MESE
ALL’IMMACOLATA DI LOURDES
“IO
SONO L’IMMACOLATA CONCEZIONE”
VIENI,
SIGNORE GESÙ!
«...è
tanto bello che, come Maria aspettò con grande fede la venuta del Signore, così,
anche in questa fine del secondo millennio, Ella sia presente a illuminare la
nostra fede, in tale prospettiva di Avvento».
Giovanni
Paolo II
Ci
stiamo avvicinando ad una grande ricorrenza: il secondo millennio della
nascita di Gesù Cristo!
Venti
secoli di vita cristiana. Da quando cioè Dio è venuto sulla terra a vivere
la nostra vita.
Celebriamo
tante ricorrenze. E non vorremo avere per questa, importante sopra ogni altra,
tutta la nostra attenzione, tutto il nostro più vero entusiasmo?
E
come potremmo farlo meglio che lasciandoci prendere per mano da Colei che è
stata eletta da Dio stesso perché lo desse al mondo?
L'Immacolata
è la via luminosa da seguire per andare incontro a Gesù nel bimillenario
della sua Nascita tra noi. Sentiamo dunque imperioso il desiderio di conoscere
quella Creatura sublime che Dio ha chiamato «Mamma». Creatura pur tanto vicina
a noi perché anche «Mamma nostra».
Conoscere
Lei per meglio conoscere Gesù: Riguarda ormai nella faccia cha Cristo più
s'assomiglia: ché la sua chiarezza sola ti può disporre a veder Cristo.
(Paradiso, XXXII, 85-87)
Conoscerla
per poterla amare ed imitare, avendocela Gesù data per Madre Gv 19,27).
Conoscerla
per poterla fare vivere in noi, essendo Lei vita, dolcezza e speranza nostra.
Duemila
anni fa, Ella,, come fulgida Aurora, ha preceduto Gesù, Sole di Giustizia,
venuto dal Cielo a portarci la vita (Gv 10,10). Con tanto amore lo ha generato
in Sé per donarlo a noi (Lc 2,7). Però il suo compito materno non è finito
qui (Gv 19,27): l'Immacolata ha anche generato Gesù nel suo spirito (Gv 3,6)
e a noi, come Madre, lo vuole i dare tutto il suo Gesù.
Questa
è l'ora della sua maternità mistica, proclamata da Gesù (Gv 19,27),
preannunciata dai Santi, preparata da Lei stessa con le sue grandi Apparizioni
(dal 1830 ad oggi), propostaci a vivere dai Sommi Pontefici mediante la Consacrazione
al suo Cuore Immacolato.
L'Evangelista
S. Giovanni ci fa sapere con tanta amarezza che quando il Verbo, nella sua
carne, venne, per mezzo di Maria, ad abitare tra la sua gente, «i suoi non
l'hanno accolto» (Gv 1,11).
Saremo
noi disposti a riceverlo, quando ce lo offrirà nello spirito?
Andiamogli
incontro con Lei, sua mistica Aurora: con la luce della sua fede, riscaldati dai
raggi del suo amore, vivificati dalla sua stessa vita. Tutto questo faremo
vivendo la sua Consacrazione, come il Santo di Montfort ci ha fatto sapere, e
come il Santo Padre Giovanni Paolo II ci insegna col suo luminoso e autorevole
esempio.
Quanti
avranno dallo Spirito Santo il dono di accoglierlo così, capiranno che il solo
modo per divenire perfettamente figli di Dio è quello di vivere da veri figli
dell'Immacolata. Come Gesù. « Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20).
Bernardetta la chiamava «la piccola bianca Signora». Ce l'ha descritta così: «Era una giovinetta, non più grande di me. Portava un vestito bianco, lungo fino ai piedi, dei quali lasciava apparire soltanto la punta. «Il suo capo era coperto da un bianco velo che giungeva fino al fondo della veste. Sopra ciascun piede io vidi una rosa splendente come l'oro. La cintura era di colore azzurro e le scendeva fino al di sotto delle ginocchia. «La catena della corona del Rosario era gialla come le rose, i grani bianchi, grossi e molto distanti l'uno dall'altro. «Era viva, giovanissima, circondata di luce». Già le era apparsa per ben quindici volte, e la piccola Veggente «doveva» farsi dire il nome, perché il parroco di Lourdes, l'Abate Peyramale, voleva ad ogni costo conoscerlo, perché diceva di non essere solito trattare con gente sconosciuta... Il 25 marzo (siamo nel 1858), festa dell'Annunciazione, Bernardetta sentì più vivo ed insistente il desiderio di chiedere il nome alla sua piccola, bianca Signora. Lo fece per tre volte, con le mani giunte e con tutta l'anima nel viso: «Signora mia, volete aver la bontà di dirmi chi siete?». Allora la Signora prese un'aria grave ed umile, tese le braccia verso la terra, come in atto di concedere; poi, levando gli occhi al Cielo e nello stesso tempo innnalzando le mani, le ricongiunse al petto, dicendo: «10 SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE». E disparve nello stesso atteggiamento. ... «Ha proprio detto così?», domandò profondamente scosso l'Abate Peyramale... Bernardetta aveva ripetuto quelle parole dalla Grotta alla Casa Canonica, per non dimenticarle... E non poteva certo essersi ingannata la piccola Veggente, la quale legava per sempre il suo nome sconosciuto al mondo, al Nome divinamente grande di Maria: «L'IMMACOLATA CONCEZIONE! ». Anime care! Voi sapete che Maria, L'IMMACOLATA CONCEZIONE, è la dolce, divina Madre di Gesù, perché Gesù ha per Padre Dio! Egli è il Figlio suo, la seconda Persona della SS.ma Trinità, vero Dio, come il Padre e lo Spirito Santo. L'Immacolata è la vera Madre di Dio: gli ha dato la vita umana, dando così a noi uomini la possibilità di vedere il Volto di Dio nel Volto di un Bimbo, nell'UOMO-GESÙ, vero uomo e vero Dio. Ci avviciniamo all'anno duemila dell'era cristiana, al ventesimo secolo della nascita di Gesù a Betlemme. Dobbiamo prepararci con serio impegno di uomini e santo entusiamo di cristiani a questa data. Quali grazie meravigliose, straordinarie, saranno da Dio concesse al mondo, tormentato e sconvolto da tanti mali, se noi ci daremo subito da fare per prepararci a questo grandissimo evento che ci ricorda il fatto, senza confronto, più grande della Storia. Raccontandovi in queste pagine la vita dell'Immacolata, cercheremo di conoscere insieme, e da Lei stessa, quanto dobbiamo fare per andare incontro al duemila, nel modo più gradito a Dio: nel modo cioè che più è piaciuto in Lei a Gesù, per assicurarci le sue grazie divine.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
2
- L'IMMACOLATA CONCEZIONE NELLA
MENTE E NEL CUORE DI DIO
«Dio
mi possedette prima di ogni sua opera: Dall'eternità sono stata costituita». (Prov.
8,22-23) Dio è eterno: è stato sempre e sarà sempre. Tutto ciò che non è
Dio ha incominciato ad essere quando Dio l'ha creato: così ci insegna la
Bibbia, il Libro santo che ci fa conoscere Dio e le sue opere. Quante
meraviglie nel creato! Tante ce ne sono sulla terra e molte più ancora negli
infiniti astri del cielo. Senza contare quel numero sterminato di Spiriti
angelici, distribuiti in nove Cori, che noi, per ora, non possiamo vedere,
perché sono puri spiriti: li vedremo, se ne saremo degni, quando andremo nel
regno dello spirito. È vero: noi non siamo eterni; siamo però esistiti sempre
nella mente e nel cuore di Dio. Se ora viviamo, è perché Dio ha voluto che
esistessimo e perciò ci ha pensati ed amati da tutta l'eternità. Fra tante e
così belle creature, Dio, infinitamente buono e sapiente, ne ha voluto Una che
avesse la perfezione di tutte: che ne fosse la sintesi meravigliosa, alla quale
Egli potesse ispirarsi nella creazione delle altre e nella quale potesse
vederle tutte, con un unico sguardo d'amore. Una Creatura che riflettesse in
sommo grado il suo Volto di Padre, impresso nel suo Verbo creatore, tanto
bella e pura da far risplendere un giorno quel Volto nella creazione.
Contemplandola nella sua mente, Dio ripeteva a Se stesso: «Come sei bella,
amica mia, come sei bella!» (Ct 4,1). Con quanta gioia Egli diede inizio alla
sua opera creatrice per vedere nel firmamento e nel mare azzurro gli occhi di
questa privilegiata Creatura, nei gigli e nelle rose la bellezza del suo
viso... E che dire dell'anima di Colei che doveva un giorno essere a Lui Madre
e agli Angeli Regina?... Pensiamo con quale gioia più grande ancora Egli la creò,
perché fosse la delizia e il conforto del suo Cuore di Padre, amareggiato
dall'ingratitudine di troppe sue creature ingrate!... «Maria, infatti, ci
dicono i Santi, è il Paradiso di Dio, il suo mondo ineffabile. Egli ha creato
un mondo per l'uomo pellegrinante ed è la Terra; ne ha creato un secondo, e cioè
il Paradiso, per l'uomo glorificato; e ne ha fatto un terzo più meraviglioso
ancora, per Sé: la Vergine Maria» (Segreto di Maria). Dio, infinitamente
santo e ricco di ogni perfezione, volle profondere in Lei tanta ricchezza di
doni, perché avesse dal creato quella gloria che a Lui si addice e perché Ella
fosse, nell'Incarnazione, lo Strumento divino di unione fra la creazione e il
Creatore. Anime care: se Dio è Amore, come ci ha detto l'evangelista S.
Giovanni, Egli è Amore infinito. Egli ama perciò la sua creazione, ama
ciascuno di noi. Non dimentichiamolo. Ricordiamolo soprattutto quando il dolore,
che non viene da Dio, ma dal peccato, vorrebbe farcelo dimenticare. E come ci ha
dimostrato Dio questo amore?
Prima creando.
Poi incarnandosi: unendosi cioè personalmente alla sua creazione, per
arricchirla di tutti i suoi tesori divini, delle sue infinite perfezioni, della
sua stessa vita e felicità. Per mezzo di Maria Immacolata, che da tutta
l'eternità Egli aveva pensata ed amata, ha voluto donarsi a noi nel modo più
degno della sua santità e del suo amore senza limiti. Amiamo l'Immacolata che
Dio ha così tanto amata, se vogliamo noi essere imitatori di Dio, come figli
carissimi. Desideriamo conoscerla per poterla meglio amare. Ma chi potrà
farcela conoscere ed amare se non lo Spirito Santo, fonte di ogni conoscenza
ed amore? Lo Spirito Santo che ha fatto di Lei la sua più bella immagine, per
averla Sposa amatissima? Se l'Immacolata è così cara a Dio, che altro dovremmo
fare noi, per renderci ancora a Lui cari, se non imitarla nelle sue virtù
sublimi, nella sua santità divina? Preghiamo, dunque, lo Spirito Santo che la
faccia vivere in noi: O Spirito Santo! pianta, inaffia e coltiva nell'anima mia,
l'amabile Maria, vero Albero di vita, perché cresca, fiorisca e porti frutti
di vita in abbondanza. O Spirito Santo! donami una grande devozione e un filiale
amore a Maria, tua divina Sposa; un totale abbandono al suo Cuore materno e un
continuo ricorso alla sua misericordia, affinché in Lei, vivente in me, Tu
possa formare nell'anima mia Gesù Cristo, vivo e vero, nella sua grandezza
e potenza, fino alla pienezza della sua perfezione. Amen. (Segreto di Maria).
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
3
- È NATA L'IMMACOLATA
Gioacchino
ed Anna volgevano ormai alla vecchiaia e pensavano con dolore d'aver spiaciuto a
Dio, per non aver avuto il dono dei figli. Essi tuttavia non avevano perso la
loro speranza, perché amavano il Signore e confidavano nella sua bontà onnipotente.
Da Nazareth andavano pellegrini al Tempio di Gerusalemme: vi facevano lunga
preghiera e si confortavano al ricordo di altre donne sante d'Israele che in
tarda età avevano avuto quella grande benedizione da Jahvé: Sara, la moglie
di Abramo; Anna, la madre del profeta Samuele... I figli, per ogni israelita,
avevano un significato religioso profondo: partecipare alla missione religiosa
del suo popolo e continuare la serie delle generazioni fino alla nascita del
Redentore promesso da Dio. Il desiderio di avere un figlio era così grande in
Gioacchino ed Anna, che avevano fatto voto al Signore di consacrarglielo, se
lo avesse loro concesso. L'Immacolata non poteva nascere che da genitori santi.
Ed essi erano santi: ricchi cioè di ogni virtù. Inoltre portavano con loro i
due titoli più nobili dell'antico popolo d'Israele: quello sacerdotale e quello
regale: Anna era discendente dalla stirpe sacerdotale di Aronne e Gioacchino
da quella del re Davide. Dio premiò la loro fede oltre ogni aspettativa:
sognavano un figlio, ed ebbero la Madre di Dio! «La tua Nascita, Vergine
Madre di Dio, ha dato gioia immensa al mondo intero: da Te è nato il Sole di
giustizia, Cristo Signore» (Liturgia). Chi mai saprà dire la bellezza di
quest'anima, capolavoro della grazia divina, vagheggiata da Dio, da tutta
l'eternità. Le tre Persone divine avevano gareggiato in potenza, sapienza e
amore per far risplendere nel creato la loro gloria, fare a Se stesse il dono
più bello, onde trovarvi il loro riposo, e dare a tutte le altre creature la
gioia immensa di contemplarla ed amarla. Gli Angeli che non avevano mai visto
luce più viva nel Paradiso, si domandavano l'un l'altro: «Chi è Costei che
sorge come aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come
schiera a vessilli spiegati?» (Ct 6,10). Appena fu scesa sulla terra per dare
vita alla Creatura più luminosa dell'universo, il suo primo sorriso fu per Dio
e poi per tutta la creazione. Diversa da ogni altro essere umano, Ella conobbe
ed amò Dio fino dal primo istante della sua esistenza e questo atto d'amore
purissimo si prolungò per tutto il tempo della sua vita e divenne sempre più
intenso fino al giorno del suo ritorno alla Trinità divina che l'aveva pensata
e creata. Soltanto la terra, che non conosceva Dio, ignorava questo capolavoro
divino. Se l'umanità, avvolta dalle tenebre del peccato, avesse avuto gli occhi
di Dio e degli Angeli, avrebbe visto l'aurora della grazia che incominciava ad
innalzarsi all'orizzonte, per liberarla dalle ombre delle tenebre del
peccato, nelle quali era immersa. L'Immacolata non precedeva soltanto il Sole
divino: Ella doveva generarlo al mondo! A tanto tesoro del Cielo, Gioacchino
ed Anna diedero il Nome santo di Maria; certo, non senza una particolare
ispirazione divina, come era più volte avvenuto nell'Antico Testamento, per i
più grandi personaggi di Israele. Maria! quale ricchezza di significati reali e
simbolici, in questo Nome santo, che gli uomini di venti secoli hanno saputo
scoprire e cantare! Vediamone i più significativi, che fanno riferimento al suo
essere ed alla sua missione divina ed umana: «Maria» può significare: «molto
cara», «grande ed elevata», «bella e luminosa», significa ancora: «dalla
mia concezione il Signore», altri significati: «Signora», «Padrona», «Principessa»,
ed infine: «Dolore», «amarezza», «Stella del mare», «nostra Speranza».
Fra i canti più belli in suo onore: un Santo, Alfonso Maria de' Liguori, così
celebra il suo Nome: Maria, che dolce nome - Tu sei per chi l'intende! Beato chi
ti rende amore per amor! Un bel pensier mi dice - ch'io pur sarò felice, se avrò
Maria sul labbro - se avrò Maria nel cuor. Un grande tra i poeti, Alessandro
Manzoni: ... a noi solenne è il Nome tuo, o Maria. A noi Madre di Dio, quel
nome sona: Salve beata! che s'agguagli ad esso qual fu mai nome di mortal
persona, o che gli vegna appresso? Celebre sopra ogni altro, il Cantore
innamorato della Madre Santa di Dio, Bernardo di Chiaravalle, ci invita a
guardare a quel Nome, come a Stella luminosa, nel mare burrascoso della vita: «Se
ti senti affondare nell'abisso della tristezza e della disperazione, pensa a
Maria. «In mezzo ai pericoli, alle angosce, alle incertezze, pensa Maria,
invoca Maria. «Seguendola, non ti puoi smarrire, supplicandola, non ti puoi
disperare: pensando a Lei, non ti puoi traviare». Quante cose belle sono state
dette di Lei! Ma le più dolci e soavi, le più intime e care (ciascuno di noi
ne è profondamente convinto) sono incise amorosamente nel cuore dei figli e
saranno svelate solo nel Cielo, per fare più grande la nostra gioia e più
luminosa la bontà di questa nostra divina Mamma: Maria!
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
4
- MARIA È PRESENTATA AL TEMPIO
La
festa della Presentazione di Maria Bambina al Tempio di Gerusalemme, celebrata
nella Chiesa ogni anno il 21 Novembre, è cara ad ogni anima che l'ama ed è
desiderosa di fare a Dio l'offerta totale di se stessa. Ogni dono bello viene
dall'Alto. Viene da Dio, come partecipazione del mutuo Dono d'amore del Padre e
del Figlio: richiede perciò una risposta d'amore da parte della creatura che lo
riceve: amore domanda amore. Grande dono aveva fatto il Signore a Gioacchino ed
Anna, concedendo loro quel tesoro di Figlia che tutte le genti avrebbero
chiamata beata. Uno solo era il modo per ringraziarlo degnamente e valorizzare
così quel dono appieno: ridonarlo a Lui con amore. Sì, perché solo ciò che
la creatura sa offrire a Dio diviene amore e resta suo per sempre. Gioacchino
ed Anna fecero la loro offerta con gioia. Già l'avevano fatta con voto prima, e
certo non potevano prevedere a quale disegno divino corrispondesse quell'atto
generoso. La piccola Immacolata era cresciuta sotto il loro sguardo amoroso e
molto più ancora sotto lo sguardo infinitamente amante di Dio che l'aveva
creata per essere sua Madre. È troppo poco dire di Lei che era una Bimba
d'eccezione: lo Spirito Santo già da secoli ne aveva fatto l'elogio con
queste divine parole: « Unica è la mia colomba la mia perfetta» (Ct 6,4).
L'Immacolata, lo sappiamo, possedeva la conoscenza e l'amore di Dio in modo
perfetto ed elevatissimo fin dal primo istante della creazione della sua anima
benedetta, ricolma di tutti i doni del Cielo. Fin d'allora, Ella era la Sede
eletta della Sapienza che provava la sua gioia immensa nel ricevere da quella
Fanciulla la sua lode perfetta. Giunta all'età di tre anni, Maria Immacolata
fu dunque presentata al Tempio di Gerusalemme, per esservi custodita e preparata
alla sua divina missione. Sotto la guida illuminata del Sommo Sacerdote e di maestre
sapienti, le giovani fanciulle ebree erano formate alla vita, con la prospettiva
di essere le elette del Signore: l'antica profezia di Isaia annunziava infatti
che il Salvatore sarebbe nato da una Vergine della discendenza di Davide (Is
7,14). Ben grande e quanto accetto a Dio fu quel sacrificio! Anche se i Genitori
erano pronti all'offerta, come un giorno Abramo, il loro cuore sanguinava...
Quale sforzo per sorridere alla loro Piccola, attratta sì al Tempio dalla voce
di Dio, ma con un cuore tanto sensibile per gli umani affetti: Lei, chiamata
ad essere la Madre del Crocifisso e la divina Consolatrice dei sofferenti!
Batteva forte il suo piccolo cuore nel distaccarsi dalle persone più care sulla
terra. Già veniva dalla bontà divina temprato a distacchi ben più dolorosi;
ed Ella doveva ottenere grazia, fin d'allora, per il sacrificio di ogni
vocazione. Tenuta per mano da Gioacchino ed Anna, la piccola Chiamata sale la
maestosa gradinata del Tempio, in cima alla quale il Sommo Sacerdote, vestito
dei sacri paramenti e attorniato dal corteo dei Leviti, fra suoni di trombe e nuvole
d'incenso, attendeva le piccole consacrate. La profetessa Anna che le sarà
maestra è tra un gruppo di fanciulle bianco-vestite che sorridono alla piccola
grande Amica, venuta ad accrescere la loro candida schiera. Ora il Sommo
Sacerdote alza le braccia al cielo in preghiera; poi impone solenne le sue
mani sul capo della piccola Vittima, in segno di accettazione. Il Tempio non
aveva mai avuto vittima più pura e più cara a Dio! La piccola Immacolata, era
ben lontana dal pensare a quali grandi cose la Bontà divina la destinava...
Entrava nel Tempio condotta dalla voce di Dio che opera nelle anime secondo la
loro disponibilità d'amore, così grande in questa futura Sposa dello Spirito
Santo! Ella non aveva che da guardarsi nel cuore per vedere Dio splendere nella
sua gloria e sentirsi dire: Ti amo! A Cui rispondeva con tutta se stessa: Ti
amo! Ed era tutto l'amore della terra, acceso da Dio nel suo piccolo cuore, che
risaliva a Lui come a Sua fonte, per ridiscendere ancora in Lei con
un'effusione sempre più grande e più pura. Era come un piccolo lago alpino
dalla acque purissime che rifletteva il Sole, beato di specchiarsi in quell'anima
con tutto il suo splendore. Nel giorno santo del Battesimo, Dio viene ad abitare
in ogni anima cristiana: viene con tutto il suo Amore di Padre, come
nell'Immacolata, per offrire all'anima la sua Parola d'amore, divina ed eterna,
offrirle cioè il Figlio suo, come Sposo divino. Mille volte fortunata quell'anima
che sa discernere, fra tante voci del mondo, la sua voce di Padre; accogliere la
sua Parola e fare di Cristo la sua vita, la sua gioia, il suo unico amore! Si
ripete per lei il dono di Dio all'Immacolata: riceve come Sposo il Figlio suo,
per divenirne la madre.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
5
- LA VERGINE MARIA
Nell'accoglierla
tra le vergini consacrate del Tempio, il Sommo Sacerdote aveva rivolto alla
piccola Maria la domanda rituale: «Maria di Davide, sai tu il tuo voto?». Al
suo «sì» sicuro e gioioso, egli aveva risposto: «Entra dunque. Cammina alla
mia presenza e sii perfetta». La nostra piccola Immacolata resterà al Tempio
fino al giorno del suo fidanzamento, dividendo il suo tempo tra la preghiera, lo
studio della Scrittura, il servizio del Tempio e la preparazione alla sua futura
missione di madre. Piena di grazia e libera da ogni inclinazione al peccato,
Ella aveva di Dio un'esperienza personale, altissima. Pur conducendo la vita
normale delle fanciulle della sua età, viveva profondamente unita a Lui, come
all'Oggetto del suo unico, grande amore. L'ideale comune delle giovani d'Israele
era a quel tempo il matrimonio. Esse sapevano che Cristo, il Salvatore promesso,
sarebbe nato nella Palestina: ognuna aspirava per sé o per la sua discendenza
alla gloria di quella maternità. Ma anche la verginità era tenuta in grande
considerazione nel popolo ebreo. Alle vergini era riservato l'onore di
accompagnare con i timpani l'Arca santa, seguendo immediatamente i sacerdoti.
Grande stima godevano tra il popolo i profeti non sposati e Giovanni Battista
sarà tra essi il più illustre. Fiorente era pure negli ultimi tempi la setta
religiosa degli esseni, uomini celibi, che facevano vita comune nella preghiera
e nella penitenza. Il voto di verginità della futura Madre di Gesù diceva il
suo desiderio profondo di appartenere a Dio solo, per amarlo esclusivamente e
sentirsi da Lui amata. Esente da ogni ricerca di se stessa e delle creature,
tutto lo slancio del suo cuore purissimo era rivolto a Dio. Concezione
Immacolata della creazione divina, Ella doveva, in tutto e sopra tutto, essere
l'Immagine perfetta di Dio e perciò vergine: « Un riflesso della luce perenne,
uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine della sua bontà»
(Sap 7,26). Essere vergine perché Figlia Primogenita del Padre, imitazione
perciò purissima del suo Verbo, per mezzo del quale ogni cosa è stata creata
(Gv 1,3), partecipe della sua totale attrattiva d'amore verso la Fonte prima
della vita. Giovane che mi ascolti: chi più degno del tuo amore che Dio? Il
Solo che ti ama e ti può amare in modo disinteressato, perché nulla,
assolutamente nulla manca al suo Essere e alla sua felicità; il Solo di cui
non potrai mai dubitare dell'amore, perché neppure lo può sfiorare il minimo
pensiero d'infedeltà...; il Solo che sempre ti ha amato e ti amerà per
l'eternità; il Solo che ti può donare tutto ciò che la tua vera felicità di
figlio suo ricerca, per la terra e per il cielo. Soltanto appartenendo
totalmente ed esclusivamente a Lui, nostro divino Creatore e nostro Tutto, noi
saremo perfettamente noi stessi, ci realizzeremo pienamente, e potremo dare ai
fratelli qualcosa che vale: dare cioè Lui, presente in noi. Fortunata l'anima
che ha il dono grande di comprendere queste verità! Imiti l'Immacolata. Non
esiti a rendere questo dono sicurezza gioiosa per tutta la vita, per cantare
in eterno la misericordia del Signore. Maria doveva essere vergine perché
predestinata ad essere Madre di Gesù, il Figlio di Dio, che genera da Sé e
in Sé, senza condividere con alcuno la gloria della paternità divina. A sua
imitazione, l'Immacolata doveva verginalmente generare nella carne il Verbo, da
sé e in se stessa, vera Madre di Dio. Ella doveva ancora essere vergine perché
Sposa divina dello Spirito Santo, scambio purissimo d'amore, tra il Padre e il
Figlio. A lui su tutti Ella doveva rassomigliare, proprio perché Sposa, per
rivelarlo alla creazione, come immagine sua dolcissima. Vincolo d'amore tra la
terra e il Cielo. Dio, l'eterno Vergine, non poteva avere per madre che una
Vergine. «Udii una voce che veniva dal cielo: voce come quella di suonatori di
arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un cantico
nuovo davanti al trono. E nessuno poteva comprendere quel cantico... Questi sono
i vergini e seguono l'Agnello (Gesù) dovunque va» (Ap 14,2-4). Maria,
l'Immacolata Madre del Verbo Incarnato, Sposo divino delle anime vergini e
Regina dei vergini, è stata Lei ad aprire quella schiera candida di anime
elette, amanti di Cristo! Vergine Immacolata, attiraci a Te, perché ti seguiamo
gioiosi, inebriati del profumo celeste delle tue virtù!
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
6
- MARIA SPOSA A GIUSEPPE
La
convinzione che i tempi messianici fossero compiuti, era largamente diffusa tra
il popolo d'Israele, mentre Maria, nel Tempio, era preparata da Dio alla sua
eccelsa vocazione. Le profezie antiche l'avevano preannunziato: «Ecco, la
vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele» (Is
7,14). L'attesa era vivissima e dolorosamente sofferta (per la tristezza dei
tempi), soprattutto dai più degni: i poveri di Jahvé. La futura Sposa dello
Spirito Santo e Regina dei profeti lo presentiva più d'ogni altro e la sua
presenza al Tempio, fatta di preghiera sublime, di sacrificio amoroso di sé, affrettava
per divino disegno lo straordinario avvenimento. Però: se Ella sospirava
ardentemente la venuta del Salvatore, nella sua piena umiltà non poteva
neppure essere lontanamente sfiorata dal pensiero che ne dovesse essere la
Madre: a Lei bastava essere l'umile serva del Dio d'Israele, il quale: «Sceglie
ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ciò che nel mondo è
disprezzato e ciò che è nulla, per ridurre a nulla le cose che sono: perché
nessun uomo possa gloriarsi davanti a Lui» (1Cor 1,27-28). Maria, già
l'abbiamo ricordato, apparteneva alle figlie della stirpe regale di Davide, da
cui, secondo le profezie, doveva nascere il Messia. Quelle profezie erano allora
penetrate così profondamente nella coscienza del popolo, che il Messia, come
ci fanno conoscere i Vangeli, fu chiamato, senz'altro «figlio di Davide». Ogni
fanciulla di discendenza davidica lo sapeva e si vedeva compresa nella piccola
cerchia di quelle che potevano divenire la Madre benedetta del Salvatore. Anche
la Legge di Mosè voleva che ad ogni uomo fosse data una donna della sua stirpe.
La Vergine ha ora quindici anni, l'età del matrimonio per le donne del suo
tempo. Con il voto perpetuo di verginità, si è consacrata a Dio; ma, poiché
la Legge vuole il suo matrimonio, Ella si affida a Lui, sicura che le darà per
sposo un Santo che porrà come Lei l'amore al Signore sopra ogni cosa. La
tradizione popolare ci ha fatto appunto conoscere l'intervento miracoloso di Dio
nell'assegnarle il più insigne tra i Santi: Giuseppe, che la Scrittura chiama
«giusto»: così giusto da meritare di essere il Custode purissimo dell'Immacolata
Sposa dello Spirito Santo, chiamato a fare le veci di Dio Padre, il quale presto
avrebbe mandato alla terra il proprio Figlio. Dice dunque la tradizione popolare
che il Sommo Sacerdote, non senza una illuminazione dall'Alto, aveva voluto
affidare a Dio la designazione del discendente di Davide, voluto come Sposo
della Vergine Maria. Fu così che egli invitò tutti i giovani della stirpe
davidica a recarsi al Tempio di Gerusalemme, portando ciascuno un ramoscello che
fu posto in fascio davanti all'Arca santa. Il ramo di mandorlo, portato da
Giuseppe di Giacobbe betlemita della tribù di Davide, legnaiolo a Nazaret di Galilea,
miracolosamente fiorito, fece conoscere il nome dello Sposo a Dio gradito. Egli
che aveva l'età di trenta anni circa, era dunque di Nazaret, la cittadina
natale di Maria, la piccola Figlia di Gioacchino ed Anna, presentata al Tempio
dodici anni avanti, ricordata da tutti ancora con tanto caro affetto. La
Vergine, ormai priva degli anziani Genitori, trovava in Giuseppe, designatole
dal Cielo, un padre cui confidarsi e un fratello cui affidarsi. Nel loro primo
incontro Ella si fece premura di confidargli il suo voto di consacrazione a
Dio, l'offerta cioè della sua verginità in sacrificio d'amore per l'avvento
del Messia. Giuseppe condivise gioiosamente l'offerta della sua Sposa, per
amare insieme con Lei l'Altissimo, affinché mandasse presto il Salvatore
promesso, permettendo loro di vedere la sua luce splendere nel mondo. Santi così
dovevano essere i due Sposi ai quali Colui il cui nome è «Santo», avrebbe
affidato il suo Figlio Santo. Davanti al Tempio del Signore i due Giovani
giurarono di amarsi come gli Angeli del Cielo si amano tra loro. Ad essi, di
discendenza regale e sacerdotale, era riservata la benedizione solenne del Sommo
Sacerdote, il quale, mettendo la mano della Sposa in quella dello Sposo,
disse: «II Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe sia con voi. Egli vi unisca e si
adempia in voi la sua benedizione, dandovi la sua pace e numerosa posterità,
con lunga vita e morte beata nel seno d'Abramo». La promessa è scambiata.
Maria di Nazaret è ora Sposa a Giuseppe. Il Salvatore che l'umanità attende
non tarderà a discendere dal Cielo.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
7
- L'ANNUNCIAZIONE DELL'ANGELO A MARIA
Presso
il popolo ebreo, il fidanzamento aveva lo stesso valore del matrimonio presso di
noi. 1 due sposi, pur continuando a vivere ciascuno nella loro famiglia, erano
considerati marito e moglie. Il fidanzamento durava un anno; poi la sposa era
solennemente introdotta nella casa dello sposo e si facevano i festeggiamenti
di nozze con l'invito dei parenti e degli amici. Dopo il fidanzamento, Maria era
andata ad abitare sola a Nazaret, nella casetta paterna, che Giuseppe si era
fatto premura di rendere bella ed accogliente. Contempliamo con amore questa
Vergine benedetta, la cui immacolata bellezza sta per vincere il cuore di Dio.
La grazia e l'azione dello Spirito Santo l'hanno talmente elevata, che se Dio
deve nascere sulla terra, non può nascere che da Lei; se quest'umile Vergine
deve essere Madre, non può essere che Madre di Dio, tanto è divina. Ed è là,
nella sua casa umile e solitaria, che la raggiunge l'Arcangelo Gabriele, più
volte ricordato nella Bibbia, per gli avvenimenti che hanno riferimento al
mistero dell'Incarnazione (Dn 8,16; 9,21; Lc 1,18). Maria lavora al telaio,
comune occupazione delle donne della Palestina. Lavora e prega. La sua è
un'invocazione pura e ardente che le sale dal cuore alle labbra, ispiratale
dall'Amore divino: «Signore, Dio Altissimo, non tardare oltre a mandare il tuo
Servo, per portare la pace sulla terra. Suscita il tempo propizio e la vergine
pura e feconda per l'avvento del tuo Cristo». Quanto dev'essere stata gradita a
Dio quella preghiera che, come ci dice il Vangelo (Lc 1,30), trovò grazia
presso Dio. È in questo medesimo istante che giunge a Lei l'Inviato celeste.
Ascoltiamo il racconto dell'evangelista Luca (Lc 1,26-38). «L'angelo Gabriele
fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine,
promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si
chiamava Maria. Entrando da lei, l'angelo disse: "Ti saluto, o piena di
grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si
domandava che senso avesse un tale saluto. La Vergine, umile e prudente,
riflette e cerca luce in Dio. L'Angelo la rassicura: "Non temere, Maria,
perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla
luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il
Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla
casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse
all'Angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Davanti alla
proposta della maternità, la Vergine considera il suo voto: può essere
mutata la volontà immutabile dell'Altissimo che glielo ha ispirato? L'Inviato
celeste le svela allora tutta la profondità del mistero e del suo compimento
divino. Le dice: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la
sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e
chiamato Figlio di Dio». Alle parole l'Angelo aggiunge la conferma del miracolo
che può venire solo da Dio: «Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua
vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti
dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Così supernamente rassicurata
che Dio le parla per bocca del suo Messaggero e che la volontà divina è
conforme al suo voto d'amore a Lui solo, la Vergine benedetta, non può avere
altro desiderio che aderire con tutta se stessa alla proposta del Cielo. Il suo
spirito divinamente illuminato, misura la portata dell'evento: la Trinità
divina, nella Persona del Verbo, vuole compiere in Lei e per mezzo di Lei
l'opera più grande della sua onnipotenza e del suo amore: l'unione cioè
personale ed ineffabile di Dio con la creazione, mediante l'umanità; il
Creatore vuole da Lei il «SI» che riapra alla creazione la via dell'amore che
il «NO» della prima donna, Eva, aveva chiusa, e dia così al suo Cuore di
Padre la possibilità di comunicarle i tesori infiniti della vita divina. La
Vergine umilissima pronuncia quel « SÌ » con un amore che rapisce Dio e la
Trinità SS.ma si riversa amorosamente su di Lei per compiere con Lei il
mistero sublime dell'Incarnazione. L'Angelo che ha portato l'annuncio sfavilla
di gioia e si curva adorante sul mistero d'infinita misericordia che vede
compiersi nella Vergine benedetta. Annientata nell'umiltà del suo nulla, anche
Maria adora. E la sua è la più perfetta adorazione che mai Dio abbia ricevuto
da creatura. È l'inizio meraviglioso di tutte le adorazioni che il Padre
riceverà dalla terra, unita al suo Figlio incarnato. Adoriamo anche noi con la
Vergine il nostro Dio fatto Uomo e diciamole con tutto il nostro amore: «Grazie,
o Mamma divina, che hai voluto la nostra salvezza. Ringrazia per noi la Trinità
SS.ma.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
8
- LA MADRE DELL'EMANUELE, DIO-CON-NOI
Con
il «SÌ » della Vergine, il Verbo, cioè la seconda Persona della Trinità
divina: il Figlio che il Padre genera come sua Immagine, conoscendo se stesso;
Dio uguale al Padre «irradiazione della sua gloria e impronta della sua
sostanza» (Eb 1,3) e per mezzo del quale ha creato tutte le cose, viene a vivere
(così come un Pensiero divino), nel seno verginale di Maria, dove assume
(unisce a Sé) la nostra natura umana che la Vergine ha offerto col suo «Sb»
al suo desiderio di incarnarsi, cioè di unirsi a tutta la creazione. A tutta
la creazione: poiché l'uomo nella sua composizione di anima e di corpo, di
spirito e di materia, è il meraviglioso compendio dell'universo creato. Perché
Dio ha voluto quest'unione? Perché Egli ama la sua creazione. Essendo Egli
amore, e perciò amore infinito, non può aver creato che per amore, come ci
dice Dante: Non per aver a sé di bene acquisto ch'esser non può... s'aperse in
nuovi amor l'etterno amore. (Paradiso, XXIX, 15-18) Dio ama la sua creazione e,
amandola, vuole il suo bene e sempre il massimo bene. Perció, se nella realtà
creata, si trova purtroppo il male (e tanto male!), questo, non potendo venire
da Dio, va attribuito esclusivamente alle creature che male hanno voluto usare
del dono divino della libertà. È quanto ci insegna la Bibbia. Dio, con la sua
incarnazione, ci riconferma l'amore che ha per la creazione: «Egli ha tanto
amato il mondo, ci dirà più tardi Gesù, da dargli il suo Figlio Unigenito» (Gv
3,16). La Trinità divina unisce a Sé nel Figlio (poiché le tre Persone
divine hanno un'unica, identica natura) unisce a Sé la nostra natura umana, per
darle, in una comunione di ineffabile amore, i suoi tesori infiniti di vita e
di perfezione. Guardiamo a quella umanità che il Verbo ha fatto sua, personale,
nel seno purissimo di Maria: in essa abita tutta la pienezza della divinità che
non solo la divinizza, ma la fa essere Dio, nella Persona del Figlio; tutti i
tesori divini sono perciò in Gesù. Pensiamo un istante a questa natura umana
del Figlio di Dio, glorificata dalla risurrezione e inserita, con l'ascensione
di Cristo al Cielo, nel seno stesso della Trinità!... Ebbene, il Verbo si è
incarnato perché tutta l'umanità, ciascuno di noi, ricevesse dalla sua
pienezza questa gloria, questa vita di intimità divina con Lui! Dove si è
compiuta tale comunione meravigliosa d'amore tra il Cielo e la terra? Nel seno
verginale di Maria, al momento dell'Incarnazione. In Lei, Immacolata
Concezione del creato, voluta da Dio per questa unione, per dare cioè il Cielo
alla terra e la terra al Cielo: in Lei, idealizzazione divina del creato, per
renderlo degno della infinita santità e dell'amore del suo Creatore. Tanto
nella creazione come nell'Incarnazione, Dio ha voluto rivelarsi alle sue
creature, farsi cioè conoscere, modellando le sue opere su se stesso.
L'Incarnazione, essendo l'opera più perfetta compiuta da Dio nella creazione,
è anche quella che maggiormente ce lo rivela. In quale modo? Vediamo
innanzitutto nella Vergine. Ella è in questo mistero l'imitazione e perciò
la rivelazione più perfetta della Trinità in una creatura. Infatti, la Trinità
è il mistero di un Padre che genera un Figlio nel suo seno d'Amore.
L'Incarnazione è ancora il mistero di una Madre che da se stessa (bene inteso
sotto l'azione della SS.ma
Trinità) genera un Figlio, nel suo seno amoroso. Certo, noi non dobbiamo
fermarci solo all'aspetto fisico di questo mistero, grande e divino.
Ripetutamente Gesù ricorderà nel suo Vangelo il valore molto relativo della
carne: « È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla» (Gv 6,63);
vale a dire: ogni realtà creata acquista valore nella misura in cui è
ordinata e congiunta al divino. Noi dobbiamo cioè domandarci: «Che cosa
avviene nell'anima tutta divina della Vergine col mistero dell'Incarnazione?».
È soprattutto nelle anime, fatte a immagine e somiglianza di Dio, che rifulge
il divino, cioè la vita della Trinità! Gesù, il Verbo divino che in Lei ha
preso umana carne, vive assai più nella sua anima tutta divina per la grazia
(che è la vita della Trinità nella creatura), che non nel suo essere fisico
immacolatissimo. Se noi non consideriamo nella Vergine questo aspetto, che è di
gran lunga il più rilevante nel mistero dell'Incarnazione, noi trascuriamo un
elemento fondamentalissimo della grandezza divina di Maria e perciò non diamo
a Dio quella gloria che Egli ha voluto procurarsi in questo ineffabile mistero.
Gesù vive ora in Maria, rivelazione stupenda della Trinità divina. Vive nel
suo seno di Madre-Vergine e vive come Dio nel seno del padre. Vive nella sua
anima più che nel suo stesso seno, e vi compie meraviglie di grazia, note a
Dio solo: Tutta interiore è la gloria della Figlia del Re (Sal 44,14). Questo
mistero d'infinito amore, nascosto in Maria, è per tutta l'umanità che il
Figlio di Dio è venuto a salvare. È il mistero d'amore della Trinità, donato
alla creazione che «geme, soffre e nutre la speranza di essere liberata dalla
schiavitù della corruzione» (Rm 8,20.1); donato soprattutto alla Chiesa che
per ora è tutta in quel mistero, cioè di Gesù in Maria e di Maria in Gesù.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
9
- MARIA, MADRE DEL CORPO MISTICO
Con
l'Incarnazione, si compie nel mondo un'opera stupenda: Dio si fa uomo, l'uomo
diviene Dio e una Vergine diviene Madre di Dio. Felice quel giorno, felice
quel momento in cui si è compiuto un così grande prodigio, termine fisso e
punto culminante di tutta la creazione; nota melodiosa dell'immensa ed eterna
sinfonia del cielo e della terra per il Creatore! Eppure quest'opera
incomparabile, che non ha confronto, rimane sconosciuta al mondo: solo il
Cielo la conosce e sulla terra è nota soltanto alla Creatura più umile che ne
è la protagonista: Maria di Nazaret. La terra è totalmente avvolta nelle
tenebre e nell'accecamento dello spirito. Il suo Sole è già in essa, ma la
terra lo ignora. La sola Immacolata gode della sua luce e del suo calore
vitale; oh, quanto desiderosa di darlo all'umanità che Egli è venuto ad
illuminare e a riscaldare con i suoi raggi benefici! Mentre si attende il
compimento di questo tempo felice, avviene un fatto di fondamentale importanza
per la vita della grazia che il Figlio di Dio è venuto a portarci dal Cielo.
Gabriele, l'angelo dell'Annunciazione, aveva dato, a conferma divina delle sue
parole a Maria, l'annuncio della miracolosa maternità di Elisabetta, l'anziana
cugina della Vergine. Maria, mossa dallo Spirito Santo, che con l'Incarnazione
ha contratto con Lei un'unione perfetta ed esclusiva nel dispensare la grazia,
sale premurosa da Nazaret di Galilea ad Ebron sulle montagne della Giudea. La
Vergine porta in sé Gesù: il Salvatore, il Capo divino dell'umanità che Egli
vuole redimere, santificare. In Lui è tutto l'amore del Cielo che è disceso
sulla terra e, nella sua Madre Santa, vi è tutto l'amore della terra che si è
riunita a Dio: abisso d'amore di cui vivrà tutta la Chiesa! E di questo amore
si compie il primo e più grande miracolo, nell'incontro di Maria con
Elisabetta, madre predestinata del Precursore di Cristo: Giovanni il Battista.
Ascoltiamo il Vangelo di S. Luca: «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di
Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito
Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il
frutto del tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio Signore venga a
me?"» (Lc 1,41-43). La Trinità divina è un mistero d'amore nello Spirito
Santo. Nell'Incarnazione, questo mistero d'amore che vincola in unità
perfetta il Padre e il Figlio, ha esteso la sua operazione unitiva prima
all'Immacolata, per renderla partecipe della potenza dell'Altissimo (la sua virtù
paterna) e poi alla natura umana di Cristo per unirla al Verbo. Gesù, l'autore
della grazia, è in Maria, fisicamente, ed anche più, divinamente: l'anima di
Maria, già piena di grazia prima dell'Incarnazione, è resa ora traboccante
per tutta l'umanità, dalla nuova venuta in Lei dello Spirito Santo. «L'unico e
medesimo Spirito che ha operato la duplice ineffabile unione (cf 1 Cor 12,11)
della Vergine con la potenza del Padre e dell'umanità con il Verbo, vuole ora
estendere la comunione d'amore operata nell'Incarnazione. Giovanni Battista,
il precursore di Cristo, viene santificato, cioè unito dallo Spirito Santo a
Maria, in qualità di figlio, e a Gesù che vive in Maria in qualità di
fratello: ha così inizio la nascita dei figli di Dio che sono le membra del Corpo
Mistico, e la maternità mistica di Maria. Di ogni cristiano, come di Gesù,
si dovrà dire, con tutta verità (e con quale ineffabile gioia!): «Fu
concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine» (Credo). E come per
l'Incarnazione fu chiesto il consenso di Maria, così per ogni figlio di Dio
nella Chiesa, l'Immacolata opera con lo Spirito Santo, in libera e gioiosa
adesione. L'incontro con Elisabetta è ricco di rivelazioni stupende. È l'alba
della Maternità di Grazia di Maria. Lo Spirito Santo che ha parlato un tempo
per mezzo dei profeti, parla ora per bocca della sua divina Sposa, dei Profeti
Regina, e le mette sul labbro il più bel cantico di lode che mai uscirà da
creatura al suo Creatore: il Magnificat (Le 1,46-55). In una sintesi ispirata e
grandiosa, Colei che ben conosce e sa attribuire a Dio ogni sua grandezza,
raccoglie tutta la storia della creazione, dalla deposizione dei superbi dai troni
(Lucifero e i suoi seguaci) al compimento delle promesse fatte ai Padri con
l'Incarnazione del Figlio di Dio, del quale è la Madre, e ne avrà pertanto la
lode indefettibile di tutte le genti. « Te beata, le dice Elisabetta, che hai
creduto nell'adempimento delle parole del Signore» (cf Lc 1,45). O
Immacolata, Vergine fedele, aiuta la nostra adesione di fede di ogni giorno a
Dio!
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
10
- MARIA, MADRE DI GESÙ
Tre
mesi sono trascorsi dall'arrivo della Vergine ad Ebron, nella casa di
Elisabetta. Il Precursore di Cristo è nato e Maria può tornare a Nazaret,
nella sua amata casetta, divenuta con l'Annunciazione la Casa più santa di Dio
sulla terra. Giuseppe riaccompagna la sua Sposa nel lungo viaggio di ritorno. Ma
la gioia che gli ha riempito il cuore mentre saliva le montagne della Giudea,
si trasforma in profonda tristezza: Egli non conosce il mistero
dell'Annunciazione e la Maternità divina di Maria gli causa profonda angoscia.
Poiché il mistero era da Dio, Dio voleva riservarsene la rivelazione alle sue
creature. Il Vangelo ci fa conoscere la passione dolorosa del giusto Giuseppe,
condivisa certamente dalla Vergine sua Sposa. Ascoltiamo S. Matteo: «Maria,
essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si
trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto
e non voleva ripudiarla (per non esporla al disonore), decise di licenziarla
in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in
sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe figlio di Davide, non
temere di prendere con te Maria, tua Sposa; perché quel che è generato in lei
viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù:
egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" ». Tutto questo
avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo
del profeta: «Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà
chiamato Emmanuele, che significa Dio-con-noi» (Is 7,14). Il mistero è
rivelato ed è ritornata la pace del cuore. Però l'attesa felice della nascita
di Dio sulla terra deve conoscere un nuovo dolore: non la povera, ma serena
casetta di Nazaret accoglierà la sua venuta, bensì una grotta gelida,
rifugio di animali, raggiunta dopo una ricerca disagiosa e umiliante. Racconta
l'evangelista S. Luca: « In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò
che si facesse il censimento di tutta la terra. E tutti andavano a farsi
registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe che era della casa e della
famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla
città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua
Sposa che era incinta. Ora, mentre si trovavano là, si compirono per lei i
giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in
fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro
all'albergo» (Lc 2,1-7). «Non c'era posto per loro all'albergo... » (Lc 2,7).
La sola scelta possibile fu dunque una grotta, o qualcosa di meno, una tana...
Colui che provvede il cibo agli uccelli dell'aria e il vestito ai fiori del
campo, dispose che non vi fosse casa per il Figlio suo, mandato alla terra.
Notiamo il contrasto abissale fra il seno del Padre dove, il Verbo eternamente
nasce, e questa tana dov'egli è nato per la nostra redenzione! Grandezza
infinita dell'amore di Dio per l'uomo! Divino insegnamento per noi poveri figli
di Dio, dimentichi della nostra origine divina, così avidi delle cose della
terra, per le quali il Redentore dimostra di dare così poca importanza! Ma se a
nulla sono ridotte le cose che l'uomo ricerca con tanto affanno, quale sfarzo di
quelle che egli disprezza! Colui che verginalmente nasce nella Trinità divina e
verginalmente lascia il seno del Padre per venire nel mondo, allo stesso modo,
nasce nella Vergine e da Lei, Vergine, al mondo è donato: «sempre intatta
nella sua gloria verginale, ha irradiato sul mondo la Luce eterna, Gesù Cristo
nostro Signore» (Liturgia). Gesù è il Fiore d'Israele che spunta dallo stelo,
accrescendone il vigore; è la Luce che emana dal sole, dolce e viva, e passa
per il firmamento azzurro, rivestendolo del suo splendore: « Veniva nel monda
la luce, la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Oh, quanto è
divina questa Madre-Vergine! Non è la povera luce degli astri che è venuta per
illuminare gli uomini: è la Luce increata, al cui confronto ogni luce del
firmamento si scolora; è l'irradiazione divina della gloria del Padre che ora
emana dalla Vergine, depositaria di questa Luce e partecipe della gioia
ineffabile del Padre nella generazione umana del suo Figlio. Dio, nascendo sulla
terra, ha divinamente imitato la sua nascita eterna nel cielo: solo una vergine
e quella Vergine ha potuto verginalmente concepirlo e generarlo. Il dolore e
l'afflizione del generare sono triste eredità del peccato; e la Madre-Vergine
li esperimenterà sul Calvario, quando, in un'unica offerta d'amore che espia,
genererà alla Vita, insieme con Gesù Figlio suo, i nati dal peccato, i quali
diverranno così i suoi figli, sofferti e amati. Amiamo tanto questa nostra
Mamma divina!
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
11-
MARIA PRESENTA GESÙ AL TEMPIO
«
Vi annunzio una grande gioia, dice l'Angelo del Signore ai pastori di Betlemme,
che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un
Salvatore che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino
avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Le 2,10-11). Una Mamma gli è
vicina. S. Bernardino da Siena, in uno dei suoi deliziosi sermoni mariani,
diceva: «Egli mi viene a memoria uno detto d'Augustino. Disse che aveva tre
desideri: l'uno di vedere Gesù Cristo in carne; l'altro di udire Paulo
predicare; il terzo di vedere Roma triunfare. Et io ci agiongo il quarto: Maria
Vergine, vederla col suo dolce Figliolo in collo, con tanta purità e nettezza».
Gesù e l'Immacolata sua Madre! Il Vangelo ce li ha definiti: Maria, «la piena
di grazia»; Gesù: «il Figlio del Dio vivente, pieno di grazia e di verità».
Se per noi è già così misteriosa la grazia, cosa potremo dire della loro
pienezza? Il meglio è fare come Bernardetta: inginocchiarci e pregare a mani
giunte; e anche come il piccolo Domenico Savio: conservare o rifarci gli occhi
puri (quelli dei piccoli del Vangelo) per vedere meglio in Paradiso i nostri
due grandi ideali d'amore: Gesù e Maria, Maria e Gesù. Questa vita non è
tanto per «vedere»: avremo tempo a farlo in cielo: dove, sappiamo, vedremo a
viso scoperto il divino. Questa vita è per prepararci a vedere, per farci gli
occhi... «L'Immacolata col suo dolce Figliolo in collo»: ci può essere
qualcosa di più grande in tutta la creazione? L'Immacolata Concezione, voluta
da Dio Padre per dare un Volto creato al suo Volto divino, impresso nel Verbo.
Voluta da Dio Figlio perché, lasciando il seno del Padre, trovasse il suo
Paradiso sulla terra. Voluta da Dio, Spirito Santo, per formare con Lui quella
Fornace ardente d'amore che è il Cuore di Cristo... Gesù, Dio-Uomo, nostro
eterno Creatore, oggetto di tutte le compiacenze del Padre... Guardiamola
questa Madre divina che insieme al suo grande Sposo terreno, Giuseppe, è giunta
al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo l'evento di Betlemme, a
presentarvi il suo Figlio Gesù, come vuole la Legge di Israele: ogni maschio
primogenito è sacro al Signore - gli appartiene - e deve essere riscattato
con l'offerta di un agnello di un anno, oppure - per i più poveri - di una
coppia di tortore o di piccoli colombi. E questa è l'offerta per il Figlio di
Dio: l'offerta dei poveri. Quale era il significato dell'offerta? Il
riconoscimento che ogni creatura è di Dio. Il misconoscimento di questo
diritto, causato dal peccato, veniva così riparato dall'offerta di Cristo. Con
l'Incarnazione del Verbo, la Trinità divina voleva offrire all'umanità
peccatrice la purificazione richiesta dalla infinita santità di Dio e renderla
nuovamente degna della comunione di vita con il suo Creatore. L'uomo che aveva
peccato, abbisognava di un fratello che lo discolpasse davanti a Dio: questo ha
fatto Gesù, prendendo umana carne. Gli antichi sacrifici di animali avevano un
valore puramente simbolico; Gesù è il vero Agnello prefigurato, vittima
misericordiosa. Non era possibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di
capri. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: « Tu non hai voluto né
sacrificio, né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né
olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo per
fare, o Dio, la tua volontà» (Eb 10,47). Gesù è la vittima di soave profumo
che viene ora offerta al Padre e più tardi sarà sacrificata sulla croce. La
Madre ben conosceva questa sorte dolorosa riservata al Figlio, e non mancò al
Tempio chi fosse illuminato da Dio sul mistero profondo di quell'offerta: il
santo vecchio Simeone, il quale aspettava con fede il Messia, conforto
d'Israele. Mosso dallo Spirito Santo, giunse al momento del sacro rito,
riconobbe in Gesù il Salvatore promesso, lo prese sulle braccia e benedisse
Dio. Ne vide pure l'esistenza contraddetta e la fine dolorosa che come spada
avrebbe trafitto l'anima della Madre. La vittima è ora pubblicamente offerta e
riconosciuta; la persecuzione scatenata da Satana non tarderà a manifestarsi.
Incomincerà con Erode che la costringerà a fuggire per salvarsi e terminerà
sul Calvario fra trentatrè anni. Ma non manca la parola di conforto. Viene da
Anna di Fanuel, l'anziana e fedele donna consacrata al Tempio, guida
illuminata per dodici anni della futura Madre del Salvatore, della quale
aveva, senza dubbio, intravisto la sublime vocazione. Di lei vuole servirsi il
buon Dio per rincuorare la giovane Madre di Cristo, di fronte alla missione
dolorosa della piccola, grande Vittima che da Lei è nata. Come donna che conosce
il patire, Ella la rassicura che l'Angelo del conforto non mancherà nell'ora
suprema del dolore al Figlio suo e neppure a Lei, poiché d'un unico infinito
amore il Padre delle misericordie ama il suo Unigenito e Colei che glielo ha
generato per la Redenzione.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
12
- AL TEMPIO CON GESÙ DODICENNE
La
nascita del Figlio di Dio a Betlemme, lontano perciò da Nazaret e dalla cerchia
dei parenti; la fuga in Egitto, dopo la venuta dei Magi, hanno fatto sì che
il mistero divino rimanesse avvolto nell'ombra. Esso era noto solo alla Madre e
a S. Giuseppe, ai pastori e ai Magi, a Simeone e ad Anna: anime scelte secondo
la legge della grazia e non della parentela. Al suo ritorno dall'Egitto, dopo la
morte del persecutore Erode, Gesù poté così crescere nella cittadina di
Nazaret totalmente ignorato nel suo mistero divino. Non ci è facile
immaginare l'intimità sacra di quella Famiglia, composta dalle tre più sante
Persone conosciute dalla terra. Una Famiglia la cui unica legge era l'amore:
tutto l'amore della terra e del Cielo! Le loro occupazioni ed abitudini non
erano diverse da quelle di tutte le famiglie del tempo: la preghiera quotidiana
dei buoni Israeliti; la bottega di falegname per S. Giuseppe e gli incontri con
i clienti; le faccende domestiche per la Vergine; i lavori campestri per il
fabbisogno familiare; il gioco infantile di Gesù, il quale via via imparò a
rendersi utile e servizievole per la Famiglia e i clienti della bottega... Il
«diverso» di quella Famiglia era tutto nello spirito con cui le faccende
quotidiane erano disimpegnate. Quando Gesù fu maggiorenne, andò per la prima
volta con la Madre e Giuseppe al Tempio di Gerusalemme per la festa della
Pasqua. La Pasqua era la grande solennità che ricordava la liberazione degli
Israeliti dalla schiavitù d'Egitto. La Legge chiamava al Tempio ogni uomo
israelita, dopo i dodici anni; ma anche le donne prendevano parte al grande
pellegrinaggio religioso. Il dodicenne israelita doveva, in questa occasione,
dar prova della sua preparazione religiosa, sostenendo l'esame presso i
sacerdoti-del Tempio e diveniva così «figlio della Legge», assumendosi la
responsabilità della sua vita e delle sue azioni. «Trascorsi i giorni della
festa, nota il Vangelo di S. Luca, il Fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme,
senza che i genitori se ne accorgessero» (Lc 2,43). Questo fu possibile perché
i pellegrini viaggiavano in grandi comitive, gli uomini e le donne in gruppi
distinti e i giovani con l'uno o l'altro gruppo, oppure soli. Alla sera, le
famiglie si ricomponevano per passare insieme la notte. Fu così che mentre si
mettevano in cammino per il ritorno, Gesù fanciullo rimase a Gerusalemme.
Continua il Vangelo: «Credendolo nella carovana, la Vergine e Giuseppe fecero
una giornata di cammino e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i
conoscenti: non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme» (Lc
2,44-45). Il loro dolore: Gesù è Dio, il Figlio di Dio affidato alla loro
custodia; perseguitato e cercato a morte fin da bambino!... « Dopo tre giorni
lo trovarono finalmente nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li
ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di
stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo rimasero stupiti e
sua Madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco tuo padre ed
io, angosciati, ti cercavamo" » (Lc 2,46-48). Ed egli rispose: Perché mi
cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc
2,49). Gesù è divenuto maggiorenne: responsabile e libero nel suo agire. Qual
è la legge di ogni uomo libero? Dio: la sua volontà. Questo Egli è venuto ad
insegnare ad ogni uomo. Ma perché non dirlo prima, per evitare ogni pena? Gesù
è il Verbo del Padre, la sua Parola, la sua Rivelazione. Come Uomo, Egli è
perció in totale dipendenza e unione d'amore col Padre, la cui volontà si
manifesta a Lui, e in Lui, giorno per giorno, momento per momento. Come? In una
totale dipendenza d'amore. Ce lo dirà anche più tardi nel Vangelo: «Sono
disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi
ha mandato» (Gv 6,38); «Amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha
comandato» (Gv 14,30). Sua Madre, l'Immacolata, è la creatura più unita a
Cristo e, conseguentemente, nel compimento della volontà divina, che le viene
perciò sempre più perfettamente rivelata. Non pensiamo tuttavia che questa
-dipendenza di Cristo dal Padre possa in qualche modo essere in contrasto con la
dipendenza che Egli deve avere da Coloro che gli rappresentano sulla terra
l'autorità paterna: la Vergine e Giuseppe. Infatti, il Vangelo di S. Luca ci
dice che Gesù «partì con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso»
(Lc 2,51). L'obbedienza ai Comandamenti di Dio (e qui è il quarto ad essere
richiamato: Onora il padre e la madre) è obbedienza a Dio stesso: e Gesù ce
ne dà l'esempio, facendosi obbediente alle creature. L'ordine naturale è da
Dio e perciò è armonia. Fu, lo sappiamo, il peccato a guastarla. Gesù è
venuto per liberarci dal peccato e ristabilirci in quell'armonia. Solo nella
misura in cui noi approfittiamo di questa- grazia, entriamo nell'amore del Padre
e perciò nell'armonia stessa divina, presente nella creazione. Accogliamo la
sua rivelazione con l'adesione piena della . Madre di Gesù, la quale, come
ancora nota il Vangelo: «Serbava tutte queste cose nel suo cuore e le meditava»
(Lc 2,51): ricavandone cioè luce di rivelazione e amore sempre più grande.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
13
- MADRE PER UNIRE
Il
Santo Rosario raccoglie nei Misteri Gaudiosi il periodo della vita di Gesù,
l'Emmanuele, Dio-con-noi, che abbiamo fin qui considerato. Possiamo ora fare
qualche riflessione su alcune verità fondamentali contenute in questi Misteri.
Prima: l'unione fra la creatura e il Creatore, compiutasi nell'Incarnazione. Già
ci siamo domandati: perché l'Incarnazione? La risposta non poteva essere che
questa: Dio ci ha amati e si è donato a noi; perché ci ama ci vuole
partecipi - in unità di vita - della sua felicità eterna. Egli ha realizzato
questo piano d'amore, mandando il suo Verbo, cioè il Figlio eternamente
generato nel suo seno, a rivestirsi della nostra umanità, cioè a prendere
carne, nel seno verginale della Creatura più grande: Maria, l'Immacolata
Concezione, da Lui eternamente pensata, amata e voluta per questa unione
ineffabile tra il Creatore e la sua creazione. Lì, nel suo seno verginale, si
è compiuta questa unione d'amore fra il Cielo e la terra, fra Dio e l'uomo, in
unità di vita e di amore con la Trinità divina, nella seconda Persona, il
Figlio.Capiamo che questa unione non interessa solo Gesù: essa è stata
compiuta anche per noi, per ciascuno di noi. Il Figlio di Dio è venuto a farci
quest'invito, a darci questa possibilità di unione di vita con la Trinità. E
notiamo che l'unione tra il divino e l'umano, tra Dio e l'uomo, si è compiuta
nell'Immacolata, col suo consenso libero, pieno d'amore. Per mezzo di Lei, con
Lei e in Lei, il Verbo si è incarnato, si è unito alla nostra umanità. E come
resta eterna l'unione tra il Verbo e la creazione, così resta eterna l'unione
tra Gesù e la sua Madre Santa. È unione che appartiene al loro essere e
perciò al loro agire. Ogni estensione di questa unione alle creature nel Corpo
Mistico, avrà nell'unione di Gesù e di Maria la sua unica fonte e anche il suo
unico modo di compiersi. L'Immacolata non è solo il frutto più bello
dell'Amore di Dio, ma l'Albero di vita che ha portato il Frutto benedetto di
quell'Amore. Ella ha perciò con l'umanità assunta dal Verbo e da Lei offerta,
relazioni di unione divina che noi dobbiamo cercare di conoscere sempre meglio,
per renderci più gioioso quell'Amore che, mediante l'Incarnazione, ci vincola
in unità con Dio. È l'insegnamento illuminato di S. Luigi Maria di Montfort:
«La condotta che le tre Persone della Santissima Trinità tennero
nell'Incarnazione e nel primo avvento di Gesù Cristo, la tengono ogni giorno in
modo invisibile nella santa Chiesa, e la terranno fino alla consumazione dei
secoli, nell'ultimo avvento di Gesù Cristo» (Trattato, n. 22). Notiamo ancora
che l'unione tra Dio e l'uomo, compiuta-' si in Cristo nostro amabilissimo
Salvatore con l'Incarnazione, si accrebbe, si perfezionò durante tutta la
vita terrena di Gesù. Ce lo dice ancora il Vangelo di S. Luca, a conclusione
dell'episodio dello smarrimento al Tempio: «E Gesù cresceva in sapienza, età
e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). La «grazia», cioè la vita
divina vissuta dall'Umanità santa di Gesù, nell'unione d'Amore col Padre, è
cresciuta momento per momento con una progressione divina inconcepibile,
attraverso i misteri ricordati dal Santo Rosario e le molteplici vicende
quotidiane. Questa crescita nell'amore era pienamente condivisa da Maria
Immacolata, la Madre di Gesù, perfettamente unita al Figlio in tutto il piano
della sua vita di Redentore. Gesù e la sua Santa Madre hanno voluto, così,
santificare ogni situazione in cui ciascuno di noi può venire a trovarsi, per
offrirci non solo un modello da imitare, ma più ancora la grazia per
trasformare tutto in crescita divina. « Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano
la città di Dio, la santa dimora dell'Altissimo» (Sal 45,5). L'oceano di
grazia accumulato da Gesù per l'umanità si riversò in primo luogo nella
Madre, partecipe amorosa di tutti i suoi misteri. In Lei, «immagine e inizio
della Chiesa che dovrà avere compimento nell'età futura» (LG 63), quale
compimento perfetto ha avuto la redenzione di Gesù, in forza della sua unione
materna con Lui! Tutta questa assimilazione di grazia nella comunione di vita
con Gesù, questo vivere Cristo come Madre, fa parte della missione affidata a
Maria, Madre della Chiesa: in unione con lo Spirito Santo, ha generato Cristo
nella carne; sempre con lo Spirito Santo ora lo genera spiritualmente nella vita
dei suoi figli. Ella estende così la comunione, operatasi nell'Incarnazione,
per mezzo suo, a tutta la Chiesa di Cristo, nell'unico Spirito di cui Ella è la
fedele, indissolubile Sposa. «O profondità della ricchezza, della sapienza e
della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili
le sue vie!» (Rm 11,33). Gesù continuando a vivere la sua vita tra gli uomini,
continuerà ad arricchire la sua umanità di tutti i tesori destinati ai
fratelli redenti, prima fra tutti la sua Santa Madre, affinché dalle loro
pienezze divine la Chiesa potesse ricevere grazia su grazia. Maria ci fa così
maternamente vivere quanto Lei stessa ha vissuto: l'unione d'amore con la Trinità
divina in Cristo Gesù. È la missione di ogni mamma: far vivere i figli di se
stessa, in comunione naturale di vita, ad imitazione della Trinità (Gen
1,26). Come Mamma divina, in comunione con lo Spirito Santo di cui è la Sposa,
l'Immacolata lo fa nell'ordine soprannaturale. È Madre della grazia.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
14
- MADRE PER SOFFRIRE
L'Angelo
dell'Annunciazione aveva detto a Maria: «Ecco concepirai un figlio, lo darai
alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,31). A Giuseppe, al quale è affidato il
compito di custodire, come padre, il Figlio dell'Altissimo, è dato pure l'onore
di dargli il nome, del quale l'Angelo spiega il significato: «Lo chiamerai Gesù:
egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). Gesù è il
Salvatore: è l'Agnello di Dio, la Vittima di espiazione per i nostri peccati,
per i peccati di tutta l'umanità, capace di commettere il peccato, ma non di
liberarsene. L'uomo ha preferito l'amore di se stesso (cioè l'egoismo)
all'amore di Dio. Per ristabilire la sua comunione d'amore con il Creatore, egli
ha perciò avuto bisogno di un Salvatore, mandatogli dal Cielo. L'iniziativa
è stata di Dio, senza alcun merito da parte nostra. Dio ci ha mandato il
Figlio suo: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato
da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge
(del peccato), perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5). Gesù era
dunque «prestabilito a servire come strumento di espiazione, nel suo sangue» (Rm
3,25). Per questo, fin dal primo momento del suo ingresso nel mondo, cioè della
sua incarnazione, Egli si sentiva responsabile dei nostri peccati di fronte a
Dio Padre. La colpa dell'umanità che Egli aveva fatto sua gli fu causa per
tutta la vita di una sofferenza indicibile, pari alla profonda conoscenza che
Egli aveva della malizia del peccato e della infinita santità di Dio e del suo
amore di Padre per gli uomini: « II mio peccato mi sta sempre dinanzi» (Sal
50,5). In questo senso vanno intese le parole dell'Imitazione di Cristo: «
Tutta la vita di Gesù fu sofferenza e martirio». In Gesù, crescendo la
conoscenza e l'amore di Dio, cresceva anche il patire, sostenuto solo
dall'amore al Padre di cui vedeva la gloria ristabilita e dall'amore ai fratelli
dei quali vedeva la salvezza. Tanta sofferenza fu amorosamente condivisa
dall'Immacolata, fin dall'Incarnazione e nella misura dell'amore che Ella
aveva per Dio e per Gesù. La Mamma fu subito in piena conformità di sentire
e di volere con il Figlio: alla luce delle profezie, ne vide l'esistenza
sofferente e la conclusione nel battesimo di sangue e vi aderì con tutto
l'amore del suo cuore materno. Fedele al « SÌ» dell'Incarnazione, a questo
mistero cioè di unione e di dolore, Maria accettava via via gli avvenimenti che
formarono la trama dolorosa della vita del nostro Redentore. Quanto ha dovuto
soffrire questa povera Mamma! Amiamola tanto! Quando noi consideriamo le
sofferenze di Gesù e della Madre sua, noi siamo generalmente più colpiti dagli
aspetti esteriori: sono quelli che conosciamo più da vicino, perché colpiscono
anche noi! Ci impressiona la povertà della Grotta, il timore nella fuga in
Egitto, la passione dolorosa...
Ma
quanto più progrediamo nella unione di vita con Loro, tanto più riusciamo a
capire il mistero profondo della sofferenza spirituale di Gesù e di Maria e a
parteciparvi con amore. È quanto hanno fatto i Santi e soprattutto i mistici i
quali sono riusciti con l'aiuto della grazia a modellare divinamente la loro
vita. L'amore, quando è vero, porta ad una graduale identificazione: «Sono
stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive
in me» (Gal 2,20). La sofferenza di Gesù Redentore, maternamente condivisa
da Maria, divenne sempre più profonda attraverso le vicende dolorose di cui
fu abbondantemente cosparso il loro cammino di salvezza. Esse ebbero inizio con
l'oscurità in cui fu tenuto Giuseppe riguardo al mistero dell'Incarnazione: una
vera, dolorosa passione per quei cuori puri e amanti. Seguì l'allontanamento
dalla casa di Nazaret e il disagio del viaggio a Betlemme, con la povertà
estrema della Grotta: povertà che fu la caratteristica di tutta la vita del
Salvatore; tanto povero da non possedere una pietra sulla quale posare il
capo. Gesù voleva così espiare il nostro attaccamento sregolato alle
meschine cose della terra. La Presentazione al Tempio rese più acuto il senso
del dolore già così vivo nel profondo dei loro cuori, con l'annuncio della
Passione. Poi venne la fuga in Egitto: l'allontanamento dalla patria amata con
tutte le penose incertezze della vita in esilio. Lo smarrimento di Gesù
anticipava l'assenza dolorosa dei tre gioni, dopo la morte in croce. Insieme a
Gesù, la sua e nostra Madre visse tutti i suoi misteri in una unione d'amore
e di dolore che la identificò sempre più al suo Figlio divino. Ella li ha
vissuti per poterne trasmettere la grazia a noi che, uniti a Lei in dipendenza
filiale, «vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in
ogni cosa verso di Lui, che è il capo, Cristo» (Ef 4,15). Niente quanto il
dolore ci configura al nostro Capo sofferente, Gesù; ma solo l'opera materna
di Maria che ha trasformato il dolore in amore, può renderlo soavemente accetto
a noi suoi figli.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
15
- MADRE PER RIVELARE
«Sua
madre conservava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51). Dopo lo
smarrimento misterioso e doloroso di Gesù al Tempio di Gerusalemme, causa per
Gesù e i suoi Parenti di tanto dolore, la vita nella casetta di Nazaret,
continuò col suo ritmo normale, apparentemente comune, ma così ricco di divino
per la Madre di Gesù e di riflesso per S. Giuseppe. « Dio, che aveva già
parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei
profeti, in questi ultimi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha
costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo»
(Eb 1,1-2). Chi è Gesù? Oh, non stanchiamoci mai di farci questa domanda, per
darle una risposta sempre più vera, più convinta, più ricca di luce gioiosa,
di amore e di adorazione: certi tuttavia che la risposta adeguata gliela daremo
solo in cielo, dove «lo vedremo così com'Egli è» (1 Gv 3,2). Gesù è Dio
che disceso a livello umano con l'incarnazione, rivela a noi uomini, con gesti
e parole umane, la sua vita trinitaria, al fine di rendercene partecipi. Noi,
lo cerchiamo sinceramente Dio? Bramiamo conoscere il Volto amoroso del Padre
che ci ha creati? O come figli prodighi che hanno sperperato la sua eredità,
andiamo vagando lontano dalla casa paterna, in compagnia degli animali immondi,
avidi del loro cibo?' Poveri figli, dimentichi della nostra origine e grandezza
divina! Ma, se non siamo dei figli degeneri, ed amiamo sinceramente
conoscerlo, guardiamo il Volto umano e divino di Gesù: « Chi vede Me, Egli ci
dice, vede il Padre, vede Dio». Cerchiamo con intelligente amore questo Volto
nelle pagine luminose del Vangelo! Solo in questa scoperta divina ci sentiremo
quali Egli ci ha fatti e ci vuole: veri suoi figli! Cerchiamolo col desiderio di
imitarne la vita e saremo gioiosamente illuminati, perché la scoperta della
Luce, della Verità, della Vita non può essere che sorgente profonda di
gioia. Il Vangelo ha voluto lasciare nell'ombra il più lungo periodo della vita
terrena del nostro Dio, disceso dal cielo per noi uomini e per la nostra
salvezza: i diciotto anni che separano l'episodio dello smarrimento al Tempio
dall'inizio della sua predicazione. Di questo lungo periodo ci ha detto però
una cosa molto importante: Gesù era sottomesso, obbediente, a chi sulla terra
gli rappresentava l'autorità del Padre celeste: Giuseppe e sua Madre. Il divino
Ispiratore del Vangelo e di tutta la Bibbia è lo Spirito Santo e possiamo
pensare che non ne ha ispirato solo le parole, ma anche i silenzi... Non a caso
gli scrittori sacri, hanno taciuto su questo lungo periodo della vita del nostro
Salvatore: Gesù è la nostra Rivelazione, soprattutto col suo esempio. Gli
Atti degli Apostoli l'hanno fatto rilevare: «Egli incominciò a fare e poi ad
insegnare» (At 1,1): Egli non ha voluto solo istruirci, ma educarci alla vita
di figli di Dio. Solo l'esempio educa. È la consegna che Gesù ha voluto
ancora fare alla sua Chiesa, nella persona dei dodici Apostoli, i continuatori
immediati della sua divina missione: «Andate in tutto il mondo e ammaestrate
tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo, insegnando loro ad osservare (è quanto dire educare) tutto ciò
che vi ho comandato» (Mt 28,18-19).
Questa
lunga digressione vuole far risaltare l'importanza tutta divina dei diciotto
anni che il Figlio di Dio, ha passato nel silenzio, consacrandoli interamente
alla Madre sua, Madre della Chiesa, Regina dei Profeti e degli Apostoli. Quanta
ricchezza di rivelazione vi è dunque in questo lungo periodo della vita di Gesù!
O Sapienza che esci dall'Altissimo e tutto disponi con forza e dolcezza: vieni a
insegnarci la via della vita» (Liturgia natalizia). In Gesù, tutto è
rivelazione: ogni momento della sua esistenza tra noi, ogni suo più piccolo
atto umano, ogni sua parola... Sì, perché Egli è sempre Uomo e Dio insieme; e
l'Uomo rivela Dio. Tutto in Lui è grazia, tutto ha un valore infinito; e
sappiamo che il suo più piccolo gesto sarebbe bastato a salvare il mondo. Tanta
ricchezza di rivelazione richiedeva chi la sapesse degnamente raccogliere e
conservare... Quanti tesori di sapienza e di infinito amore sarebbero stati
senza una risposta, se non fossero stati compresi, raccolti, vissuti dalla
Piena di grazia, tutta luce e amore! Crediamo pure che tanto di rivelazione
ancora ci resta da scoprire, perché incapaci di portarne il peso (cf Gv 16,12).
Sarà opera dello "Spirito; ma chi può impedirgli che lo faccia anche per
mezzo della sua divina Sposa?... «La Madre di Gesù, dice il Vangelo, serbava
tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51). Nella sua qualità di Madre le ha
raccolte prima per Sé, con una profondità di conoscenza e di amore, pari alla
sua pienezza di grazia. Le ha raccolte perché nulla andasse perduto di quella
moltiplicazione prodigiosa di pane celeste offerto ai figli. Le ha raccolte per
la Chiesa di Gesù e sua; per ciascuno di noi, se di quel pane abbiamo fame...
Oh, quanta ricchezza di rivelazione si può trovare in quel «Cuore»! Gesù
l'ha deposta lì perché la sua Chiesa andasse ad attingerle, imitando Lui,
che non disdegnava di imparare da Lei la soavità dell'Amore fattosi materno in
quell'umile ed alta Creatura che gli era Madre. Tutto è dono di Gesù nella
redenzione; tutto è grazia, tutto è vita. Ma ogni vita ha una madre e della
vita divina è Madre Maria: Lei, Immacolata Concezione, per generare dei figli a
Dio che abbiano il suo vero Volto, quel Volto che la Vergine ha avuto la
missione di rivelare a noi, rendendolo accessibile ai nostri occhi di peccatori,
avvolti dalle tenebre del male. Ma, come faremo a farci ammaestrare dalla
Mamma di Gesù? Come faremo nostra tanta ricchezza di rivelazione e di grazia?
Come conoscere il mistero del nostro Dio fatto uomo, rivelazione del primo e più
grande mistero della Trinità? Poiché conoscerlo dobbiamo per viverlo, il
meglio possibile sulla terra, prima che ci chiamino a viverlo nel Cielo!... Ce
l'ha detto Gesù: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Ma
come farci questi «occhi limpidi che non temano le torbide suggestioni del male»:
questi occhi di grazia con i quali si entra in comunione di vita con Gesù Verità
e Vita? Ascoltiamo ancora Gesù: « Ti benedico, Padre, Signore del cielo e
della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli
intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è
piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio
se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale
il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11,25-26).
Con
quanto amore questo Figlio, cui stava a cuore di dirci tante cose, poté
rivelare alla Madre sua, «tanto piccola», la conoscenza del suo mistero!
Egli ci ha chiesto di farci piccoli per entrare nel regno dei cieli; ci ha detto
che occorre «rinascere». E per rinascere c'è un solo modo: entrare nel seno
della Madre, senza le paure del vecchio Nicodemo. Prendere, senza timori, Maria
con noi, perché ciò che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo. «Con
Lei e da Lei - c'insegna Luigi Maria 'di Montfort - Egli produsse il suo
capolavoro, che è un Dio fatto uomo, e produce tutti i giorni sino alla fine
del mondo i predestinati e i membri di questo Capo adorabile» (Trattato n. 20).
Desideriamo ricevere da Lei quel nutrimento divino che si conviene ai piccoli «appena
nati» (1 Pt 2,2) poiché il cibo solido non è di facile assimilazione.
Vivere di Maria non è altra cosa che vivere di Gesù; significa vivere la
consacrazione al suo Cuore Immacolato, perché Lei possa introdurci nel mistero
di Cristo, che è mistero di vita.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
16
- MADRE PER REGNARE
La
Sacra Famiglia a Nazaret: rivelazione stupenda della Famiglia trinitaria di Dio!
Giuseppe: lo Sposo santissimo della Vergine, capo di questa Sacra Famiglia, con
la missione di custodire come Padre il Figlio Unigenito di Dio, nato da Maria
per opera dello Spirito Santo. L'Immacolata: la Madre Santissima del Figlio di
Dio, da Lei generato come uomo, unita dallo Spirito Santo alla potenza
dell'Altissimo. Gesù: il Verbo eterno fatto uomo; in lui abita tutta la
pienezza della divinità. Quale comunione umana e divina, quale armonia di Cielo
e terra! Sappiamo che S. Giuseppe chiuse la sua vita terrena nella casetta di
Nazaret, assistito da Gesù e da Maria, prima che il Salvatore desse inizio alla
sua predicazione, rivelandosi pubblicamente come Figlio di Dio. Per questa
assistenza particolarissima, S. Giuseppe viene invocato come Patrono della Buona
Morte. Già ci siamo soffermati a considerare l'umile sottomissione di Gesù
nella sua Famiglia terrena. Quanta dolcezza, quanta soavità spira l'obbedienza
di Colui, al quale «è stato dato ogni potere in cielo e in terra»! (Mt
28,18). Al quale il Padre « tutto ha sottomesso ai suoi piedi»! (Ef 1,22).
L'obbedienza di questo Figlio di Dio, per mezzo del quale tutto è stato
creato (Gv 1,3), anche Maria, l'Immacolata Concezione, perché maternamente lo
generasse nella creazione! Divina armonia di dipendenza del Figlio dalla Madre
e della Madre dal Figlio! Gesù, sottomesso a sua Madre sulla terra, Le è
sottomesso ancora nel Cielo: come la grazia perfeziona la natura, così la
gloria sublima la grazia. Tutto è sottomesso all'impero di Dio, anche Maria;
e tutto è sottomesso all'impero di Maria, anche Dio: «Ha rovesciato i potenti
dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,52). Lucifero, l'angelo più bello del
Paradiso, precipitato nel fondo dell'abisso per la sua superbia; l'Immacolata,
l'umile serva del Signore, innalzata alla più alta partecipazione della vita e
della potenza divina! «Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il
suo nome» (Lc 1,49). Innalzata sopra tutte le creature, vincolo d'unione fra loro
e Dio, mediante il vincolo amorosissimo della Maternità divina che fa di Maria
la Regina Sovrana dell'universo. Riconosciamole questa sovranità e
sottomettiamoci amorosamente a Lei ad imitazione di Gesù, nel mistero ineffabile
della Incarnazione. Solo così Ella potrà imprimere nella nostra povera
umanità l'immagine del Padre e sua, come l'ha impressa in Gesù. Appartenere a
Lei, come figli alla propria Madre, è condizione voluta da Dio, per farci
entrare nel piano d'amore della Redenzione. Nell'ordine della natura, come in
quello della grazia, Dio ha voluto che tutto dipendesse da Lei, perché in Lei,
pienamente sottomessa a Dio, tutta la creazione trovasse quella perfetta
sottomissione al Creatore che torna a Lui di gloria e alla creatura di
esaltazione. Sottrarsi a questa sovranità è condannarsi alla morte. Cosi come
il tralcio che non può avere né vita, né prosperità, né protezione, se
non nella sua piena unione con la vite che lo alimenta. Volendola sua Madre, Dio
la volle anche Madre nostra, affinché per mezzo di Lei potessimo più
facilmente ricevere e conservare quella vita divina che i Progenitori non avevano
saputo custodire. E la volle pure nostra Regina, affinché il suo potere
divino venisse dolcemente temperato dalla bontà della Madre che toglie ai figli
ribelli tanta difficoltà alla sottomissione dovuta a Dio. Maternità e Regalità
di Maria: due titoli pieni d'incanto che si richiamano e si completano a
vicenda, affinché l'Amore che è Dio, possa più dolcemente discendere a noi, e
più sicuramente risalire a Lui che ci ama. Niente di più dolce e di più forte
dell'Amore che sceso in Maria Immacolata l'ha fatta Madre e Regina; niente di più
dolce e di più forte di quest'amore materno che umilmente accolto dai poveri
figli di Eva, li trasforma in Gesù Crocifisso, cioè in veri figli di Dio.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
17
- MADRE PER CORREDIMERE
Al
centro del Credo che recitiamo nella Messa, troviamo queste parole: «Per noi
uomini, per la nostra salvezza, discese dal cielo e per opera dello Spirito
Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo». È il
mistero che sta a fondamento della nostra vita cristiana. La seconda Persona
della Trinità divina, il Figlio di Dio, venuto sulla terra per redimerci dal
peccato, ha voluto prendere dalla Vergine la nostra natura umana. Egli avrebbe
potuto farsi uomo, senza farsi figlio dell'uomo: poteva cioè crearsi dal niente
una nuova umanità. Ha preferito invece essere partecipe della nostra natura
umana peccatrice, per redimerla: «mandando il proprio Figlio in una carne
simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il
peccato nella carne» (Rom 8,3). Ha voluto perciò avere una Madre, venuta dal
ceppo di Adamo, e passare attraverso tutte le tappe della vita umana, dalla
concezione alla morte, come ciascuno di noi. Nel primo modo Egli avrebbe fatto
tutto da Sé; scartando la collaborazione dell'uomo. Preferì servirsi delle
sue creature e prima fra tutte di una Madre. Questo perché Dio ama tanto e
perciò stima le sue creature, opera delle sue mani (Sap 11,24) e le vuole sue
collaboratrici. Preferisce manifestare la sua gloria per mezzo di esse, anziché
coprirle del suo splendore: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei
cieli» (Mt 5,17). Così Egli ha fatto anche per la sua opera più grande: la
redenzione, alla quale tutti sono chiamati a dare il loro contributo: «Completo
nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo
che è la Chiesa» (Col 1,24). Singolarmente vi è stata chiamata l'Immacolata,
presantificata, affinché potesse collaborarvi pienamente e universalmente.
Chiedendole il suo libero consenso per l'Incarnazione, ha voluto associarla in
modo essenziale alla nostra salvezza, poiché Egli l'ha operata offrendo in
sacrificio quel «corpo» e quel «sangue» (Lc 22,19-20) che da Lei aveva
ricevuto. Come l'antica Eva era stata creata per essere d'aiuto ad Adamo nella
trasmissione della vita umana, così l'Immacolata, la nuova Eva, doveva
collaborare con Gesù, il nuovo Adamo, affinché: «Come abbiamo portato
l'immagine dell'uomo di terra, così, potessimo portare l'immagine dell'Uomo
celeste» (1 Cor 15,49) da Lei generato per la nostra salvezza. Gesù, dopo
averci resi figli di Dio col sacrificio di se stesso, ci proclama dalla Croce
anche figli della sua Madre Addolorata. Veniva così costituita la grande
famiglia dei Figli di Dio, di cui il Redentore è il primogenito (Rm 8,29).
Poiché il dolore ha un ruolo tanto importante nella nostra Redenzione,
l'Immacolata continua maternamente la sua missione di Corredentrice, in ciascuno
di noi. Gesù, vivendo la nostra
sofferenza umana, l'ha divinizzata e resa meritoria. Partecipando maternamente
alle sofferenze di Gesù, l'Immacolata ha maternizzato il dolore insieme con
la grazia: ci ha così facilitato l'acquisto della grazia, per mezzo del dolore.
Per questo i Santi hanno potuto dirci che la devozione a Maria rende dolce il
soffrire. Scrive S. Luigi Maria di Montfort: «La devozione a Maria non libera
dalle croci. Anzi le aumenta. Perché Maria, essendo la Madre dei viventi, dà
loro abbondanti porzioni dell'Albero della vita che è la Croce di Gesù.
Insieme però Ella dona abbondanza di grazia per portarle con pazienza e anche
con gioia. Per questo, le croci che si ricevono dalle sue mani sono come i
frutti amari che diventano gustosi, quando sono canditi: inizialmente si sente
l'amarezza del calice che è necessario bere per entrare nell'amicizia di Dio;
in seguito, lo si desidera sempre più grande e amaro, a motivo della grazia
abbondante con cui questa buona Madre lo porge». (Segreto, n. 22). Come ha
addolcito il patire di Gesù con la sua presenza e il suo amore materno, così,
con la sua presenza e il suo amore, addolcisce anche il nostro. Presente
maternamente nelle nostre anime, vi genera Gesù nei suoi misteri, nel suo
dolore, fino alla pienezza della sua età qui in terra e della sua gloria in
cielo. Ci fa vivere Gesù, il suo dolore, con quella soavità d'amore con cui
visse Lei stessa Gesù e il suo dolore. E come Lei, in unione a Gesù,
cresceva in grazia ad ogni istante e soprattutto nel dolore, così è
divinamente bramosa di farci crescere in Cristo, attraverso l'assimilazione
della sua vita redentrice, vita di vittima, piena d'amore. Maternamente ci ha
corredenti, maternamente ci fa vivere la redenzione, la grazia, frutto del
Sacrificio della croce. Ci insegna S. Giovanni della Croce che per accedere alle
ricchezze della sapienza divina la porta è la croce: «Si tratta, egli dice,
di una porta stretta nella quale pochi desiderano entrare, mentre ci sono molti
che amano i diletti a cui si giunge per suo mezzo». Sentiamo ripugnanza al
patire. Non meravigliamoci: l'ha sentita anche Gesù. E perché non abbiamo a
venir meno nel cammino vivificante della croce, ricorriamo filialmente a Colei
che nel dolore, sul Calvario, è divenuta nostra Madre.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
18
- MARIA NELLA SOLITUDINE DI NAZARET
Ritorniamo
per un momento all'umile e santa casa di Nazaret, dove il nostro Dio ha vissuto
fino a trent'anni. Forse ci sarà più facile essere buoni, pensando che Egli è
venuto tra noi! Ameremo di più questo nostro pianeta, scelto fra miliardi di
astri come abitazione di Dio! Compiremo santamente anche le nostre più umili
azioni, ricordando che le ha compiute anche il nostro stesso Creatore!
Pensiamo a quegli attrezzi di falegname passati in quelle Mani che hanno
plasmato la terra... (Sal 94,5). Oh, se volessimo capire a quale dignità
sublime è stata innalzata la nostra natura umana, nella Persona divina di
Cristo! Riflettiamoci di più e con più fede. Non aspettiamo a renderci
conto di tanta nostra grandezza, quando saremo nella luce vera dell'eternità,
senza più la possibilità di crescere in ciò per cui siamo stati creati... A
trent'anni, Gesù lascia quegli attrezzi, per iniziare il suo cammino di
Evangelizzatore; per far conoscere agli uomini, di cui si è fatto fratello,
le verità eterne portate dal Cielo: l'esistenza di un Padre che ci ama e la sua
santità infinita; il dono di volerci suoi figli per renderci in eterno felici
della sua stessa felicità... La Vergine sua Madre, alla quale nessuna pena era
stata risparmiata, come Corredentrice, doveva ora conoscere anche quella della
solitudine; il distacco da un Figlio che amava come una Madre può amare un
Figlio-Dio e che sapeva destinato alla incomprensione, all'odio, alla persecuzione,
e infine alla uccisione violenta... I profeti l'avevano predetto chiaramente, il
vecchio Simeone apertamente svelato, la persecuzione di Erode messa in opera
con feroce crudeltà... La spada del dolore che avrebbe trafitto Madre e Figlio
era da tanti anni infissa nel suo Cuore, tanto sensibile e tanto amante...
Dicendo il suo «sì» per esserGli Madre, Ella aveva dato via libera all'Amore
del Padre che la univa a tutta la vicenda dolorosa del Figlio Redentore... A
quell'Amore che predilige le sue vittime innocenti e le incorona di spine per
poterle incoronare di gloria che mai tramonta. Notiamolo: non era il timore di
dover soffrire che creava l'ansia dolorosa della madre; la previsione invece che
Lui, il suo Dio, da Lei immensamente amato più di se stessa, avrebbe dovuto
soffrire a causa dell'ingratitudine e della malvagità umana. Quanto doloroso
quel distacco da Gesù, unico, supremo Bene di quella Mamma Immacolata! Distacco
già acutamente provato nei tre giorni dello smarrimento di Gesù al Tempio e
che sarà più doloroso ancora nei tre giorni che seguiranno la sua morte. Con
questi penosi distacchi, la nostra Corredentrice divina accumulava tesori
immensi di grazie per la Chiesa di Gesù che era anche la sua; li accumulava per
i suoi figli di ogni tempo; li accumulava per ciascuno di noi: grazie per tante
separazioni dolorose che ci trafiggono il cuore: rese necessarie dal lavoro in
terre straniere; separazioni capricciose e disumane provocate dall'egoismo e dal
vizio; o imposte dal dovere e da Dio stesso per seguire la sua chiamata...
Non c'è pena umana che Gesù e la sua Madre Santa non abbiano provata, per
poter dare a noi conforto e aiuto di santificazione. Ricordiamo le loro penose
separazioni per averne grazia nelle nostre, permesse o volute dalla Bontà
divina, al fine di accrescere la nostra unione eterna e felice con la Trinità
sulla terra e nel Cielo. Il Vangelo non fa che pochi accenni a Maria, durante i
tre anni della Evangelizzazione di Gesù: ma questo non deve farci pensare che
Ella vi sia stata estranea o che il Figlio non abbia voluto averla unita alla
sua divina missione... Egli era venuto «a cercare e a salvare ciò che era
perduto» (Lc 19,10). Per tutto il tempo che gli resterà di vita sulla
terra percorrerà senza soste le vie della Palestina per ricercare «le pecore
perdute della casa di Israele» (Mt 15,24) e «per annunziare ai poveri il suo
lieto messaggio» (Lc 4,18). Il nostro Salvatore incontrerà sul suo cammino
anime aperte al suo Vangelo e molte, molte anime chiuse e sovente ostili al
dono della verità divina. Pensiamo quanto il suo Cuore sensibilissimo di Figlio
di Dio deve aver sofferto per l'ostinato e cieco rifiuto del suo annuncio di
salvezza e di amore: Lui che ne conosceva tutto il valore profondo e le eterne
tristi conseguenze... Quale nausea deve aver provato la sua anima divinamente
pura al contatto col fetore dei vizi umani! Egli ben vedeva ciò che
nascondevano i cuori pieni di malizia e di putridume degli uomini, creati
all'inizio ad immagine e somiglianza di Dio... La Piena di grazia seguiva
maternamente tutti i passi del Figlio nella sua non facile missione di
Salvatore. Per la stretta unione di grazia che aveva con Lui, conosceva ogni
sua sofferenza; il suo Cuore di Madre ne era l'eco sensibilissima. Sapeva,
condivideva, soffriva, pregava e riparava... Oh, quante volte, angosciato
dall'amarezza che gli causava il contatto con gli uomini, Gesù ha cercato nel
ricordo di sua Madre immacolata, così aperta al dono di Dio, il conforto per il
suo Cuore di Inviato, il profumo del materno candore per la sua anima
purissima. E quanto desiderava ritrovarsi con Lei che l'attendeva «più che le
sentinelle l'aurora» (Sal 129,6) per confortare il suo spirito sofferente; per
dimenticare, a contatto con la sua anima d'Immacolata, i miasmi nauseanti del
mondo; per rinnovare la gioia del suo donarsi a tante anime lontane da Dio;
per riprendere il suo cammino di Conquistatore con l'anima prondamente
ritemprata dal candore e dall'amore materno! Incontri che sempre più
divinamente univano questi due Cuori nel dono di sé agli uomini, per la gloria
del Padre.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
19
- MARIA ALLE NOZZE DI CANA
Breve
tempo è trascorso da quando Gesù ha lasciato la Madre a Nazaret, per dare
inizio alla sua missione di Maestro. Intorno a Lui si sono raccolti i primi
discepoli che il Vangelo ci fa conoscere. Essi hanno «capito» Gesù e una
forza soprannaturale, irresistibile, li ha legati a Lui, appagando la loro
profonda sete di Dio. Hanno capito che Gesù di Nazaret è il Messia atteso dai
poveri di Jahvé, ai qual essi appartengono, e bramano stare con Lui.
Gesù
li conduce con Sé ad un pranzo di nozze, nella cittadina di Cana, a meno di
dieci chilometri da Nazaret. Alle nozze c'era Maria, la Vergine sua Madre, perché
con tutta probabilità parente degli sposi. Per questo, fu invitato anche Gesù,
il quale nella sua prescienza divina ben sapeva quanto sarebbe avvenuto ed era
divinamente contento di poter dare una grande gioia a sua Madre e di rivelarcene
la grandezza. Sentiamo il Vangelo. «Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e
c'era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Nel frattempo, essendo venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù gli disse:
"Non hanno più vino". E Gesù rispose: "Che ho da fare con te,
o Donna? Non è ancora giunta la mia ora". La Madre dice ai servi:
"Fate quello che vi dirà".
Vi
erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti
ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: "Riempite di acqua le
giare"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora
attingete e portate al maestro di tavola". Ed essi gliene portarono. E come
ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva
di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò
lo sposo e gli disse: "Tutti servono da prinicpio il vino buono e, quando
sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il
vino buono". Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea,
manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,1-12). Le
nozze di Cana ci rivelano una verità profonda e gioiosa. Non era ancora venuta
per Gesù l'ora di manifestarsi come Figlio di Dio, operando miracoli. Egli,
che in tutto seguiva la volontà del Padre, non ne aveva ancora ricevuto il
comando. È stato dunque il desiderio di sua Madre ad anticipare quell'ora,
dando a Gesù la gioia di fare contenta Colei che tanto amava! E come poteva il
Padre non acconsentire al desiderio e alla preghiera di Chi aveva della sua
volontà paterna fatto l'amorosa legge della propria vita? La Scrittura non
parla di miracoli operati dalla Madre di Gesù, come ad esempio, fa per gli
Apostoli, ma l'avere Ella ottenuto «il primo» miracolo dal Figlio suo, ci
dice che la potenza della sua preghiera sul Cuore di Gesù è senza limiti e
che ogni desiderio della Madre è comando per Lui. Nessuna meraviglia: Egli è
venuto sulla terra anche per insegnarci l'amore e l'obbedienza ai genitori...
La preghiera comanda Dio. Se Gesù ci ha insegnato a pregare e ci ha comandato
di pregare per avere i favori di Dio, ciò significa che la preghiera ottiene,
cioè fa concedere certe grazie che, senza di essa, mai si potrebbero avere:
«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc
11,9). E Dio nulla rifiuta a Colei che nella sua vita tutto ha donato al suo
amore di Padre. Gesù ce l'ha detto: «Date e vi sarà dato; una buona misura,
pigiata e traboccante vi sarà versata nel grembo: perché con la misura con cui
misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6,38). L'Immacolata Concezione è
la Creatura che Dio ha voluto piu simile alla sua bontà paterna, rivelataci
da Cristo, perché potesse far felici i figli che ama e che ricambiano fedelmente
il suo amore. Se l'ha costituita mediatrice di grazia, non l'ha fatto per porre
delle distanze fra Lui e noi, ma per farci sentire più sensibilmente il suo
amore di Padre nel tenero affetto di una Mamma, di cui ha fatto dono al suo
stesso Figlio, mandandolo sulla terra. E noi, figli colpevoli, abbiamo
soprattutto bisogno di perdono. Perdono che ci è più facile sperare,
interponendo la bontà della Mamma. Il Vangelo fa notare che il miracolo alle
nozze di Cana fu il primo operato da Gesù, per manifestare la sua potenza
divina (Gv 2,11). E da quel miracolo venne la fede in Cristo dei primi discepoli,
i futuri Apostoli di Gesù, fondamento della sua Chiesa. È significativo che il
primo e più grande miracolo del Redentore nell'ordine della grazia (la
santificazione del Battista: (Lc 1,40-45) e il primo nell'ordine della natura,
operato a Cana, siano stati concessi per la mediazione materna di Maria: ciò
significa che questa è la via di Dio. Non fa però meraviglia. Avendoci il
Padre dato il suo Figlio per mezzo di Lei, non ci darà ancora allo stesso modo
ogni altra cosa? Non temiamo dunque di fare troppo grande la Vergine! Non la
faremo mai così grande come l'ha fatta Dio, facendola sua Madre... Procuriamo
invece di conoscerla per aumentare la nostra stima e la nostra fiducia di figli
verso di Lei, nella quale «grandi cose ha fatto l'Onnipotente» (Lc 1,49).
L'esempio di Dio ci induca ad imitarne il rispetto e l'amore.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
20
- MARIA E LA PASSIONE DI GESÙ
«Sono
venuto a portare il fuoco sulla terra: e come vorrei che fosse già acceso! C'è
un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato finché non sia
compiuto!» (Lc 12,49.50). Quale fuoco, quale battesimo? L'Incarnazione, la
grande auto-rivelazione di Dio all'uomo, ci ha fatto conoscere l'amore immenso
del Creatore per la sua creazione. Dio era liberissimo di creare o no: Egli è
l'Essere infinito, perfettissimo, cui nulla manca per essere felice. Creando per
amore, doveva logicamente amare la sua creazione con un amore pari al suo
Essere, cioè infinito, e farle ancora il dono totale di Sé: «l'amore più
grande è donare la vita» (cf Gv 15,13). Questo ha fatto con l'Incarnazione.
Quanto ci resta da scoprire di questo amore!... Che l'ha spinto ad incarnarsi
per una umanità peccatrice, per ridonare cioè la vita divina all'uomo che ne
aveva fatto getto con un orgoglio stolto. La logica dell'amore esigeva la morte
di Dio-incarnato. Dio è Dono di Sé, totale e infinito, nella sua vita divina,
trinitaria: non può perciò non essere dono totale anche nelle sue opere:
prima fra tutte l'Incarnazione redentrice. Questo amore che faceva divinamente
battere il Cuore di Gesù, lo spingeva di conseguenza al dono totale di sé «mi
ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Gesù stesso ci ha fatto
conoscere questa dinamica irresistibile d'amore che lo spingeva con ansia al
suo battesimo di sangue. A più riprese, nel suo Vangelo, Egli ha annunciato ai
suoi discepoli la conclusione dolorosa della sua vita. Un discorso non facile
ad intendersi. Per questo l'ha proposto solo dopo averli formati alla sua scuola
d'amore e di sacrificio. «Da allora, e cioè da quando l'ebbero riconosciuto
per il Figlio di Dio, Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che
doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi
sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno» (Mt
16,21). La reazione fu immediata, energica e proprio da parte di Pietro il quale
aveva appena professato la divina missione di Gesù ed era stato da Lui
proclamato "pietra-fondamento" della sua futura Chiesa» (cf Mt
16,16-20). Il Maestro richiama con fermezza il discepolo, per formarlo alla
mentalità della redenzione. La lezione resterà tuttavia difficile: nell'ora
della prova Pietro giungerà a rinnegare Gesù, imprecando e giurando di non
conoscerlo (cf Mc 14,71). «Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù
ritorna sull'argomento: "Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato
nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà"»
(Mt 17,23.23). Questo secondo annuncio della passione segue immediatamente la
trasfigurazione di cui Pietro era stato testimone entusiasta (Mt 17,1-13). E
siamo ormai prossimi alla passione. Addirittura sulla via che porta a
Gerusalemme per l'ultima Pasqua. Gesù prende in disparte i suoi dodici: «Ecco,
noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi
sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai
pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno
risusciterà» (Mt 20,17-19). Quale la risposta dei discepoli?... La richiesta
di una distinzione d'onore, fatta dalla madre di Giacomo e Giovanni: «Di' che
questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo
regno» (Mt 20,21). Gesù paziente richiama ancora una volta alla realtà della
redenzione: si giunge alla gloria, bevendo il calice (cf Mt 20,22). Quale
contrasto! Gesù, innocente, ama il sacrificio e gli va incontro come ad una
festa lungamente, da sempre, attesa. È l'ora per la quale Egli è venuto;
l'ora che dà il senso alla sua vita: la «sua» ora; perché può dare la
prova definitiva del suo amore più grande (Gv 15,13). E noi, peccatori,
rifuggiamo dal sacrificio, triste conseguenza dei nostri peccati. Ama veramente
Dio chi ne comprende l'amore; chi lo fa suo, nella accettazione del sacrificio.
In questa luce vediamo Maria, la Madre di Gesù. L'Immacolata Concezione: la
creatura tutta innocenza, pura capacità d'amore e perciò, come il Figlio,
totale capacità di dono, di offerta di sé. Gesù ama la sua passione: perché
ama il Padre e gli uomini, prima fra tutti la Madre sua, per la redenzione
della quale anela al sacrificio. Anche l'Immacolata la ama, perché ama il Padre
ed ama il Figlio suo: lo ama più di se stessa. Per questo vorrebbe fare sue
tutte le pene di Lui, pur di non vederlo soffrire, o almeno per mitigargliele.
L'abbiamo visto: Ella aderì con tutta l'intensità della sua grazia alla sorte
di vittima di Gesù, fin dal momento della sua incarnazione, offrendosi con
Lui al Padre per procurargli la gloria della redenzione. Unita all'offerta del
Figlio; divinamente accesa da quel medesimo fuoco che Egli era venuto a portare
alla terra; fu questa la fiamma che alimentò il dono totale di sé, consumandolo
sul Calvario insieme con Lui. Unico l'amore, unico il sacrificio. Di diverso
l'indicibile pena che tutte le altre di gran lunga superava: per Gesù, vedere
soffrire sua Madre; per l'Immacolata, vedere soffrire suo Figlio-Dio. Divina
la sete di patire che li condusse uniti, giorno per giorno, fino al Calvario, in
un totale abbandono di fiducia e di amore al Padre dei Cieli, per la sua gloria
e per la salvezza di tutti noi, figli peccatori.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
21
- MARIA NELLA PASSIONE DI GESÙ
La
Mamma «sapeva» che Gesù, il Figlio suo, Salvatore del mondo, era «l'Agnello
di Dio, la Vittima che doveva togliere il peccato del mondo» (cf Gv 1,29). Per
luce divina Ella penetrava il senso profondo di quanto lo Spirito Santo aveva
detto per bocca dei profeti, Lei, la Piena di grazia, dei profeti Regina e Sposa
Immacolata dello Spirito Santo. Salmi e profezie avevano descritto fin nei
particolari la sorte dolorosa del Messia: «Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire. Egli si è caricato delle nostre
sofferenze, si è addossato i nostri dolori. Il Signore fece ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti. Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì
la sua bocca; era come un agnello condotto al macello, come pecora muta di
fronte ai tosatori. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi
si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per
l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte» (1s53). Tutto questo la Mamma
sapeva, prima che Dio si facesse suo Figlio e sapeva come «quella» Mamma
poteva e doveva sapere: Lei che era chiamata a condividere e a corredimere,
per amore dell'umanità. «Chi si affligge per la sua sorte?», aveva detto il
profeta. Non ci voleva almeno «una» creatura che per tutte comprendesse la
santità e l'amore di un Dio-Incarnato e ne condividesse in modo degno le
pene?... Il Vangelo ci fa trovare la Madre di Gesù sul Calvario, ai piedi della
croce. Ella si trovava già a Gerusalemme per la Pasqua, per «quella» Pasqua.
Prima di incomincaire la sua Passione, Gesù le diede l'addio. Nessuno quanto
-Lei ne era interessato; nessuno quanto Lei poteva e voleva condividerla...
Egli che chiese, implorando, preghiera e conforto ai suoi tre apostoli più
amati: «la mia anima è triste fino alla morte; restate qui e pregate con me»
(Mt 26,38) (aiuto che i tre apostoli non sppero dare), come non può aver
chiesto con infinita riconoscenza la preghiera e il conforto della sua
Madre?... Non facciamo un Gesù disumano, per la paura di farlo meno Dio! La
nostra umanità, così povera, ha tante cose ancora da imparare dalla sua, tutta
divina... «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Sal 22,2). Così
diceva il salmo che Gesù ripete sulla croce. E continuava: «Dio mio, invoco
di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo; a te gridarono i
nostri padri e furono salvati... Ma io sono verme, non uomo, infamia degli
uomini, rifiuto del mio popolo» (vv. 7.7). E il Salmo del dolore ricordava
anche l'affetto della Madre: «mi hai fatto riposare sul petto di mia madre:
da me non stare lontano, poiché l'angoscia è vicina e nessuno mi aiuta» (v.
12). La Madre ben conosceva «l'ora» per la quale il Figlio era venuto e,
quanto più l'abbandono del Cielo si faceva doloroso, tanto più Egli doveva
sentire la sua presenza confortante. Ella è vicina alla croce di Gesù. La
tradizione la fa già incontrare con Lui all'inizio della via che conduce al Calvario,
come ci ricorda la quarta Stazione della Via Crucis. E non v'è dubbio che
l'Addolorata abbia vissuto, momento per momento,. tutta la passione del Figlio
Redentore: «Sono stato crocifisso con Cristo, ci dice S. Paolo, e non sono più
io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Molti mistici dopo di lui hanno
partecipato in modo impressionante alla vita dolorosa del Salvatore, nel corpo
e nello spirito: pensiamo a Padre Pio, Alessandrina da Costa, Teresa Musco e
tanti altri dei giorni nostri. Che cosa ha unito queste anime elette a Gesù
sofferente se non l'amore? L'Amore che unifica le Persone divine nella Trinità,
unifica e trasforma ancora le anime in Cristo. La grandezza dell'amore è la
misura di questa unione e identificazione. Che dire, allora, dell'Addolorata il
cui amore supera immensamente quello di tutte le creature insieme, santi e angeli
compresi? La Liturgia dà al suo dolore l'ampiezza del mare (Liturgia
dell'Addolorata). Meditiamo questo dolore materno che ha fatto dei figli di Eva
i veri figli della Madre di Gesù! (cf Gv 19,26-27). Non separiamo Maria da Gesù,
nella contemplazione dei misteri evangelici: crediamo che non vi può essere
sguardo più amoroso per Gesù dello sguardo di sua Madre e facciamo nostro
questo sguardo d'amore. Contempliamo Gesù con gli occhi e il cuore
dell'Addolorata e capiremo ben presto quanto Egli vive in lei e quanto Ella
desidera farlo vivere in noi. Gesù vive nella sua Santa Madre e vuole vivere
in tutti i redenti per mezzo di Lei. Contempliamolo nella sua passione, uniti
alla Madre Addolorata: ci farà sentire quanto ha partecipato alla sua agonia;
guardandolo con Lei flagellato comprenderemo quanto le sue carni materne ne
abbiano sofferto; come la sua fronte sia stata penetrata e trafitta dalle spine.
Con Lei, incontrandolo sulla via del Calvario, proveremo il peso di quella
croce, nella estenuante fatica del salire e nello strazio della crocifissione.
La Mamma ci farà prima capire e poi vivere come Lei ha vissuto quei misteri,
inebriandoci di essi. Non solo: la partecipazione al suo patire di Madre che
era, come il patire di Gesù, detestazione del peccato e purificazione da
esso, opererà in noi quegli stessi sentimenti, dandoci la grazia di volerci
emendare dal male, con l'amore al patire. Questo desidera la Madre divina da
noi e per noi. Ella è Madre di quella grazia (vita di Gesù) che Lei stessa ha
vissuto in unione al nostro Salvatore. Grazia che ora la fa felice con Lui
nel cielo. E per sempre farà felici anche noi.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
22
- «ECCO LA TUA MADRE!»
«Stavano
presso la croce di Gesù sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa e
Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la Madre e lì accanto a lei il
discepolo che egli amava; disse alla Madre: "Donna, ecco il tuo
figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua Madre!". E da quel
momento il discepolo la prese per sé» (Gv 19,25-27). Maria è vicina alla
croce sulla quale muore Gesù. Seguendo il Vangelo, noi l'abbiamo trovata nei
momenti chiave della vita del Salvatore; momenti rivelanti la sua funzione
materna, divina e spirituale: due maternità strettamente collegate, come la
luce alla sua sorgente luminosa. Ricordiamole brevemente. 1°. L'Incarnazione a
Nazaret. Con tutto il suo essere umano e divino, l'Immacolata, elevata alla
partecipazione della potenza del Padre, dà inizio alla vita del Salvatore, Capo
di quel Corpo mistico di cui noi siamo le membra: formati cioè, come dice S.
Paolo, della sua carne e delle sue ossa (cf Ef 5,30). «Nel casto seno della
Vergine, dove Gesù ha preso carne mortale, si è aggiunto un corpo spirituale,
formato da tutti quelli che avrebbero creduto in Lui: e si può dire che Maria,
portando Gesù nel suo seno, vi portava pure tutti quelli la cui vita sarebbe
stata racchiusa nella vita del Salvatore. Noi tutti dunque dobbiamo dirci
generati dal seno della Vergine, donde uscimmo un giorno come un corpo congiuto
al capo» (S. Pio X, Ad diem illum, 2 febbraio 1904). 2°. Il Natale a Betlemme.
«La generazione di Cristo, dice S. Leone Magno, è l'origine del popolo
cristiano e la nascita del Capo è pure la nascita del corpo». «Se Gesù
Cristo, Capo degli uomini, nacque da Lei, insegna S. Luigi Maria di Montfort,
i predestinati, che sono i membri di questo Capo, debbono pure per necessaria
conseguenza, nascere da Lei» (Trattato, n. 32). 3°. La Visitazione di Maria
alla cugina Elisabetta. Gesù, presente nel seno della Madre, opera il suo primo
miracolo di grazia: santifica Giovanni Battista, suo precursore. È l'alba della
mediazione di grazia di Maria; nasce il suo primo figlio spirituale. Gesù,
dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto (cf Gv 1,16), mentre ancora vive
in Maria, incomincia a effondere la sua vita divina sui redenti. 4°. II
Calvario. Troviamo ora la Madre di Gesù unita al Figlio nel sacrificio
redentore, dal quale è venuta la vita al mondo: «Il giusto mio servo
giustificherà molti. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una
discendenza. Io gli darò in premio le moltitudini perché ha consegnato se
stesso alla morte» (Is 53). Gesù ha versato il suo Sangue, prezzo del nostro
riscatto. Sangue che Egli ha ricevuto da quella Madre che ora, unita a Lui nel
dolore, sta generando quei medesimi figli che devono formare la grande famiglia
del Padre dei cieli e dei quali Gesù è il primogenito. Battezzato finalmente
da quel Sangue, Egli può accendere il fuoco che ha portato dal cielo, quel
fuoco d'amore che insieme all'Immacolata sua Madre, l'ha consumato in un unico
sacrificio di salvezza. Egli, come ha promesso, lo manderà dal cielo nella
Pentecoste. Gesù muore tra spasimi atroci, per darci la vita divina. Ma è
legge del peccato che la vita richieda il dolore di una madre (Gen 3,16). La
stessa spada di dolore, come Simeone aveva predetto, trapassa l'anima della
Madre: «Non fu forse per te, più che una spada quella parola che davvero
trapassò l'anima ed arrivò fino a dividere anima e spirito? Ti fu detto
infatti: "Donna, ecco il tuo figlio!"» (S. Bernardo). Fu questo il
testamento di Gesù. La Madre comprese... Quale cambio doloroso! AI posto del
Figlio innocente, gli assassini crudeli... L'anima trafitta della Vergine Madre
era divinamente, e più che mai, unita a quella del Figlio crocifisso: unita da
quell'unico Amore che aveva unito fin dall'Incarnazione e aveva preparato a
questo sacrificio supremo generatore di vita l'Adamo celeste e la nuova Eva,
Progenitori dell'umanità redenta. Al di là del dolore che martoriava Madre e
Figlio, c'era la gioia, quella di cui il Dio della vita non priva mai i suoi
figli, nei momenti anche più tristi. «E da quel momento il discepolo la prese
per ogni suo bene». «Il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro
Signore» (Rm 6,23): dato a noi dall'amore del Padre (Gv 3,16) e generato nella
Vergine Maria (Mt 1,21). Poiché l'uomo non è stato capace di conservare la
vita divina affidatagli da Dio nella creazione (Gen 1,26), Dio con infinita bontà
e misericordia gliela ridiede con l'Incarnazione del Figlio suo. È dunque da
Gesù, Verbo Incarnato, che noi riceviamo la vita divina umanizzata, cioè già
umanamente vissuta da Lui (Gv 16,15) e resa perciò più facile a noi peccatori.
Consideriamo anche che questa umanizzazione del Divino si è fatta in Maria,
la Madre di Gesù (Gal 4,4); è dunque Lei la Madre di questa vita divina,
fattasi umana per noi. II rapporto di Madre a Figlio, iniziatosi con l'Incarnazione,
resta eterno; per cui, ogni figlio di Dio che riceve dalla pienezza di Gesù,
non può non essere il frutto benedetto del seno materno di Maria, Madre di Gesù,
unita per sempre dallo Spirito Santo alla potenza del Padre. «Ecco la tua
Madre!». Con quanto dolore ci ha generati! Amiamola. E apprezziamo questa vita
divina che maternamente Ella ci comunica con tanto amore, per farci figli di
Dio.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
23
- MADRE NOSTRA NEL DOLORE
Morendo
sulla croce, Gesù ci dona Maria per Madre. Madre di grazia: Madre di vita
divina. Egli si è incarnato per unire divinamente in Sé il Cielo e la terra;
il Creatore e la creatura che si è alienata da Dio con il peccato e «aspetta
di essere liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà
dei figli di Dio» (Rm 8,21). Si è incarnato per poter comunicare a noi i
tesori infiniti della sua ricchezza divina. In Lui tutto ci è donato dal Padre:
non abbiamo che da volerlo far nostro... Non ci sfugga l'importanza
d'impossessarci del divino, finché c'è dato il tempo sulla terra. Non c'è
dubbio: è una conquista dolorosa; ma il possesso sarà eterno... Poiché
l'unione fra Dio e l'uomo si è compiuta per tutti in Maria (Lc 1,31-33), allo
stesso modo si compie per ciascuno di noi. L'Immacolata è la Creatura
vertice, voluta da Dio per questa sublime unione che si compie solo in Lei. Ed
è anche vero che, essendosi il Figlio di Dio unito alla nostra umanità
peccatrice, si è addossate tutte le conseguenze funeste del peccato, dolore e
morte compresi: «Il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di tutti. Egli
si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori» (Is
53,4). Per mezzo della sofferenza, Gesù Redentore e la sua Madre Santa
giungono alla trasformazione divina e alla unione gloriosa con la Trinità.
Questo si verificherà pienamente alla loro risurrezione e ascensione al Cielo:
«Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza»
Is 53,11). Il dolore entra perciò nella vita di Gesù e della Madre sua come
mezzo di redenzione e di comunione divina. Ciò vale anche per noi: i frutti
della sua passione si raccolgono con la partecipazione alla sua sofferenza: «Partecipiamo
alle sue sofferenze per partecipare alla sua gloria » (Rm 8,17). Poiché la
sofferenza è per sua natura contraria alle nostre aspirazioni di figli di
Dio, essa è il rimedio più efficace, se accettata con amore, contro
l'egoismo che è la ricerca di se stessi nel peccato. Gesù ha sofferto nel
corpo e più ancora nel suo spirito: nulla Gli è stato risparmiato per la
nostra totale redenzione; Egli ha dovuto bere fino al fondo il calice del
dolore (Mt 26,39). Avendo la sofferenza una funzione necessaria nella nostra
ricerca di comunione con Dio, è di somma importanza saperci educare al patire:
« Se infatti saremo completamente uniti a Cristo con una morte simile alla
sua, lo saremo anche nella sua risurrezione» (Rm 6,5). Il dolore è il terreno
fertile della grazia divina. La nostra esistenza terrena non è che un soffio
fugacissimo al confronto dell'eterno che ci attende. Scopo della nostra esistenza:
la configurazione a Cristo. Sarà la misura della nostra partecipazione alla
vita della Trinità. Chi vuole comprendere (chi ne ha il dono), sa che non ha
del tempo da perdere. E nulla giova allo scopo quanto il dolore accettato con
amore. Se noi crediamo che Dio ci ama e vuole perciò il nostro bene eterno,
dobbiamo anche credere che Egli non dispone a caso le nostre sofferenze terrene,
ma le subordina tutte, dalle minime alle più grandi, alla nostra trasformazione
in Cristo, per la nostra gloria eterna. Fu questa la fede che spronò i Santi di
tutti i tempi: «Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di
testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia,
corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo
sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della
gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia,
e si è assiso alla destra del trono di Dio » (Eb 12,1-2). Gesù ci ha lasciato
la Madre sua dalla croce. Il suo compito materno verso il Figlio sofferente
era terminato. Aveva inizio quello verso i peccatori, divenuti a loro volta
figli, con il sacrificio della croce. Egli, come aveva voluto avere una madre
per la sua vita e il suo dolore, così voleva donarla, nel suo infinito amore,
anche a noi. Maria, Madre di grazia, Madre di vita divina. Madre per aiutare
l'umano e soprattutto il dolore a trasformarsi in divino. L'ha fatto per Gesù
(Lc 2,52). Continua a farlo con noi. Pensiamo a Lei vicina al nostro Dio,
fattosi piccolo Bambino, nelle sofferenze della sua divina infanzia. Pensiamola
ancora vicino a Lui ai piedi della croce. E poi pensiamola vicina a ciascuno di
noi. Meglio, vivente in noi, ora che fusa in unità, con il suo Figlio divino
(Gv 17,23), nella Trinità Santissima (Gv 14,10), può, a tutto suo agio,
compiere nella nostra vita quelle funzioni materne per le quali ci è stata
data da Gesù morente in croce. Non c'è sofferenza umana che Ella non abbia
conosciuta e, conoscendola, non abbia trasformata in grazia, cioè in Cristo Gesù,
facendolo vivere in Se stessa. Non c'è sofferenza per noi che Ella non possa e
non voglia trasformare in vita divina, rigenerando in noi spiritualmente Gesù,
fino alla perfezione del totale sacrificio e alla pienezza dell'amore (Gv
15,13). L'anima che a Lei si affida con filiale abbandono, a imitazione del
Figlio di Dio, non solo non si arresterà di fronte al dolore, ma saprà fare
di esso il mezzo più efficace della sua trasformazione in Cristo. Ci è stata
data Madre per questo.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
24
- MARIA E GESÙ RISORTO
Non
pensiamo che il dolore della Vergine Madre possa aver avuto sollievo con la
morte di Gesù... È vero, non lo vedeva più soffrire: ma lo sapeva morto...
Credeva pure fermamente che sarebbe risorto: ma ora Ella non aveva più
Figlio!... L'Anima divina di Gesù, separata dal suo Corpo santissimo, era
discesa al Limbo, dove si trovavano le anime dei giusti morti prima della
Redenzione. Era andata a dire loro che il tempo della separazione da Dio era
finito e che potevano, guidate da Lui, Vincitore degli inferi, ascendere alla
visione beatificante della Trinità divina, in compagnia degli Angeli santi.
Durante i tre giorni della sua morte, prima della sua risurrezione, Gesù non
poté godere con la pienezza di tutto il suo essere la felicità divina: ciò è
avvenuto solo alla sua risurrezione. Gesù ha finito di soffrire. Per la Madre
invece continua il martirio. Quei tre giorni di separazione dal Figlio furono i
più dolorosi della sua esistenza terrena. Senza Gesù che era tutta la sua
vita, il suo povero essere era riarso come un fiore senz'acqua, dardeggiato dai
ricordi della passione che le aveva spremuto le vene col pianto. Povera Santa
Mamma, quanto hai dovuto soffrire per la nostra salvezza! Sapere Gesù morto,
non poter più avere con Lui quell'unione piena, vivificante, che l'aveva
sorretta durante tutta l'esistenza del Figlio anche nei momenti più dolorosi,
creava in Lei un vuoto d'angoscia inesprimibile, profondo come la pienezza
divina d'unione con Lui... La nostra divina Corredentrice scontava in tal modo,
insieme con Gesù, ogni nostro peccaminoso abbandono di Dio e ci otteneva
quelle grazie necessarie a santificare le situazioni più dolorose della
nostra provata esistenza terrena. Pensiamo perciò a Lei nelle angosciose
separazioni che ci affliggono; negli abbandoni dello spirito, quando il Cielo
pare chiuso su di noi e sembra impotente ogni nostro grido per averne sollievo.
Ci sarà data la sua grazia materna per proseguire il nostro cammino di dolorosa
conquista del Divino. Il Vangelo non ci parla dell'apparizione di Gesù
risorto alla sua Madre Santa. Come pure lascia nell'ombra tutto ciò che
potrebbe esaltarne la sublime grandezza. S. Luigi Maria di Montfort spiega
questo silenzio con l'umiltà profonda della Vergine per la quale «Ella non ebbe
in terra più potente attrattiva e più continua che di nascondersi a se
stessa e ad ogni creatura, per essere conosciuta unicamente da Dio»
(Trattato, n. 2). E questo perché «gli uomini, ancora poco istruiti ed illuminati
sulla Persona del Figlio suo, non avessero ad attaccarsi troppo sensibilmente
e grossolanamente a Lei» (n. 49). I mistici e i Santi hanno conosciuto e ci
hanno rivelato verità stupende sull'amore del Verbo Incarnato per la Vergine
sua Madre; verità molto utili alla nostra vera devozione che deve essere una
imitazione illuminata e fedele della devozione filiale di Gesù. Essi ci dicono
appunto che come Maria con le sue ardenti preghiere aveva anticipato
l'Incarnazione del Verbo, così ancora ne anticipò la risurrezione. Dio ascolta
le preghiere dei suoi figli, soprattutto nel dolore, e quanto più essi gli
sono cari per il loro amore. Non avrebbe dunque dovuto farlo per Colei che cara
Gli era sopra ogni altro e che prolungava nel suo Cuore straziato la passione
del Figlio?... Pensiamo perciò con fede gioiosa all'incontro di Gesù risorto
con la sua Madre Addolorata, all'alba del giorno di Pasqua, per dare a Lei, per
prima, la gioia della sua risurrezione, in premio d'averlo concepito,
allevato, aiutato in vita e in morte. Pensiamo alla gioia tutta divina
dell'Immacolata nel riavere pienamente, ed ora più di prima, Colui che era
tutta la sua vita; nel saperlo finalmente libero dalla malvagità degli uomini,
libero da ogni sofferenza, trionfatore del peccato e della morte e nel pieno
possesso della sua divina felicità!... Era il « suo » Gesù ed era il « suo
» Dio. Anche se a Lei era stato dato di conoscere fin dall'Incarnazione la
bellezza della sua anima di Figlio di Dio, poteva ora ammirarne lo splendore
anche nel corpo, più luminoso, e per sempre, che nella trasfigurazione del
Tabor... Ascoltiamo quanto un grande mistico ci dice su questo argomento: «Dio
Padre, volendo esaltare il suo diletto Figlio dalle umiliazioni della passione,
ha deliberato di restituirgli con infinita larghezza la sua gloria nel giorno
della Risurrezione e in quello dell'Ascensione; e, allo stesso modo, per
esaltare, dalla umiliazione patita la Santissima Vergine, vuole che dopo essere
comparsa come Madre del Figlio dell'Uomo, compaia ora come Madre del Dio della
gloria. «Nel momento della sua Risurrezione, Gesù Cristo, pienamente
investito dalla Divinità, luminoso della chiarezza e dello splendore del Padre
suo, per lo stesso suo amore verso la divina Madre, si unisce a Lei nel suo
divino splendore e si porta a Lei come alla Persona più degna che, dopo
Dio, mai vi è stata. « Egli dimora in Lei e Lei in Lui; e, poiché nella sua
Risurrezione viene rivestito dal Padre dei più sublimi titoli di onore, in
premio delle sue umiliazioni e della sua morte, Gesù, attratto dalle divine
bellezze e perfezioni che rifulgono nella sua Madre, riconoscente per l'amore
che Ella Gli ha manifestato nella sua passione, vuole farla partecipe del suo
trionfo e della sua gloria. « Come Padre del futuro secolo, si unisce a Lei,
per divenire con Lei un principio di divina generazione per tutto il corpo
della Chiesa. « Per questo, avendo ricevuto dal Padre nella sua risurrezione
il potere di avere in se stesso la vita per darla agli uomini e santificarli,
prende la Santissima Vergine, come nuova Eva, per suo aiuto. « Durante i
quaranta giorni che seguirono la sua risurrezione, nostro Signore faceva la
sua benedetta Madre partecipe delle sue divine disposizioni e del proprio
piano di salvezza; le manifestava particolarmente i desideri ardenti che lo
spingevano a salire al Cielo, per riunirsi a Dio suo Padre al fine di lodarlo e
glorificarlo. « Da parte sua, Maria provava una brama ardente di seguire il
Figlio al Padre per rendergli con Lui tutta la gloria: questo sarebbe avvenuto
se Gesù non avesse voluto che Lei restasse sulla terra ad aiutare la Chiesa
nascente. L'opera della Madre non era ancora completa. Per mezzo di Lei, Dio
aveva dato la vita al Capo: ancora per mezzo suo voleva procurare la
formazione di tutto il Corpo mistico. « La vuole Madre di tutta la sua
famiglia, cioè di Cristo e dei suoi figli adottivi. Lo zelo per la gloria
divina e la carità verso di noi muovevano Maria ad accettare con gioia la
missione che il Figlio le affidava di lavorare e far onorare il Padre dagli
uomini, restando sulla terra finché la Chiesa non fosse ben costituita. «Era
la Serva del Signore. E per questo ne era divenuta la Madre».
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
25
- MARIA NEL CENACOLO
«Dopo
la sua risurrezione, Gesù si mostrò vivo ai suoi discepoli con molte prove,
apparendo loro per quaranta giorni e parlando loro del regno di Dio» (At 1,3).
Con la sua auto-risurrezione, ripetutamente preannunziata ai suoi discepoli,
Gesù dà la prova suprema ed evidente di essere Dio. Egli stesso si era
riservata questa dimostrazione definitiva. Infatti, quando dai Giudei gli fu
chiesto un segno della sua pretesa autorità divina, rispose: « Distruggete
questo tempio ed in tre giorni lo lo farò risorgere ». Nota l'evangelista
Giovanni che « Egli parlava del tempio del suo corpo » e aggiunge: « Quando
poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva
detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù » (Gv
2,19-21). L'avvenimento fu determinante per la fede degli Apostoli. Essi ne
fecero l'argomento di credibilità al loro annuncio cristiano: «Noi l'abbiamo
visto risorto e abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione»
(At 10,41). Sappiamo dal Vangelo che il Corpo risorto di Gesù aveva le
proprietà dello spirito glorioso. Con la sua onnipotenza divina, Gesù poteva
tuttavia rendersi sensibile, mangiare con gli Apostoli, farsi palpare le mani
e il costato trafitto, al fine di convincere i dubbiosi e rendere gli
increduli credenti. Normalmente però Gesù viveva la vita propria dello spirito,
rendendosi visibile a suo piacimento, come richiedeva la sua missione. Ma
facciamoci una domanda: « Quale la sua unione con la Vergine Madre? ».
Certamente un'unione singolarissima, fondata sull'Incarnazione e senza soste
accresciutasi attraverso tutti i misteri della loro vita. Gesù, ci dicono i
Santi, viveva spiritualmente nella sua Madre, più che non Lei vivesse in se
stessa. Se un Apostolo del Signore poté dire di sé: « Non sono più io che
vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20), che dobbiamo dire della Piena di
grazia che l'ha generato? Come Gesù, dopo la sua risurrezione, non era più
disgiunto con tutto il suo essere dal Padre, così non era più diviso dalla
Madre, «per formare con Lei un principio di generazione divina per tutto il
Corpo della Chiesa» (Olier). Ed è in questa intima unione con la Trinità
SS.ma per mezzo del Figlio, che noi troviamo Maria nel Cenacolo, in attesa dello
Spirito Santo, promesso dal Salvatore. Sono ancora gli Atti degli Apostoli a
dirci che Gesù risorto «mentre si trovava a tavola con i discepoli, ordinò
loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la
promessa del Padre, quella, disse, che voi avete udita da me: Giovanni ha
battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non
molti giorni» (At 1,4-5). Fedeli a questo comando del Signore, il giorno stesso
della sua Ascensione, essi ritornarono a Gerusalemme dal monte degli Ulivi.
Entrati in città, salirono al piano superiore del Cenacolo (la casa che aveva
ospitato Gesù per l'ultima Cena) ed «erano assidui e concordi nella preghiera,
insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù e con i fratelli di
lui » (At 1,14). Vi restarono dieci giorni, fino alla festa di Pentecoste, il
mattino della quale «venne all'improvviso dal Cielo un rombo, come di vento che
si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro
lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed
essi furono tutti pieni di Spirito Santo» (At 2,3-4). Con la festa di
Pentecoste, nasce ufficialmente la Chiesa di Gesù Cristo, divinamente
vivificata dal suo Spirito. Nasce, come già il suo Capo, per opera dello
Spirito Santo, nella e dalla Vergine Maria. Infatti, «una medesima madre non
genera il capo senza le membra, altrimenti si avrebbe un mostro di natura»
(Trattato della vera devozione, n. 32). La maternità spirituale di Maria è
logica e gioiosa conseguenza della sua maternità divina, per la quale «Ella
coopera con lo Spirito di Cristo, alla rigenerazione e formazione dei
fedeli, fratelli di Gesù» (LG., n. 63). Ascoltiamo su questo affascinante
argomento due teologi santi. «Dobbiamo considerare la Vergine come una
sorgente della vita di Gesù. Ella lo genera a noi per la virtù del Padre e
congiuntamente con Lui lo fa vivere in noi, operando in noi per la virtù
dell'Altissimo, la quale è la virtù del Padre,virtù che Ella possiede in
modo indiviso (in comune) col Padre. « E come altra volta lo ha generato in se
medesima secondo la carne e insieme secondo lo spirito, corporalmente e
spiritualmente, così continua a generarlo in noi spiritualmente. «Rivolgiamoci
a Lei ed assoggettiamoci al suo potere, supplicandola che per compassione Ella
compia per noi questa misericordia» (de Bérulle). «L'unione tra l'Immacolata
e lo Spirito Santo è così inesprimibile e perfetta che lo Spirito Santo
agisce unicamente attraverso l'Immacolata, la sua Sposa. Di conseguenza, Ella
è la Mediatrice di tutte le grazie dello Spirito Santo. Dato che ogni grazia
è un dono di Dio Padre attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, perciò non
esiste grazia che non appartenga all'Immacolata, offerta a Lei, a sua libera
disposizione» (P. Kolbe). Poiché nulla ci deve stare tanto a cuore quanto la
vita di grazia, sia nostro impegno, diligente e amoroso, conoscerne la Madre.
Non era forse questo il desiderio di Gesù quando ce l'affidava dalla Croce (Gv
19,27)?
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
26
- MARIA IN CIELO CON GESÙ
La
Chiesa ha definito verità di fede l'Assunzione al Cielo della Vergine
Immacolata, con tutto il suo essere, anima e corpo. Gesù dalla Croce l'aveva
data in dono a Giovanni, il discepolo che Egli amava. Maria visse pertanto con
lui fino al pieno compimento della sua missione terrena, alimentando con il
suo amore di Madre la Chiesa che Gesù le aveva affidato. Già tanto unita a Gesù,
la divina Madre intensificava sempre più la sua unione con Lui, soprattutto
nella S. Comunione. Pensiamo ai suoi trasporti eucaristici durante le
celebrazioni dell'Apostolo... Tutti i misteri della nostra vita cristiana sono
stati da Lei vissuti, perché tutti li potesse far vivere maternamente in noi
suoi figli. Morì la Santa Vergine? Definendo il dogma della sua Assunzione, il
Papa Pio XII si limitò a dire: « Terminato il corso della sua vita terrena,
Ella fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo ». 1 mistici sostengono
che il suo passaggio dalla terra al Cielo fu un'estasi prolungata, durante la
quale il suo spirito totalmente rapito in Dio provocò l'assopimento dei sensi
(quasi una dormizione), mantenendo tuttavia con il suo corpo santo un legame
sufficiente ad impedire che « conoscesse la corruzione del sepolcro Colei che
aveva generato il Signore della vita » (Liturgia, Festa dell'Assunta). Oh, la
gioia degli Angeli, onorati di portare nella gloria di Dio la sua Madre
Immacolata, la loro Regina tanto amata fin da quando era divenuta la conferma e
la sicurezza della loro felicità! Dio infatti aveva loro manifestato il
mistero dell'Incarnazione (cfr Eb 1,6), annunziando che l'avrebbe innalzata
alla dignità di sua Madre e che sarebbe stata pure la loro Regina (cfr P. Kolbe,
Materiale, 1940). Quale gioia per loro poterne per sempre contemplare la
suprema bellezza e poterla amorosamente servire! Dalla potenza dello Spirito
Santo, a imitazione del Figlio suo (Rm 8,11), mentre ascende alla patria dei
Beati, Ella viene trasformata in creatura gloriosa! E, come rapita dall'amore,
vola incontro al Figlio suo, per essere in eterno con Lui nella Trinità divina,
in compagnia del popolo dei santi e dei Cori degli Angeli, a cantare il suo
eterno « Magnificat ». Come Gesù, Ella ha così vissuto tutti i misteri
della grazia che l'hanno perfettamente conformata e unita in eterno a Lui, nel
pieno possesso di Dio, per continuare quella missione di salvezza (Eb 7,25),
incominciata con l'Incarnazione: « II Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il
Padre della gloria,... Io fece sedere alla sua destra nei cieli al di sopra di
ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome
che si possa nominare non solo nel secolo presente, ma anche in quello futuro.
Tutto infatti ha sottomesso sotto i suoi piedi e lo ha costituito su tutte le
cose
a
capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si
realizza interamente in tutte le cose» (Ef 1,20-23). Quale l'unione con la
Trinità divina di Colei che ne fu sulla terra l'immagine sublime, fino a
riprodurne in se stessa la vita e le operazioni personali? Dopo tanto dolore e
tanta umiltà di povera serva del Signore, Ella è ora assisa, quale Sposa
unita per sempre nell'amore allo Spirito Santo, tra il padre e il Figlio, vera
Madre e Regina della Chiesa, per continuarne la crescita, finché non sia
compiuto il numero degli eletti: la sua maternità infatti «nell'economia
della salvezza perdura senza soste e con la sua materna carità Ella si prende
cura dei fratelli del Figlio suo, ancora peregrinanti e posti in mezzo a
pericoli e affanni fino a che non siano condotti nella patria beata» (LG. n.
62). Infatti, ci insegna Luigi Maria di Montfort: « La condotta che le tre
Persone della Ss.ma Trinità tennero nell'Incarnazione e nel primo avvento di
Gesù Cristo, la tengono ogni giorno in modo invisibile nella santa Chiesa, e la
terranno fino alla consumazione dei secoli, nell'ultimo avvento di Gesù
Cristo » (Trattato, n. 22). Spiega il de Bérulle: «Maria nell'Incarnazione
riceve il Figlio di Dio; nella Natività lo dà al mondo e riceve il potere di
darlo, e questo potere le rimane sempre, né mai le viene tolto». «Dio non
ha creato Maria solo per l'Incarnazione, ma anche per produrre per mezzo di Lei
e in lei tutti i membri di Cristo. Avendola fatta depositaria di tutta la sua
fecondità originaria, risiede per sempre in Maria, la quale costituisce così
Madre di tutte le anime sante... Dando suo Figlio al mondo, Maria non ha perso
nulla della vita divina di Lui che prima conteneva in sè. Gesù non è meno
vivente in Lei per mezzo del suo spirito di quanto lo sia stato per mezzo della
sua nascita» (Olier). Facciamo una breve riflessione. Sappiamo che la grazia è
la partecipazione alla vita divina (2 Pt 1,4), portata a noi dal Figlio di Dio,
mediante l'Incarnazione (Rm 6,23). È dunque la vita della Trinità Ss.ma,
umanizzata da Gesù e maternizzata da Maria, perché Ella la potesse vitalmente
comunicare a noi e farci figli di Dio e, insieme, suoi figli. Altrimenti il
titolo di Madre sarebbe solo una finzione e non una realtà. « Come Madre di
Gesù, dice chiaramente l'Olier, Maria ha la fecondità di riprodurlo nelle
anime ». Quanto insegna, egli l'ha sperimentato in se stesso: «Un sabato,
scrive, Maria si rese interiormente presente alla mia anima e mi ricordò che
suo Figlio mi aveva detto un giorno che Egli non sarebbe vissuto in me che in
Essa e per mezzo di Essa e della vita di cui viveva in Essa, come se Maria fosse
un sacramento per mezzo del quale Egli mi comunicherebbe la sua vita». La
conoscenza di quello che l'Immacolata fa per noi in Cielo, unita a Gesù, nostro
Redentore divino, oltre a favorire la nostra vita di Grazia, aumenterà la
nostra riconoscenza verso il Padre delle misericordie che ci ha chiamati dalle
tenebre allo splendore della sua luce e ci riempirà il cuore di gioia e di
fiducia nel sapere quanto e come la nostra divina Madre è interessata alla
nostra vita di figli di Dio, ancora penosamente pellegrinanti su questa terra
d'esilio.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
27
- MARIA AURORA DI GRAZIA
«
La notte è passata, il giorno si avvicina. Sì, fratelli miei, il giorno si
avvicina; e quantunque il sole non compaia ancora, noi ne vediamo già
un'espressione nella Natività di Maria» (Bossouet). «Quell'anima santa e
divina (Maria Immacolata) è nella Chiesa ciò che l'aurora è nel firmamento:
precede immediatamente il sole. «Ma è dappiù dell'aurora: non precede
soltanto il sole, ma deve generarlo nel mondo, deve dare all'universo la salvezza
e la luce, ed introdurvi un Sole Oriente, di cui il sole che rischiara il
firmamento non è che l'ombra e la figura» (de Bérulle). Duemila anni sono
passati, da quando la terra, avvolta dalle tenebre del peccato, ha avuto
nell'Immacolata la sua Aurora di Grazia. La Chiesa che ama la Madre Santa del
Suo Redentore, ne ha celebrato con l'amore più filiale la felice ricorrenza.
Non solo. Giovanni Paolo II che di quella Madre si professa «TUTTO SUO» (i
segni dei tempi!), ci ha invitati a fare di questi quindici anni che vanno dal
bimillenario della Nascita della Madre a quello del suo Figlio divino, un
prolungato Avvento, quasi una prolungata aurora, un tempo tutto di Maria, per
andare, con Lei, incontro a Cristo Signore: «...è tanto bello che, come Maria
aspettò con grande fede la venuta del Signore, così, anche in questa fine
del secondo millennio, essa sia presente a illuminare la nostra fede, in
tale prospettiva di Avvento». Se vogliamo anche noi essere attenti ai «segni
dei tempi», potremo comprendere che questa prolungata Aurora di grazia, come
due mila anni fa, è ancora annunziatrice di meravigliose realtà divine. Non
si tratta di qualcosa di diverso da quanto già ci è stato rivelato, poichè:
«sulla mia santità ho giurato una volta per sempre; certo non mentirò a
Davide. In eterno durerà la sua discendenza, il suo trono davanti a me quanto
il sole, sempre saldo come la luna, testimone fedele nel cielo »(Sal 98,36-38).
L'alleanza tra Cielo e terra si è conclusa per sempre e il Sangue ne è stato
versato» (Lc 22,30). Tutto, non vi è dubbio, è stato rivelato; molto però
resta da scoprire (Gv 16,12-15) della stessa rivelazione. Ascoltiamo S. Luigi
Maria di Montfort: «È per mezzo della Ss.ma Vergine Maria che Gesù Cristo
è stato dato al mondo, ed è ancora per mezzo di Lei che Egli deve regnare nel
mondo» (Trattato, n. 1). In quale modo regnerà? Prosegue l'Apostolo della Vera
Devozione: « Se dunque, com'è certo, la conoscenza e il regno di Gesù Cristo
devono effettuarsi nel mondo, ciò sarà una conseguenza necessaria della
conoscenza e del regno della Ss.ma Vergine Maria, la quale lo diede alla luce
la prima volta e lo farà risplendere la seconda» (Id. n. 13). Stando così
le cose, non è della massima importanza, per chiunque abbia a cuore il regno di
Cristo in sé e nel mondo, domandarsi: «Che cosa dobbiamo fare per promuovere
la conoscenza e il regno di Maria nel mondo? ». Ma non dobbiamo neppure
fermarci qui. Se veramente crediamo a quella vita divina che Gesù ci ha portato
dal Cielo, importa ancora farci un'altra domanda: «In quale modo Ella ci genera
a questa vita, poiché ne è la Madre? ». Solo rispondendo seriamente a queste
domande, noi potremo avere, nei confronti della divina Madre della Grazia,
quel giusto atteggiamento che Gesù ci chiedeva, lasciandocela dalla Croce (Gv
19,27). Come Madre di Gesù, noi sappiamo che Maria ha la fecondità di
riprodurlo nelle anime. Riascoltiamo il grande maestro della Devozione mariana,
il Venerabile Olier: «Un sabato, Maria si rese interiormente presente alla mia
anima e mi ricordò che suo Figlio mi disse un giorno che Egli non sarebbe
vissuto in me che in Lei e per mezzo di Lei e della vita di cui Egli viveva in
Lei, come se Maria fosse un sacramento, per mezzo del quale Egli mi comunicherebbe
la sua vita». Simili affermazioni, comuni alle anime mistiche che hanno avuto
il compito di preparare la nostra era mariana, devono renderci attenti a
considerare il problema della grazia, alla luce di Maria Immacolata. La
conoscenza di quanto Ella è per noi, non solo favorirà la nostra vita divina
(che ha sempre le sue grosse difficoltà...), ma aumenterà la nostra
riconoscenza verso il Padre delle misericordie che ci ha chiamati dalle
tenebre allo splendore della sua luce (1 Pt 2,9), riempiendoci il cuore di gioia
e speranza, nel sapere quanto e come questa Madre divina sia interessata alla
nostra vita di figli di Dio. Sarà l'argomento delle riflessioni che seguono.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
28
- MARIA NUOVA AURORA DI GRAZIA
«Ecco
avvicinarsi un tempo santo, il tempo dell'Avvento di Gesù nel mondo. È la
primavera dell'universo in cui fiorisce il fiore del fiore, Gesù di Nazaret,
il quale nella Scrittura viene chiamato "Fiore dei campi e Giglio delle
valli". È il tempo più delizioso per le anime interiori legate a Gesù e
a Maria, perché non porta che delizie nella nuova vita di Gesù e della
Vergine. « Il tempo dell'Avvento loda ed onora la vita nascente di Gesù, il
suo beato e delizioso riposo nella Vergine per nove mesi, e la vita nuova della
Vergine in Gesù che era la sua vita» (de Bérulle). È questo il primo Avvento
di Cristo, la sua venuta fra noi nella carne (Gv 1,14), compiutasi nel seno
verginale di Maria (Lc 1,31) e che ha dato inizio alla sua vita umana. Vi è però
un'altra vita di Gesù in Maria. È la vita mistica. « Essa, ci dice ancora de
Bérulle, è poco considerata sulla terra, dove non è conosciuta quanto
merita». Ed esclama: «Oh vita! Oh riposo! Oh dimora di Gesù in Maria! Vita
immutabile. Riposo ineffabile! Oh residenza intima, segreta e penetrante, che
riempie la Ss.ma
Vergine non solo della grazia, ma dell' Autore della grazia ed unisce il rivolo
alla sorgente, il raggio al sole! ». In che cosa consiste questa vita? Continua
il pio Autore: «Era proprio della Vergine Ss.ma vivere non solo in Gesù, ma
per opera di Gesù: Gesù era la sua vita, anima della sua anima e occupava il
fondo della sua essenza. Dobbiamo vedere e onorare Gesù nella Vergine, come
formante parte di Lei stessa: «Dio è la mia sorte per sempre» (Sal 72,26).
Anche in questo senso mistico, Gesù fa parte della Vergine e non va da Lei
separato. È lo spirito di Gesù vivente in Maria; spirito che noi dobbiamo fare
nostro perché è la vita della grazia. «Quanto dobbiamo desiderare che lo
spirito di Gesù ci diriga, ci regga, ci possieda e disponga di noi, secondo il
suo potere e la sua volontà! In questo mutuo possesso, che Gesù fa di noi,
appropriandoci e assoggettandosi a Sé, e che noi facciamo di Gesù, dedicandoci
e abbandonandoci a Lui, consiste l'esercizio della vita della grazia di cui dobbiamo
vivere sulla terra. È questo lo spirito che Gesù è venuto a diffondere nel
mondo, spirito che la Vergine ha ricevuto per prima ed ha fatto suo, alla
perfezione» (ld). Gesù vivente misticamente in Maria! È la devozione che fa
capo al Card. de Bérule ed è meravigliosamente espressa nella nota preghiera
del Ven. Olier: « O Gesù vivente in Maria, vieni e vivi nei tuoi servi, nello
spirito della tua santità, - nella pienezza della tua virtù, - nella
perfezione delle tue vie, - nella comunione dei tuoi misteri, - domina in noi
ogni nemico potere, nel tuo Spirito, - per la gloria del Padre. Amen ». Come
si è stabilita questa vita mistica di Gesù in Maria? Senza dubbio, anche
questa è dallo Spirito Santo (Mt 1,20) e la possiamo considerare in tre
momenti. Prima dell'Incarnazione (Lc 1,28): è la vita di grazia di Maria. Dopo
l'Incarnazione (Lc 1,35): è lo sviluppo della sua vita di grazia, associata
alla Maternità divina, fino all'ingresso nel Cielo. Dopo l'ingresso nel
Cielo: dove la Vergine Santa vive della vita gloriosa di Gesù, in tutta la sua
perfezione. Maria è la Madre del Corpo mistico, e Gesù vive in Lei, non solo
per santificarla, ma anche per santificare, per mezzo di Lei, tutti i suoi
membri: risiede in Lei come sorgente di vita. Noi siamo soliti considerare la
Maternità divina di Maria prevalentemente sotto l'aspetto dogmatico: è Madre
di Dio. Si parla, è vero, anche di una Maternità spirituale, ma ci limitiamo
quasi sempre a dirla tale, senza renderci conto di che cosa comporti. Ascoltiamo
ora il Card. de Bérulle: « Dobbiamo considerare la Vergine come una sorgente
della vita di Gesù. Ella lo genera a noi per virtù del Padre. Come altra volta
lo ha generato in se medesima secondo la carne e insieme secondo lo spirito,
corporalmente e spiritualmente, così continua a generarlo in noi
spiritualmente». Questa Maternità mistica di Maria ha il suo fondamento nel
mistero dell'Incarnazione: «Maria nell'Incarnazione riceve il Figlio di Dio;
nella Natività lo dà al mondo e riceve il potere di darlo; però questo potere
le rimane per sempre, né mai le viene tolto ». È perciò importante non
separare la Maternità mistica dalla Maternità divina, se vogliamo che la
nostra devozione mariana sia vera e solida. « Ogni devozione a Maria, osserva
il Card. Suenens, che ignori o minimizzi questo mistero (della Maternità
mistica), resterà una devozione puramente sentimentale, striminzita ed anemica.
Tagliata dalle radici, sarà un fiore di serra calda, ma non un albero in piena
terra. Sarà in balia della più lieve burrasca, invece di essere « quell'albero
rigoglioso, piantato lungo i corsi d'acqua, che dà il suo frutto quand'è il
suo tempo e il cui fogliame non appassisce mai» (Sal 1,3). E continua: «Noi
siamo convinti che questo è l'appello dell'ora. Ma non si scoprirà Maria fin
che si misconoscerà questa duplice ed unica maternità che concepisce (e perciò
genera) il Capo e i membri, finchè non si unirà l'azione di Maria con l'azione
dello Spirito Santo, al punto da non vedere che una sola azione: l'azione
dello Spirito Santo per mezzo di Maria». Non ci deve essere difficile compiere
questa unificazione, se consideriamo la vita mistica di Gesù in Maria e come essa
si è stabilita: « Chi si unisce a Dio, forma con Lui un solo spirito» (1
Cor 6,17). Ci vogliamo preparare a celebrare il bimillenario della nascita di
Gesù. Facciamolo non guardando solo a Betlemme, ma ancora (e vorrei dire di
più) alla nostra anima, vivente presepio, dove la divina Madre della grazia
vi genera costantemente, anche a nostra insaputa, il suo unico Figlio, a cui
è inseparabilmente e divinamente unita. È questa la sua Maternità mistica, di
cui ci vuole ancora essere mistica Aurora, affinché il Sole divino splenda
finalmente nel mondo dello spirito, dov'è propriamente il suo regno (Lc 17,21).
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
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- CON L'AURORA INCONTRO AL SOLE
«
Quando arriverà questo tempo felice, quest'era di Maria, nella quale
parecchie anime elette e che Ella avrà ottenute dall'Altissimo, immergendosi
volontariamente nell'abisso del suo interno, diverranno copie viventi di Maria,
per amare e glorificare Gesù Cristo? Questo tempo non arriverà se non quando
sarà conosciuta e praticata la devozione che insegno» (Trattato delle V.D.,
n. 217). Molti conoscono (o per lo meno ne hanno sentito parlare), la Vera
devozione a Maria, insegnata da S. Luigi Maria di Monfort. Non sono però
molti quelli che la sanno praticare. Questa Devozione, appunto per essere «vera»,
si fonda sulla Maternità divina e mistica di Maria, Madre di Cristo e della
Chiesa. Essa afferma: «Se Gesù Cristo, Capo degli uomini, nacque dalla Vergine
Maria, i predestinati che sono i membri di questo Capo, debbono pure per
necessaria conseguenza, nascere da Lei» (n. 32). Maria, avendo generato il
Figlio di Dio nella carne (Gal 4,4), lo genera ancora in tutti gli altri suoi
figli, dei quali Gesù è il fratello primogenito (Rm 8,29). È questa la sua
Maternità mistica che ha il suo fondamento remoto nella Maternità divina e
quello prossimo nella generazione spirituale e divina di Gesù in Se stessa.
Ovviamente (e non ci sarebbe bisogno di ripeterlo tutte le volte), questa
generazione nello spirito si compie per mezzo dello Spirito Santo, come già
quella divina (Lc 1,35); anche se in modo diverso. È il Gesù, maternamente
vissuto da Lei (nel suo spirito) in tutti i suoi misteri, che Ella fa vivere
misticamente in noi, suoi figli spirituali. S. Luigi Maria di Montfort fa sua la
dottrina di S. Agostino il quale afferma che «tutti i predestinati, per
essere conformi all'immagine del Figlio di Dio, sono nascosti, mentre vivono
quaggiù, nel seno di Maria Ss.ma, dove questa amorevole Madre li custodisce,
nutre e fa crescere fino a che non li partorisce alla gloria, dopo la morte che
è propriamente il giorno della loro nascita, come la Chiesa chiama la morte dei
giusti ». Ed esclama con pena: « O mistero di grazia, sconosciuto ai reprobi
e poco conosciuto dai predestinati! » (Trattato, n. 33). È chiaro che questa
verità non va presa, come pensava erroneamente il sinedrista Nicodemo (Gv 3,4),
in senso materiale. È il Gesù vivente nel suo spirito che la divina Madre deve
e vuole formare in noi! E come può far questo? Continua il Santo di Montfort:
« Maria è la bella forma, ove Gesù fu naturalmente e divinamente formato »,
perciò, «chi vuole riceverne in sè l'immagine, deve gettarsi e perdersi in
Lei per divenire la copia fedele di Gesù Cristo» (Id. n. 220). Ancora una
volta: si tratta di una forma spirituale che richiede un rapporto spirituale e
filiale con Lei. Alla Vergine, per la sua Maternità divina, va inoltre riconosciuta
una partecipazione al dominio di Cristo, su tutta la creazione (Mt 28,18),
affinché, quale umile serva del Signore (Lc 1,48) possa amorosamente
sottometterla a Dio.
Va
anche notato che il regno di Dio è un regno d'amore, è dono. Perciò la
sottomissione a Lui non è fine a se stessa, ma è in funzione della comunione
di vita. Sottomettersi alla Madre della Grazia è lo stesso che sottomettersi
a Cristo e a Dio (1 Cor 6,17). Ed è anche condizione per ricevere quella vita
divina che Gesù ci ha portato dal Cielo (Gv 15,5) e che ci vuole comunicare per
mezzo della sua umanità santa, umanità che ha ricevuta dalla Vergine con la
quale conserva perciò un vincolo essenziale ed eterno. Per il tralcio, non è
schiavitù la sua dipendenza ed unione alla vite: bensì condizione di vita e
di prosperità. Così la natura che ci circonda, trova nell'atmosfera che
l'avvolge il suo ambiente vitale. E come il sole si annuncia a noi nell'aurora e
ci comunica la sua luce e il suo calore benefico per mezzo di essa, che si
trasforma sotto l'azione dei suoi raggi nel bel firmamento azzurro, così il
Sole di Giustizia, Cristo nostro Dio, ha voluto farsi precedere dall'Immacolata,
sua mistica Aurora, e desidera nuovamente darsi a noi in Lei e per Lei che non
solo lo contiene perfettamente, ma lo adatta maternamente alla nostra
debolezza naturale. Come i fiori aprono istintivamente le loro corolle per assimilarsi
l'energia solare, così apriamo noi le nostre anime, avvolte dalle pesanti
tenebre e nebbie del peccato, all'Aurora della grazia che ci viene incontro,
per renderci, con Lei e come Lei, luminosi dello splendore del Figlio (Eb 1,3).
L'Autore della Vera Devozione ci insegna ancora che l'essenziale di questa
devozione sta nell'entrare nel suo spirito che è di rendere l'anima
interiormente dipendente - vera schiava d'amore - dalla Vergine Ss.ma e da Gesù,
per mezzo di Lei » (Segreto, n. 44), e ci insegna pure come si giunge a tanto
(Trattato, nn. 257-265). Per invogliarci a séguire la strada luminosa di Maria,
egli ci fa conoscere qual è il primo, meraviglioso frutto che possiamo
cogliere: «Fra le tante meraviglie di grazia che questa devozione opera
nell'anima, la più gloriosa e sorprendente è quella di far vivere Maria in
essa; così che non è più l'anima che vive, ma è la Vergine che vive in lei!
«Infatti,
l'anima di Maria diviene per così dire, l'anima sua e, conseguentemente,
potendo la divina Madre disporre da vera padrona per l'anima consacrata, opera
in lei quelle meraviglie divine di cui Ella sola conosce il segreto, prima fra
tutte far vivere incessantemente Gesù in quest'anima e quest'anima in Gesù».
«Infatti, se Egli è veramente frutto di Maria per ogni anima che lo possiede,
come lo è per tutte (nel mistero dell'Incarnazione), indubbiamente Egli è in
modo specialissimo frutto e capolavoro di Maria nell'anima sua schiava, nella
quale il suo amore materno trova piena libertà d'azione» (Segreto, nn.
55,56). Avere l'Aurora dunque, è avere il Sole che la illumina e riscalda. Che
potremo fare di meglio in questo Avvento, tempo di Maria, che lasciarci
rivestire di Lei, per ritrovarci rivestiti di Gesù Cristo? (Ef 4,24). Non ci può
essere via migliore per andarGli incontro, di quella scelta da Lui per venire
incontro a noi. Chi non cerca l'aurora, come potrà trovare il sole?...
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
30
- CONOSCIAMO LA MADRE DELLA DIVINA GRAZIA
«
Maria dev'essere conosciuta, e lo Spirito Santo la manifesterà, affinché,
per mezzo di Lei, Gesù Cristo sia conosciuto, amato e servito. I motivi che
determinarono lo Spirito Santo a lasciare nel nascondimento la sua Sposa, mentre
viveva quaggiù, e a svelarla ben poco anche dopo la predicazione del Vangelo,
più non esistono. » (Trattato, n. 49). Ed ecco i motivi che ne rendono attuale
e urgente la conoscenza: 1°. La sua profonda umiltà, per la quale si tenne
nascosta e si pose al di sotto della polvere, mentr'era sulla terra. 2°.
Perché essendo il capolavoro delle mani di Dio, non meno quaggiù per la grazia
che in cielo per la gloria, Dio Nuole esserne glorificato in terra dagli uomini.
3°. Siccome è l'Aurora che precede il Sole di giustizia, Gesù Cristo, così
bisogna che sia vista e riconosciuta, perchè sia visto e riconociuto Gesù
Cristo. 4°. Essendo il mezzo sicuro e la via diritta e immacolata per andare a
Gesù Cristo e trovarlo perfettamente, per mezzo di Lei lo devono trovare le
anime sante destinate a risplendere in santità. 5°. Maria deve risplendere più
che mai in questi ultimi tempi in misericordia, in forza e grazia..., per
ricondurre ed accogliere amorevolemente i poveri peccatori e traviati che si
convertiranno e ritorneranno alla Chiesa cattolica. 6°. Finalmente Maria dev'essere
terribile al diavolo e ai suoi seguaci, come un esercito schierato in battaglia,
soprattutto in questi ultimi tempi, perchè il diavolo, ben sapendo di avere
poco tempo, e più poco che mai, per trarre a rovina le anime, raddoppia ogni
giorno i suoi sforzi e i suoi attacchi (Trattato, n. 50). Quale di questi motivi
non è di chiara e urgente attualità e quale non ci dovrebe stare a cuore, se
veramente amiamo le anime, Dio e la sua Madre Santa? « Lo Spirito Santo la
manifesterà! » S. Luigi Maria di Montfort scriveva queste parole all'inizio
del 1700, mostrando il suo dono profetico. Lo Spirito Santo che anima e guida la
Chiesa di Cristo, ha, come ci disse Gesù, il compito di condurci alla verità
tutta intera, perchè Egli ne sia glorificato (Gv 16,13.14). È vero che la
devozione alla Vergine Ss.ma è stata sempre fiorente nella Chiesa, fin dai
primissimi anni. Non poteva essere diverso, poiché gli Apostoli hanno
imparato da Gesù stesso ad amarla. È facile però constatare che nei due
ultimi secoli la devozione mariana ha avuto, proprio per iniziativa dello
Spirito Santo, uno sviluppo grandissimo. Infatti, dei quattro dogmi mariani: la
divina Maternità di Maria, la perpetua Verginità, l'Immacolata Concezione e
l'Assunzione al Cielo in corpo ed anima, i due ultimi ci sono stati dati nel
1854 e 1950. Inoltre: nel 1942 è stata fatta la Consacrazione del mondo al
Cuore Immacolato di Maria e, due anni dopo, è stata estesa a tutto il mondo la
sua festa; nel 1954 veniva istituita la festa di Maria Regina. L'illuminato
Santo di Montfort precisa ancora di più il suo annuncio profetico: « Se
l'amabile mio Gesù, circondato di gloria, verrà una seconda volta su questa
terra, com'è certo per regnarvi, non sceglierà altra strada per questo suo
viaggio che la divina Maria, per mezzo della quale venne così sicuramente e
perfettamente la prima. « La differenza che vi sarà tra la prima e la seconda
venuta, consisterà in questo che, mentre la prima fu segreta e nascosta, la
seconda sarà gloriosa e tutto splendore; però perfette ambedue, perché
ambedue per mezzo di Maria. Ohimé! ecco un mistero che non si comprende Hic
taceat omnis lingua! (qui taccia ogni lingua!) » (Trattato, n. 150).
Chiaramente egli parla qui di una seconda venuta di Gesù Cristo nel mondo.
Essa non va confusa con la sua terza ed ultima venuta, alla fine del mondo.
Anche S. Bernardo ci dice qualcosa in merito. Egli così si esprime: «
Conosciamo una triplice venuta del Signore. Nella prima il Verbo fu visto sulla
terra e si intrattenne con gli uomini, quando, come egli stesso afferma, lo videro
e lo odiarono. Nel'ultima venuta « ogni uomo vedrà la salvezza del nostro Dio
» (Lc 3,7) « e vedranno colui che trafissero» (Gv 19,37). Nella prima venuta
Egli venne nella debolezza della Carne (è la venuta ad homines, cioè per
salvare gli uomini); in quella intermedia, viene nella potenza dello Spirito
(venuta in homines: nel cuore degli uomini, con la sua grazia); l'ultima sarà
nella maestà della gloria (contra homines: verrà per il giudizio). Il Santo
spiega quindi che la seconda venuta, quella intermedia, è la venuta di
grazia, per mezzo dello Spirito Santo. Chiaramente, l'Autore del Trattato della
Vera Devozione, si riferisce a questa seconda venuta e intende preannunziarla
come un tempo di grazia straordinaria, dovuta allo Spirito Santo operante in
Maria, che vorrà trovare formata nelle anime, mediante la pratica della vera
devozione. Dice infatti: « Ah, quando verrà quel tempo avventurato, in cui
la divina Maria regnerà padrona e sovrana nei cuori per sottometterli
pienamente all'impero del suo grande ed unico Gesù? Quando sarà che le anime
respireranno Maria come i corpi respirano l'aria? In quel tempo accadranno
cose meravigliose su questa misera terra, dove lo Spirito Santo, trovando la
cara sua Sposa come riprodotta nelle anime, sopravverrà in queste
abbondantemente e le ricolmerà dei suoi doni, in particolar modo del dono della
sua sapienza, per operare meraviglie di grazie» (N. 217). Non dobbiamo tuttavia
pensare che si tratti di un avvenimento straordinario, come fu ad esempio
l'Incarnazione; bensì di una conoscenza straordinaria che comporterà uno
sviluppo straordinario del suo Regno. Non diceva infatti il S. Cuore di Gesù
alla sua discepola prediletta, santa Margherita Maria, che Egli «voleva» regnare
sul mondo a dispetto di tutte le opposizioni di Satana e dei suoi seguaci?
Anche la divina Madre a Fatima ci ha assicurato che il suo Cuore Immacolato
trionferà. E sarà il trionfo di Gesù! Lei è la via, Lui la meta. Ce l'ha
dato nella carne (Gv 1,14); dopo due mila anni possiamo essere preparati a riceverlo
« in spirito e verità » (Gv 4,23) per poter dare al Padre che ce l'ha
mandato una adorazione più vera e a Lui più gradita?
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
31
- VIVIAMO LA MADRE DELLA GRAZIA PER CONOSCERLA
Se
la Mamma celeste ci ha chiesto la Consacrazione al suo Cuore Immacolato e la
Chiesa si è fatta portavoce autorevole e amorosa dei suoi desideri, non
possiamo dubitare che questa è oggi la via sicura da seguire per fare nostra la
volontà di Dio che vuole la nostra santificazione per vivere a fondo la
redenzione portataci da Gesù (Ef 4,10-16). « La santità, ci dice S.
Massimiliano Kolbe, non è un lusso, ma è un dovere. E non è difficile. Tutto
è semplice, purchè apparteniamo all'Immacolata assolutamente, incondizionatamente:
la nostra santificazione dipende da Lei; è la sua specialità. Chi la lascia
libera di usare dei suoi diritti sopra di noi, di per se stesso dà il via alle
sue irresistibili invadenze». È la Consacrazione. È il TOTUS TUUS, fatto
proprio dal Santo Padre, Giovanni Paolo II. Totus tuus: voler essere proprietà
di Maria, volerle appartenere, riconoscendo i suoi diritti sopra di noi. Come
Gesù, nostro divino, modello, affinché Lei, l'umile serva del Signore (Lc
1,38), possa operare in noi quanto Dio ha operato in Lei (Lc 1,35). Totus tuus:
essere opera, fattura di Maria. Lavoràti da Lei. Frutto suo (Lc 1,42) e non
della povera nostra industria. Poiché è Lei « la bella forma, ove Gesù
Cristo fu naturalmente e divinamente formato (Trattato n. 220): la forma
atta a modellare e formare degli dei » (Id. n. 219). Per fare nostra questa
trasformazione in Cristo (Gal 2,10), mediante l'opera materna in Maria, S. Luigi
Maria di Montfort insegna che Ella è presente e operante nella nostra anima.
L'insegnamento è degno della massima considerazione perché, se Cristo abita in
noi (Ef 3,17; Gv17,20.21.), e vi abita con la sua Santa Madre (I Cor, 6,17), ci
è più facile comprendere la sua Maternità mistica e renderla operante. La
nostra vita cristiana si fonda infatti sull'unione mistica tra Gesù e la sua
Madre. « Gesù è tutto in Maria e Maria è tutta in Gesù: o piuttosto Ella
non è più, ma Gesù solo vive in Lei », ci dice il Santo di Montfort
(Trattato, n. 217). È per questa sua unione con Gesù che Ella si trova presente
e operante nell'anima cristiana. «Ogni predestinato ha la Vergine dimorante
nella sua anima, dove Ella arde dal desiderio di mettervi le radici della sua
umiltà profonda, della sua carità ardente e di tutte le sue virtù »
(Segreto di Maria, n. 15). Dobbiamo pertanto prendere atto gioiosamente di questa
presenza di Maria nella nostra anima, poiché è molto più efficace per la
nostra vita di grazia, pensare alla Mamma in noi unita a Gesù, che pensarla
attraverso un'immagine o assai lontana nel Cielo... È l'insegnamento di un
insigne teologo mariano moderno: «La Madonna vive nel profondo della mia
anima dove è presente. Avendo intimamente compreso questo, non posso
restarmene indifferente. Lo Spirito Santo che mi ha illuminato la mente, mi
spinge pure ad agire in conformità. « Se Maria è presente alla mia anima, la
mia anima, a sua volta, deve essere presente a Maria. È una presenza che esige
presenza. Consapevolmente. « Contraccambiare la presenza di Maria nella mia
anima con la mia presenza, vuol dire vivere unito a Lei. E, come è costante,
anzi continuamente crescente la sua presenza, così dev'essere costante e
continuamente crescente la mia unione con Lei. « Tutti coloro che si sono
distinti nella vita spirituale, come i Santi e le Sante, si sono anche
distinti, prima o poi, nella stretta unione a Maria» (Ragazzini, Maria vita
dell'anima). Tutta la nostra santità consiste nell'unione con Gesù (Fil 1,21):
e questa unione ha come modello e mezzo unico di attuazione la Mediazione
materna di Maria (P. Kolbe, Dottrina mariana). Per questo, la nostra unione con
la divina Madre va coltivata con tutto l'impegno voluto dalla grazia divina.
Come fare? L'Autore della Vera devozione a Maria si domanda: «Quando sarà che
le anime respireranno Maria, come i corpi respirano l'aria? In quel tempo
accadranno cose meravigliose su questa misera terra, dove lo Spirito Santo,
trovando la cara sua Sposa come riprodotta nelle anime, sopravverrà in queste
abbondantemente e le ricolmerà dei suoi doni, in particolare del dono della
Sapienza (Gesù Cristo) per operare meraviglie di grazia (n. 217). Il «respiro»
del corpo è continuo... Incominciamo a respirare la Madre della grazia
qualche volta; possibilmente ad ogni ora. Può essere d'aiuto dire
semplicemente: «La Madonna vive nel profondo della mia anima: (ho qualcosa da
dirle?...)». Se si sarà fedeli a questo piccolo impegno d'amore filiale,
verrà naturale rivolgerle un'invocazione. Ad esempio: « Cuore Immacolato di
Maria, vivi la tua presenza di grazia nell'anima mia!. A poco a poco, l'anima
che vi sarà molto fedele giungerà a scoprire l'immensa grazia divina di cui
è dispensatrice la Mamma celeste e con più facilità riuscirà a praticare
quanto insegna il Trattato della Vera Devozione (nn. 257265). E cioè: dalla
presenza di Maria nell'anima, passerà alla pratica «per mezzo di Maria»
(riconoscimento della dipendenza di grazia); «con Maria» (imitazione filiale);
« per Maria » (offerta amorosa); « in Maria » (unione mistica): giungerà
così alla presenza dell'anima in Maria, « per dimorarvi con compiacenza e
perdervisi senza riserva » (n. 264). L'Immacolata è la via di Gesù, l'Aurora
luminosa del Sole divino. Chi va verso l'Aurora, va verso il Sole. Chi si apre
all'Aurora, riceve la luce e il calore del Sole, cioè di Gesù, verità e vita,
via che conduce al Padre (Gv 14,6). Riceve la pace, dono supremo del Salvatore (Gv
14,27; 20,21), « Signore della pace » (2 Ts 3,16), dono dello Spirito (Gal
5,22). E, senza volere per nulla anticipare il giudizio della Chiesa nostra
Madre, non è a questa pace che ha voluto condurci la divina Madre con i suoi
grandi Messaggi, da Parigi (1830) a Medjugorje (1982-86), nei quali ci ha
chiesto di fare e vivere la nostra Consacrazione a Lei? Se crediamo che Ella
possa venire dal Cielo a noi, dobbiamo pensare che lo faccia solo in vista
della nostra salvezza, aiutandoci con la sua grazia materna a vivere quel
Vangelo, nel quale, è vero, c'è tutto, ma noi siamo pur sempre tanto lontani
dal viverlo. È stato detto: «De Maria numquam satis»... Mai abbastanza si
dirà e si farà per la devozione a Maria. Sì, perché se vista nella luce e
nella dinamica dell'Annunciazione, essa ci inserisce vitalmente con Lei nel
mistero infinito di Cristo e della Trinità divina. Questo insegna, insieme con
tanti altri, un mistico moderno, Fra Leonardo delle Scuole Cristiane (+ 1946):
«Tre» sono in Gesù, Gesù vive in Maria: trovare Maria mi basta ».
Conosciamo la divina nostra Madre e facciamola conoscere!
Ma
crediamo pure, come ci insegna P. Kolbe, che non tanto i libri ci aiuteranno a
conoscerla, quanto piuttosto l'umile preghiera e la vera devozione a Lei, che
consiste (è venuta a dircelo dal Cielo!) nella nostra totale Consacrazione al
suo Cuore. Come i discepoli di Emmaus riconobbero il Signore risorto, non
discutendo sul suo insegnamento, ma operando secondo esso (Lc 24,29.30), così
sarà ancora per noi: conosceremo l'Immacolata, se faremo quanto c'insegna.
A
scelta
O
Spirito Santo! pianta, inaffia e coltiva nell'anima mia, l'amabile Maria, vero
Albero di vita, perché cresca, fiorisca e porti frutti di vita in abbondanza.
O
Spirito Santo! donami una grande devozione e un filiale amore a Maria, tua
divina Sposa; un totale abbandono al suo Cuore materno e un continuo ricorso
alla sua misericordia; affinché in Lei, vivente in me, Tu possa formare
nell'anima mia Gesù Cristo, vivo e vero, nella sua grandezza e potenza, fino
alla pienezza della sua perfezione. Amen.
Cuore
Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la
Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per
santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu
l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e
sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con
tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese
che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente
ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché
tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da
tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere
fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O
Maria, speranza mia, Madre di Gesù e Madre mia, cercheremo sempre la tua
compagnia! Qual sarà mai il dono che ti posso fare, un dono grande e bello,
immenso come il mare? Un dono che ti dica tutto il mio amore? Ho compreso il
tuo desir, ti dono il mio cuore!
Però
questo cuore non è degno di chi lo riceve, perché mai sarà capace d'amarti
come deve! Nulla ti è nascosto, nulla ti è segreto: Tu lo conosci bene questo
cuore, quand'è triste e quand'è lieto. Mutalo Tu che puoi, scendi nei ripostigli
suoi e cambialo col tuo potente sguardo di Regina in una perla dorata, in una
reggia diamantina!
O
Madre, noi ti amiamo tanto! Anzi, per meglio amarti, saremo sempre in più e
l'hai voluto Tu. Siamo fratelli in Cristo, siamo i tuoi figli benedetti, Tu ce
lo ripetesti ognor che siamo i prediletti. Inostri poveri cuori, pieni di
miseria e lordi di guai, a Te vogliamo offrire e Tu li monda. Indi la fiamma
accenderai: una fiamma di completo amore e di pura dedizione. 0 Madre
purissima, o Immacolata Concezione. Amen.
la
preghiera dell'Incarnazione
Si
recita tre volte al giorno: Te, quando sorge, e quando cade il die, E quando il
sole a mezzo corso il parte, Saluta il bronzo che le turbe pie
invita
ad onorarte. A. Manzoni
V/.
L'Angelo del Signore portò l'annuncio a Maria.
R/.
Ed Ella concepì per opera dello Spirito Santo. Ave,
o Maria.
V/.
Ecco l'Ancella del Signore.
R/.
Si faccia di me secondo la tua parola. Ave, o Maria.
V/.
E il Verbo si fece carne.
R/.
Ed abitò fra noi. Ave, o Maria.
V/.
Prega per noi, Santa Madre di Dio.
R/.
Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo.
Infondi,
o Signore la tua grazia nelle nostre anime: noi che all'annuncio dell'Angelo
abbiamo conosciuto l'Incarnazione di Cristo tuo Figlio, per la sua passione
e croce giungiamo alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Gloria
al Padre
(tre volte).
Gli
occhi tuoi son più belli del mare, la tua fronte ha il colore del giglio, le
tue gote baciate dal Figlio son due rose e le labbra son fior.
Sei
Aurora di grazia divina, doni al mondo il Sole di vita, dei suoi raggi d'amore
vestita, vivi, o Madre, dei figli nel cuor.