MESE
IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO
(Onoriamo
anche l’Angelo Custode con una preghiera al giorno)
1 settembre
I. Considera come S. Michele Arcangelo è il più nobile e il più bello fra tutti quei nobilissimi Spiriti che compongono la milizia celeste; Egli è il primo tra i primi Principi; poiché creati che furono gli Angeli vennero divisi in tre Gerarchie, ciascuna Gerarchia in tre Cori; ogni Coro risultò d'innumerevoli Spiriti, e ciascuno Spirito fu abbellito di quelle doti e perfezioni, che convenivano al grado ed uffizio, cui Dio l'aveva destinato. Il Coro superiore perciò contiene le perfezioni del Coro inferiore, il Coro più sublime le perfezioni e le bellezze di tutti i Cori inferiori. Così insegna S. Tommaso.
L'Arcangelo Michele è nel primo Ordine di quelle schiere Angeliche e per la dignità e per gli onori superiore a tutti i beati Angeli, come scrive S. Basilio. Chi potrà comprendere quale sia la bellezza di sua natura, che primeggia su tutti gli Angeli? Egli è veramente il più perfetto, il più bello, il più grande di tutti i beati Spiriti!
II. Considera come il Profeta Giobbe guardando la
nobiltà di natura degli Angeli, li chiamava figli di Dio per eccellenza, e li
paragonava alle stelle del mattino; certamente dobbiamo tenere con S. Pantaleone
che S. Michele Arcangelo è la prima, la più grande e la più bella Stella
Angelica, la più luminosa nel Cielo del Paradiso, Colui che tiene il primo
luogo tra quello sterminato numero di Angeli. Poichè egli sta al sommo grado
di tutto l'essere creato, la sua spirituale natura è la più nobile e pura di
quante furono create da Dio. Per questo S. Gelasio lo chiama sommo Mininistro
del Trono della Santissima Trinità. Mentre gli altri Angeli si velano il
volto, S. Michele canta, con gran confidenza e senza stupore, il trisagio dei
Serafini, è a Dio il più vicino, è degli Angeli il più nobile, il più
sublime; perciò si chiama Arcangelo, non perchè sia del Coro degli Arcangeli,
ma perchè di tutti gli Angeli è il Capo, il Duce, il più grande per natura. O
eccellenza veramente ammirabile! O principe veramente grande!
III. Considera poi, o cristiano, qual'è la tua grandezza
nell'ordine della natura. L'uomo è fra gli esseri della terra il più nobile,
contiene in sé le perfezioni delle altre specie, cioè l'esistenza dei
fossili, la vita degli alberi, i sensi degli animali, l'intelligenza degli
Angeli. Il corpo è il mondo in piccolo: l'anima porta scolpita l'immagine di
Dio sostanza spirituale, dotata di mente capace di conoscere Dio, e di volontà
idonea ad amarlo; sostanza tanto nobile, che poco differisce dagli Angeli.
Qual uso hai fatto della tua eccellente natura e dei doni naturali di cui Dio ti arricchì? L'Arcangelo Michele creato da Dio sì nobile, e di tanti doni arricchito, tutto rivolse a glorificare Dio Creatore, tu, invece, forse ti sei servito dei tuoi doni naturali, del tuo corpo e dell'anima non per lodare, ma per disonorare Dio, non per venerarlo, ma per insultarlo, non per glorificarlo, ma per offenderlo maggiormente! A che ha servito sinora il tuo corpo? Alla iniquità ed alla immondezza! Di che si è occupata l'anima tua? Di conoscere le vanità di questo mondo, non le grandezze di Dio. La tua volontà, invece d'amare il sommo ed unico bene, ha amato i beni fallaci di questo mondo. Cerca di umiliarti, rientra in te stesso, impara ad apprezzare la tua eccellenza e dignità,
apprendi dall'Arcangelo Michele a conformare la vita
alla eccellenza della natura, e pregarlo infine che ti ottenga la grazia di non
più disonorare la tua natura, ma
di vivere piuttosto a norma di quel fine, per cui Dio ti creò.
PRIMA
APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO
la
Grotta
Era
l'anno 490 quando il giorno 8 maggio si verificò la prima apparizione di S.
Michele sul Gargano. Il fatto avvenne così. Un capitano delle armi Sipontine,
ricco di poderi e di greggi, ed altrettanto pio e caritatevole, possedeva un
monte distante circa sei miglia da Siponto, ora detto Manfredonia che era il
pascolo dei suoi armenti. Tra questi si trovava un toro feroce, smisurato e
torvo, il quale una volta di primavera si segregò dagli altri. Venuto il capitano
a riveder gli armenti mentre accompagnato da servi faceva ricerca del toro, lo
rinvenne in una profonda spelonca in un luogo erto e difficile; e siccome non
era possibile trarlo fuori vivo di là, pensò riaverlo morto, e scaricò verso
di esso il suo arco; ma la freccia invece di ferire il toro, rivolta a mezz'aria
la punta, tornò indietro e ferì nel petto il capitano.
L'avvenimento
del tutto nuovo riempì di stupore gli spettatori, e si diffuse la notizia di esso non solo nelle vicinanze
della selva donde molti corsero a vedere il ferito, ma pervenne anche fino al Vescovo
di Siponto, S. Lorenzo Maloriano, di nazionalità greca, cittadino di
Costantinopoli, e stretto congiunto dell'Imperatore Zenone. Il santo Prelato,
pensando che non senza mistero si era verificato quello strano avvenimento,
ricorse a Dio per lume ed intelligenza. Ordinò per tutta la città un triduo di
preghiere e di digiuni per impetrar da Dio la grazia di conoscere il mistero di
così strano fatto. Ascoltò Dio l'umile ricorso del Vescovo e del popolo,
cosicchè mentre verso l'aurora il piissimo Vescovo stava pregando nella
cattedrale di Siponto, gli apparve S. Michele e gli disse « Tu hai agito molto
saggiamente chiedendo all'altissimo Iddio la rivelazione e la ragione per cui la
freccia scoccata contro il giovenco si sia invece rivolta contro l'arciere.
Sappi dunque che ciò è avvenuto appunto per opera mia. Io sono l'Arcangelo
Michele, che sto davanti al Trono di Dio, ed io ho stabilito di abitar qui, e
parimenti di aver preso in custodia questo luogo. Questi segni ho voluto io
dare, affinchè ciascuno sappia, come d'ora innanzi il Gargano sarà in mia
tutela ». Così disse S. Michele a S. Lorenzo Vescovo, e disparve.
Gloriosissimo S. Michele, mi rallegro con Voi della
sublimissima natura tanto perfetta e bella, che supera gli Angeli tutti, e
ringrazio la Santissima Trinità di averVi creato sì grande ed eccellente; mi
confonde però innanzi a Voi la mia indegnità, non avendo io saputo conoscere
ed apprezzare la mia grandezza. Ricorro fiducioso alla vostra protezione, e Vi
prego di ottenermi dalla Divina Maestà lume alla mente per poter apprezzare
d'ora innanzi la mia dignità, e fervore alla volontà perchè viva sempre grato
al mio Creatore. Amen.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete la prima e
più luminosa stella dell'Angelico splendore, illuminate l'anima mia.
Inginocchiato innanzi ad una Immagine di S. Michele
reciterai tre Pater, Ave e Gloria in ringraziamento alla Santissima Trinità per
aver creato S. Michele sì grande di natura. Reciterai, oggi, ed in ogni dì, la
seguente coronella al S. Principe, chiedendo nella Offerta questa grazia
speciale: che ti faccia conoscere l'obbligo di venerare Dio coi doni di natura.
Virtù del Padre e gloria, Gesù, vita ai redenti, Te
noi lodiam fra gli angeli Dal labbro tuo pendenti. Di duci schiera innumera
Pugna per te fedele; Ma
della croce il labaro Invitto erge Michele. Ei caccia all'imo tartaro Il capo
del dragone; dall'alto il duce fulmina e insiem lo stuol fellone Contro il
superbo demone seguiam noi questo Duce, Onde l'Agnel ci prodighi Serti d'eterna
luce. Al Padre e insieme al Filglio, a Te Consolatore Per gli infiniti secoli, Siccome fu, sia onore. Così
sia.
Vi domandiamo, o Arcangelo Michele, insieme col
Principe del primo Coro dei Serafini, che vogliaTe accendere il nostro cuore con
le fiamme del Santo amore, e che per mezzo Vostro possiamo disprezzare i
lusinghevoli piaceri del mondo. Pater, tre Ave e un Gloria.
Vi chiediamo umilmente, o Principe della celeste
Gerusalemme insieme col capo dei Cherubini, che vi ricordiate di noi,
specialmente quando saremo assaliti dalle suggestioni del nemico infernale;
onde col vostro aiuto divenuti vincitori di Satana, facciamo di noi stessi un
intero olocausto a Dio nostro Signore. Pater, tre Ave e un Gloria.
Devotamente Vi supplichiamo, o invitto Campione del
Paradiso insieme col Principe del Terzo Coro, cioè dei Troni, che non
permettiate che noi, vostri fedeli, siamo oppressi dagli spiriti infernali.
Pater, tre Ave e un Gloria.
Umilmente in terra prostrati Vi preghiamo, o primo
Ministro della Croce dell'Empireo insieme col Principe del quarto Coro, cioè
delle Dominazioni, che difendiate tutta la Cristianità in ogni sua occorrenza,
ed in particolare quelli che ci governano, dando loro grazie di saggezza e di
prudenza. Pater, tre Ave e un Gloria.
Vi preghiamo, Santo Arcangelo, che insieme col
Principe del quinto Coro, cioè delle Virtù, vogliate liberare noi, vostri
servi, dalle mani di tutti i nostri nemici, dai falsi testimoni, dalle lingue
cattive, dalle discordie: la nostra patria ed in particolare questa città dalla
fame, dalla peste, dalla guerra e da ogni male che il nemico delle anime suole
suscitare a nostro danno. Pater, tre Ave e un Gloria.
Vi scongiuriamo, o Condottiero delle Angeliche
milizie e Vi preghiamo insieme col Principe che tiene il primo luogo fra le
Potestà, le quali costituiscono il sesto Coro, che vogliate provvedere alle
necessità di noi, vostri servi, e di tutta questa città, dando alla terra la
fecondità desiderata, e pace e concordia ai principi Cristiani. Pater,
tre Ave e un Gloria.
Vi preghiamo, o Primicerio degli Arcangeli, Michele,
insieme col Principe del massimo Coro, cioè dei Principati, che vogliate
liberar noi, vostri servi, ed in particolare questa città dalle infermità corporali,
e molto più dalle spirituali. Pater, tre Ave e un Gloria.
Vi supplichiamo, o Santo Arcangelo insieme col capo
di questo Ottavo Coro degli Arcangeli, e con tutti i nove Cori, che abbiate cura
di noi in vita, e ci assistiate nell'ora della nostra agonia, specialmente
quando saremo per esalare l'ultimo respiro, in modo che, rimasti vincitori di
Satana, veniamo a godere con Voi nel Santo Paradiso la Divina Bontà. Pater,
tre Ave e un Gloria.
Vi preghiamo finalmente, o gloriosissimo Principe,
difensore della Chiesa militante e trionfante, che vogliate, in compagnia del
capo del nono Coro degli Angeli, custodire e patrocinare i vostri devoti, le
nostre famiglie, coloro che si sono raccomandati alle vostre orazioni, affinché
menando con il vostro aiuto una vita pura, possiamo poi godere la bella faccia
di Dio insieme con Voi e con tutti gli Angeli per tutti i secoli dei secoli.
Pater, tre Ave e un Gloria.
O Arcangelo S. Michele, Principe di tutti i Cori
Angelici, umilmente Vi adoro, perché Vi ammiro dotato di tanta grazia e
gloria, che giustamente la Santa Chiesa Vi riverisce come Vicario
dell'Altissimo e primo Ministro del Paradiso. Sia perciò lodata la Santissima
Trinità che, in premio della vostra fedelissima circostanza, V'innalzò a
tanta altezza di gloria; sia anche benedetta la vostra carità che si compiace
d'essere il nostro più grande Benefattore durante la vita, il più gran
Difensore nel punto di morte, e sollievo nelle stesse fiamme del Purgatorio.
Ecco, o Arcangelo S. Michele, che io mi offro tutto al vostro servizio.
Consideratemi nel numero dei vostri devoti, impetratemi grazia che non più cada
in peccato. Illuminatemi per mezzo del mio S. Angelo Custode, perchè possa
camminare perseverantemente nella strada del santo timore ed amore di Dio.
Proteggete questa Città che Vi venera per suo Protettore amoroso. Stendete lo
scudo del vostro Patrocinio sopra la casa e famiglia mia, e per l'amore che
portate alla vostra gran Regina Maria, impetratemi questa grazia che umilmente
Vi cerco... (qui si pensi alla grazia che si desidera) affinché, consolato
in vita dalla vostra pietà, possa dalla stessa essere accompagnato dinanzi al
Tribunale di Dio e divenire cittadino del cielo, dove loderò in eterno la
Santissima Trinità, Gesù e Maria, e Voi gran Principe degli Angeli S. Michele.
Amen.
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
2
settembre
I. Considera come Iddio creò gli Angeli e li adornò
di grazia, poichè - come insegna S. Agostino - diede a tutti la grazia
santificante con la quale li fece suoi amici, ed anche le grazie attuali, con
cui potessero acquistare il possesso della beata visione di Dio. Questa grazia
non fu eguale in tutti gli Angeli. Secondo la dottrina dei SS. Padri,
insegnata dall'Angelico Dottore, la grazia fu proporzionata alla loro
natura, di modo che chi aveva una natura più nobile, ebbe una grazia più
sublime: nè agli Angeli fu data la grazia in scarsa quantità, ma secondo il
Damasceno, ebbero tutta la perfezione della grazia a tenore della dignità ed
ordine. Laonde gli Angeli di ordine più sublime e di natura più perfetta,
ebbero maggiori doni di virtù e di grazia.
Il. Considera quanto grande fu la grazia di cui Iddio
volle arricchire il glorioso S. Michele, avendoLo collocato primo dopo
Lucifero nell'ordine della natura! Se la grazia fu conferita in proporzione alla
natura, chi potrà mai misurare e scandagliare l'altezza e perfezione della
grazia, ch'ebbe S. Michele? Essendo la sua una natura perfettissima, superiore
a quella di tutti gli Angeli, bisogna dire che ebbe doni di grazia e di virtù,
superiori a quelle di 'tutti gli Angeli, e di tanto superiori, di quanto Egli li
supera nella perfezione della natura. S. Basilio Lo dice eccellere su tutti
per la dignità e per gli onor. Fede immensa che non vacilla, speranza ferma
senza pusillanimità, amore tanto fervente da infiammare gli altri, umiltà
profonda che confonde il superbo Lucifero, zelo ardente per l'onore di Dio,
maschia fortezza, estesa potenza: insomma le virtù più perfette, una santità
singolare ebbe Michele. Si può dire anzi che Egli è esemplare perfetto di
santità, immagine espressa della Divinità, specchio lucidissimo ripieno di
bellezza divina. Rallegrati, o devoto di S. Michele per tanta grazia e santità
di cui è ricco il tuo santo tutelare rallegrati e cerca di amarlo di tutto
cuore.
III. Considera, o cristiano, che anche tu nel Santo
Battesimo sei stato vestito della preziosa stola dell'innocenza, dichiarato
figlio adottivo di Dio, membro del mistico corpo di Gesù Cristo, affidato
alla tutela e custodia degli Angeli. Anche la tua sorte è grande: rivestito di
tanta grazia, quale uso ne hai fatto? S. Michele si servì della sua grazia e
santità per glorificare Dio, Lo glorificò, e Lo fece amare anche dagli altri
Angeli: tu, invece, chissà quante volte hai profanato il tempio del tuo
cuore, scacciandone la grazia, ed introducendovi il peccato. Quante volte come
Lucifero ti sei ribellato contro Dio, soddisfacendo la tua passione e
calpestando la sua S. Legge. Di tanti favori avuti non ti sei davvero servito
per amare Dio, ma per offenderLo. Ricorri ora alla Divina clemenza, pentiti
dei tuoi errori: cerca come tuo intercessore l'Arcangelo Michele, per
riacquistare la grazia e conservare l'amicizia di Dio.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE SUL GARGANO (continuazione
della precedente)
Grande ed indicibile fu la consolazione e la gioia di
S. Lorenzo Vescovo per così singolare favore di S. Michele. Pieno di gaudio,
levatosi dal suolo, convocò il popolo ed ordinò una solenne processione
verso il luogo, ov'era accaduto il fatto meraviglioso. Quivi giunto
processionalmente, fu visto il toro inginocchiato in ossequio del celeste
Liberatore, e fu trovata un'ampia e spaziosa caverna a forma di tempio scavata
nella viva pietra dalla natura stessa con volta assai comodamente elevata e con
un comodo ingresso. Una tale vista ricolmò tutti di gran tenerezza insieme e
di terrore, poichè volendo il popolo colà dentro inoltrarsi, fu preso di
sacro spavento all'udire un canto angelico con queste parole « Qui si adora
Dio, qui si onora il Signore, qui si glorifica l'Altissimo ». Tanto fu il sacro
spavento, che il popolo non osò più spingersi oltre, e stabilì il luogo per
il sacrificio della S. Messa e per le preghiere davanti all'ingresso del luogo
sacro. Questo fatto suscitò devozione in tutta l'Europa. Ogni giorno si videro
pellegrini a squadre salire sul Gargano. Pontefici, Vescovi, Imperatori e
Principi da ogni parte d'Europa corsero a visitare la celeste grotta. Il Gargano
divenne una sorgente di grazie strepitose per i cristiani del Gargano, come
scrive il Baronio. Fortunato chi si affida a sì potente benefattore del
popolo cristiano; fortunato chi si rende propizio l'amorosissimo Principe degli
Angeli S. Michele Arcangelo.
O Arcangelo S. Michele, l'abbondanza della Divina
grazia di cui Vi veggo arricchito dalla onnipotente mano di Dio, mi rallegra
immensamente, ma nello stesso tempo mi confonde, perchè non ho saputo
conservare in me la graffia santificante. Mi dolgo sinceramente di essere
stato riammesso tante volte da Dio nella sua amicizia e di aver fatto, ciò nonostante,
sempre ritorno al peccato. Confidando però nella vostra potente
intercessione, a Voi ricorro supplichevole: degnateVi impetrarmi da Dio la grazia
d'un sincero pentimento, e della perseveranza finale. Deh! potentissimo
Principe, pregate per me, chiedete per me il perdono delle colpe.
Io Vi saluto, o S. Michele Arcangelo, che siete stato
collocato nella sublimità celeste, pieno di tutta la gloria degli Angeli.
Giacchè siete il più eminente tra gli Angeli, benignateVi di intercedere per
me.
Farai durante il giorno tre volte un atto di sincera
contrizione, chiedendo alla SS. Trinità perdono della perdita della grazia
mediante il peccato mortale e cercherai di confessarti al più presto.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
3
settembre
I. Considera come S. Michele, vedendosi arricchito di
tanti doni di grazia e di virtù, non seppellì i talenti ricevuti, ma qual
servo fedele li trafficò, secondo quel fine, per cui li aveva ricevuti. Impiegò
la sua scienza a conoscere Dio, ed ammirando le divine perfezioni, conobbe
l'infinita distanza tra Dio ed una semplice creatura. Si umiliò allora innanzi
a Lui, dicendo: « Quis ut Deus », e pur vedendosi superiore a tutte le
schiere degli Angeli per la grazia, riconobbe di essere infinitamente inferiore
a Dio suo Creatore; prostratosi quindi innanzi al suo Trono, Lo adorò e Lo
ringraziò coi sentimenti più umili del suo cuore, dicendo: Signore, chi mai può
esser simile a te? Accese il suo cuore di santo amore e rivolse tutto a Dio, in
cui ripose ogni suo bene; diresse tutte le proprie perfezioni a glorificare il
Creatore, affrontando Lucifero, che meditava usurpare il trono di Dio; infiammò
gli altri Angeli a riconoscere i doni dell'Altissimo, li animò a resistere
all'empio Lucifero, e riportata che ebbe la vittoria, indusse gli Angeli fedeli
ad adorare Dio. Oh esempio! oh meravigliosa corrispondenza! Veramente vivo
modello di umile soggezione fu S. Michele.
II. Considera come Lucifero e i suoi seguaci si
perdettero, per non aver corrisposto alla grazia. Appena Lucifero si vide
adorno di tante perfezioni, invaghitosi del suo sublime essere e delle sue eccellenti
doti, credette non essere dissimile da Dio; pieno di orgoglio, disse tra sè: «
pochissimo disto da Dio: con un passo salirò sul monte del testamento, e sarò
simile a Lui». Invece di umiliarsi innanzi a Dio Creatore, s'insuperbì;
invece di riconoscere il supremo Datore d'ogni bene, ringraziarLo e lodarLo,
Gli contrastò il trono, Gli mosse guerra; invece di riconoscere in Dio il suo
primo principio ed amarLo come ultimo fine, si diede a vagheggiare se stesso, e
compiacersi delle proprie perfezioni, ad aspirare alla visione beatifica
senz'altro aiuto, che le sue forze. Oh mostro d'ingratitudine e d'infedeltà!
Tu pure, o cristiano, puoi essere tentato di superbia; quale perfezione è in te, che tu non abbia ricevuto da Dio? e se le hai tutte ricevute da Lui, perchè te ne compiaci quasi non fossero dono di Dio? se le hai ricevute da Dio, perchè non Lo ringrazi, non Lo veneri, non L'adori? Impara anche tu, cristiano, ad amare l'umiltà e ad abborrire l'ingratitudine.
III. Considera come vale più il beneficio di una sola
grazia, che tutto l'universo, al dire dell'Angelico Maestro. Chi dunque non si
preoccupa della grazia, fa una perdita somma. Questa fu tutta la differenza tra
S. Michele e Lucifero. Costui in un istante perdette quella grazia, cui doveva
corrispondere, e da cui doveva trarre salutare profitto, come fece invece S.
Michele Arcangelo, che la usò per la gloria di Dio. Sì, la grazia è un
movimento, una illustrazione alla mente, una ispirazione alla volontà, non
permanente, ma transeunte, fatta cioè di istanti che diventano preziosi per chi
sa profittarne.
Povero invece chi non se ne avvale! Pensa a quanti lumi tu hai ricevuto da Dio, con cui la tua mente fu illustrata sulla bellezza delle cose celesti e sulla vanità dei beni terreni! Quante ispirazioni ebbe la tua volontà d'attendere all'affare unico ed importantissimo dell'eterna salute! Eppure li trascurasti! Ogni momento che passa in fatto di ispirazioni è un mettere a rischio la eternità, perchè nessuno sa se torneranno più. Deh! se sei stato tanto trascurato per il passato, risolvi ora di corrispondere fedelmente alle voci e ai lumi di Dio, e di stare attento per il futuro a non inutilizzare grazia alcuna. Ricorri pertanto a S. Michele, e prega che con la sua potentissima protezione ti assista a ben impiegare quelle grazie che Dio ti concede.
SECONDA
APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO
Era il primo anno di Anastasio Imperatore, e prima
ancora di S. Gelasio Papa, quando S. Michele per la seconda volta apparve a S.
Lorenzo, due anni dopo cioè della prima apparizione. L'esercito del Re Goto
Odoacre, considerando il popolo Sipontino come confederato di Teodorico, che era
emulo nella corona d'Italia, strinse con forte assedio i Sipontini, minacciandone
lo stermino. I Sipontini ricorsero al S. Vescovo per consultarlo in così
gravissimo affare, ed il Vescovo deliberò chieder aiuto all'Arcangelo San
Michele. Mentre i Goti erano intenti a scavar terra, fossi, ripari e bastioni,
Lorenzo ad imitazione di Mosè, salì sul Monte Gargano per implorare dal capo
delle milizie celesti la vittoria. Era il lunedì 25 del mese di settembre,
quando i Goti mandarono un'araldo ad intimare la resa. Richiamato lo zelante
Pastore per essere consultato su questa guerra inevitabile, ordinò al popolo
di dimandare una tregua di altri tre giorni, ed ottenutela comandò che in quel
triduo tutti attendessero alla preghiera e alla penitenza, e frequentassero i
Sacramenti; e così infatti fecero i Sipontini. Ed ecco verso l'alba del 29
settembre 492 mentre il Vescovo si struggeva in preghiere nella Chiesa di S.
Maria, gli apparve S. Michele assicurandolo della vittoria, ed avvertendolo di
non assaltare i nemici se non dopo le ore quattro del pomeriggio, affinchè il
sole con i suoi splendori rendesse testimonianza della potenza dell'Arcangelo.
Il Vescovo ne avvisò il popolo, e dopo aver fortificato tutti col pane celeste
nelle prime ore del giorno, all'ora stabilita i Sipontini schierati in battaglia
escono contro i barbari. Era sereno il cielo, quando si ode all'improvviso
tuonare nell'aria, una nube copre la sacra cima del Gargano, un orribile
terremoto scuote la terra mentre il mare vicino si infuria con spaventosi
ruggiti. Il Celeste Guerriero scoccando dal Gargano infocata saetta fece chiaramente
vedere che sotto l'Arcangelo S. Michele combattono insieme i quattro elementi.
Ogni fulmine mieteva a fascio le vite dei barbari, senza offendere neppur uno
dei Sipontini, cosicchè l'esercito goto si vide tosto atterrito e abbattuto. I
Sipontini inseguirono i Goti fino a Napoli. Per gratitudine di così grande
vittoria, S. Lorenzo insieme al popolo si recò ben presto sul Gargano a
ringraziare il celeste Difensore. Nell'antiporta della Santa Grotta, senza osare
di entrare dentro, scopersero delle impronte impresse sul ruvido sasso, che
sembravano quasi rappresentare la presenza di S. Michele. Tutti pieni di santa
gioia baciavano quei prodigiosi segni, e forse ripetevano «Digitus Dei est hic».
O Arcangelo Michele, servo fedelissimo di Dio, che
ben sapeste negoziare i talenti di grazia a Voi da Dio concessi, io Vi lodo, e
benedico la Divina Bontà, che al cumulo di tante grazie che Vi donò Vi fece
ancora aggiungere una sì pronta cooperazione,
e sì eroica fedeltà. Ma giacchè io per il passato
sono stato sempre negligente nel procurare la mia eterna salvezza, ed ho tante
volte calpestato le grazie con cui Dio mi scuoteva, vengo supplichevole a Voi,
Principe del Paradiso, pregandoVi di aiutarmi a detestare le mie passate
negligenze e la mia attuale debolezza. Pregate Voi per me l'Eterno Iddio a
rendermi per l'avvenire servo fedele, onde corrispondendo io sempre alla grazia,
viva grato a Dio, e meriti il premio dell'eterna gloria.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che attaccaste guerra
a Lucifero, non sdegnate di pregare per me miserabile, ed io non cesserò di
lodarVi.
Bacerai tre volte i piedi a Gesù Crocefisso, dicendo
Mio Gesù fate che le vostre piaghe non siano inutili per me ».
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
4
settembre
I. Considera come S. Michele Arcangelo è il più
sublime nella gloria, perché Iddio non solo Lo creò più eccellente in natura
e Lo dotò di vari doni di grazia, ma Lo elevò ancora ad un'altezza impareggiabile
di gloria nel cielo. Come nella corte d'un Imperatore vi sono certi Principi
-che, essendo più vicini e potendo più familiarmente conversare con lui, sono
maggiormente stimati ed onorati, così nella Corte celeste vi sono certi Angeli
chiamati da Clemente Alessandrino Primogeniti Principi degli Angeli, i quali
vivono più da vicino a Dio, e con maggior libertà si accostano alla Sua Divina
Maestà. L'Arcangelo S. Michele è uno di questi primi Principi, come dice il
Profeta Daniele, il primo cioè tra i primi Principi. Secondo Tertulliano, San
Michele è stato collocato da Dio nel più alto dei Cieli, e perciò onorato con
tutta la gloria degli Angeli, essendo Egli il più eminente tra essi. Similmente
S. Pantaleone scrive che S. Michele occupa il primo posto tra tutti i milioni
di Angeli. Oh gloria sublime! Oh grandezza incomparabile!
II. Considera come l'Arcangelo S. Michele giunse a
meritare tanta altezza di gloria: mediante l'amore e la umiltà. Egli amò Dio
più di tutte le Gerarchie Angeliche: fu il primo a consacrare a Dio tutti gli
affetti suoi: il suo amore fu così intenso, che giunse sino a quell'ultimo
grado, cui può arrivare la natura Angelica: i suoi atti furono proporzionati
all'abito della Carità infusaGli. Quale sarà perciò la sua gloria in Cielo?
Se la gloria corrisponde all'amore, Michele che amò Dio più di tutti gli Angeli,
gode di una gloria superiore a tutti gli Angeli, tanto che S. Pantaleone lo
chiama intimo e ministro della SS. Trinità e Principe d'una gloria
ineffabile. S. Michele meritò inoltre una gloria sublime per la sua umiltà.
« Chi s'umilia, sarà esaltato » - disse il Divin Nazareno. La sua esaltazione è sempre in ragione della umiltà. Ora, chi più di S. Michele si umiliò mentre fu viatore? Egli affrontò e confuse Lucifero proprio con le arti di questa virtù; si sprofondò nel suo niente, confessò la infinita Maestà di Dio, dicendo: « Quis ut Deus? », indusse gli altri Angeli ad umiliarsi. Qual'esaltazione ebbe da Dio? Fu certamente elevato al trono di Lucifero e divenne superiore a tutti i Cori Angelici. Nessuna mente umana può mai immaginare lo splendore del suo volto, la sua maestà, la luce della sua gloria!
III. Considera, o cristiano, che Dio creò anche te per
la gloria del Paradiso: se vuoi acquistarla però, devi camminare per le vie
della carità ed umiltà. « Chi non ama, resta nello stato di morte », cioè
non entra in cielo. Nel tuo cuore c'è vero amor di Dio? A chi hai dato finora
gli affetti tuoi? Se vuoi aver parte nel regno della gloria, impara ad amare
Dio, che solo può eternamente renderti beato.. Allontana poi dal tuo cuore la
superbia, perchè Dio nega ai superbi la grazia, che dà, invece, abbondantemente
agli umili e concede la gloria secondo la corrispondenza alla grazia stessa.
Lucifero, per essersi insuperbito, perdette la grazia e la gloria: S. Michele,
per essersi umiliato, fu da Dio glorificato. Il tuo cuore forse è pieno di orgoglio
e superbia! Cerchi sempre onori, stima, preferenza! Rifletti mai al tuo nulla
e all'inferno che hai tante volte meritato? Abbi il coraggio di confessare che
finora hai camminato dietro il superba Lucifero. Deh! scaccia dal cuore vizio sì
brutto, ed impara da S. Michele Arcangelo ad umiliarti, se vuoi aver la gloria
del Paradiso.
TERZA
APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO NELLA DEDICAZIONE
Era il giorno 8 maggio dell'anno 493 quando il S.
Vescovo di Siponto Lorenzo Maloriano coi suoi si trasferì sul Gargano a
celebrare il terzo anniversario dell'apparizione di S. Michele. Ma nè il Vescovo
nè il popolo ardivano entrare nella sacra, grotta. Non era soddisfatta la
comune pietà, perchè tutti erano bramosi di penetrare dentro e di celebrarvi
i divini misteri celebrandoli secondo l'uso della Chiesa Romana. Fra il timore e
rispetto per il suono degli angelici inni, non osarono entrare dentro, ma
deliberarono necessario consultare il Sommo Pontefice. Spedita, l'ambasceria
al Papa S. Gelasio, che si trovava sul colle S. Silvestro, questi,
considerando le prodigiose apparizioni ivi avvenute, rispose: «Se toccasse a
Noi determinarlo il giorno della dedicazione sceglieremmo il giorno 29 settembre
a motivo della vittoria riportata sui barbari ma aspettiamo l'oracolo del
Celeste Principe. Noi Lo, imploreremo con un triduo in onore della Santissima
Trinità. Voi coi vostri farete la stessa cosa ». A tale risposta il Vescovo
Lorenzo invitò i sette Vescovi vicini a trovarsi in Siponto il giorno 21
settembre, sia per fare orazione e digiuno, sia ancora per la progettata
Dedicazione. I sette Vescovi con numeroso popolo vennero in Siponto a
tributare ossequi all'Arcangelo. Adunati in Siponto il 26 settembre diedero
inizio al digiuno, alle vigilie, alle preghiere e sacrifici, come in Roma
praticava lo stesso S. Gelasio Papa. Si compiacque la Divina Maestà di esaudire
le preghiere dei suoi servi, ma serbò l'onore a S. Lorenzo di ricevere il terzo
oracolo. Infatti la notte seguente al triduo di digiuno, S. Michele fattosi
vedere splendente gli disse: « Gran Lorenzo, deponi il pensiero di consacrare
la mia grotta, io la ho eletta come mia Reggia, e con gli Angeli miei già l'ho
consacrata. Tu ne vedrai i segni impressi, e la mia effige, l'Altare e il Pallio
e la Croce. Voi soltanto entrate nella Grotta, e sotto la mia assistenza
innalzate preghiere. Celebrate domani il Santo Sacrificio per comunicare il
popolo, e vedrete come io sacrifico quel Tempio». Non aspettò Lorenzo il
giorno, che fu pure di Venerdì, ma alla stessa ora comunicò ai suoi colleghi i
divini favori, e così pure fece col popolo. Verso l'aurora tutti a piedi scalzi
processionalmente si avviarono verso la sacra spelonca. Nella prima ora del
mattino fu facile il viaggio, ma in seguito sotto gli ardori del sole riusciva
penosa la salita su quegli aspri dirupi. Ma non mancò di risplendere la potenza
benefica di S. Michele, perchè apparvero quattro aquile di smisurata
grandezza, due delle quali con la loro ombra difendevano i Vescovi dai raggi del
sole, e le altre due con le loro ali rinfrescavano l'aria. Pervenuto il sacro
corteo sul Gargano, non ardì entrar dentro, ma eretto sull'entrata un altare,
S. Lorenzo cominciò la S. Messa. Quando venne intonato il Gloria, da tutti
vennero udite al di dentro melodie di Paradiso, dalle quali invitati e
rincuorati, andarono innanzi Lorenzo, seguiron gli altri. Dalla porta meridionale
passarono per un lungo atrio, che si stendeva sino all'altra porta
settentrionale, dove si trovarono su di un sasso con le impronte di S. Michele.
Da questa scoprono la parte orientale della Celeste Basilica, alla quale si
saliva per mezzo di gradini. Entrati nella piccola porta vedono l'immagine
miracolosa di S. Michele in atto di soggiogare Lucifero. Prosegue Lorenzo,
cantando il Te Deum, ed ecco scopre ancora nel fondo della S. Grotta un altare,
che dal sasso si sporgeva, consacrato da San Michele.
S. Lorenzo proseguì la S. Messa, mentre gli altri
Vescovi dedicarono tre Altari; indi distribuirono la S. Comunione ai fedeli. E'
questa la miracolosa Dedicazione della Basilica di S. Michele sul Gargano, di
cui la S. Chiesa venera la memoria del dì 29 settembre.
Gloriosissimo Principe del Paradiso, S. Michele
Arcangelo, Vi adoro, Vi lodo e Vi benedico nel vederVi tanto esaltato da Dio.
Non sdegnate di mirare dal Trono su cui regnate questo povero peccatore che
si prostra devotamente ai vostri,piedi, confuso per i suoi peccati che gli
hanno fatto perdere il diritto al regno della beatitudine. Deh gloriosissimo
Principe, pregate per me Iddio misericordioso! Fiorirà allora di nuovo nel
mio cuore la speranza di ottenere la grazia del perdono, l'aiuto per osservare
la Legge Divina, e poi la gloria nel Cielo. Così sia.
Io Vi saluto, o gloriosissimo Principe Michele,
ricordateVi di noi, e pregate ovunque e sempre il Figlio di Dio per noi.
Reciterai tre volte l'Inno Te splendor, et virtus Patris
x ecc., in onore della Santissima Trinità, che glorificò S. Michele su le tre
celesti Gerarchie.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
5
settembre
I. Considera come l'Arcangelo Michele, che fu creato
viatore al pari degli altri Angeli, dovete conseguire la gloria per via di Fede:
ed Egli si distinse nella fermezza della Fede. Dio aveva rivelato agli Angeli
i misteri della Trinità, della Grazia, della Predestinazione, della
Incarnazione, e di tutto ciò che riguardava la sua gloria, e aveva voluto che
essi piegassero il loro intelletto in ossequio alla fede e riportassero così
il premio della visione beatifica come mercede e corona di giustizia.
Lucifero, invece di umiliare il suo intelletto a tal
rivelazione, s'inorgoglì e disdegnò ogni atto di fede, stimando di poter
egualmente conseguire da solo la beatitudine: ovvero, come insegna S. Tommaso,
desiderò come ultimo fine quella somiglianza di Dio, ch'è frutto della grazia,
pretendendo di conseguirla con le sue forze naturali, non già mediante il
soccorso di Dio, com'era stato disposto. Non così l'Arcangelo Michele. Egli
conobbe che solo in Dio consiste la vera beatitudine di ogni essere, e che
l'eterna gloria non può essere raggiunta con le forze naturali, ma con l'aiuto
della grazia. Ciò si può argomentare dal suo stesso nome che significa Quis ut
Deus? Chi è come Dio ? Alla vista dei misteri rivelati S. Michele si umiliò,
dicendo: Tu solo, o mio Dio, sei per natura santo, beato, e felice per tutti i
secoli.
Nessuno di noi senza di Te può essere santo, beato,
e felice, tuoi doni sono queste perfezioni, di cui mi arricchisti, tuo dono sarà
quella gloria, che mi hai preparato! Oh fede veramente grande!
II. Considera quanto fu eroica la fede in S. Michele
Arcangelo sopratutto nel duro combattimento, che sostenne col ribelle Lucifero.
Il quale, appena ebbe concepito il superbo disegno di non aver bisogno di Dio,
vedendosi il più bello tra gli Angeli, lo comunicò a tutte le schiere
angeliche, gran parte delle quali gli aderirono. Fu allora che S. Michele,
munito dello scudo della fede, uscì in mezzo al campo di battaglia a sostenere
l'onore di Dio. Nessuno l'aveva animato a questo: eppure Michele ritenne suo
dovere credere ai misteri rivelati da Dio e farli credere da tutti, e quantunque
vedesse Lucifero come capo dei ribelli, che era assai più nobile e più forte
di lui, senza vacillare nella fede, gli mosse guerra, dicendogli: Quis ut Deus ?
Chi è come Dio ? Ti ribelli a Lui che è il datore di tutti i beni ? Dio è
onnipresente, a Lui appartengono tutte le cose, e tu 'vuoi assalir la sua
potenza? Dio è eterno, gli esseri sono stati creati da Lui e tu insolentemente
a Lui ti preferisci? Dio solo è perfettissimo e tu ti diletti della sua
perfezione? Dio solo è beatissimo e sufficientissimo in tutto a se stesso, e tu
stimi di bastar a te stesso? Si rivolse poi agli Angeli, li illuminò, confermò
i buoni, incoraggiò i deboli, confortò i vacillanti e mediante la sua fede
vinse i ribelli.
III. Considera ora, o cristiano, qual'è la tua fede.
E' vero che credi quanto Dio ha rivelato e la Chiesa ti propone a credere, ma
hai poi operato secondo i dettami della fede ? La tua fede è sterile, è
morta. Certamente direbbe S. Agostino di te Aliud agis, et aliud pro fiteris. -
Una cosa credi e un'altra fai. Professi di credere in Dio, primo principio ed
ultimo fine, ma le tue azioni non sono tutte dirette a Dio. Credi in Gesù
Cristo, ma poi operi da dar gusto al demonio. Col nome e con le parole ti vanti
di esser cattolico, ma coi peccati, che non lasci di commettere, dimostri di non
credere a ciò che professi. Hai rinunziato al demonio, alle sue opere, alle sue
pompe nel S. Battesimo, ma a fior di labbra, non co' fatti! In che stato
deplorevole sei ridotto! Vuoi guardare insieme il Cielo e la terra! essere un
po' cristiano, ed un po' pagano! Credere a Dio in Chiesa e offenderLo nella
strada, in casa! ascoltare la Messa e mormorare, far preghiere
e sfogare le passioni! La tua fede, priva di opere, è fede morta. Non piace a Dio, è inutile. Non così fece l'Arcangelo S. Michele: agì secondo la fede, ed agì valorosamente. Gettati ai piedi del S. Arc'Angelo e prega il glorioso campione del Paradiso che avvalori la tua fede, e la faccia ricca di opere di carità.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE A ROMA
Nell'anno 590, essendo Sommo Pontefice S. Gregorio Magno, la peste devastava la città di Roma, e una gran moltitudine di persone ogni giorno cadeva vittima del morbo. S. Gregorio cercò con pubbliche preghiere di ottenere misericordia da Dio, ed un giorno, mentre stava portando processionalmente l'immagine della SS. Vergine verso la Basilica di S. Pietro, comparve S. Michele sulla Mole Adriana, avendo in mano una terribile spada in atteggiamento di rimetterla nel fodero. Era come un segno che cessava quella fiera pestilenza, che tanto aveva desolato Roma. Egli allora intonò un canto mentre facevano eco un gruppo di Angeli intorno alla S. Immagine portata dal Pontefice, rallegrandosi con la S. Vergine per la Risurrezione del suo Divin Figlio: «Regina coeli laetare alleluia, quia quem meruisti portare alleluia, Resurrexit, sicut dixit alleluia» alla quali parole S. Gregorio soggiunse: «Ora pro nobis Deum, alleluia». Adunque per intercessione di S. Michele e della SS. Vergine Roma venne liberata da così tremendo flagello, ed in memoria di tale apparizione ivi fu edificata magnifica Chiesa, ed il luogo venne denominato Castel Sant'Angelo.
O impareggiabile campione del Paradiso, glorioso S.
Michele, a Voi che foste il primo credente ed adoratore della Santissima Trinità,
ricorro io miserabile, che in tutto il tempo della mia vita non ho operato
secondo la mia fede. Vedendomi reo di quelle stesse pene, cui fu condannato
Lucifero, vengo ad implorare la Vostra protezione, affinché, coll'aiuto della
divina misericordia, in avvenire sia cristiano di nome e di opere, di mente e di
cuore. Pregate per me, o glorioso Principe, e fate che la mia fede sia sempre
feconda di tanto bene, che possa meritare il Paradiso.
lo Vi saluto, o S. Michele, signifero della salute.
Reciterai tre volte il simbolo degli Apostoli, e
farai una visita a Gesù Sacramentato con l'intenzione di supplire alla poca
fede di tanti cristiani.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
6
settembre
I. Considera come l'Arcangelo S. Michele, ammirabile
nella virtù della fede, fu altrettanto ammirabile nella virtù della
speranza, per la stretta unione che passa fra queste due virtù. La speranza
è «la certa aspettazione della beatitudine proveniente dalla grazia di Dio e
dai nostri meriti». L'oggetto di tale virtù soprannaturale è la beatitudine
eterna, i mezzi sono la grazia di Dio e la cooperazione della creatura, i
motivi la fedeltà di Dio alle sue promesse., In,questa virtù appunto si segnalò
1'Archangelo S. Michele, appena Iddio rivelò agli Angeli la beatifica
visione, cui li aveva destinati: Egli, fedelmente cooperando a quella grazia
di cui era abbondantemente pieno, ravvivò nel suo cuore la brama di
conseguirla. Conobbe mediante la fede che Dio aveva preparato grandissimi beni
a coloro che Lo temono, e non diffidò di poterli conseguire con lo aiuto
divino. In tale speranza aveva molti contrassegni ed argomenti dell'amore di
Dio verso di lui. Tutte le doti e prerogative di cui era stato arricchito,
costituivano altrettanti forti stimoli alla sua inconcussa speranza e
conoscendo mediante le illuminazioni celesti le delizie della dimora eterna, con
accesi sospiri ripeteva le parole del re profeta: Una sola è la brama del
mio cuore: abitare nella casa del Signore.
II. Considera, quanto fu costante la speranza di S.
Michele di fronte alla presunzione del superbo Lucifero. Questi, vedendosi ricco
di molti e grandi doni naturali e soprannaturali, invece di servirsene come di
mezzo e stimolo per aspirare all'eterno godimento di Dio, divenne ammiratore
ed adoratore di se stesso, come se non fosse più Dio l'unica vera fonte della
beatitudine.
Ma appena Lucifero concepì sì orgoglioso disegno,
vide svanire tutto il sogno della sua grandezza, senza che tanti doni e pregi
potessero impedirne l'immediata rovina. Di fronte a questa tremenda caduta
trionfò la speranza di S. Michele. Vedendo quanto è facile anche ad una
sublime creatura cadere, invece di sgomentarsi e smarrirsi, si strinse
maggiormente a Dio, ripetendo col salmista: Il mio bene è l'essere unito col
mio Dio. Pose in Lui tutta la sua speranza, diffidando completamente di sè, e
affrontò Lucifero, dicendogli: Quis ut Deus ? E' mai possibile che una creatura
senza Dio possa essere felice in se stessa? Quanto posseggo e sono, tutto è
frutto della divina grazia e Dio, per la sua bontà infinita, mi aprirà
l'ingresso alla visione beatifica. Oh speranza veramente grande di S. Michele!
III. Considera, come Iddio ha rivelato anche all'uomo
un riposo eterno, un gaudio immenso, che noi dobbiamo sperare, ed a cui dobbiamo
tendere coi nostri fiduciosi desideri. Quanti però non lo raggiungono per la
maledetta presunzione! E' la presunzione il veleno della speranza. Chi presume
delle sue forze, fosse pure arrivato alle stelle, precipita negli abissi. Pietro
presume: eccolo rinnegatore e spergiuro! Davide presume di sé: eccolo caduto
nell'adulterio. Quanti anche oggi presumono salvarsi con la sola fede, senza
le opere! Credono, sì alla remissione dei peccati pei meriti di G. C., ma non
ritengono esser necessarie le opere soddisfattorie, mentre il Signore vuole
frutti di penitenza. Peccano tutti coloro che non si sforzano di giungere alla
perfezione, non praticano digiuni, mortificazioni, preghiere! Oh che errore!
Udite l'Apostolo Pietro ammonirci di assicurare con le opere buone la nostra
elezione e vocazione alla beatitudine. La caduta di Lucifero ci sia sempre
dinanzi agli occhi per allontanare da noi la presunzione. La speranza
trionfatrice di S. Michele invece sia il più nobile esempio per diffidare di
noi e porre tutta la nostra fiducia in Dio. Egli l'ha promesso, e non la
negherà a chi è fedele.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE SUL MONTE GAURO PRESSO CASTELLAMMARE
Sul monte Gauro, detto anche S. Angelo, posto tra le
città di Castellammare di Stabia e Vico Equense, S. Michele comparve a S.
Catello, Vescovo allora di Stabia e a S. Antonino Abate che si erano colà
ritirati per godere un po' di quella quiete, che porta con sé la solitudine; ed
approvando la loro risoluzione li esortò ad edificare in suo onore una Chiesa
nel luogo dove avrebbero veduto una fiaccola ardente. Il che fu tosto eseguito
da quelle sante persone, in modo che fosse loro permesso di ritirarvisi
dentro per attendere con più fervore agli esercizi spirituali intrapresi. Ma
essendo stato il Vescovo Catello da alcuni nemici fortemente perseguitato sino
a farlo andane in carcere a Roma, non lasciò S. Michele di fare che sì il
Sommo Pontefice, persuaso della sua innocenza, non solo lo lasciasse andare
libero nella sua Chiesa, ma gli donasse anche una statua di marmo di S. Michele
con alcune colonne pur di marmo, acciocché potesse adornare con più
magnificenza la rozza Chiesa incominciata in onore del suo liberatore; il che
egli fece nel ritorno, ed è quella che contro le ingiurie del tempo sino ai
giorni nostri ancora si vede. In questa i divoti di S. Michele -Arcangelo di
tutti quei contorni sogliono celebrarvi la festa il di primo di Agosto.
Signore Iddio delle misericordie, Voi siete tutta la
mia speranza! Tu es, Domine, spes mea! In
Voi, che mi avete promessa la eterna beatitudine, sono i miei desideri: le
piaghe di Gesù, mio Salvatore, sono i meriti miei. E Voi, o Archangelo
Michele, ottenetemi per la vostra invitta speranza dal misericordioso Dio la
grazia, con la quale possa acquistarmi l'eterna gloria. Allontanate dal mio
cuore la presunzione, e fate che io, diffidando delle mie forze, e confidando
unicamente nel divino aiuto, possa un giorno raggiungere l'eterna salvezza.
Io Vi saluto, o S. Michele, aiuto di coloro che ripongono
la loro speranza in Dio.
Farai per nove volte un atto di speranza in onore dei
nove Cori degli Angeli, ammiratori della grande speranza di S. Michele.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
7
settembre
I. Considera che l'Arcangelo Michele nutri un amore
sommo verso Dio. Gli Angeli sono la perfezione del mondo, perchè sono dotati
di doni perfetti. Perfetti nella scienza, intuiscono in ogni causa i suoi
effetti; perfetti nella natura, sono senza macchia, colpa, o difetti; perfetti
nella potenza, possono rovinare il mondo in un momento; perfetti nella volontà,
tendono al Sommo Bene, sono cioè ricchi di carità. Tale si dimostrò S.
Michele, come indica il suo nome stesso: Quis ut Deus! Appena uscito dalle mani
di Dio, rivolto al suo Creatore, disse nel suo cuore: O mio Signore, io Vi amo,
Voi siete la mia fortezza, il mio firmamento, il mio rifugio. Dove potrò
trovare, o mio Dio, un oggetto, cui consacrare gli affetti miei, fuorché in
Voi?
Chi più di Voi è meritevole d'esser onorato, ciecamente
ubbidito, e sinceramente amato? Nessuno. Bisogna inoltre pensare che l'amore di
S. Michele verso Dio non fu pari a quello degli altri. L'amore è sempre in
relazione alla cognizione: quanto maggiore è la cognizione di un oggetto, tanto
più si ama. Ora, S. Michele ebbe di Dio e delle sue perfezioni una cognizione
delle più alte e sublimi che si potessero mai dare: il suo intelletto,
illustrato da una luce ineffabile, cominciò ad amare Dio fin dal primo istante
con il più ardente amore. E quale dovette essere la sua carità appena fu
ammesso alla visione beatifica della essenza di Dio, a Dio il più vicino,
occupando il luogo di Lucifero ? Egli è il primo Serafino di carità; la sua
carità non si può affatto spiegare.
II. Considera come le opere sono la prova della carità:
e proprio le opere dimostrano l'ineffabile carità di S. Michele verso Dio. Una
guerra suscita Lucifero nel cielo per sbalzare Dio dal suo Trono. Ecco il
pericolo e l'ora della prova. S. Michele mostra tutto l'ardore del fuoco di
cui avvampa. Ode lo squillo di guerra, guarda la ribellione, osserva Lucifero
che attenta all'onore di Dio: pieno il cuore di caldo amore, benchè sottoposto
a Lucifero, impugna una spada di fiammante carità e l'aggredisce coraggiosamente,
dicendogli: Quis ut Deus? Chi è come Dio?
Dio è il principio senza principio; tu, invece, o
superbo, venisti poco fa alla luce. Quis ut Deus? Dio
è un cumulo infinito di perfezioni. Infinito negli attributi, sommamente
semplice, immenso senza spazio, eterno nella durata, senza tempo e successione.
Infinito nella intelligenza, infinito nella volontà, senza imperfezione
alcuna; tu, invece, o Lucifero, e tutti i tuoi seguaci, siete creature finite
e limitate: potrete mai rassomigliare a Dio? Quis ut Deus? Dio
è onnipotente senza mai stancarsi; infinitamente buono senza debolezza;
infinitamente giusto senza severità; illuminato nel dominio, incircoscritto
nella misericordia, indefinito nei beni: contro l'Onnipotente ti sei levato?
Potrai tu vincere chi non ha essere superiore a sè? E come Mosè, rivolto ai
Leviti, disse: Chi è dalla parte di Dio mi segua, così Michele parlò agli
Angeli, dalla maggior parte dei quali seguito, attaccò Lucifero con i suoi
seguaci, li vinse, li scacciò dal cielo. Ritorna la pace nel cielo, si
rasserena il Paradiso, l'onore di Dio è difeso, il Creatore vien glorificato,
due terze parti degli Angeli sono salvate. Che amore grande! Opera, vince,
trionfa.
III. Considera, o cristiano, qual'è l'amore che tu nutri
verso Dio. S. Agostino insegna che un'anima la quale ama veramente Dio non pensa
ad altro che a Dio, tutto disprezza, tutto abborrisce, altro non vuole che Dio.
Ora, i tuoi pensieri sono ripieni di Dio? Forse Dio è l'ultimo dei tuoi pensieri!
L'anima che ama parla sempre di Dio: i tuoi discorsi invece, sono di Dio o del
mondo? L'anima che ama disprezza tutto ciò che non conduce a Dio tu, invece,
arrivi nel tuo cuore a disprezzare Dio, ed apprezzi quelle cose che ti fanno
perdere Dio. L'anima che ama si tèdia di tutto, di Dio solo si diletta nel
tuo cuore, invece, c'è vero amore se l'orazione - ti annoia? L'anima che ama
procura l'onore di Dio, piange quando Lo vede offeso, si arma di zelo per
vendicarne l'onore: tu, invece, che cosa fai quando vedi vilipeso Dio? Il tuo
cuore arde di amore, ma è un amore mondano, non divino. Umiliati, gettati
pentito ai piedi di G. C., domanda perdono per la intercessione del primo
Serafino del Cielo e procura in avvenire di amare Dio con tutto il tuo cuore.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE A MARCIANO IMPERATORE
Meravigliosa l'apparizione di S. Michele a Marciano
Imperatore, il quale si era dedicato ad onorare l'Arcangelo nel Tempio di Conas.
In tutte le sue infermità Marciano non si serviva d'altra medicina che del
patrocinio di S. Michele, perché ricorrere a quello, subito risanava. Ma per
mostrare maggiormente il Signore il gran potere dato al suo santo Arcangelo
permise che una volta Marciano si ammalasse molto gravemente; anche allora
l'Imperatore ricusò ogni medicina che gli veniva suggerita, e volle solo che
non fosse allontanato da quel venerabile Santuario. Pareva ciò ad un medico
temerità, ed ordinò che ancorché l'Imperatore fosse contrario, gli si
applicassero fomenti da lui ordinati. La notte, rapito in estasi, Marciano
vide che si aprivano le porte della Chiesa, e che S. Michele sopra di un bel
destriero calava dal cielo, e smontò sopra un pilastr che era in quella Chiesa
accompagnato da Angeli e riempiendo tutta l'aria di soavissima fraganza,
giunse dove stava l'infermo Marciano. Dato uno sguardo a quei medicamenti che
erano stati ordinati dal medico, domandò cosa fossero quelle cose. Rispose
Marciano la verità: e S. Michele rivoltosi a due Angeli che gli stavano a lato,
ingiunse loro di colpire quel medico, e di togliere i medicamenti; indi toccando
con un dito l'olio di una lampada che ardeva avanti alla sua immagine, fece con
quello il segno della Croce in fronte a Marciano e scomparve. La mattina
Marciano raccontò ciò che aveva veduto ad un Sacerdote, il quale notando sulla
fronte di Marciano la forma della Croce che il S. Arcangelo gli aveva fatto, e
non trovando i medicamenti ordinati dal medico nella, notte precedente volle
recarsi dal medico stesso. Arrivato alla sua casa udì pianti ed urla, perché
il medico stava morendo con la bocca piena di pustole.
Dopo che fu udita la relazione del Sacerdote, il
medico fu portato sullo stesso letto alla Chiesa di S. Michele. A tale strepito
tornò in sé Marciano, e si trovò totalmente guarito, e levandosi tutto
contenta si recò dal medico, che stava chiedendo aiuto a S. Michele. Gli unse
la fronte con l'olio della lampada della sua Immagine, e di subito cessò il
dolore, svanirono le pustole, restando in perfetta sanità. D'allora in poi
divenne così divoto a S. Michele, che per gratitudine si dedicò a servire
Dio ed il S. Arcanngelo nel tempio, finché visse.
Ah mio Dio, non Vi ho amato! Ho amato le creature
ed ho disprezzato Voi, mio Creatore e Signore che Vi mostrate onnipotente più
nel perdonare, che nel punire. Alzate la vostra destra misericordiosa, e
concedetemi il perdono, mentre io mi dolgo di non averVi amato, e propongo di
consacrare a Voi solo tutti i miei pensieri e i miei affetti. E Voi, primo
Serafino di carità, Arcangelo S. Michele, intercedete per me presso il trono di
Dio ed infiammate il mio cuore con le fiamme del vostro santo amore. Insegnateci
a disprezzare i beni transitori e ad amare l'eterno, sommo ed infinito Bene.
Io Vi saluto, o S. Michele, che siete il primo tra i
Serafini.
Dirai ogni ora la giaculatoria: “O mio Dio, Voi
siete per me ogni bene”.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
8
settembre
I. Considera quanto sia stato grande l'amore di S.
Michele verso Nostro Signore Gesù Cristo. Cominciò quest'amore dal principio
del mondo, quando agli Angeli fu manifestato il mistero dell'Incarnazione.
Fu questa la cagione - dice il P. Granata - per cui Lucifero si ribellò a
Dio. Conoscendo che il Divin Verbo avrebbe assunto nella pienezza dei tempi
la natura umana e sarebbe divenuto così capo degli Angeli e degli uomini,
adorato dagli uni e dagli altri per l'unione ipostatica, sdegnò Lucifero di
adorare il Verbo nell'assunta umanità, e trascinò nella rivolta molti Angeli,
ma sorse S. Michele a difendere l'onore di Gesù Cristo, predicò agli Angeli
l'adorazione dovuta al Verbo Incarnato, confuse Lucifero e lo vinse con tutti
i suoi seguaci. Per l'amore che nutriva verso il futuro Redentore, mantenne viva
nei Patriarchi la fede nel Messia, promettendo ad Abramo che dalla sua stirpe
sarebbe nato colui, che dar doveva la benedizione alle genti. Trattenne il
braccio ad Abramo che stava per sacrificare suo figlio Isacco, mostrandogli
nell'ariete tra le spine quell'Agnello che doveva poi immolarsi per la salute
del mondo: Abramo vide in ispirito Gesù Cristo e ne gioì. Fu S. Michele che
confermò a Giacobbe le divine promesse, e si fece custode e protettore del
popolo eletto, liberandolo con straordinari prodigi dall'Egitto, accompagnandolo
nel deserto, introducendolo nella terra promessa, parlando ai Profeti del
futuro Messia.
II. Considera come S. Michele, appena nacque Gesù
Cristo, andò subito con gli Angeli ad adorarLo nella Grotta di Betleem e fece
annunziare ai Pastori la grande meraviglia che era nato in Betleem il
Salvatore. Mediante una stella ne significò il prodigio ai Re di Oriente e li
condusse a venerare il Dio umanato. Avvisò poi S. Giuseppe nel sonno a fuggire
in Egitto per liberare Gesù Bambino dal furore di Erode che Lo cercava a
morte. Chi potrà immaginare quanti servizi rese a Gesù in viaggio e nella
penosa dimora in Egitto? Fu S. Michele che avvisò nuovamente S. Giuseppe a
ritornare in Giudea, essendo morti coloro che insidiavano la vita di Gesù.
Dopo il digiuno e la tentazione che Gesù ebbe da parte di Lucifero nel deserto,
venne S. Michele coi suoi Angeli a servirLo. Nell'agonia dell'Orto del Getsemani
fu S. Michele quell'Angelo - come dice S. Bonaventura, che venne a confortar Gesù,
dicendogli: « Dio mio, Gesù, io ho offerto al Padre vostro la vostra orazione
a sudore di sangue avanti a tutta la Corte celeste, e tutti noi Angeli genuflessi
abbiamo supplicato a voler far passaggio di questo Calice: ma il vostro Padre ha
risposto: Ben sa il mio dilettissimo Figlio Gesù, che la Redenzione del genere
umano, che tanto bramiamo, non si può tanto gloriosamente adempiere, senza lo
spargimento del Suo sangue: che però conviene, che Ei muoia». Seguì poi Gesù
durante la Passione; dopo la morte, accompagnò la Sua benedetta anima al Limbo.
Rivoltò la pietra del sepolcro, e nel giorno dell'Ascensione fu S. Michele a
guidare le schiere angeliche incontro al Salvatore per accompagnarLo poi nel Suo
glorioso ingresso in Cielo.
III. Considera come. S. Michele, per l'amore che porta a
Gesù Cristo, vuole che tutti i credenti L'amino di vero cuore e non sopporta
che l'amabile Redentore sia offeso e maltrattato dall'uomo. Quanto fu l'amore
che ebbe per Gesù Cristo, altrettanto fu l'odio che ebbe ed ha per Lucifero e
suoi seguaci; similmente arde di sdegno e d'ira contro quegli ingrati
cristiani che non amano, ma offendono il Divin Redentore. Procura tu almeno,
ad esempio di S. Michele, di accendere il tuo cuore di amore vero, sincero e
costante verso il Divin Salvatore. Sforzati di avanzare sempre più nel divino
amore, e così meriterai una speciale protezione del Principe degli Angeli.
Che se il tuo cuore è languido, debole e sfornito di tale amore, invoca con
devoti affetti il principe dei Serafini S. Michele, affinché voglia accendere
il tuo cuore con le fiamme del santo amore verso Gesù Cristo.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE A S. EUDOCIA
La potenza di S. Michele Arcangelo risplendette nella
conversione di S. Eudocia, la quale, da grande peccatrice, diventò una martire
di Gesù Cristo, sotto il Regno dell'Imperatore Traiano. Originaria della
Samaria, essa venne ad abitare in Eliopoli non ad altro fine, che per vivere con
maggiore libertà nelle sue dissolutezze. Convertita quivi per opera del Monaco
S. Germano, e distribuite ai poveri le grandi ricchezze, acquistate con la sua
turpe vita, diede la libertà ai suoi schiavi e prima di ricevere il battesimo
trascorse sette giorni in una camera digiunando e pregando senza vedere alcuno
come le aveva ordinato il S. Monaco. Essendo venuto questi a trovarla, essa
appena lo vide, subito gli disse: « Ringraziate Dio, mio Padre, delle grazie
che si è compiaciuto di fare a me, benchè io ne sia indegna. Ho passato sei
giorni nel mio ritiro a piangere i miei peccati, e a compiere con esattezza
tutti i divoti esercizi che mi avete prescritti. Nel settimo giorno, essendo prostrata
con la faccia a terra, mi son veduta ad un tratto circondata da una gran luce
che mi abbagliava. Ho veduto nello stesso tempo un giovane vestito di bianco
dall'aria serena, che prendendomi per la mano mi ha innalzata fino al cielo,
dove mi parve di vedere una folla di persone vestite come lui, e mostrando
grande gioia nel vedermi, si rallegrarono con me, perchè un giorno avrei
avuta parte alla medesima gloria. Mentre ero in questa visione, vidi un mostro
orribile, il quale si lagnava, con Dio per mezzo di urli orrendi, perchè gli veniva
rapita una preda, che per tanti titoli era sua. Allora una voce venuta dal cielo
lo mise in fuga, dicendo che piace alla bontà infinita di Dio di aver pietà
dei peccatori che fanno penitenza; e la stessa voce facendomi sperare una
particolare protezione nel rimanente di mia vita, ha ordinato al mio Condottiero,
che ho inteso essere l'Arcangelo S. Michele, di farmi ritornare nel luogo nel
quale io sono». E di fatti questa nuova Samaritana fu così validamente
protetta da S. Michele, che dopo una vita penitente e santa, accompagnata da
tanti miracoli e stupende conversioni, potè morire martire il 1° marzo dell'anno
114.
O Arcangelo S. Michele, difensore del Tesoro di Dio,
glorificatore amoroso di Gesù nostro Salvatore, io Vi venero, Vi lodo, Vi prego
di ottenere al mio cuore un amore sincerò e perseverante verso il Divino
Redentore, per cui possa meritare di goderLo eternamente in Cielo.
Io Vi saluto o S. Michele, che difendeste in cielo il
trono di G. C. contro gli attentati del Dragone infernale.
Farai una visita a Gesù Sacramentato con la Comunione
Sacramentale, oppure mezz'ora di adorazione mentale su l'amore di Gesù
Sacramentato.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
9
settembre
GRANDEZZA DI S. MICHELE NELL'AMORE VERSO LA SS. MADRE DI DIO
I. Considera, come S. Michele non amò soltanto la
Santissima Trinità, ma fu anche amantissimo della Madre di Dio: Maria Vergine.
Egli L'amò fin da quando fu creato. Dio, infatti, La mostrò a lui e a tutti
gli altri angeli in spirito, rivelando il futuro mistero della Incarnazione del
Verbo. Non volle Lucifero riverire una donna che era inferiore alla sua
nobilissima natura, e ricusò riconoscerLa per una sovrana. Ma sorse S.
Michele Arcangelo a difendere l'onore della futura Madre di Dio: cacciò
Lucifero dal Cielo, e con tutti gli Angeli fedeli riconobbe ed adorò la
gloriosa Madre del futuro Redentore.
II. Considera quanto fu grande l'affetto di San Michele
verso la SS. Vergine nel tempo della sua vita in questa terra. Quando giunse la
pienezza dei tempi, Dio si compiacque di mandare al mondo l'au-gusta sua
Madre: fu allora che il glorioso Principe degli Angeli S. Michele, - secondo una
pia rivelazione privata - prendendo dalle mani creatrici di Dio la purissima
anima di Maria tutta risplendente di grazia, scese a portarla nel seno di S.
Anna. Egli la custodì poi nella sua Concezione, e non permise che il dragone
infernale la macchiasse con la colpa originale. Quando Maria raggiunse l'infanzia,
La protesse nel suo viaggio al Tempio dove emise il gran voto di Verginità,
come Dio Le aveva ispirato, Pensa inoltre, o anima mia, a tutti i servizi che
il S. Arcangelo prestò alla sua gran Regina durante la dimora nel Tempio!
Quanti misteri le svelò! Come assisteva alle sue fervorosissime orazioni, che
poi raccoglieva e presentava al Trono di Dio!
III. Considera come il grande amore di S. Michele
Arcangelo verso la S. Vergine si segnalò nella beata morte e gloriosa
Assunzione di Lei al Cielo. Egli ne accolse l'anima, e la presentò al cospetto
di Dio, perchè a lui è affidato il ministero di presentare le anime. Con
innumerevoli legioni di angeli La salutò ed adorò quale Regina dei cieli e
della terra, Madre dell'eterno Signore, Tabernacolo della Santissima Trinità.
Apprendi da tali esempi del glorioso Principe degli Angeli a nutrire un amor
filiale verso la Divina Madre, e a praticare una devozione tenera, costante
e sincera verso la Regina degli Angeli. Sappi però che ama veramente Maria chi
si sforza di non offender mai Gesù, che è il frutto benedetto del Suo seno, e
chi attende ad acquistare le virtù, che rifulsero nella beata Vergine. Cerca di
prendere a modello del tuo vivere la vita illibata di Maria, e specialmente la
sua purezza ed umiltà, e sarai particolarmente protetto da San Michele.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE NELLA SPAGNA
Celebre fu l'apparizione nel Regno di Navarra, come
lo testifica la Chiesa di S. Michele di Eccelsi, edificata sulla cima di una
montagna altissima, ramo de' Pirenei chiamata dalla gente del luogo Aralar,
alle cui falde scorre il fiume Araia verso la valle Araquil; l'erezione di
questo tempio è dovuta all'apparizione in quel luogo dell'Arcangelo S.
Michele ad un cavaliere della città di Gonni. Questo avvenne al tempo dei mori,
quando entrarono a devastare la Spagna. Alla consacrazione di questo tempio intervennero
sette Vescovi. Volle il Serafino Arcangelo in quella gran calamità di Spagna
offrirsi a protettore e Patrono ancor prima che S. Giacomo fosse per come tale
invocato dagli spagnoli.
Amatissimo principe, glorificatore della SS. Vergine,
Madre di Dio, Maria, Vi adoro, Vi lodo, Vi benedico e Vi prego di ottenermi un
filiale affetto verso sì cara Madre. Voi che La serviste fedelmente, impetratemi
da Lei che è Regina e la Madre delle grazie, di essere pur io nel numero dei
suoi servi. Questa grazia mi darà la certezza, di potermi trovare un giorno
con gli Angeli nel cielo a vedere Dio, godere di Maria SS. e glorificarLa in
eterno.
Io Vi saluto, o S. Michele, difensore del Trono della
Madre di Dio.
Reciterai nove Ave Maria alla SS. Vergine, Regina dei
nove Cori degli Angeli, e tre Gloria Patri in onore di S. Michele Arcangelo.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
10
settembre
I. Considera che Dio è carità, e che di carità arde
chi a Lui si avvicina. L'Arcangelo S. Michele che fra i beati Spiriti è il più
vicino a Dio, dev'essere anche il più ardente in amore. E come Dio è tutto
amore per l'uomo, così l'Arcangelo Michele è tra gli Angeli quello che più
ama il genere umano. La Santa Chiesa ce lo rappresenta qual continuo
intercessore per gli uomini presso Dio, sempre sollecito ad implorare con le
sue preghiere dall'Agnello Divino pietà e perdono. E la sua preghiera non è
sterile o infruttifera, ma ottiene tali e tante grazie per chi prega, che li
conduce al regno dei Cieli. Oh amore grande del S. Arcangelo! Egli che è beato
nella visione di Dio, si rivolge tuttavia a guardare l'uomo infelice: si
commuove di tenerezza, e non cessa di pregare per l'uomo.
II. Considera come l'Arcangelo Michele non solo prega
continuamente per l'uomo, ma per l'altissimo grado di cui gode in cielo,
raccoglie ed avvalora le preghiere di tutti i beati a vantaggio dei miseri mortali.
S. Giovanni nell'Apocalisse Lo vide vicino all'Altare del Tempio della celeste
Gerusalemme con in mano un dorato incensiere: molti aromi ed incensi venivano a
Lui offerti perchè li bruciasse innanzi al Tempio di Dio. L'incenso è simbolo
della preghiera, come spiega lo stesso S. Giovanni. Il dorato incensiere è la
dignità di Michele, che è tanto accetto a Dio, da porgerGli le raccomandazioni
dei Santi, e da Avvalorare le loro preghiere a beneficio degli uomini. Ecco
perchè la Chiesa, nell'offrire sotto il simbolo dell'incenso le nostre
preghiere a Dio durante la Santa Messa invoca la intercessione di S. Michele
Arcangelo, al quale affida anche il glorioso incarico di presentare a Dio il
Sacrificio dell'Angelo Immacolato.
E' più facile - dice S. Pantaleo - numerare le
stelle del cielo, o l'arena del mare, che cantare i benefici tratti dalla
grande carità di S. Michele. Impara, o cristiano, dall'Arcangelo S. Michele
ad amare il tuo prossimo con i fatti e non con le sole parole; abbi per certo
che la più piccola opera di carità fatta al prossimo non sarà senza mercede
in Cielo.
Consolati, o cristiano, che nel Cielo hai questo
Arcangelo, che assai meglio di Geremia prega molto per te.
III. Considera come la vera carità non si contenta
di parole, ma vuole opere. Tale è l'insegnamento dell'Apostolo S. Giovanni.
Le vere prove della carità verso il prossimo sono le
opere di beneficenza. Oh quanto più grande si manifesta la carità di S.
Michele, se si attende alle grazie che ha sempre dispensato e non cessa di dispensare!
Molti angeli furono da lui salvati; Adamo, dopo la caduta, fu animato da Michele
a piangere la sua colpa, a lavorare la terra, e non più ricadere in peccato; da
Michele fu avvertito Noè di eccitare i popoli alla penitenza. Frutto della
carità dell'Arcangelo Michele fu il passaggio del Mar Rosso da parte degli
Ebrei fuggenti dinanzi al Faraone e la manna che quotidianamente pioveva dal
cielo nel deserto ad alimentare il popolo di Dio.
Che dire poi delle grazie fatte da Michele ai fedeli
della nuova legge?
APPARIZIONE
DI S. MICHELE NELLA SPAGNA
A motivo di un'altra apparizione, fu edificato in onore di S. Michele in insigne Romitorio, che poscia divenne Chiesa Patriarcale di Ontinente nel regno di Valenza. Certo è che grande è stata la protezione che questo sublime Spirito ha esercitato su quel regno e su quella città, come ne fa fede il suo istorico Escolano, il quale dice «E' degno di considerazione che S. Michele fu quello che pose fine ai Mori nella nostra città, come fu egli stesso che aveva dato inizio alla loro distruzione. quando ti Re D. Giacomo si impadronì della loro terra ai vespri della festa di S. Michele. Invero essendo restata una gran contrada di Valenza come abitazione dei Mori, dopo la loro conquista, l'anno 1521, stando ivi giocando alcuni fanciulli cristiani nel giorno di S. Michele, mossi da una divina ispirazione, presero un quadro del Santo Arcangelo, e congiungendosi con loro altra gente, con grandi acclamazioni lo portarono alla Moschea de' Mori, i quali non ebbero ardire di far loro resistenza. Gridarono allora quei fanciulli « Viva S. Michele; Viva S. Michele, e la fede di G. C. », e così dicendo lo posero in quel luogo, dove il giorno di S. Dionigio si disse la Messa. Da ciò prese occasione Vincenzo Perez per spingere quei Mori a farsi Cristiani, così infatti avvenne. I Mori si battezzarono tutti, e la Moschea fu consacrata, e divenne Parrocchia».
O benefico Principe degli Angeli, glorioso San
Michele, alla vostra carità ricorro io, miserabile peccatore, ed il vostro
potente aiuto imploro per salvare l'anima mia. Pregate per me, soccorretemi in
vita e specialmente in morte, donandomi forza a vincere il demonio. Sancte
Micheel Archangele, defende me in praelio, ut non peream in tremendo iudicio.
Io Vi saluto, o Arcangelo Michele, che siete il mio
aiuto in tutte le mie necessità.
Farai un'elemosina ad un povero di Cristo.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
11
settembre
I. Considera come l'amore che S. Michele portò agli
Angeli Gli meritò il titolo di Padre degli Angeli. Scrive infatti S. Girolamo
che in cielo, quègli Angeli che presiedono agli altri, prendendosene cura,
vengono detti Padri.
Se ciò si può affermare di tutti i Principi dei
Cori, molto più conviene a S. Michele che è ,il Principe dei Principi. Egli
è il maggiore di essi; presiede a tutti i Cori Angelici, a tutti estendendo
la sua autorità e il suo prestigio: deve perciò considerarsi qual Padre di
tutti gli Angeli. Dovere del padre è nutrire i figli: il celeste Arcangelo, curando
l'onore di Dio, e la salvezza degli Angeli, li nutrì col latte della carità,
li protesse dal veleno della superbia: per questo, tutti gli Angeli Lo riveriscono
ed onorano come loro Padre nella gloria.
II. Considera quanto è grande la gloria di S. Michele nell'essere Padre amato degli Angeli. Se 1'Apostolo S. Paolo chiama suo gaudio e sua corona i Filiggesi che aveva istruito e convertito alla Fede, quale deve essere il gaudio e la gloria del glorioso Arcangelo per aver sostenuto e liberato tutti gli Angeli dalla perdizione eterna? Egli, come un padre affettuoso, avvertì gli Angeli di non farsi accecare dall'idea della ribellione e col suo zelo li confermò nella fedeltà al sommo Dio. Può loro dire giustamente con l'Apostolo: «Io vi ho generati per l'evangelo della mia parola». Vi ho generati nella fedeltà e gratitudine al nostro Supremo Creatore; vi ho generati nella fermezza della fede nei misteri rivelati: vi ho generati nel coraggio per resistere alla tentazione di Lucifero: vi ho generati all'umile obbedienza e rispetto dei divini voleri. Voi siete il mio gaudio e la mia corona. Amai la vostra salvezza e combattei per la vostra beatitudine: mi avete seguito fedelmente, ne sia benedetto Iddio!
III. Considera ora qual'è il tuo amore verso il prossimo
che si trova in una condizione di ignoranza o in pericolo di perdizione. Non
mancano ragazzi che non conoscono le prime nozioni della fede: qual'è la tua
premura per insegnar loro i misteri della fede, i precetti di Dio e della
Chiesa? L'ignoranza della religione cresce ogni giorno più: eppure non si trova
chi si prenda cura d'insegnarla. Non bisogna pensare che questo sia ufficio
solo dei sacerdoti: anche ai padri e alle madri di famiglia spetta questo
dovere: ebbene, insegnano essi là. dottrina cristiana ai fanciulli ? Inoltre è
dovere di ogni cristiano istruire il prossimo: quanti peccati di meno si
commetterebbero, se si avesse cura d'istruire gli ignoranti delle cose della
Religione ! Ognuno bada a sè solo: Dio invece ha affidato a ciascuno la cura
del suo prossimo (6). Beato chi salva un'anima:, ha già posto in salvo l'anima
sua.
Entra in te stesso, o cristiano, e poi vedrai che sei
manchevole nell'amore verso il prossimo; ricorri al S. Arcangelo e pregaLo che
ti accenda d'amore verso gli altri e ti spinga ad impegnarti con tutte le forze
a curare l'eterna salvezza.
Nell'anno 574 i Longobardi che allora erano ancora
senza fede cercavano di distruggere la fiorente fede cristiana della città
Partenopea. Ma ciò non fu permesso da S. Michele Arcangelo, poichè S. Agnello
essendo già da alcuni anni dal Gargano ritornato in Napoli, mentre era
addetto al governo dell'ospedale di S. Gaudisio, orando nella grotta, gli
apparve S. Michele Arcangelo che lo spedì a Giacomo della Marra,
assicurandogli la vittoria, e fu poi visto con lo stendardo della Croce fugare i
Saraceni. In quello stesso luogo venne eretto in suo onore una Chiesa, la quale
ora col nome di S. Angelo a Segno è una delle più antiche Parrocchie, e la memoria
del fatto si conserva in un marmo posto in essa. Per questo fatto i Napoletani
sempre grati al Celeste Benefattore, L'onorarono come speciale Protettore. A
spese del Cardinale Errico Minutolo venne eretta una statua di S. Michele che fu
collocata sull'antica porta maggiore della Cattedrale. Questa durante il
terremoto del 1688 rimase illesa.
O zelantissimo apostolo del cielo, invitto S. Michele,
per quello zelo che aveste della salvezza degli Angeli e degli uomini,
ottenetemi dalla SS. Trinità, desiderio della mia eterna salute e zelo per
cooperare alla santificazione del mio prossimo. Carico così di meriti, potrò
venire un giorno a godere Dio per tutta l'eternità.
Io Vi saluto, o S. Michele, Voi che siete duce degli
eserciti celesti, governatemi.
Cercherai di avvicinare qualche persona che è
lontana dalla fede per convincerla ad accostarsi ai Sacramenti.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
12
settembre
I. Considera come la grandezza del glorioso S. Michele
si manifesta nell'essere stato in cielo Apostolo degli Angeli. Pensano S.
Tommaso e S. Bonaventura, seguendo l'Areopagita, che in cielo gli Angeli
d'ordine superiore istruiscono, illuminano e perfezionano gli Angeli d'ordine
inferiore: li istruiscono, facendo loro conoscere quel che non conoscevano;
l'illuminano, dando loro un modo di conoscere più perfetto; li perfezionano,
rendendoli più profondi nella cognizione. Come nella Chiesa ci sono gli
Apostoli, i Profeti, i Dottori per illuminare e ,perfezionare i fedeli, così
- dice l'Areopagita - nel cielo Dio distinse gli Angeli in vari ordini, affinchè
i supremi fossero guida e luce degli inferiori. Quantunque Dio possa fare ciò
direttamente, pure piacque alla sua infinita sapienza farlo mediante gli Spiriti
supremi. A questo alludeva il Salmista quando diceva che Dio illumina
mirabilmente per mezzo dei grandi monti: i grandi monti illuminatori -
interpreta Sant'Agostino, - sono i grandi predicatori del cielo, cioè gli
Angeli superiori che illuminano gli Angeli inferiori.
II. Considera come la caratteristica di S. Michele è di
illuminare tutti gli Angeli. Egli illuminò due terze parti degli Angeli,
quando Lucifero voleva tutti confonderli con l'errore, che già era riuscito ad
imporre in molti, di attribuire non a Dio, ma a se stessi la grandezza e
magnificenza della propria natura, e di poter guadagnare da soli la beatitudine
senza divino aiuto. L'Arcangelo Michele, dicendo: - Quis ut Deus? - Chi come
Dio? fece conoscere agli Angeli che il loro essere era creato, ricevuto cioè
dalle mani di Dio, e che a Dio solo dovevan rendere onore e ringraziamenti.
Conobbero inoltre da quelle parole gli Angeli che non potevano giungere alla
beatitudine senza la grazia, nè vedere le bella faccia di Dio senza esser
elevati col lume della gloria. L'esortazione di questo celeste maestro e dottore
fu di tanta efficacia, che tutti quei milioni di beati spiriti si prostrarono
innanzi a Dio e L'adorarono. Per questo magistero di S. Michele, gli Angeli
furono, sono, e saranno sempre a Dio fedeli, ed eternamente beati e felici.
III. Considera ora, o cristiano, quanto grande dev'essere
in cielo la gloria di S. Michele Arcangelo. Colui che insegna agli altri le vie
del Signore risplenderà della luce stessa del firmamento - dice la scrittura.
Quale sarà la gloria del celeste principe, che illuminò non pochi angeli, ma
innumerabili schiere di angeli! Quale sarà il premio con cui fu da Dio rimunerato?
La sua carità verso gli Angeli Lo sublimò su tutti i Cori e Lo rese veramente
grande presso Dio. Perchè non ricorri anche tu all'Archangelo Michele per
svuotarti di quella ignoranza in cui miseramente ti trovi? Perché non Lo preghi
con David di illuminare i tuoi occhi, affinchè non si- addormentino nella
morte degli errori?. Prega il celeste Apostolo che ti faccia capire di dover
essere sempre fedele ed ossequioso a Dio in vita, per poi goderlo insieme a
lui nell'eternità.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE IN SPAGNA
Ovunque il Principe degli Angeli ha dispensato favori
e benefici nelle più grandi calamità. La città di Saragozza era stata
occupata dai Mori, i quali per ben quattrocento anni l'avevano barbaramente
tiranneggiata. Il re Alfonso pensava liberar tale città dalle barbarie dei
Mori, e già disponeva il suo esercito per prendere la città d'assalto, ed
aveva affidato quella parte della città che guarda verso il fiume Guerba ai
Navarrini, che erano venuti in soccorso. Mentre in pieno si svolgeva la
battaglia, il Sovrano Capitano degli Angeli in mezzo a celestiali splendori
comparve al Re, e gli fece conoscere che quella città era sotto la sua difesa,
e che egli era venuto in aiuto dell'esercito. E infatti lo favorì con una
splendida vittoria, per cui appena la città si arrese, venne edificato un
Tempio, proprio là dove apparve il Serafico Principe, che divenne una delle
principali Parrocchie di Saragozza, e fino ad oggi si chiama S. Michele dei
Navarrini.
O apostolo del Cielo, o amabile S. Michele, lodo e
benedico Dio che Vi arricchì di tanta sapienza per illuminare e salvare gli
Angeli. DegnateVi, Vi prego, di illuminare anche l'anima mia per mezzo del mio
S. Angelo Custode, in. modo che cammini sempre per, la strada dei divini
precetti.
Io Vi saluto, o S. Michele, Dottore delle Angeliche
schiere, illuminatemi.
Cerca di insegnare ad un ignorante i misteri della
fede.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
13
settembre
I. Considera come S. Michele Arcangelo, fattosi
difensore di tutti gli Angeli, procurò loro il bene della fedeltà verso Dio
e dell'eterna felicità. Oh quanto furono potenti quelle parole rivolte agli
Angeli: - Quis ut Deus? - Chi è come Dio? Cerchiamo di immaginarci quella
guerra celeste: Lucifero, pieno di orgoglio per voler essere simile a Dio,
seduce e trae dietro a sé una terza parte delle schiere angeliche, le quali,
innalzata la bandiera della rivolta, gridano guerra a Dio, vogliamo rovesciare
il suo trono. Quanti altri sarebbero stati sedotti da Lucifero e accecati dal
fumo del suo orgoglio, se non fosse sorto l'Arcangelo S. Michele in loro difesa!
Postosi alla testa degli Angeli, gridò ad alta voce: - Quis ut Deus? - come a
dire: Attenti, non vi lasciate sedurre dall'empio dragone; è impossibile che
la creatura divenga simile a Dio, suo Creatore. - Quis ut Deus? - Egli solo è
il mare immenso delle divine perfezioni e la fonte inesausta della felicità:
noi tutti siamo che un niente innanzi a Dio.
II. Considera quanto formidabile fu tale guerra. Da una
parte, S. Michele con tutti gli Angeli fedeli, dall'altra Lucifero con i
ribelli. S. Giovanni la chiama guerra grande: e veramente fu grande per il luogo
in cui avvenne, cioè nel cielo; grande, per la qualità dei combattenti, cioè
Angeli che sono fortissimi per natura; grande per il numero dei combattenti che
furono milioni - come dice il profeta Daniele; - grande, finalmente per il
motivo. Essa non era stata suscitata per un puntiglio, come le guerre umane, ma
per sbalzare Dio stesso dal suo trono, per misconoscere il Divin Verbo nella
futura Incarnazione - come dicono alcuni Padri. - O guerra veramente
terribile! Si viene al conflitto. S. Michele Arcangelo, duce degli Angeli
fedeli, assale Lucifero, lo abbatte, lo vince. Lucifero e i suoi seguaci,
sbalzati da quelle beate sedi piombano qual fulmine negli abissi. Gli angeli di
S. Michele si sentono salvi e dànno a Dio omaggio e benedizione.
III. Considera come una tal guerra cominciata da Lucifero
nel cielo non è terminata: egli continua a combattere contro l'onore di Dio qui
in terra. In cielo sedusse molti Angeli; quanti uomini seduce e trae nella
perdizione ogni giorno in terra? Ne tragga salutare timore il buon cristiano e
rifletta che Lucifero, è un nemico che conosce tutte le arti di nuocere, sempre
in giro qual leone affamato per predare le anime! Bisogna star sempre vigilanti,
come esorta S. Pietro, e respingere con coraggio le sue tentazioni. Chissà
quante volte sei stato avvolto anche tu nella sua rete! quante volte ti sei
fatto sedurre! quante volte, compiacendoti in cuore della tentazione, ti sei
ribellato a Dio! Forse anche ora ti trovi tra i lacci del demonio e non sai
svincolartene! Ma ricordando che gli Angeli del cielo guidati da S. Michele
Arcangelo non furono sedotti da Lucifero, mettiti sotto il suo patrocinio -
come dice S. Pantaleone - e sarai vincitore del demonio, perchè Egli ti darà
tanto vigore da superare tutte le aggressioni del nemico.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE IN ALVERNIA
Il Monte della Verna è rimasto celebre per le
apparizioni di S. Michele. Ivi si ritirò S. Francesco d'Assisi per attendere
meglio alla contemplazione ad imitazione di nostro Signore Gesù Cristo il quale
si recava solo sui monti a pregare. E poichè San Francesco si domandava se
veramente quelle immense fenditure che si vedevano fossero avvenute nella
morte del Redentore, apparendogli S. Michele di cui era devotissimo, venne
assicurato che era vero quello che per tradizione si diceva. E poichè San
Francesco con questa credenza frequentemente andava a venerare quel santo
luogo, avvenne che mentre colà in onore di S. Michele stava facendo devotamente
la sua Quaresima, nel giorno dell'Esaltazione della S. Croce gli apparve il
medesimo S. Arcangelo in forma di Serafico alato Crocifisso, e dopo avergli
impresso nel cuore un serafico Amore, lo segnò colle sacre Stimmate. Che quel
Serafino fosse stato S. Michele Arcangelo, lo indica come cosa molto probabile
S. Bonaventura.
O potentissimo difensore degli Angeli, glorioso S.
Michele, a Voi ricorro-io, che mi vedo sempre assediato dalle insidie del nemico
infernale. La guerra che egli muove all'anima mia è terribile, difficile e
continua: ma più forte è il vostro braccio, più potente la vostra protezione:
sotto lo scudo del vostro patrocinio mi rifugio, o amabile protettore, con la
più viva speranza di vincere. Deh, amorosissimo Arcangelo, difendetemi ora e
sempre, ed io sarò salvo. (…)
Io Vi saluto; o S. Michele: Voi che con i Vostri Angeli
non cessate notte e giorno di combattere contro il demonio, difendetemi.
Farai una visita alla Chiesa di S. Michele,
pregandoLo di accoglierti sotto la sua protezione.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
14
settembre
I. Considera come S. Michele, tutto zelo per l'onore
di Dio, è altrettanto tutto carità a favore degli uomini, per i quali impiega
tutto il suo potere. Agli Angeli inferiori Dio, ha affidato la custodia delle
persone particolari - scrive S. Girolamo, - di maniera che non c'è mai stato
nè ci sarà mai alcuno che non goda dell'assistenza angelica: ma il glorioso
Principe degli Angeli ha avuto in custodia non una o più persone solamente,
ma tutti gli uomini. Egli veramente è il più impegnato, e il più sollecito
verso il genere umano di qualsiasi altro Angelo, come scrisse S. Cesario.
Il suo impegno supera la diligenza di tutti gli Angeli,
la sua carità supera lo zelo, la cura, gli affetti degli Arcangeli, dei
Principati, delle Potestà, delle Virtù, delle Dominazioni, dei Troni, dei
Cherubini e dei Serafini. E' vero che la cura e la diligenza degli Angeli verso
gli uomini è molto intensa, tuttavia possiamo credere, con Ruberto Abate, che
ciò si verifica maggiormente in quegli Angeli, di cui Dio ci rivelò il nome,
per farci conoscere il loro singolare patrocinio. Di questi Angeli così
eccellenti però, colui che maggiormente ci ama è S. Michele, perché è il
nostro massimo Principe; nostro, in quanto è addetto alla difesa degli uomini;
nostro, perchè deve avvalorare le nostre preghiere e proteggerci sino alla fine
del mondo.
II. Considera come tutti gli uomini sono l'oggetto della
carità di S. Michele Arcangelo. Egli, come scrisse S. Pantaleone, guida
coloro che errano, solleva e soccorre i caduti, difende le anime, combatte e
vince i demoni, illumina ogni creatura. Quest'amore cominciò a dimostrarlo ad
Adamo stesso, infelice nostro progenitore, quando non soltanto l'indusse a far
penitenza del proprio fallo, ma l'istruì a lavorar la terra per procacciarsi
il vitto col sudor della fronte, gl'insegnò a vivere santamente, osservando
la legge naturale, e gli svelò i futuri misteri, come ha scritto S. Paolino
di Nola. Tanto fu efficace l'insegnamento di S. Michele che Adamo non si lasciò
mai più sedurre dal Demonio nè cadde in altro male. Oh grande carità del
celeste Principe!
III. Considera come l'amore che S. Michele Arcangelo
nutre per l'uomo nasce dal grande amore che Egli porta a Dio. Dall'amore di Dio
nasce l'amore del prossimo. Chi ama Dio, ama anche il prossimo che è
immagine di Dio : quanto più si ama Dio, tanto maggiore carità si nutre per il
prossimo. Lucifero è nemico dell'uomo, perchè è privo dell'amore di Dio: S.
Michele ché si segnalò nell'amore verso Dio, ama l'uomo con affetto maggiore
di tutti gli altri Angeli. Rifletti ora, o cristiano, se il tuo cuore è fornito
d'amore per il prossimo. Sei sordo ai lamenti dell'afflitto, cieco ai bisogni
del poverello, duro alle lagrime degli infermi, indifferente ai mali che soffre
il prossimo? Significa che il tuo cuore non brucia d'amore per Iddio. Se tu
amassi Dio con tutto il cuore, non saresti insensibile ai bisogni del povero !
Se tu amassi Dio con tutte le tue forze, volentieri correresti a sollevare
l'infelice che patisce. Ricorri perciò al primo Serafino di carità, e pregaLo
che accenda questo divino amore nel tuo cuore per amare il prossimo, come
comanda Gesù Cristo.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE NEL MESSICO
Nel nuovo mondo, quando colà si stabilì la Chiesa,
volle Iddio manifestare con varie apparizioni di S. Michele, che in ogni parte
Egli è il Patrono della Chiesa, e che da tutti deve essere come tale venerato.
In un piccolo villaggio, vicino alla località che si chiama S. Maria della
Natività, quattro leghe circa discosto dalla città degli Angeli, vi era un indiano,
chiamato Diego Lazzero, il quale sin da piccolo era tenuto per virtuoso. Un
giorno mentre andava in una processione che si faceva in quel luogo gli
apparve S. Michele, e gli comandò che dicesse, ai vicini, che in una balza
ch'è fra due cèrri, molto vicina alla popolazione dove egli era nato, avrebbe
trovato una fonte di acqua miracolosa per tutte le infermità, sotto una rupe
molto grande; ma egli non si azzardò a dirlo, temendo che non fosse creduto.
Passato qualche tempo s'ammalò d'una infermità così grave, che giunse in
fin di vita senza più alcuna speranza. Mentre i suoi genitori con altri
parenti stavano aspettando che spirasse, nella vigilia della Apparizione del
glorioso Arcangelo, il 7 di maggio del 1631, verso la mezzanotte repentinamente
entrò nella stanza un grande splendore, come di lampo, che intimorì tutti i
circostanti. Questi fuggirono sbigottiti, lasciando solo l'infermo per un
poco; ma poichè tuttavia lo splendore perdurava presero animo, temendo che si
potesse bruciare la casa, ch'era di giunchi, ed entrati di nuovo in casa, cessò
lo splendore e trovarono l'infermo all'apparenza morto. Esso, dopo appena
passato un pò di tempo aprì gli occhi, e cominciò a parlare con tanta lena,
che tutti ritennero ciò per miracolo, disse loro, che non si prendessero pena,
che già stava bene, perchè gli era apparso S. Michele circondato di grandi
raggi di luce, il quale gli aveva resa la sanità e l'aveva portato, senza saper
come, ad una balza non molto lontana; il S. Arcangelo andava in-
nanzi con tanta chiarezza, come se fosse mezzogiorno,
mentre i rami degli alberi si rompevano, i monti si aprivano per dove passava,
lasciando il passo libero. Fermatosi nella balza, disse che sotto una grande
rupe, che toccò con una bacchetta d'oro che aveva in mano, stava la fonte
dell'acqua miracolosa, che già gli aveva rivelato, e che manifestasse ciò a'
fedeli senza timore ed indugio, altrimenti sarebbe stato gravemente castigato;
la sua infermità poi era in pena della sua disobbidienza. Ciò detto si levò
subito un turbine spaventoso che gli cagionò un timore grandissimo. Ma il S.
Arcangelo lo rassicurò dicendogli che non temesse ciò che facevano i nemici
infernali per dispetto dei grandi benefici, che per una mano avrebbero ricevuti
i fedeli di N. S. in quel luogo; perchè molti vedendo le meraviglie che in
quel luogo si sarebbero compiute, si sarebbero convertiti, avrebbero fatto
penitenza dei loro peccati, e quelli che vi sarebbero andati con fede
otterrebbero rimedio ai loro travagli e necessità, ciò detto l'Arcangelo
fece piovere dal cielo una luce ancor maggiore sopra il luogo. S. Michele disse
poi Diego Lazzero qual'era la virtù che Dio con la sua provvidenza Gli
comunicava per la salute e rimedio degli infermi, affinchè fosse creduto dai
fedeli, egli da solo potrebbe trasportare e levar via la rupe, che stava sopra
la fonte. Con ciò disparve la visione. Diego non potè dare ragione del modo
come era avvenuta la visione, ma questa era certa e vera, poichè egli fu
guarito miracolosamente mentre era in fin di vita. Del che tutti furono
ripieni di meraviglia.
O primo principe di carità, benignissimo S. Michele
Arcangelo, a Voi ricorro io miserabile peccatore, e fiduciosamente Vi prego di
infiammare il mio cuore di santo amore verso Dio e verso il prossimo. Fate, o
potente Arcangelo, che a vostra imitazione io sia misericordioso verso il
prossimo per poi trovare misericordia presso Dio.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete il più
amante e il più sollecito verso gli uomini, aiutatemi.
Farai una visita a qualche inferno, o darai
un'elemosina a chi è bisognoso.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
15
settembre
I. Considera come S. Michele Arcangelo mostra speciale
amore verso le anime giuste dimoranti in terra. Egli le dirige illuminandone la
ragione e svegliandole dal sonno della tiepidezza. Come all'Apostolo Pietro,
che dormiva nella prigione dov'era stato gettato da Erode, apparve l'Angelo del
Signore, così al giusto, che è negligente nella preghiera, l'Arcangelo
Michele, chiamato dalla Scrittura Angelo del Signore, si fa presente con la sua
speciale protezione, lo illumina e rischiara la mente, facendogli conoscere
i pericoli dello stato di tiepidezza, ne scuote la volontà mettendogli in cuore
il santo timore di Dio, lo desta dalla negligenza, perchè possa così alzarsi
ed operare il bene.
II. Considera che anche il giusto, mentre vive, va
soggetto agli inganni. I beni illusori di questo mondo spesso ammaliano il
cuore, e la concupiscenza corrompe a poco a poco i sensi - come dice la
Scrittura. La volontà, spesso offuscata, o sceglie il male credendolo bene, o
apprendendo il bene per male lo trascura. Purtroppo spesso si verifica quello
che dice il Profeta: «False bilance sono nelle mani degli uomini»; lasciando i
beni sempiterni si attaccano ai fallaci e momentanei beni di questa terra. S.
Michele Arcangelo salva il giusto da questo disordine: ne scuote la volontà
raffreddata dal torpore, l'accende di santo fervore e la guida nella via dei
divini comandamenti. Egli che brucia della più squisita carità, di carità
accende l'anima, e la rende sempre operosa nel bene.
III. Considera, o cristiano, che se anche ti trovi nello
stato di grazia, come dovresti essere quale cristiano, hai ugualmente bisogno
del favore di San Michele Arcangelo. Quanta negligenza non commetti nelle tue
orazioni! Forse, sei addormentato nel funesto sonno della tiepidezza! Ah! se
l'Arcangelo S. Michele non viene ad illuminarti, e a scuotere il tuo cuore col
santo timor di Dio, questo sonno per te sarà assai fatale: diverrà sonno di
morte! Quante volte hai errato, seguendo i falsi giudizi della tua volontà,
scambiando il male per bene! Quante volte, solleticato dalla tua concupiscenza,
ti sei trovato immerso senza accorgertene in affetti impuri! Prega il S.
Arcangelo che infiammi il tuo cuore della sua ardentissima carità e ti
insegni a disprezzare i beni transitori di questo mondo.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE NEL MESSICO
Dopo alcuni giorni, Diego ormai ristabilito se ne andò con suo padre a rintracciare il luogo della fonte e i due da soli tolsero via la rupe che la copriva con grande facilità, battendola da un lato, quantunque per muoverla solamente fossero necessarie molte persone. Ciò confermò la verità dell'apparizione del Glorioso Principe, ed in conformità di ciò incominciarono a diffonderne la notizia, assicurando i fedeli, che troverebbero nella santa fonte rimedio a tutte le loro infermità. Vennero molti infermi, ciechi, zoppi, storpi, i quali col lavarsi nell'acqua di quella fonte risanarono. Passati alcuni mesi, lo stesso Diego Lazzero si ammalò di nuovo di malattia mortale, e prevenne i suoi parenti, affinchè non si dessero pena perchè Nostro Signore così aveva ordinato per dare conferma alla fede nell'acqua santa; aggiunse poi che quando lo avessero visto angustiato dalla infermità, gli dessero da bere quell'acqua senza adoperar altro rimedio, perchè tosto così sarebbe risanato. Il male talmente si aggravò che il giovane stette quattro giorni senza polso e senza parola ed i genitori per far la prova, gli diedero a bere dell'altra acqua senza che egli ne sentisse menomamente migliorato: ma tosto che bevve quell'acqua della santa fontana, ricuperò le forze, migliorò, e riacquistò la perfetta salute. Da principio questa fontana stava sulla superficie del terreno ed aveva una piccola apertura, con poco più di mezzo braccio di profondità, in seguito successe un fatto notevole, che cioè stava in una quantità senza diffondersi, e quantunque si cavassero molti, e molti vasi di quella, pure subito si riempiva, ed arrivando all'orlo, si fermava. Poscia divenne maggiore e più profonda, perchè i divoti scavavano la terra, per portarla alle loro case come reliquia. Giacchè si esperimentò che Iddio le aveva comunicato la medesima virtù dell'acqua miracolosa, buttandola in altra acqua e dandola agli infermi. Si è già edificata una Chiesa in quel luogo, in cui si venera il S. Arcangelo, dove fa innumerevoli miracoli.
O amatissimo Arcangelo S. Michele, a Voi ricorro io
che sono tiepido e freddo per chiederVi una fiamma del vostro fervoroso amore.
Fate, o grande principe di carità, che sia lontana dal mio cuore la tiepidezza,
illuminate la mia mente con sante ispirazioni, e con celesti attrattive
dirigete la mia volontà a fuggire il peccato e ad abbracciare la virtù, che è
l'unico vero bene.
Io V i saluto, o S. Michele; Voi che siete il divin
messaggero a vantaggio delle anime giuste, soccorretemi.
Farai in questo giorno la Comunione la quale aumenta.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
16
settembre
I. Considera come l'anima giusta va soggetta ad un
altro disordine. Spesso, infatti, si affievolisce, viene meno, si arresta
nell'esercizio della virtù, e tralascia quelle opere di bene, che sarebbe
tenuta a fare.
S. Michele Arcangelo favorisce l'anima, facendole superare appunto tal disordine. Egli conforta e consola il cuore pusillanime, come osserva S. Bernardo, l'aiuta nell'agire, rendendolo libero e spedito e togliendo ogni difficoltà. Fa con l'anima giusta quello che fece con Elia perseguitato da Gezabele. Stanco delle prove, Elia, sdraiato sotto un ginestro, chiedeva a Dio di morire: gli apparve allora S. Michele, lo rianimò, lo confortò, lo consolò dicendogli: Alzati, mangia e cammina. Elia, rinvigorito, proseguì il suo viaggio sino al monte di Dio. Così all'anima giusta S. Michele dà vigore e conforto. « Alzati - le dice - mangia e cammina; alzati per superare le difficoltà, gusta le soavi delizie della grazia, e cammina alacremente nella via della santa legge per salire il monte della perfezione.
II. Considera come l'amore che per le anime giuste
nutre il celeste Principe S. Michele, lo induce anche ad avvalorare le loro
preghiere perchè siano più presto esaudite. S. Giovanni Apostolo nell'Apocalisse
vide il S. Arcangelo stare a fianco dell'altare del tempio celeste con in mano
un incensiere d'oro (1): gli venivano dati molti incensi per bruciarli nel suo
aureo turibolo al cospetto di Dio; ora l'incenso e gli aromi sono precisamente
simboli della preghiera. Dunque le preghiere dei giusti per mezzo degli Angeli
custodi sono présentate a S. Michele, il quale le pone nel suo aureo
incensiere, cioè le avvalora con la sua efficacissima orazione, ed allora
giungono grate al cospetto di Dio.
III. Considera, o cristiano, quanto bisogno tu hai
dell'aiuto di questo celeste principe. Sei languido e debole nelle opere di pietà,
ti sembra seminata di difficoltà la via della perfezione. credi difficile menare
vita sempre casta, mortificare i tuoi sensi, tener infrenata la concupiscenza,
praticare la mortificazione. Quanto deplorevole è il tuo stato ! Non sei nè
caldo, nè freddo: forse Dio ti rigetterà dalla sua bocca proprio per questa
languidezza! Deh ascolta il celeste Serafino che ti consiglia a far acquisto dell'oro
infocato della carità; apprendi da Lui ad essere sollecito ed operoso nel bene;
e pregaLo che purifichi il tuo cuore, lo infiammi di santo fervore e che porti
le tue preghiere quale odoroso incensa dinanzi al trono di Dio, da cui
discenderanno a te, trasformati in aiuti opportuni.
APPARIZIONE
DI S. MICHELE NEL TERRITORIO DI OLEVANO
Nel territorio di Olevano, che appartiene alla
Diocesi di Salerno, viene indicata una Grotta, in cui si dice fosse apparso S.
Michele Arcangelo. Gli altari che ivi si vedono hanno forma antica, e la devozione
con cui la grotta viene venerata dal popolo ben dimostra che la fama non può
non essere vera. Inoltre vi sono molte antiche scritture dove si parla della
Grotta dell'Angelo, o di S. Michele.
Qui vi è pure un'acqua che scaturisce e che applicata
con fede risana molti mali, come afferma la popolazione del luogo, che racconta
meraviglie. Si dice anche che detta Grotta fosse dedicata a San Michele con
solenne rito da S. Gregorio VII, mentre dimorava in Salerno.
O beatissimo principe di carità, gloriosissimo San
Michele, a Voi ricorro supplichevole; imploro il vostro patrocinio, perchè
confortiate il mio cuore pusillanime, e l'avvaloriate con la vostra carità a
correre per la via dei divini comandamenti. O amatissimo S. Michele, se Voi
mi rimirate con amore, io sarò fervoroso nel divino servizio; se Voi mi assistete,
l'anima mia sarà coraggiosa a disprezzare tutte le difficoltà che si possono
incontrare nella via della prefezione; se Voi mi proteggete, il mio cuore amerà
Dio, L'amerà con fervore, per poi goderLo in eterno.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che consolate i pusillanimi,
ricordateVi di me, pregate per me ora e sempre il Figlio di Dio.
Visiterai un carcerato, oppure gli manderai un
soccorso.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
17
settembre
GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I GIUSTI NEL DIFENDERLI DAL MALE
I. Considera come la vita del giusto non è altro che
un continuo combattimento: combattimento non già con nemici visibili e carnali,
ma con nemici spirituali ed invisibili ché insidiano continuamente la vita
dell'anima. Con tali nemici continua è la battaglia, molto difficile la
vittoria. Questa è possibile soltanto se si gode il favore di San Michele
Arcangelo. Egli come disse il Profeta, manda ai giusti che temono Dio, i suoi
Angeli, i quali li circondano e li rendono vittoriosi. Ricordati, perciò, o
anima cristiana, che se il demonio ti gira attorno qual leone affamato per
renderti sua preda, S. Michele ti ha già inviato in aiuto i Suoi Angeli sta
lieta, non sarai vinta dal Demonio.
II. Considera come tutti i giusti che furono molestati
dal Demonio e ricorsero al glorioso Principe degli Angeli S. Michele rimasero
sempre mirabilmente vittoriosi. Si narra della B. Oringa che fu minacciata con
terribili forme dal Demonio; atterrita, invocò l'Arcangelo Michele, il quale
subito accorse in suo aiuto mettendo in fuga il demonio. Si narra ugualmente
di Santa Maria Maddalena Penitente che nella grotta dove si era rifugiata vide
un giorno una moltitudine di vipere infernali, ed un fiero dragone, che con
bocca- spalancata voleva ingoiarla; ricorse la penitente al S. Arcangelo, il
quale intervenne e cacciò via la terribile bestia. Oh potenza del S.
Arcangelo! Oh carità grande verso le anime giuste! Egli è veramente il terrore
dell'Inferno; il suo Nome è lo sterminio de' demoni. Sia benedetto Dio, che
vuole così glorificato S. Michele.
III. Considera, o cristiano quali vittorie sono state da
te riportate sul nemico tentatore! Tu gemi e ti affliggi perchè il demonio non
ti lascia un momento; ti ha anzi sorpreso, sedotto, e vinto tante volte. Perchè
non ricorri al duce delle celesti milizie, il quale è l'Angelo della vittoria
sulle potenze infernali? Se l'avessi invocato in tuo aiuto, saresti stato
vittorioso, non vinto!
Se a S. Michele avessi fatto ricorso quando il nemico
infernale accendeva fiamme impure nella tua carne e ti seduceva con le
attrattive del secolo, non ti troveresti ora reo di tanti falli! Questa guerra
non è ancora finita, dura sempre. Rivolgiti al celeste guerriero. La Chiesa ti
esorta ad invocarLo: e se vuoi essere sempre vittorioso, chiamaLo in tuo aiuto
con le parole stesse della Chiesa.
Narra S. Anselmo che un religioso in punto di morte
mentre venne per tre volte assalito dal demonio, altrettante volte fu difeso
da S. Michele. La prima volta il demonio gli rammentava i peccati commessi
prima del battesimo, ed il religioso atterrito per non aver fatto penitenza, era
sul punto di disperarsi. Comparve allora S. Michele e lo calmò, dicendogli
che quei peccati erano celati col S. Battesimo. La seconda volta il demonio
gli rappresentava i peccati commessi dopo il Battesimo, e diffidando il
misero moribondo, fu per la seconda volta consolato da S. Michele, il quale lo
assicurò che gli erano stati rimessi con Professione Religiosa. Venne
finalmente per la terza volta il demonio e gli rappresentava un gran libro pieno
di mancanze e di negligenze commesse durante la vita religiosa, ed il religioso
non sapendo che rispondere, di nuovo S. Michele in difesa del religioso per
confortarlo e per dirgli che tali mancanze erano state espiate con le opere
buone della vita religiosa, con l'ubbidienza, la sofferenza, le mortificazioni e
la pazienza. Il Religioso così consolato abbracciando e baciando il Crocifisso,
placidamente spirò. Veneriamo in vita San Michele, e saremo da Lui confortati
in morte.
O principe delle celesti milizie, debellattore delle
potenze infernali, imploro il vostro possente aiuto nella terribile guerra,
che il demonio non lascia di muovere per vincere la povera anima mia. Siate Voi,
o San Michele Arcangelo, il mio difensore in vita ed in morte, in modo che abbia
a riportare la corona della gloria.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che avete una spada
di fuoco che spezza le macchine infernali, aiutatemi, perchè non sia mai più
sedotto dal demonio.
Ti priverai della frutta o di qualche cibo che più
gradisci.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
18
settembre
I. Considera come la grande carità, di cui arde
l'Arcangelo Michele verso gli uomini, lo spinge a scuotere i peccatori, perchè
sorgano dai loro vizi, e ritornino a Dio. Si legge nella Genesi che Agar, venuta
a contrasto con la sua padrona Sara, moglie di Abramo, a causa di suo figlio
Ismaele, scacciata di casa, fuggiva nel deserto di Besabea. Le si fece avanti
l'Arcangelo del Signore e le disse: Agar, donde vieni? Dove vai? Ritorna dalla
tua padrona ed umiliati sotto la sua mano. Agar, che vuol dire forestiera, è
figura dell'uomo, il quale è un pellegrino e forestiero in questo mondo, come
insegna il Profeta David. Sara, che vuol dire Signora, significa Dio, Padrone di
tutte le cose, da cui l'uomo peccatore si allontana, ogni volta che a causa
delle sue passioni calpesta la legge di Dio. Fugge il peccatore, corre nel
deserto del. mondo, ove non trova nemmeno una goccia di acqua per refrigerio, -
il mondo non ha veri refrigeri. Ecco S. Michele, Angelo del Signore, che grida
al peccatore: Donde vieni? Dove corri? Guarda da chi ti allontani! Ti allontani
da Dio, sommo bene! Come andrà a finire la tua vita? Ritorna a Dio, tuo
Creatore e Signore, centro di ogni anima, cumulo di ogni felicità; umiliati
sotto la sua mano con perfetta osservanza della divina legge.
II. Considera, come S. Michele esercita tale ufficio
verso i peccatori che Lo onorano e Lo invocano con preci. Così fece con
Calvino, gran Cavaliere e Consigliere del Re Filippo di Francia. Gli apparve, e
disse: « Se vuoi salvarti, procura di uscir di corte, altrimenti ti dannerai,
perchè non dici la verità. Abbi compassione di te stesso ». Un Paladino
dell'Imperatore Ottone edificò un Tempio in onore di S. Michele, al quale
chiese la grazia di godere il favore del suo Re. S. Michele gli apparve e gli
disse: « Io non voglio il tempio che mi hai edificato, perché l'hai fatto
col sangue dei poveri, sfruttando il favore del Re. E' da gran tempo che Dio ti
ha condannato all'inferno: io però ho pregato per la tua salvezza. Sappi che
l'Imperatore si rivolterà e farà giustizia di te, il Signore ti ha concesso
che se morrai in tal guisa, non ti danni ». Atterrito da sì spaventosa
notizia, il Paladino promise di mutar vita, lasciare il mondo, riparò le
ingiustizie commesse, entrò in religione, mutò vita, e si salvò. Oh quanto è
benigno verso i peccatori l'Arcangelo S. Michele!
III. Considera, o cristiano, quante volte questo celeste
Principe ha esercitato con te peccatore tanta carità. Quante volte ha
rischiarato la tua mente per farti conoscere lo stato miserabile in cui giacevi?
Quante volte parlando al tuo cuore ti ha dimostrata la inevitabile dannazione
eterna, se non avessi mutato strada? L'ammonizione d'un superiore, l'improvvisa
morte di un tuo amico, quella disgrazia in casa: sono stati altrettanti avvisi
dei cielo a mutar vita. Ringrazia il celeste Arcangelo, e metti in pratica i
suoi avvertimenti se vuoi salvarti! Anche oggi Egli ti dice: «Ritorna al tuo
Dio e Signore; umiliati sotto la sua mano». Gettati perciò contrito ai piedi
di Gesù Crocifisso e prometti di vero cuore di lasciare la cattiva via che hai
finora seguito.
Giovanni Turpino nella vita di Carlo Magno da lui
scritta, narra che egli un giorno mentre stava celebrando Messa dei Defunti alla
presenza dello stesso Imperatore Carlo, fu rapito in estasi, durante la quale
udì una musica celestiale di Angeli, che andavano verso il cielo. Nello
medesimo tempo vide anche una turba di demoni che venivano con grande festa
come soldati che avevano fatto gran bottino; ad essi egli allora domandò: «Che
cosa portate?» Essi risposero: « Portiamo l'anima di Marsilio all'inferno ».
Ma si vide allora S. Michele che liberava l'anima di Rollando dal Purgatorio e
la stava portando in Cielo insieme a quella di altri cristiani. Il che egli
riferì all'Imperatore stesso finita che fu la Messa.
A Voi, amatissimo Principe di Carità, ricorro io
miserabile peccatore, e per la vostra efficacissima intercessione imploro dal
misericordioso Dio lume per conoscere i miei peccati, e sincera contrizione per
detestarli. Voi che tanto amate l'uomo, non lasciate d'illuminarmi per mezzo
del mio S. Angelo Custode, in modo che io riprenda la via della virtù, ami Dio,
e mi assicuri della eterna salvezza.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che scuotete i peccatori,
soccorretemi, perchè risorga dal peccato l'anima mia.
Dirai nove Gloria Patri al S. Angelo Custode, perchè
ti ottenga la grazia di conoscere i tuoi peccati, e di detestarli
sinceramente.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
19
settembre
I. Considera quanto fa S. Michele Arcangelo per rendere
il peccatore libero dalle catene del peccato non, solo l'illumina a pentirsi, ma
l'aiuta a non ricadere nel peccato. E' opera grande superare gli ostacoli
della concupiscenza, spezzare la febbre delle passioni, rigettare dal cuore i
piaceri sensuali, purgarsi dal fango dei vizi: ma l'opera più difficoltosa è
la guarigione totale del cuore. Un ammalato ammira l'arte del medico che lo
libera dalle infermità; ma se dal medico poi è abbandonato, presto ricade
nello stesso male di prima ed in un modo più grave, che difficilmente ne sarà
guarito. Similmente, non vale tanto scuotere il peccatore dal suo stato e
rialzarlo dal fango dei vizi, quanto premunirlo di mezzi, perchè non ricada più
in peccato. In questo risplende la carità di S. Michele, - il quale aiuta il
peccatore a non ritornare nelle colpe.
II. Considera quanto fu grande l'amore di San Michele
verso il primo peccatore Adamo, al quale dopo la caduta, il S. Arcangelo diede sì
salutari ammonizioni che non ricadde più in peccato. Similmente ai
peccatori il S. Arcangelo insegna a fuggire le occasioni peccaminose, e non
lasciar nulla dei loro vizi nel loro cuore, altrimenti subito si ritorna al
vizio. Come istruì Loth a non riguardare Sodoma, per non farlo ritornare alle
antiche delizie, così insegna al peccatore a non rimirare più quell'oggetto
che prima gli incatenava il cuore. La sua - ardente carità vuole il peccatore
riconciliato con Dio in tal maniera che non abbia a separarsene mai più.
III. Considera, o cristiano, la grande carne pii San
Michele nel porgere a te le stessé istruzioni. Egli parla al tuo cuore e ti
dice: «Chi cerca l'occasione é perduto». Egli ti ripete spesso quello che
disse a Loth: « Salva l'anima tua nei monti », fuggi, cioè lascia quella
persona, quella casa, quel negozio che porta la rovina all'anima tua, non ti
fidare della tua scienza, perchè anche il più saggio degli uomini, Salomone,
trovata l'occasione, cadde. Non fidarti della buona vita menata: Davide era
secondo il cuore di Dio, eppure non seppe resistere alla tentazione e peccò.
Come potrai vincere le occasioni tu che sei debole nella pietà, scarso nella
scienza dei Santi, e sfornito di virtù? Ringrazia la carità del gran principe
che per non vederti perduto, t'insegna a fuggire le occasioni, e proponi col
divino aiuto di fuggire in avvenire le occasione peccaminose, e di non più
allontanarti dal sentiero della virtù.
Sopra un monte distante circa due miglia dalla Città
di Sala vi è una grotta dove si dice che il glorioso Principe degli Angeli
apparve un giorno ad un pastore, il quale vi si rifugiò intimorito dai tuoni
e dai fulmini, mentre colà invocava in aiuto San Michele Arcangelo questi gli
apparve maestoso, e gli comandò che facesse sorgere ivi una chiesa in suo
onore, affinchè in avvenire fossero protetti coloro che in essa in simili
casi avessero indirizzato preghiere. La chiesa si fece, e si avverò la promessa,
perchè ogni volta che quelle popolazioni si rivolgono a lui per ottenere la
difesa da fulmini spaventevoli e da terribili tempeste, sempre furono esauditi.
Nel 1715 si recarono colà divotamente alcuni Sacerdoti
per offrirGli fervorose preghiere, onde si degnasse intercedere presso Dio che
facesse cessare le frequenti grandinate che minacciavano la rovina dei raccolti
e che si fosse compiaciuto di avvalorare col suo potente aiuto l’arme dei
Cristiani contro altre tempeste più orribili, che si temevano dalla potenza
ottomana. Orbene, mentre - si stava celebrando colà a questo scopo il Santo
Sacrificio della Messa, al momento della Consacrazione, l'immagine di San
Michele, dipinta in antico a fresco nel muro, fu veduta grondare, specialmente
dal volto, una quantità di liquido lucidissimo che come olio scorreva giù
dalla figura bagnando anche l'altare. Oh quante finezze d'amore usa il S.
Arcangelo nel soccorrere chi 1’onora!
O gran Principe di carità, S. Michele Arcangelo,
prostrato innanzi a Voi, io che vedo la mia debolezza, e il facile pericolo
che ho di ricadere in peccato, imploro il vostro possente aiuto. Istruitemi a
non più ritornare al peccato e fate cine cammini sempre nella via dei divini
comandamenti. Non lasciate di aiutarmi fino a quando mi vedrete salvo ai
vostri piedi per lodare Dio in eterno.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete il difensore
di coloro che riposano la loro speranza nel Signore, venite in mio aiuto.
Farai una buona lettura spirituale sul Santo Vangelo.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
20
settembre
GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I PECCATORI CONVERTITI
I. Considera come S. Michele Arcangelo, pieno di amore
verso gli uomini, dopo averli richiamati dal peccato, si fa loro guida, duce,
maestro di santità. La sua sollecitudine è di vedere i cristiani forniti
di virtù. Che cosa fece il nostro padre Adamo? Subito dopo il peccato gli
apparve e lo istruì a farne degna penitenza: gli insegnò come doveva lavorare
la terra per mangiare il pane col sudore della sua fronte, come doveva
santamente vivere, l'istruì sulle cose necessarie per salvarsi,
raccomandandogli l'osservanza della legge naturale, gli svelò i grandi e
secreti misteri del tempo futuro: altrettanto fece con Eva su tutto quello che
si riferiva al suo stato. Adamo, carico di anni, lasciò questa vita senza
commettere altro fallo, ricco di virtù e di meriti per i benefici di S.
Michele. Chi potrà mai comprendere il vasto oceano della carità di S.
Michele?
II. Considera come tale carità del glorioso Serafico,
oltre Adamo, l'hanno sperimentata e sperimentano tutti i peccatori che Lo
invocano ed onorano: per suo patrocinio il popolo eletto riportò vittoria
sui suoi nemici temporali, come per suo patrocinio il peccatore convertito
riporta vittoria sui suoi nemici spirituali: mondo, carne e demonio. Benedisse
Giacobbe, ricolma di celesti benedizioni il peccatore; liberò Loth
dall'incendio, Daniele dai leoni, Susanna dai falsi accusatori, libera
parimenti i peccatori suoi devoti dall'incendio dell'inferno, dalle
tentazioni, dalle calunnie. La sua carità diede coraggio ai Martiri tra i
tormenti, sostenne i Confessori nella purezza della fede, aiutò le anime nella
perfezione: la stessa carità fa che i peccatori emendati si esercitino nella
penitenza, si mantengano umili, docili, fervorosi, ubbidienti. Oh quanto è
grande la carità di S. Michele verso i fedeli! Egli è veramente il padre e il
difensore dei cristiani.
III. Considera, o cristiano, che tanta benevolenza di S.
Michele Arcangelo verso i peccatori convertiti nasce dall'immensa carità che
Egli ha verso Dio, per cui ama e vuole tutto ciò che Dio stesso ama e vuole.
Ora, Dio ama ardentissimamente il peccatore ravveduto e si rallegra di veder
ritornato ai suoi piedi il figliol prodigo. Similmente S. Michele, qual Principe
degli Angeli, prova nella conversione del peccatore, gaudio maggiore di quello
degli Angeli. Impara da ciò a guadagnarti l'amore e la benevolenza del sommo
Arcangelo. Hai peccato ? Benchè peccatore, puoi pure sperimentare i suoi benefici
favori: fa penitenza dei tuoi falli; emenda la tua cattiva vita, ritorna al seno
del tuo celeste Padre.
Malloate Re della Dacia, la quale risponde alla
odierna Transilvania, era afflitto perché vedeva il suo regno senza successore.
Infatti quantunque la Regina sua consorte ogni anno gli desse un figlio, nessuno
di questi però riusciva a vivere più a lungo di un anno di modo che mentre uno
nasceva, l'altro moriva. Un santo monaco consigliò il Re di mettersi sotto
la speciale protezione di S. Michele Arcangelo, e di offrirgli ogni giorno
qualche speciale omaggio. Il Re ubbidì. Passato qualche tempo, partorì la
regina due figli gemelli ed ambedue morirono con grande dolore del marito e di
tutto il regno. Non per questo il Re abbandonò le sue pratiche devote, ma
anzi concepì maggior fiducia nel suo Protettore S. Michele, e comandò che si
portassero i corpi dei bambini nella Chiesa, che si mettessero sull'altare del
Santo Arcangelo Michele, e che tutti i suoi sudditi chiedessero misericordia e
aiuto a San Michele. Anche egli si recò in chiesa col suo popolo sebbene
sotto un padiglione con le cortine calate, non tanto per nascondere il suo
dolore, quanto per poter pregare più fervorosamente. Mentre tutto il popolo
pregava insieme al suo sovrano il glorioso S. Michele apparve al Re, e gli
disse: « Io sono Michele Principe delle Milizie di Dio, che tu hai chiamato
in tuo aiuto; le tue ferventi preghiere e quelle del popolo, accompagnate dalle
nostre, sono state esaudite dalla Divina Maestà, che vuol risuscitare i tuoi
figli. Tu da qui in avanti migliora la tua vita, riforma i costumi tuoi e quelli
dei tuoi vassalli. Non ascoltare cattivi consiglieri, restituisci alla Chiesa
quello che hai usurpato, perchè a motivo di queste colpe Dio ti mandò tali
castighi. Ed affinchè tu ti applichi a quello che ti consiglio, mira i tuoi due
figlioli risuscitati, e sappi che io ne custodirò la vita. Ma bada a non essere
ingrato a tanti favori ». E fattosi vedere con abito regale e scettro in mano
gli diede la benedizione, lasciandolo con grande consolazione per i figli
riavuti, e con vero mutamento interiore.
Ho peccato, o mio Dio, e troppo ho disgustato la
vostra infinita bontà. Pietà, Signore, perdono: vorrei piuttosto morire che
voltarVi nuovamente le spalle É Voi, principe di carità, S. Michele Arcangelo,
siate il mio difensore, la mia guida, il mio maestro, nel farmi espiare con la
penitenza i miei falli. Siate, o gloriosissimo principe, il mio difensore presso
la Divina Misericordia, ed ottenetemi la grazia di far frutti degni di
penitenza.
Io Vi saluto, o S. Michele, Voi da'cui scende ai
fedeli ogni grazia di luce e di virtù, illuminatemi.
Mediterai sulle piaghe di Gesù Crocifiso e le
bacerai ardentemente promettendo di non più riaprirle col peccato.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
21
settembre
GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I FEDELI AFFLITTI
I. Considera la cura particolare di S. Michele Arcangelo
nello spargere grazie di consolazione .ai fedeli afflitti. La prima volta,
infatti, in cui la Sacra Scrittura ci parla dell'Angelo del Signore inviato da
Dio (il duale Angelo, secondo gli esegeti, altro non è che il glorioso S.
Michele), è chiarissimo che viene inviato per consolare una anima afflitta:
Agar, colma di amarezza nel deserto. Prima di tale occasione non si trova
apparizione alcuna dell'Angelo del Signore: non al tempo del diluvio a sommergere
il mondo nelle acque; non in Babele a confondere le lingue e a punire
l'audacia di quei popoli. Perchè? Per far conoscere che la massima gloria di
questo benefico Serafino sta appunto nel consolare gli afflitti, confortare i
desolati e rallegrare i tribolati. Egli consolò Abramo e Sara, promettendo loro
un figlio nella vecchiezza; consolò Elia, desolato nella persecuzione; consolò
Daniele ifi mezzo ai leoni. Michele è il consolatore di ogni tribolato.
II. Considera come il S. Arcangelo, mentre è desideroso
di consolare, è altrettanto ritroso nel punire. Inviato da Dio a punire Sodoma,
Egli si reca con altri due Angeli prima da Abramo e gli svela tutto per
offrirgli l'occasione di pregare Dio a trattenere il flagello, che doveva
scendere a sterminare i Sodomiti. Quante volte, il pietoso Arcangelo, vedendo
Dio sdegnato e in atto di punire, ha invitato le anime giuste a pregare per
allontanare così il castigo. Dopo aver avvertito Abramo, si mosse alla volta di
Sodoma dove giunse, tardi, verso la sera, mentre per la Sua angelica celerità
vi avrebbe potuto giungere subito. Perchè indugia tanto e aspetta tutto il
giorno? Per vedere se Dio, per riguardo alle preghiere di Abramo, perdonasse
le città peccatrici della Pentapoli. Non diversamente il serafico principe S.
Michele fa con noi. Differisce, aspetta, trattiene le divine vendette. Egli ci
ama, e vuole recare al mondo consolazioni, non già castighi.
III. Considera, o cristiano che il ministero di San
Michele è mistero di consolazione. Tutte le volte che tu ti vedi vicino a
qualche forte e gravissima tribolazione, ricorri subito a S. Michele, invoca il
tuo consolatore, e sarai consolato. Egli ha pronti i suoi Angeli, li manderà a
tuo conforto. Egli ha mezzi innumerevoli, li userà per consolarti. A San
Michele ricorsero tanti che si trovavano in circostanze difficilissime ed
ebbero aiuto proporzionato. A S. Michele si rivolse il Vescovo di Manfredonia
nella peste del 1656, e là città venne salvata dal flagello.
Qual'è quell'afflitto, che nelle sue tribolazioni
spirituali o corporali invocò S. Michele e non fu consolato?
L'anno 1656 in quasi tutta l'Italia, e specialmente
nel Regno di Napoli, incrudeliva la peste. Nella sola città di Napoli aveva
mietuto quattrocento mila vittime. Fu attaccata anche la città di Foggia a tal
punto da restarne quasi spopolata. Manfredonia, vedendo vicino il nemico, pose
guardie d'intorno, mandò ordini, editti. L'Arcivescovo Giannolfo Puccinelli
cercò allontanare il male umanamente inevitabile con molti spirituali rimedi.
Confidando nel patrocinio di S. Michele Arcangelo, dopo aver fatto processioni
e pubbliche dimostrazioni di penitenza, unitamente al suo Clero e popolo
tutto, raccolti nel tempio della Sacra Grotta, e prostrati con la faccia per
terra, con gemiti assordavano il Cielo, e per intenerire la Divina
Misericordia ordinò un triduo di digiuni per tutta la sua Diocesi. Il male
frattanto a gran passi avanzava verso Manfredonia, per la qual cosa il buon
Prelato, dopo avere conferito varie volte con gli Ecclesiastici, decise che si
dovesse con instancabile assiduità insistere presso il glorioso S. Michele
per ricevere aiuto. Ordinò un altro triduo di digiuno e preghiere, esortando
il popolo alla penitenza. Intanto fu interiormente ispirato a formare una supplica
a nome di tutta la città, e presentarla sull'altare a S. Michele Arcangelo,
onde si interponesse come mediatore presso Dio. Ebbero miracoloso effetto i
desideri comuni, perchè la supplica venne esaudita e fu il S. Arcangelo stesso
a recarne l'annuncio. Verso le cinque di notte, nel giorno 22 settembre,
mentre l'arcivescovo stava in camera sua recitando preghiere, e mentre tutta
la famiglia dormiva, udì uno strano rumore a somiglianza di terremoto, dalla
parte di Oriente vide una gran luce, ed in mezzo alla luce riconobbe il glorioso
Principe S. Michele, il quale gli disse: « Sappiate o Pastore di queste
pecorelle, che io Michele Arcangelo ho ottenuto dalla SS. Trinità, che
dovunque con divozione verranno adoperati i sassi della mia Basilica dalle
case, dalle città e luoghi la peste se ne andrà. Predicate, narrate a tutti
la grazia divina. « Ubi saxa devote reponuntur ibi pestes de
hominibus dispellantur ». «Voi benedirete i sassi scolpendovi il segno di Croce col mio nome.
Predicate di doversi placare Dio dell'ira del prossimo terremoto». Intanto i
servitori destati dallo strano rumore, corrono nella camera e trovano
l'Arcivescovo come morto, giacente a terra. Spaventati lo sollevano e lo ristorano,
ma egli non cessò di gemere e di sospirare, e versando lagrime pronunciava solo
il nome di San Michele. Il giorno - seguente comparve in pubblico come
messaggero di pace. Convocato il popolo, altro non proferiva che «Viva S.
Michele; la grazia è fatta; Viva S. Michele». Fece subito scheggiare delle
pietre dalle pareti medesime, scolpendovi nel mezzo la Croce col nome di S.
Michele, e poi le benediceva con rito particolare. Ognuno si caricò di queste
sacre pietre. Non mancò chi temesse del futuro male, e dubitasse del bene
presente. Ma svanì ogni dubbio quando avvenne il terremoto il 17 ottobre,
come aveva annunciato San Michele. Si accrebbe la certezza, quando succedette un
altro più orribile terremoto con notevole danno delle vicine città, restando
illesa invece Manfredonia, ed immune dalla peste prodigiosamente.
O gloriosissimo principe S. Michele, ricorro a Voi,
che siete il mio padre, il mio amico, la mia consolazione e sicurezza. Per
mezzo vostro io ho tutti i benefici che mi vengono dal Signore. Se sono libero
dalla pestilenza, dai terremoti, dalle tempeste, e da altri gravi flagelli, lo
devo a Voi che siete il mio consolatore. Deh! glorioso principe, non mi private
della vostra presenza nell'ora della morte! Consolatemi in vita ed in morte e
guidatemi dopo la morte a vedere la bella faccia di Dio in eterno. Così sia.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che rallegrate le
chiese dei cristiani, consolatemi nella presente tribolazione.
Ornerai con fiori l'altare di S. Michele o darai la
tua opera per la pulizia della Chiesa.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
22
settembre
GRANDEZZA DI S. MICHELE VERSO GLI UOMINI QUAL LORO INTERCESSIONE
I. Considera che il vero mediatore tra Dio e gli uomini
è Nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, il quale, al dire
dell'Apostolo S. Paolo, nel cielo intercede sempre per noi, come nostro avvocato
ed intercessore presso il Divin Padre; tuttavia Dio vuole che anche i Santi
che con Lui regnano intercedano per noi, ci ottengano dalla divina misericordia
doni e favori, primi, fra tutti, gli Angeli, i quali, essendo a Lui più vicini
e più grati, possono con maggior frutto intercedere. Ora tra gli Angeli, il
primo intercessore per l'uomo è l'Arcangelo Michele, il quale con maggior
sollecitudine chiede e con maggior celerità ottiene all'uomo i favori di Dio.
Egli - al dire di S. Pantaleone - si fa mediatore presso Dio per i peccatori,
e con voce potente come uno squillo di tromba, implora pietà e perdono.
II. Considera quanto sia potente ed efficace l'intercessione
del glorioso principe degli Angeli San Michele da ciò che avvenne al popolo
Ebreo. Già da molti anni questo popolo si trovava schiavo in Babilonia,
afflitto ed oppresso, senz'alcuna speranza di liberazione. L'Arcangelo Gabriele,
protettore di quel popolo, s'interpose a pregare Dio perchè volesse porre
termine a tante sventure: fu inutile. Sorse allora S. Michele ed aggiunse le sue
preghiere a quelle di Gabriele; espose le umiliazioni sofferte da quel popolo
per ben settant'anni e ne ottenne la liberazione. Oh, quanto è potente la
intercessione di S. Michele! Ciò che non possono ottenere le preghiere degli
altri Angeli, l'ottengono le preghiere di S. Michele. Affidati a questo potente
intercessore come fa la Chiesa, e sarai esaudito.
III. Considera quanto grande è la carità del celeste
Serafino nel farsi intercessore dell'uomo. Egli è beatissimo nella gloria,
eppure si occupa, pieno d'amore, dell'uomo. L'Arcangelo Michele, dice San
Pantaleone, scende con la velocità della folgore dal cielo, percorre la terra,
guarda i gemiti, ascolta i supplicanti, raccoglie i loro voti, li avvalora con
la sua efficacissima intercessione, e con le sue mani a tutti porge aiuto e
conforto. Procura, o cristiano, di renderti propizio, benigno e favorevole il
celeste Serafino incessantemente per le tue necessità ma le tue orazioni
siano affidate all'Arcangelo intercessore. Se la malattia affliggerà il tuo
corpo, se la tribolazione desolerà il tuo spirito, se la tentazione turberà
il tuo cuore, se le calamità si abbatteranno sul tuo paese, ricorri al
potente intercessore S. Michele. Egli avvalorerà le tue preci, avvalorerà le
preghiere degli Angeli e dei Santi che sono i tuoi Avvocati, e subito scenderà
su di te la consolazione. Le città, i paesi, i regni posti sotto la sua
tutela hanno sempre sperimentato i benefici effetti della sua intercessione; le
famiglie, le case, le comunità religiose, ne predicano il continuo
patrocinio.
L'isola di Procida più volte vittima della crudeltà
dei barbari, vide tre volte bruciata la Chiesa Badiale, costruita sulla sommità,
oltre le tante depredazioni e schiavitù. Circa il 1535 sarebbe stata interamente
distrutta, se il potentissimo S. Arcangelo, tutelare di detta isola,
fiduciosamente invocato da quei cittadini non fosse sceso a loro difesa.
Invero con grande flotta il barbaro corsaro Barbarossa,
approdato alle acque di Procida, aveva già sbarcato numerose truppe le quali
erano giunte persino alla porta (ora detta di ferro) di quella terra Murata, o
Castello, entro cui chiusi i Procidani tutti, scoraggiati per la mancanza di
mezzi, fiduciosi imploravano aiuto dal Cielo, e difesa da S. Michele, protettore
dell'Isola. Il Protettore vide la loro costernazione ed esaudì le loro
preghiere. Quando essi stavano per cadere nelle mani barbare, ecco il Celeste
Principe, sceso dal cielo in loro aiuto, fece vedere tutta la Terra Murata
talmente cinta di fuoco, e fece vibrare tanti fulmini e saette, che il barbaro
corsaro fu costretto non già a salpare, ma rompere le gomene e fuggire
spaventato. I procidani così mirabilmente salvati dalle mani del nemico per
l'aiuto di S. Michele, ogni anno in memoria della grazia ricevuta tanto il
giorno 8 maggio, come il 29 settembre, portano in processione la veneranda
immagine del Santo Protettore dalla Chiesa Badiale alla Chiesa Parrocchiale
sino a quel luogo dove è tradizione che S. Michele fosse visibilmente
apparso; e benedetta con l'immagine l'isola, ritornano in Chiesa, ringraziano
Dio, che volle così magnificare il Celeste Principe.
A testimonianza di tale prodigiosa apparizione vi è
nel coro di detta Chiesa Parrocchiale un gran quadro che rappresenta la difesa
di Procida e liberazione da' Turchi per opera di S. Michele.
O glorioso principe, S. Michele Arcangelo, ricorro a
Voi che siete fedelissimo intercessore ed avvocato potentissimo. Ricordatevi
sempre di me, pregate per me Gesù, Figlio di Dio « Princeps gloriosissime, Miehael
Arcanngele, esto memor nostri, hic et ubique semper deprecare pro nobis Filium
Dei». Se Voi pregherete, le mie preghiere saranno esaudite. Se Voi pregherete
per me, sarò libero dai mali di questa misera vita, e beato nell'eternità.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che con la preghiera
guidate gli uomini al cielo, pregate per me.
Farai una visita a Gesù Sacramentato, pregando per
la conversione dei peccatori.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
23
settembre
GRANDEZZA DI S. MICHELE QUALE DIFENSORE DELLA CHIESA CATTOLICA
I. Considera che S. Michele, da quando fu crocifisso
Gesù Cristo, ha ricevuto il governo della Chiesa Cattolica, rivestito da Dio
di autorità del reggerLa e di potenza nel proteggerLa e difenderLa, - come dice
S. Bonàventura. La Chiesa Cattolica si gloria di averLo per patrono, e tale
canta nell'ufficio della festa dell'Apparizione di S. Michele. Col nome di
Patrono della Chiesa L'hanno salutato i Santi Padri e Dottori: solo chi non è
cattolico non può riconoscerLo per tale. Le varie regioni hanno scelto questo o
quel protettore, S. Michele Arcangelo, invece, è il patrono della Chiesa
universale, costituito da Dio stesso; per conseguenza Egli è, dopo la Madre
di Dio, Maria Santissima, quello che maggiormente favorisce, regge e governa
la Chiesa.
II. Considera come S. Michele Arcangelo si è dimostrato
sempre il massimo e primo difensore della S. Madre, la Chiesa Cattolica. Il
demonio, che è nemico di Dio, è nemico anche della Santa Chiesa, per questo le
mosse guerra fin dalla fondazione. Il demonio è quel dragone di cui parla S.
Giovanni nell'Apocalisse, che ha il potere di far guerra ai Santi per togliere
il culto di Dio, l'amore a Gesù Cristo, e la salvezza agli uomini - come spiega
1'Alapide. Ebbene, a difesa della Chiesa sta S. Michele Arcangelo, come fu
predetto dal profeta Daniele.
Quattro specie di battaglie ha scatenato il demonio
contro la Chiesa Cattolica. La prima fu quella dei tiranni che La
perseguitarono. S. Michele difese la Chiesa, sostenendo i fedeli nella fede,
confortandoli nei tormenti, moltiplicando le sue energie quando già sembrava
estinta. Il sangue dei martiri - scrisse Tertulliano - è un seme che feconda la
Chiesa. La seconda battaglia fu quella scatenata dagli Eretici. S. Michele,
illuminando i Dottori, assistendo la Chiesa nei Concili, fece risplendere la
verità della fede cattolica. La terza battaglia è fatta per mezzo dei falsi
cristiani, i quali con l'immoralità dei costumi macchiano la candida veste
della sposa di Cristo. S. Michele, riavvivando nel cuore dei cristiani la virtù,
rende sempre più gloriosa e lieta la S. Chiesa. La quarta battaglia sarà
quella dell'Anticristo. Anche allora S. Michele difenderà la Chiesa di Gesù
Cristo, riuscirà ad uccidere l'Anticristo.
III. Considera come l'Arcangelo Michele è il custode
di tutta la Chiesa e di ciascun dei suoi figli sino alla fine del mondo. Egli è
il governatore perpetuo di Essa, il canale per cui scendono tutte le grazie di
G. C. nel corpo mistico dei fedeli. Oggi in modo particolare la S. Chiesa soffre
insieme tutte le battaglie già descritte: ogni fedele deve invocare il
braccio valoroso dell'Arcangelo difensore a pro della Chiesa. In questi tempi
tristissimi, l'eresia e l'empietà protetta fanno alla S. Chiesa una terribile
persecuzione, tanto più crudele, quanto più mascherata dalla ipocrisia; tutte
le astuzie sono adoperate per spegnere la fede nel cuore dei fedeli e
allontanarli dalla sede di Pietro, centro del Cattolicismo. Preghi ognuno, con
umile fiducia il principe degli Angeli, perchè mandi le sue celesti milizie
a tutelare e rendere vittoriosa la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.
L'anno 1022, S. Errico di Baviera, detto volgarmente
lo Zoppo, essendosi recato in Italia contro i Greci, che al tempo di Basilio
Imperatore d'Oriente si erano a dismisura ingrossati nella Puglia, dopo averli
debellati volle trasferirsi a far visita alla Basilica di S. Michele sul Monte
Gargano. Si fermò ivi alcuni giorni per fare le sue devozioni. Finalmente fu
prese, dal desiderio di trattenersi tutta una notte nella Santa Spelonca. Come
infatti fece. Mentre egli se ne stava là solo in profondo silenzio ed in
preghiera vide dalla parte posteriore dell'altare di S. Michele uscir due
bellissimi Angeli, i quali si misero a parare solennemente l'altare. Di lì a
poco dalla medesima parte vide venire a coro a coro una gran moltitudine di
altri Angeli, dopo de' quali vide comparire il loro capo S. Michele, e in
ultimo con una maestà tutta divina si vide comparire Gesù Cristo con Maria
Vergine sua Madre ed altri personaggi. Tosto Gesù Cristo si vide
pontificalmente vestito dagli Angeli, e due altri che assistevano, uno da
Diacono e l'altro Suddiacono, che si crede fossero stati i due S. Giovanni
Battista e l'Evangelista. Il Sommo Sacerdote dette inizio alla Messa in cui offrì
se stesso all'Eterno Genitore. A questa vista l'Imperatore rimase sbalordito,
sopratutto poi quando, cantato il Vangelo il libro degli Evangeli fu baciato
da Gesù Cristo e venne poi portato dall'Arcangelo S. Michele, per comando di
Gesù Cristo all'Imperatore Errico. Si smarrì l'Imperatore nel vedere
avvicinarsi l'Arcangelo col testo degli Evangeli, ma il S. Arcangelo lo
incoraggiò a baciarlo, e poi toccandolo leggermente nel fianco, gli disse: «Non
temere, eletto di Dio, alzati, e prendi con allegrezza il bacio della pace che
Iddio ti manda. Io sono Michele Arcangelo, uno dei sette spiriti eletti che
stanno presso il Trono di Dio; ti tocco così il fianco, perché zoppicando tu
dia il segno, che nessuno di qui in avanti abbia l'ardimento di stare in questo
luogo in tempo di notte tango faemur tuum, ut claudicando sit in te signum,
quod nullus hic nocturno tempore ingrediri audeat"». Tutto ciò riferisce
il Bambergense nella vita di S. Errico Imperatore, e si trova parimenti
registrato questo avvenimento in una pergamena della Libreria dei SS. Apostoli
de' PP. Teatini della città di Napoli. Tutto questo lo rivelò quindi S.
Errico la mattina seguente ai Sacerdoti del Tempio di S. Michele, e questa
tradizione si conserva nella città del Gargano ed in tutta la Diocesi
Sipontina.
O Principe gloriosissimo S. Michele, capitano degli
eserciti celesti, debellatore degli spiriti maligni, protettore della Chiesa,
liberate noi tutti che ricorriamo a Voi nelle nostre avversità. Otteneteci,
per il vostro prezioso ufficio e per la vostra degnissima intercessione, che noi
profittiamo nel servizio di Dio.
Io Vi saluto, o S. Michele, celeste colonna della
Santa ed Apostolica Chiesa.
Ti intratterai un quarto d'ora dinanzi a Gesù Sacramentato
per la esaltazione e difesa della S. Chiesa Cattolica.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE
Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Primo
giorno
Angelo,
mio custode, fedele esecutore dei consigli di Dio che fin dai primi momenti
della mia vita vegli alla custodia della mia anima e del mio corpo, ti saluto e
ti ringrazio, insieme a tutto il coro degli angeli destinati a custodi degli
uomini dalla divina bontà. Ti prego di preservarmi da ogni caduta nel presente
pellegrinaggio, affinché l'anima mia si conservi sempre nella purezza
ricevuta per mezzo del santo battesimo. Angelo di Dio.
24
settembre
GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO IL VICARIO DI GESU' CRISTO
I. Considera come l'amore speciale, che S. Michele
Arcangelo porta alla S. Chiesa, si manifesta principalmente nel proteggere,
custodire e difendere il Romano Pontefice, che è il Pastore dei Pastori, il
capo visibile della Chiesa, il centro del Cattolicismo, come scrive Ruperto
Abbate. Al Romano Pontefice spetta la cura di tutta la Chiesa, a Lui tocca
procurare la salvezza di tutti i fedeli: ed ecco l'Arcangelo Michele, che ama la
salvezza de' fedeli, principalmente vigile a custodire e dirigere Colui, che
deve guidare i fedeli ai pascoli eterni. Se è grande lo zelo di S. Michele nel
proteggere i singoli fedeli, molto più grande è quello che ha verso Colui,
che è la base della fede, il capo di tutti i credenti. Spetta a S. Michele che
è il Vicario dell'Altissimo Dio, vegliare alla difesa del Vicario di Gesù
Cristo in terra.
II. Considera con quale zelo S. Michele Arcangelo
favorì e difese sempre i Romani Pontefici. Egli liberò dalle mani di Erode,
dalle carceri di Gerusalemme il Principe degli Apostoli, S. Pietro. Apparve
poi allo stesso in Roma, e Lo aiutò e protesse contro le astute arti di Simon
Mago. Da San Michele fu assistito ed avvalorato San Agapito I nell'anno 536,
quando si recò in Costantinopoli per indurre Giustiniano a far allontanare
l'esercito dall'Italia. Il S. Pontefice, prima di partire per Costantinopoli
volle implorare la protezione di S. Michele, andando al suo santuario di monte
Gargano; e il S. Arcangelo L'aiutò tanto da convertire Giustiniano alla fede
Cattolica, resistere con coraggio all'imperatrice Teodora, la quale favoriva
gli Scismatici, e salvare Roma. Protesse S. Gregorio Magno nel flagello della
peste dell'anno 590. Aiutò Leone IX contro i Normanni; usurpatori delle terre
Pontificie, i quali, benchè vittoriosi, si umiliarono ai suoi piedi e
restituirono le terre usurpate. Custodì e difese il Papa Callisto II, il quale,
proprio nel giorno festivo di S. Michele, il 29 settembre, ebbe dall'Imperatore
la promessa della pace per la Chiesa. S. Michele tenne tanto saldi e fermi
nella fede i Romani Pontefici, che nessuno di essi errò mai e conservarono
tutti sempre intatto nella sede di Pietro il deposito della fede.
III. Considera con quale affetto e venerazione i Sommi
Gerarchi della Chiesa Romana onorarono San Michele per meritare la sua
protezione. S. Gelasio Papa volle andare personalmente a vedere le meraviglie
della Grotta del Gargano, istituì le due solennità di S. Michele, la prima
1'8 maggio per festeggiare l'Apparizione, l'altra il 29 settembre per la
dedicazione di detta Basilica, aggiunse alcune parole nel prefazio della Messa
in lode degli Angeli e compose gli inni dello Uffizio di San Michele, Alessandro
III visitò il celeste Principe sul Gargano, e ottenne la vittoria contro
Barbarossa.
Bonifacio II volle onorato in Roma S. Michele,
erigendogli un Tempio somigliante alla grotta del Gargano. Ora che la Chiesa è
tanto angustiata, minacciata e perseguitata, facciamo tutti ricorso al suo
celeste difensore, perchè si degni con favori speciali confortare e consolare
il Vicario di Gesù Cristo in terra, il successore di S. Pietro, il Romano
Pontefice felicemente Regnante.
Stava la Francia - non solo in punto di perdersi,
avendo gli inglesi guadagnato con la forza delle armi la maggior parte di quel
Regno, ma essendo fuggito il re Carlo, ormai non aveva più rimedio umano. Ma lo
trovò nel patrocinio di S. Michele, il quale apparve alla giovinetta Giovanna
d'Arco e le comunicò tanto valore e fortezza, che a dire di Bozio (de rebbellic.
c. 8) superò il valore di quante amazzoni ebbe il mondo. Questa giovinetta
aiutata da S. Michele, ricuperò il Regno di Francia scacciandone i nemici
inglesi; e perché si conoscesse chiaramente, che la vittoria era opera di S.
Michele, il celeste Principe fece sì che agli otto di maggio, giorno in cui la
Chiesa celebra l'apparizione dell'Arcangelo di Dio sul Gargano, gli inglesi
sgombrassero Orleans da essi occupata.
O potente principe S. Michele Arcangelo, protettore
della Chiesa Cattolica e speciale difensore del Vicario di Gesù Cristo, a Voi,
dopo la SS. Trinità e la Santissima Vergine, sono rivolte le nostre speranze
nei tempi difficili che affliggono il successore di S. Pietro. Mandate i vostri
Angeli ad illuminarLo, confortarLo e sostenerLo nella tremenda guerra, che il
nemico infernale muove contro di Lui. Fate che il cuore del Sommo Pontefice sia
allietato nel vedere che fiorisce la giustizia e la pace in mezzo ai fedeli e
tra le nazioni, che si dilatano i confini della fede, che aumentano le opere
buone a maggior gloria di Dio.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete l'operaio
della Vigna del Signore, custodite il Romano Pontefice, Capo della Chiesa
Cattolica.
Ti iscriverai alle Opere missionarie per la
propagazione della Fede.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Secondo giorno
Angelo,
mio custode, affezionato compagno e unico vero amico che sempre e ovunque mi
accompagni, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro degli arcangeli
eletti da Dio ad annunziare cose grandi e misteriose. Ti prego di illuminare la
mia mente per farmi conoscere la divina volontà, e di muovere il mio cuore per
farmi vivere sempre conformemente alla fede che professo, così da ricevere il
premio promesso ai veri credenti. Angelo
di Dio.
25
settembre
I. Considera come S. Michele Arcangelo è chiamato
dalla Chiesa Angelo della Pace. E' l'Angelo ella pace, perché dà là pace e
la serenità alle anime, costringendo gli spiriti maligni ad allontanarsi da
esse. Tre nomi usa la Chiesa, lodando San Michele: Capitano degli eserciti del
Signore, Angelo della vittoria ed Angelo della Pace, ma tutti e tre questi
nomi convengono ad un medesimo effetto, perchè solo col combattere contro i
demoni e col vincerli, ottiene la pace. A quale altro più che a S. Michele è
dovuto questo bel titolo di operatore di pace? Pacificò i cieli, scacciandone
gli Angeli ribelli, che avevano turbato con la ribellione e la guerra la
serenità del Paradiso.
Io Vi ammiro e Vi saluto, o gran principe di pace S.
Michele!
II. Considera come S. Michele pacifica l'uomo con Dio.
La Chiesa ce Lo rappresenta innanzi al trono della divina misericordia in atto
di chiedere con valide preghiere misericordia e perdono per l'uomo. Quest'ufficio
di placare lo sdegno di Dio e di implorare perdono ha per effetto la pace e
riconciliazione dell'uomo con Dio. Il suo cuore che è pieno di clemenza e
pietà, non sa desiderare e volere altro che la pace dell'uomo,con Dio, e perciò
impegna il suo amore a far sì che l'uomo detesti le sue colpe, pregando nello
stesso tempo Dio a deporre la sua collera. Così, mediante la sua orazione
efficacissima, ottiene la riconciliazione e la pace. Oh carità eccelsa del
glorioso Principe!
III. Considera come il celeste Serafino ama e procura
la pace nelle case e nelle famiglie. Come non potè soffrire la discordia nel
cielo, così non può vedere il cuore dell'uomo in agitazione, non può vedere
inimicizie o discordie tra i parenti e tra le famiglie: i suoi pensieri sono di
pace. Chi desidera perciò la pace e la concordia nella sua famiglia, tra i suoi
parenti, invochi l'aiuto del S. Arcangelo e Lo preghi con tutta la fede.
Dice S. Lorenzo Giustiniani : «Abbi, o cristiano,
questo serafico Principe della celeste milizia per tuo principale Protettore,
per tutelare e difensore dell'anima tua, della tua casa, della tua famiglia, e
pregaLo, che mantenga sempre nel tuo cuore la calma, la serenità, e la pace,
e che, dopo averti santificato, ti renda meritevole di godere con Lui la pace
e la gloria eterna».
Il Regno di Portogallo era molto afflitto da' Mori di
Andalusia a motivo della crudeltà di Alberto Re barbaro di Siviglia. Quando però
il Re di Portogallo D. Alfonso Enriquez fece ricorso a S. Michele, fu dal
celeste Arcangelo mirabilmente aiutato. Infatti nell'attaccare la battaglia, i
portoghesi dopo avere invocato S. Michele, sperimentarono il suo miracoloso
aiuto, ed avvenne che nessun portoghese perisse, e nessun moro restasse più in
quel regno. Perciò il Re di Portogallo, D. Alfonso Enriquez, e Lodovico XI Re
di Francia istituirono due Ordini Militari di S. Michele, ciascuno nel suo
regno nella certezza che sotto la protezione di quel principe delle milizie
Angeliche sarebbe sempre pronta la vittoria.
O glorioso S. Michele Angelo della Pace, Angelo della
vittoria, Principe di Carità, a Voi ricorro supplichevole per implorare la
vostra efficacissima intercessione presso la divina bontà. Pregate, o potentissimo
mio avvocato, ed ottenete al mio cuore la pace: mediante la vostra assistenza,
confido di veder sempre la pace nella mia famiglia e spero che le vostre
orazioni ottengano alla Chiesa la desiderata vittoria e tranquillità.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete l'operatore
della vittoria e l'Angelo della pace, pregaTe per la nostra pace e salvezza.
Farai una mortificazione della gola o degli occhi.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Terzo giorno
Angelo,
mio custode, sapiente maestro che non cessi mai d'insegnare la vera
scienza dei Santi, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro dei
Principati, destinati a presiedere agli spiriti minori. Ti prego di vigilare
sui miei pensieri, sulle mie parole e sulle mie opere perché, conformandomi
in tutto ai tuoi salutari insegnamenti, non perda mai di vista il santo timor di
Dio, principio unico ed infallibile della vera sapienza. Angelo
di Dio.
26
settembre
GRANDEZZA, DI S. MICHELE NELL'OTTENERE AI FEDELI LA PREDESTINAZIONE
I. Considera come S. Michele Arcangelo ama, talmente
i suoi devoti che ottiene loro la predestinazione. La Chiesa lo chiama
Signifero di salute: - Michael, salutis Signifer - non solamente perchè porta
la Croce, segno della nostra Redenzione e salvezza, ma anche perchè Egli
suggella in maniera invisibile le anime elette, perchè non siano colpite dalla
dannazione. Tale lo descrive S. Giovanni nell'Apocalisse, quando lo vide
scendere dall'Oriente col sigillo di Dio in mano, e gridare ai quattro Angeli
che dovevan far danno alla terra ed al mare, di non far alcun male fino a quando
non avesse segnato i servi di Dio in fronte. Egli segna gli eletti col sigillo
della predestinazione. Come l'Anticristo segna i suoi seguaci, così l'Arcangelo
Michele segna i predestinati. Prega il S. Arcangelo che imprima anche sulla tua
fronte il segno della predestinazione.
II. Considera come S. Michele, essendo più vicino al
trono di Dio, riceve dalla Santissima Trinità le grazie che deve comunicare
alle anime elette per conseguire l'eterna predestinazione. Come spiega San
Bonaventura, ci mette ostacoli nel male, oppure resistenze ai nostri nemici, ne
respinge gli sforzi, ci illumina ed eccita alla penitenza, prega ed ottiene le
grazie, rinforza, conferma e conforta nell'esercizio delle virtù, rivela i
misteri del cielo, infiamma i cuori di celesti desideri, porta le nostre buone opere
e meriti nel cospetto di Dio, ed introduce gli eletti nel cielo. A S. Michele
non manca la potenza di farci vincere il mondo, la carne, il demonio, che sono i
tre nemici della nostra anima. Al suo comando ubbidisce tutto il creato, come
già in cielo Dio volle trionfare su Lucifero per suo mezzo. Se la Chiesa dice
che la preghiera di S. Michele conduce gli eletti al Cielo, chi mai l'ha
invocato e non si è salvato?
III. Considera, o cristiano, che una delle maggiori
angustie che desola il cuore dell'uomo, per quanto giusto egli sia, è appunto
il non sapere con certezza di appartenere al numero de' predestinati. Ora, se
è certo che vi è un decreto di predestinazione, se è certo che il numero
degli eletti è fissato, altrettanto è incerto per l'uomo se il suo nome sia
scritto o no nel libro della vita. Iddio ha riservato a sè una tale conoscenza,
e senza una speciale rivelazione non si può sapere con certezza di fede. Per
tal motivo si legge nelle vite dei Santi,,per quanto consumati nella virtù ed
adorni della più eroica santità, che tremavano a tal pensiero. Tra gli altri
segni però che i Teologi danno per una morale certezza della predestinazione,
c'è appunto una speciale devozione a San Michele Arcangelo: Egli è l'aiuto
delle anime elette. Se dunque tu brami l'eterna salvezza, ama e venera con
speciale affetto il celeste Serafino, procura di onorarLo con la santità di
costumi: sforzati di venerarLo con la imitazione delle virtù, dell'umiltà,
mansuetudine, ubbidienza, purezza ed amore verso Dio ed il prossimo. Prometti
di non far passar giorno senza riverirLo, invocarLo, ed onorarLo; Egli ti
aiuterà nel difficile viaggio di questo mondo, e poi introdurrà l'anima tua
nel Paradiso.
Al tempo dell'Imperatore Federico nacque in Siena
un certo di nome Galgano, il quale era dedito alle dissolutezze. A lui apparve
due volte S. Michele in sogno avvisandolo che cambiasse vita, e si facesse
soldato di Cristo. Ripeté il S. Arcangelo la terza volta l'avviso; ma la madre
ed i parenti tentarono di distoglierlo da questo intento, offrendogli per
accasarsi una moglie molta bella e facoltosa. Persuaso da' suoi, cavalcò per
andare a vedere la sua sposa; ma il cavallo ad un certo punto si arrestò e
non volle più fare un passo avanti. Mentre Galgano premeva fortemente lo
sprone affinché il cavallo proseguisse il cammino venne a conoscenza che un
Angelo gli tratteneva il passo. A questo prodigio il cavaliere cambiò proposito
e ritirandosi in una solitudine ivi condusse una vita celeste, in continui
digiuni, austerità ed orazioni. E dopo un anno di vita rigorosa, fu chiamato
alla gloria del cielo con udire queste dolci parole: «Basta oramai quello che
hai faticato; tempo è già che tu godi il frutto di quel che hai seminato».
Ed allora subito spirò all'età di 33 anni nel 1181. La sua santità
risplendette di molti miracoli in vita, ed in morte.
O potentissimo principe, amabile S. Michele, Vi lodo
e Vi benedico per tanta potenza, di cui Dio Vi ha arricchito, e Vi prego di
annoverarmi tra i vostri servi. Ottenetemi dal misericordioso Iddio la grazia di
servirLo sempre fedelmente: assistetemi con la vostra protezione e fatemi forte
specialmente contro le tentazioni dell'inferno, in modo che un giorno venga
con Voi a godere per sempre Dio nel Paradiso.
Io Vi saluto, o S. Michele; imprimete nell'anima mia
il segno dalla Predestinazione.
Non parlerai male di nessuno; e se ti accorgerai di
aver mancato ne farai pronta riparazione.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Quarto giorno
Angelo, mio custode, amorevole guida che con miti rimproveri e con continue ammonizioni mi inviti a riscattarmi dalla colpa, ogni qualvolta per mia disgrazia vi sono caduto, ti saluto e ti ringrazio, insieme al coro delle Potestà destinate a frenare il demonio. Ti prego di svegliare l'anima mia dal letargo della tiepidezza in cui vive tuttora per resistere e trionfare su tutti quanti i nemici. Angelo di Dio
27
settembre
I. Considera quanto sia grande la carità del celeste
principe nell'aiutare i suoi devoti, specialmente in punto di morte. Dio gli
ha dato potere su tutte le anime prossime a partire da questa vita. La Santa
Chiesa due volte l'anno celebra la festività di S. Michele, 1'8 maggio, e il 29
settembre, cioè in primavera ed in autunno, a significare quasi - come spiega
S. Bonaventura - che il S. Arcangelo protegge i suoi devoti in vita ed in
morte.
S. Pantaleone Lo chiama visitatore degli infermi
quando i parenti non possono aiutarci, gli amici ci abbandonano, le ricchezze a
nulla valgono, allora viene San Michele a visitare, confortare, consolare,
aiutare i suoi servi.
II. Considera quanto è terribile il punto della morte
per la violenza con cui il Demonio viene ad assediare l'anima, che è sul punto
di partire da questa terra. Viene con le più gagliarde tentazioni per dare
l'ultimo colpo, ai suoi spaventi, raddoppia gli assalti, chiama i suoi compagni
in aiuto, si impegna in una guerra crudele per far eternamente perdere quell'anima.
Viene tentato il moribondo ora di diffidenza, ora di disperazione, ora di
vanità, ora di superbia. Chi potrà capire che terribile momento sarà quello,
se anche i più grandi Santi hanno tremato? Tremò un S. Ilarione che aveva
fatto settanta annidi rigorosissima penitenza? Che sarà di te, o cristiano?
Sia lode al misericordioso Iddio, che affidò a S. Michele l'incarico di aiutare
i fedeli a superare i pericoli di quel tremendo combattimento! A Lui rivolgiti
spesso e pregaLo che nel punto della morte venga in tua difesa.
III. Considera che la carità del principe degli Angeli
verso i suoi fedeli è tanto grande che spesso, per render la loro morte santa e
buona, li ha avvisati e preparati a ben morire. Stava gravemente infermo S.
Vilfrido, gli apparve S. Michele, e dopo averlo miracolosamente: guarito, gli
disse che sarebbe morto tra quattro anni. Si narra pure di S. Cuduallo che
fu avvisato da S. Michele del punto della morte dieci anni prima.
All'anacoreta Frontosio promise S. Michele di venire in sua difesa in punto di
morte in compagnia di molti Angeli. Chi non amerà il S. Arcangelo, che tanti
benefici dà in vita ai suoi servi, e tanti aiuti porge specialmente nel punto
della morte? Procura di onorarLo con frequenti ossequi e con una vita
intemerata affinchè, in punto di morte, quando anche i più cari parenti non ti
potranno aiutare, Egli venga in tuo aiuto, ti difenda dai demoni, e porti
l'anima tua al Cielo.
Riferisce il Patriarca di Gerusalemme Ximenes (1-5 c.
28), ciò viene riportato dall'Arcivescovo di Toledo Grazia de Loaisa nella
sue note ai Concili di Spagna, che vegliando un Santo Vescovo in una Chiesa di
S. Michele in Francia, vide in ispirito venire all'altare del S. Arcangelo gli
Angeli Custodi dei Regni di Spagna, Francia, Inghilterra e Scozia, e conferire
con Lui sul poco frutto che cavavano dalle loro cure nella custodia e tutela di
quei Regni, poiché né i benefici riformavano i loro cattivi costumi, né le
minacce li deviavano da' loro peccati, domandarono perciò al S. Arcangelo che
domandasse a Dio quello che avevano da fare con tali Provincie. Allora il
Sovrano Arcangelo rispose riferendo loro molte cose da parte di Dio annunziando
quello che sarebbe stato di quei Regni e dei loro re e che Dio pe' loro grandi
peccati li avrebbe castigati. E rispondendo agli Angeli di Spagna, disse loro,
che per dissimularsi in quelli le orribili empietà verso i Mori, che seco avevano
per cagione degli interessi loro, avrebbero patiti molto disagi e travagli, e
che col tempo avrebbero conosciuto i loro tradimenti e malvagità e li avrebbero
da tutti i loro Regni distaccati. Tanto pronunciò S. Michele, e si verificò
poi, quando nel Regno di Filippo III avvenne l'espulsione dei Mori nel 1611 cioè
299 anni dopo che S. Michele l'aveva rivelato agli Angeli Tutelari di quel
Regno.
O gloriosissimo principe, S. Michele Arcangelo,
venite in mio soccorso nel punto tremendo della mia morte. DegnateVi assistermi
nell'ultima agonia, difendendomi in quel combattimento, perchè l'anima mia
non perisca nel formidabile giudizio di Dio.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete stato costituito
principe da Dio nel ricévere tutte le anime, accogliete anche la mia nell'ora
della morte.
Bacerai le piaghe di Gesù Cristo, dicendo: «Nelle
Tue mani, o Signore, raccomando il mio spirito».
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Quinto giorno
Angelo,
mio custode, potente difensore che facendomi assiduamente scorgere le insidie
del demonio negli inganni del mondo e nelle lusinghe della carne, me ne faciliti
la vittoria ed il trionfo, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro
delle Virtù, destinate da Dio ad operare miracoli e a spingere gli uomini sulla
strada della santità. Ti prego di soccorrermi in tutti i pericoli e di
difendermi in tutti gli assalti, affinché possa camminare sicuro nella pratica
di tutte le virtù, specialmente dell'umiltà, della purezza, dell'obbedienza
e della carità, le più care a te, e le più indispensabili alla salvezza. Angelo
di Dio.
28
settembre
I. Considera come la carità grande di S. Michele
Arcangelo verso i suoi devoti non termina con la vita su questa terra, ma si
estende anche a loro sollievo quando vanno nel Purgatorio per soddisfare
interamente la divina giustizia. Canta la Chiesa nell'Ufficio, che Dio
consegna a S. Michele le anime sante per introdurle nella patria celeste. Egli
deve farle uscire da quel carcere appena sono pienamente purificate e da quel
luogo di tenebre introdurle nella luce santa. Durante il tempo che le anime
benedette si trovano condannate a purificarsi in quel fuoco divoratore, S.
Michele interpone i suoi cospicui meriti a loro vantaggio ed ottiene dal misericordioso
Dio la facoltà di richiamare le anime dal luogo dei tormenti alla patria della
felicità eterna.
II. Considera quanto è salutare per le anime purganti
l'intercessione di S. Michele da ciò che avvenne al giovane Willelmo, come
narrano alcuni autori. Apparve la sua anima, dopo morte, ad un monaco assai
devoto, dicendogli che non avrebbe potuto vedere Dio, fino a quando non si
fossero rivolte preghiere per lui a S. Michele. Pregò il monaco e invitò
anche altri a pregare S. Michele: l'anima di Willelmo potè subito entrare in
Paradiso.
Le anime devote di, questo santo principe del Paradiso sono felici anche dopo la morte, cadute che siano nel Purgatorio: sanno difatti con certezza che Egli le aiuterà. Oh quanti titoli e motivi per amare e venerare sì eccelso principe!
III. Considera o cristiano, quanto è facile cadere nel
Purgatorio, quanto penosa la dimora, e quanto difficile esserne liberato. Un
fallo, una curiosità, una parola oziosa ci rendono rei di quel fuoco! E poi,
quali e quanti sono i tormenti delle anime purganti? Quel fuoco è assai più
tormentoso di tutte le pene che l'uomo può patire in questa vita. Tutti i mali
e tormenti di questo mondo sono un niente a confronto di una fiamma sola del
Purgatorio, dal quale non si esce se non si è pienamente purificati. Che sarà
di te, che ogni giorno ti carichi di difetti e fai volentieri peccati veniali?
Chissà quanto lungo e penoso dovrà essere il tuo Purgatorio! Ricorri al
tuo celeste Benefattore, e pregaLo che dopo morto venga presto a consolarti e
liberarti dalle pene del Purgatorio.
Nella Lucania più volte si è degnato apparire S.
Michele Arcangelo, di modo che colà in molti luoghi Egli viene onorato anche
con concorso di pellegrini. In modo particolare forma affetto di venerazione la
Spelonca detta volgarmente Pittari, ma propriamente Pietraro nella Diocesi di
Policastro, in cui ad onore di S. Michele si vede in pietra a bassorilievo
scolpita la sua effigie con intorno alcuni caratteri greci consunti, ben chiaro
indizio della sua antichità. Questa è provata anche dal fatto che Guaimario
III, Principe di Salerno fin dal secolo XI per assicurare il servizio di quel
santuario, ove continui miracoli venivano compiuti da Dio per la intercessione
di S. Michele, fondò sulla sommità di detto monte un Monastero di Benedettini
con una Chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo, la quale sola oggi è ancora
in piedi col titolo di Badia.
O gloriosissimo principe, S. Michele Arcangelo,
degnateVi accogliermi sotto il vostro potente patrocinio. Voi siete il mio
avvocato; il padre, il consolatore, il mio sollievo. Deh ! per la vostra
serafica carità non vogliate abbandonarmi nè in vita, nè in morte, nè
dopo la morte. Siate il mio liberatore dalle fiamme del Purgatorio; qualora però
avessi a cadere in quel fuoco, venite presto in mio aiuto, e portatemi con Voi
a godere Dio nel cielo.
Io Vi saluto, o S. Michele; che conducete le anime
nella luce santa.
Farai applicare una S. Messa a pro delle anime purganti
devote di S. Michele oppure ascolterai la Messa e farai la S. Comunione per
esse.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Sesto giorno
Angelo,
mio custode, consigliere ineffabile che nei modi più vivi mi fai sempre
conoscere la volontà di Dio e i mezzi più opportuni per realizzarla, ti saluto
e ti ringrazio, insieme a tutto il coro delle Dominazioni elette da Dio a
comunicare i suoi decreti e a darci la forza di dominare le nostre passioni. Ti
prego di liberare la mia mente da tutti i dubbi importuni e da tutte le
pericolose perplessità, affinché, libero da ogni timore, assecondi sempre i
tuoi consigli, che sono consigli di pace, di giustizia e di sanità. Angelo
di Dio.
29
settembre
GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA POTENZA CONTRO L'ANTICRISTO
I. Considera come la guerra che il demonio cominciò
contro Dio nel cielo e che prosegue sulla terra, non terminerà che con la fine
del mondo; allora, anzi, sarà più terribile, perchè il demonio, sapendo
che gli resta poco tempo, susciterà una tribolazione così grave contro i
fedeli - dice N. S. nel Vangelo - quale non fu mai da quando il mondo esiste.
Allora verrà l'Anticristo, il quale cercherà con i prodigi fatti con l'aiuto
dei demoni di indurre eventualmente in errore anche gli eletti. Avverranno
diserzioni ed apostasie dappertutto: la fede già languida dei cristiani verrà
meno per la persecuzione e rimarranno pochissimi costanti nella fede, i quali
saranno martirizzati dall'Anticristo. Egli si farà adorare come Dio, e molti
sedotti gli crederanno.
II. Considera come S. Michele, costituito da Dio qual
principe della Chiesa, non potrà mancare di difenderla contra la fiera ed empia
guerra dell'Anticristo che sarà strumento principale del demonio contro di
essa. Potrà allora la Chiesa ripetere con Davide «nessun altro in questa fiera
lotta mi aiuta, se non il Principe Michele». E come nella persona
dell'Anticristo il demonio riunirà tutta la sua malizia, così allora S.
Michele spiegherà tutto il suo zelo in difesa dell'onore di Dio, di Gesù
Cristo e della Chiesa.
III. Considera, o cristiano, quanto è grande la potenza
di S. Michele Arcangelo, e quanto sublimi sono i trionfi di questo celeste
guerriero: corri pure a rifugiarti sotto le ali di sì potente capitano, e non
cessare di pregarLo che ti liberi dalla seduzione di altri anticristi, che non
mancano in questi tempi d'iniquità. Quanti tra i cristiani stessi spargono massime
erronee contro la sana morale del Vangelo, contro la disciplina della Chiesa!
Quanti seminano errori e seducono le anime incaute! Quanti con i loro cattivi
esempi trascinano le anime alla perdizione! Ricorri al celeste guerriero e
pregaLo che non cessi d'illuminare la tua mente perchè non cada mai in errore e
di munire il tuo cuore perchè, nonostante tanta corruzione. e malizia dei
tempi, rimanga sempre puro e fervoroso nell'amore di Dio. PregaLo inoltre che
renda gloriosa la Chiesa di Gesù Cristo col farla sempre riuscire vittoriosa
sulle eresie che si spargono e sul malcostume che signoreggia.
Famosa la Grotta di S. Angelo a Fasanella, un tempo
feudo dei Signori Galeota, sia che si consideri la bellezza naturale del luogo,
o l'ampiezza del maestoso edificio, o il meraviglioso avvenimento ivi accaduto
mentre Manfredi Principe dell'antica città di Fasanella un giorno era intento
alla caccia, avendo sciolto un falcone, questo subitamente entrò nella cavità
di un colle, e poiché di la più non usciva, spinse il Principe ad accostarsi
per vedere cosa mai ivi si nascondesse. Questi essendosi avvicinato udì canti
soavissimi, che lo riempirono di meraviglia, scossosi di qui, come destato da un
sogno piacevole, s'avviò frettolosamente verso la città, e dopo avere
manifestato il prodigio, determinò di andarci di nuovo nel giorno seguente
insieme al Clero e al popolo. E così fece. Ma appena giunse sul luogo, il
falcone tutto festante sì posò sulle sue mani. Fatta poi dilatare la buca,
si scoprì una meravigliosa spelonca nel cui fondo si vide un Altare eretto in
onore di S. Michele, il che fece versare lagrime a tutti gli astanti per
l'allegrezza. Questa sacra Grotta d'allora in poi non solo fu tenuta in somma
venerazione dalla popolazione del luogo ma diventò famosa meta di pellegrinaggi
dalla Spagna, dalla Francia e da altre Nazioni, anche orientali tanto che l'Ughelli
ne parla con non minore lode di quella del Gargano.
E' necessario che la vostra potente destra, o vittorioso
guerriero del cielo, intervenga a difendere la S. Chiesa che il Demonio, per
mezzo dei suoi seguaci, veri anticristi, non cessa di disprezzare, insultare,
amareggiare e perseguitare. A Voi, o potente Arcangelo, è stata affidata la
navicella di Pietro. Aumentate la fede, rinvigorite la speranza, perfezionate
la carità dei fedeli perchè possano resistere a tutti gli sforzi dei nemici di
Gesù Cristo, ed essere sempre vittoriosi nella fede.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete il Ministro
del Signore degli Eserciti, il tutore della fede dei cristiani, difendetemi dai
nemici della fede.
Mortificherai la superbia con atti di mortificazione
interna ed esterna.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Settimo giorno
Angelo,
mio custode, zelante avvocato che con incessanti preghiere rivolte al cielo,
intercedi per la mia eterna salvezza e allontani dal mio capo i meritati castighi,
ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro dei Troni eletti a sostenere
il soglio dell'Altissimo e a stabilire gli uomini nel bene. Ti prego, nella tua
carità, di concedermi il dono inestimabile della finale perseveranza,
affinché nella morte trapassi felicemente dalle miserie dell'esilio terreno
alla gioia eterna della Patria Celeste. Angelo di Dio.
30
settembre
I. Considera come la grande carità di S. Michele
Arcangelo verso i fedeli si eserciterà anche nel finale giudizio, quando
presenterà i predestinati al Cielo. Al suono della tromba di Michele, si svelerà
il mistero della glorificazione degli eletti e della dannazione dei reprobi.
Allo squillo di questa tromba, ultima dopo le sette che avranno pronunziato
il giudizio, tutti i morti risorgeranno. Oh che grande autorità! Che voce
onnipotente, la quale risuonerà per tutti i quattro venti, e scenderà sino
nel centro della terra ! I sepolcri spalancati vomiteranno le ceneri sparse e le
anime riprenderanno il loro corpo.
II. Considera come allora da Gesù Cristo Giudice
saranno solennemente approvate e confermate le sentenze di vita o di morte, già
proferite nel giudizio particolare di ciascuno. Poi, qual capitano generale
degli eserciti del Signore e Vessillifero, come Lo chiama la Chiesa, verrà
Michele a segnare sulla fronte di tutti gli eletti il segno della eterna
predestinazione. Infine, coadiuvato dagli Angeli, separerà i reprobi dagli
eletti farà collocare i cattivi
alla sinistra, gli eletti alla destra, e darà loro le palme in mano in segno
della compiuta vittoria.
III. Considera come nel giudizio universale spetterà
al gloriosissimo S. Michele ricreare gli eletti con la favorevole sentenza
dell'eterna gloria. Svelerà loro la sentenza del Divin Giudice: «Venite, o
benedetti dal Padre mio, a possedere il regno preparato per voi fin dalla
costruzione del mondo». Egli sarà - come dice Origene - il procuratore della
vigna del Signore, cui spetta, terminata la vita umana, dare ai Santi la mercede
per le loro buone opere. Consolati, o fedele, perchè S. Michele è speciale
protettore ed avvocato dei predestinati; procura di servirLo, amarLo ed onorarLo,
e un giorno verrà a porre sul tuo capo la corona della gloria.
Il Vescovo Equilino scrive, che stando Sergio Duca
di Sinigallia ammalato di lebbra, ed avendo speso gran somma di denaro in medici
e medicine, senza risultato, perdette la speranza di guarigione. Gli apparve
allora S. Michele due volte, dicendogli che se voleva guarire, andasse a
visitare la sua Chiesa in Brendal. Rispose il Duca che ignorava dove si trovasse
tale Chiesa. «Non importa, rispose il Gloriosissimo Arcangelo appresta tu una
nave, che colà ti guideranno gli Angeli ». Così fece, e nello spazio di un
giorno e di una notte, un vento prospero lo condusse nel monastero di Brendal,
come altri dicono, Brindolo, sul litorale Adriatico. Non sapeva il Duca né la
sua gente quale fosse il luogo dove era approdato; ma informato dalla gente
della terra, trovarono che quello era il luogo indicato da S. Michele, dove vi
era quel sacro Tempio a lui dedicato. Il Duca e tutta la sua gente andarono al
Tempio a piedi scalzi, ed appena furono giunti alla porta, egli si trovò libero
dalla lebbra ed entrò nella Chiesa con perfetta sanità. Ed egli poi e la
Duchessa sua consorte restaron tanto obbligati al S. Arcangelo, che
determinarono fermarsi quivi per servire Dio, ed onorare il glorioso
Patrono, dopo avere assegnata, metà dei loro beni ai poveri, e l'altra metà
al culto di S. Michele (M. Nauc. lib. 3, cap. 13 presso Nieremb, cap. XXIV).
O principe gloriosissimo, per la vostra serafica carità
non vogliate abbandonarmi, ma fatemi degno della vostra speciale assistenza.
Siate il mio avvocato e consolatore nel tremendo giorno del giudizio innanzi a
Dio, e conducetemi con Voi nel Cielo a godere la sua bella presenza, e ad
inebriarmi delle sue eterne delizie.
Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete addetto
alla vigna del Signore, annumeratemi tra il Coro dei giusti nel Regno dei Cieli.
Darai l'elemosina ai poveri.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Ottavo giorno
Angelo,
mio custode, consolatore benigno che con soavi ispirazioni mi conforti in
tutti i travagli della vita presente e in tutti i timori della futura, ti saluto
e ti ringrazio, insieme a tutto il coro dei Cherubini che, pieni della scienza
di Dio, sono eletti ad illuminare la nostra ignoranza. Ti prego di assistermi,
con particolare sollecitudine e di consolarmi sia nelle difficoltà presenti
sia nei tormenti futuri; affinché rapito dalla tua dolcezza, riflesso di quella
divina, distolga il cuore dalle fallaci lusinghe terrene per riposare nella
speranza della futura felicità. Angelo di Dio.
I.
Considera come il nome di S. Michele Arcangelo è mirabile. Quando Manue,
padre di Sansone, Lo interrogò, l'Angelo rispose: Il mio nome è mirabile. E
veramente mirabile è il nome di San Michele, in qualunque modo s'interpreti. In
primo luogo può significare due cose che sembrano contrarie, cioè Umiltà di
Dio e Castigo di Dio. Può significare Umiltà di Dio per la somma degnazione
con cui S. Michele si volge ai piccoli e ai tribolati, amando gli umili e
sollevando i pusillanimi. Può significare anche castigo di Dio per il terrore
che incute ai superstiti, come la interpreta S. Pantaleone. Tale è S.
Michele. Egli si abbassò a consolare Adamo peccatore, a confortare Giacobbe, a
nutrire ed incoraggiare Elia, a custodire Daniele tra i leoni, ma fu anche il
terrore di Satana e il vincitore dei demoni.
II. Considera quanto è mirabile e misterioso il nome di
S. Michele che può significare anche Difesa. Egli con la sua presenza e
protezione consola tutti, difende dai demoni con sovrana efficacia, aiuta con
immense possibilità, non si ritira mai dal prestare soccorso a chi lo
domanda. L'invocano i piccoli, l'invocano i deboli e gli umili: a tutti il glorioso
Arcangelo porge il suo braccio.
III. Considera come la significazione propria del nome di
Michele è : Quis ut Deus? Chi è come Dio? Ciò esprime la sua grande umiltà
in tanti doni di natura, di grazia e di gloria. Pur essendo Egli lo Spirito più
nobile di tutti gli Spiriti, si stima come un nulla innanzi a Dio, é con tale
umiliazione glorifica ed esalta Dio, dicendo insieme a Davide: «Quanto ho e
posseggo, o Signore, mi spinge a dire che nessuno può rassomigliare a Voi».
Impara, o cristiano, a venerare il nome di Michele procura di pronunziarlo con
rispetto e con fiducia, ogni volta che il demonio ti minaccia o la tribolazione
ti angustia, e ne sperimenterai mirabili effetti.
Nella Turingia a S. Bonifacio Apostolo di quelle
parti, mentre combatteva alcuni eretici, apparve S. Michele Arcangelo con la
Croce incoraggiandolo alla difesa della cattolica dottrina; in suo onore S. Bonifacio
fece edificare un sontuoso tempio.
Nell'Austria apparve S. Michele alla B. Benvenuta,
la quale si adoperò a riaccendere la divozione verso il celeste Principe là
dove si andava estinguendo.
Nella Svezia apparve S. Michele Arcangelo a S.
Brigida e l'indusse con sua figlia Catenina a recarsi sul Gargano ove sentì i
canti angelici.
Nella Fiandra apparve ad un santo Vescovo affinchè
questi gli edificasse una chiesa; là S. Michele viene molto venerato per i
molti miracoli da lui compiuti.
Nella Polonia apparve chiaramente in sogno a Lesco
Negro Duca di Cracovia e di Sandomiria e lo confortò assicurandogli la vittoria
contro gli Jacziuinci e i Lituani. E così avvenne. Infatti dopo averli
inseguiti mise a morte quasi tutti i primi, ed i secondi in gran parte perirono
per i vari disagi, si uccisero da se stessi, ma dei polacchi nessuno peri,
cosicché S. Michele fu proclamato speciale protettore di quel Regno.
In Ungheria apparve S. Michele sotto Belisario e
promise e diede trionfo e vittoria ai cristiani con la sconfitta del poderoso
esercito di Maometto II, imperatore dei Turchi.
O ammirabile Principe, gloriosissimo S. Miche il
vostro nome è eccelso, grande e meraviglioso: sia sempre benedetto Dio, che Vi
diede nome si grande, che dopo quello di Gesù e di Maria SS. non c'è tra le
creature altro nome sì ammirabile e potente. DegnateVi farmi sperimentare quei
portentosi aiuti, di cui Vi arricchì la mano di Dio. Il vostro nome sia il mio
aiuto nei pericoli, il sostegno nelle cadute, il sollievo nelle angustie, il
conforto nelle tribolazioni, e lo scudo di difesa contro i nemici infernali in
vita ed in morte. Così sia.
Io Vi saluto, o S. Michele; veneranda virtù e dolce
nome.
Dirai per nove volte: Sia benedetto il nome di S. Michele Arcangelo e reciterai nove Gloria Patri alla SS. Trinità in ringraziamento del nome dato al Principe degli Angeli.
Preghiamo
l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina,
custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
NOVENA ALL’ANGELO CUSTODE: Nono giorno
Angelo,
mio custode, infaticabile collaboratore della mia salvezza eterna che mi
elargisci in ogni momento innumerevoli benefici, ti saluto e ti ringrazio,
insieme a tutto il coro dei Serafini che, accesi della divina carità, sono
eletti ad infiammare i nostri cuori. Ti prego di accendere nell'anima mia una
scintilla di quello stesso angelico amore affinché, distrutto in me tutto
quello che é del mondo e secondo la carne, possa, senza ostacolo, contemplare
le cose celesti. Dopo aver corrisposto, sempre fedelmente la tua amorevole
premura su questa terra, possa lodarti, ringraziarti e amarti nel Regno dei
Cieli. Amen. Angelo
di Dio