MESE DELLA SACRA FAMIGLIA

La Sacra Famiglia Modello della Famiglia cristiana

 

don Paolo Bonaccia –

Edizioni CASA DI NAZARETH V.le Casiraghi 227 – 20099 Sesto San Giovanni – MI

INTRODUZIONE

Mi congratulo con le Edizioni Casa di Nazareth perché ripropongono, dopo oltre cento anni, in lingua corrente, questo testo, scritto dal Canonico Paolo Bonaccia, primo Direttore dei Missionari della Sacra Famiglia di Spoleto e molto diffuso soprattutto negli ultimi decenni del 1800. Sono "Lezioni" per la famiglia cristiana, alle quali è presentata come Modello la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Pensate come un "Corso" da seguire preferibilmente in gennaio, prolungando e approfondendo il ciclo Natalizio che celebra il Mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio nella Famiglia di Nazareth, si possono riprendere in qualunque tempo dell'anno, anche separatamente, soprattutto nelle feste che commemorano gli avvenimenti dell'Infanzia e della vita nascosta di Gesù, o in occasioni particolari della vita familiare. Sono il frutto di una bellissima esperienza spirituale comunitaria di alcuni giovani preti, che avevano come Padre e Maestro don Ludovico Pieri di Trevi, al quale la Sacra Famiglia si cominciò a manifestare a partire dal 1860. Il privilegiato sacerdote, però, dovette rimanere nel nascondimento, trasmettendo solo le "ispirazioni" e per questo fu chiamato "La Radice". Il Bonaccia, dalla mente illuminata, fu colui che raccolse e sistemò il tutto. Il Beato Pietro Bonilli, l'infaticabile promotore dell'Opera della Sacra Famiglia, era Parroco di Cannaiola, piccolo paese di campagna, e con la sua Tipografia Nazarena stampava periodici e libri per la divulgazione della Spiritualità della Famiglia di Nazareth. Fu sempre questo mio amato Predecessore che fece di questa Parrocchia il centro propulsore dell'Associazione delle Famiglie consacrate alla Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, perché convinto che il rimedio più efficace per risolvere i mali che affliggono la famiglia è riportarla a quella di Nazareth.

Possiamo considerarlo il profeta della famiglia anche per il nostro tempo.

Abbiamo esultato quando per il Giubileo delle famiglie, il Card. Alfonso Lopez Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha voluto come slogan: "Ripartire da Nazareth ", invitando le famiglie di tutto il mondo a contemplare con meraviglia nuova la Famiglia di Nazareth, immagine vivente della Chiesa di Dio. Il Santo Padre ha inoltre ribadito: "La comunità cristiana riconosce nella comunione familiare di Gesù, Maria e Giuseppe un'autentica regola di vita, perché proprio a Nazareth è sbocciata la primavera della vita umana del Figlio di Dio, nell'istante in cui è stato concepito ad opera dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria. Tra le mura ospitali della Casa di Nazareth si è sviluppata nella gioia l'infanzia di Gesù ". 'Il mistero di Nazareth insegna ad ogni famiglia a generare e ad educare i propri figli ".

Già Paolo VI, nel suo discorso tenuto a Nazareth il 5 gennaio 1964, evidenziava in modo mirabile quel modello di famiglia, affermando: "La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo". "Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia - Nazareth ci ricorda cos'è la famiglia, cos'è la comunione d'amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile". Il pellegrinaggio giubilare di Giovanni Paolo II in Terra Santa ha riproposto l'umile e sublime famiglia di Gesù, come "buona notizia " per tutto il mondo e per ogni famiglia della terra ".

Formulo dunque l'auspicio dell'ampia diffusione di quest'opera affinché, come si esprimeva il Card. Trujillo a Loreto il 20 dicembre 2000, "Ogni famiglia sia una Santa Famiglia ".

don Angelo Nizi, Parroco di Cannaiola

 

PRESENTAZIONE DALLA PRIMA EDIZIONE DEL 1885

A voi, genitori cristiani, è dedicato il presente libro: regalo migliore, tesoro più prezioso non vi si può offrire; non già per il merito letterario o scientifico di cui si vanti, ma per il fine cui mira e per il modello che propone. Esso tende a riformare la famiglia, base della società e della religione, e a riformarla sul modello della Famiglia Sovrana: la Famiglia Nazarena, composta da Gesù, Maria e Giuseppe. Tutti piangono la decadenza e la dissoluzione della famiglia, tutti confessano che i rimedi umani sono inefficaci a ricostituirla. Un solo farmaco benefico è destinato a risanarla: il ritorno all'imitazione della Santa Famiglia di Nazareth.

Genitori cristiani, levate gli occhi a contemplare questi tre Personaggi incomparabili, ammirateli, imitateli. Quando Noè, nel diluvio universale, mandò fuori per la prima volta la colomba dall'arca, non trovando dove posarsi, essa rientrò nell'arca stessa; ma quando egli la fece uscire la seconda volta, essa si posò sull'ulivo, e con un suo ramoscello in bocca fece ritorno a Noè, che comprese che le acque si erano ritirate e appariva nuovamente la terra. Al presente, un diluvio morale di corruzione e di ateismo ha inondato l'universo; in mezzo ad esso galleggia la mistica Arca della Salvezza: la Casa Nazarena. Ogni famiglia cristiana, come la colomba, non ha nel mondo luogo su cui poggiarsi in modo sicuro: deve pertanto entrare nella dimora della Sacra Famiglia se non vuole perire nel naufragio comune.

La nostra speranza è che il mondo sia purificato da tante iniquità e che ritorni la pace fra il Cielo e la Terra. Ma affinché ciò avvenga tutti dobbiamo prender posto nella Casa di Gesù, Maria e di Giuseppe.

Le lezioni contenute nel presente libro descrivono giorno per giorno l'esistenza condotta dalla Sacra Famiglia a Nazareth e l'applicano alla vita che si deve condurre all'interno d'ogni casa cristiana. Le preghiere offrono una guida nel chiedere ciò che si desidera e che si reputa più opportuno e necessario.

Non dovrebbe esservi casa cristiana che non acquisti tale libro; e in essa non dovrebbe esservi nessun libro che insinui uno spirito opposto allo spirito di Nazareth. Un padre e una madre che lasciassero impunemente spazio in casa loro a giornali, romanzi, o a qualunque altro volume che istilli il veleno dell'ateismo e dell'immoralità, diverrebbero profanatori sacrileghi della vita santa, celeste e divina che ispira lo studio dei tre sommi Personaggi Gesù, Maria e Giuseppe.

Il mese destinato ad onorare la Sacra Famiglia è gennaio, particolarmente dedicato alla Sacra Triade Nazarena. Il primo giorno di gennaio porta con sé l'ottava di Natale, in cui ebbe luogo la Circoncisione del Fanciullo divino, cerimonia compiuta dalla Vergine e da Giuseppe. Il sei gennaio celebra la Solennità dell'Epifania, giorno molto importante per la Sacra Famiglia, poiché allora dai Magi, che erano le primizie dei popoli gentili, essa fu pubblicamente venerata con il culto di latria a Gesù, d'iperdulia alla Vergine, e di dulia a san Giuseppe. Gennaio ci ricorda la festa del Nome Santissimo di Gesù, nome che gli fu imposto da Maria e da Giuseppe, e che, poiché formò la letizia della Famiglia Nazarena, costituisce anche la nostra letizia. Gennaio, infine, racchiude in sé la soavissima festività dello Sposalizio di Maria con lo sconosciuto carpentiere di Nazareth, così che dall'inizio alla fine esso sembra tutto consacrato all'onore e alla venerazione della Sacra Famiglia.

Bello è dunque vedere le famiglie cristiane raccogliersi ogni sera ai piedi del modello d'ogni famiglia, coronandola ogni giorno d'ossequi e di fiori mistici, poiché la stagione nevosa è avara di quelli naturali. Io nutro la dolce speranza che il Mese della Sacra Famiglia attragga molte anime pie e che abbia a raccogliere in esso la soavità, la preziosità e la grazia proprie del mese di marzo, di maggio e di giugno.

Questo libro, inoltre, può essere assai utile e opportuno per i predicatori della Parola divina poiché, fra tutti gli argomenti di cui si può parlare fruttuosamente per il bene del popolo cristiano, la riforma e la santificazione della famiglia è il tema dei temi. E voglia Iddio che altri Fratelli nel sacerdozio ci porgessero la loro mano fraterna, poiché noi ci siamo proposti di adempiere la grande missione di rigenerare tutte le classi con i sublimi esempi lasciatici da Gesù, Maria e Giuseppe. Ci auguriamo di vedere sorgere potenti ingegni che con pie e dotte penne diano a questo magnifico tema il pieno svolgimento: noi saremo paghi di averlo suggerito.

Cari Fratelli nel sacerdozio, uniamoci in una santa lega nello svelare il mistero di Nazareth, nel predicare le ricchezze nascoste nella Casa di Giuseppe. La società non ci dona che fiele e amarezza: nella Sacra Famiglia dobbiamo, dunque, assaporare il miele della soavità e della pace. Non ci stanchiamo di tendere a questa nobile meta, fino a quando non giungeremo tutti ad un'unità di pensieri e d'affetti equiparabile alla concordia che regnava fra Gesù, Maria e Giuseppe; fino a quando non imiteremo in noi l'uomo perfetto secondo l'immagine della perfezione che ci presentano i tre augusti Personaggi, fino a quando ogni casa non si sia rinnovata sull'esempio perfettissimo di quella Nazarena.

 

MODO PRATICO PER FARE IL MESE DELLA S.FAMIGLIA

Si adorna nel modo più conveniente, in casa o in chiesa, l'immagine della Sacra Famiglia. Si comincia il devoto esercizio cantando qualche strofa della Lauda Sacra, posta alla fine del libro. Si leggono la lezione, la pratica e la giaculatoria relative a ciascun giorno; alla fine del colloquio si recitano tre Pater, Ave, Gloria alla Sacra Famiglia con la giaculatoria Gesù, Giuseppe e Maria. Infine si cantano le Litanie della Vergine Santissima e si benedice il popolo con la reliquia, cantando: "Gesù, Giuseppe Maria, vi prego di benedire l'anima mia ". Così si pratica ogni giorno.

 

PRIMO GIORNO

La Casa Nazarena, modello nella vita spirituale

1. La Casa nella quale siamo accolti è santa

Quando Mosé fu invitato dal Signore a salire sul monte, ebbe l'ordine di togliersi i sandali dai piedi, poiché quel luogo era onorato dalla presenza divina. Noi visitiamo una dimora santificata da Gesù, Maria e Giuseppe, non con la presenza d'ore o di giorni, ma con la stabile dimora di molti anni. Chi sa dire quanti tesori di grazia e di virtù vi abbiano accumulato questi tre illustri Personaggi?

Il Santo dei Santi del Tempio di Salomone, luogo inaccessibile, riservato solo all'impenetrabile Maestà di Dio, lascia il posto al santuario di Nazareth, in cui abita per tanto tempo il Figlio del Padre, affiancato a destra e a sinistra dalle due grandi anime di Maria e di Giuseppe, così come l'Arca era fiancheggiata dai Cherubini.

Il Paradiso terrestre dove, nei bei giorni dell'innocenza, Adamo ed Eva parlavano familiarmente con Dio, è minore della povera Casa di Nazareth, poiché nell'Eden originario la giustizia regnò brevemente, mentre a Nazareth stabilmente ed eternamente; là, Dio ebbe poche volte la consolazione di conversare con le prime due anime a lui fedeli, qui, invece, lo stesso Figlio di Dio gioisce nel trattare con due anime sempre docili alla sua scuola, che avanzano a passi di gigante sulla via della virtù.

Quale tempio vi fu o vi sarà mai al mondo che possa vincere in santità la Casa Nazarena, vera dimora consacrata alla seconda Persona della SS. Trinità? Luogo felice, in cui Gesù, in compagnia di Maria e di Giuseppe, spandeva la fragranza delle sue fervide preghiere! Giardino mistico, dove il Figlio di Dio, quale ape, succhiava il liquore dolce e profumato del doppio giglio della Vergine e del gran Patriarca! Terra benedetta dove, dopo il mistero dell'Annunciazione, germogliò e crebbe il Salvatore, giglio delle valli! Fonte sigillata, il Cristo stesso, dalla cui sorgente scaturivano le acque abbondanti della grazia, con le quali egli riempiva i due canali, vale a dire i Cuori di Maria e di Giuseppe! Orto delizioso, dove il Patriarca, quale Cherubino risplendente, difende Maria, mistica pianta, dalla quale è sbocciato Gesù, prezioso frutto di vita e d'immortalità! Cielo luminoso, dove giorno e notte risplendono le sacre lampade d'ogni virtù!

Chi non esclamerà, come S. Pietro, rapito in estasi sul Tabor: "Facciamo qui tre tende, una per Gesù, una per Maria e una per Giuseppe"? Com'è dolce abitare in questa Casa appartata e raccolta! Genitori e figli cristiani, non vi attrae un luogo così santo, prezioso e nobile? Giurate di entrarvi e di non uscirne mai più! Gridate anche voi con il salmista: "Il passero ha trovato qui il suo riparo, e la colomba il proprio nido"! Percorrete pure tutto l'universo: non troverete lembo di terra più santo di questo.

2. La Casa Nazarena, modello di ritiro e d'orazione

Nazareno significa appartato, separato dagli altri e consacrato pienamente a Dio. Come ben conviene questo nome a Gesù, Maria e Giuseppe, la cui Casa è dimora di ritiro e di solitudine! Gli Angeli che difendono questo luogo santo ne tengono lontano ogni mormorio o clamore mondano che possano turbare il soave raccoglimento dei fortunati abitatori. La Casa Nazarena ignora il mondo ed è ignorata dal mondo: ad essa basta essere conosciuta da Dio.

Ecco il Modello delle famiglie cristiane: sventurata quella casa dove la madre e le figlie amano avere troppe relazioni esterne; in cui vanno mendicando colloqui importuni, conoscenze e amicizie che non portano in famiglia che discordie e inquietudini. La riservatezza è custode della reputazione, madre della pace interna e fonte d'ogni consolazione. Il vedere e l'essere veduto, il conoscere e l'essere conosciuto, portano con sé pericoli e preoccupazioni.

Perché la Santa Famiglia ama il ritiro? Perché coltiva il silenzio? Perché parla di rado, pronunciando solo parole indispensabili e frasi discrete, brevi, misurate, molto avvedute? Non solo per offrire un nobile esempio di prudenza nell'uso della lingua, ma ancora e specialmente per consacrare tutto il tempo all'orazione.

Fossi stato un angelo del Paradiso, per entrare in quella Casa santissima e contemplare quelle tre grandi anime, tutte intente alla preghiera! Avessi potuto raccogliere le soavi lacrime di cui essa era irrorata e rimirare gli slanci ardenti con i quali quei tre più che angelici spiriti volavano a Dio sulle ali del fervore, e ascoltare le sublimi comunicazioni segrete di quei tre Cuori con la Divinità! Se in Dio l'anima scorge tante cose, cosa non avranno veduto Gesù, Maria e Giuseppe? Tutto si svelava ai loro cuori: passato, presente, futuro, le sorti della Chiesa, i bisogni delle anime, le miserie dei peccatori, la bellezza della virtù, l'ardore dei cuori purificati nel fuoco, le divine grandezze, le acque amare della malizia umana, le gioie pure della grazia; tutto passava per i loro Cuori e per le loro menti, in differente ma ininterrotta successione. E' bello a Nazareth il silenzio profondo, santificato dall'orazione sublime. E' uno spettacolo degno degli Angeli e degli uomini vedere le mani di quei tre alti contemplatori, sospese fra il Cielo e la Terra, quegli occhi fissi in Dio che meditano, quelle ginocchia che imprimono sul pavimento le orme della più bassa umiltà.

Non solo il canto dell'uccello che annuncia l'alba, il sole che illumina il giorno o il Vespero, la prima stella della sera, ritrovano sempre Gesù, Maria e Giuseppe zelanti nella preghiera comune, ma tutte le ore del giorno e della notte scoprono quei tre Cuori inabissati nella contemplazione delle divine perfezioni. Essi possono dire con il Profeta: "L'anima mia Ti desiderò nella notte, o Signore; Dio mio, Dio mio, a Te anelo sin dall'alba e nel cuore della notte mi levo per glorificarTi. La preghiera del mio cuore sempre a Te si rivolge".

O Casa Nazarena, vera dimora di orazione, degnati di abitare in ogni casa cristiana! Genitori e figli, attingete da qui lo spirito di preghiera! Quanto piace a Dio vedere una famiglia raccolta insieme nella lode comune, con la madre e con il padre quale capo, come gli Apostoli, raccolti con Maria nel Cenacolo. Gli Angeli si deliziano nell'ascoltare la madre che balbetta le preghiere della sera con il figliolino seduto sulle sue ginocchia; gioiscono nel vedere il padre che unisce la sua mano a quella del fanciullo, insegnandogli il segno della nostra Redenzione; si compiacciono nel contemplare le sorelle e i fratelli che, inginocchiati accanto al letto o in qualche angolo più segreto, si esortano alla preghiera e alla virtù. Queste sono le case che il Signore benedice, e coloro che vi entrano assicurano che la benedizione di Dio è su di loro.

3. La Casa Nazarena, modello di carità - La Carità è il patrimonio d'ogni famiglia: una casa senza Carità è un corpo senz'anima. Senza di essa non sappiamo compatire gli altri e siamo insopportabili a noi stessi. Beata quella casa che ha poggiato le sue fondamenta sulla Carità: essa non è fondata sulla sabbia, ma sul più solido granito.

Entriamo nella Casetta Nazarena: quale soave atmosfera di Carità vi si respira! Gesù, il Re dell'amore che mostra il suo Cuore circondato da fiamme ardentissime, si strugge d'amore fra Maria e Giuseppe. Quale fiamma d'amore ricevono Maria e Giuseppe, accanto a tale fornace! Appoggiati sul petto del loro figliolo, come si sentono dilatare e quasi scoppiare il Cuore, per l'eccesso del fuoco che scaturisce dal Cuore di Cristo! L'amore che in Cielo intercorre fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo trova una viva immagine in Gesù, Maria e Giuseppe. Ma la Carità vive anche di sacrificio. In famiglia essa innalza un altare su cui ogni membro deve immolare le sue vittime giornaliere, vale a dire le proprie inclinazioni: con la pazienza deve tollerare i difetti altrui e con la dolcezza mitigare l'asprezza del proprio carattere. Allora la pace, frutto dell'ordine e dell'armonia, si siederà accanto alla Carità nel focolare domestico.

Sposi cristiani, amatevi scambievolmente, come si amavano Maria e Giuseppe; portate l'uno i pesi dell'altro, così come Maria e Giuseppe accorrevano solleciti ai bisogni vicendevoli. Giuseppe amava la Vergine sua Sposa non solo in virtù del legame nuziale, ma ancor più per le sue innumerevoli eminenti virtù che, dopo Dio, la rendevano l'oggetto più degno del suo amore. La Vergine, poi, riamava Giuseppe, e con le parole ed i gesti si mostrava grata dei servigi che il suo Sposo le rendeva.

Ascoltiamo la stessa Madre di Dio in un colloquio con santa Brigida: "Giuseppe mi servì come sua padrona e anch'io mi umiliavo, servendolo in ogni minima cosa". Quale gara d'umiltà e d'amore! E' ragionevole pensare che la Vergine abbia amato il suo Sposo e spesso gli abbia rivolto dolci parole colme d'affetto.

O Modelli degli sposi cristiani, come siete solleciti nel rendervi ogni cura e riguardo con Carità vicendevole! Come la volontà di Dio è la suprema ed unica regola d'ogni azione, in questa beata dimora! Come Gesù, Maria e Giuseppe sono una cosa sola, in virtù del nobile vincolo dell'unione che nasce dalla Carità!

Famiglie cristiane, cosa sarete senza la Carità e l'amore al sacrificio? Diventerete dimora di disordine e di turbamento, luogo di liti e conflitti continui. Specchiatevi nella Casa di Nazareth! Amatevi non con amore umano, che non resiste alla prova e al sacrificio, ma con l'amore fondato sui principi della religione e della fede.

Figli cristiani, amate i vostri genitori, come Gesù amava Maria e Giuseppe: non trattateli con superiorità, ma umiliatevi dinnanzi a loro, così come Gesù s'inchinava dolcemente e amabilmente dinnanzi a quelle creature. E anche voi, padri, e voi, madri, amate i vostri figli con amore santo, come Maria e Giuseppe amavano Gesù; sopportate l'asprezza del loro temperamento, raddrizzate pazientemente la cattiva piega delle loro inclinazioni e alleggerite con la Carità il peso non lieve della loro educazione.

COLLOQUIO - O Gesù, Maria e Giuseppe, vero modello delle famiglie cristiane, a voi ricorriamo affinché esse attingano dalla vostra Famiglia lo spirito di una vita santa e perfetta.

Voi siete i veri Nazareni descritti dal Profeta, più candidi della neve per la purezza dei vostri celesti gigli; più dolci del latte per la dolcezza della vostra Carità vicendevole; più duri dell'avorio antico per la fortezza e la tenacia nel vincere ogni sacrificio e avversità della vita; più belli dell'azzurro cielo, in virtù della conversazione divina con la quale vi volgevate sempre a pensieri superiori.

Trapiantate nelle case cristiane queste virtù cresciute sul vostro suolo Nazareno! Fate rifiorire la purezza angelica dei costumi, la carità cristiana, la pazienza inalterabile, l'amore al sacrificio e il desiderio continuo dei beni celesti, e allora gioiremo nel vedere la vostra Sacra Famiglia ritornata in spirito all'interno delle famiglie cristiane.

PRATICA - Pregherete la Santa Famiglia di infondervi il suo spirito e prometterete di esser umili discepoli di tale Maestra. Recitate davanti alla sua immagine tre Pater, Ave, Gloria con la consueta giaculatoria: Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima mia agonia. Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia. Trecento giorni d'indulgenza.

GIACULATORIA - Bella Casa Nazarena, io ti prego che ognor sia della tua Casa la mia il ritratto più fedel.

 

SECONDO GIORNO

La Casa Nazarena, modello nel lavoro

1. Gesù Cristo, sublime modello di laboriosità - Nella Santa Casa di Nazareth tutti lavorano: "Gesù, Maria e Giuseppe", dice san Basilio, "tutti lavorano per provvedere, in tal modo, al necessario". Nei tre grandi Personaggi scorre sangue reale: tuttavia, il loro sangue nobile non li risparmia dalla fatica, anzi "la Divina Provvidenza", osservò il P. Giry, "permise che Giuseppe esercitasse l'umile mestiere di carpentiere per farci comprendere che la povertà non è detestabile e spregevole come il mondo crede, ma degna d'onore e desiderabile".

Secondo la S. Scrittura, l'uomo nasce per il lavoro, come l'uccello per il volo. La fatica è la ricompensa del peccato. Infatti, solo dopo il peccato Dio disse all'uomo: "Mangerai il tuo pane con il sudore della tua fronte".

Ecco Gesù il quale, in quanto Dio, non sarebbe tenuto al lavoro ma, affinché ne traessimo insegnamento, in quanto uomo egli vi si sottopone, e in quale modo umiliante! Egli non disdegna di essere chiamato il figlio del carpentiere e carpentiere lui stesso. Nella sconosciuta bottega di Giuseppe,

Gesù non rifugge dall'esercitare le più umili mansioni. Guardatelo, dal mattino alla sera, impiegare le sue braccia nell'uso faticoso della sega, della pialla e dei martelli; guardatelo, quell'abile garzoncello, cercare un ruvido tronco per levigarlo, poi porselo sulle spalle per le vie di Nazareth e consegnarlo al compratore, cui tende modestamente la mano, per ricevere la giusta ricompensa. E quando ritorna a casa, il suo primo pensiero è di porgere la somma guadagnata a Giuseppe o alla Madre.

Operai e artigiani, specchiatevi in questo divino Modello! Egli non scialacqua il denaro guadagnato in giochi, divertimenti, vizi, ma lo pone nelle mani dei suoi genitori. "Gesù", dice san Giustino, "quando viveva fra gli uomini era solito fabbricare aratri e gioghi, insegnandoci così la giustizia e la fuga dall'ozio".

Figli cristiani, apprendete le grandi lezioni della fatica di Gesù! Egli lavora per insegnarci il dovere della giustizia, poiché un figlio è tenuto ad assistere il padre nel lavoro, e per condannare l'inoperosità. Voi siete ingiusti se non condividete il sudore con vostro padre e se pretendete di cibarvi col pane guadagnato dalle sue sole fatiche e travagli. Mentre lavora, Gesù ha il Cuore unito al suo Eterno Padre: la mano incallisce sul legno, ma la mente s'immerge in Dio. Anche i soldati Maccabei con le mani impugnavano la spada, ma in cuor loro pregavano il Signore delle vittorie.

Anche voi, figli cristiani, discepoli di Gesù Nazareno, sia che vi applichiate alle lettere, alle scienze, alle arti o al lavoro, con la mano faticate, ma "con il cuore e con le labbra", insegna S. Agostino, "pregate sempre!".

O Gesù, noi baciamo le tue mani, più ammirabili nel lavoro, di quando hanno creato i Cieli; baciamo i tuoi piedi, molto più aggraziati quando camminano nella piccola bottega di Giuseppe, di quando passeggiano in Cielo o sul mare in tempesta; noi baciamo le stille di sudore che santificano la tua fatica, assai più preziose delle stelle che ti fanno corona. Rifiuteremo di lavorare, quando tu ti nutri di fatica?

2. Maria, modello d'instancabile dedizione al lavoro - Anche Maria, la delicata Vergine di Nazareth, si dedica con impegno continuo al lavoro. Ella non poteva esimersi dalla fatica, contemplando attonita il Figlio divino sottoporsi al travaglio con gioia e assiduità.

"Quale arte in particolare ella esercitasse non si sa per certo", afferma il Serry. S. Anselmo la dice lavoratrice di lane, S. Epifamo di tele, S. Girolamo, poi, e il Ven. Beda, tessitrice di lana, di seta, di lino e di bisso.

Si crede che ella abbia lavorato con le sue mani per il Figliolo Gesù la tunica inconsutile che i soldati sotto la croce giocarono a sorte con i dadi. A somiglianza della donna forte elogiata nei Proverbi, "cercò la lana e il lino e li lavorò con le sue mani. Si alzò di notte e la sua lucerna non rimase spenta fra le tenebre. Applicò la mano in lavori pesanti e le sue dita adoperarono il fuso; provvide di abiti i suoi domestici. Il suo sposo la lodò, il suo figliolo la predicò beata".

Quanto era dolce per Maria lavorare accanto a Gesù! Quante volte restava con le mani sospese sul lavoro, contemplando attonita il Figlio che si prestava ai servizi più umili della casa! Furtive lacrime di tenerezza scendevano spesso a bagnarle il lino e la lana che teneva in grembo. Nella fatica quanti battiti d'amore dava il suo cuore per Gesù! Quante strette pativa, pensando alla malvagità umana! In quale mare tempestoso navigava, presagendo la sorte spietata riservata al suo diletto! Mai vi fu lavoro benedetto da mani più sante, fatica arricchita da stille di sudore più preziose, od occupazione più santificata dall'intima unione con Dio. O Angeli del Cielo, voi restavate attoniti nel vedere che la Vergine, durante il suo lavoro, fosse più inabissata in Dio di voi, chiamati a contemplarlo senza veli, consacrati solo alla sua visione!

Madri e giovani cristiane, potete desiderare un modello di vita più perfetto? Siete attente al vostro lavoro? Pensate di eseguire bene le vostre faccende domestiche? Impigrite mai nell'ozio? Passate mai il tempo curiosando da balconi o da finestre pericolose? Condite forse i vostri lavori con discorsi troppo liberi, in luogo di elevare i vostri pensieri a Dio? Vi saziate forse di affetti indegni e di immagini disoneste, invece di immergervi nelle cose del Cielo? Quanta differenza vi è tra il vostro lavoro e quello di Maria?

3. Giuseppe, modello di vita laboriosissima - Il peso più grande della fatica è, però, per Giuseppe. In ogni famiglia il padre è il sostegno della casa. I figlioli, per la loro giovane età, e la madre, per la sua esile natura, non possono sostentare gli altri con lo scarso frutto delle loro fatiche. Il padre è come l'olmo che sorregge la vite e i grappoli, vale a dire la madre e i figli.

Così, nella Casa Nazarena, Giuseppe ha il compito di provvedere alla sua famigliola. L'Eterno Padre ha consegnato a lui la Sposa celeste e il divin Figlio, dicendogli: "Tu li devi nutrire. Questo doppio sacro deposito deve essere custodito con il frutto delle tue fatiche; se tu compirai tale compito fedelmente, ti chiamerò servo prudente e beato". Questa è la missione di Giuseppe: provvedere alla sua famiglia. Giuseppe l'adempie con la più scrupolosa diligenza, anticipando l'alba per alzarsi prima della luce e affaticandosi durante tutto il giorno. Il tramonto lo lascia intento al lavoro e la lucerna supplisce con la sua luce fioca ai raggi del sole. Quante volte, nonostante il travaglio dell'intera giornata, egli ricava appena quanto basta per nutrire il Figliolo e la Madre. Ma volentieri si toglie il pane di bocca, per donarlo a Maria e a Gesù, saziandosi nel vedere felici quei due carissimi Beni. Lavorare per Gesù, affaticarsi per Maria è la gioia più dolce per lui, il premio più ricco. Dividere poi con Gesù la fatica è il massimo degli onori, l'apice della consolazione.

Sii benedetto, o Giuseppe, che fosti costituito dall'Eterno Padre quale sostegno della sua Casa! Benedetto il pane del tuo sudore, che ci conserva Gesù, Pane vivo disceso dal Cielo! Benedetto il frutto del tuo lavoro, che sostenta Maria, Regina del Cielo, rifugio dei peccatori, Madre dei credenti! Benedetta la tua laboriosità, che nutrì il Redentore e la Corredentrice del mondo. Se siamo debitori a Maria, che ci ha donato il frutto del suo grembo, lo siamo anche delle tue fatiche, che nutrirono la Madre e il Figlio.

Padri cristiani, imparate da Giuseppe: nutrire la vostra sposa e i figlioli è il vostro primo e più stretto dovere. Snaturato quel genitore che per pigrizia lascia i suoi privi di nutrimento. Empio, se dissipa i1 denaro che dovrebbe provvedere al sostentamento della sua casa in bagordi, ubriachezze, o nelle fauci di lupe mai sazie. Nutrite i vostri figlioli nell'infanzia e nel vigore delle vostre forze, affinché essi, divenuti adulti, nutrano voi nella vecchiaia.

COLLOQUIO - O primi Maestri del lavoro, Gesù, Maria e Giuseppe, noi ammiriamo nella vostra Casa la dedizione continua al travaglio e alla fatica. In tal modo insegnate a fuggire l'ozio e a spendere utilmente il tempo, nell'adempimento dei propri doveri.

Dolce Gesù, fa che i figli apprendano da te a cooperare alle fatiche dei genitori e a provvedere loro fino all'ultimo istante della vita. Dolce Maria, intercedi affinché le giovani, le spose e le madri imparino da te la vita nascosta e intenta al lavoro delle proprie mani. Dolce Giuseppe, fa che i padri cristiani siano felici di prodigarsi nella cura e nel sostentamento della propria famiglia. Tutti sappiano congiungere al lavoro l'unione con Dio e l'onestà, affinché le loro fatiche non si rivelino vuote e infruttuose.

PRATICA - Proponetevi di fuggire l'ozio; in ogni vostra occupazione rinnovate l'intenzione di piacere a Dio e di lavorare secondo i fini per cui operò la Sacra Famiglia.

GIACULATORIA - Santa e dolce è la fatica che si compie in compagnia della Vergine Maria, di Giuseppe e di Gesù.

 

TERZO GIORNO

La Casa Nazarena, modello della vita familiare

1. Nazareth, modello nel cibo - Poiché siano formati da anima e da corpo, abbiamo bisogno di nutrire l'una e l'altro, affinché essi non muoiano. E' diverso, però, il nutrimento di entrambi, poiché l'anima si alimenta di verità e di grazia, mentre il corpo di cibi e di bevande.

Nazareth è una scuola perfetta nell'uso retto e moderato del cibo. Assistiamo in spirito al sobrio pasto dei tre commensali celesti. La mensa è povera. Non è adorna di ricchi piatti, né di preziosi vasellami; non vi sono vivande squisite, né liquori delicati; non vi è cibo abbondante. Acqua cristallina in umili vasi di creta con una povera tazza per bere, pane quanto basta per il necessario nutrimento, semplici prodotti spontanei della terra, cibo semplice, non raffinato: ecco ciò di cui è composto il banchetto Nazareno.

lo ti ho baciata, sacra scodella di terracotta, conservata ancor oggi nella Casa Lauretana, annerita dai baci di pellegrini devoti, sul cui bordo appoggiarono tante volte le loro labbra Gesù, Maria e Giuseppe! Tu sola basti ad attestare la frugalità e la modestia che regnava nella mensa della Famiglia Nazarena.

Ma poco potevano desiderare il cibo materiale quei tre sommi Personaggi che meglio dell'Angelo di Tobia si nutrivano di cibo divino e celeste (Tob. 12,19). Mai si sedevano alla povera tavola, senza dare inizio al ristoro con le lodi divine. Alzato lo sguardo e le mani al Cielo, dicevano con il Salmista: "O Signore, i nostri occhi sperano in te, e tu ci doni il cibo al tempo opportuno, tu apri la tua mano e riempi ogni anima di benedizione". Mai presero cibo spinti dall'avidità, ma solo dalla necessità e "ne prendevano tanto", dice S. Ambrogio della Vergine, e possiamo dire allo stesso modo di tutti e tre, "quanto bastava a tenere lontana la morte".

Un silenzio discreto accompagnava il loro cibo ed era solo interrotto per dar vita a conversazioni celesti, che davano più sapore alla mensa frugale. Erano più frequenti gli slanci dei loro cuori in Dio, che non i sorsi e i bocconi. "E mentre nel mondo", dice san Gregorio, "non si fanno banchetti senza digerirvi dei gravi peccati, a Nazareth non ci si ciba senza nutrirsi di pensieri celesti e di sante meditazione".

Una dolce letizia e un'aria di festa segue il cibo frugale, nata dalla concordia dei loro animi e dalla pace dei loro spiriti. Sono lontane da qui le grida e le sfacciataggini: le anime giuste non amano tali allegrezze. Quando poi hanno finito di prendere il necessario ristoro, innalzano a Dio il più sincero ringraziamento e terminano con le lodi divine.

Quale modello ammirabile, da cui impararono a cibarsi tutte le anime giuste! Da Gesù, Maria e Giuseppe appresero le Case Religiose a condire la loro mensa con sante letture e ad accompagnare il loro pasto con un profondo silenzio, ad unire ai loro cibi colloqui e pensieri santi, ad aggiungere alle loro bevande dolci lacrime di tenerezza.

Ecco anche il grande Modello d'ogni casa cristiana: beata quella famiglia che vi si conforma! Beata quella casa in cui non si mangia il pane avvelenato dalla discordia, da un'atmosfera triste e tetra, dalle poche e aspre parole tra padri e figli; in cui non si eccede in ebbrezze che, secondo S. Agostino, "sono l'inferno profondo", poiché soffocano l'anima, la grazia e la ragione; in cui non si degenera in bagordi, che talvolta consumano in un'ora il frutto del lavoro settimanale; in cui non si mangia il cibo condito con il fiele del peccato, ma con il miele della retta coscienza. Perché tutte le case cristiane non si trasformano in quella di Nazareth?

2. Nazareth, modello nell'abbigliamento - L'esigenza delle vesti è il salario del peccato. Se, infatti, il peccato non avesse scoperto le nostre nudità, non saremmo stati costretti a coprirle. Posti, dunque, in tale condizione, dobbiamo rivestire le miserie della nostra corruzione. Gli abiti sono pertanto necessari, ma non devono diventare strumento di vanità o di fasto.

Rechiamoci a Nazareth. Gli abiti della Sacra Famiglia rispecchiano il suo stato e la sua condizione: poveri, ma non sordidi; modesti, ma non miseri; disadorni, ma non ordinari.

Gesù è felice della tunica inconsutile lavoratagli dalla Madre, e non rincorre le novità nel vestire, tanto che con un prodigio ottiene che essa si allunghi al suo crescere, come appunto si racconta degli Ebrei viaggiatori nel deserto, ai quali le vesti rimasero intatte per quarant'anni.

Anche Giuseppe si contenta di un modesto mantello, di una veste, di una semplice cintura e di poveri sandali. E la Vergine? Anch'ella ama vestire abiti modestissimi. Un candido velo che le nasconde il viso; un semplice manto che le ricopre le spalle; una veste di colore modesto; una fascia azzurra; umili calzari che le difendono i piedi: ecco tutti i suoi abiti. Ci si può immaginare moderazione più grande? Ma se la Sacra Famiglia disdegna le vesti eleganti è perché ama ricoprirsi delle vesti splendenti della virtù. Le opere sante sono per lei più preziose della seta, della porpora, delle gemme e dell'oro. Il lusso esterno è un ornamento temporaneo e breve; la bontà della condotta è l'ornamento vivo e stabile.

Quanti giovani e fanciulle cristiane abusano nel vestire! Quale leggerezza d'animo manifestano quando, trascurata la sostanza della virtù, cercano l'apparenza della vanità! Perfino i Gentili, come gli Spartani e gli abitanti di Locri, vollero che il lusso fosse proprio non di matrone rispettate, ma di donne diffamate e disonorate.

Quanti lacci tende il demonio con la vanità nel vestire! Quale dispendio di tempo! Quale vergognosa confessione della propria povertà è l'eccesso degli ornamenti! Mostrar la propria gloria nelle vesti che altro non è se non un vantarsi delle catene lasciateci dal peccato, seppur preziose e ingemmate? Quanti mali, supplizi, spese, si nascondono dietro alla moda! Quali schiavitù! Che dire di tanti figli e figlie che per vestirsi sperperano il patrimonio paterno, dilapidano la dote e giungono fino a negarsi il cibo e a morire di fame?

Figli e figlie cristiane, venite a Nazareth ed imparate che la beltà non consiste nell'eleganza delle vesti, ma nell'acquisto delle virtù. Moderate gli ornamenti, poiché anche la seta e l'oro si mutano in polvere nel sepolcro.

3. Nazareth, modello nelle occupazioni domestiche - La famiglia è simile al corpo umano, nel quale ogni membro ha bisogno dell'altro per provvedere alle proprie necessità. Così la mano accorre in aiuto all'altra mano, il piede si accorda con l'altro piede, e l'occhio conserva fedelmente l'altro occhio.

Anche in una casa, l'armonia e il benessere sono riposti nell'aiuto vicendevole in ogni occupazione domestica. E dove troverete una famiglia in cui vi sia gara più animata nel servire, nel soccorrere, se non in quella Nazarena? Quali sublimi esempi di premurosa benevolenza, d'instancabile premura!

"Ecco Gesù", dice il devoto Gersone, " che, non contento del faticoso lavoro sostenuto nella bottega con San Giuseppe, di dedica premurosamente alle occupazioni domestiche. Molto spesso accende il fuoco, sovente prepara con gioia il cibo, lava i vasi, va a prendere l'acqua alla vicina fonte, e scopa perfino la casa. E mentre presta questi servigi è tanto dolce e amabile, che non solo i suoi genitori Maria e Giuseppe, ma perfino i vicini Nazaretani vengono a vederlo e restano rapiti nel contemplarlo".

Quale consolazione se i figli cristiani fossero così premurosi nelle loro famiglie! Se anche dopo essere tornati dal lavoro, prima di uscire si dedicassero alle faccende domestiche, aiutando le madri deboli, le sorelle inesperte, i nonni inabili e il padre, eccessivamente occupato: come assomiglierebbero al loro Modello Nazareno! Tuttavia, essi talvolta non fanno altro che creare fastidi e seminare inquietudini.

Ecco Maria che, come fu rivelato a Santa Brigida, non si sottraeva dal dedicarsi a tutto ciò che era necessario a Giuseppe, umiliandosi anche nelle più piccole azioni. La Ven. Maria d'Agreda aggiunge che, negli ultimi tre anni della vita di San Giuseppe, oppresso da molte sofferenze, la Vergine non l'abbandonò mai né giorno, né notte e se qualche momento se ne allontanava era per servire il suo santissimo Figlio, il quale si univa alla Madre nell'assistere il Santo Patriarca. Quale abisso d'umiltà in Maria e in Gesù, che sistemano Giuseppe nel letto del dolore, gli stendono la coperta, gli aggiustano le lenzuola, gli tolgono i sandali, compiendo tutto premurosamente!

Dove siete, figlie cristiane che vi vergognate di abbassarvi agli umili servigi della casa, non vi confonde l'esempio di Maria, che non è mai tanto felice come quando si umilia davanti a Giuseppe?

Non vi confonde Gesù che trasaliva di gioia in quei preziosi momenti in cui serviva suo padre? Come non rimanere attoniti davanti a tali mirabili esempi?

COLLOQUIO - O nobilissimi Personaggi Gesù, Maria e Giuseppe, entrate, vi preghiamo, nelle nostre famiglie, recando con voi la vostra santissima vita e i celesti colloqui di Nazareth. Allontanate dalle nostre case ogni eccesso e sregolatezza e fate che, mentre i nostri corpi si rinfrancano con i cibi, le nostre anime si ritemprino con il pensiero di Dio e dei suoi Beni eterni. Allontanate ogni lusso nel vestire e intercedete affinché siamo più solleciti nel rivestire le nostre anime di virtù, che nel ricoprire i corpi con vili ornamenti. Suscitate in tutti i membri delle famiglie cristiane una santa gara nell'aiuto vicendevole.

O Gesù, Maria e Giuseppe, che con la modestia degli abiti, la frugalità dei cibi e la sollecitudine premurosa, santificaste tutta la vita familiare, fare che non solo a Nazareth, ma in tutte le case cristiane, in tutto il mondo, conosciuto tale Modello, vi si conformi totalmente e si ritorni in tal modo sulla via della santità e della salvezza.

PRATICA - Esaminatevi sul cibo e sull'abbigliamento e, se trovate qualche eccesso nell'uno o nell'altro, per amore della Sacra Famiglia, rimuovetelo. Fate qualche rinuncia nel cibo in riparazione delle vivande prelibate gustate in passato e se avete qualche abito raffinato vendetelo, donandone il ricavato ai poveri. Siate poi premurosi nel dedicarvi ad ogni lavoro domestico.

GIACULATORIA - Gesù, Maria e Giuseppe sono il mio bene più caro; ogni dolcezza m'è amara se in mezzo a loro non è.

 

QUARTO GIORNO

La Casa Nazarena, modello di felicità

1. Nazareth, Casa di ordine - La pace: ecco l'atmosfera in cui vive la Santa Famiglia di Nazareth! Ecco un lembo di Paradiso in Terra! In questa santa Casa vi è un profumo, una fragranza di pace: questa nobile Triade cresce, prega, lavora, vive, si santifica nella pace. La pace presiede a mensa, veglia alle porte, aleggia intorno, ispira le parole e si comunica a tutti coloro che si avvicinano a questa celeste dimora.

Gesù, in mezzo a Maria e a Giuseppe: ecco il principe della pace in mezzo a due Cuori pacifici. Ma cos'è la pace? Domandatelo a S. Agostino ed egli vi risponderà: "La pace è la tranquillità dell'ordine". Dunque la pace della famiglia dimora nella perfetta concordia dei suoi membri nel comandare e nell'obbedire. Quando viene rispettata la soggezione, il rispetto e l'obbedienza, allora si avrà l'ordine, fondamento della pace in famiglia.

O Santa Nazareth, tu sei un secondo Cielo, una seconda beata visione della pace. Quale ordine, vi è in te! In Cielo, Dio con il suo volere trae a sé tutti gli intenti degli Angeli e dei Santi, e vi regna una sola volontà, una somma pace: a Nazareth, Giuseppe, luogotenente dell'Eterno Padre, comanda soavemente; Maria e Gesù, molto umilmente, obbediscono. Nuovo miracolo! Il Sole e la Luna divenuti satelliti di una stella minore: Gesù e Maria resisi inferiori a Giuseppe. Il Sole si arresta una volta sola alla voce di Giosuè; Gesù, Sole divino di giustizia, mille volte si ferma o si muove al cenno di Giuseppe: una creatura dà il moto al Creatore dell'aurora e delle stelle. Da questa superiorità di Giuseppe e da questa subordinazione di Maria e di Gesù, quale profonda pace domestica ne scaturisce! Le mura Nazarene non udirono mai un alterco, non videro mai una ritrosia nell'eseguire un comando, mai una fronte corrugata, mai un cuore amareggiato.

Entriamo nelle famiglie cristiane. E quali sono? Sono quelle in cui regna l'ordine nel comandare e nell'obbedire. Sono quelle in cui il padre, conscio della propria autorità paterna, non se ne lascia privare per troppa condiscendenza, e per non odiare i figli adopera talvolta anche la verga. Sono quelle in cui la madre sa unire la dolcezza con la fermezza, così che con la dolcezza attenua il carattere piuttosto austero del suo sposo, e con la fermezza sa ottenere il rispetto dai suoi figli. Sono quelle in cui i figli stessi onorano i propri genitori, non solo in virtù di una legge naturale, essendo i genitori quasi creatori secondari, ma anche per gratitudine e per amore, poiché senza di loro non sarebbero nati.

Nascano queste case, dimore di lunga vita; benedette da Dio; colme della gioia dei genitori nel custodire i figli; nelle quali, come per la mistica scala di Giacobbe, discendono e salgono gli Angeli per raccogliere le preghiere e per riportarne le grazie; dove con la pace dimorano l'abbondanza e l'onore; in cui si assapora parte della dolcezza che scorreva a Nazareth, come dalla sorgente natia.

2. Nazareth condanna tutto ciò che turba l'ordine e la pace - Purtroppo le famiglie in cui regna l'ordine e la pace perfetta sono troppo poche! Nella prima famiglia del mondo, vale a dire in quella d'Adamo ed Eva, entrò subito il disordine a causa dell'invidioso Caino, e il sangue materno contaminò il primo santuario domestico. Ai tempi di Sodoma e Gomorra, ad eccezione delle due famiglie di Abramo e di Set, tutte le altre erano segnate con il marchio dell'iniquità. Nei giorni del diluvio universale, la sola famiglia di Noè trovò grazia presso il Signore, tutte le altre naufragarono nel mare delle acque. Nella pienezza dei secoli, la sola Casa di Nazareth e quella d'Elisabetta ottennero le celesti benedizioni: tutte le altre non erano gradite al Cielo.

E in seguito? E al presente? Si conta per miracolo la famiglia di S. Basilio, i cui diciotto membri diventarono tutti santi; quella di S. Bernardo, in cui Alice, santa madre di sette figlioli, formò sette santi; quella di S. Gregorio Nazianzeno, che si gloriava di sua sorella santa Gorgonia; e quella di S. Epifanio, che si pregiava di santa Onorata. Ora, poi, a mala pena ne troviamo qualcuna ad immagine della Famiglia Nazarena, poiché in quasi tutte è penetrato il disordine.

La Casa di Nazareth, con il suo esempio, condanna tutto ciò che turba la pace: la disobbedienza, i contrasti, l'antagonismo dei temperamenti e dei caratteri. Alcune case danno l'idea di un piccolo inferno, poiché non vi regna alcun ordine, ma un disordine spaventoso. In esse il padre inveisce contro i figli, con orrende bestemmie li fa rabbrividire, li fulmina con uno sguardo accigliato, li percuote, li annichilisce con grida assordanti, li intontisce con modi violenti.

I figli, di rimando, rispondono con imprecazioni, o quanto meno le covano in cuore, nutrono sangue cattivo contro il padre, e talvolta giungono a volgergli contro mani empie e parricide, uccidendolo. Che dire delle scene d'orrore fra madri e figlie? Del loro addentarsi e lacerarsi con parole amare, del lanciarsi insulti a vicenda, del dilaniarsi, peggio di serpi feroci?

Perché avviene ciò? Poiché non vi regna l'ordine e l'obbedienza che regnava nella Casa Nazarena. Il padre non sa comandare come Giuseppe, la madre non sa essere amorevole come Maria, i figli non vogliono obbedire come Gesù, si divincolano sotto il giogo dell'obbedienza e lo scuotono fin dai primi anni. Quale confusione!

Anche i contrasti, quanto sono nemici della pace! Quel non acconsentire mai al parere altrui, quel non essere mai d'accordo, quell'ostinarsi anche per un nonnulla, quale fiele sparge sulla pace domestica! Triste spettacolo! Non esservi concordia neanche fra parenti, sposi, fratelli, domestici!

Membri delle famiglie cristiane, meditate queste sole parole, rivelate dalla Vergine a S. Brigida: "Mio figlio era tanto obbediente che quando Giuseppe, a caso, diceva: - Fa questo, o quello, egli subito lo eseguiva". Assecondare anche un cenno fatto a caso! La famiglia, poi, è la dimora di tanti temperamenti opposti e caratteri contrari. Tutte le passioni e le indoli trovano rifugio nelle pareti domestiche. Alcuni cupi e scontrosi, altri ancora scortesi e irruenti; alcuni critici e sprezzanti; gli uni violenti e inquieti, gli altri curiosi e indolenti: quante miserie si radunano all'interno delle famiglie! Quale fonte d'antipatie, d'odio, di litigi! Quale origine di guerre! Quale lievito di discordie! Com'è possibile mantenere la pace in mezzo a tante divisioni? Col cedere, col sacrificarsi, col dimenticare, col perdonare, con lo spirito di sofferenza, d'annullamento, di carità. La Carità di Gesù, Maria e Giuseppe formò un solo carattere, un solo temperamento.

O Famiglia benedetta, in cui le tre volontà non si urtarono mai, dove i sentimenti dei tre Cuori non contrastarono mai, nei cui tre volti non vi fu mai uno sguardo accigliato, le cui tre labbra non pronunciarono mai una sola parola spiacevole: chi non s'innamorerà di te?

3. Nazareth condanna il peccato, principio d'ogni disordine in famiglia - Il nemico, però, più implacabile della pace è il peccato. Quando questo mostro fece la sua prima comparsa nel mondo, trovò la pace del Paradiso terrestre, vale a dire nella prima famiglia composta dal primo padre e dalla prima madre, ma subito la bandì e continuò a bandirla da tutte le famiglie umane. La pace ricomparve nuovamente nella Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, nella notte di Natale, nella grotta di Betlemme, in cui la Sacra Famiglia si costituì con la nascita di Gesù; ed appena fu costituita s'intese dagli Angeli l'annuncio della pace. E perché essa fu annunciata a Betlemme? Poiché in quella Santa Famiglia non vi era ombra di peccato. Gesù era la giustizia stessa nascente; Maria era stata preservata perfino dal peccato d'origine; Giuseppe, come si crede piamente, era stato santificato fin dal seno materno. Pertanto, a piena ragione, a Betlemme si annunciò la pace: la Santa Famiglia riconquistava l'eredità perduta dalla prima famiglia del mondo, e Betlemme riacquistava i diritti dell'Eden.

La pace può dimorare solo nelle case in cui è lontano il peccato, poiché solo il peccato rende infelici le famiglie. Un peccatore in famiglia, sia il padre, o la madre, o i figli, è la più grande sventura ed è la sorgente d'ogni male. Un rovescio di fortuna; il cadere in povertà; il duro succedersi delle infermità; il rapimento di un figlio, futuro sostegno della casa; di una figlia, angelo di grazia e di bellezza; la perdita di fanciulli in fasce, quali fiori già appassiti al loro primo aprirsi: tutte queste sciagure sono la ricompensa del peccato. La vita dissoluta di un figlio, la relazione scandalosa di una figlia, l'abbandono delle pratiche religiose da parte della madre, l'irreligiosità del padre ne sono l'origine nefasta. Talvolta le colpe degli antenati vengono pagate dai nipoti.

Come evitare le disgrazie della famiglia? Con il tenere lontano il peccato, e anche con l'innalzare un Calvario all'interno della Casa, dove si sacrifichi qualche vittima in espiazione delle colpe domestiche. Gesù, Maria e Giuseppe a Nazareth furono tre vittime per i peccatori dell'universo. Se in una casa cristiana la madre, o la figlia, o il padre si espongono a ricevere i colpi che la giustizia divina vorrebbe scagliare, ecco un piccolo redentore, ecco una piccola redentrice. Ecco un secondo Giobbe che si leva di buon mattino e santifica la casa, offrendo se stesso in sacrificio per tutti, gridando: "Affinché i miei non abbiano peccato" (Giobbe 1,5). In tal modo si mantiene la pace, uccidendo il peccato. Ricordiamo che la pace è il frutto più prezioso del sacrificio: conserviamola quale primo e più importante tesoro della famiglia, senza la quale la casa è una Babele, uno scompiglio. Nella Famiglia Nazarena la pace fu eterna, poiché vi fu eterna giustizia, mai vi entrò il peccato.

COLLOQUIO - O bella Casa della pace, dell'ordine e della santità, diletta Nazareth, quando avverrà che le case cristiane giungeranno a conseguire il dono così prezioso della felicità domestica? Lo conseguiranno solo quando, sul tuo esempio, tutti i membri della famiglia si onoreranno, si ameranno, si comprenderanno, quando soprattutto fuggiranno il peccato.

O Gesù, divino Modello dei figli, allontana dall'infanzia ogni malizia, e dalla gioventù ogni immoralità e vizio. O Maria, modello prefetto delle spose e delle madri cristiane, allontana da loro ogni infedeltà, gelosia e rancore. O Giuseppe, modello dei padri, preservali da ogni intemperanza ed eccesso.

Così avverrà che le famiglie cristiane, libere da ogni peccato, torneranno ad assaporare quella pace e quella felicità che si gustava nella vostra Casa.

PRATICA - Osservate in quale modo e per quale motivo a causa vostra si turbi la pace nella vostra famiglia, e proponetevi di correggervi. Soprattutto non introducetevi il peccato e, se ve lo avete introdotto, banditelo.

GIACULATORIA - Se ti piace aver la pace, nella Casa Nazarena, la godrai così serena, che più pura il Ciel non ha.

 

QUINTO GIORNO

Nazareth, modello della pace in famiglia

1. Nazareth, scuola di pazienza - Sopporta ed evita: ecco in due parole compendiata la sapienza degli antichi, alla cui massima il Vangelo ha sostituito quest'altro sublime principio: "Con la pazienza possederete il dominio della vostra anima". Non offrire agli altri alcuna occasione di mestizia, sopportarla pazientemente se ci è data: ecco il fondamento della pazienza, del rinnegamento di noi stessi; ecco l'arte di dominare le nostre passioni, il segreto per ottenere la pace.

Nazareth è il modello perfetto di tutto questo. All'interno della loro Casa, Gesù, Maria e Giuseppe evitano di recarsi anche il minimo dispiacere; all'esterno sopportano con dolcezza e mansuetudine i difetti di coloro con i quali devono trattare, offrendoci così la più bella scuola di mitezza e di sofferenza. Nella santa Casa, Gesù, Maria e Giuseppe si adoperano nel compiacersi vicendevolmente; si astengono da cenni, sguardi, gesti, perfino da parole che potrebbero non incontrare l'approvazione altrui: in tal modo vi regna una pace profonda poiché è rimossa ogni causa che la potrebbe turbare.

Nelle nostre famiglie vi è questa premura da parte d'ogni membro nell'evitare di importunare gli altri? Avviene piuttosto l'opposto. Quante volte gli sposi hanno spose irritanti e dispettose, come quella del santo Giobbe, tanto che sono costretti ad esclamare con quel paziente: "L'alito mio ripugna a mia moglie" (Giobbe 19,17).

Quante volte le madri non rivolgono la parola ai figli se non per turbarli e amareggiarli, tanto che l'Apostolo è costretto a gridare: "Non vogliate sdegnare i vostri figlioli!". E i figli stessi, quante volte non mettono piede in casa, se non per portarvi scompiglio, amarezza e rancore? Invece di astenersi dall'offrire occasione d'inquietudine, ne suscitano numerosi motivi: come dunque è possibile godere la pace di Nazareth?

Gesù, Maria e Giuseppe non solo evitarono qualsiasi disturbo all'interno della loro famiglia, ma sopportarono pazientemente ogni difetto del loro prossimo. La Santa Famiglia, se non soffriva nel tollerare i difetti al suo interno, poiché i tre membri che la componevano ne erano privi, ben pativa con gli estranei.

Giuseppe, a causa del suo lavoro, frequenta persone spesso rozze, ancor più sovente dure ed esigenti, mai o quasi mai gentili. Egli con volto sorridente accoglie la scortesia, con mansuetudine sopporta la stravaganza, con dolcezza medica la severità altrui.

Gesù stesso, con quanta mitezza tratta i Nazareni! Con quanta affabilità li riceve nell'officina, con quale soavità conversa con loro, con quale garbo li congeda! Tutti fanno a gara nell'andare da lui. Nessuno parla con lui o gli si avvicina senza allontanarsi migliore. Le vie di Nazareth risuonano di queste parole: "Andiamo da Gesù, che è così amabile da renderci lieti! Che caro figlio, quello di Maria! Che perla, che tesoro, il fanciullo di Giuseppe!".

E Maria stessa, così premurosa, così compassionevole, così amabile! Quanto sono belle queste parole di S. Ambrogio in suo onore: "Quando mai elle offese i suoi parenti? Quando non andò d'accordo con i suoi vicini? Quando molestò l'umile? Quando si beffò del povero? Era solita far visita alle sole case in cui dimorava la misericordia, dove il riserbo non fosse denigrato". E, per meglio dipingere la sua dolcezza soggiunge: "Mai uno sguardo minaccioso, mai una parola sfrontata, mai un atto indecoroso, mai un gesto indiscreto, mai una movenza sconveniente, mai una frase indelicata".

Membri delle famiglie cristiane, imitate i tre membri della Casa Nazarena? Perché allora impermalirsi a causa dei caratteri, ora tropo vivaci, ora troppo tardi e lenti? Perché non compatire la poca abilità nel lavoro, negli affari? Perché non evitare il rancore per questioni da nulla? Perché soffrire per le più piccole contraddizioni? Perché arrabbiarsi per una facezia? Sopportiamo per essere sopportati! Dispensiamo ad ognuno con indulgenza: doniamo pazienza con una mano per riceverne con l'altra! Beato chi soffre e non fa soffrire! Beata quella casa in cui i diversi temperamenti si trasformano in uno solo: ma questo è un miracolo della pazienza.

2. Nazareth, scuola di condiscendenza - "Ognuno di voi sia compiacente nei confronti del suo prossimo in ciò che è buono, e che può edificarlo": questo è il grande consiglio dell'Apostolo. Nella Casa Nazarena la pratica della virtù della condiscendenza è mirabile. Gesù Cristo è disceso dal Cielo e si è ritirato a Nazareth per praticare questa grande virtù in mezzo a Maria e a Giuseppe. Gesù è Dio, eppure dimentica la sua suprema Maestà per assecondare ogni volere di Maria e di Giuseppe.

In ogni istante egli immola sull'altare della sua Carità il sacrificio del suo onore e della sua grandezza. In seguito praticherà la virtù della condiscendenza in grado più eminente, quando cioè tratterà con gli Apostoli, incolti e illetterati.

Tutta la vita di Gesù è una serie ininterrotta di condiscendenze: senza dubbio è un grande sacrificio per il Creatore discendere alla creatura. Eppure Gesù Cristo pratica eternamente questo esercizio di sublime condiscendenza con le anime. Dopo Maria e Giuseppe a Nazareth, dopo gli Apostoli nella vita pubblica, egli nella sua Chiesa perpetua lo spirito della Carità condiscendente: Gesù si abbassa sempre a noi con la sua misericordia; discende a noi con le sue visite, con l'esaudire le preghiere, col medicarci le ferite, con il lavorio segreto della sua grazia. Quanto è buono il Signore con i retti di cuore!

Maria e Giuseppe, discepoli in una tale scuola, si confondono alle sublimi lezioni del divino Maestro; imparano da lui ad esaudirsi a vicenda e a prevenirsi cortesemente. Con una tale bella virtù, come può non regnare una profondissima pace?

Alla scuola, famiglie cristiane, alla scuola! Anche voi imparate a volere tutti una cosa sola. Bello spettacolo quello di una famiglia in cui tutto ciò che vuole uno lo vogliono anche gli altri, in cui non vi è lo spirito di contraddizione ad opporre la volontà dell'uno ai desideri dell'altro, rifiutano le proposte altrui, solo perché sono altrui. Sottilissimo orgoglio, nemico della pace domestica! Se tale progetto fosse da noi ideato sarebbe magnifico, ma poiché ebbe la disgrazia di essere concepito da nostro fratello è spregevole. Un nostro prossimo esprime un suo desiderio: ci arrendiamo, ma con un tale contegno e con una tale stizza segreta e talora evidente da togliere alla compiacenza ogni bel merito.

Impariamo ad inchinarci perché gli altri si inchinino; destiamo negli altri, quando sono da noi comandati, la dolce persuasione che anche noi siamo disposti ad esaudire i loro desideri; raddoppiamo il piacere della nostra condiscendenza, e alla gioia di conseguire da noi ciò che gli altri desiderano, aggiungiamo il sentimento del piacere che essi credono di averci procurato.

Come si ricorre volentieri ad un cuore condiscendente! Quale soddisfazione vederlo arrendevole ai nostri bisogni! Come ci inonda l'anima di gioia la sua arrendevolezza! Lo inviti ad uscire? Ed egli esce, benché abbia voglia di restare. Lo inviti a passeggiare? Ed egli pronto risponde, anche se preferirebbe restare in casa. Gli proponi una lettura amena o edificante? Ed egli l'ascolta, nonostante vorrebbe dedicarsi allo studio. Quanto sono belli i frutti di questi lodevoli favori!

Quanto piacciono questi sacrifici, uniti ad una cortese condiscendenza! Se fra gli sposi, e fra i genitori e i figli regnasse questa nobile virtù i rapporti pacifici non verrebbero mai rotti e il più premuroso affetto unirebbe tutti i membri in un sol cuore.

3. Nazareth, scuola di cortesia - Vogliamo giungere al culmine della felicità in famiglia? Alla pazienza nel sopportare i difetti, alla condiscendenza nell'esaudire i desideri altrui, uniamo l'amabilità, la cortesia. La cortesia, secondo S. Paolo, consiste soprattutto nell'anticiparci a vicenda nell'onorarci. Ella ama la sollecitudine nel rispettarci e respinge la pigrizia. Figlia della carità, è nemica della falsa adulazione e della finta lusinga. Studia i gusti, le inclinazioni, le preferenze altrui e le previene con il mostrare un animo già disposto a soddisfarle. Si fa tutta a tutti, per far tutti felici in famiglia. Ad essa possono bene applicarsi le altre parole dell'Apostolo: "Ella dona con liberalità, presiede con sollecitudine, serve nella gioia" (Romani, cap. 12). Ti presenta il sì con una grazia che rapisce, e il no con un sorriso che lo addolcisce; vince l'egoismo, peste fatale della famiglia. La cortesia, con le buone maniere, con atti amabili, con modi gentili, con tratti affabili, si guadagna tutte le volontà, che si lasciano prendere al miele della dolcezza, ma rifuggono i ferri della violenza. Un cuore cortese e servizievole è il sovrano, l'anima della famiglia, sembra ricevere l'impulso degli altri, ma in realtà lo imprime a tutti i membri. La sua cortesia si comunica a tutti, quasi per un felice contagio, e li induce a rispondere con pari gentilezza.

Chi volesse descrivere Nazareth, la chiami pure la Casa del garbo, dell'affabilità e della cortesia; Gesù, Maria e Giuseppe non attingono questa bella dote dalla vene del sangue nobile che vantano, ma dalla perfetta Carità che posseggono. In mezzo ad un'oscura bottega, ad un'umile Casa, a semplici vesti, ad una povera mensa, offrono un modello dei belle maniere che non se ne trovano tali nelle corti e nelle regge, poiché a Nazareth è oro puro di virtù, mentre nei palazzi dei grandi è coperta per lo più dallo smalto apparente dell'ipocrisia e della doppiezza.

Famiglie cristiane, arricchitevi di tale tesoro: la vostra pace sarà completa, il gaudio perfetto. Le vostre case offriranno il più bello spettacolo che possa rallegrare la Terra e il Cielo. Pazienza, condiscendenza, cortesia: ecco le tre ancelle che accompagnano indivisibilmente la pace domestica.

COLLOQUIO - Sii benedetta in eterno dalle lingue degli Angeli e degli uomini, o fortunata Casa Nazarena, che ospiti Gesù, il Re dei pazienti, il Padre della dolcezza, il Principe della mansuetudine; che custodisci Maria, la Regina della gentilezza, la Madre della bontà, la Signora del Bell'Amore; e Giuseppe, il Modello della sofferenza, il Martire della rassegnazione, il Maestro dell'operosità.

Quando avverrà che le famiglie cristiane apprendano da voi la compassione vicendevole, la pronta condiscendenza e la cortesia premurosa? Voi soli, o santissimi Personaggi, potete infondere nelle case cristiane tali belle virtù, dalle quali dipende in gran parte la conquista della pace domestica. Fatelo, ve ne preghiamo: spariscano dalle nostre famiglie le discordie, le gelosie, i sospetti, l'intolleranza, la durezza, nemiche della quiete e della felicità.

L'Angelo della pace, che custodiva la vostra felice dimora, visiti le nostre case e ne allontani le insidie del nemico, e vi dimori per sempre la vostra benedizione.

PRATICA - Per non turbare la pace nella vostra casa, proponetevi di sopportare sempre i difetti altrui; esaudite i desideri degli altri; correggetevi nel comportamento e nelle riposte scortesi.

GIACULATORIA - Quanto è lieto vivere nel Nazareno ostello, dove hai per tuo fratello Gesù, di pace il Re; dove hai Maria per Madre, d'ogni bontà Regina; dove Giuseppe è Padre, di cui miglior non v'è.

 

SESTO GIORNO

Nazareth, scuola dei doveri in famiglia

1. Gesù, unico oggetto delle cure di Maria e di Giuseppe. Il figlio, unico oggetto delle cure dei genitori - Non appena Maria e Giuseppe ricevettero Gesù a Betlemme, nella notte del Santo Natale, i loro occhi e i loro cuori si volsero subito a lui. Per loro il mondo era ormai morto, solo Gesù era vivo in quelle due grandi anime.

Pareva loro di sentire in ogni momento le parole dell'Eterno Padre che dicesse, come la figlia del Faraone alla Madre di Mosé: "Accipe puerum istum et nutri mihi". "O Maria e Giuseppe, eccovi il mio Unigenito, nutritelo; tu, o Vergine Madre, e tu, o Giuseppe, mio rappresentante: custoditelo premurosamente; il più bel tesoro del Cielo è nelle vostre mani; il Re del Paradiso è affidato a voi, quale sacro deposito".

Cresce il divino Fanciullo sotto gli occhi di Maria e di Giuseppe. 1 santi genitori volgono a lui ogni cura e prevengono i suoi desideri; dolce è per loro ogni sacrificio al fine di donargli l'indispensabile per la vita.

L'amabile Gesù è lieto di ricambiare i suoi genitori con un sorriso, un bacio, un abbraccio, non potendo donare loro altro, data la tenera età. Sorrisi, baci, abbracci sono più dolci del miele per Maria e Giuseppe! Un sorriso di Gesù era per loro una ricompensa più che generosa alle loro sollecite cure. Quale bilancia potrà mai pesare le carezze di Dio­Fanciullo?

Genitori cristiani, niente è più dolce dei propri figli, ma allo stesso modo nulla è più pesante. Dal momento in cui il Cielo vi onorò con il bel titolo di padre e di madre, voi cambiaste quasi natura, la vostra condizione si mutò e una nuova creatura si plasmò in voi. Il vostro amore cessò di vagare liberalmente, i figli attirarono a sé ogni affetto; il mondo si rimpiccioli ai vostri sguardi e si restrinse nell'angusta cerchia delle mura domestiche, perdendo il suo incanto effimero. La vita spensierata e libera di un tempo scomparve; una sola occupazione, un solo pensiero vi rimase: i figli. Dopo Dio, per voi i figli sono tutto. Come può essere chiamata madre colei che per evitare ogni fastidio affida i figli alla cura di venali nutrici? Quale nome di padre si merita chi concede loro un tempo limitato, come se essi dovessero presentarsi al cospetto di un re? Come può reputarsi genitore amorevole chi onora la casa con una fugace visita e degna la prole di qualche occhiata furtiva? Maria e Giuseppe non si comportarono cosi: essi stavano sempre accanto al loro diletto figliolo Gesù. Genitori cristiani, ricordate che i figli devono essere l'unico ed eterno oggetto delle vostre cure. Ogni premura e peso fuori di casa, ogni fatica riservata ad altro, a danno della famiglia, è un'ingiustizia.

2. Giuseppe, capo della famiglia Nazarena. Il padre, capo della famiglia cristiana - Mistero ineffabile! Giuseppe è sommamente inferiore a Gesù, come una creatura dista infinitamente dal Creatore; è notevolmente minore a Maria, poiché, quale Madre di Dio, non vi è nessuno in Cielo o in Terra pari a lei: eppure, Gesù e Maria, membri della famiglia, sono soggetti a Giuseppe, che ne è il capo. "L'uomo", dice l'Apostolo (1 Corinti, 11), "deve essere il capo della sua sposa e le spose devono essere soggette ai loro mariti". Maria nutre grande rispetto per Giuseppe. 1 figli devono onorare il padre e Gesù riverisce Giuseppe, benché egli ne sia solo il padre putativo, e tutto ciò avviene poiché Giuseppe è il capofamiglia.

Tale onore è davvero grande: ma è anche un grande incarico, e fonte di sacrificio e d'umiliazione. L'autorità esercitata da Giuseppe su Maria e su Gesù lo induce ad inabissarsi nella valle profonda dell'umiltà; l'uso del suo potere è sommo sacrificio e mentre molti aspirano ad usare e ad abusare della loro superiorità, Giuseppe ne teme e la esercita con la più grande riverenza e dolcezza; né si potrebbe dire se Giuseppe sia più umile quando comanda a Maria e a Gesù, o quando obbedisce all'Angelo.

Padri di famiglia, voi siete i capi della casa, ma dovete esercitare la vostra autorità con amore e dolcezza. Sarebbe un disonore per voi farvi strappare di mano lo scettro del comando dalla sposa e dai figli, ma sarebbe parimenti ingiusto usarne senza discrezione. A voi, padri, Dio ha dato la spada e nessuno deve privarvene, ma questa spada vi fu data per proteggere, non per uccidere. Sarebbe sommamente ingiusto che le madri e i figli vi dominassero, poiché le membra non possono dettare legge al capo, ma voi dovete considerare la vostra sposa quale compagna e non quale schiava e dovete reputare i figli quali ossa delle vostra ossa, e non servi. Anzi, dice San Pietro: "Voi dovete onorare la vostra compagna come un vaso più debole, ma più delicato, più fragile, ma più rispettabile", poiché ella è coerede della stessa grazia e della stessa vita. "Amate le vostre mogli", riprende San Paolo (Colossesi, 3), "e non trattatele con asprezza". Quale viltà per l'uomo inveire crudelmente contro la sua consorte per futilissimi motivi! Quale durezza calpestare quella compagna che Iddio trasse non dal piede, ma dal fianco di Adamo addormentato, affinché il sacro fuoco del cuore li unisse in un santo legame d'amore! Quale barbarie da parte di un padre infierire sui figli per ogni lieve pretesto! Che esercizio di autorità è questo? Questo è distruggere, non edificare!

3. Maria, angelo di pace nella casa di Giuseppe. La madre, angelo di consolazione nella casa cristiana - Una donna saggia allieta il marito e ricolma di pace la sua esistenza. Una sposa virtuosa è una santa porzione d'eredità per coloro che temono Dio; ella sarà data al giusto in premio dei suoi atti virtuosi. L'amabilità della consorte premurosa diletterà il suo compagno e colmerà di dolcezza il suo animo. In casa ella è come un'arpa dal suono melodioso. Ogni parola che esce dalle sue labbra come miele addolcisce lo sposo, quale soave melodia in un festoso convito. Grazia su grazia è una donna santa. Dove troveremo una sposa e una madre ricca delle belle doti enumerate dal libro dell'Ecclesiastico? A Nazareth, nella Casa di Giuseppe. Te beato, o santo Patriarca, che vedesti tale donna, Maria, e fosti onorato dalla sua amicizia.

Te fortunata, o Casa Nazarena, che possedesti quest'angelo di pace e di dolcezza. Com'esultavano quelle sante mura alla presenza di Maria, com'era inondato di gioia Giuseppe! La sua bellezza era come un sole posto ad ornamento della casa; la sua santità come una lucerna che brilla sul sacro candelabro; le sue virtù domestiche, come colonne d'oro che posano su basi d'argento, cioè sulla sua purezza immacolata. La fedeltà incrollabile a Dio e al suo Sposo, come fondamenta eterne su di una rupe inamovibile. Quale atmosfera di Paradiso doveva circondare Maria, la creatura più bella, la sposa più amabile, la più santa delle madri! Come la voce di Maria doveva rapire in estasi Giuseppe! Come avrà addolcito ogni travaglio il sorriso del suo volto! Maria, per compiacere Giuseppe, lo rispettava e lo riveriva come suo padrone, più umile di Sara, che chiamava lo sposo suo Signore.

Quale modello per le spose e le madri cristiane! Madri di famiglia, non sapete che la vostra è una missione di pace? Che dovete mantenere la pace domestica a qualunque costo? Che dovete rendere amabile ai vostri sposi la vita familiare? Di quale dolcezza dovete arricchirvi, di quante finezze armarvi per far dimenticare al povero operaio la stanchezza del suo faticoso lavoro! Di quali attenzioni dovete avere piene le mani per gli sposi che tornano a casa stanchi! Quale rispetto dovete ai vostri mariti! Il martire S. Ignazio voleva che le spose non osassero chiamare con il proprio nome i mariti, quasi fosse troppa confidenza. Alle prime spetta consentire, ai padri governare. Quale colpa per una madre offrire occasione d'inquietudine ai figli e al padre per la negligenza nel preparare il cibo o le vesti! Quale macchia per lei turbare le gioie domestiche, mentre dovrebbe esserne la custode più sollecita! Sì, una buona madre tiene in mano la chiave della letizia domestica, è l'iride della pace, l'angelo del conforto.

COLLOQUIO - Che tu sia benedetto e glorificato in eterno, o Gesù, gloria della Casa di Nazareth, ornamento immortale della Sacra Famiglia, stabile sostegno della Triade terrena. Viva Gesù, il sacro nodo dell'amore vicendevole di Maria e di Giuseppe; il piccolo grano di frumento seminato da Dio nella terra coronata di gigli, appartenente a Giuseppe; il campo irrigato dalle celesti benedizioni, coperto dai fiori profumati di ogni virtù! Viva Gesù, adorabile in Terra fra Giuseppe e Maria, e nel Cielo tra l'Eterno Padre e lo Spirito Santo; più amabile a Nazareth fra i suoi genitori, che sul Tabor tra Mosè ed Elia!

Gloria anche a te, o Vergine gentile, stella mattutina della casa di Giuseppe, sole splendente di bellezza, luna ricolma di purezza, cielo luminoso di pace, dolce roseto di carità, incenso profumato di grazia, fuoco ardente d'amore, vaso colmo di santità, ricco delle pietre preziose d'ogni virtù, angelo del gaudio, fonte perenne di pace.

Salve anche a te, o Giuseppe, olivo ricco di frutti davanti a Dio, arco poggiato sulle due colonne di Maria e di Gesù, cipresso cresciuto all'altezza della più grande dignità, cedro sovrastante le cime del Libano, superiore cioè a tutti i Santi.

O bella Trinità terrena, Gesù, Maria e Giuseppe, dimorate nel cuore d'ogni figlio, d'ogni madre, d'ogni padre; regnate in ogni famiglia, crescete in ogni casa, moltiplicate le immagini della vostra Sacra Famiglia a migliaia, a miriadi nel mondo; e si comprenda finalmente che solo da voi si possono apprendere quei doveri che riporteranno la santità nelle famiglie, la pace nel mondo, il rinnovamento della vita.

PRATICA - Ognuno s'impegni in famiglia ad essere fonte di gioia per gli altri: il padre con la saggezza e la dolcezza nel comandare; la madre con la gentilezza dei modi e con la premura nelle occupazioni domestiche; i figli con la sollecitudine e il piacere nell'obbedire.

GIACULATORTA - Bello, o Gesù, sul Tabor, sei tra Mosè ed Elia, ma fra Giuseppe a Nazareth, assiso e fra Maria, tu sei più bello tanto che sol fra il Padre in Ciel e lo Spirito Santo ti puoi mostrar più bel.

 

SETTIMO GIORNO

La casa di Nazareth, maestra di preparazione al sacrificio

1. All'annuncio della sua Maternità, Maria si sposa al sacrificio. La sposa cristiana deve prepararsi a patire - Non vi è casa senza croce, e membro della famiglia che non abbia la sua. Misera sarebbe quella dimora da cui la croce fosse bandita. Nella Casa di Nazareth essa torreggia più alta che altrove, poiché le tre grandi anime di Gesù, Maria e Giuseppe divennero tali patendo. A Nazareth, Maria conseguì un'eccelsa dignità quando il Messaggero celeste le disse che ella avrebbe partorito il Figlio di Dio, ma in quello stesso istante la Vergine discese nell'abisso più profondo dell'amarezza. Innumerevoli furono le sue tribolazioni, quanto eccelsa è la sua dignità in quanto Madre di Dio.

Finché la Vergine Maria non divenne Madre, la sua vita fu un orizzonte sempre sereno, un prato sempre fiorito; ma non appena diventò Madre, essa si trasformò in un deserto spinoso, in un oceano tempestoso. Quanto furono piacevoli e colmi di pace gli anni della sua educazione trascorsi al Tempio, in cui ella bevve a larghi sorsi il calice della dolcezza in virtù della comunione con Dio! Non appena, però, il Signore associò Maria all'opera mirabile della Redenzione, eleggendola per Madre, subito adagiò la sua bell'anima sul letto del dolore. Ciò avvenne il giorno stesso in cui ella accolse l'annuncio dell'Angelo, quando al di là delle lodi ella scorse le pene future, e dietro agli elogi contemplò la sorte crudele riservata al Figlio e alla Madre. 1 grandi onori vanno sempre uniti alle tribolazioni e Dio non dona mai grandi grazie senza contrassegnarle con il sigillo di grandi patimenti. La Croce, dunque, s'innalzò per Maria a Nazareth dopo l'annuncio celeste. Ella la contemplò e l'abbracciò fin d'allora, e vi morì spiritualmente sotto il Calvario. Quanto costò a Maria l'amore al suo figliolo Gesù!

Spose e madri cristiane, avete molto da ammirare, da meditare e da imitare in questo Modello. Anche per voi la vita prima del matrimonio fu priva di inquietudini e di affanni. Se siete state educate cristianamente in qualche istituto religioso, come tutto vi sorrideva intorno! Quando, però, giungeste al matrimonio, credeste forse che la gioia di quel giorno dovesse essere perpetua? Che le rose della festa nuziale non dovessero appassire mai? Se pensaste così, v'ingannaste e il tempo stesso non tardò a disilludervi. Allora vi consacraste ad una nuova vita che doveva arrecarvi sacrifici continui in favore di vostro marito e dei figli. "E quanto più grande doveva essere l'amore per la prole e il consorte, maggiore", dice S. Bernardo, "doveva essere la sollecitudine e il dolore". Custodire con lo sposo un'unione inalterabile; sopportarne i difetti, conosciuti meglio vivendogli accanto; opporre un'eterna barriera di amabilità ai colpi del suo risentimento; rassegnarsi a rifiuti sprezzanti; tollerare talvolta strettezze immeritate; rinunciare ad ogni piacere esterno per amore della famiglia; privarsi perfino di passeggiate innocenti; seguire con sollecitudine l'educazione religiosa e l'istruzione dei figli; vigilare su di loro; vegliare accanto alla culla giorno e notte; avvezzarsi ai vagiti, alle grida, alle imperfezioni; edificare una casa santa: ecco una messe di sacrifici così copiosa da trasformarsi in una dolorosa corona di spine, in una palma di straziante martirio. Senza dubbio una sposa fedele è una vittima santa; una madre cristiana, una martire gloriosa.

2. Le sofferenze di Giuseppe dopo le nozze. Lo sposo e il padre cristiano non possono esimersi dal soffrire - Chi non riterrà Giuseppe il più felice degli uomini, in quanto Sposo di Maria e Padre verginale di Gesù? La Terra e il Cielo non possono immaginare né ammirare nessuno più grande. Ma a Giuseppe accadde come a Maria: mentre fu innalzato a grandi onori, fu anche destinato a grandi dolori.

Non appena gustò la gioia singolare delle nozze verginali, sotto la rosa trovò un'acutissima spina e i fiori del suo bastone presto si trasformarono in rovi. Eletto, secondo S. Agostino, quale testimone della perpetua verginità coniugale, vede a sua insaputa la Vergine misteriosamente in attesa di un figlio: come scompare la gioia ad una tale vista! Come si dilegua la serenità!

Una tempesta angosciosa lo assale. Egli non sa come si sia operato il mistero. Vede la sua Sposa diventare Madre, pur rimanendo Vergine. Quali angustie, quanta incertezza! Egli, però, saggio e prudente, non proferisce alcun giudizio, si abbandona nelle mani divine e la Provvidenza gli scioglie ogni timore inviandogli l'Angelo, che lo proclama Padre verginale di Gesù.

Purtroppo nelle case cristiane penetra molte volte la gelosia e il sospetto. Quale tigre l'una, quale furia l'altro! Se entrano in un cuore, quale strazio vi portano! Amarezze, occhiate cupe, parole aspre, contese continue, neri fantasmi, cibo amaro, notti insonni, sono gli effetti funesti della gelosia e del sospetto, e talvolta si giunge perfino agli schiaffi, alle percosse, al sangue, al veleno, alla morte.

Sposi cristiani, non siate avventati, né ingenui; imitate la prudenza di Giuseppe: pesate, ponderate bene prima di giudicare. Tenete lontano questa croce, che è amara quanto l'inferno. A cosa serve, avverte S. Girolamo, tanto zelo e vigilanza nel sorvegliare la propria compagna? E' infedele? Ti sarà difficile custodirla. Non lo è? Non ha bisogno di essere sorvegliata.

Giuseppe, inoltre, è Padre verginale di Gesù: titolo sublimissimo, ma anche croce pesantissima. Quanti dolori gli frutterà questa missione! Pericolo di morte, esilio, afflizioni, pene, fatiche incessanti! Quale crogiolo è preparato per lui, allo scopo di purificarlo al fuoco sette volte come l'argento! Quale fascio di croci graverà su Giuseppe, in segno del suo amore!

Padri cristiani, a che giova illudersi? Grandi responsabilità, grandi croci sono legate al vostro stato. A voi spetta il sostentamento della famiglia: vi è necessaria la rinuncia ai piaceri e tutta l'energia delle braccia e della mente per provvedere al necessario. Talvolta neppure la notte è esente dal lavoro. Se in famiglia vi sono problemi d'interessi o di salute, è il padre che deve provvedere, ricercando gli opportuni espedienti per rimediarvi. La sua mente, il cuore, le braccia non riposano mai. Quando il piccolo popolo della casa chiede cibo, si risponde: "Andate da vostro padre", "Ite ad Joseph". Governare la casa è una grande croce. Ad essa si aggiunga l'istruzione dei figli mediante validi insegnanti, formando il loro cuore al bene, preservandoli da ogni pericolo, prendendosi cura della loro salute. Chi non comprende quanto sia grave il compito paterno? Quale bilancia saprà mai pesare il valore delle cure, delle sollecitudini, degli affanni dei genitori? Anche il padre purtroppo ha il suo martirio.

3. Con l'Incarnazione, Gesù si offrì al Padre quale vittima volontaria. I figli apprendano da Gesù a prepararsi fin da piccoli al sacrificio - Non appena Maria diede il consenso all'annuncio angelico, si cominciò a compiere in lei l'opera del più alto sacrificio dell'Unigenito del Padre. Egli al titolo di Figlio di Dio univa quello di Figlio dell'uomo e lasciava l'immensità della sua gloria alla destra del Padre per ritirarsi nel chiostro della Vergine. Quale sacrificio per il suo onore diventare figlio di Adamo! Nella sua prima entrata nel mondo il Padre lo carica di croci e fin d'allora pone su di lui le iniquità di noi tutti, umiliandolo sotto il peso delle nostre miserie. Gesù riceve un corpo delicatissimo e sensibilissimo quale strumento più adatto al sacrificio, vittima gradita in luogo dei tori e degli agnelli della Legge antica. Per Gesù il Calvario ebbe il suo inizio a Betlemme, la Croce fu innalzata subito dopo la nascita; a Nazareth, poi, si perfezionò di giorno in giorno, finché sul Golgota fu consumato l'olocausto. Egli cominciò la sua vita mortale con un prodigio di grande obbedienza al Padre, la seguitò con un prodigio maggiore di sottomissione ai genitori, la terminò con il sommo prodigio di abbassamento fino alla morte di croce. Gesù esultò grandemente nel percorrere la via di sacrifici sempre maggiori e, poiché più d'ogni altro amava i suoi genitori Maria e Giuseppe, così più da vicino li fece partecipi della sua sofferenza e, quali due primi e principali rami, li innestò al tronco della sua croce.

Figli cristiani, non crediate che la vostra vita sia libera dalla croce e dal sacrificio. Se volete compiere santamente i vostri doveri, dovete essere pronti a trasformarvi in vittime. Non solo si entra nella vita piangendo, si geme nella culla e si trascorre l'infanzia nello sconforto, ma l'adolescenza e la gioventù sono età colme di rinunzie e sacrifici al fine di compiere il bene. Ci è doloroso essere sempre obbedienti, è gravoso pendere da ogni cenno dei genitori; studiare o lavorare assiduamente; non impermalirsi ai rimproveri; non stizzirsi agli ammonimenti; estirpare le passioni che nascono dall'indipendenza, dalla vanità, dalla collera, dagli eccessi, dalla spensieratezza; è arduo contraddire sempre le inclinazioni al vizio e assecondare la voce della virtù, eppure per riuscire e necessario sostenere questi sacrifici.

Figli cristiani, imparate fin dalla più tenera età a vincere voi stessi, a rinnegare la vostra volontà poiché questo è il primo fondamento del Cristianesimo: con il Battesimo ci impegnamo a vivere in Cristo e a seguire la sua Legge, la cui prima condizione è l'accettazione della croce, rinnegando noi stessi. Le prime lezioni del patire le abbiamo appena nati: ci possono dunque meravigliare?

COLLOQUIO - O Famiglia Santissima, Gesù, Maria e Giuseppe, vi contemplo nella Casa di Nazareth quali vittime sublimi, sacrificatesi per la salvezza dell'umanità; in voi onoro tre altari ricolmi di mistiche ostie e profumati d'incenso per il bene dell'umanità; in voi venero le tre pesantissime croci di cui vi gravaste per la santificazione delle famiglie cristiane, poiché noi siamo debitori delle vostre sofferenze. Voi voleste assaporare tutte le amarezze della famiglia, affinché le afflizioni d'ogni casa cristiana fossero nobilitate e santificate. In virtù, dunque, dei sacrifici da voi patiti nella Casa Nazarena, intercedete affinché le nostre famiglie sopportino con merito e con rassegnazione quelle croci che la Divina Provvidenza vorrà mandare; fate che i membri d'ogni casa cristiana, specchiandosi in voi, sentano più leggere le loro tribolazioni e, dopo aver seminato in questa vita nelle lacrime, raccolgano in Cielo nella consolazione. E così sia.

PRATICA - Ogni mattina proponetevi di unire tutte le sofferenze del giorno a quelle di Gesù, Maria e Giuseppe: anche se piccoli, i sacrifici sopportati in compagnia della Sacra Famiglia allontaneranno dalle case grandi sciagure.

GIACULATORIA - La croce, il pianto, il dolore, a rosa non a spina assomiglia, se insieme a Te si soffre, o Nazarena Famiglia.

 

OTTAVO GIORNO

Doveri dei genitori e degli sposi cristiani

1. Maria parte per far visita a S. Elisabetta. Giuseppe l'accompagna - La Santa Vergine, narra la Ven. Maria d'Agreda nella sua "Mistica città di Dio", avvertita dal Messaggero celeste di recarsi presso sua cugina Elisabetta, quale sublime modello d'obbedienza al proprio marito, chiese a Giuseppe il consenso di partire, pronunciando queste parole: "Signore e Sposo mio, è piaciuto al Signore di illuminarmi, avvertendomi che mia cugina Elisabetta, pur essendo sterile, è ora in attesa del figlio lungamente desiderato. Credo pertanto che sia opportuno che io vada a farle visita per esserle d'aiuto e di conforto spirituale. Se ciò, mio Signore, è secondo la vostra volontà lo farò. Considerate voi cosa sia meglio e ordinatemi ciò che devo fare".

Giuseppe, illuminato dal Signore, rispose: "Già sapete, mia Signora e mia Sposa, che i vostri desideri sono i miei e che io confido pienamente nella vostra prudenza, poiché la vostra rettissima volontà non s'inchinerebbe a nulla che non fosse di sommo compiacimento all'Altissimo. Così ritengo che sia anche per questo viaggio. E poiché non appaia strano che lo intraprendiate senza la compagnia del vostro Sposo, io vi seguirò con gioia per esservi utile nel cammino, finché non siate giunta alla meta". Così, presi gli accordi opportuni sul giorno, entrambi, in fretta, si recarono sulle montagne della Giudea e Giuseppe, dopo aver accompagnato la sua divina Sposa, se ne tornò a Nazareth, lasciando Maria per tre mesi presso Elisabetta.

Spose e madri cristiane, avete contemplato la profondissima obbedienza di Maria a Giuseppe? Ella lo riconosce come suo Signore e lo onora come tale. Anche Sara era solita chiamare sempre Abramo suo padrone, così come Abramo chiamava sempre Sara sua padrona. Non sapete che dovete essere soggette ai vostri mariti? Come la Chiesa obbedisce a Cristo, suo Capo, così voi dovete obbedire al vostro Sposo. "Le donne siano soggette ai propri mariti", grida san Pietro (Pietro, 3,1). "Non permetto che la donna domini il marito", replica S. Paolo (1 Tim.). La sposa non compia nulla, non spenda, non acquisti, in discordanza con la volontà del suo compagno.

Ma anche voi, padri e sposi cristiani, imparate da Giuseppe la mite condiscendenza alle giuste richieste. Se i legami di parentela esigono l'osservanza di qualche dovere, voi non solo non vi dovete opporre, ma dovete unirvi nel suo adempimento. Giuseppe accompagnò la sua Sposa Maria, reputò fosse suo dovere accompagnarla, seguire questa celeste ispirazione, compiere quest'atto cortese. Quante volte gli sposi, per indifferenza, per pigrizia o per disistima, rifiutano di accompagnare le loro mogli? Perché dare loro tale dispiacere? Perché non considerarle compagne? Adamo non elesse Eva per sua compagna?

2. Maria accoglie lietamente Giuseppe, giunto per ricondurla a Nazareth. Giuseppe è felice di rivedere la sua Sposa celeste - "Passati tre mesi, Maria si dispose a ritornare a Nazareth. Giuseppe, invitato da Elisabetta, andò per ricondurvela e, giunto alla casa di Zaccaria, fu accolto con molto riguardo e affetto da Elisabetta e dal santo Sacerdote, che ben sapevano che il gran Patriarca era il custode dei tesori del Cielo.

Lo ricevette con particolare giubilo e umiltà la sua Sposa celeste che, genuflessa, chiese la sua benedizione, com'era solita fare, e lo pregò di perdonarla se aveva tralasciato di servirlo in quei tre mesi, volendo la prudentissima Signora, con quell'amabile umiltà, ricompensare il suo Sposo. Il santo Giuseppe le rispose che al solo rivederla egli si sentiva rasserenato, tanto che la sua presenza gli aveva già donato gioia". Così narra la Ven. Agreda. Quanto è bella l'umiltà di Maria, che si inchina davanti a Giuseppe! Quanto è ammirabile la sua premura nel consolarlo della passata lontananza!

Spose cristiane, imparate ad essere sempre cortesi e umili con i vostri sposi: accoglieteli sempre con amabile umiltà quando ritornano a casa. E se talvolta, di comune assenso, è inevitabile separarvi per qualche tempo, al loro ritorno siate sempre pronte all'accoglienza, addolcendo affabilmente i sacrifici della lontananza.

Così anche voi, sposi cristiani, ad imitazione di Giuseppe, siate premurosi nei confronti della vostra compagna. E poiché la vostra concordia piace sommamente a Dio, siate sempre simili a due palme piantate su due sponde opposte, che s'incurvano per abbracciarsi facendo quasi da ponte al torrente. Per voi, sposi, vostra moglie sia come un giglio, che vi delizi con il suo colore e il suo profumo; ogni altra persona sia invece simile a spina, cui non osiate stendere la mano.

Per voi, spose, il vostro compagno sia come un albero ricco di frutti buoni e gustosi; ogni altra pianta, poi, sia come legno selvatico dai frutti agri e acerbi. Sarete felici se saprete far regnare in voi la fedeltà e la concordia che vi era fra Maria e Giuseppe.

3. Maria e Giuseppe ritornano a Nazareth; santa gara nell'onorarsi vicendevolmente - Dopo essersi accomiatati dai santi coniugi Zaccaria ed Elisabetta, Maria e Giuseppe ritornarono a Nazareth. Qui il Santo ebbe dal Cielo la rivelazione della mirabile dignità di Maria e dell'Incarnazione del Verbo.

Da allora egli provò per la celeste Signora un rispetto nuovo e sempre crescente. Nel vederla o nel passarle accanto, si inchinava dinanzi a lei con gran riverenza; né le permetteva di servirlo, reputandosi il servo della Madre di Dio. Voleva anche esimerla dalle umili faccende domestiche, al fine di onorare la sua altissima dignità. Ma la Vergine umilissima, non volendo cedere la palma dell'umiltà, domandò a Giuseppe di non inginocchiarsi davanti a lei, con argomentazioni così belle ed efficaci, che il santo Patriarca dovette compiacerla.

Nello svolgimento di piccole mansioni domestiche nacquero umili contese, poiché Giuseppe non si lasciava convincere nel permetterle a Maria e s'ingegnava nell'anticiparle, mentre Maria si adoperava nel prevenire Giuseppe. Quando l'augusta Regina si appartava un poco, egli aveva modo di svolgere molte di queste umili mansioni: così erano continuamente carpiti i continui desideri della Vergine di servire. Ed ella, ferita, rivolgeva a Dio umili querele affinché obbligasse il suo Sposo a non impedirle di esercitare la sua profondissima umiltà, così come ella desiderava".

Terra e Cielo hanno mai veduto gara più nobile? Gli Angeli, senza dubbio, dovettero restare attoniti nel contemplare la loro Regina che si umiliava nei riguardi di Giuseppe, e nell'ammirare il Santo confondersi nel vedere la sottomissione della sua Sposa. A questi nobili esempi nulla si può aggiungere: basta meditarli. Pretendere di commentarli significherebbe sminuirli.

Famiglie cristiane, ammirate questo magnifico quadro! Se saprete imitare questa santa gara di virtù, la felicità regnerà sempre nella vostra casa. Quando sarà scomparso quel freddo: "Spetta te!", "Tocca all'altro!"; quando tacerà quell'altero "Non sono obbligato!", "Non sono tenuto!"; ma al loro posto regnerà una viva gara nel farsi tutto a tutti, allora avremo una bella copia della Famiglia Nazarena.

COLLOQUIO - Vivete e regnate in eterno, o santissimi Sposi Maria e Giuseppe! Voi siete la coppia più ammirabile che sia mai apparsa, o che mai apparirà al mondo. Chi potrà magnificare a parole le vostre ammirabili virtù nell'adempimento dei vicendevoli doveri nella Casa di Nazareth, la nobilissima gara nello spronarvi alla santità, la sottomissione profonda, il rispetto vicendevole, l'onore reciproco, la concordia inalterabile, la cortese condiscendenza, la premurosa benevolenza, la dolcezza soavissima, la carità preveniente e preveggente, la fedeltà incomparabile?

Poiché ci è impossibile elogiarvi degnamente, non possiamo che ammirarvi con estatico stupore, pregandovi di infondere tali belle virtù nei padri e nelle madri, negli sposi e nelle spose cristiane, affinché, imitandovi, siano il fondamento della loro casa, un buon esempio per i figli, l'ornamento della Chiesa, il sostegno della società.

PRATICA - Per imitare Maria e Giuseppe, proponetevi di non rifiutare alcuna mansione domestica, anche se pesante, e prevenitela con una santa gara.

GIACULATORIA - Bella Triade Nazarena, quella casa che ti imita, della grazia avrà la vita, della pace avrà il tesor.

 

NONO GIORNO

Maria e Giuseppe, modelli delle madri e dei padri cristiani

1. Maria e Giuseppe prima della nascita di Gesù - L'Angelo, Messaggero dei Dio, ha chiamato Maria piena di grazia e benedetta fra tutte le donne. L'umile Vergine si turba, paragonando l'abisso della sua piccolezza alla sublimità dell'elogio; si turba, poiché meditando il saluto angelico, riceve dal Signore la grazia di comprendere di essere stata eletta quale Madre di Dio; considera il vasto campo della dignità e, per acquistarlo con un Fiat, lo Spirito Santo scende su di lei e con il suo sangue e la sua carne plasma il Santissimo Corpo di Cristo; è creata l'anima del Redentore cui si unisce il corpo per costituire la perfettissima umanità; all'umanità si unisce la Persona del Verbo in un'unione ipostatica, così che nel grembo di Maria fu formato il Cristo, vero Dio e vero Uomo, nostro Signore e Redentore.

Misteri incomprensibili! Meraviglie inenarrabili! La Madre divina, prostrata fino alla polvere, è la prima ad adorare il Verbo fattosi uomo. Con ferventi preghiere onora il venerabile deposito dell'Eterno Padre, celato nel suo talamo; lo venera con una nuova consacrazione dell'anima e con l'esercizio delle sue eroiche virtù. A lui consacra anche tutte le azioni del suo corpo verginale: il cibo, il sonno, il lavoro, tutto volge al nutrimento e alla cura dell'Uomo-Dio, che ha preso dimora nel suo grembo.

Maria e Giuseppe, ricolmi di luce celeste, adorano nell'intimo il Dio che si è fatto uomo con il culto più nobile e perfetto che sia mai stato reso all'Essere supremo ed infinito da pure creature; all'esterno poi si rivolgono a lui come se fosse stato il Figliolo di entrambi.

O Santa Vergine, quanto sei felice! Lo stesso Dio che gli Angeli e i fedeli adorano nei tabernacoli delle chiese, è adorato nel tuo grembo, quale primo tabernacolo vivente. O Santa Casa di Nazareth, tu fosti la prima chiesa cristiana! O Maria, tu fosti il primo santuario, il primo altare, immensamente più prezioso di quelli in marmo e in oro, perché altare vivo e santuario animato, in cui il Bambinello Gesù trovava l'oggetto più degno del suo amore; e mai soffriva, abitando nel tuo grembo anzi, si rallegrava in te, quale capolavoro della sua grazia. Beati quei nove mesi che ti ricolmarono in ogni istante di grazie sempre maggiori!

O fortunato Giuseppe, eletto ad essere il primo adoratore di Nostro Signore e il primo devoto di sua Madre! La mente cristiana resta sopraffatta da tante meraviglie! Madri cattoliche, quante lezioni potete apprendere da quest'alta contemplazione! Comprendete la vostra dignità quando portate in grembo una nuova creatura? Voi non portate Gesù, ma un essere comprato con il suo sangue che, rigenerato dalla grazia, diventerà fratello di Gesù. Alla luce della fede il vostro corpo è un tempio in cui abita un'anima che deve crescere sempre più nell'amore del Signore.

Abbiate somma cura di quel frutto che dovrà staccarsi dal vostro albero, non rovinate l'opera del Creatore! Finché Dio non lo disgiungerà da voi, esso vive della vostra stessa vita: le sofferenze del vostro corpo e i turbamenti dell'anima si riflettono su di lui. Badate di non fare del male a quel tenero organismo, ma assecondatene lo sviluppo con un tenore di vita regolare e opportuno; reprimete i turbamenti degli affetti e lo sconvolgimento delle passioni, affinché non imprimano una cattiva piega a quell'anima ancora duttile e malleabile.

Recatevi spesso in chiesa e offrite l'anima e il corpicino del pargoletto che sta per nascere come olocausto al servizio divino. Imitate Anna, la madre di Samuele, che offrì al Signore il suo figliolo prima che vedesse la luce (I Re, 2). Accostatevi spesso alla Sacra Mensa Eucaristica affinché il sangue dell'Agnello divino, purificando i vostri cuori, santifichi e ristori il vostro infante.

Rispettate il vostro corpo e la vostra anima: in tal modo rispetterete il corpo e l'anima di colui che portate in grembo. Guai a voi se, per colpevole negligenza, per poco riguardo, o per malvagità, vi copriste dell'orrenda macchia dell'infanticidio. In tale barbarie vi degradereste al di sotto delle fiere.

2. Maria e Giuseppe alla nascita di Gesù - "La Beatissima Vergine", scrive la veri. d'Agreda, "avvicinandosi il giorno del parto, cercò delle tele di lana, le migliori che potesse trovare, e da esse tagliò i primi pannicelli per il suo Figliolo Santissimo; e dalla tela, poi, tessuta con le sue mani, ricavò le fasce ed altre pezzuole per avvolgerlo. La loro filatura era molto delicata, e per un fine così importante. La Beata Vergine confezionò con le sue mani il corredo per il parto divino, rimanendo sempre genuflessa e con lacrime d'incomparabile devozione.

Il santo Patriarca Giuseppe preparò poi fiori d'erbe ed altre sostanze aromatiche; da queste la premurosa Madre trasse un'acqua profumata di celestiale fragranza che sparse sulle fasce, che poi piegò con grazia e ripose per il felice momento".

Venne poi la fortunata notte del Santo Natale. Quale gioia ineffabile per Maria e Giuseppe accogliere fra le loro braccia già nato il Redentore di tutti i secoli! Essi lo sollevarono al Cielo e lo presentarono all'Eterno Padre quale vittima per la salvezza del mondo. Voi soli, Angeli del Cielo, potete raccontarci l'amore e la tenerezza racchiusi nei due Santissimi Cuori.

Genitori cristiani, alla scuola! Voi per prime, madri cristiane, dovete disporre ogni cosa prima della nascita del sospirato fanciullo. Misere voi se l'innocente dovesse soffrire per vostra negligenza! Anche voi dovete cercare la lana e il lino e lavorarli con le vostre mani. Dovete preparare il corredo necessario molto tempo prima, affinché il neonato, venendo al mondo, alle afflizioni della natura umana non debba aggiungere quelle che provengono da una madre trascurata.

E voi pure, padri, non sapete che dovete dedicarvi molto prima ad una saggia economia, risparmiando discretamente per provvedere al mantenimento della prole? Se, al contrario, non avete il pensiero e la cura di coloro che vivono- nella vostra casa, siete peggiori degli infedeli (1 Tim. 5,8). Alcune spese di lusso e piaceri che prima vi erano permessi vi sono vietati dal momento in cui rivendicate ogni diritto sulla nuova vita.

E quando il Cielo vi arricchisce di un figlio, cosa dovete fare in quel giorno? Abbandonarvi a tripudi? Grandeggiare con feste familiari? Invitare i vicini e i parenti a lauti conviti, a mense sontuose, a danze e musiche profane? Questo non è spirito cristiano! Nelle case cattoliche la letizia è moderata, la gioia esteriore molto temperata: deve regnarvi la gioia pura dello spirito, cioè il dolce pensiero di poter formare nel nuovo nato un degno figlio della Chiesa, un buon membro di famiglia, un beato cittadino del Cielo.

A Betlemme, per la nascita di Gesù, si rallegrarono gli Angeli, non gli uomini, poiché la letizia angelica era sincera, quella degli uomini sarebbe stata apparente. Maria e Giuseppe gioirono non solo per la nascita di Gesù, ma poiché egli era nato per la salvezza di tutti. Anche voi innalzate appena nato il vostro figliolo al Cielo; offritelo a Dio perché ne prenda possesso; consegnatelo al suo Angelo tutelare che, tutto lieto, accoglierà quell'anima santa e innocente all'ombra della sua custodia.

3. Maria e Giuseppe dopo la nascita di Gesù - Subito dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe dedicarono a lui ogni cura: l'affetto materno di Maria e quello paterno di Giuseppe crebbero sempre più. Notte e giorno vegliavano intorno alla sua culla e si adoperavano incessantemente per rendergli meno dolorosa la povertà della vita. Avrebbero voluto allontanare dal divino Fanciullo ogni affanno per gravarsene al suo posto; e al suo dolore si affliggevano, al suo pianto piangevano.

Con quanto amore e venerazione Maria lo fascia, lo lava, lo allatta, lo adagia, lo rialza, lo vezzeggia! Con quanto affetto Giuseppe lo tiene fra le braccia, lo ricopre con il suo manto, lo avvicina al volto, lo corica sul petto, lo addormenta sulle sue ginocchia! E con quali sorrisi, sguardi amorosi e teneri abbracci Gesù ricambia Maria e Giuseppe. O santa Betlemme, tu santificasti le prime premure dei padri e delle madri, e le prime tenerezze dei figli! Madri cristiane, imparate da Maria ad amare e ad aver cura dei figli come ella amava ed aveva cura di Gesù. Le vostre attenzioni materne attorno alla culla sono più importanti di quanto si creda. Ripetete al bambino appena nato le parole della Regina Bianca: "Figlio mio, tu sai quanto ti amo, tuttavia preferirei che tu morissi appena venuto al mondo, piuttosto che vederti compiere un solo peccato mortale".

Padri cristiani, anche voi, mentre stringete il neonato fra le vostre braccia, recitategli le belle

espressioni dei nostri libri santi: "Figlio mio, pur di essere allattato da peccatori, sarebbe meglio che tu rendessi la tua bell'anima a Dio; ama la saggezza ed essa ti scamperà dai pericoli. Se i cattivi volessero attrarti a loro, guardati dall'assecondare i loro inviti e non mettere mai piede sui sentieri da loro battuti".

Come santificano la culla questi voti e preghiere dei genitori cristiani, ancor più che le carezze e i baci! In tal modo il Bambino Gesù prenderà possesso fin d'allora di quella creatura innocente. Come la nostra Religione Cattolica santifica tutta la vita, a partire del giorno stesso del suo concepimento!

COLLOQUIO - Ti saluto, o santissima Betlemme, che avesti l'onore di ospitare per la prima volta nella tua grotta la Sacra Famiglia; ti glorifico, cara spelonca, perché in te ebbe inizio la mirabile osservanza dei doveri fra genitori e figlioli; poiché in te Gesù cominciò ad essere sottomesso a Maria e Giuseppe; e Maria e Giuseppe cominciarono a consacrare le loro prime cure di Padre e di Madre a Gesù.

Ti benedico perché tu udisti i primi vagiti del divino Infante, vedesti i suoi primi sorrisi, contemplasti le prime lacrime che dovevano santificare le lacrime, i sorrisi e i vagiti dell'infanzia cristiana.

Ti onoro perché contemplasti la Santissima Madre accogliere nelle sue braccia materne il suo Pargoletto, nutrirlo con il suo latte, avvolgerlo nelle fasce, riporlo nella mangiatoia, vegliarlo accanto alla culla, scaldarlo con i baci, bagnarlo con il pianto, cullarlo con il canto, attorniarlo dal suo amore, affinché queste premure materne santificassero quelle di tutte le madri cattoliche.

Ti esalto perché scorgesti Giuseppe condividere con Maria le prime cure per il suo benessere, occuparsi del suo nutrimento, vigilare intorno a quella vita divina e sostenerla sulle ginocchia, così che queste tenere premure santificassero quelle d'ogni padre cristiano.

Che la gioia per la nascita dei figli cristiani sia la stessa che sgorgò da te, o santa Betlemme, e che rallegrò il Cielo e la Terra nella Natività del Signore. Quell'amore che legò con nodo mirabile Gesù, Maria e Giuseppe unisca le famiglie cristiane e da te scaturisca l'inizio di quella perfezione alla quale esse devono tendere. E così sia.

PRATICA - Raccomandate a Gesù Bambino tutti i figli che vengono alla luce, affinché egli ne plasmi tante copie che imitino la sua vita. A Maria e a Giuseppe raccomandate tutti i genitori cristiani, affinché siano zelanti nell'educazione dei figli.

GIACULATORIA - O Betlemme, fortunata, tu fra mille fòsti eletta: la Famiglia prediletta dimorò un di in te.

 

DECIMO GIORNO

La Sacra Famiglia nella Circoncisione

1. Maria e Giuseppe circoncidono Gesù. I genitori cristiani siano solleciti nel battezzare i loro figlioli - "La santa grotta di Betlemme, che assistette alla nascita di Gesù, contemplò anche la sua Circoncisione": così afferma S. Epifanio. Appena giunse l'ottavo giorno, Maria e Giuseppe compirono sollecitamente la dolorosa cerimonia.

Tenendo strette fra le sue beate mani il divino Infante, Maria lo presenta a Giuseppe, così che egli esegua il difficile e sanguinoso taglio. Il nobile ufficio è compiuto: il coltello di pietra s'imporpora di sangue divino. Giuseppe raccoglie le sacre stille e le conserva quale preziosa reliquia. Maria prende in mano il coltello e vi contempla l'immagine di quell'altro più acuto che dovrà trafiggerle l'anima.

Quando si tratta di obbedire a Dio e di osservare la Legge, Maria e Giuseppe non ne considerano il sacrificio; e similmente Gesù si sottomette di buon grado alla straziante incisione per la nostra salvezza, e non allontana quel coltello di pietra sul quale non vi era solo la vecchia ruggine da tergere. Grande insegnamento per i genitori cristiani! Nella nostra

Religione Cattolica non vi è il doloroso rito della Circoncisione, ma un Sacramento immensamente più importante, il Battesimo, porta della grazia, tomba del peccato, fondamento della fede, illuminazione divina, radice della nuova piantagione, lavacro di rigenerazione, fonte di nuova vita, datore della bianca stola dell'innocenza.

Padri cristiani, quanto dovete essere solerti affinché i vostri figlioli ricevano questo nobilissimo Sacramento, facendoli purificare nel sacro fonte battesimale! Dovete essere ancor più solleciti di Maria e di Giuseppe: non attendere come loro l'ottavo giorno, secondo quanto prescriveva le Legge, ma santificare i vostri fanciulli appena nati, senza alcun indugio, come la Chiesa ardentemente desidera. Quale nero fantasma per voi fino alla morte se per ritardo diretto o indiretto, privaste un solo figliolo di tale dono! Voi lo spogliereste di un'eredità infinitamente più preziosa di qualunque patrimonio. Affrettatevi, dunque, a correre al Tempio, affinché sul neonato si aprano i cieli, come nel Battesimo di Cristo in riva la Giordano; discenda sul vostro infante la colomba, risuoni su di lui la voce del divin Padre che gli ripeta: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te ora mi compiaccio, poiché non sei più figlio di ira, ma di gaudio, e sei purificato e santificato nel mio Unigenito Gesù.

Andate, padri, al fonte battesimale; ascoltate e ripetete le rinunzie solenni a nome del bambino; scolpitele nel cuore affinché possiate ricordarle poi al figliolo cresciuto negli anni. Andate e riportate la veste bianca della sua innocenza, conservategliela diligentemente e, nel riconsegnare alla madre quel pargoletto, nuova creatura in Gesù Cristo, suggerite anche a lei che custodisca integra l'opera dello Spirito Santo, né faccia mai allontanare la grazia da quel cuore innocente.

2. Maria e Giuseppe impongono il Nome a Gesù. I genitori cristiani devono imporre al bambino un nome santo - Maria e Giuseppe avevano già appreso dall'Angelo il nome da imporre al Fanciullo che stava per nascere, lo custodivano nel cuore e attendevano il beato istante in cui glielo avrebbero imposto. Poiché, secondo ciò che scrisse il Ven. Beda, da Abramo in poi fra gli Ebrei si era diffuso l'uso di imporre il nome dell'infante il giorno della Circoncisione, appena fu compiuta la cerimonia, Maria e Giuseppe, per accordo divino, pronunziarono sul celeste pargoletto il nome soavissimo di Gesù. Ogni anima pia immagini il tripudio degli Angeli e il fremito dei demoni nell'istante in cui si pronunciò per la prima volta questo nome, ma soprattutto mediti la letizia di Maria e di Giuseppe nell'invocare per primi il Salvatore. "O nome di Gesù", gli avranno detto, "formerai il nostro paradiso nella Casa di Nazareth ogni volta che ti chiameremo, le nostre labbra esulteranno, i cuori gioiranno e le anime s'inebrieranno dei beati profumi scaturiti dal tuo nome divino. Tu benedirai tutte le genti, che nell'invocarti avranno luce, letizia, vigore; costituirai la beatitudine degli Spiriti Celesti, che nel celebrarti proveranno un singolare gaudio; sarai l'arma che soggiogherà l'inferno. Sii glorificato in eterno, o Nome al di sopra di tutti gli altri nomi!"

Genitori cristiani, applicate a voi i nobili esempi che Maria e Giuseppe vi offrono. Chi deve ispirarvi il nome da imporre al bambino? Il vostro Angelo custode, come un Angelo lo rivelò a Maria e a Giuseppe. Dovete chiedere consiglio alla fede e alla religione nella sua scelta, non al sangue, al capriccio, alla vanagloria, o al sentimento pagano. E' una soddisfazione innocente volere ricordare nel figliolo uno degli antenati di famiglia; ma se il suo nome era per metà pagano e profano, è meglio perderne il ricordo, che svilire voi stessi e il fanciullo con un nome meno onorevole.

Perché andate a mendicare i nomi vuoti degli eroi del Paganesimo, quando il Cristianesimo ve ne presenta di belli e rìspettabìlì? Volete forse con il nome infondere nel figlio uno spirito pagano, a danno di quello cattolico? Perché nell'imposizione dei nomi oltraggiate la Chiesa vostra Madre, scegliendo quelli che portano o portarono i suoi più fieri nemici? Perché discutere con il venerando Ministro del Sacramento che a ragione ve li respinge? Perché poi invaghirsi di nomi pomposi, che hanno più ombra che realtà? "Nel Nome di Gesù", dice S. Bernardo, "non vi è l'ombra di un gran nome, ma la sostanza".

Perché, padri, addolorare il sentimento religioso di tante povere madri, costrette a mille e mille volte a ripetere un nome che rinnega la loro devozione? Perché fare arrossire gli stessi figli, ormai adulti, per un nome che porteranno a malincuore? Scegliete dunque un nome bello e santo, di cui il figlio possa gloriarsi fra i suoi simili; in cui si possa leggere un modello di virtù da imitare; per il quale si rallegri il cuore materno, paterno e tutta la famiglia come, al risuonare del Nome di Gesù, la Casa Nazarena e i vicini dolcemente gioivano.

3. Gesù santifica il suo Nome con il sangue. I figli cristiani sono una cosa santa - Appena Gesù Cristo riceve il suo Nome, sparge il sangue: non può essere veramente Salvatore senza tale effusione; egli, prima di tutti, è battezzato nel sangue affinché le sue gocce rendano efficace il nostro Battesimo nell'acqua.

Il fanciullo cristiano non riceve il Battesimo del sangue come Gesù Cristo, ma quello dell'acqua e con esso la santificazione e la grazia. E' un bello spettacolo agli occhi della fede un bambino accompagnato or ora al Sacro Fonte; sulla sua vita naturale ne brilla una soprannaturale, come luce maggiore su di una minore. Se dinnanzi alla natura fa il suo primo ingresso nel mondo con un vagito e una lacrima, dinnanzi alla grazia lo fa tra le feste degli Angeli e il gaudio della Chiesa.

Quel carattere impresso dal Sacramento divino rende più amabile la sua fronte, dove la madre e il padre possono dare, con riverente gioia, il bacio dell'amore. 1 genitori accolgono un giglio da coltivare nell'orto domestico, stringono un angelo da congiungere all'altro invisibile, che lo difende; per mezzo del Battesimo introducono il loro pargoletto nello splendido portico che immette nel magnifico Tempio della Chiesa, dove poi, per mezzo degli altri Sacramenti, si penetra nella parti più interne finché, attraverso tante scale e gradini quante sono le grazie, si giungerà a toccare il Cielo. Il neofito appena rigenerato può dire a Dio con Gesù Cristo: "Tu sei mio Padre"; può dire a Gesù stesso: "Tu sei mio fratello"; e all'Angelo: "Siamo coeredi del Regno".

Genitori cattolici, perché ripensando a tali sublimi Verità non scorgete nel vostro bambino un essere nobile e grande? Perché non imitate quel padre cristiano che, alzandosi di notte, correva a baciare sul petto il suo figliolino, divenuto in virtù del Battesimo, Tempio sacro dello Spirito Santo?

E voi, figli cristiani, quando sarete in grado di comprendere e di apprezzare la grande grazia del Battesimo, ricordate allora quel giorno in cui foste fatti partecipi della natura divina, in cui foste sottratti al potere del demonio, insigniti della stola perduta in Adamo, ma riconquistata da Cristo, e non vogliate mai degradare la vostra dignità con una condotta riprovevole.

COLLOQUIO - Santissimo Salvatore nostro Gesù Cristo, in virtù di quel sangue adorabile che spargesti nella Circoncisione, quale primizia e preludio di quello che avresti sparso a larghi fiumi sul Calvario, ti supplico di prendere possesso eterno di tutti i fanciulli cristiani, da te rigenerati al fonte battesimale. In virtù poi del Sacratissimo Nome che ti fu imposto nella Circoncisione, ti scongiuro di difendere quelle anime innocenti da tutti i nemici e di preservarle da ogni peccato.

Ispira ai genitori cristiani profondi sentimenti di devozione, affinché insegnino ai loro bambini a pronunciare spesso con le loro labbra infantili il tuo Nome adorabile di Gesù. Le gocce di sangue sparse da te siano la difesa della loro culla, il seme della loro fede, la caparra della loro salvezza.

E voi, Maria e Giuseppe, che veneraste con altissimo rispetto la prima effusione del sangue di Gesù, insegnate ai capi di famiglia cristiani a venerarlo nelle loro case, segnandone le pareti, affinché l'Angelo sterminatore le passi senza devastarle. Voi, che invocaste sempre Gesù con l'amore più ardente e con la più gran riverenza, insegnate anche a noi ad invocarlo degnamente; voi che vegliaste amorosi accanto alla culla del Figliolo divino, vegliate amorosi anche sull'infanzia cristiana, affinché non perda mai la candida stola ereditata nel Battesimo. E così sia.

PRATICA - Ricordate spesso le rinunzie pronunciate nel Santo Battesimo. Se siete padri o madri di famiglia, ricordatevi che le dovete richiamare alla memoria dei vostri figli e mostrarle loro tradotte in pratica. Se siete figli, pensate che le giuraste per bocca altrui e che dovete mantenerle.

GIACULATORIA - E' di miele un dolce favo, d'arpa santa un'armonia, o Gesù, il tuo Nome, di Giuseppe e di Maria.

 

UNDICESIMO GIORNO

La presentazione di Gesù al Tempio

I. Maria e Giuseppe presentano Gesù al Tempio. I genitori cristiani offrano i loro figli a Dio - Appena furono compiuti i giorni della purificazione, Maria e Giuseppe portarono Gesù al Tempio di Gerusalemme per offrirlo al Signore, poiché la Legge di Mosè prescriveva che ogni figlio primogenito fosse consacrato all'Altissimo. Ecco i santi genitori Maria e Giuseppe, obbedienti alla Legge, porsi in cammino, salire la maestosa scalinata del Tempio, oltrepassare la sacra soglia e porre nelle braccia del santo Simeone il divino pargoletto. Il Tempio si rallegra nell'accogliere il suo Dio; il santo Sacerdote non avverte più il grave peso degli anni, ringiovanito alla presenza del Redentore. Gli Angeli contemplano estatici il loro Signore che si offre quale vittima alla giustizia del Padre; Maria e Giuseppe offrono Gesù in questo sacrificio anticipato dell'Agnello. Una scena così toccante e sublime può avvenire solo nella vita mortale dell'Uomo-Dio.

Poniamo da parte ogni altra riflessone sul grande mistero; soffermiamoci solo su ciò che concerne i santi genitori di Gesù. Maria e Giuseppe avevano offerto Gesù al Padre appena nato nella grotta di Betlemme, rinnovando poi tale offerta nella Circoncisione ma, non contenti di un'oblazione privata, vollero farne una pubblica e solenne al Tempio alla presenza del Sacerdote. Mille e mille . volte ripeteranno l'offerta del Fanciullo quando lo stringeranno al petto o lo alzeranno fra le braccia, ma quelle saranno offerte private, questa è legale e giuridica.

Padri e madri cristiane, ammirate, imitate! Dopo il Battesimo, il vostro figlioletto è divenuto un essere santo, di proprietà divina: dovete dunque consacrarlo al Signore, come fece la madre di Samuele, che diceva al suo Dio: "Se tu donerai alla tua serva un figlio, lo consacrerò a Te per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non sfiorerà la sua chioma". Appena compiuta la cerimonia del Battesimo, sarebbe bello vedere il sacro gruppo avviarsi all'altare; e qui il padre, accompagnato dall'ostetrica e dai padrini, presentare il bambino al Cielo, poiché "Gesù Cristo", dice l'Angelico, "volle farsi presentare a Dio affinché noi imparassimo a fare altrettanto".

Ma questo deve essere soprattutto compito della madre. Ella deve portare frequentemente il fanciullo in Chiesa e porlo sull'altare; inculcargli gioiosamente le prime idee religiose; farlo giocare con oggetti sacri; fargli odorare i primi profumi dell'incenso; fargli ascoltare le prime musiche sacre e gioire dei suoi sforzi puerili nell'imitarle.

Queste prime immagini religiose lasciano una forte impronta in un'anima ancora pura e come piace a Dio e agli Angeli vedere i fanciulli dedicare i primi anni dell'infanzia all'imitazione dei riti ecclesiastici! Nei bei giorni della fede non vi era casa cristiana che non avesse un altarino infantile, né abitazione senza una piccola cappella dove il fanciullo rappresentasse le sacre funzioni, imitando gli arredi sacri e ingegnandosi a simulare la voce tonante del predicatore e i canti del coro.

"Puerilità!" si dirà forse. E lo sia, ma erano sante puerilità che coltivavano la devozione nel cuore e preannunciavano dei buoni cristiani e figli di famiglia, tanto che con i capelli ormai bianchi essi si ricordavano con piacere quei giochi religiosi che forse pungevano con qualche spina di rimorso un animo addormentato nei vizi. Ora, però, le case cristiane sono scuole d'irreligiosità per i figli ancora bambini. Madri e padri cristiani, tocca a voi ristabilire le consuetudini dimenticate fin dall'infanzia! Quando stringerete fra le vostre braccia il figlio nato da poco, offritelo spesso a Dio, presentatelo al Cielo: l'offerta dei buoni genitori ha sempre esercitato una dolce violenza al cuore di Dio.

2. Maria e Giuseppe odono l'annuncio che Gesù è posto a salvezza e a rovina dei molti. La salvezza e la rovina dei figli è posta nelle mani dei genitori cristiani - Terribile, funesto annuncio! Portando Gesù al Tempio, Maria e Giuseppe forse speravano in cuore di trascorrere un giorno lieto, poiché avevano con sé la gioia del Paradiso.

Quand'ecco in mezzo al cielo sereno, un fulmine. Quel santo Sacerdote, che ha inteso in cuore dallo Spirito Santo che il Figlio di Maria è il Salvatore promesso, che il fanciullo stretto tra le sue braccia è il Messia sospirato, ascolta ancora una profezia su di lui. Lo Spirito Santo gli fa comprendere e annunziare alla Madre e al Padre verginale queste solenni parole: "Questo caro bambino sarà posto quale segno di contraddizione per la rovina e la salvezza di molti".

Non sarà mai possibile esprimere quanto queste dure parole abbiano afflitto i cuori di Maria e di Giuseppe. Le gioie innocenti gustate fino ad allora per la nascita del Figliolo divino scomparvero: il segno di contraddizione, le frecce dei peccatori, la perdizione di tanti, l'ingratitudine umana, la fine dolorosa del loro divin Figlio furono ombre nere che oscurarono continuamene l'orizzonte della loro vita.

Madri cristiane, non illudetevi: il cielo di rose per voi non è eterno. L'immagine sorridente di sposa è seguita ben presto da quella seria e ansiosa di madre; il figlio per voi, fonte di gioia da un lato, è motivo di cure e di pene dall'altro. Egli è fiore e spina insieme; è un mazzolino profumato di timo, e di mirra.

Genitori, anche a voi si possono applicare le parole dette da Simeone su Gesù: "Vostro figlio sarà segno di contraddizione: egli è posto a salvezza o a rovina". Da chi patirà le contraddizioni? Dagli empi e dal mondo, se vorrà essere un buon cristiano. Dovrà difendersi contro le passioni, il rispetto umano, lo scherno, l'incanto delle seduzioni e il torrente dei cattivi esempi se vorrà conservare la fede. Questo fanciullo sarà vittima della contraddizione o ne uscirà con la palma? Dipende da voi, genitori: Dio vi ha dato in mano le chiavi della vita e della morte, l'acqua e il fuoco.

Se voi, nella giovane mente dei vostri figlioli che assomiglia ancora a duttile cera, docile a ricevere qualsiasi impronta, vi affretterete a deporre il seme delle virtù, formerete fedeli cristiani e buoni cittadini. Se appena cominciano a parlare balbetteranno i Nomi di Maria, di Gesù e di Giuseppe e impareranno a benedire il Padre che è nei Cieli; se farete loro conoscere i misteri della religione, infondendo nel loro cuore l'amore per Dio, ancor prima di conoscerlo pienamente; se li abituerete ad avvicinare ogni sera e ogni mattina le labbra innocenti alle immagini del Crocifisso e della Vergine; se li accompagnerete frequentemente in chiesa, facendo avvezzare i loro orecchi ai canti austeri e riposare lietamente i loro occhi nello splendore delle sacre cerimonie; se direte loro che Dio ha tanto amato il mondo da donargli il suo unico Figlio, fattosi obbediente fino alla morte di croce; che prima di salire al Cielo egli ha dato leggi alla Terra e che punirà con castighi eterni la loro violazione; voi allora avrete formato un figlio a salvezza.

"Formare l'uomo morale", dice il De Maistre, "spetta alla madre. E' forse già formato a dieci anni. Se non lo è stato sulle ginocchia materne, sarà sempre una sciagura. Non vi è nulla che possa supplire a questa educazione. Se la madre imprime sulla fronte del proprio figliolo il sigillo divino, si può essere sicuri che la mano del vizio non saprà cancellarlo mai". Il gran capitano dei tempi moderni esprimeva lo stesso pensiero quando diceva: "L'avvenire di un fanciullo è sempre opera di sua madre". Dunque, madri e padri cristiani, date ai figli la seconda vita della religione, come deste loro la prima vita naturale.

3. Il santo vecchio Simeone, illuminato da Dio, appena rivelato questo funesto presagio, aggiunse per la Madre parole ancor più terribili: 'T una spada acuta trafiggerà, o Vergine, la tua anima". Il sinistro bagliore di questa spada contristò gli occhi e il cuore di Maria durante tutta la sua vita e la trafisse sotto la croce. Da quel giorno, il Golgota fu sempre davanti ai suoi occhi, come lugubre prospettiva lontana; quelle parole aspersero di fiele ogni gioia, di nero ogni sguardo. Nel latte che dava al Figlio Gesù intravvedeva il sangue che egli avrebbe sparso; nelle fasce in cui lo avvolgeva, le funi che lo avrebbero legato; nel cibo e nella bevanda che gli porgeva, l'alimento della morte; nei baci impressi sulla fronte e sulle guance, gli schiaffi e i lividi; nei ricci biondi dei capelli vedeva penetrare spine; nelle palme delle mani e dei piedi contemplava i fori dei chiodi. Quale crudele, lungo e intenso martirio!

Né lo stesso Giuseppe era indifferente alla sorte dolorosa della sua Sposa. Anch'egli avvicinò le labbra a quel calice, partecipando alle ansie e alle strette al cuore della Vergine; chi meglio di lui le leggeva nel cuore? Chi più di lui traeva da quel mistico pozzo l'acqua amara per dissetarsene? Il Cuore di Gesù era un oceano d'affanni che colmava il mare amaro del Cuore di Maria, che riempiva il lago inquieto del Cuore di Giuseppe.

Madri cristiane, non crediate che dopo aver terminato di portare vostro figlio nel grembo, abbiate anche finito di portarlo nel cuore. L'amore materno è un coltello che si rigira continuamente nella vostra anima. Non solo vi strazia con i dolori temporanei del parto, ma anche con le pene continue nell'educarlo.

In natura, il primo dovere e il primo sacrificio che l'amore materno esige è quello di nutrire il figliolo con il latte che la divina Provvidenza vi dona: esso non è un beneficio irrilevante di cui possiate chiudere la sorgente secondo la vostra volontà o capriccio. Considerare inutile tale dono è disprezzare la divina bontà.

Inoltre, se siete madri, com'è possibile cogliere solo noie e molestie nell'adempimento di un tale dovere, quando dovreste provarvi anche gioie e grandi letizie? E potrà esservi ugualmente caro e amabile quel bimbo fatto nutrire con il latte altrui? Non sapete che tra l'anima e il corpo vi è un legame strettissimo, e l'una esercita sull'altro un forte influsso? Chi vi assicura, pertanto, che una nutrice estranea possa infondere al vostro piccolo, con la bontà del nutrimento, anche la bontà dell'anima? E se inoculasse in quella creatura le passioni nefaste che si annidano nel suo cuore, non sarebbe per voi fonte di un aspro rimprovero? Non era forse meglio patire le più spiacevoli difficoltà, pur di non essere occasione di tanto male?

"Imparate da Gesù Cristo l'amore per i figli", grida S. Giovanni Crisostomo: "Egli non si comporta, come tante madri, che danno i loro figli ad altri per essere nutriti e non dà, come voi, semplice latte, ma la sua carne come cibo e il suo sangue come bevanda". L'amore è tanto operoso, quanto si sottopone a tanti sacrifici!

E, nell'ordine morale e soprannaturale, se volete formare un buon cristiano, un santo capostipite di un'ampia discendenza, un cittadino caritatevole, credete forse, genitori, che il vostro amore non sia ricco d'innumerevoli affanni? Dopo aver piantato questo tenero arboscello nel gran campo dei viventi, quanto vi costerà innaffiarlo con la dottrina cristiana; mortificarne le passioni rigogliose con la correzione costante; preservarlo dai vizi con una vigilanza assidua; difenderlo dalle bestie pericolose che potrebbero divorarlo, cioè dai cattivi compagni; non affidarlo a pessimi agricoltori, cioè ad istruttori equivoci e corrotti; infondere in lui sani principi; potarlo spesso con la severità degli ammonimenti, per coglierne alla fine il frutto desiderato!

Lo confessiamo, genitori, questo è il vostro martirio, questo è l'eterno coltello dell'amore. Ma fatevi animo, poiché il vostro figliolo può essere posto a salvezza di molti e in lui voi stessi potete salvare mille vite.

COLLOQUIO - Augusta Madre di Dio, Maria, per il grandissimo dolore che ti accompagnò continuamente nel prenderti cura della vita preziosa del tuo divin Figlio dopo la profezia di Simeone, ti supplichiamo di essere di conforto e sollievo alle madri cristiane nel duro e faticoso compito dell'educazione dei figli.

O Madre dolorosissima, la somma afflizione arrecata in te dalla spada che ti era stata predetta mitighi il dolore suscitato dal coltello dell'amore materno.

E tu, Giuseppe, che non fosti estraneo alle amarezze nella cura di Gesù, fa che i padri cristiani siano solleciti nell'alleviare il peso dell'educazione alle loro consorti; e così i genitori cristiani, unendo il loro impegno e le loro cure per il bene dei figli, abbiano la consolazione di vederli crescere somiglianti al vostro diletto Figlio Gesù.

PRATICA - Fate una visita alla Vergine Addolorata perché, in virtù dei suoi dolori, vi ottenga di sopportare con animo tranquillo i pesi e i dispiaceri di famiglia, rinnovandole l'offerta di voi stessi e di tutti i membri della casa.

GIACULATORIA - Se Gesù, Maria e Giuseppe custodiranno casa mia, ogni sorte infausta e ria non la colpirà mai più.

 

DODICESIMO GIORNO

La S. Famiglia onorata dai Re Magi

1. I santi Magi e la S. Famiglia insegnano a donare a Dio - Mai vi furono oro e incenso meglio impiegati di quelli dei Magi. Il fumo dei nostri turiboli che inonda di soave fragranza le maestose volte delle chiese; l'oro che adorna le incisioni delle pissidi e che sfavilla sui paramenti sacerdotali nelle grandi solennità non sono più degni di stima dell'incenso che profumò la povera grotta di Betlemme, e dell'oro che fu deposto nella piccola culla del presepe. L'offerta dei Magi fu il tributo più adeguato che la creatura potesse porgere al Creatore in ossequio al supremo dominio di Dio, e che un cuore credente potesse umilmente donare al suo Redentore, in osservanza alla fede.

I Re della Terra non seppero, né sapranno mai dispensare i loro tesori in un'opera così santa e benefica, tale da equiparare la nobile offerta dei Magi; poiché non vi fu, né vi sarà mai mano più ammirevole in chi dona, o dignità più sublime in chi riceve. Re fortunati, che sapeste fare il miglior uso delle vostre ricchezze e dei vostri aromi!

Maria e Giuseppe, con volto lieto e animo grato, ricevono dai Magi il triplice dono; in cambio porgono loro il divino Fanciullo da baciare e li congedano con la loro benedizione e con quella del Figlio di cui si fanno interpreti. Gran sorte quella dei Magi di avere per primi la benedizione della Sacra Famiglia, che riportarono nei regni d'Arabia e di Caldea!

E Maria e Giuseppe quale uso fecero dei doni dei Magi? Secondo una pia tradizione, li divisero in tre parti, donando la prima al Tempio di Gerusalemme e al Sacerdote che presiedeva alla Sinagoga di Betlemme: poiché quei doni erano stati consacrati dai Magi al culto di Dio, anche Maria e Giuseppe li vollero offrire al culto divino.

Così la Sacra Famiglia insegna il primo modo in cui dobbiamo spendere le nostre sostanze. Offrire a Dio le primizie dei nostri beni è un dovere scolpito in fondo al cuore umano fin dal principio del mondo. Cominciarono Caino e Abele, donando una parte dei loro armenti; seguitò Abramo, presentando le decime d'ogni suo avere al gran Sacerdote Melchisedec; ai tempi di Mosè erano prescritte le elargizioni da versare nel gazofilacio del Tempio e la parte da lasciare per i sacrifici, tanto che nell'Esodo è scritto: "Nessuno compaia mai dinnanzi a Me a mani vuote" (Esodo 23,15). Ai tempi apostolici, i primi credenti vendevano i loro beni e ne depositavano il ricavato nelle mani della Chiesa. Così si praticò in seguito, tanto che S. Gregorio scriveva: "Ogni cristiano procuri di offrire a Dio qualcosa nella Messa solenne, ricordando ciò che il Signore disse a Mosè: "Non ti presenterai dinnanzi a me a mani vuote" (Gregorio VII, anno 1078).

Pertanto, se nessuno poteva presentarsi ai re di Persia senza doni, quanto poi noi dobbiamo farlo con il Re dei re. Non provengono da Dio le ricchezze? Non dobbiamo adorare Cristo sull'altare? Non dobbiamo abbellire le sue chiese e provvedere ai suoi ministri? Se essi ci donano beni spirituali, non avranno diritto a quelli materiali? Ci pare poco costruire case per Gesù Cristo, sostentarlo nella persona dei suoi Sacerdoti, donargli la particella di un tutto che è suo?

Genitori cristiani, amate il decoro della casa di Dio. Contribuite con le vostre offerte allo splendore delle chiese. Non ascoltate la parola dello stolto che dice: "Dio si contenta del solo culto del cuore". Dio, che ha creato il corpo e l'anima, non esigerà il culto esterno dall'uno e interno dall'altra? Nessuno dei due basta separatamente, entrambi sono necessari. Educate i vostri figli ad amare il culto divino; ponete nelle loro tenere mani la moneta da introdurre nella cassa del Tempio, o nelle borse di pii questuanti; fate loro portare all'altare le bianche candele affinché ardano nelle sante cappelle o i bei fiori che abbelliscano i nostri altari. Beato chi dona a Dio: quel dono, dice S. Girolamo, è la redenzione dei peccati, quell'offerta impetra il perdono e porta la pace.

2. La Santa Famiglia insegna a donare ai poveri - Maria e Giuseppe diedero ai poveri la seconda parte del dono dei Magi. I santissimi genitori di Gesù amavano aiutare spesso i bisognosi, preferendo donare qualche offerta attraverso le mani stesse di Gesù. L'Infante celeste era l'elemosiniere della S. Famiglia: egli gióiva nello stendere le sue tenere mani per soccorrere i poveri con un sorriso da Paradiso, poiché in loro amava contemplare l'immagine di se stesso. Quanto era mirabile vedere Maria e Giuseppe prostrarsi dinnanzi a Gesù e pregarlo, dicendo: "Ecco, caro figliolo, questo piccolo obolo che desideri donare ai poveri, nostri amici e fratelli". E Gesù esultare di gioia e correre accanto al povero per accarezzarlo, per aiutarlo.

Quante volte, è da credersi piamente, la S. Famiglia si è privata del cibo necessario per donarlo ai mendici! E se qualche affamato fu ammesso alla sobria mensa di Nazareth, quale giorno di Paradiso avrà trascorso fra i Tre! E quanto volentieri anch'io avrei bussato alla porta della Casa Nazarena per ottenerne anche un solo tozzo di pane avanzato a Gesù, a Maria o a Giuseppe! E se la povertà non avesse permesso loro di donarmi neppure un avanzo della mensa, mi sarei sommamente contentato di sentirmi dire, con una grazia celestiale: "Va con la pace del Signore, con la benedizione del Cielo e nostra, poiché non abbiamo altro da darti".

Anzi, io immagino che quando la povertà impedì alla Sacra Triade di soccorrere il povero, essi ne piansero soavemente, spargendo lacrime compassionevoli. I sentimenti amorevolissimi della Carità li conosce solo chi li prova. La Carità ha in sé una tale misteriosa virtù da intenerire l'animo, da struggere il cuore, da addolcire l'intimo, e di essa sta scritto: "Le mie viscere si sparsero al suolo nel vedere il pargoletto e il lattante per le strade della città".

Genitori cristiani, proponetevi di imitare questa carità verso i poveri. Praticate voi stessi e infondete per tempo nel cuore dei vostri figli questi nobili e delicati sentimenti di partecipazione alle indigenze altrui.

Com'è bello vedere una madre sulla porta di casa far cenno al bambino in braccio di donare graziosamente al povero la moneta postagli nelle mani! Quale dolce spettacolo osservare una nobile fanciulla scendere la lunga scalinata di casa, tenendo in mano del cibo al fine di rifocillare una madre scama e indebolita, accompagnata dalla famigliola sfinita! Quale spettacolo quello di principesse e matrone cristiane che, sobriamente vestite, visitano le casupole dei poveri, lasciandovi un obolo, del pane, degli abiti! Scena degna dell'ammirazione degli Angeli quella di una famiglia cristiana in cui si ospitano a mensa i più bisognosi della contrada, porgendo loro la porzione più delicata e squisita; dove si mettono in serbo le vivande migliori per donarle ai mendici!

O elemosina, sei tanto bella e preziosa che non mi stupisce affatto leggere che Dio ti ha premiata con favori singolari. Quale meraviglia che san Gregorio, sotto la figura del povero vedesse nascosto Gesù! Che san Martino meritasse di vedere di notte il Signore ricoperto dello stesso mantello che aveva donato ad un povero! Che san Fortunato di Montefalco, donando alcune monete ad un bisognoso, vedesse brillare sul suo volto quello di un Angelo!

Genitori, non sapete che nei poveri vestite, nutrite, dissetate, ospitare, scaldate lo stesso Gesù Cristo? Che v'importa se il povero non merita o abusa del vostro dono? Ben lo merita Gesù Cristo che ve lo contraccambia abbondantemente. Beate quelle famiglie attorniate dalle benedizioni dei poveri: le voci dei miseri che invocano su di loro la prosperità e la pace sono colonne più solide del marmo e del granito.

Vano è risparmiare a danno della povertà; misera è quella parsimonia che ignora i poveri. Impoverire per i poveri è degno di gloria, nonostante non s'impoverisca mai poiché, oltre ai tesori celesti che né il tarlo, né la ruggine consumano, si abbonda di tesori terreni. Tutto il Vangelo si ricapitola nella Carità: -Date e vi sarà dato.

Considerate perduta una giornata in cui non abbiate fatto del bene ad un povero. Quanto bene faceva quella nobile matrona che, per educare i figli alla compassione e al rispetto per i poveri, non solo si valeva delle loro mani per fare l'elemosina ma, venendo un poverello alla porta, li faceva inginocchiare dinnanzi a lui e baciargli rispettosamente la mano! Voglia Iddio che memorie così belle passino in eredità nelle famiglie di generazione in generazione!

3. La Santa Famiglia insegna un'economia modesta e volta solo al necessario - La terza e ultima parte dei doni dei Magi fu riservata da Maria e da Giuseppe alle necessità familiari. Probabilmente si servirono di quel tesoro per far fronte alle spese del loro viaggio in Egitto e per provvedere al necessario nel soggiorno in quella terra idolatra.

E cosa vi è di più giusto che utilizzare le proprie sostanze per il sostentamento della famiglia? Un'economia modesta da parte del padre e della madre non solo è lodevole, ma doverosa. Essi devono guardarsi da un'eccessiva generosità, come da un'ostinata avarizia, due vizi ugualmente dannosi alla casa; e allo stesso tempo devono fare in modo di conservare i beni onestamente.

Una madre e un padre dissipatori privano del sostentamento i figli, dilapidando in abiti di lusso o in oggetti di piacere ciò che dovrebbero impiegare per sostentare la prole. Quante volte la prodigalità dei genitori ha gettato i figli nella miseria e la vita beata dei primi ha lasciato questi ultimi fra le braccia della povertà!

Né sono migliori per la famiglia quei genitori che si preoccupano unicamente di arricchire la casa e sono preda di una deplorevole avarizia per lasciare un ricco patrimonio ai figlioli. Vuoi lasciare ricco un figlio? Insegnagli prima ad essere buono, dice S. Giovanni Crisostomo, poiché in tal modo accrescerai gli stessi beni familiari. Infatti, se egli sarà cattivo, anche se gli avrai lasciato grandi ricchezze non hai lasciato loro un custode.

Da tutto ciò si deduce che si comporteranno rettamente quei genitori che, con la virtù, lasceranno ai figli un discreto patrimonio; che, al pensiero primario del timor di Dio, uniranno il pensiero secondario di un'onesta cura dei loro bisogni materiali.

Se il pigro è invitato ad andare a scuola dalla formica, che durante l'estate fa provviste per l'inverno, ancor più un padre e una madre di famiglia sono tenuti a provvedere ai veri bisogni della casa, ad essere amministratori onesti per i figli e ad attendere al buon governo della famiglia.

Però, fra queste cure materiali, i genitori si ricordino queste grandi verità: "Ho veduto un gran morbo", dice 1'Ecclesiaste, "cioè le ricchezze ammassate per un figlio, a suo danno!" (cap. 5); "Il denaro è momentaneo", riprende Salviano, "ma la disciplina è immortale. Perché ti affatichi tanto, o amore paterno, nel radunare beni terreni passeggeri? Nulla di meglio per i figli che il sommo ed Eterno Bene"; "Quanti nascono poveri", soggiunge sant'Agostino, "e poi diventano ricchi? Quanti, dopo aver conseguito una grande eredità, diventano poveri? Se il diventare povero o ricco è nelle mani di Dio, perché ti affliggi tanto per i figli?". Lascia dunque loro in eredità l'onestà accanto al timor di Dio, e vivi tranquillo.

COLLOQUIO - Noi ammiriamo, o Famiglia santissima, l'ottimo uso che facesti dei ricchi doni dei Magi. Voi, o augusti Personaggi, benché poveri, non voleste serbare tutti per voi i tesori offerti ma, con eroico esempio di distacco dai beni terreni, voleste consacrarne al Santuario e al Tempio la parte migliore; con un atto generoso d'amorevole carità, donaste ai poveri la seconda parte e vi riservaste l'ultima, confidando assai più nella Provvidenza divina che nei beni effimeri.

Quando avverrà che le famiglie cristiane impareranno da voi l'uso santo che devono fare dei beni e delle ricchezze? Quando non vi attaccheranno il cuore e non vi dedicheranno i pensieri e la vita? Quando se ne serviranno come il viandante in un albergo fa uso della mensa, dei vasi, dei mobili, sempre pronto a lasciarli e mai con l'animo a goderli stabilmente?

O Gesù, Maria e Giuseppe, insegnate a tutti a riconoscere nei doni ricevuti il celeste Donatore, offrendo a lui un degno tributo; a crearsi, mediante le elemosine, degli amici in Cielo; ad usare dei beni come se in ogni istante dovessero spogliarsene a causa della morte, poiché sta scritto che quando l'uomo morrà non si porterà con sé alcuna cosa, né la gloria e le ricchezze scenderanno con lui nel sepolcro, ma solo le opere buone lo accompagneranno alla casa della sua eternità.

PRATICA - Se potete, fate in onore della Santa Famiglia tre piccole elemosine: una alla chiesa, l'altra ad un povero, la terza a qualche pia opera o Istituto di Carità, per riparare all'abuso fatto in passato dei beni terreni. Non potendo, direte 33 Gloria in onore dei 33 anni della vita di Gesù Cristo.

GIACULATORIA - O Gesù, tu solo sei il tesoro e la ricchezza mia; te solo voglio, te solo bramo, con Giuseppe e con Maria.

 

TREDICESIMO GIORNO

La Sacra Famiglia in Egitto

1. Partenza della S. Famiglia per l'Egitto. Noi tutti siamo pellegrini nel mondo - Mistero imperscrutabile! La Divina Provvidenza, che chiamava con il miracolo della stella i Re Magi dalla Caldea a Betlemme per onorarvi la Sacra Famiglia, dispone che quest'ultima, con un viaggio lungo e difficile, si rechi in Egitto. Così, mentre i Sapienti vengono dall'Oriente a Betlemme per essere illuminati nella fede, Gesù, Maria e Giuseppe vanno in Egitto ad illuminare coloro che vivono nell'ombra della morte. Davide aveva già detto: "Io sono pellegrino, come tutti i miei padri".

Eccoli i nostri celesti viandanti, accingersi ad affrontare un viaggio disagiato, non di giornate, ma di mesi. Senza compagnia, senza provviste, senza difesa: gli Angeli fanno da guida, Gesù, Pane vivo disceso dal Cielo, è il cibo comune; le spalle di Giuseppe sostengono gli arredi domestici raccolti in un fardello. Tutti e tre soffrono, e soffrono molto: non trovano ospitalità fra gli abitanti del paese; si riparano in piccole grotte o in capanne in rovina. Hanno poco cibo, lo trovano a stento, elemosinando di porta in porta. Ardono per la sete, si rinfrescano con l'acqua limpida di qualche fontana fra le distese disabitate del deserto. Al mattino e alla sera il fanciullo rabbrividisce di freddo per l'aria gelida dei monti; a Maria dolgono le braccia per avervi sostenuto lungamente Gesù; Giuseppe, trafelato, gronda di sudore sotto il carico del pesante fardello. Eppure nessuno si lamenta: Gesù, in mezzo a Maria e a Giuseppe, è il vincolo che li unisce in un solo cuore, in un solo volere; nessuno si ferma, tutti continuano il cammino finché non si arriverà alla meta del viaggio stabilito dalla divina Volontà. Percorrono la strada meditando e patendo. Non un passo, non una parola, non un respiro che non abbia il suo merito e che non santifichi il loro pellegrinaggio.

Nella Sacra Famiglia tutto è santo e istruttivo. Impariamo anche noi, che siamo pellegrini nel mondo. Quanto sono belle queste parole di san Gregorio Nazianzeno: "Tutti ci affrettiamo alla meta, tu non sei che un viandante quaggiù; tutto passa dinnanzi al tuo sguardo, tutto ti lasci dietro alle spalle: alberi, erba, ruscello, non appena ne hai colto la bellezza, subito ti sono sfuggiti. Allo stesso modo scogli, precipizi, burroni, irti sentieri, belve feroci, serpenti ti affliggono per un tratto, poi tutto è passato. Non è tua la via che percorri. Non appena

hai fatto un passo, subito un altro mette il piede sulla tua orma; e dietro a quest'ultimo, un terzo incalza". Così disse quel santo Dottore. L'Egitto è il mondo su cui camminiamo; il deserto nel quale dobbiamo aggirarci è il tempo della nostra vita. Nazareth, poi, è la dimora della pace, la Casa della felicità, l'immagine del Paradiso.

La Sacra Famiglia da Nazareth va in Egitto; lì si ferma per breve tempo, per poi tornare dall'Egitto stabilmente a Nazareth: così la nostra anima, venendo al mondo, parte da Dio; si ferma nel mondo per restarci il tempo della vita; e infine dal mondo fa ritorno a Dio e al Cielo per soggiornarvi eternamente. Potessimo noi essere pellegrini qui in Terra, così come la Sacra Famiglia fu pellegrina in Egitto!

2. In Egitto la Sacra Famiglia è modello di virtù per le famiglie egiziane e insegna ad ogni famiglia cristiana ad esserlo anch'essa per le altre - E' molto dura la vita di un povero esule in terra straniera. Egli è uno sconosciuto fra gli sconosciuti; non sente più la lingua natia addolcirgli le pene dell'anima; non vede più i fiumi, i monti, le città della sua patria; tutto per lui è nuovo e difficile. Ha perduto la dolcezza del vivere fra i suoi simili; è ridotto in solitudine, poiché l'esule è quasi solo al mondo. Se poi un povero esiliato non solo trova usi e costumi totalmente diversi in terra straniera, ma anche una falsa religione, riti superstiziosi e idolatri, chi può spiegare quanto sia amara la sua vita? Quale dolore per un cuore non avere neppure un Tempio in cui sfogare le proprie afflizioni! Non può nemmeno gioire delle sante feste religiose che sole hanno un linguaggio comprensibile in terra d'esilio. Ecco la condizione della Sacra Famiglia in Egitto. Ella è come un cespuglio di rose spuntato fra i roveti di una vasta foresta; è un lembo di terra verdeggiante in mezzo alla sterminata sabbia del grande deserto.

La Famiglia di Giuseppe è l'unica fra le famiglie egiziane a conoscere il vero Dio, a possederlo e ad adorarlo. Eppure tutti passano e nessuno la guarda. Se trattano con lei per un breve istante, ne ammirano la bontà, la dolcezza, la santità, ma poi ritornano ad adorare i falsi idoli; gustano quella manna di Paradiso per un attimo, ma poi tornano alle loro cipolle.

Quale pena per Maria e per Giuseppe portare con sé Gesù, sole di verità e guardare gli uomini chiudere gli occhi per non vederlo! Quale strazio per loro non potere trarre conforto dalla spiegazione dei Libri Santi, né scorgere una sinagoga dove partecipare alle funzioni religiose.

Eppure sono contenti, poiché la loro Casa è un Tempio; le loro ginocchia sono la cattedra di Gesù, gran Maestro divino; e dalla cieca idolatria degli Egiziani traggono motivo per adorare con più amore il vero Dio che abita in mezzo a loro.

Talvolta avviene purtroppo che, a causa delle vicende umane, una famiglia cristiana sia costretta ad andarsene in terre lontane, vivendo sconosciuta in mezzo a sconosciuti. Da dove trarrà conforto nella desolazione che la circonda? La Sacra Famiglia trovava conforto nel suo interno, in quel Dio che viveva in mezzo a lei. Così, se una famiglia cristiana porterà con sé il santo timor di Dio, ciò costituirà il suo più dolce sollievo. Il popolo ebreo schiavo a Babilonia ricordava Gerusalemme e la santa rocca di Sion e con questi ricordi mitigava la pena per la sua lontananza dalla patria. Dovunque si trovi una famiglia cristiana, il pensiero di Dio, della Sion celeste, della Gerusalemme divina, della patria del Cielo sono immagini più che sufficienti per alleviare l'afflizione dell'esilio terreno.

Ma anche se una famiglia cristiana non si sposta mai dal suo paese natio, come può ugualmente somigliare alla famiglia Nazarena! Le famiglie veramente buone e sante sono purtroppo al presente così rare, così come rarissima, anzi unica, era la Famiglia di Giuseppe in Egitto. Ora, tutto il mondo è Egitto, nuovamente pagano e idolatra. Il santo timore del Signore è stato bandito da quasi tutte le case; è necessario che appaiano famiglie modellate sulla Sacra Famiglia di Nazareth per santificare il mondo, per richiamarlo dalla nuova idolatria in cui si è gettato.

Genitori e figli cristiani, rinnovatevi prendendo a modello Gesù, Maria e Giuseppe; voi allora darete vita a quelle famiglie benedette che sradicheranno la mala erba cresciuta all'interno delle case cristiane; ad imitazione della Sacra Famiglia saprete santificare l'Egitto, evangelizzare il mondo e liberarlo dalla sua rovina.

3. Ritorno della Santa Famiglia dall'Egitto. Essa insegna alle famiglie cristiane a consolarsi nelle vicende avverse, nella speranza di giorni migliori - Passati alcuni anni in terra d'esilio, l'Angelo appare in sogno a Giuseppe per avvertirlo che è ormai giunto il sospirato momento di ritornare in patria. Ritornare in patria, quale dolce notizia fu questa per la Sacra Famiglia: Giuseppe si affrettò a comunicarla a Maria e, ambedue prostrati a terra, resero grazie al Signore che aveva abbreviato i giorni del loro esilio. Non che Maria e Giuseppe non vivessero felici in quella terra straniera benché idolatra, poiché per loro era un paradiso ogni luogo della terra dove il Volere supremo stabiliva che essi restassero ma, vedendo ora essere Volontà divina il ritorno in patria, ne gioirono in Dio santamente.

Gerusalemme, Betlemme, Nazareth, quali immagini gioiose si affacciavano alla mente di Maria e di Giuseppe! "Noi ti rivedremo", dissero in cuor loro, "o terra natale, o santa Palestina, dove i Profeti del Signore annunciarono la divina Parola; in cui Dio fissò il luogo delle sue meraviglie; dove gli illustri nostri Patriarchi e antenati impressero le orme d'ogni virtù. Ti rivedremo, o luogo prezioso in cui nacque Gesù, tesoro dei nostri cuori; ti rivedremo, bella grotta dove egli sparse le prime gocce del suo sangue e in cui ricevemmo i ricchi doni dei Magi; ti rivedremo, sacro Tempio, dove il santo vecchio Simeone accolse fra le sue braccia la luce dei popoli, la salvezza delle genti, il sole del mondo. Ma soprattutto ti rivedremo, deliziosa Nazareth, dove ci sarà dolce trascorrere gli anni nella pace celeste discesa fra noi!". Con questi pensieri la Sacra Famiglia si poneva in cammino per il ritorno, alleviava la fatica del viaggio e rimetteva piede nella terra natale. Questo viaggio d'andata e di ritorno della Santa Famiglia doveva santificare in anticipo i devoti pellegrinaggi dei futuri credenti in Terra Santa. 1 passi di Gesù, di Maria e di Giuseppe, le loro sante riflessioni per via, le lacrime di consolazione alla vista della patria e i disagi d'ogni sorta, dovevano santificare i passi, le riflessioni, le lacrime e i disagi delle folle pellegrine cristiane in visita a quei santi luoghi.

Famiglie cristiane, non crediate che la sventura pesi eternamente sulle vostre case! Non vogliate abbandonarvi troppo alla diffidenza, allo smarrimento e alla disperazione. Quanto meno lo immaginate, scenderà su di voi l'Angelo del conforto per recarvi liete novelle, e allora gioirete nel vedere mutare in propizie le vicende avverse. La pena dell'esilio sarà addolcita dalla gioia del ritorno. Dopo la tempesta viene il sereno, e dopo l'inverno giunge la primavera. La nostra vita quaggiù è un intreccio perenne di dolori e di gioie, poiché la Terra, posta tra il Cielo e l'inferno, dal primo eredita la letizia, dal secondo il pianto.

Beata quella famiglia che in ogni vicenda sa tenere il giusto mezzo; così che né per la prosperità s'inorgoglisca, né per la sventura si avvilisca.

COLLOQUIO - Quando mai impareremo alla vostra scuola, o Gesù, Maria e Giuseppe, che noi siamo pellegrini su questa terra? Quando ci persuaderemo che i nostri veri Beni sono in una vita migliore? Insegnateci a guardare questo mondo come ad un Egitto, al quale non dobbiamo legare i nostri affetti; fateci considerare le nostre case come dimore da cui presto ce ne andremo; fateci guardare al nostro corpo come ad un tabernacolo che fra poco dovremo lasciare: così avverrà che, vivendo liberi e distaccati su questa terra, accoglieremo con santa impazienza e gioia il momento in cui l'eterno Giudice ci chiamerà dal tempo all'eternità.

PRATICA - Date ospitalità o qualche aiuto ai viandanti per onorare il pellegrinaggio della Sacra Famiglia. Non potendo, visitate con devozione e a piedi tre chiese poste a discreta distanza.

GIACULATORIA - Di Gesù, Maria e Giuseppe io mi vanto d'esser figlio, passerò con loro in pace della terra il triste esilio.

 

QUATTORDICESIMO GIORNO

Maria e Giuseppe conducono Gesù da Nazareth al Tempio

1. Nella Casa di Nazareth, Maria e Giuseppe danno a Gesù un sublime esempio di perfetto adempimento dei doveri. I genitori sono invitati a fare altrettanto dinnanzi ai loro figli - Quando la Sacra Famiglia prese stabile dimora a Nazareth, esclamò con Davide: "Questa ormai è la mia casa per sempre, qui abiterò perché il Signore la scelse". Infatti Giuseppe non ne uscirà mai più, e vi chiuderà gli occhi nel bacio del Signore. Anche Maria, per il lungo soggiornarvi, acquisterà il titolo di Bella Vergine Nazarena; Gesù stesso sarà chiamato Nazareno, e vi celerà tutti i tesori della sua infinita sapienza e ricchezze della divinità, dimorandovi fino all'inizio della sua vita pubblica.

Il primo pensiero della Beata Vergine è di disporre la sua vita esteriore e interiore in modo di corrispondere pienamente ai Voleri supremi del Figlio; similmente, Giuseppe svolge diligentemente il suo mestiere, al fine di sostentare con il suo lavoro il Figlio e la Madre. Maria e Giuseppe pongono entrambi uno studio accuratissimo nel mostrarsi a Gesù quali sublimi modelli di perfetto adempimento d'ogni dovere. A Gesù, Giustizia increata, non occorreva contemplare la virtù al di fuori di sé ma, essendosi reso per noi figlio d'Adamo, volle adattarsi alla natura umana, divenendo discepolo degli stessi genitori, per i quali era il perfetto Maestro.

Chi può dire con quale cura Maria e Giuseppe esaminassero ogni loro gesto, parola, passo, minima azione, affinché fosse degna agli occhi del Figlio? "O Giuseppe", doveva dire Maria, "noi viviamo alla luce onnisciente di Dio! Dio stesso vuole diventare nostro discepolo: quale abisso di turbamento per noi!". "Signore mio e Figlio mio, chi potrà mai compiere azioni tali da esser degne della tua eccellenza e maestà? Quale angustia reca con sé la dignità cui hai voluto innalzarci!"

Mai vi fu nutrice del figlio di un re, né maestro di un principe dominatore del mondo che si siano occupati con tanta riverenza e premura della custodia e dell'educazione del loro nobile deposito con una vita esemplare, al pari di Maria e di Giuseppe, che ebbero cura di mostrare le azioni più sante agli sguardi del divino Figliolo.

La prima scuola è quella dell'esempio: la scuola degli insegnamenti sarà più facile, ma quella delle azioni è la più efficace. "Ricordatevi, genitori", grida san Girolamo, "che potete educare meglio i figli con i fatti che con le parole". "La vostra vita", riprende Salviano, "deve essere per i figli un solco sicuro nel quale avanzare". Che cosa farà un fanciullo, dall'anima ancora delicata, guardando ai genitori, se non eseguire ciò che egli vede compiere loro?

Malauguratamente, molte volte lo scoglio più grande nella buona riuscita dei figli è la vita deplorevole dei genitori! Purtroppo molti non possono esser chiamati padri, ma uccisori: di loro accade ciò che un profeta, nell'eccesso dell'indignazione, gridava: "Essi hanno immolato ai demoni i loro figli e le loro figlie!".

Quale orribile contrasto! 1 genitori, che devono insegnare il rispetto per il nome santo di Dio, pronunciano invece orribili bestemmie; devono infondere nei figli il senso del perdono, ma parlano sempre di vendetta e d'odio implacabile; devono insegnare la dolcezza e la mansuetudine, e li spaventano con eccessi di furore e di rabbia; devono predicare la sottomissione e la moderazione, e intanto li educano ribelli e si sviliscono nelle più indecenti sregolatezze; devono dare esempio di fedeltà alle leggi religiose, e la loro vita è una continua protesta contro gli insegnamenti del Vangelo.

Madri, voi ragionate con le figlie di modestia: perché allora vi vestite indecorosamente? Parlate loro del disprezzo del mondo: perché dunque le conducete a balli e a spettacoli che tentano la loro virtù? Raccomandate loro l'onore: perché allora mostrate intrighi vergognosi? Come volete soffocare le passioni nei figli, se lasciate libero corso alle vostre? Perché chiamare pericolosi certi luoghi, se voi per prime vi andate? Quale sventura! In tal modo i figli finiscono con il giustificare le loro colpe, prendendo a pretesto quelle di genitori.

Si può dunque concludere con le parole di uno scrittore pagano: "Dio non voglia che, con i nostri costumi perversi, finissimo con il deturpare l'innocenza dei nostri figli! Corrompiamo l'infanzia con piaceri impuri. Né ciò deve meravigliare: li abbiamo insegnati loro, li ascoltarono da noi. Ogni incontro risuona di canzoni e di discorsi osceni, azioni vergognose si offrono al loro sguardo. Si contrae una tendenza che si trasforma in abitudine, e questi infelici imparano ad essere cattivi, prima ancora di sapere di esistere".

2. Maria e Giuseppe allontanano dalla loro casa tutto ciò che potrebbe offendere l'innocenza di Gesù. I genitori devono allontanare ogni cosa che può recare danno ai figli - Maria e Giuseppe non si contentano di offrire ogni buon esempio di virtù al divino Figliolo, ma provvedono anche affinché intorno a lui tutto sia santo. Nella Casa di Nazareth non vi è nulla che possa offendere i suoi purissimi occhi; non v'introducono persone estranee, e se qualcuna vi entra deve essere degna di stima.

San Paolo afferma che le donne devono recarsi in chiesa con il capo velato, in segno di rispetto nei confronti degli Angeli che vi abitano. Nazareth era un Tempio in cui abitava non un angelo, ma il Re degli Angeli. Quindi chi può dire con quale rispetto Maria e Giuseppe vi dimorassero e ospitassero gli altri? Anzi, tanto era il loro riguardo timoroso nei confronti di Gesù, che lo vollero sempre accanto e non osarono mai affidarlo a mani estranee, temendo che nessuna fosse abbastanza sicura.

Quali insegnamenti per i genitori cristiani! Molti uccidono i loro figlioli non direttamente con i propri cattivi esempi, ma indirettamente, non allontanando le occasioni di peccato. Afferma S. Agostino: "Molti fanciulli appresero la malizia rivolgendo i loro sguardi ad immagini immorali appese alle pareti di casa". Molti concepiscono la prima idea del male leggendo cattivi giornali, descrizioni impudiche, libri sconci. Altri sono corrotti da familiari assegnati incautamente alla loro custodia.

A che giova, genitori cristiani, che voi non pervertiate i figli con il vostro esempio, se poi permettete che essi siano corrotti dall'esempio altrui? A che giova la vostra bontà d'animo, se poi penetra nella casa la malizia esterna? Ricordate queste grandi parole di sant'Agostino: "Ai figli è necessaria l'ignoranza del male, quanto la cognizione del bene".

Badate a chi affidate i vostri figli, specialmente se si tratta di istitutori e maestri. Raccomanda san Girolamo: "Scegliete un insegnante in cui vi sia fede pura e condotta cristiana, che non solo insegni la scienza terrena, ma ancor più quella divina; che non si limiti ad additare il cammino religioso, ma lo percorra egli stesso. Non vi fidate delle apparenze o delle sue parole enfatiche nel parlare di Dio, Signore dell'Universo, ma esaminate da vicino la sua condotta e, se la trovate estranea alle pratiche religiose, toglietegli di mano i vostri figli, che altrimenti sarebbero condotti alla rovina. Se poi non trovate un insegnante che unisca la scienza alla pratica delle Leggi divine, sarà meglio che i vostri figli non si allontanino da voi". Imitate Maria e Giuseppe, che non vollero lasciare in custodia a nessuno il divino deposito affidato loro dal Cielo.

3. Maria e Giuseppe accompagnano Gesù al Tempio di Gerusalemme. I genitori cristiani devono dare pubblico esempio di pratica religiosa ai loro figli - Ecco la Sacra Famiglia che esce da Nazareth. Si è forse annoiata del ritiro domestico? No, il motivo per cui esce è santo: è l'adempimento di un dovere religioso. La Legge impone che ogni famiglia si rechi annualmente a Gerusalemme per solennizzarvi la Pasqua. Maria e Giuseppe, obbedienti alle prescrizioni mosaiche, vi si recano sollecitamente, portando con loro il Fanciullo Gesù. Il Figliolo divino segue l'esempio religioso dei suoi genitori e va con loro, lieto e festoso. Cantano per via inni al Signore e nel loro lungo pellegrinaggio esaltano le meraviglie dell'Altissimo. Che cosa ammirare di più: l'osservanza religiosa di Maria e di Giuseppe, o la sublime sottomissione di Gesù?

Genitori cristiani, dopo la casa non dovete conoscere altro che il Tempio. La luce del vostro buon esempio, dalle mura domestiche deve accompagnarvi fino alla santa soglia della Chiesa di Dio. Un figlio che non vede i suoi genitori recarsi frequentemente alla casa di Dio, non può nutrire amore per essa.

Quale viltà d'animo e quale declino nella fede, se una madre si vergogna di unirsi alle figlie per recarsi al Santuario, se un padre è premuroso nell'accompagnare i figli a teatro, a passeggio, agli spettacoli, ma poi arrossisce nel seguirli in un luogo sacro!

Al contrario, quale dolce spettacolo quello di un padre che, tenendo per mano il piccolo fanciullo, lo conduce in chiesa, gli spiega i riti religiosi, gli insegna ad onorare i santi Sacerdoti, gli addita le immagini sacre degli altari, gli congiunge le piccole mani e con lui prega, inginocchiato a terra! Quale bello spettacolo quello di una madre che, in compagnia delle giovani figlie, si prostra dinnanzi al tabernacolo per passarvi ore preziose in sacro raccoglimento; che con loro s'inchina al ministro della penitenza, si comunica alla mensa degli Angeli, ascolta attentamente le omelie pronunciate dalle cattedre e dai pulpiti, e gusta infine la bellezza dei libri devoti!

Non è la scuola della fama, della galanteria, della comparsa sulle scene, della brillante mostra di sé nelle sale di conversazione che deve insegnare la madre alle figlie, ma la scuola del buon esempio nelle pratiche religiose.

E voi, figli, imitate Gesù: seguite mitemente i passi dei vostri genitori, non vi sottraete ai loro sguardi attenti. San Girolamo vuole che la fanciulla cristiana non si rechi nemmeno in chiesa senza essere protetta e custodita da sua madre, affinché nessuno le sorrida sfrontatamente. Si può sperare in ogni benedizione dall'ubbidienza dei figli bene educati dai santi esempi dei genitori.

COLLOQUIO - La vostra Casa Nazarena, o Famiglia santissima, è più sacra dello stesso Tempio di Gerusalemme che andate a visitare.

Fra le sue mura risplendono gli esempi ammirabili d' ogni virtù, tanto che perfino gli Angeli cambierebbero volentieri il Cielo con la vostra umile dimora.

Vi preghiamo affinché ogni casa cristiana divenga un secondo Tempio, in cui dimorino tutte le virtù; affinché i genitori precedano i figli con la luce del buon esempio, e perché questi ultimi eguaglino le buone azioni dei padri.

Quando accadrà che la grazia divina porrà la sua bella dimora in tutte le famiglie cattoliche? Quando si potrà dire con somma gioia che sono ritornate sulla Terra le generazioni dei santi? Ciò avverrà solo quando tutte le case cristiane si saranno rinnovate sull'esempio della vostra di Nazareth. E così sia.

PRATICA - Esaminatevi se in famiglia date cattivo esempio con parole od opere, e ricordatevi, genitori, che le anime dei figli pesano sulla vostra coscienza.

GIACULATORIA - Benedetta dal Cielo e dal mondo, sia sempre la cristiana famiglia, che nella vita santa assomiglia a Giuseppe, a Maria e a Gesù.

 

QUINDICESIMO GIORNO

Gesù al Tempio di Gerusalemme

1. Gesù si allontana dai genitori senza avvertirli. Il figlio può e deve lasciare il padre e la madre per seguire la voce di Dio - Chi mai avrebbe pensato che la gioia della solennità pasquale sarebbe stata turbata dallo smarrimento di Gesù? Chi mai avrebbe immaginato che quel Figlio divino, che aveva sempre brillato fra Maria e Giuseppe, all'improvviso, a loro insaputa, si sarebbe velato ai loro occhi! Eppure una tale sorte era riservata agli addolorati genitori di Gesù che, dopo averlo accompagnato al Tempio, furono privati per tre giorni della sua gioiosa e amabilissima presenza.

Quando Gesù entrò nel Tempio, ascoltò subito la voce celeste del suo Eterno Padre che gli disse: "Ecco il mio diletto, nel quale mi compiaccio. Egli è venuto a visitarmi nella mia casa: ha oltrepassato i monti, ha valicato le colline; si volge a me attraverso le finestre dei sensi, attraverso i cancelli della sua umanità. Resta con me, Figlio mio, dimentica per un poco la casa di tuo padre e l'amore di tua madre: dobbiamo trattare insieme di grandi cose; ora è tempo di far trasparire un raggio della tua divinità attraverso la nuvola della tua carne mortale, sedendo quale Maestro fra i Dottori della mia Legge. In questi tre giorni solenni molte cose mi dirai e io ti dirò per la salvezza del mondo. Resta dunque con me!".

Gesù, cui la parola dell'Eterno Padre era più dolce del miele e del favo, non esitò un solo istante ad ascoltarla; e poiché amava l'Eterno Padre infinitamente più di quanto amasse sua Madre e i1 suo Padre verginale, corse nell'abbraccio del primo senza neppure avvertire questi ultimi, anzi, nonostante egli prevedesse che essi ne avrebbero provato il più vivo dolore.

Figlioli, alla scuola! Gesù è stato sempre sottomesso ad ogni cenno dei suoi genitori, ma la prima e unica eccezione in cui egli se ne discosta: l'ascolto della voce divina del Padre. Anche voi dovete essere eternamente dipendenti dall'autorità paterna e materna, ma ve ne potete e dovete svincolare solo quando un comando superiore al loro, quello del Cielo, vi impone altrimenti. La voce del sangue non può essere più importante di quella celeste, e quella della carne non può essere al di sopra di quella divina. Dobbiamo amare il padre e la madre, ma non quanto Dio, e nemmeno più di Dio. "Tu non appartieni ai genitori dai quali sei nato, ma

a Gesù Cristo, nel quale sei rinato", dice san Girolamo. Per seguire la voce celeste non devi volgerti indietro ad ascoltare i singhiozzi di tuo padre o le grida di tua madre, e anche se l'uno o l'altra si frapponessero sulla soglia della tua casa per impedirti di uscire, tu devi passare sopra i loro corpi.

All'età di dodici anni, dalla sua casa pagana san Martino volò al tempio dei cristiani per diventare catecumeno, nonostante l'opposizione dei genitori. San Tommaso d'Aquino fuggì anch'egli giovinetto dai suoi, per ascoltare la voce divina che lo invitava alla solitudine, benché dovesse poi soffrire il carcere e violenze durissime. Così fece san Stanislao Kotska, che percorse centinaia di leghe per arrivare al luogo dove il Cielo lo chiamava; così san Luigi Gonzaga, e così mille altri che imitarono Gesù che da Nazareth si recava a Gerusalemme, e dalla casa terrena andava alla casa del suo Padre celeste.

E voi, genitori, non potete pretendere che i vostri figli vi obbediscano a scapito dell'obbedienza dovuta a Dio. Poiché se voi vedeste un vostro figlioletto staccarsi dalle mani della nutrice per lanciarsi fra le vostre braccia, non solo non ve ne offendereste, anzi ammirereste l'amore del figliolo che preferisce suo padre e sua madre alla balia; così non dovete risentirvi se i vostri figli assecondano la divina chiamata e antepongono la voce del Cielo a quella del sangue; poiché è sommamente giusto che si obbedisca più a Dio che a qualunque uomo.

2. Gesù ascoltai Dottori della Legge e li interroga. I figli devono farsi istruire alla luce degli insegnamenti cristiani - Gli Evangelisti non dichiararono apertamente ciò che fece Gesù nei tre giorni in cui rimase a Gerusalemme. Alcuni affermano che andò mendicando il cibo di porta in porta, come san Bernardo, il quale a tal proposito cita le parole di san Paolo (Corinti, 8). Altri affermano che fu invitato dai Dottori, poiché chi non avrebbe accolto alla propria mensa un così caro fanciullo? Vi è chi ritiene che Gesù fosse nutrito degli Angeli, nonostante altri si oppongano, poiché non era ancora giunto il momento dei miracoli.

Senza perdersi però in ingegnose e pie supposizioni, è certo che Gesù passò la maggior parte del tempo al Tempio: egli si ritirò per tre giorni nella Casa paterna e forse, dice sant'Ambrogio, in quel triduo di soggiorno nel Tempio, si preparò al triduo doloroso della sua futura Passione.

L'Evangelista, poi, nota che Gesù sedeva in mezzo ai Dottori della Legge, ascoltandoli e interrogandoli. E' bene riflettere sulle due parole ascoltare e interrogare. Gesù fanciullo si mostra discepolo ubbidiente e rispettoso; egli, più accondiscendente di Samuele, sembra dire: "Parlate pure, parlate, che io ascolto!"; e nonostante egli sia la Sapienza incarnata, pende tacito e rispettoso dalle labbra dei Dottori, poiché nella loro cattedra egli riconosce la cattedra di Mosè, e in quella di Mosè la :cattedra di Dio. Con ciò egli veniva ad istituire l'obbedienza di tutti al Magistero della Chiesa.

Figli cristiani, andate con Gesù al Tempio ad ascoltare la dottrina del Cielo. Afferma san Crisostomo che dovunque andrete al di fuori del Tempio non ascolterete la parola divina: "Se andrai nel foro, vi troverai risse e contrasti; nella curia, l'ansietà degli affari; se ti aggirerai fra le riunioni popolari, vi troverai discorsi terreni e corruttibili, poiché qui si parla di compere, di tributi, di banchetti sontuosi, di vendite, di contratti, di testamenti, d'eredità, o d'altre cose simili. E se ti recherai nelle regge, lì ascolterai tutti parlare di potenza e di gloria, ma non udrai alcun discorso spirituale. Nel Tempio, invece, avviene il contrario: qui si sente parlare del Cielo, dell'anima, della nostra vita, del perché esistiamo, del perché siamo di passaggio in questo mondo, a cosa tendiamo, quale casa ci attende dopo la morte, perché abbiamo un corpo di creta, quale significato hanno la morte, la vita presente, il futuro.

Qui non vi è nulla di terreno, ma solo discorsi spirituali".

Voglia Iddio che i genitori cristiani accompagnino o almeno spingano i figli ad andare al Catechismo: non conoscendolo più essi, almeno lo facciano insegnare loro dai Maestri della Chiesa. A cosa giova possedere e leggere tanti volumi, se non si possiede e non si legge quello che solo basta per tutti, e che vale più di tutti gli altri?

Il fanciullo deve imparare a risolvere le più grandi questioni vitali dell'anima, del corpo, del tempo, dell'eternità, del mondo, della virtù, del vizio, non solo ai piedi degli altari, ma anche alla scuola dei Ministri del Tempio. Se il giovane cristiano conoscerà anche solo una sintesi della dottrina di Cristo, ne saprà più dei grandi saggi del mondo, tanto che così affermava un poeta: "Conosci Gesù, non importa se ignori il resto. Sai tutto e non conosci Gesù, a che giova?".

3. Gesù interroga i Dottori della Legge. I figli devono amare la conoscenza delle cose di Dio - Che bello spettacolo ammirare oggi Gesù, Sapienza increata, seduto in mezzo alla sapienza umana. Gesù, predicatore celeste, tiene oggi il primo discorso al Tempio. Il sapere umano si confonde dinnanzi al divino; i venerandi Maestri della Legge si stupiscono per la prudenza delle sue risposte. Quale spettacolo meraviglioso: Gesù, di dodici anni, seduto sul monte sacro ad interpretare la Legge e ad annunziare i precetti di Dio. Gesù, autore della Legge, ispiratore e suggeritore d'ogni pagina e d'ogni parola che vi è contenuta, interpella i Sacerdoti sulle questioni più rilevanti che vi sono contenute. Abbraccia così tutti i tempi, da Adamo a lui, raccoglie tutte le figure e i simboli che riguardano il Messia promesso, getta il suo sguardo profetico sui secoli a venire e parla di tutto con una conoscenza e con una chiarezza tale che i Dottori, che hanno trascorso l'intera vita sui Libri Santi, non sanno tenergli testa; si meravigliano e, stupiti, vanno dicendo: "Ma questo Gesù non è forse il figlio di un carpentiere? Come sa tutto ciò, se non lo ha studiato? Come può risolvere da_ Maestro tante questioni difficili, se non è stato neppure discepolo?". Gesù sembrava allora quello Spirito grande e forte che rovesciava i monti, e spezzava le pietre alla presenza del Signore.

Questa disputa di Gesù al Tempio non solo fu il primo argomento della divinità operante in lui, ma è anche per i giovani una grande esempio di santo amore nell'interrogare i Maestri scelti dal Cielo intorno alle questioni che riguardano Dio e la nostra salvezza. L'uomo è per sua natura curioso; il fanciullo poi è servo continuamente della curiosità: ignaro di tutto, egli è spinto a sapere tutto e vuole scoprire il bene e il male. Pessima è la curiosità giovanile se non ha un freno ed è fatale se vuole conoscere più di quanto può conoscere.

Tanto la natura, quanto la Rivelazione hanno un velo che non si può oltrepassare, un sacro limite che non si può trasgredire. In natura, voler sapere tutto implica entrare nei misteri del male, che avvelenano l'anima. Nella Rivelazione, pretendere di scoprire tutto significa fissare gli occhi dinnanzi al sole per accecarsi. Il giovane, dunque deve allontanare da sé un'eccessiva curiosità; ma quando interroga sia docile nell'arrendersi, osservando scrupolosamente il confine oltre il quale non si può andare. Beati quei figli che sono santamente avidi degli insegnamenti divini; benedetti quelli che interrogano premurosamente i ministri della Chiesa o i propri genitori, maestri nati all'interno della famiglia, sulle meraviglie operate da Dio nell'antichità, sui prodigi da lui compiuti, che bramano conoscere le storie dell'Antico Testamento, le leggende dei martiri, le vicende della Chiesa, le vite dei santi che fiorirono in ogni tempo, e soprattutto le verità, i dogmi e le massime cristiane che devono essere poste quale regola della nostra vita.

Voglia Iddio che in ogni casa vi siano padri come Tobia, che spieghino ai figli la Legge divina, che ogni famiglia abbia genitori come quelli di Susanna, che la educarono fin dai primi anni a temere il Signore; che ogni chiesa abbia sacerdoti circondati da una corona di fanciulli intenti ad ascoltare e ad interrogare, come nel Tempio di Gerusalemme!

Quanto male provoca la negligenza dei genitori nell'istruire i figli, l'ignoranza dei figli stessi negli insegnamenti religiosi e la trascuratezza dei Ministri sacri nello spiegare la Legge di Dio. Gesù, posto in mezzo ai Dottori, che ascolta e li interroga, dà oggi un esempio ed avvertimento a tutti: figli, padri, Dottori, hanno tutti di che esaminarsi e confondersi.

COLLOQUIO - O Gesù, sapienza eterna del Padre, ti ammiriamo seduto in cima al monte santo, ad insegnare agli uomini la tua Legge. Noi ci gloriamo di fermarci ai piedi del monte per ascoltare la tua Parola, e per accogliere nel cuore i sublimi insegnamenti che ci porgi.

Ti ringraziamo anche delle ferventi preghiere e delle adorazioni profondissime che, per la nostra salvezza, rivolgesti all'Eterno Padre nei tre giorni della tua dimora nel Tempio.

Esaltiamo la tua prontezza nell'obbedire alla voce del Padre celeste, benché ciò ti procurò il sommo dispiacere che avrebbero provato Maria, tua Madre e Giuseppe, tuo Padre verginale.

Tu sei l'unico Maestro del mondo, il solo Mediatore fra la Terra e il Cielo, l'unico modello di perfetta santità. Possano i figli cristiani imparare da te l'amore al Tempio, la generosità nel seguire la chiamata del Cielo, il distacco dalla carne e dal sangue, la sete di dottrina celeste. E così sia.

PRATICA - Fate una visita in Chiesa al SS. Sacramento, alla Vergine e a san Giuseppe in riparazione delle passate negligenze nel visitarla e nell'ascoltarvi la divina Parola.

GIACULATORIA - Viva Gesù che spiega la sua Legge dal monte, da cui discende il fonte del suo divino parlar.

 

SEDICESIMO GIORNO

La perdita e il ritrovamento di Gesù al Tempio

1. Maria e Giuseppe cercano Gesù. I genitori cristiani devono vigilare sui loro figli - Quale colpo terribile dovette essere per Maria e Giuseppe quando, incontrandosi al termine del primo giorno di cammino per tornare da Gerusalemme a Nazareth, si videro privi della presenza di Gesù. Un muto dolore, un attonito sconcerto e una pena profondissima furono i primi spontanei effetti dello smarrimento del Figlio. Poi, però, riavutosi da quel doloroso stupore, cominciarono subito a cercarlo ovunque.

La perdita di Gesù non è da imputarsi ad un'attenzione insufficiente da parte dei suoi genitori. Una tale accusa nei confronti di Maria e di Giuseppe sarebbe da attribuirsi solo al più terribile degli eretici. Lo stesso Evangelista difende la Madre e il Padre verginale poiché entrambi credevano che Gesù si trovasse fra la comitiva. Cosa vi era di più facile per lui che sottrarsi allo sguardo dei genitori senza essere veduto? "Gesù", afferma S. Bernardo, "era amato e ardentemente desiderato da tutti; i suoi genitori non potevano negarlo agli amici: pertanto egli poté facilmente allontanarsi da questi ultimi e, facendo credere di ritornare con i suoi genitori, rimase a Gerusalemme a loro insaputa".

D'altra parte, la risposta di Gesù giustifica Maria e Giuseppe. "Perché mi cercavate? Non per vostra colpa, ma per volontà del Padre mio rimasi nel Tempio". Inoltre, se Maria non fosse stata sicura di non aver, né lei né Giuseppe, mancato nella cura del Figlio, non avrebbe certo osato, con una tale confidenza, dire a Gesù: "Figlio, perché ci hai fatto questo?". E' dunque certo che non vi fu una mancanza di cura da parte dei genitori di Gesù prima dello smarrimento, né l'ombra di mancanza nel ricercarlo dopo averlo perduto; al contrario, essi diedero un mirabile esempio della più premurosa sollecitudine.

Genitori cristiani, la vigilanza è un dovere proprio del vostro stato. " Il vigilare ", dice S. Pier Crisologo, "è segno del vostro amore per i figli; il non vigilare, al contrario, è simile alla morte ed è un indizio che il vostro affetto paterno va attenuandosi, fino a venir meno". Vegliano gli altri, che hanno doveri meno importanti dei vostri, quanto più dovete vigilare voi.

La vigilanza è proficua in ogni luogo, in ogni tempo, in ogni stato. La sentinella veglia a guardia del castello, il re veglia a guardia di un nemico confinante geloso, il soldato sul campo, il timoniere sulla nave, il pastore accanto al gregge, l'astronomo all'osservatorio, il viandante vicino al suo fardello. E voi, genitori, quando non dovete vegliare sui figli? Essi sono vostri, sono ossa delle vostre ossa, sangue del vostro sangue. "Vegliano i nemici sui vostri figli, e voi dormite?", potremmo dire con S. Agostino. Questo non è dormire, ma essere completamente morti.

2. Maria e Giuseppe cercano Gesù con somma premura. Sollecitudine dei genitori nei confronti dei figli - Non è possibile esprimere quale fosse la sollecitudine di Maria e di Giuseppe nel cercare Gesù: innumerevoli volte chiesero di lui ai parenti e agli amici e, benché ricevessero risposte negative, ugualmente seguitavano a domandare, poiché "l'amore non ha che una parola", dice il Lacordaire, "ridicendola sempre, non la si ripete mai". Maria e Giuseppe non avevano che un pensiero: Gesù; che una parola: Gesù; che un affetto: Gesù. Se la mente, il cuore, la lingua ritornavano sempre -a lui quando ancora lo avevano innanzi, ancor più dovevano ritornare a lui dopo che lo ebbero perduto! Tre giorni tristi e cupi, nei quali non vi fu un solo istante in cui i Cuori sensibilissimi di Maria e di Giuseppe non fossero feriti da acutissimo dolore, come il ferro sottoposto all'incudine sente la tempesta continua dei martelli. Maria, quale tortora gemente, riempì di lamenti ogni via, ogni borgo, ogni città; Giuseppe, quale passero infelice, vagò di tetto in tetto, di terra in terra; risoluti entrambi di struggersi in pianti e di macerarsi di dolore fino a quando non avessero ritrovato Gesù.

Per i genitori cristiani non è sufficiente una vigilanza qualsiasi, ne necessita una somma. Non bastano due occhi, ma cento: è quasi indispensabile moltiplicarsi per badare ai figli ovunque. I genitori non solo devono avere somma cura degli interessi materiali, ma soprattutto di quelli corporali e spirituali. Beni, corpi e anime: ecco i tre grandi rami della vigilanza. In casa occuparsi dell'integrità morale e dell'economia domestica; nei campi badare al miglioramento dei fondi e del patrimonio; accanto alla culla vegliare la tenera vita del bambino. Ogni età dei figli richiede una particolare vigilanza; ogni azione, specialmente nei primi anni, deve essere sorvegliata.

La madre deve badare se i figli sono manchevoli nel recitare le preghiere, nel frequentare la scuola, nell'intervenire al catechismo, nell'accostarsi ai Sacramenti. Il padre deve osservare se i figli frequentano luoghi sospetti o cattive compagnie, in particolare se conversano con cattivi compagni. Guai al padre che si fida troppo, che non sa distinguere i lupi celati sotto la pelle d'agnelli! Questi angeli di falsa luce sono talvolta demoni in forma umana.

Padri, una sola parola scandalosa, un solo scherzo cattivo, un solo libro immorale, un solo discorso segreto da voi scoperto, deve esservi più che sufficiente per esser certi che il serpente si annida sotto l'erba. Vigilate sulle persone che vi entrano in casa? Oppure essa è come un alveare, in cui le api vanno e vengono a piacere? Non sapete che certe visite possono essere fatali? Che certe amicizie possono essere scintille di un incendio irreparabile? Che certe confidenze possono esser il pomo della discordia all'interno della famiglia o il seme della vergogna e del disonore per il vostro casato?

La vigilanza non abbandona mai i figli a se stessi, ma ne custodisce l'innocenza più della propria vita. La vigilanza non permette mai le compagnie pericolose alle figlie, ma cinge con una siepe il fiore del loro onore, affinché esso non sia veduto o toccato da alcun profanatore. Una vigilanza irreprensibile veglia su ogni parola, poiché in un fanciullo la parola è fonte di curiosità, la curiosità conduce all'assaggio del male e l'assaggio del male provoca una ferita all'immaginazione e al cuore. Da tale ferita scaturiscono, poi, le passioni che portano l'anima e il corpo alla rovina. Pertanto, vi ripeto, genitori, vigilate!

3. Maria e Giuseppe ritrovano Gesù. Frutto della vigilanza cristiana - Quando una madre dà alla luce un figlio, la sua gioia è tale che non ricorda più i terribili dolori patiti durante il parto. Allo stesso modo, non appena Maria e Giuseppe ritrovano Gesù, seduto a conversare fra i Dottori nel Tempio, provano una tale gioia da dimenticare del tutto l'amarezza e lo sconforto dei tre giorni trascorsi a cercarlo. La vigilanza assidua è sempre coronata da un felice successo: Maria e Giuseppe, oltre al sommo gaudio di rivedere Gesù, hanno anche la gioia di ritrovarlo nel Tempio, così da esclamare: "O Figlio amabilissimo!". Egli ama restare accanto ai genitori o recarsi al Santuario, non conosce che la casa e il Tempio.

Quale gioia se i genitori cristiani fossero egualmente felici con i loro figlioli! Molte volte essi smarriscono i loro figli: passano le ore della notte, senza che questi ultimi tornino a casa. Il padre, ansioso, e la madre, turbata da mille sentimenti opposti, vanno in cerca dei figli lungo le vie, nelle piazze, per i quartieri della città, ma dove li ritrovano? Spesso essi non hanno la stessa sorte felice di Maria e di Giuseppe, poiché non li scoprono in chiesa, ai piedi del tabernacolo, o all'interno di luoghi sacri o di cappelle; ma, sovente, li incontrano ubriachi in una taverna, oppure immersi nel gioco, o ancora in un vicolo, coinvolti in una rissa. I genitori, rattristati, accompagnano a casa questi figli che si avviano imprecando, bestemmiando, con il rancore nel cuore, talvolta con un coltello in mano e con gli abiti laceri e insanguinati.

Poveri genitori, come non provare compassione nei vostri confronti! Tuttavia, non perdetevi d'animo: alla fine la vostra vigilanza trionferà. Se essa non riuscirà ad allontanare del tutto i vostri figli dai luoghi immorali, lascerà, però, un segno profondo nei loro cuori: presto o tardi il tempo e i fatti vi daranno ragione. In particolare, se vedete i vostri figli dediti al male, non stancatevi di cercarli, non smettete di piangere, poiché con le lacrime li genererete al Cielo, come un giorno li partoriste alla terra. Imitate S. Monica, madre di S. Agostino: ella accompagnò instancabilmente il figlio con preghiere e gemiti, finché non lo vide al Tempio di Dio, membro della Chiesa Cattolica, di cui diventò eminente Dottore. Anche voi vedrete i vostri figli ritornare a Dio e gusterete quella gioia che provarono Maria e Giuseppe nel ritrovare Gesù.

COLLOQUIO - O modelli perfettissimi dei genitori cristiani, Maria e Giuseppe, chi non ammirerà la vostra sollecita premura nel ricercare Gesù, smarrito a Gerusalemme? Chi non avrà compassione del vostro inenarrabile dolore nei giorni della sua lontananza? Chi non parteciperà al vostro ineffabile gaudio nel ritrovarlo? Non vi è alcun dovere morale o religioso del quale non offriate i più splendidi esempi!

Volgete, dunque, uno sguardo pietoso sui tanti padri cristiani che non vegliano sulla vita disordinata dei loro figli e li abbandonano in balia dei loro capricci! Volgete il vostro sguardo amorevole sulle madri cristiane che fingono di non vedere la vita iniqua delle loro figlie, che guardano indifferenti o chiudono apertamente gli occhi sui loro riprovevoli atteggiamenti!

O Maria e Giuseppe, rendete solleciti e vigilanti i genitori, più sul comportamento dei figli che sui loro beni materiali; insegnate loro a vegliare più sulle anime che sui corpi, affinché ovunque regni l'amore, l'ordine e la pace. E così sia.

PRATICA - Se avete mai perduto Gesù con la colpa, ritrovatelo subito con la penitenza; e se lo avete fatto perdere con l'immoralità, fatelo ritrovare con i buoni esempi.

Dite tre Pater, Ave, Gloria alla Sacra Famiglia per la conversione dei peccatori.

GIACULATORIA - Misera è quell'anima da cui Gesù partì: con lui partì la pace, con lui ogni ben fuggì.

 

DICIASSETTESIMO GIORNO

Il ritrovamento di Gesù al Tempio

1. Modo di correggere da parte dei genitori. Modo di ricevere la correzione da parte dei figli - Quando la beatissima Vergine ebbe la grande consolazione di rivedere e di riabbracciare suo Figlio Gesù, accogliendolo fra le braccia materne non poté astenersi dal rivolgergli queste parole colme d'amore: "Figlio, perché ci hai fatto questo?". Con esse la Vergine saggia non intese rimproverare il Salvatore per ciò che egli aveva fatto, poiché ella ben sapeva che, in quanto Dio, tutto ciò che Gesù compiva era governato dalla sua sapienza infinita e dalla sua irreprensibile rettitudine.

In tali parole non vi era da parte di Maria la minima imperfezione nella sottomissione alle disposizioni della Provvidenza ma, mostrando il suo affetto materno, voleva rivelare il suo dolore e quello di Giuseppe nella dura privazione della presenza divina del Figlio durante quei tre giorni. Ella intendeva dire: "O Gesù, perché ci hai inferto un dolore così acuto, sottraendoti ai nostri sguardi? Tu ben sai con quanta pena tuo padre e io ti abbiamo cercato. A quale affanno hai voluto sottoporre i nostri cuori che ti amano tanto!". In tale sfogo materno traspaiono pace, delicatezza e amore. Genitori cristiani, i vostri figli non sono irreprensibili come Gesù, tanto da non aver bisogno del vostro rimprovero. La vostra instancabile vigilanza non basterà ad evitare tutti i pericoli: la leggerezza dell'età e l'inclinazione al male li trascineranno in errori più o meno gravi; allora, alla vigilanza dovete unire la correzione. "La correzione", dice la Sacra Scrittura, "dona la sapienza".

L'educazione antica univa la correzione fisica a quella morale, non evitava di congiungere alla parola la verga. I nuovi costumi vogliono spezzare la seconda nelle mani paterne, dicendo che ha del barbaro. Eppure, lo Spirito Santo ha sentenziato: "Chi risparmia la verga non ama suo figlio". Quando la dolcezza della parola è inefficace nel correggere la malvagità della condotta, è necessaria la durezza del bastone. Così come non senza un perché il sovrano porta la spada, non senza una ragione il padre è investito della sua autorità.

La troppa condiscendenza nel comportamento erroneo dei figli è dannosa tanto quanto il non sorvegliarli; non vedere i loro sbagli è una manchevolezza nella vigilanza, vederli e non punirli è un errore nell'esercizio dell'autorità. Eli conosceva gli errori dei suoi figli Ofni e Finees, ma non li correggeva con abbastanza severità, contentandosi di dir loro sommessamente: "Perché fate questo?". Così in un sol giorno li vide entrambi stesi al suolo, ormai cadaveri. Davide sapeva che Adonia si fabbricava cocchi, cavalieri e scudi, ma non lo frenava come invece era suo dovere, tanto che egli fu sul punto di usurpare il trono di suo padre.

"Un genitore che abbandona la correzione diventa peggiore del figlio che peccò", dice sant'Agostino. Dunque ci vuole correzione, e correzione ferma e decisa. La forza del padre deve riparare ad un'eventuale dolcezza eccessiva della madre. Un castigo a tempo è l'indizio più sicuro di un vero affetto. L'agricoltore vuole egualmente bene alla pianta quando la innaffia e la ingrassa, che quando la pota.

2. Nella correzione non deve esservi solo fermezza, ma anche dolcezza - Com'è diverso il comportamento dei genitori cristiani da quello di Maria e di Giuseppe! Questi ultimi erano con Gesù tutto amore e dolcezza, i primi con i loro figli non sono che severità e rigore. Osservate il loro modo di correggere. Esso non è altro che grida, imprecazioni e percosse: con le grida stordiscono i figli, con le imprecazioni li turbano, con le percosse li intontiscono. La correzione, disgiunta dall'amore, ma grondante solo fiele e aceto, non risana la piaga, ma la acuisce. I modi bruschi, la voce alta, l'alterazione del volto sono deboli mezzi per arrestare la foga di una passione impetuosa. Queste vie non riescono che ad irritare ancor di più i caratteri violenti, e ad abbattere quelli timidi e paurosi. In tal modo nel cuore dei figli il timore prende il posto dell'amore: essi si abituano a considerare il padre un tiranno e la madre, una tigre.

Inoltre, quante volte la correzione è ingiusta! Quante volte si sfoga su fanciulli innocenti l'ira causata da ansietà o ingiurie esterne! Nei fanciulli vi è un sentimento innato di giustizia che fa loro approvare un ammonimento meritato, ma fa parimenti detestare una correzione ingiusta. Il rimprovero e il castigo devono essere in proporzione alla natura e alla gravità della colpa.

Quanta saggezza deve risplendere nella correzione! Vi sono dei figli più sensibili all'umiliazione di un rimprovero, che all'azione di un castigo. E' opportuno sapere prendere sapientemente le decisioni e scegliere ciò che può ottenere il miglior risultato.

Non tutti i momenti sono favorevoli alla correzione: se voi, genitori, la fate mentre l'animo e

il cuore del figlio sono ancora inquieti, dovete temere che si tratti di fatica vana.

"L'ammonimento è volto all'emendazione", dice san Tommaso: quando non si giunge ad un cambiamento, allora è inutile farla. Inoltre, essa deve esser fatta autorevolmente. "Vi sono alcune cose da riprendere aspramente", dice san Gregorio, "vale a dire quelle che il colpevole non considera rilevanti, e allora deve riconoscerle tali da colui che lo riprende". Ma, in genere, in ogni correzione deve regnare la dolcezza, poiché ogni rimprovero è volto ad edificare, non a distruggere.

3. Gesù rivolge a Maria e a Giuseppe un'amorevole risposta. I figli devono accettare le correzioni - Gesù, quale figlio amorevole, vuole alleviare il dolore dei suoi genitori; pertanto risponde loro così: "Non fu colpa vostra l'avermi smarrito, quindi perché vi affannaste tanto? Fu la Volontà del mio Padre celeste se rimasi a Gerusalemme; dunque, rasserenatevi!". Tale dolce risposta riportò subito la calma in quei due cuori affitti. Inoltre, non solo Gesù rispose dolcemente, ma anche con verità, dicendo a Maria e a Giuseppe: "Io devo esser più obbediente al mio Padre celeste che a voi, genitori terreni, pertanto non vi meravigli se rimasi con lui, lasciando voi". E ancora, quale brevità nella risposta di Gesù tanto da non aggiungere nemmeno una parola superflua! Quale riguardo nel non interrompere le parole della Madre! Quanto rispetto poiché, pur essendo Dio e dopo esser stato ascoltato quale Mastro fra i Dottori, egli non disdegna di rivolgersi subito ai genitori e di sottomettersi a loro.

Figli cristiani, imparate da Gesù ad accogliere le parole dei genitori. Le vostre risposte li placano o li amareggiano maggiormente? Ricordate mai con risentimento le correzioni di vostro padre? Ripagate mai i rimproveri di vostra madre con le imprecazioni? Accogliete mai gli avvertimenti sbadigliando, brontolando, con il fiele segreto nel cuore? Alle brevi osservazioni dei vostri genitori, replicate mai con frasi interminabili? Siete mai simili a quel portico che, ricevuta una voce, e rimandava sette? Volete forse con il fogliame delle parole velare i vostri errori? Togliete mai loro la parola di bocca, per non udire un rimprovero, oppure tacete con un oltraggioso silenzio, quasi godendo di non rispondere? Nel giustificarvi, siete modesti e supplici o piuttosto critici e sprezzanti?

Guai ai figli irriverenti nei confronti dei genitori che li ammoniscono! Ecco il castigo minacciato nel libro dei Proverbi: "1 corvi del torrente caveranno gli ,occhi a colui che sogghigna al padre".

COLLOQUIO - O mirabile coppia di Sposi santissimi, Maria e Giuseppe, poiché voi siete - il perfetto modello dei padri e delle madri cristiane nell'adempimento dei doveri, siatelo anche nella correzione dei loro figli. Insegnate ai genitori a scacciare con la verga della disciplina la stoltezza nel cuore dei fanciulli; insegnate che la correzione dona la sapienza e che un figlio abbandonato a se stesso sarà la vergogna dei genitori!

Fate che questi ultimi nel correggere sappiano unire la fermezza con la dolcezza; che con la loro calma frenino l'impazienza dei figli; e con un semplice sguardo condannino i loro difetti. Ammaestrate prima i padri, affinché essi siano degni maestri dei figli, non insegnino la virtù con il vizio, non frenino le passioni altrui sfogando le proprie e, nell'applicare il ferro e il fuoco della correzione sulle piaghe dei figli, nascondano la mano pietosa di madre che ama.

E tu, dolce Gesù, che fosti così sottomesso e arrendevole alle parole di Maria, ispira nei figli una santa gioia nell'ubbidire, una grata riconoscenza nel ricevere l'ammonimento, una nobile gara nel correggere i propri difetti. Allontana da loro la viltà, il timore servile, le ipocrisie, le simulazioni, le menzogne; che i loro teneri cuori non si irritino e non si ribellino contro i loro amorevoli correttori, né giungano mai a desiderare il male di coloro che con la vita vogliono dar loro la virtù, mortificando i difetti. Ma fa che, genitori e figli, nell'amore e nella sollecitudine reciproci, divengano copie fedeli della tua santissima Casa.

PRATICA - Se siete padre o madre di famiglia chiedetevi se vi occupate seriamente della correzione dei figli e in quale modo; recitate poi tre Pater, Ave, Gloria alla Sacra Famiglia affinché v'insegni il modo efficace per correggere i difetti dei figli.

Se invece siete figli, esaminatevi su come avete ricevuto o ricevete la correzione, e anche voi dite tre Pater, Ave, Gloria.

GIACULATORIA - Il più nobile modello per correggere i difetti è di Nazareth l'ostello, sono gli ospiti diletti.

 

DICIOTTESIMO GIORNO

Gesù, Maria e Giuseppe si aiutano in ogni necessità

1. Giuseppe ha un solo impegno: prendersi cura di Gesù. Il padre cristiano deve dedicarsi unicamente alla cura dei figli - Dal momento in cui l'Eterno Padre, subito dopo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, disse a Giuseppe: "Questo divin Figlio è ormai tuo", il santo Patriarca si spogliò di ogni altro pensiero per dedicarsi unicamente alla cura di Gesù. In quell'istante il cuore di Giuseppe cancellò ogni altro affetto, poiché l'unico affetto per Gesù assorbì tutti gli altri. L'amore e la cura per il Messia erano impressi in tutte le facoltà dell'anima e in tutte le potenze del corpo del santo Patriarca. Nella mente di Giuseppe non vi era che il pensiero di custodire la vita di Gesù: Gesù egli sognava di notte, Gesù desiderava nelle veglie, Gesù contemplava presso la culla, in viaggio, nell'officina e durante ogni ora del giorno.

Se egli non lo vedeva per un'ora sola, quali inquietudini! Se talvolta lo osservava triste, quali angosce! Se lo scorgeva pregare piangendo in disparte, quale avvicendamento d'affetti nel suo cuore!

Alla volontà di Giuseppe non comandava altri che Gesù. Ben Giuseppe poteva dire con il salmista: "Cosa posso bramare in Cielo e in Terra? O Angeli, non invidio né la vostra luce, né i vostri troni. O Principi della Terra, non desidero le vostre corti e i vostri regni: io voglio solo Gesù; egli è il Dio del mio cuore, la mia eredità in eterno". Se quell'angelo del Carmelo poteva rispondere a chi le chiese chi fosse: "Io sono Teresa di Gesù", ancor più poteva dire il nostro Patriarca: "Io sono Giuseppe di Gesù, poiché egli è Gesù di Giuseppe".

Il pensiero di prendersi cura del Salvatore, provvedendo ai suoi bisogni, dirige i suoi passi alla bottega, guida le sue mani nel lavoro, incurva le sue spalle sotto i pesi, consuma le sue forze sul martello e sul legno. A ragione possiamo applicare a Giuseppe le parole del cantico: "Io porto Gesù quale sigillo impresso nel cuore per pensare a lui solo, impresso nel braccio per lavorare per lui solo".

Tu che sei già o vorresti esser padre: vieni e specchiati in Giuseppe! Un padre, dopo Dio, non ha che un solo pensiero: i figli; non ha che un unico dovere da compiere: la cura dei figli. Non sarebbe insensibile quel padre che dedicasse tutte le sue attenzioni agli estranei, dimenticando la sua stessa carne? Non sarebbe crudele quel genitore che procurasse il pane agli sconosciuti, negandolo ai suoi familiari? Se egli vuole meritarsi il dolce nome di padre, porti i figli fra le braccia e nel cuore. Pensando e amando solo loro li avrà nel cuore, lavorando e provvedendo al loro sostentamento con il frutto delle sue fatiche, li avrà fra le braccia. Un padre, che sia fermo o che cammini, che riposi o che lavori, deve avere sempre dinnanzi agli occhi l'assistenza e la cura dei figli.

2. Anche Maria non ha che una premura: prendersi cura di Gesù. La madre cristiana deve occuparsi unicamente dei figli - Se Giuseppe, nonostante non fosse che il Padre verginale, non pensava che a prendersi cura di Gesù, suo Figlio adottivo, quanto più Maria, sua vera Madre, dovette essere completamente dedita all'assistenza del Salvatore. Non appena ella ricevette l'annuncio di essere la Madre di Dio, dedicò l'intera esistenza unicamente a Gesù, volse cioè ogni sua azione a lui, divino frutto verginale del suo grembo.

1 pensieri purissimi della sua mente, le sublimi immagini della sua fantasia, le altezze mirabili della sua volontà, gli slanci ardenti dei suoi desideri, i moti amorevolissimi del suo cuore, tutti tendevano a Gesù, come ad un centro.

Anche le purissime membra del suo corpo obbedivano, quali docili fanciulle, alla direzione dello spirito che le indirizzava a Gesù. Gli occhi di Maria, dopo aver visto Gesù, potevano mai mirare il semplice volto di una creatura? Le orecchie di Maria, dopo aver udito i sermoni celesti dalle labbra del Figlio, potevano mai abbassarsi ad ascoltare i discorsi degli uomini? Le mani di Maria potevano lavorare per altri, se non per Gesù? 1 suoi piedi potevano muoversi, se non per lui?

Che tu sia benedetta, o Maria, che tutto compiesti per il tuo Dio! Rallegrati, o Maria, poiché nulla vi fu in te se non per tuo Figlio: non uno sguardo, non una parola, non un gesto, non un movimento, non un passo, non un palpito, non un'immagine, non un pensiero: immobilmente fissa in Gesù, eternamente volta a Gesù, infaticabilmente dedita a Gesù.

Madri cristiane, alla scuola! Voi che siete felici di tenere fra le braccia un figlio, pensate che, dopo Dio, non dovete vivere che per lui e che dovete completamente occuparvi del suo benessere. Voi tradite i vostri alti doveri se private i figli delle vostre premure, disperdendo le vostre fatiche al di fuori delle mura domestiche. Una madre che guarda con noncuranza ai suoi figli, male o indecorosamente vestiti, che è poco sensibile ai loro bisogni, che non si occupa del loro cibo o degli abiti, rinnega in tal modo il suo animo nobile, degradandosi al di sotto della donna pagana.

Madri cristiane, voi dovete avere per i figli la stessa cura che avete per voi stesse, poiché essi sono ossa delle vostre ossa e carne della vostra carne. Una madre dedita unicamente ai figli è la madre più degna di lode, e la più simile alla Regina delle madri.

3. Gesù ricompensa Maria e Giuseppe con la stessa sollecitudine e cura. I figli cristiani devono assistere i loro genitori nei bisogni materiali - Se Giuseppe e Maria adempiono così bene ai loro compiti nei confronti di Gesù, egli, con perfezione infinitamente maggiore, li esegue nei loro confronti. Giuseppe e Maria non avevano che una sollecitudine e premura: quella del Figlio di Dio; e il Figlio di Dio, dopo l'Eterno Padre, non aveva che un solo pensiero, che una sola cura: quella dei suoi genitori. Per Gesù, dopo il Cielo, Nazareth era il luogo più amato al mondo.

Quale figlio amoroso e grato, egli non compiva nulla che non fosse per il bene di Maria e di Giuseppe. Ogni stilla del suo sudore era per loro; se, fanciullo, li ripagava con i baci e le carezze, divenuto giovane li ricambia con il lavoro e con il frutto delle sue fatiche. Neppure un obolo guadagnato nell'esercizio della sua arte uscì dalla Casa Nazarena; e quando le membra di Giuseppe cominciarono ad indebolirsi a causa dell'età, subentrò il vigore giovanile di Gesù nel provvedere alla famiglia; così, la Casa di Nazareth, sostenuta prima dalle spalle di Giuseppe, e in seguito sorretta dalle braccia di Gesù. Quell'Uomo-Dio che, fanciullo, fu vestito e nutrito con il sudore di Maria e di Giuseppe, ora concorre a vestire e a nutrire i suoi genitori. Quale sublime contraccambio! Quale stupenda ricompensa! Gesù era debitore a Maria della sua vita umana e a Giuseppe della conservazione di tale vita: pertanto, quale figliolo riconoscente, si adoperava nell'aiutarli e nell'assisterli in ogni loro necessità.

Figli cristiani, quale esempio per voi! Quante volte trascurate chi vi ha donato la vita! Quante volte negate ai genitori quel denaro che non rifiutate al gioco o alle passioni! Quante volte non provvedete ai loro abiti o al loro cibo! Perseguitati non li difendete; calunniati non ne prendete le parti; minacciati, non li proteggete; indifesi non li custodite! Quale gregge negò mai latte e lana al pastore? Quale albero negò i frutti al padrone che lo piantò? Quale servo rifiutò mai di lavorare per il suo signore? Perfino una statua, se potesse, non si affaticherebbe forse per l'artefice che la plasmò?

E voi, figlioli, non siete completamente premurosi verso i vostri genitori? Essi non furono forse tutto per voi? La vostra vita non proviene da loro? Potete dunque lasciarli nel bisogno quando, con l'esistenza da loro donatavi, voi ereditaste ogni bene? Sarebbe forse necessario mandarvi alla scuola dei barbari, che sono più pietosi di voi nei confronti di coloro che diedero loro la vita!

Vi esorto, dunque, figlioli, a mettere in pratica gli esempi di Gesù nell'amabile e assidua cura dei suoi genitori. Non vi sia bisogno o necessità cui voi non accorriate solleciti: non vogliate disprezzare la vostra stessa carne.

COLLOQUIO - Quanto è ammirabile la premura vicendevole con la quale vi assistete amorosamente l'un l'altro, o Gesù, Maria e Giuseppe! Quanto solo preziosi i favori che vi prestate in ogni necessità! Quanto è incantevole la gara nell'alleggerirvi premurosamente il peso della fatica e nel ricambiarvi a vicenda, aiuto con aiuto, favore con favore, amore con amore! Entrate nelle case cristiane, infondendovi un tale santo spirito! Insegnate ai genitori a dedicare ogni cura ai figli, riconoscendo quale loro dovere primario l'assisterli; e insegnate ai figli ad essere solleciti e premurosi nei confronti dei genitori, così che dalla reciproca corrispondenza di affetti e di aiuto ne scaturisca quell'accordo prezioso che è il più valido sostegno di ogni famiglia.

PRATICA - Esaminatevi sulle noncuranze in famiglia: se voi, padri o madri, trascurate l'assistenza ai figli; se voi, figli, vi mostrate troppo distaccati e indifferenti alle necessità dei genitori. Proponetevi in futuro di essere irreprensibili.

GIACULATORIA - Dell'amore e dello zelo vicendevole chi desidera il Modello, lo vedrà nei tre grandi Ospiti del Nazareno umile ostello.

 

DICIANNOVESIMO GIORNO

Maria e Giuseppe alla scuola di Gesù

1. Alla scuola di Gesù, Giuseppe apprese le più grandi lezioni di virtù. Il padre deve accompagnare i figli verso la salvezza eterna - Nei Salmi è scritto che il padre deve fare conoscere ai figli la verità. Ora, tutte le verità si riconducono a questa: amare Dio, osservare la sua Legge, salvarsi. Ogni padre deve pertanto indicare continuamente ai figli la salvezza eterna.

Nei confronti di Gesù, Giuseppe si trova in una condizione completamente diversa. Giuseppe ha per figlio la Verità e la Santità stessa: pertanto non può essere Maestro per Gesù, ma scolaro ubbidiente. Egli non può indicare a Gesù la salvezza né con la parola, né con l'esempio, poiché la salvezza poggia in Gesù stesso: Giuseppe, pertanto, non può guidare, ma deve farsi guidare.

E com'è docile! Se dei giusti si legge che saranno tutti istruiti da Dio, nessuno meglio di Giuseppe seppe trarre profitto dalle lezioni divine. La Sapienza eterna aveva innalzato una cattedra nella Casa di Giuseppe e il Santo pendeva dalla sua bocca, quale scolaro felice.

Chi meglio di questo fabbro conobbe i segreti della divinità, il valore infinito delle anime, l'importanza della propria salvezza e l'infinita carità di Dio nel redimerci? Chi meglio di Giuseppe lesse nel Cuore di Gesù l'amore che lo aveva condotto dal Cielo alla Terra e che lo induceva a tanti sacrifici?

Fortunato Giuseppe, che avesti sempre innanzi a te la Sapienza increata, lo specchio senza macchia, davanti al quale meditare giorno e notte! In ogni istante modellavi nel tuo cuore nuovi gradini che ti conducevano alla vetta della perfezione. Gesù, agricoltore celeste, lavorava sul tuo Cuore, lo sgombrava da ogni cura terrena, lo solcava con l'aratro del suo amore, lo arricchiva con la semente dei desideri e delle opere sante, lo addolciva con la manna della rugiada celeste, lo scaldava agli ardori della carità, lo rinvigoriva con la virtù del suo Santo Divino Spirito, affinché rendesse il frutto centuplicato. Quale allievo tu fosti alla scuola di Gesù! Gli Angeli t'invidiano tanta perfezione.

Ora, i padri di famiglia sono desiderosi come Giuseppe di tendere alla propria santità e di guidarvi poi i figli? Sciagura! La maggior parte dei padri assiste i figli nel corpo, ma non nell'anima: "Costringono i figli", dice S. Agostino, "ad imparare, per soddisfare la loro insaziabile cupidigia, li sollecitano a far bella figura nel mondo, a fiorire nelle arti, ad ammassare ricchezze". Insegnano loro ad uccidere la propria anima, non a salvarla. Quali discorsi fanno i padri ai figli? Un tale accumulò tesori, l'altro sposò una donna ricchissima, quello da mendico divenne nobile, questo non subì mai torto da alcuno. "Ma dei celesti avvisi", dice il Crisostomo, "non si fa menzione".

2. Alla scuola di Gesù, Maria divenne Corredentrice delle anime. La madre deve salvare i propri figli - L'anima dei figli è soprattutto nelle mani delle madri, tanto che essi possono dire in tutta verità alla propria madre: "Nelle tue mani sta la mia sorte". Dopo il Battesimo, la Chiesa consegna loro le anime rigenerate al sacro fonte. Esse hanno l'alta missione di salvarle: lo imparino da Maria. La Santissima Vergine non può assistere Gesù nell'anima, poiché l'anima di Cristo è santificata e arricchita della presenza di ogni grazia dalla Divinità a cui è ipostaticamente congiunta. Maria è la prescelta a bere a larghi sorsi in questo mare di grazia, al di sopra d'ogni altra creatura terrena e angelica.

Ella, però, non santifica il Figlio, ma è santificata sopra ogni altro uomo dal Figlio; non lo salva, ma è salvata da Gesù e al suo fianco concorre a salvare gli uomini. Nella Redenzione del mondo, Dio ha voluto chiamarci a cooperare con lui, e dispose che ognuno di noi cooperasse con Gesù alla salvezza dei fratelli. Ora, chi collaborò maggiormente a quest'opera tutta divina? Fu Maria: ella concorse alla nostra salvezza con il suo consenso all'Incarnazione del Verbo, dandolo alla luce a Betlemme, allattandolo in Egitto, nutrendolo a Nazareth. Ma, soprattutto, unendo la sua vita di sacrifici a quella del Figlio, e i suoi dolori alla sua passione, acconsentendo sul Calvario alla morte di Cristo e bevendo con lui il calice dell'amarezza.

Se vi è qualcuno che, dopo Gesù, apprezzi maggiormente il valore di un'anima questa è Maria. Il Figlio pesa quest'anima con il suo sangue, la Madre la contrappesa con i suoi patimenti, uniti al sangue divino. Cosa non farebbe la Vergine per salvare le anime? Tornerebbe volentieri mille volte sul Calvario, se fosse necessario.

Madri cristiane, cosa fate per la salvezza dei figli? Piangete più sulla morte dei loro corpi, o su quella delle anime, come faceva la madre di S. Agostino? Siete più sollecite a mondare i vostri figli dalle sozzure del corpo o da quelle dell'anima? Leggete nei loro cuori le passioni e nelle loro menti i pensieri, oppure vi contentate unicamente della santità esteriore? Osservate bene cosa dicono, cosa leggono, con chi e dove vanno? Rinunciate mai agli interessi temporali per quelli spirituali? Se in ogni vostra azione non mirate al fine ultimo, vale a dire alla salvezza eterna dei vostri figli, non siete madri, ma matrigne.

3. Gesù non desiderò altro che salvarci. I figli non devono occuparsi d'altro che della propria salvezza - Gesù significa Salvatore e, come riflette San Bernardo: "Egli non porta l'ombra di un gran Nome, ma la verità". Salvare le anime: ecco il nobile scopo del Verbo divino dall'eternità, la meta di tutte le azioni dell'Uomo-Dio nel tempo. "Voglio le anime", gridò Gesù nella culla; "Voglio le anime", gridò sulla Croce: da Betlemme al Calvario, dal Calvario al monte dell'Ascensione egli ripeté incessantemente queste parole, poiché per le anime ogni sacrificio è proficuo: onore, ricchezze, sangue, vita, tutto è ben speso per loro.

Figli cristiani, ad un tal esempio di Gesù, non v'accenderete di zelo per la salvezza delle vostre anime? Non vorrete spegnere la sua sete cooperarando con lui? 1 vostri genitori devono guidarvi verso la salvezza delle vostre anime, ma è necessario che voi per primi poniate ogni cura per giungervi, e per rispondere fedelmente alle loro premure. Se accanto al focolare domestico udite discorsi santi, e poi altrove ascoltate riflessioni inique; se in casa ammirate esempi lodevoli d'edificante virtù, e poi all'interno di compagnie dissolute bevete lo scandalo e tracannate la malizia; se nei libri di famiglia succhiate il latte della sana dottrina, e poi nei romanzi immorali inghiottite veleno, come potrete mai salvare le vostre anime?

Figlioli, non sapete che per esse dobbiamo agonizzare, anzi, se fosse necessario, giungere crudelmente al martirio? Non sapete che se è tanto bello morire per la patria, è ancor più bello morire per la fede, per il dovere, per la coscienza? A cosa serve la conquista del mondo, se poi si perde la propria anima? All'anima perduta, quale vantaggio recherà la fama, lo splendore dell'oro, l'incanto dei piaceri? Nessuno, assolutamente nessuno. Imparate, dunque, da Gesù, vostro divino modello, l'amore per le vostre anime: per esse siate pronti a patire tutto, poiché i patimenti del tempo non sono nulla rispetto a quelli dell'eternità.

COLLOQUIO - Fortunatissima Nazareth, tu sei quel mistico campo dove era nascosto il tesoro del Cielo, vale a dire la grazia divina e la santità; tu sei la nave preziosa dove Gesù nascose la gemma inestimabile, cioè l'umana salvezza. Quale mente angelica o umana potrà scandagliare gli abissi profondi della perfezione serbati in te? Quale spirito celeste potrà misurare le altezze, la profondità, la larghezza o la lunghezza del tuo valore? O Casa Nazarena, piccola di spazio, ma illimitata per grazia; povera all'occhio profano, ma inestimabile all'occhio divino; delizia di Dio; invidia degli Angeli; secondo Paradiso terrestre, inaccessibile al serpe maligno; granaio mistico in cui Gesù, Maria e Giuseppe radunarono la messe infinita dei loro meriti; fontana perenne che arricchisti e arricchirai ancora la nostra Chiesa con le acque salvifiche dei tuoi favori: quando spanderai queste tue ricchezze sulle case cristiane?

Quando, o Giuseppe, insegnerai ai padri la sollecitudine nel guidare i figli alla salvezza? Quando, o Maria, susciterai nelle madri lo zelo nel procurare il bene spirituale dei loro figli? Quando, o Gesù, sarai il vero Salvatore d'ogni casa cristiana e in essa stabilirai il regno della fede che illumina, della speranza che solleva, della carità che accende, della grazia che nutre?

O Gesù, abbassa il Cielo sulla Terra, chinati su di noi, affinché le famiglie, divenute misero deserto, rifioriscano di nuovo e diano frutti d'ogni virtù.

PRATICA - Chiedete perdono alla Sacra Famiglia per la negligenza nel prendere a cuore la vostra salvezza e quella dei vostri figli e contemplate la sua immagine, affinché vi infonda lo zelo per le vostre anime.

GIACULATORIA - Salve, o Casa Nazarena, d'ogni gioia e grazia piena, chi fedele in te vivrà, salvo al Cielo salirà.

 

VENTESIMO GIORNO

Una giornata trascorsa a Nazareth: il buon uso del tempo

1. La Sacra Famiglia insegna alle famiglie cristiane come consacrare a Dio il mattino - Trascorriamo un'intera giornata nella Casa di Nazareth: cogliamo ogni istante delle ventiquattr'ore per trarre, da ognuna, tesori. In questa Casa, nemmeno il più piccolo gesto è ozioso. Poiché, però, ci è impossibile cogliere ad uno ad uno quegli attimi felici, li riuniremo in tre momenti distinti: il mattino, il mezzogiorno e la sera.

Eccoci al mattino. L'aprirsi del giorno è anche l'aprirsi delle menti che, al risveglio, subito si volgono alla divina contemplazione. Il pensiero del Cielo e dei beni eterni è ancor più nitido al sopraggiungere dell'alba! Allora il peso della carne è più leggero e impedisce in minor misura l'elevazione dello spirito. Non appena Gesù, Maria e Giuseppe si destano dal breve riposo notturno, volgono subito le loro menti a Dio, elevando all'Altissimo un inno di ringraziamento tale che né il Cielo, né il creato ne ascoltarono mai uno migliore. Neppure Adamo, nel primo giorno della sua creazione, seppe innalzare a Dio un canto più bello, benché ispiratogli dalla magnificenza dell'Universo appena creato. Nemmeno gli Angeli possono meglio contemplare la divina Sostanza.

Quella preghiera mattutina della Sacra Famiglia era una riparazione solenne e quotidiana alle imperfezioni delle famiglie d'ogni tempo: come, ogni mattina, Giobbe offriva un sacrificio per i suoi figli, così Gesù, Maria e Giuseppe innalzavano al Cielo l'incenso della loro preghiera, affinché quella soave fragranza profumasse le case cristiane d'ogni epoca.

E la loro preghiera non è interrotta che dalla necessità, che invita al lavoro. Con gioia i tre Santi Personaggi dalla preghiera si volgono al lavoro. Gesù non disdegna di dedicarsi alla bottega, Giuseppe alla pialla, Maria al telaio: il telaio, la pialla e la bottega sono loro cari quanto il Paradiso, poiché anche la fatica per Dio e con Dio è Paradiso.

Così, una dopo l'altra, trascorrono le ore del mattino mentre, in ogni istante, gli Angeli custodi della Casa Nazarena osservano stupiti gli atti intensi d'amore, uniti alle stille di sudore dei tre Operai celesti. Rompe talvolta il monotono esercizio del lavoro Gesù, che si dedica con cura ai lavori domestici; o Maria, intenta a preparare il sobrio cibo comune, rimanendo tuttavia assorta nella divina contemplazione; poiché se della ven. Anna Maria Taigi si dice che, nel servire il povero cibo ai figlioli, restava con il braccio sospeso, tutta assorta in Dio, ancor più, durante i lavori domestici, la Santissima Vergine doveva rimanere immersa con lo spirito nelle cose celesti.

Famiglie cristiane, seguite tale esempio? In voi il primo pensiero è per Dio, oppure per la casa, per gli interessi materiali, per i campi, per il corpo? La prima ora del giorno è per la meditazione delle Verità eterne, o per il disbrigo degli affari terreni? Si pensa, forse, prima a mangiare che a pregare, prima a discutere che ad attendere ai doveri dell'anima? E le altre ore del mattino sono tutte consacrate alle occupazioni, o all'ozio, al gioco, ai passatempi? Chi le interrompe: l'impazienza, o il pensiero del Paradiso e la lode a Dio, come i Trappisti, che ad ogni ora, dal lavoro dei campi levano lo sguardo al cielo? Chi trova ancora oggi tali famiglie? O forse possiamo esclamare con Giobbe: "Ne abbiamo sentito parlare, ma non ne abbiamo vedute"?

2. La Sacra Famiglia insegna come consacrare a Dio il mezzogiorno - E' ormai giunta l'ora in cui si interrompe la fatica per dar sollievo alle stanche membra con l'opportuno riposo. Ad un cenno di Maria, ecco la famigliola riunita. Gesù volge ai suoi genitori un saluto rispettoso; questi ultimi, con pari rispetto e amore, contraccambiano.

Tutti e tre, poi, in ginocchio, con gli occhi al Cielo, rendono grazie all'Eterno per i favori ricevuti in quella prima parte del giorno. Gli Angeli osservano e, stupiti, tacciono. Gesù, con la sua mano onnipotente, benedice il cibo e la bevanda, come nei primi giorni della creazione benediva tutto il Creato. Alla benedizione di Gesù, quei cibi e quella bevanda riacquistano la bontà originaria e i tre Santi Personaggi, ad ogni sorso e ad ogni boccone, si nutrono delle celesti benedizioni e delle grazie divine. Gesù si sofferma poi in sante meditazioni, e le sue labbra infondono ad ogni parola una virtù santificante.

E dopo il pranzo, non vi era a Nazareth un po' di ricreazione? Sì, ma degna di Nazareth. Nei tre Ospiti Nazareni essa è costituita da santi colloqui. Questa è un'ora felice in cui Gesù, seduto in mezzo a Maria e a Giuseppe, fa loro da Maestro e interpreta la Legge dal monte della santità. Ogni sua parola divina scende nei Cuori dei suoi santi genitori e vi lavora la perla della virtù. La ricreazione nella Casa Nazarena è la presenza di Gesù, che ne forma la delizia, la gioia, l'incanto.

E nelle famiglie cristiane cosa avviene a mezzogiorno? Difficilmente tutti i membri sono raccolti, e spesso uno soffre per l'assenza dell'altro. Riunitisi, la sola avidità del cibo assorbe ogni pensiero: Dio non è affatto ricordato, nemmeno nell'atto di gustare i suoi doni. Di rado la sobrietà, la riservatezza e l'amore si siedono a fianco dei commensali; al loro posto regnano la scortesia, la voracità, il turpiloquio. E, dopo essersi ben pasciuti e inebriati, ecco l'ora fatale della ricreazione, in cui spesso l'innocenza e l'onestà vengono meno.

E anche se ciò non avviene, tuttavia, con gelida indifferenza si sparecchia la tavola, senza volgere a Dio un pensiero di ringraziamento: dalla mensa si passa al lavoro e alle occupazioni e Dio, come se neppure vi fosse, è del tutto dimenticato. Questa casa assomiglia alla Casa Nazarena? Affatto.

3. La Sacra Famiglia insegna come consacrare a Dio la sera - Il giorno volge al tramonto: le prime ombre della sera, che portano a termine le fatiche dell'uomo, pongono anche fine al lavoro nella casa di Giuseppe. La natura, avvolta nel velo bruno delle tenebre, sembra invitare al raccoglimento e concilia la solitudine del cuore, in cui ringraziare il Datore d'ogni bene. Deposti gli strumenti della fatica, la Sacra Famiglia, riunitasi nella sua piccola Casetta, si raccoglie per la preghiera vespertina.

Quali ore preziose sono queste, nella Casa Nazarena! Il lungo scorrere dei secoli non ne vide, né ne vedrà altre più beate. Il tempo s'inchina dinnanzi a quei momenti felici, poiché non ve ne furono, né ve ne saranno di migliori nell'intero suo corso.

E' possibile pensare, senza commuoversi, che Gesù, presso il modesto focolare di Nazareth, siede Maestro fra Maria e Giuseppe, come in Cielo, Sapienza eterna, siede tra il Padre e lo Spirito Santo? Si possono mai immaginare colloqui notturni più incantevoli di questi? Quale spettacolo commovente, in cui il Verbo eterno guida la preghiera vespertina e il canto, cui partecipano Maria e Giuseppe, accompagnati dalle melodie angeliche!

Gesù si siede poi al povero banchetto quale Re dei poveri e Principe della sobrietà e si contenta di poco pane e di una semplice bevanda, nonostante sia il Signore del tutto. La ricchezza di Nazareth è il sorriso della pace, la concordia degli animi, la quiete profonda, l'amore vicendevole.

Prima del riposo, Gesù si prostra fino alla polvere dinnanzi ai suoi genitori per essere da loro benedetto, baciando inoltre la mano di sua Madre.

Saluta Maria, saluta Giuseppe, e con quel suo dolce saluto divino, vuole ringraziarli delle cure del giorno. Quale figlio veramente ammirabile! La penna non sa descrivere sulla carta la scena immaginata dalla mente!

In una famiglia, la sera è il momento più importante, poiché i membri, divisi durante il giorno dalle varie occupazioni, si ricongiungono sotto lo stesso tetto. Beata quella famiglia che, riunitasi, non trascorre le ore notturne in chiacchiere, maldicenze o amari litigi, ma si edifica in discorsi santi e racconti istruttivi. Beata quella famiglia in cui Dio stesso fa la guardia di notte alle porte della casa che il Signore edificò di sua mano, affinché non abbiano lavorato invano coloro che la costruirono. Beata quella dimora dove, come in una chiesa, i membri pregano insieme; in cui la preghiera è il respiro delle anime; in cui gli anziani e i fanciulli, la madre e il padre con essa rallegrano le pareti domestiche, ricordano i defunti, implorano il perdono del Cielo, piangono sugli sbagli del giorno ormai trascorso e si ritirano poi in silenzio nella tranquillità della loro stanza, abbandonandosi ad un sonno sereno. Questo quadro è una piccola copia della Casa di Nazareth, ed è da desiderarsi sommamente che tale magnifico ritratto trionfi in ogni casa cristiana.

COLLOQUIO - Le nostre famiglie, o Gesù, Maria e Giuseppe, assomigliano purtroppo al campo seminato dal pigro, dove non spuntano che povere ortiche e spine pungenti. L'abuso del tempo ha coperto di desolazione l'intera superficie. Volano i giorni sulle nostre case per inabissarsi nel mare dell'eternità, senza lasciare in esse alcuna traccia di bene e di santità. Il mattino, il mezzogiorno e la sera sono per tante famiglie tre accusatori dinnanzi al Signore di tutti i secoli. Case ridotte a spelonche, immagini del deserto!

La vostra Casa Nazarena fu sempre, però, un giardino delizioso. In ogni istante, esso produceva il suo fiore e portava il suo frutto; il passare degli anni non vide mai un attimo perduto.

Intercedete per noi, o Santissimi Personaggi, affinché riscattiamo il tempo trascorso, operando incessantemente per il bene, così che, per questa vita terrena ben spesa, ci doniate la beata vita immortale, e per il tempo ci doniate l'eternità.

PRATICA - Esaminatevi sull'uso del tempo durante la vita trascorsa e, riconoscendo le vostre mancanze, passate una mezz'ora in compagnia della Sacra Famiglia.

GIACULATORIA - Chi di meriti il giorno intero ha il piacere di colmar nell'ostello Nazareno venga allora ad abitar.

 

VENTUNESIMO GIORNO

I giorni di festa nella Casa Nazarena

1. La Sacra Famiglia aveva le sue feste familiari. I giorni di festa nelle famiglie cristiane - Senza i giorni festivi, la nostra vita sarebbe una strada interminabile senza fermate. Le solennità sono come tante oasi che s'incontrano, peregrinando nel deserto del mondo. S. Agostino dice che i giorni solenni furono stabiliti affinché la memoria dei benefici divini non rimanesse sepolta dall'oblio nella ruota del tempo. In Isaia, cap. 58, in relazione alle feste, Dio afferma: "Se nel giorno di sabato ritrarrai il tuo piede da ogni fatica, se nel giorno santo rinunzierai al tuo volere, allora gioirai nel Signore ed Egli ti condurrà fin sulle vette del paese e ti farà gustare l'eredità di Giacobbe: ogni benedizione".

Ora, chi vorrà negare che, fra le famiglie, quella di Nazareth si sia innalzata al di sopra di tutte e che meglio d'ogni altra abbia santificato i giorni sacri? Oltre alle solennità pubbliche della Pasqua, in memoria della liberazione degli Israeliti dalla schiavitù dell'Egitto; oltre alla festa delle settimane, in memoria della Legge avuta sul Sinai e in ringraziamento delle messi; oltre a quella dei Tabernacoli, in ricordo della vita trascorsa sotto le tende nel deserto; oltre alla solennità della penitenza, la Casa Nazarena aveva altri giorni preziosi e dolcissimi, che santificava in privato, all'interno delle mura domestiche.

A Nazareth non vi erano solo le feste dell'Antico Testamento, ma anche quelle del Nuovo: non solo vi si onorava la Legge, ma ancor più la Grazia. Nazareth è la prima Chiesa della nostra Religione Cattolica; il santuario in cui si celebrano per la prima volta i Santissimi Misteri della Redenzione; il Santo dei Santi della Nuova Alleanza, dove penetra ogni giorno il divino Aronne, l'istitutore del Sacerdozio cristiano. Le festività in onore di Dio, della Vergine e dei Santi erano già state consacrate e celebrate a Nazareth nella persona di Gesù, di Maria e di Giuseppe. Nella Casa Nazarena, il triplice culto di latria, d'iperdulia e di dulia aveva già ottenuto il più solenne riconoscimento.

A somiglianza della Casa di Nazareth, anche voi, famiglie cristiane, siete il primo sacrario dello spirito religioso, il primo focolare della devozione, il primo santuario della fede cristiana. Invano, genitori, accompagnate i vostri figli in Chiesa per santificare i giorni sacri, se essi non sono onorati ancor prima all'interno della Chiesa domestica. Nel Tempio esterno si sosta alcuni momenti, in quello interno, buona parte della giornata. Dalla casa, la devozione deve estendersi alla Chiesa; né si deve pretendere di attingerla in Chiesa, se dalla casa è bandita.

2. La Sacra Famiglia celebrava santamente le feste di Gesù: allo stesso modo devono fare le famiglie cristiane - Quali erano, dunque, e come si santificavano le feste nella Casa Nazarena? Erano le stesse celebrate da noi, ma esse erano santificate sommamente. Con quanto amore Maria e Giuseppe avranno festeggiato i giorni consacrati a Gesù! Mai vi fu una famiglia in cui si ricordò con tanto onore e amore il giorno della nascita dei suoi membri, con lo stesso onore e amore, cioè, con il quale si celebrava a Nazareth il Natale di Gesù. Ogni volta che giungeva la meravigliosa notte del venticinque dicembre, in Maria e Giuseppe si rinnovavano gli stessi sentimenti che essi avevano provato in quella santa notte a Betlemme. Sono milleottocentottantun volte che la solennità del S. Natale ricorre nella Chiesa Cattolica e, benché essa sia e sia sempre stata la gioia di tutti i cuori, in nessun tempo la si celebrò o la si celebrerà così perfettamente e così degnamente come fu celebrata da Maria e Giuseppe nella piccola Casetta.

In numerose famiglie, anche l'onomastico è festeggiato con fiori, poesie, auguri, regali, lauti banchetti, canti. A Nazareth non è così: quando ogni anno ricorre il giorno della Circoncisione, in cui Maria e Giuseppe imposero al celeste Fanciullo il Nome di Gesù, quelle due anime eccelse hanno per lui maggiori premure ed un amore ancora più intenso: ripetono cento e mille volte quel Nome con fervore sempre crescente, meditandone in silenzio la grandezza, la magnificenza, la forza.

E che dire degli altri giorni indimenticabili nella vita del Salvatore? Che gioia nei cuori di Maria e di Giuseppe nella ricorrenza annuale del giorno in cui essi misero piede nella terra d'Egitto per sfuggire alle spade d'Erode, in cui presero dimora a Nazareth, in cui ritrovarono Gesù nel Tempio! Quali progressi nella virtù! Quali voli sempre più alti verso le vette della perfezione! Ogni festa di Gesù a Nazareth era per Maria e Giuseppe fonte di grazia sempre maggiore: il Figlio di Dio si compiaceva nel veder crescere quelle due grandi anime a passi di gigante.

Come, nei loro giorni di festa, i principi sono soliti essere magnanimi, così, nei giorni solenni, il Verbo Incarnato versava i torrenti della sua luce e le ricchezze del suo ineusaribile tesoro sui suoi santi genitori.

Come sono onorati i giorni consacrati a Gesù Cristo nelle case cristiane? I Misteri della sua vita parlano ai cuori così come parlavano a quelli di Maria e di Giuseppe? L'anima ne trae una fede più intensa e l'intelletto, una luce più viva? Le case risuonano di pie letture, di santi discorsi, di cantici spirituali? Oppure si pensa unicamente al riposo e al cibo, svilendosi ancor più tra giochi e balli?

Vergogna! "Il nostro riposo festivo", dice il Nazianzeno, "deve nutrire l'anima con ciò che è santo". La devozione, la preghiera, la compunzione, il ringraziamento, gli atti d'amore, di speranza, di fede, lo sradicamento delle passioni, le opere di misericordia: ecco il tesoro dell'anima nei giorni festivi. In tante case, però, non si adempie nulla di tutto ciò, ma piuttosto il contrario, tanto che sarebbe quasi meglio dire a molti cristiani, come Faraone agli Ebrei: "Andate alle vostre opere"; andate all'aratro, all'officina, alla banca, per non destinare i giorni sacri a peccati maggiori.

3. Nella Sacra Famiglia si celebrano i giorni dedicati a Maria e a Giuseppe. Nella famiglia cristiana si devono onorare le feste dei santi - Dalle feste consacrate a Gesù, passiamo a quelle dedicate a Maria. L'Immacolata Concezione è la prima festa della Vergine in ordine di tempo, ed è per noi del secolo diciannovesimo la prima in ordine all'amore e alla gioia che ci ispira, poiché abbiamo assistito alla definizione di tale dogma. Ma, ancor prima che nella Chiesa, questo privilegio di Maria si celebrava già a Nazareth. Gesù fanciullo, quando accarezzava sua Madre, le diceva: "Sei tutta bella, o Madre mia, e la macchia d'origine non è in te". Quando Giuseppe si rivolgeva a Maria, la chiamava "Immacolata". Quante volte nel suo cuore le avrà detto: "Il tuo vestito è candido come la neve, il tuo volto è splendente come il sole".

Com'era bello a Nazareth l'otto settembre, giorno in cui ricorreva la nascita della Vergine! Com'era dolce il venticinque marzo, che ricordava il saluto recatole dall'Arcangelo Gabriele! Allora, davvero la Casetta Nazarena gioiva sommamente e quelle oscure pareti sembravano risuonare d'innumerevoli voci angeliche: "Dio ti salvi, o Maria, piena di grazia: il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne!". "Sì, tu sei la benedetta!", cantava Gesù; "Tu sei la benedetta!", ripeteva Giuseppe.

Quando poi giungeva il giorno in cui si commemorava il nome di Maria, chi può dire con quanto affetto la chiamassero Gesù e Giuseppe? "Il tuo nome", essi cantavano, "il tuo nome, o Maria, è un balsamo odoroso: le vergini ti ameranno e al profumo della tua fragranza accorreranno; i popoli, nell'invocarti, si chiameranno beati".

Ma anche a Giuseppe spettava una parte d'onore: nei giorni a lui dedicati, Maria e Gesù prodigavano al Santo Patriarca ogni dimostrazione di stima e d'affetto. In tali momenti della sua vita, essi lo onoravano con qualche segno di predilezione e facevano risuonare più spesso sulle loro labbra celesti il nome di Giuseppe.

E quanta gioia suscitava a Nazareth il giorno ventitré gennaio, in cui si commemora lo sposalizio di Giuseppe e di Maria! Di quale nuovo dono di grazia Gesù arricchiva ogni anno quei fortunati Sposi!

Davvero nella Casa Nazarena tutti tenevano in alta considerazione i giorni dedicati ad ognuno dei tre augusti Personaggi: si gettavano, così, i semi del vero rispetto dovuto alle festività di Dio e dei Santi, semi che dovevano moltiplicarsi nell'immenso campo della Chiesa.

Oh, se tale sentimento religioso si estendesse in tutte le case cristiane! Oh, se i genitori e i figli imparassero durante tutto l'anno ad onorare la memoria di Gesù Cristo e dei suoi Santi! Alla scuola di modelli così perfetti tornerebbero a risplendere nelle famiglie gli esempi d'ogni virtù. Si santificherebbero i giorni festivi con la purezza

dell'anima, con la gioia dello spirito, con le lampade luminose che arricchiscono l'intero corpo della Chiesa, cioè con i pensieri celesti e con le contemplazioni divine; non si festeggerebbero, al contrario, con bagordi e ubriachezze, i cui frutti non sono altro che oscenità e profanazioni scandalose.

COLLOQUIO - Venero, o Famiglia santissima, la tua Casa di Nazareth come il primo Tempio del Cristianesimo: ammiro la santificazione dei giorni di festa da voi qui celebrati e la considero come il modello più perfetto nella Chiesa per onorare le sante festività; detesto l'orrenda profanazione dei giorni sacri al Signore, compiuta dalla maggior parte degli uomini; desidero che tutti imparino dai voi come trascorrere le festività religiose con maggior fervore e devozione.

O amabilissimi Gesù, Maria e Giuseppe, ispirate in ogni cristiano il santo timore di Dio, infondete un salutare terrore dei castighi per chi viola i momenti destinati al culto divino così che, tornando a rendere omaggio al Signore, Egli ritorni a colmarci delle sue benedizioni.

PRATICA - Nei giorni festivi, proponetevi di partecipare alle funzioni sacre e, potendo, occupate il tempo in sante letture per riparare all'abuso fatto dei giorni di festa.

GIACULATORIA - Vieni a Nazareth e apprendi com'è onorato il sacro dì: sarai beato se spenderai il tuo vivere così.

 

VENTIDUESIMO GIORNO

Gesù, modello dei figli

1. Gesù, modello di rispetto - Giuseppe è nella Trinità terrena ciò che l'Eterno Padre è nella Trinità divina. In Cielo, l'Eterno Padre è il principio dell'Essere e della potestà; a Nazareth, Giuseppe, in quanto suo rappresentante, è il capo della S. Famiglia e nelle sue mani è posta ogni autorità. La dignità di Giuseppe si eleva immensamente al di sopra d'ogni dignità terrena, poiché l'eminenza dell'autorità si quantifica dalla nobiltà dei sudditi che vi sono soggetti.

A Giuseppe è sottomesso quel Gesù dinnanzi al quale mille mondi sono un nulla, quel Gesù che ha creato l'aurora e il sole, che ha posto la terra a sgabello dei suoi piedi, che è adorato da milioni e milioni d'angeli e d'anime. In quanto creatura, Giuseppe sparisce al pari d'un atomo di fronte a Gesù, suo Creatore; eppure, Giuseppe, quale rappresentante dell'Eterno Padre, comanda a Gesù, Figlio dell'Uomo.

O Re della Terra, voi potete appena curvarvi per far da sostegni al trono di questo fabbro Nazareno! Gesù riverisce Giuseppe in ogni momento, in ogni luogo e con grande affetto: rispettoso nel conversare, nel chiedere, nel rispondere, nel lavorare, nei gesti, nella condotta. Egli vede in Giuseppe l'immagine del suo divin Padre, dal quale proviene ogni paternità in Cielo e sulla Terra: pertanto, nell'onorare Giuseppe onora il suo Genitore celeste. Vi è una distanza infinita fra Giuseppe e Dio Padre, ma Gesù non vi bada: egli si occupa solo di onorarlo quale rappresentante divino.

Figlioli cristiani, stupitevi sommamente dinnanzi al rispetto di Gesù e umiliatevi fino alla polvere, poiché non volete onorare i vostri genitori. Gesù era sottomesso a Giuseppe non per dovere o per necessità, ma solo per esserci d'esempio; voi, però, dovete rispettare i vostri genitori per un obbligo maggiore: "Chi teme Dio onora i suoi genitori", dice la S. Scrittura; "Onorerai tuo padre e tua madre", grida la natura stessa.

Essi portano sulla fronte il sigillo dell'autorità impressovi dal dito di Dio: guai a voi se lo violate, mancando loro di rispetto. E se anche per loro colpa essi avessero alterato il sacro sigillo, voi non potreste discolparvi dello sfregio che gli avreste recato.

Cam fu irrispettoso nei confronti di suo padre Noè e fu pertanto colpito da una tremenda maledizione. Seni e Jafet, al contrario, ereditarono una benedizione eterna. Giuseppe, benché Viceré d'Egitto, chiamò alla corte suo padre Giacobbe, sebbene fosse un semplice pastore, e diventò il prediletto del Signore. Dal suo trono pontificale, Papa Benedetto XI corse ad abbracciare sua madre, che si presentava a lui in umili e povere vesti.

Dunque, figlioli, il rispetto per i vostri genitori vi accompagni sempre. Un solo dito alzato contro il padre, un solo sguardo cattivo rivolto alla madre, una sola parola oltraggiosa sono da considerarsi atti sacrileghi e ignobili.

2. Gesù, modello d'obbedienza - Non senza grande mistero, Gesù volle consacrare trent'anni interi alla più profonda sottomissione nei confronti dei suoi genitori. In questo mondo, solo Dio è dispensato dall'obbedire, poiché egli, Creatore d'ogni cosa, non dipende da alcuno. Ogni altro essere, in quanto creatura, è simbolo della dipendenza dal Creatore, o da altre creature più autorevoli di lui.

Tuttavia, il Verbo Eterno, benché Dio, volle essere sottomesso alle creature per insegnare a noi, polvere e cenere, ad obbedire. Gran cosa è l'obbedienza: essa è la base dell'ordine, della pace e della prosperità in famiglia, tanto che S. Paolo grida: "Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché ciò è giusto" (Efesini 6,1).

L'obbedienza in casa è anche il fondamento dell'obbedienza nella società: i figli sottomessi non diverranno mai cittadini ribelli. Chi rispetta la verga del padre in famiglia, riverisce anche lo scettro del sovrano o il bastone del maresciallo. Se la vita familiare è un esercizio ininterrotto di rispetto e d'obbedienza, è al tempo stesso una buona preparazione ai sacrifici della vita militare o d'ogni altro impiego.

Beati quei figli che all'interno della famiglia hanno sviluppato fin dalla tenera età tale prezioso spirito d'obbedienza e che hanno piegato il collo a questo giogo fin dall'adolescenza. In tal modo, in ogni condizione di vita, essi si piegheranno senza alcuna difficoltà alla legge inevitabile dell'obbedienza.

Ma fino a dove si estenderà questa sottomissione ai genitori? A tutto, fuorché il peccato: si deve obbedire non solo nelle cose temporali, ma ancor più in quelle spirituali; non solo quando i genitori esortano al lavoro, allo studio, alla fatica, ma anche quando vietano le cattive compagnie, le occasioni pericolose, i rientri a tarda ora, i balli, i divertimenti poco sicuri, quando spronano all'adempimento dei doveri cristiani, alla frequenza ai Sacramenti, alla partecipazione al Sacrificio Eucaristico, alla pratica degli insegnamenti religiosi.

Una doppia benedizione nell'ordine della natura e della grazia scenderà sul figlio che avrà rispettato nei genitori non solo gli autori della sua esistenza, ma ancor più i cooperatori di Dio nella vita di grazia. 3. Gesù, modello d'amore ai genitori Gesù, in quanto Dio, amò Maria e Giuseppe con amore di predilezione fin dall'eternità e si compiacque in quelle due grandi anime al di sopra d'ogni altra sua creatura. In quanto uomo, avendo racchiuso il suo amore infinito nell'angusto vaso dell'umanità, si compiacque di versarne le sovrabbondanti ricchezze nei due Cuori che vissero più a lungo accanto al suo. Ogni parola pronunciata da Gesù e ogni sua benché minima azione erano sempre unite ad un sorriso ineffabile, ad una luce soavissima, ad un amore incomparabile. Come ogni ferro tratto dalla fucina è scintillante, così ogni atto o parola scaturiti dal Cuore divino di Gesù erano colmi dell'amore più vivo e andavano ad incendiare i Cuori di Maria e Giuseppe.

Potessero le case cristiane avere dei figli così amorevoli nei confronti dei genitori, come lo era Gesù! Un figlio che ama i suoi genitori si guarda dal recare loro la minima amarezza; si adopera in ogni modo nel rasserenarli; compie quelle azioni che ritiene siano loro di maggiore compiacimento; interpreta i loro desideri e li asseconda; non sparge mai fiele sul cibo, né veleno sulla conversazione, con risposte cattive, ostinazioni caparbie, collere o sgarbi irrispettosi.

Dopo Dio, egli ama suo padre e sua madre sopra ogni altra persona. Non rivolge il suo affetto a persone estranee quando sa che esse possono alterare la pace domestica; non ritorna a casa a notte fonda per evitare ansie e timori alla madre; non gioca d'azzardo per non addolorare il padre. Si rallegra nel restare accanto ai suoi genitori, nell'accompagnarli, nell'ascoltarli, nel riceverne i consigli: in ogni cosa egli rivela l'affetto sincero che nutre per loro. Che Dio faccia in modo che tale bella descrizione non resti lettera morta, ma viva e si moltiplichi fra le mura domestiche.

COLLOQUIO - Sia benedetta in eterno, o Gesù, la tua bontà, poiché, pur essendo il Figlio del vero Dio, volesti anche divenire Figlio dell'Uomo, così da far trasparire ogni tua perfezione divina dal velo della tua Umanità. Tu sei l'immagine sostanziale dell'Eterno Padre, e sei con lui giustizia, sapienza e santità; tu ti degnasti di riverberare i raggi delle tue perfezioni in ogni azione della tua vita mortale, e i tuoi fortunatissimi genitori Maria e Giuseppe furono i lucentissimi specchi in cui tali raggi andavano fedelmente a riflettersi.

Chi è più maestoso e al tempo stesso più umile di te? Chi è più indipendente e più sottomesso? Chi è più arbitro del tutto, ma anche più ossequioso e obbediente? Quali abissi di virtù proponi alla nostra ammirazione e imitazione durante la tua vita nascosta a Nazareth!

O Gesù, nostra Via, Verità e Vita, quando condurrai i giovani cristiani alla tua sequela? Quando infonderai nei figli il tuo stesso spirito Nazareno? Che ciò avvenga presto! Questa è la ferventissima preghiera che oggi ti rivolgiamo: esaudiscila, perché è giusta, esaudiscila poiché è conforme al tuo stesso desiderio.

PRATICA - Ad imitazione di Gesù siate rispettosi con le persone autorevoli; obbedite ai superiori; amate, infine, tutti sinceramente.

GIACULATORIA - Colui che regge il mondo offre a due creature la sua sottomissione più profonda all'interno di pareti oscure.

 

VENTITREESIMO GIORNO

La Sacra Famiglia, modello di pazienza

1. A Nazareth Gesù porta la sua croce. I figli non credano di potersene liberare nella vita - Non giudichiamo dalle apparenze. A prima vista, Nazareth sembrerebbe la dimora della sola felicità, poiché cosa può amareggiare tre anime così in armonia fra loro? Eppure, la bella Nazareth, la Casa della pace è un porto in cui s'infrangono i flutti del dolore, le onde tempestose del sacrificio. La calma rassegnazione con la quale i tre augusti Personaggi sopportano le loro tribolazioni non le rende manifeste agli uomini; esse non sono, però, meno intense, solo perché più nascoste.

Da Betlemme, Gesù ha trapiantato la sua Croce a Nazareth, poiché se nella grotta la sua Croce era la nudità, il freddo, la povertà, la penuria d'ogni cosa, qui a Nazareth è la fatica, il sudore, la vita disagiata, l'angustia dell'abitazione.

Tuttavia, questa Croce esteriore del corpo è di piuma, mentre quella interiore dello spirito è di ferro. Fin dal suo concepimento nel seno di Maria, Gesù si era consacrato quale vittima all'Eterno Padre, in luogo delle vittime sacrificali della Legge: "Sacrificio e oblazione non hai voluto, un corpo mi hai preparato". Il corpo e l'anima di Gesù erano l'ostia del nostro riscatto.

Chi può dire quante lacrime Gesù sparse per noi nella sua vita nascosta? Prima di versare il suo sangue, egli aveva già lavato nel pianto mille e mille volte le iniquità del genere umano. Chi può narrare quanti sospiri e gemiti egli emise in quei trent'anni? L'immensa tela dei nostri peccati gli si poneva innanzi ad ogni istante, riscuotendo dal suo petto il tributo del dolore.

Quante volte la sua anima avrà contemplato la vastità dell'ingratitudine umana! Quante volte il suo cuore avrà percepito le nostre empietà! E le spine che lo circondano, che altro sono se non questo? Eppure, in tutti quegli anni, Gesù non emise mai un lamento. Egli diede ai suoi genitori un sublime spettacolo di pazienza obbediente, insegnando già da allora con i fatti ciò che in seguito avrebbe insegnato con le parole: "Con la pazienza possederete la vostra anima".

Figli cristiani, anche voi nella pazienza dovete possedere la vostra anima e il vostro cuore. I colpi delle tentazioni, gli assalti dei pensieri e delle immagini perverse attaccano la vostra anima: respingeteli con lo scudo della fortezza! Gli urti delle passioni colpiscono continuamente il vostro cuore: l'ira, l'invidia, il piacere, l'orgoglio vogliono espugnarlo senza alcuna tregua.

Difendete la rocca del vostro spirito con l'arma della pazienza! Il mondo vuole sconfiggervi opponendosi a voi, odiandovi, seducendovi: siate pazienti ad imitazione di Gesù, e vincerete.

2. Maria è modello di pazienza per le madri e le anime cristiane - Si crede erroneamente che la Benedetta fra tutte le donne, nell'essere assunta alla dignità di Madre di Dio, fu anche innalzata alla più grande felicità. Al contrario, come per Gesù il primo istante della sua Incarnazione segnò l'inizio delle sue pene, così per Maria l'annuncio angelico della divina Maternità coincise con la sua elezione alle più alte tribolazioni. Sta scritto che Dio percuote maggiormente le anime che più ama e flagella più duramente il figlio che tiene fra le braccia. In un altro passo ciò è espresso ancor meglio: "Dio ammonisce colui che ama e si compiace in lui, come un padre nel figlio" (Prov. 3).

Ora, come si spiega questo mistero di compiacenza divina nell'anima tribolata? Esso si spiega così: l'Eterno Padre, mandando il suo Unigenito in terra, lo caricò di croci; pertanto, alle anime a lui più care, l'Unigenito non può che regalare ciò che gli fu a sua volta donato dal Padre. A misura, dunque, dell'amore, si aggrava il patire e, poiché Gesù amò sua Madre al di sopra d'ogni creatura, così più d'ogni altra creatura la consacrò al dolore.

O Regina del mondo, dunque anche per te nella Casa Nazarena vi furono tribolazioni e spine? E quali erano? La povertà? La vita faticosa? L'angustia della casa? Il duro lavoro di Gesù? L'angoscia di Giuseppe? Sì, anche queste erano spine, ma le meno acute. Le spine più pungenti conviene cercarle nel cuore. Il Cuore di Gesù riversava le sue amarezze in quello di Maria: ella leggeva senza veli nell'anima e nel Cuore del Figlio e ne condivideva le sorti. La Passione dolorosa solcò in anticipo il Cuore di Cristo e quello della Madre con l'aratro della profezia. Le acque dell'amarezza che, a torrenti, la malizia umana faceva fluire di continuo sull'anima di Gesù, stillavano perennemente anche sul Cuore della Vergine. Stillavano! Piovevano a dirotto, e più che uno stillicidio erano una perpetua cascata. E lo stesso amore, in lei così perfetto, non aumentava il suo dolore? E i suoi sentimenti così delicati non affinavano ancor più la pena? Eppure, Maria, vittima nobilissima, sopportò con somma pazienza, fortezza e rassegnazione l'ardua prova.

Madri cristiane, anime afflitte, non sapete che tutti dobbiamo patire? Che è proprio del cristiano patire cose grandi? L'albero non si consolida se non alle scosse frequenti del vento di tramontana poiché, piegato da esse, mette radici più profonde; sono piante ben fragili quelle che crebbero in un luogo tranquillo, così come sono fragili quelle anime che non si esercitarono ai colpi del male.

Quale esercizio di pazienza in famiglia! Il cattivo umore del marito, la disubbidienza dei figli, l'infedeltà dei servi, la vigilanza sui domestici, le sventure, il disaccordo dei membri, i differenti sentimenti religiosi: quale ricca messe di spine, quale vasto campo di pazienza! Beata quella madre o quell'anima che accoglie mitemente nel cuore queste trafitture e ne forma il suo fascio di mirra: essa imita la vita della Vergine nella Casa Nazarena.

3. Giuseppe è modello della più eroica sofferenza - Se l'antico Giuseppe fu il primo modello di pazienza dell'Antica Alleanza, il nostro Giuseppe e il modello perfetto della Nuova. Il primo Giuseppe, dall'odio dei fratelli, passa alla vendita ai mercanti Ismaeliti; dalla vendita agli Israeliti, alle accuse presso Putifarre; dalle accuse, al carcere; dal carcere, all'ingrata dimenticanza del compagno aiutato in prigione. Nonostante ciò, con la pazienza costante trionfa e sale sul trono di Viceré nella reggia del Faraone.

Anche il nostro Giuseppe passa d'afflizione in afflizione: dalla perplessità nel constatare la gravidanza Maria, al rifiuto d'ogni alloggio a Betlemme; dal rifiuto dell'alloggio, alla povertà della grotta; dalla povertà della grotta, ai disagi dell'esilio; dai disagi dell'esilio, all'amarezza della dimora in Egitto; dall'amarezza della dimora, all'incertezza del ritorno a Nazareth; dall'incertezza del ritorno, al dolore per la perdita di Gesù nel Tempio.

Eppure Giuseppe, memore delle grandi massime: "Sopporta nel Signore" e "Beato l'uomo che respinge la tentazione poiché, dopo esser stato provato, conseguirà la corona della vita", non accondiscese mai al più lieve moto d'impazienza. Egli non giudicò mai le decisioni divine, ma in ogni vicenda ripeteva: "Sei giusto, Signore, e giusto è il tuo giudizio".

Giuseppe esercitò tale pazienza nella vita pubblica; e cosa dire di ciò che avvenne nella vita privata a Nazareth? Glorioso Giuseppe, tu solo sai quanta mirra e assenzio stillava nel tuo Cuore il doppio canale dei Cuori di Gesù e di Maria! La tua intima vicinanza a loro fu un partecipare più da vicino alle amarezze di entrambi. Il lago del tuo Cuore traboccava delle acque amare di quei due mari: le ricchezze che essi venivano a deporre in te erano le Croci più pesanti, le spine più acute.

Alcuni ritengono che il santo Patriarca, negli ultimi anni della sua vita, fu anche provato con infermità, febbri, violenti dolori del capo e delle membra, il che può essere verosimile poiché, oltre a perfezionare la pazienza di Giuseppe, avrebbe accresciuto anche quella di Maria e di Gesù. Quale spettacolo meraviglioso! Giuseppe infermo, Maria e Gesù accanto a lui. Dei tre non sai chi ammirare di più, se il pazientissimo malato, o Maria e Gesù, che lo assistono amorevolmente. Dolce è l'infermità per Giuseppe, poiché curata da tali mani; ma è altrettanto dolce occuparsi di un tale infermo!

Padri cristiani, contemplate voi stessi in questo specchio di grande pazienza. Portate con animo tranquillo le infermità santificate in Giuseppe.

COLLOQUIO - O Famiglia Santissima di Gesù, Maria e Giuseppe, questo mondo è un deserto che produce solo tribolazioni e spine, una vasta dimora d'infelici e d'afflitti: donateci, dunque, la vostra inalterabile pazienza!

Insegnateci a sopportare noi stessi e gli altri, a baciare la mano di Dio che ci percuote direttamente o che ci flagella indirettamente con la verga di chi ci è accanto.

Fateci possedere nella pazienza le nostre anime, affinché le infermità, i contrasti, la povertà, il dolore, la durata delle pene, l'intensità delle amarezze, la malignità umana, la prepotenza e l'oppressione altrui non valgano mai a separarci da voi e ad allontanarci dai mirabili esempi di sofferente rassegnazione che ci avete lasciati.

PRATICA - Non perdete mai la pazienza per qualunque tribolazione in famiglia o nella società: siamo figli della Croce e non possiamo sottrarcene.

GIACULATORIA - L'Eden offriva rose, Nazareth offre spine.

Beato chi compose i con queste una corona al crine.

 

VENTIQUATTRESIMO GIORNO

Vita privata della Sacra Famiglia

I. Gesù ama solo esser visto dall'Eterno Padre. I figli cristiani amino il nascondimento - Se mai vi fu casa cui fosse stato necessario laminare d'oro la porta per attrarvi lo sguardo, essa è certamente la piccola dimora di Nazareth, all'apparenza. Se la povertà avesse voluto assumere un'immagine visibile, avrebbe dovuto scegliersi quella dimora; poiché, però, essa è la Casa di Gesù, Maria e Giuseppe, neppure il lembo più prezioso del Cielo può essere considerato di pari valore. L'eterna Sapienza si compiacque di quest'oscuro e umile rifugio più d'ogni altro maestoso edificio regale.

Avendo stabilito dall'eternità di vivere trentatré anni nella carne mortale, Dio decise di trascorrerne trenta in quest'umile dimora. Mistero sublime! Quel Dio, Creatore del tutto, che ai figli degli uomini dona i marmi più rari per rivestire i palazzi, gli ori più belli per decorarne le pareti, i colori più vividi per dipingerne le volte, le pietre più lucenti per intarsiarne i pavimenti, e i prodotti più rari del regno minerale e vegetale per abbellirne le sale e i corridoi, riserva per sé poche rozze pietre e un insieme

informe di sassi. Quale mistero sublime, che l'Uomo-Dio, l'Unigenito disceso dal Cielo, conversi con il Padre in questa povera dimora!

O Gesù, Sole degli Angeli e Luce del mondo, come potesti rimanere per trent'anni nascosto come una lucerna sotto il moggio, nell'oscurità di questa povera casa? Perché qui non volesti mostrare la tua potenza e sapienza? Cosa facevi in questo rifugio solitario? Come potrò mai portare alla luce il bel Tesoro nascosto da te nel campo di Nazareth? E chi potrà mai convenientemente parlare di tale tesoro?

A me sembra di aver detto tutto, affermando che in questo tranquillo ritiro amavi solo farti scorgere dal tuo Padre celeste. Tu fosti sempre con Lui nella solitudine dell'eternità, e ancor volesti conversare con Lui nella solitudine del tempo. Se stimi importanti il mondo, il creato e ogni essere vivente, è per l'amore che nutri per tuo Padre, al quale tutti, a sua gloria, vuoi guidare.

Imparate da Gesù, figli cristiani! A Nazareth, egli si nasconde per rimanere solo con il suo Padre celeste: anche voi dovete allontanarvi da tutto per immergervi nel solo pensiero di Dio. Tutto ciò che vi conduce a Dio, seguitelo; tutto ciò che ve ne allontana, abbandonatelo. La vera sapienza si trae dalla conversazione nascosta con Dio (Giobbe 28). Se guardate a ciò che il mondo vi offre, cosa ne trarrete? Null'altro che cattiveria, inganno, afflizione: tutto è avvelenato dall'iniquità. Nascondetevi, dunque e, quali passeri, volate al monte della solitudine dove Dio parla al vostro cuore.

2. Maria ama esser vista solo da Gesù e da Giuseppe. La madre cristiana ami soltanto la vista di suo marito e dei figli - Nella Sacra Scrittura, Maria è simile ad una vite in inverno. In quella stagione, cosa accade ad una povera vite? Non ha alcun grappolo d'uva ad arricchirla, né pampini che la rivestano, né tralci rigogliosi che la difendano. Essa è completamente spoglia e priva di fronde, con il fusto irrigidito, con i rami che paiono membra assiderate e cadenti, quasi morta all'apparenza. Tale è anche la Vergine nella Casetta di Nazareth: per lei quasi trent'anni sono come un continuo inverno, in cui appare come morta al mondo: morta in apparenza, ma viva, beata, santissima agli occhi di Dio.

In inverno, la pianta raccoglie nella radice tutta la linfa vitale, diffusa nelle altre stagioni nelle foglie e nei rami: così la Vergine, nella sua vita nascosta con Gesù e con Giuseppe, serba nel suo cuore tutta la santità di Cristo, che poi diffonde nel suo sposo Giuseppe. Chi meglio di Maria bevette tutta la linfa divina che sgorgava dalle fontane del Salvatore, nella sua dimora solitaria a Nazareth? Chi meglio di lei poteva gridare con l'Apostolo: "La mia vita è nascosta con Cristo in Dio"? Quando l'anima è sola con Dio, Egli tutto si riversa in lei, senza alcuna riserva.

Al presente, la Vergine in Cielo è riccamente vestita della bellezza delle foglie e dell'abbondanza dei frutti, cioè adorna delle stelle della sua gloria e dell'aureola della sua virtù. Ma non sarebbe così bella e gloriosa se non avesse amato celarsi nell'oscurità di Nazareth.

Madri e spose cristiane, quali grandi lezioni per voi! Voi siete l'anima della famiglia, la bella pianta che deve profumare la casa di soave fragranza. Ma guai alla radice di una pianta se vede il sole o se è portata all'aria aperta: è sicura di inaridire, di marcire, di non essere utile che per il fuoco. Così voi, spose e madri cristiane, se amate respirare l'aria del mondo, se rifuggite il nascondimento, se vi tediate della vita nascosta nella sola compagnia di vostro marito e dei figlioli, recherete dispiacere all'uno e rovina agli altri. Le madri e le spose che amano restare a casa sono le migliori, le più nascoste sono le più onorevoli, come le rose cinte dalle siepi del giardino sono le più belle. Felici quelle case in cui vivono madri unicamente intente al bene della famiglia, per le quali, dopo Dio, i figli e il marito sono tutto e ciò che il mondo offre è un nulla.

3. Giuseppe si compiace di esser visto unicamente da Gesù e da Maria. Il padre cristiano deve preferire a tutto la compagnia dei suoi - Non vi è stata esistenza più nascosta e inosservata di quella condotta dal santo Patriarca Giuseppe. Chi mai lo conobbe nei giorni della sua vita terrena? Chi lo vide? I sassi della grotta di Betlemme, le solitudini dell'Egitto, lo spazio angusto della Casetta di Nazareth: essi solo lo scorsero e lo conobbero. Fu mai riverito da alcuno? Non ve n'è traccia nella Scrittura. Portare il peso della sua famigliola, viaggiare, faticare, peregrinare, vivere di stenti: ecco in sintesi tutta la sua vita. In essa non rifulge alcuna scena luminosa anzi, neppure un punto di gloria apparente nell'orizzonte del vivere. Egli è come una perla sommersa nel fondo dei mari, una gemma perduta nel bosco, una nebulosa svanita nell'immensità del firmamento.

Giuseppe, nella sua oscurità e dimenticanza è visto e conosciuto unicamente da Gesù e da Maria, e questo solo gli basta per essere l'uomo più felice. Con gioia si rinuncia ad ogni considerazione umana quando si ha quella del Re e della Regina dell'universo. Le opere sante, visibili ed eclatanti hanno anch'esse il loro pregio dinnanzi a Dio, ma le opere né viste o acclamate dal mondo pesano di più sulla bilancia divina: pertanto, Giuseppe è il santo più eccelso, ma al tempo stesso più nascosto. Egli non conobbe altro che Maria e Gesù, né fu conosciuto da altri che da Gesù e da Maria, e ora in Cielo è il più vicino ad entrambi.

Apprendete l'alto insegnamento, padri cristiani! Credete forse che sia di poco conto una vita condotta solo fra il lavoro e la famiglia? Essa è misera agli occhi del mondo, ma non a quelli della grazia: nei vostri figli, infatti, si cela Gesù e nella vostra compagna, Maria. Se il padre cristiano sa volgere ogni sua fatica in favore dei figli e della moglie a onore di Cristo e della Vergine, allora la sua esistenza è in tutto simile a quella di Giuseppe. Che altro può ambire di meglio se non attendere alla cura materiale e spirituale della famiglia? Raggiunto questo scopo, non è forse compiuta la missione paterna? E, benché sia sconosciuto al mondo, al termine della sua vita, egli potrà pronunciare con gioia queste parole: "Ora lasciami addormentare nella tua pace, o Signore, perché i miei occhi non videro che coloro che mi affidasti e le mie mani non faticarono che per loro. Io non ti presento gli Idolatri

convertiti, come gli Apostoli; né volumi eruditi, come i Dottori della Chiesa; né greggi numerose, come i Pastori Sacri: io sono contento di presentarti la mia famigliola, sostentata dalle mie fatiche, santificata dai miei esempi".

Piaccia a Dio che tutti i padri cristiani possano, al confine del tempo, ripetere le stesse parole. COLLOQUIO - Vadano pure in molti alle case in cui vi è strepito e confusione, noi, o Gesù, Maria e Giuseppe, vogliamo venire alla vostra Casa Nazarena, dimora di solitudine, di nascondimento, di pace. Amiamo più la vita nascosta con voi, che la vita tumultuosa nel mondo. Nella vostra Casa tutto ci parla di Dio, ci volge al Cielo, ci infonde spirito di pace e di quiete. Nelle altre case, benché sontuose o regali, spira un vento di inquietudine, di disordine, di terra e di peccato.

Infiammateci d'amore per la vostra vita nascosta, ve ne preghiamo! O Gesù, innamorane i figli, affinché essi preferiscano non essere visti che dai loro genitori! Innamorane le madri, o Maria, così che esse ripongano ogni loro merito e gioia nelle occupazioni domestiche! Innamorane i padri, o Giuseppe, affinché essi possano provvedere con ogni

zelo al benessere materiale, e ancor più alla santificazione della loro famiglia! E così sia. PRATICA - Esaminatevi se siete soliti non tornare o tornare a casa tardi, e se vi allontanate per immoralità o vani piaceri; proponetevi, quindi, di correggervi.

GIACULATORIA - Diletta Nazareth, in te mi nascondo, non curo il mondo né il suo gioir. Col tuo Ternario io son felice, saziar io posso ogni desir.

 

VENTICINQUESIMO GIORNO

Vita pubblica della Sacra Famiglia

1. La vita pubblica della Sacra Famiglia è esemplare. Ogni famiglia cristiana sia di buon esempio alle altre - Come, nei giorni nuvolosi, il sole fa talvolta capolino fra le nuvole, mostrando la sua luce, così la Santa Famiglia di Nazareth lascia di tanto in tanto la solitudine e il ritiro per mostrarsi in pubblico. Nonostante la Famiglia Nazarena conducesse una vita appartata, essa viveva in questo mondo, e non poteva dimenticare le relazioni indispensabili che ci legano agli altri. Dio è il primo padre della famiglia e della società: Egli ha stabilito i vincoli che uniscono il genere umano e vuole che siano rispettati. Fattosi Uomo in una famiglia con Maria, quale Madre e con Giuseppe, quale Padre verginale, santificò anche tutti i doveri e le relazioni sociali.

O santi Evangelisti, perché avete sepolto nel silenzio l'intera vita trascorsa da quei tre grandi Personaggi a Nazareth? Perché, Giovanni, non ci raccontasti ciò che udisti dalle labbra della Madre di Dio, che certo ti raccontò dei loro mirabili colloqui familiari? Le Sante Scritture ci presentano solo la Sacra Famiglia quando da Nazareth ogni anno si reca al Tempio di Gerusalemme ad adempiere le prescrizioni mosaiche. E basta meditare solo questo per ora.

Ogni famiglia non dovrebbe lasciare la pace domestica che per recarsi alla casa del Signore. La Scrittura non dice mai che la Santa Famiglia intervenne ad uno spettacolo, e non lo poteva dire poiché la Famiglia Nazarena era venuta a dichiarare guerra ad ogni divertimento profano. Teatri, balli, giostre, tornei, resse, raduni, furono sempre estranei alla Casa di Nazareth. Essa ne sentiva solo gli strepiti lontani.

Nel Santo Battesimo tutti i membri delle nostre famiglie cristiane hanno giurato di rinunciare ai fasti e ai divertimenti mondani. Cosa avviene, però? Ora i genitori cristiani sono i primi a guidare i loro figli in ogni luogo pericoloso. Per fare una passeggiata preferiscono i luoghi più frequentati e alla moda; per trascorrere le serate prediligono gli spettacoli più accattivanti e seducenti; per conversare scelgono gli argomenti più scandalosi. Non viene chiusa ai figli nessuna porta sospetta, né viene negato loro alcun luogo pericoloso. E' questo ciò che avveniva a Nazareth?

Come sarebbe bello se, ad imitazione di questa, ogni famiglia cristiana uscisse insieme solo per recarsi al Tempio nei giorni festivi, per inginocchiarsi davanti agli altari, divenendo di esempio alle altre nella pratica religiosa e ottenendo, in tal modo, le celesti benedizioni. "Cos'hai a che fare, o cristiano" grida S. Agostino, "con i teatri, le maschere, gli spettacoli?".

2. La vita della Sacra Famiglia è al servizio del prossimo. La famiglia cristiana impari a fare del bene alle altre - Un altro motivo che spinge talvolta la Santa Famiglia a lasciare il ritiro domestico è il bene del prossimo, è l'aiuto ai vicini. Di Gesù è scritto che fece bene ogni cosa e che passava per le città e per le strade della Palestina beneficando tutti. Gesù aveva un cuore che amava e voleva il bene di ognuno. Egli non ha mai desiderato il male di nessuno. Ebbene, se ciò sta scritto di Gesù nella sua vita pubblica, non dovremmo crederlo anche della vita a Nazareth, nelle sue relazioni con gli altri? Come era sollecito il figlioletto di Maria ad aiutare i vicini Nazaretani! Come li edificava con la sua gentilezza, le risposte e la prontezza nell'esecuzione dei compiti richiesti, seppur gravosi! Egli si mostrava rispettoso verso coloro che gli vivevano accanto, così come lo era nei riguardi dei suoi genitori all'interno delle mura

domestiche. Gesù non rimandò mai alcuno scontento, ma tutti consolò sia con le opere che con le parole.

E cosa diremo di Maria? Ella era amatissima dalle donne Nazarene che la conobbero e dalle famiglie egiziane che ebbero la buona sorte di avvicinarla. La sua mano era sempre tesa a soccorrere il bisognoso; il suo piede sempre sollecito ad accorrere alle altrui necessità; il suo occhio sempre pronto a scorgere il dolore nel prossimo per addolcirlo; il suo cuore sempre impietosito e trepidante per le sventure altrui. Scarso era l'arredo domestico, povere le suppellettili, ma ciononostante ogni cosa era a disposizione di tutti, comune ai bisogni di ognuno.

E Giuseppe? Com'era anch'egli gentile, premuroso, generoso! Quante volte donava gratuitamente al povero il frutto delle sue fatiche, rinunciava al compenso dovuto per il suo lavoro o regalava i suoi manufatti ai bisognosi! La sua officina era aperta a tutti. Egli prestava generosamente perfino i suoi utensili se era necessario. La sua fatica era in primo luogo per Gesù e Maria, ma anche per ogni uomo in cui egli r vedeva un figlio di Dio, un fratello per patria e religione. O Sacra Famiglia Nazarena, se coloro che ti ammirarono avessero scritto o inciso tutti i tuoi atti di generosità! Non sarei ora costretto a coprirmi con entrambe le mani il volto per la confusione, tentando di descriverli su questi poveri fogli!

Famiglie cristiane, quale scuola straordinaria per voi! Vi sostenete reciprocamente? Vi aiutate vicendevolmente? Vi porgete la mano della carità? Encomiabili quei villaggi, paesi o città in cui le famiglie sono legate dal vincolo della concordia; dove le case sono fra loro sorelle; in cui è scomparso il mio e il tuo, sostituito dal nostro; dove la disparità del grado non suscita diversità di sentimenti; dove la differente condizione sociale non genera il disaccordo dei cuori; dove il ricco è fratello del povero, il potente sostiene il debole, il dotto non disprezza l'incolto, il sano aiuta l'infermo. Questa sarebbe una bell'immagine della Famiglia Nazarena.

3. Enorme diversità tra le nostre famiglie e quella di Nazareth nelle relazioni con il prossimo - Dio ha dato ad ognuno un comando riguardo al suo prossimo. Nel corpo umano Egli ha voluto che ogni membro aiutasse i suoi simili, e così nella società Egli vuole che ogni famiglia soccorra le altre: la società, infatti, è disgregata quando le famiglie si contrastano e si oppongono. O vita beata nel tempo di maggior fede, quando le case benestanti donavano, in alcune ricorrenze dell'anno, masserizie e abiti alle povere fanciulle del popolo; quando dalla mensa dei ricchi si prelevava la porzione più squisita delle vivande per donarla ai mendici che bussavano alla porta, o agli infermi nelle case dei poveri; quando la dimora del ricco offriva a tutti ospitalità; quando né il gentiluomo, né la nobildonna arrossivano nel visitare il povero costretto a letto e quest'ultima s'intratteneva familiarmente con le donne del popolo! Questa era carità cristiana! Questa era un'esistenza conforme a quella della Famiglia Nazarena!

Ora, invece, i rapporti fra famiglia e famiglia sono completamente violati o del tutto calpestati. Il vicino cerca di divorare il vicino; ci s'interessa ai bisogni altrui per calpestare il debole, non per aiutarlo; si evidenziano gli errori delle altre famiglie, non per compatirli, ma per divulgarli. Eterni rancori dividono un popolo dall'altro; divisioni inconciliabili serbano l'odio fra gli uomini; litigi quotidiani accendono continuamente ira e astio. Se una famiglia gode di una certa prosperità, si muore di invidia per essa; se un'altra cade in rovina, si gode e si ride della sua caduta. Ecco il ritratto dello spirito che ora domina non dico nelle case pagane o miscredenti, ma anche in quelle cristiane e cattoliche! Genitori e figli, specchiatevi in Nazareth: rinfrancatevi al suo spirito, e allora la vostra vita sarà edificante, misericordiosa, caritatevole.

COLLOQUIO - Ci sgomenta, o santissima Famiglia Nazarena, lo stato deplorevole in cui vediamo caduta la società e le famiglie cristiane; ci addolora sommamente veder scomparsa ogni concordia e fratellanza; deploriamo purtroppo allontanata dal mondo la bella Carità su cui il Signore volle fondare la sua Legge e la sua Chiesa.

O Gesù, Maria e Giuseppe, in tale divisione riuniteci; in tale disaccordo di animi e di cuori, ricongiungeteci con il legame del vostro spirito!

Insegnateci a portare l'uno i pesi dell'altro; a soccorrerci in ogni luogo e in ogni tempo; a rispettare i diritti altrui; ad esortarci alla virtù con i buoni esempi; a meritare la benevolenza vicendevole con l'aiuto reciproco; a spronarci al conseguimento della salvezza eterna con la parola, la preghiera, la condotta onesta. E così sia.

PRATICA - Se mai nutriste qualche rancore o inimicizia nei confronti delle altre famiglie, per amore di Gesù, Maria e Giuseppe deponeteli subito e tornate in pace con tutti.

GIACULATORIA - Chi brama un modello in Terra il più bello di vita perfetta è l'umil stanzetta che chiude nel seno il fior Nazareno.

 

VENTISEIESIMO GIORNO

La malattia di Giuseppe

1. Gesù, quale figlio affettuoso, assiste Giuseppe nella malattia. I buoni figli devono assistere i loro genitori nelle infermità - Fra i Sacramenti della Chiesa Cattolica vi è l'Estrema Unzione, volta in special modo a confortare l'infermo nella sua malattia. E' infatti scritto in S. Giacomo: "Qualcuno fra voi è infermo? Chiami gli anziani della Chiesa: essi preghino per lui, ungendolo con olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato, il Signore lo salverà e se ha commesso peccati lo perdonerà". Nella bella Casa di Nazareth, seme della Chiesa Cattolica, non vi era formalmente il Sacramento dell'Estrema Unzione, non ancora istituito da Gesù Cristo, vi era già però la sua sostanza.

Ecco Giuseppe, l'illustre infermo, disteso sul letto; ecco la sofferenza nella Casa Nazarena, esercizio di pazienza per Giuseppe, nobile palestra d'ogni virtù per Cristo e per Maria. Non è necessario chiamare alcun ministro, poiché qui abita già il gran Sacerdote, l'Istitutore del Sacerdozio eterno, il Mediatore fra la Terra e il Cielo. Gesù non ha bisogno del sacro Crisma per ungere Giuseppe, per alleviare e santificare le sue infermità. Egli comunica alle sue mani divine una virtù assai più efficace, infonde alle sue parole una forza potentissima che ritempra il Padre verginale. Nel prestare le sue pietose cure a Giuseppe, tocca i suoi occhi, le mani, le orecchie, la bocca, i fianchi, i piedi.

E cosa opera tale tocco divino? Esso opera più che le unzioni della Chiesa nei sentimenti dell'infermo. Con quell'atto Gesù santifica tutti gli sguardi, i passi, le azioni, le parole, ogni cosa udita o gustata da Giuseppe durante la sua vita. Ogni qualvolta le mani divine di Gesù toccano le membra del santo, egli v'imprime un sigillo di santità, un segno del suo potere.

E cosa diremo della sua assistenza negli ultimi giorni, nei momenti estremi? Gesù non si allontana mai dal lettuccio, se non quando il lavoro e la fatica lo costringono; e se durante il lavoro, un palpito del suo cuore o un bagliore della sua onnisciente divinità lo avvertono che Giuseppe ha piacere di vederlo o di parlargli, perché afflitto da qualche pena o necessità, ecco che dall'officina Gesù accorre al capezzale, dal lavoro al conforto.

E quando è lontano, egli ordina agli Angeli di confortare il suo Padre verginale, ricambiando

l'amore, le carezze, gli abbracci e i baci profusi a Gesù da Giuseppe in tutta la vita.

Ma interrompiamo tale soave contemplazione che ci porterebbe ad ammirare altre scene dell'amore filiale di Gesù, applicando il tutto ai figli cristiani. Figlioli, la prima cura che dovete avere verso i genitori infermi è quella di portare loro i conforti religiosi, e in seguito quelli corporali. Infatti, il primo pensiero di Gesù è di santificare Giuseppe nella sua ultima infermità. Quale detestabile obbrobrio in questi tempi! Molti figli lasciano morire i loro genitori senza i Sacramenti della Chiesa per noncuranza, per rispetto umano, per eccessivo timore di aggravare il male o, ancor peggio, per disprezzo di ciò che è santo. La falsa carità di non dare un dolore all'infermo è una crudele tirannia, un inutile ed inefficace riguardo alla salute del corpo, che molte volte mette a repentaglio la salvezza dell'anima. E questo è amore di figli? Lo sarà per chi non ha più fede o misericordia, e per coloro i quali il corpo è tutto, e l'anima nulla.

Il figlio deve visitare spesso il capezzale dei genitori infermi poiché la vista dei figli è un farmaco per il loro male. E se anch'essi vivessero in paesi lontani, o fossero intenti nel loro lavoro, devono ugualmente affrettarsi a raggiungere il suo letto di dolore per offrirgli il dovuto conforto. E se anche dovessero fare sacrifici o affrontare spese, tutto è bene impiegato e conveniente per alleviare le pene dei loro congiunti.

2. Maria veglia accanto al capezzale di Giuseppe. Una buona madre deve vegliare accanto ai familiari infermi - La Provvidenza divina è solita condurre le anime giuste lungo tutte le strade, affinché in ognuna abbiano modo di meritare, di perfezionarsi. Maria e Giuseppe furono fra queste per eccellenza. La Vergine doveva far mostra delle sue virtù anche al capezzale degli infermi, designata ad assistere il suo Sposo Giuseppe al termine dei suoi giorni terreni. Quali virtù eroiche ella esercita! Con quale profonda umiltà la Madre di Dio, la Regina degli Angeli, si abbassa ai più umili servigi! Con quale perfetta carità la Signora dell'Universo, tutta delicatezza e amore, veglia accanto al povero lettuccio! Con quale ammirabile pazienza ella si occupa gioiosamente dei bisogni più ripugnanti della vita! Quale felicità perfetta per lei non lasciare mai il suo Sposo infermo! Se lavora, se si affaccenda, se prega, se si arresta, se si muove, tutto compie in Dio per essere di conforto a Giuseppe!

Quali lezioni sublimi sul valore della sofferenza, sul beneficio delle infermità, si dettavano al capezzale di Giuseppe! Da chi appresero tanta abnegazione le nostre Sorelle della Carità, che con eroico sacrificio consumano la vita accanto agli ammalati negli ospedali o sui campi di battaglia? Da Gesù, da Maria, che santificarono l'assistenza dei sofferenti accanto al letto del gran Patriarca! San Camillo de Lellis, che fonda il suo Istituto dei Camilliani unicamente per gli infermi, da chi ebbe la grandiosa ispirazione? Dalla vista sublime di Gesù e di Maria nella Casa Nazarena. Da dove ha tratto spirito e vigore la carità dei Trappisti e di tutti gli ordini monastici nelle ultime infermità dei loro confratelli, se non dalla carità di Maria e di Gesù nel Transito di Giuseppe?

Spose e madri cristiane, quale scuola di virtù è per voi il capezzale di un malato! Difficilmente vi è casa in cui non si trovino degli infermi. In ogni famiglia esso è un tributo successivo, e talvolta anche simultaneo, che i suoi membri devono pagare alla natura. Chi è l'angelo consolatore se non la madre, la sposa? Chi meglio della donna è chiamato a questo nobile e misericordioso ufficio? La sua pazienza addolcisce i cuori più duri, la sua parola soave coglie fiori di virtù da ogni pena, dalla quale gli animi impazienti un tempo non traevano che spine d'imprecazione, di rancore, di disperazione. Quale apostolato sublime ed efficace, benché oscuro e inosservato, può esser compiuto accanto ad un sofferente! Felice chi lo comprende, ancor più felice chi lo pratica.

3. Con la sua infermità, Giuseppe offre l'esempio della più alta rassegnazione e insegna a tutti a conformarsi al volere supremo in ogni malattia - Guardate com'è sereno Giuseppe sul letto della sua infermità! Com'è felice! Com'è rassegnato! Mai una parola di risentimento esce dalle sue labbra, mai il suo volto si muta o si rabbuia per il dolore, mai un gemito dal cuore, un sospiro dal petto, uno spasmo delle membra. Simile a Giobbe, egli va dicendo: "Se ho ricevuto i beni dal Signore, perché non riceverò anche i colpi del suo flagello? Il Signore così dispone, sia benedetto in eterno". Ed egli soffre, e soffre sommamente, ma nelle sue sofferenze è tranquillo.

Quante volte l'infermità viene a visitare anche noi, ma non la vogliamo accogliere in casa nostra poiché la consideriamo una nemica. Al contrario, la sofferenza è amica, e talvolta essa è l'unica amica che valga a farci rinsavire. L'eccessivo vigore del corpo e il benessere delle membra sono spesso alimenti nocivi per le nostre passioni e per gli appetiti perversi; sopraggiunge quindi la malattia che indebolisce le forze, uccidendo al tempo stesso le passioni, che poco o nulla possono in un corpo prostrato. L'attaccamento sfrenato ai beni di questa vita ci lega al mondo, ai suoi piaceri, alle sue vanità e follie; giunge dunque l'infermità che, svilendo la nostra bellezza e porgendoci il pane delle lacrime e la bevanda dell'amarezza, ci fa dire con Davide: "Com'è lungo il mio soggiorno nella valle delle lacrime!", e ancor ripetere con S. Paolo: "Desidero lasciare la Terra e andare a Cristo".

Chi doma l'incredulità, se non il male? Chi cancella la bestemmia sulle labbra dell'empio e lo fa invocare Dio? Chi spezza il gelo dell'indifferenza religiosa, e richiama ai piedi degli altari? Chi annienta la nostra innata superbia, ricordandoci che siamo uomini? Chi mette un freno alle intemperanze, riportando la moderazione? Chi c'insegna la sapienza cristiana fra tante follie e turpitudini? Chi ci prepara la corona della gloria immortale? Chi? La tribolazione, specialmente quella del corpo. Quando esso è sfinito e prostrato sotto i colpi dell'infermità, allora lascia libero lo spirito nelle sue aspirazioni al Cielo.

Perché, dunque, non baciamo la mano di Dio se ci angustia e ci atterra? Perché non traiamo meriti di virtù dal nostro male? Perché non santificarci, come Liduina, alla quale quarant'anni di letto composero una ghirlanda immarcescibile in Cielo, e un'aureola di santità in Terra? Umiliamoci sotto la mano potente di Dio, affinché poi Egli ci esalti nel tempo della consolazione.

COLLOQUIO - O Gesù, Maria e Giuseppe, eccoci nella vostra umile Casa di Nazareth, stretti intorno al letto del santo Patriarca.

Ti ringraziamo, o Gesù, perché con l'assistenza premurosa al tuo Padre verginale, volesti santificare ogni cura al capezzale dei malati.

Ti ringraziamo, o Maria, perché con l'assidua veglia accanto al tuo castissimo Sposo insegnasti la più sublime pratica della misericordia e della carità.

Ti ammiriamo, o Giuseppe, quale modello perfetto di pazienza e di rassegnazione sul tuo letto di dolore.

O Famiglia santissima, allontana dalle nostre case ogni infermità! Se, però, la divina Provvidenza lo credesse giovevole al nostro spirito, donaci la forza di soffrire con merito. Se il Signore vuole contrassegnare le nostre dimore con il sigillo della Croce, donaci la grazia di rispettarlo, e da ogni spina ed afflizione insegnaci a cogliere fiori e frutti di eterna ricompensa in Cielo. Così sia.

PRATICA - S. Vincenzo de' Paoli amava particolarmente le case in cui vi era un infermo. Se il Signore vi visita con le malattie, non vi angustiate, ma accettatele come doni dalle sue mani.

GIACULATORIA - Se Gesù veglia accanto al mio letto, con Giuseppe e con Maria, ogni pena m'è diletto, il patir non so che sia.

 

VENTISETTESIMO GIORNO

La Sacra Famiglia alla morte di Giuseppe

1. Gesù chiude gli occhi a Giuseppe. I figli devono essere presenti alla morte dei loro genitori - Nulla vi fu di più commovente nella Casa Nazarena che la morte di Giuseppe. Di tale morte tanto s'immaginò e si scrisse, tuttavia nessuno seppe, né saprà mai parlarne convenientemente. La fantasia o l'ingegno umano non seppero mai descrivere o comprendere a pieno la scena di un povero fabbro morente, assistito da Dio e dalla Madre di Dio.

Un padre desidera, morendo, che i suoi figlioli gli chiudano gli occhi: Gesù, nostro sublime modello, lascia anche tal esempio ai figli. Non appena Giacobbe giunse in Egitto, si slanciò al collo di Giuseppe e piangendo gli disse: "Ora posso morire contento, perché ho veduto il tuo volto, e tu vivi ancora" (Gen. 46,30). Il nostro Patriarca ormai morente può così ripetere: "Sono lieto perché vedo il volto di Dio, muoio contento perché Egli mi assiste, a Lui consegno il mio spirito".

Le parole di Giuseppe s'incontrano con quelle di Gesù, i suoi aneliti con quelli del Figlio, i suoi occhi con gli occhi di Cristo. Gesù ha compiuto i doveri di figlio in vita e vuole compierli anche nella morte del suo Padre verginale, poiché ben conosceva il precetto dell'Ecclesiastico: "Figliolo, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non lo contristare durante la tua vita. Se anche gli viene meno la mente, abbine compassione e non disonorarlo nel tempo del tuo vigore" (Eccl. 3,12-13).

Giuseppe era affaticato e debole di forze, e Gesù era il suo sostegno. Giuseppe aveva consumato la sua vita per sostentare la santa Casa, ora Gesù gli porge il braccio per sorreggerlo, il petto per stringerlo, il volto per farvelo riposare. Giuseppe sta per morire e Gesù gli apre il suo Cuore divino per accogliere la sua anima santissima.

Figli cristiani, come non addolcire la morte dei genitori con la propria presenza, dopo un tal esempio offertoci da Cristo? In quali mani dovrà abbandonarsi la loro salma, se non in quelle dei figli da loro generati? Dove andranno a riposare le ultime parole dei genitori se non nel cuore e nella memoria dei loro figli?

Com'è degna di rispetto la mano del padre o della madre, levata nell'atto di benedire! In quei solenni momenti la benedizione paterna o materna ha maggior valore del testamento con il quale si conseguirà l'eredità. L'eredità senza l'ultima benedizione è cera che al fuoco si liquefa, neve che al sole si scioglie.

Santa Monica, madre di S. Agostino, nelle ultime ore della sua vita si compiaceva di non aver mai udito parole aspre o frasi ingiuriose contro di lei dalle labbra del figlio (S. Agostino lib. 9 Confes. C. 12). Anche Giuseppe moriva con la gioia di non aver mai inteso da Gesù alcuna parola irrispettosa o scortese nei suoi confronti. Dio voglia che i genitori cristiani abbiano un simile conforto nell'ora della morte.

2. Nelle ultime ore, Maria conforta Giuseppe. Le spose cristiane devono assistere con premuroso affetto alle infermità o alla morte dei loro sposi - Quale profumo di carità! Quale atmosfera colma d'effluvi celesti regna nella Casa di Nazareth! Quale spettacolo ammirabile, degno della più dolce contemplazione, quello di Maria accanto al letto di Giuseppe, mentre diffonde nella stanzetta la più soave carità e il profumo d'ogni virtù! Vera rosa di Gerico, con la sua fragranza ricrea lo spirito dello Sposo nelle sue ultime ore di vita. Se l'amore di Maria per Giuseppe fu grande in vita, ancor più grande è in morte. Bella è la morte d'alcuni santi, alla quale assistevano gli Angeli in forma sensibile; ancor più bella è la morte di Giuseppe cui assiste la Regina degli Angeli!

Felici i moribondi assistiti da San Camillo de Lellis, al quale gli Spiriti celesti ispiravano parole di conforto; ancor più felice Giuseppe, cui la stessa Imperatrice dell'Universo rivolge parole di conforto! In tali momenti supremi, l'amore di Maria, cresciuto sempre più nei tanti anni vissuti accanto alla fornace divina del Figlio, tutto si riversa su Giuseppe, che resta assorbito come in un mare di fuoco e pervaso da un incendio di carità.

Quale pazienza nella Vergine nell'accettare l'infermità del suo Sposo! Quale umiltà nel servirlo nei più umili bisogni! Quale modestia nel curarlo! Quale sollecitudine nell'assecondarne i desideri! Quale grazia nel suggerirgli pensieri di Cielo e di conformità ai divini voleri! Quale affetto nell'ascoltare le sue ultime parole! Quale tenerezza nell'accogliere il suo ultimo respiro! Quale rassegnazione nel sopportare il distacco! Quale fortezza nel subirne la perdita! Ognuno di tali atti eroici è ricco di riflessioni immense.

Spose cristiane, in ciascuna di queste azioni virtuose, vi è un campo incommensurabile d'imitazione per voi. L'amore è forte come la morte e, se veramente amate i vostri mariti, si vede alla loro morte. Il vero amore cristiano fa trascorrere con gioia le notti al capezzale del morente, invita a somministrare con prontezza i medicamenti più ripugnanti, compatisce gli squilibri del male, allontana ogni minima causa di malessere, asseconda ogni desiderio, ascolta ogni parola, interpreta ogni anelito, geme al suo gemito, piange al suo pianto e quasi muore alla sua morte. Le virtù cristiane accompagnano pazientemente le ultime ore di vita, l'ultimo respiro con la carità, la morte con la rassegnazione.

3. Giuseppe accetta la morte con animo rassegnato. Nell'ultimo momento della nostra vita, tutti dobbiamo conformarci alla suprema Volontà - Lasciare Nazareth per andare al Limbo; abbandonare la sua Casa, vero Paradiso, per discendere nel seno d'Abramo, carcere d'attesa; rinunciare alla vista di Gesù, suo Salvatore e suo Dio, per sostituirvi quella dei Padri, poveri prigionieri da secoli; separarsi dal viso di Maria, privarsi della sua voce, della sua conversazione, per quelle delle anime dell'Antica Alleanza; morire al Cielo per vivere alla Terra; cambiare in desiderio e attesa la presenza del Salvatore: ecco tratteggiata in poche righe la morte di Giuseppe. Morte amarissima, nella sua soavità. Distacco violentissimo, separazione straziante. Gesù, Maria, Nazareth, sono così impressi nel cuore di Giuseppe che disgiungerlo da loro è come separarlo da se stesso. 1 volti di Maria e di Gesù, i loro occhi, le loro parole, i loro gesti, la loro vicinanza, la loro presenza hanno avuto un tale effetto sull'anima e sullo spirito di Giuseppe, che egli ne è imbevuto, immedesimato. Dividerlo, dunque, da quella carissima coppia è come ucciderlo con il più crudele martirio. Le pene dei martiri mi paiono minori di fronte alla separazione di Giuseppe.

Eppure così è decretato. E Giuseppe reputa un nulla il suo dolorosissimo distacco, purché sia compiuto il Volere supremo. Mi pare più grande Giuseppe quando spira rassegnato fra le braccia di Cristo, che quando mette l'anello di Sposa a Maria, o di quando è eletto Padre verginale del Salvatore.

Qui mi soffermo, colmo di stupore e di meraviglia. Certamente la morte è il massimo sacrificio per l'uomo. Essa è l'omaggio più profondo della creatura al suo Creatore. Quell'annientarsi del corpo, quel ridursi ad un pugno di polvere e di cenere, sia pur Re o Imperatrice, quel non essere più sensibile al mondo, è il più alto indizio del nulla umano dinnanzi alla maestà divina e al suo potere infinito. Dio esige da tutti quest'omaggio alla sua grandezza. Egli ci avrebbe risparmiato tale solenne umiliazione, se l'uomo, peccando, non avesse tentato d'innalzare se stesso: pertanto, con la morte conviene, in riparazione, abbassarsi fino all'annientamento, almeno del corpo. Perché allora adirarsi con morte? Conviene, invece, rassegnarsi al gran passo. Imitiamo Giuseppe nella rassegnazione. La sola conformità al volere supremo cambia fisionomia alla morte, e converte il suo sapore amaro in dolce. Accettarla come un salario del peccato, come uno sconto dei nostri debiti con Dio, come portinaia che ci apre il Regno dei Cieli, come ponte che dalla valle del dolore ci trasporta al monte della beatitudine eterna: ecco il segreto per renderla più preziosa e desiderabile.

COLLOQUIO - Ci stringiamo intorno al tuo lettuccio, o Patriarca S. Giuseppe, quali figli che fanno corona al padre negli ultimi istanti della sua vita. Uniti in spirito a Gesù e a Maria, noi assistiamo al tuo preziosissimo Transito. La tua, o Giuseppe, fu veramente la morte del giusto: la serenità impressa sul tuo volto; la rassegnazione della tua volontà a quella divina; il canto degli Angeli; l'abbraccio di Maria; la benedizione di Gesù; ogni tua virtù che, quale gemma splendente, intreccia per te una magnifica corona; tutto ciò rende la tua morte unica e ammirevole.

O caro santo, nell'ora della nostra morte facci assaporare un po' di quella dolcezza che accompagnò il tuo Transito: vieni con Maria e Gesù, affinché noi, che abbiamo scelto di abitare per tutta la nostra vita nella Casa Nazarena in compagnia della Sacra Famiglia, possiamo spirare fra le vostre braccia. Così sia.

PRATICA - Quando pensi alla morte, medita quella di S. Giuseppe, contemplandone tutti gli esempi di virtù, per praticarli in quell'ultimo momento.

GIACULATORIA - Se fra Giuseppe, Cristo e Maria, un dì, vita mia, dovrai finir, attendo con ansia l'estremo respiro, fin d'ora io bramo un sì dolce morir.

 

VENTOTTESIMO GIORNO

La Sacra Famiglia dopo la morte di Giuseppe

1. Dopo la morte del santo, Gesù fa accompagnare dagli Angeli la sua anima la Limbo. I figli cristiani devono suffragare le anime dei loro genitori in Purgatorio - Non appena Giuseppe, con i nomi di Gesù e di Maria sulle labbra, esalò l'ultimo respiro, subito la moltitudine angelica con il suo Re e la sua Regina intonò cantici celesti che rallegrarono la Casa di Nazareth. Quindi il Signore ordinò ai suoi Angeli di accompagnare la bell'anima di Giuseppe al Limbo dei Santi Padri. Brillava l'anima del santo quale astro maggiore fra stelle minori. Dio l'aveva arricchita di uno splendore così vivo e di una tale grazia che gli antichi Giusti subito riconobbero l'anima del Padre verginale del Redentore, e corsero ad accoglierla.

Se essa non patì il Purgatorio, dovette però aspettare per tre anni la Redenzione. E Gesù non dimenticò Giuseppe neppure dopo la morte, affrettandone sempre più la liberazione. Inoltre, chi ci vieta di credere che talvolta, anche nel carcere dell'attesa, Gesù non si facesse contemplare dal santo in aspetto gioioso? E se per tutti il Salvatore diceva: "Devo ricevere un Battesimo di sangue e quanto mi sento angustiato, finché non sia compiuto!", non lo diceva Egli soprattutto perché desideroso di aprire le porte del Paradiso all'anima del gran Patriarca?

Gesù dunque, esempio perfetto dei figli, non dimentica il Padre verginale neppure dopo la sua morte. Figli cristiani, quale sublime e importantissimo esempio per voi! 1 vostri genitori, morendo, non vanno facilmente dalla Terra al Cielo, ma spesso le loro anime sono gettate nel carcere del Purgatorio a purificarsi, così come l'anima di Giuseppe fu mandata al Limbo. Con le vostre preghiere voi invitate gli Angeli a portare conforto a quelle povere anime abbandonate, con i suffragi affrettate la loro liberazione, con l'offerta della sofferenza e dei sacrifici abbreviate il loro soggiorno nel fuoco del Purgatorio. Quale ignoranza, quale crudeltà! Quelle anime desolate gridano di continuo: "Non vi è nessuno che ci consoli; voi ridete, noi ardiamo; dissipate l'eredità lasciatavi in svaghi e piaceri; non impiegate un solo obolo per confortarci!". Guai a quei figli che dimenticano i loro genitori: essi saranno dimenticati da Dio e dagli uomini. Guai a quella casa che vuole arricchirsi con l'eredità lasciata dai defunti: avrà un fuoco che la consumerà, e una mano segreta che la schianterà dalle fondamenta.

2. Maria dà onorata sepoltura alla salma di Giuseppe. I figli devono avere riguardo del corpo dei loro genitori - Vedendo il suo Sposo defunto, l'Augusta Vergine dispose ogni cosa con cura affinché la salma fosse preparata con ogni riguardo alla sepoltura. La Regina degli Angeli e degli uomini non disdegna di prestare quest'ultimo ufficio al corpo esanime di Giuseppe, mentre ora non solo gli estranei, ma anche i figli stessi rifuggono dal toccare o dal vedere le spoglie dei loro genitori. Appena la morte ha spento l'ultimo alito di vita, si assoldano persone che se ne occupino. La durezza di alcuni figli giunge a tal punto che, appena estinti i loro genitori, senza recitare un De Profundis, senza nemmeno una preghiera a Dio per le loro anime, se ne allontanano per alleviare il dolore, e credono di aver assolto i loro doveri con il solo nastro del lutto, o con gli abiti scuri.

La nostra santissima Religione ci insegna ben altro, affermando che è ammirevole occuparsi dei defunti. Quelle membra, benché senza vita, furono santificate dai Sacramenti e dalle carni immacolate di Cristo, e divennero la dimora dello Spirito Santo: pertanto meritano rispetto. Si legge nei Libri Santi: "Al morto non ricusare la tua misericordia" (Eccl. 7,33) e ancora: "Non volere disprezzare la tua stessa carne". Chi ci vieta di credere che Gesù stesso preparò con Maria il corpo di Giuseppe? E noi vorremmo rifuggire tale esempio?

3. Gesù e Maria accompagnano il corpo di Giuseppe al sepolcro. Come i cristiani devono accompagnare i loro defunti alla sepoltura - Sparsasi per Nazareth la notizia della morte di Giuseppe, tutti gli abitanti, i parenti e gli amici si recarono in casa sua. Essi avevano ammirato la santità del fabbro Nazareno in vita, sempre umile, caritatevole, laborioso, modesto, paziente e ora vogliono onorarlo, seguendolo alla sepoltura. Quale sublime spettacolo, semplice ma solenne! Mai gli Angeli videro corteo funebre più ammirabile di questo, a capo del quale vi era Gesù, poi Maria, quindi gli Spiriti celesti. Tristi, ma di una serena mestizia; afflitti, ma di un dolore rassegnato; addolorati, ma di una sofferenza dignitosa.

I giusti hanno sempre dato onorevole sepoltura ai retti di cuore. Abramo acquista un terreno con due grotte a Mambre per tumularvi Sara, sua sposa, e per se stesso. Giacobbe innalza un sepolcro a Rachele in Efrata e vi pone il suo nome. Giuseppe, accompagnato da un gran seguito di carri e cavalieri, va a seppellire Giacobbe dall'Egitto a Canaan, celebrando le sue esequie con un pianto di sette giorni! Gli abitanti di Galaad seppelliscono Saulle nel bosco, digiunando poi per sette giorni. Davide piange con il popolo sulla tomba di Abner. Asa, composto sul suo letto profumato di aromi, è riposto nel sepolcro fra unguenti bruciati con grande sfarzo. Geremia onora di tali lamentazioni il cadavere di Giosia, che esse sono ancora ripetute dai cantori dopo secoli. Tobia ama raccogliere i corpi e tumularli, offrendo pane e vino sulle loro tombe. Anche i primi fedeli di Gerusalemme accompagnano Stefano con grande solennità alla sua sepoltura.

Eppure tutti questi onori resi dagli uomini ai loro simili non possono essere paragonati in alcun modo a quelli tributati da Maria e da Gesù alla salma di Giuseppe. Essi adagiarono con le proprie mani quel santo corpo nel sepolcro, e cosa vi scrissero? Gli Angeli vi scolpirono: "Il giusto vive nel ricordo eterno".

Anche fra noi Cattolici si è soliti accompagnare il feretro con solenni musiche funebri e apporre magnifiche lapidi. Si tratta, però, di canti profani, con i quali si onora una pietra morta, in cui si esalta il vizio e si insulta la Chiesa. Si ripongono le ossa in cimiteri divenuti simili a giardini; si innalzano epigrafi menzognere che lodano il partito, le idee, il falso amor patrio, e dove Dio, l'anima, l'eternità, non esistono più.

E il digiuno degli Ebrei sulle tombe dei morti? E il sacrificio del pane e del vino sulle loro lapidi? E il denaro donato al Tempio in suffragio dei defunti? E, ai tempi dei primi cristiani, il salmeggiare sulle urne dei cimiteri, le mortificazioni, le elemosine, le messe: dove sono ora queste e altre pratiche di pietà? Sono tutte scomparse: questo secolo è ritornato al Paganesimo. O Sacra Famiglia, riporta il mondo all'imitazione dei tuoi sublimi esempi!

COLLOQUIO - Chi conforterà le nostre anime, condannate al fuoco del Purgatorio al fine di purificarsi ed essere degne del Cielo? 1 parenti e gli amici dimenticano facilmente e presto i loro estinti, il mondo non rammenta più gli uomini non appena essi scompaiono dalla sua vista.

Solo tu, o Famiglia santissima, puoi consolarci in quel carcere. Mostrati fra quelle fiamme lieta e gioiosa: tu, o Gesù, con il tuo sangue mitiga quell'arsura; tu, o Maria, con la tua mano solleva quelle povere anime; tu, o Giuseppe, custode di quella prigione, scarcera quelle tristi spose del Cielo. Dopo la nostra morte, insegnate ai nostri cari in Terra a non spargere sulle nostre ossa fiori caduchi, o vane lacrime, ma il pane e il vino del Santo Sacrificio, l'incenso della preghiera, il frutto del cipresso della mortificazione, affinché si affretti per noi il felice momento in cui potremo contemplarvi eternamente nella felicità eterna.

PRATICA - Gesù, Maria e Giuseppe si offersero in vita quale vittime perpetue per i defunti: anche voi, a loro esempio, coltivate una tenera devozione per le anime del Purgatorio e applicate in loro suffragio i meriti di alcune opere di carità.

GIACULATORIA - O Famiglia amabilissima, mostrati a me un giorno, se nell'oscuro carcere i peccati dovrò scontar! Quando Giuseppe scorgo, con Cristo e con Maria, cede la fiamma ria, né più sa tormentar.

 

VENTINOVESIMO GIORNO

La S. Famiglia, modello perfetto di ogni dovere

1. Gesù, modello dei doveri verso Dio - Temere Dio, osservare la sua Legge: questo è tutto l'uomo. 1 suoi innati doveri primari, propri della sua stessa natura, sono relativi a Dio; tutto ci parla di Lui, c'invita a conoscerlo, ad amarlo e a servirlo. 1 sensi del corpo, le facoltà dell'anima, le creature dell'universo conducono a Dio, ne mostrano l'impronta, ne proclamano le grandezze, ne ricordano i doveri.

Fra coloro che furono, sono e saranno, i tre Personaggi della Sacra Famiglia si mostrarono i modelli più perfetti nell'adempimento d'ogni dovere, specialmente di quelli relativi a Dio. Gesù, giustizia e santità eterna, benché autore d'ogni legge, volle esserne l'osservatore più zelante, l'esecutore più scrupoloso. E disse: "lo non sono venuto a sciogliere la Legge, ma a perfezionarla". La sua vita fu un perpetuo olocausto ai divini voleri del Padre suo. Prima di nascere, nel grembo di sua Madre dice: "Ecco io vengo a fare la tua volontà". Nell'entrare nel mondo egli ripete: "Padre, tu non vuoi vittime o sacrifici materiali, ma l'olocausto dell'umanità che hai creato per me; l'orecchio mi hai perfezionato per udire i tuoi voleri". Durante la sua vita egli grida: "Mio cibo e mia bevanda è fare la volontà di Colui che mi ha mandato". E nella stessa morte egli piega il capo per compiere il volere del Padre.

Ora, eseguire la Volontà di Dio che altro è se non adempiere la sua Legge? E che altro è la Legge di Dio se non la sua suprema Volontà? Se Gesù, dunque, in tutta la sua vita ha mangiato, bevuto, respirato la volontà del Padre, egli è stato l'osservatore perfetto dei doveri verso Dio. Chi più di lui conobbe il Padre, se la sua conoscenza era infinita? Chi meglio di Gesù lo amò, se la sua carità era immensa? Chi, come Gesù, lo servì, con una tale umiltà e perfezione d'azioni? Per compiere i doveri religiosi egli vuole essere circonciso, presentato al Tempio, recarsi ogni anno da Nazareth a Gerusalemme per celebrarvi la Pasqua, sottomettersi ad ogni rito e cerimonia mosaica affinché l'adempimento dei suoi doveri sia perfetto. Anche Maria, in ossequio alla Legge, entra all'età di due anni al Tempio, sposa Giuseppe, va a purificarsi, e si reca a Gerusalemme nei tempi stabiliti per santificarvi i giorni sacri. E Giuseppe stesso, non è egli l'imitatore più perfetto di Gesù e della Vergine?

Al mondo intero, non vi è luogo in cui il Signore sia meglio onorato, che nella Casa Nazarena. Qui i doveri verso Dio sono così rispettati che neppure gli Angeli saprebbero assolverli meglio. Quale immenso tema vi sarebbe da trattare! Figli, madri e padri cristiani, non vi stupite contemplando Gesù, Maria e Giuseppe, per i quali Dio era tutto, e ógni cosa al di fuori di Dio nulla? Dov'è la preghiera comune nelle famiglie cristiane? Dov'è l'inizio d'ogni opera con l'invocazione divina, l'osservanza dei giorni festivi, il rispetto dell'adorabile Nome di Dio, l'ossequio della sua Parola? Dov'è il recarsi ai suoi templi, la partecipazione alle funzioni religiose, l'accostarsi ai sacri Misteri? Molte cose si potrebbero scrivere! Dov'è il tuo Dio? Dio non esiste più.

2. La Sacra Famiglia, modello dei doveri verso il prossimo - Il Salvatore divino vuole che la nostra rettitudine risplenda talmente davanti agli uomini che essi vedano le nostre buone opere e glorifichino il Padre celeste. Ognuno deve spandere intorno a sé una tale luce che guidi il prossimo alla virtù. Quale e quanta luce diffuse la Sacra Famiglia a Betlemme, a Nazareth, in Egitto, nella Giudea, in Galilea, ovunque si recò! Tutto in essa era retto, edificante, virtuoso e santo. Essa mai offese o violò i diritti altrui, nei beni, nelle sostanze, nelle persone. Rispettosa delle autorità costituite, umile di fronte ai grandi, affabile con i piccoli, compassionevole con gli infelici, premurosa con i bisognosi, maestra degli ignoranti, estranea ad ogni contrasto, nemica d'ogni falsità, contraria ad ogni parola a danno dei suoi simili.

Gesù santificò tutti i diritti dell'uomo, osservando prima tutti i doveri che da essi hanno origine. L'autore d'ogni diritto, libero da ogni dovere, volle ricapitolare tutto in sé, per offrirci un sublime esempio in ogni cosa. Maria santifica tutti gli stati di Vergine, di Madre, di Sposa, affinché ogni donna, in qualsiasi condizione, abbia in lei il più grande modello. Giuseppe è anch'egli il modello dei Vergini, dei padri, degli artigiani, degli agonizzanti, affinché tutti possano specchiarsi in lui. E così la Sacra Famiglia racchiude in sé ciò che nell'ambito civile, religioso, pubblico, privato, familiare, sociale merita di essere contemplato e imitato.

Famiglie cristiane, quando prenderete a modello la Casa Nazarena? Quando, con il rispetto vicendevole, l'amore, la comprensione, l'aiuto reciproco, farete rifiorire sulla Terra la pace del Paradiso terrestre? Questa pace bramata, quest'era di felicità è nascosta a Nazareth, solo a Nazareth: se non la si attinge alla sua sorgente pura e perenne, non vi è al mondo cisterna o fonte che la possa comunicare.

3. La Sacra Famiglia, modello dei doveri verso noi stessi - Non di rado avviene che, per occuparsi degli altri, trascuriamo noi stessi. Non è indice di perfezione far del bene al prossimo e perdere di vista il proprio profitto; ma è perfetto colui che sa unire l'adempimento dei doveri verso gli altri, a quello verso se stesso. La Sacra Famiglia è in questo sublime modello.

Di Gesù sta scritto che egli cresceva in età e grazia davanti a Dio e agli uomini. Gesù, in quanto Dio, era santità infinita e assoluta; ma come Uomo cresceva sempre più in grazia, saggezza e santità. Maria Vergine acquistava, in ogni istante, maggiori meriti e virtù; in ogni suo atto ella raddoppiava il ricchissimo capitale della grazia donatale. Tuttavia, chi sa misurare l'altezza e la profondità della sua incomparabile santità? Anche Giuseppe progrediva sempre più, fino a conseguire una virtù tale da ben figurare accanto a Gesù e a Maria.

Nei tre augusti Personaggi si ammirava una modestia senza pari, una temperanza esemplare, una mitezza ineguagliabile, una pazienza inalterabile nelle sorti avverse, un dominio totale delle proprie azioni, una somma rettitudine in ogni loro atto, un'astinenza rigorosissima da ogni comodità, dal superfluo, dal piacere, dal lusso. In quei tre specchi nobilissimi si poteva scorgere un crescendo di luce, e non il minimo neo. Gesù sole, Maria luna, Giuseppe astro primario; tutti splendenti, nessuno minimamente offuscato.

Di fronte a tale scuola impariamo a moderare noi stessi. Il primo esercizio della virtù deve essere compiuto su di noi; il nostro primo atto deve essere volto a realizzare opere rette. Ogni giorno spuntano dall'albero corrotto della nostra natura germi di passioni che conviene recidere. E' necessario purificare costantemente il nostro cuore dalle impurità che nuovamente contrae. Siamo puri di cuore, miti, mansueti, pacifici, pazienti, mortificati, temperanti, modesti, prudenti: allora compiremo i doveri che ci legano a noi stessi. Soprattutto applichiamoci nell'acquisto delle virtù, imitando i sublimi modelli della Casa di Nazareth.

COLLOQUIO - Dove troveremo la giustizia che, dopo il peccato dei primi padri, fu bandita dal mondo? Solo in te, Casa santissima di Nazareth. In te noi vediamo Gesù, sole di giustizia; Maria, specchio di giustizia; Giuseppe, il giusto per eccellenza. In te, dimora della santità, ogni diritto è sancito, ogni dovere adempiuto. Tu onori Dio, e gli rendi un tale onore, che il Cielo stesso non sa tributargli maggiore. Tu rispetti gli altri edificandoli con l'esempio, beneficandoli con l'opera, santificandoli con la parola. Tu perfezioni te stessa, mostrandoti sempre più spettacolo di meraviglia al mondo, agli Angeli, agli uomini. Si ritorni un giorno alla tua scuola! Si formino le famiglie al tuo magistero! Si riformi il mondo sul tuo modello! O Santa Famiglia, Gesù, Maria e Giuseppe, chinati su di noi, opera e regna.

PRATICA - Esaminatevi sui vostri singoli doveri e, scoprendovi mediocri in qualcuno, ad imitazione della Sacra Famiglia, impegnatevi a divenire perfetti.

GIACULATORIA - In voi, Giuseppe, Gesù e Maria, voglio che si specchi quest'anima mia.

 

TRENTESIMO GIORNO

La Sacra Famiglia, salvezza del mondo

1. La Sacra Famiglia, salvezza delle famiglie cristiane - Alla vigilia della chiusura di questo sacro mese, è utilissimo dare uno sguardo retrospettivo, raccogliendo in un solo punto ciò che è stato scritto in tante considerazioni. Il titolo di questo penultimo giorno, La Sacra Famiglia, salvezza del mondo, sembra ricapitolare il tutto in poco. Il mondo può essere considerato sotto un duplice aspetto: privato e pubblico, particolare e universale. Il primo è composto da piccole e innumerevoli famiglie che, tutte insieme, compongono le nazioni. Le nazioni, poi, formano dal punto di vista civile la società, e da quello religioso la Chiesa. Ora, la Sacra Famiglia è salvezza di tutti e di tutto: delle famiglie, della società e della Chiesa.

Consideriamo ora brevemente le famiglie dal punto di vista privato. Se la devozione e l'imitazione della Sacra Famiglia sono introdotte in una casa, essa è in breve tempo riformata e santificata. Gesù esercita una salutare influenza su tutta la famiglia, ma in particolare sui figli; Maria, sulle madri e Giuseppe, sui padri. Quale mezzo più facile, pertanto, per riformarla? Invano si appendono alle pareti le immagini annerite degli antenati; invano si leggono accanto al focolare libri d'educazione e di morale; invano si alimenta l'ingegno e si esaurisce tutta la pazienza e ogni premura nel dare un orientamento morale alla famiglia, se non vi penetra l'elemento divino, il principio cristiano, lo spirito cattolico: saranno tutte fatiche gettate al vento.

Sono necessari esempi irreprensibili, e quali modelli più insigni di Gesù, Maria e Giuseppe? Tanto più che essi non sono modelli morti, ma vivi e vivificatori. Essi non solo mostrano ai loro veri imitatori la virtù, ma la infondono, la conservano, la perfezionano. Gesù, la santità stessa e l'autore d'ogni santità, Maria canale di tutte le grazie, Giuseppe depositario delle ricchezze di entrambi, quale potere non avranno nel rinnovamento delle famiglie?

Esse sono tutte morte o agonizzanti: è passato per loro l'Angelo devastatore e, come nell'Egitto uccise i primogeniti in ogni casa egiziana, così ora lo spirito di satana è penetrato ovunque e ha distrutto in quasi tutte le famiglie lo spirito cristiano. Solo la Casa Nazarena può cacciarlo, dicendo al suo ingresso: "Esci di qui, spirito malvagio e perverso e fammi posto, poiché devo riportare i sani principi di amore sincero e di vera felicità". Famiglie cristiane, aprite le vostre porte alla Famiglia Nazarena che viene! Accoglietela con trasporto, sorreggetevi ad essa quale tavola di salvezza nel grande naufragio: diversamente dovete temere di non risorgere più dall'abisso in cui siete piombate.

2. La Sacra Famiglia, salvezza della società - La società ha bisogno di ordine, di pace, di concordia, di quiete, di calma per ritemprarsi, per prosperare, per trarre beneficio dai beni del vivere sociale. Ora, chi riporterà nel mondo tutto questo se non la Sacra Famiglia Nazarena? In essa tutto è ordine: Giuseppe ne è il capo, Gesù e Maria sono a lui sottomessi; Giuseppe dispone, Gesù e Maria eseguono. L'autorità di Giuseppe è ricca di dolcezza e di amore; essa non è per lui l'appagamento di un'ambizione ma, piuttosto, l'esercizio della più profonda umiltà; è un peso talmente grave, che solo il Volere dell'Eterno glielo rende tollerabile. Gesù e Maria obbediscono non per forza, ma con pienezza di volontà e ripongono la più dolce compiacenza nell'ubbidire; nonostante, per natura, per grado e per meriti dovrebbero governare. Ma il Volere divino è superiore ad ogni merito e ad ogni grado. Così, nella società il Sovrano deve essere come un padre in mezzo ai figli: non asprezza, né prepotenza, né oppressione, né soprusi devono insinuarsi a corrompere un'autorità retta da principi cristiani.

E, parimenti, i sudditi devono sottostare a lui non per violenza, ma per amore; non per paura di una pena, ma per coscienza. Il tempo delle rivolte finirà quando lo spirito di sottomissione della Casa Nazarena sarà penetrato in una società così irrequieta. Sulle porte di Nazareth si legge: obbedienza, rispetto, carità; se queste virtù si estenderanno nel mondo, finiranno di risuonare parole altisonanti quali indipendenza, libertà, eguaglianza che hanno appiccato il fuoco all'universo. Gesù, Maria e Giuseppe rispettano ogni legge; Gesù e Maria si rendono inferiori a Giuseppe per elezione e per virtù, benché gli siano notevolmente superiori.

Quale pace si verserà sul mondo per questo spirito della Casa di Nazareth! Quanta concordia di animi, e quale profonda serenità di spirito! Non saranno più necessarie né le barriere, ne una selva di armi e di armati per vivere pacificamente, tanto che i nostri nipoti considereranno favole gli orrori e le mostruosità del presente secolo. Questo cantico di pace, vogliamo sperarlo, lo intonerà la generazione ventura, il popolo che nascerà, che il Signore stesso avrà formato.

3. La Sacra Famiglia, salvezza della Chiesa - La Chiesa Cattolica è perseguitata in tutto il mondo. Ovunque i non credenti tentano di opprimere i fedeli e la zizzania vuole soffocare il buon grano. In ogni luogo si spoglia, si demolisce, si perverte; alla fede si vuole sostituire la ragione; al soprannaturale la natura; ai dogmi le assurdità di intelligenze in delirio. Dio è negato o bestemmiato; Cristo è contrastato o posto in disparte; la Vergine, trascinata nel fango da lingue manipolate dall'inferno; le case religiose disperse o scomparse; i chiostri sbarrati o distrutti; il sacerdozio diminuito e schernito dal volgo.

Tutto, dunque, è finito per la Chiesa? No, affatto! Ammiriamo il segreto dell'Onnipotente! Se ora i nemici della Chiesa osano opprimerla e spogliarla, noi confidiamo che la Sacra Famiglia le ridonerà uno splendore maggiore. Le anime cristiane, ritemprandosi nelle lotte, saranno feconde di innumerevoli virtù, così da offrire uno spettacolo meraviglioso agli Angeli e al mondo. L'oro della carità, l'argento della rettitudine, le perle d'ogni virtù costruiranno la Città Santa, la Gerusalemme terrestre discesa dal Cielo, splendida come una sposa, adorna del suo diletto Gesù, di sua Madre Maria e del suo Protettore Giuseppe. Le anime al suo interno saranno dirette e plasmate dallo Spirito Santo e si ritempreranno coloro che dovranno sostenere ulteriori lotte coi figli dell'iniquità e con lo spirito del male.

Felice chi potrà respirare l'aria salvifica della Casa Nazarena; fortunato chi saprà fare propria tale fragranza di Paradiso; felice chi sarà chiamato ad abbeverarsi a quell'acqua pura, a refrigerarsi a quell'ombra, a ripararsi in quella modesta dimora, a dissetarsi a quell'umile scodella, a sfamarsi a quella mensa, a bearsi di quella conversazione, a partecipare a quei colloqui, a vivere in quel luogo appartato, a riposare in quel silenzio, a morire fra quelle braccia. Lo stesso immaginarlo ci delizia: cosa sarà il possederlo?

COLLOQUIO - Vieni, o Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, vieni in questo nostro mondo; vieni in spirito, se non ti è possibile con il corpo!

Vieni nelle famiglie cristiane, che ti aprono le porte; nella società, che ti mostra le sue piaghe; nella Chiesa, che ti stende le sue braccia! Vieni nei padri, nelle madri, nei figli affinché in ogni casa si ammirino i fedeli ritratti di Giuseppe, di Maria, di Gesù! Vieni nei sacerdoti, affinché essi ottengano dal loro divino Maestro un grande zelo per la salvezza delle anime; nelle vergini, affinché esse assaporino nei loro chiostri le dolcezze della Casa Nazarena; nei religiosi, così che essi apprendano da te lo spirito del distacco, della povertà, della sottomissione, della purezza! Vieni nei nobili, e infondi in loro la tua umiltà; negli artigiani, e dona loro l'amore al lavoro e alla fatica; nei regnanti e insegna loro l'amabilità e la carità nel governare! Vieni nei popoli e nelle nazioni e guariscile con le tue virtù!

Vieni in tutti, e non tardare: il mondo ti attende, e ogni giorno che passa arreca con sé maggiori rovine. Imponiti al mondo: dominalo, poiché esso è tuo. Risuonino i tuoi nomi dall'Oriente all'Occidente, e li ripetano tutti i tempi a venire, come noi aneliamo fin d'ora a benedirti, ad esaltarti, a magnificarti. E così sia.

PRATICA - Riunitevi tutti in famiglia e, prostrati dinnanzi all'immagine di Gesù, Maria e Giuseppe, dite: O Sacra Famiglia, tu sarai per sempre nostra Signora e Patrona.

Recitate inoltre 30 Gloria al Padre in onore dei circa trent'anni in cui la Sacra Famiglia visse

insieme su questa Terra, per ottenere il suo patrocinio.

GIACULATORIA - O diletta Famiglia di Cristo, in casa mia tu veglia Signora, finché in morte non suoni quell'ora che c'inviti a regnare con te. La mia casa sia serva, sia figlia della tua che su tutte è Regina, cui il Cielo e la Terra s'inchina e di simile al mondo non v'é.

 

TRENTUNESIMO GIORNO

La Sacra Famiglia, Signora delle famiglie cristiane

1. Gesù, Signore delle famiglie - "Tutta la terra appartiene al Signore", esclamava il Salmista. Il Signore l'ha tratta dal nulla e il suo dominio sull'Universo è totale e assoluto. Ma la Terra è anche di Gesù Cristo, non solo perché egli l'ha creata con il Padre e lo Spirito Santo, ma poiché in quanto Dio e Uomo egli l'ha redenta con l'effusione del suo Sangue e con il sacrificio della propria vita. Pertanto, l'Eterno Genitore dice al Figlio: "Chiedi pure e io ti darò in eredità tutte le nazioni e il possesso degli estremi confini del mondo".

Se tutto, dunque, appartiene a Gesù Cristo, in special modo sua è la famiglia: essa è la porzione più cara della sua eredità, il gioiello più prezioso dei suoi tesori, l'oggetto più pregevole del suo patrimonio. Infatti, Gesù, venendo su questa Terra, nacque in una famiglia, visse come Re in famiglia, conversò come Maestro in famiglia. Spiegò il suo primo dominio, esercitò il suo regno, profuse le sue ricchezze all'interno delle mura domestiche, accanto a sua Madre e al suo Padre verginale. Dalla sua Famiglia di Nazareth, il Salvatore estende il suo impero su tutte le famiglie del mondo.

Famiglie cristiane, prostratevi riverenti ai piedi di questo gran Re: adorate in lui il Santificatore di ogni casa credente; ammirate il divino modello di tutte le virtù, la sorgente d'ogni grazia e favore celeste, che costituisce la ricchezza spirituale ed eterna della famiglia stessa. E' Gesù Cristo che ha innalzato la famiglia dalla misera condizione in cui era stata gettata dal Paganesimo brutale e tiranno. La rialzò nel Padre, accettando di sottomettersi a Giuseppe; la rialzò nella Madre, innalzando Maria alla divina maternità; la rialzò nei figli, scegliendo di esser anche lui Figlio con umiltà sommamente profonda e amore infinitamente tenero.

O Famiglia di Cristo, come sublimi le nostre famiglie! Tu sei un sole che le rischiara di una luce ammirabile e le fa trionfare sulle altre idolatre e pagane. Si è soliti fra gli uomini cercarsi dei protettori, come i Pagani avevano le loro divinità domestiche, vale a dire i Penati e i Lari. Famiglie cristiane, solo Gesù Cristo è l'Uomo-Dio davanti al quale dovete umiliarvi. La sua Divinità è l'unica che deve pervadervi e guarirvi con l'ombra della sua virtù. O Gesù, Figlio del Padre celeste nella divinità dai secoli eterni; o Gesù, Figlio di Maria nell'umanità; o Gesù, Figlio verginale di Giuseppe per la tua sottomissione a lui e per la cura amorosa che egli ebbe di te, rientra da Re, da Sovrano, da Santificatore in tutte le famiglie del mondo, ed esse risorgeranno: da te partirà la vita che le rinnoverà; da te la virtù che le porterà alla vera grandezza e prosperità.

2. Maria, Protettrice delle famiglie - Gesù Cristo, parlando agli Apostoli, diceva loro: "Tutto ciò che è mio è anche vostro, poiché ciò che ho portato in Terra dal seno di mio Padre ho voluto comunicare anche a voi"; e ancora: "Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Ma se Gesù Cristo fu così magnanimo con i servi, quanto non lo sarà stato con sua Madre, la Regina dei Servi! Il Figlio, infatti, ha diviso il suo Regno con la Madre e alla Vergine egli ha donato il dominio, per quanto una creatura può riceverne, comunicandole il suo regno sulle famiglie cristiane. Scriviamo sul diadema della Madre di Dio, accanto agli altri eccelsi titoli: -Tu sei la Protettrice e la Signora delle nostre famiglie.

Quali tesori di grazia ha accumulato la Vergine nei tanti anni vissuti fra le mura della sua Casa! Quali esempi inenarrabili di virtù ella ha praticato accanto al focolare solitario! Quali monti di meriti ha innalzato nella conversazione familiare! Nessuno più di lei ha santificato la famiglia, ha accumulato meriti in famiglia, ha il diritto di essere la Sovrana delle famiglie.

In ogni tempo, in ogni circostanza, Maria è accorsa al sollievo, alla guida, alla difesa delle case cristiane. Le famiglie avanzarono sempre bene, quando camminarono seguendo i raggi di questa Stella; godettero sempre di prosperità, di pace e delle celesti consolazioni, quando si ripararono sotto il suo manto; furono ricolme di benedizioni, quando la invocarono come loro Protettrice.

E oggi molte famiglie vacillano o rovinano poiché, dimenticando e disprezzando il Figlio, hanno dimenticato e disprezzato anche la Madre. Quando Ester intercedette presso Assuero a favore del popolo ebreo, tutte le famiglie del popolo eletto si sentirono sollevate poiché videro dileguarsi la tempesta su di loro, e si rincuorarono al vedere la clemenza e la benevolenza del Monarca.

Famiglie cristiane, se volete che sorrida nuovamente su di voi la pietà e la dolcezza del Re del Cielo, affrettatevi ad interporre i potentissimi favori di questa Protettrice universale e ditele: -La nostra salvezza è posta nelle tue mani!

3. Giuseppe, Difensore delle famiglie - L'Eterno Padre costituì Giuseppe a capo della sua Famiglia di Nazareth e innegabilmente lo ha costituito anche quale Capo e Avvocato d'ogni famiglia cristiana. Infatti, quel Dio che ha dato a Giuseppe il più, volete che gli neghi il meno? Che cosa sono tutte le nostre famiglie rispetto a quella di Giuseppe? Sono stelle che si offuscano dinnanzi al Sole. Il Vicario di Cristo in Terra proclamò Giuseppe Difensore dell'intera Cattolicità. Ma quel Pontefice che ha affidato a Giuseppe il grande Corpo della Chiesa, non gli ha implicitamente affidato anche tutte le membra di cui essa si compone? Giuseppe, dunque, in Cielo e in Terra è eletto Difensore delle famiglie. A lui si possono bene applicare le belle parole: -Si volgeranno a Te tutte le famiglie delle genti.

Dal fortunato istante in cui egli fu eletto Sposo della Madre celeste e Custode del divin Figlio, Giuseppe ha portato a compimento costantemente e fedelmente l'ufficio di Capo della sua Famiglia: la sua vita, infatti, si è consumata in famiglia; la sua virtù si è perfezionata in famiglia; il suo ultimo respiro è stato esalato in famiglia. Nessuno, dunque, fra gli uomini ha meglio meritato della Famiglia divina di Cristo. Perciò anche sulla corona di gloria

che cinge la fronte di Giuseppe deve esser scritto questo elogio e questo vanto: -Tu sei il Protettore delle nostre famiglie.

Riparatevi all'ombra di Giuseppe, case cristiane: grande sarà il frutto del suo patrocinio! L'antico Giuseppe in Egitto ebbe dal Faraone il mandato onorifico di presiedere a tutte le case egiziane: egli doveva provvedere loro il pane, visitarle nelle necessità, mostrarsi loro come un angelo di conforto. Il nome di Giuseppe risuonava grande e benedetto in terra egiziana: a lui si volgevano gli affetti, i sospiri, le suppliche di tutti; per giungere al Faraone, loro Re, le preghiere del popolo dovevano passare dalle mani di Giuseppe. Il nuovo Giuseppe, più felice del primo, ha avuto da Dio il compito di vegliare su tutte le famiglie cristiane, di sollevarle nello sconforto, di provvedere loro gli alimenti spirituali per le anime e quelli materiali per i corpi. Veramente, dopo Gesù e Maria egli ha un Patrocinio pieno su tutte le case del mondo. Al di sopra d'ogni altro, egli può dire: "Io sono il tuo Protettore".

Fortunata quella famiglia che riposa all'ombra di questa triplice protezione; essa è fondata sulla solida pietra e non teme torrenti che ne possano distruggere le fondamenta, né venti impetuosi che la possano abbattere.

COLLOQUIO - O Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, volgi oggi il tuo sguardo più benevolo e propizio sulla nostra famiglia che si gloria altamente di porsi sotto il tuo potentissimo patrocinio. Confidino gli altri sugli uomini: noi riponiamo unicamente in te la nostra fiducia e ne speriamo ogni grazia, aiuto e difesa.

Difendici al presente e preservaci dalla corruzione del secolo; liberaci da ogni male del corpo, ma specialmente dal male dell'anima: il peccato. Difendici in futuro, allontanando qualunque insidia che possa nascere dalla malizia umana e diabolica. Soccorrici soprattutto nel momento estremo della nostra morte affinché, vivendo e morendo con te, con te possiamo essere ammessi a gioire eternamente in Cielo. E così sia.

PRATICA - Gettatevi in ginocchio ai piedi della Sacra Famiglia; chiedete perdono delle negligenze di questo mese e pregatela di prendere possesso della famiglia, della società, della Chiesa recitando tre Pater, Ave, Gloria.

GIACULATORIA - Tu sei del mondo misero gaudio, salvezza e vita: tutti alla tua santa Casa, o Sacra Famiglia, invita.

 

OFFERTA DEL CUORE AL TERMINE DEL MESE

Se il mese è stato celebrato in gennaio, per l'offerta del cuore è bene scegliere il 2 febbraio, sacro alla Purificazione di Maria, che può essere considerata come una festa della Sacra Famiglia, poiché in tale circostanza i tre Personaggi si recarono al Tempio.

In alternativa si può stabilire un giorno festivo, per maggiore solennità. In tale giorno, anteposta la S. Confessione, vi disporrete a ricevere la SS. Comunione con singolare fervore. Quindi, dopo il ringraziamento:

1 ° Offrirete alla S. Famiglia tutte le devozioni del mese.

2° Le chiederete perdono del poco fervore con cui avete praticato il santo esercizio.

3° La pregherete di accettare per sempre l'offerta del vostro cuore e di ottenervi un giorno di andare a tributarle ogni ossequio in Cielo, dopo averla onorata qui in Terra.

4° In tale giorno, infine, pregherete con maggiore devozione, farete visita a qualche Santuario della Vergine e qualche elemosina in onore di Gesù, Maria, Giuseppe, vivendo la giornata santamente.

 

ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA SANTA FAMIGLIA (Beato Pietro Bonilli)

O Gesù, Maria e Giuseppe, io (nome) benché l'ultimo dei vostri servi e il più indegno dei vostri figli, mosso tuttavia dalla vostra ineffabile bontà, vengo ai vostri piedi per consacrarvi totalmente il mio cuore, i miei affetti, le mie azioni e ogni mia cosa.

Vi prego di accettare benignamente questa mia consacrazione che, grazie al vostro potente aiuto, spero di rinnovare fino all'estremo respiro della mia vita.

Vi presento questa mia offerta per il mio maggior profitto spirituale, affinché anch'io possa partecipare alla vita apostolica con la preghiera, con la mortificazione e con l'acquisto delle virtù necessarie al mio stato.

Desidero, perciò, che ogni mia azione, benché minima, sia volta alla conversione dei peccatori non solo presenti, ma anche futuri, sino alla fine dei secoli e che tutti i miei pensieri, parole ed opere, e qualunque mio merito in vita, in morte e dopo la morte, siano volti a suffragare le povere anime del Purgatorio attuali e future fino alla fine del mondo, delle quali in ogni istante desidero la totale liberazione.

Intendo unirmi in ogni azione, palpito e respiro alle intenzioni degli Angeli e dei Santi affinché, formando con loro una sola comunione, io non viva più alla Terra, ma al Cielo.

Degnati, o Famiglia Santissima, di accettare la consacrazione di me stesso, quale vittima al tuo onore, d'ogni mia preghiera, comunione, mortificazione, sofferenza, fatica ed azione non solo buona, ma anche di natura indifferente affinché, avvalorate dalla virtù del Sangue divino, unite alle intenzioni del tuo Cuore, o Gesù, e ai vostri innumerevoli meriti, o Maria e Giuseppe, divengano un'offerta accetta agli occhi del Padre Celeste.

Torno a proclamarmi vostra vittima affinché il mondo si converta, si converta presto, e si converta tutto e affinché trionfi la Santa Chiesa, troppo perseguitata e oppressa.

O Gesù, Maria e Giuseppe accettatemi, dunque, fra il numero dei vostri servi; consideratemi come membro della vostra Santa Famiglia e poiché ho avuto l'onore di far parte a questa santa Società in Terra, io possa appartenervi anche in Cielo, godendo del vostro beatifico aspetto per tutta l'eternità. Amen. Tre Pater, Ave, Gloria. Te Deum.

 

LAUDA ALLA SANTA FAMIGLIA

Rit. Evviva Giuseppe

Evviva Maria, Ripeti alma mia, Evviva Gesù.

La Sacra Famiglia Cantiamo, o fedeli, Decoro dei Cieli, Delizia dei cor. Cantiamo lo Sposo, La Vergine e il Figlio, Non ha quest'esilio Ternario più bel.

O Casa di Nazareth Tu avesti l'onore Quel triplice fiore Nascondere in te. Albergo più santo Non vide mai il sole, Ti ceda ogni mole Di prence, di re.

Gli alunni celesti Ardenti di zelo, Godeano col Cielo Tal Casa scambiar. Cantavano a coro: Neppur tra le stelle Quest'alme sì belle C'è dato trovar. Evviva Giuseppe Che innesta il suo giglio A quel del Figlio

Nel santo giardin; A quel della Sposa Che vince in candore L'angelico fiore

E i rai del mattin.

Cingiamo di rose La Vergine santa Che tutta si ammanta Del mistico sol.

Che spande i profumi D'eterna fragranza Nell'umile stanza Accanto al Figliol. O Figlio divino,

Che in Cielo hai l'onore Tra il Padre e l'Amore Eterno seder;

Tu in Terra non sdegni Tra un fabbro e un'ancella La serie più bella

Degli anni goder. O secolo infido, O mondo fallace, Tu ignori di pace, Il candido Ostel.

L'Ospizio di Nazareth E' sede del riso,

Non ha il Paradiso Ritratto più bel.

Qui vivere io bramo, Qui bramo morire, Mi è crudo martire Da lungi abitar.

O spunta l'aurora O il sole seri muore, Qui voglio le ore Del giorno passar. Che dolce ventura, Che placida sorte Subire la morte

In luogo sì bel! Chiamare Giuseppe Gesù con Maria,

E intanto la via Salire del Ciel!

Giuseppe mi assista, Maria mi difenda, Gesù poi mi accenda Del casto suo amor.

Giuseppe sul labbro, Maria nel mio petto, Gesù, mio diletto Sia sempre nel cuor.