NOSTALGIA
DI DIO
Giuseppe Paolo e Giovanni Fasoli – Ed. Casa di Nazareth
Entrare in contatto con i sogni più profondi
Verità
che illumini il mio cuore, fa' che non siano le mie tenebre a parlarmi!
Mi
sono gettato in mezzo ad esse e mi sono trovato al buio, ma anche da quaggiù ti
ho amato tanto.
Mi
sono smarrito, ma mi sono ricordato di te.
Ho
sentito la tua voce alle mie spalle che mi diceva di tornare indietro: l'ho
sentita a malapena, a causa del tumulto interiore dell'inquietudine, ma ecco che
ora torno assetato e desideroso della tua fonte.
Nessuno
mi impedisca di avvicinarmi a lei: ne berrò e vivrò.
Non
devo essere io la mia vita: da me sono vissuto male, sono stato morte per me
stesso; in te io ritorno a vivere.
parlami
tu, istruiscimi. (Sant'Agostino)
Due
alberi crescevano uno accanto all'altro. Il più giovane si lamentava sempre con
il suo vicino, un venerando e vecchio albero.
Il
suo problema più grande era di desiderare sempre di essere diverso.
L'albero
più anziano gli rispondeva dicendogli che la massima felicità si raggiunge
quando si entra in contatto con i sogni più profondi, con le proprie radici.
Nel
vivere ciò in pienezza risiedeva il segreto della vita.
L'albero
giovane, vivendo in un mondo diverso, non era molto soddisfatto di questa
risposta. Ma con il passare del tempo cominciò a sentire sempre più che
c'era una certa saggezza in ciò che diceva l'albero anziano.
Gran
parte della nostra infelicità nasce in effetti dal desiderare di essere diversi
da come siamo e dal mancato riconoscimento dell'intima ricchezza di avvenimenti
della nostra vita.
Decise
allora di non guardare più in mille posti e di non piangersi più addosso...
per cominciare a crescere sulle proprie radici.
Adesso
non voleva più essere diverso...
Cosa
manca alla tua vita, per essere veramente felice?
Domanda,
quasi accusa che ti punta inesorabilmente il dito!
Che
non ti lascia in pace...
Per
poter dare la risposta giusta, è importante capire quali sono le esigenze più
profonde dell'uomo. Devo chiedermi decisamente e sinceramente: chi sono? perché
vivo?
Sono
frutto di un caso o sono stato pensato e amato da qualcuno?
Che
ci sto a fare qui?
Non
sono sufficienti risposte affrettate e superficiali, del tipo:
per
fare soldi;
per
mangiare bene;
per
avere successo e diventare famoso;
per
sballare 24 su 24...
Questi
anni veloci mettono a disposizione dell'umanità ricchezza e abbondanza,
possibilità e potenza economica.
Ci
sono tutte le comodità.
Le
fonti di piacere stanno moltiplicandosi a dismisura. Ti vengono offerti
paradisi artificiali a più non posso... dietro pagamento salato, evidentemente.
Dovremmo sentirci bene, dovremmo essere felici... Emerge, invece,
un'inquietudine morale che va caratterizzando l'esistenza dell'uomo contemporaneo.
Mi
diceva un giovane, impiantato e realizzato, già laureato in economia e
commercio:
Ho
un impiego che mi frutta parecchio; dei resto sono di famiglia ricca...
Ho
un'automobile ultimo tipo, tutta mia. Possiedo una casa con ogni comodità.
Sono fidanzato con una bella ragazza... ma da qualche tempo sento in me una
profonda insoddisfazione.
E
rimarcava quelle ultime parole: «Sento in me una profonda insoddisfazione».
Amara
confidenza, che non aveva avuto il coraggio di fare a nessuno dei tanti amici
dai quali era invidiato per la sua riuscita e nemmeno alla sua ragazza.
Le
domande, che ci siamo posti in partenza, dalla mente passano al cuore e
rimbalzano nella coscienza... risvegliata e, forse, inquietata.
Abbiamo
troppo: siamo storditi dalle cose fino a non assaporare più il senso della
novità.
Fino
a non essere più capaci di gustare le gioie semplici.
Fino
al rigetto di tutto, esistenza compresa. Oppure non abbiamo, ma desideriamo
possedere, succhiare tutto fino al midollo della vita, e invidiamo chi può
organizzare la propria avventura in libertà, come in un grande luna-park.
Abbiamo
confuso il buio con la luce, il male con il bene.
Più
forte è l'illusione, più tremenda è la delusione che segue.
Insoddisfazione.
Inquietudine. Tristezza.
Noia.
Insicurezza.
Paura.
Solitudine. Disperazione. Nausea della vita.
E...
si vive una volta sola! Cosa ci manca?
Che
nome, che volto ha la nostalgia dell'uomo?
Esiste
un sogno, una verità, una scelta... in grado di condurci veramente fuori dal
tunnel?
Un
monaco mendicante trovò, in uno dei suoi viaggi, una pietra assai preziosa e la
ripose nella sua sacca.
Un
giorno incontrò un viandante e mentre apriva la sacca per trarne cibi da
spartire con lui, il viandante vide la pietra preziosa e gliela chiese.
Il
monaco gliela donò immediatamente. Allora il viandante lo ringraziò e se ne
andò pieno di gioia con quel regalo insperato: un gioiello che sarebbe bastato
a dargli ricchezza e sicurezza per tutto il resto dei suoi giorni. Tuttavia dopo
poco tempo, quel viandante tornò indietro in cerca del monaco e, trovatolo, gli
restituì il regalo e lo supplicò: "Ti prego, ora dammi qualcosa di
maggior valore di questa pietra, pur tanto preziosa. Dammi, per favore, ciò
che ti ha permesso di regalarmela".»
Una
grande attrice francese, Eva Lavallière, nella sua solitudine volontaria di
Tolone, dove soffre in modo indicibile ma serenamente, confida a Robert de Flers,
autore di composizioni portate da lei al successo sulle scene:
Nessuno
dei piaceri che abbiamo conosciuto insieme può condurre alla felicità.
Il
piacere non è la gioia.
Entra
dall'esterno, tocca i sensi. Li sfiora appena.
Illusionista.
Traditore. Tenta un'operazione fallita in partenza. Quando svanisce, tu rimani
con la tua sete. Rimani con la tua fame.
Intatta.
Più
forte di prima.
La
gioia, invece, sale dall'interno dell'uomo, sgorga e riempie...
Fa
traboccare il cuore.
Così
un giovane liquidava la sua esperienza estiva on the road ("sulla
strada"):
L'estate
scorsa, facendo continui autostop, (ho girato un po' tutta l'Europa.
Pensavo
di trovare chissà che cosa...
Ho
constatato invece che tra la gente c'è tanta noia, pochissima gioia.
È
quanto nei suoi romanzi evidenzia Bernanos: Il mondo è divorato dalla noia...
Si
dirà forse che il mondo con la noia ha familiarità da molto tempo, si dirà
che la noia è la vera condizione dell'uomo...
Ma
quello che io mi chiedo è se gli uomini hanno mai conosciuto questo contagio
della noia, questa lebbra, come una forma turpe della disperazione...
(Journal).
Perché
la disperazione? Perché siamo in fuga... Troppi giovani distruggono la propria
umanità con la fuga nell'alcool e nella droga.
Non
pochi si lanciano nella ricerca del piacere, nella curiosità di provare tutto.
Fuga
nel libero amore... vuoto, inconcludente. Stressante, alla fine.
Fuga
nella pornografia, finanziando coloro che, astuti come figli delle tenebre,
fanno cassetta alla faccia dell'uomo reale.
Fuga
nel rischio senza cervello...
Fuga
nel furto, nella rapina a mano armata, nella delinquenza squallida ed ottusa.
Fuga
verso isole di felicità che, attraverso pratiche esteriori,
"garantirebbero"(?) il raggiungimento della vera fortuna, ma che alla
fine abbandonano a se stesso e alla propria irrisolta solitudine chi vi fa
ricorso.
Dietro
tutto:
fuga
dalla profondità, fuga dall'interiorità, fuga dalla verità, fuga dalla realtà,
fuga da Dio.
C'era
un uomo così contrariato nel vedere sempre la sua ombra e così scontento dei
suoi passi che decise di lasciarli dietro di sé. Si disse allora: "Voglio
proprio fuggire via da loro". E così si alzò e scappò via.
Ogni
volta però che muoveva la gamba per fare un nuovo passo, la sua ombra lo
seguiva implacabilmente.
Si
disse allora: devo correre più in fretta.
E
così scappò via più veloce che poteva e corse al punto da cadere a terra
morto.
Se
solo fosse entrato nell'ombra di un albero, si sarebbe liberato dalla sua
ombra e se si fosse messo a sedere non avrebbe più fatto altri passi.
Ma
non ci aveva pensato...
Se
fermo la corsa pazza delle mie fughe e dirigo il mio cuore a Dio, trovo la
pienezza nella quale la mia fame viene definitivamente saziata.
L'ombra
amica che assorbe e scioglie le ombre delle mie illusioni...
Sì,
manca il più all'uomo di oggi... quando gli manca Dio.
Gli
manca la luce del sole... Se ne va a caso.
Come
un pazzo. Nella notte...
Un
giovane mi dice: «Io non sono ateo e nemmeno i miei amici... Però Dio lo
mettiamo da parte». Dopo aver messo da parte Dio, inventiamo a modo nostro la
vita.
Ci
illudiamo di vivere di più.
In
realtà... si tratta di una trappola. Sopravviviamo solo.
C'é
una canzone di Roberto Bignoli che parla di inganno ed apre ad una nuova
speranza:
Diglielo
tu... che con la tua chitarra vai cantando l'amore, diglielo tu... che conosci
le strade del dolore. Tu che vivi nella speranza vivi anche per me, tu che
canti alla vita canta anche per me. Dille che il mio cuore è afflitto da mille
pene, dille pure che sono un drogato che ha venduto le sue vene; diglielo tu...
lei ti ascolta, diglielo tu... lei ti ascolta.
Diglielo
tu... che con la tua vita parli a tutta la gente, diglielo tu... a chi ti
ascolta e a chi è indifferente. Tu che preghi, credi in Dio, prega anche per
me, tu che credi nell'amore ama anche per me. Ho distrutto la mia vita, ho
bruciato i miei vent'anni, ho creduto ai sogni e alle illusioni tradito dagli
inganni; diglielo tu... lei ti ascolta, diglielo tu... lei ti ascolta.
Diglielo
tu... che hai la forza di lottare e che credi in un mondo migliore; diglielo
tu... che voglio rinascere e che cerco il suo amore. Tu che ami quelli come noi,
ama anche per me; tu che parli a tutti i cuori, parla anche per me.
Sì,
sono un drogato e non lo nascondo, ma voglio ancora vivere in questo pazzo
mondo; sì, ho anche rubato e non lo nascondo, sono stato ingannato dalle follie
di questo mondo; diglielo tu... lei ti ascolta. Diglielo tu... lei ti ascolta...
(Diglielo tu, nel cd Roberto Bignoli).
Roberto
Bignoli è un cantautore nuovo e alternativo; ha ottenuto negli ultimi anni due
premi "awards" per la "international christian music" e un
"golden graal" come oscar per la musica cristiana italiana. Dopo aver
sperimentato di persona la tristezza dell'handicap, della droga, del carcere e
dell'abbandono... ed essersi imposto nell'ambito della musica leggera come
spalla (chitarrista) di alcuni big della musica italiana, è stato toccato da
un'esperienza di Dio che ha cambiato il suo modo di essere e dato un volto
nuovo alle sue canzoni.
Spiega
lui stesso, in esclusiva per noi, come è nato il testo di questa canzone:
Una
sera mi trovavo per un concerto in provincia di Roma. Mentre cantavo sul palco
allestito all'aperto, tre ragazzi finivano per caso in mezzo al pubblico.
Stavano andando a ballare in discoteca ed un problema con la macchina li aveva
bloccati lì senza tante alternative. Uno dei tre era già impasticcato...
Intanto
però avevano capito che era in corso un concerto tutto particolare con un tipo
strano che cantava buttando fuori un sacco di energia nonostante le sue
stampelle... Anche la musica e i testi (mi avrebbero detto poi) erano dei
tutto particolari. Decisero di rimanere e di capire meglio di cosa si
trattava.
A
fine concerto sono venuti a ringraziarmi per l'energia che aveva trasmesso loro
la mia musica, ma anche per affidarmi un messaggio per tutti i ragazzi che avrei
incontrato nel percorso dei miei concerti: un messaggio di speranza, come un
invito ad uscire, con l'aiuto di Maria, dai giri negativi, dalla deriva della
droga e del vizio, attraverso il dialogo, la speranza, la fede.
Così
è nata "Diglielo tu": una proposta contro-corrente, come via di
uscita verso Dio per un mondo pazzo che non si ritrova più e va alla deriva
perché ha tentato di eliminarlo dalla propria storia.
"Sono
stato ingannato...". "Va alla deriva...". L'origine della più
grande tristezza, di questo inganno, di questa deriva... sta proprio qui:
vivere cóme se Dio non esistesse; con una visione rasoterra, a senso unico,
della realtà e dell'uomo.
Si
vuole spiegare il mondo senza fare ricorso ad un essere superiore.
L'uomo,
con la sua intelligenza, sta trasformando e migliorando la terra dove abita,
conquista anche gli spazi interstellari, che sembravano prima irraggiungibili.
L'uomo
crede di poter fare a meno di Dio. L'uomo prova ad organizzarsi la
sopravvivenza, si mette al posto di Dio.
Dio
è ignorato, è messo fuori gioco. Dio è negato.
Il
popolo della notte sa scavarsi cisterne screpolate con le proprie mani. Passa
dalla vita alla morte. Va alla deriva...
«Sconvolgerò
il cielo
e
tutti saranno atterriti dall'orrore, dice il Signore. Due sono le colpe che ha
commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua fresca e viva, e ha
preferito scavarsi cisterne, cisterne screpolate, incapaci di contenere acqua»
(Geremia 2, 12-13).
Abbandonare
la fede corrisponde a mettersi automaticamente in uno stato fallimentare.
Joahnnes
Joergensen lo esprime con una suggestiva parabola.
In
un luminoso mattino di settembre - racconta il convertito danese - un piccolo
ragno lasciò cadere dalla cima di un albero un lungo filo che, trasportato dal
vento, si posò sui rami di una grossa siepe. Su questa, il piccolo argonauta
costruì la sua tela, che risultò grande bella insuperabile comodissima. Il
ragno era tutto compiaciuto della sua abitazione.
Giornate
vennero e se ne andarono. Le mosche cominciarono a mancare...
Per
quel filo dall'alto, il ragno potè allargare il suo agguato più di quanto
sperasse. Ingrandì la tela per largo e per lungo, coprendo tutta la siepe.
Ma
un mattino si destò di umore nero. Tanto per fare qualcosa, ispezionò la tela.
Gira e rigira, trovò dal lato esterno un filo strano che saliva, saliva e
sembrava andare alle nuvole...
Non
ricordava più il giorno sereno in cui egli stesso era sceso da quel filo. E
nemmeno ricordava quanto quel filo gli era servito per accrescere ed
allargare la sua tela. Aveva dimenticato tutto questo e pensò che fosse uno
stupido filo buono a nulla; non solo inopportuno ma anche inutile.
"Abbasso
quel filo!", gridò il ragno e, con un colpo netto di chele, lo troncò.
Nel
medesimo istante la tela cedette e il piccolo argonauta si trovò a giacere
sulla siepe spinosa, col capo avvolto da un povero umido cencio. La
meravigliosa tela, da lui fabbricata, diventò la sua tomba...
Solo
perché non aveva capito l'utilità di quel filo che veniva dall'alto.
L'esclusione
di Dio porta alla scomparsa dell'uomo. La morte di Dio diventa morte dell'uomo!
Il
rifiuto di Dio distrugge tutti i valori, anche i più elementari.
Rende
la persona insensibile: schiava delle forze più oscure.
Scrive
Paolo:
«Poiché
si sono allontanati nei loro pensieri da Dio, Dio li ha abbandonati, li ha
lasciati soli in balìa dei loro pensieri corrotti ed essi hanno compiuto cose
orribili. Sono ormai giunti al colmo di ogni specie di ingiustizia e di
vergognosi desideri. Sono avidi, cattivi, invidiosi, assassini. Litigano e
ingannano. Sono maligni, traditori, calunniatori, nemici di Dio, violenti,
superbi, presuntuosi, inventori di male, ribelli ai genitori. Sono disonesti e
non mantengono le promesse. Sono senza pietà e incapaci di amare». E aggiunge
ancora, sorpreso che l'uomo si ostini a sfidare Dio: «Eppure sanno benissimo
come Dio giudica quelli che commettono queste colpe: sono degni di morte.
Tuttavia, non solo continuano a commetterle, ma anche si rallegrano con tutti
quelli che si comportano come loro» (Romani 1, 28-32).
Parola
di Dio.
Molto
forte... attualissima.
Allontanandoci
da Dio, diventiamo incomprensibili a noi stessi.
Diventiamo
un problema per noi stessi. Un
rebus. Un enigma.
Io:
un problema per me. Io: schiavo di me stesso.
Il
materialismo è sempre, per l'uomo, una situazione di asservimento:
Si
tratti di asservimento ad una ricerca senza anima dei beni materiali, si tratti
di asservimento ancora peggiore dell'uomo corpo e anima a ideologie atee,
sempre in definitiva è asservimento dell'uomo all'uomo (Giovanni Paolo II).
Il
Concilio Vaticano II, nel suo documento sulla Chiesa nel mondo contemporaneo,
afferma:
«L'oblio
di Dio, priva di luce la creatura stessa. La creatura senza il Creatore
svanisce...» «(n. 36).
Che
fantastica storia è la vita!
Senza
averlo chiesto, viaggio sopra una macchina rotonda (la terra) che mi porta a
spasso per l'universo anche se io non me ne accorgo...
Questa
palla che mi trasporta non poggia su niente; fa addirittura un giro completo su
se stessa in un giorno, alla velocità di circa 1.000 km all'ora; descrive
un'orbita a forma di ellisse attorno al sole, ruotando alla velocità di circa
108.000 km all'ora.
Questo
sole, trascinando con sé nove grossi pianeti, si dirige verso un'altra
splendida stella, Vega, nella costellazione della Lira, alla velocità di
70.000 km all'ora.
È
fondamentale saper interpretare il movimento della grande giostra del mondo.
È
da persone profonde cercare-amare la verità. Apriamo il Catechismo dei giovani:
La
ricerca della verità è misura della nostra Umanità.
La
nostra vita è cammino verso la verità. Solo nel confronto con la verità e le
sue esigenze la vita diventa autentica, sfuggendo alla massificazione e alla
superficialità.
È
nella verità il senso della vita e solo intorno ad essa può articolarsi un
progetto che voglia essere significativo (vol. 1, pag. 17).
Non
veniamo dal caos.
Non
siamo il gioco di un caso. Scrive Albert Einstein: Io provo l'emozione più
forte davanti al mistero della vita...
Chi
non prova, di fronte alle manifestazioni della vita, stupore e sorpresa, è un
morto vivente e i suoi occhi non vedono più.
E
"il titano" della fisica aggiungeva: Lo scienziato è penetrato dal
senso della causalità universale.
L'ordine
che regna nell'universo e l'armonia delle leggi della natura, gli rivelano
un'Intelligenza talmente superiore che, confrontato ad essa,
tutto il pensiero e l'agire degli uomini appare come un riflesso del
tutto insignificante.
Per
questo la Bibbia proclama:
«Tutti
quelli che non conoscono Dio, nella loro debolezza si illudono. Vedono le cose
buone
ma
non sanno risalire alla loro fonte; prendono in considerazione le opere, ma non
sanno riconoscere l'artista che le ha fatte» (Sapienza 13, 1).
Viviamo
in un mondo meraviglioso. Meravigliosamente immenso. Mille forze.
Mille
leggi. Mille profondità. Mille bellezze.
Ogni
creatura con il suo colore, con la sua voce. Non c'è una sola scoperta
scientifica che possa portare alla negazione di Dio (Antonino Zichichi, Perché
io credo in colui che ha fatto il mondo).
Scienza
e fede non stanno in contrasto; insieme ci indicano come risalire alla fonte:
Dio.
Dice
bene Werner Von Braun, esperto di fisica interplanetaria: «Scienza e
religione sono come due finestre della stessa casa attraverso le quali
osserviamo la realtà del Creatore».
E
testimonia:
Per
quanto riguarda la mia fede in Dio, non devo "provarne" l'esistenza.
Posso
dire che lo vedo, che ne sperimento la presenza.
Così
la Bibbia parla di Dio:
*
L'Io-Sono che, nel disfarsi e sparire delle cose, non passa (Esodo 3, 14; Salmo
101, 28; Giovanni 8, 24).
*
Il Grande, al di sopra di tutte le sue opere (Siracide 43, 28), che ha tutto
disposto con misura, calcolo e peso (Sapienza 11, 20).
*
L'Insostituibile che da nulla e da nessuno può venire rimpiazzato, per la cui
volontà tutto esiste: da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose (Romani
11,36).
*
Il vivente che dura in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto, il suo
dominio non finisce (Daniele 6, 27).
La
scienza ci informa che ogni essere vivente e programmato su "nastro"
DNA (codice genetico). Questo vale per le piante, per gli animali e per gli
uomini.
È
con la programmazione registrata su quel nastro biologico che ebbe inizio la
vita sulla terra, ed è con quella programmazione che essa si è diffusa nel
tempo fino ad oggi.
Uno
studioso contemporaneo di biologia, l'ing. Domenico Ravalico, afferma:
La
scienza è giunta a queste conclusioni:
gli
atomi sono progettati
le
molecole sono progettate,
le
proteine sono progettate
le
cellule sono progettate
i
viventi sono progettati.
Però
tutti questi progetti minori fanno parte di un progetto complessivo, totale,
comprendente anche il sistema solare e l'universo intero.
L'atomo
di idrogeno è progettato in modo da far splendere il nostro sole, e nello
stesso tempo fornire potenza ad ogni vivente affinché possa 'funzionare',
essere davvero vivente.
C'è
una sola luce nell'universo, mentre le stelle sono innumerevoli. C'è una sola
vita sulla terra, mentre le specie viventi sono numerosissime.
Tutto
ciò che esiste è in relazione con la lunghezza d'onda della luce. La stessa
nostra statura è in rapporto a questa lunghezza (La creazione non è una
favola).
Dove
c'è un progetto, deve esserci un Progettista. Dove c'è un programma, esiste
prima un Programmatore.
Se
l'opera è "riuscita" ed è particolarmente bella, tanto più l'Autore
di essa è intelligente, singolarmente capace, perfetto, bello.
«Dio
ha creato la terra per sempre e l'ha riempita di animali. Quando manda la luce,
la luce va; quando la richiama, obbedisce tremante. Le stelle brillano nella
notte ed esprimono la loro gioia.
Dio
le chiama ed esse rispondono: "Eccoci!"; brillano con gioia per il
loro Creatore.
È
lui il nostro Dio; nessun altro può essere paragonato a lui» (Baruc 3, 32-36).
Dal
linguaggio indiano ci appropriamo di un'immagine suggestiva per descrivere il
rapporto tra Dio e la sua creazione: "Dio danza la sua creazione". Il
mondo come creazione... Dio come Creatore... Lui è il danzatore, la creazione
è la danza.
La
danza è diversa dal danzatore, tuttavia non può esistere senza di lui.
Nel
momento in cui il danzatore si ferma, la danza cessa di esistere.
L'universo,
nella sua origine e nel suo divenire continuo, può derivare soltanto da
Qualcuno che è
al
di là della materia e dell'energia,
al
di là della vita e della natura,
al
di là del tempo e dello spazio,
al
di sopra di ogni movimento... Solamente da Dio-Creatore.
Scrive
il giornalista André Frossard:
C'è
un ordine, nell'universo, e alla sommità l'evidenza di Dio. L'evidenza fatta
presenza e l'evidenza fatta persona di Colui che fino a vent'anni avevo
negato e del quale ora sento la dolcezza.
Una
dolcezza diversa da tutte le altre... [André è sposato con figli ed ha molti
amici!]; una dolcezza attiva sconvolgente cui si accompagna una gioia che
altro non è se non l'esultanza del salvato, la gioia del naufrago raccolto in
tempo (C'è un altro mondo).
La
scena del mondo, affascinante e misteriosa, è un riflesso della prima e unica
Luce...
Dietro
la vita, dietro la natura, dietro l'universo, c'è la Sapienza...
C'è
l'Amore!
Dopo
aver parlato dell'esistenza di Dio ad un gruppo di giovani, uno di loro, come
sfida, mi dice: «Dammi una prova più convincente che questo Dio c'è». Anche
se con trepidazione, gli rispondo in maniera diretta:
Per
me, in questo momento, la prova più convincente che Dio c'è, è la tua
persona, sei tu. » Il giovane ci resta... Poi, faccia a faccia, mi dirà: « È
vero, non ci avevo mai pensato!».
Chiaro
segno del divino è l'uomo.
Nettamente
diverso da tutte le altre forme di materia vivente.
Punto
di arrivo del creato.
Studiando
l'uomo, la scienza ha scoperto che il corpo umano è costituito da sessantamila
miliardi di cellule viventi, ognuna delle quali è un mondo al di là di ogni più
ardita fantasia.
Corpo,
mente, cuore: l'uomo è un capolavoro di precisione, un essere straordinario, ha
un valore assoluto.
Radicalmente
distinto da tutti gli animali - e questo da sempre - l'essere umano esiste dai
primi istanti della fecondazione: chi può contestargli il diritto alla vita,
datogli dal Creatore?
Non
gli manca nulla per essere uomo.
Nella
madre il bambino attende il cibo che permetterà al codice genetico di
strutturare il corpo seguendo le sue istruzioni.
Ma
l'uomo non è solo materia! Come non è solo spirito!
È
materia e spirito strettamente uniti, in modo da formare un solo essere: l'uomo
vivente-pensante. Osserva il Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla
Chiesa nel mondo contemporaneo:
Unità
di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione
corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi attraverso di
lui toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore
(n. 14). L'uomo soltanto, fra tutti gli esseri
•
è per sé e non in funzione di...
•
è un valore non relativizzabile
•
è persona, soggetto distinto da ogni altro
•
è icona dell'invisibile Dio
•
è progetto di eternità...
«Fatto
di poco inferiore a un dio, coronato di forza e di splendore» (Salmo 8, 6).
Giovanni
Paolo II ha spiegato ai giovani:
Voi
sapete bene che è frequente da parte mia il richiamo alla persona, perché si
tratta veramente di un dato fondamentale, da cui non si potrà mai
prescindere.
E
dicendo 'persona' non intendo fare un discorso di umanesimo autonomo e
circoscritto alla realtà di questa terra.
L'uomo
in se stesso ha un immenso valore, ma non l'ha da se stesso perché l'ha
ricevuto da Dio.»
C'è
in ogni uomo qualcosa che lo trascende. C'è in me, uomo, una realtà che mi
supera.
Il
mistero dell'uomo rinvia ad un mistero più grande.
Con
la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene
morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione
all'infinito e alla felicità, l'uomo si interroga sull'esistenza di Dio
(Catechismo della chiesa cattolica, n. 33).
«In
te Dio è la sorgente della vita, quando ci illumini, viviamo nella luce»
(Salmo 35, 10).
«Sei
tu che mi hai plasmato il cuore, mi hai tessuto nel seno di mia madre» (Salmo
138, 13).
Portiamo
impressa in noi la firma di Dio.
Paolo
dichiara ai cittadini di Atene, che hanno innalzato un altare al Dio
sconosciuto:
«Io
vengo ad annunciarvi quel Dio che voi adorate ma non conoscete. Egli è colui
che ha fatto il mondo e tutto quello che esso contiene.
Egli
è il Signore del cielo e della terra e non abita in templi costruiti dagli
uomini. Non si fa servire dagli uomini come se avesse bisogno di qualche cosa:
anzi è lui che dà a tutti la vita, il respiro... In lui infatti noi viviamo,
ci muoviamo ed esistiamo» (Atti 17, 23-25.28).
Racconta
Peter Mulder, fotografo olandese di successo: «Un giorno mio figlio, che
aveva allora quattro anni, mi chiese: "Perché non mi fai una fotografia
di Dio?"».
Dopo
aver operato negli ambiti più svariati ed ambigui di moda e marketing, Peter ha
dato una svolta totale alla sua professione per dedicarsi al soggetto religioso.
All'incapacità
di cogliere la verità, nella richiesta di mio figlio - scrive Peter - subentrò
a poco a poco la luce: una luce che impressionava la mia anima come la luce
impressiona la macchina fotografica.
Applicando
i vari procedimenti fotografici alla persona, compresi meravigliato che Dio ha
impresso nel negativo della nostra anima la sua immagine.
Compito
dell'uomo è svilupparla tutti i giorni della vita sulla terra per
rispecchiare in sé il volto di Dio e renderlo visibile ai fratelli.
L'uomo:
fotografia vivente di Dio. Non è fatto in serie!
Non
è una fotocopia!
Non
potrà mai essere un "clone"... «Dio disse: "Facciamo l'uomo;
sia simile a noi, sia la nostra immagine"» (Genesi 1, 26).
Veniamo
da Dio.
Siamo
di Dio.
A
Dio ritorniamo.
Lucia
Magnani, di Igea Marittima, è una ragazza dal sorriso grande e luminoso; una
breve vita (23 anni)... vissuta intensamente.
Annota
nel Diario: Voglio avere un punto di riferimento ben preciso per quanto
riguarda la mia vita, i miei sentimenti, i miei pensieri.
Chi
sono? Cosa voglio?
Questi
interrogativi mi salgono di continuo alla mente e io sento in me che la risposta
esiste... Sempre sfogliando il Diario: Il mio punto di approdo, il mio porto
sicuro, io credo di averlo trovato in Dio.
Cerco
di rimanere coerente a questo ideale. Sento che ho trovato la strada dei
ritorno, della conversione a Dio e della rappacificazione con me stessa.
La
vita è di Dio.
Dio
è la vita.
La
vita è Dio. Ogni volta che sento pulsare un battito del cuore è come se il
cuore di Dio battesse al ritmo del mio.
Bellissimo...
È
il mio cuore che, in una danza stupenda, batte il ritmo del suo cuore.
È
un'energia divina che mi accende e riaccende, scatena ogni volta la gioia di
vivere...
È
l'esperienza stupenda del riceversi da Dio momento per momento, come fiume da
sorgente.
È
nostalgia di Lui...
Nostalgia
di Lui-Sorgente.
(…)
Sono
un giovane di 22 anni, sto in ospedale e mi è venuto in mente di scriverti
alcune righe... spero che tu abbia un po' di tempo per leggerle.
Sono
Marco, ho capelli lunghi, sono uno dei tanti giovani che hai visto passare per
la strada con la moto a tutta velocità. Forse non avrai avuto tempo di
fissarmi perché avevo fretta; il semaforo rosso non mi diceva niente, mi interessava
soltanto correre.
Un
giorno sono finito sotto una macchina, volevo fare un sorpasso, ma non sono
riuscito; non ricordo niente di quanto è successo... mi sono trovato in
ospedale senza una mano e senza una gamba.
Per
una o due ore ho cercato di pensare che era soltanto un sogno, ma è stato
inutile! Adesso questa è la mia realtà: non ho una mano e mi manca anche una
gamba...
Ma
che strano! Adesso che dovrei essere triste sento una grande pace dentro di
me. Soltanto ora mi sono accorto di essere vivo. Quando stavo in discoteca mi
sembrava di esserlo, ma in realtà lì ero morto, ero come un giocattolo,
saltavo, gridavo al suono della musica mentre le luci annebbiavano i miei occhi.
Che
sciocco!
Sai?
Oggi vedo il sole e ringrazio Dio per gli occhi: sono 22 anni che li ho e non mi
ero mai reso conto di averli; ho scoperto un mondo in cui vivevo, ma che non
conoscevo.
Ho
scoperto un altro mondo, quello della sofferenza; quante cose ho visto in
ospedale! Ma ora sento in me una grande pace; oggi ho asciugato le lacrime di
un ragazzo che ha perso sua madre, e ho preso in braccio un bambino malato, ho
regalato un sorriso ad un anziano che era solo e tutto ciò sta riempiendo un
vuoto che avevo dentro di me.
Sai?
Ti confesso che mai come ora sento il bisogno di amare, di cantare, di
ringraziare Dio per questa meravigliosa vita che mi ha dato.
Se
questa lettera ti arriverà, vorrei domandarti una cosa: tu hai le mani e i
piedi, hai tutto il corpo... vero? Ma ti accorgi di essere vivo? Dove vanno i
tuoi piedi? Che cosa fanno le tue mani?
Beato
te se i tuoi piedi ti accompagneranno a visitare chi è solo, se le tue mani
asciugheranno una lacrima. Spero che anche tu possa vedere il mondo con occhi
nuovi.
E
ti auguro tutto il bene del mondo! Ciao!» Miracolo perenne di Dio è ogni uomo.
«Ti
lodo Signore, mi hai fatto come un prodigio.
Lo
riconosco: prodigiose sono le tue opere» (Salmo 138, 14).
Solo
Dio dà senso alla nostra esistenza. Come uomini, come donne...
Un
significato pieno, soddisfacente, liberante. Sta a noi la gioia e l'impegno di
accorgerci
di essere vivi
scoprirci
immagini di Dio
capire
che siamo frutto del suo eterno-fantastico progetto di amore
accettare
di appartenere a lui
gioirne
senza fine.
Tu
ci hai fatto per te, Signore, come il ruscello per l'oceano, ed il nostro cuore
trova pace solo risalendo verso di te.
Fa'
che noi rispondiamo, goccia a goccia, pieni di gioia, alla grande voce
dell'Oceano del tuo amore, che ci invita ad ogni istante.
Mi
trovavo, con un gruppo di adolescenti, nella Casa di Nazareth di Bosco
Chiesanuova (VR). Entrando nella sala dei lavori di gruppo, trovo scritto sulla
lavagna uno slogan-programma: « Fate targo ai cercatori di Dio! »
Siamo
cercatori nati.
Cerca
il bambino che non sta mai fermo.
Cerca
affannosamente l'adulto.
Anche
il vecchio cerca ancora qualcuno o qualcosa.
Ma
più di tutti, e a ragione, cerchi tu adolescente, tu giovane, che con stupore
vai incontro alla vita.
«Cerca
la gioia nel Signore, egli esaudirà i desideri del tuo cuore» (Salmo 36, 4).
Nel
tuo continuo cercare, ti accorgerai presto che creature, persone, cose, centri
d'interesse, non ti bastano, non ti riempiono.
Prese
una ad una.
Prese
e godute insieme.
Non
raggiungono la sufficienza.
Il
vuoto che niente e nessuno riesce a colmare, la sete di infinito che c'è in te,
in ogni uomo, è il segno, lo stampo del Creatore.
Il
desiderio di assoluto porta l'impronta di Dio. Quel Dio che per primo ti viene
incontro, si offre a te.
«Chi
cerca il Signore non manca di nulla» (Salmo 33, 11).
È
lui che tutto ha fatto con sapienza, potenza, amore.
È
lui che, nel creato, ha seminato tutto quello che c'è di desiderabile, di
bello.
È
lui che ha partecipato a noi uomini, sempre nel rapporto da creatura a
Creatore, la sua scienza e forza, la sua bellezza e bontà, la sua pace e gioia.
Ora
puoi capire che la tua sete di felicità, come quella dei tuoi amici, come
quella di tutti gli uomini di tutti i tempi, è giusta.
Risponde
alle profonde esigenze del cuore umano aperto all'infinito, capace di Dio.
Cerchiamo
l'infinito, ma troviamo continuamente cose (Novalis).
Cercare
il Signore!
È
l'invito insistente di tutta la Bibbia.
È
il grido grande che sgorga dalla Parola di Dio.
«Cercate
il Signore,
se
volete vivere» (Amos 5, 4-6).
«Si
ravvivi il cuore di chi cerca Dio» (Salmo 69, 33).
Cercare
il Signore è impresa magnifica! «Gioia e allegrezza grande per quelli che ti
cercano» (Salmo 70, 5).
«II
Signore è con me, è mio aiuto, non ho paura: chi può farmi del male?
Il
Signore è con me, mi dà forza» (Salmo 117,6-7).
Siamo
protesi verso un futuro senza sponde. Siamo cercatori di una perla.
Cercatori
di un più.
Trovare
Dio e possederlo dà una sicurezza invincibile!
Diventa
la nostra più vera grandezza.
Ciao,
mi
chiamo Simona, e sono una ragazza come tante altre (forse peggio delle altre),
ma da un po' di tempo ho scoperto quel piccolo, minuscolo, microscopico
pezzettino di cielo che sta in me: è proprio qui tutto quello che desideravo
sapere, che avrei voluto conoscere di me; è dentro il mio cuore, e giorno
dopo giorno sto cercando di scoprirlo sempre più.
È
da un bel pezzo che ero alla ricerca di "qualcosa", che forse
nemmeno io sapevo bene cosa fosse, e piano piano ho capito che quello che
cercavo non era un oggetto, un luogo, ma una... persona: Qualcuno.
Non
avevo neanche la più pallida idea di chi potesse essere, però speravo, con
tutto il cuore, di incontrare, prima o poi, "qualcuno" che mi sapesse
accettare con i miei pochi pregi e il mio pessimo carattere, in poche parole:
così come sono.
Avevo
bisogno di "qualcuno" che avesse la pazienza di ascoltarmi quando
avevo voglia di parlare, che mi sapesse comprendere nei momenti difficili e che
mi sapesse aiutare ed incoraggiare quando ormai avevo perso la fiducia in me
stessa e negli altri.
Cercavo...
cercavo... cercavo... senza mai trovare niente e nessuno che mi potesse dare
quello che volevo. Volevo di più: volevo trovare un senso alla mia vita.
Ad
un certo punto mi sono resa conto di aver cercato tanto lontano e per tanto
tempo quello che era dentro di me da sempre, dall'eternità: l'Amore!
Impossibile,
mi sembrava impossibile... eppure è stato proprio così; e solo allora ho
capito di non essere mai stata sola neppure un momento, un solo istante della
mia vita.
Sarei
veramente scoppiata di gioia!
Avevo
sempre creduto di conoscermi, conoscere me stessa fino in fondo, ma non avrei
mai immaginato di dover fare questa bellissima scoperta. Anche i miei amici e
le persone che mi stanno attorno si sono accorte che sono cambiata, mi vedono più
felice e spesso mi chiedono qual è il segreto della mia gioia.
Semplice...
non esiste un segreto. Ho trovato.
Sono
più che convinta: Lui vive in me sempre.
Dio
ha veramente toccato il mio cuore e ha trasformato la mia tristezza in danza.
»
Afferma
A. Dobrovolski:
Non
vi sono che due categorie di uomini che si possono qualificare come
intelligenti: anzitutto quelli che servono Dio con tutto il cuore perché lo
hanno conosciuto.
Poi
coloro che lo cercano con tutto il cuore perché non l'hanno ancora trovato.
Ricerca
di Dio che impegna il meglio di noi. Verità e semplicità.
Insistenza.
Mosé,
in nome dell'Altissimo, afferma: «Cercherai il Signore tuo Dio e lo troverai,
se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l'anima» (Deuteronomio 4, 29).
Uno
dei più grandi cercatori della storia, Agostino, così prega nelle
Confessioni:
O
eterna Verità e vera Caritàe cara Eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro
giorno e notte.
Appena
ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò
che da solo non sarei mai stato in grado di vedere.
Hai
abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me.
Tremai di amore e di terrore.
Tardi
ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!
In
una partita, i tempi supplementari sono spesso decisivi. A volte portano al
rovesciamento del risultato, ad un'inattesa vittoria.
Nella
grande partita della vita, il tempo che ancora ti ritrovi a disposizione è
preziosissimo: ti dà la possibilità di deciderti per Dio, di recuperare le
energie spirituali sprecate.
«Cercate
il Signore ora che si fa trovare. Chiamatelo, adesso che è vicino.
Chi
è senza fede e senza legge cambi mentalità;
chi
è perverso rinunci alla sua malvagità!
Tornate
tutti al Signore, ed egli avrà pietà di voi!
Tornate
al nostro Dio che perdona con larghezza!» (Isaia 55, 1-3.6-7).
Mirka
Grolli, giovane sposa morta a 26 anni dopo essere stata sottoposta a molti
interventi chirurgici per un tumore facciale, confida:
Ero
quasi atea e senza fede.
Ho
sempre cercato la bellezza fisica e le gioie che la vita può offrire. Ad un
certo momento il Signore mi ha preso per mano e mi ha fatto scoprire la vera
bellezza e la mia vocazione: essere missionaria nella sofferenza.
Attraverso
un cammino di buio, di solitudine e di atroci dolori, ho capito che al di là
del muro c'è Dio.
All'ospedale,
prima di lasciare serenamente questo mondo, dice con sorprendente forza:
Credo
fino all'ultimo che la mia missione sia quella di fare un'iniezione di fede a
tutto il reparto.
La
nostra ricerca dell'Assoluto deve essere tanto più appassionata quanto più
comprendiamo di aver perduto tempo e sprecato fiato nel cercare egoisticamente
noi stessi.
Quanto
più abbiamo sperimentato l'insicurezza e l'inutilità di "quello che non
rimane".
«Se
in passato avete deciso di allontanarvi da Dio, ora tornate a lui, cercatelo con
tutte le forze» (Baruc 4, 28).
Il
grande ballerino Vaslav Nijinsky, ritornato a Dio, afferma:
Odio
le azioni malvage e non voglio commetterne. Prima ho fatto degli errori perché
non capivo Dio... Io sono un uomo.
Dio
è in me. Io sono in Dio Io lo voglio, io lo cerco...
Non
so come, ma sento che Dio aiuterà tutti coloro che lo cercano.
Io
cerco Dio. Dio cerca me e perciò finiremo per trovarci. »
La
conversione, il rovesciamento dello spirito, ti chiede lotte e scelte
contro-corrente, ma esalta chi sa andare fino in fondo.
Alexis
Carrel, premio Nobel per la medicina, scrive come preghiera:
Ti
ringrazio, Signore, di avermi conservato la vita più a lungo che alla maggior
parte dei miei amici cli un tempo...
E
stata un deserto la mia vita, perché io non ti ho conosciuto. Fa' che il
deserto fiorisca.
Che
ogni minuto dei giorni che mi restano sia consacrato al tuo servizio.
Nell'oscurità, nella quale vado barcollando, io ti cerco senza posa.
Anche
se cieco, io mi sforzo di seguirti. Signore, indicami la strada.
Progresso,
tecnica e informatica, interrelazioni satellitari, net-work, fonti di
informazione velocissime, telefonini accessoriati di TV da poter guardare lì
dove sei; piaceri inediti e raffinati... no, non ne abbiamo abbastanza.
Abbiamo
bisogno di fede in Dio. Per non diventare disumani.
Per
non sentirci dei mostri. Pesanti a noi stessi e agli altri.
Torniamo
ad ascoltare Alexis Carrel:
Ho
trent'anni e sono più stanco di un ottantenne...
Divenire
professore delle grandi università degli Stati Uniti? Essere conosciuto, avere
denaro? Ho troppo guardato attorno a me e ho sentito la vanità di ogni
cosa...
Dio
solamente ci dà la spiegazione della vita. Io voglio credere, perché se non
credessi, io non so che cosa diverrei.
La
fede risponde ai grandi perché della vita. «Solo in Dio trovo riposo, da lui
viene la mia speranza.
Lui
solo è mia salvezza e mia roccia, al suo riparo starò al sicuro» (Salmo 61,
6-7).
Afferma
lo scrittore Giuseppe Pontiggia: «Sento il bisogno di Dio, di pregare».
E
aggiunge: «La preghiera mi mette in contatto con una voce che è più durevole
e fonda della voce di chi la nega.
Tante
volte l'ho negata anch'io, per riscoprirla nei momenti più difficili (Nati due
volte).
Il
Catechismo della chiesa cattolica chiarisce:
La
fede è un dono che Dio fa all'uomo gratuitamente. Non possiamo perdere questo
dono inestimabile.
San
Paolo a questo proposito mette in guardia Timoteo: "Combatti la buona
battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l'hanno ripudiata
hanno fatto naufragio nella fede" (nn. 153.162).
La
fede è "dono dall'Alto".
È
chiamata di amore da parte di Dio, che provoca una contro-risposta di amore da
parte nostra.
È
dare ragione al Signore, fidarci della sua parola, dirgli di sì con la vita.
Per
il passato: grazie! Per il futuro: eccomi!
«Abbi
fiducia nel Signore e fa' il bene, abita la tua terra e ama la verità» (Salmo
36, 3).
Di
Dio possiamo sempre fidarci. Lui non ci inganna e non ha mai tradito nessuno:
è la Verità (vedi Giovanni 8, 45-46; 14, 6; Apocalisse 3, 7).
Dio
non viene meno alle sue promesse: è 'fedele' (vedi Salmo 88, 34; 2 Timoteo 2,
13).
Possiamo
parlare con lui in libertà, senza paure.
Intervistato
circa il suo rapporto con Dio, Ligabue ha così risposto:
Ho
l'impressione che noi quando preghiamo ci rivolgiamo come ad un muro, non
abbiamo risposte.
È
anche possibile che la colpa sia mia, che cioè le risposte ci siano, ma io non
riesco a comprenderle.
Non
smetto mai di cercare...
Purtroppo
non riesco ad avere una certezza spirituale, anche se in me sento un grande bisogno
di credere...
(…)
Tu
hai ricevuto il battesimo.
Cristo,
luce del mondo, luce vera che illumina ogni uomo, si è donato a te nell'acqua
della rigenerazione (vedi Giovanni, capitoli 1 e 2).
Ma
ora, vivi il dono ricevuto? Credi in Dio? Credi in Gesù Cristo? Credi nello
Spirito Santo? Senti la presenza in te della Trinità? Quanta fede hai? Tanta,
poca?
Credere
è come gettare il cuore in Dio.
È
sentirsi con lui: sicuri, sereni, coraggiosi. Afferma san Paolo:
«Ho
piena fiducia che, ora come sempre, Cristo agirà con potenza servendosi di me»
(Filippesi 1, 20).
Fede.
Fede
salda.
Fede
intelligente, viva. Dovremmo ogni giorno fare la festa della fede.
Fede:
perché la nostra vita non perda di significato.
Fede:
per essere così luminosi da «rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e
nell'ombra della morte».
Fede:
per avere la forza di portare serenamente la croce di tutti i giorni.
Scrive
Nilde Guerra, ragazza di San Potito di Romagna, che si è giocata tutta nella
fede:
Se
non avessi la grande fortuna della fede, sarebbe terribile la sofferenza.
ma
unita a Cristo crocifisso, tutto si sopporta e diventano una gioia anche le
sofferenze più grandi.
È
questa fede profonda, schietta, fattiva, costante, che Cristo domanda e pone
come condizione per vedere i miracoli di Dio.
Prima
di risuscitare Lazzaro, morto da quattro giorni, Gesù rassicura Marta
piangente:
«Non
ti ho detto che, se credi, vedrai la gloriosa potenza di Dio?» (Giovanni 11,
40).
A
Giairo, capo della sinagoga, cui era arrivata la tragica notizia della morte
della figlia, Gesù dice: «Non temere, soltanto continua ad avere fiducia».
E
giunto alla casa del capo della sinagoga, narra con ricchezza di particolari
l'evangelista Marco, prese la mano della bambina e le disse: "Talità kum",
che significa: "Fanciulla, io ti dico, alzati!". Subito dopo la
fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni» (Marco 5,
36.41-42).
Gesù
in persona ci assicura:
«Se
avrete almeno una fede piccola come un granello di senape, potrete dire a questo
monte: "Spostati da qui a là" e il monte si sposterà. Niente sarà
impossibile per voi» (Matteo 17, 20).
Questa
fede piccola è proprio grande.
È
la fede che ti fa grande perché ti immette prepotentemente nell'ambiente
vitale di Dio.
Lì
dentro puoi fare l'esperienza stupenda della logica di Dio.
Di
quello che lui è.
Se
credi... sei nella gioia, sei «come albero piantato lungo il fiume».
«Felice
l'uomo giusto: non segue i consigli dei malvagi, non va insieme ai peccatori,
non sta con chi bestemmia Dio; ma sua gioia è la parola del Signore, la studia
notte e giorno.
Come
albero piantato lungo il fiume egli darà frutto a suo tempo,
le
sue foglie non appassiranno: riuscirà in tutti i suoi progetti» (Salmo 1,
1-3).
Paolo
afferma:
«Non
di tutti è la fede» (2 Tessalonicesi 3, 3).
Che
significato ha questa amara constatazione? Dio non tratta tutti allo stesso
modo?
Risponde
Pietro, dopo essere stato testimone della rivelazione di Dio ad un pagano, il
centurione romano Cornelio:
«Davvero
mi rendo conto che Dio tratta tutti alla stessa maniera: Egli infatti ama tutti
quelli che credono in lui e vivono secondo la sua volontà, senza guardare al
popolo al quale appartengono» (Atti 10, 34-35).
A
tutti il Signore vuole donare la luce della fede, per vie spesso misteriose e
sconosciute.
Ma
non tutti apprezzano la fede. Non tutti la desiderano. Non tutti la accolgono.
Non
tutti quelli che hanno ricevuto la fede, la custodiscono e la vivono.
Molti
rifiutano la fede o fanno gli indifferenti, arrivando a dire che si sta bene
anche senza.
Ma
la caduta di tanti miti e il fallimento di troppe vite, stanno a dirci che
l'uomo senza la fede è un'opera incompiuta.
Dal
Catechismo dei giovani:
L'atto
di fede è un atto intellettualmente onesto e umanamente sensato. Esprime
l'amore con cui la persona si sente attratta da Dio e contemporaneamente
trasforma e migliora la realtà quotidiana, dove il credente vive ed opera.
Certo,
una comprensione matura della vita di fede è possibile solo al termine di un
cammino, ma fin dall'inizio è offerto a chi crede il significato e le
motivazioni su cui costruire la sua vita personale (vol. 2, pag. 28).
La
fede, come 'fiaccola' affidata alle nostre mani da Cristo, deve passare da
generazione a generazione, da uomo a uomo, da padre a figlio: «...di fede in
fede» (Romani 1, 17).
Ed
è come un cammino nella luce... «La Parola che dà la vita esisteva fin dal
principio: noi l'abbiamo udita, l'abbiamo vista con i nostri occhi, l'abbiamo
contemplata, l'abbiamo toccata... Ciò che ora vi diciamo l'abbiamo udito da Gesù:
Dio
è luce e in lui non c'è tenebra. Se noi diciamo: "Siamo uniti a lui"
e poi camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non viviamo nella verità.
Invece se camminiamo nella luce, come Dio è nella luce, siamo uniti gli uni con
gli altri e la morte di Gesù, il Figlio di Dio, ci libera da tutti i nostri
peccati» (1 Giovanni 1, 1.5-7).
Torniamo
ad aprire il Catechismo della chiesa cattolica (n. 162):
Per
vivere, crescere e perseverare nella fede «sino alla fine:
dobbiamo
nutrirla con la parola di Dio;
dobbiamo
chiedere a Dio di accrescerla;
essa
deve operare per mezzo della carità
ed
essere radicata nella fede della Chiesa.
L'uomo
è fatto per credere!
In
questo "laboratorio della fede", che fa grande tutta una vita, i
giovani si lasciano coinvolgere. Ecco alcune testimonianze:
Dopo
una lunga ricerca, godo di una fede matura, coerente, personale (Fulvio, 18
anni).
La
mia fede, ora diventata più coraggiosa, mi dà tanta forza e una `voglia matta'
di cantare»
alla
vita (Elena, 15 anni).
L'amico-calciatore
Damiano Tommasi, ci scrive:
Ho
un ricordo bellissimo delle settimane di spiritualità che ho vissuto nella Casa
di Nazareth di Gignese sopra Stresa.
Due
anni di seguito ho avuto la fortuna di arricchire la mia esperienza cristiana.
Ero
un ragazzo allora, alle soglie dell'adolescenza, ma sono state settimane che
hanno marcato fortemente la mia fede, mi hanno fatto capire, nel migliore dei
modi, come sia veramente gratificante e rasserenante vivere in Dio, vivere
testimoniando Cristo.