MESE IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO

(Onoriamo anche l’Angelo Custode con una preghiera al giorno)

1 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA NATURA

I. Considera come S. Michele Arcangelo è il più nobile e il più bello fra tutti quei nobilissimi Spiriti che compongono la milizia celeste; Egli è il primo tra i primi Principi; poiché creati che furono gli Angeli vennero divisi in tre Gerarchie, ciascu­na Gerarchia in tre Cori; ogni Coro risultò d'innu­merevoli Spiriti, e ciascuno Spirito fu abbellito di quelle doti e perfezioni, che convenivano al grado ed uffizio, cui Dio l'aveva destinato. Il Coro supe­riore perciò contiene le perfezioni del Coro infe­riore, il Coro più sublime le perfezioni e le bel­lezze di tutti i Cori inferiori. Così insegna S. Tom­maso.

L'Arcangelo Michele è nel primo Ordine di quelle schiere Angeliche e per la dignità e per gli onori superiore a tutti i beati Angeli, come scrive S. Ba­silio. Chi potrà comprendere quale sia la bel­lezza di sua natura, che primeggia su tutti gli An­geli? Egli è veramente il più perfetto, il più bello, il più grande di tutti i beati Spiriti!

II. Considera come il Profeta Giobbe guardan­do la nobiltà di natura degli Angeli, li chiamava figli di Dio per eccellenza, e li paragonava alle stelle del mattino; certamente dobbiamo tenere con S. Pantaleone che S. Michele Arcangelo è la pri­ma, la più grande e la più bella Stella Angelica, la più luminosa nel Cielo del Paradiso, Colui che tiene il primo luogo tra quello sterminato nu­mero di Angeli. Poichè egli sta al sommo grado di tutto l'essere creato, la sua spirituale natura è la più nobile e pura di quante furono create da Dio. Per questo S. Gelasio lo chiama sommo Mininistro del Trono della Santissima Trinità. Men­tre gli altri Angeli si velano il volto, S. Michele canta, con gran confidenza e senza stupore, il tri­sagio dei Serafini, è a Dio il più vicino, è degli Angeli il più nobile, il più sublime; perciò si chia­ma Arcangelo, non perchè sia del Coro degli Ar­cangeli, ma perchè di tutti gli Angeli è il Capo, il Duce, il più grande per natura. O eccellenza veramente ammirabile! O principe veramente grande!

III. Considera poi, o cristiano, qual'è la tua gran­dezza nell'ordine della natura. L'uomo è fra gli es­seri della terra il più nobile, contiene in sé le per­fezioni delle altre specie, cioè l'esistenza dei fossili, la vita degli alberi, i sensi degli animali, l'intelli­genza degli Angeli. Il corpo è il mondo in piccolo: l'anima porta scolpita l'immagine di Dio sostanza spirituale, dotata di mente capace di co­noscere Dio, e di volontà idonea ad amarlo; sostan­za tanto nobile, che poco differisce dagli Angeli.

Qual uso hai fatto della tua eccellente natura e dei doni naturali di cui Dio ti arricchì? L'Arcangelo Michele creato da Dio sì nobile, e di tanti doni ar­ricchito, tutto rivolse a glorificare Dio Creatore, tu, invece, forse ti sei servito dei tuoi doni naturali, del tuo corpo e dell'anima non per lodare, ma per disonorare Dio, non per venerarlo, ma per insultarlo, non per glorificarlo, ma per offenderlo maggiormen­te! A che ha servito sinora il tuo corpo? Alla ini­quità ed alla immondezza! Di che si è occupata l'anima tua? Di conoscere le vanità di questo mon­do, non le grandezze di Dio. La tua volontà, invece d'amare il sommo ed unico bene, ha amato i beni fallaci di questo mondo. Cerca di umiliarti, rientra in te stesso, impara ad apprezzare la tua eccellenza e dignità,

apprendi dall'Arcangelo Michele a conformare la vita alla eccellenza della natura, e pregarlo infine che ti ottenga la grazia di non più disonorare la tua natura,  ma di vivere piuttosto a norma di quel fine, per cui Dio ti creò. 

PRIMA APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO                    la Grotta

Era l'anno 490 quando il giorno 8 maggio si veri­ficò la prima apparizione di S. Michele sul Gargano. Il fatto avvenne così. Un capitano delle armi Sipon­tine, ricco di poderi e di greggi, ed altrettanto pio e caritatevole, possedeva un monte distante circa sei miglia da Siponto, ora detto Manfredonia che era il pascolo dei suoi armenti. Tra questi si trovava un toro feroce, smisurato e torvo, il quale una volta di primavera si segregò dagli altri. Venuto il ca­pitano a riveder gli armenti mentre accompagnato da servi faceva ricerca del toro, lo rinvenne in una profonda spelonca in un luogo erto e difficile; e siccome non era possibile trarlo fuori vivo di là, pensò riaverlo morto, e scaricò verso di esso il suo arco; ma la freccia invece di ferire il toro, rivolta a mezz'aria la punta, tornò indietro e ferì nel petto il capitano.

L'avvenimento del tutto nuovo riempì di stu­pore gli spettatori, e si diffuse la notizia di esso non solo nelle vicinanze della selva donde molti corsero a vedere il ferito, ma pervenne anche fino al Ve­scovo di Siponto, S. Lorenzo Maloriano, di nazio­nalità greca, cittadino di Costantinopoli, e stretto congiunto dell'Imperatore Zenone. Il santo Prelato, pensando che non senza mistero si era verificato quello strano avvenimento, ricorse a Dio per lume ed intelligenza. Ordinò per tutta la città un triduo di preghiere e di digiuni per impetrar da Dio la grazia di conoscere il mistero di così strano fatto. Ascoltò Dio l'umile ricorso del Vescovo e del po­polo, cosicchè mentre verso l'aurora il piissimo Ve­scovo stava pregando nella cattedrale di Siponto, gli apparve S. Michele e gli disse « Tu hai agito molto saggiamente chiedendo all'altissimo Iddio la rivelazione e la ragione per cui la freccia scoccata contro il giovenco si sia invece rivolta contro l'ar­ciere. Sappi dunque che ciò è avvenuto appunto per opera mia. Io sono l'Arcangelo Michele, che sto davanti al Trono di Dio, ed io ho stabilito di abitar qui, e parimenti di aver preso in custodia questo luogo. Questi segni ho voluto io dare, affinchè cia­scuno sappia, come d'ora innanzi il Gargano sarà in mia tutela ». Così disse S. Michele a S. Lorenzo Vescovo, e disparve.

PREGHIERA

Gloriosissimo S. Michele, mi rallegro con Voi del­la sublimissima natura tanto perfetta e bella, che supera gli Angeli tutti, e ringrazio la Santissima Tri­nità di averVi creato sì grande ed eccellente; mi confonde però innanzi a Voi la mia indegnità, non avendo io saputo conoscere ed apprezzare la mia grandezza. Ricorro fiducioso alla vostra protezione, e Vi prego di ottenermi dalla Divina Maestà lume alla mente per poter apprezzare d'ora innanzi la mia dignità, e fervore alla volontà perchè viva sempre grato al mio Creatore. Amen.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete la prima e più luminosa stella dell'Angelico splendore, illu­minate l'anima mia.

FIORETTO

Inginocchiato innanzi ad una Immagine di S. Michele reciterai tre Pater, Ave e Gloria in ringraziamento alla Santissima Trinità per aver creato S. Michele sì grande di natura. Reciterai, oggi, ed in ogni dì, la seguente coro­nella al S. Principe, chiedendo nella Offerta questa grazia speciale: che ti faccia conoscere l'obbligo di venerare Dio coi doni di natura. 

INNO

Virtù del Padre e gloria, Gesù, vita ai redenti, Te noi lodiam fra gli angeli Dal labbro tuo pendenti. Di duci schiera innumera Pugna per te fedele; Ma della croce il labaro Invitto erge Michele. Ei caccia all'imo tartaro Il capo del dragone; dall'alto il duce fulmina e insiem lo stuol fellone Contro il superbo demone seguiam noi questo Duce, Onde l'Agnel ci prodighi Serti d'eterna luce. Al Padre e insieme al Fi­lglio, a Te Consolatore Per gli infiniti secoli, Siccome fu, sia onore. Così sia.

I GRAZIA

Vi domandiamo, o Arcangelo Michele, insieme col Principe del primo Coro dei Serafini, che vogliaTe accendere il nostro cuore con le fiamme del Santo amore, e che per mezzo Vostro possiamo disprez­zare i lusinghevoli piaceri del mondo. Pater, tre Ave e un Gloria.

II GRAZIA

Vi chiediamo umilmente, o Principe della cele­ste Gerusalemme insieme col capo dei Cherubini, che vi ricordiate di noi, specialmente quando sare­mo assaliti dalle suggestioni del nemico infernale; onde col vostro aiuto divenuti vincitori di Satana, facciamo di noi stessi un intero olocausto a Dio no­stro Signore. Pater, tre Ave e un Gloria.

III GRAZIA

Devotamente Vi supplichiamo, o invitto Campio­ne del Paradiso insieme col Principe del Terzo Coro, cioè dei Troni, che non permettiate che noi, vostri fedeli, siamo oppressi dagli spiriti infernali. Pater, tre Ave e un Gloria.

IV GRAZIA

Umilmente in terra prostrati Vi preghiamo, o pri­mo Ministro della Croce dell'Empireo insieme col Principe del quarto Coro, cioè delle Dominazioni, che difendiate tutta la Cristianità in ogni sua oc­correnza, ed in particolare quelli che ci governano, dando loro grazie di saggezza e di prudenza. Pater, tre Ave e un Gloria.

V GRAZIA

Vi preghiamo, Santo Arcangelo, che insieme col Principe del quinto Coro, cioè delle Virtù, vogliate liberare noi, vostri servi, dalle mani di tutti i nostri nemici, dai falsi testimoni, dalle lingue cattive, dalle discordie: la nostra patria ed in particolare questa città dalla fame, dalla peste, dalla guerra e da ogni male che il nemico delle anime suole suscitare a nostro danno. Pater, tre Ave e un Gloria.

VI GRAZIA

Vi scongiuriamo, o Condottiero delle Angeliche milizie e Vi preghiamo insieme col Principe che tie­ne il primo luogo fra le Potestà, le quali costitui­scono il sesto Coro, che vogliate provvedere alle necessità di noi, vostri servi, e di tutta questa città, dando alla terra la fecondità desiderata, e pace e concordia ai principi Cristiani. Pater, tre Ave e un Gloria.

VII GRAZIA

Vi preghiamo, o Primicerio degli Arcangeli, Mi­chele, insieme col Principe del massimo Coro, cioè dei Principati, che vogliate liberar noi, vostri servi, ed in particolare questa città dalle infermità cor­porali, e molto più dalle spirituali. Pater, tre Ave e un Gloria.

VIII GRAZIA

Vi supplichiamo, o Santo Arcangelo insieme col capo di questo Ottavo Coro degli Arcangeli, e con tutti i nove Cori, che abbiate cura di noi in vita, e ci assistiate nell'ora della nostra agonia, special­mente quando saremo per esalare l'ultimo respiro, in modo che, rimasti vincitori di Satana, veniamo a godere con Voi nel Santo Paradiso la Divina Bontà. Pater, tre Ave e un Gloria.

IX GRAZIA

Vi preghiamo finalmente, o gloriosissimo Princi­pe, difensore della Chiesa militante e trionfante, che vogliate, in compagnia del capo del nono Coro degli Angeli, custodire e patrocinare i vostri devoti, le nostre famiglie, coloro che si sono raccomandati alle vostre orazioni, affinché menando con il vostro aiuto una vita pura, possiamo poi godere la bella faccia di Dio insieme con Voi e con tutti gli Angeli per tutti i secoli dei secoli. Pater, tre Ave e un Gloria.

OFFERTA

O Arcangelo S. Michele, Principe di tutti i Cori Angelici, umilmente Vi adoro, perché Vi ammiro do­tato di tanta grazia e gloria, che giustamente la San­ta Chiesa Vi riverisce come Vicario dell'Altissimo e primo Ministro del Paradiso. Sia perciò lodata la Santissima Trinità che, in premio della vostra fe­delissima circostanza, V'innalzò a tanta altezza di glo­ria; sia anche benedetta la vostra carità che si com­piace d'essere il nostro più grande Benefattore du­rante la vita, il più gran Difensore nel punto di mor­te, e sollievo nelle stesse fiamme del Purgatorio. Ec­co, o Arcangelo S. Michele, che io mi offro tutto al vostro servizio. Consideratemi nel numero dei vostri devoti, impetratemi grazia che non più cada in peccato. Illuminatemi per mezzo del mio S. An­gelo Custode, perchè possa camminare perseveran­temente nella strada del santo timore ed amore di Dio. Proteggete questa Città che Vi venera per suo Protettore amoroso. Stendete lo scudo del vostro Pa­trocinio sopra la casa e famiglia mia, e per l'amore che portate alla vostra gran Regina Maria, impe­tratemi questa grazia che umilmente Vi cerco... (qui si pensi alla grazia che si desidera) affinché, conso­lato in vita dalla vostra pietà, possa dalla stessa essere accompagnato dinanzi al Tribunale di Dio e divenire cittadino del cielo, dove loderò in eterno la Santissima Trinità, Gesù e Maria, e Voi gran Principe degli Angeli S. Michele. Amen. 

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

 

2 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA'

I. Considera come Iddio creò gli Angeli e li adornò di grazia, poichè - come insegna S. Ago­stino - diede a tutti la grazia santificante con la quale li fece suoi amici, ed anche le grazie at­tuali, con cui potessero acquistare il possesso della beata visione di Dio. Questa grazia non fu eguale in tutti gli Angeli. Secondo la dottrina dei SS. Pa­dri, insegnata dall'Angelico Dottore, la grazia fu pro­porzionata alla loro  natura, di modo che chi aveva una natura più nobile, ebbe una grazia più sublime: nè agli Angeli fu data la grazia in scarsa quantità, ma secondo il Damasceno, ebbero tutta la perfezione della grazia a tenore della dignità ed ordine. Laonde gli Angeli di ordine più sublime e di natura più perfetta, ebbero maggiori doni di virtù e di grazia.

Il. Considera quanto grande fu la grazia di cui Iddio volle arricchire il glorioso S. Michele, aven­doLo collocato primo dopo Lucifero nell'ordine della natura! Se la grazia fu conferita in proporzione alla natura, chi potrà mai misurare e scandagliare l'altezza e perfezione della grazia, ch'ebbe S. Mi­chele? Essendo la sua una natura perfettissima, su­periore a quella di tutti gli Angeli, bisogna dire che ebbe doni di grazia e di virtù, superiori a quelle di 'tutti gli Angeli, e di tanto superiori, di quanto Egli li supera nella perfezione della natura. S. Ba­silio Lo dice eccellere su tutti per la dignità e per gli onor. Fede immensa che non vacilla, spe­ranza ferma senza pusillanimità, amore tanto fervente da infiammare gli altri, umiltà profonda che confonde il superbo Lucifero, zelo ardente per l'o­nore di Dio, maschia fortezza, estesa potenza: in­somma le virtù più perfette, una santità singolare ebbe Michele. Si può dire anzi che Egli è esem­plare perfetto di santità, immagine espressa della Divinità, specchio lucidissimo ripieno di bellezza di­vina. Rallegrati, o devoto di S. Michele per tanta grazia e santità di cui è ricco il tuo santo tutelare rallegrati e cerca di amarlo di tutto cuore.

III. Considera, o cristiano, che anche tu nel San­to Battesimo sei stato vestito della preziosa stola dell'innocenza, dichiarato figlio adottivo di Dio, mem­bro del mistico corpo di Gesù Cristo, affidato alla tutela e custodia degli Angeli. Anche la tua sorte è grande: rivestito di tanta grazia, quale uso ne hai fatto? S. Michele si servì della sua grazia e santità per glorificare Dio, Lo glorificò, e Lo fece ama­re anche dagli altri Angeli: tu, invece, chissà quan­te volte hai profanato il tempio del tuo cuore, scac­ciandone la grazia, ed introducendovi il peccato. Quante volte come Lucifero ti sei ribellato contro Dio, soddisfacendo la tua passione e calpestando la sua S. Legge. Di tanti favori avuti non ti sei dav­vero servito per amare Dio, ma per offenderLo. Ri­corri ora alla Divina clemenza, pentiti dei tuoi errori: cerca come tuo intercessore l'Arcangelo Mi­chele, per riacquistare la grazia e conservare l'ami­cizia di Dio.

APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO (continuazione della precedente)

Grande ed indicibile fu la consolazione e la gioia di S. Lorenzo Vescovo per così singolare favore di S. Michele. Pieno di gaudio, levatosi dal suolo, con­vocò il popolo ed ordinò una solenne processione verso il luogo, ov'era accaduto il fatto meraviglioso. Quivi giunto processionalmente, fu visto il toro ingi­nocchiato in ossequio del celeste Liberatore, e fu trovata un'ampia e spaziosa caverna a forma di tem­pio scavata nella viva pietra dalla natura stessa con volta assai comodamente elevata e con un comodo ingresso. Una tale vista ricolmò tutti di gran tene­rezza insieme e di terrore, poichè volendo il po­polo colà dentro inoltrarsi, fu preso di sacro spa­vento all'udire un canto angelico con queste pa­role « Qui si adora Dio, qui si onora il Signore, qui si glorifica l'Altissimo ». Tanto fu il sacro spa­vento, che il popolo non osò più spingersi oltre, e stabilì il luogo per il sacrificio della S. Messa e per le preghiere davanti all'ingresso del luogo sacro. Questo fatto suscitò devozione in tutta l'Europa. Ogni giorno si videro pellegrini a squadre salire sul Gar­gano. Pontefici, Vescovi, Imperatori e Principi da ogni parte d'Europa corsero a visitare la celeste grotta. Il Gargano divenne una sorgente di grazie strepitose per i cristiani del Gargano, come scrive il Baronio. Fortunato chi si affida a sì potente be­nefattore del popolo cristiano; fortunato chi si rende propizio l'amorosissimo Principe degli Angeli S. Mi­chele Arcangelo.

PREGHIERA

O Arcangelo S. Michele, l'abbondanza della Di­vina grazia di cui Vi veggo arricchito dalla onnipo­tente mano di Dio, mi rallegra immensamente, ma nello stesso tempo mi confonde, perchè non ho sa­puto conservare in me la graffia santificante. Mi dol­go sinceramente di essere stato riammesso tante vol­te da Dio nella sua amicizia e di aver fatto, ciò no­nostante, sempre ritorno al peccato. Confidando pe­rò nella vostra potente intercessione, a Voi ricorro supplichevole: degnateVi impetrarmi da Dio la gra­zia d'un sincero pentimento, e della perseveranza finale. Deh! potentissimo Principe, pregate per me, chiedete per me il perdono delle colpe.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele Arcangelo, che siete stato collocato nella sublimità celeste, pieno di tutta la gloria degli Angeli. Giacchè siete il più eminente tra gli Angeli, benignateVi di intercedere per me.

FIORETTO

Farai durante il giorno tre volte un atto di sincera contrizione, chiedendo alla SS. Trinità perdono della per­dita della grazia mediante il peccato mortale e cercherai di confessarti al più presto.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

3 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NEL COOPERARE ALLA GRAZIA

I. Considera come S. Michele, vedendosi arric­chito di tanti doni di grazia e di virtù, non seppellì i talenti ricevuti, ma qual servo fedele li trafficò, secondo quel fine, per cui li aveva ricevuti. Im­piegò la sua scienza a conoscere Dio, ed ammirando le divine perfezioni, conobbe l'infinita distanza tra Dio ed una semplice creatura. Si umiliò allora in­nanzi a Lui, dicendo: « Quis ut Deus », e pur ve­dendosi superiore a tutte le schiere degli Angeli per la grazia, riconobbe di essere infinitamente inferiore a Dio suo Creatore; prostratosi quindi innanzi al suo Trono, Lo adorò e Lo ringraziò coi sentimenti più umili del suo cuore, dicendo: Signore, chi mai può esser simile a te? Accese il suo cuore di santo amore e rivolse tutto a Dio, in cui ripose ogni suo bene; diresse tutte le proprie perfezioni a glo­rificare il Creatore, affrontando Lucifero, che me­ditava usurpare il trono di Dio; infiammò gli altri Angeli a riconoscere i doni dell'Altissimo, li animò a resistere all'empio Lucifero, e riportata che ebbe la vittoria, indusse gli Angeli fedeli ad adorare Dio. Oh esempio! oh meravigliosa corrispondenza! Ve­ramente vivo modello di umile soggezione fu S. Michele.

II. Considera come Lucifero e i suoi seguaci si perdettero, per non aver corrisposto alla grazia. Ap­pena Lucifero si vide adorno di tante perfezioni, invaghitosi del suo sublime essere e delle sue ec­cellenti doti, credette non essere dissimile da Dio; pieno di orgoglio, disse tra sè: « pochissimo disto da Dio: con un passo salirò sul monte del testa­mento, e sarò simile a Lui». Invece di umiliarsi in­nanzi a Dio Creatore, s'insuperbì; invece di ricono­scere il supremo Datore d'ogni bene, ringraziarLo e lodarLo, Gli contrastò il trono, Gli mosse guerra; invece di riconoscere in Dio il suo primo principio ed amarLo come ultimo fine, si diede a vagheggiare se stesso, e compiacersi delle proprie perfezioni, ad aspirare alla visione beatifica senz'altro aiuto, che le sue forze. Oh mostro d'ingratitudine e d'infedel­tà!

Tu pure, o cristiano, puoi essere tentato di su­perbia; quale perfezione è in te, che tu non abbia ricevuto da Dio? e se le hai tutte ricevute da Lui, perchè te ne compiaci quasi non fossero dono di Dio? se le hai ricevute da Dio, perchè non Lo rin­grazi, non Lo veneri, non L'adori? Impara anche tu, cristiano, ad amare l'umiltà e ad abborrire l'in­gratitudine.

III. Considera come vale più il beneficio di una sola grazia, che tutto l'universo, al dire dell'Ange­lico Maestro. Chi dunque non si preoccupa della grazia, fa una perdita somma. Questa fu tutta la differenza tra S. Michele e Lucifero. Costui in un istante perdette quella grazia, cui doveva corrispon­dere, e da cui doveva trarre salutare profitto, come fece invece S. Michele Arcangelo, che la usò per la gloria di Dio. Sì, la grazia è un movimento, una illustrazione alla mente, una ispirazione alla vo­lontà, non permanente, ma transeunte, fatta cioè di istanti che diventano preziosi per chi sa profittarne.

Povero invece chi non se ne avvale! Pensa a quanti lumi tu hai ricevuto da Dio, con cui la tua mente fu illustrata sulla bellezza delle cose celesti e sulla vanità dei beni terreni! Quante ispirazioni ebbe la tua volontà d'attendere all'affare unico ed importantissimo dell'eterna salute! Eppure li trascu­rasti! Ogni momento che passa in fatto di ispira­zioni è un mettere a rischio la eternità, perchè nes­suno sa se torneranno più. Deh! se sei stato tanto trascurato per il passato, risolvi ora di corrispondere fedelmente alle voci e ai lumi di Dio, e di stare at­tento per il futuro a non inutilizzare grazia alcuna. Ricorri pertanto a S. Michele, e prega che con la sua potentissima protezione ti assista a ben impie­gare quelle grazie che Dio ti concede.

SECONDA APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO

Era il primo anno di Anastasio Imperatore, e prima ancora di S. Gelasio Papa, quando S. Michele per la seconda volta apparve a S. Lorenzo, due anni dopo cioè della prima apparizione. L'esercito del Re Goto Odoacre, considerando il popolo Sipontino come confederato di Teodorico, che era emulo nella corona d'Italia, strinse con forte assedio i Sipontini, minac­ciandone lo stermino. I Sipontini ricorsero al S. Ve­scovo per consultarlo in così gravissimo affare, ed il Vescovo deliberò chieder aiuto all'Arcangelo San Michele. Mentre i Goti erano intenti a scavar terra, fossi, ripari e bastioni, Lorenzo ad imitazione di Mosè, salì sul Monte Gargano per implorare dal capo delle milizie celesti la vittoria. Era il lunedì 25 del mese di settembre, quando i Goti mandarono un'araldo ad intimare la resa. Richiamato lo zelante Pastore per essere consultato su questa guerra ine­vitabile, ordinò al popolo di dimandare una tregua di altri tre giorni, ed ottenutela comandò che in quel triduo tutti attendessero alla preghiera e alla penitenza, e frequentassero i Sacramenti; e così in­fatti fecero i Sipontini. Ed ecco verso l'alba del 29 settembre 492 mentre il Vescovo si struggeva in pre­ghiere nella Chiesa di S. Maria, gli apparve S. Mi­chele assicurandolo della vittoria, ed avvertendolo di non assaltare i nemici se non dopo le ore quat­tro del pomeriggio, affinchè il sole con i suoi splen­dori rendesse testimonianza della potenza dell'Ar­cangelo. Il Vescovo ne avvisò il popolo, e dopo aver fortificato tutti col pane celeste nelle prime ore del giorno, all'ora stabilita i Sipontini schierati in battaglia escono contro i barbari. Era sereno il cielo, quando si ode all'improvviso tuonare nell'aria, una nube copre la sacra cima del Gargano, un orribile terremoto scuote la terra mentre il mare vicino si infuria con spaventosi ruggiti. Il Celeste Guerriero scoccando dal Gargano infocata saetta fece chiara­mente vedere che sotto l'Arcangelo S. Michele com­battono insieme i quattro elementi. Ogni fulmine mieteva a fascio le vite dei barbari, senza offendere neppur uno dei Sipontini, cosicchè l'esercito goto si vide tosto atterrito e abbattuto. I Sipontini insegui­rono i Goti fino a Napoli. Per gratitudine di così grande vittoria, S. Lorenzo insieme al popolo si recò ben presto sul Gargano a ringraziare il celeste Di­fensore. Nell'antiporta della Santa Grotta, senza osa­re di entrare dentro, scopersero delle impronte im­presse sul ruvido sasso, che sembravano quasi rap­presentare la presenza di S. Michele. Tutti pieni di santa gioia baciavano quei prodigiosi segni, e forse ripetevano «Digitus Dei est hic».

PREGHIERA

O Arcangelo Michele, servo fedelissimo di Dio, che ben sapeste negoziare i talenti di grazia a Voi da Dio concessi, io Vi lodo, e benedico la Divina Bon­tà, che al cumulo di tante grazie che Vi donò Vi fece ancora aggiungere una sì pronta cooperazione,

e sì eroica fedeltà. Ma giacchè io per il passato sono stato sempre negligente nel procurare la mia eterna salvezza, ed ho tante volte calpestato le grazie con cui Dio mi scuoteva, vengo supplichevole a Voi, Prin­cipe del Paradiso, pregandoVi di aiutarmi a detesta­re le mie passate negligenze e la mia attuale debo­lezza. Pregate Voi per me l'Eterno Iddio a rendermi per l'avvenire servo fedele, onde corrispondendo io sempre alla grazia, viva grato a Dio, e meriti il pre­mio dell'eterna gloria.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che attaccaste guer­ra a Lucifero, non sdegnate di pregare per me mi­serabile, ed io non cesserò di lodarVi.

FIORETTO

Bacerai tre volte i piedi a Gesù Crocefisso, dicendo Mio Gesù fate che le vostre piaghe non siano inutili per me ».

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

4 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA GLORIA

I. Considera come S. Michele Arcangelo è il più sublime nella gloria, perché Iddio non solo Lo creò più eccellente in natura e Lo dotò di vari doni di grazia, ma Lo elevò ancora ad un'altezza impareg­giabile di gloria nel cielo. Come nella corte d'un Imperatore vi sono certi Principi -che, essendo più vicini e potendo più familiarmente conversare con lui, sono maggiormente stimati ed onorati, così nella Corte celeste vi sono certi Angeli chiamati da Cle­mente Alessandrino Primogeniti Principi degli An­geli, i quali vivono più da vicino a Dio, e con maggior libertà si accostano alla Sua Divina Maestà. L'Arcangelo S. Michele è uno di questi pri­mi Principi, come dice il Profeta Daniele, il primo cioè tra i primi Principi. Secondo Tertulliano, San Michele è stato collocato da Dio nel più alto dei Cieli, e perciò onorato con tutta la gloria degli An­geli, essendo Egli il più eminente tra essi. Si­milmente S. Pantaleone scrive che S. Michele oc­cupa il primo posto tra tutti i milioni di Ange­li. Oh gloria sublime! Oh grandezza incompara­bile!

II. Considera come l'Arcangelo S. Michele giunse a meritare tanta altezza di gloria: mediante l'amo­re e la umiltà. Egli amò Dio più di tutte le Gerar­chie Angeliche: fu il primo a consacrare a Dio tutti gli affetti suoi: il suo amore fu così intenso, che giunse sino a quell'ultimo grado, cui può arrivare la natura Angelica: i suoi atti furono proporzionati all'abito della Carità infusaGli. Quale sarà perciò la sua gloria in Cielo? Se la gloria corrisponde al­l'amore, Michele che amò Dio più di tutti gli An­geli, gode di una gloria superiore a tutti gli Angeli, tanto che S. Pantaleone lo chiama intimo e mi­nistro della SS. Trinità e Principe d'una gloria ineffabile. S. Michele meritò inoltre una gloria sublime per la sua umiltà.

« Chi s'umilia, sarà esaltato » - disse il Divin Nazareno. La sua esaltazione è sempre in ragione della umiltà. Ora, chi più di S. Michele si umiliò mentre fu viatore? Egli affrontò e confuse Luci­fero proprio con le arti di questa virtù; si sprofondò nel suo niente, confessò la infinita Maestà di Dio, dicendo: « Quis ut Deus? », indusse gli altri An­geli ad umiliarsi. Qual'esaltazione ebbe da Dio? Fu certamente elevato al trono di Lucifero e divenne superiore a tutti i Cori Angelici. Nessuna mente umana può mai immaginare lo splendore del suo volto, la sua maestà, la luce della sua gloria!

III. Considera, o cristiano, che Dio creò anche te per la gloria del Paradiso: se vuoi acquistarla però, devi camminare per le vie della carità ed umil­tà. « Chi non ama, resta nello stato di morte », cioè non entra in cielo. Nel tuo cuore c'è vero amor di Dio? A chi hai dato finora gli affetti tuoi? Se vuoi aver parte nel regno della gloria, impara ad amare Dio, che solo può eternamente renderti bea­to.. Allontana poi dal tuo cuore la superbia, perchè Dio nega ai superbi la grazia, che dà, invece, ab­bondantemente agli umili e concede la gloria se­condo la corrispondenza alla grazia stessa. Lucife­ro, per essersi insuperbito, perdette la grazia e la gloria: S. Michele, per essersi umiliato, fu da Dio glorificato. Il tuo cuore forse è pieno di orgo­glio e superbia! Cerchi sempre onori, stima, prefe­renza! Rifletti mai al tuo nulla e all'inferno che hai tante volte meritato? Abbi il coraggio di con­fessare che finora hai camminato dietro il superba Lucifero. Deh! scaccia dal cuore vizio sì brutto, ed impara da S. Michele Arcangelo ad umiliarti, se vuoi aver la gloria del Paradiso.

TERZA APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO NELLA DEDICAZIONE

Era il giorno 8 maggio dell'anno 493 quando il S. Vescovo di Siponto Lorenzo Maloriano coi suoi si trasferì sul Gargano a celebrare il terzo anniversario dell'apparizione di S. Michele. Ma nè il Ve­scovo nè il popolo ardivano entrare nella sacra, grotta. Non era soddisfatta la comune pietà, perchè tutti erano bramosi di penetrare dentro e di cele­brarvi i divini misteri celebrandoli secondo l'uso della Chiesa Romana. Fra il timore e rispetto per il suono degli angelici inni, non osarono entrare den­tro, ma deliberarono necessario consultare il Som­mo Pontefice. Spedita, l'ambasceria al Papa S. Ge­lasio, che si trovava sul colle S. Silvestro, questi, considerando le prodigiose apparizioni ivi avvenute, rispose: «Se toccasse a Noi determinarlo il giorno della dedicazione sceglieremmo il giorno 29 settem­bre a motivo della vittoria riportata sui barbari ma aspettiamo l'oracolo del Celeste Principe. Noi Lo, imploreremo con un triduo in onore della Santissima Trinità. Voi coi vostri farete la stessa cosa ». A tale risposta il Vescovo Lorenzo invitò i sette Vescovi vicini a trovarsi in Siponto il giorno 21 settembre, sia per fare orazione e digiuno, sia ancora per la progettata Dedicazione. I sette Vescovi con nume­roso popolo vennero in Siponto a tributare ossequi all'Arcangelo. Adunati in Siponto il 26 settembre die­dero inizio al digiuno, alle vigilie, alle preghiere e sacrifici, come in Roma praticava lo stesso S. Ge­lasio Papa. Si compiacque la Divina Maestà di esau­dire le preghiere dei suoi servi, ma serbò l'onore a S. Lorenzo di ricevere il terzo oracolo. Infatti la notte seguente al triduo di digiuno, S. Michele fat­tosi vedere splendente gli disse: « Gran Lorenzo, de­poni il pensiero di consacrare la mia grotta, io la ho eletta come mia Reggia, e con gli Angeli miei già l'ho consacrata. Tu ne vedrai i segni impressi, e la mia effige, l'Altare e il Pallio e la Croce. Voi soltanto entrate nella Grotta, e sotto la mia assi­stenza innalzate preghiere. Celebrate domani il San­to Sacrificio per comunicare il popolo, e vedrete co­me io sacrifico quel Tempio». Non aspettò Lorenzo il giorno, che fu pure di Venerdì, ma alla stessa ora comunicò ai suoi colleghi i divini favori, e così pure fece col popolo. Verso l'aurora tutti a piedi scalzi processionalmente si avviarono verso la sacra spelonca. Nella prima ora del mattino fu facile il viaggio, ma in seguito sotto gli ardori del sole riu­sciva penosa la salita su quegli aspri dirupi. Ma non mancò di risplendere la potenza benefica di S. Michele, perchè apparvero quattro aquile di smi­surata grandezza, due delle quali con la loro ombra difendevano i Vescovi dai raggi del sole, e le altre due con le loro ali rinfrescavano l'aria. Pervenuto il sacro corteo sul Gargano, non ardì entrar dentro, ma eretto sull'entrata un altare, S. Lorenzo comin­ciò la S. Messa. Quando venne intonato il Gloria, da tutti vennero udite al di dentro melodie di Paradiso, dalle quali invitati e rincuorati, andarono in­nanzi Lorenzo, seguiron gli altri. Dalla porta me­ridionale passarono per un lungo atrio, che si sten­deva sino all'altra porta settentrionale, dove si tro­varono su di un sasso con le impronte di S. Mi­chele. Da questa scoprono la parte orientale della Celeste Basilica, alla quale si saliva per mezzo di gradini. Entrati nella piccola porta vedono l'imma­gine miracolosa di S. Michele in atto di soggiogare Lucifero. Prosegue Lorenzo, cantando il Te Deum, ed ecco scopre ancora nel fondo della S. Grotta un altare, che dal sasso si sporgeva, consacrato da San Michele.

S. Lorenzo proseguì la S. Messa, mentre gli altri Vescovi dedicarono tre Altari; indi distribuirono la S. Comunione ai fedeli. E' questa la miracolosa De­dicazione della Basilica di S. Michele sul Gargano, di cui la S. Chiesa venera la memoria del dì 29 settembre.

PREGHIERA

Gloriosissimo Principe del Paradiso, S. Michele Arcangelo, Vi adoro, Vi lodo e Vi benedico nel ve­derVi tanto esaltato da Dio. Non sdegnate di mi­rare dal Trono su cui regnate questo povero pec­catore che si prostra devotamente ai vostri,piedi, con­fuso per i suoi peccati che gli hanno fatto perdere il diritto al regno della beatitudine. Deh gloriosissimo Principe, pregate per me Iddio misericordioso! Fio­rirà allora di nuovo nel mio cuore la speranza di ottenere la grazia del perdono, l'aiuto per osser­vare la Legge Divina, e poi la gloria nel Cielo. Così sia.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o gloriosissimo Principe Michele, ricordateVi di noi, e pregate ovunque e sempre il Figlio di Dio per noi.

FIORETTO

Reciterai tre volte l'Inno Te splendor, et virtus Pa­tris x ecc., in onore della Santissima Trinità, che glorificò S. Michele su le tre celesti Gerarchie.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

5 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA FEDE

I. Considera come l'Arcangelo Michele, che fu creato viatore al pari degli altri Angeli, dovete conseguire la gloria per via di Fede: ed Egli si distinse nella fermezza della Fede. Dio aveva rive­lato agli Angeli i misteri della Trinità, della Gra­zia, della Predestinazione, della Incarnazione, e di tutto ciò che riguardava la sua gloria, e aveva vo­luto che essi piegassero il loro intelletto in os­sequio alla fede e riportassero così il premio della visione beatifica come mercede e corona di giustizia.

Lucifero, invece di umiliare il suo intelletto a tal rivelazione, s'inorgoglì e disdegnò ogni atto di fede, stimando di poter egualmente conseguire da solo la beatitudine: ovvero, come insegna S. Tom­maso, desiderò come ultimo fine quella somiglianza di Dio, ch'è frutto della grazia, pretendendo di con­seguirla con le sue forze naturali, non già median­te il soccorso di Dio, com'era stato disposto. Non così l'Arcangelo Michele. Egli conobbe che solo in Dio consiste la vera beatitudine di ogni essere, e che l'eterna gloria non può essere raggiunta con le forze naturali, ma con l'aiuto della grazia. Ciò si può argomentare dal suo stesso nome che significa Quis ut Deus? Chi è come Dio ? Alla vista dei mi­steri rivelati S. Michele si umiliò, dicendo: Tu solo, o mio Dio, sei per natura santo, beato, e felice per tutti i secoli.

Nessuno di noi senza di Te può essere santo, beato, e felice, tuoi doni sono queste perfezioni, di cui mi arricchisti, tuo dono sarà quella gloria, che mi hai preparato! Oh fede veramente grande!

II. Considera quanto fu eroica la fede in S. Mi­chele Arcangelo sopratutto nel duro combattimento, che sostenne col ribelle Lucifero. Il quale, ap­pena ebbe concepito il superbo disegno di non aver bisogno di Dio, vedendosi il più bello tra gli An­geli, lo comunicò a tutte le schiere angeliche, gran parte delle quali gli aderirono. Fu allora che S. Michele, munito dello scudo della fede, uscì in mezzo al campo di battaglia a sostenere l'onore di Dio. Nessuno l'aveva animato a questo: eppure Mi­chele ritenne suo dovere credere ai misteri rivelati da Dio e farli credere da tutti, e quantunque ve­desse Lucifero come capo dei ribelli, che era assai più nobile e più forte di lui, senza vacillare nella fede, gli mosse guerra, dicendogli: Quis ut Deus ? Chi è come Dio ? Ti ribelli a Lui che è il datore di tutti i beni ? Dio è onnipresente, a Lui appartengono tutte le cose, e tu 'vuoi assalir la sua potenza? Dio è eterno, gli esseri sono stati creati da Lui e tu in­solentemente a Lui ti preferisci? Dio solo è perfet­tissimo e tu ti diletti della sua perfezione? Dio solo è beatissimo e sufficientissimo in tutto a se stesso, e tu stimi di bastar a te stesso? Si rivolse poi agli Angeli, li illuminò, confermò i buoni, incorag­giò i deboli, confortò i vacillanti e mediante la sua fede vinse i ribelli.

III. Considera ora, o cristiano, qual'è la tua fe­de. E' vero che credi quanto Dio ha rivelato e la Chiesa ti propone a credere, ma hai poi operato se­condo i dettami della fede ? La tua fede è sterile, è morta. Certamente direbbe S. Agostino di te Aliud agis, et aliud pro fiteris. - Una cosa credi e un'altra fai. Professi di credere in Dio, primo prin­cipio ed ultimo fine, ma le tue azioni non sono tutte dirette a Dio. Credi in Gesù Cristo, ma poi operi da dar gusto al demonio. Col nome e con le parole ti vanti di esser cattolico, ma coi peccati, che non lasci di commettere, dimostri di non credere a ciò che professi. Hai rinunziato al demonio, alle sue opere, alle sue pompe nel S. Battesimo, ma a fior di labbra, non co' fatti! In che stato deplorevole sei ridotto! Vuoi guardare insieme il Cielo e la ter­ra! essere un po' cristiano, ed un po' pagano! Cre­dere a Dio in Chiesa e offenderLo nella strada, in casa! ascoltare la Messa e mormorare, far preghiere

e sfogare le passioni! La tua fede, priva di opere, è fede morta. Non piace a Dio, è inutile. Non così fece l'Arcangelo S. Michele: agì secondo la fede, ed agì valorosamente. Gettati ai piedi del S. Arc'An­gelo e prega il glorioso campione del Paradiso che avvalori la tua fede, e la faccia ricca di opere di carità.

APPARIZIONE DI S. MICHELE A ROMA

Nell'anno 590, essendo Sommo Pontefice S. Gre­gorio Magno, la peste devastava la città di Roma, e una gran moltitudine di persone ogni giorno ca­deva vittima del morbo. S. Gregorio cercò con pubbliche preghiere di ottenere misericordia da Dio, ed un giorno, mentre stava portando processional­mente l'immagine della SS. Vergine verso la Basi­lica di S. Pietro, comparve S. Michele sulla Mole Adriana, avendo in mano una terribile spada in at­teggiamento di rimetterla nel fodero. Era come un segno che cessava quella fiera pestilenza, che tanto aveva desolato Roma. Egli allora intonò un canto mentre facevano eco un gruppo di Angeli intorno alla S. Immagine portata dal Pontefice, rallegrandosi con la S. Vergine per la Risurrezione del suo Divin Figlio: «Regina coeli laetare alleluia, quia quem meruisti portare alleluia, Resurrexit, sicut di­xit alleluia» alla quali parole S. Gregorio soggiun­se: «Ora pro nobis Deum, alleluia». Adunque per intercessione di S. Michele e della SS. Vergine Ro­ma venne liberata da così tremendo flagello, ed in memoria di tale apparizione ivi fu edificata magni­fica Chiesa, ed il luogo venne denominato Castel Sant'Angelo.

PREGHIERA

O impareggiabile campione del Paradiso, glorio­so S. Michele, a Voi che foste il primo credente ed adoratore della Santissima Trinità, ricorro io mise­rabile, che in tutto il tempo della mia vita non ho operato secondo la mia fede. Vedendomi reo di quel­le stesse pene, cui fu condannato Lucifero, vengo ad implorare la Vostra protezione, affinché, coll'aiu­to della divina misericordia, in avvenire sia cristiano di nome e di opere, di mente e di cuore. Pregate per me, o glorioso Principe, e fate che la mia fede sia sempre feconda di tanto bene, che possa meri­tare il Paradiso.

SALUTAZIONE

lo Vi saluto, o S. Michele, signifero della salute.

FIORETTO

Reciterai tre volte il simbolo degli Apostoli, e farai una visita a Gesù Sacramentato con l'intenzione di sup­plire alla poca fede di tanti cristiani.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

6 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA SPERANZA

I. Considera come l'Arcangelo S. Michele, ammi­rabile nella virtù della fede, fu altrettanto ammi­rabile nella virtù della speranza, per la stretta unio­ne che passa fra queste due virtù. La speranza è «la certa aspettazione della beatitudine prove­niente dalla grazia di Dio e dai nostri meriti». L'oggetto di tale virtù soprannaturale è la beatitu­dine eterna, i mezzi sono la grazia di Dio e la coo­perazione della creatura, i motivi la fedeltà di Dio alle sue promesse., In,questa virtù appunto si segnalò 1'Archangelo S. Michele, appena Iddio ri­velò agli Angeli la beatifica visione, cui li aveva destinati: Egli, fedelmente cooperando a quella gra­zia di cui era abbondantemente pieno, ravvivò nel suo cuore la brama di conseguirla. Conobbe me­diante la fede che Dio aveva preparato grandissimi beni a coloro che Lo temono, e non diffidò di poterli conseguire con lo aiuto divino. In tale spe­ranza aveva molti contrassegni ed argomenti del­l'amore di Dio verso di lui. Tutte le doti e prero­gative di cui era stato arricchito, costituivano al­trettanti forti stimoli alla sua inconcussa speranza e conoscendo mediante le illuminazioni celesti le delizie della dimora eterna, con accesi sospiri ri­peteva le parole del re profeta: Una sola è la bra­ma del mio cuore: abitare nella casa del Signore.

II. Considera, quanto fu costante la speranza di S. Michele di fronte alla presunzione del superbo Lucifero. Questi, vedendosi ricco di molti e grandi doni naturali e soprannaturali, invece di servirsene come di mezzo e stimolo per aspirare all'eterno go­dimento di Dio, divenne ammiratore ed adoratore di se stesso, come se non fosse più Dio l'unica vera fonte della beatitudine.

Ma appena Lucifero concepì sì orgoglioso dise­gno, vide svanire tutto il sogno della sua grandez­za, senza che tanti doni e pregi potessero impedirne l'immediata rovina. Di fronte a questa tremenda ca­duta trionfò la speranza di S. Michele. Vedendo quanto è facile anche ad una sublime creatura ca­dere, invece di sgomentarsi e smarrirsi, si strinse maggiormente a Dio, ripetendo col salmista: Il mio bene è l'essere unito col mio Dio. Pose in Lui tutta la sua speranza, diffidando completamente di sè, e affrontò Lucifero, dicendogli: Quis ut Deus ? E' mai possibile che una creatura senza Dio possa essere felice in se stessa? Quanto posseggo e sono, tutto è frutto della divina grazia e Dio, per la sua bontà infinita, mi aprirà l'ingresso alla visione beatifica. Oh speranza veramente grande di S. Mi­chele!

III. Considera, come Iddio ha rivelato anche al­l'uomo un riposo eterno, un gaudio immenso, che noi dobbiamo sperare, ed a cui dobbiamo tendere coi no­stri fiduciosi desideri. Quanti però non lo raggiungono per la maledetta presunzione! E' la presunzione il veleno della speranza. Chi presume delle sue forze, fosse pure arrivato alle stelle, precipita negli abissi. Pietro presume: eccolo rinnegatore e spergiuro! Davide presume di sé: eccolo caduto nell'adulte­rio. Quanti anche oggi presumono salvarsi con la sola fede, senza le opere! Credono, sì alla remissione dei peccati pei meriti di G. C., ma non ritengono esser necessarie le opere soddisfattorie, mentre il Signore vuole frutti di penitenza. Peccano tutti coloro che non si sforzano di giungere alla perfezione, non praticano digiuni, mortificazioni, preghiere! Oh che errore! Udite l'Apostolo Pietro ammonirci di assicu­rare con le opere buone la nostra elezione e voca­zione alla beatitudine. La caduta di Lucifero ci sia sempre dinanzi agli occhi per allontanare da noi la presunzione. La speranza trionfatrice di S. Michele invece sia il più nobile esempio per diffidare di noi e porre tutta la nostra fiducia in Dio. Egli l'ha pro­messo, e non la negherà a chi è fedele.

APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL MONTE GAURO PRESSO CASTELLAMMARE

Sul monte Gauro, detto anche S. Angelo, posto tra le città di Castellammare di Stabia e Vico Equen­se, S. Michele comparve a S. Catello, Vescovo allora di Stabia e a S. Antonino Abate che si erano colà ritirati per godere un po' di quella quiete, che porta con sé la solitudine; ed approvando la loro ri­soluzione li esortò ad edificare in suo onore una Chiesa nel luogo dove avrebbero veduto una fiac­cola ardente. Il che fu tosto eseguito da quelle san­te persone, in modo che fosse loro permesso di ri­tirarvisi dentro per attendere con più fervore agli esercizi spirituali intrapresi. Ma essendo stato il Vescovo Catello da alcuni nemici fortemente per­seguitato sino a farlo andane in carcere a Roma, non lasciò S. Michele di fare che sì il Sommo Pontefice, persuaso della sua innocenza, non solo lo lasciasse andare libero nella sua Chiesa, ma gli donasse anche una statua di marmo di S. Michele con alcune colonne pur di marmo, acciocché potes­se adornare con più magnificenza la rozza Chie­sa incominciata in onore del suo liberatore; il che egli fece nel ritorno, ed è quella che contro le ingiu­rie del tempo sino ai giorni nostri ancora si vede. In questa i divoti di S. Michele -Arcangelo di tutti quei contorni sogliono celebrarvi la festa il di primo di Agosto.

PREGHIERA

Signore Iddio delle misericordie, Voi siete tutta la mia speranza! Tu es, Domine, spes mea! In Voi, che mi avete promessa la eterna beatitudine, sono i miei desideri: le piaghe di Gesù, mio Salvatore, sono i me­riti miei. E Voi, o Archangelo Michele, ottenetemi per la vostra invitta speranza dal misericordioso Dio la grazia, con la quale possa acquistarmi l'eterna gloria. Allontanate dal mio cuore la presunzione, e fate che io, diffidando delle mie forze, e confidando unica­mente nel divino aiuto, possa un giorno raggiungere l'eterna salvezza.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, aiuto di coloro che ri­pongono la loro speranza in Dio.

FIORETTO

Farai per nove volte un atto di speranza in onore dei nove Cori degli Angeli, ammiratori della grande speranza di S. Michele.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

7 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO DIO

I. Considera che l'Arcangelo Michele nutri un amore sommo verso Dio. Gli Angeli sono la perfe­zione del mondo, perchè sono dotati di doni per­fetti. Perfetti nella scienza, intuiscono in ogni causa i suoi effetti; perfetti nella natura, sono senza mac­chia, colpa, o difetti; perfetti nella potenza, possono rovinare il mondo in un momento; perfetti nella vo­lontà, tendono al Sommo Bene, sono cioè ricchi di carità. Tale si dimostrò S. Michele, come indica il suo nome stesso: Quis ut Deus! Appena uscito dalle mani di Dio, rivolto al suo Creatore, disse nel suo cuore: O mio Signore, io Vi amo, Voi siete la mia fortezza, il mio firmamento, il mio rifugio. Dove potrò trovare, o mio Dio, un oggetto, cui consacrare gli affetti miei, fuorché in Voi?

Chi più di Voi è meritevole d'esser onorato, cie­camente ubbidito, e sinceramente amato? Nessuno. Bisogna inoltre pensare che l'amore di S. Michele verso Dio non fu pari a quello degli altri. L'amore è sempre in relazione alla cognizione: quanto maggiore è la cognizione di un oggetto, tanto più si ama. Ora, S. Michele ebbe di Dio e delle sue perfe­zioni una cognizione delle più alte e sublimi che si potessero mai dare: il suo intelletto, illustrato da una luce ineffabile, cominciò ad amare Dio fin dal primo istante con il più ardente amore. E quale do­vette essere la sua carità appena fu ammesso alla visione beatifica della essenza di Dio, a Dio il più vicino, occupando il luogo di Lucifero ? Egli è il primo Serafino di carità; la sua carità non si può affatto spiegare.

II. Considera come le opere sono la prova della carità: e proprio le opere dimostrano l'ineffabile carità di S. Michele verso Dio. Una guerra suscita Lucifero nel cielo per sbalzare Dio dal suo Trono. Ecco il pericolo e l'ora della prova. S. Michele mo­stra tutto l'ardore del fuoco di cui avvampa. Ode lo squillo di guerra, guarda la ribellione, osserva Lucifero che attenta all'onore di Dio: pieno il cuore di caldo amore, benchè sottoposto a Lucifero, impu­gna una spada di fiammante carità e l'aggredisce co­raggiosamente, dicendogli: Quis ut Deus? Chi è co­me Dio?

Dio è il principio senza principio; tu, invece, o superbo, venisti poco fa alla luce. Quis ut Deus? Dio è un cumulo infinito di perfezioni. Infinito negli attributi, sommamente semplice, immenso sen­za spazio, eterno nella durata, senza tempo e suc­cessione. Infinito nella intelligenza, infinito nella vo­lontà, senza imperfezione alcuna; tu, invece, o Lu­cifero, e tutti i tuoi seguaci, siete creature finite e limitate: potrete mai rassomigliare a Dio? Quis ut Deus? Dio è onnipotente senza mai stancarsi; infi­nitamente buono senza debolezza; infinitamente giu­sto senza severità; illuminato nel dominio, incirco­scritto nella misericordia, indefinito nei beni: contro l'Onnipotente ti sei levato? Potrai tu vincere chi non ha essere superiore a sè? E come Mosè, rivolto ai Leviti, disse: Chi è dalla parte di Dio mi segua, così Michele parlò agli Angeli, dalla maggior parte dei quali seguito, attaccò Lucifero con i suoi seguaci, li vinse, li scacciò dal cielo. Ritorna la pace nel cielo, si rasserena il Paradiso, l'onore di Dio è difeso, il Creatore vien glorificato, due terze parti degli Angeli sono salvate. Che amore grande! Opera, vince, trionfa.

III. Considera, o cristiano, qual'è l'amore che tu nutri verso Dio. S. Agostino insegna che un'anima la quale ama veramente Dio non pensa ad altro che a Dio, tutto disprezza, tutto abborrisce, altro non vuole che Dio. Ora, i tuoi pensieri sono ripieni di Dio? Forse Dio è l'ultimo dei tuoi pen­sieri! L'anima che ama parla sempre di Dio: i tuoi discorsi invece, sono di Dio o del mondo? L'anima che ama disprezza tutto ciò che non conduce a Dio tu, invece, arrivi nel tuo cuore a disprezzare Dio, ed apprezzi quelle cose che ti fanno perdere Dio. L'a­nima che ama si tèdia di tutto, di Dio solo si diletta nel tuo cuore, invece, c'è vero amore se l'orazione - ti annoia? L'anima che ama procura l'onore di Dio, piange quando Lo vede offeso, si arma di zelo per vendicarne l'onore: tu, invece, che cosa fai quando vedi vilipeso Dio? Il tuo cuore arde di amore, ma è un amore mondano, non divino. Umiliati, gettati pentito ai piedi di G. C., domanda perdono per la intercessione del primo Serafino del Cielo e procura in avvenire di amare Dio con tutto il tuo cuore.

APPARIZIONE DI S. MICHELE A MARCIANO IMPERATORE

Meravigliosa l'apparizione di S. Michele a Mar­ciano Imperatore, il quale si era dedicato ad onorare l'Arcangelo nel Tempio di Conas. In tutte le sue in­fermità Marciano non si serviva d'altra medicina che del patrocinio di S. Michele, perché ricorrere a quel­lo, subito risanava. Ma per mostrare maggiormente il Signore il gran potere dato al suo santo Arcangelo permise che una volta Marciano si ammalasse molto gravemente; anche allora l'Imperatore ricusò ogni medicina che gli veniva suggerita, e volle solo che non fosse allontanato da quel venerabile Santuario. Pareva ciò ad un medico temerità, ed ordinò che an­corché l'Imperatore fosse contrario, gli si applicas­sero fomenti da lui ordinati. La notte, rapito in estasi, Marciano vide che si aprivano le porte della Chiesa, e che S. Michele sopra di un bel destriero calava dal cielo, e smontò sopra un pilastr che era in quella Chiesa accompagnato da Angeli e riempien­do tutta l'aria di soavissima fraganza, giunse dove stava l'infermo Marciano. Dato uno sguardo a quei medicamenti che erano stati ordinati dal medico, do­mandò cosa fossero quelle cose. Rispose Marciano la verità: e S. Michele rivoltosi a due Angeli che gli stavano a lato, ingiunse loro di colpire quel medico, e di togliere i medicamenti; indi toccando con un dito l'olio di una lampada che ardeva avanti alla sua immagine, fece con quello il segno della Croce in fronte a Marciano e scomparve. La mattina Marciano raccontò ciò che aveva veduto ad un Sacerdote, il quale notando sulla fronte di Marciano la forma del­la Croce che il S. Arcangelo gli aveva fatto, e non trovando i medicamenti ordinati dal medico nella, notte precedente volle recarsi dal medico stesso. Ar­rivato alla sua casa udì pianti ed urla, perché il me­dico stava morendo con la bocca piena di pustole.

Dopo che fu udita la relazione del Sacerdote, il medico fu portato sullo stesso letto alla Chiesa di S. Michele. A tale strepito tornò in sé Marciano, e si trovò totalmente guarito, e levandosi tutto contenta si recò dal medico, che stava chiedendo aiuto a S. Michele. Gli unse la fronte con l'olio della lampada della sua Immagine, e di subito cessò il dolore, svanirono le pustole, restando in perfetta sanità. D'allora in poi divenne così divoto a S. Michele, che per gra­titudine si dedicò a servire Dio ed il S. Arcanngelo nel tempio, finché visse.

PREGHIERA

Ah mio Dio, non Vi ho amato! Ho amato le crea­ture ed ho disprezzato Voi, mio Creatore e Signore che Vi mostrate onnipotente più nel perdonare, che nel punire. Alzate la vostra destra misericordiosa, e concedetemi il perdono, mentre io mi dolgo di non averVi amato, e propongo di consacrare a Voi solo tutti i miei pensieri e i miei affetti. E Voi, primo Serafino di carità, Arcangelo S. Michele, intercedete per me presso il trono di Dio ed infiammate il mio cuore con le fiamme del vostro santo amore. Inse­gnateci a disprezzare i beni transitori e ad amare l'eterno, sommo ed infinito Bene.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, che siete il primo tra i Serafini.

FIORETTO

Dirai ogni ora la giaculatoria: “O mio Dio, Voi siete per me ogni bene”.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

8 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO GESU' CRISTO

I. Considera quanto sia stato grande l'amore di S. Michele verso Nostro Signore Gesù Cristo. Co­minciò quest'amore dal principio del mondo, quan­do agli Angeli fu manifestato il mistero dell'Incar­nazione. Fu questa la cagione - dice il P. Gra­nata - per cui Lucifero si ribellò a Dio. Conoscen­do che il Divin Verbo avrebbe assunto nella pie­nezza dei tempi la natura umana e sarebbe dive­nuto così capo degli Angeli e degli uomini, adorato dagli uni e dagli altri per l'unione ipostatica, sdegnò Lucifero di adorare il Verbo nell'assunta umanità, e trascinò nella rivolta molti Angeli, ma sorse S. Michele a difendere l'onore di Gesù Cristo, predicò agli Angeli l'adorazione dovuta al Verbo Incarnato, con­fuse Lucifero e lo vinse con tutti i suoi seguaci. Per l'amore che nutriva verso il futuro Redentore, mantenne viva nei Patriarchi la fede nel Messia, promettendo ad Abramo che dalla sua stirpe sarebbe nato colui, che dar doveva la benedizione alle gen­ti. Trattenne il braccio ad Abramo che stava per sacrificare suo figlio Isacco, mostrandogli nell'ariete tra le spine quell'Agnello che doveva poi immolarsi per la salute del mondo: Abramo vide in ispirito Gesù Cristo e ne gioì. Fu S. Michele che confermò a Giacobbe le divine promesse, e si fece custode e protettore del popolo eletto, liberandolo con straordinari prodigi dall'Egitto, accompagnandolo nel deserto, introducendolo nella terra promessa, par­lando ai Profeti del futuro Messia.

II. Considera come S. Michele, appena nacque Ge­sù Cristo, andò subito con gli Angeli ad adorarLo nella Grotta di Betleem e fece annunziare ai Pa­stori la grande meraviglia che era nato in Betleem il Salvatore. Mediante una stella ne significò il pro­digio ai Re di Oriente e li condusse a venerare il Dio umanato. Avvisò poi S. Giuseppe nel sonno a fuggire in Egitto per liberare Gesù Bambino dal fu­rore di Erode che Lo cercava a morte. Chi potrà immaginare quanti servizi rese a Gesù in viaggio e nella penosa dimora in Egitto? Fu S. Michele che avvisò nuovamente S. Giuseppe a ritornare in Giu­dea, essendo morti coloro che insidiavano la vita di Gesù. Dopo il digiuno e la tentazione che Gesù ebbe da parte di Lucifero nel deserto, venne S. Michele coi suoi Angeli a servirLo. Nell'agonia dell'Orto del Getsemani fu S. Michele quell'Angelo - come dice S. Bonaventura, che venne a confortar Gesù, dicendogli: « Dio mio, Gesù, io ho offerto al Padre vostro la vostra orazione a sudore di sangue avanti a tutta la Corte celeste, e tutti noi Angeli genu­flessi abbiamo supplicato a voler far passaggio di questo Calice: ma il vostro Padre ha risposto: Ben sa il mio dilettissimo Figlio Gesù, che la Redenzione del genere umano, che tanto bramiamo, non si può tanto gloriosamente adempiere, senza lo spar­gimento del Suo sangue: che però conviene, che Ei muoia». Seguì poi Gesù durante la Passione; dopo la morte, accompagnò la Sua benedetta anima al Limbo. Rivoltò la pietra del sepolcro, e nel giorno dell'Ascensione fu S. Michele a guidare le schiere angeliche incontro al Salvatore per accompagnarLo poi nel Suo glorioso ingresso in Cielo.

III. Considera come. S. Michele, per l'amore che porta a Gesù Cristo, vuole che tutti i credenti L'a­mino di vero cuore e non sopporta che l'amabile Redentore sia offeso e maltrattato dall'uomo. Quan­to fu l'amore che ebbe per Gesù Cristo, altrettanto fu l'odio che ebbe ed ha per Lucifero e suoi seguaci; similmente arde di sdegno e d'ira contro quegli in­grati cristiani che non amano, ma offendono il Di­vin Redentore. Procura tu almeno, ad esempio di S. Michele, di accendere il tuo cuore di amore vero, sincero e costante verso il Divin Salvatore. Sforzati di avanzare sempre più nel divino amore, e così me­riterai una speciale protezione del Principe degli An­geli. Che se il tuo cuore è languido, debole e sfor­nito di tale amore, invoca con devoti affetti il prin­cipe dei Serafini S. Michele, affinché voglia accen­dere il tuo cuore con le fiamme del santo amore verso Gesù Cristo.

APPARIZIONE DI S. MICHELE A S. EUDOCIA

La potenza di S. Michele Arcangelo risplendette nella conversione di S. Eudocia, la quale, da grande peccatrice, diventò una martire di Gesù Cristo, sotto il Regno dell'Imperatore Traiano. Originaria della Samaria, essa venne ad abitare in Eliopoli non ad altro fine, che per vivere con maggiore libertà nelle sue dissolutezze. Convertita quivi per opera del Mo­naco S. Germano, e distribuite ai poveri le grandi ricchezze, acquistate con la sua turpe vita, diede la libertà ai suoi schiavi e prima di ricevere il batte­simo trascorse sette giorni in una camera digiunan­do e pregando senza vedere alcuno come le aveva ordinato il S. Monaco. Essendo venuto questi a tro­varla, essa appena lo vide, subito gli disse: « Ringra­ziate Dio, mio Padre, delle grazie che si è compiaciuto di fare a me, benchè io ne sia indegna. Ho passato sei giorni nel mio ritiro a piangere i miei peccati, e a compiere con esattezza tutti i divoti esercizi che mi avete prescritti. Nel settimo giorno, essendo pro­strata con la faccia a terra, mi son veduta ad un tratto circondata da una gran luce che mi abba­gliava. Ho veduto nello stesso tempo un giovane vestito di bianco dall'aria serena, che prendendomi per la mano mi ha innalzata fino al cielo, dove mi parve di vedere una folla di persone vestite come lui, e mostrando grande gioia nel vedermi, si ral­legrarono con me, perchè un giorno avrei avuta parte alla medesima gloria. Mentre ero in questa visione, vidi un mostro orribile, il quale si lagnava, con Dio per mezzo di urli orrendi, perchè gli ve­niva rapita una preda, che per tanti titoli era sua. Allora una voce venuta dal cielo lo mise in fuga, dicendo che piace alla bontà infinita di Dio di aver pietà dei peccatori che fanno penitenza; e la stessa voce facendomi sperare una particolare protezione nel rimanente di mia vita, ha ordinato al mio Con­dottiero, che ho inteso essere l'Arcangelo S. Michele, di farmi ritornare nel luogo nel quale io sono». E di fatti questa nuova Samaritana fu così validamente protetta da S. Michele, che dopo una vita penitente e santa, accompagnata da tanti miracoli e stupende conversioni, potè morire martire il 1° marzo del­l'anno 114.      

PREGHIERA

O Arcangelo S. Michele, difensore del Tesoro di Dio, glorificatore amoroso di Gesù nostro Salvatore, io Vi venero, Vi lodo, Vi prego di ottenere al mio cuore un amore sincerò e perseverante verso il Di­vino Redentore, per cui possa meritare di goderLo eternamente in Cielo.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto o S. Michele, che difendeste in cielo il trono di G. C. contro gli attentati del Dragone infernale.

FIORETTO

Farai una visita a Gesù Sacramentato con la Comunio­ne Sacramentale, oppure mezz'ora di adorazione mentale su l'amore di Gesù Sacramentato.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

9 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELL'AMORE VERSO LA SS. MADRE DI DIO

I. Considera, come S. Michele non amò soltanto la Santissima Trinità, ma fu anche amantissimo della Madre di Dio: Maria Vergine. Egli L'amò fin da quando fu creato. Dio, infatti, La mostrò a lui e a tutti gli altri angeli in spirito, rivelando il futuro mistero della Incarnazione del Verbo. Non volle Lu­cifero riverire una donna che era inferiore alla sua nobilissima natura, e ricusò riconoscerLa per una so­vrana. Ma sorse S. Michele Arcangelo a difendere l'onore della futura Madre di Dio: cacciò Lucifero dal Cielo, e con tutti gli Angeli fedeli riconobbe ed adorò la gloriosa Madre del futuro Redentore.

II. Considera quanto fu grande l'affetto di San Michele verso la SS. Vergine nel tempo della sua vita in questa terra. Quando giunse la pienezza dei tempi, Dio si compiacque di mandare al mondo l'au-­gusta sua Madre: fu allora che il glorioso Principe degli Angeli S. Michele, - secondo una pia rive­lazione privata - prendendo dalle mani creatrici di Dio la purissima anima di Maria tutta risplen­dente di grazia, scese a portarla nel seno di S. An­na. Egli la custodì poi nella sua Concezione, e non permise che il dragone infernale la macchiasse con la colpa originale. Quando Maria raggiunse l'infan­zia, La protesse nel suo viaggio al Tempio dove emise il gran voto di Verginità, come Dio Le aveva ispi­rato, Pensa inoltre, o anima mia, a tutti i servizi che il S. Arcangelo prestò alla sua gran Regina du­rante la dimora nel Tempio! Quanti misteri le sve­lò! Come assisteva alle sue fervorosissime orazioni, che poi raccoglieva e presentava al Trono di Dio!

III. Considera come il grande amore di S. Mi­chele Arcangelo verso la S. Vergine si segnalò nella beata morte e gloriosa Assunzione di Lei al Cielo. Egli ne accolse l'anima, e la presentò al cospetto di Dio, perchè a lui è affidato il ministero di presen­tare le anime. Con innumerevoli legioni di an­geli La salutò ed adorò quale Regina dei cieli e della terra, Madre dell'eterno Signore, Tabernacolo della Santissima Trinità. Apprendi da tali esempi del glo­rioso Principe degli Angeli a nutrire un amor fi­liale verso la Divina Madre, e a praticare una devo­zione tenera, costante e sincera verso la Regina degli Angeli. Sappi però che ama veramente Maria chi si sforza di non offender mai Gesù, che è il frutto benedetto del Suo seno, e chi attende ad acquistare le virtù, che rifulsero nella beata Vergine. Cerca di prendere a modello del tuo vivere la vita illi­bata di Maria, e specialmente la sua purezza ed umiltà, e sarai particolarmente protetto da San Michele.

APPARIZIONE DI S. MICHELE NELLA SPAGNA

Celebre fu l'apparizione nel Regno di Navarra, come lo testifica la Chiesa di S. Michele di Eccelsi, edificata sulla cima di una montagna altissima, ra­mo de' Pirenei chiamata dalla gente del luogo Aralar, alle cui falde scorre il fiume Araia verso la valle Araquil; l'erezione di questo tempio è dovuta all'ap­parizione in quel luogo dell'Arcangelo S. Michele ad un cavaliere della città di Gonni. Questo avvenne al tempo dei mori, quando entrarono a devastare la Spagna. Alla consacrazione di questo tempio in­tervennero sette Vescovi. Volle il Serafino Arcan­gelo in quella gran calamità di Spagna offrirsi a protettore e Patrono ancor prima che S. Giacomo fosse per come tale invocato dagli spagnoli.

PREGHIERA

Amatissimo principe, glorificatore della SS. Ver­gine, Madre di Dio, Maria, Vi adoro, Vi lodo, Vi be­nedico e Vi prego di ottenermi un filiale affetto verso sì cara Madre. Voi che La serviste fedelmente, im­petratemi da Lei che è Regina e la Madre delle grazie, di essere pur io nel numero dei suoi servi. Questa grazia mi darà la certezza, di potermi tro­vare un giorno con gli Angeli nel cielo a vedere Dio, godere di Maria SS. e glorificarLa in eterno.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, difensore del Trono della Madre di Dio.

FIORETTO

Reciterai nove Ave Maria alla SS. Vergine, Regina dei nove Cori degli Angeli, e tre Gloria Patri in onore di S. Michele Arcangelo.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

10 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO IL PROSSIMO

I. Considera che Dio è carità, e che di carità arde chi a Lui si avvicina. L'Arcangelo S. Michele che fra i beati Spiriti è il più vicino a Dio, dev'es­sere anche il più ardente in amore. E come Dio è tutto amore per l'uomo, così l'Arcangelo Michele è tra gli Angeli quello che più ama il genere uma­no. La Santa Chiesa ce lo rappresenta qual con­tinuo intercessore per gli uomini presso Dio, sem­pre sollecito ad implorare con le sue preghiere dal­l'Agnello Divino pietà e perdono. E la sua preghiera non è sterile o infruttifera, ma ottiene tali e tante grazie per chi prega, che li conduce al regno dei Cieli. Oh amore grande del S. Arcangelo! Egli che è beato nella visione di Dio, si rivolge tuttavia a guardare l'uomo infelice: si commuove di tene­rezza, e non cessa di pregare per l'uomo.

II. Considera come l'Arcangelo Michele non solo prega continuamente per l'uomo, ma per l'altissimo grado di cui gode in cielo, raccoglie ed avvalora le preghiere di tutti i beati a vantaggio dei miseri mor­tali. S. Giovanni nell'Apocalisse Lo vide vicino al­l'Altare del Tempio della celeste Gerusalemme con in mano un dorato incensiere: molti aromi ed incensi venivano a Lui offerti perchè li bruciasse innanzi al Tempio di Dio. L'incenso è simbolo della preghiera, come spiega lo stesso S. Giovanni. Il dorato incensiere è la dignità di Michele, che è tanto accetto a Dio, da porgerGli le raccomandazioni dei Santi, e da Avvalorare le loro preghiere a bene­ficio degli uomini. Ecco perchè la Chiesa, nell'of­frire sotto il simbolo dell'incenso le nostre preghiere a Dio durante la Santa Messa invoca la intercessione di S. Michele Arcangelo, al quale affida an­che il glorioso incarico di presentare a Dio il Sa­crificio dell'Angelo Immacolato.

E' più facile - dice S. Pantaleo - numerare le stelle del cielo, o l'arena del mare, che cantare i be­nefici tratti dalla grande carità di S. Michele. Im­para, o cristiano, dall'Arcangelo S. Michele ad amare il tuo prossimo con i fatti e non con le sole parole; abbi per certo che la più piccola opera di carità fatta al prossimo non sarà senza mercede in Cielo.

Consolati, o cristiano, che nel Cielo hai questo Arcangelo, che assai meglio di Geremia prega molto per te.

III. Considera come la vera carità non si contenta di parole, ma vuole opere. Tale è l'insegnamento dell'Apostolo S. Giovanni.

Le vere prove della carità verso il prossimo sono le opere di beneficenza. Oh quanto più grande si ma­nifesta la carità di S. Michele, se si attende alle grazie che ha sempre dispensato e non cessa di di­spensare! Molti angeli furono da lui salvati; Adamo, dopo la caduta, fu animato da Michele a piangere la sua colpa, a lavorare la terra, e non più ricadere in peccato; da Michele fu avvertito Noè di eccitare i popoli alla penitenza. Frutto della carità dell'Ar­cangelo Michele fu il passaggio del Mar Rosso da parte degli Ebrei fuggenti dinanzi al Faraone e la manna che quotidianamente pioveva dal cielo nel deserto ad alimentare il popolo di Dio.

Che dire poi delle grazie fatte da Michele ai fedeli della nuova legge?

APPARIZIONE DI S. MICHELE NELLA SPAGNA

A motivo di un'altra apparizione, fu edificato in onore di S. Michele in insigne Romitorio, che poscia divenne Chiesa Patriarcale di Ontinente nel regno di Valenza. Certo è che grande è stata la protezione che questo sublime Spirito ha esercitato su quel re­gno e su quella città, come ne fa fede il suo istorico Escolano, il quale dice «E' degno di considerazione che S. Michele fu quel­lo che pose fine ai Mori nella nostra città, come fu egli stesso che aveva dato inizio alla loro distruzione. quando ti Re D. Giacomo si impadronì della loro terra ai vespri della festa di S. Michele. Invero essendo restata una gran contrada di Valenza co­me abitazione dei Mori, dopo la loro conquista, l'an­no 1521, stando ivi giocando alcuni fanciulli cristia­ni nel giorno di S. Michele, mossi da una divina ispi­razione, presero un quadro del Santo Arcangelo, e congiungendosi con loro altra gente, con grandi ac­clamazioni lo portarono alla Moschea de' Mori, i quali non ebbero ardire di far loro resistenza. Gri­darono allora quei fanciulli « Viva S. Michele; Viva S. Michele, e la fede di G. C. », e così dicendo lo posero in quel luogo, dove il giorno di S. Dionigio si disse la Messa. Da ciò prese occasione Vincenzo Perez per spingere quei Mori a farsi Cristiani, così infatti avvenne. I Mori si battezzarono tutti, e la Moschea fu consacrata, e divenne Parrocchia».

PREGHIERA

O benefico Principe degli Angeli, glorioso San Michele, alla vostra carità ricorro io, miserabile pec­catore, ed il vostro potente aiuto imploro per sal­vare l'anima mia. Pregate per me, soccorretemi in vita e specialmente in morte, donandomi forza a vin­cere il demonio. Sancte Micheel Archangele, defende me in praelio, ut non peream in tremendo iudicio.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o Arcangelo Michele, che siete il mio aiuto in tutte le mie necessità.

FIORETTO

Farai un'elemosina ad un povero di Cristo.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

11 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELL'AMORE VERSO GLI ANGELI

I. Considera come l'amore che S. Michele portò agli Angeli Gli meritò il titolo di Padre degli An­geli. Scrive infatti S. Girolamo che in cielo, quègli Angeli che presiedono agli altri, prendendosene cura, vengono detti Padri.

Se ciò si può affermare di tutti i Principi dei Cori, molto più conviene a S. Michele che è ,il Prin­cipe dei Principi. Egli è il maggiore di essi; pre­siede a tutti i Cori Angelici, a tutti estendendo la sua autorità e il suo prestigio: deve perciò considerarsi qual Padre di tutti gli Angeli. Dovere del padre è nutrire i figli: il celeste Arcangelo, cu­rando l'onore di Dio, e la salvezza degli Angeli, li nutrì col latte della carità, li protesse dal veleno della superbia: per questo, tutti gli Angeli Lo ri­veriscono ed onorano come loro Padre nella glo­ria.

II. Considera quanto è grande la gloria di S. Mi­chele nell'essere Padre amato degli Angeli. Se 1'A­postolo S. Paolo chiama suo gaudio e sua corona i Filiggesi che aveva istruito e convertito alla Fede, quale deve essere il gaudio e la gloria del glorioso Arcangelo per aver sostenuto e liberato tutti gli Angeli dalla perdizione eterna? Egli, come un pa­dre affettuoso, avvertì gli Angeli di non farsi ac­cecare dall'idea della ribellione e col suo zelo li con­fermò nella fedeltà al sommo Dio. Può loro dire giustamente con l'Apostolo: «Io vi ho generati per l'evangelo della mia parola». Vi ho generati nella fedeltà e gratitudine al nostro Supremo Creatore; vi ho generati nella fermezza della fede nei misteri rivelati: vi ho generati nel coraggio per resistere alla tentazione di Lucifero: vi ho generati all'umile obbedienza e rispetto dei divini voleri. Voi siete il mio gaudio e la mia corona. Amai la vostra salvezza e combattei per la vostra beatitudine: mi avete se­guito fedelmente, ne sia benedetto Iddio!

III. Considera ora qual'è il tuo amore verso il prossimo che si trova in una condizione di ignoranza o in pericolo di perdizione. Non mancano ragazzi che non conoscono le prime nozioni della fede: qua­l'è la tua premura per insegnar loro i misteri della fede, i precetti di Dio e della Chiesa? L'ignoranza della religione cresce ogni giorno più: eppure non si trova chi si prenda cura d'insegnarla. Non biso­gna pensare che questo sia ufficio solo dei sacer­doti: anche ai padri e alle madri di famiglia spetta questo dovere: ebbene, insegnano essi là. dottrina cristiana ai fanciulli ? Inoltre è dovere di ogni cri­stiano istruire il prossimo: quanti peccati di meno si commetterebbero, se si avesse cura d'istruire gli ignoranti delle cose della Religione ! Ognuno bada a sè solo: Dio invece ha affidato a ciascuno la cura del suo prossimo (6). Beato chi salva un'anima:, ha già posto in salvo l'anima sua.

Entra in te stesso, o cristiano, e poi vedrai che sei manchevole nell'amore verso il prossimo; ricorri al S. Arcangelo e pregaLo che ti accenda d'amore verso gli altri e ti spinga ad impegnarti con tutte le forze a curare l'eterna salvezza.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN NAPOLI

Nell'anno 574 i Longobardi che allora erano an­cora senza fede cercavano di distruggere la fiorente fede cristiana della città Partenopea. Ma ciò non fu permesso da S. Michele Arcangelo, poichè S. Agnel­lo essendo già da alcuni anni dal Gargano ritor­nato in Napoli, mentre era addetto al governo del­l'ospedale di S. Gaudisio, orando nella grotta, gli apparve S. Michele Arcangelo che lo spedì a Gia­como della Marra, assicurandogli la vittoria, e fu poi visto con lo stendardo della Croce fugare i Saraceni. In quello stesso luogo venne eretto in suo onore una Chiesa, la quale ora col nome di S. Angelo a Segno è una delle più antiche Parrocchie, e la me­moria del fatto si conserva in un marmo posto in essa. Per questo fatto i Napoletani sempre grati al Celeste Benefattore, L'onorarono come speciale Pro­tettore. A spese del Cardinale Errico Minutolo venne eretta una statua di S. Michele che fu collo­cata sull'antica porta maggiore della Cattedrale. Que­sta durante il terremoto del 1688 rimase illesa.

PREGHIERA

O zelantissimo apostolo del cielo, invitto S. Mi­chele, per quello zelo che aveste della salvezza degli Angeli e degli uomini, ottenetemi dalla SS. Trinità, desiderio della mia eterna salute e zelo per coope­rare alla santificazione del mio prossimo. Carico co­sì di meriti, potrò venire un giorno a godere Dio per tutta l'eternità.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, Voi che siete duce degli eserciti celesti, governatemi.

FIORETTO

Cercherai di avvicinare qualche persona che è lontana dalla fede per convincerla ad accostarsi ai Sacramenti.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

12 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELL'APOSTOLATO ANGELICO

I. Considera come la grandezza del glorioso S. Mi­chele si manifesta nell'essere stato in cielo Apostolo degli Angeli. Pensano S. Tommaso e S. Bonaventura, seguendo l'Areopagita, che in cielo gli Angeli d'ordine superiore istruiscono, illuminano e perfezionano gli Angeli d'ordine inferiore: li istruiscono, facen­do loro conoscere quel che non conoscevano; l'illumi­nano, dando loro un modo di conoscere più perfetto; li perfezionano, rendendoli più profondi nella cogni­zione. Come nella Chiesa ci sono gli Apostoli, i Pro­feti, i Dottori per illuminare e ,perfezionare i fedeli, così - dice l'Areopagita - nel cielo Dio distinse gli Angeli in vari ordini, affinchè i supremi fossero gui­da e luce degli inferiori. Quantunque Dio possa fa­re ciò direttamente, pure piacque alla sua infinita sapienza farlo mediante gli Spiriti supremi. A questo alludeva il Salmista quando diceva che Dio illumina mirabilmente per mezzo dei grandi monti: i gran­di monti illuminatori - interpreta Sant'Agostino, - sono i grandi predicatori del cielo, cioè gli Angeli superiori che illuminano gli Angeli inferiori.

II. Considera come la caratteristica di S. Michele è di illuminare tutti gli Angeli. Egli illuminò due ter­ze parti degli Angeli, quando Lucifero voleva tutti confonderli con l'errore, che già era riuscito ad im­porre in molti, di attribuire non a Dio, ma a se stessi la grandezza e magnificenza della propria natura, e di poter guadagnare da soli la beatitudine senza divi­no aiuto. L'Arcangelo Michele, dicendo: - Quis ut Deus? - Chi come Dio? fece conoscere agli Angeli che il loro essere era creato, ricevuto cioè dalle mani di Dio, e che a Dio solo dovevan rendere onore e rin­graziamenti. Conobbero inoltre da quelle parole gli Angeli che non potevano giungere alla beatitudine senza la grazia, nè vedere le bella faccia di Dio senza esser elevati col lume della gloria. L'esortazione di questo celeste maestro e dottore fu di tanta efficacia, che tutti quei milioni di beati spiriti si prostrarono innanzi a Dio e L'adorarono. Per questo magistero di S. Michele, gli Angeli furono, sono, e saranno sempre a Dio fedeli, ed eternamente beati e felici.

III. Considera ora, o cristiano, quanto grande de­v'essere in cielo la gloria di S. Michele Arcangelo. Colui che insegna agli altri le vie del Signore risplen­derà della luce stessa del firmamento - dice la scrittura. Quale sarà la gloria del celeste principe, che illuminò non pochi angeli, ma innumerabili schiere di angeli! Quale sarà il premio con cui fu da Dio ri­munerato? La sua carità verso gli Angeli Lo sublimò su tutti i Cori e Lo rese veramente grande presso Dio. Perchè non ricorri anche tu all'Archangelo Michele per svuotarti di quella ignoranza in cui miseramente ti trovi? Perché non Lo preghi con David di illumina­re i tuoi occhi, affinchè non si- addormentino nella morte degli errori?. Prega il celeste Apostolo che ti faccia capire di dover essere sempre fedele ed osse­quioso a Dio in vita, per poi goderlo insieme a lui nell'eternità.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN SPAGNA

Ovunque il Principe degli Angeli ha dispensato favori e benefici nelle più grandi calamità. La città di Saragozza era stata occupata dai Mori, i quali per ben quattrocento anni l'avevano barbaramente tiranneggiata. Il re Alfonso pensava liberar tale città dalle barbarie dei Mori, e già disponeva il suo eser­cito per prendere la città d'assalto, ed aveva affi­dato quella parte della città che guarda verso il fiume Guerba ai Navarrini, che erano venuti in soc­corso. Mentre in pieno si svolgeva la battaglia, il Sovrano Capitano degli Angeli in mezzo a celestiali splendori comparve al Re, e gli fece conoscere che quella città era sotto la sua difesa, e che egli era venuto in aiuto dell'esercito. E infatti lo favorì con una splendida vittoria, per cui appena la città si ar­rese, venne edificato un Tempio, proprio là dove apparve il Serafico Principe, che divenne una delle principali Parrocchie di Saragozza, e fino ad oggi si chiama S. Michele dei Navarrini.

PREGHIERA

O apostolo del Cielo, o amabile S. Michele, lodo e benedico Dio che Vi arricchì di tanta sapienza per illuminare e salvare gli Angeli. DegnateVi, Vi pre­go, di illuminare anche l'anima mia per mezzo del mio S. Angelo Custode, in. modo che cammini sem­pre per, la strada dei divini precetti.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, Dottore delle Angeli­che schiere, illuminatemi.

FIORETTO

Cerca di insegnare ad un ignorante i misteri della fede.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

13 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELL'AMORE VERSO GLI ANGELI

I. Considera come S. Michele Arcangelo, fattosi difensore di tutti gli Angeli, procurò loro il bene del­la fedeltà verso Dio e dell'eterna felicità. Oh quanto furono potenti quelle parole rivolte agli Angeli: - ­Quis ut Deus? - Chi è come Dio? Cerchiamo di im­maginarci quella guerra celeste: Lucifero, pieno di orgoglio per voler essere simile a Dio, seduce e trae dietro a sé una terza parte delle schiere angeliche, le quali, innalzata la bandiera della rivolta, gridano guerra a Dio, vogliamo rovesciare il suo trono. Quanti altri sarebbero stati sedotti da Lucifero e accecati dal fumo del suo orgoglio, se non fosse sorto l'Arcangelo S. Michele in loro difesa! Postosi alla testa degli An­geli, gridò ad alta voce: - Quis ut Deus? - come a dire: Attenti, non vi lasciate sedurre dall'empio dra­gone; è impossibile che la creatura divenga simile a Dio, suo Creatore. - Quis ut Deus? - Egli solo è il mare immenso delle divine perfezioni e la fonte inesausta della felicità: noi tutti siamo che un niente innanzi a Dio.

II. Considera quanto formidabile fu tale guerra. Da una parte, S. Michele con tutti gli Angeli fedeli, dall'altra Lucifero con i ribelli. S. Giovanni la chiama guerra grande: e veramente fu grande per il luo­go in cui avvenne, cioè nel cielo; grande, per la qua­lità dei combattenti, cioè Angeli che sono fortissimi per natura; grande per il numero dei combattenti che furono milioni - come dice il profeta Da­niele; - grande, finalmente per il motivo. Essa non era stata suscitata per un puntiglio, come le guerre umane, ma per sbalzare Dio stesso dal suo trono, per misconoscere il Divin Verbo nella futura Incarna­zione - come dicono alcuni Padri. - O guerra vera­mente terribile! Si viene al conflitto. S. Michele Ar­cangelo, duce degli Angeli fedeli, assale Lucifero, lo abbatte, lo vince. Lucifero e i suoi seguaci, sbalzati da quelle beate sedi piombano qual fulmine negli abissi. Gli angeli di S. Michele si sentono salvi e dànno a Dio omaggio e benedizione.

III. Considera come una tal guerra cominciata da Lucifero nel cielo non è terminata: egli continua a combattere contro l'onore di Dio qui in terra. In cielo sedusse molti Angeli; quanti uomini seduce e trae nella perdizione ogni giorno in terra? Ne tragga sa­lutare timore il buon cristiano e rifletta che Lucifero, è un nemico che conosce tutte le arti di nuocere, sem­pre in giro qual leone affamato per predare le anime! Bisogna star sempre vigilanti, come esorta S. Pietro, e respingere con coraggio le sue tentazioni. Chissà quante volte sei stato avvolto anche tu nella sua rete! quante volte ti sei fatto sedurre! quante volte, com­piacendoti in cuore della tentazione, ti sei ribellato a Dio! Forse anche ora ti trovi tra i lacci del demo­nio e non sai svincolartene! Ma ricordando che gli An­geli del cielo guidati da S. Michele Arcangelo non furono sedotti da Lucifero, mettiti sotto il suo patro­cinio - come dice S. Pantaleone - e sarai vincitore del demonio, perchè Egli ti darà tanto vigore da superare tutte le aggressioni del nemico.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN ALVERNIA

Il Monte della Verna è rimasto celebre per le apparizioni di S. Michele. Ivi si ritirò S. Francesco d'Assisi per attendere meglio alla contemplazione ad imitazione di nostro Signore Gesù Cristo il qua­le si recava solo sui monti a pregare. E poichè San Francesco si domandava se veramente quelle im­mense fenditure che si vedevano fossero avvenute nella morte del Redentore, apparendogli S. Michele di cui era devotissimo, venne assicurato che era vero quello che per tradizione si diceva. E poichè San Francesco con questa credenza frequentemente an­dava a venerare quel santo luogo, avvenne che men­tre colà in onore di S. Michele stava facendo devo­tamente la sua Quaresima, nel giorno dell'Esalta­zione della S. Croce gli apparve il medesimo S. Ar­cangelo in forma di Serafico alato Crocifisso, e do­po avergli impresso nel cuore un serafico Amore, lo segnò colle sacre Stimmate. Che quel Serafino fosse stato S. Michele Arcangelo, lo indica come co­sa molto probabile S. Bonaventura.

PREGHIERA

O potentissimo difensore degli Angeli, glorioso S. Michele, a Voi ricorro-io, che mi vedo sempre assediato dalle insidie del nemico infernale. La guerra che egli muove all'anima mia è terribile, difficile e continua: ma più forte è il vostro braccio, più potente la vostra protezione: sotto lo scudo del vostro patro­cinio mi rifugio, o amabile protettore, con la più viva speranza di vincere. Deh, amorosissimo Arcangelo, difendetemi ora e sempre, ed io sarò salvo. (…)

SALUTAZIONE

Io Vi saluto; o S. Michele: Voi che con i Vostri An­geli non cessate notte e giorno di combattere contro il demonio, difendetemi.

FIORETTO

Farai una visita alla Chiesa di S. Michele, pregandoLo di accoglierti sotto la sua protezione.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

14 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO GLI UOMINI

I. Considera come S. Michele, tutto zelo per l'ono­re di Dio, è altrettanto tutto carità a favore degli uomini, per i quali impiega tutto il suo potere. Agli Angeli inferiori Dio, ha affidato la custodia delle persone particolari - scrive S. Girolamo, - di ma­niera che non c'è mai stato nè ci sarà mai alcuno che non goda dell'assistenza angelica: ma il glorioso Prin­cipe degli Angeli ha avuto in custodia non una o più persone solamente, ma tutti gli uomini. Egli vera­mente è il più impegnato, e il più sollecito verso il genere umano di qualsiasi altro Angelo, come scrisse S. Cesario.

Il suo impegno supera la diligenza di tutti gli An­geli, la sua carità supera lo zelo, la cura, gli affetti degli Arcangeli, dei Principati, delle Potestà, delle Virtù, delle Dominazioni, dei Troni, dei Cherubini e dei Serafini. E' vero che la cura e la diligenza degli Angeli verso gli uomini è molto intensa, tuttavia pos­siamo credere, con Ruberto Abate, che ciò si verifica maggiormente in quegli Angeli, di cui Dio ci rivelò il nome, per farci conoscere il loro singolare patro­cinio. Di questi Angeli così eccellenti però, colui che maggiormente ci ama è S. Michele, perché è il nostro massimo Principe; nostro, in quanto è addetto alla difesa degli uomini; nostro, perchè deve avvalorare le nostre preghiere e proteggerci sino alla fine del mondo.

II. Considera come tutti gli uomini sono l'oggetto della carità di S. Michele Arcangelo. Egli, come scris­se S. Pantaleone, guida coloro che errano, solleva e soccorre i caduti, difende le anime, combatte e vince i demoni, illumina ogni creatura. Quest'amore co­minciò a dimostrarlo ad Adamo stesso, infelice nostro progenitore, quando non soltanto l'indusse a far pe­nitenza del proprio fallo, ma l'istruì a lavorar la terra per procacciarsi il vitto col sudor della fronte, gl'in­segnò a vivere santamente, osservando la legge na­turale, e gli svelò i futuri misteri, come ha scritto S. Paolino di Nola. Tanto fu efficace l'insegnamento di S. Michele che Adamo non si lasciò mai più sedur­re dal Demonio nè cadde in altro male. Oh gran­de carità del celeste Principe!

III. Considera come l'amore che S. Michele Ar­cangelo nutre per l'uomo nasce dal grande amore che Egli porta a Dio. Dall'amore di Dio nasce l'a­more del prossimo. Chi ama Dio, ama anche il pros­simo che è immagine di Dio : quanto più si ama Dio, tanto maggiore carità si nutre per il prossimo. Lucifero è nemico dell'uomo, perchè è privo del­l'amore di Dio: S. Michele ché si segnalò nell'amore verso Dio, ama l'uomo con affetto maggiore di tutti gli altri Angeli. Rifletti ora, o cristiano, se il tuo cuore è fornito d'amore per il prossimo. Sei sordo ai lamenti dell'afflitto, cieco ai bisogni del poverello, duro alle lagrime degli infermi, indifferente ai mali che soffre il prossimo? Significa che il tuo cuore non brucia d'amore per Iddio. Se tu amassi Dio con tutto il cuore, non saresti insensibile ai bisogni del povero ! Se tu amassi Dio con tutte le tue forze, volentieri correresti a sollevare l'infelice che pati­sce. Ricorri perciò al primo Serafino di carità, e pre­gaLo che accenda questo divino amore nel tuo cuo­re per amare il prossimo, come comanda Gesù Cristo.

APPARIZIONE DI S. MICHELE NEL MESSICO

Nel nuovo mondo, quando colà si stabilì la Chie­sa, volle Iddio manifestare con varie apparizioni di S. Michele, che in ogni parte Egli è il Patrono della Chiesa, e che da tutti deve essere come tale ve­nerato. In un piccolo villaggio, vicino alla località che si chiama S. Maria della Natività, quattro leghe circa discosto dalla città degli Angeli, vi era un in­diano, chiamato Diego Lazzero, il quale sin da pic­colo era tenuto per virtuoso. Un giorno mentre an­dava in una processione che si faceva in quel luogo gli apparve S. Michele, e gli comandò che di­cesse, ai vicini, che in una balza ch'è fra due cèrri, molto vicina alla popolazione dove egli era nato, avrebbe trovato una fonte di acqua miracolosa per tutte le infermità, sotto una rupe molto grande; ma egli non si azzardò a dirlo, temendo che non fosse creduto. Passato qualche tempo s'ammalò d'una in­fermità così grave, che giunse in fin di vita senza più alcuna speranza. Mentre i suoi genitori con al­tri parenti stavano aspettando che spirasse, nella vigilia della Apparizione del glorioso Arcangelo, il 7 di maggio del 1631, verso la mezzanotte repenti­namente entrò nella stanza un grande splendore, come di lampo, che intimorì tutti i circostanti. Que­sti fuggirono sbigottiti, lasciando solo l'infermo per un poco; ma poichè tuttavia lo splendore perdurava presero animo, temendo che si potesse bruciare la casa, ch'era di giunchi, ed entrati di nuovo in casa, cessò lo splendore e trovarono l'infermo all'appa­renza morto. Esso, dopo appena passato un pò di tempo aprì gli occhi, e cominciò a parlare con tan­ta lena, che tutti ritennero ciò per miracolo, disse loro, che non si prendessero pena, che già stava bene, perchè gli era apparso S. Michele circondato di grandi raggi di luce, il quale gli aveva resa la sanità e l'aveva portato, senza saper come, ad una balza non molto lontana; il S. Arcangelo andava in-

nanzi con tanta chiarezza, come se fosse mezzogior­no, mentre i rami degli alberi si rompevano, i monti si aprivano per dove passava, lasciando il passo li­bero. Fermatosi nella balza, disse che sotto una gran­de rupe, che toccò con una bacchetta d'oro che ave­va in mano, stava la fonte dell'acqua miracolosa, che già gli aveva rivelato, e che manifestasse ciò a' fedeli senza timore ed indugio, altrimenti sareb­be stato gravemente castigato; la sua infermità poi era in pena della sua disobbidienza. Ciò detto si levò subito un turbine spaventoso che gli cagionò un timore grandissimo. Ma il S. Arcangelo lo rassi­curò dicendogli che non temesse ciò che facevano i nemici infernali per dispetto dei grandi benefici, che per una mano avrebbero ricevuti i fedeli di N. S. in quel luogo; perchè molti vedendo le me­raviglie che in quel luogo si sarebbero compiute, si sarebbero convertiti, avrebbero fatto penitenza dei loro peccati, e quelli che vi sarebbero andati con fede otterrebbero rimedio ai loro travagli e neces­sità, ciò detto l'Arcangelo fece piovere dal cielo una luce ancor maggiore sopra il luogo. S. Michele disse poi Diego Lazzero qual'era la virtù che Dio con la sua provvidenza Gli comunicava per la salute e ri­medio degli infermi, affinchè fosse creduto dai fe­deli, egli da solo potrebbe trasportare e levar via la rupe, che stava sopra la fonte. Con ciò disparve la visione. Diego non potè dare ragione del modo come era avvenuta la visione, ma questa era certa e vera, poichè egli fu guarito miracolosamente men­tre era in fin di vita. Del che tutti furono ripieni di meraviglia.

PREGHIERA

O primo principe di carità, benignissimo S. Mi­chele Arcangelo, a Voi ricorro io miserabile pecca­tore, e fiduciosamente Vi prego di infiammare il mio cuore di santo amore verso Dio e verso il prossimo. Fate, o potente Arcangelo, che a vostra imitazione io sia misericordioso verso il prossimo per poi tro­vare misericordia presso Dio.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete il più amante e il più sollecito verso gli uomini, aiutatemi.

FIORETTO

Farai una visita a qualche inferno, o darai un'elemosi­na a chi è bisognoso.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

15 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELL'AMORE VERSO I GIUSTI

I. Considera come S. Michele Arcangelo mostra speciale amore verso le anime giuste dimoranti in terra. Egli le dirige illuminandone la ragione e sve­gliandole dal sonno della tiepidezza. Come all'Apo­stolo Pietro, che dormiva nella prigione dov'era stato gettato da Erode, apparve l'Angelo del Signore, così al giusto, che è negligente nella preghiera, l'Ar­cangelo Michele, chiamato dalla Scrittura Angelo del Signore, si fa presente con la sua speciale pro­tezione, lo illumina e rischiara la mente, facendo­gli conoscere i pericoli dello stato di tiepidezza, ne scuote la volontà mettendogli in cuore il santo timore di Dio, lo desta dalla negligenza, perchè possa così alzarsi ed operare il bene.

II. Considera che anche il giusto, mentre vive, va soggetto agli inganni. I beni illusori di questo mondo spesso ammaliano il cuore, e la concupiscen­za corrompe a poco a poco i sensi - come dice la Scrittura. La volontà, spesso offuscata, o sceglie il male credendolo bene, o apprendendo il bene per male lo trascura. Purtroppo spesso si verifica quello che dice il Profeta: «False bilance sono nelle mani degli uomini»; lasciando i beni sempiterni si attaccano ai fallaci e momentanei beni di questa terra. S. Michele Arcangelo salva il giusto da questo disordine: ne scuote la volontà raffreddata dal tor­pore, l'accende di santo fervore e la guida nella via dei divini comandamenti. Egli che brucia della più squisita carità, di carità accende l'anima, e la ren­de sempre operosa nel bene.

III. Considera, o cristiano, che se anche ti trovi nello stato di grazia, come dovresti essere quale cristiano, hai ugualmente bisogno del favore di San Michele Arcangelo. Quanta negligenza non commetti nelle tue orazioni! Forse, sei addormentato nel fu­nesto sonno della tiepidezza! Ah! se l'Arcangelo S. Michele non viene ad illuminarti, e a scuotere il tuo cuore col santo timor di Dio, questo sonno per te sarà assai fatale: diverrà sonno di morte! Quan­te volte hai errato, seguendo i falsi giudizi della tua volontà, scambiando il male per bene! Quante volte, solleticato dalla tua concupiscenza, ti sei tro­vato immerso senza accorgertene in affetti impuri! Prega il S. Arcangelo che infiammi il tuo cuore del­la sua ardentissima carità e ti insegni a disprezzare i beni transitori di questo mondo.

APPARIZIONE DI S. MICHELE NEL MESSICO

Dopo alcuni giorni, Diego ormai ristabilito se ne andò con suo padre a rintracciare il luogo della fonte e i due da soli tolsero via la rupe che la co­priva con grande facilità, battendola da un lato, quantunque per muoverla solamente fossero neces­sarie molte persone. Ciò confermò la verità dell'ap­parizione del Glorioso Principe, ed in conformità di ciò incominciarono a diffonderne la notizia, assicurando i fedeli, che troverebbero nella santa fonte rimedio a tutte le loro infermità. Vennero molti in­fermi, ciechi, zoppi, storpi, i quali col lavarsi nel­l'acqua di quella fonte risanarono. Passati alcuni me­si, lo stesso Diego Lazzero si ammalò di nuovo di malattia mortale, e prevenne i suoi parenti, affinchè non si dessero pena perchè Nostro Signore così ave­va ordinato per dare conferma alla fede nell'acqua santa; aggiunse poi che quando lo avessero visto an­gustiato dalla infermità, gli dessero da bere quell'ac­qua senza adoperar altro rimedio, perchè tosto così sarebbe risanato. Il male talmente si aggravò che il giovane stette quattro giorni senza polso e senza parola ed i genitori per far la prova, gli diedero a bere dell'altra acqua senza che egli ne sentisse menomamente migliorato: ma tosto che bevve quel­l'acqua della santa fontana, ricuperò le forze, mi­gliorò, e riacquistò la perfetta salute. Da principio questa fontana stava sulla superficie del terreno ed aveva una piccola apertura, con poco più di mezzo braccio di profondità, in seguito successe un fatto notevole, che cioè stava in una quantità senza diffondersi, e quantunque si cavassero molti, e molti vasi di quella, pure subito si riempiva, ed arrivando all'orlo, si fermava. Poscia divenne mag­giore e più profonda, perchè i divoti scavavano la terra, per portarla alle loro case come reliquia. Giacchè si esperimentò che Iddio le aveva comunicato la medesima virtù dell'acqua miracolosa, buttandola in altra acqua e dandola agli infermi. Si è già edi­ficata una Chiesa in quel luogo, in cui si venera il S. Arcangelo, dove fa innumerevoli miracoli.

PREGHIERA

O amatissimo Arcangelo S. Michele, a Voi ricorro io che sono tiepido e freddo per chiederVi una fiam­ma del vostro fervoroso amore. Fate, o grande prin­cipe di carità, che sia lontana dal mio cuore la tie­pidezza, illuminate la mia mente con sante ispira­zioni, e con celesti attrattive dirigete la mia volontà a fuggire il peccato e ad abbracciare la virtù, che è l'unico vero bene.

SALUTAZIONE

Io V i saluto, o S. Michele; Voi che siete il divin messaggero a vantaggio delle anime giuste, soccor­retemi.

FIORETTO

Farai in questo giorno la Comunione la quale aumenta.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

 

16 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA'. VERSO LE ANIME

I. Considera come l'anima giusta va soggetta ad un altro disordine. Spesso, infatti, si affievolisce, vie­ne meno, si arresta nell'esercizio della virtù, e tra­lascia quelle opere di bene, che sarebbe tenuta a fare.

S. Michele Arcangelo favorisce l'anima, facendole superare appunto tal disordine. Egli conforta e con­sola il cuore pusillanime, come osserva S. Bernardo, l'aiuta nell'agire, rendendolo libero e spedito e to­gliendo ogni difficoltà. Fa con l'anima giusta quello che fece con Elia perseguitato da Gezabele. Stanco delle prove, Elia, sdraiato sotto un ginestro, chiedeva a Dio di morire: gli apparve allora S. Michele, lo rianimò, lo confortò, lo consolò dicendogli: Alzati, mangia e cammina. Elia, rinvigorito, proseguì il suo viaggio sino al monte di Dio. Così all'anima giusta S. Michele dà vigore e conforto. « Alzati - le di­ce - mangia e cammina; alzati per superare le dif­ficoltà, gusta le soavi delizie della grazia, e cammina alacremente nella via della santa legge per salire il monte della perfezione.

II. Considera come l'amore che per le anime giu­ste nutre il celeste Principe S. Michele, lo induce anche ad avvalorare le loro preghiere perchè siano più presto esaudite. S. Giovanni Apostolo nell'Apo­calisse vide il S. Arcangelo stare a fianco dell'altare del tempio celeste con in mano un incensiere d'o­ro (1): gli venivano dati molti incensi per bruciarli nel suo aureo turibolo al cospetto di Dio; ora l'in­censo e gli aromi sono precisamente simboli della preghiera. Dunque le preghiere dei giusti per mez­zo degli Angeli custodi sono présentate a S. Michele, il quale le pone nel suo aureo incensiere, cioè le avvalora con la sua efficacissima orazione, ed allora giungono grate al cospetto di Dio.

III. Considera, o cristiano, quanto bisogno tu hai dell'aiuto di questo celeste principe. Sei languido e debole nelle opere di pietà, ti sembra seminata di difficoltà la via della perfezione. credi difficile me­nare vita sempre casta, mortificare i tuoi sensi, te­ner infrenata la concupiscenza, praticare la mortifi­cazione. Quanto deplorevole è il tuo stato ! Non sei nè caldo, nè freddo: forse Dio ti rigetterà dalla sua bocca proprio per questa languidezza! Deh ascolta il celeste Serafino che ti consiglia a far acquisto del­l'oro infocato della carità; apprendi da Lui ad essere sollecito ed operoso nel bene; e pregaLo che purifichi il tuo cuore, lo infiammi di santo fervore e che porti le tue preghiere quale odoroso incensa dinanzi al trono di Dio, da cui discenderanno a te, trasformati in aiuti opportuni.

APPARIZIONE DI S. MICHELE NEL TERRITORIO DI OLEVANO

Nel territorio di Olevano, che appartiene alla Diocesi di Salerno, viene indicata una Grotta, in cui si dice fosse apparso S. Michele Arcangelo. Gli altari che ivi si vedono hanno forma antica, e la de­vozione con cui la grotta viene venerata dal popolo ben dimostra che la fama non può non essere vera. Inoltre vi sono molte antiche scritture dove si parla della Grotta dell'Angelo, o di S. Michele.

Qui vi è pure un'acqua che scaturisce e che ap­plicata con fede risana molti mali, come afferma la popolazione del luogo, che racconta meraviglie. Si dice anche che detta Grotta fosse dedicata a San Michele con solenne rito da S. Gregorio VII, men­tre dimorava in Salerno.

PREGHIERA

O beatissimo principe di carità, gloriosissimo San Michele, a Voi ricorro supplichevole; imploro il vo­stro patrocinio, perchè confortiate il mio cuore pu­sillanime, e l'avvaloriate con la vostra carità a cor­rere per la via dei divini comandamenti. O ama­tissimo S. Michele, se Voi mi rimirate con amore, io sarò fervoroso nel divino servizio; se Voi mi as­sistete, l'anima mia sarà coraggiosa a disprezzare tutte le difficoltà che si possono incontrare nella via della prefezione; se Voi mi proteggete, il mio cuore amerà Dio, L'amerà con fervore, per poi goderLo in eterno.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che consolate i pu­sillanimi, ricordateVi di me, pregate per me ora e sempre il Figlio di Dio.

FIORETTO

Visiterai un carcerato, oppure gli manderai un soccorso.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

17 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I GIUSTI NEL DIFENDERLI DAL MALE

I. Considera come la vita del giusto non è altro che un continuo combattimento: combattimento non già con nemici visibili e carnali, ma con ne­mici spirituali ed invisibili ché insidiano continua­mente la vita dell'anima. Con tali nemici con­tinua è la battaglia, molto difficile la vittoria. Que­sta è possibile soltanto se si gode il favore di San Michele Arcangelo. Egli come disse il Profeta, manda ai giusti che temono Dio, i suoi Angeli, i quali li cir­condano e li rendono vittoriosi. Ricordati, per­ciò, o anima cristiana, che se il demonio ti gira at­torno qual leone affamato per renderti sua preda, S. Michele ti ha già inviato in aiuto i Suoi Angeli sta lieta, non sarai vinta dal Demonio.

II. Considera come tutti i giusti che furono mo­lestati dal Demonio e ricorsero al glorioso Principe degli Angeli S. Michele rimasero sempre mirabil­mente vittoriosi. Si narra della B. Oringa che fu minacciata con terribili forme dal Demonio; atter­rita, invocò l'Arcangelo Michele, il quale subito ac­corse in suo aiuto mettendo in fuga il demonio. Si narra ugualmente di Santa Maria Maddalena Peni­tente che nella grotta dove si era rifugiata vide un giorno una moltitudine di vipere infernali, ed un fiero dragone, che con bocca- spalancata voleva in­goiarla; ricorse la penitente al S. Arcangelo, il quale intervenne e cacciò via la terribile bestia. Oh po­tenza del S. Arcangelo! Oh carità grande verso le anime giuste! Egli è veramente il terrore dell'In­ferno; il suo Nome è lo sterminio de' demoni. Sia benedetto Dio, che vuole così glorificato S. Michele.

III. Considera, o cristiano quali vittorie sono state da te riportate sul nemico tentatore! Tu gemi e ti affliggi perchè il demonio non ti lascia un momen­to; ti ha anzi sorpreso, sedotto, e vinto tante volte. Perchè non ricorri al duce delle celesti milizie, il quale è l'Angelo della vittoria sulle potenze infer­nali? Se l'avessi invocato in tuo aiuto, saresti stato vittorioso, non vinto!

Se a S. Michele avessi fatto ricorso quando il nemico infernale accendeva fiamme impure nella tua carne e ti seduceva con le attrattive del secolo, non ti troveresti ora reo di tanti falli! Questa guerra non è ancora finita, dura sempre. Rivolgiti al celeste guerriero. La Chiesa ti esorta ad invocarLo: e se vuoi essere sempre vittorioso, chiamaLo in tuo aiuto con le parole stesse della Chiesa.

APPARIZIONE DI S. MICHELE AD UN RELIGIOSO MORIBONDO

Narra S. Anselmo che un religioso in punto di morte mentre venne per tre volte assalito dal de­monio, altrettante volte fu difeso da S. Michele. La prima volta il demonio gli rammentava i peccati com­messi prima del battesimo, ed il religioso atterrito per non aver fatto penitenza, era sul punto di disperarsi. Comparve allora S. Michele e lo calmò, di­cendogli che quei peccati erano celati col S. Bat­tesimo. La seconda volta il demonio gli rappresen­tava i peccati commessi dopo il Battesimo, e diffi­dando il misero moribondo, fu per la seconda volta consolato da S. Michele, il quale lo assicurò che gli erano stati rimessi con Professione Religiosa. Ven­ne finalmente per la terza volta il demonio e gli rappresentava un gran libro pieno di mancanze e di negligenze commesse durante la vita religiosa, ed il religioso non sapendo che rispondere, di nuovo S. Michele in difesa del religioso per confortarlo e per dirgli che tali mancanze erano state espiate con le opere buone della vita religiosa, con l'ubbidienza, la sofferenza, le mortificazioni e la pazienza. Il Re­ligioso così consolato abbracciando e baciando il Cro­cifisso, placidamente spirò. Veneriamo in vita San Michele, e saremo da Lui confortati in morte.

PREGHIERA

O principe delle celesti milizie, debellattore delle potenze in­fernali, imploro il vostro possente aiuto nella terri­bile guerra, che il demonio non lascia di muovere per vincere la povera anima mia. Siate Voi, o San Michele Arcangelo, il mio difensore in vita ed in morte, in modo che abbia a riportare la corona della gloria.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che avete una spada di fuoco che spezza le macchine infernali, aiutatemi, perchè non sia mai più sedotto dal de­monio.

FIORETTO

Ti priverai della frutta o di qualche cibo che più gra­disci.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

 

18 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I PECCATORI

I. Considera come la grande carità, di cui arde l'Arcangelo Michele verso gli uomini, lo spinge a scuotere i peccatori, perchè sorgano dai loro vizi, e ritornino a Dio. Si legge nella Genesi che Agar, venuta a contrasto con la sua padrona Sara, mo­glie di Abramo, a causa di suo figlio Ismaele, scac­ciata di casa, fuggiva nel deserto di Besabea. Le si fece avanti l'Arcangelo del Signore e le disse: Agar, donde vieni? Dove vai? Ritorna dalla tua padrona ed umiliati sotto la sua mano. Agar, che vuol dire forestiera, è figura dell'uomo, il quale è un pelle­grino e forestiero in questo mondo, come insegna il Profeta David. Sara, che vuol dire Signora, significa Dio, Padrone di tutte le cose, da cui l'uomo peccatore si allontana, ogni volta che a causa delle sue passioni calpesta la legge di Dio. Fugge il pec­catore, corre nel deserto del. mondo, ove non trova nemmeno una goccia di acqua per refrigerio, - il mondo non ha veri refrigeri. Ecco S. Michele, An­gelo del Signore, che grida al peccatore: Donde vieni? Dove corri? Guarda da chi ti allontani! Ti allontani da Dio, sommo bene! Come andrà a finire la tua vita? Ritorna a Dio, tuo Creatore e Signore, centro di ogni anima, cumulo di ogni felicità; umi­liati sotto la sua mano con perfetta osservanza del­la divina legge.

II. Considera, come S. Michele esercita tale uf­ficio verso i peccatori che Lo onorano e Lo invocano con preci. Così fece con Calvino, gran Cavaliere e Consigliere del Re Filippo di Francia. Gli apparve, e disse: « Se vuoi salvarti, procura di uscir di cor­te, altrimenti ti dannerai, perchè non dici la ve­rità. Abbi compassione di te stesso ». Un Paladino dell'Imperatore Ottone edificò un Tempio in onore di S. Michele, al quale chiese la grazia di godere il favore del suo Re. S. Michele gli apparve e gli dis­se: « Io non voglio il tempio che mi hai edificato, perché l'hai fatto col sangue dei poveri, sfruttando il favore del Re. E' da gran tempo che Dio ti ha condannato all'inferno: io però ho pregato per la tua salvezza. Sappi che l'Imperatore si rivolterà e farà giustizia di te, il Signore ti ha concesso che se morrai in tal guisa, non ti danni ». Atterrito da sì spaventosa notizia, il Paladino promise di mutar vi­ta, lasciare il mondo, riparò le ingiustizie commesse, entrò in religione, mutò vita, e si salvò. Oh quanto è benigno verso i peccatori l'Arcangelo S. Michele!

III. Considera, o cristiano, quante volte questo celeste Principe ha esercitato con te peccatore tanta carità. Quante volte ha rischiarato la tua mente per farti conoscere lo stato miserabile in cui giacevi? Quante volte parlando al tuo cuore ti ha dimostrata la inevitabile dannazione eterna, se non avessi mu­tato strada? L'ammonizione d'un superiore, l'improv­visa morte di un tuo amico, quella disgrazia in casa: sono stati altrettanti avvisi dei cielo a mutar vita. Ringrazia il celeste Arcangelo, e metti in pra­tica i suoi avvertimenti se vuoi salvarti! Anche og­gi Egli ti dice: «Ritorna al tuo Dio e Signore; umi­liati sotto la sua mano». Gettati perciò contrito ai piedi di Gesù Crocifisso e prometti di vero cuore di lasciare la cattiva via che hai finora seguito.

APPARIZIONE DI S. MICHELE

Giovanni Turpino nella vita di Carlo Magno da lui scritta, narra che egli un giorno mentre stava celebrando Messa dei Defunti alla presenza dello stesso Imperatore Carlo, fu rapito in estasi, duran­te la quale udì una musica celestiale di Angeli, che andavano verso il cielo. Nello medesimo tempo vide anche una turba di demoni che venivano con gran­de festa come soldati che avevano fatto gran bot­tino; ad essi egli allora domandò: «Che cosa porta­te?» Essi risposero: « Portiamo l'anima di Marsilio all'inferno ». Ma si vide allora S. Michele che libe­rava l'anima di Rollando dal Purgatorio e la stava portando in Cielo insieme a quella di altri cristiani. Il che egli riferì all'Imperatore stesso finita che fu la Messa.

PREGHIERA

A Voi, amatissimo Principe di Carità, ricorro io miserabile peccatore, e per la vostra efficacissima intercessione imploro dal misericordioso Dio lume per conoscere i miei peccati, e sincera contrizione per detestarli. Voi che tanto amate l'uomo, non la­sciate d'illuminarmi per mezzo del mio S. Angelo Custode, in modo che io riprenda la via della virtù, ami Dio, e mi assicuri della eterna salvezza.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che scuotete i pec­catori, soccorretemi, perchè risorga dal peccato l'a­nima mia.

FIORETTO

Dirai nove Gloria Patri al S. Angelo Custode, perchè ti ottenga la grazia di conoscere i tuoi peccati, e di dete­starli sinceramente.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.  

 

19 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I PECCATORI

I. Considera quanto fa S. Michele Arcangelo per rendere il peccatore libero dalle catene del peccato non, solo l'illumina a pentirsi, ma l'aiuta a non ri­cadere nel peccato. E' opera grande superare gli ostacoli della concupiscenza, spezzare la febbre del­le passioni, rigettare dal cuore i piaceri sensuali, purgarsi dal fango dei vizi: ma l'opera più difficol­tosa è la guarigione totale del cuore. Un ammalato ammira l'arte del medico che lo libera dalle infer­mità; ma se dal medico poi è abbandonato, presto ricade nello stesso male di prima ed in un modo più grave, che difficilmente ne sarà guarito. Simil­mente, non vale tanto scuotere il peccatore dal suo stato e rialzarlo dal fango dei vizi, quanto premunirlo di mezzi, perchè non ricada più in peccato. In questo risplende la carità di S. Michele, - il quale aiuta il peccatore a non ritornare nelle colpe.

II. Considera quanto fu grande l'amore di San Michele verso il primo peccatore Adamo, al quale dopo la caduta, il S. Arcangelo diede sì salutari am­monizioni che non ricadde più in peccato. Simil­mente ai peccatori il S. Arcangelo insegna a fug­gire le occasioni peccaminose, e non lasciar nulla dei loro vizi nel loro cuore, altrimenti subito si ri­torna al vizio. Come istruì Loth a non riguardare Sodoma, per non farlo ritornare alle antiche deli­zie, così insegna al peccatore a non rimirare più quell'oggetto che prima gli incatenava il cuore. La sua - ardente carità vuole il peccatore riconciliato con Dio in tal maniera che non abbia a separarsene mai più.

III. Considera, o cristiano, la grande carne pii San Michele nel porgere a te le stessé istruzioni. Egli parla al tuo cuore e ti dice: «Chi cerca l'occasione é perduto». Egli ti ripete spesso quello che disse a Loth: « Salva l'anima tua nei monti », fuggi, cioè lascia quella persona, quella casa, quel negozio che porta la rovina all'anima tua, non ti fidare della tua scienza, perchè anche il più saggio degli uomini, Salomone, trovata l'occasione, cadde. Non fidarti del­la buona vita menata: Davide era secondo il cuore di Dio, eppure non seppe resistere alla tentazione e peccò. Come potrai vincere le occasioni tu che sei debole nella pietà, scarso nella scienza dei Santi, e sfornito di virtù? Ringrazia la carità del gran principe che per non vederti perduto, t'insegna a fuggire le occasioni, e proponi col divino aiuto di fuggire in avvenire le occasione peccaminose, e di non più allontanarti dal sentiero della virtù.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN SALA

Sopra un monte distante circa due miglia dalla Città di Sala vi è una grotta dove si dice che il glorioso Principe degli Angeli apparve un giorno ad un pastore, il quale vi si rifugiò intimorito dai tuo­ni e dai fulmini, mentre colà invocava in aiuto San Michele Arcangelo questi gli apparve maestoso, e gli comandò che facesse sorgere ivi una chiesa in suo onore, affinchè in avvenire fossero protetti co­loro che in essa in simili casi avessero indirizzato preghiere. La chiesa si fece, e si avverò la promes­sa, perchè ogni volta che quelle popolazioni si ri­volgono a lui per ottenere la difesa da fulmini spaventevoli e da terribili tempeste, sempre furono esau­diti.

Nel 1715 si recarono colà divotamente alcuni Sa­cerdoti per offrirGli fervorose preghiere, onde si de­gnasse intercedere presso Dio che facesse cessare le frequenti grandinate che minacciavano la rovina dei raccolti e che si fosse compiaciuto di avvalorare col suo potente aiuto l’arme dei Cristiani contro altre tempeste più orribili, che si temevano dalla poten­za ottomana. Orbene, mentre - si stava celebrando colà a questo scopo il Santo Sacrificio della Messa, al momento della Consacrazione, l'immagine di San Michele, dipinta in antico a fresco nel muro, fu ve­duta grondare, specialmente dal volto, una quantità di liquido lucidissimo che come olio scorreva giù dalla figura bagnando anche l'altare. Oh quante fi­nezze d'amore usa il S. Arcangelo nel soccorrere chi 1’onora!

PREGHIERA

O gran Principe di carità, S. Michele Arcangelo, prostrato innanzi a Voi, io che vedo la mia debo­lezza, e il facile pericolo che ho di ricadere in pec­cato, imploro il vostro possente aiuto. Istruitemi a non più ritornare al peccato e fate cine cammini sempre nella via dei divini comandamenti. Non la­sciate di aiutarmi fino a quando mi vedrete salvo ai vostri piedi per lodare Dio in eterno.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete il difen­sore di coloro che riposano la loro speranza nel Si­gnore, venite in mio aiuto.

FIORETTO

Farai una buona lettura spirituale sul Santo Vangelo.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

 

20 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I PECCATORI CONVERTITI

I. Considera come S. Michele Arcangelo, pieno di amore verso gli uomini, dopo averli richiamati dal peccato, si fa loro guida, duce, maestro di san­tità. La sua sollecitudine è di vedere i cristiani for­niti di virtù. Che cosa fece il nostro padre Adamo? Subito dopo il peccato gli apparve e lo istruì a far­ne degna penitenza: gli insegnò come doveva la­vorare la terra per mangiare il pane col sudore del­la sua fronte, come doveva santamente vivere, l'istruì sulle cose necessarie per salvarsi, raccomandandogli l'osservanza della legge naturale, gli svelò i grandi e secreti misteri del tempo futuro: altrettanto fece con Eva su tutto quello che si riferiva al suo sta­to. Adamo, carico di anni, lasciò questa vita sen­za commettere altro fallo, ricco di virtù e di meriti per i benefici di S. Michele. Chi potrà mai compren­dere il vasto oceano della carità di S. Michele?

II. Considera come tale carità del glorioso Se­rafico, oltre Adamo, l'hanno sperimentata e speri­mentano tutti i peccatori che Lo invocano ed ono­rano: per suo patrocinio il popolo eletto riportò vit­toria sui suoi nemici temporali, come per suo pa­trocinio il peccatore convertito riporta vittoria sui suoi nemici spirituali: mondo, carne e demonio. Be­nedisse Giacobbe, ricolma di celesti benedizioni il peccatore; liberò Loth dall'incendio, Daniele dai leo­ni, Susanna dai falsi accusatori, libera parimenti i peccatori suoi devoti dall'incendio dell'inferno, dal­le tentazioni, dalle calunnie. La sua carità diede coraggio ai Martiri tra i tormenti, sostenne i Con­fessori nella purezza della fede, aiutò le anime nel­la perfezione: la stessa carità fa che i peccatori emendati si esercitino nella penitenza, si mantengano umili, docili, fervorosi, ubbidienti. Oh quanto è grande la carità di S. Michele verso i fedeli! Egli è veramente il padre e il difensore dei cristiani.

III. Considera, o cristiano, che tanta benevolenza di S. Michele Arcangelo verso i peccatori conver­titi nasce dall'immensa carità che Egli ha verso Dio, per cui ama e vuole tutto ciò che Dio stesso ama e vuole. Ora, Dio ama ardentissimamente il pecca­tore ravveduto e si rallegra di veder ritornato ai suoi piedi il figliol prodigo. Similmente S. Michele, qual Principe degli Angeli, prova nella conver­sione del peccatore, gaudio maggiore di quello de­gli Angeli. Impara da ciò a guadagnarti l'amore e la benevolenza del sommo Arcangelo. Hai peccato ? Benchè peccatore, puoi pure sperimentare i suoi be­nefici favori: fa penitenza dei tuoi falli; emenda la tua cattiva vita, ritorna al seno del tuo celeste Padre.

APPARIZIONE DI S. MICHELE NELLA TRANSILVANIA

Malloate Re della Dacia, la quale risponde alla odierna Transilvania, era afflitto perché vedeva il suo regno senza successore. Infatti quantunque la Regina sua consorte ogni anno gli desse un figlio, nessuno di questi però riusciva a vivere più a lungo di un anno di modo che mentre uno nasceva, l'al­tro moriva. Un santo monaco consigliò il Re di met­tersi sotto la speciale protezione di S. Michele Ar­cangelo, e di offrirgli ogni giorno qualche speciale omaggio. Il Re ubbidì. Passato qualche tempo, par­torì la regina due figli gemelli ed ambedue moriro­no con grande dolore del marito e di tutto il regno. Non per questo il Re abbandonò le sue pratiche de­vote, ma anzi concepì maggior fiducia nel suo Pro­tettore S. Michele, e comandò che si portassero i corpi dei bambini nella Chiesa, che si mettessero sull'altare del Santo Arcangelo Michele, e che tutti i suoi sudditi chiedessero misericordia e aiuto a San Michele. Anche egli si recò in chiesa col suo po­polo sebbene sotto un padiglione con le cortine ca­late, non tanto per nascondere il suo dolore, quanto per poter pregare più fervorosamente. Mentre tutto il popolo pregava insieme al suo sovrano il glorioso S. Michele apparve al Re, e gli disse: « Io sono Michele Principe delle Milizie di Dio, che tu hai chia­mato in tuo aiuto; le tue ferventi preghiere e quelle del popolo, accompagnate dalle nostre, sono state esaudite dalla Divina Maestà, che vuol risuscitare i tuoi figli. Tu da qui in avanti migliora la tua vita, riforma i costumi tuoi e quelli dei tuoi vassalli. Non ascoltare cattivi consiglieri, restituisci alla Chie­sa quello che hai usurpato, perchè a motivo di que­ste colpe Dio ti mandò tali castighi. Ed affinchè tu ti applichi a quello che ti consiglio, mira i tuoi due figlioli risuscitati, e sappi che io ne custodirò la vita. Ma bada a non essere ingrato a tanti favori ». E fat­tosi vedere con abito regale e scettro in mano gli diede la benedizione, lasciandolo con grande conso­lazione per i figli riavuti, e con vero mutamento interiore.

PREGHIERA

Ho peccato, o mio Dio, e troppo ho disgustato la vostra infinita bontà. Pietà, Signore, perdono: vorrei piuttosto morire che voltarVi nuovamente le spalle É Voi, principe di carità, S. Michele Arcangelo, siate il mio difensore, la mia guida, il mio maestro, nel farmi espiare con la penitenza i miei falli. Siate, o gloriosissimo principe, il mio difensore presso la Di­vina Misericordia, ed ottenetemi la grazia di far frut­ti degni di penitenza.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, Voi da'cui scende ai fedeli ogni grazia di luce e di virtù, illuminatemi.

FIORETTO

Mediterai sulle piaghe di Gesù Crocifiso e le bacerai ardentemente promettendo di non più riaprirle col peccato.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

 

21 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I FEDELI AFFLITTI

I. Considera la cura particolare di S. Michele Ar­cangelo nello spargere grazie di consolazione .ai fe­deli afflitti. La prima volta, infatti, in cui la Sacra Scrittura ci parla dell'Angelo del Signore inviato da Dio (il duale Angelo, secondo gli esegeti, altro non è che il glorioso S. Michele), è chiarissimo che viene inviato per consolare una anima afflitta: Agar, colma di amarezza nel deserto. Prima di tale occasione non si trova apparizione alcuna dell'An­gelo del Signore: non al tempo del diluvio a som­mergere il mondo nelle acque; non in Babele a con­fondere le lingue e a punire l'audacia di quei popoli. Perchè? Per far conoscere che la massima glo­ria di questo benefico Serafino sta appunto nel con­solare gli afflitti, confortare i desolati e rallegrare i tribolati. Egli consolò Abramo e Sara, promettendo loro un figlio nella vecchiezza; consolò Elia, deso­lato nella persecuzione; consolò Daniele ifi mezzo ai leoni. Michele è il consolatore di ogni tribolato.

II. Considera come il S. Arcangelo, mentre è de­sideroso di consolare, è altrettanto ritroso nel punire. Inviato da Dio a punire Sodoma, Egli si reca con altri due Angeli prima da Abramo e gli svela tutto per offrirgli l'occasione di pregare Dio a trattenere il flagello, che doveva scendere a sterminare i So­domiti. Quante volte, il pietoso Arcangelo, vedendo Dio sdegnato e in atto di punire, ha invitato le ani­me giuste a pregare per allontanare così il castigo. Dopo aver avvertito Abramo, si mosse alla volta di Sodoma dove giunse, tardi, verso la sera, mentre per la Sua angelica celerità vi avrebbe potuto giun­gere subito. Perchè indugia tanto e aspetta tutto il giorno? Per vedere se Dio, per riguardo alle pre­ghiere di Abramo, perdonasse le città peccatrici del­la Pentapoli. Non diversamente il serafico principe S. Michele fa con noi. Differisce, aspetta, trattiene le divine vendette. Egli ci ama, e vuole recare al mondo consolazioni, non già castighi.

III. Considera, o cristiano che il ministero di San Michele è mistero di consolazione. Tutte le volte che tu ti vedi vicino a qualche forte e gravissima tribolazione, ricorri subito a S. Michele, invoca il tuo consolatore, e sarai consolato. Egli ha pronti i suoi Angeli, li manderà a tuo conforto. Egli ha mezzi innumerevoli, li userà per consolarti. A San Michele ricorsero tanti che si trovavano in circo­stanze difficilissime ed ebbero aiuto proporzionato. A S. Michele si rivolse il Vescovo di Manfredonia nella peste del 1656, e là città venne salvata dal flagello.

Qual'è quell'afflitto, che nelle sue tribolazioni spi­rituali o corporali invocò S. Michele e non fu con­solato?

APPARIZIONE DI S. MICHELE NEL GARGANO

L'anno 1656 in quasi tutta l'Italia, e specialmente nel Regno di Napoli, incrudeliva la peste. Nella so­la città di Napoli aveva mietuto quattrocento mila vittime. Fu attaccata anche la città di Foggia a tal punto da restarne quasi spopolata. Manfredonia, ve­dendo vicino il nemico, pose guardie d'intorno, man­dò ordini, editti. L'Arcivescovo Giannolfo Puccinelli cercò allontanare il male umanamente inevitabile con molti spirituali rimedi. Confidando nel patroci­nio di S. Michele Arcangelo, dopo aver fatto proces­sioni e pubbliche dimostrazioni di penitenza, unita­mente al suo Clero e popolo tutto, raccolti nel tem­pio della Sacra Grotta, e prostrati con la faccia per terra, con gemiti assordavano il Cielo, e per intene­rire la Divina Misericordia ordinò un triduo di di­giuni per tutta la sua Diocesi. Il male frattanto a gran passi avanzava verso Manfredonia, per la qual cosa il buon Prelato, dopo avere conferito varie volte con gli Ecclesiastici, decise che si dovesse con instan­cabile assiduità insistere presso il glorioso S. Michele per ricevere aiuto. Ordinò un altro triduo di digiu­no e preghiere, esortando il popolo alla penitenza. Intanto fu interiormente ispirato a formare una sup­plica a nome di tutta la città, e presentarla sull'al­tare a S. Michele Arcangelo, onde si interponesse come mediatore presso Dio. Ebbero miracoloso ef­fetto i desideri comuni, perchè la supplica venne esaudita e fu il S. Arcangelo stesso a recarne l'an­nuncio. Verso le cinque di notte, nel giorno 22 set­tembre, mentre l'arcivescovo stava in camera sua re­citando preghiere, e mentre tutta la famiglia dormiva, udì uno strano rumore a somiglianza di ter­remoto, dalla parte di Oriente vide una gran luce, ed in mezzo alla luce riconobbe il glorioso Principe S. Michele, il quale gli disse: « Sappiate o Pastore di queste pecorelle, che io Michele Arcangelo ho ot­tenuto dalla SS. Trinità, che dovunque con divozio­ne verranno adoperati i sassi della mia Basilica dalle case, dalle città e luoghi la peste se ne andrà. Pre­dicate, narrate a tutti la grazia divina. « Ubi saxa devote reponuntur ibi pestes de hominibus dispel­lantur ». «Voi benedirete i sassi scolpendovi il se­gno di Croce col mio nome. Predicate di doversi placare Dio dell'ira del prossimo terremoto». Intan­to i servitori destati dallo strano rumore, corrono nella camera e trovano l'Arcivescovo come morto, giacente a terra. Spaventati lo sollevano e lo ri­storano, ma egli non cessò di gemere e di sospirare, e versando lagrime pronunciava solo il nome di San Michele. Il giorno - seguente comparve in pubblico come messaggero di pace. Convocato il popolo, altro non proferiva che «Viva S. Michele; la gra­zia è fatta; Viva S. Michele». Fece subito scheg­giare delle pietre dalle pareti medesime, scolpen­dovi nel mezzo la Croce col nome di S. Michele, e poi le benediceva con rito particolare. Ognuno si caricò di queste sacre pietre. Non mancò chi te­messe del futuro male, e dubitasse del bene presente. Ma svanì ogni dubbio quando avvenne il ter­remoto il 17 ottobre, come aveva annunciato San Michele. Si accrebbe la certezza, quando succedette un altro più orribile terremoto con notevole danno delle vicine città, restando illesa invece Manfredo­nia, ed immune dalla peste prodigiosamente.

PREGHIERA

O gloriosissimo principe S. Michele, ricorro a Voi, che siete il mio padre, il mio amico, la mia conso­lazione e sicurezza. Per mezzo vostro io ho tutti i benefici che mi vengono dal Signore. Se sono libero dalla pestilenza, dai terremoti, dalle tempeste, e da altri gravi flagelli, lo devo a Voi che siete il mio consolatore. Deh! glorioso principe, non mi private della vostra presenza nell'ora della morte! Conso­latemi in vita ed in morte e guidatemi dopo la morte a vedere la bella faccia di Dio in eterno. Così sia.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che rallegrate le chiese dei cristiani, consolatemi nella presente tri­bolazione.

FIORETTO

Ornerai con fiori l'altare di S. Michele o darai la tua opera per la pulizia della Chiesa.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

 

22 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE VERSO GLI UOMINI QUAL LORO INTERCESSIONE

I. Considera che il vero mediatore tra Dio e gli uomini è Nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, il quale, al dire dell'Apostolo S. Paolo, nel cielo intercede sempre per noi, come nostro av­vocato ed intercessore presso il Divin Padre; tutta­via Dio vuole che anche i Santi che con Lui regnano intercedano per noi, ci ottengano dalla divina mi­sericordia doni e favori, primi, fra tutti, gli Angeli, i quali, essendo a Lui più vicini e più grati, pos­sono con maggior frutto intercedere. Ora tra gli An­geli, il primo intercessore per l'uomo è l'Arcangelo Michele, il quale con maggior sollecitudine chiede e con maggior celerità ottiene all'uomo i favori di Dio. Egli - al dire di S. Pantaleone - si fa media­tore presso Dio per i peccatori, e con voce po­tente come uno squillo di tromba, implora pietà e perdono.

II. Considera quanto sia potente ed efficace l'in­tercessione del glorioso principe degli Angeli San Michele da ciò che avvenne al popolo Ebreo. Già da molti anni questo popolo si trovava schiavo in Babilonia, afflitto ed oppresso, senz'alcuna speranza di liberazione. L'Arcangelo Gabriele, protettore di quel popolo, s'interpose a pregare Dio perchè vo­lesse porre termine a tante sventure: fu inutile. Sorse allora S. Michele ed aggiunse le sue preghie­re a quelle di Gabriele; espose le umiliazioni sofferte da quel popolo per ben settant'anni e ne ottenne la liberazione. Oh, quanto è potente la intercessione di S. Michele! Ciò che non possono ottenere le preghiere degli altri Angeli, l'ottengono le preghiere di S. Michele. Affidati a questo potente intercessore come fa la Chiesa, e sarai esaudito.

III. Considera quanto grande è la carità del ce­leste Serafino nel farsi intercessore dell'uomo. Egli è beatissimo nella gloria, eppure si occupa, pieno d'amore, dell'uomo. L'Arcangelo Michele, dice San Pantaleone, scende con la velocità della folgore dal cielo, percorre la terra, guarda i gemiti, ascolta i supplicanti, raccoglie i loro voti, li avvalora con la sua efficacissima intercessione, e con le sue mani a tutti porge aiuto e conforto. Procura, o cristia­no, di renderti propizio, benigno e favorevole il ce­leste Serafino incessantemente per le tue necessità ma le tue orazioni siano affidate all'Arcangelo in­tercessore. Se la malattia affliggerà il tuo corpo, se la tribolazione desolerà il tuo spirito, se la tenta­zione turberà il tuo cuore, se le calamità si abbatte­ranno sul tuo paese, ricorri al potente intercessore S. Michele. Egli avvalorerà le tue preci, avvalorerà le preghiere degli Angeli e dei Santi che sono i tuoi Avvocati, e subito scenderà su di te la conso­lazione. Le città, i paesi, i regni posti sotto la sua tutela hanno sempre sperimentato i benefici effetti della sua intercessione; le famiglie, le case, le co­munità religiose, ne predicano il continuo patrocinio.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN PROCIDA

L'isola di Procida più volte vittima della crudel­tà dei barbari, vide tre volte bruciata la Chiesa Ba­diale, costruita sulla sommità, oltre le tante depre­dazioni e schiavitù. Circa il 1535 sarebbe stata in­teramente distrutta, se il potentissimo S. Arcangelo, tutelare di detta isola, fiduciosamente invocato da quei cittadini non fosse sceso a loro difesa.

Invero con grande flotta il barbaro corsaro Bar­barossa, approdato alle acque di Procida, aveva già sbarcato numerose truppe le quali erano giunte per­sino alla porta (ora detta di ferro) di quella terra Murata, o Castello, entro cui chiusi i Procidani tutti, scoraggiati per la mancanza di mezzi, fiduciosi im­ploravano aiuto dal Cielo, e difesa da S. Michele, pro­tettore dell'Isola. Il Protettore vide la loro coster­nazione ed esaudì le loro preghiere. Quando essi stavano per cadere nelle mani barbare, ecco il Ce­leste Principe, sceso dal cielo in loro aiuto, fece ve­dere tutta la Terra Murata talmente cinta di fuoco, e fece vibrare tanti fulmini e saette, che il barbaro corsaro fu costretto non già a salpare, ma rompere le gomene e fuggire spaventato. I procidani così mirabilmente salvati dalle mani del nemico per l'aiuto di S. Michele, ogni anno in memoria della grazia ricevuta tanto il giorno 8 maggio, come il 29 set­tembre, portano in processione la veneranda imma­gine del Santo Protettore dalla Chiesa Badiale alla Chiesa Parrocchiale sino a quel luogo dove è tra­dizione che S. Michele fosse visibilmente apparso; e benedetta con l'immagine l'isola, ritornano in Chiesa, ringraziano Dio, che volle così magnificare il Cele­ste Principe.

A testimonianza di tale prodigiosa apparizione vi è nel coro di detta Chiesa Parrocchiale un gran qua­dro che rappresenta la difesa di Procida e libera­zione da' Turchi per opera di S. Michele.

PREGHIERA

O glorioso principe, S. Michele Arcangelo, ricorro a Voi che siete fedelissimo intercessore ed avvocato potentissimo. Ricordatevi sempre di me, pregate per me Gesù, Figlio di Dio « Princeps gloriosissime, Mi­ehael Arcanngele, esto memor nostri, hic et ubique semper deprecare pro nobis Filium Dei». Se Voi pregherete, le mie preghiere saranno esaudite. Se Voi pregherete per me, sarò libero dai mali di que­sta misera vita, e beato nell'eternità.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che con la pre­ghiera guidate gli uomini al cielo, pregate per me.

FIORE'T'TO

Farai una visita a Gesù Sacramentato, pregando per la conversione dei peccatori.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

 

23 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE QUALE DIFENSORE DELLA CHIESA CATTOLICA

I. Considera che S. Michele, da quando fu cro­cifisso Gesù Cristo, ha ricevuto il governo della Chie­sa Cattolica, rivestito da Dio di autorità del reggerLa e di potenza nel proteggerLa e difenderLa, - come dice S. Bonàventura. La Chiesa Cattolica si glo­ria di averLo per patrono, e tale canta nell'ufficio della festa dell'Apparizione di S. Michele. Col nome di Patrono della Chiesa L'hanno salutato i Santi Padri e Dottori: solo chi non è cattolico non può riconoscerLo per tale. Le varie regioni hanno scelto questo o quel protettore, S. Michele Arcangelo, in­vece, è il patrono della Chiesa universale, costituito da Dio stesso; per conseguenza Egli è, dopo la Ma­dre di Dio, Maria Santissima, quello che maggior­mente favorisce, regge e governa la Chiesa.

II. Considera come S. Michele Arcangelo si è di­mostrato sempre il massimo e primo difensore della S. Madre, la Chiesa Cattolica. Il demonio, che è nemico di Dio, è nemico anche della Santa Chiesa, per questo le mosse guerra fin dalla fondazione. Il demonio è quel dragone di cui parla S. Giovanni nell'Apocalisse, che ha il potere di far guerra ai Santi per togliere il culto di Dio, l'amore a Gesù Cristo, e la salvezza agli uomini - come spiega 1'Alapide. Ebbene, a difesa della Chiesa sta S. Mi­chele Arcangelo, come fu predetto dal profeta Da­niele.

Quattro specie di battaglie ha scatenato il de­monio contro la Chiesa Cattolica. La prima fu quella dei tiranni che La perseguitarono. S. Michele di­fese la Chiesa, sostenendo i fedeli nella fede, con­fortandoli nei tormenti, moltiplicando le sue energie quando già sembrava estinta. Il sangue dei martiri - scrisse Tertulliano - è un seme che feconda la Chiesa. La seconda battaglia fu quella scatenata dagli Eretici. S. Michele, illuminando i Dottori, assistendo la Chiesa nei Concili, fece risplendere la verità della fede cattolica. La terza battaglia è fatta per mezzo dei falsi cristiani, i quali con l'immo­ralità dei costumi macchiano la candida veste della sposa di Cristo. S. Michele, riavvivando nel cuore dei cristiani la virtù, rende sempre più gloriosa e lieta la S. Chiesa. La quarta battaglia sarà quella dell'Anticristo. Anche allora S. Michele difenderà la Chiesa di Gesù Cristo, riuscirà ad uccidere l'An­ticristo.

III. Considera come l'Arcangelo Michele è il cu­stode di tutta la Chiesa e di ciascun dei suoi figli sino alla fine del mondo. Egli è il governatore perpetuo di Essa, il canale per cui scendono tutte le grazie di G. C. nel corpo mistico dei fedeli. Oggi in modo particolare la S. Chiesa soffre in­sieme tutte le battaglie già descritte: ogni fedele deve invocare il braccio valoroso dell'Arcangelo di­fensore a pro della Chiesa. In questi tempi tristissi­mi, l'eresia e l'empietà protetta fanno alla S. Chiesa una terribile persecuzione, tanto più crudele, quanto più mascherata dalla ipocrisia; tutte le astuzie sono adoperate per spegnere la fede nel cuore dei fedeli e allontanarli dalla sede di Pietro, centro del Catto­licismo. Preghi ognuno, con umile fiducia il prin­cipe degli Angeli, perchè mandi le sue celesti mi­lizie a tutelare e rendere vittoriosa la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.

APPARIZIONE DI S. MICHELE A S. ERRICO LO ZOPPO

L'anno 1022, S. Errico di Baviera, detto volgar­mente lo Zoppo, essendosi recato in Italia contro i Greci, che al tempo di Basilio Imperatore d'Oriente si erano a dismisura ingrossati nella Puglia, dopo averli debellati volle trasferirsi a far visita alla Basilica di S. Michele sul Monte Gargano. Si fermò ivi alcuni ­giorni per fare le sue devozioni. Finalmente fu prese, dal desiderio di trattenersi tutta una notte nella San­ta Spelonca. Come infatti fece. Mentre egli se ne sta­va là solo in profondo silenzio ed in preghiera vide dalla parte posteriore dell'altare di S. Michele uscir due bellissimi Angeli, i quali si misero a parare so­lennemente l'altare. Di lì a poco dalla medesima par­te vide venire a coro a coro una gran moltitudine di altri Angeli, dopo de' quali vide comparire il loro ca­po S. Michele, e in ultimo con una maestà tutta di­vina si vide comparire Gesù Cristo con Maria Vergine sua Madre ed altri personaggi. Tosto Gesù Cri­sto si vide pontificalmente vestito dagli Angeli, e due altri che assistevano, uno da Diacono e l'altro Sud­diacono, che si crede fossero stati i due S. Giovanni Battista e l'Evangelista. Il Sommo Sacerdote dette inizio alla Messa in cui offrì se stesso all'Eterno Ge­nitore. A questa vista l'Imperatore rimase sbalordito, sopratutto poi quando, cantato il Vangelo il libro de­gli Evangeli fu baciato da Gesù Cristo e venne poi portato dall'Arcangelo S. Michele, per comando di Gesù Cristo all'Imperatore Errico. Si smarrì l'Impe­ratore nel vedere avvicinarsi l'Arcangelo col testo degli Evangeli, ma il S. Arcangelo lo incoraggiò a baciarlo, e poi toccandolo leggermente nel fianco, gli disse: «Non temere, eletto di Dio, alzati, e prendi con allegrezza il bacio della pace che Iddio ti manda. Io sono Michele Arcangelo, uno dei sette spiriti eletti che stanno presso il Trono di Dio; ti tocco così il fianco, perché zoppicando tu dia il segno, che nessuno di qui in avanti abbia l'ardimento di stare in questo luogo in tempo di notte tango faemur tuum, ut clau­dicando sit in te signum, quod nullus hic nocturno tempore ingrediri audeat"». Tutto ciò riferisce il Bam­bergense nella vita di S. Errico Imperatore, e si trova parimenti registrato questo avvenimento in una per­gamena della Libreria dei SS. Apostoli de' PP. Tea­tini della città di Napoli. Tutto questo lo rivelò quindi S. Errico la mattina seguente ai Sacerdoti del Tempio di S. Michele, e questa tradizione si conserva nella città del Gargano ed in tutta la Diocesi Sipontina.

PREGHIERA

O Principe gloriosissimo S. Michele, capitano de­gli eserciti celesti, debellatore degli spiriti maligni, protettore della Chiesa, liberate noi tutti che ricor­riamo a Voi nelle nostre avversità. Otteneteci, per il vostro prezioso ufficio e per la vostra degnissima intercessione, che noi profittiamo nel servizio di Dio.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, celeste colonna della Santa ed Apostolica Chiesa.

FIORETTO

Ti intratterai un quarto d'ora dinanzi a Gesù Sacra­mentato per la esaltazione e difesa della S. Chiesa Cat­tolica.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Gloria al Padre… Credo…

Primo giorno

Angelo, mio custode, fedele esecu­tore dei consigli di Dio che fin dai primi momenti della mia vita vegli alla custodia della mia anima e del mio corpo, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro degli angeli destinati a custodi degli uomini dalla divina bontà. Ti prego di preservarmi da ogni caduta nel presente pellegrinaggio, affinché l'anima mia si conservi sempre nella purez­za ricevuta per mezzo del santo battesimo. Angelo di Dio.

 

24 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO IL VICARIO DI GESU' CRISTO

I. Considera come l'amore speciale, che S. Mi­chele Arcangelo porta alla S. Chiesa, si manifesta principalmente nel proteggere, custodire e difendere il Romano Pontefice, che è il Pastore dei Pastori, il capo visibile della Chiesa, il centro del Cattolici­smo, come scrive Ruperto Abbate. Al Romano Pontefice spetta la cura di tutta la Chiesa, a Lui toc­ca procurare la salvezza di tutti i fedeli: ed ecco l'Arcangelo Michele, che ama la salvezza de' fedeli, principalmente vigile a custodire e dirigere Colui, che deve guidare i fedeli ai pascoli eterni. Se è grande lo zelo di S. Michele nel proteggere i singoli fe­deli, molto più grande è quello che ha verso Colui, che è la base della fede, il capo di tutti i credenti. Spetta a S. Michele che è il Vicario dell'Altissimo Dio, vegliare alla difesa del Vicario di Gesù Cristo in terra.

II. Considera con quale zelo S. Michele Arcan­gelo favorì e difese sempre i Romani Pontefici. Egli liberò dalle mani di Erode, dalle carceri di Geru­salemme il Principe degli Apostoli, S. Pietro. Apparve poi allo stesso in Roma, e Lo aiutò e pro­tesse contro le astute arti di Simon Mago. Da San Michele fu assistito ed avvalorato San Agapito I nell'anno 536, quando si recò in Costantinopoli per indurre Giustiniano a far allontanare l'esercito dal­l'Italia. Il S. Pontefice, prima di partire per Costan­tinopoli volle implorare la protezione di S. Michele, andando al suo santuario di monte Gargano; e il S. Arcangelo L'aiutò tanto da convertire Giustiniano alla fede Cattolica, resistere con coraggio all'impe­ratrice Teodora, la quale favoriva gli Scismatici, e salvare Roma. Protesse S. Gregorio Magno nel fla­gello della peste dell'anno 590. Aiutò Leone IX contro i Normanni; usurpatori delle terre Pontificie, i quali, benchè vittoriosi, si umiliarono ai suoi piedi e restituirono le terre usurpate. Custodì e difese il Papa Callisto II, il quale, proprio nel giorno festivo di S. Michele, il 29 settembre, ebbe dall'Imperatore la promessa della pace per la Chiesa. S. Michele ten­ne tanto saldi e fermi nella fede i Romani Pontefici, che nessuno di essi errò mai e conservarono tutti sempre intatto nella sede di Pietro il deposito della fede.

III. Considera con quale affetto e venerazione i Sommi Gerarchi della Chiesa Romana onorarono San Michele per meritare la sua protezione. S. Gelasio Papa volle andare personalmente a vedere le mera­viglie della Grotta del Gargano, istituì le due so­lennità di S. Michele, la prima 1'8 maggio per fe­steggiare l'Apparizione, l'altra il 29 settembre per la dedicazione di detta Basilica, aggiunse alcune pa­role nel prefazio della Messa in lode degli Angeli e compose gli inni dello Uffizio di San Michele, Alessandro III visitò il celeste Principe sul Garga­no, e ottenne la vittoria contro Barbarossa.

Bonifacio II volle onorato in Roma S. Michele, erigendogli un Tempio somigliante alla grotta del Gargano. Ora che la Chiesa è tanto angustiata, mi­nacciata e perseguitata, facciamo tutti ricorso al suo celeste difensore, perchè si degni con favori spe­ciali confortare e consolare il Vicario di Gesù Cri­sto in terra, il successore di S. Pietro, il Romano Pontefice felicemente Regnante.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN FRANCIA

Stava la Francia - non solo in punto di perdersi, avendo gli inglesi guadagnato con la forza delle armi la maggior parte di quel Regno, ma essendo fuggito il re Carlo, ormai non aveva più rimedio umano. Ma lo trovò nel patrocinio di S. Michele, il quale ap­parve alla giovinetta Giovanna d'Arco e le comunicò tanto valore e fortezza, che a dire di Bozio (de rebbellic. c. 8) superò il valore di quante amazzoni ebbe il mondo. Questa giovinetta aiutata da S. Michele, ricuperò il Regno di Francia scacciandone i nemici inglesi; e perché si conoscesse chiaramente, che la vittoria era opera di S. Michele, il celeste Principe fece sì che agli otto di maggio, giorno in cui la Chie­sa celebra l'apparizione dell'Arcangelo di Dio sul Gargano, gli inglesi sgombrassero Orleans da essi oc­cupata.

PREGHIERA

O potente principe S. Michele Arcangelo, pro­tettore della Chiesa Cattolica e speciale difensore del Vicario di Gesù Cristo, a Voi, dopo la SS. Trinità e la Santissima Vergine, sono rivolte le nostre spe­ranze nei tempi difficili che affliggono il successore di S. Pietro. Mandate i vostri Angeli ad illuminarLo, confortarLo e sostenerLo nella tremenda guerra, che il nemico infernale muove contro di Lui. Fate che il cuore del Sommo Pontefice sia allietato nel ve­dere che fiorisce la giustizia e la pace in mezzo ai fedeli e tra le nazioni, che si dilatano i confini della fede, che aumentano le opere buone a maggior glo­ria di Dio.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete l'operaio della Vigna del Signore, custodite il Romano Ponte­fice, Capo della Chiesa Cattolica.

FIORETTO

Ti iscriverai alle Opere missionarie per la propagazione della Fede.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Secondo giorno

Angelo, mio custode, affezionato compagno e unico vero amico che sempre e ovunque mi accompagni, ti saluto e ti rin­grazio, insieme a tutto il coro degli arcange­li eletti da Dio ad annunziare cose grandi e misteriose. Ti prego di illuminare la mia mente per farmi conoscere la divina volontà, e di muovere il mio cuore per farmi vivere sempre conformemente alla fede che profes­so, così da ricevere il premio promesso ai veri credenti.  Angelo di Dio.

 

25 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NEL DIFFONDERE LA PACE

I. Considera come S. Michele Arcangelo è chia­mato dalla Chiesa Angelo della Pace. E' l'An­gelo ella pace, perché dà là pace e la serenità alle anime, costringendo gli spiriti maligni ad allonta­narsi da esse. Tre nomi usa la Chiesa, lodando San Michele: Capitano degli eserciti del Signore, An­gelo della vittoria ed Angelo della Pace, ma tutti e tre questi nomi convengono ad un medesimo ef­fetto, perchè solo col combattere contro i demoni e col vincerli, ottiene la pace. A quale altro più che a S. Michele è dovuto questo bel titolo di operatore di pace? Pacificò i cieli, scacciandone gli Angeli ribelli, che avevano turbato con la ribellione e la guer­ra la serenità del Paradiso.

Io Vi ammiro e Vi saluto, o gran principe di pace S. Michele!

II. Considera come S. Michele pacifica l'uomo con Dio. La Chiesa ce Lo rappresenta innanzi al trono della divina misericordia in atto di chiedere con va­lide preghiere misericordia e perdono per l'uomo. Quest'ufficio di placare lo sdegno di Dio e di implo­rare perdono ha per effetto la pace e riconciliazione dell'uomo con Dio. Il suo cuore che è pieno di cle­menza e pietà, non sa desiderare e volere altro che la pace dell'uomo,con Dio, e perciò impegna il suo amore a far sì che l'uomo detesti le sue colpe, pre­gando nello stesso tempo Dio a deporre la sua col­lera. Così, mediante la sua orazione efficacissima, ottiene la riconciliazione e la pace. Oh carità eccelsa del glorioso Principe!

III. Considera come il celeste Serafino ama e pro­cura la pace nelle case e nelle famiglie. Come non potè soffrire la discordia nel cielo, così non può ve­dere il cuore dell'uomo in agitazione, non può ve­dere inimicizie o discordie tra i parenti e tra le famiglie: i suoi pensieri sono di pace. Chi desidera perciò la pace e la concordia nella sua famiglia, tra i suoi parenti, invochi l'aiuto del S. Arcangelo e Lo preghi con tutta la fede.

Dice S. Lorenzo Giustiniani : «Abbi, o cristiano, questo serafico Principe della celeste milizia per tuo principale Protettore, per tutelare e difensore del­l'anima tua, della tua casa, della tua famiglia, e pregaLo, che mantenga sempre nel tuo cuore la cal­ma, la serenità, e la pace, e che, dopo averti santi­ficato, ti renda meritevole di godere con Lui la pace e la gloria eterna».

APPARIZIONE DI S. MICHELE NEL PORTOGALLO

Il Regno di Portogallo era molto afflitto da' Mori di Andalusia a motivo della crudeltà di Alberto Re barbaro di Siviglia. Quando però il Re di Portogallo D. Alfonso Enriquez fece ricorso a S. Michele, fu dal celeste Arcangelo mirabilmente aiutato. Infatti nel­l'attaccare la battaglia, i portoghesi dopo avere invo­cato S. Michele, sperimentarono il suo miracoloso aiuto, ed avvenne che nessun portoghese perisse, e nessun moro restasse più in quel regno. Perciò il Re di Portogallo, D. Alfonso Enriquez, e Lodovico XI Re di Francia istituirono due Ordini Militari di S. Mi­chele, ciascuno nel suo regno nella certezza che sotto la protezione di quel principe delle milizie Angeliche sarebbe sempre pronta la vittoria.

PREGHIERA

O glorioso S. Michele Angelo della Pace, Angelo della vittoria, Principe di Carità, a Voi ricorro sup­plichevole per implorare la vostra efficacissima in­tercessione presso la divina bontà. Pregate, o poten­tissimo mio avvocato, ed ottenete al mio cuore la pace: mediante la vostra assistenza, confido di ve­der sempre la pace nella mia famiglia e spero che le vostre orazioni ottengano alla Chiesa la deside­rata vittoria e tranquillità.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete l'operatore della vittoria e l'Angelo della pace, pregaTe per la nostra pace e salvezza.

FIORETTO

Farai una mortificazione della gola o degli occhi.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Terzo giorno

Angelo, mio custode, sapiente maestro che non cessi mai d'insegnare la vera scienza dei Santi, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro dei Principati, desti­nati a presiedere agli spiriti minori. Ti prego di vigilare sui miei pensieri, sulle mie paro­le e sulle mie opere perché, conformandomi in tutto ai tuoi salutari insegnamenti, non perda mai di vista il santo timor di Dio, prin­cipio unico ed infallibile della vera sapienza. Angelo di Dio.

 

26 settembre

GRANDEZZA, DI S. MICHELE NELL'OTTENERE AI FEDELI LA PREDESTINAZIONE

I. Considera come S. Michele Arcangelo ama, tal­mente i suoi devoti che ottiene loro la predestina­zione. La Chiesa lo chiama Signifero di salute: - Michael, salutis Signifer - non solamente perchè porta la Croce, segno della nostra Redenzione e sal­vezza, ma anche perchè Egli suggella in maniera invisibile le anime elette, perchè non siano colpite dalla dannazione. Tale lo descrive S. Giovanni nel­l'Apocalisse, quando lo vide scendere dall'Oriente col sigillo di Dio in mano, e gridare ai quattro Angeli che dovevan far danno alla terra ed al mare, di non far alcun male fino a quando non avesse se­gnato i servi di Dio in fronte. Egli segna gli eletti col sigillo della predestinazione. Come l'Anticristo segna i suoi seguaci, così l'Arcangelo Michele segna i predestinati. Prega il S. Arcangelo che imprima anche sulla tua fronte il segno della predestinazione.

II. Considera come S. Michele, essendo più vici­no al trono di Dio, riceve dalla Santissima Trinità le grazie che deve comunicare alle anime elette per conseguire l'eterna predestinazione. Come spiega San Bonaventura, ci mette ostacoli nel male, oppure resistenze ai nostri nemici, ne respinge gli sforzi, ci illumina ed eccita alla penitenza, prega ed ottiene le grazie, rinforza, conferma e conforta nell'eserci­zio delle virtù, rivela i misteri del cielo, infiamma i cuori di celesti desideri, porta le nostre buone o­pere e meriti nel cospetto di Dio, ed introduce gli eletti nel cielo. A S. Michele non manca la potenza di farci vincere il mondo, la carne, il demonio, che sono i tre nemici della nostra anima. Al suo co­mando ubbidisce tutto il creato, come già in cielo Dio volle trionfare su Lucifero per suo mezzo. Se la Chiesa dice che la preghiera di S. Michele conduce gli eletti al Cielo, chi mai l'ha invocato e non si è salvato?

III. Considera, o cristiano, che una delle maggiori angustie che desola il cuore dell'uomo, per quanto giusto egli sia, è appunto il non sapere con cer­tezza di appartenere al numero de' predestinati. Ora, se è certo che vi è un decreto di predestinazione, se è certo che il numero degli eletti è fissato, altret­tanto è incerto per l'uomo se il suo nome sia scritto o no nel libro della vita. Iddio ha riservato a sè una tale conoscenza, e senza una speciale rivelazione non si può sapere con certezza di fede. Per tal motivo si legge nelle vite dei Santi,,per quanto consumati nella virtù ed adorni della più eroica santità, che tremavano a tal pensiero. Tra gli altri segni però che i Teologi danno per una morale certezza della predestinazione, c'è appunto una speciale devozione a San Michele Arcangelo: Egli è l'aiuto delle anime elette. Se dunque tu brami l'eterna salvezza, ama e venera con speciale affetto il celeste Serafino, procura di onorarLo con la santità di costumi: sfor­zati di venerarLo con la imitazione delle virtù, del­l'umiltà, mansuetudine, ubbidienza, purezza ed amo­re verso Dio ed il prossimo. Prometti di non far passar giorno senza riverirLo, invocarLo, ed onorar­Lo; Egli ti aiuterà nel difficile viaggio di questo mon­do, e poi introdurrà l'anima tua nel Paradiso.

APPARIZIONE DI S. MICHELE A S. GALGANO EREMITA IN SIENA

Al tempo dell'Imperatore Federico nacque in Sie­na un certo di nome Galgano, il quale era dedito alle dissolutezze. A lui apparve due volte S. Michele in sogno avvisandolo che cambiasse vita, e si facesse soldato di Cristo. Ripeté il S. Arcangelo la terza volta l'avviso; ma la madre ed i parenti tentarono di di­stoglierlo da questo intento, offrendogli per accasarsi una moglie molta bella e facoltosa. Persuaso da' suoi, cavalcò per andare a vedere la sua sposa; ma il ca­vallo ad un certo punto si arrestò e non volle più fare un passo avanti. Mentre Galgano premeva for­temente lo sprone affinché il cavallo proseguisse il cammino venne a conoscenza che un Angelo gli tratteneva il passo. A questo prodigio il cavaliere cambiò proposito e ritirandosi in una solitudine ivi condusse una vita celeste, in continui digiuni, au­sterità ed orazioni. E dopo un anno di vita rigorosa, fu chiamato alla gloria del cielo con udire queste dolci parole: «Basta oramai quello che hai faticato; tempo è già che tu godi il frutto di quel che hai se­minato». Ed allora subito spirò all'età di 33 anni nel 1181. La sua santità risplendette di molti miracoli in vita, ed in morte.

PREGHIERA

O potentissimo principe, amabile S. Michele, Vi lodo e Vi benedico per tanta potenza, di cui Dio Vi ha arricchito, e Vi prego di annoverarmi tra i vostri servi. Ottenetemi dal misericordioso Iddio la grazia di servirLo sempre fedelmente: assistetemi con la vostra protezione e fatemi forte specialmente con­tro le tentazioni dell'inferno, in modo che un giorno venga con Voi a godere per sempre Dio nel Paradiso.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; imprimete nell'anima mia il segno dalla Predestinazione.

FIORETTO

Non parlerai male di nessuno; e se ti accorgerai di aver mancato ne farai pronta riparazione.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Quarto giorno

Angelo, mio custode, amorevole guida che con miti rimproveri e con continue ammonizioni mi inviti a riscattarmi dalla colpa, ogni qualvolta per mia disgrazia vi sono caduto, ti saluto e ti ringrazio, insieme al coro delle Potestà destinate a frenare il demonio. Ti prego di svegliare l'anima mia dal letargo della tiepidezza in cui vive tutto­ra per resistere e trionfare su tutti quanti i nemici.                                                      Angelo di Dio

 

27 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE VERSO I MORIBONDI

I. Considera quanto sia grande la carità del ce­leste principe nell'aiutare i suoi devoti, specialmen­te in punto di morte. Dio gli ha dato potere su tutte le anime prossime a partire da questa vita. La Santa Chiesa due volte l'anno celebra la festività di S. Michele, 1'8 maggio, e il 29 settembre, cioè in primavera ed in autunno, a significare quasi - co­me spiega S. Bonaventura - che il S. Arcan­gelo protegge i suoi devoti in vita ed in morte.

S. Pantaleone Lo chiama visitatore degli infermi quando i parenti non possono aiutarci, gli amici ci abbandonano, le ricchezze a nulla valgono, allora viene San Michele a visitare, confortare, consolare, aiutare i suoi servi.

II. Considera quanto è terribile il punto della morte per la violenza con cui il Demonio viene ad assediare l'anima, che è sul punto di partire da que­sta terra. Viene con le più gagliarde tentazioni per dare l'ultimo colpo, ai suoi spaventi, raddoppia gli assalti, chiama i suoi compagni in aiuto, si impegna in una guerra crudele per far eternamente perdere quell'anima. Viene tentato il moribondo ora di dif­fidenza, ora di disperazione, ora di vanità, ora di superbia. Chi potrà capire che terribile momento sarà quello, se anche i più grandi Santi hanno tre­mato? Tremò un S. Ilarione che aveva fatto set­tanta annidi rigorosissima penitenza? Che sarà di te, o cristiano? Sia lode al misericordioso Iddio, che affidò a S. Michele l'incarico di aiutare i fedeli a superare i pericoli di quel tremendo combattimen­to! A Lui rivolgiti spesso e pregaLo che nel punto della morte venga in tua difesa.

III. Considera che la carità del principe degli Angeli verso i suoi fedeli è tanto grande che spesso, per render la loro morte santa e buona, li ha av­visati e preparati a ben morire. Stava gravemente infermo S. Vilfrido, gli apparve S. Michele, e dopo averlo miracolosamente: guarito, gli disse che sareb­be morto tra quattro anni. Si narra pure di S. Cu­duallo che fu avvisato da S. Michele del punto del­la morte dieci anni prima. All'anacoreta Frontosio promise S. Michele di venire in sua difesa in punto di morte in compagnia di molti Angeli. Chi non amerà il S. Arcangelo, che tanti benefici dà in vita ai suoi servi, e tanti aiuti porge specialmente nel punto della morte? Procura di onorarLo con fre­quenti ossequi e con una vita intemerata affinchè, in punto di morte, quando anche i più cari parenti non ti potranno aiutare, Egli venga in tuo aiuto, ti difenda dai demoni, e porti l'anima tua al Cielo.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN FRANCIA

Riferisce il Patriarca di Gerusalemme Ximenes (1-5 c. 28), ciò viene riportato dall'Arcivescovo di To­ledo Grazia de Loaisa nella sue note ai Concili di Spagna, che vegliando un Santo Vescovo in una Chie­sa di S. Michele in Francia, vide in ispirito venire all'altare del S. Arcangelo gli Angeli Custodi dei Regni di Spagna, Francia, Inghilterra e Scozia, e con­ferire con Lui sul poco frutto che cavavano dalle loro cure nella custodia e tutela di quei Regni, poiché né i benefici riformavano i loro cattivi costumi, né le minacce li deviavano da' loro peccati, domandarono perciò al S. Arcangelo che domandasse a Dio quello che avevano da fare con tali Provincie. Allora il Sovrano Arcangelo rispose riferendo loro molte cose da parte di Dio annunziando quello che sarebbe stato di quei Regni e dei loro re e che Dio pe' loro grandi peccati li avrebbe castigati. E rispondendo agli An­geli di Spagna, disse loro, che per dissimularsi in quelli le orribili empietà verso i Mori, che seco ave­vano per cagione degli interessi loro, avrebbero patiti molto disagi e travagli, e che col tempo avrebbero conosciuto i loro tradimenti e malvagità e li avreb­bero da tutti i loro Regni distaccati. Tanto pronun­ciò S. Michele, e si verificò poi, quando nel Regno di Filippo III avvenne l'espulsione dei Mori nel 1611 cioè 299 anni dopo che S. Michele l'aveva rivelato agli Angeli Tutelari di quel Regno.

PREGHIERA

O gloriosissimo principe, S. Michele Arcangelo, venite in mio soccorso nel punto tremendo della mia morte. DegnateVi assistermi nell'ultima agonia, difen­dendomi in quel combattimento, perchè l'anima mia non perisca nel formidabile giudizio di Dio.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete stato co­stituito principe da Dio nel ricévere tutte le anime, accogliete anche la mia nell'ora della morte.

FIORETTO

Bacerai le piaghe di Gesù Cristo, dicendo: «Nelle Tue ma­ni, o Signore, raccomando il mio spirito».

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Quinto giorno

Angelo, mio custode, potente difensore che facendomi assiduamente scor­gere le insidie del demonio negli inganni del mondo e nelle lusinghe della carne, me ne faciliti la vittoria ed il trionfo, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro delle Virtù, destinate da Dio ad operare miracoli e a spingere gli uomini sulla strada della santità. Ti prego di soccorrermi in tutti i pericoli e di difendermi in tutti gli assalti, affinché possa camminare sicuro nella pratica di tutte le virtù, specialmente dell'umiltà, della purez­za, dell'obbedienza e della carità, le più care a te, e le più indispensabili alla salvezza. Angelo di Dio.

 

28 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELL'AIUTARE LE ANIME PURGANTI

I. Considera come la carità grande di S. Michele Arcangelo verso i suoi devoti non termina con la vita su questa terra, ma si estende anche a loro sol­lievo quando vanno nel Purgatorio per soddisfare interamente la divina giustizia. Canta la Chiesa nel­l'Ufficio, che Dio consegna a S. Michele le anime sante per introdurle nella patria celeste. Egli deve farle uscire da quel carcere appena sono pie­namente purificate e da quel luogo di tenebre intro­durle nella luce santa. Durante il tempo che le anime benedette si trovano condannate a purificarsi in quel fuoco divoratore, S. Michele interpone i suoi cospicui meriti a loro vantaggio ed ottiene dal mi­sericordioso Dio la facoltà di richiamare le anime dal luogo dei tormenti alla patria della felicità eterna.

II. Considera quanto è salutare per le anime pur­ganti l'intercessione di S. Michele da ciò che av­venne al giovane Willelmo, come narrano alcuni au­tori. Apparve la sua anima, dopo morte, ad un mo­naco assai devoto, dicendogli che non avrebbe po­tuto vedere Dio, fino a quando non si fossero ri­volte preghiere per lui a S. Michele. Pregò il mo­naco e invitò anche altri a pregare S. Michele: l'a­nima di Willelmo potè subito entrare in Paradiso.

Le anime devote di, questo santo principe del Pa­radiso sono felici anche dopo la morte, cadute che siano nel Purgatorio: sanno difatti con certezza che Egli le aiuterà. Oh quanti titoli e motivi per amare e venerare sì eccelso principe!

III. Considera o cristiano, quanto è facile cadere nel Purgatorio, quanto penosa la dimora, e quanto difficile esserne liberato. Un fallo, una curiosità, una parola oziosa ci rendono rei di quel fuoco! E poi, quali e quanti sono i tormenti delle anime purgan­ti? Quel fuoco è assai più tormentoso di tutte le pene che l'uomo può patire in questa vita. Tutti i mali e tormenti di questo mondo sono un niente a confronto di una fiamma sola del Purgatorio, dal quale non si esce se non si è pienamente purificati. Che sarà di te, che ogni giorno ti carichi di difetti e fai volentieri peccati veniali? Chissà quanto lun­go e penoso dovrà essere il tuo Purgatorio! Ricor­ri al tuo celeste Benefattore, e pregaLo che dopo morto venga presto a consolarti e liberarti dalle pene del Purgatorio.

APPARIZIONE DI S. MICHELE NELLA LUCANIA

Nella Lucania più volte si è degnato apparire S. Michele Arcangelo, di modo che colà in molti luoghi Egli viene onorato anche con concorso di pellegrini. In modo particolare forma affetto di venerazione la Spelonca detta volgarmente Pittari, ma propriamente Pietraro nella Diocesi di Policastro, in cui ad onore di S. Michele si vede in pietra a bassorilievo scolpita la sua effigie con intorno alcuni caratteri greci consunti, ben chiaro indizio della sua antichità. Questa è pro­vata anche dal fatto che Guaimario III, Principe di Salerno fin dal secolo XI per assicurare il servizio di quel santuario, ove continui miracoli venivano com­piuti da Dio per la intercessione di S. Michele, fondò sulla sommità di detto monte un Monastero di Bene­dettini con una Chiesa dedicata a S. Michele Arcan­gelo, la quale sola oggi è ancora in piedi col titolo di Badia.

PREGHIERA

O gloriosissimo principe, S. Michele Arcangelo, degnateVi accogliermi sotto il vostro potente patro­cinio. Voi siete il mio avvocato; il padre, il consola­tore, il mio sollievo. Deh ! per la vostra serafica ca­rità non vogliate abbandonarmi nè in vita, nè in mor­te, nè dopo la morte. Siate il mio liberatore dalle fiamme del Purgatorio; qualora però avessi a cadere in quel fuoco, venite presto in mio aiuto, e porta­temi con Voi a godere Dio nel cielo.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; che conducete le anime nella luce santa.

FIORETTO

Farai applicare una S. Messa a pro delle anime pur­ganti devote di S. Michele oppure ascolterai la Messa e farai la S. Comunione per esse.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Sesto giorno

Angelo, mio custode, consiglie­re ineffabile che nei modi più vivi mi fai sempre conoscere la volontà di Dio e i mezzi più opportuni per realizzarla, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro delle Dominazioni elette da Dio a comunicare i suoi decreti e a darci la forza di dominare le nostre passioni. Ti prego di liberare la mia mente da tutti i dubbi importuni e da tutte le pericolose perplessità, affinché, libero da ogni timore, assecondi sempre i tuoi consi­gli, che sono consigli di pace, di giustizia e di sanità. Angelo di Dio.  

 

29 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA POTENZA CONTRO L'ANTICRISTO

I. Considera come la guerra che il demonio co­minciò contro Dio nel cielo e che prosegue sulla terra, non terminerà che con la fine del mondo; al­lora, anzi, sarà più terribile, perchè il demonio, sa­pendo che gli resta poco tempo, susciterà una tri­bolazione così grave contro i fedeli - dice N. S. nel Vangelo - quale non fu mai da quando il mondo esiste. Allora verrà l'Anticristo, il quale cercherà con i prodigi fatti con l'aiuto dei demoni di indurre eventualmente in errore anche gli eletti. Avverran­no diserzioni ed apostasie dappertutto: la fede già languida dei cristiani verrà meno per la persecu­zione e rimarranno pochissimi costanti nella fede, i quali saranno martirizzati dall'Anticristo. Egli si fa­rà adorare come Dio, e molti sedotti gli crederanno.

II. Considera come S. Michele, costituito da Dio qual principe della Chiesa, non potrà mancare di difenderla contra la fiera ed empia guerra dell'An­ticristo che sarà strumento principale del demonio contro di essa. Potrà allora la Chiesa ripetere con Davide «nessun altro in questa fiera lotta mi aiuta, se non il Principe Michele». E come nella per­sona dell'Anticristo il demonio riunirà tutta la sua malizia, così allora S. Michele spiegherà tutto il suo zelo in difesa dell'onore di Dio, di Gesù Cristo e della Chiesa.

III. Considera, o cristiano, quanto è grande la potenza di S. Michele Arcangelo, e quanto sublimi sono i trionfi di questo celeste guerriero: corri pure a rifugiarti sotto le ali di sì potente capitano, e non cessare di pregarLo che ti liberi dalla seduzione di altri anticristi, che non mancano in questi tempi d'iniquità. Quanti tra i cristiani stessi spargono mas­sime erronee contro la sana morale del Vangelo, contro la disciplina della Chiesa! Quanti seminano errori e seducono le anime incaute! Quanti con i loro cattivi esempi trascinano le anime alla per­dizione! Ricorri al celeste guerriero e pregaLo che non cessi d'illuminare la tua mente perchè non cada mai in errore e di munire il tuo cuore perchè, no­nostante tanta corruzione. e malizia dei tempi, ri­manga sempre puro e fervoroso nell'amore di Dio. PregaLo inoltre che renda gloriosa la Chiesa di Ge­sù Cristo col farla sempre riuscire vittoriosa sulle eresie che si spargono e sul malcostume che signo­reggia.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN BASILICATA

Famosa la Grotta di S. Angelo a Fasanella, un tempo feudo dei Signori Galeota, sia che si consideri la bellezza naturale del luogo, o l'ampiezza del mae­stoso edificio, o il meraviglioso avvenimento ivi acca­duto mentre Manfredi Principe dell'antica città di Fasanella un giorno era intento alla caccia, avendo sciolto un falcone, questo subitamente entrò nella cavità di un colle, e poiché di la più non usciva, spinse il Principe ad accostarsi per vedere cosa mai ivi si nascondesse. Questi essendosi avvicinato udì canti soavissimi, che lo riempirono di meraviglia, scossosi di qui, come destato da un sogno piacevole, s'avviò frettolosamente verso la città, e dopo avere manifestato il prodigio, determinò di andarci di nuovo nel giorno seguente insieme al Clero e al popolo. E così fece. Ma appena giunse sul luogo, il falcone tutto festante sì posò sulle sue mani. Fatta poi dila­tare la buca, si scoprì una meravigliosa spelonca nel cui fondo si vide un Altare eretto in onore di S. Mi­chele, il che fece versare lagrime a tutti gli astanti per l'allegrezza. Questa sacra Grotta d'allora in poi non solo fu tenuta in somma venerazione dalla popo­lazione del luogo ma diventò famosa meta di pelle­grinaggi dalla Spagna, dalla Francia e da altre Na­zioni, anche orientali tanto che l'Ughelli ne parla con non minore lode di quella del Gargano.

PREGHIERA

E' necessario che la vostra potente destra, o vit­torioso guerriero del cielo, intervenga a difendere la S. Chiesa che il Demonio, per mezzo dei suoi seguaci, veri anticristi, non cessa di disprezzare, in­sultare, amareggiare e perseguitare. A Voi, o po­tente Arcangelo, è stata affidata la navicella di Pie­tro. Aumentate la fede, rinvigorite la speranza, per­fezionate la carità dei fedeli perchè possano resistere a tutti gli sforzi dei nemici di Gesù Cristo, ed es­sere sempre vittoriosi nella fede.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete il Mini­stro del Signore degli Eserciti, il tutore della fede dei cristiani, difendetemi dai nemici della fede.

FIORETTO

Mortificherai la superbia con atti di mortificazione in­terna ed esterna.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Settimo giorno

Angelo, mio custode, zelante avvocato che con incessanti preghiere rivol­te al cielo, intercedi per la mia eterna salvez­za e allontani dal mio capo i meritati casti­ghi, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro dei Troni eletti a sostenere il soglio dell'Altissimo e a stabilire gli uomini nel bene. Ti prego, nella tua carità, di conceder­mi il dono inestimabile della finale perseve­ranza, affinché nella morte trapassi felicemente dalle miserie dell'esilio terreno alla gioia eterna della Patria Celeste. Angelo di Dio. 

 

30 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA POTENZA NEL GIUDIZIO FINALE

I. Considera come la grande carità di S. Michele Arcangelo verso i fedeli si eserciterà anche nel fi­nale giudizio, quando presenterà i predestinati al Cielo. Al suono della tromba di Michele, si sve­lerà il mistero della glorificazione degli eletti e della dannazione dei reprobi. Allo squillo di questa trom­ba, ultima dopo le sette che avranno pronun­ziato il giudizio, tutti i morti risorgeranno. Oh che grande autorità! Che voce onnipotente, la quale ri­suonerà per tutti i quattro venti, e scenderà sino nel centro della terra ! I sepolcri spalancati vomiteranno le ceneri sparse e le anime riprenderanno il loro corpo.

II. Considera come allora da Gesù Cristo Giudice saranno solennemente approvate e confermate le sentenze di vita o di morte, già proferite nel giu­dizio particolare di ciascuno. Poi, qual capitano ge­nerale degli eserciti del Signore e Vessillifero, come Lo chiama la Chiesa, verrà Michele a segnare sulla fronte di tutti gli eletti il segno della eterna predestinazione. Infine, coadiuvato dagli Angeli, se­parerà i reprobi dagli eletti  farà collocare i cattivi alla sinistra, gli eletti alla destra, e darà loro le palme in mano in segno della compiuta vittoria.

III. Considera come nel giudizio universale spet­terà al gloriosissimo S. Michele ricreare gli eletti con la favorevole sentenza dell'eterna gloria. Sve­lerà loro la sentenza del Divin Giudice: «Venite, o benedetti dal Padre mio, a possedere il regno pre­parato per voi fin dalla costruzione del mondo». Egli sarà - come dice Origene - il procuratore della vigna del Signore, cui spetta, terminata la vita umana, dare ai Santi la mercede per le loro buone opere. Consolati, o fedele, perchè S. Michele è speciale protettore ed avvocato dei predestinati; procura di servirLo, amarLo ed onorarLo, e un giorno verrà a porre sul tuo capo la corona della gloria.

APPARIZIONE DI S. MICHELE AL DUCA DI SINIGALLIA

Il Vescovo Equilino scrive, che stando Sergio Du­ca di Sinigallia ammalato di lebbra, ed avendo speso gran somma di denaro in medici e medicine, senza risultato, perdette la speranza di guarigione. Gli ap­parve allora S. Michele due volte, dicendogli che se voleva guarire, andasse a visitare la sua Chiesa in Brendal. Rispose il Duca che ignorava dove si tro­vasse tale Chiesa. «Non importa, rispose il Gloriosis­simo Arcangelo appresta tu una nave, che colà ti guideranno gli Angeli ». Così fece, e nello spazio di un giorno e di una notte, un vento prospero lo con­dusse nel monastero di Brendal, come altri dicono, Brindolo, sul litorale Adriatico. Non sapeva il Duca né la sua gente quale fosse il luogo dove era approdato; ma informato dalla gente della terra, trovarono che quello era il luogo indicato da S. Michele, dove vi era quel sacro Tempio a lui dedicato. Il Duca e tutta la sua gente andarono al Tempio a piedi scalzi, ed appena furono giunti alla porta, egli si trovò li­bero dalla lebbra ed entrò nella Chiesa con perfetta sanità. Ed egli poi e la Duchessa sua consorte resta­ron tanto obbligati al S. Arcangelo, che determinaro­no fermarsi quivi per servire Dio, ed onorare il glo­rioso Patrono, dopo avere assegnata, metà dei loro be­ni ai poveri, e l'altra metà al culto di S. Michele (M. Nauc. lib. 3, cap. 13 presso Nieremb, cap. XXIV).

PREGHIERA

O principe gloriosissimo, per la vostra serafica ca­rità non vogliate abbandonarmi, ma fatemi degno della vostra speciale assistenza. Siate il mio avvo­cato e consolatore nel tremendo giorno del giudizio innanzi a Dio, e conducetemi con Voi nel Cielo a godere la sua bella presenza, e ad inebriarmi delle sue eterne delizie.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete addetto alla vigna del Signore, annumeratemi tra il Coro dei giusti nel Regno dei Cieli.

FIORETTO

Darai l'elemosina ai poveri.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Ottavo giorno

Angelo, mio custode, conso­latore benigno che con soavi ispirazioni mi conforti in tutti i travagli della vita presente e in tutti i timori della futura, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro dei Cherubini che, pieni della scienza di Dio, sono eletti ad illuminare la nostra ignoranza. Ti prego di assistermi, con particolare solle­citudine e di consolarmi sia nelle difficoltà presenti sia nei tormenti futuri; affinché rapito dalla tua dolcezza, riflesso di quella divina, distolga il cuore dalle fallaci lusinghe terrene per riposare nella speranza della futura felicità. Angelo di Dio.  

GRANDEZZA DI S. MICHELE NEL NOME

I. Considera come il nome di S. Michele Arcan­gelo è mirabile. Quando Manue, padre di Sansone, Lo interrogò, l'Angelo rispose: Il mio nome è mi­rabile. E veramente mirabile è il nome di San Michele, in qualunque modo s'interpreti. In primo luogo può significare due cose che sembrano con­trarie, cioè Umiltà di Dio e Castigo di Dio. Può significare Umiltà di Dio per la somma degnazione con cui S. Michele si volge ai piccoli e ai tribolati, amando gli umili e sollevando i pusillanimi. Può significare anche castigo di Dio per il terrore che incute ai superstiti, come la interpreta S. Panta­leone. Tale è S. Michele. Egli si abbassò a consolare Adamo peccatore, a confortare Giacobbe, a nu­trire ed incoraggiare Elia, a custodire Daniele tra i leoni, ma fu anche il terrore di Satana e il vin­citore dei demoni.

II. Considera quanto è mirabile e misterioso il nome di S. Michele che può significare anche Dife­sa. Egli con la sua presenza e protezione consola tutti, difende dai demoni con sovrana efficacia, aiuta con immense possibilità, non si ritira mai dal pre­stare soccorso a chi lo domanda. L'invocano i pic­coli, l'invocano i deboli e gli umili: a tutti il glo­rioso Arcangelo porge il suo braccio.

III. Considera come la significazione propria del nome di Michele è : Quis ut Deus? Chi è come Dio? Ciò esprime la sua grande umiltà in tanti doni di natura, di grazia e di gloria. Pur essendo Egli lo Spirito più nobile di tutti gli Spiriti, si sti­ma come un nulla innanzi a Dio, é con tale umilia­zione glorifica ed esalta Dio, dicendo insieme a Da­vide: «Quanto ho e posseggo, o Signore, mi spinge a dire che nessuno può rassomigliare a Voi». Impara, o cristiano, a venerare il nome di Michele procura di pronunziarlo con rispetto e con fiducia, ogni volta che il demonio ti minaccia o la tribo­lazione ti angustia, e ne sperimenterai mirabili ef­fetti.

APPARIZIONE DI S. MICHELE IN VARI LUOGHI

Nella Turingia a S. Bonifacio Apostolo di quelle parti, mentre combatteva alcuni eretici, apparve S. Michele Arcangelo con la Croce incoraggiandolo alla difesa della cattolica dottrina; in suo onore S. Boni­facio fece edificare un sontuoso tempio.

Nell'Austria apparve S. Michele alla B. Benve­nuta, la quale si adoperò a riaccendere la divozione verso il celeste Principe là dove si andava estin­guendo.

Nella Svezia apparve S. Michele Arcangelo a S. Brigida e l'indusse con sua figlia Catenina a recarsi sul Gargano ove sentì i canti angelici.

Nella Fiandra apparve ad un santo Vescovo affin­chè questi gli edificasse una chiesa; là S. Michele vie­ne molto venerato per i molti miracoli da lui com­piuti.

Nella Polonia apparve chiaramente in sogno a Lesco Negro Duca di Cracovia e di Sandomiria e lo confortò assicurandogli la vittoria contro gli Jacziuin­ci e i Lituani. E così avvenne. Infatti dopo averli inseguiti mise a morte quasi tutti i primi, ed i secondi in gran parte perirono per i vari disagi, si uccisero da se stessi, ma dei polacchi nessuno peri, cosicché S. Mi­chele fu proclamato speciale protettore di quel Regno.

In Ungheria apparve S. Michele sotto Belisario e promise e diede trionfo e vittoria ai cristiani con la sconfitta del poderoso esercito di Maometto II, impe­ratore dei Turchi.

PREGHIERA

O ammirabile Principe, gloriosissimo S. Miche il vostro nome è eccelso, grande e meraviglioso: sia sempre benedetto Dio, che Vi diede nome si gran­de, che dopo quello di Gesù e di Maria SS. non c'è tra le creature altro nome sì ammirabile e potente. DegnateVi farmi sperimentare quei portentosi aiuti, di cui Vi arricchì la mano di Dio. Il vostro nome sia il mio aiuto nei pericoli, il sostegno nelle cadute, il sollievo nelle angustie, il conforto nelle tribola­zioni, e lo scudo di difesa contro i nemici infernali in vita ed in morte. Così sia.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; veneranda virtù e dolce nome.

FIORETTO

Dirai per nove volte: Sia benedetto il nome di S. Mi­chele Arcangelo e reciterai nove Gloria Patri alla SS. Tri­nità in ringraziamento del nome dato al Principe degli Angeli.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Nono giorno

Angelo, mio custode, infaticabile collaboratore della mia salvezza eterna che mi elargisci in ogni momento innumerevoli benefici, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro dei Serafini che, accesi della divina carità, sono eletti ad infiammare i nostri cuori. Ti prego di accendere nell'ani­ma mia una scintilla di quello stesso angeli­co amore affinché, distrutto in me tutto quel­lo che é del mondo e secondo la carne, possa, senza ostacolo, contemplare le cose celesti. Dopo aver corrisposto, sempre fedel­mente la tua amorevole premura su questa terra, possa lodarti, ringraziarti e amarti nel Regno dei Cieli. Amen. Angelo di Dio