MESE
DI PREGHIERA PER I DEFUNTI
«Io
sono sgomenta nel vedere quanto si trascurano e si dissipano
gli aiuti che la Chiesa ci offre con tanta abbondanza, mentre le povere Anime
del Purgatorio li sospirano con tanto amore e languiscono nel dolore!» (Ven.
Caterina Emmerich)
1 NOVEMBRE.
CHE COSA TROVEREMO NELL'ALDILÀ?
«Nessuno
è mai venuto a dirmelo», risponde qualcuno... Ebbene,
ce l'ha detto Dio, perché
ci rendiamo conto del nostro destino eterno: È stabilito che gli
uomini muoiano e, dopo la morte, vi è il giudizio (Eb.
9, 27).
Ci
sono due giudizi:
-
uno personale per
ciascun'anima, subito dopo la morte: Senza
riguardi personali, Dio giudica ciascuno secondo le sue opere (I
Pt. 1, 17);
-
l'altro universale: Quando il Figlio dell'uomo (Cristo) verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono
della sua gloria. E saranno radunate davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà
gli uni dagli altri (Mt. 25, 31.32).
Dopo
il primo giudizio, che cosa avviene dell'anima?
-
Se è senza peccato e totalmente
purificata dai peccati commessi, va in Paradiso: Servo buono e fedele,
prendi parte alla gloria del tuo Signore (Mt.
25, 23).
-
Se è in peccato veniale (leggero) o non si è totalmente
purificata dai peccati commessi, va in Purgatorio: Lo
fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato tutto il debito (Mt. 18, 30).
Se
è in peccato mortale e non ha voluto
chiederne perdono a Dio, va
all'inferno: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là
sarà pianto e stridore di denti (Mt.
22, 13).
Quanto
dureranno il Paradiso e l'Inferno?
Il
Paradiso e l'Inferno dureranno eterni:
Se
ne andranno i giusti alla vita «eterna». Via, lontano da me, maledetti, nel
fuoco «eterno», preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt.
25, 46.41).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
2 NOVEMBRE.
IL PURGATORIO
Il
Purgatorio è il patimento
temporaneo (cioè non eterno) della privazione di Dio (non si vede e
non si gode Dio), e di altre pene che tolgono dall'anima ogni resto di peccato,
per renderla degna della piena comunione con la Trinità divina: E canterò di
quel secondo regno dove l'umano spirito si purga e di salire al ciel diventa
degno. Dante, Purgatorio, I, 4-6 L'esistenza del Purgatorio e la possibilità di
aiutare le Anime che vi si trovano sono due verità di fede insegnate dalla
Chiesa. Tra i molti passi biblici che ce ne parlano, ricordiamo questo di S.
Paolo, il quale con linguaggio fortemente espressivo, ci avverte di stare molto
attenti a costruire il nostro edificio spirituale, perché alla fine sarà
provato col fuoco: se l'opera resisterà, riceveremo la ricompensa; se invece
sarà esca per il fuoco, finirà bruciata; tuttavia «il peccatore si
salverà, come attraverso il fuoco» (Cf. 1 Cor. 3, 10-15). Fin dalle sue
prime origini, la Chiesa di Cristo ha sempre insegnato l'esistenza del
Purgatorio. Tutte le liturgie antiche hanno preghiere per i Defunti e, nel corso
dei secoli, sono sorte numerose Istituzioni religiose con l'intento di aiutare
le Anime del Purgatorio.
Il
Concilio di Trento, nella sua «Professione di Fede Tridentina», ordina
a tutti i vescovi, sacerdoti, teologi, predicatori, catechisti, professori di
teologia questa Professione di Fede: «Credo fermamente che c'è il
Purgatorio». Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione - Lumen Gentium -
parla delle anime che hanno lasciato questo mondo e vengono purificate
nell'Aldilà; nell'art. 11 dice:. «questa fede della Chiesa fu rivolta da
sempre e anzitutto con venerazione e affetto agli Apostoli e Martiri di
Cristo... e ricordiamo la viva Comunione dei santi con i nostri fratelli e
sorelle già nella Beatitudine del Paradiso o ancora stanno nel Purgatorio, come
ci hanno tramandato i Concili di Firenze e di Trento...». Chi perciò nega
l'esistenza del Purgatorio è eretico e non va creduto. Lasciamo che se ne
faccia personalmente i conti, quando andrà di Là a vedere... D'altra parte, se
è vero, come ci insegna la Bibbia, che nulla di macchiato può entrare nel
Cielo: «nulla vi entrerà di impuro» (Ap. 21, 27), tutti quelli che
muoiono macchiati anche di minime colpe, dovrebbero essere condannati al fuoco
dell'Inferno... Il Purgatorio apre perciò il cuore alla speranza a quanti - e
sono il numero stragrande - non hanno potuto in questa vita raggiungere quella
santità per la quale siamo stati creati.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
Nota: Vien
detta eresia, l'ostinata negazione, dopo
aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per
fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa» (Codice di Diritto
Canonico, Can. 751).
3 NOVEMBRE.
NEL PURGATORIO SI SOFFRE
L'argomento
è molto importante (perché, prima o poi la cosa ci toccherà da vicino) ed è
determinante a procurare il nostro aiuto a
quanti vi si trovano. Per questo sarà trattato a lungo nei capitoli che
seguono. Facciamoci subito una domanda:
«Chi va in Purgatorio?». Ci vanno quelle Anime che lasciano questo mondo macchiate di peccati
veniali (leggeri), ed anche non totalmente purificate dai peccati
confessati. La gravità più o meno grande di una colpa morale si giudica dalla
violazione della Legge di Dio (i dieci Comandamenti): Legge che ogni persona
saggia, rispettosa e amante di Dio, procura di conoscere per non offenderlo e
per non dover scontare dopo questa vita i suoi falli. La disobbedienza alla
Legge di Dio comporta sempre due tristi effetti: l'offesa a Dio e l'impurità
dell'anima. L'offesa a Dio viene perdonata dalla Confessione; l'impurità
invece che si è contratta deve essere tolta per mezzo di preghiere,
mortificazioni ed opere di carità, le quali hanno il compito di ristabilire
nell'anima l'amore a Dio, turbato dal peccato. L'anima
che passa da questo mondo alla vita eterna, non totalmente purificata dalle
colpe commesse, anche se confessate, deve completare la sua purificazione nel
Purgatorio. Ci è facile capire che molto poche sono le anime le quali,
lasciando questo mondo, possono entrare direttamente nella felicità del
Cielo. Infatti per essa si richiede un totale distacco dalle creature e una
pienezza d'adesione alla volontà di Dio non facilmente raggiungibile in
questa vita. La stragrande parte delle anime deve compiere questo
perfezionamento oltre la vita, prima di entrare nel possesso di Dio.
Le
pene del Purgatorio sono di due specie: la
pena del danno, che consiste nella privazione
della visione di Dio; e la pena del senso che
è la purificazione dolorosa da ogni indebito attaccamento alle creature.
Tutte e due le pene durano fino a quando
l'Anima ha raggiunto la totale purificazione, richiesta per entrare nella
comunione perfetta con Dio e perciò nella sua visione beatifica: Beati i
puri di cuore, perché vedranno Dio (Mt 5,8).
«Se
l'uomo potesse vedere la cura che Dio ha dell'anima, ne avrebbe stupore e
confusione. E noi che ne avremo l'utilità o il danno, non ne facciamo
alcuna stima» (S. Caterina da Genova).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
4 NOVEMBRE.
CHI SOFFRE NEL PURGATORIO È L'ANIMA
Dio
è spirito. Lo insegna la Bibbia e la ragione lo dimostra.
Egli ha creato esseri spirituali (gli angeli), esseri materiali (l'universo
che ci circonda) ed esseri composti di spirito e di materia (gli uomini). La
presenza dello spirito (anima) nell'uomo è resa manifesta dalla sua
intelligenza e dalla sua volontà, che sono due
facoltà dello spirito. Gli animali, i quali non hanno lo spirito, non ne
hanno neppure le operazioni e il loro agire è riducibile all'istinto sensibile.
L'anima è la parte spirituale dell'uomo, per cui egli vive,
intende ed è libero, capace perciò di conoscere, amare e servire Dio. Che
in noi ci sia un'anima spirituale, ce lo dice la Bibbia, il libro della
parola di Dio all'uomo. Fin dalle sue prime pagine, infatti, ci fa sapere che
egli fu fatto: A immagine e somiglianza del Creatore (Gen 1,26): Dio
plasmò l'uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di
vita (lo spirito) per cui l'uomo divenne essere vivente (ib. 2,7).
Gesù ci ammonisce: Non abbiate timore di quelli che uccidono il corpo, ma
non hanno potere di uccidere l'anima (Mt 10,28). Poiché l'anima nostra è
spirituale, essa è immortale, e perciò non muore con il corpo, ma vive in
eterno. Soltanto la materia può perire. Noi dobbiamo quindi avere dell'anima
nostra la massima cura, perché è di noi la parte migliore e, solo salvando
l'anima, saremo eternamente felici: Che gioverà all'uomo se guadagnerà il
mondo intero, e poi perderà la sua anima? (Mt 16,26). Noi parliamo del
Purgatorio e delle sue pene, perché vi si trovano «le anime» di coloro che
sono morti. Ad esse, vogliamo far giungere la carità del nostro fraterno aiuto.
S. Tommaso afferma che questo stato dell'anima separata dal corpo, è una
ragione in più per rendere alle Anime purganti terribilissima la pena del
fuoco: sia perché, prive del corpo, sono molto più sensibili, sia perché tale
pena, senza alcun impedimento fisico, le compenetra in tutto il loro essere.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
5
NOVEMBRE. LA PENA DEL DANNO
Le
pene del Purgatorio, non solo sono riservate a quasi tutte le creature umane,
ma, per la loro intensità, non sono neppure da paragonare ai patimenti della
vita presente. S. Tommaso d'Aquino (il quale non fa che esporre l'insegnamento
di tutti i Padri della Chiesa), afferma che la più piccola pena del Purgatorio
supera in intensità qualunque sofferenza della terra. Lo stesso asseriscono i
Mistici. Ascoltiamo S. Caterina da Genova: «Le Anime purganti provano un tale
tormento, che nessuna lingua umana può esprimere, nè alcuna intelligenza
darne la minima nozione, se Dio non glielo concede per una grazia speciale».
E spiega il motivo di tanta sofferenza: «L'anima (nel suo primo incontro con
Dio) prova tanto orrore dei suoi peccati al confronto con l'infinita santità e
purezza di Lui, che irresistibilmente si immerge nella purificazione». «Dio,
continua la Santa, ha creato l'Anima pura., semplice, monda da ogni macchia,
attratta verso di Lui da un profondissimo istinto beatifico. Il peccato
originale e quelli personali hanno indebolito e quasi soppresso tale istinto divino»
(ed è per questo che noi sulla terra sentiamo così debolmente l'attrattiva
di Dio). «Quando però essa viene a riscoprire la sua profonda relazione con
Dio, sente il suo istinto di felicità rinascere con tanta veemenza di fuoco
d'amore che l'esserne privata le diviene tormento indicibile. E tale tormento
cresce nella misura in cui l'anima, compiendo la sua purificazione, scopre
sempre meglio il Bene infinito che è Dio». Non è difficile comprendere questa
verità, almeno un tantino... Già fin d'ora, quanto più conosciamo il valore
di un oggetto, tanto più ne ambiamo il possesso e ci rammarichiamo di non
poterlo avere. Restiamo tuttavia molto lontani dalla realtà: «Essendo voi
ancora sulla terra (ci dice un'Anima del Purgatorio), non potete immaginarvi, né
farvi un'idea adeguata di ciò che è il Buon Dio! Noi invece lo sappiamo e lo
comprendiamo, poiché siamo sciolti da tutti i legami che ci trattenevano e ci
impedivano di comprendere la santità, la maestà del Buon Dio e la sua misericordia.
Noi siamo Martiri, ci struggiamo d'amore, per così dire. Una forza
irresistibile ci spinge verso il Buon Dio come a Colui che è il nostro
centro, e, al tempo stesso, un'altra forza ci respinge verso il luogo di
espiazione» (Manoscritto del Purgatorio).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
6
NOVEMBRE. LA PENA DEL SENSO
«Ciascuno
sara' salato col fuoco» (Mc 9,49). «Si
incontrano cristiani i quali, benché convinti dell'esistenza del Purgatorio,
dicono con imperdonabile leggerezza: "Non temo il Purgatorio, purché mi
salvi!" Parlano così, perché non sanno che cosa siano quelle
sofferenze...» (S. Cesario d'Arles). «I demòni, benché puri spiriti, dice S.
Gregorio Magno, sono tormentati dal fuoco dell'inferno (Mt 25,41): così le
anime umane separate dai corpi sono tormentate nel Purgatorio. Il fuoco degli
abissi è uno strumento della giustizia di Dio». S. Bernardo, dopo aver avuto
una visione del Purgatorio, così si espresse: «Noi infelici, se non faremo
tutta la nostra penitenza sulla terra e ci toccherà un giorno andare a farla in
questo fuoco più insopportabile, più tormentoso, più veemente di quanto
possiamo immaginare in questa vita!». S. Giovanni della Croce paragona le
sofferenze mistiche dell'anima nella «notte oscura» alle sofferenze del
Purgatorio e aggiunge: «Come nell'altra vita gli spiriti vengono purificati da
fuoco tenebroso e materiale, così in questa si purificano con fuoco di amore
tenebroso e spirituale. L'unica differenza consiste nel fatto che di là si
rendono puri con il fuoco, mentre di qua solo con l'amore». La materia che
alimenta questo fuoco purificatore sono i peccati commessi in questa vita, dei
quali non si è fatta la dovuta penitenza: «Dio tiene l'anima tanto al fuoco
finché sia tolta ogni imperfezione. Quando ella è purificata, resta tutta in
Dio senz'alcuna cosa in sé propria: ed il suo essere è Dio. Allora l'anima
resta impassibile; perché più non le resta da consumare. Quand'è così
purificata, se ella fosse tenuta al fuoco, questo non le sarebbe penoso; anzi le
sarebbe fuoco di divino amore, come vita eterna, senz'alcuna sofferenza» (S.
Caterina da Genova).
«Quando
sento dire, Dio è buono, ci perdonerà; e intanto si continua a fare il
male, quanta tristezza provo per quelle povere anime che ignorano cosa le
attende nell'eternità!» (S. Caterina da Genova).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
7 NOVEMBRE.
LA GRAVITÀ DI QUESTE PENE
Racconta
S. Margherita Maria, la grande apostola del Cuore di Gesù: «Ho visto in sogno
una nostra religiosa, defunta da molto tempo. Mi disse che soffriva grandi pene
in Purgatorio e che Dio le aveva fatto provare un dolore indicibile
mostrandole una sua parente che precipitava nell'inferno. A queste parole mi
svegliai con tanti dolori da sembrarmi che quell'Anima mi avesse comunicate
tutte le sue pene: sentivo il corpo quasi completamente stritolato, tanto che a
mala pena riuscivo a muovermi. Ma poiché è da credersi poco ai sogni, non ne
feci gran conto. Quella religiosa però pensava ben lei a ricordarmelo, contro
la mia stessa volontà: mi incalzava con tanta insistenza, che non mi lasciava
più pace, ripetendomi continuamente: "Preghi Dio per me; gli offra le
sue sofferenze in unione a quelle di Gesù, per dare sollievo alle mie. Mi dia
tutto ciò che farà fino al primo venerdì di maggio e faccia in quel giorno la
S. Comunione per me". Col permesso della Superiora, così feci e crebbe
tanto il mio patire da sentirmene oppressa, senza la possibilità di trovare
sollievo. Mi fu concesso di ritirarmi nella mia cella e di pormi a letto. Ma
appena mi vi posai, mi parve d'aver accanto quell'anima, la quale di diceva:
"Eccoti ben adagiata nel tuo letto, mentre io sono in un letto di fiamme,
dove soffro martiri insopportabili". Vidi allora il suo orribile giaciglio,
che ancora mi riempie di terrore ogni volta che vi ritorna il mio pensiero».
La Santa descrive diffusamente le pene del senso che si soffrono in Purgatorio,
poi riferisce il sospiro di quell'anima: «Come vorrei che mi potessero vedere
in questi orribili tormenti tutte le anime consacrate! Oh, se io potessi far loro
conoscere la gravità delle mie pene e quelle che sono preparate a quelle
persone che vivono trascurate nella loro vocazione, perché avessero a divenire
più fervorose nel compimento dei loro doveri! A quella vista, io piangevo
dirottamente e le Consorelle cercavano di darmi sollievo, ma quell'anima mi
diceva: "Si pensa a dare sollievo ai tuoi mali e nessuno si dà pena di alleggerire
i miei...". Al primo venerdì di maggio, dopo aver fatta la Comunione di
cui ero stata richiesta, quell'Anima mi disse che i suoi orribili tormenti erano
molto diminuiti, anche perché era stata celebrata una S. Messa in onore della
Passione. Ella però doveva stare ancora molto tempo in Purgatorio e patire le
pene dovute a quelle anime che servono Dio con tiepidezza. Ed io mi trovai
libera dalle mie pene. Ella infatti mi aveva detto che non sarebbero diminuite
se non quando ne avesse avuto sollievo».
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
8
NOVEMBRE. LA DIVERSITÀ DELLE PENE
Non
vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà
quello che avrò seminato» (Gal 6,7).
Una descrizione molto precisa sulla diversa gravità delle pene del Purgatorio
la troviamo nel «Manoscritto del Purgatorio» già citato. «Quanto ai gradi
del Purgatorio, posso parlarvene perché vi sono passata. Nel Grande
Purgatorio vi sono diversi gradi. Nel più basso e più tormentoso, che
è un Inferno, però non eterno, ma temporaneo, si trovano i peccatori che hanno
commesso delitti enormi durante la vita e che la morte ha sorpreso in quello
stato, dando loro appena il tempo di ravvedersi. Essi sono stati salvati come
per miracolo, sovente per le preghiere di parenti pii o di altre persone.
Talvolta non hanno potuto neppur confessarsi, e il mondo li crede perduti; ma
il Buon Dio, la cui misericordia è infinita, ha dato loro al momento della
morte, la contrizione necessaria per essere salvi, in vista di una o di alcune
azioni buone da essi compiute durante la vita. Per tali Anime, il Purgatorio è
terribile! E’ l'inferno, con la differenza che nell'inferno si maledice il
Buon Dio, mentre nel Purgatorio Lo si benedice e Lo si ringrazia di averci
salvato. Vengono poi le anime che, senza aver commesso grandi colpe, come le
prime, sono state indifferenti per il Buon Dio; durante la vita non hanno punto
soddisfatto al precetto pasquale e, convertite parimenti in punto di morte, sovente
non avendo neppure potuto comunicarsi, sono nel Purgatorio in isconto della loro
lunga indifferenza, sofferenti pene inaudite, abbandonate, senza preci... o,
se se ne fanno per loro, esse non possono trarne profitto. Infine, vi sono
ancora in detto Purgatorio Religiosi e Religiose che furon tiepidi, dimentichi
dei propri doveri, indifferenti per Gesù; Sacerdoti, che, non avendo
esercitato il loro ministero con la riverenza dovuta alla Divina Maestà, non
hanno fatto amare abbastanza il Buon Dio dalle anime loro affidate: io ho
appartenuto a questo grado. Nel secondo Purgatorio si trovano le anime di coloro
che muoiono colpevoli di peccati veniali non espiati prima della morte, ovvero
di peccati mortali confessati, ma di cui non hanno pienamente soddisfatto la
Giustizia Divina. Anche in questo Purgatorio vi sono diversi gradi, secondo i
meriti delle persone. Così, il Purgatorio delle persone consacrate o che
hanno ricevuto più grazie, è più lungo e più penoso di quello della comune
delle anime. Infine il Purgatorio di desiderio che vien chiamato Vestibolo.
Ben poche anime lo evitano; per evitarlo bisogna aver desiderato ardentemente il
Cielo, e la visione del Buon Dio, e questo è raro, più che non si creda, poiché
molte persone, anche pie, hanno paura del Buon Dio e non desiderano con
abbastanza ardore il Cielo. Questo Purgatorio di desiderio ha il suo martirio
ben doloroso al pari degli altri: essere privi della visione del Buon Gesù,
qual sofferenza!». «Le anime
del Purgatorio provano un tale tormento, che nessuna parola umana può esprimere»
(S. Caterina da Genova).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
9
NOVEMBRE. L'INVOLUCRO PESANTE
(Da
«Il Mistero del Purgatorio»). «Le Anime del Purgatorio sono avviluppate come
da un involucro, da una dura corteccia. E la corteccia che le ha racchiuse nella
vita terrena: il proprio "io", l'eccessiva preoccupazione di sé, il
mondo, il pensiero della propria reputazione e tutte quelle altre cose che erano
loro apparse così importanti... Di queste cose è fatto l'involucro e la luce
di Dio penetra molto a stento. a) Le
anime sicure di sé Sono quelle che non si pongono interrogativi
sui desideri di Dio e fanno tutto senza amore e senza timore di Dio. Ottundono
così la loro coscienza con l'adempimento dei doveri esteriori. Se uno fa loro
osservare le mancanze, esse trovano una giustificazione per tutto. La luce
divina penetra il loro involucro molto adagio. b)
Le anime ambiziose «Ci sono anime che in vita hanno avuto
grande saggezza e hanno fatto anche un gran bene all'umanità; ma poiché ciò
avveniva solo per la loro ambizione, giungono all'eternità con la più grande
ignoranza di Dio e spesso devono rimanere a lungo nel Purgatorio. Fino a
quando cioè non sono liberate dallo stordimento del loro "io"». c) Le anime insincere Soffrono un lungo Purgatorio
anche quelle anime che sulla terra furono devote a causa degli uomini. Vollero
essere virtuose per amor proprio. Non erano umili e non vollero riconoscere
nessun errore. Dio non lo si può ingannare! Queste povere anime sono nel
Purgatorio in fiamme profonde. d) Le
anime maliziose Ci sono in Purgatorio anime che, sotto la
parvenza religiosa, combattevano il bene. Specie quelle che hanno attaccato
con malizia la Religione. Laggiù esse sono più torturate dei malvagi. e)
Le anime ostinate Sono quelle che si sono salvate a mala pena
ed hanno abusato fino alla fine della misericordia di Dio. Esse soffrono gravi
tormenti, prive delle divine consolazioni. Si sentono come nel profondo di un
abisso eterno. Malizie così indurite hanno bisogno di una energica
purificazione.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
10 NOVEMBRE.
L'INVOLUCRO LEGGERO
(Da
«Il Mistero del Purgatorio») a) Le anime umili «Vorrei dire quali anime sono meno
penate nel Purgatorio, nelle quali l'involucro si dissolve più rapidamente.
Ci può essere un disgraziato, un gran peccatore, pieno di debolezze. Solo il
Buon Dio sa come egli è stato educato e forse predisposto. E’ un povero
peccatore e il Redentore ne ha compassione. Perché egli riconosce i propri
errori ed i propri peccati e, senza scusarsi, senza discutere, accetta ogni
rimprovero. Egli pensa: se potessi diventare migliore!... Quando un povero
peccatore così, è incatenato sul letto di morte, quando si presenta alle porte
dell'eternità, allora il suo pentimento è così grande, che egli invoca il
perdono del suo Dio misericordioso, in un atto di amore, come mai durante la
vita. Come è buono allora il Salvatore, come è buono! b)
Le anime di buona volontà Giungono più rapidamente in Cielo
le anime che non sono ostinatamente avviluppate dalla propria presunzione. Dio
non ci giudica secondo le nostre colpe, ma secondo la nostra buona volontà.
Un'anima che è sempre pronta a comprendere ed a compiere la sua volontà si
trova bene; e così un' anima che non si offende tanto facilmente quando le si
fa notare un suo errore e cerca di liberarsene. Il Buon Dio può lavorare bene
con queste anime: non hanno in sè tanta resistenza e tanta menzogna, e il Buon
Dio le aiuta perché si liberino dalle loro colpe. c) Anime amanti della Parola di Dio Si trovano bene
soprattutto le anime che hanno fame e sete della Parola di Dio. Quando un'anima,
ad esempio, accoglie la predica ed ogni ammonimento con devozione, come
diretta parola di Dio, e la porta con sè nella vita e non la smarrisce mai:
quest'anima è sul retto cammino. L'anima a cui la più semplice parola di Dio
è preziosa... Oh, come sono belle le anime che accolgono con devozione la
Parola di Dio! Queste anime quando giungono nel Purgatorio, il Buon Dio non deve
molto lavorare: una sola parola ed esse sono risanate».
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
11
NOVEMBRE. IL FANCIULLO DINOCRATE
(Dagli
«Atti di S. Perpetua», martire cristiana del 3° secolo). La Santa,
dopo aver parlato della sua cattura e dei primi giorni passati nel carcere, in
compagnia di altri martiri, così continua: «Un giorno, mentre eravamo tutti in
preghiera, mi venne sulle labbra il nome del mio Dinòcrate e rimasi stupita
di non essermi ricordata di lui, fino a quel momento. Mi afflisse il dubbio
della sua felicità e compresi che avrei dovuto pregare per la sua anima.
Incominciai quindi a pregare fervorosamente, supplicando Dio di aiutarlo.
Nella notte seguente ebbi questa visione. Vidi Dinòcrate uscire da luoghi
tenebrosi, dove molti altri stavano con lui. Egli era tutto arso e divorato
dalla sete, col volto sfigurato, pallido e ancora corroso dall'ulcere di cui era
morto. Questo mio fratello era morto a sette anni di un cancro al viso che lo
aveva reso oggetto di orrore a quanti lo avevano conosciuto. Per lui io avevo
pregato e mi era parso che una grande distanza ci separasse. Vicino a lui vidi
una bacinella d'acqua, il cui orlo, essendo molto più alto del fanciullo,
non poteva essere raggiunto dalle sue labbra, per quanti sforzi facesse per
appressarsi a quell'acqua refrigerante. Quanto mi addolorava quel supplizio! Mi
svegliai per il dolore e conobbi che mio fratello si trovava in stato di pena e
sperai di poterlo sollevare. Incominciai dunque a pregare Dio giorno e notte con
lacrime e sospiri, perché mi concedesse la grazia della sua liberazione.
Continuai le preghiere finché fummo trasferiti nella prigione del campo, per
servire di pubblico spettacolo nella festa di Cesare Geta. Il giorno in cui
fummo avvinti in catene per essere condotti alla festa suddetta, ebbi un'altra
visione. Scorsi il medesimo luogo visto la prima volta, e Dinòcrate col corpo
mondo, rivestito di splendide vesti, senza neppure la più piccola cicatrice
dove aveva l'antica piaga. L'orlo del bacino era abbassato fino ai suoi fianchi
e presso di lui stava un'ampolla d'oro per attingere acqua. Essendosi Dinòcrate
avvicinato, incominciò a bere di quell'acqua, senza che essa diminuisse; quando
ne fu sazio, abbandonò tutto giulivo la bacinella per andare a giocare, come è
abitudine dei fanciulli della sua età. A questo punto mi destai e compresi che
mio fratello era ormai libero da ogni pena». Non ci deve stupire la tenera età
del fanciullo. Con l'uso della ragione incomincia per ciascuno la possibilità
di offendere Dio ed è più facile commettere il peccato che ripararlo.
Certamente le pene del Purgatorio sono dalla Bontà divina proporzionate alla
responsabilità di ogni anima.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto
12
NOVEMBRE. «SAPESTE QUANTO IL TEMPO È
LUNGO QUI!»
Leggiamo
nella vita di S. Paolo della Croce: «Una sera, mentre il Santo andava a riposo,
sentì battere ripetutamente alla porta della sua cella. Credendo fosse il
demonio che veniva a disturbargli il sonno, gli comandò risolutamente di
andarsene. Continuando quei colpi, domandò chi fosse e che cosa volesse. Gli
apparve allora l'anima di un sacerdote morto quella sera stessa e gli disse che
si trovava in Purgatorio a causa dei difetti di cui era stato tante volte
ripreso dal Santo, senza mai correggersi. «Quanto soffro!, gli disse. Mi pare
di essere da più di mille anni in questo oceano di fuoco!». Profondamente
commosso, il Santo guardò l'orologio: «Siete spirato da poco..., come vi può
sembrare da così lungo tempo?». «Se sapeste, rispose quell'anima, quanto è
lungo il tempo qui!» e continuò a supplicarlo di aiutarla. Il Santo prese la
disciplina, e si flagellò a sangue, pregando con tutto il suo fervore Dio ad
averne pietà: «Mio Dio, ve ne scongiuro, liberate quest'anima per l'amore che
avete della mia!». Dio non tardò a consolare il suo Servo, assicurandolo che
prima del mezzogiorno del di seguente quell'anima avrebbe lasciato il
Purgatorio. Infatti, mentre il giorno dopo celebrava il santo Sacrificio, al
momento della Comunione, vide passargli davanti agli occhi quell'Anima bella e
splendente, che saliva al Cielo». I Santi, per la grande purezza della loro
vita (Mt. 5, 8), possono «vedere» ciò che tutti non vedono. E non siamo
troppo faciloni a dire che questo avveniva nel Medio Evo e che ora le cose sono
cambiate... Difatti si trovano anche nella vita di Padre Pio e di tanti altri
Santi dei giorni nostri. Non c'è da credere che essi si siano presi gusto a
inventare delle storie e gli agiografi a scriverle...
«Da
parecchio tempo sento in me un bisogno, cioè di offrirmi al Signore vittima
per i poveri peccatori e per le anime purganti». (Lettera al Direttore
spirituale). «Patisci, gemi e prega per gli iniqui della terra e i miseri
dell'altra vita, sì degni della nostra compassione nelle loro pazienti ed
ineffabili angosce» (Risposta del Direttore spirituale).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
13
NOVEMBRE. LA DURATA DELLE PENE
Le
pene del Purgatorio non sono eterne (come lo sono invece quelle dell'inferno):
esse cesseranno definitivamente il giorno del Giudizio universale. «Quanto alle
pene temporali dovute al peccato, dice S. Agostino, alcuni le soffrono tutte in
questo mondo; altri nell'altro; alcuni ancora ne soffrono parte in questo mondo
e parte nell'altro, prima del severissimo Giudizio universale». Poiché la
durata del Purgatorio è determinata dall'impurità in cui si trova l'anima
nell'incontro personale con Dio alla fine della vita terrena, ci può essere chi
appena lo sfiora e chi invece ci rimane per lunghissimi anni. La prassi della
Chiesa che non solo permette, ma promuove le Pie Fondazioni e le Messe
Perpetue, ci fa appunto pensare alla possibilità di una durata lunghissima di
quelle pene. D'altra parte, se noi riflettiamo al modo in cui vive la maggior
parte degli uomini, dobbiamo ritenere che la loro purificazione nell'altra vita
non potrà essere nè breve, nè leggera. Si vedono infatti commettere senza
scrupoli peccati e peccati veniali, ed anche molti peccati mortali. Numerosi
sono anche quelli che spavaldamente conducono una vita licenziosa e continuano
nei loro disordini fino alla tarda vecchiaia, nella quale poi, sia per la
debolezza dell'età, sia per le cattive abitudini inveterate, più non riescono
a darsi alla preghiera ed alla penitenza. Arriva così la morte ed essi credono
d'aver fatto molto, quando a stento si sono decisi a chiedere perdono a Dio e a
confessare le loro colpe. Come si può credere che il pentimento di un'ora
possa far santa una lunga vita di peccato?... Di Padre Pio si raccontano molte
apparizioni di anime purganti che andavano a chiedere il suffragio della sua S.
Messa per poter lasciare il Purgatorio. Un giorno egli celebrò la S. Messa in
suffragio del papà di un suo confratello. «Stamattina l'Anima di tuo papà
è entrata in Paradiso». Il confratello ne fu felicissimo, e tuttavia disse
a Padre Pio: «Ma, Padre, il mio buon papà è morto trentadue anni fa!». «Figlio
mio - gli rispose il Padre - davanti a Dio tutto si paga!». Le vite
dei Santi abbondano di questi esempi salutari che non si possono rifiutare in
blocco, senza gettare il discredito su gli agiografi e sulla Chiesa stessa la
quale, canonizzando i Santi, ne ha implicitamente accettato la vita e i fatti.
Stando appunto alle loro esperienze, dobbiamo dire che la durata del Purgatorio
è ordinariamente assai lunga, anche se sempre proporzionata al numero ed alla
gravità delle colpe commesse. Dice infatti S. Agostino: «Colui che invecchiò
nel peccato, impiegherà maggior tempo ad attraversare quel fiume di fuoco e,
nella misura della sua colpa, la fiamma accrescerà il castigo».
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
14
NOVEMBRE. TANTA SOFFERENZA E TANTA GIOIA
S.
Francesco di Sales vuole che parlando del Purgatorio, non ci si limiti a
descriverne i tormenti, ma che si facciano anche conoscere le disposizioni
d'amore delle Anime che vi si trovano e la loro unione alla volontà divina:
unione così forte ed immutabile da far loro accettare con piena adesione quelle
sofferenze purificatrici che le preparano al possesso eterno di Dio. Per questo
egli consigliava la lettura del Trattato magistrale di S. Caterina da Genova.
Sappiamo che il martire S. Lorenzo, trovandosi sulla graticola infuocata, era
lieto di soffrire il tormento delle fiamme e con ilarità diceva al carnefice:
«Da questa parte sono già cotto, voltami e mangia...». La sofferenza era per
lui il mezzo per raggiungere la felicità senza fine del Cielo. S. Ignazio di
Antiochia, di fronte al martirio: «Sono frumento di Dio, esclama: è necessario
che io sia macinato, per essere pane degno di Cristo; mi si avventino pure
contro tigri feroci, leoni affamati e le mie ossa siano stritolate: io soffro
tutto con gioia, purché mi sia dato di giungere al possesso del mio Dio». Le
Anime purganti hanno la certezza assoluta di raggiungere la felicità eterna e
quella non meno gioiosa di non poter più offendere la Bontà divina di cui
hanno ora una conoscenza profonda: tanto basta perché le loro pene, pur
grandissime, siano amorosamente accettate. Ascoltiamo S. Caterina da Genova: «Sappi,
che quello che l'uomo giudica in sé perfetto, davanti a Dio tale non è.
Infatti l'agire umano, anche se all'anima può apparire privo di imperfezione,
è però sempre contaminato dall'io. Perché le opere siano perfette, è
necessario che sia Dio, come agente principale, a compierle, ritenendosi l'uomo
semplice suo strumento; e questo avviene solo in chi ha raggiunto la
perfezione dell'amore: Dio opera in lui senza suo merito. Tali operazioni divine
sono talmente penetranti da sembrare fuoco e il corpo si sente ardere, fino a
volersi consumare. E anche vero che l'amore di Dio, quando inonda così
l'anima, dà una contentezza inesprimibile; questa però non toglie una
scintilla di pena. Tanto avviene per le anime del Purgatorio: esse soffrono
volentieri, pur soffrendo indicibilmente. La loro gioia è grandissima, pari
alla loro pena: l'una non impedisce l'altra». Aiutandole, si fa loro una doppia
carità: si liberano dalla sofferenza e si dà il possesso di Dio.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
15
NOVEMBRE. LE PENE DELL'INFERNO E QUELLE
DEL PURGATORIO
E
ancora S. Caterina da Genova che ce ne parla: «Ciò che costituisce la colpa è
la volontà perversa dell'uomo contro la volontà di Dio. Finché persiste la
cattiva volontà di peccare, persiste anche la colpa. Poiché i dannati sono
passati da questa vita con l'attaccamento al peccato, la loro colpa resta e
non hanno più la possibilità del perdono divino, essendo entrati nell'eternità
con quella volontà malvagia. Passando nell'eternità, l'anima si fissa nel
bene o nel male, secondo le disposizioni dell'ultimo istante. E’
scritto infatti: come ti troverò, così ti giudicherò. I
dannati, poiché si sono trovati con la volontà di peccato al momento della
morte, restano nella colpa eternamente e conseguentemente anche nella pena. Alle
Anime del Purgatorio resta invece solo la pena da scontare, mentre la colpa è
stata loro rimessa da Dio, col pentimento sincero. Tale pena è anche destinata
a finire, via via che la scontano nel Purgatorio. Oh,
miseria sopra ogni altra! e tanto più deplorevole in quanto non è compresa
dalla cecità umana! La pena dei dannati nell'Inferno è infinita nella durata, ma
non nella intensità (anche se sempre più dolorosa di ogni pena del
Purgatorio...), poiché la dolce bontà dì Dio non lascia di far giungere
anche là un raggio della sua misericordia. L'uomo, morto nel peccato mortale,
meriterebbe una pena infinita, sia
nella durata che nell'intensità: la misericordia di Dio l'ha voluta infinita
solo nel tempo e non nella intensità, come meriterebbe per sè lo stato di
peccato che è rifiuto ostinato a Dio. Oh, quanto è pericoloso il peccato
commesso con malizia! Perché l'uomo difficilmente se ne pente. E, non pentendosi,
rimane nella colpa e questo stato continua fino a quando egli non detesta
sinceramente il peccato, rimanendo nella volontà di commetterlo!».
Ci
può essere per l'uomo stoltezza più grande che rimandare all'ultimo
momento la cosa più importante della sua esistenza terrena: la salvezza
dell'anima? Chi può capire, capisca!
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
16
NOVEMBRE. RIFLESSIONI SULLE PENE DEL
PURGATORIO
Le
pene terribili del Purgatorio non devono assolutamente farci pensare che Dio
manchi di misericordia verso di noi, suoi figli... Cosa poteva fare di più per
farcele evitare? Devono invece stimolarci seriamente a considerare l'infinita
santità di Dio e il mistero profondo dell'eternità. I Santi, i quali hanno
saputo farsi gli occhi per vedere bene le cose di Dio, vedono nel Purgatorio una
stupenda invenzione della Bontà divina. Scrive S. Caterina da Genova: «L'anima,
separata dal corpo, non trovando in sè quella purezza nella quale fu creata, e
sentendosi perciò indegna della visione di Dio, si getta istintivamente nel
Purgatorio per togliere da sè ogni impedimento all'unione beatificante con il
suo Creatore. Se non avesse questa possibilità di purificazione, proverebbe
una sofferenza ben più grande, perché non saprebbe in qual modo raggiungere il
fine meraviglioso per cui fu creata, Dio; il quale è per l'anima un valore così
grande che le sofferenze del Purgatorio le sembrano poca cosa al confronto».
Impariamo anche a considerare la divina origine della nostra anima e l'infinito
valore che Dio è per noi. Viene ancora spontanea un'altra considerazione: la
gravità del peccato! Gli diamo sovente poca importanza... E quanti ci ridono
su... Tutta ignoranza: e della santità infinita di Dio e della bellezza divina
della nostra anima creata a immagine di Dio e così grossolanamente deturpata
dal peccato! Il peccato è un mistero tremendo, in sè e nelle sue conseguenze.
E’ il disprezzo di Dio... Chi pecca, infatti, non fa altro che anteporre una
creatura al Creatore. Ed ogni scelta, così stolta, comporta necessariamente una
diminuzione di felicità eterna. Quanto Paradiso di meno per ogni peccato! Possiamo
pur scrollare le spalle, ora. Certo, nell'eternità la penseremo in modo
diverso... Gesù ha istituito nella sua bontà infinita un Sacramento per
togliere dall'Anima il peccato: la Confessione. Serviamocene! Quanto
Purgatorio di meno, per ogni confessione ben fatta! Finchè il Signore ce ne dà
il tempo, approfittiamone con riconoscenza e diligenza grande! Non credete che
se le Anime del Purgatorio (non parliamo di quelle miserabili che si trovano
nell'Inferno...) potessero ancora confessarsi per diminuire la loro pena, lo
farebbero tutte? Purtroppo non rimane loro che il rimpianto di non averlo
saputo fare.
La
nostra libertà contiene in sé due cose tanto estreme: la vita o la morte
eterna: perciò sin che tu puoi, consiglia bene e provvedi ai fatti tuoi (S.
Caterina da Genova).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
17 NOVEMBRE.
AIUTIAMO LE ANIME DEL PURGATORIO!
«Noi
possiamo soccorrere e anche liberare le Anime dalle pene del Purgatorio con
preghiere, indulgenze, elemosime ed altre opere buone e sopra tutto con la S.
Messa» (Catechismo di S. PIO X). «Quanto è infinita la bontà e la
misericordia divina che degna servirsi delle sofferenze e dei sacrifici di altre
anime per riparare le nostre grandi infedeltà!» (un'Anima del Purgatorio a
Suor Josefa Menendez). Quante volte facciamo i commossi e i generosi di fronte
ad episodi di sofferenze umane e poi, con imperdonabile leggerezza, non ci
curiamo di chi terribilmente soffre nel Purgatorio! C'è sovente, purtroppo
tanta premura di entrare in possesso dell'eredità dei Defunti, ma altrettanta
negligenza nel dimenticare le loro sofferenze. Questa è grave mancanza di
giustizia e di carità che sovente Dio punisce con severissimi castighi. In
Lombardia, una fertilissima proprietà era stata interamente distrutta dalla
grandine, mentre quelle vicine erano rimaste inspiegabilmente intatte. Il fatto
meravigliò molto. L'apparizione agli interessati di un'Anima del Purgatorio
fece conoscere che si trattava di un giusto castigo mandato da Dio a figli
ingrati che non avevano eseguito la volontà dei Defunti genitori, i quali
avevano richiesto nel testamento preghiere in loro suffragio. Numerose sono le
testimonianze di sventure misteriose, di bestiame decimato da malattie
contagiose, di campagne desolate dalla grandine e di altri mali che hanno
colpito individui e famiglie; e sovente si è trovata la spiegazione nel non
aver soddisfatto ad obblighi verso le Anime del Purgatorio che reclamavano così
i dovuti suffragi. Specialmente nell'altra vita, Dio chiede conto severissimo
a quanti hanno il possesso ingiusto dei beni dei Defunti. Dice lo Spirito Santo
per bocca dell'Apostolo S. Giacomo: Il giudizio sarò senza misericordia a
chi non avrò usato misericordia (Gc. 2, 13). Non c'è da meravigliarsene,
perché anche la Legge umana punisce chi non soccorre per negligenza quanti si
trovano nella necessità. E noi ricordiamo che nessuna sofferenza della terra,
per quanto grande, è paragonabile alle pene delle Anime Purganti.
L'amor
proprio, per soddisfare alla sua propria volontà, è crudele a se stesso e
agli altri e non si cura d'infamia, d'infermità, di Purgatorio, di morte, nè d'Inferno. (S. Caterina
da Genova).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
18 NOVEMBRE.
QUALI ANIME DOBBIAMO AIUTARE
Se
è dovere di carità soccorrere chiunque si trova nella necessità, è chiaro
che al primo posto vanno messe le Anime del Purgatorio; tanto più che abbiamo
sempre la possibilità di farlo. La precedenza va data a quelle cui siamo legati
da doveri particolari di giustizia e di carità: i nostri familiari, gli amici,
le persone che ci hanno fatto del bene, sia spirituale che materiale. Siamo
anche particolarmente obbligati verso quelle Anime che possono trovarsi in
Purgatorio per colpa nostra, perché scandalizzate da cattivi esempi, oppure
non aiutate mentre erano in vita. Molto efficace è il suffragio inviato a
quanti ci hanno fatto soffrire: questa carità torna utilissima sia a chi la fa,
sia a chi la riceve. E infatti molto virtuoso amare i nostri nemici, come
vuole il Vangelo: Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori (Mt.
5, 45). Perdonate e vi sarò perdonato. Date e vi sarò dato; una buona
misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarò versata in grembo, perché con la
misura con cui misurate, sarò misurato a voi in cambio» (Lc. 6, 37.38).
Leggiamo, a proposito, nella vita di S. Margherita Maria: «Due anime del
Purgatorio per le quali la santa pregava, le furono mostrate entro le prigioni
della divina Giustizia, dove l'una soffriva incomparabilmente più dell'altra.
La prima si lamentava di se stessa per le mancanze commesse contro la carità
che deve regnare nelle Comunità religiose. Queste colpe le avevano attirato,
tra le altre punizioni, quella di non prendere parte alcuna ai suffragi che la
Comunità offriva a Dio per le proprie Religiose. In quei terribili patimenti
che ella offriva, non riceveva altro sollievo che quello delle preghiere di tre
o quattro Religiose verso le quali ella aveva avuto in vita minor stima e
minor carità». Una categoria di Anime che deve ancora sollecitare particolarmente
la nostra carità fraterna sono quelle più abbandonate, quelle alle
quali nessuno pensa. Se consideriamo che ogni giorno scendono nel Purgatorio
decine e decine di migliaia di Anime, è facile comprendere che per tante di
esse non c'è chi fa una preghiera. E’ vero che a tutte vengono applicati i
suffragi universali della Chiesa; tuttavia, queste povere Anime si trovano in
una situazione meno fortunata rispetto a quelle che hanno qualcuno che si
ricorda di loro. Grande carità, perciò, è l'aiutarle. Queste Anime, va pure
ricordato, sono anche molto sensibili al nostro aiuto e lo ricambiano sempre
con grazie preziose.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
19
NOVEMBRE. COME AIUTARE LE ANIME DEL
PURGATORIO
Gesù
ad un'anima religiosa: «Tutte le ricchezze della mia misericordia sono sempre
per te, perché tu ne disponga a favore delle Anime del Purgatorio. «Anche i
tuoi più piccoli atti d'amore sono per esse un sollievo soave nelle loro
grandissime pene: le tue umiliazioni, le tue sofferenze, la tua povertà, le
tue pene spirituali, le inimicizie e le ingratitudini che ti fanno soffrire; le
malattie, i danni materiali, piccoli e grandi, ogni tua azione...: quanta
ricchezza ti mettono nelle mani per soccorrere quelle Anime nel loro carcere di
espiazione! «Le tue preghiere sono come incenso profumato che sale al trono
della mia misericordia e che Io trasformo in rugiada refrigerante; le
indulgenze, i meriti della mia divina Madre e dei Santi, i Sacramenti,
soprattutto la S. Messa: quali tesori di grazia per te e per quelle Anime che Io
tanto amo!». Come tutto può essere grazia per noi, così tutto può divenire
grazia per chi soffre nel Purgatorio. E però da notare che l'efficacia di tutte
queste opere buone dipende essenzialmente dallo stato di grazia di chi le
compie. «il tralcio che non è unito alla vite, dice Gesù, non può
dare frutto» (cf. Gv 15,4). E
S. Paolo: «Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e
dessi il mio corpo per essere bruciato, se non ho la carità, niente mi giova»
(1 Cor 13,3). E' necessario, perciò, che chi desidera compiere opere di
misericordia per i Defunti, sia unito a Cristo con l'amore. Dalla intensità di
questo amore (il quale ha per fondamento l'osservanza dei dieci Comandamenti: Gv
15,10) dipende il merito delle nostre opere buone e quindi l'efficacia dei suffragi
per i nostri Morti. Diceva Gesù a Suor Consolata Betrone: «Santità e anime
(conquista delle anime) sono inseparabili. «Poiché hai sete di amarmi e di
salvarmi anime, sta sempre in Me: sul lavoro, in ricreazione... Non lasciarmi
un istante e porterai molto frutto. «Guarda S. Pietro: da solo aveva pescato
tutta la notte e non aveva preso nulla; con Me, appena gettate le reti, le ritirò
piene di pesci. «Così tu, se stai in Me, se non mi lasci un istante: a ogni
ispirazione di mortificazione che t'invierò, tu, seguendola, getterai la rete e
Io la ritirerò su piena di anime, che tu conoscerai quando sarai in Paradiso».
Voler essere migliori, per poter salvare i peccatori e liberare le Anime del
Purgatorio: è un proposito santo, gradito a Dio. E quanta riconoscenza e quanta
gloria troveremo in Cielo!
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
20
NOVEMBRE. LA S. MESSA E LE ANIME DEL
PURGATORIO
«Il
Santo Sacrificio, afferma il Concilio di Trento, è offerto per i vivi e per i
morti; le Anime del Purgatorio si possono aiutare con i suffragi dei vivi e
specialmente con il Santo Sacrificio della Messa». A Roma, durante la
celebrazione della S. Messa, nella Chiesa di S. Paolo alle Tre Fontane, S.
Bernardo vide una scala lunghissima che saliva fino al Cielo. Per essa salivano
e scendevano tantissimi Angeli, portando dal Purgatorio al Paradiso le Anime
liberate dal S. Sacrificio di Gesù, rinnovato dai Sacerdoti sugli altari di
tutta la terra. La S. Messa è infatti il Sacrificio di Gesù ed ha perciò un
infinito valore espiatorio. Gesù Immolato è la vera vittima di «espiazione
per i nostri peccati» (1 Gv 2,2); e il suo Sangue viene sparso «in
remissione dei peccati» (Mt 26,28). Che cosa detiene le Anime nel
Purgatorio, se non i peccati commessi in vita? Per tre volte, prima della
Comunione, il Sacerdote insieme ai fedeli ripete questa ardente invocazione:
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi! Recitiamo
sempre questa preghiera col desiderio di liberare dal peccato le nostre Anime
e quelle che soffrono nel fuoco purificatore. Il S. Curato d'Ars, nei suoi «Catechismi»,
così parlava della S. Messa: «Tutte le opere buone riunite insieme non
equivalgono al S. Sacrificio della Messa, perché esse sono opera degli uomini,
mentre la S. Messa è l'opera di Dio. Anche il martirio è niente in confronto,
perché è il sacrificio che l'uomo fa a Dio della propria vita: la Messa invece
è il sacrificio che Dio fa all'uomo del suo Corpo e del suo Sangue. «Un santo
Sacerdote pregava per un suo amico. Dio gli aveva fatto conoscere che egli era
in Purgatorio. Pensò che non poteva fare niente di meglio che offrire per lui
il Santo Sacrificio della Messa. «Quando fu al momento della consacrazione,
prese l'ostia fra le mani e disse: Padre Santo ed eterno, facciamo un cambio:
Voi tenete l'anima del mio amico in Purgatorio e io tendo il Corpo del vostro
Figlio nelle mie mani: -liberate il mio amico e io Vi offro vostro Figlio con
tutti i meriti della sua passione e morte. «Nel momento della elevazione
dell'Ostia, vide l'anima del suo amico, tutta splendente di gloria, che saliva
al Cielo». Per partecipare alla S. Messa nel modo più efficace per noi e per
le anime del Purgatorio, è richiesto di fare devotamente la Comunione: «O
anime cristiane e devote, esclama S. Bonaventura, volete dare delle vere prove
d'amore ai vostri Defunti? Volete inviare loro validi aiuti e la stessa chiave
del Cielo? Fate sovente per loro la S Comunione!».
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
21 NOVEMBRE.
PREGHIERE PER LE ANIME DEL PURGATORIO
Dice
S. Francesco di Sales: «Anime fedeli che piangete inconsolabili la perdita dei
vostri Cari, io non vi proibisco le lacrime! Sì, piangete pure la loro morte,
ma addolcite le vostre lacrime con il balsamo soave della preghiera, la quale,
più di tutte le dimostrazioni esteriori, torna utile a voi e alle Anime che la
morte vi ha rapito». Gesù, in una apparizione a S. Gertrude, le disse: «Io
provo un grandissimo piacere per le preghiere a Me rivolte a favore dei Defunti;
soprattutto quando sono fatte con devozione. Esse ridiscendono ad ogni istante
sulle Anime del Purgatorio, come una rugiada benefica che mitiga e addolcisce
le loro pene ed abbrevia il tempo della loro prigionia». Qualunque preghiera,
qualsiasi prativa devota, comunitaria o individuale, può essere offerta alle
Anime purganti, dovunque essa venga fatta: in casa, in chiesa, per via, sul lavoro...;
purché fatta col cuore. Tra le preghiere più utili a suffragare i nostri
Morti, sono da ricordare: - Il Salmo 129 (Dal profondo a te grido, o
Signore). - L 'eterno riposo. - La Coroncina dei Defunti. - il S. Rosario. Un'anima
liberata dal Purgatorio disse a S. Domenico, il grande apostolo del Rosario: «In
nome delle Anime purganti, io vi scongiuro di predicare in tutto il mondo la
devozione al S. Rosario. La SS.ma Vergine e gli Angeli godono di questa
preghiera e le Anime liberate pregano in Cielo per i loro liberatori». - La
Via Crucis e i Cinque Pater-Ave-Gloria alle S. Piaghe del Signore: «Ogni
sguardo d'amore a Gesù Crocifisso è da Lui corrisposto con tenerezza paterna
e tanto lo commuove che lo dispone a concedere
quanto gli si domanda per i vivi e per i morti» (S. Gertrude). - L'Ufficio
dei Defunti. Nella sua autobiografia, S. Teresa d'Avila scrive: «Nel giorno
dei Morti, essendomi ritirata nella mia cella per recitare l'Ufficio dei
Defunti, mi sentii fortemente ostacolata dal Maligno che voleva impedirmelo.
Lo misi in fuga con l'acqua santa e potei fare in pace la mia preghiera, finita
la quale, vidi salire dal Purgatorio al Cielo parecchie anime, liberate da quel
suffragio». E’ bene pregare per i Defunti specialmente in queste circostanze:
passando vicino ai Cimiteri (oh, se potessimo vedere quante Anime sono lì in
attesa d'un suffragio!); quando incontriamo un accompagnamento funebre e
quando vi partecipiamo; quando sentiamo notizie di incidenti, disastri o morti
di persone conosciute o no. Niente ci costa la recita di un'Ave Maria o di una
giaculatoria, oppure l'offerta di quanto stiamo facendo. E invece carità
preziosa che dà gioia a chi la fa e sempre ritorna in benedizioni da parte di
chi la riceve.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
22
NOVEMBRE. LA PENITENZA E L'ELEMOSINA
Ci
insegna la Bibbia che il digiuno è un mezzo potente per espiare i peccati
nostri ed altrui: Ritornate a me, dice il Signore con tutto il cuore, con
digiuni, pianti e lamenti (Gì 2,12). La città di Ninive era destinata ad
essere distrutta a causa dei suoi gravi peccati. Dio la risparmiò per il
digiuno e la penitenza dei suoi abitanti: Si impietosì riguardo al male che
aveva minacciato di fare e non lo fece (Gn 3,10). Nella vita del Ven.
Claudio Colin, fondatore dei Maristi, si legge che quando voleva aiutare
un'Anima del Purgatorio, ricorreva alla molta preghiera, al Sacrificio della
S. Messa, alla disciplina (flagellazione) e digiunava a pane ed acqua. La Beata
Caterina da Racconigi, invitata da Gesù stesso a fare penitenza per le Anime
del Purgatorio, vide un giorno il Signore crocifisso, dal cui Costato usciva
Sangue abbondante, una parte del quale scendeva sopra i peccatori e l'altra
sopra le Anime del Purgatorio: comprese da questo che Gesù voleva la sua
penitenza sia per convertire i peccatori, sia per aiutare i Defunti. Chi non ha
la possibilità di praticare grandi penitenze, a motivo del lavoro o della
salute, può benissimo supplire con piccole mortificazioni volontarie,
soprattutto accettando con fede e amore le sofferenze permesse dal Signore. Non
è tanto la penitenza in sé, quanto le disposizioni d'amore con cui viene
praticata che la rendono gradita a Dio. Con la penitenza e il digiuno, può dare
grandissimo sollievo alle Anime del Purgatorio l'elemosina: Come l'acqua
spegne il fuoco, l'elemosina espia il peccato (Sir 3,33). Ascoltiamo quanto
dice, a questo riguardo, S. Ambrogio: «Quando la morte vi ha tolto una
persona tanto amata, procurandovi un dolore inconsolabile, e vorreste ancora
averla con voi per prodigarle le vostre amorose attenzioni, pensate che nulla vi
è di più utile e gradito a colei che piangete che aiutare i poveri, ai quali
potete fare tutto quel bene che vorreste fare a lei. Aiutando nella persona dei
poveri la persona cara che amate, voi le darete più presto la felicità del
Cielo, ben più grande di tutte le gioie che potreste procurarle sulla terra».
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
23
NOVEMBRE. LE INDULGENZE
Abbiamo
già visto che il cristiano, il quale confessa i propri peccati con le dovute
disposizioni o fa un atto di pentimento perfetto (dolore di aver offeso Dio) con
il proposito di confessarsi al più presto, ottiene il perdono della colpa
commessa e della pena eterna, dovuta al peccato mortale; non sempre però
ottiene il perdono della pena temporale che dovrà scontare in questa vita (con
preghiere, penitenze, elemosine, pellegrinaggi ecc.), oppure nel Purgatorio.
L'Indulgenza è la remissione della pena temporale dovuta per i peccati; viene
concessa dalla Chiesa, la quale, come ministra della Redenzione,
autoritativamente dispensa ed applica il tesoro dei meriti di Cristo e dei
Santi. L'indulgenza è parziale o plenaria, secondo che libera in parte o in
tutto dalla pena tèmporale. Le indulgenze, sia parziali che plenarie, possono
sempre essere applicate ai Defunti. L'indulgenza parziale si acquista anche più
volte al giorno, con qualsiasi preghiera, sacrificio od opera buona.
L'indulgenza plenaria, invece, si acquista una sola volta al giorno e richiede
che sia compiuta l'opera prescritta e si adempia a tre condizioni: Confessione
sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del
Sommo Pontefice. Richiede inoltre che sia escluso ogni attaccamento al
peccato, anche veniale. Se manca la piena disposizione o non sono poste le tre
condizioni, l'indulgenza è solo parziale. La Confessione sacramentale, per
chi non ha commesso colpe gravi, è sufficiente che sia stata fatta entro i
venti giorni. L'opera prescritta per acquistare l'indulgenza plenaria, può
essere: - la recita di una corona del Rosario (cinque misteri), oppure -
l'esercizio della Via Crucis (il venerdì o nei giorni di Quaresima). Si
aggiunge il Padre nostro e l'Ave Maria, secondo le intenzioni del Sommo
Pontefice. L'Indulgenza della Porziuncola si acquista il 2 agosto, visitando la
Chiesa parrocchiale e recitando il Padre nostro e il Credo, secondo le
intenzioni del Sommo Pontefice. Nella Commemorazione dei Defunti (2 novembre) si
acquista l'indulgenza plenaria (una sola volta) visitando una chiesa e
recitando il Padre nostro e il Credo, secondo le intenzioni del Sommo
Pontefice. Dal 1° all'8 novembre, si
acquista l'indulgenza plenaria con la visita al Cimitero, pregando per i
Defunti (qualunque preghiera) e aggiungendo il Padre nostro e il Credo,
per il Papa.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
24
NOVEMBRE. LE SS.
MESSE GREGORIANE
Tutti
ne hanno sentito parlare. Si tratta della celebrazione ininterrotta di trenta
SS. Messe a suffragio di un'Anima del Purgatorio. La pia pratica è nata così.
Un monaco del Convento di S. Gregorio Magno aveva accettato, senza il consenso
del superiore, tre scudi d'oro da un suo beneficato: mancanza gravissima contro
il voto di povertà, professato dai monaci, per la quale era incorso nella
pena di scomunica. Essendo il monaco deceduto poco tempo dopo, S. Gregorio,
per dare una lezione esemplare a tutta la Comunità monastica, non solo continuò
a lasciarlo nella scomunica, ma lo fece seppellire fuori del Cimitero comune,
gettando nella sua fossa i tre scudi d'oro. Qualche tempo dopo, preso da
compassione, il Santo chiamò l'economo del monastero e gli disse: «Il nostro
confratello è tormentato dalle pene del Purgatorio: incomincia subito per lui
la celebrazione di trenta SS. Messe, senza interromperla». Il monaco ubbidì;
ma, per le troppe occupazioni, non pensò a contare i giorni. Una notte, gli
apparve il monaco defunto e gli disse che se ne andava al Cielo, libero dalle
sue pene. Si contò allora il numero delle SS. Messe celebrate in suo suffragio
e si trovò che erano precisamente trenta. D'allora invalse l'uso di far
celebrare trenta SS. Messe per i Defunti, dette appunto Gregoriane dal nome di
S. Gregorio: uso che è tuttora in vigore nei monasteri benedettini e
trappisti e che Dio con molte rivelazioni ha fatto conoscere essergli molto
gradito (Dialoghi, IV, 10). Si può qui rispondere ad una critica facile a
sentirsi: «Vedi, si dice, basta avere del denaro e te la cavi anche nell'altra
vita. Certa gente fa di qua ciò che vuole e poi, con la celebrazione di Messe,
si compra anche il Paradiso». Sentite cosa risponde un'Anima del Purgatorio: «Delle
preghiere della terra, in Purgatorio si riceve solo quel tanto che Dio vuole che
ciascun'anima riceva secondo le disposizioni meritate. E’ un nuovo dolore
aggiunto agli altri per queste povere Anime: il vedere cioè che le preghiere
che si fanno per la loro liberazione, vengono applicate a chi ne è più degno.
«Il sollievo di ciascun'anima dalle pene è proporzionato al suo merito. Le
une ricevono di più, le altre di meno. «La Madre I. non ha avuto alcun
beneficio dalle SS. Messe fatte celebrare in suo suffragio. Le religiose non
hanno alcun diritto di disporre dei loro beni: ciò è contro la Povertà».
(Manoscritto del Purgatorio).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
25
NOVEMBRE.
L'ATTO EROICO DI CARITÀ
Consiste
nell'offrire, a favore delle Anime del Purgatorio, il valore espiatorio di
tutte le nostre opere buone e anche i suffragi che potremo avere dopo morte.
In ogni nostra opera buona (preghiera, azione o sacrificio) vi è una parte meritoria
(aumento di santità), una parte impetratoria (diritto agli aiuti
divini) e una parte soddisfattoria (riduzione della pena dovuta per i
peccati). Con «l'Atto eroico di carità», si rinuncia esclusivamente alla
parte soddisfattoria delle nostre opere buone, rimettendoci (per quanto
riguarda le nostre pene in questa vita o nel Purgatorio), alla misericordia
divina. E’ facile comprendere che con tale offerta tutta la nostra vita
acquista un grande aumento di perfezione e di merito che sono appunto
proporzionati alla carità e al disinteresse di chi opera. Chi perciò compie
questa carità verso le Anime del Purgatorio con purezza e rettitudine di
intenzione, andrà esente dalle pene di purificazione nell'altra vita, o
almeno se le troverà molto ridotte. E’ vero: con «l'Atto eroico» si
rinuncia alla possibilità di soccorrere noi e le Anime dei nostri cari Defunti;
dobbiamo tuttavia credere che la Mamma celeste, alla quale sta molto a cuore
la liberazione di quelle Anime, provvederà lei stessa a noi e ai nostri Cari,
e, con tanta più larghezza, che non sapremmo fare noi. Per questo, la Chiesa,
non solo ha approvato «l'Atto eroico di carità verso i Defunti», ma l'ha
arricchito di molte indulgenze e privilegi. Esso è stato largamente praticato
dai Santi, tra i quali, S. Gertrude, S. Caterina da Siena, S. Teresa e S.
Margherita Maria, dai Padri Gesuiti e da intere Congregazioni religiose,
sorte per suffragare le Anime purganti. La Vergine Santa l'ha chiesto
espressamente ad alcuni dei suoi devoti; chi lo pratica si rende caro a Dio ed
è favorito di grandi grazie per la intercessione delle Anime beneficate. «L'Atto
eroico di carità» può formularsi così: O
mio Dio, per la tua maggior gloria, per aumentare in Cielo il numero dei tuoi
adoratori: in unione ai meriti di Gesù e di Maria, io Ti offro, a favore delle
Anime sante del Purgatorio, la parte soddisfattoria di tutte le opere buone
che io farò nella mia vita e tutti i suffragi che potrò avere dopo la morte;
il tutto io depongo, perché ne faccia l'applicazione a suo beneplacito, nelle
mani della SS.ma Vergine, Madre di misericordia e Regina del Purgatorio. Amen.
Chi è schiavo di Maria, non ha bisogno di fare questo Atto eroico, perché esso
è già compreso nella Consacrazione alla Madonna, con la quale tutto le è
stato affidato. L'Atto eroico si può anche fare per un tempo limitato (una
settimana, un mese, un anno...) e si può anche revocare a piacimento. Non
deve perciò creare nessuna ansietà in chi lo compie.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
26
NOVEMBRE. L'ANIMA LIBERATA!
«L'entrata
in Cielo di una povera Anima del Purgatorio è cosa indicibilmente bella! Così
bella che non si può contemplare senza lacrime. «Quanto più un'Anima diventa
povera, tanto più si avvicina alla luce divina. Quando il suo involucro si
spezza, allora l'Anima viene come inghiottita dalla luce di Dio: diviene essa
stessa come una piccola luce nella luce divina, minuscola scintilla nella luce
divina. «E la piccola vita diviene interamente la sua vita, la piccola
luce diviene interamente la sua luce. In questa luce eterna, in questa
eterna pace, è immessa allora la piccola Anima. «E l'amplesso di un amore
infinitamente tenero, meravigliosa festa di riconciliazione e di liberazione.
Oh, il grazie dell'Anima al suo Liberatore, il grazie per la sua Passione e
la sua Morte e per il suo Sangue prezioso, quanto è commovente! «Il Salvatore
e l'Anima, ambedue così beati, ora che si posseggono pienamente l'un l'altro!
Il Cielo è a tal punto meraviglioso, che perfino chi è puro, non è puro
abbastanza per entrarvi... «Questa Patria beata è così pura e bella, che
davvero dev'esserci una speciale purificazione, perché l'Anima divenga capace
della sua maestà. «Se noi potessimo penetrare nel Cielo con il nostro involucro
di amor proprio, non potremmo essere beati: non ci accorgeremmo neppure di
essere in Cielo...» (Il Mistero del Purgatorio). Sono in Cielo!
«Se mi ami, non piangere! Se conoscessi il mistero immenso dove ora
io vivo; se potessi vedere e sentire quello che io sento e vedo in questi
orizzonti senza fine e in questa luce che tutto investe e penetra, non piangeresti,
se mi ami! «Sono ormai assorbito dall'incanto di Dio, dalle sue espressioni di
sconfinata bellezza. Le cose di un tempo sono così piccole e meschine al
confronto! «Mi è rimasto l'affetto per te, una tenerezza che non hai mai
conosciuto! Ci siamo amati e conosciuti nel tempo: ma tutto era allora così
fugace e limitato! «Io vivo nella serena e gioiosa attesa del tuo arrivo fra
noi: tu pensami così; nelle tue battaglie, pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, e dove ci disseteremo insieme, nel trasporto più
puro ed intenso, alla fontana inestinguibile della gioia e dell'amore! «Non
piangere più, se veramente mi ami!» (G. Perico, S.J.).
«Convertire
un peccatore o liberare un'Anima dal Purgatorio è un bene infinito: certo
più grande che creare il cielo e la terra, perché si dà a un'Anima il
possesso di Dio» (S. Luigi M. di Montfort)..
«Gesù
prese per mano la fanciulla e la chiamò: "Fanciulla, alzati"... Lo
spirito tornò in lei e nello stesso istante si alzò» (Lc 8,54).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
27
NOVEMBRE. LA COMUNIONE DEI SANTI
La
Chiesa di Cristo forma una immensa famiglia, composta di tre parti: la prima
è la Chiesa trionfante, costituita dagli Angeli e dai Santi, già beati
nel Cielo; la seconda è la Chiesa militante: siamo noi viventi sulla
terra, in lotta contro i nemici dell'anima (il demonio, il mondo e le
passioni), per poterci riunire ai fratelli del Cielo, nella felicità di Dio; la
terza è la Chiesa purgante: sono le anime che hanno lasciato la terra
e, a causa delle loro imperfezioni e delle colpe non sufficientemente espiate,
si trovano nel Purgatorio, in attesa di salire al Cielo: Pur essendo molti,
siamo un corpo solo. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la
speranza alla quale siete stati chiamati (1 Cor 10,17; Ef 4,4.5). Com'è
bello pensare a questa comunione divina tra noi, i Beati del Cielo e le Anime
purganti! Comunione che ci fa partecipi di tutti i beni spirituali, costituiti
dalla santità di Cristo (sorgente di tutta la vita divina), dai Sacramenti, dal
S. Sacrificio della Messa, dai meriti della S. Vergine e dei Santi, e dalle
preghiere e opere buone di tutti i fedeli. E’ detta Comunione dei Santi, perché
di essa godono soltanto coloro che sono uniti a Cristo, come tralci alla vite (Gv
15,5); sono perciò esclusi i dannati dell'Inferno e quanti
volontariamente sono fuori della Chiesa di Cristo. Mentre noi che ci troviamo
nelle amarezze della vita, ci rallegriamo della felicità dei Beati del Cielo e
compatiamo le Anime afflitte del Purgatorio, da parte loro i Beati del Cielo
guardano a noi e a quelli che soffrono in Purgatorio con fraterna tenerezza,
rivolgendo a Dio le loro suppliche per ottenercene l'aiuto a conseguire quanto
già essi posseggono. Le Anime del Purgatorio, benché non possano meritare
per se stesse, offrono a Dio la loro potente intercessione, mosse dalla più
viva riconoscenza, per quanti le aiutano a liberarsi dalle loro terribili pene,
facendo discendere sulla terra i doni della Bontà e clemenza divina.
Grandissimi sono i favori che la loro preghiera ottiene a quanti le amano e
pregano per la loro felicità celeste alla quale aspirano con desiderio immenso.
E’ infatti diffusa convinzione del popolo cristiano che una delle vie più
facili, per ottenere grazie da Dio, sia aiutare le Anime del Purgatorio. Un
esempio fra tanti. Il professor Parrini, uomo di grande merito, faceva parte
della massoneria e si era impegnato con testamento a non ricevere gli ultimi
Sacramenti e a farsi seppellire civilmente. Ammalatosi gravemente, fece chiamare
il sacerdote della parrocchia e davanti a testimoni ritrattò la sua adesione
alla setta e tutti i suoi scritti contro la Chiesa. Egli stesso manifestò la
ragione del suo cambiamento: non aveva mai lasciato di recitare ogni giorno un De
profundis per i morti e un'Ave Maria alla
Vegine, come gli aveva insegnato sua madre.
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
28
NOVEMBRE. IL PURGATORIO CI INSEGNA!
Un
'anima religiosa, entrando in cielo, confidava a Suor Joséfa Menéndez: «Come
si vedono diversamente le cose terrene, quando si passa all'eternità! «La
terra e tutto ciò che contiene sono poca cosa...; tuttavia quanto è amata!...
«Ah, la vita, per lunga che sia, è nulla in paragone dell'eternità! Se si
sapesse ciò che è un istante solo passato in Purgatorio e come l'Anima si
strugge e si consuma per il desiderio di vedere Nostro Signore!». Da «Il Manoscritto del Purgatorio»: «Essendo
ancora sulla terra, voi non potete comprendere quel che il Buon Dio esige da
un'Anima che espia le sue colpe nel Purgatorio... Chi può comprendere la purezza
che Egli richiede da un'Anima, prima di ammetterla alla partecipazione della sua
felicità eterna? Oh, se si sapesse, se si riflettesse a tutto questo mentre si
sta sulla terra, quale vita si condurrebbe! «Esaminate seriamente quanti
peccati veniali commette ogni giorno una persona negligente, poco sollecita
della sua salvezza eterna, tutta dedita alle cose della terra... Quanti minuti
consacra essa al Buon Dio? Vi pensa almeno con attenta considerazione? «Ed ecco
delle vite pressoché nulle che bisogna ricominciare nella espiazione, vite
senza amor di Dio, senza purità di intenzione. L'Anima che deve vivere di Dio,
non ha vissuto per Lui; bisogna dunque che ricominci la sua vita; e questo tra
sofferenze inaudite! «Sulla terra essa non ha approfittato della misericordia
divina: era schiava del suo corpo. Una volta giunta nel luogo della
purificazione, deve soddisfare fino all'ultimo centesimo e riacquistare il
suo primitivo splendore». Da «Il Mistero del Purgatorio»: «Le
povere Anime del Purgatorio! Io le considero e scruto i loro dolori ed i loro
pensieri: Esse hanno un indescrivibile pentimento per ogni attimo sciupato
della loro vita. Vorrebbero con grida richiamare indietro ognuno di quegli
attimi e riempirli di Dio. Sono affamate di quella fame di grazia di cui
avrebbero dovuto sentire la fame durante la vita. «Il tempo ha un'importanza
particolare, specie per i consacrati a Dio. Ci sono tante cose inutili nella
vita: sono tutti vuoti destinati al Purgatorio; tutti buchi che devono essere
rattoppati nell'eternità. «Nemmeno del nostro stesso tempo siamo noi a disporre.
Dio ce l'ha dato perché lo colmiamo di intenzioni sante; ce l'ha dato quasi
fosse una coppa da colmare, dicendoci: "Va', attingi alla fonte della vita
eterna, poi torna da Me e riportala colma"».
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
29
NOVEMBRE. PRESERVIAMOCI DAL PURGATORIO!
Da
quanto è stato ricordato sulle sofferenze delle Anime del Purgatorio e sulla
necessità che esse hanno dei nostri suffragi, cosa pensare dei Funerali
civili, dove la Croce che ci ha redenti viene sostituita con una bandiera, i
Canti sacri da una banda che suona, le Preghiere dal chiacchierio, a volte
spavaldo, degli accompagnatori?... E c'è da aggiungere che normalmente sono
proprio quelle le Anime più bisognose della misericordia divina... E cosa dire
dei Funerali pomposi, delle ricche tombe, dei discorsi che celebrano virtù
forse mai esistite?... S. Agostino risponde che queste esteriorità servono a
consolare i vivi e non a dare sollievo ai morti, i quali avrebbero più
bisogno di preghiere e di opere buone. E come se ad un affamato offrissimo fiori
e parole invece che pane. Sappiamo che sono i peccati a causare le pene
terribili del Purgatorio. Dovremmo perciò avere tanta carità verso noi stessi
e verso quanti amiamo, aiutandoci vicendevolmente a evitarli. Un altro grande
aiuto dobbiamo saper dare a noi e agli altri: la Comunione come Viatico e l'Olio
degli infermi. Liberiamoci per tempo dalla superstizione che questi Sacramenti,
istituti da Gesù Cristo per donarci sollievo nella malattia e aiuto di
grazia, abbrevino la vita della terra... Quale fortuna per un'Anima poter
compiere il suo cammino verso l'eternità in compagnia di Gesù, ricevuto nella
S. Comunione, e purificata dalla Indulgenza plenaria che la Chiesa concede agli
infermi! Quanto Purgatorio di meno, se sappiamo approfittare di questi aiuti
divini! E dunque saggezza e carità grande abbreviare a noi e agli altri la
dolorosa purificazione dell'altra vita. Poiché sappiamo che la misura della
santità raggiunta in questa vita ci faciliterà l'ingresso nella felicità del
Paradiso e ce lo renderà più glorioso, aiutiamoci fraternamente a correggere
i nostri difetti, a praticare le virtù cristiane e soprattutto a crescere nel
prefetto amore di Dio e del prossimo: Figlioli, non amiamo a parole, né
con la lingua, ma coi fatti e nella verità (1 Gv 3,18); e Beati quelli
che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (Mt 5,6).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
30
NOVEMBRE. LA MADONNA E IL PURGATORIO
Concludiamo
con Lei! Per imparare ad amarla di più e a dimostrarle il nostro amore con una
devozione più sentita alle Anime sante del Purgatorio. La Mamma celeste le
ama tanto. Sono le Anime dei suoi figli. Per esse ha visto cadere dalla Croce il
Sangue di Gesù e vi ha unito le sue lacrime. Ora che Ella vede queste Anime
nella più grande sofferenza, come potrebbe restare insensibile al loro
dolore? Conosce pure l'immensa felicità che le attende nel Cielo: e quanto
desidera loro affrettarla! Deve però rispettare i diritti della giustizia
divina. Con tutta la sua tenerezza materna, Ella veglia perciò sul loro dolore,
come veglia sul nostro: e con ogni mezzo possibile al suo cuore, procura di
soccorrerle. Quanta gioia noi le diamo e quanto ci rendiamo a Lei cari,
aiutandola con i nostri suffragi a compiere la sua opera di materna
misericordia verso di esse! S. Bernardino da Siena dice che la divina Madre
scende Ella stessa in quelle fiamme per temperarne l'ardore e per consolare le
povere Anime che vi si trovano; vi manda i suoi Angeli e si avvale di tutta la
sua autorità presso il Trono di Dio per intercedere in loro favore. Sentiamo
la testimonianza di una di esse. (Marzo 1874): «Sono nel secondo Purgatorio dal
giorno dell'Annunciazione della Santa Vergine. Quel giorno, anche ho visto per
la prima volta la Santa Vergine, poiché nel primo non la si vede. La visione di
Lei ci infonde coraggio; inoltre questa Buona Mamma ci parla del Cielo.
Durante il tempo che la vediamo, le nostre sofferenze sembra che si attenuino».
(15 agosto 1875): «Abbiamo visto la Santa Vergine. Ella è risalita al Cielo
con molte anime. Io però sono rimasta» (Il Manoscritto del Purgatorio). Noi
sappiamo che nel Purgatorio si compie quella purificazione dell'anima che non
è stata fatta qui sulla terra. Fortunate le anime che lo sanno evitare con la
rinuncia totale a se stesse per amore di Dio! Questo vorrebbe la Divina Madre
della Grazia per ciascuno di noi; per questo ci sollecita e ci aiuta a
compiere la nostra purificazione. Ce lo dicono i Santi. Ascoltiamo le loro
testimonianze. S. Bonaventura: «La Madonna purga e libera i santi dalla
radice dei peccati, dal commettere i peccati e dalle concupiscenze che spingono
al peccato». S. Veronica Giuliani: «Stàccati, le disse la Vergine, da
tutto e levalo da te; adoprati a levare tutto l'imperfetto. Io sarò tua guida e
tua maestra». «Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo
portarne via» (1 Tm 6,7). Porteremo in Cielo soltanto l'amore di cui
abbiamo saputo saturare la nostra anima: amore a Dio, amore alla Divina
Madre, amore ai fratelli. Se noi avremo amato molto in questa vita la Vergine
Santa, questo amore che ci unisce a Lei sulla terra, ci unirà ancora a Lei
nell'altra vita. Nel Purgatorio, se dovremo andarci. Ed allora non ci sarà da
temere, perché come Ella ha addolcito le nostre pene quaggiù, continuerà ad
addolcircele anche Là. Come Ella è stata la nostra più dolce gioia sulla
terra, lo sarà ancora in quella purificazione dolorosa per esserlo per sempre
nel Cielo. «Oh! quant'è felice chi ha dato tutto a Maria, e a Maria si
affida e si abbandona in tutto e per tutto! Egli è tutto di Maria e Maria è
tutta sua. Egli può dire arditamente con il Discepolo prediletto: L'ho presa
per ogni mio bene; o con Gesù: Tue sono tutte le cose mie e mie tutte le tue!»
(Trattato della vera devozione, n. 179).
Preghiamo per i nostri cari Morti: in fondo al libretto.
PREGHIERE
CORONCINA PER LE ANIME DEL PURGATORIO
Credo, Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
Si usi la corona del S. Rosario:
Sui
grani grossi: O anime
sante, infiammate la mia anima con il fuoco del Divin Amore perché
Gesù crocifisso si riveli in me ora, sulla Terra, e non dopo, in purgatorio.
Sui
grani piccoli: Signore
Gesù crocifisso, abbi pietà delle anime del Purgatorio.
3 Eterno Riposo…
CORONCINA DEI CENTO REQUIEM (Eterno Riposo)
Sui grani piccoli della corona:
L’eterno riposo dona loro, o Signore, e
splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.
Sui grani grandi:
Madre della Divina Misericordia prega per
noi e per le Anime sante del Purgatorio
Si termina con la Salve Regina
CORONCINA DELLE
CINQUE PIAGHE
In
unione a Maria addolorata adoriamo la Passione del Signore. Per le sue mani
immacolate, offriamo all’Eterno Padre, in suffragio dei nostri cari defunti:
La Piaga della mano destra dio Gesù. Gloria
al Padre…
La Piaga della mano sinistra di Gesù, Gloria
al Padre…
La Piaga del piede destro di Gesù. Gloria
al Padre…
La Piaga del piede sinistro di Gesù. Gloria
al Padre…
La Piaga del Sacratissimo costato di Gesù. Gloria
al Padre…
L’Eterno
Riposo…
DE PROFUNDIS
Dal
profondo a Te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi
orecchi attenti alla voce della mia preghiera. Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono: perciò avremo il
tuo timore. Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella tua parola.
L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora. Israele
attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso
di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
GIACULATORIE
Dolcissimo
Signore Gesù, ti prego di voler esaudire, per i meriti della tua santissima
vita, questa preghiera che ti rivolgo per tutti i defunti di tutti i tempi,
soprattutto quelli per i quali non si prega mai. Ti prego di supplire a tutto ciò
che quest’anime hanno trascurato nell’esercizio delle tue lodi, del tuo
amore, della riconoscenza, della preghiera, delle virtù e di tutte le altre
opere buone che esse avrebbero potuto compiere e che non hanno compiuto o che
hanno compiuto con troppa imperfezione. Amen.
Cuore
divino di Gesù, converti i peccatori, salva i moribondi, libera le anime sante
del Purgatorio.
O
Gesù, Signore pietoso, dona ai Defunti l’eterno riposo.
PER COLORO CHE MUOIONO OGNI
GIORNO
Si
potrebbero salvare dall’inferno molte anime se mattino e sera si recitasse
questa preghiera indulgenziale con tre Ave Maria per coloro che muoiono
il giorno stesso.
“O
Misericordiosissimo Gesù, che bruciate di un sì ardente amore per le anime, Vi
scongiuro, per l’agonia del Vostro Santissimo Cuore e per i dolori della
Vostra Madre Immacolata, di purificare con il Vostro Sangue tutti i peccatori
della terra che sono in agonia e che devono morire oggi stesso, Cuore
agonizzante di Cristo, abbiate pietà dei morenti”.
Tre
Ave Maria.
Una indulgenza plenaria al giorno, non giubilare ma
ordinaria. Applicabile anche ai defunti, può essere acquisita sempre da
tutti i fedeli, in tutti i giorni dell’anno alle solite tre condizioni:
-
Confessione;
-
Comunione;
-
Preghiera secondo le intenzioni del papa. Ovvero Credo, Pater, Ave
Aggiungendo, a scelta, una delle seguenti opere di
carità:
1.
Recita
comunitaria del Santo Rosario, anche in casa.
2.
Il pio
esercizio della Via Crucis davanti alle quattordici stazioni, in Chiesa.
3.
Visita al
Santissimo Sacramento e Adorazione per almeno mezz’ora, in Chiesa.
4.
Lettura
della Sacra Scrittura a modo di lettura spirituale, per almeno mezz’ora, in
casa.
ATTENZIONE:
Per richiedere materiale, rivolgersi a:
Villaggio Famiglia mariana
12082 Frabosa Soprana, (CN)
C.C.P.: 14936124
Tel 0174 244130.