MARIA
COSTANZA ZAULI
Profilo
biografico spirituale
La serva di Dio Maria Costanza del Sacro Costato, al secolo Palma Zauli, nacque a Faenza, nel cuore dell'ardente Romagna, da Giuseppe Zauli e Rosa Tanesini, il 17 aprile 1886. Tre giorni dopo, al fonte battesimale della Cattedrale ricevette, con la grazia del sacramento, i nomi di Palma Pasqua, esprimenti in sintesi tutto il mistero pasquale, che caratterizzerà la sua vita in Cristo. Da babbo e mamma, luminose figure di genitori cristiani, prima con la testimonianza della vita che con la parola, ebbe una solida educazione, che trovò in lei un ottimo terreno.
Fin
dai tre anni sentiva in sé una forte e delicatissima direttiva che la portava a
scegliere il bene; sempre a quell'età una luce irradiante dall'Ostia santa
accese in lei la prima scintilla di quell'attrazione verso l'Eucaristia che sarà
dominante in tutto l'arco della sua esistenza. Nella prima comunione Gesù le rivolse
l'invito ad essere tutta sua, ed ella, cosciente e decisa, vi aderì con
slancio.
Dopo
l'asilo infantile non potè frequentare regolarmente le scuole elementari, ma in
parrocchia era assidua ai sacramenti, alla preghiera e al catechismo. Il
parroco si commoveva ascoltando le sue risposte che rivelavano già un non
comune dono di sapienza. Vedendola sostare a lungo in un coretto appartato della
chiesa, le domandò più volte cosa mai dicesse a Gesù. Lei allora non osava
esprimersi, ma confiderà poi nel suo diario: « Lo guardavo e mi lasciavo
guardare da lui ».
Trascorse
la fanciullezza e l'adolescenza nella cura diligente della casa, dovendo
genitori provvedere col lavoro alla numerosa famiglia, e si rivelò una
perfetta educatrice dei cinque fratellini minori. Col fratello maggiore Vincenzo
era legata da profonda amicizia. Aperta ed esuberante di vita, la piccola Palmina
era la gioia di tutti.
Ebbe
come primo direttore spirituale mons. Alfonso Archi, penitenziere della
Cattedrale di Faenza (e successivamente vescovo di Comacchio, di Como e di
Cesena). Aveva dodici anni quando un giorno, dopo essersi confessata, nel fare
il ringraziamento davanti al tabernacolo, sotto le volte imponenti del duomo,
ricevette una illuminazione interiore per cui distinse con chiarezza le sette
effusioni del Sangue preziosissimo; da quel momento comprese - il Signore stesso
glielo insegnava - come per implorare grazie avesse dovuto offrire al Padre quei
sette calici contenenti il prezzo d'inestimabile valore della nostra Redenzione.
Nel candore intatto e trasparente dei suoi tredici anni, nella solennità
dell'Annunciazione, che ebbe sempre per lei una particolare attrattiva, si
consacrò allo Sposo divino con il voto di verginità.
Il
15 agosto 1905, a 19 anni, partì dalla sua casa per farsi religiosa fra le
Ancelle del S. Cuore in Bologna. Il distacco richiese una generosità eroica.
Era custodita in famiglia come una perla, ma lei bramava il pane di un duro
sacrificio per dare a Dio prova del suo amore in cambio delle predilezioni che
riceveva.
Nel
periodo della sua formazione fu molto provata dalla superiora generale, che
aveva intuito come fosse chiamata ad un alto grado di santità. Lei non si
ribellava mai, anzi, in segno di gratitudine, si chinava a baciare la terra dove
la Madre passava; si mostrava abitualmente serena, ubbidiente, colma di carità.
Nel giorno della sua vestizione ricevette il nome di Suor Maria Costanza,
che poi Gesù le completò aggiungendovi «del Sacro Costato». Emise la
professione religiosa il 10 settembre 1908 nelle mani del card. Giacomo della
Chiesa, il futuro papa Benedetto XV, che tanto l'appoggiò, in seguito, per la
nuova fondazione.
Guidata
per vie mistiche altissime, con il solido equilibrio che possedeva, procedeva
con sicurezza, non lasciandosi turbare neppure dallo scatenamento
dell'inferno. Compiva le mansioni, affidatele accanto alle piccole educande
con finissimo senso pedagogica perfuso di materno amore.
Nel
periodo della prima grande guerra fu assegnata, assieme ad altre consorelle,
quale infermiera nell'ospedale militate S. Leonardo, dove incontrò largo
apprezzamento sia per la sua saggezza e abilità, come pure per l'umile dignità
del suo portamento: un semplice cenno di lei otteneva il, pronto ristabilirsi
dell'ordine e della calma negli ambienti più agitati. I soldati la chiamavano
la loro mamma a quanti fu premurosamente vicina nell'ora estrema! Veri prodigi
visibili di conversioni furono il frutto della sua preghiera e della sua
dedizione, che la portava a prodigarsi anche al di sopra delle sue forze. Cadde
inferma. Sottoposta a minutissimi esami clinici, si potè riscontrare in lei
un temperamento perfettamente equilibrato.
Durante:
quegli anni il Signore le veniva manifestando gradatamente il disegno di una
nuova Opera di vita contemplativa, che ella avrebbe dovuto attuare; la
illuminava sempre, più ampiamente sulla spiritualità eucaristica che doveva
informarla, e voleva ché per prima seguisse quelle nuove linee. Perché potesse
farlo più facilmente le dava spesso la visione di un ostensorio
luminoso e le faceva sentire la sua presenza come in chiesa. Lei si
trovava tanto bene sotto i raggi del Sole eucaristico, si univa a lui in tutto
ciò che faceva e quando era sola s'inginocchiava in àdorazione. Gesù se ne
compiaceva. Voleva infatti formarla così: eucaristicamente. Le diede come guida
la Madre sua, affermando che in lei avrebbe trovato l'aiuto per
immedesimarsi al suo Sacramento d'amore. Il card. Giorgio Gusmini,
arcivescovo di Bologna dal 1914 al 1921, esaminò a fondo le comunicazioni che
Suor Costanza riceveva e si convinse che era evidente in lei l'azione di Dio. A
lui apri il suo animo e gli parlò altresì dell'illuminazione ricevuta nella
sua adolescenza riguardo all'offerta delle sette effusioni del Sangue
preziosismimo, ottenendone approvazione e incoraggiamento. Nel 1919 fu mandata
dallo stesso Cardinale a Como per consigliarsi col vescovo mons. Alfonso Archi
riguardo all'attuazione dell'Opera. In questo viaggio, essendo ospite con la
consorella che l'accampagnava delle Suore Canossiane, notò che ogni giorno esse
recitavano la coroncina dei sette dolori della Vergine. Mentre pensava che
si sarebbe potuta adattare quella pratica, Gesù le fece comprendere di volere
che nella nuova comunità si offrissero nelle varie ore del giorno le sette
effusioni del suo preziosissimo Sangue (come infatti poi si fece sempre).
Nel
1923 rimase costretta al letto con una malattia che durò ben dieci anni. Di
natura ardente, esuberante di energie (era sui 37 anni), dovette fortemente
reagire su se stessa per accettare una così prolungata immobilità, ma lo fece
con il massimo amore, proponendosi il sorriso in un continuo « Deo gratias» e
si tenne costantemente unita all'offerta del Calice santo che s'innalza nelle 24
ore del giorno da un punto all'altro della terra. Da quel letto, che era un
altare, si sentiva impegnata in un apostolato universale, particolarmente in
aiuto ai sacerdoti, e illuminava
con l'esempio e il consiglio le consorelle e quanti potevano avvicinarla.
Afferma nel suo diario: « In senso mistico, direi che si veniva operando in me
una misteriosa maternità in ordine alla fondazione ».
Nel
1933, anno Santo della Redenzione, per obbedienza del card. Giovanni Battista
Nasalli Rocca, arcivescovo di Bologna, accettò di iniziare la realizzazione
del piano che da anni e ripetutamente il Signore le aveva manifestato. Sigillo
della volontà divina fu la sua istantanea guarigione, operatasi la sera del 3
agosto davanti all'Ostia santa solennemente esposta per la prima volta nella
cappella della nuova casa religiosa. Per ventun anni consecutivi la Madre resse
la famiglia delle Ancelle Adoratrici del SS. Sacramento, nata, come ella
affermava, « dal Costato aperto del Redentore », istillando nelle figlie la
genuina spiritualità dell'Opera.
Sulla
scia della Vergine santissima, della quale era discepola attenta e imitatrice
fedele, fu la vera adoratrice in spirito e verità.
La
spiritualità della Madre Maria Costanza è tipicamente eucaristica.
L'adorazione è stata « il cuore e la sostanza della sua vita » ed è pure il
suo messaggio. Per la Madre l'adorazione consiste « in un silenzioso
immedesimarsi all'istante di Gesù Ostía », ossia nel compiere per Cristo, con
Cristo e in Cristo, i quattro grandi fini della S. Messa: adorazione -
ringraziamento - riparazione - mpetràzione al Padre.
Si
comprende così il posto eminente che occupa nella sua spiritualità il Sangue
prezioso di Gesù: è il Sangue della, Vittima divina che continuamente si offre
sui nostri altari; è il prezzo della nostra Redenzione, è la voce che
incessantemente perora per noi presso il Padre... E' una missione che continua
la missione di Maria, che adora e offre al Padre il Figlio divino dalla sua
infanzia fino alla croce e anche dopo la sua risurrezione e ascensione, e si
offre con lui. La Madre si univa alla Madonna nella Messa per offrire al Padre
il Calice della salvezza; offriva il Sangue di Gesù nelle sue adorazioni « per
la Chiesa e per il mondo »; insieme alla sua comunità faceva, nelle varie ore
del giorno; l'offerta delle sette effusioni del preziosissimo Sangue per il
fine specifico di questa piccola opera del Signore: aiutare spiritualmente i
sacerdoti e domandare l'incremento delle vocazioni sacerdotali. Inoltre, si
valeva di questa offerta per ottenere dal Signore le grazie necessarie ,a quanti
ricorrevano alle sue preghiere. Una consorella, che ebbe la fortuna di fare
l'adorazione notturna con la Madre; attesta che ella era solita offrire le
sette effusioni con una semplice preghiera composta da lei, formulando le varie
intenzioni che le venivano affidate giorno per giorno. Una delle religiose
Ancelle del S. Cuore, che il 3 agosto 1933 entrarono a far parte della comunità
delle Ancelle Adoratrici, afferma che - specialmente durante la decennale
malattia - Suor Costanza riviveva misticamente in sé - ora per ora - le sette
effusioni del preziosissimo Sangue.
Pur
abituata a vivere nella più intima comunione con Dio, la Madre si mostrava
presente a tutto e a tutti, con senso pratico sorprendente. Arricchita si può
dire quotidianamente di singolari carismi, sapeva tenerli nascosti con tanta
accortezza che si sarebbe detto percorresse la via più semplice e comune. Nella
sua umiltà non avrebbe mai rivelato l'evidente predilezione di cui era oggetto,
ma fortunatamente i vescovi Alfonso Archi e Giovanni Pranzini, che la
dirigevano, le ordinarono di confidare giorno per giorno ad una delle sue
suore quanto passava nel suo intimo, perché nulla andasse perduto. Si è potuto
così conservare il suo ampio diario, che racchiude la sua esperienza interiore
e la sua storia « viva, calda di umanità e splendente di spiritualità » (J.
Galofaro, Pro orantibus, marzo 1969).
Soprattutto
nella sua famiglia religiosa Madre Maria Costanza riversò i doni di natura e
di grazia di cui era dotata. In ogni figliola vedeva un ostensorio e mentre le
prodigava le più tenere cure tanto che ognuna si sentiva la preferita, era
attentissima a lasciar operare la grazia, e maternamente esigente nella
corrispondenza. Era un continuo lavoro a cesello per rendere prezioso agli occhi
di Dio il gioiello dell'anima. Per lei i vincoli della carità superavano anche
quelli del sangue: era madre in tutta l'ampiezza del termine. Durante l'ultima
guerra, anche sotto i più rovinosi bombardamenti, teneva sollevata la comunità
con virile coraggio. La sua fiducia incrollabile nella Divina Bontà le ottenne,
la prodigiosa preservazione del monastero. L'essersi chiusa, in clausura non
significò per lei dimenticare i fratelli. Tutt'altro! Proprio per poter essere
maggiormente utile alla Chiesa e all'umanità ella scelse, per ispirazione di
Dio, la vita nascosta dell'immolazione, della preghiera continua, della
separazione dal mondo. Si sentiva figlia della Chiesa e attestava coi fatti la
sua devozione. (Sentiva suoi gli interessi dello Sposo: non c'era missione o
campo di apostolato in cui non si considerasse personalmente coinvolta. Chi
soffriva la trovava sempre disponibile al conforto, e al consiglio è ancor più
alla preghiera, che diveniva spesso come la lotta di Giacobbe con l'Angelo per
riuscire a strappare la grazia desiderata; e specialmente quando si trattava
della salvezza delle anime, non aveva paura di pagare di persona, avvalorando la
sua moneta con i meriti del Sangue divino.
Una
delle più spiccate caratteristiche della sua fisionomia interiore fu la
gioia. Alle sue figlie, che volevano conoscere il segreto. di quell'intimo
gaudio che non l'abbandonava mai, neppure nei momenti più oscuri e sofferti,
confidò: « La mia felicità non si basa su quello che sperimento nella mia
sensibilità, ma sul fatto che la mia volontà, fusa con quella di Gesù, non
cerca e non brama che il compimento del divino volere. La gioia della Madre è
Dio » (dalle Cronache della comunità).
E
con la gioia, la riconoscenza, che la portava ad accordare costantemente la
sua voce al Magnificat di Maria.
Man
mano che si avvicinava alla grande meta, la sua fede nell'Eucaristia raffinata
al crogiuolo della prova diveniva sempre
più luminosa e trasparente. Le sue notti erano, si può dire, veglie
eucaristiche in comunione con l'oblazione incessante di Gesù perché, pur
coricata, non poteva riposare per gli acuti spasimi del suo fisico martoriato.
Nelle prime ore del mattino cominciava a sorgere, salutando con gioia il nuovo
giorno come un dono pasquale, e dopo lunghi sforzi poteva, circa alle quattro,
scendere in chiesa per la mattutina adorazione.
La
sera del 21 aprile 1954, a ricreazione, si era intrattenuta lietamente come al
solito con le sue figliole, spronandole a cooperare generosamente a quelle
vittorie che tornano di tanta gloria a Dio.
La
mattina seguente, 28 aprile, non la si vide scendere in cappella.
Il
Signore nella notte, l'aveva chiamata a sé. Le sue suore la trovarono con gli
occhi perfettamente chiusi, come se una mano invisibile si fosse posata su
quelle palpebre, e pensarono che la Madonna stessa, fedele alla sua promessa,
avesse assistito la sua figliola prediletta fino all'ultimo respiro, dandole
l'ultimo sigillo di somiglianza con lei, con quella morte che non ebbe
testimoni in terra.
La
sua salma venne religiosamente composta nella sua celletta, divenuta come un
piccolo santuario, venne trasportata in chiesa, - dove fu visitata da vari
prelati e sacerdoti, dalle religiose Ancelle del S. Cuore con le loro educande,
dai parenti e da tante altre persone, attratte da quel volto - dolcissimo, i
cui lineamenti si facevano di ora in ora sempre più distesi e sereni. Il 30
aprile, solennità di S. Caterina da Siena patrona d'Italia, furono celebrate le
solenni esequie. All'intonazione dell'antifona In pàradisum uno squarcio
d'azzurro lasciò filtrare nel cielo grigio denso un raggio di sole che giunse a
posarsi sul feretro inondandolo di luce: Sembrò a tutti un sorriso di Dio, un
invito ad aprire il cuore a quella gioia che la Madre già possedeva in
pienezza.
La
venerata spoglia riposa ora nel piccolo sepolcreto del monastero, quasi pietra
di fondamento del treno eucaristico. Lo spirito della Madre Maria Costanza del
Sacro Costato continua a vivere nella sua comunità.
Molti,
al presente, ricorrono alla intercessione di lei, si nutrono della sua dottrina
spirituale attraverso le varie pubblicazioni dei suoi scritti e attendono con
vivo desiderio il giudizio infallibile della Chiesa sulla sua santità. Presso
la Curia Arcivescovile di Bologna, intanto, si sono iniziate le pratiche
preliminari per la sua causa di beatificazione.
I.
CONTEMPLAZIONI
SULLE SETTE EFFUSIONI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
Dopo
otto giorni dal Natale di Gesù, ancora nella squallida grotta di Betlem,
puntualmente e fedelmente S. Giuseppe, il giusto, si accinge ad imprimere nel
Figlio divino il sacro sigillo della circoncisione.
E'
compreso di alta riverenza, il cuore gli trema, gli trema la mano, ma per fedeltà
alla Legge compie il delicatissimo religioso ufficio come padre legale di Gesù;
e sparge le prime gocce di quel Sangue divino che un giorno, versate in copia
dallo Croce, redimeranno il mondo. Egli conosce il valore di quelle stille e
con spirito sacerdotale le offre all'Altissimo entro il calice vivo del suo
cuore.
Tutto
è silenzio. Maria, in disparte, contempla adorando e si offre insieme al suo
tenero Agnello per la grande immolazione redentrice.
Il Bambino, comprimendo nel cuore i palpiti dell'Amore infinito, ripete al Padre celeste: « Non hai voluto né ostie né sacrifici; mi hai preparato un corpo. Ecco, io vengo per compiere, o Dio, la tua volontà ».
Raccogliamo
religiosamente le prime gocce del preziosissimo Sangue di Gesù e offriamole al
trono dell'Altissimo: rappresentano la
primizia di quel Sangue che sarà versato dal nostro Redentore nella sua
passione per la nostra salvezza. (Da una meditazione).
Appena
prostrato in atteggiamento di profondissima adorazione, il divino Maestro per
prima cosa ringrazia il Padre per il dono immenso che sta per fare all'umanità;
lo ringrazia di averlo fatto giungere a quell'ora nella quale gli sarà dato di
glorificarlo, e in questo atto prevale lo slancio, l'ardore dell'offerta. Ma
nessun segno di compiacimento viene dal cielo; 1a tenerissima paternità di
Dio non si fa sentire che ammantata di terrore. Il rigore della giustizia
punitrice sta per abbattersi su colui che volontariamente
si è caricato dei peccati di tutti. Il Figlio dell'uomo, il divin
Redentore, freme di ribrezzo per l'ombra di morte che lo sovrasta.
Nel
pieno vigore della sua fiorente giovinezza, la morte, e quel genere di morte,
non poteva che ingenerare nella delicatissima sensibilità di lui un senso di
ripugnanza invincibile. Quale utilità avrebbe portato la sua morte? Vede la
perdita di tante anime, prima fra tutte quella di Giuda. Un tedio opprimente lo
attanaglia, lo stringe sotto il peso dei più nauseanti peccati, fino a
spremergli un copiosissimo sudore di sangue che inzuppa il terreno. Preso dal più
acuto spasimo; nella sottrazione di ogni conforto dall'alto, Gesù, a cui pesala
solitudine, cerca la compagnia dei suoi fidi discepoli e li trova addormentati.
Il
cuore ambasciato gli fa bramare vicina, per posare il capo sul petto di lei, la
diletta Madre. Gemendo sommessamente la chiama. Ella, per la finezza
dell'intuito materno, avverte il richiamo, sente quello che esperimenta il
Figlio, agonizza con lui, spreme tutto il sangue del cuore. Avrebbe tutto
affrontato pur di raggiungere il suo Gesù, che sente abbandonato fin dai suoi,
ma un cenno della volontà paterna la trattiene, imponendole un distacco che la
fa soffrire più ancora di quando vedrà il Figlio flagellato e crocifisso.
Finché l'oggetto amato è sotto i nostri occhi la sofferenza è addolcita.
Nel grido iterato: « Se è possibile passi da me questo calice », si sente
anche l'esigenza dell'amore filiale e materno insoddisfatta; ma in perfetta
fusione di palpiti Madre e Figlio pronunciano il loro incondizionato fiat. Ed
ecco in un lampo aprirsi il cielo ed apparire un Angelo, nel quale Gesù vide
figurata la Madre e tutte le sue anime amanti e fedeli. (27-2-1951).
Dopo
la cattura, la Madonna si mosse e si portò ad adorare, seguita da molti Angeli,
quella zolla ancora intrisa del preziosissimo Sangue del suo Gesù. In quell'ora,
nella quale l'amarezza, del calice della Passione era al colmo, dimentica di sé,
si dava premura di offrire all'Altissimo le primizie del Sangue redentivo per la
salvezza dei suoi poveri figli peccatori. Pratica particolarmente nostra quella
dell'offerta quotidiana delle sette effusioni del preziosissimo Sangue.
Offriamolo
per le mani e attraverso il Cuore trafitto di Maria per la Chiesa e per il
mondo. (20-2-1951).
Gesù
vuole che comprenda bene la preziosità della grazia: dono al quale dobbiamo gli
effetti di luce all'intelletto, la forza alla volontà, l'ardore di carità a1
cuore. Colma di gratitudine, mentre ringraziavo effusamente il Signore di
questo dono, ne domandavo la massima abbondanza per tutti, specialmente per i
Sacerdoti e le persone consacrate a Dio. A questa mia domanda, il divino
Maestro ha voluto farmi intendere a quale prezzo ci abbia ottenuto questo dono
inestimabile; e mi ha posto sotto gli occhi la scena raccapricciante della sua
flagellazione. In passato mi erano state date varie illustrazioni sulla
Passione, ma non me ne comunicavano la profonda conoscenza che ne ricavo al
presente, in cui mi si apre il segreto delle intime disposizioni di Gesù in
tutta la sua grande immolazione. Quale ardore di amore nel Cuore divino per il
Padre suo! Che zelo bruciante per
la sua gloria! Quante volte lo ringraziava di aver voluto l'Incarnazione,
dandogli così la possibilità di offrirsi a Lui in olocausto d'amore, di
riparazione, di impetrazione, di lode! Erano questi i sentimenti di Gesù
allorché il vile Pilato lo volle sebbene riconosciuto innocente - condannare
alla flagellazione. Mentre quegli infuriati strumenti di satana sfogavano il
loro odio crudele sulle sue carni immacolate, Egli implorava per essi, come poi
avrebbe fatto per i crocifissoti: « Padre, perdona loro... ». Gli tornò
quanto mai tormentosa quella spogliazione che lo esponeva, velato solo del suo
Sangue, agli sguardi irriverenti e ai dileggi della folla. Cercava, per quanto
potevano permetterlo le legature, di conservarsi nell'atteggiamento più
composto, nonostante che ciò rendesse più spietati quei forsennati
flagellatori. Nessuna parte del corpo venne risparmiata: dal capo fino alle dita
dei piedi, ogni membro ebbe il suo spasimo. I flagelli terminavano con
pallottole di piombo unginato che percuotendo laceravano fino a scoprire le
ossa. Gli Angeli, ai piedi della colonna, raccoglievano il Sangue divino. La
natura umana di Gesù era tutta un fremito di rivolta e ad ogni percossa avrebbe
gridato di venire risparmiata, ma l'amore per il Padre e per noi gli dava la
forza di ripetere con gaudio: « Per te, per soddisfare la tua giustizia, per
pagare il debito dei miei poveri fratelli ed ottenere loro il dono della tua
grazia! ».
Mentre
Gesù offriva il suo Sangue, intendeva unire alla sua l'offerta di tutte quelle
anime generose che lungo il corso dei secoli avrebbero accettato l'immolazione
con la stessa carità e per gli stessi fini. Ed offrì per ottenere ad esse
ampiezza di grazia e forza per restare coraggiose e serene fino al «
consummatum est ». (232-1950).
Dice Gesù: -«Non potendo più soffrire in me stessa, chiedo il concorso di anime generose per l'attuazione dei miei piani di misericordia. Mentre venivo flagellato e le mie carni cadevano a brandelli e il mio Sangue scorreva in abbondanza, non la crudeltà dei soldati romani, ma la sete che avevo di dare come in nutrimento alle anime il mio Corpo e il mio Sangue così mi lacerava. Nelle mie predilette deve trovare eco fedele la sete di anime che premeva il mio cuore. Quando, nei giorni precedenti la mia Passione, moltiplicai i pani per sfamare le turbe, vedendo l'avidità con cui veniva consumato quell'alimento materiale, mi sentivo divorato dalla fame di darmi in nutrimento spirituale, e mi era di refrigerio il vedere ché la mia sete, che culminò nell'ultimo sitio sulla croce, avrebbe trovato eco fedele in quelle anime che per dissetarmi avrebbero vissuto nello spasimo di una simile sete ». (10-7-1939).
La
coronazione di spine
Con
quale dignità Gesù subiva gli strazi e le umiliazioni della Passione! Coronato
di spine, percosso e ingiuriato; ingiustamente condannato, Egli teneva un
atteggiamento dolce e mansueto. E non è a dirsi quanto lo ferissero nella sua
dignità le volgarità che si permettevano i suoi aguzzini! (3-4-1943).
Questa
fase de grande dramma fu forse la più umiliante, perché Gesù venne ridotto in
maniera obbrobriosa. La sua delicatezza gli fece sentire al vivo
l'umiliazione, che rimase incisa a stigma di sangue pure nel cuore della Madre.
(5-3-1951).
Nelle
ore più oscure della Passione, quasi per un suprema sforzo di amore, pareva che
il Padre volesse far brillare nel Volto umiliato del Figlio l'impronta della più
avvincente bellezza. Di quel Volto adorabile, quale scempio si fece, nella
crudelissima coronazione di spine! Anche per la Madre il vedere deturpare il
Volto amabilissimo del suo Gesù fu il calice più amaro. Vedere ridotto e
trattato a quel modo il suo divin Figliolo che fin dall'infanzia. Ella aveva
servito e adorato con amorosa venerazione... E non poteva nemmeno accostarsi a
Lui per detergerlo dal Sangue che colava dal capo coronato di spine alla fronte,
a tutto il sacro Volto, e per lenire lo spasimo di quelle piaghe brucianti...
(15-3-1951). Gesù la volle vicina per trovare un riparo nell'amore. di Lei.
(3-4-1950).
Sempre,
dai primi palpiti della vita terrena, ma particolarmente nell'ultima ardua
ascesa verso il Calvario, Gesù trovò nel cuore della Madre sua un riposo
d'amore che addolciva ogni sua pena.
Dalla
preparazione dell'ultima cena fino al « consummatum est » il divino Maestro
ebbe sempre nel pensiero la Madre sua come Colei che sola, era capace di
penetrare tutta la sublimità dei misteri di amore ai quali avrebbe dato
compimento, e se la chiamava vicina; la chiamò al Getsemani, alla colonna dell'umiliantissima
flagellazione, e la ebbe anche realmente accanto nella via crucis e sotto la
croce. La Madonna non abbandonò mai il suo Figlio, ed offri al Padre ogni sua
sofferenza ed ogni stilla del suo preziosissimo Sangue, perché ricadesse in
effusione a grazia e di misericordia, su tutte le anime (14-3-1949).
Parla
Maria: « Quando Gesù, la mansuetissima Vittima, l'immacolato Agnello, fu
disteso sulla croce, vi si adagiò guardando sua Madre... Da quel momento i suoi
occhi cercarono sempre i miei, comunicandomi silenziosamente parole di vita.
Fra i nostri cuori era una comprensione massima, che li teneva indissolubilmente
uniti. Se mi fossi potuta distendere con Lui sulla croce, il mio patire sarebbe
divenuto una gioia: dovetti subire tutta la crocefissione mantenendomi eretta
accanto a Gesù. Quattro esseri inumani, posseduti da odio satanico, si
gettarono violentemente sopra il mio Figlio per fissarlo al tronco fatale. Lo
stirarono così che tutti i nervi si rattrappirono, riducendo quel Corpo
adorabile, perfettissimo, come verme della terra. Presero il braccio destro e,
slocandolo alle giunture, lo stirarono finché rilassati i muscoli e i nervi,
arrivò al punto ove volevano fissare il chiodo. Il Sangue preziosissimo
scorreva a rivoli, e veniva calpestato con disprezzo e indifferenza...
Conficcate le mani, gli furono sul corpo e per distenderlo, lo pigiarono
brutalmente coi ginocchi sul costato. Non è possibile descrivere tutti i
particolari di questa scena straziante... Lui mi guardava sempre. Finalmente,
come fu confitto, andarono per interrare la croce, ma nel sollevarla,
incespicarono in un rialzo del terreno, e per non rimanere essi sotto il peso
lasciarono cadere la croce con appeso il mio Gesù. Al colpo ché fece, mi si
oscurarono gli occhi e fui sul punto di venir meno. Ma mi ripresi e andai
a vedere. La croce era
caduta in una fossa ed il suo peso aveva fatto franare la terra in maniera che
Gesù ne era rimasto quasi interamente sepolto, con la terra che aderiva alle
sue Piaghe sanguinanti... Solo gli occhi erano rimasti liberi e col destro,
che riuscivo a vedere, mi guardava ancora, dicendomi interiormente: Come sono
preziose le anime! Quale dimenticanza di sé; che generoso amore! Allorché la
croce fu innalzata, vi fu un'attimo in cui ai nostri cuori balenò il
compiacimento del Padre per la prossima riabilitazione del genere umano. Ma fu
immediatamente seguito dall'abbandono, e prima del ‘consummatum est’, Gesù
sperimentò anche il dolore della separazione dalla Madre sua che non vedeva più...
Per ciascuna anima in particolare il Figlio mio ha tanto sofferto e ha versato
il suo Sangue. Il mio cuore di Madre avrebbe avuto l'impulso irresistibile, di
strappare il mio Figliolo dalle mani di quegli spietati carnefici, ma lo sguardo
di Lui mi ricordava la mia missione, la mia maternità di dolore, dandomi la
forza di rimanere ferma, mentre risentivo anche nel mio fisico tutti gli spasimi
che distruggevano quell'immacolato, perfettissimo Corpo...» (28-8-1939).
Il
tradimento di Giuda e il preconosciuto tradimento di tutti quelli che avrebbero
seguito il disgraziato apostolo fu
per Gesù la feccia
più amara dell'amarissimo calice della sua Passione. Questo fu il motivo dello
strazio che torturò l'anima e il cuore
del Redentore morente e che addensò su di Lui l'oscurità più cupa dell'abbandono
del Padre.
Proprio
nel momento in cui con magnanima generosità abbracciava il sacrificio fino
all'ultimo dissanguamento per accumulare tesori di grazia, di forza e di luce
per le sue predilette anime, doveva venire nauseato dall'aceto mirrato che si
porgeva alla sua sete di amore. Questa sofferenza fu compresa a fondo e
condivisa in pieno soltanto dalla Madre che agonizzava sotto la croce, con una
particolare sensibilità, accresciuta dall'investimento di quella Maternità
universale assunta proprio quando i figli di adozione le costavano il Sangue e
la morte del suo Gesù (21-3-1949).
Mi
risuona continuamente nell'anima l'eco dolorosa dell'ultimo grido di Gesù
morente, grido così colmo d'amore che se fosse inteso spezzerebbe anche i cuori
più duri del sasso! Maria ne intese tutta la forza e, nella sua responsabilità
di Madre universale, fu
trapassata
da vivissima angoscia vedendo non solo inutile, ma per tanti causa di ancor più
irreparabile rovina la voce di quel Sangue. Che strazio le venne per il trionfo
di. satana su anime che, chiamate a guida del gregge, si sarebbero fatti lupi
rapaci... (28-3-1949).
Ho
avùto l'intuizione chiara dell'ampiezza dell'amore del cuore appassionato di
Gesù per noi; ho veduto come siamo state abbracciate dal nostro Sposo divino
nel momento in cui, a prezzo di tutto il suo Sangue, ci conquistava a
sé. Quarto la porzione eletta è annata dal Signore! Nel duro travaglio
della Passione, tutto fu offerto senza risparmio dal Redentore morente e dalla
fortissima Regina dei martiri per essa (4-4-1,949).
Per
esigenze di espiazione in ordine ai suoi fini il Signore mi tiene in una
immolazione profonda. Troppi sono i delitti che si moltiplicano e tanto gravi da
pesarmi sull'anima in maniera quanto mai tormentosa. Ieri mattina avevo iniziato
davanti all'altare del grande Crocifisso l'offerta delle sette effusioni del
preziosissimo Sangue (pratica che torna tanto gradita al Padre) ed ero forse a
metà della preghiera quando mi sono sentita improvvisamente mutata,
avvertendo quel senso di interiore soavità che viene prodotto in me dalla
presenza di Gesù. Dopo un atto di profonda umiliazione, alzando gli occhi
sono rimasta quasi abbagliata dalla luce che si effondeva dal Crocifisso. Non
era più il simulacro quello che vedevo, ma la realtà; e Gesù sullo sfondo
della Croce si presentava in tutto lo splendore della sua Umanità gloriosa con
le Piaghe splendenti, lasciando uscire da quella del sacro Costato uno sprazzo
abbagliante che pareva andare a formare un baluardo di difesa al Vaticano (ora
che tanto si avversa la Chiesa!).
Ti
rimane ancora un compito assai importante da svolgere, una missione molto
delicata in ordine, alla collaborazione da dare per il compimento dei miei
disegni. Adoperati a tutto potere e tieni unite a te queste anime che ti
seguono. Non chiedo niente di speciale; amo la semplicità. Mi sono scelto anime
semplicissime e desidero trovarle sempre più piccole e semplici per potermi comunicare
ad esse e sollevarle fino ad immergerle con me negli splendori del Padre.
Invitale a darmi momento per momento quella fedeltà che non disperde la minima
particella di grazia, quella reazione energica sulla propria natura e le varie
insidie che stabilisce la vera intimità col mio Cuore. E' minima, ma
limpidissima questa via, e vorrei che fosse ben compresa. In questo periodo,
quanta confusione e quale oscurità si sono avanzate anche fra anime belle! Alle
purissime linee emananti dall'Eterno. Sole si vogliono sostituire quelle delle
creature, ed avviene, purtroppo, che l'orgoglio umano e tutte le sue grette
derivazioni fanno crescere la zizzania nel giardino della Chiesa. Dopo la
guerra darò mano alla riforma ».
A patto che mi tenga assolutamente sépolta in Lui, ho promesso di lasciarmi adoperare e l'ho pregato insistentemente di voler manifestare il suo amore, la sua bontà, la sua misericordia. E' stato tanto buono! Dopo avermi parlato dei suoi disegni di misericordia: « Accostati, mi ha detto, poni le tue labbra sulla ferita del mio Costato », e sollevandomi fino all'altezza del suo Cuore, mi ha fatto gustare il liquore corroborante del suo preziosissimo Sangue. E' stato un contatto al tutto simile a quello della Comunione sacramentale, che mi ha anche fisicamente rinnovata. Mi sentivo in antecedenza ridotta ad uno sfinimento mortate non sapevo più come trascinarmi; ed ora una nuova vita fluiva in me. Dopo un simile favore rimasi a lungo prostrata in adorazione... (3-7-1944).
II.
«
Quanto ci ha amate il Signore! Quanto gli siamo costate! Figliole mie, pensiamo
che costiamo, tutto il Sangue preziosissimo del nostro Dio d'amore!
Come
non lo ameremo con altrettanto amore? » (22-2-1945).
In
questo tempo la Liturgia c'impegna nella meditazione della Passione, e
Gesù me ne scopre l'intima essenza, desiderando che non ci si fermi alla
superficie ma si sappia penetrare nel profondo del suo Cuore. Molti suppongono
(e questo dispiace al divino Maestro perché non risponde a verità) che Egli,
perché ipostaticamente unito alla Divinità - Dio e uomo - non abbia poi tanto
sofferto..., mentre, divorandolo lo zelo per la gloria del Padre, bramando
soddisfare sovrabbondantemente la sua giustizia e date insieme la massima
prova di amore all'uomo, volle il dolore in tutta la sua ampiezza e profondità,
e misteriosamente interdì al gaudi, del quale come comprensore godeva, di
penetrare la sua sensibilità, rendendola massimamente passibile. E' un
mistero, ma quanto mai luminoso al cuore! Il Divin Padre, trovando la Vittima di
suo pieno gradimento, gravò su di essa con tutto il peso del rigore, e ciò fu
per l'anima di Gesù un tormento che lo dilacerò assai più di quello che i
flagelli gli avessero straziate le carni.
Vera
causa della sua Passione sarà l'impeto travolgente di due correnti di un'unica
carità: l'amore al Padre e l'amore per le anime. Noi non siamo capaci che di
accoglierne una minima stilla... Il desiderio ardentissimo di risarcire
l'ingiuria fatta al Padre mediante la colpa, era un assillo continuo, che faceva
invocare a Gesù l'ora di poter venire battezzato con quel battesimo di Sangue
che avrebbe sigillato il riscatto dell'intera umanità.
E il suo desiderio della nostra salvezza era ed è tale da fargli dire
che per un'anima sola avrebbe incontrato volentieri mille morti.
Pure,
a nostro incoraggiamento, volle sentire le ripulse della natura fino a sudare
Sangue nell'Orto degli Ulivi.
Mi
spiegava che uno degli effetti del peccato era stato quello di rendere tanto
difficile all'uomo l'andare a Dio da fargli sentire ripugnanza e disgusto per
tutto quanto vi ci conduce... Questi effetti della colpa non avrebbero potuto
avere il loro rimedio salutare se non dalla Passione del nostro Redentore.
Ecco perché Gesù abbraccia con tanto slancio la sofferenza, l'immolazione:
perché ne intuisce gli effetti, che saranno meravigliosi, specie per le persone
consacrate, che troveranno nei tesori della Redenzione tutti gli aiuti necessari
per portare a compimento i più sublimi disegni di santificazione (24-3-1947).
Non
avevo mai seguito come quest'anno il mistero di passione che si racchiude
nella Domenica delle Palme. Gesù mi ha aperto le disposizioni del suo cuore
nella circostanza del solenne ingresso nella città santa. Quale scena
commovente e toccante! L'ho avuta chiara ed aperta allo sguardo interiore come
se mi ci fossi trovata presente. Quando il corteo che si era venuto formando
dietro la modesta cavalcatura del Divino Maestro fu a poca distanza da
Gerusalemme, Gesù, con una profonda emozione che trapelava dal suo sguardo, alzò
gli occhi al Padre per rinnovare l'offerta di tutto se stesso al compimento dei
suoi disegni di redenzione. Qui, fra il Padre e il Figlio, vi fu uno di quei
particolari incontri quali ce li fa rilevare il Vangelo, come ad esempio nel
battesimo al Giordano, sul Tabor, ecc. Prima che il grande dramma volgesse al
suo sanguinoso epilogo, era necessario che un'immersione nell'amore del Padre
temprasse la Vittima al supremo combattimento. Dopo questa espansione di carità,
che aveva rese ancor più sensibili le fibre affettive del cuore divino,
un'immensa angoscia venne ad invaderlo, causata dalla forza stessa del suo amore
che si vedeva incompreso e incorrisposto fin dai suoi più intimi. Gesù si
guardò attorno col desiderio di sentirsi accanto un palpito amico, ma non lo
trovò neppure fra suoi discepoli. Erano colmi di entusiasmo, quasi fuori di
loro stessi, ma per la lusinga del
prossimo avvento di quel Regno del quale già sognavano i primi posti e non
pensavano neppure di volgere gli occhi al loro Maestro, acclamato e accolto
entusiasticamente nella santa città come il tanto sospirato ed atteso Figlio di
Davide. Se lo avessero guardato ne sarebbero rimasti sconcertati... Nel bellissimo
Volto di Gesù si vedeva impressa un'alta mestizia che, contenuta, finì per
manifestarsi con un'irrefrenabile esplosione di pianto. Da quale immensa
profondità di amore scaturiva quel singhiozzo! Venuto per salvare gli uomini,
espressamente mandato al suo popolo prediletto, proprio i più beneficati
avrebbero respinto il suo dono d'amore; e i tanti che ora osannavano, avrebbero
fra poco gridato a lui il « crucifige ». Non tanto la previsione della sua
prossima e obbrobriosa morte, quanto la chiara vista dei mali irreparabili che
il suo Sangue invocato a maledizione avrebbe addensati su Gerusalemme (che
sarebbe stata distrutta insieme al meraviglioso Tempio) e sulle anime che
avrebbe voluto salvare... Quale tormentosissima pena! Ho voluto consolare Gesù
stringendomi a Lui e ricordandogli i tanti che il suo dolore avrebbe conquistati
al suo amore; ed Egli, con amorosa tenerezza, mi ha confidato che fu appunto
questa certezza la luce che illuminò i momenti più oscuri della sua passione
(20-3-1951).
Ho
ancora vivamente presente il pianto di Gesù nell'appressarsi a Gerusalemme.
Mi pare di intuire il vero motivo di quell'angoscioso pianto. Amando
ardentissimamente le anime, avrebbe voluto stringerle tutte a sé per renderle
felici veniva ad offrire loro la vita, la salvezza e il suo dono sarebbe stato
rifiutato! Negli « osanna » di oggi sentiva i « crucifige » di domani; «
crucifige » che si sarebbe continuato a gridare anche ai suoi araldi che
avrebbe inviato nel mondo per portare la buona novella... Non per sé, ma per
le anime che si sarebbero perdute e sulle quali il suo Sangue sarebbe caduto a
condanna, per l'espiazione che l'umanità colpevole si sarebbe attirata in
terribili castighi sulle generazioni fino alla fine, soffrì immensamente, e lo
schianto di quella pena morale, se la potenza divina non lo avesse sostenuto, lo
avrebbe fatto soccombere. « Molte anime (mi diceva) si fermano a compassionarmi
flagellato, crocifisso..:, ma sono pochissime quelle che penetrano la vera passione
del mio cuore, che culminò il giorno stesso del mio ingresso trionfale in
Gerusalemme. Allora bramai chi mi comprendesse, ma mi vidi e mi sentii solo a
sorbire l'amarissimo calice. Un'unica creatura avrebbe potuto essermi di
conforto: la Madre mia. Quanto l'ho desiderata nelle ore più oscure della
passione... Ma ella doveva essermi accanto soltanto quando il divin Padre lo
permetteva. Il pensiero di lei, di quanto avrebbe dovuto soffrire per me e con
me, costituiva uno degli assilli più tormentosí per il mio cuore, e vi si
congiungeva il dolore che avrebbe gravato su tutte le membra del mio Corpo
Mistico lungo i secoli... Questa sofferenza fu il preludio dell'agonia del
Getsemani e preparò il mio sudore di Sangue. Da quel punto continuai a parlare,
ad operare, a compiere miracoli, ma sempre con quella trafittura nel cuore... ».
Avendomi
fatto esperimentare un'impronta di quella sofferenza, mi è sembrata fra le più
ardue di quante ne avessi sperimentate fin qui. Ero interamente imbevuta della
più angosciosa amarezza, e tuttavia in pace, in una quanto mai intima unione al
mio Dio. Soffrivo in me la persecuzione che viene mossa alla Chiesa, spasimavo
per il desiderio di poter contribuire a costo di qualsiasi sacrificio alla
salvezza dei fratelli... (26-3-1951).
Dice
il Signore: « Quello che ebbi a soffrire alla frazione del pane, resterà
sempre, un impenetrabile segreto. Un dolore immenso colmava le capacità quasi
infinite del mio cuore, fino a traboccarne, capace da solo di farmi morire...
L'onnipotenza divina mi sosteneva per un'altra consumazione! Questa resistenza
non diminuiva la mia sensibilità, anzi, la acuiva. Mi era pure d'immensa pena
il vedere che per assicurare a tutte le anime i frutti dell'opera redentrice,
altre, creature prescelte all'immolazione avrebbero dovuto gustare di quell'amarissimo
calice. Il traditore e l'incomprensione dei miei in quell'ultima Cena...!
Neppure l'amore che portavo ad essi poteva farmi velo. Per maggiore tormento
dovevo vedere quanto quel manipolo dei fedeli fosse lontano, quasi assente e
tanto impreparato ai compiti che avrei loro affidati. Mi sentivo solo, e proprio
sul punto di dare compimento alla
grande opera della Redenzione, col mio sacrificio. Nessuno mi comprendeva,
neppure il prediletto che riposava sul mio cuore, e che lasciavo prendersi quel
conforto, vedendo quanto lui ure fosse trepidante e incapace di comprendere la
mia immensa pena. In tutti dominava la paura, la diffidenza ed una estrema
ritrosia al patire. Da nessuno mi venne una parola di conforto. Una sola
creatura in terra era capace di comprendere e tenersi in perfetto accordo coi
miei palpiti in quell'ora: la Madre mia. La sentivo, infatti, nella più
profonda partecipazione al mio dolore, e non avrei saputo sopportare la vista di
lei nello strazio senza venirne meno. Volutamente ne allontanai il pensiero,
levando lo sguardo al Padre quasi per interrogarlo e chiedergli il consenso di
poter istituire il sacramento della nuova Pasqua. Lo consultai prima della
frazione del pane, perché ebbi un momento di titubanza. Mentre volli rispondere
all'ingratitudine e incomprensione umana col massimo dono del mio amore, mi
tenne in angosciosa trepidazione il timore che ciò desse motivo a più gravi
peccati. L'amore trionfò; ma appena il divin Padre ebbe significato il suo
consenso, l'oscurità; il rigore della Giustizia pesò su di me come sul capro
espiatorio: Era giusto che fosse così, perché la consacrazione del pane e del
vino anticipava misticamente la consumazione del sacrificio. Il massimo della
sofferenza interiore fu nel Cenacolo; sebbene rimanesse contenuta da un
perfetto dominio. Appena giunto nell'Orto degli ulivi, rimasto solo, potei
liberamente lasciarmi prendere dall'angoscia, fino a rimanerne oppresso, quasi
torchiato, ritrovandomi prostrato a terra in un lago di Sangue, che la violenza
del dolore spremeva dalle mie vene... Senza un miracolo non avrei potuto
superare quel dissanguamento, ma altre sofferenze ed umiliazioni e
l'obbrobriosa morte di Croce mi attendevano... ». (8-3-1943).
Il
traditore fu per il mio cuore come una spada tagliente... Eletto da me, oggetto
come tutti gli altri di innumerevoli finezze di amore, arrivava ad un atto di
una malizia che non sarebbe stata
concepita possibile neppure dai miei nemici, e che io penetravo in tutta la sua
odiosità misurando con spasimo l'offesa che ne veniva al Padre. Ero venuto in
terra appunto per riparare le offese che si facevano alla Divina Maestà, ed
ecco quello che raccoglievo da uno dei miei più intimi fino allora stato alla
mia sequela! Quella fu la stilla più intensamente amara del mio calice, e la
sorbii per dare riparazione all'offesa, al tradimento che il Creatore aveva
ricevuto dal primo uomo. La naia sofferenza non potrà mai essere compresa a
pieno, perché nessuno è in grado di misurare la gravità dell'offesa di Dio e
chi è Dio. Vedendo come l'uomo fosse incapace di riparare degnamente e quanto
il Padre amantissimo desiderasse la salvezza dell'umanità, avevo accettato di
farmi io stesso peccato, al fine di poterlo espiare dando ad un tempo
soddisfazione alla Giustizia e all'infinito Amore. Dall'istante in cui, per il
tradimento, ero stato consegnato in mano a quelli che avevano già decretato la
mia morte, venne ad addensarsi sull'anima mia la procella del divino rigore.
Compresi ciò che importava l'essermi fatto agli occhi di Dio vero capro
espiatorio per i peccati di tutti... Prima di allora mi ero sentito il Figlio
delle divine predilezioni, ma dopo consumato l'atto del tradimento per parte di
Giuda, avendo preso su di me anche quel nero peccato, mi sentii come fulminato
dalla divina giustizia e sentii che la soddisfazione che sarebbe stata richiesta
non avrebbe potuto avere addolcimenti. Rappresentavo l'intera famiglia umana,
ero responsabile dei peccati di tutti... ».
Lo
stato d'animo di Gesù nella Passione risulta pittoricamente espresso dai Salmi
e da certi brani di profezie che hanno una ríspondenza tanto esatta con la
realtà da sembrare scritti per descrivercela.
Essendosi
voluto rivestire di tutte le nostre colpe, doveva sentirsi in una estrema
abbiezione innanzi al Padre suo, oggetto d'ignominia e di disprezzo. Si direbbe
quasi che l'inscindibile unione che a Lui lo univa rendesse ancor più
fortemente e dolorosamente sentita la ripulsa che subiva per parte di Dio...
«
Con infinito amore abbracciavo quello stato di abbiezione in riparazione, per lo
zelo geloso che mi divorava per la gloria del Padre mio. Lo capivo di dargli con
ciò la soddisfazione più gradita e di accumulare tesori per le anime. "Se
il seme gettato a terra non muore, non produrrà il suo frutto! " ».
(15-3-1943).
Gesù
mi ha fatto comprendere come, in tutto lo svolgimento del piano della
Redenzione, egli fosse sempre in perfetto accordo col Padre suo, una cosa sola
con Lui. L'amore del Figlio divino per il Padre celeste, lo zelo per la sua
gloria, il desiderio di compiacerlo prevalevano su tutto, erano la vera passione
del cuore; la forza che sospingeva Gesù all'immolazione suprema. Neppure quando
sentì pesare su di sé i rigori della Divina Giustizia si allentò la stretta
che lo teneva amorosamente incatenato al Padre suo. Pur nel colmo delle
sofferenze fisiche e morali, l'anima umana del Cristo, mantenne la sua direttiva
di ordine sovrano, imperniandosi nella infallibile volontà di Dio.
Per
i meriti suoi, possiamo noi pure sostenerci nel sacrificio con simili
disposizioni, specie quando si tratti di sofferenze permesse o volute per la
salvezza dei fratelli. Che cosa mai ci ha ottenuto Gesù a prezzo dei suoi
patimenti! Certo egli doveva aver di mira ciascuna delle sue anime e per tutte e
per ciascuna in particolare volle portare il peso della salvifica croce e
versare il suo Sangue. Nessuno potrà sfuggire al dolore, se non altro dovrà
subire la morte, e chissà in quale maniera... Per chi si associa intimamente
alla Passione redentrice, la sofferenza è sorgente di luce e chiave d'oro che
apre le porte del Cielo e di tutti i suoi tesori di grazia, primo dei quali è
l'intimità di amore con Dio. Questo è il frutto più dolce della Croce di Gesù.
Per essa veniamo sollevati al Padre. (18-3-1943).
Continuano
gli insegnamenti di Gesù sulla necessità che abbiamo di investirci
profondamente delle impronte della sua Passione. Per «investimento della sua
Passione » è da intendersi quella cooperazione attiva che l'anima deve
prestare perché gli effetti della Redenzione valgano a farle raggiungere quel
grado di santità al quale è attesa. La vita spirituale non ammette arresti, ma
di continuo deve far procedere nell'ascesa. Un tale ascendere richiede
l'energico superamento di tutti gli ostacoli che la natura e l'inferno possano
frapporre. La sofferenza è uno dei mezzi scelti da Dio per farci superare gli
ostacoli, vincere le resistenze, purificare dalle scorie, riparare e redimere.
Dopo che Gesù si è voluto servire di essa per la sua opera di Redenzione, è
divenuta (come lo era dopo il peccato, ma in altro modo) legge di vita per
l'uomo. Nessuno va esente dal soffrire, ma per il cristiano, e tanto più per il
consacrato, il dolore deve divenire la fiamma di amore che, configurando al
Cristo crocefisso, solleva alle più alte vette dell'unione con Dio. Importantissima
la meditazione sulla Passione per illuminare l'intelletto, fortificare la
volontà e accendere il cuore di vero amore di carità. La conoscenza dei
patimenti del Figlio di Dio, come primo effetto di grazia sull'anima, le dona
l'impulso ad una più piena - e generosa conformità alla volontà divina in
ogni sua impronta: siano prove
interne od esterne, contrarietà, sofferenze di ogni genere..., accogliendo
tutto con assoluto abbandono, inalterabile tranquillità di spirito e costante
sorriso sul labbro. Inoltre, questo investimento della Passione stimola ad un
progressivo avanzamento nella perfezione della carità, che muove ad offrire, in
unione alla Vittima divina, per il bene di tutti, a costo pure dell'assoluto
dissanguamento del cuore. L'efficacia di una tale offerta non dipende tanto da
un grande soffrire, quanto dalle disposizioni interiori che l'accompagnano.
Investirsi
della, Passione equivale a venire investiti del vero spirito eucaristico,
essendo l'Eucaristia il memoriale della Passione. Lo stato sacramentale di Gesù
apre al mio spirito orizzonti sconfinati. Vi trovo la vita della carità, in
tutta la sua feconda attività di bene, esplicante un meraviglioso apostolato
universale. Affondandomi e lasciandomi investire dal palpito divino del Cuore
Eucaristico di Gesù, sento di poter compiere nella maniera più efficace e
gradita la mia missione che abbraccia tutto il mondo. (1-4-1943).
Il
Divino Maestro mi continua a scoprire il segreto della sua Passione interiore, e
più che fermarmi all'impressione che suscita la vista del suo Corpo straziato
dai flagelli, vuole che fissi il suo Cuore e che, nella mia pochezza; mi studi
di accordare il mio al palpito perfettissimo della sua carità per il Padre e
i fratelli. Questo palpito ha in sé tale ricchezza, ampiezza e ardore da mutare
in gaudio ogni più cruda sofferenza, da far sentire vivissima la brama del
martirio, dell'immolazione, così come ardentemente bramava lui il suo battesimo
di Sangue. A noi rimane incomprensibile questo accordo tra il massimo del dolore
e la pienezza della felicità, quale risuonò perfettissimo nell'Uomo-Dio. Ma
per la generosità del nostro Salvatore sono state addolcite tutte le nostre
pene e per la grazia, frutto della Redenzione, possiamo noi pure arrivare a
gustare il gaudio fin nella sofferenza.
Sono
stata ulteriormente illuminata sulla unione di Gesù con Maria, durante la
Passione. Si trattava di una fusione di anime tale da dare l'impressione del
contatto anche fisico, fin nei momenti durante i quali si trovavano
materialmente lontani l'uno dall'altra. Se la partecipazione alla Passione è
stata data a tante anime privilegiate, ben naturale che sia stata data nel grado
massimo alla Madre, che è una cosa sola col Figlio. Ogni strazio subìto da Gesù
fece stigma sul cuore di Maria. Entrava nel piano divino, che, col Redentore,
fosse la Corredentrice. Uniti nella colpa i progenitori associati nell'espiazione
l'Adamo e l'Eva novelli. Nel periodo culminante della Passione, dall'agonia del
Getsemani al Calvario, l'amore reciproco fra Madre e Figlio si manifesta in
tutta la pienezza. Era un dolcissima conforto, ma insieme un aumento di
sofferenza, un più squisito martirio. Il Divino Maestro sapeva di poter fare
pieno affidamento sulla fortezza della Madre sua, ma ben conoscendo quale
immenso sacrificio le chiedeva e quanto a fondo sarebbe stato trafitto il suo
cuore sentiva di doverla confortare con le sue finezze e riversare in lei tutti
i tesori del suo amore.
Il
punto che più valeva a sostenere l'eroica fortezza della santissima Vergine
in quella associazione alla immolazione redentrice era la sempre più ampia
conoscenza che il Figlio le comunicava del Padre suo. Ciò valeva ad accenderla
di uno zelo sempre più infuocato per la sua gloria e per la salvezza delle
anime. Nel più acuto dello spasimo, il Salvatore ebbe presenti le sue anime,
specie quelle prescelte a continuare l'immolazione riparatrice, e per esse venne
offerto l'eroico dissanguamento dei cuori di Gesù e di Maria. Nell'ora più
grave della Passione, mentre il Figlio divino
agonizzava sulla croce e ai piedi di essa, trapassata dalla spada del
dolore, stava eretta la Madre, si accumulavano per noi quei tesori di grazia che
ci avrebbero sostenuti fedeli e perseveranti fino alla fine. (2-3-1950). Gesù,
nel colmo della sua Passione, si manteneva col pensiero ed il cuore sollevati al
Padre, con una sottomissione adorante, colma
di amore, che tacítamente elevava dalla terra al Cielo il più sublime canto di
glorificazione a Dío. Ad ogni colpo, sembrava che quell'ineffabile inno di
carità si elevasse di tono, si colorisse di espressione ed assumesse una
ricchezza di armonia piena, accordandosi al Magnificat di Maria. Il Signore
vorrebbe che noi continuassimo al Padre questa glorificazione graditissima e
sapessimo offrirgliela nei momenti delle più crocifiggenti prove. Se una
volta sola fosse dato sperimentare gli effetti salutari che susseguono ad atti
così generosi, si gioirebbe ad ogni occasione che potesse presentarsi...
(9-3-1950).
Il
giorno di Pasqua sono stata favorita di una luminosa manifestazione del
trionfo del Figlio di Dio sulla morte. Più che rappresentativa per i sensi,
è stata chiarissima all'intelletto e quanto mai ricca di salutari
ammaestramenti. Dopo aver passato una Quaresima nell'assorbimento di tutte le
prove che il Signore ha permesso, ecco che la Divina Bontà ha voluto farmi
vedere i frutti dell'immolazione in Gesù Risorto, le cui Piaghe gloriose ne
sono un ornamento meraviglioso e cantano la gloria dell'Altissimo. Sono rimasta
ammirata nel contemplare il compiacimento col quale il Padre applaude al trionfò
della sua stessa onnipotenza. Nella Risurrezione del Figlio, Egli àmmira gli
effetti di grazia della grande opera compiuta dal Redentore e vede risorti alla
grazia tutti i redenti. Due particolari mi hanno maggiormente impressionata: 1.
L'ordine sapientissimo, mirabile che è in Dio e che da Lui viene impresso su
tutta la creazione; 2. Il lacrimevole disordine portato dal peccato.
Nei fini di Dio tutto è permesso per ristabilire l'ordine e salvare le anime.
Sembrerebbe impossibile che dovessero cadere a vuoto gli effetti della
Redenzione, frutto di tanto martirio di tutto il preziosissimo Sangue di Gesù...
Eppure, quasi ciò non bastasse (sovrabbondando i delitti), si rende necessario
un attuale contributo d'immolazione per parte di anime scelte alla riparazione.
La Madonna ha confermato: "Senza sofferenze è impossibile riparare e
impetrare"». (6-4-1945).
Con
la sua Pasqua, Cristo dotò la Chiesa, d'immense ricchezze, frutto della sua
Passione e del suo Sangue.
Di
tutti i misteri della vita di Cristo, quello della Risurrezione è il più
grande, perché corona l'opera sua con un trionfo che associa la terra al
cielo. Giustamente la Chiesa considera la Pasqua la solennità delle solennità,
perché fu in quel giorno che il suo Sposo la dotò d'immense ricchezze, frutto
della sua Passione e del suo Sangue. Da quel momento s'iniziarono gli intimi
rapporti, d’ammirabile commercio fra l'Altissimo e i redenti. Nel Cuore del
divino Risorto mi sembra di rilevare un triplice motivo di compiacimento: - 1)
per la massima gloria che la sua Risurrezione rende al Padre; 2) per il
diritto acquistato dai redenti ad una rinascita spirituale (perché incorporati
a Lui) ed alla fruizione delle ricchezze della sua grazia; 3) per il
consenso ottenuto dal Padre di poter elevare ai più alti gradi dell'amore e
dell’unione fino ad associarle ai gaudi del suo trionfo le sue creature
fedeli. (2.7-4-1943).
III.
IL
SANGUE DI CRISTO E IL MISTERO EUCARISTICO
In principio, Iddio volle l'uomo come re del creato, capolavoro fra le meraviglie tratte dal nulla; ed impresse su di lui la sua divina somiglianza. Si compiaceva il Creatore di ogni creatura, ma il massimo compiacimento intendeva trarlo dall'uomo, appositamente dotato d'intelligenza e di volontà perché fosse capace di conoscere e amare il suo Dio. Leggendo il libro della Genesi, ci si meraviglia dell'intimità dei familiari rapporti che Iddio aveva coi nostri progenitori. Ma è l'amore di un tenerissimo Padre per i suoi figlioli! Ed anche dopo la prevaricazione, il decreto dell'Amore eterno avrebbe trionfato e le tristi conseguenze della colpa (l'allontanamento da Dio) sarebbero state annullate mediante la Redenzione, Incarnazione, Passione e Morte del Figlio di Dio. Con l'unione ipostatica, Gesù realizza nella maniera più sublime l'abbraccio della Divinità con l'Umanità, in virtù dei meriti del suo Sangue prezioso, per la riconquistata grazia che si trasmette mediante i Sacramenti, ogni anima potrà venire riammessa all'intima comunione col Padre, goderne le visite e i tocchi divini. Questo è il desiderio dell'Altissimo: possedere nel suo amore la sua creatura, averla per sé, a sua piena disposizione, per il solo compiacimento del suo amore. Per dare al Padre una così bramata soddisfazione, Gesù è rimasto con noi nei SS. Sacramento: vincolo di carità e di unità col Padre, attraverso al suo Cuore. Tutta la meravigliosa attività che il nostro Redentore sacramentato dispiega è appunto per facilitare la nostra vita di comunione col Padre celeste. Non si richiede altro se non il docile abbandono alla condotta divina e una collaborazione generosa al lavoro che la grazia compie nell'anima per renderla gradita al Padre. (23-6-1949).
Nella
S. Messa, ad ogni consacrazione eucaristica, si rinnova l'implorazione potente
del Sangue di Gesù e sarà soltanto per il Sacrificio dell'altare che potranno
ottenersi la pace e la misericordia
al mondo. Nel grande istante della consacrazione si rinnova la palpitante
realtà di un'offerta immensamente gradita al Padre, di grandissimo valore
soddisfattorio e impetratorio: la stessa che fu presentata nel Cenacolo e
consumata sulla Croce. Nella luce della Verità mi è apparsa la sfolgorante
potenza del Sacerdozio del Cristo in due momenti che si completano a vicenda: il
Cenacolo e il Calvario. La prima Messa di Gesù Sacerdote, l'istituzione del
nuovo Sacerdozio e dei Sacramenti, traenti la loro efficacia dal preziosissimo
Sangue e dal Sacrificio cruento del Golgota. Ora le nostre Messe sono la reale
ripetizione di quei momenti sublimi ed è ancora il cuore vivo di Gesù, in
tutta la perfezione della sua carità, che rinnova l'offerta di sé per la
salvezza dei fratelli.
Intimamente
associata all'offerta è pur sempre Maria, come lo fu ai piedi della Croce.
Tutto quello che è del Figlio appartiene alla Madre; e non è possibile
immaginare quanto questa fusione di palpiti torni gradita a Dio e fruttuosa per
tutta la Chiesa.
Nulla
difetta al valore del Sacrificio Eucaristico. Eppure la continuazione delle
offese fatte a Dio esige per l'applicazione degli effetti della Redenzione un
certo contributo d'immolazione da parte nostra. Dio sceglie alcune anime per
questa missione riparatrice e le vuole associate al Sacrificio della Croce e
dell'Altare. Per le purissime mani di Maria al momento della consacrazione
dobbiamo presentare la nostra offerta. per ottenere misericordia e salvezza al
mondo intero. (20-9-1948).
Vorrei
saper spiegare quello che ho compreso riguardo
alla S. Messa. Mentre il Sacerdote è all'altare, si ripete
realmente quello che avvenne nel Cenacolo e sulla Croce. Gesù si sostituisce al
suo ministro e nella pienezza del
suo carattere pontificale rinnova al Padre l'offerta già consumata, rimanendo
nella più fervida perorazione onde ottenere al suo popolo misericordia e
perdono.. E' il nostro amorosissimo Salvatore che supplica e guai se dalla terra
non si levasse continuamente al Cielo la voce del suo Sangue!
La
Chiesa è perseguitata, i suoi ministri insultati, incarcerati, esiliati,
martirizzati e mentre il veleno settario si dilata, la Porzione eletta viene
avvilita dall'infedeltà di alcuni suoi membri. La divina Giustizia è provocata
al massimo ed è per questo che Gesù viene quasi a mendicare un contributo
dalla nostra miseria. Studiamoci di appagare i suoi desideri con quella fedeltà
di amore che lo compiaccia interamente. Dal suo Costato aperto lascia sgorgare
una bella luce infuocata, dirigendola sulle nostre anime per renderle atte al
compito della riparazione e dell'impetrazione. Siamo in un Cenacolo dove
l'eterno Sacerdote è sempre in atto di offerta e di perorazione. Io lo vedo così
e non mi resta che seguire la preghiera sacerdotale di Gesù per la sua Chiesa,
il suo Vicario, i suoi ministri e per tutte le anime. (1-2-1951).
Nella
vita eucaristica, per il SS. Sacramento che ne è il cuore, ogni minimo atto di
fedeltà assurge ad un grande valore. Le nostre minime offerte, immerse
nell'onda vivificante del preziosissimo Sangue, vengono col Calice della
salvezza offerte al Padre, che le ricambia in torrenti di grazia. Se in questa
via si vuole conservare la serenità, senza stare troppo a considerare il
soffrire, bisogna offrire. Chi offre, ama. Chi offre, si dimentica. Chi offre,
interamente si dona. (1-5-1942).
La
piccola stilla del nostro soffrire unita al Sangue dell'Agnello
Mi
pare di vedere la grazia genuina della vocazione eucaristica. Di preferenza
medito su questi punti: Gesù nello stato sacramentale, la mistica rinnovazione
del Sacrificio del Gólgota nella Messa, Gesù in funzione di Pontefice Sommo,
l'opera della Redenzione sempre in atto, l'efficacia inesauribile dell'offerta
della Vittima divina, alla quale
soltanto si deve se questa povera terra non è stata ancora inabissata. Il
Signore invita le sue anime a farsi ostie di propiziazione con Lui, a
collaborare generosamente per l'attuazione del suo programma di salvezza,
affinché l'intera umanità possa in eterno glorificare il Padre. (17-6-1944).
Il
più intimo contatto con Dio avviene quando generosamente il soffrire viene
trasformato in offerta d'amore. L'anima vede in quel dolore un dono, una visita
d'amore e adorando, bacia la mano che la percuote, non desiderando se non che in
lei si compia la divina Volontà. In questo modo l'anima eucaristica vive
continuamente la S. Messa, ponendo nel calice la stilla del suo contributo.
Mentre la piccola stilla va confondendosi col Sangue preziosissimo dell'Agnello
Immacolato, alla transustanziazione, Gesù, rivestendo l'anima dei preziosi
meriti della Redenzione, la presenta al Padre suo. (14-9-1944).
Il
nostro sacrificio quotidiano, unito al Sacrificio Eucaristico, impreziosito dai
meriti del Sangue di Gesù, acquista una straordinaria efficacia d'impetrazione.
Ciò vale per tutte le anime e in modo speciale per le anime consacrate. Queste,
in tutte le manifestazioni della loro vita, anche mediante le azioni più
comuni, sono sempre nell'attività dell'offerta, come se celebrassero
continuamente la loro Messa. Così si possono ottenere dal Padre innumerevoli
grazie, tanto più copiose quanto più queste anime saranno intimamente
immedesimate a Gesù. (12-8-1946).
Il
divino Maestro mi ha fatto intendere come sia esigenza del suo amore che il
santuario che deve accoglierlo sia nella trasparenza di un candore di fedeltà
che volontariamente non trascuri il minimo dei doveri. Le inevitabili fragilità,
per la forza del Sole Eucaristico, rimangono purificate e, quando non vi siano
ostacoli, la grazia penetra in tutta l'anima, comunicandole la vita stessa di
Dio. Niente, tanto glorifica Gesù quanto il poter sollevare con sé al Padre le
anime conquistate a prezzo del suo Sangue. (11-2-1946).
IV.
OFFERTA
DEL SANGUE DI GESÙ
Il preziosissimo Sangue! Avevo dodici anni quando un giorno, dopo essermi confessata da Mons. Alfonso Archi, nel fare il ringraziamento, in Cattedrale, dinanzi al SS. Sacramento, mi fu dato un lume per il quale distinsi con chiarezza le sette effusioni del preziosissimo Sangue. Da quel momento sentii (il Signore stesso me lo insegnava) come per implorare grazie dovessi offrire al Padre quelle sette effusioni. Dopo molto tempo, da religiosa, parlai di questa illuminazione al card. Giorgio Gusmini, che desiderò diffonderne la pratica. Quando andai a Como (a conferire con Mons. A. Archi) eravamo ospiti delle Suore Canossiane. Notai che ogni giorno esse recitavano la coroncina dei Sette dolori della Vergine santissima e, mentre pensavo che si sarebbe potuto adottare quella pratica, Gesù mi disse che noi Ancelle Adoratrici del SS. Sacramento avremmo dovuto, nelle diverse ore del giorno, offrire le sette effusioni del suo preziosissimo Sangue. (6-5-1938).
Offriamo
all'Altissimo Iddio il Sangue preziosissimo del suo Figlio divino, sparso per la
nostra salvezza. Che forza ha questo Sangue! Sappiamo unire al suo grido potente
il nostro grido di fede e di amore per ottenere pietà e misericordia a questa
povera umanità sofferente! (28-12-1944).
Preghiamo
perché il Sangue preziosissimo di Gesù scenda come onda purificatrice,
rigeneratrice, fortificante a consolare tutti i cuori con la sua virtù divina.
Offriamo spesso il Sangue di Gesù all'eterno Padre per i bisogni della nostra
santa madre Chiesa, per il trionfo della Religione, per la conversione dei
poveri peccatori, in suffragio delle Anime sante del Purgatorio. Fin da bambina
ho avuto questa bella devozione al preziosissimo Sangue di Gesù e posso dire
che - invocandolo - ho visto
operare dei veri miracoli di misericordia sulle anime dei peccatori. Il Signore
stesso ha voluto che da noi si offrano con devozione - nelle ore del giorno
corrispondenti -le sette effusioni del suo preziosissimo Sangue, essendo
quest'Opera scaturita dal suo Sacro Costato e compiacendosi Egli di effondere
in essa continuamente quell'onda santificatrice. (3-7-1943).
V.
IL
SANGUE DI CRISTO LAVACRO DI MISERICORDIA
Uno dei mezzi più efficaci che l'infinita misericordia di Dio ha messo a nostra disposizione per far rivivere, conservare ed aumentare la grazia è il Sacramento della Penitenza. Se sapremo valercene con spirito di fede, compresi della potenza dell'assoluzione sacramentale che applicando i meriti del preziosissimo Sangue agisce sull'anima ben disposta come un secondo battesimo, usciremo dal confessionale intimamente rinnovate, pure, splendide, trasparenti. La Confessione per me è sempre un grande Sacramento e quando ho la fortuna di accostarmi ad esso mi pare di essere più in Cielo che in terra. Nel momento dell'assoluzione sento di essere sotto il torrente impetuoso del Sangue divino, che mi purifica e mi rinnova. (6-5-1938).
Sinceramente
convinte della nostra assoluta incapacità al bene, nella tranquillità dello
spirito, esaminiamo la nostra coscienza, ed escludendo turbamenti e raggiri di
amor proprio, accusiamo con schietta semplicità le nostre colpe, ponendoci con
fiducia piena sotto la Croce nel momento in cui dal Sacro Costato trafitto di
Gesù sgorga il salutare torrente del preziosissimo Sangue. I frutti assegnati
da Gesù a questo gran dono del suo amore saranno tali da corroborare la volontà
perché possa proseguire con rinnovato ardore il cammino.
Per
vivere in pieno la vita della grazia non trascuriamo di valerci degli aiuti
potenti che la Chiesa ci offre mediante Sacramenti. Per poterci immedesimare
alla Vittima divina e insieme ad Essa continuare la supplica, l'offerta,
l'adorazione che plachi ed ottenga il trionfo della grazia su tutti i redenti,
dobbiamo purificarci da ogni ombra e penombra. Immergiamo il cuore e tutta
l'anima negli abissi di bontà, di misericordia, di grazia che fluiscono dai
Sacramenti, per vivere di Dio, con Lui, per Lui e di Lui nel palpito infuocato
della divina Carità. (Da un'istruzione. 9 dicembre 1937).
Signore
Gesù, totalmente annientata nel profondo abisso della mia miseria, mi prostro
davanti alla tua infinita bontà per umiliarmi e accusarmi di tutti i miei
peccati commessi dall'uso di ragione fino a questo momento in pensieri, parole,
opere e omissioni e di tutto quello che mi ha reso colpevole al tuo cospetto di
tutto, Signore, ti chiedo perdono e ti domando di venire purificata e rigenerata
nel tuo Sangue prezioso. Immersa in questo lavacro di misericordia, intendo
iniziare una nuova vita di grazia e venire continuamente e nuovamente immersa
nel gran Calice che su tutta la terra viene offerto al tuo Divin Padre nelle
ventiquattro ore del giorno. Così purificata, possa io venire adoperata da te
per i fini della mia santa vocazione. Amen.
VI.
MARIA
SS. NEL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO
La mia buona Madre celeste mi ha fatto penetrare gli abissi di dolore che si aprirono nel suo Cuore il giorno della Presentazione di Gesù al tempio. Fin dal Natale ella aveva offerto al Padre il Bimbo divino, cosciente di quello che significava la sua offerta, non essendole stato nascosto il piano della Redenzione, ma in questa presentazione ai sacerdoti dell'antica legge vedeva, contrariamente al significato della cerimonia, una sanzione ufficiale, che ebbe la sua sensibile conferma nella profezia di Simeone. Il divin Padre l'aveva fortificata mediante un profondo tocco di grazia, ma il colpo di quella prima spada penetrò tanto a fondo da dividerle quasi l'anima dal corpo. Fu per un miracolo se ella poté sostenersi in quel punto e in tutti i momenti successivi che maturarono il compimento di quella cruda profezia, fin sotto la croce. Le parole di Simeone, delle quali già conosceva l'intimo senso, misero innanzi al suo intelletto tutto il mirabile piano della Redenzione: piano di infinito misericordioso amore per l'uomo; insieme a tutti i particolari dell'immolazione di quel suo innocentissimo Agnello che avrebbe sparso tutto il suo Sangue e che poi fino alla fine dei secoli avrebbe continuato misticamente la sua immolazione, sempre ricambiato da tanta incomprensione e ingratitudine. In quale oceano di spasimo affondò a quella vista il cuore immacolato di Maria! Con quanta generosità unì all'offerta del Figlio quella di tutta se stessa! In vista del gran piano della Redenzione da portare a compimento delle anime da salvare e della gloria che ne sarebbe venuta al Padre, precorrendo il «fiat » di Gesù, sorbi l'amarissimo calice. (3-2-1947).
Fin
dal primissimo istante in cui la Divina Carità venne a palpitare nel cuore di
Gesù ebbe inizio la sua passione d'amore e fin d'allora lo bruciava il
desiderio di quel battesimo di Sangue che avrebbe sigillato l'alleanza nuova, la
riconciliazione delle anime col Padre. La sua vita terrena non era se non per
l'incendio dì questa fiamma. Il cuore della Madre naturalmente fu il primo a
venirne acceso. Gesù le comunicava segretamente i suoi disegni e il modo in cui
si sarebbero attuati, infiammandola dello stesso suo zelo, che la muoveva a
rinnovare spesso l'offerta di Lui quale vittima accetta al Padre. Ella
comprendeva così la convenienza della sofferenza per la Redenzione, e pur
vedendo quale sarebbe stato il martirio richiesto a Gesù e a lei, a tutto
consentiva con una generosità immensa. (20-2-1947).
Quando
nel momento più solenne dell'ultima Cena, Gesù si elevò in un supremo slancio
di amore al Padre suo, volle intimamente associare a sé la Madre sua ed
insieme rinnovarono la loro offerta onde temprarsi per l'imminente consumazione
del sacrificio. S'incontrarono in un'ineffabile fusione di amore. Da quel punto
Maria si trovò ad essere una cosa sola col Figlio, ed assai più che se gli
fosse stata personalmente accanto, gli fu realmente vicina in maniera che ogni
sussulto, ogni sofferenza morale e fisica faceva stigma in lei. Era un flusso e
riflusso di sofferenza fra i loro cuori, che si completavano in un'unica offerta
degna del Padre e interamente accetta. Soltanto il Redentore é la sua
santissima Madre potevano soffrire per così puro amore. E con quale dignità e
fortezza!
Le
anime chiamate ad associarsi intimamente alla Passione per fini di riparazione e
di salvezza dovrebbero rispecchiarsi in questi Modelli. Quando il dolore viene
da Dio è sempre accompagnato da una tale unzione di grazia, che lo rende, non
soltanto sopportabile, ma per l'anima generosa e amante sorgente di gaudio.
(23-2-1947).
L'eccezionale
elargizione di grazia della Pentecoste - questo secondo adombramento dello
Spirito di Dio - costituì solennemente la Vergine Madre della Chiesa. Il
Divin Padre, che aveva voluto donarci il suo Figlio per mezzo di Maria, volle
ancora servirsi di Lei per elargire alla Chiesa il suo Spirito. In quel punto
Ella ricevette dalla SS. Trinità la solenne investitura della sua maternità
universale di grazia su tutti redenti. Sotto l'azione degli ardori illuminanti
del Paraclito, Maria vide lo svolgimento della vita della Chiesa e il compito
che Ella avrebbe dovuto svolgere per l'accrescimento e lo sviluppo di essa:
compito materno tutto simile a quello per Gesù. La Vergine benedetta, dopo il
Mediatore Gesù, è Mediatrice di grazia; perché
avendo cooperato tanto da vicino alla Redenzione (essendo suo il Sangue del
Riscatto) conveniva le. venissero. affidati, per distribuirli alle anime, i
frutti del Sacrificio che ci ha redenti. (1-5-6-1943).
Parla
Gesù: «In questo periodo di pervertimento io mi compiaccio di riversare i
torrenti della mia grazia sulle mie piccole anime fedeli. L'amore e la grazia
che tanti rifiutano andrebbero calpestati e dispersi se non vi fossero, anime
riparatrici che col loro amoroso annientamento si chinassero a raccoglierli.
Adornate da essi, divengono compiacimento di Dio, che le solleva fino a sé
rendendole tramiti di misericordia per la povera umanità. E' una missione che
deve continuare quella della Madre mia. Ella non permise che andasse calpestata
e dispersa nessuna goccia del mio Sangue: tutto lo riassorbì ».
Queste
ultime parole hanno aperto al mio spirito un orizzonte nuovo. Non mi ero mai
fermata ad una simile considerazione, e la luce che ne ho ricevuta al riguardo
è stata tanto forte da convincermi di una verità, che potrà forse essere
discussa. Mi è parso di vedere Maria santissima fatta calice del Sangue divino
di Gesù. Quel Sangue preziosissimo, man mano che veniva sparso, era raccolto da
invisibili Angeli e portato a Lei che (non saprei se realmente, come il
Sacerdote quando si comunica, oppure misticamente) lo attraeva in sé, per forza
di amore. Quel Sangue miracolosamente raccolto e conservato in Lei come tesoro
di inestimabile valore, Ella, Vergine sacerdotale, continuamente offre alla
Santissima Trinità a favore delle anime: compito che prolungherà fino alla
fine dei tempi, fino a quando la Redenzione abbia avuto il suo perfetto
compimento. Mi pare che sia per questo privilegio che la Madonna è tanto
potente e vedrei ciò molto conveniente alla sua Maternità divina. Dopo questa
illuminazione vedo Maria tanto grande che non farei che annientarmi, ammirare,
venerare. Quali rivelazioni si degna fare il Signore sulle ricchezze della Madre
sua!
Quando
in passato ebbi l'impulso della devozione che avremmo avuta per il
preziosissimo Sangue, facendo continuamente il pio ricordo e l'offèrta al Padre
delle sette Effusioni, sulle prime non fui compresa, ma ora vedo la strettissima
relazione che ha con la nostra missione. « Voi dovete continuare a raccogliere
misticamente il mio Sangue come faceva la Madre mia e presentarlo con le pure
intenzioni di Lei alla Santissima Trinità », dice Gesù. Nella gloria gli
eletti ammireranno in eterno nella Vergine santissima la porpora preziosa alla
quale debbono la loro felicità. Sono poche le anime che conoscono a fondo Maria
santissima. Fin dal momento dell'Incarnazione, con intimo gaudio che mai si
smentì, Ella abbracciò con generosità eroica tutte le permissioni divine,
che fin da quel punto esigevano dal suo cuore un completo dissanguamento.
L'Altissimo, sapendo di poter contare su di Lei, non la risparmiò. Il piccolo
immacolato Agnello, destinato al sacrificio, volle venire alimentato da un
sangue stillato da un martirio d'infuocata carità: ecco perché doveva rimanere
depositato in Lei il suo Sangue, quale tesoro di tutte 1e grazie conseguite
dalla Redenzione. La divina Madre - vera Vergine sacerdotale - continua nella
gloria ad offrire al Trono dell'Altissimo il prezzo cruento della Redenzione,
per effonderne i mirabili frutti di grazia e di misericordia su tutte le anime.
(1-2-1940).
Ho
veduto la Santissima Vergine guardare con accorata conmpassione una parte
della sua eredità. Pare, vi sia una minaccia di nuovi conflitti. Diverse
Nazioni si armano per- una terribile guerra. I mezzi micidiali che si vorrebbero
adottare sono tali da ridurre in breve popoli e città allo sterminio. Sarebbe
un vero massacro! Sembrava che la Madonna, per placare l'Altissimo, gli
presentasse qualcosa che aveva in mano. Sulla nostra Nazione, alle mie
insistenti suppliche, poneva una difesa, promettendo scampo e salvezza. Avendole
domandato come avremmo potuto ottenere misericordia per tutti, ha risposto: «
Tenetevi unite all'offerta, del gran Calice della Salvezza; valetevi con fiducia
di questo validissimo mezzo, e la voce del Sangue del Figlio, unito alle
vostre offerte, presentato dalle mani e dal cuore della Madre vostra - che
terrete con voi ad ogni consacrazione eucaristica - vi otterrà, dalla bontà
del Padre, clemenza ed ampia effusione di misericordia, che annienterà
vittoriosamente tutti i rabbiosi sforzi dell'inferno». (16-9-1948).
Gli
avvenimenti umani precipitano paurosamente. Un diluvio di mali piombano su
questa misera terra. Sento una grande compassione per tutti. Ed ho supplicato
la SS. Vergine di volermi indicare quale sia il mezzo più efficace per piegare
l'Altissimo ad intervenire al più presto colla sua misericordia. Ha risposto
che l'unica impetrazione valida è quella del suo Figlio Divino, che, in
qualità di Pontefice, continua per noi la mistica rinnovazione del suo
Sacrificio nei Misteri Eucaristici.
Gesù-ostia:
ecco la leva potente, che ci rimane per risollevare l'umanità dall'abisso!
Nessun'altra offerta, all'infuori di questa, potrà perorare con grido più
valido. Noi possiamo valercene ad ogni istante ed offrire al Divin Padre l'Ostia
immacolata per la salvezza di tutti.
La
Madonna ha confermato la grande potenza d'impetrazione di un'anima eucaristica
pienamente abbandonata alla forza del divino amore. Immergiamo le stille del
nostro quotidiano sacrificio nel gran Calice della salvezza per unire la nostra
alla supplica di Gesù è per Lui e con Lui piegheremo il Divin Padre ad
intervenire per la salvezza della Chiesa e del mondo. (11-5-1944).
In
occasione della solenne proclamazione del dogma dell'Assunta venni illuminata
sulla grandezza dei privilegi di Maria e vidi
questa eccelsa Regina, fedele specchio degli splendori divini nel suo
trono di gloria. Niente è mutato lassù, ma per questo riconoscimento della
Chiesa militante pare che le sia stato conferito un maggior potere per ottenere,
la salvezza dei redenti, specie nel momento del loro estremo passaggio. La mia
buona Madre m'invita a seguirla nelle sue visite al Purgatorio, spronandomi a
dare quel contributo che soltanto finché si rimane nel tempo è possibile
dare. Una chiave d'oro è infatti posta nelle nostre mani per aprire le porte
dell'oscuro carcere: le nostre preghiere e le nostre sofferenze avvalorate dai
meriti del Sangue del Salvatore, e particolarmente dalle Sante Messe che vengono
celebrate, le quali ottengono con la massima efficacia la liberazione delle
Anime penanti. “Aiutami, figliola, mi esortava la Madonna, industriati per
darmi sempre qualcosa in favore delle mie povere esiliate. Offri spesso il
Sangue preziosissimo del mio Gesù, intensifica la supplica, valorizza al
massimo le Sante Messe che si celebrano”.
(13-11-1950).
Al
presente il Signore aggiunge ai miei campi di apostolato quello vastissimo del
Purgatorio, additandomi nel preziosissimo Sangue nel Sacrificio dei nostri
altari un sicuro mezzo di conquista. Basterebbe l'impegno per la liberazione
delle Anime del Purgatorio per occupare attivamente tutta una vita. Tuttavia la
Madonna mi ha significato di non limitarmi a questo, ma di darmi a tutti i fini
che vengono abbracciati dalla carità, facendo miei tutti gli interessi dello
Sposo, e mi ha portata a rendermí conto di tutte le necessità della Chiesa,
del suo Capo, della Sacra Gerarchia, della grande famiglia religiosa,
dell'intera comunità cristiana e di tutti i problemi della società di oggi.
Come sono rari i santuari domestici che rispondano alla loro missione! Mi ha
poi additato una grande massa, disordinata, inquieta, ridotta in lacrimevole
condizione: i poveri figli peccatori, tenerezza del suo materno cuore: « Puoi
ottenere molto per tutti questi fini valendoti dei mezzi usati anche da me per
cooperare alla Redenzione. Io mi valevo dei tesori del Cuore divino e ne
rinnovavo continuamente l'offerta al Padre insieme alla mia sofferenza, e voi
dovete fare altrettanto». (16-11-1950).
Nell'ultima
visita fatta con la Madonna al Purgatorio, ero rimasta colpita alla vista di
un'Anima che emergeva tra le altre per un genere di pena che muoveva a pietà.
Ne rimasi tanto impietosita che incominciai a pregare per essa, esprimendo
alla Madonna il desiderio di vederla liberata o almeno alleviata. Incominciai a
indirizzare a tale fine la preghiera che recito ogni mattina, offrendo al
Padre le sette effusioni del preziosissimo Sangue di Gesù, tutte le Sante Messe
che si celebrano e la potenza, dell'istante eucaristico.
(Questa
è la mia preghiera vocale, e mentre la recito, mi sento quasi sollevata fino al
seno del Padre che in segno di gradimento, la esaudisce con larga effusione di
grazia per tutte le intenzioni espresse. A questi fini indirizzo pure tutte le
pratiche della comunità e delle singole nelle 24 ore del giorno). Durante la S.
Messa avevo ancora presente quella povera Anima, ma non avrei mai osato sperare
una così grande manifestazione di amore misericordioso da parte del Signore.
All'improvviso
torna a me la Madonna, ma questa volta per farmi assistere a uno spettacolo che
mi ha lasciata smarrita dallo stupore. Ella stessa ha chiamato per nome il
giovane al quale portava la grazia della liberazione. Al primo richiamo pareva
che l'Anima, stentasse a persuadersi di essere proprio lei chiamata...
poi svincolata dall'enorme peso che l'opprimeva, si è slanciata a volo fra le
braccia di Maria che gli si tendevano in attesa. Prima di questa scena non avevo
ancora compreso quanto la Madonna ami i poveri peccatori. L'aspetto ripugnante
di quel fortunato, al tocco della Madre divina, assunse una bellezza attraente,
e così venne consegnato all'Angelo custode. Ebbe un pensiero di gratitudine
per chi gli aveva ottenuto quell'insperata liberazione e, colmo di giubilo,
spiccò il volo. Gesù stesso si è fatto incontro all'Anima che faceva il suo
ingresso nella celeste Gerusalemme e stringendosela al cuore, ha comunicato
a tutti gli eletti la felicità che gli veniva da quel trionfo della sua
misericordia. Festa generale! Gaudio pieno, traboccante, esaltante la verità
delle parole evangeliche: « Si fa più festa, in Cielo per un peccatore che si
salva, che non per un giusto ». Il Redentore, stringendo al seno la pecorella
ritrovata, non aveva per essa che manifestazioni della più tenera bontà.
Nessun accenno ai molti traviamenti passati; all'odio portato alla Chiesa e ai
suoi Ministri... Quell'Anima fortunata si beava dell'amore del suo Dio, e la
prova di predilezione che Gesù le dava, veniva ammirata con stupore da tutti
gli Angeli e i Santi. Questa scena toccante, mi ha accesa del desiderio di
cooperare a tutto potere alla salvezza dei peccatori e alla liberazione delle
anime che debbono maggiormente espiare in Purgatorio, e mi è stata di monito
riguardo alla benevola indulgenza con la quale vanno trattate le anime più
colpevoli. Preghiamo e immoliamoci generosamente: vedremo in Cielo l'immenso
frutto delle nostre preghiere e del nostro sacrificio. (9-11-1950).
Dopo l'Ascensione di Gesù, Maria continuamente offriva al Padre il preziosissimo Sangue
La
vita della Madonna, dopo l'Ascensione di Gesù, fu un continuo martirio tanto
simile alla Passione interiore del Figlio, giacché gli stessi
motivi derivanti dal puro amore trafiggevano quasi spade a doppio taglio,
l'anima sensibilissima della divina Madre. Noi non possiamo che vagamente
intuire tale sofferenza. La Madonna, nel Figlio glorioso e risorto, vedeva
l'immagine del Padre e lo adorava nell'annientamento delle sue potenze;
accendendosi di sempre più vivo amore per Lui. Era la prima vittima, la prima
adoratrice. Chi avrebbe, dalla terra, servito, amato, adorato Dio come si
conveniva? La Madre universale si sentiva spinta a riparare, a supplire per
noi tutti. Continuamente offriva al Padre
il preziosissimo Sangue di Gesù, i patimenti da Lui sofferti, in
unione ai suoi, a vantaggio dei redenti. Nella luce della Risurrezione,
la santissima Vergine conobbe tutta la preziosità del dolore, la necessità di
un contributo di sofferenza offerto per ottenere alle anime il risorgere alla
grazia. Gli Apostoli, la sempre crescente famiglia dei credenti chiesero tanto
alla sua generosità ed Ella pensava ad offrire anche per le generazioni future.
Prevedeva la continuazione della lotta, delle persecuzioni, vedeva la Passione
del Capo misticamente rinnovata e completata nelle membra del Mistico Corpo di
Cristo e ciò la faceva spasimare non meno che sotto la croce. L'offesa a Dio,
l'incorrispondenza all'Amore le trapassavano il cuore, consumandola. Ma era per
il pregio di quell'offerta, per quel purissimo olocausto d'amore che saliva
gradito fino al Trono dell'Altissimo che la Chiesa prosperava e avrebbe finito
per trionfare.
Questo
compito di Maria non può venir meno sulla terra, e sono particolarmente le
anime consacrate a Dio che debbono continuarlo. (5-4-1951).
OFFERTA DELLE SETTE EFFUSIONI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
O
Trinità adorabile, per le mani di Maria corredentrice, ti offriamo il Sangue
preziosissimo di Gesù, scaturito nella sua circoncisione, in rendimento di
grazie per il dono della redenzione, e ti preghiamo di essere fedeli alla Tua
santa Legge d’amore e per ottenere grazia, misericordia e pace a tutti i
popoli della terra. Gloria al Padre
Padre
misericordioso, per i meriti infiniti del preziosissimo Sangue che il Tuo Figlio
Gesù effuse nell’agonia del Getzemani, ti preghiamo, fa che, in comunione con
Lui e con la sua Madre SS, ci pieghiamo silenziosamente ad adorare ogni
espressione della Tua Volontà, per adempierla con amore. Gloria al Padre
Signore
Gesù, nostro Dio e Salvatore, ti preghiamo: purificaci nel Sangue preziosissimo
da Te sparso nella Tua flagellazione e concedici di penetrare, con la Madre Tua,
le profondità della Tua Passione interiore e di offrirti i nostri cuori amanti,
nei quali ti possa riposare e trovare balsamo alle tue ferite.
Gloria al Padre
Quarta effusione del Sangue di Gesù nella coronazione di spine.
Padre
santo, ti offriamo il Sangue preziosissimo che il tuo Figlio divino effuse nella
Sua coronazione di spine e ti chiediamo di rivestire degli splendori della tua
santità i tuoi sacerdoti, affinché colmi di Spirito Santo, portino in tutte le
anime il fuoco della tua divina carità: che è lo spirito genuino di Gesù
Cristo Signore nostro. Gloria al Padre
Quinta effusione del Sangue di Gesù nella salita al calvario.
Dio
di bontà infinita, ti preghiamo affinché il sangue che Gesù sparse nella
salita al calvario scenda su tutti noi come onda purificatrice, rigeneratrice,
santificatrice. Da questo Sangue possiamo attingere la forza di seguire le orme
del Tuo Figlio sulla via dolorosa, per ottenere, uniti a lui, torrenti di grazia
e fiumi di misericordia per tutti. Gloria al Padre
Sesta effusione del Sangue di Gesù nella sua crocifissione.
O
Trinità santissima, in unione alla Vergine addolorata, ti offriamo il Sangue
prezioso che Gesù sparse nella sua crocifissione, per adorarti, ringraziarti,
riparare i peccati che si commettono, e per intercedere tutte le grazie di cui
abbiamo bisogno. Ti chiediamo in particolare di saperti donare amore per amore,
nella soavità di un sacrificio ma i sospeso, come umile cooperazione
all’opera della salvezza. Gloria al Padre
Settima effusione del Sangue di Gesù nella ferita al Costato.
Signore
Gesù Cristo, mite agnello immolato, ti preghiamo umilmente: dal tuo Cuore
trafitto sulla croce, da cui sgorgarono Sangue e Acqua per la nostra salvezza,
effondi in noi il tuo Spirito d’amore, affinché possiamo amarci come tu ci
ami ed essere una cosa sola con Te nel Padre e fra noi. Gloria al Padre
Preghiera
per ottenere grazia, misericordia e pace
Padre
Santo, guarda al tuo Figlio divino nel SS. Sacramento. Ti preghiamo la forza
d’impetrazione di ogni istante che Egli passa in questo
Stato Eucaristico: istante che eterna la sua immolazione e ha tutta l
efficacia del grido valido del suo
Sangue, dei suoi Meriti, del suo Amore e ti domandiamo di glorificarlo come Egli
glorifica Te. Non guardare ai delitti che anneriscono questa povera terra, ma
unicamente allo splendore che custodisce nella divina Eucaristia e intervieni,
manifestando la Tua onnipotenza, in forza del tuo amore e della tua bontà. Per
Gesù Cristo nostro Signore. Amen