LA
REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
MESE
MARIANO: MAGGIO
A Te Regina dei cuori - A Te Regina
dell'Amore - ...dedico questo mio umile lavoro - che vorrebbe dirti - quanto ti
amo, - quanto ti voglio bene... - è stato fatto con amore, - è stato fatto coi
fiori - per dirti che il fiore più bello e più puro sei Tu.- Tutti i fiori
della terra non ti eguagliano... - Tutti i loro profumi rispetto al tuo: di
Amore puro, - è simile a venticello senza essenza... - Fiore più bello di Te
non esiste perché - Tu sei il Fiore di Dio, - Tu sei il profumo di Dio. - L'ho
fatto con le immagini che Ti rappresentano e, - rispetto alla Tua belleza sono
come ombre... - perché l'Immagine solo Tu sei! - Si, Tu sei l'Immagine
dell'Amore di Dio... - Tutto tuo, proteggimi sempre, Pino.
1
- MARIA SANTISSIMA DONO DEL SANGUE DI CRISTO
«Chi
è costei che sorge come l'aurora, bella come la luna, fulgida come il sole?».
Ct. 6,10
Come
l'aurora è quel momento stupendo che precede immediatamente lo spuntare del
sole, così Maria è giustamente chiamata l'Aurora della Salvezza, perché lo
splendore della sua nascita esprime quel momento meraviglioso che annuncia
l'avvento della «vera luce che illumina ogni uomo». Ella stessa è il dono più
grande, scaturito dalla Redenzione. Dice Paolo VI: «Dio tutto compie secondo
un disegno di amore: Egli creò Maria per Se stesso e l'amò anche per noi; la
donò a Se stesso e la donò anche a noi».
Dio
creatore di tutte le cose per mezzo del Verbo, nello stesso momento che condanna
l'uomo, che ha prevaricato col peccato, lo conforta con la promessa di
liberazione. Lo stesso Verbo suo si incarnerà nel seno della Vergine e darà il
suo Sangue immolandosi sulla croce. Il Verbo è l'Agnello immolato fin dalla
creazione del mondo e la salvezza scaturirà dal suo Sangue. Dio entra così
nella storia dell'umanità, che, da quell'istante, diventa storia dell'umana
salvezza. Di questa storia Cristo è il personaggio principale, ma accanto a lui
sorge la sublime figura di Maria, la prima redenta nella nuova storia dell'umanità.
Ella è dunque un raggio di luce che squarcia le tenebre del peccato: da quest'istante
nel pensiero di Dio, Gesù e Maria sono indivisibili, perché Maria è stata prescelta
per cooperare in modo singolare all'opera del Redentore.
Dovendo
la Vergine Maria divenire Madre di Dio, Dio stesso ha voluto, quale creatura
umana sommamente privilegiata, applicarle i meriti del Sangue di Cristo, ancor
prima che fosse versato, sí da preservarla, unica tra i figli di Adamo, dal
contagio del peccato originale. Se nella Passione redentrice di Cristo si
considera in particolar modo il suo amore, bisogna riconoscere che, innanzi
tutto, egli ha voluto soffrire per Lei, perché, essendo Maria la Madre sua,
è la creatura più intimamente presente nel suo Cuore, quando si offre,
squarciato, sulla croce. La Redenzione è l'Amore che si immola, è un'irruzione
della misericordia divina in un mondo lacerato dal male, e Maria ne beneficia
prima e più abbondantemente di noi, perché Dio, senza togliere nulla del suo
amore a ciascuno di noi, l'ha amata più di ogni altra creatura, dovendo ella
divenire la Madre del suo Figlio Unigenito. Redimere, infatti, non è
soltanto cancellare il peccato. L'amore di Dio per Maria è così grande che
previene il peccato. Anche lei, come creatura umana, non poteva essere
sottratta alla Redenzione, ma è stata redenta in modo del tutto singolare,
nell'atto stesso del suo concepimento. «L'onda meravigliosa ed onnipotente
del Sangue di Cristo - dice il Monsabrè - l'ha avvolta in Sé, preservandola
da ogni macchia di colpa».
Maria
è dunque il primo frutto della Redenzione, il più gran dono del suo Sangue
all'umanità e, come dicono i Padri, lo splendore e il Paradiso del Sangue
Divino.
Nel primo istante della sua venuta al mondo, Maria diviene l'anello di unione tra 1'umanità e la Divinità, perché, allo stesso tempo è frutto di Dio e frutto dell'uomo. Dobbiamo vedere in lei una creatura umana come noi, la cui piccolezza è stata innalzata in virtù del Sangue di Cristo, alla dignità di Madre di Dio per divenire per noi luce di verità e modello di vita cristiana.
Lode a Te, o Dio, che hai creato Maria come
un mondo nuovo, un nuovo Paradiso; mondo di sublimità e Paradiso di delizie per
l'Uomo Nuovo che doveva venire al mondo! Lode a Te, o Signore, che l'hai creata
come un cielo nuovo ed una terra nuova, terra che non porta se non l'Uomo-Dio,
che deve donarci il suo Sangue, e cielo che non contiene che Lui ed agisce per
Lui. Tu, o Dio, l'hai creata come un universo nuovo, nell'universo corrotto,
perché questo potesse essere redento dal tuo Amore!
O
Vergine tutta santa, noi proclamiamo la gloria splendida della tua purezza scaturita
dal Sangue di salvezza che tu stessa hai dato a Gesù: bagnaci al fiume della
grazia che scaturì dal Costato del Figlio tuo e purificaci da ogni macchia.
2
- LO SPIRITO SANTO SCENDERÀ SU DI TE...
«Quel
che è generato in lei viene dallo Spirito Santo». Mt. 1,20
Maria
è colei che lo Spirito Santo ha inondato della sua Grazia, la prima
cristiana, la prima carismatica: con Lei la liberalità dello Spirito è
davvero splendida!
Lo
Spirito Divino, che ha compiuto meraviglie in tutta la storia della salvezza,
nella pienezza dei tempi, ha operato in Maria la concezione verginale
dell'Uomo Nuovo, Cristo Gesù; per questo la Vergine è giustamente chiamata
Sposa di Dio e Tempio dello Spirito Santo. La fede di Maria, che accetta
liberamente l'offerta della Maternità Divina, è un'azione tutta privilegiata
dello Spirito. La sua collaborazione libera e attiva, è nutrita e permeata
dallo Spirito, che le dona la Grazia di donarsi completamente a Dio.
Non
appena ella pronuncia il sì a Dio, l'Atteso delle Genti, ad opera dello
Spirito Santo, è concepito nel suo seno e riceve da Lei il Corpo e il Sangue
umani, che un giorno saranno immolati sulla croce: da quell'istante comincia la
storia della nostra Redenzione. I Padri chiamano lo Spirito Santo «l'iniziatore
del Corpo e del Sangue di Cristo». È nel momento dell'Annunciazione che Maria
diventa il punto di giuntura tra la terra e il Cielo.
Lo
Spirito Santo è l'Amore di Dio che viene a noi nella sua suprema
manifestazione, inviato dal Padre e dal Figlio; Maria è l'umile ancella
ch'Egli innalza fino all'incontro con Dio. Nel momento d'incontro di questa
doppia tenerezza di Dio verso la Vergine e della Vergine verso il suo Creatore,
nasce la Nuova Alleanza nel cuore stesso del Mistero dell'Incarnazione.
Se
Cristo è l'Uomo Nuovo, Maria è la creatura nuova plasmata dallo Spirito. A
lei, prima che a tutti i redenti, si devono applicare le parole dell'Apostolo,
che così tratteggia la fisionomia dei figli di Dio redenti dal Sangue di
Cristo: «Scelti prima della creazione del mondo per trovarci al suo cospetto
santi ed immacolati».
Non
essendo la Divina Maternità limitata alla sola generazione fisica, ne consegue
che la profonda associazione tra Maria e lo Spirito, porti ad una stretta
cooperazione di Maria col Cristo per la salvezza del mondo. L'azione dello
Spirito in lei continua perciò con la sua potenza misteriosa a guidarla per tutta
la vita, alimentando, sotto il suo impulso, la sua fede viva, che va così
crescendo e perfezionandosi fino alla prova suprema sotto la croce e fino alla
pienezza della visione di Dio. Quest'azione si amplifica nel Cenacolo, dove
anche Maria è presente con i discepoli; anche lei comincia a parlare lingue
nuove, è alla loro testa nella lode al Signore e diviene la profetessa di Dio
per una sempre più intima unione al Cristo. Ella viene da allora ad avere un
ruolo unico nella Comunione dei Santi ed unisce tutti i redenti intorno al
trono dell'Agnello. L'azione dello Spirito e quella di Maria, da Lui derivata ed
a Lui subordinata, tendono ad un unico scopo: rivelare e dare Cristo
all'umanità e cosí glorificare il Padre. Non pochi teologi ammaestrano che la
figura di Maria è cosí eccelsa che non ci si può accostare a Lei senza la
grazia e l'illuminazione dello Spirito e che noi dalla luce di Maria siamo
guidati alla conoscenza ed all'amore dello Spirito.
Ecco
perché la pietà mariana rivivrà in noi se sarà fortemente legata allo
Spirito Paraclito. Venerando, lodando e invocando quella creatura meravigliosa
che è Maria, riconosciamo ed esaltiamo l'opera dello Spirito che l'ha
innalzata a così sublime altezza.
O Vergine immacolata, hai
accolto l'ineffabile parola dell'Angelo e il tuo grembo, pieno della luce
dello Spirito Santo, ha meritato di portare il Verbo di Dio fatto uomo: rendici
docili al medesimo Spirito per comunicare al mondo le ricchezze del Sangue del
nostro Salvatore.
3
- MARIA CI HA DONATO IL SANGUE DI CRISTO
«II
Re di gloria immerse la propria porpora nella tintura del sangue di Maria e la
rese misteriosamente scarlatta». Liturgia
Orientale
Il pensiero corre subito al bellissimo inno eucaristico di S. Tommaso d'Aquino: Pange lingua... dove si canta che il Corpo ed il Sangue di Cristo, nati da Maria Vergine, da Lei ci sono stati donati. È missione della Vergine donare alle anime lo stesso Sangue che ella donò al suo Figlio dilettissimo, affinchè potesse versarlo per la nostra Redenzione. Nell'immensa sua Sapienza e nell'immenso suo Amore, Dio stabilì che il Mistero di Cristo dovesse realizzarsi solo dopo il libero si di Maria, sicché quel fiat, umile e sottomesso, è immenso come quello della creazione!
È
bellissima la preghiera di S. Ildefonso: «Ti prego, ti
prego, o Vergine Santa, che io abbia da te il Corpo e il Sangue di quello stesso
Gesù, come tu l'hai avuto in dono e ge-
nerato
per opera dello Spirito Santo».
E il grande innamorato di Maria, il dolce S. Bernardo, così prega: «Rispondi
presto, o Vergine, pronuncia la parola che Cielo e terra aspettano: ecco, sta
nelle tue mani il Prezzo del nostro riscatto».
Maria, dando a Gesù la carne ed il sangue, gli comunica anche la «necessità di morire» per noi; mettendolo al mondo lo incammina per la via che dovrà condurlo al Calvario. La morte di croce è dunque, fin da quel sí, già nella carne di Gesù, perchè il Calvario è la pienezza di Betlem. Ce lo ribadisce anche la Liturgia nel prefazio della Vergine: «Dio, per mezzo di Maria, ci donò il Salvatore, che, col suo Sangue, avrebbe redento il mondo». È Dio che ci dona il Sangue Prezioso del suo Unigenito, servendosi però del corpo verginale di Maria: perciò il Sangue di Cristo è veramente Sangue Divino e Sangue Umano. S. Efrem, il Siro, così afferma: «Maria è la sorgente dalla quale sgorga l'acqua viva, il Sangue che ha dissetato il mondo!».
Il
dono di Maria non è soltanto il dono del Sangue di Gesù nel suo senso fisico,
perché tutta la sua vita fu votata a ripeterci in continuazione questo dono
di redenzione e di santificazione. Nella presentazione al Tempio le viene
chiesto l'atto eroico di sacrificare Gesù per l'umanità ed ella sa che
l'offerta di Gesù al Padre è in vista del sacrificio della croce. Per tutti
gli anni della vita nascosta nella Casa di Nazareth, anni che a volte sì
descrivono solo poeticamente, quella spada continua a trafiggere il suo cuore,
perché Maria vede certamente in Gesù fanciullo, giovane, adulto, sempre
l'Uomo del dolore. È inoltre da supporre che Gesù, come ne parlò poi con i
discepoli, così in quegli anni abbia parlato alla Sua diletta Madre della sua
Passione, sicché lei rinnovava continuamente il suo olocausto e di giorno in
giorno ci donava non solo il Sangue del suo Figliolo, ma anche il sangue del
suo cuore. Il Card. Suenens dice: «Voi, o Vergine, avete avuto da Dio in dono
il Corpo e il Sangue di Cristo e ci donate il Corpo e il Sangue di Cristo».
È questo anche il concetto di S. Gaspare, espresso con ricchezza teologica
nel quadro raffigurante Gesù, che mostra e offre il Calice del suo Sangue
lasciandosi sostenere dalle braccia della Madonna, la quale, a sua volta, apre
dolcemente la mano materna in atto di dono e d'invito.
Eleviamo
a Dio il nostro inno di grazie per questo disegno meraviglioso nel quale Maria
Vergine è stata chiamata a cooperare alla realizzazione del suo supremo atto di amore divino verso l'umanità: il dono del Sangue divino e redentore di Cristo.
Vergine
santa, Gesù ci ha redenti col suo Sangue Prezioso che tu gli hai tessuto col
tuo sangue purissimo: nutri la Chiesa del tuo Figlio con l'effusione della tua
amorevolezza.
4
- ECCELSA SANTITA' DI MARIA
«Dio
ci ha scelti per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità». Ef.
1,4
La
santità di Maria deriva dalla Redenzione; ella, come ogni essere umano, è
stata redenta dal Sangue di Cristo, anche se in modo unico e privilegiato.
«La luminosa santità di Maria, dice S. Bernardo, è un dono della
Redenzione, perchè scaturisce dal Sangue divino». È dalla morte redentrice
di Cristo che deriva a Maria il grande privilegio del suo concepimento senza
macchia di colpa e la grazia che ella in tutta la sua vita, non è stata mai,
neppure un istante, sfiorata dal peccato.
Maria,
per Dio, è un mondo a parte e questo dono del tutto eccezionale ch'ella
riceve da Lui, è dovuto alla missione sublime che le verrà affidata; le è
dato dunque solo perché lei poi, attraverso il Cristo, lo riversi sull'intera
umanità.
La
venuta della Vergine al mondo è come il sorgere dell'aurora che prelude alla
venuta del Sole di Giustizia, Cristo Signore. Tutta la sua esistenza sarà
un cammino luminoso di santità incontro al fulgore di Cristo. La Vergine
perciò è salutata dall'Angelo, in nome di Dio, «Piena di Grazia». La Santa
dei santi che genererà nel suo seno il Santo dei santi, e perciò riceve
dall'Alto la pienezza della santità. È l'Amore Divino, lo Spirito Santo,
che, ancor prima ch'ella concepisca il Verbo, la santifica, prendendo pieno
possesso di tutto il suo essere. Ne fa cosí, profondendo in lei tutti gli
splendori della sua divinità, il capolavoro del creato e la sua Opera d'Arte
per eccellenza. Si può dire che in Maria Dio ha immesso tutto se stesso.
Paolo VI, con mirabile sensibilità, ha proposto la contemplazione di Maria
attraverso la via della bellezza, perché ella è la Tota pulchra, lo specchio
senza macchia, l'ideale supremo di perfezione, nel quale i raggi della umana bellezza,
si incontrano con quelli purissimi e sovrani di Dio, in questa terra
inaccessibile ad altre creature.
Tanti
privilegi derivano dalla libera disponibilità della Vergìne al Mistero Divino
e alla sua capacità di aprirsi all'Amore Divino; ella offre l'abisso della
propria nullità alla pienezza delle divine effusioni in lei. Nessuna
creatura, come Lei, né umana, né angelica, era in grado di ricevere l'amore
di Dio in sé stessa, perché nessuna come lei vi ha corrisposto, affidandosi al
suo beneplacito; per questo Dio ha potuto plasmare e realizzare in lei l'Opera
perfetta della nuova creatura scaturita dalla Redenzione. Maria è una
creatura così luminosa, non tanto perché privìlegiata, ma perché ha
accolto in sé, senza dubbi e senza riserva, la luce di Cristo, perché ha
percorso la via della giustizia, del dolore, dell'amore, della santità. La
sua è stata una vita di fede e di preghiera; come aveva imparato dai salmi,
la sua vita, nelle parole e nelle opere, è stata tutto un canto al Signore ed
un invito a tutte le creature a lodarlo con lei. Questa lode si è sublimata
con l'Incarnazione, perché il suo canto e la sua lode è il Cristo stesso, al
quale ella, come Madre, è intimamente congiunta.
Tanta
santità non ci impedisce affatto di accostarci a lei. Maria è della nostra
natura, è una di noi, è l'onore e la magnificenza del nostro popolo. È vero
che è l'immagine della bellezza di Dio, ma è anche l'immagine della fede
viva e della speranza senza confini. La sua santità è dovuta a due elementi essenziali
ed in perfetta sincronia tra di loro: l'azione dello Spirito e la sua piena e
volontaria adesione ad essa. Quando si parla di predilezione divina non
dobbiamo neppur lontanamente assimilarla a quella umana. Dio ama tutti al
massimo del suo amore; anche a noi si dona con dono totale e, nel Verbo
Incarnato, ci ama con tutta la sua pienezza e ci dona la prova maggiore che
mai si possa dare: il dono del suo Sangue. Ma questo non basta, se da parte
nostra non c'è una piena adesione e tutta la corrispondenza ad un dono così
immenso.
E'
necessario che i cristiani abbiano dinanzi agli occhi perennemente l'immagine
interiore di Maria, se vogliono essere Chiesa santa e cristiforme, capaci di far
risplendere in se stessi e nel mondo l'Opera di Dio.
Tu
sei tutta Santa, o Vergine gloriosa, perchè hai generato il Cristo splendore
del Padre: conservaci nella santità comunicata a noi dal Sangue e dall'acqua
del Cuore del Figlio tuo.
5
- MARIA SEMPRE VERGINE
«Veramente
benedetta la Vergine, perché meritò di generare il Figlio dell'Altissimo e
conservò la corona della verginità intemerata». S.
Pier Crisologo
Cristo, Verbo di Dio, è l'Evento supremo della storia della salvezza; Maria, a sua volta, protagonista e testimone singolare dell'Incarnazione, è la Vergine in ascolto, che recepisce e medita con amore il grande Mistero. Ascolta la voce di Dio e, alla luce di Cristo, le si rivela il senso stesso della sua totale consacrazione al Signore. La verginità è il segno di questa consacrazione totale.
È
di fede la perenne verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto; è
questo un gran dono del Sangue di Cristo, che fa germogliare la verginità. «La
nascita del Figlio non ha diminuito, ma consacrata la verginità della Madre»
canta la Chiesa nella liturgia dell'8 settembre.
Quando
si parla della verginità di Maria non bisogna limitarsi al solo senso fisico;
la verginità della Madonna è anche una realtà spirituale e religiosa, che la
rende assolutamente aperta a Dio, infinitamente recettiva e disponibile. Forse
Maria, prima dell'Annunciazione, non aveva mai pensato ad un matrimonio
verginale con Giuseppe; l'Annunciazione, col suo messaggio, la fa rinunciare
all'uso del matrimonio per essere attenta unicamente a Dio. La sua verginità,
dunque, ha per origine il Mistero di Cristo. Prima dell'Annunciazione, lei
è già splendore del Sangue di Cristo ed è sprofondata in un Mistero che si
schiude nel suo cuore; nell'Annunciazione i veli del Mistero si squarciano.
Nell'elaborazione del misterioso disegno di Dio, l'immacolato concepimento e la
verginità preparavano l'avvenimento sublime e centrale: il dono del Redentore
all'umanità e la redenzione col suo Sangue. Maria è l'umile ancella che, sia
nel suo essere spirituale che corporeo, si dona completamente a Dio e si lascia
donare il Salvatore per partecipare attivamente alla sua e alla nostra salvezza.
Al contrario di Eva, che portò il peccato e la morte nel mondo, ella è la
Vergine obbediente, che ci dona il Cristo e la salvezza. La verginità, essendo
un segno della totale consacrazione al Signore, incarna soprattutto la
vocazione della nascente comunità cristiana. Per Maria in particolare, essa non
è solo il segno dell'amore indiviso, ma costituisce lo spazio nel quale si
esplica e si esalta la potenza di Dio. Ciò che per la donna di allora
rappresentava una umiliazione, per Maria è una libera scelta di umiltà, quasi
a proclamare l'incapacità di dare la vita ed è proprio in questa debolezza che
si manifesta la potenza di Dio; proprio in Maria, senza umane ambizioni, si
compie il prodigio più grande di Dio, perché è Dio stesso che viene a colmare
il suo seno! L'incarnazione del Verbo in seno alla Vergine e il rispetto della
verginità in Maria è la prova che è tutto opera divina, la prova che l'umanità
non ha in sé il germe della propria salvezza; è la conferma che dall'Alto
irrompe la misericordia divina che ci dona il proprio Figlio, senza opera
d'uomo, attraverso il seno immacolato di Maria.
Anche
se l'asserzione che una madre è rimasta vergine può sembrare tra i misteri
il più paradossale, non possono essere messe in discussione la massiccia
testimonianza della Tradizione e gli insegnamenti del Magistero: da essi si
sprigiona una luce che ha un valore incalcolabile per la fede cristiana.
Per
i protestanti la verginità di Maria è un mito. L'incredulità nei miracoli,
l'eccessivo e frenetico valore dato alla sessualità, la pretesa della scienza
di voler tutto spiegare con la intelligenza umana, l'errata umanizzazione del
Cristo per far di lui un personaggio puramente storico, portano la società
moderna alla negazione di questo Mistero. Ai dubbiosi, agli scettici, agli
increduli si può rispondere con le parole di un grande teologo dei nostri
giorni: «Di fronte ad un evento cosí mirabile è inutile l'arrovellarsi
cerebrale, ma bisogna ammutolire e rimanere in estatica contemplazione».
Ripetiamo anche noi la professione di fede di Paolo VI: «Noi crediamo che
Maria è la Madre rimasta sempre vergine» e in uno slancio di amore filiale
innalziamo a Lei un inno ispirato alle parole del Cantico dei Cantici: Tu sei
la Sposa ornata riccamente da Dio, che ti mostri a noi nella tua incantevole
bellezza! Sei tutta splendore, sei tutta bella e macchia non è in te...
Mostraci il tuo volto, facci sentire la tua voce così ricca e soave, piena
d'amore e di misericordia. Ave, o Maria, piena di grazia!
O Maria, vergine concepisci
il Cristo Dio, vergine lo partorisci, vergine senza macchia tu rimani: per il
tuo sangue immacolato abbiamo ottenuto quel Sangue Prezioso che è germe di
verginità. Noi ti glorifichiamo.
6
- L'UMILE SERVA DI YAHVÈ
«Maria
consacrò totalmente se stessa quale Serva del Signore alla persona e
all'opera del Figlio suo». Conc.
Vaticano II
Yahvè,
nella concezione del Vecchio Testamento, è considerato anche Dio-Salvatore,
che interviene continuamente nella storia del popolo eletto per salvarlo ed
interverrà al compimento dei tempi, per essere Dio con noi. È dunque il Dio
Redentore. In questa prospettiva Maria è, nel momento dell'Annunciazione, la
più alta espressione dell'attesa dell'Emmanuele. Cosí ce la presenta Luca
nel canto del Magnificat, cosí la vede la patristica, la vede la teologia
contemporanea. Il Vaticano II dice che Maria «primeggia tra gli umili ed i
poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono la salvezza». Sia
per 1a sua nascita senza macchia, sia per la sua consacrazione verginale a Dio,
ella è stata, nella fede, d'una ricettività eccezionalmente squisita e
delicata, indicandoci nella sua persona, l'apertura fondamentale sempre più
fiduciosa che avrebbe fatto sbocciare l'attesa dell'Antico Testamento. Ella è
dunque il prototipo d'una vita di fede veramente cristiana. Chiamata da Dio
come protagonista a partecipare agli eventi terreni della vita umana di
Cristo, s'innalzò fino all'accettazione incondizionata del Mistero
dell'umanità di Gesù, lasciandosi penetrare dalla grazia che ne scaturiva
come da segno sacramentale.
Cosí
la sua fede solida e la sua fiducia, oltrepassando l'involucro dell'umanità
di Gesù arrivò gradualmente alla realtà divina. È qui tutto il Mistero
della fedeltà di Maria e della sua speranza, del suo amore. Questo Mistero
disvela anche a noi nella risposta all'Angelo: «Ecco la serva del Signore!».
Nell'Antico Testamento questa espressione racchiude in sé la ricchezza di
tutta la spiritualità del popolo di Dio e designa la sintesi d'una vita
consacrata integralmente a Dio e completamente disponibile alla sua Volontà;
essa significava accettazione del beneplacito di Dio, apertura al suo Mistero
con la consa-
pevolezza
e la determinazione d'essere totalmente «sua proprietà». Il servo di Yahvè
era al posto infimo della società, senza alcun prestigio e privilegio, ìl
reietto del consorzio umano, colui che temeva Dio, e che, nella sua umiltà, in
Lui solo confidava. Eppure proprio nel servo, nel povero, era la vera ricchezza
spirituale del Popolo di Israele. Il servo di Yahvè è il Santo di Dio, al
quale sarebbe un giorno stato rivelato il segreto del Regno.
Nel
Servo di Yahvè Cristo identifìca se stesso «mite ed umile di cuore» che da
«ricco si è fatto povero», «si è annientato», «è divenuto il reietto,
l'uomo del dolore, nel cui corpo tutto piaghe e sangue, non vi è parte sana;
egli è l'ultimo dei lebbrosi». Cristo stesso è il povero di Yahvè, la
realizzazione più profonda dell'umiltà e povertà evangelica. Copia perfetta
del Cristo doveva essere e fu Maria, che nel Magnificat canta la grandezza di
Dio, che umilia i potenti ed esalta gli umili servi di Yahvè. A questo canto
sublime un giorno, sulla Montagna, farà eco il canto ancor più sublime delle
Beatitudini. Esse, secondo alcuni teologi; non sono un'ideologia astratta e
chimerica, ma addirittura la canonizzazione fatta da Cristo di Maria e di tutti
coloro che la imitano. Nel discorso della Montagna scorgiamo ben chiaro il
ritratto di Cristo e della sua Madre Santissima. «Beati i perseguitati... beati
coloro che piangono... beati i misericordiosi... beati i poveri ed umili di
cuore... beati i miti... beati coloro che hanno fame e sete di giustizia! ».
Chi più mite e dolce di cuore del Cristo? Chi più perseguitato, chi più
misericordioso, chi ha sofferto per la Giustizia e chi ha pianto più di lui
per i peccatori? E Maria non è stata come lui perseguitata, non ha forse
versato lacrime amare, non è stata dolce e misericordiosa, non è stata
povera come Gesù?
Se
la nostra vita e il nostro cuore non sono completamente consacrati a Dio, non
possiamo dirci integralmente cristiani. Dio era con Maria, perché Maria era
con Dio. Non fu tanto la verginità a chiamare Cristo nel suo seno, quanto la
sua profonda umiltà. Dio ama l'umile e detesta il superbo e orgoglioso. La
grandezza di Maria è sublime, ma da lei vissuta con tanta semplicità che non
sgomenta e non opprime, anzi attira ed invita a camminare sulle sue orme. Se
anche noi con l'aiuto della Grazia ed il sostegno, che la Vergine non ci farà
mai mancare, ci consacreremo a Dio e lo serviremo con santo timore, amore e
letizia, con povertà di spirito, nella coscienza della nostra fragilità, nella
carità verso i fratelli, con disponibilità al suo piano per la nostra
santificazione, come Maria, attireremo lo sguardo del suo amore sopra di noi e
Cristo scenderà dal Cielo per abitare nel nostro cuore. Saremo anche noi veri
servi del Signore!
O Maria, Madre del Servo, tu hai aperto la
strada dei «servi» che vivono in servizio d'amore fino al sangue come figli
nel Figlio: facci dono di non appartenere a noi stessi.
7.
LA REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
«Non
temere, Maria. Concepirai un Figlio... Dio gli darà il trono di David... e il
suo regno non avrà fine». Lc. 1,32-33
Il titolo di Regina è stato attribuito alla Vergine fin dai primi secoli dalla tradizione cristiana per indicare la sua preminenza di Grazia e di potenza. Questo titolo, ed altri appellativi regali, entrarono progressivamente nell'uso del popolo di Dio fino a diventare espressione della Liturgia e della iconografia, che rappresenta la Vergine incoronata dal serto regale. L'attribuzione della regalità a Maria divenne ufficiale in tutta la Chiesa quando, nel 1954, Pio XII istituì la festa di Maria Regina.
Il
Pontefice giustifica questo titolo su fondamenti biblici e sul Vangelo di Luca
in particolare, sulla dottrina dei Padri e su argomenti teologici, quali: la
Maternità divina di Maria e la sua associazione all'Opera della Redenzione.
Maria
è Regina perché ha dato la vita ad un Figlio, che nel medesimo istante del suo
concepimento, anche come uomo, è Re e Signore di tutte le cose. «Maria è
veramente divenuta Signora di tutta la creazione, quindi anche degli angeli e
dei santi, nel momento in cui diede il Corpo e il Sangue al Creatore» afferma
S. Giovanni Damasceno. «Tuttavia - dice ancora Pio XII - la beatissima
Vergine si deve proclamare Regina non soltanto per la sua maternità divina,
ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell'Opera della
nostra salvezza eterna».
Con
questi motivi noi riteniamo che sia ampiamente giustificato attribuire a Maria
anche il bel titolo di Regina del Prez.mo Sangue. S. Bernardo ci dice che «la
regalità di Maria è stata sigillata dal Sangue Divino».
Allorchè
Pio XI istituì la Festa di Cristo Re ed elevò la Festa del Prez.mo Sangue a
rito doppio di prima classe, secondo la Liturgia del tempo, scrisse: «Quale
pensiero potremmo avere più dolce e più soave di questo, che Cristo è
nostro Re, non solo per diritto nativo, ma anche per diritto acquisito e cioè
la Redenzione? Ripensino tutti gli uomini dimentichi quanto costiamo al nostro
Salvatore! Non siete stati redenti con oro ed argento, ma col Sangue Prezioso di
Cristo! » Orbene, se Maria in quest'Opera meravigliosa fu strettamente
associata al Cristo Re dell'universo, merita, per tale motivo, anch'ella il
titolo dolcissimo di Regina della Redenzione, Regina di quel Sangue col quale
Cristo ci ha riscattati. Ce lo dice anche S. Anselmo, che quel grande
Pontefice cita nella sua enciclica: «La Vergine Maria è nostra Signora per
il singolare concorso prestato alla nostra Redenzione, somministrando la sua
sostanza, cioè il Sangue Prezioso, che Gesù doveva offrire al Padre per
riscattarci». Pio XII dice ancora: «Se Maria venne scelta a Madre di Cristo
proprio per essere associata a lui nella Redenzione del genere umano, fu lei,
esente da ogni colpa, che l'offrì sul Golgota all'Eterno Padre, sacrificando
insieme l'amore e i diritti materni. Dalla sua intima unione col Cristo
deriva da Lei tale splendida sublimità da superare l'eccellenza di tutte le
cose create, le deriva anche quella regale potenza, per cui può dispensare i tesori
del Regno del Divin Redentore, le deriva anche la inesauribile efficacia della
sua intercessione materna per noi presso il Figlio e presso il Padre».
Ai
nostri tempi, per via delle nuove idee sociali, la regalità ha perduto il suo
fascino. Ma non si pensi, parlando di Cristo e della Vergine, ad una regalità
mondana, che si esprime nel dominio e nella imposizione egoistica dell'uomo
che sta al potere. Il Regno di Cristo e il Regno di Maria non sono di questo
mondo; Cristo regna dall'alto della Croce ed è ai piedi della croce che Maria
conquista particolarmente il suo titolo regale. Il Regno di Cristo e di Maria è
il regno della fede, il regno dell'amore, il regno che abolisce le divisioni
sociali, il regno che porta la pace e che esalta la nostra dignità umana. Non
dimentichiamo che il Sangue di Cristo ha suggellato la regalità di Maria e
ha fatto anche di noi un popolo regale.
Maria
Regina proclama sul Calvario il carattere regale di tutti i credenti in
Cristo, resi partecipi della regalità del suo Sangue. Questo segno è però
effettivo solo in chi lo accoglie, come la Vergine, con fede, povertà di
spirito e sincerità di cuore, e, soprattutto, nella sofferenza.
O Regina, nel tuo seno il Cristo Dio indossa,
come un principe, l'abito di porpora che il tuo sangue gli ha misticamente
tinto, per regnare sull'universo: facci grazia di dominare le forze del male,
di vivere la vita come servizio, di collaborare alla realizzazione del
Regno.
8.
LA CORREDENTRICE
«La
Beata Vergine se ne stette ai piedi della Croce soffrendo profondamente col
suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui». Conc.
Vaticano II
Il
sacrificio di Cristo è così perfetto e ricco di Grazia che non ha certo
bisogno della cooperazione di alcuna creatura umana, neppure della sua Madre
SS.ma, per salvarci, arricchirci di meriti ed elevarci alla dignità di figli
di Dio e suoi coeredi del Cielo. Gesù è l'unico Salvatore ed il sacrificio
della croce è la sola causa necessaria e totale della nostra salvezza. Anche
la più santa ed illibata delle creature, qual è la Vergine, non avrebbe mai
potuto, non solo riscattarci, ma neppure aggiungere nulla ai meriti del
Cristo, mentre una sola goccia del suo Sangue, perché di valore infinito,
essendo Sangue Divino, sarebbe bastata per una redenzione veramente
sovrabbondante. Ma anche se Cristo è Lui solo nostra salvezza, nostro
riscatto e dono supremo di Amore, pure Dio ha fatto scaturire proprio dal suo
amore di Padre il dono d'una Corredentrice, Maria, Madre di Gesù e
dell'umanità.
Sappiamo
che Maria, perché la più amata da Dio, destinata ad essere la Madre di Dio
ed a collaborare col Figlio alla nostra redenzione, è la prima redenta dal
Sangue di Cristo, del quale è anche il frutto più dolce. Per questo motivo
non solo la Redenzione l'ha preservata dal peccato e colmata di Grazia, ma l'ha
investita d'un ruolo eccezionale, avendo ricevuto sul Calvario dal Figlio e nel
Cenacolo dallo Spirito la pienezza della maternità spirituale, ella svolge
sulla terra la funzione di Corredentrice e nel cielo quella di mediatrice
presso il suo Figlio Divino. La sua maternità divina l'associa all'Opera redentrice,
perché nell'Incarnazione è insita la futura Redenzione; Gesù nasce
sacerdote e vittima: è l'Agnello che sarà immolato. Dal momento della sua
maternità la Vergine ha, per dire, la vocazione al Calvario. Diviene Madre di
Dio perché accetta di dare al mondo il Salvatore che sarà crocifisso.
La
sua singolare cooperazione alla nostra salvezza è nel Mistero stesso della
Redenzio-
ne.
È mediante il suo fiat che Cristo diventa Uomo tra gli uomini, perché solo
incarnandosi può salvarci. Maria ha concepito e dato alla luce Gesù non
per se stessa, ma per l'umanità, affinché la Chiesa, nata e vivificata dal
Sangue che uscì dal Costato del Figlio sulla Croce, potesse realizzare il suo
destino eterno nella gloria di Dio. In questo Mistero il Figlio chiama la
Madre ad una fede eroicamente priva di ogni elemento umano, ad una abnegazione
totale, alla rinuncia di tutto per salire con lui sul Calvario. Se Gesù ci ha
dato la prova più grande del suo amore immolandosi sulla croce, Dio ha condotto
Maria fino ai piedi della croce perché, nella sofferenza, anche lei potesse
dare all'umanità la sua più grande prova d'amore. L'immolazione del Figlio
per la redenzione del mondo consentiva anche a lei una collaborazione piena e
totale, e le faceva sperimentare così nell'intimo del suo cuore la sofferenza
redentrice.
Cristo
incarnandosi ha messo nel cuore purissimo della Madre un fuoco divoratore, al
quale ella ha aderito in pieno e dal quale è scaturito anche in lei l'immenso
anelito per la nostra salvezza. In Maria l'amore per 1'umanità raggiunge un
vertice di fusione e di identificazione con la Volontà Divina, che la eleva
alla missione sublime di Corredentrice. In questo senso, affermano i teologi,
l'associazione della Vergine alla Redenzione, pur non aggiungendo nulla ai
meriti di Cristo, che secondo l'espressione di Paolo, è l'unico Redentore e
Mediatore, contribuisce alla distribuzione della Grazia redentrice, sicché
Maria ne diviene parte attiva in quanto, nell'istante stesso
dell'Incarnazione, ci dona la Grazia, di cui ella è ripiena, cioè Cristo.
Se
è così evidente il ruolo assolutamente unico di Maria nella nostra salvezza,
è anche evidente la mediazione che ella svolge nella comunione dei santi,
perchè è Dio stesso che l'ha posta al fianco di Cristo ed al fianco dell'umanità.
Ella ci guiderà nella via della sofferenza e ci condurrà ai piedi della
Croce, dalla quale Cristo farà scendere nelle nostre anime il Sangue
dell'amore e del perdono.
Sotto la Croce, Maria, tu
stavi come Madre che offriva il Sangue del Cuore del Figlio: donaci la grazia
di raccogliere questo stesso Sangue nel calice del nostro cuore, per vivere nel
fervore della carità.
9.
MARIA, DOLCEZZA DELLA REDENZIONE
Nuova
Eva vicino al Nuovo Adamo, «Maria consacrò totalmente se stessa alla persona
e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della Redenzione sotto di Lui
e con Lui». Conc. Vaticano II
Gesù
è l'uomo nel quale si manifesta la perfezione di Dio in un volto maschile.
Era però necessario che essa si manifestasse anche in un volto femminile:
Maria.
Dopo
aver conosciuto l'associazione di Maria al Cristo nell'Opera redentrice e come
ella abbia ricevuto da Lui, in comunione con lo Spirito ed il Padre, tutta la
perfezione di Grazia, ci viene senz'altro di chiedere qual è stato l'apporto
specifico che lei ha dato all'Opera del Salvatore nell'esercizio della sua missione
femminile. Il Concilio Vaticano II afferma che è un apporto di complementarietà,
un apporto specificamente femminile, che rivela il ruolo insopprimibile della
donna nell'Opera della salvezza. Come nella creazione l'uomo e la donna, l'una
complementare all'altro, riflettevano la stessa immagine di Dio, così
nell'Incarnazione la donna non poteva essere lasciata nell'ombra; era dunque
necessario che Maria avesse un ruolo complementare a quello di Cristo.
Cristo,
appartenendo al sesso maschile, benché la sua missione redentrice riguardasse
tanto l'uomo, quanto la donna, non avrebbe potuto offrire alla donna, alla
sposa, alla madre, alla consacrata il modulo corrispondente a tutte le
sfumature della loro condizione. Per questo, da sempre, è istintivo nel
pensiero cristiano contrapporre al primo uomo e alla prima donna Cristo e
Maria. Tale confronto si ispira al sentimento vivo e naturale dell'essere
umano, pur nella diversità dei sessi, di rendere omaggio alla Donna associata,
conformemente alla sua natura, alla Redenzione. Senza il volto femminile,
afferma ancora il Concilio, la profonda realtà di Dio - perfezione, santità,
bontà, bellezza - non potrebbe rivelarsi sotto la forma umana in tutti i suoi
aspetti. La donna è insostituibile nell'Opera salvifica per rivelarci, col
suo stesso essere di donna, ciò che vi è di più profondo in Dio. Dalla
Vergine, associata all'Opera della Redenzione, il cristiano impara, oltre
che la generosità senza limite in ogni sacrificio, fino a quello cruento della
croce, come la sua presenza ci renda più dolce e soave il già dolce e soave
giogo di Cristo, riuscendo a fare anche della nostra partecipazione al
dolore, un filiale abbandono nelle braccia di Dio nostro Padre.
Dio
conosce il cuore umano e sa che noi non avremmo mai potuto comprendere in pieno
ed accettare la dolcezza della croce senza unire a Cristo la sua Madre
Santissima. Solo con lei accanto al Cristo si esprime pienamente il carattere
umano della Redenzione; questa umanità si manifesta non solo perchè
sofferta da Dio fatto Uomo, ma anche da quanto di femminile, verginale e materno
vi fu aggiunto dalla sua Madre.
Cristo
in quanto uomo, come ogni altro uomo, porta in Sé i tratti salienti della Madre
sua. Egli accetta, anzi necessita della sua materna sollecitudine. L'intervento
di Maria non si limita all'atto iniziale della incarnazione e nascita di Gesù,
ma lo circonda con la tenerezza in ogni istante della sua vita, dall'infanzia
alla morte. Nel contempo conserva nel suo cuore tutte le ricchezze dei Misteri
del Cristo per trasmetterli a noi dal momento in cui, ai piedi della croce, ci
è data per madre.
Essendo
noi istintivamente portati ad avere l'idea d'un Dio rigido e giustiziere,
affinchè l'amore di Dio Padre, ricco di misericordia, non venisse annullato da
tali timori, Egli ha voluto mostrarci al suo fianco, in Maria, lo stesso aspetto
materno del suo amore, per farsi sentire più a noi vicino. Non ha forse Cristo
stesso trasfuso nel cuore materno di Maria la sua divina bontà, le ricchezze e
le dolcezze del suo Cuore squarciato?
Solo
il Cattolicesimo possiede questa immensa dolcezza! Lasciando da parte ogni esagerazione
e deviazione popolare, chiunque è costretto a riconoscere la bellezza e la tenerezza
della pietà cattolica sotto lo sguardo vigile della più tenera tra le madri,
la Vergine amabile e sorridente. Ne fanno testimonianza gli innumerevoli
episodi tratti dalla vita dei santi e perfino dalla vita di non credenti che,
attratti dalla dolce figura di Maria, hanno ritrovato il Redentore.
Ai
piedi della Croce, Maria, tu sei l'immagine mistica delle nozze di Cristo con
la Chiesa; a prezzo di Sangue Egli se l'è acquistata come sposa e con l'abito
fragrante del suo Sangue l'ha rivestita: uniscici più intimamente a Cristo
Signore per collaborare con Lui alla nuova creazione del mondo.
10.
MARIA, MADRE DI DIO O E MADRE NOSTRA
«Con
la sua materna carità, Maria si prende cura dei fratelli del Figlio suo».
Conc. Vaticano II
La
sublime e singolare redenzione della Vergine avvenuta ad opera del Sangue di Cristo
è intimamente connessa alla missione della sua duplice maternità, quella
divina nei confronti del Cristo, Dio ed Uomo, e quella spirituale nei nostri
confronti. Maria è vera Madre di Dio e vera Madre nostra!
È
stato scoperto di recente un papiro del 111 secolo dal quale risulta che le
prime Comunità cristiane invocavano la Vergine con il bel titolo di Santa
Genitrice di Dio. Fu però nel 431 che il Concilio di Efeso proclamò con
fermezza contro Nestorio, la divina Maternità di Maria e questa solenne
definizione non riguardava soltanto Maria, ma lo stesso Cristo, perché, se
Maria non fosse vera Madre di Dio, Cristo sarebbe solo uomo e non Dio.
Il
più grande titolo della Madonna, la caratteristica della sua personalità, è
l'essere Madre di Dio. Alla base di questa sua missione sta il Mistero del
Cristo. La realtà della Maternità Divina di Maria ci dà la certezza che il
Verbo di Dio si è fatto carne, rimanendo vero Dio e divenendo vero Uomo. Pio
X afferma: «Se il Figlio della Beatissima Vergine è Dio, per certo colei che
lo generò dev'essere chiamata a pieno diritto Madre di Dio». Il Vangelo è
esplicito in quest'affermazione. Luca scrive «Egli sarà chiamato Figlio
dell'Altissimo... Il Figlio che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio».
Tutti gli Evangelisti erano fermamente convinti della divinità del Cristo,
perché scrissero gli Evangeli dopo la resurrezione, della quale furono
testimoni oculari. È fortissima l'espressione di Giovanni: «Ogni spirito,
che riconosce Gesù Cristo, venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che
non riconosce Gesù non è da Dio». Ovviamente non è da Dio anche colui che
non confessa che Maria è Madre di Dio.
Non
poteva esserci maggiore esaltazione per la donna, che essere associata alla
fecondità del Padre, tanto da avere per Figlio lo stesso suo Figlio. Questo
dimostra che Dio ha voluto fare di questa Donna la sua prima alleata nell'Opera
della Redenzione. Il Creatore, infatti, ha preso un'anima e un corpo nel seno
della Vergine per donarci la sua divinità: la Vergine è divenuta Madre di
Dio perché noi ricevessimo l'adozione di figli di Dio. Cristo ha voluto nascere
da Maria come nostro fratello. San Paolo ci dice che Gesù doveva rendersi
in tutto simile a noi, tranne che nel peccato, per poter esplicare per noi
tutta la sua misericordia. Da tutto ciò si deduce che Maria è anche
veramente nostra Madre.
Se
da una parte la divina Maternità di Maria esprime il limite estremo
dell'Amore Divino, che si è voluto umilmente ed intimamente unire ad un
essere da lui creato, è perché una creatura umana donasse a Lui qualcosa
di suo; tale prerogativa pone Maria, al totale servizio di Cristo per il bene di
tutta l'umanità in vista del Regno dei Cieli.
Nel
seno purissimo di Maria non solo Gesù prese una carne mortale, ma anche un
corpo spirituale, formato da tutti quelli che avrebbero creduto in lui.
Possiamo anche dire che, portando nel suo seno il Salvatore, Maria vi portava
anche tutti coloro la cui vita spirituale era racchiusa in quella del Redentore.
Noi tutti, in quanto incorporati a Cristo, siamo nati da Maria. Pio X così ci
ammaestra: «Dal momento in cui Maria accettò di divenire la Madre di Gesù,
fu anche nostra Madre e nelle viscere del suo cuore materno, noi siamo
diventati fratelli di Gesù e suoi figli». Così Dio incentra nel cuore di
Maria il desiderio di redenzione di tutta l'umanità.
Questa
maternità spirituale di Maria per noi sgorga anch'essa dalla sovrabbondanza dei
meriti del Sangue di Cristo; è infatti ai piedi della croce che lei ne riceve
dalla bocca di Gesù il crisma ufficiale. Ma questa maternità non impedisce
ed ostacola affatto il nostro diretto contatto con Cristo.
Siccome
ricorrere alla madre è un istinto, una necessità della vita umana, Dio, associando
la Vergine alla redenzione e dandoci la possibilità di chiamare mamma la sua
stessa Madre, ha voluto, per così dire, umanizzare ancora di più la sua
divinità e la nostra
vita
spirituale. A questo fine, se ha messo nel cuore di tutte le madri comuni
autentiche meraviglie di tenerezza, cosa avrà messo nel Cuore di Maria, Madre
per eccellenza, Madre sua e Madre nostra?
Maria
è piú madre delle nostre madri, che, per quanto meravigliose, non sono che la
sua ombra. Tuttavia è l'amore materno delle nostre madri terrene che ci
permette di comprendere in qualche modo il mistero dell'amore materno di
Maria. Uniamoci alla Chiesa che il primo giorno dell'anno, nel celebrare la
festa della Maternità divina di Maria, estasiata di tanto mistero, scioglie
al Signore un inno di lode, cantando: Tu che da Maria Vergine prendi forma
mortale, ricordati di noi! Redenti dal tuo Sangue, adoriamo il tuo nome,
cantiamo un canto nuovo!
O Vergine Madre di Cristo,
il Sangue formato nel cuore, Gesù lo versa dal suo Cuore trafitto per
donarci lo Spirito di santità, e tu diventi Madre del Cristo Mistico: sostienici
col tuo materno aiuto per divenire sempre più conformi al Figlio di Dio e
fratello nostro.
11.
MARIA, MADRE DELLA CHIESA
«Nella
Scrittura, quanto si riferisce in modo universale alla Vergine Madre Chiesa,
lo si riferisce in modo speciale alla Vergine Madre Maria». Isacco della Stella
La
venuta del Cristo è un evento soprannaturale, che propone la vita divina a
tutti gli uomini. Il Figlio di Dio è il capo di tutta l'umanità e perciò ne
esprime anche la vocazione. La sua Incarnazione è dunque una chiamata
effettiva, spirituale e soprannaturale, rivolta da Dio a tutti gli uomini. Nella
sua Opera di Redenzione, Cristo, come rappresentante di tutta l'umanità, è
Egli stesso Chiesa. In tal senso si potrebbe anche affermare che il sacrificio
della Croce è il sacrificio di tutta l'umanità e che la Chiesa scaturisce sul
Calvario dal Cuore di Cristo squarciato. Maria, a sua volta, avendo
liberamente aderito a divenire Madre del Cristo Redentore, diventa, di
conseguenza, Madre della vocazione di tutti i redenti nella realizzazione dei
loro destini finali.
La
Chiesa è nata sul Calvario; l'unione dei fedeli nel Sangue di Cristo, donatoci
per mezzo di Maria, forma un solo Corpo, che ha per Capo Cristo, senza più
distinzioni tra le sue membra. Non v'è giudeo, né greco, né barbaro, né
sciita, ma un solo Cristo che è in tutti noi. S. Paolo dice anche che Cristo amò
la Chiesa, sacrificò per lei se stesso, per renderla santa e la purificò allo
scopo di presentarla al Padre ed a Se stesso senza macchia e senza ruga.
Ella doveva essere «del suo Sangue incorruttibile la conservatrice eterna».
La
Chiesa è definita dai Padri, nella sua missione, col dolce nome di Madre, perchè
attraverso il battesimo, ci genera a Cristo; la sua maternità si ispira alla
maternità di Maria. In lei, ai piedi della croce, era presente la Chiesa, in
lei la Chiesa realizzava in anticipo il Mistero della sua completa comunione
mistica col Salvatore, perchè, durante la Passione, Maria aveva nel suo cuore
la Chiesa, anzi era lei stessa la Chiesa, come prima redenta, membro eminente
del popolo che Cristo aveva acquistato col suo Sangue. Maria è il vero Tipo
della Chiesa, perché in lei si trova in anticipo tutto ciò che lo Spirito
andrà poi riversando nella Chiesa. In lei la Chiesa attinge l'autentica forma
della perfetta imitazione di Cristo.
Maria
è il Tipo della Chiesa, cioè esempio, sostanza e compendio di tutto ciò che
nella Chiesa si deve sviluppare per la sua essenza: condurre i suoi figli alla
salvezza. Ai primi cristiani era caro il motto «Vedere la Chiesa in Maria e
Maria nella Chiesa». In essi era profondissima la spiritualità mariana ed assurdo
sarebbe stato per loro, e lo sarebbe oggi per noi, separare il Mistero della
Chiesa dagli abissali misteri di Maria. Essi ci hanno insegnato che Maria è
lo splendore e la Madre della Chiesa e che, nella misura in cui la Chiesa è
mariana, è più Chiesa. Maria e la Chiesa, entrambe madri e vergini,
mantengono unite queste due realtà, perchè l'una e l'altra sono di Cristo e,
con Lui, tutt'e due al servizio dell'uomo. Sante, immacolate, fedeli alla
Parola, forti e fedeli nella prova per trasfigurarsi in Cristo.
Maria
ha già visibilmente concretizzato in sé la vocazione della comunità umana
nella realizzazione dei suoi destini. La vita della Chiesa attraverso i secoli
non dev'essere che un'ascesa, una crescita verso il suo Tipo, la Madre Divina.
In Maria si è intanto già verificata anche nel corpo l'unione gloriosa col
Cristo, che solo un giorno si verificherà anche per la Chiesa. S. Tommaso ci
dice che la vera Chiesa, Maria, Madre nostra, è in Cielo e tutta la realtà
della Chiesa militante sta nella sua conformità alla Chiesa celeste e che la
Chiesa terrestre è veramente Chiesa soltanto in lei. Se ne deduce che Maria non
è soltanto modello da imitare nella vita, ma una vera e propria forza
salvifica. Ella è nel vero senso della parola la Madre dei viventi, che ha
tenuto a battesimo sotto la croce la nascita della Chiesa dal Cuore di Cristo,
l'ha ricevuta in custodia ed, in unione con lo Spirito, la nutre della grazia,
di cui è ripiena. Ella ha avuto sotto la croce la missione di collaborare
attivamente e maternamente all'edificazione della Chiesa intrapresa da Cristo.
Solo in questo senso - dicono i teologi - Maria può essere chiamata «Madre
della Chiesa» in quanto a lei la Chiesa deve il suo carattere materno.
Anche
se Maria non ha avuto una missione sacerdotale, è, nella Chiesa, il culmine
della comunione di Grazia col Cristo e perciò, se è Madre di tutti i popoli,
lo è in modo particolarissimo dei cristiani che si nutrono coi Sacramenti
della Chiesa.
La
maternità della Chiesa si esprime attraverso la paternità sacerdotale e la
sollecitudine pastorale del Papa, dei vescovi e dei sacerdoti. Vi è una
tendenza, a volte troppo accentuata, a considerare la Chiesa gerarchica come
una istituzione amministrativa inquadrata da leggi e canoni. Alla luce della
Maternità di Maria potremo, invece, scoprire nella Gerarchia della Chiesa la
paternità di Dio e l'amorosa premura per la salvezza delle nostre anime. Non
guardiamo a qualche deviazione nella Chiesa, ma alle figure fulgide dei suoi
Santi, che per essa hanno dato anche il sangue e che, nella carità, hanno consumato
la vita per il popolo di Dio.
Riflettiamo
sulle belle ed autorevoli parole che Paolo VI pronunciò alla chiusura del III
periodo del Concilio Vaticano 11, il 21 novembre del 1964: «A gloria della
Vergine e
nostro
conforto, noi proclamiamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto
il popolo di Dio, tanto dei fedeli che dei pastori.
In
lei tutta la Chiesa, nella sua incomparabile varietà di vita e di opere,
attinge la piìì autentica forma della perfetta imitazione di Cristo. Vogliamo
con questo soavissimo titolo che la Vergine venga d'ora innanzi ancor più
onorata ed invocata da tutto il popolo cristiano».
Come tu, Maria, sei
divenuta Madre di Dio unicamente per l'efficacia del Sangue originato dalla
tua maternità, così anche la Chiesa è madre del genere umano perchè ha
ricevuto il Sangue preparato da te. Noi ti acclamiamo, o Vergine, Madre della
Chiesa.
12.
LA MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE
«Questo
compito di Maria», Mediatrice presso il Mediatore, «la Chiesa non dubita di
riconoscerlo apertamente, continuamente lo sperimenta e lo raccomanda al cuore
dei fedeli». Conc. Vaticano II
«Dio vuole che Maria sia unita a Cristo non solo nell'Opera della Redenzione, ma anche nella mediazione. É vero che l'unico Mediatore presso il Padre è Cristo, perchè Egli solo ha dato il Sangue per noi, ma avendo la Vergine prestato il suo ministero cooperando attivamente alla Redenzione, esercita ora lo stesso ministero nella elargizione della Grazia, che scorre perpetuamente dalla Croce, investita com'ella è d'un potere immenso». Così scrive Leone XIII. A sua volta, Pio XII chìama la Vergine «onnipotente interceditrice», colei che dà, perché tutto ha ricevuto non solo per sé, ma per farne partecipi anche noi. Abbondanza di grazia significa sorgente di grazia anche per gli
altri,
perché la Grazia, in quanto vita divina, non si limita mai all'individuo. Se
Dio ha fatto cosí grande la Vergine, capace di contenere tutti i tesori della
Grazia - «piena di Grazia» - è perchè la effondesse anche nell'umanità
e assomigliasse al Figlio, Amore che tutto si dona.
La
mediazione di Maria non si interpone tra noi e il Cristo, tra noi e il Padre, ma
è un elemento di maggiore unione tra noi, il Padre, il Figlio e lo Spirito.
Com'è errato il concetto del Sangue di Cristo che trattiene la Giustizia del
Padre, così è errato pensare che la mano misericordiosa di Maria trattenga
un Cristo giudice. Il dramma del Calvario non è una lotta tra Cristo e il
Padre, ma un mistero di salvezza, nel quale si fonde l'Amore del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo per salvarci. A questo mistero viene associata
anche Maria per rendere più umana la redenzione, onde Dio sia più accessibile
a noi e possa, per dir così, più facilmente raggiungerci col suo amore.
Maria
ci donò la Grazia, cioè Cristo. I sacramenti sono come i fiumi regali della
vita che inondano la nostra anima. Essi nascono da quella fonte che è l'Umanità
di Cristo, unita alla Divinità nel seno della Vergine, e le cui piaghe
stillano il Sangue della vita.
Anche
Bossuet chiama Maria «dispensiera della Grazia, sotto l'impulso dello Spirito».
È Maria l'origine del Sangue di Cristo, da lei comincia l'effondersi di quel
fiume di grazie, che, attraverso i sacramenti, porta lo Spirito di vita in tutto
il corpo della Chiesa.
La
preghiera di Maria è veramente onnipotente ed efficace. Come Gesù mediatore
fa parlare il suo Sangue, così Maria fa parlare le sue sofferenze, le sue
lacrime, i suoi tormenti, che unì ai dolori di Cristo. Dalla preghiera di Maria
possiamo ricevere tutto: la vita divina e la grazia per meritarla, i doni
dello Spirito, i benefici per conseguire la vita eterna. Ella è anche molto
sensibile alle nostre necessità temporali e ce le ottiene quando non sono
d'ostacolo alla vita eterna.
La
misericordia è la più luminosa manifestazione di Dio e la misericordia di
Maria sgorga da quella di Cristo e ad essa si unisce; perciò possiamo
invocarla col titolo di Madre di Misericordia. Maria inoltre conosce le nostre
necessità, anzi le conosce meglio di noi stessi, come soltanto una madre
conosce i bisogni dei suoi figli, anche quando essi non li sanno esprimere.
Siamo figli dei suoi dolori, siamo figli del Sangue di suo Figlio, le siamo
costati lacrime e martirio, quindi ci ama più di qualsiasi madre. Anche se
peccatori, siamo sempre fratelli del suo Gesù; ella ci stringe al suo Cuore,
come stringesse Gesù: è questa la sua missione di mediatrice. Un teologo pone
sulle labbra di Cristo queste parole: «Ecco tua madre! Come nessuno può
salvarsi se non per i meriti della mia croce e della mia morte, così nessuno
può partecipare al mio Sangue se non per intercessione di mia Madre. Sarà
figlio dei miei dolori soltanto chi avrà per madre la mia Madre. Le mie ferite
son sorgenti sempre aperte di grazie, ma esse non scorreranno se non per il
canale della Madre mia».
È
questo del resto il pensiero della Chiesa, quando, nella festa di Maria
Mediatrice, così ci invita a pregare: «Signore Gesù Cristo, che sei il
nostro Mediatore dinanzi al Padre, tu ci hai dato la tua Madre, che è anche
Madre nostra, come Mediatrice presso di Te. Fai, o Signore, che tutti coloro che
chiedono i tuoi benefici, abbiano la gioia di ottenerli tutti mediante Maria».
O Maria, tu ci hai donato
come tesoro di ineffabile grandezza il Sangue di Cristo, per mezzo del quale
tutti sono stati redenti: intercedi per noi affinché siamo fatti degni di
berlo ai sacramenti della salvezza.
13.
MARIA PROTOTIPO DI OGNI CREDENTE
«La
Madre del Verbo Incarnato è nostra sorella per vincoli di natura». Paolo VI
Per disegno divino l'umanità stessa ha dovuto offrire amorosamente a Dio quella umanità - corpo e sangue - mediante la quale in concreto ci ha riscattato. Nel tessuto della storia catastrofica vissuta dagli uomini dopo la caduta, Dio traccia una storia di salvezza e sceglie un popolo eletto dal quale dovrà poi nascere il Salvatore. Alla pienezza dei tempi tutto il popolo eletto si compendia in una persona sola: la Vergine di Nazareth. Ella però non è soltanto il simbolo del popolo eletto, ma in lei si concretizza il congiungimento dell'Antica con la Nuova Alleanza. Maria diventa il Vertice dell'Attesa e insieme il Vertice della Realizzazione messianica. Perciò l'Angelo la saluta: «Piena di Grazia».
Maria
incarna e porta a compimento la secolare attesa messianica del suo popolo ed
è l'erede privilegiata della speranza d'Israele. Tutta la sua esistenza è
una preparazione radicale alla venuta di Cristo; attesa di fede, attesa di
preghiera - con la quale presenta all'Altissimo le istanze, le aspirazioni, il
grido di tutta l'umanità - attesa operosa nella piena disponibilità di tutto
il suo essere al servizio di Dio. Si potrebbe dire che inizia subito quella
funzione di «mediatrice» di salvezza, che l'amorosa bontà di Dio le ha
assegnato.
Se
Dio la privilegia di una missione mirabile e straordinaria, esige anche da lei
un impegno eminente di fede e di sacrificio incondizionati durante tutta la
sua vita ed in particolare sul Calvario. È qui infatti che la Madre dei
credenti vien messa a durissima prova. Cristo, sul quale si posava la promessa
d'una regalità immortale, stava morendo crocifisso, apparentemente senza
alcuna speranza.
Se
la mano d'un angelo fermò quella di Abramo, nessuna mano celeste fermava quella
dei crocifissori e il Cristo si sentiva abbandonato addirittura dallo stesso
Padre suo! A Maria viene chiesto, nonostante tutto, di abbandonarsi al Mistero e
di credere fermamente in piena adesione a Dio, per se stessa e per tutta
l'umanità. Maria credette e sperò contro ogni speranza! Così divenne il
prototipo di ogni credente. Sul Calvario ella è divenuta il modello della
vera vita cristiana e l'ideale della piena adesione a Cristo.
La
forza incrollabile di Maria deriva dalla trasformazione che la Redenzione ha
operato nella creatura umana con l'offerta del Sangue di Cristo. Ella è la
perfetta immagine dell'uomo salvato da quel Sangue, in lei si attua in pieno
il progetto dell'Amore di Dio per l'umanità, in lei appare in chiara luce la
dignità e la grandezza dell'uomo redento e vivente nella Chiesa, perchè ha
vissuto ed anticipato ciò che ogni cristiano è chiamato ad essere.
Il
più fedele ritratto di Maria, prototipo di ogni credente, lo si può trovare
solo nel Vangelo, che la presenta in poche pennellate; un ritratto fedele e
sublime che si deve attribuire senz'altro all'ispirazione divina. Alla sua
personalità, così avvincente, hanno guardato tutte le generazioni dei santi
per ricevere luce ed aiuto nel cammino della perfezione. Paolo VI, nella
Marialis Cultus, ha così elencato le «virtù solide evangeliche» di Maria,
proponendole non solo all'ammirazione, ma anche all'imitazione degli uomini
del nostro tempo: «Fede ed accoglienza docile della Parola di Dio, obbedienza
silenziosa ed operosa, umiltà schietta, carità sollecita, sapienza riflessiva,
pietà verso Dio, alacre nell'adempimento dei doveri religiosi, riconoscente
dei favori ricevuti, offerente nel Tempio, orante nella Comunità apostolica,
fortezza nell'esilio e nel dolore, povertà dignitosa e fidente in Dio,
vigile premura verso il Figlio dalla umiliazione della culla fino alla ignominia
della croce, delicatezza previdente, purezza verginale, forte e casto amore
sponsale».
Il Pontefice così conclude: «Di queste virtù della Madre si onoreranno i figli, che, con tenace proposito, guardano i suoi esempi per riprodurli nella loro vita. Tale progresso nella virtù apparirà conseguenza e già frutto maturo di quella forza pastorale che scaturisce dal culto verso la Vergine».
O Maria, tu sei entrata
intimamente nella storia della salvezza e ne riverberi tutto il fulgore di
fede, e ci chiami al Figlio tuo e al suo Sangue sparso con fuoco d'amore:
aiutaci a progredire, cercando e seguendo in ogni cosa la volontà del Padre.
14.
MARIA MODELLO DELLA TOTALE CONSACRAZIONE A DIO
«Maria
fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo». Paolo VI
La
totale consacrazione a Dio è un mistero dell'Amore divino, la perla più
preziosa del suo Cuore ed un segno della sua predilezione. Chi potrebbe mai
comprenderne la bellezza ed il valore?
Un
giovane si presentò a Gesù ed asserí di aver osservato tutta la Legge ed i
profeti e Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una sola cosa ti manca, và,
vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e
seguimi». Gesù con queste parole traccia la via della perfezione.
Maria,
umile ancella del Signore, è il vero modello, dopo Cristo Crocifisso, della
totale consacrazione a Dio. È lei la prima seguace che ha realmente accettato
di seguire, fino all'annichilimento, il Cristo. Ella precede tutti
nell'esclusiva adesione a Lui per amore, perchè è talmente ricolma di Dio e
della sua Grazia, da non poter non sentire il bisogno d'una appartenenza totale
al suo amore. La sua consacrazione verginale e la sua povertà di umile ancella,
immergendola in Dio, creano nel suo cuore anche disposizioni di tenerezza
verso tutti gli uomini, quale solo Dio può misurare.
La
totale consacrazione a Dio scaturisce dall'ardente desiderio di donarsi completamente
ed incondizionatamente a Lui e seguire il Cristo nella sua vita, segnata dal suo
Sangue, col massimo impegno di ricopiarlo in se stessi.
La
consacrazione a Dio non va intesa soltanto come una rinuncia al mondo, alle
sue malie ed ai suoi incantesimi, ma soprattutto come l'essere presi totalmente
dalla bellezza e dall'amore del Cristo Crocifisso, che, per l'anima, è il Tutto
da ricercare, da ricopiare, da amare, da servire. La consacrazione a Dio è la
continua estasi in Cristo, il cui amore esclusivo ci sottrae ad altro desiderio.
«Ho
trovato Colui che la mia anima ama e non lo lascerò mai più».
L'anima
consacrata a Dio non compie, come erroneamente si crede, un atto di egoismo
e di chiusura alla comunità, ma una vera scelta di libertà, perchè, libera
da ogni impegno puramente umano, vive la gioia del Signore e la profonde
negli altri. Quanta gioia, quanta libertà esplode dal canto del Magnificat!
L'umiltà di Maria e la scelta verginale la resero gradita a Dio e la
predisposero totalmente al servizio di Cristo nello svolgimento della sua
missione redentrice. Ecco perché ella è «esempio» anche per ogni anima
consacrata, «modello di intima unione a Dio», nella preghiera, nella
meditazione, nel silenzio interiore, con totale distacco dal mondo, intenta solo
ad ascoltare la voce del suo Signore.
Come
la Vergine anche l'anima consacrata illumina la comunità cristiana, le addita
la via della perfezione, della sottomissione, della povertà, testimoniando così
quella vita nuova instaurata da Cristo, che dovrà condurci alla gloria
della vita futura.
L'anima
consacrata ci ricorda ed ammonisce che i valori definitivi non sono quelli che
offre il mondo, ma quelli che sono al disopra di esso. S. Paolo ci esorta a
meditare come Dio ci ha chiamati alla santità, ad essere conformi
all'immagine del Figlio suo diletto, che ha dato il suo Sangue per renderci
partecipi dell'adozione filiale così da realizzare la nostra personalità di
redenti.
Non
possiamo tacere l'ignoranza di coloro che disprezzano, a volte anche
trivialmente, le persone che, a Dio consacrate, vivono una vita di preghiera,
di riparazione e di espiazione nei confronti di quella fiumana di perversione in
cui vivono tanti esseri umani.
Senza
l'intercessione dell'umile Ancella a Dio totalmente consacrata e delle anime che
ne seguono l'esempio, chi sa da quanto tempo la misericordia infinita di Dio
si sarebbe allontanata dal mondo d'oggi, che ha smarrito completamente il
senso della fede in un destino superiore e quello dell'amore portato da
Cristo!
Maria,
e ogni anima come lei totalmente a Dio consacrata, sono davvero una benedizione
del cielo!
O
Vergine Maria, ogni anima consacrata trova in te il modello della perfetta
risposta alla chiamata di Dio nella fede, nella speranza, nella carità:
soccorri i fratelli e le sorelle che in verginità d'amore seguono l'Agnello
dovunque va.
15.
MARIA NELLA NOSTRA VITA
«La
presenza di Maria nella vita quotidiana del Popolo di Dio è soprattutto una
presenza materna». Giovanni Paolo II
Maria,
secondo il disegno di Dio, ha un'importanza ed un influsso fondamentali nella
nostra vita di redenti. Ella è stata associata in modo meraviglioso alla
Redenzione ed ha preso largamente parte attiva ai Misteri Divini generando Gesù
nel suo seno, donandogli il Corpo e il Sangue che doveva offrire per noi e
divenendo allo stesso tempo Madre di Dio e Madre nostra. Quale Ancella
dell'Eterno Amore nella nostra salvezza, è la custode e la maestra delle nostre
anime, ci insegna ad amare Gesù e, come suoi figli, ci tiene costantemente
sotto il suo amorevole influsso.
In
Lei più che in ogni altra creatura, Dio è sorgente di vita. In Lei ha profuso
tutta la sua luce e tutto il suo amore perché, a sua volta, li trasmetta a noi.
Si può dire che Maria è il vaso spirituale delle grazie divine fino a
traboccarne, affinché, madre generosa, ce ne faccia partecipi. Anche Lei,
come Gesù, nella sua misura è amore che si dona.
Lo
Spirito Santo, adombrando Maria sua sposa, produsse il suo capolavoro: il Dio Incarnato,
e continua, con la sua collaborazione, a formare le membra del Corpo Mistico
di Cristo. Si potrebbe anche affermare che lo Spirito Santo, più trova Maria
nel nostro cuore, più diventa operante in noi.
L'influenza
di Maria su di noi, essendo ella intimamente unita a Cristo Mediatore, si traduce
in una preghiera sovrana ed efficace, che diventa potenza tutta protesa a
realizzare in noi il Regno di Dio. Per comprendere ancora meglio l'influsso
di Maria nella nostra vita dobbiamo tener presente che ella è nostra madre,
che ci concepisce e genera alla vita divina analogamente alla vita che,
nell'ordine temporale, ci dona la madre terrena. La sua presenza è costante e
vigile sull'intera cristianità, che ella protegge nelle diverse fasi della vita
così agitata, provvedendo ai suoi bisogni e rispondendo ai suoi appelli. Ella
ha ricevuto da Dio un potere immenso per esercitarlo a nostro beneficio con
azione forte e tenera allo stesso tempo. In modo discreto, dolce, delicato si
insinua in noi per condurci a salvezza. La sua azione visibile ed insostituibile
e la sua influenza materna sono una delle più sicure realtà della Chiesa
Cattolica. Maria è nelle nostre anime perché ci ama e si preoccupa per noi.
No, la Vergine non è lontana da noi, isolata nel suo nimbo di gloria. La sua
presenza nella nostra vita non è un fatto eccezionale, non bisogna pensare
alla sua immagine troppo privilegiata, sublime e glorificata. Ella invece
conosce tutto di noi, sia per divina illuminazione, sia perché ha percorso le
stesse vie che noi percorriamo nel mondo. Umile, povera, perseguitata, donna del
dolore, visse affinché si compisse la Redenzione e la Giustizia di Dio nei
popoli. Furono poche le sue gioie, immensi i suoi dolori e conobbe la
persecuzione, l'esilio, la fame. Ella superò le difficoltà della vita
chinandosi umilmente al Mistero e alla Volontà di Dio. E' per questo che non vi
è stato o condizione sociale, in cui veniamo a trovarci, dove ella non possa
esserci di luminoso esempio ed aiuto.
Il
Concilio Vaticano II ci stimola a porci questa domanda: Qual è il significato
di Maria nella nostra vita? E risponde: Maria dev'essere una realtà per
ciascuno di noi e non un ideale lontano e irraggiungibile. Se così non fosse
sarebbe come falsare la dolce sua immagine di Madre di Dio e Madre nostra. Non
dunque la Madre di Dio solo da venerare ed implorare nel momento della necessità,
ma la Madre a noi vicina, modello e stimolo di vita cristiana.
Sforziamoci
di conoscere Maria e scopriremo che è lo specchio delle attese del nostro
tempo, scopriremo che le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli
uomini d'oggi, sono pure le gioie, le tristezze e le speranze della Madre di
Gesù. Ci convinceremo anche che, se sapremo amarla ed imitarla, Maria sarà
il punto di riferimento e di sostegno per percorrere con più sicurezza e
gioia la nostra via terrena, perchè sarà Lei a prenderci per mano e a condurci
al suo Gesù.
Ogni tua Immagine, o Maria,
è segno che ci ricorda la tua presenza nella nostra vita, lungo la nostra
storia spesso drammatica: assicura fecondità ai nostri giorni mediante la
grazia della conformazione lieta alla Croce del tuo Cristo.
16.
MARIA E L'ALTARE
«Maria
è la Madre del Sommo ed Eterno Sacerdote, la Regina degli Apostoli, l'aiuto
dei Presbiteri nel loro ministero». Conc. Vaticano II
L'altare
è il Calvario, Cristo la Vittima e il Sacerdote. Sugli altari delle nostre
chiese, con la S. Messa, si rinnova nei secoli, per mandato divino, in modo
incruento ma reale, lo stesso sacrificio della croce ed il pane e il vino si
transustanziano nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sul Calvario, accanto alla
croce, era presente Maria; non può dunque mancare la sua presenza accanto
all'Altare. L'Eucarestia nella tradizione cristiana, particolarmente nel rito
ortodosso e copto, è stata sempre unita alla presenza della Vergine.
Maria
non è sacerdote, ma ciò non significa che la Grazia sacramentale ci venga donata
al di fuori di lei. La Grazia che i Sacramenti ci elargiscono è un dono di
Cristo, ma impregnato dalla tenerezza materna della Vergine. La Chiesa ha il
compito di conti-
nuare
la Redenzione in noi, tramite i suoi sacerdoti, partecipandoci la grazia
acquisita dalla Passione di Cristo con la cooperazione materna di Maria, perché
lei non ha ricevuto solo un sacramento, ma il Sacramento per eccellenza,
Cristo Gesù, in quanto il sacrificio consumato da Gesù sulla croce è consumato
maternamente anche da Maria.
Il
sacerdozio è uno dei più eccelsi frutti della Redenzione, alla quale Maria
partecipò in intima unione col Cristo. «Da te, dice S. Bonaventura, il Sommo
Sacerdote prese il suo Corpo e il suo Sangue, come Vittima che continua ad
immolarsi sull'Altare, come sulla Croce, per la salvezza del mondo intero». Ed
aggiunge: «Siccome per mezzo di Maria questo sacratissimo Corpo e Sangue ci
è stato dato, così per le mani di Lei dev'essere ricevuto». Nella liturgia
latina più volte la lode all'Eucarestia viene intrecciata a quella della
Vergine e l'Eucarestia viene chiamata «Frutto del suo seno generoso» e
salutata «Ave, Corpo nato da Maria Vergine! », perché dalla Vergine Maria
Cristo prese questa stessa Carne e questo stesso Sangue di cui nel Convito
Eucaristico abbiamo meritato di gustare la dolcezza.
Sarebbe
un errore considerare Maria in uno Stato di inferiorità rispetto al sacerdote
solo perché non ebbe il potere di consacrare e di assolvere, perché ella ebbe
una parte preponderante nella formazione del Sacerdozio di Cristo,
realizzatosi in Lei per virtù dello Spirito Divino, quando l'Umanità di Cristo
fu congiunta alla sua Divinità.
Maria
e il sacerdote! Quale meraviglioso binomio che ci apre un orizzonte vastissimo
illuminato di luce divina. Due nomi, due poemi meravigliosi della bontà di
Dio, che intrecciano l'umano col divino. Maria e il sacerdote, sebbene in
modo diverso, sono in strettissima cooperazione nel più augusto dei Misteri:
offrire la Vittima del Calvario! Maria non consacra, ma ci ha dato quel Corpo
e quel Sangue che il sacerdote consacra e distribuisce alle anime; Maria non
assolve, ma è lei che tocca il cuore dei suoi figli, affinché si convertano.
Tutto
ciò che si riferisce al Sacerdozio, appartiene all'essenza della Fede. Se si togliesse
al Sacerdozio il carattere di mediazione, allora il Sacerdozio sarebbe una burla.
Colui che è sacerdote è per ciò stesso mediatore e non sta unicamente dalla
parte di Dio o dell'uomo, ma rappresenta Dio davanti agli uomini e gli uomini
davanti a Dio.
Maria
è Madre del sacerdote in modo particolare. Il sacerdote è suo figlio, come
lo fu il Sommo Sacerdote Cristo Gesù. L'ultima immagine di Maria trasmessaci
dal Vangelo ce la mostra nel Cenacolo in preghiera tra gli Apostoli, in attesa
dello Spirito che li consacrerà sacerdoti. È la sua preghiera che illumina
tutta la loro futura azione di apostolato; lì, come ai piedi della Croce, è
Lei che tiene a battesimo la nascita della Chiesa e del Sacerdozio di Cristo.
Il
sacerdote deve, per mandato divino, generare Cristo stesso nel seno della
Chiesa, nell'Eucarestia e nel cuore dei fedeli, mediante là virtù dello
Spirito Santo, come Maria, ad opera dello stesso Spirito, generò il Verbo nel
suo seno. Si potrebbe dire che Maria e il sacerdote compiono lo stesso ministero
del Cristo, lei fisicamente ed in modo soprannaturale, il sacerdote
spiritualmente e realmente in modo continuo, nella missione da Cristo
affidatagli.
Dobbiamo
accostarci all'Altare con fede per cercare Cristo, Vittima per i nostri peccati,
credere ed adorare; dobbiamo riceverlo in noi come divino nutrimento della nostra
anima. All'altare dobbiamo accostarci per partecipare al suo Sacrificio e per
implorare, perché ogni grazia viene dalla Croce e la Messa perpetua la croce.
Maria
ci assisterà e, col sacerdote, ci donerà il Corpo e il Sangue di Cristo.
O Maria, tu sei la vite che
ha prodotto il grappolo rigurgitante del Sangue di vita che noi beviamo al
Calice del vino santo: fa' che non ci separiamo mai da te e dal tuo Figlio,
Agnello di salvezza.
17.
IL CANTO DELLA LIBERAZIONE
«Ha
rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili». Lc. 1,52
Gesù inizia la sua missione applicando a Se stesso il passo di Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di Me, per questo mi ha consacrato e mi ha mandato per proclamare ai prigionieri la liberazione, per rimettere in libertà gli oppressi». Maria inizia la sua missione con il canto della liberazione - il Magnificat - che alcuni- chiamano addirittura il Canto della Rivoluzione Cristiana.
Il
Vaticano II afferma: «Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso cosí acuto
della libertà... mentre si affermano nuove forme di schiavitù sociali e
psichiche», ma: «...nessuna legge umana c'è che possa portare cosí bene al
sicuro la personale dignità e libertà dell'uomo, quanto il Vangelo di Cristo».
Infatti Dio solo crea per amore l'uomo libero e per amore manda il suo Figlio
Unigenito a redimerlo col suo Sangue, quando l'uomo aveva perduto la propria
libertà facendosi schiavo del peccato. La vera libertà non si può
effettivamente realizzare, senza la piena adesione a Cristo. Dice Giovanni: «Se
il Figlio vi libererà, sarete davvero liberi» e Paolo: «Dove c'è lo
Spirito del Signore c'è libertà», «Perché restassimo liberi, Cristo ci
ha liberati».
Cristo
ci ha innanzi tutto liberati dal peccato e dalla morte e la sua liberazione è
piena. Egli ha riscattato l'anima e il corpo, al quale, come all'anima, darà
un giorno il fulgore dei giusti, ha riscattato l'individuo e la società.
Maria, creatura innocente e libera, primizia ella stessa della liberazione di
Cristo, donatrice del Corpo e del Sangue di Cristo, prende parte, in
sintonia con Lui, a questo processo di liberazione. Sente Cristo nel suo seno
come nella sua anima, nella sua totalità, prende coscienza, sia della
redenzione personale, che di quella di tutto il popolo di Dio, mediante il
sacrificio cruento del Cristo, Figlio di Dio e Figlio suo, ella infatti attraverso
la Scrittura conosce già le tappe liberatrici del Messia, dalla nascita alla
resurrezione. Ispirata dallo Spirito profetico, impersona tutta l'umanità
redenta, si sente esaltata dall'azione liberatrice di Dio, ne gioisce e leva a
Lui il Cantico della Liberazione, che si sprigiona come fiume dalla sua anima,
anticipando il Discorso della Montagna. Il suo è l'inno della speranza, che
sta per divenire certezza. Non è l'inno della violenza umana, che genera
nuovi oppressori e nuovi oppressi, ma una preghiera e una certezza, perché
solo una preghiera che si ritmi su quella dei profeti, di Maria e di Cristo
stesso, può preparare i cristiani ad essere fermento di libertà. È dunque
solo Dio, ed in Lui, la prima ed ultima parola della grande liberazione, che
deve arrecare ovunque gioia e non odio.
Il
trionfo di Dio sarà totale, perché sarà sconfitto il principe delle tenebre,
saranno deposti i potenti, i superbi, gli oppressori, i ricchi; saranno
invece esaltati i poveri, gli umili, gli oppressi, gli affamati di pane e di
giustizia.
In
questo processo di rinnovamento c'è, è vero, la mano della Giustizia di Dio,
ma c'è soprattutto il suo amore perché, se Egli disperde i boriosi, i ricchi,
i potenti e gli oppressori, è perché essi riscoprano la propria umanità
sepolta dall'egoismo e tornino a Dio.
Il
Magnificat, composto quasi per intero da citazioni bibliche, è il Canto di
Maria, quando Gesù non era ancora nato, ma in esso è già Lui che parla, è
l'anticipo delle Beatitudini e di quelle parole: «Ti rendo lode, o Padre,
perchè hai nascoste queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai
piccoli...» In esso Maria effonde anche tutta la poesia della sua anima e ci fa
restare incantati di fronte alle meraviglie del Signore, come Gesù poi ci farà
rimanere estasiati quando ci parlerà della Bontà Divina, che riversa le meraviglie
del creato perfino nei fulgidi colori dei gigli, dei fiori e dell'umile erba dei
campi.
Dal
Magnificat possiamo già dedurre che sarà il trionfo del Sangue di Cristo a
donare al mondo la vera liberazione, sarà quel Sangue il simbolo più sublime
della libertà che Cristo ci ha donato con la sua sofferenza. Il Sangue di Gesù
ci dà anche la certezza che un giorno il giogo tiranno del male sarà sostituito
dal giogo dolce e soave dell'amore di Cristo.
O
Vergine del Magnificat, il Figlio tuo e nostro Signore ha dato agli uomini la
libertà di figli di Dio: conservaci questo dono che Egli ha conquistato a
prezzo del suo Sangue.
18.
MARIA CI DIFENDE E CI LIBERA DAL MALIGNO
«Chi
è costei, terribile come schiere a vessilli spiegati?». Ct. 6,10
Il
Signore disse al serpente: «Poichè tu hai fatto questo, sii tu maledetto... Io
porrò inimicizia tra te e la donna, tra la sua stirpe e la tua; questa ti
schiaccerà la testa». Così la Genesi. Giovanni, nell'Apocalisse, scrive: «E
il dragone si adirò contro la donna e se ne andò a far guerra contro quelli
che osservano i Comandamenti di Dio e sono fedeli agli insegnamenti di Gesù».
«Ma essi lo vinsero in virtù del Sangue dell'Agnello». «Gioite quindi, o
Cieli, e voi che in essi abitate».
L'esistenza
del Maligno è dunque una realtà, anche se si cerca di negarla. Non si vuole
comprendere la storia degli uomini, né il suo carattere tragico ed infernale,
facendo astrazione dall'opera tenebrosa del padre della menzogna, colui che fu
omicida fin dall'inizio. Non pochi sono anche i cristiani che stentano a
credervi con realismo. Oggi si giunge perfino ad irridere chi ne parla. È vero
che i nostri padri hanno moltiplicato, a volte, con ingenuità la presenza del
demonio, ma noi siamo caduti nell'eccesso opposto, negando la sua complicità
nei più orrendi crimini umani. Non prestiamo dunque più fede neppure a Gesù
che ne parla spesso nel Vangelo, che dallo Spirito Maligno fu tentato, e che
tante volte scacciò i demoni dagli uomini? Non crediamo più neppure all'Apostolo
Pietro che lo assomiglia ad un leone ruggente, che cerca di divorare le nostre
anime? Non crediamo a Giovanni che lo chiama nemico di Dio e degli uomini?
Non crediamo alla Scrittura che lo chiama: Dragone, serpente antico,
diavolo, satana che seduce tutta la terra? Non crediamo alla Scrittura che
ci narra la ribellione di Lucifero contro Dio, commettendo così il primo
gravissimo peccato dopo la creazione degli spiriti angelici? È stato lui a
trascinare anche l'uomo alla disobbedienza ed a portare nel mondo peccato,
schiavitù e morte.
Se
non esistesse il Maligno la Scrittura sarebbe piena di frottole e Gesù non si
sareb-
be
davvero incarnato per versare il suo Sangue e liberarci dalla tirannia e
ridonarci la dignità di figli di Dio e farci eredi della sua gloria. La vita di
Gesù è contrassegnata da una lotta senza quartiere contro Satana; la sua morte
ci dice fino a qual punto Egli abbia lottato e sofferto per liberarcene e che
ogni anima gli costa tutto il suo Sangue.
Anche
se con la sua morte Cristo ha segnato la vittoria contro Satana, il peccato e
la morte, tuttavia la lotta tra il maligno e l'umanità non è affatto
conclusa. Egli, con tutta l'astuzia e la malvagità, cerca di rendere vana la
Redenzione. Esiste ancora una lotta terribile, dice S. Paolo, perchè non
combattiamo contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro Principati
e Potestà.
In
questa terribile lotta, che ha per posta la nostra salvezza o la nostra
dannazione, Dio è al nostro fianco, moltiplica grazie e aiuti soprannaturali,
rinsalda la nostra fede. Al nostro fianco ha posto Maria, il nostro più grande
baluardo, unica creatura che ha sconfitto la potenza di Satana, e che è
stata, fin dal primo istante del suo concepimento, immune dal suo potere. Dio
l'ha creata proprio perché schiacciasse il suo capo protervo. A lei, dicono con
bella similitudine i Padri, Dio ha affidato la sua spada, perché nessuno potrebbe
battersi come una madre che difende i propri figli. Maria, che ai piedi della
croce per volere di Cristo ci ha generati con tanto dolore, non potrebbe giammai
abbandonarci nelle mani del nemico di Dio. In noi Maria difende lo stesso suo
Figlio Gesù, perché Satana con la sua guerra alle anime, mira proprio a
distruggere in noi la vita di Cristo.
La
figura radiosa di Maria è al nostro fianco, non cessa di impetrare per noi la
grazia indispensabile per rinvigorire la nostra fragilità. Dice l'apostolo
Giacomo che la tentazione può diventare addirittura fonte di gioia, perché
è una lotta che si vince per il Regno di Dio. La grazia che Maria ci ottiene
ci conduce alla vittoria e ci dona la gioia più grande che mai possa provare
un'anima: possedere sempre Dio.
Ancora
una volta trionferà l'amore di Cristo! Lo dice S. Paolo: «...in tutte le
prove noi siamo vincitori per Colui che ci ha amati!».
Sii benedetta, Vergine
Regina: ci hai dato Gesù che a prezzo del suo Sangue ci ha riscattati dalla
schiavitù del Maligno: la tua potenza ci guidi alla vittoria gloriosa.
19.
MARIA CI AIUTA A LIBERARCI DAL PECCATO
«Figli,
ascoltatemi: beati quelli che seguono le mie vie. Chi trova me trova la vita, e
ottiene favore dal Signore». Pr. 8,32.35
«Oggi
- dice Paolo VI - la parola peccato è taciuta, sembra quasi un termine sconveniente
e di cattivo gusto. Ne deriva un'etica folle che tende a rendere lecito tutto
ciò che piace e giova e che toglie alla vita il senso profondo derivante
dalla distinzione tra il bene e il male e l'avvilisce in una visione finale di
angoscia».
Nella
Genesi è ben descritto il peccato. La tentazione colpisce ciò che di più
bello Dio ha creato nell'uomo: il tentatore mette l'uomo contro Dio, perchè il
peccato non è solo una disobbedienza alla Legge, ma la ripulsa dell'Amore
Divino e l'uso contro Dio di ciò che è di Dio. Mentre Dio, creando l'uomo a
sua immagine e somiglianza, vuole che divenga partecipe della sua Verità, del
suo amore, del suo Mistéro e prenda parte alla sua stessa vita, l'uomo lo
rifiuta, lo vilipende, lo scaccia dal proprio cuore. Il peccato dunque è un tradimento
nei confronti dell'Amore Divino.
Non
è solo il Maligno che ci trascina al peccato, ma anche il mondo e soprattutto
il nostro io. Noi sappiamo che il Regno di Cristo non è di questo mondo,
perchè il mondo lo ha odiato e perseguitato. Fin dalla nascita ha cercato la
sua morte, più volte i suoi nemici hanno tentato di ucciderlo, finchè sono riusciti
a trascinarlo sulla croce. «Se ha odiato me, odierà anche voi».
Però
né il demonio, né il mondo, né le creature sono gli avversari più pericolosi
della nostra vita cristiana, ma siamo noi i più pericolosi nemici di noi
stessi. È il nostro io, pieno d'orgoglio e di passioni, è la debolezza della
nostra natura che ci trascinano nel baratro del peccato. Il peggio si è che noi
siamo portati sempre a riconoscere gli errori degli altri e, accecati dalla
nostra. presunzione, non ammettiamo mai di essere noi stessi i colpevoli.
Il
peccato è una cosa talmente orrenda e tragica che Dio non ha risparmiato
neppure
il
suo Figlio Unigenito, che si era volontariamente ricoperto dei nostri
misfatti, fino a sacrificarlo sulla croce. Cristo per scontare i nostri
peccati, ha versato tutto il Sangue; questo evento così terribile dovrebbe
farci riflettere profondamente! Chi si ostina nel peccato rifiuta il Sangue
di Cristo, il suo amore, la sua misericordia! Quando Dio ama non offre doni di
natura, ma dà Se Stesso: il Padre ha già offerto, attraverso l'Opera salvifica
di Cristo, il perdono al mondo; Cristo ci ha dato il suo Sangue, prova suprema
del suo amore, e il peccatore rende vana la sua redenzione. Cristo ci dischiude
il cammino verso la nostra sicurezza interiore, la sua Grazia; il peccato non
solo fa dimenticare questa ricchezza, ma tradisce colui che ce l'ha donata col
suo Sangue.
Il
peccato non trafigge solo il Cuore di Cristo, ma anche quello della Madre sua.
Ella, pura ed immacolata, pur essendo immune da ogni macchia, ne conosce
profondamente le tragiche conseguenze. La missione a lei affidata da Cristo
crocifisso è quella di Madre di amore e di misericordia; il Suo compito dunque
è quello di riportare le anime dei pec-
catori
a Dio. Ella, essendo la Madre della Grazia, è per questo anche la Madre della
Misericordia, la Madre del perdono. Anche Lei ha offerto al Padre il Sangue
del suo Figlio dilettissimo per la salvezza dei peccatori. Ai piedi della croce
Maria acquista una grande potenza contro il peccato e una dolcezza immensa nel
parlare al cuore del peccatore.
S.
Gaspare, allorchè, durante le Missioni, notava l'indifferenza dell'uditorio e
che i peccatori rimanevano ostinati nelle loro colpe, si faceva portare
processionalmente il simulacro dell'Addolorata presso il palco e la mostrava,
assieme al Crocifisso, invitando appassionatamente al ritorno a Dio. Era allora
uno scrosciare di gemiti, di pianti, di invocazioni. La Missione, con la
presenza della Vergine, prendeva fuoco.
Il
peccato giunge al suo apice quando l'uomo non ascolta più nella sua anima la
parola della croce, che Dio gli manda come ultimo grido di amore, che
dovrebbe avere la potenza di lacerare ogni cuore. Invece la persona che sa
riconoscere le proprie colpe e ne chiede sinceramente perdono a Cristo, manifesta
la sua grandezza spirituale e si libera
dal
dispotismo del peccato, perché Cristo entra nel suo cuore.
Maria,
e tutta la Chiesa con lei, non cessa di pregare per la conversione dei
peccatori, perché nei loro cuori legge il Mistero di Cristo e sa che costano
a lui le più atroci sofferenze; ella desidera ardentemente che dove cova
l'odio sbocci l'amore.
È
dall'amore e dal dolore che si sprigiona il grido: «Padre, ho peccato contro di
Te, non sono più degno di chiamarmi tuo figlio!» È il grido che inonda di
gioia tutto il Cielo!.
O Maria, ti sei unita
all'Agnello immacolato per portare con Lui il peccato del mondo ed essere
con Lui immolata: prega il tuo Figlio Crocifisso di concederci la remissione
dei peccati.
20.
MARIA SS.MA REGINA DELLA PACE
«Beati
coloro che ti amano, beati coloro che gioiscono per la tua pace». Tb. 13,15
La
pace, cioè la quiete della coscienza, presuppone un'armonia totale con se
stessi, con la comunità e, soprattutto, con Dio. La pace si fonda sulla
rettitudine e la giustizia. Il giusto è chiamato uomo di pace nelle Scritture
ed Isaia asserisce: «Non v'è pace per gli empi dice il Signore». Prezzo del
Sangue di Cristo, la pace è un tesoro di inestimabile valore, perché realizza
in pieno la salvezza dell'uomo, nel tempo e nell'eternità. La Pace è Cristo
stesso! Egli è un oceano di pace, senza fine e senza confini, e gli uomini
possono essere chiamati figli di Dio, dice l'Evangelista, soltanto se sono
operatori di pace. Il Messia venturo fu annunziato dai profeti come Principe
della Pace, perché la sua venuta avrebbe cambiato la fisionomia del mondo,
pacificando, col suo Sangue, il cielo con la terra, il lupo con l'agnello, cioè
la violenza e la ferocia con la mitezza e la semplicità, ed avrebbe mutato la
spada in vomero.
Quando
nasce fa cantare dagli angeli: «Pace in terra agli uomini di buona volontà».
Prima d'essere crocifisso, nel trionfo di Gerusalemme, fra un agitare di olivi
si fa chiamare Re della pace. Dopo la resurrezione, nelle sue molteplici
apparizioni, salutando i discepoli, dice loro: «La pace sia con voi». Salendo
al cielo si congeda, lasciando il dono che Egli ritiene il più prezioso di
ogni altro dono: «Vi lascio la pace, vi dò la mia pace! ».
È
innegabile che tutti i popoli, oltre che i singoli individui, amano la pace e ad
essa aspirano ardentemente. Ma senza Dio vi potrà mai essere pace? Tutte le
benedizioni di Dio sono promesse e legate alla osservanza della sua Legge di
giustizia, di pace e di amore. Solo dopo aver rimesso i peccati, Gesù
guarisce e dice: «Va' in pace!».
La
pace di Cristo non è di facile attuazione, perché richiede scelte veramente
coraggiose. Se il dono della pace è costato a Cristo il suo Sangue, vuol dire
che anche a noi dovrà costare duri sacrifici. Egli è la nostra pace, ha
abbattuto ogni barriera, ci ha fatto un popolo solo, ha creato una nuova umanità
e, mediante la sua croce, ci ha pacificati con Dio e tra di noi, ci dice S.
Paolo. È dunque la sua croce, il suo Sangue, che pacificano e affratellano.
Il
primo giorno dell'anno, dedicato alla pace universale, la Chiesa celebra la
festa di Maria SS.ma
Madre di Dio, perché la pace al mondo viene dal Frutto della sua Maternità.
Ella, associata alla Redenzione, coopera col Cristo nelle realizzazioni
messianiche per creare una umanità nuova, secondo i voleri del Cuore di Cristo.
Perciò portare la pace al mondo è la sua perenne missione. Proclamata nostra
Madre ai piedi della croce, svolge tutta la sua azione materna per tenere uniti
tra di loro in Cristo tutti i suoi figli. Ella prefigura la futura Chiesa,
scaturita dal Cuore trafitto di Cristo, destinata a svolgere con tutti i mezzi
una missione di pace e di fratellanza universale.
Nel
maggior tempio mariano della cristianità in Roma, S. Maria Maggiore, il
grande pontefice Benedetto XV, che tanto si adoperò per la cessazione del
primo conflitto mondiale, volle fosse eretta la statua di Maria, Regina della
Pace, a perenne gratitudine e ricordo della cessazione delle ostilità nel
1918 e come monito ed auspicio per il futuro della pace nel mondo. La Vergine
sorregge il Bambino Gesù, che offre al mondo un ramoscello di olivo. Però
gli uomini, dimentichi di quella immane catastrofe, ne scatenarono una
seconda, ancor più tragica e dolorosa, ed oggi i Governi, allucinati da false
dottrine sociali e trascinati dall'odio, dall'egoismo, dalla sete di potere e
di danaro, non smettono di costruire ordigni e non temono lo scatenarsi di
future guerre, che potrebbero causare la distruzione di tutta l'umanità.
Maria,
Regina dell'Amore e della Pace, ci chiama maternamente ai piedi del Crocifisso,
dove soltanto potremo appagare pacificamente ogni nostra aspirazione perchè
il suo Sangue è stato versato proprio al fine di pacificare gli uomini prima
con Dio e poi tra di loro per instaurare la vera fratellanza.
Tu
sei Regina della Pace, o Maria, perché da te è nato il Principe della Pace,
che, con il Sangue della sua Croce ci ha riconciliati con Dio e fra noi: dona al
mondo la pace dei cuori e delle armi, nella giustizia e nella carità di
Cristo.
21.
I NOSTRI FRATELLI SEPARATI
«Affidiamo
a Maria il proposito di non darci pace fino a che la mèta dell'unione non sia
felicemente raggiunta». Giovanni Paolo II
Gesù,
morendo, sparse il Sangue non solo per la sua Nazione, ma per riunire intorno
a Sé tutti i dispersi figli di Dio, affinché dei redenti si formasse un solo
ovile ed un solo Pastore. «Offro la mia vita - Egli disse - per le mie
pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io debbo
condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e vi sarà un
solo Pastore». Ricordiamo la bellissima preghiera del Cenacolo, dopo la
lavanda dei piedi, prima che fosse tradito e consegnato ai carnefici. «Non
prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno
in me, perché tutti siano una sola cosa. Come Tu, Padre, sei in me ed io in
Te, siano anch'essi in noi una sola cosa».
La
finalità della Redenzione è dunque l'unione di tutti i redenti nella Chiesa
sgorgata dal Cuore trafitto di Cristo sulla croce. Ben presto però, dopo
l'Ascensione di Gesù al cielo, cominciano le scissioni nella Chiesa primitiva,
tanto che Paolo si scaglia contro coloro che così laceravano la veste
insanguinata di Cristo.
Ogni
separazione dipende innanzi tutto dalla scarsa conoscenza del Cristo e dal rifiuto
di accogliere ed ascoltare i suoi inviati. Anche la Riforma, che del ruolo di
Maria nella Chiesa fece uno dei suoi capisaldi di contrasto, non ebbe origine
dal dissenso sul culto alla Madre di Dio, ma per opposizione alla Chiesa
gerarchica ed istituzionale, tanto vero che ancor oggi, in non poche branchie
del protestantesimo, si venera Colei che fu la prima a credere in Cristo, la
prima a pronunciare il s( di un cuore fedele; Colei che ha riflesso in sé
la perfezione di Cristo. Maria, nel disegno divino, non avrebbe mai dovuto
rappresentare un principio di divisione, ma di unione, perché solo attraverso
lei si può pervenire alla vera comprensione del Cristo e della sua Chiesa.
Una
Madre, qual è Maria, donataci dall'alto della croce, non potrebbe mai dividere
i suoi figli tra di loro, ma solo affratellarli in Cristo. Ma tant'è, anche
ai nostri giorni, Maria, come il Cristo, è segno di contraddizione.
Eliminare
Maria dalla Chiesa sarebbe come rifiutare una realtà vissuta da secoli, anche
dai nostri fratelli separati, sarebbe come isolare il Cristo e rinnegare lo
stesso Mistero della Incarnazione.
Una
delle ragioni addotte dai fratelli separati è che, esaltando e venerando la
Vergine, si toglierebbe al Cristo la funzione di unico Mediatore presso il
Padre. La Chiesa Cattolica ha sempre affermato che, se la devozione alla
Madonna dovesse menomare in qualche modo le prerogative del Cristo e dello
Spirito e dovesse allontanarci da Loro, sarebbe da rigettare come cosa
addirittura diabolica.
Nel
popolo cristiano si è sempre notata una profonda ed istintiva percezione della
persona e del ruolo di Maria, che diventa cuore, porta di salvezza, punto di
convergenza della vita dei fedeli. È da ringraziare il Signore che agisce,e
si rivela al suo popolo, e particolarmente ai semplici di questo mondo, tramite
la sua Madre divina. Questo è stato compreso dalla Chiesa, dai grandi Pastori
di anime ed in particolare dalla grande schiera dei Santi in un'epoca dominata
dallo spirito critico che, contestando la devozione mariana, proponeva un
cristianesimo monco, razionale e severo.
La
teologia vive oggi, dopo il Vaticano II, una nuova epoca e tende a costruire
l'autenticità della vita con particolare attenzione al significato del Canto
della Vergine. Questo canto profetico e carismatico è già un punto di incontro
con i teologi di confessione non cattolica perché, nel canto di Maria, Luca
canta anche i testimoni e i martiri dei primi tempi della Chiesa. Oggi, dietro
la figura di Maria, si può vedere la Chiesa dei grandi apostoli come Francesco
d'Assisi e di M. Luther King. Non pochi teologi protestanti affermano che
siamo tutti d'accordo, cattolici e non cattolici, nel vedere in Maria la Madre
di Dio, nostro modello nella fede, nella sofferenza e nel servizio per i
fratelli.
Allora
la devozione alla Vergine non dovrebbe dividerci, ma sensibilizzare il movimento
ecumenico. La Chiesa nutre fiducia e prega che Ella sia davvero il punto del nostro
incontro e non della nostra divisione. Mi sia consentito, senza motivo di
scandalo, concludere qui con la preghiera dell'abate calvinista Schutz, che
si può pienamente condividere da tutti: «Padre Santo e misericordioso, hai
rivelato alla Beata Maria Vergine che, con la venuta del tuo Figlio, i
potenti sarebbero stati abbassati e gli umili esaltati; ti preghiamo per gli
umiliati che gridano con lei verso di Te. O Cristo, tu che sei nato dalla
Vergine Maria, obbediente alla tua parola, accorda anche a noi uno spirito
pronto ed ubbidiente. Con lei, la prima di tutto lo stuolo dei testimoni,
vorremmo imparare a dirti: "Che sia fatto di me secondo la tua volontà".
O Dio, Tu hai voluto fare della Vergine Maria la figura della Chiesa. Essa ha
ricevuto il Cristo e lo ha donato al mondo. Manda tu su di noi il tuo Spirito
Santo, perché, ben presto, siamo uniti visibilmente in un solo corpo, e perchè
irraggiamo il Cristo presso gli uomini che non possono credere. Riuniscici
nell'unità visibile affinché, con la Vergine Maria e tutti i santi testimoni
di Cristo, ci rallegriamo in Te, nostro Salvatore, ora e per sempre, nei secoli
dei secoli. Amen».
Madre santa, il tuo Figlio
Gesù ci ha fatto dono di essere uno con i nostri fratelli, a prezzo della sua
crudele passione: aiutaci a superare contese, animosità, dissensi, e guidaci
sulle strade della comprensione fraterna piena e duratura.
22.
MARIA NELLA NOSTRA FAMIGLIA
«Sua
madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza,
età e grazia». Lc. 2,51-52
Quando
si parla della famiglia cristiana il pensiero corre subito alla Casa di
Nazareth. Paolo VI, nel suo viaggio in Terra Santa, preso da nostalgica
dolcezza, disse in questa cittadina: «Come volentieri vorremmo tornare
fanciulli e metterci a quest'umile e sublime scuola di Nazareth e ricominciare
la vita vicino a Maria! La Casa di Nazareth è la scuola che ci inizia a
comprendere la vita di Gesù, ci insegna a vivere la vita di famiglia in
comunione di bellezza, di amore, di intimità inviolabile! ».
Maria
e Giuseppe, uniti nella fede e nella preghiera, pronunciano ubbidienti un perenne
sí a Dio in ogni circostanza e portano a compimento la loro grande missione.
Essi sono vissuti realmente l'una per l'altro; il loro casto amore è andato
sempre più cre-
scendo,
tanto da poter affermare con certezza che mai sposa fu amata dal marito come Maria
e nessun marito fu tanto amato come Giuseppe da Maria. Nessuno al mondo fu
veramente figlio, né mai lo sarà, come lo fu Gesù e certamente egli amò
Maria e Giuseppe come mai altri figli hanno amato i loro genitori. In tutti e
tre poi si attua all'unisono il fine principale per cui la Famíglia di Nazareth
è stata voluta dal Padre: la salvezza dell'umanità. All'annuncio del grande
Mistero che si sta compiendo in lei, Maria, piena di trepidazione e
traboccante di gioia, corre a farne partecipe la cugina Elisabetta, perché
non può trattenere per sé sola la Buona Novella: la Redenzione è vìcìna! Ma
non passa molto tempo che la terribile profezia di Simeone trafigge come una
spada il suo cuore e rompe quell'idillio che lo aveva colmato nella capanna di
Bethlem. È un duro richiamo alla realtà della sua missione: quel Bambino è nato
per l'umanítà, egli è il Salvatore, Luce venuta ad illuminare tutte le
genti, che sarà immolato per tutti. Nella Famiglia di Nazareth si delinea già
la tragedia del Calvario! Maria sa di essere Madre e Corredentrice, associata
per sempre alla vita del Figlio in un continuo olocausto.
Hanno
inizio di qui i lunghi anni della vita nascosta nella povera Casa di Nazareth,
che l'Evangelista, con tocco semplice ed ispirato, tratteggia con queste
brevissime parole: «Stava loro sottomesso... Cresceva in sapienza, età e
grazia davanti a Dio e davanti agli uomini». Con queste parole cala sulla vita
della Sacra Famiglia il velo del silenzio fino alle Nozze di Cana, quando Gesù
ha trent'anni. Non occorre però fantasticare molto per comprendere che Maria,
durante tutti questi anni, si è comportata da vera madre, come tutte le madri
del suo popolo, dedicandosi interamente alle cure domestiche, proprie della
donna capace di comandare e di accogliere con semplicità la sottomissione del
Figlio-Dio. Ovviamente la sua psicologia femminile era ricca di intuizione,
d'inventiva e di delicatezze nei momenti difficili. Come la più perfetta
delle mamme, ella si dimostrò anche perfetta educatrice, formando Gesù ad
affrontare la vita. Ella vede in lui riprodursi i propri lineamenti nella
fisionomia umana e spirituale. Gesù è un vero essere umano e va da sé
ch'egli dev'essere allevato ed educato come tale da Maria e da Giuseppe. Ne
consegue che i caratteri salienti della Natura Umana di Gesù sono tributari
alla fisionomia umana e alle virtù di Maria, come ogni altro uomo. Nel Cristo
si trovano i caratteri della Madre, perchè l'azione di Maria non è limitata
all'Incarnazione, ma si protrae nell'esercizio concreto della maternità, che
consiste nel tirare su il bambino e farne un uomo. L'infanzia, l'adolescenza,
la maturità di un figlio sono misteri che una madre non dimentica giammai e l'Evangelista
dice che «Maria conservava tutte queste cose nel suo cuore».
I
primi balbettii di Gesù e il dolce appellativo di mamma sono riservati a lei.
Quale sussulto nel suo cuore e quale motivo di meditazione e di estasi per
lei: Dio che la chiama teneramente «mamma»!
Ovviamente,
anche se l'atmosfera familiare è impregnata precipuamente dalla presenza
materna, che avvolge e riscalda tutti coloro che là dentro vivono, a questa
vita ha partecipato in modo attivo Giuseppe. Egli è 1'uomo giusto prescelto
da Dio come sposo, e custode della Vergine, come padre putativo del Figlio di
Dio e capo della Famiglia di Nazareth.
Anch'egli
con Gesù e con la Vergine ha vissuto la persecuzione, l'esilio, la povertà,
il lavoro e il dolore.
Meditando
sul quadro sublime della Famiglia di Nazareth a nessuno sfugge il profondo
contrasto con la famiglia della nostra società. È impossibile nascondersi che,
nella maggior parte delle famiglie, oggi regna un completo sfacelo. Nascono le
tensioni, non sempre dovute a cause economiche, sociali e demografiche, ma per
lo più al perenne conflitto con le nuove generazioni e per il rapporto tra
uomo e donna. Esso è oscurato dalla poligamia di fatto, dalla piaga del
facile divorzio, dal cosiddetto libero amore. L'amore coniugale è profanato
dall'egoismo, da una relazione puramente carnale, dalla infedeltà coniugale,
dagli usi illeciti contro la generazione, dalla soppressione dei figli ancor
prima di nascere, dalla emarginazione degli anziani. Tutto ciò si ripercuote
sull'educazione dei figli, che insoddisfatti dell'ambiente familiare e delusi,
si danno alla contestazione, alla droga e fuggono da casa. Ecco il messaggio
della Famiglia di Nazareth alla famiglia d'oggi: Sia la vostra casa una
piccola chiesa «dove regni fede e preghiera»; non dimenticate la corona «dolce
catena che rannoda a Dio» e rinsalda la comunione familiare. Non fate del
male ai vostri figli, anche a quelli che sono ancora nel seno materno. Non li
educate a furia di strilli e percosse, ma col vostro esempio, con pazienza ed
amore. Ragionate con loro, riflettendo che per essi la vita si apre con
prospettive diverse dalle vostre. Il mondo cammina e non si è fermato ai
vostri tempi lontani. Dimostrate di aver tanta fiducia nei vostri figli; non
intralciate in essi il piano di Dio, che a volte li chiama al suo servizio
proprio quando state facendo sogni e progetti per il loro avvenire. La
chiamata di Dio è un dono che non li strappa al vostro affetto.
Par
che dica la Vergine: il mio Gesù nel tempio fu preso tra le braccia di due
vegliardi: Simeone ed Anna, che gioirono al suo contatto e furono lieti di
morire dopo averlo stretto al cuore. Ebbene, date ai vostri anziani la gioia
di stringere al cuore i loro nipotini, non li chiudete nelle così dette
"Case di Riposo", teneteli in famiglia. Tra gli anziani ed i piccoli
si intreccia una unione intima di amore e comprensione davvero meravigliosa!
Infine
dal Vangelo, dove si narra il miracolo delle Nozze di Cana, col quale Gesù
tramutando l'acqua in vino, simbolo del suo Sangue, elevò il matrimonio a
sacramento, ci giunge un altro messaggio da Maria. Sono le ultime sue parole
che troviamo scritte nel libro santo: «Fate quello che egli vi dice!» A
tutte le famiglie d'oggi, la Vergine dice: «Non scacciate Gesù dalla vostra
casa, fate quello ch'Egli vi dice e sarete felici».
Con
il Sangue Prezioso che il Figlio tuo ha preso da te, o Madre, aspergi la nostra
famiglia; con le gocce del suo Costato trafitto segna le nostre case. perchè
la nostra vita familiare sia ricca di virtù a imitazione della santa Famiglia
di Nazareth.
23.
LASCIATE CHE I PARGOLI VENGANO A ME
«Ero
per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia». Os. 11,4
La
gioia di Maria nel dare alla luce Gesù fu veramente immensa. Ella lo generò in
un'estasi di fede e di amore, perché lo concepì nella sua anima prima che nel
suo seno. Con quanta delicatezza lo avvolse nei poveri panni, lo adorò, lo
strinse al suo cuore, lo mostrò a Giuseppe, ai pastori, ai Magi! La gioia di
Maria si riflette nei nostri cuori, che, dopo tanti secoli, celebriamo la umana
Natività di Cristo, come la festa più suggestiva della Famiglia. In ogni
casa veramente cristiana, quando viene alla luce un bambino, il pensiero corre
spontaneo alla Culla di Bethlem. «Purtroppo - dice Pio XII - a tanta esultanza
di Maria fa subito eco uno straziante dolore nel suo cuore. Un amore
sconfinato, un dolore sconfinato! Dietro il legno della mangiatoia, s'innalza
gigante il legno della croce! »
La
nascita di Gesù da Maria non è come quella che avviene dalle altre madri; la
sua Maternità porta con sé il germe della Redenzione e la sua piena
cooperazione ad essa. Gesù nasce Sacerdote ed Agnello Divino, destinato
alla immolazione; nasce già Salvatore e Redentore. Egli è destinato al
Calvario e Maria è chiamata ad essergli accanto per soffrire con lui. Ella sa
che Gesù non è solo suo, ma appartiene a tutta l'umanità, che da secoli lo
attende. Lei stessa lo deve offrire per il sacrificio e la morte!
Quante
mamme, come la Vergine, si turbano e trepidano al pensiero di ciò che il domani
potrebbe serbare a quel pargolo, che inebriate di amore, stringono al proprio
seno! Per Maria la croce è una certezza, non un dubbio, ma è anche via per
divenire la Madre di tutti noi, fin dalla nostra nascita. La Tradizione
cristiana ci presenta Maria quasi sempre col santo Bambino stretto fra le
braccia. S. Gaspare fu il primo, e forse l'unico, ad unire il Mistero della
nascita di Gesù a quello del suo Sangue, quando volle che il Bambino in braccio
alla Madonna levasse con la sua tenera mano in alto il Calice del suo Sangue.
Maria
non fu solo la custode di Gesù, ma custodisce nel suo cuore ogni neonato, lo
guarda e lo difende come ha fatto col suo Gesù. Per questo ogni madre che
porta una creaturina nel seno dovrebbe pensare a lei, invocarla, chiamarla anche
presso la culla della sua creatura. Se Dio, nella creazione, ha fatto questa
meraviglia tra le meraviglie, cioè il cuore di una madre, e vi ha messo dentro
un amore profondo, ostinato, pronto a tutti i sacrifici e a tutte le rinunce,
cosa non avrà posto nel cuore della Madre sua e Madre di tutti noi? Ogni
Madre deve sentirsi particolarmente da lei protetta e soprattutto deve
affidare a lei la protezione dei suoi figli. Maria ripete a tutte le Mamme
l'invito di Gesù: «Lasciate che i pargoli vengano a me». Egli li vuole vicini
perché innocenti e deboli, perché sono il simbolo al quale ci si deve conformare
- come vuole Gesù - per essere degni del Regno dei Cieli.
Il
bambino vive di fede e di fiducia nei genitori e ad essi si abbandona con
totale disposizione, perché sa che lo amano. La sua vita è sacra fin dallo
sprigionarsi sotto il cuore materno al momento del concepimento, né bisogna
dimenticare che il concepimento di una nuova vita è un dono del Creatore e la
conferma della cooperazione che l'uomo dà a Dio nella creazione.
Il
bambino è sorgente di speranza, fa comprendere ai genitori lo scopo della
loro vita, è il frutto del loro amore, stringe più tenacemente il legame che
si giura all'altare, invita a guardare con fiducia al futuro. Quanta gioia
sprigiona anche nel cuore dei genitori un bambino che con loro si sente felice
anche per piccole cose! Il bambino - dice Giovanni Paolo II - è il punto
nevralgico intorno al quale si forma o si spezza la morale della famiglia,
della società, delle nazioni.
Una
volta le mamme, non appena il loro bimbo era in grado di comprendere e di balbettare
le prime parole, gli insegnavano a recitare l'Ave Maria.
L'infanzia
diventa fanciullezza, la fanciullezza adolescenza, la vita diviene più
difficile. Quella creatura sente man mano e sempre di più il bisogno di
stringersi alla sua mamma e di sentirsi da lei protetto. Nella maturità e
perfino nella tarda età, ricorderà sempre quel volto dolcissimo chinato su di
lui e la preghiera che gli ha insegnato.
Quanti
bambini sfortunati, o crudelmente abbandonati, vittime di egoismi e di divisioni
incoscienti, «chiusi» in quegli agglomerati chiamati orfanotrofi e case
dell'infanzia, o addirittura in carceri minorili, sognano madri mai
conosciute, che li prendano in grembo, come gli altri bambini, li stringano al
cuore, gli cantino una nenia e versino sul loro capo dolci e confortanti
parole d'amore! Essi non potranno mai ricordare quella dolce preghiera, perchè
nessuna mamma gliel'ha insegnata. Di essi Maria è l'unica Madre che ripete ad
ognuno le parole di Dio: Può forse una madre dimenticare il suo bambino al
punto di non aver pietà del figlio del suo seno? E Maria aggiunse: Anche se
la tua mamma terrena ti ha abbandonato e dimenticato, io non ti abbandonerò e
dimenticherò giammai. Sarò io la tua mamma, corri tra le mie braccia, ti
cullerò, ti bacerò, ti parlerò carezzandoti come facevo col mio Gesù.
Desidero che tutti i pargoli vengano a me, ma desidero che più degli altri, tu
orfanello, venga tra le mie braccia, perché io sono la Madre degli orfani.
È
Maria che esorta chi, sulla terra, fa le veci delle loro madri, sia parenti che
educatori, a guidarli con amore a lei, che gli insegnino quella dolce
preghiera e infondano nei loro cuori, vuoti di affetto, ad avere fiducia. Sarà
la via della loro salvezza e anch'essi un giorno potranno ricordare con
riconoscenza, chi gli ha insegnato quella soave preghiera.
Ave
Maria! Se è bella 1'Ave Maria del bambino, è soffusa di commozione 1'Ave del
vegliardo e del morente; anche allora 1'Ave è la nota dolcissima che unisce nei
ricordi e nella speranza i due volti indimenticabili della madre terrena e della
Madre celeste: sono entrambe una realtà di amore, di difesa, di dolcezza,
di conforto, di salvezza.
Vergine immacolata, da te
il Dio Santo si è degnato nascere bambino; nelle tue braccia il Dio Forte ha
voluto riposare: insegnaci ad accogliere e ad amare i piccoli e a nutrirli
col sangue del nostro sacrificio offerto con te sotto l'Albero divino della
Croce.
24.
IL MESSAGGIO DI MARIA AI GIOVANI D'OGGI
«La
gioventù è lieta e serena perchè ha un grande amico e fratello: Cristo Gesù».
Giovanni Paolo II
Cosa
può significare la Madonna per la gioventù contemporanea?
Sono
i giovani stessi a rivelarci l'esistenza d'un rapporto vitale con lei, che non
è frutto di reminiscenze infantili, ma d'una ricerca sofferta. Per essi
l'immagine di Maria è di piena attualità se la considerano, com'è doveroso e
logico, nel contesto globale del Mistero di Cristo, perché lei saprà
certamente cogliere le loro domande, aspirazioni, esigenze, preoccupazioni e
darne risposta.
La
posizione dei giovani davanti alle scelte definitive della vita è oggi quella
dell'incertezza. Essi chiedono alla Chiesa: «Praticamente, cosa vuol dire
oggi essere cristiani?» È dunque estremamente necessario presentar loro la
figura possente e sconvolgente del Cristo, non come uno dei tanti modelli
di
vita, ma come l'unico capace di offrire valori veri e non banali di vita per
una connivenza sociale, che conduca con sicurezza alla vita eterna. Il
giovane ha bisogno d'una fede salda e d'una incondizionata adesione al Cristo,
anche se Egli è segno di contraddizione.
La
Persona ideale che riassume e incentra in sé la scelta radicale di Cristo, il
s( alla Parola di Dio, è la Vergine. La sua grandezza non sta soltanto nel
concepimento biologico del Figlio di Dio, ma soprattutto nell'apertura
totale del suo cuore ai Misteri divini. Il suo sì è un fatto coraggioso di
fede, di amore, di incrollabile speranza in Dio.
Altra
caratteristica della gioventù sta senza meno nella ricerca affannosa del
significato globale della vita. Oggi essi non accettano quasi mai la scelta
dei loro Padri. Dopo le esperienze illusorie della contestazione, del
consumismo, della droga, della libertà sessuale, insoddisfatti e delusi,
domandano alla Religione risposte sicure circa i problemi assillanti della
vita, del dolore, della morte. È perciò essenziale presentar loro il Cristo,
che, con la sua morte sulla croce, ha riscattato dalla illusione ed aberrazione
che porta in noi l'orgoglio e il peccato e far comprendere che il cuore
dell'uomo potrà essere appagato solo da Lui, che, riscattandoci col suo
Sangue, ha immesso nelle nostre anime il germe della figliolanza di Dio.
Sotto
questo aspetto Maria attrae irresistibilmente il cuore dei giovani, perché è
l'unica creatura che ha realizzato in sé pienamente il Cristo e la sua
redenzione. Essa è chiamata nel Vangelo beata, cioè pienamente benedetta da
Dio, ricca di salvezza e felicità, perché, attraverso il Mistero del Cristo,
ha raggiunto il compimento delle sue aspirazioni. La vicenda della Vergine
illumina, guida e accompagna il cristiano nel suo cammino dall'inizio fino al
suo compimento.
Altra
aspirazione genuina e logica della gioventù è quella di influire efficacemente
nell'andamento della società, collaborare alla formazione d'un mondo nuovo e
dinamico, libero e giusto. Cristo è non solo il perfettissimo protótipo, ma
il vero leader della donazione totale di Sé all'umanità; immolandosi egli
ha portato alla vera liberazione ed ha restaurato il Regno di Dio, sicché può
essere chiamato davvero l'autentico rivoluzionario della storia umana. Non
certo nel senso dei demagoghi moderni, ma immettendo nuovi germi nelle
coscienze e cioè: - Dio, fratellanza universale, amore verso i nemici, servizio
per i fratelli, disponibilità a patire violenza e morte per la causa del
Regno di Dio - e dando il suo Sangue e non quello degli altri.
Maria
è stata chiamata da Dio stesso a cooperare a questa missione liberatrice e vi
ha profuso tutte le sue energie. 1 giovani soprattutto non possono rimanere
indifferenti al canto del Magnificat, canto giovanile di Maria, canto di
esaltazione e riconoscenza a Dio, canto di gioia che celebra la salvezza dell'umanità
e l'avvento della Giustizia divina.
Infine
non bisogna dimenticare che i giovani sono spinti fortemente a fare comunità
con gli amici, che la giovinezza è legata all'amore e al cocente bisogno di
crearsi una famiglia secondo il proprio ideale e non come cercano di imporlo
gli altri. Ebbene, questi problemi trovano una logica realizzazione nella
Chiesa, che è la Società dei Redenti, uniti nel vincolo dell'amore di
Cristo, che col suo Sangue ci ha resi fratelli e nella quale, col suo Testamento
dall'alto della croce, ha posto Maria, come la Madre in un focolare domestico,
affinché mantenga viva la fiamma della fede, vegli, protegga, difenda e,
soprattutto, circondi del suo amore.
Nel
cuore dell'uomo, e dei giovani in particolare, brucia perennemente il
desiderio d'amare e d'essere amati, l'impulso di gettarsi nelle braccia d'una
madre e versare nel suo cuore ogni pena.
È
nel cuore di Maria che i giovani troveranno senza dubbio la risposta ai loro
interrogativi e alle loro richieste ed il sostegno nelle prime amarezze e
sconfitte.
I
giovani confidino a lei anche le loro gioie affinché, questa dolcissima Madre
le benedica e le moltiplichi.
Vergine Maria, il Verbo che tu hai generato
in forma umana ci ha rivelato il Mistero del Padre e il mistero dell'uomo,
mediante la follia della Croce: rendi i nostri giovani capaci di costruire un
mondo migliore con una vita d'amore fino all'estremo.
25.
MARIA SUBLIME IDEALE DELLA DONNA D'OGGI
«La
dignità che la Redenzione ha conferito a tutte le donne, si realizza in modo
incomparabile in Maria. Ella è il modello di ogni donna veramente libera». I
Vescovi degli Stati Uniti
«Maria
è la donna nuova, accanto al Cristo l'Uomo Nuovo, nel cui Mistero soltanto si
può trovare la vera luce del mistero dell'uomo d'oggi. A questi, tormentato
tra l'angoscia e la speranza, la Vergine, contemplata nella sua vicenda
evangelica, offre una visione serena e urna parola rassicurante: la vittoria
della speranza sull'angoscia». Sono parole di Paolo VI, che così continua:
«Maria è perciò da proporre in modo particolare come esempio alla donna
d'oggi. Ella come vergine, come sposa, come madre è il tipo eminente di
ogni condizione femminile».
La
donna contemporanea, che desidera partecipare con potere decisionale alle scelte
della Comunità, contemplerà con intima gioia Maria, che elevata al dialogo con
Dio, dà il suo assenso attivo e responsabile a quell'Opera dei secoli - com'è
giustamente chiamata l'Incarnazione del Verbo - e constaterà che la scelta
verginale da parte di Maria non fu atto di chiusura ad alcuno dei valori
matrimoniali, ma una scelta coraggiosa per consacrarsi totalmente all'amore di
Dio e al suo servizio; constaterà con lieta sorpresa che Maria, pur
abbandonandosi ciecamente alla volontà divina, fu tutt'altro che donna passiva
e remissiva, ma donna che proclamò coraggiosamente che Dio è vindice degli
umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo.
La
donna d'oggi riconoscerà in Maria la donna forte, che conobbe povertà ed
esilio, che sostenne nella fede la Comunità di Cristo, e la cui funzione
materna si dilatò tanto sul Calvario da prendere dimensioni universali.
La
Chiesa ha sempre proposto Maria come modello alla donna di tutti i tempi per la
sua totale adesione alla Volontà di Dio, perchè fu la prima e più perfetta
seguace di Cristo e per il ruolo da lei avuto nel Mistero della salvezza.
Mentre
fino a non molto tempo addietro la Storia era considerata soprattutto opera
dell'uomo, oggi invece sta diventando sempre più cosciente la funzione che
spetta alla donna in particolare, anche nella storia e nella vita della
Chiesa... Per questo la Comunità cristiana, e la donna in particolare, può
guardare a Maria come alla donna che sta alla svolta decisiva della storia della
salvezza.
La
donna vera sa credere ed amare; quando con un gesto di amore pone la sua mano
in quella di Cristo, il suo potere non ha limiti, purchè sappia impegnarsi
totalmente come la Vergine.
Nella
Vergine vediamo la donna forte lungo la salita del Calvario e ai piedi della
Croce a testimoniare la sua fedeltà alla scelta fatta, aderendo al
messaggio di Cristo, mentre l'uomo è fuggito, ha rinnegato, ha tradito. Ella
crede con tutto il coraggio di cui il cuore umano è capace, ed ama con una
fortezza che ha dell'incredibile. Anche se dal Vangelo non appare
esplicitamente, Maria, dopo la Resurrezione, è la vera animatrice della
nuova Comunità Cristiana, perchè non solo ha dato la vita a Cristo, ma è
divenuta anche la vera madre dei viventi in Lui. Per questo non potrà mai
venire meno la sua presenza nella Chiesa.
Ispirata
dalla sua sublime immagine, incontriamo anche oggi la donna forte nelle madri
generose, in tante sorelle vigili e solerti, in tante ragazze pure fino
all'eroismo ed al sangue, in tante donne consacratesi all'assistenza dei
malati, degli orfani, degli abbandonati ed emarginati, nelle Missioni ed
ovunque c'è bisogno di aiuto, conforto, amore. Una delle virtù piú eccelse
della donna sembra essere quella di scoprire la forza del suo amore ed il suo
eroismo proprio al momento in cui su di lei si abbattono le prove più dure.
È certamente un dono questo, che non può davvero derivarle solo da doti umane.
Sicuramente vi è in lei quel dono e quella grazia che il Martire del Golgota
infonde quando ella deve, come Maria, affrontare il dolore.
O Vergine santa, tu sei la
Vigna che ha prodotto il Grappolo che inebria e la Terra che ha fatto spuntare
la Spiga che nutre: aiuta tutte le donne a divenire veramente libere nel
servizio e nel dono di sé.
26.
LA VERGINE DEGLI UMILI E DEI POVERI
«
Il Signore saziò il desiderio dell'assetato e l'affamato ricolmò di beni».
Sal. 107,9
Più
che guardare a Maria come a creatura privilegiata bisogna studiarla in ciò
che la rende a noi più vicina. Una Madonna regale e benefattrice, che
distribuisce dall'Alto grazie in cambio di preghiere ed omaggi, sembrerebbe
più fatta per calmare la disperazione dei poveri e consacrare la loro passività
che a promuovere la loro dignità umana. Si dimenticherebbe così che il
Magnificat è il canto degli umili e dei poveri e che la voce che in esso
vibra non è soltanto quella di Maria, ma di tutta l'umanità cristiana; è
l'annuncio della venuta di Gesù, povero per eccellenza, rigettato,
costretto a nascere in una stalla, senza un sasso sul quale posare il capo
stanco, morto nudo e dissanguato per essere così contemplato nei secoli. Si
dimenticherebbe anche che gli umili ed i poveri formano un corteo, con alla
testa Cristo e Maria, che grida a Dio la propria disumanizzazione.
Il
Concilio Vaticano II, contro l'eccessiva idealizzazione della figura di Maria,
ha presentato come base la sua vicenda storica di stirpe di Adamo. L'elevazione
a Madre di Dio e l'immunità dalla colpa originale non l'hanno sottratta alla
condizione umana di sofferenza, povertà e limitazioni. Lei stessa, nel
Magnificat, loda e ringrazia l'Onnipotente, perché ha guardato alla «miseria»
della sua serva, cioè alla sua nullità, alla sua umana bassezza, alla sua
umiltà, alla sua povertà, al suo nascondimento. Maria infatti, per la sua
condizione sociale, si allinea alle classi più umili del suo popolo e si
sente con esse solidale, perché ha sperimentato la loro condizione ed ha
impegnato tutta la sua vita per accogliere e donare particolarmente a loro il
suo Gesù, Salvatore dei poveri. Nel suo volto dunque si rispecchia il volto sofferente
di milioni di esseri umani in condizioni di vera e propria schiavitù.
Tutto
ciò, l'hanno compreso i cristiani d'oggi, più di quelli del passato. Essi
stanno
scoprendo
la vera immagine di Maria nella genuinità del Vangelo; alla scuola di Cristo,
ella è venuta a portare nella storia un fermento di liberazione per
rovesciare i potenti e liberare gli umili. Il piano di Dio rimarrà incompiuto
fino a quando ci sarà chi rimane sul trono della superbia e dello strapotere e
chi è costretto a fare da sgabello ai suoi piedi. I cristiani d'oggi
cominciano a comprendere da quale parte è Cristo, che, pur essendo di
Natura divina, umiliò se stesso fino a noi, divenendo uno di noi, e facendosi
obbediente fino alla morte di croce.
«Vergine
dei poveri» è un appellativo che non va inteso in un senso esclusivamente economico,
perchè è denso di spiritualità biblica e cristiana e del tutto
corrispondente alla sensibilità contemporanea. Il povero è chiamato a
testimoniare una liberazione profonda e a disvelare il vero significato ed il
pregio della povertà nella costruzione del Regno di Dio, essendo la povertà
una componente essenziale della salvezza. Basti in proposito ricordare la
parabola evangelica del ricco Epulone e la terribile frase di Gesù: « È più
facile che un cammello entri per la cruna di un ago, che un ricco entri nel
Regno dei Cieli».
Se
da una parte il dovere del cristiano d'oggi è quello di porre riparo alle
ingiustizie che creano un trauma irrimediabile tra le classi sociali e gettano
interi popoli nella fame e nella miseria più nera, dall'altra parte è doveroso
anche guardare alla luce del Vangelo, come il Cristo ha nobilitato la povertà.
Egli ci ha insegnato, infatti, che essa non va considerata soltanto come un
castigo ed una umiliante condizione di servaggio, ma può essere anche una
libera scelta ed una disposizione interiore per seguire più liberamente il
Cristo.
La
condizione di povero, scelta da Cristo, vuol significare una predilezione di uno
stato di umiltà, in contraddizione alla superbia, causa di ogni male;
nell'umiltà, nella povertà e nella sofferenza, Egli volle far propria la
preghiera dei poveri e trascinare alla sua imitazione quella schiera
innumerevole di santi, a cominciare dalla Vergine, che vollero sulla terra
consacrarsi a Lui e a Lui rendersi più simili.
Il
Signore non chiama tutti a questa rinuncia eroica e, purtroppo, vi saranno
sempre poveri tra di noi. Essi saranno però sempre i prediletti di Dio e gli
eredi del suo Regno; Maria accoglierà il loro gemito e li sosterrà nel
faticoso cammino d'ogni giorno.
Il canto della tua povertà di Serva, o Maria,
fece eco all'inno del tuo Cristo che divenne povero informa di schiavo, e fu
la vittoria della Croce: metti in noi gli stessi sentimenti che furono in
Gesù, e i poveri del mondo vedranno la salvezza.
27.
NEL CUORE DELLA VERGINE OGNI UOMO CHE SOFFRE
«Ovunque
un uomo soffre, là è Cristo che soffre al suo posto». Giovanni Paolo II
Ovunque
un uomo soffre, lì è Cristo che soffre, è Maria che soffre, perché il
Mistero del Crocifisso è anche il Mistero dell'uomo che deve salire il calvario
della vita.
Pilato, mostrando Gesù flagellato e coronato di spine, grida al popolo imbestialito: «Ecco l'Uomo!» Non crediamo di esagerare se anche noi, mostrando l'uomo di oggi e di sempre, dilacerato dal dolore e stretto dalla morsa della sofferenza, diciamo le stesse parole di Pilato: Ecco l'uomo! Sorge la convinzione che nella vita mondiale vadano riaffermandosi quotidianamente forme antiche e nuove di dolore, sia a livello sociale che individuale: è una litania angosciosa senza termine! La sofferenza non sta solo nel male fisico - malattie incurabili, fame, miserie, violenze, torture - il dolore dell'anima può es-
sere
ben più terribile di quello del corpo: ingiustizie, inganni, tradimenti,
calunnie. Ancor più amare le sofferenze che ci vengono inflitte da persone
amate e beneficate, da genitori, figli, parenti stretti a noi dal vincolo del
sangue o da amicizia. Fu proprio questo dolore che lacerò il Cuore di Cristo,
rinnegato e tradito dai suoi e dall'umanità per la quale donò il suo Sangue.
Il
sogno di una società felice mediante il progresso tecnologico, promesso dagli
utopisti contemporanei, è ormai tramontato. Nessuna teoria sociale può
eliminare la sofferenza umana; la scienza, anche se ha fatto davvero progressi
meravigliosi ed è riuscita a lenire il dolore, non potrà mai eliminarlo del
tutto.
Perdute
così le speranze umane, quando si è attanagliati dalla sofferenza, rimane soltanto
Cristo, Colui che può esaudire i nostri desideri e realizzare le speranze
umane: accanto a lui il dolore dell'uomo assume tutt'altra dimensione.
Cristo
si è presentato all'umanità come l'Uomo dei dolori, perché, pur essendo Dio,
ha sofferto più di ogni altro essere umano al mondo e ci ha detto chiaramente
che, sul suo esempio, ogni uomo può seguirlo solo portando come lui la propria
croce. Questo concetto ribadisce l'Apóstolo Paolo dicendoci quanto sia
necessario per la nostra salvezza essere confitti alla croce con Cristo; anzi,
questo è un privilegio che ci fa assurgere alla dignità di figli di Dio e, col
Cristo, coeredi del Cielo.
Accanto
al Cristo sofferente non manca mai la presenza della Vergine, associata perennemente
al Mistero dei suoi dolori. Per comprendere, almeno in parte, le sue sofferenze
è necessario meditare profondamente tutte le vicende umane della sua vita,
dalla nascita di Gesù fino al Calvario, dove il suo strazio raggiunge l'apice
d'ogni umano martirio. E, per volere del Cristo stesso, ella com'è
associata al Mistero dei dolori del Figlio, cosí è associata al mistero del
dolore umano, perciò sente nel suo cuore le nostre pene, come sentí quelle
del suo Gesù. Maria è presente nel mondo ovunque si soffre: è accanto al
letto degli infermi negli ospedali ed in ogni casa; è accanto agli emarginati,
ai carcerati, ai torturati e allo sterminato stuolo di chi muore per fame. Ella
sa cosa voglia dire stringere fra le braccia il corpo di un Figlio trucidato!
Con la sua sensibilità materna non solo ci rende più leggero il dolore e ci
dà forza per sostenerlo, ma ce lo fa anche comprendere.
Quando
l'uomo sopprime nella sua coscienza la voce misericordiosa di Dio, Egli parla
al suo cuore con la voce del dolore, la voce della croce, voce ultima, voce
definitiva, che ha la capacità di lacerare il cuore più ostinato. Il dolore,
alla luce della fede, è dunque anche un momento della Grazia, perché allora
Dio penetra con tutte le sue forze nel cuore del peccatore con la tenerezza di
un Padre. Maria ci fa comprendere che il dolore non sempre è un castigo.
Anche i credenti, a volte, non hanno tanta fede e tanta umiltà da saper
riconoscere nella mano crudele del prossimo, la mano misericordiosa di Dio. È
Cristo che ci dà il privilegio di completare in noi le sue stesse sofferenze,
di cooperare alla nostra stessa redenzione, offrendo a Dio la cosa unicamente
nostra: il dolore.
Il
dolore così inteso acquista un valore enorme. Dai deboli, dagli inabili, da
coloro che sembrano i rifiuti della società, si sprigiona una sorgente
inesauribile, una ricchezza ineguagliabile: i sofferenti sono la forza
insuperabile che sostiene la Chiesa, che salva la società. Coloro che più
degli altri hanno compreso l'immenso valore della sofferenza sono i santi, i
quali non solo hanno sempre accettato con gioia il dolore, ma hanno chiesto
costantemente al Signore di patire sempre di più per essere più simili a lui
e per attirare la sua misericordia sul mondo.
Il
dolore diventa sublime quando, sull'esempio di Cristo, fa perfino scaturire
dal nostro cuore il perdono per chi ce lo procura. È un eroismo che solo
Cristo Crocifisso ci ha insegnato e può donarci la grazia di compiere.
Maria,
ai piedi della croce, è la Donna del dolore, la Regina dei martiri, che ci
assicura la vittoria sull'angoscia ed apre al sofferente una visione di
speranza e di gioia. Nello stesso martirio del cuore ella ci fa pregustare
quella bellezza del cielo, che attende chi sulla terra unisce le proprie pene
a,quelle di Cristo.
La
parola della croce lacerò il tuo cuore, o Madre purissima, e tutto il tuo
dolore fu per noi: svelaci la fecondità di ogni soffrire con Cristo per la
Chiesa e per il mondo.
28.
NELL'ORA DELLA NOSTRA MORTE
«Ella
morì perchè il nostro Signore e Salvatore morì... Ma la sua morte fu un
semplice fatto, non una conseguenza». Card. Newman
Fino alla venuta di Cristo l'anima umana è ancora dominata dalla morte, castigo e condanna, perché frutto del peccato e della maledizione. Dietro il potere della morte si annida il regno di Satana «omicida fin dalle origini». Il Figlio di Dio è venuto per abbattere il regno del peccato e della morte: i gesti salvifici e le opere di vita di Cristo, che guarisce i malati e risuscita i morti, rivelano ch'Egli è la Resurrezione e la Vita e che davanti a Lui la morte retrocede. Ma è sulla croce che l'affronta decisamente e la sconfigge per sempre. Sebbene la morte sia conseguenza del peccato, Gesù, senza macchia e colpa, vi si assoggetta liberamente. Nella Passione e morte di croce egli esprime il suo supremo amore redentorè: il suo amore per noi culmina nell'abbassamento fino alla sofferenza, all'agonia, alla morte. Gesù morendo non solo ha distrutto la morte, ma l'ha addirittura sublimata, perchè ha fatto del momento della nostra morte corporea, il momento della nostra personale redenzione, in quanto espressione del nostro amore crocifisso per il Redentore, della radicale rinuncia al peccato e di totale espiazione. Accettandola con sottomissione, anzi con amore, offriamo a Dio l'annientamento del nostro essere terreno per affidarci con fiducia interamente nelle sue mani.
Maria,
in quanto immacolata, non può aver subìto la morte per castigo del peccato, ma
neppure fu preservata dal destino di tutta la umanità. Siccome la sua
preservazione dal peccato fu conseguenza del sacrificio di Cristo, così la sua
consacrazione a Dio e l'assimilazione in tutto al Figlio, comportò anche in
lei la morte corporea. La «dormizione di Maria» nel Signore ebbe tuttavia
tutt'altra dimensione, perchè fu un sublime atto di amore, una consumazione
del suo essere corporeo, quale olocausto d'amore a Dio, l'esempio più bello
della vera morte cristiana.
Fu
nello stesso tempo per noi l'attuazione della promessa della resurrezione della
carne che un giorno si verificherà per tutti e che per la Vergine si è
realizzata istantaneamente.
Non
si può parlare di vera morte cristiana senza una fede incrollabile nella
Resurrezione, senza questa certezza sarebbe vana la nostra fede e tutta la
nostra religione. La vittoria di Cristo sulla morte è la vittoria di tutti noi
sulla morte. L'anima è stata creata per spogliarsi un giorno di tutte le
strettezze della terra e librarsi nell'eternità: è fatta per contemplare le
bellezze di Dio e godersele. L'anima è fatta per cantare l'inno sublime della
vita: Ho sete della vita eterna, o Dio, quando vedrò il tuo volto? S. Paolo
esclama: «Il mio vivere è Cristo e morire è un guadagno», perché la
morte di Cristo è la vita di tutti.
Guardando
alla morte, nella luce di Cristo, essa non costituisce più l'enigma sconcertante
della nostra vita, perché di fronte a certi eventi inesplicabili, Cristo ci
dice che proprio là, dove i nostri occhi scorgono segni di dolore e di
disfacimento, è il germe della vera vita e della gioia: Questo spiega
l'anelito dei Santi: soffrire e morire per vedere il volto del Signore. Quel che
importa non è la morte in se stessa, o il dove e il quando, ma come si muore,
perché la morte dei giusti è preziosa al cospetto del Signore. È vero che
anche i giusti, i santi, le anime pie, non di rado tremano davanti al mistero
della morte. È la natura umana, che, nel suo istinto, vi si ribella; ma il
terrore può essere superato con l'abbandono nelle braccia di Cristo
Misericordioso e affidandosi alla intercessione della Vergine.
Maria
è Madre per tutta la nostra vita, ma lo è ancora di più nel momento supremo
della nostra esistenza terrena. Ella è dovunque si soffre e si muore, ella
raccoglie le anime ovunque un male implacabile e le cattiverie umane o le guerre
seminano la morte. La ricchezza del suo cuore materno, specialmente in quel
punto, non ha limiti.
Quanti
episodi, tratti in particolare dalla vita dei santi e forse anche dalla nostra
esperienza o per diretta conoscenza, e dalla storia dei grandi peccatori,
che, pur non credendo a Cristo, attratti dalla dolcezza di Maria, diventano
suoi figli e ritrovano, grazie a lei,
il
Cristo Redentore nell'estremo momento della vita!
Ecco
perchè, al Saluto Angelico, la Chiesa ha voluto aggiungere: «Prega per noi
peccatori adesso e nell'ora della nostra morte».
Mostriamo ai moribondi, in un momento così decisivo, le dolci immagini di Gesù Crocifisso e della sua Madre Santissima, poniamo nelle loro mani la corona del Rosario, preghiamo con loro e per loro ed essi si addormenteranno serenamente nel Signore.
Vergine
Maria, terminata la tua vita terrena che fu tutta un olocausto, consegnasti il
tuo spirito nelle mani del Figlio in un supremo atto d'amore: assistici
nell'ora della nostra morte e ristoraci con la rugiada del Costato trafitto.
29.
CAUSA DELLA NOSTRA LETIZIA
«Maria,
vicina al Cristo, ricapitola in sé tutte le gioie; essa vive la gioia perfetta
promessa alla Chiesa». Paolo VI
Sembrerebbe
fuori posto parlare di gioia in un mondo dove campeggiano di prevalenza
lacrime di oppressi, giusti maltrattati, gente torturata, uccisioni,
rapimenti, fame, malattie e guerre che seminano stragi e morte. Dov'è la
gioia?
Eppure
Dio ha creato l'uomo per la felicità, ha inondato il creato di meraviglie per
lui e l'ha posto nell'Eden, luogo di incantevole bellezza. Dov'è amore è
anche gioia; e Dio, che è oceano d'amore, è anche un oceano di gioia. Non
solo nella creazione, ma anche nella storia della salvezza si rivela sempre di
più fonte di gioia viva e genuina. Quali cantici più meravigliosi e
traboccanti di gioia di quelli che leggiamo nella Bibbia? È tutto il creato che
si unisce all'uomo nel narrare con gioia le meraviglie e la immensa bontà del
Creatore! Il popolo eletto, solo quando prigioniero e schiavo, è lontano
dalla sua terra, depone le cetre ed ammutolisce: «Come possiamo cantare in
terra straniera, dove non si adora il nostro Dio?» Ecco dunque che la vera
felicità erompe solo dall'unione con Dio. È lui che dice al suo popolo: «Questo
giorno è il giorno del Signore vostro Dio, non fate lutto e non piangete,
perché la gioia del Signore è la vostra forza».
Però
è solo con la venuta di Cristo in mezzo a noi che la gioia si realizza nel
mondo. «Rallegrati» è la prima parola dell'Angelo a Maria, e l'anima della
Vergine, traboccante di gioia per quanto Dio ha operato nel suo niente, esplode
nel meraviglioso cantico del Magnificat, che trascina con lei tutto il suo
popolo nella felicità. «Non temete, ecco io vi annuncio una grande gioia»,
dice l'Angelo ai pastori.
Tanta
gioia non si limita alla nascita di Gesù, ma si irradia dalla sua Persona,
nel cui volto prima la Vergine, poi i discepoli e tutto il popolo riconoscono
la fonte della gioia, che scaturisce anche dalle-sue parole e dalle sue opere.
Annunzia il lieto Messaggio, proclama le beatitudini, perdona i peccati, conforta,
benedice. Gesù inizia la sua missione nella gioia di Cana, ovunque passa dona
la sua gioia sanando ogni infermità e risuscitando i morti. La gioia ch'Egli
porta, più che di beni e di cose è il dono di Se stesso. Perfino nel giorno
che precede la sua orrenda Passione e Morte, Gesù prega per la nostra gioia:
«Padre, ti prego, perché sia in essi la sapienza della tua gioia». Risorgendo
dopo aver vinto la morte e scacciato il «principe di questo mondo», appare
ai suoi, li conferma nella fede e dona loro una gioia che nessuno potrà
togliere giammai.
«È
vero, che nonostante fenomeni grandiosi ed ineluttabili abbiano gettato scompiglio
nel mondo, e particolarmente nelle famiglie e in ciascuno di noi, anche sulla
terra vi sono gioie semplici e schiette per l'uomo timorato di Dio: la salute,
l'onesto benessere, la famiglia, l'amore coniugale, i figli, le vere amicizie,
il lavoro, il riposo. Sono esse però gioie chiuse come in un vaso d'argilla che
possono perdersi da un momento all'altro».
Qual
è invece la gioia di Cristo? Contemplare il Padre e le sue divine perfezioni:
il suo Essere infinito, il suo Amore, la sua Bellezza, la divina Purezza. La
gioia di questa contemplazione forma il vertice della sua vita interiore.
Nel suo Cuore arde costante il desiderio di immolarsi per la gloria del Padre
e per la redenzione dell'umanità, perché Egli ama immensamente il Padre ed ama
immensamente l'umanità: in lui quest'amore si concretizza nel dolore. «La
tua nascita, o Maria - canta la Chiesa - annunzia il gaudio al mondo intero!
» Anche il gaudio di Maria, in unione a quello di Cristo, è un fiore
purpureo di sacrificio, perché lei è destinata a partecipare al martirio di
Cristo. Ed è proprio attraverso questo sacrificio che ci comunica la gioia
di Cristo. «Tu sei, o Maria, una visione di Paradiso, gaudio senza fine, causa
della nostra letizia, perchè hai generato per noi la salvezza». Così afferma
Giovanni XXIII.
Quanta
gioia inondò il cuore di Maria la contemplazione del Figlio di Dio, lo stringerlo
e nutrirlo al suo seno, amarlo e adorarlo! Quanta gioia la corrispondenza piena
di Gesù, vedere le sue braccia tese verso di lei, sentirsi da lui chiamare
teneramente «Mamma» e vederlo sereno dormire sulle sue ginocchia! Ella sapeva
d'essere una Madre privilegiata e la prima creatura redenta dal Sangue che il
Figlio cominciò a versare appena otto giorni dopo la nascita, nella
Circoncisione. Sebbene la visione del Calvario facesse sobbalzare il suo
cuore, godé trent'anni nella casa di Nazareth col suo Gesù.
Alla
scuola di Maria noi apprendiamo come si gustano le gioie divine. Anche a noi,
come a Lei, verrà la gioia nella contemplazione di Cristo, nel dare con Lui
gloria a Dio, nel sacrificio, nella povertà, nell'annichilimento. Cos'è la
gioia cristiana se non la partecipazione spirituale alla gioia insondabile,
insieme divina e umana, che è nel Cuore di Cristo glorificato?
Nessuno
è escluso dalla gioia di Cristo, ma quanti non la conoscono, quanti la rifiutano
e preferiscono vivere nella disperazione! Essi non arrivano a comprendere che la
vita è gioia finché è pura bellezza di Dio!
Chi
è lontano da Dio, finché non fa a Lui ritorno, non può comprendere quanta
gioia
porti
il suo perdono e quanta festa si fa in Cielo per un peccatore pentito. Il vero
cristiano non può tacere, non deve tacere il messaggio di gioia portato da
Cristo e deve, con la sua presenza, esempio e parola, trasfonderlo nel cuore
di chi soffre moralmente e fisicamente. Deve dimostrare che il cuore che
l'accetta si sentirà sopraffatto dalla immensa bontà di Dio e sentirà
scaturire dentro di sé una forza nuova ed arderà sempre di più di sete per
lui. Unica sventura non è né il dolore, né la morte, ma non conoscere l'amore
e la gioia di Cristo. È indispensabile vivere nella Chiesa di Cristo, dove,
ad opera dello Spirito Santo, non ha mai cessato di zampillare la vera gioia
cristiana, generando uno stuolo di santi, che in ogni tempo hanno ripetuto e
ripetono il Magnificat di Maria. È la vera follia della croce, perché S. Paolo
proclama in tutte le sue epistole, che non c'è altra gioia che lasciarsi
crocifiggere con Cristo perché, senza la comunione alla croce, la gioia è
pura illusione.
Il
dolore, la persecuzione, lo stesso martirio e la morte, uniti alla croce di
Cristo, si trasformano in fonte di gioia. Nessuna meraviglia se milioni di
martiri, dalle catacombe ai nostri giorni, sono andati cantando in pasto alle
belve e davanti al plotone di esecuzione; non è da meravigliarsi se S. Francesco,
nella sofferenza delle stimmate e nella povertà, esplose nel Cantico delle
Creature; se S. Gaspare, serafino e martire del Sangue di Cristo, gioiva fra
le più abbiette umiliazioni e calunnie e si flagellava le carni; non è da
meravigliarsi se gioiscono gli angeli delle corsie negli ospedali, tra i
lebbrosi, tra gli affamati, gli handicappati, di fronte a píaghe schifose e
purulente, incuranti di mortali contagi. «Sorridete sempre, dice Teresa di
Calcutta, siate portatori di gioia, perchè chi dona con gioia, dona di più».
Chi
recepisce questa gioia può gridare con Giovanni Paolo 11: «L'Alleluja è la
nostra canzone! Alleluja, Cristo è venuto al mondo! Alleluja, Cristo è morto
sulla croce! Alleluja, Cristo è risorto! Alleluja, Cristo è la nostra vita!»
Cantiamo a nostra volta: Alleluja! Maria è con noi! A lei Dio ha assegnato
il compito di conservare pura e intatta nel nostro cuore la presenza di Cristo
Risorto, sola vera gioia del mondo.
O Vergine Maria, sei apparsa come la Mediatrice della vera gioia e della grazia, perché hai concepito lo Splendore dell'Eterna Luce: per la grande gioia e amara compassione che avesti ai piedi della Croce, donaci di rallegrarci sempre in Gesù, che è morto e risuscitato per noi.
30.
LA VERGINE GLORIOSA
«Tu
sei rivestita di maestà e di splendore, avvolta di luce come di un manto».
Cf. Sal. 104,1s
«Nel cielo apparve un segno grandioso. Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e nel capo una corona di dodici stelle». In questa donna meravigliosa viene indicata sia la Vergine, sia la Chiesa della quale ella è figura e madre.
Il
vestimento di splendore e maestà è proprio di Dio e solo chi appartiene in
un modo eminente al mondo splendente di Dio può essere contemplato vestito di
sole, come Gesù sul Tabor. Perciò la Donna vestita di sole è una realtà
sommamente privilegiata dall'iniziativa amorosa di Dio ed appartenente, ormai
in via definitiva, al mondo celeste. La luna sotto i suoi piedi indica il
dominio che ella ha nello svolgimento delle varie fasi del tempo, perchè nel
Cielo non vi è più la successione dei tempi e la Sposa dell'Agnello di-
vino
gode per l'eternità la gloria del suo Signore. La corona di stelle dice che
la Vergine è stata collocata nel mondo celeste, aureolata dalla corona del
trionfo, quale Regina del cielo e della terra, al fianco del diletto Figlio
suo, Signore e Re dell'universo, da lui conquistato a prezzo del suo Sangue.
Anche
se il Dogma dell'Assunzione in cielo di Maria, in anima e corpo, fu definito da
Pio XII nel 1950, il culto alla Vergine Assunta è giunto a noi attraverso una
costante tradizione fin dai primi secoli del cristianesimo; esso infatti non
è che la logica conseguenza dell'immacolato suo concepimento e della
preservazione dal peccato originale.
Anche
S. Gaspare volle scegliere il giorno di questa grande Solennità come data di nascita
della sua novella Congregazione intitolata al Sangue di Cristo, ponendola
sotto la protezione della Vergine Assunta in Cielo.
Come
nella morte, nella resurrezione e nell'ascensione al cielo si compie
definitivamente la redenzione umana, ma non cessa la mediazione del Cristo e
la sua azione salvifica nei nostri riguardi, così nella dormizione di Maria e
nella sua assunzione al cielo, se si chiude il ciclo della sua missione terrena,
se ne apre un altro ancor più valido a nostro favore accanto al Cristo
glorioso. Come sulla terra fu associata alla Redenzione operata dal Cristo, cosí,
per volere di Dio, in Cielo ella riceve l'investitura definitiva di Mediatrice a
favore dell'umanità, alla quale, ai piedi della croce, fu data per Madre. Nel
Cielo, rapita e circonfusa di luce divina, unita ormai indissolubilmente a
Dio, ella conosce a fondo, meglio che sulla terra, l'umanità con tutte le
sventure e preoccupazioni di ciascuno di noi e, essendo divenuta onnipotente per
Grazia, il suo cuore materno è divenuto tanto vasto e generoso da riunire
in sé, far sue e soccorrere le innumerevoli angosce dei suoi figli. Fusione
mirabile del Regno celeste di Cristo con la missione di Maria!
Cristo
è il pegno della nostra futura resurrezione e glorificazione, Maria ha
ricevuto in anticipo quello che tutti noi, camminando sulle sue orme,
riceveremo un giorno. È Cristo che, avendo con noi in comune il sangue e la
carne, salendo al Cielo ha trascinato con Sé nella gloria anche l'umanità.
Il Padre «ci resusciterà con Cristo e con Lui ci farà sedere nell'alto dei
Cieli». La nostra resurrezione è un dono di Dio ed opera del suo Spirito e,
come ha resuscitato il Cristo, darà un giorno anche ai nostri corpi nuova vita
e gloria. L'assunzione di Maria non ne è un semplice segno, ma piena garanzia:
è stolto chi non vi crede.
L'Assunzione
non è soltanto la glorificazione della Vergine ed un alto riconoscimento dei
suoi meriti, ma sancisce e solennizza anche la- stessa vittoria di Cristo su
Satana: una Donna ti schiaccerà il capo! L'Assunzione è anche il preludio
della salvezza e della gloria, che, come lei, avrà nel futuro tutta la
Chiesa. Perciò il Mistero dell'Assunzione si inserisce nella storia del XX
secolo come un'aperta sfida al materialismo dilagante, che proclama la morte di
Dio e nega la spiritualità dell'anima. Dio guarda alla totalità della
persona umana, anima e corpo, e il Dogma dell'Assunzione di Maria vuol essere
anche l'esaltazione della vocazione alla verginità, l'esaltazione del corpo
umano, tempio dello Spirito Santo, e la riaffermazione dei fini ultimi che ci
attendono.
Maria,
assunta in cielo anima e corpo, ci invita a tendere con tutte le nostre forze
verso questa meta soprannaturale e a vivere una vita di fede e di opere sante in
attesa della venuta ultima del Signore; infiamma il nostro cuore verso il
Cielo e vi infonde il desiderio di presto raggiungerlo: Vieni presto, Signore
Gesù!
La
Meditazione dell'Assunzione di Maria dev'essere per noi come una fuga verso il
Cielo, che sembra tanto lontano, ma che in realtà è tanto a noi vicino.
Contemplando la nostra cara Madre immersa nella visione di Dio, come in un
oceano di luce, cominceremo a pregustare quel che, al dir di Paolo, né occhio
umano mai vide, né orecchio mai udì e che Dio ha preparato per coloro che ama.
Questa
sinfonia di canti, di luce, di gioia, ora ci stordisce, ma nello stesso tempo ci
dà la certezza di quel che saremo un giorno, quando, passata ogni pena,
sentiremo la dolce voce di Gesù: «Venite, benedetti dal Padre mio!».
Il giubilo sarà perfetto,
o Maria, quando i nostri occhi contempleranno il Re nella sua bellezza e la
Regina alla sua destra tutta splendore: brilla dinnanzi a noi peregrinanti
quale segno di sicura speranza, e donaci di perseverare nel servizio del Signore
e dei fratelli.
31.
PIENO ABBANDONO ALLA VERGINE
«La
vera devozione procede dalla fede vera, dalla quale siamo spinti al filiale
amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù». Concilio
Vaticano II
La conclusione della bella pratica del mese mariano, che ci auguriamo sia stata per tutti ricca di copiose grazie, non deve segnare nella nostra vita quotidiana l'interruzione di una sentita ed intensa devozione filiale verso la nostra Madre Santissima; anzi deve segnare in ciascuno di noi un vero e proprio rilancio di amore a Maria e di apostolato mariano, perché dobbiamo cercare di riversare in altre anime tutto ciò che noi abbiamo ricevuto da lei in questo mese. Dobbiamo partire dall'altare di Maria Santissima col proposito di abbandonarci, d'ora innanzi, completamente nelle sue braccia, come figli affezionatissimi, e confidare tutto al suo Cuore materno, deponendo in esso le nostre gioie, le nostre necessità, i nostri dolori, le nostre angustie. Abbandonarsi nelle sue braccia è come donarsi interamente a Gesù, perché è questo l'unico desiderio della Vergine: vivere con lei, in lei e per lei per unirci a Cristo e vivere con lui, in lui e per lui.
Se
ci facciamo piccoli, come,ci esorta Gesù, allora sarà facile per noi correre
con slancio fra le braccia della Madre sua e sentirci stretti dal suo amore.
Maria ha tanto sofferto col Cristo a causa nostra; la madre che soffre ama più
che mai i figli che sono stati causa delle sue sofferenze. Uniti al suo Cuore attingeremo
da lei la vita di Cristo. Ella unirà le sue alle nostre preghiere, presenterà
le nostre lacrime al Figlio Crocifisso, implorerà le grazie a noi necessarie
e Gesù non potrà mai dire di no alla Madre sua.
Siamo
tutti peccatori e, se Maria è madre di tutti, lo è di più dei peccatori,
perché è il Rifugio dei peccatori, sui quali china lo sguardo e se essi
sapranno fissare in quegli occhi dolcissimi le loro pupille piene di angoscia,
ella li libererà dal peccato, perché è vita, dolcezza, speranza nostra.
La
Regina del Prez.mo Sangue che ci mostra il Pargolo divino che leva in alto il
Cali-
ce
del suo Sangue Prezioso, parla al nostro cuore solo un linguaggio di amore e di
perdono. Non dovrebbe perciò mai mancare nelle nostre case quest'immagine,
che esprime, forse meglio di ogni altra, tenerezza, promessa e sicurezza. Gesù
e Maria, così uniti, continueranno sempre a presentare al Padre il Sangue
Divino per noi; perciò questa è una immagine che ci darà il necessario
sostegno nel pericolo, fiducia e speranza nei momenti di incertezza.
Maria,
durante tutta la vita, ci darà la forza incrollabile di vivere sinceramente
la nostra fede cristiana e con lei, se necessario, saremo capaci di
affrontare qualsiasi sacrificio. Le nostre sofferenze, deposte nelle sue mani,
diventeranno un tesoro incalcolabile da offrire a Dio. Maria stessa porrà il nostro
cuore straziato dal dolore accanto al suo Cuore trafitto dalla spada
dolorosissima e lo accosterà al Cuore squarciato di Cristo; così il nostro
martirio si trasformerà in redenzione e in gaudio di resurrezione.
Maria
è davvero insostituibile nella nostra vita; se la togliessimo sarebbe come
spegnere ogni luce di speranza, togliere ogni palpito di amore, ogni anelito
di vita. La sua presenza nelle nostre anime e nel corpo mistico, non solo è
la grazia più grande elargita da Dio all'umanità, ma la più dolce realtà
nella vita della Chiesa. Maria e Gesù sono un binomio inscindibile: devono
rimanere per sempre uniti nei nostri cuori, finché in essi vi sarà un palpito
di vita; inscindibili nel nostro amore, inscindibili nella nostra preghiera,
inscindibili in ogni circostanza lieta o triste, inscindibili sul letto della
sofferenza e quando esaleremo l'ultimo respiro.
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loro volti dolcissimi, così uniti, ci apriranno la porta del cielo!
Grazie
a Te, o Sangue divino di Cristo, che ci hai fatto il più bel dono del cielo e
della terra, la dolcissima Vergine Maria!
Il tuo Mistero, o Maria, comincia con l'Incarnazione di Dio nel tuo seno: il tuo cuore prepara al Verbo il sangue che dovrà liberare il mondo, e tu abbracci già la Croce gloriosa. Nel tuo seno ha pure inizio il Mistero della Chiesa che avvolgerà ogni uomo con l'abito del Sangue di Cristo. Tu sei la Madre di Dio e la Madre nostra. Noi esaltiamo la tua grandezza e glorifichiamo la tua misericordia, e ti supplichiamo, o Piena di grazia: rendici degni delle promesse che Cristo ha sigillato col suo Sangue Prezioso.