MIO SIGNORE MIO DIO
Come pregava Alexandrina
ALEXANDRINA MARIA DA COSTA
Una ricostruzione dei vari momenti di preghiera di Alexandrina Maria da Costa, realizzata con brani dei suoi scritti scelti e tradotti dai coniugi Eugenia e Chiaffredo Signorile.
Ringraziamo con tutto il cuore don Massimo Astrua per la competente ed amorevole collaborazione e don Gabriele Amorth per averci fatto il dono della Presentazione.
Un grazie particolare a fra' Damaso, cappuccino, per la grafica della copertina, tanto fortemente espressiva, e ad Elisabetta per le significative composizioni floreali. Siamo poi riconoscenti a tutti gli altri che ci hanno aiutato: Anna Maria, Caterina, Gloria, Maria Rita, Miguel.
INDICE
PRESENTAZIONE
PREFAZIONE
BREVE BIOGRAFIA
CAPITOLO 1 °
"L’ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE'
(lode e ringraziamento)
§ 1 ° - LODE
a) Il bocciolo si apre
b) II fiore è maturo
§ 2° - RINGRAZIAMENTO
a) Ringraziamento dalla contemplazione
b) Ringraziamento per eventi gioiosi
c) Ringraziamento per qualsiasi evento, specie doloroso
d) Ringraziamento di Gesù
CAPITOLO 2°
"TU GRADISCI, SIGNORE, UN CUORE PENITENTE"
(pentimento e richiesta di perdono)
§ 1 ° - PENTIMENTO
§ 2° - PROPONIMENTO DI CONVERSIONE
§ 3° - RICHIESTA DI PERDONO
CAPITOLO 3°
"INVOCATEMI!" (supplica)
I. GENERALITA’ SULLA PREGHIERA DI SUPPLICA DI ALEXANDRINA
II. SUPPLICHE PER PARTICOLARI NECESSITA’
§ 1° - PER DETTARE IL DIARIO
§ 2° - PER SALVARE LA CASETTA DALL’IPOTECA
§ 3° - NELL’ATTESA DI MEDICI E TEOLOGI
§ 4° - PER IMPARARE A SOFFRIRE BENE
§ 5° - PER LA SUA CONVERSIONE
§ 6° - CHIEDE AMORE, GRAZIA, FORZA
§ 7° - CHIEDE AIUTI PER LA CROCIFISSIONE
§ 8° - PER LE LOTTE CONTRO SATANA
§ 9° - PER IL RITORNO DI P. PINHO ALLA SUA DIREZIONE
§ 10° - SOLA, SENZA GUIDA
§ 11 ° - LE PARE DI NON ESSERE ASCOLTATA
§ 12° - INVOCAZIONI A MARIA
CAPITOLO 4°
"MIO DIO, TI PREGO PER..."
(intercessione)
§ 1 ° - PER I PIÙ CARI
§ 2° - PER LA GUARIGIONE DI AMMALATI
§ 3° - PER LA SALVEZZA DI ALCUNE ANIME
a) Invoca luce per anime non credenti
b) Domanda se sono salve due anime
c) Un caso esemplare
§ 4° - PER L'UMANITA’ IN GENERALE
§ 5° - PER LE ANIME DEL PURGATORIO
CAPITOLO 5°
"A TE MI AFFIDO, MIO SIGNORE, MIO DIO" (abbandono)
§ 1 ° - FIDUCIA, AFFIDAMENTO
§ 2° - SOLO GESÙ E LA SUA VOLONTA
a) Lotta tra volontà e natura
b) Distacco dalle cose terrene
c) Totale conformità alla volontà divina
CAPITOLO 6°
"ECCOMI, SIGNORE, AMORE MIO!"
(oblazione)
§ 1 ° - L'OFFERTA
§ 2° - CARICATA DEI PECCATI DEI FRATELLI
§ 3° - SOFFRE GLI EFFETTI DELLA GIUSTIZIA DIVINA
§ 4° - AMORE E RIPARAZIONE PER TUTTI
§ 5° - STRUMENTO NELLA MANO DIVINA
§ 6° - AMORE PERSONALE A GESÙ UOMO-DIO
§ 7° - UNIONE DI TUTTI I DOLORI-AMORE
§ 8 ° - "CONFIDA CHE MI AMI, CHE SOFFRI BENE"
CAPITOLO 7°
VETTA E SORGENTE (devozione all'Eucaristia)
§ 1 ° - PRIMORDI
§ 2° - COMUNIONE SPIRITUALE
§ 3° - NELL’ATTESA
§ 4° - COMUNIONE SACRAMENTALE
CAPITOLO 8°
IO IN LUI, LUI IN ME (preghiera del cuore)
§ 1°- IO IN LUI
a) L'anima si dona a Gesù
b) L'anima si tuffa nel divino Amore c) L'Amore accoglie e risponde
d) Riconoscenza
§ 2° - LUI IN ME
a) Gesù le parla della inabitazione
b) Alexandrina ne è consapevole
c) Il patire delle anime-vittime
d) Alexandrina deve rivelare Gesù che è in lei
e) Deve anche irradiare Gesù
§ 3° - IO IN LUI E LUI IN ME
a) Mutua appartenenza
b) Trasformazione
§ 4° - FEDE CIECA E PURA CAPITOLO 9°
INTIMITA’ CON MARIA (devozione alla Madonna)
§ 1 ° - A MARIA, NELLA LODE E NELLAFFIDAMENTO
§ 2° - A MARIA, NELLA RICHIESTA DI MEDIAZIONE
APPENDICE
(perseveranza nella preghiera) Unita a Dio, anche senza forze... e nei dubbi circa la Fede.
PRESENTAZIONE
Con molto piacere presento questo nuovo libro su Alexandrina Maria da Costa, curato dai coniugi Signorile, gli stessi che mi incitarono a scrivere la vita di Alexandrina. In queste pagine si tocca l’aspetto più intimo della Serva di Dio: il suo rapporto diretto col Signore. Penso che sarà una lettura molto utile a tutti, per incoraggiare ad una vita di preghiera più personale, più continua, più gioiosa.
Come Presentazione, desidero riproporre la figura di Alexandrina stessa. È possibile che i lettori non ne abbiano mai sentito parlare; oppure che conoscano solo l'episodio per cui è più nota: il fatto che Dio l’abbia scelta per ottenere quella prima consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, che fu pronunciata da Pio XII nel 1942 e che poi ebbe tante e più profonde ripetizioni. Ci può essere anche chi conosce un po' la vita di Alexandrina, ma desidera rinfrescarne la memoria.
Alexandrina nasce a Balasar, nel Portogallo del Nord, il 30 marzo 1904. È povera. Tanto buona. Allegra e vivace, lavora molto, prega molto, ma studia poco; non perché non ne abbia voglia, ma perché gliene mancano i mezzi.
A 14 anni, il sabato santo del 1918, avviene l'episodio che dà una svolta decisiva alla sua esistenza: per salvaguardare la purezza da malintenzionati, si butta dalla finestra. La conseguenza della caduta è irrimediabile per la sua spina dorsale: dopo sette anni di progressivi peggioramenti, rimarrà paralizzata per il resto della vita, immobile in un letto fino alla morte che la coglie il 13 ottobre 1955. Trentànni di immobilità! Eppure il suo spirito si affina sempre più. Si accorge di essere prigioniera in un letto, così come Gesù è prigioniero nel tabernacolo. Inizia un'adorazione continua, giorno e notte, per far compagnia a Gesù Eucaristico. Il suo amore per l'Eucaristia la porterà a vivere solo di quella piccola Ostia negli ultimi 13 anni della sua esistenza: non potrà più ingerire nessun cibo e neppure una goccia d’acqua.
Come può una ragazza, giovane e carina, accettare una vita di immobilità e di atroci sofferenze? Come può addirittura farsene una missione e ringraziare Dio? Soltanto unendo ogni sua croce a quella di Cristo e per gli stessi scopi: la conversione dei peccatori, la salvezza dell'umanità. E questa unione di Alexandrina con la Passione del Signore diverrà così intima da esprimersi anche col rivivere nella sua carne, oltre che nello spirito, ogni venerdì i vari momenti della Passione; e il suo corpo resterà segnato misticamente dalle stimmate, dalla corona di spine, dalla flagellazione, dal colpo di lancia. Intanto il Signore si compiace di fare di Alexandrina la sua ambasciatrice. Fin dal 1935 incomincerà a chiederle che il mondo sia consacrato al Cuore Immacolato di sua Madre, e condurrà gli avvenimenti in modo che giungano all esito voluto. Poi vuole che Alexandrina sia uno strumento di conversione: la sua umile stanzetta verrà visitata da un continuo pellegrinaggio di gente di ogni età e condizione, fino anche a 1500-2000 persone al giorno. Per tutti essa sa dare la risposta giusta, il conforto e il consiglio appropriato, anche nelle situazioni che non le vengono esposte.
Negli ultimi sette anni di vita, il suo corpo sarà tutto legato con fasce ad assi legno, per la slogatura delle ossa. E’ proprio crocifissa; ma è sempre sorridente, con un sorriso che conquista, che commuove anche i più increduli, che resta impresso in modo indelebile in quanti l’avvicinano.
Nelle sue dure condizioni non perde mai l'unione con Dio; anche quando parla con la gente, o di notte, dato che non dorme quasi più. Spesso la sua preghiera è silenziosa; altre volte è fatta sottovoce; frequentemente è cantata, con quella sua bella voce armoniosa che da fanciulla sosteneva il coro parrocchiale.
Certo la sua vita di preghiera è il segreto più profondo della sua forza, della sua allegria, della sua santità. Il presente volume ce ne presenta un ricco saggio che, ne siamo sicuri, sarà di edificazione e di stimolo ai lettori.
D. Gabriele Amorth Pentecoste 1997 (18 maggio)
PREFAZIONE
La vera preghiera è un contatto dell'umano col divino, ed è essenzialmente amore: un colloquio d'amore - fatto anche di silenzi - tra la creatura e il suo Creatore, che è padre: una mutua presenza che porta all'unione.
Alexandrina è tutta amore in ogni fibra del suo essere, vive concretamente l'unione col Dio-Amore, è consumata da sete d'amore sempre crescente e morirà d'amore, come le predice Gesù nell'estasi del 4 giugno 1948:
“Figlia mia, non è il dolore a darti la morte: sarà l'amore che te la dà; sarai consumata da esso; sarà l'amore che ti darà il Cielo, la tua patria al termine di questo esilio. Il dolore è grande, ma è oltrepassato dall'amore”.
Quindi Alexandrina è una «incarnazione d'amore» in ogni sua preghiera, anzi in ogni momento di vita. Si sente portata alla contemplazione e all'orazione sin da piccola; atteggiamento dovuto certo alla sua natura, ma anche coltivato e incentivato dall'educazione religiosa avuta dalla madre e dall'atmosfera di religiosità dell'ambiente.
Rispondendo ad un invito del suo secondo direttore, don Umberto Pasquale, Alexandrina descrive brevemente lo svolgersi della sua vita di preghiera, dettando nel diario del 19 luglio 1945:
Non ho forza per pregare. Quando ero piccola, pregavo tanto e amavo tanto la preghiera. Passarono gli anni, venne la malattia e l'amore alla preghiera continuò. Non rimanevo soddisfatta se qualche giorno dovevo tralasciare alcune preghiere da recitarsi quotidianamente.
La malattia si aggravò. Per mancanza di forze dovetti riassumere le preghiere quotidiane. Ma andò aumentando la mia unione con Dio; però non cessavo di soffrire quando dovevo tralasciare di recitarle. Che cosa è ora la mia vita di preghiera? È quasi solo mentale, ma posso dire che è quasi continua. Dico a Gesù che mi abbandono tra le sue braccia: è tra esse che voglio pregare e vivere persino anche durante i miei leggeri sonni.
Quante volte la mia preghiera continua mentre coloro che mi fanno visita parlano presso di me! Distaccata dalla conversazione, se non e rivolta a me, resto unita a Gesù, anche se non lo sento e non lo vedo per l'oscurità delle tenebre. Ma Gesù sa che io sono con Lui e che voglio solo ciò che vuole Lui.
Il suo slancio d'amore però non si limita a Gesù: abbraccia tutta la santissima Trinità, di cui si sente tempio vivo:
Stavo facendo alcune delle mie preghiere e formulai la mia intenzione di stare davanti a Gesù sacramentato in tutti i tabernacoli del mondo, ma ricordandomi pure di adorare la santissima Trinità presente nella mia anima.
Oggetto continuo del suo amore è poi anche la Madonna, che sente «mamma» nel senso più completo e più sacro e alla quale ricorre incessantemente per arrivare a Gesù.
Una bellissima sintesi della spiritualità di Alexandrina si trova nella biografia "No Calvario de Balasar" scritta dal suo primo direttore, p. Mariano Pinho: «La devozione di Alexandrina era eminentemente mariana e soprattutto eucaristica. Con Maria, per Maria e in Maria viveva tutta per Gesù sacramentato, come vittima di espiazione».
Col passare degli anni, lungo il cammino del suo doloroso e crescente martirio, il suo modo di pregare subisce una evoluzione, ma solo nella forma che si fa sempre più forte, più drammatica; la sostanza rimane immutata. Le note fondamentali sono presenti sin dai primi anni della sua offerta di vittima e perdurano risonando ed accentuandosi fino alla fine.
Si sarebbe potuto impostare questo libro sulla preghiera in Alexandrina in base ad uno studio su tale evoluzione, cosa certamente interessante. Auspichiamo che questo venga fatto da qualche teologo mistico.
Noi, molto modestamente, ci siamo qui limitati a rivolgerci con uno scritto facilmente accessibile ai lettori di anima semplice, affinché ne possano trarre esempi salutari, proficui e incoraggianti, trovandosi in situazioni analoghe a quelle della grande mistica Alexandrina, che è pure un'anima semplice, alla portata di tutti in molti suoi atteggiamenti spirituali.
Quindi abbiamo estratto dal copioso materiale a nostra disposizione dei brani che ci sono apparsi più adatti a questo scopo. Li abbiamo suddivisi in capitoli a seconda della forma che assume l'orazione: preghiera di lode, di pentimento, di supplica, di oblazione ecc. Questo, oltre che necessario per agevolarne la lettura, può essere utile per il lettore che desideri rileggere, rimeditare l'uno o l'altro aspetto, a seconda delle sue necessità spirituali del momento.
Naturalmente, la suddivisione ha solo un carattere approssimativo poiché, quando si prega col cuore, le varie forme di preghiera si sovrappongono, si intrecciano, sfumano una nell'altra: non esiste un taglio netto tra l'una e l'altra. Ne segue che alcuni brani situati in un capitolo potrebbero trovare posto adeguato anche in un altro.
Mettendo insieme i vari brani si è tentato di fare una composizione il più possibile logicamente ordinata, coerente. Una specie di successione di mosaici, i capitoli.
Fa séguito una breve Appendice in cui i brani non riflettono una particolare forma di preghiera, ma esprimono la perseveranza nel pregare, anche in condizioni molto sfavorevoli.
Ogni capitolo è impreziosito da una composizione floreale che ne simboleggia il contenuto, e preceduto da una pagina introduttiva: sotto al titolo sono riportati alcuni versetti della Sacra Scrittura e frasi di Alexandrina inerenti all'argomento, estratte dal capitolo stesso. Segue poi un preambolo illustrativo in cui abbiamo «balbettato» qualcosa del molto che sentiamo nel cuore circa le verità della nostra Fede.
Auspichiamo che il lettore sia stimolato dalle nostre povere parole a meditare nel profondo, con cuore amante; a meditare sviluppando quanto ha letto: così sarà preparato ad accogliere col maggior frutto possibile i pensieri e i sentimenti di Alexandrina che sono di un valore immenso.
Molti dei tasselli che formano questi mosaici sono stati già pubblicati in altri lavori del genere, in particolare nella biografia "Figlia del dolore, madre di amore", ma la loro importanza ha richiesto una presenza anche qui.
Nel tradurre abbiamo mantenuto il più possibile la forma del linguaggio di Alexandrina, tra l'altro una certa «simmetria centrale» cara al senso artistico dell'Autrice.
Nostra e' la punteggiatura, molto carente negli originali, dato il minimo grado di istruzione non solo di Alexandrina ma anche della sorella Deolinda, che scrive quasi tutti i dettati.
Inoltre, per quanto oggi in Italia sia più frequente l'uso del "tu" nel dialogo con Personaggi celesti, abbiamo rispettato il "voi" usato da Alexandrina perché esprime l'atteggiamento di grande riverenza sentito da lei e da tutto l'ambiente dell'epoca; e anche perché, in alcuni momenti di slancio emotivo particolarmente forte, di effusione d'amore traboccante, le esce dal cuore spontaneo il "tu"; così restano messi in evidenza questi momenti.
I tasselli di questo lavoro sono tratti in parte dai diari ("Sentimentos da alma") e in parte dalle lettere al suo primo direttore, p. Mariano Pinho.
Per non appesantire la lettura, non è stata riportata l'indicazione della fonte se non qualche volta, quando la data può essere interessante per il contesto.
Se vi sono ripetizioni di concetti, sempre però con sfumature diverse, non vi sono mai ripetizioni di brani: ogni brano compare una sola volta.
Il testo è preceduto da una breve Biografia che può interessare il lettore non pago della sintesi esposta nella Presentazione; inoltre aiuta a comprendere le situazioni spirituali dalle quali sgorga ogni preghiera, a penetrarla più profondamente, a riviverla.
Infatti, la preghiera nasce dalla vita e la vita, a sua volta, ne è impregnata.
coniugi Signorile Santissima Trinità 1997 (25 maggio)
BREVE BIOGRAFIA
Alexandrina Maria da Costa nasce il 30 marzo 1904 in un paesino agricolo, Balasar, a circa 50 km. da Oporto, verso nord-est, e vi muore il 13 ottobre 1955.
Trascorre l'infanzia e la fanciullezza aiutando la famiglia nei lavori di casa e dei campi con lo slancio di un temperamento esuberante, ma anche con la sensibilità eccezionale per le bellezze del creato, che la porta, fin dai primi anni, a contemplare il cielo con forte nostalgia di raggiungerlo.
Cresce con un profondo spirito di preghiera, molto unita alla Madonna e con devozione ai tebernacoli particolarmente sentita.
Il sabato santo del 1918, a 14 anni, salta da una finestra nell'orto (m. 3,30) per salvare la sua purezza, sottraendosi a tre uomini malintenzionati penetrati con violenza nella stanza dove sta lavorando di cucito con la sorella ed un'amica.
Da qui inizia una mielite compressa alla spina dorsale, con conseguente paralisi progressiva che la inchioderà nel letto per oltre 30 anni, fino alla morte. È dunque «martire» per la purezza, come Maria Goretti e Pierina Morosini: il martirio di Alexandrina è incruento, ma dolorosissimo per durata e per intensità sempre crescente.
Quel «salto» è una tragedia che la rende impotente, umanamente; ma dal punto di vista divino è invece una chiamata ad una missione di una potenza straordinaria per la salvezza di moltissime anime. Infatti Alexandrina diventerà una delle più efficaci anime vittime che, seguendo il cammino indicato - anzi vissuto - da Cristo, si immolano per amore. Tutto sta nel trarre dal male il bene, con la forza dell'amore.
Alle sofferenze fisiche si aggiungono quelle economiche, dovute alla perdita dei terreni e all'ipoteca sulla casa.
Anche queste stimolano la sua generosità: Tutto quanto mi offrivano da mangiare lo cedevo a mia sorella perché in quel tempo era assai malata. Pensavo così: poiché io non posso guarire, che almeno lei possa migliorare!
Molte tribolazioni e, soprattutto, la mancata guarigione - tanto invocata! - le fanno capire che la sua missione è quella di vittima di espiazione. La fiamma del suo amore ardente la porta ad una tale eroicità in questa offerta da consentire a Gesù di farne una grande mistica: ha visioni ed estasi durante le quali viene a contatto con Realtà celesti.
Dal 1938 al 1942 rivive settimanalmente la Passione soffrendo con una mimica tanto espressiva da far comprendere, a chi assiste, ogni fase di quella tragedia.
Essendo, fin da giovanissima, profondamente devota alla Madonna, viene scelta da Gesù anche come voce che si unisce a quelle che chiedono al Papa la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria.
Il suo rivivere la Passione con mimica chiaramente espressiva viene considerato un «segno» per avvalorare tale richiesta convincendo le Autorità che i suoi fenomeni mistici hanno origine divina. Nell'estasi di Passione del 13 gennaio 1939, alla sua domanda: "Cosa devo fare, Gesù?" si sente rispondere: "Che tu soffra tutto questo fino a quando il Santo Padre si decida a fare ciò che Gesù chiede" (la consacrazione).
Il 31 ottobre 1942 finalmente: «tutto il mondo può ascoltare per radio in lingua portoghese... le parole del Santo Padre mentre consacra il mondo all'Immacolato Cuore di Maria», scrive p. Pinho nella biografia "No Calvario de Balasar".
Dal 1942 sino alla morte continua a rivivere la Passione, ma senza muoversi dal letto, con un patire tutto intimo, ancora più doloroso; inoltre, dal 1947 in poi soffre giorno e notte i dolori delle stimmate, che per suo desiderio rimangono occulte.
Dallo stesso anno (1942) si aggiunge il tormento di un digiuno assoluto con anuria, che la fa soffrire per nostalgia di cibo, per sete ardente, per coliche e crisi di cistite.
In questi ultimi 13 anni Gesù la fa vivere miracolosamente col nutrimento della sola Ostia consacrata e di alcune gocce del suo divino sangue che le somministra misticamente, ma realmente: basti pensare che per lunghi periodi perde sangue, senza nutrimento umano che lo rigeneri...
Nella sua missione di salvezza è combattuta da forze demoniache contro le quali deve sostenere lotte estenuanti. Non mancano poi i tormentosi dubbi circa le verità della Fede, che la martirizzano più fortemente verso la fine della vita.
Deve subire esami di teologi, di medici, in particolare una degenza di 40 giorni in un ospedale di Oporto ("La Foce") sotto sorveglianza di assistenti per controllare il digiuno e 1'anurìa, giudicate mistificazioni...
La sua uscita trionfale dall'ospedale, dove è stata riconosciuta la verità, con gli osanna della folla, non sono sufficienti a convincere le Autorità: nel 1944 la Commissione nominata dall'arcivescovo, senza un esame serio, si lascia influenzare da malelingue locali ed emana un Verdetto negativo, che fa soffrire tanto! Maldicenze, calunnie, umiliazioni...
Aumenta con gli anni il numero di coloro che credono all'origine divina dei suoi fenomeni mistici; tra questi, anche il segretario dell'arcivescovo. Però Alexandrina sarà sempre «segno di contraddizione», come il suo divino Modello.
L'imitazione del Cristo, però, non consiste solo nel soffrire, ma soprattutto nell'amare! E Alexandrina ama tanto da trasformare tutto il suo essere, in modo che gli altri vedono da lei irradiare la vita divina: dal suo sguardo, dal suo sorriso, dalle sue parole piene di saggezza e di dolcezza, di attrattiva verso il Cielo.
«Cristo traspariva da lei come il sole attraverso il cristallo», affermò mons. Orazio de Araujo nella seduta di apertura del Processo Informativo Diocesano.
Tutto questo attira al suo letto folle sempre più numerose di visitatori, e ciascuno di essi esce da quella cameretta diverso da quando è entrato.
"Stai vivendo la vita pubblica di Gesù (sente dire da Gesù in un'estasi* del 1953).
Nel proseguire lungo la sua ascesa spirituale, Alexandrina realizza sempre meglio quella «unione trasformante» che S. Paolo (Gal 2,20) esprime con la famosa frase: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me». Infatti in varie estasi Gesù le afferma che è Cristo a vivere in lei e nel diario del 15 settembre 1950, sentendosi immersa in un rogo di amore immenso, detta: «Quelle fiamme, quel fuoco penetrò tutto il mio essere: io non ero più io, ero soltanto Gesù».
Vivendo sepolta tra le quattro mura della sua cameretta senza alcuna istruzione umana di vita spirituale, segue perfettamente le orme di S. Teresa d'Avila e di S. Giovanni della Croce, condotta per diretta ispirazione da Gesù, dal quale si lascia docilmente plasmare. Tramanda ai posteri migliaia di pagine che sono: «documenti di autentico valore letterario, ascetico e persino teologico di tale interiorità che non è facile uguagliare», scriverà il suo primo direttore spirituale nella sua biografia.
CAPITOLO 1°
"L’ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE"
(lode e ringraziamento)È in te la sorgente della vita; alla tua luce vediamo la luce. (Sal 35,10)
Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102,2)
Ogni vivente dia lode al Signore. (Sal 150,6)
Siate ricolmi dello Spirito. Rendete continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro. (Ef 5,18.20)
Nel vedere i fiori ammiro, lodo e adoro la potenza di Dio. A tutte le creature che lodano il Signore, chiedo che lo lodino per me. Contemplavo il cielo piena di nostalgia e dicevo: "Oh, come è bello Colui che ti creò!".
Mi pareva di scomparire ancor più nell'ammirare le bellezze del Creatore. "Grazie, Gesù, nella consolazione e nel dolore, nella vita e nella morte. Grazie per tutto il dolore e per tutto l'amore che mi date!".
Il bimbo che si affaccia alla vita osserva ogni cosa che lo circonda con stupore gioioso. Anche l'adulto sensibile, proseguendo con l'età nella scoperta delle bellezze di tutto il creato, dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande, e delle meraviglie che trova in se stesso, «mi hai fatto come un prodigio» (Sal 138), continua a gustare un religioso stupore.
L'emozione della scoperta delle bellezze del creato sfocia in ammirazione, contemplazione, lode e riconoscenza per il Creatore. Chi vive in questa visuale dovrebbe in ogni momento aver presente che «si muove» nell'universo creato dal suo Dio, quindi con religiosità dovrebbe persino calpestare l'erba del prato, non cogliere inutilmente un fiore, non pestare con violenza neppure una pietra... dovrebbe sentire «tutto sacro» attorno a sé .
Ma nell'adulto si sviluppa anche una vita spirituale e, se questa ha una dimensione religiosa, egli gusta con vibrazioni molto più forti ed elevate le «bellezze» che il Creatore opera nella sua anima di creatura e nelle altre anime sorelle. È quindi portato a render grazie a Dio per questi interventi.
Comunemente il ringraziamento sale spontaneo dal cuore per quelle «bellezze» che gli sono piacevoli.
Per le anime più elevate nella spiritualità il significato di «bellezza» si dilata al punto che «bella» è ogni cosa che serve alla salvezza delle anime, anche se dolorosa nel senso strettamente umano. Ecco che sentiremo Alexandrina ringraziare per le bellezze del creato cosmico, per gli avvenimenti lieti o favorevoli, ma anche per quelli sfavorevoli, spiacevoli, per le sofferenze, per il dolore poiché lo intende e lo accetta come mezzo di salvezza.
Il segreto del riuscire a ringraziare per situazioni spiacevoli e persino dolorose sta tutto nell'amore: amore ai fratelli e amore a Gesù, che è poi in sostanza lo stesso amore.
Amore ai fratelli, perché il dolore accettato con amore salva anime. Questa è una convinzione del cristiano che tende ad uniformarsi al divino Modello: Cristo, vittima per la redenzione del genere umano. È un mistero incomprensibile, ma affascinante perché è una realtà che esprime il massimo dell'amore nell'unione fraterna.
Amore a Gesù, perché il dolore accettato, amato con scopo redentivo, ci rende simili a lui, vittima di espiazione. E la massima aspirazione dell'amante è quella di rendersi simile all'amato il più possibile, poiché questa è condizione per la perfetta unione, scopo ultimo dell'amore.
Questo primo capitolo presenta alcuni brani di preghiera di lode e di ringraziamento; pochi rispetto ai numerosissimi disseminati negli scritti di Alexandrina.
È stato suddiviso in due paragrafi: lode e ringraziamento. È chiaro che non si può fare una distinzione netta tra le due forme di preghiera suddette, che spesso sono concomitanti e sfumano una nell'altra, come abbiamo detto in Prefazione.
§ l - LODE
a) Il bocciolo si apre
A sei anni, di sera, mi intrattenevo per molto tempo a veder cadere su di me innumerevoli petali di fiori di tutti i colori: parevano una pioggia minuta.
Questo si ripeteva molte volte. Vedevo cadere questi piccoli petali, ma non comprendevo nulla. Forse era Gesù che mi invitava alla contemplazione delle sue grandezze.
Verso i nove anni, quando mi alzavo presto per andare a lavorare nei campi e quando mi trovavo sola, mi mettevo a contemplare la natura: lo spuntare dell'aurora, il nascere del sole, il cinguettio degli uccelli, il mormorio delle acque entravano in me in una contemplazione tanto profonda da farmi dimenticare quasi che vivevo nel mondo.
Arrivavo a rallentare i miei passi e restavo imbevuta in questo pensiero: la potenza di Dio! E quando mi trovavo sulla spiaggia del mare, oh, come mi perdevo davanti a quella grandezza infinita! Di notte, nel contemplare il cielo e le stelle, mi pareva di scomparire ancora di più nell'ammirare le bellezze del Creatore. Quante volte nel mio giardinetto, dove oggi è la mia cameretta a, fissavo il cielo, ascoltavo il mormorio delle acque e andavo contemplando sempre più questo abisso delle grandezze divine!
Mi rincresce di non aver saputo approfittare di tutto per cominciare a quella età le mie meditazioni.
b) Il fiore è maturo
Fissavo il cielo piena di nostalgia e dicevo: "Oh, come è bello Colui che ti creò!". Il cielo mi dava da meditare continuamente; sarebbe stato sufficiente come preghiera, anche se non avessi saputo altra preghiera.
A notte andai a fare la mia meditazione nella veranda. Stavo con gli occhi fissi al cielo mentre il mio povero cuore sanguinava sulla terra. Era in un'estrema agonia di anima che io facevo salire al Cielo le mie povere preghiere.
Quanto più ammiro le bellezze del Creatore, tanto più piccola mi sento ai suoi occhi divini.
Coinvolge nella lode tutto il creato.
Nel vedere i fiori ammiro, lodo e adoro la potenza di Dio. A tutti gli esseri creati che lodano il Signore chiedo che lo lodino per me. La mia anima continua ad esigere la solitudine. È allo scintillare delle stelle e del chiaro di luna che io tutta sola mi metto a contemplare. Chiedo a tutti gli astri che amino Gesù per me.
Mi sentivo venir meno. Improvvisamente si posarono davanti alla finestra due uccellini molto belli. Mi misi a contemplarli; vidi che uno stormo di essi volava per l'aria.
Mi avvicinai alla finestra e li chiamai: "Venite, venite, miei fratelli in Cristo, lodate il nostro Autore, Creatore, lodatelo anche per me! Come deve essere bello Lui, che creò voi così belli! Venite, venite perché io impari da voi a meditare sul potere e sulla grandezza del mio Signore!".
Tutti gli uccellini che volavano nell'aria si posavano davanti a me aprendo le ali con riflessi d'argento: si alzavano qui, si posavano là e non cessavano di stare davanti a me. Che bella festa! Tante ali a battere nell'aria! Meditavo sulla grandezza della mia anima: quanto dovevo a Gesù per avermi creata!
Con gli uccellini dimenticai il dolore che prima mi faceva soffrire. Gli uccellini servono come spunto di meditazione. Li vedo al freddo e alla pioggia.
Alcune volte mi insegnano a soffrire in silenzio, altre volte imparo da loro a sorridere e a cantare per tutto quanto Gesù mi dà, per tutto quanto è dolore... Ah, quanto io devo imparare! Oh, come vorrei amare il Signore!
La preghiera di lode spesso fa velo al proprio tormento interiore, tanto doloroso. Per vincermi ed allietare Gesù in mezzo alla più grande angustia facevo ciò che da tempo non avevo più fatto, non avendo forze: cantavo sottovoce, intonando lodi a Gesù e alla Mamma celeste. Così andavo nascondendo il mio penoso martirio.
§ 2° - RINGRAZIAMENTO
a) Ringraziamento che nasce dalla contemplazione
il primo atteggiamento che nasce dalla contemplazione è uno stupore estatico che fa vibrare di riconoscenza tutto il nostro essere, poiché questi non si sente distaccato, fuori dalla meraviglia che contempla, ma coinvolto, pur essendo un nulla nel Tutto: è un adorare con amore grato per ogni cosa, poiché tutto egli è donato; ma in primo luogo per i tre eventi fondamentali: la Creazione, l'Incarnazione, l'Eucaristia.
Creazione
Meditai sulle bellezze del cielo e caddi in ginocchio ad adorare il loro Creatore.
Lo adoravo in Cielo, lo adoravo sulla terra, nella santissima Eucaristia e dicevo: "O Gesù, mi avete creata per voi e tutto avete creato per me! Grazie, mio Gesù! Non mi basta l'eternità intera per ringraziarvi".
Mi alzai cieca di dolore e andai alla finestra. La notte era bella. Tutto dormiva; la casa era in silenzio. Rimasi per lungo tempo in un atto di ringraziamento al Cielo.
Dicevo a Gesù: "Non vi vedo, non vi sento, ma so che siete il mio Creatore e quando mi avete creata già sapevate che oggi dovevo stare qui a contemplare le vostre grandezze, già sapevate che la mancanza di aria che oggi sento (siamo in un afoso agosto) necessitava del vento che mi date. Un eterno «grazie», mio Gesù!".
Solo le grandezze del mio Creatore, il suo potere infinito risollevano il mio spirito, ma lasciandomi sempre nella mia piccolezza, nella mia profonda miseria.
"Gesù, la tua Patria mi eleva a te. Esco dal mio nulla nelle tue cose: sono grande in ciò che Tu hai creato. Grazie, mio Gesù, che tutto hai fatto per mio amore!".
Incarnazione
"Ave, Maria, piena di grazia! Io vi saluto, o piena di grazia! Sovrana regina del Cielo e della terra, Madre dei peccatori! Io, la più indegna di tutte le vostre figlie, vi ringrazio con tutto il mio cuore, o santa Madre di Dio, per avere Voi acconsentito a che il mio amabilissimo Gesù si incarnasse nelle vostre purissime viscere per la redenzione dell'umanità. Sì, Mamma mia: incarnarsi, nascere, vivere 33 anni nel mondo e alla fine morire su una croce per i miserabili figli di Eva! Comprenda chi può tanti eccessi di amare".
Eucaristia
"Vi ringrazio, Eterno Padre, per avermi lasciato Gesù nel santissimo Sacramento.
Vi ringrazio, mio Gesù; e infine vi chiedo la vostra santa benedizione. Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento!".
b) Ringraziamento per eventi gioiosi
Passarono sei anni di afflizione e di lacrime. Gesù ascoltò la nostra preghiera: fu proprio da lontano, da molto lontano che una buona signora venne a portare rimedio al nostro guaio... Piansi più di confusione che di gioia nel ricevere così grande grazia dal Signore. Non sapevo come ringraziarlo. Mi pareva di essere fuori di me e dicevo a Gesù: "Molte grazie, molte grazie! [...] O mio dolcissimo Gesù, non so come ringraziarvi per tanti benefici. Io, che non sono degna di alzare gli occhi al Cielo né di chiamarvi col dolcissimo nome di padre, sono da voi tanto beneficata! Molte grazie, mio Gesù, molte grazie!".
Finalmente il 31 ottobre 1942, a conclusione del giubileo delle apparizioni della Madonna a Fatima (25 anni dal 1917), tutto il mondo può ascoltare per radio Papa Pio XII che, in lingua portoghese, consacra il mondo all'Immacolato Cuore di Maria (si veda la Biografia).
Quando da un telegramma (inviatole da p. Pinho che era a Fatima per la celebrazione) venni a sapere dell'avvenuta consacrazione del mondo alla cara Mamma celeste, Gesù mi permise alcuni brevi momenti di consolazione.
Fuori di me, non sapevo come ringraziare Gesù e la Mamma. Alzavo le mani al Cielo e dicevo: "Benedetto Gesù, benedetta la Mamma!".
Mi pareva di andare io stessa a mettere il Santo Padre tutto intero nel Cuore di Gesù e della Mamma. Che gioia, che gioia!
Riconoscente perché il secondo direttore può ancora scriverle:
Non so come, in un impulso d'amore potei inginocchiarmi sul letto, alzare le mani, pregare il "Magnificat", cosa che ho l'abitudine di fare quando ricevo doni da Gesù, sia che vengano a ferirmi, sia che vengano a soavizzare la mia sofferenza.
Intonai lodi a Gesù sacramentato e al suo santissimo Cuore, manifestandogli la mia fiducia in lui così come nella Mamma, alla quale elevai un canto d'amore, insieme a mia sorella e alle cugine.
Sovente si sente incapace di esprimere in modo adeguato tutta la riconoscenza che vuole traboccare dal cuore: chiede l'aiuto di Maria, degli angeli e dei santi.
L'ultima proibizione che vi fu circa il mio caso non c'è più, finì presto... tutto poteva continuare come prima; che io non ci pensassi più. Uscì da me un peso che mi opprimeva tanto! Ah, se tutti comprendessero così i propri simili e ne zelassero il buon nome!
Io non seppi come ringraziare il Signore, né so. Chiesi alla Mamma celeste che supplisse alla mia incapacità, ringraziandolo per me. "Molti ringraziamenti, mio Gesù, per tante grazie che ho appena ricevute. Chiederò alla Mamma, chiederò agli angeli e ai santi di ringraziarvi per me [...]
O Mamma, o angeli, o santi, o Cielo, o Cielo, o tutto il Cielo lodate Gesù e ringraziatelo per me di tutte le grazie che ho appena ricevute. Ditegli un «grazie» continuo, un «grazie» eterno".
È Gesù che vince: è Lui che ha permesso che io non cadessi nella disperazione. Vorrei che il mondo intero e tutto il Cielo ringraziassero per me il Signore; e tutto questo ringraziamento non è nulla rispetto alla mia gratitudine verso Gesù.
"Accettate, mio Gesù, il mio cuore riconoscente. Molte grazie per il fuoco divino che mi fate sentire. Se tutte le anime lo sentissero! Mi pare di avere una enorme fornace nel petto e nel cuore. Come siete potente e buono con me! Accettate la mia sofferenza come prova del mio amore e datemi per questo le anime".
(È la festa dellAssunta del 1952)
La mia Regina, la mia Regina, la mia Mammina, la mia Mammina, la mia cara Mammina! Tutto il Cielo è in festa, tutto il Cielo è amore, tutto il Cielo è un solo inno. Il Cielo, il Cielo, come è bello! Come io sono unita a tutto questo!
"O Gesù, mi pare di essere presso il trono della santissima Trinità e della cara Mammina. Grazie, Gesù, grazie, Mammina, grazie mia Trinità divina per i momenti deliziosi, per il grande amore, per il grande conforto che avete dato alla mia anima!".
Qui meditiamo sulla portata universale del suo ringraziamento e sulla generosità del suo amore, che fa scomparire lei stessa:
Io ringrazio per tutti i benefici che ricevo: quelli di cui sono a conoscenza e quelli che ignoro, tutti quelli che ho ricevuto e quelli che riceverò nel tempo e nell'eternità, che è il Cielo. E ringrazio per quei benefici concessi alle anime per mia intercessione.
Ringrazio per coloro che non ringraziano il Signore; ringrazio per l'umanità intera. Ma chiedo a Gesù che non accetti questo ringraziamento come mio, bensì come se fosse ognuno a ringraziarlo, affinché non senta l'ingratitudine di nessun'anima.
c) Ringraziamento per qualsiasi evento, specie doloroso
Alla fine di ogni anno eleva lodi di ringraziamento:
A mezzanotte (31.12.1944) ringraziai Gesù per tutti i benefici ricevuti durante l'anno e per tutto quanto mi aveva fatto soffrire. Chiesi ai miei di pregare con me un "Te Deum" in ringraziamento. Terminato questo, aggiunsi: "Grazie per tutto, mio Gesù, per tutto il dolore e per tutta la gioia. Perdonate le mie ingratitudini verso di voi.
Cosa mi aspetta ora nel nuovo anno? Mandatemi ciò che vorrete, Gesù, che io tutto accetto, ma non venitemi meno con la grazia necessaria e datemi tutto il vostro amore!". E all'inizio di ogni giorno:
Tutti i giorni, poco dopo la S. Comunione, prego il "Magnificat" per ringraziare dei dolori e delle gioie di ogni giorno, ancora prima che arrivino.
Ebbi gioie che subito morirono e spine che sempre rimasero a ferirmi. Tutto ricevetti come doni di Gesù. Tutto gli offersi ringraziandolo di cuore. "Molte grazie, mio Gesù! Le umiliazioni mi fanno tanto bene all'anima. A me il vostro divino amore, a voi tutta la gloria, mio Gesù. [...] Siate benedetto, mio Gesù, il mio eterno grazie, sempre, notte e giorno. Grazie, grazie, Gesù, nella consolazione e nel dolore, nella vita e nella morte".
Particolarmente vibrante è il ringraziamento per tutto quanto la fa soffrire (si è offerta vittima di espiazione...).
In mezzo ai miei grandi dolori e tribolazioni, la preghiera che più mi sorride è il "Magnificat".
Lo ringraziai per il beneficio che mi concedeva di non dormire perché così gli potevo fare meglio compagnia e conversare di più con lui, a tu per tu, vivere di più la sua vita e sfogarmi solo con lui.
"Io vedo la mia miseria e vi ringrazio infinitamente per tanto grande grazia".
Tanto amore alla sofferenza perché la rende simile al suo Amato.
Quanto devo a Gesù per avermi associata alle sue sofferenze e a quelle della Mamma e per avermi fatta agonizzare con lui!
Voglio benedire Gesù nel tempo e nell'eternità per avermi scelta per il dolore.
"O mio Gesù, che grande prova d'amore mi date nel farmi soffrire così!
Quanto devo ringraziarvi perché mi avete resa tanto simile a voi! In cambio delle sofferenze che mi date vorrei darvi tutti i cuori del mondo, affinché vi amino in nome mio e vorrei darvi tutte le lingue, affinché vi lodino e benedicano eternamente.
[...] Grazie, grazie, mio Gesù, per tutto il dolore e per tutto l'amore che mi date.
Grazie, il mio eterno grazie!".
d) Ringraziamento di Gesù
Nel seguente dialogo tra Gesù e Alexandrina si vede come Gesù stesso ringrazia la sua diletta eroina che si immola con tanto amore, assecondando in modo perfetto il suo disegno di salvezza.
Mi sento abbandonata completamente, senza nessuno.
Voglio Gesù, voglio Gesù: Lui solo mi basta. In questo dolore, in questo abbandono e ansietà aspettai la sua venuta a me.
Egli venne (nella Comunione)... mi unì a Sé e mi disse: "Figlia mia, fiore delicato, fiore del Paradiso, che vivendo e fiorendo ancora sulla terra affascini il Cielo e lo attrai a te; sei la gioia del Paradiso celeste. Vengo a te per fortificarti per le sofferenze che ti aspettano e per ringraziarti della riparazione che mi hai data, per le anime che mi hai salvate e per l'eroicità in tutto il tuo soffrire.
Figlia mia, figlia mia, grande eroina, il tuo dolore nascosto, il tuo aprirti più con me che con nessun altro sono stati inni e incensi, onori, lodi e amore che mi hai dato. Grazie, grazie, figlia mia!".
"Mio Gesù, mio Gesù, ah, quanto mi costa udire i vostri ringraziamenti! Come potete Voi, in quanto Dio, ringraziare la più piccola e la più indegna delle vostre figlie? Cosa ho fatto io per meritare i vostri ringraziamenti? Cosa sono io, senza di voi? Attribuite tutto alla vostra grandezza e nulla alla mia piccolezza. Sono io, mio dolce Gesù, che devo ringraziare voi per tutti i benefici, le grazie e le ricchezze che mi avete dato. Siete stato Voi che avete sofferto in me". "Nulla potrei fare, figlia mia amata, senza la tua fedeltà e generosità. Voglio ringraziarti". "Grazie, mio Gesù! Ho il vostro sorriso, il sorriso di questo colloquio impresso nel cuore. Fate che esso sia sempre il sorriso delle mie labbra, la gioia nel mio dolore, la luce nelle mie tenebre, la forza nel mio calvario. Grazie, grazie, mio Gesù, siate sempre la mia forza!".
CAPITOLO 2°
"TU GRADISCI, SIGNORE, UN CUORE PENITENTE"
(pentimento e richiesta di perdono)
Hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi, dopo i peccati, la possibilità di pentirsi. (Sap 12,19)
Ascolta e perdona! (1 Re 8,30)
Non godo della morte del peccatore, ma che si converta e viva. (Ez 33,11)
Padre, ho peccato contro il cielo e contro te! Quando era ancora lontano, il padre lo vide e, commosso, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. (Lc 15,18.20)
Ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà, della sua tolleranza e pazienza, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione? (Rm 2,4)
Piangi, piangi, anima mia! Che le tue lacrime siano di dolore per non aver amato Gesù e averlo tanto offeso. "Gesù, non sono più la stessa. Ti ricordi del molto che ti ho offeso? Ora voglio soltanto amarti". "Perdono per i miei peccati! Perdono per tutti i peccati dell'intera umanità!".
Alexandrina, che è veramente santa, avverte con estrema sensibilità ogni sua anche minima imperfezione e soffre immensamente per questa, considerandola un'offesa a Dio, una violazione dell'amore perfetto col quale vuole vivere ogni momento della sua vita, in qualsiasi circostanza.
Questo capitolo riporta alcuni esempi, pochi fra i molti, in cui la sua preghiera assume l'atteggiamento di pentimento, di proponimento di conversione, di richiesta di perdono.
§ l ° - PENTIMENTO
Sente dolore per le sue «cattiverie».
Fui molto cattiva alla fine di questo pomeriggio. Certamente feci dispiacere a Gesù. Grande pena e dolore io ho per questo! E nelle piccole cose che io mostro chi sono. Non so come il mio caro Gesù abbia tanta pazienza con me.
Mi pare che non vi sia nessuno al mondo come me, che non vi sia nessuna persona tanto peccatrice come me, né che serva il Signore tanto malamente. Mi pare di non aver nessun fervore. Se non vi fossero questi forti desideri di amare il Signore, non so cosa sarebbe di me: resterei totalmente scoraggiata. Piangi, piangi, anima mia! Le tue lacrime e agonie siano di dolore per non aver amato Gesù e per averlo tanto offeso.
Piangi, anima mia, piangi affinché le tue lacrime muovano Gesù a compassione tanto che mi infiammi nel suo divino amore e mi faccia diventare folle d'amore per lui. "Gesù, vedete il dolore del mio cuore, solo per il timore di offendervi. Pago ben care le mie cattiverie: soffro e soffro immensamente per essere cattiva. Io ho dispiacere, non per farmi conoscere per quella che sono, ma per ferire il mio Gesù e dare cattivo esempio. Devo essere, voglio essere un'altra Maddalena presso la croce: devo piangere, voglio piangere le mie colpe. La mia anima sente necessità di questo.
Sovente chiede l'aiuto della Mamma celeste:
"Cara Mamma, fate che io pianga fiumi di lacrime di pentimento per i miei tanti peccati, pur avendo ricevuto tanti benefici da voi e da Gesù. [...] Mamma, mi vedo sovraccarica di tutti i crimini! (in quanto vittima di espiazione). Chiedete per me perdono a Gesù. Datemi il dolore per piangere su di essi e detestarli. Datemi il vostro amore per amare Gesù affinché Egli possa, con l'amore, dimenticare tanta iniquità".
Una preghiera di pentimento sgorga molte volte anche dalla meditazione sul contrasto tra l'armonia cosmica che ubbidisce al Creatore e il disordine e la disubbidienza che regnano nell'umanità.
Tutto era silenzio... Il mare cantava e persino esso lodava Gesù e gli ubbidiva stando là nei suoi confini.
"Mio Dio, tutto vi ubbidisce; solo io mi rivolto contro di voi, vi offendo e vi faccio dispiacere!". Nel meditare sulle grandezze del Signore, sul suo potere infinito, sull'umore che ha per noi, non potei trattenere le lacrime. E, nel vedere la mia ingratitudine e l'ingratitudine del mondo, dicevo: "O Gesù, non so come non abbiate già abbandonato i tabernacoli e non siate volato al Cielo lasciandoci soli sulla terra. Il sole vi ubbidì e si nascose; la notte vi ubbidì e apparve con il chiaro di luna e le stelle. Come tutto questo è bello! Che tristezza! Solo gli uomini vi offendono".
Sente fortemente la necessità di riparare. Ah, cosa è mai un'offesa fatta al Signore! E che cosa è il mondo, il mondo in peccato continuo!
Oh, potessi io, a costo di tutto il mio sangue, pagare tutti i debiti per allietare Gesù e dargli le anime! Desidererei ritirarmi in un deserto dove potessi non essere vista per fare penitenza per coloro che la dovrebbero fare e non la fanno... per provare a Gesù che lo amo per tutti quelli che non lo amano.
2° - PROPONIMENTO DI CONVERSIONE
Ma la contrizione, il pentimento, il pianto sul proprio peccato non hanno valore se non sono seguiti dalla volontà di emenda di vita.
Alexandrina, è ovvio, sente fortemente questa necessità.
Ho tanti desideri di trasformarmi, di correggermi dai miei difetti: di essere solo quella che Gesù vuole che sia.
"Gesù, correggetemi dai miei difetti, non permettete che vi offenda!".
Subito Gesù risponde incoraggiandola sull'efficacia del pentimento:
"Figlia mia, finché sarai nel mondo non potrai cessare di avere imperfezioni. Confida in me: con esse mi consoli. Non posso rimproverarti per tali difetti, nel vedere il tuo dolore, il tuo pentimento". "Gesù, io non sono più la stessa. Ti ricordi del molto che ti ho offeso? Ora voglio solo amarti, voglio accompagnarti lungo il cammino della tua santa Passione".
§ 3° - RICHIESTA DI PERDONO
Il pentimento e la volontà di conversione sfociano nella richiesta di perdono.
Anche per questo Alexandrina chiede sovente l'aiuto della Mamma celeste.
"O Mamma, chiedete perdono per me a Gesù. Ditegli che io sono il figlio prodigo che torna alla casa del suo buon padre, disposta a seguirlo, ad amarlo, ad adorarlo, ad obbedirgli, ad imitarlo. Ditegli che non voglio più offenderlo. O Mamma, ottenetemi un dolore tanto grande per i miei peccati, che sia tale il mio pentimento da diventare pura, da diventare angelo! Pura come rimasi dopo il battesimo, affinché la mia purezza mi faccia meritare la compassione del mio Gesù e così io possa riceverlo sacramentalmente tutti i giorni e possederlo sempre in me sino all'ultimo respiro".
Invoca perdono per tutta l'umanità, alla quale si sente intimamente legata:
"O mio Gesù, mio Gesù, perdono, perdono, perdono per i miei peccati, perdono per tutti i peccati dell'umanità intera. [...]
Mio Gesù, io vorrei, sempre prostrata ai vostri santissimi piedi, ricevere da voi tutte le sofferenze e implorare e ottenere il perdono e la misericordia per il mondo. Non posso vedervi soffrire, né vedere le anime perdersi. [...]
Voi dite che siete giustizia, ma ora io vedo in voi solo amore. Voi dite che siete giustizia, ma ora io sento che siete solo misericordia. Vi chiedo perdono, mio Gesù, per tutti quelli che vi offendono, vi chiedo perdono, mio Gesù, per tutti quanti offendono me. Perdono, perdono, mio Signore, perdono e salvezza!".
Insiste in particolare per quelli che la fanno soffrire, per i quali aggiunge sacrifici alla preghiera.
Pregavo il "Padre nostro" e nel dire «sia fatta la vostra volontà in terra come in Cielo», nell'intimo del mio cuore chiedevo perdono a Gesù per quelli che mi offendono. Devo pregare per loro: voglio che Gesù dia loro amore, voglio che dia loro il Cielo.
"Perdonateli, Signore, perché non sanno quello che dicono. [...] Siate la luce della mia vita e date luce a chi non ne ha. [...] Vedete, Gesù, che desidero per tutti quelli che mi fanno soffrire ciò che desidero per me. Vedete che sento di non poterne più, ma, anche così crudelmente ferita, non sento nel mio cuore la più piccola rivolta, il minimo odio contro di loro. Per vostro amore, perché si salvino le anime, perdono loro tutto".
"Gesù, mi vendicherò e mi vendicherò con tutta la forza, di quelli che tanto mi hanno fatto soffrire. Sapete come, mio Amore? Con orazioni più fervorose, con tutti i miei sacrifici affinché essi vi conoscano e vi amino. Se vi amassero come Voi volete, non si sarebbero comportati così. Perdonate loro, mio Gesù. Io, senza di voi, senza la vostra grazia, mi giudico capace di molto più di tutto quanto dicono di me; se Voi mi lasciaste sola un momento, sarebbe sufficiente perché io praticassi i maggiori crimini. [...] Se non fosse per la vostra grazia, le offese che fanno a me le farei io agli altri; io sono tanto miserabile! Povera me, senza di voi!".
Sente persino riconoscenza per quelli che la fanno soffrire, perché la avvicinano di più al suo Gesù.
"Io ho solo da ringraziare quelli che mi umiliano e mi feriscono: mi hanno aperto un nuovo cammino perché io vi segua più da vicino, con maggior perfezione ed amore. [...]
Mai fui ferita tanto crudelmente. Ma, invece di raffreddarmi nella mia Fede, nella mia fiducia, nel mio amore verso di voi, mi sento più attirata a voi. Tutto mi invita ad amarvi; tutto mi ispira a chiedervi perdono per quelli che mi fanno soffrire. [...] A tutto voglio sorridere; e sia sempre e prima di tutto per voi questo sorriso".
Ah, gli uomini, che sono tanto cattivi! Preghiamo per tutti. Forse, senza volerlo, ci hanno aumentato la gloria in Cielo!
L'amore a Gesù è il suo unico fine, sempre presente in ogni suo atteggiamento. Quanti mi odiano e disprezzano! Quanti mi calunniano! Nell'interrogare me stessa dico: che male ho fatto loro? Subito mi viene in mente: che male ci ha fatto Gesù, se non amarci e morire per noi? E immediatamente mi sento obbligata a perdonarli e a ripetere molte volte: "Perdonate loro, mio Gesù, lasciate che si convertano e si infiammino nel vostro divino amore!".
Al suo Amato che le dice:
"Io farò che quelli che ti tormentano arrivino a sentire in se orribili rimorsi",
risponde:
"Mio Gesù, perdonate tutti! Che essi vi amino, non dico come vi amo io, ma come desidero amarvi: che tutti si innamorino follemente di voi, come io vorrei follemente innamorarmi!".
Seguono brani di estasi del 1953, a carattere pubblico, in parte cantate; perciò presentano alcune ripetizioni.
"Quante volte ti ho offeso, o Signore, quante volte ti ho offeso, o Signore! Eccomi qui ai tuoi piedi eccomi qui ai tuoi piedi, contrito, contrito e umiliato, Gesù! Perdono, perdono, perdono, o Signore! Perdono, perdono, Padre mio, Padre mio e mio Creatore!".
"Solo per tuo amore, solo per tuo amore, sono qui, Gesù, contrito e pentito. Dammi il tuo amore, dammi il tuo amore, dammi il tuo amore, dammi il tuo perdono! Dammi il tuo perdono, o Gesù, o Gesù, o Gesù!". "Gesù, Gesù, so bene, Gesù, so bene che non sono più degno del Padre mio, del Padre mio, né di chiamarvi «mio Dio, mio Dio». So che sono stato, che sono stato un figlio indegno, indegno: che ho voluto solo, che ho voluto solo rattristare mio Padre, che ho saputo solo rattristare mio Padre. Perdono, Gesù, perdono, Gesù, perdono, perdono, Gesù, perdono, perdono, Gesù!". KIRIE ELEYSON
CAPITOLO 3°
"INVOCATEMI!"
(supplica)A te grido, Signore!
Non restare in silenzio, mio Dio, perché, se tu non mi parli, io sono come uno che scende
nella fossa. (Sal 27,1)
Ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. (Sal 137,3)
Gli apostoli dissero al Signore: "Aumenta la nostra fede!". (Lc 17,5)
Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio i vostri desideri con preghiere e suppliche, unite a ringraziamenti. (Fil 4,6)
"Datemi luce per soffrire come volete Voi; datemi forza per tutto soffrire". "Non ti chiedo di operare in me meraviglie che si vedano; ti chiedo la meraviglia e la ricchezza del tuo amore". Alla Mamma chiesi che mi desse la sua grazia, la sua rassegnazione, il suo amore alla croce e a Gesù.
"O Madre di Gesù, dammi il tuo amore per amare con esso il tuo e il mio Signore!".
Potrà parere strano il titolo: la richiesta di invocazione che parte da Dio anziché dall'uomo.
La preghiera di supplica sgorga spontanea dal cuore dell'uomo, specie quando è oppresso da difficoltà, ferito da dolori, tormentato da incapacità di decidere, consapevole di non farcela da solo.
Eppure sono numerosissime le estasi in cui Alexandrina sente Gesù che le chiede di invocarlo: invocami per i peccati, invocami per i sacerdoti, invocami per l'umanità, invocami per le anime del Purgatorio. E il Nuovo Testamento è pieno di esortazioni di Gesù alla preghiera di supplica.
Non è certo Dio che ha bisogno di tali nostre preghiere! Anzi, a fil di logica, neppure un vero cristiano dovrebbe aver bisogno di supplicare; infatti Dio conosce ancora meglio di noi le nostre necessità; inoltre ci ama, quindi ci procura tutto per il nostro bene, purché la nostra volontà libera non si opponga.
Ma il «fil di logica» è ben poca cosa di fronte a realtà più profonde che superano la logica!
Dio sa come siamo fatti e ci ama, quindi sa quanto ci sia necessaria la preghiera di supplica, quando è ben fatta.
Infatti, in primo luogo ci mette nella condizione di chi chiede, quindi ci fa umili davanti al Creatore dal quale dipendiamo, volere o no; poi ci dà il conforto di sentirci amati con la fiducia di essere esauditi.
La preghiera di supplica non va certo intesa come una richiesta che vuol forzare Dio a fare la nostra volontà, ad assecondare un nostro desiderio, qualunque esso sia. In tale forma la richiesta non è neppure preghiera! Per essere vera preghiera, deve essere l'espressione di una dipendenza amorosa della creatura dal Creatore col quale tende a conformarsi, aspirando a quella unione che deve essere la meta di ogni cristiano.
Deve quindi sorgere da un cuore umile ed amante che si apre in tutta la sua profondità e si affida al Padre al quale esprime le sue necessità, con la fiducia che - al momento opportuno - sarà assecondato, se questo non sarà in contrasto col Bene sommo, cioè con la volontà di Dio.
Tale volontà si attua comunque, ma Dio vuole che i suoi «figli» partecipino vivamente, unendosi con la richiesta, alla sua volontà.
I. GENERALITA SULLA PREGHIERA DI SUPPLICA DI ALEXANDRINA
La preghiera di supplica di Alexandrina è un modello bellissimo, nel senso di quanto abbiamo detto sopra. Le sue suppliche rivolte al Cielo hanno tutte per fine un bene spirituale, anche nei casi di richiesta di guarigione (si veda, nel capitolo 4°, § 2°), anche nell'unico caso di aiuto economico (per liberare la casetta dall'ipoteca, si veda § 2° di questo capitolo). Tutte mirano alla maggior gloria di Dio e alla salvezza delle anime.
Sono dunque suppliche «conformi» al pensiero e al desiderio di Gesù e quasi sempre rivolte a lui come mediatore presso il Padre: si può quindi dire che tali suppliche sono fatte «in nome di Gesù».
Quando poi non è sicura che la sua richiesta sia secondo la volontà di Dio, come per esempio nei casi di guarigione, la sua supplica assume la forma di uno sfogo confidente, di un grido d'angoscia alle volte, ma finisce sempre col «sia fatta la vostra divina volontà», secondo l'esempio offerto dal divino Maestro, specie durante la sua agonia nel Getsemani.
Continuando il discorso generale sulla sua preghiera di supplica, aggiungiamo che vi si notano le seguenti caratteristiche:
l'offerta: quando chiede, offre in cambio. Intanto, nel suo ruolo di vittima di espiazione, è già tutta un'offerta; poi, in casi particolari, offre sofferenze aggiuntive, come vedremo;
l'umiltà di chi si sente piccolissima, un nulla davanti a Colui al quale si rivolge;
la confidenza: la fiducia nella misericordia di Dio, che nasce dall'amore reciproco; l'insistenza nel chiedere, insistenza che è sollecitata da Gesù stesso, come vediamo anche nel Vangelo.
Quanto sopra, è messo bene in evidenza dal brano seguente, tratto dal diario del 1° febbraio 1952.
"Gesù, datemi tutto, datemi tutto da soffrire, purché mi diate la vostra grazia, il vostro amore; ma accogliete le mie suppliche, accoglietele, accoglietele! Gesù, non badate se questa che vi supplica è povera, la più povera e miserabile, ma ricordate le vostre divine promesse e la vostra esigenza nel comandarmi di supplicarvi con insistenza. Chiedo, Gesù, chiedo e confido".
Gesù risponde:
"Chiedi, chiedi, figlia mia: sapessi tu che avverrebbe se tu non soffrissi, se tu non chiedessi! Invocami, invocami, non scoraggiarti".
In Alexandrina si ha anche un bellissimo esempio di quella che è « la comunione dei
santi». Infatti si sente unita sia alla Chiesa militante che alla Chiesa trionfante.
È soltanto con le preghiere del mio padre spirituale (p. Pinho) e di tutte le anime buone che pregano per me che io posso avere il coraggio per vincere.
Voglio portare la mia croce con perfezione, voglio con la stessa perfezione praticare la carità, fare il bene, consolare tutti per amore a Gesù, ma non posso se non con l'aiuto del Cielo e con le preghiere delle anime sante.
"Mio Dio, che lotta tremenda! Povera me, senza di voi! Gesù, Mamma, aiutatemi! Sono la vostra vittima. O santa Teresa, santa Gemma, san Giuseppe e santi miei diletti, aiutatemi! O Cielo, o Cielo, conto su di te".
Per esprimere la sua intimità con Gesù e con Maria - a volte realizzata, più sovente invocata - ricorre spesso alle immagini tipiche del linguaggio comune (entrare nel cuore, incrociare gli sguardi...), che hanno potenza di espressione comprensibile da tutti.
"Giacché sulla terra mi sbarrano tutti i cammini, lasciatemi, Gesù, lasciatemi, Mamma, entrare nei vostri Cuori amantissimi. Anche se non sento nulla, lasciatemi almeno la certezza che vivo in essi. Lì sono libera da odi e persecuzioni; lì sono certa che vi amo e non vi offendo. [...]
Volgete verso di me i vostri divini sguardi, che io voglio fissare per sempre i miei in voi. Abbiate compassione, abbiate pietà!".
Che giorni tristi, che dolorosa amarezza, che ore tragiche e di tanto sfinimento! Il mio sguardo fisso in Gesù e nella Mamma parlava più delle mie labbra: era per chiedere loro soccorso.
Con gli occhi fissi al Cielo, il cuore gridava chiedendo soccorso a Gesù e alla Mamma: era tanto piccolino per tanto soffrire!
"O Gesù, o Mamma, o Padre, o Spirito Santo, accogliete le mie richieste, accogliete le mie suppliche! Non le nomino, Gesù, non le nomino, Mamma, non le nomino, mia Trinità adorabile, ma vi mostro il mio cuore: sono tutte là presenti. Accoglietele!".
II. SUPPLICHE PER PARTICOLARI NECESSITA’
§ 1 ° - PER DETTARE IL DIARIO
Alexandrina non può sfuggire al martirio subito da tutti i mistici, obbligati dai direttori spirituali a dettare o a scrivere quanto sentono nell'anima.
Due sono i motivi di tormento: le condizioni fisiche che le tolgono le forze e, soprattutto, l'impossibilità di tradurre nel linguaggio umano certe esperienze che hanno carattere divino.
Mi mancano le forze per parlare; tutto il mio corpo è macinato dal dolore. O santa obbedienza, che tutto vince!
Venga su di me la grazia del Signore, mi illumini la luce del divino Spirito Santo affinché io sappia ubbidire e dettare qualcosa del molto che la mia anima soffre.
Rimango in una sofferenza inaudita per non poter descrivere in questo quaderno ciò che è stampato in questo libro senza fine che ho nel cuore.
"O Cielo, o Cielo, venite in mio aiuto! Fate luce nella mia cecità, nelle mie tenebre, e mettete comprensione nelle mie parole, che non dicono nulla per ignoranza".
§ 2° - PER SALVARE LA CASETTA
L'unico caso di invocazione di aiuto economico si ha per liberare la casetta dall'ipoteca. Ma anche questa richiesta ha moventi spirituali: l'amore alla madre e alla sorella, che resterebbero senza alloggio (quanto a sé, crede di essere prossima alla morte) e l'amore a Gesù, che si esprime attraverso l'azione poetica dell'offerta dei fiori per l'altare, coltivati nel loro giardino.
Qui riportiamo un brano dell'autobiografia. lo chiedevo quasi continuamente a Gesù di aiutarci e alla fine della S. Comunione dicevo: "Voi avete detto «chiedete e riceverete, bussate e vi sarà aperto»; io chiedo e sarò udita, busso e sarò accontentata. O Gesù, non vi chiedo onori, grandezze né ricchezze, ma vi chiedo che ci lasciate la nostra casetta affinché mia madre e mia sorella abbiano dove vivere sino alla fine della vita, affinché mia sorella abbia dove cogliere i fiori per adornare il vostro altare in chiesa nei giorni di sabato. O Gesù, tutti i fiori sono per voi! Gesù, soccorreteci, che stiamo per perire! Portate questa notizia lontano, a chi ci possa soccorrere! Non vi chiedo con quale mezzo, perché non so: confido in voi".
3° - NELL'ATTESA DI MEDICI E TEOLOGI
Perché il lettore si renda conto dell'atteggiamento di Alexandrina di fronte ad esami del genere, abbiamo scelto un brano (dal diario del 26.11.1946) che ci pare esauriente nella sua completezza.
Venni a sapere che l'indomani, domenica, avrei avuto un esame di medici e di teologi. Mi parve che il sangue mi si gelasse nelle vene. Senza poter parlare, alzai i miei occhi al Cielo e fu il cuore che parlò: "Gesù, Mamma, Trinità divina, per vostro amore e per le anime io accetto tutto. Sacro Cuore di Gesù, ho fiducia in voi". Ma la mia sfinitezza arrivava ad essere tanta da sembrarmi tutto perduto, non confidando neppure in Gesù. O vita, quanto sei dolorosa!
Per avere forze per soffrire - e chi ne aveva bisogno di più? - e affinché noi potessimo resistere a tutto, distribuii alcune elemosine. Voltata verso il S. Cuore gli dissi: "Dateci forze, mio Gesù, dateci coraggio, dateci luce e date luce ai ciechi! Solo la verità, la verità, mio Gesù". E rimasi muta a contemplarlo in croce e a contemplare il suo divin Cuore: quanto avrei da imparare da li!
Arrivò il giorno 24. Di mattina, ancora presto mobilitai tutto il Cielo perché intercedesse per me presso il trono divino. Avevo tanta paura!
Nella S. Comunione, che feci il più possibile pura e fervorosa, mi abbandonai tra le braccia di Gesù e tra quelle della Mamma; feci una consegna totale per soffrire lì, per amare lì. Non cessai di chiedere loro che mi dessero forze e mi soccorressero.
Passavano le ore, e io senza nessun conforto dal Cielo! Il cuore stava come in un mondo di bronzo. Che nera oscurità! Lì nessuno poteva entrare... Che stringimento, che oppressione che non lo lasciava respirare né palpitare! E il sangue, di tanto in tanto, pareva gelare in tutto il corpo. Col mio spirito fisso in Gesù e nella Mamma, dicevo loro: "È per voi. Venga ciò che deve venire, sia gelato il mio sangue o non lo sia, non esco dalle vostre braccia; e, per quelli che siete, non permettete che la tempesta mi strappi da esse".
Alle volte mi sentivo come strappata lontano dalla furia dei venti. Feci tutto il possibile per coprire la mia paura e il mio dolore, per non essere causa di sofferenze ai miei. All'arrivo di coloro che tanto temevo, prima ancora di vederli, volli trarre un profondo respiro ma il mio cuore non ne aveva la forza. Che momento senza vita!
Mi additarono la Mamma (fu il dott. Azevedo ad additarla) dicendomi: "Coraggio!".
La fissai e balbettai: "Mammina, aiutami!".
Tutta la paura scomparve: sentii una vita nuova. Durante tutto il tempo dell'esame rimasi forte, quasi dimentica che ero sotto osservazione.
Di tanto in tanto la mia anima voleva erompere in canti di lode al Signore, voleva intonargli inni; alcune volte mi pareva che mancasse solo che si udisse la mia voce. Non perdetti la mia unione con Dio: in mezzo a dolori quasi insopportabili, non cessavo di offrirglieli.
§ 4° - PER IMPARARE A SOFFRIRE BENE
Nello slancio amoroso di vittima, vuole dare il massimo: vuole vivere con perfetta completezza il suo martirio, quindi invoca l'aiuto di Gesù.
"Abbiate pietà di chi soffre e non sa soffrire, così come me! Datemi luce per soffrire come volete Voi. Datemi forza per tutto soffrire, solo col fine di salvarvi anime e di amarvi con un amore puro e ardente come i serafini. [...]
Inventate, Gesù, dei mezzi coi quali io vi ami. La scienza umana escogita tante invenzioni per il mondo; e per il vostro divino amore essi (gli uomini) non inventano nulla! Gesù, voglio amarvi: insegnatemi! Voglio vivere sempre alla scuola dell'amore.
Qui non posso, qui non so amarvi. Solo in Cielo, solo in Cielo comprenderò tutto, solo là potrò amarvi con l'amore che desidero. [...] O mio Gesù, voi siete il mio Signore, voi siete il mio Tutto e io sono nulla e nulla voglio essere per amore a voi.
Insegnatemi sempre. Per le mie miserie non sono degna che siate il mio Maestro, ma confido che non disprezzerete il mio nulla e avrete compassione di me.
Datemi la vostra grazia, guidatemi sempre sui vostri cammini!". Uno degli attributi della sofferenza sopportata con perfezione è l'occultamento del proprio patire. E Alexandrina invoca anche per questo.
"Mio Gesù, insegnatemi a soffrire il più possibile in silenzio, a nascondere il più possibile il mio dolore! [...]
O Gesù, datemi le vostre forze divine: voglio nascondere il mio dolore, e senza di esse non riuscirei mai. Pianga il mio cuore notte e giorno se volete, ma siano allegri i miei occhi, sorridano le mie labbra".
§ 5° - PER LA SUA CONVERSIONE
In tutto l'arco della sua vita terrena, particolarmente dall'inizio della sua vita di inferma, è animata dall'anelito a progredire in un'ascesa spirituale senza sosta, fino a diventare santa.
Naturalmente, ben consapevole di non farcela da sola, chiede aiuto al Cielo.
"O mia cara Mamma del Cielo, o Rifugio dei peccatori, dite a Gesù che voglio essere santa! [...] Gesù, vi chiedo di diventare santa, come voi volete, se lo volete. Vi chiedo di amarvi tanto quanto il vostro Cuore divino desidera. [...] O mio Amato, trasformate i miei geli nell'amore più ardente affinché possiate essere amato da tutti i cuori. Trasformate la mia durezza in dolore di pentimento affinché non possa esservi mai più cuore sulla terra che torni ad offendervi".
Sono tanto lontana dall'essere perfetta, dall'usare con tutti la carità di Gesù!
Aiutatemi, Amore mio, a convertirmi veramente a voi! Rendetemi davvero simile al vostro divin Cuore. Quali ansie io ho di amarvi e di amare il prossimo, che fame del vostro amore, che fame di perfezione, che ansie per il Cielo! Ho paura di me stessa: mi temo in tutto e per tutto".
Mio Dio, mio Dio, che lotta, che sofferenza, che combattimento tra quella che sono e quella che dovrei essere: la mia natura in rivolta e il desiderio ardente di voler solo la volontà del mio Signore!
Io invoco, invoco Gesù e la Mamma celeste chiedendo loro la dolcezza, la mansuetudine, la pazienza dei loro divini Cuori; chiedo al divino Spirito Santo che mi illumini e mi assista. E, nonostante questo, o mio Dio, quante impazienze, imperfezioni, quanti difetti ho in me!
"Ah, Gesù, quanto costa voler accettare la croce e tutto il martirio per vostro divino amore e non avere forze per abbracciare tutto! Voglio, voglio e amo il dolore, ma sento che non è più per me il soffrire: non ho forze, sono sfinita, il dolore è andato molto oltre le mie possibilità.
Io sono, mio Gesù, la più grande miseria, il più piccolo nulla e nulla posso soffrire senza di voi e senza di voi non posso muovermi per fare alcun bene.
Vincete Voi, mio Amore, soffrite in me con la vostra perfezione, muovete Voi il mio cuore alla vostra carità; fatemi umile, rendete il mio cuore simile al vostro!".
§ 6° - CHIEDE AMORE, GRAZIA, FORZA
Il suo desiderio intenso di amare non può esser soddisfatto solo dalle sue capacità umane: intuisce che il vero, puro amore dell'uomo è una scintilla dell'amore divino, quindi invoca Gesù di darle il suo amore e l'amore della Madonna, con il quale solo potrà amare in modo meno inadeguato e potrà anche avere la forza e il coraggio per portare la sua pesante croce con gioia spirituale.
Le sue espressioni «chiedo amore», «datemi amore», rivolte a Gesù e a Maria, vanno quasi sempre intese non nel senso che chiede di essere amata, ma che chiede capacità di amare in sommo grado, chiede potenza di amore da riversare sul Cielo e sulla umanità.
Vorrei dare tutto il mio sangue... per ricevere da Gesù il più piccolo raggio del suo divino amore. Sospiro, sospiro notte e giorno per questo amore.
Fisso i miei occhi per molto tempo nel Cuore santissimo di Gesù, glielo chiedo fiduciosa ma piena di vergogna per la mia miseria: mio Gesù, darei la terra, darei il Cielo solamente per amarvi.
La mia preghiera però non pare essere ascoltata. Devo chiedere tanto insistentemente da vincere il Cuore di Dio. Egli, in un istante, può fare tutto: trasformare il nulla in qualche cosa, la freddezza nel suo divino amore.
"Gesù, abbi pietà, compassione di me: arricchisci questo mio nulla, riempilo del tuo grande amore! Non ti chiedo di operare in me meraviglie che si vedano; ti chiedo la meraviglia e la ricchezza del tuo amore. [...]
Datemi, o Gesù, il fuoco del vostro santissimo Cuore. Siate la mia forza, datemi la vostra pace!". Vado alla finestra a contemplare la notte, il tabernacolo: "O Gesù del tabernacolo, o Gesù del Paradiso, aiutami, soccorri la tua figliolina! Io voglio amarti e non ho amore.
Dammi l'amore che ti ha legato al tabernacolo, dammi l'amore che ti ha portato a creare tutto per me, dammi l'amore della Mamma, dammi l'amore di tutto il Cielo: è con questo amore che io voglio amarti ed è con questo dolore immenso che voglio consolare e riparare il tuo Cuore amante. [...]
Io ti adoro sul tuo trono, nel Paradiso e nei tabernacoli, le tue prigioni d'amore.
E tu chinati su di me, abbi compassione del mio povero cuore e infiammalo di momento in momento sempre più coi raggi del tuo amore. Voglio che nascano di momento in momento, per andare dal mio cuore al tuo, raggi d'amore in tanta abbondanza come acqua che continuamente sgorga dalle fonti".
Chiede anche la grazia divina, che le dia la forza senza la quale le è impossibile resistere nel suo crescente martirio.
"Chi potrà vivere così, mio Gesù? Datemi la vostra grazia, senza la quale la vita in questo esilio è disperazione, è morte. [...]
Mio Gesù, soffro tutto senza condizioni eccetto quella del vostro amore, della vostra grazia e forza:
da sola non posso; ho paura, mio. Gesù! [...]
Eccomi, Gesù, per tutto, per tutto. Ma sapete bene che io non sono capace di soffrire senza la vostra grazia e la vostra forza; datemele assieme alle sofferenze".
Quando la mia anima è scoraggiata, nei momenti più tristi e dolorosi, sto quasi per dire a Gesù: non ne posso più, non ne posso più! Ma appena rifletto su quanto sto dicendo, non arrivo a completare la frase: mi esce dal cuore un impulso fortissimo che mi obbliga subito a gridare: "Posso, posso, mio Gesù; posso tutto con la vostra grazia. Datemi ancora più dolore, se vi piace; ma insieme ad esso datemi amore e la forza della vostra grazia! Spero solo in voi, conto solo su di voi. [...]
Voglio, tra le spine e i dolori, aprire un cammino perché vengano a voi tutte le anime.
Sono vostra, Gesù. Non rifiutatemi l'amore; con la vostra grazia vi prometto di non rifiutarvi mai il dolore. [...]
Gesù, datemi la grazia di esservi fedele, datemi la grazia di corrispondere al vostro divino amore! [...] Non venitemi meno, mio Gesù! Fate che io vi sia fedele sino alla morte".
7° - CHIEDE AIUTI PER LA CROCIFISSIONE
Per quanto il fenomeno mistico del rivivere fasi della Passione di Gesù si ripeta periodicamente, la natura umana soffre ogni volta ripugnanza e terrore: certamente non ci fa l'abitudine!
Così, ogni volta Alexandrina invoca l'aiuto divino.
"Corre incontro a me il venerdì a passi da gigante! Benvenuto sia ciò che mi viene da voi. Vigilate per questo mio nulla, abbiate compassione di questa miseria, miseria senza l'uguale! Sono sempre la vostra vittima, mio Amore!".
Dentro al mio petto è scolpito il Calvario: è dolorosissima tutta quella sofferenza! Ma le mie labbra vogliono solo balbettare: "... di più, di più, Gesù, di più!".
La volontà va folle incontro alla crocifissione che si avvicina. Il corpo, la povera natura inorridita, vuole ritirarsi: non ha il coraggio per tanto.
'L'ora si approssima. Siate Voi, Gesù, tutta la forza della vostra figliolina che apparentemente si sente abbandonata da tutto e da tutti. [...] Mio buon Gesù, mio dolce Amore, ho pianto per la paura della mia crocifissione. Ahimè, povera me, senza di voi! Non venitemi meno, per chi siete, con la vostra forza divina! Io non ho forza, la mia vita è perduta.
Accetto per vostro amore, accetto per le anime. Rivestitevi di me, vivete in me, muovete Voi il mio corpo senza vita. È prossima la crocifissione: non mancatemi, mio Gesù! Datemi grazia, forza e amore". (Dopo la crocifissione)
"Gesù, non mancatemi con le vostre forze affinché io possa descrivere nel miglior modo possibile ciò che soffriste durante la vostra santa Passione e non venite meno con la vostra protezione e l'amore verso questa poveretta! È per vostra maggior gloria e per profitto di tutte le anime".
§ 8° - PER LE LOTTE CONTRO SATANA
Alexandrina ha dovuto lottare contro forze demoniache durante tutta la sua vita di martirio, a intervalli più o meno tormentosi. Il suo timore è stato sempre quello di peccare per mancanza di forze nel resistere alle tentazioni.
Il demonio viene vicino a me come per assalirmi e mi minaccia dicendomi: "Devo distruggere il tuo corpo", e aggiunge molte cose turpi.
"Mio Gesù, il padre della menzogna non mi lascia! È nemico mio ma anche vostro.
Ho bisogno di sostegno: datemi coraggio, non lasciatemi peccare. Sono poverissima: datemi la vostra ricchezza; sono cieca: datemi la vostra luce. Sono vostra, Gesù, e sono delle anime".
Il demonio fa i suoi assalti come i ladri; mi tormenta senza compassione né pietà. Non posso pensare alle cose che mi dice, tanto turpi, tanto criminose, contro di me, contro persone che stimo maggiormente e contro Gesù, che è la cosa che più mi affligge... Non so come il cuore non mi apra il petto, tanta è la violenza con cui batte. È solo quando mi pare di morire che invoco più facilmente Gesù e la Mamma; se non con le labbra, con il cuore o col pensiero. Ma è al termine della lotta, alla fine del pericolo, poiché il maledetto rare volte me lo concede prima.
Chi potrà soccorrermi? Quale aiuto posso sperare, se non quello del Cielo? Povera me!
"Non peccherò io, mio Gesù? Traete forse da questo qualche consolazione per voi, qualche profitto per le anime? Io sono la vostra vittima. Custodite per voi il mio cuore, il mio corpo e la mia anima. Abbiate pietà di me, mio Gesù!".
Vedevo Satana seduto come re nel mio cuore: era il signore del mio cuore, era il signore delle mie passioni, il signore di tutto. Consegnata a lui in tal modo, sentivo che non facevo il minimo sforzo per liberarmi da lui. Che orrore! "Gesù, Mamma, siate Voi i signori del mio corpo, della mia anima e della mia volontà, affinché solo a voi io appartenga e non vi offenda. Non voglio peccare: o Gesù, o Mamma, aiutatemi! Voglio essere solo la vostra vittima". Gesù la rassicura sempre: è una forma di riparazione che non intacca la sua purezza. 'È grande il martirio, lo è, figlia mia; io lo so bene: è martirio d'amore, e martirio di riparazione. Solo dalla tua anima bella e pura, solo dal tuo corpo verginale potevo ricevere questa riparazione, questa consolazione. Ti costa molto? È solo così che mi dài tutto. Coraggio: tu non mi offendi. [...] Figlia mia, tra te e il demonio vi è una grande distanza: tra di voi ci sono io. Coraggio, mia amata, mia colomba bella: sei mia, tutta mia. Il tuo corpo è puro, è innocente, è immacolato, è per me".
9° - PER IL RITORNO DI P. PINHO ALLA SUA DIREZIONE
Il 7 gennaio 1942 ha luogo la visita di congedo del suo direttore p. Pinho, impedito dai Superiori a dirigerla.
Il distacco genera una delle sofferenze maggiori, ma suscita anche slanci elevatissimi di generosità nell'immolazione, di amore a Gesù.
Andavo ricordando (è il 20.2.1942) l'allontanamento che mi avevano fatto del mio padre spirituale... "Mio Gesù, lasciatemi ripetere con voi: «La mia anima è triste sino a morirne». Ho perduto la luce, ho perduto tutto! La tua benedizione e il tuo perdono, mio Amore! [...] Perdonate, Gesù, quelli che mi fanno soffrire e datemi il mio padre spirituale almeno nell'ora della mia morte, affinché per l'ultima volta gli apra la mia anima. Confido, Gesù, che non verrete meno alla mia richiesta... Perdonatemi, Gesù, datemi la vostra benedizione!".
Nel dicembre del 1945 sente dire del probabile invio in esilio di p. Pinho.
Lacrime, offerta di vittima, "Magnificat", lodi al Signore erano la mia occupazione di tutte le ore. Ma ah, in quante ore mi pareva di vacillare, di disperare!
Per un grande spazio di tempo ripetevo sempre: "Gesù, Mamma, abbiate pietà, aiutate, aiutate la vostra poverina! [...] Gesù, sapete bene che tutta questa mia preoccupazione, tutto questo martirio è per voi, è per le anime, non è per me.
Passassi io attraverso quanto devo passare, ma non ne soffrisse la vostra divina Causa, non ne soffrissero le anime!
Gesù, accettate tutto questo affinché il mio padre sia liberato, dato alla mia anima, dato alle anime! Gesù, Gesù, non lasciatemi vacillare! Povera me, non ho nessuno, non ho luce, non vi è chi mi consoli!
Gesù, mandatemi qualcuno per conforto della mia anima!".
Io chiedevo consolazione non per mia gioia, ma per vincere senza far dispiacere a Gesù.
Il 20 febbraio 1946 p. Pinho parte per il Brasile, suo luogo d'esilio, dove morirà senza più tornare.
Nel díarío del 26 dello stesso mese si legge: I miei occhi non possono trattenere le lacrime, lacrime di accettazione, lacrime di pace, lacrime d'amore. Mentre gli occhi piangono, l'anima si eleva, si prostra davanti a Gesù, si unisce a lui, gli sorride e, come se avesse braccia, le tende per lasciarsi crocifiggere e nella più grande pace e con la miglior volontà dice a Gesù: "Voglio, accetto l'immolazione, il sacrificio per vostro amore. Sia fatta, o mio Dio, la vostra divina volontà, e salvate le anime!
Voglio nascondere il mio dolore il più possibile: basta che esso sia visto e conosciuto da voi.
Gesù, Gesù, mi sento tanto sola, senza appoggio, senza un aiuto amico; mi pare che tutti siano fuggiti via da me, vergognandosi di me. Cosa posso io temere, se avrò voi? Per chi vivo? Per chi soffro, se non per voi? Non venitemi meno, Gesù; sostenetemi sempre, con la vostra cara Mamma!".
Nella notte di Natale dello stesso anno (1946) scrive di suo pugno, con enormi sofferenze del corpo e dell'anima, una lettera a Gesù Bambino. Eccone alcuni stralci.
“Dolce e caro Gesù, in spirito umilmente prostrata, sentendo nel cuore il vostro presepio, vengo ad adorarvi e a consegnarmi totalmente a voi, per morire proprio qui in questo momento a me stessa e al mondo. Oh, sì, lo voglio, Gesù, per vivere interamente per voi, per darvi la prova non dell'amore con cui vi amo, perché è così poco, ma di quello con cui vorrei amarvi. Gesù, fate che tutto quanto si dirà attorno a me, sia di lode, sia di sdegno, io lo prenda come non riguardasse me: che io rimanga come un cadavere che non parla, non ode, non sente.
Se i medici, con i loro sperimenti, mi abbrevieranno i giorni di vita, io accetto contenta e perdono loro di tutto cuore.
Ciò che Voi volete è ciò che io voglio, mio Gesù: la vostra volontà, la vostra gloria, il vostro amore. Voi, solo voi, mio Gesù!”.
Questa è in sostanza la stessa invocazione rivolta alla santissima Trinità da S. Elisabetta della Trinità all'inizio della sua famosa, bellissima "Elevazione": «Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente, per fissarmi in Te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità. Nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da Te, o mio Immutabile...».
Non cesserà mai il bisogno di avere l'aiuto di p. Pinho, anzi, aumenterà. Ecco alcuni brevi stralci dei diari del 1955, ultimo anno di vita terrena.
"Abbiate compassione del mio nulla (Gesù)! Non dimenticatevi di tutte le mie richieste. Fate che mi sia ridato il mio padre spirituale. Mi sento sfinita, non ne posso più: sono esigenze dell'anima, non mie, lo sapete bene. Credo, Gesù, spero in voi. [...] O Gesù, allietatevi Voi e date a me la tristezza. Perdonate al mondo, perdonate ai miei amici e ai miei nemici, perdonate a tutti e ridatemi il mio padre. Vedete bene che è ancora per voi e per le anime che lo chiedo; non è per me, non è per me. Mio Gesù, mio Gesù, la mia anima non desiste dalle sue esigenze. Abbiate pietà di lei! Esaudite, esaudite le mie suppliche!" (due mesi prima della morte; e non sarà esaudita).
§ 10° - SOLA, SENZA GUIDA
Nel 1948, privata anche del secondo direttore spirituale, si sente terribilmente sola, senza alcuna guida! Inoltre è tormentata da una nuova sofferenza: le pare di essere spiritualmente abbandonata anche dai suoi cari, le pare di essere loro di incomodo e che ormai la assistano con sforzo. Tortura tremenda!
La sofferenza ancora più grande è che l'anima ha occhi che paiono vedere il futuro che l'aspetta. O mio Dio, cosa mai deve attraversare! Quali tenebre tanto dolorose! E tutta sola, senza nessuno! Non vedrà mai luce; non sentirà sollievo né appoggio in nessuna guida, chiunque sia, da qualsiasi parte venga incontro a queste tenebre. Povera anima mia! Mantieniti salda in Gesù, chiamalo, grida a lui in tanto prolungato viaggio.
"Gesù, se non venite in mio aiuto, lo sgomento mi uccide. Ma ah, mio Gesù, oh, come è dolce soffrire e morire per voi! Tutto questo è nulla, è nulla per chi tanto ci ha amati. [...] Ah, mio Gesù, lasciatemi la forza per portare la croce; datemi coraggio per affrontare con perfezione questo mio vivere tanto spaventoso per la mia anima.
Sento di perdere tutto: i miei amici cari, la famiglia, tutto insomma, tutto. Mi sento totalmente sola. Non importa: voglio Gesù, solo Gesù.
Nessuno mi aiuta: quelli che possono non vogliono e quelli che vogliono non possono.
"Per tutto siate benedetto, mio Signore! Siate Voi il mio Amico giusto e infallibile. Confido nel vostro amore e nella vostra misericordia infinita, nonostante che io veda profondamente il mio nulla e che sappia di non meritarvi affatto. [... ]
Non venitemi meno, non venitemi meno Voi, mio Gesù, perché sono tanto sola! Non vi invoco per godere né per ricevere consolazione, non vi invoco perché mi diate gioia e alleviate le mie sofferenze, ma vi invoco, mio Gesù, perché stiate con me, perché mi aiutiate a soffrire, perché io agisca con perfezione, soffra con amore. Voglio amarvi, voglio amarvi, parlare a voi, bruciarmi nel vostro divino amore e in esso scomparire". "O mio Gesù, vivere ferita per vostro amore è ben dolce! Ma povera me, se mi abbandonate! Non posso sopportare il dolore, non posso portare la croce. Voglio seguirvi, voglio imitarvi, ma sostenetemi con la vostra divina mano.
Guidate la cieca che non vede nulla; non lasciatela cadere né sbagliare strada: è il Cielo che io cerco. [...] Non distogliete da me il vostro Volto! O mio Gesù, non lasciatemi sola per un solo istante: questo soltanto basterebbe per portarmi alla disperazione".
Anche le estasi con la presenza di Gesù o di Maria non le tolgono il martirio di sentirsi abbandonata.
Col passare delle ore (dopo l'estasi), ormai tutto è fuggito.
Mi sento sulla cima del mio calvario, a gridare al Cielo: "Sono sola, sono sola! Sostenetemi, Gesù, proteggetemi, Mamma! Non lasciatemi cadere! [...] O mio Dio, mio Dio, va il mio spirito navigando nelle tenebre, e quasi disperatamente. Pietà, pietà, mio Gesù, vi chiedo pietà".
Nell'ultimo diario (del 2.9.1955), a 40 giorni dalla morte, invoca ancora - e più che mai - la grazia di Gesù per sopportare la sua desolante solitudine.
"Gesù, è solo con la vostra grazia che io sarò coraggiosa e non vi dirò di no. Mi sento al massimo del dolore, tutta sola, tutta sola.
Sono vostra, sono vostra, sono la vostra vittima".
§ 11° - LE PARE DI NON ESSERE ASCOLTATA
Per rivivere, nel modo più completo possibile ad una creatura, il patire di Gesù-Vittima, Alexandrina deve sperimentare anche l'angoscia del sentirsi abbandonata persino dal Cielo, dal quale solo si aspettava un po' di aiuto.
Quando mi pareva di vacillare e di cadere nello scoraggiamento o nello sfinimento, subito innalzavo il mio grido al Cielo: le mie labbra non cessavano di invocare Gesù e la Mamma perché venissero in mio aiuto. Mostravo a Gesù quanto temevo la mia miseria, la mia fragilità; invocavo la protezione dei santi. Ma, mio Dio, tutto mi pareva inutile: tutto era perduto! Né il Cielo né la terra avevano vita per me: ormai tutto giaceva in un sepolcro per sempre, per non vivere mai più per me.
"Gesù, potrò vivere? Resisterò? Soltanto con voi. Aiutatemi, dolori della Mamma, piaghe del mio Gesù! [...) Aiutatemi, aiutatemi, mio Gesù, ascoltate il mio grido afflitto e continuo. Vedete che il mio spirito va come l'ape di fiore in fiore alla ricerca di nettare che la soddisfi. Esso vola, vola, si posa qui, si posa là e il più delle volte non sa dove posarsi, non trova soddisfazione, non trova dove riposare. Sono stanca, mio Gesù, di cercarvi senza trovarvi: mi pare di aver sbagliato strada. Muoio senza vedervi, senza possedervi! Venite a soccorrermi, affrettatevi, mio Gesù!".
Io non avevo corpo: ero appena un po' di spuma del mare. Dai profondi abissi della mia cecità gridai fortemente al Signore; gridai, ma non fui udita!
Il mio grido viene soffocato da tanto dolore e pare non arrivi al Cielo. Chi potrà soccorrermi? Chi potrà aiutarmi?
"Gesù, abbiate compassione della mia miseria e non permettete che la perdita che sento di voi sia realtà. Siate la luce del mio spirito, perché sapete bene che altra non ne ho".
Mio Dio, mio Dio, tante spine, tanti sospiri, tanto dolore, tanto gridare al Cielo! E questo, chiuso per me! Mi pare che la Mamma, Gesù e tutta la patria celeste siano morti.
"Aiutatemi, Gesù, aiutatemi!". Invoco Gesù e la Mamma tante volte perché vengano in mio aiuto. Ma io non sono degna di essere ascoltata e mi pare di non essere di loro, di non appartenere a loro.
Concludiamo il paragrafo con questo «grido» del 5.11.1954:
Gesù si è nascosto (finita l’éstasi). "Dove siete? Dove siete andato, mio Gesù? Abbiate pietà di me: il mio sfinimento è grande, il mio grido è doloroso. Credo, Gesù, credo! Vi amo, spero e confido".
§ 12° - INVOCAZIONI A MARIA
Le invocazioni che Alexandrina eleva alla Madonna sono presenti in quasi tutte le preghiere di supplica: rivolgendosi a Gesù, le viene spontaneo ricorrere anche alla Madre, mediatrice, inscindibilmente unita al Figlio.
In questo paragrafo sono raccolte alcune invocazioni dirette esclusivamente a Maria. Una trattazione più ampia del legame tra Alexandrina e la Madonna costituisce il capitolo 9°.
"O Madre di Gesù, dammi il tuo amore per amare con esso il tuo e mio Signore".
Nel primo giorno di maggio, quante cose chiesi alla Mamma perché me le ottenesse nel suo mese benedetto! Mi consacrai a lei perché mi consacrasse a Gesù.
Tra le molte altre cose le chiesi la forza per la mia sofferenza. Mio Dio, e quanto bisogno ho io dell'aiuto del Cielo, della forza della cara Mamma, per sopportare il peso di tanto grande croce!
Subito nel secondo giorno ricevetti un dono dal Cielo, dono che feri molto il mio cuore, una spina che lo dilacerò tutto. Ringraziai subito la Mamma, lo accettai e lo offersi come prova del mio amore e perché Ella lo offrisse per me a Gesù. Tutto è dolore in me!
"Mamma, Mamma cara, io non sono degna, so che non lo sono, di chiamarvi col dolcissimo nome di madre; aiutatemi, custoditemi, custodite il mondo, custodite tutti i vostri figli e fate che io provi, con la mia vita perfetta e col mio amore a Gesù, di essere vostra figlia. Nascondetemi, aiutatemi a scomparire, a perdermi in Gesù, ad esser folle d'amore per Gesù". Il giorno 11 febbraio ebbi una grande tribolazione, una delle maggiori avute nella mia vita". Stringevo contro il mio petto la statuetta della Mamma dicendole: "Siete stata Voi, Mamma, siete stata Voi che nel vostro giorno mi avete portato questo dono: aiutatemi, aiutatemi, datemi conforto!".
Chiede all'Addolorata l'amore alla croce. Camminavo verso il Calvario (rivivendo la Passione) e sentivo che Gesù andava, stando in me, e nel suo divin Cuore portava la Mamma. Non so come potevo sentire che anche la Mamma portava Gesù nel suo santissimo Cuore. Era una unione di dolore e di amore: non potevano separarsi.
Io chiedevo alla Mamma che mi desse la sua grazia, la sua rassegnazione, il suo amore alla croce e a Gesù.
CAPITOLO 4°
"MIO DIO, TI PREGO PER..."
(intercessione)Abramo si accostò al Signore e gli disse: "Davvero sterminerai il giusto e l'empio?
Forse vi sono 50 giusti nella città [...]. Forse 40 [...]. Forse 30 [...]. Forse 20 [...]. Forse 10". [...] "Non la distruggerò per riguardo a quei 10". (Gen 18,22-32)
Mosè si curvò in fretta verso terra, si prostrò e disse: "[...] Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato". (Es 34,8-9)
Signore, abbi pietà di mio figlio, che è epilettico e soffre molto. (Mt 17,15)
Io ti prego per loro.
Padre santo, custodiscili nel nome tuo che mi hai dato. (Gv 17,9. 11)
"Vi invoco per tutta la mia famiglia: Convertite quelli che vanno per strada errata; infervorate, incendiate nel vostro amore quelli che sono in grazia". "Gesù, se non è contrario alla salvezza della sua anima, lasciatela ancora per un po' di tempo presso di me! Datemi altre sofferenze. [...] Vi invoco per tutti, per i fedeli, e per gli infedeli... Vi invoco per il Santo Padre. [...] ".
Anche la preghiera di intercessione è una supplica: supplica per gli altri. Sovente parte da necessità personali poi si allarga, come appare dal seguente brano:
"Benedetti siano il vostro amore e la vostra misericordia verso di me! Vi stringo al mio cuore e vi chiedo, mio buon Gesù, che nel vostro stringiate coloro che io amo, tutti coloro che mi stanno attorno, che mi appartengono e tutti i vostri figli. Stringete, Gesù, l'umanità intera. Perdonate, perdonate sempre!".
Alle volte è sollecitata da Gesù stesso.
Il 14 aprile 1950 si compie il 25° anno di sua degenza definitiva a letto: le sue nozze d'argento col letto! È un venerdì, quindi ha luogo l'estasi di Passione. Poi, da Gesù risorto, sente dire:
"Felice l'anima che soffre e che ama la croce... Riémpiti di me: voglio riempirti d'amore.
È il premio per il tuo grande martirio. E in questo giorno invocami per te, invocami per tutti quanti vuoi".
Alexandrina risponde:
"Mio Gesù, non cerco la mia gloria ma la vostra; non vi chiedo consolazione, ma voglio consolarvi. Per me chiedo, Gesù, grazia e forza per soffrire con perfezione ciò che vi piacerà inviarmi. Sono molto imperfetta!
Vi invoco per il mio direttore spirituale che hanno allontanato da me, ma che Voi non avete allontanato dalla mia anima: dategli tutte le grazie!
Vi invoco per tutti quelli che mi sono più cari e per tutta la mia famiglia: convertite quelli che vanno per strada errata; infervorate, incendiate nel vostro amore quelli che sono in grazia.
Vi invoco per il Santo Padre, padre di tutta l'umanità: dategli coraggio, luce, vita, amore.
Vi invoco per il signor Cardinale, per il signor Arcivescovo e per tutti gli Arcivescovi e i Vescovi.
Vi invoco per tutti i sacerdoti dell'umanità, per quelli che più mi stimano e per quelli che mi aborriscono, perché, volendo o non volendo, mi hanno avvicinata di più a voi con le sofferenze causatemi. Grazie alla vostra infinita misericordia, non mi è venuta meno la rassegnazione.
Vi invoco per tutti gli afflitti, sotto ogni forma, che si sono avvicinati a me.
Vi invoco per tutti quelli che si raccomandano a me e per quelli che vogliono raccomandarsi.
Vi invoco per il mondo intero, per i fedeli e per gli infedeli, per il nostro Salazar e per i nostri governanti.
E ora, mio Gesù, vi invoco per le anime del Purgatorio.
Seguono alcuni paragrafi, in ciascuno dei quali è precisato per chi Alexandrina intercede.
§ 1 ° - PER I PIÙ CARI
Teniamo presente che una sofferenza grande per lei è anche quella che deriva dal coinvolgimento dei suoi cari nella sua vita di martirio. Invoca quindi grazia e forza per loro.
"Voglio soffrire tutto per vostro divino amore, ma mi costa al massimo essere causa di grande sofferenza, di grande dolore per gli altri".
Ah, se io potessi soffrire da sola! Ma oh, quanti soffrono per causa mia!
"O Mamma, confido in voi: siate la mia forza e la forza dei miei cari! O Gesù, spero in voi: non abbandonatemi, non abbandonateci. Dateci grazia, forza e conforto!". Ho chiesto tante cose a Gesù! Gli ho chiesto tutto quanto è suo per quelli che mi sono più cari, per la mia famiglia, per tutti quelli che si raccomandano alle mie povere preghiere e infine per il mondo intero.
La più intima di tutti è la sorella, Deolinda, che condivide il suo patire in ogni momento del giorno e della notte: la affida ai Cuori di Gesù e di Maria.
Oggi fu un giorno di lacrime per me... Tra queste lacrime, agonia, angoscia, feci ciò che avrei desiderato fare nel momento della mia morte: consacrai la mia cara sorella ai Cuori divini di Gesù e di Maria. Chiesi loro che non la portassero via prima di me, ma che lasciassero per dopo questo angelo che mi hanno affidato. Chiesi che fossero loro a consolarla dopo la mia morte (avvenuta tre mesi dopo), poiché solo in loro può sperare, solo loro la comprendono.
Ah, quanto soffrii in questa offerta, mentre parlavo così ai diletti Amori: «Credo fermamente, credo eternamente»!
Non vi era Cielo, non vi era nulla: io dovevo confidare nel mio Signore.
§ 2° - PER LA GUARIGIONE DI AMMALATI
Abbiamo già detto che Alexandrina, quando chiede, sempre offre anche. In particolare, quando invoca per la guarigione di ammalati, offre un aumento del suo patire con quello scopo.
Naturalmente la sua richiesta è sempre sottomessa alla volontà di Dio; infatti aggiunge: «[.,.] se questo non è di danno alla sua anima», «se e per gloria di Dio [...]».
Cosicché non è sempre esaudita. E quante invocazioni per la sua guarigione aveva fatto, insieme ai suoi, quando, giovinetta, aveva iniziato il suo cammino verso il martirio!
Il disegno di Dio su di lei era ben altro. Però la sua richiesta di essere missionaria fu esaudita, e con potenzialità centuplicata!
Abbiamo scelto tre brani che ci sembrano significativi ed esemplari per il comportamento di un vero cristiano.
a) Da parte di una persona che occupa un grande posto nel mio cuore mi fu raccomandata la salute di un ammalato grave. Mio Dio, quanto ho sofferto; quanto mi sono sacrificata e ho pregato per lui! Mi sono offerta vittima a Gesù dicendogli che per la durata di un mese scaricasse sopra il mio corpo e la mia anima tutte le sofferenze che volesse, oltre a quelle che già avevo, purché Lui e la Mamma fossero con me perché io potessi soffrire, ma che mi desse la vita di quel malato, senza pregiudicare la sua salvezza e la gloria di Dio.
Quando parlavo così a Gesù, era grande, molto grande il mio dolore, l'angoscia della mia anima... Gesù, nella sua bontà infinita, molto dolce e con soavità disse: "Lo voglio per me; voglio coronarlo del mio divino amore, della mia gloria".
Alexandrina insiste, aumenta la quota del suo sacrificio da un mese a tre, ma sente che il malato morirà, come infatti avviene.
Sentivo nel mio intimo la notte e il silenzio della morte; volevo il miracolo, ma già pregavo per la buona morte del moribondo.
b) Entrò nella mia camera un caro figlio del mio medico a darmi la notizia che sua madre era in punto di morte. Non so come rimasi! Chiesi che accendessero la lampada e le candele e si inginocchiassero tutti. Offersi al Signore il mio corpo e la mia anima come vittima per l'ammalata: misi in movimento tutto il Cielo.
Durante gli intervalli in cui rispondevano alle mie preghiere io dicevo (tra me) al Signore: "Lasciatela qui, lasciatela qui, Gesù, perché termini di allevare i suoi figliolini: datemi la prova dell'amore che avete per me!".
"Sta' tranquilla, figlia mia: non muore, non muore. Confida in me: io te lo affermo, io te lo affermo; non ti nego ciò che mi chiedi. Dammi ora la prova della tua fiducia".
Subentra una lunga lotta con il demonio che le afferma essere frutto di sua immaginazione l'assicurazione di Gesù.
Quando il demonio mi ripeteva le sue menzogne, io nel mio cuore ripetevo: "Sacro Cuore di Gesù, confido in voi!".
Mentre possedevo la luce, mi pareva di avere in me due vite: il mio cuore era immerso nel dolore e nella tristezza dei cari dell'ammalata, molto unito a loro, mentre l'anima intonava inni di giubilo al buon Gesù. Non so come potevo soffrire così tanto mentre l'anima cantava tanto intensamente.
Era già notte (del giorno seguente), notte alta, quando seppi che realmente stava meglio. Non sapevo come ringraziare tutto il Cielo!
c) Verso la fine del 1949 la mamma di Alexandrina si ammala molto gravemente. Dal diario del 2.12.1949 stralciamo il seguente dialogo tra Alexandrina e Gesù.
"[...] Ma io non soffro con perfezione, nevvero, mio Gesù? Voi siete triste perché ho pianto?".
"No, figlia mia, no! Anch'io piansi e mia Madre pianse; conosco tutto. Dimmi una cosa: se io ti chiedessi la tua mamma, non me la daresti volentieri?".
"La dò, la dò, mio Gesù, ma non ve la dò senza lacrime; non posso; questo non ve lo permetto". Obbligata non so come a chiedere la guarigione della mia mamma, dissi: "O Gesù, se non è contrario alla salvezza della sua anima, lasciatela ancora per un po' di tempo presso di me! Datemi altre, altre sofferenze, sovraccaricatemi di più e alleviate lei. Ma se questo non è bene per la sua anima, voglio perdere tutto, ma che si salvi la sua anima. Ma ciò che voglio, Gesù, è che la portiate direttamente in Cielo: su questo non cedo".
"Chiedi, chiedi, figlia mia: nulla ti sarà negato che non sia di danno per le anime. Ti prometto, quando chiamerò a me tua madre, di portarla direttamente in Cielo nella mia gloria".
Restammo in silenzio per alcuni momenti...
"Figlia mia, io ti sostengo".
Gesù continua a parlare mentre le trasfonde la goccia di sangue (vedi Biografia), poi Alexandrina dice:
"Non vi ho compreso bene, né voglio comprendere: accetto ciò che mi darete; voglio solo la vostra divina volontà. Sono la vostra vittima. Grazie, mio Gesù, per tutto un grazie eterno!".
§ 3° - PER LA SALVEZZA DI ALCUNE ANIME
Nel capitolo 6° si considererà la sua opera di vittima per la salvezza delle anime in generale. Qui vengono riportati alcuni brani dei suoi scritti in cui si tratta del suo intervento come mediatrice in alcuni casi particolari.
a) Invoca luce per anime non credenti
Nel diario del 25.10.1944, a proposito di uno dei vari interrogatori che deve subire, specie dopo il digiuno cominciato nel 1942, si legge:
"Allora, non mangia nulla, nulla?". Io non sapevo se stavo parlando con persone credenti. Ma, senza rispetto umano, risposi: Mi comunico tutti i giorni".
Un silenzio profondo di alcuni momenti si incrociò fra tutti: non un gesto, non un sorriso. Poco dopo, si congedarono molto delicatamente e rispettosamente.
"O Gesù, o Mamma, o divino Spirito Santo, date la vostra santa luce a queste anime! Fate che siano solamente vostre e seguano i vostri cammini. Che le mie umiliazioni e i miei sacrifici servano per la salvezza di tutti. O Gesù, voglio vivere per amarvi e per la salvezza delle anime".
b) Domanda a Gesù se sono salve due anime per le quali aveva invocato
Aveva pregato e offerto sofferenze per un mendicante che andava alla sua porta e che, attraversando a guado un torrente, era scivolato annegando.
"Mio Gesù, si è salvata l'anima di quell'uomo che cadde nel fiume?". "Sì, figlia mia, fu alle 11 e mezza di notte che comparve alla mia presenza. Come fu bello, incantevole quando mi vide davanti a sé, ancora prima che gli chiedessi i conti'! Mi disse: «Perdonatemi, perdonatemi, mio Gesù! Solo Voi siete il mio Signore». Gli perdonai e fu salvo".
Aveva invocato in particolare anche per un altro, del quale non si sa nulla. Domanda ancora:
"E anche l'altro, mio Gesù?". "Sì, figlia mia, e molti altri ancora; e salvi grazie a te, per le tue sofferenze. Prega molto per loro. Io sono pieno di compassione... Figlia mia, figlia mia, mia gioia, luce e vita dell'umanità! Sei vita di luce e di salvezza, perché da te le anime vengono illuminate e cadono nei lacci d'amore del mio divin Cuore... Mia figlia amata, come è ineguagliabile il tuo dolore, così è ineguagliabile il tuo amore e il tuo potere sopra di esse (le anime)".
c) Un caso esemplare
Il seguente episodio è esemplare per l'amore che spinge ad insistere nella richiesta di salvezza per un'anima che Gesù ritiene molto lontana.
È un'insistenza analoga a quella di S. Gemma Galgani, che riesce a strappare a Gesù la salvezza di un grande peccatore.
Entrambe le giovani oranti ricorrono all'aiuto di Maria.
Nella lettera (del 10 ottobre 1940) di Alexandrina al suo primo direttore, si legge: Per obbedire, non perché sentissi il coraggio di farlo, invocai il Signore per quell'anima che lei, padre mio, ben sa. Lo feci con ripugnanza: tremavo di paura. Insomma, non osavo invocare il Signore per quell'anima. Sentivo in me che il Signore si ritirava da lei e la respingeva. Essa stava in una cupa prigione e molto radicata con le radici del peccato. Feci alcuni tentativi per invocare Gesù per lei; non riuscii affatto; ero impedita; neppure almeno una preghiera in suo favore potevo indirizzare a Gesù. Tentai di nuovo e finalmente riuscii a dire: "Gesù, permettete che quell'anima si salvi".
Il Signore mi rispose severamente: "No, mille volte no".
Caddi in un grande disanimo senza poter più proferire parola. Passarono alcuni momenti. Con molto sforzo, quasi come chi cammina bocconi con un enorme peso, ricorsi alla Mamma. Volevo sapere la sorte definitiva di quell'anima.
Mamma, venite con me, venite in mio nome a implorare Gesù perché quell'anima si salvi".
E allora udii una voce melodiosa, piena di dolcezza, dire: "Ascolta, figlio mio, le suppliche di tua madre".
E il Signore rispose ancora: "Non posso: mi ha offeso molto".
La Mamma insistette: "Ascolta, figlio mio, le suppliche di tua madre e della tua e mia amata".
E Gesù, più dolcemente rispose: "Sì, Madre mia, non vi posso negare nulla".
E la Mamma, stringendomi tra le sue braccia materne, mi accarezzò e mi disse: "Va, figlia mia, a invocare di nuovo Gesù per lei. Ora puoi andare: prendi il conforto che ti dà tua madre".
Sentii che la Mamma passava a me qualcosa che mi riempi il cuore e l'anima. Rimasi forte e capace di dire tutto a Gesù. Gli dissi allora: "O mio Gesù, per la vostra croce, datemi quell'anima, permettete che si salvi!".
E il Signore, sebbene con delicatezza, mi rispose: "No, mille volte no: mi ha offeso molto".
Ma io, piena di coraggio, fiduciosa che per mezzo della Mamma avrei ottenuto tutto, invocai un'altra volta: "O mio Gesù, per il dolore che la Mamma soffrì al piede della croce, per la mia crocifissione, per il vostro amore ecc., permettete che quell'anima si converta" e venga al vostro santissimo Cuore. Io so che Voi, se poteste, morireste di nuovo per lei; ma, giacché non lo potete, lasciate morire me, lasciatemi dare il mio sangue per lei".
E il Signore allora, con tutta la bontà, l'amore e la misericordia, mi disse: "Sì, figlia mia, essa sarà salva; ma voglio da parte sua molte preghiere: ha da soffrire molto, ha molto da riparare".
Rimasi in pace. A poco a poco la sofferenza divenne più lieve. Ma sentivo il mio corpo stanco come se fosse venuto da una lunga giornata di cammino. Il dolore fu il mio riposo di tutta la notte.
§ 4° - PER L'UMANITÀ IN GENERALE
Qui sono raccolte alcune invocazioni che hanno per oggetto principale l'intera umanità, senza riferimenti particolari.
Vedo che tutto il mondo è notte, che tutto il mondo è rivolta. Voglio soccorrerlo, voglio salvarlo e non posso. Quanto è grande il mio dolore! Voglio portarlo con gioia: "Gesù, venite e vincete in me!".
Tralascio di pensare alle mie tristezze, ai dolori, alle amarezze e vado pregando per il mondo intero.
Non solo preghiera, ma anche sofferenza lo vorrei tanto parlare a tutte le anime, vorrei tanto preavvisarle che Gesù dà il tempo per perdonarle. Ma, poiché non posso parlare loro, pregherò, soffrirò perché Gesù abbia sempre compassione delle sue anime.
Venne la notte di Natale (del 1947). Senza esserne capace, tutto offrii a Gesù e tutto gli chiesi per me, per i miei più cari e infine per il mondo intero, per il quale ho una fame insopportabile di salvezza.
"O Gesù, non dimenticatevi di tutte le mie richieste, di tutte, di tutte: in esse entra l'umanità intera. Non posso dimenticarla. Ah, non posso cessare di pregare e di soffrire neppure per una sola anima. Voglio soffrire, voglio soffrire per riuscire a salvarle. [...] O Gesù, perdonate al mondo! Soffrirò, mi sforzerò di soffrire con perfezione". In un martirio dolorosissimo di anima e di corpo, durante le tre ore di agonia (nel rivivere la Passione) fissai il Cuore divino del mio Gesù. Siccome era il giorno del suo divin Cuore, gli chiesi l'amore del Cuore stesso, tutto l'amore, tutte le grazie, tutta la protezione e le benedizioni non solo per me ma per tutti quelli che mi sono più cari, per tutta la mia famiglia, per tutti quelli che si raccomandano alle mie preghiere e infine per il mondo intero.
Quanto è bello soffrire, e soffrire tanto, e nello stesso tempo fare suppliche a Gesù!
Anche in estasi, mentre gode della presenza divina, non dimentica gli altri.
"Non voglio tralasciare in questi momenti di tanta felicità (si sente accarezzata da Gesù e da Maria) di ricordare ai vostri santissimi Cuori tutti i cuori che amo, tutti i cuori che mi appartengono, tutti i cuori del mondo intero, tutti i cuori amici e nemici, conosciuti e non conosciuti, fedeli e infedeli: il mondo intero".
Per stimolare la condiscendenza di Dio, fa vibrare la corda della sua paternità.
"O Gesù, mio dolce Amore! Non dimenticatevi che siete padre. O Gesù, mio dolce Amore, chiamate ancora, invitate, invitate sempre con il vostro invito pieno d'amore! Io non so cosa presagisco, Gesù, non so cosa cade su di me. Venga ciò che verrà, sia ciò che sarà. Io sono e sarò sempre la vostra vittima.
Ma vi chiedo, mio Gesù, con tutta la mia anima, con tutto il mio cuore: perdonate, perdonate, perdonate! Ah, fate che il mondo si converta! Se non risparmiate ai corpi la giustizia del vostro divin Padre, risparmiate almeno alle anime le pene eterne dell'Inferno. Cosa avverrà, mio Gesù? Io sono sgomenta. [...]
Perdonate, mio Gesù, perdonate, perdonate! È vostra l'umanità, sono vostri i peccatori, mio Gesù; sono vostra io pure. Che cosa sono stata e che cosa sono, mio Gesù! Siate padre, siate padre! Siate misericordia che non dimentica ma che ama!".
Supplica Gesù come mediatore presso l'Eterno Padre.
"Ricordatevi, Gesù, del vostro sangue versato sulla croce e perdonate al mondo: chiedete al vostro Eterno Padre di perdonare. [...]
Chiedete al vostro e mio Eterno Padre perdono e misericordia per tutta la terra colpevole: perdono e misericordia per i dolori della Mamma, e per i meriti della vostra santa Passione. Chiedete all'Eterno Padre, chiedete, chiedete perdono per il mondo".
Per cooperare alla salvezza dell'umanità invoca che sboccino sante vocazioni sacerdotali. Io non mi dimentico (scrive a p. Pinho) di raccomandare a Gesù e alla cara Mamma le intenzioni che mi raccomandò, affinché vi siano lì 12 molte vocazioni.
Promuove anche alcune Missioni nella parrocchia.
Sta svolgendosi la santa Missione (novembre 1950). Solo con gli occhi a Gesù e alle anime, solo per la salvezza di queste e per la gloria del Signore io ho fatto di tutto per ottenere questa grazia alla parrocchia.
E il premio per questo mio sforzo è stato un dolore tormentoso per il mio corpo e per la mia anima. Mio Dio, mio Dio, non so esprimermi.
"O mio Gesù, sono la vostra vittima: accettatemi tutto questo per la santificazione di questo paese, perché dia frutto questa Missione".
§ 5° - PER LE ANIME DEL PURGATORIO
Il Signore mi chiede di invocarlo molto per il sollievo (riduzione del la pena) delle anime nel Purgatorio.
"Tu sei l'innamorata folle delle anime che si purificano nelle fiamme del Purgatorio; alleviale, alleviale, affinché presto salgano al Cielo a lodarmi eternamente".
"Vi invoco, mio Gesù, per le anime del Purgatorio: per quelle alle quali devo riconoscenza, per quelle che mi sono raccomandate, per quelle che sono più prossime ad andare in Cielo, per quelle abbandonate che non hanno nessuno che preghi per loro, e per tutte in generale. Affrettate per loro l'ora della vostra gloria!".
In questo momento, in un deserto di fuoco, cominciai a vedere salire, salire grandiose fiamme sino a che rimasero stazionarie non salendo oltre, e dal mezzo di esse uscì una grande quantità di anime. Impossibile contarle: che pulviscolo di anime!
Alzai le mani verso Gesù e gli dissi: "Le fiamme, le fiamme di fuoco! Quante anime ne escono! Grazie, mio Gesù, il mio eterno grazie!".
"Sono salite alla gloria migliaia e migliaia di anime; già cantano gli inni eterni: è il premio per il tuo dolore, figlia mia. [...] Già godono delle delizie celesti migliaia e migliaia di anime che furono liberate dal Purgatorio mediante le tue sofferenze, preghiere e opere buone: sei stata tu ad accelerare la loro gloria.
Gesù insiste sulla importanza delle preghiere per le anime purganti.
"La tua sofferenza, le tue preghiere con il voto perpetuo che hai fatto di tutto", la consegna filiale a mia Madre benedetta, hanno strappato dal Purgatorio tante, tante anime. [...] Fa', figlia mia, che molte persone facciano questo voto di offrire tutto, azioni, preghiere e sofferenze per le anime del Purgatorio e che questa offerta sia fatta alla Madre celeste, alla regina di tutte le anime. Ciò che più consola ed allieta il suo Cuore santissimo è pregarla per i peccatori e per le anime del Purgatorio.
Nota:
Alexandrina, probabilmente nel 1936, deve aver fatto l'atto eroico di rinunciare ai suoi meriti in favore del le anime del Purgatorio; dalla presente estasi si deduce che deve aver convalidato quell'atto con voto perpetuo (nota di don Umberto Pasquale).
Alla preghiera fatta per i peccatori non viene tolto il valore dall'essere offerta in suffragio delle anime; non perde valore, ma ne acquista. Prometto di facilitare la conversione di un peccatore quando mi sarà richiesta in nome di quelle anime che sospirano ansiosamente di godermi ed amarmi eternamente".
La Madonna conferma, apparendole sotto l'aspetto di "Madonna del Carmelo".
Nota: Madonna del Carmelo". Il monte Carmelo, che domina il mare Mediterraneo dal golfo di Haifa, è la culla dell'Ordine Carmelitano: nella seconda metà del 1100 sulla sua vetta si ritirano in solitudine contemplativa alcuni monaci e ne nasce una Fraternità che nel 1200, trasferitasi in Europa, si chiama già "Ordine di Santa Maria del monte Carmelo".
Nel 1251, al Superiore dei Carmelitani, S. Simone Stock, la Madonna sarebbe apparsa promettendo il suo aiuto (per la sopravvivenza dell'Ordine) e particolare protezione nell'ora della morte. Come «segno» della sua intercessione avrebbe dato «lo Scapolare» (due piccoli rettangoli di panno, uno con la sua effigie e l'altro con quella del Sacro Cuore) che, portato con devozione, significa una particolare consacrazione a Maria, con l'impegno di vivere a sua imitazione.
La devozione allo Scapolare si è diffusa nella Chiesa per la fiducia che i fede hanno di essere aiutati dalla Madonna anche dopo la morte. Infatti tale devozione, se vissuta bene, crea le migliori disposizioni per ottenere la misericordia di Dio e una riduzione delle pene del Purgatorio. La liturgia esprime la fede della Chiesa nell'intervento della Madonna a favore delle anime del Purgatorio invocandola nella S. Messa «per parenti, amici e benefattori defunti», con la fiducia di ottenere una sollecita liberazione dal Purgatorio.
Quando è venerata come "Madonna del Carmelo", o "del Carmine", è raffigurata mentre porge lo Scapolare; è quindi riconoscibile nella visione avuta da Alexandrina.
" Siamo nel novembre del 1954 e i visitatori passano a gruppi accanto ad Alexandrina, che sta vivendo la vita pubblica di Gesù, ammaestrando folle (si veda la Presentazione, p. 9)
"Figlia mia, parla alle anime"; di' loro che tutte le cose che siano chieste a Gesù nel mio nome e in nome delle anime del Purgatorio, tutte, tutte, anche la conversione dei peccatori, saranno concesse".
CAPITOLO 5°
"A TE MI AFFIDO, MIO SIGNORE, MIO DIO"
(abbandono)Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui. (Sal 36,7)
Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre. (Sal 124,1)
Lo salverò, perché a me si è affidato. (Sal 90,14)
So in chi ho creduto. (2 Tm 1,12)
Accostiamoci, dunque, con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno. (Eb 4,16)
"Gesù, sono vissuta solo grazie a voi e per voi. Solo in voi ho confidato. [...] Veda io sfasciarsi la terra e persino il firmamento, ma non cessi di avere fiducia in voi".
Confido che con Gesù tutto vincerò e che il mondo ed il demonio nulla potranno contro di me.
Solo Dio, è l'unico al quale mi consegno, tramite le mani della cara Mamma. [...]
Gesù lo vuole, io lo voglio.
L'amore a Dio, il vero amore, ardente, profondo, esclusivo a Dio, porta alla fiducia in lui, in lui solo, quindi all'abbandono nell'Amato, dal quale ci si sente pure amati.
Ne sgorga una forma di orazione che esprime questo stato di fiducioso abbandono in Dio: la preghiera di abbandono, appunto, con la sicurezza che la supplica verrà esaudita nel modo migliore, anche se diversamente dalle aspettative.
Preghiere di supplica sostenute ed avvalorate dalla fiducia, dalla Fede, si trovano in molti passi del Vangelo. Pensiamo, per esempio, al miracolo durante le nozze a Cana (Gv 2,3-5). «Non hanno più vino».
«Non è ancora venuta la mia ora».
Tale risposta dovrebbe togliere alla Madre la speranza di essere esaudita; invece, fiduciosa nell'amore del suo Gesù e nella sua sollecitudine per ogni necessità umana, oltre che nella sua potenza, dice senz'altro ai servi: «Fate quello che vi dirà». E il miracolo si compie!
Anche la preghiera di Alexandrina, che col suo amore a Dio raggiunge le vette più elevate, è tutta permeata di fiducia, che la porta ad abbandonarsi «tra le braccia divine».
Ne consegue un amoroso e generoso slancio di offerta della propria volontà, identificandola con quella dell'Amato.
Il capitolo è stato suddiviso in due paragrafi. Il 1° mette specialmente in risalto la fiducia, la consegna totale; il 2°, il conseguente distacco dal desiderio di cose terrene e l'anelito ad essere esclusivamente, totalmente di Dio, con la propria volontà fusa nella sua.
§ 1 ° - FIDUCIA, AFFIDAMENTO
"Sono vissuta solo grazie a voi e per voi. Solo in voi ho confidato.
Mai, mai ho confidato in me; per grazia vostra, nulla ho attribuito a me, mai».
L'anima, contrita per le proprie debolezze e miserie, si sente confortata e si risolleva dall'abbattimento per la fiducia nella misericordia di Dio.
"Voi mi avete dato la grazia di conoscere l'abisso della mia miseria, ma allo stesso tempo vedo che maggiore, infinitamente maggiore è l'abisso del vostro amore, della vostra misericordia e compassione. Confido ciecamente in voi e in voi spero. [...]
Ah, mio Gesù, abbiate compassione di me che sono la creatura più miserabile, ma che potete trasformare tutta in voi, nel vostro divino amore. E confido che così sarà, mio Gesù: che mi farete diventare santa. In un momento potete farlo (siamo nel maggio del 1939). [...] È vero, mio Gesù, che io sono solo miseria e null'altro; ma sono vostra figlia, sono costata il vostro sangue.
Quando i genitori amano veramente i loro figli e fra di essi ne hanno uno diverso da tutti, ammalato, pieno di piaghe, impossibilitato a muoversi, essi moltiplicano la tenerezza e la compassione dispensandogli tutto l'amore.
È in questa fiducia che io voglio vivere. Dubito di me, temo me stessa, ma confido e spero in voi. [...] Gesù mio, Voi siete luce e io tenebra; Voi siete amore e io freddezza; Voi siete tutto e io nulla. Ma confido: il vostro divin Cuore è mio, è la mia dimora".
È sempre tormentata anche da dubbi circa i suoi fenomeni mistici. Gesù, alle volte le dà luce chiara che la convince della realtà della sua vita mistica, alle volte la aiuta in modo più velato facendole sentire fiducia, ma il più sovente la lascia nell'oscurità completa.
Tutta la sua vita è sofferta nella drammatica alternanza: la fiducia è ora affermata, ora accoratamente invocata.
"Aiutatemi, Signore, aiutatemi! Fate che la mia fiducia arrivi sino a voi. Veda io tutto contro di me, sia io abbandonata da tutti, veda io sfasciarsi la terra e persino il firmamento, ma non cessi di avere fiducia in voi!".
Il disanimo si ostina con me, vuole vincere, ma io confido che solo Gesù vincerà. Egli oggi non mi parlò e io soffrii, soffrii molto. Andavo perduta nel mare, abbandonata, senza speranza di salvezza. Non facevo già più alcuno sforzo per salvarmi, ma avevo fiducia che le onde mi avrebbero gettata nel porto di salvezza.
Venne una luce al mio cuore, come sole che illumina tutta la terra. Attratta da quella luce, mi sentii salire, salire fino a che incontrai Gesù col suo divin Cuore aperto, circondato da tanti raggi di luce che erano altrettanti soli: lì trovai tutto.
"Figlia mia, sali, entra, vieni a riposare in me. Credi che sono io, il tuo Gesù, io, il tuo Padre, io, il tuo Sposo? Dimmi, credi che sono io? Credi che questa luce è mia?".
"Sì, Gesù; ora confido e in questa luce, in questo fuoco che mi brucia, posso confidare. Cosi non costa. Confido e confido sempre persino nel dolore, nella cecità, nelle tenebre. Ma allora, mio Gesù, allora questo costa! Solo con la vostra grazia posso confidare".
Si è spenta completamente la luce di tutte le mie speranze: sono state le mie tenebre la causa di questo male.
"Potrò vivere così, mio Gesù, trascinata solo dalla catena della fiducia in voi? Ma ah, quante volte mi pare di perdere persino questa! Ma io ho fiducia, mio Gesù, ho fiducia anche contro tutto, contro tutta la morte delle mie speranze. Spero in voi, Signore, e non sarò confusa. [...] Ma come potrò trovarvi, mio Dio, io che lottando, camminando notte e giorno alla vostra ricerca, non vi trovo?
Grazie all'amore misericordioso del vostro divin Cuore, esiste ancora in me la fiducia, quella fiducia che mi obbliga a non desistere dal mio viaggio, costi quel che costi; spero di giungere sino a voi per possedervi eternamente".
I cammini sono aridi e sassosi, lastricati di spine, senza alcuna luce; ma al termine di essi sta Gesù, il Sospirato della mia anima. E non ho guida che irrompa con me attraverso le mie paurose tenebre! Tutto il mio corpo è una massa insanguinata, ma nulla di tutto questo mi importa; Gesù mi attrae a sé. Mi resta questa fiducia: con questa attrazione cammino senza guida sino a quando Gesù si degnerà di darmela. Non voglio disperare.
Mamma, siate con me! Che lotta, quella della mia vita! Cosa sarebbe di me se, in tutto questo, non conservassi la pace, quella pace che il mondo non ha, che solo Gesù sa dare?!
Invoca e afferma la fiducia anche circa le vessazioni da parte del demonio.
"Gesù mio, che la mia fiducia in voi vada quanto più avanti possibile, affinché io possa convincermi sempre che non vi offendo (durante le lotte col demonio). Non permettete, mio dolce Amore, che io dubiti per un solo momento della vostra divina parola (la quale le afferma che non lo offende nel riparare in questa forma).
[...] Confido, mio Gesù, che non è vero nulla di quanto il demonio disse e che non è rivolto a me ciò che Voi mi diceste (minaccia della divina giustizia).
Siate con me, Gesù, datemi forza: con voi vinco tutto, non temo tutto l'Inferno e non temo nell'essere la vittima per tutta l'umanità". Confido che con Gesù tutto vincerò e che il mondo ed il demonio nulla potranno contro di me.
Anche nel suo ruolo di mediatrice tra l'umanità e Gesù riafferma la fiducia nella misericordia del Salvatore, che oltrepassa la giustizia.
Mi causava terrore il vedere il cielo aperto in spaccature di fuoco e cadere sulla terra come delle nubi di fumo.
"È la giustizia divina di mio Padre: cade, cade per venire a punire. È il castigo per i crimini, per le iniquità".
"Perdono, Gesù, perdono! Io ho ancora fiducia, Gesù, nonostante abbia visto tutto questo; ho ancora fiducia: Voi perdonerete, l'Eterno Padre perdonerà. Fate, Gesù, che invece di questo fuoco di giustizia cada il vostro fuoco d'amore".
In un'estasi sente Gesù dirle:
"Bada, parla delle minacce di mio Padre, parla al mondo della sua tremenda giustizia. Guarda come è rigorosa e tremenda la sua giustizia".
Tutto si oscurò. Rimasi in un bosco terrorizzata: tutto era fragori. Pareva che le nubi si sconvolgessero e si stracciassero per incendiare la terra. "O Gesù - gridai - io credo, in mezzo a questo terrore, credo e confido nel vostro perdono. Chiedete all'Eterno Padre che allontani la sua giustizia!".
Un altro dubbio tormentoso nasce dal timore di non amare Gesù.
"Voglio moltiplicare la mia fiducia in voi, confido ciecamente. Ciò che voglio è amarvi e confido che vi amo, anche senza sentire amore, senza sentire un cuore per amarvi. Credo, credo, mio Gesù!". I dubbi sono ostinati e mi pare di non far altro che mentire... Gesù, oggi, nel riceverlo (nell'Eucaristia) non mi diede sollievo. Io, nella mia freddezza e nel mio oblio, mi ostinavo a dire a Gesù: "Vi amo, mio Gesù, e so che Voi mi amate. Affermo che sono vostra e che Voi siete mio".
Nei seguenti brani emerge con particolare risalto il suo affidamento a Gesù e a Maria, affidamento totale, senza riserve.
Quanto più soffro e mi sento abbandonata da tutti, tanto più mi stringo sul petto il crocifisso e la statuetta della cara Mamma, sussurrando loro: "Devo aver fiducia: non posso essere abbandonata da coloro nei quali solo ho confidato, ai quali solo mi sono consegnata totalmente, anima e corpo: tutto il mio essere. Gesù, Mamma! Io sono vostra e Voi siete miei.
Venga il mondo intero, venga l'Inferno stesso. Io sono e sarò sempre di Gesù: a Lui ho dato il mio cuore e tutto il mio essere.
Non posso consentire di pensare che Gesù mi lasci abbandonata vedendo, come so che vede, che l'unico scopo della mia vita è Lui.
Ho consegnato a Gesù e alla Mamma la mia vita incomprensibile. Me la accettino: nella loro sapienza divina comprendono tutto. A me spetta solo soffrire e seguirli, anche alla cieca. Sia fatta in tutto la volontà del Signore.
Ho preso l'impegno con Gesù di sforzarmi di vivere semplice come una bimba, senza alcuna preoccupazione per il mio futuro. Venga ciò che deve venire: mi inchino e accetto con gioia.
Ho scaricato sul mio Gesù il peso di tutte le mie preoccupazioni e ho cercato di vivere in questa assenza di preoccupazioni.
Quando il mio sfinimento e la mia fragilità mi portano a non poter resistere e a dovermi preoccupare, subito butto tutto su Gesù e mi sforzo di sviare tutto da me, come fosse un cattivo pensiero.
Io sono di Gesù; Gesù è mio: Egli in me vince tutto. Ma costa tanto vivere così! È necessario avere forza, e forza dal Cielo, per persistere in questo proponimento.
Confido solo nel mio Gesù: nel vedermi così tanto piccola e debole, si chinerà su di me e mi aiuterà.
"Gesù, voglio essere sempre piccola per andare sempre al vostro collo, per restare sempre tra le vostre braccia divine. Così non temo nessuna caduta. Con voi posso portare la croce". Anelo a vivere solo la vita di Gesù, ad essere sua, soltanto sua.
A lui mi sono affidata ed è in questo abbandono che mi lascio portare da Qualcuno, che non sono io. Vado con fiducia. Sono al sicuro. Non correrò pericolo: la vita che mi porta è salda, è sapiente, ha forza, ha potere infinito.
La fiducia è aiutata dalla consapevolezza del valore della sua sofferenza accettata per amore.
E la fiducia a sua volta aiuta a sopportare la sofferenza stessa.
Nel mio dolore mi abbandono tra le braccia di Gesù e della cara Mamma, fiduciosa che questi santissimi Cuori avranno compassione di me. Io soffro per consolarli, soffro per amarli: sono sicura che sarò da loro ascoltata, che sono da loro amata.
Confido in Gesù ciecamente, pienamente. So che non mi lascerà indietreggiare davanti a tante sofferenze che mi hanno unita a lui e che continueranno ad unirmi sino alla morte ed eternamente.
"Gesù, il dolore con voi non lo temo. È per amore a voi che soffro: confido che Voi, per amore a me, mi darete la forza per vincere tutto".
§ 2° - SOLO GESÙ E LA SUA VOLONTA’
a) Lotta tra volontà e natura
"O mio Gesù, il povero cuore si innalza folle d'amore, batte le ali, vola senza direzione fissa nelle ansie di incontrarvi e di abbandonarsi al vostro divin Cuore e a quello della Mamma Immacolata". Dio, solo Dio è l'unico a cui mi consegno, tramite le mani della cara Mamma; Dio, solo Dio è Signore di tutto il mio essere: io sono sua e lo cerco in tutte le cose; sono sua e per lui voglio soffrire ed essere umiliata, disprezzata, perseguitata.
La volontà grida: voglio Gesù, voglio la croce con tutto il martirio. La natura ribelle non vuole nulla. Solo la morte totale la soddisfa. È sfinita, è morta per il bene, per tutta la vita di Gesù, per tutto quanto appartiene a lui.
Mio Dio, cosa mai sono io, se Voi non vivete in me!".
b) Distacco dalle cose terrene
Forte è la volontà del distacco dalle cose terrene e persino dalle persone care.
"Per voi (Gesù e Maria) il mio cuore, la mia vita e tutto il mio essere. Non voglio avere altri desideri se non quello di possedervi; non voglio altra vita se non quella del vostro amore. [...]
Gesù, estirpate da me tutto quanto è terreno: voglio sperare solo in voi.
[...] Fate che i miei occhi non vedano altra cosa se non voi, che le mie orecchie non odano se non le cose del Cielo, che la mia lingua e le mie labbra non si muovano se non per parlare di voi, delle vostre cose, per lodarvi; fate che il mio cuore non abbia altri sentimenti se non quelli di amore e di dolore: amore per amarvi e dolore per consolarvi e riparare".
Non voglio il mondo: voglio scomparire da esso, morire ad esso. Non voglio il mondo né nulla che gli appartenga.
Voglio le anime, voglio tutte le anime che in esso abitano perché esse sì, esse soltanto appartengono a Gesù. Non voglio l'amore delle creature: voglio l'amore del mio Gesù.
Voglio vivere e non vivere, cioè vivere solo la vita di Gesù, stare qui (sulla terra) come se non vi stessi, vivere qui come se non ci vivessi e mai fossi esistita qui'. Gesù, solo Gesù è tutto per me.
Voglio vivere dentro a questo corpo che non esiste, voglio vivere tanto addentro in esso la vita interiore, la vita intima con Dio Padre, Figlio, Spirito Santo da non volerne uscire fuori per interessarmi delle cose esteriori senza continuare a vivere sempre nell'interno la vita intima con Dio.
"O mio Gesù, mio Gesù, non permettete che il mondo mi separi da voi!".
c) Totale conformità alla volontà divina
Quando sono più afflitta ho l'abitudine di dire: "Mio Dio, sia fatta in tutto e sempre la vostra santissima volontà. In voi confido!". Come è bella e consolante, nel "Padre nostro", la preghiera: «sia fatta la vostra volontà come in Cielo così in terra!».
Sia questa la mia più grande consolazione: sapere di stare a fare la volontà del mio Gesù, che tanto ha amato questa povera e miserabile peccatrice.
Mi costa tanto sopportare il dolore che mi abbatte, le spine che dolorosamente penetrano nell'intimo del cuore e dell'anima! Ma un «sì», un «si faccia la vostra volontà, mio Gesù» mi esce dal cuore, anche se soffocato dal peso che lo opprime. "Voglio solo ciò che volete Voi, anche se per questo io debba restare sempre a trascinarmi avvolta nella terra come il più piccolo vermiciattolo. [...] Si faccia la vostra divina volontà!
Io sono la vostra vittima, vittima Fino al sacrificio dei miei desideri. Gesù, che io muoia a me e a tutti: che io viva solo per voi e per le anime".
A Gesù che le domanda se vuole assomigliargli, risponde:
"O mio Gesù, io voglio tutto, tutto quanto a voi piace. Voglio consolarvi, voglio amarvi con un amore che mi uccida. Voglio fare in tutto, in tutto, la vostra santissima volontà".
Non solo si adegua alla volontà divina, ma fa oblazione della sua stessa volontà, identificandola con quella di Gesù.
"Io non ho altra volontà se non la vostra, né altri desideri se non i vostri".
Sto vivendo secondo la volontà del Signore, che è pure la mia. Ma costa tanto!
In certi giorni provo fervore nelle mie preghiere, sono animata; in altri, tutto mi scompare. Bacio il crocifisso e mi pare di non baciarlo con amore; quando so che in un certo giorno mi comunicherò, dico: il tal giorno riceverò il Signore, ma mi pare di dire questo non col cuore. E così avanti! Ma sia fatta la volontà del mio Gesù!
"Non mi importa lo sgomento per la mia vita, né il sentire se vi amo, se soffro per voi, se vivo per voi. Ciò che importa è volere ciò che volete Voi, abbracciare tutto quanto mi date".
Sta su di me la notte più tempestosa e triste, ma il mio cuore mormora: "Gesù lo vuole, io lo voglio". Tutto quanto faccio, tutto quanto penso è solo per Gesù e per la sua gloria; non è per il fine del premio che mi aspetta. Voglio essere solo quella che il Signore vuole, e non desidero neppure fare un passo in più verso la perfezione, senza che il Signore lo voglia.
L'aver fatto a Gesù oblazione della propria volontà la porta a sentirsi sua «schiava» per amore.
Gesù, solo Gesù e la sua divina volontà. E, poiché essa viene compiuta accettando con gioia quanto ci viene da Lui, quanto manda Lui, non mi nascondo, non voglio sfuggire alla croce.
"Ecco qui, Signore, la vostra schiava! Accetto tutto per vostro amore, offrendovi, giorno dopo giorno, momento dopo momento, i miei piccoli nulla, le mie contrarietà, i miei sacrifici. [...]
La mia vita sia la vostra vita, Gesù, la vostra volontà sia la mia".
CAPITOLO 6°
"ECCOMI, SIGNORE, AMORE MIO!"
(oblazione)Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui: per le sue piaghe siamo stati guariti. Quando offrirà se stesso in espiazione vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. (Is 53,5. 10)
È vittima di espiazione per i nostri peccati; non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. (1 Gv 2,2)
Ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone. (Tt 2,14)
"Scaricate su di me tutto, tutto. Non lasciate nulla per i peccatori, che non sia tenerezza, amore, compassione". "O anime, o anime, quanto è necessario soffrire per salvarvi!".
"Io sono pronta, Gesù, per tutto soffrire e amare". "Accettate, Eterno Padre, il mio nulla unito al Tutto".
"Tu salvi con il dolore, tu salvi con l'amore".
La spiritualità di Alexandrina è tutta incentrata sull'accettazione amorosa della volontà di Dio e sulla offerta di se stessa, vittima per la salvezza delle anime.
La sua preghiera è quindi tutta permeata di uno spirito di oblazione che nasce dal suo amore ardente e generoso, eroico.
Ecco alcuni esempi, ordinati in paragrafi, che riflettono le varie implicazioni della sua missione di vittima di espiazione.
§ I° - L'OFFERTA
L'offerta è totale e senza tentennamenti nel corso degli anni.
"Senza un momento di pentimento per essermi offerta a voi come vittima, rinnovo la mia offerta. Scaricate su di me tutto, tutto: non lasciate nulla per i peccatori, che non sia tenerezza, amore, compassione. [...]
Non sospendete, mio Gesù, la mia immolazione affinché non vengano sospesi per il mondo la vostra grazia e il vostro perdono. [...]
O mio Gesù, mio Gesù, venite presto, cercate in questa poveretta qualcosa che vi piaccia, che vi consoli, che vi possa pagare il debito dell'umanità. Prendete tutto, tutto: vi pago con ciò che è vostro. Abbiate pietà dei poveretti, date loro luce per le anime perché sono ciechi, non vedono nulla. Io sono pronta per dare la vita, voglio dare tutto il mio sangue, ma voglio che si salvino. [...]
Mi metto sull'altare del sacrificio: mi lascio immolare per vostro amore e per le anime, qualunque sarà l'immolazione".
Non dobbiamo pensare che questa immolazione sia facile per Alexandrina perché è «santa». Pensiamo piuttosto che «è santa» appunto perché questa offerta le costa molto dolore. Ma tutto è superato dall'amore che vuole salve le anime, e dalla fiducia nell'aiuto di Gesù.
"Costa molto soffrire, mio buon Gesù! Ma costa molto di più a voi vedere le anime andare all'Inferno. Datemi la vostra forza benedetta: con essa non temo il sacrificio".
"O anime, o anime, quanto è necessario soffrire per salvarvi!
O Gesù, Gesù, quanto costa la conquista dell'amore a voi!".
"È per te, mondo, che io soffro; è te, mondo, che io voglio salvare: vedo in te il mio Dio, vedo in te il sangue del mio Gesù!".
Sono tante le ansie di darmi a Gesù, sono tante e tanto grandi le ansie di amarlo e salvargli le anime, che per questi scopi vorrei vedere questo misero corpo ridotto ad uno scheletro disfatto, senza sangue, senza carne, senza vita.
"Mio Gesù, non so ciò che voglio, non so ciò che soffro, non so ciò che vivo. [...]
Io so, mio Signore, che da me non potrei soffrire nulla di più; anzi nulla avrei sofferto. Io so, mio sommo Bene, che sarei capace di negarvi tutto, se il vostro «si» non stesse sempre nel mio cuore e sulle mie labbra. Io voglio soffrire e soffrire tutto; ma, lo sapete già, Gesù, solo con la vostra grazia, la vostra forza e il vostro amore posso resistere a tanto.
O Gesù, abbiate compassione di me! Sento che non posso e sento che devo potere perché Voi lo volete. Come, mio Gesù, rimedierò a questo male: non posso e devo potere!?".
Gesù risponde:
"Sta' tranquilla, figlia cara. Non puoi da te, ma puoi con me. Tu non puoi e vuoi per mio amore; io posso e voglio per amore delle anime".
Facciamo presente che Gesù le chiede il consenso ogni volta, prima di farle rivivere fasi della Passione.
La risposta è sempre pronta e generosa. "Si, Gesù, datemi molto (da soffrire e da amare) perché molto io abbia da darvi: datemi molto perché molto abbiate da distribuire; datemi tutto perché io tutto vi possa dare. Non voglio avere nulla in me che non vi appartenga.
Datemi tutto il dolore, tutto l'amore per poter salvare i poveretti: date loro il mio sangue per estinguere la loro sete; date loro la mia carne per alimentarli".
§ 2° - CARICATA DEI PECCATI DEI FRATELLI
Quale vittima di espiazione, a imitazione del divino Modello, Alexandrina deve sentire addossati a sé i peccati delle anime che vuole salvare: ha la sensazione di vivere la vita stessa dei peccatori, quindi prova ribellione e odio contro Dio. Tuttavia c'è in lei come uno sdoppiamento: in quanto vittima, invoca l'aiuto divino.
Ore spaventose di triste confusione! Muore la mia anima: orrore, orrore, tremendo orrore! Mio Dio, come accade questo?
E’ morta la mia anima, è morto tutto quanto mi apparteneva. Furono le miserie, le malvagità, i crimini vergognosi del mio povero corpo che causarono la morte. Ah, che triste confusione! E’ quasi una disperazione.
"O Gesù, o Mamma, cosa sarà di me, se non venite in mio aiuto? Se mi mancate Voi, chi potrà soccorrermi? Sangue di Gesù, dolori della Mamma, siate la mia forza in questo martirio: mi ci trovo per vostro amore, mi ci trovo per le anime.
Non posso accettare la morte della mia anima: sento di voler ribellarmi a voi. Penso ai dannati nell'Inferno: cosa sarà mai questo martirio per tutta l'eternità?!".
Gesù, il mio diletto Amore, non può esser contento di me: pare che io non viva per lui; vivo solo per il peccato, e il peccato vive in me. La corruzione mi ha legata al fango; è inutile tentare di spiccare il volo verso Gesù.
In mezzo a tutto questo, irrompe il grido afflitto della mia anima e del mio cuore, irrompe e invoca Gesù e la Mamma.
"Mi dò a voi, miei diletti Amori, così come mi trovo: a voi mi sono abbandonata, da voi spero tutto. Aiutatemi, aiutatemi, non lasciatemi perire! [...]
O mio Dio, mio Dio, non venitemi meno! Povera me, senza la vostra forza in questo stato dell'anima in cui mi trovo! Soffro per il dolore della vostra perdita, ma non desisto dalla mia ribellione e dal mio odio contro di voi. Aiutatemi, Gesù, aiutatemi, Mamma! Solo la vostra forza e l'amore dei vostri Cuori sopportano la mia croce.
Sento che sono abbandonata dal Cielo e dalla terra.
Non vivo più io: vive la mia inutilità, la mia eternità che è un mondo di terrore, un odio infernale, disperante, bestemmiatore contro il Cielo.
«O Gesù, aiutatemi, o Mamma, aiutatemi e mostrate che siete mia madre!». Quante volte ripeto questo nella più grande delle angustie, nel massimo tormento!
§ 3° - SOFFRE GLI EFFETTI DELLA GIUSTIZIA DIVINA
Più Alexandrina si sente schiacciata dalla giustizia divina, più rifulge l'eroismo del suo amore.
Sentivo la giustizia dell'Eterno Padre distruggermi: restavo come ridotta in polvere.
"O mio Dio, o mio Gesù, essere nulla per tuo amore è avere la felicità sulla terra. Soffrire per consolarvi e salvare le anime è la mia gioia, anche se non permettete che io la senta.
Io con voi vinco. Lasciatemi vivere schiacciata: voglio darvi la prova del mio amore, ma non so come: non ho di che darvi.
Darvi il mio corpo? È già da molto tempo che vi appartiene (siamo nel maggio del 1940): ve l'ho dato interamente perché fosse martirizzato e crocifisso.
Darvi il mio sangue? Oh, esso pure è vostro. Per quanto non serva più a nulla, sia l'inchiostro per scrivere su tutta la terra la parola AMORE, amore puro e solo per Gesù.
Darvi la mia vita? Non è più mia: essa pure è vostra. Voi moriste per me, per salvarmi, e io muoio per vostro amore e per salvarvi le anime. Gesù, Gesù, che altro posso darvi? Voglio che la mia volontà sia vostra affinché la vostra sia sempre la mia. Accetto tutto quanto il vostro amore mi invierà. [...] Mio Gesù, traete da me, se possibile, tutte le riparazioni necessarie". Cosi cominciai l'alba di oggi. Arrivava l'ora del giorno, ma la luce non appariva.
In un grande combattimento e con molto sforzo mi preparai per ricevere Gesù (eucaristico). Dopo averlo ricevuto, mi sentii in un bosco tanto spaventoso e oscuro e tutto chiuso: non c'era uscita! Che disgrazia, la mia! Non potevo tornare indietro, non vedevo più la strada che avevo fatto. Sempre più mi si faceva sentire la disperazione.
Cominciò il Signore a dirmi: "Non sei più mia figlia: mi hai disprezzato e a me hai preferito Satana; appartieni a lui. Mi hai venduto per i piaceri e le passioni". [...]
Io restai nella stessa disperazione e non volevo udire la voce del Signore.
"Non dite più a nessun'anima: «Tu non sei più mia figlia!». Per questo vi servono, mio Gesù, il mio corpo, il mio sangue e la mia vita? Prendete tutto. Non voglio, non posso più vedere il vostro divin Cuore amareggiato. Non piangete, consolatevi! Ecco qui la vostra figlia che per ciascun'anima vuole dare la vita. [...]".
§ 4° - AMORE E RIPARAZIONE PER TUTTI
"Io accetto (di riparare). Voglio soffrire per chicchessia, amici o nemici, non mi importa: sono figli del vostro sangue divino. Io li voglio salvare tutti. Sono la vostra vittima. Voglio riparare senza saper per chi. [...]
O Gesù, rimango nel mio dolore, nella mia croce, rimango in tenebre spaventose: che tutto questo cicatrizzi il vostro Cuore divino, che tutta questa sofferenza attiri sulle anime le grazie di cui hanno bisogno, attiri tutto quanto vi ho chiesto e quanto non so chiedervi; che tutta questa sofferenza strappi al vostro Eterno Padre il perdono, la misericordia, la salvezza per il mondo intero. [...] Amore, Amore, mio Amore, voglio darvi tutto per il mondo e per lui soffrire tutto, senza escludere nessuno. [...]
Io vi amo, mio Gesù, e tutto accetto affinché l'umanità vi ami". In particolare Alexandrina soffre per i sacerdoti indegni, per i quali Gesù piange, accennando al castigo divino.
"O mio Gesù, io voglio che su di me venga tutta la giustizia divina, ma voglio che essi si salvino e tornino veramente a voi riempiendosi tutti del vostro divino amore, perché possano incendiare le anime in una sola fiamma d'amore per voi".
§ 5° - STRUMENTO NELLA MANO DIVINA
Nella sua opera di vittima, Alexandrina non attribuisce nessun merito a sé. Ha fatto oblazione totale della sua persona, compresa la volontà, come abbiamo visto nel capitolo precedente, quindi si sente «strumento nella mano divina» usato per la salvezza delle anime.
Questo suo atteggiamento spirituale si esprime con similitudini varie: pallina con cui Gesù gioca, grappolo d'uva spremuto, tamburo su cui Gesù batte, incudine su cui Gesù forgia i vari suoi strumenti di salvezza. Ne abbiamo qui alcuni esempi:
Fisso gli occhi nel Crocifisso, nel Cuore divino di Gesù e, con lo spirito in Cielo, dico: "Sto qui, Gesù, per fare la vostra divina volontà: fatela Voi in me e per me! Giocate con questo inutile strumento, maneggiatelo come vi pare. L'anima piange e il cuore sanguina. Il mio calvario arriva dalla terra al cielo.
Ma voglio, voglio il dolore, le umiliazioni, i disprezzi e tutto il resto, tutte le spine che mi trafiggono, tutto quanto mi porta all'agonia e alla morte.
Voglio perché lo volete Voi; voglio perché amo le anime che sono vostre; voglio perché vi amo, pur senza sentire il vostro amore. Credo, credo, spero e confido! [...] Gesù, io sono vostra. Prendete il mio corpo: voglio che esso sia strumento di riparazione, voglio con le mie sofferenze evitare il peccato e impedire che cadano anime nell'Inferno. Voglio tutti i popoli del mondo intero in una guerra violenta d'amore, in una follia d'amore per voi; voglio che tutti i cuori vi appartengano e vi amino: per questo vuole soffrire tutto la vostra Alexandrina. [...]
Ecco qui il mio corpo che è tutto vostro. Fate di esso la vostra pallina di divertimento e di amore, affinché possiate dimenticare tutto. Giocate con essa, calpestatela fino a che rimanga sbriciolata; ma è sempre la vostra pallina. [...]
Non stancatevi di giocare con essa: divertitevi, divertitevi. E se mi vedete stanca per la sofferenza, venite ad aiutarmi: datemi forza.
È ben dolce soffrire per vostro amore! Non voglio altro scopo nella mia sofferenza se non darvi le anime, consolare il vostro divin Cuore". [...]
Io sono di Gesù e sempre per lui sono vissuta. La mia vita è stata come un susseguirsi di molti e svariati giochi per Gesù.
"Giocate, Gesù, giocate! Spremete bene il vostro grappolo, tiratene fuori tutto il succo! [...]
O Gesù, il vostro tamburo è ai vostri ordini: battete, battete, allietatevi, giocate secondo la vostra divina volontà. Non cessate un solo momento di intrattenervi con me per poter dimenticare la gravità con cui vi offendono". [...]
"Io sono un ceppo, o un incudine come vogliono chiamarlo. Sto nel posto in cui mi hanno collocata, accettando tutti i colpi che mi vorranno dare. Siete Voi, Gesù, il fabbro: fate Voi ogni sorta di strumenti e distribuiteli nell'umanità intera; Voi sapete quello che è utile a ciascuno. Lavorate, Gesù, lavorate! Battete, Gesù, battete sulla vostra incudine: la forgia è il vostro divin Cuore, il fuoco, il vostro amore. Tutto viene da voi, tutto è per le anime".
Lo «strumento» però soffre tanto nella sua parte meno spirituale, quindi ha bisogno sempre dell'aiuto divino: Gesù diventa la sua stessa forza e il suo stesso amore.
"Io sono pronta, Gesù, per tutto soffrire e amare; pronta a lasciarvi lavorare in me a volontà. Manovrate il mio corpo come vi piace, purché sempre siate Voi in me, affinché con la vostra forza io soffra, con il vostro amore io ami".
"Sei vittima, sempre vittimà' (le dice Gesù).
"Gesù, siate sempre allora la mia forza perché io continui a soffrire per amore e soffra con gioia. Voglio darvi anime, voglio riparare il vostro divin Cuore e quello della Mamma. Voglio soffrire con gioia per allietare voi e lei, mio Gesù; voglio soffrire con fortezza per placare la giustizia del vostro Eterno Padre".
Gesù la conforta affermando:
"Tu salvi con il dolore, tu salvi con l'amore: hai in te il potere di Gesù".
§ 6° - AMORE PERSONALE A GESÙ UOMO-DIO
L'amore ai fratelli, che porta Alexandrina a desiderare sempre più sofferenze per salvare il maggior numero di anime riscattandole col suo martirio, è in sostanza l'amore a Gesù nel suo Corpo mistico (dimensione orizzontale).
Ma in molti momenti spirituali l'amore a Gesù assume la forma di amore a Gesù come persona, come Sposo dell'anima (dimensione verticale). E in questo amore intenso vuol trascinare tutti i cuori dell'intera umanità.
L'unione sponsale di Alexandrina col suo Gesù è oggetto del capitolo 8°; i brani qui riportati riflettono in modo particolare il suo atteggiamento di vittima.
"Mio Dio, vedo le anime tanto piene di putridume! E i corpi che si disfano in lebbra, conseguenza del peccato. Quale luce, questa, che mi obbliga a vedere tutto! Come sta il mondo! E Voi, dolce Gesù, e il vostro divin Cuore, non ne può già più".
Io sto là tra il mondo e Gesù per evitare che le malvagità degli uomini vadano a ferire di più il suo Cuore tanto amante. Vengano a sbattere contro di me i flagelli, le spine, tutti i maltrattamenti.
"È stando ben unita alla croce, ferita con le più acute spine, che io voglio gridare senza sosta: «Vi amo, Gesù!». Fate che questo grido di amore echeggi nel mondo intero, perché esso conosca solo l'amore e sparisca tutto quanto vi offende! [...]
Il vostro sangue divino irrigò la terra, aprì il Cielo. Permettete che vada ora il mio sangue a lavare le anime dei poveri peccatori. Permettete che lo stesso sangue possa accendere il vostro amore su tutta la terra, affinché io e tutte le anime della terra possiamo dire ad una sola voce: «Regna l'amore di Gesù in tutti i cuori, arde il mondo in una sola fiamma d'amore a Gesù; è morto il peccato, non esiste più, Gesù non è più offeso; sulla terra ormai vi è solo amore, amore, amore!». [...]
Contate su di me, mio Gesù: io sono pronta per soffrire e per amarvi. E col mio dolore e col mio amore che vi renderò amato. Dimenticate i disprezzi, le offese e l'oblio da parte di tutti. Guardate a me: ricordatevi che neppure per un solo momento io voglio cessare di essere immolata, affinché venga a noi il vostro Regno, e tutte le anime vengano incontro al vostro Cuore di padre. [...]
Gesù, non voglio avere gioia sulla terra sino a quando in essa vi sarà il peccato. Desidero vedere solo amore in tutti i cuori. [...]
Legate, mio Gesù, il mio cuore al vostro: che non vi sia nulla che ci possa separare. Legate a voi anche i cuori del mondo intero: non voglio che in questa povera umanità vi sia altra cosa se non amore, amore puro al vostro divin Cuore. Vorrei strappare il mio cuore e affidarlo alle fiamme più forti e del più ardente amore perché lo facciano ardere e potervi dire: «Questo è l'amore di tutta l'umanità, questo è l'amore di tutti i vostri figli»".
Abbiamo visto che Alexandrina sente in sé il dolore di Gesù e vuole consolare il suo Amato salvando anime col suo martirio. Ma in questo riconosce, nella sua umiltà, di essere inferiore ad altre anime-vittime.
"Gesù, Gesù, Voi siete triste? Io sento la vostra tristezza: le lacrime dei vostri occhi divini cadono sul mio cuore. Che fare, Signore? Che fare, Signore? Che fare, mio Gesù?".
Gesù piangeva e mi faceva sentire il dolore e l'amarezza che sentiva Lui. Il mio cuore pareva spezzarsi e morire di dolore.
Io dicevo: "Non piangete, Gesù!". Egli mi disse: "Lasciami piangere. Sono lacrime di dolore e di amore: purificano il mondo".
"Gesù, lasciate piangere e gemere me che sono peccatrice e per i miei peccati merito l'Inferno. Inventate nuove sofferenze per la vostra vittima, così come il mondo ingrato inventa crimini per offendervi. [...]
O mio Gesù, io voglio allietarvi, voglio consolarvi. Non voglio che piangiate. Vi dò il mio povero cuore con il mio freddo amore. Vi dò tutto il mio corpo per l'immolazione completa. Sia tutto questo, che non è nulla, per asciugare le vostre lacrime, consolarvi, Gesù, consolarvi insieme a tutte le anime-vittime che vi amano più di quanto vi amo io e sanno soffrire meglio di come soffro io. Consolatevi con i miei desideri che ho di amarvi e di evitare ogni peccato; consolatevi con le mie ansie divoratrici di riparare per tutte le offese fatte al vostro Cuore divino, commesse contro la Maestà divina. [...]
Se io sono la vostra sposa fedele e amante, non potrò consolarvi? Non potrò prendere per me tutta la sofferenza per non lasciarvi più soffrire?
Che sposa sono io, se non faccio questo? Dov'è il mio amore? Io non voglio esser sposa solo di nome, ma sposa vera: voglio esser sposa di anima e di cuore".
"Gesù, muoiono le mie labbra di sete e di fame', e di sete muore la mia anima. Siete Voi a permettere che io non possa saziare la sete del mio corpo.
Vi offro il sacrificio: lo accetto per amore perché possiate Voi saziare la sete che avete dei cuori".
§ 7° - UNIONE DI TUTTI 1 DOLORI-AMORE
Non dimentichiamo che tutti i patimenti di Gesù continuano ad essere operanti nei secoli.
I dolori di chi - alla sua sequela - soffre per espiare per tutti acquistano grande valore per l'opera della redenzione se offerti con amore in unione a quelli della stessa Vittima divina, come fece Maria, la più grande cooperatrice per la salvezza dell'umanità.
Quanto è preziosa e affascinante l'unione, la fusione di tutti i dolori-amore dell'unico Corpo mistico di Gesù! E Alexandrina lo sente bene. È tanto consapevole della gravità e vastità del male che devasta l'umanità da sentire insufficienti le sue sofferenze, per quanto grandi; ricorre quindi all'offerta del suo patire in unione a quello del Redentore e delle altre anime-vittime, della Madonna prima fra tutte.
"Gesù, rivestite le mie povere sofferenze e tutto quanto possa servire di riparazione con le vostre infinite sofferenze. [...]
O mio Gesù, io vi offro il mio dolore, 11 mio povero dolore che per se stesso non vale nulla; è sempre ai dolori della Mamma che lo unisco e tramite le sue mani santissime che ve lo offro.
Unite tutto ai meriti della vostra santa Passione e consegnate questo valore infinito al vostro Eterno Padre. Chiedetegli Voi che perdoni il mondo, che non lo castighi ora: che aspetti la sua conversione".
Gesù le dice:
"Tu senti che le tue sofferenze e tutto il tuo vivere non valgono nulla. Ma in me, unite ai meriti della mia santa Passione, valgono proprio tutto. Confida: nulla della tua vita va perduto, anche delle cose più piccole".
Alle volte si rivolge direttamente a DioPadre.
Io soffro tanto e soffro ancora maggiormente per non poter soffrire di più. Ciò che soffro non basta, non mi soddisfa. Io vorrei mondi e mondi di sofferenze da aggiungere alle mie, ma è poco ancora.
"Mio Dio, come riparare la vostra giustizia divina? Accettate i meriti infiniti di Gesù, la sua Passione e Morte insieme ai dolori e alle lacrime della cara Mamma: abbiate soddisfazione con questo. Io non ho nulla da darvi. Soffro e non soffro nulla. Vorrei avere sofferenze infinite per riparare un Dio infinito. [...]
Eterno Padre, Eterno Padre, accettate il sangue divino di vostro figlio Gesù. Ad esso unisco i dolori della Mamma e poi la mia consegna totale, la mia immolazione continua.
Accettate, Eterno Padre, il mio nulla unito al Tutto'. Allontanate la vostra giustizia: perdonate, perdonate al mondo!".
Alexandrina, nel suo ruolo di vittima di espiazione che rivive la Passione, ha il desiderio, anzi il bisogno spirituale, di partecipare profondamente al vivo anche ai dolori della «prima» vittima di espiazione alla sequela del Redentore: l'Addolorata.
Alzo gli occhi alla cara Mamma e le dico: "Mamma cara, accompagnatemi presso la croce del vostro e mio caro Gesù, lasciatemi soffrire con voi: voglio sentire il vostro dolore. Permettete che il mio cuore sia sempre trafitto con le spade del vostro. [...]
O Mamma, datemi il vostro dolore, quello che avete sentito al piede della croce; datemi l'amore della santissima Trinità e di tutti gli angeli e i santi del Cielo. Offrite tutto a Gesù per toglierlo da tanto grande sofferenza".
E la Madonna stessa continua ad invitarla a partecipare alla sua vita di dolore-amore. Dopo aver ricevuto dalla Mamma molta vita, molto conforto e molto amore, non so come, il suo Cuore uscì alla superficie del petto; era circondato da spine intrecciate le une con le altre. Cominciarono a srotolarsi dal cuore della Mamma e ad arrotolarsi attorno al mio.
"Accetti, figlia mia, di unire queste spine a quel pugnale che già ti trafigge il cuore? So che non mi dici di no: sono le spine che feriscono il Cuore di Gesù e il mio: sono i crimini del mondo; è stato il fuoco delle passioni a produrle. Allevia i nostri dolori!
Io voglio che tu viva unita a me nel medesimo dolore, nel medesimo amore come io vivo col mio Gesù: soffriamo tanto! Soffri con noi: è grave l'ora per l'umanità; è tremenda la giustizia divina che sta per cadere su di essa!".
"O Mamma, Mamma, tutta la mia gioia sta nel soffrire per Gesù e per voi': accetto tutto, datemi forza! Non dimenticatevi di presentarvi, con tutto il vostro potere unito a quello di Gesù, all'Eterno Padre implorando per il mondo misericordia e compassione".
Un altro esempio, dal diario del 3.9.1954: Improvvisamente apparve la Mamma Addolorata. Portava sulle braccia Gesù morto. Lo pose sul mio grembo, mi accarezzò leggermente e si sedette al mio fianco.
I miei occhi non cessavano mai di contemplare Gesù, mentre udivo ciò che la Mamma diceva: "Accetta, figlia mia, a somiglianza di me sul Calvario! A me fu dato Gesù morto per l'umanità; a te dò l'umanità morta per il peccato, ma in essa vi è sempre Gesù. Vedilo in tutte le anime, contemplalo in tutti i peccatori, contemplalo nell'umanità intera.
Accetta le mie frecce, accetta le mie spine! Soffri, figlia, soffri, abbi coraggio! Io, insieme al tuo Gesù, non ti abbandono. Sei la prediletta del Cielo".
"O Mamma, o Mamma, aiutatemi! Tutto mi vien meno. Voglio consolarvi e dare a Gesù tutte le anime".
Senza un sorriso, senza una carezza, scomparve, così come Gesù morto.
§ 8° - "CONFIDA CHE MI AMI, CHE SOFFRI BENE"
Concludiamo questo capitolo con un dialogo tra Gesù e Alexandrina. La nostra martire teme di non saper soffrire bene e Gesù la rassicura: lei sa soffrire e amare.
Dopo aver rivissuto la Passione, l'estasi' continua, e Alexandrina sente Gesù risorto.
Egli venne con la sua nuova vita, me la diede e mi disse: "Amami, amami, amami, figlia mia, mia colomba, mia sposa cara. Riparami, riparami, riparami, vittima mia. Voglio esser amato e riparato: fà che lo sia da molte anime. Voglio prestare al mio Eterno Padre una grande riparazione".
"È ben poco ciò che mi chiedete: amore e dolore. Io vi amo con l'amore del vostro Cuore; il mio è tanto freddo, tanto gelido, lo sapete bene. Siete Voi che mi chiedete amore: è certamente perché non vi amo; Voi che mi chiedete tanto dolore: è forse perché io non so soffrire. È cosi, mio Gesù? Ditemelo!". "Io ho fatto della tua vita un insieme di tutta la mia vita: ti ho resa molto simile a me perché io in te e tu con me continuassimo l'opera di salvezza, l'opera di redenzione. Riémpiti di me, riémpiti del mio amore: è la forza, è il coraggio per la tua croce".
Fu tale il fuoco che io sentii dentro al mio petto e persino in tutto il corpo, che mi sentii soffocare...
"O Gesù, il vostro divino amore mi brucia. Se il mio bruciasse voi! Se io vi amassi molto, penso che mi dimenticherei di quello che soffro".
"Abbi la certezza che mi ami e che compi fedelmente la mia divina volontà e disimpegni la nobile missione che ti ho affidata. [...]
Tu mi ami, figlia mia, mi ami follemente con il massimo amore. Io ti chiedo questo per prendere le tue ansie di amarmi di più e con più perfezione come consolazione e delizia per il mio divin Cuore. Io ti chiedo dolore, sempre più dolore perché così esigono i crimini dell'umanità. Ma non è perché tu possa soffrire di più né con maggior perfezione.
Infine voglio ricordarti che stai in croce, che il dolore non ti può lasciare e che sono l'amore e il dolore il più potente balsamo per la mia sofferenza, la moneta più valida e preziosa per il riscatto dei peccatori. Io sto nel tuo cuore. Confida che mi ami, confida che soffri bene".
CAPITOLO 7°
VETTA E SORGENTE
(devozione all'Eucaristia)Fece piovere su di essi la manna per cibo e diede loro pane del cielo. (Sal77,24)
Con la forza datagli da quel cibo, Elia camminò per 40 giorni e 40 notti fino al monte di Dio, 1'Oreb. (1 Re 19,8)
Io sono il pane vivo disceso dal cielo. (Gv 6,51)
Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? (1 Cor 10,16)
Vidi il dolce Gesù benedire il pane e, in quel momento di amore e di miracolo senza pari, sentii che il mondo era un altro: Gesù si dava a lui in alimento. Oh, i suoi desideri che vivessimo di lui e per lui!
Sentii Gesù inondare la mia anima con la sua presenza reale.
"Tu sospiravi di avermi nel tuo cuore, e io sospiravo di possedere tutto il tuo".
Nel 1934, Alexandrina canta ispirata: "Seja a minha morada viver na Eucaristia
e viver no vosso amor toda a minha alegria!".
Nello stesso anno, in un'estasi, sente Gesù dirle:
"Amare il mio Cuore, amarmi crocifisso, è bene. Ma amarmi nei tabernacoli dove mi puoi contemplare, non con gli occhi del corpo ma con quelli dell'anima e dello spirito, dove sto in corpo, anima e divinità, come in Cielo! Hai scelto ciò che vi è di più sublime".
«Ciò che vi è di più sublime». Infatti, nell'Ostia e nel Vino consacrati vi è la presenza dell'Uomo-Dio, vi è «Gesù intero», come dice Alexandrina nel diario del 20.5.1949 descrivendo l'estasi della Passione al momento della Cena.
Oh, come amò e come ama! Oh, i suoi desideri che vivessimo di Lui e per Lui! Noi abbiamo ricevuto Gesù intero, ed è sempre Gesù disfatto in amore: un cielo d'amore.
L'Amore che abbraccia la terra! Il contatto del divino con l'umano, anzi, l'umano assunto dal divino, l'infinitesimo dall'infinito; lì c'è 1' umano, li c'è il divino, lì c'è il Tutto.
Il cristiano crede per Fede in questa sublime realtà. Quando non «si dimentica» di contemplarla, ne rimane tanto estasiato da non trovare in tutto il creato null'altro di più affascinante. Se non è proprio rapito in estasi, come capita ad alcune anime mistiche, sente però ogni suo interesse per tutto il resto dileguarsi come neve al sole luminoso e ardente di questa Realtà, tanto misteriosa ma vera.
In tale contemplazione non sa fare altro che adorare e ringraziare, pur operando nel mondo. I santi riescono a vivere senza interruzione in questa atmosfera di adorante riconoscenza, pur vivendo nella vita quotidiana tra occupazioni anche materiali.
Alexandrina, con amore crescente - e che mai la soddisfa - vive così «il dono di Colui che con la sua umanità infonde incessantemente la vita divina nelle membra del suo Corpo» (Eucaristicum Mysterium).
Per questo suo amore tanto ardente, Gesù la sceglie anche come messaggera per diffondere la seguente pratica devozionale in onore appunto dell'Eucaristia, analoga a quella dei primi venerdì e dei primi sabati del mese.
Nell'estasi del 25 febbraio 1949 le dice, tra l'altro:
"Figlia mia, sposa mia cara, fa' che io sia amato, consolato e riparato nella mia Eucaristia. Di' a mio nome che prometto il Cielo a tutti coloro che faranno bene la S. Comunione, con sincera umiltà, con fervore e amore in sei primi giovedì del mese, consecutivi, e presso il tabernacolo passeranno un'ora di adorazione in intima unione con me: è perché onorino mediante l'Eucaristia le mie sante piaghe, onorando per prima quella della mia sacra spalla, così poco ricordata.
A chi farà questo e unirà alle sante piaghe i dolori di mia Madre benedetta, e in nome di essi chiederà grazie, sia spirituali che corporali, io prometto di accordarle, purché non siano di danno alle loro anime. Nel momento della morte condurrò con me mia Madre santissima per difenderli".
Si può dire che Alexandrina «vive di Eucaristia»; e negli ultimi 13 anni questa affermazione va intesa in senso globale, ossia anche nel campo fisico, poiché si nutre esclusivamente dell'Ostia consacrata: Gesù è vita della sua vita.
Nell'estasi del 27 marzo 1953 (ricordiamo che il digiuno totale è iniziato nelfaprile del 1942) sente Gesù dirle:
"Ti ho tolto l'alimento, ti ho fatto e ti faccio vivere solo di me. Sai perché, figlia mia? Per dare sempre più luce; per provare meglio agli uomini il mio potere, la mia esistenza. Guai a coloro che non vogliono vedere! Beati coloro che vedono e credono!".
E un anno dopo:
"Faccio che tu viva solo di me per mostrare al mondo il valore dell'Eucaristia e ciò che è la mia vita nelle anime. Sei luce e salvezza per l'umanità. Bea" coloro che si lasciano illuminare.
La spiritualità eminentemente cristocentrica di Alexandrina emerge da ogni pagina dei suoi scritti. In questo capitolo sono raccolti brani che evidenziano in modo particolarmente forte il suo amore a Gesù sacramentato.
§ 1 ° - PRIMORDI
La sua vocazione eucaristica è vissuta sin da bambina, tanto che ottiene di ricevere la prima Comunione verso i sette anni, età inferiore a quella delle sue compagne.
E da quel momento si sente il cuore «preso» da Gesù. Nell'Autobiografia si legge:
Mentre facevo la Comunione, stavo in ginocchio sebbene fossi molto giovane.
Fissai l'Ostia che stavo per ricevere in modo tale che mi rimase molto impressa nell'anima: mi parve di unirmi a Gesù per non separarmi mai più da lui. Mi pare che mi abbia preso il cuore'. La gioia che sentivo è inesprimibile. A tutti davo la buona notizia.
Quanto alla Cresima, si rammarica di non saper trovare parole adeguate per descrivere la piena dei sentimenti che la invase. Sempre nell'Autobiografia è scritto:
Mi ricordo benissimo di questa cerimonia e che ricevetti il Sacramento con tutta la consolazione. Non so dire ciò che sentii in me nel momento in cui fui cresimata: mi parve che fosse una grazia soprannaturale a trasformarmi e ad unirmi sempre più al Signore.
Su questo punto vorrei esprimermi meglio, ma non riesco.
§ 2° - COMUNIONE SPIRITUALE
Alexandrina persevera nel suo impegno di preghiera e meditazione.
Non tralasciavo in nIsun giorno di dire la preghiera al santissimo Sacramento, meditata, sia in chiesa, sia in casa o persino per la strada, facendo sempre la Comunione spirituale coli: "O mio Gesù, venite al mio povero cuore! Ah! Io vi desidero, non tardate! Venite, arricchitemi con le vostre grazie, aumentatemi il vostro santo e divino amore. Unitemi a voi! Nascondetemi nel vostro sacro fianco (piaga del costato)! Non voglio altro bene se non voi.
Vi rendo grazie, Eterno Padre, per avermi lasciato Gesù nel santissimo Sacramento. Vi rendo grazie, mio Gesù, e alla fine vi chiedo la vostra santa benedizione. Sia lodato ad ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento!". [...) Mi piaceva molto fare meditazioni sul santissimo Sacramento e sulla Mamma e, quando non potevo farle di giorno, le facevo di notte, di nascosto da tutti, conservando per questo fine una candela, che nascondevo.
Col passare degli anni, la sua ardente passione per Gesù sacramentato divampa sempre più; ogni atto d'amore ai tabernacoli le pare insufficiente e non la soddisfa. Il suo amore infuocato, incontenibile, traboccando dal cuore ricolmo, erompe in uno stupendo cantico d'offerta:
"O mio Gesù, io voglio che ogni dolore che sento, ogni palpito del mio cuore, ogni mio respiro, ogni secondo che passerò, siano atti d'amore per i vostri tabernacoli. lo voglio che ogni movimento dei miei piedi, delle mie mani, delle mie labbra, della mia lingua, ogni aprirsi e chiudersi dei miei occhi, ogni lacrima, ogni sorriso, ogni gioia, ogni tristezza, ogni tribolazione, ogni svago, dispiacere, contrarietà, siano atti d'amore per i vostri tabernacoli. Io voglio che ogni lettera alfabetica delle preghiere che io reciti o oda recitare, ogni parola che io pronunci o oda pronunciare, che io legga o oda leggere, che io scriva o veda scrivere, che io canti o oda cantare,
siano atti d'amore per i vostri tabernacoli. lo voglio che ogni bacio che vi dò sulle vostre sante immagini, su quelle della vostra e mia cara Mamma, dei vostri santi e sante, sianò atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, io voglio che ogni goccia di pioggia che cade dal cielo sulla terra, che tutta l'acqua che il mondo contiene, offerta a gocce, che tutta l'arena del mare e tutto quanto il mare contiene, siano atti d'amore per i vostri tabernacoli. Io vi offro le foglie degli alberi, tutti i frutti che possono avere, i fiori offerti petalo per petalo, tutti i granelli di sementi di cereali che possono esserci nel mondo e tutto quanto contengono i giardini, i campi, i prati e i monti, offro tutto, come atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, io vi offro le penne degli uccelli, il loro gorgheggio, i peli e le voci di tutti gli animali, come atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, io vi offro il giorno e la notte, il caldo e il freddo, il vento, la neve, la luna e il suo chiarore, il sole, l'oscurità, le stelle del firmamento, il mio dormire, il mio sognare, come atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, io vi offro tutto quanto il mondo rinserra, tutte le grandezze, le ricchezze e i tesori del mondo, tutto quanto avviene in me, tutto quanto sono solita offrirvi, tutto quanto si possa immaginare,
come atti d'amore per i vostri tabernacoli. O Gesù, accettate il cielo, la terra, il mare, tutto, tutto quanto vi è contenuto, come se questo «tutto» fosse mio e io di tutto potessi disporre e offrirvi, come atti d'amore per i vostri tabernacoli". Ecco ora alcuni brani che esprimono il suo desiderio ardente di stare spiritualmente presso i tabernacoli a consolare Gesù e a riceverne forza con Comunioni spirituali.
"O Gesù, conoscete bene tutti i miei desideri che sono di essere sempre presente nei vostri tabernacoli, di non dimenticarmi di essi neppure un istante. Datemi forza, mio buon Gesù, perché io faccia così. [...] Mio Gesù, io non vi voglio tutto solo neppure per un istante del giorno né della notte, in tutti i tabernacoli del mondo, in tutti i luoghi dove abitate sacramentato. Voglio vivere sempre unita a voi". Sto sempre a fargli compagnia e lo ricevo spiritualmente dozzine e dozzine di volte; nel passare delle ore, quante volte lo ricevo! La mia follia d'amore è l'Eucaristia. "Mio caro Gesù, io mi unisco in spirito in questo istante e da questo istante per sempre a tutte le sante Ostie della terra in ogni luogo dove abitate sacramentato. Voglio passare li tutti i momenti della mia vita, continuamente, di giorno e di notte, allegra o triste, sola o accompagnata, sempre a consolarvi, ad adorarvi, ad amarvi, a lodarvi e a glorificarvi. [...] Venite, mio buon Gesù, e vivete in me come io desidero vivere con voi. Operate in me tante grazie come se vi ricevessi sacramentalmente. [...]
Mio Gesù, io vorrei che il mio cuore fosse una lampada ardente in ciascuno dei vostri tabernacoli; e nel mio stesso petto vorrei la medesima lampada d'amore per proiettare luce sulle Persone divine, alle quali solo voglio appartenere. Fate che non vi sia nulla che possa spegnere le lampade del mio amore che giorno e notte senza interruzione di un solo istante voglio ardano presso di voi". Senza neppure un momento di consolazione io vado vivendo in mezzo a tenebre ed abbandono, ma sempre tra le braccia di Gesù, facendo la sentinella ai suoi tabernacoli, in ogni luogo dove abita sacramentato.
Recitai alcune preghiere, cantai sottovoce perché nessuno mi udisse (è notte) il "Tantum ergo" e vari cantici, e chiesi al Signore che mi desse la benedizione da tutti i tabernacoli del mondo. "Voi siete nei tabernacoli, Gesù: lasciatemi venire incontro a voi, lasciatemi venire li! Concedete che il mio dolore, già più che moribondo, lasci presso di voi il suo ultimo soffio di vita! [...]
O Gesù, Gesù, mio Amore, la mia anima vede, la mia anima vede il vostro divin Cuore fatto tabernacolo; le porticine sono spalancate. I raggi, le fiamme divoratrici che escono da esso vengono incontro a me: bruciatemi, Gesù, bruciatemi! Consumatemi, fate che io sparisca in voi. Fate, fate, Signore, che tutte le anime si accostino al tabernacolo e vivano sempre e solo del tabernacolo!".
Qui appare chiaro come sia Gesù stesso che suscita tali desideri, che stimola alla Comunione. Insistentemente ha chiamato e continua a chiamare le anime ad accostarsi, almeno spiritualmente, ai tabernacoli, a fare frequenti Comunioni spirituali. Per esempio, nel diario del 2.10.1948 si legge:
Udii la sia voce divina dirmi così: "[...] io voglio, figlia cara, che tu parli della croce, dell'amore alla sofferenza, perché è da esso che viene la salvezza e dall'Eucaristia, che è prova di amore infinito, è alimento delle anime.
Di' alle anime che mi amano, che nei loro lavori vivano unite a me. E, quando sono sole nelle loro stanze, molte volte, sia di giorno che di notte, si inginocchino col capo chino dicendo: «Gesù, io vi adoro in tutti i luoghi dove abitate sacramentato; vi faccio compagnia per coloro che vi disprezzano; vi amo per coloro che non vi amano; vi dò sollievo per coloro che vi offendono. Venite al mio cuore!».
Questi momenti saranno per me di grande gioia e consolazione. Quali crimini si commettono contro di me nell'Eucaristia!".
Sovente Alexandrina esprime la sua ansia di ricevere Gesù sacramentato, non accontentandosi delle Comunioni spirituali:
"O mio Gesù, un'altra settimana di immenso sacrificio! Devo stare senza di voi. Non vi riceverò ancora. Abbiate pietà di me, Gesù, vedete che sono abbandonata: mi pare di non avere nessuno in mio favore. Non guardate al numero delle mie miserie, alla mia indegnità, al mio nulla: abbiate compassione di me! [...]
Venite a me, regnate nel mio cuore: siete Voi e solo Voi l'alimento della mia anima. Datemi la vita della grazia, datemi il vostro amore! [...] Guardate la mia anima, Gesù: va innamorata alla vostra ricerca nei vostri tabernacoli. Voglio ricevervi, voglio possedervi!".
Desideravo tanto tanto il giorno del sacro Cuore di Gesù! (per ricevere l'Eucaristia).
Ho fame di lui, vorrei mangiarlo sempre più.
§ 3° - NELL'ATTESA
Alexandrina si prepara a ricevere Gesù sacramentato sempre con molto raccoglimento, eppure a volte le pare inadeguato per un evento tanto sublime.
È nel mio calvario che soffro, è nella mia croce che anelo giorno e notte ad essere pura e ad amare follemente il mio Gesù... In questa ansia di amare bene e molto, e di soffrire tutto per Gesù, mi sono preparata per riceverlo.
Questa mattina, quando mi preparavo per ricevere il mio Gesù, sentivo nella mia anima un vuoto tanto grande che neppure il mondo intero sarebbe stato capace di riempire e saziare. Avevo fame: volevo riempirmi. Ma la mia fame non era del pane né delle cose della terra: il cuore aveva aneliti e sospiri per Gesù.
Sentivo la tristezza che il mondo dovrebbe sentire, ma che malauguratamente non sente: sentivo la follia con la quale si butta nelle passioni.
"Povero Gesù, come siete disgustato e offeso! Che pena io ho di non poter consolarvi!".
Con queste sofferenze e con alcune preghiere mi preparai a ricevere Gesù.
Feci la mia preparazione per ricevere Gesù, ma oh, come la feci! Tanto triste e amareggiata.
Nell'imminenza di ricevere l'Ostia, la fissa con tale intensità d'amore che alle volte si sente «presa» da una forza soprannaturale: scende dal letto, si inginocchia (lei, paralizzata!). Questo avviene solitamente durante la S. Messa.
Cominciò la S. Messa. Ebbi la forza per resistere tutto il tempo senza stare a letto. Mi pareva di stare tutta immersa in Gesù e contemplavo con gioia le sacre Ostie che stavano sull'altare. Che contentezza: una di esse sarebbe stata alimento della mia anima!
Che grande grazia! Egli scendere dal Cielo sulla terra per mio amore! Nel momento di riceverlo sentii impulsi di lanciarmi verso la sacra Ostia, abbracciarla, divorarla. Nella celebrazione del santo Sacrificio della Messa la mia anima sperimentava pace, soavità, dolcezza. Mi offrivo a Gesù, tramite le mani della Mamma, per essere immolata con lui.
Alla elevazione sentii impulsi di alzarmi e volare a Gesù-Ostia. Mi vinsi e aspettai il momento in cui Egli sarebbe venuto a me. Allora non potei più resistere: dovetti inginocchiarmi ed in uno stretto abbraccio mi intrattenni con lui. Avevo ansie di amarlo e gli dicevo solo: «Voglio amarvi, mio Gesù! Voglio morire d'amore".
Il diario del 12 ottobre 1944 offre una scena in cui lo slancio d'amore raggiunge il culmine.
Questa mattina avevo appena fatta la mia preparazione per ricevere Gesù, quando giunse il mio parroco'. Collocato il Sospirato della mia anima sul tavolino e accese le candele, mi disse: "C'è qui il Signore a farti un po' di compagnia. Verrà qui il signor p. Umberto a dartelo".
Appena il signor parroco se ne fu andato, una forza venuta da non so dove mi obbligò ad alzarmi. Mi inginocchiai davanti a Gesù, mi chinai verso di lui: il mio viso ed il mio cuore non erano mai stati tanto vicini a lui. Che felicità, la mia! Godere tanto da vicino l'oggetto della mia follia d'amore!
Gli confidai molte cose mie, di tutti i miei cari, del mondo intero. Mi sentivo aere in quelle fiamme divine.
Anche Gesù mi parlò: "Ama, ama, ama, figlia mia! Non avere altra preoccupazione che quella di amarmi e di darmi anime. Dove c'è Dio c'è tutto: vittoria, trionfo". Chiesi agli angeli di venire a lodare Gesù cantando con me, e cantai sempre fino a che fui obbligata dal signor p. Umberto a tornare nel mio letto.
Presa dall'amore divino e infiammata in esso, feci la S. Comunione.
§ 4° - COMUNIONE SACRAMENTALE
Tra le varie estasi nelle quali Alexandrina rivive le fasi della Passione, molte riguardano la Cena e il «momento di amore e di meraviglia senza pari», l'istituzione dell'Eucaristia: «il più grande dei miei Sacramenti, il più grande miracolo della mia sapienza» le dice Gesù. Alexandrina ne esprime il significato più profondo e vasto. Non possiamo tralasciare di riportarne almeno un esempio, anche perché si comprenda meglio il suo atteggiamento di orante in presenza di tale miracolo.
(Dal diario del 2.8.1946)
Vidi il dolce Gesù benedire il pane e, in quel momento di amore e di meraviglia senza pari, sentii che il mondo era un altro. Gesù si dava a lui in alimento: partiva per il Cielo e restava nel mondo. Quell'amore si estese su tutta l'umanità.
Nei brani che seguono, Alexandrina tenta di descrivere ciò che prova, appena ricevuto il Sospirato della sua anima. Sono sentimenti diversi a seconda del momento: della sua situazione esistenziale e della volontà di Gesù.
Alcuni ci sono di esempio; altri di conforto, trovandoci noi stessi in situazioni analoghe. Fatta la S. Comunione, sentivo una grande unione col Signore e, dopo, un forte calore e una forza che mi abbracciava.
Passai tosi alcuni momenti e alla fine il Signore mi parlò: "Io vengo a te perché tu ti unisca tutta a me. Perché tanto scoraggiamento?".
Alla fine della S. Comunione, come mi sentivo bene col Signore! Che unione tanto grande!
lo dicevo al mio caro Gesù: "Come è consolante la vostra pace! Come è consolante amarvi!". E così mi intrattenni un po' di tempo col mio Gesù.
La giornata di oggi spuntò per me tristissima. Nel ricevere Gesù, il mio dolore venne soavizzato, la tristezza scomparve. Stetti per un po' di tempo in uno stretto abbraccio con Gesù, senza che mi dicesse nulla. Ma il cuore e l'anima si sentivano bene con lui.
Ma non sempre sente questa consolazione! Mi causa tristezza e dolore il modo in cui Lo ricevetti oggi. Mi dimenticai subito della sua visita divina: non ho amore per Lui! Ricevetti Gesù con gelo, ma un gelo che fa gelare tutto.
Il mio cuore e la mia anima si torcono e ritorcono per l'afflizione.
Ho paura di questo abisso di miseria, ho paura del mio nulla. Oggi, dopo aver ricevuto il Signore, rimasi per molto tempo in uno stato di afflizione. Era la morte completa che regnava in me. Io dicevo al Signore: "Che soffra io la morte, ma che viva il mondo!". Il parroco mi fece qui un'ora di adorazione. Fu molto bella. Cantavano tanto bene! Mi faceva ricordare il Cielo.
Il mio cuore voleva volare verso l'Ostia consacrata, ma questa morte che sento in me non mi permetteva di muovermi.
Il mio Gesù non mi concesse di avere un momento di consolazione né di sollievo. Tutto era tristezze e tenebre in me e attorno a me. E io, nell'intimo del mio cuore, mormoravo a Gesù: "Prendete tutta la consolazione per voi; la mia tristezza sia la vostra gioia; il mio dolore, il vostro sollievo. O mio Gesù, io voglio solo amarvi nel dolore più cruciante. Credo e confido di amarvi e che, con la vostra grazia, camminerò e vincerò. Che importa che la morte mi rubi tutto, se posseggo voi? Voi sie
te tutta la mia ricchezza; null'altro voglio al mondo".
Quando sente in sé la presenza reale di Gesù nell'Ostia consacrata, ne trae forza per resistere nel suo martirio.
Sentii Gesù inondare la mia anima con la sua presenza reale. Mi diede forza per cantare e pregare fino al tardo pomeriggio. E sempre nei più vivi aneliti di darmi a Gesù e alla Mammina, amandoli sempre di più.
Oggi finalmente feci la S. Comunione: benedetto sia Gesù! Mi sentii tanto folle d'amore nel riceverlo! Sentii per alcuni momenti la grandezza del suo amore e la sua unione intima con me.
Fu in ginocchio, in un impeto d'amore che lo ricevetti. Non seppi resistere alla forza che mi obbligò ad alzarmi (dal letto).
Passarono alcuni momenti di grande unione con lui! Se il mondo conoscesse le tenerezze di Gesù, cercherebbe solo il suo amore e vivrebbe solo per lui.
Aspettavo il mio Gesù con tanta ansia: non arrivava mai l'ora di riceverlo! Venne finalmente, scese al mio povero e indegno cuore, mi fece subito sentire che era Lui. Mi riempi; il mio cuore divenne tanto grande! Pareva non starmi nel petto: era come se avessi in me tutta la volta del cielo.
Continua l'alternanza tra luce e tenebra. Egli venne: nonostante le mie grandi miserie, non ricusò di entrare. Ma tardò a farmi sentire la sua presenza sacramentale. Mi pareva di non aver cuore e mi sentivo lontana, molto lontana da Gesù. Quanto più lo inseguivo e correvo alla sua ricerca, tanto più sentivo che Gesù fuggiva via da me e scompariva.
E così, in questa ansietà, passarono alcuni minuti. Quando Gesù ne ebbe abbastanza di vedermi correre alla sua ricerca, mi mostrò che veramente io avevo il cuore e che Egli vi abitava. Mi disse: “Figlia mia, figlia mia, l'anima che corre andando alla ricerca di Gesù, senza sperare che le venga incontro, gli dà maggior prova d'amore. Io non mi sono separato da te. Non sai con quale ansietà mi cercavano per ritrovarmi mia Madre santissima e mio padre putativo S. Giuseppe? Io li avevo lasciati ed ero rimasto con loro; mi ero assentato ed ero rimasto presente”.
Gesù venne, entrò nel mio cuore, entrò con tanta dolcezza, luce e amore da lasciarmi in una pace celeste e come addormentata, ma udivo la sua voce divina dirmi: "Qui Gesù, figlia mia, che fa del tuo cuore un Paradiso in terra. Dormi, dormi il sonno degli angeli, immersa nella vita e nell'amore di Cristo. Tutto il tuo essere è immerso in me questo è il sonno, la vita degli eletti del Signore. Dormi, dormi' nella mia pace, nel mio amore".
"O Gesù, o Gesù, appena vi ho ricevuto mi sono sentita come addormentata, ma in un sonno di luce, in un sonno d'amore. Siate benedetto e lodato per tutto!".
Ma «la partecipazione al Corpo e Sangue di Cristo altro non fa se non che ci mutiamo in Colui che prendiamo». E Alexandrina, in certe Comunioni, arriva a sentire proprio questo!
Entrò l'Ospite divino e, senza badare a tanta miseria e indifferenza, non rifiutò di scendere nel mio cuore.
Dopo alcuni momenti, io ero un'altra: il Cielo si chinò su di me, rimase unito alla terra, mi assorbi in sé. La mia anima si illuminò: io ero grande, grande come Dio.
E Gesù nel mio cuore mi parlò: “Figlia mia, figlia mia, sei immersa, sei imbevuta nell'amore di Gesù”. Venne il mio Gesù; appena entrato in me, dissipò le tenebre: tutto il mio interiore rimase illuminato dal suo amore, dalla sua pace. Divenni un'altra. Ora potevo proprio dire: «Non sono io che vivo, ma Gesù"».
Concludiamo il capitolo con due brani che mettono in evidenza come, non soltanto l'anima anela all'unione col suo Amato, ma Gesù stesso ha ansie d'amore e anela ad unirsi alla sua creatura, a possederla interamente. Un giorno le portano inaspettatamente l'Eucaristia.
È indicibikla gioia che sentii e nello stesso tempo la confusione. Gioia per essere arrivato il Sospirato della mia anima e confusione per tanti doni ricevuti. Come Gesù è buono! Non rifiuta di venire al mio nulla, alla mia miseria! Appena entrato nel mio cuore mi parlò così: "Figlia mia, figlia mia, non posso vivere senza dimorare nel tuo cuore. È vero che abito sempre in te, ma ora sono venuto più reale, in corpo e spirito".
Lo ricevetti nel mio cuore ed Egli subito mi confortò con queste parole: "Che amore, che amore, che eccessi di amore io ho per te, che prodigi di amore, figlia mia! Tu sospiravi di avermi nel tuo cuore e io sospiravo di possedere tutto il tuo.
CAPITOLO 8°
IO IN LUI, LUI IN ME
(preghiera del cuore)Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. (Sal 83,3)
Il mio diletto! Eccolo, viene. Il mio diletto è per me e io per lui. (Cr 2,8.16)
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. (Gv 14,23)
Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola. (Gv 17, 21)
Mi affatico e lotto con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza. (Col 1,29)
Sentivo ardenti aneliti a dissolvermi in fuoco divino e a sommergere in questo amore i cuori e le anime.
Tutto il mio essere è un soffio immerso nella vita divina.
Rimasi in Lui e Lui in me come se fossimo uno solo.
Io ero Gesù e Gesù era me; noi due eravamo la stessa offerta al Cielo.
Ogni anima che ama profondamente Dio, che è arrivata ad un certo grado di elevazione spirituale, che è sufficientemente spoglia di cose vane, libera da impedimenti dovuti alla vita terrena, vive dei momenti in cui sperimenta l'unione col suo Amato. Passa attraverso diverse esperienze.
1) Io in Lui. L'anima anela ad appartenere all'Amato, a donarsi totalmente. Considera la sua piccolezza di creatura e l'infinita immensità del Creatore, ma non si sente sgomenta perché sa di essere amata, quindi è spinta dallo slancio d'amore che supera ogni distanza, che vuole unirla indissolubilmente all'Amato e si «butta» in lui, si sente «abbracciata» da lui, «affonda» in lui, si sente «scomparire» in lui come assorbita, si sente «posseduta».
Ricordiamo: «l'acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana» (dalla liturgia Eucaristica). Alexandrina dice, per esempio:
Fissando il suo divin Cuore gli dico: "Lasciatemi, Gesù, entrare in quella piaga divina, in quel Cuore d'amore: voglio nascondermi, scomparire, sciogliermi in quel
fuoco come ghiaccio che si scioglie al sole e scompare nascosto nella terra".
2) Lui in me. L'anima «abbraccia» l'Amato, lo stringe a sé fino a farlo penetrare in sé, lo «assorbe», sente di «possederlo».
Alexandrina dice che sente voglia di «divorarlo»:
Ho fame, ho sete di possedere Gesù. Non cessa: è divoratrice. Vuole incorporare in sé tutto il divino: Vorrei aggrapparmi alla santissima Trinità, al Cuore divino di Gesù sacramentato e crocifisso, alla cara Mamma e divorarli. Sento che se potessi stringerli tutti tra le mie braccia avrei verso di loro furie di amore più forti che le belve furiose.
3) Io in Lui e Lui in me'. Nei due momenti suaccennati abbiamo rispettivamente l'anima nell'Amato e l'Amato nell'anima, l'anima posseduta e l'anima che possiede, l'anima che dice «sono vostra» e l'Amato che dice «sono tuo».
Quando ci fosse la coesistenza dei due momenti, dei due stati esistenziali, si avrebbe una mutua appartenenza, un «mutuo assorbimento» come dice il Courtois, una compenetrazione totale.
In un'estasi Alexandrina sente Gesù dirle: "Figlia mia, amore, amore, amore! Il tuo cuore e il mio sono uno solo: sei tutta trasformata in me. Io sono la tua vita: tu non hai la vita umana, hai la vita divina; non hai la vita della terra, vivi la vita del Cielo".
È lo stato della «unione trasformante».
4) Fede cieca epura. In altri momenti, però, l'anima sposa di Gesù deve fare l'esperienza amara dell'aridità più assoluta, del sentirsi abbandonata da Dio, o addirittura del dubitare della esistenza di Dio. Deve avanzare ripetendo «credo» senza sentire di credere!
Gesù dice ad Alexandrina:
"Ripeti il tuo «credo»: devi vi v r di Fede senza sentire la Fede, i amore senza sentire l'amore. Da te voglio solo il tuo «credo», la tua saldezza nella croce, la tua generosità eroica, sempre eroica".
Ma quel sentirsi abbandonata non vuole affatto dire che indichi un venire meno della unione, della fusione sponsale.
Infatti, l'anima sposa di Gesù partecipa a tutta la vita dello Sposo, quindi anche a tutte le sue sofferenze, tra cui quella atroce del
sentirsi abbandonata persino da Dio, come Gesù nei momenti culminanti della sua Passione e agonia.
Ecco perché, nella famosa «supplica» alle anime consacrate, Gesù dice: "Io, Sposo crocifisso, sposo crocifiggendo.
Il presente capitolo è stato suddiviso in quattro paragrafi, corrispondenti ai momenti suaccennati.
§ 1 ° - IO IN LUI
a) L'anima si dona a Gesù
Talvolta è impossibile resistere a tanta ansia, a tanti desideri di darmi a Gesù, di essere solo sua, di appartenere tutta a lui, di amarlo e di vedere in tutto il suo divino amore.
Io sono di Gesù nella gioia, sono di Gesù nella tristezza, sono di Gesù nelle tenebre, nelle orribili tribolazioni, nella povertà, nell'abbandono totale.
"Ancora una volta voglio dirvi: sono vostra nel tempo e vostra sarò nell'eternità. Solo a voi mi dò e solo a voi voglio appartenere. [...] O Gesù, o Gesù, io sono vostra e per voi è tutto il mio vivere".
b) L’anima si tuffa nel divino Amore
"O Gesù, voglio amarvi e perdermi nell'immensità del vostro amore. [...] Amarvi, mio Gesù, amarvi, nascondermi in voi, in voi scomparire per sempre!".
Sento che il cuore, di tanto in tanto, tenta di abbandonare il mio corpo, tenta di volare in alto, molto in alto. Va assetato, va folle d'amore; sale a somiglianza del fumo che scompare in alto.
Il cuore vuole scomparire, vuole nascondersi in una grandezza incomparabile; sono mondi, sono cieli di grandezza illimitata ed esso vuole andare e restare per sempre in quella grandezza che lo attrae, in quella grandezza per la quale solo sospira.
Vorrei esprimere i sentimenti della mia anima; è impossibile. La mia lingua non sa muoversi per parlare di tale grandezza: la grandezza di Dio, il potere di Dio, la bontà e l'amore di Dio!
"Siate benedetto, mio Gesù, perché mi fate conoscere tutto questo!".
Ah, vorrei che tutto il mondo conoscesse questa grandezza! Non vi sono lingue che possano descriverla né cuori che possano sentirla. È necessario un potere supremo per sopportarla.
Cosa è mai un'offesa fatta a questa grandezza suprema! E come sono tante le offese che si commettono! Se il mondo le comprendesse! Posseggo una luce che non mi appartiene, che mi fa vedere e comprendere tutto con chiarezza. Sento il bisogno di piangere per non saper esprimere queste verità.
Il fuoco del cuore... mi dà delle ansie tanto grandi, tanto infinite di amare Gesù, la sua legge e tutto quanto è suo, di amare la Mamma e tutta la santissima Trinità. Voglio solo appartenere interamente a questa Divinità, consumarmi e scomparire in essa.
Sempre più struggente è il desiderio di «perdersi» nell'Amato, specie quando i tormenti squassano con maggior violenza.
Soffro, soffro molto. Subito mi lancio in spirito tra le braccia di Gesù e, molto afferrata a lui, gli dico: "Ciò che voglio è amarvi, mio Gesù, e vincere il mio dolore con la vostra grazia. Io sono vostra, mio Gesù, e non vi mollerò".
E con questa forza di volontà di non separarmi da Gesù, passa tutta la tormenta furiosa, passano i venti disastrosi che tentano di strapparmi da Gesù e di distruggermi.
"Gesù... muoio, muoio solo dal desiderio di perdermi in voi e solo nel vostro divino amore consumarmi. [...]
Consumatemi nelle vostre fiamme divine, bruciatemi in esse fin~ a che io muoia. Solo cosi sarò contenta".
c) L’Amore accoglie e risponde
"Io, follemente innamorata di voi, mi lancio tra le vostre divine braccia e sento che voi, con tutto l'amore, mi accogliete e abbracciate". Con Gesù tutta l'amarezza è dolce, tutto il dolore diventa soave. Ah, se tutti conoscessero l'amore di Gesù!
Gesù mi aspetta a braccia aperte per ricevermi; mi aspetta pieno di sorriso e di amore. Vuole possedermi, vuole incendiare la mia freddezza nella fornace del suo Cuore divino. Che unione tanto intima io sentivo col Signore! Che pace tanto grande! Mi pareva di non essere di questo mondo.
Un calore mi bruciava tanto e una forza interiore mi stringeva tanto. Il Signore mi chiamò «suo amore». Mi diceva: "Sei mia, tutta mia, solo mia. Non sei di nessun altro. Ti ho creata per questo: sei il mio amore, sei la mia vittima".
d) Riconoscenza
"O Gesù, quale profumo angelico! Che vita, che vita celeste!
Mi pare di non aver neppure corpo. Tutto il mio essere è un soffio immerso nella vita divina.
Siate benedetto, mio Gesù! Il mio eterno «grazie» sempre sempre, notte e giorno".
Dal cuore di Alexandrina zampilla il canto: Nuotare nel tuo amore è forza della croce. Voglio amarti sempre, voglio amarti sempre.
Sempre soffrire, sempre soffrire, sempre soffrire per te, Gesù, per te, Gesù!
§ 2° - LUI IN ME
a) Gesù parla della inabitazione
"Figlia, tu non ti stanchi di dirmi di abitare in te e io non mi stanco di vivere in te. [...]
Ripeti sempre la preghiera che ti ho insegnata tanti anni fa: «O mi~_-, Gesù, io credo che siete presente in me: vi adoro e confido che non mi abbandonate neppure per un solo istante». [...]
Abito in te, ma non abito solo: abito con la Trinità divina. E la tua cara Mamma non può tralasciare di accompagnarci! [...]
È quasi completato il mio divino lavoro nella tua anima (siamo nellagosto del 1948). Ho lavorato con mio Padre e con il divino Spirito Santo: quali grandi meraviglie e numerosi prodigi abbiamo operato in te! [... ]
Sei un vaso pieno di aromi. Il tuo cuore è trono di amore, di purezza, di delizie per tutta la Trinità divina: abita in te per arricchirti sempre con tutta la grazia e le ricchezze divine. Va' con la forza del tuo Gesù a dettare tutto perché nulla rimanga occulto".
b) Alexandrina ne è consapevole
"Gesù, è dal nulla che fate tutto e riempite ciò che è vuoto.
Mi avete riempita delle vostre grandezze, della vostra purezza e del vostro amore. Mi avete adornata con tutto ciò che è vostro e della vostra cara Mamma".
Cerco di vivere sempre, sempre il più possibile, nell'intimo della mia anima. E come vivo? In ginocchio (spiritualmente) a mani giunte, a capo chino, adorando e amando la santissima Trinità.
Io adoro, amo soltanto coi miei desideri: con la mia miseria non posso fare di più.
Oh, se ottenessi che tutte le anime vivessero la vita intima con questo tesoro divino e lo adorassero e amassero!
Di notte, vegliando:
Passavano le ore e io mi raccoglievo in me per parlare con le Persone divine nella mia anima. Sento tante volte la loro regalità divina in me!
Mi piace tanto vivere nella solitudine e nel silenzio con queste Persone.
Sento che il divino Spirito Sant [...] mi irradia del suo amore, m^ -dà effusioni del suo fuoco divino, mi porta ad ispirazioni sante, mi stimola a praticare opere buone, opere di carità, e tante volte con molto sacrificio. Per quante cose io sento la sua azione divina!
c) Il patire delle anime-vittime
Le anime-vittime che cooperano alla redenzione patiscono una parte delle infinite sofferenze del Cristo, e sono aiutate dalla sua divina presenza.
Gesù dice ad Alexandrina:
'In tutte le cose ti ho resa simile a me: è la crocifissione occulta, è la crocifissione mistica'. Il sanguinare del tuo cuore e della tua anima è sofferenza mia; il sanguinare del tuo cuore e della tua anima rivela la nostra unione indissolubile. Solo per il sublime, solo per cose grandi sei stata scelta".
Sentii lo sfinimento del corpo (sta rivivendo la Passione) e dissi: "Gesù, siate con me! Non ho forze per terminare.
"Abbi coraggio, figlia mia: la tua forza è divina perché in te sto io". lo non vivo, ma vi è in me un'altra vita che vive e ama, che vive e possiede tutto'.
Sento che questa vita è ferita, oltraggiata, calpestata da ingrati. lo non posso tollerarlo: voglio rimediare a questo male e non posso! Sente da Gesù:
"Il mondo mi offende molto: il mio dolore è immenso. lo soffro milioni e milioni di volte di più del dolore che ti faccio sentire.
Tu soffri molto, angelo mio, soffri al punto di non potere soffrire di più, ma sono io che soffro in te. Tu soffri, ma io mi sono rivestito del tuo corpo perché tu potessi camminare con la croce e salire il tuo calvario. Vinci con 1 forza divina". Quanto più doloroso è il mio martirio, tanto più io lo voglio e tanto più riconosco la mia miseria e la mia nullità.
Mai, mai io sarei capace di tanto: io che non sono neppure un piccolo verme della terra, io che non sono neppure un'ombra, che non sono nulla, come potrei resistere a tanto, se non fosse Gesù a soffrire, a lottare e a vincere in me?
Ah, si: è Lui, solo Lui con la cara Mamma ad essere la forza nel mio calvario.
d) Alexandrina deve rivelare Gesù che è in lei
La presenza di Gesù nella creatura deve trasparire da tutti i suoi atteggiamenti, in modo che gli altri si accorgano della vita divina che possiede. Cosi si esprime Gesù rivolgendosi ad Alexandrina:
"Voglio che tutto ciò che è mio traspaia da te: voglio che i tuoi sguardi abbiano la purezza dei miei; voglio che le tue labbra abbiano il sorriso, la dolcezza delle mie; voglio che il tuo cuore abbia
la tenerezza, la carità e l'amore del mio. Insomma, voglio che in tutto tu mi imiti: ti voglio somigliante a me. Voglio che il tuo corpo sia il corpo di Gesù, un altro Cristo. [...]
Io sono la luce dei tuoi occhi, il movimento delle tue labbra, l'amore e il Signore del tuo cuore. [...] Vi sono molti che in te vedono me. Ed è ben vero che non è Alexandrina che vive: è Gesù che vive in lei".
e) Deve anche irradiare Gesù
Non basta che gli altri si accorgano della vita divina che è in lei: occorre che ne vengano fatti partecipi.
Alexandrina si sente tutta pervasa da Dio; ma questa ricchezza d'amore divino deve traboccare da lei sull'umanità. Riesce a possedere Dio, ma per donarlo ai fratelli.
Gesù le dice:
"Il vuoto che ho fatto in te è per riempirti delle mie ricchezze, per darti la purezza, la dolcezza e l'amore che tanto ansiosamente desideri. Mi consolo molto nel vederti alla mia ricerca in queste ansie dolorose. Riémpiti, perché tutto questo è la forza nel tuo dolore.
Tutto questo voglio che tu dia alle anime: io sono folle d'amore per loro. [...]
Ascoltami: hai nel tuo cuore il Cielo, la Trinità divina, che non è venuta ora, ma abita sempre in te. Si delizia tutta quando parli di lei: quale gloria, quale gloria le vien data per mezzo tuo!
Quante anime vivono la vita interiore, la vita della santissima Trinità per tuo tramite! [...]
Parla in te il Padre con il suo potere e la sua sapienza, il Figlio con la sua redenzione e il suo amore, lo Spirito Santo con la sua luce. Tutto è a favore delle anime: tutto traspare da te e nelle anime si infonde. [...]
Sei trasformata in Cristo, vivi la vita di Cristo, dài alle anime la vita di Cristo".
Questo ruolo di mediatrice è meravigliosamente sintetizzato nella esortazione di Gesù: "Riémpiti per riempire, infiàmmati per infiammare".
Alexandrina, infatti, ha sempre invocato che ne siano riempiti tutti.
A questo martirio di voler riempire il vuoto che ho in me se ne aggiunge un altro più doloroso ancora: sono ansie infinite non di riempirmi ma di riempire, sono ansie infinite di possedere il mondo per arricchirlo, per salvarlo.
Queste ansie infinite sono superiori alle mie forze: solo Gesù può sopportarle.
"O mio Gesù! Cosa vorrei dirvi! Vi parli il mio cuore: riempitemi di voi, riempite tutti coloro che mi sono cari, riempite il mondo intero!".
§ 3° - IO IN LUI E LUI IN ME
a) Mutua appartenenza
Il sentimento di mutua appartenenza è chiaramente espresso nei brani seguenti. In un'estasi Alexandrina canta:
Gesù è mio,
io sono di Gesù. Gesù è mio,
io sono di Gesù. Solo per tuo amore abbraccio la croce.
Il Signore mi diceva: "Figlia mia, figlia mia, tu dici che sei tutta mia; e io sono tutto tuo. Ho già preso possesso di te, sono Re e Signore del tuo corpo e della tua anima, e tu sei la mia sposa, sei la mia regina.
Io ero accarezzata dal Signore mentre mi diceva: "Come è soave, come è dolce l'unione con me!". Oh, come mi sentivo bene col mio caro Gesù! Io non potevo lasciarlo e gli dissi: "O mio Gesù, io non vi posso lasciare".
E il mio Amato mi disse: "Va', figliolina: io non mi assento da te: tu vivi in me e io in te. [...] Alexandrina è tutta in Gesù e Gesù è tutto in Alexandrina. Ti amo tanto. [...]
Vivi sempre in unione con me perché io solo possa vivere in unione con te".
Ricevetti il mio Gesù (sacramentato). Rimasi io in Lui e Lui in me come se fossimo uno solo. Oh, come è dolce la vita dell'amore! Cosa sarà mai la vita del Cielo!
Poco dopo il Signore mi disse: "La follia d'amore di Gesù riempie i cuori, irradia le anime".
Spesso l'unione è significata dalla fusione dei due cuori.
Udii la voce del mio Desiderato dirmi: "Figlia mia, figlia mia, sei tutta mia. E mio il tuo cuore: l'ho fuso nel mio; sono i due in uno solo. [...]
Si unirono i nostri cuori per l'amore, per il dolore, per la vita. [...] Quale unione, quella dei nostri cuori! Nulla vi è che ci separi. Soffriamo nello stesso dolore, amiamo nello stesso amore".
Ma non sempre Alexandrina sente questa realtà. Sovente deve crederci per Fede.
Mi univo a Gesù ripetendo molti atti di Fede per credere che Lui stava in me e io in Lui, che eravamo inseparabili l'uno dall'altro.
La mutua appartenenza a volte è sentita con tutta la santissima Trinità.
Mentre tutta sola ripete il suo «credo» con l'impressione di mentire:
Gesù venne improvvisamente conducendo con sé il Padre e lo Spirito Santo.
Avevo luce, avevo pace. "Infiàmmati, inébriati in questo Spirito Divino, o sposa diletta. Tu vivi in noi e noi in te. Sei il tabernacolo della santissima Trinità [...] Vivi questa vita e falla vivere".
b) Trasformazione
L'unione stretta, intima, profonda, porta al mutuo assorbimento, alla trasformazione dell'uno nell'altro. Questa può essere espressa in duplice modo: Gesù trasformato in Alexandrina o Alexandrina trasformata in Gesù, ma è sempre la stessa cosa in sostanza. Nei colloqui, Gesù adotta ora una ora l'altra espressione.
"Figlia mia, follia d'amore per le anime, follia d'amore per me. Sei folle per le anime a mia somiglianza. Ho reso il tuo calvario simile al mio. La tua vita è vita di Cristo: vive Cristo trasformato in te. [...] Tu vivi, figlia mia, vivi in Cristo, vivi con Cristo, vivi la vita di Cristo, vivi la vita di vittima, la vita di salvezza. Confida: sei trasformata in me. Vivi per me e per le anime".
L'unione ha quindi per scopo la salvezza delle anime. La mutua trasformazione si attua nel ruolo di Ostia, comune ad entrambi.
Gesù, io sono con voi in ogni luogo ove abitate sacramentato. Badate, Gesù, è come se io stessi là in corpo, anima e cuore; più ancora: io sono con voi nella pisside; di più: sono con voi in ogni Ostia ove abitate sacramentato".
In questa stretta unione (dopo la trasfusione della goccia di sangue)`, dopo un po' di silenzio, mentre le fiamme continuavano a bruciarmi, Egli mi disse: "È fuoco, è fuoco, è amore, amore divino, figlia mia. Due cuori in un sol Cuore, due vite in una sola vita. È Gesù con la sua crocifissione (rivissuta da Alexandrina) a salvare il mondo. Soccorrilo, soccorrilo, sposa cara! Soccorrilo, che è tuo: te l'ho affidato, salvalo".
Ed ecco, in bellissima sintesi, l'essenza della sua spiritualità:
Sentivo ardenti aneliti a dissolvermi in fuoco divino e a sommergere in questo amore i cuori e le anime.
E sentiamo Gesù parlare ancora di questa immedesimazione.
"Che mondo, che mondo di peccato! Che mondo, che mondo, che orribile mondo di vizi! Il mio divino Cuore soffre attraverso il tuo cuore; il mio divino Cuore ama attraverso il tuo amore. Amo io e ami tu. Tu ami col mio amore, tutta ti dài per mio amore; tu ti logori, ti consumi per mio amore e per le anime. [...)
O figlia mia, o sposa cara, io sono qui nel tabernacolo del tuo cuore. Ripeti il tuo «credo». Io sono qui. Tu sei il tabernacolo ove abito giorno e notte senza assentarmi. Tu sei l'Ostia che con me si immola; tu sei l'Ostia attraverso la quale le anime comunicano con me. Tu vivi con me nell'Eucaristia, vivi la mia vita.
In questa immolazione continua (siamo nel gennaio del 1955), in questa unione indissolubile, in questa vita tanto mistica e divina, le anime mi ricevono grazie a te. [...] Io sono uno con te: vivo in te la stessa vita che vivo con il Padre. [...] Venni sulla terra per il Padre e in nome del Padre a riscattare il mondo. Tu, in mio nome, in me e per me continui la mia opera di salvezza".
Rivivendo l'agonia nell'Orto:
Gesù, in me, prendeva il calice dell'amarezza e frequenti volte lo offriva all'Eterno Padre.
lo ero Gesù e Gesù era me: noi due eravamo la medesima offerta al Cielo.
Dopo la Passione Gesù la conforta: Rimasi col mio capo posato sul suo grembo: mi pareva di stare nel centro di un rogo d'amore immenso, infinito.
Quelle fiamme, quel fuoco penetrò in tutto il mio essere. Il mio cuore e la mia anima presero una vita nuova: io non ero più io, ero soltanto Gesù.
Gesù dentro al mio cuore mi parlò: "Figlia mia, figlia mia, sei immersa nell'amore di Gesù e ne sei imbevuta.
Terminiamo questo paragrafo con un flash sul momento finale della Passione.
Arrivai sulla cima della montagna. Rimasi inchiodata sulla croce. Gesù assunse la mia carne dilacerata, le mie ossa, tutte le mie membra: tutto il mio essere fu Cristo crocifisso. Il suo grido al Padre passava attraverso il mio cuo
re e attraverso le mie labbra. Essendo Gesù prossimo a spirare, un'onda di fuoco passò su di me. Gesù diceva: "Ha vinto 1' amore, ha vinto l'amore! Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito".
§ 4° - FEDE CIECA E PURA
Sono vostra, mio Gesù, nel mio dolore, nella mia ignoranza, nelle mie tenebre, nella mia morte: sono vostra senza avere vita, senza darvi nulla. Sono la vostra vittima. Vi parli, Gesù, la mia ignoranza, vi parlino le mie ansie insopportabili di appartenere solo a voi e di conoscervi meglio".
A nulla valevano le mie ansie d'amore: tutto perduto! Mi sentivo in un cimitero immenso e sentivo il mio dolore quasi senza vita, proprio come se non stesse già più ad agitarsi, coperto appena di ceneri. Mi venivano in mente quei vermi che nelle pinete fanno la loro casa sotto mucchietti di terra e di legno sbriciolato.
In mezzo a tutto questo, vi è sempre la mia offerta a Gesù come vittima e sempre il timore di offenderlo. È un combattimento tremendo e quasi continuo. Vivo senza vivere, soffro senza soffrire, amo senza amare ".
Dal mio intimo esce un grido di profonda afflizione e di estrema agonia. Non sono udita! Con le mani alzate al Cielo, più volte imploro soccorso. A nulla valgono i miei gridi. Non esiste chi possa avere compassione della mia agonia.
Terrorizzata, folle di dolore, mi sento sulla cima della più alta montagna, senza vedere nulla perché l'oscurità è di dense tenebre. Continuo: "Soccorso, soccorso!". Soccorso da dove, se nulla esiste, se tutto è morto sulla terra e in Cielo?
A nulla valevano gli atti di Fede che io facevo. Mi trovavo nel profondo abisso dell'Inferno a soffrire tutti i tormenti.
L'anima fissava gli occhi in alto per vedere se riusciva a scorgere Dio: non poteva rassegnarsi ad averlo perduto. Quale sgomento, mio Dio! Quale ineguagliabile sgomento!
"Ho perduto Dio, ho perduto Dio per sempre!", gridava il mio cuore. Gesù venne, mi prese per mano, si sedette, fece si che il mio capo si reclinasse sulle sue ginocchia.
"Non hai perduto Dio, non hai perduto Dio, figlia mia, né mai lo perderai. Riposa! Io sono qui per tua pace e conforto.
O grande scienza e sapienza di Dio! Qui vi è tutto: tu ripari per ogni varietà di crimini. Sei vittima scelta da me: soffri la pena della perdita che le anime soffrirebbero se tu non le salvassi".
Ma non sempre Alexandrina ha la visione che la conforta.
Ho tanti dubbi, tanti dubbi: tutta la mia vita è di inganni e di illusioni; mento a me stessa, mento al mondo intero.
Non so pregare né elevare il pensiero a Dio. Se mi sforzo di unirmi a lui, subito mi nasce la ripugnanza all'orazione, a Dio e a tutto quanto è suo.
Non posso quasi pregare: la mia unione coi miei tanto cari Amori pare tagliata. Non mi posso unire a ciò che non c'è, né mi posso unire a ciò che non ho.
"O Gesù, io non vi vedo, io non vi sento, ma voglio confidare che siete Voi".
"Colloquio di Fede, colloquio di dolore e di amore, figlia mia: è ciò che Gesù ti ha predetto. Sì, senza l'amore, senza la tua follia d'amore non potresti soffrire così e vivere di Fede senza sentirla. Confida, confida!".
Deve credere senza luce, senza Fede.
"Coraggio, figlia mia, coraggio nei tuoi dubbi, nelle tue tenebre. [...] Tu, sposa, vittima amata, non sentirai realmente la mia presenza in te. Devi credere senza amore, senza luce, senza Fede. Coraggio, coraggio! Credi, credi! Il mondo esige tutto".
"Credo in tutte le cose, credo nella vita eterna! Vi giuro che credo, anche se mi pare di no. E così vado camminando senza mare né terra, appena su di un soffio infido che sempre mi lascia precipitare negli abissi. Aiutatemi, Gesù, aiutatemi, Mamma!
Gesù, abbiate pietà dell'abisso del mio nulla! Tutto vi dò e non ho nulla da darvi. Ah, la mia vita senza di voi e senza Fede!". "Coraggio, coraggio! Tu hai Fede, hai amore e mi dài tutto. Quanto incantevole e prodigiosa è la tua vita!
Tu fai salire le anime a me. Tu vai in testa: sei salita tanto, sei salita tanto, sei arrivata all'infinito, vivi nell'infinito, parli dell'infinito.
Oh, vita di Dio nelle anime! Oh, prodigi di Dio nelle anime!
Va', vivi di Fede, ripeti il tuo «credo». Soffri e ama, soffri e ama!". "Credo, Gesù, credo senza Fede. Perdonatemi, mio Gesù, perdonatemi!".
"Coraggio, coraggio! Le tue ultime estasi (siamo a quattro mesi dalla morte) saranno proprio un credere senza vedere, senza sentire. Io passo come se non passassi".
CAPITOLO 9°
INTIMITÀ CON MARIA
(devozione alla Madonna)Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe. (Gn 3,15)
Tutta bella sei tu, amore mio: in te nessuna macchia. (Ct 4,7)
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. (Lc 1,48)
Non hanno più vino. (Gv 2,3)
Ecco tua Madre! (Gv 19,27)
La madre di Gesù, essere anche madre mia, che prova d'amore!
La Mamma è la mia vita...
la Mamma è luce, la Mamma è forza. "Mia cara Mamma, datemi la vostra mano benedetta; è per Gesù che combatto".
"Datemi la vostra purezza, il vostro coraggio e amore per compiere la volontà del mio Signore!".
"Purificatemi il corpo, il cuore e l'anima: preparatemi per la visita di Gesù!". "Insegnatemi ad amare Gesù!".
Nella spiritualità di Alexandrina il ruolo della Madonna è molto importante: tutti i suoi scritti sono permeati della «presenza» di Maria, la Mamma per eccellenza.
E come ad una mamma, più intima e più potente della madre terrena, Alexandrina si rivolge per esprimere il suo amore, per chiedere aiuti nelle sue numerose e dolorosissime contingenze, per chiedere la sua mediazione.
Questo capitolo è suddiviso in due paragrafi:
1° - A Maria, nella lode e nell’afflidamento, dove risalta in modo particolare lo slancio d'amore della figlia che prorompe in traboccante riconoscenza, che invoca aiuto e si abbandona in affidamento fiducioso;
2° - A Maria, nella richiesta di mediazione. Tale richiesta è frequentissima: Alexandrina sente spontaneamente lo slancio verso Maria per arrivare a Gesù, slancio dovuto al suo amore intenso per la Mamma celeste, alla consapevolezza del suo potere, oltre che della propria indegnità, che le fa invocare l'opera di Maria come «ponte» verso Gesù.
Va notato però che questa forma di intercessione cui ricorre non toglie nulla alla sua intimità con Gesù, al suo sentirsi «unita» a Gesù fino all'« unione trasformante», al suo sentirsi «abitazione» della santissima Trinità, come abbiamo visto nel capitolo precedente. Quindi, per Alexandrina, la «posizione» della Madonna è perfettamente conforme a quanto insegna il magistero della Chiesa cattolica. Al riguardo, ricordiamo quanto p. Mariano Pinho ha scritto nella biografia "No Calvario de Balasar": si veda la Prefazione, p. 13.
§ 1 ° - A MARIA, NELLA LODE E NELL'AFFIDAMENTO
Alexandrina rivive le fasi dell'anno liturgico e, molto intensamente, le ricorrenze che riguardano la Madonna.
11 febbraio
Nell'estasi vede la Madonna come è apparsa a Lourdes a S. Bernadette, 1' 11 febbraio 1858. "Mamma, Mamma di Lourdes, sei tutta bella, sei tutta bella, mia cara Mamma! Fammi pura, fammi pura; rendimi simile a te, Mamma mia! Come sto bene sul tuo amantissimo grembo!".
25 marzo
Nel giorno dell'Annunciazione, 25 marzo (1953), dopo aver ricevuto
molte centinaia di persone' senza sentirne la stanchezza, mi misi a pensare come il Signore ha creato la Mamma pura e bella per farne la madre di Gesù. La ringraziai di avere accettato, perché altrimenti non avremmo Gesù, non avremmo l'Eucaristia.
Uscii fuori di me verso un altro mondo. Eruppi in cantici di gioia fino a notte inoltrata: cantai con amore, in una gioia meravigliosa.
L'importanza che Gesù stesso attribuisce a questo giorno risulta da quanto è scritto nella Lettera dell'8.12.1939 a p. Pinho a proposito della Consacrazione del mondo alla Madonna:
«Se egli (il Papa) volesse sin da ora annunciare al mondo il giorno della Consacrazione scegliendo il 25 marzo 2, che grande giorno!
Giorno dell'Annunciazione, giorno in cui cominciarono ad aprirsi le porte del Cielo che erano ancora chiuse. Mia Madre benedetta trionfò su Satana e trionferà anche oggi sui satanassi umani che si scatenano in guerra diabolica. Ella li umilierà, li vincerà.
Se in questo giorno le sarà consacrato il mondo, prometto che la guerra finirà».
maggio
Al calar della notte pregai le orazioni del mese della cara Mamma. Cantai con entusiasmo, poiché Ella è mia madre.
Nel giorno 13 maggio 1945, alla solita devozione per il 13 maggio' aggiunge il ringraziamento per la fine della 2- guerra mondiale.
Mai in nessun anno, nel giorno 13 di ogni mese, fui tanto a Fatima come nel giorno 13 di questo maggio. Non so perché: il mio cuore si scioglieva e si scioglieva sempre più in ringraziamento davanti alla cara Mamma. Passo là tanto tempo. Voglio amarla, lodarla, non cessare di ringraziarla per la pace tanto desiderata. Sarebbe questo il motivo per cui Gesù questa volta mi unì tanto alle manifestazioni della Cova da Iría e mi fece sentire tutto quell'entusiasmo e le preghiere fervorose di tanti cuori riconoscenti?
Benedetto sia il Signore! Continui Lui a dispensare alla terra la sua pace divina e non tardi a darla alle nazioni che ancora non l'hanno, affinché in tutta l'umanità regni Lui, soltanto Lui!
15 agosto
Nella festa in onore del dogma dell'Assunzione della cara Mamma volli dal mio letto associarmi a lei: udivo le acclamazioni che si facevano in chiesa.
In unione con quelli che assistevano, elevavo anch'io a lei i miei «evviva!».
Volevo sventolare il mio fazzoletto bianco; non potei e scoppiai in lacrime (paralizzata anche nelle braccia, cosa che avveniva a periodi). Chiesi al Cielo, agli uccellini della terra e a tutti gli esseri che la glorificassero e benedicessero per me.
8 settembre
Nel giorno 8 settembre 1933 scrissi sul retro di una mia fotografia: «Ave, Maria, io vi saluto, o Madre mia santissima! O mia cara Mamma, che posso darvi io nel giorno del vostro compleanno? Non ho null'altro da darvi: vi dò il mio corpo e la mia vita. Voglio esser tutta vostra. Non respingete la mia offerta, o Madre mia cara!».
8 dicembre
Ieri, giorno della sua Immacolata Concezione, mi sono consacrata a lei meglio che ho saputo. Quanto più volevo dirle, tanto meno sapevo dirle. Di fronte a lei mi sentivo tanto meschina, tanto nulla che mi pareva dì sproFondare sotto terra. La madre di Gesù, essere anche madre mia, che prova di amore!
Avvertendo, nella sua finissima sensibilità, anche ogni più piccola mancanza e considerandola una grave offesa a Dio, Alexandrina chiede a Maria di renderla pura, simile a lei.
Se io avessi forza per correggermi, emendarmi per sempre! Vedo i difetti in me e non sono capace, non ho forze per non cadere!
Tante volte invoco il nome di Gesù, tante volte chiamo la Mamma e le chiedo che mi faccia diventare pura, obbediente e umile, che mi riempia di tutto quanto è suo, affinché Gesù veda in me solo lei! "O Mamma, o Mamma, quanto Tu sei bella! Fate, Mamma, che anch'io sia bella e che questa bellezza e questa purezza io possa darle alle anime!".
Sovente chiede alla Madonna di aiutarla a prepararsi per ricevere in modo meno indegno Gesù sacramentato.
Nel prepararmi per ricevere il mio Gesù, chiesi alla cara Mamma che mi riempisse del suo amore e mi rivestisse della sua grazia e purezza; che mi desse un cuore puro come quando ricevetti il battesimo: volevo rinascere nel primo giorno del nuovo anno solo per
amare il mio Gesù e non offenderlo mai.
Questa mattina, quando mi preparavo per la visita (eucaristica) del mio Amato, mi sentivo triste e amareggiata.
"Mio Dio, ricevervi cosi, tanto piena di miserie! Abbiate pietà di me, Gesù!
O Mamma, purificate il mio cuore, il mio corpo e la mia anima: preparatemi per la visita di Gesù!".
Alexandrina sente inadeguata la sua partecipazione alla S. Messa - proprio lei che, tutta vibrante d'amore per Gesù, sperimenta in ogni fibra del suo essere la S. Passione! - e ricorre alla Madonna perché supplisca alla sua incapacità.
Il suo esempio ci stimoli ad una partecipazione meno superficiale, più intensa, più sofferta! E anche ci conforti quando le nostre condizioni fisiche o psichiche non ci consentono di vivere la vita spirituale, quindi anche la S. Messa, come vorremmo.
Questa mattina ebbi il santo Sacrificio della Messa.
Non fu solo l'ignoranza a far sì che non sapessi assistervi: vi concorse pure la sofferenza fisica (sìamo nel 1951).
Feci come al solito: chiesi alla Mamma di assistervi per me, con gli stessi sentimenti coi quali assisterebbe se fosse al mio posto. Nel momento della S. Comunione le chiesi che mi facesse comunicare come si comunicherebbe Lei se fosse li a ricevere Gesù.
Tornai ad avere la S. Messa in camera. Ricorsi alla Mamma perché assistesse per me, giacché sono arrivata al punto di non saper affatto assistervi. Le chiesi di farmi sentire ciò che sentì lei presso la croce.
Ella venne a deporre Gesù, morto, nel mio cuore e mi fece sentire la sua agonia e piangere le sue lacrime.
Per portare la sua pesante dolorosissima croce, per fare sempre la volontà di Dio con amore, Alexandrina chiede aiuto a Colei che in modo perfetto seppe compierla sempre con eroicità.
"Mamma, mia cara Mamma, datemi la vostra mano benedetta: è per Gesù che combatto, è per dargli le anime, ma da sola non posso. Soccorrimi o Mamma cara, abbi pietà della povera figliolina che sempre ti ha amata e in te confida! [...]
O Mamma, fate che io sia fedele alle vostre grazie; datemi il vostro amore, la vostra purezza ed il coraggio per compiere la volontà del mio Signore!
Temo me stessa, temo me stessa', ma confido in voi. [...]
Non abbandonatemi, non permettete che io rattristi Gesù; fate che io possa portare la mia croce, fate che tutti noi possiamo portare la nostra croce con il più grande amore, con la più grande perfezione!".
In un'estasi (aprile 1951) sente la Mamma dirle:
"Io sarò, figlia mia, presso il tuo calvario ciò che fui in un'altra ora suk Cawario aek Vaio Gesù, presso la croce.
Sii sempre eroica e generosa! Non negare nulla a Gesù: le anime esigono così. Tu vivi la sua vita: io in te vedo lui".
E molto sovente Alexandrina percepisce il Suo l'aiuto.
Durante il giorno, nella mia amarezza, alzavo gli occhi al sacro Cuore e alla cara Mamma; e mai guardavo a lei senza che mi sembrasse sorridermi con bontà.
È già notte e ancora mi pare che quel sorriso mi sia impresso nell'anima e nel cuore. La mia Madre, la mia Mamma benedetta, oh, quanto io la voglio amare!
Cosa mai sarebbero stati questi lunghi anni di letto se Ella non avesse vegliato su di me e non mi avesse aiutata!
Ieri, giovedi, ero folle di paura e di dolore e cieca per le tenebre. [...] Vagavo nell'aria, perduta come un uccellino alla ricerca di un posto per posarmi; non trovavo nulla per il mio riposo.
Mi buttai tra le braccia della Mamma e le dissi che offrivo il mio dolore perché venisse la pace nel mondo (siamo nell óttobre 1941). Sentii alcuni momenti di sollievo. Povera me, se in quel momento la Mamma non mi avesse soccorsa! lo non ne potevo già più.
Nel pomeriggio pregai le orazioni alla cara Mamma (è maggio). Durante queste, la mia anima si vide libera da un enorme peso che la sovraccaricava ed entrò in pace e soavità. Nel terminare, udii una voce tanto tenera e dolce che mi chiamava: "Figlia, figlia mia".
La mia anima si senti ancora più sollevata. Passarono alcuni momenti e la stessa voce tornò a chiamarmi con tenerezza e affettuosità: "Figlia mia, figlia mia, vieni al mio collo; ti invito a riposare tra le mie santissime braccia. Reclinati sul mio cuore di madre. Prendi conforto nel tuo dolore; coraggio!
Io ti aiuterò sempre. Sei la prediletta di Gesù, sei la prediletta di Maria. Oh, come i nostri cuori ti amano!".
Io mi sentivo, tra le braccia della Mamma, baciata, accarezzata e coperta di ogni tenerezza. Non si possono paragonare l'affettuosità e la tenerezza della madre della terra con quelle della madre del Cielo. "Mamma mia, la vostra tenerezza, il vostro conforto mi hanno riempito tanto tanto il cuore: non sta più nel petto. Io non sono degna di baciarvi, ma siete, Voi degna, o Mamma, che io corrisponda al vostro amore. [...]
Mamma, Mamma, molte grazie per le carezze, per l'amore, per la
luce che mi avete dato" (durante un'estasi del giugno 1953).
(cantata)
"Il tuo cammino, Madre di Gesù, mi dà conforto per portare la croce, per portare la croce in questa amarezza, in mezzo alle tenebre, in tanta aridità". Anche se non sempre sente tale aiuto, Alexandrina conserva tuttavia la fiducia nella sua Mamma celeste, alla quale si affida ciecamente.
Mi sento abbandonata e mi sono affidata. Mi sento morta, senza luce e senza guida: mi sono affidata, mi sono consegnata tra le braccia della Mamma.
E così vado percorrendo i cupi cammini spinosi e difficili che la Provvidenza mi ha tracciato. Così, affidata, in questo abbandono, diventa più soave questo penoso vivere.
Quando soffro per la morte che sento in me, dico: «La Mamma è la mia vita»; quando non ho luce né forza per soffrire, ripeto: «La Mamma è luce, la Mamma è forza»; quando sento che tutta la mia vita è un inganno e che mento a me stessa, mormoro: «Non mi importa, la Mamma non si inganna, Ella è la verità».
E in tutto vado ripetendo la stessa cosa: voglio ciò che la Mamma vuole, vado dove va Lei.
Ma Alexandrina non pensa mai solo a se stessa: in Maria, sicuro rifugio, vuole che si ripari tutta l'umanità.
"Mamma, voglio nel vostro rifugio tutti coloro che amo, tutti coloro che mi appartengono, tutti coloro che mi feriscono, tutta l'umanità. Custoditeli, difendeteli: sono tutti vostri figli".
Ed ecco quasi una risposta:
La Mamma tolse dalle sue santissime spalle il manto e lo pose sulle mie. Gesù aiutò.
In quel momento sentii come se il mondo intero stesse all'ombra di duel manto celeste. In un impulso d'amore gridai: "O Mamma, Mamma, Gesù, Gesù! Non lasciatelo uscire da lì: solo così sarà risparmiato, solo così non corre pericolo. Perdono, Gesù, perdono, Mamma!".
§ 2° - A MARIA, NELLA RICHIESTA DI MEDIAZIONE
Ogni mattina, dopo varie preghiere, Alexandrina si rivolge direttamente alla Madonna, ma il fine ultimo è sempre Gesù.
"Mamma, vi consacro i miei occhi, i miei orecchi, la mia bocca, il mio cuore, la mia anima, la mia verginità, la mia purezza, la mia castità... Vi consacro il mio presente e il mio futuro, la mia vita e la mia morte, tutto quanto daranno a me, tutte le preghiere e le offerte che faranno per me.
O Mamma, apritemi le vostre braccia santissime, prendetemi tra di esse, stringetemi al vostro Cuore santissimo, copritemi col vostro manto e accettatemi come vostra figlia molto amata, molto cara, e consacratemi tutta a Gesù. Chiudetemi per sempre nel suo di~ vin Cuore e ditegli che lo aiuterete a crocifiggermi (poiché è già cosciente che la sua missione è quella di vittima) in modo tale che nel mio corpo e nella mia anima non rimanga più nulla da crocifiggere (sarà esaudita totalmente in questa richiesta.).
O Mamma, fatemi umile, obbediente, pura, casta nell'anima e nel corpo. Fatemi pura, fatemi angelo. Trasformatemi tutta in amore, consumatemi nelle fiamme dell'amore di Gesù" (e veramente sarà tutta trasformata in amore, tutta consumata in quel fuoco divino9.
Sovente, nel ripetere la sua offerta a Gesù, passa attraverso Maria, anche perché la renda più degna.
"Mio Gesù, mio Amore, ancora una volta mi consegno a voi, ma voglio venirci attraverso la Mamma; ancora una volta mi offro come vittima, ma tramite le sue labbra; ancora una volta mi sottometto alla vostra volontà, ma sempre con lei, con lei voglio fare la vostra divina volontà ed essere immolata come a voi parrà".
"O Mamma, Mamma, sono figlia dei vostri dolori: vincete in me! Prendetemi tra le vostre braccia, passatemi da esse a quelle di Gesù e non permettete che Egli veda in me tanta miseria: rivestitemi di voi!". È bello meditare su come Alexandrina senta uniti in un solo Cuore i due Cuori di Gesù e di Maria:
Nei momenti più angustiosi dico alla cara Mamma del Cielo: "Mostrate che siete mia madre e io darò prova di essere vostra figlia. Mi lancio nel vostro santissimo Cuore; da esso voglio andare a quello di Gesù e rimanere in ambedue nello stesso tempo".
Chiede sempre alla Mamma celeste di presentare al Cielo le sue preghiere, avvalorandole, poiché le ritiene troppo povere, indegne di essere accolte.
Le mie povere preghiere non arrivano al Cielo; voglio renderle ricche, valide, ma non posso. Chiedo alla cara Mamma di parlare Lei a Gesù e di offrirgli tutto, di dire tutto e invocare per me.
"O Mamma, parlate Voi nel mio cuore e nelle mie labbra: rendete più fervorose le mie preghiere e più valide le mie richieste. [...]
O Mamma, Mamma, per la vostra Immacolata Concezione vi imploro: accogliete le mie preghiere, tutte, tutte le mie preghiere; presentatele a Gesù e fate che siano accolte favorevolmente".
Le tribolazioni del suo martirio coinvolgono le persone a lei più vicine: ricorre alla Madonna invocando anche per loro.
Pregherò molto la Mamma perché ci ottenga da Gesù un amore santo e puro, un amore senza limiti che ci faccia portare la croce, le tribolazioni, le angustie che Gesù ci invierà, ma portarle con gioia e amore, con fiducia cieca che in tutto facciamo la sua santissima volontà.
I combattimenti che Alexandrina deve sostenere contro Satana la lasciano sempre nell'angoscia del timore di aver peccato. Anche per questo martirio invoca Maria.
"Mamma, Mamma! Consegnatemi a Gesù come vittima: voglio dargli sollievo, voglio riparare, ma non voglio peccare. Consegnatemi a lui come schiava: voglio servirlo, voglio amarlo e dargli anime. Peccare mai, o Gesù, o Mamma! Sono vittima, sono vittima! [...] Mamma, Mamma, chiedi al tuo Gesù luce per la tua figliolina, chiedi conforto per la mia anima!".
Il suo struggente desiderio di amare Gesù sempre di più, desiderio mai appagato, la spinge a chiedere aiuto alla Mamma.
"Cara Mamma, venite sulla terra a prendete la vostra figliolina tra le vostre santissime braccia.
Voglio darvi il cuore: solo Voi lo potete riempire con il vostro amore affinché io possa amare Gesù". Ma non manca la visuale universale: "Incendiatemi con raggi d'amore tanto forti, tali che io possa incendiare il mondo.
Gesù non è amato. Col mio dolore e col vostro amore farò che sia amato. Sono sicura che così lo amerò anch'io.
Mamma, Mamma, come sarà bello vedere tutti i cuori ardere per Gesù in un solo raggio d'amore!". E, tornando a se stessa:
"Mamma, cara Mamma, insegnami ad amare Gesù! lo lo amo col tuo amore e amo te col suo".
Desiderosa di offrire a Gesù il massimo anche di dolore, invoca:
"Mamma cara, vedete se trovate nel mio nulla alcune briciole (di sofferenza) che servano per essere trasformate da voi in fiori da offrire per me al mio Gesù".
Dopo un esame medico dolorosissimo: "Mamma, io sono pronta per più sacrificio e più amore. Dite questo per me a Gesù. Fate che io soffra, fate che io ami: voglio morire d'amore".
APPENDICE
(perseveranza nella preghiera)
Sono qui raccolti alcuni brani che, come abbiamo detto nella Prefazione, non riflettono una particolare forma di preghiera della nostra Alexandrina, ma la sua fedeltà, il suo sforzo di pregare anche in condizioni molto sfavorevoli. Ci si presentano come un esempio che può essere di conforto e di incoraggiamento per tutti noi.
Unita a Dio, anche senza forze...
Alle volte le pare di non poter pregare per l'intensità delle sue sofferenze di ogni specie, ma in realtà ogni suo momento è tutto una preghiera e nel profondo continua l'unione intima con Dio.
Ciò che in questi giorni ha sofferto il mio povero corpo, solo Gesù lo sa. Le agonie e le torture dell'anima, solo Lui le può comprendere.
Questo martirio di anima e di corpo mi impedì di pregare, di meditare sulla Passione di Gesù (era venerdì). Lo fissavo sulla croce brevemente e dicevo solo: cosa mai soffrì Gesù per mio amore! Soffri tanto che morì per me. E avrò il coraggio di negargli qualche sofferenza dell'anima o del corpo?
"Oh, no, mio Gesù! Con la vostra grazia, io non vi negherò nulla: sono la vostra vittima giorno e notte".
"O Mamma celeste, per i vostri dolori, per quanto avete sofferto presso la croce del vostro e mio Gesù, permettete che io mi associ a voi e datemi coraggio e amore per la mia sofferenza!".
La sofferenza del mio corpo è tanto acuta e dolorosa che mi porta a non poter pregare, a non poter unirmi intimamente al mio Gesù nell'Eucaristia, alla mia Trinità adorabile, come tanto ardentemente desidero e sospiro. Non posso fare il più piccolo sforzo per questa unione. Avviene anche in me come in un filo elettrico chiuso, ma senza forza elettrica: secondo quanto sento, non vi e nulla, nulla di unione con Dio.
Non ho pregato quasi niente per le mie sofferenze, per il tanto doloroso martirio. Sono rimasta quasi completamente dimentica delle cose del Cielo.
Ho detto a Gesù e alla Mamma che questo non vuol dire diminuzione del mio amore, ma è dovuto al mio molto soffrire (siamo nel 1954).
Altre volte invece ha la consapevolezza che, nonostante tutto, la sua unione con Dio continua a sussistere.
La mia preghiera vocale è stata quasi nulla; ma il mio spirito, in mezzo alle fiamme della sofferenza, non si è disgiunto da Gesù, non cessando di offrirgli il nulla del mio nulla.
Ho passato una notte insonne: soffrivo molto, non potevo pregare. Solo di tanto in tanto potevo dire qualche giaculatoria; ma ero sempre unita a Gesù, ero sempre la sua vittima.
Sovente tutta la sua anima si esprime attraverso lo sguardo.
Ah, quanto soffre questo povero corpo che non è neppure uno straccio!
Non so e non posso parlare al mio buon Gesù né alla mia cara Mamma: li guardo, con il fine che il mio sguardo a loro dia tutto e chieda tutto.
Ah, povera me! Quale penoso vivere per il corpo e per l'anima! ... e nei dubbi circa la Fede
Chiedo a Gesù l'amore del suo divin Cuore. Lo contemplo trafitto in croce: per la sua Passione e Morte gli chiedo sostegno e conforto e la grazia di non vacillare. Né Gesù né la Mamma danno vita alla mia morte; neppure tutto il Cielo mi soccorre. Ho orribili tentazioni contro la Fede: tutto mi pare menzogna.
"Credo in Dio Padre onnipotente. Gesù, io credo in voi; Gesù, io confido in voi".
Sono in un mare furioso. Le onde nere nelle quali combatto arrivano fino al cielo...
Continua a invocare Gesù, la Mamma, tutto il Cielo.
La mia vita è dolore e tenebre senza interruzione di un solo momento...
Tutta l'altra vita (spirituale) si è spenta, è morta; persino i nomi stessi di Gesù e della Mamma! Il Cielo, la patria benedetta, tutto si è spento, tutto è scomparso. Pare che questi dolci nomi non esistano: Gesù, la Mamma, il Cielo con la Trinità divina che tanto amavo sono morti per me.
Sento questo, ma non cesso di invocare con l'anima e col cuore: "Gesù, Mamma, soccorretemi! Sono vostra. O Cielo, o Cielo, vieni in mio aiuto!".
Così grido io nell'apice del mio dolore. Senza nulla sentire né udire come conforto o gioia, mi curvo per ricevere la croce e ripeto sempre: Gesù, sono la vostra vittima!".
È tale l'afflizione che mi pare che tutto il mio essere venga strizzato.
Allora invoco Gesù, quel Gesù che sento di aver perduto insieme alla Mamma, quel Gesù nel quale sento di non credere.
Infatti, quante volte, mio Dio, mi pare di aver perduto la Fede e di non credere nelle verità della santa Chiesa, né nella vita eterna! Anche sentendo di non credere in nulla, invoco il Cielo per poter resistere. Vado ripetendo il «credo nella vita eterna!».
"Vi amo, Gesù, vi amo; sono la vostra vittima. Voglio solo che in me sia fatta la vostra volontà".
Su tutto predomina sempre l'amore.
"O Gesù, nella incertezza che Voi esistiate, io voglio amarvi, non cessare di amarvi.
Anche se fossi certa di andare all'Inferno dannata eternamente, non vorrei cessare di soffrire e di amarvi sulla terra, per supplire a quello che nell'Inferno non potrei fare: né soffrire (in modo redentivo), ne amare.
Io credo, Gesù! Aiutatemi, Mamma! Aiutatemi, Amore mio! [...] Abbiate compassione di me, o Gesù! Voglio soffrire tutto e non so soffrire; voglio darvi tutto e non ho nulla. Abbiate compassione di me, abbiate compassione di me! Quanto più Vi cerco, tanto più grande è la perdita che sento di Voi e della Mamma. Aiutatemi, aiutatemi!".
Quando dicevo «aiutatemi» già mi trovavo nelle tenebre (finita l'estasi), senza la presenza di Gesù e quasi nella certezza di non averlo mai incontrato.
Ripetendo il mio «credo» molte volte, rimasi li tutta sola. L'insonnia è diventata quasi totale e sempre più dolorosa, sia nella sfera fisica che in quella spirituale; ne dicono qualcosa questi due brani del marzo 1955.
Nelle mie notti di veglia prego, prego, mi unisco ai miei Amori, offro loro le mie lacrime, ma a nulla vale: è vano ogni mio sforzo. Ripeto il mio «credo»: credo nella Chiesa cattolica, ma mi pare di mentire continuamente. Sento solo la morte con la scomparsa di tutto. Signore, Signore, quanti dubbi! Continuo a passare le notti vegliando; passo delle notti in cui dormo alcuni minuti, se quello si può chiamare dormire.
Prego, prego, parlo molto col Cielo, senza riceverne conforto: tutto il mio pregare non arriva ad affiorare.
Tutta la mia vita si è spenta, come se in me non vi fosse nulla. Il Cielo è tenebre, la terra è tenebre e tenebre sono in me. Il vivere senza anima, il vivere senza Fede è un combattimento, è una lotta.
O mio Dio, mio Dio, non ho guida né luce che mi illumini. Il mio abbandono mi fa ricordare il vostro.
La lotta è accanita. Il mio sentire tenta di negare tutte le cose, come: Dio, l'esistenza dell'anima e l'eternità. Mi sforzo di pregare come se tutto esistesse; e la mia ansietà di darmi a Gesù, di darmi alle anime è infinita.
Mai seppi né saprò dire quanto soffro, né cosa è la mia vita di martirio.
Ma quello che l'anima sente non è condiviso dal cuore: si ostina ad aggrapparsi alla Fede, anche se le pare vano il suo martirio, vana la sua lotta contro la natura recalcitrante.
"Credo, mio Dio, credo anche se questo mio «credo» mi pare menzognero".
Lo ripetei tante volte oggi! Tante volte invocai Gesù e la Mamma: "Guardate al mio cuore e non a quanto io sento! Il cuore non mente: tutto è per voi, per amore a voi e per le anime. Credo, credo! Aiutatemi, aiutatemi, Gesù!".
La natura geme e soccombe per dare le anime al Cielo.
Invocare Gesù e la Mamma è lo stesso che fare nulla. Mio Dio, mio Dio, non vi sarà qualcuno che abbia compassione del mio dolore e venga in mio aiuto?
Non vi sarà qualcuno che mi rialzi dall'abisso e mi elevi a voi?
O Dio, o Cielo, o eternità, che mi sembrate non esistere affatto! Vivo la mia vita ingannandomi, ingannando tutti in una menzogna continua.
"Io credo, mio Dio, io credo anche mentendo. Io credo, vi giuro che credo!".
Seguono due brani del 1955: uno dell'1 luglio e l'altro del 2 settembre (ultimo diario!). Voglio pregare, unirmi al Signore e non posso: mantengo questa unione il meglio che mi è possibile.
Gli offro tutte le spine che, venendo da una parte e dall'altra, mi raggiungono e mi fanno sanguinare.
Ma come, Signore, come offrire tanto nella inutilità, nelle tenebre, nella morte e, soprattutto, senza la Fede? Mio Dio, quale orrore!
In un'angustia lancinante ripetei i miei atti di Fede: «Credo, Gesù, credo che fu per me la vostra nascita, il vostro Orto, il vostro Calvario. Credo, Gesù, credo!».
I miei abissi erano tanto tetri e profondi che solo un Dio poteva penetrarvi. È quanto Gesù fece: scese sino alla mia profondità, portò alla superficie il mio povero essere e lo illuminò con alcuni raggi della sua luce.
"Vieni qui, figlia mia, luce e faro del mondo! Tu, che sei tenebra ineguagliabile, sei luce che splende, faro che tutto illumina: la tenebra è per te, la luce è per le anime.
Vieni qui, luce di cui io sono la luce, faro di cui io sono il faro! Non posso io farti splendere col mio splendore? Non posso io fare che tu sia faro come sono faro io?".