LA REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE

MESE MARIANO: MAGGIO

A TE MARIA

A Te Regina dei cuori - A Te Regina dell'Amore - ...dedico questo mio umile lavoro - che vorrebbe dirti - quanto ti amo, - quanto ti voglio bene... - è stato fatto con amore, - è stato fatto coi fiori - per dirti che il fiore più bello e più puro sei Tu.- Tutti i fiori della terra non ti eguagliano... - Tutti i loro profumi rispetto al tuo: di Amore puro, - è simile a venticello senza essenza... - Fiore più bello di Te non esiste perché - Tu sei il Fiore di Dio, - Tu sei il profumo di Dio. - L'ho fatto con le immagini che Ti rappresentano e, - rispetto alla Tua belleza sono come ombre... - perché l'Immagine solo Tu sei! - Si, Tu sei l'Immagine dell'Amore di Dio... - Tutto tuo, proteggimi sempre, Pino.

1 - MARIA SANTISSIMA DONO DEL SANGUE DI CRISTO

«Chi è costei che sorge come l'aurora, bella co­me la luna, fulgida come il sole?». Ct. 6,10

Come l'aurora è quel momento stupendo che precede immediatamente lo spuntare del sole, così Maria è giustamente chiamata l'Au­rora della Salvezza, perché lo splendore del­la sua nascita esprime quel momento mera­viglioso che annuncia l'avvento della «vera luce che illumina ogni uomo». Ella stessa è il dono più grande, scaturito dalla Redenzio­ne. Dice Paolo VI: «Dio tutto compie secon­do un disegno di amore: Egli creò Maria per Se stesso e l'amò anche per noi; la donò a Se stesso e la donò anche a noi».

Dio creatore di tutte le cose per mezzo del Verbo, nello stesso momento che condanna l'uomo, che ha prevaricato col peccato, lo conforta con la promessa di liberazione. Lo stesso Verbo suo si incarnerà nel seno della Vergine e darà il suo Sangue immolandosi sulla croce. Il Verbo è l'Agnello immolato fin dalla creazione del mondo e la salvezza scaturirà dal suo Sangue. Dio entra così nella storia dell'umanità, che, da quell'istante, di­venta storia dell'umana salvezza. Di questa storia Cristo è il personaggio principale, ma accanto a lui sorge la sublime figura di Ma­ria, la prima redenta nella nuova storia del­l'umanità. Ella è dunque un raggio di luce che squarcia le tenebre del peccato: da que­st'istante nel pensiero di Dio, Gesù e Maria sono indivisibili, perché Maria è stata pre­scelta per cooperare in modo singolare all'o­pera del Redentore.

Dovendo la Vergine Maria divenire Ma­dre di Dio, Dio stesso ha voluto, quale crea­tura umana sommamente privilegiata, appli­carle i meriti del Sangue di Cristo, ancor pri­ma che fosse versato, sí da preservarla, uni­ca tra i figli di Adamo, dal contagio del pec­cato originale. Se nella Passione redentrice di Cristo si considera in particolar modo il suo amore, bisogna riconoscere che, innan­zi tutto, egli ha voluto soffrire per Lei, per­ché, essendo Maria la Madre sua, è la creatura più intimamente presente nel suo Cuo­re, quando si offre, squarciato, sulla croce. La Redenzione è l'Amore che si immola, è un'irruzione della misericordia divina in un mondo lacerato dal male, e Maria ne bene­ficia prima e più abbondantemente di noi, perché Dio, senza togliere nulla del suo amo­re a ciascuno di noi, l'ha amata più di ogni altra creatura, dovendo ella divenire la Ma­dre del suo Figlio Unigenito. Redimere, in­fatti, non è soltanto cancellare il peccato. L'amore di Dio per Maria è così grande che previene il peccato. Anche lei, come creatu­ra umana, non poteva essere sottratta alla Redenzione, ma è stata redenta in modo del tutto singolare, nell'atto stesso del suo con­cepimento. «L'onda meravigliosa ed onnipo­tente del Sangue di Cristo - dice il Monsa­brè - l'ha avvolta in Sé, preservandola da ogni macchia di colpa».

Maria è dunque il primo frutto della Re­denzione, il più gran dono del suo Sangue all'umanità e, come dicono i Padri, lo splen­dore e il Paradiso del Sangue Divino.

Nel primo istante della sua venuta al mon­do, Maria diviene l'anello di unione tra 1'umanità e la Divinità, perché, allo stesso tem­po è frutto di Dio e frutto dell'uomo. Dob­biamo vedere in lei una creatura umana co­me noi, la cui piccolezza è stata innalzata in virtù del Sangue di Cristo, alla dignità di Ma­dre di Dio per divenire per noi luce di verità e modello di vita cristiana.

Lode a Te, o Dio, che hai creato Maria co­me un mondo nuovo, un nuovo Paradiso; mondo di sublimità e Paradiso di delizie per l'Uomo Nuovo che doveva venire al mondo! Lode a Te, o Signore, che l'hai creata come un cielo nuovo ed una terra nuova, terra che non porta se non l'Uomo-Dio, che deve do­narci il suo Sangue, e cielo che non contiene che Lui ed agisce per Lui. Tu, o Dio, l'hai creata come un universo nuovo, nell'universo corrotto, perché questo potesse essere reden­to dal tuo Amore!

O Vergine tutta santa, noi proclamiamo la gloria splendida della tua purezza scatu­rita dal Sangue di salvezza che tu stessa hai dato a Gesù: bagnaci al fiume della grazia che scaturì dal Costato del Figlio tuo e puri­ficaci da ogni macchia. 

2 - LO SPIRITO SANTO SCENDERÀ SU DI TE...

«Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo». Mt. 1,20

Maria è colei che lo Spirito Santo ha inon­dato della sua Grazia, la prima cristiana, la prima carismatica: con Lei la liberalità del­lo Spirito è davvero splendida!

Lo Spirito Divino, che ha compiuto me­raviglie in tutta la storia della salvezza, nel­la pienezza dei tempi, ha operato in Maria la concezione verginale dell'Uomo Nuovo, Cristo Gesù; per questo la Vergine è giusta­mente chiamata Sposa di Dio e Tempio del­lo Spirito Santo. La fede di Maria, che ac­cetta liberamente l'offerta della Maternità Divina, è un'azione tutta privilegiata dello Spirito. La sua collaborazione libera e atti­va, è nutrita e permeata dallo Spirito, che le dona la Grazia di donarsi completamente a Dio.

Non appena ella pronuncia il sì a Dio, l'At­teso delle Genti, ad opera dello Spirito San­to, è concepito nel suo seno e riceve da Lei il Corpo e il Sangue umani, che un giorno saranno immolati sulla croce: da quell'istante comincia la storia della nostra Redenzione. I Padri chiamano lo Spirito Santo «l'inizia­tore del Corpo e del Sangue di Cristo». È nel momento dell'Annunciazione che Maria di­venta il punto di giuntura tra la terra e il Cielo.

Lo Spirito Santo è l'Amore di Dio che vie­ne a noi nella sua suprema manifestazione, inviato dal Padre e dal Figlio; Maria è l'u­mile ancella ch'Egli innalza fino all'incon­tro con Dio. Nel momento d'incontro di que­sta doppia tenerezza di Dio verso la Vergine e della Vergine verso il suo Creatore, nasce la Nuova Alleanza nel cuore stesso del Mi­stero dell'Incarnazione.

Se Cristo è l'Uomo Nuovo, Maria è la creatura nuova plasmata dallo Spirito. A lei, prima che a tutti i redenti, si devono appli­care le parole dell'Apostolo, che così tratteg­gia la fisionomia dei figli di Dio redenti dal Sangue di Cristo: «Scelti prima della creazione del mondo per trovarci al suo cospet­to santi ed immacolati».

Non essendo la Divina Maternità limitata alla sola generazione fisica, ne consegue che la profonda associazione tra Maria e lo Spi­rito, porti ad una stretta cooperazione di Ma­ria col Cristo per la salvezza del mondo. L'a­zione dello Spirito in lei continua perciò con la sua potenza misteriosa a guidarla per tut­ta la vita, alimentando, sotto il suo impul­so, la sua fede viva, che va così crescendo e perfezionandosi fino alla prova suprema sotto la croce e fino alla pienezza della vi­sione di Dio. Quest'azione si amplifica nel Cenacolo, dove anche Maria è presente con i discepoli; anche lei comincia a parlare lin­gue nuove, è alla loro testa nella lode al Si­gnore e diviene la profetessa di Dio per una sempre più intima unione al Cristo. Ella viene da allora ad avere un ruolo unico nella Co­munione dei Santi ed unisce tutti i redenti in­torno al trono dell'Agnello. L'azione dello Spirito e quella di Maria, da Lui derivata ed a Lui subordinata, tendono ad un unico sco­po: rivelare e dare Cristo all'umanità e cosí glorificare il Padre. Non pochi teologi ammaestrano che la fi­gura di Maria è cosí eccelsa che non ci si può accostare a Lei senza la grazia e l'illumina­zione dello Spirito e che noi dalla luce di Ma­ria siamo guidati alla conoscenza ed all'amo­re dello Spirito.

Ecco perché la pietà mariana rivivrà in noi se sarà fortemente legata allo Spirito Para­clito. Venerando, lodando e invocando quella creatura meravigliosa che è Maria, ricono­sciamo ed esaltiamo l'opera dello Spirito che l'ha innalzata a così sublime altezza.

O Vergine immacolata, hai accolto l'inef­fabile parola dell'Angelo e il tuo grembo, pie­no della luce dello Spirito Santo, ha merita­to di portare il Verbo di Dio fatto uomo: ren­dici docili al medesimo Spirito per comuni­care al mondo le ricchezze del Sangue del no­stro Salvatore. 

3 - MARIA CI HA DONATO IL SANGUE DI CRISTO

«II Re di gloria immerse la propria porpora nel­la tintura del sangue di Maria e la rese misterio­samente scarlatta». Liturgia Orientale

Il pensiero corre subito al bellissimo inno eucaristico di S. Tommaso d'Aquino: Pan­ge lingua... dove si canta che il Corpo ed il Sangue di Cristo, nati da Maria Vergine, da Lei ci sono stati donati. È missione della Ver­gine donare alle anime lo stesso Sangue che ella donò al suo Figlio dilettissimo, affinchè potesse versarlo per la nostra Redenzione. Nell'immensa sua Sapienza e nell'immenso suo Amore, Dio stabilì che il Mistero di Cri­sto dovesse realizzarsi solo dopo il libero si di Maria, sicché quel fiat, umile e sottomes­so, è immenso come quello della creazione!

È bellissima la preghiera di S. Ildefonso: «Ti prego, ti prego, o Vergine Santa, che io abbia da te il Corpo e il Sangue di quello stes­so Gesù, come tu l'hai avuto in dono e ge-

nerato per opera dello Spirito Santo». E il grande innamorato di Maria, il dolce S. Ber­nardo, così prega: «Rispondi presto, o Ver­gine, pronuncia la parola che Cielo e terra aspettano: ecco, sta nelle tue mani il Prezzo del nostro riscatto».

Maria, dando a Gesù la carne ed il san­gue, gli comunica anche la «necessità di mo­rire» per noi; mettendolo al mondo lo incam­mina per la via che dovrà condurlo al Cal­vario. La morte di croce è dunque, fin da quel sí, già nella carne di Gesù, perchè il Cal­vario è la pienezza di Betlem. Ce lo ribadi­sce anche la Liturgia nel prefazio della Ver­gine: «Dio, per mezzo di Maria, ci donò il Salvatore, che, col suo Sangue, avrebbe re­dento il mondo». È Dio che ci dona il San­gue Prezioso del suo Unigenito, servendosi però del corpo verginale di Maria: perciò il Sangue di Cristo è veramente Sangue Divi­no e Sangue Umano. S. Efrem, il Siro, così afferma: «Maria è la sorgente dalla quale sgorga l'acqua viva, il Sangue che ha disse­tato il mondo!».

Il dono di Maria non è soltanto il dono del Sangue di Gesù nel suo senso fisico, perché tutta la sua vita fu votata a ripeterci in con­tinuazione questo dono di redenzione e di santificazione. Nella presentazione al Tem­pio le viene chiesto l'atto eroico di sacrifica­re Gesù per l'umanità ed ella sa che l'offer­ta di Gesù al Padre è in vista del sacrificio della croce. Per tutti gli anni della vita na­scosta nella Casa di Nazareth, anni che a vol­te sì descrivono solo poeticamente, quella spada continua a trafiggere il suo cuore, per­ché Maria vede certamente in Gesù fanciul­lo, giovane, adulto, sempre l'Uomo del do­lore. È inoltre da supporre che Gesù, come ne parlò poi con i discepoli, così in quegli an­ni abbia parlato alla Sua diletta Madre della sua Passione, sicché lei rinnovava continua­mente il suo olocausto e di giorno in giorno ci donava non solo il Sangue del suo Figlio­lo, ma anche il sangue del suo cuore. Il Card. Suenens dice: «Voi, o Vergine, avete avuto da Dio in dono il Corpo e il Sangue di Cri­sto e ci donate il Corpo e il Sangue di Cri­sto». È questo anche il concetto di S. Gaspa­re, espresso con ricchezza teologica nel quadro raffigurante Gesù, che mostra e of­fre il Calice del suo Sangue lasciandosi sostenere dalle braccia della Madonna, la quale, a sua volta, apre dolcemente la mano materna in atto di dono e d'invito.

Eleviamo a Dio il nostro inno di grazie per questo disegno meraviglioso nel quale Ma­ria

Vergine è stata chiamata a cooperare al­la realizzazione del suo supremo atto di amo­re divino verso l'umanità: il dono del San­gue divino e redentore di Cristo.

Vergine santa, Gesù ci ha redenti col suo Sangue Prezioso che tu gli hai tessuto col tuo sangue purissimo: nutri la Chiesa del tuo Fi­glio con l'effusione della tua amorevolezza. 

4 - ECCELSA SANTITA' DI MARIA

«Dio ci ha scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità». Ef. 1,4

La santità di Maria deriva dalla Redenzio­ne; ella, come ogni essere umano, è stata re­denta dal Sangue di Cristo, anche se in mo­do unico e privilegiato. «La luminosa santi­tà di Maria, dice S. Bernardo, è un dono della Redenzione, perchè scaturisce dal Sangue di­vino». È dalla morte redentrice di Cristo che deriva a Maria il grande privilegio del suo concepimento senza macchia di colpa e la grazia che ella in tutta la sua vita, non è sta­ta mai, neppure un istante, sfiorata dal peccato.

Maria, per Dio, è un mondo a parte e que­sto dono del tutto eccezionale ch'ella riceve da Lui, è dovuto alla missione sublime che le verrà affidata; le è dato dunque solo per­ché lei poi, attraverso il Cristo, lo riversi sul­l'intera umanità.

La venuta della Vergine al mondo è come il sorgere dell'aurora che prelude alla venu­ta del Sole di Giustizia, Cristo Signore. Tut­ta la sua esistenza sarà un cammino lumino­so di santità incontro al fulgore di Cristo. La Vergine perciò è salutata dall'Angelo, in no­me di Dio, «Piena di Grazia». La Santa dei santi che genererà nel suo seno il Santo dei santi, e perciò riceve dall'Alto la pienezza del­la santità. È l'Amore Divino, lo Spirito San­to, che, ancor prima ch'ella concepisca il Ver­bo, la santifica, prendendo pieno possesso di tutto il suo essere. Ne fa cosí, profonden­do in lei tutti gli splendori della sua divini­tà, il capolavoro del creato e la sua Opera d'Arte per eccellenza. Si può dire che in Ma­ria Dio ha immesso tutto se stesso. Paolo VI, con mirabile sensibilità, ha proposto la con­templazione di Maria attraverso la via della bellezza, perché ella è la Tota pulchra, lo specchio senza macchia, l'ideale supremo di perfezione, nel quale i raggi della umana bel­lezza, si incontrano con quelli purissimi e so­vrani di Dio, in questa terra inaccessibile ad altre creature.

Tanti privilegi derivano dalla libera disponibilità della Vergìne al Mistero Divino e al­la sua capacità di aprirsi all'Amore Divino; ella offre l'abisso della propria nullità alla pienezza delle divine effusioni in lei. Nessu­na creatura, come Lei, né umana, né angeli­ca, era in grado di ricevere l'amore di Dio in sé stessa, perché nessuna come lei vi ha corrisposto, affidandosi al suo beneplacito; per questo Dio ha potuto plasmare e realiz­zare in lei l'Opera perfetta della nuova crea­tura scaturita dalla Redenzione. Maria è una creatura così luminosa, non tanto perché pri­vìlegiata, ma perché ha accolto in sé, senza dubbi e senza riserva, la luce di Cristo, per­ché ha percorso la via della giustizia, del do­lore, dell'amore, della santità. La sua è sta­ta una vita di fede e di preghiera; come ave­va imparato dai salmi, la sua vita, nelle pa­role e nelle opere, è stata tutto un canto al Signore ed un invito a tutte le creature a lo­darlo con lei. Questa lode si è sublimata con l'Incarnazione, perché il suo canto e la sua lode è il Cristo stesso, al quale ella, come Ma­dre, è intimamente congiunta.

Tanta santità non ci impedisce affatto di accostarci a lei. Maria è della nostra natura, è una di noi, è l'onore e la magnificenza del nostro popolo. È vero che è l'immagine del­la bellezza di Dio, ma è anche l'immagine del­la fede viva e della speranza senza confini. La sua santità è dovuta a due elementi es­senziali ed in perfetta sincronia tra di loro: l'azione dello Spirito e la sua piena e volon­taria adesione ad essa. Quando si parla di predilezione divina non dobbiamo neppur lontanamente assimilarla a quella umana. Dio ama tutti al massimo del suo amore; an­che a noi si dona con dono totale e, nel Ver­bo Incarnato, ci ama con tutta la sua pienez­za e ci dona la prova maggiore che mai si pos­sa dare: il dono del suo Sangue. Ma questo non basta, se da parte nostra non c'è una pie­na adesione e tutta la corrispondenza ad un dono così immenso.

E' necessario che i cristiani abbiano dinanzi agli occhi perennemente l'immagine interiore di Maria, se vogliono essere Chiesa santa e cristiforme, capaci di far risplendere in se stessi e nel mondo l'Opera di Dio.

Tu sei tutta Santa, o Vergine gloriosa, per­chè hai generato il Cristo splendore del Pa­dre: conservaci nella santità comunicata a noi dal Sangue e dall'acqua del Cuore del Figlio tuo. 

5 - MARIA SEMPRE VERGINE

«Veramente benedetta la Vergine, perché meri­tò di generare il Figlio dell'Altissimo e conservò la corona della verginità intemerata». S. Pier Crisologo

Cristo, Verbo di Dio, è l'Evento supremo della storia della salvezza; Maria, a sua vol­ta, protagonista e testimone singolare dell'In­carnazione, è la Vergine in ascolto, che re­cepisce e medita con amore il grande Miste­ro. Ascolta la voce di Dio e, alla luce di Cri­sto, le si rivela il senso stesso della sua tota­le consacrazione al Signore. La verginità è il segno di questa consacrazione totale.

È di fede la perenne verginità di Maria, pri­ma, durante e dopo il parto; è questo un gran dono del Sangue di Cristo, che fa germogliare la verginità. «La nascita del Figlio non ha di­minuito, ma consacrata la verginità della Ma­dre» canta la Chiesa nella liturgia dell'8 settembre.

Quando si parla della verginità di Maria non bisogna limitarsi al solo senso fisico; la verginità della Madonna è anche una realtà spirituale e religiosa, che la rende assoluta­mente aperta a Dio, infinitamente recettiva e disponibile. Forse Maria, prima dell'An­nunciazione, non aveva mai pensato ad un matrimonio verginale con Giuseppe; l'An­nunciazione, col suo messaggio, la fa rinun­ciare all'uso del matrimonio per essere atten­ta unicamente a Dio. La sua verginità, dun­que, ha per origine il Mistero di Cristo. Pri­ma dell'Annunciazione, lei è già splendore del Sangue di Cristo ed è sprofondata in un Mistero che si schiude nel suo cuore; nell'An­nunciazione i veli del Mistero si squarciano. Nell'elaborazione del misterioso disegno di Dio, l'immacolato concepimento e la vergi­nità preparavano l'avvenimento sublime e centrale: il dono del Redentore all'umanità e la redenzione col suo Sangue. Maria è l'u­mile ancella che, sia nel suo essere spirituale che corporeo, si dona completamente a Dio e si lascia donare il Salvatore per partecipa­re attivamente alla sua e alla nostra salvez­za. Al contrario di Eva, che portò il peccato e la morte nel mondo, ella è la Vergine obbediente, che ci dona il Cristo e la salvezza. La verginità, essendo un segno della tota­le consacrazione al Signore, incarna soprat­tutto la vocazione della nascente comunità cristiana. Per Maria in particolare, essa non è solo il segno dell'amore indiviso, ma co­stituisce lo spazio nel quale si esplica e si esal­ta la potenza di Dio. Ciò che per la donna di allora rappresentava una umiliazione, per Maria è una libera scelta di umiltà, quasi a proclamare l'incapacità di dare la vita ed è proprio in questa debolezza che si manife­sta la potenza di Dio; proprio in Maria, senza umane ambizioni, si compie il prodigio più grande di Dio, perché è Dio stesso che viene a colmare il suo seno! L'incarnazione del Verbo in seno alla Vergine e il rispetto della verginità in Maria è la prova che è tutto opera divina, la prova che l'umanità non ha in sé il germe della propria salvezza; è la confer­ma che dall'Alto irrompe la misericordia di­vina che ci dona il proprio Figlio, senza opera d'uomo, attraverso il seno immacolato di Maria.

Anche se l'asserzione che una madre è ri­masta vergine può sembrare tra i misteri il più paradossale, non possono essere messe in discussione la massiccia testimonianza del­la Tradizione e gli insegnamenti del Magiste­ro: da essi si sprigiona una luce che ha un valore incalcolabile per la fede cristiana.

Per i protestanti la verginità di Maria è un mito. L'incredulità nei miracoli, l'eccessivo e frenetico valore dato alla sessualità, la pre­tesa della scienza di voler tutto spiegare con la intelligenza umana, l'errata umanizzazione del Cristo per far di lui un personaggio pu­ramente storico, portano la società moder­na alla negazione di questo Mistero. Ai dub­biosi, agli scettici, agli increduli si può rispon­dere con le parole di un grande teologo dei nostri giorni: «Di fronte ad un evento cosí mirabile è inutile l'arrovellarsi cerebrale, ma bisogna ammutolire e rimanere in estatica contemplazione». Ripetiamo anche noi la professione di fede di Paolo VI: «Noi cre­diamo che Maria è la Madre rimasta sempre vergine» e in uno slancio di amore filiale in­nalziamo a Lei un inno ispirato alle parole del Cantico dei Cantici: Tu sei la Sposa or­nata riccamente da Dio, che ti mostri a noi nella tua incantevole bellezza! Sei tutta splendore, sei tutta bella e macchia non è in te... Mostraci il tuo volto, facci sentire la tua vo­ce così ricca e soave, piena d'amore e di mi­sericordia. Ave, o Maria, piena di grazia!

O Maria, vergine concepisci il Cristo Dio, vergine lo partorisci, vergine senza macchia tu rimani: per il tuo sangue immacolato ab­biamo ottenuto quel Sangue Prezioso che è germe di verginità. Noi ti glorifichiamo. 

6 - L'UMILE SERVA DI YAHVÈ

«Maria consacrò totalmente se stessa quale Ser­va del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo». Conc. Vaticano II

Yahvè, nella concezione del Vecchio Te­stamento, è considerato anche Dio-Salvatore, che interviene continuamente nella storia del popolo eletto per salvarlo ed interverrà al compimento dei tempi, per essere Dio con noi. È dunque il Dio Redentore. In questa prospettiva Maria è, nel momento dell'An­nunciazione, la più alta espressione dell'at­tesa dell'Emmanuele. Cosí ce la presenta Lu­ca nel canto del Magnificat, cosí la vede la patristica, la vede la teologia contemporanea. Il Vaticano II dice che Maria «primeggia tra gli umili ed i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono la salvezza». Sia per 1a sua nascita senza macchia, sia per la sua consacrazione verginale a Dio, ella è sta­ta, nella fede, d'una ricettività eccezionalmente squisita e delicata, indicandoci nella sua persona, l'apertura fondamentale sem­pre più fiduciosa che avrebbe fatto sboccia­re l'attesa dell'Antico Testamento. Ella è dunque il prototipo d'una vita di fede vera­mente cristiana. Chiamata da Dio come protagonista a par­tecipare agli eventi terreni della vita umana di Cristo, s'innalzò fino all'accettazione in­condizionata del Mistero dell'umanità di Ge­sù, lasciandosi penetrare dalla grazia che ne scaturiva come da segno sacramentale.

Cosí la sua fede solida e la sua fiducia, ol­trepassando l'involucro dell'umanità di Ge­sù arrivò gradualmente alla realtà divina. È qui tutto il Mistero della fedeltà di Maria e della sua speranza, del suo amore. Questo Mistero disvela anche a noi nella risposta al­l'Angelo: «Ecco la serva del Signore!». Nel­l'Antico Testamento questa espressione rac­chiude in sé la ricchezza di tutta la spiritua­lità del popolo di Dio e designa la sintesi d'u­na vita consacrata integralmente a Dio e com­pletamente disponibile alla sua Volontà; es­sa significava accettazione del beneplacito di Dio, apertura al suo Mistero con la consa-

pevolezza e la determinazione d'essere total­mente «sua proprietà». Il servo di Yahvè era al posto infimo della società, senza alcun pre­stigio e privilegio, ìl reietto del consorzio umano, colui che temeva Dio, e che, nella sua umiltà, in Lui solo confidava. Eppure proprio nel servo, nel povero, era la vera ric­chezza spirituale del Popolo di Israele. Il ser­vo di Yahvè è il Santo di Dio, al quale sa­rebbe un giorno stato rivelato il segreto del Regno.

Nel Servo di Yahvè Cristo identifìca se stesso «mite ed umile di cuore» che da «ric­co si è fatto povero», «si è annientato», «è divenuto il reietto, l'uomo del dolore, nel cui corpo tutto piaghe e sangue, non vi è parte sana; egli è l'ultimo dei lebbrosi». Cristo stes­so è il povero di Yahvè, la realizzazione più profonda dell'umiltà e povertà evangelica. Copia perfetta del Cristo doveva essere e fu Maria, che nel Magnificat canta la grandez­za di Dio, che umilia i potenti ed esalta gli umili servi di Yahvè. A questo canto subli­me un giorno, sulla Montagna, farà eco il canto ancor più sublime delle Beatitudini. Es­se, secondo alcuni teologi; non sono un'ideologia astratta e chimerica, ma addirittura la canonizzazione fatta da Cristo di Maria e di tutti coloro che la imitano. Nel discorso della Montagna scorgiamo ben chiaro il ritratto di Cristo e della sua Madre Santissima. «Beati i perseguitati... beati coloro che piangono... beati i misericordiosi... beati i poveri ed umili di cuore... beati i miti... beati coloro che han­no fame e sete di giustizia! ». Chi più mite e dolce di cuore del Cristo? Chi più perse­guitato, chi più misericordioso, chi ha sof­ferto per la Giustizia e chi ha pianto più di lui per i peccatori? E Maria non è stata co­me lui perseguitata, non ha forse versato la­crime amare, non è stata dolce e misericor­diosa, non è stata povera come Gesù?

Se la nostra vita e il nostro cuore non so­no completamente consacrati a Dio, non pos­siamo dirci integralmente cristiani. Dio era con Maria, perché Maria era con Dio. Non fu tanto la verginità a chiamare Cristo nel suo seno, quanto la sua profonda umiltà. Dio ama l'umile e detesta il superbo e orgoglio­so. La grandezza di Maria è sublime, ma da lei vissuta con tanta semplicità che non sgo­menta e non opprime, anzi attira ed invita a camminare sulle sue orme. Se anche noi con l'aiuto della Grazia ed il sostegno, che la Ver­gine non ci farà mai mancare, ci consacre­remo a Dio e lo serviremo con santo timore, amore e letizia, con povertà di spirito, nella coscienza della nostra fragilità, nella carità verso i fratelli, con disponibilità al suo pia­no per la nostra santificazione, come Maria, attireremo lo sguardo del suo amore sopra di noi e Cristo scenderà dal Cielo per abita­re nel nostro cuore. Saremo anche noi veri servi del Signore!

O Maria, Madre del Servo, tu hai aperto la strada dei «servi» che vivono in servizio d'amore fino al sangue come figli nel Figlio: facci dono di non appartenere a noi stessi. 

7. LA REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE

«Non temere, Maria. Concepirai un Figlio... Dio gli darà il trono di David... e il suo regno non avrà fine». Lc. 1,32-33

Il titolo di Regina è stato attribuito alla Vergine fin dai primi secoli dalla tradizione cristiana per indicare la sua preminenza di Grazia e di potenza. Questo titolo, ed altri appellativi regali, entrarono progressivamen­te nell'uso del popolo di Dio fino a diventa­re espressione della Liturgia e della iconogra­fia, che rappresenta la Vergine incoronata dal serto regale. L'attribuzione della regalità a Maria divenne ufficiale in tutta la Chiesa quando, nel 1954, Pio XII istituì la festa di Maria Regina.

Il Pontefice giustifica questo titolo su fon­damenti biblici e sul Vangelo di Luca in par­ticolare, sulla dottrina dei Padri e su argo­menti teologici, quali: la Maternità divina di Maria e la sua associazione all'Opera della Redenzione.

Maria è Regina perché ha dato la vita ad un Figlio, che nel medesimo istante del suo concepimento, anche come uomo, è Re e Si­gnore di tutte le cose. «Maria è veramente divenuta Signora di tutta la creazione, quindi anche degli angeli e dei santi, nel momento in cui diede il Corpo e il Sangue al Creato­re» afferma S. Giovanni Damasceno. «Tut­tavia - dice ancora Pio XII - la beatissima Vergine si deve proclamare Regina non sol­tanto per la sua maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell'Opera della nostra salvezza eterna».

Con questi motivi noi riteniamo che sia ampiamente giustificato attribuire a Maria anche il bel titolo di Regina del Prez.mo San­gue. S. Bernardo ci dice che «la regalità di Maria è stata sigillata dal Sangue Divino».

Allorchè Pio XI istituì la Festa di Cristo Re ed elevò la Festa del Prez.mo Sangue a rito doppio di prima classe, secondo la Li­turgia del tempo, scrisse: «Quale pensiero po­tremmo avere più dolce e più soave di que­sto, che Cristo è nostro Re, non solo per diritto nativo, ma anche per diritto acquisito e cioè la Redenzione? Ripensino tutti gli uo­mini dimentichi quanto costiamo al nostro Salvatore! Non siete stati redenti con oro ed argento, ma col Sangue Prezioso di Cristo! » Orbene, se Maria in quest'Opera meraviglio­sa fu strettamente associata al Cristo Re del­l'universo, merita, per tale motivo, anch'el­la il titolo dolcissimo di Regina della Reden­zione, Regina di quel Sangue col quale Cri­sto ci ha riscattati. Ce lo dice anche S. An­selmo, che quel grande Pontefice cita nella sua enciclica: «La Vergine Maria è nostra Si­gnora per il singolare concorso prestato alla nostra Redenzione, somministrando la sua sostanza, cioè il Sangue Prezioso, che Gesù doveva offrire al Padre per riscattarci». Pio XII dice ancora: «Se Maria venne scelta a Madre di Cristo proprio per essere associa­ta a lui nella Redenzione del genere umano, fu lei, esente da ogni colpa, che l'offrì sul Golgota all'Eterno Padre, sacrificando insie­me l'amore e i diritti materni. Dalla sua in­tima unione col Cristo deriva da Lei tale splendida sublimità da superare l'eccellenza di tutte le cose create, le deriva anche quella regale potenza, per cui può dispensare i te­sori del Regno del Divin Redentore, le deri­va anche la inesauribile efficacia della sua in­tercessione materna per noi presso il Figlio e presso il Padre».

Ai nostri tempi, per via delle nuove idee sociali, la regalità ha perduto il suo fascino. Ma non si pensi, parlando di Cristo e della Vergine, ad una regalità mondana, che si esprime nel dominio e nella imposizione egoi­stica dell'uomo che sta al potere. Il Regno di Cristo e il Regno di Maria non sono di que­sto mondo; Cristo regna dall'alto della Croce ed è ai piedi della croce che Maria conquista particolarmente il suo titolo regale. Il Regno di Cristo e di Maria è il regno della fede, il regno dell'amore, il regno che abolisce le di­visioni sociali, il regno che porta la pace e che esalta la nostra dignità umana. Non di­mentichiamo che il Sangue di Cristo ha sug­gellato la regalità di Maria e ha fatto anche di noi un popolo regale.

Maria Regina proclama sul Calvario il ca­rattere regale di tutti i credenti in Cristo, re­si partecipi della regalità del suo Sangue. Questo segno è però effettivo solo in chi lo accoglie, come la Vergine, con fede, pover­tà di spirito e sincerità di cuore, e, soprat­tutto, nella sofferenza.

O Regina, nel tuo seno il Cristo Dio in­dossa, come un principe, l'abito di porpora che il tuo sangue gli ha misticamente tinto, per regnare sull'universo: facci grazia di do­minare le forze del male, di vivere la vita co­me servizio, di collaborare alla realizzazio­ne del Regno. 

8. LA CORREDENTRICE

«La Beata Vergine se ne stette ai piedi della Cro­ce soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui». Conc. Vaticano II

Il sacrificio di Cristo è così perfetto e ric­co di Grazia che non ha certo bisogno della cooperazione di alcuna creatura umana, nep­pure della sua Madre SS.ma, per salvarci, ar­ricchirci di meriti ed elevarci alla dignità di figli di Dio e suoi coeredi del Cielo. Gesù è l'unico Salvatore ed il sacrificio della croce è la sola causa necessaria e totale della no­stra salvezza. Anche la più santa ed illibata delle creature, qual è la Vergine, non avreb­be mai potuto, non solo riscattarci, ma nep­pure aggiungere nulla ai meriti del Cristo, mentre una sola goccia del suo Sangue, per­ché di valore infinito, essendo Sangue Divi­no, sarebbe bastata per una redenzione ve­ramente sovrabbondante. Ma anche se Cri­sto è Lui solo nostra salvezza, nostro riscatto e dono supremo di Amore, pure Dio ha fatto scaturire proprio dal suo amore di Pa­dre il dono d'una Corredentrice, Maria, Ma­dre di Gesù e dell'umanità.

Sappiamo che Maria, perché la più ama­ta da Dio, destinata ad essere la Madre di Dio ed a collaborare col Figlio alla nostra reden­zione, è la prima redenta dal Sangue di Cri­sto, del quale è anche il frutto più dolce. Per questo motivo non solo la Redenzione l'ha preservata dal peccato e colmata di Grazia, ma l'ha investita d'un ruolo eccezionale, avendo ricevuto sul Calvario dal Figlio e nel Cenacolo dallo Spirito la pienezza della ma­ternità spirituale, ella svolge sulla terra la fun­zione di Corredentrice e nel cielo quella di mediatrice presso il suo Figlio Divino. La sua maternità divina l'associa all'Opera reden­trice, perché nell'Incarnazione è insita la fu­tura Redenzione; Gesù nasce sacerdote e vit­tima: è l'Agnello che sarà immolato. Dal mo­mento della sua maternità la Vergine ha, per dire, la vocazione al Calvario. Diviene Ma­dre di Dio perché accetta di dare al mondo il Salvatore che sarà crocifisso.

La sua singolare cooperazione alla nostra salvezza è nel Mistero stesso della Redenzio-

ne. È mediante il suo fiat che Cristo diventa Uomo tra gli uomini, perché solo incarnan­dosi può salvarci. Maria ha concepito e da­to alla luce Gesù non per se stessa, ma per l'umanità, affinché la Chiesa, nata e vivifi­cata dal Sangue che uscì dal Costato del Fi­glio sulla Croce, potesse realizzare il suo de­stino eterno nella gloria di Dio. In questo Mi­stero il Figlio chiama la Madre ad una fede eroicamente priva di ogni elemento umano, ad una abnegazione totale, alla rinuncia di tutto per salire con lui sul Calvario. Se Gesù ci ha dato la prova più grande del suo amo­re immolandosi sulla croce, Dio ha condot­to Maria fino ai piedi della croce perché, nella sofferenza, anche lei potesse dare all'uma­nità la sua più grande prova d'amore. L'im­molazione del Figlio per la redenzione del mondo consentiva anche a lei una collabo­razione piena e totale, e le faceva sperimen­tare così nell'intimo del suo cuore la soffe­renza redentrice.

Cristo incarnandosi ha messo nel cuore pu­rissimo della Madre un fuoco divoratore, al quale ella ha aderito in pieno e dal quale è scaturito anche in lei l'immenso anelito per la nostra salvezza. In Maria l'amore per 1'umanità raggiunge un vertice di fusione e di identificazione con la Volontà Divina, che la eleva alla missione sublime di Corredentri­ce. In questo senso, affermano i teologi, l'as­sociazione della Vergine alla Redenzione, pur non aggiungendo nulla ai meriti di Cristo, che secondo l'espressione di Paolo, è l'uni­co Redentore e Mediatore, contribuisce alla distribuzione della Grazia redentrice, sicché Maria ne diviene parte attiva in quanto, nel­l'istante stesso dell'Incarnazione, ci dona la Grazia, di cui ella è ripiena, cioè Cristo.

Se è così evidente il ruolo assolutamente unico di Maria nella nostra salvezza, è anche evidente la mediazione che ella svolge nella co­munione dei santi, perchè è Dio stesso che l'ha posta al fianco di Cristo ed al fianco dell'u­manità. Ella ci guiderà nella via della soffe­renza e ci condurrà ai piedi della Croce, dal­la quale Cristo farà scendere nelle nostre ani­me il Sangue dell'amore e del perdono.

Sotto la Croce, Maria, tu stavi come Ma­dre che offriva il Sangue del Cuore del Figlio: donaci la grazia di raccogliere questo stesso Sangue nel calice del nostro cuore, per vivere nel fervore della carità. 

9. MARIA, DOLCEZZA DELLA REDENZIONE

Nuova Eva vicino al Nuovo Adamo, «Maria con­sacrò totalmente se stessa alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della Reden­zione sotto di Lui e con Lui». Conc. Vaticano II

Gesù è l'uomo nel quale si manifesta la per­fezione di Dio in un volto maschile. Era però necessario che essa si manifestasse anche in un volto femminile: Maria.

Dopo aver conosciuto l'associazione di Ma­ria al Cristo nell'Opera redentrice e come el­la abbia ricevuto da Lui, in comunione con lo Spirito ed il Padre, tutta la perfezione di Grazia, ci viene senz'altro di chiedere qual è stato l'apporto specifico che lei ha dato all'O­pera del Salvatore nell'esercizio della sua mis­sione femminile. Il Concilio Vaticano II af­ferma che è un apporto di complementarie­tà, un apporto specificamente femminile, che rivela il ruolo insopprimibile della donna nel­l'Opera della salvezza. Come nella creazione l'uomo e la donna, l'una complementare al­l'altro, riflettevano la stessa immagine di Dio, così nell'Incarnazione la donna non poteva es­sere lasciata nell'ombra; era dunque necessa­rio che Maria avesse un ruolo complementa­re a quello di Cristo.

Cristo, appartenendo al sesso maschile, benché la sua missione redentrice riguardas­se tanto l'uomo, quanto la donna, non avreb­be potuto offrire alla donna, alla sposa, alla madre, alla consacrata il modulo corrispon­dente a tutte le sfumature della loro condi­zione. Per questo, da sempre, è istintivo nel pensiero cristiano contrapporre al primo uo­mo e alla prima donna Cristo e Maria. Tale confronto si ispira al sentimento vivo e natu­rale dell'essere umano, pur nella diversità dei sessi, di rendere omaggio alla Donna associa­ta, conformemente alla sua natura, alla Re­denzione. Senza il volto femminile, afferma ancora il Concilio, la profonda realtà di Dio - perfezione, santità, bontà, bellezza - non potrebbe rivelarsi sotto la forma uma­na in tutti i suoi aspetti. La donna è insosti­tuibile nell'Opera salvifica per rivelarci, col suo stesso essere di donna, ciò che vi è di più profondo in Dio. Dalla Vergine, associata al­l'Opera della Redenzione, il cristiano impa­ra, oltre che la generosità senza limite in ogni sacrificio, fino a quello cruento della croce, come la sua presenza ci renda più dolce e soa­ve il già dolce e soave giogo di Cristo, riu­scendo a fare anche della nostra partecipa­zione al dolore, un filiale abbandono nelle braccia di Dio nostro Padre.

Dio conosce il cuore umano e sa che noi non avremmo mai potuto comprendere in pieno ed accettare la dolcezza della croce sen­za unire a Cristo la sua Madre Santissima. Solo con lei accanto al Cristo si esprime pie­namente il carattere umano della Redenzio­ne; questa umanità si manifesta non solo per­chè sofferta da Dio fatto Uomo, ma anche da quanto di femminile, verginale e mater­no vi fu aggiunto dalla sua Madre.

Cristo in quanto uomo, come ogni altro uomo, porta in Sé i tratti salienti della Ma­dre sua. Egli accetta, anzi necessita della sua materna sollecitudine. L'intervento di Ma­ria non si limita all'atto iniziale della incar­nazione e nascita di Gesù, ma lo circonda con la tenerezza in ogni istante della sua vita, dall'infanzia alla morte. Nel contempo conser­va nel suo cuore tutte le ricchezze dei Miste­ri del Cristo per trasmetterli a noi dal mo­mento in cui, ai piedi della croce, ci è data per madre.

Essendo noi istintivamente portati ad avere l'idea d'un Dio rigido e giustiziere, affinchè l'amore di Dio Padre, ricco di misericordia, non venisse annullato da tali timori, Egli ha voluto mostrarci al suo fianco, in Maria, lo stesso aspetto materno del suo amore, per farsi sentire più a noi vicino. Non ha forse Cristo stesso trasfuso nel cuore materno di Maria la sua divina bontà, le ricchezze e le dolcezze del suo Cuore squarciato?

Solo il Cattolicesimo possiede questa im­mensa dolcezza! Lasciando da parte ogni esa­gerazione e deviazione popolare, chiunque è costretto a riconoscere la bellezza e la tene­rezza della pietà cattolica sotto lo sguardo vigile della più tenera tra le madri, la Vergi­ne amabile e sorridente. Ne fanno testimo­nianza gli innumerevoli episodi tratti dalla vita dei santi e perfino dalla vita di non cre­denti che, attratti dalla dolce figura di Ma­ria, hanno ritrovato il Redentore.

Ai piedi della Croce, Maria, tu sei l'imma­gine mistica delle nozze di Cristo con la Chie­sa; a prezzo di Sangue Egli se l'è acquistata come sposa e con l'abito fragrante del suo Sangue l'ha rivestita: uniscici più intimamen­te a Cristo Signore per collaborare con Lui alla nuova creazione del mondo. 

10. MARIA, MADRE DI DIO O E MADRE NOSTRA

«Con la sua materna carità, Maria si prende cu­ra dei fratelli del Figlio suo». Conc. Vaticano II

La sublime e singolare redenzione della Vergine avvenuta ad opera del Sangue di Cri­sto è intimamente connessa alla missione del­la sua duplice maternità, quella divina nei confronti del Cristo, Dio ed Uomo, e quella spirituale nei nostri confronti. Maria è vera Madre di Dio e vera Madre nostra!

È stato scoperto di recente un papiro del 111 secolo dal quale risulta che le prime Co­munità cristiane invocavano la Vergine con il bel titolo di Santa Genitrice di Dio. Fu pe­rò nel 431 che il Concilio di Efeso proclamò con fermezza contro Nestorio, la divina Ma­ternità di Maria e questa solenne definizio­ne non riguardava soltanto Maria, ma lo stes­so Cristo, perché, se Maria non fosse vera Madre di Dio, Cristo sarebbe solo uomo e non Dio.

Il più grande titolo della Madonna, la ca­ratteristica della sua personalità, è l'essere Madre di Dio. Alla base di questa sua mis­sione sta il Mistero del Cristo. La realtà del­la Maternità Divina di Maria ci dà la certezza che il Verbo di Dio si è fatto carne, rimanen­do vero Dio e divenendo vero Uomo. Pio X afferma: «Se il Figlio della Beatissima Ver­gine è Dio, per certo colei che lo generò de­v'essere chiamata a pieno diritto Madre di Dio». Il Vangelo è esplicito in quest'affer­mazione. Luca scrive «Egli sarà chiamato Fi­glio dell'Altissimo... Il Figlio che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio». Tutti gli Evangelisti erano fermamente convinti del­la divinità del Cristo, perché scrissero gli Evangeli dopo la resurrezione, della quale fu­rono testimoni oculari. È fortissima l'espres­sione di Giovanni: «Ogni spirito, che rico­nosce Gesù Cristo, venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù non è da Dio». Ovviamente non è da Dio anche colui che non confessa che Maria è Madre di Dio.

Non poteva esserci maggiore esaltazione per la donna, che essere associata alla fecondità del Padre, tanto da avere per Figlio lo stesso suo Figlio. Questo dimostra che Dio ha voluto fare di questa Donna la sua prima alleata nell'Opera della Redenzione. Il Crea­tore, infatti, ha preso un'anima e un corpo nel seno della Vergine per donarci la sua di­vinità: la Vergine è divenuta Madre di Dio perché noi ricevessimo l'adozione di figli di Dio. Cristo ha voluto nascere da Maria co­me nostro fratello. San Paolo ci dice che Ge­sù doveva rendersi in tutto simile a noi, tran­ne che nel peccato, per poter esplicare per noi tutta la sua misericordia. Da tutto ciò si de­duce che Maria è anche veramente nostra Madre.

Se da una parte la divina Maternità di Ma­ria esprime il limite estremo dell'Amore Di­vino, che si è voluto umilmente ed intima­mente unire ad un essere da lui creato, è per­ché una creatura umana donasse a Lui qual­cosa di suo; tale prerogativa pone Maria, al totale servizio di Cristo per il bene di tutta l'umanità in vista del Regno dei Cieli.

Nel seno purissimo di Maria non solo Ge­sù prese una carne mortale, ma anche un cor­po spirituale, formato da tutti quelli che avrebbero creduto in lui. Possiamo anche di­re che, portando nel suo seno il Salvatore, Maria vi portava anche tutti coloro la cui vita spirituale era racchiusa in quella del Reden­tore. Noi tutti, in quanto incorporati a Cri­sto, siamo nati da Maria. Pio X così ci am­maestra: «Dal momento in cui Maria accet­tò di divenire la Madre di Gesù, fu anche no­stra Madre e nelle viscere del suo cuore ma­terno, noi siamo diventati fratelli di Gesù e suoi figli». Così Dio incentra nel cuore di Maria il desiderio di redenzione di tutta l'umanità.

Questa maternità spirituale di Maria per noi sgorga anch'essa dalla sovrabbondanza dei meriti del Sangue di Cristo; è infatti ai piedi della croce che lei ne riceve dalla boc­ca di Gesù il crisma ufficiale. Ma questa ma­ternità non impedisce ed ostacola affatto il nostro diretto contatto con Cristo.

Siccome ricorrere alla madre è un istinto, una necessità della vita umana, Dio, asso­ciando la Vergine alla redenzione e dandoci la possibilità di chiamare mamma la sua stes­sa Madre, ha voluto, per così dire, umaniz­zare ancora di più la sua divinità e la nostra

vita spirituale. A questo fine, se ha messo nel cuore di tutte le madri comuni autentiche me­raviglie di tenerezza, cosa avrà messo nel Cuore di Maria, Madre per eccellenza, Ma­dre sua e Madre nostra?

Maria è piú madre delle nostre madri, che, per quanto meravigliose, non sono che la sua ombra. Tuttavia è l'amore materno delle no­stre madri terrene che ci permette di com­prendere in qualche modo il mistero dell'a­more materno di Maria. Uniamoci alla Chie­sa che il primo giorno dell'anno, nel celebrare la festa della Maternità divina di Maria, esta­siata di tanto mistero, scioglie al Signore un inno di lode, cantando: Tu che da Maria Ver­gine prendi forma mortale, ricordati di noi! Redenti dal tuo Sangue, adoriamo il tuo no­me, cantiamo un canto nuovo!

O Vergine Madre di Cristo, il Sangue for­mato nel cuore, Gesù lo versa dal suo Cuo­re trafitto per donarci lo Spirito di santità, e tu diventi Madre del Cristo Mistico: sostie­nici col tuo materno aiuto per divenire sem­pre più conformi al Figlio di Dio e fratello nostro.

11.  MARIA, MADRE DELLA CHIESA

«Nella Scrittura, quanto si riferisce in modo uni­versale alla Vergine Madre Chiesa, lo si riferisce in modo speciale alla Vergine Madre Maria». Isacco della Stella

La venuta del Cristo è un evento sopranna­turale, che propone la vita divina a tutti gli uomini. Il Figlio di Dio è il capo di tutta l'u­manità e perciò ne esprime anche la vocazio­ne. La sua Incarnazione è dunque una chia­mata effettiva, spirituale e soprannaturale, rivolta da Dio a tutti gli uomini. Nella sua Opera di Redenzione, Cristo, come rappre­sentante di tutta l'umanità, è Egli stesso Chie­sa. In tal senso si potrebbe anche affermare che il sacrificio della Croce è il sacrificio di tutta l'umanità e che la Chiesa scaturisce sul Calvario dal Cuore di Cristo squarciato. Ma­ria, a sua volta, avendo liberamente aderito a divenire Madre del Cristo Redentore, di­venta, di conseguenza, Madre della vocazione di tutti i redenti nella realizzazione dei loro destini finali.

La Chiesa è nata sul Calvario; l'unione dei fedeli nel Sangue di Cristo, donatoci per mez­zo di Maria, forma un solo Corpo, che ha per Capo Cristo, senza più distinzioni tra le sue membra. Non v'è giudeo, né greco, né barbaro, né sciita, ma un solo Cristo che è in tutti noi. S. Paolo dice anche che Cristo amò la Chiesa, sacrificò per lei se stesso, per renderla santa e la purificò allo scopo di pre­sentarla al Padre ed a Se stesso senza mac­chia e senza ruga. Ella doveva essere «del suo Sangue incorruttibile la conservatrice eterna».

La Chiesa è definita dai Padri, nella sua missione, col dolce nome di Madre, perchè attraverso il battesimo, ci genera a Cristo; la sua maternità si ispira alla maternità di Maria. In lei, ai piedi della croce, era pre­sente la Chiesa, in lei la Chiesa realizzava in anticipo il Mistero della sua completa comu­nione mistica col Salvatore, perchè, duran­te la Passione, Maria aveva nel suo cuore la Chiesa, anzi era lei stessa la Chiesa, come pri­ma redenta, membro eminente del popolo che Cristo aveva acquistato col suo Sangue. Maria è il vero Tipo della Chiesa, perché in lei si trova in anticipo tutto ciò che lo Spi­rito andrà poi riversando nella Chiesa. In lei la Chiesa attinge l'autentica forma della per­fetta imitazione di Cristo.

Maria è il Tipo della Chiesa, cioè esempio, sostanza e compendio di tutto ciò che nella Chiesa si deve sviluppare per la sua essenza: condurre i suoi figli alla salvezza. Ai primi cristiani era caro il motto «Vedere la Chiesa in Maria e Maria nella Chiesa». In essi era profondissima la spiritualità mariana ed as­surdo sarebbe stato per loro, e lo sarebbe oggi per noi, separare il Mistero della Chiesa da­gli abissali misteri di Maria. Essi ci hanno in­segnato che Maria è lo splendore e la Madre della Chiesa e che, nella misura in cui la Chie­sa è mariana, è più Chiesa. Maria e la Chie­sa, entrambe madri e vergini, mantengono unite queste due realtà, perchè l'una e l'al­tra sono di Cristo e, con Lui, tutt'e due al servizio dell'uomo. Sante, immacolate, fedeli alla Parola, forti e fedeli nella prova per tra­sfigurarsi in Cristo.

Maria ha già visibilmente concretizzato in sé la vocazione della comunità umana nella realizzazione dei suoi destini. La vita della Chiesa attraverso i secoli non dev'essere che un'ascesa, una crescita verso il suo Tipo, la Madre Divina. In Maria si è intanto già ve­rificata anche nel corpo l'unione gloriosa col Cristo, che solo un giorno si verificherà an­che per la Chiesa. S. Tommaso ci dice che la vera Chiesa, Maria, Madre nostra, è in Cielo e tutta la realtà della Chiesa militante sta nella sua conformità alla Chiesa celeste e che la Chiesa terrestre è veramente Chiesa soltanto in lei. Se ne deduce che Maria non è soltanto modello da imitare nella vita, ma una vera e propria forza salvifica. Ella è nel vero senso della parola la Madre dei viven­ti, che ha tenuto a battesimo sotto la croce la nascita della Chiesa dal Cuore di Cristo, l'ha ricevuta in custodia ed, in unione con lo Spirito, la nutre della grazia, di cui è ri­piena. Ella ha avuto sotto la croce la missione di collaborare attivamente e maternamente all'edificazione della Chiesa intrapresa da Cristo. Solo in questo senso - dicono i teo­logi - Maria può essere chiamata «Madre del­la Chiesa» in quanto a lei la Chiesa deve il suo carattere materno.

Anche se Maria non ha avuto una missio­ne sacerdotale, è, nella Chiesa, il culmine del­la comunione di Grazia col Cristo e perciò, se è Madre di tutti i popoli, lo è in modo par­ticolarissimo dei cristiani che si nutrono coi Sacramenti della Chiesa.

La maternità della Chiesa si esprime attra­verso la paternità sacerdotale e la sollecitu­dine pastorale del Papa, dei vescovi e dei sa­cerdoti. Vi è una tendenza, a volte troppo ac­centuata, a considerare la Chiesa gerarchica come una istituzione amministrativa inqua­drata da leggi e canoni. Alla luce della Ma­ternità di Maria potremo, invece, scoprire nella Gerarchia della Chiesa la paternità di Dio e l'amorosa premura per la salvezza delle nostre anime. Non guardiamo a qualche de­viazione nella Chiesa, ma alle figure fulgide dei suoi Santi, che per essa hanno dato an­che il sangue e che, nella carità, hanno con­sumato la vita per il popolo di Dio.

Riflettiamo sulle belle ed autorevoli parole che Paolo VI pronunciò alla chiusura del III periodo del Concilio Vaticano 11, il 21 no­vembre del 1964: «A gloria della Vergine e

nostro conforto, noi proclamiamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tut­to il popolo di Dio, tanto dei fedeli che dei pastori.

In lei tutta la Chiesa, nella sua incompa­rabile varietà di vita e di opere, attinge la piìì autentica forma della perfetta imitazione di Cristo. Vogliamo con questo soavissimo ti­tolo che la Vergine venga d'ora innanzi an­cor più onorata ed invocata da tutto il po­polo cristiano».

Come tu, Maria, sei divenuta Madre di Dio unicamente per l'efficacia del Sangue origi­nato dalla tua maternità, così anche la Chiesa è madre del genere umano perchè ha ricevu­to il Sangue preparato da te. Noi ti acclamiamo, o Vergine, Madre della Chiesa.

12. LA MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE

«Questo compito di Maria», Mediatrice presso il Mediatore, «la Chiesa non dubita di riconoscer­lo apertamente, continuamente lo sperimenta e lo raccomanda al cuore dei fedeli». Conc. Vaticano II

«Dio vuole che Maria sia unita a Cristo non solo nell'Opera della Redenzione, ma an­che nella mediazione. É vero che l'unico Me­diatore presso il Padre è Cristo, perchè Egli solo ha dato il Sangue per noi, ma avendo la Vergine prestato il suo ministero coope­rando attivamente alla Redenzione, esercita ora lo stesso ministero nella elargizione del­la Grazia, che scorre perpetuamente dalla Croce, investita com'ella è d'un potere immenso». Così scrive Leone XIII. A sua volta, Pio XII chìama la Vergine «onnipo­tente interceditrice», colei che dà, perché tut­to ha ricevuto non solo per sé, ma per farne partecipi anche noi. Abbondanza di grazia significa sorgente di grazia anche per gli

altri, perché la Grazia, in quanto vita divi­na, non si limita mai all'individuo. Se Dio ha fatto cosí grande la Vergine, capace di contenere tutti i tesori della Grazia - «pie­na di Grazia» - è perchè la effondesse an­che nell'umanità e assomigliasse al Figlio, Amore che tutto si dona.

La mediazione di Maria non si interpone tra noi e il Cristo, tra noi e il Padre, ma è un elemento di maggiore unione tra noi, il Padre, il Figlio e lo Spirito. Com'è errato il concetto del Sangue di Cristo che trattiene la Giustizia del Padre, così è errato pensare che la mano misericordiosa di Maria tratten­ga un Cristo giudice. Il dramma del Calva­rio non è una lotta tra Cristo e il Padre, ma un mistero di salvezza, nel quale si fonde l'A­more del Padre, del Figlio e dello Spirito San­to per salvarci. A questo mistero viene asso­ciata anche Maria per rendere più umana la redenzione, onde Dio sia più accessibile a noi e possa, per dir così, più facilmente raggiun­gerci col suo amore.

Maria ci donò la Grazia, cioè Cristo. I sa­cramenti sono come i fiumi regali della vita che inondano la nostra anima. Essi nascono da quella fonte che è l'Umanità di Cri­sto, unita alla Divinità nel seno della Vergi­ne, e le cui piaghe stillano il Sangue della vita.

Anche Bossuet chiama Maria «dispensie­ra della Grazia, sotto l'impulso dello Spiri­to». È Maria l'origine del Sangue di Cristo, da lei comincia l'effondersi di quel fiume di grazie, che, attraverso i sacramenti, porta lo Spirito di vita in tutto il corpo della Chiesa.

La preghiera di Maria è veramente onni­potente ed efficace. Come Gesù mediatore fa parlare il suo Sangue, così Maria fa par­lare le sue sofferenze, le sue lacrime, i suoi tormenti, che unì ai dolori di Cristo. Dalla preghiera di Maria possiamo ricevere tutto: la vita divina e la grazia per meritarla, i do­ni dello Spirito, i benefici per conseguire la vita eterna. Ella è anche molto sensibile alle nostre necessità temporali e ce le ottiene quando non sono d'ostacolo alla vita eterna.

La misericordia è la più luminosa mani­festazione di Dio e la misericordia di Maria sgorga da quella di Cristo e ad essa si uni­sce; perciò possiamo invocarla col titolo di Madre di Misericordia. Maria inoltre cono­sce le nostre necessità, anzi le conosce meglio di noi stessi, come soltanto una madre conosce i bisogni dei suoi figli, anche quando essi non li sanno esprimere. Siamo figli dei suoi dolori, siamo figli del Sangue di suo Figlio, le siamo costati lacrime e mar­tirio, quindi ci ama più di qualsiasi madre. Anche se peccatori, siamo sempre fratelli del suo Gesù; ella ci stringe al suo Cuore, come stringesse Gesù: è questa la sua missione di mediatrice. Un teologo pone sulle labbra di Cristo queste parole: «Ecco tua madre! Co­me nessuno può salvarsi se non per i meriti della mia croce e della mia morte, così nes­suno può partecipare al mio Sangue se non per intercessione di mia Madre. Sarà figlio dei miei dolori soltanto chi avrà per madre la mia Madre. Le mie ferite son sorgenti sem­pre aperte di grazie, ma esse non scorreran­no se non per il canale della Madre mia».

È questo del resto il pensiero della Chie­sa, quando, nella festa di Maria Mediatrice, così ci invita a pregare: «Signore Gesù Cri­sto, che sei il nostro Mediatore dinanzi al Pa­dre, tu ci hai dato la tua Madre, che è anche Madre nostra, come Mediatrice presso di Te. Fai, o Signore, che tutti coloro che chiedono i tuoi benefici, abbiano la gioia di otte­nerli tutti mediante Maria».

O Maria, tu ci hai donato come tesoro di ineffabile grandezza il Sangue di Cristo, per mezzo del quale tutti sono stati redenti: in­tercedi per noi affinché siamo fatti degni di berlo ai sacramenti della salvezza. 

13. MARIA PROTOTIPO DI OGNI CREDENTE

«La Madre del Verbo Incarnato è nostra sorella per vincoli di natura». Paolo VI

Per disegno divino l'umanità stessa ha do­vuto offrire amorosamente a Dio quella uma­nità - corpo e sangue - mediante la quale in concreto ci ha riscattato. Nel tessuto del­la storia catastrofica vissuta dagli uomini do­po la caduta, Dio traccia una storia di sal­vezza e sceglie un popolo eletto dal quale do­vrà poi nascere il Salvatore. Alla pienezza dei tempi tutto il popolo eletto si compendia in una persona sola: la Vergine di Nazareth. El­la però non è soltanto il simbolo del popolo eletto, ma in lei si concretizza il congiungi­mento dell'Antica con la Nuova Alleanza. Maria diventa il Vertice dell'Attesa e insie­me il Vertice della Realizzazione messianica. Perciò l'Angelo la saluta: «Piena di Grazia».

Maria incarna e porta a compimento la se­colare attesa messianica del suo popolo ed è l'erede privilegiata della speranza d'Israe­le. Tutta la sua esistenza è una preparazione radicale alla venuta di Cristo; attesa di fe­de, attesa di preghiera - con la quale presen­ta all'Altissimo le istanze, le aspirazioni, il grido di tutta l'umanità - attesa operosa nella piena disponibilità di tutto il suo essere al ser­vizio di Dio. Si potrebbe dire che inizia su­bito quella funzione di «mediatrice» di sal­vezza, che l'amorosa bontà di Dio le ha assegnato.

Se Dio la privilegia di una missione mira­bile e straordinaria, esige anche da lei un im­pegno eminente di fede e di sacrificio incon­dizionati durante tutta la sua vita ed in par­ticolare sul Calvario. È qui infatti che la Ma­dre dei credenti vien messa a durissima pro­va. Cristo, sul quale si posava la promessa d'una regalità immortale, stava morendo cro­cifisso, apparentemente senza alcuna spe­ranza.

Se la mano d'un angelo fermò quella di Abramo, nessuna mano celeste fermava quel­la dei crocifissori e il Cristo si sentiva ab­bandonato addirittura dallo stesso Padre suo! A Maria viene chiesto, nonostante tutto, di abbandonarsi al Mistero e di credere fermamente in piena adesione a Dio, per se stessa e per tutta l'umanità. Maria credette e sperò contro ogni speranza! Così divenne il prototipo di ogni credente. Sul Calvario el­la è divenuta il modello della vera vita cri­stiana e l'ideale della piena adesione a Cristo.

La forza incrollabile di Maria deriva dal­la trasformazione che la Redenzione ha ope­rato nella creatura umana con l'offerta del Sangue di Cristo. Ella è la perfetta immagi­ne dell'uomo salvato da quel Sangue, in lei si attua in pieno il progetto dell'Amore di Dio per l'umanità, in lei appare in chiara luce la dignità e la grandezza dell'uomo redento e vivente nella Chiesa, perchè ha vissuto ed an­ticipato ciò che ogni cristiano è chiamato ad essere.

Il più fedele ritratto di Maria, prototipo di ogni credente, lo si può trovare solo nel Vangelo, che la presenta in poche pennella­te; un ritratto fedele e sublime che si deve at­tribuire senz'altro all'ispirazione divina. Alla sua personalità, così avvincente, hanno guar­dato tutte le generazioni dei santi per rice­vere luce ed aiuto nel cammino della perfezione. Paolo VI, nella Marialis Cultus, ha co­sì elencato le «virtù solide evangeliche» di Maria, proponendole non solo all'ammira­zione, ma anche all'imitazione degli uomini del nostro tempo: «Fede ed accoglienza docile della Parola di Dio, obbedienza silenziosa ed operosa, umiltà schietta, carità sollecita, sapienza ri­flessiva, pietà verso Dio, alacre nell'adem­pimento dei doveri religiosi, riconoscente dei favori ricevuti, offerente nel Tempio, oran­te nella Comunità apostolica, fortezza nel­l'esilio e nel dolore, povertà dignitosa e fi­dente in Dio, vigile premura verso il Figlio dalla umiliazione della culla fino alla igno­minia della croce, delicatezza previdente, pu­rezza verginale, forte e casto amore sponsale».

Il Pontefice così conclude: «Di queste virtù della Madre si onoreranno i figli, che, con tenace proposito, guardano i suoi esempi per riprodurli nella loro vita. Tale progresso nella virtù apparirà conseguenza e già frutto ma­turo di quella forza pastorale che scaturisce dal culto verso la Vergine».

O Maria, tu sei entrata intimamente nella storia della salvezza e ne riverberi tutto il ful­gore di fede, e ci chiami al Figlio tuo e al suo Sangue sparso con fuoco d'amore: aiutaci a progredire, cercando e seguendo in ogni co­sa la volontà del Padre. 

14. MARIA MODELLO DELLA TOTALE CONSACRAZIONE A DIO

«Maria fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo». Paolo VI

La totale consacrazione a Dio è un miste­ro dell'Amore divino, la perla più preziosa del suo Cuore ed un segno della sua predile­zione. Chi potrebbe mai comprenderne la bellezza ed il valore?

Un giovane si presentò a Gesù ed asserí di aver osservato tutta la Legge ed i profeti e Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una so­la cosa ti manca, và, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo. Poi vie­ni e seguimi». Gesù con queste parole trac­cia la via della perfezione.

Maria, umile ancella del Signore, è il vero modello, dopo Cristo Crocifisso, della tota­le consacrazione a Dio. È lei la prima seguace che ha realmente accettato di seguire, fino all'annichilimento, il Cristo. Ella precede tutti nell'esclusiva adesione a Lui per amore, perchè è talmente ricolma di Dio e della sua Grazia, da non poter non sentire il bisogno d'una appartenenza totale al suo amore. La sua consacrazione verginale e la sua povertà di umile ancella, immergendola in Dio, crea­no nel suo cuore anche disposizioni di tene­rezza verso tutti gli uomini, quale solo Dio può misurare.

La totale consacrazione a Dio scaturisce dall'ardente desiderio di donarsi completa­mente ed incondizionatamente a Lui e seguire il Cristo nella sua vita, segnata dal suo San­gue, col massimo impegno di ricopiarlo in se stessi.

La consacrazione a Dio non va intesa sol­tanto come una rinuncia al mondo, alle sue malie ed ai suoi incantesimi, ma soprattutto come l'essere presi totalmente dalla bellezza e dall'amore del Cristo Crocifisso, che, per l'anima, è il Tutto da ricercare, da ricopia­re, da amare, da servire. La consacrazione a Dio è la continua estasi in Cristo, il cui amore esclusivo ci sottrae ad altro desiderio.

«Ho trovato Colui che la mia anima ama e non lo lascerò mai più».

L'anima consacrata a Dio non compie, co­me erroneamente si crede, un atto di egoi­smo e di chiusura alla comunità, ma una ve­ra scelta di libertà, perchè, libera da ogni im­pegno puramente umano, vive la gioia del Si­gnore e la profonde negli altri. Quanta gioia, quanta libertà esplode dal canto del Magni­ficat! L'umiltà di Maria e la scelta verginale la resero gradita a Dio e la predisposero to­talmente al servizio di Cristo nello svolgimen­to della sua missione redentrice. Ecco per­ché ella è «esempio» anche per ogni anima consacrata, «modello di intima unione a Dio», nella preghiera, nella meditazione, nel silenzio interiore, con totale distacco dal mondo, intenta solo ad ascoltare la voce del suo Signore.

Come la Vergine anche l'anima consacra­ta illumina la comunità cristiana, le addita la via della perfezione, della sottomissione, della povertà, testimoniando così quella vi­ta nuova instaurata da Cristo, che dovrà con­durci alla gloria della vita futura.

L'anima consacrata ci ricorda ed ammo­nisce che i valori definitivi non sono quelli che offre il mondo, ma quelli che sono al disopra di esso. S. Paolo ci esorta a meditare come Dio ci ha chiamati alla santità, ad es­sere conformi all'immagine del Figlio suo di­letto, che ha dato il suo Sangue per renderci partecipi dell'adozione filiale così da realiz­zare la nostra personalità di redenti.

Non possiamo tacere l'ignoranza di colo­ro che disprezzano, a volte anche trivialmen­te, le persone che, a Dio consacrate, vivono una vita di preghiera, di riparazione e di espiazione nei confronti di quella fiumana di perversione in cui vivono tanti esseri umani.

Senza l'intercessione dell'umile Ancella a Dio totalmente consacrata e delle anime che ne seguono l'esempio, chi sa da quanto tem­po la misericordia infinita di Dio si sarebbe allontanata dal mondo d'oggi, che ha smar­rito completamente il senso della fede in un destino superiore e quello dell'amore porta­to da Cristo!

Maria, e ogni anima come lei totalmente a Dio consacrata, sono davvero una benedi­zione del cielo!

O Vergine Maria, ogni anima consacrata trova in te il modello della perfetta risposta alla chiamata di Dio nella fede, nella speran­za, nella carità: soccorri i fratelli e le sorelle che in verginità d'amore seguono l'Agnello dovunque va. 

15.  MARIA NELLA NOSTRA VITA

«La presenza di Maria nella vita quotidiana del Popolo di Dio è soprattutto una presenza materna». Giovanni Paolo II

Maria, secondo il disegno di Dio, ha un'importanza ed un influsso fondamentali nella nostra vita di redenti. Ella è stata as­sociata in modo meraviglioso alla Redenzione ed ha preso largamente parte attiva ai Mi­steri Divini generando Gesù nel suo seno, do­nandogli il Corpo e il Sangue che doveva of­frire per noi e divenendo allo stesso tempo Madre di Dio e Madre nostra. Quale Ancel­la dell'Eterno Amore nella nostra salvezza, è la custode e la maestra delle nostre anime, ci insegna ad amare Gesù e, come suoi figli, ci tiene costantemente sotto il suo amorevo­le influsso.

In Lei più che in ogni altra creatura, Dio è sorgente di vita. In Lei ha profuso tutta la sua luce e tutto il suo amore perché, a sua volta, li trasmetta a noi. Si può dire che Ma­ria è il vaso spirituale delle grazie divine fi­no a traboccarne, affinché, madre genero­sa, ce ne faccia partecipi. Anche Lei, come Gesù, nella sua misura è amore che si dona.

Lo Spirito Santo, adombrando Maria sua sposa, produsse il suo capolavoro: il Dio In­carnato, e continua, con la sua collaborazio­ne, a formare le membra del Corpo Mistico di Cristo. Si potrebbe anche affermare che lo Spirito Santo, più trova Maria nel nostro cuore, più diventa operante in noi.

L'influenza di Maria su di noi, essendo ella intimamente unita a Cristo Mediatore, si tra­duce in una preghiera sovrana ed efficace, che diventa potenza tutta protesa a realizza­re in noi il Regno di Dio. Per comprendere ancora meglio l'influs­so di Maria nella nostra vita dobbiamo te­ner presente che ella è nostra madre, che ci concepisce e genera alla vita divina analoga­mente alla vita che, nell'ordine temporale, ci dona la madre terrena. La sua presenza è costante e vigile sull'intera cristianità, che ella protegge nelle diverse fasi della vita così agi­tata, provvedendo ai suoi bisogni e rispondendo ai suoi appelli. Ella ha ricevuto da Dio un potere immenso per esercitarlo a nostro beneficio con azione forte e tenera allo stes­so tempo. In modo discreto, dolce, delicato si insinua in noi per condurci a salvezza. La sua azione visibile ed insostituibile e la sua influenza materna sono una delle più sicure realtà della Chiesa Cattolica. Maria è nelle nostre anime perché ci ama e si preoccupa per noi. No, la Vergine non è lontana da noi, isolata nel suo nimbo di gloria. La sua pre­senza nella nostra vita non è un fatto eccezio­nale, non bisogna pensare alla sua immagi­ne troppo privilegiata, sublime e glorificata. Ella invece conosce tutto di noi, sia per divi­na illuminazione, sia perché ha percorso le stesse vie che noi percorriamo nel mondo. Umile, povera, perseguitata, donna del dolo­re, visse affinché si compisse la Redenzione e la Giustizia di Dio nei popoli. Furono po­che le sue gioie, immensi i suoi dolori e co­nobbe la persecuzione, l'esilio, la fame. El­la superò le difficoltà della vita chinandosi umilmente al Mistero e alla Volontà di Dio. E' per questo che non vi è stato o condizione sociale, in cui veniamo a trovarci, dove ella non possa esserci di luminoso esempio ed aiuto.

Il Concilio Vaticano II ci stimola a porci questa domanda: Qual è il significato di Ma­ria nella nostra vita? E risponde: Maria de­v'essere una realtà per ciascuno di noi e non un ideale lontano e irraggiungibile. Se così non fosse sarebbe come falsare la dolce sua immagine di Madre di Dio e Madre nostra. Non dunque la Madre di Dio solo da vene­rare ed implorare nel momento della neces­sità, ma la Madre a noi vicina, modello e sti­molo di vita cristiana.

Sforziamoci di conoscere Maria e scopri­remo che è lo specchio delle attese del no­stro tempo, scopriremo che le gioie, le spe­ranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, sono pure le gioie, le tristezze e le spe­ranze della Madre di Gesù. Ci convincere­mo anche che, se sapremo amarla ed imitar­la, Maria sarà il punto di riferimento e di so­stegno per percorrere con più sicurezza e gioia la nostra via terrena, perchè sarà Lei a prenderci per mano e a condurci al suo Gesù.

Ogni tua Immagine, o Maria, è segno che ci ricorda la tua presenza nella nostra vita, lungo la nostra storia spesso drammatica: as­sicura fecondità ai nostri giorni mediante la grazia della conformazione lieta alla Croce del tuo Cristo.

16. MARIA E L'ALTARE

«Maria è la Madre del Sommo ed Eterno Sacer­dote, la Regina degli Apostoli, l'aiuto dei Pre­sbiteri nel loro ministero». Conc. Vaticano II

L'altare è il Calvario, Cristo la Vittima e il Sacerdote. Sugli altari delle nostre chiese, con la S. Messa, si rinnova nei secoli, per mandato divino, in modo incruento ma rea­le, lo stesso sacrificio della croce ed il pane e il vino si transustanziano nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sul Calvario, accanto alla croce, era presente Maria; non può dunque mancare la sua presenza accanto all'Altare. L'Eucarestia nella tradizione cristiana, par­ticolarmente nel rito ortodosso e copto, è sta­ta sempre unita alla presenza della Vergine.

Maria non è sacerdote, ma ciò non signi­fica che la Grazia sacramentale ci venga do­nata al di fuori di lei. La Grazia che i Sacra­menti ci elargiscono è un dono di Cristo, ma impregnato dalla tenerezza materna della Vergine. La Chiesa ha il compito di conti-

nuare la Redenzione in noi, tramite i suoi sa­cerdoti, partecipandoci la grazia acquisita dalla Passione di Cristo con la cooperazio­ne materna di Maria, perché lei non ha rice­vuto solo un sacramento, ma il Sacramento per eccellenza, Cristo Gesù, in quanto il sa­crificio consumato da Gesù sulla croce è con­sumato maternamente anche da Maria.

Il sacerdozio è uno dei più eccelsi frutti del­la Redenzione, alla quale Maria partecipò in intima unione col Cristo. «Da te, dice S. Bo­naventura, il Sommo Sacerdote prese il suo Corpo e il suo Sangue, come Vittima che con­tinua ad immolarsi sull'Altare, come sulla Croce, per la salvezza del mondo intero». Ed aggiunge: «Siccome per mezzo di Maria que­sto sacratissimo Corpo e Sangue ci è stato dato, così per le mani di Lei dev'essere rice­vuto». Nella liturgia latina più volte la lode all'Eucarestia viene intrecciata a quella del­la Vergine e l'Eucarestia viene chiamata «Frutto del suo seno generoso» e salutata «Ave, Corpo nato da Maria Vergine! », per­ché dalla Vergine Maria Cristo prese questa stessa Carne e questo stesso Sangue di cui nel Convito Eucaristico abbiamo meritato di gu­stare la dolcezza.

Sarebbe un errore considerare Maria in uno Stato di inferiorità rispetto al sacerdote solo perché non ebbe il potere di consacrare e di assolvere, perché ella ebbe una parte pre­ponderante nella formazione del Sacerdozio di Cristo, realizzatosi in Lei per virtù dello Spirito Divino, quando l'Umanità di Cristo fu congiunta alla sua Divinità.

Maria e il sacerdote! Quale meraviglioso binomio che ci apre un orizzonte vastissimo illuminato di luce divina. Due nomi, due poe­mi meravigliosi della bontà di Dio, che in­trecciano l'umano col divino. Maria e il sa­cerdote, sebbene in modo diverso, sono in strettissima cooperazione nel più augusto dei Misteri: offrire la Vittima del Calvario! Ma­ria non consacra, ma ci ha dato quel Corpo e quel Sangue che il sacerdote consacra e di­stribuisce alle anime; Maria non assolve, ma è lei che tocca il cuore dei suoi figli, affin­ché si convertano.

Tutto ciò che si riferisce al Sacerdozio, appartiene all'essenza della Fede. Se si to­gliesse al Sacerdozio il carattere di mediazione, allora il Sacerdozio sarebbe una bur­la. Colui che è sacerdote è per ciò stesso me­diatore e non sta unicamente dalla parte di Dio o dell'uomo, ma rappresenta Dio davanti agli uomini e gli uomini davanti a Dio.

Maria è Madre del sacerdote in modo par­ticolare. Il sacerdote è suo figlio, come lo fu il Sommo Sacerdote Cristo Gesù. L'ultima immagine di Maria trasmessaci dal Vangelo ce la mostra nel Cenacolo in preghiera tra gli Apostoli, in attesa dello Spirito che li con­sacrerà sacerdoti. È la sua preghiera che il­lumina tutta la loro futura azione di aposto­lato; lì, come ai piedi della Croce, è Lei che tiene a battesimo la nascita della Chiesa e del Sacerdozio di Cristo.

Il sacerdote deve, per mandato divino, ge­nerare Cristo stesso nel seno della Chiesa, nell'Eucarestia e nel cuore dei fedeli, median­te là virtù dello Spirito Santo, come Maria, ad opera dello stesso Spirito, generò il Ver­bo nel suo seno. Si potrebbe dire che Maria e il sacerdote compiono lo stesso ministero del Cristo, lei fisicamente ed in modo sopran­naturale, il sacerdote spiritualmente e realmente in modo continuo, nella missione da Cristo affidatagli.

Dobbiamo accostarci all'Altare con fede per cercare Cristo, Vittima per i nostri pec­cati, credere ed adorare; dobbiamo ricever­lo in noi come divino nutrimento della no­stra anima. All'altare dobbiamo accostarci per partecipare al suo Sacrificio e per implo­rare, perché ogni grazia viene dalla Croce e la Messa perpetua la croce.

Maria ci assisterà e, col sacerdote, ci do­nerà il Corpo e il Sangue di Cristo.

O Maria, tu sei la vite che ha prodotto il grappolo rigurgitante del Sangue di vita che noi beviamo al Calice del vino santo: fa' che non ci separiamo mai da te e dal tuo Figlio, Agnello di salvezza. 

17. IL CANTO DELLA LIBERAZIONE

«Ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili». Lc. 1,52

Gesù inizia la sua missione applicando a Se stesso il passo di Isaia: «Lo Spirito del Si­gnore è sopra di Me, per questo mi ha con­sacrato e mi ha mandato per proclamare ai prigionieri la liberazione, per rimettere in li­bertà gli oppressi». Maria inizia la sua mis­sione con il canto della liberazione - il Ma­gnificat - che alcuni- chiamano addirittura il Canto della Rivoluzione Cristiana.

Il Vaticano II afferma: «Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso cosí acuto della libertà... mentre si affermano nuove forme di schiavitù sociali e psichiche», ma: «...nessuna legge umana c'è che possa por­tare cosí bene al sicuro la personale dignità e libertà dell'uomo, quanto il Vangelo di Cri­sto». Infatti Dio solo crea per amore l'uo­mo libero e per amore manda il suo Figlio Unigenito a redimerlo col suo Sangue, quan­do l'uomo aveva perduto la propria libertà facendosi schiavo del peccato. La vera libertà non si può effettivamente realizzare, senza la piena adesione a Cristo. Dice Giovanni: «Se il Figlio vi libererà, sarete davvero libe­ri» e Paolo: «Dove c'è lo Spirito del Signo­re c'è libertà», «Perché restassimo liberi, Cri­sto ci ha liberati».

Cristo ci ha innanzi tutto liberati dal pec­cato e dalla morte e la sua liberazione è pie­na. Egli ha riscattato l'anima e il corpo, al quale, come all'anima, darà un giorno il ful­gore dei giusti, ha riscattato l'individuo e la società. Maria, creatura innocente e libera, primizia ella stessa della liberazione di Cri­sto, donatrice del Corpo e del Sangue di Cri­sto, prende parte, in sintonia con Lui, a que­sto processo di liberazione. Sente Cristo nel suo seno come nella sua anima, nella sua to­talità, prende coscienza, sia della redenzio­ne personale, che di quella di tutto il popolo di Dio, mediante il sacrificio cruento del Cri­sto, Figlio di Dio e Figlio suo, ella infatti at­traverso la Scrittura conosce già le tappe li­beratrici del Messia, dalla nascita alla resurrezione. Ispirata dallo Spirito profetico, im­persona tutta l'umanità redenta, si sente esal­tata dall'azione liberatrice di Dio, ne gioisce e leva a Lui il Cantico della Liberazione, che si sprigiona come fiume dalla sua anima, an­ticipando il Discorso della Montagna. Il suo è l'inno della speranza, che sta per divenire certezza. Non è l'inno della violenza uma­na, che genera nuovi oppressori e nuovi op­pressi, ma una preghiera e una certezza, per­ché solo una preghiera che si ritmi su quella dei profeti, di Maria e di Cristo stesso, può preparare i cristiani ad essere fermento di li­bertà. È dunque solo Dio, ed in Lui, la pri­ma ed ultima parola della grande liberazio­ne, che deve arrecare ovunque gioia e non odio.

Il trionfo di Dio sarà totale, perché sarà sconfitto il principe delle tenebre, saranno de­posti i potenti, i superbi, gli oppressori, i ric­chi; saranno invece esaltati i poveri, gli umili, gli oppressi, gli affamati di pane e di giustizia.

In questo processo di rinnovamento c'è, è vero, la mano della Giustizia di Dio, ma c'è soprattutto il suo amore perché, se Egli disperde i boriosi, i ricchi, i potenti e gli oppressori, è perché essi riscoprano la propria umanità sepolta dall'egoismo e tornino a Dio.

Il Magnificat, composto quasi per intero da citazioni bibliche, è il Canto di Maria, quando Gesù non era ancora nato, ma in esso è già Lui che parla, è l'anticipo delle Beati­tudini e di quelle parole: «Ti rendo lode, o Padre, perchè hai nascoste queste cose ai dot­ti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli...» In esso Maria effonde anche tutta la poesia della sua anima e ci fa restare incantati di fronte alle meraviglie del Signore, come Ge­sù poi ci farà rimanere estasiati quando ci parlerà della Bontà Divina, che riversa le me­raviglie del creato perfino nei fulgidi colori dei gigli, dei fiori e dell'umile erba dei campi.

Dal Magnificat possiamo già dedurre che sarà il trionfo del Sangue di Cristo a donare al mondo la vera liberazione, sarà quel San­gue il simbolo più sublime della libertà che Cristo ci ha donato con la sua sofferenza. Il Sangue di Gesù ci dà anche la certezza che un giorno il giogo tiranno del male sarà sostitui­to dal giogo dolce e soave dell'amore di Cristo.

O Vergine del Magnificat, il Figlio tuo e nostro Signore ha dato agli uomini la liber­tà di figli di Dio: conservaci questo dono che Egli ha conquistato a prezzo del suo Sangue.

18.  MARIA CI DIFENDE E CI LIBERA DAL MALIGNO

«Chi è costei, terribile come schiere a vessilli spiegati?». Ct. 6,10

Il Signore disse al serpente: «Poichè tu hai fatto questo, sii tu maledetto... Io porrò ini­micizia tra te e la donna, tra la sua stirpe e la tua; questa ti schiaccerà la testa». Così la Genesi. Giovanni, nell'Apocalisse, scrive: «E il dragone si adirò contro la donna e se ne andò a far guerra contro quelli che osserva­no i Comandamenti di Dio e sono fedeli agli insegnamenti di Gesù». «Ma essi lo vinsero in virtù del Sangue dell'Agnello». «Gioite quindi, o Cieli, e voi che in essi abitate».

L'esistenza del Maligno è dunque una real­tà, anche se si cerca di negarla. Non si vuole comprendere la storia degli uomini, né il suo carattere tragico ed infernale, facendo astra­zione dall'opera tenebrosa del padre della menzogna, colui che fu omicida fin dall'ini­zio. Non pochi sono anche i cristiani che stentano a credervi con realismo. Oggi si giunge perfino ad irridere chi ne parla. È vero che i nostri padri hanno moltiplicato, a vol­te, con ingenuità la presenza del demonio, ma noi siamo caduti nell'eccesso opposto, ne­gando la sua complicità nei più orrendi cri­mini umani. Non prestiamo dunque più fe­de neppure a Gesù che ne parla spesso nel Vangelo, che dallo Spirito Maligno fu ten­tato, e che tante volte scacciò i demoni dagli uomini? Non crediamo più neppure all'Apo­stolo Pietro che lo assomiglia ad un leone ruggente, che cerca di divorare le nostre ani­me? Non crediamo a Giovanni che lo chia­ma nemico di Dio e degli uomini? Non cre­diamo alla Scrittura che lo chiama: Drago­ne, serpente antico, diavolo, satana che se­duce tutta la terra? Non crediamo alla Scrit­tura che ci narra la ribellione di Lucifero con­tro Dio, commettendo così il primo gravis­simo peccato dopo la creazione degli spiriti angelici? È stato lui a trascinare anche l'uo­mo alla disobbedienza ed a portare nel mon­do peccato, schiavitù e morte.

Se non esistesse il Maligno la Scrittura sa­rebbe piena di frottole e Gesù non si sareb-

be davvero incarnato per versare il suo San­gue e liberarci dalla tirannia e ridonarci la dignità di figli di Dio e farci eredi della sua gloria. La vita di Gesù è contrassegnata da una lotta senza quartiere contro Satana; la sua morte ci dice fino a qual punto Egli ab­bia lottato e sofferto per liberarcene e che ogni anima gli costa tutto il suo Sangue.

Anche se con la sua morte Cristo ha se­gnato la vittoria contro Satana, il peccato e la morte, tuttavia la lotta tra il maligno e l'u­manità non è affatto conclusa. Egli, con tutta l'astuzia e la malvagità, cerca di rendere va­na la Redenzione. Esiste ancora una lotta ter­ribile, dice S. Paolo, perchè non combattia­mo contro creature fatte di carne e di san­gue, ma contro Principati e Potestà.

In questa terribile lotta, che ha per posta la nostra salvezza o la nostra dannazione, Dio è al nostro fianco, moltiplica grazie e aiuti soprannaturali, rinsalda la nostra fede. Al nostro fianco ha posto Maria, il nostro più grande baluardo, unica creatura che ha scon­fitto la potenza di Satana, e che è stata, fin dal primo istante del suo concepimento, im­mune dal suo potere. Dio l'ha creata proprio perché schiacciasse il suo capo protervo. A lei, dicono con bella similitudine i Padri, Dio ha affidato la sua spada, perché nessuno po­trebbe battersi come una madre che difende i propri figli. Maria, che ai piedi della croce per volere di Cristo ci ha generati con tanto dolore, non potrebbe giammai abbandonarci nelle mani del nemico di Dio. In noi Maria difende lo stesso suo Figlio Gesù, perché Sa­tana con la sua guerra alle anime, mira pro­prio a distruggere in noi la vita di Cristo.

La figura radiosa di Maria è al nostro fian­co, non cessa di impetrare per noi la grazia indispensabile per rinvigorire la nostra fra­gilità. Dice l'apostolo Giacomo che la ten­tazione può diventare addirittura fonte di gioia, perché è una lotta che si vince per il Regno di Dio. La grazia che Maria ci ottie­ne ci conduce alla vittoria e ci dona la gioia più grande che mai possa provare un'anima: possedere sempre Dio.

Ancora una volta trionferà l'amore di Cri­sto! Lo dice S. Paolo: «...in tutte le prove noi siamo vincitori per Colui che ci ha amati!».

Sii benedetta, Vergine Regina: ci hai dato Gesù che a prezzo del suo Sangue ci ha ri­scattati dalla schiavitù del Maligno: la tua po­tenza ci guidi alla vittoria gloriosa. 

19. MARIA CI AIUTA A LIBERARCI DAL PECCATO

«Figli, ascoltatemi: beati quelli che seguono le mie vie. Chi trova me trova la vita, e ottiene fa­vore dal Signore». Pr. 8,32.35

«Oggi - dice Paolo VI - la parola pec­cato è taciuta, sembra quasi un termine scon­veniente e di cattivo gusto. Ne deriva un'e­tica folle che tende a rendere lecito tutto ciò che piace e giova e che toglie alla vita il sen­so profondo derivante dalla distinzione tra il bene e il male e l'avvilisce in una visione finale di angoscia».

Nella Genesi è ben descritto il peccato. La tentazione colpisce ciò che di più bello Dio ha creato nell'uomo: il tentatore mette l'uomo contro Dio, perchè il peccato non è solo una disobbedienza alla Legge, ma la ripulsa del­l'Amore Divino e l'uso contro Dio di ciò che è di Dio. Mentre Dio, creando l'uomo a sua immagine e somiglianza, vuole che divenga partecipe della sua Verità, del suo amore, del suo Mistéro e prenda parte alla sua stessa vi­ta, l'uomo lo rifiuta, lo vilipende, lo scaccia dal proprio cuore. Il peccato dunque è un tra­dimento nei confronti dell'Amore Divino.

Non è solo il Maligno che ci trascina al pec­cato, ma anche il mondo e soprattutto il no­stro io. Noi sappiamo che il Regno di Cristo non è di questo mondo, perchè il mondo lo ha odiato e perseguitato. Fin dalla nascita ha cercato la sua morte, più volte i suoi nemici hanno tentato di ucciderlo, finchè sono riu­sciti a trascinarlo sulla croce. «Se ha odiato me, odierà anche voi».

Però né il demonio, né il mondo, né le creature sono gli avversari più pericolosi della nostra vita cristiana, ma siamo noi i più pe­ricolosi nemici di noi stessi. È il nostro io, pieno d'orgoglio e di passioni, è la debolez­za della nostra natura che ci trascinano nel baratro del peccato. Il peggio si è che noi sia­mo portati sempre a riconoscere gli errori de­gli altri e, accecati dalla nostra. presunzione, non ammettiamo mai di essere noi stessi i colpevoli.

Il peccato è una cosa talmente orrenda e tragica che Dio non ha risparmiato neppure

il suo Figlio Unigenito, che si era volonta­riamente ricoperto dei nostri misfatti, fino a sacrificarlo sulla croce. Cristo per sconta­re i nostri peccati, ha versato tutto il Sangue; questo evento così terribile dovrebbe farci ri­flettere profondamente! Chi si ostina nel pec­cato rifiuta il Sangue di Cristo, il suo amo­re, la sua misericordia! Quando Dio ama non offre doni di natura, ma dà Se Stesso: il Pa­dre ha già offerto, attraverso l'Opera salvi­fica di Cristo, il perdono al mondo; Cristo ci ha dato il suo Sangue, prova suprema del suo amore, e il peccatore rende vana la sua redenzione. Cristo ci dischiude il cammino verso la nostra sicurezza interiore, la sua Gra­zia; il peccato non solo fa dimenticare que­sta ricchezza, ma tradisce colui che ce l'ha donata col suo Sangue.

Il peccato non trafigge solo il Cuore di Cri­sto, ma anche quello della Madre sua. Ella, pura ed immacolata, pur essendo immune da ogni macchia, ne conosce profondamente le tragiche conseguenze. La missione a lei af­fidata da Cristo crocifisso è quella di Madre di amore e di misericordia; il Suo compito dunque è quello di riportare le anime dei pec-

catori a Dio. Ella, essendo la Madre della Grazia, è per questo anche la Madre della Mi­sericordia, la Madre del perdono. Anche Lei ha offerto al Padre il Sangue del suo Figlio dilettissimo per la salvezza dei peccatori. Ai piedi della croce Maria acquista una grande potenza contro il peccato e una dolcezza im­mensa nel parlare al cuore del peccatore.

S. Gaspare, allorchè, durante le Missioni, notava l'indifferenza dell'uditorio e che i pec­catori rimanevano ostinati nelle loro colpe, si faceva portare processionalmente il simu­lacro dell'Addolorata presso il palco e la mo­strava, assieme al Crocifisso, invitando ap­passionatamente al ritorno a Dio. Era allo­ra uno scrosciare di gemiti, di pianti, di in­vocazioni. La Missione, con la presenza della Vergine, prendeva fuoco.

Il peccato giunge al suo apice quando l'uo­mo non ascolta più nella sua anima la paro­la della croce, che Dio gli manda come ulti­mo grido di amore, che dovrebbe avere la po­tenza di lacerare ogni cuore. Invece la per­sona che sa riconoscere le proprie colpe e ne chiede sinceramente perdono a Cristo, ma­nifesta la sua grandezza spirituale e si libera

dal dispotismo del peccato, perché Cristo en­tra nel suo cuore.

Maria, e tutta la Chiesa con lei, non cessa di pregare per la conversione dei peccatori, perché nei loro cuori legge il Mistero di Cri­sto e sa che costano a lui le più atroci soffe­renze; ella desidera ardentemente che dove cova l'odio sbocci l'amore.

È dall'amore e dal dolore che si sprigiona il grido: «Padre, ho peccato contro di Te, non sono più degno di chiamarmi tuo figlio!» È il grido che inonda di gioia tutto il Cielo!.

O Maria, ti sei unita all'Agnello immaco­lato per portare con Lui il peccato del mon­do ed essere con Lui immolata: prega il tuo Figlio Crocifisso di concederci la remissio­ne dei peccati.

20. MARIA SS.MA REGINA DELLA PACE

«Beati coloro che ti amano, beati coloro che gioi­scono per la tua pace». Tb. 13,15

La pace, cioè la quiete della coscienza, pre­suppone un'armonia totale con se stessi, con la comunità e, soprattutto, con Dio. La pa­ce si fonda sulla rettitudine e la giustizia. Il giusto è chiamato uomo di pace nelle Scrit­ture ed Isaia asserisce: «Non v'è pace per gli empi dice il Signore». Prezzo del Sangue di Cristo, la pace è un tesoro di inestimabile valore, perché realiz­za in pieno la salvezza dell'uomo, nel tem­po e nell'eternità. La Pace è Cristo stesso! Egli è un oceano di pace, senza fine e senza confini, e gli uomini possono essere chiamati figli di Dio, dice l'Evangelista, soltanto se so­no operatori di pace. Il Messia venturo fu an­nunziato dai profeti come Principe della Pa­ce, perché la sua venuta avrebbe cambiato la fisionomia del mondo, pacificando, col suo Sangue, il cielo con la terra, il lupo con l'agnello, cioè la violenza e la ferocia con la mitezza e la semplicità, ed avrebbe mutato la spada in vomero.

Quando nasce fa cantare dagli angeli: «Pa­ce in terra agli uomini di buona volontà». Prima d'essere crocifisso, nel trionfo di Ge­rusalemme, fra un agitare di olivi si fa chia­mare Re della pace. Dopo la resurrezione, nelle sue molteplici apparizioni, salutando i discepoli, dice loro: «La pace sia con voi». Salendo al cielo si congeda, lasciando il do­no che Egli ritiene il più prezioso di ogni al­tro dono: «Vi lascio la pace, vi dò la mia pace! ».

È innegabile che tutti i popoli, oltre che i singoli individui, amano la pace e ad essa aspirano ardentemente. Ma senza Dio vi po­trà mai essere pace? Tutte le benedizioni di Dio sono promesse e legate alla osservanza della sua Legge di giustizia, di pace e di amo­re. Solo dopo aver rimesso i peccati, Gesù guarisce e dice: «Va' in pace!».

La pace di Cristo non è di facile attuazio­ne, perché richiede scelte veramente corag­giose. Se il dono della pace è costato a Cristo il suo Sangue, vuol dire che anche a noi dovrà costare duri sacrifici. Egli è la nostra pace, ha abbattuto ogni barriera, ci ha fatto un popolo solo, ha creato una nuova uma­nità e, mediante la sua croce, ci ha pacifica­ti con Dio e tra di noi, ci dice S. Paolo. È dunque la sua croce, il suo Sangue, che pa­cificano e affratellano.

Il primo giorno dell'anno, dedicato alla pa­ce universale, la Chiesa celebra la festa di Ma­ria SS.ma Madre di Dio, perché la pace al mondo viene dal Frutto della sua Materni­tà. Ella, associata alla Redenzione, coopera col Cristo nelle realizzazioni messianiche per creare una umanità nuova, secondo i voleri del Cuore di Cristo. Perciò portare la pace al mondo è la sua perenne missione. Procla­mata nostra Madre ai piedi della croce, svolge tutta la sua azione materna per tenere uniti tra di loro in Cristo tutti i suoi figli. Ella pre­figura la futura Chiesa, scaturita dal Cuore trafitto di Cristo, destinata a svolgere con tut­ti i mezzi una missione di pace e di fratellanza universale.

Nel maggior tempio mariano della cristia­nità in Roma, S. Maria Maggiore, il grande pontefice Benedetto XV, che tanto si ado­però per la cessazione del primo conflitto mondiale, volle fosse eretta la statua di Ma­ria, Regina della Pace, a perenne gratitudi­ne e ricordo della cessazione delle ostilità nel 1918 e come monito ed auspicio per il futu­ro della pace nel mondo. La Vergine sorreg­ge il Bambino Gesù, che offre al mondo un ramoscello di olivo. Però gli uomini, dimen­tichi di quella immane catastrofe, ne scate­narono una seconda, ancor più tragica e do­lorosa, ed oggi i Governi, allucinati da false dottrine sociali e trascinati dall'odio, dall'e­goismo, dalla sete di potere e di danaro, non smettono di costruire ordigni e non temono lo scatenarsi di future guerre, che potrebbe­ro causare la distruzione di tutta l'umanità.

Maria, Regina dell'Amore e della Pace, ci chiama maternamente ai piedi del Crocifis­so, dove soltanto potremo appagare pacifi­camente ogni nostra aspirazione perchè il suo Sangue è stato versato proprio al fine di pa­cificare gli uomini prima con Dio e poi tra di loro per instaurare la vera fratellanza.

Tu sei Regina della Pace, o Maria, perché da te è nato il Principe della Pace, che, con il Sangue della sua Croce ci ha riconciliati con Dio e fra noi: dona al mondo la pace dei cuo­ri e delle armi, nella giustizia e nella carità di Cristo. 

21. I NOSTRI FRATELLI SEPARATI

«Affidiamo a Maria il proposito di non darci pa­ce fino a che la mèta dell'unione non sia felice­mente raggiunta». Giovanni Paolo II

Gesù, morendo, sparse il Sangue non so­lo per la sua Nazione, ma per riunire intor­no a Sé tutti i dispersi figli di Dio, affinché dei redenti si formasse un solo ovile ed un solo Pastore. «Offro la mia vita - Egli dis­se - per le mie pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io deb­bo condurre; ascolteranno la mia voce e di­venteranno un solo gregge e vi sarà un solo Pastore». Ricordiamo la bellissima preghie­ra del Cenacolo, dopo la lavanda dei piedi, prima che fosse tradito e consegnato ai car­nefici. «Non prego solo per questi, ma an­che per quelli che per la loro parola crede­ranno in me, perché tutti siano una sola co­sa. Come Tu, Padre, sei in me ed io in Te, siano anch'essi in noi una sola cosa».

La finalità della Redenzione è dunque l'u­nione di tutti i redenti nella Chiesa sgorgata dal Cuore trafitto di Cristo sulla croce. Ben presto però, dopo l'Ascensione di Gesù al cie­lo, cominciano le scissioni nella Chiesa pri­mitiva, tanto che Paolo si scaglia contro co­loro che così laceravano la veste insanguinata di Cristo.

Ogni separazione dipende innanzi tutto dalla scarsa conoscenza del Cristo e dal ri­fiuto di accogliere ed ascoltare i suoi invia­ti. Anche la Riforma, che del ruolo di Ma­ria nella Chiesa fece uno dei suoi capisaldi di contrasto, non ebbe origine dal dissenso sul culto alla Madre di Dio, ma per opposi­zione alla Chiesa gerarchica ed istituziona­le, tanto vero che ancor oggi, in non poche branchie del protestantesimo, si venera Co­lei che fu la prima a credere in Cristo, la pri­ma a pronunciare il s( di un cuore fedele; Co­lei che ha riflesso in sé la perfezione di Cri­sto. Maria, nel disegno divino, non avrebbe mai dovuto rappresentare un principio di di­visione, ma di unione, perché solo attraver­so lei si può pervenire alla vera comprensio­ne del Cristo e della sua Chiesa.

Una Madre, qual è Maria, donataci dal­l'alto della croce, non potrebbe mai divide­re i suoi figli tra di loro, ma solo affratellar­li in Cristo. Ma tant'è, anche ai nostri gior­ni, Maria, come il Cristo, è segno di contrad­dizione.

Eliminare Maria dalla Chiesa sarebbe co­me rifiutare una realtà vissuta da secoli, an­che dai nostri fratelli separati, sarebbe co­me isolare il Cristo e rinnegare lo stesso Mi­stero della Incarnazione.

Una delle ragioni addotte dai fratelli se­parati è che, esaltando e venerando la Ver­gine, si toglierebbe al Cristo la funzione di unico Mediatore presso il Padre. La Chiesa Cattolica ha sempre affermato che, se la de­vozione alla Madonna dovesse menomare in qualche modo le prerogative del Cristo e dello Spirito e dovesse allontanarci da Loro, sa­rebbe da rigettare come cosa addirittura diabolica.

Nel popolo cristiano si è sempre notata una profonda ed istintiva percezione della perso­na e del ruolo di Maria, che diventa cuore, porta di salvezza, punto di convergenza del­la vita dei fedeli. È da ringraziare il Signore che agisce,e si rivela al suo popolo, e parti­colarmente ai semplici di questo mondo, tra­mite la sua Madre divina. Questo è stato compreso dalla Chiesa, dai grandi Pastori di anime ed in particolare dalla grande schiera dei Santi in un'epoca dominata dallo spirito critico che, contestando la devozione maria­na, proponeva un cristianesimo monco, ra­zionale e severo.

La teologia vive oggi, dopo il Vaticano II, una nuova epoca e tende a costruire l'auten­ticità della vita con particolare attenzione al significato del Canto della Vergine. Questo canto profetico e carismatico è già un punto di incontro con i teologi di confessione non cattolica perché, nel canto di Maria, Luca canta anche i testimoni e i martiri dei primi tempi della Chiesa. Oggi, dietro la figura di Maria, si può vedere la Chiesa dei grandi apostoli come Francesco d'Assisi e di M. Lu­ther King. Non pochi teologi protestanti af­fermano che siamo tutti d'accordo, cattoli­ci e non cattolici, nel vedere in Maria la Ma­dre di Dio, nostro modello nella fede, nella sofferenza e nel servizio per i fratelli.

Allora la devozione alla Vergine non dovrebbe dividerci, ma sensibilizzare il movi­mento ecumenico. La Chiesa nutre fiducia e prega che Ella sia davvero il punto del no­stro incontro e non della nostra divisione. Mi sia consentito, senza motivo di scandalo, con­cludere qui con la preghiera dell'abate cal­vinista Schutz, che si può pienamente con­dividere da tutti: «Padre Santo e misericordioso, hai rive­lato alla Beata Maria Vergine che, con la ve­nuta del tuo Figlio, i potenti sarebbero stati abbassati e gli umili esaltati; ti preghiamo per gli umiliati che gridano con lei verso di Te. O Cristo, tu che sei nato dalla Vergine Ma­ria, obbediente alla tua parola, accorda an­che a noi uno spirito pronto ed ubbidiente. Con lei, la prima di tutto lo stuolo dei testi­moni, vorremmo imparare a dirti: "Che sia fatto di me secondo la tua volontà". O Dio, Tu hai voluto fare della Vergine Maria la fi­gura della Chiesa. Essa ha ricevuto il Cristo e lo ha donato al mondo. Manda tu su di noi il tuo Spirito Santo, perché, ben presto, sia­mo uniti visibilmente in un solo corpo, e per­chè irraggiamo il Cristo presso gli uomini che non possono credere. Riuniscici nell'unità visibile affinché, con la Vergine Maria e tutti i santi testimoni di Cristo, ci rallegriamo in Te, nostro Salvatore, ora e per sempre, nei secoli dei secoli. Amen».

Madre santa, il tuo Figlio Gesù ci ha fat­to dono di essere uno con i nostri fratelli, a prezzo della sua crudele passione: aiutaci a superare contese, animosità, dissensi, e gui­daci sulle strade della comprensione frater­na piena e duratura. 

22. MARIA NELLA NOSTRA FAMIGLIA

«Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuo­re. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia». Lc. 2,51-52

Quando si parla della famiglia cristiana il pensiero corre subito alla Casa di Nazareth. Paolo VI, nel suo viaggio in Terra Santa, pre­so da nostalgica dolcezza, disse in questa cit­tadina: «Come volentieri vorremmo torna­re fanciulli e metterci a quest'umile e subli­me scuola di Nazareth e ricominciare la vita vicino a Maria! La Casa di Nazareth è la scuola che ci inizia a comprendere la vita di Gesù, ci insegna a vivere la vita di famiglia in comunione di bellezza, di amore, di inti­mità inviolabile! ».

Maria e Giuseppe, uniti nella fede e nella preghiera, pronunciano ubbidienti un peren­ne sí a Dio in ogni circostanza e portano a compimento la loro grande missione. Essi so­no vissuti realmente l'una per l'altro; il lo­ro casto amore è andato sempre più cre-

scendo, tanto da poter affermare con certezza che mai sposa fu amata dal marito come Ma­ria e nessun marito fu tanto amato come Giu­seppe da Maria. Nessuno al mondo fu vera­mente figlio, né mai lo sarà, come lo fu Ge­sù e certamente egli amò Maria e Giuseppe come mai altri figli hanno amato i loro ge­nitori. In tutti e tre poi si attua all'unisono il fine principale per cui la Famíglia di Na­zareth è stata voluta dal Padre: la salvezza dell'umanità. All'annuncio del grande Mistero che si sta compiendo in lei, Maria, piena di trepidazio­ne e traboccante di gioia, corre a farne par­tecipe la cugina Elisabetta, perché non può trattenere per sé sola la Buona Novella: la Redenzione è vìcìna! Ma non passa molto tempo che la terribile profezia di Simeone tra­figge come una spada il suo cuore e rompe quell'idillio che lo aveva colmato nella ca­panna di Bethlem. È un duro richiamo alla realtà della sua missione: quel Bambino è na­to per l'umanítà, egli è il Salvatore, Luce ve­nuta ad illuminare tutte le genti, che sarà im­molato per tutti. Nella Famiglia di Nazareth si delinea già la tragedia del Calvario! Maria sa di essere Madre e Corredentrice, asso­ciata per sempre alla vita del Figlio in un con­tinuo olocausto.

Hanno inizio di qui i lunghi anni della vi­ta nascosta nella povera Casa di Nazareth, che l'Evangelista, con tocco semplice ed ispi­rato, tratteggia con queste brevissime paro­le: «Stava loro sottomesso... Cresceva in sa­pienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini». Con queste parole cala sulla vita della Sacra Famiglia il velo del silenzio fino alle Nozze di Cana, quando Gesù ha trent'anni. Non occorre però fantasticare molto per comprendere che Maria, durante tutti questi anni, si è comportata da vera ma­dre, come tutte le madri del suo popolo, de­dicandosi interamente alle cure domestiche, proprie della donna capace di comandare e di accogliere con semplicità la sottomissio­ne del Figlio-Dio. Ovviamente la sua psico­logia femminile era ricca di intuizione, d'in­ventiva e di delicatezze nei momenti diffici­li. Come la più perfetta delle mamme, ella si dimostrò anche perfetta educatrice, for­mando Gesù ad affrontare la vita. Ella vede in lui riprodursi i propri lineamenti nella fisionomia umana e spirituale. Gesù è un ve­ro essere umano e va da sé ch'egli dev'esse­re allevato ed educato come tale da Maria e da Giuseppe. Ne consegue che i caratteri sa­lienti della Natura Umana di Gesù sono tri­butari alla fisionomia umana e alle virtù di Maria, come ogni altro uomo. Nel Cristo si trovano i caratteri della Madre, perchè l'a­zione di Maria non è limitata all'Incarnazio­ne, ma si protrae nell'esercizio concreto della maternità, che consiste nel tirare su il bam­bino e farne un uomo. L'infanzia, l'adole­scenza, la maturità di un figlio sono misteri che una madre non dimentica giammai e l'E­vangelista dice che «Maria conservava tutte queste cose nel suo cuore».

I primi balbettii di Gesù e il dolce appel­lativo di mamma sono riservati a lei. Quale sussulto nel suo cuore e quale motivo di me­ditazione e di estasi per lei: Dio che la chia­ma teneramente «mamma»!

Ovviamente, anche se l'atmosfera familia­re è impregnata precipuamente dalla presenza materna, che avvolge e riscalda tutti coloro che là dentro vivono, a questa vita ha parte­cipato in modo attivo Giuseppe. Egli è 1'uomo giusto prescelto da Dio come sposo, e cu­stode della Vergine, come padre putativo del Figlio di Dio e capo della Famiglia di Nazareth.

Anch'egli con Gesù e con la Vergine ha vis­suto la persecuzione, l'esilio, la povertà, il lavoro e il dolore.

Meditando sul quadro sublime della Fa­miglia di Nazareth a nessuno sfugge il pro­fondo contrasto con la famiglia della nostra società. È impossibile nascondersi che, nella maggior parte delle famiglie, oggi regna un completo sfacelo. Nascono le tensioni, non sempre dovute a cause economiche, sociali e demografiche, ma per lo più al perenne conflitto con le nuove generazioni e per il rap­porto tra uomo e donna. Esso è oscurato dal­la poligamia di fatto, dalla piaga del facile divorzio, dal cosiddetto libero amore. L'a­more coniugale è profanato dall'egoismo, da una relazione puramente carnale, dalla infe­deltà coniugale, dagli usi illeciti contro la generazione, dalla soppressione dei figli an­cor prima di nascere, dalla emarginazione de­gli anziani. Tutto ciò si ripercuote sull'edu­cazione dei figli, che insoddisfatti dell'ambiente familiare e delusi, si danno alla con­testazione, alla droga e fuggono da casa. Ecco il messaggio della Famiglia di Naza­reth alla famiglia d'oggi: Sia la vostra casa una piccola chiesa «dove regni fede e preghie­ra»; non dimenticate la corona «dolce cate­na che rannoda a Dio» e rinsalda la comu­nione familiare. Non fate del male ai vostri figli, anche a quelli che sono ancora nel se­no materno. Non li educate a furia di strilli e percosse, ma col vostro esempio, con pa­zienza ed amore. Ragionate con loro, riflet­tendo che per essi la vita si apre con prospet­tive diverse dalle vostre. Il mondo cammina e non si è fermato ai vostri tempi lontani. Di­mostrate di aver tanta fiducia nei vostri fi­gli; non intralciate in essi il piano di Dio, che a volte li chiama al suo servizio proprio quan­do state facendo sogni e progetti per il loro avvenire. La chiamata di Dio è un dono che non li strappa al vostro affetto.

Par che dica la Vergine: il mio Gesù nel tempio fu preso tra le braccia di due vegliar­di: Simeone ed Anna, che gioirono al suo contatto e furono lieti di morire dopo aver­lo stretto al cuore. Ebbene, date ai vostri anziani la gioia di stringere al cuore i loro ni­potini, non li chiudete nelle così dette "Ca­se di Riposo", teneteli in famiglia. Tra gli anziani ed i piccoli si intreccia una unione in­tima di amore e comprensione davvero me­ravigliosa!

Infine dal Vangelo, dove si narra il mira­colo delle Nozze di Cana, col quale Gesù tra­mutando l'acqua in vino, simbolo del suo Sangue, elevò il matrimonio a sacramento, ci giunge un altro messaggio da Maria. So­no le ultime sue parole che troviamo scritte nel libro santo: «Fate quello che egli vi di­ce!» A tutte le famiglie d'oggi, la Vergine di­ce: «Non scacciate Gesù dalla vostra casa, fate quello ch'Egli vi dice e sarete felici».

Con il Sangue Prezioso che il Figlio tuo ha preso da te, o Madre, aspergi la nostra famiglia; con le gocce del suo Costato tra­fitto segna le nostre case. perchè la nostra vita familiare sia ricca di virtù a imitazione della santa Famiglia di Nazareth. 

23. LASCIATE CHE I PARGOLI VENGANO A ME

«Ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia». Os. 11,4

La gioia di Maria nel dare alla luce Gesù fu veramente immensa. Ella lo generò in un'estasi di fede e di amore, perché lo concepì nella sua anima prima che nel suo seno. Con quanta delicatezza lo avvolse nei poveri pan­ni, lo adorò, lo strinse al suo cuore, lo mo­strò a Giuseppe, ai pastori, ai Magi! La gioia di Maria si riflette nei nostri cuori, che, dopo tanti secoli, celebriamo la umana Natività di Cristo, come la festa più suggestiva della Fa­miglia. In ogni casa veramente cristiana, quando viene alla luce un bambino, il pen­siero corre spontaneo alla Culla di Bethlem. «Purtroppo - dice Pio XII - a tanta esultan­za di Maria fa subito eco uno straziante do­lore nel suo cuore. Un amore sconfinato, un dolore sconfinato! Dietro il legno della man­giatoia, s'innalza gigante il legno della croce! »

La nascita di Gesù da Maria non è come quella che avviene dalle altre madri; la sua Maternità porta con sé il germe della Reden­zione e la sua piena cooperazione ad essa. Ge­sù nasce Sacerdote ed Agnello Divino, de­stinato alla immolazione; nasce già Salvato­re e Redentore. Egli è destinato al Calvario e Maria è chiamata ad essergli accanto per soffrire con lui. Ella sa che Gesù non è solo suo, ma appartiene a tutta l'umanità, che da secoli lo attende. Lei stessa lo deve offrire per il sacrificio e la morte!

Quante mamme, come la Vergine, si tur­bano e trepidano al pensiero di ciò che il do­mani potrebbe serbare a quel pargolo, che ine­briate di amore, stringono al proprio seno! Per Maria la croce è una certezza, non un dub­bio, ma è anche via per divenire la Madre di tutti noi, fin dalla nostra nascita. La Tradi­zione cristiana ci presenta Maria quasi sem­pre col santo Bambino stretto fra le braccia. S. Gaspare fu il primo, e forse l'unico, ad uni­re il Mistero della nascita di Gesù a quello del suo Sangue, quando volle che il Bambino in braccio alla Madonna levasse con la sua te­nera mano in alto il Calice del suo Sangue.

Maria non fu solo la custode di Gesù, ma custodisce nel suo cuore ogni neonato, lo guarda e lo difende come ha fatto col suo Ge­sù. Per questo ogni madre che porta una creaturina nel seno dovrebbe pensare a lei, invocarla, chiamarla anche presso la culla della sua creatura. Se Dio, nella creazione, ha fatto questa meraviglia tra le meraviglie, cioè il cuore di una madre, e vi ha messo den­tro un amore profondo, ostinato, pronto a tutti i sacrifici e a tutte le rinunce, cosa non avrà posto nel cuore della Madre sua e Ma­dre di tutti noi? Ogni Madre deve sentirsi par­ticolarmente da lei protetta e soprattutto deve affidare a lei la protezione dei suoi figli. Ma­ria ripete a tutte le Mamme l'invito di Gesù: «Lasciate che i pargoli vengano a me». Egli li vuole vicini perché innocenti e deboli, per­ché sono il simbolo al quale ci si deve con­formare - come vuole Gesù - per essere degni del Regno dei Cieli.

Il bambino vive di fede e di fiducia nei ge­nitori e ad essi si abbandona con totale di­sposizione, perché sa che lo amano. La sua vita è sacra fin dallo sprigionarsi sotto il cuo­re materno al momento del concepimento, né bisogna dimenticare che il concepimento di una nuova vita è un dono del Creatore e la conferma della cooperazione che l'uomo dà a Dio nella creazione.

Il bambino è sorgente di speranza, fa com­prendere ai genitori lo scopo della loro vita, è il frutto del loro amore, stringe più tena­cemente il legame che si giura all'altare, in­vita a guardare con fiducia al futuro. Quan­ta gioia sprigiona anche nel cuore dei geni­tori un bambino che con loro si sente felice anche per piccole cose! Il bambino - dice Giovanni Paolo II - è il punto nevralgico intorno al quale si forma o si spezza la mo­rale della famiglia, della società, delle nazioni.

Una volta le mamme, non appena il loro bimbo era in grado di comprendere e di bal­bettare le prime parole, gli insegnavano a re­citare l'Ave Maria.

L'infanzia diventa fanciullezza, la fanciul­lezza adolescenza, la vita diviene più diffici­le. Quella creatura sente man mano e sem­pre di più il bisogno di stringersi alla sua mamma e di sentirsi da lei protetto. Nella ma­turità e perfino nella tarda età, ricorderà sempre quel volto dolcissimo chinato su di lui e la preghiera che gli ha insegnato.

Quanti bambini sfortunati, o crudelmen­te abbandonati, vittime di egoismi e di divi­sioni incoscienti, «chiusi» in quegli agglome­rati chiamati orfanotrofi e case dell'infanzia, o addirittura in carceri minorili, sognano ma­dri mai conosciute, che li prendano in grem­bo, come gli altri bambini, li stringano al cuo­re, gli cantino una nenia e versino sul loro capo dolci e confortanti parole d'amore! Essi non potranno mai ricordare quella dolce pre­ghiera, perchè nessuna mamma gliel'ha in­segnata. Di essi Maria è l'unica Madre che ripete ad ognuno le parole di Dio: Può for­se una madre dimenticare il suo bambino al punto di non aver pietà del figlio del suo se­no? E Maria aggiunse: Anche se la tua mam­ma terrena ti ha abbandonato e dimenticato, io non ti abbandonerò e dimenticherò giam­mai. Sarò io la tua mamma, corri tra le mie braccia, ti cullerò, ti bacerò, ti parlerò carez­zandoti come facevo col mio Gesù. Desidero che tutti i pargoli vengano a me, ma desidero che più degli altri, tu orfanello, venga tra le mie braccia, perché io sono la Madre degli orfani.

È Maria che esorta chi, sulla terra, fa le veci delle loro madri, sia parenti che educa­tori, a guidarli con amore a lei, che gli inse­gnino quella dolce preghiera e infondano nei loro cuori, vuoti di affetto, ad avere fiducia. Sarà la via della loro salvezza e anch'essi un giorno potranno ricordare con riconoscen­za, chi gli ha insegnato quella soave pre­ghiera.

Ave Maria! Se è bella 1'Ave Maria del bambino, è soffusa di commozione 1'Ave del vegliardo e del morente; anche allora 1'Ave è la nota dolcissima che unisce nei ricordi e nella speranza i due volti indimenticabili della madre terrena e della Madre celeste: sono en­trambe una realtà di amore, di difesa, di dol­cezza, di conforto, di salvezza.

Vergine immacolata, da te il Dio Santo si è degnato nascere bambino; nelle tue brac­cia il Dio Forte ha voluto riposare: insegna­ci ad accogliere e ad amare i piccoli e a nu­trirli col sangue del nostro sacrificio offerto con te sotto l'Albero divino della Croce.

24. IL MESSAGGIO DI MARIA AI GIOVANI D'OGGI

«La gioventù è lieta e serena perchè ha un gran­de amico e fratello: Cristo Gesù». Giovanni Paolo II

Cosa può significare la Madonna per la gioventù contemporanea?

Sono i giovani stessi a rivelarci l'esistenza d'un rapporto vitale con lei, che non è frut­to di reminiscenze infantili, ma d'una ricer­ca sofferta. Per essi l'immagine di Maria è di piena attualità se la considerano, com'è doveroso e logico, nel contesto globale del Mistero di Cristo, perché lei saprà certamente cogliere le loro domande, aspirazioni, esigen­ze, preoccupazioni e darne risposta.

La posizione dei giovani davanti alle scel­te definitive della vita è oggi quella dell'in­certezza. Essi chiedono alla Chiesa: «Prati­camente, cosa vuol dire oggi essere cristia­ni?» È dunque estremamente necessario pre­sentar loro la figura possente e sconvolgen­te del Cristo, non come uno dei tanti modelli

di vita, ma come l'unico capace di offrire va­lori veri e non banali di vita per una conni­venza sociale, che conduca con sicurezza al­la vita eterna. Il giovane ha bisogno d'una fede salda e d'una incondizionata adesione al Cristo, anche se Egli è segno di contrad­dizione.

La Persona ideale che riassume e incentra in sé la scelta radicale di Cristo, il s( alla Pa­rola di Dio, è la Vergine. La sua grandezza non sta soltanto nel concepimento biologi­co del Figlio di Dio, ma soprattutto nell'a­pertura totale del suo cuore ai Misteri divi­ni. Il suo sì è un fatto coraggioso di fede, di amore, di incrollabile speranza in Dio.

Altra caratteristica della gioventù sta sen­za meno nella ricerca affannosa del signifi­cato globale della vita. Oggi essi non accet­tano quasi mai la scelta dei loro Padri. Do­po le esperienze illusorie della contestazio­ne, del consumismo, della droga, della libertà sessuale, insoddisfatti e delusi, domandano alla Religione risposte sicure circa i proble­mi assillanti della vita, del dolore, della mor­te. È perciò essenziale presentar loro il Cri­sto, che, con la sua morte sulla croce, ha riscattato dalla illusione ed aberrazione che porta in noi l'orgoglio e il peccato e far com­prendere che il cuore dell'uomo potrà esse­re appagato solo da Lui, che, riscattandoci col suo Sangue, ha immesso nelle nostre ani­me il germe della figliolanza di Dio.

Sotto questo aspetto Maria attrae irresi­stibilmente il cuore dei giovani, perché è l'u­nica creatura che ha realizzato in sé piena­mente il Cristo e la sua redenzione. Essa è chiamata nel Vangelo beata, cioè pienamente benedetta da Dio, ricca di salvezza e felici­tà, perché, attraverso il Mistero del Cristo, ha raggiunto il compimento delle sue aspi­razioni. La vicenda della Vergine illumina, guida e accompagna il cristiano nel suo cam­mino dall'inizio fino al suo compimento.

Altra aspirazione genuina e logica della gioventù è quella di influire efficacemente nell'andamento della società, collaborare alla formazione d'un mondo nuovo e dinamico, libero e giusto. Cristo è non solo il perfettis­simo protótipo, ma il vero leader della do­nazione totale di Sé all'umanità; immolan­dosi egli ha portato alla vera liberazione ed ha restaurato il Regno di Dio, sicché può essere chiamato davvero l'autentico rivoluzio­nario della storia umana. Non certo nel sen­so dei demagoghi moderni, ma immettendo nuovi germi nelle coscienze e cioè: - Dio, fra­tellanza universale, amore verso i nemici, ser­vizio per i fratelli, disponibilità a patire violen­za e morte per la causa del Regno di Dio - e dando il suo Sangue e non quello degli altri.

Maria è stata chiamata da Dio stesso a coo­perare a questa missione liberatrice e vi ha profuso tutte le sue energie. 1 giovani soprat­tutto non possono rimanere indifferenti al canto del Magnificat, canto giovanile di Ma­ria, canto di esaltazione e riconoscenza a Dio, canto di gioia che celebra la salvezza dell'u­manità e l'avvento della Giustizia divina.

Infine non bisogna dimenticare che i gio­vani sono spinti fortemente a fare comunità con gli amici, che la giovinezza è legata al­l'amore e al cocente bisogno di crearsi una famiglia secondo il proprio ideale e non co­me cercano di imporlo gli altri. Ebbene, que­sti problemi trovano una logica realizzazio­ne nella Chiesa, che è la Società dei Reden­ti, uniti nel vincolo dell'amore di Cristo, che col suo Sangue ci ha resi fratelli e nella quale, col suo Testamento dall'alto della croce, ha posto Maria, come la Madre in un foco­lare domestico, affinché mantenga viva la fiamma della fede, vegli, protegga, difenda e, soprattutto, circondi del suo amore.

Nel cuore dell'uomo, e dei giovani in par­ticolare, brucia perennemente il desiderio d'amare e d'essere amati, l'impulso di get­tarsi nelle braccia d'una madre e versare nel suo cuore ogni pena.

È nel cuore di Maria che i giovani trove­ranno senza dubbio la risposta ai loro inter­rogativi e alle loro richieste ed il sostegno nel­le prime amarezze e sconfitte.

I giovani confidino a lei anche le loro gioie affinché, questa dolcissima Madre le bene­dica e le moltiplichi.

Vergine Maria, il Verbo che tu hai gene­rato in forma umana ci ha rivelato il Miste­ro del Padre e il mistero dell'uomo, mediante la follia della Croce: rendi i nostri giovani capaci di costruire un mondo migliore con una vita d'amore fino all'estremo. 

25. MARIA SUBLIME IDEALE DELLA DONNA D'OGGI

«La dignità che la Redenzione ha conferito a tutte le donne, si realizza in modo incomparabile in Maria. Ella è il modello di ogni donna veramen­te libera». I Vescovi degli Stati Uniti

«Maria è la donna nuova, accanto al Cri­sto l'Uomo Nuovo, nel cui Mistero soltanto si può trovare la vera luce del mistero del­l'uomo d'oggi. A questi, tormentato tra l'an­goscia e la speranza, la Vergine, contempla­ta nella sua vicenda evangelica, offre una vi­sione serena e urna parola rassicurante: la vit­toria della speranza sull'angoscia». Sono pa­role di Paolo VI, che così continua: «Maria è perciò da proporre in modo particolare co­me esempio alla donna d'oggi. Ella come ver­gine, come sposa, come madre è il tipo emi­nente di ogni condizione femminile».

La donna contemporanea, che desidera partecipare con potere decisionale alle scel­te della Comunità, contemplerà con intima gioia Maria, che elevata al dialogo con Dio, dà il suo assenso attivo e responsabile a quel­l'Opera dei secoli - com'è giustamente chia­mata l'Incarnazione del Verbo - e constate­rà che la scelta verginale da parte di Maria non fu atto di chiusura ad alcuno dei valori matrimoniali, ma una scelta coraggiosa per consacrarsi totalmente all'amore di Dio e al suo servizio; constaterà con lieta sorpresa che Maria, pur abbandonandosi ciecamente al­la volontà divina, fu tutt'altro che donna pas­siva e remissiva, ma donna che proclamò co­raggiosamente che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i po­tenti del mondo.

La donna d'oggi riconoscerà in Maria la donna forte, che conobbe povertà ed esilio, che sostenne nella fede la Comunità di Cri­sto, e la cui funzione materna si dilatò tanto sul Calvario da prendere dimensioni uni­versali.

La Chiesa ha sempre proposto Maria come modello alla donna di tutti i tempi per la sua totale adesione alla Volontà di Dio, perchè fu la prima e più perfetta seguace di Cristo e per il ruolo da lei avuto nel Mistero della salvezza.

Mentre fino a non molto tempo addietro la Storia era considerata soprattutto opera dell'uomo, oggi invece sta diventando sem­pre più cosciente la funzione che spetta alla donna in particolare, anche nella storia e nel­la vita della Chiesa... Per questo la Comu­nità cristiana, e la donna in particolare, può guardare a Maria come alla donna che sta alla svolta decisiva della storia della salvezza.

La donna vera sa credere ed amare; quan­do con un gesto di amore pone la sua mano in quella di Cristo, il suo potere non ha li­miti, purchè sappia impegnarsi totalmente come la Vergine.

Nella Vergine vediamo la donna forte lun­go la salita del Calvario e ai piedi della Cro­ce a testimoniare la sua fedeltà alla scelta fat­ta, aderendo al messaggio di Cristo, mentre l'uomo è fuggito, ha rinnegato, ha tradito. Ella crede con tutto il coraggio di cui il cuo­re umano è capace, ed ama con una fortez­za che ha dell'incredibile. Anche se dal Van­gelo non appare esplicitamente, Maria, do­po la Resurrezione, è la vera animatrice del­la nuova Comunità Cristiana, perchè non so­lo ha dato la vita a Cristo, ma è divenuta anche la vera madre dei viventi in Lui. Per que­sto non potrà mai venire meno la sua pre­senza nella Chiesa.

Ispirata dalla sua sublime immagine, in­contriamo anche oggi la donna forte nelle madri generose, in tante sorelle vigili e so­lerti, in tante ragazze pure fino all'eroismo ed al sangue, in tante donne consacratesi al­l'assistenza dei malati, degli orfani, degli ab­bandonati ed emarginati, nelle Missioni ed ovunque c'è bisogno di aiuto, conforto, amore. Una delle virtù piú eccelse della donna sem­bra essere quella di scoprire la forza del suo amore ed il suo eroismo proprio al momen­to in cui su di lei si abbattono le prove più dure. È certamente un dono questo, che non può davvero derivarle solo da doti umane. Sicuramente vi è in lei quel dono e quella gra­zia che il Martire del Golgota infonde quan­do ella deve, come Maria, affrontare il dolore.

O Vergine santa, tu sei la Vigna che ha pro­dotto il Grappolo che inebria e la Terra che ha fatto spuntare la Spiga che nutre: aiuta tutte le donne a divenire veramente libere nel servizio e nel dono di sé. 

26. LA VERGINE DEGLI UMILI E DEI POVERI

« Il Signore saziò il desiderio dell'assetato e l'af­famato ricolmò di beni». Sal. 107,9

Più che guardare a Maria come a creatu­ra privilegiata bisogna studiarla in ciò che la rende a noi più vicina. Una Madonna regale e benefattrice, che distribuisce dall'Alto gra­zie in cambio di preghiere ed omaggi, sem­brerebbe più fatta per calmare la disperazione dei poveri e consacrare la loro passività che a promuovere la loro dignità umana. Si di­menticherebbe così che il Magnificat è il can­to degli umili e dei poveri e che la voce che in esso vibra non è soltanto quella di Maria, ma di tutta l'umanità cristiana; è l'annun­cio della venuta di Gesù, povero per eccel­lenza, rigettato, costretto a nascere in una stalla, senza un sasso sul quale posare il ca­po stanco, morto nudo e dissanguato per es­sere così contemplato nei secoli. Si dimenti­cherebbe anche che gli umili ed i poveri formano un corteo, con alla testa Cristo e Ma­ria, che grida a Dio la propria disumanizza­zione.

Il Concilio Vaticano II, contro l'eccessi­va idealizzazione della figura di Maria, ha presentato come base la sua vicenda storica di stirpe di Adamo. L'elevazione a Madre di Dio e l'immunità dalla colpa originale non l'hanno sottratta alla condizione umana di sofferenza, povertà e limitazioni. Lei stessa, nel Magnificat, loda e ringrazia l'Onnipoten­te, perché ha guardato alla «miseria» della sua serva, cioè alla sua nullità, alla sua uma­na bassezza, alla sua umiltà, alla sua pover­tà, al suo nascondimento. Maria infatti, per la sua condizione sociale, si allinea alle clas­si più umili del suo popolo e si sente con es­se solidale, perché ha sperimentato la loro condizione ed ha impegnato tutta la sua vi­ta per accogliere e donare particolarmente a loro il suo Gesù, Salvatore dei poveri. Nel suo volto dunque si rispecchia il volto sof­ferente di milioni di esseri umani in condi­zioni di vera e propria schiavitù.

Tutto ciò, l'hanno compreso i cristiani d'oggi, più di quelli del passato. Essi stanno

scoprendo la vera immagine di Maria nella genuinità del Vangelo; alla scuola di Cristo, ella è venuta a portare nella storia un fermen­to di liberazione per rovesciare i potenti e li­berare gli umili. Il piano di Dio rimarrà in­compiuto fino a quando ci sarà chi rimane sul trono della superbia e dello strapotere e chi è costretto a fare da sgabello ai suoi pie­di. I cristiani d'oggi cominciano a compren­dere da quale parte è Cristo, che, pur essen­do di Natura divina, umiliò se stesso fino a noi, divenendo uno di noi, e facendosi ob­bediente fino alla morte di croce.

«Vergine dei poveri» è un appellativo che non va inteso in un senso esclusivamente eco­nomico, perchè è denso di spiritualità bibli­ca e cristiana e del tutto corrispondente alla sensibilità contemporanea. Il povero è chia­mato a testimoniare una liberazione profon­da e a disvelare il vero significato ed il pre­gio della povertà nella costruzione del Regno di Dio, essendo la povertà una componente essenziale della salvezza. Basti in proposito ricordare la parabola evangelica del ricco Epulone e la terribile frase di Gesù: « È più facile che un cammello entri per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli».

Se da una parte il dovere del cristiano d'og­gi è quello di porre riparo alle ingiustizie che creano un trauma irrimediabile tra le classi sociali e gettano interi popoli nella fame e nel­la miseria più nera, dall'altra parte è dove­roso anche guardare alla luce del Vangelo, come il Cristo ha nobilitato la povertà. Egli ci ha insegnato, infatti, che essa non va con­siderata soltanto come un castigo ed una umi­liante condizione di servaggio, ma può esse­re anche una libera scelta ed una disposizio­ne interiore per seguire più liberamente il Cristo.

La condizione di povero, scelta da Cristo, vuol significare una predilezione di uno sta­to di umiltà, in contraddizione alla superbia, causa di ogni male; nell'umiltà, nella pover­tà e nella sofferenza, Egli volle far propria la preghiera dei poveri e trascinare alla sua imitazione quella schiera innumerevole di santi, a cominciare dalla Vergine, che volle­ro sulla terra consacrarsi a Lui e a Lui ren­dersi più simili.

Il Signore non chiama tutti a questa rinuncia eroica e, purtroppo, vi saranno sempre poveri tra di noi. Essi saranno però sempre i prediletti di Dio e gli eredi del suo Regno; Maria accoglierà il loro gemito e li sosterrà nel faticoso cammino d'ogni giorno.

Il canto della tua povertà di Serva, o Ma­ria, fece eco all'inno del tuo Cristo che di­venne povero informa di schiavo, e fu la vit­toria della Croce: metti in noi gli stessi sen­timenti che furono in Gesù, e i poveri del mondo vedranno la salvezza. 

27. NEL CUORE DELLA VERGINE OGNI UOMO CHE SOFFRE

«Ovunque un uomo soffre, là è Cristo che sof­fre al suo posto». Giovanni Paolo II

Ovunque un uomo soffre, lì è Cristo che soffre, è Maria che soffre, perché il Mistero del Crocifisso è anche il Mistero dell'uomo che deve salire il calvario della vita.

Pilato, mostrando Gesù flagellato e coro­nato di spine, grida al popolo imbestialito: «Ecco l'Uomo!» Non crediamo di esagerare se anche noi, mostrando l'uomo di oggi e di sempre, dilacerato dal dolore e stretto dalla morsa della sofferenza, diciamo le stesse pa­role di Pilato: Ecco l'uomo! Sorge la con­vinzione che nella vita mondiale vadano riaf­fermandosi quotidianamente forme antiche e nuove di dolore, sia a livello sociale che in­dividuale: è una litania angosciosa senza ter­mine! La sofferenza non sta solo nel male fisico - malattie incurabili, fame, miserie, vio­lenze, torture - il dolore dell'anima può es-

sere ben più terribile di quello del corpo: in­giustizie, inganni, tradimenti, calunnie. An­cor più amare le sofferenze che ci vengono inflitte da persone amate e beneficate, da ge­nitori, figli, parenti stretti a noi dal vincolo del sangue o da amicizia. Fu proprio questo dolore che lacerò il Cuore di Cristo, rinne­gato e tradito dai suoi e dall'umanità per la quale donò il suo Sangue.

Il sogno di una società felice mediante il progresso tecnologico, promesso dagli uto­pisti contemporanei, è ormai tramontato. Nessuna teoria sociale può eliminare la sof­ferenza umana; la scienza, anche se ha fatto davvero progressi meravigliosi ed è riuscita a lenire il dolore, non potrà mai eliminarlo del tutto.

Perdute così le speranze umane, quando si è attanagliati dalla sofferenza, rimane sol­tanto Cristo, Colui che può esaudire i nostri desideri e realizzare le speranze umane: ac­canto a lui il dolore dell'uomo assume tut­t'altra dimensione.

Cristo si è presentato all'umanità come l'Uomo dei dolori, perché, pur essendo Dio, ha sofferto più di ogni altro essere umano al mondo e ci ha detto chiaramente che, sul suo esempio, ogni uomo può seguirlo solo portando come lui la propria croce. Questo concetto ribadisce l'Apóstolo Paolo dicen­doci quanto sia necessario per la nostra sal­vezza essere confitti alla croce con Cristo; an­zi, questo è un privilegio che ci fa assurgere alla dignità di figli di Dio e, col Cristo, coe­redi del Cielo.

Accanto al Cristo sofferente non manca mai la presenza della Vergine, associata pe­rennemente al Mistero dei suoi dolori. Per comprendere, almeno in parte, le sue soffe­renze è necessario meditare profondamente tutte le vicende umane della sua vita, dalla nascita di Gesù fino al Calvario, dove il suo strazio raggiunge l'apice d'ogni umano mar­tirio. E, per volere del Cristo stesso, ella co­m'è associata al Mistero dei dolori del Figlio, cosí è associata al mistero del dolore uma­no, perciò sente nel suo cuore le nostre pe­ne, come sentí quelle del suo Gesù. Maria è presente nel mondo ovunque si soffre: è accanto al letto degli infermi negli ospedali ed in ogni casa; è accanto agli emar­ginati, ai carcerati, ai torturati e allo sterminato stuolo di chi muore per fame. Ella sa cosa voglia dire stringere fra le braccia il cor­po di un Figlio trucidato! Con la sua sensi­bilità materna non solo ci rende più leggero il dolore e ci dà forza per sostenerlo, ma ce lo fa anche comprendere.

Quando l'uomo sopprime nella sua co­scienza la voce misericordiosa di Dio, Egli parla al suo cuore con la voce del dolore, la voce della croce, voce ultima, voce definiti­va, che ha la capacità di lacerare il cuore più ostinato. Il dolore, alla luce della fede, è dun­que anche un momento della Grazia, perché allora Dio penetra con tutte le sue forze nel cuore del peccatore con la tenerezza di un Pa­dre. Maria ci fa comprendere che il dolore non sempre è un castigo. Anche i credenti, a volte, non hanno tanta fede e tanta umiltà da saper riconoscere nella mano crudele del prossimo, la mano misericordiosa di Dio. È Cristo che ci dà il privilegio di completare in noi le sue stesse sofferenze, di cooperare al­la nostra stessa redenzione, offrendo a Dio la cosa unicamente nostra: il dolore.

Il dolore così inteso acquista un valore enorme. Dai deboli, dagli inabili, da coloro che sembrano i rifiuti della società, si spri­giona una sorgente inesauribile, una ricchez­za ineguagliabile: i sofferenti sono la forza insuperabile che sostiene la Chiesa, che sal­va la società. Coloro che più degli altri han­no compreso l'immenso valore della soffe­renza sono i santi, i quali non solo hanno sempre accettato con gioia il dolore, ma han­no chiesto costantemente al Signore di pati­re sempre di più per essere più simili a lui e per attirare la sua misericordia sul mondo.

Il dolore diventa sublime quando, sull'e­sempio di Cristo, fa perfino scaturire dal no­stro cuore il perdono per chi ce lo procura. È un eroismo che solo Cristo Crocifisso ci ha insegnato e può donarci la grazia di compiere.

Maria, ai piedi della croce, è la Donna del dolore, la Regina dei martiri, che ci assicura la vittoria sull'angoscia ed apre al sofferen­te una visione di speranza e di gioia. Nello stesso martirio del cuore ella ci fa pregusta­re quella bellezza del cielo, che attende chi sulla terra unisce le proprie pene a,quelle di Cristo.

La parola della croce lacerò il tuo cuore, o Madre purissima, e tutto il tuo dolore fu per noi: svelaci la fecondità di ogni soffrire con Cristo per la Chiesa e per il mondo. 

28. NELL'ORA DELLA NOSTRA MORTE

«Ella morì perchè il nostro Signore e Salvatore morì... Ma la sua morte fu un semplice fatto, non una conseguenza». Card. Newman

Fino alla venuta di Cristo l'anima umana è ancora dominata dalla morte, castigo e con­danna, perché frutto del peccato e della ma­ledizione. Dietro il potere della morte si an­nida il regno di Satana «omicida fin dalle ori­gini». Il Figlio di Dio è venuto per abbatte­re il regno del peccato e della morte: i gesti salvifici e le opere di vita di Cristo, che gua­risce i malati e risuscita i morti, rivelano ch'Egli è la Resurrezione e la Vita e che da­vanti a Lui la morte retrocede. Ma è sulla cro­ce che l'affronta decisamente e la sconfigge per sempre. Sebbene la morte sia conseguen­za del peccato, Gesù, senza macchia e col­pa, vi si assoggetta liberamente. Nella Pas­sione e morte di croce egli esprime il suo su­premo amore redentorè: il suo amore per noi culmina nell'abbassamento fino alla soffe­renza, all'agonia, alla morte. Gesù moren­do non solo ha distrutto la morte, ma l'ha addirittura sublimata, perchè ha fatto del momento della nostra morte corporea, il mo­mento della nostra personale redenzione, in quanto espressione del nostro amore croci­fisso per il Redentore, della radicale rinun­cia al peccato e di totale espiazione. Accet­tandola con sottomissione, anzi con amore, offriamo a Dio l'annientamento del nostro essere terreno per affidarci con fiducia inte­ramente nelle sue mani.

Maria, in quanto immacolata, non può aver subìto la morte per castigo del peccato, ma neppure fu preservata dal destino di tut­ta la umanità. Siccome la sua preservazione dal peccato fu conseguenza del sacrificio di Cristo, così la sua consacrazione a Dio e l'as­similazione in tutto al Figlio, comportò an­che in lei la morte corporea. La «dormizio­ne di Maria» nel Signore ebbe tuttavia tut­t'altra dimensione, perchè fu un sublime at­to di amore, una consumazione del suo es­sere corporeo, quale olocausto d'amore a Dio, l'esempio più bello della vera morte cristiana.

Fu nello stesso tempo per noi l'attuazione della promessa della resurrezione della car­ne che un giorno si verificherà per tutti e che per la Vergine si è realizzata istantaneamente.

Non si può parlare di vera morte cristia­na senza una fede incrollabile nella Resur­rezione, senza questa certezza sarebbe vana la nostra fede e tutta la nostra religione. La vittoria di Cristo sulla morte è la vittoria di tutti noi sulla morte. L'anima è stata creata per spogliarsi un giorno di tutte le strettezze della terra e librarsi nell'eternità: è fatta per contemplare le bellezze di Dio e godersele. L'anima è fatta per cantare l'inno sublime della vita: Ho sete della vita eterna, o Dio, quando vedrò il tuo volto? S. Paolo escla­ma: «Il mio vivere è Cristo e morire è un gua­dagno», perché la morte di Cristo è la vita di tutti.

Guardando alla morte, nella luce di Cri­sto, essa non costituisce più l'enigma scon­certante della nostra vita, perché di fronte a certi eventi inesplicabili, Cristo ci dice che proprio là, dove i nostri occhi scorgono se­gni di dolore e di disfacimento, è il germe del­la vera vita e della gioia: Questo spiega l'anelito dei Santi: soffrire e morire per vedere il volto del Signore. Quel che importa non è la morte in se stessa, o il dove e il quando, ma come si muore, perché la morte dei giu­sti è preziosa al cospetto del Signore. È vero che anche i giusti, i santi, le anime pie, non di rado tremano davanti al mistero della mor­te. È la natura umana, che, nel suo istinto, vi si ribella; ma il terrore può essere supera­to con l'abbandono nelle braccia di Cristo Misericordioso e affidandosi alla intercessio­ne della Vergine.

Maria è Madre per tutta la nostra vita, ma lo è ancora di più nel momento supremo della nostra esistenza terrena. Ella è dovunque si soffre e si muore, ella raccoglie le anime ovunque un male implacabile e le cattiverie umane o le guerre seminano la morte. La ric­chezza del suo cuore materno, specialmente in quel punto, non ha limiti.

Quanti episodi, tratti in particolare dalla vita dei santi e forse anche dalla nostra espe­rienza o per diretta conoscenza, e dalla sto­ria dei grandi peccatori, che, pur non creden­do a Cristo, attratti dalla dolcezza di Maria, diventano suoi figli e ritrovano, grazie a lei,

il Cristo Redentore nell'estremo momento della vita!

Ecco perchè, al Saluto Angelico, la Chie­sa ha voluto aggiungere: «Prega per noi pec­catori adesso e nell'ora della nostra morte».

Mostriamo ai moribondi, in un momento così decisivo, le dolci immagini di Gesù Cro­cifisso e della sua Madre Santissima, ponia­mo nelle loro mani la corona del Rosario, preghiamo con loro e per loro ed essi si ad­dormenteranno serenamente nel Signore.

Vergine Maria, terminata la tua vita ter­rena che fu tutta un olocausto, consegnasti il tuo spirito nelle mani del Figlio in un su­premo atto d'amore: assistici nell'ora della nostra morte e ristoraci con la rugiada del Costato trafitto. 

29. CAUSA DELLA NOSTRA LETIZIA

«Maria, vicina al Cristo, ricapitola in sé tutte le gioie; essa vive la gioia perfetta promessa alla Chiesa». Paolo VI

Sembrerebbe fuori posto parlare di gioia in un mondo dove campeggiano di prevalen­za lacrime di oppressi, giusti maltrattati, gen­te torturata, uccisioni, rapimenti, fame, ma­lattie e guerre che seminano stragi e morte. Dov'è la gioia?

Eppure Dio ha creato l'uomo per la feli­cità, ha inondato il creato di meraviglie per lui e l'ha posto nell'Eden, luogo di incante­vole bellezza. Dov'è amore è anche gioia; e Dio, che è oceano d'amore, è anche un ocea­no di gioia. Non solo nella creazione, ma an­che nella storia della salvezza si rivela sempre di più fonte di gioia viva e genuina. Quali cantici più meravigliosi e traboccanti di gioia di quelli che leggiamo nella Bibbia? È tutto il creato che si unisce all'uomo nel narrare con gioia le meraviglie e la immensa bontà del Creatore! Il popolo eletto, solo quando pri­gioniero e schiavo, è lontano dalla sua ter­ra, depone le cetre ed ammutolisce: «Come possiamo cantare in terra straniera, dove non si adora il nostro Dio?» Ecco dunque che la vera felicità erompe solo dall'unione con Dio. È lui che dice al suo popolo: «Questo gior­no è il giorno del Signore vostro Dio, non fate lutto e non piangete, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Però è solo con la venuta di Cristo in mez­zo a noi che la gioia si realizza nel mondo. «Rallegrati» è la prima parola dell'Angelo a Maria, e l'anima della Vergine, traboccante di gioia per quanto Dio ha operato nel suo niente, esplode nel meraviglioso cantico del Magnificat, che trascina con lei tutto il suo popolo nella felicità. «Non temete, ecco io vi annuncio una grande gioia», dice l'Ange­lo ai pastori.

Tanta gioia non si limita alla nascita di Ge­sù, ma si irradia dalla sua Persona, nel cui volto prima la Vergine, poi i discepoli e tut­to il popolo riconoscono la fonte della gioia, che scaturisce anche dalle-sue parole e dalle sue opere. Annunzia il lieto Messaggio, pro­clama le beatitudini, perdona i peccati, con­forta, benedice. Gesù inizia la sua missione nella gioia di Cana, ovunque passa dona la sua gioia sanando ogni infermità e risusci­tando i morti. La gioia ch'Egli porta, più che di beni e di cose è il dono di Se stesso. Perfi­no nel giorno che precede la sua orrenda Pas­sione e Morte, Gesù prega per la nostra gioia: «Padre, ti prego, perché sia in essi la sapienza della tua gioia». Risorgendo dopo aver vin­to la morte e scacciato il «principe di questo mondo», appare ai suoi, li conferma nella fede e dona loro una gioia che nessuno po­trà togliere giammai.

«È vero, che nonostante fenomeni gran­diosi ed ineluttabili abbiano gettato scompi­glio nel mondo, e particolarmente nelle fa­miglie e in ciascuno di noi, anche sulla terra vi sono gioie semplici e schiette per l'uomo timorato di Dio: la salute, l'onesto benesse­re, la famiglia, l'amore coniugale, i figli, le vere amicizie, il lavoro, il riposo. Sono esse però gioie chiuse come in un vaso d'argilla che possono perdersi da un momento al­l'altro».

Qual è invece la gioia di Cristo? Contem­plare il Padre e le sue divine perfezioni: il suo Essere infinito, il suo Amore, la sua Bellez­za, la divina Purezza. La gioia di questa con­templazione forma il vertice della sua vita in­teriore. Nel suo Cuore arde costante il desi­derio di immolarsi per la gloria del Padre e per la redenzione dell'umanità, perché Egli ama immensamente il Padre ed ama immen­samente l'umanità: in lui quest'amore si con­cretizza nel dolore. «La tua nascita, o Ma­ria - canta la Chiesa - annunzia il gaudio al mondo intero! » Anche il gaudio di Ma­ria, in unione a quello di Cristo, è un fiore purpureo di sacrificio, perché lei è destinata a partecipare al martirio di Cristo. Ed è pro­prio attraverso questo sacrificio che ci comu­nica la gioia di Cristo. «Tu sei, o Maria, una visione di Paradiso, gaudio senza fine, cau­sa della nostra letizia, perchè hai generato per noi la salvezza». Così afferma Giovanni XXIII.

Quanta gioia inondò il cuore di Maria la contemplazione del Figlio di Dio, lo stringer­lo e nutrirlo al suo seno, amarlo e adorarlo! Quanta gioia la corrispondenza piena di Gesù, vedere le sue braccia tese verso di lei, sen­tirsi da lui chiamare teneramente «Mamma» e vederlo sereno dormire sulle sue ginocchia! Ella sapeva d'essere una Madre privilegiata e la prima creatura redenta dal Sangue che il Figlio cominciò a versare appena otto gior­ni dopo la nascita, nella Circoncisione. Seb­bene la visione del Calvario facesse sobbal­zare il suo cuore, godé trent'anni nella casa di Nazareth col suo Gesù.

Alla scuola di Maria noi apprendiamo co­me si gustano le gioie divine. Anche a noi, come a Lei, verrà la gioia nella contempla­zione di Cristo, nel dare con Lui gloria a Dio, nel sacrificio, nella povertà, nell'annichili­mento. Cos'è la gioia cristiana se non la par­tecipazione spirituale alla gioia insondabile, insieme divina e umana, che è nel Cuore di Cristo glorificato?

Nessuno è escluso dalla gioia di Cristo, ma quanti non la conoscono, quanti la rifiuta­no e preferiscono vivere nella disperazione! Essi non arrivano a comprendere che la vita è gioia finché è pura bellezza di Dio!

Chi è lontano da Dio, finché non fa a Lui ritorno, non può comprendere quanta gioia

porti il suo perdono e quanta festa si fa in Cielo per un peccatore pentito. Il vero cri­stiano non può tacere, non deve tacere il mes­saggio di gioia portato da Cristo e deve, con la sua presenza, esempio e parola, trasfon­derlo nel cuore di chi soffre moralmente e fisicamente. Deve dimostrare che il cuore che l'accetta si sentirà sopraffatto dalla immen­sa bontà di Dio e sentirà scaturire dentro di sé una forza nuova ed arderà sempre di più di sete per lui. Unica sventura non è né il do­lore, né la morte, ma non conoscere l'amo­re e la gioia di Cristo. È indispensabile vive­re nella Chiesa di Cristo, dove, ad opera dello Spirito Santo, non ha mai cessato di zampil­lare la vera gioia cristiana, generando uno stuolo di santi, che in ogni tempo hanno ri­petuto e ripetono il Magnificat di Maria. È la vera follia della croce, perché S. Paolo pro­clama in tutte le sue epistole, che non c'è al­tra gioia che lasciarsi crocifiggere con Cri­sto perché, senza la comunione alla croce, la gioia è pura illusione.

Il dolore, la persecuzione, lo stesso mar­tirio e la morte, uniti alla croce di Cristo, si trasformano in fonte di gioia. Nessuna meraviglia se milioni di martiri, dalle catacom­be ai nostri giorni, sono andati cantando in pasto alle belve e davanti al plotone di ese­cuzione; non è da meravigliarsi se S. Fran­cesco, nella sofferenza delle stimmate e nel­la povertà, esplose nel Cantico delle Crea­ture; se S. Gaspare, serafino e martire del Sangue di Cristo, gioiva fra le più abbiette umiliazioni e calunnie e si flagellava le car­ni; non è da meravigliarsi se gioiscono gli an­geli delle corsie negli ospedali, tra i lebbro­si, tra gli affamati, gli handicappati, di fronte a píaghe schifose e purulente, incuranti di mortali contagi. «Sorridete sempre, dice Te­resa di Calcutta, siate portatori di gioia, per­chè chi dona con gioia, dona di più».

Chi recepisce questa gioia può gridare con Giovanni Paolo 11: «L'Alleluja è la nostra canzone! Alleluja, Cristo è venuto al mon­do! Alleluja, Cristo è morto sulla croce! Al­leluja, Cristo è risorto! Alleluja, Cristo è la nostra vita!» Cantiamo a nostra volta: Al­leluja! Maria è con noi! A lei Dio ha asse­gnato il compito di conservare pura e intat­ta nel nostro cuore la presenza di Cristo Ri­sorto, sola vera gioia del mondo.

O Vergine Maria, sei apparsa come la Me­diatrice della vera gioia e della grazia, per­ché hai concepito lo Splendore dell'Eterna Luce: per la grande gioia e amara compas­sione che avesti ai piedi della Croce, donaci di rallegrarci sempre in Gesù, che è morto e risuscitato per noi.

 30. LA VERGINE GLORIOSA

«Tu sei rivestita di maestà e di splendore, avvol­ta di luce come di un manto». Cf. Sal. 104,1s

«Nel cielo apparve un segno grandioso. Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e nel capo una corona di dodici stelle». In questa donna meravigliosa viene indicata sia la Vergine, sia la Chiesa della quale ella è figura e madre.

Il vestimento di splendore e maestà è pro­prio di Dio e solo chi appartiene in un mo­do eminente al mondo splendente di Dio può essere contemplato vestito di sole, come Gesù sul Tabor. Perciò la Donna vestita di sole è una realtà sommamente privilegiata dall'ini­ziativa amorosa di Dio ed appartenente, or­mai in via definitiva, al mondo celeste. La luna sotto i suoi piedi indica il dominio che ella ha nello svolgimento delle varie fasi del tempo, perchè nel Cielo non vi è più la suc­cessione dei tempi e la Sposa dell'Agnello di-

vino gode per l'eternità la gloria del suo Si­gnore. La corona di stelle dice che la Vergi­ne è stata collocata nel mondo celeste, au­reolata dalla corona del trionfo, quale Re­gina del cielo e della terra, al fianco del di­letto Figlio suo, Signore e Re dell'universo, da lui conquistato a prezzo del suo Sangue.

Anche se il Dogma dell'Assunzione in cielo di Maria, in anima e corpo, fu definito da Pio XII nel 1950, il culto alla Vergine As­sunta è giunto a noi attraverso una costante tradizione fin dai primi secoli del cristiane­simo; esso infatti non è che la logica conse­guenza dell'immacolato suo concepimento e della preservazione dal peccato originale.

Anche S. Gaspare volle scegliere il giorno di questa grande Solennità come data di na­scita della sua novella Congregazione intito­lata al Sangue di Cristo, ponendola sotto la protezione della Vergine Assunta in Cielo.

Come nella morte, nella resurrezione e nel­l'ascensione al cielo si compie definitivamente la redenzione umana, ma non cessa la me­diazione del Cristo e la sua azione salvifica nei nostri riguardi, così nella dormizione di Maria e nella sua assunzione al cielo, se si chiude il ciclo della sua missione terrena, se ne apre un altro ancor più valido a nostro favore accanto al Cristo glorioso. Come sulla terra fu associata alla Redenzione operata dal Cristo, cosí, per volere di Dio, in Cielo ella riceve l'investitura definitiva di Mediatrice a favore dell'umanità, alla quale, ai piedi del­la croce, fu data per Madre. Nel Cielo, ra­pita e circonfusa di luce divina, unita ormai indissolubilmente a Dio, ella conosce a fon­do, meglio che sulla terra, l'umanità con tutte le sventure e preoccupazioni di ciascuno di noi e, essendo divenuta onnipotente per Gra­zia, il suo cuore materno è divenuto tanto va­sto e generoso da riunire in sé, far sue e soc­correre le innumerevoli angosce dei suoi fi­gli. Fusione mirabile del Regno celeste di Cri­sto con la missione di Maria!

Cristo è il pegno della nostra futura resur­rezione e glorificazione, Maria ha ricevuto in anticipo quello che tutti noi, camminan­do sulle sue orme, riceveremo un giorno. È Cristo che, avendo con noi in comune il san­gue e la carne, salendo al Cielo ha trascina­to con Sé nella gloria anche l'umanità. Il Pa­dre «ci resusciterà con Cristo e con Lui ci farà sedere nell'alto dei Cieli». La nostra resur­rezione è un dono di Dio ed opera del suo Spirito e, come ha resuscitato il Cristo, da­rà un giorno anche ai nostri corpi nuova vi­ta e gloria. L'assunzione di Maria non ne è un semplice segno, ma piena garanzia: è stol­to chi non vi crede.

L'Assunzione non è soltanto la glorifica­zione della Vergine ed un alto riconoscimento dei suoi meriti, ma sancisce e solennizza an­che la- stessa vittoria di Cristo su Satana: una Donna ti schiaccerà il capo! L'Assunzione è anche il preludio della salvezza e della glo­ria, che, come lei, avrà nel futuro tutta la Chiesa. Perciò il Mistero dell'Assunzione si inserisce nella storia del XX secolo come un'aperta sfida al materialismo dilagante, che proclama la morte di Dio e nega la spiritua­lità dell'anima. Dio guarda alla totalità del­la persona umana, anima e corpo, e il Dog­ma dell'Assunzione di Maria vuol essere an­che l'esaltazione della vocazione alla vergi­nità, l'esaltazione del corpo umano, tempio dello Spirito Santo, e la riaffermazione dei fini ultimi che ci attendono.

Maria, assunta in cielo anima e corpo, ci invita a tendere con tutte le nostre forze verso questa meta soprannaturale e a vivere una vita di fede e di opere sante in attesa della venuta ultima del Signore; infiamma il no­stro cuore verso il Cielo e vi infonde il desi­derio di presto raggiungerlo: Vieni presto, Si­gnore Gesù!

La Meditazione dell'Assunzione di Maria dev'essere per noi come una fuga verso il Cie­lo, che sembra tanto lontano, ma che in real­tà è tanto a noi vicino. Contemplando la no­stra cara Madre immersa nella visione di Dio, come in un oceano di luce, cominceremo a pregustare quel che, al dir di Paolo, né oc­chio umano mai vide, né orecchio mai udì e che Dio ha preparato per coloro che ama.

Questa sinfonia di canti, di luce, di gioia, ora ci stordisce, ma nello stesso tempo ci dà la certezza di quel che saremo un giorno, quando, passata ogni pena, sentiremo la dol­ce voce di Gesù: «Venite, benedetti dal Pa­dre mio!».

Il giubilo sarà perfetto, o Maria, quando i nostri occhi contempleranno il Re nella sua bellezza e la Regina alla sua destra tutta splendore: brilla dinnanzi a noi peregrinan­ti quale segno di sicura speranza, e donaci di perseverare nel servizio del Signore e dei fratelli.

31. PIENO ABBANDONO ALLA VERGINE

«La vera devozione procede dalla fede vera, dalla quale siamo spinti al filiale amore verso la Ma­dre nostra e all'imitazione delle sue virtù». Concilio Vaticano II

La conclusione della bella pratica del me­se mariano, che ci auguriamo sia stata per tutti ricca di copiose grazie, non deve segnare nella nostra vita quotidiana l'interruzione di una sentita ed intensa devozione filiale ver­so la nostra Madre Santissima; anzi deve se­gnare in ciascuno di noi un vero e proprio rilancio di amore a Maria e di apostolato ma­riano, perché dobbiamo cercare di riversare in altre anime tutto ciò che noi abbiamo ri­cevuto da lei in questo mese. Dobbiamo par­tire dall'altare di Maria Santissima col pro­posito di abbandonarci, d'ora innanzi, com­pletamente nelle sue braccia, come figli af­fezionatissimi, e confidare tutto al suo Cuore materno, deponendo in esso le nostre gioie, le nostre necessità, i nostri dolori, le nostre angustie. Abbandonarsi nelle sue braccia è come donarsi interamente a Gesù, perché è questo l'unico desiderio della Vergine: vive­re con lei, in lei e per lei per unirci a Cristo e vivere con lui, in lui e per lui.

Se ci facciamo piccoli, come,ci esorta Ge­sù, allora sarà facile per noi correre con slan­cio fra le braccia della Madre sua e sentirci stretti dal suo amore. Maria ha tanto sofferto col Cristo a causa nostra; la madre che sof­fre ama più che mai i figli che sono stati causa delle sue sofferenze. Uniti al suo Cuore at­tingeremo da lei la vita di Cristo. Ella unirà le sue alle nostre preghiere, presenterà le no­stre lacrime al Figlio Crocifisso, implorerà le grazie a noi necessarie e Gesù non potrà mai dire di no alla Madre sua.

Siamo tutti peccatori e, se Maria è madre di tutti, lo è di più dei peccatori, perché è il Rifugio dei peccatori, sui quali china lo sguardo e se essi sapranno fissare in quegli occhi dolcissimi le loro pupille piene di an­goscia, ella li libererà dal peccato, perché è vita, dolcezza, speranza nostra.

La Regina del Prez.mo Sangue che ci mo­stra il Pargolo divino che leva in alto il Cali-

ce del suo Sangue Prezioso, parla al nostro cuore solo un linguaggio di amore e di per­dono. Non dovrebbe perciò mai mancare nel­le nostre case quest'immagine, che esprime, forse meglio di ogni altra, tenerezza, promes­sa e sicurezza. Gesù e Maria, così uniti, con­tinueranno sempre a presentare al Padre il Sangue Divino per noi; perciò questa è una immagine che ci darà il necessario sostegno nel pericolo, fiducia e speranza nei momen­ti di incertezza.

Maria, durante tutta la vita, ci darà la for­za incrollabile di vivere sinceramente la no­stra fede cristiana e con lei, se necessario, sa­remo capaci di affrontare qualsiasi sacrifi­cio. Le nostre sofferenze, deposte nelle sue mani, diventeranno un tesoro incalcolabile da offrire a Dio. Maria stessa porrà il no­stro cuore straziato dal dolore accanto al suo Cuore trafitto dalla spada dolorosissima e lo accosterà al Cuore squarciato di Cristo; co­sì il nostro martirio si trasformerà in reden­zione e in gaudio di resurrezione.

Maria è davvero insostituibile nella nostra vita; se la togliessimo sarebbe come spegne­re ogni luce di speranza, togliere ogni palpito di amore, ogni anelito di vita. La sua pre­senza nelle nostre anime e nel corpo misti­co, non solo è la grazia più grande elargita da Dio all'umanità, ma la più dolce realtà nella vita della Chiesa. Maria e Gesù sono un binomio inscindibile: devono rimanere per sempre uniti nei nostri cuori, finché in essi vi sarà un palpito di vita; inscindibili nel no­stro amore, inscindibili nella nostra preghie­ra, inscindibili in ogni circostanza lieta o tri­ste, inscindibili sul letto della sofferenza e quando esaleremo l'ultimo respiro.

1 loro volti dolcissimi, così uniti, ci apri­ranno la porta del cielo!

Grazie a Te, o Sangue divino di Cristo, che ci hai fatto il più bel dono del cielo e della terra, la dolcissima Vergine Maria!

Il tuo Mistero, o Maria, comincia con l'In­carnazione di Dio nel tuo seno: il tuo cuore prepara al Verbo il sangue che dovrà libera­re il mondo, e tu abbracci già la Croce glo­riosa. Nel tuo seno ha pure inizio il Mistero della Chiesa che avvolgerà ogni uomo con l'abito del Sangue di Cristo. Tu sei la Madre di Dio e la Madre nostra. Noi esaltiamo la tua grandezza e glorifichiamo la tua mi­sericordia, e ti supplichiamo, o Piena di gra­zia: rendici degni delle promesse che Cristo ha sigillato col suo Sangue Prezioso.