IL
MESE DI NOVEMBRE
Primo giorno
UN MESE PER RIFLETTERE
- La pietà cristiana dedica questo mese al ricordo dei defunti. Un mese intero per ricordare e rinsaldare il legame di solidarietà che esiste tra chi è ancora pellegrino sulla terra e chi ci ha preceduti nella vita eterna.
-
Un mese intero in cui devono essere più numerose le azioni di suffragio per i
nostri cari defunti. Ma anche per tutti i defunti indistintamente, compresi
quelli che nessuno più ricorda, ma che da Dio sono amati e conosciuti per nome.
-
Un mese intero per meditare che cos'è il peccato, che ha portato la morte nel
mondo. E per pensare che su questa terra siamo solo dei viandanti senza borsa e
senza sandali, che non hanno paura della morte, perché sentono nostalgia
della vera patria, più grande e più bella di questo mondo, e vivono in modo da
poterla raggiungere.
-
Oggi come forse mai, i non credenti sono protesi verso la ricerca del piacere,
e tanti credenti sono animati da una sorta di ottimismo spensierato, come se
tutto alla fine dovesse finire bene, come in certi tipi di films. Allora il
mese di novembre viene a richiamarci a quelle sobrie verità che i nostri
ragionamenti non potranno mai cambiare. In tal modo le verità circa la sorte
dell'uomo dopo la morte, rivelataci da Cristo, spazzano via tutte le tenebre,
tutte le perplessità, tutti i nostri dubbi per far luce alle sue parole: «Io
sono la via, la verità, la vita».
ESEMPIO:
Racconta il padre Lacordaire che un celebre principe polacco stava scrivendo un
libro contro l'immortalità dell'anima. Un giorno, mentre il principe
passeggiava nel suo giardino, gli si avvicinò una povera donna, che, tutta
afflitta, gli chiese un'elemosina per far celebrare una messa in suffragio di
suo marito defunto. Il principe, benché miscredente, prese di tasca una moneta
e la consegnò alla donna. Passano alcuni giorni, e una sera il principe era inténto
a ritoccare il suo manoscritto quando a un certo punto alza gli occhi e vede
davanti a sé un uomo, che gli dice: «principe, io sono il marito di quella
donna a cui avete regalato una moneta per una messa in mio suffragio. Vengo dal
purgatorio per ringraziarvi della carità che avete fatto a mia moglie e a me, e
a ricambiarvela col dirvi: c'è un'altra vita».
FIORETTO:
Raccomandiamo a s. Giuseppe, patrono dei moribondi, chi oggi è in fin di vita.
GIACULATORIA:
Confido in te Signore e nell'immenso tuo amore.
PREGHIERA:
O Dio onnipotente ed eterno, Signore dei vivi e dei morti, pieno di misericordia
verso tutte le tue creature, concedi il perdono e la pace a tutti i nostri
fratelli defunti, perché immersi nella tua beatitudine ti lodino senza fine. Amen!
Secondo
giorno
COMMEMORAZIONE
DEI DEFUNTI
-
Se in ognuno di noi v'è la tendenza all'egoismo, per cui le stesse cose più
sacre vorremmo farle diventare nostra proprietà esclusiva, non è tale la
mentalità della Chiesa, che si sente madre di tutti i credenti.
La
Chiesa ricorda tutti i defunti, senza farne il nome, perché non c'è bisogno di
dire a Dio il nome dei suoi figli, quando egli conosce per nome tutte le stelle
del cielo che sono solo delle cose.
-
La commemorazione è vivificata dalle tre virtù teologali. La fede in una vita
avvenire fa penetrare con lo sguardo oltre il tempo; apre la cortina del mistero
della morte; ristora con le parole dell'apostolo ai cristiani di Corinto: « Se
i morti non risorgono neanche Cristo è risorto... Ma invece Cristo è
risuscitato da morte. Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti saranno
vivificati».
-
La speranza rafforza la nostra fiducia che un giorno ci congiungeremo ai
nostri cari estinti.
- La carità ci spinge non solo ad essere grati a Dio, ma ci unisce ai nostri cari che ci precedettero col segno della fede e dormono il sonno della pace; e ci uniamo in stretta solidarietà alla famiglia umana che oltrepassa i limiti del tempo.
ESEMPIO:
Ecco quanto possiamo leggere nella vita di s. Agnese. Questa nobile fanciulla
romana era un fiore di bellezza. Il figlio del prefetto di Roma, al vederla, se
ne invaghì e fece di tutto per averla come sposa, ma invano, perché Agnese gli
fece sapere che ella era sposa di un altro: di Cristo.
Il
giovane per la forte delusione si suicidò. Il padre per vendicare la morte del
figlio, fece uccidere l'innocente fanciulla. Agnese muore a 13 anni, vittima
della sua purezza e del suo amore a Gesù. Una notte, mentre i genitori pregano
e piangono lacrime amare, Agnese appare ad essi e così dice: «Miei cari, non
piangete, io sono viva. Eccomi in compagnia di altre vergini: di Lucia, di
Cecilia, di Agata che in terra hanno amato il Signore».
FIORETTO:
Visitiamo devotamente il cimitero, recitando lungo la via dei requiem.
GIACULATORIA:
Mio Dio, unite le anime nella verità e i cuori nella carità.
PREGHIERA:
Mio Dio, fa' bello e puro il giorno della mia morte; fa' che possa essere
circondato dalle persone più care, ma soprattutto fa' che possa morire con una
grande serenità nel mio cuore. Amen!
BUONI
CON I VIVI
-
Il culto verso i defunti è un grande esercizio di carità cristiana, che
dovrebbe trovare un maggior posto nella nostra vita quotidiana. Certamente
molto di più di quanto succede generalmente oggi. Non si ripeterà tuttavia
mai abbastanza che la carità verso i nostri cari non deve incominciare quando
ormai riposano dentro una tomba; ma deve trovare espressione pratica molto
prima, quando abbiamo la gioia di poter godere della loro presenza.
-
La carità non è un gioco di dare ed avere, ma è un'offerta disinteressata
di amore. Si manifesta quindi tanto più; quanto i nostri cari hanno bisogno di
aiuto materiale e spirituale; e quanto più sono impossibilitati di ricambiare
ciò che offriamo.
-
È relativamente facile esprimere sentimenti di bontà disinteressata verso i
negri dell'Africa; o anche verso i nostri cari che ormai ci hanno lasciati.
Quando
ripensiamo ai nostri cari defunti, scopriamo spesso come siamo stati spesso
puntigliosi, duri di cuore con loro. E ci lasciamo prendere da una tristezza
che non risolve nulla. Ciò che possiamo fare però è di amare coloro che
abbiamo ancora attorno. Accoglierli come sono, con il loro carattere; con
tutto il peso della loro umanità, offrendo tutta la comprensione e l'affetto
che si aspettano. Senza chiedersi mai ciò che si meritano. Per diventare
simili al nostro Padre celeste, che fa sempre risplendere il sole, sia sui buoni
che sui cattivi.
ESEMPIO:
Man mano che si vive la carità cristiana, diventa anche più facile praticarla.
Come ci dice questo episodio, tratto dai Detti dei padri del deserto.
«Due
anziani vivevano da molti anni insieme e non avevano mai litigato. Un giorno
uno di loro disse all'altro: - Facciamo anche noi una lite come gli altri
uomini. L'altro rispose: - Non so come si faccia una lite.
-
Ecco - disse il primo - io metto un vaso qui in mezzo e dico che è mio, e tu
dici: «No, è, mio», e così inizia la lite.
Posero
dunque un vaso nel mezzo, e l'uno disse: - Questo è mio. Disse l'altro: No, è
mio. Il primo disse: Se è tuo, prendilo pure e vattene.
E
si separarono, senza aver trovato di che litigare».
FIORETTO:
Recitiamo l'atto di carità.
Atto di carità Mio Dio, ti
amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei bene infinito e nostra
eterna felicità; e per amor tuo amo il prossimo come me stesso, e perdono le
offese ricevute. Signore, che io ti ami sempre più.
GIACULATORIA:
Madre mia, speranza mia.
PREGHIERA:
Accogli, Signore nel tuo regno i nostri fratelli defunti e tutti i giusti che,
in pace con te, hanno lasciato questo mondo; concedi anche a noi di ritrovarci
insieme a godere per sempre della tua gloria.
Quarto
giorno
PERCHÉ
LA MORTE?
-
È stato scritto che «né il sole né la morte si possono guardare fissamente»:
la troppa luce da una parte, le fitte tenebre dall'altra, abbagliano i nostri
sensi e la nostra mente si smarrisce.
Ma si dice: «perché Dio ci fa morire? Perché tronca la vita di tante creature, uscite dalle sue mani? Dio non crea per distruggere. Dio è la vita e non poteva volere la morte, Dio è la bontà e non poteva fare una cosa dolorosa.
- Dio, creando l'uomo, lo aveva arricchito di molti doni e lo aveva reso dominatore della natura. Perciò aveva creato l'uomo immortale. Adamo e i suoi discendenti dovevano godere una eterna giovinezza; e, dopo una vita pienamente felice, dovevano passare dalla terra al cielo, senza conoscere i dolori della morte.
-
Ma Adamo peccò; e per il suo peccato entrò nel mondo la morte. Come nei
figli si trasmettono i difetti dei loro genitori, così in noi, discendenti di
Adamo, si trasmette la pena per il suo peccato. E allora, alla perdita di un
nostro caro, rassegniamoci al divino volere; non imprechiamo, ma col santo,
profeta Giobbe diciamo:
Dio
ce l'ha dato; Dio ce l'ha tolto. Sia Benedetto il nome del Signore! ».
ESEMPIO:
S. Giovanni Bosco si trovava nel seminario di Chieri e si era legato in amicizia
con un ragazzino di nome Comollo, il quale gli ispirava affetto per la salute
gracile e per i malanni che lo portarono alla tomba. Durante la sua ultima
malattia Don Bosco aveva assistito l'amico e ne aveva ricevuto l'ultimo respiro
con la promessa che, non appena avrebbe raggiunto il cielo, sarebbe tornato
per dargli la lieta notizia.
Dopo
alcune notti, mentre i seminaristi dormivano e Don Bosco vegliava pregando per
il suo amico defunto, scoppiò un forte temporale tanto che tutti furono
svegliati. Una luce abbagliante ad un tratto illuminò un angolo della camerata
dove si trovava genuflesso il giovane Bosco che, interrogato, assicurò di aver
visto il compagno Comollo, morto da alcuni giorni; si era presentato a lui per
dirgli che era in paradiso.
FIORETTO:
Nelle avversità della vita, abbracciamo la croce che ci manderà il Signore.
GIACULATORIA:
Insegnami, o Signore, a fare la tua volontà, perché tu sei il mio Signore.
PREGHIERA:
Chi mi sarà presente quando al mio grido disperato non risponderà più nessuno
dei miei e nulla, l'essere mio stesso, quando io nell'attimo della morte avrò
una tangibile sensazione di perire, perire per sempre?
Nessuno
mi potrà essere d'aiuto, nessuno se non tu, Signore, tu solo presente. Tu,
forse, proprio per questo mio indicibile dolore della morte, volesti morire
anche tu. Amen!
Quinto
giorno
LACRIME
DI SPERANZA
-
S. Paolo ci esorta a non piangere come i pagani che non hanno speranza. La
nostra fede e la nostra unione a Cristo ci confermano la vita eterna.
Un
pianto disperato non è cristiano perché si è incapaci di scorgere la luce
di Dio.
- S. Giovanni Crisostomo rimproverava i fedeli che nei funerali erano inconsolabili e piangevano troppo.
S.
Girolamo e s. Gregorio Magno ci hanno lasciato scritto che ai loro tempi non si
piangeva anzi si cantava l'Alleluja che è canto di gioia e di fede nell'altra
vita.
-
Se avremo sempre presente la realtà della vera vita che ci attende, verseremo
poche lacrime e per il cristiano vero quel giorno di morte si trasformerà in
giorno di vita nel Signore.
Con
la bontà e con la preghiera otteniamo molto sia per noi che per le anime del
purgatorio.
S.
Agostino scriveva: «Una lacrima per i defunti evapora; un fiore sulla tomba
appassisce, una preghiera, invece, arriva sino al cuore dell'Altissimo».
ESEMPIO:
A Milano si era in piena estate. Passavano i carri a raccogliere i morti. Una
donna si avanzò verso un carro. Portava una bimba di forse nove anni, morta, ma
tutta bene accomodata, con un vestito bianchissimo, come se fosse adorna per una
festa.
La donna dette del denaro ad un monatto, dicendogli: «Promettimi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così». Il monatto tutto premuroso... s'affacendò a fare un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco e disse le ultime parole: «Addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restare sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri» (A. Manzoni).
FIORETTO:
Non porterò fiori e non verserò lacrime, reciterò solo tante preghiere.
GIACULATORIA:
Madre mia, speranza mia.
PREGHIERA:
Ricordati, o Vergine Maria, che non si è mai sentito che qualcuno sia ricorso
al tuo patrocinio, abbia implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione, e
sia stato abbandonato. Sorretto da tale fiducia, ricorro a te, Vergine delle
vergini, e mi prostro davanti a te, peccatore pentito, Madre del Verbo,
ascolta la mia preghiera e benigna esaudiscimi (S. Bernardo).
Sesto
giorno
IL
CORPO È SACRO
-
Il corpo dei nostri cari defunti va trattato con il massimo rispetto e
venerazione. Come ci insegna tutta la tradizione cristiana. Prima di tutto perché
il corpo di ogni uomo è l'abitazione terrena di uno spirito immortale, creato
da Dio a sua immagine e somiglianza.
- In secondo luogo, perché è il corpo di un vero figlio di Dio, per cui è morto il nostro Salvatore. Santificato dai sacramenti e dalla grazia, è diventato una pisside dove è vissuto Gesù Cristo anche fisicamente sotto le specie eucaristiche; è stato un tempio dove hanno preso dimora le tre persone divine.
-
Anche se ora lo spirito lo ha abbandonato momentaneamente, non ha smesso di
essere sacro. È spoglio come una chiesa nel giorno del venerdì santo, in
attesa che lo rianimi lo spirito vivificatore di Dio, per vivere una vita
sempiterna. Lo sa bene la Chiesa, che lo benedice e lo incensa come un altare.
E
ricordiamoci che un giorno anche il nostro corpo sarà composto in un letto di
morte. Chiediamo allora che in quei momenti ci sia vicino s. Giuseppe, il
patrono dei moribondi. Ma soprattutto pensiamo che l'unica cosa importante,
finché abbiamo tempo, è di trattare il nostro corpo come una cosa sacra, che
ci è stata data non per accontentare i nostri istinti, ma perché sia uno
strumento di santificazione, destinato alla gloria.
ESEMPIO:
Tobia era un pio israelita.che dagli Assiri fu deportato nella città di Ninive,
assieme alla moglie Anna e al figlio Tobia. Un aspetto caratteristico del
comportamento di Tobia è la sua pietà per i morti…
-
Al tempo di Salmanassar - racconta lo stesso Tobia - se vedevo qualcuno dei
miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo.
E
si comportò in questo modo, anche con suo grave rischio personale. Quando
Sennacherib diventò re degli Assiri, uccise molti ebrei.
-
Io sottraevo i loro corpi - continua Tobia - per la sepoltura e Sennacherib
invano li cercava. Ma un cittadino di Ninive andò ad informare il re che io li
seppellivo di nascosto. Quando seppi che il re conosceva il fatto e che mi
cercava per essere messo a morte, colto dalla paura, mi diedi alla fuga. I
miei beni furono confiscati e passarono tutti al tesoro del re. Mi restò solo
la moglie Anna con il figlio Tobia.
Impariamo
anche noi dal pio Tobia. Onorare il corpo dei defunti non è solo un gesto di
affetto o di umanità, ma anche un atto cristiano che ci attira la benedizione
di Dio.
FIORETTO:
Facciamo celebrare una messa, oppure ascoltiamola per una persona morta oggi.
GIACULATORIA:
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia.
PREGHIERA:
Oh! voi non siete morti, anche se le vostre ceneri riposano sotto questa
terra: voi vivete in cielo accanto al vostro Creatore, e la polvere che avete
lasciato quaggiù è solo un ricordo per coloro che vi hanno amati in questa
terra e che vi raggiungeranno nell'eternità (Preghiera ebraica sulle tombe).
Settimo
giorno
UNA
BUONA MORTE
- Con la morte si dà inizio alla vera vita; si ha il passaggio dalla vita del tempo alla vita eterna. Per il cristiano fare una buona morte è molto importante. Chi si stacca da questo mondo, chi chiude per sempre gli occhi a questa vita terrena e muore unito a Dio nella carità e nella grazia, può ritenersi meritevole di aver ricevuto il grande dono della felicità eterna.
-
Perciò ogni buon cristiano deve augurarsi, desiderare, chiedere al Signore
una buona morte; deve anche sapere come comportarsi sul punto di spiccare il
volo finale.
Bisogna
chiedere fermamente perdono di tutti i propri peccati invocando la
misericordia di Dio. La penitenza ricostruisce e rinnova la vita spirituale.
Coloro che muoiono all'improvviso, o senza il conforto dei sacramenti, si
possono salvare. Ma quanto è bello avere un prete accanto in quei momenti
estremi.
-
Occorre raccomandarsi alla Madonna che è rifugio dei peccatori e aiuto dei
cristiani. Chi si rivolge a lei con animo pentito certamente non sarà
abbandonato. S. Bernardo nella sua più bella preghiera rivolta alla Vergine
così prega: «Ricordati, Maria, che non si è mai sentito dire che qualcuno
abbia chiesto il tuo soccorso e sia stato abbandonato... ».
È
pure molto importante ricorrere ai sacramenti. Fare la comunione. L'unzione
degli infermi e il viatico non devono essere temuti, ma desiderati e ricevuti
con fede.
Il
viatico è il ristoro nel pellegrinaggio verso la vita eterna, è il sacramento
del supremo passaggio dal mondo al Padre, è il pegno della resurrezione.
ESEMPIO:
Il 3 giugno del 1963 Giovanni XXIII lasciava per sempre questa terra. La sua
morte esemplare richiamò le genti a riflettere sul fine della vita: si deve
vivere e morire per la gloria di Dio.
E
nella morte insegnò a ben morire, a unirsi alle sofferenze di Cristo: insegnò
a desiderare le cose del Padre, la vera dimora di ogni creatura. E quando si
rivolse ai suoi fratelli disse loro di non piangere perché stava per
incontrarsi col suo papà e la sua mamma, i fratelli e le sorelle che l'avevano
preceduto.
Papa
Giovanni nei suoi ultimi giorni, disse: Non vi preoccupate di me perché le
valigie sono pronte; io sono pronto; anzi prontissimo a partire». Le sue ultime
parole pronunciate nell'agonia finale furono: «Soffro con dolore, ma con
amore»; «con la morte comincia una nuova vita e chi muore vive eternamente».
Come
è meraviglioso, o Signore, questa sicurezza di Papa Giovanni.
FIORETTO:
Insegnaci, o Signore, a pregare e donaci quella fede sicura che sorreggeva
Papa Giovanni.
GIACULATORIA:
Nell'ultimo istante non mi abbandonare, a te o Signore, voglio tornare.
PREGHIERA:
O Maria, o Maria! Fra le voci che s'innalzano a te festanti, benigna Vergine
dolce e pia, ascolta la voce mia nell'ultima agonia.
E
POI TUTTO FINITO?
-
Con la morte non finisce tutto. Ce lo dice la credenza universale di tutti i
popoli, le più alte intelligenze che siano apparse sulla terra come Socrate,
Platone, Aristotele, i padri della Chiesa, i quali parlarono e scrissero
trattati sull'immortalità dell'anima. E poi ce lo dice Gesù, il maestro
infallibile tramite la voce di san Paolo, che grida: «Non abbiamo qui città
permanente: la nostra patria è il cielo».
-
Perché piangere? Diceva un uomo a sua moglie e ai suoi figli. Ciò che in me vi
ama, la mia anima, vivrà per sempre. La nostra non è che una separazione
momentanea. Io sento che abbandono la terra non la vita.
- Tale è la voce della coscienza. Tale è la solenne parola del cristianesimo. Esso ci fa conoscere la vita presente come una prova passeggera che Dio coronerà con la vita eterna. Esso ci stimola a meritare questa felicità col sacrificio e col fedele adempimento del nostro dovere. Ce lo dice il sangue di milioni di martiri, che si immolarono per Cristo con la speranza di avere un premio in cielo.
ESEMPIO:
Un celebre filosofo italiano, Terenzio Mamiani, racconta che una volta viveva a
Roma un tal Michele Mercati, dottissimo in scienze naturali, e legato in intima
amicizia con un certo Morsilio, suo compagno di studio. Un giorno questi due
amici si promisero a vicenda che chi di essi moriva prima doveva, permettendolo
Dio, venire a dare notizie delle cose dell'altro mondo. Dopo un certo tempo
morì Morsilio. Ora avvenne che una sera d'inverno, mentre l'amico se ne stava a
tavolino, ode nella strada uno scalpitare di cavallo. Si affaccia al balcone e
nel buio scorge una bianca figura di uomo, seduto su un cavallo, che gli dice:
«Michele, vi è un'altra vita!».
FIORETTO:
Recitiamo tre Pater in suffragio delle anime più abbandonate.
GIACULATORIA:
Liberami, o Signore, dai miei nemici.
PREGHIERA:
Adoriamo, o Cristo, il tuo corpo glorioso nato dalla Vergine Maria: per noi hai
voluto soffrire, per noi ti sei offerto vittima sulle croce. Sii nostro
conforto nell'ultimo passaggio e accoglici benigno nella casa del Padre. Amen!
Nono
giorno
PIÙ
FORTE È L'AMORE
-
Nella moderna civiltà industriale, le persone sono sempre più isolate. Spesso
sono degli estranei fra loro perfino gli inquilini di uno stesso condominio. E
sempre più spesso la gente si lamenta di essere sola, di non avere neppure un
amico con cui scambiare due parole.
È
certo auspicabile che si riesca a rompere questo muro che ci divide dai nostri
vicini.
Tuttavia, specialmente chi si sente solo, dovrebbe ricordare di avere sempre vicino i suoi cari che l'hanno preceduto nelle vita eterna, che i morti sono sempre pronti all'ascolto invisibile e legati a noi da un amore che non viene mai meno.
-
L'amore è più forte della morte. E noi crediamo che gli affetti, nati su
questa terra dai legami di sangue e di amicizia, continuino dopo la morte,
diventando puri e più forti.
I
nostri morti non sono al cimitero, ma vicini a noi. Dovremmo quindi imparare a
dialogare silenziosamente con loro, chiedendo la loro intercessione quando
necessario, e continuando a suffragarli ogni giorno.
- È ottima abitudine ricordarli in modo speciale in certi giorni, come si fa per i vivi. Nell'anniversario della loro morte, prima di tutto, per ricordare il giorno in cui sono nati alla vita eterna.
ESEMPIO:
A Ravenna c'era un povero ragazzo che rimase orfano di entrambi i genitori. Lo
accolse in casa un fratello, che si limitava a dargli l'indispensabile per
vivere.
L'unico
conforto del ragazzo era di andare in chiesa ogni giorno, dove dimenticare per
un po' le sue sofferenze.
Una
mattina gli capitò di trovare una moneta d'argento e dopo un po' pensò che
forse suo padre soffriva più di lui le pene del purgatorio. Così andò da un
sacerdote e lo pregò di celebrare una messa per l'anima di suo padre. Forse il
padre intenerì l'animo del fratello. Fatto sta che da quel giorno diventò più
umano e gli diede modo di seguire un corso regolare di studi. Il ragazzo seppe
fruttare bene l'aiuto offertogli tanto da diventare S. Pier Damiani.
FIORETTO:
Recitiamo la Salve Regina per i nostri defunti.
Salve, o Regina, madre di
misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi
esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di
lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi
misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del
tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
GIACULATORIA:
Dà loro l'eterno riposo o Signore, te lo chiedo con tutto il cuore.
PREGHIERA:
O Dio che comandi di onorare il padre e la madre, apri le braccia della tua
misericordia ai miei genitori defunti, perdona i loro peccati, e fà che un
giorno possa rivederli con gioia nella luce della tua gloria. Amen!
Decimo
giorno
CI
SONO VICINI?
-
Quando recitiamo il Credo diciamo: «Credo la comunione dei santi». Per
spiegare questa confortante verità, s. Paolo usa l'immagine del corpo: noi
cristiani, egli spiega, siamo tutti in comunicazione tra noi perché formiamo
come un grande corpo mistico, di cui Cristo è il capo e noi formiamo le membra.
Questa
immensa comunione dei santi è costituita da tutti i cristiani: quelli che si
trovano ancora in questo mondo e quelli che sono già nella vita eterna.
-
La barriera della morte non riesce quindi a spezzare quella comunione
misteriosa e profonda che esiste tra noi e i nostri cari defunti. Anzi, quanto
più cresciamo nella vita cristiana, quanto più ci avviciniamo a Dio, tanto più
strettamente siamo uniti anche ai nostri cari che si trovano nell'aldilà.
-
La tradizione cristiana ha sempre insegnato che la fede non distrugge la natura;
per il semplice fatto che fede e natura provengono dallo stesso Dio. E Dio non
si può contraddire. La vita eterna non distruggerla personalità dei nostri
cari, come non spezza l'amore.
E
così gli affetti cari, quelli che esistono ad esempio fra sposi, genitori e
figli, tra amici, sono più forti della morte... Un giorno rivedremo i nostri
cari che, ci hanno momentaneamente lasciati. Ma fin d'ora, ci sono accanto,
anche se sono invisibili, comunicano con noi, anche, se non rispondono alle
nostre parole.
Chiediamo
alla Madonna che ci aiuti ad accrescere il nostro amore per il suo divin
Figlio, perché questo è il modo più sicuro per stare più vicini ai nostri
cari defunti.
ESEMPIO:
L'apparizione di s. Pio X. Il p. Arrighini nella sua opera Testimonianza
d'oltretomba narra che nella notte tra il 15 e 20 febbraio del 1939 il
pontefice Pio XII, allora segretario di stato, aveva trascorso una giornata
laboriosa.
Nelle riunioni che precedettero il conclave aveva fatto presente ai cardinali la grave, situazione mondiale, che per 6 anni afflisse l'umanità; e pregava i porporati di affrettare nell'elezione del nuovo pontefice per il bene della Chiesa e dell'umanità. Dopo aver consumato una cena frugale e recitate le consuete preghiere, il card. Pacelli si chiuse nel suo studio per riprendere il lavoro.
Era
notte. Dalla Piazza di S. Pietro giungeva solo il mormorio della fontana,
quando vide delinearsi una figura bianca avvolta in un chiarore di luce che gli
si fece avanti.
Il
cardinale restò perplesso e riconoscendo nell'apparizione il defunto Pio X,
riuscì a pronunciare solo la parola "Santità!...
Pio
X si manifestò dicendogli: «Fra pochi giorni tu sarai il vicario di Cristo.
Eventi spaventosi scuoteranno la terra. Sii forte nel reggere la Chiesa. Dio
ti aiuterà».
Così
dicendo, la figura disparve.
FIORETTO:
Recitiamo per cinque volte l’eterno riposo in suffragio delle anime
abbandonate del purgatorio.
GIACULATORIA:
Dolce Cuore del mio Gesù, fa' che t'ami sempre più.
PREGHIERA:
Tutto ciò che mi rimane di te non è sotto questa pietra. Qui tu hai lasciato
la tua spoglia mortale; ma la tua anima immortale è lassù, nella dimora dei
santi.
Undicesimo
giorno
LE
APPARIZIONI
-
Chi di noi non ha sentito parlare di apparizioni di morti?
Di
apparizioni di morti hanno parlato le storie, le cronache, i poeti, e anche la
Sacra Scrittura. Ora, sono vere le.apparizioni o sono solo frutto della nostra
fantasia?
Le apparizioni dei morti sono vere. Nessuna meraviglia. Dio può tutto. Egli fa girare nello spazio un'infinità di astri; egli dà la vita a milioni di piante e di animali. E se Dio può tutto, perché non può far apparire i morti?
Leggiamo
nel vangelo che, dopo la morte di Gesù, un gran numero di morti si fecero
vedere per le strade di Gerusalemme (Mc 27,53).
-
Di apparizioni di morti parlano le storie. 400 anni dopo la battaglia di
Maratona si udivano ancora, in quella località, dei gemiti e lamenti di soldati
caduti in battaglia (Pausonia: Un viaggio in Attica cap. XXXII).
San
Tommaso vide con i propri occhi due anime del purgatorio. Una volta vide l'ombra
di sua sorella, morta nel convento di Capua, dove era abadessa.
S.
Agostino lasciò scritto che i morti apparvero più volte ai vivi e mostrarono
il luogo in cui furono seppelliti.
Ambedue
non erano due semplicioni o creduloni.
-
Però la Chiesa; prima di esprimere il suo giudizio, è molto cauta; in genere
specie quelle riguardanti i santi, la Madonna o Gesù Cristo, le accoglie con
una certa diffidenza, anzi a volte interviene con la sua autorità per sfatarne
la diffusione.
Noi cristiani possiamo nutrire la certezza che se saremo vicini a Dio con la fede e con la carità, saremo più uniti ai nostri cari che vivono nella sua gloria.
ESEMPIO:
Nel famoso «Museo delle anime del purgatorio» che si trova a Roma e fu fondato
dal p. Victor Juet, sacerdote del Sacro Cuore, fra gli altri oggetti che si
conservano con tracce di fuoco che sarebbero state prodotte da anime defunte
apparse, si conserva un cappotto militare di una sentinella italiana. Questa
montava la guardia nel Pantheon al cenotafio di Umberto I, che morì assassinato
nel 1900.
Una
notte del 1932 mentre il soldato era presso la tomba, apparve lo spettro del re,
il quale impresse la sua mano di fuoco sulla sua spalla, affidandogli un
messaggio per il figlio Vittorio Emanuele III.
FIORETTO:
Facciamo celebrare una santa messa per la persona a noi più cara la quale ora
vive nel Signore.
GIACULATORIA:
Signore, io credo in te. Signore, io confido in te.
PREGHIERA:
Alla tua divina misericordia affidiamo le anime di tutti coloro che
tragicamente hanno perso la vita negli incidenti della strada perché tu abbia
larga pietà di tutte le loro colpe e di tutte le loro responsabilità. Amen!
Dodicesimo
giorno
SANNO
LE COSE DI QUESTO MONDO?
-
I defunti ci ascoltano e sanno le cose di questo mondo. Essi hanno una
vastissima conoscenza del presente e del futuro. L'anima, svincolatasi dai lacci
del corpo, acquista una grande potenza intellettiva. Inoltre l'anima, lasciata
la terra, entra in un mondo di luce e di santità.
- Ma il motivo principale, per cui le anime del purgatorio conoscono tante cose, è da ricercarsi nel fatto che Dio stesso gliele fa sapere. Egli le illumina. Egli ha dato a tanti santi il dono della scienza.
San
Pasquale Baylon era un umile laico di un convento francescano. Non aveva mai
imparato a leggere e a scrivere; eppure scrisse pagine così stupende, che forse
solo i padri della Chiesa avrebbero potuto scrivere.
Santa
Teresa non frequentò alcuna scuola superiore, ciò nonostante scrisse pagine
di alta teologia.
Ora,
se Dio dà tanti lumi ai santi della terra, perché non li deve dare alle anime
del purgatorio? Esse di questo mondo conoscono tante cose, intorno alle quali
noi viventi rimaniamo confusi.
Alle
volte conoscono avvenimenti futuri e quindi possono prevedere e predire
tempeste, terremoti, carestie, guerre.
-
Sanno se nelle loro famiglie si soffre o si gioisce, si prega o non si prega per
esse. Infatti alcune volte si sono viste anime prendere parte alle preghiere
che si facevano per esse. Così, per esempio, un sacerdote, nel terminare la
santa messa per i defunti, con queste parole: «requiescant in pace!», sentì
un coro di voci rispondere: «Amen!».
ESEMPIO:
Un giorno un ufficiale ebbe l'ordine di marciare di notte, con alcuni soldati,
per fare una ricognizione nel campo nemico. Vi andò, e giunto in mezzo a una
folta boscaglia, vide brillare in mezzo all'oscurità della notte una bianca
figura di donna, la quale gli fece cenno di fermarsi.
L'ufficiale
e i soldati si fermarono, e con grande stupore videro davanti a loro un enorme
burrone, e subito capirono che se avessero avanzato, sarebbero precipitati in
esso.
Chi
era quella bianca figura di donna? Era la madre dell'ufficiale, morta da pochi
anni, e apparsa al figlio per liberarlo da quel grande pericolo.
FIORETTO:
Facciamo l'esame di coscienza seguito da un atto di dolore.
GIACULATORIA:
Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l'anima mia.
PREGHIERA:
Accorda, Signore, a questo tuo servo il riposo che hai preparato per i santi. Io
l'amavo e non lo lascerò finché per le preghiere, non sarà ricevuto lassù,
sul monte santo di Dio, dove lo chiamano i cari che l'hanno preceduto (S.
Ambrogio).
Tredicesimo
giorno
LA
PERSEVERANZA FINALE
- Il Concilio di Trento ha definito che l'uomo, ornato di grazia, non può perseverare senza un aiuto speciale di Dio; per cui ha bisogno di un aiuto particolare, che costituisce il grande dono che sconfina nel mistero della predestinazione.
Molti
santi, in vita, erano preoccupati per la salvezza eterna; anche per noi l'atto
della perseveranza deve costituire un problema più assillante che però può
essere alleviato con la preghiera.
-
Le anime del purgatorio invece amano immensamente Dio e ne sono riamate; esse
soffrono ma sono in intimo contatto con Dio.
-
S. Caterina da Genova scrive che l'anima del purgatorio «non serba ricordo né
della terra né dei propri peccati passati».
Le
pene e le sofferenze del purgatorio diventano fonti di dolcezza, farmaco
salutare per eliminare ogni pena.
-
Si legge di alcuni santi che prima della loro conversione abusarono dei doni
di Dio, dopo si dettero a una vita di penitenza e di preghiera.
S.
Paolo, S. Agostino, s. Francesco trasformarono completamente la loro esistenza
non appena ebbero percepita la grazia divina nei loro cuori.
S.
Margherita Alacoque non cessava di ripetere, dopo aver sofferto per un'anima
del purgatorio: «oh! se sapeste di che gioia è stata inondata l'anima mia. Ho
il cuore ricolmo di felicità e non riesco a contenerlo! ».
ESEMPIO:
Il Cesario narra che in un monastero di Cistercensi vivevano due suore molto
unite fra loro. Suor Geltrude aveva l'abitudine di parlare sempre anche nei
momenti di silenzio. Per una improvvisa malattia questa giovane suora dopo un
po' spirò.
Dopo
alcuni mesi apparve all'amica suor Margherita che pregava nel coro e senza
profferir parola andò a sedersi in un cantuccio. A tal vista suor Margherita
diede un urlo e svenne. Dopo un po' ripresasi raccontò quanto aveva visto.
La suora defunta apparve di nuovo alla sua amica e questa volta le disse: «Non vengo da lontano. Sconto qui le mie pene dove tante volte ho rotto il silenzio. Adesso sono venuta per dirti: «Sorella, metti un freno alla tua lingua, se non vuoi che anche tu un giorno soffra un supplizio pari al mio».
FIORETTO:
Cerchiamo di eliminare il difetto predominante e ricorriamo al Signore.
GIACULATORIA:
San Giuseppe, ottienimi di morire della morte dei giusti.
PREGHIERA:
Signore mio Dio, fin d'ora voglio sottomettermi con amore alla tua santa volontà
e accetto dalle tue mani qualunque genere di morte che tu vorrai mandarmi. Gesù
morto per me, accordami la grazia di morire in un atto di perfetta carità
verso di te. Amen!
Quattordicesimo
giorno
LA
DIMORA DELLE ANIME
-
Ricordiamo che l'inferno è una verità di fede. Cristo fece luce quando lo
presentò come un luogo di "tenebre eterne dove vi saranno pianti e
stridor di denti" o «il fuoco inestinguibile» o «la Geenna, il fuoco
eterno, l'eterno supplizio... ».
San
Paolo ne parla frequentemente.
All'inferno
vanno i peccatori ostinati, che al momento di morire, non si riconciliano con
Dio.
-
L'esistenza del purgatorio è verità di fede definita. Il Concilio di Trento ha
dichiarato che si può offrire il sacrificio della messa «per quelli che, morti
in Cristo, non sono ancora completamente purificati». Lo stesso Concilio affermò
nella sessione 25a che esiste il purgatorio e che «le anime ivi trattenute sono
aiutate dal suffragio dei fedeli e soprattutto dal sacrificio dell'altare».
San
Paolo nella 1a lettera ai Corinti accenna a coloro che avendo qualche scoria di
peccato, mescolata alle opere buone, si salveranno nell'altra vita attraverso
il fuoco».
-
Gli antichi credevano che il paradiso fosse negli astri, nel mare, in giardini
fioriti, i greci e i romani antichi parlavano di campi elisi.
La
tradizione cristiana parla del paradiso celeste, come di un luogo dove i santi
godono della visione di Dio, fonte di eterna felicità. Quindi dove Dio si
manifesta lì è il paradiso.
Sebbene
s. Paolo sia stato elevato sino al terzo cielo, non ha saputo trovare il modo
di descriverci il paradiso in cui «udì parole ineffabili, che non è dato
all'uomo di poter esprimere».
-
Della sua reale esistenza ce ne parla il Signore stesso quando circondato dai
due ladroni promette a uno di essi: «In verità ti dico: oggi sarai con me in
paradiso» (Lc 23,43).
ESEMPIO:
Margherita da Cortona era una donna che amava vivere allegramente. E niente
riusciva a ricondurla sulla retta via, né le minacce del padre, né le
suppliche della madre, né l'ostilità che incontrava in città.
Un
giorno aveva un appuntamento con un giovane, di cui era innamorata. Invano lo
aspettò a lungo, finché si decise di andarlo a trovare. Camminò a lungo,
seguendo il cane del suo amato, finché trovò il giovane, disteso per terra nel
sonno della morte. Quella visione la sconvolse. Osservò a lungo quel cadavere
irrigidito, quel volto livido, quegli occhi spenti. E si chiese come aveva
potuto sacrificare tutto, la gioventù, l'onore e perfino l'anima, per
inseguire un bene così effimero, così rapidamente devastato dalla morte.
Margherita
rivolse il pensiero a Dio. Chiese perdono di tutto il male che aveva fatto. E da
quel giorno pensò solo a riempire la sua vita di opere buone, diventando una
santa.
FIORETTO:
Riflettiamo sulla morte, pensando al significato della vita.
GIACULATORIA:
L'eterno riposo dona loro o Signore, te lo chiediamo con tutto il cuore.
PREGHIERA:
Ricordati, o Signore, di tutti coloro che ci hanno preceduto con il segno
della fede e dormono il sonno della pace. Dona loro, o Signore, e a tutti quelli
che riposano in Cristo, la beatitudine, la luce e la pace, te lo chiediamo per
Gesù Cristo nostro Signore. Amen!
Quindicesimo
giorno
IL
PURGATORIO
-
Al di là di questo mondo, che noi vediamo, ve ne è un altro, invisibile e
vastissimo, popolato da un'infinità di spiriti, ossia da angeli e da anime,
che hanno lasciato la terra.
Immediatamente
dopo la morte, si deciderà la nostra sorte definitiva. Dopo di allora, ogni
cambiamento sarà impossibile. Saremo subito giudicati per andare incontro alla
vita o alla morte eterna.
-
Chi sarà privo della grazia al momento della morte, avrà immediatamente
l'inferno. Chi si troverà in stato di grazia avrà la felicità eterna.
Non
sempre però l'ingresso nella gloria di Dio è immediato. Per poter vedere Dio
subito, bisogna essere perfetti. Nel caso si avessero alcune imperfezioni,
occorrerà attraversare una fase di purificazione.
Questo
processo di purificazione è appunto ciò che chiamiamo purgatorio.
-
Il purgatorio è frutto della sapienza di Dio. È vero che le anime soffrono
pene e tormenti, ma nello stesso tempo si purificano e si dispongono all'ascesa
al cielo.
S.
Leone, parlando del purgatorio, usa questa espressione: «o tormenti della
misericordia! Dio fa soffrire ed ama».
Le
anime del purgatorio sentono infine che Dio resta sempre loro padre.
ESEMPIO:
Lo scrittore S. Brunner nel suo libro Donde veniamo? Dove andiamo? narra un
fatto ascoltato da chi ne era stato il protagonista. «Era una giornata di
freddo inverno, Weber cappellano al Mittelbergh, era a tavola col parroco,
quando un povero giovane ammalato venne a chiedere l'elemosina.
Weber, dopo che il giovane si fu rifocillato, propose che si riposasse in una stanzetta e il parroco acconsentì.
Il
ragazzo gliene fu riconoscente e approfittò per istruirsi nella verità di fede
cristiana. Ma il male degenerò e, a poco a poco, ridusse il giovane agli
estremi e gli tolse la vita.
Nell'inverno
successivo Weber fu costretto a visitare un ammalato a circa un'ora di cammino
dalla sua abitazione. Al ritorno s'era fatto notte, cadeva la neve tanto da
rendere la strada invisibile. Senza accorgersi era giunto su un lastrone di
ghiaccio che al suo peso si squarciò. Weber sprofondò sino a metà corpo
nell'acqua.
Tentò
con tutte le forze di uscirne, sinché non si accorse che ormai era perduto.
Quando già disperava di salvarsi ecco che si avvicinò una gran luce e vide
distintamente il giovane morto da lui curato che gli venne vicino. Gli porse
la mano, lo sottrasse dal pericolo e gli indicò la direzione da prendere.
Weber poté raggiungere felicemente la casa.
FIORETTO:
Dopo aver commesso qualche mancanza, pentiamocene dicendo: misericordia, o
Signore. Abbi pietà di noi.
GIACULATORIA:
Degnati o Signore, di custodirci senza peccato in questo giorno.
PREGHIERA:
Mio Signore e mio Dio, purificami come vuoi in questa vita e trasformami in modo
tale che io non abbia bisogno, dopo morto, di passare per il fuoco
dell'espiazione (S. Agostino).
Sedicesimo
giorno
EVITIAMO
IL PURGATORIO
-
Per evitare le sofferenze del purgatorio, basta fare una cosa sola: vivere
perfettamente la nostra vita cristiana, amando Dio sopra ogni cosa, e amandolo
nel nostro prossimo che ce lo rivela concretamente.
In
particolare, si evita il purgatorio vincendo le nostre pigrizie, le nostre viltà,
la ricerca del piacere, la vanità che lasciamo infiltrare anche nella pratica
del bene. E cercando di scontare la pena dei peccati di cui abbiamo già chiesto
il perdono. Con l'accettazione del sacrificio quotidiano, e con l'acquisto delle
indulgenze che la Chiesa ci mette a disposizione con tanta generosità.
-
Oggi si cerca in tutti i modi il potere, la ricchezza e il piacere, evitando la
sofferenza e la fatica. Per questo si ricorre ad ogni mezzo, e non si
rispettano le cose più sacre, come la vita che nasce e la santità dell'amore
coniugale.
-
Una tale mentalità edonista ha contagiato anche i cristiani, che pare
dimentichino le parole di Gesù, quando dice che è beato chi è umile,
sofferente, oppresso.
Ma
nessuna ideologia può cambiare la realtà. In paradiso comincia ad entrare
oggi chi piange ed è povero, chi imita Gesù Cristo sofferente. Solo
l'accettazione del sacrificio fino alla morte, sull'esempio di Gesù ci aprirà
la porta del cielo, senza passare per le sofferenze del purgatorio.
ESEMPIO:
Troppo spesso pensiamo che le nostre piccole colpe siano prive d'importanza.
Ecco come Dio punì il re Davide per una semplice vanità.
Il
re Davide volle un censimento di tutto il suo popolo ma solo per un senso di
vanità. Difatti ciò avvenne ma poi il re riflettendo chiese perdono al
Signore. Gad che era un profeta gli disse che doveva scegliere una fra tre
punizioni che il Signore gli mandava. Il re Davide scelse la peste in tutta
Israele. Così il Signore mandò la peste. Da Dan sino a Betsabea morirono
70.000 persone. E quando l'angelo ebbe la mano stesa su Gerusalemme, il Signore
si pentì di quel male e fermò l'angelo che distruggeva il popolo.
Davide
eresse un altare sull'aia di Arsana il Gebuseo, offrì olocausti e sacrifici
di comunione e chiese perdono per le sue imperfezioni.
FIORETTO:
Recitiamo un atto di dolore.
Atto di dolore Mio Dio, mi
pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho offeso
te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col
tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di
peccato. Signore, misericordia, perdonami.
GIACULATORIA:
Purifica il mio cuore, liberami da ogni colpa, Signore.
PREGHIERA:
Concedi, o Signore, al popolo cristiano di iniziare un cammino di vera
conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il
combattimento contro lo spirito del male.
Diciassettesimo
giorno
AIUTIAMO
LE ANIME DEL PURGATORIO
-
Le anime purganti sono immerse nelle sofferenze ma non possono far niente per
mitigarle o lenirle. Possono solo purificarsi nel dolore, perché la loro
prova terrena è ormai completamente conclusa.
Esse possono contare solo su di noi. Noi sappiamo che per quella consolante comunione che esiste nel corpo mistico di Cristo, la Chiesa pellegrina sulla terra può intercedere per quella sofferente nel purgatorio; e che anche i singoli credenti possono offrire un aiuto con i loro suffragi.
-
È molto consolante credere che le nostre lacrime possano ancora allietare i
nostri defunti, che il nostro amore possa ancora rasserenarli.
Occorre
però tenere ben presente che il nostro ricordo non si deve ridurre a quelle
manifestazioni esteriori, che servono solo alla vanità dei vivi e non giovano
niente al bene dei nostri cari defunti.
Se
amiamo veramente coloro che non sono più con noi, dobbiamo prima di tutto fare
il possibile per liberarli dalle pene del purgatorio con opere di suffragio.
ESEMPIO:
La recita del santo rosario giova immensamente alle anime del purgatorio.
Difatti al tempo di san Domenico viveva a Roma una donna di nome Caterina, che
era lo scandalo della città. Ma le prediche del santo la toccarono e la
convertirono, tanto che divenne una fervente devota delle anime del purgatorio,
recitando ogni sera il santo rosario.
Il Signore dimostrò con un prodigio quanto giovi ai defunti la recita della corona. Un giorno mentre Caterina recitava la terza parte del rosario, ebbe una visione: vide Gesù, dal cui adorabile corpo partivano cinquanta getti di acqua, corrispondenti alle cinquanta Ave Maria della terza parte della corona: getti d'acqua che cadevano in purgatorio e rendevano liete e sorridenti quelle anime benedette.
FIORETTO:
Recitiamo il santo rosario per la persona a noi più cara.
GIACULATORIA:
Maria concepita senza peccato, prega per noi.
PREGHIERA:
Mio Dio, concedi alla persona che piango e che dorme sotto a una pietra le gioie
del paradiso. Permetti che la sua anima possa vegliare su di noi. Fa' infine che
nel gran giorno della risurrezione possiamo essere degni di prender posto tra
gli eletti. Amen!
Diciottesimo
giorno
LE
ANIME ABBANDONATE
-
Quante belle parole, quante lacrime, quante promesse ci vincolano accanto a
quel letto di morte! E poi? Dopo un po', dopo alcuni mesi ripensandoci...
dimentichiamo tutto. Il ricordo incomincia ad attenuarsi, a svanire, a perdersi
nel tempo. Nuovi fatti, nuove preoccupazioni sopraggiungono tanto da farci
dimenticare i nostri morti.
Le promesse sono svanite. Essi pensano ancora a noi e noi...? È questa la gratitudine umana!
-
«Che scena assurda - scrive S. Cirillo d'Alessandria - vi è tra il purgatorio
e la terra! Là i defunti soffrono ogni tormento; qui non vi è chi si muova a
compassione per essi. Là si elevano alte grida di dolore e in terra non vi è
chi presti orecchio ai loro lamenti».
La
nostra dimenticanza amareggia le anime perché si sentono trascurate proprio da
quelle persone beneficate in vita.
-
Tutto questo reca danno alla nostra coscienza perché veniamo meno al sacro
dovere della carità, virtù essenziale nella vita cristiana.
Certamente
anche noi abbiamo dei cari defunti ai quali siamo obbligati per vincoli di
sangue e di gratitudine. Cerchiamo di tenerli vivi nelle nostre preghiere e ogni
tanto facciamo celebrare qualche santa messa in loro suffragio. Ne trarremo nel
tempo copiosi benefici.
ESEMPIO:
La madre di Don Bosco.
Il
25 novembre del 1856 mamma Margherita lasciò la terra. Don Bosco pianse
amaramente e non cessava di suffragarne l'anima. Dopo quattro anni vicino al
santuario della Consolata in un angolo vide sua madre.
«Tu
qui, mamma, - disse Don Bosco - ma non sei morta?». «Sono morta, eppure
vivo, rispose la madre».
-
Ma sei felice?
-
Felicissima al cospetto di Dio! - Subito dopo morta?
-
No. Ho dovuto fare il mio purgatorio. - E ora come stai in paradiso?
-
Ah! Non posso dirtelo.
- Dammi almeno qualche segno della tua felicità. Ed ecco che mamma Margherita rifulse di una luce nitida e celestiale. Le sue vesti divennero splendenti e preziose; le sue labbra si aprirono ad un canto dolcissimo. Le sue ultime parole furono: «Addio, figlio mio, ti aspetto in paradiso».
FIORETTO:
Recitiamo tre volte il Padre nostro in suffragio delle anime che si trovano in
purgatorio forse per causa nostra.
GIACULATORIA:
Credo che in Cristo risorgerò e per sempre con lui vivrò.
PREGHIERA:
O Dio, che sei generoso nel perdono, e vuoi la salvezza degli uomini, noi
supplichiamo la tua clemenza. Concedi alle anime dei nostri fratelli, parenti e
benefattori che hanno lasciato questo mondo, di essere partecipi della felicità
eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen!
Diciannovesimo
giorno
La
parola "suffragio" significa: aiuto, soccorso. I suffragi quindi sono
degli aiuti spirituali che possiamo offrire alle anime del purgatorio. Così
sono suffragi: la S. Messa, le preghiere, le offerte, le penitenze ecc.
-
Nella Sacra Scrittura si parla di suffragi che il popolo ebreo offriva a Dio
sulle tombe dei morti.
Per
la sepoltura di Mosé e di Aronne il popolo offrì sacrifici a Dio per trenta
giorni. Così Giuda Maccabeo che fece offrire sacrifici per i suoi soldati morti
in guerra.
-
S. Giovanni Crisostomo ci ricorda che «bisogna soccorrere i defunti non con le
lacrime, ma con le preghiere, con le elemosine, con le penitenze».
S.
Efrem nel suo testamento raccomandava: «Fratelli miei, vi esorto a ricordarvi
di me dopo la mia morte; perché le preghiere dei viventi sono un refrigerio per
i morti».
Il
Concilio di Trento ha definito che noi «con i nostri suffragi possiamo
aiutare le anime del purgatorio».
-
Possiamo dedurre con tutta sicurezza che la fede nel purgatorio e i suffragi
per i morti entrano nel patrimonio indistruttibile della nostra religione, perché
si ricollegano ai primordi della Chiesa stessa.
Giova
ricordare che affinché le nostre opere siano efficaci per ottenere da Dio il
suffragio e l'aiuto per le anime, debbono essere fatte in grazia, con
l'intenzione di applicarne il frutto per i defunti.
ESEMPIO:
Vi era una volta un padre, che aveva un unico figliuolo, il quale era tutta la
sua gioia e tutto il suo amore. Prima di morire lo chiamò al suo capezzale e
gli disse: «figlio mio, quando sarò morto, ricordati di me! ».
Il
figlio gli disse di sì e mantenne la parola. Infatti, morto il padre, fece
celebrare per lui delle messe, e ogni sera recitava delle preghiere in suo
suffragio.
Una notte gli apparve il padre in sogno e gli disse: «figlio mio! I suffragi, che fai per me, mi giovano ben poco, perché li fai in peccato. Come può gradirli il Signore? Metti prima in pace la tua coscienza e poi fà per me dei suffragi, se vuoi che mi siano utili».
FIORETTO:
Suffraghiamo anche noi i defunti. È il miglior atto di carità che possiamo
fare per loro.
GIACULATORIA:
Vergine potente, prega per noi. Vergine clemente, prega per noi.
PREGHIERA:
Ricordati o Signore, di quanti ti abbiamo nominato o non nominato. Concedi loro
riposo nella terra dei viventi, nel tuo regno e dona loro la gioia di poter
contemplare il tuo volto. Amen!
Ventesimo
giorno
LE
NOSTRE PREGHIERE
-
La preghiera può tutto e quindi può recare sollievo alle anime del purgatorio.
Per cui il monito dell'Ecclesiaste: «Anche ai morti non negare la carità» (Qo
7,33).
«È
santo e salutare pregare per i morti affinché siano sciolti dalle loro colpe».
Sono queste parole della Chiesa e il suo monito di pregare per i defunti.
S. Brigida ci assicura che il S. Cuore si compiace tanto per le preghiere che gli si fanno in suffragio dei defunti.
-
La preghiera allevierà le pene di quelle anime, che, in cambio, rivolgeranno il
loro pensiero grato a Dio per noi.
La
preghiera - scrive s. Agostino - è la chiave preziosa che ci apre i tesori
della grazia divina. Lo stesso santo, dopo aver detto che i cristiani possono
piangere i loro morti e seppellirli dignitosamente, aggiunge: «Adempiano pure
gli uomini verso i loro cari questi supremi doverosi uffici, si concedano
questi sollievi all'umano dolore. Ma a quei mezzi che giovano alle anime dei
defunti, cioè le oblazioni, le orazioni, le elemosine, le offerte, ricorrano
per essi con molta maggior diligenza, insistenza, obbedienza, se amano non solo
carnalmente, ma anche spiritualmente i loro cari, morti nella carne, non nello
spirito».
ESEMPIO:
Ricca, avvenente e bella era la sorella di s. Vincenzo Ferreri. Ma la sua vita
era del tutto opposta a quella del fratello. Per un grave peccato commesso, dopo
la sua morte fu condannata a rimanere in purgatorio per parecchio tempo.
Subito dopo apparve al fratello e gli disse: «Fratello mio, quanto soffro in
purgatorio!».
S. Vincenzo, a questa dolorosa notizia, tremò tutto, pianse, pregò, affrontò aspre penitenze e celebrò messe gregoriane in suffragio dell'anima, finché la rivide un altro giorno, mentre volava verso il cielo. Così gli disse: «Mio caro fratello, per le tue preghiere io lascio il purgatorio e me ne vado in paradiso.
FIORETTO:
Preghiamo per i nostri morti e specialmente per le anime più abbandonate.
GIACULATORIA:
Dolce Cuore di Maria siate la salvezza dell'anima mia.
PREGHIERA:
O Dio, che domini le guerre, e il cui possente aiuto respinge gli aggressori
di quelli che sperano in te; vieni in aiuto dei tuoi servi che implorano la tua
misericordia mentre ti preghiamo di accogliere nel paradiso tutti coloro che
sono morti per la guerra, vittime dell'odio e della malizia degli uomini,
possano presto godere della gioia.del tuo volto. Per i meriti di nostro
Signore Gesù Cristo. Amen!
Ventunesimo
giorno
DOVERE
DI GIUSTIZIA
-
I vivi spesso non pensano più ai loro defunti. La maggior parte degli uomini
dopo un certo numero di anni non rivolge più un pensiero alle anime dei
trapassati. Eppure noi cristiani abbiamo il sacrosanto dovere di ricordarci di
loro.
Per
dovere di giustizia e per la carità cristiana che ci lega, siamo tenuti ad
aiutarli con le nostre preghiere o con altri suffragi.
- Pensiamo a quello che fanno un padre e una madre per i loro figli. Per procurare del pane e un avvenire sicuro, lavorano, sudano, si sacrificano, si privano di tanti divertimenti.
Ora,
se i nostri genitori si trovano a penare nel purgatorio e di là invocano il
nostro soccorso, possiamo rimanere indifferenti davanti alle loro sofferenze e
alle loro richieste di preghiere? No! Per dovere siamo tenuti a ricordarci di
loro aiutandoli nel modo migliore e più consono alle nostre possibilità.
-
Per dovere di giustizia siamo tenuti a ricordarci anche dei nostri
benefattori. Essi ci hanno fatto del bene sia con le parole che con qualche
aiuto materiale. Tra i nostri benefattori sono da annoverare soprattutto
coloro che hanno contribuito alla diffusione del regno di Cristo sulla terra,
nella propria nazione o in terre lontane di missione.
Raccomandiamoli
all'eterno sacerdote Gesù! È nostro dovere pregare per essi che sono i veri
benefattori dell'umanità.
ESEMPIO:
Santa Elisabetta, regina d'Ungheria, era l'angelo della carità. Ella trovava la
sua gioia nel soccorrere i poveri e nell'assistere i lebbrosi.
Un
giorno le morì la madre, e la santa non cessò di suffragare l'anima benedetta.
Una notte mentre pregava le apparve la madre e le disse: «Figlia, figlia mia,
quanto ho fatto per te! Ora tocca a te. Continua ad aiutarmi con i tuoi
suffragi! ».
Santa
Elisabetta aumentò le sue preghiere e le sue penitenze finché un'altra notte
rivide la sua diletta madre nel momento di volare verso il cielo.
FIORETTO:
Facciamo celebrare qualche messa in suffragio di chi riteniamo ne possa avere più
bisogno.
GIACULATORIA:
Porta del cielo, prega per noi. Rifugio dei peccatori, prega per noi.
PREGHIERA:
O Signore, ti preghiamo per chi tu ben conosci. Non ricordare i suoi errori e
le sue colpe. Fa' che questa separazione dai suoi cari sia pacifica e benedetta.
Lenisci il dolore dei superstiti con lo spirito di consolazione e dona a tutti
noi una buona fine. Amen!
Ventiduesimo
giorno
ANCHE
LA CARITA’ CI OBBLIGA
«Tutto
ciò che si offre per carità, si cambia in merito per noi e dopo la morte ne
ritroveremo il centuplo (S. Ambrogio)».
-
Per dovere di giustizia siamo tenuti a soccorrere le anime a noi più vicine e
più care; ma per la legge della carità cristiana siamo tenuti a suffragare
tutte le anime del purgatorio.
Ce
lo comanda Gesù, che è venuto ad insegnarci l'amore per tutti. «Amatevi! »
ecco il comandamento di Gesù. Amare tutti i nostri fratelli senza distinzione
alcuna perché figli dello stesso Padre.
-
Se un membro di una famiglia soffre, gli altri sono tenuti ad aiutarlo. Se una
parte del nostro corpo soffre subito ci preoccupiamo per lenire questo dolore.
Se un popolo chiede il nostro aiuto ognuno deve sentirsi solidale e responsabile
nell'ambito delle proprie capacità.
Così
in terra altrettanto con le anime del purgatorio. La carità che facciamo ricade
su di noi come una pioggia di grazie e di benedizioni. Il Signore non si fa
vincere in carità dalle sue creature.
-
Se noi avremo recato del bene a tutte quelle anime desiderose delle nostre
preghiere, il Signore ci aiuterà in vita con le sue grazie e in punto di morte
ci farà sperimentare le sue divine misericordie, ricambiandoci la carità che
avremo usato ai defunti col richiamarci al premio eterno.
ESEMPIO:
A Roma viveva un ricco signore, che non faceva mai elemosina, né mai si
degnava di elevare al cielo una preghiera per i suoi defunti. Spesso la moglie
gli diceva di far celebrare qualche messa perle anime dei loro cari estinti ed
egli rispondeva: «i morti non hanno bisogno di niente e tantomeno di messe».
Giunse l'ora della sua morte e la moglie pietosa fece celebrare diverse messe in
suo suffragio. Una notte le apparve e le disse: «Mia cara consorte, le messe
che fai celebrare per me, mi giovano ben poco. Io in vita sono stato duro di
cuore con le anime del purgatorio e avaro con gli uomini. Ora il Signore è
duro di cuore nei miei confronti e sto a scontare enormi pene».
FIORETTO:
Recitiamo il De Profundis, in suffragio di quegli infelici, che morirono senza
il conforto dei sacramenti. Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore,
ascolta la mia voce.
Siano
i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.
Se
consideri le colpe, Signore,
Signore,
chi potrà sussistere?
Ma
presso di Te è il perdono;
perciò
avremo il tuo timore.
Io
spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima
mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora.
Israele
attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia
e
grande presso di Lui la redenzione;
Egli
redimerà Israele da tutte le sue colpe.
GIACULATORIA:
Liberami, o Signore, dai miei nemici.
PREGHIERA:
Libera, o Signore, i nostri fratelli da ogni vincolo di peccato: tu che nel
battesimo hai impresso in loro l'immagine di Cristo tuo Figlio, fa' che vivano
con il Signore risorto nella gloria dei santi. Amen!
Ventitreesimo
giorno
LA
SANTA MESSA È IL MIGLIOR SUFFRAGIO
-
Il Concilio di Trento, dice esplicitamente: - Le anime del purgatorio sono
soccorse dai suffragi dei fedeli, ma soprattutto dal prezioso sacrificio
dell'altare.
Trecento
anni prima s. Tommaso aveva insegnato la stessa dottrina: - Questo sacrificio
è il miglior mezzo per liberare presto le anime sofferenti.
-
Alla messa non solamente il sacerdote e i fedeli domandano a Dio la grazia per
quelle anime, ma gli offrono un riscatto di immenso valore.
Un
fatto speciale della messa, va per l'anima per la quale la s. messa è in modo
speciale applicata, mentre il frutto generale va a tutta la Chiesa.
Tertulliano nel terzo secolo scriveva: «la vedova prega per l'anima dello sposo defunto e gli ottiene ristoro... ed offre per lui il sacrificio nei giorni anniversari della sua morte».
-
Ognuno, dopo aver partecipato alla messa e con la grazia di Dio riceve
l'eucaristia, deve compiere opere buone, comportarsi onestamente, essere di
esempio cristiano nel mondo che lo circonda.
Se
amiamo veramente i nostri cari, se vogliamo davvero fare veri suffragi, dobbiamo
dare la massima importanza al sacrificio eucaristico. Non si tratta quindi di
pagare semplicemente una messa, ma di unire la propria carità all'amore di
Cristo.
ESEMPIO:
Nella vita del curato d'Ars è scritto che egli, per animare i devoti verso il
santo sacrificio della messa, racconta il seguente episodio. Un sacerdote
pregava per un suo amico defunto e avendo gli il Signore rivelato che questi
era nel purgatorio, credette di non poter far di meglio che offrire il santo
sacrificio per suffragare l'anima. Giunto il momento della consacrazione e presa
l'ostia nelle mani, disse al Signore: «Padre santo ed eterno, facciamo un cambio:
voi tenete l'anima del mio amico che sta in purgatorio, ed io tengo nelle mie
mani il corpo del vostro Figlio con tutti i meriti della sua passione e morte».
Così fu, al momento dell'elevazione il sacerdote vide l'anima del suo amico
salire al cielo.
FIORETTO:
Ogni messa a cui partecipiamo, deve impegnarci a diventare migliori, a vivere
per dare gloria a Dio.
GIACULATORIA:
Come il cervo desidera l'acqua zampillante della fonte, così l'anima mia
desidera te, o Dio.
PREGHIERA:
O Gesù redentore, per il sacrificio che hai fatto di te stesso sulla croce e
che rinnovi quotidianamente sui nostri altari, per tutte le sante messe che si
celebrano nel mondo, esaudisci la nostra preghiera, donando alle anime dei
nostri morti l'eterno riposo. Amen!
Ventiquattresimo
giorno
MESSE
GREGORIANE
- L'insegnamento della Chiesa antica sul purgatorio lo compendia e lo adatta s. Gregorio Magno, colui al quale si richiama l'origine delle messe da lui dette "gregoriane". Queste furono dette per la prima volta nel suo monastero di s. Andrea a Roma per un povero monaco che faceva l'infermiere medico della comunità. Il monaco di nome Giusto, pur squisito nella sua carità verso il santo e i confratelli, aveva mancato alle regole della povertà piuttosto gravemente. Se ne pentì alla fine e il caso divenne pubblico e indusse tutti i monaci a pacificarsi.
-
Morto, la comunità volle ricompensare i sacrifici fatti dal defunto. Suffragio
efficace fu la celebrazione di sante messe per lui. Se ne dissero trenta, e
alla fine delle trenta, celebrate senza interruzione, il monaco apparve
ringraziando e dicendo che ormai era felice in cielo.
-
S. Gregorio narra lo stesso episodio. Messe non poteva celebrare allora,
essendo soltanto diacono. Ma fece preghiere, fece sacrifici, partecipò alle
messe. Si unì nell'eucaristia.
L'insegnamento
del Papa dice due cose: prima: esiste un luogo di purificazione, secondo: con i
nostri suffragi possiamo giovare alle anime che attendono alla loro
purificazione, affrettare questa infusione di amore di Dio che le trasformi e
le renda degne del cielo.
ESEMPIO:
S. Agostino ci ricorda il decesso di sua madre. Si trovano ad Ostia, in procinto
di partire per l'Africa. Monica, la madre, è colta da febbri altissime. Il
fratello di Agostino, perché la mamma non morisse in terra straniera, voleva
assolutamente affrontare il viaggio non facile.
La mamma interruppe: «Non perdetevi in parole vane. Seppellite questo mio corpo dove volete. Solo vi prego: dovunque possiate essere, ricordatevi di me all'altare del Signore».
Monica
spirò nove giorni dopo.
FIORETTO: Se la nostra mamma terrena non è più con noi, affidiamola alla Mamma celeste recitando cinque Ave Marie.
GIACULATORIA:
Dolce cuor del mio Gesù fa' che t'ami sempre più.
PREGHIERA:
O Dio del mio cuore, esaudiscimi per amore del Salvatore piagato che un giorno
pendette dalla croce, e ora intercede per noi, sedendo alla tua destra. Io so
che mia madre ha esercitato opere di misericordia e ha perdonato di cuore ai
suoi debitori. Ora perdona anche tu i suoi debiti. Perdona, o Signore, te ne
supplico, non entrare in giudizio con lei! La tua misericordia sia più alta del
tuo giudizio» (S. Agostino).
Venticinquesimo
giorno
-
Un altro modo con cui possiamo aiutare le anime del purgatorio è tramite
l'offerta fatta ai bisognosi, ai nostri fratelli sofferenti e a tutte quelle
opere che si dedicano alla diffusione della Buona Novella.
Ma cos'è un'offerta? È dare qualcosa a chi è nel bisogno. Noi cristiani abbiamo il dovere di soccorrere i nostri fratelli. È un dovere che scaturisce dal precetto della carità. Amare il prossimo significa aiutare il prossimo.
Inoltre
è Dio stesso che ce lo ordina: «non mancano dei poveri in mezzo a voi; ebbene
io vi comando di aprire la mano al vostro fratello bisognoso e povero» (Dt XV,
11). E Gesù nel Vangelo ci esorta: «Date a chi vi stende la mano; ciò che vi
avanza datelo ai poveri» (Lc 11,41).
-
Ricordandoci di chi è nel bisogno, noi attiriamo sul nostro capo le più
elette benedizioni del cielo. Dice Gesù: «Date e riceverete». Noi aiutiamo i
nostri fratelli e Dio aiuta noi in tutte le nostre necessità spirituali e
materiali.
-
Nell'offerta possiamo mettere le nostre intenzioni per suffragare le anime del
purgatorio e se ciò avviene anche a costo di sacrifici allora ha maggior
valore la nostra generosità.
L'obolo
della vedova del Vangelo ebbe più merito davanti a Dio che il denaro offerto
nel tempio dai ricchi giudei (Lc 21, 2-4).
ESEMPIO:
Una mattina un sacerdote, mentre stava pregando nella chiesa di s. Cecilia a
Roma, vide la Santissima Vergine in mezzo a un coro di angeli. Dopo un po'
sopraggiunse una povera vecchierella con un ricco mantello sulle spalle, che
implorava la Madonna ad avere pietà per un suo benefattore, Giovanni Patrizi,
passato da poco all'altra vita.
-
Oh Madre di Dio, Giovanni Patrizi, in un brutto giorno d'inverno, mentre io
tutta tremante stavo sui gradini di una chiesa a te dedicata, si è tolto il
mantello e lo ha messo sulle mie spalle. Per quest'opera di carità dagli il
paradiso.
A queste parole la Vergine sorrise e poi disse alla vecchierella: «Il tuo benefattore per tanti peccati commessi, meriterebbe ben altro; ma per averti usato la carità, donandoti il suo ricco mantello, io gli accordo, il mio patrocinio.
FIORETTO:
Facciamo qualche offerta per i seminari dove crescono, studiano e pregano i
futuri sacerdoti in suffragio di coloro che sulla terra sono stati duri di
cuore.
GIACULATORIA:
Il Signore è la mia salvezza. Non ho timore di nulla con nel cuore questa
certezza.
PREGHIERA:
Libera, o Signore, i nostri fratelli da ogni vincolo di peccato: tu che nel
battesimo hai impresso in loro l'immagine di Cristo tuo figlio, fà che vivano
con il Signore risorto nella gloria dei santi.
Ventiseiesimo
giorno
LE
INDULGENZE
-
Le indulgenze possono essere parziali o plenarie, a seconda che liberano in
tutto o in parte dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ambedue i tipi di
indulgenze, sia le parziali che le plenarie, possono sempre essere applicate ai
defunti a modo di suffragio.
-
È importante ricordare che per acquistare l'indulgenza è necessario eseguire
l'opera indulgenziata e adempiere a tre condizioni: confessione sacramentale,
comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice. Si
richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale.
-
Le indulgenze non sono un procedimento di tipo fiscale per dispensare
meccanicamente dei benefici di ordine spirituale. Loro scopo non è solo di
aiutare i fedeli a scontare le pene meritate col peccato, ma anche di spingere a
compiere opere di pietà, di penitenza e carità, specialmente quelle che
servono all'incremento della fede e del bene comune.
Le
indulgenze che si acquistano per i defunti sono uno stimolo a esercitare la
carità fraterna ed elevano la mente con i pensieri delle verità eterne.
Un
cristiano non apprezzerà mai abbastanza questo mezzo potente, che la Chiesa
gli mette a disposizione per mitigare efficacemente le sofferenze delle anime
purganti.
ESEMPIO:
Efficacia delle indulgenze - Per far capire ai fedeli come sia poco saggio
trascurare le indulgenze, mons. Gaume ricorre al seguente paragone: «Supponiamo
di andare a visitare una immensa prigione, dove sia rinchiuso un gran numero
di persone, condannate a pene di varia durata. La loro condizione ci commuove
e ci spinge a dire: - Il re nella sua bontà vuole abbreviare le vostre pene, o
anche condonarvele completamente, purché compiate una piccola pratica di pietà.
Se accettate, vi saranno aperte le porte della prigione e potrete ritornare
nelle vostre famiglie.
Ci sarà un solo carcerato che non accetterà una tale condizione? Ebbene, questi carcerati siamo noi, incapaci di pagare da soli i nostri debiti con la giustizia di Dio: la prigione è il purgatorio. Le pene di questo mondo non sono niente a confronto di quelle che si soffrono nell'altra vita. Ci viene proposto di liberarcene a condizioni facilissime e noi rifiutiamo di accettarle? O accettandole, le compiamo con scandalosa negligenza? Se un giorno dovremo languire nel fuoco del purgatorio, dobbiamo proprio dire che ce lo siamo andati a cercare».
FIORETTO:
Recitiamo l'atto di dolore.
Atto di dolore Mio Dio, mi
pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho offeso
te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col
tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di
peccato. Signore, misericordia, perdonami.
GIACULATORIA:
Il Signore è la mia salvezza. - Non ho timore di nulla - con nel cuore questa
certezza.
PREGHIERA:
Libera, o Signore, i nostri fratelli da ogni vincolo di peccato: tu che nel
battesimo hai impresso in loro l'immagine del Cristo tuo Figlio, fa' che vivano
con il Signore risorto nella gloria dei santi.
Ventisettesimo
giorno
QUALI
INDULGENZE
- Le indulgenze sono un mezzo prezioso per aiutare i nostri defunti. Ma non sempre si conosce quali sono, anche perché la materia è stata riordinata in tempi recenti. Crediamo quindi utile pubblicare un elenco delle principali indulgenze plenarie e parziali.
-
In tutte le chiese e oratori pubblici o, per quelli che ne usano legittimamente,
semipubblici, si può acquistare il 2 novembre un'indulgenza plenaria da
applicarsi soltanto ai defunti.
-
Nelle chiese parrocchiali si può acquistare l'indulgenza plenaria due volte
all'anno, cioè nella festa del Santo titolare e il 2 agosto, in cui ricorre
la Porziuncola, oppure in altro giorno stabilito dal vescovo. Queste indulgenze
si possono acquistare nei giorni stabiliti, oppure, col consenso del vescovo,
la domenica antecedente o seguente.
-
Chi in punto di morte non possa essere assistito da un sacerdote che gli
amministri i sacramenti e gli impartisca la benedizione apostolica con l'annessa
indulgenza plenaria, può acquistare ugualmente l'indulgenza plenaria, purché
sia debitamente disposto e abbia recitato durante la vita qualche preghiera.
Per l'acquisto di tale indulgenza è raccomandabile l'uso del crocifisso. Questa
stessa indulgenza in punto di morte può essere lucrata da chi nello stesso
giorno abbia già acquistato un'altra indulgenza.
Ricordiamo
che queste indulgenze non hanno più nessuna determinazione di giorni o anni,
come in passato, ma sono indicate semplicemente come "indulgenze
parziali". Con queste indulgenze, il fedele può ottenere una
remissione di pena temporale tanto maggiore quanto maggiore è il suo fervore
e l'importanza dell'opera compiuta.
- Chi usa devotamente un oggetto di pietà (crocifisso, croce, corona, scapolare, medaglia), benedetto da un sacerdote qualsiasi, può lucrare un'indulgenza parziale.
Se
poi tale oggetto religioso è benedetto dal papa o da un vescovo, chi lo usa
devotamente può acquistare anche l'indulgenza plenaria nella festa degli
apostoli Pietro e Paolo, aggiungendo però la professione di fede con
qualsiasi formula legittima.
ESEMPIO:
Salvo per aver perdonato - Mentre s. Margherita Maria Alacoque era maestra delle
novizie le si presentò una pia giovanetta che non si dava pace per la sorte
incerta del suo papà morto. La santa l'assicurava che suo padre era salvo.
Ma la giovane: «Volesse il cielo. Ma io so che il povero papà mio, per quanto buono, nutriva un odio mortale verso un suo nemico». E s. Margherita ad assicurarla che suo padre era ormai in paradiso, come le aveva rivelato Gesù; anzi le diceva che tra qualche giorno sarebbe stata visitata da sua madre, dalla quale avrebbe avuta certezza di ciò che egli aveva fatto in punto di morte.
Dopo
due giorni infatti la madre andò al monastero per visitare la figlia e le disse
che il papà, mentre riceveva il santo viatico, avendo scorto che tra i presenti
vi era colui dal quale aveva ricevuto tanti torti, lo chiamò a sé e gli perdonò
generosamente l'affronto.
FIORETTO:
Recitiamo l'atto di speranza. Atto di speranza Mio Dio, spero dalla tua
bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la
vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io
debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno.
GIACULATORIA:
Mio Dio, io credo in te, mio Dio, io spero in te.
PREGHIERA:
O Padre santo, che con il battesimo ci hai sepolti a somiglianza della morte
del tuo Figlio e con lui ci hai risuscitati, fa' che possiamo condurre una vita
rinnovata, così da vivere sempre con Cristo anche dopo la morte corporale.
Ventottesimo
giorno
LA
VITA ETERNA
- Noi crediamo che la nostra anima è immortale. Tuttavia, questo non ci basta. Noi ci aspettiamo qualcosa di più e di più preciso di una vaga immortalità, perché Dio ci ha promesso la vita eterna, accanto a lui, nella nostra umanità completa.
-
La salvezza ci è venuta da Gesù Cristo, attraverso la sua morte e
risurrezione. Ed egli è ora il primogenito della nuova generazione di uomini,
che devono risuscitare e stare -accanto al Padre celeste col corpo glorioso.
-
Innestati in Cristo mediante il battesimo, partecipiamo alla sua Pasqua. E così
la morte non è più la distruzione, ma la strada che porta alla vita: La
separazione dell'anima dal corpo sarà per noi solo temporanea; e un giorno
risorgeremo anche noi per vivere sempre, accanto a Dio con la nostra umanità
completa.
-
Visto dall'esterno, un cristiano è un uomo come tutti gli altri, a cui non è
risparmiatola sofferenza e quella sofferenza più grande di tutte che è la
morte.
Guardando
però le cose a fondo, vediamo che la vicenda umana ha cambiato completamente
significato per noi. La sofferenza non è più per noi una diminuzione di vita,
ma la via per ottenere una vita sempre più piena.
La
morte è angosciosa, ma ha perso per noi il suo significato di condanna e
necessità, per diventare un gesto di uomini liberi. Noi accettiamo liberamente
la morte per conformarci alla volontà di Dio, per realizzare il suo disegno di
salvezza, come l'accettò Gesù Cristo, ben sapendo che nulla al mondo ci può
separare da Dio e che un giorno gli saremo vicino con il nostro corpo glorioso.
Chiediamo alla Madonna, già gloriosamente Assunta, di aiutarci a vivere ogni
giorno come persone che sono candidate alla risurrezione.
ESEMPIO:
Come avvenne l'assunzione della Madonna. Il brano è tratto da una omelia di s.
Giovanni Damasceno (VII secolo). Prendendo la parola Giovenale rispose: La Sacra
Scrittura, ispirata da Dio, non riferisce ciò che riguarda la morte della
santa Madre di Dio Maria. Ma noi sappiamo, per antichissima e veracissima
tradizione, che al momento della dormizione gloriosa, tutti i santi apostoli,
che stavano percorrendo la terra per portare la salvezza ai popoli, in un
istante trasportati in aria, si trovarono radunati a Gerusalemme.
Quando
furono accanto a lei, apparvero loro in visione degli angeli e si sentì una
divina melodia delle supreme potestà. E così, tra una gloria divina e celeste,
la Vergine affidò alle mani di Dio la sua santa anima, in una maniera che non
è possibile descrivere.
Il
suo corpo, che era stato tabernacolo di Dio, tra i canti degli angeli e degli
apostoli, fu trasportato e seppellito in una tomba del Getzemani, ove per tre
giorni continuò senza tregua il canto dei cori angelici. Dopo il terzo giorno,
la celeste melodia cessò.
Erano
presenti tutti gli apostoli, eccetto Tommaso, il quale giunse solo il terzo
giorno, e chiese di poter venerare il corpo, che aveva portato Dio.
Gli
apostoli aprirono il sepolcro; ma quel corpo, degno d'ogni lode, non lo
trovarono; videro invece deposte là le vesti funebri e da esse sentirono
sprigionarsi un ineffabile profumo che li pervase tutti; ed essi chiusero il
sepolcro.
Furono stupiti del prodigio e questo solo poterono concludere. Colui che in persona s'era degnato d'incarnarsi in lei, Dio, Verbo e Signore della gloria, e che aveva conservata intatta la di lei verginità dopo il parto, aveva voluto, dopo la sua dipartita, onorare il corpo verginale, conservandolo incorrotto e trasportandolo prima della comune e universale risurrezione».
FIORETTO:
Ripetiamo lentamente le parole del Credo: «Credo la risurrezione della carne».
GIACULATORIA:
Credo che risorgerò e che con questo corpo il mio Salvatore vedrò.
PREGHIERA:
Ascolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella
fede del Signore risorto, e conferma in noi la beata speranza che insieme ai
nostri fratelli defunti risorgeranno in Cristo a vita nuova.
Ventinovesimo
giorno
RICORRIAMO
ALLA MADONNA
-
La Madonna è la persona più amata da Dio, perché ha raggiunto vette di
santità mai raggiunte da altri, e quindi è diventata più somigliante al suo
divin Figlio. Il suo potere d'intercessione presso Dio è quindi immenso.
- La Madonna desidera che tutti arrivino alla felicità eterna perché non è solo madre di Dio - ma anche - la madre di tutti i credenti; e perché è stata associata alla passione di Cristo come corredentrice.
-
Mettiamo nelle sue mani i suffragi che offriamo a un'avvocatessa potentissima
che riuscirà a valorizzarli al massimo, quando li presenterà a Dio.
-
Sappiamo tutti cosa sanno fare le nostre madri di questo mondo, specialmente
di fronte alle sofferenze dei figli.
Si
può stare quindi sicuri che una madre amorosissima e potentissima come la
Madonna riuscirà a fare l'impossibile, quando la preghiamo di alleviare le
sofferenze dei nostri defunti.
È
così che si spiega perché tutta la tradizione cristiana, tutti i santi, sono
sempre ricorsi alla Madonna, per tutti i casi più disperati, in vita e in
morte.
E
anche noi, quando pensiamo che la nostra madre celeste ha portato tra le braccia
il Dio, bambino, sappiamo di riuscire ad ottenere da lei ogni aiuto, per poter
guardare con serenità. alla nostra vita presente e futura.
ESEMPIO:
Nella località dove abitava suor Caterina, viveva una certa Maria, che condusse
una vita disordinata, al punto che fu scacciata dall'abitato e costretta a
rifugiarsi in una grotta. E lì morì abbandonata da tutti e senza sacramenti.
Tanto che fu sepolta in campagna come una bestia.
Quattro
anni dopo, si presentò alla santa suora un'anima purgante che le disse:
- Suor Caterina, tu raccomandi a Dio le anime di tutti coloro che muoiono; ma solo di me non hai avuto pietà.
-
Chi sei tu? - chiese la suora.
-
Sono quella povera Maria che morì in una grotta. - E sei salva?
-
Sì, sono salva per la misericordia della Madonna. Quando arrivai in punto di
morte, vedendomi piena di peccati e abbandonata da tutti, mi rivolsi alla Madre
di Dio, e le dissi: «Signora, voi siete il rifugio degli abbandonati! Ecco, ora
io sono abbandonata da tutti. Voi siete l'unica mia speranza. Voi sola mi potete
aiutare, abbiate pietà di me! ». La mia preghiera non fu inutile. La Madonna
mi ottenne di poter fare un atto di contrizione, e così mi sono salvata. Ma
devo scontare ancora la pena delle mie colpe in purgatorio. Ti prego di far
celebrare qualche messa per me, io ti prometto di pregare sempre Dio e la
Madonna per te.
Suor
Caterina fece subito celebrare alcune messe. Pochi giorni dopo, le comparve di
nuovo quell'anima, tutta luminosa, che le disse:
- Ti ringrazio, Caterina: ora vado in paradiso, dove canterò la misericordia di Dio e della Madonna e pregherò per te.
Se
anche noi saremo devoti della Madonna, troveremo più facilmente la via della
salvezza e riusciremo ad aiutare meglio i nostri defunti.
Dal
profondo a te grido, o Signore;
Signore,
ascolta la mia voce.
Siano
i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.
Se
consideri le colpe, Signore,
Signore,
chi potrà sussistere?
Ma
presso di Te è il perdono;
perciò
avremo il tuo timore.
Io
spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima
mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora.
Israele
attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia
e
grande presso di Lui la redenzione;
Egli
redimerà Israele da tutte le sue colpe.
GIACULATORIA:
Consolatrice degli afflitti, prega per noi. Rifugio dei peccatori, prega per
noi.
PREGHIERA:
Ricordati, o Vergine Maria, che non si è mai sentito dire che qualcuno sia
ricorso al tuo patrocinio, abbia implorato il tuo aiuto, chiesto la tua
protezione, e sia stato abbandonato. Sorretto da tale fiducia, ricorro a te,
Vergine delle vergini, e mi prostro davanti a te, peccatore pentito, Madre del
Verbo, ascolta la mia preghiera e benigna esaudiscimi (s. Bernardo).
Trentesimo
giorno
PENSIERO
DI VITA
-
Dalle riflessioni di questo mese, possiamo concludere che il pensiero dei nostri
morti è tutt'altro che un pensiero triste.
- Prima di tutto perché i nostri morti sono degli esseri viventi, che sono legati a noi da legami con cui ci erano uniti in questo mondo.
-
E soprattutto perché la morte per un cristiano non è mai disgiunta dal
pensiero della risurrezione. La morte non è la fine, non è un salto nel buio,
ma è il passaggio verso la vita eterna.
-
Oggi anche i cristiani provano disagio a parlare della morte e dei novissimi.
Come se il pensiero dell'aldilà escludesse l'impegno di questa vita, per creare
un mondo più bello e più giusto.
A questo proposito, vorremmo solo ricordare un messaggio che ci ha lasciato il Concilio Vaticano II: «La speranza escatologica non diminuisce l'importanza degli impegni terreni, ma anzi dà nuovi motivi a sostegno del compimento di essi», poiché «l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell'umanità nuova che riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo».
ESEMPIO:
I veri cristiani hanno sempre saputo vincere la paura della morte. Ecco un
aneddoto tratto dai Detti dei padri del deserto. «Raccontano che un anziano morì
a Scete e i fratelli si radunarono intorno al suo letto, lo vestirono, e
cominciarono a piangere.
Egli
aprì gli occhi e rise, e così fece una seconda e una terza volta. I fratelli
lo pregarono:
- Dicci, padre, perché noi piangiamo e tu ridi?
Dice loro: - La prima volta ho riso, perché voi temete la morte; la seconda, perché non siete pronti; la terza, perché dalla fatica io vado alla quiete. E subito l'anziano di addormentò».
GIACULATORIA:
Credo che in Cristo risorgerò e per sempre con lui vivrò.
PREGHIERA:
Ascolta, o Dio la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella
fede del Signore risorto, e conferma in noi la santa speranza che insieme ai
nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova.
Tratto
da: “Papa Giovanni” – nr 34. 16/10/1987.