MISTICA
CITTA’ DI DIO
Vita della Vergine Madre di Dio
di
Suor Maria di Gesù
Abbadessa del Monastero dell’Immacolata di Agreda dell’Ordine dell’Immacolata Concezione
LIBRO OTTAVO
CAPITOLO 1
Maria santissima parte con Giovanni per Efeso e lì viene visitata da Giacomo, in viaggio verso Gerusalemme, dove da Damasco è diretto anche Paolo; si dichiarano i segreti che accadono in tali spostamenti.
365. Appena la Signora, di nuovo nel suo oratorio, fu scesa dalla nube sulla quale era stata trasportata ed ebbe toccato il suolo, si prostrò ad abbracciare la polvere allo scopo di magnificare l'Onnipotente per quanto la sua destra aveva prodigiosamente operato in quella circostanza a vantaggio di lei stessa, di Giacomo e del regno in cui si era recata. Considerando con la sua ineffabile semplicità che, mentre ancora ella viveva nella carne mortale, si stava costruendo un tempio a lei intitolato perché vi fosse invocata, si annientò a tal punto nella stima di sé al suo cospetto che pareva si fosse completamente dimenticata di essere sua vera madre, creatura impeccabile e infinitamente superiore in santità a tutti i supremi serafini. Si abbassò e apprezzò questi benefici come se fosse stata un vermiciattolo e l'essere più insignificante e peccatore, giudicando che, con un simile debito, doveva sollevarsi al di sopra di se stessa a gradi di perfezione più eminente. Tanto decise e tanto fece, giungendo con la sua sapienza e modestia fin dove la nostra capacità non può innalzarsi.
366. Per quattro giorni ella spese la maggior parte del tempo in questo, come anche nel pregare con fervore per la difesa e la crescita della Chiesa, mentre Giovanni preparava quanto era necessario al percorso e all'imbarco per Efeso. Quindi, il cinque gennaio dell'anno quarantesimo dall'incarnazione, egli la avvisò che era ormai il momento di andare perché tutto era stato disposto. La Maestra dell'obbedienza si inginocchiò senza replica né indugio, chiese al Signore licenza di uscire dalla città e subito si congedò dal padrone della casa e dagli altri che vi dimoravano. Si può facilmente immaginare il dolore che essi dovettero provare, dato che, legati a lei e costretti ad esserle affezionati con ossequio per la sua dolcissima conversazione e per i favori della sua generosità, in un istante restavano senza consolazione e senza il ricchissimo tesoro del cielo nel quale trovavano tanti beni. Si offrirono di seguirla e, poiché non era conveniente, la supplicarono tra le lacrime di affrettare il rientro e di non separarsi definitivamente da quella abitazione, della quale già da molto era in possesso. Ella gradì queste pie e caritatevoli profferte, lo esternò con umili e riconoscenti dimostrazioni e, dando speranza del suo ritorno, mitigò la loro sofferenza.
367. Domandò, poi, all'Apostolo il permesso di visitare i luoghi santi, adorando colui che li aveva consacrati con la sua presenza e con il suo prezioso sangue; lo fece con straordinaria devozione e nel pianto, insieme a lui, che con il sommo conforto che ricevette standole accanto esercitò eroici atti di virtù. La beatissima Vergine vide presso ciascuno di essi l'angelo che lo difendeva e raccomandò ancora a tutti di resistere a Lucifero ed ai suoi, affinché non li distruggessero o profanassero, come desideravano e avrebbero tentato di fare per mezzo dei giudei. Per questo li avvertì di sventare con le loro ispirazioni i pensieri malvagi e le suggestioni diaboliche con cui il drago procura di indurre gli uomini a cancellare la memoria di Cristo, e li incaricò di ciò per tutti i secoli, perché tale rabbia sarebbe durata per sempre. Essi eseguirono tutto quello che ordinò loro.
368. Quindi ella, genuflessa, si fece benedire per dare inizio al viaggio, come soleva fare con suo Figlio, perché nei confronti del discepolo amato, da lui lasciatole in sua vece, fu sempre docile e sottomessa. Molti credenti di Gerusalemme le presentarono denaro, doni e cocchi per il tragitto da lì alla costa, come anche tutto l'occorrente fino all'arrivo. La prudente Regina della povertà, però, manifestando dimessamente gratitudine, soddisfece tutti senza prendere nulla e si diresse al porto su un asinello. Il ricordo degli spostamenti fatti in passato con Gesù e Giuseppe e l'ardore per l'Altissimo, che la obbligava come allora a peregrinare, risvegliavano nel suo cuore teneri e riverenti sentimenti. Per essere ineccepibile in tutto, si rimise un'altra volta alla volontà di Dio, accettando, per la sua gloria e per l'esaltazione del suo nome, la pena di essere priva della vicinanza del suo Unigenito e del suo sposo, mentre in molte occasioni ne aveva goduto con abbondante sollievo, nonché di perdere la quiete del cenacolo, posti così venerabili e la compagnia di tanti bravi fedeli; poi, lo lodò per aver messo al suo fianco l'Evangelista per assisterla nonostante tali assenze.
369. Per darle più sostegno e alleviamento, alla partenza le si resero visibili tutti i suoi custodi, che la circondarono. Con questa scorta e quella terrena del solo Giovanni camminò fino alla nave in procinto di salpare, intrattenendosi in continui e soavi colloqui e cantici con gli spiriti sovrani, e talora con il fortunato Apostolo, il quale, premuroso e sollecito, si prodigava per lei con mirabile riguardo in tutto quello che sapeva opportuno. Per tale atteggiamento, aveva verso di lui riconoscenza con inespri-
mibile umiltà, perché queste due qualità le facevano apparire i suoi servizi immensi e gratuiti, benché essi le fossero dovuti per tante cause.
370. Quando furono sulla riva, salirono a bordo con altri passeggeri. La Signora, che non era mai stata prima in mare in questo modo, penetrò con assoluta chiarezza il vastissimo Mediterraneo e la sua comunicazione con l'oceano: ne scrutò la profondità, l'estensione e la larghezza, le caverne nascoste e l'occulta disposizione, le sabbie e le miniere, i flussi e i riflussi, gli animali, le balene, le varietà di pesci piccoli e grossi e ciò che vi era racchiuso. Ebbe, poi, nozione di quante persone vi erano annegate ed erano perite solcandolo; si rammentò, dunque, della verità contenuta nel Siracide, cioè che i naviganti parlano dei suoi pericoli, e del passo del salmo in cui si afferma che sono mirabili l'elevarsi e la superbia delle sue tumide onde. Intese tutto questo, oltre che per concessione speciale del Salvatore, anche perché partecipava in grado sublime dei privilegi della natura angelica, come pure degli attributi divini, a imitazione e somiglianza dell'umanità santissima di lui. Con queste prerogative, non solo ella comprendeva ogni cosa quale è in se stessa e senza inganni, ma la sfera delle sue cognizioni sorpassava quella degli esseri celesti.
371. Quando dinanzi alle sue facoltà e alla sua sapienza si aprì quell'ampia prospettiva, in cui riverberava come in uno specchio nitidissimo la grandezza di Dio, sollevò il suo spirito con ardentissimo volo fino a lui, che tanto risplende nelle sue meravigliose opere, magnificandolo in tutte e per tutte. Provando compassione come madre pietosa per coloro che si abbandonano all'indomita forza dei flutti per attraversarli con enorme rischio, pregò ferventemente per loro sua Maestà di proteggerli se l'avessero supplicata chiedendo con devozione la sua intercessione e il suo patrocinio. Egli le accordò subito quello che domandava e si impegnò a favorire chi avesse avuto con sé qualche immagine di lei e nelle burrasche l'avesse invocata con affetto come stella del mare. Questa promessa permette di capire che, se i cattolici vanno incontro a incidenti e affogano, ciò accade perché essi ignorano tale soccorso o perché, per i propri peccati, meritano di non ricordarsene nelle tempeste e non la implorano con vera fede; infatti, la parola dell'Altissimo non può venire meno, né la Regina negherebbe il suo aiuto ai bisognosi e agli afflitti in grave difficoltà.
372. In questa circostanza avvenne ancora un fatto eccezionale. Quando Maria scorse i diversi animali acquatici, li benedisse e comandò loro di confessare e celebrare il proprio Creatore nella forma ad essi conveniente. Allora questi, docili, con incredibile velocità accorsero in una moltitudine innumerevole intorno all'imbarcazione, senza che ne mancasse alcuna specie; mostrarono le teste in superficie e, muovendosi e agitandosi in modo singolare e piacevole, si trattennero a lungo, per riconoscerla come signora, prestarle obbedienza, festeggiarla e in qualche maniera ringraziarla di essersi degnata di entrare nell'elemento in cui vivevano. Tutti coloro che erano lì si stupirono per questo prodigio mai visto, che dette motivo di riflessione e discussione perché tale quantità di pesci di disparate dimensioni, così stretti e accalcati, impediva di procedere; però, non ne colsero la ragione, tranne Giovanni, che per un bel po' non riuscì a frenare le lacrime per la gioia e poi invitò la dolce Vergine a dare loro licenza di andarsene, dato che l'avevano ascoltata tanto prontamente allorché li aveva esortati alla lode. Lo fece e immediatamente quella massa disparve, lasciando il mare calmo, sereno e assai limpido, per cui proseguirono il viaggio e in poche giornate giunsero alla meta.
373. Scesero a terra e anche qui ella compì delle azioni straordinarie, curando infermi e indemoniati, che in sua presenza restavano liberi all'istante. Non mi attardo ad esporle, perché occorrerebbero parecchi libri e più tempo se dovessi riportare tutto quanto faceva e i benefici del cielo che spargeva ovunque, come strumento e dispensatrice dell'onnipotenza divina. Riferisco solo quelle che sono necessarie per la Storia e che bastano per manifestare qualcosa di ciò che non si sa ancora dei suoi miracoli. Risiedevano ad Efeso dei credenti provenienti dalla Palestina, sebbene non molti, e avuta notizia dell'arrivo della Madre di Gesù si recarono a visitarla e ad offrirle le proprie case e sostanze. Ella, che non cercava né ostentazione né comodità mondane, scelse come alloggio l'abitazione di alcune donne ritirate e non ricche, che stavano sole, senza compagnia di uomini. Queste, per beneplacito del Signore, la misero a sua disposizione con carità e benevolenza e, dopo avere esaminato la costruzione con l'intervento degli angeli, assegnarono una camera notevolmente appartata a lei e un'altra all'Evangelista; essi vi rimasero finché stettero in tale città.
374. Maria beatissima espresse la sua gratitudine e subito andò nella sua stanza, dove, prostrata come al solito, adorò l'essere immutabile di Dio. Consegnandosi in sacrificio per servirlo in quel posto, disse: «Altissimo, con la vostra immensità riempite l'universo. Io, umile ancella, desidero eseguire perfettamente la vostra volontà in ogni occasione, luogo e momento in cui la vostra provvidenza mi porrà, perché siete tutto il mio bene e tutta la mia vita. Solo a voi si indirizzano i miei aneliti e sentimenti. Orientate i miei pensieri, le mie parole e le mie opere affinché vi compiacciano». La prudentissima Regina comprese che egli accoglieva questa preghiera e rispondeva con la sua virtù promettendole di assisterla e governarla sempre.
375. Continuò l'orazione intercedendo per la Chiesa e ordinando ciò che era sua intenzione fare per aiutare da lì i suoi membri. Chiamò i custodi e ne inviò alcuni a soccorrere i Dodici e i discepoli, che sapeva più provati dalle persecuzioni suscitate dai diavoli per mezzo degli infedeli. Ne mandò diversi anche a difendere Paolo dai pericoli che incombevano su di lui in Damasco, da dove in quei giorni egli fuggì perché i giudei gli davano la caccia come afferma nella seconda lettera ai corinzi raccontando che fu calato per il muro, e da quelli che Lucifero gli preparava sulla strada per Gerusalemme, che stava per percorrere; contro di lui, infatti, lo sdegno dell'inferno era più furente che contro gli altri apostoli. Di tale spostamento egli scrive ai galati, precisando che lo fece dopo tre anni, che non si devono calcolare dalla sua conversione, ma dal suo ritorno dall'Arabia. Lo si deduce anche dal testo, in cui, terminando di parlare di quest'ultimo, soggiunge subito che andò da Cefa; esso, altrimenti, resterebbe molto confuso.
376. Con più chiarezza lo si verifica in base al computo che si è fatto dalla lapidazione di Stefano e del trasferimento della Vergine. Il protomartire fu ucciso dopo il compimento del trentaquattresimo anno dalla nascita del Salvatore, contando dal Natale; se lo si fa dalla circoncisione, come si usa oggi, morì a sette giorni dalla fine di quell'anno, poiché tanti ne mancavano al primo gennaio. Paolo divenne cristiano il venticinque gennaio del trentasei e, se fosse giunto nella città santa dopo tre anni, vi avrebbe trovato Maria e Giovanni, ma egli stesso attesta che dei Dodici non vide nessun altro se non Giacomo di Alfeo, il Minore; certo, se essi fossero stati presenti, non avrebbe omesso di incontrarli, e così avrebbe nominato anche l'Evangelista. Ciò avvenne nel quaranta, dopo che erano già trascorsi completamente quattro anni da allora e poco più di un mese dalla partenza della Signora, mentre gli apostoli, eccetto i due che conobbe, erano già ciascuno nella propria provincia.
377. Secondo questo calcolo, egli spese il primo anno, o la maggior parte di esso, dirigendosi in Arabia e portandovi l'annuncio, e i tre successivi in Damasco. Perciò Luca, benché non narri quel primo viaggio, nel capitolo nono degli Atti comunica che, parecchi giorni dopo che aveva abbracciato la fede, gli abitanti di tale località fecero un complotto per ammazzarlo, intendendo con tale indicazione temporale i quattro anni che erano passati. Aggiunge immediatamente che, scoperte tali trame, i discepoli lo fecero discendere di notte dalle mura, e così egli arrivò a Gerusalemme. Sebbene qui fosse risaputa la trasformazione che si era realizzata in lui, c'era sempre timore riguardo alla sua perseveranza, essendo stato in precedenza un nemico tanto dichiarato del Redentore, e dunque la comunità ecclesiale al principio si guardava da lui. Allora Bàrnaba lo prese con sé e lo condusse presso Pietro, Giacomo e gli altri. Paolo, ai piedi del vicario di Cristo, glieli baciò domandandogli con fiumi di lacrime che lo perdonasse, poiché si era pentito dei suoi errori e peccati, e lo accettasse tra i suoi sudditi e tra i seguaci del suo Maestro, il cui nome desiderava diffondere fino a versare il proprio sangue.
378. Anche da questo sospetto si desume che la Regina non fosse più lì, perché in caso contrario egli le si sarebbe presentato prima che ad alcun altro e sarebbe venuta meno ogni paura; inoltre, sarebbero state chieste informazioni direttamente a lei, che anzi nella sua prudenza avrebbe prevenuto ciò, premurosa ed attenta come era a dare consolazione. Dato che ella era in Efeso, non c'era chi potesse assicurare della sua costanza e della sua grazia, finché Pietro non le sperimentò vedendolo prostrato davanti a sé. A quel punto lo accolse con profondo gaudio suo e degli altri, che benedissero tutti con umiltà e fervore il Signore e disposero che egli uscisse fuori a proclamare il lieto messaggio, come in effetti fece con meraviglia di chi lo conosceva. Le sue parole erano dardi infuocati che penetravano i cuori di coloro che le udivano, lasciandoli attoniti; per questo, in due giorni l'intera città entrò in agitazione allo spargersi della notizia della conversione, che già si andava apprendendo per esperienza.
379. Satana e i suoi non dormivano in questa circostanza, nella quale, per loro più grande tormento, li risvegliò maggiormente il flagello dell'Onnipotente; all'ingresso dell'Apostolo in Gerusalemme, infatti, percepirono che la virtù divina operante in lui li opprimeva e rovinava. Essi, però, dal momento che la loro superbia e malizia non si estinguerà mai per l'eternità, appena sentirono contro di sé una forza tanto violenta, si irritarono ancor più nei suoi confronti. Il drago convocò con incredibile rabbia molte legioni dei suoi demoni, che esortò un'altra volta a farsi animo e a misurare in quell'impresa il vigore della loro malvagità per annientare Paolo, senza che restasse in tutto il mondo una sola pietra che non fosse smossa a tal fine. Quelli eseguirono senza indugio il piano concertato e inasprirono Erode e i giudei nei suoi confronti, approfittando del singolare zelo con cui egli cominciò a predicare.
380. La Madre era al corrente di tutto, non solo per la sua mirabile scienza, ma anche perché i custodi che aveva mandato a proteggerlo la avvisavano di quello che succedeva. Ella aveva previsto da un lato il sollevamento che costoro avrebbero provocato contro di lui e dall'altro l'importanza di conservarlo in vita per l'esaltazione dell'Altissimo e la propagazione della buona novella, ed inoltre sapeva che cosa lo minacciasse in tale frangente; quindi, ne ricevette nuova sollecitudine, che era ulteriormente accresciuta dalla distanza dalla Palestina, dove avrebbe potuto dare sostegno ai suoi più da vicino. Comunque, non trascurò di farlo anche da lì con l'efficacia delle incessanti suppliche che tra i gemiti moltiplicava senza sosta, e contemporaneamente prendendosi cura di essi in altri modi tramite il servizio degli angeli. Dio, per sollevarla, in seguito ad una di tali invocazioni le disse che l'avrebbe esaudita e avrebbe liberato il giovane dalle macchinazioni diaboliche. E così fu; questi, infatti, mentre stava pregando nel tempio, ebbe un'estasi straordinaria con sublimi illuminazioni e rivelazioni che lo resero giubilante, e gli fu comandato di allontanarsi prontamente per trovare riparo da quanti lo odiavano e non avrebbero tollerato la sua testimonianza.
381. Per questo motivo egli in quella occasione non si trattenne più di quindici giorni, come scrive ai galati; negli Atti si legge poi che dopo alcuni anni, ritornato da Mileto e da Efeso nella città santa, dove fu catturato, comunicò tale rapimento e l'ordine che gli era stato impartito. Riferì tutto al capo degli apostoli e, in considerazione del pericolo che correva, fu accompagnato in segreto a Cesarèa e quindi a Tarso, affinché evangelizzasse i gentili senza differenze. Di tutti questi eccelsi benefici Maria era lo strumento e la mediatrice, per intercessione della quale venivano elargiti dal suo Unigenito, e di ogni cosa aveva immediatamente cognizione, dando grazie da parte sua e della Chiesa.
382. Posto al sicuro Paolo, ella aveva fiducia che la Provvidenza avrebbe soccorso suo cugino Giacomo, per il quale aveva particolare preoccupazione e che era ancora a Saragozza, assistito dai cento spiriti celesti che a Granada gli aveva messo accanto perché lo difendessero; questi andavano e venivano dal suo cospetto con le domande del futuro martire e gli avvertimenti che gli dava, e in tale maniera egli fu informato del trasferimento di lei. Quando, poi, la cappella del Pilar fu sistemata convenientemente, la affidò al vescovo e ai discepoli che rimanevano in quella località, come anche in altre della Spagna. Fatto ciò, alcuni mesi dopo l'apparizione, partì da lì continuando a trasmettere il lieto annuncio. Giunto sulla costa della Catalogna, si imbarcò per l'Italia, dove presto proseguì il viaggio finché non salpò per l'Asia, ansioso di incontrare la Vergine, sua sovrana e suo rifugio.
383. Egli ottenne facilmente quello che bramava e poté prostrarsi ai piedi di colei che aveva partorito il suo Creatore, versando copiose lacrime di gioia e di venerazione. Con questi accesi sentimenti le espresse umilmente riconoscenza per gli incomparabili aiuti che per mezzo di lei gli erano stati concessi dalla divina destra nel corso della sua missione, nonché per le visite che ella gli aveva fatto e per quanto in esse gli aveva donato. La Maestra della modestia lo fece subito rialzare dichiarando: «Ricordate che voi siete unto del Signore, suo Cristo e suo ministro, e io un vile vermiciattolo»; proferendo ciò, si inginocchiò e gli chiese di benedirla come sacerdote. L'Apostolo si fermò per alcuni giorni, così che dette ragguaglio al fratello di quello che gli era accaduto ed ebbe con lei arcani colloqui, dei quali basta riportare i seguenti.
384. La prudentissima Regina per congedarlo gli disse: «Carissimo, vi resta ormai poco tempo. Siete consapevole di quanto profondamente vi ami nel mio Gesù e aspiri ad introdurvi nell'intimo della sua amicizia senza fine, per la quale egli vi ha plasmato, redento e chiamato; voglio manifestarvi adesso questo affetto e vi offro tutto quello che con l'ausilio del cielo potrò fare per voi come vera madre». A tanto ineffabile generosità Giacomo rispose con eccezionale riverenza: «Signora mia, che avete generato il mio Salvatore, vi ringrazio con tutta l'anima per questo nuovo favore, confacente alla vostra smisurata carità, ed imploro la vostra benedizione per andare al supplizio per lui. Se sarà suo beneplacito e a suo onore, vi scongiuro di non lasciarmi solo nel mio sacrificio e di mostrarvi ai miei occhi nel transito, in modo tale che mi possiate presentare a sua Maestà come ostia gradita».
385. Ella assicurò che si sarebbe rivolta all'Onnipotente e non avrebbe mancato di adempiere ciò se questi avesse disposto così a sua gloria. Con tale speranza e con altre parole di vita eterna lo confortò e lo incoraggiò alla sofferenza che lo sovrastava; fra l'altro affermò: «Quali tormenti e quali pene potranno mai parere gravi per entrare nel gaudio intramontabile? Tutto quello che è violento diviene soave, e quanto c'è di più terribile risulta amabile e appetibile per chi ha inteso che bene infinito avrà in cambio di una momentanea tribolazione. Mi congratulo con voi perché è prossimo il vostro affrancamento dalle passioni della carne, per esultare in Dio come comprensore e vedere l'allegrezza del suo volto. A causa di tale sorte meravigliosa vi traete dietro il mio cuore, dato che conseguirete tanto imminentemente quello cui anelo e abbandonerete il mondo per il possesso indefettibile del riposo senza termine. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, affinché tutte le tre Persone nell'unità di una essenza vi sostengano nel dolore e vi dirigano nei vostri desideri; e il mio vi accompagnerà nel vostro luminoso olocausto».
386. Oltre a questo per accomiatarsi aggiunse altre cose, con mirabile sapienza e somma capacità di consolazione, e gli impose che, arrivato alla visione beatifica, esaltasse la Trinità da parte di lei e di tutti e pregasse per la Chiesa. Egli lo promise, supplicandola ancora di custodirlo e proteggerlo nell'ora suprema, ed ella confermò il proprio impegno. Infine, il discepolo parlò così: «Benedetta fra le donne, il vostro esempio e la vostra intercessione sono l'appoggio sul quale la comunità ecclesiale, adesso e per tutti i secoli, deve posare sicura tra le persecuzioni e le tentazioni dei nemici del Signore; e la vostra carità sarà lo strumento del vostro legittimo martirio. Non dimenticatevi mai del regno di Spagna, dove è stato portato il Vangelo: tenetelo sotto il vostro speciale patrocinio e conservate in esso il vostro sacro tempio e la fede che io, indegno, vi ho annunciato. Datemi la vostra benedizione». Maria gli garantì che lo avrebbe esaudito e, benedicendolo, lo licenziò.
387. Giacomo salutò anche Giovanni, con abbondante pianto di entrambi, non tanto per la tristezza quanto piuttosto per il giubilo dovuto alla fortuna del fratello più grande, che sarebbe stato il primo nella felicità perenne e nella palma della vittoria. Quindi, si incamminò subito verso la città santa, dove poté predicare per qualche giorno. L'eccelsa sovrana dell'universo rimase lì, attenta a ciò che succedeva a lui e agli altri apostoli, senza perderli dalla sua vista interiore e senza interrompere le sue orazioni per loro e per tutti i credenti. L'ormai vicina uccisione del testimone di Cristo fu occasione perché nell'ardente Madre si suscitassero tanti incendi d'amore e struggimenti di morire per il suo Unigenito che ella conquistò assai più corone di lui e di tutti assieme; infatti, con ciascuno si caricò di molti patimenti, più duri per il suo castissimo e ferventissimo cuore di quelli provocati dai coltelli e dal fuoco per i loro corpi.
Insegnamento della Regina del cielo
388. Figlia mia, negli ammonimenti di questo capitolo ti sono date numerose regole per agire irreprensibilmente. Considera che, come l'Altissimo è principio e origine delle creature e delle loro facoltà, così ne è logicamente il fine: se esse ricevono tutto immeritatamente, devono tutto a chi lo concesse loro per grazia; e se è accordato loro per operare, devono tutte le opere a lui, e non a se stesse né ad alcun altro. Questa verità, che io comprendevo chiaramente e ponderavo in me, mi spingeva all'esercizio che parecchie volte hai recepito e scritto con stupore, cioè a prostrarmi al suolo e ad adorare l'essere immutabile di Dio con profonda venerazione. Meditavo su come egli mi avesse fatto dal nulla e modellato dalla terra, e mi umiliavo al suo cospetto, confessando che mi dava vita, movimento ed esistenza, che senza di lui non sarei stata niente e che a lui dovevo ogni cosa. Con tali riflessioni tutto quello che facevo e sopportavo mi sembrava poco, pur non cessando di compiere il bene agognavo continuamente ad affaticarmi e a penare, e non mi saziavo mai trovandomi obbligata e indigente. Questa scienza è conforme alla razionalità e ancor più alla luce della rivelazione, e potrebbe essere acquistata, dato che il debito è comune e manifesto. Intanto, tra la smemorataggine generale, ti chiedo di essere intenta ad imitarmi negli atti che ti ho reso noti, e ti esorto soprattutto ad abbracciare la polvere e a piegarti maggiormente quando sarai sollevata ai favori dei più intimi amplessi. Osserva in che modo mi comportavo se ottenevo qualche beneficio singolare, come allorché l'Onnipotente ordinò che, prima del mio trapasso, mi venisse dedicato un santuario dove fossi invocata e celebrata. Questo ed altri doni mi fecero abbassare al di là di qualsiasi immaginazione, ed io ero traboccante di azioni ammirevoli; valuta, allora, quello che tocca a te, così scarsamente riconoscente di fronte alla sua liberalità.
389. Bramo anche, carissima, che ricalchi le mie orme nell'essere alquanto circospetta e povera nel soddisfare le tue necessità senza molte comodità, benché ti siano profferte dalle tue monache e da coloro che ti vogliono bene. Al riguardo, scegli sempre o accetta ciò che è più misero, modesto, rigettato e vile, poiché non puoi seguire diversamente me, che rinunciai senza rumore e di buon garbo all'ostentazione, agli averi e a tutti gli agi che mi furono messi a disposizione a Gerusalemme e ad Efeso per il viaggio e per l'abitazione, prendendo il minimo indispensabile. In questa virtù ne sono racchiuse molte che fanno lieti, mentre il mondo cieco e abbindolato si appaga e si precipita dietro a tutto quello che è opposto ad essa.
390. Stai in guardia con sollecitudine anche da un altro diffuso errore: gli uomini, sebbene sappiano che tutte le ricchezze del corpo e dell'anima appartengono al Signore, abitualmente se ne appropriano e le tengono così strette che non solo non gliele porgono spontaneamente, ma, se egli talora le toglie loro, se ne affliggono e lamentano come se fossero stati ingiuriati e avesse fatto loro qualche aggravio. Tanto disordinatamente i genitori sono soliti amare i figli e i figli i genitori; i mariti le mogli e le mogli i mariti; tutti, poi, la roba, l'onore, la salute e gli altri beni temporali, e taluni anche quelli spirituali. Se questi vengono loro a mancare, non hanno misura nel dolore e, pur non potendo recuperare ciò a cui aspirano, sono inquieti e inconfortabili e passano dai sentimenti alla ragione e all'ingiustizia. Con un simile vizio non soltanto condannano i decreti della provvidenza divina e si lasciano sfuggire i meriti che acquisirebbero consegnando a sua Maestà quello che hanno perso e sacrificandogli quello che è suo, ma fanno capire che avrebbero reputato felicità ultima il godere di tali realtà caduche e transitorie, e con esse sarebbero stati contenti per molti secoli.
391. Nessuno dei discendenti di Adamo poté mai avere per nulla di quaggiù più o altrettanto affetto di quanto ne ebbi io per mio Figlio e per Giuseppe; però, poiché esso era ordinato in modo assolutamente corretto mentre ero in loro compagnia, offrii di tutto cuore al Padre il rimanere priva della loro presenza familiare per tutti gli anni che vissi senza di essi. Sii rassegnata ed abbandonata nella stessa maniera quando avrai bisogno di qualche cosa di quelle che devi amare in Dio, giacché fuori di lui non hai licenza di amarne alcuna. Non sia perpetua in te che l'ansia di posare il tuo sguardo sul sommo Bene e di possederlo completamente e in eterno nella patria; anela a questo con lacrime, e a tale scopo sostieni con allegrezza tutte le amarezze e gli affanni. D'ora innanzi abbi il vivo desiderio di patire come hanno fatto i santi, per renderti degna di lui, e fai attenzione che esso sia tale che la volontà di soffrire compensi le tribolazioni che non consegui, rattristandoti di non essere all'altezza di quanto vagheggi tanto intensamente. Nei voli interiori delle persone assetate della visione beatitifica non si deve mescolare l'intento di sgravarsi con essa dei travagli della vita, il quale indica che non si è attaccati al Creatore, ma a se stessi e ai propri comodi; e questo non vale alcun premio ai suoi occhi, che penetrano e soppesano tutto. Se, però, come fedele serva e sposa di Gesù, opererai ciò senza inganno e con pienezza di perfezione, ambendo la sua contemplazione per stringerti a lui, lodarlo e non offenderlo mai più, e ricercherai tutte le pene solo a tal fine, stai certa che ci vincolerai molto a te e giungerai a quello stato di amore che sospiri, dato che è appunto per questo che siamo così generosi con te.
CAPITOLO 2
Maria santissima assiste san Giacomo nel suo glorioso martirio e porta la sua anima in cielo, mentre il suo corpo è trasferito in Spagna; san Pietro è imprigionato e quindi misteriosamente liberato dal carcere.
392. Il nostro grande apostolo san Giacomo arrivò a Gerusalemme quando tutti i suoi abitanti insorgevano contro i seguaci del Redentore. Il drago e i suoi ministri avevano occultamente suscitato tale protesta, infettando più violentemente con il loro velenoso fiato i cuori dei perfidi giudei e accendendo in essi lo zelo per la loro legge e la gelosia della lieta novella proclamata da san Paolo, il quale, pur non essendosi trattenuto più di quindici giorni, aveva convertito molti in forza della virtù divina che agiva in lui, lasciando tutti colmi di stupore e di meraviglia. Quegli increduli, che si erano risollevati alla notizia della sua partenza, ben presto tornarono ad alterarsi per il sopraggiungere del nuovo predicatore, ugualmente ripieno di sapienza e di ardore per il nome di Gesù; Lucifero, che non ignorava la sua venuta, aizzava ed aumentava lo sdegno dei sommi sacerdoti e degli scribi, facendo in modo che fosse la causa di un ulteriore veleno che li turbasse e irritasse. Egli entrò in città annunciando con profondo fervore il Signore crocifisso e la sua morte e risurrezione, e in breve tempo portò alla fede alcuni uomini, tra i quali uno chiamato Ermogene e un altro chiamato Fileto, entrambi stregoni che avevano stretto un patto con satana: il primo era più dotto nella magia, mentre il secondo era suo discepolo. Di ambedue vollero servirsi i suoi nemici per piegarlo con una disputa o, se avessero fallito, per togliergli la vita con qualcuno dei loro malefici.
393. I demoni architettarono questa efferatezza per mezzo dei giudei, strumenti della loro iniquità, poiché non potevano avvicinarsi di persona, schiacciati dalla grazia che sentivano in lui. Al momento della controversia, Fileto fu il primo ad affrontare l'Apostolo, perché, se non fosse riuscito a convincerlo, sarebbe subentrato in sua vece il più esperto Ermogene. Propose i suoi sofisticati e falsi argomenti, ma il suo rivale li dileguò come i raggi del sole dissipano le tenebre, parlando con tanta luce ed efficacia che dovette arrendersi e aderire al Vangelo, di cui divenne da allora difensore; temendo però il suo maestro, supplicò il santo di proteggerlo da lui e dalle arti diaboliche con le quali lo avrebbe perseguitato per distruggerlo. Egli gli diede un piccolo panno che aveva ricevuto dalle mani di Maria beatissima e con tale reliquia gli permise di resistere ai sortilegi per diversi giorni, finché Ermogene stesso non iniziò la disputa.
394. Questi non poté esimersene, benché ne avesse timore, perché si era impegnato a discutere con lui per sconfiggerlo. Si preoccupò così di rafforzare le proprie tesi errate con ragionamenti più sottili rispetto a quelli addotti dal suo allievo, ma i suoi sforzi risultarono vani contro il potere e la scienza del cielo, che nel suo avversario erano come un torrente impetuoso. Fu superato e obbligato a confessare Cristo e i suoi misteri, come era accaduto a Fileto, e a causa di ciò i diavoli si adirarono e lo maltrattarono per il dominio che avevano avuto su di lui. Per respingerli, avendo appreso che il suo compagno se ne era liberato con quanto gli era stato regalato, chiese il medesimo favore e san Giacomo gli donò il bastone che usava; con esso li mise in fuga perché non l'affliggessero e neppure gli si accostassero.
395. Il futuro martire, nell'operare queste e altre conversioni, fu sostenuto dalle preghiere, dai gemiti e dai sospiri che la Madre offriva dal suo oratorio in Efeso, dove, come si è già detto, conosceva per visione tutto quello che gli apostoli e i credenti compivano e aveva particolare cura di lui poiché era prossimo al supplizio. I due perseverarono per qualche tempo nella fede, ma poi l'abbandonarono fino a perderla completamente in Asia, come consta dalla seconda lettera a Timoteo, in cui san Paolo lo informa che Bigello o Fileto e Ermogene si sono allontanati dalla verità. Sebbene il seme della parola fosse giunto a spuntare nei loro cuori, non affondò radici per opporsi alle tentazioni del principe del male, che avevano servito a lungo e con il quale avevano grande familiarità. Restarono sempre in loro i segni malvagi e le radici perverse dei vizi, che tornarono a prevalere facendoli precipitare.
396. Quando i giudei videro frustrata la loro vana fiducia, concepirono rinnovato sdegno contro Giacomo e decisero di eliminarlo condannandolo a morte come bramavano. Con il denaro si accattivarono Democrito e Lisia, centurioni della milizia romana, e segretamente concertarono che costoro l'avrebbero catturato con le persone che avevano a disposizione e per dissimulare il tradimento avrebbero finto un tumulto o una rissa in uno dei giorni e dei luoghi in cui egli avrebbe predicato, consegnandolo nelle loro mani; l'attuazione di tale crudeltà fu a carico di Abiatar, che in quell'anno era il sommo sacerdote, e di Giosia, uno scriba con le sue stesse idee. Come pensarono, così eseguirono. Essi si accesero d'ira perché, mentre l'Apostolo proclamava al popolo gli arcani della redenzione umana dimostrandoli con mirabile sapienza e con la testimonianza delle Scritture, gli uditori si mossero a lacrime di compunzione. Dato il segnale ai soldati, Abiatar ordinò a Giosia di prenderlo e questi gli buttò una corda al collo con l'accusa di sobillatore e promotore di una nuova religione contro l'impero.
397. Si avvicinarono Democrito e Lisia con la loro gente, e lo condussero da Erode, figlio di Archelao, che era stato preparato interiormente dall'astuzia di Lucifero ed esternamente dalla malizia e dall'astio dei giudei. Il re, che incitato da questo aveva cominciato contro i discepoli, da lui aborriti, la persecuzione di cui parla san Luca nel capitolo dodicesimo degli Atti, inviando truppe per opprimerli e arrestarli, decretò che fosse decapitato subito, come era reclamato. Fu inesprimibile il gaudio del prigioniero quando fu legato a somiglianza del suo Maestro e comprese ormai arrivato il momento, tanto atteso, di passare da questa vita a quella imperitura attraverso il martirio, come la Regina gli aveva preannunciato. Per tale beneficio fece umili e fervorosi atti di riconoscenza, e pubblicamente confessò e dichiarò ancora di credere in Gesù; ricordandosi, poi, di quello che le aveva domandato in Efeso, cioè che lo assistesse nel suo trapasso, la chiamò dal profondo.
398. La Vergine, che era attenta a tutto ciò che gli accadeva e con intensa preghiera lo accompagnava e favoriva, l'ascoltò dal suo oratorio e, stando assorta, osservò scendere una moltitudine immensa di spiriti superni di tutte le gerarchie: alcuni si diressero verso Gerusalemme circondandolo mentre veniva condotto al supplizio e altri si recarono da lei. Uno di quelli di grado superiore le disse: «Imperatrice delle altezze, il Signore dell'universo vi comanda di andare in fretta alla città santa per consolare il suo ministro e stargli accanto nell'estremo combattimento, nonché di esaudire i suoi pii desideri». Ella accondiscese con enorme gioia e gratitudine, magnificando l'Onnipotente per l'aiuto che concede a chi confida nella sua sconfinata misericordia e si pone sotto la sua protezione. Frattanto, il condannato era portato all'esecuzione e durante il tragitto compiva molti miracoli, sanando tutti coloro che soffrivano di varie malattie e liberando anche diversi indemoniati; infatti, allorché si era diffusa la voce che stava per essere ammazzato, numerosi bisognosi erano accorsi per rimediare alla loro condizione prima che mancasse il comune mezzo del loro conforto.
399. Contemporaneamente gli angeli fecero sedere Maria su un trono risplendente e la sollevarono sino al posto in cui era sul punto di essere giustiziato. Giacomo si inginocchiò per terra offrendosi in sacrificio e, alzati gli occhi al cielo, scorse nell'aria colei che stava invocando, vestita di divini splendori e di eccezionale bellezza, scortata dai suoi custodi. Davanti a uno spettacolo tanto straordinario arse di giubilo e fervore, e si commosse tutto in se stesso. Voleva gridare acclamandola vera Madre di Dio e signora di tutto, ma uno degli esseri supremi lo trattenne e dichiarò: «Servo dell'Eterno, conserva dentro di te questi preziosi sentimenti e non manifestare ai giudei la vicinanza e la grazia della nostra sovrana, perché non ne sono degni né sono capaci di capire, e anziché venerarla la odierebbero». Alle sue parole egli si contenne e in segreto, muovendo le labbra, le si rivolse così:
400. «Voi che avete generato il mio Salvatore, mia difesa, consolatrice degli afflitti, rifugio dei miseri, datemi la vostra benedizione, da me oltremodo sospirata in quest'ora. Presentate per me a vostro Figlio l'olocausto della mia vita, già acceso dalla brama di morire per l'onore del suo nome sull'altare delle vostre pure e candide mani, affinché sia accetto a colui che per me si immolò sulla croce. Affido il mio spirito in esse e attraverso di esse in quelle del mio Creatore». Dopo che ebbe pronunciato questo, guardando la Regina che parlava al suo cuore, gli venne tagliato il capo dal carnefice. Ella - o ammirabile benignità! - pose la sua anima accanto a sé e la portò nell'empireo dinanzi al suo Unigenito, arrecando speciale gaudio e gloria a tutti i cittadini del paradiso, che si congratularono con lei intonando inni di lode. L'Altissimo accolse quell'anima e la collocò in un luogo eminente tra i principi del suo popolo, e la Vergine, prostrata davanti al suo seggio di maestà infinita, compose un cantico come rendimento di grazie per il trionfo del primo apostolo martire. In questa occasione non contemplò la beatissima Trinità con visione intuitiva, ma astrattiva, e fu colmata di ulteriori benedizioni e favori per sé e per la Chiesa, per la quale fece grandi richieste. La benedissero anche tutti i santi, e quindi gli angeli la ricondussero al suo oratorio in Efeso, in cui uno di essi era rimasto con le sue sembianze mentre era assente. Quando vi giunse si stese al suolo, come era suo costume, ringraziando di nuovo per tutto ciò che era accaduto.
401. Quella notte i discepoli di san Giacomo raccolsero il suo corpo e di nascosto lo trasportarono al porto di Ioppe, dal quale per disposizione superna salparono con esso per la Galizia. Maria inviò loro uno dei suoi ministri perché li guidasse e li indirizzasse là dove era volontà celeste che sbarcassero ed essi avvertirono il suo aiuto, benché non lo vedessero, poiché per tutto il viaggio intervenne in loro soccorso, e spesso miracolosamente; quindi, è anche grazie a lei che la Spagna possiede a sua protezione il tesoro di quelle sacre membra, nello stesso modo in cui ebbe l'Apostolo ancora in vita come maestro e primo testimone della fede, che ben si radicò nei suoi abitanti. Egli spirò nel quarantunesimo anno del Signore, il venticinque marzo, cinque anni e sette mesi dopo la sua partenza da Gerusalemme per recarsi lì a predicare, e sette anni dopo la crocifissione del Redentore.
402. Questo consta dal capitolo dodicesimo degli Atti, dove san Luca dice che, per la soddisfazione mostrata dai giudei per la sua uccisione, Erode fece imprigionare anche Pietro con l'intenzione di decapitarlo appena trascorsa la Pasqua dell'agnello e degli azzimi, che viene celebrata nei quattordici giorni della luna di marzo. Poiché nell'anno quarantunesimo quei giorni corrispondevano agli ultimi di quel mese secondo il calcolo solare del quale ci serviamo, da ciò si comprende che il suo supplizio precedette di poco tale cattura, che avvenne il venticinque marzo e che poi seguirono la carcerazione e la Pasqua. La Chiesa non ne fa memoria nella data precisa, perché coincide con l'incarnazione e di solito anche con i misteri della passione; la festa è stata dunque trasferita al venticinque luglio, quando il suo corpo fu trasportato in Spagna.
403. La sua morte e la rapidità con cui l'iniquo re gliel'aveva procurata accrebbero ulteriormente l'empia crudeltà dei giudei, convinti che tormentandolo avrebbero avuto pronto lo strumento della vendetta. Lucifero e i suoi giudicarono la cosa nella medesima maniera e, come costoro con richieste e adulazioni, lo persuadevano con suggestioni a comandare l'arresto del vicario di Cristo, come in effetti fece per mantenersi la loro benevolenza per i suoi fini temporali. I demoni lo temevano molto per la forza che sperimentavano a loro danno e perciò segretamente accelerarono i tempi. Egli fu tenuto legato alle catene per essere giustiziato appena dopo la Pasqua e, sebbene il suo cuore fosse ben saldo, senza preoccupazione alcuna e con la stessa tranquillità che se fosse stato libero, tutti i fedeli della città erano in profondo affanno. A causa di questa sofferenza moltiplicarono le suppliche all'Altissimo affinché lo salvasse, perché la sua scomparsa avrebbe rappresentato un'immane rovina, e invocarono pure l'ausilio e la potente intercessione della Regina, dalla quale tutti aspettavano un rimedio.
404. Tale angustia non le era nascosta benché fosse in Efeso, poiché i suoi clementissimi occhi osservavano quanto succedeva per mezzo della visione chiara che aveva di tutto, ed ella intensificava la preghiera con sospiri, prostrazioni e lacrime di sangue, implorando la sua scarcerazione e la difesa dei devoti. Le sue orazioni penetrarono i cieli e giunsero a ferire il suo Unigenito, che scese personalmente e la trovò stesa al suolo con il volto verginale attaccato alla polvere. Rialzandola, le parlò con tenerezza: «Madre mia, moderate il vostro dolore e manifestatemi ciò a cui anelate, perché io ve lo concederò e otterrete grazia presso di me per conseguirlo».
405. Con la presenza e le affettuose parole di Gesù ricevette coraggio, consolazione e gioia, giacché le pene dei credenti erano la ragione del suo martirio e il vedere san Pietro detenuto e in attesa dell'esecuzione l'affliggeva oltre ogni immaginazione, come anche l'apprensione per le possibili conseguenze nella comunità primitiva. Rinnovò le sue domande e dichiarò: «Mio diletto, voi conoscete bene le angosce della vostra Chiesa, le cui grida sono arrivate al vostro orecchio e invadono il mio intimo affranto. Si propongono di uccidere il suo pastore: se permettete che questo avvenga adesso, il vostro piccolo gregge sarà disperso e i lupi infernali trionferanno su di voi come bramano. Or dunque, affinché io viva ordinate con autorità al mare e alla tempesta che i venti e le onde che investono questa piccola nave si quietino. Proteggete il capo del collegio apostolico e i vostri nemici restino confusi e, se sarà vostra volontà e a vostra gloria, si volgano verso di me le tribolazioni, perché io patirò per i vostri figli e lotterò contro gli avversari invisibili con l'aiuto della vostra destra».
406. Egli rispose: «Carissima, con la virtù e il potere che avete avuto da me, desidero che vi regoliate secondo il vostro volere: costruite e abbattete quanto ritenete sia conveniente, ma vi sia noto che contro di voi si rivolterà tutto il furore dei diavoli». La prudentissima Signora lo ringraziò per questo beneficio e, offrendosi di combattere la guerra di sua Maestà, affermò: «Dio mio, mia speranza, la vostra ancella è pronta a faticare per le anime che costarono il vostro sangue. Benché io sia polvere inutile, voi siete infinita sapienza e potenza, e se mi assiste il vostro favore non temerò il drago. Dal momento che nel vostro nome disponete che io decida e compia quello che è opportuno, intimo a Lucifero e ai suoi ministri, che stanno sconvolgendo i cristiani, di precipitare tutti nei loro antri e di ammutolire fino a quando la vostra provvidenza non darà loro licenza di risalire sulla terra». Le sue parole furono tanto efficaci che, nell'istante in cui le pronunciò ad Efeso, i demoni che erano a Gerusalemme piombarono negli abissi senza riuscire a resistere alla forza superna che operava in lei.
407. Essi intesero che quella sciagura proveniva dalla nostra Maestra, che chiamavano nemica perché non osavano nominarla. Confusi e atterriti, rimasero nelle loro caverne finché non fu loro consentito di risollevarsi per affrontarla in battaglia, come poi riferirò, e in questo tempo esaminarono quali mezzi potessero scegliere a tale scopo. Conseguito il trionfo contro il principe del male, per ottenerlo anche contro Erode e i giudei, Maria disse al Redentore: «Adesso, mio sovrano, se è vostro beneplacito un angelo andrà a liberare il vostro vicario». La proposta fu subito approvata e, per volontà di entrambi, come di supremi monarchi, uno degli spiriti più eccelsi che erano presenti si recò alla prigione.
408. Appena vi giunse, nella notte precedente il giorno in cui Pietro doveva essere giustiziato, lo scorse legato tra i due soldati che lo custodivano insieme ad altri che sorvegliavano la porta, profondamente addormentato come loro perché privo di angustie. Per svegliarlo dovette scuoterlo e quello, assonnato, udì che gli era comandato: «Alzati in fretta, mettiti la cintura, allacciati i sandali, prendi il mantello e vieni con me». Gli caddero le catene e, senza capire che cosa gli stesse avvenendo e di che tipo di visione si trattasse, seguì il messaggero divino, il quale prima di sparire gli fece attraversare alcune vie e gli rivelò che l'Altissimo lo aveva sciolto dai ceppi per intercessione della Vergine. Quando tornando in sé comprese il misterioso beneficio, ne rese grazie.
409. Gli parve bene porsi al sicuro, informando innanzitutto i discepoli e Giacomo il Minore, per eseguire ciò con il consiglio di tutti. Si diresse velocemente alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, cioè al cenacolo dove erano riuniti, non senza afflizione, molti fedeli. Picchiò al portone e una serva, di nome Rode, scese per domandare chi fosse. Ella riconobbe la sua voce e, ricolma di gioia, lasciandolo fuori corse a dare la notizia agli altri, che pensarono ad una sua fantasia; la fanciulla insisteva, ma essi, lontani dal supporre che il loro capo avesse potuto riacquistare la libertà, immaginarono che fosse il suo angelo. Intanto, egli in strada continuava a bussare e dunque finalmente gli fu aperto e fu accolto con enorme giubilo. Raccontò quanto era successo, affinché avvisassero in segreto Giacomo e gli altri fratelli. Prevedendo che immediatamente Erode lo avrebbe cercato scrupolosamente, decisero di allontanarlo dalla città quella notte stessa, per evitare che fosse di nuovo catturato. Allorché il re scoprì l'accaduto e non fu in grado di ritrovarlo, fece castigare le guardie e s'infuriò contro i cristiani, anche se, per la sua superbia e la sua empia condotta, Dio gli sbarrò la strada e lo punì severamente.
Insegnamento della Regina del cielo
410. Carissima, a causa degli effetti provocati in te dal singolare favore che Giacomo ricevette alla sua morte dalla mia pietà, voglio rivelarti un dono che l'Eterno mi confermò quando gli portai la sua anima nell'empireo. Altre volte ti ho accennato qualcosa riguardo a questo segreto, ma adesso lo capirai meglio affinché ti preoccupi di essere veramente mia affezionatissima figlia. In quell'occasione, il Padre mi parlò davanti a tutti i beati: «Colomba mia, eletta per mio compiacimento fra tutte le creature, sappiano gli spiriti superni e i santi che a mia lode, a vostra esaltazione e a vantaggio degli uomini vi do la mia parola che, se essi al momento del trapasso vi invocheranno e si rivolgeranno sinceramente a voi sul suo modello, sollecitando il vostro intervento presso di me, io inclinerò verso di loro la mia clemenza, li guarderò con occhi benevoli, li difenderò dai pericoli dell'ultima ora e scaccerò i crudeli nemici che in quel passaggio si sforzano di farli perire. Attraverso di voi elargirò loro considerevoli aiuti perché resistano e si pongano in stato di grazia se collaboreranno; voi me li presenterete ed essi otterranno il premio dalla mia destra generosa».
411. Tutta la Chiesa trionfante ed io con essa ringraziammo e magnificammo sua Maestà. Benché spetti ai ministri celesti il compito di condurre le anime al tribunale del giusto giudice appena vengono liberate dall'esilio terreno, ciò fu concesso anche a me, in modo sublime ed eminente, e sovente faccio uso dei miei privilegi, così come accadde con alcuni degli apostoli. Poiché ti vedo ansiosa di apprendere come potrai avere da me questo beneficio tanto prezioso, ti esorto a non privartene per ingratitudine o disattenzione. Innanzitutto lo guadagnerai con la purezza, che è quello che più bramo da te e dagli altri, giacché il mio grande ardore per l'Onnipotente mi costringe a desiderare da tutti, con infinita carità e tenerezza, l'osservanza della sua legge, perché nessuno si allontani dalla sua amicizia; questo è quanto devi anteporre alla vita, morendo piuttosto che peccare contro il tuo sommo Bene.
412. Obbediscimi, segui il mio insegnamento, impegnati nell'imitare quello che di me scopri e scrivi, non frapporre intervalli nell'amare e non dimenticare mai, neppure per un istante, il profondo affetto al quale ti legò la sua immensa misericordia. Sii grata per ciò di cui sei debitrice a lui e a me, che è al di là delle tue possibilità di comprensione finché sei viatrice. Sii fedele nel corrispondere, fervorosa nella devozione, pronta per quanto è più perfetto. Dilata il cuore e non permettere che si restringa con la pusillanimità, come il demonio pretenderebbe da te. Stendi la mano a imprese forti e ardue, confidando sempre nel Signore; non ti avvilire e non ti abbattere nelle avversità, non impedire il disegno di Dio in te né gli altissimi fini della sua gloria, tieni accesa la fede e la speranza nelle maggiori angustie e tentazioni. Per compiere tutto questo, trova ausilio nell'esempio dei miei servi e nella conoscenza che ti ho dato della felicissima sicurezza di coloro che sono sotto la protezione divina: con la fiducia e la dedizione verso di me, Giacomo ebbe nel martirio il particolare favore che ho spiegato e superò innumerevoli travagli, conquistando la corona; nella stessa maniera, Pietro stava tranquillo e sereno in prigione, senza mai perdere la pace interiore, e meritò che il mio Unigenito ed io avessimo una simile sollecitudine per la sua salvezza. I mondani figli delle tenebre non sono degni di tale soccorso, poiché si appoggiano sulle realtà visibili e sulla loro astuzia diabolica. Sollevati e scuotiti da questi inganni, aspira a quello che è più eccelso, perché sarà con te il braccio vigoroso che operò in me tante meraviglie.
CAPITOLO 3
Maria beatissima interviene nella circostanza della morte e del castigo di Erode; san Giovanni predica ad Efeso, dove accadono molti miracoli; Lucifero si rialza per muovere guerra alla Regina del cielo.
413. L'amore genera nel cuore alcuni effetti somiglianti a quelli che la gravità produce nella pietra: come questa si muove verso il punto in cui il proprio peso l'attira, cioè il centro, così esso, che ne è il peso, lo trae a ciò che brama. Se anche alcune volte per necessità o inavvertenza il cuore si volge altrove, l'amore rimane pronto e, appena torna indietro, lo invia subito al suo oggetto. Sembra che tale peso o potere lo privi in qualche maniera della libertà, giacché lo fa diventare servo dell'amato, ma è così affinché la volontà, mentre l'amore è forte, non comandi niente al di fuori di quello che questo agogna e richiede. Da qui deriva la nostra felicità o infelicità, a seconda di come tale sentimento è impiegato, poiché colui al quale siamo legati diviene il nostro proprietario: se è malvagio e vile, ci maltratta e ci opprime; se è buono, ci esalta e ci rende tanto più fortunati quanto più è nobile e perfetto. Con questa filosofia io vorrei dire qualcosa delle rivelazioni che ho avuto circa il modo di vivere di Maria, che crebbe in ciò sempre maggiormente e senza interruzione né mancanza, dalla sua concezione sino a quando giunse al godimento perpetuo di Dio.
414. Tutta la celeste carità degli angeli e degli uomini, se venisse sommata insieme, sarebbe minore di quella della Signora; eppure, da essa risulterebbe di sicuro un incendio che, sebbene non infinito, ci parrebbe tale perché eccessivo per la nostra capacità. Ora, se il suo affetto andava oltre, solo l'Altissimo lo poté ponderare, con l'impeto con cui la teneva soggiogata, inclinata e ordinata a sé. Capiremo che nel suo animo tanto puro, casto e acceso non vi era altro dominio, movimento o spazio che per anelare sommamente al bene illimitato; tuttavia, questo avveniva in grado troppo elevato per le nostre piccole facoltà e noi possiamo crederlo più che comprenderlo, e confessarlo più che penetrarlo. L'ardore che pervadeva il suo intimo sollecitava e suscitava in esso nello stesso tempo un fervente desiderio di contemplare il volto del suo diletto, che era lontano, e di soccorrere la Chiesa, che era presente. In tale preoccupazione ella s'infiammava interamente, ma con la sua profonda scienza riusciva a dominare le due inclinazioni, senza che si opponessero tra loro e che ne respingesse del tutto una per abbandonarsi del tutto all'altra; al contrario, si consegnava ad entrambe, con ammirazione dei santi e con pienezza di compiacimento del Santo dei santi.
415. In una simile eccellenza rifletteva sullo stato della comunità primitiva, che le era stata affidata, e su come meglio adoperarsi per la sua quiete e propagazione. Tra questi affanni, le fu di qualche consolazione vedere che il vicario di Cristo fu scarcerato, perché attendesse alla guida dei fedeli, e che Lucifero e i suoi demoni furono scacciati da Gerusalemme e momentaneamente spogliati della loro tirannia, perché i seguaci di Gesù avessero un po' di respiro e si mitigasse la persecuzione. La sapienza superna, che distribuisce la tribolazione e il sollievo con misura, calcolo e peso, dispose che le fossero palesate le cattive condizioni di Erode: ella conobbe la bruttezza abominevole di quella disgraziatissima anima per i suoi grandi e spropositati vizi e per le sue reiterate colpe, che provocavano lo sdegno del giusto giudice; intese ancora che egli e i giudei, per il pessimo seme che i diavoli avevano piantato in loro, erano infuriati contro il nostro Maestro e i suoi discepoli dopo la fuga di Pietro, e che l'iniquo re aveva intenzione di trucidare ogni devoto che avesse trovato in Giudea e in Galilea, utilizzando tutte le sue energie e tutta la sua potestà. Benché fosse informata di questa sua determinazione, non ebbe notizia di quale fine avrebbe avuto, ma, per la sua influenza e depravazione, quella scelleratezza le causò enorme orrore e quella rabbia immenso dolore.
416. Tra queste ansie e la fiducia nell'Eterno, si affaticò incessantemente supplicando il suo favore con lacrime, gemiti e altri esercizi. Nella sua eccezionale prudenza parlò a uno dei custodi: «Ministro del Creatore, la cura della Chiesa mi sprona con veemenza ad arricchirla e a farla progredire. Vi prego di salire presso il trono di sua Maestà a manifestargli la mia afflizione e ad implorarlo di consentirmi di patire per i suoi figli, non permettendo che il governatore realizzi ciò che ha stabilito per distruggerla». Eseguì immediatamente il comando, mentre la Vergine restò come un'altra Ester a impetrare la liberazione e la salvezza del popolo. Al suo ritorno, le rispose da parte delle tre Persone divine: «Sovrana dell'universo, il Signore degli eserciti afferma che voi siete madre e regina della Chiesa e state al suo posto con la sua autorità finché siete viatrice. Esige che in quanto tale pronunciate con severità la sentenza contro costui».
417. Ella nella sua umiltà si turbò molto e con il vigore del suo amore replicò così: «Devo forse pronunciare la sentenza contro chi è a somiglianza del mio Artefice? Dall'istante in cui mi ha formata ho incontrato numerosi reprobi e mai ho domandato vendetta, ma anzi ho sempre bramato che ottenessero il rimedio e non fosse accelerata
la loro punizione. Recatevi di nuovo a riferirgli che il potere del mio tribunale è dipendente dal suo e non mi è dato di infliggere ad alcuno la pena capitale senza consultare il superiore, e che, qualora ci sia modo di ricondurre Erode sul sentiero della vita, io sopporterò tutti i travagli del mondo, come la sua provvidenza decreterà, affinché non si perda». Quando ebbe portato il secondo messaggio, fu incaricato di dichiararle: «Nostra Principessa, quest'uomo è uno dei dannati, poiché è tanto ostinato nelle sue malvagità che non accetterà nessun avviso, ammonimento o insegnamento, né collaborerà con gli aiuti che gli saranno offerti, né approfitterà del frutto della redenzione, dell'intercessione degli eletti e dei vostri immani sforzi per lui».
418. Maria inviò per la terza volta l'angelo con queste parole: «Se è conveniente che egli soccomba perché non opprima i credenti, ricordate a Dio che nella sua infinita tenerezza mi concesse che fossi madre e rifugio dei discendenti di Adamo, nonché avvocata dei rei; che il mio fosse un tribunale di indulgenza per ricevere e soccorrere coloro che vi si sarebbero accostati chiedendo il mio intervento; che tutti, giovandosene, avessero da me la remissione a nome del mio Unigenito. Dunque, io che ho viscere di misericordia verso di essi, sua opera e prezzo del suo sangue, come sarò ora dura nei loro confronti? Mai mi è stato affidato il castigo, ma sempre la clemenza, alla quale il mio cuore è interamente inclinato, e adesso questo è agitato tra la compassione della carità e l'obbedienza del rigore. Presentate la mia angustia alla beatissima Trinità e comunicatemi se gli è gradito che egli perisca senza che io lo condanni».
419. Ascese al cielo e fu ascoltato con estremo compiacimento di una così profonda sensibilità; quindi, le annunciò: «L'Altissimo asserisce che la vostra pietà è per quanti se ne vorranno avvalere, e non per quanti la disprezzano e disdegnano come farà Erode, e che voi siete guida della comunità ecclesiale con tutta la sua potenza, per cui spetta a voi usarne nella maniera opportuna, giacché costui deve spirare per vostro verdetto». La Signora disse: «Egli è giusto e retti sono i suoi giudizi. Io soffrirei ripetutamente la morte per riscattarlo, se liberamente non si fosse reso impossibile il perdono. È stato plasmato dalle sue mani e a sua immagine, ed è stato riacquistato con il sangue dell'Agnello che lava i peccati; non per questo, bensì perché è divenuto pertinace nemico dell'Eterno e indegno della sua amicizia, con la sua ineccepibile equità determino che abbia la morte che si è meritata, affinché non metta in atto le scelleratezze che intenta e non giunga a meritare maggiori tormenti nell'inferno».
420. Gesù compì tale prodigio a esaltazione di colei nella quale aveva assunto la nostra sostanza e a testimonianza del suo innalzamento a dominatrice di tutte le creature con suprema potestà su di esse, simile in questo a lui. La migliore spiegazione di siffatto mistero è costituita dalle espressioni dello stesso Cristo che si leggono nel capitolo quinto di Giovanni: Il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. Subito aggiunge: E gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo; lo è per mezzo della Vergine santissima e, sapendo la somiglianza che ella ebbe con lui, intenderemo la corrispondenza della Madre con il Figlio come del Figlio con il Padre in questa autorità. Sebbene ella sia regina benigna per quelli che la invocheranno, nel contempo il Signore desidera che si riconosca il suo pieno potere di giudicare e che tutti la onorino come onorano il Figlio, che l'ha associata ad esso nel grado che le compete essendo sua genitrice, per quanto semplice donna.
421. La nostra sovrana comandò al messaggero di recarsi a Cesarèa, dove si trovava il persecutore, e di togliergli la vita come ministro della giustizia superna. La sentenza fu eseguita prontamente e gli Atti narrano che costui fu colpito ed esalò l'ultimo respiro roso dai vermi, che lo consumarono miseramente; la ferita dalla quale questi e la corruzione ebbero origine fu interna. Consta inoltre che, dopo la decapitazione di Giacomo e la fuga di Pietro, si era trasferito da Gerusalemme in quella città e lì aveva stretto un accordo con gli abitanti di Tiro e di Sidone. Avvolto nel manto regale e seduto sul podio, aveva pronunciato un eloquente discorso, e il popolo adulatore e vano lo aveva applaudito e acclamato come una divinità. Pazzo e folle aveva accettato tale tributo e, per non aver glorificato Dio e aver usurpato il suo posto con ingannevole presunzione, era stato ucciso. Anche se questa colpa fu quella che colmò la misura delle sue perversità, non si guadagnò il castigo esclusivamente per essa, ma pure per tutte le altre di cui si era macchiato in precedenza angariando gli apostoli, prendendosi gioco di sua Maestà, facendo tagliare il capo al Battista, congiungendosi in uno scandaloso adulterio con sua cognata Erodiade e commettendo innumerevoli abominazioni.
422. L'angelo tornò immediatamente a riferire l'accaduto alla pietosa Principessa, che, pur piangendo la perdita di quell'anima, lodò i decreti celesti ringraziando per il beneficio che con ciò era stato elargito alla comunità dei discepoli, la quale cresceva e si diffondeva con la parola del Vangelo, e non soltanto nella Galilea e nella Giudea ormai sollevate dall'oppressione di Erode; il prediletto, infatti, con il sostegno di lei aveva cominciato a piantare la Chiesa in Efeso. Egli era pieno di sapienza come un cherubino e pieno di ardente carità come un serafino, e per di più aveva accanto come maestra la stessa autrice della sapienza e della carità. Con questi ricchi privilegi, poté intraprendere grandi opere e realizzare enormi meraviglie per fondare la legge di grazia in quella località, nella zona circostante e persino entro i confini dell'Europa.
423. Appena arrivato, iniziò a predicare battezzando chi accoglieva la fede e confermando il suo annuncio con singolari prodigi mai visti tra quei gentili. Poiché nelle scuole dei greci vi erano parecchi filosofi e uomini dotti nelle loro scienze, benché traboccanti di errori, li convinceva insegnando la vera scienza e avvalendosi, oltre che di segni straordinari, di ragionamenti con cui rendeva più credibile la sua dottrina. Affidava subito tutti i convertiti a Maria, che li catechizzava e, conoscendone l'intimo e le inclinazioni, parlava al cuore di ciascuno e vi riversava gli influssi della luce divina. Ella compiva molteplici ed eccezionali portenti: liberava gli indemoniati, sanava ogni infermità, soccorreva i poveri e i bisognosi affaticandosi allo scopo con le proprie mani, assisteva i malati negli ospedali servendoli e curandoli di persona, teneva in casa roba e vestiti per i più indigenti. Aiutava poi molti nel momento della morte, affrancandoli dalla tirannia di satana e mettendoli in tale pericoloso passo sul cammino verso l'Eterno. Furono tanti quelli che trasse sulla via della verità e della vita e tanti i miracoli che effettuò a questo fine che non basterebbe una cospicua quantità di libri per scrivere tutto, perché non passava ora in cui non aumentasse il retaggio del Signore con gli abbondanti e copiosi frutti che gli conquistava.
424. I diavoli erano estremamente turbati e infuriati constatando che di giorno in giorno la comunità primitiva si andava sviluppando grazie alla santità, sollecitudine e solerzia della Vergine. Sebbene si rallegrassero per la dannazione di tutti coloro che portavano alle tenebre dell'inferno, ricevettero terribile tormento dal decesso del perfido governatore, poiché non avevano alcun timore che si ravvedesse e lo usavano come efficace strumento contro i seguaci del Redentore. La Provvidenza permise loro di rialzarsi dagli abissi, dove erano stati precipitati dalla Regina mentre erano in Gerusalemme e dove avevano escogitato delle tentazioni per osteggiarla. Lucifero decise di lamentarsi di costei al cospetto dell'Altissimo come si era lamentato di Giobbe, quantunque con più risentimento, e con questo proposito prima di risalire disse ai suoi ministri:
425. «Se non distruggiamo la nostra nemica, indubbiamente sarà lei a distruggere il nostro impero, giacché tutti conveniamo che ha una virtù più che umana, con la quale ci prostra ed annienta quando e come vuole, senza che finora abbiamo trovato la maniera di abbatterla né di resisterle. È questo quello che non riesco a tollerare. Non mi provocherebbe tanta confusione avere a che fare con Dio ed essere sconfitto direttamente da lui, che si è sdegnato per i miei sublimi pensieri e per la mia opposizione e ha un immenso potere per schiacciarci; ella però, pur essendo Madre del Verbo incarnato, non è Dio, bensì semplice creatura e di natura vile. No, non sopporterò ulteriormente che mi tratti così e mi scagli in queste profondità ogni volta che ne ha il capriccio. Andiamo tutti a toglierla di mezzo ed esponiamo le nostre querele a sua Maestà come abbiamo progettato». Il drago pose in atto il suo piano e allegò i suoi falsi diritti, protestando che egli era un angelo di natura assai superiore, eppure il favore superno innalzava dal suo stato quella che era terra e polvere in modo da non dargli la possibilità di molestarla e perseguitarla. Avverto che gli avversari non si presentano dinanzi al sommo sovrano tramite una visione, perché non è loro consentito di guadagnarla, ma ottengono di dialogare con lui tramite la conoscenza che hanno degli arcani celesti, benché limitata e forzata.
426. Il maligno ebbe licenza di tornare a muover guerra alla Signora, anche se gli furono negate molte delle condizioni che domandava poiché erano ingiuste. A ciascuna delle parti furono concesse le armi appropriate, perché il trionfo della Principessa fosse magnifico ed ella calpestasse la testa dell'antico e velenoso serpente. Tale battaglia fu misteriosa, come illustrerò più avanti, ed è contenuta nel capitolo dodicesimo dell'Apocalisse con altri segreti che ho spiegato all'inizio di questa Storia. Segnalo unicamente che tutto ciò fu disposto non soltanto per la sua maggior gloria e per l'esaltazione della potestà e della sapienza divine, ma altresì affinché ci fosse un valido motivo per alleggerire la Chiesa dall'oppressione dei demoni e affinché la bontà infinita fosse vincolata con equità a spargervi i benefici che le sue vittorie procuravano, vittorie che esclusivamente ella era in grado di arrivare a conseguire. L'Onnipotente opera sempre così in essa, preparando e munendo alcune anime elette perché i seduttori le assalgano nella loro ira come sue membra: se queste li debellano con l'aiuto della grazia, il loro successo ridonda a vantaggio dell'intero corpo mistico dei battezzati, sui quali viene perso ogni diritto. Insegnamento della Regina del cielo
Insegnamenteo della Regina del cielo
427. O diletta, nella mia narrazione ti ribadisco sovente la rovina del mondo e della comunità ecclesiale e il mio materno desiderio che tu mi segua ed imiti; ne ho davvero fondamento per obbligarti ad unirti a me nel biasimo e a piangere quello che io piangevo quando ero tra voi, poiché nel tuo secolo mi affliggerei alquanto se potessi provare dolore. Sii sicura, carissima, che vivi in un'epoca in cui dovresti versare lacrime di sangue per le calamità dei discendenti di Adamo e, dal momento che non le pondererai certo del tutto in una volta, ora ti rivelo nuovamente che cosa scorgo da quassù tra gli uomini e in particolare tra i credenti. Volgi dunque gli occhi verso i pagani, che sono in gran numero nelle tenebre dell'errore, nel quale senza speranza di rimedio corrono al castigo perenne. Osserva ancora i cattolici, che, dimentichi e disinteressati di questa sciagura, non se ne angustiano affatto: come disprezzano la propria salvezza, non attendono a quella degli altri e, come in loro la fede è morta e manca l'amore, non si rammaricano della dannazione di quanti sono stati anch'essi creati per lo stesso Dio e redenti con il sacrificio di Gesù.
428. Tutti sono figli di un solo Padre che sta nei cieli e ciascuno è tenuto a prendersi cura di suo fratello nella maniera in cui è capace di soccorrerlo. Un simile debito spetta soprattutto ai cristiani, che con suppliche e preghiere possono farlo, e impegna principalmente i governanti che sono più favoriti dal braccio generoso dell'Altissimo. Costoro, che per la legge evangelica godono di tante comodità temporali e le convertono tutte in soddisfazione della carne, sono quelli che, perché forti, saranno fortemente tormentati. Se i pastori e i superiori della casa del Signore non pensano che a restare nella mollezza e distanti dai travagli, mettono sul loro conto lo scempio del gregge e la strage che ne fanno i lupi infernali. In che deplorevole condizione hanno posto il nostro popolo i governanti, i pastori e i malvagi ministri che sua Maestà gli ha dato per i suoi imperscrutabili decreti! Oh, che punizione e confusione li aspettano! Nel tribunale del retto giudice non avranno scuse, giacché la dottrina che professano li disinganna, la coscienza li riprende ed essi sono sordi a tutto.
429. La causa dell'Eterno e del suo onore è sola e senza padrone, e le sue facoltà, cioè le anime, sono senza effettivo alimento: quasi tutti badano al proprio tornaconto, ognuno con la sua diabolica astuzia e ragione di stato, la verità è oscurata e offesa, l'adulazione stimata, l'avidità sfrenata, il sangue dell'Unigenito calpestato, il frutto del riscatto vilipeso, e nessuno vuole rischiare il suo agio o il suo utile affinché il nostro Maestro non perda ciò che gli costò la sua passione. Persino i suoi amici hanno dei difetti in questo, perché non usano della carità e della santa libertà con lo zelo necessario, e i più sono vinti dalla codardìa o si accontentano di faticare soltanto per se stessi non preoccupandosi degli altri. Ne dedurrai che, dopo che egli ha piantato la Chiesa con le sue mani e l'ha resa fertile con il suo sangue, sono sopravvenuti quegli infelici tempi dei quali si lamentarono i profeti dicendo che l'avanzo della cavalletta l'aveva divorato la locusta, l'avanzo della locusta l'aveva divorato il bruco, l'avanzo del bruco l'aveva consumato la ruggine. Quindi, nella sua vigna si comporta come chi bacchia le olive o come chi, finita la vendemmia, va racimolando, per raccogliere quanto non è stato scosso e sottratto da Lucifero.
430. Se tu ami sinceramente il tuo sposo e me, come riceverai conforto, riposo o quiete nel tuo cuore constatando un danno tanto penoso in coloro che egli ricomprò con il suo sangue e io con quello delle mie lacrime? Oggi, qualora mi fosse possibile spargerle, lo farei con nuovi gemiti di compassione per i pericoli della comunità ecclesiale; ma, poiché non lo è, desidero che lo faccia tu e che ti guardi dall'accettare consolazioni umane in anni disgraziati e deprecabili. Piangi dunque amaramente e non lasciarti sfuggire il premio di tale sofferenza, che deve essere così viva da non ammettere altro sollievo che l'afflizione per colui che adori. Rifletti su quello che io compii per riparare alla rovina di Erode e allontanare da essa chi si avvarrà della mia intercessione, che nella visione beatifica è continua per i miei devoti. Non scoraggiarti fra le tribolazioni che il Salvatore ti invierà affinché aiuti il tuo prossimo e gli acquisti la sua eredità, e sforzati di compensare in qualche modo le ingiurie che subisce con una purezza più di angelo che di donna terrena. Combatti le sue guerre contro i suoi nemici, in nome suo e mio schiaccia loro il capo e precipitali negli abissi comandando con autorità sulla loro superbia; consiglia inoltre ai sacerdoti con i quali parlerai di fare lo stesso con il potere che hanno e con profonda fede per difendere i credenti ed in essi la gloria di Dio, perché in questa maniera riusciranno ad abbatterli con la virtù divina.
CAPITOLO 4
Maria santissima distrugge il tempio di Diana in Efeso e viene condotta dai suoi angeli nell'empireo, dove i1 Signore la prepara a combattere vittoriosamente il drago infernale in un duello, che ha poi inizio dalle tentazioni di superbia.
431. La città di Efeso, situata al confine occidentale dell'Asia, è alquanto celebre per molte cose grandi che in passato la fecero diventare illustre e famosa nel mondo intero, ma la sua maggiore eccellenza consiste nell'avere alloggiato per vari mesi la suprema Regina del cielo e della terra. Questo privilegio la rese oltremodo fortunata, mentre il resto in verità le aveva fino ad allora apportato infelicità ed infamia, avendo essa tenuto tanto stabilmente sul suo trono il principe delle tenebre. La Vergine, vedendosi accolta generosamente e con l'offerta di numerosi doni, nel suo ardentissimo amore si sentì naturalmente impegnata a pagare con più copiose grazie l'ospitalità di coloro che vi dimoravano, quelli a lei più vicini e benefattori degli estranei; così, se con tutti era liberalissima, con essi dovette esserlo in grado superiore. La sua gratitudine la spinse a simili riflessioni e si giudicò in dovere di assistere tale località: fece un'orazione speciale, pregando fervorosamente il suo Unigenito di effondervi la sua benedizione e di illuminare come padre pietoso la gente lì residente, guidandola alla vera fede e alla sua conoscenza.
432. Le fu risposto che ella, Signora della Chiesa e dell'universo, poteva fare con autorità tutto ciò che fosse di sua volontà, ma era necessario che tenesse conto degli ostacoli per i quali quel luogo non era idoneo ad accettare i doni della misericordia divina; gli abitanti, infatti, con le abominazioni di colpe antiche e presenti avevano posto catenacci alle porte del perdono ed erano degni di una dura condanna, che sarebbe già stata eseguita su di essi se l'Altissimo non l'avesse rimandata a motivo di lei, il cui arrivo era avvenuto proprio quando tali perversità erano giunte al culmine. Intese, inoltre, che la sovrana equità le chiedeva il consenso e il permesso per l'annientamento di quegli idolatri. Il suo compassionevole cuore si afflisse fortemente, ma la sua quasi immensa carità non si scoraggiò e, moltiplicando le domande, replicò:
433. «Re giusto e clemente, mi è chiaro che per la pena attendete che non ci sia più spazio per la pazienza e che perciò, per sospenderla, è per voi sufficiente che nella vostra sapienza troviate un qualunque motivo, per quanto piccolo, da parte dei peccatori. Considerate che sono stata accolta perché io rimanga qui secondo il vostro beneplacito, che sono stata soccorsa e che a me e al vostro servo Giovanni sono stati messi a disposizione molti averi. Temperate il vostro rigore e rivolgetelo pure contro di me, che me ne farò carico per la salvezza di questi miserabili. Voi avete bontà e magnanimità infinita per vincere con il bene il male, e potete senza fatica rimuovere ogni difficoltà affinché essi approfittino dei vostri benefici e di fronte ai miei occhi non periscano tante anime, che sono opera delle vostre mani e prezzo del vostro sangue». Egli ribatté: «Colomba mia, bramo che capiate esattamente la causa del mio sdegno e come se lo sono meritati coloro per i quali mi supplicate. Fissate la vostra attenzione e tutto vi sarà noto». Immediatamente le fu manifestato quello che segue.
434. Comprese che, parecchi secoli prima, Lucifero in uno dei conciliaboli da lui riuniti aveva parlato in questo modo: «Dalle informazioni che ho avuto nel mio stato precedente, dalle parole dei profeti e da quanto Dio ha rivelato ad alcuni suoi amici, ho scoperto che egli si deve ritenere assai obbligato dal fatto che in futuro persone dell'uno e dell'altro sesso si astengano da molti vizi che è mio proposito custodire tra loro, ed in particolare dai piaceri della sensualità e dalla sete del possesso, rinunciando persino a ciò che sarebbe lecito. Perché lo facciano anche contro il mio desiderio, concederà loro consistenti aiuti, con i quali spontaneamente siano casti e poveri e pieghino il proprio volere a quello di altri. Se con queste virtù ci sconfiggeranno, otterranno premi eccezionali, come ho investigato in alcuni che sono vissuti in tale maniera; dunque, i miei intenti resteranno delusi, qualora non procuriamo di rimediare a un danno così enorme e di compensarlo per tutte le vie possibili alla nostra astuzia. Per di più, se il Verbo si farà carne, come abbiamo udito, sarà assolutamente puro e insegnerà ad esserlo a tanti altri, e perfino alle donne; esse, benché più deboli, sono più tenaci e mi tormenterebbe terribilmente che trionfassero su di me, che ho fatto cadere la loro progenitrice. Le Scritture promettono molto riguardo ai favori di cui i mortali godranno con la sua presenza nella loro stessa natura, che certamente egli deve sollevare e arricchire con la sua potenza».
435. Proseguì: «Per oppormi ho bisogno del vostro consiglio e della vostra diligenza, e fin d'ora sforziamoci di impedirne il conseguimento». Si intuisca allora quanto lontana origine abbiano l'odio e le insidie dell'inferno contro la perfezione evangelica professata dagli ordini religiosi. Questo punto fu discusso ampiamente ed infine fu deciso che una quantità elevata di demoni venisse preparata per comandare le legioni che avrebbero dovuto circuire chi si fosse proposto di condurre una simile esistenza. Inoltre, fu determinato che, per deridere soprattutto la pudicizia, fossero subito designate delle vergini apparenti e bugiarde, le quali con tale qualifica fasulla si votassero all'ossequio di satana. I nemici valutarono che con il loro piano diabolico non soltanto avrebbero rapito con maggior gloria quelle infelici, ma avrebbero anche screditato la vita consacrata, che presumevano la Madre e il Figlio avrebbero istituito. Affinché la setta da loro inventata prevalesse più facilmente, presero la risoluzione di fondarla con ogni abbondanza di risorse temporali e di tutto quello che risulta delizioso, fosse anche nascostamente; difatti, in segreto avrebbero acconsentito ad un comportamento licenzioso sotto il titolo di castità dedicata a dèi falsi.
436. Sorse tra di essi una disputa sull'opportunità che gli adepti fossero maschi oppure femmine: ad alcuni sembravano preferibili i primi, che essendo più costanti ne avrebbero garantito la durata, mentre altri pensavano migliori le seconde, più agevolmente abbindolabili perché, discorrendo con minor capacità di ragionamento, avrebbero tardato a riconoscere lo sbaglio; queste, infatti, sono scarsamente intelligenti, credulone, veementi in ciò che amano ed apprendono, e più atte ad essere mantenute nell'errore. L'ultimo parere si impose e fu approvato, senza che però si escludessero del tutto gli altri, poiché taluni avrebbero abbracciato quelle menzogne per il prestigio che ne sarebbe derivato, specialmente se fossero state di appoggio alle loro furberie e frodi per non perdere la vana stima che il medesimo serpente avrebbe guadagnato ad essi con la sua scaltrezza, per conservare a lungo nell'ipocrisia e nella simulazione coloro che si sarebbero assoggettati a lui.
437. Fu deliberata la costituzione di una congregazione di finte vergini, dal momento che il drago disse: «Anche se mi compiacerebbe avere vergini dedite al mio culto, come ne vuole avere il Signore, la purezza mi offende tanto che non la potrei comunque sopportare. Quindi, dobbiamo far sì che esse siano oggetto delle nostre turpitudini. Se qualcuna intenderà essere onesta nel corpo, colmeremo il suo intimo di fantasie e smanie immonde, salvaguardando in lei la presunzione della sua illibatezza».
438. Perché questo avesse inizio, gli spiriti maligni scrutarono tutte le nazioni e giudicarono adatte all'esecuzione di quel disegno le amazzoni, che si erano trasferite in Scizia dall'Asia: erano combattenti, supplendo con l'arroganza e la superbia alla fragilità muliebre; per mezzo delle armi avevano conquistato il dominio di molte province ed avevano stabilito la propria corte in Efeso, governandosi da se stesse, e sdegnavano di sottomettersi agli uomini e di accettarne la compagnia, che con tracotanza definivano schiavitù. Su questo argomento ci sono tante trattazioni, sebbene alquanto discordi, per cui non mi trattengo oltre ad affrontarlo. Basti affermare che, essendo orgogliose, ambiziose, altere e sprezzanti dell'altro sesso, furono trovate ben disposte ad essere imbrogliate con il pretesto della castità. Lucifero pose in mente a diverse di loro che a motivo di essa sarebbero state magnificate ed ammirate, fino ad essere in qualche caso adorate come esseri divini; così, per la smisurata cupidigia di onore, si radunarono in parecchie e cominciarono a dimorare insieme in quella città.
439. In breve, per istigazione dei suoi ministri, aumentò considerevolmente il numero di tali donne più che pazze, tra l'apprezzamento e il plauso generale. Tra di esse ve n'era una che si distingueva per bellezza, nobiltà, talento, purezza e per altre grazie che la resero singolarmente famosa: ella si chiamava Diana. Per la venerazione in cui era tenuta e per la moltitudine che stava con lei fu dato principio al memorabile tempio che il mondo reputò una delle sue meraviglie e, anche se furono necessari dei secoli perché fosse completato, per la devozione che si era acquistata tra i ciechi pagani le fu intestata la sontuosa costruzione e su quel modello da molte parti le vennero eretti tanti altri edifici sacri. Il capo dei tentatori, per accrescere la sua notorietà, le comunicava i suoi inganni, dei quali la riempiva, la vestiva spesso di illusorio splendore e le svelava cose occulte affinché le predicesse; le insegnò pure alcuni riti somiglianti a quelli usati dal popolo di Israele, per essere celebrato con essi. Quante erano con lei la riverivano come una dèa, e lo stesso facevano i gentili, prodighi al pari che ottenebrati nell'attribuire la divinità a tutto ciò che appariva loro straordinario.
440. Per l'astuto raggiro, i sovrani dei regni circostanti, quando presero il potere dopo aver debellato le guerriere, custodirono piamente il santuario, in cui rimase un gruppo di quelle stolte, che offrirono tra l'altro un cospicuo contributo perché fosse innalzato di nuovo allorché, circa trecento anni prima della redenzione, un tale lo incendiò. Dunque, durante il soggiorno di Maria santissima non era più in piedi il precedente, bensì questo rifabbricato, ed esse vi abitavano in vari ripartimenti. Siccome al tempo dell'incarnazione e della passione l'idolatria era assai consolidata sulla terra, non soltanto non si erano corrette nei propri costumi, ma erano peggiorate, e pressoché tutte avevano deprecabili relazioni con i demoni, commettendo con loro bruttissimi peccati e abbagliando la gente con artifici e con false profezie, con le quali satana faceva restare tutti nell'insania.
441. L'innocentissima Principessa vide vicino a sé tutto questo, e ancor di più, con afflizione tanto accesa che ne sarebbe stata ferita a morte se l'Onnipotente non l'avesse preservata in vita. Avendo constatato che il diavolo aveva per sede e cattedra di malvagità il simulacro di Diana, si prostrò davanti al suo Unigenito e gli parlò: «Eccelso Re, degno di ogni lode, è opportuno che abbiano rimedio e termine siffatte abominazioni, che hanno già avuto un'ampia durata. Non posso tollerare che si dia a un'infelice ed esecrabile creatura l'ossequio che voi solo, come Dio infinito, meritate, né che il titolo della castità sia profanato e dedicato ai nemici. La vostra sconfinata benignità mi ha fatto guida e madre delle vergini, che sono componente eletta della Chiesa, nonché il frutto più stimabile della salvezza e a voi immensamente gradito. Se tale titolo deve essere riservato a voi in coloro che saranno figlie mie, non posso lasciare che appartenga in modo illegittimo alle adultere. Mi lamento del serpente per l'ardire con il quale è stato usurpato questo diritto e vi scongiuro di castigarlo con la pena del riscatto di quelle anime dalla sua tirannia, e di farle uscire dall'asservimento alla libertà della fede e della vera luce».
442. Egli le disse: «Mia diletta, accolgo la vostra richiesta, perché è giusto che una simile virtù non sia consacrata agli avversari, per quanto semplicemente di nome, mentre è così esaltata in voi e di mio sommo compiacimento; però, tante sono dannate e riprovate per le loro abiezioni e per la loro pertinacia, e non si rimetteranno tutte sul cammino della beatitudine». Giovanni arrivò all'oratorio, ma non comprese il mistero in cui ella era occupata né la presenza di Gesù. Allora, la Maestra dell'umiltà volle unire alle sue le implorazioni dell'amato Discepolo e, domandata segretamente licenza di rivolgersi a lui, lo informò: «Carissimo, il mio cuore è trafitto dalla conoscenza delle gravi colpe che si perpetrano contro l'Eterno nel tempio di Diana e bramo che abbiano ormai fine». L'Apostolo affermò: «Mia Signora, ho osservato qualcosa di ciò che capita in quello spregevole luogo e non sono capace di contenere il pianto per la sofferenza, rilevando che al drago viene qui tributato il culto che spetta esclusivamente all'Altissimo; nessuno potrà arrestare questi mali se voi non vi fate carico dell'impresa».
443. Ella lo invitò ad imitarla nella preghiera per procurare il riparo di tale rovina e, quando si fu ritirato nella sua stanza, si trattenne con Cristo. Si abbassò un'altra volta al suolo dinanzi a lui e con copiose lacrime continuò le sue suppliche, perseverando in esse con ardentissimo fervore e quasi agonizzando di dolore, disponendolo a confortarla e consolarla. Finalmente le fu dichiarato: «Colomba mia, sia fatto senza indugio conformemente alla vostra volontà: comandate con autorità quanto desiderate». La Regina si infiammò di zelo per l'onore di sua Maestà e con la propria potestà ingiunse ai ministri infernali che erano nel santuario di piombare immediatamente negli abissi e di abbandonare la località che a lungo avevano posseduto. Erano numerose le legioni che vi si trovavano, inducendo in errore il mondo con le loro risposte e contaminando quelle donne, ma in un istante, come in un batter d'occhi, sprofondarono tutte in forza della sua intimazione. Fu tanto il terrore con cui le schiacciò che, appena ebbe mosso le sue purissime labbra nel pronunciare la prima parola, non aspettarono la seconda, perché erano già nelle caverne e la velocità naturale che avevano pareva loro limitata per allontanarsi.
444. Non furono in grado di risalire finché non ne ricevettero il permesso per affrontare la battaglia che ebbero con lei, ed anzi si rintanavano nei punti più distanti da quello nel quale ella era sulla superficie. Avverto che con questi trionfi Maria sbaragliò Lucifero in maniera tale che egli non poteva ristabilirsi nel medesimo posto o riprendere la giurisdizione di cui era stato privato, ma quella spaventosa idra era ed è così velenosa che, quantunque le fosse stata recisa una testa, ne ripullulavano delle nuove, poiché tornava alle sue iniquità con diverse macchinazioni ed invenzioni contro il supremo sovrano e contro la comunità ecclesiale. Intanto ella, portando avanti la vittoria, con il consenso del Redentore spedì prontamente uno dei suoi angeli a distruggere il tempio da cima a fondo, senza che ne rimanesse pietra su pietra; di tutte quelle che vi dimoravano, dovevano esserne risparmiate solo nove specificamente indicate, mentre le altre dovevano morire ed essere sepolte nel crollo dell'edificio, perché erano reprobe e le loro anime sarebbero precipitate fra i demoni che riverivano e ai quali obbedivano, per restare seppellite in quegli antri prima di commettere ulteriori peccati.
445. Egli eseguì l'ordine demolendo in brevissimo tempo l'illustre e ricca costruzione, che era stata completata in vari secoli, e con enorme stupore di tutti essa apparve subito devastata e diroccata. Preservò soltanto le persone che gli erano state segnalate dalla Principessa in base al beneplacito del suo Unigenito, dal momento che come esporrò furono le uniche a convertirsi; le altre perirono e non se ne conservò memoria. Anche se gli abitanti fecero ricerche del delinquente, non riuscirono a rintracciarlo come era invece accaduto in occasione dell'antico incendio, giacché allora il malfattore si era manifestato per ambizione di fama. Da questo avvenimento l'Evangelista fu spinto ad annunciare con maggior vigore la verità celeste e a liberare quella gente dall'inganno in cui era tenuta, e con la Madre rese grazie per il successo che avevano ottenuto sul diavolo e sull'idolatria.
446. È adesso necessario mettere in guardia i lettori dal cadere in qualche equivoco a motivo di ciò che si riferisce nel capitolo diciannovesimo degli Atti circa il tempio di Diana, che essi suppongono esistente quando Paolo alcuni anni dopo si recò là a predicare. Si narra che un abile artigiano chiamato Demetrio, che ne lavorava riproduzioni d'argento, con altri che si occupavano di cose del genere cospirò contro di lui, perché andava sostenendo per tutta l'Asia che non erano dèi quelli fabbricati dalle mani degli uomini, e persuase i compagni che tale dottrina avrebbe tolto loro ogni guadagno e avrebbe fatto cascare nel vilipendio un santuario ovunque tanto venerato. Fecero tumulto e fomentarono l'intera popolazione gridando: «Grande è la Diana degli efesini». E si verificò quanto il testo ancora rivela. Ora, affinché si intenda che questo non contrasta con quello che ho scritto, preciso che il tempio di cui parla Luca fu un altro, meno sontuoso e più ordinario, che venne eretto dopo il rientro della nostra Maestra a Gerusalemme. All'arrivo dell'Apostolo era ormai stato innalzato e dall'episodio raccontato si deduce in che misura quella superstizione pervadesse gli efesini e tutta l'Asia, sia per i molti secoli nei quali i loro antenati erano vissuti in essa sia poiché la città era divenuta celebre appunto per questa devozione. Ispirati da simili illusioni e menzogne, costoro ritenevano di non poter stare senza la loro divinità e senza elevarle luoghi di culto nel centro che ne era stato come la fonte e l'origine, poi imitato dalle altre regioni. L'ignoranza dell'autentico Dio nei pagani portò a tanto che ci fu bisogno di parecchi anni per farlo conoscere loro e per sradicare la zizzania di quella falsa religione, specialmente fra i romani e fra i greci, che si reputavano i più saggi e avveduti.
447. Quindi, nella Vergine si accrebbe il desiderio di affaticarsi per l'esaltazione del nome di Cristo e per la propagazione della fede, perché si raccogliesse il frutto della sconfitta dei serpenti, ed ella moltiplicò le preghiere a questo fine. Un giorno i custodi, in forma visibile, le comunicarono: «Nostra Regina, il Signore degli eserciti superni comanda che vi conduciamo all'empireo, presso il suo trono, dove egli vi convoca». Rispose: «Ecco la sua serva: si compia in me la sua volontà». Immediatamente l'accolsero su un seggio di luce e la sollevarono sino al cospetto della Trinità, che non le si mostrò intuitivamente bensì astrattivamente. Ella si prostrò e adorò il suo essere immutabile con profonda umiltà. Il Padre le si rivolse così: «Mia diletta e colomba mansuetissima, i vostri accesi aneliti e gemiti per la mia magnificazione sono giunti al mio orecchio, le vostre suppliche per i credenti sono accette ai miei occhi e mi obbligano ad usare misericordia e clemenza. In ricompensa del vostro amore vi do un'altra volta la mia parola, con la quale voi difendiate il mio onore, annientiate i tentatori e la loro tenace superbia umiliandoli e calpestandone la cervice, proteggiate la mia Chiesa con le vostre vittorie ed acquistiate altri benefici per i suoi figli e vostri fratelli».
448. Maria esclamò: «È davanti a voi, o sommo sovrano, la più piccola tra tutti, con il cuore pronto a qualsiasi cosa vorrete per la vostra gloria: si compia in me la vostra volontà». L'Eterno soggiunse: «Sia noto alla mia corte che io vi dichiaro guida e capo delle mie milizie, nonché trionfatrice su coloro che mi sono ostili, perché li debelliate nobilmente». Questo fu confermato dalle altre due Persone e tutti i beati e gli angeli proclamarono: «Si compia nel cielo e sulla terra la vostra volontà». Subito l'Altissimo chiese ai diciotto serafini più eccelsi che l'uno dopo l'altro secondo il loro ordine la decorassero ed attrezzassero per il duello con satana. In tale circostanza si adempì misteriosamente quello che afferma il libro della Sapienza: Armerà il creato per castigare i nemici, e il resto che lì si assicura. Dapprima uscirono sei di essi e la rivestirono con un certo lume come di impenetrabile corazza, che palesava agli eletti la sua perfezione e la sua giustizia tanto invulnerabile da assomigliare in modo ineffabile solo alla fortezza dello stesso Onnipotente, che tutti ringraziarono per questa meraviglia.
449. Ne vennero poi ancora sei, i quali, obbedendo a sua Maestà, aggiunsero un altro lume, che fu come uno splendore divino di cui le fregiarono il candido volto e che impediva ai demoni di guardarla; dunque, anche se le si avvicinavano per sedurla, non poterono mai fissare il suo viso, ed era proprio perché fosse loro nascosta che era stato realizzato quel prodigio. Infine, seguirono gli ultimi sei, che, incaricati di fornire strumenti offensivi a colei che aveva la responsabilità di combattere per il supremo Re, posero in tutte le sue facoltà nuove qualità ed una virtù proporzionata ai doni concessi. Così, le fu accordata la potestà di ostacolare, trattenere ed arrestare a suo piacimento persino i più intimi pensieri e sforzi dei ministri di Lucifero, che erano soggetti al suo volere senza la capacità di contravvenire alle sue intimazioni, e tuttora se ne avvale spesso a vantaggio dei fedeli e dei suoi devoti. Sia il Padre sia il Figlio sia lo Spirito approvarono tutto l'ornamento e il suo significato, attestando che otteneva in quella maniera la partecipazione degli attributi che sono riferiti a ciascuno di loro, affinché tornasse con essi alla comunità ecclesiale e abbattesse gli avversari.
450. Quindi, le impartirono la benedizione per licenziarla ed ella li riverì con straordinaria venerazione, prima di essere riportata nel suo oratorio dai custodi, che stupefatti per tali opere dicevano: «Chi è costei, che scende dalle altezze tanto innalzata e ricca a lottare per il nome di Dio? Come è impreziosita e bella per guerreggiare le sue battaglie! O Principessa eminentissima, camminate ed avanzate prosperamente con la vostra leggiadria, procedete e dominate su ogni essere, e tutti lodino ed esaltino il loro Autore, che manifesta la sua generosità e il suo vigore nei favori che vi fa. Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti e in voi sarà benedetto da tutte le generazioni». Appena arrivata si stese al suolo e, stretta alla polvere, espresse umilmente gratitudine come era solita fare quando riceveva simili elargizioni.
451. La prudentissima Madre rimase per un po' a meditare e a disporsi all'imminente conflitto. Mentre era presa da siffatte considerazioni, osservò che saliva dagli abissi un drago rosso e spaventoso con sette teste, da ognuna delle quali emetteva fumo e fuoco con estremo sdegno e impeto, accompagnato da molti sotto la stessa forma. La visione fu tanto orribile che nessun altro vivente l'avrebbe potuta tollerare senza morire e si rivelò necessario che la Vergine vi fosse stata preparata e fosse stata resa invincibile per accettare lo scontro con quelle cruentissime bestie infernali. Queste si diressero tutte verso di lei e la minacciarono con furiosa rabbia e con urla: «Andiamo, andiamo ad annientare la nostra rivale. Abbiamo avuto il permesso di circuirla e di attaccarla: facciamola finita, vendichiamoci dei danni che sempre ci ha procurato e dell'essere stati precipitati dal tempio della nostra Diana, ormai distrutto. Andiamo noi ora a distruggere lei: ella è una semplice donna, e noi siamo spiriti saggi, astuti, potenti e non c'è nulla da temere in una creatura terrena».
452. Tutte quelle schiere si presentarono con il loro capo provocandola a duellare. Siccome il peggior veleno di questo serpente è la superbia, per mezzo della quale ordinariamente introduce gli altri vizi per prostrare innumerevoli anime, stimò di iniziare da essa, colorandola in modo adeguato allo stato eccelso in cui la supponeva collocata. Allo scopo egli e i suoi si trasformarono in angeli di luce e così le si mostrarono, credendo che non li avesse scorti e riconosciuti come diavoli, nel loro aspetto proprio e legittimo. Incominciarono a elogiarla e adularla: «O Maria, siete grande, valorosa e forte, e il mondo intero vi onora e vi celebra per le magnifiche doti che in voi ravvisa e per le eccezionali meraviglie che compite con esse. Siete ben degna di questa fama, giacché non c'è alcuno pari a voi; noi ne siamo consapevoli più di tutti e quindi lo confessiamo e acclamiamo le vostre prodezze». Satana, mentre affermava le false verità sopra enunciate, proiettava nella sua immaginazione tentazioni di orgoglio e di presunzione, che però, invece di inclinarla o muoverla al piacere o al consenso, furono vivi dardi di dolore che le trapassarono il candido e innocentissimo cuore. Non avrebbe sofferto per tutti i tormenti dei martiri come per queste lusinghe e, per confonderle, fece anche atti di umiltà, abbassandosi in maniera tanto mirabile ed efficace che i nemici non resistettero e non poterono trattenersi ulteriormente, perché fu stabilito che li percepissero. Fuggirono con terribili grida e dichiarando: «Sprofondiamo nei nostri antri, poiché quel luogo di scompiglio ci strazia in misura minore dell'insopprimibile modestia di costei». Dunque la lasciarono ed ella ringraziò l'Eterno per il beneficio di tale vittoria.
Insegnamento della Regina del cielo
453. Figlia mia, fa parte della protervia di Lucifero provare a conquistare qualcosa che egli stesso comprende impossibile, che cioè i giusti gli siano soggetti come lo sono a Dio, per farsi simile a lui; ma non riesce a conseguire questo effetto, che contiene in sé una contraddizione, perché l'essenza della santità consiste nel conformarsi alla volontà celeste amando l'Altissimo più di tutte le cose ed obbedendogli, e il peccato nell'allontanarsi da essa amando altro e obbedendo al demonio. Il decoro e la convenienza della virtù sono così corrispondenti alla ragionevolezza che neppure il maligno può negarli, per cui vorrebbe rovinare i probi, invidioso e furibondo di non potersi avvalere di loro e smanioso di privare sua Maestà della gloria che ha nei beati per impossessarsene. Si affatica per far cascare ai suoi piedi qualche cedro del Libano sublime nella perfezione e per far discendere ad essere suoi schiavi coloro che sono stati servitori del sommo Re, impiegando in questo tutta la sua cura, la sua sagacia e la sua vigilanza. Dal medesimo ardente anelito gli nasce l'ansia di far sì che gli vengano dedicate delle prerogative morali, benché soltanto di nome come fanno gli ipocriti e come facevano le vergini di Diana, dato che gli sembra di partecipare di quello che il Signore brama e di macchiare e pervertire ciò di cui egli si compiace per comunicare la propria purezza.
454. Sappi che i raggiri e i lacci dei quali il drago si arma per corrompere i retti sono tanti che senza uno speciale favore superno non si possono discernere e ancor meno superare, liberandosi dalle sue reti e dai suoi tradimenti. Intanto l'Onnipotente desidera che la creatura, per assicurarsi questa protezione, non sia nella trascuratezza né confidi in se stessa né cessi mai di domandarla e cercarla, poiché indubbiamente da sola non può niente e subito perirà. La sua clemenza è notevolmente obbligata dal fervore e dalla pronta devozione, e soprattutto dalla perseverante sottomissione e docilità, che aiutano ad avere costanza e fermezza nell'opporsi all'avversario. Ti avverto, non per affliggerti ma perché tu usi cautela, che sono assai rare le opere lodevoli nelle quali il serpente non sparga il suo veleno per infettarle; infatti, generalmente procura con estrema astuzia di sollecitare delle tendenze che quasi occultamente si tirano dietro o fanno traboccare un po' l'intenzione, affinché la persona non agisca esclusivamente per il suo sovrano e per il bene, dal momento che ogni aspirazione diversa la vizia del tutto o parzialmente. E, siccome questa zizzania è mescolata con il frumento, al principio si individua difficilmente, se non ci si spoglia completamente degli affetti umani e non si esaminano le azioni al chiarore dell'illuminazione divina.
455. Tu sei informata della minaccia e della particolare solerzia del diavolo contro di te; non sia allora minore la tua contro di lui: non ti fidare del semplice aspetto di buona intenzione perché essa, per quanto genuina, non basta, e non sempre la si riconosce. Spesso satana con tale velo trae in inganno, proponendo qualche fine apparentemente valido o molto remoto per introdurre in qualche pericolo prossimo, e succede che quando si è caduti in esso non si ottiene quello che con imbroglio ci aveva inizialmente mossi. Altre volte egli per mezzo della buona intenzione non permette di considerare le circostanze che rendono gli atti non avveduti e mancanti. Altre poi, sotto un'intenzione che pare buona, si celano delle inclinazioni terrene, che segretamente portano via il meglio del cuore. Fra tanti rischi, il rimedio è ponderare il proprio comportamento nello splendore che l'Eterno infonde nella parte più elevata dell'anima, grazie al quale si intende come distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, la menzogna dalla verità, l'amarezza delle passioni dalla dolcezza della ragione. Se procederai in questo modo, la luce che è in te non avrà alcuna porzione di tenebra, il tuo occhio sarà sincero e monderà l'intero corpo delle tue attività, e tu sarai tutta e in tutto gradita al tuo Dio e a me.
CAPITOLO 5
Maria santissima, chiamata dall'apostolo Pietro, torna da Efeso a Gerusalemme; continua la sua battaglia con i demoni e affronta in mare una grande tempesta. Si narrano altri eventi straordinari che successero.
456. In seguito al giusto castigo ed alla meritata condanna dell'infelice Erode, la comunità primitiva ritornò per molti giorni nella calma e nella tranquillità: benefici che acquistò dalla Vergine, con le suppliche, gli atti e le sue sollecitudini di madre. Nel contempo Barnaba e Paolo annunciavano la buona novella con mirabili risultati nelle città dell'Asia minore, ad Antiochia, Listra, Perge ed in molti altri luoghi, come è riferito nei capitoli tredicesimo e quattordicesimo degli Atti insieme alle meraviglie ed ai prodigi che lo stesso Apostolo delle genti vi compiva. San Pietro, invece, fuggito da Gerusalemme appena liberato dal carcere, si era ritirato in Asia per uscire dalla giurisdizione del tetrarca ed assistere sia coloro che si erano convertiti lì sia quelli che stavano in Palestina. Tutti lo riconoscevano come vicario di Cristo e capo dei credenti e gli obbedivano, certi che nel cielo veniva confermato quanto egli ordinava ed operava sulla terra. Con questa fede solida ricorrevano a lui, come a supremo pontefice, nelle controversie e nei dubbi che si presentavano. I suoi più intimi collaboratori lo avvisarono così della questione mossa a Paolo ed a Barnaba da alcuni giudei ad Antiochia ed a Gerusalemme, circa l'osservanza della circoncisione e dei precetti di Mosè, come dirò in seguito e come riporta san Luca.
457. In questa occasione, gli apostoli e i discepoli lo pregarono di raggiungerli nella città santa per risolvere quei problemi e disporre ciò che era opportuno, affinché la predicazione non fosse ritardata proprio nel momento in cui il popolo, con la perdita del re, non aveva chi lo proteggesse e la Chiesa godeva di una serenità più stabile. La loro petizione inoltre allegava, per i medesimi motivi, lo stesso invito a Maria poiché i devoti la desideravano con intimo affetto, fiduciosi che la sua presenza li avrebbe confermati nella consolazione dell'Altissimo e avrebbe dato prosperità a tutte le operazioni divine. Dinanzi a queste comunicazioni, Pietro decise di partire subito, ma non prima di aver scritto alla Regina la seguente lettera:
Lettera di san Pietro a Maria beatissima.
A MARIA VERGINE MADRE DI Dio Pietro, apostolo di Gesù Cristo, servo vostro e dei servi di Dio.
458. Signora, tra i fedeli sono sorti dei dubbi e delle divergenze per quanto riguarda l'insegnamento del vostro Figlio e nostro redentore e l'antica legge di Mosè: essi vogliono sapere da noi se si debba continuare ad osservare quest'ultima e chiedono che sia loro palesato quello che udimmo direttamente dalla bocca del nostro Maestro. Io ritornerò presto dai miei fratelli per consultarli; intanto vi imploriamo, a sollievo di tutti e per l'amore che portate alla comunità ecclesiale, di rientrare nella stessa città dove, dopo la scomparsa di Erode, gli ebrei vivono più pacificamente e i cattolici con maggior sicurezza. Molti seguaci del Messia bramano di incontrarvi e di essere consolati da voi. Non appena sarete arrivata, spediremo l'avviso nelle province in cui si trovano gli altri cristiani e, con la vostra assistenza, si delibererà quanto è proficuo riguardo alla fede e all'eminenza dei precetti evangelici.
459. Questo fu il tenore e lo stile della lettera. E comunemente tale forma di stesura fu emulata da tutti gli apostoli, indicando innanzitutto il nome della persona destinataria e poi quello del mittente, oppure viceversa, come si vede nelle epistole di san Pietro, san Paolo e degli altri. La decisione di chiamare la Principessa "Madre di Dio" come quella di nominarla nelle varie discussioni «Vergine e Madre» fu presa di comune accordo dai discepoli, dopo che ebbero composto il "credo"; difatti era di enorme importanza per la Chiesa consolidare nel cuore di tutti i suoi membri l'articolo della verginità e della maternità di colei che aveva generato il Salvatore. Alcuni la chiamavano "Maria di Gesù", o soltanto "Maria, quella del Nazareno"; altri meno istruiti la chiamavano "Maria, figlia di Gioacchino e di Anna". Oggi viene usato più spesso il nome che le diedero i Dodici: "Vergine e Madre di Dio", aggiungendo a questo anche altri titoli molto illustri e misteriosi. Un messo celeste portò la lettera alla Signora, rendendole noto da chi fosse stata redatta, ed ella la venerò subito inginocchiandosi e baciandola, senza aprirla perché san Giovanni si trovava fuori a predicare; ma allorché egli fu alla sua presenza, dopo avergli chiesto la benedizione - come era solita fare -, gliela consegnò, informandolo che era stata inviata dal sommo pontefice. Costui la interrogò sul contenuto ed ella rispose: «Voi, o signore, la leggerete per primo ed esporrete a me quello che riporta». E così fece l'Evangelista.
460. Non posso trattenermi dallo stupore e dall'intima confusione di fronte all'umiltà e alla sottomissione che la Maestra di tutte le virtù manifestò in questa circostanza, benché apparentemente per un istante. E difatti solo la sua prudenza superna poté ritenere opportuno, per lei Madre di Dio, non leggere ciò che il vicario del suo Unigenito le aveva mandato senza il previo permesso del ministro a cui doveva attenersi, al fine di regolarsi secondo la sua volontà. Con tale esempio viene ripresa e corretta la presunzione dei sudditi, che vanno alla ricerca di artificiosi raggiri e frivole ragioni per venir meno al rispetto che devono ai superiori; ella, invece, fu modello di santità in tutto, tanto nelle cose piccole quanto in quelle grandi. Il suo diletto, dopo aver terminato la lettura, le domandò che cosa ne pensasse, e neppure in questo ella volle mostrarsi superiore né alla pari ma soltanto obbediente, e quindi replicò: «Stabilite voi quello che vi sembra più conveniente, perché dinanzi a voi sta la vostra serva pronta ad assecondarvi». Egli disse che gli pareva giusto che si facesse il volere di san Pietro dirigendosi velocemente a Gerusalemme. «È doveroso - riprese Maria purissima - eseguire i comandi del capo dei credenti: disponete immediatamente la partenza».
461. Quindi, Giovanni andò subito a cercare l'imbarco per la Palestina, preparando quanto era necessario per il viaggio. Mentre egli si occupava di tutto questo, la divina Regina convocò le donne di Efeso, sue conoscenti, per accomiatarsi da loro e lasciarle istruite su quello che avrebbero dovuto fare per restare salde nella fede. Costoro erano settantatré e molte, oltre alle nove salvate durante la distruzione del tempio di Diana, erano vergini; tutte erano state catechizzate e convertite dalla Signora, che aveva formato una confraternita in quella stessa abitazione dove era stata ospitata. Con loro ella incominciò ad espiare i peccati e gli abomini commessi per tanti secoli nel tempio di Diana, e diede inizio alla comune osservanza della castità in quella città in cui il demonio aveva profanato tale virtù. Su tutto ciò aveva educato le suddette discepole, benché esse non sapessero che quell'edificio era stato distrutto proprio da lei; difatti, conveniva tenere nel segreto la causa di quanto era accaduto, affinché i giudei non avessero motivo per muoversi contro la Vergine e i gentili non si sdegnassero per lo sfrenato fervore portato alla loro dea. L'Eterno dispose, perciò, che quell'evento fosse ritenuto accidentale, venisse ben presto dimenticato e non fosse narrato nei libri degli autori profani, come invece fu fatto riguardo al primo incendio.
462. La Principessa, dopo aver parlato alle sue compagne per consolarle del suo commiato, lasciò loro un foglio, scritto di sua mano, nel quale dichiarava: «Figlie mie, per volontà dell'Onnipotente, devo assolutamente ritornare a Gerusalemme. Durante la mia assenza cercate di tenere presente l'insegnamento che vi ho dato, udito direttamente dalla bocca del Redentore, che dovete riconoscere come vostro Signore e maestro, e sposo delle anime vostre, servendolo ed amandolo con tutto il cuore. Serbate nella memoria i suoi precetti, sui quali sarete illuminate dai suoi ministri e sacerdoti, che terrete in grande venerazione. Obbedite, inoltre, ai loro ordini con umiltà, senza ascoltare né ricevere altri maestri che non siano discepoli di sua Maestà o seguaci della sua dottrina. Io avrò premura che essi vi assistano e vi proteggano e non vi dimenticherò mai, intercedendo sempre a vostro favore. In vece mia resterà Maria l'antica che con sollecitudine, come ho fatto io, si prenderà cura di voi: le porterete rispetto sottomettendovi in tutto. In questa casa osserverete in modo inviolabile il ritiro e il raccoglimento. Desidero che non vi entrino mai uomini e, se sarà necessario conversare con qualcuno, ciò avvenga alla porta e davanti a tre di voi. Sarete assidue e concentrate nell'orazione, proclamerete e canterete le preghiere che troverete nella stanza dove dimoravo. Cercate di mantenere il silenzio, di essere sempre mansuete e di non fare al prossimo ciò che non vorreste fosse fatto a voi. Dite sempre la verità, ed in tutti i vostri pensieri e le vostre parole ed opere abbiate in mente Gesù crocifisso. Adoratelo e confessatelo come Creatore e salvatore del mondo; in suo nome io vi do la benedizione, supplicandolo che abiti sempre dentro di voi».
463. La purissima Madre diede queste ed altre esortazioni alla congregazione dedicata al suo unigenito e vero Dio. Quella che designò come superiora era una delle pie donne da cui era stata ospitata: una persona di governo, con la quale aveva avuto maggiore relazione istruendola più di tutte sulla legge e sui divini misteri. Veniva chiamata "Maria l'antica", perché la Regina aveva imposto nel battesimo a lei e a molte altre il suo stesso nome, comunicandone loro l'eccellenza senza invidia - come afferma il libro della Sapienza - e, poiché costei era stata la prima a ricevere questo sacramento in Efeso con tale appellativo, era detta «l'antica», a differenza delle altre, alle quali esso era stato impartito più recentemente. La suprema sovrana lasciò loro scritto il "Credo", il "Padre nostro", i "dieci comandamenti" e diverse orazioni perché le recitassero vocalmente. Inoltre, affinché eseguissero questi ed altri pii esercizi, lasciò loro una grande croce intagliata dagli spiriti superni con molta celerità. In più, per spronarle maggiormente, divise fra tutte le suppellettili e le cose che aveva, povere nel valore umano, ma ricche e di prezzo inestimabile poiché erano suoi pegni e dimostrazioni della sua tenerezza.
464. Si congedò infine con l'apprensione di abbandonare coloro che proprio ella aveva generato in Cristo. Ciascuna, pervasa dal dolore, con profondi gemiti si prostrò ai suoi piedi, come se avesse perso in un istante la consolazione, il rifugio e la gioia interiore. Tuttavia, per la premura che Maria santissima ebbe sempre di esse, le settantatré adepte perseverarono nel timore di Dio e nella fede, benché il demonio muovesse contro di loro tremende persecuzioni, sia da sé che per mezzo del popolo. Ma, prevedendo queste insidie, prima di partire elevò un'ardente implorazione, domandando a suo Figlio di salvaguardare e preservare dalle tentazioni quel piccolo gregge, destinando un custode per difenderlo da ogni pericolo di caduta. Il Signore fa esaudì in tutto e, in seguito, fu ella stessa dal cenacolo a confortare molte volte le sue compagne e ad incaricare anche i discepoli e gli apostoli che, recandosi in quella città, le accudissero; tale mansione adempì per tutto il tempo della sua vita.
465. Arrivato il giorno di dover salpare per Gerusalemme, la più umile tra le umili chiese a Giovanni la benedizione; quindi si incamminarono insieme verso il porto, dopo aver abitato ad Efeso per due anni e mezzo. All'uscire da casa, le si manifestarono tutti i suoi mille angeli in forma umana, schierati in ordine di battaglia ed armati a sua
difesa come uno squadrone. Questa novità fu per lei l'avviso di stare sempre pronta per continuare il conflitto con Lucifero e i suoi alleati. E difatti, prima di giungere alla banchina, scorse un'immensa moltitudine di legioni infernali che le venivano incontro sotto l'aspetto di figure spaventose. Seguiva un dragone con sette teste, orribile, deforme e talmente grande da superare un bastimento; solo al vederlo così feroce ed abominevole causava enorme tormento. Dinanzi a queste visioni tanto terrificanti l'invincibile Vergine si preparò con ferventissima fede, con carità, con le parole dei salmi e con altre che aveva udito dalla bocca del Maestro. Ingiunse agli esseri celesti di assisterla, perché, ovviamente, immagini tanto atroci ed agghiaccianti le suscitarono qualche timore. L'Evangelista non venne a conoscenza della lotta con i diavoli sino a quando non ne fu informato da sua Altezza, che lo illuminò su tutto.
466. Dopo il loro imbarco, le vele furono spiegate, ma a poca distanza quelle furie diaboliche, che avevano il permesso di mettere in atto la loro crudeltà, agitarono il mare scatenando una tempesta così violenta da non essere mai stata vista fino ad allora. In questa occasione l'Onnipotente volle glorificare la sua destra e la santità di Maria, consentendo a satana e ai suoi seguaci di dar prova di tutta la loro malvagità e la loro forza. Le onde si gonfiarono con terribili fragori, come se si sollevassero sui venti e apparentemente sopra le nubi, formando fra di loro delle montagne d'acqua e di schiuma: sembrava che prendessero lo slancio per rompere le carceri nelle quali stavano rinchiuse. La nave veniva sferzata e sbattuta dall'uno e dall'altro lato, destando ad ogni colpo lo stupore di non essere ridotta in pezzi. Alcune volte era innalzata verso il cielo, altre veniva fatta scendere fino a rompere le arene dell'abisso e spesso batteva con le coffe e le antenne contro le creste dei flutti. In alcuni momenti fu addirittura necessario che i santi angeli la sostenessero in aria e la mantenessero ferma fino a quando non fosse passato l'impeto del mare che, naturalmente, avrebbe dovuto sommergerla e ridurla in frantumi.
467. I marinai e i passeggeri riconoscevano l'effetto di tale beneficio, ma ne ignoravano la causa e, oppressi dall'angoscia e fuori di sé, elevavano grida e piangevano l'imminente rovina, a loro parere inevitabile. I principi delle tenebre per incrementare questo stato di afflizione assunsero forma umana e, lanciando urla come se fossero stati sopra altri bastimenti che proseguivano sicuri, consigliavano a coloro che stavano su quello della Signora di andarsene per mettersi in salvo sugli altri. Difatti, sebbene tutti i mezzi fossero colpiti dalla burrasca, i dragoni bramavano di mettere in atto la loro collera solo contro quello in cui era la loro nemica; e perciò gli altri, quantunque corressero un enorme rischio, non erano poi così molestati. Tale malizia fu nota solo alla Principessa e tutto l'equipaggio, essendone all'oscuro, credette che le voci provenissero veramente da altri naviganti. Tratta in inganno, la truppa lasciò il comando, fiduciosa di poter trovare riparo su altre imbarcazioni; ma a rimediare questo errore e a frenare l'empietà degli spiriti maligni provvidero i custodi, che assistettero la nave dove era la candidissima colomba, guidandola e reggendola allorché fu abbandonata e lasciata in balia del caso perché si fracassasse e sprofondasse a picco.
468. In mezzo ai gemiti, alla confusione e a una simile tribolazione, la purissima Madre se ne stava serena e in pace nell'oceano della sua magnanimità e delle virtù che continuava ad esercitare con atti tanto eroici quanto l'occasione e la sua sapienza richiedevano. E, avendo esperienza dei pericoli del mare che nella venuta ad Efeso aveva conosciuto solo attraverso una rivelazione, si mosse nuovamente a compassione verso tutti quelli che navigavano, rinnovando l'orazione e la supplica che aveva innalzato per loro. Si meravigliò anche della sua indomita forza, vedendo come in una creatura insensibile risplendesse lo sdegno della divina giustizia. Passando da tale considerazione a quella degli uomini peccatori meritevoli dell'ira dell'Altissimo, recitò lunghe preghiere per la conversione del mondo e la diffusione della Chiesa. A questo scopo presentò al Signore le difficoltà della navigazione in cui, nonostante la quiete della sua anima, pativa molto nel corpo e in modo incomparabile nel cuore per aver capito che coloro che erano con lei erano perseguitati dal demonio a causa sua.
469. San Giovanni, per la cura che aveva della Regina, fu partecipe di gran parte delle sue pene, che venivano ad aggiungersi a quelle sopportate da lui e, non sapendo ciò che succedeva nel suo intimo, tutto gli apparve più terribile; alcune volte cercava di consolare lei e anche se stesso, parlandole e standole accanto. Benché il viaggio da Efeso alla Palestina fosse di sei giorni, o poco più, in questa circostanza ne durò ben quindici e la tempesta quattordici. Accadde allora che il santo, estenuato dalla fatica così eccessiva e prolungata, si angustiò molto e, senza potersi trattenere, le domandò: «Signora mia, che cos'è questo? Dobbiamo morire qui? Implorate il vostro Unigenito che ci riguardi con occhi di padre e ci difenda in questi pericoli». Ella lo rassicurò: «Non vi turbate, mio diletto, perché è giunto il tempo di combattere le guerre dell'Eterno e vincere i suoi avversari con la fortezza e la pazienza. Io gli chiederò che non perisca nessuno di quelli che navigano con noi. Non dorme e non prende sonno colui che custodisce Israele: i forti della sua corte ci assistono e proteggono; soffriamo intanto noi per chi si pose sulla croce per la salvezza di tutti». A queste parole l'Evangelista riprese il nuovo coraggio di cui aveva bisogno.
470. Lucifero e le sue schiere incrementarono il loro furore e minacciando Maria le dissero che non sarebbe uscita viva dalla tempesta; ma queste ed altre intimidazioni erano saette molto deboli, alquanto disprezzate dalla prudentissima Vergine, che cercava di non farci caso distogliendo lo sguardo da essi senza aprire bocca. Nemmeno loro però poterono guardarla in faccia perché dal suo viso rifulgeva, per disposizione superna, la pienezza delle virtù. E quanto maggiore sforzo mettevano in ciò tanto meno lo conseguivano, venendo ancor più tormentati da quelle armi offensive, di cui sua Maestà l'aveva rivestita. Del resto, l'Onnipotente le tenne sempre nascosta la fine di questo lungo conflitto e non le si manifestò mai per mezzo delle visioni che ella era solita avere.
471. Tuttavia, al quattordicesimo giorno della burrasca, Gesù in persona si degnò di visitarla; scese dall'empireo ed apparendole sul mare proclamò: «Mia carissima, sono nell'angoscia insieme a voi». E benché la vista e le parole del proprio Figlio, in tutte le occasioni in cui ne godeva, le provocassero sempre ineffabile consolazione, in questa circostanza furono ancor più apprezzate. Difatti, più è grande la necessità, più è opportuno il soccorso. Ella allora lo adorò e rispose: «Dio mio e mio unico bene, voi siete colui al quale obbediscono le acque e i venti: rimirate le nostre afflizioni e fate in modo che non muoiano le creature foggiate dalle vostre mani». Egli soggiunse: «Colomba mia, da voi ricevetti sembianze umane e perciò voglio che tutti gli esseri e le cose eseguano il vostro ordine. Voi siete loro sovrana, perché alla vostra volontà sono sottoposte». La Principessa agognava che in quest'occasione Cristo stesso imponesse ai flutti la bonaccia, come aveva fatto davanti agli apostoli in Galilea. Ma la situazione era allora diversa e, in quel frangente, nessun altro aveva quell'autorità. Ella obbedì e in nome del Redentore ingiunse al drago e a tutti i principi delle tenebre di lasciare libero il Mediterraneo; subito uscirono e si recarono in Palestina poiché non era stato loro comandato di sprofondare nell'abisso, dato che la battaglia non era ancora finita. Appena questi nemici si ritirarono, intimò alle acque ed ai venti che si calmassero: immediatamente ritornarono in una pacifica tranquillità, tra lo stupore dei presenti che non penetrarono la ragione di un mutamento così repentino. Il nostro Salvatore si licenziò dalla sua santissima Madre, lasciandola piena di giubilo e assicurandole che l'indomani sarebbe scesa a terra. E così accadde: al quindicesimo giorno dall'imbarco la Regina e Giovanni giunsero al porto. Elevarono un cantico di lode all'Altissimo per aver liberato tutti da pericoli così tremendi; ella ringraziò anche l'Evangelista per averla accompagnata in quei disagi, gli domandò la benedizione e poi si incamminarono insieme verso Gerusalemme.
472. Gli angeli, come era già avvenuto all'uscita da Efeso, la assistevano sotto l'aspetto di guerrieri, perché i diavoli, dopo che ebbe messo piede al suolo, erano ancora intenti a continuare il duello. E difatti, animati da incredibile furore, l'assalirono con suggestioni e tentazioni che, però, come saette ritornavano contro di loro senza scalfire la torre di Davide, dalla quale pendevano mille scudi e tutte le armi dei prodi e il cui muro era edificato con bastioni d'argento. Appena arrivata a destinazione, la grande Signora sollecitata dalla pietà e dalla devozione desiderò visitare, prima di recarsi a casa sua, i luoghi consacrati con la nostra redenzione, come aveva fatto prima di partire; ma, poiché san Pietro da cui era stata invitata a rientrare si trovava in città, decise di anteporre l'obbedienza alla propria aspirazione, conoscendo l'ordine da rispettare. Quindi, si recò direttamente da lui al cenacolo e, postasi in ginocchio, lo supplicò di benedirla e di perdonarla se non aveva adempiuto premurosamente il suo beneplacito. Inoltre gli chiese la mano per baciargliela, come si deve ad un sommo sacerdote, e non si discolpò di aver ritardato a causa della tempesta, né proferì altro. Egli seppe i rischi che avevano corso durante la navigazione solamente da quanto gli fu riferito in seguito dall'Apostolo. Tutti ricevettero la loro Maestra con indicibile gioia, venerazione ed affetto e, prostrandosi ai suoi piedi, le resero grazie per essere tornata a riempirli di gaudio e consolazione, e per aver scelto di dimorare dove avrebbero potuto vederla e servirla.
Insegnamento della Regina del cielo
473. Carissima, bramo che richiami continuamente alla memoria il consiglio che ti ho dato sin dal principio riguardo alla narrazione dei sublimi segreti della mia vita: questi misteri non siano rivelati alla Chiesa solamente tramite uno strumento insensibile, quale può essere la semplice esposizione, ma voglio che tu sia colei che per prima e più di tutti guadagni i favori divini, eseguendo il mio insegnamento ed imitando le mie virtù. A tal fine il Signore ti ha chiamata ed io ti ho eletta come figlia e discepola. E poiché hai una degna considerazione del mio comportamento, quando non aprii la lettera del vicario di Cristo senza il permesso di Giovanni, ti manifesterò ancor più la dottrina racchiusa in questo gesto. Ti dico perciò che non è piccola cosa praticare l'umiltà e l'obbedienza, fondamenti della perfezione cristiana: entrambe sono gradite all'Altissimo e ottengono copiosa rimunerazione dalla sua liberale misericordia e dalla sua equità.
474. Ti sia, dunque, noto che per l'uomo nessuna opera è più faticosa del sottomettersi a un altro, ma nessun esercizio è più necessario di questo per domare l'altera cervice che satana pretende di fomentare in tutti i discendenti di Adamo. A tale scopo i nemici si affannano con somma astuzia per far sì che essi si attacchino al proprio parere e alla propria volontà, e usando questo inganno conseguono molti trionfi e rovinano innumerevoli anime per diverse vie, spargendo il loro veleno in tutti gli stati e le condizioni del pellegrinaggio terreno. Istigano occultamente ciascun suddito affinché persegua il suo punto di vista, non osservi la regola e disprezzi ed infranga i comandi del superiore, pervertendo le disposizioni della Provvidenza che ha stabilito tutte le cose ben ordinate. Il loro intento è che il dominio superno venga annientato e perciò il mondo è alterato, pieno di confusione e di tenebre: ognuno si governa a suo capriccio, senza avere riguardo e rispetto per Dio e per la sua legge.
475. Tuttavia, tale colpa generale, odiosa agli occhi dell'Eterno, è molto più grave nei religiosi, i quali, ritrovandosi vincolati ai voti nei loro Ordini, provano con forza ad allargare i lacci e a sciogliersi da essi. Non sto parlando di quelli che arditamente li violano nel poco o nel molto, giacché questa è una spaventevole temerarietà meritevole di dannazione; voglio ammonire, invece, quelli che incorrono nel pericolo di ottenere la salvezza raccogliendo opinioni per limitare l'obbedienza che devono all'Onnipotente attraverso i superiori, ed esaminano in questa la possibilità di agire senza permesso, secondo le proprie aspirazioni, cercando di evitare le trasgressioni. I vari tentativi non sono mai fatti per osservare i voti, ma per romperli, senza prestare ascolto alla coscienza che rimorde. Io allora desidero avvertire le anime consacrate di non persistere in tale condotta perché vanno incontro al demonio, deciso a far loro deglutire i moscerini velenosi delle colpe minori, per allenarli ad inghiottire anche i cammelli di quelle maggiori. E coloro che, tirando la corda, si affaticano sempre più a raggiungere la soglia del peccato mortale, meritano di essere scandagliati nell'intimo dal giusto giudice con la stessa minuziosità con cui si adoperarono durante la vita a rendersi meno obbligati verso di lui.
476. In verità, la ricerca di attenuazioni ai precetti divini, molto aborrita da me e da Gesù, punta a soddisfare i piaceri della carne. Difatti, è grande mancanza di carità osservarli per timore del castigo e non per amore di chi li comanda, e quindi niente si farebbe, se non vi fosse la minaccia della punizione. Tante volte il suddito, per non piegarsi al prelato inferiore, ricorre a quello superiore per avere permessi, oppure si rivolge a colui che meno può conoscere e comprendere il rischio a cui andrebbe incontro. Non si può negare che qualsiasi autorizzazione diventi un atto di obbedienza, ma è anche evidente che i raggiri si compiono per essere più liberi, incorrendo così in un pericolo più rilevante; senza dubbio, infatti, il merito aumenta nel sottomettersi a chi è inferiore, ha peggiori qualità ed è meno conforme al volere e all'inclinazione di chi deve eseguire gli ordini. Io non appresi questa indulgente dottrina dal mio Unigenito né la praticai, e perciò in tutto domandai licenza ai miei superiori, non facendo nulla senza di essi. Per aprire e leggere la lettera di san Pietro, capo della Chiesa, attesi allora la volontà del prelato inferiore, il ministro superiore più vicino a me.
477. Io non voglio, carissima, che tu segua l'esempio di quelli che si procurano i consensi per soddisfare i loro piaceri: ti ho scelta per emularmi nel cammino della santità e ti scongiuro di farlo. La sete di alleviamenti e giustificazioni rende disordinata la vita religiosa e cristiana. Sii sempre soggetta all'obbedienza, poiché non ne sei dispensata dal servizio di abbadessa, avendo anche tu confessori e superiori. E se qualche volta questi sono assenti e non puoi operare con la loro approvazione, confrontati con una delle sorelle inferiori ed attieniti al suo consiglio. Considera ognuna come tua superiora senza che ciò ti sembri gravoso: ricordarti che sei la più infima tra i mortali. Poniti sempre in stato di umiltà, se vuoi essere mia vera figlia e discepola. Inoltre, sii puntuale nel rivelarmi due volte al giorno le tue mancanze e nel chiedermi l'autorizzazione ogni volta che sarà necessario per quanto devi svolgere; in più confessa ogni giorno gli errori commessi. Io ti ammonirò e ti paleserò, direttamente o per mezzo dei ministri del Signore, quello che è maggiormente conveniente. Cerca anche di non venir meno nel manifestare le tue colpe ordinarie, affinché in tutto e con tutti ti abbassi dinanzi agli occhi dell'Altissimo e miei. Bramo che tu apprenda e insegni alle tue monache questa sapienza nascosta al mondo ed alla carne. Io, conferendotela, intendo premiare la fatica impiegata nella stesura della mia storia, con le notizie che ti ho dato riguardo ad una scienza così sublime, e indirizzarti a capire che se vuoi agire come me alla perfezione, non devi conversare, né lavorare, né scrivere, né ricevere lettera, né muoverti, né avere alcun pensiero - se è possibile - senza il benestare mio e di chi ti governa. Quelli che amano le delizie terrene chiamano queste virtù superficialità o cerimonie, ma tale insipienza tanto superba avrà il suo castigo quando alla presenza del giusto giudice si vaglieranno le verità e si vedranno quali furono gli ignoranti e quali i saggi. Allora saranno premiati quei servi leali, fedeli nel poco come nel molto', mentre gli stolti si renderanno conto, proprio nel momento in cui non ci sarà più rimedio, del danno che si sono arrecati con la prudenza carnale.
478. E, poiché appena hai saputo che io reggevo da sola quel gruppo di donne ritiratesi nella città di Efeso ti sei accesa d'invidia, ti consiglio di confessarla. Tu e le tue sorelle dovete tenere presente che mi avete eletta superiora e patrona speciale, affinché vi guidi come sovrana; vi sia noto inoltre che io ho accettato questo incarico per sempre, a condizione però che siate irreprensibili nella vocazione e dedite al vostro Dio, che vi ha scelte per sue spose. Avverti le tue religiose che si custodiscano e si distacchino dalle fatue realtà, disprezzandole di tutto cuore; infondi in esse l'anelito a conservare il raccoglimento, a mantenersi nella pace, a non degenerare dall'essere figlie mie, a mettere in pratica l'insegnamento che ti ho consegnato in questa narrazione, e a stimarlo con somma venerazione e riconoscenza, imprimendolo nel loro intimo. Nell'aver dato la mia vita, raccontata da te, come norma e orientamento delle vostre anime, compio l'ufficio di madre e superiora, affinché voi, suddite e figlie, possiate ricalcare le mie orme, imitare le mie virtù e corrispondere alla mia fedeltà ed al mio amore.
479. Un'altra importante indicazione contenuta nel presente capitolo è questa: coloro che si sottomettono a malincuore, quando vi è qualche avversità in ciò che è stato ad essi ordinato, subito si contristano, si affliggono e si turbano. Oltretutto, per giustificare la loro impazienza accusano chi ha impartito il comando, screditandolo presso i superiori o gli altri, come se questi fosse obbligato ad evitare i casi contingenti che possono sopravvenire nell'agire del suddito, e avesse a suo arbitrio il governo di tutte le cose del mondo, per disporle secondo i gusti di chi deve eseguire. Tale inganno porta fuori strada perché molte volte l'Onnipotente pone nella tribolazione colui che obbedisce per aumentargli il merito e la corona, altre volte lo castiga per la ripugnanza con cui si è assoggettato di malavoglia, ma in nessun caso ha colpa il superiore. Il Redentore disse soltanto: «Chi ascolta voi e chi a voi obbedisce, ascolta me ed obbedisce a me». Il travaglio che risulta dall'obbedire va sempre a beneficio dell'obbediente e, se questi non ne approfitta, di certo non dipende dall'autorità. Io, benché avessi tanto sofferto durante il viaggio, non rinfacciai a san Pietro di avermi invitata a ritornare a Gerusalemme, ma anzi gli domandai perdono per non aver adempiuto con maggior celerità la sua disposizione. Evita la deforme libertà di essere un grave fardello, soprattutto nei confronti dei tuoi superiori; riguardali con ossequio come coloro che occupano il posto di Cristo, e così sarà copioso il premio che ne otterrai. Per camminare in modo perfetto, segui l'esempio e i precetti che ti do.
CAPITOLO 6
La visita di Maria santissima ai luoghi sacri: i misteriosi trionfi riportati contro i demoni; la visione beatifica della Divinità nel cielo; il concilio celebrato dagli apostoli, gli arcani prodigi che accaddero in tutto questo.
480. È a gloria della beatissima Madre se la capacità umana non arriva mai a spiegare la pienezza di perfezione di tutte le sue opere; difatti, restiamo sempre vinti dalla grandezza di ogni sua virtù, per piccola che fosse dal punto di vista materiale in cui venne adempiuta. Da parte nostra, comunque, non cesseremo di provarci, ma non con uno sforzo presuntuoso rivolto a misurare l'oceano della grazia, bensì con un approfondimento umile, diretto a magnificare in lei il Creatore e a scoprire sempre maggiori cose per poterle mirabilmente imitare. Io mi reputerò assai fortunata se giungerò a far recepire ai figli della Chiesa - rivelando i favori che Dio elargì alla Vergine - qualcosa di quanto non riesco a far capire con termini propri e adeguati, che non trovo, anche se farò il possibile, da rozza, balbuziente e senza spirito quale sono. Straordinari sono gli eventi che mi sono stati palesati per scrivere questo capitolo e i seguenti, in cui esporrò solo quanto potrò: appena un accenno di quello che la fede e la pietà cristiana faranno meglio comprendere.
481. Dopo aver espletato l'obbedienza a san Pietro, Maria ritenne conveniente assecondare la sua devozione, visitando i luoghi santi del nostro riscatto. Distribuiva tutte le sue azioni senza tralasciarne alcuna e dando prudentemente il proprio spazio a ciascuna, affinché non mancassero le circostanze necessarie perché fossero praticate in maniera eminente. Con questa sapienza prima compiva quello che era più importante e prioritario e dopo quello che sembrava da meno, ma sempre con tutto lo zelo inerente all'esercizio di ogni cosa. Uscì dal cenacolo accompagnata dagli angeli e seguita da Lucifero e dalle sue legioni, che continuavano a muoverle guerra. I ministri infernali si presentavano terribili sotto l'aspetto di figure così minacciose come le suggestioni che suscitavano; tuttavia, non appena ella giungeva a venerare uno dei posti, costoro restavano lontano, sia perché trattenuti dal potere divino, sia perché sentivano venir meno il loro vigore, indebolito dalla forza che Gesù aveva comunicato a quei territori con i misteri della sua morte e resurrezione. Satana si sforzava ostinatamente di avvicinarsi, animato dalla temerarietà della sua stessa superbia e dal permesso che aveva di perseguitare e tentare la nostra sovrana: desiderava allora - se ne avesse avuto l'opportunità - riportare su di lei qualche trionfo proprio là dove egli era stato vinto, o almeno impedirle di esternare una simile riverenza.
482. L'Altissimo dispose di muoversi contro i diavoli per mezzo della Regina, in modo che fossero debellati e decapitati dalla spada di quegli stessi atti che esigevano da lei. E così avvenne: l'ossequio con cui ella adorò il nostro Maestro e rinnovò la memoria e la riconoscenza della redenzione li spaventò talmente da non poterla tollerare. Sentirono contro di loro una potenza invincibile, proveniente dalla Signora, che li tormentava costringendoli a starle lontani, ed emettendo terrificanti ruggiti uditi solo da lei dicevano: «Fuggiamo dalla nostra avversaria che ci confonde tanto e ci opprime con la sua santità. Noi pretendiamo di cancellare il ricordo e il culto di questi posti, che segnarono la salvezza degli uomini e la nostra disfatta. Questa semplice creatura impedisce i nostri intenti e ripristina la vittoria che suo Figlio riportò su di noi dalla croce».
483. La Principessa girò per tutti i luoghi sacri scortata dagli spiriti superni. Arrivata alla fine al monte degli Ulivi, mentre era assorta dove era avvenuta l'ascensione, sua Maestà scese dall'empireo con ineffabile bellezza e circonfuso di gloria per visitarla e confortarla. Le si manifestò con affetto e tenerezza filiali, con le qualità proprie della sua divinità e, con particolari benefici, la elevò al di sopra dell'esistenza terrena tanto che per molto tempo fu astratta da ogni cosa visibile. Ella non tralasciò le opere esteriori, ma rispetto alle altre volte le fu necessaria una maggiore energia per attendervi, perché restò tutta spiritualizzata e trasfigurata. Fu informata dallo stesso Signore che quei doni erano solo una parte del premio della sua umiltà e dell'obbedienza prestata a Pietro e anteposta non solo alla propria devozione, ma anche a tutti gli altri interessi. Cristo, inoltre, le confermò che l'avrebbe assistita nella battaglia contro i demoni, e per realizzare questa promessa dispose che essi riconoscessero in lei un'autorità nuova e sublime.
484. La candidissima colomba ritornò al cenacolo e i principi del male ricominciarono a perseguitarla con le loro lusinghe, sperimentando, però, lo stesso effetto che subisce un pallone quando, lanciato in aria con impeto, va a sbattere contro un muro di bronzo; e come accade a tale oggetto che, rimbalzando, ritorna con somma celerità al punto da cui era stato tirato, così avvenne a questi presuntuosi nemici, i quali, dinanzi a Maria, retrocedettero con un furore contro se stessi quasi più violento di quello che nutrivano contro di lei. Moltiplicando urla e dispettosi lamenti, e facendo forzatamente numerose confessioni, dichiaravano: «Oh, infelici noi alla vista della felicità del genere umano! A quale eccezionale dignità è stata innalzata una semplice creatura! Quanto ingrati e stolti saranno i discendenti di Adamo se non sapranno guadagnarsi i beni ricevuti attraverso di lei, che è il loro rimedio e la nostra distruzione! Grande si mostra il suo Unigenito nei suoi confronti, giacché ella non lo demerita. Per noi è un flagello crudele, poiché ci costringe ad affermare tali verità. Oh, se l'Eterno ci occultasse questa donna che aizza tanto la nostra invidia! E come potremo sconfiggerla, se la sua sola presenza è per noi insopportabile? Ma consoliamoci nel prevedere che i mortali perderanno tutto quello che ella ha conseguito per loro, disprezzandola stoltamente. Su di essi vendicheremo le nostre molestie e metteremo in atto il nostro sdegno; li riempiremo di illusioni e di peccati, perché se volgeranno l'attenzione a questo modello tutti ne beneficeranno e imiteranno le sue virtù. Tuttavia - soggiunse Lucifero -, ciò non basta per mio sollievo: io intuisco che Dio si lascerà obbligare da sua Madre molto più di quanto venga disobbligato dalle colpe di coloro che noi pervertiamo. E quand'anche non fosse così, la mia eccellenza sarebbe ugualmente afflitta nel constatare che la natura umana è tanto elevata in una persona fragile, quale è costei. Tale fastidio è intollerabile: ritorniamo a perseguitarla, animiamo la nostra gelosia e la nostra rabbia nell'affrontare l'acerbità della pena accostandoci a lei e, nonostante il tormento che subiamo, non si spenga la nostra superbia, perché in ogni caso sarà possibile schiacciarla qualche volta».
485. La beata Vergine conosceva e udiva tutte queste furiose minacce, e come sovrana perfetta le aborriva. Allora, senza mutare aspetto, si ritirò nella sua casa per meditare con la sua eccelsa prudenza gli arcani superni in quel duello con il dragone, e le difficili questioni nelle quali la Chiesa si trovava impegnata riguardo al decreto della fine della circoncisione ed agli antichi precetti. Per tali motivi si angustiò per alcuni giorni, rimanendo sempre in raccoglimento con suppliche, gemiti e prostrazioni e, per quanto le spettava, chiedeva all'Onnipotente di stendere la sua destra contro satana e di concederle la vittoria. Benché sapesse di avere dalla sua parte l'Altissimo, che non l'avrebbe lasciata soccombere nelle tribolazioni, non interrompeva mai la preghiera, ed anzi agiva come se fosse stata la più debole di tutti, per insegnare a noi ciò che dobbiamo fare in tempo di tentazione, a noi che siamo tanto soggetti a cadere e ad essere soffocati. Domandò anche per la comunità ecclesiale la conferma della nuova legge, pura, monda, senza ruga e libera dalle vecchie prescrizioni.
486. La Signora fece questa implorazione con ardentissimo fervore, perché sapeva bene che il serpente e tutto l'inferno pretendevano, per mezzo dei giudei, di conservare la circoncisione assieme al battesimo e i riti di Mosè con la dottrina del Vangelo, e così, tratti da questo inganno, molti avrebbero perseverato nella primitiva osservanza per i secoli futuri. Uno dei tanti trionfi da lei riportati sul demonio fu quello che, dal concilio di cui ora parlerò, si incominciasse a proibire la circoncisione, e in avvenire restasse sempre separato il grano puro della verità evangelica dalla paglia e dalle spighe secche e senza frutto delle tradizioni mosaiche, come del resto viene fatto oggi. La Maestra disponeva tutto questo con i suoi meriti e le sue orazioni, mentre sapeva che Paolo e Barnaba partiti da Antiochia stavano per arrivare a Gerusalemme, inviati dai fedeli per risolvere con Pietro e gli altri tali problemi, come racconta san Luca nel capitolo quindicesimo degli Atti.
487. I due apostoli giunsero nella città santa e, certi che già vi si trovava sua Altezza, si incamminarono immediatamente verso la casa dove ella risiedeva; quindi, le si inginocchiarono dinanzi con abbondanti lacrime per la gioia di vederla. D'altra parte la felicità della Principessa di fronte ad essi non fu minore, poiché li amava nel Signore con affetto speciale a motivo delle loro fatiche, sostenute per l'esaltazione del nome dell'Eterno e la predicazione della buona novella. La più umile degli umili desiderava che prima fossero presentati al vicario di Cristo e agli altri e infine a lei, ma essi seppero ben ordinare la carità e la venerazione, ritenendo che nessuno dovesse essere anteposto a colei che era Madre di Dio, regina dell'universo e principio di ogni nostro bene. Ella si stese anche ai piedi dei due discepoli, baciando loro la mano e chiedendo la benedizione. San Paolo in questa occasione ebbe un meraviglioso rapimento estatico, in cui gli furono rivelati altri misteri sulla mistica città di Dio, Maria beatissima, che scorse tutta rivestita della luce della stessa Divinità.
488. Con tale visione rimase colmo di stupore e di incomparabile amore verso di lei e, rientrando ancor più in se stesso, le disse: «Sovrana di ogni pietà e clemenza, perdonate questo uomo peccatore e vile che ha perseguitato l'Autore della vita e i credenti». Ella rispose: «O servo dell'Altissimo, se colui che vi ha creato e redento vi ha chiamato alla sua amicizia, e vi ha reso strumento eletto, come non deve perdonarvi questa sua schiava? L'anima mia lo magnifica ed esalta, perché in voi volle manifestarsi tanto potente, santo e misericordioso». Egli le rese grazie per il beneficio della sua conversione e per i favori che gli aveva fatto dispensare, preservandolo da tanti pericoli. Anche Barnaba fece lo stesso e poi entrambi la supplicarono di custodirli e difenderli. La Vergine acconsentì e promise tutto.
489. San Pietro, come guida della Chiesa, convocò gli apostoli e i discepoli che erano nelle vicinanze di Gerusalemme e li riunì con gli altri al cospetto della Signora del mondo, posponendo a tal fine la sua autorità, affinché ella non si ritirasse dall'adunanza per la sua profonda umiltà. Quindi, parlò loro: «Fratelli e figli miei in Gesù, è stato necessario incontrarci per risolvere i dubbi e le questioni di cui Paolo e Barnaba ci hanno informato, ed altre cose che riguardano la propagazione della fede. Prima di discutere su ciò conviene che ci ritiriamo in preghiera, per domandare l'assistenza dello Spirito Santo; persevereremo in essa per dieci giorni, secondo la nostra usanza. All'inizio e alla fine celebreremo la Messa per disporre i nostri cuori ad essere illuminati». Questa decisione venne approvata unanimemente e, perché tutto fosse pronto il giorno successivo, la candidissima colomba pulì ed adornò decorosamente con le sue mani la sala e preparò il necessario per accostarsi all'eucaristia. Presiedette sempre il capo del collegio apostolico, osservando in tali circostanze gli stessi riti e le stesse tradizioni che aveva precedentemente rispettato.
490. La nostra Maestra, che era solita occupare l'ultimo posto, ricevette la comunione dopo gli altri. Durante quel periodo tutti videro il cenacolo, in cui erano discesi tanti angeli, riempirsi di mirabile splendore e fragranza, con molti effetti trasmessi dall'Onnipotente agli astanti. Furono poi stabilite le ore da dedicare all'orazione, senza mancare al ministero delle anime, per ritornare poi subito in raccoglimento. In quei giorni la Principessa si recò da sola in un luogo in cui si trattenne senza muoversi né mangiare né conversare con alcuno. Durante questo arco di tempo ci furono degli eventi così prodigiosi e misteriosi da suscitare negli spiriti celesti una nuova ammirazione, ed in me uno stupore ineffabile per quanto su di essi mi era stato palesato: esporrò brevemente qualcosa, perché tutto non sarà possibile. La Madre dopo essersi comunicata si appartò, ma immediatamente, per ordine superno, fu sollevata dai suoi custodi nelle altezze in anima e corpo, mentre uno di essi restò in sua vece con le sue sembianze, affinché gli apostoli non si accorgessero della sua assenza. Fu trasportata con maggior maestà di quella riferita in altre occasioni, per l'intento che il Signore aveva nel disporre questa meraviglia. Quando giunse nell'area più distante dalla terra, l'Eterno comandò a Lucifero di venire dall'inferno con le sue malvagie schiere. In quel momento comparvero tutti ed ella poté riconoscerli nel loro vero stato: erano tanto ripugnanti che la loro vista avrebbe suscitato in lei un'immensa pena, se non fosse stata armata della forza divina perché non provasse disgusto di fronte a quegli esseri così esecrabili e brutti. Ciò, invece, non avvenne ad essi poiché fu fatta loro comprendere, in modo del tutto speciale e con particolari raffigurazioni, la grandezza e la superiorità che aveva colei che perseguitavano come nemica, perché si rendessero conto che era stata temeraria pazzia tutto quello che contro di lei avevano preteso ed intentato. Inoltre, intesero per maggior loro terrore che ella possedeva nel suo petto Cristo sacramentato ed era tenuta sotto la protezione dell'Onnipotente, affinché con la partecipazione delle sue virtù li umiliasse e li schiacciasse facendoli svanire.
491. I diavoli sentirono anche una voce che usciva dall'essere supremo: «Con lo scudo della mia invincibile destra difenderò sempre la comunità ecclesiale. Questa donna schiaccerà il capo al serpente e trionferà sulla sua antica superbia, a gloria del mio santo nome». Essi capirono ed ascoltarono ciò assieme ad altri arcani concernenti
la Vergine, mentre la rimiravano a loro dispetto. E, disperati, sperimentarono un dolore ed un annientamento tali da indurli a gridare: «L'Altissimo ci scagli subito nelle nostre caverne e non ci tenga più dinanzi questa creatura che ci strazia più del fuoco. O donna forte ed imbattibile, allontanati tu, dal momento che noi non possiamo fuggire dalla tua presenza, a cui ci tiene legati la catena dell'infinita potenza. Per qual motivo ci torturi ancor prima del tempo? Tu sola nella natura umana sei strumento del sommo sovrano contro di noi e per tuo mezzo gli uomini possono acquistare i beni imperituri che noi perdemmo. E quand'anche essi non attendessero alla contemplazione beatifica, la sola tua vista, per noi castigo e tormento perché ti aborriamo, per loro sarebbe premio per le opere buone che devono al Redentore. Lasciateci andare, ormai, Dio, fate che abbia fine questo atroce supplizio, con il quale rinnovate quello che ci infliggeste precipitandoci dal cielo; eseguite, con il vostro insuperabile braccio, quanto allora minacciaste di compiere».
492. Trattenuti a lungo davanti all'invincibile Regina, prorompevano in questi ed in altri lamentevoli trasporti di rabbia e, pur facendo degli sforzi immani per ritirarsi, ciò non fu concesso così presto come il loro furore bramava. Ma il Signore, per far sì che lo sgomento destato da Maria restasse più impresso, dispose che fosse lei con la sua autorità a concedere agli avversari il permesso di scappare; come difatti accadde. In quell'istante, i principi delle tenebre si gettarono dal luogo in cui erano stati chiamati ad accorrere nel profondo dell'abisso, con tutta la velocità posseduta dalle loro facoltà. Emettendo allora spaventevoli urla, turbarono i dannati con nuove pene, confessando dinanzi a loro il potere del Salvatore e di colei che lo aveva generato, benché lo conoscessero e soffrissero in modo violento per non poterlo negare. Con tale trionfo la serenissima Imperatrice proseguì il suo cammino fino a quando giunse all'empireo: qui, accolta con straordinario giubilo dai suoi cortigiani, dimorò per ventiquattro ore.
493. Ella si prostrò al cospetto della santissima Trinità, che adorò nell'unità di una indivisibile natura e magnificenza. Quindi, pregò perché i Dodici intendessero e determinassero ciò che era conveniente per stabilire la legge evangelica e porre termine a quella di Mosè. Mentre elevava queste suppliche udì una voce, con la quale le tre divine Persone, singolarmente e secondo il proprio ordine, le promettevano di assistere gli apostoli e i discepoli nel dichiarare e confermare la verità della dottrina cristiana: il Padre li avrebbe governati con la sua onnipotenza, il Figlio, come capo, con la sua sapienza, e lo Spirito Santo, come sposo, con il suo amore e i suoi doni. La Madre vide che l'umanità del Verbo approvava le sue orazioni e la sua intercessione, le presentava all'Eterno e ne chiedeva l'esecuzione, proponendo le ragioni per le quali avrebbero dovuto essere esaudite, affinché i nuovi precetti si radicassero nel mondo conformemente al suo volere.
494. E subito, in risposta all'intervento del suo Unigenito, la Regina notò che dall'essere immutabile di Dio usciva una figura a forma di tempio così puro, bello e splendente da sembrare edificato con diamante o lucidissimo cristallo, e adorno di molti smalti e rilievi che lo rendevano più leggiadro e prezioso. Gli angeli e i beati dinanzi ad esso rimasero strabiliati ed esclamarono: «Santo, santo, santo, e potente siete, o Signore, nelle vostre opere». La Trinità lo consegnò a Gesù, che lo unì a sé in un modo tanto mirabile da non poterlo esprimere con termini appropriati. Egli lo rimise poi nelle mani della Principessa, la quale, nel medesimo istante, venne circonfusa e sommersa di splendore e contemplò la Divinità intuitivamente e chiaramente.
495. La Vergine stette in questo godimento estatico per molte ore, realmente introdotta dal supremo Re nella cella dell'aromatico vino, di cui parla il Cantico dei cantici. E poiché ciò che ricevette e quanto le successe in quest'occasione trascende ogni pensiero ed ogni comprensione umana, mi è sufficiente dire che fu rafforzata in lei la carità, perché la mettesse nuovamente in pratica nella Chiesa, affidatale proprio sotto il vessillo di quella virtù. Ricolma di tutti questi benefici, fu riaccompagnata dai ministri superni al cenacolo, tenendo sempre nelle sue mani il misterioso tempio donatole da sua Maestà. Per tutti i nove giorni seguenti rimase in raccoglimento, senza muoversi né interrompere gli atti nei quali l'aveva lasciata la visione: atti inconcepibili ed indicibili per le facoltà umane. Tra le tante altre cose che compì, distribuì i tesori della redenzione ai cristiani di quel tempo, iniziando dai Dodici, e riservandoli per il futuro anche ai diversi giusti e santi, secondo gli occulti segreti dell'eterna predestinazione; difatti, le fu ordinato di eseguire i decreti celesti e le furono dati a tal fine il dominio sulla comunità ecclesiale e la facoltà di dispensare la grazia che dal riscatto in poi si sarebbe riversata su ciascuno. Io non riesco ad accostarmi in miglior modo ad un arcano così sublime ed insondabile per poterlo e farlo maggiormente capire.
496. Al termine dei dieci giorni, san Pietro celebrò l'altra Messa in cui le stesse persone della prima si comunicarono. Quindi, stando tutti riuniti nel nome del Signore,
invocarono il Paraclito ed incominciarono a conferire sui loro dubbi. All'inizio parlò il vicario di Cristo, seguito da Paolo e Barnaba e dopo da Giacomo il Minore, come si dichiara nel capitolo quindicesimo degli Atti. Fu subito approvato di non imporre ai credenti la gravosa tradizione della circoncisione, né la legge mosaica, rilevando come la salvezza fosse già concessa per mezzo del battesimo e della fede nel Messia. E benché ciò sia quanto riferisce principalmente l'Evangelista, si stabilirono anche altre questioni, riguardanti il governo e i riti liturgici, in maniera da disciplinare i diversi abusi che alcuni, con indiscreta devozione, andavano introducendo. Tale concilio viene reputato il primo, nonostante gli apostoli si fossero già radunati per stilare il "Credo" e risolvere altri problemi. Questa volta, però, oltre ai Dodici vi parteciparono anche i discepoli; inoltre, le cerimonie per deliberare furono differenti e in forma propria di determinazione, come si può notare da quanto riporta Luca: «Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi congregati in uno...».
497. I vari provvedimenti presi vennero comunicati ai fedeli di Gerusalemme e di Antiochia, Siria e Cilicia tramite lettere inviate per mano di Paolo, Barnaba e altri. L'Onnipotente, in segno di assenso, fece sì che nel cenacolo in quel momento - e in Antiochia quando furono lette le epistole - scendesse il Consolatore in forma di fuoco visibile: tutti restarono così confortati e confermati nella verità cattolica. Maria rese grazie all'Altissimo per i favori elargiti alla Chiesa e immediatamente accomiatò tutti gli astanti; per consolazione, diede loro una parte delle reliquie degli abiti che Gesù aveva indossato durante la passione e, promettendo la sua protezione e le sue preghiere, li inviò ripieni di sollievo, vigore e nuovo giubilo in modo che fossero capaci di sostenere le pene da cui erano sovrastati. In quei giorni satana e i suoi non poterono avvicinarsi al cenacolo, per il timore che la Principessa aveva suscitato in essi, e benché da lontano cercassero di ordire insidie, non riuscirono ad eseguire niente contro i convocati. Oh, felice secolo! Oh, fortunata assemblea!
498. Frattanto, Lucifero girava sempre attorno alla Regina e ruggiva contro di lei come un leone; constatando, comunque, che da se stesso non otteneva nulla, cercò alcune donne, maghe in quella città, con le quali aveva sancito una dichiarata alleanza e le persuase a togliere la vita alla Vergine per via di malefici. Esse, irretite, provarono ad effettuare per diverse strade le loro stregonerie, ma contro di lei non poterono fare niente: ogni volta che le si accostavano rimanevano mute e tramortite. Tra l'altro la soavissima colomba si mosse talmente a pietà da frenarle e disingannarle con dolci ed amabili parole, concedendo loro grandi benefici; di queste quattro, però, solo una si convertì e fu battezzata. Vedendo cadere tutti questi tentativi, l'astuto dragone rimase turbato e confuso, e si sarebbe ritirato dal perseguitare ulteriormente la Regina, se non fosse stato spronato dalla sua irreparabile superbia. Dio permetteva tutto ciò affinché i trionfi di sua Madre fossero più gloriosi, come racconteremo in seguito.
Insegnamento della Regina del cielo
499. Carissima, nella costanza e nella fortezza con le quali superai la dura ostinazione dei diavoli hai un sublime esempio per proseguire sulla retta via ed acquistare molte corone. La natura dell'uomo e quella degli angeli - benché sia anche presente nei demoni - hanno proprietà opposte e diverse; difatti, mentre la condizione spirituale non conosce stanchezza, quella dei mortali è fragile e tanto soggetta alla fatica che subito viene meno nell'operare e, appena incontra qualche difficoltà nell'esercizio delle virtù, si abbatte tornando indietro in quanto ha incominciato. E così quello che un giorno fa con zelo, un altro lo trova noioso; una cosa che oggi le sembra facile, domani le appare difficoltosa; ora vuole, ora non vuole; ora è fervorosa, ora tiepida. Il serpente non si dà mai per vinto nell'opprimerla e tentarla, e tuttavia la Provvidenza non è mai completamente assente, perché in ogni caso pone dei limiti ai principi delle tenebre, frenandoli con la sua potenza affinché non oltrepassino la linea del divino permesso, né mettano in atto tutte le loro inesauribili forze nel tormentare le anime. D'altra parte il Padre celeste aiuta i suoi figli nella loro debolezza, dando la grazia per resistere ai nemici e abbatterli.
500. Resta pertanto imperdonabile l'incostanza di coloro che vengono meno nelle virtù e cedono alle seduzioni per non sopportare, con tenacia e pazienza, la poca amarezza che ci può essere nel compiere il bene e far fronte al male. In tali casi, si passa in fretta all'inclinazione delle passioni, che portano a bramare ardentemente il piacere presente e sensibile. Lucifero, nella sua diabolica astuzia, rappresenta a queste povere creature le delizie terrene con grande gagliardia e con uguale prontezza pone dinanzi ad esse la considerazione dell'acerbità della mortificazione, mostrandola dannosa alla salvezza ed alla vita. Egli riesce così a rovinare innumerevoli persone, traendole in inganno fino a precipitarle da un abisso all'altro. Con quanto ti ho detto, sarà facile per te ravvisare lo sbaglio abominevole agli occhi miei e del Signore commesso frequentemente dagli amanti del mondo, che non sono capaci di rimanere saldi e perseveranti nel servizio dell'Altissimo, e di agire con bontà o fare penitenza dei loro errori. E questi stessi poi che nel bene sono vulnerabili, nel peccare sono invece forti e nel servizio dell'avversario costanti: tale schiavitù li conduce ad intraprendere e ad eseguire azioni più ardue e impegnative di quante ne prescriva la legge superna. Per salvarsi sono senza vigore, ma per procurarsi la dannazione eterna sono robusti.
501. Una simile disgrazia suole toccare quei religiosi che iniziano a prestare orecchio ai loro patimenti più del necessario, finendo per attardarsi nella via della perfezione o per soccombere alle lusinghe di satana. Ed affinché tu non incorra in sì gravi pericoli, ti servirà tenere presenti la fortezza e la costanza che opposi al maligno e avere sempre innanzi agli occhi la superiorità con la quale disprezzai le sue false suggestioni, senza turbarmi e lasciarmi confondere, giacché questo è il miglior modo per sconfiggere la sua arrogante superbia. Neppure a causa delle sue insidie fui mai tiepida né tralasciai per un solo istante i miei pii esercizi, anzi li accrebbi moltiplicando le suppliche, le preghiere e le lacrime, come si deve fare nelle battaglie contro nemici così maliziosi. Ti avviso, dunque, di attuare ogni cosa con la massima diligenza, perché le trame da lui ordite contro di te non sono ordinarie, ma tessute con somma astuzia, come molte volte ti ho manifestato e l'esperienza ti insegna.
502. E poiché hai riflettuto a lungo sul terrore che invase i diavoli quando seppero che io tenevo in me il mio Unigenito sacramentato, ti voglio informare di due cose. La prima è che per distruggere l'inferno ed incutere paura in tutti i suoi abitanti sono armi efficaci i sacramenti, soprattutto la santa eucaristia. In realtà, mirando a tale misterioso fine, Cristo istituì questo regale segno ed anche gli altri, e se oggi gli uomini non ne avvertono gli effetti nell'accostarvisi, ciò succede perché, essendosi assuefatti, hanno perduto la maggior parte della responsabilità con cui li devono ricevere. Tuttavia, ti assicuro che, se si frequentano con la debita riverenza e devozione, si diventa straordinariamente resistenti ai demoni, acquistando su di loro un grande dominio, simile a quello che hai appreso e descritto su di me. La ragione di tutto ciò sta nel fatto che il fuoco divino dimora nell'anima pura come nella sua sfera naturale; difatti, in me rimase con tutta la vitalità possibile in una candida creatura ed è per tale motivo che fui tanto temuta negli antri oscuri.
503. La seconda cosa che ti rivelo a conferma di questa verità è che il beneficio di portare dentro di sé Gesù sacramentato non è stato concesso solo a me, perché Dio lo ha dispensato anche ad altri. Recentemente è avvenuto nella Chiesa che egli abbia posto innanzi al dragone, per vincerlo, un'anima con l'eucaristia nel petto. Costui allora è stato talmente umiliato e abbattuto da non azzardarsi ad avvicinarsi a lei per molti giorni, supplicando l'Onnipotente che non gli facesse più vedere quella figura. In un'altra occasione, servendosi di alcuni eretici e di altri malvagi cristiani, intentò un danno così grave contro il regno cattolico della Spagna che, se non fosse stato arrestato dall'Eterno, già al presente la terra si troverebbe in rovina ed in preda al potere dei suoi avversari. La divina clemenza per frenarlo si valse anche in questa circostanza della medesima persona della quale ti sto parlando, mostrandogliela dopo che si era comunicata: egli provò una paura tale da desistere per sempre dalla perfidia tramata. Non ti svelo chi sia questa creatura poiché non è indispensabile; ti ho consegnato questo segreto soltanto perché ti sia nota la stima di cui gode al cospetto del supremo sovrano chi si dispone ad accostarsi al corpo e al sangue di suo Figlio in modo virtuoso e decoroso. In verità, egli interviene nelle necessità dei credenti secondo i tempi e le situazioni, e non solo con me, per la mia dignità e santità di Madre, egli si dimostra liberale e potente, ma anche con le sue spose, dalle quali vuole essere riconosciuto e glorificato.
504. Da ciò comprenderai come gli spiriti maligni temano i fedeli che con purezza di cuore ricevono l'eucaristia e gli altri sacramenti, ed impiegano tutte le forze per schiac-
ciarli, impedendo loro di acquistare un'autorità grande quanto quella che può trasmettere il Signore. Datti da fare, dunque, contro nemici così infaticabili ed astuti e cerca di imitarmi nella virtù della fortezza. Desidero, ancor più, che tu abbia in profonda venerazione i concili della Chiesa e le sue assemblee, con quanto viene disposto e deliberato. Difatti, in ogni concilio c'è il sostegno dello Spirito Santo e in ogni assemblea il Redentore è presente, avendo promesso di essere in mezzo a coloro che si riuniscono nel suo nome. E, benché non si scorgano segni visibili e tangibili dell'assistenza del Paraclito in tali adunanze, non per questo egli tralascia di governarle nascostamente, anche se oggi i prodigi e i miracoli non sono così necessari come nella comunità primitiva; ma quando ce n'è bisogno l'Altissimo non li nega. Per tutti i favori sopraddetti e specialmente per quelli che mi ha elargito durante il pellegrinaggio terreno, benedici e loda la sua sconfinata misericordia.
CAPITOLO 7
Maria santissima dà compimento alle battaglie, trionfando gloriosamente sui demoni, come viene esposto nel capitolo dodicesimo dell'Apocalisse.
505. Per intendere meglio i misteri che adesso tratterò bisogna conoscere quelli già esposti nella prima parte della Storia, dal capitolo ottavo al decimo del primo libro, dove ho parlato del dodicesimo capitolo dell'Apocalisse, come mi fu concesso di comprenderlo. E non solo allora, ma anche nell'intero corso della narrazione, mi sono sempre rimessa a questa terza parte per dichiarare a suo luogo come procedettero le battaglie della Principessa con i demoni, le vittorie riportate su di loro e lo stato in cui, in seguito, ella fu lasciata dall'Altissimo per il tempo che ancora visse sulla terra. San Giovanni ebbe notizia di tutti questi prodigi e li riferì nel suo libro - come ho già affermato altre volte -, particolarmente nei capitoli dodicesimo e ventunesimo, il cui contenuto io ora ripeto, poiché ciò è indispensabile per due motivi.
506. Il primo è che gli arcani concernenti i sovrani dell'universo sono tanti e così sublimi che non è mai possibile penetrarli e manifestarli adeguatamente, e inoltre, per ordine di sua Altezza, furono racchiusi in metafore oscure affinché solo il Signore li potesse rivelare al momento e nel modo stabiliti dalla sua suprema volontà. Il secondo è che l'ostinata resistenza di Lucifero, animata dalla sua superba rabbia, sebbene apparentemente fosse esternata nell'insorgere contro i comandi dell'Onnipotente, in realtà era rivolta a Cristo e a Maria, alla cui dignità ed eccellenza gli spiriti disobbedienti ed apostati non volevano assoggettarsi. A causa di questa ostilità ci fu in cielo il primo combattimento tra costoro e san Michele con le sue schiere; tuttavia, allora essi non poterono affrontare il Redentore e la Vergine in persona, ma soltanto, nel segno grandioso che fu loro mostrato, la figura di colei che nel suo seno avrebbe dato forma umana al Verbo eterno. E così, quando giunse l'ora in cui con l'incarnazione incominciarono a svelarsi i mirabili segreti, fu necessario che si ripetesse il duello tra gli angeli ribelli da una parte e il Figlio e la Madre dall'altra, e che ognuno trionfasse da sé sui diavoli, conformemente all'ammonizione fatta da Dio al serpente: «lo porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
507. Tutto si adempì alla lettera: come dice san Paolo, il Salvatore e sommo sacerdote, a nostro esempio e a nostra somiglianza, escluso il peccato, fu provato in ogni cosa, e lo stesso accadde alla sua genitrice; difatti, satana ebbe il permesso di tentarli dopo la sua caduta nell'abisso. Ma poiché questa battaglia della Regina corrispondeva alla prima avvenuta nelle altezze ed era per i principi delle tenebre l'esecuzione della minaccia che avevano ricevuto, espressa con l'immagine che la rappresentava, l'Evangelista le racchiuse insieme esponendo entrambe con le medesime parole e gli stessi enigmi. Quindi, avendo io già illustrato ciò che riguarda la prima, è bene che racconti qui gli eventi della seconda. Nonostante il dragone e i suoi fossero stati allora puniti con la privazione della contemplazione beatifica e sprofondati nell'inferno, in tale frangente vennero nuovamente castigati con pene accidentali, corrispondenti agli intenti ed agli sforzi con i quali perseguitavano la candidissima colomba. In effetti, è naturale che le creature quando ottengono quello che appetiscono provino piacere e soddisfazione secondo la violenza con cui lo bramano, mentre quando non lo raggiungono o succede l'opposto di quello che desiderano e si aspettano sentano dolore e afflizione. Dalla sconfitta in poi i nostri nemici nessuna cosa avevano agognato con maggior ardore quanto di far cadere dalla grazia colei che ne era stata la mediatrice perché i discendenti di Adamo la conseguissero. Essi dunque avvertirono un tormento indicibile, riconoscendosi vinti e privi di ogni speranza di conquistare ciò che per tanti secoli avevano macchinato e preteso.
508. Per le stesse ragioni e per molte altre, Maria invece provò un singolare giubilo vedendo l'antico serpente stritolato. Gesù, per il termine dello scontro e per l'inizio del
nuovo stato che ella avrebbe dovuto avere dopo la vittoria finale, le tenne preparati dei benefici così numerosi ed eccelsi da sorpassare ogni pensiero. Per poter spiegare qualcosa di quello che mi è stato rivelato, devo avvertire i lettori che, a causa delle nostre limitate facoltà e capacità, le parole usate nel dichiarare gli arcani divini, sia i più elevati sia i più accessibili, sono sempre le stesse, anche se l'oggetto di cui parlo ha una dimensione infinita. L'onnipotenza dell'Eterno poté innalzare la Principessa da una condizione che a noi sembra altissima ad una più alta, e da questa ad un'altra ancora, diversa e migliore, confermandola nella pienezza di grazia e di doni: così, arrivata vicinissima all'essere di Dio, ella racchiude in sé un'immensa grandezza e da sola costituisce una gerarchia maggiore di quella formata da tutto il resto degli altri esseri umani e angelici.
509. Dopo aver avvisato di questo, cercherò di riferire come meglio mi sarà possibile quello che accadde a Lucifero sinché non fu completamente annientato da lei e dal suo Unigenito. Costui e i suoi alleati non rimasero del tutto disingannati né dai trionfi con i quali furono scaraventati nell'abisso, né dai malefici intentati per mezzo di alcune maghe di Gerusalemme, che furono tutti vani e senza esito. Anzi, nella loro implacabile malizia, ben presumendo che stesse per scadere il permesso di sedurre la Vergine, tramarono di compensare la brevità del tempo incrementando la temerità ed il furore contro di lei. A tal fine andarono in cerca anzitutto di uomini più maliardi, esperti nell'arte magica, e, dando a questi altre istruzioni, li incaricarono di togliere la vita alla loro rivale. Quei maligni ci provarono molte volte con diverse e crudeli fatture, ma con nessuna poterono scalfire, di poco o di molto, la sua salute: gli effetti della colpa non avevano alcun potere su colei che non ebbe mai parte in essa e che per altri titoli era privilegiata e superiore a tutte le cause naturali. Il diavolo, considerando perduti i suoi malvagi propositi, per il cui compimento si era tanto affaticato, castigò con empia ferocia gli stregoni. Ciò fu autorizzato dal Signore, affinché questi, meritevoli di tale punizione, conoscessero il padrone che servivano.
510. Egli, inasprito da un nuovo sdegno, convocò i suoi seguaci e, dopo aver esposto con veemenza i motivi che avevano, sin da quando erano stati cacciati dal cielo, di mettere in atto tutte le energie e ogni perfidia per sgominare quell'avversaria, già identificata con la donna che era stata mostrata loro, decisero di comune accordo di andare a sorprenderla, credendo che in qualche circostanza si sarebbe trovata meno pronta o, comunque, non in compagnia di chi la difendeva. Per realizzare tale ardua impresa approfittarono subito della prima occasione propizia, spopolarono le loro caverne e confusamente assaltarono la Madre mentre stava nel suo oratorio. Questa fu la più grande battaglia che contro una semplice creatura si sia mai vista o mai si vedrà, dalla prima avvenuta nell'empireo sino alla fine del mondo. Per comprendere meglio l'entità della collera dei demoni, bisogna ponderare il loro supplizio nell'avvicinarsi al luogo dove si trovava la Regina e nel guardarla, sia per la forza superna avvertita, sia per le molte volte in cui erano stati oppressi e vinti da lei. E così, per far fronte a questo dolore, la rabbia si accese in essi ancora di più, obbligandoli ad ostinarsi nel combattimento e a lanciarsi come tra lance o spade pur di portare a compimento la loro vendetta; per satana, difatti, desistere era un tormento più pungente di qualunque altra pena.
511. Il primo assalto, principalmente diretto contro i sensi esterni della Signora e accompagnato da urla e schiamazzi, formava nell'aria per mezzo di varie rappresentazioni un fracasso e uno scuotimento spaventoso, che sembrava mandare in rovina tutta la macchina del mondo. Per incuterle ancor più paura, assunsero diverse figure visibi-
li, gli uni brutti ed abominevoli, gli altri splendenti come angeli: così camuffati finsero fra loro una straordinaria e tenebrosa rissa, di cui non si poteva intendere la causa e non si sentiva altro che il frastuono. Tale attacco fu sferrato per suscitare nella candidissima colomba terrore e panico, e veramente li avrebbe provocati in qualunque altro essere umano, benché santo, qualora fosse stato lasciato nello stato comune della grazia, né questi li avrebbe potuti tollerare senza morire, poiché l'incursione durò dodici ore consecutive.
512. Maria però rimase immobile, quieta e serena e, come se non avesse osservato e capito niente, non si turbò né alterò, non mutò sembianze né si intristì durante l'infernale sconvolgimento. Immediatamente i draghi inviarono altre seduzioni contro le sue facoltà, vomitando in esse la fiumana dei loro diabolici raggiri, in modo ancor più travolgente di quanto si possa raccontare. A tal fine si servirono di falsi consigli, rivelazioni, suggestioni, promesse e minacce, tentando ogni virtù per via dei vizi contrari e con tutti i mezzi macchinati dalla loro astuzia. Non mi trattengo a narrare dettagliatamente queste insidiose trame, perché non è opportuno né conveniente, ma dico soltanto che ella le superò gloriosamente, rispondendo con atti opposti ed eroici, come si può immaginare sapendo che agiva con tutta l'efficacia della pienezza della grazia e dei doni posseduti nello stato sublime in cui si trovava.
513. Pregò per tutti coloro che erano vessati e lusingati da Lucifero, poiché ella stessa sperimentava la sua malizia e la necessità del soccorso divino per abbatterla; allora, l'Onnipotente le concesse di proteggerli per sua intercessione, qualora essi l'avessero invocata. I principi delle tenebre perseverarono in questa lotta sino a giungere a non avere nessun'altra malvagità da saggiare contro la purissima Vergine. Allora da parte sua reclamò a gran voce la giustizia, affinché l'Eterno si alzasse, come disse Davide, a difendere la sua causa, a disperdere i nemici e ad allontanare quelli che lo aborriscono. Per emettere tale sentenza il Redentore, accompagnato da innumerevoli ministri celesti, dai nostri progenitori, da molti patriarchi e profeti, e da san Gioacchino e sant'Anna, scese nel cenacolo, mostrandosi a lei come figlio dolcissimo ed amoroso, e ai suoi avversari come giudice severo assiso sul seggio della Trinità.
514. La Madre si prostrò a terra e adorò il suo diletto con la venerazione e il culto che soleva rendergli. I diavoli invece non lo scorsero, ma conobbero per altra via la sua regale presenza e, invasi da un nuovo timore, cercarono di fuggire da quel posto per schivare il pericolo tanto paventato; si sentirono, però, trattenuti da forti catene, le cui estremità erano state messe nelle mani della loro rivale.
515. Proruppe, intanto, dal trono una voce: «Oggi si poserà su di voi lo sdegno dell'Altissimo; una discendente di Adamo e di Eva vi schiaccerà la testa e si eseguirà l'antica sentenza scagliata in cielo e poi in paradiso perché, disubbidienti e superbi, avete disprezzato l'umanità del Verbo e colei che lo rivestì della carne nel suo castissimo seno». In quel momento la Principessa fu sollevata dal suolo da sei dei supremi serafini che assistevano le tre divine Persone e, posta su una nuvola splendidissima, fu collocata a lato del suo Unigenito, dalla cui divinità si irradiò un fulgore così ineffabile da avvolgerla completamente, facendola apparire simile al globo del sole. Sotto i suoi piedi comparve anche la luna, a significare che ella calpestava tutte le cose inferiori, caduche e mutabili, rappresentate dalle sue diverse fasi. Sul suo capo fu posto un diadema di dodici stelle, simbolo delle perfezioni superne, comunicatele nel grado possibile ad una semplice creatura. Portava nel suo grembo l'essere di Dio e l'amore che gli era proporzionato; gridava come per le doglie e il travaglio del parto nel dare alla luce ciò che aveva concepito, affinché coloro che ne erano capaci ne partecipassero, ma tutti opponevano resistenza, benché ella lo desiderasse con lacrime e sospiri.
516. Tale immagine grandiosa, ideata nella mente del sommo sovrano, fu proposta a satana, che aveva assunto l'apparenza di un enorme drago rosso con sette teste coronate da sette diademi e da dieci corna. Questa figura manifestava che egli era l'autore dei sette vizi capitali, che pretendeva di seminarli nel mondo con le sue eresie, simboleggiate dai sette diademi, e che l'acutezza e la fortezza della sua astuzia e della sua perfidia avevano distrutto nei mortali la legge divina compendiata nei dieci comandamenti, contro i quali si era armato di dieci corna. Inoltre, trascinava giù con il cerchio della coda un terzo delle stelle del cielo, cioè le migliaia di angeli apostati suoi seguaci, e coloro che aveva fatto precipitare, ma che sembravano innalzarsi al di sopra di esse per dignità o per santità.
517. Lucifero in quella brutta e spaventosa forma e i suoi in altre assai disparate persistevano nella battaglia alla presenza di Maria, la quale stava per generare la comunità ecclesiale, che con tale parto si sarebbe perpetuata ed arricchita. Aspettavano la nascita del bambino per divorarlo e per distruggerlo, se avessero potuto, e si arrovellavano d'invidia vedendo una donna così forte istituire la Chiesa, riempirla di tante anime e fecondarla di copiosi favori, traendo dietro di sé con le sue doti, il suo esempio e le sue intercessioni i predestinati alla felicità imperitura. Nonostante lo sdegno diabolico ella diede vita a un maschio, designato a governare tutte le genti. Questi è lo spirito equo e potente della stessa Chiesa, che con la rettitudine e l'autorità di Gesù regge con saggezza tutti i popoli; simboleggia, inoltre, gli uomini apostolici che insieme a lui dovranno giudicare nell'ultimo giorno con la verga di ferro della giustizia celeste. Tutto ciò fu il frutto del seno della Vergine, perché non solo ella diede alla luce il Salvatore, ma con la sollecitudine e i propri meriti anche la stessa comunità dei credenti, che alimentò per la durata del suo pellegrinaggio e tuttora conserva nello spirito virile delle origini, custodendola nella verità cattolica, contro cui non prevarranno le porte degli inferi.
518. San Giovanni asserisce che il figlio fu subito rapito verso il seggio della Trinità, mentre la madre fuggì nel deserto, in cui le era preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni. Questo significa che il suo parto legittimo, sia dell'intero corpo mistico che di ogni suo membro, arriva al trono regale, dove risiede il frutto del suo concepimento naturale, Cristo, nel quale e per il quale ella li genera e sostenta. La solitudine in cui fu trasportata dopo il combattimento fu una condizione altissima e piena di misteri, della quale riferirò qualcosa in seguito; difatti, ella soltanto rimase in questo stato e nessun altro ha mai potuto ottenerlo o giungervi. Qui dimorò lontana da ciascun essere e ancor di più dal demonio, che, ignorando il segreto, non riuscì più a tentarla e perseguitarla.
519. Il serpente, però, prima che scomparisse quella prodigiosa immagine, apprese ogni cosa e a causa di ciò perse la fiducia, in cui la presunzione lo aveva mantenuto per cinquemila anni, di sconfiggere colei che sarebbe stata la Madre del Messia. Da questo si può in parte comprendere quale dovette essere l'indignazione dei diavoli, soprattutto quando si videro legati ed atterrati dalla persona che con tanto ingegno e furiosa rabbia avevano cercato di far cadere dalla grazia, impedendole di conseguirne gli effetti per i fedeli. E, nello sforzo di ritirarsi, la bestia diceva: «O donna, dammi l'autorizzazione a sprofondare nelle caverne oscure, perché non posso stare alla tua presenza né mi porrò più al tuo cospetto per tutto il tempo in cui vivrai su questa terra. Hai vinto, o donna, hai vinto, ed io ti riconosco ricolma delle virtù di chi ti elesse come sua genitrice. O Dio, castigateci pure voi stesso, poiché a voi non possiamo resistere, ma non servitevi di una creatura così inferiore. La sua carità ci consuma, la sua umiltà ci abbatte: in tutto è una dimostrazione della vostra misericordia e questo ci tormenta più di molte pene. Su, miei ministri, aiutatemi! Ma che cosa possiamo fare contro di lei, se le nostre energie non ci permettono nemmeno di ritirarci, finché ella non ci consenta di scostarci dalla sua intollerabile vista? O stolti uomini, perché seguite me e lasciate la vita per la morte, la verità per la menzogna? Come potete procedere in modo tanto assurdo e folle - sì, lo ammetto a mio dispetto - mentre avete dalla parte vostra e nella vostra natura il Verbo divino e costei che mi obbliga ad affermare una realtà da me interamente disprezzata e aborrita? Ciò mi spinge a pensare che la vostra ingratitudine sia più grande della mia. Maledetta la decisione che presi di vessare questa discendente di Adamo che tanto mi opprime».
520. Mentre il dragone faceva, suo malgrado, tale confessione, san Michele per difendere la suprema causa si manifestò alla guida dei celesti eserciti, che, con le armi dei loro intelletti, sferrarono un'altra battaglia contro le legioni infernali, litigando con esse, riprendendole e provando a convincerle nuovamente della loro antica arroganza, della disobbedienza commessa nell'empireo e della temerità con cui avevano insidiato Gesù e Maria, sui quali non avevano alcun diritto, poiché entrambi erano scevri di ogni peccato e imperfezione. L'arcangelo così agendo legittimò le opere della giustizia superna, dichiarandola ineccepibile e senza motivo di dolersi per aver castigato l'apostasia di Lucifero e dei suoi; inoltre maledisse i ribelli e intimò loro la sentenza di punizione, confessando il Signore come santo, retto ed onnipotente. Essi, invece, difesero la rimostranza e l'audacia della loro superbia, ma tutte le loro argomentazioni si rivelarono false, vane, piene di diabolica presunzione e di errori.
521. Durante questo alterco, all'improvviso si fece silenzio; il Re dei re parlò alla Vergine, dicendole: «Mia diletta, scelta tra tutti dalla mia eterna sapienza come tempio santo e mia dimora, voi siete colei che mi ha rivestito della vostra natura, ha riparato la perdita del genere umano, ha ricalcato le mie orme e mi ha imitato, ha meritato più di tutti gli esseri grazia e doni, che in voi non sono mai stati oziosi o infruttuosi. Voi siete l'oggetto degno del mio infinito amore, la protezione della comunità ecclesiale, la sua signora e guida. Avete il mio benestare e il potere che come sovrano ho consegnato alla vostra fedelissima volontà: comandate perciò al serpente che, mentre siete in vita, non semini la zizzania degli errori e delle eresie che ha preparato. Decapitate la sua dura cervice e schiacciategli il capo, perché voglio che durante il vostro pellegrinaggio i credenti godano di questo favore».
522. La prudentissima Principessa eseguì l'ordine e con autorità ingiunse agli spiriti maligni di tacere, di non impiantare tra i fedeli false sette e di non avere l'ardire di ingannare nessuno, finché ella fosse stata nel mondo, con le loro sacrileghe dottrine e i loro infondati dogmi. E così infatti avvenne, sebbene essi fumanti d'ira avessero intenzione, per vendicarsi, di spargere proprio allora quel veleno tra i cristiani. Ma l'Altissimo, per l'affetto che portava alla Madre, lo impedì per mano di lei stessa e solo dopo il suo glorioso transito, a causa delle colpe dei mortali pesate sulla bilancia dell'equità divina, fu loro concesso di attuare il malefico piano.
523. Secondo la narrazione di san Giovanni, il dragone, che porta il nome di satana, fu subito fatto cadere; allontanatosi con tutti i suoi ministri dalla presenza della Regina giunse sulla terra, dove gli fu permesso di stare, come se la catena con cui era legato fosse stata alquanto allungata. In quello stesso istante si udì dall'alto la voce di san Michele: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che 1i accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire. Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo». Con queste parole fu proclamato che, per i trionfi di Maria uniti a quelli del suo Unigenito, restavano assicurati per i giusti il regno di Dio e gli effetti della redenzione umana. Tale dichiarazione si ebbe quando fu terminata la battaglia e Lucifero fu vinto e scaraventato quaggiù; difatti, se così non fosse accaduto, senza dubbio costui avrebbe reso vani i frutti del riscatto. L'arcangelo si rallegrò con i beati, perché erano ormai schiacciati la testa e i malvagi propositi del demonio, che calunniava gli uomini, i quali egli chiamò fratelli per la parentela delle due nature, angelica ed umana, rispetto all'anima, alla grazia e alla gloria.
524. Il nemico, pretendendo di pervertire i principi della Chiesa, enunciava al cospetto dell'Onnipotente le trasgressioni dei discendenti di Adamo, che, avendo ucciso il Messia, non meritavano il perdono e la salvezza, ma al contrario il castigo dell'eterna dannazione. La dolcissima e clementissima Maestra, però, si oppose a tutto questo guadagnandoci la fede e la sua propagazione, e l'abbondanza della misericordia e dei benefici concessi in virtù della morte di sua Maestà: tesori demeritati dai peccati di quelli che lo crocifissero e di chi non lo accettò come redentore. Michele avvisò gli abitanti della terra con quel doloroso grido di compassione, affinché stessero pronti contro colui che era piombato su di loro con immensa rabbia. L'avversario, dopo aver conosciuto i misteri della redenzione, il potere della Vergine e la pienezza di grazia, di meraviglie e di elargizioni con cui si fondava la comunità primitiva, capì che gli restava poco tempo per eseguire i suoi disegni; difatti, da tutti questi prodigiosi eventi scaturì in lui il sospetto che presto avrebbe avuto fine il mondo, oppure che tutti avrebbero seguito Gesù e si sarebbero valsi dell'intercessione di sua Madre per conseguire la beatitudine senza fine. Ma, ohimé, quale dolore! I mortali sono stati più pazzi, stolti e ingrati di quello che immaginò lo stesso serpente!
525. L'Evangelista afferma che, quando egli si vide precipitato, progettò di opprimere la donna che aveva partorito il figlio maschio, ma a lei furono date due ali di una grande aquila affinché volasse nella solitudine del deserto, dove sarebbe stata nutrita per un tempo, per due tempi e per la metà di un tempo distante dalla faccia del drago. Quest'ultimo rigettò subito dalla bocca un copioso fiume d'acqua dietro di lei per travolgerla, se fosse stato possibile. In tale descrizione si palesa meglio la sua rabbia contro l'Altissimo, la Principessa e i credenti, giacché da parte sua sempre arde l'invidia e si innalza la superbia. Allora gli restò ancora malizia per tentare di nuovo la nostra sovrana, se gli fosse stato consentito e se avesse avuto energie sufficienti, ma questa libertà non gli fu accordata; perciò si dice che furono date alla donna due ali d'aquila, perché si recasse nel rifugio preparato per lei. Le ali rappresentavano la forza donata dal Signore alla Regina per salire dinanzi a lui e poi discendere per distribuire i tesori della grazia.
526. Poiché da quel momento in poi satana non ebbe più il permesso di lusingarla, viene narrato nell'Apocalisse che ella nel suo ritiro stava lontana da lui, e un tempo, due tempi e la metà di un tempo corrispondono a tre anni e mezzo, ossia i milleduecentosessanta giorni meno alcuni. In questo stato, e in altri che riferirò, rimase la Signora per il resto della sua esistenza peritura. Siccome, però, la bestia non ebbe più speranze di insidiarla, vomitò dietro di lei la sua velenosa perfidia; difatti, dopo che fu sconfitto, si riversò astutamente sui fedeli, perseguitandoli per mezzo dei giudei e dei gentili e specialmente dopo il transito di Maria li inondò con la piena delle eresie e delle false sette che teneva represse nel petto. E così, non avendo la possibilità di sfogare la sua ira, dopo essere stato annientato compendiò le sue minacce nella battaglia che decise di darle, vendicandosi su coloro che da lei erano tanto amati.
527. Per questo, immediatamente dopo si dichiara che egli sdegnato andò a combattere contro tutti gli altri discendenti della donna, contro coloro che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. Poi si arrestò sulla spiaggia del mare, simbolo degli innumerevoli idolatri, giudei e pagani, per i quali fa ed ha fatto guerra alla comunità ecclesiale, oltre a quella che le muove occultamente saggiando i suoi membri. Ma la terra ferma e stabile, rappresentata dall'immutabilità della Chiesa e dalla sua incontrastabile verità cattolica, le venne in soccorso, aprendo una voragine ed inghiottendo il fiume lanciato contro di lei. E così infatti avviene, poiché la Chiesa, che è la bocca dello Spirito, ha condannato e confutato tutti gli errori, le sette e le dottrine false, con le parole e gli insegnamenti che escono da essa per mezzo delle divine scritture, dei concili e delle determinazioni dei dottori, dei maestri e dei predicatori del Vangelo.
528. Giovanni racchiuse nel suo libro tutti questi e molti altri misteri, raccontando il duello e le vittorie di sua Altezza. Ella, volendo porre fine agli scontri con Lucifero nel cenacolo, benché egli ne fosse stato già cacciato fuori e se ne stesse come legato con la catena da lei tenuta, comprese che quella era l'occasione opportuna, nonché volontà del suo Unigenito, per scaraventarlo nelle caverne oscure. In forza di tale conoscenza slegò i demoni e con autorità comandò loro di piombare in un istante negli abissi; appena ebbe pronunciato queste parole tutti caddero immediatamente negli anfratti più remoti dell'inferno, dove stettero per un po' lanciando urla di dispetto e di rabbia. Subito i ministri superni incominciarono ad elevare nuovi cantici al Verbo incarnato per i suoi trionfi e per quelli dell'invincibile Principessa; i progenitori, Adamo ed Eva, gli resero grazie per aver eletto quella loro figlia come madre e come riparatrice della rovina che essi avevano causato ai posteri; i patriarchi fecero lo stesso, perché vedevano adempiuti felicemente e gloriosamente i loro antichi desideri e vaticini; san Gioacchino, sant'Anna e san Giuseppe con maggior giubilo degli altri glorificarono l'Onnipotente per la figlia e la sposa che aveva loro dato; e tutti insieme gli intonarono lodi, confessandolo santo e mirabile nei suoi giudizi. La Vergine si prostrò davanti al trono regale e adorò Cristo, palesandogli la sua disponibilità ad adoperarsi nuovamente per il bene dei credenti. Gli chiese, inoltre, la benedizione e, ottenutala con sublimi effetti, la domandò anche ai suoi genitori e al suo sposo, ai quali raccomandò di pregare per tutti i fedeli. Dopo aver accolto tale esortazione, quella celeste compagnia si congedò da lei e ritornò nell'empireo.
Insegnamento della Regina del cielo
529. Carissima, dopo la ribellione del serpente e dei suoi ebbero inizio nel cielo i conflitti, che si prolungheranno sino alla fine del mondo, tra il regno della luce e quello delle tenebre, tra Gerusalemme e Babilonia. Sua Maestà si costituì capo dei figli della luce, autore della santità e della grazia, mentre satana si assurse a condottiero dei figli delle tenebre, autore del peccato e della perdizione. Ciascuno difende il proprio partito e procura di far crescere i suoi seguaci: l'uno invita con la verità della fede, i favori della grazia, la virtù della santità, i sollievi recati nelle tribolazioni e la speranza certa della beatitudine promessa, e inoltre ordina ai suoi angeli di scortare, consolare e proteggere i suoi amici fino a quando non saranno giunti nella sua gloria; l'altro, invece, attira i suoi con falsità, menzogne e tradimenti, e li confonde con turpi ed abominevoli vizi, comportandosi nei loro confronti come un vero tiranno, affliggendoli senza tregua ed opprimendoli senza concedere un attimo di respiro. In questo modo prepara con disumana crudeltà lacrimevoli tormenti, che darà loro sia da sé sia per mezzo dei suoi alleati, finché Dio sarà Dio.
530. Oh, quale dolore! Malgrado questa realtà sia così infallibile e nota, la ricompensa tanto diversa e il premio dell'uno infinitamente distante da quello dell'altro, pochi sono i soldati alla sequela di Gesù, loro legittimo re, capo e modello, mentre sono molti coloro che aderiscono alla fazione di Lucifero, senza che egli abbia dato loro la vita, gli alimenti o qualche rimunerazione, e senza che se lo sia meritato o li abbia obbligati, come, invece, ha fatto e fa il nostro Salvatore. Enorme è l'ingratitudine, stolta l'infedeltà ed infelice la cecità degli uomini! Pur essendo stata consegnata ad essi la libera volontà di andar dietro al Maestro e di potergli essere riconoscenti, si sono associati al maligno, servendolo gratuitamente, aprendogli il cuore e spalancandogli l'ingresso nella casa del Signore, affinché la profani e la distrugga, e trascini alla dannazione gran parte del mondo.
531. Questa contesa durerà sempre, perché il Principe dell'eternità non cesserà mai per la sua infinita bontà di soccorrere coloro che ha creato e redento con il suo sangue. È conveniente, però, che egli non combatta da solo, né tantomeno per mezzo dei suoi custodi, perché risulta a maggior onore suo e ad esaltazione del suo nome schiacciare e confondere l'ostinata superbia del dragone per mano degli stessi mortali, su cui tale nemico pretende di vendicarsi. Io, semplice creatura, dopo il mio Unigenito fui guida e maestra di queste battaglie: i diavoli, pieni di orgoglio per il dominio dato loro dal genere umano fin dal peccato originale, furono annientati non solo da lui nella vita e nella morte, ma anche da me in nome suo. Con queste vittorie si fondò la comunità ecclesiale in uno stato di eccelsa perfezione, in cui avrebbe perseverato se la negligenza dei discendenti di Adamo non avesse somministrato al demonio, rimasto debilitato e fragile, una nuova energia, con la quale ancora oggi sconvolge e manda in rovina l'intero universo.
532. Ciononostante il mio diletto non abbandona la comunità ecclesiale, acquistata con il suo sacrificio, e neppure io, che continuamente la guardo come madre e protettrice: vogliamo che fioriscano in essa altre anime pronte a difendere la gloria del sommo sovrano e a guerreggiare contro l'inferno per scompigliare ed abbattere i suoi abitanti. Quindi, bramo che tu ti disponga a ciò con l'aiuto divino, che non ti meravigli della forza dell'avversario né ti avvilisca per la tua miseria e povertà. Sai già come la sua rabbia contro di me sia stata più grande di quella nutrita contro qualsiasi altra persona, o meglio contro tutte insieme, ma ugualmente lo sgominai con la potenza superna; allo stesso modo, dunque, tu potrai fargli fronte. Impegnati a sconfiggerlo per quanto ti spetta, e così l'Altissimo ti preparerà per le lotte future. Sappi che la Chiesa cattolica non sarebbe arrivata alle angustie del tempo presente, se molti dei suoi figli nutriti e cresciuti nel proprio seno si fossero preoccupati di sostenere la causa dell'Eterno.
CAPITOLO 8
Si dichiara lo stato nel quale la santissima Madre fu posta con la visione astrattiva, ma continua, di Dio dopo che ebbe vinto i demoni, e come agiva in esso.
533. Nella misura in cui i misteri dell'infinita ed eterna sapienza si adempivano in Maria beatissima, ella si sollevava al di sopra della sfera di ogni perfezione e di ogni immaginazione umana. E siccome i suoi trionfi su Lucifero e i demoni furono ottenuti proprio nelle circostanze e con i favori che ho riferito, immediatamente dopo l'incarnazione, la redenzione e tutti gli eventi nei quali fu coadiutrice del suo Unigenito, non è possibile alla nostra pochezza aspirare a comprendere gli effetti che conseguivano nel suo castissimo cuore. Meditava le opere del Signore ponderandole sulla bilancia della sua mirabile prudenza ed in lei cresceva l'incendio dell'ardore per sua Maestà, con stupore degli angeli e dei cittadini del cielo. La sua vita naturale non le avrebbe consentito di tollerare gli impetuosi voli con cui s'innalzava per immergersi nell'abisso della Divinità, se essa non le fosse stata conservata miracolosamente. Poiché, inoltre, i suoi sentimenti di pietà l'attraevano verso i suoi figli, che dipendevano da lei come le piante dal sole che le sostenta e vivifica, giunse ad una dolcissima ma veemente tensione per riunire tutto in sé.
534. Questa era la sua condizione dopo le vittorie riportate sul drago. Sebbene fin dal primo istante e lungo l'intero corso della sua esistenza avesse effettuato quanto era maggiormente puro e sublime, senza essere ostacolata dai pellegrinaggi, dalle pene e dalle preoccupazioni per Gesù e per il prossimo, in tale particolare momento nel suo infiammato petto arrivarono a gareggiare la forza dell'amore per Dio e quella dell'amore per le anime. In ciascuno di questi frutti della carità avvertiva la violenta e santa emulazione con la quale essi anelano a sempre più straordinari doni della grazia. Da una parte desiderava separarsi dalle realtà sensibili per elevarsi alla suprema e continua comunione con l'Eterno senza alcun intralcio o tramite, imitando coloro che sono in paradiso e ancor più Cristo quando era nel mondo, in tutto ciò che non era la visione beatifica che egli aveva con l'unione ipostatica; questa non le era possibile, ma nondimeno la sua eccellenza e il suo fervore ricercavano quello che era più vicino allo stato di comprensore. Dall'altra parte era spinta dall'affetto per i credenti e dalla premura di provvedere a tutte le loro esigenze, perché senza il servizio di madre di famiglia non era abbastanza soddisfatta dei favori che riceveva, ed essendoci bisogno di tempo per lavorare alla maniera di Marta rifletteva su come regolarsi per non mancare in nessuna delle due cose.
535. L'Altissimo lasciò spazio alla sua sollecitudine perché fosse più vantaggioso il beneficio disposto per lei con braccio vigoroso e a questo scopo le disse: «Sposa e amica mia, le vostre cure e le vostre riflessioni hanno ferito il mio cuore e con la forza della mia destra voglio compiere in voi quanto non ho mai fatto né mai farò in altre generazioni, perché voi siete mia compagna ed eletta per le mie delizie fra tutti. È pronto per voi un luogo appartato, dove vi alimenterò di me come i beati, benché in un altro modo: godrete della mia incessante contemplazione e dei miei abbracci, in solitudine, riposo e tranquillità, senza che vi siano di inciampo le creature e l'essere viatrice. Libera vi librerete verso una simile abitazione e troverete gli spazi immensi che la vostra sconfinata tenerezza ambisce per dilatarsi illimitatamente, per poi ridiscendere nella Chiesa e, ricolma dei miei tesori, distribuirli ai vostri fratelli in base alle loro necessità e tribolazioni, così che abbiano rimedio».
536. Si tratta del privilegio a cui ho accennato nel capitolo precedente e che Giovanni racchiude in queste parole: La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni. E poco dopo aggiunge: Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. A causa della mia ignoranza non mi è facile spiegare questo mistero, poiché contiene molte prerogative riservate esclusivamente a lei. La fede ci insegna che non siamo in grado di vagliare l'imperscrutabile onnipotenza del Signore e quindi è giusto confessare che egli ha potuto operare assai più di quanto noi riusciamo a comprendere, e non le si deve negare se non ciò che è evidentemente contraddittorio in se stesso. In tutto quello che mi fu palesato affinché lo scrivessi, ammesso che io l'abbia inteso, non ravviso nulla che impedisca che sia come l'ho capito, sebbene per rivelarlo non abbia vocaboli appropriati.
537. Dunque, vinte le battaglie contro il drago e i suoi, Maria fu elevata ad una condizione in cui le fu manifestato sua Maestà, non con una visione intuitiva, ma con un'altra, chiara e attraverso specie create, che nell'intera Storia ho chiamato astrattiva, perché non dipende dalla presenza reale dell'oggetto, né questo muove l'intelletto da sé bensì per mezzo di altre immagini che lo rappresentano, come se l'Eterno mi volesse infondere tutte quelle più confacenti di Roma per mostrarmela quale realmente è. L'ebbe in tutto il corso della sua vita, come sovente ho ripetuto, ma, anche se nella sostanza non fu nuova per lei, che l'aveva avuta nell'istante del suo concepimento, lo fu allora per due motivi: il primo è che restò permanente e ininterrotta finché ella non morì passando alla visione beatifica, mentre nelle altre volte era stata solo transitoria; il secondo è che divenne sempre più sublime, eccelsa e al di là di ogni pensiero.
538. Perché la nostra Principessa fosse disposta opportunamente le furono ritoccate tutte le facoltà con il fuoco del santuario, cioè con altri effetti celesti con i quali fu illuminata ed innalzata sopra di sé. Poiché questo modo di essere era una partecipazione di quello dei santi ed insieme era diverso, occorre illustrare in che cosa consistesse la somiglianza e in che cosa la differenza. La somiglianza era che contemplava il medesimo oggetto, l'Altissimo e i suoi attributi, che essi possiedono con sicurezza, e ne aveva maggiore conoscenza; la differenza riguardava tre aspetti. Innanzitutto essi vedono Dio faccia a faccia e intuitivamente, mentre ella lo vedeva astrattivamente. Poi, essi nella patria non possono più crescere nella visione beatifica, né nella fruizione essenziale che è la gloria dell'intelletto e della volontà, mentre ella nella visione astrattiva che aveva come pellegrina nel mondo non aveva termine o misura ed anzi approfondiva continuamente la cognizione di lui; perciò le furono date le ali dell'aquila per volare nel mare infinito della Divinità, dove c'è sempre da apprendere non essendoci confini a delimitarlo.
539. Inoltre, essi non patiscono né acquistano meriti, perché questo è incompatibile con il loro stato, mentre ella pativa e acquistava meriti; altrimenti, non sarebbe stato tanto stimabile il beneficio per lei e per la Chiesa, giacché quello che compì fu di immenso valore per tutti. La Vergine era uno spettacolo ammirevole per gli angeli e gli eletti, e quasi un ritratto del Figlio, perché come regina e signora aveva la potestà di dispensare e distribuire i tesori della grazia, e d'altra parte così li aumentava. Benché fosse ancora nella carne, la sua posizione era simile a quella di Cristo nostro salvatore quando era quaggiù; infatti, confrontata con lui era viatrice, ma paragonata agli altri pareva come i comprensori.
540. Ciò richiedeva che nell'armonia dei suoi sensi e delle sue facoltà vi fosse un nuovo ordine e un nuovo modo di agire proporzionato in tutto, e le fu dunque mutato il precedente. Tutte le specie di creature che erano in lei furono cancellate, sebbene ella non ammettesse in sé se non le sole strettamente necessarie per la pratica della carità e
delle virtù; fu purificata da esse per la loro componente terrena e perché erano entrate attraverso i sensi e, al posto di quelle che da allora avrebbe dovuto ricevere per via naturale, gliene furono infuse altre più pure e immateriali, con le quali conosceva in maniera più alta.
541. Tale prodigio non è difficile da capire per i dotti, ma per rendere chiare a tutti le mie affermazioni avverto che, pressappoco come negli animali, tramite la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto e il tatto si introducono in noi delle specie dell'oggetto in causa, che sono trasmesse all'immaginazione dove si raccolgono e conservano. In noi che siamo razionali l'intelletto opera con esse e ne trae altre, spirituali, venendo perciò chiamato «intelletto agente»; per loro mezzo, intende quello che passa per i cinque sensi. Per questo i filosofi sostengono che per comprendere deve speculare nella fantasia per prendere di là le specie, essendo l'anima unita al corpo, da cui dipende.
542. Maria era esente da tutto questo e le erano infuse altre specie, in modo più sublime, mentre quelle comuni rimanevano nell'immaginazione, e l'intelletto non operava con esse se non quanto occorreva per percepire il dolore e le afflizioni. Accadeva nel tempio che ella era ciò che era accaduto in quello che la prefigurava: nella sua costruzione le pietre erano state lavorate fuori e dentro non si erano sentiti colpi di martello né alcun altro rumore, e persino gli olocausti avevano sempre avuto luogo sull'altare davanti al santuario, nel quale si faceva soltanto l'offerta dell'incenso e degli aromi.
543. Così anche in lei all'esterno, nei sensi, si scolpivano le pietre delle virtù; nell'atrio dell'immaginazione si eseguiva il sacrificio delle pene e delle tristezze che sopportava per i fedeli e per le loro tribolazioni; nel Santo dei santi delle facoltà, dell'intelletto e della volontà si offriva solo il profumo della visione di Dio e il fuoco del suo incomparabile ardore. Non erano adeguate a questo le specie che entravano attraverso i sensi e che rappresentavano gli oggetti materialmente e con strepito, e dunque il potere del Signore ne infuse altre, più pure, dei medesimi oggetti, perché servissero alla sua contemplazione e perché accompagnassero nell'intelletto quelle che ella aveva del suo essere, che incessantemente rimirava e amava nella tranquillità e nella serenità di una pace inviolabile.
544. Esse dipendevano dall'Altissimo, nel quale rappresentavano al suo intelletto tutte le cose, come lo specchio riflette agli occhi tutto ciò che gli si pone davanti e questi lo conoscono senza volgersi a osservarlo: quello che i membri della Chiesa domandavano, quello che doveva compiere a loro favore nelle angustie che soffrivano e quello che la volontà superna bramava, affinché si adempisse sulla terra come in cielo. Da questa maniera di intendere e di agire era eccettuato quello che le era comandato da Pietro, da Giovanni o dagli altri apostoli; ella stessa lo aveva chiesto per non interrompere l'obbedienza che le era tanto cara e per palesare che per tale via si è assolutamente sicuri del volere del sommo sovrano, senza che si debba ricorrere ad altro: l'ordine del superiore è indubbiamente quanto egli esige ed è conveniente.
545. Era escluso anche quello che riguardava l'eucaristia. Per il resto il suo intelletto non era legato alle creature di quaggiù, ma ella era libera e nella solitudine interiore, e godeva della visione astrattiva dormendo e vegliando, occupata e non occupata, lavorando e riposando, senza discutere o ragionare per conoscere il massimo della perfezione, quello che fosse più gradito all'Onnipotente, le necessità dei credenti e il tempo e il modo per rimediare ad esse. Come i comprensori, che conoscono meno di tutto quanto è inerente alle creature, oltre a ciò che concerneva i cristiani e il loro governo conosceva soprattutto gli imperscrutabili misteri divini, più dei serafini e dei beati. Con questo pane e cibo di vita eterna era alimentata nel deserto che le era stato preparato. Qui era sollecita dei suoi figli senza turbamento, pronta senza inquietudine, vigilante senza distrazione; era ricolma di sua Maestà dentro e fuori, vestita dell'oro purissimo di lui, assorta e immersa in quel mare ineffabile, ed insieme era attenta ai suoi devoti avendo cura di loro, perché diversamente non si sarebbe pienamente placata la sua bontà materna.
546. Le furono date, così, le due ali della grande aquila, con le quali si librò tanto in alto che poté giungere ad una condizione a cui mai si elevò pensiero umano o angelico, scendendone per soccorrere i mortali non passo dopo passo, ma con volo leggero e veloce. O portento della destra di Dio! O meraviglia inaudita, che manifesti la sua forza infinita! Mi mancano i termini, si arresta il discorso e si è incapaci di penetrare un simile arcano. Invidiabili secoli d'oro della comunità primitiva, che gioirono di tanto bene! Oh, felici noi se arrivassimo a meritare che nei nostri tristi giorni fossero rinnovati tali prodigi tramite la Vergine, nel grado possibile e secondo il bisogno della nostra miseria!
547. Si capiranno meglio quella fortuna e quel modo di operare di Maria se si considereranno alcuni benefici concessi a delle anime che guadagnò. Abbiamo un esempio in un abitante di Gerusalemme, assai noto fra i giudei perché era distinto, di spiccato ingegno e dotato di virtù morali; egli, però, era zelante della legge, come san Paolo, e fermamente contrario al Vangelo. La nostra Regina lo comprese nel Signore, che voleva che si unisse ai discepoli per le sue preghiere, e, desiderando per la stima che lo circondava che ciò accadesse, innalzò suppliche tanto ardenti che furono esaudite. Nello stato precedente avrebbe riflettuto con la prudenza e la mirabile luce che aveva per trovare i mezzi opportuni per tale scopo, mentre allora bastò che ponesse il proprio sguardo in colui che le avrebbe rivelato il da farsi.
548. Seppe che sarebbe andato da lei mediante la predicazione di Giovanni, che quindi ella avrebbe dovuto inviare là dove costui avrebbe potuto sentirlo. Così avvenne e contemporaneamente il custode di quell'uomo gli ispirò di recarsi dalla Madre del Crocifisso, che tutti lodavano perché caritatevole, modesta e pia. Egli per il momento non intese quale giovamento spirituale gli sarebbe potuto provenire dalla sua visita, poiché era privo dell'illuminazione superna, ma fu ugualmente mosso dalla curiosità e dalla brama di incontrarla. Gli fu sufficiente vederla e udire le parole che con sublime saggezza gli rivolse per essere completamente trasformato in un altro: si prostrò ai suoi piedi, professando Gesù redentore del mondo e chiedendo il battesimo, che gli fu subito amministrato dall'Apostolo. Quando fu pronunciata la formula lo Spirito venne in forma visibile su di lui, che poi fu sempre ricco di santità, e la Principessa compose un cantico di lode al Creatore per la sua liberalità.
549. Una donna della città, già battezzata, rinnegò la fede ingannata dal demonio attraverso una sua parente maliarda. La nostra Maestra ebbe notizia in Dio della sua caduta e, estremamente addolorata, si affaticò con molti esercizi congiunti a lacrime e implorazioni perché si convertisse, cosa che è più difficile in chi volontariamente si allontana dalla strada della salvezza che ha cominciato a percorrere. Ottenne il rimedio della poveretta, circuita dal serpente, e conobbe che sarebbe stato conveniente farla ammonire ed esortare dall'Evangelista, perché si rendesse conto del suo peccato. Quella lo ascoltò, si confessò, fu restituita alla grazia e poi incoraggiata dalla Signora a perseverare e a resistere al diavolo.
550. Lucifero e i suoi allora non osavano angustiare la Chiesa di Gerusalemme essendovi presente la nostra sovrana, alla quale avevano timore di avvicinarsi poiché la sua potenza li metteva in fuga. Cercarono dunque di assoggettare alcuni credenti della parte dell'Asia in cui portavano il lieto annuncio Paolo e altri apostoli, pervertendone qualcuno affinché apostatasse e turbasse o impedisse la loro proclamazione. Ella ebbe chiare in sua Maestà le macchinazioni del nemico e gli domandò di intervenire, se era di suo compiacimento. Le fu risposto di provvedere come madre e regina dell'intero universo, e che era a lui sommamente gradita. Con tale licenza, si rivestì d'invincibile fortezza e, come una sposa che si alza dal talamo o dal trono dello sposo e prende le sue armi per difenderlo da chi tenta di offenderlo, con le armi del potere divino si levò con valore contro il drago, gli tolse la preda dalla bocca, lo percosse con il suo vigore e gli ordinò di ripiombare nell'abisso. Si potrebbero riferire innumerevoli altri eventi simili, ma quelli riportati illustrano abbastanza il suo nuovo stato.
551. È ora bene calcolare a quale età Maria beatissima ricevette questo beneficio, riassumendo quanto si è dichiarato altrove. Quando si trasferì ad Efeso, il sei gennaio del quarantaseiesimo anno dalla nascita del suo Unigenito, aveva cinquantaquattro anni, tre mesi e ventisei giorni. Lì dimorò due anni e mezzo, tornando a Gerusalemme il sei luglio del quarantaduesimo anno dopo Cristo, a cinquantasei anni e dieci mesi. Il primo concilio, di cui si è parlato sopra, ebbe luogo due mesi dopo, così che durante il suo svolgimento ella compì cinquantasette anni. Immediatamente si verificarono le battaglie e i trionfi, nonché il passaggio alla condizione che ho spiegato, che durò per milleduecentosessanta giorni, come si afferma nel capitolo dodicesimo dell'Apocalisse, prima che fosse elevata a quello sul quale mi tratterrò più avanti.
Insegnamento della Regina del cielo
552. Carissima, nessuno ha delle scusanti se non conforma la sua vita a quella di Gesù e alla mia, poiché siamo stati modello ed esempio da seguire per tutti, ciascuno nel proprio stato. Il Signore, tuttavia, sceglie delle anime e le separa dalle altre, affinché in esse si guadagni maggiormente il frutto del suo sangue, si conservi più perfetta l'imitazione sua e mia, risplendano la sua bontà e misericordia. Se sono fedeli e ferventi, è segno di ignoranza assai terrena la meraviglia di alcuni nel constatare che l'Altissimo si manifesti tanto generoso, concedendo loro favori che sorpassano ogni immaginazione umana. Quanti dubitano pretendono di negargli la gloria che egli stesso si propone di conseguire nelle sue opere, misurandole con i ristretti limiti della nostra intelligenza, che in costoro in genere è particolarmente corrotta ed oscurata a causa delle colpe.
553. Se le medesime persone elette dall'Eterno hanno una grettezza tale che mettono in discussione i suoi doni, o non si dispongono ad accoglierli e usarli con prudenza e con la dovuta considerazione, sicuramente lo oltraggiano più di coloro che non hanno avuto uguali elargizioni e talenti. Egli non vuole che si disprezzi e si dia ai cani il pane dei figli, né che si gettino perle davanti a chi le calpesta, perché queste grazie singolari sono il capitale distinto e appartato dalla sua infinita provvidenza, oltre che la componente principale del prezzo della redenzione. Sappi, dunque, che commettono ciò quelli che si abbattono per le circostanze sfavorevoli o ardue, e quelli che si ritirano o non permettono al Salvatore di servirsi di loro come di suoi strumenti per quanto gli piace. Tale mancanza è ancor più biasimevole quando essi non confessano il nostro Maestro nella sua liberalità per paura delle tribolazioni che potrebbero derivare loro e di quello che il mondo potrebbe pensare di simili novità. Così, intendono adempiere la volontà dell'Onnipotente soltanto allorché questa concorda con la loro: se devono fare delle azioni virtuose, ciò deve essere secondo determinate comodità; se devono amare, ciò deve essere a patto di essere lasciati nella tranquillità che bramano; se devono credere e stimare i benefici, ciò deve essere godendo delle sue carezze. Intanto, però, al sopraggiungere delle avversità e delle pene da sopportare per lui, subito subentrano in loro la scontentezza, la tristezza, il dispetto e l'impazienza, e quindi egli si trova frustrato nei suoi desideri ed essi si rendono incapaci della santità.
554. Tutto questo, che li fa divenire inadeguati e senza profitto per sé e per gli altri, è difetto di scienza, senno e vero affetto: guardano prima a sé che a Dio e si fanno muovere più dall'amor proprio che dall'amore di lui; sono tacitamente insolenti, presumendo di dirigerlo e di riprenderlo, giacché affermano che compirebbero per lui molte cose se fossero in certe condizioni, ma senza queste non possono, per non mettere a rischio la loro reputazione o la loro quiete, neppure per il bene comune e per la sua esaltazione. E, siccome non lo dicono con chiarezza, non giudicano di essere macchiati di un peccato tanto temerario, peccato che il demonio nasconde loro perché non se ne avvedano.
555. Affinché tu eviti con cura una così grande scelleratezza, pondera profondamente quello che di me scrivi e comprendi, e come ambisco che mi imiti. Io non potevo incorrere in questi errori, e tuttavia impiegavo la mia continua vigilanza e le mie preghiere per vincolare il Signore perché mi governasse in tutto per mezzo del solo suo ben accetto volere e non mi consentisse di eseguire niente che non fosse di suo beneplacito, cercando da parte mia di isolarmi e di dimenticarmi di tutte le creature. Tu sei soggetta a sbagliare e sai quanti lacci ti ha teso il drago da sé e tramite esse, perché vi inciampi; dunque, è ragionevole che non cessi mai di domandare al tuo sovrano che ti guidi egli stesso e che chiuda le porte dei tuoi sensi in modo tale che non entrino immagini o figure di realtà mondane. Rinuncia al diritto alla tua libera volontà e cedilo al compiacimento del tuo sposo. Quando la legge divina e la carità ti obbligano a rapportarti con qualcuno, non ammettere in te che il necessario e chiedi immediatamente che si cancellino le specie non indispensabili. Esamina ogni tua opera, parola e pensiero con sua Maestà, con me o con i tuoi angeli, che ti siamo sempre accanto, e se ne hai l'opportunità anche con il tuo confessore, ritenendo altrimenti sospetto e pericoloso tutto quello che fai e decidi; verifica poi se ciò è conforme o meno al mio insegnamento.
556. Innanzitutto sii attenta a non perdere per nessun motivo di vista Dio, dal momento che la fede e l'ulteriore luce che hai ricevuto ti servono a tale scopo. Poiché questo è il tuo ultimo fine, sin dalla vita terrena comincia a conseguirlo come ti è possibile con l'aiuto della grazia. E’ +già tempo che scuota da te i timori e le suggestioni con cui il nemico tenta di ostacolarti e di impedirti di avere costantemente fiducia nei favori superni. Perfezionati nell'essere forte e prudente in questo e abbandonati completamente ai disegni dell'Eterno, affinché in te e di te faccia quello che gli sarà gradito.
CAPITOLO 9
Si narrano l'intervento di Maria nella formazione dei Vangeli, la sua apparizione a san Pietro ad Antiochia e a Roma e altri favori fatti agli apostoli.
557. Ho già spiegato, per quanto ho potuto, quale fosse lo stato della nostra Regina dopo il primo concilio e dopo le vittorie da lei conseguite su Lucifero e i suoi. Benché tutte le meraviglie che compì in questo ed in altri periodi non siano sintetizzabili in una storia, mi è stata concessa una particolare illuminazione per illustrare come fu intrapresa la stesura dei Vangeli e come ella vi contribuì e si prese cura in modo miracoloso degli apostoli assenti. Nella seconda parte e altrove ho riferito che ebbe notizia di tutti gli arcani concernenti la legge di grazia ed i testi che le avrebbero conferito fondamento e stabilità. Questa cognizione le fu confermata più volte, specialmente quando salì al cielo all'ascensione del suo Figlio santissimo, e da allora ogni giorno, senza tralasciarne alcuno, prostrata pregava intensamente il Signore perché rischiarasse coloro che li avrebbero redatti e disponesse che lo facessero al momento opportuno.
558. In seguito, mentre era nell'empireo prima che le fossero affidati i credenti, fu informata che era ormai tempo di dare avvio all'opera, affinché provvedesse come maestra della Chiesa. Per la sua profonda umiltà e prudenza ottenne che ciò avvenisse tramite il capo della comunità e che questi fosse assistito in una responsabilità di tanto grande importanza. Dunque, allorché il sacro collegio, come riferisce il quindicesimo capitolo degli Atti, si riunì per risolvere i dubbi relativi alla circoncisione, egli affermò che occorreva fissare le verità circa la vita del nostro Redentore, così che tutti le esponessero senza differenze o discordanze e, bandendo l'antico patto, annunciassero il nuovo.
559. Aveva già consultato al riguardo la Madre della sapienza e tutti, accolta la proposta, invocarono lo Spirito perché indicasse chi scegliere. Immediatamente un raggio splendente investì Pietro e si udì una voce che proclamava: «Il pontefice nomini quattro persone che annotino le azioni e gli insegnamenti del Salvatore del mondo». Il vicario di Cristo, imitato dagli altri, si gettò al suolo per rendere grazie, e quindi rialzatosi disse: «Matteo, nostro carissimo fratello, scriva subito il suo Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Marco sia il secondo a scrivere il suo Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Luca sia il terzo a scrivere il suo Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il nostro carissimo fratello Giovanni sia il quarto ed ultimo a scrivere il suo Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». L'Altissimo approvò la sua decisione con lo stesso fulgore, che rimase finché non fu comunicata e accettata concordemente.
560. Dopo pochi giorni Matteo determinò di principiare, e una notte stava in orazione in una stanza appartata della casa del cenacolo a chiedere luce quando gli comparve la Signora seduta su un trono maestoso, senza che le porte si fossero aperte. Si chinò con la faccia a terra in segno di riverenza e di rispetto e, levatosi su ad un cenno di lei, la supplicò di benedirlo. Gli furono rivolte queste parole: «Mio diletto, l'Onnipotente mi manda a voi con la sua benedizione, affinché con essa vi applichiate all'incarico che per vostra buona sorte vi è toccato. Il suo Spirito vi aiuterà ed io ve lo impetrerò con tutto l'affetto dell'anima mia. Quanto a me, però, conviene che palesiate solo ciò che è necessario per manifestare l'incarnazione e gli altri misteri di lui e per piantare la fede; questa si consoliderà e quindi verranno secoli nei quali saranno rivelati gli straordinari favori a me elargiti». Promise di obbedire e, mentre si faceva consigliare sull'ordine da dare al racconto, venne visibilmente il Paràclito; in presenza di lei, si mise allora a comporlo come lo leggiamo e continuò anche dopo che fu sparita, terminandolo poi in Giudea. Lo stilò in ebraico, nel quarantaduesimo anno dalla nascita di Gesù.
561. Marco iniziò quattro anni dopo, egli pure in Palestina ed esprimendosi in ebraico. In tale occasione pregò il suo custode di avvertire Maria beatissima della sua intenzione, domandando il suo aiuto e la sua intercessione. Ella lo esaudì e l'Eterno stabilì che fosse portata con la consueta gloria presso di lui, che perseverava nella sua implorazione e che scorgendola su un seggio di mirabile bellezza si prostrò e dichiarò: «O voi che avete generato il mio Maestro, io non sono degno di questo beneficio, benché sia schiavo suo e vostro». Gli fu risposto: «Colui che voi servite ed amate mi invia per assicurarvi che ascolta il vostro grido e che il suo Spirito vi sosterrà nel compito che vi è stato affidato». Ebbe il comando di non trattare di quanto la concerneva e in quell'istante lo Spirito scese sotto la forma di un magnifico chiarore circondandolo e illuminandolo interiormente, così che intraprese il lavoro davanti alla nostra Principessa, che aveva sessantuno anni. San Girolamo asserisce che egli redasse il testo a Roma, sollecitato dai credenti del luogo, ma avviso che questo era una traduzione che fece nella loro lingua, cioè in latino.
562. Due anni dopo Luca stese la sua opera in greco, visitato come gli altri dalla Vergine. Considerò con lei che, per parlare dell'incarnazione e della vita del suo Unigenito, occorreva illustrare come era avvenuto il concepimento del Verbo e altre verità relative alla sua maternità, e per quello si soffermò maggiormente su ciò, pur non tralasciando di tacere i segreti e le meraviglie che le appartenevano per la sua eccelsa dignità. Subito ricevette lo Spirito e cominciò la narrazione. Restò sempre molto devoto alla Regina e mai si cancellarono nella sua mente le specie o immagini impresse da tale apparizione, che ebbe in Acaia.
563. Giovanni li imitò nel cinquantottesimo anno del Signore, usando il greco poiché era in Asia Minore, dopo il transito e l'assunzione della sovrana dell'universo. Volle contrastare gli errori e le eresie che il demonio non aveva tardato a seminare e che tendevano principalmente ad annientare la fede nell'incarnazione del Verbo, mistero che l'aveva umiliato e vinto; per questo superò quanti l'avevano preceduto proponendo eccellenti argomenti per provare la reale ed autentica divinità di sua Maestà.
564. La Madre, sebbene fosse già tra i comprensori in cielo, si recò di persona da lui con ineffabile splendore e accompagnata da migliaia di angeli di tutte le gerarchie e di tutti i cori. Gli disse: «Mio carissimo e ministro dell'Altissimo, è giunto il momento opportuno perché scriviate la storia del Redentore e sia a tutti più chiara la sua natura, affinché lo confessino come Figlio del Padre, vero Dio e vero uomo. Non è ancora conveniente, però, che sveliate al mondo, tanto assuefatto all'idolatria, gli arcani che mi riguardano, perché chi deve aderire a lui non sia molestato da Lucifero. Sarete assistito dal Paràclito e bramo che iniziate il racconto dinanzi a me». Egli la venerò, fu riempito di Spirito Santo come gli altri e soddisfece il suo desiderio; le chiese quindi la sua benedizione e la sua protezione, che prima di tornare all'empireo ella gli garantì per tutta la sua esistenza terrena. Così ebbero origine i Vangeli, grazie all'intervento di lei, e i cristiani si professino suoi debitori. Questa precisazione era necessaria per procedere nell'esposizione.
565. Nel nuovo modo di essere in cui si trovava, la Signora, come era più elevata nella conoscenza e nella visione astrattiva, aveva anche più premura per la comunità, che si allargava di giorno in giorno. La sua attenzione era rivolta innanzitutto verso gli apostoli, che erano come parte del suo cuore, dove li teneva incisi. Si allontanarono tutti dalla città, tranne Giovanni e Giacomo il Minore, e dunque ebbe straordinaria compassione per le tribolazioni che sopportavano a causa della parola che proclamavano. Seguiva le loro peregrinazioni con questo sentimento, ma pure con somma riverenza per la loro condizione di sacerdoti, fondatori della Chiesa, annunciatori del messaggio di salvezza, prescelti per ciò dalla sapienza superna. Se fosse stata in uno stato inferiore non sarebbe stata in grado di vigilare su tante cose, accogliendo in sé con quella facilità simili preoccupazioni e godendo contemporaneamente di tranquillità, quiete e pace.
566. Incaricò un'altra volta i suoi custodi di avere cura di tutti coloro che stavano predicando e di accorrere prontamente a soccorrerli nelle sofferenze: potevano farlo senza che alcun ostacolo impedisse loro di continuare a contemplare il volto dell'Onnipotente ed era importantissimo che cooperassero alla diffusione della lieta novella. Ebbero da Maria l'ordine di informarla di tutto, comunicandole specialmente se essi mancassero di vestiti, perché indossassero, come quando li aveva congedati, un abito somigliante per modello e colore a quello di Gesù e persino con l'aspetto esteriore ne trasmettessero la dottrina; a tal fine l'aiutavano a filare e tessere delle tuniche, che poi consegnavano ai destinatari. Quanto al cibo e al sostentamento, lasciò che ognuno se li procurasse con il mendicare, con il lavoro delle proprie mani e con le elemosine che erano offerte.
567. Tramite le creature celesti, la Vergine favorì ripetutamente quei suoi figli negli spostamenti e nelle angustie che erano inflitte loro dai gentili, dai giudei e dai diavoli che aizzavano gli uni e gli altri. Parlavano con loro e li confortavano, in forma visibile o interiormente, li liberavano dalle carceri, li avvisavano dei pericoli e dei complotti, li guidavano per le strade che dovevano percorrere scortandoli nei luoghi nei quali era bene che andassero, li istruivano su come comportarsi secondo le diverse circostanze e nazioni. Davano quindi ragguaglio di tutto alla loro Regina, che sola si prodigava e affaticava per tutti e più di tutti. Non è possibile riferire nel dettaglio la sua diligenza e la sua sollecitudine, poiché non passava giorno né notte senza compiere molte meraviglie ed inoltre scriveva agli Undici consigli e insegnamenti con cui li incoraggiava, esortava e colmava di consolazione e forza d'animo.
568. È motivo di stupore ancora maggiore il fatto che talora si manifestasse personalmente ad essi allorché la invocavano o erano in particolari afflizioni e travagli. Al proposito mi limiterò a narrare quanto concerne Pietro, che in ragione della sua responsabilità era più bisognoso dei suoi suggerimenti e del suo ausilio, e per questo con più frequenza riceveva i suoi angeli e mandava quelli che gli spettavano per la sua autorità. Immediatamente dopo il concilio di Gerusalemme si recò in Asia Minore e si fermò ad Antiochia, ove pose per la prima volta la santa sede incontrando rilevanti difficoltà. Ella, che non ne era all'oscuro, per assisterlo in modo adeguato in una questione di tale rilievo fu sollevata sin lì su un trono glorioso dai suoi ministri. Egli era in orazione e, appena la vide tanto rifulgente, si stese al suolo con il consueto fervore e tra le lacrime la interrogò: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me che sono un peccatore?». La Maestra degli umili scese dal suo seggio e, attenuatosi lo splendore, si inginocchiò domandandogli la benedizione; soltanto con lui agì così durante un'apparizione, benché lo facesse anche con i suoi compagni se conversava con loro in maniera naturale.
569. Volle, infatti, venerare il pontefice della comunità ecclesiale, in cui viveva come pellegrina quaggiù. Dialogarono subito familiarmente affrontando gli ardui problemi da risolvere, uno dei quali riguardava la necessità di cominciare a stabilire delle feste di sua Maestà, e poi tornò indietro. Quando per comando divino la sede apostolica fu trasferita a Roma, gli si presentò nuovamente e decisero di celebrare il Natale nonché la passione del Salvatore e l'istituzione dell'eucaristia, riunite insieme nel giovedì santo. La solennità del Corpus Domini, nel primo giovedì che segue l'ottava di Pentecoste, ebbe origine parecchi anni dopo, ma l'altra è da ricondursi direttamente a Pietro e all'intervento della nostra Principessa, come la Pasqua, le domeniche, l'Ascensione, la Pentecoste ed altre festività. Successivamente il capo dei fedeli stette per qualche tempo in Spagna, dove visitò alcune chiese fondate da Giacomo e ne eresse delle altre.
570. In precedenza, in un periodo più prossimo al transito della nostra sovrana, mentre era a Roma era scoppiata nella città una sommossa contro i credenti, procurando loro grande affanno. Si era ricordato allora dei benefici che in molte occasioni ella gli aveva concesso, sentendo la mancanza delle sue parole e del suo sostegno, e aveva supplicato i suoi angeli custodi e quelli che lo aiutavano nella sua responsabilità di informarla del suo stato, affinché lo soccorresse con la sua efficace intercessione presso il suo Unigenito; ma questi, che ne conosceva l'ardore e l'umiltà, per esaudire il suo desiderio aveva ordinato ad essi di portarlo al cenacolo da lei. Avevano obbedito all'istante e l'Apostolo, ancor più infiammato per il singolare favore, si era gettato pieno di giubilo ai piedi di Maria e aveva pianto di gioia. Ella gli aveva chiesto di rialzarsi e, prostratasi, aveva detto: «Signore mio, benedite la vostra ancella come vicario di Gesù». Aveva acconsentito e poi avevano reso grazie all'Onnipotente. Pur essendole ben nota la tribolazione in cui era, la Vergine aveva lasciato che le fosse raccontato che cosa era accaduto.
571. Gli aveva comunicato quindi tutto ciò che in quel frangente conveniva che apprendesse per sedare il tumulto, con una sapienza tale che egli, sebbene ne avesse già un altissimo concetto, avendo modo di sperimentare la sua prudenza con più chiara luce era restato fuori di sé per lo stupore e per la felicità. Dopo averlo istruito con vari avvertimenti, lo aveva pregato di benedirla e lo aveva congedato, rimanendo a terra a forma di croce, come era sua abitudine, ad implorare che avesse termine quella persecuzione. Così era avvenuto, per cui Pietro aveva trovato la situazione migliorata e presto i consoli avevano permesso di professare liberamente il Vangelo. Dalle meraviglie che ho riferito si intuirà qualcosa delle altre che la Regina compiva nel governo degli Undici e della Chiesa, che, se si dovessero esporre tutte, occuperebbero numerosi volumi. Me ne dispenso, preferendo narrare i mirabili doni che le furono elargiti negli ultimi anni, anche se di quanto ho compreso non riuscirò a fornire che qualche indizio, dal quale alla pietà dei devoti sia possibile trarre motivi per lodare l'Autore di tanto sublimi prodigi.
Insegnamento della Regina del cielo
572. Mia carissima, in altre circostanze ti ho manifestato una delle rimostranze che ho contro i cristiani, e specialmente contro le donne, nelle quali la colpa è maggiore e a me più ripugnante poiché si oppone a ciò che io feci nella mia esistenza mortale; voglio ribadire il mio disappunto, affinché tu mi imiti e ti tenga lontana dal comportamento delle stolte figlie di Belial. I sacri ministri sono trattati senza riguardo e questa negligenza cresce ogni giorno di più. A chi può sembrare ragionevole che gli unti di Dio, eletti per santificare il mondo, per rappresentare il Redentore e per consacrare il suo corpo e il suo sangue, servano alcune donne ignobili e viziose? Che stiano in piedi e con il capo scoperto, e omaggino una donna altera e spregevole solo perché è facoltosa mentre essi sono privi di mezzi? Ha forse un sacerdote povero minor valore di uno agiato? Conferiscono forse i possessi onore, autorità ed eccellenza uguale o superiore a quella che dà sua Maestà? Gli angeli non ossequiano quanti sono nell'abbondanza per il loro denaro, ma ossequiano i presbiteri per la loro eccelsa dignità. Come succede, dunque, che questi sono disprezzati dai medesimi fedeli, che li riconoscono consacrati dal Salvatore?
573. È indubbio che sono assai riprensibili per il loro assoggettarsi ad altri, svilendo la propria condizione; ma, se essi hanno qualche giustificazione nella loro miseria, non l'hanno di certo nella loro superbia i ricchi, che li obbligano ad essere servi quando in verità sono signori. Una simile nefandezza è ripugnante per i beati ed è molto sgradita a me. Io, che ero Madre del Creatore, mi inginocchiavo al loro cospetto e sovente baciavo la polvere che calpestavano, e lo giudicavo un grande favore. La cecità del mondo ha oscurato la loro dignità confondendo ciò che è prezioso e ciò che è vile, e facendo sì che nelle leggi e nei disordini siano reputati come gli altri del popolo. Gli uomini si lasciano servire da questi e da quelli senza differenza, così che chi offre sull'altare il tremendo sacrificio dell'eucaristia ne scende immediatamente per aiutare ed accompagnare persino le donne, che per natura sono tanto inferiori a loro e talvolta ancor più indegne per i peccati commessi.
574. Desidero che procuri, nella misura che ti sarà possibile, di compensare questa mancanza e questo abuso. A tal fine, dal mio trono di gloria, fisso con venerazione i sacerdoti che sono sulla terra; guardali sempre con la massima stima, come ti è normale allorché hanno il Santissimo Sacramento fra le mani o nel petto. Pure verso i loro ornamenti e le loro vesti sei tenuta alla riverenza con la quale io stessa lavorai le tuniche per gli apostoli. Per quanto concerne le divine Scritture, poi, anche quello che contengono e il modo in cui l'Altissimo dispose che fossero redatte ti rivelano la considerazione che devi averne. Gli evangelisti e gli altri furono assistiti dallo Spirito, affinché la Chiesa fosse colma di dottrina, scienza e luce sui misteri di Gesù e sulle sue opere. Presta somma obbedienza al pontefice e, all'udir pronunciare il suo nome, inchinati in segno di rispetto, come fai per il mio e per quello del mio Unigenito, perché egli è il suo vicario; così facevo con Pietro quando ero viatrice. Sii attenta in tutto, imitami perfettamente e ricalca le mie orme, per trovare grazia agli occhi del supremo sovrano, che si ritiene profondamente vincolato da questi atti, nessuno dei quali è per lui piccolo se eseguito per suo amore.
CAPITOLO 10
La memoria e gli esercizi della passione del Signore, a cui Maria santissima si dedicava; la venerazione con cui riceveva la santa comunione; altre opere della sua perfettissima vita.
575. La grande Regina da sola e in segreto compiva opere con cui meritava e attirava dalla mano dell'Altissimo innumerevoli doni, sia per i fedeli nel loro insieme, sia per migliaia di singole anime, che così guadagnava alla vita eterna; e questo senza trascurare il governo della Chiesa. D'ora in avanti, per nostra edificazione e a gloria della beatissima Vergine, io scriverò quello che potrò di tali verità finora ignorate. Al riguardo avverto che la gran Signora, grazie ai molti privilegi di cui godeva, teneva sempre presenti nella memoria la vita e i misteri del Salvatore. Infatti, oltre alla continua visione astrattiva di Dio, che aveva ricevuto in questi ultimi anni e nella quale conosceva ogni cosa, le era stata concessa fin dalla sua concezione la virtù, propria degli angeli, di non dimenticare mai nulla dopo averlo appreso.
576. Anche precedentemente ho detto che Maria santissima sentì nel suo corpo e nella sua anima le sofferenze delle torture inflitte al nostro Redentore: niente le restò nascosto e niente tralasciò di patire insieme a lui. Come aveva chiesto al Signore, le era rimasto impresso interiormente e senza alterazioni tutto ciò che aveva visto nei giorni della Pasqua. Per disporla alla visione della Divinità, tali immagini non le furono cancellate - come avvenne delle altre specie sensibili di cui parlai nella seconda parte -, anzi sua Maestà le migliorò, affinché per mezzo di esse potessero miracolosamente coesistere in lei la gioia di quella visione e le pene della passione; ciò ella bramava di sperimentare per tutto il tempo in cui sarebbe stata viatrice, dal momento che, per quanto dipendeva dalla sua volontà, praticò questo esercizio con totale dedizione. Il suo fedelissimo e ardentissimo amore non le permetteva di vivere senza soffrire con colui che aveva accompagnato fino al Calvario. Il Figlio, da parte sua, le concesse favori singolari quale pegno e dimostrazione dell'amore che anch'egli le portava, non potendo trattenersi - per quel che ci è dato d'intendere - dall'agire verso di lei come Dio ricco di misericordia. La santa Vergine non domandava tali doni né vi aspirava, poiché solo per rimanere crocifissa con Cristo e rinnovarne i dolori in se stessa desiderava continuare la sua esistenza mortale, che altrimenti le sarebbe sembrata infruttuosa e inutile.
577. Ordinò le sue occupazioni in modo da conservare sempre nella mente e nel cuore l'immagine di Gesù afflitto, piagato, ferito e sfigurato dai tormenti e lo contemplava in questa forma come in uno specchio chiarissimo. Udiva le ingiurie, le mortificazioni, i rimproveri e le bestemmie che egli aveva sopportato; con sguardo acuto e penetrante rivedeva simultaneamente i luoghi, il susseguirsi degli eventi e le circostanze in cui si erano svolti. Benché di fronte a questo terribile spettacolo ella perseverasse tutto il giorno in eroici atti di virtù e sentisse grande compassione, la sua bruciante carità non restò soddisfatta. Insieme ai suoi angeli, in particolare a quelli che portavano con sé i contrassegni degli strumenti della passione, stabilì di dedicarsi quando era sola ad altri esercizi in ore e tempi determinati, facendosi aiutare dai medesimi spiriti celesti.
578. La Regina del cielo scrisse particolari orazioni per adorare e venerare ogni piaga del Salvatore e tributare un culto speciale alle sofferenze di lui. Compose un cantico per ciascuna delle parole ingiuriose e di disprezzo che i giudei e gli altri nemici avevano rivolto al Maestro divino durante tutta la sua vita, sia per invidia dei suoi miracoli, sia per sdegno e vendetta; gli restituiva così l'onore che i suoi avversari avevano preteso di togliergli. Analogamente, compensava i gesti di scherno e vilipendio con umiliazioni, genuflessioni e prostrazioni profonde: era come se disfacesse quelle offese, confessando al contempo la divinità, l'umanità, i miracoli, le opere e la dottrina del Verbo incarnato, al quale per tutto ciò rendeva gloria. Gli angeli l'accompagnavano in ognuno di tali atti e corrispondevano ai suoi desideri, meravigliati che una semplice creatura fosse tanto sapiente, fedele e colma di carità.
579. Quand'anche sua Altezza non avesse avuto altra occupazione che quella di fare memoria viva della passione, avrebbe sofferto e meritato davanti a Dio più di tutti gli eletti. Con la forza dell'amore e del dolore che provava, fu martire molte volte, giacché altrettante sarebbe morta se per virtù divina non fosse stata conservata in vita al fine di crescere nella santità. Se la Madre clementissima offriva ogni sua azione per la Chiesa con ineffabile benevolenza, consideriamo il nostro debito con lei, che tanto accrebbe il tesoro da cui siamo soccorsi noi, miseri figli di Eva. Perché la nostra non sia una meditazione infingarda o tiepida, voglio raccontare le manifestazioni straordinarie di quella di Maria santissima: spesso piangeva sangue e il suo volto ne restava bagnato; talvolta agonizzava sudando non solo acqua, ma anche sangue in quantità tale che giungeva fino a terra. Ancor più stupisce sapere che talora, per il grande strazio, il cuore le si staccava muovendosi dalla posizione naturale. Quando arrivava a un simile estremo, Cristo scendeva dal cielo al fine di darle vigore e sanarle la ferita che la dilezione per lui le aveva procurato o che per lui aveva sopportato; egli stesso la confortava, consentendole così di continuare quegli atti di compassione.
580. Sua Maestà non le lasciava però sperimentare sentimenti di afflizione nei giorni in cui ella celebrava il mistero della risurrezione, in modo che vi fosse corrispondenza tra gli effetti e la loro causa. Del resto, alcune di queste sofferenze non erano compatibili con i doni divini, a motivo dei loro frutti che riverberavano nel corpo della santa Vergine: la gioia, ad esempio, escludeva la pena. Tuttavia ella non perdeva mai di vista la passione del Redentore e vi si univa con la riconoscenza per ciò che egli aveva patito; così la dolcezza dei favori di cui godeva era temperata dall'amarezza dei dolori. D'accordo con san Giovanni, decise di ritirarsi a celebrare la morte e sepoltura di Gesù ogni venerdì. L'Evangelista restava nel cenacolo per rispondere a quanti la cercavano e impedire a chiunque di avvicinarsi all'oratorio. In sua assenza, un altro discepolo lo sostituiva. La gran Signora si appartava per questo esercizio il giovedì alle cinque pomeridiane e non usciva fino alla domenica verso mezzogiorno. Affinché in quei tre giorni non si venisse meno al governo della comunità dei discepoli e si facesse fronte alle gravi necessità che eventualmente si fossero presentate, ella dispose che, qualora la questione non potesse essere rinviata, uscisse un angelo con le sue sembianze e brevemente disbrigasse quanto occorreva. Tanta era la sua sollecitudine verso i suoi figli e servitori!
581. La nostra capacità non giunge né a pensare né ad esprimere ciò che avveniva alla divina Madre in quei tre giorni: soltanto il Signore, che l'operava, lo manifesterà a suo tempo nella luce dei santi. Neppure io posso spiegare quello che ho conosciuto; dico solo che ella, finché visse, ogni settimana rinnovò in se stessa quanto era accaduto al Figlio suo, dalla lavanda dei piedi sino alla risurrezione. Pregava con le parole di lui, come si è detto in precedenza; sentiva nel corpo tutti i suoi dolori, nelle medesime parti in cui egli li aveva patiti; portava la croce e vi si distendeva sopra. Nei suddetti esercizi ottenne dal Salvatore benefici sovrabbondanti per i fedeli che sarebbero stati devoti della passione e che così avrebbero continuato a custodirne la memoria nella Chiesa, secondo quanto ella desiderava con intimo affetto; perciò in forza del suo potere di sovrana promise a costoro speciale protezione. Grazie alla sua intercessione, Cristo stesso ha stabilito che siano molti a continuare durante i secoli queste pie pratiche, imitando lei, che fu l'autrice e la prima maestra di tanto stimabile occupazione.
582. Sua Altezza eccelleva nel celebrare l'istituzione della santa cena, componendo nuovi cantici di benedizione e di ringraziamento e compiendo fervorosi atti d'amore. A tal fine invitava uno per uno gli angeli al suo servizio e molti altri che scendevano dal cielo per accompagnarla nelle lodi di Dio. Oh, meraviglia degna dell'Eterno! Gesù sacramentato permaneva in lei dopo ogni comunione fino a quella successiva e l'Onnipotente inviava numerosi spiriti celesti ad ammirarne gli effetti in quella creatura più pura degli stessi angeli e dei serafini, i quali gli davano gloria per tale prodigio: mai in nessun altro poterono vederne uno simile.
583. Non era motivo di minore meraviglia per loro - come anche per noi - che la Regina del cielo, pur conservando degnamente in sé il pane consacrato, si preparasse ogni volta a riceverlo con rinnovato fervore, predisponendo allo scopo opere e devozioni particolari. Ciò accadeva tutti i giorni, eccetto quelli in cui non usciva dall'oratorio. Presentava in primo luogo l'esercizio settimanale della passione; poi, quando si ritirava la sera precedente al giorno in cui si sarebbe comunicata, incominciava a prostrarsi a terra con le braccia aperte, a genuflettersi e a pregare, adorando l'essere immutabile del tre volte Santo. Domandava al Padre di potergli parlare; lo supplicava che, senza guardare alla sua terrena bassezza, le concedesse di ricevere l'eucaristia ritenendovisi obbligato sia dalla propria infinita bontà, sia dalla carità che il Figlio dimostrava per gli uomini restando sacramentalmente presente nella santa Chiesa. Gli offriva il sacrificio cruento della croce, l'unione della natura umana con quella divina nell'unica persona del Verbo incarnato, la dignità con cui egli aveva manifestato se stesso, ciò che aveva fatto sin dall'istante in cui era stato concepito nel grembo verginale di lei; la santità degli angeli e le loro azioni, i meriti dei giusti che furono, sono e saranno.
584. La gran Signora compiva atti di profonda umiltà, ritenendosi polvere di fronte al Creatore, rispetto al quale noi siamo tanto inferiori. Nel contemplare la magnificenza di quel Dio che riceveva dentro di sé e, insieme, la propria piccolezza, per l'amore indicibile che provava si sollevava al di sopra dei più alti cori dei cherubini e dei serafini. Poiché si reputava meritevole dell'ultimo posto fra gli esseri terreni, implorava gli spiriti celesti di supplicare con lei il Signore affinché la preparasse ad accoglierlo degnamente. Essi le obbedivano e con venerazione e gaudio l'accompagnavano in queste orazioni.
585. La sapienza di Maria, pur essendo finita in se stessa, è per noi incomprensibile; ugualmente non potremo mai intendere quali fossero le opere, le virtù e i sentimenti di lei in queste circostanze. Tuttavia, è certo che erano tali da obbligare spesso sua Maestà a visitarla o a risponderle, facendole intendere il suo compiacimento nel discendere in lei sotto le sacre specie e nel rinnovare i pegni del suo infinito amore. Al momento fissato per la comunione, l'Evangelista celebrava la messa. Non si leggeva-
no l'epistola e il Vangelo, che allora non erano ancora stati scritti, ma si compivano altri riti, si proclamavano molti salmi e si dicevano varie preghiere; la consacrazione, però, fu sempre nella medesima forma. Sua Altezza partecipava alla sacra liturgia, al termine della quale si accostava al sacramento, facendovi precedere tre profonde genuflessioni; con ardore riceveva nel suo cuore purissimo il suo stesso Figlio, al quale aveva dato l'umanità nel suo talamo immacolato. Dopo essersi comunicata, si ritirava e, se non era assolutamente necessario uscire per qualche bisogno urgente del prossimo, rimaneva in raccoglimento per tre ore. In quel lasso di tempo san Giovanni ebbe il privilegio di vederla molte volte rifulgere a somiglianza del sole, quasi emanasse raggi di luce.
586. La beata Vergine comprese essere conveniente che gli apostoli e i sacerdoti celebrassero l'incruento sacrificio eucaristico indossando arcani vestimenti diversi da quelli ordinari, per cui confezionò abiti appropriati, dando inizio a questa consuetudine della Chiesa. Si trattava di ornamenti non troppo dissimili da quelli usati oggi, sebbene in seguito siano stati ridotti come sono al presente. Il tessuto però era più somigliante, perché la nostra Regina utilizzò lino e ricche sete provenienti dalle elemosine che riceveva. Piegava e riassettava i paramenti stando in ginocchio o in piedi, li conservava perfettamente puliti e non li affidava ad altri sacrestani se non agli angeli suoi aiutanti. Ogni opera delle sue mani esalava una celeste fragranza che infiammava il cuore dei sacri ministri.
587. Dai regni e dalle province in cui gli apostoli predicavano, numerosi neofiti si recavano a Gerusalemme per conoscere la Madre del Redentore del mondo e le portavano ricchi doni. Fra gli altri, vennero da lei quattro principi che esercitavano il potere sulle loro terre e le presentarono molti oggetti di valore perché se ne servisse e ne facesse parte a tutti i fedeli. Ella disse che quelle ricchezze non si addicevano allo stile di vita scelto da lei, che era povera come suo Figlio, e dai discepoli, che lo erano come il loro Maestro. Quei principi insistettero perché per loro consolazione accettasse quanto le offrivano, lo distribuisse ai bisognosi o lo destinasse al culto divino; a motivo di tale richiesta, Maria santissima ne accettò una parte. Da alcune tele preziose ricavò ornamenti per l'altare, con il rimanente provvide ai poveri e beneficò gli ospedali dove di solito si recava e accudiva lei stessa i ricoverati stando in ginocchio. Confortava inoltre tutti i bisognosi, aiutava gli agonizzanti che poteva assistere a morire santamente e non cessava mai di compiere opere di carità, fattivamente o pregando nel segreto della sua stanza.
588. Ai sovrani che andarono a trovarla diede salutari consigli, ammonizioni ed istruzioni per il governo; inculcò loro di osservare ed amministrare la giustizia senza fare preferenze di persone, di riconoscersi uomini mortali al pari degli altri e di temere il verdetto del supremo giudice, a cui ciascuno dovrà sottoporre le proprie azioni; soprattutto instillò loro lo zelo di adoperarsi affinché il nome di Cristo fosse esaltato e si diffondesse e radicasse la fede, sulla cui fermezza si basano i veri regni. Diversamente, infatti, il servizio dell'autorità è deplorevole ed infelicissimo perché si presta al gioco dei demoni, e Dio, nei suoi imperscrutabili giudizi, lo permette soltanto quale castigo sia dei regnanti che dei sudditi. Quei fortunati principi promisero di attuare i suggerimenti della Maestra degli umili e in seguito si mantennero in contatto con lei attraverso lettere ed altre forme di corrispondenza. Lo stesso accadde rispettivamente a quanti la visitarono, perché tutti si allontanavano dalla sua presenza più buoni, pieni di gioia e di conforto indicibili. Molti che sino a quel momento non erano credenti al solo vederla confessavano il vero Dio ad alta voce e senza potersi trattenere, grazie alla forza che interiormente avvertivano arrivando al cospetto della Tuttasanta.
589. Non è gran cosa che succedesse quanto detto, poiché sua Altezza era uno strumento efficacissimo nelle mani dell'Onnipotente a beneficio dei mortali. Non solamente i suoi discorsi, pieni di sublime sapienza, lasciavano attoniti e convincevano chi li udiva infondendogli nuova luce, ma, come sulle sue labbra era diffusa la grazia che si comunicava attraverso le sue parole, così anche la diversa grazia e bellezza esteriori, la piacevole maestà della persona, la modestia del suo aspetto onestissimo, grave e gradevole e la misteriosa virtù che da lei promanava - secondo quanto dice il Vangelo riguardo al suo Figlio santissimo' - attiravano i cuori e li rinnovavano. Alcuni restavano stupefatti, altri si effondevano in lacrime, altri elaboravano mirabili ragionamenti e prorompevano in lodi, magnificando la grandezza del Dio dei cristiani che aveva plasmato una simile creatura. E veramente tutti potevano testimoniare ciò che alcuni santi hanno affermato: Maria era un prodigio divino di santità. Sia eternamente esaltata e conosciuta da tutte le generazioni quale vera Madre dello stesso Altissimo, che la rese tanto gradita ai suoi occhi e madre tanto dolce verso i peccatori, amabile agli angeli e agli uomini.
590. Negli ultimi anni della sua esistenza terrena la beatissima Vergine digiunava e vegliava pressoché di continuo, accettando lo scarso cibo ed il poco riposo solo in obbedienza a san Giovanni, che la pregava di ritirarsi a dormire la notte per qualche momento. Il sonno, tuttavia, non era altro che una leggera sospensione dei sensi, che durava mezz'ora o al massimo un'ora, e non la privava della visione della Divinità nel modo sopra riferito. Ordinariamente il suo vitto consisteva in alcuni bocconi di pane, talvolta però accontentava l'Evangelista che le chiedeva di mangiare un po' di pesce per fargli compagnia. Il santo fu ugualmente fortunato, in questo come negli altri privilegi di figlio di Maria santissima: non solo mangiava con lei alla medesima mensa, ma la gran Signora gli preparava le pietanze e gliele serviva come una madre al figlio, obbedendo a lui quale sacerdote che faceva le veci di Cristo. Ella avrebbe ben potuto rinunciare a quel sonno e a quell'alimento che parevano più una cerimonia che un sostentamento vitale; ciononostante, essendo in tutto prudentissima, non vi accondiscendeva per necessità bensì per umiltà, riconoscendo e pagando in qualche cosa il tributo alla natura umana.
Insegnamento della Regina del cielo
591. Figlia mia, guardando a ciò che ho vissuto i mortali si renderanno conto di fino a che punto avessi presente nella memoria la redenzione e fossi riconoscente verso il Signore, che l'aveva operata soprattutto offrendosi sulla croce. Tuttavia in questo capitolo ho voluto darti notizia più particolareggiata della sollecitudine e dei ripetuti esercizi con cui io rinnovavo nella mia persona non soltanto il ricordo, ma anche i dolori della passione, affinché siano rimproverati e svergognati coloro che, pur salvati, hanno colpevolmente dimenticato questo dono inestimabile. Oh, quanto è volgare, detestabile e pericolosa la loro ingratitudine! L'oblio è chiaro indizio del disprezzo, giacché non si scorda mai fino a tal segno quello che si stima molto. Ora, come si spiega che gli uomini disdegnino e cancellino dalla mente e dal cuore il bene eterno che ricevettero, l'amore per il quale l'eterno Padre sottopose il suo Unigenito alla morte, la carità e la pazienza con cui il medesimo Figlio suo e mio la sopportò per loro? La terra insensibile è grata a chi la coltiva, la bestia feroce a chi l'addomestica, gli stessi esseri umani si considerano obbligati verso i benefattori che a loro volta, quando non vengono ringraziati, se ne risentono e condannano una simile mancanza come una grave offesa.
592. Quale ragione vi è, dunque, che solo verso il loro Dio e salvatore siano irriconoscenti, non ricordando le sofferenze da lui sopportate per riscattarli dalla dannazione eterna? Per di più si lamentano se egli non li contenta subito in tutto ciò che desiderano. Affinché intendano quanto l'incorri spondenza a sì grande amore si ritorca contro di loro, ti avverto, figlia mia, che Lucifero e i suoi diavoli dicono di ciascuno di essi: «Costui non stima la grazia che l'Onnipotente gli fece redimendolo. Riteniamolo dunque sicuramente nostro, perché chi è talmente stolto da cadere in questa dimenticanza non capirà nemmeno i nostri inganni. Avviciniamoci per tentarlo e distruggerlo, giacché gli manca la miglior difesa contro di noi». E poiché la lunga esperienza ha dimostrato loro che accade quasi infallibilmente così, cercano con ogni sforzo di cancellare nei mortali la memoria del sacrificio redentivo di Cristo e di far sì che sia considerato spregevole il parlarne e il predicarlo; cosa che hanno ottenuto nella maggior parte dei casi, con deplorevole rovina delle anime. Al contrario, i demoni diffidano e temono di insidiare quelli che si dedicano alla meditazione assidua della passione, poiché da ciò sentono scaturire contro di sé una forza irresistibile che molte volte impedisce loro di raggiungere chi richiama alla mente quei misteri venerandoli.
593. Voglio dunque che tu, amica mia, tenga stretto al cuore questo mazzetto di mirra: imitami con tutta te stessa negli esercizi da me compiuti per emulare il mio Figlio santissimo nei suoi dolori e riparare le ingiurie e le bestemmie con cui i nemici che lo crocifissero oltraggiarono la sua divina persona. Adesso sii tu, nel mondo, chi procura di dargli un qualche compenso per la turpe ingratitudine e per la deprecabile trascuratezza del genere umano. Ci riuscirai, nel modo in cui desidero, se terrai sempre davanti agli occhi Gesù crocifisso, afflitto e insultato. Persevera nei suddetti esercizi, tralasciandoli solo per obbedienza o per altra giusta causa: se in ciò seguirai il mio esempio, ti renderò partecipe di quello che sperimentavo nel compierli.
594. Ogni giorno, in preparazione all'eucaristia, ti dedicherai innanzitutto alle pie pratiche di cui ti ho parlato e successivamente alle altre mie azioni che conosci: se io, Madre del Signore, non mi reputavo meritevole di accostarmi alla santa comunione e con molti mezzi mi adoperavo per acquistare la purezza necessaria ad accogliere adeguatamente un così alto sacramento, che cosa devi fare tu, povera e soggetta a tante miserie, imperfezioni e colpe? Rendi mondo il tempio della tua anima esaminandolo alla luce divina e ordinandolo con eccellenti virtù, perché è Dio che viene in te, e soltanto lui sarebbe degno di ricevere se stesso nel pane celeste. Invoca l'aiuto dei santi, affinché t'impetrino la grazia da sua Maestà; ma soprattutto chiedi a me tale beneficio, perché io sono avvocata e protettrice speciale di coloro che anelano a prendere parte con le dovute disposizioni alla santa cena. Quando essi mi affidano questo loro desiderio, io lo presento all'Altissimo implorandolo di esaudirli, poiché so come dev'essere il luogo atto a divenire dimora della santissima Trinità. E non ho perso, stando in cielo, la cura e lo zelo per la sua gloria, che ricercavo con tanta attenzione quando vivevo sulla terra. Infine, dopo la mia intercessione cerca quella degli angeli: anch'essi bramano ardentemente che tutti si avvicinino al sacro convito con grande devozione e cuore limpido.
CAPITOLO 11
Con nuovi benefici il Signore sollevò Maria santissima al di sopra dello stato di cui si è parlato nel capitolo ottavo di questo libro.
595. La Signora del cielo, trovandosi nella disposizione da me narrata nel capitolo ottavo, fu nutrita con il cibo assegnatole da Dio per i milleduecentosessanta giorni menzionati dall'Evangelista nell'Apocalisse. Questo lasso di tempo corrisponde più o meno a tre anni e mezzo, trascorsi i quali Maria santissima compì sessant'anni. Ciò accadde nel quarantacinquesimo anno del Signore. E come la pietra aumenta di velocità avvicinandosi al centro, verso il quale si muove naturalmente, così più la Regina dell'universo si approssimava al termine della sua santa vita, più erano forti gli impeti del suo desiderio e rapidi i voli della sua anima purissima per giungere al centro della sua eterna pace. Nell'istante della sua immacolata concezione era uscita, simile a un ricco fiume, dall'oceano della Trinità, dalla quale era stata pensata da sempre e, grazie alle correnti di molteplici doni, favori, virtù e meriti, era cresciuta in modo che ormai il mondo creato le risultava angusto. Con un movimento accelerato e quasi impaziente della sua sapienza e della sua carità, si affrettava a ritornare ad unirsi al mare dal quale era fluita per traboccare poi un'altra volta, con materna clemenza, sulla Chiesa.
596. Già negli ultimi anni, per la dolce violenza dell'amore, ella viveva una sorta di martirio continuo. Infatti, è senza dubbio verità filosofica che in questi moti dello spirito il centro attragga con forza crescente ciò che gli si avvicina. Ora, tra l'infinito, sommo Bene e la beatissima Vergine c'era una prossimità tale che solo il muro della mortalità li separava - come ella disse nel Cantico - senza tuttavia impedire loro di vedersi e guardarsi reciprocamente con amore; ed era un amore tanto impaziente di soffrire a causa degli ostacoli all'unione con l'oggetto amato da non volere altro che vincerli per giungere a realizzarla. Il Figlio bramava questa unione, ma lo tratteneva il bisogno della Chiesa di avere una simile maestra; anche la dolcissima Madre vi aspirava e, benché si trattenesse dal domandare di morire per conseguirla, non poteva raffreddare il fervore che provava nell'intimo, per il quale sentiva acutamente il tormento della vita terrena e delle sue catene che le frenavano il volo.
597. Ella intanto pativa i dolori dell'amore, che è forte come la morte, finché non fosse arrivato il tempo stabilito dall'eterna Sapienza. In mezzo a quelle pene, chiamava l'amato perché uscisse fuori dalle sue stanze segrete, scendesse nella campagna, si fermasse nel suo villaggio e vedesse i fiori fragranti e i dolci frutti della sua vigna. Con le frecce dei suoi sguardi e dei suoi desideri ella ferì l'amato nell'intimo, lo fece volare dalle altezze e venire alla sua presenza. Un giorno avvenne che l'ardente anelito della Tuttasanta crebbe talmente che ella poteva veramente affermare di essere malata d'amore. Infatti, pur non avendo i difetti delle nostre umane passioni, si ammalò per gli slanci del cuore, che si mosse dal suo posto. Il Signore lo permise affinché, come egli stesso era la causa dell'infermità, così lo fosse gloriosamente della guarigione. Gli spiriti celesti che aiutavano la Regina, meravigliati per la forza e per gli effetti della sua carità, le parlarono con il linguaggio loro proprio per darle un po' di sollievo con la sicura speranza del bramato possesso dell'amato. Simili rimedi, però, non spegnevano la fiamma, ed anzi la ravvivavano maggiormente. Sua Altezza li scongiurò di riferire al suo diletto che era malata d'amore ed essi replicarono consegnandole i contrassegni da lei desiderati; ma per la veemenza dei dolori, dovette essere sorretta dai suoi custodi lì presenti in forma visibile. In questa e in altre circostanze dei suoi ultimi anni, si realizzarono nell'unica e degna sposa tutti i misteri nascosti nel Cantico di Salomone.
598. Il Redentore scese dal paradiso a visitarla seduto su un trono di gloria e accompagnato da migliaia di angeli che lo lodavano e magnificavano. Accostandosi alla gran Signora, la confortò nel suo struggimento e la rinvigorì, dicendole allo stesso tempo: «Dilettissima Madre mia, scelta per il nostro beneplacito, i gemiti e i sospiri del vostro cuore amorevole hanno ferito il mio. Venite, mia colomba, alla patria beata dove la vostra sofferenza si cambierà in gaudio, le vostre lacrime in gioia; là vi riposerete dalle vostre pene». Subito le schiere celesti, per ordine del Signore, posero Maria santissima sul trono accanto a lui e tra musiche divine salirono tutti all'empireo, dove ella adorò la Trinità. L'umanità di Cristo nostro salvatore la teneva sempre vicino a sé, procurando giubilo accidentale ai cortigiani del cielo; quand'ecco che sua Maestà, mostrando di voler parlare e quasi chiedendo - a nostro modo d'intendere - nuova attenzione ai santi, si rivolse così all'Eterno:
599. «Padre mio, questa è la donna che mi diede forma d'uomo nel suo talamo verginale, che mi nutrì al suo seno e mi sostentò col suo lavoro, che mi accompagnò nei miei affanni e cooperò con me alla redenzione umana, che fu sempre fedelissima e obbedì indefettibilmente alla nostra volontà col nostro pieno compiacimento. È immacolata e pura, in quanto degna madre mia; per ciò che ha fatto ha raggiunto la santità perfetta che la nostra infinita potenza le ha comunicato. Quando aveva già conquistato il premio e avrebbe potuto goderne definitivamente, se ne privò per la sola nostra gloria, ritornando nella Chiesa militante al fine di collaborare alla sua fondazione, al suo governo e al suo' magistero. Inoltre, poiché vivendo in essa sosteneva i fedeli, le abbiamo differito il riposo imperituro di cui più volte avrebbe avuto il diritto. Nella somma benevolenza ed equità della nostra provvidenza, è giusto che ella venga ricompensata dell'amore e delle opere con cui ci obbliga più di tutti, né per lei deve valere la legge comune agli altri esseri umani. Sebbene io abbia guadagnato loro premi e grazie senza misura, è giusto che colei che mi generò, la più alta delle creature, ne riceva di maggiori, giacché col suo agire corrisponde perfettamente alla nostra generosità e niente in lei ostacola la manifestazione della forza del nostro braccio e la partecipazione, da parte sua, ai nostri tesori quale regina dell'universo».
600. A queste parole il Padre rispose: «Figlio mio, nel quale ho posto la mia compiacenza, voi siete il primogenito e il capo dei predestinati, ogni cosa ho messo nelle vostre mania affinché giudichiate rettamente le tribù, le generazioni e tutti i viventi'. Distribuite i miei inesauribili doni e comunicateli a vostro arbitrio alla nostra Diletta, che vi vestì di carne mortale, conformemente al suo titolo e al suo merito, tanto stimabili ai nostri occhi».
601. Il Redentore promise all'augusta genitrice che da allora in avanti, quando la domenica ella terminava gli esercizi corrispondenti alla risurrezione, fosse innalzata dagli angeli in paradiso e, stando alla presenza dell'Altissimo, celebrasse là in anima e corpo il gaudio di quel mistero. Così stabilì il Verbo incarnato con il beneplacito dell'Eterno e davanti ai santi; inoltre decise che al momento della comunione le avrebbe mostrato la sua santissima umanità e divinità in un modo nuovo, mirabile, diverso dal precedente, cosicché tale beneficio fosse una ricca caparra della gloria che egli le aveva preparato nell'eternità. I beati conobbero quanto fosse giusto che, in onore di Dio e a dimostrazione della sua grandezza, Maria santissima ricevesse simili favori a motivo della propria santità e dignità e della conveniente retribuzione che ella sola rendeva per quelle azioni; e insieme agli spiriti celesti intonarono nuovi cantici di lode al Signore, che è santo, giusto e ammirabile in tutto ciò che compie.
602. Cristo nostro bene, poi, si rivolse alla gran Signora: «Amatissima Madre mia, vi do la mia parola: finché rimarrete sulla terra starò sempre con voi, in una maniera straordinaria sinora ignorata dagli uomini e dagli angeli. Con la mia presenza non proverete mai la solitudine; dove sono io, lì sarà la mia patria; in me troverete riposo dalle vostre ansie amorose. Io compenserò il vostro esilio, che pure è di breve durata. Non siano più una pena i legami del corpo mortale, perché presto ne sarete libera. Fintantoché non giungerà quel giorno, io sarò la fine delle vostre afflizioni e di tanto in tanto aprirò la cortina che impedisce la realizzazione delle vostre aspirazioni». La Vergine ascoltava tali promesse di grazia mantenendosi profondamente umile, lodando, esaltando e ringraziando l'Onnipotente per la generosità del grande beneficio accordatole, e ritenendosi un nulla. Un simile spettacolo non si può spiegare né intendere in questa vita: Dio che innalza giustamente la sua degna Madre a così sublime altezza e nella sua sapienza e volontà tanto la stima, ed ella che è come in lotta col potere divino per abbassarsi e annientarsi, meritando proprio con ciò l'esaltazione che riceve!
603. Dopo questo fu illuminata e le sue facoltà vennero accresciute - come già altre volte si è detto -, affinché fosse pronta per la visione beatifica. Fu aperto il velo e vide Dio intuitivamente, godendo per alcune ore la fruizione e la gloria essenziale più di tutti i beati. Beveva le acque della vita alla loro stessa sorgente, appagava i suoi ardentissimi desideri, giungeva al suo centro e cessava quel movimento velocissimo per poi riprenderlo daccapo. Al termine di quella visione rese grazie alla beatissima Trinità e ancora pregò per la Chiesa. Completamente rinnovata e confortata, fu ricondotta dagli spiriti celesti all'oratorio, dove sembrava che fosse rimasto il suo corpo - secondo le modalità da me narrate altre volte - perché non si venisse a sapere della sua assenza. Appena scesa dalla nuvola nella quale era stata portata al cospetto della divina Maestà, si prostrò a terra come al suo solito e si umiliò più di quanto abbiano fatto i figli di Adamo riconoscendo la loro indegnità in seguito al peccato. Da quel giorno si adempì in lei la promessa del Signore: ogni domenica, quando, passata la mezzanotte, finiva gli esercizi della passione e giungeva l'ora della risurrezione, veniva sollevata dai suoi angeli su un trono di nube e trasportata in paradiso, dove suo Figlio le andava incontro e con una sorta d'ineffabile abbraccio la univa a sé. Non sempre le si manifestava intuitivamente la Divinità; tuttavia quella visione, che non era gloriosa, aveva effetti analoghi che superavano ogni capacità umana. In tali circostanze le schiere beate le cantavano "Regina coeli, laetare, alleluia" e quello era giorno di grande festa per i santi, specialmente per san Giuseppe, sant'Anna, san Gioacchino, per i più stretti congiunti della gran Signora e per i suoi angeli custodi. Ella subito parlava col Signore delle questioni più complesse della Chiesa, pregava per essa e per ciascuno degli apostoli e ritornava sulla terra colma di ricchezze, simile alla nave del mercante menzionata da Salomone nei Proverbi.
604. Maria aveva in qualche modo diritto a questo favore, che pur restava singolare dono dell'Altissimo, per due motivi: primo, perché ella stessa aveva rinunciato volontariamente alla visione beatifica che le era dovuta per i suoi meriti; se ne era infatti privata per occuparsi del governo della Chiesa. L:intensità dell'amore e della brama di vedere Dio la condusse molte volte vicino alla morte, cosicché il mezzo più adatto a conservarla in vita era quello di trasportarla di tanto in tanto alla sua presenza; e ciò che era possibile e opportuno veniva ad essere come debito del Figlio verso la Madre. L'altro motivo consisteva nel fatto che doveva risuscitare con Gesù, lei che ogni settimana ne rinnovava in sé la passione e in un certo senso moriva di nuovo con lui. Siccome sua Maestà si trovava già glorioso nel cielo, era logico che con la sua presenza rendesse la Vergine partecipe e imitatrice del gaudio della risurrezione, affinché con quella gioia raccogliesse il frutto dei dolori e delle lacrime che aveva seminato.
605. Riguardo al secondo beneficio che Cristo le promise a proposito dell'eucaristia, avverto che, fino al tempo di cui sto parlando, in alcuni giorni la gran Regina non si cibava del pane celeste, come durante il viaggio ad Efeso, o quando san Giovanni era assente, o se capitavano altri contrattempi. La sua profonda umiltà la obbligava ad adattarsi alle evenienze senza chiedere nulla agli apostoli, rimettendosi a quanto essi avrebbero disposto. In tutto infatti fu modello e maestra di perfezione, insegnandoci l'abbandono necessario anche in ciò che ci pare molto santo e opportuno. Ma il Salvatore, che riposa nei cuori semplici e che soprattutto voleva dimorare in quello di sua Madre rinnovandovi spesso i suoi prodigi, ordinò che ella si comunicasse quotidianamente per il resto della sua vita. Sua Altezza conobbe nel cielo la volontà del Figlio, ma, essendo prudentissima nell'agire, decise che questa si compisse per mezzo dell'obbedienza e di san Giovanni, al fine di comportarsi in ogni cosa che la riguardava come inferiore, umile, soggetta a chi la guidava.
606. Per tale ragione non volle essere lei a manifestare all'Evangelista quello che sapeva del volere divino. Un giorno accadde che il santo Apostolo fu molto occupato nella predicazione e l'ora consueta della comunione passò. L'umilissima Signora consultò i santi angeli su ciò che dovesse fare ed essi le risposero che si doveva eseguire il comando di Cristo, che avrebbero avvertito san Giovanni e gli avrebbero ingiunto l'ordine del Maestro. Subito uno di loro si recò dove egli stava predicando e apparendogli disse: «Giovanni, il Signore vuole che sua Madre, nostra regina, lo riceva sacramentato tutti i giorni finché vivrà nel mondo». All'udire il messaggio, l'Evangelista ritornò immediatamente nel cenacolo, dove Maria si trovava in raccoglimento, aspettando la comunione. Le disse: «Madre e signora mia, un angelo mi ha manifestato l'ordine del nostro Dio di amministrarvi ogni giorno il suo corpo sacramentato». Ed ella rispose: «Voi che cosa mi ordinate al proposito?». Replicò san Giovanni: «Che si faccia ciò che il vostro Figlio comanda». Ed ella: «Ecco la sua schiava pronta ad ubbidirvi». In seguito a questo episodio partecipò al sacro convito quotidianamente per tutto il resto della sua vita. Quanto ai tre giorni degli esercizi, soltanto il venerdì e il sabato riceveva l'eucaristia, perché - lo si è detto precedentemente - la domenica essa era sostituita dalla sua salita all'empireo.
607. Da allora in avanti, quando si cibava del pane divino, le si rivelava il Verbo come uomo, dell'età che egli aveva quando aveva istituito il santo sacramento. In tale circostanza, benché la Divinità le si svelasse solamente con la visione astrattiva che sempre aveva, l'umanità santissima le si manifestava gloriosa, molto più risplendente ed ammirabile che nella trasfigurazione sul Tabor. Questa sublime esperienza, di cui godeva per tre ore di seguito e con effetti inesprimibili a parole, fu il secondo beneficio che suo Figlio le aveva promesso per compensarla un po' della dilazione della gloria eterna preparata per lei. Sua Maestà operò quella meraviglia anche per essere ripagato anzitempo dell'ingratitudine, della tiepidezza e della cattiva disposizione che noi figli di Adamo avremmo avuto lungo i secoli nell'accostarci al sacro mistero del suo corpo e del suo sangue. Se la Vergine immacolata non avesse supplito alla mancanza di tutte le creature, tale favore non sarebbe stato degnamente riconosciuto da parte della Chiesa e Cristo non sarebbe rimasto soddisfatto della corrispondenza che gli uomini gli devono per essersi d to a loro in questo sacramento.
Insegnamento della Regina del cielo
608. Figlia mia, quando i mortali giungono al termine del fugace corso della loro esistenza, fissato da Dio perché meritino quella imperitura, svaniscono anche i loro inganni con l'esperienza dell'eternità, nella quale entrano per ricevere la gloria o la pena senza fine. Allora conoscono i giusti la loro felicità, i reprobi la loro perdizione. Oh, quanto è fortunata, figlia mia, l'anima che nel breve tempo della sua vita procura di acquistare anticipatamente la scienza divina di ciò che così presto dovrà imparare per esperienza! Questa è la vera sapienza: non aspettare di conoscere la meta alla conclusione della corsa, ma farlo al principio per correre con qualche sicurezza e non con tanti dubbi di conseguirla. Adesso, dunque, considera tu come si comporterebbero quelli che, all'inizio di una gara, guardassero all'inestimabile premio posto al traguardo e dovessero guadagnarlo correndo fin là con ogni diligenza. Certamente costoro correrebbero alla massima velocità senza distrarsi e, se non lo facessero, sarebbero considerati pazzi o ignari di quello che perdono.
609. Così è la vita terrena degli uomini: è limitata nel tempo ma le è preparata, quale ricompensa o punizione, un'eternità di gloria oppure di tormento, che mette termine alla corsa. Si nasce per parteciparvi con l'uso della ragione e con il libero arbitrio; in tale verità nessuno può addurre la scusa dell'ignoranza, tantomeno i figli della Chiesa. Dov'è dunque il senno di quanti professano la fede cattolica? Perché si lasciano irretire dalla vanità? Perché o a quale scopo s'inviluppano nell'amore per ciò che è fallace? Perché ignorano pervicacemente la fine a cui giungeranno tanto in fretta? Come mai fingono di misconoscere quello che li attende? Non sanno, forse, che nascono per morire, che il loro passaggio sulla terra è veloce, la morte ineluttabile, il premio o il castigo inevitabile ed eterno? Che cosa rispondono a tutto questo coloro che vivono secondo la carne, che consumano la loro esistenza transeunte - giacché ogni vita lo è - acquistando beni, accumulando onori, impiegando le proprie capacità ed energie nel godere di piaceri corruttibili e vilissimi?
610. Guarda, figlia mia: è falso e sleale il mondo nel quale sei nata e che hai davanti agli occhi. Voglio che tu, abitando in esso, sia mia discepola ed imitatrice, parto dei miei desideri e frutto delle mie preghiere. Dimenticalo interamente con intima ripugnanza; non perdere di vista la meta verso cui cammini sollecita e il fine per cui il tuo Creatore ti formò dal nulla. Questa sia sempre la tua brama, l'oggetto dei tuoi pensieri e dei tuoi desideri; non volgerti verso realtà vane e transitorie; viva in te solo la carità divina e consumi tutte le tue forze, poiché quella che le lascia libere di amare un'altra cosa e non le assoggetta, doma e mortifica non è vera carità. In te essa sia forte come la morte, affinché tu venga rinnovata conforme al mio volere. Non ostacolare la volontà del mio Figlio santissimo in ciò che intende operare con te e sii certa della sua fedeltà, che rimunera dando il cento per uno. Medita con umile venerazione in quale modo egli finora si sia manifestato a te. Inoltre, ti esorto a fare ancora esperienza della sua verità, secondo il mio comando. Tenendo presenti queste finalità, appena avrai finito di scrivere questa Storia continuerai i miei esercizi con attenzione sempre vigile. Rendi grazie al Signore per il grande e stimabile beneficio di aver disposto, per mezzo dei tuoi superiori, che tu lo riceva ogni giorno sacramentato e, preparandoti alla comunione sul mio esempio, continua le preghiere che ti ho insegnato.
CAPITOLO 12
Si narra come Maria santissima celebrava la sua Immacolata Concezione e la sua Natività, e quali benefici riceveva in tali giorni dal suo figlio e nostro salvatore Gesù.
611. Tutte le responsabilità e dignità che Maria beatissima aveva presso i fedeli, tra le quali quelle di regina, signora, madre, governatrice e maestra, non le erano state date vuote come le danno gli uomini, ma con la grazia sovrabbondante che ciascuna richiedeva e Dio poteva comunicarle. Questa era tanta e tale che come regina conosceva tutto il suo regno, come signora tutta l'estensione del suo dominio, come madre tutti i suoi figli e familiari, senza che in nessun secolo le rimanesse nascosto alcuno di essi, come governatrice tutti coloro che erano affidati alla sua cura particolare e come maestra ricolma di sapienza tutta la scienza con cui, mediante la sua intercessione, la Chiesa sarebbe stata guidata e istruita dallo Spirito sino alla fine del mondo.
612. Dunque, ebbe chiara notizia non solamente della vita, delle opere, della morte e del premio celeste di tutti i santi che l'avevano preceduta e che l'avrebbero seguita, ma anche di ogni rito, cerimoniale, definizione e festività, nonché delle ragioni e delle necessità per le quali tutte queste cose sarebbero state stabilite nei vari tempi con l'assistenza del Paràclito, che distribuisce il cibo nel momento più conveniente per la gloria dell'Onnipotente e per lo sviluppo della comunità dei credenti; poiché però ho già affrontato l'argomento nel corso della Storia, specialmente nella seconda parte, non c'è bisogno che mi ripeta. Da siffatta pienezza e dalla perfezione che le corrispondeva nacque nel suo intimo una pia emulazione della gratitudine, del culto, della venerazione e della memoria che sovente aveva visto negli angeli e negli eletti, allo scopo della loro introduzione nella Gerusalemme militante, nella misura in cui questa sarebbe stata in grado di modellarsi su quella trionfante.
613. Con un simile ardore più che serafico, cominciò personalmente molte pratiche che furono poi imitate, proponendole e insegnandole agli apostoli perché le presentassero ai cristiani per quanto era allora possibile. Non solo inventò gli esercizi della passione che ho illustrato, ma fu pure all'origine di parecchie consuetudini che successivamente si sono rinnovate nei santuari e negli ordini religiosi, giacché eseguiva tutto ciò che comprendeva virtuoso o ad esaltazione di sua Maestà e non c'era niente che ignorasse. Tra l'altro, prese a celebrare numerosi misteri del Signore e suoi, per ricordare con devozione i doni di cui era debitrice, sia quelli concessi a tutti sia quelli singolari elargiti a lei. Sebbene fosse sempre priva di omissioni o inavvertenze in questo, quando giungevano le date nelle quali erano accaduti si preparava e si segnalava ulteriormente. Qui parlerò esclusivamente dei primi due, cioè della sua immacolata Concezione e della sua Natività, rimandando gli altri a più avanti; li aveva onorati fin dall'incarnazione, ma lo fece maggiormente dopo l'ascensione e soprattutto nei suoi ultimi anni.
614. L'otto dicembre solennizzava regolarmente la sua Immacolata Concezione con eccezionale giubilo e con inesprimibile riconoscenza, perché l'apprezzava e stimava oltremodo. Dalla sera della vigilia stava occupata in azioni ammirevoli, in lacrime di gioia, in umiliazioni, prostrazioni e inni per l'Eterno. Si considerava plasmata dal fango e discendente da Adamo secondo il normale ordine naturale, e contemporaneamente prescelta e, unica tra tutti, preservata dalla legge comune, resa esente dal pesante tributo del peccato e concepita con sublime pienezza di grazia. Invitava i suoi custodi ad aiutarla e alternava con loro le lodi che componeva, domandando poi lo stesso agli altri abitanti delle altezze, ed intanto si accendeva a tal punto nell'amore di Dio che si sarebbe consumata e sarebbe morta se egli avesse cessato di confortarla.
615. All'avvicinarsi del mattino arrivava il nostro Salvatore, le creature superne la sollevavano al suo seggio e su di esso entrava nell'empireo, dove la festa continuava con gaudio accidentale dei beati e dove ella si stendeva in adorazione della Trinità, che ringraziava ancora. Era dunque ricondotta alla destra del suo Unigenito, che magnificava il sommo sovrano per avergli dato una madre così degna ed immune dal male. Le tre Persone divine confermavano quel privilegio, come se lo ratificassero e approvassero compiacendosi di averla tanto elevata. Perché fosse di nuovo attestato, usciva dal trono una voce che diceva in nome del Padre: «Belli sono i tuoi passi, o Figlia di principe, concepita purissima». Quindi, il Figlio affermava: «Non toccata dalla colpa è colei che mi ha rivestito della forma umana in cui riscattare i miei fratelli». E lo Spirito aggiungeva: «È tutta bella la mia sposa, è tutta bella e senza macchia».
616. I cori celesti proclamavano allora con dolcissima armonia: «Maria santissima concepita senza peccato originale». Ella, nella sua prudenza, riveriva l'Onnipotente con un'umiltà talmente profonda da sovrastare ogni pensiero, ed era innalzata alla visione intuitiva, della quale si allietava per alcune ore prima di essere riaccompagnata al cenacolo. Adesso che è nella gloria, lassù quel giorno si celebra in un modo differente come riferirò, se mi sarà accordato, in un libro sulla Gerusalemme trionfante, che mi è stato comandato di scrivere. La nostra Regina ne aveva fatto memoria sin da quando aveva accolto il Verbo nel suo grembo, per manifestargli la sua gratitudine per i favori che aveva avuto a motivo della sua eminente dignità. Quanto poi compiva al suo ritorno all'oratorio era lo stesso che ho spiegato spesso in occasioni analoghe.
617. L'otto settembre ricordava la sua Natività, iniziando dalla notte antecedente con i medesimi esercizi e cantici. Benediva a l'Altissimo per il beneficio di essere venuta alla luce e di essere stata portata immediatamente presso di lui, contemplandolo intuitivamente, e ribadiva la sua determinazione a spendere l'intera esistenza nel servirlo nella maniera che gli fosse più gradita, essendo consapevole di averla avuta a quel fine. E colei che al suo ingresso nella vita aveva superato in meriti i supremi serafini, ormai al suo termine proponeva ugualmente di incominciare ad impegnarsi, come dovendo dare principio alla virtù, e ripeteva al Signore la richiesta di essere sostenuta e guidata in tutti i suoi atti, e che questi fossero diretti alla sua esaltazione.
618. Sebbene non fosse fatta salire in paradiso, ne scendeva il Redentore con molte schiere dei suoi ministri e con gli antichi patriarchi e profeti, in particolare san Gioacchino, sant'Anna e san Giuseppe, e al loro cospetto ella lo venerava con immensa devozione e riconoscenza. Quindi, gli angeli intonavano in suo onore "Nativitas tua, Dei Genitrix virgo...", che significa: «La tua nascita, o Madre di Dio, annunciò a tutto l'universo una grande gioia, perché da te nacque il sole di giustizia, Cristo nostro Dio»; e da parte loro Adamo ed Eva inneggiavano poiché era stata partorita la riparatrice del loro danno, ed i genitori e lo sposo poiché era stata donata loro una tale figlia e una tale sposa. Subito Gesù la rialzava da terra e la poneva accanto a sé, svelandole altri arcani con visione astrattiva chiara e luminosa.
619. Così, era ancora trasformata in lui ed eccezionalmente infiammata per affaticarsi nella Chiesa, come se si accingesse a ciò per la prima volta. Poi, rimanendo al suo fianco, lo riceveva nel suo petto nell'eucaristia, che era celebrata dall'evangelista Giovanni, a cui era anche concessa la felicità di udire la musica; simili misteri procuravano esultanza ai beati, che erano padrini in quella comunione, la più degna che si sia vista o si vedrà mai nel mondo dopo quella del nostro Maestro. Questi la lasciava raccolta con se stesso sotto le specie sacramentali e ascendeva all'empireo. Oh, meraviglie dell'Eterno! Se egli appare mirabile con tutti i santi, come dovette esserlo con colei che amava al di sopra di chiunque altro e per la quale aveva riservato quanto c'era di più eccelso e squisito nella sua forza e sapienza? Ogni creatura lo confessi e lo magnifichi!
Insegnamento della Regina del cielo
620. Mia diletta, desidero che il presente capitolo risponda a un timore che ravviso nel tuo animo in ordine agli eventi singolari che mi concernono. Due preoccupazioni l'hanno assalito: innanzitutto, se tu sia adatta per scrivere questi segreti ovvero se sarebbe preferibile una persona più saggia e migliore, in grado di conferire loro più autorità, perché tu sei la più misera, inutile e ignorante; inoltre, se i lettori saranno persuasi di grazie tanto rare e inaudite, principalmente delle visioni beatifiche e intuitive che sovente ebbi. Ammetto che tu sei la più piccola e limitata: l'hai sentito dalla bocca di sua Maestà ed io te lo confermo, e così sei tenuta a giudicarti. Considera, però, che il credito che sarà dato alla Storia non dipende da te, bensì dal suo Autore, che è la somma verità, e dalla verità che vi è racchiusa; niente avrebbe potuto aggiungerle il più alto serafino, come niente puoi toglierle tu.
621. Non sarebbe stato opportuno che a redarla fosse uno spirito celeste, e pure in tal caso gli increduli e i tardi di cuore avrebbero trovato il modo di calunniarlo. Era necessario che lo facesse un essere umano, ma non era conveniente che fosse dotto e preparato, perché altrimenti ci sarebbe stata la possibilità che essa si attribuisse al suo ingegno e alla sua scienza, scambiata con la luce superna. È ulteriore gloria del nostro sovrano che si tratti di una donna, alla quale nessun aiuto poterono portare l'istruzione e l'intelligenza, ed anch'io ho speciale compiacimento in ciò, poiché sarà palese a te e a tutti che nella narrazione non c'è nulla di tuo, né nulla che derivi da te più che dalla penna che usi: sei solo uno strumento di cui si serve la sua mano per rivelare le mie parole. Non aver paura che, scorgendoti così vile e peccatrice, i mortali mi neghino l'onore che mi spetta, giacché chi non ti presterà fede non farà torto a te, ma a me. E benché le tue mancanze e colpe siano numerose, possono essere tutte cancellate dalla sconfinata pietà del Signore, che non ha voluto scegliere qualcuno più adeguato, ma appunto sollevare te dalla polvere e manifestare in te la sua liberalità, collocando questa dottrina in chi ne mostrasse con più evidenza l'efficacia. Dunque, seguila e sii tale quale brami di essere.
622. Riguardo al tuo secondo turbamento, ho già detto parecchio nel corso del racconto. Coloro che avranno di me il giusto concetto crederanno senza difficoltà, comprendendo la proporzione e corrispondenza che tutti i benefici che illustri hanno con quello della mia maternità divina, perché le opere di Dio sono perfette e se uno ne dubita certamente non lo conosce né conosce me. Se egli è stato estremamente potente e munifico con gli eletti, e la Chiesa rettamente ritiene che alcuni l'abbiano contemplato durante l'esistenza terrena, come mi si contesterà quanto si accorda ad altri tanto inferiori? Tutti i meriti che il mio Unigenito ha acquistato loro e i doni che ha loro prodigato sono finalizzati alla sua esaltazione e poi alla mia, e dal momento che si apprezza e ama di più il fine che i mezzi, che sono amati per esso, l'amore che lo mosse a favorire me fu maggiore di quello che lo mosse a favorire loro, che per me sono stati da lui favoriti; e non suscita stupore che abbia fatto più volte a vantaggio di colei nella quale aveva stabilito di incarnarsi ciò che fece una volta a vantaggio loro.
623. Gli uomini pii e prudenti sanno e hanno insegnato che le grazie che ottenni da Cristo vanno misurate in base alla sua forza e capacità, poiché mi concesse tutte quelle che poté concedermi e che io potei accogliere; e queste non rimasero oziose in me, ma sempre fruttificarono quanto più era possibile in una semplice creatura. Egli era figlio mio e onnipotente per intervenire dove non gli fosse posto ostacolo; quindi, dato che io non glielo posi, chi avrà l'ardire di mettere limiti alla sua azione e alla sua tenerezza per me, da lui stesso resa degna delle sue elargizioni al di sopra di tutti gli altri santi, tanto più se si pensa che nessuno di loro rinunciò a goderlo neppure per un'ora per soccorrere i suoi fedeli? Qualora paia molto il di più che compì in me, sia noto che tutti i miei privilegi furono fondati e racchiusi nella mia immacolata concezione, perché fu più farmi degna della sua gloria quando non potevo meritarla che manifestarmela quando l'avevo meritata e non avevo impedimenti.
624. I miei avvertimenti vincono i tuoi timori e il resto dipende da me, mentre da parte tua non devi preoccuparti che di imitarmi, e questo in ordine a te è lo scopo di quello che intendi e scrivi. Sii piena di sollecitudine e decisa a non tralasciare nemmeno una virtù, volgendo l'attenzione anche al comportamento degli altri beati, poiché non sei meno debitrice di loro verso la misericordia del Redentore ed io non sono mai stata con alcuno generosa come con te. Apprendi alla mia scuola la carità, la gratitudine e l'umiltà di una mia autentica discepola, perché desidero che tu ti segnali e avanzi in questo. Celebra tutte le mie feste con profonda devozione, invitando i cittadini del cielo ad aiutarti, e in particolare l'Immacolata Concezione, dalla quale ricevetti enorme giubilo, che adesso si rinnova vedendo che un così singolare prodigio è stimato e che ne è lodato l'Autore. Nel giorno della tua nascita, sul mio esempio ringrazierai in modo speciale l'Eterno e ti distinguerai nel suo servizio, proponendoti di migliorare la tua vita e di cominciare nuovamente ad impegnarti in ciò, come sarebbe bene che facessero tutti senza trascorrere tale anniversario in vane dimostrazioni di allegria.
CAPITOLO 13
Maria beatissima celebra con i suoi angeli altre feste, in particolare quelle della sua Presentazione, di san Gioacchino, di sant'Anna e di san Giuseppe.
625. La gratitudine per quanto ci è concesso dalla mano del sommo sovrano è una virtù così nobile che con essa conserviamo il nostro rapporto con lui: egli ci favorisce come potente, sovrabbondante e munifico, e noi lo ringraziamo come poveri, umili e obbligati. È proprio di chi offre per la sua larghezza l'accontentarsi della riconoscenza di chi è nel bisogno, ed essa è un contraccambio veloce, facile e dilettevole, che soddisfa il donatore impegnandolo ad essere di nuovo generoso. Ciò succede tra gli uomini magnanimi e a maggior ragione tra il Signore e i suoi figli, poiché noi siamo la stessa miseria e indigenza, mentre egli è ricco e tale che, se possiamo immaginare in lui qualche necessità, questa non è necessità di ricevere, bensì di dare. Quindi, nella sua saggezza, giustizia e rettitudine non ci respinge mai perché sprovvisti, ma perché immemori di quello che ci è prodigato; vuole dispensarci tanto, ma a condizione che gli rendiamo lode. La corrispondenza nei benefici minori lo muove a farne di più grandi e a moltiplicarli, e soltanto chi è umile se li assicura, dal momento che conseguentemente è di certo anche grato.
626. La maestra di questa scienza fu la beatissima Vergine, giacché, avendo ella sola avuto tutta la pienezza di grazie che poterono essere comunicate a una semplice creatura, non dimenticò o tralasciò di apprezzarne alcuna con la massima eccellenza. Aveva assegnato a ciascuna dei particolari cantici con altri singolari esercizi, destinando allo scopo dei giorni dell'anno e in essi delle ore, e a tale premura aggiungeva quella di governare la comunità ecclesiale, istruire gli apostoli e i discepoli, consigliare l'enorme quantità di persone che andavano a consultarla, non negandosi mai a nessuno e non trascurando mai di preoccuparsi delle esigenze dei fedeli.
627. Se la riconoscenza vincola l'Altissimo e lo induce alla liberalità, chi riuscirà a ponderare quanto doveva toccarlo quella che la prudentissima Madre gli palesava in modo eccezionale per tutte le sue innumerevoli e sublimi elargizioni? Noi discendenti di Adamo in paragone siamo negligenti, pigri e così duri di cuore che il poco, ammesso che facciamo qualcosa, ci pare molto; al contrario, alla diligente Regina il molto pareva poco e, compiendo tutto il possibile per le sue forze, si giudicava manchevole. Ho già dichiarato altrove che agiva in maniera simile a Dio, che è un atto purissimo che opera con il medesimo essere senza poter cessare nelle sue operazioni infinite, partecipando ineffabilmente di questa prerogativa: sembrava tutta un'operazione infaticabile e continua, e ciò non sorprende se si pensa che la grazia, che in tutti è impaziente al vedersi oziosa, stava in lei senza limiti e senza la comune misura.
628. Non so spiegare la mia affermazione meglio che riferendo lo stupore degli angeli, che sovente di fronte a quello che contemplavano dicevano tra sé o parlando con sua Maestà: «In costei l'Eterno si mostra mirabile più che in tutti gli altri! In costei la natura umana ci sorpassa considerevolmente! Sia sempre esaltato chi vi ha plasmato, o Maria. Voi siete il vanto e la bellezza dei mortali. Voi siete oggetto di santa emulazione addirittura per noi che siamo esseri spirituali e suscitate meraviglia nei cittadini del paradiso. Siete il portento dell'Onnipotente, la manifestazione della sua destra, la sintesi delle opere del Verbo, il vivo ritratto delle sue perfezioni, l'effigie dei suoi passi e l'immagine in tutto somigliante a colui che si è incarnato nel vostro grembo. Voi siete degna guida della Chiesa militante e gloria specialmente di quella trionfante, onore del nostro popolo e riparatrice del vostro. A tutte le nazioni sia nota la vostra virtù ed eminenza, e ogni generazione vi acclami e benedica. Amen».
629. La nostra Principessa celebrava con essi i favori che le erano stati concessi, supplicandoli di assisterla non soltanto per il suo fervente amore, che meritava e sollecitava tutti i mezzi per l'inestinguibile sete che provoca il fuoco della carità nell'animo in cui arde, ma pure per la sua profonda umiltà, con la quale si confessava più debitrice degli altri, che esortava ad aiutarla a pagare benché fosse l'unica ad esserne capace. In questo modo trasferiva sulla terra, nel suo oratorio, la corte del supremo Re, e faceva del mondo un cielo.
630. Ricordava la sua Presentazione al tempio nella data corrispondente, cominciando dalla vigilia e spendendo l'intera notte in esercizi e ringraziamenti, come in occasione dell'Immacolata Concezione e della Natività. Meditava il beneficio di essere stata condotta dal sommo Bene nella sua casa in tanto tenera età e tutto quanto aveva ricevuto mentre vi dimorava, ma ancor più ammirevole è che, ricolma di luce superna, richiamasse alla memoria gli insegnamenti che le avevano impartito il sacerdote e la sua maestra durante l'infanzia. Aveva la stessa cura in ordine a ciò che aveva appreso dai suoi genitori e successivamente dai Dodici, ed eseguiva nuovamente tutto nel grado conveniente alla sua maturità. Sebbene le fossero sufficienti le parole di Cristo, rammentava quelle di tutti, perché in materia di umiliarsi e di obbedire come inferiore non perdeva alcun punto o ingegnoso segreto. Oh, a che inarrivabile livello portò gli ammonimenti dei sapienti: «Non appoggiarti sulla tua intelligenza e non credere di essere saggio; non disprezzare i racconti e gli avvertimenti degli anziani, e ascolta le loro massime; non aspirare a cose troppo elevate, piegati invece alle umili»!
631. Sentiva come un'affezione naturale al ritiro di cui aveva goduto allora, anche se si era prontamente sottomessa al comando di lasciarlo per gli imperscrutabili fini del nostro Creatore, che in tale anniversario la compensava con dei doni singolari. Il Salvatore scendeva dall'empireo avvolto da un eccezionale splendore e scortato dai suoi ministri, e proclamava: «Colomba mia, venite a me, che sono vostro Signore e vostro figlio. Voglio darvi un'abitazione più sicura ed eccellente, che sarà in me medesimo: venite, carissima amica mia, alla vostra legittima stanza». A questo dolcissimo invito i serafini la sollevavano dal suolo, poiché al cospetto di Gesù stava prostrata finché egli non la pregava di rialzarsi, e con sublimi armonie la collocavano al suo fianco. Subito la Vergine percepiva o capiva che la divinità di lui la riempiva tutta come tempio della sua gloria e la penetrava, rivestiva e circondava come il mare fa con il pesce che tiene in sé; per quel contatto sperimentava effetti ineffabili, avendo una specie di possesso di sua Maestà che non posso spiegare, nel quale provava grande soddisfazione e giubilo pur non vedendolo faccia a faccia.
632. Ella chiamava questa immensa grazia "il mio altissimo rifugio" e la solennità "festa dell'essere di Dio", e componeva mirabili cantici di gratitudine. Alla sera, poi, magnificava il nostro sovrano per tutti i patriarchi e i profeti, da Adamo a Gioacchino ed Anna: per quanto aveva elargito loro, per quanto avevano predetto e per quanto di essi riferiscono i testi sacri. Rivolgendosi a suo padre e sua madre esprimeva riconoscenza per essere stata offerta tanto piccola all'Onnipotente, e chiedeva che nella Gerusalemme trionfante lo lodassero per ciò a nome suo e le impetrassero da lui che l'educasse a farlo e la guidasse in ogni sua azione; soprattutto, li implorava di esaltarlo per averla esentata dal peccato originale allo scopo di sceglierla perché lo accogliesse nel suo grembo, dal momento che considerava sempre inseparabili tali favori.
633. Viveva pressappoco nello stesso modo le memorie dei suoi genitori, che entravano nel suo oratorio con l'Unigenito e con una moltitudine di spiriti celesti. Con questi ultimi ringraziava il suo diletto per averle concesso di nascere da persone così rette e conformi alla sua volontà e per come le aveva premiate, e ideava altri inni che ripetevano con musica soavissima e forte. Ciascun coro dei suoi angeli e di quelli che in simili circostanze si univano ad essi le illustrava un attributo dell'Eterno e uno del Verbo fatto uomo, in un colloquio che le procurava incomparabile gioia e l'accendeva ulteriormente nell'amore e che era causa di enorme gaudio accidentale anche per i due santi. A questi Maria domandava infine di benedirla, restando stesa nella polvere mentre risalivano al paradiso.
634. Nel giorno dedicato al suo castissimo sposo, celebrava il matrimonio in cui egli le era stato dato come fedele compagno per nascondere i misteri dell'incarnazione e per compiere con eccelsa sapienza le opere della redenzione, e, poiché teneva depositato nel suo prudentissimo cuore questo consiglio immutabile della Provvidenza, ponderandolo e stimandolo opportunamente, era straordinariamente esultante. Giuseppe arrivava con stupendo fulgore e con migliaia di ministri superni, che intonavano con allegrezza e compostezza i nuovi motivi scritti dalla nostra Maestra per i benefici ricevuti insieme a lui.
635. Dopo aver speso in tale maniera parecchie ore, la Regina passava le rimanenti discorrendo delle perfezioni e delle prerogative divine, perché in assenza del Signore questo era ciò che la rallegrava maggiormente. Poi, per prendere congedo lo supplicava di intercedere per lei e di rendere onore alla Trinità da parte sua, gli raccomandava le necessità dei credenti e degli apostoli e si faceva benedire, continuando alla sua partenza le consuete manifestazioni di umiltà. Segnalo due cose: in quelle occasioni Cristo, durante la sua permanenza quaggiù, l'assisteva e le si mostrava trasfigurato come sul Tabor, rimunerando la sua profonda devozione e rinnovandola meravigliosamente; inoltre in esse, come in altre delle quali parlerò in seguito, ella aggiungeva una premura conveniente alla sua pietà e degna della nostra attenzione, e cioè sfamava molti poveri, apparecchiando e servendoli con le proprie mani stando in ginocchio. A tal fine, ordinava all'Evangelista di trovare e condurle innanzi i più trascurati e bisognosi, ed egli eseguiva puntualmente il suo comando. La Vergine preparava pure un altro pranzo più delicato per mandarlo agli infermi indigenti che erano negli ospedali e non potevano essere portati a casa sua, e li andava a consolare e sollevare con la sua presenza. Istruì su tutto questo i suoi figli, affinché la imitassero palesandosi per quanto possibile obbligati con lodi e gesti caritatevoli.
Insegnamento della Regina del cielo
636. Mia eletta, l'ingratitudine nei confronti dell'Altissimo è una delle colpe più brutte e che rendono più odiosi ai suoi occhi e a quelli dei beati, che hanno una specie di orrore per questa turpissima villanìa. Eppure, benché essa sia per loro così pericolosa, i mortali non commettono nessun altro peccato con più sconsideratezza e frequenza. È certo che il medesimo Dio, per non essere tanto offeso dalla generale dimenticanza delle sue elargizioni, vuole che la Chiesa compensi in qualche misura la mancanza in cui incorrono i suoi membri e tutti gli altri, e dunque sono in gran numero le preghiere e i sacrifici a sua gloria; però, siccome i favori della sua liberalissima destra appartengono non solo alla comunità ecclesiale ma anche ad ognuno in particolare, ciò non basta ad estinguere il debito, che si è singolarmente tenuti a soddisfare.
637. Quanti vi sono che non hanno mai fatto atti di autentica riconoscenza verso colui che ha concesso e conserva loro la vita, e accorda loro salute, vigore, nutrimento, decoro e averi materiali? Altri, poi, sono mossi ad essi non dall'amore per il Donatore, bensì dall'amore per se stessi e per le realtà terrene che si compiacciono di possedere, inganno che si desume da due fattori. Il primo è che, allorché le perdono, si rattristano, adirano ed abbattono, senza essere capaci di pensare ad altro né altro implorare e apprezzare, perché hanno caro esclusivamente quello che è apparente e caduco. E sebbene sovente sia per loro una grazia l'essere privati delle buone condizioni fisiche, delle facoltà e di cose simili affinché non vi si abbandonino disordinatamente, reputano tale evento una sventura e sempre desiderano correre dietro a ciò che ha termine, per perire assieme ad esso.
638. Il secondo è che, per la cieca bramosia dei beni transitori, non si ricordano di quelli celesti, che non sanno discernere e gradire. Questo errore è ripugnante e terribile tra i cristiani, ai quali l'immensa misericordia dell'Onnipotente, senza che alcuno la vincolasse e muovesse con il proprio retto comportamento, applicò in modo speciale i meriti della passione del mio Unigenito. Costoro potevano nascere in altri secoli, antecedentemente alla sua incarnazione, oppure tra i pagani, gli idolatri e gli eretici, dove sarebbe stata inevitabile la dannazione. Egli, invece, li ha gratuitamente attratti alla fede illuminandoli sulla sicura verità; li ha giustificati mediante il battesimo e ha dato loro i sacramenti, dei ministri e degli insegnamenti; li ha posti sul diritto sentiero e li soccorre con aiuti, li assolve quando hanno sbagliato, li rialza quando sono caduti, li aspetta per la conversione, li invita con clemenza e li premia con eccezionale larghezza; li difende tramite gli angeli; si offre loro come pegno e come alimento di vita spirituale, e non passa giorno od ora senza accumulare i suoi benefici.
639. Dimmi, quindi: quale gratitudine si deve a tanto liberale e paterna benignità? E quanti l'hanno? È ammirevole soprattutto che non si siano sbarrate le porte e prosciugate le fonti della sua bontà, e questo accade poiché è infinita. La principale radice di una così spaventosa grettezza è la loro esorbitante ingordigia e avidità delle ricchezze mondane, che fa sia sembrare da poco quelle che ricevono sia ignorare le altre, più elevate. A tale stoltezza se ne accompagna solitamente una peggiore, cioè la supplica per ottenere dal Signore non soltanto ciò di cui hanno bisogno, ma anche ciò che ambiscono per capriccio e che serve alla loro rovina. Fra gli uomini non è normale che si cerchi alcunché presso chi si è offeso, a maggior ragione se allo scopo di offenderlo ancor più. Per quale motivo dunque un essere vile e spregevole, nemico dell'Eterno, gli domanda il benessere, l'onore, la roba e altre cose che ha costantemente usato contro di lui?
640. E aggiungendo che mai lo ha ringraziato perché lo ha creato, redento, chiamato, atteso, perdonato e gli tiene preparata la medesima gloria di cui gode egli stesso, qualora voglia acquistarla, è chiaramente un'inaudita temerarietà e audacia che ardisca chiedere essendosene così reso assolutamente indegno, se prima non se ne pente. Ti garantisco che questo frequente peccato è uno dei più evidenti segni di riprovazione in coloro che lo commettono sconsideratamente. È un cattivo indizio pure il fatto che l'equo giudice distribuisca abbondanza di favori temporali a chi è immemore del proprio riscatto, giacché costui dimenticando il mezzo della salvezza anela a quello della morte e il suo conseguimento non è che un castigo.
641. Ti manifesto il pericolo affinché tu ne abbia terrore e te ne allontani, ma intendi bene che la tua riconoscenza non ha da essere ordinaria e comune, dal momento che ciò che ti è stato prodigato sorpassa ogni tua ponderazione. Non lasciarti indurre a sminuirti con il pretesto della modestia e a non stimarlo convenientemente. Ti è noto l'impegno del demonio nel tentare di farti sparire da davanti agli occhi le elargizioni di sua Maestà e mie, procurando che tu ritenga le tue mancanze e miserie incompatibili con esse e con la luce che ti è stata concessa. Esci ormai del tutto da questo inganno, comprendendo che tanto più ti abbasserai ed annienterai quanto più attribuirai a Dio quello che ti è accordato dalla sua generosità, e che quanto più gli dovrai tanto più povera ti troverai per pagare il debito. Questa consapevolezza non è presunzione, bensì avvedutezza, e trascurarla non è umiltà, bensì ottusità oltremodo riprensibile, perché non puoi essere grata di qualcosa di cui sei all'oscuro né puoi amare molto se non ti sai costretta e stimolata dai doni che ti obbligano. Sei giustamente preoccupata di non perdere la grazia e l'amicizia dell'Altissimo, che ha operato con te quanto basta per numerose anime, ma è assai diverso l'avere prudentemente paura di privartene e il dubitarne; il tuo avversario nella sua astuzia prova a farti equivocare e ad introdurre in te un'incredula pertinacia coperta con il manto della buona intenzione e del santo timore. Impiega quest'ultimo nel custodire il tuo tesoro e nell'avere una purezza angelica, imitandomi con diligenza e mettendo in pratica tutti gli insegnamenti che a tal fine ti impartisco nella presente Storia.
CAPITOLO 14
La maniera mirabile in cui Maria santissima celebrava i misteri dell'incarnazione e della natività del Verbo fatto uomo e si mostrava riconoscente per questi grandi benefici.
642. Chi era tanto fedele nel poco come la Vergine beatissima indubbiamente doveva essere fedelissimo nel molto ed ella, se fu estremamente diligente e sollecita nel gradire i favori minori, di certo lo fu, con ogni abbondanza, anche nel gradire quelli maggiori che ricevette dalle mani dell'Altissimo insieme a tutti noi. Fra di essi occupa il primo posto l'incarnazione del Verbo nelle sue viscere, poiché questa fu l'opera più eccellente e la grazia più sublime delle numerose alle quali si poterono estendere a nostro vantaggio il potere e la sapienza infiniti, congiungendo in una persona la natura divina e la natura umana per mezzo dell'unione ipostatica, che fu il principio di tutte le elargizioni distribuite dall'Onnipotente ai mortali e agli angeli. Con quell'inimmaginabile meraviglia egli si impegnò al punto che non ne sarebbe uscito con tanta gloria se non avesse avuto tra noi qualche garante, nella cui santità e corrispondenza si guadagnasse pienamente il frutto di un così raro beneficio. La suddetta affermazione si capisce meglio considerando ciò che ci insegna la fede, cioè che dalla scienza dell'Eterno fu da sempre prevista l'ingratitudine dei reprobi, e quanto malamente si sarebbero avvalsi di un dono mirabile e singolare come è il fatto che Dio sia divenuto uomo vero, maestro, redentore ed esempio per ciascuno.
643. Quindi, un simile prodigio fu ordinato in maniera che ci fosse chi compensasse la loro ingiuria e la loro offesa e si interponesse con appropriata riconoscenza tra costoro e sua Maestà, per soddisfarlo secondo le nostre possibilità. Questo fu eseguito innanzitutto dall'umanità santissima del nostro salvatore Gesù, che fu il mediatore presso il Padre', riconciliando tutti con lui e scontando le colpe di tutti con sovrabbondante eccesso di meriti; però, dal momento che egli era contemporaneamente Dio vero e uomo vero, pare che per la natura umana sarebbe rimasto ugualmente il debito verso di lui se tra le semplici creature non se ne fosse trovata alcuna che lo saldasse per intero con l'aiuto superno. Tale contraccambio gli fu offerto dalla nostra Regina: ella sola fu la segretaria del gran consiglio e l'archivio dei suoi misteri; ella sola li comprese, ponderò e apprezzò nella misura che poteva essere pretesa dalla natura umana senza divinità; ella sola supplì alla nostra villania e alla scarsezza e grossolanità con cui in confronto si sono mostrati obbligati i figli di Adamo; ella sola placò il suo stesso Unigenito e dette riparazione dell'oltraggio arrecatogli da tutti per non averlo accolto come loro Signore e come vero Dio fatto uomo per riscattarli.
644. Maria ebbe questo impenetrabile arcano talmente fisso nella memoria che non lo dimenticò mai neppure per un istante. Era anche cosciente dell'ignoranza che tanti ne avevano e, allo scopo di ringraziare per esso per sé e per gli altri, faceva parecchie volte genuflessioni, prostrazioni e vari atti di venerazione, ripetendo incessantemente e in molteplici modi la seguente preghiera: «Eccelso sovrano, mi inchino dinanzi a voi, presentandomi a nome mio e di tutti. Vi lodo e benedico per la vostra straordinaria incarnazione, vi confesso e adoro nell'unione ipostatica della natura umana e della natura divina nel Verbo. Se gli infelici discendenti di Eva ne sono all'oscuro o non ne sono convenientemente grati, ricordatevi con pietà che sono in una condizione fragile, inconsapevoli e colmi di passioni, e che non possono venire a voi qualora non vi siano attirati dalla vostra clementissima benignità'. Scusate il difetto di gente così debole! Io, vostra ancella e vile verme, vi magnifico per me e per ognuno di essi con la corte celeste, supplicandovi dall'intimo della mia anima di prendere a cuore la causa dei vostri fratelli e di ottenere loro il perdono. Guardate nella vostra sconfinata misericordia ai miseri che sono nati nel peccato, non si rendono conto del proprio danno e non sanno che cosa fanno né che cosa vada fatto. Vi imploro per il vostro e mio popolo, perché, in quanto siete uomo, siamo tutti della vostra natura: non vogliate dunque spregiarla. Se in quanto Dio attribuite immenso valore alle vostre opere, siano esse il giusto risarcimento, poiché soltanto voi siete in grado di pagare quello che abbiamo ricevuto e dobbiamo all'Altissimo, che vi ha mandato per soccorrere i poveri e per liberare i prigionieri'. Restituite la vita ai morti, arricchite i bisognosi, illuminate i ciechi: siete la nostra salute, il nostro bene e tutto il nostro rimedio».
645. Ella innalzava di continuo e quotidianamente simili orazioni e, in coincidenza della data nella quale l'incarnazione si era realizzata nel suo purissimo grembo, aggiungeva degli esercizi per onorare il sublime evento. Era favorita dall'Eterno più che in altre feste da lei celebrate, giacché la solennità non durava un giorno, ma i nove immediatamente precedenti il venticinque marzo, in cui era avvenuto dopo la preparazione che ho descritto all'inizio della seconda parte, esponendo in nove capitoli le meraviglie che predisposero degnamente colei che doveva concepire il Verbo. Qui è necessario supporre quanto si è già affermato e riassumerlo brevemente per evidenziare come esprimesse di nuovo riconoscenza per quel sommo miracolo. 646. Cominciava dalla sera del sedici marzo e, sino al venticinque, stava ritirata senza mangiare né dormire, assistita dall'Evangelista esclusivamente per la santa comunione. L’Onnipotente le rinnovava tutti i doni che le aveva concesso allora, insieme ad altri del suo Gesù, che, essendo ormai stato generato dalla compassionevole ed eccellente Regina, si incaricava di sostenerla e beneficarla in quell'occasione. Nei primi sei giorni ciò accadeva in questa maniera: per alcune ore della notte ella protraeva le sue solite pratiche e quindi Cristo faceva ingresso nella stanza con la maestà con la quale risiede nell'empireo, scortato da migliaia dei suoi ministri superni, entrando alla sua presenza con tale splendore.
647. L'accortissima e religiosissima Vergine gli prestava culto con l'umiltà e la riverenza di cui solo la sua smisurata prudenza era capace. Successivamente, era sollevata dai custodi e collocata alla destra di lui sul trono, dove percepiva un'ineffabile unione con la medesima umanità e divinità, che la trasportava e riempiva di gloria e di effetti che è impossibile spiegare a parole. Lì il Signore compiva un'altra volta in lei i prodigi di un tempo, facendo corrispondere il primo giorno al primo, il secondo al secondo e così via, e li accompagnava con elargizioni conformi allo stato attuale di entrambi. Benché Maria avesse sempre la scienza abituale di quanto aveva inteso in passato, diversamente il suo intelletto era applicato ad usarla con più chiarezza ed efficacia.
648. Nel primo giorno le era mostrato tutto quello che il supremo sovrano aveva fatto nel primo della creazione: in che ordine e in che modo erano sorte le cose spettanti alla giornata; il cielo, la terra e gli abissi con la loro lunghezza, larghezza e profondità; la luce, le tenebre e la loro separazione con le varie condizioni e proprietà di tali realtà visibili. Riguardo a quelle invisibili, poi, aveva notizia dell'origine degli angeli, delle loro distinzioni e doti, del periodo in cui erano rimasti in grazia, della discordia tra gli apostati e gli obbedienti, della caduta degli uni e della confermazione in grazia degli altri, nonché di tutto il resto che Mosè misteriosamente incluse nelle opere del primo giorno. Era parimenti informata degli scopi che Dio aveva per comunicarsi e rivelarsi attraverso di esse, affinché gli esseri spirituali e i mortali lo conoscessero e lodassero. Dal momento che la ripetizione non era sterile, il Figlio le diceva: «Colomba mia, su tutto questo, attuato dal mio infinito potere, vi ho istruito prima di prendere carne nel vostro talamo castissimo, per manifestarvi la mia grandezza. Lo faccio ancora per riconsegnarne a voi il possesso e il dominio come a mia vera Madre, che gli angeli, il cielo, la terra, la luce e le tenebre devono servire con docilità, e perché magnifichiate convenientemente il Padre per quanto la progenie di Adamo non sa apprezzare».
649. Ella soddisfaceva pienamente la sua volontà e il debito con atti di gratitudine a nome proprio e di tutti, non cessando né questi né altri arcani esercizi sino a quando il suo Unigenito non la lasciava. Nel secondo giorno, alla stessa maniera, il Salvatore scendeva a mezzanotte e ravvivava in lei la cognizione del secondo della creazione: la fondazione del firmamento in mezzo alle acque per dividere le une dalle altre; il numero e la disposizione dei cieli; la loro struttura, armonia, qualità, dimensione e bellezza. La Signora penetrava tutto infallibilmente, come si era verificato e senza opinioni, sebbene fosse al corrente di quelle dei dottori e dei commentatori. Nel terzo giorno le era palesato ciò che di esso riferisce la Scrittura, cioè come l'Eterno avesse riunito le acque che stavano sulla terra e formato il mare, scoprendo il suolo perché desse frutti, come subito fece al suo comando producendo germogli, erbe, alberi e altre cose che lo adornano. Le erano svelate le caratteristiche di tali piante e in che modo potevano essere utili o nocive. Nel quarto giorno comprendeva la costituzione del sole, della luna e delle stelle; la loro materia e configurazione, le loro peculiarità, i loro influssi e i movimenti con i quali regolano gli anni, le stagioni e le giornate. Nel quinto giorno apprendeva la nascita degli uccelli e dei pesci, che aveva avuto luogo dalle acque; come era avvenuta al principio e come si conservavano e moltiplicavano; le specie e le particolarità di quelli e degli altri animali. Nel sesto giorno era illuminata sulla genesi dell'uomo, fine di tutto; sulla sua composizione e perfezione, in cui tutto era racchiuso; sull'incarnazione, alla quale era ordinata, e sugli altri segreti della somma provvidenza che conteneva, attestandone l'immensa maestà.
650. Quotidianamente intonava un cantico ad esaltazione dell'Onnipotente per quanto aveva realizzato nel giorno corrispondente e per quanto ne apprendeva. Quindi, lo implorava intensamente per l'umanità, specialmente per i credenti, affinché fossero riconciliati con lui e avessero intelligenza di lui e delle sue opere, perché in esse e per esse lo incontrassero, amassero e celebrassero. Ponderando sia l'ignoranza di tanti, che non sarebbero giunti a questo e alla fede che avrebbero potuto ottenere, sia la tiepidezza e negligenza dei cattolici che, pur ammettendole, non ne sarebbero stati abbastanza obbligati, compiva esercizi eroici e mirabili per compensare simili difetti. Gesù la sublimava proporzionatamente con una nuova partecipazione della sua divinità, cumulando in lei quello di cui costoro si rendevano indegni per la loro riprovevole dimenticanza. Le conferiva una rinnovata autorità sulle opere del giorno, perché le fossero sottomesse confessandola genitrice del loro Autore, che la stabiliva suprema Regina di tutto ciò che aveva chiamato all'esistenza nell'universo intero.
651. Nel settimo giorno tali benefici le erano accresciuti, poiché da allora non veniva il nostro Maestro dall'empireo, ma era lei ad essere sollevata lassù, come era accaduto al tempo dell'incarnazione. Per ordine dell'Altissimo, i custodi ve la trasferivano a metà della notte e, mentre ella lo adorava, i serafini la avvolgevano in un abito più puro e candido della neve e più fulgido del nostro astro. La cingevano con una cintura di pietre così pregiate e inestimabili che in natura non si trova nulla di paragonabile, giacché ognuna sorpassava in splendore il medesimo globo del sole, anzi di parecchi soli, se questi si congiungessero; poi, le ponevano collane, braccialetti ed altri gioielli, commisurati alla persona che li accoglieva e a chi li concedeva, perché erano portati con ammirevole riverenza dal trono stesso della beatissima Trinità. Ciascun monile significava in modo diverso la comunicazione che essa faceva delle proprie eccezionali prerogative, e inoltre anche i sei serafini che la decoravano rappresentavano il mistero del loro servizio.
652. Ai primi angeli ne succedevano ancora sei, che abbellivano ulteriormente Maria come ritoccandone le facoltà e accordando a tutte una grazia che non è esprimibile a parole, e quindi ne seguivano altri sei, i quali le davano qualità e lume che elevavano il suo intelletto e la sua volontà per la visione e fruizione beatifica. Dopo averla resa tanto stupenda, la innalzavano insieme, in numero di diciotto, e la collocavano alla destra di Cristo. Ella era interrogata su che cosa desiderasse e, vera Ester, dichiarava: «Chiedo misericordia per il mio popolo e, a nome suo e mio, bramo di ringraziarvi del generosissimo dono che gli avete dispensato assumendo la forma umana nel mio grembo per redimerlo». A tali affermazioni e domande ne aggiungeva altre di incomparabile carità e sapienza, pregandolo per tutti e principalmente per la Chiesa.
653. Egli parlava con l'Eterno e proclamava: «Vi benedico, Padre mio, e vi offro questa discendente di Adamo, a voi gradita e prescelta tra le creature come madre mia e testimonianza dei nostri infiniti attributi. Ella soltanto apprezza con cuore riconoscente il favore che io feci agli uomini rivestendomi della loro natura per insegnare il sentiero della vita e riscattarli dalla morte, e l'abbiamo eletta per placare il nostro risentimento contro la loro ingratitudine. Ella soltanto contraccambia come gli altri non vogliono o non riescono, e non possiamo disdegnare le suppliche che ci porge per loro con la pienezza della sua santità e del nostro compiacimento».
654. Queste meraviglie erano ripetute nei tre giorni conclusivi della novena e il venticinque marzo, all'ora dell'incarnazione, Dio le si manifestava intuitivamente, con più gloria di quella di cui gioivano tutti i comprensori. Benché nei tre suddetti giorni essi avessero un singolare gaudio accidentale, questo era superiore nell'ultimo, caratterizzato da straordinaria allegrezza per la Gerusalemme trionfante. Ciò che la nostra sovrana riceveva eccede immensamente la nostra immaginazione, poiché le erano ratificati ed aumentati in maniera ineffabile tutti i privilegi; siccome, peraltro, era viatrice per meritare ed era informata di quale fosse lo stato della comunità ecclesiale nel suo secolo e di quale sarebbe stato in quelli futuri, impetrava per ogni epoca larghe elargizioni, o meglio le guadagnava tutte, quante mai il sommo potere ne ha fatte e ne farà sino alla fine del mondo.
655. Nelle feste la Vergine otteneva sempre la conversione di moltissimi, che allora e più tardi sono venuti alla nostra religione; in tale data, però, l'indulgenza era maggiore, perché ha conquistato per tante monarchie, province e nazioni i benefici che hanno avuto con l'essere state convocate nella Chiesa, e quelle in cui ha perseverato di più la fede sono più debitrici alle sue implorazioni e alle sue virtù. In particolare mi è stato rivelato che quando celebrava l'Incarnazione liberava le anime del purgatorio, e dall'empireo, dove questo le era assicurato in quanto Regina di tutto e genitrice del Salvatore, inviava dei ministri superni a trarle fuori da lì. Le consegnava poi all'Onnipotente come frutto di quell'evento, per mezzo del quale aveva mandato il suo Unigenito a recuperare coloro che il nemico aveva così a lungo tiranneggiato, e lo onorava per essi. Tornava sulla terra giubilante per aver lasciato accresciuta la corte del cielo e ancora rendeva grazie con la consueta umiltà. A nessuno sembri inconcepibile un simile prodigio, poiché non è gran cosa che, nel giorno in cui era stata sollevata alla sublime dignità di Madre del Signore e di dominatrice dell'intero universo, aprisse con tanta liberalità i tesori divini ai suoi fratelli e suoi stessi figli, considerando che a lei si erano spalancati allorché aveva accolto in sé la medesima Divinità unita ipostaticamente con la sua sostanza e che ella sola arrivava a valutare adeguatamente questo bene, proprio per lei, comune per tutti.
656. In modo diverso solennizzava il Natale. Cominciava dal vespro precedente con gli esercizi, gli inni e la preparazione, e all'ora del parto Gesù appariva con stupefacente splendore accompagnato da migliaia di angeli ed anche dai patriarchi Gioacchino, Anna, Giuseppe, Elisabetta e da altri. I custodi la innalzavano e la collocavano alla sua destra, intonando con soave armonia il cantico di gloria che avevano elevato alla natività e alcuni tra i numerosi che Maria aveva composto, grata per tale mistero, ad esaltazione dell'Altissimo. Dopo essere restata occupata in questo per un buon tratto di tempo, ella chiedeva licenza e scendeva dal trono, prostrandosi di nuovo dinanzi a Cristo. In quella posizione lo adorava a nome del genere umano e lo ringraziava di essere venuto alla luce per redimerlo; quindi, faceva una fervorosa preghiera per tutti, specialmente per i credenti, presentandogli la fragilità della
loro condizione e la loro necessità dell'aiuto del suo braccio per giungere sino alla cognizione di lui e ottenere la vita imperitura. Allegava la misericordia per la quale egli aveva voluto nascere dal suo purissimo talamo, la povertà in cui ciò era avvenuto, le tribolazioni e le fatiche che aveva accettato, l'essere stato alimentato al suo petto ed allevato da lei, e tutti gli arcani relativi a quelle circostanze. Il nostro Maestro gradiva questa orazione e, di fronte agli esseri spirituali e ai santi, si dichiarava vincolato dalla carità e dalle parole della felicissima Principessa e le concedeva un'altra volta, come dispensatrice delle sue ricchezze, di applicarle e distribuirle a proprio piacimento. Ella gli obbediva con mirabile sapienza e con eccezionale vantaggio dei fedeli, e infine esortava gli eletti a magnificarlo da parte sua e dei mortali ed invocava la benedizione. Sua Maestà gliela impartiva e risaliva al Padre.
Insegnamento della Regina del cielo
657. Mia diletta, l'ammirazione con la quale esponi i segreti che ti paleso della mia storia deve trasformarsi in lode di Dio, che fu così generoso con me, e in slancio al di sopra di te stessa, con la fiducia con cui esigo che domandi la mia efficace intercessione e protezione. Se sei sorpresa che fossero accumulate in me grazie su grazie, e che fossi frequentemente visitata o portata presso l'Eterno, rammenta quanto hai scritto, cioè che mi privai della visione beatifica per governare la Chiesa. E anche qualora questo non avesse meritato la ricompensa che mi fu data mentre vivevo nel mondo, per il mio titolo di Madre sua il Salvatore avrebbe fatto in me meraviglie che non hanno spazio nell'immaginazione né si addicevano ad alcuno; esso eccede tanto la sfera delle rimanenti dignità che sarebbe turpe ignoranza negarmi i benefici che non si trovano negli altri. Il prendere da me carne fu per lui un impegno di tal peso che - secondo la tua maniera di intendere - non vi sarebbe riuscito se non avesse compiuto tutto quello che la sua onnipotenza può e che io ero capace di ricevere. Essa è infinita e non si esaurisce, e invece ciò che comunica fuori di sé è finito e ha termine; peraltro, io sono una semplice creatura e, paragonato con il sommo sovrano, tutto il creato è niente.
658. Aggiungi che non misi impedimento al suo realizzare in me senza limite e senza misura i favori ai quali si estendeva e, siccome questi erano sempre finiti, benché straordinari, e il suo potere era infinito, si comprende che ebbe modo di concentrare in me doni su doni. E non solo fu possibile, ma pure conveniente perché effettuasse con assoluta perfezione il prodigio di farmi sua genitrice, dal momento che nessuna delle sue opere è incompleta e mancante. Giacché in una simile eccellenza sono contenuti, come nella loro origine e nel loro principio, tutti i privilegi che mi appartengono conseguentemente, quando fui conosciuta come tale furono conosciuti implicitamente anch'essi, nella loro causa. Il Signore li lasciò alla pietà e all'attenzione dei battezzati, che per obbligarlo e guadagnare la mia difesa avrebbero parlato degnamente della mia grandezza e delle mie prerogative, raccogliendole e confessandole proporzionatamente alla loro riverenza e alla mia sublimità. Allo scopo, molti autori hanno avuto particolare illuminazione, nonché varie rivelazioni in proposito.
659. Poiché certi sono stati timidi per buono zelo e certi altri lenti per scarsa devozione, nella sua benignità il mio Unigenito, nel periodo opportuno, ha deciso di manifestare questi occulti misteri senza affidarsi ai discorsi terreni o alla scienza alla quale possono arrivare, bensì alla loro medesima verità divina; così, tutti ne avranno nuova gioia e speranza, sapendo quanto io sia in grado di aiutarli, e renderanno all'Altissimo la gloria che gli spetta per me e per la redenzione.
660. Voglio che ti giudichi più in debito degli altri, perché ti ho scelto come mia speciale discepola affinché, redigendo questo racconto, tu ti innalzi con più ardente amore e con più accesi desideri di seguirmi per mezzo dell'imitazione a cui ti invito e chiamo. L'insegnamento del presente capitolo è il tuo dovere di modellarti su di me nell'ineffabile gratitudine che io ebbi per l'incarnazione del Verbo nel mio grembo. Imprimila nel tuo cuore, per non obliarla mai, e distinguiti soprattutto nei giorni che corrispondono agli arcani che hai illustrato; in essi celebrala in mio nome con singolare disposizione e giubilo della tua anima, ringraziando per tutti colui che si è fatto uomo nelle mie viscere per riscattarli, ed esaltalo per l'onore al quale mi elevò concedendomi ciò. Agli spiriti superni e ai santi in cielo, dopo la cognizione che hanno della Trinità, nulla procura maggiore stupore che il vederlo unito alla natura umana e, sebbene avanzino incessantemente nella penetrazione di questo, ne resta loro parecchio da afferrare, per i secoli dei secoli.
661. Perché tu rinnovi in te il ricordo dei due eventi, cerca di acquisire umiltà e purezza angeliche, poiché con esse sarà gradita a sua Maestà la riconoscenza che gli devi e darai almeno un po' il contraccambio; pondera, inoltre, la gravità delle colpe di coloro che hanno Gesù per fratello e degenerano da questa. Considerati come un ritratto del Dio-uomo e pensa che lo disprezzi o cancelli con ogni peccato che commetti. I discendenti di Adamo sono assai immemori della dignità alla quale furono sollevati e non si spogliano degli antichi costumi e delle antiche miserie per rivestirsi di Cristo; ma tu, figlia mia, dimentica la casa di tuo padre e il tuo popolo, e adornati con la bellezza del tuo Salvatore per piacere al supremo Re.
CAPITOLO 15
Si parla di altre feste che Maria beatissima celebrava, cioè di quelle della circoncisione, dell'adorazione dei Magi, della sua purificazione, del battesimo e del digiuno di Cristo, dell'istituzione del Santissimo Sacramento, della passione e della risurrezione.
662. Nel rinnovare la memoria della vita e passione del nostro Redentore, la Regina non mirava soltanto a rendergli l'adeguata riconoscenza per se stessa e per l'intero genere umano e ad insegnare alla Chiesa questa scienza, come maestra della santità e della sapienza; oltre al soddisfare un simile debito, era suo disegno vincolarlo a sé, inclinando la sua sconfinata bontà alla pietà, di cui comprendeva bisognosa la fragilità e miseria degli uomini. Nella sua prudenza intendeva che egli e il Padre erano assai irritati dalle loro colpe e che nel tribunale della clemenza celeste essi non avevano niente da addurre a proprio favore se non l'immensa benevolenza con la quale Dio stesso li aveva amati e riconciliati quando erano peccatori e suoi nemici'. Dal momento che ciò era stato realizzato dall'Unigenito con le sue opere, i suoi tormenti e i suoi misteri, giudicava le date in cui questi si erano compiuti adatte per moltiplicare le suppliche e per muoverlo al perdono, implorandolo di amarli perché li aveva amati, di chiamarli alla fede e all'amicizia con lui perché le aveva egli medesimo guadagnate loro, di giustificarli perché aveva conquistato loro la giustificazione e la vita eterna.
663. Né i mortali né gli angeli arriveranno a ponderare degnamente quanto il mondo debba alla sua benignità materna. 1 tanti benefici che ricevette dalla destra divina, come anche le tante visioni beatifiche che le furono concesse mentre era quaggiù, non furono per lei sola, ma pure per noi; in tali occasioni, infatti, la sua intelligenza e carità giunsero al massimo grado possibile in una semplice creatura, e in misura proporzionata ella desiderava la gloria dell'Altissimo nella salvezza degli essere dotati di ragione. Siccome al tempo stesso restava viatrice per meritare, vince qualsiasi capacità l'incendio che divampava nel suo purissimo cuore affinché non si dannasse nessuno di coloro che potevano arrivare a godere di sua Maestà. Da quell'anelito le risultò un prolungato martirio, che sostenne nella sua esistenza e che l'avrebbe consumata ad ogni ora e ad ogni istante se non fosse stata preservata e sorretta. Il supplizio fu il pensare che molti si sarebbero persi e sarebbero rimasti per sempre privi della gioia della contemplazione del sommo Bene, e per di più avrebbero subito i perenni castighi dell'inferno, senza la speranza del rimedio da loro disprezzato.
664. La Vergine si angustiava con enorme tristezza di questa straziante infelicità, giacché la valutava e calcolava con uguale cognizione, alla quale corrispondeva peraltro il suo incredibile fervore; dunque, non avrebbe trovato sollievo alle sue pene qualora esse fossero state lasciate crescere in base alla forza della sua affezione e della considerazione di quanto Cristo aveva fatto per riscattare i suoi fratelli. L'Onnipotente impediva le conseguenze di questo dolore fatale: a volte la conservava miracolosamente; altre la distraeva con diverse illuminazioni; altre ancora le svelava gli occulti segreti della predestinazione perché, capendo le motivazioni e l'equità della sua giustizia, avesse quiete. I suddetti erano alcuni degli espedienti con cui egli si preoccupava che non venisse meno per i misfatti e per la condanna perpetua dei reprobi. Se una sorte così sciagurata da lei prevista la amareggiava tanto pesantemente e se in suo Figlio produceva effetti tali che per riparare si consegnò alla crocifissione, con che parole si definirà la cieca insensatezza di chi si abbandona precipitosamente e con animo insensibile all'insanabile e mai esagerata rovina?
665. Gesù alleggeriva i suoi affanni esaudendola, dichiarandosi impegnato dalla sua tenerezza, elargendole i suoi infiniti tesori, designandola sua elemosiniera maggiore e affidando alla sua volontà la distribuzione delle ricchezze delle sue misericordie, affinché con la sua luce le applicasse a coloro per i quali le reputava convenienti. Queste promesse erano ordinarie come erano continue le invocazioni che le sollecitavano, e tutto aumentava nelle feste. Nel giorno in cui era avvenuta la circoncisione, Maria cominciava la preparazione allo stesso orario che nelle altre solennità e al solito il Verbo incarnato entrava nel suo oratorio con grande splendore, attorniato dai ministri superni e dagli eletti. Poiché in quella circostanza egli aveva iniziato a spargere il suo sangue e si era umiliato ad assoggettarsi alla legge dei rei, erano ineffabili gli atti della sua castissima Madre nel commemorare la sua generosità e indulgenza.
666. La Principessa si piegava a toccare il fondo della virtù dell'umiltà: si affliggeva soavemente di ciò che il bambino aveva sostenuto in tanto giovane età, lo ringraziava per la progenie di Adamo, piangeva l'universale dimenticanza nel non stimare il prezioso sangue versato con ampio anticipo per la redenzione e, come confusa al suo cospetto a non pagare un simile dono, si offriva di perire e di dare il proprio per sdebitarsi e per imitare il suo Maestro. Su queste aspirazioni teneva con lui sino a sera armoniosi colloqui e, non essendo opportuno porre in esecuzione il suo sacrificio sebbene fosse accetto, aggiungeva ulteriori invenzioni di bontà. Quanto alle carezze e ai favori di cui era colmata, gli chiedeva che fossero ripartiti tra tutti; quanto invece al soffrire per suo amore e con tale strumento, che ella fosse singolare, ma la ricompensa
fosse condivisa con gli altri e ciascuno gustasse la sua dolcezza perché, invitato da essa al sentiero della vita, non si smarrisse con la morte, quando egli medesimo aveva patito per attirare tutto a sé. Quindi, presentava al Padre il sangue che era stillato nel rito e l'abbassamento che il suo Unigenito aveva esercitato facendosi circoncidere mentre era impeccabile, e venerava quest'ultimo come Dio e uomo vero. Dopo altre opere di incomparabile perfezione, egli la benediva e tornava alla destra dell'Eterno.
667. Si disponeva all'adorazione dei Magi qualche giorno prima, quasi andando mettendo insieme degli omaggi per il Signore. Il principale, che la Regina chiamava oro, erano le anime che riconduceva allo stato di grazia avvalendosi dei custodi, che avevano da lei l'ordine di aiutarla infondendo in numerose di esse speciali ispirazioni a conoscere l'Altissimo ed a ravvedersi, e soprattutto con le sue suppliche, con le quali affrancava tanti dall'errore, o li guidava alla fede e al battesimo, o li strappava durante l'agonia dalle grinfie del drago. C'erano, poi, la mirra, cioè le prostrazioni, le mortificazioni e altre penitenze, e l'incenso, costituito dagli incendi e dai voli del suo ardore, dalle giaculatorie e da altri impulsi deliziosi e pieni di sapienza.
668. Per accoglierli, venuto il momento, sua Maestà scendeva dall'empireo con una moltitudine di angeli e di santi, ed ella, esortata l'intera corte ad assisterla, glieli porgeva con mirabile devozione e affetto elevando un'intensa orazione per tutti. Era allora innalzata al seggio di lui, dove partecipava in modo inesprimibile della gloria della sua umanità, divinamente unita ad essa e come trasfigurata dalla sua chiarezza e dal suo fulgore, e talora, affinché prendesse riposo nei suoi ferventissimi sentimenti, Cristo stesso la reclinava tra le sue braccia. I benefici erano tali che non vi sono vocaboli appropriati per spiegarli, poiché egli ne estraeva quotidianamente dai suoi scrigni di antichi e di nuovi.
669. Ricevutili, la Vergine lasciava il trono, implorava pietà per noi tutti, finiva con un inno di lode e si raccomandava ai beati perché l'accompagnassero in questo. Succedeva una cosa straordinaria: per concludere la celebrazione, domandava ad uno ad uno ai patriarchi e agli altri di pregare l'Onnipotente di starle accanto e di dirigerla in ogni azione, inchinandosi davanti a loro come chi si accostasse per baciare la mano. Il Salvatore permetteva con enorme compiacimento che praticasse l'umiltà verso persone della sua natura, ma ella non lo faceva con gli esseri spirituali, che erano alle sue dipendenze e non avevano con lei quel legame. Essi le mostravano differentemente il proprio ossequio.
670. In seguito Maria ricordava il battesimo di Gesù al Giordano esternandogli magnificamente gratitudine per questo sacramento e perché aveva voluto che gli fosse amministrato per dargli principio. Dopo aver interceduto per i credenti, si ritirava per quaranta giorni ininterrotti in memoria del suo digiuno, ripetendolo nella maniera in cui era stato vissuto da lui e da ella medesima sul suo modello: non dormiva, non mangiava, non usciva tranne che per gravi necessità che esigessero il suo intervento, conversava solo con Giovanni per la comunione e per il disbrigo delle questioni delle quali era conveniente che fosse informata per il governo della comunità ecclesiale. In quel periodo il prediletto era più assiduo nella casa del cenacolo e se ne allontanava di rado. Venivano molti bisognosi e infermi, ed egli li curava e risanava applicando loro qualcosa della grande Signora. Venivano parecchi indemoniati ed alcuni erano liberati prima di arrivare, poiché quelli che li possedevano non avevano l'ardire di appressarsi oltre alla dimora di costei, mentre agli altri accadeva che, appena erano toccati con il suo manto, con il suo velo o con un suo oggetto qualunque, i nemici si precipitavano negli abissi. Quando certi diavoli erano ribelli, l'Evangelista la avvertiva e, nell'attimo in cui giungeva dai pazienti, essi li abbandonavano senza altro comando.
671. Quanto agli eventi prodigiosi che le avvenivano, occorrerebbero molti libri per riferirli, giacché, se non si coricava né si nutriva, chi potrà raccontare ciò che la sua diligentissima sollecitudine e solerzia realizzavano in tanto tempo? Basti sapere che offriva tutto per la crescita della Chiesa, per la giustificazione delle anime, per la conversione del mondo, nonché per soccorrere gli apostoli e i discepoli che lo percorrevano per predicare. Al termine della quaresima il Redentore le preparava un convito somigliante a quello che gli era stato imbandito nel deserto e che aveva come dolcezza particolare la vicinanza di lui stesso, splendente e circondato da migliaia di creature celesti impegnate in parte nel provvedere alla mensa e in parte nel cantare con sublime armonia, e il fatto che era egli stesso che le passava il cibo. Questa giornata era piacevolissima più per la prossimità dell'Unigenito e per le sue carezze che per il gusto di quegli ottimi alimenti, e per ringraziarlo ella si stendeva a terra e gli chiedeva la benedizione adorandolo; il nostro Maestro gliela concedeva e risaliva nelle altezze. In tutte le sue apparizioni la nostra sovrana compiva eroici atti di abbassamento, sottomissione e venerazione, baciandogli i piedi, confessandosi immeritevole di simili privilegi e supplicando aiuti per meglio servirlo in futuro con la sua protezione.
672. Forse qualcuno con prudenza umana riterrà eccessivo il numero delle manifestazioni del Signore, che io qui narro in frequenti occasioni. Chi pensa così è obbligato a valutare l'eccellenza della Regina delle virtù e l'amore reciproco di tale Madre e di tale Figlio e poi a dirci quanto quelle elargizioni superino la misura trovata, che la fede e la ragione stimano incalcolabile con il nostro giudizio. A me, per non avere dubbi sulle mie affermazioni, sono sufficienti la luce con cui le apprendo e la consapevolezza che in ogni ora e in ogni istante sua Maestà discende nelle mani del sacerdote che legittimamente pronuncia le parole di consacrazione in qualsiasi zona del pianeta, e non con un movimento fisico, ma perché il pane e il vino divengono il suo corpo e il suo sangue. Sebbene ciò si verifichi in un modo che non illustro e sul quale non intendo disputare, la dottrina cattolica mi insegna che Cristo medesimo si fa presente nell'ostia. Egli opera spesso questa meraviglia per gli uomini e per la loro salvezza, benché siano tanti gli indegni, persino tra i ministri dell'altare; se potesse essere vincolato a continuarla, lo farebbe soltanto per la Vergine, e lo fece in effetti principalmente per lei. Non sembri dunque troppo che visitasse lei sola, se ella sola lo guadagnò per sé e per noi.
673. Successivamente, la Principessa celebrava la propria purificazione e la presentazione al tempio del bambino; per questo dono e per la sua accettazione, compariva nella sua stanza la Trinità con la sua corte. Gli angeli la vestivano e ornavano con lo sfarzo e con i ricchi gioielli da me descritti nella festa dell'incarnazione, ed ella pregava a lungo per tutti e specialmente per i devoti. In premio della sua implorazione, dell'umiltà con la quale si era assoggettata alla legge comune alle donne e dei suoi esercizi, riceveva per sé un aumento di grazia e per gli altri notevoli benefici.
674. Ricordava la passione, l'istituzione dell'eucaristia e la risurrezione non solo tutte le settimane, ma anche annualmente nei giorni corrispondenti, come si fa adesso nella settimana santa, e in essi alle solite pratiche ne accompagnava varie: all'ora della crocifissione si metteva a forma di croce e vi restava per tre ore, ripetendo le domande di Gesù e rammentando i suoi dolori; in quella domenica, però, era innalzata all'empireo, dove la visione di cui godeva era beatifica e non astrattiva come nelle altre.
Insegnamento della Regina del cielo
675. Carissima, lo Spirito, la cui sapienza governa la Chiesa, ha disposto per mia intercessione che ci siano solennità differenti per due serie di motivazioni: affinché si rinnovi la memoria dei misteri divini, della redenzione, del mio esempio e di quello degli altri santi, e i mortali siano grati al loro Creatore e liberatore e non dimentichino favori che non riconosceranno mai adeguatamente; inoltre, affinché in tale periodo attendano unicamente alle cose di Dio, si raccolgano allontandosi dalle cure che abitualmente impiegano per gli affari temporali, bilancino con azioni lodevoli e con il buon uso dei sacramenti ciò che distratti hanno perso, prendano a modello il comportamento dei beati, cerchino con insistenza il mio soccorso ed ottengano la remissione dei peccati e quanto la misericordia celeste tiene pronto per loro.
676. Così la Chiesa desidera guidare e nutrire i suoi piccoli come madre pietosa, e io, che lo sono di tutti, mi sono prefissa di condurli per questa via alla sicurezza della vita; ma il serpente infernale ha costantemente procurato, e soprattutto nella tua infelice epoca, di impedire i fini dell'Onnipotente e miei. Quando non riesce a pervertire l'ordine della comunità ecclesiale, tenta almeno di far sì che non fruttifichi nella maggioranza dei suoi membri e che per molti una simile concessione si converta in un più pesante carico per la dannazione. Il demonio stesso l'addurrà contro di essi nel tribunale della giustizia superna e li accuserà di non aver trascorso i momenti più sacri in atti virtuosi e nell'esaltazione dell'Eterno, e di avere allora commesso colpe peggiori, come normalmente accade alla gente mondana. Certamente è grande ed assai riprensibile la trascuratezza e il disprezzo che in genere i credenti hanno di questa verità, profanando le festività con giochi, piaceri, eccessi, e nel mangiare e bere con meno moderazione. Mentre dovrebbero placare l'Altissimo lo irritano ancor più e, piuttosto che abbattere i nemici invisibili, sono sconfitti e permettono alla loro superbia e malizia di trionfare.
677. Piangi questa rovina, giacché a me non è possibile come nell'esistenza terrena, sforzati di compensarla per quanto ti sarà consentito e affaticati nell'aiutare i tuoi fratelli nella loro spensieratezza. Sebbene ai religiosi competa una condotta diversa da quella dei secolari nel non fare distinzione di giorni per dedicarsi incessantemente al culto, e così voglio che istruisca le tue suddite, bramo pure che nell'orazione e nello zelo tu e loro vi segnaliate nel celebrare le feste, in primo luogo quelle del Signore e le mie, con singolare preparazione e purezza di coscienza. Riempi sempre notte e dì di gesti ammirevoli e graditi a sua Maestà, ma in esse aggiungi nuovi esercizi interiori ed esteriori. Infervora il tuo cuore, concentrati tutta in te stessa e, se ti parrà tanto, accresci l'impegno per rendere ferma la tua vocazione ed elezione, guardandoti dal tralasciare mai qualcosa per negligenza. Considera che i giorni sono cattivi e somiglianti ad ombra che passa. Sii estremamente diligente per non trovarti vuota di meriti e dai ad ogni ora la sua legittima occupazione, come era mia consuetudine e come sovente ti ho insegnato.
678. Ti esorto ad essere attentissima alle ispirazioni del tuo sovrano, e fra gli altri benefici stima quello che ricevi con i suoi avvertimenti, con sollecitudine tale che tu non ometta di eseguire come puoi alcuna delle opere di maggior perfezione che ti verranno in mente. Ti garantisco che gli uomini per la loro noncuranza e indifferenza si privano di immensi tesori di grazia e di gloria. lo imitavo scrupolosamente ciò che avevo visto compiere a mio Figlio stando con lui e ascoltavo tutti i suggerimenti dello Spirito; questa avida premura era per me come l'ossigeno e muoveva il mio Unigenito ai suoi doni e alle sue numerose apparizioni.
679. Perché tu e le tue sorelle ricalchiate le mie orme nel ritiro che osservavo, stabilisci nel tuo convento in che maniera dobbiate gestire gli esercizi che è vostro costume fare, stando appartate per quanto sarà accordato dall'obbedienza. Hai già esperienza del profitto che deriva dalla solitudine, avendo scritto in essa quasi per intero la mia storia ed essendo stata visitata in essa da Gesù con più larghe elargizioni per il tuo miglioramento e per la tua vittoria sugli avversari; dunque, affinché le tue monache sappiano come regolarsi per uscirne con vantaggio e giovamento, ti chiedo di redigere un trattato e di assegnare loro tutte le attività e i tempi in cui ripartirle, disposte in modo che chi fa gli esercizi non manchi alla liturgia comune, poiché questo obbligo è da preferirsi a quelli particolari. Per il resto rispettino inviolabilmente il silenzio e vadano coperte con un velo, perché siano riconosciute e nessuna rivolga loro la parola. Anche chi ha degli uffici ha diritto a un simile bene, e quindi li affiderai provvisoriamente ad altre. Domanda luce a Dio e io ti assisterò così che tu intenda più in dettaglio come mi comportavo in tali occasioni e lo fissi come dottrina.
CAPITOLO 16
Si narra come Maria beatissima celebrava le feste dell'Ascensione del Salvatore, della venuta dello Spirito, degli angeli e dei santi, nonché altre memorie dei propri benefici.
680. In ciascun atto e in ciascun mistero della nostra Regina trovo continuamente nuovi segreti da penetrare e nuovi motivi di stupore e di encomio, ma mi mancano le parole adatte a palesare quanto conosco. Per quello che mi è stato dato di comprendere dell'amore del Signore verso la sua purissima Madre e degnissima sposa, pare che, secondo l'inclinazione e il vigore di una simile carità, egli avrebbe rinunciato al trono e ai beati per stare con lei, se per ragioni diverse non fosse stato necessario che dimorasse nell'empireo mentre ella rimaneva sulla terra, per il periodo della loro separazione e lontananza corporale. Non si pensi che questa ponderazione dell'eccellenza di lei deroghi a quella dell'Unigenito e a quella degli eletti, perché la divinità del Padre e dello Spirito sta nel Verbo indivisa con somma unità individuale e le tre Persone stanno tutte inseparabilmente in ognuna, e mai il Verbo poteva stare senza il Padre e lo Spirito. È certo, poi, che la vicinanza degli esseri celesti e dei santi, paragonata a quella di Maria, era per lui di minor conto, qualora ci limitiamo a considerare l'intensità del loro affetto reciproco. Per altri motivi, però, occorreva che egli, compiuta la redenzione, risalisse alla destra dell'Eterno e che la felicissima Vergine restasse nel mondo, affinché per la sua sollecitudine si ottenessero gli effetti del riscatto ed ella fomentasse e quasi partorisse la passione e morte di Cristo.
681. Tale fu l'ineffabile provvidenza con la quale il Salvatore ordinò le sue opere, lasciandole piene di sapienza e di magnificenza con il confidare con tutto il cuore in questa donna forte, come affermò per bocca di Salomone nei Proverbi. Non fu deluso nella sua fiducia, giacché costei, applicando i tesori delle sue sofferenze e del suo sangue tramite i propri meriti, gli comprò il campo in cui piantò la vigna della Chiesa sino alla fine dei tempi, cioè le anime dei fedeli, nei quali essa si conserverà fino ad allora, e dei predestinati, nei quali sarà trasferita alla Gerusalemme trionfante per i secoli dei secoli. Se conveniva alla maestà dell'Altissimo che questo fosse affidato a lei, perché Gesù entrasse nella gloria dopo la sua prodigiosa risurrezione, conveniva anche che il medesimo Gesù mantenesse con quella stessa che lo aveva generato, e che gli era smisuratamente cara, il rapporto e la familiarità possibili, obbligato non solo dalla tenerezza che sentiva, ma pure dallo stato della Signora e dall'impresa che la impegnava quaggiù, dove la grazia, i mezzi e i benefici dovevano essere proporzionati alla sublimità della causa e dell'obiettivo di arcani così imperscrutabili. Egli conseguiva nobilmente ciò con le sue assidue visite e con il frequente innalzamento di Maria al suo trono, affinché non stesse ininterrottamente fuori della corte e i membri di questa non stessero tanto a lungo privi della sua incantevole vista, poiché si trattava di un godimento opportuno per tutti.
682. Le suddette meraviglie, oltre che nelle occasioni delle quali ho parlato, si ripetevano quando ella ricordava l'Ascensione, che era una festa assai grande per lei e per il paradiso. Cominciava a prepararsi dalla Pasqua, stando occupata nel meditare le elargizioni ricevute dal suo preziosissimo Figlio, la compagnia degli antichi prigionieri del limbo, ormai liberati, e quanto le era accaduto in quei quaranta giorni, e ringraziando in maniera speciale con inni ed esercizi, come se stesse succedendo in tale momento, perché teneva tutto vivo nella sua indefettibile memoria. Non mi trattengo a riferire i particolari, avendone già scritto abbastanza negli ultimi capitoli della seconda parte, e dichiaro unicamente che le erano quotidianamente concessi incomparabili favori e influssi superni, che la divinizzavano e la disponevano per gli altri che avrebbe accolto nella solennità.
683. Arrivata la data che coincideva con il ritorno al cielo del nostro Maestro, questi scendeva nell'oratorio scortato da innumerevoli ministri e dai patriarchi che aveva condotto con sé in quella circostanza. La Principessa lo attendeva stesa al suolo come al solito, annientata nel profondo della sua straordinaria umiltà, ma elevata al di sopra dell'immaginazione umana e angelica, al supremo grado di amore di Dio concepibile per una semplice creatura. Immediatamente egli le si manifestava attorniato dai cori dei beati e, rinnovando la dolcezza delle sue benedizioni, comandava che fosse tirata su dalla polvere e posta al suo fianco. Ciò era subito eseguito e i serafini adagiavano sul suo seggio colei dalla quale aveva assunto la nostra sostanza. Là l'interrogava su che cosa desiderasse, bramasse e volesse, ed ella proclamava: «Mio diletto e mio sovrano, desidero la vostra esaltazione, bramo di esprimervi gratitudine a nome degli uomini per la generosità con cui la vostra onnipotenza ha sollevato la nostra natura allo splendore e al giubilo perenne, voglio che tutti vi confessino e onorino».
684. Il suo Unigenito la chiamava: «Colomba mia, prescelta per essere mia dimora, venite con me alla patria, dove sarete esaudita e vi rallegrerete di questa celebrazione con i suoi abitanti, e non con i mortali». All'istante l'intera processione si incamminava nell'aria, come era avvenuto allora, e giungeva all'empireo con la Vergine sempre alla destra del Salvatore, fermandosi ordinatamente avvolta da singolare silenzio e attenzione non soltanto dei santi, ma dello stesso Santo dei santi. La Madre chiedeva prontamente licenza di lasciare il trono e, prostrata al cospetto della Trinità, intonava una stupenda lode, comprendente i misteri dell'incarnazione e della redenzione con tutte le vittorie ottenute da Cristo sino alla sua mirabile salita al Padre.
685. Il Signore mostrava il suo compiacimento e gli eletti facevano seguire altri cantici, glorificandolo in lei, e provavano un gaudio più intenso per la vicinanza e l'eccellenza della loro Regina. Quindi, a un suo cenno, la ricollocavano presso di lui ed ella, dopo le illuminazioni e l'ornamento che ho illustrato altrove, gioiva per alcune ore di una visione intuitiva, durante la quale le era dato ancora il possesso di quel luogo, che le era riservato in eterno. Per nostra maggiore sorpresa e nostro maggiore debito, avverto che ogni anno le domandava se intendesse rimanere oppure continuare a sostenere la Chiesa sulla terra, rimettendo la decisione al suo arbitrio, e gli era risposto che con il suo beneplacito avrebbe ripreso a faticare per coloro che erano il frutto della passione.
686. Le tre Persone accettavano nuovamente la sua rinuncia tra l'ammirazione dei presenti, così che Maria si privò non una volta sola, bensì molte volte, del godimento della contemplazione per quel tempo, allo scopo di governare la comunità ecclesiale e di arricchirla con i suoi ineffabili meriti. Giacché le nostre limitate capacità non sono sufficienti per spiegarli adeguatamente, non sarà un difetto di questa Storia rimandarne la conoscenza a quando la conseguiremo in sua Maestà; ma tutti i premi erano come conservati nel consenso di lui, affinché poi nel possesso fosse nella misura possibile simile al Figlio, standogli degnamente accanto. Ella pregava per la magnificazione dell'Altissimo, per la propagazione del Vangelo, per la conversione delle genti e per il trionfo sul demonio. Tutto le era accordato nel modo in cui si è verificato e si verifica nei secoli, e i benefici sarebbero superiori se i peccati non li impedissero rendendo la progenie di Adamo non idonea a riceverli. Successivamente, i custodi la riportavano con sublime musica e armonia al cenacolo, dove si abbassava e si umiliava in segno di ringraziamento. Informo che Giovanni aveva notizia di questi prodigi e che guadagnò di parteciparne in qualcosa, perché scorgeva la Signora tanto piena di luce che non poteva fissarla in volto per il fulgore che sprigionava. Inoltre, poiché la Maestra dell'umiltà andava come per terra e ai suoi piedi per avere dei permessi, aveva numerose occasioni di osservarla e sovente si smarriva per il timore riverenziale, benché sentisse rari effetti ed immensa felicità.
687. La Principessa ordinava questi favori a solennizzare più convenientemente la Pentecoste e con essi si preparava nei nove giorni mancanti, senza cessare i suoi esercizi e con l'ardente anelito che fossero rinnovati in lei i sette doni. Arrivato il momento, ciò si adempiva perché, alla medesima ora della prima discesa sul sacro collegio, lo Spirito veniva su quella stessa che aveva concepito Gesù ed era sua sposa e suo tempio. Appariva sotto l'aspetto di fuoco con eccezionale luminosità e strepito, ma non in maniera palese a tutti, non essendo più necessario come allora. Ella, assistita da diverse migliaia di esseri celesti che elevavano dolcissime melodie, era completamente infiammata e riempita di sovrabbondanti elargizioni e di aumenti di quanto già aveva in grado eminente. Subito gli esprimeva la sua gratitudine per sé e per gli apostoli e i discepoli, che erano stati colmati di sapienza e di grazie perché fossero ministri valenti e adatti a fondare la fede, e pure per il sigillo che aveva posto alle opere della redenzione; lo supplicava poi di estendere alle varie epoche i suoi influssi e di non sospenderli mai per le colpe con le quali gli uomini lo avrebbero irritato. Era esaudita e i cristiani ne traevano e ne trarranno vantaggio sino alla fine del mondo.
688. Celebrava con speciale giubilo e devozione anche altre due feste: quella dei santi e quella degli angeli. Si disponeva ad onorare questi ultimi con le solite pratiche e con lodi che compendiavano la loro creazione, giustificazione e glorificazione, con i misteri che penetrava di tutti e di ciascuno. Nella data stabilita li invitava e ne accorrevano parecchie miriadi, di ogni ordine, che entravano con mirabile leggiadria nel suo oratorio. Qui si formavano due cori, uno composto dagli spiriti sovrani e l'altro dalla Vergine, che dava inizio ai canti alternandosi con loro come a versetti finché non era sera; se si udissero, sarebbero indubbiamente una delle meraviglie del Signore e provocherebbero stupore. Non trovo termìni né posso dilungarmi per dichiarare il poco che ho afferrato di questo arcano: ínnanzitutto, esaltavano il loro Autore in se stesso, e nelle perfezioni e negli attrìbuti che ne coglievano; quindi, la Regina lo benediva per come la sua grandezza, scienza e potenza sì erano manifestate nell'aver chiamato all'esistenza tante e così belle sostanze spirìtuali e nell'averle ornate dì molteplici doti naturali e soprannaturali, nonché per i loro incarichi, le loro fatiche e il loro ossequio nel fare la volontà di luì e nel soccorrere e guidare i mortali e tutte le cose visibili e inferiori. Quelli rispondevano con la riconoscenza e con il pagamento del debito, e insieme intonavano all'Eterno inni nei quali lo encomiavano per aver plasmato e prescelto a divenire sua genitrice una donna di tale purezza ed eccellenza, meritevole dei maggiori privilegi, e per averla sollevata al di sopra di tutti in virtù e splendore, concedendole il dominio assoluto perché fosse servita, venerata e confessata degna Madre di Dio e nostra riparatrice.
689. In questo modo scorrevano le sue prerogative e magnificavano sua Maestà in lei, che a sua volta lo osannava elencando le loro. Era dunque una giornata di straor-
dinaria gioia e consolazione per Maria e di profondo gaudio accidentale per essi, in particolare per i mille che la custodivano, sebbene ognuno ne avesse parte nella maniera a lui propria. Siccome non c'erano impedimenti dovuti a ignoranza né scarsità di intelligenza e di stima di ciò che era proclamato, quel colloquio risultava incomparabilmente apprezzabile, e lo sarà per noi allorché lo intenderemo in paradiso.
690. Anche quando festeggiava tutti i santi di natura umana faceva precedere molte preghiere e molti esercizi, e poi scendevano nella sua stanza gli antichi patriarchi, i profeti e gli altri beati del tempo successivo alla risurrezione. Innalzava nuovi ringraziamenti per la loro gloria e per l'efficacia che aveva avuto in costoro il sangue del Salvatore, e provava enorme felicità capendo il segreto della predestinazione e constatando che, dopo avere affrontato la vita nella carne tra innumerevoli rischi, erano già nella sicura letizia di quella imperitura. Acclamava per questo il Padre delle misericordie, riassumendo i favori che ciascuno aveva ricevuto. Chiedeva a tutti di intercedere per la Chiesa e per chi militava in essa, combattendo con il pericolo di perdere la corona da loro ormai conquistata. Quindi, ricordava i trionfi che aveva ottenuto con la forza divina negli scontri sostenuti con il demonio, e si mostrava grata per tali benefici e per le anime riscattate dal potere delle tenebre.
691. Sarà motivo di ammirazione per gli uomini, come lo fu per i ministri superni, vedere una semplice creatura terrena realizzare prodigi così continui che sembrerebbero inverosimili a più persone unite assieme, per quanto infiammate al pari dei supremi serafini; ma la nostra Signora aveva una certa partecipazione dell'onnipotenza dell'Altissimo, che rendeva in lei facile quello che negli altri è impossibile. Negli anni finali della sua vita la sua solerzia aumentò tanto che la nostra capacità non arriva a ponderare il suo incessante operare, nel quale non lasciava ozioso alcun minuto e non riposava né di giorno né di notte; infatti, non più ostacolata dal peso della natura corruttibile, era instancabile come un angelo, anzi come parecchi di questi congiuntamente, ed era tutta un incendio d'immensa attività. Le ore le parevano brevi, rare le occasioni e limitati gli esercizi, perché il suo amore si estendeva sempre oltre, benché ciò che compiva fosse senza misura. Non ho spiegato quasi niente di simili miracoli in se stessi, poiché scorgo una distanza pressoché infinita tra le rivelazioni che ho avuto e la comprensione che riesco a raggiungere quaggiù. Non essendo neppure in grado di esprimere pienamente quello che mi è stato palesato, come dirò quello di cui sono all'oscuro e di cui so solo che ne sono ignara? Cerchiamo di non privarci per le nostre mancanze della luce che ci attende per illuminarci in cielo, giacché questo premio e godimento basterebbe a spingerci a penare e a soffrire per tutti i secoli ogni tormento e dolore dei martiri, e ne saremmo ben ricompensati con l'esultanza di conoscere la dignità e grandezza della Vergine, contemplandola alla destra del suo Unigenito, elevata su tutti gli esseri spirituali e gli eletti.
Insegnamento della Regina del cielo
692. Figlia mia, mentre avanzi nello stendere la mia Storia, devi inoltrarti pure nella mia perfetta imitazione. Questo desiderio cresce in me come crescono in te la penetrazione e la meraviglia di quanto apprendi e riferisci. È il momento di risarcire quello che hai trascurato e di levare il volo allo stato al quale il Signore ti chiama e io ti invito. Riempi i tuoi atti di santità e rammenta che empia e crudele è l'opposizione dei nemici, di satana e del mondo per contrastarti. Non potrai superare tante difficoltà e tentazioni se non accenderai nel tuo cuore una fervente emulazione e un intenso ardore che con impeto invincibile confondano e schiaccino il capo del velenoso serpente, che con astuzia diabolica si avvale di svariati mezzi ingannevoli per abbatterti o almeno arrestarti nel cammino, così che tu non pervenga al fine che brami e alla condizione preparata per te dall'Eterno, che ti ha prescelta per essa.
693. Non ignorare l'attenzione di Lucifero per qualunque dimenticanza e minima inavvertenza dei mortali, poiché si aggira senza sosta spiando i loro comportamenti e approfitta di tutte le negligenze per insinuare scaltramente le sue suggestioni, muovendo le inclinazioni dal lato in cui li ravvisa incauti, perché ricevano la ferita della colpa prima di accorgersene interamente. Egli è cosciente che, quando poi la sentono e ambiscono il rimedio, trovano maggiore impedimento e dunque, per riprendersi dopo le cadute, necessitano di più abbondante grazia ed energia di quella che sarebbe stata sufficiente per resistere. Con il peccato ci si infiacchisce, l'avversario acquista vigore e le passioni divengono più indomite e insormontabili, e per questo molti cascano e pochi si rialzano. Per evitare il pericolo bisogna essere vigilanti ed ansiosi di guadagnare l'aiuto divino, gareggiando ininterrottamente per fare il meglio e affinché non rimanga vuoto alcun istante nel quale l'anima si presenti senza occupazione, distratta e non impegnata in opere buone. In tal modo il medesimo peso della natura terrena si alleggerisce, le tendenze cattive si indeboliscono, lo stesso demonio si spaventa, lo spirito si solleva ed acquista forze contro la carne e dominio sui sensi, assoggettandoli alla volontà superna.
694. Hai un vivido esempio nelle mie azioni e, perché non le scordi, te le ho manifestate con chiarezza e tu le stai scrivendo. Considera diligentemente quello che ti è mostrato in un così nitido specchio e, se mi confessi tua maestra e madre, nonché dotata di ogni eccellenza, non essere tarda nel seguirmi. Non è possibile che tu o un'altra creatura arriviate alla mia altezza, né Dio ti obbliga a ciò, ma è assolutamente possibile che con il suo soccorso tu ti adorni di virtù, spendendo in questo tutto il tuo tempo e tutte le tue facoltà, aggiungendo esercizi ad esercizi, orazioni ad orazioni, suppliche a suppliche, meriti a meriti, e non lasciando passare un giorno o un'ora senza compiere il bene. Io ero assai attiva nel governo della Chiesa e, come hai illustrato, celebravo numerose solennità, cominciando subito a dispormi alla successiva appena ne finivo una. I cristiani possono ricalcare le mie orme, e tu sei tenuta a farlo più di tutti, poiché per questo sono state fissate le feste e le memorie di Gesù, mie e degli altri santi.
695. Come sovente ti ho inculcato, distinguiti specialmente in quelle dei misteri del Salvatore e miei. Quindi, abbi singolare venerazione e affetto per gli angeli, sia per la loro nobiltà e bellezza e per i loro ministeri sia per i favori e benefici che hai avuto. Procura di assomigliare ad essi nella purezza, nell'elevatezza dei pensieri, nell'incendio di amore e nel vivere come se non avessi un corpo e i suoi istinti. Devono essere tuoi amici e tuoi compagni nel pellegrinaggio, affinché poi lo siano nella patria. Conversa e intrattieniti con loro ed essi ti riveleranno le qualità e le caratteristiche del tuo sposo, dandoti notizia certa delle sue perfezioni, ti insegneranno i retti sentieri della giustizia e della pace, ti difenderanno dal maligno e ti avviseranno dei suoi raggiri, e alla loro scuola apprenderai le leggi della carità. Ascoltali, pertanto, e obbedisci loro in tutto.
CAPITOLO 17
Si narra come l'arcangelo Gabriele rivelò a Maria che le rimanevano tre anni di vita, e quello che a questo annuncio accadde a san Giovanni e a tutte le creature.
696. Per riferire ciò che manca circa gli ultimi tempi della nostra fenice, Maria purissima, è giusto che il cuore e gli occhi somministrino il liquido con il quale desidero scrivere così dolci, così tenere, così commoventi meraviglie. Vorrei avvertire i devoti di non leggerle e considerarle come passate e lontane, giacché la virtù della fede rende presenti le verità e, se le osserveremo da vicino con pietà cristiana, ne sperimenteremo gli effetti e il nostro intimo godrà del bene che i nostri occhi non giunsero a contemplare.
697. La Vergine pervenne all'età di sessantasette anni senza avere mai interrotto il corso dei suoi meriti né trattenuto il volo né mitigato l'incendio del suo ardore, dalla sua immacolata concezione, ed anzi avendo accresciuto tutto questo in ogni istante. Gli ineffabili favori che riceveva la mantenevano divinizzata e sublimata; i sentimenti, gli slanci e gli aneliti del suo castissimo cuore non le permettevano di riposare fuori dal centro del suo amore; i legami della carne erano divenuti violenti; l'inclinazione e la tendenza dello stesso Eterno a unirla a sé con un laccio perenne e stretto era - a nostro modo di intendere - al culmine della forza; la terra, indegna per le colpe degli uomini del tesoro delle altezze, non poteva custodirlo ulteriormente senza restituirlo al suo padrone. Il Padre desiderava la sua unica e autentica figlia, il Figlio la sua cara madre e lo Spirito gli abbracci della sua incantevole sposa. Gli angeli bramavano la vista della loro Regina, i beati quella della loro Signora e tutti i cieli con mute voci chiedevano la loro abitatrice e imperatrice, che li riempisse di splendore, di gioia e della sua bellezza e leggiadria. A vantaggio del mondo e della Chiesa peroravano esclusivamente la necessità che questa aveva di un simile modello e la carità del medesimo Dio verso i miseri discendenti di Adamo.
698. Essendo, però, inevitabile che ella arrivasse alla mèta del suo pellegrinaggio, nel concistoro della Trinità si discusse con quale ordine si dovesse glorificare, e si pesò l'affetto che a lei soltanto spettava per aver soddisfatto largamente e tanto a lungo alla misericordia, rimanendo a fondare e istruire la comunità ecclesiale. L'Onnipotente determinò di consolarla e confortarla avvisandola con precisione di quanto le restava, affinché, assicurata del giorno e dell'ora del sospirato evento, lo attendesse nella letizia. A tale scopo, Gabriele fu mandato con molti altri ministri superni a notificarle quando e come si sarebbe compiuta la sua esistenza peritura ed ella sarebbe salita a quella intramontabile.
699. Si introdussero nell'oratorio presso la casa del cenacolo e la Principessa, che era stesa a forma di croce a invocare clemenza per i peccatori, all'udire le loro armonie si pose in ginocchio per ascoltare e guardare il messaggero e i suoi compagni, i quali, tutti con vesti bianche e fulgide, la circondarono con mirabile decoro e riverenza. Avevano in mano palme e corone, ciascuna differente ma ugualmente rappresentante con inestimabile pregio una sua prerogativa. L'arcangelo la salutò con l’Ave Maria» e proseguì: «Nostra sovrana, il Santo dei santi ci invia dalla sua corte perché vi annunciamo da parte sua la felicissima conclusione del vostro esilio. Verrà presto il momento da voi ambito in cui, per mezzo della morte, otterrete il possesso indefettibile della vita senza termine alla destra del vostro Unigenito. Fra tre anni esatti sarete accolta nel gaudio perpetuo dell'empireo, dove tutti già vi aspettano».
700. Ella provò immenso giubilo nel suo animo candido e acceso e, abbassandosi di nuovo al suolo, rispose come all'incarnazione del Verbo: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Invitò, poi, i serafini e gli altri a darle appoggio nel magnificare l'Altissimo per un beneficio così grande, e intonò un cantico del quale alternò i versetti con loro per due ore continue. Benché essi siano estremamente solleciti, saggi ed eleganti per natura e per le doti soprannaturali che hanno, superava i suoi vassalli in ogni cosa, poiché in lei la sapienza e la grazia abbondavano come maestra e in loro come discepoli. Quindi, umiliandosi ancora, li incaricò di intercedere affinché fosse preparata al passaggio e tutti, prima di andarsene, le promisero di obbedirle.
701. Ormai sola, si prostrò tra lacrime di umiltà e di contentezza e, stringendo la polvere, pronunciò queste parole: «Terra, ti ringrazio di avermi sostenuto senza mio merito per sessantasette anni, per volontà di colui che ti ha creato. Aiutami per tutto il periodo in cui starò quaggiù, perché, come da te e in te sono stata plasmata, da te e per te io giunga all'agognato fine della contemplazione del mio Autore. E voi, cieli, pianeti, astri ed elementi, formati dal braccio vigoroso del mio diletto, testimoni fedeli e predicatori della sua maestà, vi ringrazio di quanto avete fatto con i vostri influssi e le vostre virtù per conservarmi. Aiutatemi perché, con il favore divino, io migliori e sia più gradita al mio e vostro Artefice».
702. È da ritenersi che ciò sia accaduto nel giorno di agosto coincidente con quello del suo insigne transito. Da allora ella si infiammò e moltiplicò i suoi esercizi in maniera tale che pareva che avesse bisogno di riparare a negligenze o mancanze imputabili a scarso fervore. Il viandante affretta il passo quando imbrunisce e ha davanti una buona porzione di cammino. Il bracciante e il salariato aumentano gli sforzi quando sovrasta la sera e il lavoro assegnato non è ultimato. La Vergine, invece, affrettava il passo delle sue opere eroiche non per timore della notte né per i rischi del viaggio, ma per amore e per l'ardente anelito all'eterna luce; non per arrivare più celermente, ma per entrare più ricca e prospera a godere del sommo Bene. Scrisse subito a quanti erano dispersi per la missione per incoraggiarli nella conversione del mondo e successivamente ripeté varie volte questa premura. Esortò e confermò maggiormente i credenti della zona e, quantunque celasse il suo segreto, si comportava come chi inizia a congedarsi e desidera lasciare tutti traboccanti di sublimi elargizioni.
703. A vantaggio di Giovanni militavano ragioni speciali che lo distinguevano dagli altri, poiché era per lei un figlio e la curava prodigandosi eccezionalmente. Alla Regina, dunque, sembrò conveniente informarlo dell'avviso ricevuto, per cui dopo poco tempo, domandatagli la benedizione e la licenza di parlare, affermò: «Già vi è noto, mio signore, che io sono la più debitrice e la più vincolata a rimettermi al volere superno e che, se tutto dipende da esso, in me si deve adempiere pienamente sempre e per sempre; e voi siete tenuto ad assistermi in questo, conoscendo i titoli per i quali io sono interamente del mio Dio. La sua benignità e misericordia mi hanno rivelato che non tarderà la mia dipartita, che sarà fra tre anni. Vi imploro di soccorrermi affinché mi affatichi nel mostrare gratitudine all'Onnipotente e nel contraccambiare in qualche modo gli straordinari doni della sua generosità e benevolenza, e vi supplico dall'intimo di pregare per me».
704. Il cuore appassionato dell'Evangelista si spezzò ed egli, senza essere capace di trattenere l'affanno e il pianto, disse: «Mia Signora, sono abbandonato al beneplacito del supremo sovrano e al vostro, per acconsentire a quanto mi comandate, sebbene non riesca a corrispondere ai miei obblighi e alle mie aspirazioni; ma voi proteggetemi con pietà, adesso che rimango povero e orfano della vostra deliziosa vicinanza». Oppresso dai singhiozzi, non fu in grado di proferire altro e, benché la dolcissima Principessa lo consolasse e gli facesse animo con tenere ed efficaci espressioni, da quell'istante restò trafitto da un dardo di dolore e di mestizia tale che lo debilitava: divenne macilento e gli succedeva come ai fiori che, dopo aver seguito il corso del sole ed esserne stati vivificati, cadono in languore e appassiscono allorché esso si allontana e si nasconde. Ella lo sostenne nella sua desolazione con molte compassionevoli promesse, assicurandolo che sarebbe stata sua avvocata presso l'Unigenito. L:Apostolo avvertì Giacomo il Minore, il quale da vescovo di Gerusalemme serviva con lui l'Imperatrice come Pietro aveva stabilito, e i due presero a starle accanto con più frequenza, in particolare il prediletto, che non se ne poteva staccare.
705. L'Altissimo dispose con un'occulta e soave forza che il creato cominciasse a provare la sofferenza e ad anticipare il cordoglio per colei che conferiva bellezza e perfezione all'universo. I Dodici, anche se erano disseminati in ogni regione, percepivano una nuova preoccupazione che catturava l'attenzione, e questa era il tormentoso pensiero del momento in cui sarebbe venuta meno la loro Maestra e difesa, perché l'illuminazione divina suggeriva a tutti che quel termine inevitabile non era distante. I cristiani che abitavano nella città santa o in Palestina coglievano in sé, come un misterioso annuncio del fatto, che il loro tesoro e il loro gaudio non sarebbe durato a lungo. I cieli, gli astri e i pianeti persero parecchio del proprio splendore, al pari del giorno all'approssimarsi della notte. Gli uccelli per due anni palesarono in maniera singolare la loro tristezza, poiché erano soliti accorrere in gran numero circondando il suo oratorio con mirabili voli e movimenti, ed elevavano delle cantilene con voci melanconiche, finché ella non ordinava che lodassero sua Maestà con i normali cinguettii; di ciò fu spesso testimone Giovanni, che si univa a loro nei gemiti. Poco prima del transito, diversi di essi si presentarono a lei e abbassarono al suolo le teste e i becchi, lanciando lugubri suoni come chi con pena si congeda definitivamente e come chiedendole l'ultima benedizione.
706. Le fiere tennero loro compagnia, perché la Vergine, in occasione di una delle sue consuete visite ai sacri luoghi della redenzione, appena arrivata al Calvario fu attorniata da tante bestie selvagge che erano scese da varie montagne per aspettarla. Alcune prostrandosi, altre chinandosi e tutte guaendo angosciosamente si fermarono per qualche ora a manifestarle l'angustia che dava loro la partenza della donna che confessavano regina e onore del mondo intero. La maggiore meraviglia di questo mutamento generale fu che nei sei mesi che precedettero l'evento il sole, la luna e le stelle emisero una luce più tenue, e quando sopraggiunse si eclissarono come era accaduto allo spirare di Gesù'. Delle persone sagge e accorte notarono tali variazioni e alterazioni, ma, ignorandone la causa, poterono solamente stupirsene. 1 discepoli, invece, assistettero al trapasso e intesero il sentimento della natura insensibile, che degnamente iniziò presto il suo pianto, mentre quella umana, dotata di ragione, non seppe piangere la scomparsa della sua legittima Signora e della sua vera gloria. Negli altri esseri pare che si adempisse la profezia di Zaccaria, il quale proclamò che in quel giorno sarebbero state in lutto come per il primogenito tutte le famiglie della casa di Dio, ognuna separatamente, ognuna a parte. Questo, che fu affermato del Figlio dell'eterno Padre e suo, doveva verificarsi anche per lei, primogenita e madre della vita. Come i vassalli leali e grati non si vestono a lutto soltanto alla morte dei sovrani, bensì pure se sono in pericolo, così essi si affrettarono a mostrare afflizione.
707. Solo l'Evangelista era con loro, patendo più di tutti, senza riuscire a dissimulare con chi gli era più vicino nella dimora in cui era il cenacolo. Specialmente due fanciulle che attendevano alla Principessa e altri devoti rifletterono sullo stato dell'Apostolo, che sovente scorsero in lacrime. Conoscendo la sua serenità, pace e affabilità, capirono che quella novità indicava un avvenimento assai duro e sconvolgente e con pio desiderio gli domandarono ripetutamente il motivo del suo dolore. Egli non rispondeva, ma infine, non senza una disposizione superiore, importunato da costoro svelò che non era lontana per Maria la conclusione del suo esilio. Dunque, la tribolazione che sovrastava la Chiesa si divulgò e fu lamentata fra alcuni dei più intimi, perché nessuno di coloro che ne ebbero notizia fu in grado di contenere i singhiozzi. Da allora in poi furono più assidui nel recarsi da lei e, gettandosi ai suoi piedi e baciando la terra che calpestava, la pregavano di benedirli e trarli dietro a sé e di non dimenticarli nel regno dell'Altissimo, dove si portava tutti i loro cuori.
708. Fu un dono della misericordia e della provvidenza divine che tanti membri della comunità primitiva avessero un simile avviso con rilevante anticipo, poiché l'Onnipotente non invia travagli o mali al suo popolo senza averli dichiarati ai suoi servi, come ci garantì per bocca di Amos. Benché questa sofferenza fosse per loro inevitabile, la benignità celeste determinò che, per quanto fosse stato possibile, guadagnassero con essa il compenso della perdita di tale guida, vincolandola a sé affinché nel tempo che le restava li arricchisse con l'abbondanza della grazia, che aveva l'autorità di distribuire per consolarli. Fu effettivamente così, giacché le sue viscere materne si commossero ed ella, con insigne pietà, al termine della sua esistenza peritura ottenne ad essi e agli altri cristiani nuovi benefici. Il suo Unigenito, appunto per non privarli di questi, non volle togliere loro all'improvviso colei nella quale trovavano difesa, conforto, gioia, rimedio nelle necessità, sollievo negli affanni, consiglio nei dubbi, salute nelle malattie, soccorso nelle pene e tutti i beni insieme.
709. Mai fu delusa la speranza di quelli che la riposero in lei, che sempre salvò chi non oppose resistenza alla sua benevola clemenza; ma non c'è modo di raccontare i prodigi che compì a vantaggio degli uomini nei suoi ultimi due anni, per l'enorme afflusso di gente di ogni sorta che la cercava: guarì nel corpo e nello spirito gli infermi che si misero in sua presenza; convertì molti e condusse innumerevoli anime sul retto cammino, distaccandole dall'errore; si preoccupò di gravi indigenze dei poveri, elargendo agli uni ciò che aveva e ciò che le era stato offerto e aiutando gli altri miracolosamente; confermò tutti nel timore del Signore, nella fede e nell'obbedienza; come unica dispensatrice dei tesori superni e dei meriti del Redentore, ne spalancò le porte con generosità, per lasciare i suoi figli nella prosperità. Inoltre, li rinfrancò e incoraggiò con la promessa di favorirli tanto, quanto al presente fa dalla destra di sua Maestà.
Insegnamento della Regina del cielo
710. Mia diletta, per intendere il giubilo che provocò in me l'annuncio dell'approssimarsi del mio transito, occorrerebbe ponderare la forza del mio amore e della mia brama di giungere alla contemplazione e al godimento di Dio, nella gloria che egli mi teneva pronta. È un mistero che supera la capacità umana, ma i credenti non si rendono neppure degni di penetrarne la parte alla quale potrebbero arrivare, perché non si applicano alla luce interiore ed a purificarsi per accoglierla. Io e Gesù siamo stati magnanimi con te in questo e ti attesto che saranno estremamente fortunati gli occhi che vedranno quello che tu hai veduto e gli orecchi che udranno quello che tu hai udito. Conserva il tuo possesso e non lo smarrire, impegnandoti con tutte le energie per conseguire il frutto del mio insegnamento. Da oggi imitami nel prepararti al trapasso, poiché, se avessi qualche informazione al riguardo, ogni scadenza ti dovrebbe sembrare assai vicina per assicurare ciò che in tale ora si deciderà: la tua beatitudine o condanna eterna. Nessuna creatura ragionevole ebbe il premio così infallibilmente certo come lo ebbi io, e per di più fui presto avvertita della mia dipartita; tuttavia, sai che mi disposi con il santo timore conveniente, facendo quanto mi apparteneva come donna terrena e maestra della Chiesa e dando esempio agli altri, che ne erano maggiormente bisognosi per non precipitare nella dannazione.
711. Tra gli assurdi inganni che i demoni hanno introdotto non ce riè alcuno più grande e pericoloso della dimenticanza della conclusione della vita e del giusto giudizio del rigoroso giudice. Considera che il peccato è entrato nel mondo attraverso. questa via, perché la cosa principale di cui il serpente pretese di persuadere Eva fu che non sarebbe morta' e dunque non vi pensasse. Per un simile raggiro, continuato a lungo, sono infiniti gli stolti che non ne serbano il ricordo e pervengono alla fine immemori della sorte disgraziata che li attende. Affinché tu non inciampi nella suddetta perversità, ritieniti avvisata del fatto che perirai inevitabilmente, che hai avuto molto e pagato poco e che il conto sarà proporzionato alla liberalità con la quale sarai stata trattata nei doni e nei talenti come pure nelle sofferenze. Non voglio da te né più né meno di quello che spetta al tuo sposo: il tuo debito è operare sempre il meglio in qualsiasi luogo, momento e frangente, non ammettendo trascuratezza, intervallo o negligenza.
712. Qualora per debolezza tu incorra in un'omissione, non tramonti il sole né passi il giorno senza che tu te ne sia pentita e, potendolo, l'abbia confessata come se fossi al termine della tua esistenza. Proponendo la riparazione, anche per colpe leggerissime, spenditi con nuovo fervore e con nuova sollecitudine, allo stesso modo di chi constata che gli manca il tempo per un'impresa così ardua e difficile come è il raggiungere la felicità perenne e non cadere nei tormenti. Impiega incessantemente in questo le tue facoltà e i tuoi sensi, perché la tua speranza sia salda e lieta e perché non ti affatichi invano né corra senza mèta come chi si accontenta di qualche buona azione e ne compie tante riprensibili e biasimevoli. Costoro non possono procedere sicuri e confidenti, poiché la medesima coscienza li abbatte e rattrista, se non sono persi nei meschini piaceri della carne. Per rendere completi i tuoi atti, persisti negli esercizi che ti ho indicato, e tra di essi in quello della morte al quale sei abituata, con le tue orazioni, prostrazioni e raccomandazioni dell'anima. Quindi, ricevi mentalmente il viatico, come gli agonizzanti, e congedati da tutto. Accendi il tuo cuore con il desiderio del Signore e sollevati sino al suo cospetto, dove dovrai avere la tua dimora e dove adesso devi intrattenerti.
CAPITOLO 18
Negli ultimi giorni di vita Maria purissima intensifica i suoi voli e desideri di vedere Dio, prende congedo dai luoghi santi e dalla Chiesa cattolica, formula il suo testamento con l'assistenza della beatissima Trinità.
713. Ora che ne avrei più bisogno, mi trovo più povera di ragionamenti e di parole per esprimere qualcosa dello stato al quale si innalzò Maria santissima nei suoi ultimi giorni, nonché dei suoi voli e dei suoi incomparabili sospiri di arrivare allo stretto amplesso dell'Eterno. Nella natura non c'è un esempio adatto da addurre e, se uno può servire al mio intento, si tratta del fuoco, per la sua corrispondenza con l'amore. L'attività e l'energia di questo elemento sono più mirabili di quelle di tutti gli altri: nessuno è maggiormente impaziente nel sopportare catene, giacché o si spegne o le spezza per salire con estrema leggerezza alla sua sfera. Qualora sia rinchiuso nelle viscere della terra, spacca il suolo, fende i monti, sradica le rupi e con eccezionale furia, dopo averle divelte, le scaglia sin dove permane la spinta che imprime ad esse. Anche nel caso in cui la prigione sia di bronzo, se non l'infrange, almeno ne apre le porte con spaventosa veemenza e con terrore di chi è vicino, e manda fuori il globo di metallo che lo arrestava, con l'irruenza che l'esperienza ci insegna. Siffatta è questa creatura insensibile.
714. Nel cuore della Vergine il fuoco dell'amore di Dio - non so spiegarmi con altre immagini - era al massimo grado, ed è chiaro che gli effetti dovessero essere proporzionati alla causa e non meno meravigliosi nell'ordine della grazia, e di così sconfinata grazia. Ella fu costantemente pellegrina e unica fenice nel mondo, ma, quando era ormai sul punto di partire per il cielo e assicurata della felice conclusione del suo esilio, benché si trattenesse quaggiù, la fiamma del suo purissimo spirito si elevava sino all'Altissimo. Non era capace di contenere gli impeti del suo intimo e non pareva che fosse arbitra dei suoi moti, poiché si era abbandonata completamente al dominio di tale sentimento e alla brama dell'imminente possesso del sommo Bene, nel quale stava trasformata e dimentica della mortalità. Non scioglieva i vincoli, perché erano mantenuti con un prodigio, né sollevava con sé le sue membra, perché non era ancora il momento, quantunque l'intensità del suo ardore avrebbe potuto rapirle; però, nella dolce e vivace lotta al corpo rimanevano sospese le operazioni vitali ed esso dalla sua anima divinizzata riceveva soltanto la vita dell'amore, per cui occorreva che quella fisica fosse preservata miracolosamente con un intervento superiore che non la lasciasse dissolvere ad ogni minuto.
715. Le accadde sovente di ritirarsi in disparte per dare qualche sfogo a questi slanci, e in solitudine, rompendo il silenzio affinché non le scoppiasse il petto, diceva: «Mio tenerissimo tesoro, attiratemi dietro alla fragranza dei vostri profumi, che avete fatto gustare alla vostra ancella e Madre. La mia volontà è sempre stata impiegata per voi, che siete suprema verità e mia ricchezza, e mai ho saputo aver caro altro fuorché voi. O mia gloria e mia speranza! Non si dilunghi più la mia strada verso la mèta dell'agognata libertà. Strappatemi dal carcere, giunga finalmente il termine al quale tendo dall'istante del mio concepimento. Molto ho dimorato tra gli abitanti di Cedar, ma tutte le mie forze e le mie facoltà osservano il sole che le irradia, si orientano con la stella fissa che le guida e vengono meno senza avere quanto aspettano. O angeli, per
la vostra nobilissima condizione e per la vostra fortuna di esultare della continua visione del mio stupendo diletto, vi chiedo di avere pietà. Abbiate compassione di me, viatrice tra i figli di Adamo e avvinta dai lacci della carne: riferite al vostro e mio Signore il motivo del mio languire, che egli non ignora; comunicategli che per compiacerlo abbraccio spontaneamente il patire nella mia lontananza, ma non posso vivere in me e, se per vivere vivo in lui, come vivrò distante dalla mia vita? L'amore mi dà la vita e me la toglie. La vita non può vivere senza amore; come vivrò, dunque, senza quella vita che sola amo? In questa soave violenza io mi consumo: manifestatemi, per favore, le qualità del nostro sovrano, poiché con tali fiori aromatici avranno un po' di ristoro i miei deliqui».
716. Accompagnava così i suoi incendi interiori, con ammirazione e giubilo dei custodi che l'assistevano. Essi, intelligenze attentissime e ripiene della scienza superna, in una di simili occasioni le risposero affermando: «Regina nostra, se di nuovo vi è gradito udire le sue caratteristiche, vi sia noto che è la stessa bellezza e racchiude in sé tutte le perfezioni, al di sopra di qualsiasi desiderio. È delizioso senza difetti, incantevole senza pari, piacevole senza sospetti. È inestimabile nella saggezza, senza misura nella bontà, senza limiti nella potenza; è immenso nell'essere, incomparabile nella grandezza, inaccessibile nella maestà, e tutti i suoi attributi sono infiniti. È terribile nei suoi giudizi, imperscrutabile nei suoi consigli, rettissimo nella giustizia, segretissimo nei suoi pensieri, veridico nelle sue parole, santo nelle sue opere e ricco di misericordia. Lo spazio non gli dà ampiezza, la strettezza non lo ostacola; la tristezza non lo turba, né lo altera 1'allegria; nella sapienza non si inganna, nel volere non muta; l'abbondanza non lo accresce, la necessità non lo diminuisce; la memoria niente gli aggiunge, l'oblio niente gli sottrae; per lui né ciò che già fu è passato, né il futuro succede. Il principio non gli dette origine né il tempo gli darà fine. Senza che una causa abbia dato a lui principio, egli l'ha dato a tutte le cose, e non perché avesse bisogno di qualcuna di esse", che al contrario devono partecipare di lui. Le conserva senza fatica, le governa senza confusione. Chi lo segue non cammina nelle tenebre, chi lo conosce è felice, chi lo ama e lo acquista è beato, giacché è generoso con i suoi amici e li condurrà alla sua eterna contemplazione e vicinanza. Questi è colui che adorate e del quale tra breve godrete per non perderlo mai più».
717. I colloqui tra Maria e i suoi ministri erano frequenti; però, come delle piccole gocce d'acqua non estinguono la sete di chi è riarso per la febbre, ed anzi l'accendono maggiormente, neppure tali lenitivi mitigavano la sua fiamma, poiché rinnovavano in lei la ragione del dolore. Benché nei suoi ultimi giorni fossero incessanti i benefici che le erano elargiti nelle feste che celebrava e in ogni domenica, con altri che non è possibile riportare, per concederle qualche sollievo e consolazione nelle sue angustie l'Unigenito la visitava spesso di persona, confortandola con mirabili grazie e carezze e assicurandole ancora che il suo esilio sarebbe durato poco: presto l'avrebbe innalzata alla sua destra, dove il Padre l'avrebbe collocata sul loro trono e sprofondata nell'abisso della loro divinità, e la sua vista sarebbe stata una gioia per gli eletti, che la stavano attendendo e sospirando. Ella allora moltiplicava le orazioni per la Chiesa, per gli apostoli, per i discepoli e per coloro che nei secoli in essa si sarebbero dedicati alla predicazione e alla conversione del mondo, come anche perché tutti accogliessero il Vangelo e venissero all'autentica fede.
718. Tra le meraviglie che il nostro Maestro compì nella Vergine una fu palese non solo a Giovanni, ma pure a numerosi credenti: quando riceveva l'eucaristia, restava per alcune ore così fulgente e radiosa che pareva trasfigurata e con doti di gloria. Questo le era comunicato dal sacro corpo di Gesù, che le si mostrava trasfigurato e più glorioso che sul Tabor, e chi la guardava in quello stato era colmato di esultanza e di sentimenti tanto sublimi che potevano essere provati piuttosto che dichiarati.
719. La Principessa stabilì di licenziarsi dai luoghi santi prima della sua partenza per il cielo e, avuto il permesso del prediletto, lasciò la casa con lui e con i suoi mille angeli, i quali, pur avendola sempre servita e pur essendole sempre stati accanto in ogni passo dall'istante della sua nascita, le apparvero con più magnificenza e splendore, per il nuovo gaudio di stare per risalire con lei nelle altezze. Nel distaccarsi dalle occupazioni umane per avviarsi alla propria vera patria, si recò in tutti i posti legati alla redenzione, separandosi da ciascuno con copiose e dolci lacrime, con amari ricordi di quanto suo Figlio vi aveva sofferto, con atti fervorosi ed effetti straordinari, e con gemiti e suppliche perché i cristiani fossero perennemente devoti ad essi. Sul Calvario si trattenne più a lungo, chiedendo a sua Maestà che la sua passione e morte, avvenute lì, avessero efficacia per tutti. Diventò a tal punto ardente nella sua ineffabile carità che la sua vita si sarebbe consumata se non le fosse stata preservata dalla forza superna.
720. Immediatamente il Signore discese dall'empireo e le rispose: «Mia colomba e mia collaboratrice nell'opera della salvezza, le vostre aspirazioni e implorazioni sono giunte al mio orecchio e al mio cuore. Vi prometto che sarò generosissimo con gli uomini, dispensando costantemente aiuti e favori affinché con la loro libera volontà possano conquistare in virtù delle mie piaghe la felicità che io tengo loro preparata, qualora essi stessi non la spregino. In paradiso voi sarete loro mediatrice ed avvocata, ed io riempirò dei miei doni e delle mie inesauribili misericordie tutti coloro che si guadagneranno la vostra intercessione». Ella, prostrata ai suoi piedi, lo ringraziò e gli domandò che su quel medesimo monte, consacrato col suo sangue prezioso, le impartisse la sua ultima benedizione. Acconsentì, le confermò il suo impegno di eseguire ciò che aveva detto e se ne andò. Maria fu sollevata nelle sue pene di amore e, continuando tale esercizio con la sua religiosa pietà, baciò il suolo e lo venerò proclamando: «Terra santa, da lassù ti osserverò con l'ossequio che ti devo nella luce che manifesta tutto nella sua fonte ed origine, da cui uscì il Verbo che nella carne ti arricchì». Poi, incaricò ancora gli spiriti sovrani di custodire quei luoghi e di soccorrere con le loro ispirazioni chi li avrebbe visitati con riverenza, perché riconoscesse e apprezzasse l'immenso beneficio derivante da quanto era stato realizzato in essi. Raccomandò anche che difendessero quei santuari e, se la temerarietà e i peccati non avessero messo ostacolo a questo, indubbiamente li avrebbero protetti dai pagani, impedendo loro di profanarli; tuttavia, in parecchie cose l'hanno fatto sino ad oggi.
721. Invitò costoro e l'Evangelista a benedirla, e tornò al suo oratorio in pianto e traboccante di affetto per quello che tanto teneramente aveva caro. Si stese con il volto nella polvere ed elevò un'altra preghiera, perseverando finché, tramite una visione astrattiva, Dio le rivelò che le sue petizioni erano state intese ed esaudite nel tribunale della sua clemenza. Per dare pienezza di perfezione alle sue azioni, volle ottenere l'autorizzazione di congedarsi dalla comunità ecclesiale e gli si rivolse così: «Mio sommo Bene, redentore di tutti, capo dei beati e dei predestinati, giustificatore e glorificatore delle anime, io sono figlia della Chiesa, che è stata acquistata e piantata con il vostro sangue. Accordatemi di accomiatarmi da una madre così benevola e dai fratelli che ho in essa». Comprese il beneplacito del suo Unigenito e tra i sospiri parlò:
722. «Chiesa santa e cattolica, che nei secoli futuri sarai chiamata romana, mio autentico tesoro, tu sei stata l'unica consolazione del mio esilio, tu il rifugio e il sollievo dei miei travagli, tu il mio conforto, la mia gioia, la mia speranza; tu mi hai accompagnato nel cammino; in te ho dimorato da viatrice e tu mi hai sostenuto, dopo che in te ho ricevuto la vita della grazia per mezzo di Cristo Gesù. In te sono depositati i suoi incommensurabili meriti, tu sei per i suoi discepoli il certo transito alla terra promessa e tu fai sicuro il loro pericoloso e difficile pellegrinaggio. Tu sei la signora delle genti, alla quale spetta devozione da parte di tutti; in te le angustie, le tribolazioni, i vilipendi, i sudori, i tormenti, la croce, la morte sono gemme inestimabili, consacrate con la passione del tuo Maestro e padre, e riservate ai suoi più fedeli servi e più intimi amici. Tu mi hai adornata dei tuoi gioielli perché entrassi alle nozze; tu mi hai resa prospera e lieta, e hai in te il tuo Autore sotto le specie sacramentali. O fortunata Chiesa militante! Sei sovrabbondante di ricchezze! In te ho sempre posto tutto il mio cuore e tutti i miei pensieri, ed è già ora di partire e di abbandonare la tua soave vicinanza per arrivare al termine del mio viaggio. Applicami l'efficacia di tanti beni, bagnami copiosamente con il sangue dell'Agnello, che è potente per santificare molti mondi. Io desidererei, a costo di mille vite, fare tue tutte le generazioni e le nazioni, affinché godano di te. Mio onore, ti lascio nell'esistenza peritura, ma in quella perpetua ti troverò giubilante in colui che racchiude ogni cosa. Di là ti guarderò con dolcezza e chiederò incessantemente che tu cresca e progredisca felicemente».
723. In questo modo si licenziò dal corpo mistico della santa Chiesa cattolica e romana, per insegnare ai suoi membri, quando ne fosse giunta loro notizia, la sua considerazione, il suo riguardo e il suo rispetto per essa, fornendo come attestato così pietose lacrime e così delicate espressioni. Quindi, nella sua sapienza determinò di formulare il suo testamento e palesò tale aspirazione alla Trinità, che decise di accettarla con la sua presenza regale e, discesa a lei con miriadi di angeli che stavano presso il suo trono, dopo essere stata adorata disse: «Sposa da noi prescelta, disponete la vostra ultima volontà, poiché sarà confermata e adempiuta dal nostro illimitato potere». La prudentissima Vergine si arrestò un po' nella sua sconfinata umiltà, perché prima di dichiarare la propria aspettava di ascoltare quella dell'Altissimo, che la assecondò affermando: «Mia eletta, il vostro volere mi sarà gradito; non privatevi del valore delle vostre opere nel prepararvi al trapasso, giacché sarete da me soddisfatta». Il Salvatore e lo Spirito ribadirono lo stesso ed ella ordinò il suo testamento come segue:
724. «Eccelso Signore, io, vile verme, vi venero dal profondo con la massima riverenza e vi confesso tre Persone in un medesimo essere indiviso ed eterno, una sostanza, una maestà infinita negli attributi e nelle prerogative, che tutto avete creato e tutto conservate. Non ho averi materiali da cedere, non avendo mai cercato altro fuorché voi, che siete ogni mio bene. Ringrazio i cieli, le stelle, i pianeti, gli elementi e tutto il resto poiché, assoggettandosi a voi, mi hanno sostentato senza che ne fossi degna. Domando loro di obbedirvi e celebrarvi negli incarichi che avete imposto, e di beneficare gli uomini; perché lo facciano meglio, trasferisco a questi il possesso - e per quanto è possibile pure il dominio - che mi avete concesso su di essi. Giovanni avrà due vesti e un mantello che ho usato per coprirmi, essendo per me come un figlio. Supplico la terra di accogliere la mia salma, dal momento che è madre comune del genere umano. Consegno nelle vostre mani la mia anima, spogliata della carne e di quello che è visibile, affinché vi ami ed esalti perennemente. Nomino la Chiesa erede universale di tutto ciò che ho acquistato con il vostro soccorso e con i miei atti, e vorrei che fosse assai di più. In primo luogo bramo che sia utile per la magnificazione del vostro nome, e perché la vostra volontà sia fatta in cielo come in terra e tutti i popoli vi conoscano e vi rendano culto».
725. «In secondo luogo l'offro per gli apostoli e per i sacerdoti presenti e futuri, perché per la vostra ineffabile clemenza siano idonei al loro ministero, ed edifichino con pienezza di scienza e di virtù coloro che avete redento con il vostro sangue. In terzo luogo lo dono per il profitto spirituale dei miei devoti che mi invocheranno, perché ricevano la vostra protezione e infine la beatitudine. In quarto luogo vi scongiuro di ritenervi impegnato dalle mie fatiche a favorire i peccatori, perché escano dal triste stato della colpa, e da adesso mi propongo di intercedere per loro per i secoli dei secoli. Ecco che al vostro cospetto ho proclamato la mia ultima volontà, sempre sottomessa alla vostra». Dio approvò tutto e Cristo firmò, scrivendole nel cuore queste parole: «Si compia quello che volete e stabilite».
726. Quando anche noi mortali, specialmente se nati nella legge di grazia, non avessimo altra obbligazione verso Maria che questa di essere divenuti eredi dei suoi enormi meriti e di quanto è contenuto nel suo breve e arcano testamento, non potremmo contraccambiare neppure qualora dessimo la vita sostenendo i tormenti dei più eroici martiri. Non adduco poi alcun paragone con il nostro debito per gli immensi meriti che Gesù ci ha lasciato, poiché non ne trovo. Quale scusa esibiranno dunque i reprobi, che non si avvalsero né degli uni né degli altri, ma li trascurarono e dimenticarono? Che strazio e dispetto sarà il loro allorché, senza rimedio, capiranno di aver perso definitivamente tanti tesori per un diletto passeggero? Ammetteranno allora la rettitudine con cui a ragione saranno castigati e allontanati dal Maestro e dalla pietosissima Signora, che con stolta temerarietà spregiarono.
727. Quindi, la Regina rese grazie all'Onnipotente e, chiesta licenza di presentargli un'altra implorazione, soggiunse: «Padre delle misericordie, se sarà di vostro apprezzamento e a vostra gloria, desidero che assistano al mio transito gli Undici, vostri unti, con gli altri discepoli, affinché preghino per me ed io parta con la loro benedizione». Il suo Unigenito le rispose: «Mia colomba, già vengono a voi: quelli che sono vicini giungeranno presto, mentre a quelli che sono distanti invierò i miei angeli perché li trasportino qui. È, infatti, mio beneplacito che in tale circostanza vi siano tutti accanto, per consolazione vostra e anche loro, e per ciò che sarà a mio e vostro maggiore onore». Ella, prostrandosi al suolo, lodò la Trinità, che subito tornò all'empireo.
Insegnamento della Regina del cielo
728. Carissima, vedendoti stupita della mia stima e del mio sconfinato amore per la Chiesa, intendo aiutarti a concepire più profondo rispetto e venerazione per essa. Finché sei viatrice non puoi comprendere quello che avveniva nel mio intimo quando la osservavo, ma ne penetrerai più di quanto tu abbia fatto finora se pondererai che cosa mi muoveva, cioè la carità e le opere di sua Maestà verso la medesima; devi meditarle di giorno e di notte, giacché ti riveleranno la sua tenerezza. Per esserne capo in questo mondo e per esserlo dei predestinati per tutta l'eternità, egli scese dal seno dell'Altissimo nel mio grembo. Per salvare i suoi fratelli, smarriti per la caduta di Adamo, assunse la loro carne passibile. Per darci l'esempio della sua vita innocentissima e trasmetterci il suo insegnamento vero e salutare, dimorò fra gli uomini per trentatré anni. Per riscattarli efficacemente e guadagnare loro infiniti beni che da soli non sarebbero stati capaci di conquistare, sopportò un durissimo supplizio, sparse il proprio sangue, accettò la dolorosa e vergognosa morte di croce e, affinché dal suo sacro corpo ormai defunto uscisse misteriosamente la Chiesa, permise che esso fosse squarciato con la lancia.
729. Poiché il Creatore si compiacque tanto della sua esistenza terrena e della sua passione, il Redentore dispose che i fedeli offrissero il sacrificio del suo corpo e del suo sangue, in cui si rinnovasse la sua memoria, fosse placata e soddisfatta la giustizia divina e contemporaneamente egli rimanesse in perpetuo come alimento spirituale, perché tutti avessero con sé la fonte stessa della grazia, nonché il viatico e il pegno sicuro della beatitudine. Inoltre, mandò alla Chiesa il Paràclito per colmarla dei suoi doni e della sua sapienza, promettendo che sempre l'avrebbe guidata e diretta senza errori, dubbi e pericoli. L'arricchì con i suoi meriti tramite i sacramenti, che istituì nel numero conveniente, secondo quanto ci è necessario dalla nascita all'ultimo respiro, per lavarci dai peccati, per sostenerci nella perseveranza e nella lotta contro i demoni, per soggiogare gli impulsi naturali, eleggendo ministri idonei a tutto ciò. Nella Chiesa militante si intrattiene familiarmente con le anime pure e le fa partecipi dei suoi segreti favori, compie miracoli e meraviglie per mezzo di esse, si ritiene vincolato dai loro atti, ascolta le suppliche che gli rivolgono per sé o per altri, così che si conservi la comunione dei santi.
730. Vi ha posto un'ulteriore sorgente luminosa: le Scritture e i Vangeli, dettati dallo Spirito, le definizioni dei concili e la tradizione certa ed antica. Le ha inviato al momento opportuno dottori pieni di scienza, maestri e dotti, predicatori e sacerdoti in abbondanza. L'ha rischiarata con mirabili testimoni, l'ha adornata con vari ordini religiosi, nei quali si custodisce e si professa la vita perfetta e apostolica; la regge attraverso molti prelati e molte dignità e, affinché tutto proceda con accordo, ha stabilito al di sopra di tale corpo mistico e bellissimo un'autorità, il pontefice romano, che ha dotato di somma potestà e che difenderà sino alla fine dalle forze degli inferii. Tra simili benefici, non è stato il minore l'avermi lasciata dopo la sua ascensione a governarla e piantarla con la mia presenza e con le mie virtù, e da allora io la considero come mia, avendomi Dio comandato di averne cura in quanto sua madre e signora.
731. Questi sono i grandi motivi che io ebbi ed ho tuttora per amarla nella misura che hai inteso, e questi voglio che risveglino e accendano il tuo cuore ad imitarmi in quello che ti compete come mia discepola e come figlia mia e sua. Venerala e rispettala con tutta te stessa, godi e approfitta dei tesori che con il loro medesimo Autore vi sono depositati. Procura di unirla a te e di unirti ad essa, poiché è tuo rifugio, rimedio e conforto nei travagli, è tua speranza nell'esilio, è verità e luce nelle tenebre che ti circondano. Affaticati per essa per tutto il tempo che ti resta, perché ti è stato concesso allo scopo che ricalchi le mie orme nella mia instancabile sollecitudine; questa è la tua maggiore fortuna, che devi eternamente riconoscere. Ti avverto che con il suddetto desiderio ti ho applicato buona parte dei suoi beni, affinché racconti la mia storia, e che sua Maestà ti ha scelta come strumento per comunicare i suoi arcani per la sua gloria. Non immaginare che, per aver lavorato parecchio in ciò, tu gli abbia dato un po' del contraccambio con cui disobbligarti, giacché anzi sei ancor più tenuta a mettere in pratica quello che hai annotato. Fintanto che non l'avrai fatto sarai povera e debitrice, e con rigore ti sarà chiesto conto di quanto hai ricevuto. Impegnati adesso per essere senza affanno e pronta nell'ora della morte, e nulla ti impedisca di accogliere lo sposo. Rifletti su come fossi priva di ogni ostacolo, libera e distaccata da ogni cosa terrena, e regolandoti così fa' in modo che non ti manchi l'olio dell'amore per entrare con lui alle nozze per le porte della sua infinita clemenza e misericordia.
CAPITOLO 19
Si narra il felicissimo e glorioso transito di Maria santissima, e come gli apostoli e i discepoli arrivarono a Gerusalemme prima che avvenisse e vi furono presenti.
732. Già si avvicinava il giorno stabilito perché la viva e vera arca dell'alleanza fosse collocata nel tempio della celeste Gerusalemme, con maggior splendore e giubilo di quello con cui la sua figura era stata fatta introdurre da Salomone nel santuario, sotto le ali dei cherubini. Tre giorni prima del felicissimo transito, gli apostoli e i discepoli si trovarono riuniti nella casa del cenacolo. Arrivò innanzitutto Pietro, trasportato da un angelo che gli era apparso a Roma e, annunciandogli che era ormai imminente la dipartita di Maria beatissima, gli aveva comandato da parte del Salvatore di esservi presente. La sovrana del mondo stava ritirata nel suo oratorio, con le energie corporali alquanto abbandonate a quelle dell'amore dell'Altissimo, poiché, essendo tanto prossima all'ultimo fine, partecipava con più efficacia delle sue qualità.
733. Ella gli andò incontro sulla porta della propria stanza e, postasi ai suoi piedi, gli domandò la benedizione e proclamò: «Ringrazio e lodo l'Onnipotente per avermi condotto qui il mio Santo Padre, affinché mi assista nell'ora della morte». Entrò poi Paolo, e anch'egli ebbe la medesima dimostrazione di rispetto e del piacere che aveva di vederlo. La salutarono come Madre di Dio, loro regina e signora di ogni realtà creata, con non meno sofferenza che venerazione, sapendo di essere accorsi al suo fortunato trapasso. Fecero lo stesso gli altri, che giunsero dopo di loro e furono accolti con profonda sottomissione, riverenza e dolcezza. Per ordine di lei, Giovanni e Giacomo il Minore provvidero ad alloggiarli tutti comodamente.
734. Alcuni di essi, che erano stati accompagnati dai ministri superni ed informati del motivo della loro venuta, si infervorarono con immensa tenerezza considerando che sarebbero stati privati della loro unica difesa e consolazione, e sparsero abbondanti lacrime. Altri, invece, erano all'oscuro di tutto, giacché non avevano ricevuto un avviso esteriore, ma solo ispirazioni interiori con un soave e forte impulso, grazie al quale avevano conosciuto che era volontà divina che si recassero immediatamente là; subito interrogarono il capo della Chiesa per essere rischiarati su quanto stava accadendo, perché giudicavano concordemente che se non ci fosse stata una novità non avrebbero avvertito una simile spinta, ed egli li radunò e parlò: «Miei figli e fratelli, sua Maestà ci ha chiamato e raccolto da luoghi così remoti per una causa grande e di nostro sommo dolore. Intende portare senza più indugio al trono della sua gloria colei che è nostra guida, nostra protezione e nostro conforto, e ha determinato che le stiamo accanto in questo momento. Quando ascese alla destra dell'Eterno, pur restando orfani della sua adorabile vicinanza, ci fu lasciata la Vergine come nostro rifugio e ristoro nell'esistenza terrena; ma adesso che la nostra luce si allontana, che cosa faremo? Quale sollievo avremo? E quale speranza, che ci rincuori nel nostro pellegrinaggio? Non ne scopro altra se non quella che certamente un giorno la raggiungeremo».
735. Non riuscì a continuare, impedito dai gemiti e dai singhiozzi che non fu in grado di trattenere, e nessuno poté aprir bocca per un buono spazio di tempo, durante il quale tutti piansero copiosamente. Appena si fu fatto animo per riprendere il discorso, soggiunse: «Affrettiamoci ad entrare al suo cospetto: stiamo con lei nel breve tratto di cammino che le rimane e chiediamole di concederci la sua benedizione». Lo seguirono dalla loro Maestra, che era in ginocchio su una piccola predella che teneva per reclinarsi allorché riposava un po', e la scorsero bellissima, piena di fulgore e scortata dai mille custodi.
736. Dall'età di trentatré anni non aveva subito cambiamenti nel suo corpo e nel suo volto, sacri e castissimi, né aveva sentito gli effetti della vecchiaia, né aveva avuto mai rughe, né era divenuta più debole, né era dimagrita, come suole avvenire agli altri discendenti di Adamo, che perdono vigore e si sfigurano rispetto a come erano nella gioventù o nella maturità. Questa immutabilità fu un suo privilegio singolare, sia perché corrispondeva alla stabilità della sua purissima anima, sia perché derivò dalla sua immunità dal peccato originale, le cui conseguenze non arrivarono a sfiorarla. Tutti si posero con ordine presso di lei, e Pietro e Giovanni si misero al capezzale. Maria, osservandoli con la sua consueta modestia e deferenza, si rivolse loro così: «Carissimi, date licenza alla vostra ancella di manifestarvi i suoi desideri». Il principe del collegio apostolico affermò che le avrebbero prestato ogni attenzione e avrebbero adempiuto ogni suo comando, ma la invitava a sedersi; gli pareva, infatti, che dovesse essere assai affaticata per essere stata tanto a lungo in tale posizione, che, se era opportuna per pregare, non lo era per conversare con loro.
737. Ella, che era Regina dell'umiltà e dell'obbedienza, decisa a praticare queste virtù fino alla morte e anche in quell'ora, asserì che li avrebbe ascoltati in quanto le domandavano e li implorò di benedirla. Con il consenso del vicario di Cristo, si genuflesse davanti a lui e dichiarò: «Signore, in qualità di pastore universale, vi supplico di impartirmi la benedizione a nome vostro e della Chiesa e di perdonarmi se vi ho poco servito nella mia vita, affinché salga a quella imperitura. Qualora sia di vostro gradimento, permettete che Giovanni disponga delle mie vesti, che consistono in due tuniche, donandole a delle donne povere che mi hanno costantemente legato a sé con la loro bontà». Quindi, prona ai suoi piedi, li baciò con fiumi di lacrime e con non minore meraviglia che commozione di tutti. Passò al prediletto e, stando abbassata, gli disse: «Scusatemi se non ho esercitato come avrei dovuto l'incarico che il mio Unigenito mi affidò quando dalla croce nominò voi mio figlio e me vostra madre. Con ossequio e gratitudine vi rendo grazie per la pietà con la quale mi avete as-
sistito. Beneditemi per la mia partenza verso colui che mi ha creata, per gioire perennemente della sua compagnia».
738. Si accomiatò allo stesso modo da ciascuno degli apostoli e da alcuni discepoli, e successivamente dai numerosi circostanti insieme. Terminato ciò, si alzò e proclamò: «Siete stati ininterrotamente incisi nel mio intimo e vi ho voluto teneramente bene con l'ardore comunicatomi dal mio Gesù, che ho sempre visto in voi come in suoi eletti e amici. Per suo beneplacito vado alle dimore celesti, dove vi prometto di avervi presenti nel nitidissimo chiarore dell'Onnipotente, la cui contemplazione bramo ed attendo con sicurezza. Vi raccomando la comunità ecclesiale, l'esaltazione dell'Altissimo, la propagazione del Vangelo, la stima e l'apprezzamento degli insegnamenti del Redentore, la memoria delle sue opere e della sua passione e l'attuazione dei suoi precetti. Amate la Chiesa e amatevi gli uni gli altri con quel vincolo di carità e di pace che avete appreso dal vostro Maestro. E nelle vostre mani, o pontefice, rimetto Giovanni e gli altri».
739. Tacque e le sue espressioni, come dardi di fuoco divino, penetrarono nei cuori liquefacendoli; tutti, prorompendo in dimostrazioni di incontenibile dolore, si prostrarono al suolo e con i loro singhiozzi toccarono profondamente la dolcissima Vergine. Anch'ella pianse, non imponendosi di resistere a così amari e appropriati gemiti, e poi li esortò a raccogliersi silenziosamente in orazione con lei e per lei. In tale placida quiete venne il Verbo incarnato su un trono d'ineffabile splendore, scortato da tutti i santi di natura umana e da tantissimi angeli di ogni coro, riempiendo di luce la casa del cenacolo. L'innocentissima sovrana delle altezze lo adorò, gli baciò i piedi e, stesa al suo cospetto, compì l'estremo atto di riconoscenza e di umiliazione della sua esistenza terrena, annientandosi e piegandosi sino alla polvere più quanto non abbiano mai fatto né faranno mai tutti gli uomini dopo aver peccato. Egli la benedisse e le parlò: «Mia carissima, che ho scelto come mia abitazione, è giunta per voi l'ora di essere introdotta nella gloria del Padre e mia, dove è preparata alla mia destra la sede di cui godrete per l'eternità. Poiché come Madre mia vi feci entrare nel mondo libera ed esente dalla colpa, neppure adesso che ne uscite la morte ha diritti su di voi: se non volete passare per essa, venite con me a prendere possesso di quello che avete largamente meritato».
740. Con volto lieto gli rispose: «Mio Signore, vi scongiuro che la vostra ancella acceda alla vita beata attraversando la porta comune della morte come gli altri discendenti di Adamo. Voi che siete mio vero Dio la soffriste senza esservi obbligato ed è giusto che, come ho cercato di seguirvi nella vita, vi segua anche nella morte». Il Salvatore approvò il suo sacrificio e affermò che si sarebbe adempiuto ciò che desiderava. Subito i ministri superni cominciarono a intonare con sublime armonia qualche versetto del Cantico dei cantici e altri nuovi. Sia gli Undici e i discepoli sia molti devoti li percepirono con i sensi, benché soltanto alcuni apostoli, tra i quali Giovanni, fossero illuminati in maniera singolare sulla presenza di Cristo, mentre gli altri avvertivano dentro di sé straordinari ed efficaci effetti. Si diffuse una fragranza inebriante, che assieme alla musica si sentiva fin dalla strada; inoltre, tutti videro il mirabile fulgore che avvolgeva quel luogo e sua Maestà dispose che, affinché fosse testimone di una simile meraviglia, accorresse tanta gente da occupare le vie.
741. Quando udì la melodia, Maria si reclinò sulla sua predella, con la tunica come unita alla sua persona, con le mani giunte e lo sguardo fisso su suo Figlio, e completamente accesa nel suo fervore. Alle parole “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l'inverno è passato, è cessata la pioggia, se n'è andata”, ella pronunciò quelle del suo Unigenito sul duro legno: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Quindi, chiuse i suoi purissimi occhi e spirò. La malattia che le fu fatale fu l'amore, senza indisposizioni o malesseri, e il suo transito avvenne allorché il potere del Creatore sospese l'intervento miracoloso con cui conservava le sue forze in modo che non fossero dissolte dalle fiamme provocate dal suo ardore, permettendo a queste di consumare la linfa del cuore.
742. La sua candida anima lasciò il castissimo corpo e in un istante fu collocata con immenso onore accanto a Gesù. Immediatamente, le note celesti iniziarono ad allontanarsi nell'aria, perché quella solenne processione si avviò verso l'empireo. Il sacro corpo, che era stato tempio e tabernacolo del Dio vivente, restò pieno di radiosità e profumava al punto che coloro che lo attorniavano erano colmati di soavità interiore ed esteriore. I mille custodi della Regina si fermarono a proteggere tale inestimabile tesoro, mentre i fedeli, tra lacrime di afflizione e di giubilo per i prodigi che contemplavano, rimasero per un po' di tempo come assorti e poi elevarono numerosi inni e salmi in suo ossequio. Ciò accadde di venerdì, alle tre del pomeriggio, alla stessa ora in cui aveva esalato l'ultimo respiro il nostro Redentore. Era il tredici agosto ed ella aveva settant'anni, meno i ventisei giorni che intercorrono tra questa data e l'otto settembre. Dopo la crocifissione del nostro Maestro si trattenne quaggiù ventuno anni, quattro mesi e diciannove giorni, e mori cinquantacinque anni dopo il suo parto verginale. Il calcolo si fa facilmente così: aveva quindici anni, tre mesi e diciassette giorni alla nascita del Signore, che fu ucciso a trentatré anni e tre mesi, cioè quando ella aveva quarantotto anni, sei mesi e diciassette giorni; se a questi si aggiungono altri ventuno anni, quattro mesi e diciannove giorni, si hanno i settant'anni meno venticinque o ventisei giorni.
743. In quell'occasione si verificarono grandi portenti. Il sole si eclissò e nascose la sua luce in segno di lutto per alcune ore; parecchi uccelli di diverse specie volarono alla casa e resero alla Principessa il loro omaggio funebre con canti di lamento e con gemiti, che suscitavano il pianto in chiunque li ascoltava; si commosse l'intera Gerusalemme e molti arrivavano stupiti, confessando ad alta voce la potenza dell'Eterno e la magnificenza delle sue opere; altri apparivano attoniti e come fuori di sé, e i credenti si struggevano tra singhiozzi e sospiri; vennero anche tanti infermi e furono guariti; uscirono dal purgatorio quanti vi si trovavano. L'evento più eccezionale riguardò un uomo e due donne che abitavano vicino al cenacolo, che trapassarono insieme alla nostra sovrana in stato di peccato e senza penitenza: stavano andando alla dannazione, ma, allorché la loro causa giunse al giudizio di Cristo, la dolcissima Madre domandò misericordia, furono restituiti alla vita e successivamente si ravvidero e si salvarono. Questo dono non si estese a tutti coloro che decedettero in tale giorno nel mondo, bensì solo a costoro, che si spensero al medesimo orario nella città santa. Parlerò in un altro capitolo della festa che ci fu in paradiso, per non mescolarla con il nostro cordoglio.
Insegnamento della Regina del cielo
744. Mia diletta, oltre a quello che hai scritto sul mio glorioso transito, intendo rivelarti ancora un privilegio che mi fu concesso. Hai già dichiarato che sua Maestà rimise alla mia elezione se morire o salire senza questa sofferenza alla visione beatifica. Qualora avessi ricusato la morte, indubbiamente ciò mi sarebbe stato accordato poiché, come in me non ebbe parte la colpa, non ne avrebbe avuta neppure essa, che ne fu la pena. Sarebbe successo lo stesso a mio Figlio, e a maggior ragione, se non si fosse addossato il pagare per tutti alla giustizia divina per mezzo della sua passione. Io stabilii spontaneamente di morire perché aspiravo ad imitarlo in questo come avevo fatto nel voler provare i suoi dolori; perché, avendolo osservato spirare, traendomi indietro non avrei soddisfatto all'amore che gli dovevo, e avrei lasciato un considerevole vuoto nella somiglianza e conformità che desideravo avere con lui e che egli bramava che io avessi con la sua umanità; perché altrimenti, non avendo più modo di compensare una simile mancanza, non avrei avuto la pienezza di godimento che posseggo.
745. Perciò la mia decisione gli fu tanto gradita e la sua benignità si compiacque tanto della mia assennatezza e del mio ardore che mi premiò subito con un favore singolare per i fedeli: tutti i miei devoti che mi avessero invocato nell'agonia, interponendomi come loro avvocata per essere soccorsi in memoria della mia felice dipartita e della mia scelta di ricalcare le sue orme, sarebbero stati sotto la mia speciale protezione, affinché li difendessi dal demonio, li assistessi e quindi li presentassi al tribunale della sua clemenza e intercedessi per loro. Ebbi allora nuova potestà e delega, e mi fu promesso che chi in precedenza si fosse rivolto a me, venerando il mistero che stai trattando, avrebbe avuto notevoli aiuti della grazia sia per morire bene sia per vivere con più purezza. Dunque, da oggi ricordalo continuamente con intimo fervore, e benedici, celebra e loda colui che compì in me prodigi così mirabili a beneficio mio e di tutti. Con tale zelo impegnerai il Redentore e me a preservarti nell'ultima lotta.
746. Giacché la morte segue la vita, e questa e quella generalmente si corrispondono, la garanzia più sicura della buona morte è la buona vita, e il distaccarsi nel corso dell'esistenza dagli affetti terreni, che alla fine affliggono e opprimono l'anima, diventando per essa come forti catene che le impediscono di avere completa libertà e di sollevarsi al di sopra di ciò che ha sempre avuto caro. Gli uomini capiscono differentemente questa verità e operano al contrario! Il Signore dà loro la vita perché si svincolino dalle conseguenze del peccato originale e non le sentano al momento della morte, e gli ignoranti e miseri discendenti di Adamo la spendono interamente nel caricarsi di ostacoli e legami per perire schiavi delle loro passioni e tiranneggiati dal nemico. L'antica caduta non mi toccò, né i suoi cattivi effetti avevano alcun diritto sulle mie facoltà; eppure, fui costantemente ordinatissima, povera, virtuosa, perfetta e priva di affezioni a realtà del mondo, e poi sperimentai questa suprema libertà. Tieni fissa l'attenzione sul mio modello e sgombra il tuo cuore ogni giorno di più, affinché con l'avanzare degli anni tu possa trovarti più sciolta, spedita e distante dalle cose materiali per quando lo sposo ti chiamerà alle nozze, e non ti sia necessario andare a cercare inutilmente in quel frangente la libertà e la prudenza.
CAPITOLO 20
Si narrano gli eventi concernenti la sepoltura del sacro corpo di Maria santissima.
747. Affinché i fedeli non rimanessero oppressi - ed alcuni di essi non morissero - a causa del dolore che provarono per il transito della beatissima Signora, fu indispensabile che la potenza divina li consolasse con speciale provvidenza, comunicando un particolare coraggio con il quale i cuori si dilatassero nella loro incomparabile afflizione. Dal momento che la mancanza di fiducia di poter mai compensare quella perdita nella vita presente non ammetteva conforto, la privazione di quel tesoro non aveva rimedio e la dolcissima e piacevolissima vicinanza e affabilità della Regina aveva rapito l'amore di ciascuno, tutti senza di lei furono come senza anima e senza respiro; ma Dio, che sapeva la ragione di così giusta sofferenza, li assistette in essa e con la sua forza li animò segretamente, perché non venissero meno e fossero in grado di occuparsi di quanto conveniva disporre in ordine al sacro corpo e di tutto quello che la situazione richiedeva.
748. Gli apostoli, ai quali principalmente spettava questo compito, pensarono senza indugio ad assolverlo e destinarono alle spoglie un sepolcro nuovo, che era stato misteriosamente preparato dall'Unigenito nella valle di Giosafat. Ricordandosi che le membra di sua Maestà erano state cosparse di unguenti preziosi e aromatici secondo il costume dei giudei, ed avvolte nella sindone e nel sudario, giudicarono di dover fare lo stesso con quelle di sua Madre. A tale scopo, chiamarono le due giovani che si erano prese cura di lei ed erano state nominate eredi delle sue inestimabili tuniche, e le invitarono ad ungerle con sommo rispetto e a metterle in un lenzuolo, per poi deporle nel feretro. Esse si introdussero con grande timore nell'oratorio, dove la venerabile defunta stava sulla sua predella, ma la luce che la circondava le trattenne e offuscò loro gli occhi in maniera che non riuscirono a sfiorarla, né a vederla, né a capire in che punto preciso si trovasse.
749. Uscirono con riverenza ancora maggiore, e con immenso stupore e sconcerto dettero ragguaglio dell'accaduto agli Undici, che conferirono tra loro e non senza un'ispirazione superiore conclusero che bisognava evitare il contatto con quella santa arca dell'alleanza, che non andava trattata nel modo comune. Entrarono subito Pietro e Giovanni, che contemplarono lo splendore e contemporaneamente udirono la celeste musica dei ministri superni, alcuni dei quali intonavano: «Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te», mentre altri replicavano: «Vergine prima del parto, durante il parto e dopo il parto»; da allora si sviluppò in parecchi figli della comunità primitiva la devozione per quest'ultimo elogio, che si è trasmesso per tradizione ed è giunto sino a noi, confermato dalla Chiesa. Stettero per un po' attoniti a motivo dell'ammirazione per ciò che ascoltavano e osservavano, e per deliberare come comportarsi si inginocchiarono in preghiera, domandando di essere illuminati. Intesero immediatamente una voce che diceva: «Non si scopra né si tocchi il sacro corpo».
750. Ebbero dunque intelligenza della volontà dell'Altissimo e portarono prontamente una bara. Essendosi considerevolmente moderato il fulgore, si accostarono alla Principessa e con profondo ossequio sollevarono le vesti dai lati, senza scomporle affatto, e ve la collocarono nella medesima posizione. Fu per loro semplice, poiché non sentirono peso e con il tatto non avvertirono altro se non lievissimamente il solo abito. Quindi, si attenuò ulteriormente la radiosità e tutti ravvisarono la bellezza del candidissimo volto e delle mani, avendo l'Eterno stabilito così perché fosse alleviata la loro pena; per il resto, il sublime talamo della sua dimora fu tenuto celato, affinché né in vita né in morte si scorgessero altre parti che quelle necessarie: il volto per conoscerla e le mani con le quali aveva lavorato.
751. Tanta fu l'attenzione che il Maestro ebbe per il decoro della nostra sovrana che mostrò meno zelo per il proprio corpo divinizzato che per il suo. La fece simile a sé nella concezione immacolata, nonché nella venuta al mondo per quanto concerne il non permettere che percepisse attraverso i sensi il modo naturale della nascita; inoltre, la preservò dalle tentazioni di impurità. Nel nascondere il suo corpo, però, si regolò con lei, che era donna, differentemente che con se stesso, giacché egli era uomo e redentore per mezzo della sua passione, e peraltro la castissima Regina lo aveva supplicato di concederle che nessuno lo guardasse dopo il suo transito. Gli apostoli provvidero alla sepoltura e, con la loro diligenza e la pietà dei credenti, fu raccolta una rilevante quantità di lumi, che per un miracolo, pur stando accesi per quella giornata e per le due seguenti, non si estinsero né si consumarono minimamente.
752. Perché questo e molteplici altri portenti che il suo braccio compì in tale occasione fossero più noti, Dio mosse tutti gli abitanti della città ad accorrere e, sia tra i giudei sia tra i gentili, rimase appena qualcuno che non assistesse al singolare spettacolo. Quei nuovi sacerdoti della legge evangelica alzarono colei che era tabernacolo di sua Maestà, sorreggendo sulle loro spalle il propiziatorio dei suoi oracoli e dei suoi favori, e partirono ordinatamente in processione diretti alla valle di Giosafat. Questo era il corteo visibile, ma ve ne era anche uno invisibile: davanti a tutti camminavano i mille custodi, i quali continuavano a cantare le loro melodie, che erano udite da molti e che durarono ininterrottamente per tre giorni con incomparabile dolcezza; erano poi scese dalle altezze varie legioni angeliche con gli antichi padri e profeti, e specialmente con Gioacchino, Anna, Giuseppe, Elisabetta, il Battista e diversi altri beati che Gesù aveva inviato alle esequie.
753. Avanzarono così e per via avvennero eccezionali prodigi, la cui spiegazione renderebbe indispensabile dilungarsi non poco. In particolare, tutti gli ammalati furono perfettamente guariti e numerosi indemoniati furono liberati senza che i diavoli avessero l'ardire di aspettare che le persone che possedevano si avvicinassero. Più mirabili furono gli eventi che si verificarono nella conversione delle anime, poiché si spalancarono i tesori della misericordia e tanti vennero alla cognizione di Cristo, nostro bene, confessandolo apertamente come vero Signore e salvatore e chiedendo il battesimo; perciò, per più giorni ci fu da faticare nel catechizzare e nell'amministrare quel sacramento a quanti avevano aderito alla fede. Nel trasportare il feretro gli apostoli sperimentarono effetti straordinari di luce e di consolazione, e ne parteciparono pure i discepoli. La gente era stupita per il profumo, per la musica e per altri segni sorprendenti, e tutti proclamavano il Creatore immensamente potente nella Vergine, percuotendosi il petto con compunzione in attestazione di questo.
754. Quando furono giunti, Pietro e Giovanni, che avevano già posto la preziosa gemma nella bara, la tolsero da essa con la medesima riverenza e facilità, l'adagiarono nella fortunata tomba e la coprirono con un telo. In tutto ciò operarono più le mani degli spiriti superni che le loro. Fu messo un masso dinanzi all'ingresso, come era consuetudine fare, e restarono di guardia soltanto i mille angeli di Maria, mentre gli altri risalirono all'empireo. La folla si disperse, e gli apostoli e i discepoli rientrarono tra tenerissime lacrime alla casa del cenacolo, in cui si conservò per un anno intero il soavissimo odore delle sacre spoglie, e nell'oratorio addirittura per parecchi anni. Quel santuario fu luogo di rifugio in ogni necessità per coloro che vi cercavano rimedio, perché ciascuno ve lo trovava tanto nelle infermità quanto nelle altre tribolazioni e calamità, ma le colpe di Gerusalemme, fra i castighi che meritarono, dopo un certo tempo comportarono anche la privazione di un beneficio così stimabile.
755. Appena furono arrivati lì, stabilirono che qualcuno di loro stesse al sepolcro finché non fosse cessata la divina armonia, poiché attendevano la fine di questa meraviglia. Dunque, alcuni si occuparono di chi aveva abbracciato il Vangelo e altri si recarono nuovamente presso la tomba, che in quei tre giorni fu frequentata da tutti. I più assidui furono Pietro e Giovanni, i quali, benché talora se ne allontanassero, tornavano subito dove era il loro cuore. Non omisero di porgere l'estremo saluto alla Signora dell'universo neppure gli animali, giacché il cielo si riempì di uccelli piccoli e grandi e dalle montagne si precipitarono velocemente giù molte bestie e fiere: gli uni con mesti cinguettii, le altre con guaiti e muggiti e tutti con movimenti dolorosi, soffrendo la comune perdita, mostravano la loro angustia. Solo qualche giudeo incredulo, più duro delle pietre e più crudele delle belve, non manifestò tale sentimento, come non lo aveva manifestato per il proprio Redentore.
Insegnamento della Regina del cielo
756. Figlia mia, con la memoria della mia morte fisica e della sepoltura del mio corpo, esigo che sia fissata e confermata la tua morte e sepoltura al mondo, che deve essere il frutto primario dell'essere stata illuminata sulla mia storia e dell'averla narrata. Nel corso del racconto ti ho sovente palesato questo desiderio e ti ho avanzato questa richiesta, affinché non ti renda inutile il favore che hai ricevuto per benignità dell'Altissimo e mia. È brutta cosa che un membro della Chiesa, dopo essere morto al peccato e rinato in Cristo mediante il battesimo ed aver appreso che sua Maestà fu crocifisso per lui, ricada nell'errore; ma cosa ben peggiore è il fatto che ciò accada in coloro che per speciale grazia sono scelti ed eletti per essere suoi amici carissimi, come quanti a tale scopo si dedicano e consacrano al suo servizio negli ordini religiosi, secondo i differenti stati e le differenti condizioni.
757. In loro, vizi come la superbia, la presunzione, l'alterigia, la mancanza di mortificazione, l'ira, l'avidità, l'impurità della coscienza e altri ancora fanno inorridire l'Eterno e i beati, che sono costretti a distogliere lo sguardo da simili mostruosità, più sdegnati e offesi di quando le riscontrano in soggetti diversi. Pertanto, il mio Unigenito ripudia numerose anime che ingiustamente portano il nome di sue spose, abbandonandole al loro malvagio consiglio, perché hanno infranto slealmente il patto di fedeltà contratto con lui e con me nella loro vocazione e professione. Se tutti devono temere questa sventura per evitare di commettere un così terribile tradimento, rifletti su quanto saresti spregevole ai suoi occhi qualora te ne macchiassi. È ora che tu muoia completamente ad ogni realtà visibile, e che siano sepolti il tuo corpo nella conoscenza e nell'annientamento di te stessa e la tua anima nell'essere di Dio. La tua vita è finita per il secolo e tu sei ormai distaccata da esso, e io sono il giudice di questa causa. Non hai più nulla a che fare con quelli che abitano sulla terra, né costoro con te, e bisogna che lo scrivere e il morire siano in te una medesima cosa, come spesso ti ho raccomandato e tu hai ripetutamente promesso nelle mie mani con sincere lacrime.
758. Bramo che questa sia la prova del mio insegnamento e la testimonianza della sua efficacia, e non ammetterò che tu la discrediti in mio disonore, ma procurerò che tutte le creature intendano la forza del mio esempio e della mia dottrina verificata nei tuoi atti. Non ti gioverai dei tuoi ragionamenti, del tuo volere e ancor meno delle tue inclinazioni e passioni, poiché tutto questo in te ha già avuto termine; tua legge saranno la volontà dell'Onnipotente, la mia e quella dell'obbedienza, e, affinché attraverso tali mezzi tu non sia mai all'oscuro di ciò che è più santo e gradito al Signore, egli l'ha disposto di persona, tramite me, i suoi angeli e chi ti governa. Non allegare ignoranza, pusillanimità, fiacchezza e codardìa, misura il tuo debito, sii attenta alla luce incessante e opera con la grazia che ti è data, giacché con tanti benefici non vi è croce pesante per te né morte così amara che non sia tollerabile e amabile. In questa risiede ogni tuo bene e deve consistere il tuo diletto, perché, se non morirai interamente a tutto, i tuoi sentieri saranno disseminati di spine e non giungerai alla perfezione cui aneli né all'eccellenza cui sei chiamata.
759. Se il mondo non si dimentica di te, dimenticati tu di lui; se non ti lascia, rammenta che fosti tu a lasciarlo e io te ne allontanai; se ti viene dietro, fuggilo; se ti lusinga, aborriscilo; se ti disprezza, sopportalo; se ti cerca, non ti trovi che per glorificare in te il sommo sovrano. Per il resto, non ricordartene più di quanto i vivi sogliono ricordarsi dei morti e scordatene come i morti si scordano dei vivi, e non avere con nessuno più rapporto di quello che hanno fra loro i vivi e i morti. Non ti sembrerà eccessivo che ti abbia frequentemente ribadito questo ammonimento all'inizio, nel mezzo e alla fine della presente Storia, se pondererai l'importanza di metterlo in pratica. Considera le persecuzioni che nascostamente ti ha ordito il demonio avvalendosi della gente, sotto vari aspetti e con vari pretesti. Il Redentore ha permesso ciò per vagliarti e per donarti il suo soccorso; tu, da parte tua, mostra che ne sei consapevole e sai che è grande il tesoro e che lo custodisci in un vaso fragile, mentre l'inferno cospira e si solleva contro di te. Sei nella carne peritura, circondata e combattuta da astuti nemici. Sei sposa di Gesù e io sono tua Madre e maestra. Renditi dunque conto della tua miseria e debolezza, e corrispondi come figlia carissima e discepola docile e irreprensibile in tutto.
CAPITOLO 21
L'anima di Maria santissima entrò nell'empireo; poi, ad imitazione di Cristo nostro redentore, tornò sulla terra a risuscitare il suo santo corpo, con il quale il terzo giorno dopo la propria morte salì un'altra volta alla destra del Signore.
760. A proposito della gloria e della felicità di cui partecipano i santi nella visione beatifica, san Paolo dice con Isaia che occhio mortale non ha visto, né orecchio ha udito, né cuore umano ha potuto penetrare quello che Dio ha preparato per coloro che lo amano e che in lui sperano. Conformemente a questa verità professata secondo la fede cattolica, non stupisce ciò che si racconta sia successo a sant'Agostino: nonostante fosse un grande luminare della Chiesa, mentre si accingeva a scrivere un trattato sulla condizione dei beati, gli apparve il suo grande amico san Girolamo, che in quel momento era morto ed entrato nella gioia del Signore, e lo disingannò, dichiarandogli che non avrebbe potuto conseguire il suo intento come desiderava, dal momento che nessuna lingua né penna degli uomini sarebbe stata in grado di manifestare la minima parte dei beni goduti dagli eletti in paradiso. Quand'anche di quella realtà non avessimo altra testimonianza dalla sacra Scrittura se non il sapere che è definitiva, ciò supererebbe già la nostra capacità di comprensione, che non può raggiungere l'eternità neppure con grandi sforzi, poiché Dio, per quanto lo si possa conoscere e amare in misura crescente, è inesauribile ed incomprensibile. Egli chiamò all'esistenza tutte le cose senza che queste consumassero il suo potere; neanche se creasse innumerevoli altri mondi sarebbe indebolito, perché rimarrebbe sempre infinito ed immutabile. Allo stesso modo, nonostante i santi che lo contemplano e ne godono siano un numero incalcolabile, egli resta da essere conosciuto ed amato senza fine; infatti, sia nella vita mortale sia in quella incorruttibile, ciascuno partecipa di lui in maniera limitata e in base alla propria disposizione.
761. Se, per tale motivo, la gloria di un beato qualsiasi, fosse anche il più piccolo, è ineffabile, che diremo di quella di Maria santissima, lei che, fra i santi, è la più simile al suo Figlio? Che diremo, se anche nella grazia li supera tutti, come l'imperatrice o la regina i suoi vassalli? Questa verità si può e si deve credere, ma finché siamo nel mondo non è possibile intenderla, né spiegarne la minima parte, perché la sproporzione e l'insufficienza delle nostre parole la possono più oscurare che chiarire. Adoperiamoci dunque ora non per comprenderla, ma per meritare che ci sia manifestata nella futura esistenza, quando otterremo la felicità che speriamo in misura maggiore o minore a seconda delle opere compiute.
762. Il nostro Redentore entrò nel cielo, avendo alla sua destra l'anima immacolata della Madre. Ella fu la sola tra i mortali a non dover passare attraverso il giudizio particolare, che quindi per lei non ebbe luogo. Non le fu chiesto conto dei benefici ricevuti, né le venne imputato alcun peccato, come le era stato promesso al momento in cui era stata preservata dalla colpa d'origine, era stata eletta regina e aveva avuto il privilegio di non essere sottomessa alle leggi dei figli di Adamo. Per la stessa ragione, alla fine dei tempi comparirà ancora alla destra del Signore, a lui associata nel giudizio universale a cui ella, a differenza degli altri, non sarà sottoposta. Se nel primo istante della sua concezione fu aurora limpidissima e rifulgente, carezzata dai raggi del Sole divino al di sopra dello splendore dei più ardenti serafini; se in seguito si sollevò sino a toccare lo stesso Dio quando il Verbo si unì con la sua purissima sostanza nell'umanità di Cristo, ne conseguiva che per tutta l'eternità ella fosse sua compagna, con la somiglianza possibile tra Figlio e Madre, essendo egli Dio e uomo ed ella semplice creatura. Con questo titolo il Salvatore la presentò all'Altissimo, al quale si rivolse in presenza dei beati attenti a questa meraviglia; gli disse: «Padre mio, la mia amantissima Madre, vostra cara figlia e diletta sposa dello Spirito Santo, viene a ricevere il possesso della corona imperitura che le abbiamo preparato in premio dei suoi meriti. Questa è colei che nacque tra gli uomini come rosa tra le spine, intatta, pura e bella, degna di essere accolta nelle nostre mani, là dove non arrivò nessun altro e dove non possono pervenire quanti sono stati concepiti nel peccato. È lei la nostra prescelta, unica e singolare, alla quale abbiamo dato di accedere alle nostre perfezioni, superando la comune legge dei mortali; è in lei che abbiamo depositato il tesoro della nostra divinità inaccessibile; è lei che con fedeltà assoluta ha conservato e fatto fruttificare i talenti che le abbiamo affidato; è lei che non si è mai allontanata dalla nostra volontà e che ha trovato grazia ai nostri occhi. Padre mio, il tribunale della nostra misericordia e giustizia è rettissimo e ricompensa con abbondanza i servizi dei nostri amici. È giusto che a mia Madre, in quanto tale, sia concesso il premio; se nella vita e nelle opere mi fu simile, per quanto lo possa una semplice creatura, deve esserlo pure nella gloria e nel posto che occuperà accanto alla nostra Maestà, affinché dov'è la santità per essenza vi sia anche la somma santità per partecipazione».
763. Questo decreto del Verbo incarnato venne approvato dal Padre e dallo Spirito Santo. Subito l'anima santissima di Maria fu innalzata alla destra del suo figlio e Dio vero e collocata sul seggio regale della beatissima Trinità, a cui né uomini, né angeli, né serafini giunsero o giungeranno mai. In ciò consiste la sublime ed eccellente superiorità della nostra Signora: essere assisa sul medesimo trono delle Persone divine quale imperatrice, mentre i santi occupano il posto di servi e ministri del supremo Re. All'eminenza di quella posizione, inarrivabile per chiunque altro, nella Vergine immacolata corrispondono le doti di gloria, comprensione, visione e fruizione, perché ella gode al di sopra e più di tutti di quell'oggetto infinito, del quale in paradiso si sperimenta il gaudio per gradi e varietà innumerevoli. Nessuno tra i beati conosce, penetra, intende l'essere divino e i suoi attributi come lei; nessuno le è pari nell'amare e nel gioire dei misteri imperscrutabili dell'Altissimo. Inoltre, sebbene tra la gloria della Trinità e quella della Regina del cielo vi sia una distanza illimitata, poiché la luce della Divinità è inaccessibile e in essa sola si trova 1'immortalità, sebbene nelle doti anche l'anima santissima di Cristo superi senza misura sua Madre, pure lo splendore di lei è di gran lunga più intenso di quello dei santi, somigliando a Cristo in una maniera incomprensibile e incomunicabile nella vita presente.
764. È intraducibile in parole la nuova esultanza che i beati acquistarono quel giorno, componendo e cantando nuovi cantici di lode all'Onnipotente e alla sua Figlia, madre e sposa, nella quale egli esaltava le opere della sua destra. E benché nel Signore la gioia interiore non possa accrescersi perché è immutabile ed infinita sin dal principio, in quest'occasione le dimostrazioni esteriori della sua compiacenza nell'adempimento dei suoi eterni disegni furono maggiori. Dal trono regale infatti usciva una voce come se fosse stata della persona del Padre, che diceva: «Nella glorificazione della nostra amatissima Figlia i nostri desideri sono stati appagati e la nostra santa volontà è stata pienamente eseguita. Dal nulla, abbiamo dato l'essere ad ogni vivente, affinché fosse partecipe dei nostri beni e tesori incommensurabili, conformemente alla nostra immensa bontà. Intanto gli stessi che noi facemmo capaci di ricevere la vita divina hanno reso inutile per sé questo beneficio. Solo la nostra diletta Figlia non ebbe parte alla disubbidienza degli altri e meritò ciò che essi hanno disprezzato da indegni figli della perdizione. Mai, in nessun momento, ella ha tradito il nostro amore; a lei spettano i premi che con il nostro comune e condizionato volere avevamo preparato per gli angeli ribelli e per gli uomini che li hanno imitati, se avessero tutti cooperato con la grazia loro concessa rispondendo alla nostra chiamata. Con il suo abbandono e la sua obbedienza, ella ha compensato questa ingratitudine, ci ha dato pieno compiacimento nelle sue azioni e ha meritato di sedere accanto alla nostra Maestà».
765. Il terzo giorno dopo che Maria santissima aveva cominciato a godere di questa gloria per non lasciarla più, Dio manifestò ai santi la volontà di far tornare l'anima della Vergine sulla terra perché, riunendosi al suo corpo, lo risuscitasse e fosse di nuovo sollevata in corpo ed anima alla destra del Figlio senza aspettare la generale risurrezione dei morti. Gli eletti non potevano ignorare l'opportunità di tale dono, conseguenza delle prerogative da lei ricevute e della sua sublime dignità di regina dell'universo, giacché anche per i mortali è talmente credibile che, qualora la santa Chiesa non l'avesse riconosciuta, sarebbe stato giudicato empio e insensato colui che avesse preteso di negarla. In quella circostanza, tuttavia, i beati ne compresero la convenienza con maggior chiarezza e, non appena il Signore manifestò loro in se stesso la sua decisione, ne conobbero pure il momento preciso. Quando giunse, Cristo scese dal cielo con l'anima della Madre purissima alla sua destra, accompagnato da molte legioni di angeli e dagli antichi padri e profeti. Arrivarono al sepolcro nella valle di Giosafat e, stando tutti davanti a quel tempio verginale, il Salvatore si rivolse ai santi dicendo:
766. «Mia Madre fu concepita senza colpa, affinché dalla sua sostanza immacolata prendessi l'umanità con cui io venni nel mondo e lo redensi dal peccato. La mia carne è la sua carne, ed ella ha collaborato con me all'opera della salvezza. Per questo devo risuscitarla, come io stesso risuscitai da morte, e voglio che ciò avvenga nel medesimo tempo e alla medesima ora, per renderla completamente simile a me». I giusti dell'antica alleanza con nuovi inni ringraziarono il Creatore per il beneficio compiuto; in particolare si distinsero i nostri progenitori Adamo ed Eva e dopo di essi sant'Anna, san Gioacchino e san Giuseppe, i quali avevano speciali ragioni per magnificare Dio in quella meraviglia della sua onnipotenza. Subito, per ordine del Figlio, l'anima della gran Signora entrò nel corpo castissimo e lo risuscitò, dandogli vita immortale e gloriosa e comunicandogli le quattro doti di chiarezza, impassibilità, agilità e sottigliezza che le sono proprie.
767. Così Maria santissima in anima e corpo uscì dal sepolcro senza rimuovere il masso che lo sigillava, né mutare la posizione della tunica e del sudario che avevano ricoperto la salma. È impossibile narrare come la bellezza della Vergine beata rifulgesse, e perciò non mi trattengo a farlo. Mi basta dire che ella diede all'Unigenito del Padre la forma di uomo nel suo talamo inviolato e gliela diede limpida e senza macchia perché riscattasse il genere umano. In cambio sua Maestà, con questa nuova grazia, le conferì una magnificenza analoga alla sua. In tale corrispondenza tra Figlio e Madre, tanto misteriosa e divina, ciascuno fece quello che poté: Maria generò Cristo simile a se stessa in quanto fu possibile e Cristo risuscitò Maria comunicandole la sua gloria, nella misura in cui ella poté riceverla in quanto semplice creatura.
768. Dal sepolcro prese avvio una solenne processione che si allontanò progressivamente verso l'alto, mentre si udiva una musica paradisiaca. Ciò accadde alla medesima ora della risurrezione del nostro Salvatore, nella domenica successiva al transito di sua Altezza, dopo la mezzanotte. Per questo motivo, sul momento il prodigio non fu noto a tutti gli apostoli, ma solo a quelli che vegliavano al sacro sepolcro. I santi e gli angeli entrarono nell'empireo nell'ordine in cui erano partiti dalla terra; da ultimo venivano il Redentore e, alla sua destra, la Regina vestita con abiti in tessuto d'oro - come dice Davide -, tanto bella da suscitare l'ammirazione dei cortigiani del cielo, che si volsero a guardarla e a benedirla con rinnovato giubilo e canti di lode. Si udirono allora quegli elogi misteriosi che di lei lasciò scritti Salomone: «Uscite, figlie di Sion, a vedere la vostra Signora, che le stelle mattutine esaltano e i figli dell'Altissimo festeggiano. Chi è costei che sale dal deserto come un bastoncino di profumi aromatici'? Chi è costei che sorge come l'aurora, più bella della luna, fulgida come il sole, e terribile come schiere a vessilli spiegati? Chi è costei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto, spargendo delizie in abbondanza? Chi è costei, nella quale Dio stesso ha trovato compiacimento più che in tutte le creature, al di sopra delle quali egli la solleva fino alla sua inaccessibile luce e maestà? Oh, meraviglia mai vista! Oh, novità degna della sapienza infinita! Oh, prodigio di quell'onnipotenza che tanto magnifica ed innalza la sua umile serva!».
769. Rivestita di questa gloria, la vergine Maria giunse in corpo e anima al cospetto delle tre divine Persone, che l'accolsero con un abbraccio indissolubile. Il Padre le disse: «Salite più in alto degli altri viventi, mia eletta, figlia e colomba mia». E il Verbo incarnato: «Madre mia, voi che mi avete dato l'umanità e, imitandomi perfettamente, avete contraccambiato tutto il bene che ho fatto, ricevete ora dalle mie mani il premio da voi meritato». E lo Spirito Santo: «Mia sposa amatissima, entrate nella gioia perenne che corrisponde al vostro fedelissimo amore: amate e godete senza più preoccupazioni, poiché l'inverno del soffrire è già passato e siete giunta all'eterno possesso dei nostri amplessi». Ella rimase assorta nella Trinità santissima e come sommersa da quello sconfinato abisso del mare divino, mentre i santi erano pieni di stupore e di nuovo gaudio accidentale. Poiché l'opera dell'Onnipotente si manifestò con ulteriori meraviglie, ne riferirò qualcosa, se potrò, nel prossimo capitolo.
Insegnamento della Regina del cielo
770. Figlia mia, è deplorevole ed inescusabile l'ignoranza degli esseri umani nel non rammentare di proposito la gloria che il Signore riserva per coloro che si dispongono a meritarla. Voglio che tu pianga amaramente questo oblìo così pernicioso e che te ne dolga; chi volontariamente dimentica la felicità imperitura, infatti, è in evidente pericolo di perderla. Nessuno ha una buona scusa al riguardo, non solo perché conservarne la memoria o cercare di acquistarla non costa troppa fatica, ma anche perché, al contrario, tutti si danno molto da fare, spendendo ogni loro energia, per scordarsi dello scopo per il quale furono creati. Di certo una simile trascuratezza nasce dal fatto che essi si abbandonano alla superbia della vita, all'avidità degli occhi e alla concupiscenza della carne. Impiegando in ciò ogni facoltà dell'anima e l'intero arco dell'esistenza, non resta loro né sollecitudine, né attenzione, né spazio per pensare con calma, o anche senza calma, alla celeste beatitudine. Dicano intanto gli uomini e confessino se tale ricordo reca loro più travaglio del seguire le cieche passioni procurandosi riconoscimenti e piaceri transitori, che presto svaniscono e che molte volte essi, dopo essersi tanto affannati, neppure conseguono.
771. Quanto è più facile per i mortali non cadere in siffatta perversità! Lo è soprattutto per i figli della Chiesa, i quali custodiscono la fede e la speranza, che senza alcuno sforzo insegnano loro questa verità! E quand'anche conseguire il gaudio perenne richiedesse loro un impegno pari a quello necessario per ottenere prestigio e beni apparenti, sarebbe davvero grande pazzia affaticarsi per il falso e le pene eterne come per il vero e l'eterna gloria. Tu conoscerai molto bene, figlia mia, questa detestabile stoltezza e su di essa piangerai, se consideri il tempo in cui vivi, così turbato da guerre e discordie. Rifletti: sono numerosi gli infelici che vanno in cerca della morte per una breve e vana ricompensa di onore, di vendetta e di altri vili interessi del genere, non curandosi del loro destino più di quel che farebbero se fossero irragionevoli. Sarebbe una fortuna per loro estinguersi con la morte corporale, come accade a quelle cose che con tanta avidità ricercano, ma poiché la maggior parte di essi opera contro la giustizia e coloro che pur praticandola vivono immemori del proprio fine ultimo, gli uni e gli altri muoiono per sempre.
772. Questo dolore è più grande di ogni altro ed è una disavventura senza pari. Affliggiti, lamentati e piangi inconsolabilmente per la rovina di tante anime riscattate dal sangue di mio Figlio. Ti assicuro, carissima, che, se gli esseri umani non ne fossero indegni, la carità mi indurrebbe ad inviare loro dal cielo, dove mi trovo nella gloria a te nota, parole che potessero essere sentite in tutto il mondo. Gridando direi: «Uomini mortali ed ingannati, che cosa fate? Per che cosa vivete? Sapete per caso che cosa sia vedere Dio faccia a faccia, partecipare del suo splendore e godere della sua compagnia? A che cosa pensate? Chi vi ha turbato ed oscurato la capacità di giudizio? Che cosa otterrete se perdete questo vero bene senza averne altro? La fatica è breve, il godimento infinito e la pena eterna».
773. Tu, compenetrata da un simile dolore che io cerco di risvegliare in te, impegnati con ogni sollecitudine per non incorrere nel medesimo pericolo, tenendo presente quale vivo esempio la mia vita, che come sai fu un continuo intenso patire; quando giunsi a ricevere il premio, però, tutto quello strazio mi parve un niente e lo scordai come se fosse stato una cosa da poco. Risolviti a seguirmi nella sofferenza, o amica, e, se questa fosse più acuta di quella di tutti i mortali, considerala leggerissima: nulla ti sembri difficile, gravoso o molto amaro, anche se si trattasse di passare per il ferro e il fuoco. Stendi la mano a compiere gesta eccelse e fornisci i sensi, che sono i tuoi domestici, delle doppie vesti del soffrire e dell'agire con ogni tua facoltà. Nello stesso tempo, voglio che non ti lasci contagiare da un altro comune errore dei figli di Adamo, i quali dicono: «Contentiamoci di assicurarci la salvezza: ottenere maggiore o minore gloria non ha molta importanza, poiché staremo tutti in paradiso». Una tale ignoranza, figlia mia, deriva da grande stoltezza e da scarso amore verso Dio e perciò non garantisce la salvezza, ma anzi la mette a repentaglio; coloro che pretendono di fare con l'Onnipotente questi patti lo disobbligano e lo spingono a lasciarli nel pericolo di perdere la beatitudine stessa. La fragilità umana opera nel bene in misura sempre inferiore rispetto al suo desiderio, per cui, quando questo non è ardente, realizza molto poco e rischia di essere privata della vita eterna.
774. Chi si accontenta della mediocrità e del minimo grado di virtù lascia sempre spazio, nella volontà e nelle inclinazioni interiori, ad altri affetti per cose terrene e lo fa di proposito. Un amore del genere non può essere conservato senza che si trovi subito in opposizione all'amore divino: è impossibile perciò voler mantenere l'uno e l'altro contemporaneamente. Quando la creatura decide di amare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze, come egli comanda, il Signore medesimo tiene in conto questa determinazione anche se l'anima, a causa di altri suoi difetti, non raggiunge i beni più sublimi. Il disprezzarli, però, o il non dare loro valore intenzionalmente non è da figli, né da veri amici; al contrario è da schiavi che si contentano di vivere tralasciando il resto. Se i santi potessero ritornare ad acquistare qualche grado di gloria col soffrire i tormenti del mondo intero fino al giorno del giudizio, di certo lo farebbero, perché conoscono realmente quanto valga il premio e amano Dio con carità perfetta. Non conviene che sia loro accordata simile possibilità che invece fu concessa a me, come hai scritto in questa Storia. Col mio esempio ciò resta confermato e viene comprovata l'insipienza di quelli che, per evitare di abbracciare la croce di Cristo, vogliono una mercede limitata, andando contro la disposizione della bontà infinita dell'Altissimo, il quale desidera che le sue creature abbiano molti meriti e siano ricompensate copiosamente con la suprema felicità del cielo.
CAPITOLO 22
Maria santissima è incoronata Regina del cielo e di tutte le creature, e le sono confermati grandi privilegi a vantaggio degli uomini.
775. Quando Gesù si accomiatò dai discepoli per andare verso la sua passione, li invitò a non permettere che i loro cuori si turbassero per le cose delle quali li aveva avvertiti, perché nella casa di suo Padre, che è il paradiso, c'erano molti posti. Li rassicurò così che vi erano premi per tutti, nonostante la diversità delle opere buone e dei meriti, e che non dovevano rattristarsi perdendo la pace e la speranza nel vedere altri arricchiti di più grazie e più avanzati nella virtù, perché c'erano molte stanze e ognuno sarebbe stato contento di quella che gli sarebbe spettata, senza invidia alcuna, essendo questa una delle grandi fortune della felicità perenne. Ho dichiarato che la Vergine fu collocata nel posto più alto, cioè sul trono della Trinità, e sovente ho usato questo termine per parlare di misteri tanto sublimi, come fanno pure i santi e la stessa Scrittura. Benché non siano necessari ulteriori chiarimenti, per chi capisce meno spiego che l'Onnipotente, essendo purissimo spirito senza corpo ed insieme incommensurabile, immenso e incomprensibile, non ha bisogno di un seggio materiale, poiché riempie l'universo, è presente in ogni creatura e nessuna di esse lo racchiude, cinge o circonda, ma anzi è lui che le abbraccia tutte in se stesso. Gli eletti, inoltre, non lo contemplano con gli occhi corporali, bensì con quelli dell'anima; però, siccome lo fissano in qualche punto preciso - secondo il nostro modo di intendere -, diciamo che sta sul suo trono regale, anche se contiene in sé la propria gloria e in sé la partecipa loro. Non nego comunque che l'umanità di Cristo e sua Madre abbiano una sede più eminente rispetto agli altri, né che tra coloro che sono lassù in corpo e anima ci sia un ordine di maggiore o minore prossimità ad essi, ma non è qui opportuno esporre in che maniera questo avvenga.
776. Chiamiamo trono del sommo sovrano quello dal quale egli si manifesta ai beati come principale causa della gloria, come Signore eterno, infinito, che non dipende da alcuno e dal cui volere tutti dipendono, e come re, giudice e dominatore di tutto ciò che esiste. Il Salvatore in quanto Dio ha tale dignità per essenza e in quanto uomo per l'unione ipostatica, per mezzo della quale essa fu comunicata alla sua umanità, e così sta nell'empireo come re, giudice e dominatore, e i santi, pur sorpassando in eccellenza ogni nostra immaginazione, sono come servi della sua inaccessibile maestà. Dopo di lui in grado inferiore ne gode colei che lo ha generato, in un altro modo ineffabile e proporzionato a una semplice creatura che gli è vicinissima, stando incessantemente alla sua destra come regina e padrona di tutto ed estendendo il suo dominio fin dove arriva quello del suo medesimo Unigenito, sebbene differentemente.
777. Posta Maria nel luogo per lei preparato, le tre Persone palesarono alla loro corte i suoi privilegi. Il Padre, come primo principio, affermò: «Ella fu prescelta come prima delle nostre delizie tra tutti. Non si è mai resa indegna del nome di figlia, che le demmo nella nostra mente divina, e quindi ha diritto al nostro regno, del quale deve essere riconosciuta legittima e singolare regina». Il Verbo incarnato continuò: «Alla mia vera Madre appartiene tutto quello che per me fu creato e redento, e deve essere suprema regina di tutto quello su cui io sono re». Lo Spirito aggiunse: «Per il titolo di mia sposa unica e diletta, al quale ha corrisposto con fedeltà, deve essere incoronata regina per sempre».
778. Dunque, posarono sul suo capo una corona di gloria di così nuovo splendore e valore che non se ne è mai vista né mai se ne vedrà una simile in una semplice creatura. Contemporaneamente, uscì una voce dal trono, che proclamava: «Carissima, il nostro regno è vostro. Voi siete superiora, Regina e signora dei serafini, degli angeli e di tutti gli esseri; procedete e regnate prosperamente su di essi, perché nel nostro concistoro vi investiamo di completa autorità. Voi, piena di grazia al di sopra di ogni altro, vi siete umiliata nella vostra opinione di voi stessa sino al posto più basso: ricevete ora quello più alto, che vi è dovuto, e abbiate parte alla nostra potestà su quanto ha fabbricato il nostro braccio onnipotente. Comanderete fino al centro della terra, terrete soggetto l'inferno, e tutti i suoi demoni ed abitanti vi temeranno come imperatrice assoluta delle loro caverne. Governerete su tutti gli elementi, saranno in vostro potere le virtù e gli effetti di tutte le cause, con la loro azione e conservazione, affinché voi disponiate degli influssi dei cieli, delle piogge, delle nubi e dei frutti del suolo: distribuite pure tutto secondo la vostra determinazione, poiché a questa starà attenta la nostra volontà per compiere la vostra. Sarete Regina e signora di tutti i mortali per reggere e trattenere la morte e per preservare la loro vita. Sarete Regina e signora della Chiesa militante, sua protettrice, sua avvocata, sua madre e sua maestra. Sarete patrona speciale dei regni cattolici e, se essi, gli altri credenti e tutti i discendenti di Adamo vi invocheranno di cuore, vi ossequieranno e vi legheranno a sé, voi porgerete loro il rimedio e li soccorrerete nei travagli e nelle necessità. Sarete amica, difesa e guida di tutti i retti, nostri amici: li consolerete, conforterete e colmerete di beni, nella misura in cui vi vincoleranno con la loro devozione. Per tutto questo, vi designiamo depositaria delle nostre ricchezze e dispensatrice dei nostri tesori, mettendo nelle vostre mani gli aiuti e i favori della nostra bontà perché voi li ripartiate: niente vogliamo concedere al mondo se non per mano vostra, e niente negargli di quello che voi gli concederete. Sulle vostre labbra sarà diffusa la grazia per ciò che stabilirete nel cielo e sulla terra, ovunque vi obbediranno gli angeli e gli uomini, giacché tutte le nostre cose sono vostre come voi siete stata ininterrottamente nostra, e regnerete con noi in eterno».
779. Per eseguire tale decreto, l'Altissimo chiese a tutti coloro che dimoravano in paradiso di darle omaggio e di confessarla regina e signora. Questo racchiuse un altro mistero, poiché ebbe anche lo scopo di offrirle il compenso del culto che ella aveva prestato ai santi quando le erano apparsi nel tempo in cui era viatrice, benché fosse la donna che aveva concepito lo stesso Dio, e perfetta ed eccelsa più di tutti loro. Allora era conveniente che, dal momento che erano comprensori, per suo più grande merito manifestasse umiltà innanzi ad essi, avendo sua Maestà fissato così; però, adesso che era entrata in possesso di quanto le spettava, era giusto che la onorassero e si dichiarassero inferiori e suoi vassalli, come difatti fecero in quel felicissimo stato, nel quale tutto torna al proprio ordine e alla debita proporzione. La venerarono nel modo in cui avevano adorato il Salvatore, con profonda trepidazione, e chi era lì nel corpo le si prostrò dinanzi. Queste dimostrazioni e l'incoronazione furono motivo di sublime gloria per lei, di nuovo giubilo per gli eletti e di compiacenza per la Trinità, e fu un giorno del tutto festivo, di eccezionale gaudio accidentale; lo percepirono in particolare Giuseppe, Gioacchino, Anna e gli altri congiunti di Maria, nonché i suoi mille custodi.
780. Nel petto del suo corpo glorioso osservarono la forma di una piccola sfera di singolare bellezza e fulgore, che procurò e procura loro mirabile stupore e gioia. Essa è un premio e una testimonianza del fatto che come in un degno tabernacolo vi ha tenuto sotto le specie sacramentali il Verbo incarnato, e l'ha accolto con estrema purezza, senza difetti o mancanze, ma anzi con la massima pietà e con sommo amore, in un grado mai raggiunto da nessuno. Circa gli altri riconoscimenti corrispondenti alle sue ineguagliabili virtù e opere, non posso esprimermi in maniera adeguata e capace di illustrarli, per cui rimetto ciò alla visione beatifica, nella quale ciascuno ne avrà notizia per quanto si sarà guadagnato per mezzo dei suoi atti e della sua religiosità. Ho spiegato che il transito della Vergine avvenne il tredici agosto, mentre la sua risurrezione, assunzione e incoronazione ebbe luogo la domenica successiva, il quindici dello stesso mese, data in cui viene celebrata; le sue spoglie rimasero dunque nella tomba per trentasei ore, come quelle del Maestro. Gli anni sono stati già calcolati do- ve ho affermato che questi eventi si verificarono nell'anno cinquantacinquesimo del Signore, considerando il periodo che separa il natale dell'Unigenito dal quindici agosto.
781. Lasciamola alla destra del Redentore e continuiamo a parlare degli apostoli e dei discepoli, che, perseverando nel pianto, restavano nella valle di Giosafat. Pietro e Giovanni, i più costanti e assidui, al terzo giorno si accorsero che la musica era cessata e, illuminati dallo Spirito, ne dedussero che l'innocentissima Madre dovesse essere risorta e salita all'empireo in corpo e anima, come suo Figlio. Ne dialogarono insieme rafforzandosi in tale giudizio e il capo della Chiesa decise che di un simile prodigio occorresse avere la prova maggiore, che fosse palese a quanti avevano assistito alla sua morte e sepoltura. Riunì quindi i fedeli ed espose le ragioni che aveva per pensare quello che tutti sapevano e per svelare quella meraviglia, che nei secoli avrebbe suscitato devozione e sarebbe stata causa di esaltazione per Gesù e per colei che lo aveva generato. Approvarono il suo parere e a un suo comando tolsero il masso che chiudeva il sepolcro. Avvicinatisi, lo trovarono vuoto, e scorsero la tunica della loro sovrana stesa come quando copriva le sacre membra, così che si capiva che ella era passata attraverso la veste e la lapide senza muoverle o scomporle. Il vicario di Cristo sollevò l'abito e il telo e sia lui sia gli altri, ormai tutti rassicurati, li riverirono; poi, tra la contentezza e il dolore, con dolci lacrime innalzarono lodi e cantarono salmi e inni.
782. Intanto, erano attoniti per l'ammirazione e la tenerezza, e non riuscirono a distaccarsi da lì finché non discese un angelo a dire: «Uomini di Galilea, perché siete sorpresi e perché vi trattenete qui? La vostra e nostra Signora è in anima e corpo in cielo, ove regna per sempre con sua Maestà. Mi invia a confermarvi nella verità e a comunicarvi da parte sua che vi raccomanda ancora una volta la comunità ecclesiale, la conversione del mondo e la diffusione della lieta novella, pregandovi di riprendere subito il ministero che vi è stato affidato, giacché avrà cura di voi». Tale annuncio li confortò e in seguito sperimentarono la sua difesa nelle loro peregrinazioni e molto più al momento del martirio, poiché allora ella apparve a tutti e dopo li presentò al Salvatore. Si raccontano anche altre cose, ma a me non sono state manifestate e perciò non le riferisco, non avendo avuto in questa Storia altra libertà che quella di scrivere quanto mi è stato insegnato e ordinato.
Insegnamento della Regina del cielo
783. Carissima, se qualcosa potesse ridurre il godimento della suprema felicità che possiedo, e se con essa potessi ricevere qualche pena, indubbiamente me ne arrecherebbe il vedere i credenti e l'intera umanità nel pericoloso stato in cui sono, quantunque a tutti sia noto che sto quassù come loro avvocata e protettrice, per custodirli, soccorrerli e indirizzarli verso la beatitudine. Inoltre, dato che applico a loro con clemenza i tanti privilegi che mi sono stati concessi per i titoli dei quali hai trattato altrove, sarebbe motivo di profonda sofferenza per le mie viscere di misericordia constatare che non solo mi tengono oziosa senza giovarsi di me, ma non invocandomi si perdono in gran numero. Tuttavia, pur non provando afflizione, mi lamento a buon diritto di coloro che si procurano la dannazione e non mi permettono di avere questa gloria.
784. Nella Chiesa non si è mai ignorato il valore della mia intercessione né il potere che ho di porgere rimedio a tutti, avendone io attestata la certezza con le migliaia di miracoli che ho realizzato a vantaggio di chi mi ha mostrato ossequio, e quando sono stata supplicata nella necessità sono stata generosa, e per me si è rivelato tale l'Eterno; eppure, benché le persone che ho aiutato siano parecchie, sono poche rispetto alle mie possibilità e ai miei aneliti. Il tempo corre veloce e frattanto i mortali tardano a volgersi al Signore ed a conoscerlo, i cristiani si lasciano avviluppare dai lacci del demonio, i peccatori si moltiplicano e le colpe aumentano. Ciò accade perché l'ardore si raffredda, e questo dopo che il Verbo si è incarnato e li ha educati con le parole e con l'esempio; li ha redenti con la sua passione; ha donato loro la legge evangelica, che è efficace se c'è il concorso della creatura; li ha rischiarati con una considerevole abbondanza di prodigi e illuminazioni da sé e per mezzo dei suoi eletti; ha spalancato le porte dei suoi tesori per sua benevolenza e per mio intervento, stabilendomi come loro rifugio e patrocinio. Adempio puntualmente e con larghezza i miei compiti, ma nemmeno questo basta. Dunque, come stupirsi se la giustizia superna è irritata, se i figli di Adamo hanno il castigo dei loro misfatti, che li sovrasta e già cominciano a sentire? In simili condizioni, la malizia giunge al culmine.
785. È tutto vero, ma la mia pietà e la mia indulgenza sono al di sopra, e mantengono ben incline l'infinita bontà e sospeso il rigore; per di più, l'Onnipotente intende essere munifico ed è determinato a favorirli comunque, se sapranno guadagnarsi la mia mediazione e vincolarmi a interpormi presso di lui. Ecco la strada sicura perché la comunità ecclesiale migliori, i regni cattolici si riedifichino, la fede si dilati, le famiglie e gli stati abbiano saldezza, le anime tornino alla grazia e all'amicizia di sua Maestà. Affaticati e collabora con me, sostenuta dalla forza divina. Il tuo impegno non deve consistere soltanto nell'avere narrato la mia Vita, bensì anche nell'imitarla con l'osservanza dei miei consigli e ammonimenti, che hai avuto assai copiosamente sia in quanto hai annotato sia in molti altri benefici corrispondenti. Rifletti attentamente sul tuo stretto obbligo di essermi sottoposta come a tua unica Madre e legittima maestra e superiora, giacché ti offro queste ed altre elargizioni di singolare benignità e tu hai ripetutamente rinnovato e ratificato i voti della tua professione nelle mie mani, garantendomi speciale obbedienza. Ricordati della promessa che hai confermato più volte a Gesù e agli angeli, e tutti noi ti abbiamo palesato che ci attendiamo che tu ti comporti come una di loro, partecipando mentre sei nel mondo delle qualità e operazioni che li caratterizzano e intrattenendoti con essi. Nello stesso modo in cui comunicano tra sé, con quelli di grado più alto che informano gli inferiori, istruiscano pure te sulle perfezioni del tuo diletto e ti trasmettano la luce della quale hai bisogno per l'esercizio delle virtù, e in particolare la carità, che ne è la signora, affinché ti infiammi di amore verso il tuo dolce sovrano e verso il tuo prossimo. Aspira a questo con tutte le energie, perché Dio ti trovi degna per compiere in te la sua santissima volontà e per servirsi di te in tutto ciò che desidera. Egli ti benedica con la sua destra, faccia splendere il suo volto su di te e ti dia pace, e tu cerca di non esserne immeritevole.
CAPITOLO 23
Confessione di lode e rendimento di grazie che io, suor Maria di Gesù, la più misera tra i mortali, ho rivolto al Signore e alla sua santissima Madre per avere scritto questa divina Storia sotto il magistero della medesima Signora e regina del cielo.
786. Io vi confesso, eterno dominatore dell'intero universo, Padre, Figlio e Spirito Santo, un unico e vero Dio, una stessa sostanza in tre Persone, perché, senza che vi sia alcuno che vi dia qualcosa per primo sì da riceverne il contraccambio, soltanto per vostra benignità rivelate i vostri arcani misteri ai piccoli e, dal momento che lo fate con immensa bontà e infinita prudenza e ve ne compiacete, ciò è conveniente. Nelle vostre opere magnificate il vostro nome, mostrate il vostro potere, manifestate la vostra grandezza, dilatate le vostre misericordie e vi assicurate l'onore che vi è dovuto in quanto siete perfetto, saggio, potente, benevolo, generoso e solo autore di ogni bene. Nessuno è santo come voi, nessuno è forte come voi, nessuno è come voi, che sollevate il mendico dalla polvere, rialzate dal niente e donate con abbondanza all'indigente. Vostre sono le estremità della terra e vostre sono le sfere celesti. Voi siete colui che sa tutto, che fa morire e fa vivere, che abbassa i superbi ed esalta gli umili, che rende povero e arricchisce, affinché nessun uomo possa vantarsi davanti a voi e né il più vigoroso presuma delle proprie energie né il più debole si scoraggi per la propria fragilità.
787. Confesso voi, autentico re e salvatore del mondo, Gesù Cristo, lodandovi e riverendo chi conferisce la sapienza. E confesso voi, sovrana delle altezze, meritevole genitrice del Redentore, tempio vivo della sua divinità, principio del nostro rimedio, riparatrice della comune rovina del genere umano, nuovo gaudio degli eletti, gloria del creato, mirabile strumento di sua Maestà. Vi proclamo madre dolcissima di compassione, rifugio dei miserabili, patrocinio dei poveri e consolazione degli afflitti. Tutto quello che in voi, per voi e di voi credono gli angeli e i beati, tutto io credo; e quanto essi in voi e per voi celebrano ed acclamano la Trinità, tanto la celebro ed acclamo anch'io, e per tutto vi benedico. O Signora, fu esclusivamente per la vostra efficacissima intercessione e perché i vostri occhi di pietà si posarono su di me che il vostro Unigenito mi guardò con quelli della sua clemenza, e per voi non disdegnò di scegliere questo ignobile verme e l'ultima tra tutti per palesare i suoi venerabili segreti. Non riuscirono a spegnere la sua sconfinata carità le molte acque delle mie colpe e meschinità, e le mie infingarde ed esecrabili villanìe non inaridirono la corrente della luce che mi ha comunicato.
788. O tenerissima Vergine, dichiaro alla presenza del cielo e della terra che ho lottato con me stessa e con i miei nemici e che il mio intimo si è turbato, diviso tra la mia indegnità e il desiderio che avevo della sapienza. Ho steso le mani verso l'alto deplorando la mia insipienza, ho rivolto ad essa il mio cuore e l'ho trovata. Con essa ho avuto la quiete e, quando l'ho amata e ricercata, l'ho scoperta un buon possesso e non sono rimasta confusa. Ha agito in me con la sua forza e soavità, e mi ha dischiuso quello che è più incerto e nascosto alla nostra scienza. Mi sono posta dinanzi a voi, o riflesso bellissimo di Dio e città mistica dove egli abita, affinché nella notte e nelle tenebre del cammino di quaggiù mi orientaste come stella e mi illuminaste come luna, ed io vi seguissi come capo, vi obbedissi come padrona, vi ascoltassi come maestra e in voi, come in uno specchio puro e senza macchia, mi mirassi e ravviassi con l'esempio delle vostre ineffabili azioni, nonché della vostra eccellenza.
789. Chi poté piegare l'Onnipotente a chinarsi sino a una vile schiava se non voi, che siete la larghezza della bontà, l'ampiezza dell'indulgenza, l'impulso della misericordia, il portento della grazia e colei che riempì i vuoti dei peccati di tutti i discendenti di Adamo? Vostro è l'onore e vostro è il testo che ho redatto, non soltanto perché contiene la vostra ammirevole storia, ma pure perché voi gli avete dato l'inizio, il mezzo e la fine, e se voi medesima non ne foste stata l'autrice e la guida esso non sarebbe mai stato pensato. Sia dunque vostro il ringraziamento, poiché unicamente voi siete in grado di renderlo al Signore per un beneficio a tal punto raro e singolare. Io posso solo supplicarvene in nome della Chiesa e in nome mio; così intendo fare e, umiliata al vostro cospetto più della polvere, ammetto che non avrei guadagnato questo favore e numerosi altri che ho ricevuto. Non ho riferito che quanto mi avete esposto e ordinato, sono stata uno strumento muto della vostra lingua, mosso e governato da voi. Perfezionate l'opera delle vostre mani, con la lode e l'esaltazione dell'Eterno e inoltre con l'esecuzione di ciò che manca, procurando che io metta in pratica la vostra dottrina, ricalchi le vostre orme, osservi i vostri precetti, corra dietro al profumo dei vostri unguenti, che è la fragranza delle vostre virtù`, da voi diffusa con inesprimibile benignità nel racconto.
790. O Imperatrice dell'universo, sono consapevole di essere sia la più misera sia la più debitrice tra i cristiani e, affinché nella comunità ecclesiale e davanti all'Altissimo e a voi non appaia l'orrore della mia ingratitudine, formulo questo proposito e questa promessa, che devono essere noti a tutti: rinuncio a ciò che c'è di visibile e materiale e mi consegno nuovamente alla volontà divina e alla vostra, per non usare il mio arbitrio se non in quello che sarà a maggior gloria del supremo sovrano. O benedetta fra le creature, per la clemenza del Redentore e vostra ho senza meriti il titolo di sua sposa e di vostra figlia e discepola, ed egli ripetutamente si è degnato di confermarmelo: vi prego di non permettere che io degeneri da esso. La vostra protezione e la vostra benevolenza mi hanno assistito nella narrazione; aiutatemi adesso ad attuare i vostri ammonimenti, nei quali consiste la beatitudine. Voi bramate e comandate che io vi imiti: stampate, allora, ed imprimete in me la vostra immagine. Voi avete sparso la santa semenza nel terreno del mio cuore: custoditela e risvegliatela, perché frutti cento volte tanto e non la portino via gli uccelli rapaci, il drago e i suoi demoni, che ho compreso furenti in tutte le cose che ho scritto su di voi. Conducetemi sino in fondo, reggetemi come regina, istruitemi come insegnante e correggetemi come madre. Accettate in segno di riconoscenza la vostra stessa esistenza e il sommo compiacimento che con essa deste alla Trinità, come termine delle sue meraviglie. Vi celebrino gli angeli e gli eletti, vi acclamino tutte le nazioni e le generazioni, tutti in voi e per voi magnifichino perennemente il loro Artefice e voi, e a loro si uniscano anche l'anima mia e tutte le mie facoltà.
791. Questa divina Storia, come nel corso di essa ho continuamente ripetuto, lascio scritta per obbedienza ai miei superiori e confessori che dirigono la mia anima, assicurandomi per questo mezzo essere volontà di Dio che la scrivessi e obbedissi alla sua beatissima Madre, che da molti anni me lo ha comandato; e sebbene l'ho sottoposta tutta alla censura e giudizio dei miei confessori, senza che ci sia parola che non abbiano visto e conferito con me, con tutto ciò la sottopongo di nuovo al loro miglior giudizio, e soprattutto all'emenda e correzione della santa Chiesa cattolica romana, protestando di restare soggetta alla sua censura e insegnamento, come sua figlia, per credere e tenere solo quello che la medesima santa Chiesa, nostra madre, approverà e crederà, e per riprovare quello che riproverà, perché in questa obbedienza voglio vivere e morire. Amen.
EPILOGO
LETTERA DELLA VENERABILE SCRITTRICE ALLE RELIGIOSE DEL SUO MONASTERO, PER DEDICARE LORO LA SUA OPERA.
Alle religiose del Monastero dell'Immacolata Concezione della città di Agreda, della provincia di Burgos, dell'Ordine del nostro Padre san Francesco, suor Maria di Gesù, loro indegna serva e abbadessa, in nome della sovrana regina Maria santissima concepita senza macchia di peccato originale.
792. Carissime figlie e sorelle mie, presenti e future in questo convento dell'Immacolata Concezione della nostra Regina, dal momento in cui la provvidenza del Signore mi pose nell'ufficio di abbadessa, che indegnamente esercito, mi sentii trafiggere da due dardi di dolore, che sino ad oggi mi angustiano. L'uno fu la paura di vedere messo nelle mie mani e sotto la mia responsabilità lo stato delle vostre anime, che contengono la parte più preziosa del sangue di Cristo, poiché siete state chiamate ed elette in virtù della sua crocifissione al più sublime grado di santità e purezza; un simile tesoro depositato in vasi fragili e affidato a un altro vaso ancora più debole, cioè alla più piccola, più tiepida e più negligente di tutte, mi provocò enorme stupore e infinita pena. L'altro, conseguente, fu questa preoccupazione: chi non sa custodire la propria vigna, come custodirà quella altrui? Chi trova il proprio conforto e il proprio rimedio nell'obbedire, come potrà perdere questo bene che conosce e iniziare a comandare ciò che non conosce? Spesso avete udito che il primo, più profumato e gustoso frutto della redenzione è la castità, e che con tali titoli onorifici la celebrava il nostro serafico Padre san Francesco. Quindi, se sua Maestà sparse per tutti e a vantaggio di tutti il sangue delle sue sacre vene, dobbiamo pensare che lo applicò in maniera particolare a noi religiose, e specialmente quello del suo cuore, poiché questo fu ferito dalla sua diletta come misteriosamente le disse, e sembra che colui che se lo lascia ferire offra il suo sangue con amore più grande. Per lo meno, reverendissime, apprendiamo tutte dalla dottrina cattolica, della quale ci nutre la Chiesa, che Gesù ci tratta da spose, con familiarità e tenerezza e concedendoci straordinari doni e favori, in quanto ha in noi le sue delizie e in noi trae il profitto della sua vita e dei suoi ammaestramenti nonché della sua passione e morte straziante. Di questa verità è piena la Scrittura e soprattutto il Cantico, come quotidianamente ascoltate.
793. Non vi parranno strane la mia afflizione e la mia sollecitudine se, giacché non volete esaminare la mia debolezza, esaminerete ciascuna la propria. Riconosciamo che siamo tutte plasmate allo stesso modo, donne vulnerabili, imperfette e ignoranti, e nessuna lo è più di chi dovrebbe esserlo meno, affinché ne temiamo il pericolo; però, quanto quello della superiora sia più grave di quello delle suddite, lo pondererete collocando su un piatto della bilancia la vostra tranquillità e sull'altro la mia tribolazione. Sono già trent'anni che ingiustamente e facendomi violenza rivesto tale incarico. Che sollievo posso avere sapendo che se riposo o sono assopita metto a repentaglio la ricchezza che mi è stata consegnata, mentre l'Altissimo, per dimostrare che è il custode d'Israele, ci assicura che non prende sonno?
794. È molto che Dio domandi a una creatura terrena di non dormire, ma chi tollererebbe che ci imponesse anche di non essere colte da torpore, se egli stesso non fosse la sentinella che ci protegge con vigilanza, la forza che ci dà vigore, la luce che ci guida, lo scudo che ci ripara e l'autore di tutte le nostre opere? Tante volte mi avete visto mesta, altre impaziente e sempre malcontenta in questo servizio, e vi confesso che con l'esperienza dei miei limiti sarei venuta meno se il Padre delle misericordie e della consolazione non mi avesse sostenuto. Al momento opportuno mi ha immancabilmente intimato di accettare il vostro governo e di essere docile ai miei superiori, promettendomi l'assistenza della sua grazia onnipotente, e per mia maggiore quiete e soddisfazione, senza che io avessi manifestato il suo ordine, li ha mossi ad obbligarmi con la loro autorità perché l'obbedienza mi garantisse il buon esito; così, ho sottomesso il mio giudizio al giogo impostomi, che siete tutte voi.
795. A questa sicurezza il Signore si compiacque di accompagnarne un'altra per mano della divina Vergine, la quale mi insegnò che conveniva che mi piegassi a lui e ai suoi ministri attendendo alla sua casa e, affinché non restasse frustrata la mia brama di essere soggetta, affermò che si sarebbe degnata di esercitare su di me l'ufficio di superiora dirigendomi in tutto, in maniera che io avrei obbedito a lei e voi a me. In tale occasione, cioè quando divenni abbadessa, mi comandò di redigere la sua Storia, poiché era volere suo e del suo Unigenito come ho illustrato nella prima introduzione, dove ho dichiarato pure l'insistenza di questa ingiunzione con il mio tardare nel cominciare il lavoro. Fin dall'inizio mi resi conto della grandezza di un simile compito, e ciò non era quello che mi avviliva in misura minore, benché l'impedimento legittimo per esimermi dall'intraprenderlo fossero la mia tiepidezza e le mie colpe. Non ero allora tanto informata degli scopi del Salvatore, perché mi bastava adempiere la sua volontà, senza cercare di capire tutto. Poi, nel corso della narrazione, ho riportato quanto la Regina mi ha consigliato e palesato riguardo al mio bene e al vostro, come vi sarà chiaro allorché leggerete il testo che vi lascio, in cui incontrerete spesso gli ammonimenti che ella mi ha chiesto di comunicarvi.
796. Adesso che ho concluso il racconto intendo, però, spiegarmi meglio avvertendovi del debito che avete nei suoi confronti, giacché ripetutamente ho conosciuto nel suo cuore materno il particolare amore che ha per il nostro povero convento e ho appreso che per questo, e perché si sente vincolata dai vostri nobili propositi e dalle vostre preghiere, si è inclinata a fare una così singolare elargizione a noi e a quelle che ci succederanno, donandoci la sua vita come modello e specchio nitidissimo e senza macchia. Se anche non avessi avuto altri indizi per comprendere il suo desiderio, sarebbe stata sufficiente l'esortazione a scrivere i presenti libri. La sua benignità moderò i miei timori, confortò la mia tristezza e sollevò la mia afflizione, poiché, sebbene sia debole e senza doti, mi fu noto che ero tenuta a faticare per spingervi, per quanto dipendeva da me, ad essere celestiali nella purezza, scrupolose nella perfezione e infiammate dell'ardore corrispondente al nome e allo stato che professiamo di sue figlie e di spose del nostro Redentore.
797. Potevo aspirare a questo e ad altro per voi, ma non potevo meritarlo, né ero capace di nutrirvi e alimentarvi con la dottrina e con l'esempio necessari. Ella compensò la mia mancanza dandoci se stessa come dottrina e come esempio e aggiunse un ulteriore favore, del quale pur essendone al corrente non sapete tutto quello che serve per apprezzarlo adeguatamente, e che voi e coloro che vi seguiranno dovete guardarvi dal considerare una formalità e una devozione ordinaria: avete designato con speciale affetto come patrona e superiora della nostra comunità la beatissima Signora, concepita senza peccato originale. Ve lo proposi per i suddetti motivi e per altri che non occorre riferire, e tutte stendemmo il documento del suo patronato, che custodiamo affinché nessuna in futuro lo ignori e le abbadesse si reputino coadiutrici e vicarie di Maria, unica e perpetua superiora, e tutte a lei obbediamo e obbediscano, perché in ciò trova fondamento ogni nostra buona riuscita e fortuna.
798. A questa condizione ella mi concesse una simile grazia, essendo io la prima e quella che ne aveva più bisogno, come la più misera e indegna tra tutti. Dal momento che l'altro fu una conferma del beneficio di cui sto trattando, voglio svelarvi che accettò la nostra elezione, poi accolta e ratificata da sua Maestà, e tale è la forza che essa ha nelle altezze. Ho quindi posto nelle sue mani il vaso del sangue prezioso di Gesù, che egli medesimo mi ha consegnato consegnandomi voi, perché abbia la massima sicurezza auspicabile. E siccome non per questo resto libera dall'attenzione e dalle responsabilità che mi competono, mi metto ai piedi vostri e di quelle che verranno dopo di voi, supplicandovi per Cristo e per la sua dolcissima Madre di dichiararvi legate da sì robuste è soavi catene di carità più di tutte le altre che sono nella Chiesa e nel nostro sacro Ordine. Licenziatevi da questa terra, obliatela completamente senza che rimanga in voi memoria di creatura alcuna né delle case dei vostri padri, sbarazzate le vostre facoltà e i vostri sensi da immagini e pensieri estranei, giacché per saldare il vostro debito avete molto da fare e non vi è possibile soddisfare la Vergine e il suo Unigenito con una virtù comune, bensì soltanto con una condotta e un'integrità angeliche. Se la gratitudine va proporzionata al dono, come pagherete lo stesso degli altri essendo maggiormente obbligate? Essi avrebbero potuto comportarsi con questo convento come generalmente si comportano con gli altri, ma la clemenza superna si è largamente estesa verso di noi; dunque, secondo quale norma e quale ragione non ci spetta di segnalarci nell'amore, nell'umiltà, nella povertà, nel distacco da tutto e nella santità?
799. La nostra grande Regina e abbadessa adempie il suo ufficio con premura e diligenza. A testimonianza di ciò, mentre avevo ancora da terminare la terza parte e meditavo di dedicarle la sua Vita, mi rispose dando la sua approvazione perché tutto la concerneva; subito, però, mi comandò di dedicarla a voi per insegnarvi in essa e per essa il cammino della salvezza e l'eccellenza per la quale siamo chiamate e prescelte. Benché questo sia quanto ho inteso palesarvi, mi è parso bene riportare il discorso in cui mi ordinò che ve lo intimassi a nome suo, e poiché in tal modo parlerà lei tacerò io.
800. «Carissima, dedica l'Opera alle tue monache, nostre suddite, e comunica loro che l'offro come specchio affinché si adornino interiormente e come tavole della legge divina, che vi è contenuta esplicitamente e con estrema evidenza. Desidero che si governino in base a questa e perciò esortale a stimarla e ad inciderla nei loro cuori senza scordarla mai. Con provvidenza dell'Eterno ho manifestato all'umanità il suo rimedio, e innanzitutto a loro, perché ricalchino le mie orme, che con tanta chiarezza pongo davanti ai loro occhi. Egli chiede che rispettino rigorosamente tre cose: la prima è che dimentichino il mondo, stando lontane e ritirate da ogni rapporto, relazione e intima amicizia con gente di qualsiasi stato, posizione o sesso, e non conversino con nessuno da sole né frequentemente, neppure con fini retti, se non con il confessore per confessarsi; la seconda è che conservino inviolabile pace e carità vicendevole, amandosi sinceramente nel Signore le une le altre, senza parzialità, divisioni o rancori, ma volendo ciascuna per tutte quello che vorrebbe per se stessa; la terza è che si conformino strettamente alla Regola e alle Costituzioni nel molto come nel poco, da fedelissime spose. Per eseguire tutto ciò, abbiano speciale devozione per me, con attaccamento assai profondo, e anche per l'arcangelo Michele e per il mio servo Francesco. Qualora qualcuna abbia l'audacia di alterare in qualche maniera il documento del mio patronato o di disprezzare il singolare favore di avere la mia Storia come è scritta, sappia che incorrerà nell'indignazione dell'Altissimo e mia, e sarà castigata in questa vita e nell'altra con la severità della giustizia celeste. A quelle che con zelo delle loro anime, dell'onore del Redentore e del mio si affaticheranno per mantenere e aumentare l'osservanza e il raccoglimento della comunità, nonché la concordia e l'unità che esigo da esse, do la mia parola come Madre di Dio che sarò loro madre, scudo e superiora, le consolerò e ne avrò cura nell'esistenza mortale, e in seguito le presenterò al mio Figlio beatissimo. Ed allargo la mia promessa pure ai conventi di religiose, sia del mio Ordine della Concezione sia di altri istituti, che accetteranno e metteranno in pratica la mia dottrina».
801. Ecco quanto mi disse la nostra Maestra, e dopo questo tralascerei di esprimermi io, se non mi forzasse a farlo l'affetto che vi siete meritate avendomi sopportata per numerosi anni non soltanto come sorella, ma anche come abbadessa indegnissima. Non posso quindi negarvi tale riconoscenza né posso ripagarvi più adeguatamente che con il domandarvi ripetutamente di rammentare sempre quello che avete ascoltato, avvertendovi che sono affermazioni di sovrana potentissima e liberalissima nel tener fede ai suoi impegni, e dura nel punire chi la offenderà. Sono determinata a inculcare nelle vostre menti questo avviso e ammonimento, compensando con la mia insistenza la brevità del mio pellegrinaggio terreno, perché, sebbene sia all'oscuro di quando avrà termine, il più lungo spazio di tempo è cortissimo per espletare tanti obblighi, per cui bramo che in tutti i vostri colloqui rinnoviate la memoria dei doni di Gesù e di Maria.
802. E non ricordatevi solo dei benefici segreti, bensì pure di quelli che sua Maestà ha concesso apertamente al nostro monastero fin dal giorno della sua fondazione, moltiplicandoli di ora in ora con la sua sovrabbondante clemenza. A tutti parve un miracolo che con la povertà dei miei genitori gli venisse dato principio e che allo scopo si accordassero le volontà della famiglia, non essendo poche sei persone per una simile unione in assenza di un intervento superno. Egli edificò la nostra casa con notevole rapidità, senza che avessimo risorse sufficienti per il minimo sostentamento, e la velocità, il modo e la disposizione della costruzione, confacente e non eccessiva, furono motivo di ammirazione generale come opera sua. A questo si aggiungono altre grazie, che, benché non sia necessario riferirle dal momento che ne siete informate, vincolano i cuori umili e grati a contraccambiare mostrandoci buone come si pensa che siamo e migliori di come siamo state sinora.
803. Per concludere con maggiore efficacia la mia supplica ed esortazione, racconterò alcuni eventi che mi sono capitati quando avevo già redatto parte della narrazione, poiché l'obbedienza mi comanda di accennarne qui qualcosa, affinché comprendiate quanto dobbiate stimare gli insegnamenti che vi sono contenuti. Accadde dunque che nella solennità dell'Immacolata Concezione, mentre ero in coro durante il mattutino, intesi una voce che mi chiamava e chiedeva da me nuova attenzione alle cose spirituali; subito fui innalzata da quello stato a un altro più sublime, nel quale contemplai il trono della Trinità con straordinaria gloria e mi fu detto, in maniera tale che mi sembrava che si potesse sentire nell'intero universo: «Miseri, abbandonati, ignoranti, traviati, grandi, piccoli, infermi, deboli e tutti voi discendenti di Adamo, di ogni condizione e sesso, prelati, principi e inferiori, udite tutti dall'oriente all'occidente e dall'uno all'altro polo. Venite per vostra salvezza alla mia generosa e infinita provvidenza tramite l'intercessione di colei che rivestì della carne umana il Verbo; venite, è tardi e stanno per chiudersi le porte, perché i vostri peccati mettono catenacci alla misericordia; venite presto e affrettatevi, perché ella sola li trattiene e ha la facoltà di sollecitare ed ottenere il vostro rimedio».
804. Vidi quindi che dal medesimo essere divino uscivano quattro globi di luce fulgente e come comete estremamente splendenti si dirigevano ciascuno verso uno dei quattro punti cardinali. Immediatamente mi fu fatto capire che in questi ultimi secoli Cristo desiderava accrescere e dilatare l'onore della sua beatissima Madre manifestando al mondo i suoi prodigi e i suoi misteri nascosti, riservati per suo decreto per il periodo in cui si sarebbe avuto più bisogno di lei, affinché in esso si ricorresse al suo aiuto, alla sua protezione e alla sua mediazione. Scorsi, però, che dagli abissi saliva un drago deforme e abominevole, con sette teste, seguito da tanti altri: tutti percorsero la terra per individuare e scegliere alcuni uomini dei quali avvalersi al fine di opporsi agli intenti dell'Onnipotente, ostacolando l'esaltazione della Vergine e i favori che attraverso le sue mani sarebbero stati elargiti ovunque. Costoro procuravano di spargere fumo e veleno per offuscare, distrarre e infettare i mortali, così che non cercassero e implorassero il soccorso nelle loro calamità rivolgendosi alla dolce e pietosa Signora né la magnificassero come conveniva per legarla a sé.
805. Tale spettacolo mi provocò legittimo dolore e all'istante mi accorsi che nelle altezze si preparavano due eserciti ben schierati per combattere contro di essi, uno formato dalla stessa Maria e dai santi e l'altro da san Michele e dai suoi angeli. Conobbi che la battaglia sarebbe stata assai serrata da entrambi i lati, ma siccome l'equità, la ragione e il potere stanno dalla parte della nostra Maestra non c'era da temere nell'impresa. Eppure, là malizia di quanti sono stati raggirati dall'avversario è in grado di impedire molto i mirabili disegni di sua Maestà, che vuole che giungiamo al gaudio eterno, perché, essendo indispensabile che noi usiamo il nostro libero arbitrio, alla nostra perversità è possibile resistere alla sua bontà. Sebbene questa causa sia della Regina di tutti e dunque sia giusto che i fedeli la reputino come propria, a noi religiose di questa casa ciò tocca più da vicino, giacché siamo sue primogenite e militiamo sotto il suo nome e sotto il primo dei suoi privilegi, cioè la sua immacolata concezione, e inoltre ci ritroviamo da lei tanto largamente beneficate.
806. In un'altra occasione mi successe di essere notevolmente agitata, come era normale in ordine alla mia riuscita nella stesura della presente Storia, poiché la sua eccellenza sorpassava ogni immaginazione e se fossi incorsa in qualche errore questo non sarebbe potuto essere di poco conto, e anche altri motivi mi affliggevano nella mia innata pusillanimità e scarsa virtù. Mentre ero immersa in siffatti pensieri, fui posta in uno stato superiore e osservai il seggio delle tre Persone e la nostra sovrana seduta alla destra di Gesù; ci fu come silenzio in cielo, dato che tutti erano concentrati su quello che avveniva. Il Padre trasse fuori come dal petto del suo essere immenso e immutabile un volume stupendo di incredibile valore, ma sigillato, e consegnandolo al Figlio proclamò: «Questo libro e quanto vi è scritto è mio, e di mio gradimento e beneplacito». Il Redentore lo ricevette con enorme apprezzamento, e come accostandolo al loro petto egli e lo Spirito ribadirono la medesima dichiarazione, affidandolo poi alla Principessa, che lo accolse con incomparabile compiacimento. Io consideravo la sua bellezza, nonché la stima che era mostrata verso di esso, e si destò in me un intenso anelito di apprenderne il contenuto, ma il timore e la riverenza mi trattennero e non ardii domandarlo.
807. Subito la Madre mi chiamò e mi chiese: «Brami di sapere che libro sia questo? Sta' quindi attenta e guardalo». Lo aprì e me lo mise davanti affinché lo leggessi, e così mi avvidi che era l'Opera che avevo redatto, con la stessa suddivisione in capitoli. Allora, continuò: «Puoi senz'altro stare tranquilla». Lo fece per acquietare e moderare le mie paure, come difatti accadde, perché simili verità e doni del Signore sono di natura tale che non lasciano nell'intimo per quel momento turbamento né dubbio, ed anzi con una soavissima forza lo riempiono, illuminano, soddisfano e calmano; tuttavia non si dà per vinta l'ira del nemico, che, essendogli ciò permesso per nostro esercizio, torna a molestarci come mosca importuna. Questo è capitato pure a me, e non ho vergato una sola parola che egli non abbia contraddetto con instancabile pertinacia e con tentazioni che non occorre riferire: solitamente provava a persuadermi che mi ero inventata tutto, o a volte che era tutto falso e per trarre in inganno il mondo; ed è tanto il suo odio contro questo testo che per distruggerlo si umiliava ad affermare che al massimo poteva essere una meditazione e l'effetto di consueta orazione.
808. Dalla sua persecuzione l'Altissimo mi difese con lo scudo e la direzione dell'obbedienza, e con i suoi consigli e insegnamenti, e per confermarmi nel favore di cui ho parlato ne aggiunse un altro analogo. Mentre stavo per completare il racconto, un giorno, durante la preghiera della comunità, fui elevata sempre allo stesso modo dinanzi al trono della Trinità, e dopo gli atti e le operazioni che lì compie l'anima vidi che dall'essere divino, come per mezzo del Padre, si innalzava un albero straordinariamente grande e incantevole, ai due lati del quale vi erano il Salvatore e la Vergine. Sulle sue foglie erano scritti i misteri dell'incarnazione, dell'esistenza mortale e della passione di Cristo nostro bene e tutti quelli concernenti la Signora, nonché le elargizioni a lei concesse. Il suo frutto era come il frutto della vita, e compresi che era la pianta significata dall'altra che il Creatore aveva collocato al centro del paradiso terrestre. I santi la fissavano con interesse e giubilo, e gli angeli dicevano con stupore: «Che albero è questo di così rara maestosità da procurare in noi l'invidia di coloro che godono del suo frutto? Fortunato e felice chi arriverà ad afferrarlo e ad assaggiarlo per ottenere tanta grazia e beatitudine eterna quanta esso racchiude in sé. È ragionevole che gli uomini, avendo la possibilità di nutrirsene, non si affrettino a coglierlo? Venite, venite tutti, poiché è già maturo per essere gustato: il fiore che alimentò gli antichi patriarchi e profeti è già diventato uno squisito e dolcissimo frutto, e i rami che erano irraggiungibili si sono già abbassati verso tutti». E poi rivolgendosi a me proseguirono: «Sposa dell'Onnipotente, prendine tu per prima con abbondanza, giacché hai vicinissimo quest'albero della vita. Sia questo il frutto della tua fatica per averlo scritto e il ringraziamento perché ti è stato manifestato, e invoca il sommo sovrano affinché tutti i figli di Adamo lo conoscano, approfittino dell'occasione nel tempo che è loro accordato e lo lodino per le sue meraviglie».
809. Non è necessario comunicarvi altri eventi per muovervi ad affezionarvi ad esso e ai suoi frutti. Lo presento di fronte ai vostri occhi perché stendiate le mani e li assaporiate, e vi assicuro, sorelle carissime, che non vi succederà ciò che avvenne alla nostra progenitrice Eva: quell'albero e il suo frutto erano proibiti, mentre a questo vi invita il medesimo Dio che lo piantò; quello aveva in sé la morte, mentre questo ha in sé la vita. Cibiamoci di quanto ci offre la nostra patrona e superiora, e allontaniamoci da quanto ci vieta, poiché bisogna evitare di osservarlo per non toccarlo e di toccarlo per non mangiarlo. Affinché vi disponiate meglio con gli esercizi e con il ritiro che nell'Ordine sono abituali in certi periodi, vi indicherò una forma per farli, traendola da questa narrazione, come in essa ho dichiarato che mi fu comandato dalla Regina. Intanto, avvaletevi di quella della Passione del nostro Redentore e domandategli il suo soccorso per me come per voi stesse, e la sua benedizione discenda su noi tutte. Amen.
810. Terminai di redigere per la seconda volta questa divina Storia e Vita di Maria santissima il sei maggio dell'anno milleseicentosessanta, nella solennità dell'Ascensione. Supplico le religiose del nostro convento di non consentire che l'originale sia portato via, e di dare una copia qualora si intenda procedere ad un esame e alla censura; e, nel caso in cui sia richiesto per confrontarlo con quella, sia consegnato soltanto libro per libro, recuperando sempre il precedente prima di cedere l'altro, per eludere molti inconvenienti e perché è volontà del Signore e della nostra Madre.