MIO SIGNORE MIO DIO

Come pregava Alexandrina

ALEXANDRINA MARIA DA COSTA

Una ricostruzione dei vari momenti di preghie­ra di Alexandrina Maria da Costa, realizzata con brani dei suoi scritti scelti e tradotti dai co­niugi Eugenia e Chiaffredo Signorile.

 

Ringraziamo con tutto il cuore don Mas­simo Astrua per la competente ed amo­revole collaborazione e don Gabriele Amorth per averci fatto il dono della Pre­sentazione.

Un grazie particolare a fra' Damaso, cap­puccino, per la grafica della copertina, tanto fortemente espressiva, e ad Elisa­betta per le significative composizioni floreali. Siamo poi riconoscenti a tutti gli altri che ci hanno aiutato: Anna Maria, Caterina, Gloria, Maria Rita, Miguel.

 

INDICE

PRESENTAZIONE

PREFAZIONE

BREVE BIOGRAFIA

CAPITOLO 1 °

"L’ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE'

(lode e ringraziamento)

§ 1 ° - LODE

a) Il bocciolo si apre

b) II fiore è maturo

§ 2° - RINGRAZIAMENTO

a) Ringraziamento dalla contempla­zione

b) Ringraziamento per eventi gioiosi

c) Ringraziamento per qualsiasi even­to, specie doloroso

d) Ringraziamento di Gesù

CAPITOLO 2°

"TU GRADISCI, SIGNORE, UN CUORE PENI­TENTE"

(pentimento e richiesta di perdono)

§ 1 ° - PENTIMENTO

§ 2° - PROPONIMENTO DI CONVERSIONE

§ 3° - RICHIESTA DI PERDONO

CAPITOLO 3°

"INVOCATEMI!" (supplica)

I. GENERALITA’ SULLA PREGHIERA DI SUPPLICA DI ALEXANDRINA

II. SUPPLICHE PER PARTICOLARI NECESSITA’

§ 1° - PER DETTARE IL DIARIO

§ 2° - PER SALVARE LA CASETTA DALL’IPOTECA

§ 3° - NELL’ATTESA DI MEDICI E TEO­LOGI

§ 4° - PER IMPARARE A SOFFRIRE BENE

§ 5° - PER LA SUA CONVERSIONE

§ 6° - CHIEDE AMORE, GRAZIA, FORZA

§ 7° - CHIEDE AIUTI PER LA CROCI­FISSIONE

§ 8° - PER LE LOTTE CONTRO SATANA

§ 9° - PER IL RITORNO DI P. PINHO AL­LA SUA DIREZIONE

§ 10° - SOLA, SENZA GUIDA

§ 11 ° - LE PARE DI NON ESSERE ASCOL­TATA

§ 12° - INVOCAZIONI A MARIA

CAPITOLO 4°

"MIO DIO, TI PREGO PER..."

(intercessione)

§ 1 ° - PER I PIÙ CARI

§ 2° - PER LA GUARIGIONE DI AMMALATI

§ 3° - PER LA SALVEZZA DI ALCUNE ANIME

a) Invoca luce per anime non credenti

b) Domanda se sono salve due anime

c) Un caso esemplare

§ 4° - PER L'UMANITA’ IN GENERALE

§ 5° - PER LE ANIME DEL PURGATORIO

CAPITOLO 5°

"A TE MI AFFIDO, MIO SIGNORE, MIO DIO" (abbandono)

§ 1 ° - FIDUCIA, AFFIDAMENTO

§ 2° - SOLO GESÙ E LA SUA VOLONTA

a) Lotta tra volontà e natura

b) Distacco dalle cose terrene

c) Totale conformità alla volontà di­vina

CAPITOLO 6°

"ECCOMI, SIGNORE, AMORE MIO!"

(oblazione)

§ 1 ° - L'OFFERTA

§ 2° - CARICATA DEI PECCATI DEI FRATELLI

§ 3° - SOFFRE GLI EFFETTI DELLA GIUSTI­ZIA DIVINA

§ 4° - AMORE E RIPARAZIONE PER TUTTI

§ 5° - STRUMENTO NELLA MANO DIVINA

§ 6° - AMORE PERSONALE A GESÙ UOMO-DIO

§ 7° - UNIONE DI TUTTI I DOLORI-AMORE

§ 8 ° - "CONFIDA CHE MI AMI, CHE SOFFRI BENE"

CAPITOLO 7°

VETTA E SORGENTE (devozione all'Eucaristia)

§ 1 ° - PRIMORDI

§ 2° - COMUNIONE SPIRITUALE

§ 3° - NELL’ATTESA

§ 4° - COMUNIONE SACRAMENTALE

CAPITOLO 8°

IO IN LUI, LUI IN ME (preghiera del cuore)

§ 1°- IO IN LUI

a) L'anima si dona a Gesù

b) L'anima si tuffa nel divino Amore c) L'Amore accoglie e risponde

d) Riconoscenza

§ 2° - LUI IN ME

a) Gesù le parla della inabitazione

b) Alexandrina ne è consapevole

c) Il patire delle anime-vittime

d) Alexandrina deve rivelare Gesù che è in lei

e) Deve anche irradiare Gesù

§ 3° - IO IN LUI E LUI IN ME

a) Mutua appartenenza

b) Trasformazione

§ 4° - FEDE CIECA E PURA CAPITOLO 9°

INTIMITA’ CON MARIA (devozione alla Madonna)

§ 1 ° - A MARIA, NELLA LODE E NELLAFFI­DAMENTO

§ 2° - A MARIA, NELLA RICHIESTA DI ME­DIAZIONE

APPENDICE

(perseveranza nella preghiera) Unita a Dio, anche senza forze... e nei dubbi circa la Fede.

 

PRESENTAZIONE

Con molto piacere presento questo nuovo libro su Alexandrina Maria da Costa, curato dai co­niugi Signorile, gli stessi che mi incitarono a scri­vere la vita di Alexandrina. In queste pagine si tocca l’aspetto più intimo della Serva di Dio: il suo rapporto diretto col Signore. Penso che sarà una lettura molto utile a tutti, per incoraggiare ad una vita di preghiera più personale, più con­tinua, più gioiosa.

Come Presentazione, desidero riproporre la fi­gura di Alexandrina stessa. È possibile che i letto­ri non ne abbiano mai sentito parlare; oppure che conoscano solo l'episodio per cui è più nota: il fat­to che Dio l’abbia scelta per ottenere quella prima consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, che fu pronunciata da Pio XII nel 1942 e che poi ebbe tante e più profonde ripetizioni. Ci può essere anche chi conosce un po' la vita di Alexandrina, ma desidera rinfrescarne la memoria.

Alexandrina nasce a Balasar, nel Portogallo del Nord, il 30 marzo 1904. È povera. Tanto buona. Allegra e vivace, lavora molto, prega mol­to, ma studia poco; non perché non ne abbia vo­glia, ma perché gliene mancano i mezzi.

A 14 anni, il sabato santo del 1918, avvie­ne l'episodio che dà una svolta decisiva alla sua esistenza: per salvaguardare la purezza da ma­lintenzionati, si butta dalla finestra. La conse­guenza della caduta è irrimediabile per la sua spina dorsale: dopo sette anni di progressivi peg­gioramenti, rimarrà paralizzata per il resto del­la vita, immobile in un letto fino alla morte che la coglie il 13 ottobre 1955. Trentànni di im­mobilità! Eppure il suo spirito si affina sempre più. Si accorge di essere prigioniera in un letto, così come Gesù è prigioniero nel tabernacolo. Ini­zia un'adorazione continua, giorno e notte, per far compagnia a Gesù Eucaristico. Il suo amore per l'Eucaristia la porterà a vivere solo di quel­la piccola Ostia negli ultimi 13 anni della sua esistenza: non potrà più ingerire nessun cibo e neppure una goccia d’acqua.

Come può una ragazza, giovane e carina, ac­cettare una vita di immobilità e di atroci soffe­renze? Come può addirittura farsene una mis­sione e ringraziare Dio? Soltanto unendo ogni sua croce a quella di Cristo e per gli stessi scopi: la conversione dei peccatori, la salvezza dell'u­manità. E questa unione di Alexandrina con la Passione del Signore diverrà così intima da espri­mersi anche col rivivere nella sua carne, oltre che nello spirito, ogni venerdì i vari momenti della Passione; e il suo corpo resterà segnato mistica­mente dalle stimmate, dalla corona di spine, dal­la flagellazione, dal colpo di lancia. Intanto il Signore si compiace di fare di Alexan­drina la sua ambasciatrice. Fin dal 1935 inco­mincerà a chiederle che il mondo sia consacrato al Cuore Immacolato di sua Madre, e condurrà gli avvenimenti in modo che giungano all esito vo­luto. Poi vuole che Alexandrina sia uno strumen­to di conversione: la sua umile stanzetta verrà vi­sitata da un continuo pellegrinaggio di gente di ogni età e condizione, fino anche a 1500-2000 persone al giorno. Per tutti essa sa dare la rispo­sta giusta, il conforto e il consiglio appropriato, anche nelle situazioni che non le vengono esposte.

Negli ultimi sette anni di vita, il suo corpo sarà tutto legato con fasce ad assi legno, per la slogatura delle ossa. E’ proprio crocifissa; ma è sem­pre sorridente, con un sorriso che conquista, che commuove anche i più increduli, che resta im­presso in modo indelebile in quanti l’avvicinano.

Nelle sue dure condizioni non perde mai l'u­nione con Dio; anche quando parla con la gen­te, o di notte, dato che non dorme quasi più. Spesso la sua preghiera è silenziosa; altre volte è fatta sottovoce; frequentemente è cantata, con quella sua bella voce armoniosa che da fanciul­la sosteneva il coro parrocchiale.

Certo la sua vita di preghiera è il segreto più profondo della sua forza, della sua allegria, del­la sua santità. Il presente volume ce ne presenta un ricco saggio che, ne siamo sicuri, sarà di edi­ficazione e di stimolo ai lettori.

D. Gabriele Amorth Pentecoste 1997 (18 maggio)

 

PREFAZIONE

La vera preghiera è un contatto dell'uma­no col divino, ed è essenzialmente amore: un colloquio d'amore - fatto anche di silenzi - tra la creatura e il suo Creatore, che è padre: una mutua presenza che porta all'unione.

Alexandrina è tutta amore in ogni fibra del suo essere, vive concretamente l'unione col Dio-Amore, è consumata da sete d'amo­re sempre crescente e morirà d'amore, come le predice Gesù nell'estasi del 4 giugno 1948:

“Figlia mia, non è il dolore a dar­ti la morte: sarà l'amore che te la dà; sarai consumata da esso; sarà l'amore che ti darà il Cielo, la tua patria al termine di questo esilio. Il dolore è grande, ma è oltrepas­sato dall'amore”.

Quindi Alexandrina è una «incarnazione d'amore» in ogni sua preghiera, anzi in ogni momento di vita. Si sente portata alla con­templazione e all'orazione sin da piccola; at­teggiamento dovuto certo alla sua natura, ma anche coltivato e incentivato dall'educazione religiosa avuta dalla madre e dall'atmosfera di religiosità dell'ambiente.

Rispondendo ad un invito del suo secon­do direttore, don Umberto Pasquale, Alexan­drina descrive brevemente lo svolgersi della sua vita di preghiera, dettando nel diario del 19 luglio 1945:

Non ho forza per pregare. Quando ero piccola, pregavo tanto e amavo tanto la preghiera. Passa­rono gli anni, venne la malattia e l'amore alla preghiera continuò. Non rimanevo soddisfatta se qual­che giorno dovevo tralasciare alcu­ne preghiere da recitarsi quotidia­namente.

La malattia si aggravò. Per man­canza di forze dovetti riassumere le preghiere quotidiane. Ma andò au­mentando la mia unione con Dio; però non cessavo di soffrire quan­do dovevo tralasciare di recitarle. Che cosa è ora la mia vita di pre­ghiera? È quasi solo mentale, ma posso dire che è quasi continua. Dico a Gesù che mi abbandono tra le sue braccia: è tra esse che voglio pregare e vivere persino an­che durante i miei leggeri sonni.

Quante volte la mia preghiera con­tinua mentre coloro che mi fanno visita parlano presso di me! Di­staccata dalla conversazione, se non e rivolta a me, resto unita a Gesù, anche se non lo sento e non lo ve­do per l'oscurità delle tenebre. Ma Gesù sa che io sono con Lui e che voglio solo ciò che vuole Lui.

Il suo slancio d'amore però non si limita a Gesù: abbraccia tutta la santissima Trinità, di cui si sente tempio vivo:

Stavo facendo alcune delle mie preghiere e formulai la mia inten­zione di stare davanti a Gesù sa­cramentato in tutti i tabernacoli del mondo, ma ricordandomi pu­re di adorare la santissima Trinità presente nella mia anima.

Oggetto continuo del suo amore è poi an­che la Madonna, che sente «mamma» nel sen­so più completo e più sacro e alla quale ri­corre incessantemente per arrivare a Gesù.

Una bellissima sintesi della spiritualità di Alexandrina si trova nella biografia "No Cal­vario de Balasar" scritta dal suo primo di­rettore, p. Mariano Pinho: «La devozione di Alexandrina era eminentemente mariana e soprattutto eucaristica. Con Maria, per Ma­ria e in Maria viveva tutta per Gesù sacra­mentato, come vittima di espiazione».

Col passare degli anni, lungo il cammino del suo doloroso e crescente martirio, il suo modo di pregare subisce una evoluzione, ma solo nella forma che si fa sempre più forte, più drammatica; la sostanza rimane immu­tata. Le note fondamentali sono presenti sin dai primi anni della sua offerta di vittima e perdurano risonando ed accentuandosi fino alla fine.

Si sarebbe potuto impostare questo libro sulla preghiera in Alexandrina in base ad uno studio su tale evoluzione, cosa certamente in­teressante. Auspichiamo che questo venga fat­to da qualche teologo mistico.

Noi, molto modestamente, ci siamo qui limitati a rivolgerci con uno scritto facil­mente accessibile ai lettori di anima sempli­ce, affinché ne possano trarre esempi saluta­ri, proficui e incoraggianti, trovandosi in si­tuazioni analoghe a quelle della grande mi­stica Alexandrina, che è pure un'anima sem­plice, alla portata di tutti in molti suoi at­teggiamenti spirituali.

Quindi abbiamo estratto dal copioso ma­teriale a nostra disposizione dei brani che ci sono apparsi più adatti a questo scopo. Li abbiamo suddivisi in capitoli a seconda del­la forma che assume l'orazione: preghiera di lode, di pentimento, di supplica, di oblazio­ne ecc. Questo, oltre che necessario per age­volarne la lettura, può essere utile per il let­tore che desideri rileggere, rimeditare l'uno o l'altro aspetto, a seconda delle sue neces­sità spirituali del momento.

Naturalmente, la suddivisione ha solo un carattere approssimativo poiché, quando si prega col cuore, le varie forme di preghiera si sovrappongono, si intrecciano, sfumano una nell'altra: non esiste un taglio netto tra l'una e l'altra. Ne segue che alcuni brani si­tuati in un capitolo potrebbero trovare po­sto adeguato anche in un altro.

Mettendo insieme i vari brani si è tenta­to di fare una composizione il più possibile logicamente ordinata, coerente. Una specie di successione di mosaici, i capitoli.

Fa séguito una breve Appendice in cui i brani non riflettono una particolare forma di preghiera, ma esprimono la perseveranza nel pregare, anche in condizioni molto sfavore­voli.

Ogni capitolo è impreziosito da una com­posizione floreale che ne simboleggia il con­tenuto, e preceduto da una pagina introdut­tiva: sotto al titolo sono riportati alcuni ver­setti della Sacra Scrittura e frasi di Alexan­drina inerenti all'argomento, estratte dal ca­pitolo stesso. Segue poi un preambolo illu­strativo in cui abbiamo «balbettato» qualco­sa del molto che sentiamo nel cuore circa le verità della nostra Fede.

Auspichiamo che il lettore sia stimolato dalle nostre povere parole a meditare nel profondo, con cuore amante; a meditare sviluppando quanto ha letto: così sarà prepara­to ad accogliere col maggior frutto possibile i pensieri e i sentimenti di Alexandrina che sono di un valore immenso.

Molti dei tasselli che formano questi mo­saici sono stati già pubblicati in altri lavori del genere, in particolare nella biografia "Figlia del dolore, madre di amore", ma la loro im­portanza ha richiesto una presenza anche qui.

Nel tradurre abbiamo mantenuto il più possibile la forma del linguaggio di Alexan­drina, tra l'altro una certa «simmetria cen­trale» cara al senso artistico dell'Autrice.

Nostra e' la punteggiatura, molto carente negli originali, dato il minimo grado di istru­zione non solo di Alexandrina ma anche del­la sorella Deolinda, che scrive quasi tutti i dettati.

Inoltre, per quanto oggi in Italia sia più frequente l'uso del "tu" nel dialogo con Per­sonaggi celesti, abbiamo rispettato il "voi" usato da Alexandrina perché esprime l'atteg­giamento di grande riverenza sentito da lei e da tutto l'ambiente dell'epoca; e anche per­ché, in alcuni momenti di slancio emotivo particolarmente forte, di effusione d'amore traboccante, le esce dal cuore spontaneo il "tu"; così restano messi in evidenza questi momenti.

I tasselli di questo lavoro sono tratti in par­te dai diari ("Sentimentos da alma") e in par­te dalle lettere al suo primo direttore, p. Ma­riano Pinho.

Per non appesantire la lettura, non è sta­ta riportata l'indicazione della fonte se non qualche volta, quando la data può essere in­teressante per il contesto.

Se vi sono ripetizioni di concetti, sempre però con sfumature diverse, non vi sono mai ripetizioni di brani: ogni brano compare una sola volta.

Il testo è preceduto da una breve Biogra­fia che può interessare il lettore non pago della sintesi esposta nella Presentazione; inol­tre aiuta a comprendere le situazioni spiri­tuali dalle quali sgorga ogni preghiera, a pe­netrarla più profondamente, a riviverla.

Infatti, la preghiera nasce dalla vita e la vita, a sua volta, ne è impregnata.

coniugi Signorile Santissima Trinità 1997 (25 maggio)

 

BREVE BIOGRAFIA

Alexandrina Maria da Costa nasce il 30 marzo 1904 in un paesino agricolo, Balasar, a circa 50 km. da Oporto, verso nord-est, e vi muore il 13 ottobre 1955.

Trascorre l'infanzia e la fanciullezza aiu­tando la famiglia nei lavori di casa e dei cam­pi con lo slancio di un temperamento esu­berante, ma anche con la sensibilità eccezio­nale per le bellezze del creato, che la porta, fin dai primi anni, a contemplare il cielo con forte nostalgia di raggiungerlo.

Cresce con un profondo spirito di preghie­ra, molto unita alla Madonna e con devozio­ne ai tebernacoli particolarmente sentita.

Il sabato santo del 1918, a 14 anni, salta da una finestra nell'orto (m. 3,30) per sal­vare la sua purezza, sottraendosi a tre uomi­ni malintenzionati penetrati con violenza nel­la stanza dove sta lavorando di cucito con la sorella ed un'amica.

Da qui inizia una mielite compressa alla spina dorsale, con conseguente paralisi pro­gressiva che la inchioderà nel letto per oltre 30 anni, fino alla morte. È dunque «marti­re» per la purezza, come Maria Goretti e Pierina Morosini: il martirio di Alexandrina è incruento, ma dolorosissimo per durata e per intensità sempre crescente.

Quel «salto» è una tragedia che la rende impotente, umanamente; ma dal punto di vi­sta divino è invece una chiamata ad una mis­sione di una potenza straordinaria per la sal­vezza di moltissime anime. Infatti Alexan­drina diventerà una delle più efficaci anime ­vittime che, seguendo il cammino indicato - anzi vissuto - da Cristo, si immolano per amore. Tutto sta nel trarre dal male il bene, con la forza dell'amore.

Alle sofferenze fisiche si aggiungono quel­le economiche, dovute alla perdita dei terre­ni e all'ipoteca sulla casa.

Anche queste stimolano la sua generosità: Tutto quanto mi offrivano da mangiare lo cedevo a mia sorella perché in quel tempo era assai ma­lata. Pensavo così: poiché io non posso guarire, che almeno lei pos­sa migliorare!

Molte tribolazioni e, soprattutto, la man­cata guarigione - tanto invocata! - le fanno capire che la sua missione è quella di vitti­ma di espiazione. La fiamma del suo amore ardente la porta ad una tale eroicità in que­sta offerta da consentire a Gesù di farne una grande mistica: ha visioni ed estasi durante le quali viene a contatto con Realtà celesti.

Dal 1938 al 1942 rivive settimanalmente la Passione soffrendo con una mimica tanto espressiva da far comprendere, a chi assiste, ogni fase di quella tragedia.

Essendo, fin da giovanissima, profonda­mente devota alla Madonna, viene scelta da Gesù anche come voce che si unisce a quel­le che chiedono al Papa la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria.

Il suo rivivere la Passione con mimica chia­ramente espressiva viene considerato un «se­gno» per avvalorare tale richiesta convincen­do le Autorità che i suoi fenomeni mistici hanno origine divina. Nell'estasi di Passione del 13 gennaio 1939, alla sua domanda: "Co­sa devo fare, Gesù?" si sente rispondere: "Che tu soffra tutto questo fino a quando il San­to Padre si decida a fare ciò che Gesù chie­de" (la consacrazione).

Il 31 ottobre 1942 finalmente: «tutto il mondo può ascoltare per radio in lingua por­toghese... le parole del Santo Padre mentre consacra il mondo all'Immacolato Cuore di Maria», scrive p. Pinho nella biografia "No Calvario de Balasar".

Dal 1942 sino alla morte continua a rivi­vere la Passione, ma senza muoversi dal let­to, con un patire tutto intimo, ancora più doloroso; inoltre, dal 1947 in poi soffre gior­no e notte i dolori delle stimmate, che per suo desiderio rimangono occulte.

Dallo stesso anno (1942) si aggiunge il tormento di un digiuno assoluto con anuria, che la fa soffrire per nostalgia di cibo, per sete ardente, per coliche e crisi di cistite.

In questi ultimi 13 anni Gesù la fa vive­re miracolosamente col nutrimento della so­la Ostia consacrata e di alcune gocce del suo divino sangue che le somministra mistica­mente, ma realmente: basti pensare che per lunghi periodi perde sangue, senza nutri­mento umano che lo rigeneri...

Nella sua missione di salvezza è combat­tuta da forze demoniache contro le quali de­ve sostenere lotte estenuanti. Non mancano poi i tormentosi dubbi circa le verità della Fede, che la martirizzano più fortemente ver­so la fine della vita.

Deve subire esami di teologi, di medici, in particolare una degenza di 40 giorni in un ospedale di Oporto ("La Foce") sotto sorve­glianza di assistenti per controllare il digiu­no e 1'anurìa, giudicate mistificazioni...

La sua uscita trionfale dall'ospedale, dove è stata riconosciuta la verità, con gli osanna della folla, non sono sufficienti a convincere le Autorità: nel 1944 la Commissione nomi­nata dall'arcivescovo, senza un esame serio, si lascia influenzare da malelingue locali ed emana un Verdetto negativo, che fa soffrire tanto! Maldicenze, calunnie, umiliazioni...

Aumenta con gli anni il numero di colo­ro che credono all'origine divina dei suoi fe­nomeni mistici; tra questi, anche il segreta­rio dell'arcivescovo. Però Alexandrina sarà sempre «segno di contraddizione», come il suo divino Modello.

L'imitazione del Cristo, però, non consiste solo nel soffrire, ma soprattutto nell'amare! E Alexandrina ama tanto da trasformare tutto il suo essere, in modo che gli altri vedono da lei irradiare la vita divina: dal suo sguardo, dal suo sorriso, dalle sue parole piene di saggez­za e di dolcezza, di attrattiva verso il Cielo.

«Cristo traspariva da lei come il sole at­traverso il cristallo», affermò mons. Orazio de Araujo nella seduta di apertura del Pro­cesso Informativo Diocesano.

Tutto questo attira al suo letto folle sem­pre più numerose di visitatori, e ciascuno di essi esce da quella cameretta diverso da quan­do è entrato.

"Stai vivendo la vita pubblica di Gesù (sente dire da Gesù in un'esta­si* del 1953).

Nel proseguire lungo la sua ascesa spiri­tuale, Alexandrina realizza sempre meglio quella «unione trasformante» che S. Paolo (Gal 2,20) esprime con la famosa frase: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me». Infatti in varie estasi Gesù le afferma che è Cristo a vivere in lei e nel diario del 15 set­tembre 1950, sentendosi immersa in un ro­go di amore immenso, detta: «Quelle fiam­me, quel fuoco penetrò tutto il mio essere: io non ero più io, ero soltanto Gesù».

Vivendo sepolta tra le quattro mura della sua cameretta senza alcuna istruzione umana di vita spirituale, segue perfettamente le or­me di S. Teresa d'Avila e di S. Giovanni del­la Croce, condotta per diretta ispirazione da Gesù, dal quale si lascia docilmente plasma­re. Tramanda ai posteri migliaia di pagine che sono: «documenti di autentico valore lettera­rio, ascetico e persino teologico di tale inte­riorità che non è facile uguagliare», scriverà il suo primo direttore spirituale nella sua bio­grafia.

 

CAPITOLO 1°

"L’ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE" (lode e ringraziamento)

È in te la sorgente della vita; alla tua luce vediamo la luce. (Sal 35,10)

Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102,2)

Ogni vivente dia lode al Signore. (Sal 150,6)

Siate ricolmi dello Spirito. Rendete continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro. (Ef 5,18.20)

Nel vedere i fiori ammiro, lodo e ado­ro la potenza di Dio. A tutte le crea­ture che lodano il Signore, chiedo che lo lodino per me. Contemplavo il cielo piena di nostal­gia e dicevo: "Oh, come è bello Colui che ti creò!".

Mi pareva di scomparire ancor più nel­l'ammirare le bellezze del Creatore. "Grazie, Gesù, nella consolazione e nel dolore, nella vita e nella morte. Grazie per tutto il dolore e per tutto l'amore che mi date!".

 

Il bimbo che si affaccia alla vita osserva ogni cosa che lo circonda con stupore gioioso. Anche l'adulto sensibile, proseguendo con l'età nella scoperta delle bellezze di tutto il creato, dall'infinitamente piccolo all'infinita­mente grande, e delle meraviglie che trova in se stesso, «mi hai fatto come un prodigio» (Sal 138), continua a gustare un religioso stu­pore.

L'emozione della scoperta delle bellezze del creato sfocia in ammirazione, contemplazio­ne, lode e riconoscenza per il Creatore. Chi vive in questa visuale dovrebbe in ogni mo­mento aver presente che «si muove» nell'u­niverso creato dal suo Dio, quindi con reli­giosità dovrebbe persino calpestare l'erba del prato, non cogliere inutilmente un fiore, non pestare con violenza neppure una pietra... do­vrebbe sentire «tutto sacro» attorno a sé .

Ma nell'adulto si sviluppa anche una vita spirituale e, se questa ha una dimensione re­ligiosa, egli gusta con vibrazioni molto più forti ed elevate le «bellezze» che il Creatore opera nella sua anima di creatura e nelle al­tre anime sorelle. È quindi portato a render grazie a Dio per questi interventi.

Comunemente il ringraziamento sale spon­taneo dal cuore per quelle «bellezze» che gli sono piacevoli.

Per le anime più elevate nella spiritualità il significato di «bellezza» si dilata al punto che «bella» è ogni cosa che serve alla salvezza del­le anime, anche se dolorosa nel senso stretta­mente umano. Ecco che sentiremo Alexan­drina ringraziare per le bellezze del creato co­smico, per gli avvenimenti lieti o favorevoli, ma anche per quelli sfavorevoli, spiacevoli, per le sofferenze, per il dolore poiché lo intende e lo accetta come mezzo di salvezza.

Il segreto del riuscire a ringraziare per si­tuazioni spiacevoli e persino dolorose sta tut­to nell'amore: amore ai fratelli e amore a Ge­sù, che è poi in sostanza lo stesso amore.

Amore ai fratelli, perché il dolore ac­cettato con amore salva anime. Que­sta è una convinzione del cristiano che ten­de ad uniformarsi al divino Modello: Cristo, vittima per la redenzione del genere umano. È un mistero incomprensibile, ma affasci­nante perché è una realtà che esprime il mas­simo dell'amore nell'unione fraterna.

Amore a Gesù, perché il dolore accettato, amato con scopo redentivo, ci rende simili a lui, vittima di espiazione. E la massima aspi­razione dell'amante è quella di rendersi si­mile all'amato il più possibile, poiché questa è condizione per la perfetta unione, scopo ultimo dell'amore.

Questo primo capitolo presenta alcuni brani di preghiera di lode e di ringrazia­mento; pochi rispetto ai numerosissimi dis­seminati negli scritti di Alexandrina.

È stato suddiviso in due paragrafi: lode e ringraziamento. È chiaro che non si può fa­re una distinzione netta tra le due forme di preghiera suddette, che spesso sono conco­mitanti e sfumano una nell'altra, come ab­biamo detto in Prefazione.

 

§ l - LODE

a) Il bocciolo si apre

A sei anni, di sera, mi intrattene­vo per molto tempo a veder cade­re su di me innumerevoli petali di fiori di tutti i colori: parevano una pioggia minuta.

Questo si ripeteva molte volte. Ve­devo cadere questi piccoli petali, ma non comprendevo nulla. Forse era Gesù che mi invitava alla con­templazione delle sue grandezze.

Verso i nove anni, quando mi al­zavo presto per andare a lavorare nei campi e quando mi trovavo so­la, mi mettevo a contemplare la natura: lo spuntare dell'aurora, il nascere del sole, il cinguettio de­gli uccelli, il mormorio delle ac­que entravano in me in una con­templazione tanto profonda da farmi dimenticare quasi che vive­vo nel mondo.

Arrivavo a rallentare i miei passi e restavo imbevuta in questo pen­siero: la potenza di Dio! E quan­do mi trovavo sulla spiaggia del mare, oh, come mi perdevo da­vanti a quella grandezza infinita! Di notte, nel contemplare il cielo e le stelle, mi pareva di scompari­re ancora di più nell'ammirare le bellezze del Creatore. Quante vol­te nel mio giardinetto, dove oggi è la mia cameretta a, fissavo il cie­lo, ascoltavo il mormorio delle ac­que e andavo contemplando sem­pre più questo abisso delle gran­dezze divine!

Mi rincresce di non aver saputo approfittare di tutto per comin­ciare a quella età le mie medita­zioni.

 

b) Il fiore è maturo

Fissavo il cielo piena di nostalgia e dicevo: "Oh, come è bello Colui che ti creò!". Il cielo mi dava da meditare continuamente; sarebbe stato sufficiente come preghiera, an­che se non avessi saputo altra pre­ghiera.

A notte andai a fare la mia medi­tazione nella veranda. Stavo con gli occhi fissi al cielo mentre il mio povero cuore sanguinava sulla ter­ra. Era in un'estrema agonia di anima che io facevo salire al Cie­lo le mie povere preghiere.

Quanto più ammiro le bellezze del Creatore, tanto più piccola mi sen­to ai suoi occhi divini.

Coinvolge nella lode tutto il creato.

Nel vedere i fiori ammiro, lodo e adoro la potenza di Dio. A tutti gli esseri creati che lodano il Si­gnore chiedo che lo lodino per me. La mia anima continua ad esigere la solitudine. È allo scintillare del­le stelle e del chiaro di luna che io tutta sola mi metto a contem­plare. Chiedo a tutti gli astri che amino Gesù per me.

Mi sentivo venir meno. Improvvisamente si posarono da­vanti alla finestra due uccellini molto belli. Mi misi a contem­plarli; vidi che uno stormo di es­si volava per l'aria.

Mi avvicinai alla finestra e li chia­mai: "Venite, venite, miei fratel­li in Cristo, lodate il nostro Au­tore, Creatore, lodatelo anche per me! Come deve essere bello Lui, che creò voi così belli! Venite, ve­nite perché io impari da voi a me­ditare sul potere e sulla grandezza del mio Signore!".

Tutti gli uccellini che volavano nel­l'aria si posavano davanti a me aprendo le ali con riflessi d'argen­to: si alzavano qui, si posavano là e non cessavano di stare davanti a me. Che bella festa! Tante ali a bat­tere nell'aria! Meditavo sulla gran­dezza della mia anima: quanto do­vevo a Gesù per avermi creata!

Con gli uccellini dimenticai il do­lore che prima mi faceva soffrire. Gli uccellini servono come spun­to di meditazione. Li vedo al fred­do e alla pioggia.

Alcune volte mi insegnano a sof­frire in silenzio, altre volte impa­ro da loro a sorridere e a cantare per tutto quanto Gesù mi dà, per tutto quanto è dolore... Ah, quan­to io devo imparare! Oh, come vorrei amare il Signore!

La preghiera di lode spesso fa velo al pro­prio tormento interiore, tanto doloroso. Per vincermi ed allietare Gesù in mezzo alla più grande angustia fa­cevo ciò che da tempo non avevo più fatto, non avendo forze: can­tavo sottovoce, intonando lodi a Gesù e alla Mamma celeste. Così andavo nascondendo il mio peno­so martirio.

 

§ 2° - RINGRAZIAMENTO

a) Ringraziamento che nasce dalla contem­plazione

il primo atteggiamento che nasce dalla contemplazione è uno stupore estatico che fa vibrare di riconoscenza tutto il nostro esse­re, poiché questi non si sente distaccato, fuo­ri dalla meraviglia che contempla, ma coin­volto, pur essendo un nulla nel Tutto: è un adorare con amore grato per ogni cosa, poi­ché tutto egli è donato; ma in primo luogo per i tre eventi fondamentali: la Creazione, l'Incarnazione, l'Eucaristia.

Creazione

Meditai sulle bellezze del cielo e caddi in ginocchio ad adorare il loro Creatore.

Lo adoravo in Cielo, lo adoravo sulla terra, nella santissima Euca­ristia e dicevo: "O Gesù, mi ave­te creata per voi e tutto avete crea­to per me! Grazie, mio Gesù! Non mi basta l'eternità intera per rin­graziarvi".

Mi alzai cieca di dolore e andai al­la finestra. La notte era bella. Tutto dormiva; la casa era in silen­zio. Rimasi per lungo tempo in un atto di ringraziamento al Cielo.

Dicevo a Gesù: "Non vi vedo, non vi sento, ma so che siete il mio Creatore e quando mi avete crea­ta già sapevate che oggi dovevo sta­re qui a contemplare le vostre gran­dezze, già sapevate che la mancan­za di aria che oggi sento (siamo in un afoso agosto) necessitava del ven­to che mi date. Un eterno «gra­zie», mio Gesù!".

Solo le grandezze del mio Creato­re, il suo potere infinito risolleva­no il mio spirito, ma lasciandomi sempre nella mia piccolezza, nella mia profonda miseria.

"Gesù, la tua Patria mi eleva a te. Esco dal mio nulla nelle tue cose: sono grande in ciò che Tu hai crea­to. Grazie, mio Gesù, che tutto hai fatto per mio amore!".

Incarnazione

"Ave, Maria, piena di grazia! Io vi saluto, o piena di grazia! Sovrana regina del Cielo e della terra, Ma­dre dei peccatori! Io, la più inde­gna di tutte le vostre figlie, vi rin­grazio con tutto il mio cuore, o santa Madre di Dio, per avere Voi acconsentito a che il mio amabi­lissimo Gesù si incarnasse nelle vo­stre purissime viscere per la re­denzione dell'umanità. Sì, Mam­ma mia: incarnarsi, nascere, vive­re 33 anni nel mondo e alla fine morire su una croce per i misera­bili figli di Eva! Comprenda chi può tanti eccessi di amare".

Eucaristia

"Vi ringrazio, Eterno Padre, per avermi lasciato Gesù nel santissi­mo Sacramento.

Vi ringrazio, mio Gesù; e infine vi chiedo la vostra santa benedizio­ne. Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinissi­mo Sacramento!".

 

b) Ringraziamento per eventi gioiosi

Passarono sei anni di afflizione e di lacrime. Gesù ascoltò la nostra preghiera: fu proprio da lontano, da molto lontano che una buona signora venne a portare rimedio al nostro guaio... Piansi più di con­fusione che di gioia nel ricevere così grande grazia dal Signore. Non sapevo come ringraziarlo. Mi pareva di essere fuori di me e di­cevo a Gesù: "Molte grazie, mol­te grazie! [...] O mio dolcissimo Gesù, non so come ringraziarvi per tanti benefici. Io, che non sono degna di alzare gli occhi al Cielo né di chiamarvi col dolcissimo no­me di padre, sono da voi tanto be­neficata! Molte grazie, mio Gesù, molte grazie!".

Finalmente il 31 ottobre 1942, a conclu­sione del giubileo delle apparizioni della Ma­donna a Fatima (25 anni dal 1917), tutto il mondo può ascoltare per radio Papa Pio XII che, in lingua portoghese, consacra il mon­do all'Immacolato Cuore di Maria (si veda la Biografia).

Quando da un telegramma (invia­tole da p. Pinho che era a Fatima per la celebrazione) venni a sapere del­l'avvenuta consacrazione del mon­do alla cara Mamma celeste, Ge­sù mi permise alcuni brevi mo­menti di consolazione.

Fuori di me, non sapevo come rin­graziare Gesù e la Mamma. Alza­vo le mani al Cielo e dicevo: "Be­nedetto Gesù, benedetta la Mam­ma!".

Mi pareva di andare io stessa a mettere il Santo Padre tutto inte­ro nel Cuore di Gesù e della Mam­ma. Che gioia, che gioia!

Riconoscente perché il secondo direttore può ancora scriverle:

Non so come, in un impulso d'a­more potei inginocchiarmi sul let­to, alzare le mani, pregare il "Ma­gnificat", cosa che ho l'abitudine di fare quando ricevo doni da Ge­sù, sia che vengano a ferirmi, sia che vengano a soavizzare la mia sofferenza.

Intonai lodi a Gesù sacramentato e al suo santissimo Cuore, mani­festandogli la mia fiducia in lui co­sì come nella Mamma, alla quale elevai un canto d'amore, insieme a mia sorella e alle cugine.

Sovente si sente incapace di esprimere in modo adeguato tutta la riconoscenza che vuole traboccare dal cuore: chiede l'aiuto di Maria, degli angeli e dei santi.

L'ultima proibizione che vi fu cir­ca il mio caso non c'è più, finì pre­sto... tutto poteva continuare co­me prima; che io non ci pensassi più. Uscì da me un peso che mi opprimeva tanto! Ah, se tutti com­prendessero così i propri simili e ne zelassero il buon nome!

Io non seppi come ringraziare il Signore, né so. Chiesi alla Mam­ma celeste che supplisse alla mia incapacità, ringraziandolo per me. "Molti ringraziamenti, mio Gesù, per tante grazie che ho appena ri­cevute. Chiederò alla Mamma, chiederò agli angeli e ai santi di ringraziarvi per me [...]

O Mamma, o angeli, o santi, o Cielo, o Cielo, o tutto il Cielo lo­date Gesù e ringraziatelo per me di tutte le grazie che ho appena ri­cevute. Ditegli un «grazie» conti­nuo, un «grazie» eterno".

È Gesù che vince: è Lui che ha permesso che io non cadessi nella disperazione. Vorrei che il mondo intero e tutto il Cielo ringrazias­sero per me il Signore; e tutto que­sto ringraziamento non è nulla ri­spetto alla mia gratitudine verso Gesù.

"Accettate, mio Gesù, il mio cuo­re riconoscente. Molte grazie per il fuoco divino che mi fate senti­re. Se tutte le anime lo sentissero! Mi pare di avere una enorme for­nace nel petto e nel cuore. Come siete potente e buono con me! Accettate la mia sofferenza come prova del mio amore e datemi per questo le anime".

(È la festa dellAssunta del 1952)

La mia Regina, la mia Regina, la mia Mammina, la mia Mammina, la mia cara Mammina! Tutto il Cielo è in festa, tutto il Cielo è amore, tutto il Cielo è un solo in­no. Il Cielo, il Cielo, come è bel­lo! Come io sono unita a tutto questo!

"O Gesù, mi pare di essere presso il trono della santissima Trinità e della cara Mammina. Grazie, Ge­sù, grazie, Mammina, grazie mia Trinità divina per i momenti de­liziosi, per il grande amore, per il grande conforto che avete dato al­la mia anima!".

Qui meditiamo sulla portata universale del suo ringraziamento e sulla generosità del suo amore, che fa scomparire lei stessa:

Io ringrazio per tutti i benefici che ricevo: quelli di cui sono a cono­scenza e quelli che ignoro, tutti quelli che ho ricevuto e quelli che riceverò nel tempo e nell'eternità, che è il Cielo. E ringrazio per quei benefici concessi alle anime per mia intercessione.

Ringrazio per coloro che non rin­graziano il Signore; ringrazio per l'umanità intera. Ma chiedo a Ge­sù che non accetti questo ringra­ziamento come mio, bensì come se fosse ognuno a ringraziarlo, af­finché non senta l'ingratitudine di nessun'anima.

 

c) Ringraziamento per qualsiasi evento, spe­cie doloroso

Alla fine di ogni anno eleva lodi di rin­graziamento:

A mezzanotte (31.12.1944) ringra­ziai Gesù per tutti i benefici rice­vuti durante l'anno e per tutto quanto mi aveva fatto soffrire. Chiesi ai miei di pregare con me un "Te Deum" in ringraziamento. Ter­minato questo, aggiunsi: "Grazie per tutto, mio Gesù, per tutto il do­lore e per tutta la gioia. Perdonate le mie ingratitudini verso di voi.

Cosa mi aspetta ora nel nuovo an­no? Mandatemi ciò che vorrete, Ge­sù, che io tutto accetto, ma non ve­nitemi meno con la grazia necessa­ria e datemi tutto il vostro amore!". E all'inizio di ogni giorno:

Tutti i giorni, poco dopo la S. Co­munione, prego il "Magnificat" per ringraziare dei dolori e delle gioie di ogni giorno, ancora pri­ma che arrivino.

Ebbi gioie che subito morirono e spine che sempre rimasero a ferir­mi. Tutto ricevetti come doni di Gesù. Tutto gli offersi ringrazian­dolo di cuore. "Molte grazie, mio Gesù! Le umiliazioni mi fanno tan­to bene all'anima. A me il vostro divino amore, a voi tutta la gloria, mio Gesù. [...] Siate benedetto, mio Gesù, il mio eterno grazie, sempre, notte e giorno. Grazie, gra­zie, Gesù, nella consolazione e nel dolore, nella vita e nella morte".

Particolarmente vibrante è il ringrazia­mento per tutto quanto la fa soffrire (si è of­ferta vittima di espiazione...).

In mezzo ai miei grandi dolori e tribolazioni, la preghiera che più mi sorride è il "Magnificat".

Lo ringraziai per il beneficio che mi concedeva di non dormire perché così gli potevo fare meglio compagnia e conversare di più con lui, a tu per tu, vivere di più la sua vita e sfogarmi solo con lui.

"Io vedo la mia miseria e vi rin­grazio infinitamente per tanto grande grazia".

Tanto amore alla sofferenza perché la ren­de simile al suo Amato.

Quanto devo a Gesù per avermi associata alle sue sofferenze e a quelle della Mamma e per avermi fatta agonizzare con lui!

Voglio benedire Gesù nel tempo e nell'eternità per avermi scelta per il dolore.

"O mio Gesù, che grande prova d'amore mi date nel farmi soffri­re così!

Quanto devo ringraziarvi perché mi avete resa tanto simile a voi! In cambio delle sofferenze che mi da­te vorrei darvi tutti i cuori del mondo, affinché vi amino in no­me mio e vorrei darvi tutte le lin­gue, affinché vi lodino e benedi­cano eternamente.

[...] Grazie, grazie, mio Gesù, per tutto il dolore e per tutto l'amore che mi date.

Grazie, il mio eterno grazie!".

 

d) Ringraziamento di Gesù

Nel seguente dialogo tra Gesù e Alexan­drina si vede come Gesù stesso ringrazia la sua diletta eroina che si immola con tanto amore, assecondando in modo perfetto il suo disegno di salvezza.

Mi sento abbandonata completa­mente, senza nessuno.

Voglio Gesù, voglio Gesù: Lui so­lo mi basta. In questo dolore, in questo abbandono e ansietà aspet­tai la sua venuta a me.

Egli venne (nella Comunione)... mi unì a Sé e mi disse: "Figlia mia, fiore delicato, fiore del Paradiso, che vivendo e fiorendo ancora sul­la terra affascini il Cielo e lo at­trai a te; sei la gioia del Paradiso celeste. Vengo a te per fortificarti per le sofferenze che ti aspettano e per ringraziarti della riparazione che mi hai data, per le anime che mi hai salvate e per l'eroicità in tutto il tuo soffrire.

Figlia mia, figlia mia, grande eroi­na, il tuo dolore nascosto, il tuo aprirti più con me che con nessun altro sono stati inni e incensi, ono­ri, lodi e amore che mi hai dato. Grazie, grazie, figlia mia!".

"Mio Gesù, mio Gesù, ah, quanto mi costa udire i vostri ringrazia­menti! Come potete Voi, in quan­to Dio, ringraziare la più piccola e la più indegna delle vostre figlie? Cosa ho fatto io per meritare i vo­stri ringraziamenti? Cosa sono io, senza di voi? Attribuite tutto alla vostra grandezza e nulla alla mia piccolezza. Sono io, mio dolce Ge­sù, che devo ringraziare voi per tut­ti i benefici, le grazie e le ricchez­ze che mi avete dato. Siete stato Voi che avete sofferto in me". "Nulla potrei fare, figlia mia ama­ta, senza la tua fedeltà e genero­sità. Voglio ringraziarti". "Grazie, mio Gesù! Ho il vostro sorriso, il sorriso di questo collo­quio impresso nel cuore. Fate che esso sia sempre il sorriso delle mie labbra, la gioia nel mio dolore, la luce nelle mie tenebre, la forza nel mio calvario. Grazie, grazie, mio Gesù, siate sempre la mia forza!".

 

CAPITOLO 2°

"TU GRADISCI, SIGNORE, UN CUORE PENITENTE"

(pentimento e richiesta di perdono)

Hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi, dopo i peccati, la possibilità di pentirsi. (Sap 12,19)

Ascolta e perdona! (1 Re 8,30)

Non godo della morte del peccatore, ma che si converta e viva. (Ez 33,11)

Padre, ho peccato contro il cielo e contro te! Quando era ancora lontano, il padre lo vide e, commosso, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. (Lc 15,18.20)

Ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà, della sua tolleranza e pazienza, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione? (Rm 2,4)

Piangi, piangi, anima mia! Che le tue lacrime siano di dolore per non aver amato Gesù e averlo tanto offeso. "Gesù, non sono più la stessa. Ti ri­cordi del molto che ti ho offeso? Ora voglio soltanto amarti". "Perdono per i miei peccati! Perdono per tutti i peccati dell'intera umanità!".

Alexandrina, che è veramente santa, av­verte con estrema sensibilità ogni sua anche minima imperfezione e soffre immensamen­te per questa, considerandola un'offesa a Dio, una violazione dell'amore perfetto col quale vuole vivere ogni momento della sua vita, in qualsiasi circostanza.

Questo capitolo riporta alcuni esempi, po­chi fra i molti, in cui la sua preghiera assume l'atteggiamento di pentimento, di proponi­mento di conversione, di richiesta di perdono.

 

§ l ° - PENTIMENTO

Sente dolore per le sue «cattiverie».

Fui molto cattiva alla fine di que­sto pomeriggio. Certamente feci dispiacere a Gesù. Grande pena e dolore io ho per questo! E nelle piccole cose che io mostro chi so­no. Non so come il mio caro Ge­sù abbia tanta pazienza con me.

Mi pare che non vi sia nessuno al mondo come me, che non vi sia nessuna persona tanto peccatrice come me, né che serva il Signore tanto malamente. Mi pare di non aver nessun fervore. Se non vi fos­sero questi forti desideri di amare il Signore, non so cosa sarebbe di me: resterei totalmente scoraggiata. Piangi, piangi, anima mia! Le tue lacrime e agonie siano di dolore per non aver amato Gesù e per averlo tanto offeso.

Piangi, anima mia, piangi affinché le tue lacrime muovano Gesù a compassione tanto che mi infiam­mi nel suo divino amore e mi fac­cia diventare folle d'amore per lui. "Gesù, vedete il dolore del mio cuore, solo per il timore di offen­dervi. Pago ben care le mie catti­verie: soffro e soffro immensamen­te per essere cattiva. Io ho dispia­cere, non per farmi conoscere per quella che sono, ma per ferire il mio Gesù e dare cattivo esempio. Devo essere, voglio essere un'altra Maddalena presso la croce: devo piangere, voglio piangere le mie colpe. La mia anima sente neces­sità di questo.

Sovente chiede l'aiuto della Mamma cele­ste:

"Cara Mamma, fate che io pianga fiumi di lacrime di pentimento per i miei tanti peccati, pur avendo ricevuto tanti benefici da voi e da Gesù. [...] Mamma, mi vedo so­vraccarica di tutti i crimini! (in quanto vittima di espiazione). Chie­dete per me perdono a Gesù. Da­temi il dolore per piangere su di essi e detestarli. Datemi il vostro amore per amare Gesù affinché Egli possa, con l'amore, dimenti­care tanta iniquità".

Una preghiera di pentimento sgorga mol­te volte anche dalla meditazione sul contra­sto tra l'armonia cosmica che ubbidisce al Creatore e il disordine e la disubbidienza che regnano nell'umanità.

Tutto era silenzio... Il mare can­tava e persino esso lodava Gesù e gli ubbidiva stando là nei suoi confini.

"Mio Dio, tutto vi ubbidisce; so­lo io mi rivolto contro di voi, vi offendo e vi faccio dispiacere!". Nel meditare sulle grandezze del Signore, sul suo potere infinito, sull'umore che ha per noi, non po­tei trattenere le lacrime. E, nel ve­dere la mia ingratitudine e l'in­gratitudine del mondo, dicevo: "O Gesù, non so come non abbiate già abbandonato i tabernacoli e non siate volato al Cielo lascian­doci soli sulla terra. Il sole vi ub­bidì e si nascose; la notte vi ub­bidì e apparve con il chiaro di lu­na e le stelle. Come tutto questo è bello! Che tristezza! Solo gli uo­mini vi offendono".

Sente fortemente la necessità di riparare. Ah, cosa è mai un'offesa fatta al Signore! E che cosa è il mondo, il mondo in peccato continuo!

Oh, potessi io, a costo di tutto il mio sangue, pagare tutti i debiti per allietare Gesù e dargli le anime! Desidererei ritirarmi in un deser­to dove potessi non essere vista per fare penitenza per coloro che la dovrebbero fare e non la fanno... per provare a Gesù che lo amo per tutti quelli che non lo amano.

 

2° - PROPONIMENTO DI CONVERSIONE

Ma la contrizione, il pentimento, il pianto sul proprio peccato non hanno valore se non sono seguiti dalla volontà di emenda di vita.

Alexandrina, è ovvio, sente fortemente questa necessità.

Ho tanti desideri di trasformarmi, di correggermi dai miei difetti: di essere solo quella che Gesù vuole che sia.

"Gesù, correggetemi dai miei di­fetti, non permettete che vi offen­da!".

Subito Gesù risponde incoraggiandola sull'efficacia del pentimento:

"Figlia mia, finché sarai nel mon­do non potrai cessare di avere im­perfezioni. Confida in me: con es­se mi consoli. Non posso rimpro­verarti per tali difetti, nel vedere il tuo dolore, il tuo pentimento". "Gesù, io non sono più la stessa. Ti ricordi del molto che ti ho of­feso? Ora voglio solo amarti, vo­glio accompagnarti lungo il cam­mino della tua santa Passione".

 

§ 3° - RICHIESTA DI PERDONO

Il pentimento e la volontà di conversione sfociano nella richiesta di perdono.

Anche per questo Alexandrina chiede so­vente l'aiuto della Mamma celeste.

"O Mamma, chiedete perdono per me a Gesù. Ditegli che io sono il figlio prodigo che torna alla casa del suo buon padre, disposta a se­guirlo, ad amarlo, ad adorarlo, ad obbedirgli, ad imitarlo. Ditegli che non voglio più offenderlo. O Mamma, ottenetemi un dolore tanto grande per i miei peccati, che sia tale il mio pentimento da diventare pura, da diventare ange­lo! Pura come rimasi dopo il bat­tesimo, affinché la mia purezza mi faccia meritare la compassione del mio Gesù e così io possa ricever­lo sacramentalmente tutti i giorni e possederlo sempre in me sino al­l'ultimo respiro".

Invoca perdono per tutta l'umanità, alla quale si sente intimamente legata:

"O mio Gesù, mio Gesù, perdo­no, perdono, perdono per i miei peccati, perdono per tutti i pecca­ti dell'umanità intera. [...]

Mio Gesù, io vorrei, sempre pro­strata ai vostri santissimi piedi, ri­cevere da voi tutte le sofferenze e implorare e ottenere il perdono e la misericordia per il mondo. Non posso vedervi soffrire, né vedere le anime perdersi. [...]

Voi dite che siete giustizia, ma ora io vedo in voi solo amore. Voi di­te che siete giustizia, ma ora io sento che siete solo misericordia. Vi chiedo perdono, mio Gesù, per tutti quelli che vi offendono, vi chiedo perdono, mio Gesù, per tutti quanti offendono me. Perdo­no, perdono, mio Signore, perdo­no e salvezza!".

Insiste in particolare per quelli che la fan­no soffrire, per i quali aggiunge sacrifici al­la preghiera.

Pregavo il "Padre nostro" e nel di­re «sia fatta la vostra volontà in terra come in Cielo», nell'intimo del mio cuore chiedevo perdono a Gesù per quelli che mi offendono. Devo pregare per loro: voglio che Gesù dia loro amore, voglio che dia loro il Cielo.

"Perdonateli, Signore, perché non sanno quello che dicono. [...] Siate la luce della mia vita e date luce a chi non ne ha. [...] Vedete, Gesù, che desidero per tutti quel­li che mi fanno soffrire ciò che de­sidero per me. Vedete che sento di non poterne più, ma, anche così crudelmente ferita, non sento nel mio cuore la più piccola rivolta, il minimo odio contro di loro. Per vostro amore, perché si salvino le anime, perdono loro tutto".

"Gesù, mi vendicherò e mi vendi­cherò con tutta la forza, di quelli che tanto mi hanno fatto soffrire. Sapete come, mio Amore? Con orazioni più fervorose, con tutti i miei sacrifici affinché essi vi co­noscano e vi amino. Se vi amasse­ro come Voi volete, non si sareb­bero comportati così. Perdonate loro, mio Gesù. Io, senza di voi, senza la vostra grazia, mi giudico capace di molto più di tutto quan­to dicono di me; se Voi mi lascia­ste sola un momento, sarebbe suf­ficiente perché io praticassi i mag­giori crimini. [...] Se non fosse per la vostra grazia, le offese che fan­no a me le farei io agli altri; io so­no tanto miserabile! Povera me, senza di voi!".

Sente persino riconoscenza per quelli che la fanno soffrire, perché la avvicinano di più al suo Gesù.

"Io ho solo da ringraziare quelli che mi umiliano e mi feriscono: mi hanno aperto un nuovo cam­mino perché io vi segua più da vi­cino, con maggior perfezione ed amore. [...]

Mai fui ferita tanto crudelmente. Ma, invece di raffreddarmi nella mia Fede, nella mia fiducia, nel mio amore verso di voi, mi sento più attirata a voi. Tutto mi invita ad amarvi; tutto mi ispira a chie­dervi perdono per quelli che mi fanno soffrire. [...] A tutto voglio sorridere; e sia sempre e prima di tutto per voi questo sorriso".

Ah, gli uomini, che sono tanto cat­tivi! Preghiamo per tutti. Forse, senza volerlo, ci hanno aumenta­to la gloria in Cielo!

L'amore a Gesù è il suo unico fine, sem­pre presente in ogni suo atteggiamento. Quanti mi odiano e disprezzano! Quanti mi calunniano! Nell'inter­rogare me stessa dico: che male ho fatto loro? Subito mi viene in men­te: che male ci ha fatto Gesù, se non amarci e morire per noi? E imme­diatamente mi sento obbligata a per­donarli e a ripetere molte volte: "Perdonate loro, mio Gesù, lasciate che si convertano e si infiammino nel vostro divino amore!".

Al suo Amato che le dice:

"Io farò che quelli che ti tormen­tano arrivino a sentire in se orri­bili rimorsi",

risponde:

"Mio Gesù, perdonate tutti! Che essi vi amino, non dico come vi amo io, ma come desidero amar­vi: che tutti si innamorino folle­mente di voi, come io vorrei fol­lemente innamorarmi!".

Seguono brani di estasi del 1953, a carat­tere pubblico, in parte cantate; perciò pre­sentano alcune ripetizioni.

"Quante volte ti ho offeso, o Si­gnore, quante volte ti ho offeso, o Si­gnore! Eccomi qui ai tuoi piedi eccomi qui ai tuoi piedi, contrito, contrito e umiliato, Gesù! Perdono, perdono, perdono, o Si­gnore! Perdono, perdono, Padre mio, Padre mio e mio Creatore!".

"Solo per tuo amore, solo per tuo amore, sono qui, Gesù, contrito e pentito. Dammi il tuo amore, dammi il tuo amore, dammi il tuo amore, dammi il tuo perdono! Dammi il tuo perdono, o Gesù, o Gesù, o Gesù!". "Gesù, Gesù, so bene, Gesù, so bene che non sono più degno del Padre mio, del Padre mio, né di chiamarvi «mio Dio, mio Dio». So che sono stato, che sono stato un figlio indegno, indegno: che ho voluto solo, che ho voluto solo rattristare mio Padre, che ho saputo solo rattristare mio Padre. Perdono, Gesù, perdono, Gesù, perdono, perdono, Gesù, perdono, perdono, Gesù!". KIRIE ELEYSON

 

CAPITOLO 3°

"INVOCATEMI!" (supplica)

A te grido, Signore!

Non restare in silenzio, mio Dio, perché, se tu non mi parli, io sono come uno che scende

nella fossa. (Sal 27,1)

Ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. (Sal 137,3)

Gli apostoli dissero al Signore: "Aumenta la nostra fede!". (Lc 17,5)

Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio i vostri desideri con preghiere e suppliche, unite a ringraziamenti. (Fil 4,6)

"Datemi luce per soffrire come volete Voi; datemi forza per tutto soffrire". "Non ti chiedo di operare in me me­raviglie che si vedano; ti chiedo la me­raviglia e la ricchezza del tuo amore". Alla Mamma chiesi che mi desse la sua grazia, la sua rassegnazione, il suo amo­re alla croce e a Gesù.

"O Madre di Gesù, dammi il tuo amo­re per amare con esso il tuo e il mio Signore!".

Potrà parere strano il titolo: la richiesta di invocazione che parte da Dio anziché dal­l'uomo.

La preghiera di supplica sgorga spontanea dal cuore dell'uomo, specie quando è op­presso da difficoltà, ferito da dolori, tor­mentato da incapacità di decidere, consape­vole di non farcela da solo.

Eppure sono numerosissime le estasi in cui Alexandrina sente Gesù che le chiede di in­vocarlo: invocami per i peccati, invocami per i sacerdoti, invocami per l'umanità, invoca­mi per le anime del Purgatorio. E il Nuovo Testamento è pieno di esortazioni di Gesù alla preghiera di supplica.

Non è certo Dio che ha bisogno di tali nostre preghiere! Anzi, a fil di logica, nep­pure un vero cristiano dovrebbe aver bisogno di supplicare; infatti Dio conosce ancora me­glio di noi le nostre necessità; inoltre ci ama, quindi ci procura tutto per il nostro bene, purché la nostra volontà libera non si op­ponga.

Ma il «fil di logica» è ben poca cosa di fronte a realtà più profonde che superano la logica!

Dio sa come siamo fatti e ci ama, quindi sa quanto ci sia necessaria la preghiera di sup­plica, quando è ben fatta.

Infatti, in primo luogo ci mette nella con­dizione di chi chiede, quindi ci fa umili da­vanti al Creatore dal quale dipendiamo, vo­lere o no; poi ci dà il conforto di sentirci amati con la fiducia di essere esauditi.

La preghiera di supplica non va certo in­tesa come una richiesta che vuol forzare Dio a fare la nostra volontà, ad assecondare un nostro desiderio, qualunque esso sia. In tale forma la richiesta non è neppure preghiera! Per essere vera preghiera, deve essere l'e­spressione di una dipendenza amorosa della creatura dal Creatore col quale tende a conformarsi, aspirando a quella unione che deve essere la meta di ogni cristiano.

Deve quindi sorgere da un cuore umile ed amante che si apre in tutta la sua profondità e si affida al Padre al quale esprime le sue necessità, con la fiducia che - al momento opportuno - sarà assecondato, se questo non sarà in contrasto col Bene sommo, cioè con la volontà di Dio.

Tale volontà si attua comunque, ma Dio vuole che i suoi «figli» partecipino vivamen­te, unendosi con la richiesta, alla sua volontà.

 

I. GENERALITA SULLA PREGHIERA DI SUPPLICA DI ALEXANDRINA

La preghiera di supplica di Alexandrina è un modello bellissimo, nel senso di quanto abbiamo detto sopra. Le sue suppliche rivolte al Cielo hanno tutte per fine un bene spiri­tuale, anche nei casi di richiesta di guarigio­ne (si veda, nel capitolo 4°, § 2°), anche nel­l'unico caso di aiuto economico (per libera­re la casetta dall'ipoteca, si veda § 2° di que­sto capitolo). Tutte mirano alla maggior glo­ria di Dio e alla salvezza delle anime.

Sono dunque suppliche «conformi» al pen­siero e al desiderio di Gesù e quasi sempre rivolte a lui come mediatore presso il Padre: si può quindi dire che tali suppliche sono fatte «in nome di Gesù».

Quando poi non è sicura che la sua ri­chiesta sia secondo la volontà di Dio, come per esempio nei casi di guarigione, la sua sup­plica assume la forma di uno sfogo confi­dente, di un grido d'angoscia alle volte, ma finisce sempre col «sia fatta la vostra divina volontà», secondo l'esempio offerto dal divi­no Maestro, specie durante la sua agonia nel Getsemani.

Continuando il discorso generale sulla sua preghiera di supplica, aggiungiamo che vi si notano le seguenti caratteristiche:

l'offerta: quando chiede, offre in cambio. Intanto, nel suo ruolo di vittima di espia­zione, è già tutta un'offerta; poi, in casi par­ticolari, offre sofferenze aggiuntive, come ve­dremo;

l'umiltà di chi si sente piccolissima, un nulla davanti a Colui al quale si rivolge;

la confidenza: la fiducia nella misericordia di Dio, che nasce dall'amore reciproco; l'insistenza nel chiedere, insistenza che è sollecitata da Gesù stesso, come vediamo an­che nel Vangelo.

Quanto sopra, è messo bene in evidenza dal brano seguente, tratto dal diario del 1° febbraio 1952.

"Gesù, datemi tutto, datemi tutto da soffrire, purché mi diate la vo­stra grazia, il vostro amore; ma ac­cogliete le mie suppliche, acco­glietele, accoglietele! Gesù, non badate se questa che vi supplica è povera, la più povera e miserabi­le, ma ricordate le vostre divine promesse e la vostra esigenza nel comandarmi di supplicarvi con in­sistenza. Chiedo, Gesù, chiedo e confido".

Gesù risponde:

"Chiedi, chiedi, figlia mia: sapes­si tu che avverrebbe se tu non sof­frissi, se tu non chiedessi! Invoca­mi, invocami, non scoraggiarti".

In Alexandrina si ha anche un bellissimo esempio di quella che è « la comunione dei

santi». Infatti si sente unita sia alla Chiesa militante che alla Chiesa trionfante.

È soltanto con le preghiere del mio padre spirituale (p. Pinho) e di tut­te le anime buone che pregano per me che io posso avere il coraggio per vincere.

Voglio portare la mia croce con perfezione, voglio con la stessa perfezione praticare la carità, fare il bene, consolare tutti per amore a Gesù, ma non posso se non con l'aiuto del Cielo e con le preghie­re delle anime sante.

"Mio Dio, che lotta tremenda! Povera me, senza di voi! Gesù, Mamma, aiutatemi! Sono la vostra vittima. O santa Teresa, santa Gemma, san Giuseppe e santi miei diletti, aiutatemi! O Cielo, o Cie­lo, conto su di te".

Per esprimere la sua intimità con Gesù e con Maria - a volte realizzata, più sovente invocata - ricorre spesso alle immagini tipi­che del linguaggio comune (entrare nel cuo­re, incrociare gli sguardi...), che hanno po­tenza di espressione comprensibile da tutti.

"Giacché sulla terra mi sbarrano tutti i cammini, lasciatemi, Gesù, lasciatemi, Mamma, entrare nei vostri Cuori amantissimi. Anche se non sento nulla, lasciatemi alme­no la certezza che vivo in essi. Lì sono libera da odi e persecuzioni; lì sono certa che vi amo e non vi offendo. [...]

Volgete verso di me i vostri divi­ni sguardi, che io voglio fissare per sempre i miei in voi. Abbiate com­passione, abbiate pietà!".

Che giorni tristi, che dolorosa amarezza, che ore tragiche e di tanto sfinimento! Il mio sguardo fisso in Gesù e nella Mamma par­lava più delle mie labbra: era per chiedere loro soccorso.

Con gli occhi fissi al Cielo, il cuo­re gridava chiedendo soccorso a Gesù e alla Mamma: era tanto pic­colino per tanto soffrire!

"O Gesù, o Mamma, o Padre, o Spirito Santo, accogliete le mie ri­chieste, accogliete le mie suppli­che! Non le nomino, Gesù, non le nomino, Mamma, non le nomino, mia Trinità adorabile, ma vi mo­stro il mio cuore: sono tutte là pre­senti. Accoglietele!".

 

II. SUPPLICHE PER PARTICOLARI NECES­SITA’

§ 1 ° - PER DETTARE IL DIARIO

Alexandrina non può sfuggire al martirio subito da tutti i mistici, obbligati dai diret­tori spirituali a dettare o a scrivere quanto sentono nell'anima.

Due sono i motivi di tormento: le condi­zioni fisiche che le tolgono le forze e, so­prattutto, l'impossibilità di tradurre nel lin­guaggio umano certe esperienze che hanno carattere divino.

Mi mancano le forze per parlare; tutto il mio corpo è macinato dal dolore. O santa obbedienza, che tutto vince!

Venga su di me la grazia del Si­gnore, mi illumini la luce del di­vino Spirito Santo affinché io sap­pia ubbidire e dettare qualcosa del molto che la mia anima soffre.

Rimango in una sofferenza inau­dita per non poter descrivere in questo quaderno ciò che è stam­pato in questo libro senza fine che ho nel cuore.

"O Cielo, o Cielo, venite in mio aiuto! Fate luce nella mia cecità, nelle mie tenebre, e mettete com­prensione nelle mie parole, che non dicono nulla per ignoranza".

 

§ 2° - PER SALVARE LA CASETTA

L'unico caso di invocazione di aiuto eco­nomico si ha per liberare la casetta dall'ipo­teca. Ma anche questa richiesta ha moven­ti spirituali: l'amore alla madre e alla sorel­la, che resterebbero senza alloggio (quanto a sé, crede di essere prossima alla morte) e l'a­more a Gesù, che si esprime attraverso l'a­zione poetica dell'offerta dei fiori per l'alta­re, coltivati nel loro giardino.

Qui riportiamo un brano dell'autobiografia. lo chiedevo quasi continuamente a Gesù di aiutarci e alla fine del­la S. Comunione dicevo: "Voi ave­te detto «chiedete e riceverete, bus­sate e vi sarà aperto»; io chiedo e sarò udita, busso e sarò acconten­tata. O Gesù, non vi chiedo ono­ri, grandezze né ricchezze, ma vi chiedo che ci lasciate la nostra ca­setta affinché mia madre e mia so­rella abbiano dove vivere sino alla fine della vita, affinché mia sorella abbia dove cogliere i fiori per adornare il vostro altare in chiesa nei giorni di sabato. O Gesù, tut­ti i fiori sono per voi! Gesù, soc­correteci, che stiamo per perire! Portate questa notizia lontano, a chi ci possa soccorrere! Non vi chiedo con quale mezzo, perché non so: confido in voi".

 

3° - NELL'ATTESA DI MEDICI E TEOLOGI

Perché il lettore si renda conto dell'atteg­giamento di Alexandrina di fronte ad esami del genere, abbiamo scelto un brano (dal dia­rio del 26.11.1946) che ci pare esauriente nella sua completezza.

Venni a sapere che l'indomani, do­menica, avrei avuto un esame di medici e di teologi. Mi parve che il sangue mi si gelasse nelle vene. Senza poter parlare, alzai i miei oc­chi al Cielo e fu il cuore che parlò: "Gesù, Mamma, Trinità divina, per vostro amore e per le anime io accetto tutto. Sacro Cuore di Ge­sù, ho fiducia in voi". Ma la mia sfinitezza arrivava ad essere tanta da sembrarmi tutto perduto, non confidando neppure in Gesù. O vita, quanto sei dolorosa!

Per avere forze per soffrire - e chi ne aveva bisogno di più? - e af­finché noi potessimo resistere a tutto, distribuii alcune elemosine. Voltata verso il S. Cuore gli dissi: "Dateci forze, mio Gesù, dateci coraggio, dateci luce e date luce ai ciechi! Solo la verità, la verità, mio Gesù". E rimasi muta a contem­plarlo in croce e a contemplare il suo divin Cuore: quanto avrei da imparare da li!

Arrivò il giorno 24. Di mattina, ancora presto mobilitai tutto il Cielo perché intercedesse per me presso il trono divino. Avevo tan­ta paura!

Nella S. Comunione, che feci il più possibile pura e fervorosa, mi abbandonai tra le braccia di Gesù e tra quelle della Mamma; feci una consegna totale per soffrire lì, per amare lì. Non cessai di chiedere loro che mi dessero forze e mi soc­corressero.

Passavano le ore, e io senza nes­sun conforto dal Cielo! Il cuore stava come in un mondo di bron­zo. Che nera oscurità! Lì nessuno poteva entrare... Che stringimen­to, che oppressione che non lo la­sciava respirare né palpitare! E il sangue, di tanto in tanto, pareva gelare in tutto il corpo. Col mio spirito fisso in Gesù e nella Mam­ma, dicevo loro: "È per voi. Ven­ga ciò che deve venire, sia gelato il mio sangue o non lo sia, non esco dalle vostre braccia; e, per quelli che siete, non permettete che la tempesta mi strappi da esse".

Alle volte mi sentivo come strap­pata lontano dalla furia dei venti. Feci tutto il possibile per coprire la mia paura e il mio dolore, per non essere causa di sofferenze ai miei. All'arrivo di coloro che tanto te­mevo, prima ancora di vederli, vol­li trarre un profondo respiro ma il mio cuore non ne aveva la forza. Che momento senza vita!

Mi additarono la Mamma (fu il dott. Azevedo ad additarla) dicendo­mi: "Coraggio!".

La fissai e balbettai: "Mammina, aiutami!".

Tutta la paura scomparve: sentii una vita nuova. Durante tutto il tempo dell'esame rimasi forte, quasi dimentica che ero sotto os­servazione.

Di tanto in tanto la mia anima vo­leva erompere in canti di lode al Signore, voleva intonargli inni; al­cune volte mi pareva che mancas­se solo che si udisse la mia voce. Non perdetti la mia unione con Dio: in mezzo a dolori quasi in­sopportabili, non cessavo di of­frirglieli.

 

§ 4° - PER IMPARARE A SOFFRIRE BENE

Nello slancio amoroso di vittima, vuole dare il massimo: vuole vivere con perfetta completezza il suo martirio, quindi invoca l'aiuto di Gesù.

"Abbiate pietà di chi soffre e non sa soffrire, così come me! Datemi luce per soffrire come volete Voi. Datemi forza per tutto soffrire, so­lo col fine di salvarvi anime e di amarvi con un amore puro e ar­dente come i serafini. [...]

Inventate, Gesù, dei mezzi coi quali io vi ami. La scienza umana escogita tante invenzioni per il mondo; e per il vostro divino amo­re essi (gli uomini) non inventano nulla! Gesù, voglio amarvi: inse­gnatemi! Voglio vivere sempre al­la scuola dell'amore.

Qui non posso, qui non so amar­vi. Solo in Cielo, solo in Cielo comprenderò tutto, solo là potrò amarvi con l'amore che desidero. [...] O mio Gesù, voi siete il mio Signore, voi siete il mio Tutto e io sono nulla e nulla voglio essere per amore a voi.

Insegnatemi sempre. Per le mie miserie non sono degna che siate il mio Maestro, ma confido che non disprezzerete il mio nulla e avrete compassione di me.

Datemi la vostra grazia, guidatemi sempre sui vostri cammini!". Uno degli attributi della sofferenza sop­portata con perfezione è l'occultamento del proprio patire. E Alexandrina invoca anche per questo.

"Mio Gesù, insegnatemi a soffrire il più possibile in silenzio, a na­scondere il più possibile il mio do­lore! [...]

O Gesù, datemi le vostre forze di­vine: voglio nascondere il mio do­lore, e senza di esse non riuscirei mai. Pianga il mio cuore notte e giorno se volete, ma siano allegri i miei occhi, sorridano le mie lab­bra".

 

§ 5° - PER LA SUA CONVERSIONE

In tutto l'arco della sua vita terrena, par­ticolarmente dall'inizio della sua vita di in­ferma, è animata dall'anelito a progredire in un'ascesa spirituale senza sosta, fino a diven­tare santa.

Naturalmente, ben consapevole di non far­cela da sola, chiede aiuto al Cielo.

"O mia cara Mamma del Cielo, o Rifugio dei peccatori, dite a Gesù che voglio essere santa! [...] Gesù, vi chiedo di diventare san­ta, come voi volete, se lo volete. Vi chiedo di amarvi tanto quanto il vostro Cuore divino desidera. [...] O mio Amato, trasformate i miei geli nell'amore più ardente affin­ché possiate essere amato da tutti i cuori. Trasformate la mia durez­za in dolore di pentimento affin­ché non possa esservi mai più cuo­re sulla terra che torni ad offen­dervi".

Sono tanto lontana dall'essere per­fetta, dall'usare con tutti la carità di Gesù!

Aiutatemi, Amore mio, a conver­tirmi veramente a voi! Rendetemi davvero simile al vostro divin Cuo­re. Quali ansie io ho di amarvi e di amare il prossimo, che fame del vostro amore, che fame di perfe­zione, che ansie per il Cielo! Ho paura di me stessa: mi temo in tut­to e per tutto".

Mio Dio, mio Dio, che lotta, che sofferenza, che combattimento tra quella che sono e quella che do­vrei essere: la mia natura in rivol­ta e il desiderio ardente di voler solo la volontà del mio Signore!

Io invoco, invoco Gesù e la Mam­ma celeste chiedendo loro la dol­cezza, la mansuetudine, la pazien­za dei loro divini Cuori; chiedo al divino Spirito Santo che mi illu­mini e mi assista. E, nonostante questo, o mio Dio, quante impa­zienze, imperfezioni, quanti difet­ti ho in me!

"Ah, Gesù, quanto costa voler ac­cettare la croce e tutto il martirio per vostro divino amore e non ave­re forze per abbracciare tutto! Vo­glio, voglio e amo il dolore, ma sento che non è più per me il sof­frire: non ho forze, sono sfinita, il dolore è andato molto oltre le mie possibilità.

Io sono, mio Gesù, la più grande miseria, il più piccolo nulla e nul­la posso soffrire senza di voi e sen­za di voi non posso muovermi per fare alcun bene.

Vincete Voi, mio Amore, soffrite in me con la vostra perfezione, muovete Voi il mio cuore alla vo­stra carità; fatemi umile, rendete il mio cuore simile al vostro!".

 

§ 6° - CHIEDE AMORE, GRAZIA, FORZA

Il suo desiderio intenso di amare non può esser soddisfatto solo dalle sue capacità uma­ne: intuisce che il vero, puro amore dell'uo­mo è una scintilla dell'amore divino, quindi invoca Gesù di darle il suo amore e l'amore della Madonna, con il quale solo potrà ama­re in modo meno inadeguato e potrà anche avere la forza e il coraggio per portare la sua pesante croce con gioia spirituale.

Le sue espressioni «chiedo amore», «date­mi amore», rivolte a Gesù e a Maria, vanno quasi sempre intese non nel senso che chie­de di essere amata, ma che chiede capacità di amare in sommo grado, chiede potenza di amore da riversare sul Cielo e sulla umanità.

Vorrei dare tutto il mio sangue... per ricevere da Gesù il più picco­lo raggio del suo divino amore. So­spiro, sospiro notte e giorno per questo amore.

Fisso i miei occhi per molto tem­po nel Cuore santissimo di Gesù, glielo chiedo fiduciosa ma piena di vergogna per la mia miseria: mio Gesù, darei la terra, darei il Cielo solamente per amarvi.

La mia preghiera però non pare es­sere ascoltata. Devo chiedere tan­to insistentemente da vincere il Cuore di Dio. Egli, in un istante, può fare tutto: trasformare il nul­la in qualche cosa, la freddezza nel suo divino amore.

"Gesù, abbi pietà, compassione di me: arricchisci questo mio nulla, riempilo del tuo grande amore! Non ti chiedo di operare in me meraviglie che si vedano; ti chie­do la meraviglia e la ricchezza del tuo amore. [...]

Datemi, o Gesù, il fuoco del vo­stro santissimo Cuore. Siate la mia forza, datemi la vostra pace!". Vado alla finestra a contemplare la notte, il tabernacolo: "O Gesù del tabernacolo, o Gesù del Paradiso, aiutami, soccorri la tua figliolina! Io voglio amarti e non ho amore.

Dammi l'amore che ti ha legato al tabernacolo, dammi l'amore che ti ha portato a creare tutto per me, dammi l'amore della Mamma, dammi l'amore di tutto il Cielo: è con questo amore che io voglio amarti ed è con questo dolore im­menso che voglio consolare e ri­parare il tuo Cuore amante. [...]

Io ti adoro sul tuo trono, nel Pa­radiso e nei tabernacoli, le tue pri­gioni d'amore.

E tu chinati su di me, abbi com­passione del mio povero cuore e infiammalo di momento in mo­mento sempre più coi raggi del tuo amore. Voglio che nascano di mo­mento in momento, per andare dal mio cuore al tuo, raggi d'amore in tanta abbondanza come acqua che continuamente sgorga dalle fonti".

Chiede anche la grazia divina, che le dia la forza senza la quale le è impossibile resi­stere nel suo crescente martirio.

"Chi potrà vivere così, mio Gesù? Datemi la vostra grazia, senza la quale la vita in questo esilio è di­sperazione, è morte. [...]

Mio Gesù, soffro tutto senza con­dizioni eccetto quella del vostro amore, della vostra grazia e forza:

da sola non posso; ho paura, mio. Gesù! [...]

Eccomi, Gesù, per tutto, per tut­to. Ma sapete bene che io non so­no capace di soffrire senza la vo­stra grazia e la vostra forza; date­mele assieme alle sofferenze".

Quando la mia anima è scorag­giata, nei momenti più tristi e do­lorosi, sto quasi per dire a Gesù: non ne posso più, non ne posso più! Ma appena rifletto su quanto sto dicendo, non arrivo a comple­tare la frase: mi esce dal cuore un impulso fortissimo che mi obbli­ga subito a gridare: "Posso, posso, mio Gesù; posso tutto con la vo­stra grazia. Datemi ancora più do­lore, se vi piace; ma insieme ad es­so datemi amore e la forza della vostra grazia! Spero solo in voi, conto solo su di voi. [...]

Voglio, tra le spine e i dolori, apri­re un cammino perché vengano a voi tutte le anime.

Sono vostra, Gesù. Non rifiutate­mi l'amore; con la vostra grazia vi prometto di non rifiutarvi mai il dolore. [...]

Gesù, datemi la grazia di esservi fedele, datemi la grazia di corri­spondere al vostro divino amore! [...] Non venitemi meno, mio Ge­sù! Fate che io vi sia fedele sino alla morte".

 

7° - CHIEDE AIUTI PER LA CROCIFISSIONE

Per quanto il fenomeno mistico del rivi­vere fasi della Passione di Gesù si ripeta pe­riodicamente, la natura umana soffre ogni volta ripugnanza e terrore: certamente non ci fa l'abitudine!

Così, ogni volta Alexandrina invoca l'aiu­to divino.

"Corre incontro a me il venerdì a passi da gigante! Benvenuto sia ciò che mi viene da voi. Vigilate per questo mio nulla, abbiate com­passione di questa miseria, miseria senza l'uguale! Sono sempre la vo­stra vittima, mio Amore!".

Dentro al mio petto è scolpito il Calvario: è dolorosissima tutta quella sofferenza! Ma le mie lab­bra vogliono solo balbettare: "... di più, di più, Gesù, di più!".

La volontà va folle incontro alla cro­cifissione che si avvicina. Il corpo, la povera natura inorridita, vuole ri­tirarsi: non ha il coraggio per tanto.

'L'ora si approssima. Siate Voi, Gesù, tutta la forza della vostra fi­gliolina che apparentemente si sen­te abbandonata da tutto e da tut­ti. [...] Mio buon Gesù, mio dol­ce Amore, ho pianto per la paura della mia crocifissione. Ahimè, po­vera me, senza di voi! Non veni­temi meno, per chi siete, con la vostra forza divina! Io non ho for­za, la mia vita è perduta.

Accetto per vostro amore, accetto per le anime. Rivestitevi di me, vi­vete in me, muovete Voi il mio cor­po senza vita. È prossima la cro­cifissione: non mancatemi, mio Ge­sù! Datemi grazia, forza e amore". (Dopo la crocifissione)

"Gesù, non mancatemi con le vo­stre forze affinché io possa descri­vere nel miglior modo possibile ciò che soffriste durante la vostra san­ta Passione e non venite meno con la vostra protezione e l'amore ver­so questa poveretta! È per vostra maggior gloria e per profitto di tutte le anime".

 

§ 8° - PER LE LOTTE CONTRO SATANA

Alexandrina ha dovuto lottare contro for­ze demoniache durante tutta la sua vita di martirio, a intervalli più o meno tormentosi. Il suo timore è stato sempre quello di pec­care per mancanza di forze nel resistere alle tentazioni.

Il demonio viene vicino a me come per assalirmi e mi minaccia dicen­domi: "Devo distruggere il tuo cor­po", e aggiunge molte cose turpi.

"Mio Gesù, il padre della menzo­gna non mi lascia! È nemico mio ma anche vostro.

Ho bisogno di sostegno: datemi coraggio, non lasciatemi peccare. Sono poverissima: datemi la vostra ricchezza; sono cieca: datemi la vo­stra luce. Sono vostra, Gesù, e so­no delle anime".

Il demonio fa i suoi assalti come i ladri; mi tormenta senza com­passione né pietà. Non posso pen­sare alle cose che mi dice, tanto turpi, tanto criminose, contro di me, contro persone che stimo maggiormente e contro Gesù, che è la cosa che più mi affligge... Non so come il cuore non mi apra il petto, tanta è la violenza con cui batte. È solo quando mi pare di morire che invoco più facilmente Gesù e la Mamma; se non con le labbra, con il cuore o col pensie­ro. Ma è al termine della lotta, al­la fine del pericolo, poiché il ma­ledetto rare volte me lo concede prima.

Chi potrà soccorrermi? Quale aiu­to posso sperare, se non quello del Cielo? Povera me!

"Non peccherò io, mio Gesù? Traete forse da questo qualche consolazione per voi, qualche pro­fitto per le anime? Io sono la vo­stra vittima. Custodite per voi il mio cuore, il mio corpo e la mia anima. Abbiate pietà di me, mio Gesù!".

Vedevo Satana seduto come re nel mio cuore: era il signore del mio cuore, era il signore delle mie pas­sioni, il signore di tutto. Conse­gnata a lui in tal modo, sentivo che non facevo il minimo sforzo per liberarmi da lui. Che orrore! "Gesù, Mamma, siate Voi i signo­ri del mio corpo, della mia anima e della mia volontà, affinché solo a voi io appartenga e non vi of­fenda. Non voglio peccare: o Ge­sù, o Mamma, aiutatemi! Voglio essere solo la vostra vittima". Gesù la rassicura sempre: è una forma di riparazione che non intacca la sua purezza. 'È grande il martirio, lo è, figlia mia; io lo so bene: è martirio d'a­more, e martirio di riparazione. Solo dalla tua anima bella e pura, solo dal tuo corpo verginale pote­vo ricevere questa riparazione, questa consolazione. Ti costa molto? È solo così che mi dài tut­to. Coraggio: tu non mi offendi. [...] Figlia mia, tra te e il demonio vi è una grande distanza: tra di voi ci sono io. Coraggio, mia amata, mia colomba bella: sei mia, tutta mia. Il tuo corpo è puro, è inno­cente, è immacolato, è per me".

 

9° - PER IL RITORNO DI P. PINHO ALLA SUA DIREZIONE

Il 7 gennaio 1942 ha luogo la visita di congedo del suo direttore p. Pinho, impedi­to dai Superiori a dirigerla.

Il distacco genera una delle sofferenze maggiori, ma suscita anche slanci elevatissi­mi di generosità nell'immolazione, di amore a Gesù.

Andavo ricordando (è il 20.2.1942) l'allontanamento che mi avevano fatto del mio padre spirituale... "Mio Gesù, lasciatemi ripetere con voi: «La mia anima è triste sino a morirne». Ho perduto la luce, ho perduto tutto! La tua benedizione e il tuo perdono, mio Amore! [...] Perdonate, Gesù, quelli che mi fanno soffrire e datemi il mio pa­dre spirituale almeno nell'ora del­la mia morte, affinché per l'ulti­ma volta gli apra la mia anima. Confido, Gesù, che non verrete meno alla mia richiesta... Perdonatemi, Gesù, datemi la vo­stra benedizione!".

Nel dicembre del 1945 sente dire del pro­babile invio in esilio di p. Pinho.

Lacrime, offerta di vittima, "Ma­gnificat", lodi al Signore erano la mia occupazione di tutte le ore. Ma ah, in quante ore mi pareva di vacillare, di disperare!

Per un grande spazio di tempo ri­petevo sempre: "Gesù, Mamma, abbiate pietà, aiutate, aiutate la vo­stra poverina! [...] Gesù, sapete be­ne che tutta questa mia preoccu­pazione, tutto questo martirio è per voi, è per le anime, non è per me.

Passassi io attraverso quanto devo passare, ma non ne soffrisse la vo­stra divina Causa, non ne soffris­sero le anime!

Gesù, accettate tutto questo affin­ché il mio padre sia liberato, dato alla mia anima, dato alle anime! Gesù, Gesù, non lasciatemi vacil­lare! Povera me, non ho nessuno, non ho luce, non vi è chi mi con­soli!

Gesù, mandatemi qualcuno per conforto della mia anima!".

Io chiedevo consolazione non per mia gioia, ma per vincere senza far dispiacere a Gesù.

Il 20 febbraio 1946 p. Pinho parte per il Brasile, suo luogo d'esilio, dove morirà sen­za più tornare.

Nel díarío del 26 dello stesso mese si legge: I miei occhi non possono tratte­nere le lacrime, lacrime di accet­tazione, lacrime di pace, lacrime d'amore. Mentre gli occhi piango­no, l'anima si eleva, si prostra da­vanti a Gesù, si unisce a lui, gli sorride e, come se avesse braccia, le tende per lasciarsi crocifiggere e nella più grande pace e con la mi­glior volontà dice a Gesù: "Voglio, accetto l'immolazione, il sacrificio per vostro amore. Sia fatta, o mio Dio, la vostra divina volontà, e sal­vate le anime!

Voglio nascondere il mio dolore il più possibile: basta che esso sia vi­sto e conosciuto da voi.

Gesù, Gesù, mi sento tanto sola, senza appoggio, senza un aiuto amico; mi pare che tutti siano fug­giti via da me, vergognandosi di me. Cosa posso io temere, se avrò voi? Per chi vivo? Per chi soffro, se non per voi? Non venitemi me­no, Gesù; sostenetemi sempre, con la vostra cara Mamma!".

Nella notte di Natale dello stesso anno (1946) scrive di suo pugno, con enormi sof­ferenze del corpo e dell'anima, una lettera a Gesù Bambino. Eccone alcuni stralci.

“Dolce e caro Gesù, in spirito umilmente prostrata, sentendo nel cuore il vostro presepio, vengo ad adorarvi e a consegnarmi total­mente a voi, per morire proprio qui in questo momento a me stes­sa e al mondo. Oh, sì, lo voglio, Gesù, per vivere interamente per voi, per darvi la prova non dell'a­more con cui vi amo, perché è co­sì poco, ma di quello con cui vor­rei amarvi. Gesù, fate che tutto quanto si dirà attorno a me, sia di lode, sia di sdegno, io lo prenda come non riguardasse me: che io rimanga come un cadavere che non parla, non ode, non sente.

Se i medici, con i loro sperimen­ti, mi abbrevieranno i giorni di vi­ta, io accetto contenta e perdono loro di tutto cuore.

Ciò che Voi volete è ciò che io vo­glio, mio Gesù: la vostra volontà, la vostra gloria, il vostro amore. Voi, solo voi, mio Gesù!”.

Questa è in sostanza la stessa invocazione rivolta al­la santissima Trinità da S. Elisabetta della Trinità all'ini­zio della sua famosa, bellissima "Elevazione": «Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente, per fissarmi in Te, immobile e quieta come se la mia ani­ma fosse già nell'eternità. Nulla possa turbare la mia pa­ce né farmi uscire da Te, o mio Immutabile...».

Non cesserà mai il bisogno di avere l'aiu­to di p. Pinho, anzi, aumenterà. Ecco alcu­ni brevi stralci dei diari del 1955, ultimo an­no di vita terrena.

"Abbiate compassione del mio nul­la (Gesù)! Non dimenticatevi di tutte le mie richieste. Fate che mi sia ridato il mio padre spirituale. Mi sento sfinita, non ne posso più: sono esigenze dell'anima, non mie, lo sapete bene. Credo, Gesù, spe­ro in voi. [...] O Gesù, allietatevi Voi e date a me la tristezza. Per­donate al mondo, perdonate ai miei amici e ai miei nemici, per­donate a tutti e ridatemi il mio padre. Vedete bene che è ancora per voi e per le anime che lo chie­do; non è per me, non è per me. Mio Gesù, mio Gesù, la mia ani­ma non desiste dalle sue esigenze. Abbiate pietà di lei! Esaudite, esau­dite le mie suppliche!" (due mesi pri­ma della morte; e non sarà esaudita).

 

§ 10° - SOLA, SENZA GUIDA

Nel 1948, privata anche del secondo diret­tore spirituale, si sente terribilmente sola, sen­za alcuna guida! Inoltre è tormentata da una nuova sofferenza: le pare di essere spiritual­mente abbandonata anche dai suoi cari, le pa­re di essere loro di incomodo e che ormai la assistano con sforzo. Tortura tremenda!

La sofferenza ancora più grande è che l'anima ha occhi che paiono vedere il futuro che l'aspetta. O mio Dio, cosa mai deve attraver­sare! Quali tenebre tanto dolorose! E tutta sola, senza nessuno! Non vedrà mai luce; non sentirà sollie­vo né appoggio in nessuna guida, chiunque sia, da qualsiasi parte venga incontro a queste tenebre. Povera anima mia! Mantieniti sal­da in Gesù, chiamalo, grida a lui in tanto prolungato viaggio.

"Gesù, se non venite in mio aiuto, lo sgomento mi uccide. Ma ah, mio Gesù, oh, come è dolce soffrire e morire per voi! Tutto questo è nul­la, è nulla per chi tanto ci ha ama­ti. [...] Ah, mio Gesù, lasciatemi la forza per portare la croce; datemi coraggio per affrontare con perfe­zione questo mio vivere tanto spa­ventoso per la mia anima.

Sento di perdere tutto: i miei ami­ci cari, la famiglia, tutto insomma, tutto. Mi sento totalmente sola. Non importa: voglio Gesù, solo Gesù.

Nessuno mi aiuta: quelli che pos­sono non vogliono e quelli che vo­gliono non possono.

"Per tutto siate benedetto, mio Si­gnore! Siate Voi il mio Amico giu­sto e infallibile. Confido nel vo­stro amore e nella vostra miseri­cordia infinita, nonostante che io veda profondamente il mio nulla e che sappia di non meritarvi af­fatto. [... ]

Non venitemi meno, non venite­mi meno Voi, mio Gesù, perché sono tanto sola! Non vi invoco per godere né per ricevere consolazio­ne, non vi invoco perché mi dia­te gioia e alleviate le mie soffe­renze, ma vi invoco, mio Gesù, perché stiate con me, perché mi aiutiate a soffrire, perché io agisca con perfezione, soffra con amore. Voglio amarvi, voglio amarvi, par­lare a voi, bruciarmi nel vostro di­vino amore e in esso scomparire". "O mio Gesù, vivere ferita per vo­stro amore è ben dolce! Ma pove­ra me, se mi abbandonate! Non posso sopportare il dolore, non posso portare la croce. Voglio se­guirvi, voglio imitarvi, ma soste­netemi con la vostra divina mano.

Guidate la cieca che non vede nul­la; non lasciatela cadere né sba­gliare strada: è il Cielo che io cer­co. [...] Non distogliete da me il vostro Volto! O mio Gesù, non la­sciatemi sola per un solo istante: questo soltanto basterebbe per portarmi alla disperazione".

Anche le estasi con la presenza di Gesù o di Maria non le tolgono il martirio di sen­tirsi abbandonata.

Col passare delle ore (dopo l'estasi), ormai tutto è fuggito.

Mi sento sulla cima del mio cal­vario, a gridare al Cielo: "Sono so­la, sono sola! Sostenetemi, Gesù, proteggetemi, Mamma! Non la­sciatemi cadere! [...] O mio Dio, mio Dio, va il mio spirito navi­gando nelle tenebre, e quasi di­speratamente. Pietà, pietà, mio Ge­sù, vi chiedo pietà".

Nell'ultimo diario (del 2.9.1955), a 40 giorni dalla morte, invoca ancora - e più che mai - la grazia di Gesù per sopportare la sua desolante solitudine.

"Gesù, è solo con la vostra grazia che io sarò coraggiosa e non vi dirò di no. Mi sento al massimo del dolore, tutta sola, tutta sola.

Sono vostra, sono vostra, sono la vostra vittima".

 

§ 11° - LE PARE DI NON ESSERE ASCOLTATA

Per rivivere, nel modo più completo pos­sibile ad una creatura, il patire di Gesù-Vit­tima, Alexandrina deve sperimentare anche l'angoscia del sentirsi abbandonata persino dal Cielo, dal quale solo si aspettava un po' di aiuto.

Quando mi pareva di vacillare e di cadere nello scoraggiamento o nel­lo sfinimento, subito innalzavo il mio grido al Cielo: le mie labbra non cessavano di invocare Gesù e la Mamma perché venissero in mio aiuto. Mostravo a Gesù quanto te­mevo la mia miseria, la mia fragi­lità; invocavo la protezione dei santi. Ma, mio Dio, tutto mi pa­reva inutile: tutto era perduto! Né il Cielo né la terra avevano vita per me: ormai tutto giaceva in un sepolcro per sempre, per non vi­vere mai più per me.

"Gesù, potrò vivere? Resisterò? Sol­tanto con voi. Aiutatemi, dolori della Mamma, piaghe del mio Ge­sù! [...) Aiutatemi, aiutatemi, mio Gesù, ascoltate il mio grido afflit­to e continuo. Vedete che il mio spirito va come l'ape di fiore in fio­re alla ricerca di nettare che la sod­disfi. Esso vola, vola, si posa qui, si posa là e il più delle volte non sa dove posarsi, non trova soddi­sfazione, non trova dove riposare. Sono stanca, mio Gesù, di cercarvi senza trovarvi: mi pare di aver sba­gliato strada. Muoio senza vedervi, senza possedervi! Venite a soccor­rermi, affrettatevi, mio Gesù!".

Io non avevo corpo: ero appena un po' di spuma del mare. Dai profondi abissi della mia cecità gri­dai fortemente al Signore; gridai, ma non fui udita!

Il mio grido viene soffocato da tanto dolore e pare non arrivi al Cielo. Chi potrà soccorrermi? Chi potrà aiutarmi?

"Gesù, abbiate compassione della mia miseria e non permettete che la perdita che sento di voi sia realtà. Siate la luce del mio spiri­to, perché sapete bene che altra non ne ho".

Mio Dio, mio Dio, tante spine, tanti sospiri, tanto dolore, tanto gridare al Cielo! E questo, chiuso per me! Mi pare che la Mamma, Gesù e tutta la patria celeste sia­no morti.

"Aiutatemi, Gesù, aiutatemi!". Invoco Gesù e la Mamma tante volte perché vengano in mio aiuto. Ma io non sono degna di essere ascoltata e mi pare di non essere di loro, di non appartenere a loro.

Concludiamo il paragrafo con questo «gri­do» del 5.11.1954:

Gesù si è nascosto (finita l’éstasi). "Dove siete? Dove siete andato, mio Gesù? Abbiate pietà di me: il mio sfinimento è grande, il mio grido è doloroso. Credo, Gesù, credo! Vi amo, spero e confido".

 

§ 12° - INVOCAZIONI A MARIA

Le invocazioni che Alexandrina eleva alla Madonna sono presenti in quasi tutte le pre­ghiere di supplica: rivolgendosi a Gesù, le viene spontaneo ricorrere anche alla Madre, mediatrice, inscindibilmente unita al Figlio.

In questo paragrafo sono raccolte alcune in­vocazioni dirette esclusivamente a Maria. Una trattazione più ampia del legame tra Alexan­drina e la Madonna costituisce il capitolo 9°.

"O Madre di Gesù, dammi il tuo amore per amare con esso il tuo e mio Signore".

Nel primo giorno di maggio, quante cose chiesi alla Mamma perché me le ottenesse nel suo me­se benedetto! Mi consacrai a lei perché mi consacrasse a Gesù.

Tra le molte altre cose le chiesi la forza per la mia sofferenza. Mio Dio, e quanto bisogno ho io del­l'aiuto del Cielo, della forza della cara Mamma, per sopportare il pe­so di tanto grande croce!

Subito nel secondo giorno ricevetti un dono dal Cielo, dono che feri molto il mio cuore, una spina che lo dilacerò tutto. Ringraziai subi­to la Mamma, lo accettai e lo of­fersi come prova del mio amore e perché Ella lo offrisse per me a Ge­sù. Tutto è dolore in me!

"Mamma, Mamma cara, io non sono degna, so che non lo sono, di chiamarvi col dolcissimo nome di madre; aiutatemi, custoditemi, custodite il mondo, custodite tut­ti i vostri figli e fate che io provi, con la mia vita perfetta e col mio amore a Gesù, di essere vostra fi­glia. Nascondetemi, aiutatemi a scomparire, a perdermi in Gesù, ad esser folle d'amore per Gesù". Il giorno 11 febbraio ebbi una grande tribolazione, una delle maggiori avute nella mia vita". Stringevo contro il mio petto la statuetta della Mamma dicendole: "Siete stata Voi, Mamma, siete sta­ta Voi che nel vostro giorno mi avete portato questo dono: aiuta­temi, aiutatemi, datemi conforto!".

Chiede all'Addolorata l'amore alla croce. Camminavo verso il Calvario (ri­vivendo la Passione) e sentivo che Gesù andava, stando in me, e nel suo divin Cuore portava la Mam­ma. Non so come potevo sentire che anche la Mamma portava Ge­sù nel suo santissimo Cuore. Era una unione di dolore e di amore: non potevano separarsi.

Io chiedevo alla Mamma che mi desse la sua grazia, la sua rasse­gnazione, il suo amore alla croce e a Gesù.

 

CAPITOLO 4°

"MIO DIO, TI PREGO PER..." (intercessione)

Abramo si accostò al Signore e gli disse: "Davvero sterminerai il giusto e l'empio?

Forse vi sono 50 giusti nella città [...]. Forse 40 [...]. Forse 30 [...]. Forse 20 [...]. Forse 10". [...] "Non la distruggerò per riguardo a quei 10". (Gen 18,22-32)

Mosè si curvò in fretta verso terra, si prostrò e disse: "[...] Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato". (Es 34,8-9)

Signore, abbi pietà di mio figlio, che è epilettico e soffre molto. (Mt 17,15)

Io ti prego per loro.

Padre santo, custodiscili nel nome tuo che mi hai dato. (Gv 17,9. 11)

"Vi invoco per tutta la mia famiglia: Convertite quelli che vanno per strada errata; infervorate, incendiate nel vo­stro amore quelli che sono in grazia". "Gesù, se non è contrario alla salvezza della sua anima, lasciatela ancora per un po' di tempo presso di me! Datemi altre sofferenze. [...] Vi invoco per tutti, per i fedeli, e per gli infede­li... Vi invoco per il Santo Padre. [...] ".

Anche la preghiera di intercessione è una supplica: supplica per gli altri. Sovente par­te da necessità personali poi si allarga, come appare dal seguente brano:

"Benedetti siano il vostro amore e la vostra misericordia verso di me! Vi stringo al mio cuore e vi chie­do, mio buon Gesù, che nel vo­stro stringiate coloro che io amo, tutti coloro che mi stanno attor­no, che mi appartengono e tutti i vostri figli. Stringete, Gesù, l'u­manità intera. Perdonate, perdo­nate sempre!".

Alle volte è sollecitata da Gesù stesso.

Il 14 aprile 1950 si compie il 25° anno di sua degenza definitiva a letto: le sue nozze d'argento col letto! È un venerdì, quindi ha luogo l'estasi di Passione. Poi, da Gesù ri­sorto, sente dire:

"Felice l'anima che soffre e che ama la croce... Riémpiti di me: voglio riempirti d'amore.

È il premio per il tuo grande mar­tirio. E in questo giorno invocami per te, invocami per tutti quanti vuoi".

Alexandrina risponde:

"Mio Gesù, non cerco la mia glo­ria ma la vostra; non vi chiedo consolazione, ma voglio consolar­vi. Per me chiedo, Gesù, grazia e forza per soffrire con perfezione ciò che vi piacerà inviarmi. Sono molto imperfetta!

Vi invoco per il mio direttore spi­rituale che hanno allontanato da me, ma che Voi non avete allon­tanato dalla mia anima: dategli tutte le grazie!

Vi invoco per tutti quelli che mi sono più cari e per tutta la mia fa­miglia: convertite quelli che van­no per strada errata; infervorate, incendiate nel vostro amore quel­li che sono in grazia.

Vi invoco per il Santo Padre, pa­dre di tutta l'umanità: dategli co­raggio, luce, vita, amore.

Vi invoco per il signor Cardinale, per il signor Arcivescovo e per tut­ti gli Arcivescovi e i Vescovi.

Vi invoco per tutti i sacerdoti del­l'umanità, per quelli che più mi sti­mano e per quelli che mi aborrisco­no, perché, volendo o non volendo, mi hanno avvicinata di più a voi con le sofferenze causatemi. Grazie alla vostra infinita misericordia, non mi è venuta meno la rassegnazione.

Vi invoco per tutti gli afflitti, sot­to ogni forma, che si sono avvici­nati a me.

Vi invoco per tutti quelli che si raccomandano a me e per quelli che vogliono raccomandarsi.

Vi invoco per il mondo intero, per i fedeli e per gli infedeli, per il no­stro Salazar e per i nostri gover­nanti.

E ora, mio Gesù, vi invoco per le anime del Purgatorio.

Seguono alcuni paragrafi, in ciascuno dei quali è precisato per chi Alexandrina inter­cede.

 

§ 1 ° - PER I PIÙ CARI

Teniamo presente che una sofferenza gran­de per lei è anche quella che deriva dal coin­volgimento dei suoi cari nella sua vita di mar­tirio. Invoca quindi grazia e forza per loro.

"Voglio soffrire tutto per vostro di­vino amore, ma mi costa al mas­simo essere causa di grande soffe­renza, di grande dolore per gli al­tri".

Ah, se io potessi soffrire da sola! Ma oh, quanti soffrono per causa mia!

"O Mamma, confido in voi: siate la mia forza e la forza dei miei ca­ri! O Gesù, spero in voi: non ab­bandonatemi, non abbandonateci. Dateci grazia, forza e conforto!". Ho chiesto tante cose a Gesù! Gli ho chiesto tutto quanto è suo per quelli che mi sono più cari, per la mia famiglia, per tutti quelli che si raccomandano alle mie povere preghiere e infine per il mondo in­tero.

La più intima di tutti è la sorella, Deo­linda, che condivide il suo patire in ogni mo­mento del giorno e della notte: la affida ai Cuori di Gesù e di Maria.

Oggi fu un giorno di lacrime per me... Tra queste lacrime, agonia, angoscia, feci ciò che avrei desi­derato fare nel momento della mia morte: consacrai la mia cara so­rella ai Cuori divini di Gesù e di Maria. Chiesi loro che non la por­tassero via prima di me, ma che lasciassero per dopo questo ange­lo che mi hanno affidato. Chiesi che fossero loro a consolarla dopo la mia morte (avvenuta tre mesi do­po), poiché solo in loro può spe­rare, solo loro la comprendono.

Ah, quanto soffrii in questa offer­ta, mentre parlavo così ai diletti Amori: «Credo fermamente, credo eternamente»!

Non vi era Cielo, non vi era nul­la: io dovevo confidare nel mio Si­gnore.

 

§ 2° - PER LA GUARIGIONE DI AMMALATI

Abbiamo già detto che Alexandrina, quan­do chiede, sempre offre anche. In particola­re, quando invoca per la guarigione di am­malati, offre un aumento del suo patire con quello scopo.

Naturalmente la sua richiesta è sempre sot­tomessa alla volontà di Dio; infatti aggiun­ge: «[.,.] se questo non è di danno alla sua anima», «se e per gloria di Dio [...]».

Cosicché non è sempre esaudita. E quan­te invocazioni per la sua guarigione aveva fatto, insieme ai suoi, quando, giovinetta, aveva iniziato il suo cammino verso il mar­tirio!

Il disegno di Dio su di lei era ben altro. Però la sua richiesta di essere missionaria fu esaudita, e con potenzialità centuplicata!

Abbiamo scelto tre brani che ci sembrano significativi ed esemplari per il comporta­mento di un vero cristiano.

a) Da parte di una persona che oc­cupa un grande posto nel mio cuore mi fu raccomandata la sa­lute di un ammalato grave. Mio Dio, quanto ho sofferto; quanto mi sono sacrificata e ho pregato per lui! Mi sono offerta vittima a Gesù dicendogli che per la dura­ta di un mese scaricasse sopra il mio corpo e la mia anima tutte le sofferenze che volesse, oltre a quel­le che già avevo, purché Lui e la Mamma fossero con me perché io potessi soffrire, ma che mi desse la vita di quel malato, senza pre­giudicare la sua salvezza e la glo­ria di Dio.

Quando parlavo così a Gesù, era grande, molto grande il mio do­lore, l'angoscia della mia anima... Gesù, nella sua bontà infinita, molto dolce e con soavità disse: "Lo voglio per me; voglio coro­narlo del mio divino amore, della mia gloria".

Alexandrina insiste, aumenta la quota del suo sacrificio da un mese a tre, ma sente che il malato morirà, come in­fatti avviene.

Sentivo nel mio intimo la notte e il silenzio della morte; volevo il miracolo, ma già pregavo per la buona morte del moribondo.

b) Entrò nella mia camera un caro fi­glio del mio medico a darmi la no­tizia che sua madre era in punto di morte. Non so come rimasi! Chiesi che accendessero la lampa­da e le candele e si inginocchias­sero tutti. Offersi al Signore il mio corpo e la mia anima come vitti­ma per l'ammalata: misi in movi­mento tutto il Cielo.

Durante gli intervalli in cui ri­spondevano alle mie preghiere io dicevo (tra me) al Signore: "La­sciatela qui, lasciatela qui, Gesù, perché termini di allevare i suoi fi­gliolini: datemi la prova dell'amo­re che avete per me!".

"Sta' tranquilla, figlia mia: non muore, non muore. Confida in me: io te lo affermo, io te lo af­fermo; non ti nego ciò che mi chiedi. Dammi ora la prova della tua fiducia".

Subentra una lunga lotta con il de­monio che le afferma essere frutto di sua immaginazione l'assicurazione di Gesù.

Quando il demonio mi ripeteva le sue menzogne, io nel mio cuore ripetevo: "Sacro Cuore di Gesù, confido in voi!".

Mentre possedevo la luce, mi pa­reva di avere in me due vite: il mio cuore era immerso nel dolore e nella tristezza dei cari dell'amma­lata, molto unito a loro, mentre l'anima intonava inni di giubilo al buon Gesù. Non so come potevo soffrire così tanto mentre l'anima cantava tanto intensamente.

Era già notte (del giorno seguente), notte alta, quando seppi che real­mente stava meglio. Non sapevo come ringraziare tutto il Cielo!

c) Verso la fine del 1949 la mamma di Alexandrina si ammala molto gravemente. Dal diario del 2.12.1949 stralciamo il se­guente dialogo tra Alexandrina e Gesù.

"[...] Ma io non soffro con perfe­zione, nevvero, mio Gesù? Voi sie­te triste perché ho pianto?".

"No, figlia mia, no! Anch'io pian­si e mia Madre pianse; conosco tutto. Dimmi una cosa: se io ti chiedessi la tua mamma, non me la daresti volentieri?".

"La dò, la dò, mio Gesù, ma non ve la dò senza lacrime; non posso; questo non ve lo permetto". Obbligata non so come a chiede­re la guarigione della mia mam­ma, dissi: "O Gesù, se non è con­trario alla salvezza della sua ani­ma, lasciatela ancora per un po' di tempo presso di me! Datemi altre, altre sofferenze, sovraccaricatemi di più e alleviate lei. Ma se que­sto non è bene per la sua anima, voglio perdere tutto, ma che si sal­vi la sua anima. Ma ciò che vo­glio, Gesù, è che la portiate diret­tamente in Cielo: su questo non cedo".

"Chiedi, chiedi, figlia mia: nulla ti sarà negato che non sia di danno per le anime. Ti prometto, quan­do chiamerò a me tua madre, di portarla direttamente in Cielo nel­la mia gloria".

Restammo in silenzio per alcuni momenti...

"Figlia mia, io ti sostengo".

Gesù continua a parlare mentre le tra­sfonde la goccia di sangue (vedi Bio­grafia), poi Alexandrina dice:

"Non vi ho compreso bene, né vo­glio comprendere: accetto ciò che mi darete; voglio solo la vostra di­vina volontà. Sono la vostra vitti­ma. Grazie, mio Gesù, per tutto un grazie eterno!".

 

§ 3° - PER LA SALVEZZA DI ALCUNE ANIME

Nel capitolo 6° si considererà la sua opera di vittima per la salvezza delle anime in ge­nerale. Qui vengono riportati alcuni brani dei suoi scritti in cui si tratta del suo intervento come mediatrice in alcuni casi particolari.

a) Invoca luce per anime non credenti

Nel diario del 25.10.1944, a proposito di uno dei vari interrogatori che deve subire, specie dopo il digiuno cominciato nel 1942, si legge:

"Allora, non mangia nulla, nulla?". Io non sapevo se stavo parlando con persone credenti. Ma, senza rispetto umano, risposi: Mi co­munico tutti i giorni".

Un silenzio profondo di alcuni momenti si incrociò fra tutti: non un gesto, non un sorriso. Poco do­po, si congedarono molto delica­tamente e rispettosamente.

"O Gesù, o Mamma, o divino Spi­rito Santo, date la vostra santa lu­ce a queste anime! Fate che siano solamente vostre e seguano i vo­stri cammini. Che le mie umilia­zioni e i miei sacrifici servano per la salvezza di tutti. O Gesù, voglio vivere per amarvi e per la salvezza delle anime".

b) Domanda a Gesù se sono salve due anime per le quali aveva invocato

Aveva pregato e offerto sofferenze per un mendicante che andava alla sua porta e che, attraversando a guado un torrente, era sci­volato annegando.

"Mio Gesù, si è salvata l'anima di quell'uomo che cadde nel fiume?". "Sì, figlia mia, fu alle 11 e mezza di notte che comparve alla mia pre­senza. Come fu bello, incantevole quando mi vide davanti a sé, anco­ra prima che gli chiedessi i conti'! Mi disse: «Perdonatemi, perdonate­mi, mio Gesù! Solo Voi siete il mio Signore». Gli perdonai e fu salvo".

Aveva invocato in particolare anche per un altro, del quale non si sa nulla. Domanda ancora:

"E anche l'altro, mio Gesù?". "Sì, figlia mia, e molti altri anco­ra; e salvi grazie a te, per le tue sofferenze. Prega molto per loro. Io sono pieno di compassione... Figlia mia, figlia mia, mia gioia, luce e vita dell'umanità! Sei vita di luce e di salvezza, perché da te le anime vengono illuminate e cado­no nei lacci d'amore del mio divin Cuore... Mia figlia amata, come è ineguagliabile il tuo dolore, così è ineguagliabile il tuo amore e il tuo potere sopra di esse (le anime)".

c) Un caso esemplare

Il seguente episodio è esemplare per l'a­more che spinge ad insistere nella richiesta di salvezza per un'anima che Gesù ritiene molto lontana.

È un'insistenza analoga a quella di S. Gem­ma Galgani, che riesce a strappare a Gesù la salvezza di un grande peccatore.

Entrambe le giovani oranti ricorrono al­l'aiuto di Maria.

Nella lettera (del 10 ottobre 1940) di Alexandrina al suo primo direttore, si legge: Per obbedire, non perché sentissi il coraggio di farlo, invocai il Signo­re per quell'anima che lei, padre mio, ben sa. Lo feci con ripu­gnanza: tremavo di paura. Insom­ma, non osavo invocare il Signore per quell'anima. Sentivo in me che il Signore si ritirava da lei e la re­spingeva. Essa stava in una cupa prigione e molto radicata con le ra­dici del peccato. Feci alcuni tenta­tivi per invocare Gesù per lei; non riuscii affatto; ero impedita; nep­pure almeno una preghiera in suo favore potevo indirizzare a Gesù. Tentai di nuovo e finalmente riu­scii a dire: "Gesù, permettete che quell'anima si salvi".

Il Signore mi rispose severamente: "No, mille volte no".

Caddi in un grande disanimo sen­za poter più proferire parola. Passarono alcuni momenti. Con molto sforzo, quasi come chi cam­mina bocconi con un enorme pe­so, ricorsi alla Mamma. Volevo sa­pere la sorte definitiva di quell'a­nima.

Mamma, venite con me, venite in mio nome a implorare Gesù perché quell'anima si salvi".

E allora udii una voce melodiosa, piena di dolcezza, dire: "Ascolta, figlio mio, le suppliche di tua ma­dre".

E il Signore rispose ancora: "Non posso: mi ha offeso molto".

La Mamma insistette: "Ascolta, fi­glio mio, le suppliche di tua ma­dre e della tua e mia amata".

E Gesù, più dolcemente rispose: "Sì, Madre mia, non vi posso ne­gare nulla".

E la Mamma, stringendomi tra le sue braccia materne, mi accarezzò e mi disse: "Va, figlia mia, a in­vocare di nuovo Gesù per lei. Ora puoi andare: prendi il confor­to che ti dà tua madre".

Sentii che la Mamma passava a me qualcosa che mi riempi il cuore e l'anima. Rimasi forte e capace di dire tutto a Gesù. Gli dissi allora: "O mio Gesù, per la vostra croce, datemi quell'anima, permettete che si salvi!".

E il Signore, sebbene con delica­tezza, mi rispose: "No, mille vol­te no: mi ha offeso molto".

Ma io, piena di coraggio, fiducio­sa che per mezzo della Mamma avrei ottenuto tutto, invocai un'al­tra volta: "O mio Gesù, per il do­lore che la Mamma soffrì al piede della croce, per la mia crocifissio­ne, per il vostro amore ecc., per­mettete che quell'anima si conver­ta" e venga al vostro santissimo Cuore. Io so che Voi, se poteste, morireste di nuovo per lei; ma, giacché non lo potete, lasciate mo­rire me, lasciatemi dare il mio san­gue per lei".

E il Signore allora, con tutta la bontà, l'amore e la misericordia, mi disse: "Sì, figlia mia, essa sarà salva; ma voglio da parte sua mol­te preghiere: ha da soffrire molto, ha molto da riparare".

Rimasi in pace. A poco a poco la sofferenza divenne più lieve. Ma sentivo il mio corpo stanco come se fosse venuto da una lunga gior­nata di cammino. Il dolore fu il mio riposo di tutta la notte.

 

§ 4° - PER L'UMANITÀ IN GENERALE

Qui sono raccolte alcune invocazioni che hanno per oggetto principale l'intera uma­nità, senza riferimenti particolari.

Vedo che tutto il mondo è notte, che tutto il mondo è rivolta. Voglio soccorrerlo, voglio salvarlo e non posso. Quanto è grande il mio dolore! Voglio portarlo con gioia: "Gesù, venite e vincete in me!".

Tralascio di pensare alle mie tri­stezze, ai dolori, alle amarezze e va­do pregando per il mondo intero.

Non solo preghiera, ma anche sofferenza lo vorrei tanto parlare a tutte le anime, vorrei tanto preavvisarle che Gesù dà il tempo per perdo­narle. Ma, poiché non posso par­lare loro, pregherò, soffrirò perché Gesù abbia sempre compassione delle sue anime.

Venne la notte di Natale (del 1947). Senza esserne capace, tutto offrii a Gesù e tutto gli chiesi per me, per i miei più cari e infine per il mon­do intero, per il quale ho una fa­me insopportabile di salvezza.

"O Gesù, non dimenticatevi di tut­te le mie richieste, di tutte, di tut­te: in esse entra l'umanità intera. Non posso dimenticarla. Ah, non posso cessare di pregare e di sof­frire neppure per una sola anima. Voglio soffrire, voglio soffrire per riuscire a salvarle. [...] O Gesù, perdonate al mondo! Soffrirò, mi sforzerò di soffrire con perfezione". In un martirio dolorosissimo di anima e di corpo, durante le tre ore di agonia (nel rivivere la Passio­ne) fissai il Cuore divino del mio Gesù. Siccome era il giorno del suo divin Cuore, gli chiesi l'amore del Cuore stesso, tutto l'amore, tutte le grazie, tutta la protezione e le benedizioni non solo per me ma per tutti quelli che mi sono più cari, per tutta la mia famiglia, per tutti quelli che si raccomandano alle mie preghiere e infine per il mondo intero.

Quanto è bello soffrire, e soffrire tanto, e nello stesso tempo fare suppliche a Gesù!

Anche in estasi, mentre gode della pre­senza divina, non dimentica gli altri.

"Non voglio tralasciare in questi momenti di tanta felicità (si sente accarezzata da Gesù e da Maria) di ricordare ai vostri santissimi Cuo­ri tutti i cuori che amo, tutti i cuo­ri che mi appartengono, tutti i cuori del mondo intero, tutti i cuori amici e nemici, conosciuti e non conosciuti, fedeli e infedeli: il mondo intero".

Per stimolare la condiscendenza di Dio, fa vibrare la corda della sua paternità.

"O Gesù, mio dolce Amore! Non dimenticatevi che siete padre. O Gesù, mio dolce Amore, chiamate ancora, invitate, invitate sempre con il vostro invito pieno d'amore! Io non so cosa presagisco, Gesù, non so cosa cade su di me. Venga ciò che verrà, sia ciò che sarà. Io sono e sarò sempre la vostra vittima.

Ma vi chiedo, mio Gesù, con tut­ta la mia anima, con tutto il mio cuore: perdonate, perdonate, per­donate! Ah, fate che il mondo si converta! Se non risparmiate ai corpi la giustizia del vostro divin Padre, risparmiate almeno alle ani­me le pene eterne dell'Inferno. Co­sa avverrà, mio Gesù? Io sono sgo­menta. [...]

Perdonate, mio Gesù, perdonate, perdonate! È vostra l'umanità, so­no vostri i peccatori, mio Gesù; sono vostra io pure. Che cosa so­no stata e che cosa sono, mio Ge­sù! Siate padre, siate padre! Siate misericordia che non dimentica ma che ama!".

Supplica Gesù come mediatore presso l'E­terno Padre.

"Ricordatevi, Gesù, del vostro san­gue versato sulla croce e perdona­te al mondo: chiedete al vostro Eterno Padre di perdonare. [...]

Chiedete al vostro e mio Eterno Padre perdono e misericordia per tutta la terra colpevole: perdono e misericordia per i dolori della Mamma, e per i meriti della vo­stra santa Passione. Chiedete al­l'Eterno Padre, chiedete, chiedete perdono per il mondo".

Per cooperare alla salvezza dell'umanità in­voca che sboccino sante vocazioni sacerdotali. Io non mi dimentico (scrive a p. Pinho) di raccomandare a Gesù e alla cara Mamma le intenzioni che mi raccomandò, affinché vi siano lì 12 molte vocazioni.

Promuove anche alcune Missioni nella par­rocchia.

Sta svolgendosi la santa Missione (novembre 1950). Solo con gli occhi a Gesù e alle anime, solo per la salvezza di queste e per la gloria del Signore io ho fatto di tutto per ottenere questa grazia alla parroc­chia.

E il premio per questo mio sfor­zo è stato un dolore tormentoso per il mio corpo e per la mia ani­ma. Mio Dio, mio Dio, non so esprimermi.

"O mio Gesù, sono la vostra vit­tima: accettatemi tutto questo per la santificazione di questo paese, perché dia frutto questa Missione".

 

§ 5° - PER LE ANIME DEL PURGATORIO

Il Signore mi chiede di invocarlo molto per il sollievo (riduzione del­ la pena) delle anime nel Purgato­rio.

"Tu sei l'innamorata folle delle anime che si purificano nelle fiam­me del Purgatorio; alleviale, alle­viale, affinché presto salgano al Cielo a lodarmi eternamente".

"Vi invoco, mio Gesù, per le ani­me del Purgatorio: per quelle alle quali devo riconoscenza, per quel­le che mi sono raccomandate, per quelle che sono più prossime ad andare in Cielo, per quelle ab­bandonate che non hanno nessu­no che preghi per loro, e per tut­te in generale. Affrettate per loro l'ora della vo­stra gloria!".

In questo momento, in un deser­to di fuoco, cominciai a vedere sa­lire, salire grandiose fiamme sino a che rimasero stazionarie non sa­lendo oltre, e dal mezzo di esse uscì una grande quantità di ani­me. Impossibile contarle: che pul­viscolo di anime!

Alzai le mani verso Gesù e gli dis­si: "Le fiamme, le fiamme di fuo­co! Quante anime ne escono! Gra­zie, mio Gesù, il mio eterno gra­zie!".

"Sono salite alla gloria migliaia e migliaia di anime; già cantano gli inni eterni: è il premio per il tuo dolore, figlia mia. [...] Già godo­no delle delizie celesti migliaia e migliaia di anime che furono li­berate dal Purgatorio mediante le tue sofferenze, preghiere e opere buone: sei stata tu ad accelerare la loro gloria.

Gesù insiste sulla importanza delle pre­ghiere per le anime purganti.

"La tua sofferenza, le tue preghie­re con il voto perpetuo che hai fat­to di tutto", la consegna filiale a mia Madre benedetta, hanno strappato dal Purgatorio tante, tante anime. [...] Fa', figlia mia, che molte persone facciano questo voto di offrire tutto, azioni, pre­ghiere e sofferenze per le anime del Purgatorio e che questa offerta sia fatta alla Madre celeste, alla regi­na di tutte le anime. Ciò che più consola ed allieta il suo Cuore san­tissimo è pregarla per i peccatori e per le anime del Purgatorio.

Nota: Alexandrina, probabilmente nel 1936, deve aver fat­to l'atto eroico di rinunciare ai suoi meriti in favore del le anime del Purgatorio; dalla presente estasi si deduce che deve aver convalidato quell'atto con voto perpetuo (nota di don Umberto Pasquale).

 

Alla preghiera fatta per i peccato­ri non viene tolto il valore dall'es­sere offerta in suffragio delle ani­me; non perde valore, ma ne ac­quista. Prometto di facilitare la conversione di un peccatore quan­do mi sarà richiesta in nome di quelle anime che sospirano ansio­samente di godermi ed amarmi eternamente".

La Madonna conferma, apparendole sotto l'aspetto di "Madonna del Carmelo".

Nota: Madonna del Carmelo". Il monte Carmelo, che do­mina il mare Mediterraneo dal golfo di Haifa, è la culla dell'Ordine Carmelitano: nella seconda metà del 1100 sulla sua vetta si ritirano in solitudine contemplativa al­cuni monaci e ne nasce una Fraternità che nel 1200, tra­sferitasi in Europa, si chiama già "Ordine di Santa Ma­ria del monte Carmelo".

Nel 1251, al Superiore dei Carmelitani, S. Simone Stock, la Madonna sarebbe apparsa promettendo il suo aiuto (per la sopravvivenza dell'Ordine) e particolare pro­tezione nell'ora della morte. Come «segno» della sua in­tercessione avrebbe dato «lo Scapolare» (due piccoli ret­tangoli di panno, uno con la sua effigie e l'altro con quel­la del Sacro Cuore) che, portato con devozione, significa una particolare consacrazione a Maria, con l'impegno di vivere a sua imitazione.

La devozione allo Scapolare si è diffusa nella Chiesa per la fiducia che i fede hanno di essere aiutati dalla Madonna anche dopo la morte. Infatti tale devozione, se vissuta bene, crea le migliori disposizioni per ottenere la misericordia di Dio e una riduzione delle pene del Pur­gatorio. La liturgia esprime la fede della Chiesa nell'in­tervento della Madonna a favore delle anime del Purga­torio invocandola nella S. Messa «per parenti, amici e be­nefattori defunti», con la fiducia di ottenere una solleci­ta liberazione dal Purgatorio.

Quando è venerata come "Madonna del Carmelo", o "del Carmine", è raffigurata mentre porge lo Scapolare; è quindi riconoscibile nella visione avuta da Alexandrina.

" Siamo nel novembre del 1954 e i visitatori passano a gruppi accanto ad Alexandrina, che sta vivendo la vita pubblica di Gesù, ammaestrando folle (si veda la Presen­tazione, p. 9)

 

"Figlia mia, parla alle anime"; di' loro che tutte le cose che siano chieste a Gesù nel mio nome e in nome delle anime del Purgatorio, tutte, tutte, anche la conversione dei peccatori, saranno concesse".

 

CAPITOLO 5°

"A TE MI AFFIDO, MIO SIGNORE, MIO DIO" (abbandono)

Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui. (Sal 36,7)

Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre. (Sal 124,1)

Lo salverò, perché a me si è affidato. (Sal 90,14)

So in chi ho creduto. (2 Tm 1,12)

Accostiamoci, dunque, con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno. (Eb 4,16)

"Gesù, sono vissuta solo grazie a voi e per voi. Solo in voi ho confidato. [...] Veda io sfasciarsi la terra e persino il firmamento, ma non cessi di avere fi­ducia in voi".

Confido che con Gesù tutto vincerò e che il mondo ed il demonio nulla po­tranno contro di me.

Solo Dio, è l'unico al quale mi conse­gno, tramite le mani della cara Mam­ma. [...]

Gesù lo vuole, io lo voglio.

 

L'amore a Dio, il vero amore, ardente, profondo, esclusivo a Dio, porta alla fiducia in lui, in lui solo, quindi all'abbandono nel­l'Amato, dal quale ci si sente pure amati.

Ne sgorga una forma di orazione che espri­me questo stato di fiducioso abbandono in Dio: la preghiera di abbandono, appunto, con la sicurezza che la supplica verrà esaudi­ta nel modo migliore, anche se diversamen­te dalle aspettative.

Preghiere di supplica sostenute ed avvalora­te dalla fiducia, dalla Fede, si trovano in mol­ti passi del Vangelo. Pensiamo, per esempio, al miracolo durante le nozze a Cana (Gv 2,3-5). «Non hanno più vino».

«Non è ancora venuta la mia ora».

Tale risposta dovrebbe togliere alla Madre la speranza di essere esaudita; invece, fiducio­sa nell'amore del suo Gesù e nella sua solleci­tudine per ogni necessità umana, oltre che nel­la sua potenza, dice senz'altro ai servi: «Fate quello che vi dirà». E il miracolo si compie!

Anche la preghiera di Alexandrina, che col suo amore a Dio raggiunge le vette più ele­vate, è tutta permeata di fiducia, che la por­ta ad abbandonarsi «tra le braccia divine».

Ne consegue un amoroso e generoso slan­cio di offerta della propria volontà, identifi­candola con quella dell'Amato.

Il capitolo è stato suddiviso in due para­grafi. Il 1° mette specialmente in risalto la fiducia, la consegna totale; il 2°, il conse­guente distacco dal desiderio di cose terrene e l'anelito ad essere esclusivamente, total­mente di Dio, con la propria volontà fusa nella sua.

 

§ 1 ° - FIDUCIA, AFFIDAMENTO

"Sono vissuta solo grazie a voi e per voi. Solo in voi ho confidato.

Mai, mai ho confidato in me; per grazia vostra, nulla ho attribuito a me, mai».

L'anima, contrita per le proprie debolezze e miserie, si sente confortata e si risolleva dal­l'abbattimento per la fiducia nella misericor­dia di Dio.

"Voi mi avete dato la grazia di co­noscere l'abisso della mia miseria, ma allo stesso tempo vedo che maggiore, infinitamente maggiore è l'abisso del vostro amore, della vostra misericordia e compassione. Confido ciecamente in voi e in voi spero. [...]

Ah, mio Gesù, abbiate compas­sione di me che sono la creatura più miserabile, ma che potete trasformare tutta in voi, nel vostro divino amore. E confido che così sarà, mio Gesù: che mi farete di­ventare santa. In un momento po­tete farlo (siamo nel maggio del 1939). [...] È vero, mio Gesù, che io so­no solo miseria e null'altro; ma so­no vostra figlia, sono costata il vo­stro sangue.

Quando i genitori amano vera­mente i loro figli e fra di essi ne hanno uno diverso da tutti, am­malato, pieno di piaghe, impossi­bilitato a muoversi, essi moltipli­cano la tenerezza e la compassio­ne dispensandogli tutto l'amore.

È in questa fiducia che io voglio vivere. Dubito di me, temo me stessa, ma confido e spero in voi. [...] Gesù mio, Voi siete luce e io tenebra; Voi siete amore e io fred­dezza; Voi siete tutto e io nulla. Ma confido: il vostro divin Cuo­re è mio, è la mia dimora".

È sempre tormentata anche da dubbi cir­ca i suoi fenomeni mistici. Gesù, alle volte le dà luce chiara che la convince della realtà della sua vita mistica, alle volte la aiuta in modo più velato facendole sentire fiducia, ma il più sovente la lascia nell'oscurità com­pleta.

Tutta la sua vita è sofferta nella dramma­tica alternanza: la fiducia è ora affermata, ora accoratamente invocata.

"Aiutatemi, Signore, aiutatemi! Fa­te che la mia fiducia arrivi sino a voi. Veda io tutto contro di me, sia io abbandonata da tutti, veda io sfasciarsi la terra e persino il fir­mamento, ma non cessi di avere fiducia in voi!".

Il disanimo si ostina con me, vuo­le vincere, ma io confido che so­lo Gesù vincerà. Egli oggi non mi parlò e io soffrii, soffrii molto. Andavo perduta nel mare, abban­donata, senza speranza di salvezza. Non facevo già più alcuno sforzo per salvarmi, ma avevo fiducia che le onde mi avrebbero gettata nel porto di salvezza.

Venne una luce al mio cuore, co­me sole che illumina tutta la ter­ra. Attratta da quella luce, mi sen­tii salire, salire fino a che incontrai Gesù col suo divin Cuore aperto, circondato da tanti raggi di luce che erano altrettanti soli: lì trovai tutto.

"Figlia mia, sali, entra, vieni a ri­posare in me. Credi che sono io, il tuo Gesù, io, il tuo Padre, io, il tuo Sposo? Dimmi, credi che so­no io? Credi che questa luce è mia?".

"Sì, Gesù; ora confido e in questa luce, in questo fuoco che mi bru­cia, posso confidare. Cosi non co­sta. Confido e confido sempre per­sino nel dolore, nella cecità, nelle tenebre. Ma allora, mio Gesù, al­lora questo costa! Solo con la vo­stra grazia posso confidare".

Si è spenta completamente la luce di tutte le mie speranze: sono sta­te le mie tenebre la causa di que­sto male.

"Potrò vivere così, mio Gesù, tra­scinata solo dalla catena della fi­ducia in voi? Ma ah, quante volte mi pare di perdere persino questa! Ma io ho fiducia, mio Gesù, ho fiducia anche contro tutto, contro tutta la morte delle mie speranze. Spero in voi, Signore, e non sarò confusa. [...] Ma come potrò tro­varvi, mio Dio, io che lottando, camminando notte e giorno alla vostra ricerca, non vi trovo?

Grazie all'amore misericordioso del vostro divin Cuore, esiste an­cora in me la fiducia, quella fidu­cia che mi obbliga a non desiste­re dal mio viaggio, costi quel che costi; spero di giungere sino a voi per possedervi eternamente".

I cammini sono aridi e sassosi, la­stricati di spine, senza alcuna lu­ce; ma al termine di essi sta Ge­sù, il Sospirato della mia anima. E non ho guida che irrompa con me attraverso le mie paurose tenebre! Tutto il mio corpo è una massa in­sanguinata, ma nulla di tutto que­sto mi importa; Gesù mi attrae a sé. Mi resta questa fiducia: con questa attrazione cammino senza guida sino a quando Gesù si de­gnerà di darmela. Non voglio di­sperare.

Mamma, siate con me! Che lotta, quella della mia vita! Cosa sareb­be di me se, in tutto questo, non conservassi la pace, quella pace che il mondo non ha, che solo Gesù sa dare?!

Invoca e afferma la fiducia anche circa le vessazioni da parte del demonio.

"Gesù mio, che la mia fiducia in voi vada quanto più avanti possi­bile, affinché io possa convincer­mi sempre che non vi offendo (du­rante le lotte col demonio). Non per­mettete, mio dolce Amore, che io dubiti per un solo momento del­la vostra divina parola (la quale le afferma che non lo offende nel ripara­re in questa forma).

[...] Confido, mio Gesù, che non è vero nulla di quanto il demonio disse e che non è rivolto a me ciò che Voi mi diceste (minaccia della divina giustizia).

Siate con me, Gesù, datemi forza: con voi vinco tutto, non temo tut­to l'Inferno e non temo nell'esse­re la vittima per tutta l'umanità". Confido che con Gesù tutto vin­cerò e che il mondo ed il demo­nio nulla potranno contro di me.

Anche nel suo ruolo di mediatrice tra l'u­manità e Gesù riafferma la fiducia nella mi­sericordia del Salvatore, che oltrepassa la giu­stizia.

Mi causava terrore il vedere il cie­lo aperto in spaccature di fuoco e cadere sulla terra come delle nubi di fumo.

"È la giustizia divina di mio Pa­dre: cade, cade per venire a puni­re. È il castigo per i crimini, per le iniquità".

"Perdono, Gesù, perdono! Io ho an­cora fiducia, Gesù, nonostante ab­bia visto tutto questo; ho ancora fi­ducia: Voi perdonerete, l'Eterno Pa­dre perdonerà. Fate, Gesù, che in­vece di questo fuoco di giustizia ca­da il vostro fuoco d'amore".

In un'estasi sente Gesù dirle:

"Bada, parla delle minacce di mio Padre, parla al mondo della sua tremenda giustizia. Guarda come è rigorosa e tremenda la sua giu­stizia".

Tutto si oscurò. Rimasi in un bo­sco terrorizzata: tutto era fragori. Pareva che le nubi si sconvolges­sero e si stracciassero per incen­diare la terra. "O Gesù - gridai - io credo, in mezzo a questo terro­re, credo e confido nel vostro per­dono. Chiedete all'Eterno Padre che allontani la sua giustizia!".

Un altro dubbio tormentoso nasce dal ti­more di non amare Gesù.

"Voglio moltiplicare la mia fidu­cia in voi, confido ciecamente. Ciò che voglio è amarvi e confido che vi amo, anche senza sentire amo­re, senza sentire un cuore per amarvi. Credo, credo, mio Gesù!". I dubbi sono ostinati e mi pare di non far altro che mentire... Gesù, oggi, nel riceverlo (nell'Eucaristia) non mi diede sollievo. Io, nella mia freddezza e nel mio oblio, mi ostinavo a dire a Gesù: "Vi amo, mio Gesù, e so che Voi mi ama­te. Affermo che sono vostra e che Voi siete mio".

Nei seguenti brani emerge con particola­re risalto il suo affidamento a Gesù e a Ma­ria, affidamento totale, senza riserve.

Quanto più soffro e mi sento ab­bandonata da tutti, tanto più mi stringo sul petto il crocifisso e la statuetta della cara Mamma, sus­surrando loro: "Devo aver fiducia: non posso essere abbandonata da coloro nei quali solo ho confida­to, ai quali solo mi sono conse­gnata totalmente, anima e corpo: tutto il mio essere. Gesù, Mam­ma! Io sono vostra e Voi siete miei.

Venga il mondo intero, venga l'In­ferno stesso. Io sono e sarò sem­pre di Gesù: a Lui ho dato il mio cuore e tutto il mio essere.

Non posso consentire di pensare che Gesù mi lasci abbandonata ve­dendo, come so che vede, che l'u­nico scopo della mia vita è Lui.

Ho consegnato a Gesù e alla Mamma la mia vita incomprensi­bile. Me la accettino: nella loro sa­pienza divina comprendono tutto. A me spetta solo soffrire e seguir­li, anche alla cieca. Sia fatta in tut­to la volontà del Signore.

Ho preso l'impegno con Gesù di sforzarmi di vivere semplice come una bimba, senza alcuna preoccu­pazione per il mio futuro. Venga ciò che deve venire: mi inchino e accetto con gioia.

Ho scaricato sul mio Gesù il peso di tutte le mie preoccupazioni e ho cercato di vivere in questa as­senza di preoccupazioni.

Quando il mio sfinimento e la mia fragilità mi portano a non poter resistere e a dovermi preoccupare, subito butto tutto su Gesù e mi sforzo di sviare tutto da me, come fosse un cattivo pensiero.

Io sono di Gesù; Gesù è mio: Egli in me vince tutto. Ma costa tanto vivere così! È necessario avere for­za, e forza dal Cielo, per persiste­re in questo proponimento.

Confido solo nel mio Gesù: nel vedermi così tanto piccola e de­bole, si chinerà su di me e mi aiu­terà.

"Gesù, voglio essere sempre pic­cola per andare sempre al vostro collo, per restare sempre tra le vo­stre braccia divine. Così non temo nessuna caduta. Con voi posso portare la croce". Anelo a vivere solo la vita di Ge­sù, ad essere sua, soltanto sua.

A lui mi sono affidata ed è in que­sto abbandono che mi lascio por­tare da Qualcuno, che non sono io. Vado con fiducia. Sono al si­curo. Non correrò pericolo: la vi­ta che mi porta è salda, è sapien­te, ha forza, ha potere infinito.

La fiducia è aiutata dalla consapevolezza del valore della sua sofferenza accettata per amore.

E la fiducia a sua volta aiuta a sopporta­re la sofferenza stessa.

Nel mio dolore mi abbandono tra le braccia di Gesù e della cara Mamma, fiduciosa che questi san­tissimi Cuori avranno compassio­ne di me. Io soffro per consolarli, soffro per amarli: sono sicura che sarò da loro ascoltata, che sono da loro amata.

Confido in Gesù ciecamente, pie­namente. So che non mi lascerà indietreggiare davanti a tante sof­ferenze che mi hanno unita a lui e che continueranno ad unirmi si­no alla morte ed eternamente.

"Gesù, il dolore con voi non lo te­mo. È per amore a voi che soffro: confido che Voi, per amore a me, mi darete la forza per vincere tutto".

 

§ 2° - SOLO GESÙ E LA SUA VOLONTA’

a) Lotta tra volontà e natura

"O mio Gesù, il povero cuore si innalza folle d'amore, batte le ali, vola senza direzione fissa nelle an­sie di incontrarvi e di abbandonarsi al vostro divin Cuore e a quello della Mamma Immacolata". Dio, solo Dio è l'unico a cui mi consegno, tramite le mani della ca­ra Mamma; Dio, solo Dio è Si­gnore di tutto il mio essere: io so­no sua e lo cerco in tutte le cose; sono sua e per lui voglio soffrire ed essere umiliata, disprezzata, per­seguitata.

La volontà grida: voglio Gesù, vo­glio la croce con tutto il martirio. La natura ribelle non vuole nulla. Solo la morte totale la soddisfa. È sfinita, è morta per il bene, per tutta la vita di Gesù, per tutto quanto appartiene a lui.

Mio Dio, cosa mai sono io, se Voi non vivete in me!".

b) Distacco dalle cose terrene

Forte è la volontà del distacco dalle cose terrene e persino dalle persone care.

"Per voi (Gesù e Maria) il mio cuo­re, la mia vita e tutto il mio esse­re. Non voglio avere altri desideri se non quello di possedervi; non voglio altra vita se non quella del vostro amore. [...]

Gesù, estirpate da me tutto quanto è terreno: voglio sperare solo in voi.

[...] Fate che i miei occhi non ve­dano altra cosa se non voi, che le mie orecchie non odano se non le cose del Cielo, che la mia lingua e le mie labbra non si muovano se non per parlare di voi, delle vostre cose, per lodarvi; fate che il mio cuore non abbia altri sentimenti se non quelli di amore e di dolore: amore per amarvi e dolore per consolarvi e riparare".

Non voglio il mondo: voglio scomparire da esso, morire ad es­so. Non voglio il mondo né nulla che gli appartenga.

Voglio le anime, voglio tutte le anime che in esso abitano perché esse sì, esse soltanto appartengono a Gesù. Non voglio l'amore delle creature: voglio l'amore del mio Gesù.

Voglio vivere e non vivere, cioè vi­vere solo la vita di Gesù, stare qui (sulla terra) come se non vi stessi, vivere qui come se non ci vivessi e mai fossi esistita qui'. Gesù, so­lo Gesù è tutto per me.

Voglio vivere dentro a questo cor­po che non esiste, voglio vivere tanto addentro in esso la vita in­teriore, la vita intima con Dio Pa­dre, Figlio, Spirito Santo da non volerne uscire fuori per interessar­mi delle cose esteriori senza con­tinuare a vivere sempre nell'inter­no la vita intima con Dio.

"O mio Gesù, mio Gesù, non per­mettete che il mondo mi separi da voi!".

c) Totale conformità alla volontà divina

Quando sono più afflitta ho l'abi­tudine di dire: "Mio Dio, sia fat­ta in tutto e sempre la vostra san­tissima volontà. In voi confido!". Come è bella e consolante, nel "Padre nostro", la preghiera: «sia fatta la vostra volontà come in Cie­lo così in terra!».

Sia questa la mia più grande con­solazione: sapere di stare a fare la volontà del mio Gesù, che tanto ha amato questa povera e misera­bile peccatrice.

Mi costa tanto sopportare il dolo­re che mi abbatte, le spine che do­lorosamente penetrano nell'intimo del cuore e dell'anima! Ma un «sì», un «si faccia la vostra volontà, mio Gesù» mi esce dal cuore, anche se soffocato dal peso che lo opprime. "Voglio solo ciò che volete Voi, an­che se per questo io debba restare sempre a trascinarmi avvolta nella terra come il più piccolo vermi­ciattolo. [...] Si faccia la vostra di­vina volontà!

Io sono la vostra vittima, vittima Fi­no al sacrificio dei miei desideri. Ge­sù, che io muoia a me e a tutti: che io viva solo per voi e per le anime".

A Gesù che le domanda se vuole assomi­gliargli, risponde:

"O mio Gesù, io voglio tutto, tut­to quanto a voi piace. Voglio con­solarvi, voglio amarvi con un amo­re che mi uccida. Voglio fare in tutto, in tutto, la vostra santissi­ma volontà".

Non solo si adegua alla volontà divina, ma fa oblazione della sua stessa volontà, identi­ficandola con quella di Gesù.

"Io non ho altra volontà se non la vostra, né altri desideri se non i vostri".

Sto vivendo secondo la volontà del Signore, che è pure la mia. Ma co­sta tanto!

In certi giorni provo fervore nelle mie preghiere, sono animata; in al­tri, tutto mi scompare. Bacio il crocifisso e mi pare di non baciarlo con amore; quando so che in un certo giorno mi comunicherò, di­co: il tal giorno riceverò il Signo­re, ma mi pare di dire questo non col cuore. E così avanti! Ma sia fatta la volontà del mio Gesù!

"Non mi importa lo sgomento per la mia vita, né il sentire se vi amo, se soffro per voi, se vivo per voi. Ciò che importa è volere ciò che volete Voi, abbracciare tutto quan­to mi date".

Sta su di me la notte più tempe­stosa e triste, ma il mio cuore mor­mora: "Gesù lo vuole, io lo voglio". Tutto quanto faccio, tutto quanto penso è solo per Gesù e per la sua gloria; non è per il fine del pre­mio che mi aspetta. Voglio essere solo quella che il Signore vuole, e non desidero neppure fare un pas­so in più verso la perfezione, sen­za che il Signore lo voglia.

L'aver fatto a Gesù oblazione della propria volontà la porta a sentirsi sua «schiava» per amore.

Gesù, solo Gesù e la sua divina volontà. E, poiché essa viene com­piuta accettando con gioia quan­to ci viene da Lui, quanto manda Lui, non mi nascondo, non voglio sfuggire alla croce.

"Ecco qui, Signore, la vostra schia­va! Accetto tutto per vostro amo­re, offrendovi, giorno dopo gior­no, momento dopo momento, i miei piccoli nulla, le mie contra­rietà, i miei sacrifici. [...]

La mia vita sia la vostra vita, Ge­sù, la vostra volontà sia la mia".

 

CAPITOLO 6°

"ECCOMI, SIGNORE, AMORE MIO!" (oblazione)

Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui: per le sue piaghe siamo stati guariti. Quando offrirà se stesso in espiazione vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. (Is 53,5. 10)

È vittima di espiazione per i nostri peccati; non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. (1 Gv 2,2)

Ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone. (Tt 2,14)

"Scaricate su di me tutto, tutto. Non lasciate nulla per i peccatori, che non sia tenerezza, amore, compassione". "O anime, o anime, quanto è necessa­rio soffrire per salvarvi!".

"Io sono pronta, Gesù, per tutto soffrire e amare". "Accettate, Eterno Padre, il mio nulla unito al Tutto".

"Tu salvi con il dolore, tu salvi con l'amore".

La spiritualità di Alexandrina è tutta in­centrata sull'accettazione amorosa della vo­lontà di Dio e sulla offerta di se stessa, vit­tima per la salvezza delle anime.

La sua preghiera è quindi tutta permeata di uno spirito di oblazione che nasce dal suo amore ardente e generoso, eroico.

Ecco alcuni esempi, ordinati in paragrafi, che riflettono le varie implicazioni della sua missione di vittima di espiazione.

 

§ I° - L'OFFERTA

L'offerta è totale e senza tentennamenti nel corso degli anni.

"Senza un momento di pentimen­to per essermi offerta a voi come vittima, rinnovo la mia offerta. Scaricate su di me tutto, tutto: non lasciate nulla per i peccatori, che non sia tenerezza, amore, compas­sione. [...]

Non sospendete, mio Gesù, la mia immolazione affinché non venga­no sospesi per il mondo la vostra grazia e il vostro perdono. [...]

O mio Gesù, mio Gesù, venite presto, cercate in questa poveretta qualcosa che vi piaccia, che vi con­soli, che vi possa pagare il debito dell'umanità. Prendete tutto, tut­to: vi pago con ciò che è vostro. Abbiate pietà dei poveretti, date loro luce per le anime perché so­no ciechi, non vedono nulla. Io sono pronta per dare la vita, vo­glio dare tutto il mio sangue, ma voglio che si salvino. [...]

Mi metto sull'altare del sacrificio: mi lascio immolare per vostro amore e per le anime, qualunque sarà l'immolazione".

Non dobbiamo pensare che questa im­molazione sia facile per Alexandrina perché è «santa». Pensiamo piuttosto che «è santa» appunto perché questa offerta le costa mol­to dolore. Ma tutto è superato dall'amore che vuole salve le anime, e dalla fiducia nell'aiu­to di Gesù.

"Costa molto soffrire, mio buon Gesù! Ma costa molto di più a voi vedere le anime andare all'Inferno. Datemi la vostra forza benedetta: con essa non temo il sacrificio".

"O anime, o anime, quanto è ne­cessario soffrire per salvarvi!

O Gesù, Gesù, quanto costa la conquista dell'amore a voi!".

"È per te, mondo, che io soffro; è te, mondo, che io voglio salvare: vedo in te il mio Dio, vedo in te il sangue del mio Gesù!".

Sono tante le ansie di darmi a Ge­sù, sono tante e tanto grandi le an­sie di amarlo e salvargli le anime, che per questi scopi vorrei vedere questo misero corpo ridotto ad uno scheletro disfatto, senza san­gue, senza carne, senza vita.

"Mio Gesù, non so ciò che voglio, non so ciò che soffro, non so ciò che vivo. [...]

Io so, mio Signore, che da me non potrei soffrire nulla di più; anzi nulla avrei sofferto. Io so, mio sommo Bene, che sarei capace di negarvi tutto, se il vostro «si» non stesse sempre nel mio cuore e sul­le mie labbra. Io voglio soffrire e soffrire tutto; ma, lo sapete già, Gesù, solo con la vostra grazia, la vostra forza e il vostro amore pos­so resistere a tanto.

O Gesù, abbiate compassione di me! Sento che non posso e sento che devo potere perché Voi lo vo­lete. Come, mio Gesù, rimedierò a questo male: non posso e devo potere!?".

Gesù risponde:

"Sta' tranquilla, figlia cara. Non puoi da te, ma puoi con me. Tu non puoi e vuoi per mio amore; io posso e voglio per amore delle anime".

Facciamo presente che Gesù le chiede il consenso ogni volta, prima di farle rivivere fasi della Passione.

La risposta è sempre pronta e generosa. "Si, Gesù, datemi molto (da soffri­re e da amare) perché molto io ab­bia da darvi: datemi molto perché molto abbiate da distribuire; date­mi tutto perché io tutto vi possa dare. Non voglio avere nulla in me che non vi appartenga.

Datemi tutto il dolore, tutto l'a­more per poter salvare i poveretti: date loro il mio sangue per estin­guere la loro sete; date loro la mia carne per alimentarli".

 

§ 2° - CARICATA DEI PECCATI DEI FRATELLI

Quale vittima di espiazione, a imitazione del divino Modello, Alexandrina deve senti­re addossati a sé i peccati delle anime che vuole salvare: ha la sensazione di vivere la vita stessa dei peccatori, quindi prova ribellio­ne e odio contro Dio. Tuttavia c'è in lei co­me uno sdoppiamento: in quanto vittima, invoca l'aiuto divino.

Ore spaventose di triste confusio­ne! Muore la mia anima: orrore, orrore, tremendo orrore! Mio Dio, come accade questo?

E’ morta la mia anima, è morto tutto quanto mi apparteneva. Fu­rono le miserie, le malvagità, i cri­mini vergognosi del mio povero corpo che causarono la morte. Ah, che triste confusione! E’ quasi una disperazione.

"O Gesù, o Mamma, cosa sarà di me, se non venite in mio aiuto? Se mi mancate Voi, chi potrà soc­corrermi? Sangue di Gesù, dolori della Mamma, siate la mia forza in questo martirio: mi ci trovo per vostro amore, mi ci trovo per le anime.

Non posso accettare la morte del­la mia anima: sento di voler ri­bellarmi a voi. Penso ai dannati nell'Inferno: cosa sarà mai questo martirio per tutta l'eternità?!".

Gesù, il mio diletto Amore, non può esser contento di me: pare che io non viva per lui; vivo solo per il peccato, e il peccato vive in me. La corruzione mi ha legata al fan­go; è inutile tentare di spiccare il volo verso Gesù.

In mezzo a tutto questo, irrompe il grido afflitto della mia anima e del mio cuore, irrompe e invoca Gesù e la Mamma.

"Mi dò a voi, miei diletti Amori, così come mi trovo: a voi mi so­no abbandonata, da voi spero tut­to. Aiutatemi, aiutatemi, non la­sciatemi perire! [...]

O mio Dio, mio Dio, non veni­temi meno! Povera me, senza la vostra forza in questo stato dell'a­nima in cui mi trovo! Soffro per il dolore della vostra perdita, ma non desisto dalla mia ribellione e dal mio odio contro di voi. Aiutatemi, Gesù, aiutatemi, Mam­ma! Solo la vostra forza e l'amore dei vostri Cuori sopportano la mia croce.

Sento che sono abbandonata dal Cielo e dalla terra.

Non vivo più io: vive la mia inu­tilità, la mia eternità che è un mondo di terrore, un odio infer­nale, disperante, bestemmiatore contro il Cielo.

«O Gesù, aiutatemi, o Mamma, aiutatemi e mostrate che siete mia madre!». Quante volte ripeto que­sto nella più grande delle angustie, nel massimo tormento!

 

§ 3° - SOFFRE GLI EFFETTI DELLA GIUSTIZIA DIVINA

Più Alexandrina si sente schiacciata dalla giustizia divina, più rifulge l'eroismo del suo amore.

Sentivo la giustizia dell'Eterno Pa­dre distruggermi: restavo come ri­dotta in polvere.

"O mio Dio, o mio Gesù, essere nulla per tuo amore è avere la fe­licità sulla terra. Soffrire per con­solarvi e salvare le anime è la mia gioia, anche se non permettete che io la senta.

Io con voi vinco. Lasciatemi vive­re schiacciata: voglio darvi la pro­va del mio amore, ma non so co­me: non ho di che darvi.

Darvi il mio corpo? È già da mol­to tempo che vi appartiene (siamo nel maggio del 1940): ve l'ho dato interamente perché fosse martiriz­zato e crocifisso.

Darvi il mio sangue? Oh, esso pu­re è vostro. Per quanto non serva più a nulla, sia l'inchiostro per scrivere su tutta la terra la parola AMORE, amore puro e solo per Gesù.

Darvi la mia vita? Non è più mia: essa pure è vostra. Voi moriste per me, per salvarmi, e io muoio per vo­stro amore e per salvarvi le anime. Gesù, Gesù, che altro posso dar­vi? Voglio che la mia volontà sia vostra affinché la vostra sia sem­pre la mia. Accetto tutto quanto il vostro amore mi invierà. [...] Mio Gesù, traete da me, se possi­bile, tutte le riparazioni necessarie". Cosi cominciai l'alba di oggi. Ar­rivava l'ora del giorno, ma la luce non appariva.

In un grande combattimento e con molto sforzo mi preparai per rice­vere Gesù (eucaristico). Dopo averlo ricevuto, mi sentii in un bosco tanto spaventoso e oscu­ro e tutto chiuso: non c'era usci­ta! Che disgrazia, la mia! Non po­tevo tornare indietro, non vedevo più la strada che avevo fatto. Sem­pre più mi si faceva sentire la di­sperazione.

Cominciò il Signore a dirmi: "Non sei più mia figlia: mi hai disprez­zato e a me hai preferito Satana; appartieni a lui. Mi hai venduto per i piaceri e le passioni". [...]

Io restai nella stessa disperazione e non volevo udire la voce del Si­gnore.

"Non dite più a nessun'anima: «Tu non sei più mia figlia!». Per que­sto vi servono, mio Gesù, il mio corpo, il mio sangue e la mia vi­ta? Prendete tutto. Non voglio, non posso più vedere il vostro di­vin Cuore amareggiato. Non pian­gete, consolatevi! Ecco qui la vo­stra figlia che per ciascun'anima vuole dare la vita. [...]".

 

§ 4° - AMORE E RIPARAZIONE PER TUTTI

"Io accetto (di riparare). Voglio sof­frire per chicchessia, amici o ne­mici, non mi importa: sono figli del vostro sangue divino. Io li vo­glio salvare tutti. Sono la vostra vittima. Voglio riparare senza sa­per per chi. [...]

O Gesù, rimango nel mio dolore, nella mia croce, rimango in tene­bre spaventose: che tutto questo cicatrizzi il vostro Cuore divino, che tutta questa sofferenza attiri sulle anime le grazie di cui hanno bisogno, attiri tutto quanto vi ho chiesto e quanto non so chieder­vi; che tutta questa sofferenza strappi al vostro Eterno Padre il perdono, la misericordia, la sal­vezza per il mondo intero. [...] Amore, Amore, mio Amore, vo­glio darvi tutto per il mondo e per lui soffrire tutto, senza escludere nessuno. [...]

Io vi amo, mio Gesù, e tutto ac­cetto affinché l'umanità vi ami". In particolare Alexandrina soffre per i sa­cerdoti indegni, per i quali Gesù piange, ac­cennando al castigo divino.

"O mio Gesù, io voglio che su di me venga tutta la giustizia divina, ma voglio che essi si salvino e tor­nino veramente a voi riempiendo­si tutti del vostro divino amore, perché possano incendiare le ani­me in una sola fiamma d'amore per voi".

 

§ 5° - STRUMENTO NELLA MANO DIVINA

Nella sua opera di vittima, Alexandrina non attribuisce nessun merito a sé. Ha fat­to oblazione totale della sua persona, com­presa la volontà, come abbiamo visto nel ca­pitolo precedente, quindi si sente «strumen­to nella mano divina» usato per la salvezza delle anime.

Questo suo atteggiamento spirituale si esprime con similitudini varie: pallina con cui Gesù gioca, grappolo d'uva spremuto, tamburo su cui Gesù batte, incudine su cui Gesù forgia i vari suoi strumenti di salvezza. Ne abbiamo qui alcuni esempi:

Fisso gli occhi nel Crocifisso, nel Cuore divino di Gesù e, con lo spirito in Cielo, dico: "Sto qui, Gesù, per fare la vostra divina vo­lontà: fatela Voi in me e per me! Giocate con questo inutile stru­mento, maneggiatelo come vi pare. L'anima piange e il cuore sangui­na. Il mio calvario arriva dalla ter­ra al cielo.

Ma voglio, voglio il dolore, le umi­liazioni, i disprezzi e tutto il resto, tutte le spine che mi trafiggono, tutto quanto mi porta all'agonia e alla morte.

Voglio perché lo volete Voi; voglio perché amo le anime che sono vo­stre; voglio perché vi amo, pur senza sentire il vostro amore. Cre­do, credo, spero e confido! [...] Gesù, io sono vostra. Prendete il mio corpo: voglio che esso sia stru­mento di riparazione, voglio con le mie sofferenze evitare il pecca­to e impedire che cadano anime nell'Inferno. Voglio tutti i popoli del mondo intero in una guerra violenta d'amore, in una follia d'a­more per voi; voglio che tutti i cuori vi appartengano e vi amino: per questo vuole soffrire tutto la vostra Alexandrina. [...]

Ecco qui il mio corpo che è tutto vostro. Fate di esso la vostra pal­lina di divertimento e di amore, affinché possiate dimenticare tut­to. Giocate con essa, calpestatela fino a che rimanga sbriciolata; ma è sempre la vostra pallina. [...]

Non stancatevi di giocare con es­sa: divertitevi, divertitevi. E se mi vedete stanca per la sofferenza, ve­nite ad aiutarmi: datemi forza.

È ben dolce soffrire per vostro amore! Non voglio altro scopo nel­la mia sofferenza se non darvi le anime, consolare il vostro divin Cuore". [...]

Io sono di Gesù e sempre per lui sono vissuta. La mia vita è stata come un susseguirsi di molti e sva­riati giochi per Gesù.

"Giocate, Gesù, giocate! Spremete bene il vostro grappolo, tiratene fuori tutto il succo! [...]

O Gesù, il vostro tamburo è ai vo­stri ordini: battete, battete, allie­tatevi, giocate secondo la vostra di­vina volontà. Non cessate un solo momento di intrattenervi con me per poter dimenticare la gravità con cui vi offendono". [...]

"Io sono un ceppo, o un incudine come vogliono chiamarlo. Sto nel posto in cui mi hanno collocata, accettando tutti i colpi che mi vor­ranno dare. Siete Voi, Gesù, il fab­bro: fate Voi ogni sorta di stru­menti e distribuiteli nell'umanità intera; Voi sapete quello che è uti­le a ciascuno. Lavorate, Gesù, la­vorate! Battete, Gesù, battete sul­la vostra incudine: la forgia è il vo­stro divin Cuore, il fuoco, il vo­stro amore. Tutto viene da voi, tut­to è per le anime".

Lo «strumento» però soffre tanto nella sua parte meno spirituale, quindi ha bisogno sempre dell'aiuto divino: Gesù diventa la sua stessa forza e il suo stesso amore.

"Io sono pronta, Gesù, per tutto soffrire e amare; pronta a lasciar­vi lavorare in me a volontà. Ma­novrate il mio corpo come vi pia­ce, purché sempre siate Voi in me, affinché con la vostra forza io sof­fra, con il vostro amore io ami".

"Sei vittima, sempre vittimà' (le di­ce Gesù).

"Gesù, siate sempre allora la mia forza perché io continui a soffrire per amore e soffra con gioia. Vo­glio darvi anime, voglio riparare il vostro divin Cuore e quello della Mamma. Voglio soffrire con gioia per allietare voi e lei, mio Gesù; voglio soffrire con fortezza per pla­care la giustizia del vostro Eterno Padre".

Gesù la conforta affermando:

"Tu salvi con il dolore, tu salvi con l'amore: hai in te il potere di Gesù".

 

§ 6° - AMORE PERSONALE A GESÙ UOMO-DIO

L'amore ai fratelli, che porta Alexandrina a desiderare sempre più sofferenze per salvare il maggior numero di anime riscattandole col suo martirio, è in sostanza l'amore a Gesù nel suo Corpo mistico (dimensione orizzontale).

Ma in molti momenti spirituali l'amore a Gesù assume la forma di amore a Gesù come persona, come Sposo dell'anima (dimensione verticale). E in questo amore intenso vuol tra­scinare tutti i cuori dell'intera umanità.

L'unione sponsale di Alexandrina col suo Gesù è oggetto del capitolo 8°; i brani qui riportati riflettono in modo particolare il suo atteggiamento di vittima.

"Mio Dio, vedo le anime tanto piene di putridume! E i corpi che si disfano in lebbra, conseguenza del peccato. Quale luce, questa, che mi obbliga a vedere tutto! Co­me sta il mondo! E Voi, dolce Ge­sù, e il vostro divin Cuore, non ne può già più".

Io sto là tra il mondo e Gesù per evitare che le malvagità degli uo­mini vadano a ferire di più il suo Cuore tanto amante. Vengano a sbattere contro di me i flagelli, le spine, tutti i maltrattamenti.

"È stando ben unita alla croce, fe­rita con le più acute spine, che io voglio gridare senza sosta: «Vi amo, Gesù!». Fate che questo gri­do di amore echeggi nel mondo intero, perché esso conosca solo l'amore e sparisca tutto quanto vi offende! [...]

Il vostro sangue divino irrigò la terra, aprì il Cielo. Permettete che vada ora il mio sangue a lavare le anime dei poveri peccatori. Per­mettete che lo stesso sangue pos­sa accendere il vostro amore su tutta la terra, affinché io e tutte le anime della terra possiamo dire ad una sola voce: «Regna l'amore di Gesù in tutti i cuori, arde il mon­do in una sola fiamma d'amore a Gesù; è morto il peccato, non esi­ste più, Gesù non è più offeso; sul­la terra ormai vi è solo amore, amore, amore!». [...]

Contate su di me, mio Gesù: io sono pronta per soffrire e per amarvi. E col mio dolore e col mio amore che vi renderò amato. Di­menticate i disprezzi, le offese e l'oblio da parte di tutti. Guardate a me: ricordatevi che neppure per un solo momento io voglio cessa­re di essere immolata, affinché venga a noi il vostro Regno, e tut­te le anime vengano incontro al vostro Cuore di padre. [...]

Gesù, non voglio avere gioia sulla terra sino a quando in essa vi sarà il peccato. Desidero vedere solo amore in tutti i cuori. [...]

Legate, mio Gesù, il mio cuore al vostro: che non vi sia nulla che ci possa separare. Legate a voi anche i cuori del mondo intero: non vo­glio che in questa povera umanità vi sia altra cosa se non amore, amore puro al vostro divin Cuo­re. Vorrei strappare il mio cuore e affidarlo alle fiamme più forti e del più ardente amore perché lo fac­ciano ardere e potervi dire: «Que­sto è l'amore di tutta l'umanità, questo è l'amore di tutti i vostri figli»".

Abbiamo visto che Alexandrina sente in sé il dolore di Gesù e vuole consolare il suo Amato salvando anime col suo martirio. Ma in questo riconosce, nella sua umiltà, di es­sere inferiore ad altre anime-vittime.

"Gesù, Gesù, Voi siete triste? Io sen­to la vostra tristezza: le lacrime dei vostri occhi divini cadono sul mio cuore. Che fare, Signore? Che fare, Signore? Che fare, mio Gesù?".

Gesù piangeva e mi faceva sentire il dolore e l'amarezza che sentiva Lui. Il mio cuore pareva spezzarsi e morire di dolore.

Io dicevo: "Non piangete, Gesù!". Egli mi disse: "Lasciami piangere. Sono lacrime di dolore e di amo­re: purificano il mondo".

"Gesù, lasciate piangere e gemere me che sono peccatrice e per i miei peccati merito l'Inferno. Inventa­te nuove sofferenze per la vostra vittima, così come il mondo in­grato inventa crimini per offen­dervi. [...]

O mio Gesù, io voglio allietarvi, voglio consolarvi. Non voglio che piangiate. Vi dò il mio povero cuore con il mio freddo amore. Vi dò tutto il mio corpo per l'im­molazione completa. Sia tutto questo, che non è nulla, per asciu­gare le vostre lacrime, consolarvi, Gesù, consolarvi insieme a tutte le anime-vittime che vi amano più di quanto vi amo io e sanno soffrire meglio di come soffro io. Consolatevi con i miei desideri che ho di amarvi e di evitare ogni pec­cato; consolatevi con le mie ansie divoratrici di riparare per tutte le offese fatte al vostro Cuore divino, commesse contro la Maestà di­vina. [...]

Se io sono la vostra sposa fedele e amante, non potrò consolarvi? Non potrò prendere per me tutta la sofferenza per non lasciarvi più soffrire?

Che sposa sono io, se non faccio questo? Dov'è il mio amore? Io non voglio esser sposa solo di no­me, ma sposa vera: voglio esser sposa di anima e di cuore".

"Gesù, muoiono le mie labbra di sete e di fame', e di sete muore la mia anima. Siete Voi a permette­re che io non possa saziare la sete del mio corpo.

Vi offro il sacrificio: lo accetto per amore perché possiate Voi saziare la sete che avete dei cuori".

 

§ 7° - UNIONE DI TUTTI 1 DOLORI-AMORE

Non dimentichiamo che tutti i patimenti di Gesù continuano ad essere operanti nei secoli.

I dolori di chi - alla sua sequela - soffre per espiare per tutti acquistano grande valo­re per l'opera della redenzione se offerti con amore in unione a quelli della stessa Vittima divina, come fece Maria, la più grande coo­peratrice per la salvezza dell'umanità.

Quanto è preziosa e affascinante l'unione, la fusione di tutti i dolori-amore dell'unico Corpo mistico di Gesù! E Alexandrina lo sen­te bene. È tanto consapevole della gravità e vastità del male che devasta l'umanità da sen­tire insufficienti le sue sofferenze, per quan­to grandi; ricorre quindi all'offerta del suo patire in unione a quello del Redentore e del­le altre anime-vittime, della Madonna prima fra tutte.

"Gesù, rivestite le mie povere sof­ferenze e tutto quanto possa ser­vire di riparazione con le vostre in­finite sofferenze. [...]

O mio Gesù, io vi offro il mio do­lore, 11 mio povero dolore che per se stesso non vale nulla; è sempre ai dolori della Mamma che lo uni­sco e tramite le sue mani santissi­me che ve lo offro.

Unite tutto ai meriti della vostra santa Passione e consegnate que­sto valore infinito al vostro Eter­no Padre. Chiedetegli Voi che per­doni il mondo, che non lo castighi ora: che aspetti la sua conver­sione".

Gesù le dice:

"Tu senti che le tue sofferenze e tutto il tuo vivere non valgono nulla. Ma in me, unite ai meriti della mia santa Passione, valgono proprio tutto. Confida: nulla del­la tua vita va perduto, anche del­le cose più piccole".

Alle volte si rivolge direttamente a Dio­Padre.

Io soffro tanto e soffro ancora mag­giormente per non poter soffrire di più. Ciò che soffro non basta, non mi soddisfa. Io vorrei mondi e mondi di sofferenze da aggiungere alle mie, ma è poco ancora.

"Mio Dio, come riparare la vostra giustizia divina? Accettate i meriti infiniti di Gesù, la sua Passione e Morte insieme ai dolori e alle la­crime della cara Mamma: abbiate soddisfazione con questo. Io non ho nulla da darvi. Soffro e non soffro nulla. Vorrei avere sofferen­ze infinite per riparare un Dio in­finito. [...]

Eterno Padre, Eterno Padre, ac­cettate il sangue divino di vostro figlio Gesù. Ad esso unisco i do­lori della Mamma e poi la mia consegna totale, la mia immola­zione continua.

Accettate, Eterno Padre, il mio nulla unito al Tutto'. Allontanate la vostra giustizia: perdonate, per­donate al mondo!".

Alexandrina, nel suo ruolo di vittima di espiazione che rivive la Passione, ha il desi­derio, anzi il bisogno spirituale, di parteci­pare profondamente al vivo anche ai dolori della «prima» vittima di espiazione alla se­quela del Redentore: l'Addolorata.

Alzo gli occhi alla cara Mamma e le dico: "Mamma cara, accompa­gnatemi presso la croce del vostro e mio caro Gesù, lasciatemi sof­frire con voi: voglio sentire il vo­stro dolore. Permettete che il mio cuore sia sempre trafitto con le spade del vostro. [...]

O Mamma, datemi il vostro do­lore, quello che avete sentito al piede della croce; datemi l'amore della santissima Trinità e di tutti gli angeli e i santi del Cielo. Of­frite tutto a Gesù per toglierlo da tanto grande sofferenza".

E la Madonna stessa continua ad invitarla a partecipare alla sua vita di dolore-amore. Dopo aver ricevuto dalla Mamma molta vita, molto conforto e mol­to amore, non so come, il suo Cuore uscì alla superficie del pet­to; era circondato da spine intrec­ciate le une con le altre. Comin­ciarono a srotolarsi dal cuore del­la Mamma e ad arrotolarsi attor­no al mio.

"Accetti, figlia mia, di unire que­ste spine a quel pugnale che già ti trafigge il cuore? So che non mi dici di no: sono le spine che feri­scono il Cuore di Gesù e il mio: sono i crimini del mondo; è stato il fuoco delle passioni a produrle. Allevia i nostri dolori!

Io voglio che tu viva unita a me nel medesimo dolore, nel medesi­mo amore come io vivo col mio Gesù: soffriamo tanto! Soffri con noi: è grave l'ora per l'umanità; è tremenda la giustizia divina che sta per cadere su di essa!".

"O Mamma, Mamma, tutta la mia gioia sta nel soffrire per Gesù e per voi': accetto tutto, datemi forza! Non dimenticatevi di presentarvi, con tutto il vostro potere unito a quello di Gesù, all'Eterno Padre implorando per il mondo miseri­cordia e compassione".

Un altro esempio, dal diario del 3.9.1954: Improvvisamente apparve la Mam­ma Addolorata. Portava sulle brac­cia Gesù morto. Lo pose sul mio grembo, mi accarezzò leggermen­te e si sedette al mio fianco.

I miei occhi non cessavano mai di contemplare Gesù, mentre udivo ciò che la Mamma diceva: "Accet­ta, figlia mia, a somiglianza di me sul Calvario! A me fu dato Gesù morto per l'umanità; a te dò l'u­manità morta per il peccato, ma in essa vi è sempre Gesù. Vedilo in tutte le anime, contemplalo in tutti i peccatori, contemplalo nel­l'umanità intera.

Accetta le mie frecce, accetta le mie spine! Soffri, figlia, soffri, ab­bi coraggio! Io, insieme al tuo Ge­sù, non ti abbandono. Sei la pre­diletta del Cielo".

"O Mamma, o Mamma, aiutate­mi! Tutto mi vien meno. Voglio consolarvi e dare a Gesù tutte le anime".

Senza un sorriso, senza una carez­za, scomparve, così come Gesù morto.

 

§ 8° - "CONFIDA CHE MI AMI, CHE SOFFRI BENE"

Concludiamo questo capitolo con un dia­logo tra Gesù e Alexandrina. La nostra mar­tire teme di non saper soffrire bene e Gesù la rassicura: lei sa soffrire e amare.

Dopo aver rivissuto la Passione, l'esta­si' continua, e Alexandrina sente Gesù risorto.

Egli venne con la sua nuova vita, me la diede e mi disse: "Amami, amami, amami, figlia mia, mia co­lomba, mia sposa cara. Riparami, riparami, riparami, vittima mia. Voglio esser amato e riparato: fà che lo sia da molte anime. Voglio prestare al mio Eterno Padre una grande riparazione".

"È ben poco ciò che mi chiedete: amore e dolore. Io vi amo con l'a­more del vostro Cuore; il mio è tan­to freddo, tanto gelido, lo sapete bene. Siete Voi che mi chiedete amore: è certamente perché non vi amo; Voi che mi chiedete tanto do­lore: è forse perché io non so sof­frire. È cosi, mio Gesù? Ditemelo!". "Io ho fatto della tua vita un in­sieme di tutta la mia vita: ti ho re­sa molto simile a me perché io in te e tu con me continuassimo l'o­pera di salvezza, l'opera di reden­zione. Riémpiti di me, riémpiti del mio amore: è la forza, è il corag­gio per la tua croce".

Fu tale il fuoco che io sentii den­tro al mio petto e persino in tutto il corpo, che mi sentii soffocare...

"O Gesù, il vostro divino amore mi brucia. Se il mio bruciasse voi! Se io vi amassi molto, penso che mi dimenticherei di quello che sof­fro".

"Abbi la certezza che mi ami e che compi fedelmente la mia divina volontà e disimpegni la nobile missione che ti ho affidata. [...]

Tu mi ami, figlia mia, mi ami fol­lemente con il massimo amore. Io ti chiedo questo per prendere le tue ansie di amarmi di più e con più perfezione come consolazione e delizia per il mio divin Cuore. Io ti chiedo dolore, sempre più do­lore perché così esigono i crimini dell'umanità. Ma non è perché tu possa soffrire di più né con mag­gior perfezione.

Infine voglio ricordarti che stai in croce, che il dolore non ti può la­sciare e che sono l'amore e il do­lore il più potente balsamo per la mia sofferenza, la moneta più va­lida e preziosa per il riscatto dei peccatori. Io sto nel tuo cuore. Confida che mi ami, confida che soffri bene".

 

CAPITOLO 7°

VETTA E SORGENTE (devozione all'Eucaristia)

Fece piovere su di essi la manna per cibo e diede loro pane del cielo. (Sal77,24)

Con la forza datagli da quel cibo, Elia camminò per 40 giorni e 40 notti fino al monte di Dio, 1'Oreb. (1 Re 19,8)

Io sono il pane vivo disceso dal cielo. (Gv 6,51)

Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? (1 Cor 10,16)

Vidi il dolce Gesù benedire il pane e, in quel momento di amore e di mira­colo senza pari, sentii che il mondo era un altro: Gesù si dava a lui in alimento. Oh, i suoi desideri che vivessimo di lui e per lui!

Sentii Gesù inondare la mia anima con la sua presenza reale.

"Tu sospiravi di avermi nel tuo cuore, e io sospiravo di possedere tutto il tuo".

Nel 1934, Alexandrina canta ispirata: "Seja a minha morada viver na Eucaristia

e viver no vosso amor toda a minha alegria!".

Nello stesso anno, in un'estasi, sente Gesù dirle:

"Amare il mio Cuore, amarmi cro­cifisso, è bene. Ma amarmi nei ta­bernacoli dove mi puoi contem­plare, non con gli occhi del corpo ma con quelli dell'anima e dello spirito, dove sto in corpo, anima e divinità, come in Cielo! Hai scel­to ciò che vi è di più sublime".

«Ciò che vi è di più sublime». Infatti, nel­l'Ostia e nel Vino consacrati vi è la presen­za dell'Uomo-Dio, vi è «Gesù intero», come dice Alexandrina nel diario del 20.5.1949 de­scrivendo l'estasi della Passione al momento della Cena.

Oh, come amò e come ama! Oh, i suoi desideri che vivessimo di Lui e per Lui! Noi abbiamo ricevuto Gesù intero, ed è sempre Gesù di­sfatto in amore: un cielo d'amore.

L'Amore che abbraccia la terra! Il contat­to del divino con l'umano, anzi, l'umano as­sunto dal divino, l'infinitesimo dall'infinito; lì c'è 1' umano, li c'è il divino, lì c'è il Tutto.

Il cristiano crede per Fede in questa su­blime realtà. Quando non «si dimentica» di contemplarla, ne rimane tanto estasiato da non trovare in tutto il creato null'altro di più affascinante. Se non è proprio rapito in esta­si, come capita ad alcune anime mistiche, sente però ogni suo interesse per tutto il re­sto dileguarsi come neve al sole luminoso e ardente di questa Realtà, tanto misteriosa ma vera.

In tale contemplazione non sa fare altro che adorare e ringraziare, pur operando nel mondo. I santi riescono a vivere senza in­terruzione in questa atmosfera di adorante ri­conoscenza, pur vivendo nella vita quotidia­na tra occupazioni anche materiali.

Alexandrina, con amore crescente - e che mai la soddisfa - vive così «il dono di Co­lui che con la sua umanità infonde inces­santemente la vita divina nelle membra del suo Corpo» (Eucaristicum Mysterium).

Per questo suo amore tanto ardente, Ge­sù la sceglie anche come messaggera per diffondere la seguente pratica devozionale in onore appunto dell'Eucaristia, analoga a quel­la dei primi venerdì e dei primi sabati del mese.

Nell'estasi del 25 febbraio 1949 le dice, tra l'altro:

"Figlia mia, sposa mia cara, fa' che io sia amato, consolato e riparato nella mia Eucaristia. Di' a mio no­me che prometto il Cielo a tutti coloro che faranno bene la S. Co­munione, con sincera umiltà, con fervore e amore in sei primi gio­vedì del mese, consecutivi, e pres­so il tabernacolo passeranno un'o­ra di adorazione in intima unione con me: è perché onorino me­diante l'Eucaristia le mie sante pia­ghe, onorando per prima quella della mia sacra spalla, così poco ri­cordata.

A chi farà questo e unirà alle san­te piaghe i dolori di mia Madre benedetta, e in nome di essi chie­derà grazie, sia spirituali che cor­porali, io prometto di accordarle, purché non siano di danno alle lo­ro anime. Nel momento della morte condurrò con me mia Ma­dre santissima per difenderli".

Si può dire che Alexandrina «vive di Eu­caristia»; e negli ultimi 13 anni questa affer­mazione va intesa in senso globale, ossia an­che nel campo fisico, poiché si nutre esclu­sivamente dell'Ostia consacrata: Gesù è vita della sua vita.

Nell'estasi del 27 marzo 1953 (ricordiamo che il digiuno totale è iniziato nelfaprile del 1942) sente Gesù dirle:

"Ti ho tolto l'alimento, ti ho fat­to e ti faccio vivere solo di me. Sai perché, figlia mia? Per dare sempre più luce; per provare me­glio agli uomini il mio potere, la mia esistenza. Guai a coloro che non vogliono vedere! Beati coloro che vedono e credono!".

E un anno dopo:

"Faccio che tu viva solo di me per mostrare al mondo il valore del­l'Eucaristia e ciò che è la mia vi­ta nelle anime. Sei luce e salvezza per l'umanità. Bea" coloro che si lasciano illuminare.

La spiritualità eminentemente cristocen­trica di Alexandrina emerge da ogni pagina dei suoi scritti. In questo capitolo sono rac­colti brani che evidenziano in modo parti­colarmente forte il suo amore a Gesù sacra­mentato.

 

§ 1 ° - PRIMORDI

La sua vocazione eucaristica è vissuta sin da bambina, tanto che ottiene di ricevere la prima Comunione verso i sette anni, età in­feriore a quella delle sue compagne.

E da quel momento si sente il cuore «pre­so» da Gesù. Nell'Autobiografia si legge:

Mentre facevo la Comunione, sta­vo in ginocchio sebbene fossi mol­to giovane.

Fissai l'Ostia che stavo per riceve­re in modo tale che mi rimase molto impressa nell'anima: mi par­ve di unirmi a Gesù per non se­pararmi mai più da lui. Mi pare che mi abbia preso il cuore'. La gioia che sentivo è inesprimibile. A tutti davo la buona notizia.

Quanto alla Cresima, si rammarica di non saper trovare parole adeguate per descrivere la piena dei sentimenti che la invase. Sem­pre nell'Autobiografia è scritto:

Mi ricordo benissimo di questa ce­rimonia e che ricevetti il Sacra­mento con tutta la consolazione. Non so dire ciò che sentii in me nel momento in cui fui cresimata: mi parve che fosse una grazia so­prannaturale a trasformarmi e ad unirmi sempre più al Signore.

Su questo punto vorrei esprimer­mi meglio, ma non riesco.

 

§ 2° - COMUNIONE SPIRITUALE

Alexandrina persevera nel suo impegno di preghiera e meditazione.

Non tralasciavo in nIsun giorno di dire la preghiera al santissimo Sacramento, meditata, sia in chie­sa, sia in casa o persino per la stra­da, facendo sempre la Comunio­ne spirituale coli: "O mio Gesù, venite al mio povero cuore! Ah! Io vi desidero, non tardate! Venite, arricchitemi con le vostre grazie, aumentatemi il vostro santo e di­vino amore. Unitemi a voi! Na­scondetemi nel vostro sacro fian­co (piaga del costato)! Non voglio al­tro bene se non voi.

Vi rendo grazie, Eterno Padre, per avermi lasciato Gesù nel santissi­mo Sacramento. Vi rendo grazie, mio Gesù, e alla fine vi chiedo la vostra santa benedizione. Sia lo­dato ad ogni momento il santissi­mo e divinissimo Sacramento!". [...) Mi piaceva molto fare medi­tazioni sul santissimo Sacramento e sulla Mamma e, quando non po­tevo farle di giorno, le facevo di notte, di nascosto da tutti, con­servando per questo fine una can­dela, che nascondevo.

Col passare degli anni, la sua ardente pas­sione per Gesù sacramentato divampa sem­pre più; ogni atto d'amore ai tabernacoli le pare insufficiente e non la soddisfa. Il suo amore infuocato, incontenibile, traboccando dal cuore ricolmo, erompe in uno stupendo cantico d'offerta:

"O mio Gesù, io voglio che ogni dolore che sento, ogni palpito del mio cuore, ogni mio respiro, ogni secondo che passerò, siano atti d'amore per i vostri tabernacoli. lo voglio che ogni movimento dei miei piedi, delle mie mani, delle mie labbra, della mia lingua, ogni aprirsi e chiudersi dei miei occhi, ogni lacrima, ogni sorriso, ogni gioia, ogni tristezza, ogni tribola­zione, ogni svago, dispiacere, con­trarietà, siano atti d'amore per i vostri tabernacoli. Io voglio che ogni lettera alfabeti­ca delle preghiere che io reciti o oda recitare, ogni parola che io pronunci o oda pronunciare, che io legga o oda leggere, che io scri­va o veda scrivere, che io canti o oda cantare,

siano atti d'amore per i vostri tabernacoli. lo voglio che ogni bacio che vi dò sulle vostre sante immagini, su quelle della vostra e mia cara Mamma, dei vostri santi e sante, sianò atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, io voglio che ogni goc­cia di pioggia che cade dal cielo sulla terra, che tutta l'acqua che il mondo contiene, offerta a gocce, che tutta l'arena del mare e tutto quanto il mare contiene, siano atti d'amore per i vostri tabernacoli. Io vi offro le foglie degli alberi, tutti i frutti che possono avere, i fiori offerti petalo per petalo, tut­ti i granelli di sementi di cereali che possono esserci nel mondo e tutto quanto contengono i giardi­ni, i campi, i prati e i monti, of­fro tutto, come atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, io vi offro le penne de­gli uccelli, il loro gorgheggio, i pe­li e le voci di tutti gli animali, come atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, io vi offro il giorno e la notte, il caldo e il freddo, il ven­to, la neve, la luna e il suo chia­rore, il sole, l'oscurità, le stelle del firmamento, il mio dormire, il mio sognare, come atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, io vi offro tutto quanto il mondo rinserra, tutte le gran­dezze, le ricchezze e i tesori del mondo, tutto quanto avviene in me, tutto quanto sono solita of­frirvi, tutto quanto si possa im­maginare,

come atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, accettate il cielo, la ter­ra, il mare, tutto, tutto quanto vi è contenuto, come se questo «tut­to» fosse mio e io di tutto potes­si disporre e offrirvi, come atti d'amore per i vostri tabernacoli". Ecco ora alcuni brani che esprimono il suo desiderio ardente di stare spiritualmente pres­so i tabernacoli a consolare Gesù e a rice­verne forza con Comunioni spirituali.

"O Gesù, conoscete bene tutti i miei desideri che sono di essere sem­pre presente nei vostri tabernacoli, di non dimenticarmi di essi nep­pure un istante. Datemi forza, mio buon Gesù, perché io faccia così. [...] Mio Gesù, io non vi voglio tutto solo neppure per un istante del giorno né della notte, in tutti i tabernacoli del mondo, in tutti i luoghi dove abitate sacramentato. Voglio vivere sempre unita a voi". Sto sempre a fargli compagnia e lo ricevo spiritualmente dozzine e dozzine di volte; nel passare delle ore, quante volte lo ricevo! La mia follia d'amore è l'Eucaristia. "Mio caro Gesù, io mi unisco in spirito in questo istante e da que­sto istante per sempre a tutte le sante Ostie della terra in ogni luo­go dove abitate sacramentato. Vo­glio passare li tutti i momenti del­la mia vita, continuamente, di giorno e di notte, allegra o triste, sola o accompagnata, sempre a consolarvi, ad adorarvi, ad amar­vi, a lodarvi e a glorificarvi. [...] Venite, mio buon Gesù, e vivete in me come io desidero vivere con voi. Operate in me tante grazie co­me se vi ricevessi sacramental­mente. [...]

Mio Gesù, io vorrei che il mio cuore fosse una lampada ardente in ciascuno dei vostri tabernacoli; e nel mio stesso petto vorrei la medesima lampada d'amore per proiettare luce sulle Persone divi­ne, alle quali solo voglio apparte­nere. Fate che non vi sia nulla che possa spegnere le lampade del mio amore che giorno e notte sen­za interruzione di un solo istante voglio ardano presso di voi". Senza neppure un momento di consolazione io vado vivendo in mezzo a tenebre ed abbandono, ma sempre tra le braccia di Gesù, facendo la sentinella ai suoi taber­nacoli, in ogni luogo dove abita sacramentato.

Recitai alcune preghiere, cantai sottovoce perché nessuno mi udis­se (è notte) il "Tantum ergo" e va­ri cantici, e chiesi al Signore che mi desse la benedizione da tutti i tabernacoli del mondo. "Voi siete nei tabernacoli, Gesù: lasciatemi venire incontro a voi, la­sciatemi venire li! Concedete che il mio dolore, già più che mori­bondo, lasci presso di voi il suo ultimo soffio di vita! [...]

O Gesù, Gesù, mio Amore, la mia anima vede, la mia anima vede il vostro divin Cuore fatto taberna­colo; le porticine sono spalancate. I raggi, le fiamme divoratrici che escono da esso vengono incontro a me: bruciatemi, Gesù, bruciate­mi! Consumatemi, fate che io sparisca in voi. Fate, fate, Signore, che tutte le anime si accostino al ta­bernacolo e vivano sempre e solo del tabernacolo!".

Qui appare chiaro come sia Gesù stesso che suscita tali desideri, che stimola alla Co­munione. Insistentemente ha chiamato e con­tinua a chiamare le anime ad accostarsi, al­meno spiritualmente, ai tabernacoli, a fare fre­quenti Comunioni spirituali. Per esempio, nel diario del 2.10.1948 si legge:

Udii la sia voce divina dirmi così: "[...] io voglio, figlia cara, che tu parli della croce, dell'amore alla sofferenza, perché è da esso che viene la salvezza e dall'Eucaristia, che è prova di amore infinito, è alimento delle anime.

Di' alle anime che mi amano, che nei loro lavori vivano unite a me. E, quando sono sole nelle loro stanze, molte volte, sia di giorno che di notte, si inginocchino col capo chino dicendo: «Gesù, io vi adoro in tutti i luoghi dove abita­te sacramentato; vi faccio compa­gnia per coloro che vi disprezza­no; vi amo per coloro che non vi amano; vi dò sollievo per coloro che vi offendono. Venite al mio cuore!».

Questi momenti saranno per me di grande gioia e consolazione. Quali crimini si commettono con­tro di me nell'Eucaristia!".

Sovente Alexandrina esprime la sua ansia di ricevere Gesù sacramentato, non accon­tentandosi delle Comunioni spirituali:

"O mio Gesù, un'altra settimana di immenso sacrificio! Devo stare senza di voi. Non vi riceverò an­cora. Abbiate pietà di me, Gesù, vedete che sono abbandonata: mi pare di non avere nessuno in mio favore. Non guardate al numero delle mie miserie, alla mia inde­gnità, al mio nulla: abbiate com­passione di me! [...]

Venite a me, regnate nel mio cuo­re: siete Voi e solo Voi l'alimento della mia anima. Datemi la vita del­la grazia, datemi il vostro amore! [...] Guardate la mia anima, Gesù: va innamorata alla vostra ricerca nei vostri tabernacoli. Voglio rice­vervi, voglio possedervi!".

Desideravo tanto tanto il giorno del sacro Cuore di Gesù! (per rice­vere l'Eucaristia).

Ho fame di lui, vorrei mangiarlo sempre più.

 

§ 3° - NELL'ATTESA

Alexandrina si prepara a ricevere Gesù sa­cramentato sempre con molto raccoglimen­to, eppure a volte le pare inadeguato per un evento tanto sublime.

È nel mio calvario che soffro, è nella mia croce che anelo giorno e notte ad essere pura e ad amare follemente il mio Gesù... In que­sta ansia di amare bene e molto, e di soffrire tutto per Gesù, mi so­no preparata per riceverlo.

Questa mattina, quando mi pre­paravo per ricevere il mio Gesù, sentivo nella mia anima un vuoto tanto grande che neppure il mon­do intero sarebbe stato capace di riempire e saziare. Avevo fame: vo­levo riempirmi. Ma la mia fame non era del pane né delle cose del­la terra: il cuore aveva aneliti e so­spiri per Gesù.

Sentivo la tristezza che il mondo dovrebbe sentire, ma che malau­guratamente non sente: sentivo la follia con la quale si butta nelle passioni.

"Povero Gesù, come siete disgu­stato e offeso! Che pena io ho di non poter consolarvi!".

Con queste sofferenze e con alcu­ne preghiere mi preparai a riceve­re Gesù.

Feci la mia preparazione per rice­vere Gesù, ma oh, come la feci! Tanto triste e amareggiata.

Nell'imminenza di ricevere l'Ostia, la fissa con tale intensità d'amore che alle volte si sen­te «presa» da una forza soprannaturale: scende dal letto, si inginocchia (lei, paralizzata!). Que­sto avviene solitamente durante la S. Messa.

Cominciò la S. Messa. Ebbi la for­za per resistere tutto il tempo sen­za stare a letto. Mi pareva di sta­re tutta immersa in Gesù e con­templavo con gioia le sacre Ostie che stavano sull'altare. Che con­tentezza: una di esse sarebbe stata alimento della mia anima!

Che grande grazia! Egli scendere dal Cielo sulla terra per mio amo­re! Nel momento di riceverlo sen­tii impulsi di lanciarmi verso la sa­cra Ostia, abbracciarla, divorarla. Nella celebrazione del santo Sacri­ficio della Messa la mia anima spe­rimentava pace, soavità, dolcezza. Mi offrivo a Gesù, tramite le ma­ni della Mamma, per essere im­molata con lui.

Alla elevazione sentii impulsi di al­zarmi e volare a Gesù-Ostia. Mi vinsi e aspettai il momento in cui Egli sarebbe venuto a me. Allora non potei più resistere: dovetti in­ginocchiarmi ed in uno stretto ab­braccio mi intrattenni con lui. Avevo ansie di amarlo e gli dice­vo solo: «Voglio amarvi, mio Ge­sù! Voglio morire d'amore".

Il diario del 12 ottobre 1944 offre una scena in cui lo slancio d'amore raggiunge il culmine.

Questa mattina avevo appena fat­ta la mia preparazione per riceve­re Gesù, quando giunse il mio par­roco'. Collocato il Sospirato della mia anima sul tavolino e accese le candele, mi disse: "C'è qui il Si­gnore a farti un po' di compagnia. Verrà qui il signor p. Umberto a dartelo".

Appena il signor parroco se ne fu andato, una forza venuta da non so dove mi obbligò ad alzarmi. Mi inginocchiai davanti a Gesù, mi chinai verso di lui: il mio viso ed il mio cuore non erano mai stati tanto vicini a lui. Che felicità, la mia! Godere tanto da vicino l'og­getto della mia follia d'amore!

Gli confidai molte cose mie, di tutti i miei cari, del mondo inte­ro. Mi sentivo aere in quelle fiamme divine.

Anche Gesù mi parlò: "Ama, ama, ama, figlia mia! Non avere altra preoccupazione che quella di amarmi e di darmi anime. Dove c'è Dio c'è tutto: vittoria, trionfo". Chiesi agli angeli di venire a lo­dare Gesù cantando con me, e cantai sempre fino a che fui ob­bligata dal signor p. Umberto a tornare nel mio letto.

Presa dall'amore divino e infiam­mata in esso, feci la S. Comu­nione.

 

§ 4° - COMUNIONE SACRAMENTALE

Tra le varie estasi nelle quali Alexandrina rivive le fasi della Passione, molte riguardano la Cena e il «momento di amore e di me­raviglia senza pari», l'istituzione dell'Eucari­stia: «il più grande dei miei Sacramenti, il più grande miracolo della mia sapienza» le dice Gesù. Alexandrina ne esprime il signi­ficato più profondo e vasto. Non possiamo tralasciare di riportarne almeno un esempio, anche perché si comprenda meglio il suo at­teggiamento di orante in presenza di tale mi­racolo.

(Dal diario del 2.8.1946)

Vidi il dolce Gesù benedire il pa­ne e, in quel momento di amore e di meraviglia senza pari, sentii che il mondo era un altro. Gesù si dava a lui in alimento: partiva per il Cielo e restava nel mondo. Quell'amore si estese su tutta l'u­manità.

Nei brani che seguono, Alexandrina tenta di descrivere ciò che prova, appena ricevuto il Sospirato della sua anima. Sono sentimenti diversi a seconda del momento: della sua si­tuazione esistenziale e della volontà di Gesù.

Alcuni ci sono di esempio; altri di confor­to, trovandoci noi stessi in situazioni analoghe. Fatta la S. Comunione, sentivo una grande unione col Signore e, dopo, un forte calore e una forza che mi abbracciava.

Passai tosi alcuni momenti e alla fine il Signore mi parlò: "Io ven­go a te perché tu ti unisca tutta a me. Perché tanto scoraggiamen­to?".

Alla fine della S. Comunione, co­me mi sentivo bene col Signore! Che unione tanto grande!

lo dicevo al mio caro Gesù: "Co­me è consolante la vostra pace! Come è consolante amarvi!". E co­sì mi intrattenni un po' di tempo col mio Gesù.

La giornata di oggi spuntò per me tristissima. Nel ricevere Gesù, il mio dolore venne soavizzato, la tri­stezza scomparve. Stetti per un po' di tempo in uno stretto abbraccio con Gesù, senza che mi dicesse nulla. Ma il cuore e l'anima si sen­tivano bene con lui.

Ma non sempre sente questa consolazione! Mi causa tristezza e dolore il mo­do in cui Lo ricevetti oggi. Mi di­menticai subito della sua visita di­vina: non ho amore per Lui! Ricevetti Gesù con gelo, ma un gelo che fa gelare tutto.

Il mio cuore e la mia anima si tor­cono e ritorcono per l'afflizione.

Ho paura di questo abisso di mi­seria, ho paura del mio nulla. Oggi, dopo aver ricevuto il Si­gnore, rimasi per molto tempo in uno stato di afflizione. Era la mor­te completa che regnava in me. Io dicevo al Signore: "Che soffra io la morte, ma che viva il mondo!". Il parroco mi fece qui un'ora di adorazione. Fu molto bella. Can­tavano tanto bene! Mi faceva ri­cordare il Cielo.

Il mio cuore voleva volare verso l'Ostia consacrata, ma questa mor­te che sento in me non mi per­metteva di muovermi.

Il mio Gesù non mi concesse di avere un momento di consolazio­ne né di sollievo. Tutto era tri­stezze e tenebre in me e attorno a me. E io, nell'intimo del mio cuo­re, mormoravo a Gesù: "Prendete tutta la consolazione per voi; la mia tristezza sia la vostra gioia; il mio dolore, il vostro sollievo. O mio Gesù, io voglio solo amarvi nel dolore più cruciante. Credo e confido di amarvi e che, con la vo­stra grazia, camminerò e vincerò. Che importa che la morte mi ru­bi tutto, se posseggo voi? Voi sie­

te tutta la mia ricchezza; null'altro voglio al mondo".

Quando sente in sé la presenza reale di Gesù nell'Ostia consacrata, ne trae forza per resistere nel suo martirio.

Sentii Gesù inondare la mia ani­ma con la sua presenza reale. Mi diede forza per cantare e pregare fino al tardo pomeriggio. E sem­pre nei più vivi aneliti di darmi a Gesù e alla Mammina, amandoli sempre di più.

Oggi finalmente feci la S. Comu­nione: benedetto sia Gesù! Mi sen­tii tanto folle d'amore nel ricever­lo! Sentii per alcuni momenti la grandezza del suo amore e la sua unione intima con me.

Fu in ginocchio, in un impeto d'a­more che lo ricevetti. Non seppi resistere alla forza che mi obbligò ad alzarmi (dal letto).

Passarono alcuni momenti di gran­de unione con lui! Se il mondo co­noscesse le tenerezze di Gesù, cer­cherebbe solo il suo amore e vi­vrebbe solo per lui.

Aspettavo il mio Gesù con tanta ansia: non arrivava mai l'ora di ri­ceverlo! Venne finalmente, scese al mio povero e indegno cuore, mi fece subito sentire che era Lui. Mi riempi; il mio cuore divenne tanto grande! Pareva non starmi nel petto: era come se avessi in me tutta la volta del cielo.

Continua l'alternanza tra luce e tenebra. Egli venne: nonostante le mie grandi miserie, non ricusò di en­trare. Ma tardò a farmi sentire la sua presenza sacramentale. Mi pa­reva di non aver cuore e mi sen­tivo lontana, molto lontana da Ge­sù. Quanto più lo inseguivo e cor­revo alla sua ricerca, tanto più sen­tivo che Gesù fuggiva via da me e scompariva.

E così, in questa ansietà, passaro­no alcuni minuti. Quando Gesù ne ebbe abbastanza di vedermi correre alla sua ricerca, mi mostrò che veramente io avevo il cuore e che Egli vi abitava. Mi disse: “Figlia mia, figlia mia, l'anima che corre andando alla ricerca di Ge­sù, senza sperare che le venga in­contro, gli dà maggior prova d'a­more. Io non mi sono separato da te. Non sai con quale ansietà mi cercavano per ritrovarmi mia Ma­dre santissima e mio padre puta­tivo S. Giuseppe? Io li avevo la­sciati ed ero rimasto con loro; mi ero assentato ed ero rimasto pre­sente”.

Gesù venne, entrò nel mio cuore, entrò con tanta dolcezza, luce e amore da lasciarmi in una pace ce­leste e come addormentata, ma udivo la sua voce divina dirmi: "Qui Gesù, figlia mia, che fa del tuo cuore un Paradiso in ter­ra. Dormi, dormi il sonno degli angeli, immersa nella vita e nell'a­more di Cristo. Tutto il tuo esse­re è immerso in me questo è il sonno, la vita degli eletti del Si­gnore. Dormi, dormi' nella mia pace, nel mio amore".

"O Gesù, o Gesù, appena vi ho ri­cevuto mi sono sentita come ad­dormentata, ma in un sonno di lu­ce, in un sonno d'amore. Siate be­nedetto e lodato per tutto!".

Ma «la partecipazione al Corpo e Sangue di Cristo altro non fa se non che ci mutia­mo in Colui che prendiamo». E Alexandri­na, in certe Comunioni, arriva a sentire pro­prio questo!

Entrò l'Ospite divino e, senza ba­dare a tanta miseria e indifferen­za, non rifiutò di scendere nel mio cuore.

Dopo alcuni momenti, io ero un'al­tra: il Cielo si chinò su di me, ri­mase unito alla terra, mi assorbi in sé. La mia anima si illuminò: io ero grande, grande come Dio.

E Gesù nel mio cuore mi parlò: “Figlia mia, figlia mia, sei immersa, sei imbevuta nell'amore di Gesù”. Venne il mio Gesù; appena entra­to in me, dissipò le tenebre: tutto il mio interiore rimase illuminato dal suo amore, dalla sua pace. Divenni un'altra. Ora potevo pro­prio dire: «Non sono io che vivo, ma Gesù"».

Concludiamo il capitolo con due brani che mettono in evidenza come, non soltanto l'a­nima anela all'unione col suo Amato, ma Ge­sù stesso ha ansie d'amore e anela ad unirsi alla sua creatura, a possederla interamente. Un giorno le portano inaspettatamen­te l'Eucaristia.

È indicibikla gioia che sentii e nello stesso tempo la confusione. Gioia per essere arrivato il Sospi­rato della mia anima e confusione per tanti doni ricevuti. Come Ge­sù è buono! Non rifiuta di venire al mio nulla, alla mia miseria! Appena entrato nel mio cuore mi parlò così: "Figlia mia, figlia mia, non posso vivere senza dimorare nel tuo cuore. È vero che abito sempre in te, ma ora sono venuto più reale, in corpo e spirito".

Lo ricevetti nel mio cuore ed Egli subito mi confortò con queste pa­role: "Che amore, che amore, che eccessi di amore io ho per te, che prodigi di amore, figlia mia! Tu so­spiravi di avermi nel tuo cuore e io sospiravo di possedere tutto il tuo.

 

CAPITOLO 8°

IO IN LUI, LUI IN ME (preghiera del cuore)

Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. (Sal 83,3)

Il mio diletto! Eccolo, viene. Il mio diletto è per me e io per lui. (Cr 2,8.16)

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. (Gv 14,23)

Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola. (Gv 17, 21)

Mi affatico e lotto con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza. (Col 1,29)

Sentivo ardenti aneliti a dissolvermi in fuoco divino e a sommergere in que­sto amore i cuori e le anime.

Tutto il mio essere è un soffio immerso nella vita divina.

Rimasi in Lui e Lui in me come se fos­simo uno solo.

Io ero Gesù e Gesù era me; noi due eravamo la stessa offerta al Cielo.

Ogni anima che ama profondamente Dio, che è arrivata ad un certo grado di elevazio­ne spirituale, che è sufficientemente spoglia di cose vane, libera da impedimenti dovuti alla vita terrena, vive dei momenti in cui spe­rimenta l'unione col suo Amato. Passa attra­verso diverse esperienze.

1) Io in Lui. L'anima anela ad appartenere all'Amato, a donarsi totalmente. Considera la sua piccolezza di creatura e l'infinita im­mensità del Creatore, ma non si sente sgo­menta perché sa di essere amata, quindi è spinta dallo slancio d'amore che supera ogni distanza, che vuole unirla indissolubilmente all'Amato e si «butta» in lui, si sente «ab­bracciata» da lui, «affonda» in lui, si sente «scomparire» in lui come assorbita, si sente «posseduta».

Ricordiamo: «l'acqua unita al vino sia se­gno della nostra unione con la vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra na­tura umana» (dalla liturgia Eucaristica). Alexandrina dice, per esempio:

Fissando il suo divin Cuore gli di­co: "Lasciatemi, Gesù, entrare in quella piaga divina, in quel Cuo­re d'amore: voglio nascondermi, scomparire, sciogliermi in quel

fuoco come ghiaccio che si scio­glie al sole e scompare nascosto nella terra".

2) Lui in me. L'anima «abbraccia» l'Amato, lo stringe a sé fino a farlo penetrare in sé, lo «assorbe», sente di «possederlo».

Alexandrina dice che sente voglia di «di­vorarlo»:

Ho fame, ho sete di possedere Ge­sù. Non cessa: è divoratrice. Vuole incorporare in sé tutto il divino: Vorrei aggrapparmi alla santissima Trinità, al Cuore divino di Gesù sacramentato e crocifisso, alla ca­ra Mamma e divorarli. Sento che se potessi stringerli tutti tra le mie braccia avrei verso di loro furie di amore più forti che le belve fu­riose.

3) Io in Lui e Lui in me'. Nei due momenti suaccennati abbiamo rispettivamente l'anima nell'Amato e l'Amato nell'anima, l'anima pos­seduta e l'anima che possiede, l'anima che di­ce «sono vostra» e l'Amato che dice «sono tuo».

Quando ci fosse la coesistenza dei due mo­menti, dei due stati esistenziali, si avrebbe una mutua appartenenza, un «mutuo assor­bimento» come dice il Courtois, una com­penetrazione totale.

In un'estasi Alexandrina sente Gesù dirle: "Figlia mia, amore, amore, amore! Il tuo cuore e il mio sono uno so­lo: sei tutta trasformata in me. Io sono la tua vita: tu non hai la vi­ta umana, hai la vita divina; non hai la vita della terra, vivi la vita del Cielo".

È lo stato della «unione trasformante».

4) Fede cieca epura. In altri momenti, però, l'anima sposa di Gesù deve fare l'esperienza amara dell'aridità più assoluta, del sentirsi ab­bandonata da Dio, o addirittura del dubita­re della esistenza di Dio. Deve avanzare ri­petendo «credo» senza sentire di credere!

Gesù dice ad Alexandrina:

"Ripeti il tuo «credo»: devi vi v r di Fede senza sentire la Fede, i amore senza sentire l'amore. Da te voglio solo il tuo «credo», la tua saldezza nella croce, la tua gene­rosità eroica, sempre eroica".

Ma quel sentirsi abbandonata non vuole affatto dire che indichi un venire meno del­la unione, della fusione sponsale.

Infatti, l'anima sposa di Gesù partecipa a tutta la vita dello Sposo, quindi anche a tut­te le sue sofferenze, tra cui quella atroce del

sentirsi abbandonata persino da Dio, come Gesù nei momenti culminanti della sua Pas­sione e agonia.

Ecco perché, nella famosa «supplica» alle anime consacrate, Gesù dice: "Io, Sposo cro­cifisso, sposo crocifiggendo.

Il presente capitolo è stato suddiviso in quattro paragrafi, corrispondenti ai momen­ti suaccennati.

 

§ 1 ° - IO IN LUI

a) L'anima si dona a Gesù

Talvolta è impossibile resistere a tanta ansia, a tanti desideri di dar­mi a Gesù, di essere solo sua, di appartenere tutta a lui, di amarlo e di vedere in tutto il suo divino amore.

Io sono di Gesù nella gioia, sono di Gesù nella tristezza, sono di Ge­sù nelle tenebre, nelle orribili tri­bolazioni, nella povertà, nell'ab­bandono totale.

"Ancora una volta voglio dirvi: so­no vostra nel tempo e vostra sarò nell'eternità. Solo a voi mi dò e solo a voi voglio appartenere. [...] O Gesù, o Gesù, io sono vostra e per voi è tutto il mio vivere".

b) L’anima si tuffa nel divino Amore

"O Gesù, voglio amarvi e perder­mi nell'immensità del vostro amo­re. [...] Amarvi, mio Gesù, amar­vi, nascondermi in voi, in voi scomparire per sempre!".

Sento che il cuore, di tanto in tan­to, tenta di abbandonare il mio corpo, tenta di volare in alto, mol­to in alto. Va assetato, va folle d'a­more; sale a somiglianza del fumo che scompare in alto.

Il cuore vuole scomparire, vuole nascondersi in una grandezza in­comparabile; sono mondi, sono cieli di grandezza illimitata ed es­so vuole andare e restare per sem­pre in quella grandezza che lo at­trae, in quella grandezza per la quale solo sospira.

Vorrei esprimere i sentimenti del­la mia anima; è impossibile. La mia lingua non sa muoversi per parlare di tale grandezza: la gran­dezza di Dio, il potere di Dio, la bontà e l'amore di Dio!

"Siate benedetto, mio Gesù, per­ché mi fate conoscere tutto que­sto!".

Ah, vorrei che tutto il mondo co­noscesse questa grandezza! Non vi sono lingue che possano descri­verla né cuori che possano sentir­la. È necessario un potere supre­mo per sopportarla.

Cosa è mai un'offesa fatta a questa grandezza suprema! E come sono tante le offese che si commettono! Se il mondo le comprendesse! Posseggo una luce che non mi ap­partiene, che mi fa vedere e comprendere tutto con chiarezza. Sen­to il bisogno di piangere per non saper esprimere queste verità.

Il fuoco del cuore... mi dà delle ansie tanto grandi, tanto infinite di amare Gesù, la sua legge e tut­to quanto è suo, di amare la Mam­ma e tutta la santissima Trinità. Voglio solo appartenere intera­mente a questa Divinità, consu­marmi e scomparire in essa.

Sempre più struggente è il desiderio di «perdersi» nell'Amato, specie quando i tor­menti squassano con maggior violenza.

Soffro, soffro molto. Subito mi lan­cio in spirito tra le braccia di Ge­sù e, molto afferrata a lui, gli dico: "Ciò che voglio è amarvi, mio Ge­sù, e vincere il mio dolore con la vostra grazia. Io sono vostra, mio Gesù, e non vi mollerò".

E con questa forza di volontà di non separarmi da Gesù, passa tut­ta la tormenta furiosa, passano i venti disastrosi che tentano di strap­parmi da Gesù e di distruggermi.

"Gesù... muoio, muoio solo dal desiderio di perdermi in voi e so­lo nel vostro divino amore consu­marmi. [...]

Consumatemi nelle vostre fiamme divine, bruciatemi in esse fin~ a che io muoia. Solo cosi sarò con­tenta".

c) L’Amore accoglie e risponde

"Io, follemente innamorata di voi, mi lancio tra le vostre divine brac­cia e sento che voi, con tutto l'a­more, mi accogliete e abbracciate". Con Gesù tutta l'amarezza è dol­ce, tutto il dolore diventa soave. Ah, se tutti conoscessero l'amore di Gesù!

Gesù mi aspetta a braccia aperte per ricevermi; mi aspetta pieno di sor­riso e di amore. Vuole possedermi, vuole incendiare la mia freddezza nella fornace del suo Cuore divino. Che unione tanto intima io senti­vo col Signore! Che pace tanto grande! Mi pareva di non essere di questo mondo.

Un calore mi bruciava tanto e una forza interiore mi stringeva tanto. Il Signore mi chiamò «suo amore». Mi diceva: "Sei mia, tutta mia, so­lo mia. Non sei di nessun altro. Ti ho creata per questo: sei il mio amore, sei la mia vittima".

d) Riconoscenza

"O Gesù, quale profumo angelico! Che vita, che vita celeste!

Mi pare di non aver neppure cor­po. Tutto il mio essere è un soffio immerso nella vita divina.

Siate benedetto, mio Gesù! Il mio eterno «grazie» sempre sempre, notte e giorno".

Dal cuore di Alexandrina zampilla il canto: Nuotare nel tuo amore è forza della croce. Voglio amarti sempre, voglio amarti sempre.

Sempre soffrire, sempre soffrire, sempre soffrire per te, Gesù, per te, Gesù!

 

§ 2° - LUI IN ME

a) Gesù parla della inabitazione

"Figlia, tu non ti stanchi di dirmi di abitare in te e io non mi stan­co di vivere in te. [...]

Ripeti sempre la preghiera che ti ho insegnata tanti anni fa: «O mi~_-, Gesù, io credo che siete presente in me: vi adoro e confido che non mi abbandonate neppure per un solo istante». [...]

Abito in te, ma non abito solo: abito con la Trinità divina. E la tua cara Mamma non può trala­sciare di accompagnarci! [...]

È quasi completato il mio divino lavoro nella tua anima (siamo nel­lagosto del 1948). Ho lavorato con mio Padre e con il divino Spirito Santo: quali grandi meraviglie e numerosi prodigi abbiamo opera­to in te! [... ]

Sei un vaso pieno di aromi. Il tuo cuore è trono di amore, di purez­za, di delizie per tutta la Trinità divina: abita in te per arricchirti sempre con tutta la grazia e le ric­chezze divine. Va' con la forza del tuo Gesù a dettare tutto perché nulla rimanga occulto".

b) Alexandrina ne è consapevole

"Gesù, è dal nulla che fate tutto e riempite ciò che è vuoto.

Mi avete riempita delle vostre grandezze, della vostra purezza e del vostro amore. Mi avete ador­nata con tutto ciò che è vostro e della vostra cara Mamma".

Cerco di vivere sempre, sempre il più possibile, nell'intimo della mia anima. E come vivo? In ginocchio (spiritualmente) a mani giunte, a ca­po chino, adorando e amando la santissima Trinità.

Io adoro, amo soltanto coi miei desideri: con la mia miseria non posso fare di più.

Oh, se ottenessi che tutte le ani­me vivessero la vita intima con questo tesoro divino e lo adoras­sero e amassero!

Di notte, vegliando:

Passavano le ore e io mi racco­glievo in me per parlare con le Per­sone divine nella mia anima. Sen­to tante volte la loro regalità divi­na in me!

Mi piace tanto vivere nella solitu­dine e nel silenzio con queste Per­sone.

Sento che il divino Spirito Sant [...] mi irradia del suo amore, m^ -­dà effusioni del suo fuoco divino, mi porta ad ispirazioni sante, mi stimola a praticare opere buone, opere di carità, e tante volte con molto sacrificio. Per quante cose io sento la sua azione divina!

c) Il patire delle anime-vittime

Le anime-vittime che cooperano alla re­denzione patiscono una parte delle infinite sofferenze del Cristo, e sono aiutate dalla sua divina presenza.

Gesù dice ad Alexandrina:

'In tutte le cose ti ho resa simile a me: è la crocifissione occulta, è la crocifissione mistica'. Il sangui­nare del tuo cuore e della tua ani­ma è sofferenza mia; il sanguina­re del tuo cuore e della tua anima rivela la nostra unione indissolu­bile. Solo per il sublime, solo per cose grandi sei stata scelta".

Sentii lo sfinimento del corpo (sta rivivendo la Passione) e dissi: "Gesù, siate con me! Non ho forze per terminare.

"Abbi coraggio, figlia mia: la tua forza è divina perché in te sto io". lo non vivo, ma vi è in me un'al­tra vita che vive e ama, che vive e possiede tutto'.

Sento che questa vita è ferita, ol­traggiata, calpestata da ingrati. lo non posso tollerarlo: voglio rime­diare a questo male e non posso! Sente da Gesù:

"Il mondo mi offende molto: il mio dolore è immenso. lo soffro milioni e milioni di volte di più del dolore che ti faccio sentire.

Tu soffri molto, angelo mio, sof­fri al punto di non potere soffrire di più, ma sono io che soffro in te. Tu soffri, ma io mi sono rive­stito del tuo corpo perché tu po­tessi camminare con la croce e sa­lire il tuo calvario. Vinci con 1 forza divina". ­Quanto più doloroso è il mio mar­tirio, tanto più io lo voglio e tan­to più riconosco la mia miseria e la mia nullità.

Mai, mai io sarei capace di tanto: io che non sono neppure un pic­colo verme della terra, io che non sono neppure un'ombra, che non sono nulla, come potrei resistere a tanto, se non fosse Gesù a soffri­re, a lottare e a vincere in me?

Ah, si: è Lui, solo Lui con la ca­ra Mamma ad essere la forza nel mio calvario.

d) Alexandrina deve rivelare Gesù che è in lei

La presenza di Gesù nella creatura deve trasparire da tutti i suoi atteggiamenti, in mo­do che gli altri si accorgano della vita divi­na che possiede. Cosi si esprime Gesù rivol­gendosi ad Alexandrina:

"Voglio che tutto ciò che è mio traspaia da te: voglio che i tuoi sguardi abbiano la purezza dei miei; voglio che le tue labbra ab­biano il sorriso, la dolcezza delle mie; voglio che il tuo cuore abbia

la tenerezza, la carità e l'amore del mio. Insomma, voglio che in tut­to tu mi imiti: ti voglio somi­gliante a me. Voglio che il tuo cor­po sia il corpo di Gesù, un altro Cristo. [...]

Io sono la luce dei tuoi occhi, il movimento delle tue labbra, l'a­more e il Signore del tuo cuore. [...] Vi sono molti che in te ve­dono me. Ed è ben vero che non è Alexandrina che vive: è Gesù che vive in lei".

e) Deve anche irradiare Gesù

Non basta che gli altri si accorgano della vita divina che è in lei: occorre che ne ven­gano fatti partecipi.

Alexandrina si sente tutta pervasa da Dio; ma questa ricchezza d'amore divino deve tra­boccare da lei sull'umanità. Riesce a posse­dere Dio, ma per donarlo ai fratelli.

Gesù le dice:

"Il vuoto che ho fatto in te è per riempirti delle mie ricchezze, per darti la purezza, la dolcezza e l'a­more che tanto ansiosamente desi­deri. Mi consolo molto nel veder­ti alla mia ricerca in queste ansie dolorose. Riémpiti, perché tutto questo è la forza nel tuo dolore.

Tutto questo voglio che tu dia al­le anime: io sono folle d'amore per loro. [...]

Ascoltami: hai nel tuo cuore il Cielo, la Trinità divina, che non è venuta ora, ma abita sempre in te. Si delizia tutta quando parli di lei: quale gloria, quale gloria le vien data per mezzo tuo!

Quante anime vivono la vita inte­riore, la vita della santissima Tri­nità per tuo tramite! [...]

Parla in te il Padre con il suo po­tere e la sua sapienza, il Figlio con la sua redenzione e il suo amore, lo Spirito Santo con la sua luce. Tutto è a favore delle anime: tut­to traspare da te e nelle anime si infonde. [...]

Sei trasformata in Cristo, vivi la vita di Cristo, dài alle anime la vi­ta di Cristo".

Questo ruolo di mediatrice è meravigliosa­mente sintetizzato nella esortazione di Gesù: "Riémpiti per riempire, infiàmmati per infiammare".

Alexandrina, infatti, ha sempre invocato che ne siano riempiti tutti.

A questo martirio di voler riem­pire il vuoto che ho in me se ne aggiunge un altro più doloroso an­cora: sono ansie infinite non di riempirmi ma di riempire, sono ansie infinite di possedere il mon­do per arricchirlo, per salvarlo.

Queste ansie infinite sono supe­riori alle mie forze: solo Gesù può sopportarle.

"O mio Gesù! Cosa vorrei dirvi! Vi parli il mio cuore: riempitemi di voi, riempite tutti coloro che mi sono cari, riempite il mondo intero!".

 

§ 3° - IO IN LUI E LUI IN ME

a) Mutua appartenenza

Il sentimento di mutua appartenenza è chiaramente espresso nei brani seguenti. In un'estasi Alexandrina canta:

Gesù è mio,

io sono di Gesù. Gesù è mio,

io sono di Gesù. Solo per tuo amore abbraccio la croce.

Il Signore mi diceva: "Figlia mia, figlia mia, tu dici che sei tutta mia; e io sono tutto tuo. Ho già preso possesso di te, sono Re e Signore del tuo corpo e della tua anima, e tu sei la mia sposa, sei la mia re­gina.

Io ero accarezzata dal Signore mentre mi diceva: "Come è soave, come è dolce l'unione con me!". Oh, come mi sentivo bene col mio caro Gesù! Io non potevo lasciar­lo e gli dissi: "O mio Gesù, io non vi posso lasciare".

E il mio Amato mi disse: "Va', fi­gliolina: io non mi assento da te: tu vivi in me e io in te. [...] Alexandrina è tutta in Gesù e Ge­sù è tutto in Alexandrina. Ti amo tanto. [...]

Vivi sempre in unione con me per­ché io solo possa vivere in unione con te".

Ricevetti il mio Gesù (sacramentato). Rimasi io in Lui e Lui in me co­me se fossimo uno solo. Oh, co­me è dolce la vita dell'amore! Co­sa sarà mai la vita del Cielo!

Poco dopo il Signore mi disse: "La follia d'amore di Gesù riempie i cuori, irradia le anime".

Spesso l'unione è significata dalla fusione dei due cuori.

Udii la voce del mio Desiderato dirmi: "Figlia mia, figlia mia, sei tutta mia. E mio il tuo cuore: l'ho fuso nel mio; sono i due in uno solo. [...]

Si unirono i nostri cuori per l'a­more, per il dolore, per la vita. [...] Quale unione, quella dei nostri cuori! Nulla vi è che ci separi. Sof­friamo nello stesso dolore, amia­mo nello stesso amore".

Ma non sempre Alexandrina sente questa realtà. Sovente deve crederci per Fede.

Mi univo a Gesù ripetendo molti atti di Fede per credere che Lui stava in me e io in Lui, che era­vamo inseparabili l'uno dall'altro.

La mutua appartenenza a volte è sentita con tutta la santissima Trinità.

Mentre tutta sola ripete il suo «credo» con l'impressione di mentire:

Gesù venne improvvisamente con­ducendo con sé il Padre e lo Spi­rito Santo.

Avevo luce, avevo pace. "Infiàmmati, inébriati in questo Spirito Divino, o sposa diletta. Tu vivi in noi e noi in te. Sei il ta­bernacolo della santissima Trinità [...] Vivi questa vita e falla vivere".

b) Trasformazione

L'unione stretta, intima, profonda, porta al mutuo assorbimento, alla trasformazione dell'uno nell'altro. Questa può essere espres­sa in duplice modo: Gesù trasformato in Alexandrina o Alexandrina trasformata in Ge­sù, ma è sempre la stessa cosa in sostanza. Nei colloqui, Gesù adotta ora una ora l'altra espressione.

"Figlia mia, follia d'amore per le anime, follia d'amore per me. Sei folle per le anime a mia somiglian­za. Ho reso il tuo calvario simile al mio. La tua vita è vita di Cristo: vive Cristo trasformato in te. [...] Tu vivi, figlia mia, vivi in Cristo, vivi con Cristo, vivi la vita di Cri­sto, vivi la vita di vittima, la vita di salvezza. Confida: sei trasfor­mata in me. Vivi per me e per le anime".

L'unione ha quindi per scopo la salvezza delle anime. La mutua trasformazione si at­tua nel ruolo di Ostia, comune ad entrambi.

Gesù, io sono con voi in ogni luogo ove abitate sacramentato. Badate, Gesù, è come se io stessi là in corpo, anima e cuore; più an­cora: io sono con voi nella pissi­de; di più: sono con voi in ogni Ostia ove abitate sacramentato".

In questa stretta unione (dopo la trasfusione della goccia di sangue)`, dopo un po' di silenzio, mentre le fiamme continuavano a bruciarmi, Egli mi disse: "È fuoco, è fuoco, è amore, amore divino, figlia mia. Due cuori in un sol Cuore, due vite in una sola vita. È Gesù con la sua crocifissione (rivissuta da Alexandrina) a salvare il mondo. Soccorrilo, soccorrilo, sposa cara! Soccorrilo, che è tuo: te l'ho affi­dato, salvalo".

Ed ecco, in bellissima sintesi, l'essenza del­la sua spiritualità:

Sentivo ardenti aneliti a dissolver­mi in fuoco divino e a sommer­gere in questo amore i cuori e le anime.

E sentiamo Gesù parlare ancora di questa immedesimazione.

"Che mondo, che mondo di pec­cato! Che mondo, che mondo, che orribile mondo di vizi! Il mio di­vino Cuore soffre attraverso il tuo cuore; il mio divino Cuore ama at­traverso il tuo amore. Amo io e ami tu. Tu ami col mio amore, tut­ta ti dài per mio amore; tu ti lo­gori, ti consumi per mio amore e per le anime. [...)

O figlia mia, o sposa cara, io so­no qui nel tabernacolo del tuo cuore. Ripeti il tuo «credo». Io so­no qui. Tu sei il tabernacolo ove abito giorno e notte senza assen­tarmi. Tu sei l'Ostia che con me si immola; tu sei l'Ostia attraver­so la quale le anime comunicano con me. Tu vivi con me nell'Eu­caristia, vivi la mia vita.

In questa immolazione continua (siamo nel gennaio del 1955), in que­sta unione indissolubile, in questa vita tanto mistica e divina, le ani­me mi ricevono grazie a te. [...] Io sono uno con te: vivo in te la stes­sa vita che vivo con il Padre. [...] Venni sulla terra per il Padre e in nome del Padre a riscattare il mon­do. Tu, in mio nome, in me e per me continui la mia opera di sal­vezza".

Rivivendo l'agonia nell'Orto:

Gesù, in me, prendeva il calice del­l'amarezza e frequenti volte lo of­friva all'Eterno Padre.

lo ero Gesù e Gesù era me: noi due eravamo la medesima offerta al Cielo.

Dopo la Passione Gesù la conforta: Rimasi col mio capo posato sul suo grembo: mi pareva di stare nel centro di un rogo d'amore im­menso, infinito.

Quelle fiamme, quel fuoco pene­trò in tutto il mio essere. Il mio cuore e la mia anima presero una vita nuova: io non ero più io, ero soltanto Gesù.

Gesù dentro al mio cuore mi parlò: "Figlia mia, figlia mia, sei immersa nell'amore di Gesù e ne sei imbevuta.

Terminiamo questo paragrafo con un flash sul momento finale della Passione.

Arrivai sulla cima della montagna. Rimasi inchiodata sulla croce. Gesù assunse la mia carne dilace­rata, le mie ossa, tutte le mie membra: tutto il mio essere fu Cri­sto crocifisso. Il suo grido al Pa­dre passava attraverso il mio cuo­

re e attraverso le mie labbra. Es­sendo Gesù prossimo a spirare, un'onda di fuoco passò su di me. Gesù diceva: "Ha vinto 1' amore, ha vinto l'amore! Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito".

 

§ 4° - FEDE CIECA E PURA

Sono vostra, mio Gesù, nel mio dolore, nella mia ignoranza, nelle mie tenebre, nella mia morte: so­no vostra senza avere vita, senza darvi nulla. Sono la vostra vittima. Vi parli, Gesù, la mia ignoranza, vi parlino le mie ansie insoppor­tabili di appartenere solo a voi e di conoscervi meglio".

A nulla valevano le mie ansie d'a­more: tutto perduto! Mi sentivo in un cimitero immenso e sentivo il mio dolore quasi senza vita, pro­prio come se non stesse già più ad agitarsi, coperto appena di ceneri. Mi venivano in mente quei vermi che nelle pinete fanno la loro ca­sa sotto mucchietti di terra e di le­gno sbriciolato.

In mezzo a tutto questo, vi è sem­pre la mia offerta a Gesù come vittima e sempre il timore di offen­derlo. È un combattimento tre­mendo e quasi continuo. Vivo sen­za vivere, soffro senza soffrire, amo senza amare ".

Dal mio intimo esce un grido di profonda afflizione e di estrema agonia. Non sono udita! Con le mani alzate al Cielo, più volte im­ploro soccorso. A nulla valgono i miei gridi. Non esiste chi possa ave­re compassione della mia agonia.

Terrorizzata, folle di dolore, mi sento sulla cima della più alta montagna, senza vedere nulla per­ché l'oscurità è di dense tenebre. Continuo: "Soccorso, soccorso!". Soccorso da dove, se nulla esiste, se tutto è morto sulla terra e in Cielo?

A nulla valevano gli atti di Fede che io facevo. Mi trovavo nel profondo abisso dell'Inferno a sof­frire tutti i tormenti.

L'anima fissava gli occhi in alto per vedere se riusciva a scorgere Dio: non poteva rassegnarsi ad averlo perduto. Quale sgomento, mio Dio! Quale ineguagliabile sgo­mento!

"Ho perduto Dio, ho perduto Dio per sempre!", gridava il mio cuore. Gesù venne, mi prese per mano, si sedette, fece si che il mio capo si reclinasse sulle sue ginocchia.

"Non hai perduto Dio, non hai perduto Dio, figlia mia, né mai lo perderai. Riposa! Io sono qui per tua pace e conforto.

O grande scienza e sapienza di Dio! Qui vi è tutto: tu ripari per ogni varietà di crimini. Sei vitti­ma scelta da me: soffri la pena del­la perdita che le anime soffrireb­bero se tu non le salvassi".

Ma non sempre Alexandrina ha la visione che la conforta.

Ho tanti dubbi, tanti dubbi: tut­ta la mia vita è di inganni e di il­lusioni; mento a me stessa, mento al mondo intero.

Non so pregare né elevare il pen­siero a Dio. Se mi sforzo di unir­mi a lui, subito mi nasce la ripu­gnanza all'orazione, a Dio e a tut­to quanto è suo.

Non posso quasi pregare: la mia unione coi miei tanto cari Amori pare tagliata. Non mi posso unire a ciò che non c'è, né mi posso uni­re a ciò che non ho.

"O Gesù, io non vi vedo, io non vi sento, ma voglio confidare che siete Voi".

"Colloquio di Fede, colloquio di dolore e di amore, figlia mia: è ciò che Gesù ti ha predetto. Sì, senza l'amore, senza la tua follia d'amo­re non potresti soffrire così e vi­vere di Fede senza sentirla. Confi­da, confida!".

Deve credere senza luce, senza Fede.

"Coraggio, figlia mia, coraggio nei tuoi dubbi, nelle tue tenebre. [...] Tu, sposa, vittima amata, non sen­tirai realmente la mia presenza in te. Devi credere senza amore, sen­za luce, senza Fede. Coraggio, co­raggio! Credi, credi! Il mondo esi­ge tutto".

"Credo in tutte le cose, credo nel­la vita eterna! Vi giuro che credo, anche se mi pare di no. E così va­do camminando senza mare né terra, appena su di un soffio infi­do che sempre mi lascia precipita­re negli abissi. Aiutatemi, Gesù, aiutatemi, Mamma!

Gesù, abbiate pietà dell'abisso del mio nulla! Tutto vi dò e non ho nulla da darvi. Ah, la mia vita sen­za di voi e senza Fede!". "Coraggio, coraggio! Tu hai Fede, hai amore e mi dài tutto. Quanto incantevole e prodigiosa è la tua vita!

Tu fai salire le anime a me. Tu vai in testa: sei salita tanto, sei salita tanto, sei arrivata all'infinito, vivi nell'infinito, parli dell'infinito.

Oh, vita di Dio nelle anime! Oh, prodigi di Dio nelle anime!

Va', vivi di Fede, ripeti il tuo «cre­do». Soffri e ama, soffri e ama!". "Credo, Gesù, credo senza Fede. Perdonatemi, mio Gesù, perdona­temi!".

"Coraggio, coraggio! Le tue ulti­me estasi (siamo a quattro mesi dal­la morte) saranno proprio un cre­dere senza vedere, senza sentire. Io passo come se non passassi".

 

CAPITOLO 9°

INTIMITÀ CON MARIA (devozione alla Madonna)

Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe. (Gn 3,15)

Tutta bella sei tu, amore mio: in te nessuna macchia. (Ct 4,7)

D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. (Lc 1,48)

Non hanno più vino. (Gv 2,3)

Ecco tua Madre! (Gv 19,27)

La madre di Gesù, essere anche madre mia, che prova d'amore!

La Mamma è la mia vita...

la Mamma è luce, la Mamma è forza. "Mia cara Mamma, datemi la vostra mano benedetta; è per Gesù che com­batto".

"Datemi la vostra purezza, il vostro co­raggio e amore per compiere la volontà del mio Signore!".

"Purificatemi il corpo, il cuore e l'ani­ma: preparatemi per la visita di Gesù!". "Insegnatemi ad amare Gesù!".

Nella spiritualità di Alexandrina il ruolo della Madonna è molto importante: tutti i suoi scritti sono permeati della «presenza» di Maria, la Mamma per eccellenza.

E come ad una mamma, più intima e più potente della madre terrena, Alexandrina si rivolge per esprimere il suo amore, per chie­dere aiuti nelle sue numerose e dolorosissi­me contingenze, per chiedere la sua media­zione.

Questo capitolo è suddiviso in due para­grafi:

1° - A Maria, nella lode e nell’afflidamento, dove risalta in modo particolare lo slancio d'amore della figlia che prorompe in traboc­cante riconoscenza, che invoca aiuto e si ab­bandona in affidamento fiducioso;

2° - A Maria, nella richiesta di mediazione. Tale richiesta è frequentissima: Alexandrina sente spontaneamente lo slancio verso Maria per arrivare a Gesù, slancio dovuto al suo amore intenso per la Mamma celeste, alla consapevolezza del suo potere, oltre che del­la propria indegnità, che le fa invocare l'o­pera di Maria come «ponte» verso Gesù.

Va notato però che questa forma di in­tercessione cui ricorre non toglie nulla alla sua intimità con Gesù, al suo sentirsi «uni­ta» a Gesù fino all'« unione trasformante», al suo sentirsi «abitazione» della santissima Tri­nità, come abbiamo visto nel capitolo pre­cedente. Quindi, per Alexandrina, la «posi­zione» della Madonna è perfettamente con­forme a quanto insegna il magistero della Chiesa cattolica. Al riguardo, ricordiamo quanto p. Mariano Pinho ha scritto nella bio­grafia "No Calvario de Balasar": si veda la Prefazione, p. 13.

 

§ 1 ° - A MARIA, NELLA LODE E NELL'AFFIDAMENTO

Alexandrina rivive le fasi dell'anno litur­gico e, molto intensamente, le ricorrenze che riguardano la Madonna.

11 febbraio

Nell'estasi vede la Madonna come è apparsa a Lourdes a S. Bernadette, 1' 11 febbraio 1858. "Mamma, Mamma di Lourdes, sei tutta bella, sei tutta bella, mia ca­ra Mamma! Fammi pura, fammi pura; rendimi simile a te, Mam­ma mia! Come sto bene sul tuo amantissimo grembo!".

25 marzo

Nel giorno dell'Annunciazione, 25 marzo (1953), dopo aver ricevuto

molte centinaia di persone' senza sentirne la stanchezza, mi misi a pensare come il Signore ha creato la Mamma pura e bella per farne la madre di Gesù. La ringraziai di avere accettato, perché altrimenti non avremmo Gesù, non avrem­mo l'Eucaristia.

Uscii fuori di me verso un altro mondo. Eruppi in cantici di gioia fino a notte inoltrata: cantai con amore, in una gioia meravigliosa.

L'importanza che Gesù stesso attribuisce a questo giorno risulta da quanto è scritto nel­la Lettera dell'8.12.1939 a p. Pinho a pro­posito della Consacrazione del mondo alla Madonna:

«Se egli (il Papa) volesse sin da ora annunciare al mondo il giorno del­la Consacrazione scegliendo il 25 marzo 2, che grande giorno!

Giorno dell'Annunciazione, gior­no in cui cominciarono ad aprirsi le porte del Cielo che erano an­cora chiuse. Mia Madre benedet­ta trionfò su Satana e trionferà an­che oggi sui satanassi umani che si scatenano in guerra diabolica. Ella li umilierà, li vincerà.

Se in questo giorno le sarà consa­crato il mondo, prometto che la guerra finirà».

maggio

Al calar della notte pregai le ora­zioni del mese della cara Mamma. Cantai con entusiasmo, poiché El­la è mia madre.

Nel giorno 13 maggio 1945, alla solita de­vozione per il 13 maggio' aggiunge il rin­graziamento per la fine della 2- guerra mon­diale.

Mai in nessun anno, nel giorno 13 di ogni mese, fui tanto a Fatima come nel giorno 13 di questo mag­gio. Non so perché: il mio cuore si scioglieva e si scioglieva sempre più in ringraziamento davanti alla cara Mamma. Passo là tanto tem­po. Voglio amarla, lodarla, non cessare di ringraziarla per la pace tanto desiderata. Sarebbe questo il motivo per cui Gesù questa volta mi unì tanto alle manifestazioni della Cova da Iría e mi fece sen­tire tutto quell'entusiasmo e le pre­ghiere fervorose di tanti cuori ri­conoscenti?

Benedetto sia il Signore! Continui Lui a dispensare alla terra la sua pace divina e non tardi a darla al­le nazioni che ancora non l'han­no, affinché in tutta l'umanità re­gni Lui, soltanto Lui!

15 agosto

Nella festa in onore del dogma dell'Assunzione della cara Mamma volli dal mio letto associarmi a lei: udivo le acclamazioni che si face­vano in chiesa.

In unione con quelli che assiste­vano, elevavo anch'io a lei i miei «evviva!».

Volevo sventolare il mio fazzolet­to bianco; non potei e scoppiai in lacrime (paralizzata anche nelle brac­cia, cosa che avveniva a periodi). Chiesi al Cielo, agli uccellini della terra e a tutti gli esseri che la glo­rificassero e benedicessero per me.

8 settembre

Nel giorno 8 settembre 1933 scris­si sul retro di una mia fotografia: «Ave, Maria, io vi saluto, o Madre mia santissima! O mia cara Mam­ma, che posso darvi io nel giorno del vostro compleanno? Non ho null'altro da darvi: vi dò il mio corpo e la mia vita. Voglio esser tutta vostra. Non respingete la mia offerta, o Madre mia cara!».

8 dicembre

Ieri, giorno della sua Immacolata Concezione, mi sono consacrata a lei meglio che ho saputo. Quanto più volevo dirle, tanto meno sa­pevo dirle. Di fronte a lei mi sen­tivo tanto meschina, tanto nulla che mi pareva dì sproFondare sot­to terra. La madre di Gesù, essere anche madre mia, che prova di amore!

Avvertendo, nella sua finissima sensibilità, anche ogni più piccola mancanza e conside­randola una grave offesa a Dio, Alexandrina chiede a Maria di renderla pura, simile a lei.

Se io avessi forza per correggermi, emendarmi per sempre! Vedo i di­fetti in me e non sono capace, non ho forze per non cadere!

Tante volte invoco il nome di Ge­sù, tante volte chiamo la Mamma e le chiedo che mi faccia diventa­re pura, obbediente e umile, che mi riempia di tutto quanto è suo, affinché Gesù veda in me solo lei! "O Mamma, o Mamma, quanto Tu sei bella! Fate, Mamma, che an­ch'io sia bella e che questa bellez­za e questa purezza io possa darle alle anime!".

Sovente chiede alla Madonna di aiutarla a prepararsi per ricevere in modo meno inde­gno Gesù sacramentato.

Nel prepararmi per ricevere il mio Gesù, chiesi alla cara Mamma che mi riempisse del suo amore e mi rivestisse della sua grazia e purez­za; che mi desse un cuore puro come quando ricevetti il battesi­mo: volevo rinascere nel primo giorno del nuovo anno solo per

amare il mio Gesù e non offen­derlo mai.

Questa mattina, quando mi pre­paravo per la visita (eucaristica) del mio Amato, mi sentivo triste e amareggiata.

"Mio Dio, ricevervi cosi, tanto piena di miserie! Abbiate pietà di me, Gesù!

O Mamma, purificate il mio cuo­re, il mio corpo e la mia anima: preparatemi per la visita di Gesù!".

Alexandrina sente inadeguata la sua par­tecipazione alla S. Messa - proprio lei che, tutta vibrante d'amore per Gesù, sperimenta in ogni fibra del suo essere la S. Passione! - e ricorre alla Madonna perché supplisca alla sua incapacità.

Il suo esempio ci stimoli ad una parteci­pazione meno superficiale, più intensa, più sofferta! E anche ci conforti quando le no­stre condizioni fisiche o psichiche non ci con­sentono di vivere la vita spirituale, quindi an­che la S. Messa, come vorremmo.

Questa mattina ebbi il santo Sa­crificio della Messa.

Non fu solo l'ignoranza a far sì che non sapessi assistervi: vi concorse pure la sofferenza fisica (sìamo nel 1951).

Feci come al solito: chiesi alla Mamma di assistervi per me, con gli stessi sentimenti coi quali assi­sterebbe se fosse al mio posto. Nel momento della S. Comunione le chiesi che mi facesse comunicare come si comunicherebbe Lei se fosse li a ricevere Gesù.

Tornai ad avere la S. Messa in ca­mera. Ricorsi alla Mamma perché assistesse per me, giacché sono ar­rivata al punto di non saper affatto assistervi. Le chiesi di farmi sentire ciò che sentì lei presso la croce.

Ella venne a deporre Gesù, mor­to, nel mio cuore e mi fece senti­re la sua agonia e piangere le sue lacrime.

Per portare la sua pesante dolorosissima croce, per fare sempre la volontà di Dio con amore, Alexandrina chiede aiuto a Colei che in modo perfetto seppe compierla sempre con eroicità.

"Mamma, mia cara Mamma, date­mi la vostra mano benedetta: è per Gesù che combatto, è per dargli le anime, ma da sola non posso. Soc­corrimi o Mamma cara, abbi pietà della povera figliolina che sempre ti ha amata e in te confida! [...]

O Mamma, fate che io sia fedele alle vostre grazie; datemi il vostro amore, la vostra purezza ed il co­raggio per compiere la volontà del mio Signore!

Temo me stessa, temo me stessa', ma confido in voi. [...]

Non abbandonatemi, non per­mettete che io rattristi Gesù; fate che io possa portare la mia croce, fate che tutti noi possiamo porta­re la nostra croce con il più gran­de amore, con la più grande per­fezione!".

In un'estasi (aprile 1951) sente la Mam­ma dirle:

"Io sarò, figlia mia, presso il tuo calvario ciò che fui in un'altra ora suk Cawario aek Vaio Gesù, presso la croce.

Sii sempre eroica e generosa! Non negare nulla a Gesù: le anime esi­gono così. Tu vivi la sua vita: io in te vedo lui".

E molto sovente Alexandrina percepisce il Suo l'aiuto.

Durante il giorno, nella mia ama­rezza, alzavo gli occhi al sacro Cuore e alla cara Mamma; e mai guardavo a lei senza che mi sem­brasse sorridermi con bontà.

È già notte e ancora mi pare che quel sorriso mi sia impresso nel­l'anima e nel cuore. La mia Ma­dre, la mia Mamma benedetta, oh, quanto io la voglio amare!

Cosa mai sarebbero stati questi lunghi anni di letto se Ella non avesse vegliato su di me e non mi avesse aiutata!

Ieri, giovedi, ero folle di paura e di dolore e cieca per le tenebre. [...] Vagavo nell'aria, perduta come un uccellino alla ricerca di un posto per posarmi; non trovavo nulla per il mio riposo.

Mi buttai tra le braccia della Mamma e le dissi che offrivo il mio dolore perché venisse la pace nel mondo (siamo nell óttobre 1941). Sentii alcuni momenti di sollievo. Povera me, se in quel momento la Mamma non mi avesse soccorsa! lo non ne potevo già più.

Nel pomeriggio pregai le orazioni alla cara Mamma (è maggio). Du­rante queste, la mia anima si vide libera da un enorme peso che la sovraccaricava ed entrò in pace e soavità. Nel terminare, udii una voce tanto tenera e dolce che mi chiamava: "Figlia, figlia mia".

La mia anima si senti ancora più sollevata. Passarono alcuni mo­menti e la stessa voce tornò a chia­marmi con tenerezza e affettuosità: "Figlia mia, figlia mia, vieni al mio collo; ti invito a riposare tra le mie santissime braccia. Reclinati sul mio cuore di madre. Prendi con­forto nel tuo dolore; coraggio!

Io ti aiuterò sempre. Sei la predi­letta di Gesù, sei la prediletta di Maria. Oh, come i nostri cuori ti amano!".

Io mi sentivo, tra le braccia della Mamma, baciata, accarezzata e co­perta di ogni tenerezza. Non si pos­sono paragonare l'affettuosità e la tenerezza della madre della terra con quelle della madre del Cielo. "Mamma mia, la vostra tenerezza, il vostro conforto mi hanno riem­pito tanto tanto il cuore: non sta più nel petto. Io non sono degna di baciarvi, ma siete, Voi degna, o Mamma, che io corrisponda al vo­stro amore. [...]

Mamma, Mamma, molte grazie per le carezze, per l'amore, per la

luce che mi avete dato" (durante un'estasi del giugno 1953).

(cantata)

"Il tuo cammino, Madre di Gesù, mi dà conforto per portare la croce, per portare la croce in questa ama­rezza, in mezzo alle tenebre, in tanta ari­dità". Anche se non sempre sente tale aiuto, Alexandrina conserva tuttavia la fiducia nel­la sua Mamma celeste, alla quale si affida cie­camente.

Mi sento abbandonata e mi sono affidata. Mi sento morta, senza lu­ce e senza guida: mi sono affida­ta, mi sono consegnata tra le brac­cia della Mamma.

E così vado percorrendo i cupi cammini spinosi e difficili che la Provvidenza mi ha tracciato. Co­sì, affidata, in questo abbandono, diventa più soave questo penoso vivere.

Quando soffro per la morte che sento in me, dico: «La Mamma è la mia vita»; quando non ho luce né forza per soffrire, ripeto: «La Mamma è luce, la Mamma è for­za»; quando sento che tutta la mia vita è un inganno e che mento a me stessa, mormoro: «Non mi im­porta, la Mamma non si inganna, Ella è la verità».

E in tutto vado ripetendo la stes­sa cosa: voglio ciò che la Mamma vuole, vado dove va Lei.

Ma Alexandrina non pensa mai solo a se stessa: in Maria, sicuro rifugio, vuole che si ripari tutta l'umanità.

"Mamma, voglio nel vostro rifu­gio tutti coloro che amo, tutti co­loro che mi appartengono, tutti coloro che mi feriscono, tutta l'u­manità. Custoditeli, difendeteli: sono tutti vostri figli".

Ed ecco quasi una risposta:

La Mamma tolse dalle sue santis­sime spalle il manto e lo pose sul­le mie. Gesù aiutò.

In quel momento sentii come se il mondo intero stesse all'ombra di duel manto celeste. In un impul­so d'amore gridai: "O Mamma, Mamma, Gesù, Gesù! Non lascia­telo uscire da lì: solo così sarà ri­sparmiato, solo così non corre pe­ricolo. Perdono, Gesù, perdono, Mamma!".

 

§ 2° - A MARIA, NELLA RICHIESTA DI MEDIAZIONE

Ogni mattina, dopo varie preghiere, Alexandrina si rivolge direttamente alla Ma­donna, ma il fine ultimo è sempre Gesù.

"Mamma, vi consacro i miei oc­chi, i miei orecchi, la mia bocca, il mio cuore, la mia anima, la mia verginità, la mia purezza, la mia castità... Vi consacro il mio pre­sente e il mio futuro, la mia vita e la mia morte, tutto quanto da­ranno a me, tutte le preghiere e le offerte che faranno per me.

O Mamma, apritemi le vostre braccia santissime, prendetemi tra di esse, stringetemi al vostro Cuo­re santissimo, copritemi col vostro manto e accettatemi come vostra figlia molto amata, molto cara, e consacratemi tutta a Gesù. Chiudetemi per sempre nel suo di~ vin Cuore e ditegli che lo aiutere­te a crocifiggermi (poiché è già co­sciente che la sua missione è quella di vittima) in modo tale che nel mio corpo e nella mia anima non ri­manga più nulla da crocifiggere (sarà esaudita totalmente in questa ri­chiesta.).

O Mamma, fatemi umile, obbe­diente, pura, casta nell'anima e nel corpo. Fatemi pura, fatemi ange­lo. Trasformatemi tutta in amore, consumatemi nelle fiamme dell'a­more di Gesù" (e veramente sarà tut­ta trasformata in amore, tutta consu­mata in quel fuoco divino9.

Sovente, nel ripetere la sua offerta a Ge­sù, passa attraverso Maria, anche perché la renda più degna.

"Mio Gesù, mio Amore, ancora una volta mi consegno a voi, ma voglio venirci attraverso la Mam­ma; ancora una volta mi offro co­me vittima, ma tramite le sue lab­bra; ancora una volta mi sotto­metto alla vostra volontà, ma sempre con lei, con lei voglio fare la vostra divina volontà ed essere im­molata come a voi parrà".

"O Mamma, Mamma, sono figlia dei vostri dolori: vincete in me! Prendetemi tra le vostre braccia, pas­satemi da esse a quelle di Gesù e non permettete che Egli veda in me tanta miseria: rivestitemi di voi!". È bello meditare su come Alexandrina sen­ta uniti in un solo Cuore i due Cuori di Ge­sù e di Maria:

Nei momenti più angustiosi dico alla cara Mamma del Cielo: "Mo­strate che siete mia madre e io darò prova di essere vostra figlia. Mi lancio nel vostro santissimo Cuore; da esso voglio andare a quello di Gesù e rimanere in am­bedue nello stesso tempo".

Chiede sempre alla Mamma celeste di pre­sentare al Cielo le sue preghiere, avvaloran­dole, poiché le ritiene troppo povere, inde­gne di essere accolte.

Le mie povere preghiere non arri­vano al Cielo; voglio renderle ric­che, valide, ma non posso. Chie­do alla cara Mamma di parlare Lei a Gesù e di offrirgli tutto, di dire tutto e invocare per me.

"O Mamma, parlate Voi nel mio cuore e nelle mie labbra: rendete più fervorose le mie preghiere e più valide le mie richieste. [...]

O Mamma, Mamma, per la vostra Immacolata Concezione vi implo­ro: accogliete le mie preghiere, tut­te, tutte le mie preghiere; presen­tatele a Gesù e fate che siano ac­colte favorevolmente".

Le tribolazioni del suo martirio coinvol­gono le persone a lei più vicine: ricorre alla Madonna invocando anche per loro.

Pregherò molto la Mamma perché ci ottenga da Gesù un amore san­to e puro, un amore senza limiti che ci faccia portare la croce, le tribolazioni, le angustie che Gesù ci invierà, ma portarle con gioia e amore, con fiducia cieca che in tutto facciamo la sua santissima volontà.

I combattimenti che Alexandrina deve so­stenere contro Satana la lasciano sempre nel­l'angoscia del timore di aver peccato. Anche per questo martirio invoca Maria.

"Mamma, Mamma! Consegnatemi a Gesù come vittima: voglio dar­gli sollievo, voglio riparare, ma non voglio peccare. Consegnatemi a lui come schiava: voglio servir­lo, voglio amarlo e dargli anime. Peccare mai, o Gesù, o Mamma! Sono vittima, sono vittima! [...] Mamma, Mamma, chiedi al tuo Gesù luce per la tua figliolina, chiedi conforto per la mia anima!".

Il suo struggente desiderio di amare Gesù sempre di più, desiderio mai appagato, la spinge a chiedere aiuto alla Mamma.

"Cara Mamma, venite sulla terra a prendete la vostra figliolina tra le vostre santissime braccia.

Voglio darvi il cuore: solo Voi lo potete riempire con il vostro amo­re affinché io possa amare Gesù". Ma non manca la visuale universale: "Incendiatemi con raggi d'amore tanto forti, tali che io possa in­cendiare il mondo.

Gesù non è amato. Col mio do­lore e col vostro amore farò che sia amato. Sono sicura che così lo amerò anch'io.

Mamma, Mamma, come sarà bel­lo vedere tutti i cuori ardere per Gesù in un solo raggio d'amore!". E, tornando a se stessa:

"Mamma, cara Mamma, insegna­mi ad amare Gesù! lo lo amo col tuo amore e amo te col suo".

Desiderosa di offrire a Gesù il massimo anche di dolore, invoca:

"Mamma cara, vedete se trovate nel mio nulla alcune briciole (di sofferenza) che servano per essere trasformate da voi in fiori da of­frire per me al mio Gesù".

Dopo un esame medico dolorosissimo: "Mamma, io sono pronta per più sacrificio e più amore. Dite que­sto per me a Gesù. Fate che io sof­fra, fate che io ami: voglio mori­re d'amore".

 

APPENDICE

(perseveranza nella preghiera)

Sono qui raccolti alcuni brani che, come abbiamo detto nella Prefazione, non rifletto­no una particolare forma di preghiera della nostra Alexandrina, ma la sua fedeltà, il suo sforzo di pregare anche in condizioni molto sfavorevoli. Ci si presentano come un esem­pio che può essere di conforto e di incorag­giamento per tutti noi.

Unita a Dio, anche senza forze...

Alle volte le pare di non poter pregare per l'intensità delle sue sofferenze di ogni specie, ma in realtà ogni suo momento è tutto una preghiera e nel profondo continua l'unione intima con Dio.

Ciò che in questi giorni ha sof­ferto il mio povero corpo, solo Ge­sù lo sa. Le agonie e le torture del­l'anima, solo Lui le può com­prendere.

Questo martirio di anima e di cor­po mi impedì di pregare, di meditare sulla Passione di Gesù (era venerdì). Lo fissavo sulla croce brevemente e dicevo solo: cosa mai soffrì Ge­sù per mio amore! Soffri tanto che morì per me. E avrò il coraggio di negargli qualche sofferenza dell'a­nima o del corpo?

"Oh, no, mio Gesù! Con la vo­stra grazia, io non vi negherò nul­la: sono la vostra vittima giorno e notte".

"O Mamma celeste, per i vostri dolori, per quanto avete sofferto presso la croce del vostro e mio Gesù, permettete che io mi associ a voi e datemi coraggio e amore per la mia sofferenza!".

La sofferenza del mio corpo è tan­to acuta e dolorosa che mi porta a non poter pregare, a non poter unirmi intimamente al mio Gesù nell'Eucaristia, alla mia Trinità ado­rabile, come tanto ardentemente desidero e sospiro. Non posso fare il più piccolo sforzo per questa unione. Avviene anche in me come in un filo elettrico chiuso, ma sen­za forza elettrica: secondo quanto sento, non vi e nulla, nulla di unio­ne con Dio.

Non ho pregato quasi niente per le mie sofferenze, per il tanto do­loroso martirio. Sono rimasta qua­si completamente dimentica delle cose del Cielo.

Ho detto a Gesù e alla Mamma che questo non vuol dire diminu­zione del mio amore, ma è dovu­to al mio molto soffrire (siamo nel 1954).

Altre volte invece ha la consapevolezza che, nonostante tutto, la sua unione con Dio con­tinua a sussistere.

La mia preghiera vocale è stata quasi nulla; ma il mio spirito, in mezzo alle fiamme della sofferen­za, non si è disgiunto da Gesù, non cessando di offrirgli il nulla del mio nulla.

Ho passato una notte insonne: sof­frivo molto, non potevo pregare. Solo di tanto in tanto potevo di­re qualche giaculatoria; ma ero sempre unita a Gesù, ero sempre la sua vittima.

Sovente tutta la sua anima si esprime at­traverso lo sguardo.

Ah, quanto soffre questo povero corpo che non è neppure uno straccio!

Non so e non posso parlare al mio buon Gesù né alla mia cara Mam­ma: li guardo, con il fine che il mio sguardo a loro dia tutto e chieda tutto.

Ah, povera me! Quale penoso vi­vere per il corpo e per l'anima! ... e nei dubbi circa la Fede

Chiedo a Gesù l'amore del suo di­vin Cuore. Lo contemplo trafitto in croce: per la sua Passione e Morte gli chiedo sostegno e con­forto e la grazia di non vacillare. Né Gesù né la Mamma danno vi­ta alla mia morte; neppure tutto il Cielo mi soccorre. Ho orribili tentazioni contro la Fede: tutto mi pare menzogna.

"Credo in Dio Padre onnipotente. Gesù, io credo in voi; Gesù, io confido in voi".

Sono in un mare furioso. Le on­de nere nelle quali combatto arri­vano fino al cielo...

Continua a invocare Gesù, la Mamma, tutto il Cielo.

La mia vita è dolore e tenebre sen­za interruzione di un solo mo­mento...

Tutta l'altra vita (spirituale) si è spenta, è morta; persino i nomi stessi di Gesù e della Mamma! Il Cielo, la patria benedetta, tutto si è spento, tutto è scomparso. Pare che questi dolci nomi non esista­no: Gesù, la Mamma, il Cielo con la Trinità divina che tanto amavo sono morti per me.

Sento questo, ma non cesso di in­vocare con l'anima e col cuore: "Gesù, Mamma, soccorretemi! So­no vostra. O Cielo, o Cielo, vieni in mio aiuto!".

Così grido io nell'apice del mio dolore. Senza nulla sentire né udi­re come conforto o gioia, mi cur­vo per ricevere la croce e ripeto sempre: Gesù, sono la vostra vit­tima!".

È tale l'afflizione che mi pare che tutto il mio essere venga strizzato.

Allora invoco Gesù, quel Gesù che sento di aver perduto insieme alla Mamma, quel Gesù nel quale sen­to di non credere.

Infatti, quante volte, mio Dio, mi pare di aver perduto la Fede e di non credere nelle verità della san­ta Chiesa, né nella vita eterna! Anche sentendo di non credere in nulla, invoco il Cielo per poter re­sistere. Vado ripetendo il «credo nella vita eterna!».

"Vi amo, Gesù, vi amo; sono la vostra vittima. Voglio solo che in me sia fatta la vostra volontà".

Su tutto predomina sempre l'amore.

"O Gesù, nella incertezza che Voi esistiate, io voglio amarvi, non ces­sare di amarvi.

Anche se fossi certa di andare al­l'Inferno dannata eternamente, non vorrei cessare di soffrire e di amarvi sulla terra, per supplire a quello che nell'Inferno non potrei fare: né soffrire (in modo redentivo), ne amare.

Io credo, Gesù! Aiutatemi, Mam­ma! Aiutatemi, Amore mio! [...] Abbiate compassione di me, o Ge­sù! Voglio soffrire tutto e non so soffrire; voglio darvi tutto e non ho nulla. Abbiate compassione di me, abbiate compassione di me! Quanto più Vi cerco, tanto più grande è la perdita che sento di Voi e della Mamma. Aiutatemi, aiutatemi!".

Quando dicevo «aiutatemi» già mi trovavo nelle tenebre (finita l'esta­si), senza la presenza di Gesù e quasi nella certezza di non averlo mai incontrato.

Ripetendo il mio «credo» molte volte, rimasi li tutta sola. L'insonnia è diventata quasi totale e sem­pre più dolorosa, sia nella sfera fisica che in quella spirituale; ne dicono qualcosa questi due brani del marzo 1955.

Nelle mie notti di veglia prego, prego, mi unisco ai miei Amori, offro loro le mie lacrime, ma a nul­la vale: è vano ogni mio sforzo. Ripeto il mio «credo»: credo nella Chiesa cattolica, ma mi pare di mentire continuamente. Sento so­lo la morte con la scomparsa di tut­to. Signore, Signore, quanti dubbi! Continuo a passare le notti ve­gliando; passo delle notti in cui dormo alcuni minuti, se quello si può chiamare dormire.

Prego, prego, parlo molto col Cie­lo, senza riceverne conforto: tutto il mio pregare non arriva ad af­fiorare.

Tutta la mia vita si è spenta, co­me se in me non vi fosse nulla. Il Cielo è tenebre, la terra è tenebre e tenebre sono in me. Il vivere sen­za anima, il vivere senza Fede è un combattimento, è una lotta.

O mio Dio, mio Dio, non ho gui­da né luce che mi illumini. Il mio abbandono mi fa ricordare il vo­stro.

La lotta è accanita. Il mio sentire tenta di negare tutte le cose, co­me: Dio, l'esistenza dell'anima e l'eternità. Mi sforzo di pregare co­me se tutto esistesse; e la mia an­sietà di darmi a Gesù, di darmi al­le anime è infinita.

Mai seppi né saprò dire quanto soffro, né cosa è la mia vita di mar­tirio.

Ma quello che l'anima sente non è condi­viso dal cuore: si ostina ad aggrapparsi alla Fe­de, anche se le pare vano il suo martirio, va­na la sua lotta contro la natura recalcitrante.

"Credo, mio Dio, credo anche se questo mio «credo» mi pare men­zognero".

Lo ripetei tante volte oggi! Tante volte invocai Gesù e la Mamma: "Guardate al mio cuore e non a quanto io sento! Il cuore non men­te: tutto è per voi, per amore a voi e per le anime. Credo, credo! Aiu­tatemi, aiutatemi, Gesù!".

La natura geme e soccombe per dare le anime al Cielo.

Invocare Gesù e la Mamma è lo stesso che fare nulla. Mio Dio, mio Dio, non vi sarà qualcuno che ab­bia compassione del mio dolore e venga in mio aiuto?

Non vi sarà qualcuno che mi rial­zi dall'abisso e mi elevi a voi?

O Dio, o Cielo, o eternità, che mi sembrate non esistere affatto! Vi­vo la mia vita ingannandomi, in­gannando tutti in una menzogna continua.

"Io credo, mio Dio, io credo an­che mentendo. Io credo, vi giuro che credo!".

Seguono due brani del 1955: uno dell'1 lu­glio e l'altro del 2 settembre (ultimo diario!). Voglio pregare, unirmi al Signore e non posso: mantengo questa unione il meglio che mi è possi­bile.

Gli offro tutte le spine che, ve­nendo da una parte e dall'altra, mi raggiungono e mi fanno sangui­nare.

Ma come, Signore, come offrire tanto nella inutilità, nelle tenebre, nella morte e, soprattutto, senza la Fede? Mio Dio, quale orrore!

In un'angustia lancinante ripetei i miei atti di Fede: «Credo, Gesù, credo che fu per me la vostra na­scita, il vostro Orto, il vostro Cal­vario. Credo, Gesù, credo!».

I miei abissi erano tanto tetri e profondi che solo un Dio poteva penetrarvi. È quanto Gesù fece: scese sino alla mia profondità, portò alla superficie il mio pove­ro essere e lo illuminò con alcuni raggi della sua luce.

"Vieni qui, figlia mia, luce e faro del mondo! Tu, che sei tenebra ine­guagliabile, sei luce che splende, fa­ro che tutto illumina: la tenebra è per te, la luce è per le anime.

Vieni qui, luce di cui io sono la luce, faro di cui io sono il faro! Non posso io farti splendere col mio splendore? Non posso io fare che tu sia faro come sono faro io?".