MORTIFICAZIONE CRISTIANA
Cardinale
Desiré Mercier (1851-1926)
Oggetto
della mortificazione cristiana.
La mortificazione cristiana
ha per fine la neutralizzazione degli influssi maligni che il peccato originale
esercita ancora sulle nostre anime, anche dopo che il battesimo ci ha
rigenerati.
La nostra rigenerazione in Cristo, anche se annulla completamente il peccato che
è in noi, ci lascia tuttavia molto distanti dalla rettitudine e dalla pace
originali. Il concilio di Trento riconosce che la concupiscenza, ovvero la
triplice brama della carne, degli occhi e dell’orgoglio, si fa sentire in noi
anche dopo il battesimo, al fine di esercitarci alle gloriose lotte della vita
cristiana. E’ questa triplice bramosia che la Scrittura chiama tanto il
vecchio uomo, opposto all’uomo nuovo, che è Gesù vivo in noi e noi stessi
vivi in Gesù, quanto la carne ovvero la natura decaduta, opposta allo spirito
ovvero la natura rigenerata dalla grazia sovrannaturale. E’ questo vecchio
uomo ovvero questa carne, cioè tutto l’uomo con la sua duplice vita morale e
fisica, che bisogna, non dico annientare – perché è cosa impossibile nella
vita presente – ma mortificare, cioè ridurre praticamente all’impotenza,
all’inerzia e alla sterilità di un morto; bisogna impedirgli di fare il suo
frutto, che è il peccato, e annullare la sua azione in tutta la nostra vita
morale.
La mortificazione cristiana deve dunque abbracciare tutto l’uomo, estendersi a tutte le sfere di attività in cui la nostra natura è capace di insorgere.
Tale è l’oggetto della virtù della
mortificazione: ne indicheremo ora la pratica, percorrendo successivamente le
manifestazioni molteplici in cui si traduce nella nostra vita.
- L’attività organica, ovvero la vita corporale.
-
L’attività sensibile, che si esercita sia sotto forma d
i
conoscenza sensibile attraverso i sensi esteriori o anche l’immaginazione, sia
sotto forma di appetito sensibile, ovvero passione.
- L’attività razionale e libera, principio dei nostri pensieri, dei nostri
giudizi e delle determinazioni della nostra volontà.
-
La manifestazione esteriore della vita della nostra anima, ovvero le nostra
azioni esteriori.
- I nostri rapporti col prossimo.
Esercizio
della mortificazione cristiana.
N.B.
Tutte le pratiche di mortificazione da noi qui riunite sono tratte dagli esempi
dei santi, specialmente di sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, santa
Teresa, san Francesco di Sales, san Giovanni Berchmans, o raccomandate da
maestri riconosciuti di vita spirituale, come il venerabile Luigi di Blois,
Rodriguez, Scaramelli, Mons. Gay, don Allemand, don Hamon, don Dubois ecc.
Mortificazione del corpo.
1 - In fatto di
alimentazione limitati, se possibile, al puro necessario. Medita queste parole
che sant’Agostino rivolgeva a Dio: «Mi hai insegnato, o mio Dio, a non
assumere gli alimenti che come rimedi. Oh! Signore, chi fra noi non supera
talvolta questo limite? Se ce n’è uno, dichiaro che quest’uomo è grande e
che deve grandemente glorificare il tuo nome» (Confessioni, libro X, cap. 31).
2 -
Prega Dio spesso, prega Dio ogni
giorno di impedire con la sua grazia che tu superi i limiti della necessità e
ti lasci andare seguendo il piacere.
3 -
Non mangiare niente tra i pasti,
tranne in caso di necessità o di convenienza sociale.
4 -
Pratica l’astinenza e il
digiuno, ma praticalo soltanto sotto il vincolo dell’obbedienza e con
discrezione.
5 -
Non ti è vietato di gustare
qualche soddisfazione corporea, ma fallo con intenzione pura e benedicendo Dio.
6 -
Regola il tuo sonno, evitando
ogni fiacchezza, ogni mollezza, specialmente al mattino. Fissati un’ora, se
puoi, per andare a letto e per alzarti, e attienitici con energia.
7 -
In generale, non riposarti che
nella misura del necessario; dedicati generosamente al lavoro, non risparmiare
in ciò la tua fatica. Guardati dall’estenuare il tuo corpo, ma anche dal
blandirlo; come lo senti poco disposto a obbedire al padrone, così trattalo
come uno schiavo.
8 -
Se ti senti leggermente
indisposto, evita di essere di peso agli altri a causa del tuo cattivo umore;
lascia ai tuoi fratelli di compatirti; tu, sii paziente e muto come il divino
Agnello, che portò tutte le nostre pene.
9 -
Guardati dal fare del più
piccolo disagio una ragione di dispensa o di deroga al tuo ordine del giorno. «Bisogna
odiare come la peste qualsiasi dispensa in materia di regole», scriveva
Giovanni Berchmans.
10
- Ricevi docilmente, sopporta con umiltà, pazienza, perseveranza la
mortificazione dolorosa che si chiama malattia.
Mortificazione dei sensi,
dell’immaginazione e delle passioni.
11 - Prima di tutto e sempre
chiudi gli occhi di fronte a ogni spettacolo pericoloso, e anche, abbine il
coraggio, a ogni spettacolo vano e inutile. Guardate senza vedere; non osservate
nessuno per scorgerne la bellezza o la bruttezza.
12
-Tieni chiusi i tuoi orecchi alle lusinghe, alle lodi, alle seduzioni, ai
cattivi consigli, alle maldicenze, agli scherzi offensivi, alle indiscrezioni,
alla critica malevola, ai sospetti comunicati, a ogni parola che può causare
fra due anime il minimo raffreddamento.
13
- Se il senso dell’olfatto ha da soffrire qualcosa a causa di certe infermità
o malattie del prossimo, lungi da te di lamentartene: mettici una gioia santa.
14
- Per quel che riguarda la qualità degli alimenti, abbi un grande rispetto per
il consiglio di Nostro Signore: «Mangiate quel che vi si serve». «Mangiate ciò
che è buono senza compiacervene, ciò che è cattivo senza manifestare
avversione, e mostratevi indifferenti all’uno e all’altro: ecco, dice san
Francesco di Sales, la vera mortificazione».
15
- Offri a Dio i tuoi pasti, imponiti a tavola una piccola privazione; per
esempio, rifiutati un granello di sale, un bicchiere di vino, un dolcetto ecc.;
i tuoi commensali non se ne accorgeranno, ma Dio ne terrà conto.
16
- Se ciò che ti si presenta ti attrae molto, pensa al fiele e all’aceto che
diedero a bere a Nostro Signore sulla croce: non ti impedirà di gustare la
vivanda, ma servirà da contrappeso al piacere.
17 - Evita ogni contatto
sensuale, ogni carezza passionale, in cui potresti cercare, in cui potresti
trovare una gioia principalmente sensibile.
18
- Non andare a scaldarti, a meno che non sia necessario per risparmiarti
un’indisposizione.
19
- Sopporta tutto ciò che affligge naturalmente la carne; specialmente il freddo
d’inverno, il caldo d’estate, la durezza del letto e tutte le scomodità di
questo genere. Fa’ buon viso a tutti i climi, sorridi a tutte le temperature.
Di’ col profeta: «Freddo, caldo, pioggia, benedite il Signore». Beati noi,
se possiamo arrivare a dire di buon cuore questa frase che era familiare a san
Francesco di Sales: «Non mi sento mai meglio di quando non mi sento bene».
20
- Mortifica la tua immaginazione, quando questa ti seduce con l’esca di un
posto brillante, quando ti rattrista con la prospettiva di un avvenire buio,
quando ti irrita col ricordo di una parola o di un azione che ti hanno offeso.
21
- Se senti il bisogno di sognare, mortificalo senza pietà.
22
- Mortifica con la massima cura l’impazienza, l’irritazione o la collera.
23
- Esamina a fondo i tuoi desideri, sottomettili sotto il controllo della ragione
e della fede: davvero non desideri una vita lunga piuttosto che una vita santa?
Piacere e benessere senza fastidi e dolori, vittorie senza battaglie, successi
senza rovesci, applausi senza critiche, una vita comoda, tranquilla, senza croci
di nessuna natura, ovvero una vita in tutto opposta a quella del nostro divino
Salvatore?
24
- Guardati dal prendere certe abitudini che, senza essere chiaramente cattive,
possono divenire funeste, come l’abitudine alle letture frivole, ai giochi
d’azzardo ecc.
25
- Cerca di conoscere il tuo difetto dominante e, conosciutolo, perseguitalo fino
ai suoi ultimi rifugi. A questo scopo, sottomettiti di buon cuore a ciò che
potrebbe esserci di monotono e di noioso nella pratica dell’esame di
coscienza.
26
- Non ti è proibito di avere un cuore e di mostrarlo, ma guardati dal pericolo
di eccedere la giusta misura. Combatti energicamente gli attaccamenti troppo
naturali, le amicizie troppo particolari e tutte le mollezze del cuore.
Mortificazione dello spirito
e della volontà.
27 - Mortifica il tuo
spirito, proibendogli tutte le immaginazioni vane, tutti i pensieri inutili o
estranei, che fanno perdere il tempo, dissipano l’anima, disgustano dal lavoro
e dalle cose serie.
28
- Ogni pensiero triste o inquieto deve essere bandito dal tuo spirito. La
preoccupazione di tutto ciò che potrebbe in futuro accaderti non deve toccarti
in nulla. Quanto ai pensieri cattivi che malgrado i tuoi sforzi ti molestano,
devi, nel rigettarli, farne un oggetto di pazienza. Essendo involontari, saranno
per te un’occasione di merito.
29
- Evita di intestardirti nelle tue idee, di ostinarti nei tuoi sentimenti.
Lascia volentieri prevalere il giudizio altrui, a meno che non si tratti di
materia in cui hai il dovere di pronunciarti e di parlare.
30
- Mortifica l’organo naturale del tuo spirito, cioè la lingua. Esercitati
volentieri al silenzio, sia che te lo prescriva una regola religiosa, sia che te
lo imponga tu stesso spontaneamente.
31
- Scegli di ascoltare gli altri, piuttosto che parlare tu stesso; comunque,
parla a proposito, evitando egualmente, in quanto eccessi, il parlare troppo che
impedisce agli altri di dire i loro pensieri, e il parlare troppo poco che
denota una insofferenza offensiva per quelli che parlano.
32
- Non interrompere mai chi parla e non prevenire con una risposta precipitosa
chi ti chiede qualcosa.
33
- Abbi sempre un tono di voce moderato, mai brusco o spiccato. Evita i
moltissimo, tantissimo, terribile, orribile ecc.: mai esagerare.
34
- Ama la semplicità e la rettitudine. La simulazione, i sotterfugi, gli
equivoci calcolati che certe persone pie si permettono senza scrupoli,
screditano molto la vera pietà.
35
- Astieniti con cura da ogni parola grossolana, volgare o anche audace, perché
il Signore ci avverte che ce ne chiederà conto nel giorno del Giudizio.
36
- Soprattutto, mortifica la tua volontà: è il punto decisivo. Piegati
costantemente a ciò che sai essere la volontà di Dio e l’ordine della
Provvidenza, senza tener conto dei tuoi gusti, né delle tue avversioni.
Sottomettiti volentieri, anche ai tuoi sottoposti, nelle cose che non riguardano
la gloria di Dio e i doveri del tuo incarico.
37
- Guardati dalla minima disobbedienza agli ordini o anche ai desideri dei tuoi
superiori; ricedili come se venissero da Dio.
38
- Ricordati che praticheresti la più grande delle mortificazioni, se amassi di
essere umiliato, e che manifesteresti un’obbedienza perfetta verso coloro a
cui Dio ti ha sottoposto.
39
- Scegli di essere dimenticato e di non essere tenuto in nessun conto: è il
detto di san Giovanni della Croce, è il consiglio dell’Imitazione di Cristo:
non parlare quasi di te stesso, né in bene né in male, ma cerca col silenzio
di farti dimenticare.
40
- Di fronte a un’umiliazione, a un’offesa, potresti essere tentato di
mormorare, di rattristarti. Di’ come David: « Tanto meglio! E’ bene che io
sia umiliato!»
41
- Non intrattenere nessun desiderio frivolo: «Desidero poche cose, diceva san
Francesco, e il poco che desidero, lo desidero tanto poco!»
42
- Accetta con la più perfetta rassegnazione le mortificazioni provvidenziali,
le croci e i lavori legati al posto in cui la Provvidenza ti ha messo. «Dove
meno si trova la nostra scelta, c’è più volontà di Dio». Vorremmo
scegliere la nostra croce, averne un’altra invece della nostra, portare una
croce pesante che avrebbe almeno qualche splendore, piuttosto che una croce
leggera che stanca per la sua continuità: illusi! È la nostra croce che
bisogna portare, non un’altra, e il suo merito non è nella sua qualità, ma
nella perfezione con cui la si porta.
43
- Non lasciarti turbare dalle tentazioni, gli scrupoli, le aridità spirituali:
«ciò che si fa nell’aridità è più meritorio di fronte a Dio, di ciò che
si fa nella consolazione», dice il santo vescovo di Ginevra.
44
- Non si deve deplorare troppo le nostre miserie, ma umiliarci in esse.
Umiliarsi è una cosa buona, che poche persone capiscono: inquietarsi e
risentirsi è una cosa che tutti conoscono e che è cattiva, perché, in questa
specie di inquietudine e di risentimento, l’amor proprio ha sempre la parte
maggiore.
45
- Diffidiamo egualmente della timidezza e dello sconforto che sfibrano, e della
presunzione che altro non è se non l’orgoglio in azione. Lavoriamo come se
tutto dipendesse dai nostri sforzi, ma restiamo umili come se il nostro lavoro
fosse inutile.
Mortificazione da praticare
nelle nostre azioni esteriori.
46 - Osserva con la massima
esattezza tutti i punti della tua regola di vita, obbedisci senza indugio,
ricordandoti di san Giovanni Berchmans, che diceva: «La mia penitenza è di
seguire la vita comune»; «Fare il più gran caso alle minime cose, questo è
il mio motto»; «Morire, piuttosto che violare una sola regola».
47
- Nell’esercizio dei doveri del tuo stato di vita, cerca di essere contento di
tutto ciò che è fatto per dispiacerti e annoiarti, ricordandoti ancora delle
parole di san Francesco: «Non sto mai meglio, di quando non mi sento bene».
48
- Non accordare mai un momento all’ozio: dal mattino alla sera, sta’
occupato senza pause.
49
- Se la tua vita si svolge, almeno in parte, nello studiare, applica questi
consigli di san Tommaso d’Aquino ai suoi allievi: «Non accontentatevi di
ricevere superficialmente ciò che leggete o sentite, ma cercate di penetrarne
ed approfondirne tutti i sensi. Non restate mai in dubbio su ciò che potete
sapere con certezza. Lavorate con una santa avidità per arricchire il vostro
spirito; classificate con ordine nella vostra memoria tutte le conoscenze che
potete acquisire. Tuttavia non cercate di penetrare i misteri che sono al di
sopra della vostra intelligenza».
50
- Occupati soltanto dell’azione presente, senza ritornare col pensiero alle
cose fatte in precedenza, né andare avanti a ciò che segue. Dite con san
Francesco: «Mentre faccio questo, non sono obbligato a fare altro»; «Affrettiamoci
adagio: tanto presto, quanto bene».
51
- Sii modesto nel tuo atteggiamento. Niente era perfetto come il contegno di san
Francesco: teneva sempre la testa dritta, evitando egualmente la leggerezza che
la fa voltare in tutte le direzioni, la negligenza che la fa pendere in avanti e
l’umore fiero e altezzoso che la fa gettare all’indietro. Il suo volto era
sempre tranquillo, sgombro da ogni imbarazzo, sempre gioioso, sereno e aperto,
senza tuttavia nessuna allegria o arguzia indiscreta, senza risate chiassose,
immoderate o troppo frequenti.
52
- Da solo, stava composto come in un’assemblea. Non incrociava le gambe, non
appoggiava la testa sul gomito. Quando pregava, era immobile come una statua. Se
la natura gli suggeriva di prendere qualche agio, non l’ascoltava.
53
- Cura la pulizia e l’ordine come una virtù, la sporcizia e il disordine come
un vizio; mai abiti sporchi, macchiati o strappati. D’altra parte, considera
un vizio ancor più grande il lusso e la mondanità. Fa’ conto che vedendo il
tuo abbigliamento, una persona non dica: è sporco, né: è elegante, ma che
tutti debbano dire: è appropriato.
Mortificazioni da praticare
nei nostri rapporti col prossimo.
54 - Sopporta i difetti del
prossimo, difetti di educazione, di spirito, di carattere. Sopporta tutto ciò
che ti dispiace in lui: l’atteggiamento, il tono della voce, l’accento, o
altro.
55
- Sopportate tutto di tutti, e sopportatelo fino alla fine e cristianamente. Mai
di queste pazienze così orgogliose, che fanno dire: Che ho a che fare io con
questo o quello? Che bisogno ho dell’affetto, della benevolenza, o anche della
gentilezza di una creatura qualunque e di questa in particolare? Niente è meno
secondo Dio di questo distacco altezzoso e di questa indifferenza sprezzante;
sarebbe meglio, allora, un moto d’impazienza.
56
- Sei tentato di irritarti? Per l’amore di Gesù, sii dolce.
Di vendicarti? Rendi il bene per
il male; si dice che il grande segreto per toccare il cuore di santa Teresa era
di farle qualche torto.
Di manifestare cattivo umore
verso qualcuno? Sorridigli con bontà.
Di evitare di incontrarlo?
Cercalo virtuosamente.
Di dirne male? Parlane bene.
Di parlargli duramente?
Rivolgiti a lui con dolcezza, cordialmente.
57
- Cerca di fare l’elogio dei tuoi fratelli, specialmente di quelli verso cui
provi più naturalmente invidia.
58
- Non fare delle battute di spirito a scapito della carità.
59
- Se ci si permettono in tua presenza discorsi poco appropriati, o se si tengono
conversazioni dannose per la reputazione del prossimo, potrai talvolta
riprendere dolcemente chi parla, ma più spesso sarà meglio cambiare abilmente
argomento o testimoniare il tuo dispiacere mostrandoti volutamente triste o
disattento.
60
- Ti costa qualcosa rendere un piccolo servizio? Offriti tu stesso di farlo:
doppio merito.
61
- Abbi orrore di porti di fronte a te stesso e ad altri come una vittima.
Guardati dall’esagerare ciò che ti pesa, sforzati di trovarlo leggero; lo è
in realtà, molto più spesso di quanto non sembri, e lo sarebbe sempre con un
po’ più di virtù.
Conclusione.
In generale, sappi rifiutare
alla natura ciò che ti domanda senza bisogno.
Sappi farle dare ciò che ti
rifiuta senza ragione. I tuoi progressi nella virtù, dice l’autore
dell’Imitazione di Cristo, saranno proporzionati alla violenza che saprai
farti.
«Bisogna morire, diceva il santo vescovo di Ginevra, bisogna morire affinché
Dio viva in noi: perché è impossibile arrivare all’unione dell’anima con
Dio per un’altra via che non sia la mortificazione. Queste parole – bisogna
morire – sono dure, ma saranno seguite da una grande dolcezza, perché non si
muore a se stessi che per essere uniti a Dio con questa morte».
Piacque a Dio che fossimo in grado di applicare a noi stessi queste belle parole
di san Paolo ai Corinzi: «In tutte le cose soffriamo tribolazioni. Portiamo
ovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, affinché la vita di Gesù si
manifesti anche nei nostri corpi» (2 Co 4, 10).