MODE
INDECENTI
di
don Vincenzo Cuomo
Vi
è un argomento diventato tabù: la moda femminile. Chi ne parla? Va tutto bene?
E se qualcosa non va bene, chi deve illuminare, correggere, ammonire?
Il
nudismo, ahimè, si fa sempre più sfacciato e invadente, alimentato dagli
spettacoli, dai giornali, dai manifesti stradali... In Genesi 3 si legge che
"prima del peccato originale la nudità non creava problemi".
Col peccato le cose sono cambiate, perché si è accesa in tutti gli esseri
umani la concupiscenza della carne che, se alimentata, porta al disordine
morale, ossia al peccato. Adamo ed Eva provvidero a coprire la loro nudità con
delle foglie di fico, ma Dio giudicò insufficiente il rimedio e confezionò per
ambedue due tuniche. Ai nostri giorni si assiste alla globalizzazione
dell’immodestia, perché si è radicata nella massa la convinzione che se la
donna non è provocante, non è donna. Si è cominciato, allora, con
l’accorciare le maniche, poi le maniche sono scomparse... Si è denudata
sempre più la parte superiore del corpo. Contemporaneamente si è passati alla
minigonna, che diventa sempre più... mini! E perché non denudare anche la
pancia e l’ombelico? E poi pantaloncini corti e ultra corti e fortemente
aderenti.
L’audacia,
ormai non conosce più limiti nemmeno quello del luogo sacro: chiese e santuari.
In un celebre santuario della Spagna si celebrava un matrimonio. Davanti
all’altare vi era la sposa che, col suo abbigliamento più che indecente, era
l’ostentazione dell’ immodestia. Le invitate non erano da meno... E si
riceveva un Sacramento! E si riceveva l’ Eucarestia! A Lourdes, durante la
processione eucaristica, vi era una donna che cantava da solista nella corale.
Anch’ ella regolarmente immodesta e indecente. Si sa che nella storia di
Lourdes la Madonna non venne ad un appuntamento con la veggente. Bernardetta le
chiese il perché di quell’assenza e ne ebbe questa risposta: "Perché
ieri sera la grotta è stata profanata dall‘immodestia". Chi è
stato a Lourdes durante l’estate ha potuto constatare quanta mancanza di
modestia si porta anche davanti alla grotta! Vi è all’ingresso dei luoghi
sacri un tabellone con cui si interdice l’accesso con certi abbigliamenti...
ma la realtà è che l’ingresso è lecito a tutti! E che dire quando in alcune
chiese vanno al leggio o fanno da ministri straordinari della comunione donne
con abbigliamento non certo esemplare? Può darsi che queste note facciano
sorridere qualcuno, perché si dice "i tempi sono cambiati e la cosa
non fa più impressione!". Quest’affermazione è tanto falsa quanto
stolta. Allora non esiste più la concupiscenza degli occhi e della carne? E non
conta più niente quanto è scritto nelle lettere degli Apostoli circa
l’abbigliamento delle donne?
La
realtà è che i peccati impuri non si ritengono più peccato. Le cose non
avvengono per caso.
Vi
è tutta una strategia di malizia diabolica mirata alla scristianizzazione delle
masse; ciò avviene non più col fucile e le prigioni, ma demolendo i principi
cristiani. Alcuni anni fa la rivista Reading Digest annunziava un convegno di
operatori della moda femminile con questo tema: "Che cosa scopriremo
ancora della donna". Nel qual caso, scoprire equivale a denudare.
Davanti a questo rullo compressore che non conosce ostacoli, si alzi una voce
autorevole e forte!
A Fatima la
Madonna, per mezzo di Giacinta, preannunziò l’avvento di una moda
invereconda, causa della perdita di tante anime. Voglia la Vergine purissima
ottenere, con la sua potente intercessione, il ritorno ad una vita pura e casta
almeno tra le donne cristiane.
La
Modestia nel vestire
di
S.E. Mons. Mark
A. Pivarunas, CMRI
21
giugno 1996
Carissimi
beneamati in Cristo,
Col
tempo più caldo dei mesi estivi, non è solo appropriato, ma anche necessario
per i nostri sacerdoti predicare ai fedeli circa i pericoli spirituali che sono
così prevalenti oggi in ciò che riguarda la modestia cristiana e la castità.
Questa lettera pastorale è intesa ad assistere i preti nella loro responsabilità
morale di istruire i fedeli.
I
principi delle virtù della modestia e della castità sono basati, anzitutto e
soprattutto, sul Sesto e Nono Comandamento di Dio:
"Non
commettere adulterio" (Esodo 20:14).
e
"Non desiderare la moglie del prossimo tuo" (Esodo 20:14).
Inoltre,
leggiamo nel Vangelo di S. Matteo come il nostro Divin Salvatore Gesù Cristo
ripetè il Nono Comandamento quando disse:
“Avete
sentito che fu detto agli antichi ‘Non commettere adulterio.’ Ma Io vi dico
che chiunque avrà anche solo guardato una donna con desiderio ha già commesso
adulterio con lei nel suo cuore” (Matt. 5:27-28).
Quando consideriamo queste materie, ci tornano in mente anche alcuni degli
avvertimenti della Beata Vergine a Fatima, in Portogallo, nel 1917.
“Saranno
introdotte certe mode che offenderanno molto Nostro Signore... Vanno più anime
all’inferno a causa dei peccati della carne, che per qualsiasi altra ragione.”
Sono quasi
passati 80 anni dalle apparizioni di Nostra Signora a Fatima e quanto profetico
è stato il suo messaggio! Con la moderna tecnologia — la televisione, il
cinema e le registrazioni video, ed ora i computers — i nostri giovani sono
quotidianamente esposti alla pornografia e all’immoralità che minano la loro
fibra morale. Gli effetti dilaganti di questa distruzione morale sono così ovvi
— la promiscuità e gravidanza di adolescenti, l’aborto, l’aperta
promozione di contraccettivi artificiali e l’aumento di crimini violenti
contro le donne.
Quanto
è tragico vedere così tanti giovani vivere come se Dio non ci fosse, non ci
fossero né Comandamenti, né cose come il peccato mortale, la morte, il
giudizio e l’eternità! Ma per tragico che ciò sia, è ancora più tragico
vedere ragazze e donne cattoliche cadere vittime delle seduzioni di stili e mode
immodeste, e così facendo, divenire causa ed occasione di peccato per tanti
altri.
Papa
Pio XII si lamentò di questo triste e tragico spettacolo in parecchie
occasioni. Nel 1954, il Papa tristemente affermava:
“Quante
giovani ragazze ci sono che non vedono nulla di male nel seguire certi stili
inverecondi come altrettante pecore. Arrossirebbero certamente di vergogna se
potessero sapere l’impressione che fanno e le sensazioni che evocano in coloro
che le vedono.”
In
un’altra occasione, Papa Pio XII così si rivolgeva ai Gruppi di Giovani
Cattoliche d’Italia:
“Il
bene dell’anima è più importante di quello del corpo; e dobbiamo preferire
il benessere spirituale del prossimo alle nostre comodità corporali...
Se
un certo tipo di vestito costituisce una grave e prossima occasione di peccato,
e mette in pericolo la salvezza dell’anima vostra e di quella altrui, è
vostro dovere smettere di indossarlo...
O
madri cristiane, se sapeste che futuro di ansietà e pericoli, di mal celata
vergogna preparate per i vostri figli e figlie, imprudentemente abituandoli a
vivere scarsamente vestiti e facendo loro perdere il senso del pudore; vi
vergognereste di voi stesse ed avreste gran timore del danno che state facendo a
voi stesse, del danno che state causando a questi bambini, che il Cielo vi ha
affidato perché li faceste crescere da cristiani.”
Tutte
queste considerazioni sono belle e buone, ma resterebbero senza significato se
non ci fossero alcune regole pratiche per definire esattamente ciò che
costituisce un vestito immodesto per donne e ragazze. Basate su vari estratti
dalla teologia morale, le seguenti linee guida generali non dovrebbero essere
troppo difficili da capire per le nostre donne e ragazze cattoliche:
Il vestire
immodesto si riferisce a:
1) Abiti o
camicette con scollature ampie;
2) Gonne o pantaloncini corti che espongono le porzione superiore delle gambe;
3) Vestiti trasparenti;
4) Abiti o tute eccessivamente aderenti.
Qui
ci si potrebbe porre il problema di quelle particolari occasioni che sembrano
richiedere delle eccezioni. Come fare per il tempo estremamente caldo, o le
attività sportive, o il nuoto?
Una
donna in questi casi dovrà usare il buon senso e prendere qualche precauzione
supplementare, comprendendo che ha una seria responsabilità a questo riguardo.
Nel clima caldo potrà indossare un abito lungo o una gonna-pantalone che
vestano comodi, leggeri e freschi, e tuttavia siano ancora modesti. Nello sport
potrà essere innovativa allo scopo di essere modesta, secondo il tipo di
attività. Per il nuoto può indossare qualche sorta di indumento da indossare
sopra o per coprire il costume, eccetto che nel tempo in cui starà
effettivamente nuotando. La scelta di un costume da bagno per le donne oggi è
estremamente importante. La maggior parte dei costumi da bagno femminili sono
infatti grossolanamente immodesti. Una donna potrà dover provvedere a farsi
essa stessa o a farsi fare il proprio costume in modo che sia modesto, e se ciò
fosse necessario per la modestia, sarà tenuta a far così.
Per
le nostre donne e ragazze cattoliche, facciamo in modo che possano riflettere
seriamente riguardo al loro modo di vestire ed all’obbligo morale di rifuggire
da qualsiasi “stile e moda che offenda gravemente il nostro Divino
Signore.” Quando consideriamo che il maggiore dei mali che possa capitare
a chiunque è l’eterna perdita della propria anima all’inferno, come
dovremmo assai temere di essere causa od occasione di peccato per una qualsiasi
persona!
Con
questo in mente, concludiamo con una rassegna delle istruzioni che si trovano
negli Acta Apostolicae Sedis (Atti della Sede Apostolica), date dal
Consiglio di Vigilanza ai Vescovi ed Ordinari Diocesani sotto Papa Pio XI:
“In
virtù della Suprema Potestà Apostolica che esercita nella Chiesa universale,
Sua Santità Pio XI non ha mai cessato di inculcare con la parola e con gli
scritti quel precetto di S.Paolo (I Tim. 2:9-10): ‘Parimenti le donne
indossino abiti decenti; adornando se stesse di modestia e sobrietà... come
conviene a donne che professano la pietà, con opere buone.’
“Ed
in molte occasioni, il medesimo Supremo Pontefice ha riprovato e decisamente
condannato l’immodestia nel vestire che oggi è dovunque in voga, anche fra
donne e ragazze che sono cattoliche; una pratica che arreca grave danno alla
virtù che è corona e gloria delle donne, ed inoltre purtroppo non solo conduce
al loro danno temporale, ma, ciò che è peggio, alla loro eterna rovina e a
quella di altre anime.
“Non
fa quindi meraviglia che i Vescovi e gli altri Ordinari dei luoghi, come compete
ai ministri di Cristo, abbiano nelle loro rispettive diocesi unanimemente
resistito in ogni modo a questa moda licenziosa e spudorata, e così facendo,
abbiano pazientemente e coraggiosamente sopportato la derisione ed il ridicolo
che talvolta i male intenzionati hanno diretto contro di loro.
“Perciò
questa Sacra Congregazione per il mantenimento della disciplina fra il clero ed
il popolo, in primo luogo accorda meritata approvazione ed apprezzamento a
questa vigilanza ed azione da parte dei Vescovi, ed inoltre risolutamente li
esorta a continuare nello scopo ed intrapresa che hanno così bene cominciato,
ed anzi a perseguirli con anche maggior vigore, finchè questa malattia
contagiosa sia interamente bandita dalla società decente.
“Affinchè
ciò possa venire compiuto con maggior facilità e sicurezza, questa Sacra
Congregazione, in ottemperanza agli ordini di Sua Santità, ha determinato le
seguenti prescrizioni al riguardo:
“I.
Specialmente i pastori e i predicatori, quando ne abbiano l’opportunità,
devono, secondo quelle parole di S.Paolo (II Tim. 4:2): ’insistere, confutare,
implorare, sgridare’ al fine di ottenere che le donne indossino vesti conformi
alla verecondia, tali da poter essere ornamento e salvaguardia della virtù; ed
essi devono anche ammonire i genitori di non permettere che le loro figliole
indossino abiti immodesti.
“II.
I genitori, memori del loro gravissimo obbligo di provvedere specialmente
all’educazione morale e religiosa dei loro figli, debbono con speciale cura
procurare che le loro figliole ricevano una solida istruzione nella dottrina
cristiana fin dai loro primissimi anni; ed essi stessi devono con la parola e
con l’esempio profondamente abituarli all’amore della modestia e della
castità. Sull’esempio della Sacra Famiglia, devono sforzarsi di così bene
ordinare e regolare la famiglia che ogni suo membro possa trovare a casa una
ragione ed un incitamento ad amare e ad aver cara la modestia.
“III.
I genitori dovrebbero anche evitare che le loro figliole prendano parte a
pubbliche esercitazioni e a competizioni atletiche. Se le ragazze sono obbligate
a prendervi parte, i genitori debbono procurare che indossino un costume che sia
interamente modesto, e non debbono mai permettere che compaiano in abiti
immodesti.
“IV.
I direttori delle scuole e collegi per ragazze devono sforzarsi di instillare
nei cuori delle loro allieve l’amore della verecondia, così che siano indotte
a vestire con modestia.
“V.
Essi non accetteranno alle loro scuole o collegi ragazze fornite di abiti
immodesti; e se qualcuna di queste tali fosse già stata ammessa, verrà mandata
via, a meno che non cambi.
“VI.
Le suore, in ottemperanza alla Lettera del 23 agosto 1928, della Sacra
Congregazione dei Religiosi, non accetteranno nei loro collegi, scuole, oratori,
o centri di intrattenimento, nè permetteranno che vi resti, qualunque ragazza
che non osservi la modestia cristiana nel vestire; e nello svolgimento dei loro
compiti educativi prenderanno speciale cura di seminare profondamente nei cuori
delle ragazze l’amore della castità e della modestia cristiana.
“VII.
Saranno stabilite e patrocinate pie associazioni di donne allo scopo di
reprimere col consiglio, l’esempio, e l’attività, gli abusi circa il
vestire immodesto, e di promuovere la purezza nei costumi e la modestia nel
vestire.
“VIII.
Le donne che indossano abiti immodesti non devono essere ammesse a queste
associazioni; e quelle che vi fossero già state accolte, se più tardi
commettessero una qualunque scorrettezza a questo riguardo e mancassero di
emendarsi dopo esser state ammonite, saranno espulse.
“IX.
Alle ragazze e donne immodestamente vestite deve essere rifiutata la Santa
Comunione e vanno escluse dall’officio di madrina nei sacramenti del battesimo
e della cresima, ed in certi casi devono anche venir escluse dall’entrare in
chiesa.
“X.
Durante le festività nel corso dell’anno che offrono speciali opportunità
per inculcare la modestia cristiana, specialmente nelle feste della Beata
Vergine, i pastori ed i preti incaricati delle pie unioni e delle associazioni
cattoliche non dovranno mancare di predicare a tempo debito un sermone sul
soggetto, in modo da incoraggiare le donne a coltivare la modestia cristiana nel
vestire. Nella festa dell’Immacolata Concezione, si reciteranno ogni anno
speciali preghiere in tutte le chiese cattedrali e parrocchiali, e quando è
possibile si farà anche in tempo opportuno una esortazione al popolo mediante
una omelia solenne.
“XI.
Il Consiglio di Vigilanza diocesano, menzionato nella dichiarazione del
Sant’Uffizio del 22 marzo 1918, dovrà almeno una volta all’anno trattare
specialmente dei modi e dei mezzi per efficacemente conseguire la modestia nei
vestiti femminili.
“XII.
Affinchè questa azione salutare possa procedere con maggiore efficacia e
sicurezza, i Vescovi e gli altri Ordinari dei luoghi dovranno ogni tre anni,
insieme al loro rapporto sull’istruzione religiosa menzionato nel Motu proprio
Orbem Catholicum del 29 giugno 1923, anche informare questa Sacra Congregazione
circa la situazione riguardo al vestire delle donne, e alle misure che saranno
state prese in ottemperanza di questa Istruzione.”
Per
timore che qualcuno pensi tuttavia che questo difficile soggetto della modestia
cristiana sia un argomento inadatto o non opportuno perchè i nostri preti ne
parlino ai loro fedeli, facciamo infine riferimento all’affermazione
conclusiva della Sacra Congregazione del Concilio:
“Il
parroco, e specialmente il predicatore, quando sorga l’occasione, dovrà
secondo le parole dell’Apostolo S. Paolo (II Tim. 4:2) insistere, spiegare,
esortare e comandare che l’abbigliamento femminile sia basato sulla modestia e
il decoro della donna, e sia una difesa della virtù. E similmente ammonisca i
genitori di fare in modo che le loro figlie smettano di indossare abiti
indecorosi.”
In
Christo Jesu et Maria Immaculata,
+ Mark A. Pivarunas, CMRI
tratto
da da Pio XII “Discorsi e radiomessaggi” vol. 3° pp.86 ss
Una gioia è per
Noi, dilette figlie, il benedire nuovamente in voi la santa Crociata della
purezza, cosi opportunamente intrapresa e tanto valorosamente continuata sotto
la potente protezione della Vergine tutta pura, Maria Immacolata. Il degno e
felice nome di Crociata, da voi scelto e imposto alla bella e grande vostra
campagna, mentre s’ingemma della Croce, faro di salvezza al mondo, risveglia i
gloriosi ricordi storici delle Crociate dei popoli cristiani, sante spedizioni e
battaglie fatte e combattute insieme, sotto i sacri labari, per la conquista dei
Luoghi Santi e per la difesa delle regioni cattoliche dalle invasioni e minacce
degli infedeli. Anche voi intendete difendere un campo cattolico, il campo della
purezza, e conquistarvi e custodirvi quei gigli che spandano il loro profumo,
quale nembo del buon odore di Cristo, nelle famiglie, nei ritrovi amichevoli,
per le vie, nelle adunanze, negli spettacoli, nei divertimenti pubblici e
privati. E una crociata contro gl’insidiatori della morale cristiana, contro i
pericoli, che al tranquillo scorrere del buon costume in mezzo ai popoli vengono
creando i potenti flutti dell’immoralità traboccanti per le strade del mondo
e che investono ogni condizione di vita.
Che
oggi esista dappertutto un tale pericolo è non solo un grido ripetuto dalla
Chiesa; ma, anche fra gli uomini estranei alla fede cristiana, gli spiriti più
chiaroveggenti e solleciti del pubblico bene altamente ne denunciano le
spaventevoli minacce per l’ordine sociale e per l’avvenire delle Nazioni, a
cui il presente moltiplicarsi delle eccitazioni alla impurità avvelena le
radici di vita, mentre rallenta ancor più il freno del male quella indulgenza,
che meglio si direbbe negazione, di una parte sempre più estesa della coscienza
pubblica, cieca dinanzi ai disordini morali più riprovevoli.
Questa
immoralità è maggiore al presente che in altre epoche anteriori? Sarebbe forse
imprudente l’affermarlo, e in ogni modo è questione oziosa. Fin dai suoi
giorni l’Autore dell’Ecclesiaste ammoniva scrivendo: "Non dire: Chi sa
perché i tempi passati furono migliori di quelli d’adesso? perché una tale
domanda è stolta. Tutte le cose sono difficili. Che cosa è quello che fu?
quello stesso che sarà. Che cosa è quello che avvenne? quello stesso che
avverrà. Nulla è nuovo sotto il sole.» (Ecc/e. 7, 11; 1, 8-10).
La
vita dell’uomo sulla terra, anche nei secoli cristiani, è sempre una milizia.
Noi dobbiamo salvare le anime nostre e quelle dei nostri fratelli nel nostro
tempo, e oggi quel pericolo è certamente aumentato, perchè si sono
straordinariamente accresciuti gli artifici, in altri tempi confinati in circoli
ristretti, di eccitare le passioni: il progresso della stampa, le edizioni a
buon mercato come quelle di lusso, le fotografie, le illustrazioni, le
riproduzioni artistiche di ogni forma e colore e di ogni prezzo, i
cinematografi, gli spettacoli di varietà e cento altri mezzi subdoli e segreti,
che propagano gli allettamenti del male e li pongono in mano di tutti, grandi e
piccoli, donne e fanciulle. Non è forse sotto gli occhi di tutti una moda
ardita, indecorosa per una giovane cristianamente cresciuta? E il cinematografo
non fa assistere a rappresentazioni, che già si rifugiavano in recinti, dove
non si sarebbe mai osato mettere il piede?
Dinanzi
a questi pericoli, in non pochi paesi, i pubblici poteri hanno preso
provvedimenti, legislativi od amministrativi, volti ad arginare lo straripamento
dell’immoralità. Ma nei campo morale l’azione esteriore delle Autorità,
anche le più potenti, per lodevole ed utile e necessaria che sia, non è mai
che da sola valga a ottenere quei frutti sinceri e salutari che sanino le anime,
sulle quali conviene che operi più alta virtù.
E
sulle anime ha da operare la Chiesa, e al suo servigio l’Azione Cattolica, la
vostra Azione, in stretta. unione e sotto la direzione della Gerarchia
ecclesiastica, entrando in lotta contro i pericoli del mal costume,
combattendoli in tutti i campi a voi aperti: nel campo della moda, dei vestiti e
degli abbigliamenti, nel campo dell’igiene e dello sport, nel campo delle
relazioni sociali e dei divertimenti. Vostre armi saranno la vostra parola e il
vostro esempio, la vostra cortesia e il vostro contegno, armi che anche ad altri
attestano e rendono possibile e lodevole il comportamento che onora voi e la
vostra attività.
Non
è Nostro proposito di ritracciare qui il triste e troppo noto quadro dei
disordini che si affacciano ai vostri occhi: vesti così esigue o tali da
sembrar fatte piuttosto per porre in maggior rilievo ciò che dovrebbero velare;
sports svolgentisi con fogge di vestire, esibizioni, « cameratismi »,
inconciliabili anche con la modestia più condiscendente; danze, spettacoli,
audizioni, letture, illustrazioni, decorazioni, in cui la mania del divertimento
e del piacere accumula i più gravi pericoli. Intendiamo invece ora di
ricordarvi e rimettervi sotto lo sguardo della mente i principi della fede
cristiana, che in queste materie devono illuminare i vostri giudizi, guidare i
vostri passi e la vostra condotta, ispirare e sostenere la vostra lotta
spirituale.
Giacchè
ben si tratta di una lotta. La purezza delle anime, viventi della grazia
soprannaturale, non si conserva nè si conserverà mai senza combattimento.
Felici voi, che nelle vostre famiglie, all’alba della vostra vita, fin dalla
culla riceveste vita più alta, vita divina col santo Battesimo! Bambine
inconscie di così gran dono e felicità, voi non combatteste allora, come anime
più mature meno fortunate di voi, per la conquista di tanto bene; ma anche voi
non lo conserverete senza lotta. Il peccato originale, se fu cancellato
nell’anima vostra dalla grazia purificante e santificante, che vi ha
riconciliate con Dio come figlie di adozione ed eredi del cielo, ha lasciato in
voi quella triste eredità di Adamo ch’è lo squilibrio interiore, la lotta,
che sentiva pure il grande Apostolo Paolo, il quale, mentre si dilettava nella
legge di Dio secondo l' uomo interiore, vedeva un’altra legge del peccato
esistente nelle sue membra (Rom. 7, 22-23); legge delle passioni e delle
inclinazioni disordinate, non mai pienamente sottomesse, con le quali, alleato
della carne e del mondo, congiura un angelo di Satana, che con le tentazioni
molesta le anime. Tale è la guerra fra lo spirito e la carne, così apertamente
attestata dalla rivelazione divina, che (se si eccettui la Beatissima Vergine)
vano è il pensiero poter darsi una vita umana al tempo stesso pura e vissuta
senza vigilanza e senza combattimento. Non v’illudete di credere l’anima
vostra insensibile agl’incitamenti, invincibile agli allettamenti e ai
pericoli. E' vero che l’abitudine spesso riesce a rendere lo spirito meno
soggetto a tali impressioni, particolarmente allorchè esso ne viene astratto e
nelle sue forze vive assorbito dall’esercizio di un’attività professionale
o intellettuale più alta; ma immaginarsi che tutte le anime, così prone al
sentimento, valgano a rendersi insensibili agl’incentivi erompenti da
immagini, che, colorate dei lenocii del piacere, rapiscono e avvincono a sè
l’attenzione, sarebbe supporre e stimare che possa mai cessare o diminuire la
maligna complicità che quelle insidiose istigazioni trovano negl’istinti
della natura umana decaduta e disordinata.
Questa
lotta inevitabile voi 1’accettate coraggiosamente e cristianamente. Lo scopo
dunque della vostra azione comune non può essere di sopprimerla totalmente; ma
deve tendere ad ottenere che questo necessario combattimento spirituale non sia
reso per le anime più difficile, più pericoloso, dalle circostanze esteriori,
dall’atmosfera nella quale debbono sostenerlo e proseguirlo quei cuori che ne
soffrono gli assalti. Nei campi pugnaci della Chiesa, dove si affrontano la virtù
e il vizio, voi incontrerete sempre alcuni caratteri da Dio plasmati intrepidi,
eroici, che, sorretti dalla grazia, non vacillano nè crollano ad alcun impulso,
e, sanno a viso aperto mantenersi incorrotti e puri in mezzo al fango onde sono
circondati, quasi lievito di buon fermento e rigenerazione per quel maggior
numero di anime, pur redente dal sangue di Cristo, che fanno massa intorno a
loro. Il fine pertanto della vostra lotta vuol essere che la purezza cristiana,
condizione di salvezza per le anime, riesca meno ardua a tutte le buone volontà,
sicchè le tentazioni, nascenti dalle contingenze esteriori, non sorpassino i
limiti di quella resistenza, che con la grazia divina il mediocre vigore di
molte anime vale ad opporvi. Per raggiungere cosi santo e virtuoso intento,
conviene agire sopra circoli e correnti di idee, sui quali, se poco o nulla
potrebbe un’azione individuale e isolata, assai efficacemente è in grado di
operare un’azione comune. Se l’unione fa la forza, solo un gruppo compatto,
numeroso quanto mai può essere, di risoluti e non pavidi spiriti cristiani saprà,
dove la loro coscienza parli ed esiga, scuotere il giogo di certi ambienti
sociali, svincolarsi dalla tirannide, oggi più forte che mai, delle mode di
ogni sorta, mode nel vestito, mode negli usi e nelle relazioni della vita.
Il
movimento della moda non ha in sè nulla di cattivo:
sgorga
spontaneamente dalla socievolezza umana, secondo l’impulso che inclina a
trovarsi in armonia coi propri simili e con la pratica usata dalle persone in
mezzo alle quali si vive. Dio non vi chiede di vivere fuori del vostro tempo,
così noncuranti delle esigenze della moda da rendervi ridicole, vestendovi
all’opposto dei gusti e degli usi comuni alle vostre contemporanee, senza
preoccuparvi mai di ciò che loro garba. Onde anche l’Angelico San Tommaso
afferma che nelle cose esteriori, di cui l’uomo usa, non vi è alcun vizio, ma
il vizio viene da parte dell’uomo che immoderatamente ne usa, o in confronto
della consuetudine di coloro coi quali vive, facendosi stranamente parte
discorde dagli altri per se stesso; o usando delle cose, secondo la consuetudine
o oltre la consuetudine degli altri, con disordinato affetto, per sovrabbondanza
di vesti superbamente ornate o compiacenti o ricercate con soverchio studio,
mentre pure l’umiltà e la semplicità sarebbero bastevoli ad appagare il
necessario decoro (S. Th II-II q.169 a.1). E lo stesso Santo Dottore arriva
perfino a dire che nell’ornamento femminile può esservi atto meritorio di
virtù, quando sia conforme al modo, alla misura della persona e alla buona
intenzione, e le donne portino ornamenti decenti secondo lo stato e la dignità
loro, siano moderate in ciò che fanno secondo la consuetudine della patria:
allora anche l’ornarsi sarà atto di quella virtù della
modestia,
la quale pone modo nel camminare, nello stare, nell’abito e in tutti i
movimenti esteriori (cfr. .s Thomae Aquìnatis Exposit. in Isaiamn Proph. cap.
III in fine).
Anche
nell’attenersi alla moda, la virtù sta nel mezzo. Ciò che Dio vi domanda è
di ricordarvi sempre che la modà non è, nè può essere, la regola suprema
della vostra condotta; che al disopra della moda e delle sue esigenze vi sono
leggi più alte e imperiose, principi superiori e immùtabili, che in nessun
caso possono essere sacrificati al libito del piacere o del capriccio, e davanti
ai quali l’idolo della moda deve saper chinare la sua fugace onnipotenza.
Questi principi sono stati proclamati da Dio, dalla Chiesa, dai Santi e dalle
Sante, dalla ragione e dalla morale cristiana, segnali dei confini, di là dai
quali non spuntano nè fioriscono gigli e rose, nè spandono nembo di profumi la
purezza, la modestia, il decoro e l’onore femminile, ma spira e domina un acre
malsano di leggerezza, di obliquo linguaggio, di vanità audace, di vanagloria
non meno dell’animo che dell’abbigliamento. Sono quei principi che San
Tommaso d’Aquino addita per l’ornamento femminile (S. Th II-II q.169 a.2) e
ricorda, allorchè insegna quale vuoI essere l’ordine della nostra carità,
delle nostre affezioni (S. Th. II-II q. 26 a. 4-5): il bene dell’anima nostra
ha da precedere quello del nostro corpo, e al vantaggio del nostro proprio corpo
dobbiamo preferire il bene dell’anima del nostro prossimo. Non vedete dunque
che vi è un limite che nessuna foggia di moda può far oltrepassare, quello,
oltre il quale la moda si fa madre di rovina per l’anima propria e per
l’altrui?
Alcune
giovani forse diranno che una determinata forma di vestito torna più comoda, ed
è anche più igienica; ma, se diventa per la salute dell’anima un pericolo
grave e prossimo, non è certo igienica per il vostro spirito: voi avete il
dovere di rinunciarvi. La salvezza dell’anima fece eroine le martiri, come le
Agnesi e le Cecilie, in mezzo ai tormenti e alle lacerazioni dei loro corpi
verginali :voi, loro sorelle nella fede, nell’amore di Cristo, nella stima
della virtù, non troverete in fondo al vostro cuore il co-raggio e la forza di
sacrificare un po’ di benessere, un vantaggio fisico, se si vuole, per
custodire salva e pura la vita delle anime vostre? E se, per un semplice piacere
proprio, non si ha il diritto di mettere in pericolo la salute fisica degli
altri, non è forse ancor meno lecito di compromettere la salute, anzi la vita
stessa delle loro anime? Se, come pretendono alcune, una moda audace non fa su
di loro alcuna impressione cattiva, che cosa mai esse sanno dell’impressione
che ne risentono gli altri? Chi le assicura che altri non ne ritraggano mali
incentivi? Voi non conoscete il fondo della fragilità umana, nè di qual sangue
di corruzione grondino le ferite lasciate nell’umana natura dalla colpa di
Adamo con l’ignoranza nell’intelletto, con la malizia nella volontà, con la
brama del piacere e la debolezza verso il bene arduo nelle passioni dei sensi, a
tal segno. che l’uomo, pieghevole come cera al male, "vede il meglio e lo
approva, ed al peggior s’appiglia ", (cfr. Ovidii Metamorph.. VI 20-21)
per quel peso che sempre, quasi piombo, lo trascina al fondo. Oh quanto
giustamente è stato osservato che, se alcune cristiane sospettassero le
tentazioni e le cadute che causano in altri con abbigliamenti e familiarità a
cui, nella loro leggerezza, danno così poca importanza, prenderebbero spavento
della loro responsabilità! Al che Noi non dubitiamo di aggiungere: o madri
cristiane, se sapeste quale avvenire d’interni affanni e pericoli, di mal
compresi dubbi e mal contenuti rossori voi preparate ai vostri figli e alle
vostre figlie con l’imprudenza di avvezzarli a vivere appena coperti, facendo
loro smarrire il senso ingenuo della modestia, arrossireste di voi medesime, e
paventereste l’onta che fate a voi stesse e il danno che cagionate ai figli
affidativi dal cielo a crescerli cristianamente. E quel che diciamo alle madri,
lo ripetiamo a non poche donne credenti, ed anche pie, le quali, accettando di
seguire questa o quella moda audace, fanno col loro esempio cadere le ultime
esitazioni che rattengono una folla delle loro sorelle lontano da quella moda,
che potrà divenire per esse sorgente di rovina spirituale. Finchè certi
procaci abbigliamenti rimangono triste privilegio di donne di riputazione dubbia
e quasi il segno che le fa riconoscere, non si oserà prenderli per sè; ma il
giorno che appariranno indosso a persone superiori a ogni sospetto, non si
dubiterà più di andar dietro alla corrente, una corrente che trascinerà forse
alle peggiori cadute.
Se
conviene che tutte le donne cristiane abbiano il coraggio di porsi di fronte a
così gravi responsabilità morali, voi, dilette figlie, per il vivo sentimento,
che avete attinto dalla vostra fede e dal candore della virtù, avete il vanto
di esservi unite, paladine della purezza, nella vostra santa Crociata. Isolate,
il vostro ardimento ben poco varrebbe nell’opporsi all’invasione del male
intorno a voi; strettamente serrate in una schiera, voi sarete una legione
abbastanza forte e potente a imporre il rispetto dei diritti della modestia
cristiana. Ciò che nelle mode e negli usi e nelle convenienze sociali, che a
voi sì offrono, è pienamente accettabile, ciò che è solamente tollerabile,
ciò che è del tutto inammissibile, il vostro senso di giovani cattoliche,
affinato e sostenuto dalla sapienza della fede e dalla pratica cosciente di una
vita di solida pietà, ve lo farà vedere e discernere alla luce dello Spirito
di Dio e con l’aiuto della sua grazia, ottenuto mercè la preghiera e il
soccorso dei consigli chiesti a coloro, che Nostro Signore ha messi al vostro
fianco quali guide e maestri. La chiara e profondamente sentita conoscenza del
vostro dovere vi renderà coraggiose e franche nel mutuo appoggio per compierlo
senza esitazione, ma con risolutezza degna del vostro ardore giovanile.
Bella
è la virtù della purezza, e soave la grazia che splende non solo nei fatti, ma
ancora nella parola, che mai non varca la misura del decoro e della cortesia,
ond’è condito d’amore l’avviso e l’ammonimento. E altrettanto fulgida
per grazia è la casta generazione davanti a Dio e agli uomini, la quale nei
giorni di prove, di sofferenze, di sacrifici, di austeri doveri, in cui viviamo,
non teme con ogni suo potere di assurgere all’altezza dei gravi obblighi che
le impone la Provvidenza. Oggi dì la Crociata per voi, dilette figlie, non è
di spada nè di sangue nè dì martirio, ma di esempio, di parola e di
esortazione. Contro le vostre energie e i vostri propositi sta il demonio della
impurità e della licenza dei costumi, qual capitale nemico: levate alta la
fronte al cielo, dal quale Cristo e l’Immacolata Vergine sua Madre vi
contemplano; siate forti e inflessibili nel compimento del vostro dovere di
cristiane; movete contro la corruzione, che sgagliardisce la gioventù, a difàa
della purezza; rendete un tale servigio, che supera ogni prezzo, alla vostra
cara patria, efficacemente operando e cooperando a diffondere nelle anime più
di purezza e di candore, che valga a renderle più prudenti, più vigili, più
rette, più forti, più generose.
Deh
che la Regina degli Angeli, vincitrice del serpente insidiatore, tutta pura,
tutta forte della sua purezza, sostenga e diriga i vostri sforzi in questa
Crociata che vi ha ispirata! Ella benedica il vostro vessillo e lo coroni dei
candidi trofei delle vostre vittorie! Noi di ciò la supplichiamo, mentre in
nome del suo divin Figlio vi accordiamo di gran cuore la Nostra Apostolica
Benedizione, per voi e per tutte quelle che si sono unite e si uniranno a voi
nella vostra coraggiosa campagna.
Padre
Pio aveva molto a cuore la virtù della purezza, messa, già a quei tempi, a
dura prova dalle prime minigonne ed abiti a maniche corte. Egli era, infatti,
ben consapevole degli effetti nefasti della moda indecente, che induce molte
anime ad acconsentire al peccato grave.
Pio
esercitò durante tutta la sua vita la virtù della purezza in grado eroico e,
conoscendone il sommo valore per il raggiungimento del Regno dei Cieli, voleva
che anche gli altri la conservassero intatta da ogni contaminazione di peccato e
la custodissero gelosamente. Della donna Padre Pio aveva un concetto altissimo e
ciò lo spingeva a denunciare tutto ciò che denigrava e sviliva la dignità
femminile e che riduceva la donna ad un puro oggetto di piacere, in particolare
la moda. Già prima degli anni sessanta, quando ancora non imperava la moda
delle minigonne lanciata da Mary Quant, prevedendo le future tendenze della moda
che avrebbero svestito le donne, Padre Pio si preoccupava di instillare in loro
l'amore alla modestia e la decenza nel vestire. Esigeva quindi in modo
intransigente che le donne fossero vestite decentemente, come conviene a persone
timorate di Dio, prendendo come riferimento di condotta la Madonna, insigne
modello di purezza filiale. Il Santo soffrì molto per le mode scandalose, che
definiva «un tremendo male» per le anime, perché inducono gli uomini al
peccato, ai cattivi pensieri e ai torbidi desideri. Non poteva sopportare che le
donne mercificassero il loro corpo vestendo in modo provocante per attirare su
di sé l'attenzione maschile con le gonne sopra il ginocchio, con abiti scollati
e senza maniche. E a quei tempi non si usavano ancora gli abiti trasparenti, le
canottiere che lasciano scoperta la pancia, le gonne e i pantaloni aderenti...
Padre
Pio aveva tanto a cuore il problema della purezza che le norme di condotta
cristiana riguardo all'abbigliamento diventarono anche oggetto di lettere ai
suoi figli spirituali. Si legge infatti nell'Epistolario: «Le donne che
cercano la vanità delle vesti non possono mai vestirsi della vita di Gesù
Cristo e codeste perdono ogni ornamento dell'anima, non appena entra questo
idolo nei loro cuori. Il loro abito, come vuole san Paolo, sia decentemente e
modestamente ornato, però senza conciature di crini, senza oro, senza gemme,
senza vesti che abbiano sentore di lusso e ostentazione di fasto». In
questo, il Santo del Gargano si riallacciava mirabilmente al messaggio della
Madonna di Fatima, che aveva preannunciato alla beata Giacinta, la più piccola
dei tre pastorelli, la venuta di mode che avrebbero offeso Nostro Signore. Tutte
le figlie spirituali di Padre Pio seguirono il suo accorato consiglio di
allungare l'orlo della gonna fin sotto il polpaccio per controbilanciare, con
questa loro penitenza, il male che facevano le altre donne col portare le
minigonne. In confessionale, Padre Pio sbatteva molto spesso lo sportello in
faccia alle penitenti che si presentavano in abiti disdicevoli alla sacralità
del luogo, in gonne sopra il ginocchio e con camicette senza maniche o a maniche
corte. Redarguiva con durezza anche quelle donne che, prima di presentarsi a
lui, aprivano la cerniera e facevano scendere la gonna perché sembrasse più
lunga. Spesso si sentivano frasi simili: «Pagliaccio...», «Vestiti
da cristiana!», «Sciagurata, va ' a vestirti!», «Ti
segherei le braccia... perché soffriresti di meno di quello che soffriresti in
Purgatorio... le carni scoperte bruceranno!» Un giorno, una signora, per
andare a confessarsi da lui, si allungò occasionalmente la gonna, ma il Santo
se ne accorse e la mandò via. Il pomeriggio la stessa signora fu presentata al
Padre come una grande benefattrice, ed egli dispiaciuto disse: «E io
stamattina ti ho dato il benservito». Ma la signora, che aveva imparato la
lezione, lo ringraziò amabilmente per la riprensione. Neppure gli uomini
uscirono indenni dalla crociata di Padre Pio sulla decenza nel vestire. Ad un
uomo, che era andato a confessarsi da lui in maglietta a mezze maniche, intimò
con una fermezza che non ammetteva repliche: «'Vagliò, o ti allunghi le
maniche o ti accorci le braccia!».
Cosa
direbbe oggi Padre Pio a quegli uomini che vanno in chiesa e alla Santa Messa in
tenuta da spiaggia, in braghette corte e canottiera? Anche con i bambini, per un
fine pedagogico, Padre Pio fu inflessibile. Una volta gli fu condotto un gruppo
di bambini per ricevere la sua benedizione. Era estate e faceva molto caldo: i
bambini indossavano i pantaloncini corti. Appena Padre Pio li vide in quella
tenuta, li mandò via tutti dicendo loro: «Andate prima a vestirvi».
Poi spiegò ai presenti: «Devono imparare da piccoli a conservare la loro
dignità».
“Desidero
che voi tutti, miei carissimi figli spirituali, attacchiate con l’esempio e
senza alcun rispetto umano una santa battaglia contro la moda indecente.
Dio sarà con voi e vi salverà!… Le donne che cercano la vanità nelle
vesti non possono mai appartenere a Cristo, e codeste perdono ogni ornamento
dell’anima non appena questo idolo entra nei loro cuori. Si guardino da
ogni vanità nei loro vestimenti, perché il Signore permette la caduta di
queste anime per tali vanità”.
(San
Pio da Pietrelcina) .
di
Mons. Milivoj Bolobanic
Si chiede come
il Diavolo può influire sulle persone mediante il loro modo di vestirsi. La
pratica quotidiana dimostra che l'abbigliamento può essere provocante e in un
certo senso rappresentare un mezzo, attraverso il quale Satana, in maniera
"moderna", "contemporanea" e "raffinata" induce
l'uomo in tentazione.
Rivela
il gusto di una persona quanto i suoi princìpi morali.
Vestirsi
bene, con il gusto anche moderno, indubbiamente non fa nessun male ma rivela la
finezza di una persona e la sua sensibilità per le cose belle. Il modo classico
si può adattare a qualsiasi occasione festiva o quotidiana. Finché è così
non ci sono problemi. Spesso troviamo il mondo femminile sottoposto
all'esibizionismo dovuto alla moda del momento, lanciata e diffusa tramite i
mass-media. Si cerca di creare un'opinione pubblica in modo che in quell'ambito
regni la libertà assoluta, senza un minimo di riguardo ai princìpi morali e
cristiani. Secondo la cognizione moderna, che ci si impone continuamente, non
esistono cose innaturali o spiacevoli e tantomeno peccaminose. Il modo
svergognato di vestirsi tende a svegliare l'attrazione fisica e il desiderio
sessuale degli altri.
La
psicoanalisi del relativo comportamento ritiene che si tratta delle persone
insicure ed instabili, senza fiducia in se stessi, che in questa maniera cercano
di attirare l'attenzione degli altri. Mostrare il seno, l'ombelico o alte parti
del corpo dimostra il fatto che non ci sono più le cose appartenenti
all'intimità.
Le
ragazze "moderne" si vedono in giro indossando l'abbigliamento intimo
e non più vestite, con il décolleté profondo e lo spacco sulla gonna fino
alla vita, in minigonna e in pantaloncini corti... E non raramente entrano in
chiesa vestite così, accedendo anche alla comunione, benché sulle porte
d'ingresso stia il segno che vieta l'entrata ai vestiti in modo indecente.
Davanti alla basilica di San Pietro a Roma, come in tante altre, troveremo un
custode che rammenta e vieta l'ingresso in questi posti sacri se vestiti
indecorosamente.
Quello
non significa che per andare in chiesa una ragazza deve portare un abito
antiquato della mamma che indossato sembra appeso su un attaccapanni. Ci sono
tanti modi di vestire che la faranno vedere carina e nello stesso tempo educata.
Leggendo
questo probabilmente tante fanciulle diranno che generalmente non pensano niente
di male ma desiderano solamente essere giovani, belle e moderne. È vero, ma mi
chiedo se sono coscienti di quello che pensano gli altri e dei desideri che
provocano alle persone che le guardano vestite così. Bisogna mantenere una fine
eleganza e umiltà nell'abbigliamento senza fare di sé una vetrina in mostra
per qualsiasi curioso che la vuol guardare come e quando gli piace. Ogni ragazza
cristiana dovrebbe trovare il proprio stile di vestirsi che l'aiuterà a
sentirsi a suo agio in qualsiasi posto o situazione. Altrimenti deve sapere che
chiunque le lancia uno sguardo di lascivia ed impudicizia sulla strada, sul tram
o in autobus... le porta via una parte della sua pace, della sua anima
innocente. Forse lei non pensa al male ma non dovrebbe indurre gli altri a
pensarlo.
Sarebbe
utile se le nostre giovani cominciassero a chiedersi cosa indosserebbe la Beata
Vergine Maria se fosse una loro contemporanea. Sicuramente sarebbe qualcosa di
moderno ma non vistoso, qualcosa che darebbe rilievo alla bellezza della
personalità di una donna non sottolineando quella corporea. Moderato e
discreto, quello che tutti siamo in grado di scegliere.
Purtroppo
al catechismo e nelle prediche non si parla più di questo. Si dovrebbe
continuamente educare i giovani per aiutarli a formare i relativi princìpi
morali, indicando cosa succede se si trascurano fatti del genere. I giovani
dovrebbero testimoniare Cristo con le loro vite. Ma mi chiedo: Chi crederà ad
una testimone che quasi nuda va in giro per le strade e così vestita entra in
chiesa?
Tutti,
genitori, insegnanti, catechisti e sacerdoti, dovrebbero indicare questo ai
giovani con amore. Poiché il Maligno, qui perfidamente, in massa e
quotidianamente, attira le anime nelle sue trappole velenose, raccogliendo
un'abbondanza di frutti. Trionfa particolarmente facendolo con i giovani,
portatori di vita.
Benedetto
colui che avrà lo spirito di pace, poiché Dio lo chiamerà il suo figlio,
poiché nella pace c'è amore e Dio è Amore che ama chi è simile a Lui.
La
pace è una delle caratteristiche di Dio. Dio è soltanto nella pace. Poiché la
pace è amore, e la guerra è odio. Satana è odio. Dio è pace.
Non
si può chiamare il figlio di Dio né Dio può chiamare un uomo suo figlio se
quello ha lo spirito soggetto all'ira, sempre pronto ad alzare le tempeste. Non
può essere chiamato il figlio di Dio non soltanto questo ma nemmeno quello che,
anche se non alza le tempeste, non contribuisce con la sua pace a calmare le
tempeste provocate dagli altri.
Chi
ama la pace, diffonde la pace, anche senza parole.
di
Mario Palmaro tratto da Il Timone - n. 10 Novembre/Dicembre 2000
Tatuaggi,
capelli alla "moicana", parolacce, moda trasandata, stravaganze
variopinte. Perché? un cattolico non è indifferente di fronte a questi
fenomeni giovanili. Il coraggio di un giudizio cristiano controcorrente.
Salire
su un autobus urbano di buon mattino può essere un'esperienza molto istruttiva:
anche lo sguardo più distratto non può ignorare le stravaganze che affliggono
la varia umanità giovanile che si accalca per raggiungere le scuole di ogni
ordine e grado. Capelli rossi e tagli alla moicana; orecchini multipli alle
orecchie, sul naso, sulle labbra; tatuaggi stile vecchio lupo di mare;
abbigliamento trasandato, sciatto, ma spesso "firmato"; linguaggio
pieno zeppo di volgarità che farebbero impallidire uno scaricatore di porto. Ciò
che più colpisce in questo scenario sono due aspetti inquietanti: da un lato,
l'omologazione verso il basso dei due sessi. Le ragazze vestono, si muovono,
parlano, dicono parolacce ne più ne meno dei loro coetanei. Si direbbe si siano
lasciate convincere che quello è l'unico "passaporto" per entrare nel
gruppo, per essere notate dal ragazzino verso il quale nutrono segrete simpatie
adolescenziali. L'altro elemento allarmante di questo "ritratto" della
gioventù è che, salvo eccezioni sempre più rare e isolate, l'armamentario
negativo che abbiamo descritto è diventato una vera e propria divisa dei
ragazzi di questo nuovo millennio. L'aspetto più desolante e meno
"giovanile" di questa situazione è che stiamo coltivando una
generazione di conformisti: portano tutti le stesse scarpe (rigorosamente di
ginnastica, poveri piedi), gli stessi pantaloni (rigorosamente jeans), vestono
il taglio d'abito all'ultima moda che si restringe e si allarga ciclicamente, si
acconciano i cappelli all'unisono, usano il medesimo linguaggio sboccato.
Qualche decennio fa, certi modi di vestire e certi atteggiamenti pur deprecabili
avevano almeno qualche significato di rottura, di sincera contestazione
dell'esistente; adesso questi poveri ragazzi si sono lasciati ritagliare addosso
una divisa, un po' come i tristissimi "pigiami" della Rivoluzione
culturale comunista cinese. Hanno dato in affitto, poveretti, i loro corpi,
lasciando che altri scelgano per loro che cosa mettersi, come pettinarsi, dove e
quanto bucarsi il corpo con pezzettini di metallo, come parlare, dove
divertirsi, quando impasticcarsi. L'importante è che pensino poco, male, e
tutti uguale.
Di
fronte a questa realtà, i cattolici che cosa hanno da dire? Vediamo di mettere
insieme qualche buona idea da tradurre in pratica.
1.
Innanzitutto, evitiamo di ascoltare i "cattolici modello struzzo",
quelli che preferiscono non affrontare la realtà. Per costoro "i
giovani non sono tutti come quelli che abbiamo descritto, anzi la maggioranza
sono bravi, i nostri figli saranno diversi". Un settimanale di
ispirazione cristiana riportava il mese scorso un'indagine condotta su un
campione di 150 giovani tra i 20 e i 24 anni, per conoscere le loro idee in
materia di sessualità: ne è venuto fuori che il 50% non considera essenziale
la fedeltà di coppia, che il 65% ritiene il sesso sia disgiunto dall'affettività,
che il 70% giudica l'omosessualità "eticamente e socialmente
ammissibile", e che la stragrande maggioranza predica e pratica i
rapporti prematrimoniali. Il settimanale in questione concludeva che
"converrà in ogni caso evitare di porsi di fronte a questo quadro
utilizzando giudizi di valore". Che è, appunto, la "legge dello
struzzo".
2.
Il Timone, invece, crede che il nostro compito di cristiani pensanti
sia proprio quello di formulare "giudizi di valore" alla luce del
Vangelo e del Magistero ecclesiale. Facile comprendere che in questo scenario
sarà sempre più diffìcile educare i nostri ragazzi a uno stile di vita sano,
se tutte le loro principali compagnie dalla scuola, all'oratorio, alla squadra
di calcio hanno stili diametralmente opposti: "Se loro lo fanno, papà,
perché io no?".
3.
Un altro pericolo da evitare è concludere come farebbe il "cattolico
modello struzzo", che "comunque, non c'è nulla di male a tingersi
i capelli di rosso e a mettersi l'orecchino al naso, anzi...". Il
problema vero, è che invece c'è molto di male a "maltrattare" il
proprio corpo, perché questo è il sintomo di una malattia mortale per la fede:
il disprezzo verso se stessi. Come sempre, la verità cristiana è una verità
paradossale, che si presenta ribaltata rispetto all'immagine che ne fornisce il
mondo. Una di queste leggende sostiene e riesce a far credere che la Chiesa di
Cristo nega valore e significato al corpo dell'uomo, riducendone il valore alla
dimensione spirituale. Nulla di più falso. Anzi: chi afferma che il
cristianesimo detesta e disprezza il corpo dell'uomo, dice un'eresia.
4.
Basterebbe a sciogliere ogni dubbio in proposito il modo con cui Gesù si
presenta ai suoi discepoli dopo la resurrezione: "Guardate le mie mani
e i miei piedi: sono proprio io!" (Lc 24.39). La fede dei cristiani è
la fede dell'incarnazione, di Dio che si fa uomo non semplicemente rivestendosi
di un involucro antropomorfo come vorrebbe il manicheismo ma diventando
autenticamente e pienamente uomo, fuorché nel peccato. Soffermiamoci a pensare
per qualche istante: Gesù ebbe fame e sete nel deserto, gustò i cibi prelibati
delle nozze di Cana, pianse lacrime calde sulla tomba di Lazzaro, ebbe paura e
sudò sangue nel Getsemani, soffrì l'atroce umiliazione dei soldati romani e la
terribile agonia della croce. Certo, la Chiesa ci insegna che non esiste un
materialismo sano: l'uomo è il suo corpo e la sua anima. Ma si potrebbe dire
che il cristiano è portatore sano di un materialismo, cioè della
consapevolezza che tutta la sua vita, compresa quella eterna, si gioca e si
manifesta attraverso il corpo.
5.
Pensiamo, se ancora non bastasse, alla "materialità" che caratterizza
i sacramenti: senza un po' di pane e un po' di vino, fatti da mani d'uomo, non
vi può essere Eucaristia. Gesù fatto pane viene ad abitare dentro il nostro
cuore, il nostro corpo. E ancora: pensiamo al Gesù-medico dei Vangeli che si
curva a curare e guarire migliaia di malati. Certo, senza mai dimenticare che il
vero grande male è il peccato, ma rivelando che l'amore si manifesta attraverso
un gesto, una carezza, un abbraccio, un bacio. Attraverso il nostro corpo.
6.Dunque,
oggi il nemico più agguerrito del cristianesimo sembra non essere più il
materialismo, ma lo spiritualismo: il separare fittiziamente l'anima dal corpo,
per cui posso tenere comportamenti immorali e contrari alla dignità della mia
persona, ma ritenere l'anima preservata dal male compiuto dal corpo. Ciò è
impossibile. Come insegna Gesù, dal nostro cuore escono i peccati, cioè la
volontà al male; ma è con le nostre azioni sia della mente che del corpo che
il male prende forma corrodendo il nostro corpo, che è tempio dello Spirito
Santo.
7.
Tutte queste considerazioni sembrano averci portato lontano. E invece siamo
stati ricondotti all'interno del nostro autobus delle 7 e 20, pieno zeppo di
ragazzi mal vestiti e mal consigliati. Il modo con cui maltrattano il loro corpo
rivela che non hanno capito il tesoro che hanno a disposizione, anzi, il tesoro
che sono. Normale poi che svendano se stessi sulla strada del sesso facile,
della contraccezione, del matrimonio a termine, di qualche droga che faccia
evadere verso la felicità. La felicità: sarebbe in realtà nelle loro mani,
nei loro sguardi, nella pulizia delle loro facce, nei loro corpi vestiti con
tanta semplicità e conformemente agli impegni della giornata. Mostriamo loro il
volto incarnato di Gesù, sveliamo loro che la fede è vita, che Cristo è
vicinissimo e non un dio lontano e inafferrabile. Questa nuova evangelizzazione
essi si attendono da noi; questa franchezza gli educatori cristiani devono ai
loro ragazzi. Oggi, subito. Perché domani potrebbe essere troppo tardi.
di
Daniele Curci
Il
fenomeno Wicca sembra davvero inarrestabile, (…) abbiamo visto come stiano
aumentando telefilm, cartoni animati e fumetti con espliciti riferimenti al
mondo neopagano, ora questa nuova “oscura” tendenza, come un vero morbo
maligno, sembra aver contagiato anche il mondo della moda. Lascio immaginare al
lettore l’impatto che l’immissione di indumenti e gadget wicca nel mercato
della moda può avere sulle tante teenager già affascinate da questo mondo
misterico.
Accessori
e abiti rigorosamente wicca, spille, amuleti e talismani, candelabri, libri
neri, stelle a cinque punte già pullulavano insieme a filtri e pozioni in siti
specializzati, nei cosidetti WiccaShop, ora anche le grandi firme dell’alta
moda sembrano aver risentito dell’influenza incantatrice di questa nuova
moda…
“Avete
bisogno di certezze?” sembrano dire questi moderni guru travestiti da
mercanti, “abbiamo la soluzione!” ed ecco portafortuna, amuleti e
gadget spirituali, prodotti per la salute e per il benessere dell'anima.
Amuleti, ciondoli da appendere al collo o da custodire nel portafoglio.
A
gettare benzina sul fuoco ci pensano, come sempre, alcuni noti personaggi, come
Desmond Morris, il celebre antropologo autore dell’orrendo nonché falsissimo
long-seller “La scimmia nuda” in cui con leggerezza filosofica ed
un pizzico di ironia spiegava a tutti e senza troppi fronzoli che l'uomo è una
scimmia senza coda e con meno peli… (mah!?)
Ecco
cosa scrive nel suo recente libro, Amuleti e Talismani, pubblicato da Tecniche
Nuove (Milano)
“In
genere ogni amuleto, talismano o portafortuna ci narra una storia affascinante o
ci schiude un significato simbolico”.
Sfogliando
le pagine del libro centinaia di amuleti e talismani divisi in alcune categorie:
amuleti del regno animale, del regno minerale, botanici, religiosi, con
iscrizioni, anatomici, apotropaici, con gesti protettivi, per salvaguardare la
casa. E con la disinvoltura tipica di colui che fa di tutta l’erba un fascio
ecco anche crocette, immagini di santi ed ex-voto, che di porta fortuna non
riesco ancora a capire cosa abbiano… Certo ci vuole proprio un bel fegato per
equiparare gufetti, mani che fanno le corna e incrociano le dita, feticci,
cornetti e simboli new age alla croce di nostro Signore!
Povero
Gesù…
Il
fenomeno ritual-fashion si sta diffondendo in ogni dove, soprattutto
per mezzo dei soliti modaioli vip: Madonna/Esther si cinge i
polsi con i bendel rossi, braccialetti tipici del culto della Kabbalah,
Oltre
a Madonna, Louise Veronica Ciccone, che, in onore della conversione mistica, si
è ribattezzata Esther, come la regina persiana che nel V secolo salvò il
popolo ebraico dallo sterminio babilonese, e che sta per investire 12 milioni di
sterline in una scuola spirituale per bambini, sono seguaci delle dottrine
mistiche ed esoteriche dell'ebraismo anche Gwyneth Paltrow e Barbra Streisand.
Le dive, come dicevamo, si mostrano in pubblico con un braccialetto rosso al
polso, un gadget spirituale che protegge chi lo indossa, purchè venga rigirato
sette volte e sia accompagnato da una preghiera specifica. Molto trendy anche la
maglietta con la scritta Kabbalist do it better.
Bobo
Vieri ha
le tasche piene di amuleti: "Mia mamma ogni volta mi dice: prendi
questo ti porterà fortuna", Simona Ventura non si
separa mai da un ferro di cavallo regalatole dai figli.
Che
la superstizione non fosse mai andata in cantina, purtroppo, lo sappiamo e lo
vediamo, d'altronde basta accendere la tv o leggere un quotidiano per imbattersi
nei tanti oroscopi e maghetti di turno, ma che addirittura la superstizione sia
diventata moda e sia motivo di vanto in ambienti culturali di estrazione perfino
elevata, è a dir poco rivoltante!
Perchè
tanto successo? E sopratutto cosa rende speciali questi oggetti?
A
detta di molti a fare la differenza è la carica emotiva che gli si dà, i
ricordi che trasmessi, la sicurezza che il contatto con quel materiale suscita.
Questo
attaccamento ossessivo e deleterio per oggetti materiali fa di essi dei moderni
idoli…dei quali non si riesce proprio a fare a meno. Si crea una sorta di
dipendenza psicologica dalla quale è molto difficile uscire.
Basta
leggere un’intervista a Michele Fattorini, stilista per la Just
Cavalli per comprendere come carica emotiva ed oggetto indossato siano
gli ingredienti di moderni feticci ed idoli da adorare.
“Credo
fermamente che un gioiello o un abito possano diventare dei veri e propri
amuleti. Se ci capitano più di una giornata o eventi particolarmente favorevoli
in cui riscontriamo di aver indossato sempre un determinato oggetto o capo
questo automaticamente verrà rivestito di un particolare potere”.
Parli
per sentito dire o è capitato anche a te? “Ho degli oggetti o dei capi ai
quali sono molto affezionato e che mi hanno accompagnato in molte occasioni
fortunate. C'è per esempio un maglioncino di H&M che ho riscontrato di aver
indossato tutte le volte che mi è successo qualcosa di positivo. Il mio amuleto
invece è una spilla che ho comperato insieme al mio attuale compagno. Mi mette
di buonumore!”.
In
definitiva ognuno può fare un po’ come gli pare in fatto di fortuna? E’
sempre Fattorini a sentenziare: “Gli amuleti sono oggetti come tutti gli
altri, solo che certe particolari forme e materiali sono legati a retaggi
culturali ancestrali che fanno attribuire più o meno buona sorte a chi li porta”.
Quindi
si può anche rischiare di commettere gaffe, magari regalandone uno? “A me
piace tantissimo il corallo ma si dice che non porti molto bene regalarlo; vero
è, però, che se regalato sotto forma di cornetto è considerato da tutti un
gran bel portafortuna” rassicura lo stilista.
E’ evidente l’inganno diabolico, che spinge l’uomo a
prendere scelte e ad agire in funzione di un oggetto dalla cui presenza dipende
il buon esito della vita, questa subdola menzogna porta alla scomparsa di Dio e
del concetto di Provvidenza dagli orizzonti della propria vita. Non
dimentichiamo che Satana ovvero “colui che divide” cerca tutti i mezzi per
allontanarci da Dio… Attraverso la superstizione egli porta molti oggi sulla
strada dell’esoterismo e dell’occulto, una volta catapultati in questo
mondo, poi, è facilissimo per il “principe di questo mondo” agire
indisturbato nella vita delle ignare vittime.
In
questo clima di magia e superstizione fa la sua comparsa sulle passerelle, una
nuova linea giovane, per ragazze chiamata ‘Amuleti J’. J
come Jeans, ma anche come Jaunty, come Joious e come Jewel per la ricercatezza
del particolare unico e prezioso.
Amuleti J è disegnata dal 29enne Gabriele Colangelo ed ispirata alle opere Art
Nouveau di Mucha.
Non solo nuove proposte, dato che Roberto Cavalli, nella collezione p/e 2004
aveva fatto sfilare modelle con gigantesche collane grondanti corni e denti di
belve. Quest’anno è la volta di gigantesche spire di corallo intorno al
collo. Allora Cavalli sarà superstiziosissimo?
“No,
non mi considero superstizioso e quindi non sento il bisogno di portarmi
appresso amuleti. Però rispetto chi lo è: mia moglie ad esempio ha un
bellissimo portafortuna – un grande corno senza il quale non si presenterebbe
mai alla vigilia di una sfilata. E anche se io non credo nei suoi poteri, ormai
è diventato un simbolo anche per me! Il malocchio? Credo che ci sia gente che
vuole il tuo male, per invidia o per gelosia, ma il mio essere razionale non mi
porta a credere sugli influssi a distanza… Per me il tempo delle streghe e
delle fattucchiere è finito, anzi non è mai esistito!”
La
pensano diversamente dallo stilista fiorentino, le già citate Wiccan, quelle
ragazze che si proclamano streghe sulla base di un’antica religione fondata
sul culto di un Dio cacciatore cornuto e di una Dea madre, sulla natura che è
in tutte le cose (panteismo). Appassionate di riti magici, di esoterismo e
occultismo, un po’ per passione e un po’ per divertimento, forse per fuggire
la monotonia della vita quotidiana, o per cercare risposte che non trovano da
nessun’altra parte (peccato che la strada non sia quella giusta, anzi è
totalmente nella direzione opposta!).
Ad
esse hanno pensato griffe come Simultaneous che nella siflata
di Moda Milano 2004 ha presentato la sua donna-strega
metropolitana, rigorosamente scura, con qualche elemento bianco e rosso, calze
nere, ragnatele e tanto pizzo!
In
questo brodo di magia, superstizione, esoterismo ed occulto, ma anche di moda e
tendenza sta crescendo una generazione, sempre più insicura, sempre più in
ricerca di punti di riferimento importanti. Cosa offre loro il mondo? Mille e più
vicoli ciechi….
E’
nostro dovere informare sui pericoli del tempo ed ammonire, se necessario,
questi nostri fratelli in balia delle tenebre del mondo, nella speranza che non
più lustrini, né misteri oscuri, né girandole di vanità riempiano il loro
cuore, bensì giunga a rischiararli la potente luce di Cristo, l’unica Verità,
l’unica certezza di un mondo in cerca di risposte!
di
Daniele
Curci
Abiti
talari, accessori "rubati" agli altari, sfilate che mimano
rappresentazioni sacre.
E' l'ultima frontiera-provocazione del fashion system, che anche nella pubblicità
sceglie una donna-Maddalena.
Questo
fenomeno triste e dissacrante non è nuovo al mondo della moda che di tanto in
tanto ripropone indumenti di ispirazione sacra orribilmente profanizzati.
Iniziatori e modelli sono solitamente personaggi di spicco del mondo dello
spettacolo, solitamente cantanti ed attori, scelti ad hoc, proprio per il forte
impatto che hanno sui numerosi fan emuli dei propri beniamini.
Fu
Veronica Ciccone (alias Madonna, oggi Esther), con i suoi crocifissi e abiti
ritagliati con pizzi d’altare del periodo Like a Virgin (1984) a far irrompere
con trasgressione simboli ed iconografie religiose nella storia del vestire.
Ed
oggi?
Ancora
una volta è stata la stessa rock star a lanciare la recente mania del
"sacro style" che sta contagiando il fashion world. Non va dimenticato
infatti che uno dei grandi fenomeni street dello scorso anno, quello delle
T-shirt Teenage Millionaire - dal trasgressivo slogan Mary is my homegirl
(con il corrispettivo maschile Jesus in my homeboy) - furono sfoggiate
a ripetizione proprio da Madonna all’uscita dal Kabbalah Center di Rodeo
Drive.
Ma
non va trascurato neppure il fatto che sono stati inizialmente i rapper di
origine portoricana a mescolare T-shirt e gioielli con raffigurazioni sacre e
stampe a icone sacre a bomber e cargo pants.
Dalla
strada il fenomeno ha contagiato l'immaginario delle maison più accreditate.
Nelle
collezioni per l’autunno-inverno molti sono i riferimenti religiosi e blasfemi
in passerella. Quelli legati al cristianesimo in particolare ( non c’è da
stupirsi).
Si
muovono infatti sulle note dell’Ave Maria di Schubert le vedove velate, le
"Maria" e le "Maddalena" viste a una delle sfilate più
applaudite dell’ultima edizione di Milano Collezioni, quella di Riccardo
Tisci, young talent italiano che proprio con questa performance
ispirata all’Italia del Sud e pervasa di simbolismo cattolico si è
definitivamente affermato come uno dei più promettenti designer a livello
internazionale.
Anche
Stefano Pilati ha sfoggiato in passarella abiti di ispirazione
sacra, paramenti e abiti talari, di spirito giansenista (come a suo tempo
avevano già fatto le Sorelle Fontana).
Ma
non finisce qui, infatti la sfilata di DSquared è ambientata
in una chiesetta della provincia americana, con tanto di cori gospel e bravi (e
brave) ragazze in passerella ed il pezzo caldo della collezione è una maglia
tricottata a versetti “Jesus loves me”.
E
ancora le spose in versione Rei Kawakubo per Comme des
Garçons, orientali, eccentriche, sfrontate e private di ogni sacralità
o il velo come nuovo accessorio cult per Miuccia Prada da Miu
Miu.
Ma
a questa commistione in chiave fashion tra sacro e profano non si è assistito
solo sulle passerelle, anche lo street style da qualche anno seguitissimo dai
giovani di tutto il mondo sembrerebbe avere risentito di questa corrente…
Infatti
tra gli accessori più in voga per il prossimo inverno, a partire dai gioielli
fino ai jewell details (per lui e per lei) ci saranno numerosi simboli della
tradizione cristiana come corone di spine o il cuore trafitto (rappresentato tra
l’altro anche sulla cover del volume appena uscito che ripercorre la storia
del marchio Fiorucci).
E
poi rosari a grossi chicchi di legno come quelli delle monache, spille ex voto
(anche in passerella da Christian Lacroix) e ciondoli reliquari firmati magari Corpus
Christi (notate il nome di questa marca). In stile gothic, ma non solo.
Non
solo cristianesimo però, sull’onda del sincretismo dominante infatti ecco
collane, portachiavi, medagliette e charms contagiati dalla colorata allegria
Bhollywoodiana dell’iconografia religiosa indiana o dei santini portafortuna
brasiliani (ricordiamo che in questo paese è molto diffusa la santeria).
Una
casa produttrice, la Litchi, propone il suo negozio, tenetevi
forte, “di culti ed icone” che mescola un olimpo variopinto di buddha
colorati e divinità indù, ma anche santi cristiani il tutto sottoforma di
gioiellini, port-bonheur, candele e statuette votive.
Se
siete rimasti stupiti da tanta leggerezza e mancanza di rispetto nei confronti
del sacro, sappiate che la Madonna a Fatima già da lungo tempo (1917) ci aveva
avvisati:
“Saranno
introdotte certe mode che offenderanno molto Nostro Signore”
Possa
il Signore illuminare sempre più i nostri cuori e le nostre menti, affinchè
riconoscendo l'inganno nascosto in certe mode moderne, ogni cristiano possa
ingaggiare contro di esse una sana battaglia!
Per
raggiungere cosi santo e virtuoso intento, conviene agire sopra circoli e
correnti di idee, sui quali, se poco o nulla potrebbe un’azione individuale e
isolata, assai efficacemente è in grado di operare un’azione comune. Se
l’unione fa la forza, solo un gruppo compatto, numeroso quanto mai può
essere, di risoluti e non pavidi spiriti cristiani saprà, dove la loro
coscienza parli ed esiga, scuotere il giogo di certi ambienti sociali,
svincolarsi dalla tirannide, oggi più forte che mai, delle mode di ogni sorta,
mode nel vestito, mode negli usi e nelle relazioni della vita.
(Tratto
dal discorso di Pio XII ad una folta delegazione della gioventù femminile
dell'Azione cattolica)
Non
corpo o anima: ma anima e corpo
di
Corrado
Gnerre
tratto da Il
Settimanale di Padre Pio
Marzo 2005
Qualche
tempo fa un’attrice di films pornografici, legittimamente sposata, disse di
non sentirsi fedifraga. Ebbe il coraggio di dire di non aver mai tradito il
marito, perché tradire richiede l’intenzione di farlo, mentre ciò che lei fa
è solo prestare il proprio corpo.
Parole
strane, ma non troppo, se si considera la mentalità dominante. Se si chiedesse
al cosiddetto “uomo della strada” (ammesso che esista): «È giusto
prostituire la propria mente?», la risposta sarebbe certamente negativa.
Prostituire la propria mente vuol dire rinunciare a se stessi, alla propria
identità. Ma se si chiedesse sempre a lui, all’“uomo della strada”: «Fa
bene un’attrice ad usare il proprio corpo?». La risposta sarebbe, con ogni
probabilità, positiva. Se si ha un bel corpo, perché non sfruttarlo?
In
queste possibili risposte si cela l’essenza dei nostri tempi, che non sono di
materialismo – o perlomeno di solo materialismo – ma anche di evidente
spiritualismo.
Spiritualismo
vuol dire dare valore solo allo spirito, cioè, nel caso nostro, solo alla
mente, al pensiero. Ebbene, oggi si è convinti che la mente non si debba mai
prostituire, mentre il corpo… Ciò significa che mentre la mente e il pensiero
vengono ritenuti elementi costitutivi della persona, il corpo no. Questo sarebbe
solo un optional. D’altronde non è casuale che in questi tempi vadano molto
di moda religiosità orientaleggianti, in cui tutto ruota intorno al concetto di
reincarnazione. Il corpo è visto come un “pezzo di ricambio”: non solo la
cinghia di trasmissione o la marmitta, ma anche il volto, il busto e le gambe…
Ma
allora come la mettiamo con il materialismo che pure in tanti considerano il
male dei nostri giorni? Il materialismo c’è perché c’è lo spiritualismo e
viceversa. Materialismo e spiritualismo sono, sì, molto diversi, ma hanno in
comune tanto l’origine quanto gli esiti. Sono come due ellissi che si toccano
all’origine e si ricongiungono alla fine. Dire: esiste solo la materia e lo
spirito è un’illusione, o il contrario: esiste solo lo spirito e ad essere
un’illusione è la materia, significa dire che la realtà è una nel suo
essere e nella sua causa. Si può porre l’accento o sulla materia o sullo
spirito, ma il fondamento del discorso non cambia. Faccio un esempio tratto da
quelli che sono solitamente i miei studi: la differenza tra la religiosità
indiana (induismo e buddismo) e quella cinese (taoismo e confucianesimo) non
consiste nell’essenza monistica su cui entrambe si fondano, ma
nell’identificazione di quello che è il vero reale: lo spirito per la prima,
la natura materiale per la seconda.
Quale
l’alternativa? La risposta è semplice: l’antropologia cristiana, che
sarebbe quella occidentale. Corpo e spirito, insieme, costituiscono la persona
umana. L’uomo non è né solo spirito né solo corpo. Certo, vi è una
disposizione gerarchica: lo spirito deve governare il corpo; ma l’uomo è un
tutt’uno. «L’uomo – scrive san Giustino – è forse altra cosa che un
animale ragionevole composto di corpo e di anima? O forse l’anima, presa
separatamente, è l’uomo? No assolutamente! [...] Quindi, se nessuna di queste
cose, prese separatamente, è l’uomo, solo quello che è composto delle due
cose si chiamerà uomo […]». Era quello che già aveva detto san Paolo: «Il
corpo […] è […] per il Signore, e il Signore è per il corpo» (1Cor 6,13).
Questi
due “gemelli siamesi” della cultura contemporanea (il materialismo e lo
spiritualismo) hanno originato due atteggiamenti di costume diametralmente
diversi: la corpolatria e la corpofobia.
Il
primo è la diffusa fissazione per il proprio corpo. È la nuova “liturgia”
fatta di palestre, saune, lifting, per non parlare dei tanti tentativi patetici
per non invecchiare. Ma non solo la fissazione per il proprio corpo, anche la
sua strumentalizzazione per un piacere innalzato ad unico criterio di vita.
Il
secondo, cioè la corpofobia, è, invece, il tentativo, misterioso perché
incomprensibile, di ingegnarsi per rendere quanto più brutto il proprio corpo.
Penso a certe mode omologanti per ragazzi e ragazze. Scrive padre Royo Marin: «Gli
abiti in disordine, strappati, poco puliti, rivelano una persona negligente e
pigra». Ma torniamo a questa diffusa paura per il corpo, che conduce a renderlo
brutto fino ad esprimerlo in chiave quasi orrida. Basti pensare al pearcing,
alla “tatuomania”, agli anelli al naso e alle labbra da far invidia al più
antico masai: tutte usanze tribali con cui “vestire” la propria identità,
in una prospettiva non di esaltazione, ma di dissolvimento dell’identità. Così
come il mondo precristiano imponeva. C’è un libro, a riguardo, molto
interessante, intitolato Moderns Primitives (Moderni Primitivi) e pubblicato in
Italia con il titolo Tatuaggi Corpo Spirito. È un libro attraverso cui si
capisce bene la “filosofia” che sta alla base di tutto questo.
Nell’introduzione all’edizione italiana, il curatore Ivo Quartiroli parla
esplicitamente di un tempo in cui finalmente «[…] i valori tradizionali di
progresso, scienza e famiglia e religione stanno esaurendo la loro funzione di
sostegno». Poi continua affermando che si sta avvicinando una nuova era in cui
torneranno i tipici elementi simbolici della pre-civiltà pagana e tribale: «La
cultura tribale, pagana, e il mondo antico greco hanno sempre riconosciuto
diversi dèi invece di un dio unico. Per accettare una società multietnica
bisogna partire dall’accettazione della diversità tra le persone e
all’interno di noi stessi. Auspichiamo la riappropriazione della spiritualità
non mediata da moralismi e dogmi ecclesiali. La spiritualità che parte dalla
sensazione di essere connessi. Connessi con se stessi, con gli esseri viventi,
con la terra e i suoi cicli. Una spiritualità che non necessita di luoghi di
culto, non necessita di intermediari, non ha peccati né sensi di colpa». E un
noto creatore di tatuaggi americano ha scritto: «Nei tatuaggi è molto forte il
concetto di fare amicizia con la morte, di confrontare e trascendere la morte,
morte come trasformazione più che morte vera e propria; nel senso di morte
dell’ego. L’arrendersi dell’io. Si arriva ad un punto nell’esperienza
mistica in cui l’ego viene via come una buccia e ciò che rimane è essenza
pura».
Ed
è qui la chiave di lettura non solo della “tatuomania” o del pearcing, ma
anche di quello che abbiamo detto a proposito del materialismo e dello
spiritualismo. È la morte dell’“io”, il cupio dissolvi di una pretesa
gnostica in cui limite e differenza sono costretti a sparire, in cui l’uomo,
non potendo darsi quell’onnipotenza che non ha (il fallimento della pretesa
moderna), si rivolge alla dissoluzione come unica possibilità di non
riconoscere la sconfitta. Come la regina cattiva della favola di Biancaneve,
che, per non sentirsi dire che qualcun’altra era diventata la più bella del
reame, distrugge lo specchio invece di accettare la dura realtà.
Donna,
vorrei parlarti della moda!
di
Alessandro
BON tratto
da Mediatrice.net
Marzo 2005
Estate
o inverno, la tendenza è sempre la stessa. Farsi notare, attirare lo sguardo
dell'uomo. E' sempre inconsapevolmente o innocentemente che la donna fa le sue
scelte?
Il
mondo corre all'impazzata verso l'impurità più sfacciata. Ogni anno la moda
porta la sua novità, ed è sempre una novità degradante. Le vesti lunghe o
corte, scollacciate o tirate su fino agli orecchi, attillate o a campana,
mostrano sempre la preoccupazione di ostentare la carne, e dolorosamente tendono
sempre non a vestire ma a spogliare.
E'
l'arte di Satana! Certe donne, completamente coperte di panni, per la
preoccupazione che hanno di mostrarsi, si attillano in tale maniera che
appariscono spogliate, e fanno confezionare i loro abiti in modo che le mettano
in evidenza, senza curarsi del più elementare pudore, pur pretendendo di essere
irreprensibili nel decoro. La vita moderna poi, con le sue stranezze e le sue
vertigini, induce in molte donne ed in moltissimi uomini la persuasione che in
date circostanze si può o si deve fare a meno del decoro e della più
elementare modestia. C'è l'abito da ginnastica, da piscina, da spiaggia, da
sport, da ballo, da teatro, nel quale appare naturale la riduzione a minimi
termini, e si assiste anche in città ad esibizioni spettacolose, che riducono
sempre più il senso del pudore. E' così che un abito che potrebbe tollerarsi
solo quando dalla cabina ci si tuffa nel mare, facendosi coprire dall'acqua, è
diventato la divisa dei ciclisti, degli sciatori e degli sportivi in genere, e
dolorosamente anche di tante giovani che l'indossano nella più clamorosa
esibizione, vociando e dimenandosi, quasi che i trams, le ferrovie, le strade, e
le piazze fossero luoghi di pubblica esibizione. Eppure il clima nel quale
viviamo è un clima eroico nel quale non si dovrebbe dare così miserabile
spettacolo d'incoscienza. Sono morti i martiri a migliaia, immolando tutto per
la Fede, come ai primi tempi del Cristianesimo. Avanzano le orde dei senza Dio,
orde ignominiose, vergogna dell'umanità, ed avanzano col programma militante di
demolire la società cristiana ed instaurare una repubblica di bruti. Avanzano
sfacciatamente oggi, e sfacciatamente stabiliscono come testa di ponte della
loro lotta, l'impurità e la disonestà della donna, la corruzione morale ed il
nudismo.
Non
è più un segreto: si mandano avanti le donne immorali per corrompere le donne
e gli uomini onesti; si prostituisce pubblicamente la bellezza con le mode
procaci, per disorientare le anime, abituarle ai disordini del senso e
precipitarle nell'apostasia. E' storicamente accertato che il bolscevismo
spagnolo, prima d'iniziare la sua bestiale campagna di scristianizzazione e di
distruzione, reclutò le più sfacciate donne, le sguinzagliò nei centri più
importanti, le pagò perchè si fossero mostrate in abbigliamenti procaci, ed
avessero preparata con la corruzione morale la via al comunismo. Questo metodo
non è cambiato, anche dov'è attuato con maggiore astuzia lanciando solo la
moda, gradatamente più procace. [...] A questo si aggiunga che a modello delle
donne non si prendono più le nobili donne oneste, ornate di decoro, ma le
peggiori sgualdrine dei teatri e dei concerti, chiamate per ironia stelle! I
giornali illustrati sono riboccanti d'immagini scomposte e di pose vergognose,
di visi truccati e di nudità ripugnanti al più elementare senso morale, e le
donne s'ispirano a questi mostri, e vi uniformano tanto spesso i loro
abbigliamenti.. [...] Non si riesce a capire come possano credersi immuni da
colpa grave, quando non possono ignorare che le loro esibizioni fanno sorgere
cattivi pensieri, inducono a peccati di desiderio e spingono alle peggiori
degradazioni.
Incoscienti
e schiave di suggestioni
Molti
dicono e suppongono che la mancanza di pudore è incoscienza; ma questa potrebbe
ammettersi in paesi pagani, non in nazioni cristiane, dove la parola ammonitrice
del Papa, dei Vescovi e dei Sacerdoti è incessante. [...] Molte di esse
infatti, credono che la moda sia una necessità, una legge che le obblighi.
Satana le suggestiona e fa loro credere di apparire strane se non la seguono nei
suoi capricci, e credono anche di decadere dalla loro nobiltà se non vestono in
modo da farsi notare od ammirare. [...] Non vogliono apparire singolari non
vogliono far la figura delle vecchie; dicono di non poter trovar marito o per
conservarlo, di non poter contraddire la mamma, il babbo, i fratelli, il marito,
che ci tengono a farle figurare, e con queste scuse giustificano la loro
degradazione.