme.

Ammassa questo tesoro per il tuo sacerdozio.

 

Per il Regno di Dio

La sera, sotto le stelle, solo, al cospetto di Dio, pregherò per il suo Regno.

Mio Dio, voglio essere un faro potentissimo, che illumi­na una regione immensa, un faro che resta nascosto e fa vedere la luce, porta la luce lontano e vive per la sua lu­ce.

Amerò il Cuore di Cristo e affretterò la venuta del suo Re­gno colla mia preghiera crocifissa.

L'amore, essendo un fuoco, tende sempre ad espandersi. Quindi, se vuoi amare Gesú procura di farlo amare anche agli altri con la preghiera, gli atti di sacrificio e l'apostolato. In modo speciale non ti lasciar sfuggire occasione di parlare agli altri dell'Amore di Gesú e di far conoscere, specialmen­te a quelli che ne sono completamente digiuni, la devozione al Sacro Cuore, la pratica dei Nove Venerdí, ecc.... Cosí, Ge­sú scriverà il tuo nome nel suo Cuore adorabile da dove non sarà mai cancellato, ti assisterà ed accompagnerà nel tuo operare infondendoti forza, coraggio ed amore.

Crea, nel tuo cuore, uno spazio di solitudine di vita interiore dove Gesú sia accolto col piú grande amore e dove tu impa­ri ad amarLo nell'intimità, gustandovi la Sua divina conver­sazione come Maria a Betania.

>> O Signore, insegnami a far quello che vuoi da me e Ti ami sempre piú.

>> Amare è soffrire, Eucaristia e Calvario: ecco la santità. Mortificazione, Meditazione, Comunione: ecco i tre se­greti coi quali si giunge alla perfetta unione con Dio. La prima purifica, la seconda santifica, la terza fa viaggia­re abbracciati a Gesú.

“Il santo è colui che dirige tutti i suoi pensieri, tutte le sue parole, tutti i suoi atti, tutto il suo essere a Dio” (S. Tomma­so d'Aquino)

Non credere mai di aver vinto la natura o di aver estirpato un difetto. Essi sono come certi serpenti che, essendo stati colpiti, si fingono morti e poi, tutt'ad un tratto, in un batter d'occhio si drizzano ed avvelenano con un morso gli impru­denti che li avvicinano.

Tu, dunque, quando senti gli appetiti della carne e della natura, non li credere morti, ma sappi che sono addormenta­ti, e mentre l'occasione è propizia pianta la scure alle radici ed estirpale con una piú intensa mortificazione e penitenza.

Bisogna essere tutti d'un pezzo, sempre di un carattere, sen­za sbizzarrirsi mai: fuggi ogni puerilità, ogni meschinità, ogni anormalità.

Mio Gesú, non vorrei morire prima che Ti abbia potuto di­mostrare tutto il mio amore. Credimi, con quello che ho fat­to non Te l'ho potuto ancora dimostrare. Se Tu, però, volessi che io muoia, io voglio, amo morire. Io non amo la vita; la vi­ta mi pesa. Come potrei amarla, come potrebbe non pesarmi lontano da Te? Il mio sogno è morire, unirmi a Te.

Cosa faccio nella vita, cosí, come un arboscello del deser­to, che se ne sta triste nella sua solitudine, senz'acqua, senza compagni, senza terra, senza fresco e che vive appena qual­che anno?...

Quando ti senti freddo, tiepido, intorpidito, scàldati al fuoco dell'amor di Dio, fatti alcune iniezioni di odio contro il re­gno di Satana. Pensa al lavoro per il Regno di Cristo ed alla propaganda travolgente che vien fatta per il regno di Sata­na; fà degli atti ripetuti d'amore e offri al Signore qualche at­to di sacrificio, non foss'altro la tua noia...

Non svelare mai ad alcuno, eccetto al padre spirituale, quel­lo che passa tra Gesú e la tua anima, i nobili ideali che con­cepisci, le consolazioni che ricevi, affinché i primi non si of­fuschino e le seconde non svaniscano come quei fiori che a furia di essere ammirati ed odorati, passando di mano in mano, perdono il loro dolce profumo.

Non tralasciare mai di dire ai compagni alcuna cosa che possa far loro bene. Se ti sovvieni di mezzi facili per acqui­stare una virtú, per vincere le tentazioni, per crescere nell'a­more di Dio e compiere bene il proprio dovere, comunicali con santa liberalità ad essi. Il Signore te le ispira anche per gli altri, cosí come fece salire Giuseppe alla dignità di Vicerè d'Egitto per salvare dalla fame sia gli egiziani che la sua fa­miglia. Scaccia, poi, come una vera e propria tentazione l'in­sinuazione di tacere affinché, cosí, i compagni non ti superi­no nella virtú. Ricorda: In domo Patris mei multae mansiones sunt ». Nella casa del Padre mio vi sono molti posti ».

Sii perciò distaccato anche dai beni spirituali perché an­ch'essi non sono tuoi, ma di Gesú.

Se ti viene in mente qualche bel pensiero e lo dici agli altri, non ti angustiare poi se essi se ne appropriano e lo comunica­no come loro idea.

>> Facendo i tre piccoli segni di croce col pollice alla fronte, al­la bocca ed al cuore, offri a Gesú la tua mente, la tua bocca ed il tuo cuore, pregandolo di custodirti e dichiarando di non voler pensare che a Lui, parlare di Lui ed amare Lui.

Facendo il segno della S. Croce offri a Gesú tutti i tuoi pen­sieri, tutti i tuoi affetti e palpiti del cuore, tutte le tue miserie e tutti i tuoi atti di virtú (pregandolo di consumarle nel fuo­co del suo grande Amore).

Tutto a questo mondo passa; tutto può fallire: anche la spe­ranza. Non tutte le speranze, però: ve ne sono alcune infallibili e su di esse abbiamo abbandonato tutto, abbiamo strappato il nostro cuore a tutto. Parlo di quelle speranze che portano nel ruolo dei disegni di Dio la nostra povera personalità.

Santamente esaltati, alle volte, vorremmo spenderci, sacrifi­carci, metterci allo sbaraglio per Dio: anche questo può fallire. A tuo conforto, però, sappi che Dio si compiace di questi tuoi desideri; Dio risponde ad essi, ed in quantità proporzionata al 56

tuo slancio, in un modo che il Cielo solo puoi conoscere, li at­tua.

A te sarà forse riservato per sempre il fallimento: il cupo, atroce, mortifero fallimento.

Perché?

Oh! Non scoraggiarti cosí presto; non credere di avere a che fare con un mago che all'omissione o all'adempimento delle piú piccole e sconosciute prescrizioni lega la morte o la vita, la sventura o la felicità di un uomo.

Sarà solo perché Dio voleva essere servito da te in altro mo­do: forse perché non ti aveva eletto, forse perché non ti crede­va adatto, forse perché temeva della tua corrispondenza e della tua vita interiore. Tu non sai quello che vuole Dio. Non ti af­fannare a cercarlo. Egli te lo mostrerà chiaramente quando ve­ramente lo vuole. Tu devi pensare solo alla tua vita interiore. Tutto il resto ti porta fuori strada.

Prega continuamente, mortificati in tutte le occasioni, assol­vi bene quelle meschine incombenze che ti si danno e pazien­temente aspetta il Regno di Dio.

Tutte le energie che impieghi in altre cose sono disperse. E chissà, forse il Signore dopo lunghi anni ti vorrà consolare. Ti mostrerà come al vecchio Simeone il Regno di Dio.

 

Supera gli ostacoli

Oltre a tutti gli ostacoli che il demonio o gli uomini ti cree­ranno, non essere tanto stupido da creartene tu degli altri. Te li creerai colla dissipazione e coll'orgoglio.

L'attaccamento ad una persona o ad una cosa, una libertà di tratto od una conversazione leggera, farà infallibilmente dire a quanti ti seguono: « Predica bene e razzola male ». Occorreran­no poi lunghi mesi per riconquistare il terreno perduto.

Una parola, un sorriso di compiacimento, un deviamento momentaneo d'intenzione, un atteggiamento piú o meno d'in­volontaria importanza, ti suscitano contro la gelosia, la diffi­denza, l'ostilità di quanti ti guardano. Ogni leggera infrazione al tuo regolamento ti riporterà al punto di partenza. Dopo lun­ghi anni di sacrifici reali ti troverai senza aver concluso nulla. Il male marcia e va avanti col male; il bene andrà avanti e marcerà solo col bene. Ogni specie, ogni parvenza di male che si introduce nel bene, è un germe di corruzione sintomo di fra­namento.

Contro l'orgoglio: non annunziare mai vasti programmi; ri­sèrvati, invece, di mostrare le tue intenzioni coi fatti. Agisci preferibilmente a nome degli altri, lasciando ad essi tutto l'onore. Suscita il loro entusiasmo, la loro ambizione, dài loro la sensazione che sono loro a far tutto. Tu sapientemente e tacitamente muovi tutte le pedine, organizzandole per la vitto­ria. Solo con una trama invisibile di fili puoi unire, disciplinare e guidare le risorse e le forze cattoliche. Apertamente tutti ti si schiererebbero contro.

Per riuscire ti è assolutamente necessario non dissiparti, an­che perché se gli altri si persuadono di trovarsi davanti ad un bronzo tintinnante e non ad una voce calda e appassionata, prudentemente si ritireranno e ti lasceranno solo a farti sorbire frizzi e motteggi non esclusi i malignamenti.

Solo con una profonda vita interiore, una rigida linea di con­dotta e una purezza inattaccabile potrai lavorare nella vigna del Padre, potrai essere adoperato dal Signore per il suo Regno. Tutto questo dipende da Dio; ti può venir largito solo da Dio. Pregalo, santificati, preparati e nel nome di Dio, quando sarà ora, comincia a lavorare: qualcosa di buono spunterà.

 

Contatti

Sarai ministro di Dio: dimostrati sempre tale.

In forza del tuo dovere avrai frequenti contatti con molte persone. Bada che li hai non in quanto persona ma in quanto legato di Dio. Tutti vedano in te il Ministro di Dio: il solo Mini­stro di Dio.

I tuoi interessi personali sono fuor di luogo. Appari solo quando è necessario per il tuo dovere e per il Regno di Dio. Par­la solo e trattieniti quanto è necessario per lo stesso fine. Un passo solo, una parola sola che non siano per questo vanno eli­minati.

Tronca ogni relazione, ogni azione, ogni discorso - anche nel mezzo - se il movente non è Dio, se il fine, almeno remoto, non è Lui.

Niente di frivolo, di materiale, di profano. Vivi come un orso: l'orso di Cristo. Non devi nemmeno concepire di fare una pla­cida passeggiata sulla piazzetta o sullo stradone, un'allegra e ristorante chiacchierata sul sagrato o in sacrestia, di goderti e sorbirti cogli occhi uno spettacolo, un concerto, una festa. Co­me un abile ragno, stai sempre nascosto, tessi sapientemente la tela del tuo apostolato: accorri e vivi solo per cercare di cattu­rare e portare quante piú anime possibili a Dio.

 

Elevazioni spirituali

>> O mio diletto, io ti amo! Non so dirti altro che questo: Ti amo per quanto non Ti ho amato, Ti amo per quanti non Ti amano!

Io sono indegno di chiamarmi Tuo amante, anzi, di star an­cora sulla terra; sono un miserabile, il piú vile di tutti. Eppure non dubito un solo istante di ripetertelo: io Ti amo!

Vorrei darTi tutto quell'amore che Ti hanno saputo dare tut­ti i tuoi eletti ed i tuoi angeli. Vorrei avere il Cuore della tua Mamma, anzi, il tuo stesso Cuore per amarti quanto bramo e quanto meriti! Vorrei darTi tutte quelle prove d'amore che hai ricevuto e riceverai dai tuoi eletti.

Vorrei avere non uno, non mille cuori ma tanti quanti sono i granelli di sabbia di tutti i deserti, le gocce d'acqua di tutti gli oceani e gli atomi dell'aria per amarTi con ciascuno di essi im­mensamente. Vorrei avere non una, ma mille e piú vite per per­derle tutte nel tuo amore.

Vorrei farTi conoscere a tutti ed a tutti annunziare le Tue lo­di, la Tua misericordia, il tuo amore! Ma, o Gesú, tutto questo mi è impossibile!

Tu, che vedi nel profondo dei cuori, vedi se questi sogni pos­sono diventare realtà. Cosa non farei per realizzarli! ...

>> Ma perché dubito del tuo Amore? Quello che a me è impossibile è possibile a Te.

Quello che sembra una follia, pur essendo volontà risoluta, è per Te realtà.

Tu che vedi la mia impotenza e nullità colmala colla tua On­nipotenza e col tuo infinito Amore.

Accetta, o Gesú, ogni palpito del mio cuore, sia che io dor­ma o vegli, come un fervidissimo atto d'amore per Te. Ogni pa­rola che dico, ogni sillaba che scrivo, ogni passo che faccio, ogni movimento del mio corpo, ogni pensiero, come altrettanti atti d'amore sempre per Te.

>> O Gesú, Ti sei dato tutto a me; io mi dono tutto a Te! Stabilisci la Tua dimora nel mio povero cuore. Io non voglio vivere che per Te ed in Te.

Opera Tu in me perché la terra non può dare altro che terra. Tu il promotore dei miei affetti affinché siano santi, dei miei atti affinché siano perfetti, dei miei pensieri puri e nobili. Tu cerchi cuori per consumarli nel tuo Amore. Ebbene, ec­cotene uno: il mio.

Si dirà mai che Tu non abbia accettato alcuna offerta benché povera?

Aiutami a diventare un santo sacerdote!...

Mi unisco, o Gesú, alla Tua agonia nel Getsemani. Unisco le mie pene e le mie sofferenze alle tue, come due gocce d'acqua nella Tua infinita amarezza. Per queste mie po­vere sofferenze, unite alle tue ed a quelle di tutti i Santi, Ti pre­go di convertire tante anime e far giungere presto il tuo Regno sulla terra.

 

Preghiera

O Maria, bellissima Madre io vengo a contemplarti...

Nei tuoi occhi vengo a cercare il meraviglioso splendore del cielo e nel tuo sorriso

voglio prendere la mia gioia perduta.

Ti prego, dolcissima Madre, Sono come un fanciullo nella notte

con tanti peccati con questa fede non abbastanza grande. O Madre del mio Signore, Madre di Dio, vengo con la mia sofferenza a metterla nelle tue mani benedette.

Te ne faccio con questa preghiera un regalo per la gloria del tuo figlio Gesú.

 

«TU ES SACERDOS IN AETERNUM»

Ultimati gli studi e superati gli esami di Filosofia e Teologia presso il Seminario Arcivescovile di Catania, Antonino Santan­gelo, l'11 luglio 1937, a poco meno di 24 anni (li avrebbe com­piuti il 30 dello stesso mese), viene ordinato Sacerdote.

Non avendo ancora raggiunta l'età canonica prescritta, è ne­cessaria una speciale deroga e dispensa (che arriva puntual­mente), da parte della Santa Sede Apostolica.

Subito dopo l'Ordinazione, l'obbedienza vescovile lo destina ai giovani della parrocchia « S. Francesco » e, dopo qualche tempo, viene nominato Vice-Parroco presso la chiesa di « S. Leonardo ». Dopo ancora, la stessa ubbidienza lo porta, sempre come Vice-Parroco, presso la chiesa di « S. Filippo », sempre in Adrano.

Minacciose nubi, intanto, si addensano all'orizzonte, mentre caldi venti di guerra cominciano a soffiare dapprima in Europa e poi in quasi tutto il mondo: il 1 ° Settembre 1939, infatti, l'e­sercito della Germania nazista, sotto il glaciale sguardo di Hit­ler, invade improvvisamente la vicina e debole Polonia. Pochi mesi dopo, il 10 Giugno 1940, anche l'Italia entra in guerra su due fronti, quello francese (a nord-ovest) e quello albanese (a sud-est). Ed è proprio su questo secondo fronte che viene in­viato, come cappellano militare, il nostro Padre Santangelo.

Sono anni bui, difficili, duri per tutti, specialmente per chi si trova in prima linea: ma P. Santangelo ha una grande fede, sa­pendo di svolgere una delicata missione apostolica per la sal­vezza delle anime anche su quel fronte.

Molte volte rischia di perdere la vita, che tuttavia è ben con­tento di offrire a Dio come olocausto. Ma la Divina Provvidenza dispone diversamente perché l'opera del Suo sacerdote deve ancora continuare: c'è infatti ancora tanto, tantissimo da fare ...

Dopo essere stato in Albania per oltre un anno, dall'Ottobre del 1940 sino alla fine del 1941, il nostro sacerdote viene ri­chiamato in Sicilia dove continua a svolgere la sua missione come Tenente Cappellano presso il 138° Reggimento Costiero, aggregato al XII Corpo d'Armata di stanza ad Agrigento.

P. Santangelo assiste spiritualmente e moralmente i militari, li conforta psicologicamente, cura i feriti, amministra i Sacra­menti, assiste numerosi soldati nel doloroso passaggio per l'Al­tra Vita, ha il triste compito di comunicare i decessi alle fami­glie, e tanto altro lavoro ancora...

Di quel tristissimo periodo bellico, ci ha lasciato un detta­gliato e minuzioso Diario manoscritto dove fedelmente anno­tava, giorno per giorno, tutto quanto accadeva e lo vedeva pro­tagonista oppure testimone.

Diario, molto ricco e veramente molto toccante, di cui cre­diamo opportuno qui riportare alcuni episodi della sua vita mi­litare.

Un giorno il tenente del suo battaglione gli disse « Cappella­no, dobbiamo partire per il fronte e vogliamo confessarci »; si sono tutti confessati e nella S. Messa che celebrò tutti i soldati con il loro tenente ricevettero la S. Eucarestia. Prima di partire diede loro una speciale benedizione.

Quando i soldati ritornarono dal fronte dissero al cappella­no: « Sentivamo la protezione della sua benedizione, siamo tut­ti vivi nessuno è morto ».

Il mio capitano vedendomi cosí stimato dai soldati ebbe in­vidia. Un giorno mi chiamò e mi disse: - Cappellano dovete marcare visita perché state male.

Io risposi: - Sto bene.

Lui insiste: - Dovete marcare visita.

Io ubbidii e quella ubbidienza mi salvò la vita. Il Signore si serve anche delle persone cattive per trarne il bene. Difatti lo stesso giorno partii e la notte stessa, è arrivata di colpo una pie­na sul torrente che è straripato e portava via la tenda dove io l'avevo piantata per aver un po' piú fresco.

Quando sbarcarono gli Americani in Sicilia, io mi trovavo sulla costa di Agrigento. Avendo iniziato sul campo la S. Messa, ad un tratto, scoppio di bombe a destra e a sinistra, un terremo­to. Tutti i soldati fuggirono, compreso il mio attendente. Io continuai il sacrificio della S. Messa e il Signore mi ha liberato dal pericolo lasciando passare i colpi di mitraglia sopra di me. Il mio Angelo mi ha ben guardato.

Nello sbarco fummo presi prigionieri e tutti incolonnati nei camion andavamo a finire in Africa. Lungo il percorso abbiamo visto sul fianco della strada un soldato italiano ferito che ge­meva.

Il comandante del camion dove ero io, che doveva avere un senso di umanità fa segno con un dito: - C'è in mezzo a voi un dottore?

Io alzo il dito e dico: - Cappellano.

Non so se ha capito. Intanto vedendomi con la croce rossa al petto, mi fa scendere dal camion e dice: - Prendi cura di questo soldato e quando passa un altro ca­mion di prigionieri sali su.

Cosí ho confortato il soldato ferito, facendolo pregare.

Poi lo stesso ferito mi dice: - Cappellano, si nasconda dietro questo muro, quando passa la croce rossa che mi prende e mi porta, lei si allontani e cer­ca di un rifugio.

Cosí feci. Sono andato a rifugiarmi nel seminario di Agri­gento. Dopo il rastrellamento sono venuto a casa. Arrivato vici­no il ponte Maccarone, cioè nei pressi di Adrano vidi un adra­nita: - Sono tutti vivi a casa mia?

- Sí sono tutti vivi, stia sereno.

Cosí il Signore si è servito di persone buone per liberarmi dalla prigionia dell'Africa, dove avrei sofferto il caldo e special­mente non avrei potuto celebrare la S. Messa.

 

Preghiera composta da P. Santangelo il 28-11-39

Signor nello sconvolto e rinnegato mondo venga il tuo regno

Ascolta delle preci e delle angosce oscure l'amaro pianto

Il sangue dei tuoi servi e degli occulti eroi chiama vendetta

Finché gli incendiari degli omicidi e ladri degli assassini

L'orda nefanda e truce sul nome tuo e su noi poserà il piede?

Finché tu dormirai su chi ti nega e oltraggia superbamente

Su chi della tua legge e del valore tuo ride e s'infischia

Vennero i tuoi nemici nella tua chiesa santa per oltraggiarla.

Atterra bruci e uccide grida il crudo bolscevico tra il fuoco e il sangue

Il ferro il piombo e il fuoco fiumi di sangue versano rovine fanno

Mentre il libello altrove il cine e la sua sgualdrina Palme devastano

C'è ancora sulla terra un posto dove tu regni incontrastato?

Sí, ma è solo il cuore di chi sui neri ruderi piange e si strugge

sorgi; finché, o Signore sulle faccende umane oblioso dormi?

Preghiera conclusiva del Diario di Guerra

Voglio ricordare, o Signore, le tue grandi misericordie per rinnovare ad ogni parola rendimento di grazie.

Tu sei grande, Signore, e tutto quanto hai fatto è opera del tuo Amore e della tua Sapienza.

Quasi alla fine del flagello della guerra comincio a scorgere il piano grandioso che hai voluto attuare. La malizia degli uo­mini non può impedire il conseguimento dei Tuoi fini: anzi, ad essi contribuisce.

Tu, per gli eletti, tutto disponi; senza dubbio il grandioso Corpo Mistico del tuo Cristo raggiungerà tutto il suo sviluppo, ed io guardo con molta fiducia i futuri giorni del mondo.

Ti lodo e benedico, o Signore, per gli avvenimenti tristi coi quali hai avviluppato i miei giorni: per la Croce che hai pianta­to nei giorni miei ed in quelli del mondo. Attraverso la Croce Tu ci ha i preparato la Salute. Grazie, mio Dio ...

 

ATTIVITÀ APOSTOLICA NEL DOPOGUERRA

Finita la guerra P. Santangelo ricomincia nuovamente a pie­no ritmo la propria attività apostolica ancora come Vice Parro­co, organizzando contemporaneamente delle vere e proprie « missioni » popolari, con proiezioni cinematografiche, conver­sazioni religiose, tavole rotonde, conferenze, ecc., sia in Adrano che nei vicini paesi dell'entroterra etneo, ennese e messinese.

Sono anni d'intenso e fruttuoso lavoro durante i quali tante anime lontane o duramente provate si riavvicinano a Dio. All'i­nizio del 1953 il nostro sacerdote viene nominato Parroco del­la chiesa di S. Pietro, sempre in Adrano; carica che ricoprirà ininterrottamente sino alla morte e contemporaneamente fu vicario foraneo per diversi anni.

Alla fine degli Anni Cinquanta fonda il Movimento dell'Uni­tà, che doveva favorire appunto l'Unità della Chiesa secondo il desiderio di Gesú, « Ut unum sint », e a tal proposito pubblica due volumi intitolati proprio L'ideale dell’Unità. Volumi leg­germente avanti rispetto ai tempi preconciliari di allora, tanto che un giorno gli arriva il previsto ordine di sciogliere il Movi­mento da lui fondato. E cosí fa, in piena ubbidienza e sottomis­sione all'Autorità Ecclesiastica.

Con lo spirare del rinnovato spirito conciliare, però, le stesse autorità ecclesiastiche si accorgono che P. Santangelo aveva visto giusto, tanto che la Commissione Conciliare preparatoria del Decreto dell'Apostolato dei Laici (Apostolicam Actuosita­tem), richiede diverse copie dei suoi libri predecentemente censurati. Nel contempo, gli viene riconosciuta la facoltà di continuare pure nell'attività del suo Movimento.

Il nostro sacerdote senza perdere tempo e in piena sintonia con l'autorità ecclesiastica, riallaccia le fila ed organizza nume­rosi corsi e convegni per laici impegnati e per ogni categoria di persone.

A principio si tenevano in diversi paesi, poi Monsignor Buonfiglioli, Arcivescovo di Siracusa, gli concede l'uso di un vecchio e cadente Eremo, primo Santuario siciliano dedicato alla Madonna dell'Adonai. Padre Santangelo con l'aiuto dei vo­lontari del movimento, spendendo svariati milioni, lo ricostruí ed ivi continuò la sua attività senza sosta.

I corsi nel periodo estivo erano senza interruzione, vi furono molte conversioni e si svilupparono diverse vocazioni Sacer­dotali e Religiose. Il Signore gli ha dato il dono di essere una buona penna. Cosciente di questo e del fatto di dover un gior­no rendere conto a Dio dei talenti ricevuti, continua la sua fe­condissima attività letterario-religiosa.

 

VITA PARROCCHIALE

Padre Santangelo diceva: « Corro sempre ma la Messa la si deve meditare ».

In una celebrazione una signora molto pia e degna di fiducia confidò alle sorelle di aver visto nel momento della consacra­zione padre Santangelo avvolto in una grande luce; le pregò di non dire niente a nessuno per paura che la prendessero per vi­sionaria.

>> Una sera, un uomo pregava in fondo alla chiesa, padre San­tangelo uscendo dalla chiesa, guarda quell'uomo e senza neppure che gli chiedesse qualcosa gli porge un'offerta. Quell'uomo gli rispose: - Nella mia vita ho sempre lavorato e il necessario non mi è mancato mai, questa sera non avevo nulla da mangia­re, la Provvidenza è venuta incontro senza chiederlo.

Un uomo ignorantello, fece chiamare dalla polizia padre Santangelo e lui va. Lí trova l'uomo, che di fronte al mare­sciallo comincia a parlare dicendo: - Padre Santangelo sa tutto di mia moglie, perché si confessa con lui e non mi vuo­le dire niente. P. Santangelo rivolto al maresciallo dice: - Ma noi preti possiamo rompere il segreto della confessione?

Allora il maresciallo dice: - Giusto! E rimanda a casa l'uo­mo con un altro bel no!

Un uomo aspettava padre Santangelo vicino alla porta della chiesa; era infuriato perché padre Santangelo cercava di dissuadere la sua amante a lasciare la catena; e gli dice: - Padre Santangelo, si faccia i fatti suoi... e cosí via; padre Santangelo risponde: - Mi son fatto Prete per farmi i fatti degli altri.

Una volta l'amante di una ragazza è venuto in canonica e chissà quanto aveva pregato padre Santangelo per questa situazione incresciosa. Il colloquio durò a lungo, ma alla fi­ne l'uomo si è convertito e si è riconciliato con la moglie e i figliuoli.

Una notte d'inverno, pioveva dirottamente, una signora di fuori parrocchia bussa al portone della canonica per chie­dere a padre Santangelo di portare i Sacramenti ad un suo congiunto che stava molto male. La signora aveva il passo piú veloce pensando che il congiunto morisse senza riceve­re i Sacramenti. P. Antonino l'assicura e dice:

- Stia serena, signora, il Signore ci darà il tempo di fare tutto a modino.

Poi incontrarono la polizia e gli chiedono: - Dove va padre?

Lui risponde: - A portare i Sacramenti ad un moribondo.

Di fatti dopo aver ricevuto i Sacramenti il moribondo va incontro al Padre Eterno.

Una volta Mons. Reina portò da Catania alcuni professori che si erano intrappolati nei testimoni di Geova, per dialo­gare con padre Santangelo, sapendo che lui era preparato in merito, in quanto aveva annunziato sul giornale una sfida di dieci milioni di lire a chi avrebbe squalificato la sua tesi, che poi nessuno dei testimoni di Geova si è presentato. Quei professori ascoltarono per ore intere padre Santangelo ed al­la fine ritornarono alla fede Cattolica. Uno di questi è il pro­fessore Riccardo Meli. Oggi membro del G.R.I.S. di Catania.

Quando andava in missione nei diversi paesi lui prendeva in un luogo appartato un pizzico di terra, e in ginocchio la in­ghiottiva in segno di umiltà e penitenza.

Nella sua missione a Maletto nel lontano 48, ci raccontò una signora, lui era magrolino, portava il crocifisso al petto; con lui c'erano dei giovani che lui divideva per i diversi quartieri per promuovere e catechizzare il popolo. Padre Santangelo predi­cava in chiesa madre; era gremita, la gente ascoltava di fuori della chiesa; quando parlava della passione di Gesú la faceva quasi vedere in tutti i suoi particolari; ci faceva immedesimare, tanto era l'ardore con la quale lui porgeva la parola, al punto che tutto il popolo piangeva insieme a lui.

 

LA PAROLA, L'ULTIMA CARTUCCIA DA SPARARE

Padre Santangelo racconta. Carmela era un prodotto del sot­to proletariato naturalmente comunista, grossolana, anticleri­cale. Viveva nella vera miseria, tra persone abituate a pensare male di tutti, e prima di tutti dei preti perché mai aveva visto un gesto di bontà o un atto di generosità verso di lei. Quando qualcuno non ha alcuna fiducia di te, quando soprattutto ti sti­ma carico di vizi e capace di tutte le ipocrisie, è perfettamente inutile cercare di parlare di Dio, o anche solo di fare amicizia, perché ascolta ogni tua parola e vede ogni tuo gesto con estre­mo sospetto. Questo era il mio caso con Carmela. Non avrebbe potuto guardare un altro con maggiore diffidenza. Ogni tanto stretta dalla morsa del bisogno veniva a trovarmi per chiedere un aiuto. Pensai che il Signore l'avesse resa cosí povera per sal­varla; perché senza quella estrema necessità non avrebbe avu­to mai alcun contatto con un prete.

Dico con un prete, non con la Chiesa, perché una visita in chiesa non la faceva mai, o meglio la faceva solo quando aveva qualche altro figlio da battezzare. Pensai quindi che lí non c'e­ra da fare prediche, che era pazzesco credere di poterla disin­tossicare con la parola di Dio; l'unica cosa da fare era aiutarla, la parola doveva essere l'ultima cartuccia da sparare. Carmela prendeva quell'aiuto come un cane un pezzo di pane che t'è caduto e scappava via di corsa. Mi ha confidato in seguito, che era convinta di chissà quale trappola io andavo ordendo con­tro di lei; tutti gli uomini che l'avevano aiutata l'avevano tenta­ta, io non potevo essere diverso, tanto piú che i preti erano i pessimi tra i peggiori uomini viventi sulla terra, cosí almeno pensava lei. Difatti il tizio aveva fatto questo, il caio quest'altro, e lí una lunga fila di profili calunniosi. Vedendosi aiutata sem­pre piú generosamente e avendo un bisogno estremo, comin­ciò a venire piú spesso: vestiti per lei e per i suoi familiari, vive­ri, denaro. Mai che le avessi detto una parola di Dio o di altro. Alla fine la curiosità la vinse; dovevo essere troppo furbo, pen­sava lei. Doveva esserci uno scopo adeguato in tutti questi aiu­ti. Ma dove volevo arrivare? Fu cosí che un giorno, fermandosi davanti la porta guardinga pronta a scappare, mi rivolse la do­manda:

- Ma insomma, si può sapere che cosa vuole da me?

- Che cominci ad amare Dio e ad essere cristiana; che alme­no dopo un'esistenza cosí martoriata tu possa avere la gioia, un giorno, di vederlo e di essere finalmente felice.

Rimase allibita; per la prima volta mi guardò con un paio di occhi buoni, abbassò il capo e se ne andò. Alla prima domenica successiva tornò prima della Messa e mi chiese di confessarsi; nella Messa si comunicò, poi mi chiese una corona del rosario per recitarlo ogni giorno.

- Non credevo che potesse esistere l'amore cristiano, né tanto meno che ci potesse essere un prete buono.

- È perché non ne hai conosciuti altri, perché non hai cono­sciuto la vera Chiesa. Essa è fatta solo da quelli che amano, non da quelli che parlano. Se tu comincerai a pensare bene di tutti, a parlare bene di tutti e a far un po' di bene che ti è possibile fa­re a tutti, sia pure un sorriso solo, quando non puoi altro, co­mincerai ad amare e quindi ad essere Chiesa, ossia vera figlia di Dio. Da quel giorno Carmela cominciò ad essere cristiana.

 

NON UN COLPO SOLO

Da circa 50 anni il signor Nicola non entrava in chiesa. Non che fosse un mangiapreti, ma quell'abitudine non l'aveva mai avuta. Un giorno pensai come fare per salvare quest'anima.

Non vedevo mezzo alcuno. Intanto continuavo a salutarlo per primo e a rivolgerli qualche breve parola passando avanti la sua casa. Un altro giorno pensai: debbo fargli fare i primi 9 Venerdí. Dal pensare ... a fare ci sono due mari, tuttavia biso­gnava cominciare a fargli la proposta, e fargliela tante volte.

Un giorno gliela andai a fare. Don Nicola trasecolò; se gli avessi parlato cinese forse avrebbe capito qualche cosa di piú. Di questo ne ero certo; ma pensai: un grosso albero non si ta­glia con un solo colpo di scure. Cosí ritornai di tanto in tanto alla carica, finché un giorno mi disse: - Ma faccia come vuole!...

- No, Don Nicola; questo mai. Come posso portarle il Signo­re se lei non lo vuole ricevere ... Se però lo vuole far entrare a casa sua io glielo porto.

- Può essere che caccio il Signore da casa mia?

« Ci siamo », pensai. E al 1 ° Venerdí successivo gli feci comin­ciare i 9 Venerdí. Non li cominciò con tanto entusiasmo, nep­pure male. Cosí continuai a portargli la comunione, anche quando lui poteva venire in chiesa con i suoi piedi. Però notai presto il lavoro della Grazia. Cominciò ad attendere la comu­nione e a ripetere le preghiere con me, a rassegnarsi alla malat­tia e a pregare da solo. Finalmente terminò i 9 Venerdí in que­sto anno 1975. L'indomani dell'ultimo Venerdí, senza che nes­suno se l'aspettasse morì. Gesú l'aveva promesso. E Gesú sa mantenere la parola.

Padre Santangelo andò pure da Padre Pio, lui appena lo vide lo abbracciò, quindi si confessò e lo rassicurò di continuare la sua Missione di scrittore in Comunità Editrice. Il direttore spi­rituale di padre Santangelo era il Passionista Padre Generoso di Mascalucia (CT), di cui c'è introdotta la causa di beatificazione. P. Santangelo era un uomo di penitenza, ha usato il cilizio, ma essendo stato sempre di salute fragile, come lui stesso confer­ma nel suo diario segreto, si industriava come S. Teresa del Bambino Gesú e si mortificava continuamente, nelle piccole cose, anche su una fettina di pane, togliendo il piccolo tozzo per passarlo di nascosto accanto al piatto di chi gli stava a fian­co, della frutta prendeva sempre la piú scadente.

I suoi colloqui con Dio prendevano maggior vigore quando la porta della chiesa era chiusa e lui era sicuro di essere solo; allora si copriva il viso con un fazzoletto, forse per nascondere le sue lacrime o per non far vedere il suo volto quando entrava in contemplazione; però appena sentiva calpestio di passi nella stanza parrocchiale subito si toglieva il fazzoletto. La sua piú grande penitenza era quella di non poter dormire la notte; non che non avesse sonno, perché con una vita cosí movimentata era impossibile non aver sonno. C'erano giornate che andava a tavola sfinito da non poter piú parlare. Da molto tempo soffriva di un rene abbassato e la notte dopo aver fatto tre ore di sonno il dolore del rene lo svegliava ed era costretto a mettersi in pol­trona. Il grande Crocifisso della sua celletta gli dava la forza di continuare il suo calvario, pregando o sonnecchiando nella poltrona. Quante volte al mattino lo si vedeva con gli occhi gonfi e neri, e alla richiesta:

- Come hai passato la notte?

Lui dondolava il capo e alzando un po' le spalle rispondeva: - Cosí, cosí..., come al solito.

Come già sappiamo nella bocca di padre Santangelo c'era sempre sí. Un giorno lui stava molto male e fu invitato a bene­dire una casa nelle periferie del paese, lui non si rifiuta e va.

La casa era al terzo piano e non c'era ascensore; salí fino al secondo piano a stento, poi dovette fermarsi; due uomini lo fe­cero salire seduto in una sedia. Riposatosi un poco benedí la casa, ma l'indomani andò a finire in clinica.

Nella sua malattia non si lamentava mai e doveva soffrire molto con la metastasi. Gli è stato chiesto negli ultimi giorni: « Sei sicuro che vai direttamente in paradiso? » Lui rispose: « Sí ». Difatti le ultime sue parole, il giorno dell'Immacolata furono: « Paradiso Paradiso Paradiso ».

Racconta una sorella che dopo essere spirato con il sorriso in bocca, chiusigli gli occhi, una voce interiore le faceva dire ad alta voce: « Vai, fratello, nel regno dei beati, farai piú bene di lassú ».

Negli ultimi giorni della sua malattia, un giovane marittimo delle Puglie bussa al portone e chiede di padre Santangelo; alla risposta che stava a a letto e non poteva piú parlare supplicò di farlo entrare nella stanza. Appena padre Santangelo lo vide, apre gli occhi, raccoglie tutte le sue forze, esce perfino con le mani dalle coperte e gli fa una piccola predica. Quel giovane si fa benedire con gli occhi pieni di lacrime, gli bacia la mano e dice: peccato che non l'ho conosciuto prima. Poi passa nella comunità editrice prende un po' di libri e riparte subito per Au­gusta dove era imbarcato.

Quanti rosari l'hanno accompagnato nelle ultime settimane della sua malattia, in quanto le visite si alternavano uno dopo l'altra e lui chiedeva ai visitatori di recitare il S. Rosario; cosí si evitavano chiacchere e lui restava immerso nell'unione con Dio.

I suoi numerosi libri sono diffusi non solo in Italia, ma anche all'estero, arrivando in tante case dove normalmente ad un sa­cerdote sarebbe stato difficilissimo arrivare.

I lettori delle sue pubblicazioni si contano a migliaia, e per questo padre Santangelo, nel Luglio del 1967, fondò l'opera sua piú bella e forse piú duratura: Comunità Editrice, che tanto bene farà alle anime assetate di Dio, riavvicinando quelle lon­tane ed infervorando le vicine.

Lavorò veramente tanto, padre Santangelo: sacerdote zelan­te ed esemplare, d'ingegno vivace ed arguto, oratore dotto, ma nello stesso tempo semplice ed efficace, scrittore popolare e fe­condo, messaggero di verità e di carità, da vero Apostolo con­suma tutta la sua vita all'amore di Dio e dei bisognosi, benefi­cando anime e corpi.

Muore la sera di martedí 8 Dicembre 1992, festa dell'Imma­colata Concezione (della quale era molto devoto), proprio nel momento in cui la Vergine, portata in processione per le vie di Adrano, si fermava sotto il balcone della sua camera da letto dov'era infermo: le sorelle gli dicono che c'è la Madonna, lui fissa un angolo della stanza, sorride ... e se ne va con Lei ...

Anche in questo caso, la morte non lo colse affatto di sorpre­sa, ma lo trovò cosí come aveva vissuto: giusto, retto, in attesa del Gran Re.

Sul letto di morte, a chi gli chiedeva perché e per chi soffris­se, alzando gli occhi al cielo rispondeva sereno: « Per l'avvento del Regno di Dio »

 

TESTAMENTO SPIRITUALE DI P. ILDEBRANDO A. SANTANGELO

Monte Ortone, 13 Settembre 1961

Muoio contento in sacrificio di olocausto a Dio.

Muoio contento di aver sofferto nella mia vita. Non vorrei soffrir meno di quanto Dio ha destinato, perché confido nella sua Sapienza e Bontà.

Sono stato una goccia d'acqua amara immersa nell'oceano dei dolori di Gesú, di Maria e dell'intera umanità.

Chiedo al Signore che mi assista in morte e che abbia pietà dell'umanità.

Coloro che mi amano non piangano su di me, ma su Gesú Crocifisso e Maria Addolorata e sull'umanità che soffre o che va verso l'inferno.

Io vorrei stare sino alla fine del mondo, piangendo ai piedi della Croce, per far giungere a tutti il Sangue redentore di Gesú Cristo.

Seppellitemi dove mi trovo e se avete possibilità istituite per me una borsa di studio missionario di L. 100.000.

Piango sui miei parenti e particolarmente sulla mamma e sulle sorelle che moriranno probabilmente per ultime e sole: li affido alla misericordia di Dio. Vorrei che facessero testamento dei loro beni per le Missioni.

Piango sui miei figli e sulle mie figlie spirituali: confido che il Signore, al quale li abbandono, avrà cura di essi piú ancora di quando io ero vivo.

Chiedo perdono a Dio di tutte le mie mancanze per le quali sono disposto a soffrire quanto Egli vorrà.

Chiedo perdono a quanti ho fatto del male e a quanti si sono separati da me perché ero troppo mediocre.

Amo tutti. Il mio sacrificio giovi per tutti, unito al sacrificio di Gesú, di Maria e di tutto il Corpo Mistico.

Kyrie eleison Christe eleison Kyrie eleison

Veni Domine Jesu

 

PARTE SECONDA

IL PENSIERO E LE OPERE

IL PENSIERO

P. Santangelo ispirato da una forte sensibilità scentifica e fi­losofica, era profondamente convinto: dell'esistenza di Dio uno e trino: Creatore, Redentore e San­tificatore dell'universo e dell'uomo;

Il suo grande Amore di Padre e la sua divina presenza nella vita e nella storia dell'uomo, anche di oggi;

La Divina Rivelazione, che trova la sua massima espressione nell'Incarnazione di Gesú, nei Suoi insegnamenti, nell'Euca­ristia, dono di Dio alla sua Chiesa, Corpo Mistico di Cristo e suo prolungamento visibile nel tempo e nella storia;

La certezza dell'esistenza storica di Gesú e della sua Resur­rezione;

La necessaria « unità » della Chiesa, voluta da Cristo e chie­sta al Padre nella sua preghiera sacerdotale dell'Ultima Ce­na, «ut unum sint » affinché siano una cosa sola »;

Che Cristo è il vero senso della vita e dell'esistenza dell'uo­mo sulla terra;

L'esistenza di un'altra grande realtà, un'Altra Vita, con pre­mio o castigo eterno ...

Sono questi alcuni dei punti cardine del pensiero filosofico­teologico di padre Ildebrando Antonino Santangelo, sui quali trova fondamento e sostegno tutta la sua attività sacerdotale, apostolica e missionaria.

Egli era fermamente convinto dell'esistenza di Dio-Amore e della sua vocazione alla vita sacerdotale. Si sentiva un « aposto­lo » a tutti gli effetti, sempre e dovunque, e non perdeva occa­sione (anzi le cercava con grande zelo ed entusiasmo), per ri­chiamare tutti alla piena corresponsione all'Amore di Dio. Un Dio che per Amore verso le sue creature non aveva esitato a farsi uomo, a soffrire ed a morire per esse. E di questo, l'uomo si doveva e si deve render conto se non vuol rischiare di fallire la sua intera esistenza presente e futura.

Scrive padre Santangelo nel suo libro Sviluppo: « Dio è infini­tamente felice e tuttavia crea l'universo immenso e meravi­glioso. Crea non per bisogno, perché non ha bisogno di nulla, ma unicamente perché ama...

Il termine dell'operazione di Dio non è la nostra creazione, ma la nostra felicità ... Dio ci ha creato per darci il Paradiso, una felicità totale, smisuratamente superiore a qualsiasi aspi­razione umana.

Egli, come un padre amoroso, è felice di renderci felici e vive felice nel vederci felici. Per questo prepara per ciascuno di noi un piano meraviglioso per farci raggiungere la felicità.

Ognuno che è da Dio scelto e da Dio chiamato alla vita, lo è perché è da Dio amato. Ognuno di noi è un atto d'amore di Dio. Un atto d'amore continuo, perché ci conserva ogni giorno. Se Egli cessasse di crearci noi diverremmo nulla. Se viviamo è per­ché Dio continuamente e teneramente ci ama... Non solo, ma Dio tanto ci ha amato e ci ama da scendere in mezzo a noi, farsi uomo come noi e mettersi totalmente a servizio nostro sino a morire per noi, sopportando la colpa di Adamo e le colpe conse­guenti al peccato originale per farci il dono meraviglioso della libertà e per essere il nostro Salvatore e Redentore. E l'abisso dell'amore e della misericordia infinita di Dio. Per compiere questa sua missione Gesú è morto per noi, dimostrandoci il suo infinito Amore... Non ci fu sofferenza che si volle risparmiare; non ci fu prova d'amore possibile che non ci abbia voluto dare.

Ma perché Gesú ha voluto dimostrarci proprio cosí il suo Amore? Per spingerci ad amarLo come Lui ci ha amato; cosí da unirci perfettamente a sé.

La passione e la morte di Gesú sono la spinta, la causa ed il mezzo della nostra santificazione. Per corrispondere all'Amore infinito di Gesú non ci resta che amarlo senza misura, di puro amore, come Lui ci ha amato ... ».

 

L'avvenimento piú grande della storia

Che un Dio si facesse uomo era inconcepibile per gli Ebrei e per gli altri popoli antichi, precisa nel libro Il senso dell'esisten­za. Per questo, quando Gesú si dichiarò Dio, essi senza nean­che guardare le prove che Egli ne dava, Lo uccisero. Che poi un Dio tollerasse di essere messo in croce per essi era assurdo e ri­dicolo, al punto che, come supremo oltraggio a Gesú sulla cro­ce, lo sfidarono a scendere da essa.

Un amore che spinga un Dio a morire sulla croce per gli uo­mini è troppo grande per essere concepito dagli uomini, né tantomeno inventato. Solo Dio poteva concepirlo; gli uomini potevano solo farne la cronaca, come del resto l'hanno fatta. La Passione di Gesú è l'avvenimento piú grande della Storia e del­l'Universo intero. Niente di piú grande è mai avvenuto e niente potrà mai avvenire ... Gesú è venuto a rivelare l'amore, la bon­tà, la fraternità universale al posto dell'egoismo.

Avete inteso che fu detto: occhio per occhio dente per den­te; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti per­cuote in una guancia, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti vuol costringere a fare un miglio, tu fanne due con lui. Dà a chi ti domanda, e a chi desidera da te un pre­stito non volgere le spalle.

Avete inteso che fu detto: amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.

Infatti, se amate soltanto quelli che vi amano quale merito ne avete? Non fanno cosí anche i publicani? ... E se date il salu­to soltanto ai vostri fratelli, cosa fate di straordinario? Non fan­no cosí anche i pagani?

Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro cele­ste ...

Vi do un comandamento nuovo: Amatevi gli uni gli altri; da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri.

 

Il senso della vita

Come la felicità terrena è tanto piú grande quanto piú si ama e quanto piú si è amati - rileva ancora padre Santangelo ne Il senso dell'esistenza - cosí la nostra felicità eterna, che poi è la vera Felicità, sarà tanto piú grande quanto piú ameremo Dio, somma bellezza e sommo bene, ed il prossimo, e quanto piú sa­remo amati da Dio e dal prossimo.

L'unico compito veramente importante della vita è accresce­re la propria capacità di amare, allargare la propria mente ed il proprio cuore, cosí da abbracciare l'Infinito Iddio e l'umani­tà intera, volere il bene di Dio e dell'umanità intera, renderci simpatici a tutti, divenendo umili, modesti, dolci; affettuosi, generosi; pazienti. In una sola parola, il senso della vita è farci santi.

Era nel suo animo una contemplazione profonda della real­tà, un senso interrogativo sul significato della storia e della vita umana; e in questa interiore attitudine contemplativa poggia­va la risposta cristiana al senso di tutto.

Egli mostrava di credere con fermezza critica che il Cristia­nesimo è la risposta al senso dell'universo; per questo diventa­va testimone e annunciatore della speranza cristiana, che pro­poneva senza sosta con ragionamenti stringenti.

Scommetteva la sua vita su Cristo, origine e fine di tutto, e indicava nella sua attesa, vicina o lontana che fosse, l'obbietti­vo di fondo dell'esistenza.

In questa attesa sublimava uno struggente desiderio di vita che realizzava nella preghiera e nella ricerca instancabile di apostolato.

 

Gesú Cristo

Nell'anno 753 dalla fondazione di Roma, il Figlio di Dio si fe­ce uomo, nascendo da Maria a Betlem, prendendo il nome di Gesú.

Se un essere umano potesse prendere il sole, comprimerlo fra le mani e farne una palla di pochi chili, l'universo intero sta­rebbe sbalordito a guardare - rileva sempre padre Santangelo nel suo Sviluppo -. Nell'Incarnazione non un sole, non una ga­lassia, non l'universo, ma infinitamente di piú, l'Infinito Iddio si fa un piccolo uomo.

Dinanzi ad un avvenimento tanto meraviglioso, all'uomo in­telligente non resta che contemplare in silenziosa e sbalordita adorazione.

L'Incarnazione, Passione e morte di Gesú sono un fatto cosí straordinario e cosí grandioso che non può venir relegato ai margini della Storia, né può costituire un microscopico episo­dio nella vita dell'universo senza relazioni e senza conseguen­ze per nessuno.

Il fatto che il padrone dell'Universo scenda nella sua crea­zione e si unisca ad essa nella maniera piú intima possibile fa­cendosi uomo, ed infine vi muoia e vi risusciti, deve costituire il fatto centrale della Storia e dello Spazio, l'avvenimento che con­diziona la storia dei singoli uomini e dell'umanità intera, la chiave di spiegazione della creazione e dell'evoluzione.

Per lo stesso motivo l'Incarnazione, Passione e Morte di Gesú non possono essere un fatto estraneo alla nostra vita ed esistenza, ma devono costituirne il centro e lo scopo...

L'uomo può dirsi cristiano quando sono di Cristo il suo cuo­re, il suo corpo, le sue attività, i suoi interessi; quando cioè vive veramente per Cristo ed a Cristo orienta la propria famiglia, la professione e la sua vita intera...

Dice il proverbio latino: l'amore o trova uguali o rende uguali. Anche Dio ha voluto fare cosí: si è voluto fare simile a noi prendendo un corpo, un'anima, un volto come i nostri, per rendere noi simili a sé, ed ha scelto di farsi simile ai piú poveri, facendo per trent'anni l'umile mestiere del falegname in un po­vero villaggio della Galilea. Ha fatto come il padre che per amore del suo bambino mette da parte la propria grandezza e si fa piccolo con lui.

Giustamente dice la Bibbia: guardate se c'è un Dio simile al nostro, cosí vicino agli uomini, come il nostro Dio che abita fra di noi.

Dio che ha cosí tanto amato gli uomini da mandare suo Fi­glio sulla terra e farlo perire per salvarli. Il suo Amore è giunto al vertice: oltre non è possibile andare. La missione di Gesú, in­fatti, è stata una missione di salvezza... (LA. Santangelo: Dio è interessante?).

 

L'Unità della Chiesa

Come accennato nelle pagine precedenti, uno dei punti car­dine del pensiero di padre Antonino Santangelo è l'urgente e necessaria « unità » della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo e Suo visibile prolungamento sulla terra, cosí come espressamente voluto dal suo divino Fondatore ed esplicitamente chiesto al Padre nell'Ultima Cena: «Ut unum sint ». Unità che è assoluta­mente necessaria oggi piú che mai se si vuole veramente di­struggere il regno di Satana ed instaurare il Regno di Dio.

Come la rovina della Chiesa e del mondo sono la disunione e l'odio - scrive il nostro sacerdote ne' L'ideale dell'Unità -, cosí la salvezza del mondo sono l'amore e l'unione. Come la di­sunione e l'odio preparano il regno di Satana, cosí l'unione e la carità preparano il Regno di Dio ...

Per fermare l'attuale processo pauroso di scristianizzazione, per ripigliare le posizioni perdute e procedere alla conquista del mondo a Cristo, dobbiamo partire dall'unione interiore dei cattolici...

L'individuo può con il suo esempio, con le sue preghiere, coi suoi sacrifici e col suo zelo convertire e infervorare tante ani­me attorno a sé; ma resta impotente per moltissime altre che pure ha vicino. Nessuno può mai osare o pensare di risolvere i problemi superiori alle sue competenze. Cosa può fare, dunque, un singolo individuo dinanzi al colossale impero di Sata­na? Cosa potrebbe fare un soldato o un battaglione contro un impero?

Contro un regno può lottare un altro regno; contro un eser­cito può combattere solo un altro esercito; gli uomini che af­frontano alla spicciolata un esercito s'infrangono tutti inesora­bilmente. Contro il regno unito e compatto di Satana può solo misurarsi il Regno di Dio, ma solo quando a sua volta sarà uni­to e compatto, perché « ogni regno diviso in se stesso va in rovi­na» (Lc. 11,17).

Mai come oggi si è reso necessario un sollevamento ed una mobilitazione totale dei cattolici attorno ad un'unica bandiera, il Papa, per un'unica battaglia, con l'impiego sincrono di tutte le energie e di tutte le risorse cattoliche.

La dottrina del Vangelo non è meno rivoluzionaria di altre dottrine, né meno sapiente: anzi ha la potenza e la sapienza di Dio.

Cosí come il progresso umano risulta dall'unione di tutte le scoperte e di tutti gli sforzi degli uomini, cosí il Regno di Dio ri­sulterà dall'unione di tutte le esperienze, di tutte le energie e di tutti gli sforzi dei Cattolici.

L'Unità è stata portata da Cristo con la sua unione ipostatica e voluta con l'istituzione della Chiesa, vivente ed unita in Lui con la Grazia. L'Unità non è, dunque, una soprastruttura, come non lo è la vita nel corpo, ma si confonde con la Chiesa stessa. Chiunque lavora per l'Unità lavora per la Chiesa...

Gesú è venuto a riunire in uno tutti i figli di Dio - precisa ancora padre Santangelo nella Edificazione del cristiano, com­pletamento de' L'Ideale dell’Unità -. Li riunisce col Suo coman­damento nuovo, ossia con l'amore universale.

Sia europei, sia africani, sia americani che asiatici, tutti siamo chiamati a formare una cosa sola: il Corpo Mistico di Gesú Cri­sto. Tutti gli uomini, piccoli e grandi, istruiti od ignoranti, ricchi e poveri siamo chiamati da Dio a formare un'unica famiglia, con un'equa distribuzione dei beni terreni per vivere tutti dignito­samente, e con la partecipazione dei beni spirituali da parte di coloro che li hanno, per poter giungere tutti in Paradiso.

Ogni chiusura, sia materiale che spirituale, genera la morte. Il ricco deve dare i suoi tesori ai poveri; il cristiano deve dare la sua fede e la sua grazia ai peccatori

L'unità è il frutto della carità.

La mancanza di carità ci divide, la carità ci unisce ... Essere cattolico significa tendere all'unità e all'universalità, ossia amare la Chiesa sparsa in tutto il mondo, avere una mente lar­ga ed un cuore largo tali da pensare, amare, abbracciare tutto il mondo...

La principale preoccupazione di Gesú è che tutti i suoi disce­poli si amino tra di loro e che questo Amore li fonda in una co­sa sola. E chiede questa grazia al Padre, perché Lui solo può operare un miracolo di tal genere: “Né soltanto per questi pre­go, ma anche per quelli che crederanno per la loro parola, af­finché siano tutti una cosa sola come tu sei in me, o Padre, ed io in te; che siano anch'essi una cosa sola in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.

La gloria che tu mi desti io l'ho data loro, affinché siano una cosa sola, come noi siamo una cosa sola, io in essi e tu in me, af­finché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv. 17,20-23).

La carità e l'unità, quindi, devono essere, per noi cristiani, il nostro chiodo fisso, da ciò si deve conoscere che siamo cristia­ni: che ci vogliamo fortemente bene gli uni gli altri. Il nostro obiettivo è diventar un cuor solo ed un'anima sola come i pri­mi cristiani, e di spianare agli altri la strada verso Dio mediante il nostro amore, è cosí che si costruisce l'Unità della Chiesa...

 

LE OPERE

Il pensiero filosofico-teologico di padre Ildebrando Antoni­no Santangelo si concretizza in piú di trenta pubblicazioni di grande contenuto, diffuse in quasi tutta Europa e adottate in numerosi istituti scolastici.

Di queste sue opere, seppure in forma breve e molto succin­ta, riportiamo qui le principali, con una scheda molto sintetica su ciascuna di esse.

È chiaro che simile schedatura non vuole e non pretende di essere affatto esaustiva; pertanto, chi volesse ulteriormente approfondire il pensiero del nostro sacerdote dovrà necessa­riamente ricorrere all'integrale lettura dei testi qui di seguito riportati.

 

L'ideale dellUnità

Ecco quanto scriveva, recensendo questo libro, la rivista « Miles Christi» del 15 Settembre 1959: « Il problema del giorno è l'Unità. Se ne parla in tutti gli ango­li della terra, in tutti i settori dell'attività umana, in tutti i com­plessi etnici, politici, economici. È fin troppo evidente che la stessa civiltà moderna è frutto dell'unità, cioè della coopera­zione scientifica, tecnica ed economica del mondo intero.

Dove il problema è piú sentito, naturalmente, è nella Chiesa Cattolica, perché Cristo, il suo istitutore, ha fatto dell'Unità una dote essenziale di essa.

Si parla di Unità nella parrocchia, nell'Azione Cattolica civi­ca, sociale, educativa, morale. Generalmente ci si ferma, però, a vedere la necessità dell'unità o anche solo i frutti.

Questo libro affronta in pieno il problema dell'Unità e, oltre a farne vedere la sconfinata bellezza ed utilità, fa vedere come si fa ad ottenerla. La dimostrazione è veramente convincente e stimolante. La lettura lascia scossi.

L'autore comincia coll'osservare le componenti dell'unità e fa vedere di quanto ne è formato l'essere perfetto. L'orizzon­te ascetico ne risulta straordinariamente arricchito ed allar­gato; si respira l'aria delle alte montagne, l'aria di tutta la Chie­sa; il lettore è portato a sentirsi e ad essere veramente catto­lico.

Dopo questo giro d'orizzonti, l'autore esamina i presupposti indispensabili per raggiungere l'unità interiore ed esteriore, quindi fa vedere l'essenza dell'essere, nelle operazioni, nel Cor­po Mistico. Sono pagine nitide, sciolte, chiarificanti, che ci fan­no vedere noi stessi spogli di quelle soprastrutture che falsano ai nostri stessi sguardi la nostra fisionomia. Ci vediamo come in uno specchio della nostra realtà; nelle nostre responsabilità, nelle nostre possibilità.

Infine l'autore, passando ad esaminare la nostra unità colla Chiesa, dimostra quale essa deve essere per esistere: non unità puramente sentimentale, ma unità fatta di contatti, d'intese, di comunione, di collaborazione affinché ciascuno possa nel suo ambiente, come un membro nel corpo, dare, ricevere, lavorare e collaborare per divenire perfetto e far divenire perfetto tutto il Corpo Mistico ».

 

Edificazione del Cristiano

È il naturale completamento de' L'Ideale dell’Unità.

Tratta e sviluppa armonicamente il problema dell'edificazio­ne della Comunità Cristiana e dei suoi singoli componenti. La comunità cristiana, infatti, è tale solo se i suoi componen­ti sono cristiani e se, a sua volta, genera dei veri cristiani. Libro di estrema attualità, espone alla fine i grandiosi e bibli­ci “segni” operati da Dio per mezzo di Maria in questo secolo, fino a Medjugorie, per guidare la sua Chiesa e ne espone i rela­tivi messaggi.

 

Sviluppo

Guida alla santità come ad una piacevole ascesa in monta­gna.

È un libro che convince, stimola, aiuta a svilupparsi ed a rag­giungere il perfetto ed armonioso sviluppo del proprio essere. Utilissimo ai cristiani « impegnati » ed a quanti hanno scelto ve­ramente di seguire Cristo.

« Il Cristianesimo - scrive padre Santangelo - è la massima Rivelazione di Dio in Cristo: è la luce solare che illumina la no­stra via e ci dà la vera Vita ... ».

 

Chi è il Cristo

« Questo libro è fatto per chi cerca onestamente la verità, sia cristiano o no. Leggendolo ci si potrà convincere effettivamen­te che nel campo critico non c'è personaggio piú documentato di Cristo; nel campo storico non ci sono fatti piú meravigliosi di quelli operati da Cristo; nel campo umano non c'è persona piú completa e piú perfetta di Cristo; nel campo logico non c'è cosa piú ragionevole della fede in Cristo » («La Sicilia » del 13­04-'67).

 

Io Credo

«... Con stile semplice e moderno fa riflettere il lettore e lo porta a comprendere quanto si dice e persuadere sul come si dice.

Se chi legge il libro non ha prevenzioni, anche se vive lonta­no da Dio in un ateismo pratico, non può non chinare il capo dinnanzi all'evidenza della fede suggerita e dimostrata dalla dottrina che l'Autore con metodo facile espone » (Mons. Fran­cesco Monaco, vescovo di Catanissetta).

«Trovo Io Credo interessante, convincente, efficace» (Mons. M. Castellano, o.p., Arcivescovo di Siena).

 

Dio ha parlato per te

È il completamento di Io Credo.

In questo volume, padre Santangelo fa un'accurata analisi della Storia della Salvezza dalla Creazione ai giorni nostri, pas­sando dall'Antica alla Nuova Alleanza.

La sua tesi è questa: Dio non ha parlato soltanto per un popolo o per un tempo, ma per tutti i tempi e per ogni uo­mo.

È una catechesi di base per iniziare al Cristianesimo e con­tiene pure la storia delle apparizioni della Madonna a Belpasso con tutti i relativi messaggi.

 

Il ritorno di Gesú

È il libro dell'attesa e della presenza.

Tratta della « Parousía », cioè della fine del mondo e del ritor­no di Gesú Glorioso sulla terra.

Espone le principali profezie vetero e neo-testamentarie che parlano di questo Ritorno. Ed è veramente impressionante ve­dere come tutte convergano, come cioè i tempi moderni, piú che profetizzati, sembrano descritti, e come forse siamo già al centro degli avvenimenti apocalittici.

Espone pure il parallelismo tra Vecchio e Nuovo Testamen­to; l'attuale secolo di Satana e quello di Maria. Illustra, infine, l'escatologia apocalittica, la Resurrezione finale, il Giudizio Universale e la Palingenesi.

 

Dio è interessante?

« Dio non è necessario per la scienza, per la vita moderna, per la felicità dell'uomo. Anzi, la credenza in Lui è un dogma oscu­rantista che pregiudica la ricerca scientifica, la vita sociale, la felicità umana.

L'uomo, per la sua vita umana, non ha bisogno di Dio, ma ha bisogno della scienza».

Queste, che oggi sono le osservazioni ricorrenti fra le masse e che ormai formano l'opinione pubblica corrente e moderna, vengono accuratamente esaminate e controbattute con estre­ma obiettività da padre Santangelo in questo suo interessantis­simo volume.

L'Autore risponde alla luce della scienza, della storia, della sociologia e della psicologia. E risponde quasi senza farsene ac­corgere, cosí da far sembrare il libro un aggiornato trattato di scienza, (specialmente astrofisica, biogenetica, antropologia, cosmogenesi), di evoluzione (Teilhard De Chardin), di introdu­zione evangelica, di sociologia, biogenesi, ecc....

È un libro che nessuno mai si pentirebbe di aver letto. Esso colma, sia nei credenti che negli increduli, le inevitabili lacune presenti sia nell'uno che nell'altro campo, e dà agli uni la gioia, mentre agli altri restituisce la nostalgia della fede.

È particolarmente indicato per quanti si sono allontanati dalla fede proprio in nome della cultura e della scienza.

 

Sopravviverò? Come?

Prezioso libretto estremamente agile e interessante che si legge tutto d'un fiato. Interessa anche quanti si professano atei.

È un libro che dà speranza in una futura Vita migliore e per questo ha già suscitato la curiosità e l'interesse d'innumerevoli persone lontane da Dio.

 

La Madonna piange

Breve, ma molto ben documentata esposizione del prodigio di Siracusa, del suo significato, della missione della Madonna e del concetto di devozione.

 

La lieta novella

È l'annuncio del Vangelo, della Salvezza e della Via indicata­ci da Gesú per raggiungerla.

Espone le principali obiezioni moderne contro la fede: Chi è mai venuto dall'al di là? »

Io credo solo a ciò che vedo ».

La Confessione l'hanno inventata i preti »; ecc ...

Le risposte date da padre Santangelo sono chiare, documen­tate, esaurienti e convincenti.

 

Dalla Polonia a Adrano

Parla delle recentissime lacrimazioni delle immagini di Gesú Misericordioso e della Madonna di Fatima avvenute in Adrano (CT). Ne mostra il collegamento con le apparizioni a Suor Fau­stina Kowalska e a Fatima, i relativi messaggi e le cause, con un approfondito esame di coscienza sui Dieci Comandamenti estremamente aggiornato e conturbante.

Libro di estrema attualità per mezzo del quale tante persone, leggendolo, hanno riacquistato la fede e la pratica cristiana.

 

La Chiesa e le Chiese

Mostra quale Chiesa ha istituito Gesú, le religioni pagane, i protestanti, i Testimoni di Geova che oggi hanno fatto aposta­tare tanti cattolici; demolisce uno ad uno tutti i loro argomenti.

Libro di estrema chiarezza e precisione in difesa della fede cattolica.

 

Dio si rivela ancora?

È un libro facile, di completa evangelizzazione sia sopra i motivi di credibilità che su tutto il contenuto del Vangelo (spe­cialmente sul comandamento della carità), sia contro i falsi profeti di oggi.

Sfiora le scienze, tocca alcune delle piú attuali manifestazio­ni soprannaturali, si diffonde nell'annuncio del Vangelo, sul precetto della carità, facendone vedere la necessità, la pratica, le implicanze socio-economiche. Parla pure diffusamente sul­l'Eucaristia.

 

Certezze su Gesú

È fra le piú belle e meglio riuscite opere di padre Santangelo. Un libro di estremo interesse sia culturale che esistenziale, sia per la comprensione di Gesú che per quella dell'uomo e del mondo.

L'Autore, dopo una breve storia critica ai Vangeli, passa ad esaminare la figura storica di Gesú dandoci pure le prove in­confutabili della storicità e veridicità dei Vangeli.

Libro ad alto livello scientifico, dimostra come Gesú sia il personaggio piú documentato della Storia.

La sua abbondantissima documentazione storica ed archeo­logica convince qualunque ricercatore onesto anche se ateo o miscredente.

 

Il Vangelo dalla Sindone

Riporta da Certezze su Gesú L'intero capitolo sulla Sindone. Mostra le inimmaginabili sofferenze di Gesú, il movente della Legge di Dio, la necessità di ogni Comandamento per metterci in grado, un giorno, di godere il Paradiso e la necessità di una nostra precisa scelta. È un libro chiaro, sintetico e completo.

 

L'eletto

Mostra la grandezza, la bellezza, la missione di chi vuol se­guire Gesú come apostolo nella perfetta castità ed i mezzi per conservarla.

Illustra anche quelle che sono le insidie, lo svuotamento e la difesa della vocazione.

Stimola a seguire la divina chiamata ed a restarvi fedele. Adatto pure a chi si è già consacrato a Dio nella vita religiosa.

 

Supernovae

È il completamento de' L'eletto.

Contiene numerosi profili biografici agili, suggestivi ed alta­mente formativi di meravigliosi santi nostri contemporanei, ancora quasi del tutto sconosciuti perché morti da non molto tempo.

 

Preghiere

Contiene preghiere giornaliere, un'Ora Santa sulla Passione, la Via Crucis dialogata, il Rosario, le due ore Sante richieste dalla Madonna a Medjugorie.

Molto adatto anche per i gruppi di preghiera.

 

Guida alla preghiera

Lodi, ora media, Vespro, Completa di ogni giorno della setti­mana; Ora Santa e preghiere dialogate; florilegio di preghiere fatte da Santi.

Anche questo è utilissimo per gruppi comunitari; per inizia­re le riunioni colla recita dei salmi.

 

Liberazione

È un libro sulla Confessione, moderno, agilissimo, avvincen­te, ortodosso; che si legge tutto d'un fiato e ben dispone alla confessione-conversione.

 

Il senso dell'esistenza

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Il sorgere ed il tramonto del sole, di un fiore, dell'universo, della vita, hanno un senso?

Sono queste le eterne domande che l'uomo si è sempre po­ste. E questo libro è fatto proprio per dimostrare come tutto ciò che esiste abbia un senso ed un significato profondo; nonché come la Scienza, la Storia, la Filosofia, portino alla meravigliosa certezza dell'esistenza di Dio e del Paradiso.

 

L'ultima battaglia

Mentre Satana, specialmente in quest'ultimo secolo, è stato molto scatenato e, sapendo che gli resta poco tempo, si è lan­ciato con tutta la sua ira e con tutte le sue forze contro la Chie­sa di Dio per distruggerla, Maria Vergine, invece, con le Sue ap­parizioni in ogni dove, è andata preparando il piano per l'ulti­ma battaglia (quella decisiva!), dei suoi figli contro la potenza satanica per distruggerla e far trionfare il suo Cuore Immacola­to preparando, cosí, l'avvento del Regno di suo figlio Gesú.

Libro fortemente suggestivo, epico, escatologico, per prepa­rarci a quest'ultima grande e decisiva battaglia.

 

Le impossibilità

Il suo contenuto rigorosamente scientifico e storico dimo­stra come l'unica persona ragionevole è il cattolico, e come il vero cattolico dev'essere un evangelizzatore, partendo dal pre­supposto che è assolutamente impossibile e del tutto assurda l'inesistenza di Dio.

 

Dio cammina con gli uomini

Porta il vero cristiano a divenire irremovibile nella fede, fer­voroso e dinamico.

Contiene, fra l'altro, l'unica, recente e commoventissima ri­velazione di Dio Padre nonché una serie di recenti e inoppu­gnabili miracoli.

È un prezioso libro di catechesi, apologetica e formazione cristiana.

 

Roccia di Belpasso

Storia delle apparizioni della Madonna a Belpasso (CT), i Suoi messaggi, la loro valutazione e le loro costanti.

 

Maria e la sua armata

Mostra la figura e la santità della Madonna; la sua meravi­gliosa opera nella Chiesa e nel mondo; la sostanza e le qualità di una vera devozione a Lei.

È un vero e proprio prezioso concentrato di Mariologia.

 

Maria Bonaria

Agile profilo e diario di una simpatica e santa ragazza sar­da.

Scopo del lavoro, curato da padre Delio Cabiddu, che fu il di­rettore spirituale di Maria, e coordinato da padre Ildebrando Santangelo, è quello di far conoscere la sua grande anima alle giovani ed ai giovani di oggi, affinché ne traggano esempio e incitamento al bene.

 

Vorresti salvarti?

Interessantissimo fascicolo per sensibilizzare indifferenti, lontani, atei, e dare a ogni buon cristiano la possibilità di evan­gelizzare e portare la «buona novella» in ogni ambiente.

 

E tu come mi ami?

Preziosissimo libro di preghiere. Contiene, fra l'altro, le due Ore Sante richieste dalla Madonna a Medjugorie per ogni setti­mana: quella eucaristica e quella sulla passione di Gesù; una preziosa guida ascetica ed il famoso esorcismo contro Satana composto da Papa Leone XIII dopo la celebre visione delle mi­riadi di demoni che salirono dall'inferno ed invasero la terra. Libro utilissimo per la crescita individuale e per i gruppi di preghiera.

 

I nemici di Cristo e della Chiesa

Libretto agile, mordente, documentato con i Testimoni di Geova per immunizzare i cattolici contro le eresie dei TAG.

 

Gesú e Maometto

È l'ultimo lavoro composto da P. Santangelo poco tempo pri­ma della sua morte.

Mostra i grandi pregi di Maometto, ma anche i suoi difetti ed i suoi errori. Mentre, infatti, egli afferma che il Vecchio ed il Nuovo Testamento sono ispirati da Dio, il Corano, invece, pre­dica cose del tutto opposte al Vangelo.

Tutto viene dimostrato riportando ampi stralci del Corano.

 

Opere minori

Opere minori, ma non di secondaria importanza, scritte da padre Santangelo:

- Gesú e Maometto.

- La vita di S. Nicolò Politi.

- L’Unico necessario.

- Breviario di Vita cristiana.

- Soggetti cinematografici (inediti).

- Il disegno nascosto (inedito).

- Canti ricreativi di argomento religioso.

 

Il Diario segreto

Una collocazione ed una nota a parte merita il Diario Spiri­tuale scritto da padre Ildebrando Antonino Santangelo in colloquio intimo e personale con Dio, pubblicato ovviamente postumo dalla sua «Comunità Editrice».

« Un diario che non doveva mai essere letto da alcuno, scrit­to soltanto per un rapporto diretto e immediato con Dio, l'uni­co che può sondare e giudicare i sentimenti intimi che guida­no l'uomo nelle sue scelte e nelle sue azioni», fa notare Don Antonio M. Alessi, missionario salesiano, amico intimo di pa­dre Santangelo e curatore della pubblicazione. «Leggendo queste pagine, si rimane profondamente colpiti del misterioso lavorío, compiuto dallo Spirito Santo, che ha cesellato questo capolavoro della Grazia per elevarlo ai vertici della santità.

Padre Santangelo è un asceta, un mistico, profondamente in­namorato di Dio, impastato di preghiera, ricco di una fede ada­mantina, animato da una carità senza confini che abbraccia tutto l'universo.

Si leggono, con profonda emozione, in queste pagine, fram­menti di vita, colloqui personali con Dio, sfoghi di un'anima traboccante di amore e di dolore, vergate spesso al termine di una giornata logorante, che terminava sovente nel cuore della notte, perché quest'uomo diceva sempre di si a Dio e agli uo­mini, "no" soltanto a se stesso.

Due aspetti colpiscono particolarmente scorrendo queste pagine: il senso di frustrazione e di apparente inutilità con cui giudica la sua vita ed il suo apostolato, bruciato dall'ansia di salvare tutti gli uomini. Era profondamente convinto di quanto afferma Gesú: Quando avete fatto tutto quello che vi è stato comandato, dite: Siamo soltanto servi inutili (Lc. 17,10). Un se­condo aspetto, anche piú sconvolgente, è la sua sete di umilia­zione e di sofferenza, accettata, ricercata come il mezzo piú si­curo per avvicinarsi al Signore Gesú e partecipare alla salvezza del mondo ... ».

 

Dal Diario segreto di Padre I. Antonino Santangelo

Questo diario l'ho scritto per me stesso.

Finora ho sempre trascurato di scriverlo per due motivi fon­damentali:

1. per combattere la tentazione di pensare a chi domani lo leg­gerà;

2. perché pensavo di poter fare qualcosa di grande per l'apo­stolato e non volevo perder tempo.

Oggi, invece, penso sia meglio scrivere un diario. Eccone i motivi:

1. mi sembrano svaniti tutti i sogni di apostolato e devo veder meglio come realizzare quanto Dio vuole da me;

2. perché ora mi resta da lavorare su di me, prepararmi a mar­cire perché dal mio sfacelo germogli una bella spiga e porti tante anime a Dio;

3. perché mi manifesti pienamente a me stesso e a Dio, scru­tandomi a fondo per prepararmi al giudizio di Dio.

Con serenità quindi, o mio Signore, faccio oggi il punto sulla mia vita.

Sono stato un povero peccatore, con la volontà continua di darTi gloria e salvare le anime. Ho desiderato sempre santifi­carmi. Ho grandemente, coerentemente e rettamente desidera­to di convertire il mondo e di attuare in esso il tuo Regno.

Riconosco che in tutto questo ho ben poco meritato perché tutto è stato sempre Tuo dono. Io non ho saputo far nulla, non ho concluso nulla. Sono in dubbio: questo è successo per mia infedeltà o per volontà di Dio? Il primo caso mi darebbe dolore, il secondo gioia.

Propendo all'idea dellla mia infedeltà e ne sono quasi certo, per cui provo un fondo di amarezza nell'anima. Tuttavia, pen­so che se il Signore avesse voluto che facessi un grande bene ci sarei riuscito.

Egli mi ha voluto piccolo, insignificante, fallito. Ne sono contento, Signore, e Ti ringrazio.

Nell'umiltà, nella pace, con buona volontà mi accingo oggi, o mio Dio, a passare questi ultimi anni, mesi o giorni della mia vita, col desiderio di non offenderTi, di amarTi in silenzio, di fa­re quel mediocre bene che mi si presenta di fare, di prepararmi a scomparire definitivamente da questo mondo e dalla memo­ria degli uomini.

Ancora un po' e scomparirò come un sassolino gettato nel mare e di me si perderà ogni traccia.

Spero mi darai un posto nel tuo Cuore, o mio Signore. Spero conserverai Tu i miei desideri e i miei dolori; Tu che sei cosí misericordioso col peccatore pentito, tu che sei cosí buono col povero e col misero privo di aiuto, conforto di ogni speranza umana.

Accoglimi, o Signore misericordioso, non voltare la faccia dalla mia ignominia e dal mio fallimento. Voglio manifestarTi pienamente me stesso affinché mi voglia bene, mi usi miseri­cordia e, prima che io parta da questa terra, Tu accolga la mia preghiera.

 

Esercizi spirituali - Mascalucia, 26.8.60

Mi confermo nell'idea, o meglio nella convinzione, di esse­re un debole, un buono a nulla, un peccatoraccio, la cosa piú insignificante della terra. Bramo dal desiderio che tutti se ne accorgano di questo e me lo rinfaccino, purché il Signore mi dia la grazia di accettare umilmente questa verità rinfac­ciata.

È definitivamente scomparsa la speranza di farmi santo. So­no un povero miserabile. Imploro da Dio la grazia di non fare peccati. Se me ne desse il permesso mi ucciderei per non farne piú. Che mi dia la grazia di morire prima di farne uno, anche solo veniale.

Non oso piú domandare tempo a Dio perché non saprò servire Dio come desidero e come Egli merita. Tempo me ne ha dato già abbastanza ed io non ho fatto quello che dovevo fare.

Se nella Sua misericordia infinita mi vuol dare ancora un po' di giorni o di mesi, o di anni, Lo supplico piangendo che me li faccia passare come io desidero e come Lui desidera. Se questa grazia non me la vuol dare in vista della mia miseria infinita, Lo prego di farmi morire subito e far occupare il mio posto da un fico piú fruttuoso.

Non devo accorarmi delle penitenze che non posso fare. Ba­sta santificare quelle che Dio mi dà.

Prego Dio di darmi grazia di sopportare quella che sino ad oggi ho cercato in tutti i modi di sfuggire, perché richiede un eroismo che non ho.

Signore, se mi dai questa grazia muoio contento. Te ne sup­plico per Gesú, mio Signore, per la Vergine SS., per Lucia Man­gano.

Praticherò la povertà non solo col distacco del cuore, ma an­che non comprando cose superflue, non accumulando denaro e dando tutto agli altri.

Occuperò tutti i ritagli di tempo nella recita dell'Ave o del­l'Atto d'amore.

A me non resta, fallito come sono, che una sola speranza: quella di mettere finalmente in pratica ciò che non ho mai pra­ticato. L'umiltà. Spero che il Signore, impietosito, si chinerà su di me.

Il mio programma è semplice:

pregare, pregare, pregare in umiltà;

donare, donare, donare, in umiltà;

soffrire, soffrire, soffrire in umiltà. Maria, mater gratiae, mater misericordiae, Tu nos ab hoste protege et hora mortis suscipe. Da povero peccatore.

 

17.3.1965

Soffro molto nel vedere tante sofferenze nel mondo. Perché, o mio Dio, tanto dolore?

Milioni di uomini che ogni anno nel mondo, specie in India, muoiono di fame sui marciapiedi, come cani, tra l'indifferenza dei passanti.

Centinaia di milioni di artritici, tubercolotici, cancerosi, leb­brosi, cardiopatici. Milioni d'investiti, sfracellati, suicidi, uccisi. Milioni di mostri, aborti, minorati fisici e psichici.

Il mondo intero è una bolgia di dolori.

Si aggiunge la visione del Colosseo, delle guerre di stermi­nio, delle rivoluzioni, dei campi di sterminio: tedeschi, russi, ci­nesi...

Quante sofferenze gratuite! Quante sofferenze senza senso! Perché, o mio Dio!

Un perché ci dev'essere in ogni cosa nel mondo, poiché esi­ste Dio.

Il perché, credo, sia il seguente: queste sofferenze devono passare attraverso l'anima dei giusti per completare il loro sa­crificio, per completare il sacrificio dell'umanità in Dio, per ac­quistare un senso ed un valore.

Devo dare un senso alle sofferenze umane: forse questo è quanto Dio vuole da me.

Bisogna, allora, che rafforzi questa mia tendenza a immede­simarmi con gli uomini e con i popoli che soffrono; bisogna che prenda su di me, in misura certamente infinitesimale, quanto ha fatto Cristo: il dolore umano.

Bisogna che non mi ribelli, che adori silenzioso il disegno di Dio; bisogna che santifichi questo dolore, che gemendo lo of­fra a Dio in sacrificio di olocausto per completare il sacrificio del Signore Gesú, per la conversione del mondo.

Solo passando per il cuore di un giusto il dolore umano ac­quista un senso ed un valore.

 

4.4.1965 - Domenica di Passione

Ore 16. Il popolo è venuto alla Via Crucis. Ho predicato fino alle ore 14. Piú tardi riprenderò.

Sono esausto davanti al Tabernacolo. Mi vedo in uno stato d'impotenza totale. Non sono piú capace a niente: è la conclu­sione di uno sguardo alla mia vita passata e futura.

Eppure, senza questa impotenza fisica forse ora sarei in gra­do di lavorare meglio per la Chiesa?

Vedo che è facile trovare persone desiderose di fare tante belle opere per la Chiesa: difficile è trovare persone che voglia­no soffrire per essa.

Tutte le vie di apostolato per me sono chiuse: è aperta solo quella della sofferenza. Questa via è ottima:

1) perché non espone al pericolo della dispersione e della su­perbia;

2) perché è la piú difficile e fruttuosa;

3) perché fa rassomigliare meglio al modello divino.

Credo che il disegno di Dio su di me sia questo: che io diventi potente nell'impotenza;

che porti il mio frutto nell'incapacità e nell'umiliazione; che io attui misteriosamente i miei desideri nel fallimento; che arrivi a vivere ed a fruttificare solo dopo che avrò finito di morire.

Sono contento perché non ho altra maniera di rassomigliare al mio Maestro e perché di questo Lui è certamente contento.

 

6.4.1965

C'è qualcosa che mi fa soffrire molto. Decisamente non lo vorrei. Ma devo volerlo altrettanto decisamente, perché mi dà occasione di completare nel mio corpo quanto manca alla Pas­sione di Cristo.

A volte sono preso dalla paura, ma Cristo non ha avuto mi­nor paura, anzi...

 

13.4.1965

Grazie, o mio Dio, che mi hai fatto raggiungere lo scopo del­la mia vita: donare a Te il sacrificio completo del mio essere. Ora posso morire. Se ancora mi fai vivere, fammi la grazia di non recedere da questo stato e da queste disposizioni.

La cosa che piú detesto è la superbia. Ne sento addirittura la ripugnanza.

Si può essere superbi messi in croce? Si può desiderare la croce per superbia?

Chi aspirerebbe ad essere crocifisso per reggere dalla croce il mondo intero?

È per questo che l'amore alla croce è la prova piú dura del­l'Amore di Dio. Ed è per dare ai Suoi figli questa possibilità di puro amore che Dio dona la croce a quanti Lo amano.

Grazie, o mio Dio, grazie della croce ...

 

17.4.1965

Di tanto in tanto nella mia vita ci sono attimi di terrore pen­sando a quello che nella mia condizione necessariamente mi dovrebbe accadere. Subito il Signore mi dà grazia di superarli perché Egli non perderà alla fine quanto ha fatto in una lunga vita.

No. Contro ogni speranza umana, credo fermamente che Dio provvederà. Questa certezza mi conserva la pace. Mio Dio, mi fido di Te.

 

18.4.1965. Pasqua

Nel pomeriggio, facendo un po' di preghiera, mi è venuta una tentazione:

« Ma per me non sarà mai Pasqua? » Subito mi è venuta la risposta: prima bisogna che muoia!

 

2.12.1965

Da qualche anno la mia preghiera è fatta di adorazione, sot­tomissione, annichilimento, sofferenza. Ho sempre sentito il bisogno prepotente di pregare, ma non ho avuto la gioia della preghiera. Tale stato esisteva da un po' di anni con qualche pausa lieta.

Oggi è ripresa la preghiera della gioia e della nostalgia: forse perché ho ripreso la musica interiore.

 

4.12.1965

Capisco che se voglio provvedere ai miei problemi, a qua­lunque problema, fosse pure quello della mia riuscita nella vir­tú, della mia esistenza, della mia morte, non ci riuscirò. Non ce la farò mai da solo. Affido tutti i miei problemi a Dio. Sono tran­quillo. Egli si curerà di me: ne sono sicuro.

Compiango tanti poveretti che passano gran parte della loro vita, e forse tutta, a cercare di risolvere un problema e trascura­no Dio: rovinano la loro vita presente e futura.

Ogni problema che si affida a Dio si mette in buone mani. Egli non delude nessuno di quanti si fidano di lui. È un buon affare occuparsi del Regno di Dio, anche ai fini della vita pre­sente. Egli disporrà le nostre cose terrene nel modo piú utile al­la Vita Eterna e piú armonioso in questo mondo.

 

6.12.1965

Quanto piú ci si avvicina a Dio che è il « bonum », tanto piú si diventa buoni con tutti; e se non si diventa buoni è segno che non è vero che ci siamo avvicinati a Dio.

I pianeti sono caldi nella misura in cui sono vicini al sole. Ogni sproporzione fra religiosità e bontà è indice d'illusione religiosa. Quanto piú ci si allontana dal prossimo tanto piú ci si allontana da Dio. Ogni parsimonia ed ogni riduzione della Ca­rità verso Dio, ogni freddezza verso il prossimo, è freddezza verso Dio.

La rottura anche verso una sola persona segna la nostra rot­tura con Dio. «Chi non ama, resta nella morte».

 

24.12.65 - Vigilia del S. Natale

Mi imbatto in una volontà superiore che m'impedisce di de­dicare molto tempo (tutto quello che voglio), alla preghiera, fa­re molte penitenze, molte elemosine, molte opere di apostola­to. C'è come un destino che mi permette di fare poco di tutto e mi rende un essere mediocre.

Sono contento: questo destino si chiama Volontà di Dio. Meno male che non si estende, questa Volontà, sino a farmi soffrire poco. In fondo, la sofferenza è l'unica cosa che non vuole la mia natura, non ha nessuna attrattiva per me e non ha poesia alcuna.

La sofferenza è il segreto dell'amore di Dio per me. Sono nato per soffrire e copiare Gesú crocifisso, nel mio piccolo, a benefi­cio nascosto della Chiesa.

 

12.1.1966

Ho un grande amore per l'umanità. La sofferenza di ogni creatura mi fa soffrire. Vorrei che non soffrisse nessuno; ma Dio ha disposto diversamente e accetto liberamente, sia pur soffrendo molto, il Suo piano. Vorrei, però, che tutti si salvasse­ro. Ne ho un desiderio grande e torturante.

Ma i desideri si pagano; due vie mi erano possibili, delle qua­li l'una o l'altra obbligatoria: o quella dell'apostolato misto a sofferenza come S. Paolo e S. Francesco Saverio, o quella della sofferenza e del fallimento.

Dio ha scelto per me la seconda. Ne sono molto contento. Mi resta il dubbio di essere utile a poco perché sono un povero peccatore, ma che cosa posso fare di piú?

O Signore, accetta il mio povero sacrificio.

Sono una cosa inutile, ma sono nella tua Grazia.

Ti offro il mio corpo e la mia anima per continuare la tua Pas­sione e la tua tristezza. È cosa da poco ma è cosa tua. Per essa, per la tua Passione e per la tua tristezza, salva l'umanità intera.

 

16.1.1966

Non c'è nulla di piú grande nella mia vita che la sofferenza. Non ho che pochi anni, mesi o forse giorni da poter soffrire. Bisogna che li sfrutti al massimo, soffrendo con intenso amore, unito a Gesú vittima, offrendomi a Lui per l'edificazio­ne del suo Corpo Mistico. È tempo prezioso.

Sono grato al Signore che della mia inutile vita sta facendo una cosa preziosa.

Domani non sarò piú. Bisogna che oggi soffra intensamente.

 

1.2.1966

Oggi il Signore non vuole che mi concentri in Lui perché mi fa girare attorno tante persone. Non vuole che mediti leggendo un'Ora Santa, perché mi duole la testa; non vuole che reciti dei Rosari perché non ce la faccio.

Starò senza far nulla al Suo cospetto, sopportando tranquil­lamente il dispiacere di non concludere nulla: « In la Sua vo­luntade è nostra pace ».

Accetta, o mio Dio, come mie, le preghiere di Gesú.

 

3.3.1966

O Signore, anche stasera sono stanco.

Ho lavorato per Te: di questo sono contento. Non potevo fare di piú.

Ma con quali risultati? Del tutto insignificanti, e questo mi riempie di amarezza.

Avrei voluto darti tante anime. Non Ti ho dato nulla. Ti basta averti dato la mia? Lo spero.

Se sapessi che Tu sei pienamente contento stasera lo sarei anch'io: penserei che per queste fatiche tante anime scono­sciute avrebbero avuto la vita eterna.

Ma Tu mi vuoi nel dubbio del fallimento totale. Come vuoi Tu, o Signore!...

 

12.3.1966

Sono un viandante in cammino verso Dio. Sono contento di questa situazione.

Per questo mondo non valgo piú nulla.

Mio Dio, Ti benedico di questa mia condizione. La mia vita, diversamente, non avrebbe senso. Dammi la grazia di un conti­nuo, totale distacco da questo mondo: che io non abbia mai ad attacarmi ad esso o godere di esso.

Cosí, o Signore, camminando ogni giorno verso di Te, cam­minando come ogni pellegrino col cuore sempre teso verso la meta. Signore, sono un tuo povero pellegrino.

Che tutto il mio essere sia pellegrino, camminando giorno dopo giorno, minuto dopo minuto pazientemente, costante­mente, nostalgicamente verso di Te.

Quanto Ti vedrò. o Signore?

Per me vorrei oggi stesso, ma per aiutarti a compiere la Tua opera vorrei fosse alla fine del mondo. Nel momento che Ti piacerà, perché a Te piacerà il momento piú utile per me e per l'avvento del tuo Regno.

 

25.8.1966

La mia vita è una morte continua. Volentieri resto in questo stato. Sii Tu felice, o mio Signore. Hai sofferto abbastanza per l'umanità. Ti presto ora il mio corpo e la mia anima per conti­nuare la tua passione e portare al mondo la tua salvezza. Dam­mi la forza, però, o Signore. Dammi la forza perché da solo non ce la faccio...

 

25.11.1966

La principale occupazione degli uomini è oggi il divertimen­to.

La principale occupazione degli amici di Gesú, oggi, dev'es­sere la sofferenza, altrimenti non si salva nessuno.

 

3.8.1967

Alcuni mesi sono passati.

Continui tentativi di fare del bene, debolezze, fallimenti. Oggi mi sento ... Credo di non poter fare piú nulla. L'avvenire è nelle mani di Dio: mi rimetto nelle Sue mani. La gente è in festa. Io sono nel dolore fisico. Di questo sono tanto contento. Grazie, o mio Dio.

Poiché non concludo nulla nell'apostolato, spero voglia ac­cogliere queste mie sofferenze come sofferenze di Gesú, dopo averle purificate dai miei peccati, ed utilizzarle per l'avvento del tuo Regno ...

Non mi resta che una sola maniera per essere grande: soffri­re. Aborrisco di tutto cuore questa grandezza, ma giacché Dio la vuole non mi resta che amarla.

Ti ringrazio, o mio Dio, di tutte le sofferenze di cui hai volu­to cospargere la mia vita. Cosí la vita che mi dai Te la restitui­sco. Sono contento di dartela tutta, di non averne piú niente per me. Ti prego umilmente di cinque cose:

1) di farmi tenere nascoste le mie sofferenze;

2) di preservarmi dalla tentazione della disperazione;

3) di darmi la forza di saper morire;

4) di credere al mio amore per Te;

5) di utilizzare queste sofferenze per salvare innumerevoli ani­me.

 

20.1.1969

L'unica via per unirsi a Dio, almeno per me, è Gesú crocifis­so; ed essere unito a Gesú crocifisso significa venir crocifisso con Lui e rimanere in tale stato.

 

30.10.1969

Non si tratta di una nostra scelta voler vivere o morire. È Dio che sceglie quando si deve vivere o è tempo di morire. Fin­ché al Signore piace lasciarmi su questa terra è mio dovere vi­vere.

Vivere è un dovere, specialmente quando non è un piacere. Bisogna che completi la passione di Cristo nella parte assegna­tami dall'Amore misericordioso di Dio. È senza significato e senza utilità desiderare morire.

Devo completare il mio ruolo nella Chiesa in quella misura che Dio vuole per me. E quando sarà giunta l'ora della morte sarò lieto di morire.

 

16.1.1970

Ciò che teme il diavolo non è l'uomo che fabbrica chiese od istituti, né l'uomo che scrive libri religiosi o fa opere sociali, ma l'uomo che prega, e di conseguenza il maligno ce la mette tutta per farlo desistere dalla preghiera, sia facendogli sentire la noia mentre prega, che presentandogli un mondo di opere urgenti da fare, oppure facendolo assediare da amici e conoscenti per dargli continue distrazioni.

È disposto a tollerare qualunque bene possa fare un uomo, ma non tollera l'uomo che prega, perché allora quell'uomo partecipa all'onnipotenza di Dio ed offre un reale, grande con­tributo all'avvento del Suo Regno.

 

12.12.1977

La croce è bella solo da lontano. Da vicino è orribile, almeno quando è croce per davvero, croce nella quale si sta per morire. La croce è quella che non vorremmo. Riesce simpatica solo quella ornamentale.

La mia non la vorrei affatto: varie volte ho pregato Dio per­ché me la tolga, ma ho aggiunto: se non è possibile, sia fatta non la mia, ma la Tua volontà.

 

31.10.1979

Perché non scrivo?

Perché so che mettere in carta quanto mi capita e quanto penso sia inutile.

Perché allora scrivo ogni tanto?

Perché mi serve da meditazione e fa bene a me stesso. Vorrei che queste rare pagine di diario scomparissero con me e che di me non restasse traccia. Non mi spaventa il contra­rio perché sono convinto che di me non resterà alcuna traccia. E meno male! ... Una cosa inutile in meno! ...

 

10.11.1979

Non mi costa nulla essere dimenticato e scomparire perché la superbia non è il mio debole e perché mi vedo estremamen­te stupido se sono superbo.

Mi costa, però, essere disprezzato e non reagire.

Sono come chi non ci tiene per nulla a vivere e, se potesse morire senza soffrire, morirebbe volentieri.

 

15.3.1980

Questa sera mi è venuto improvvisamente un sentimento di tenerezza per Gesú crocifisso. Quanto gli è costato salvare gli uomini!

Dalla croce mi dice: « Mi vuoi aiutare a salvarne tanti? »

Come posso dirti di no, o mio Signore? Pazienza se devo tan­to soffrire, se la mia vita è un Calvario. Lo accetto volentieri. Ti prego solo di non aggravarlo oltre le mie modestissime capaci­tà di sopportazione.

 

14.9.1982

Oggi sono stato alla libreria dei Paolini a Catania..

Il dirigente mi ha detto: « I preti diocesani di Catania, veden­do i suoi libri esposti qui, fanno piccoli ghigni di scherno e sor­ridono ».

Non mi sono meravigliato, perché già sapevo di non essere stimato da nessuno. Ma questo non mi dà amarezza perché è il giusto riconoscimento delle mie miserie e dei miei fallimenti. Ai miei occhi sono piú vile di quanto lo sono ai loro.

È per questo che la mia unica fortuna è scomparire dalla me­moria di tutti.

 

Consacrazione al Cuore di Gesú e di Maria

O Cuore Sacratissimo di Gesú e di Maria, io oggi mi consacro totalmente a Voi,

voglio essere completamente Vostro e vivere soltanto per Voi, per amarVi, servirVi, e farVi amare e servire da quante piú persone mi sarà possibile.

Voglio che il mio cuore sia tutto Vostro e che mai Vi abbia piú a contristare

con qualche peccato; che io sia sempre la Vo­stra gioia.

O Vergine Santissima, Madre di Gesú e Madre mia,

consacro a Te i miei occhi perché abbia a vedere in ogni creatura umana Gesú

e trattarla come tratterei Gesú; consacro a Te la mia boc­ca

perché abbia sempre ad annunziare il Vangelo e parlare co­me parlava Gesú;

consacro a Te le mie forze affinché le abbia a spendere tutte per il trionfo del Tuo Cuore Immacolato nel mondo e per il trionfo ultimo e definitivo del cuore di Gesú nel mondo intero.

O Madre mia dolcissima e tenerissima, custodiscimi tutti i giorni della mia vita; dammi la forza per mantenere questi pro­positi per tutta la mia vita e vieni a prendermi al momento del­la mia morte per portarmi con te in Paradiso ...

Gesú, Gesú, Gesú, il Tuo nome sia sempre sulle mie labbra in vita e sia l'ultimo mio respiro in morte.

« Gesú e Maria, Vi amo, salvate le anime. Amen».

 

PARTE TERZA

TESTIMONIANZE

LE TESTIMONIANZE

Numerose sono le testimonianze sulla vita e le virtú di padre iledebrando Antonino Santangelo, pervenute da ogni dove. Sono documenti freschi, genuini, stilati da persone che han­no conosciuto molto bene il nostro sacerdote e da cui hanno ricevuto tanti benefici spirituali.

Tutte concordano nel tessere le virtú e ad elogiare la figura con l'alta statura morale dell'uomo di Dio quale fu, appunto, padre Santangelo.

Riportarle tutte sarebbe stato troppo lungo ed avrebbe ri­chiesto uno spazio molto piú ampio che, peró, non sarebbe sta­to lo stesso sufficiente per « concentrare » tutta una vita spesa per il Signore.

Abbiamo preferito, pertanto, riportarne solo alcune, sce­gliendo le piú significative, ringraziando quanti hanno reputa­to opportuno rendere pubblica testimonianza, chiedendo scu­sa a quanti non abbiamo potuto dare spazio poiché, in fondo, toccavano temi ed aspetti già precedentemente approfonditi. A tutti vanno, comunque, i piú sinceri ringraziamenti per la loro sentita ed affettuosa partecipazione.

Ad aprire la serie di queste testimonianze è una persona che ha molto ben conosciuto padre A. Santangelo: Mons. Domenico Picchinenna Arcivescovo Emerito di Catania.

 

Roma, 14 Dicembre 1992

Ho appreso la dolorosa notizia della scomparsa del carissi­mo p. Antonino e questa sera ho applicato la Santa Messa in suffragio della sua bella anima.

Quanto ha lavorato padre Santangelo in tutti i campi dell'a­postolato!

Lo ricordo con affetto ed ammirazione per il suo zelo in­stancabile, per la moltitudine delle sue iniziative pastorali, per il desiderio ardente della salvezza delle anime. E ricordo sem­pre la generosissima collaborazione del fratello e delle sorel­le ...

Con ossequi, saluti cordiali benedizioni, che estendo a tut­ta la carissima indimenticabile Comunità Parrocchiale di S. Pietro.

+ Domenico Picchinenna

 

Sono profondamente addolorato per la morte di suo fratello, queste mie poche righe le siano di sincero conforto.

Dio ha chiamato padre Santangelo, ma la chiamata piú gran­de ora è rivolta verso di lei, per la continuazione della sua gran­de opera, che tanto giova al popolo di Dio.

Voglio ricordare la mia storia:

Nel 1988, per caso, sono venuto in possesso di un vostro de­pliant la Madonna di Medjugorje, ebbene da quel momento è incominciato in me quel travaglio interiore che mi ha portato a cambiare quasi radicalmente, la mia esistenza; sarà stato per caso, o meglio un progetto di Dio; ma da quel depliant è sorto uno spirito nuovo. Poi sono stato in pellegrinaggio a Medju­gorje.

Mi rendo conto che la vostra opera di diffusione di libri e depliants è fondamentale, e può smuovere anche le monta­gne.

Un caloroso saluto con la benedizione di Dio.

Pierotti Lucio Gubbio (Perugia)

Anagni, 9 Dicembre 1992

 

Profondamente addolorato, scrivo con un nodo alla gola. È morto il mio padre spirituale, il mio fratello maggiore. È come se fosse dipartita una parte del mio corpo, la parte spirituale del mio cuore.

Quanti buoni consigli e quanti insegnamenti mi ha dato quando ero ragazzo! ...

Le sue parole, impresse nel mio animo, mi hanno guidato nel lungo, difficile e spesso tortuoso cammino della vita. P. Santan­gelo ha seminato tanto di quel bene nella sua vita che sono si­curo nostro Signore l'avrà subito accolto fra le Sue braccia di­vine!

Attorno a noi si è aperto un vuoto incolmabile con un dolo­re inesprimibile, ma padre Antonino ci ha insegnato ad esse­re cristiani proprio nel momento del dolore. Ci ha pure inse­gnato ad amare il nostro prossimo, il nostro nemico, i nostri persecutori; ci ha additato con le sue omelie e con i suoi scritti le vie del Cielo: oggi che non è piú visibilmente fra noi faccia­molo rivivere con l'esempio, mettendo in pratica i suoi inse­gnamenti.

Padre Santangelo è stato un faro, un uomo che ha vissuto una vita religiosa intensa (spesso avversata da molti), e cer­tamente resterà nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato. Nostro Signore si serve spesso degli animi pu­ri per manifestare la sua potenza divina. E padre Antonino era fra questi, motivo per cui sono sicuro che le sue orme resteran­no indelebili. Dall'alto dei Cieli veglierà su di noi e quando lo invocheremo sicuramente ci verrà in aiuto: egli vive fra noi.

Antonino Di Stefano Anagni (Frosinone)

Roma, 10. 12.1992

 

Con grande dolore ho appreso e partecipo alla perdita del carissimo padre Ildebrando Santangelo.

La sera stessa della festa dell'Immacolata mi è stato comuni­cato il suo decesso ed io, il giorno dopo, ho celebrato la S. Mes­sa in suo suffragio.

La penultima volta che mi sono confessato da lui, mi confi­dava: « Ho tanto da fare, ma appena trovo un po' di tempo libe­ro, scendo in chiesa e davanti a Gesú Eucaristico mi metto a contemplare ».

Vedendolo sbiancato in viso, gliene chiesi il perché. Mi rispose: « I dispiaceri influiscono molto».

Prima di ripartire per Roma mi sono confessato per l'ultima volta da lui. Alla fine della confessione mi disse: «Noi dobbia­mo accettare tutto da Dio; dobbiamo offrire tutto a Lui; dob­biamo tacere e pregare ».

Quando poi, prima di separarci, ci siamo salutati abbraccian­doci, egli, consapevole forse dello stato della sua salute, dolce­mente e col suo solito sorriso mi disse: « Chissà se l'anno ven­turo ci rivedremo ancora ... ».

L'esempio di padre Santangelo mi ha confortato, aiutato, spronato molto sulla via del bene. I suoi pensierini, che ascol­tavo sempre con piacere ed interesse, mi colpivano molto per­ché mi rivelavano i sentimenti del suo animo.

Fino all'ultimo istante della sua vita, padre Santangelo ha messo in pratica quanto mi consigliava: « Accettare, offrire, ta­cere e pregare », parole che cercherò di ricordare sempre sfor­zandomi di metterle in pratica nonostante la mia umana e grande debolezza.

Sono certissimo che la Madre Celeste, venuta a prenderselo nella festa del suo immacolato Concepimento, l'abbia portato in Paradiso a godere eternamente la beatitudine celeste, che egli si è meritato con i suoi innumerevoli meriti guadagnati su questa terra.

A san Giovanni Bosco, nell'agosto del 1860, mentre tornava all'Oratorio, appare, poco lontano dal Santuario della Consola­ta a Torino, sua madre Margherita, morta quattro anni prima. Il santo, sorpreso, le chiede:

- Ma come! Voi qui? Non siete morta? ... E la madre gli risponde:

- Sono morta, ma vivo!

Se da un lato ci rattristiamo per la sua dipartita da questa vi­ta terrena, dall'altro dobbiamo gioire perché egli è vivo, felice, prega per noi e ci assiste ...

Sac. Pietro Santangelo Roma

Catania, 1994

 

Descrivere quello che è stato per me padre Santangelo non è facile, anzi credo possa dirsi poco o niente di lui, solo semplici espressioni perché tutte le parole che si possono dire non sono sufficienti a farlo ritornare fra noi né a delineare la sua polie­drica figura in tutti gli aspetti del suo modo di fare e di agire. È certo che non era un uomo di oggi, di questa nostra generazio­ne che vaga e si trascina dietro mete illusorie perché priva di guida autentica; era in questo mondo, ma non era di questo mondo, bastava ascoltarlo per sentirsi estasiati e distaccati da tante cose che ci attanagliano, e sentirsi invece spiritualmente attratti da alte mete. E certo che non era un uomo dedito al semplice sacrificio, ma alla totale abnegazione per le anime. Qualcuno mi ha detto di averlo visto giacere a terra ai piedi dell'altare della Madonna dell'Adonai con una pietra per guan­ciale: abnegazione che bastava farci riflettere e meditare sulla nostra povera vita e sul valore della nostra umana esistenza. È certo che non era un uomo privo di difetti, ma era un uomo che riusciva benissimo a trasformare i suoi difetti in pregi e da­va un esempio concreto da seguire sulle orme del Maestro Divino. Era un uomo di fede, di una grande fede che non si può esprimere: la sua fede riusciva a metterci in crisi continuamen­te e a farci sentire mai soddisfatti di noi stessi, delle mete rag­giunte e di quello che riuscivamo a mettere in pratica dei suoi insegnamenti, nella prospettiva di mete sempre piú elevate.

Non basterebbe una cattedrale a contenere tutti coloro che hanno trovato la fede tramite il suo esempio e la sua parola e l'hanno poi approfondita nei suoi scritti, spesso criticati e com­battuti, ma sempre rifiorenti come tutte le opere di Dio e come il suov ”Ideale dell'Unità” pervenuto e fatto proprio dal Conci­lio Vaticano Secondo.

Brucoli è testimone di tutte le conversioni avvenute, di tutti i frutti dati alla Chiesa e delle vocazioni nate, portate a compi­mento e tuttora esistenti nella diocesi. Erano cosí copiosi que­sti frutti che non era possibile seguirli da vicino personalmen­te, ma tramite l'invio di corpi di volontari. Nessuno dei sacer­doti nati nel movimento sotto la sua guida è stato capace di im­personare e proseguire la sua opera. Era un sacerdote di vec­chio stampo, uno dei pochi oggi esistenti, che ci parlava al cuo­re come nessun altro; era un uomo di fede autentica, vera e ge­nerosa come oggi non è possibile trovare; uno che ci trasporta­va nella speranza escatologica cristiana. Tutti coloro che lo ab­biamo conosciuto ne sentiamo la mancanza: era una guida per tutti noi che eravamo uniti, un uomo di Dio, un vero pastore. Presto speriamo possa assurgere all'onore degli altari per rico­noscere quello che egli è già agli occhi di Dio.

Mia moglie, che in confronto a me lo ha conosciuto poco, ha espresso un giudizio sintetico: «Era un Santo». Io personal­mente come altri sono stato corroborato nella mia fede e nel­l'amore verso i fratelli piú bisognosi, soprattutto verso i lebbro­si e, non potendo partire in missione per le mie difficoltà moto­rie, come avrei voluto, insieme ad altri abbiamo cercato di vi­vere in loco questa missionarietà: con il consenso delle autori­tà ecclesiali per molti anni abbiamo cercato di far conoscere e di trasmettere ad altri questo amore. Abbiamo fatto esperienze concrete presso gli ammalati che periodicamente andavamo a trovare nel lebbrosario di Messina.

Chi ha conosciuto padre Santangelo, chi lo ha seguito non può non ricordarlo con affetto nella certezza che ora egli pre­gherà per noi e ci aiuterà a seguire la via da lui tracciata.

Salvatore Marino

Fr. Frascogna Memorial Leprosy Rehabilitation Centre Bhimavaran (India)

 

30.01.1993

La notizia della scomparsa di padre Santangelo ci ha profon­damente addolorati. Abbiamo perso un sacerdote santo, zelan­te, dedito al bene delle anime.

Dal suo spirito missionario, tutti siamo stati beneficati. I no­stri ammalati di lebbra l'hanno sempre seguíto con la preghie­ra, offrendo le loro sofferenze per la sua guarigione, ma il piano di Dio è diverso da quello degli uomini, e cosí il Signore lo ha portato con sé in Paradiso.

Sapendo di avere un protettore di piú in Paradiso, continue­remo a pregare per lui; celebrando il Mistero Eucaristico in suf­fragio della sua anima, memori che ci è stato tolto agli occhi della carne, lo sentiremo piú vicini con quelli della fede e non sarà mai dimenticato.

Il 10 Gennaio c'è stata l'inaugurazione del complesso « ca­sette e nuovo cronicario ». Anche il nome di padre Antonino è scritto in caratteri d'oro. Alla inaugurazione erano presenti di­verse autorità con persino un Ministro, il nostro Vescovo e tan­tissima altra gente venuta apposta per l'occasione. Quel giorno pensavamo proprio a padre Santangelo che è stato fra gli artefi­ci principali per la costruzione della nuova importantissima struttura ospedaliera. E mi risuonavano ancora nelle orecchie le sue parole: « Coraggio, devi incominciare anche con pochi soldi, perché è un'opera voluta dal Signore. Prometto di aiutar­ti e starti vicino sino alla fine dei lavori ... ».

Ora che i lavori sono completati, sappiamo che lui, dal Cielo, certamente farà in modo che non manchi mai un piatto di riso ai suoi prediletti lebbrosi.

Ho un nodo alla gola e mentre scrivo mi scendono giú le la­crime per la scomparsa di un grande « Amico Spirituale e Padre dei poveri». Sento un vuoto terribile. So solo confidare nel Cuore di Gesú e di Maria come Lui mi ha sempre insegnato ...

Con tanto affetto, in Cristo Gesú, Sr. Paola T.

Recoaro Terme, febbraio 1993

 

Attraverso il comunicato pubblicato sull'ultimo bollettino di Don Alessi, sono rimasto stravolto dall'improvvisa notizia del ritorno a Dio Padre del carissimo Don Ildebrando Antonino Santangelo.

Lascia certamente un vuoto terreno grande la scomparsa di un preziosissimo eletto del Signore quale egli è stato fra noi, con la missione intrapresa e con le sue numerose e qualificate pubblicazioni.

Gran parte della Chiesa resta addormentata in quest'ora di Getsemani, e nulla in piú Don Antonino potrà scrivere per de­starla a ciò che lo Spirito Santo e Maria Santissima stanno ur­gentemente e drammaticamente chiamando.

Sarà ciò che ci ha lasciato nei suoi numerosi libri quello che ora siamo responsabilmente chiamati a diffondere per render­ci veramente Chiesa Militante e non dormiente o, peggio, ac­condiscendente all'azione del principe del mondo ...

Senz'altro, adesso padre Antonino potrà meglio continuare la sua missione facendosi vicino al nostro agire e infondendoci Grazie e coraggio da Gesú, in Cielo.

Gloria al Padre.

Giovanni Blarzino Recoaro Terme (VI)

 

Augusta, 25 Aprile '93

Quando la sera dell'8 Dicembre scorso appresi che il nostro caro Padre Santangelo da qualche ora era partito per il Paradi­so, provai un grandissimo dolore per l'irreparabile perdita di una persona cosí esemplare nella fedeltà agli insegnamenti evangelici, vissuti «tutti» nella gioia di costruire il Regno dei Cieli.

Fra lacrime e preghiere, riaffioravano alla mente tanti mo­menti trascorsi con quell'Uomo di Dio che, in un particolare periodo della mia vita, mi aveva richiamato alla vera fede, par­tecipandomi con tanta umiltà la luce ineffabile dell'Amore di Dio, aprendomi il cuore alla carità pura verso i fratelli, soprat­tutto i piú diseredati e infelici, iniziandomi ad una piú intensa vita di preghiera e ad una devozione sempre piú grande per la Vergine Santissima.

Oh, quanto egli amava la Mamma Celeste! Ne parlava sem­pre con fervore specialissimo durante gli incontri all'eremo, dedicato alla Madonna dell'Adonai, che egli aveva salvato dal­l'abbandono e dalla devastazione per farne un centro di spiri­tualità, fecondo di vocazioni.

Il suo amore filiale a Maria, lo spingeva a seguire con sommo interesse ed attiva partecipazione tutte le recenti apparizioni della Vergine, di cui diventava fedele assertore nei suoi scritti, facendosi araldo infaticabile della misericordiosa intercessio­ne di « tanta » Madre.

Otto dicembre 1992: festa dell'Immacolata Concezione! Nel dolore, all'improvviso, un fremito di commozione ed uno squarcio di gioia! « La Mamma ha mantenuto la promessa! » mi grida il cuore. Già! L'amato Padre Ildebrando, pur cosí schivo di parlare di sé, aveva raccontato un particolare episodio della sua vita, che ora trovava sconvolgente conferma:

Negli anni lontani della Seconda Guerra Mondiale, mentre si trovava nel campo di battaglia in Albania, e le bombe mieteva­no molte vittime, temendo che quelli fossero gli ultimi istanti della sua vita, per prepararsi bene al trapasso, aveva comincia­to a recitare il Rosario, desideroso di morire col nome di Maria sulle labbra. All'improvviso, nel bagliore accecante di uno scoppio, gli si delineava la figura della Vergine Immacolata che lo rincuorava con queste parole: « Non temere, non morirai. Quando arriverà il momento verrò io a prenderti per accompa­gnarti davanti al trono di Dio».

Un episodio che quando padre Santangelo me lo aveva rac­contato mi aveva lasciata un po' scettica, ora mi fa pensare alla santità di chi l'ha vissuto e che, certamente, ora ci segue e pro­tegge dal Paradiso.

Adriana di Augusta

Augusta, 28.4.1993

 

Conoscevo padre Santangelo dal 1970.

Fin dal primo incontro ricevetti una buona impressione. Era paziente e non l'ho mai visto adirato.

Se ho un po' d'amore alla preghiera lo devo a lui, special­mente per la recita del S. Rosario. Mi ricordo che una sera, in aperta campagna vicino alla spiaggia di Brucoli, invitò noi che favevamo un corso di esperienza comunitaria cristiana all'Ere­mo dell'Adonai, a pregare, ognuno cosí come lo Spirito Santo ci suggeriva. Incominciò lui per primo con una preghiera di lode, amore, ringraziamento e perdono rivolta a Dio. Ci coinvolse tutti a pregare in quel modo. Mi ricordo ancora in particolare che alla fine della preghiera mi sentii invasa d'amore: era lo Spirito santo che per la prima volta sentivo veramente in me. E questo, grazie al suo esempio.

Lo andammo a trovare, già prossimo alla morte. Ci invitò a recitare il S. Rosario ed i Vespri: lui ci avrebbe seguito con la mente.

Era amante della povertà anche nel vestire ed era contro ogni tipo di spreco.

L'allontanamento dall'Eremo di Brucoli, che lui aveva ripri­stinato con tanto amore, gli procurò un immenso dolore che, come volontà di Dio, sopportò con cristiana rassegnazione. Lo ricordo sempre con grande affetto,

Rosalia Carta Augusta

 

Conobbi Padre Ildebrando Santangelo negli ultimi giorni del Dicembre 1984 in occasione di un ritiro spirituale da lui te­nuto nell'eremo di Brucoli, da lui stesso fatto restaurare.

Mi colpí la sua predicazione viva e interessante, che riusciva a coinvolgere psicologicamente gli astanti.

Ci raccontò tra l'altro alcuni episodi, molto significativi, atti a dimostrare la reale esistenza del demonio, di uno dei quali fu lui stesso protagonista.

Trovatosi come cappellano militare in Albania, durante la seconda guerra mondiale, dopo aver avuto una lunghissima discussione con un albanese, per convertirlo, e questi si era di­mostrato insensibile e coriaceo a tutto il suo amore e a tutte le sue ragioni, alzò gli occhi al cielo e vide inaspettatamente dieci uomini neri che, sospesi in alto, giravano in cerchio.

In quel momento si avvicinò il suo attendente che senza dir­gli niente, si mise a guardare il cielo e, puntando il dito, conta­va a voce alta: l, 2, 3 ... 10, dimostrando a Padre Santangelo che la sua non era una allucinazione.

Egli, facendo mostra di non aver visto nulla, chiese all'atten­dente cosa avesse da contare. Quegli rispose: « Come, non li ve­de?»

« Cosa? » disse lui. « Dieci uomini neri che fanno il giroton­do! »

Padre Santangelo reputava che ciò fosse un segno premoni­tore di quello che sarebbe accaduto in quel paese a causa della terribile dittatura comunista.

Raccontò anche come, durante una seduta spiritica, il demo­nio si manifestò sotto forma di una grande fiamma che girava velocissima attorno al tavolo e come un suo amico, che assiste­va per la prima volta, avendo invocato a voce alta la Madonna del Carmine, di cui l'avevano costretto a lasciare fuori della stanza l'abitino, ottenne l'istantanea scomparsa della manife­stazione diabolica.

Ci disse anche come un suo cugino pieno di fede sfidò degli evocatori di satana, il quale si manifestava sollevando un enor­me tavolino, dicendo loro che, se lo facevano assistere, sarebbe cessato il fenomeno. Schernendolo, gli diedero il permesso di assistere.

Durante la riunione, evocato il demonio, il massiccio tavoli­no si alza da terra. Allora egli, imponendogli sopra le mani, di­ce: « Fermati, in nome di Maria! N Il tavolino sussultò nell'aria, poi scese lentamente a terra e non si mosse piú.

Padre Santangelo parlava con chiarezza, pronunziando le parole distintamente e lasciando un piccolo spazio tra una pa­rola e l'altra, dando cosí la possibilità all'ascoltatore di recepire e assimilare il discorso.

Egli aveva compassione delle innumerevoli anime che ogni giorno precipitano nell'inferno e ogni suo sforzo tendeva al be­ne spirituale, oltre che materiale, dei fratelli.

Cosí fondò la ormai molto conosciuta « Cooperativa di apo­stolato », che ci permette, con poca spesa, di diffondere ottimi libretti e opuscoli per ogni tipo di persone (sia atee che fedeli, da convertire o già avviate su un cammino di perfezione) e gra­zie al lavoro gratuito dei componenti, permette con i proventi di sostenere le missioni in India.

Ha inoltre fondato nei locali annessi alla Chiesa dello Spirito Santo in Adrano, una sorta di Comunità dove vivono delle si­gnorine consacrate che si occupano di persone anziane che, per libera scelta o per necessità, lasciano le loro case trovando un ambiente lindo ove si pensa all'anima, oltre che al corpo: si reci­tano tre corone di S. Rosario al giorno e la liturgia delle ore, si fa ogni giorno la lettura spirituale e per chi non è in condizioni di partecipare alla quotidiana Santa Messa mattutina, c'è la Signo­rina Pietrina che è ministro straordinario dell'Eucaristia.

Quando conobbi Padre Santangelo, mi trovavo in una situa­zione spirituale e familiare difficile: egli prontamente mi offrí il suo paterno aiuto, proponendomi di restare ospite nella Co­munità che ho appena descritto.

Quel periodo fu per me spiritualmente proficuo: trovai il ca­lore di una famiglia, sia da parte delle persone che abitano allo Spirito Santo (la Signorina Pietrina e tutte le vecchiette), che delle sorelle di Padre Santangelo e della comunità parrocchia­le: ricevetti offerte e per il compleanno della mia bambina por­tarono un enorme vassoio di paste, oltre a un grazioso vestiti­no, con le calzine in tinta, il tutto accompagnato da un affet­tuoso biglietto di auguri che mi ha commosso.

Ciò è anche prova del fatto che il Padre abbia saputo fare della sua parrocchia una Comunità spiritualmente viva e atti­va nella carità.

Nelle riunioni che egli teneva (credo il sabato sera) ho potu­to constatare ulteriormente la maturità spirituale dei parroc­chiani che facevano profonde riflessioni sulla Sacra Scrittura, sulla preghiera, ecc.

Allo Spirito Santo avevo la possibilità di fare Ore Sante sia diurne che notturne (soffrivo di insonnia, anche a causa di ter­ribili mal di denti). Il Padre fu molto premuroso e mi indirizzò dal suo bravissimo dentista.

Padre Santangelo mi aiutò nei litigi che spesso avevo con mio fratello: ci stava ad ascoltare entrambi e, con i suoi saggi ammaestramenti, riusciva a metterci d'accordo e di ciò gliene sarò eternamente grata.

Quando mio fratello mi invitò al ritiro, io avevo delle diffi­coltà, soprattutto perché si era in inverno e avevo problemi a preparare in tempo la biancheria pulita dei miei bambini che avevano allora uno quasi due anni e l'altra nove mesi.

Ma il giorno prima della data fissata per la partenza trovai prodigiosamente asciutto tutto il bucato dei bambini, che pure era steso dentro una stanza e non all'aperto (e, ripeto, si tratta­va di biancheria invernale).

Vidi in ciò un chiaro segno della Provvidenza, in quanto il Signore voleva che partissi, e cosí andai senza più esitare.

La sua direzione spirituale era paterna ed equilibrata. Egli si rendeva conto del grande sforzo che occorre a chi decide di cambiare vita, non commettere piú determinate colpe.

Mentre ero allo Spirito Santo, io ebbi modo di lavorare nella Comunità Editrice aiutando la Signorina Laura a preparare i numerosi pacchi da spedire.

Ricordo la mia permanenza ad Adrano come uno dei piú bei periodi della mia vita e se non fossi oberata da impegni familia­ri, mi piacerebbe tornarci e anche restarci.

Anna Alibrandi

 

Ritornai alla fede in una apparizione della Madonna di Bel­passo.

Lí in una nube vidi Gesú Cristo, scoppiai a piangere dirotta­mente ...

Tornato a casa apro il televisore e vedo l'intervista di P. San­tangelo che io non conoscevo. Il mattino seguente non andai neppure a lavorare per andare in cerca di P. Santangelo. La pri­ma volta che entrai nella chiesa di S. Pietro, mi vergognavo, mi sentivo un essere indegno, sopra l'altare troneggiava il bel qua­dro di Gesú Misericordioso: mi guardava, ...

Il primo colloquio con Padre Santangelo è stato cosí bello, che non lo dimenticherò mai: mi chiese cosa facessi nella vita; poi gli parlai della visione che avevo avuto a Belpasso e dopo mi sono confessato tutti i miei peccati che avevo fatti, ed erano tanti. Alla fine P. Santangelo mi disse: « Fratello mio, siamo tutti peccatori, pentiti di tutto cuore dei tuoi peccati ». E mi diede l'assoluzione.

Mi ha accolto cosí bene che da allora in poi cominciai a fre­quentare la Parrocchia di S. Pietro e nel giro di un mese ero già uno di loro.

Frequentando il gruppo famiglia ho imparato tante cose.

Con P. Santangelo si risolvevano tutti i dubbi; con il suo dolce e sereno parlare edificava tutti. Grazie P. Santangelo per tutto quello che ci hai donato.

Giuseppe Leanza

 

Senza dubbio, dobbiamo essere stati in tanti a ritenerci ami­ci particolari di P. Santangelo, poiché lui è stato, appunto, l'a­mico particolare di tutti.

L'ho conosciuto in un periodo in cui non ero attratto dal viso del prete; ma di lui mi son sentito attratto perché ho visto un sacerdote dal volto umano. In lui la religione era veramente vi­ta e non solo pratica esterna. Non gli ho mai sentito dire nelle prediche, cari sorelle e fratelli; l'ha detto solo con i fatti, come succede ai personaggi piú autentici.

Sappiamo bene, tra l'altro che grazie a Lui, qualche pezzo di terreno, del cosiddetto terzo mondo, è diventato giardino per i poveri lebbrosi.

Da P. Santangelo, tutte le volte che sono andato a trovarlo ho dovuto sempre aspettare, prima di parlargli, non perché stesse appartato in qualche stanza, era solo perché seduto di­nanzi a qualche vecchietta se ne stava ad ascoltarla e ad aiutar­la senza impazienza o premura. Uno che non disdegna dedica­re il suo tempo alla vecchietta, pur avendo altro da fare, è chia­ro che non sa dire di no a nessuno, per questo in pratica que­st'uomo di Dio non l'ho visto mai libero.

Mi chiedo tuttora, dove mai trovava il tempo per poter scri­vere tutti quei libri; sarà interessante a tal proposito ascoltare le sorelle come egli passava le notti. Quando ho conosciuto P. Santangelo appariva in ottima forma fisica, molto piú giovane della sua età, ma poi, via via, a furia di sacrifici e di non rispar­miarsi mai è riuscito a intaccare il suo fisico.

Negli ultimi anni di vita, ha dovuto faticare parecchio per poter continuare con il ritmo di sempre. Sicuramente aveva una forza interiore, con la quale lui rivolgendosi al Signore riusciva ad andare avanti, facendo tutto, ingannando tutti sul suo reale stato di sofferenza. L'ultima volta che ci siamo incontrati veniva da fuori, non camminava bene ed io gli vado incontro e lui si è dovuto appoggiare a me per non cadere. Il suo motto era non fermarsi mai: « Soffrire, offrire, tacere », diceva in « para­diso ci riposeremo ».

Adesso che egli è piú vicino a Dio, lo sentiamo piú vicino a noi e piú capace di aiutarci. Spontaneamente bacio il suo ricor­dino con la foto, come si bacia l'immagine di un santo. Per cir­ca 20 anni frequentai P. Santangelo, pensavo di sapere tutto di lui, invece mi sono reso conto, che non è cosí, lui è riuscito a nascondere tutto della sua vita con il segreto di un ardente amore di Dio. Affrettiamoci con tutto l'entusiasmo a raggiun­gere la compagnia dei beati, con la quale Cristo assegnerà pre­mi maggiori a coloro che avranno un cuore puro e desideri ar­denti.

Santo Freni

 

Neuilly Plaisance, 6 Maggio 1993

Grande è stata la mia tristezza nell'apprendere la dipartita del carissimo Padre Santangelo. Ho pianto lacrime di pena e d'amore per il mio padre spirituale. Grazie a lui, diversi anni fa, ho ritrovato la fede nel Signore.

Padre Santangelo era un santo! Adesso lo è ancora di piú avendo meritatamente ricevuto la Corona del Signore.

È stata una vera e propria profezia, la sua, quella di aver pre­visto la sua morte proprio il giorno dell'Immacolata.

Sono sicuro che oggi Padre Santangelo è molto felice nel se­no del Signore.

In attesa di riverderlo in Paradiso, continuiamo a restare uniti nella preghiera.

Cordiali saluti da Giuseppe e Solange Petronio, Neuilly Plai­sance (Francia)

Our Lady of Guadalupe Church Albuquerque, New Mexico 87107

 

Agosto 1994

La notizia della morte del caro Padre Santangelo, mi ha cau­sato tristezza e gioia allo stesso tempo. Certamente abbiamo un avvocato che intercede per noi tutti quanti lo abbiamo co­nosciuto. Era appena morta mia mamma e mi trovavo a Aci Sant'Antonio, assistendo i sacerdoti vecchi e malati tra i quali Padre Santangelo, bisognoso di riposo e cura perché esaurito. Ho avuto la fortuna di assaporare la sua santità subito, appro­fittando di stare con lui il piú che potevo, anche se, poveretto non poteva neppure parlare da tanto era debole. Mi parlava dell'ideale della Comunità; come amarsi tra fratelli nella pie­nezza di un amore di Dio. Ricordo di avergli chiesto: «Ma que­sto si applica nella sua parrocchia a San Pietro? ». E lui, cosí umile, mi rispose con un sorriso. Eravamo nel 1965. Ancora non pensavo diventare sacerdote (ero in quel tempo religioso Camilliano, Fratello), ma certamente praticando un santo sa­cerdote come Padre Santangelo, il desiderio di diventare come lui non mi mancava. Di fatti tre anni dopo mi rivolgevo a lui per un consiglio: posso io essere sacerdote e come? Subito ac­cettò questo come una cosa di Dio e mi aiutò tanto fino a la­sciare la Patria come Missionario per la Terra del Fuoco, ove di­ventai sacerdote nel 1973, festa della Madonna della Salute, in­vocata come tale dai Religiosi Camilliani. Quando poi mi recai ad Adrano per una delle mie Prime Messe, il Padre Santangelo mi disse: « Ricordati Padre Renzo che la vocazione si ottiene con la preghiera e se ne va senza la preghiera ». Non suonava per me come una frase fatta, ma una vera realtà. Arrivare alla meta del Sacerdozio non basta, ma è l'inizio di una grande e difficile missione che senza l'aiuto di Dio nella preghiera, si è solo degli « arrivati » e basta. Sí, molte volte penso a questo ami­co che la vita mi diede: Padre Santangelo. Benedetto lui che si è meritato il cielo, dopo una lunga vita spesa nel sacrificio, peni­tenza, preghiera e apostolato in parrocchia. Padre Santangelo: il nuovo e moderno Santo curato di Ars. Dimentico di sè stesso, pensando solo al Signore e agli altri. Eppure Padre Santangelo non era un angelo disceso dal Cielo, ma un uomo scelto tra gli uomini, membro della Chiesa,. un cristiano vero e rimanendo uomo e cristiano incominciò a trasmettere la parola di Dio per l'avvento nel suo Regno. Inculcò in coloro che lo hanno cono­sciuto le verità eterne come la vita stessa eterna, la maestà del­la Grazia santificante, il Giudizio e la Misericordia di Dio. E adesso che se n'è andato al Padre per far parte della chiesa Trionfante, interceda per noi poveretti ancora intossicati di mali di ogni genere, affinché liberi da ogni male possiamo un giorno, quando Iddio vorrà, raggiunerlo e cantare per sempre le meraviglie del Signore nel bel paradiso. In unione di preghiere.

Padre Renzo Ferrazzo.

 

Un caro ricordo.

Chi entrava in familiarità con P. Santangelo, fino a qualche anno fa, la persona che piú affascinava in questa famiglia era Mamma Santangelo.

Dico proprio affascinava: si restava in stupita ammirazione di fronte a questa persona, per il suo volto sempre sereno, la sua profonda devozione quando stava in Chiesa, il suo silenzio o le sue poche parole dettate da una fede profondamente vis­suta.

Questi ricordi mi riportano a quel lontano Settembre del 1954. Incontrare P. Santangelo significò per me riscoprire Cri­sto, e significò anche l'inizio della mia Vocazione. Perché P. Santangelo comunicava Cristo e comunicava l'ansia di porsi alla sequela di Cristo.

Un anno intero ho vissuto accanto a Padre Santangelo, fre­quentando ogni giorno la Parrocchia di S. Pietro. Il ricordo di quella esperienza mi è molto caro; e spesso vi ritorno con la mente, come si ritorna alla fonte primigenia della propria espe­rienza religiosa.

Quanto tempo è passato da quando partii da Adrano, insie­me a Laura, sorella di P. Santangelo: io mi avviavo a entrare nell'Ordine dei Frati Cappuccini in Toscana, Laura per iniziare la sua esperienza missionaria in Africa. Ho sempre portato con me il ricordo del mio primo Padre Spirituale, e ogni volta che ritornava ad Adrano per qualche periodo di vacanze, era per me fonte di gioia intrattenermi con lui.

Non ho seguito tutta l'attività di apostolato di P. Santangelo, che so essere stata molto intensa, se non attraverso i suoi libri che puntualmente mi inviava. Ma posso testimoniare della sua ansia apostolica da alcune lettere che mi ha inviato, e che an­cora conservo come reliquie.

In queste lettere mi faceva parte dei suoi progetti di aposto­lato, progetti di ampio respiro. Riporto alcune frasi: «... il no­stro scopo è unicamente apostolico: gettare da per tutto germi di verità ... »; «... amare Dio significa amare la luce, la bellezza, la bontà, la giustizia, l'ordine ... ».

Già da queste frasi traspare tutto l'amore di Dio e l'ansia per la salvezza del prossimo: gli ardeva come un fuoco interiore con il quale desiderava incendiare il mondo.

In una lettera molto personale mi confidava: «Io ho una grande fame di raccoglimento e di preghiera..., e quando pos­so passare qualche giorno di solitudine e in preghiera nel no­stro eremo dell'Adonai a Brucoli sono felice ». Questo, ne sono certo, è stato il profondo segreto della vita spirituale di P. San­tangelo.

A me dava questi suggerimenti: «Dedica ogni giorno tanto tempo all'orazione mentale, alla lode di Dio guardando il pano­rama; all'adorazione e all'amore davanti al tabernacolo; alle ar­denti suppliche per la chiesa e per il mondo intero.... Ricorda che niente al mondo è piú importante della preghiera: ... piú importante c'è solo il sacrificio».

Soltanto chi è vissuto in queste realtà e ne ha fatto motivo di vita, ne può parlare con tanta convinzione. Ecco, questo è stato per me P. Santangelo.

Ma è stato anche qualcosa di piú, qualcosa di molto persona­le e affettuoso.

In una delle sue prime lettere cosí cominciava: « Pietrino ca­rissimo ... »; si preoccupava per me: « Tu come stai con questo freddo? », sapeva che in quel periodo mi trovavo sul Monte Amiata, una delle zone piú fredde della Toscana.

Ho sempre sentito l'affetto con il quale P. Santangelo segui­va la mia Vocazione; forse perché è stata la prima vocazione che è nata poco dopo l'inizio della sua attività nella Parrocchia S. Pietro.

Si dice che i santi fanno piú grazie quando sono in cielo; ne era convinta anche S. Teresina del Bambino Gesú.

Ho sentito tanto dolore alla morte di Padre Santangelo; ma mi sono anche detto: la mia Vocazione è, dopo Dio, merito suo. Lui si prendeva cura della mia Vita Religiosa quando era tra noi; ora che è in cielo mi farà sentire senz'altro, con più effica­cia il suo aiuto ..., e cosí ho cominciato a pregarlo ...

Con questi frammentari ricordi voglio esprimere il mio de­bito di gratitudine verso la figura e l'opera di P. Santange­lo.

Ho iniziato ricordando la Mamma di P. Santangelo; non pos­so terminare senza ricordare il fratello Peppino, un uomo di profonda fede religiosa e le sorelle Maria, Laura ed Emilia, che hanno condiviso con P. Santangelo l'esperienza religiosa e l'at­tività apostolica. Grazie.

P. Nicola Cappella da Adrano Sacerderdote Religioso Cappuccino in Toscana

 

Mai e poi mai avrei potuto pensare di scrivere queste righe sulla vita di Padre Santangelo a pochi giorni dalla sua repenti­na scomparsa.

Vicino a Lui da sempre; a stretto contatto per un anno circa, in seguito alla pubblicazione del mio ultimo libro L’Universo­ la Vita-l'Uomo e Dio? ebbi modo di conoscerlo piú a fondo per la sua bontà e serenità, la sua instancabilità nell'azione missio­naria, la sua inesauribile vena di scrittore sacro.

Il gesto largo della mano destra nel cenno di saluto, sia all'ar­rivo che al congedo, come in un segno di benedizione; il con­temporaneo sorriso discreto, ma aperto ed accogliente, con il capo inclinato da un lato, gli conferivano l'aspetto del Padre Spirituale pronto a ricevere ogni figlio per confortarlo nel se­gno della pace, dell'amore e della fratellanza cristiana.

Questa la figura fissa nel ricordo di quanti ebbero la fortuna di avvicinarLo, conoscerLo, apprezzarLo.

Mai un segno di impazienza, di stanchezza o - peggio anco­ra - di fastidio; l'eterno sorriso rinfrancava l'ospite, l'interlocu­tore, il devoto.

La disadorna stanza di ricevimento fu sempre aperta a tutti ed in ogni circostanza e ad ogni ora.

Non sollevò grande scalpore durante la sua lunga esistenza; eppure è stato uno dei figli piú illustri di Adrano, del suo e di altri tempi. Numerosi i suoi libri che si imposero a laici e catto­lici, dentro e fuori Adrano, dentro e fuori la Diocesi, sino a var­care le mura del Vaticano. Alcuni superarono il 600 migliaio al­tri furono letti da Padri conciliari - italiani e stranieri - e furo­no portati all'attenzione di S.S. Giovanni XXIII.

Numerosi ed affollati i « Movimenti dell'Unità », da lui creati; lusinghieri i riconoscimenti.

La sua parrocchia di S. Pietro divenne presto la fucina per la formazione di molti giovani, alcuni dei quali entrarono in Se­minario e ne uscirono santi sacerdoti. In certo senso, fu il con­tinuatore del mai dimendicato Padre La Mela del Rosario.

Molte le iniziative per raccogliere offerte in denaro per le missioni del Terzo Mondo, per ospedali, per i lebbrosari e per altre opere di carità.

Meno nota, ma ugualmente importante, la sua missione di Cappellano Militare in Albania durante la seconda guerra mondiale dal 1940 al '43; fu tale la stima, il riconoscimento, la devozione dei militari da impensierire qualche superiore mas­sone ...

Sua Eminenza l'Arcivescovo mons. L. Bommarito il giorno dei funerali in Chiesa Madre, invitò il numeroso pubblico a non piangere per la morte di Padre Santangelo, ma a gridare la gioia per l'ingresso di un Angelo in Paradiso; ed il lungo corteo accompagnò la bara, nel buio dell'incipiente sera, con lumina­rie e canti all'indirizzo della Vergine Immacolata; nel cui gior­no - 8 dicembre 1992 - il Nostro spirava col sorriso sulle labbra nello stesso momento in cui la statua della Madonna transita­va sotto la sua stanza.

Ing. A. Santangelo

 

... La notizia mi è arrivata cosí improvvisa che stento ancora a crederci. Sono profondamente addolorato, ma nel contempo gioiso perché so con certezza che il « Servo buono e fedele » è nella Gloria del Signore, nell'Eterna Beatitudine, vicino alla SS. Vergine di cui era devotissimo figlio ...

La scomparsa di P. Santangelo ha gettato nello sconforto mi­gliaia di fedeli che in tutti questi anni avevano potuto apprez­zarne le grandi doti umane, l'incrollabile fede, l'immensa cari­tà. Come si potrà mai dimenticare questa grande figura che ha fatto della sua vita una continua donazione d'amore a Dio e al prossimo?

Fine oratore, fecondo scrittore, esorcista innamorato della preghiera, ha ricondotto nell'ovile del Signore tantissime ani­me che brancolavano nelle tenebre, ridato speranza e fiducia a centinaia di giovani, sostenute con generose offerte tante ope­re missionarie.

Mentre scrivo queste cose, mille pensieri si affollano nella mia mente, e vado indietro nel tempo quando, dopo una fitta corrispondenza col caro Padre, mi si presentò l'occasione di poterlo conoscere personalmente. Ricordo di aver letto la noti­zia della sua venuta a Palermo sul "Giornale di Sicilia". Provai subito una forte emozione. Avrei potuto parlare con l'uomo che, nel giro di pochi mesi, aveva dato un'importante svolta al­la mia vita, facendomi scoprire il gusto della preghiera, l'im­portanza della Sacra Scrittura e, ancor di piú, l'urgenza di evan­gelizzare nello Spirito delle Beatitudini, in un mondo quasi del tutto scristianizzato e sempre piú preso dai forti richiami mate­riali ed edonistici.

Arrivai in chiesa un po' prima della Santa Messa, tenendo per mano mio figlio Giuseppe, e subito notai una lunga fila di fedeli che aspettavano ordinatamente di confessarsi con Lui. Quando poi venne il mio turno, in preda all'emozione mi in­ginnocchiai e, dopo essermi presentato, gli raccontai un po' della mia vita e dell'apostolato che cercavo di svolgere. Era feli­ce, e stringendomi la mano mi disse:

«Porta la preghiera ovunque. Sempre avanti con Gesú e Maria!»

I ricordi di quel giorno mi accompagneranno per tutta la vi­ta ...

Grazie, padre Santangelo, per tutto quello che hai fatto per noi e per quello che farai. Si, perché adesso tu sei al cospetto dell'Altissimo e intercedi sempre per noi affinché Egli ci illumi­ni col suo Santo Spirito e ci guidi alla Patria Celeste, alla dimora di Dio con gli uomini.

«Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed Egli sarà il Dio con loro; e tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà piú la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate. (Ap. 21, 3-4)

Gaetano Tarantino Marittimo Palermo

Missione Cattolica Italiana 7140 Ludwigsburg

 

Ludwigsburg, 18.06.93

Dopo la Pasqua di quest'anno ho appreso la notizia del pas­saggio del nostro carissimo amico P. Santangelo, dalla scena di questo mondo alla luce del Paradiso di Dio.

Ho pregato subito affinché Dio, che egli ha servito con spiri­to e zelo sacerdotale encomiabili su questa terra, sia la sua ere­dità eterna.

Lo ricordo sempre con amicizia e simpatia per il bene spiri­tuale che ha fatto a me personalmente ed alla comunità di Ca­tenanuova, che volentieri assieme a me partecipava agli eserci­zi spirituali tenuti da padre Santangelo a Brucoli.

Tutti siamo in viaggio verso la Patria del Cielo, per andare ad occupare il «posto» preparato da Gesú per tutti. Continuiamo a camminare con entusiasmo per raggiungere Dio, la Madonna Immacolata, gli Angeli, i Santi e tutti i nostri cari defunti.

P. Antonino Grassia

 

Adrano, 20.08.93

Ho conosciuto Padre Santangelo come direttore spirituale e come paziente, essendo stato io il suo medico curante. Devo dire che seguiva con obbedienza e pazienza certosina tutte le cure ed i vari suggerimenti datigli da me o dagli altri specialisti.

Quando, poi, l'ha colpito la malattia ultima e piú seria, prima che morisse gli sono stato accanto ed ho seguito con dedizione i suoi ultimi momenti.

Anche allora mostrava una grande fede ed una grande umil­tà nell'accettare il dolore e le pene mandatigli da Dio. Fede e umiltà che hanno confermato ancora una volta la grande bon­tà sgorgata in lui con la preghiera sincera e la fede in Dio. Alla fine Gesú lo volle chiamare a sé proprio nel momento in cui, sotto la stanza in cui si trovava infermo, passava e si ferma­va la Vergine Immacolata.

Ho capito allora che l'amore a Gesú e alla Madonna, per Pa­dre Santangelo era la fonte dove attingeva tutta la sua serenità ed il sorriso che sempre trasparivano dal suo volto.

Dott. Filadelfio Coco Adrano

 

Ho conosciuto il caro Padre Santangelo, negli anni dal 1976 al 1980.

In quel tempo vivevo nella mia famiglia, cioè a Francavilla di Sicilia.

Attraverso l'invito di una mia amica venni a conoscenza del movimento dell'unità; mi iscrissi ad uno di quei corsi spirituali che si tenevano a Brucoli. Fu lí che conobbi Padre Santangelo per la prima volta, e cosí divenne mio confessore e Padre spiri­tuale. Mi guidò saggiamente nella via della preghiera e della vi­ta cristiana. Per me era una figura di sacerdote in gamba, direi eccezionale, sapeva capire, correggere con il suo consiglio; lo vedevo come un novello Don Bosco.

Nei ritiri spirituali, ci istruiva in maniera forte, saggia, pro­fonda, stimolandoci ad allontanarci dal peccato, e vivere in grazia di Dio ed amare la preghiera e il sacrificio.

A me, per alcuni anni, ha concesso di vivere sul luogo santi­ficato dai primi cristiani nelle grotte e poi dai frati eremiti, che incrementarono la devozione alla Madonna raffigurata nella roccia dentro la grotta e chiesetta. L'umile sacerdote lo si vede­va come ci accoglieva e come celebrava la S. Messa; in tutto questo traspariva l'uomo di Dio.

Padre Santangelo, sono sicuro che aveva un raggio di azione e di orizzonte a livello internazionale; lo si vedeva dai suoi di­scorsi e dalle sue omelie. Certo era un'anima eletta da Dio, che ha saputo impiegare, fruttificare i talenti per il bene delle ani­me. Credo che P. Santangelo non è morto ma vive in mezzo a noi, con il suo esempio, con il suo spirito immortale. Lui è pre­sente attraverso i suoi scritti, è presente nei cuori di tutti colo­ro che lo hanno conosciuto ed amato; come ci insegna la no­stra fede ritorneremo ad incontrarlo nella resurrezione dei morti per lodare e amare Dio con gli Angeli e i Santi in Para­diso.

Padre Santangelo, grazie dell'amicizia ed esempi che ci hai lasciati; di tutti gli aiuti che ci hai dati, fa che seguiamo i consi­gli tuoi; continua a benedire le anime e proteggere la tua Adra­no e tutti quelli che nei loro affanni venivano a cercare guida e conforto.

Francesco di Pasqua

 

La sera dell'Immacolata, verso le ore 18,15, mentre la proces­sione si fermava sotto casa sua, il sacerdote Ildebrando Antoni­no Santangelo, rendeva la sua anima sacerdotale a Dio, dopo una breve, ma intensa malattia.

Don Milazzo, parroco di San Francesco, fece fermare la pro­cessione della Madonna sotto casa sua, invitando i fedeli a reci­tare un'Ave Maria per P. Santangelo che stava molto male; gli amici che lo assistevano gli dissero che stava passando la Ma­donna, lui si è voluto sedere in mezzo al letto e guardando in un punto fisso della stanza come se vedesse qualcosa, si cam­biò in volto e quando la processione ricominciò a muoversi, lui, con un sorriso celestiale, si spense serenamente; la Madon­na certamente era venuta a prendere questo suo figlio predi­letto.

Il motto Paolino: « Charitas Christi urget nos » era per lui norma di vita, l'amore per Cristo lo spinse a lavorare sempre di piú. Il suo zelo apostolico non si chiuse nell'ambito della sua parrocchia, o città, o diocesi, ma era cattolico, cioè, appunto, universale.

Le Missioni: chiodo fisso per P. Santangelo. Non andò mai in missione, nel senso di lasciare tutto e partire, ma l'appellativo di missionario lo si può benissimo accoppiare alla sua figura d'apostolo.

Non c'era vescovo o missionario che scrivesse o passasse da Adrano senza aver ricevuto una sostanziosa offerta (di diversi milioni). Non aveva particolarità per nessuno, fossero essi Sale­siani, Francescani od altri, per tutti aveva un cuore grande co­me il mare e un amore immenso come i cieli.

Milioni e milioni di lire passarono per le sue mani, e la gente dava continuamente ed abbondantemente, perché era sicura dove andavano a finire quei soldi: contribuí a costruire e a mantenere in India i lebbrosari, tramite i cugini salesiani D. Alessi.

A Brucoli centinaia di giovani passarono per un corso di esercizi spirituali. Ma il diavolo non poteva digerire tutto que­sto. E un brutto giorno arrivò una brutta mazzata in testa a tut­ti quelli del movimento, ma soprattutto a Padre Santangelo. Con un colpo maldestro gli fu tolto l'Eremo, proprio quando erano programmati i corsi estivi per quell'Anno.

Il colpo fu duro da incassare, soprattutto per lui, tanto che ne risentí la sua salute. Proibí a chiunque di prendere posizio­ne o di muovere un dito per rivendicazione o altro.

Il Signore lo provava anche in questo. Quante delusioni e in­comprensioni dovette subire ... ? Ma con quella sua pace inte­riore ricominciò da capo. Un sacerdote di cosí tanti doni, di­nanzi a Dio e agli uomini come San Paolo poteva esclamare: « Ho terminato la mia corsa, ho combattuto la buona battaglia, ora non mi resta che ricevere il premio che il buon giudice mi vorrà riservare. E accompagnato dalla Madonna di cui era in­namorato, si presentò al Signore, come un Patriarca ricco di meriti, il quale accogliendolo in cielo gli avrà detto: Vieni servo buono e fedele a prendere possesso di quel posto che ti ho pre­parato N.

Abbiamo perduto un'impareggiabile guida spirituale ed un consigliere amico e competente, ma abbiamo un protettore in cielo.

Dopo averlo vegliato nella sua chiesa di San Pietro una folla immensa orante e piangente partecipò ai suoi funerali che si trasformavano nel suo trionfo terreno; tanto che non si capiva se si accompagnava un morto o un santo. Una folla immensa lo accompagnò fino al cimitero con canti, malgrado la serata po­co clemente. Abbiamo deposto la salma nella cappella salutan­dolo ancora una volta « Sabanadica, Padre Santangelo ».

Giuseppe Scuderi

 

Padre Antonino Ildebrando Santangelo già parroco di S. Pie­tro in Adrano.

Le qualità essenziali dell'uomo:

Il rifiuto della grandezza, la carità, la mitezza del carattere, l'assoluta umiltà.

Gli aspetti essenziali del Sacerdote:

L'abnegazione per il proprio ministero, la povertà, l'indul­genza verso gli errori altrui, la severità nella propria condotta, la santità nella sofferenza, l'intransigenza nella fedeltà dottri­nale, la profondità teologica e la perenne disponibilità allo scambio dialettico con gli avversari.

In un momento della mia vita in cui avevo smarrito la strada della verità, dopo averGli narrato i miei tormenti, si rinchiuse in un lungo cogitabondo silenzio, durante il quale però io Lo sentivo come se mi parlasse sorridendo; poi mi disse semplice­mente, a voce bassa, che ero rimasto vittima di una caduta, di un vuoto di fede e che mi ero allontanato dalla mia patria, ma che nel mio cuore non l'avevo mai abbandonata, ed aggiunse che Lui era il testimone del mio ritorno; mi benedisse quindi ri­conciliandomi con Dio.

Quando gli chiesi: « Padre qual è la mia penitenza? » Egli mi rispose: « La tua sofferenza, se la offri a Dio ». Catania, 09.12.93

Fancesco Saverio Capizzi

 

Chi percorre con lo sguardo il vasto panorama dei venti se­coli dell'era cristiana nota alcune persone che, emergendo sul­le altre, dominano con il loro genio e con le loro azioni l'epoca in cui vissero. L'impronta del loro pensiero e della loro opera è visibile nelle epoche susseguenti.

Una di queste persone fu Padre Antonino Santangelo, Parro­co della Parrocchia di S. Pietro di Adrano, che Dio nella sua in­finita bontà mi fece incontrare e di cui divenni, per circa 20 an­ni, dall'immediato dopoguerra, suo stretto collaboratore nella qualità di Presidente dei Maestri Cattolici e dell'A.I.M.C. di Adrano, di cui egli era l'Assistente Ecclesiastico, sino al mio tra­sferimento a Catania.

L'incontro con lui fu una delle grazie piú grandi che il buon Dio mi abbia elargito, perché da quell'incontro la mia vita cam­biò completamente.

La potente figura di Padre Santangelo dominò su quanti lo conobbero, poiché egli, con zelo ardente ed instancabile attivi­tà, diffuse la fede di Cristo.

La sua famiglia fu una scuola di virtú civiche e cristiane. Le sue tre sorelle le collaboratrici piú esemplari e zelanti.

Egli aveva un cuore grande, spalancato dalle effusioni del­lo Spirito Santo. Le ore libere della preghiera erano dedicate al lavoro, essendo il suo apostolato ricco di molteplici espe­rienze e attività: cappellano militare dal 1940 al 45, direttore spirituale di tantissime anime, conferenziere brillante e col­to, scrittore fecondo, le cui circa 30 pubblicazioni sono diffu­se in tutta l'Italia, diffusore della buona stampa e fondatore della « Comunità Editrice » di Adrano, che con la sua attività ha già contribuito generosamente alla costruzione in india di 4 lebbrosari ed è stato comprato il terreno anche per il quinto.

Egli alternava la contemplazione con gli impegni comunitari e con il ministero della predicazione. Nella sua fede ardente e nel suo entusiasmo, riusciva a conciliare attività cosí disparate che ci danno l'idea del suo dinamismo evangelizzatore e della serietà con cui lo esercitava.

I locali della Parrocchia S. Pietro erano divenuti un santuario ove molti fedeli accorrevano per chiedergli consigli, per sentire una sua parola di conforto, per ricevere la benedizione; e tutti ne uscivano consolati.

Che dire delle Sacre Missioni da lui dirette a Maletto, cui par­tecipai anch'io, autorizzato a predicare in Chiesa da S.E. Mons. Bentivoglio, già Arcivescovo di Catania?

Furono un vero trionfo e una vera benedizione di Dio. La Chiesa era gremita di persone, molte delle quali non la fre­quentavano da anni, e la quasi totalità si accostò ai Sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia.

Questi erano i prodigi che Gesú operava per mezzo di questa anima prediletta.

Dove c'era un'anima da salvare, un cuore da confortare, una lacrima da asciugare, un sorriso da dare, ivi era presente Padre Santangelo.

Quando fui informato della sua morte esclamai: H È morto un santo »!

Con lui si chiudeva una pagina di vita, forse una delle più belle!

1 suoi funerali furono un trionfo. La partecipazione del po­polo indescrivibile. Tutti piangevano il benefattore, il consola­tore, l'amico, il Padre che aveva saputo infondere negli animi fiducia come un dono di gioia.

Padre Santangelo non ha negato niente al Signore che pure gli ha chiesto molto. Non ha negato niente alle anime, che pure sono state tante a ricorrere a lui, e con tante esigenze. È stato sempre veramente e per tutti un conforto.

Vi è il fatto che con la morte non cadde la coltre del silenzio sulla memoria di Padre Antonino Santangelo, detto “Ildebran­do”, ma da tutte le parti si levarono e si levano ancora voci di amici, di devoti per esaltare le sue virtú, per magnificare i doni straordinari che Dio gli aveva concesso, per chiedere aiuto, protezione, salute, la pace familiare, il progresso della vita cri­stiana, la grazia della conversione.

Sulla sua tomba vi si alimenta tanta speranza, tanti buoni propositi, tanta pietà.

Catania, 10 gennaio 1994

In fede Alfio Marcellino

 

Padre Antonino Santangelo è stato:

1) Sacerdote ubbidiente e propositivo: «l'Ideale dell'Unità», è stata una grande proposta alla Chiesa; le innumerevoli in­novative esperienze apostoliche; la proposta missionaria di « Veholòli »; ...

2) Pensatore al servizio della Chiesa: ha prodotto sintesi del sapere con spunti di originalità (vedasi ad es. Il libro: Dio è interessante?

3) Guida spirituale di eccezionale slancio ascetico: traccia di questo suo aspetto è nel libro Sviluppo, nel Breviario di Vita cristiana, Edificazione del cristiano, ...

Aveva:

1) Animo contemplativo e interrogativo sul senso profondo della realtà: aveva il dono della meraviglia per i fatti della natura e della vita umana.

2) Linguaggio semplice e popolare, ma di contenuto profondo: un episodio valeva bene un concetto o un ragionamento. I suoi discorsi erano sempre sostenuti da ragionamenti e da episodi.

3) Un eccezionale spirito di sacrificio: mai si è ribellato, anche quando si sono commesse delle ingiustizie evidenti su di lui. Quando subiva dei torti, in questo vedeva la volontà di Dio.

4) L'ineffabile esperienza delle sconfitte e delle vittorie: le sconfitte di tante incomprensioni, degli ingiusti giudizi su­biti, dei sogni non realizzati, delle proibizioni immotivate e delle ingiunzioni eseguite brutalmente; ma insieme la vitto­ria di una larga efficace influenza spirituale anche su chi lo contesta, la vittoria di aver saputo sviluppare tanto la sua capacità di accoglienza e di mansuetudine con ogni genere di persone. Soprattutto la vittoria di essere vissuto sempre con l'amore a Dio e di morire saldamente ancorato in questo amore, fanno di lui veramente uno sconfitto vittorioso.

Adrano 26-IX-1994

Nicolò Scuderi

 

La figura di P. Santangelo mi è sembrata quella di un testi­mone straordinario della fede e della speranza cristiana; un sa­cerdote con un fervente ardore apostolico durato tutta la vita, alla ricerca di come meglio attuare il proposito di amare Dio e il prossimo.

Ho incontrato P. Santangelo nelle scuole elementari, alunno di quinta, quando egli veniva di tanto in tanto a fare religione: lo si ascoltava con attenzione e restavano impressi gli episodi e i concetti che esprimeva.

In quello stesso periodo lo vidi animare una « Peregrinatio Mariae » in diversi rioni di Adrano, aiutato da collaboratori vo­lontari, tra i quali ricordo l'insegnante Anna Biondi, il dottore Agatino Milazzo e il dott. Vito Piscione: la sera le proiezioni al­l'aperto di diapositive commentate erano di argomento religio­so; invece le riunioni che si svolgevano nella mattinata, nella casa di volta in volta prescelta, riguardavano anche temi di educazione civica e igiene. Di quel periodo ricordo inoltre una chiara spiegazione delle parti della Messa, durante la celebra­zione a conclusione degli esercizi spirituali per le scuole.

La chiarezza e il tono accogliente di quelle spiegazioni furo­no dopo per me una base conoscitiva e punto di riferimento. Chi ha fatto le scuole elementari in Adrano ricorda di averlo visto in classe ed ascoltato: girare per le scuole elementari è stata una costante della sua vita.

Quando io adolescente mi ponevo il problema del senso del­la vita e mettevo in discussione le risposte della dottrina cri­stiana, P. Santangelo cominciò ad essere il mio interlocutore principale: alla ricerca di dialogo m'imbattei in lui ed egli mo­strò di gradire le mie problematiche, e mi accoglieva, e mi for­niva dei libri. Anche se per lunghi anni rimanevo dubbioso e scettico, frequentavo le sue riunioni e avevo dei dialoghi di to­no amichevole con lui sui problemi che mi ponevo. Un giorno gli dissi che sulla morale proposta dal Cristianesimo non avevo dubbi, ma non ero certo che il senso della vita era quello dato dalla Chiesa. Egli valutò positivamente la mia proposizione: mi disse che molti negano Dio perché non sono disposti ad accet­tare una morale corretta; che la morale è una buona base, ma non è sufficiente se manca la fede.

Tutte le ore erano buone per cercare un incontro e aspettare per averlo. In quell'ambiente, nel tempo, cominciarono a farsi grandi progetti e si organizzava per attuarli; a tutti veniva pro­spettato un ideale e una speranza; si chiedeva un sacrificio e una dedizione. Molti seguivano con entusiasmo; si moltiplica­vano gli incontri e i corsi spirituali residenziali; tante persone venivano a contatto con un cristianesimo esposto con estrema chiarezza espressiva e riacquistavano la fede; altri si allontana­vano, ma ne conservavano pur sempre un ricordo indelebile nella memoria: l'incontro con quest'uomo cosí semplice e straordinario restava per tutti un punto di riferimento, pur nel vario modo di orientarsi di ciascuno.

Il messaggio non era accomodante, nna radicale: il non aver saputo accettare la moderazione e la mediocrità, l'aver fatto costante riferimento alla propria profonda interiorità è stata la sua forza di contagio e di coinvolgimento; ma lo stesso integra­lismo profondo lo esponeva a forzature della realtà e a proiet­tare all'interno, dall'interiore spiritualità e a volte dalla sogget­tiva sensibilità, la chiave di lettura di alcuni episodi.

Tutto nasceva dallo slancio sincero, e diventava dolcezza e accoglienza, disponibilità autentica; ricerca costante di un contatto umano mai trascurato e sempre finalizzato alla evan­gelizzazione. Cosí P. Santangelo era diventato una figura fami­gliare a tutti: ciascuno di noi aveva un posto singolare nell'at­tenzione del suo animo.

Grazie, o Dio, di averci dato questa figura di sacerdote, che ci ha parlato di te con un impegno veramente straordinario. Ora egli è per sempre vivente nel mistero del tuo regno.

Nicolò Scuderi

 

Parlare di P. Santangelo è per me motivo d'immensa gioia e di commozione profonda. Per quasi vent'anni mi trovai al suo fianco condividendo con lui momenti lieti e momenti tristi, la gioia santa di tante e strepitose conversioni, di forti e rivoluzio­narie chiamate alla vita sacerdotale e monastica, e purtroppo anche l'amarezza e lo sconforto di essere contrastato persino dalle persone beneficate.

Non si fermò mai, però, davanti ad alcun ostacolo, perché aveva sete di anime da portare a Dio. « Conquistarle » era la sua parola d'ordine e bisognava guadagnarle a qualunque costo; perciò, alla preghiera intensa ed incessante univa la regola del sacrificio e della penitenza, affiancata alle usuali e quotidiane sofferenze che la natura non gli risparmiò mai.

La sua vita fu una continua offerta a Dio per le anime, fino al piú completo olocausto. Amava dire che la piantina senz'acqua muore, come pure qualsiasi opera di apostolato, che non sia in­naffiata con la preghiera e la penitenza, è destinata a fallire. In questo modo avvicinava le anime a Dio, a prezzo di inaudite sofferenze ...

Sull'altare, assieme al pane, al vino ed alla vittima divina, ogni giorno offriva se stesso, piccola ed umile creatura che completava « ciò che manca alla Passione di Cristo », col contri­buto di sofferenza umana voluta e cercata per guadagnare ani­me al suo Diletto Gesú.

Era uomo di Dio, esorcista; chiunque andava da lui era sicu­ro di trovare l'aiuto spirituale o materiale di cui aveva bisogno. Era certo di non tornare a mani vuote, ma piú ricco nella fede, nella speranza, nella carità, pieno di consigli, di saggezza e ge­nerosità.

P. Santangelo amava dire che per volare in Cielo abbiamo bi­sogno di due ali: quella di Dio e quella del prossimo, e proprio ai fratelli dava tutto, persino la propria vita. Era convinto, e lo ripeteva spesso, che ognuno di noi deve fare la sua parte per il fratello, dando anche un sorriso, un po' di tempo, una buona parola, un piccolo aiuto.

Si prodigò tanto per gli altri, fu operaio instancabile nella vi­gna del Signore, punto di riferimento certo per qualsiasi biso­gno, amico di tutti, padre spirituale affettuoso e premuroso, sempre pronto a cogliere perfino le sfumature di dolore o di di­sagio per lenirle o cancellarle. Della sua intensa e sofferta esi­stenza ci è rimasto l'esempio di santità, di eroismo, di totale ab­negazione.

Fu uno dei profeti dei nostri giorni e perseguí due grandi obiettivi: la nuova evangelizzazione, che cercò di avviare con i suoi numerosi e profondi testi di spiritualità, e l'Ideale dell'Uni­tà, ispirato alla preghiera di Gesú, « che siano una cosa sola ». Si adoperò con tutte le sue forze affinché questo ideale si attuas­se nella vita della Chiesa e dimostrò, soprattutto, come fosse possibile realizzarlo. Infatti, nei corsi che teneva a Brucoli si vi­veva intensamente questa Unità a cominciare dai partecipanti arrivati da ogni dove, di qualsiasi estrazione sociale, atei o cre­denti, istruiti o meno: tutti erano « una cosa sola ». Non esiste­vano bandiere, non vi era alcuna distinzione d'età, di cultura o di razza: ognuno voleva « il bene » dell'altro e metteva a di­sposizione di tutti ciò che aveva. Ognuno si sentiva a casa pro­pria e collaborava alla buona riuscita del corso. L'opera dei vo­lontari, affiancati dalle sorelle Santangelo, era un esempio del­l'amore spontaneo e incondizionato, frutto e seme di «Uni­tà ». La stessa ricostruzione dell'Eremo è testimonianza dell'U­nità nel Movimento: un'opera intessuta d'amore, sacrifici e fa­tiche.

Per tanti anni Brucoli divenne trampolino di lancio per otte­nere la conversione dei lontani, per infervorare i tiepidi, per proseguire nella via della perfezione e della santità. Fu tra i piú nuovi e rivoluzionari modi di concepire i ritiri spirituali. Si ac­cettavano tutte le domande di partecipazione presentati da cri­stiani, non cristiani, credenti, atei, ecc.... E si contavano, a vol­te, anche piú di cento persone.

Il corso iniziava il Lunedi e si chiudeva il Sabato. Da Giugno a Settembre di ogni anno padre Santangelo era lí, a Brucoli, a dirigere, predicare, animare i corsi. La sua giornata cominciava alle cinque del mattino con la recita del Mattutino e terminava la sera dopo mezzanotte. Nell'arco della giornata non stava un solo minuto seduto o rilassato; pensava a tutto: la sveglia, la preghiera del mattino, le Lodi, la prima meditazione. Quindi, subito dopo colazione, catechesi di base e gruppi di studio. Nel pomeriggio: adorazione, Vespri, seconda riunione, Santa Messa celebrata quasi sempre all'aperto. A tarda sera, in riva al mare, attorno al falò, si pregava con grande entusiasmo, trascinati dalla Grazia di Dio e dalla santità di P. Santangelo. Giornate in­solite per le persone che magari erano venute solo per conte­stare o contraddire, ma che ben presto erano costrette a ricre­dersi ...

All'Eremo non vi era energia elettrica, cosí come non si ave­va radio, televisione, telefono, e tutte quelle comodità a cui sia­mo solitamente abituati. Ogni celletta era arredata con l'indi­spensabile e tutto l'eremo era caratterizzato da una vera e pro­pria povertà francescana. Eppure, fra tanta austerità, c'era la « vera pace », quella che solo Dio sa dare.

Il ricordo di quegli anni rimane vivo e indelebile nell'animo di chi ha vissuto questa bella esperienza, ma ancor piú viva e grande si sente l'amarezza che provò P. Santangelo quando fu costretto a sospendere questa pioggia di grazie e benedizioni che nostro Signore elargiva a piene mani proprio in questo luo­go, servendosi del Movimento dell'Unità e del suo fondatore.

Cosí, con un atto di grande umiltà ed obbedienza, si chiuse la storia di Brucoli, ma non per questo è venuto meno l'Ideale dell'Unità. Ed è consolante, e fonte di conforto, il pensare che questa Unità continui ancora oggi nonostante la dipartita del suo promotore.

La Comunione dei Santi ci assicura che il nostro carissimo P. Santangelo è in mezzo a noi ancora più vivo, affettuoso, pre­muroso e generoso di intercessioni presso Dio e la Vergine

Santissima. Siamo certi che pure da lassú egli continuerà la sua opera di evangelizzazione e di carità universale di cui fu intes­suta tutta la sua vita.

Grazie, Signore, per averci dato Padre Ildebrando Santan­gelo!

Anna Infantino

 

Memoria di un incontro

Potrei intitolare questo mio scritto: Una persona che non di­menticherò mai! La persona di Padre Antonino Santangelo lo merita senz'altro.

Tutto cominciò nell'ormai lontano 1968 ... Fortuitamente, tramite un mio compagno di classe, fui invi­tato ad andare ad un incontro di spiritualità che si teneva a La­vinaio (frazione di Aci S. Antonio) località per me sconosciuta a quel tempo. Fu cosí che nel giorno fissato, era il 23 settembre, con l'autobus di linea giungemmo a destinazione. Mi trovai in quella che è ancora oggi credo, una località amena e silenziosa, formata da poche case e una graziosa chiesetta. Lí incontrai per la prima volta P. Santangelo.

Durante quella giornata ebbi modo di conoscerlo e di ap­prezzarne le grandi doti umane e spirituali. Mi accorsi che era anche un oratore avvincente: non dimenticherò mai la prima volta che gli udii raccontare della Passione di Gesú N.S.! Sem­brava che lui la vivesse.

Mi riproposi di ritornare a incontrarlo: mi aveva ispirato fi­ducia e simpatia.

Fu cosí che iniziò un lungo rapporto di amicizia che è durato fino alla sua morte.

Ci fu anche un lungo periodo di collaborazione intensa, nel decennio 1968-1978 nel Movimento dell'Unità da lui magi­stralmente ideato. Ma soprattutto deterninante il suo esempio sacerdotale nella mia scelta di stato. Ricordo ancora il colloquio avuto con lui a Brucoli nell'Eremo Mater Adonai, quando gli manifestai confidenzialmente il mio ancora incerto desiderio di consacrarmi nel mistero sacerdotale. Le sue parole chiare e profonde mi dettero una decisa spinta verso una scelta matura ed equilibrata. Fu cosí che nell'estate del 1970 entrai nel Semi­nario Diocesano e ... il 7 ottobre 1978 fui ordinato sacerdote!

P. Santangelo carissimo, forse non ti ho mai detto chiara­mente un grazie per quanto hai fatto per me. Non ricordo. Te lo dico adesso come testimonianza ai posteri. Grazie di cuore, perché con le tue parole e il tuo esempio, mi hai spronato verso il sacerdozio e la santità sacerdotale!

Che tu possa riposare ora e godere il premio riservato agli eletti nella gioia perfetta insieme al Signore Gesú, la S. Vergine e quei santi che tu amavi citare tanto spesso nei tuoi indimen­ticabili discorsi spirituali!

Sac. Aldo Mignemi

 

Padre Santangelo lo sento piú vicino a me, come guida, ora che non è piú su questa terra. Spesso mi viene in mente la sua immagine, trasparente di purezza, il suo sguardo sereno, la re­galità del suo sacerdozio portata con grande dignità e onore ... che splendeva nella sua umiltà profonda vissuta e provata ...

Lui soleva dire: « senza la custodia del cuore, per quanto pos­siamo impegnarci nell'apostolato, non potremo giungere mai alla santità:

- Custodire il cuore significa, conservarlo puro per Iddio. Dal suo diario segreto si coglie a piene mani la misura della sua spiritualità. La sua perenne offerta si presta a profonde me­ditazioni; lui sapeva bene che nella sofferenza c'è tutto da gua­dagnare, quando questa si abbraccia per amore di Dio.

Padre Santangelo ha seminato, a larghe mani, e i frutti si rac­coglieranno copiosi lungo i tempi.

Maria Rapisarda Fiorito

 

Conobbi Padre Santangelo attraverso i suoi meravigliosi scritti, soprattutto Il ritorno di Gesú e L'ultima battaglia; libri colmi di illuminato pensiero e documentati.

Lo frequentai venendo in Adrano per diverse volte, ospite a casa sua. Mi diceva spesso: « È dono particolare dello Spirito Santo, il desiderio dell'attesa della venuta di Gesú Cristo nella gloria ».

Giambattista Mercorio Campobasso

 

Roccamorfina 25/11/1993

«Ave, gratia plena »

Ho conosciuto Padre Santangelo attraverso i suoi scritti e subito sono rimasto colpito ed affascinato dalla sua ortodossia nella fede (e per i tempi che corrono non è poco!) e dalla sua profonda spiritualità. Poi ho avuto la gioia di conoscerlo perso­nalmente, invitato da lui, a tenere le SS. Quarantore nella sua parrocchia ad Adrano.

Ha suscitato in me profonda ammirazione la sua vastissima cultura che, data la sua grande umiltà, non faceva mai pesare sugli altri. L'ha profusa a piene mani nei suoi numerevoli e pre­gevoli libri, tutti volti ad illuminare le anime ed a consolidare in loro, a livello spirituale e critico, le basi della fede. Questo era il suo continuo assillo: l'evangelizzazione! E per questo si è consumato notte e giorno.

Molte volte l'ho visto pregare davanti al SS. Sacramento per ore! Era immerso nel suo colloquio con Gesú! La sua disponibi­lità era nota a tutti, non diceva mai « no » ad alcuno, e tutto fa­ceva con dolcezza e carità.

Padre Santangleo, era sempre sereno e dolce, anche quando il dolore toccava lui personalmente, cercando di nasconderlo piú che poteva.

Era una figura che incuteva, nello stesso tempo, rispetto e confidenza. Rigido con se stesso, ma benevolo e comprensivo verso gli altri.

Nelle conversazioni non si lasciava mai sfuggire un'occa­sione per evangelizzare l'ascoltatore e, continuamente, con i lontani faceva la stessa cosa a telefono (o per lettera) per con­fortare, dissipare dubbi, esortare, portando luce e pace nei cuori.

Era un asceta! Ma il suo ascetismo non era aspro e distan­ziante gli altri. Anzi, rendeva piú ieratica ed attraente la sua amabile persona.

Ha esaminato con coscienza e prudenza i fatti prodigiosi della Madre di Dio nel nostro tempo, dicendo la sua con fran­chezza e competenza, senza timori riverenziali.

Ho un unico rimpianto: avere goduto per poco della sua vi­cinanza; sarebbe stato per me un padre, un maestro e una gui­da ideale.

Mi conforta, però, un'intima certezza: un giorno Padre San­tangelo salirà agli onori degli altari! Cari saluti.

D. Pasqualino Fusco

 

Premetto a priori che non sono legato da alcun vincolo di parentela con il Rev. Padre A. Santangelo, anche se porto lo stesso cognome molto in uso nella città di Adrano.

Sono stato sin da giovane affascinato dal carisma e dall'at­mosfera di santità che aleggiava attorno alla sua persona; ed anche se frequentavo saltuariamente la sua parrocchia trova­vo sempre un po' di tempo per poter parlare con lui dei miei quesiti di vita quotidiana, o religiosi, che trovavano nelle sue parole risposte sempre esaurienti ed appaganti.

Siamo nel 1989, mia madre sofferente da diversi anni di cuo­re, oltre che essere diabetica insulino-dipendente, viene rico­verata d'urgenza per un attacco di cardiopatia ischemica all'o­spedale civile di Adrano. Qui viene sottoposta a terapia intensi­va e ad una serie di analisi appropriate dove viene tra l'altro scoperta una forma di gammopatia monoclonale al fegato mol­to grave, gli esami di glicemia altissimi, quasi 400 gr. e tutti gli altri valori sballati fra di loro.

Dopo una terapia eseguita con massicce dosi di insulina ed altre cure specifiche, peggiora e sopraggiunge una vascolopa­tia acuta cerebrale dell'emisfero sinistro. In seguito a tutto ciò non riesce piú a muoversi o ad ingerire qualsiasi alimento an­che liquido, col rischio di affogare per non potere deglutire.

Questa situazione dura oltre una settimana, con peggiora­mento sempre piú grave, che induce il primario a dirmi che or­mai non c'era nulla da fare.

Mia madre assume un colorito cianotico riuscendo appena a bisbigliare qualche parola.

Vado a chiamare Padre Santangelo per somministrare l'E­strema unzione: erano le ore 13,45 del 2/8/89.

Dopo un breve colloquio con mia madre che riusciva soltan­to ad annuire con la testa Padre Santangelo somministra il Sa­cramento, dopo averla confortata la invita a pregare la Vergine Santissima che interceda presso il suo amato figlio Gesú per la sua guarigione.

Questi dieci minuti passati con Padre Santangelo le diedero una grande serenità interiore, chiude gli occhi sofferenti come per cercare un po' di refrigerio.

Passati alcuni istanti riapre gli occhi e mi fa cenno con la ma­no verso il tavolo della stanza dove era appoggiato il pranzo che l'infermiera ogni volta lasciava.

Io dopo un po' di sgomento chiedo se avesse sete, ma lei fa­cendo cenno di no, mi indica con la mano di avere fame: non è possibile dico io, perché non riesce a deglutire per la paralisi e rischia di rimettere tutto!

Ma le inisiste e con mia grande meraviglia, gioia e increduli­tà riesce a mangiare un piatto di pastina, le polpette, e la frutta bollita.

Non credevo ai miei occhi; cominciò a migliorare, riprese il suo colore naturale, le tolsero le flebo e i valori delle analisi tor­narono normali con grande meraviglia dei medici che non riu­scivano a spiegarlo.

Dicevano che tutto ciò dal punto di vista medico era molto insolito. Raccontai tutto a Padre Santangelo, che col suo tipico sorriso mettendomi la mano sulle spalle mi disse: « Non è la pri­ma volta che succede ciò », e cominciò a nominarmi diverse persone in Adrano che avevano ricevuto la stessa grazia di Dio per mezzo dell'Estrema Unzione.

Oggi siamo alla fine del 1993; mia madre riesce a muoversi in casa sufficientemente. Non dimenticherò mai ciò che Dio ha voluto manifestare per mezzo del suo servo Padre Antonino Santangelo.

Salvatore Santangelo Via della democrazia, 13 Adrano (Catania)

 

Catania, 5.12.'93

È già passato un anno dall'ingresso in Paradiso di Padre San­tangelo.

Ho avuto la fortuna di conoscerLo durante un corso di eser­cizi spirituali nella Quaresima del 1950, a Centuripe. L'ardore della sua predicazione era una testimonianza d'a­more vissuto per Gesú, e l'evangelizzazione, per lui, era l'unico modo per sviluppare tale amore.

Era sacerdote di Cristo, un vero apostolo, uomo di preghiera e di penitenza. Tutta la sua vita si è consumata in un perenne impegno, in un donarsi oltre le sue forze, affinché Gesú venis­se conosciuto ed amato da tutti. La « Comunità Editrice » è frut­to del suo impegno, del suo amore a Cristo ed ai fratelli, memo­re del mandato ricevuto: «Andate ed evangelizzate fino agli estremi confini della terra ... ».

Quante anime hanno trovato nei suoi scritti luce, conforto, stimolo alla preghiera, alla riflessione, alla meditazione!

La sua fede era certezza, il suo amore a Gesú Crocifisso lo vi­veva quotidianamente all'altare, al confessionale, in Chiesa, per le strade, in parrocchia, ovunque ... Chi ha potuto ascolta­re i suoi consigli, o essere guidato lungo la via impervia del ret­to cammino spirituale, ha avuto modo di sperimentare cosa si­gnificasse il donarsi a Cristo nell'amore ai fratelli.

Padre Santangelo trovava sempre la parola giusta per tocca­re i cuori, suscitare speranza, far elevare lo sguardo verso il Cielo. Il suo amore alla anime era irradiato dalla sua fervente vita Eucaristica: era quella la Sorgente di tutte le grazie.

Sempre pronto e disponibile ad ascoltare, consolare, inco­raggiare. Le sue Certezze su Gesú le viveva appieno partecipan­dole alle anime, con fervore e grande gioia.

Guidava le anime a Gesú Eucaristia, a vivere di Lui, ad offrir­Gli le proprie miserie, a piangere ai Suoi piedi, a liberarsi dai propri pesanti fardelli.

Operaio generoso, ha lavorato tutta la vita nella vigna del Si­gnore senza mai risparmiarsi, seminando la Parola di Dio a pie­ne mani, offrendo a Cristo Crocifisso sudore e lacrime, soffe­renze e contrarietà. Non ha mai chiesto niente per se stesso, fi­no alla morte, cui è andato incontro da degno soldato di Gesú: soffrendo in silenzio, offrendo, pregando ...

Se n'è andato proprio nel giorno in cui la Chiesa festeggia l'Immacolata Concezione. La Madonna, Madre di Gesú e no­stra, Donna vestita di sole, è venuta a prelevarlo, dandoci cosí un chiaro segno di particolare benevolenza per questo vero, ed autentico sacerdote di Gesú Cristo.

Ninetta Scaravilli

 

A due anni dalla morte di Padre Santangelo, resta sempre vi­vo il ricordo in coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato:

era una persona singolare che ha dedicato interamente la sua vita per la conversione e la salvezza dei peccatori.

Uomo colto, ma semplice, capace di porgere argomenti diffi­cili in maniera accessibile a tutti, si distingueva dagli altri con­ferenzieri che, purtroppo, tante volte presentano omelie altez­zose che poca traccia lasciano nell'animo umano.

Aveva una memoria ed una preparazione incredibili; ogni suo discorso sembrava essere preceduto da un accurato esa­me; conosceva ampiamente la vita dei santi e ne faceva coglie­re tutti gli aspetti morali. Gli esempi che ne riportava erano semplici, pratici, ma rilevanti e idonei a toccare il profondo, co­stringendo a fare una seria revisione di vita.

Lui per primo metteva in pratica ciò che agli altri indica­va: era un esempio lampante, un modello da seguire alla per­fezione sotto tutti gli aspetti. Tantissimi erano attratti dai suoi avvincenti discorsi che non facevano mai stancare l'u­ditorio. La chiesa di S. Pietro era sempre gremita perché il buon Padre Santangelo sapeva dare a tutti la « medicina adat­ta ».

Direttore spirituale di tante anime, era riuscito a condurre sulla retta via tanti figli traviati. Era un vero pastore che teneva tanto alle sue pecore e le voleva salvare ad ogni costo.

Predicava con molto fervore la devozione ai Nove Primi Ve­nerdi dedicati al Sacro Cuore di Gesú ed i risultati erano tangi­bili: in quelle occasioni, infatti, l'inizio della S. Messa ritardava a causa delle numerosissime confessioni.

Non faceva addormentare alcuno nel vizio, svegliava dal torpore i tiepidi rendendoli fervorosi, e con le sue buone ma­niere riusciva a convertire anche i peccatori piú incalliti, atti­rando a Cristo tanti « lontani ».

Ricordava, poi, che non basta confessarsi ed essere assolti, ma ciò che conta maggiormente per il cristiano è il non tornare piú al peccato, nonché cambiare radicalmente rivedendo di continuo il proprio operato.

Il suo ministero sacerdotale si può riassumere in quattro semplici parole: soffrire, offrire, pregare, tacere.

Invogliava incessantemente ed instancabilmente tutti alla preghiera e alla carità: binomio inscindibile sempre sulla sua bocca e nei suoi atti.

Aveva una grande venerazione per la Madonna e lo dimo­strava in ogni occasione diffondendo con ardore la Pratica dei Cinque Sabati.

Il suo messaggio di salvezza, nonostante la sua dipartita, re­sterà sempre vivo ed operante, cosí come non potrà mai essere cancellato il suo ricordo dalla mente di quanti lo conobbero, apprezzarono e stimarono.

Grazia Taiani in Cacia

 

Un vero amico dell'Associazione « I nostri amici lebbrosi» Padre Antonino Santangelo

«... mi accingo oggi, o mio Dio, a passare questi ultimmi an­ni, mesi o giorni della mia vita col desiderio... di prepararmi a scomparire ... Ancora un po' e scomparirò come un sassolino gettato nel mare e di me si perderà ogni traccia». Colpiscono profondamente queste parole scritte da padre Antonino San­tangelo in una delle prime pagine del suo «Diario segreto».

Colpiscono e impressionano, proprio perché non possiamo e non dobbiamo dimenticarci di lui. Anzi, il suo ricordo e il suo esempio - ne sono profondamente convinto - non possono che prolungare nel tempo e contribuite a diffondere il bene da lui seminato a piene mani.

Per l'Associazione « I nostri amici lebbrosi », che è nata e cre­sciuta con lo scopo di combattere la lebbra in tutto il mondo, sradicandone le cause, smarrire la memoria della lunga amici­zia con Padre Santangelo non sarebbe soltanto un segno di in­gratitudine, ma soprattutto significherebbe smarrire il conte­nuto profondo del suo insegnamento e trascurare una preziosa fonte di incoraggiamento ad andare avanti, con determinazio­ne, nella costruzione di un mondo veramente solidale dal qua­le sia finalmente debellata l'ingiusta condanna della lebbra.

Padre Antonino Santangelo, sensibile com'era al senso e ai problemi delle missioni (ne fa fede lo stesso testamento), aveva pure presenti, con l'abituale acutezza e lucidità, le problemati­che connesse alla promozione umana.

La sua passione per Dio si traduceva in autentica passione per l'uomo e per ogni uomo, soprattutto sofferente. Per questo era solidale con quanti sceglievano di impegnarsi a combatte­re, con le armi della condivisione e della solidarietà, le piaghe che affliggono l'umanità.

Padre Santangelo, fin dal primo incontro, ha dimostrato la sua simpatia, corredata sempre da impegno fattivo e fedele, per le iniziative della nostra associazione. Ne rispettava l'autono­mia, senza nutrire riserve per le sue iniziative o tentarne mo­nopolizzazioni.

Per me personalmente è stato amico, semplice e comprensi­vo. Sempre disponibile e mai avaro di incoraggiamenti.

La collaborazione di padre Antonino è stata preziosa e fede­le. La sua parola saggia, il suo consiglio e l'aiuto al nostro servi­zio umano e cristiano rimarranno una fonte di luce e di forza nelle inevitabili difficoltà del cammino.

Per tutte queste ragioni e per altre ancora, io e tutti i genero­si sostenitori dell'associazione « I nostri amici lebbrosi», non possiamo e non dobbiamo dimenticarci di lui. La sua viva testi­monianza di una vita concretamente aperta a tutti gli interessi e a tutti i problemi dell'uomo resta per noi un modello nello sforzo di essere uomini senza frontiere, con il cuore e la mente aperti alle necessità degli uomini piú poveri e sofferenti.

Il tesoro prezioso della sua memoria, insieme con la sua spi­rituale presenza e assistenza, sarà conservato con devota rico­noscenza nel nostro cuore e nella memoria della nostra asso­ciazione.

Daniele Sipione Fondatore e Presidente dell'Associazione

« I nostri amici lebbrosi

 

Una vita donata ...

«Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cri­sto Gesú, mediante il Vangelo. Vi esorto dunque fatevi miei imitatori». (1 Cor 4,14-16)

Ho voluto iniziare questa mia testimonianza con queste pa­role dell'apostolo Paolo rivolte alla comunità di Corinto perché molto vicine alla mia esperienza.

Mi ricordano infatti molto quello che è stato Padre Santan­gelo per me, ma anche per molti altri (e non solo parrocchiani, perché il suo sguardo andava molto lontano), e cioè un padre.

Un padre nella fede che ha generato me e molti altri figli alla Chiesa.

Avevo quattro anni quando ho iniziato a frequentare la Par­rocchia dove Padre Santangelo è stato Parroco per quaranta anni.

Ricordo come le sue omelie per il mese di maggio anche per noi bambini erano coinvolgenti, perché parlavano della nostra vita, una vita da non perdere, ma da offrire al Signore.

Aveva sempre un sorriso paterno e una buona parola per tutti coloro che si avvicinavano a lui, ma dava piú di un sorriso e di una semplice parola: donava Cristo, e lo donava nella sem­plicità di una vita vissuta interamente per Lui, a servizio dei fratelli.

Fino agli ultimi giorni della sua vita terrena, prima di amma­larsi seriamente, ad ogni ora del giorno e della notte, se era ne­cessario, lui era sempre disponibile ad ascoltarti ed aiutarti la­sciando, per te, l'attività che stava svolgendo. Sempre attento a non sprecare nemmeno un attimo della sua giornata, lavorava intensamente, avendo sempre davanti il senso della sua attivi­tà, della sua stessa vita: annunciare Gesú e il Suo Vangelo fino ai confini della terra, attraverso la predicazione, attraverso la stampa, ma anche e soprattutto attraverso la preghiera, il sacri­ficio, la carità.

Il suo cuore traboccante d'amore di Dio era evidente quan­do annunciava Cristo negli innumerevoli incontri che faceva (non solo in Parrocchia), ma anche e soprattutto quando cele­brava l'Eucarestia, lí veramente dimenticava « tutte le attività » e pregava profondamente, quasi estraniandosi da tutto.

Il suo era un invito perenne alla radicalità, a vivere da cri­stiani sul serio, mettendosi seriamente a lavorare per la venuta del Regno di Dio e per il trionfo del cuore Immacolato di Maria.

Chi lo ascoltava non poteva non rispondere a questo invito, mettendosi in ascolto e a operare. Molti sono stati quei giovani e quegli adulti che incontrandolo lo hanno scelto come Padre spirituale, e tra questi numerosi quelli che hanno scelto di se­guire radicalmente e piú da vicino Cristo, nella vita sacerdota­le, nella vita consacrata, là dove il Signore li chiamava.

Ricordo con gioia quella domenica mattina che, inginoc­chiatosi dietro di me, prima di iniziare la Messa, invitò me e mia sorella ad andare alla riunione dei giovani. Io ancora dodi­cenne mi sentii davvero valorizzata e « voluta bene ». Andai alla riunione, quel giovedi, e al termine di questa, con molta delica­tezza mi invitò a leggere un libro. Stranamente, io che non amavo leggere, lessi quel libro d'un fiato, libro che mi aiutò a capire la preziosità della vita come dono ricevuto da Dio, da non sciupare, anzi da donare.

Da quel giorno non ho piú smesso di essere presente a que­gli incontri e nemmeno di chiedergli libri che mi aiutassero a crescere. Da parte sua, P. Santangelo era felice di cercarmi con attenzione il libro piú adatto per quel momento, incoraggian­domi a continuare nel cammino senza paura delle difficoltà, e di questo lui per primo ne ha data testimonianza sino alla fine.

Padre Santangelo, vorrei salutarti con le parole di Santina Campana, che anche tu mi hai fatto conoscere: «Arrivederci in Paradiso! ».

Prega però perché possa raggiungerti, dopo averti anche un po' imitato ...

Grazie per avermi testimoniato l'amore del Signore, per avermi guidato pazientemente e dolcemente a scegliere Lui, come il Signore della mia vita! Grazie!

M. Letizia

 

Ildebrando Santangelo: un uomo che conta

P. Santangelo, sacerdote di spirito evangelico, fortemente ancorato alla perenne Tradizione, è impegnato apostolicamen­te, con un'attività di pubblicazione e di formazione che do­vrebbe essere conosciuta, sostenuta e imitata.

Egli utilizza i moderni metodi di catechizzazione, da studio­so instancabile, aggiornato sull'evoluzione della scienza e con un solo obiettivo: illuminare e istruire sulla realtà e sulla fede, smascherando menzogne - come quelle, ad esempio, dei «te­stimoni di Geova » - e disseminando idee precise e ben fondate.

La sua « Comunità Editrice », fondata ad Adrano (CT), opera instancabilmente, diffondendo con larghezza testi ed opuscoli da lui redatti e tanto richiesti per la loro trattazione « scientifi­ca» e l'attualità coraggiosa degli argomenti esposti.

È stato da noi invitato a Palermo in occasione del 21 ° anni­versario del Gruppo di P. Pio « Gethsemani », ed ha parlato in maniera incisiva ed entusiasmante prima nella sede del Grup­po stesso, poi nella sede delle Edizioni Thule, tra una viva par­tecipazione di Fratellanza Cristiana e di Tradizionalismo popo­lare.

Il suo dire è semplice, ma i contenuti sono d'importanza e in­teresse straordinari.

Vedeva il progetto di evangelizzazione come progetto di rin­novata civilizzazione del mondo, che ha smarrito poco a poco nella piú fosca bestialità la dignità originaria ricca di fermenti umani e spirituali.

Egli presenta ed esamina i fatti di luce piú rilevanti di questa nostra epoca, che hanno inciso nella maniera piú nascosta, ma nello stesso tempo innegabile. E cosí lo svolgimento storico procede al ritmo del soprannaturale, facile a negarsi ma non a cancellarsi.

Egli penetra il « Senso dell'esistenza », oscura galleria dove ci si perde, se non v'è un timone, un filo d'Arianna che conduce ed aiuta.

Esamina la storia dell'Universo, il mito dell'evoluzione, le alienazioni, il mistero della storia e la sua conclusione, il gemi­to universale, speranze e garanzie. Evidenzia i termini di quella lotta odierna, la «grande battaglia» tra materia e spirito, che tutti noi oggi viviamo, che si svolge sotto i nostri occhi, ma che non tutti intravedono.

Fatima e il suo messaggio, la preghiera, i persecutori subdoli della Chiesa, Padre Pio da Pietrelcina - da lui incontrato e dal quale ebbe l'approvazione alla propria attività con la sola paro­la: « Continua! » -, eresie e sétte, l'unità nella dottrina cristiana e nella Carità sono stati alcuni degli argomenti trattati.

I suoi libri - che ha diffuso ampiamente venendo tra noi - mirano, ad esempio, a ricostruire e presentare la figura storica di Gesú, le certezze su cui essa poggia, i fondamenti e le ragioni storiche della Chiesa e dei Sacramenti, i fatti carismatici recen­ti e passati, e tutto ciò che giova al bisogno di istruzione, luce e salvezza dell'uomo.

Imitando Giovanni Bosco, Massimiliano Kolbe ed altri in­fiammati apostoli, Ildebrando Santangelo ha compreso e mes­so in atto quella necessità di rievangelizzazione, di cui parla as­siduamente e accoratamente il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, per la riconquista degli spazi vitali di santificazione urgentemente necessari alla Chiesa, da conseguirsi anche con l'uso di tutti i mezzi moderni che la Provvidenza mette a dispo­sizione in questa nostra era tecnica.

Giulio Palumbo «Spiritualità e Letteratura» - Palermo

 

CONCLUSIONE

A chiusura di questo modestissimo lavoro biografico su Pa­dre Ildebrando Antonino Santangelo riportiamo la testimo­nianza del Sac. Antonino La Manna, figlio spirituale del grande sacerdote adranita, da Lui avviato alla vita religiosa, che gli fu sempre vicino sino agli ultimi istanti prima della dipartita ver­so l'Eterna Patria Celeste.

Incontrai P. Santangelo davanti la porta di S. Pietro. Non lo rivedevo da molto tempo, questo per colpa mia, perché nono­stante mi avesse invitato piú volte ad andare a S. Pietro, non mi ero mai messo in testa seriamente di andarvi. Dicevo che lo in­contrai come se l'avessi visto per la prima volta: ed era come se stesse aspettando qualcuno.

Non appena mi vide, mi salutò. Io, nonostante a quel tempo non avessi tanta stima degli ambienti clericali, risposi al saluto con rispetto, anche perché c'era in lui qualche cosa che mi af­fascinava fin da quando ero ragazzo: forse quel suo modo di essere prete che lo distingueva da tutti gli altri; insomma mi in­vitò gentilmente e confidenzialmente, come se fossi il suo piú caro amico, ad entrare per partecipare a una delle riunioni che settimanalmente la comunità parrocchiale teneva.

Non so perché, né come, ma sentii una forza intima estranea che mi spinse ad entrare. Il salone era pieno di persone di tutte le età e di tutti i generi, all'inizio mi sentii a disagio, si parlava di Gesú Cristo. Quante volte avevo sentito parlare in tutti i mo­di di Cristo, ma questa volta fu molto strano; era come se stessi scoprendo una persona fino ad allora totalmente sconosciuta, una persona che ti coinvolgeva nel momento stesso che ne sentivi parlare, una persona che valeva proprio la pena di co­noscere.

Il Nazareno mi si rivelava finalmente come tale in tutta la sua dimensione storica, avvertii insomma che quell'uomo an­ziano con la talare amava colui del quale si parlava, faceva di tutto perché gli altri lo scoprissero e lo amassero come o piú di lui.

Fu soprattutto questo che mi impressionò di P. Santangelo. Da quel giorno mi accorsi che molte cose erano cambiate e questo grazie a Cristo e a colui che ne mediava la presenza per me; in breve la Parrocchia di S. Pietro era diventata la mia se­conda casa, non sapevo staccarmi di lí; intanto iniziò a sfumare l'incanto ed iniziarmi le difficoltà dovute al mio carattere; l'im­patto con una realtà nuova per me e anche al distacco, che fu netto, con la realtà che frequentavo prima e che stava per di­ventare la mia rovina (mi avevano proposto lo spinello e io avevo già iniziato e prendere sul serio quell'idea).

Il tempo passava tra scuola, lavoro e attività a S. Pietro che, fra l'altro, ferveva di iniziative. Ho capito che ciò che dava questa forza efficace a Padre Santangelo era la preghiera di cui si nutriva e l'amore tenero che lo legava alla Vergine Maria.

Dopo qualche anno cominciai ad avvertire qualcosa di stra­no e precisamente questo: che doveva essere bello potere ap­partenere a Cristo, cosí come lui gli apparteneva, che doveva essere bello poter celebrare l'Eucarestia come lui la celebrava; iniziai a desiderare di annunziare il Cristo, di comunicare agli altri tutto il bene che avevo ricevuto.

Ne parlai a Padre Santangelo e inaspettatamente mi rispose con distacco dicendomi di lasciar perdere e di non pensarci: questo si ripeté per tre volte. Mi stava mettendo alla prova, me ne accorsi perché la cosa, invece di sopirsi, assunse in me la violenza di un uragano.

Infine il buon Padre mi chiamò dicendomi che aveva scorto realmente in me i segni di una vocazione particolare a servizio di Dio e della Chiesa, da quel momento iniziò discretamente, ma costantemente a guidarmi.

A volte non accettavo tutto quello che mi diceva, non mi sentivo mai schiacciato dai suoi ammonimenti, perché tutto veniva sempre mediato dalla sua dolcezza e mitezza che vince­va sempre anche la reazione piú dura.

La sua lunga e molteplice esperienza pastorale gli dava la possibilità di trovare la parola giusta al momento giusto; lo aveva fatto diventare misericordioso nei confronti dei difetti degli altri uomini e se qualche volta si irrigidiva era soltanto quando vedeva l'irriducibilità di alcuni nel lasciarsi afferrare da Cristo. Ricordo che citava molto spesso una frase di S. Fran­cesco di Sales: « Bisogna imparare ad accettare i propri difetti, ma non bisogna mai far pace con essi».

È tutto qui ciò che abbiamo imparato da Padre Santangelo: quella sapienza antica fatta di brevi sentenze, brevi di secolare saggezza che attinge al vangelo come la sua fonte piú pura e inesauribile.

Quante volte mi sentii ripetere durante gli incontri di dire­zione spirituale, soprattutto dopo il mio ingresso in seminario: « Figlio mio, chi prega si salva chi non prega si danna; se pre­gherai diventerai un apostolo e farai un grande bene, altrimen­ti fallirai ». Parole semplici, scottanti quasi, che nella sua bocca acquistavano per me la forza di una profezia che ho potuto avere modo di constatare.

Purtroppo non ho potuto stargli troppo vicino nell'ultimo periodo della sua vita, specialmente nella malattia che lo portò alla morte, a causa dell'impegno datomi dal Vescovo di studia­re a Roma, ma due giorni prima della sua morte fui avvisato di venire subito se volevo rivederlo vivo. Presi subito l'aereo e ar­rivai a San Pietro a mezzanotte: lo trovai a letto; mi riconobbe e mi sorrise. L'indomani, giorno dell'Immacolata, celebrai l'Euca­restia nella sua stanza e gli diedi la Comunione, senza sapere che era l'ultima. Dopo rimasi accanto a lui tenendogli la mano: non posso mai dimenticare il modo in cui mi fissò a lungo sor­ridendomi senza dirmi niente.

Alle ore 17,45 dovetti celebrare la S. Messa parrocchiale e lo salutai dicendogli: « Padre, vado a celebrare la S. Messa e torno subito ».

Durante l'omelia vennero a dirmi che padre Santangelo se n'era andato.

Salendo sulla sua stanza alla fine della Messa lo trovai già vestito sul letto di morte, con il suo solito sorriso con il quale l'avevo conosciuto e che era rimasto dipinto sul viso come te­stimonianza della sua dolcezza e sofferenza di instancabile apostolo di Cristo sulle vie del mondo, nel semplice e terribile banale quotidino che egli aveva reso grande con la sua fedeltà sacerdotale a Dio e alla Chiesa.

Sac. Antonino La Manna

 

A PERENNE MEMORIA DI PADRE ANTONINO SANTANGELO PARROCO IN QUESTA CHIESA DALL'1-I-1953 ALL'8-XII-1992

SACERDOTE DI ANIMO ACCOGLIENTE E CARITATEVOLE DI PROFONDA SPIRITUALITA’ E DI VASTA DOTTRINA INSTANCABILE ANNUNZIATORE DEL VANGELO VISSE LA SUA VITA FRA STUDIO E PREGHIERA ATTUANDO IL SUO UNIVERSALE SLANCIO APOSTOLICO COL MINISTERO DELLA PAROLA E CON L'ATTIVITA’ DI SCRITTORE SEMPRE ANIMANDO I CONTATTI UMANI DI FINALITA’ SPIRITUALI SCOPRE E CURO TANTE VOCAZIONI SACERDOTALI E RELIGIOSE QUANTI LO CONOBBERO CON VENERAZIONE E AFFETTO POSERO L'1-8-1994