MESE AL SACRO CUORE DI GESU’

Per richieste: OPERA CARITATIVA SALESIANA DON GIUSEPPE TOMASELLI - Viale Regina Margherita, 27 - 98100 MESSINA OFFERTA LIBERA, ccp. 12047981

1° GIORNO – 1 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare i peccati che oggi si fanno nel mondo.

ORIGINE DELLA DEVOZIONE AL SACRO CUORE

Il Cuore di Gesù cominciò a palpitare d'amore per noi sin dal primo istante della sua Incarnazione. Ardeva d'amore durante la vita terrena ed a San Giovanni Evangeli­sta, l'Apostolo prediletto, fu concesso di sentirne i palpiti nell'ultima Cena, quando posò il capo sul petto del Redentore.

Salito al Cielo, il Cuore di Gesù non cessò di palpitare per noi restando vivo e vero nello stato eucaristico nei Tabernacoli.

Nella pienezza dei tempi, quando gli uo­mini giacevano nell'indifferenza, affinché si risvegliasse il fervore, Gesù volle mostrare al mondo le meraviglie del suo Cuore la­sciando vedere il petto squarciato e le fiam­me che lo circondavano.

A ricevere le confidenze di Gesù fu scel­ta una povera Suora, Margherita Alacoque, umile e pia, dimorante nel monastero di Pa­ray - Le Monial, in Francia.

Dopo il Natale del 1673, nella festa di S. Giovanni Evangelista, Margherita era nel coro del chiostro, da sola, assorta in pre­ghiera davanti al Tabernacolo. Gesù Sacra­mentato, nascosto sotto i Veli Eucaristici, le si fece vedere in modo sensibile.

Margherita contemplò a lungo la Sacro­santa Umanità di Gesù, meravigliandosi, nella sua umiltà, di essere ammessa a tale visione.

Il volto di Gesù si era atteggiato a me­stizia.

La fortunata Suora, in estasi di amore, si abbandonò allo Spirito Divino, aprendo il suo cuore al celeste amore. Gesù la invi­tò a riposare a lungo sul suo Sacro Petto e le svelò così le meraviglie del suo amore e gl'imperscrutabili segreti del suo Divin Cuo­re, che sino a quel tempo erano stati na­scosti.

Gesù le disse. Il mio Cuore Divino è così infiammato di amore per gli uomini, e per te in particolare, che incapace di con­tenere più a lungo le fiamme della sua ar­dente carità, deve diffondere largamente con ogni mezzo e manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori, che sono rive­lati a te. Ho scelto te, abisso d'indegnità e d'ignoranza, per compiere questo mio gran­de progetto, affinché tutto sia fatto soltan­to da me. Ed ora ... dammi il tuo cuore!

- Oh, ti prego, prendilo, Gesù mio! - Con un tocco della sua mano divina, Ge­sù estrasse dal petto di Margherita il cuore e lo mise entro il suo Costato.

Dice la Suora: Guardai e vidi il mio cuore dentro il Cuore di Gesù; sembrava un piccolissimo atomo che bruciava in una for­nace ardente. Quando il Signore me lo ridiede, vidi una fiamma ardente a forma di cuore. Mentre me lo rimetteva in petto, mi disse: Guarda, diletta mia! Questo è un se­gno prezioso del mio amore! -

Per Margherita Alacoque: cominciò l'agonia, cioè una vera e propria angoscia fi­sica. Il cuore che era stato dentro a quello di Gesù Cristo, d'allora in poi divenne una fiamma, che bruciava dentro il suo petto e tale dolore le rimase sino alla fine della vita.

Fu questa la prima rivelazione del Sacro Cuore (Vita di S. Margherita).

Un apostolo del S. Cuore di Gesù

Il male che non perdona, la tisi polmo­nare, aveva colpito un Sacerdote. I rimedi della scienza non riuscirono a frenare il cor­so della malattia.

L'afflitto Ministro di Dio si rassegnò al volere divino e si dispose al gran passo, al­la dipartita da questo mondo. I sogni del­l'apostolato, la salvezza di tante schiere di anime ... tutto stava per svanire.

Nella mente del Sacerdote balenò un pensiero: andare a Paray-Le Monial, prega­re il Sacro Cuore davanti al Tabernacolo, ove S. Margherita ebbe la rivelazione, fare delle promesse di apostolato e così ottene­re il miracolo della guarigione.

Dalla lontana America si portò in Fran­cia.

Genuflesso davanti all'altare del Sacro Cuore, pieno di fede, così pregò: Qui, o Ge­sù, manifestasti le meraviglie del tuo amore. Dammi una prova d'amore. Se mi vuoi su­bito in Paradiso, accetto la mia prossima fine terrena. Se operi il miracolo della guarigio­ne, dedicherò tutta la mia vita all'apostola­to del tuo Sacro Cuore. -

Mentre pregava, avvertì nel corpo come una forte scossa elettrica. Cessò l'oppressio­ne polmonare, sparì la febbre e si accorse di essere guarito.

Riconoscente al Sacro Cuore, iniziò l'a­postolato. Si recò dal Sommo Pontefice, San Pio X, per implorare la Benedizione e non cessò più di propagare la devozione al Divin Cuore, andando in giro per il mondo, tenen­do corsi di predicazione, facendo conferenze, pubblicando libri e foglietti, consacrando fa­miglie al Sacro Cuore, portando ovunque il profumo dell'amore di Dio.

Quel Sacerdote è l'autore di una buona serie di libri, tra cui «Incontro al Re di amore». Il suo nome, Padre Matteo Craw­ley, resterà negli annali del Sacro Cuore.

Fioretto. Collocare l'immagine del S. Cuore nella propria cameretta, ornarla di fiori e guar­darla sovente, recitando qualche pia giacula­toria.

Giaculatoria. Sia lode, onore e gloria al Divin Cuore di Gesù!  

2° GIORNO – 2 giugno

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Ringraziare Gesù che è morto in Croce per noi.

ALTRE RIVELAZIONI

Santa Margherita Alacoque non vide una sola volta Gesù. Consideriamo quindi altre rivelazioni, per innamorarci maggior­mente della sublime devozione al Sacro Cuore.

In una seconda visione, mentre la Santa Suora pregava, Gesù apparve luminoso e le mostrò il suo Divin Cuore sopra un trono di fuoco e di fiamme, emanante raggi da ogni parte, più luminoso del sole e più traspa­rente di un cristallo. Vi era visibile la ferita che aveva ricevuto sulla Croce dalla lancia del centurione. Il Cuore era circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce.

Gesù disse: « Onorate il Cuore di un Dio sotto la figura di questo Cuore di car­ne. Desidero che tale immagine sia espo­sta, affinché siano toccati i cuori insensi­bili degli uomini. Ovunque sarà esposta per essere onorata, scenderà dal cielo ogni sorta di benedizioni ... Ho una sete ardente di essere onorato dagli uomini nel Santo Sacra­mento e non trovo quasi nessuno che cerchi di appagare il mio desiderio e di alleviare questa mia sete, dandomi un qualche con­traccambio di amore ».

Udendo questi lamenti, Margherita si rattristò e promise di riparare col suo amore l'ingratitudine degli uomini.

La terza grande visione ebbe luogo nel primo Venerdì del mese.

Era esposto solennemente il SS. Sacra­mento e l'Alacoque stava in adorazione. Le apparve il dolce Maestro, Gesù, risplendente di gloria, con le cinque Piaghe che brillavano come cinque soli. Da ogni parte del suo Santo Corpo, uscivano fiamme, e specialmente dal suo adorabile Petto, che somigliava ad una fornace. Apri il Petto ed apparve il suo Divin Cuore, sorgente viva di queste fiam­me. Poi disse:

« Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e dai quali non riceve in cam­bio che ingratitudine e disprezzo! Ciò mi fa soffrire più di quanto io ebbi a soffrire nella mia Passione ... Il solo contraccambio che essi mi rendono per tutto il mio desiderio di far loro del bene, è quello di rigettarmi e trattarmi con freddezza. Tu almeno con­solami quanto più ti è possibile ». -

In quel momento si sollevò dal Divin Cuore una fiamma così intensa, che Mar­gherita, pensando che ne sarebbe stata con­sumata, supplicò Gesù di avere pietà della sua debolezza. Ma Egli disse: « Non temere nulla; soltanto sta' attenta alla mia voce. Ricevi la S. Comunione il più spesso possi­bile, specialmente al primo venerdì di ogni mese. Ogni notte, tra il giovedì ed il venerdì, ti farò prendere parte all'opprimente tri­stezza che io sentii nell'Orto degli Ulivi; e questa tristezza ti ridurrà ad un'agonia più dura a sopportarsi della stessa morte. Per tenermi compagnia, ti alzerai tra le undici e la mezzanotte e resterai prostrata davanti a me per un'ora, non solo per placare l'ira divina, chiedendo perdono per i peccatori, ma anche per mitigare in qualche modo l'a­marezza che io provai nel Getsemani, veden­domi abbandonato dai miei Apostoli, che mi costrinsero a rimproverarli perché non erano stati capaci di vegliare un'ora sola con me ».

Quando cessò l'apparizione, Margherita svenne. Rinvenuta che fu, piangendo, soste­nuta da due Consorelle, si allontanò dal coro.

La buona Suora ebbe molto a soffrire per l'incomprensione della Comunità e par­ticolarmente della Superiora.

Una conversione

Gesù concede sempre grazie, dando la salute del corpo e specialmente dell'anima. Il giornale « Il popolo nuovo » - Torino - 7 gennaio 1952, portava un articolo di un famoso comunista, Pasquale Bertiglia, con­vertito dal Sacro Cuore. Appena ritornato a Dio, chiuse in una busta la tessera del partito comunista e la spedì alla sezione di Asti, con la motivazione: « Voglio passare il resto della mia vita nella Religione ». Si decise a questo passo dopo la guari­gione del nipotino Walter. Il bimbo giaceva ammalato nella sua abitazione di Corso Tas­soni, 50, a Torino; era minacciato da una paralisi infantile e la madre era disperata. Scrive il Bertiglia nel suo articolo:

« Mi sentivo morire dal dolore ed una notte non potei prender sonno al pensiero del nipotino ammalato. Ero lontano da lui, nella mia abitazione. Quella mattina mi ba­lenò un pensiero: mi alzai da letto ed entrai nello stanzino, occupato un tempo da mia madre morta. Al di sopra della spalliera del letto stava un'immagine del Sacro Cuore, u­nico segno religioso che fosse rimasto nella mia casa. M'inginocchiai, dopo quarantotto anni che non lo facevo, e dissi: « Se il mio bimbo guarisce, giuro di non bestemmiare più e di cambiare vita!

« Il mio piccolo Walter guarì ed io ri­tornai a Dio ».

Quante di queste conversioni opera il Sacro Cuore!

Fioretto. Appena alzati da letto, mettersi in ginoc­chio verso la Chiesa più vicina ed adorare il Cuore di Gesù vivente nel Tabernacolo.

Giaculatoria. Gesù, Prigioniero nei Tabernacoli, io ti adoro!

 

3° GIORNO – 3 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per i moribondi della giornata.

LE PROMESSE

Nel periodo delle contraddizioni, dalle quali fu bersagliata Santa Margherita, Iddio mandò un valido sostegno alla sua prediletta, facendola incontrare con il Padre Claudio De La Colombière, che oggi si venera sugli al­tari. Quando avvenne l'ultima apparizione         solenne, il Padre Claudio era a Paray-Le Monial.

Si era nell'Ottava del Corpus Domini, nel giugno del 1675. Nella Cappella del monastero Gesù stava esposto con solennità. Margherita era riuscita ad avere un po' di tempo libero, finite le sue occupazioni, ed approfittò per andare ad adorare il SS. Sa­cramento. Mentre pregava, si sentì sopraf­fatta da una forte brama di amare Gesù; Gesù le apparve e le disse:

« Guarda questo Cuore, che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla, sino ad esaurire e consumare se stesso, per mostrare il suo amore per essi. In cambio io ricevo dalla maggior parte nient'altro che in­gratitudine, a causa delle loro irriverenze, dei loro sacrilegi della freddezza e del di­sprezzo che mi dimostrano nel Sacramento dell'amore.

« Ma ciò che più mi addolora è che i cuori a me consacrati mi trattino anch'essi così. Per questo domando a te che il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini venga de­stinato ad una festa speciale per onorare il mio Cuore, ricevendo in quel giorno la S. Co­munione e facendo riparazione con un atto solenne, per chiedere riparazione per le of­fese che mi sono state recate durante il tem­po, in cui sono esposto sugli Altari. Ti prometto che il mio Cuore si aprirà per ef­fondere abbondantemente le ricchezze del suo divino amore sopra coloro che in questo modo lo onoreranno e lo faranno onorare da altri ».

La pia Suora, consapevole della sua inca­pacità, disse: « Io non so come fare per ot­tenere questo ».

Gesù le rispose: « Rivolgiti al mio servo (Claudio De La Colombière), che ho man­dato a te il compimento di questo mio disegno ».

Le apparizioni di Gesù a S. Margherita furono numerose; abbiamo accennato le principali.

È utile, anzi necessario, riportare quan­to il Signore disse in altra apparizione. Gesù, per invogliare le anime alla devozione al suo Sacro Cuore, fece dodici promesse:

Concederò ai miei devoti tutte le grazie necessarie al loro stato.

Metterò la pace nelle loro famiglie.

Li consolerò nelle loro afflizioni.

Sarò il loro più sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.

Spargerò copiose benedizioni sopra le loro imprese.

I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l'oceano infinito della mise­ricordia.

I tiepidi diverranno fervorosi.

I fervorosi saliranno presto alla più grande perfezione.

Benedirò i luoghi dove sarà esposta ed onorata l'immagine del mio Cuore.

Darò ai Sacerdoti la forza di commuo­vere i cuori più induriti.

Il nome di coloro che propagheranno questa devozione, sarà scritto nel mio Cuore e non ne verrà cancellato giammai.

Nell'eccesso della misericordia del mio amore infinito accorderò a tutti coloro che si comunicano nel Primo Venerdì di ogni mese, per nove mesi consecutivi, la grazia del pentimento finale, onde essi non mor­ranno nella mia disgrazia, né senza ricevere i Santi Sacramenti, ed il mio Cuore in quel­l'ora estrema sarà il loro rifugio più sicu­ro. -

Nell'ultima ora

L'autore di queste pagine riporta uno dei tanti episodi della sua vita sacerdotale. Nel 1929 ero a Trapani. Mi pervenne un biglietto con l'indirizzo di un ammalato grave, del tutto incredulo. Mi affrettai ad andare.

Nell'anticamera dell'infermo stava una donna, che vedendomi disse: Reverendo, lei non si azzardi ad entrare; sarà trattato male; vedrà che sarà cacciato. -

Entrai lo stesso. L'infermo mi diede una occhiata di sorpresa e di rabbia: Chi l'ha in­vitato a venire? Vada via! -

Poco per volta lo calmai, ma non del tutto. Venni a sapere che già aveva oltrepas­sati i settant'anni e che mai si era confessato e comunicato.

Gli parlai di Dio, della sua misericordia, del Paradiso e dell'inferno; ma egli rispose: E lei crede a queste corbellerie?... Domani sarò morto e tutto sarà finito per sempre... Ora è tempo di smetterla. Vada via! - Per tutta risposta mi sedetti presso il ca­pezzale. L'infermo mi voltò le spalle. Con­tinuai a dirgli: Forse lei è stanco e per il momento non ha voglia di ascoltarmi, ri­tornerò un'altra volta.

- Non si permetta più di venire! - Non potei fare altro. Prima di allonta­narmi gli soggiunsi: Me ne vado. Lei però sappia che si convertirà e morrà con i Santi Sacramenti. Pregherò e farò pregare. - Era il mese del Sacro Cuore ed ogni gior­no predicavo al popolo. Esortai tutti a pre­gare il Cuore di Gesù per il peccatore osti­nato, concludendo: Da questo pulpito un giorno annunzierò la sua conversione. - Invitai un altro Sacerdote a tentare una visita all'infermo; ma a questi non fu per­messo di entrare. Intanto Gesù lavorava in quel cuore di pietra.

Erano trascorsi sette giorni. L'ammala­to si avvicinava alla fine; aprendo gli occhi alla luce della fede, mandò una persona a chiamarmi d'urgenza.

Quale non fu la mia meraviglia e la gioia di vederlo cambiato! Quanta fede, quanto pentimento! Ricevette i Sacramenti con edificazione dei presenti. Mentre baciava con le lacrime agli occhi il Crocifisso, escla­mava: Gesù mio, misericordia! ... Signore, perdonatemi! ...

Era presente un deputato al Parlamento, che conosceva la vita del peccatore, ed escla­mò: Pare impossibile che un tale uomo fac­cia una morte così religiosa!

Poco dopo il convertito moriva. Il Sa­cro Cuore di Gesù lo salvò nell'ultima ora.

Fioretto. Offrire a Gesù tre piccoli sacrifici per i moribondi della giornata.

Giaculatoria. Gesù, per la tua agonia sulla Croce, pietà degli agonizzanti!

 

4° GIORNO – 4 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare per coloro che vivono abitualmente in peccato.

IL CUORE

Consideriamo gli emblemi del Sacro Cuore e procuriamo di trarre profitto da­gl'insegnamenti che ci dà il Divin Maestro.

Le richieste che Gesù fece a Santa Mar­gherita furono diverse; la più importante, anzi quella che tutte le racchiude, è la ri­chiesta dell'amore. La devozione al Cuore di Gesù è devozione di amore.

Amare e non essere ricambiati nell'a­more, è cosa che rattrista. Fu questo il la­mento di Gesù: vedersi trascurato e disprez­zato da coloro che tanto ha amato e tanto continua ad amare. Per spingerci ad inna­morarci di Lui, presentò il Cuore fiammeg­giante.

Il Cuore! ... Nel corpo umano il cuore è il centro della vita; se non pulsa, c'è la morte. Esso è preso come simbolo di amore. - Ti offro il cuore! - si dice a persona amata, volendo significare: Ti offro quanto ho di più prezioso, tutto il mio essere!

Il cuore umano, centro e sorgente degli affetti, deve battere prima di tutto per il Signore, Sommo Bene. Quando un dottore della legge chiese: Maestro, qual è il più grande comandamento? - rispose Gesù: Il primo e massimo comasndamento  è que­sto: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente ... (S. Matteo, XXII - 3G).

L'amore di Dio non esclude altri amori. Gli affetti del cuore possono anche dirigersi al nostro simile, ma sempre in rapporto a Dio: amare il Creatore nelle creature.

E' ottima cosa quindi amare i poverelli, amare i nemici e pregare per loro. Benedice il Signore gli affetti che uniscono i cuori degli sposi: dà gloria a Dio l'amore che i genitori portano ai figli ed il loro ricambio.

Se il cuore umano si lascia senza freno, facilmente vi sorgono gli affetti disordinati, che talora sono pericolosi e talvolta grave­mente peccaminosi. Il demonio sa che il cuore, se è preso da ardente amore, è capace del più grande bene o del più grande male; perciò quando vuol trascinare un'anima al­l'eterna perdizione, comincia a legarla con qualche affetto, dicendole dapprima che quell'amore è lecito, anzi doveroso; poi le fa comprendere che non è un gran male ed in fine, vedendola debole, la getta nell'a­bisso del peccato.

È facile conoscere se l'affetto ad una persona è disordinato: nell'anima resta l'in­quietudine, si soffre di gelosia, si pensa di frequente all'idolo del cuore, col pericolo di svegliare le passioni.

Quanti cuori vivono nell'amarezza, per­ché il loro amore non è secondo la volontà di Dio!

Il cuore non può essere pienamente ap­pagato in questo mondo; cominciano a pre­gustare la sazietà del cuore, preludio della felicità eterna, soltanto coloro che rivolgono gli affetti a Gesù, al suo Sacro Cuore. Quando Gesù regna sovrano in un'ani­ma, questa trova la pace, la vera gioia, av­verte nella mente una luce celeste che l'at­trae sempre più al ben operare. I Santi amano fortemente Dio e sono felici anche nelle inevitabili pene della vita. San Paolo esclamava: Sovrabbondo di gioia in ogni mia tribolazione ... Chi può separarmi dal­l'amore di Cristo? ... (II Corinti, VII-4). I devoti del Sacro Cuore devono nu­trire sempre affetti santi e tendere all'amore di Dio. L'amore si alimenta col pensare la persona amata; perciò si rivolga spesso il pensiero a Gesù e s'invochi con fervorose giaculatorie.

Quanto piace a Gesù l'essere pensato! Diceva un giorno alla sua Serva Suor Be­nigna Consolata: Pensami, pensami spesso, pensami di continuo!

Si licenziava da un Sacerdote una pia donna: Padre, disse, vorrebbe donarmi un buon pensiero? - Volentieri: Non lasciar passare un quarto d'ora, senza pensare a Gesù! - Sorrise la donna.

- Perché questo sorriso? - Dodici anni or sono mi diede lo stesso pensiero e lo scrisse sopra un'immaginetta. Da quel gior­no ad oggi sempre ho pensato a Gesù quasi ogni quarto d'ora. - Il Sacerdote, che è lo scrivente, rimase edificato.

Pensiamo dunque spesso a Gesù; offria­mogli sovente il cuore; diciamogli: Cuore di Gesù, ogni palpito del mio cuore sia un atto d'amore!

In conclusione: Non sprecare gli affetti del cuore, che sono preziosi, e rivolgerli tutti a Gesù, che è il centro dell'amore.

Da peccatrice ... a Santa

Il cuore della donna, specie negli anni giovanili, è come un vulcano in attività. Guai se non si domina!

Una giovane, presa da amore peccami­noso, si gettò a capofitto nell'immoralità. I suoi scandali rovinarono tante anime. Così visse per nove anni, dimentica di Dio, sotto la schiavitù di Satana. Il suo cuore però era inquieto; il rimorso non le dava tregua.

Un giorno le fu annunziato che il suo amante era stato ucciso. Corse sul luogo del delitto ed inorridì a vedere il cadavere di quell'uomo, che aveva considerato come l'oggetto della sua felicità.

- Tutto finito! - pensò la donna.

La grazia di Dio, che suole agire nel tempo del dolore, toccò il cuore della pec­catrice. Ritornata a casa, rimase a lungo a riflettere; si riconobbe infelice, macchiata di tante colpe, priva dell'onore ... e pianse.

Si fecero vivi i ricordi dell'infanzia, quando amava Gesù e godeva della pace del cuore. Umiliata si rivolse a Gesù, a quel Cuore Divino che abbraccia il figliuol pro­digo. Si sentì rinascere a nuova vita; detestò i peccati; memore degli scandali, andò da porta in porta nel vicinato a chiedere per­dono del cattivo esempio dato.

Quel cuore, che prima aveva amato ma­lamente, cominciò ad ardere d'amore per Gesù e si sottopose ad aspre penitenze per riparare il male fatto. Si ascrisse tra le Ter­ziarie Francescane, imitando il Poverello d'Assisi.

Gesù fu lieto di tale conversione e lo di­mostrò con apparire spesso a questa donna. Vedendola un giorno ai suoi piedi pentita, come la Maddalena, l'accarezzò dolcemente

e le disse: Brava la mia cara penitente! Sa­pessi, quanto ti amo! -

L'antica peccatrice oggi è nel numero delle Sante: S. Margherita da Cortona. Buono per lei che troncò gli affetti pec­caminosi e diede nel suo cuore il posto a Gesú; Re dei cuori!

Fioretto. Abituarsi a pensare a Gesù spesso, an­che ogni quarto d'ora.

Giaculatoria. Gesù, ti amo per coloro che non ti amano!

5° GIORNO – 5 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare le bestemmie, gli scandali ed i delitti.

LA FERITA DEL CUORE

Durante la Passione il Corpo di Gesù fu ricoperto di Piaghe: prima con i flagelli, poi con la corona di spine ed in ultimo con i chiodi della crocifissione. Anche dopo mor­to, il suo Sacro Corpo ricevette un'altra fe­rita, più larga e più crudele delle altre, ma anche più significativa. Il centurione, per assicurarsi meglio della morte di Gesù, apri con una lancia il suo Costato e trapassò il Cuore; ne venne fuori un po' di Sangue e qualche goccia d'acqua.

Questa ferita del Cuore Divino fu mo­strata a S. Margherita Alacoque, perché la contemplasse e riparasse.

La devozione al Sacro Cuore, oltre che amore, è riparazione. Gesù stesso lo disse: Cerco gloria, amore, riparazione!

Quali colpe può significare la ferita del Cuore? Di certo le più gravi, quelle che feriscono di più il buon Gesù. E queste col­pe bisogna riparare generosamente e di continuo.

Il primo peccato che ferisce orribilmente il Sacro Cuore è il sacrilegio eucaristico: il Dio della santità, della bellezza e dell'amore, entrare con la Comunione in un cuore in­degno, preda di Satana. Ed ogni giorno sulla faccia della terra quante Comunioni sacri­leghe si fanno!

L'altro peccato che apre la ferita del Sa­cro Costato, è la bestemmia, l'insulto sata­nico che un verme di terra, l'uomo, lancia contro il suo Creatore, l'Onnipotente, l'In­finito. Chi può contare le bestemmie che giornalmente escono dalla bocca di tanti infelici?

È anche lo scandalo uno dei peccati più gravi, perché apporta la rovina a tante ani­me che ne subiscono il funesto influsso. Quale ferita dolorosa apre al Sacro Cuore chi dà scandalo!

Il delitto, il sangue innocente sparso, affligge moltissimo il Sacro Cuore. L'omici­dio è una colpa così grave, da essere nel nu­mero dei quattro peccati che gridano ven­detta al cospetto di Dio. Eppure, quanti delitti registrano le cronache! Quante risse e ferimenti! Quanti bambini vengono stron­cati alla vita, prima che vedano la luce del sole!

Finalmente, ciò che amareggia molto e trafigge il Sacro Cuore, è il peccato mortale commesso da chi è vissuto nell'intimità con Gesù. Anime pie, frequenti alla Mensa Eu­caristica, anime che hanno gustato le dol­cezze di Gesù ed hanno giurato fedeltà al Re d'amore ... in un momento di passione, dimenticando tutto, commettono il peccato mortale. Ah, che dolore per il Sacro Cuore la caduta di certe anime! ... Gesù ne fece cenno a Santa Margherita, quando le disse: Ma ciò che più mi addolora è che i cuori a me consacrati mi trattino anch'essi così! -

Le ferite si possono risanare o almeno si può mitigarne il dolore. Gesù, mostrando al mondo la ferita del suo Cuore, dice: Guardate com'è ridotto quel Cuore che tan­to vi ha amato! Non feritelo più con nuove colpe! ... E voi, miei devoti, riparate l'a­more oltraggiato! -

Una condegna riparazione che può farsi da tutti, anche ogni giorno, è l'offerta della S. Comunione per riparare i peccati soprac­cennati. Tale offerta costa poco e vale assai. Basta prendere l'abitudine e dire quando ci si comunica: Ti offro, o Dio, questa S. Co­munione per riparare il tuo Cuore dei sacri­legi, delle bestemmie, degli scandali, dei de­litti e delle cadute delle anime a Te più care!

Una madre morente Viveva in una famiglia un grazioso bam­bino; naturalmente era l'idolo dei genitori. La mamma faceva i più bei sogni sul suo av­venire.

Un giorno il sorriso di quella famiglia si mutò in pianto. Il bambino, per trastullarsi, prese la pistola del babbo e poi si avviò ver­so la mamma. La povera donna non si accor­se del pericolo. Disgrazia volle che partisse un colpo e la mamma fu ferita gravemente l petto. I rimedi della chirurgia rallenta­rono la fine, ma la morte fu inevitabile. L'infelice morente, sentendosi prossima a lasciare il mondo, chiese del suo bambino e, quando l'ebbe vicino, lo baciò amorosa­mente.

O donna, come puoi baciare ancora colui che ti ha troncato la vita?

- ... Sì, è vero! ... Però è mio figlio... ed io l'amo!... -

Anime peccatrici, voi coi vostri peccati siete state la causa della morte di Gesù. A­vete ferito mortalmente, e non una volta so­la, il suo Divin Cuore! ... Eppure Gesù vi ama ancora; vi aspetta a penitenza e vi apre la porta della misericordia, che è la ferita del suo Costato! Convertitevi e riparate!

Fioretto. Offrite tutte le sofferenze di oggi per consolare Gesù delle offese che riceve.

Giaculatoria. Gesù, perdona i peccati del mondo!

 

6° GIORNO – 6 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare per i pensieri im­puri, di odio e di superbia.

LA CORONA DI SPINE

Il Cuore di Gesù è rappresentato con una piccola corona di spine; così fu mostrato a Santa Margherita.

La coronazione di spine che subì il Re­dentore nel Pretorio di Pilato, gli produsse tante sofferenze. Quelle acute spine, confic­cate senza pietà sul Divin Capo, vi rimasero fino a tanto che Gesù non spirò in Croce. Come dicono pii scrittori, con la coro­na di spine Gesù intese riparare i peccati che si fanno specialmente con il capo, cioè i peccati di pensiero.

Volendo rendere omaggio particolare al Sacro Cuore, riflettiamo oggi sui peccati di pensiero, non solo per evitarli, ma anche per ripararli e consolare Gesù.

Gli uomini vedono le opere; Dio, scruta­tore dei cuori, vede i pensieri e ne misura la bontà o la malizia.

Le anime grossolane nella vita spirituale tengono conto delle azioni e delle parole e danno poca importanza ai pensieri, motivo per cui non ne fanno oggetto di esame e neppure di accusa in confessione. Costoro sono in errore.

Tante anime pie invece, delicate di co­scienza, sogliono dare troppa importanza ai pensieri e, se non sono ben giudicate, pos­sono cadere nella perplessità di coscienza o nello scrupolo, rendendosi pesante la vita spirituale, che di per sé è soave.

Nella mente hanno sede i pensieri, i qua­li possono essere indifferenti, buoni o catti­vi. La responsabilità di un pensiero davanti a Dio ha luogo soltanto allorché se ne com­prende la malizia e poi liberamente si ac­cetta.

Non sono dunque peccato le immagina­zioni ed i pensieri cattivi, quando si tengono in mente distrattamente, senza controllo del­l'intelligenza e senza l'atto di volontà.

Chi volontariamente commette un pec­cato di pensiero, mette una spina nel Cuore di Gesù.

Il demonio conosce l'importanza del pen­siero e lavora nella mente di ognuno o per disturbare o per fare offendere Dio.

Alle anime di buona volontà, a chi vuo­le piacere al Cuore di Gesù, si suggerisce il segreto, non solo di non peccare col pensie­ro, ma di utilizzare gli stessi assalti del de­monio. Eccone la pratica:

1. - Viene alla mente il ricordo di una offesa ricevuta; l'amor proprio ferito si ri­sveglia. Sorgono allora sentimenti di avver­sione e di odio. Appena ci si accorge di ciò, si dica: Gesù, come Tu perdoni a me i pec­cati, così per tuo amore io perdono al pros­simo. Benedici chi mi ha offeso! - Fugge allora il demonio e l'anima resta con la pace di Gesù.

2. - Un pensiero di orgoglio, di superbia o di vanità ingigantisce nella mente. Avver­tendolo, si faccia subito un atto di umiltà in­terna.

3. - Una tentazione contro la fede dà mo­lestia. Approfittare per fare un atto di fede: Credo, o Dio, quanto hai rivelato e la Santa Chiesa propone a credere!

4. - Pensieri contro la purezza turbano la serenità della mente. È Satana che pre­senta immagini di persone, ricordi tristi, oc­casioni di peccato... Si resti nella calma; non ci si turbi; non si discuta con la tenta­zione; non si facciano tanti esami di coscien­za; serenamente si pensi ad altro, dopo ave­re recitata qualche giaculatoria.

Si dà un suggerimento, che diede Gesù a Suor Maria della Trinità: Quando l'imma­gine di qualche persona attraversa la tua mente, o è naturalmente, oppure per opera di buono o di cattivo spirito, approfitta per pregare per essa. -       

Quanti peccati di pensiero si compiono nel mondo in tutte le ore! Ripariamo il Sa­cro Cuore dicendo lungo il giorno: O Gesù, per la tua coronazione di spine, perdona i peccati di pensiero!

Ad ogni invocazione è come se si toglies­se qualche spina dal Cuore di Gesù.

Un ultimo suggerimento. Uno dei tanti disturbi del corpo umano è il mal di testa, che alle volte è un vero martirio o per la intensità o per la durata. Si approfitti per fare degli atti di riparazione al Sacro Cuore, di­cendo: « Ti offro, Gesù, questo mal di testa per riparare i miei peccati di pensiero e quel­li che si fanno in questo momento nel mon­do! ».

La preghiera unita alla sofferenza dà molta gloria a Dio.

Guardami, figlia mia!

Le anime amanti del Sacro Cuore si ren­dono familiare il pensiero della Passione. Gesù, quando apparve a Paray-Le Monial, mostrando il suo Cuore, mostrò anche gli strumenti della Passione e le Piaghe.

Chi medita spesso le sofferenze di Gesù, ripara, ama e si santifica.

Nel palazzo dei Principi di Svezia una ragazzina pensava spesso a Gesù Crocifisso. Si commuoveva al racconto della Passione. La sua piccola mente riandava sovente alle scene più dolorose del Calvario.

Gesù gradì il devoto ricordo dei suoi do­lori e volle premiare la pia ragazzina, che al­lora contava dieci anni. Le apparve Crocifisso e ricoperto di Sangue. - Guardami, fi­glia mia! ... Così mi hanno ridotto gl'in­grati, che mi disprezzano e non mi a­mano! -

Da quel giorno la piccola Brigida s'inna­morò del Crocifisso, ne parlava con altri e voleva soffrire per rendersi simile a Lui. Giovanissima contrasse le nozze e fu mo­dello di sposa, di madre e poi di vedova. Una sua figliuola divenne Santa ed è S. Ca­terina di Svezia.

Il pensiero della Passione di Gesù fu per Brigida la vita della sua vita e così ottenne da Dio favori straordinari. Ebbe il dono del­le rivelazioni e con abituale frequenza le ap­pariva Gesù ed anche la Madonna. Le cele­sti rivelazioni fatte a quest'anima formano un prezioso libro ricco di ammaestramenti spirituali.

Brigida raggiunse le cime della santità e divenne una gloria della Chiesa col meditare con assiduità e frutto la Passione di Gesù.

Fioretto. Allontanare subito i pensieri d'impurità e di odio.

Giaculatoria. Gesù, per la tua coronazione di spine perdona i miei peccati di pensiero!

 

7° GIORNO – 7 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Rendere onore al Sangue che Gesù sparse nella Passione.

LE PIAGHE SANGUINANTI

Diamo uno sguardo al Sacro Cuore. Vi scorgiamo il Sangue nel Cuore ferito e le Pia­ghe alle mani ed ai piedi.

La devozione alle cinque Piaghe e al Pre­ziosissimo Sangue è intimamente unita a quello del Sacro Cuore. Poiché Gesù mostrò a S. Margherita le sue Sacrosante Piaghe, vuol dire che desidera essere onorato come Crocifisso sanguinante.

Nel 1850 Gesù scelse un'anima, affinché divenisse apostola della sua Passione; fu co­stei la Serva di Dio Maria Marta Chambon. Le furono rivelati i segreti e la preziosità delle Divine Piaghe. Ecco in succinto il pen­siero di Gesù:

« Mi addolora che certe anime conside­rino la devozione alle Piaghe come strana. Con le mie Sante Piaghe voi potete compar­tire alla terra tutte le ricchezze del Cielo. Dovete far fruttare questi tesori. Non dove­te restare poveri, mentre il vostro Padre Ce­leste è così ricco. La vostra ricchezza è la mia Passione...

« Ti ho scelta per risvegliare la devozio­ne alla mia santa Passione in questi tempi infelici in cui vivi! Ecco le mie Sante Piaghe!

Non distogliere lo sguardo da questo libro e tu sorpasserai in dottrina i più grandi sa­pienti.

« La preghiera alle mie Piaghe compren­de tutto. Offrile di continuo per la salvezza del mondo! Ogni volta che voi offrite al mio Padre Celeste i meriti delle mie Divine Pia­ghe, voi guadagnate ricchezze immense. Of­frirgli le mie Piaghe è come offrirgli la sua gloria; è offrire il Cielo al Cielo. Il Padre Ce­leste, davanti alle mie Piaghe, mette da par­te la giustizia ed usa misericordia.

« Una delle mie creature, Giuda, mi ha tradito ed ha venduto il mio Sangue; ma voi potete così facilmente ricomprarlo. Una sola goccia del mio Sangue è bastevole a purifi­care tutto il mondo ... e voi non ci pen­sate ... non ne conoscete il valore!

« Chi è povero, venga con fede e confi­denza e prenda dal tesoro della mia Passione! « La via delle mie Piaghe è così sem­plice e facile per andare in Paradiso!

« Le Divine Piaghe convertono i pec­catori; sollevano gli ammalati nell'anima e nel corpo; assicurano la buona morte. Non vi sarà morte eterna per l'anima che spirerà nelle mie Piaghe, perché esse danno la vera vita ».

Poiché Gesù ha fatto conoscere la preziosità delle sue Ferite e del suo Sangue Di­vino, se vogliamo essere nel numero dei veri amanti del Sacro Cuore, coltiviamo la de­vozione alle Sante Piaghe ed al Preziosissimo Sangue.

Nell'antica Liturgia c'era la festa del Di­vin Sangue e precisamente il primo giorno di luglio. Offriamo questo Sangue del Figlio di Dio al Divin Padre tutti i giorni, e più volte al giorno, specialmente quando il Sacerdote solleva il Calice alla Consacrazione, dicendo: Eterno Padre, io vi offro il Sangue Prezio­sissimo di Gesù Cristo in isconto dei miei peccati, in suffragio delle anime sante del Purgatorio e per i bisogni di Santa Chiesa!

Santa Maria Maddalena De' Pazzi era solita offrire il Divin Sangue cinquanta volte al giorno. Apparendole Gesù le disse: Da che tu fai questa offerta, non puoi immagi­nare quanti peccatori si siano convertiti e quante anime siano state liberate dal Pur­gatorio!

È ormai in circolazione e tanto diffusa la preghiera, che si recita in forma di Rosa­rio, cioè per cinquanta volte: Eterno Padre, io vi offro per il Cuore Immacolato di Maria il Sangue di Gesù Cristo, per la santifica­zione dei Sacerdoti e la conversione dei pec­catori, per i moribondi e le anime del Pur­gatorio!

Le Sante Piaghe è tanto facile baciarle, servendosi del piccolo Crocifisso, che si suo­le portare addosso, o di quello che è attac­cato alla corona del Rosario. Dando il bacio, con amore e con dolore dei peccati, è bene dire: O Gesù, per le tue Sante Piaghe, pietà di me e del mondo intero!

Ci sono anime che non lasciano passare giorno senza rendere qualche ossequio alle Sacrosante Piaghe, con la recita di cinque Pater e con l'offerta di cinque piccoli sacri­fici. Oh, come gradisce il Sacro Cuore queste delicatezze d'amore e come ricambia con particolari benedizioni!

Mentre si presenta l'argomento del Cro­cifisso, si ricorda ai devoti del Sacro Cuore di avere un pensiero particolare a Gesù ogni venerdì, alle ore tre del pomeriggio, orario in cui il Redentore moriva sulla Croce dis­sanguato. Si reciti in quel momento qualche preghiera, invitando i familiari a fare al­trettanto.

Dono straordinario

Un giovane elegante rifiutò l'elemosina ad un poverello, anzi se ne allontanò sde­gnato. Ma subito dopo, riflettendo al male fatto, lo richiamò e gli diede una buona of­ferta. Promise a Dio di non negare mai la carità ad alcun bisognoso.

Gesù gradi questa buona volontà e tra­sformò quel cuore mondano in un cuore serafico. Gl'infuse il disprezzo del mondo e della sua gloria, gli diede l'amore alla po­vertà. Alla scuola del Crocifisso il giovane fece passi da gigante nella via della virtù.

Gesù lo premiò anche su questa terra ed un giorno, staccando la mano dalla Croce, gli diede un abbraccio.

Quell'anima generosa ricevette uno dei doni più grandi che Dio possa fare a crea­tura: l'impressione delle Piaghe di Gesù nel proprio corpo.

Due anni prima di morire era andato sopra un monte, per cominciare il digiuno di quaranta giorni. Una mattina, mentre pre­gava, vide scendere dal cielo un Serafino, che aveva sei ali luminose ed infocate e le mani ed i piedi forati dai chiodi, come il Crocifisso.

Il Serafino gli disse che era stato man­dato da Dio per significargli che avrebbe dovuto avere il martirio d'amore, nella for­ma di Gesù Crocifisso.

Il santo uomo, ch'era Francesco d'As­sisi, si avvide che nel suo corpo erano ap­parse cinque piaghe: le mani ed i piedi san­guinavano, così anche il costato.

Fortunati gli stimmatizzati, che porta­no nel corpo le Piaghe di Gesù Crocifisso!

Fortunati anche coloro che onorano le Di­vine Piaghe e ne portano in cuore la me­moria!

Fioretto. Tenere addosso un Crocifisso e baciar­ne spesso le Piaghe.

Giaculatoria. O Gesù, per le tue Sante Piaghe, pietà di me e del mondo intero!

 

8° GIORNO – 8 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare per coloro che si ribellano alla volontà di Dio nelle sofferenze.

LA CROCE

Gesù ci presenta il suo Divin Cuore sormontato da una piccola Croce. Il segno della Croce, distintivo di ogni cristianó, sia particolarmente il distintivo dei devoti del Sacro Cuore.

Croce significa sofferenza, rinuncia, de­dizione. Gesù per la nostra redenzione, per dimostrarci l'infinito suo amore, si sottopose ad ogni genere di dolore, sino a dare la vita, umiliato come un malfattore con la con­danna a morte.

Gesù abbracciò la Croce, la portò sulle sue spalle e vi morì inchiodato. Il Divin Maestro ripete a noi le parole che disse du­rante la sua vita terrena: Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua! (S. Matteo, XVI-24).

I mondani non intendono il linguaggio di Gesù; per loro la vita è unicamente pia­cere e la loro preoccupazione è tenere lon­tano tutto ciò che richiede sacrificio.

Le anime che aspirano al Cielo devono considerare la vita come tempo di combat­timento, come periodo di prova per dimo­strare a Dio il loro amore, come prepara­zione alla felicità eterna. Per seguire gl'inse­gnamenti del Vangelo, devono tenere a fre­no le passioni, andare contro lo spirito del mondo e resistere alle insidie di Satana. Tut­to ciò richiede sacrificio e costituisce la croce quotidiana.

Altre croci presenta la vita, più o meno pesanti: povertà, contrasti, umiliazioni, in- comprensioni, malattie, lutti, disillusioni ...

Le anime piccine nella vita spirituale, quando godono e tutto va secondo i loro gusti, piene d'amor di Dio, (come credono loro!), esclamano: Signore, come siete buo­no! Vi amo e vi benedico! Quanto amore mi portate! - Quando invece sono sotto il peso della tribolazione, non avendo il vero amor di Dio, giungono a dire: Signore, per­ché mi trattate male? ... Vi siete dimenti­cato di me? ... È questa la ricompensa delle preghiere che faccio? ...

Povere anime! Non comprendono che dove c'è la Croce, c'è Gesù; e dove c'è Gesù, c'è anche la Croce! Non pensano che il Si­gnore dimostra il suo amore a noi, mandan­doci più croci che consolazioni.

Certi Santi, qualche giorno in cui non avevano alcun che da soffrire, si lamentava­no con Gesù: Oggi, o Signore, pare che vi siate dimenticato di me! Nessuna sofferenza mi avete donata!

La sofferenza, quantunque ripugnante alla natura umana, è preziosa e bisogna ap­prezzarla: distacca dalle cose del mondo e fa aspirare al Cielo, purifica l'anima, facendo riparare i peccati commessi; aumenta il grado di gloria in Paradiso; è moneta per salvare altre anime e per liberare quelle del Pur­gatorio; è fonte di gioia spirituale; è con­solazione grande per il Cuore di Gesù, che attende l'offerta delle sofferenze come ripa­razione dell'amore divino offeso.

Come comportarsi nella sofferenza? Prima di tutto si preghi, ricorrendo al Sacro Cuore. Nessuno può comprenderci me­glio di Gesù, il quale dice: O voi tutti, che vi affaticate e siete sotto il peso della tri­bolazione, venite a me ed io vi ristorerò! (Matteo 11-28).

Quando abbiamo pregato, lasciamo fa­re a Gesù; Egli sa quando liberarci dalla tribolazione; se ci libera subito, ringraziamo­lo; se ritarda ad esaudirci, ringraziamolo ugualmente, uniformandoci pienamente alla sua volontà, che agisce sempre per il nostro maggior bene spirituale. Quando si prega con fede, l'anima si rafforza e si risolleva.

Una delle Promesse fatte dal Sacro Cuo­re ai suoi devoti è proprio questa: Li con­solerò nelle loro afflizioni. - Gesù non men­tisce; perciò si abbia fiducia in Lui.

Si fa un appello ai devoti del Divin Cuo­re: Non sprecare le sofferenze, neppure le piccole, ed offrirle tutte, sempre con amore a Gesù, affinché Egli le utilizzi per le anime e per consolare il suo Cuore.

Sono vostro figlio!

In una nobilissima famiglia romana si era svolta una festa solenne. Il figlio Alessio aveva contratto matrimonio.

Nel fiore degli anni, con una nobile spo­sa, padrone d'immense ricchezze ... la vita gli si presentava come un giardino in fiore.

Lo stesso giorno delle nozze gli apparve Gesù: Lascia, figlio mio, le delizie del mon­do! Segui la via della Croce e avrai un tesoro in Cielo! -

Ardente d'amore per Gesù, senza dire nulla ad alcuno, la prima notte del matri­monio il giovane abbandonò la sposa e la casa e si mise in viaggio, col proposito di visitare le principali Chiese del mondo. Diciassette anni durò la pellegrinazione, seminando al suo passaggio la devozione a Gesù ed a Maria Santissima. Ma quanti sa­crifici, privazioni ed umiliazioni! Trascorso questo tempo, Alessio ritornò a Roma e si presentò alla casa paterna senza essere riconosciuto, domandando al padre suo l'elemosina e supplicandolo che lo ac­cettasse in qualità dell'ultimo servo. Fu am­messo al servizio.

Stare nella propria casa e vivere da e­straneo; avere il diritto di comandare e stare soggetto; potere essere onorato e ricevere umiliazioni; essere ricco ed essere conside­rato povero e vivere da tale; e tutto ciò per ben diciassette anni; quanto eroismo in un vero amante di Gesù! Alessio aveva com­presa la preziosità della Croce ed era felice di offrire ogni giorno a Dio il tesoro della sofferenza. Gesù lo sosteneva e lo confor­tava.

Prima di morire lasciò uno scritto: « So­no Alessio, vostro figlio, colui che il primo giorno delle nozze abbandonò la sposa ».

Al momento della morte, Gesù glorificò colui che tanto lo aveva amato. Appena spi­rata l'anima, in tante Chiese di Roma, men­tre i fedeli si erano raccolti, si udì una voce misteriosa: Alessio è morto da Santo! ...

Il Papa Innocenzo Primo, conosciuto il fatto, ordinò che il corpo di Alessio fosse portato con sommo onore nella Chiesa di San Bonifacio.

Innumerevoli miracoli Dio operò al suo sepolcro.

Com'è generoso Gesù con le anime che sono generose nella sofferenza!

Fioretto. Non sprecare le sofferenze, specialmente le piccole, che sono le più frequenti e le più facili a sopportarsi; offrirle con amore al Cuore di Gesù per i peccatori.

Giaculatoria. Dio sia benedetto!

 

9° GIORNO – 9 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per gl'iscritti alla Massoneria.

I PRIMI VENERDI'

Abbiamo considerato il significato degli emblemi del Sacro Cuore. Conviene ora e­sporre le varie pratiche, che riguardano la devozione al Cuore di Gesù, cominciando dal Primo Venerdì del mese.

Ripetiamo le parole che Gesù rivolse a Santa Margherita:

« Nell'eccesso della misericordia del mio amore infinito, accorderò a tutti coloro che si comunicano nel Primo Venerdì d'ogni me­se, per nove mesi consecutivi, la grazia del pentimento finale, onde essi non morranno nella mia disgrazia, né senza ricevere i Santi Sacramenti, ed il mio Cuore in quell'ora estrema sarà il loro rifugio più sicuro ».

Queste solenni parole di Gesù sono ri­maste scolpite nella storia della Chiesa e sono sinonimo di Grande Promessa.

Ed invero, quale promessa maggiore della sicurezza eterna? Giustamente la pra­tica dei nove Primi Venerdì è chiamata la « Tessera del Paradiso ».

Perché Gesù ha chiesto, fra le opere buo­ne, la Santa Comunione? Perché questa gli rende una grande riparazione e tutti, vo­lendo, possono comunicarsi.

Ha scelto il venerdì, affinché le anime gli rendano il delicato atto di riparazione nel giorno in cui si ricorda la sua morte in Croce.

Perché si meriti la Grande Promessa, devono attuarsi le condizioni volute dal Sa­cro Cuore:

Comunicarsi al Primo Venerdì del mese. Non soddisfa a questa condizione chi, per dimenticanza o per impossibilità, vo­lesse supplire in altro giorno, per esempio la domenica.

Comunicarsi per nove mesi consecu­tivi, cioè senza interruzione alcuna, volon­taria o no.

La terza condizione, che non è detta espressamente, ma che si riduce logicamente, è: che la Santa Comunione si riceva bene.

Questa condizione abbisogna di deluci­dazione, perchè importantissima e perchè da tanti è poco tenuta in conto.

Comunicarsi bene significa essere in gra­zia di Dio, quando si riceve Gesù. D'ordi­nario tanti, prima di comunicarsi, ricorrono al Sacramento della Confessione, per rice­vere l'assoluzione delle colpe mortali. Se non ci si confessa come si deve, non si ottiene il perdono dei peccati; la Confessione resta nulla o sacrilega e la Comunione del Venerdì non ottiene il suo effetto, perché è fatta male.

Chi sa quante persone credono di me­ritare la Grande Promessa e di fatto non la conseguiranno, proprio per la Confessione mal fatta!

Si confessa male chi, consapevole di gra­ve peccato, volontariamente lo tace o na­sconde in Confessione, per vergogna o per altro motivo; chi ha la volontà di ritornare a commettere un peccato mortale, quale sa­rebbe ad esempio, il proposito di non accet­tare i figliuoli che Dio volesse mandare nella vita matrimoniale.

Si confessa male, e quindi non merita la Grande Promessa, chi non ha la volontà di fuggire le occasioni prossime gravi di pec­cato; in tale pericolo sono coloro che, pur facendo la pratica dei nove Primi Venerdì, non vogliono troncare un'amicizia veramente pericolosa, non vogliono rinunziare agli spet­tacoli immorali, a certi balli moderni scan­dalosi o a letture pornografiche.

Quanti purtroppo si confessano male, servendosi del Sacramento della Penitenza come di solo scarico momentaneo dei pec­cati, senza vera emendazione!

Si raccomanda ai devoti del Sacro Cuore di fare bene le Comunioni dei Primi Ve­nerdì, anzi di ripetere la pratica, cioè, finita una serie, cominciarne un'altra; s'interes­sino affinchè tutti i membri della famiglia, almeno una volta in vita, facciano i nove Venerdì e si preghi che li facciano come si deve.

Si diffonda questa devozione, esortando a compierla vicini e lontani, a voce e per iscritto, distribuendo pagelline della Grande Promessa.

Il Sacro Cuore benedice e predilige co­loro che si rendono apostoli dei nove Primi Venerdì.

Bontà di Gesù

Era sul letto di morte un professore, già da tempo iscritto alla Massoneria. Né la moglie né altri osavano dirgli di ricevere i Santi Sacramenti, conoscendo la sua ostilità alla Religione. Intanto era gravissimo; stava con la bombola dell'ossigeno per respirare ed il medico aveva detto: Probabilmente do­mani morrà.

La cognata, devota del Sacro Cuore, as­sidua alla pratica dei Primi Venerdì, ebbe un'ispirazione: mettere un'immagine di Ge­sù di fronte al moribondo, attaccata al gran­de specchio dell'armadio. L'immagine era graziosa ed arricchita di una benedizione par­ticolare. Ciò che avvenne fu narrato più volte dal professore:

- Quella notte stavo assai male; pen­savo già alla mia fine. Il mio sguardo andò a posarsi sull'immagine di Gesù, che mi stava dinnanzi. Quel bel volto si animò; gli occhi di Gesù mi fissarono. Che sguardo!... Poi mi rivolse la parola: Sei ancora in tempo. Scegli: o vita o morte! - Ero con­fuso e risposi: Non saprei scegliere!, - Gesù continuò: Allora scelgo io: Vita! - L'immagine ritornò allo stato normale. - Fin qui il professore.

L'indomani mattina volle il Confessore e ricevette i Santi Sacramenti. Non morì. Dopo altri due anni di vita, Gesù chiamò a sè l'ex-massone.

Il fatto fu narrato allo scrivente dalla stessa cognata.

Fioretto. Recitare un Santo Rosario per la conver­sione degli iscritti alla Massoneria. Giaculatoria. Cuore di Gesù, fornace ardente di cari­tà, abbi pietà di noi!

 

10° GIORNO – 10 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per quelli che aspettano grazie dal Sacro Cuore.

I QUINDICI VENERDI DEL SACRO CUORE

Maria Santissima è onorata dai fedeli, non solo con la pratica dei primi cinque Sa­bati del mese, ma anche con i Quindici Sa­bati consecutivi, che si compiono due vol­te all'anno, chiudendosi il primo turno l'ot­to maggio, festa di S. Michele Arcangelo, ed il secondo turno il sette ottobre, festa della Madonna del Rosario.

La pietà dei fedeli ha fatto sì che si ren­desse un simile omaggio al Sacro Cuore di Gesù, onorandolo, non solo con i nove pri­mi Venerdì, ma anche con i Quindici Ve­nerdì consecutivi.

Questa pratica non toglie nulla alla ri­velazione della Grande Promessa, essendo soltanto una intensificazione di riparazione, dato l'aumentare dell'iniquità nel mondo. L'autore di queste pagine si è interes­sato affinché la devozione dei Quindici Ve­nerdì si diffondesse ovunque. In pochi anni la pia pratica è penetrata in tutto il mondo, è stata bene accolta dai devoti del Sacro Cuore, ha prodotto e continua a produrre frutti ubertosissimi nelle anime. Il manua­le, che ormai circola in sette lingue e che porta la Benedizione di Papa Giovanni XXIII, può servire di guida alle anime vo­lonterose.

Si presenta lo scopo e la maniera di com­piere questa pratica.

Fine principale dei Quindici Venerdì è la riparazione al Sacro Cuore, tenendo presente ogni venerdì una categoria particolare di pec­cati dà riparare: o i sacrilegi, o le bestem­mie, o gli scandali, ecc.

Fine secondario è ottenere grazie. Il Cuore di Gesù, riparato e consolato da queste Comunioni riparatrici, si dimostra lar­ghissimo nel concedere grazie e favori ecce­zionali. La diffusione rapida e densa dei Quindici Venerdì non potrebbe spiegarsi, se i fedeli non avessero constatato la generosi­tà di Gesù nel fare grazie.

Ecco le norme:

Ognuno, privatamente, può compiere la devota pratica in qualunque periodo del­l'anno.

I turni solenni sono due: il primo comin­cia verso la metà di marzo e finisce l'ultimo venerdì di giugno; si completano così quin­dici settimane.

Il secondo turno ha inizio verso la metà di settembre e si chiude l'ultimo venerdì di dicembre.

In casi urgentissimi si possono fare quin­dici Comunioni di seguito, cioè si compie la pia pratica in due settimane.

Quando si aspettano grazie molto impor­tanti, è consigliabile che diverse persone fac­ciano i Quindici Venerdì assieme.

Chi per impedimento o per dimentican­za non potesse comunicarsi in qualche vener­dì, potrebbe supplire un giorno qualsiasi prima che giunga il venerdì successivo.

Quando un venerdì coincide col Primo Venerdì del mese, la Comunione soddisfa al­l'una ed all'altra pratica.

Non occorre confessarsi volta per volta che ci si comunica; è necessario trovarsi in grazia di Dio.

I Quindici Venerdì possono farsi anche per dare suffragio ai defunti, poiché Gesù, consolato da tante Comunioni riparatrici, consolerà in cambio le anime del Purgatorio. Guarigione istantanea

Chi scrive questo Mese del Sacro Cuore è a conoscenza di molte grazie, anche impor­tantissime, ottenute con la pratica dei Quin­dici Venerdì, grazie che riguardano tanto l'anima quanto il corpo.

Ecco un esempio.

Nella mia dimora, a Catania-Barriera, fui visitato da due coniugi, piuttosto avanzati negli anni. La donna mi disse: Padre, mio marito è ammalato; da quattro anni ha l'ul­cera gastrica; non può prendere facilmente cibo, perché s'intensifica il dolore; è conta­dino e non può andare al lavoro, perché piegandosi soffre troppo. Ci aiuti lei, come Sacerdote, ad ottenere da Dio la guari­gione. - Io mi volsi all'uomo: Lei frequenta la Chiesa? - Veramente, no; anzi impedisco a mia moglie di andarvi. - Dice forse qualche bestemmia? - Ogni momento; è il mio linguaggio. - Da molto tempo non si comunica? - Da quando sposai; decine di anni. - Ma come pretende che Dio le faccia la grazia della guarigione, se non cambia vi­ta?! ... - Glielo prometto! Ho tanto bisogno della salute, perché la famiglia è in tristi condizioni.

- Ed allora prometta di comunicarsi al venerdì per quindici settimane, in riparazio­ne dei peccati. Se vuole confessarsi adesso, può farlo.

- Preferisco confessarmi al mio paese. - Libero di farlo. - Dopo di ciò, pregammo assieme il Sacro Cuore. Il buon Gesù, contento del ritorno di quella pecorella all'ovile, operò il mira­colo.

Il povero uomo disse alla moglie: Sai che non sento più il dolore? Che sia una mia impressione? - Giunto a casa, provò a mangiare e non avvertì disturbo; fu così nei giorni seguenti. Riprese l'abitudine di sumere cibi di non fa­cile digestione e non provava nè dolore nè difficoltà. Cominciò il lavoro di zappa, senza avvertire l'antico dolore. Per rassicurarsi, dopo alcuni mesi si sottopose alla visita di uno specialista a Catania, e questi, conse­gnandogli la lastra della radioscopia, gli disse: È sparita l'ulcera gastrica; non è ri­masta neppure la traccía! -

Il miracolato ogni venerdì si comuni­cava ad onore del Sacro Cuore e non si stan­cava di narrare il suo caso agli amici, con­cludendo: Non credevo che queste cose po­tessero avvenire; eppure, io ne sono testi­monio! -

Fioretto. A qualche anima bisognosa parlare della devozione al Cuore di Gesù, per attirarla a Dio.

Giaculatoria. Gesù mio, misericordia!

 

11° GIORNO – 11 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare le irriverenze che si fanno nelle Chiese.

L'ORA SANTA

La sofferenza che Gesù provò nell'Orto del Getsemani, nessuno può comprenderla appieno. Fu così grande da produrre nel Cuore del Figlio di Dio una tristezza senza paragone, tanto che esclamò: L'anima mia è triste sino alla morte! (S. Matteo, XXVI­38).

In quell'ora di dolore vide tutti i tor­menti della Passione ed il cumulo d'iniquità degli uomini, per cui si offriva a riparare.

« Lo spirito è pronto, disse, ma la carne è debole! » (S. Matteo, XXVI-41).

Fu tale lo spasimo del Cuore, che il Corpo del Redentore sudò Sangue.

Gesù, come Uomo, sentì il bisogno del conforto e lo cercò presso gli Apostoli più intimi, Píetro, Giacomo e Giovanni; a tal fine li aveva condotti seco nel Getsemani. Ma gli Apostoli, stanchi, si addormen­tarono.

Afflitto di tanto abbandono, li svegliò lamentandosi: « E così, non avete potuto vegliare con me neppure un'ora? Vigilate e pregate... » (S. Matteo, XXVI-40).

Il Getsemani di venti secoli fa si ripete anche oggi misteriosamente. Il Cuore Euca­ristico di Gesù, Prigioniero d'amore nei Ta­bernacoli, in modo a noi inspiegabile risente gli effetti delle colpe dell'umanità. Alle anime privilegiate, ed in particolare a Santa Margherita, chiese tante volte di tenergli compagnia davanti al Tabernacolo, per un'o­ra, durante la notte, per consolarlo.

Conosciuto il desiderio esplicito di Gesù, le anime amanti del Sacro Cuore si affezio­narono alla pratica dell'Ora Santa.

In questo mese del Sacro Cuore approfondiamo l'alto significato dell'Ora Santa, per apprezzarla e per farla con frequenza e devozione.

L'Ora Santa è un'ora di compagnia che si fa a Gesù in memoria dell'agonia del Get­semani, per consolarlo delle offese che riceve e per ripararlo dell'abbandono, in cui è lasciato nei Tabernacoli dagli increduli, dagli infedeli e dai cattivi Cristiani.

Quest'ora può farsi solennemente in Chiesa, quando è esposto il Santissimo, e può farsi anche privatamente, o in Chiesa o in casa.

Anime pie che facciano l'Ora Santa pri­vata in Chiesa, ce ne sono poche; si adduce il motivo degli affari domestici. Chi real­mente fosse impedito di stare in Chiesa, potrebbe anche in famiglia fare compagnia a Gesù. Come comportarsi in pratica?

Ritirarsi nella propria cameretta; rivol­gersi verso la Chiesa più vicina, quasi per mettersi in rapporto diretto con Gesù nel Tabernacolo; recitare lentamente e con de­vozione le preghiere dell'Ora Santa, conte­nute in appositi libretti, oppure pensare a Gesù ed a quanto soffrì nella sua Passione, o recitare qualunque preghiera. S'inviti il proprio Angelo Custode ad unirsi alle ado­razioni.

L'anima assorta in preghiera non può sfuggire allo sguardo amoroso del Cuore di Gesù. Subito si forma tra Gesù e l'anima una corrente spirituale, apportatrice di pura gioia e di profonda pace.

Diceva Gesù alla sua Serva Suor Me­nendez: Raccomando a te ed alle anime mie care l'esercizio dell'Ora Santa, poiché questo è uno dei mezzi di offrire a Dio Padre, per la mediazione di Gesù Cristo, una ripara­zione infinita. -

Il desiderio ardente del Sacro Cuore, dunque, è questo: che i suoi devoti lo amino e lo riparino con l'Ora Santa. Quanto gra­direbbe Gesù una organizzazione di turni in proposito!

Una schiera di devoti del Divin Cuore, con a capo una persona fervente, potrebbe mettersi d'accordo a darsi turno, special­mente al giovedì, al venerdì e al giorno fe­stivo, affinché nelle diverse ore ci sia chi ripari il Cuore di Gesù.

Le ore più comode sono quelle della sera ed anche le più propizie, perché le of­fese più gravi Gesù le suole ricevere nelle ore delle tenebre, specialmente nella serata dei giorni festivi, tempo in cui i mondani si danno alla pazza gioia.

Prima chiedi il permesso!

Si è detto sopra che al primo tempo delle rivelazioni del Sacro Cuore a Santa Marghe­rita, sorsero delle difficoltà a credere a quanto la Suora affermava di vedere.e di sentire; tutto disposto dalla Provvidenza, affinché la Santa venisse umiliata. Si fece luce poco per volta.

Quanto ora si narra, avvenne verso gli inizi delle rivelazioni.     

Il Sacro Cuore, desideroso che Marghe­rita facesse un'Ora Santa, le disse: Questa notte ti alzerai e verrai davanti al Taberna­colo; dalle undici alla mezzanotte mi terrai compagnia. Prima chiedi il permesso alla Superiora. -

Questa Superiora non prestava fede alle visioni e si meravigliava che il Signore potesse parlare ad una suora così poco istruita e poco capace.

Quando la Santa chiese il permesso, la Madre rispose: Che sciocchezze! Che bella fantasia avete mai! Così, voi pensate dav­vero che vi sia apparso Nostro Signore!?... Non crediate neppure lontanamente che io vi permetta di alzarvi di notte per andare a fare l'Ora Santa. -

L'indomani riapparve Gesù e Marghe­rita gli disse rattristata: Non ho potuto avere il permesso e non ho soddisfatto al tuo desiderio.

- Sta' tranquilla, rispose Gesù, che non mi hai disgustato; tu hai ubbidito e mi hai dato gloria. Però, domanda di nuovo il permesso; di' alla Superiora che per questa notte mi accontenti. - Anche questa volta ebbe il rifiuto: Al­zarsi di notte è una irregolarità alla vita co­mune. Il permesso non lo do! - Gesù fu privato della gioia di un'Ora Santa; ma non rimase indifferente, poiché disse alla sua prediletta: Avverti la Supe­riora che, in punizione di non averti dato il permesso, entro il mese ci sarà un lutto in Comunità. Morrà una Suora. -

Entro il mese una Suora passò all'eter­nità.

Impariamo da questo episodio a superare le difficoltà che certe volte possono sor­gere, allorché il Signore c'ispira di offrirgli un'Ora Santa.

Fioretto. Raccogliersi in qualche momento della giornata per fare un po' di Ora Santa. Giaculatoria. Gesù, accresci in me la fede, la speranza e la carità!

 

12° GIORNO - 12 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare l'indifferenza dei cattivi Cristiani verso Gesù Sacramentato.

L'ORA DI GUARDIA

Santa Margherita stava un giorno nel cortiletto, sito dietro l'abside della Cappella. Era intenta a lavorare, ma il suo cuore era rivolto a Gesù Sacramentato; soltanto il muro impediva la vista del Tabernacolo. Avrebbe preferito, se l'ubbidienza glielo avesse permesso, di stare a pregare, anziché attendere al lavoro. Invidiava santamente la sorte degli Angeli, i quali non hanno altra occupazione che amare e lodare Dio.

All'improvviso fu rapita in estasi ed ebbe una dolce visione. Le apparve il Cuore di Gesù, risplendente, consumato nelle fiamme del suo puro amore, circondato da una grande schiera di Serafini, che canta­vano: Amor trionfa! Amor delizia! L'amor del Sacro Cuore tutto allieta! -

La Santa guardava, incantata di mera­viglia.

I Serafini si volsero verso di lei e le dissero: Canta con noi ed unisciti a noi nel lodare questo Divin Cuore! -

Margherita rispose: Io non oso. - Essi replicarono: Noi siamo gli Angeli che ono­riamo Gesù Cristo nel Santissimo Sacra­mento e siamo venuti qui apposta per unirci a te e dare al Divin Cuore l'omaggio di amore, di adorazione e di lode. Noi possiamo fare un patto con te e con tutte le anime: noi terremo il vostro posto davanti al San­tissimo Sacramento, così che voi possiate amarlo senza mai cessare, per mezzo di noi vostri ambasciatori. - (Vita di S. Marghe­rita).

La Santa accettò di unirsi al coro dei  Serafini per lodare il Signore ed i termini del patto furono scritti a lettere d'oro nel Cuore di Gesù.

Questa visione diede origine ad una pra­tica, tanto diffusa nel mondo, chiamata « L'Ora di Guardia al Sacro Cuore ». Cen­tinaia di migliaia sono le anime, che vanno orgogliose di chiamarsi e di essere le Guar­die del Sacro Cuore. Si sono formate delle Arciconfraternite, con il proprio periodico, affinché gli ascritti possano stare uniti nel­l'ideale della riparazione ed usufruire dei privilegi, di cui la Santa Chiesa li arricchi­sce.

In Italia il centro nazionale è a Roma, e precisamente nella Chiesa di San Camillo, in Via Sallustiana. Quando si vuol costituire un gruppo di Guardie d'Onore al Sacro Cuore, ci si rivolga al suddetto centro na­zionale, per riceverne le modalità, la pagel­lina e l'apposita medaglia.

È da augurarsi che in ogni Parrocchia ci sia una buona schiera di Guardie d'Onore, il cui nome sia scritto ed esposto nell'appo­sito Quadrante.

L'Ora di Guardia non si confonda con l'Ora Santa. Gioverà una breve istruzione. Quando si vogliono acquistare le indulgenze, prendere parte al bene che fanno le altre Guardie d'Onore ed avere il diritto alle Messe di Suffragio, è necessario iscri­versi all'Arciconfraternita nazionale di Ro­ma.

Anche senza l'iscrizione, si può divenire Guardie del Sacro Cuore, ma in forma pri­vata.

Còmpito di queste anime è: Imitare le pie donne, che sul monte del Calvario con­solavano Gesù pendente dalla Croce, e fare compagnia al Sacro Cuore chiuso nel Tabernacolo. Il tutto si riduce ad un'ora al giorno. Non vi è nulla di obbligatorio sul come passare l'Ora di Guardia e non è ne­cessario recarsi in Chiesa a trascorrere il tempo in preghiera. Il modo di farla è il seguente:

Si sceglie un'ora del giorno, la più adatta al raccoglimento; può anche cambiarsi, se­condo i bisogni, ma è meglio tenere sempre la stessa. Quando scocca l'ora stabilita, da qualunque posto ci si trovi, conviene andare col pensiero davanti al Tabernacolo ed unirsi alle adorazioni dei Cori degli Angeli; si of­frono a Gesù in modo speciale le opere di quell'ora. Se è possibile, si reciti qualche pre­ghiera, si legga un buon libro, si cantino del­le lodi a Gesù. Nel frattempo, si può anche lavorare, conservando però un po' di racco­glimento. Si evitino le mancanze, anche pic­cole, e si compia qualche opera buona.

L'Ora di guardia può farsi anche a mez­z'ora a mezz'ora; può ripetersi più volte al giorno; si può compiere in compagnia di altri.

Finita l'ora si recita un Pater, Ave e Gloria, ad onore del Sacro Cuore.

Lo scrivente ricorda con piacere che negli anni giovanili, quando lavorava in Parrocchia, aveva circa ottocento anime che giornalmente facevano l'Ora di Guardia e restava edificato dello zelo di certe maestre di taglio e di asilo, le quali facevano con le sartine e con i bambini l'Ora di Guardia in comune.

La devota pratica, di cui si è parlato, fa parte dell'Apostolato della Preghiera.

Un militare

Il Cuore di Gesù trova amanti in ogni ceto di persone.

Un giovane aveva lasciata la famiglia per prestare servizio nella vita militare. I sentimenti religiosi, avuti nell'infanzia, e specialmente la devozione al Cuore di Gesù, l'accompagnarono nella vita di caserma, con l'edificazione dei compagni.

Ogni pomeriggio, appena cominciava la sortita, entrava in una Chiesa e li stava per una buona ora raccolto in preghiera.

La sua presenza devota, assidua, in ore in cui la Chiesa era quasi deserta, colpi il Parroco, il quale un giorno lo avvicinò e gli disse:

- Mi piace e nello stesso tempo mi me­raviglia la vostra condotta. Lodo la vostra buona volontà a stare davanti al SS. Sa­cramento.

- Reverendo, se non facessi così, cre­derei di mancare ad un mio dovere verso Gesù. Impiego tutta la giornata a servizio di un re della terra e non devo impiegare almeno un'ora per Gesù, che è il Re dei re? Godo tanto a fare compagnia al Signore ed è un onore potergli fare un'ora di guardia! -

Quanta sapienza ed amore nel cuore di un militare!

Fioretto. Fare un'Ora di Guardia al Sacro Cuore, possibilmente in compagnia.

Giaculatoria. Amato sia dovunque il Cuore di Gesù!

 

13° GIORNO – 13 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare i peccati della propria famiglia.

LA CONSACRAZIONE DELLA FAMIGLIA

Fortunata quella famiglia di Betania, che aveva l'onore di ospitare Gesù! I suoi membri, Marta, Maria e Lazzaro, furono santificati dalla presenza, dai colloqui e dalle benedizioni del Figlio di Dio.

Se non può aversi la sorte di ospitare Gesù personalmente, almeno lo si faccia re­gnare nella famiglia, consacrandola solenne­mente al suo Divin Cuore.

Consacrandosi la famiglia, dovendosi esporre perennemente l'immagine del Sacro Cuore, si ottiene il compimento della pro­messa fatta a Santa Margherita: Benedirò i luoghi, dove sarà esposta ed onorata l'im­magine del mio Cuore. -

La consacrazione della famiglia al Cuore di Gesù è tanto raccomandata dai Sommi Pontefici, per i frutti spirituali che apporta:

benedizione negli affari, conforto nelle pene della vita e misericordiosa assistenza in punto di morte.

La Consacrazione si fa così:

Si sceglie un giorno, possibilmente di festa, oppure il Primo Venerdì del mese. In detto giorno tutti i componenti della fa­miglia facciano la Santa Comunione; però, se qualche traviato non volesse comunicarsi, la Consacrazione potrebbe avere luogo u­gualmente.

S'invitino i parenti ad assistere alla sacra funzione; è bene che s'inviti qualche Sacer­dote, quantunque ciò non sia necessario.

I membri della famiglia, prostrati da­vanti ad un'immagine del Sacro Cuore, appositamente preparata ed ornata, pronun­ziano la formula della Consacrazione, la quale può trovarsi in certi libretti di devo­zione.

È lodevole chiudere la funzione con una piccola festicciuola familiare, per ricordare meglio il giorno della Consacrazione.

Si consiglia che nelle feste principali, o almeno nel giorno anniversario, venga rin­novato l'atto di Consacrazione.

Ai novelli sposi si raccomanda viva­mente di compiere la solenne Consacrazione nel giorno delle nozze, affinché Gesù bene­dica generosamente la nuova famiglia.

Al venerdì non, si lasci mancare davanti all'immagine del Sacro Cuore il lumicino o il mazzetto di fiori. Questo atto di ossequio è gradito a Gesù ed è buon richiamo ai fa­miliari.

Nei bisogni particolari genitori e figli ricorrano al Sacro Cuore e preghino con fede davanti alla sua immagine.

La stanza, ove Gesù ha il suo posto d'onore, sia considerata come un piccolo Tempio.

È bene scrivere alla base dell'immagine del Sacro Cuore una giaculatoria, per ripe­terla ogni qual volta si passi davanti ad essa.

Potrebbe essere: « Cuore di Gesù, benedici questa famiglia! »

La famiglia consacrata non dimentichi che la vita domestica dev'essere santificata da tutti i membri, prima dai genitori e poi dai figliuoli. Si osservino esattamente i Co­mandamenti di Dio, aborrendo dalla bestem­mia e dal parlare scandaloso ed interessan­dosi della vera educazione religiosa dei piccoli.

Gioverebbe poco alla famiglia l'imma­gine esposta del Sacro Cuore, se in casa regnasse il peccato o l'indifferenza religiosa.

Un quadro

L'autore di questo libretto narra un fatto personale:

Nell'estate del 1936, trovandomi per al­cuni giorni in famiglia, esortai un parente a compiere l'atto di Consacrazione.

Per la brevità del tempo, non si poté preparare un quadro conveniente del Sacro Cuore e, per compiere la funzione, si ado­però un bell'arazzo.

Gli interessati al mattino si accostarono alla Santa Comunione ed alle ore nove si raccolsero per l'atto solenne. Era presente anche la mia mamma.

In corta e stola lessi la formula della Consacrazione; alla fine, tenni un discorso religioso, spiegando il signíficato della fun­zione. Conclusi così: L'immagine del Sacro Cuore deve avere in questa stanza il posto d'onore. L'arazzo che avete collocato mo­mentaneamente, dev'essere incorniciato ed attaccato alla parete centrale; in tal modo chi entra in questa stanza, subito posa lo sguardo sopra Gesù. -

Le figliuole della famiglia consacrata erano discordi sul posto da scegliere e quasi si bisticciavano. In quell'istante av­venne un fatto curioso. Sulle pareti stavano diversi quadri; sulla parete centrale cam­peggiava un quadro di Sant'Anna, che da anni non era stato rimosso. Sebbene questo fosse abbastanza in alto, ben assicurato al muro con grosso chiodo e laccio resistente, si sciolse da sè e spiccò un salto. Avrebbe dovuto frantumarsi a terra; invece andò a posarsi sopra un lettino, abbastanza distante dalla parete.

I presenti, compreso chi parla, ebbero un fremito e, considerando le circostanze, dissero: Questo fatto non pare naturale! - Realmente quello era il posto più adatto per intronizzare Gesù, e Gesù stesso se lo scelse.

La mamma mi disse in quell'occasione: Dunque Gesù ha assistito ed ha seguito la nostra funzione?

Sì, il Sacro Cuore, quando si fa una Consacrazione, è presente e benedice! -

Fioretto. Mandare sovente il proprio Angelo Cu­stode a rendere omaggio a Gesù Sacramen­tato.

Giaculatoria. Angioletto mio, vai da Maria E di' che saluti Gesù da parte mia!

 

 

14° GIORNO – 14 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare i peccati della propria città.

GESU MISERICORDIOSO

Nelle Litanie del Sacro Cuore c'è que­st'invocazione: Cuore di Gesù, paziente e di molta misericordia, abbiate pietà di noi!

Dio ha tutte le perfezioni ed in grado infinito. Chi può misurare l'onnipotenza, la sapienza, la bellezza, la giustizia e la bontà divina?

L'attributo più bello e più confortante, quello che più si addice alla Divinità e che il Figlio di Dio facendosi uomo ha voluto far risplendere di più, è l'attributo della bontà e della misericordia.

Dio è buono in sé, sommamente buono, e manifesta la sua bontà amando le anime peccatrici, compatendole, perdonando tutto e perseguitando col suo amore i traviati, per tirarli a sé e renderli eternamente felici. Tutta la vita di Gesù fu una continua manifestazione di amore e di misericordia. Dio ha tutta l'eternità per attuare la sua giustizia; ha solo il tempo, per coloro che stanno nel mondo, per usare misericordia; e vuole usare misericordia.

Dice il Profeta Isaia che il castigare è un'opera aliena dall'inclinazione di Dio (Isaia, 28-21). Quando il Signore castiga in questa vita, castiga per usare misericordia nell'altra. Si mostra irato, affinché i pecca­tori si ravvedano, detestino i peccati e si liberino dal castigo eterno.

Il Sacro Cuore dimostra la sua immensa misericordia coll'aspettare pazientemente a penitenza le anime traviate.

Una persona, desiderosa di piaceri, at­taccata solo ai beni di questo mondo, dimen­tica dei doveri che la legano al Creatore, commette ogni giorno tanti gravi peccati. Gesù potrebbe farla morire e tuttavia non lo fa; preferisce aspettare; anzi conservandola in vita, la provvede del necessario; finge di non vedere i suoi peccati, nella spe­ranza che un giorno o l'altro si ravveda e possa perdonarla e salvarla.

Ma perché Gesù ha tanta pazienza con chi l'offende? Nella sua infinita bontà non vuole la morte del peccatore, ma che si con­verta e viva.

Come dice S. Alfonso, pare che facciano a gara i peccatori a offendere Dio e Dio a pazientare, a beneficare ed a invitare al perdono. Scrive S. Agostino nel libro delle Confessioni: Signore, io ti offendevo e tu mi difendesti! -

Mentre Gesù aspetta i cattivi a peni­tenza, di continuo elargisce loro i torrenti della sua misericordia, chiamandoli ora con forti ispirazioni e con rimorsi di coscienza, ora con prediche e buone letture ed ora con tribolazioni per malattie o per lutti.

Anime peccatrici, non fate le sorde alla voce di Gesù! Riflettete che Colui il quale vi chiama, un giorno sarà il vostro giudice. Convertitevi ed aprite la porta del vostro cuore al Cuore di Gesù misericordioso! Tu, o Gesù, sei l'infinito; noi, tue crea­ture, siamo vermi della terra. Perché ci ami tanto, anche quando ci ribelliamo a te? Che cosa è l'uomo, di cui il tuo Cuore tanto si premura? È la tua bontà infinita, che ti fa andare in cerca della pecorella smarrita, per riabbracciarla e accarezzarla.

Va' in pace!

Tutto il Vangelo è un inno alla bontà ed alla misericordia di Gesù. Meditiamo un episodio.

Un fariseo invitò Gesù a desinare; ed egli, entrato nella sua casa, prese posto a tavola. Ed ecco una donna (Maria Madda­lena), conosciuta nella città come peccatri­ce, avendo saputo che egli era a tavola nella casa del fariseo, portò un vaso di ala­bastro, pieno d'unguento profumato; ed es­sendosi messa dietro, vicino ai suoi piedi, con le lacrime cominciò a bagnare i suoi piedi e li asciugava coi capelli del suo capo e baciava i suoi piedi, ungendoli col pro­fumo.

Il fariseo che aveva invitato Gesù, disse fra sé: Se questi fosse un Profeta, saprebbe chi è questa donna che lo tocca e che è peccatrice. - Gesù prese la parola e disse: Simone, ho qualcosa da dirti. - Ed egli: Maestro, parla! - Un creditore aveva due debitori; uno gli doveva cinquecento denari e l'altro cin­quanta. Non avendo essi di che pagare, con­donò il debito ad entrambi. Quale dei due, dunque, lo amerà di più?

Simone rispose: Suppongo sia colui, al quale è stato condonato di più. -

E Gesù continuò: Hai giudicato bene! - Poi rivolto verso la donna, disse a Simone: Vedi questa donna? Io sono entrato nella tua casa e tu non mi hai offerto l'acqua per i miei piedi; invece essa ha bagnato i miei piedi con le sue lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai accolto con un bacio; mentre essa, dacché è venuta, non ha cessato di baciare i miei piedi. Tu non hai unto il mio capo con l'olio; ma essa ha unto i miei piedi col profumo. Per questo io ti dico che i suoi numerosi peccati le sono per­donati, perché ella molto ha amato. Ma colui al quale poco si perdona, poco ama. - E guardando la donna, disse: I tuoi peccati ti sono perdonati... La tua fede ti ha salvata. Va' in pace! - (Luca, VII 36).

Bontà infinita del cuore amabilissimo di Gesù! Si trova davanti alla Maddalena, pec­catrice scandalosa, non la respinge, non la rimprovera, ne prende le difese, la perdona e la ricolma di ogni benedizione, sino a vo­lerla ai piedi della Croce, ad apparirle per prima appena risorto ed a farla una grande Santa!

Fioretto. Lungo il giorno baciare. con fede e amore l'ímmagine di Gesù.

Giaculatoria. Gesù misericordioso, confido in te!

15° GIORNO – 15 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Implorare misericordia pei peccatori più ostinati.

DOVERI VERSO LA BONTA’ DI DIO

La misericordia divina che si riversa sull'umanità per mezzo del Sacro Cuore, si deve onorare, ringraziare e riparare. Rendere onore a Gesù sígnifica lodarlo per la bontà che dimostra verso di noi.

È bene destinare un giorno, ad esempio, il lunedì, principio di settimana, a rendere omaggio al Cuore misericordioso di Gesù, dicendo al mattino: Mio Dio, noi adoriamo la vostra infinita bontà! Tutto quello che oggi faremo, sarà diretto a questa divina per­fezione.

Ogni anima, se rientra in se stessa, deve dire: Io sono un frutto della misericordia di Dio, non solo perché sono stata creata e re­denta, ma anche per le innumerevoli volte che Dio mi ha perdonata. E’ doveroso ringraziare sovente l'adora­bile Cuore di Gesù per averci chiamati a penitenza e per i continui atti di bontà che ci dimostra ogni giorno. Ringraziamolo an­che per coloro che usufruiscono della sua misericordia e non gliene sono grati.

Il Cuore misericordioso di Gesù è ol­traggiato dall'abuso della bontà, che fanno i cuori ingrati ed induriti nel male. Sia ripa­rato dai suoi devoti.

Impetrare misericordia su noi e sugli altri: ecco il compito dei devoti del S. Cuore. La preghiera fervente, fiduciosa e costante, è la chiave d'oro che ci fa penetrare nel Cuore di Gesù, onde ricevere i divini doni, dei quali il principale è la divina misericor­dia. Con l'apostolato della preghiera a quan­te anime bisognose possiamo far giungere i frutti della bontà divina!

Volendosi rendere al Sacro Cuore un os­sequio graditissimo, quando si ha la possibi­lità, anche con la cooperazione di altre persone, si faccia celebrare qualche S. Messa in onore della misericordia di Dio, o almeno si assista a qualche S. Messa e ci si comu­nichi allo stesso scopo.

Non sono troppe le anime che coltivano questa bella pratica.

Quanto sarebbe onorata la Divinità con la celebrazione di tale Messa!

Gesù trionfa!

Un sacerdote racconta:

Fui avvisato che in una clinica della città era degente un signore, pubblico peccatore, ostinato a rifiutare gli ultimi Sacramenti.

Le Suore addette alla clinica, mi dissero: Sono stati a visitare quest'ammalato altri tre Sacerdoti, ma senza frutto. Sappia che la clinica è piantonata dalla questura, perché tanti gli darebbero l'assalto per il risarci­mento di gravi danni.

Compresi che il caso era importante ed urgente e ch'era necessario un miracolo della misericordia di Dio. D'ordinario, chi vive male, muore male; ma se il Cuore Miseri­cordioso di Gesù è pressato dalla preghiera di anime pie, il peccatore più malvagio e ribelle si converte d'un colpo.

Dissi alle Suore: Andate in Cappella a pregare; pregate con fede Gesù; nel frat­tempo io parlo all'ammalato. -

L'infelice era lì, solitario, adagiato sul letto, incosciente del suo triste stato spiri­tuale. Alle prime battute mi accorsi che il suo cuore era troppo duro e che non inten­deva confessarsi. Intanto la Divina Miseri­cordia, invocata dalle Suore nella Cappella, trionfò appieno: Padre, ora può ascoltare la mia Confessione! - Ringraziai Dio; l'ascol­tai e gli diedi l'assoluzione. Io ero commos­so; sentii il bisogno di dirgli: Ho assistito centinaia e centinaia d'infermi; mai ne ho baciato uno. Mi permetta che io baci lei, come espressione del bacio divino che le ha dato or ora Gesù perdonando i suoi pecca­ti! ... - Faccia liberamente! -

Poche volte in vita mia ho avuto gioia sì grande, come in quel momento, in cui im­primevo quel bacio, riflesso del bacio di Ge­sù Misericordioso.

Quel Sacerdote, autore di queste pagine, segui l'infermo nel corso della malattia. Tredici giorni di vita gli rimasero e li trascorse nella massima serenità di spirito, beandosi di quella pace che viene solo da Dio.

Fioretto. Recitare cinque Pater, Ave e Gloria in onore delle Sante Piaghe per la conversione dei peccatori.

Giaculatoria. Gesù, converti i peccatori!

 

16° GIORNO – 16 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare le impurità e gli scandali del mondo.

ABUSO DELLA DIVINA MISERICORDIA

Nei giorni precedenti abbiamo conside­rato la misericordia di Dio; ora consideriamo la sua giustizia.

Il pensiero della divina bontà è confor­tante, ma quello della divina giustizia è più fruttuoso, quantunque meno piacevole. Dio non deve considerarsi solo per metà, come dice San Basilio, cioè pensandolo soltanto buono; Dio è anche giusto; e poiché gli a­busi della divina misericordia sono frequen­ti, meditiamo i rigori della divina giustizia, per non cadere nella disgrazia dell'abuso della bontà del Sacro Cuore.

Dopo del peccato, bisogna sperare nella misericordia, pensare alla bontà di quel Cuo­re Divino, il quale accoglie con amore e gioia l'anima pentita. Il disperare del perdono, anche dopo un numero sterminato di colpe gravi, è un insulto al Cuore di Gesù, fonte di bontà.

Ma prima di commettere un grave pec­cato, bisogna pensare alla terribile giustizia di Dio, la quale può ritardare a punire il peccatore (e questa è misericordia!), ma certamente lo punirà, o in questa o nell'altra vita.

Tanti peccano, pensando: Gesù è buono, è Padre di misericordia; farò un peccato e poi me lo confesserò. Certamente Dio mi perdonerà. Quante volte mi ha perdo­nato! ...

Dice Sant'Alfonso: Non merita la mi­sericordia di Dio, chi si serve della sua mi­sericordia per offenderlo. Chi offende la giustizia divina, può ricorrere alla miseri­cordia. Ma chi offende la misericordia abu­sandone, a chi ricorrerà?

Dice Dio: Non dire: La misericordia di Dio è grande ed avrà compassione della mol­titudine dei miei peccati (... quindi posso peccare!) (Eccl., VI).

La bontà di Dio è infinita, ma gli atti della sua misericordia, nei rapporti con le singole anime, sono finiti. Se il Signore sop­portasse sempre il peccatore, nessuno an­drebbe all'inferno; invece si sa che tante anime si dannano.

Iddio promette il perdono e lo concede volentieri all'anima pentita, risoluta di la­sciare il peccato; ma chi pecca, dice S. Ago­stino, abusando della divina bontà, non è un penitente, ma uno schernitore di Dio. - con Dio non si scherza! - dice San Paolo (Galati, VI, 7).

La speranza del peccatore dopo la colpa, quando c'è il vero pentimento, è cara al Cuore di Gesù; ma la speranza dei pecca­tori ostinati, è l'abominio di Dio (Giobbe, XI, 20).

Taluno dice: Il Signore mi ha usato tanta misericordia nel passato; spero che me la userà anche in avvenire. - Si risponde:

E per questo tu vuoi ritornare ad offen­derlo? Non pensi che così tu disprezzi la bontà di Dio e stanchi la sua pazienza? E' vero che il Signore in passato ti ha soppor­tato, ma ha agito così per darti tempo a pen­tirti dei peccati e piangerli, non per darti tempo di offenderlo ancora!

E’scritto nel libro dei Salmi: Se non vi convertite, il Signore ruoterà la sua spada (Salmi, VII, 13). Chi abusa della divina misericordia, tema l'abbandono di Dio! O muore improvvisamente mentre pecca o viene privato delle grazie divine abbondanti, per cui non avrà la forza di lasciare il male e morrà nel peccato. L'abbandono di Dio porta alla cecità della mente e all'indurimen­to del cuore. L'anima ostinata nel male è come una campagna senza muro e senza siepe. Dice il Signore: Toglierò la siepe e la vigna sarà devastata (Isaia, V, 5).

Quando un'anima abusa della bontà di­vina, viene abbandonata così: le toglie Dio la siepe del suo timore, il rimorso di co­scienza, la luce della mente ed allora entre­ranno in quell'anima tutti i mostri dei vizi (Salmi, CIII, 20).

Il peccatore abbandonato da Dio di­sprezza tutto, pace del cuore, ammoni­zioni, Paradiso! Cerca di godere e di di­strarsi. Il Signore lo vede ed aspetta ancora; ma più ritarda il castigo e maggiore sarà. - Usiamo misericordia all'empio, dice Dio, ed egli non si rimetterà! (Isaia, XXVI, 10).

Oh quale castigo è quando il Signore lascia l'anima peccatrice nel suo peccato e pare che non gliene domandi conto! Dio vi aspetta per rendervi vittime della sua giustizia nella vita eterna. È cosa orrenda cadere nelle mani del Dio Vivente!

Domanda il profeta Geremia: Per qual motivo tutto va a seconda per gli empi? Poi risponde: Tu, o Dio, li raduni quale gregge al macello (Geremia, XII, 1).

Non c'è maggior castigo, che il permet­tere Dio che il peccatore aggiunga peccati a peccati, secondo ciò che dice Davide: Ag­giungono iniquità ad iniquità... Siano can­cellati dal libro dei viventi! (Salmi, 68).

O peccatore, rifletti! Tu pecchi e Dio, per sua misericordia, tace, ma non tace sempre. Quando giungerà l'ora della giu­stizia, ti dirà: Queste iniquità hai fatte ed io ho taciuto. Hai creduto, iniquo, che io sia simile a te! Ti prenderò e ti metterò contro la tua stessa faccia! (Salmi, 49).

La misericordia che il Signore usa al peccatore ostinato, sarà motivo di più ter­ribile giudizio e condanna.

Anime devote del Sacro Cuore, ringra­ziate Gesù della misericordia che vi ha usato nel passato; promettete di non abusare mai della sua bontà; riparate oggi, ed anche tutti i giorni, gl'ínnumerevoli abusi che fanno i cattivi della misericordia divina e così con­solerete il suo afflitto Cuore!

Il Commediante

S. Alfonso, nel suo libro « Apparecchio alla morte », narra:

Si era presentato al Padre Luigi La Nusa, a Palermo, un commediante, il quale, spinto dai rimorsi dello scandalo, decise di confes­sarsi. Ordinariamente chi vive a lungo nel­l'impurità, non suole distaccarsi risoluta­mente dal vizio. Il santo Sacerdote, per il­lustrazione divina, vide lo stato misero di quel commediante e la sua poca buona vo­lontà; perciò gli disse: Non abusate della di­vina misericordia; Dio vi concede ancora dodici anni di vita; se entro questo tempo non vi correggete, farete una mala morte. -

Il peccatore dapprima s'impressionò, ma poi si tuffò nel mare dei piaceri e non senti più il rimorso. Un giorno incontrò un amico e a vederlo pensoso, gli disse: Cosa ti è capitato? - Sono stato a confes­sarmi; vedo che la mia coscienza è imbro­gliata! - E lascia la malinconia! Godi la vita! Guai a impressionarsi di ciò che dice un Confessore! Sappi che un giorno il Pa­dre La Nusa mi disse che Dio mi dava an­cora dodici anni di vita e che se nel frat­tempo io non avessi lasciato l'impurità, sarei morto malamente. Proprio in questo mese si compiono i dodici anni, ma io sto benissimo, godo sul palcoscenico, i piaceri, sono tutti miei! Vuoi stare allegro? Vieni sabato pros­simo a vedere una nuova commedia, da me composta. -

Il sabato, 24 novembre 1668, mentre l'artista stava per presentarsi sulla scena, fu colpito da paralisi e morì tra le braccia di una donna, pure commediante. E così finì la commedia della sua vita!

Chi male vive, male muore!

Fioretto. Recitare devotamente il Rosario, affin­ché la Madonna ci liberi dal furore della divina giustizia, specialmente nell'ora della morte.

Giaculatoria. Dalla tua ira; liberaci, o Signore!

17° GIORNO – 17 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare l'abuso che tanti fanno della misericordia di Dio.

IL NUMERO DEI PECCATI

Consideriamo l'abuso della divina mise­ricordia in rapporto al numero dei peccati. Manda più anime all'inferno la miseri­cordia di Dio, anziché la giustizia (S. Al­fonso). Se il Signore castigasse subito chi l'offende, volta per volta, certamente ver­rebbe offeso molto di meno; ma poiché usa misericordia ed aspetta pazientemente, i pec­catorí approfittano per continuare ad offen­derlo.

Insegnano i Dottori della Santa Chiesa, tra cui S. Ambrogio e S. Agostino, che come Dio tiene determinato per ogni persona il numero dei giorni di vita, compiuto il quale giungerà la morte, così ancora tiene deter­minato il numero dei peccati che vuole per­donare, compiuto il quale sopraggiungerà la divina giustizia.

Le anime peccatrici, che hanno poca vo­glia di lasciare il male, non tengono conto del numero dei loro peccati e credono che importi poco peccare dieci volte o venti o cento; ma il Signore ne tiene stretto conto ed aspetta, nella sua misericordia, che giunga l'ultimo peccato, quello che completerà la misura, per applicare la sua giustizia.

Nel libro della Genesi (XV - 16) si legge: Non sono ancora complete le iniquità degli Amorrei! - Questo passo della Sacra Scrittura dimostra che il Signore ritardava il castigo degli Amorrei, perché ancora il nu­mero delle loro colpe non era completo.

Il Signore disse anche: Io non avrò più compassione d'Israele (Osea, 1-6). Mi han­no tentato per dieci volte... e non vedranno la terra promessa (Num., XIV, 22).

Conviene dunque stare attenti al numero dei gravi peccati e ricordare le parole di Dio: Del peccato rimesso non essere senza timore e non aggiungere peccato a peccato! (Eccl., V, 5).

Infelici coloro che accumulano peccati e poi, di tanto in tanto, vanno a deporli al confessionale, per ritornarvi fra non molto con un altro carico!

Taluni si mettono ad indagare il numero delle stelle e degli Angeli. Ma chi può sa­pere il numero degli anni di vita che Dio concede ad ognuno? E chi può conoscere quale sia il numero dei peccati che Dio vorrà perdonare al peccatore? E non potrà darsi che quel peccato che stai per commettere, o misera creatura, sia proprio quello che com­pleterà la misura della tua iniquità?

Insegna S. Alfonso e con lui altri sacri scrittori, che il Signore non tiene conto degli anni degli uomini, ma dei loro peccati, e che il numero delle iniquità che vuole per­donare varia da persona a persona; a chi perdona cento peccati, a chi mille ed a chi uno solo.

La Madonna manifestò ad una certa Benedetta di Firenze, che una fanciulla di dodici anni al primo peccato fu condannata all'inferno (S. Alfonso).

Forse qualcuno temerariamente vorrà chiedere a Dio ragione perché ad un'anima perdona di più e ad un'altra di meno. Il mi­stero della divina misericordia e della divina giustizia si deve adorare e dire con S. Paolo: O profondità delle ricchezze della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono incom­prensibili i suoi giudizi, imperscrutabili le sue vie! (Romani, XI, 33).

Sant'Agostino dice: Quando Dio usa mi­sericordía con uno, la usa gratuitamente; quando la nega, fa ciò con giustizia. -

Dalla considerazione della tremenda giu­stizia di Dio, cerchiamo di trarre dei frutti pratici.

I peccati della vita passata mettiamoli nel Cuore di Gesù, confidando nella sua infi­nita misericordia. In avvenire però stiamo attenti a non offendere gravemente la Divina Maestà.

Quando il demonio invita a peccare ed inganna col dire: Ancora sei giovane! ... Dio ti ha perdonato sempre e ti perdonerà ancora!... - si risponda: E se questo pec­cato completerà il numero delle mie colpe e cesserà per me la misericordia, cosa avverrà dell'anima mia? ...

Castigo solenne

Al tempo di Abramo, le città della Pentapoli si erano date alla più profonda im­moralità; le più gravi colpe si commette­vano a Sodoma ed a Gomorra.

Quegli infelici abitanti non contavano i loro peccati, ma li contava Dio. Quando il numero delle colpe fu completo, quando la misura fu al colmo, si manifestò la divina giustizia.

Il Signore apparve ad Abramo e gli dis­se: Il grido contro Sodoma e Gomorra si è fatto più forte ed i loro peccati sono dive­nuti troppo enormi. Manderò la punizio­ne! -

Abramo conoscendo la misericordia di Dio, disse: Farai tu, o Signore, morire il giusto con il malvagio? Se ci fossero a So­doma cinquanta persone giuste, tu perdo­neresti?

- Se io trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti... o quaranta... od anche dieci, risparmierò il castigo. -

Queste poche anime buone non c'erano e la misericordia di Dio diede il posto alla giustizia.

Una mattina, mentre sorgeva il sole, il Signore fece cadere sulle città peccatrici una terribile pioggia, non di acqua, ma di zolfo e fuoco; tutto andò in fiamme. Gli abitanti in preda alla disperazione, tentarono di sal­varsi, ma nessuno ci riuscì, tranne la fami­glia di Abramo, ch'era stata preavvisata a fuggire.

Il fatto è narrato dalla Sacra Scrittura e dovrebbe essere ben meditato da coloro che facilmente peccano, senza far caso del numero di peccati.

Fioretto. Evitare le occasioni, ove c'è pericolo di offendere Dio.

Giaculatoria. Cuore di Gesù, dammi la forza nelle ten­tazioni!

18° GIORNO – 18 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per quelli che tra­discono e rinnegano Gesù.

LE GRANDI AMAREZZE DEL CUORE DI GESÙ

Nelle Litanie del Sacro Cuore c'è l'in­vocazione: « Cuore di Gesù, saturato di ob­brobri, abbiate pietà di noi! »

La Passione di Gesù fu un grande cu­mulo di umiliazioni e di obbrobri, che sol­tanto il Figlio di Dio potè abbracciare e sostenere per amore delle anime.

Basta pensare a qualche scena del Pre­torio di Pilato, per intenerirsi sino alle la­crime.

Gesù, centro dei cuori e dell'universo, splendore del Divin Padre e sua Immagine Vivente, gaudio eterno della Corte Cele­ste... vestito da re di burla; una corona di spine pungenti, che gli ricopre il capo; il volto solcato di Sangue; uno straccio rosso sulle spalle, significante la porpora reale; una canna in mano, simbolo dello scettro; le mani legate, come un malfattore; gli occhi bendati! ... Gli insulti e le bestemmie non si possono contare. Sul volto divino si lan­ciano sputi e schiaffi. Per maggiore scherno gli si dice: Nazareno, indovina chi ti ha percosso! ...

Gesù non parla, non reagisce, pare in­sensibile a tutto... ma il suo delicatissimo Cuore soffre oltre ogni dire! Coloro per i quali si è fatto Uomo, ai quali riapre il Pa­radiso, lo trattano così!

Ma non sempre il mansueto Gesù tace; nel colmo dell'amarezza manifesta il suo dolore e contemporaneamente l'amore. Si avvicina Giuda per tradirlo; vede l'infe­lice Apostolo, che per amore aveva scelto, che aveva ricolmato di delicatezze;... per­mette che con il segno dell'amicizia, col ba­cio, faccia il tradimento; ma non contenendo più il dolore, esclama: Amico, a che sei ve­nuto?... Con un bacio tradisci il Figliuolo dell'Uomo?... -

Queste parole, uscite dal Cuore di un Dio amareggiato, entrarono come saette nel cuore di Giuda, il quale non ebbe più pace, finché andò ad impiccarsi.

Fin tanto che gli abbrobri venivano da parte dei nemici, Gesù taceva, ma non tac­que davanti all'ingratitudine di Giuda, un prediletto.

Di quanti insulti il Cuore di Gesù è ri­coperto ogni giorno! Quante bestemmie, scandali, delitti, odii e persecuzioni! Ma ci sono dei dispiaceri che feriscono il Divin Cuore in modo particolare. Sono le cadute gravi di certe anime pie, di anime a Lui consacrate, che prese dal laccio di un affetto disordinato e indebolite da una passione poco mortificata, lasciano l'amicizia di Gesù, cacciandolo dal loro cuore, e si mettono a servizio di Satana.

Povere anime! Prima frequentavano la Chiesa, si accostavano spesso alla S. Comu­nione, nutrivano e confortavano il loro spi­rito con sante letture... ed ora non più!

Cinema, danze, spiagge, romanzi, libertà dei sensi!...

Gesù buon Pastore, che va dietro a chi mai l'ha conosciuto ed amato per tirarlo a sè e dargli un posto nel suo Cuore, che dolore deve provare e che umiliazione su­bire nel suo amore vedendo allontanare dal suo servizio anime, che in passato gli sono state carissime! E le vede nella via del male, pietra di scandalo ad altre!

La corruzione dell'ottimo è pessima. Ordinariamente, chi è stato molto vicino a Dio e poi se ne allontana, diviene più cattivo degli altri cattivi.

Anime sventurate, avete tradito Gesù come Giuda! Questi lo tradì per trema de­nari e voi per appagare una vile passione, che tante amarezze vi cagiona. Non imitate Giuda; non disperatevi! Imitate San Pietro, il quale rinnegò il Maestro per tre volte, ma poi pianse amaramente, dimostrando il suo amore a Gesù col dare la sua vita per Lui.

Da quanto si è detto, risultano delle conclusioni pratiche.

Prima di tutto, chi ama Gesù, sia forte nelle tentazioni. Quando insorgono terribil­mente le passioni, specialmente l'impurità, si dica: Ed io, dopo tante proteste di amore a Gesù, dopo tanti benefici ricevuti, avrò l'ardire di tradire il suo amore e rinnegarlo col darmi al demonio?... Oserò mettermi nel numero di chi amareggia Gesù? Prima morire, come S. Maria Goretti, anziché fe­rire il Cuore di Gesù!

In secondo luogo, si deve prendere viva parte al dolore che recano a Gesù coloro che lo tradiscono e rinnegano. Per costoro oggi si preghi e si ripari, affinché il Sacro Cuore sia consolato ed affinché i traviati si con­vertano.

Il pozzo

Il Sommo Pontefice Leone XIII disse a D. Bosco in una udienza privata: Desidero che sorga in Roma, e precisamente nella zona di Castro Pretorio, un bel tempio da dedicarsi al Sacro Cuore. Potreste voi pren­derne l'impegno?

- Il desiderio di Vostra Santità è un comando per me. Non domando aiuto finan­ziario, ma solo la Paterna Vostra Benedi­zione. -

Don Bosco, fidando nella Provvidenza, potè costruire un magnifico tempio ove il Sa­cro Cuore riceve ogni giorno tanti omaggi. Gesù gradì le fatiche del suo Servo e fin dall'inizio dei lavori di costruzione gli dimo­strò con una celeste visione il suo compia­cimento.

Il 30 aprile del 1882, Don Bosco era nella sacrestia della cappella, presso la sor­gente Chiesa del S. Cuore. Gli apparve Luigi Colle, giovane di preclare virtù, morto già da tempo a Tolone.

Il Santo, che già parecchie volte se l'era visto apparire, si fermò a contemplarlo. Vi­cino a Luigi stava un pozzo, dal quale il giovane cominciò ad attingere acqua. Ne aveva tirata abbastanza.

Meravigliato, Don Bosco, chiese: Ma perché tiri su tanta acqua?

- Attingo per me e per i miei genitori. - Ma perché in tanta quantità?

- Non comprende? Non vede che il pozzo raffigura il Sacro Cuore di Gesù? Quanti più tesori di grazia e di misericordia ne escono, tanti più ve ne rimangono.

- Come mai, Luigi, ti trovi qui?

- Sono venuto a farle una visita ed a dirle che io sono felice in Paradiso. -

In questi visione di San Giovanni Bosco il Sacro Cuore è presentato come pozzo ine­sauribile di misericordia. Invochiamo oggi con frequenza la divina misericordia per noi e per le anime più bisognose.

Fioretto. Evitare le piccole mancanze volontarie, che tanto dispiacciono a Gesù. Giaculatoria. Gesù, ti ringrazio che tante volte mi hai perdonato!

 

19° GIORNO – 19 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare i propri peccati.

RIMEDIARE AL PASSATO

Gesù ha il cuore di amico, di fratello, di padre.     

Nell'Antico Testamento Dio si manife­stava spesso agli uomini come il Dio della giustizia e del rigore; ciò era richiesto dalla rozzezza del suo popolo, che era l'ebreo, e dal pericolo dell'idolatria.

Il Nuovo Testamento invece ha la legge d'amore. Con la nascita del Redentore ap­parve nel mondo le benignità.

Gesù, volendo attrarre tutti al suo Cuore, trascorse la vita terrena beneficando e dando continuo saggio della sua infinita bontà; per questo i peccatori accorrevano a Lui senza timore.

Amò presentarsi al mondo come me­dico premuroso, come pastore buono, come amico, fratello e padre, disposto a perdonare non, sette volte, ma settanta volte sette. All'adultera, che a Lui fu presentata come degna di essere uccisa a sassate, diede gene­rosamente il perdono, come lo diede alla Samaritana, a Maria di Magdala, a Zaccheo, al buon ladrone.

Usufruiamo anche noi della bontà del Cuore di Gesù, perché anche noi abbiamo peccato; nessuno dubiti del perdono.

Tutti siamo peccatori, quantunque non tutti allo stesso grado; ma chi più ha pec­cato, più in fretta e con fiducia si rifugi nel Cuore amabilissimo di Gesù. Se le anime peccatrici sono sanguinanti e rosse come coc­ciniglia, se confidano in Gesù, risanano e diventano bianche più che la neve.

Il ricordo dei peccati commessi suole essere un pensiero opprimente. Ad una certa età, quando diminuisce il bollore delle pas­sioni, o dopo un periodo di crisi umiliante, l'anima, toccata dalla grazia di Dio, vede le gravi colpe in cui é caduta e naturalmente ne arrossisce; poi si domanda: Come mi trovo ora davanti a Dio?...

Se non si ricorre a Gesù, aprendo il cuore alla fiducia ed all'amore, prende il sopravvento il timore e lo scoraggiamento ed il demonio ne approfitta per deprimere l'anima, generando malinconia e pericolosa tristezza; il cuore depresso è come un uc­cella con le ali tarpate, incapace di spiccare il volo verso la cima delle virtù.

Il ricordo delle vergognose cadute e dei gravi dispiaceri arrecati a Gesù si deve uti­lizzare in bene, come si utilizza il concime per fecondare le piante e farle fruttare.

Venendo alla pratica, come si riesce in un affare di coscienza così importante? Si suggerisce la maniera più semplice ed effi­cace.

Quando si presenta alla mente il pen­siero d'un passato peccaminoso:

1. - Si faccia un atto d'umiltà, ricono­scendo la propria miseria. Appena l'anima si umilia, attira lo sguardo misericordioso di Gesù, il quale resiste ai superbi e dà la sua grazia agli umili. Presto il cuore comincia a rasserenarsi.

2. - Si apra l'animo alla fiducia, pen­sando alla bontà di Gesù, e si dica: Cuore di Gesù, confido in Te!

3. - Si emetta un atto d'amor di Dio, fervente, dicendo: Gesù mio, molto ti ho offeso; ma molto ora ti voglio amare! - L'atto di amore è un fuoco che brucia e distrugge i peccati.

Compiendo i sopraddetti tre atti, di umiltà, di fiducia e d'amore, l'anima avverte un misterioso sollievo, un'intima gioia e pace, che si può solo provare ma non espri­mere.

Data l'importanza dell'argomento, ai de­voti del Sacro Cuore si fanno delle racco­mandazioni.

1. - In un periodo qualsiasi dell'anno, scegliere un mese e dedicarlo tutto alla ri­parazione dei peccati commessi nella vita.

E' consigliabile fare questo almeno una volta nel corso della vita.

2. - È bene scegliere anche un giorno alla settimana, tenendolo stabile, e desti­narlo alla riparazione delle proprie colpe.

3. - Chi avesse dato scandalo, o con la condotta o con i consigli o con eccitamenti al male, preghi sempre per le anime scanda­lizzate, affinché nessuna si danni; inoltre salvi più anime che può con l'apostolato della preghiera e della sofferenza.

Un ultimo suggerimento si dà a chi ha peccato e realmente vuole rimediare: com­piere molti atti buoni, in opposizione agli atti cattivi.

Chi ha mancato contro la purezza, col­tivi bene il giglio della bella virtù, morti­ficando i sensi e specialmente gli occhi ed il tatto; castighi il corpo con penitenze cor­porali.

Chi ha peccato contro la carità, portando odio, mormorando, imprecando, faccia del bene a chi gli ha fatto del male.

Chi ha trascurato la Messa nei giorni fe­stivi, ascolti più Messe che può, anche nei giorni feriali.

Quando si compie un gran numero di simili atti buoni, non solo si ripara il male fatto, ma ci si rende più cari al Cuore di Gesù.

Un segreto d'amore

Fortunate le anime, che durante la vita mortale possono godere delle delicatezze di­rette di Gesù! Sono queste le persone pri­vilegiate, che Dio sceglie affinchè riparino per l'umanità peccatrice.

Un'anima peccatrice, che fu poi preda della divina misericordia, godeva delle pre­dilezioni di Gesù. Addolorata dei peccati commessi, ed anche gravi, memore di ciò che disse il Signore a San Girolamo « Dammi i tuoi peccati! », spinta dal divino amore e dalla confidenza, disse a Gesù: Ti regalo, Gesù mio, tutti i miei peccati! Distruggili nel tuo Cuore!

Gesù sorrise e poi rispose:. Ti ringrazio di questo gradito regalo! Tutto perdonato! Dammi spesso, anzi spessissimo, i tuoi pec­cati ed io ti dono le mie carezze spirituali! - Commossa a tanta bontà, quell'anima of­friva a Gesù le sue colpe molte volte al gior­no, ogni volta che pregava, quando entrava in Chiesa o vi passava dinnanzi... e sugge­riva agli altri di fàre altrettanto.

Si approfitti di questo segreto d'amore!

Fioretto. Fare la S. Comunione e possibilmente ascoltare la S. Messa in riparazione dei propri peccati e dei cattivi esempi dati.

Giaculatoria. Gesù, ti offro i miei peccati. Distruggili!

20° GIORNO – 20 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare gli omicidi, i fe­rimenti e le risse.

MANSUETUDINE DI GESÙ

Gesù è il Maestro Divino; noi siamo i suoi discepoli ed abbiamo il dovere di ascol­tare i suoi insegnamenti e di metterli in pratica.

Consideriamo alcune lezioni particolari, che il Sacro Cuore ci impartisce.

La Chiesa rivolge a Gesù questa invoca­zione: Cuore di Gesù, mite ed umile di Cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo! - Con tale preghiera ci presenta il Sacro Cuo­re, come modello di mansuetudine e d'u­miltà e ci esorta a domandargli queste due virtù.

Dice Gesù: Prendete su di voi il mio giogo ed imparate da me, che sono mite ed umile di Cuore, e troverete il riposo alle anime vostre, perchè il mio giogo è soave ed il mio peso è leggero. (S. Matteo, XI-29). Quanta pazienza, mansuetudine e dol­cezza manifestò Gesù nella sua vita! Da Bambino, cercato a morte da Erode, fuggì lontano, in braccio alla Vergine Madre. Nella vita pubblica fu perseguitato dai perfidi Giudei e offeso con i titoli più umilianti, quale « bestemmiatore » ed « indemonia­to ». Nella Passione, accusato falsamente, taceva, tanto che Pilato con meraviglia disse: Vedi di quante cose ti accusano! Perché non rispondi? (S. Marco, XV-4). Condannato a morte innocentemente, si avviò al Calva­rio, con la Croce sulle spalle, come un man­sueto agnello che va al macello.

Oggi Gesù ci dice: Imitatemi, se volete essere miei devoti! -

Nessuno può imitare perfettamente il Maestro Divino, ma tutti dobbiamo sfor­zarci di ricopiare in noi la sua immagine come meglio ci è possibile.

Sant'Agostino osserva: Quando Gesù dice. Imparate da me! - non intende che impariamo da Lui a creare il mondo ed a fare miracoli, bensì ad imitarlo nella virtù. Se vogliamo trascorrere serenamente la vita, non amareggiarci più del bisogno, stare in pace nella famiglia, vivere pacificamente col nostro prossimo, coltiviamo la virtù della pazienza e della mansuetudine. Tra le bea­titudini annunziate da Gesù sulla montagna, c'è questa: Beati i mansueti, perché eredi­teranno la terra! - (S. Matteo, V-5). Ed invero, chi è paziente e dolce, chi è delicato nei modi, chi tutto sopporta con calma, di­viene padrone dei cuori; al contrario, il ca­rattere nervoso ed impaziente aliena gli animi, si rende pesante e viene disprezzato. La pazienza ci è tanto necessaria e bi­sogna esercitarla prima di tutto con noi stessi. Quando si avvertono nel nostro animo i moti dell'ira, freniamo subito la commozione e conserviamo il dominio di noi stessi. Questa padronanza si acquista con l'esercizio e con la preghiera.

È anche vera pazienza con noi stessi il sopportare il nostro carattere ed i nostri di­fetti. Quando commettiamo uno sbaglio, senza arrabbiarci, ma diciamo con calma: Pazienza! - Se cadiamo in un difetto, anche dopo aver promesso di non, ricadervi, non perdiamo la pace; facciamoci coraggio e pro­mettiamo di non cadervi in seguito. Fanno tanto male coloro che perdono le staffe e poi si arrabbiano perché si sono arrabbiati e s'indispettiscono con se stessi.

Pazienza con gli altri! Coloro, coi quali abbiamo da trattare, sono come noi, pieni di difetti e, come vogliamo essere compatiti noi negli sbagli e nelle mancanze, così dob­biamo compatire gli altri. Rispettiamo i gusti e le vedute altrui, finché non sono eviden­temente male.

Pazienza in famiglia, più che altrove, specialmente con i vecchi e gli ammalati. Si raccomanda:

1. - Nei primi assalti dell'impazienza frenare in modo particolare la lingua, affin­ché non si pronunzino ingiurie, imprecazioni o parole poco decenti.

2. - Nelle discussioni non pretendere di avere sempre ragione; sapere cedere, quando lo richiede la prudenza e la carità.

3. - Nei contrasti non accalorarsi troppo, ma parlare « piano » e con calma. Un forte contrasto o diverbio si può vincere con una risposta mite; donde il proverbio: « La ri­sposta dolce spezza l'ira! »

Quanto bisogno c'è di mansuetudine nel­la famiglia e nella società! A chi ricorrere per averla? Al Sacro Cuore! Diceva Gesù a Suor Maria della Trinità: Ripetimi spesso questa preghiera: Rendi, Gesù, il mio cuore mite ed umile come il tuo!

Trasformazione

Una nobile famiglia era allietata da una corona di figliuoli, d'indole più o meno dif­ferente. Chi faceva esercitare spesso la pa­zienza alla mamma era Francesco, ragazzo di buon cuore, intelligente, ma collerico ed osti­nato nei suoi pensieri.

Questi si accorse che nella vita si sarebbe trovato male, lasciando senza freno i suoi nervi, e propose di correggersi assolutamen­te; con l'aiuto di Dio riuscì.

Studiò a Parigi e nell'Università di Pa­dova, dando ai compagni di studio esempi di pazienza e di grande dolcezza. Si offrì a Dio e fu ordinato Sacerdote e consacrato Ve­scovo. Iddio permise che esercitasse l'ufficio di Pastore delle anime nella difficile regione del Chiablese, in Francia, ov'erano i prote­stanti più sfegatati.

Quanti insulti, persecuzioni e calunnie! Francesco rispondeva col sorriso e con la benedizione. Da giovanetto aveva proposto di rendersi sempre più dolce e mansueto, contraddicendo all'indole collerica, alla quale per natura sentivasi inclinato; nel suo campo di apostolato le occasioni di esercitare la pa­zienza, anche eroica, erano frequenti; ma seppe dominarsi, sino a destare le meravi­glie degli avversari.

Un avvocato, spinto da Satana, nutriva un odio implacabile contro il Vescovo e glielo esternava in privato ed in pubblico.

Il Vescovo un giorno, incontrandolo, gli si avvicinò amichevolmente; prendendolo per mano gli disse: Io vi voglio bene; voi volete farmi del male; ma sappiate che anche quando voi mi strappaste un occhio, io se­guiterei a guardarvi amorevolmente con l'al­tro. -

L'avvocato non ritornò a migliori sen­timenti e, non potendo sfogare la collera contro il Vescovo, ferì di spada il suo Vica­rio Generale. Fu messo in prigione. Francesco andò a visitare il suo acer­rimo nemico nella prigione, l'abbracciò e tanto brigò finché lo fece mettere in libertà. Con tale eccesso di bontà e di pazienza, tutti i protestanti del Chiablese si conver­tirono, in numero di settanta mila.

San Vincenzo De' Paoli una volta escla­mò: Ma se Monsignor di Sales è tanto dolce, come doveva essere dolce Gesù!?...

Francesco, il ragazzo collerico di un tem­po, oggi è Santo, il Santo della dolcezza, San Francesco di Sales.

Ricordiamoci che chi vuole, può cor­reggere il suo carattere, anche se molto ner­voso.

Fioretto. Nelle contrarietà frenare i moti della collera.

Giaculatoria. Rendi, Gesù, il mio cuore mite ed umile come il tuo!

 

21° GIORNO – 21 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare per la gioventù maschile e femminile.

UMILTA’ DI GESÙ

Il Cuore di Gesù si presenta al mondo, non solo come modello di mitezza, ma anche di umiltà. Queste due virtù sono insepara­bili, per cui chi è mite è pure umile, mentre chi è impaziente suole essere anche superbo. Impariamo da Gesù ad essere umili di cuore.

Il Redentore del mondo, Gesù Cristo, è il medico delle anime e con la sua Incar­nazione volle curare le piaghe dell'umanità, specialmente la superbia, che è la radice di

ogni peccato, e volle dare luminosissimi esempi d'umiltà, sino a dire: Imparate da me, che sono umile di Cuore!

Riflettiamo un po' sul gran male che è la superbia, per detestarla e per invogliarci dell'umiltà.

La superbia è la stima esagerata di se stessi; è il desiderio disordinato della pro­pria eccellenza; è la smania di comparire e attirarsi la stima altrui; è la ricerca della lode umana; è l'idolatria della propria per­sona; è una febbre che non dà pace.

Dio odia la superbia e la punisce ine­sorabilmente. Cacciò dal Paradiso Lucifero e tanti altri Angeli, rendendoli tizzoni d'in­ferno, a motivo della superbia; per la stessa ragione punì Adamo ed Eva, i quali avevano mangiato il frutto proibito, sperando di di­venire simili a Dio.

La persona superba è odiata da Dio ed anche dagli uomini, perchè costoro, pur es­sendo superbi, ammirano e sono attratti dal­l'umiltà.

Lo spirito del mondo è spirito di su­perbia, che si manifesta in mille modi.

Lo spirito del Cristianesimo invece è tutto improntato all'umiltà.

Gesù è il modello perfettissimo dell'u­miltà, abbassandosi oltre ogni dire, sino a lasciare la gloria del Cielo e farsi Uomo, a vivere nel nascondimento di una povera bot­tega e ad abbracciare ogni sorta di umilia­zione, specialmente nella Passione.

Amiamo anche noi l'umiltà, se vogliamo piacere al Sacro Cuore, e pratichiamola ogni giorno, perché ogni giorno se ne presentano le occasioni.

L'umiltà consiste nello stimarci per quello che siamo, cioè un impasto di miseria, fisica e morale, e nell'attribuire a Dio l'onore di qualche bene che in noi riscontriamo.

Se riflettiamo a ciò che realmente siamo, dovrebbe costarci poco il mantenerci umili. Abbiamo forse delle ricchezza? O le ab­biamo ereditate e questo non è nostro me­rito; o le abbiamo acquistate, ma presto do­vremo lasciarle.

Abbiamo un corpo? Ma quante miserie fisiche!... Si perde la salute; sparisce la bellezza; attende la putrefazione del cada­vere.

E l'intelligenza? Oh, com'è limitata! Co­me sono scarse le cognizioni umane, davanti allo scibile dell'universo!

La volontà poi è inclinata al male; si vede il bene, si apprezza e tuttavia ci si appiglia al male. Oggi si detesta il peccato, domani lo si commette pazzamente.

Come possiamo insuperbirci se siamo polvere e cenere, se siamo nulla, anzi se siamo numeri negativi davanti alla Divina Giustizia?

Poiché l'umiltà è il fondamento di ogni virtù, i devoti del Sacro Cuore facciano di tutto per praticarla, poiché, come non si può piacere a Gesù se non si ha la purezza, che è l'umiltà del corpo, così non gli si può piacere senza l'umiltà, che è la purezza dello spirito.

Pratichiamo l'umiltà con noi stessi, non cercando di comparire, non brigando per guadagnarci la lode umana, respingendo su­bito i pensieri di orgoglio e di vana com­piacenza, anzi facendo un atto d'umiltà in­terna ogni qual volta avvertiamo un pen­siero di superbia. Si mortifichi la voglia di primeggiare.

Siamo umili con il prossimo, non di­sprezziamo alcuno, perché chi disprezza, di­mostra di avere molta superbia. L'umile compatisce e copre i difetti altrui.

Non si trattino con alterigia gl'inferiori ed i dipendenti.

Si combatta la gelosia, che è la figlia più pericolosa della superbia.

Si accettino in silenzio le umiliazioni, senza scusarsi, quando questo non porta con­seguenzé. Come benedice Gesù quell'anima, che accetta un'umiliazione in silenzio, per amore suo! Lo imita nel suo silenzio davanti ai tribunali.

Quando si riceve qualche lode, si offra subito a Dio la gloria e si faccia un atto di umiltà internamente.

Si pratichi più che tutto l'umiltà nei rapporti con Dio. La superbia spirituale è pericolosa assai. Non ci si stimi più buoni degli altri, perché il Signore è il Giudice dei cuori; convinciamoci che siamo peccatori, ca­paci di ogni peccato, se Dio non ci soste­nesse con la sua grazia. Chi sta in piedi, stia attento a non cadere! Chi ha la superbia spirituale e crede di avere molta virtù, tema di fare qualche grave caduta, perché Dio po­trebbe rallentare la sua grazia e permettere che cada in umilianti colpe! Il Signore re­siste ai superbi e li umilia, mentre si avvi­cina agli umili e li esalta.

Minaccia divina

Gli Apostoli, prima che ricevessero lo Spirito Santo, erano molto imperfetti e la­sciavano a desiderare riguardo all'umiltà.

Non comprendevano gli esempi che loro dava Gesù e le lezioni d'umiltà, che sgorga­vano dal suo Cuore Divino. Una volta il Maestro li chiamò a sè vicino e disse: Voi sapete che i principi delle nazioni le signo­reggiano ed i grandi esercitano il potere sopra di esse. Ma tra voi non sarà così; anzi chi vorrà tra voi divenire maggiore, sia vo­stro ministro. E chi vorrà tra voi essere il primo, sia vostro servo, come il Figliuolo dell'Uomo, che non è venuto ad essere ser­vito, ma a servire ed a dare la sua vita in redenzione di molti (S. Matteo, XX - 25).

Quantunque alla scuola del Maestro Di­vino, gli Apostoli non si distaccarono subito dallo spirito di superbia, sino a meritarne rimprovero.

Un giorno si avvicinavano alla città di Cafarnao; approfittando che Gesù era un po' scostato e pensando che non li ascol­tasse, misero avanti la questione: chi di loro fosse il più grande. Ognuno portava le ra­gioni del proprio primato. Gesù tutto u­diva e taceva, addolorato che i suoi intimi non apprezzassero ancora il suo spirito d'u­miltà; ma giunti a Cafarnao ed entrati in casa, domandò loro: Di che cosa discorrevate per via?

Gli Apostoli compresero, arrossirono e tacquero.

Gesù allora si sedette, prese un bam­bino, lo pose in mezzo a loro e dopo averlo abbracciato, disse: Se non mutate e non divenite come pargoli, non entrerete nel re­gno dei Cieli! (Matteo, XVIII, 3). Questa è la minaccia che fa Gesù ai su­perbi: non ammetterli nel Paradiso.

Fioretto. Pensare alla propria nullità, richiamando alla mente il giorno in cui saremo cadaveri dentro una bara.

Giaculatoria. Cuore di Gesù, dammi il disprezzo delle vanità del mondo!

 

22° GIORNO – 22 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per quelli che so­no fuori della Chiesa Cattolica.

VITA DI FEDE

Un giovane era posseduto dal demonio; lo spirito maligno gli toglieva la parola, lo gettava nel fuoco oppure nell'acqua e lo tor­mentava in diversi modi.

Il padre condusse questo infelice figlio dagli Apostoli, affinché lo liberassero. Mal­grado i loro tentativi, gli Apostoli non riu­scirono. L'afflitto padre si presentò a Gesù e piangendo gli disse: Ti ho condotto mio figlio; se tu puoi qualche cosa, abbi pietà di noi e vieni in nostro aiuto! -

Gesù gli rispose: Se puoi credere, tutto è possibile a chi crede! - Il padre esclamò tra le lacrime: Io credo, o Signore! Aiuta la mia poca fede! - Gesù allora sgridò il demonio ed il giovane rimase libero.

Gli Apostoli domandarono: Maestro, perché non abbiamo potuto cacciarlo noi? - Per la vostra poca fede; perché in verità vi dico che se avrete fede quanto un granello di senapa, direte a questo monte: Passa da qui a là! - ed esso passerà e niente vi sarà impossibile - (S. Matteo, XVII, 14).

Che cosa è questa fede, che Gesù richie­deva prima di operare un miracolo? È la prima virtù teologale, il cui germe Dio met­te nel cuore nell'atto del Battesimo e che ognuno deve far germogliare e sviluppare con la preghiera e le buone opere.

Il Cuore di Gesù ricorda oggi ai suoi devoti la guida della vita cristiana, che è la fede, perché il giusto vive di fede e senza fede è impossibile piacere a Dio.

La virtù della fede è un abito intrin­secamente soprannaturale, che dispone l'in­telligenza a credere fermamente alle verità rivelate da Dio ed a darne l'assenso.

Lo spirito di fede è l'attuazione di que­sta virtù nella vita pratica, per cui non bi­sogna contentarsi di credere a Dio, a Gesù Cristo ed alla sua Chiesa, ma si deve im­prontare tutta la vita alla luce soprannatu­rale. La fede senza le opere è morta (Gia­como, 11, 17). Anche i demoni credono, ep­pure sono nell'inferno.

Chi vive di fede, è come colui che di nottetempo cammina rischiarato da una lam­pada; sa dove mettere i piedi e non inciam­pa. Gl'increduli e i noncuranti della fede sono come i ciechi che vanno brancolando e nelle prove della vita cadono, si rattristano o si disperano e non raggiungono il fine per cui sono stati creati: l'eterna felicità.

La fede è il balsamo dei cuori, che sana le ferite, addolcisce la dimora in questa valle di lacrime e rende meritoria la vita.

Coloro che vivono di fede, possono pa­ragonarsi a quei fortunati che nei forti calori estivi dimorano in alta montagna e godono, il fresco e l'aria ossigenata, mentre nella pianura la gente soffoca e smania.

Coloro che frequentano la Chiesa e par­ticolarmente i devoti del Sacro Cuore, hanno, la fede e devono ringraziare il Signore, per­chè la fede è dono di Dio. Ma in tanti la fede è poca, debole assai e non apporta i frutti, che il Sacro Cuore attende.

Ravviviamo la nostra fede e viviamola appieno, affinché Gesù non abbia a dirci: Dov'è la vostra fede? (Luca, VIII, 25).

Più fede nella preghiera, convinti che se ciò che domandiamo è conforme ai voleri divini, l'otterremo presto o tardi, purché la preghiera sia umile e perseverante. Per­suadiamoci che la preghiera non è mai spre­cata, perchè se non otteniamo ciò che chie­diamo, otterremo qualche altra grazia, forse maggiore.

Più fede nel dolore, pensando che di esso si serve Iddio per distaccarci dal mon­do, per purificarci e per arricchirci di meriti.

Nelle pene più atroci, quando il cuore san­guina, ravviviamo la fede ed invochiamo l'aiuto di Dio, chiamandolo col dolce nome di Padre! « Padre nostro, che sei nei Cie­li ... ». Egli non permetterà che i figli ab­biano sulle spalle una croce più pesante di quella che possano sopportare.

Più fede nella vita quotidiana, ricordan­doci spesso che Dio ci è presente, che vede i nostri pensieri, che vaglia i nostri desideri e che tiene in conto tutti i nostri atti, benché minimi, anche un solo buon pensiero, per darci a suo tempo un'eterna ricompensa. Più fede dunque nella solitudine, per vivere nel­la massima modestia, perchè mai siamo soli, trovandoci sempre alla presenza di Dio.

Più spirito di fede, per sfruttare tutte le occasioni - che la bontà di Dio ci presenta per guadagnare meriti: l'elemosina ad un poverello, un favore a chi non lo merita, il silenzio in un rimprovero, la rinunzia ad un piacere lecito ...

Più fede nel Tempio, pensando che vi dimora Gesù Cristo, vivo e vero, circondato da schiere di Angeli e quindi: silenzio, rac­coglimento, modestia, buon esempio!

Viviamo intensamente la nostra fede. Preghiamo per quelli che non l'hanno. Ripariamo il Sacro Cuore di tutte le man­canze di fede.

Ho perduta la fede

La fede, d'ordinario, sta in rapporto alla purezza; più si è puri, più si sente la fede; più si cede all'impurità, più diminuisce la luce divina, sino ad ecclissarsi del tutto.

Un episodio della mia vita sacerdotale comprova l'argomento.

Trovandomi in una famiglia, mi colpì la presenza di una donna, vestita con elegan­za e ben truccata; il suo sguardo non era sereno. Approfittai per dirle una buona parola. Pensi, signora, un poco all'anima sua! -

Quasi offesa del mio dire, rispose: Che significa?

- Come ha cura del corpo, l'abbia an­che dell'anima. Le raccomando la Con­fessione.

Cambi discorso! Non mi parli di queste cose. -

L'avevo toccata sul vivo; e continuai: - Lei, dunque, è contraria alla Confes­sione. Ma sempre nella sua vita è stata così?

- Sino ai venti anni andavo a confes­sarmi; poi ho cessato e non mi confesserò più.

- Dunque ha perduta la fede? - Sì, l'ho perduta! ...

- Le dico io il motivo: Da che si è data alla disonestà, non ha più fede! - Difatti un'altra signora, ch'era presente, mi disse: - Da diciotto anni questa donna mi ha rubato il marito!

Beati i puri di cuore, perché essi ve­dranno Dio! (Matteo, V, 8). Lo vedranno faccia a faccia in Paradiso, ma lo vedono anche sulla terra con la loro viva fede.

Fioretto. Stare in Chiesa con molta fede e fare devotamente la genuflessione davanti al SS. Sacramento, pensando che Gesù è vivo e vero nel Tabernacolo.

Giaculatoria. Signore, accresci la fede nei tuoi se­guaci!

 

23° GIORNO – 23 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per il Papa, per i Vescovi e per i Sacerdoti.

IL PENSIERO DEL PARADISO

Gesù ci dice di tenere i nostri cuori fissi là, dove sono i veri gaudi. Ci esorta a stare distaccati dal mondo, a pensare spesso al Paradiso, a tesoreggiare per l'altra vita. Siamo su questa terra, non per restarvi sempre, ma per un tempo più o meno lungo; da un momento all'altro può scoccare per noi l'ultima ora. Dobbiamo vivere ed ab­biamo bisogno delle cose del mondo; ma è necessario servirsi di queste cose, senza attaccarvi troppo il cuore.

La vita deve paragonarsi ad un viaggio. Stando in treno, quante cose si vedono! Ma sarebbe pazzo quel viaggiatore che vedendo una bella villa, interrompesse il viaggio e si fermasse lì, dimentico della sua città e della sua famiglia. Sono anche pazzi, moral­mente parlando, coloro che si attaccano trop­po a questo mondo e pensano poco o niente al fine della vita, alla beata eternità, alla quale tutti dobbiamo aspirare.

I nostri cuori, dunque, siano fissi al Paradiso. Fissare una cosa significa guardarla attentamente ed a lungo e non dare soltanto uno sguardo fugace. Gesù dice di tenere i nostri cuori fissi, cioè applicati, ai gaudi eterni; sono perciò da compatire coloro che pensano raramente ed alla sfuggita al bel Paradiso.

Purtroppo le sollecitudini della vita so­no altrettante spine che soffocano le aspira­zioni al Cielo. A che cosa si pensa di con­tinuo in questo mondo? Che cosa si ama? Quali beni si cercano? ... I piaceri cor­porali, le soddisfazioni della gola, l'appa­gamento del cuore, il denaro, le comparse vane, i divertimenti, gli spettacoli ... Tut­to ciò non è vero bene, perché non soddisfa pienamente il cuore umano e non è duraturo. Gesù ci esorta a cercare i veri beni, quel­li eterni, che i ladri non possono rapirci e che la ruggine non può corrompere. I veri beni sono le opere buone, compiute in grazia di Dio e con retta intenzione.

I devoti del Sacro Cuore non devono imitare i mondani, che possono paragonarsi agli animali immondi, i quali preferiscono il fango e non sollevano lo sguardo in alto; imitino piuttosto gli uccelli, che toccano la terra appena appena, per necessità, per cer­care un po' di becchime, e subito spiccano il volo in alto.

Oh, com'è sordida la terra, allorché si guarda il Cielo!

Entriamo nelle vedute di Gesù e non attacchiamo soverchiamente il cuore né alla nostra abitazione, che dovremo un giorno lasciare, né alle proprietà, che poi passe­ranno agli eredi, né al corpo, che andrà a marcire.

Non portiamo invidia a coloro che han­no molta ricchezza, perché vivono con più preoccupazione, morranno con più rincresci­mento e daranno a Dio stretto conto dell'uso che ne avranno fatto.

Portiamo piuttosto una santa invidia a quelle anime generose, che ogni giorno si arricchiscono di beni eterni con molte opere buone ed esercizi di pietà ed imitiamo la lo­ro vita.

Pensiamo al Paradiso nelle sofferenze, memori delle parole di Gesù: La vostra tri­stezza sarà cambiata in letizia! (Giovanni, XVI, 20).

Nelle piccole e momentanee gioie della vita solleviamo lo sguardo al Cielo, pensan­do: Ciò che si gode quaggiù è nulla, in pa­ragone ai gaudi del Paradiso.

Non lasciamo passare un solo giorno, senza aver rivolto il pensiero alla Patria Celeste; ed alla fine della giornata doman­diamoci sempre: Oggi cosa ho guadagnato per il Paradiso?

Come l'ago magnetico della bussola è di continuo rivolto al polo nord, così il no­stro cuore sia rivolto al Cielo: Ivi sia fisso il nostro cuore, dove sono i veri gaudi!

Un'artista

Eva Lavallièrs, orfana di padre e di ma­dre, dotata di molta intelligenza e di animo ardente, fu attratta fortemente dai beni di questo mondo ed andò in cerca di gloria e di piaceri. I teatri di Parigi furono il campo della sua giovinezza. Quanti applausi! Quanti giornali la esaltavano! Ma quante colpe e quanti scandali! ...

Nel silenzio della notte, rientrando in se stessa piangeva; non era sazio il suo cuo­re; aspirava a cose maggiori.

La celebre artista si era ritirata in un paesello, per riposare un poco e per disporsi ad un ciclo di recite. La vita silenziosa la portò alla meditazione. La grazia di Dio le toccò il cuore ed Eva Lavallièrs, dopo una grande lotta interna, decise di non fare più l'artista, di non aspirare più ai beni terreni e di mirare soltanto al Cielo. Non poté es­sere smossa dai solleciti pressanti di persone interessate; perseverò nel buon proposito ed abbracciò generosamente la vita cristiana, con la frequenza ai Sacramenti, con le opere buone, ma più di tutto sopportando con amore una grande croce, che doveva portar­la alla tomba. La sua condotta edificante fu un'adeguata riparazione agli scandali dati.

Un giornale di Parigi aveva proposto un questionario ai suoi lettori, diretto a conoscere i vari gusti, specialmente delle signorine. Quante risposte vane a quel questionario! Volle rispondere anche l'ex artista, ma nel seguente tenore:

« Qual è il vostro fiore preferito? » - Le spine della corona di Gesù.

« Lo sport più preferito? » - La genu­flessione.

« Il luogo che più amate? » - Il Monte Calvario.

« Qual è il gioiello più caro? » - La corona del Rosario.

« Qual è la vostra proprietà? » - La tomba.

« Sapete dire cosa siete? » - Un verme immondo.

« Chi forma la vostra gioia? » - Gesù. Così rispondeva Eva Lavallièrs, dopo aver apprezzato i beni spirituali ed avere fissato lo sguardo sul Sacro Cuore.

Fioretto. Se c'è qualche affetto disordinato, tron­carlo subito, per non mettersi in pericolo di perdere il Paradiso.

Giaculatoria. Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuo­re e l'anima mia!

 

24° GIORNO – 24 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare i peccati di odio.

LA PACE

Una delle promesse che il Sacro Cuore ha fatto ai suoi devoti, è: Metterò la pace nelle loro famiglie.

La pace è un dono di Dio; può darla soltanto Dio; e noi dobbiamo apprezzarla e custodirla nel nostro cuore e nella famiglia.

Gesù è il Re della pace. Quando man­dava i discepoli in giro per le città ed i castelli, raccomandava loro di essere por­tatori di pace: Entrando in qualche casa, salutatela con dire: Pace a questa casa! - E se la casa ne è degna, verrà la vostra pace sopra di essa; se invece non è degna, la vo­stra pace ritornerà a voi! (Matteo, XV, 12).

- La pace sia con voi! (S. Giovanni, XXV, 19). Questo era il saluto e 1'augurio che Gesù rivolgeva agli Apostoli, quan­do appariva ad essi dopo la risurrezione. - Va' in pace! - diceva ad ogni anima peccatrice, quando la licenziava dopo averle perdonato i peccati (S. Luca, VII, 50).

Allorché Gesù disponeva gli animi degli Apostoli alla sua dipartita da questo mondo, li confortava con dire: Vi lascio la mia pace; vi dono la mia pace; ve la do, non come suo­le darla il mondo. Non si turbi il vostro cuore (S. Giovanni, XIV, 27).

Alla nascita di Gesù, gli Angeli annun­ziarono al mondo la pace, dicendo: Pace in terra agli uomini di buona volontà! (San Luca, II, 14).

La S. Chiesa implora di continuo la pace di Dio sulle anime, mettendo sulle labbra dei Sacerdoti, nella Messa, questa preghiera:

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, donaci la pace! -

Che cosa è la pace, tanto prediletta da Gesù? È la tranquillità dell'ordine; è l'ar­monia della volontà umana con quella di­vina; è una profonda serenità dello spirito, che può conservarsi anche. nelle prove più dure.

Non c'è pace per gli empi! La godono solamente coloro che vivono nella grazia di Dio e si studiano di osservare la legge divina meglio che sia possibile.

Il primo nemico della pace è il pec­cato. Lo sanno per triste esperienza coloro che cedono alla tentazione e commettono una grave colpa; subito perdono la pace del cuore e ne hanno in cambio amarezza e ri­morso.

Il secondo ostacolo alla pace è l'egoismo, l'orgoglio, la detestabile superbia, per cui si brama di eccellere. Il cuore degli egoisti e dei superbi è senza pace, sempre inquieto. I cuori umili godono la pace di Gesù. Se ci fosse più umiltà, dopo un rimprovero o un'umiliazione, quanti rancori e desideri di vendetta si eviterebbero e quanta pace re­sterebbe nel cuore e nelle famiglie!

L'ingiustizia è soprattutto la nemica del­la pace, perché non conserva l'armonia nei rapporti col prossimo. Chi è ingiusto, pre­tende i propri diritti, sino all'esagerazione, ma non rispetta i diritti altrui. Questa in­giustizia porta la guerra nella società e la discordia nella famiglia.

Custodiamo la pace, dentro di noi e at­torno a noi!

Sforziamoci di non perdere mai la pace del cuore, non solo evitando il peccato, ma anche tenendo lontano ogni turbamento dello spirito. Tutto ciò che porta turbamento nel cuore ed irrequietezza, viene dal de­monio, il quale suole pescare nel torbido.

Lo spirito di Gesù è spirito di serenità e di pace.

Le anime poco esperte nella vita spiri­tuale, facilmente sono preda del turbamento interiore; un nonnulla toglie loro la pace. Siano perciò vigilanti e preghino.

Santa Teresina, provata in tutti i modi nel suo spirito, diceva: Signore, provatemi, fatemi soffrire, ma non privatemi della vo­stra pace!

Custodiamo la pace nella famiglia! La pace domestica è una grande ricchezza; la famiglia che ne è priva, è simile ad un mare in tempesta. Infelici coloro che sono co­stretti a vivere in una casa, ove non regna la pace di Dio!

Questa pace domestica si mantiene con l'ubbidienza, cioè col rispettare la gerarchia che Dio vi ha messa. La disubbidienza turba l'ordine familiare.

Si mantiene con l'esercizio della carità, compatendo e sopportando i difetti dei con­giunti. Si pretende che gli altri non man­chino mai, non facciano sbagli, insomma che siano perfetti, mentre noi commettiamo tante mancanze.

La pace nella famiglia si conserva col troncare all'inizio qualunque motivo di di­scordia. Si spenga subito il fuoco, prima che diventi incendio! Si smorzi la fiamma della discordia e non si metta legna al fuoco! Se sorge in famiglia un disaccordo, un dis­sapore, si chiarisca tutto con calma e con prudenza; si faccia tacere ogni passione. E’ meglio cedere in qualche cosa, anche con sacrificio, anzichè turbare la pace della casa. Fanno bene coloro che ogni giorno recitano un Pater, Ave e Gloria per la pace nella propria famiglia.

Quando sorgesse in casa qualche forte contrasto, apportatore di odio, ci si sforzi di dimenticare; non si richiamino alla mente i torti ricevuti e non se ne parli, perchè il ricordo e il parlarne riaccendono il fuoco e la pace si allontana sempre più.

Non si dissemini la discordia, togliendo la pace a qualche cuore o a qualche fami­glia; ciò avviene specialmente con il parlare imprudente, con l'intromettersi negli affari intimi del prossimo senza esserne richiesti e col rapportare alle persone ciò che si sente dire contro di loro.

I devoti del Sacro Cuore custodiscano la loro pace, la portino ovunque con l'esem­pio e la parola e s'interessino a farla ritor­nare in quelle famiglie, di parenti o di amici, da cui è stata bandita.

Ritornò la pace

A motivo dell'interesse, ebbe origine uno di quegli odi che mettono a soqquadro le famiglie.

Una figliuola, da anni accasata, comin­ciò ad odiare i genitori e gli altri familiari; il marito ne approvava l'agire. Non più vi­site al padre ed alla madre, né saluto, ma ingiurie e minacce.

La tempesta durò a lungo. Il genitore, nervoso ed intransigente, in un dato mo­mento ideò la vendetta.

In quella casa era penetrato il demonio della discordia ed era sparita la pace. Solo Gesù poteva rimediare, ma invocato con fede.

Alcune anime pie della famiglia, la ma­dre e due figliuole, devote del Sacro Cuore, stabilirono di ricevere molte volte la Co­munione, perchè non capitasse qualche de­litto e perchè presto ritornasse la pace.

Si era nel corso delle Comunioni, quando all'improvviso cambiò la scena.

Una sera la figlia ingrata, toccata dalla grazia di Dio, si presentò umiliata alla casa paterna. Riabbracciò la madre e le sorelle, chiese perdono della sua condotta e volle che tutto si dimenticasse. Era assente il padre e si temeva qualche temporale appena fosse rientrato, conoscendosi il suo carattere fo­coso.

Ma non fu così! Rientrando questi a casa calmo e mansueto come un agnellino, abbracciò la figlia, si sedette in serena con­versazione, come se nulla fosse capitato pre­cedentemente.

Chi scrive, testimonia il fatto.

Fioretto. Custodire la pace nella famiglia, nella parentela e nel vicinato.

Giaculatoria. Dammi, o Gesù, la pace del cuore!

 

25° GIORNO – 25 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per ottenere la buona morte a noi ed ai nostri familiari.

LA BUONA MORTE

«Tu, salute dei viventi - Tu, speranza di chi muor! » - Con questa parola di fi­ducia le anime pie inneggiano al Cuore Eu­caristico di Gesù. Realmente la devozione al Sacro Cuore, praticata come si deve è la caparra sicura della buona morte, avendo Gesù impegnata la sua parola ai suoi devoti con questa confortante promessa: Sarò il loro più sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte! -

La speranza è la prima a nascere e l'ul­tima a morire; il cuore umano vive di spe­ranza; -ha bisogno però di una speranza forte, consistente, che diventi sicurezza. Le anime di buona volontà si aggrappano con fiducia illimitata all'àncora di salvezza, che è il Sa­cro Cuore, e nutrono la ferma speranza di fare una buona morte.

Morire bene vuol dire salvarsi eterna­mente; significa raggiungere l'ultimo e più importante fine della nostra creazione. Con­viene, dunque, essere molto devoti del Sa­cro Cuore, per meritare la sua assistenza in morte.

Morremo certamente; è incerta l'ora della nostra fine; ignoriamo qual genere di morte la Provvidenza ci abbia preparato; è sicuro che grandi tribolazioni attendono coloro che stanno per lasciare il mondo, sia per il distacco dalla vita terrena e per lo sfacelo del corpo e sia, più che tutto, per il timore del divino giudizio.

Ma noi facciamoci coraggío! Il nostro Dívin Redentore con la sua morte in Croce ha meritato per tutti la buona morte; spe­cialmente l'ha meritato per i devoti del suo Divin Cuore, proclamandosi loro rifugio in quell'ora estrema.

Chi è sul letto di morte, ha bisogno di forza particolare per sopportare con pazienza e con merito le sofferenze corporali e quelle morali. Gesù, che è Cuore delicatissimo, non lascia soli i suoi devoti e li assiste dando loro fortezza e pace interiore e fa come quel capitano che incoraggia e sostiene i suoi sol­dati durante la battaglia. Gesù non solo in­coraggia, ma dà la forza proporzionata al bisogno del momento, perchè Egli è la for­tezza personificata.

Il timore del prossimo giudizio divino potrebbe assalire, e spesso assale, coloro che stanno per morire. Ma che timore può avere l'anima devota del Sacro Cuore?... Teme il giudice che batte, dice San Gre­gorio Magno, colui che l'ha disprezzato. Ma chi onora in vita il Cuore di Gesù, deve bandire ogni timore, pensando: Ho da com­parire davanti a Dio per essere giudicato e ricevere l'eterna sentenza. Il mio giudice è Gesù, quel Gesù, il cui Cuore ho riparato e consolato le tante volte; quel Gesù che mi ha promesso il Paradiso con le Comunioni dei Primi Venerdì...

I devoti del Sacro Cuore possono e de­vono sperare una morte serena; e se il ri­cordo di gravi colpe li assalisse, richiamino subito alla mente il Cuore Misericordioso di Gesù, che tutto perdona e dimentica.

Prepariamoci al passo supremo della no­stra vita; ogni giorno sia una preparazione alla buona morte, onorando il Sacro Cuore e stando vigilanti.

I devoti del Sacro Cuore dovrebbero affezionarsi alla pia pratica, detta « Eser­cizio della buona morte ». Ogni mese do­vrebbe disporsi l'anima a lasciare il mondo ed a presentarsi a Dio. Questo pio esercizio, detto anche « Ritiro Mensile », è praticato da tutte le persone consacrate, da chi milita nelle file dell'Azione Cattolica e da tante e tante altre anime; sia anche il distintivo di tutti i devoti del Sacro Cuore. Si seguano queste norme:

1. - Scegliere un giorno del mese, il più comodo, per attendere agli affari dell'anima, destinandovi quelle ore che si possono sot­trarre alle quotidiane occupazioni.

2. - Si faccia una rivista accurata della coscienza, per vedere se si è distaccati dal peccato, se c'è qualche grave occasione di offendere Dio, come ci si accosta alla Confessione e si faccia una confessione come se fosse l'ultima della vita; la S. Comunione si riceva come Viatico.

3. - Si recitino le Preghiere della Buona Morte e si faccia un po' di meditazione sui Novissimi. Si può compierlo da soli, ma è meglio farlo in compagnia di altri.

Oh, come è caro a Gesù il suddetto pio esercizio!

La pratica dei Nove Venerdì assicura il ben morire. Quantunque la Grande Pro­messa della buona morte Gesù l'abbia fatta direttamente a coloro che si comunicano bene per Nove Primi Venerdì consecutivi, si può sperare che indirettamente gioví an­che ad altre anime.

Se nella propria famiglia ci fosse qual­cuno che mai avesse fatto le nove Comu­nioni ad onore del Sacro Cuore e non avesse voglia di farle, supplisca qualche altro della sua famiglia; così una madre o una figliuola zelante potrebbero fare tante serie di Primi Venerdì, quanti sono i familiari che trascu­rano così bella pratica.

È da sperare che in tal modo almeno si assicuri la buona morte a tutti i pro­pri cari. Questo eccellente atto di carità spirituale si può compiere anche a vantag­gio di tanti altri peccatori, di cui si viene a conoscenza.

Morte invidiabile

Gesù permette che i suoi Ministri as­sistano a delle scene edificanti, affinchè pos­sano narrarle ai fedeli e confermarli nel bene.

Lo scrivente riporta una scena commo­vente, che dopo anni ricorda con piacere. Spasimava sul letto di morte un padre di famiglia, quarantenne. Ogni giorno de­siderava che io andassi al suo capezzale per assisterlo. Era devoto al S. Cuore e teneva vicino al letto un bel quadro, sul quale spesso posava lo sguardo, accompagnandolo con qualche invocazione.

Sapendo che il sofferente amava mol­to i fiori, glieli portavo con gioia; però mi diceva: Li metta davanti al Sacro Cuo­re! - Un giorno gliene portai uno tanto bello e molto profumato.

- Questo è per lei! - No; si dà a Gesù! - Ma per il Sacro Cuore ci sono gli altri fiori; questo è esclusivamente per lei, per odorarlo ed avere un po' di sollievo. - No, Padre; mi privo anche di que­sto piacere. Anche questo fiore va al Sacro Cuore. - Quando credetti opportuno, gli ammi­nistrai l'Olio Santo e gli diedi la S. Co­munione come Viatico. Frattanto la madre, la sposa ed i quattro figlioletti erano lì ad assistere. D'ordinario sono angosciosi que­sti momenti per i familiari e più che tutto per il moribondo.

All'improvviso il povero uomo diede in uno scoppio di pianto. Pensai: Chi sa che strazio avrà nel cuore! - Si faccia co­raggio, gli dissi. Perchè piange? - La risposta non la immaginavo: Piango per la grande gioia che sento nell'anima mia! ... Mi sento felice!... -

Stare per lasciare il mondo, la madre, la sposa ed i bambini, avere tante soffe­renze per la malattia, ed essere felice!... Chi dava tanta forza e gioia a quel mori­bondo? Il Sacro Cuore, che aveva onorato in vita, la cui immagine mirava con amore!

Mi fermai pensoso, fissando il morente, e sentii una santa invidia, per cui esclamai:

Fortunato uomo! Come la invidio! Potessi anch'io finire così la mia vita!... - Dopo breve tempo quel mio amico spirò.

Così muoiono i veri devoti del Sacro Cuore!

Fioretto. Promettere seriamente al Sacro Cuore di fare ogni mese il Ritiro Mensile e tro­vare qualche persona che ci faccia compa­gnia.

Giaculatoria. Cuore di Gesù, assistimi e sostienimi nell'ora della morte!

26° GIORNO – 26 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per i peccatori di nostra conoscenza.

GESU’ ED I PECCATORI

I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l'oceano infinito della misericor­dia! - Questa è una delle promesse che Gesù fece a S. Margherita.

Gesù s'incarnò e morì in Croce per sal­vare le anime peccatrici; ad esse mostra ora il suo Cuore aperto, invitando ad entrarvi e ad usufruire della sua misericordia.

Quanti peccatori godettero della mise­ricordia di Gesù, mentr'Egli era su questa terra! Richiamiamo alla mente l'episodio della Samaritana.

Giunse Gesù ad una città della Sama­ria, detta Sichar, vicino alla tenuta che da Giacobbe fu data al suo figlio Giuseppe, dove era pure il pozzo di Giacobbe. Or dunque Gesù, stanco del viaggio, stava a sedere vicino al pozzo.

Venne ad attingere acqua una donna, pubblica peccatrice. Gesù s'intenerì a mi­rarla e volle farle conoscere la sorgente ine­sauribile della sua bontà.

Volle convertirla, renderla felice, sal­varla; quindi cominciò a penetrare con de­licatezza in quel cuore impuro. Rivolto a lei, disse: Donna, dammi da bere!

La Samaritana rispose: Come mai Tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono Samaritana? - Gesù soggiunse: Se tu conoscessi il do­no di Dio e chi è colui che ti dice: Dam­mi da bere! - tu stessa forse ne avresti chiesto a Lui e ti avrebbe dato acqua vi­va! -

La donna continuò: Signore, non - hai con che attingere ed il pozzo è profondo; donde hai quest'acqua viva?... -

Gesù parlava dell'acqua dissetante del suo amore misericordioso; ma la Samaritana non comprendeva. Le disse dunque: Chi be­ve di quest'acqua (del pozzo), tornerà ad avere sete; ma chi beve l'acqua che gli darò io, non avrà più sete in eterno; che anzi l'acqua, da me data, diventerà in lui fonte d'acqua viva zampillante in vita eterna. -

La donna ancora non capiva e dava al­le . parole di Gesù il significato materiale; perciò rispose: Dammi di questa acqua, affinchè non abbia più sete e non abbia a venire qui per attingere. - Dopo ci ciò, Gesù le fece vedere il suo misero stato, le nefandezze commesse: Don­na, le disse, va' a chiamare tuo marito e ritorna qui!

- Non ho marito! - Hai detto bene: Non ho marito! - perchè ne hai avuti cinque e quello che hai ora non è tuo marito! - Umiliata a tale rivelazione, la peccatri­ce esclamò: Signore, vedo che sei un Pro­feta!... -

Gesù poi le si manifestò quale Messia, le cambiò il cuore e di una donna pecca­trice ne fece un'apostola.

Quante anime ci sono nel mondo co­me la Samaritana!... Assetati di cattivi pia­ceri, preferiscono restare sotto la schiavitù delle passioni, anzichè vivere secondo la legge di Dio e godere della vera pace!

Gesù brama la conversione di questi peccatori e mostra la devozione al suo Sa­cro Cuore come arca di salvezza ai traviati. Vuole che si comprenda che il suo Cuore vuole salvare tutti e che la sua misericordia è un oceano infinito.

Peccatori, ostinati o del tutto indiffe­renti alla Religione, se ne trovano ovunque. Quasi in ogni famiglia c'è la rappresentanza, sarà la sposa, un figliuolo, una figliuola; sarà qualcuno dei nonni o altro congiunto. In simili casi si raccomanda di rivolgersi al Cuo­re di Gesù, offrendo preghiere, sacrifici ed altre opere buone, affinchè la misericordia divina li converta. In pratica, si consiglia,:

1. - Comunicarsi spesso a vantaggio di questi traviati.

2. - Fare celebrare, o almeno ascoltare delle S. Messe allo stesso scopo.

3. - Fare carità ai poverelli.

4. - Offrire dei piccoli sacrifici, con la pratica dei fioretti spirituali.

Fatto questo, si stia sereni e si aspetti l'ora di Dio, la quale può essere vicina o lontana. Il Cuore di Gesù, con l'offerta di opere buone in suo onore, certamente lavora nell'anima peccatrice e poco per volta la converte servendosi o di un buon libro, o di una santa conversazione, o di un ro­vescio di fortuna, o di un lutto improv­viso...

Quanti peccatori ritornano ogni giorno a Dio!

Quante spose hanno la gioia di fre­quentare la Chiesa e di comunicarsi in com­pagnia di quel marito, che un giorno era ostile alla Religione! Quanti giovani, di am­bo i sessi, riprendono la vita cristiana, tron­cando risolutamente una catena di peccato!

Ma queste conversioni sogliono essere frutto di molta e perseverante preghiera, rivolta al Sacro Cuore da anime zelanti.

Una sfida

Una signorina, devota del Cuore di Gesù, entrò in discussione con un uomo irreli­gioso, uno di quegli uomini restii al bene e cocciuto nelle sue idee. Tentò di convin­cerlo con buone argomentazioní e paragoni, ma tutto fu inutile. Solo un miracolo avreb­be potuto cambiarlo.

La signorina non si perdette di coraggio e gli lanciò una sfida: Lei dice di non vo­lersi assolutamente dare a Dio; ed io l'as­sicuro che presto cambierà parere. So io come farla convertire! -

Quell'uomo si allontanò con una risatina di scherno e di compassione, dicendo: Ve­dremo chi vincerà! -

Subito la signorina cominciò le nove Comunioni dei Primi Venerdì, pròponen­dosi di ottenere dal Sacro Cuore la conver­sione di quel peccatore. Pregò molto e con molta fiducia.

Compiuta la serie delle Comunioni, Id­dio permise che i due s'incontrassero. La donna chiese: Dunque, lei si è convertito? - Si, mi sono convertito! Lei ha vin­to... Non sono più quello di prima. Mi sono già dato a Dio, mi sono confessato, faccio la S. Comunione e sono proprio con­tento. - Avevo ragione di sfidarla quella vol­ta? Ero sicura della vittoria. - Sarei curioso di sapere cosa ha fatto per me! - Mi comunicai nove volte nei Primi Venerdì di mese e pregai tanto tanto la infinita misericordia del Cuore di Gesù per il suo ravvedimento. Oggi godo a sapere che lei è cristiano praticante. - Il Signore le ripaghi il bene fatto­mi! -

Quando la signorina narrò il fatto allo scrivente, ne ricevette meritata lode.

Si imiti la condotta di questa devota del Sacro Cuore, per fare convertire molti peccatori.

Fioretto. Fare la S. Comunione per i peccatori più ostinati della propria città. Giaculatoria. Cuore di Gesù, salva le anime!

 

27° GIORNO – 27 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare affinchè i Missio­nari convertano gl'infedeli.

LA TIEPIDEZZA

Nel libro dell'Apocalisse (III - 15) si legge il rimprovero che Gesù fece al Ve­scovo di Laodicea, il quale si era rallen­tato nel divino servizio: - Mi sono note le tue opere e so che non sei né freddo; né caldo. O fossi tu freddo o caldo! Ma poichè sei tiepido, né freddo, né caldo, co­mincerò a vomitarti dalla mia bocca... Fa' penitenza. Ecco, io sto alla porta e batto; se uno ascolterà la mia voce e mi aprirà la porta, io entrerò da lui. -

Come Gesù rimproverò la tiepidezza di quel Vescovo, così la rimprovera in coloro che si mettono al suo servizio con poco amore. La tiepidezza, o accidia spirituale, fa nausea a Dio, sino a provocarlo al vo­mito, parlando in linguaggio umano. Spesso è da preferirsi un cuore freddo ad uno tie­pido, perchè il freddo potrebbe infervorarsi, mentre il tiepido suole restare sempre tale.

Tra le promesse del Sacro Cuore ab­biamo questa: I tiepidi diventeranno fervo­rosi.

Poichè Gesù ha voluto fare una pro­messa esplicita, vuol dire che desidera che i devoti del suo Divin Cuore siano tutti fervorosi, pieni di slancio nell'operare il be­ne, interessàti della vita spirituale, premu­rosi e delicati con Lui.

Consideriamo cosa sia la tiepidezza e quali siano i rimedi per risorgerne.

La tiepidezza è una certa noia nel fare il bene e nel fuggire il male; per conseguenza i tiepidi trascurano i doveri della vita cri­stiana con molta facilità, oppure li com­piono malamente, con negligenza. Esempi di tiepidezza sono: tralasciare la preghiera per pigrizia; pregare sbadata­mente, senza sforzo per stare raccolti; riman­dare da un giorno all'altro un buon propo­nimento, senza poi attuarlo; non mettere in pratica le buone ispirazioni, che con in­sistenza amorosa Gesù fa sentire; trascurare tanti atti di virtù per non imporsi dei sa­crifici; darsi poco pensiero del progresso spi­rituale; più che tutto, commettere tante pic­cole colpe veniali, volontariamente, senza ri­morso e senza voglia di correggersi.

La tiepidezza, che di per sé non è col­pa grave, può portare al peccato mortale, perchè rende la volontà debole, incapace di resistere ad una forte tentazione. Non facendo caso dei peccati leggeri, o veniali, l'anima tiepida si mette sopra un pendio pericoloso e potrebbe precipitare nella colpa grave. Lo dice il Signore: Chi disprezza le piccole cose, a poco a poco cadrà nelle grandi (Eccl., XIX, 1).

La tiepidezza non si confonda con l'ari­dità di spirito, che è uno stato particolare in cui possono trovarsi anche le anime più sante.

L'anima arida non prova le gioie spiri­tuali, anzi spesso ha noia e ripugnanza a fare il bene; tuttavia non lo tralascia. Cerca di piacere in tutto a Gesù, evitando le pic­cole mancanze volontarie. Lo stato di ari­dità, non essendo volontario e neppure col­pevole, non dispiace a Gesù, anzi gli dà glo­ria e porta l'anima ad un alto grado di per­fezione, distaccandola dai gusti sensibili.

Ciò che deve combattersi è la tiepidez­za; la devozione al Sacro Cuore ne è il rimedio pù efficace, avendo Gesù fatta la promessa formale « I tiepidi diventeranno fervorosi ».

Non si è dunque veri devoti del Cuore di Gesù, se non si vive fervorosamente. Per riuscirvi:

1. - Fare attenzione a non commettere con facilità le piccole mancanze, volonta­riamente, ad occhi aperti. Quando si ha la debolezza di farne qualcuna, si rimedi subito col chiedere perdono a Gesù e col compiere una o due opere buone in riparazione.

2. - Pregare, pregare spesso, pregare attentamente e non tralasciare per noia alcun esercizio devoto. Chi fa bene la me­ditazione ogni giorno, anche per breve du­rata, certamente supererà la tiepidezza.

3. - Non lasciar passare giorno, senza avere offerto a Gesù alcune piccole mor­tificazioni, o sacrifici. L'esercizio dei fioretti spirituali rimette il fervore.

Lezioni di fervore

Un indiano per nome Ciprà, converti­tosi dal paganesimo alla fede cattolica, era divenuto fervente devoto del Sacro Cuore.

In un infortunio del lavoro riportò una ferita alla mano. Lasciò le Montagne Roc­ciose, ov'era la Missione Cattolica, ed andò lontano in cerca del medico. Questi, vista la gravità della ferita, disse all'indiano di fermarsi con lui per qualche tempo, per cu­rare bene la ferita.

- Io non posso fermarmi qui, rispose Ciprà; domani sarà il Primo Venerdì del Mese ed io dovrò trovarmi alla Missione per ricevere la Santa Comunione. Dopo ri­tornerò. - Ma dopo, soggiunse il medico, po­trebbe svilupparsi l'infezione e forse dovrò tagliarvi la mano! - Pazienza, mi taglierete la mano, ma non avverrà mai che Ciprà lasci nel giorno del Sacro Cuore la Comunione! -

Ritornò alla Missione, con gli altri fedeli rese onore al Cuore di Gesù e poi rifece il lungo viaggio per presentarsi al medico.

Osservata la ferita, il medico indispet­tito esclamò: Ve l'avevo detto! È comín­ciata la cancrena; ora devo tagliarvi tre dita!

- Le tagli pure!... Vada tutto per amore del Sacro Cuore! - Con animo forte subì l'amputazione, contento di avere ben comprata quella Co­munione del Primo Venerdì.

Quale lezione di fervore dà un conver­tito a tanti fedeli tiepidi!

Fioretto. Fare alcune mortificazioni di gola, per amore del Sacro Cuore.

Giaculatoria. Cuore Eucaristico di Gesù, ti adoro per quelli che non ti adorano!

28° GIORNO – 28 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittime dei peccati, abbiate pietà di noi.

Intenzione. - Riparare: la trascuratezza dei genitori nell'educare i figli.

APOSTOLI DEL CUORE DI GESU’

Essere devoti del Sacro Cuore è un gran bene, ma esserne apostoli è cosa più ec­cellente.

Il devoto si contenta di rendere a Gesù particolari atti di amore e di riparazione; ma l'apostolo lavora affinchè la devozione al Sacro Cuore sia conosciuta, apprezzata e praticata e mette in atto tutti quei mezzi che un ardente amore divino suggerisce.

Gesù, per invoglíare i suoi devoti a di­venire veri apostoli, fece una promessa meravigliosa, quanto mai bella: « Il nome di coloro che diffonderanno questa devozione, sarà scritto nel mio Cuore e non ne verrà cancellato mai! ».

Essere scritti nel Cuore di Gesù signi­fica essere annoverati tra i prediletti, tra i predestinati alla gloria del Cielo; signi­fica godere in questa vita delle carezze di Gesù e dei suoi particolari favori.

Chi non vorrà fare il possibile per con­seguire una tale promessa?

Non si pensi che solo i Sacerdoti pos­sano fare l'apostolato della devozione al Sacro Cuore predicando dal pulpito; ma tutti possono fare apostolato, perchè a tutti è rivolta la promessa.

Si suggeriscono ora i modi opportuni e pratici per fare onorare il Sacro Cuore da tanti altri.

Qualunque ambiente, qualunque tempo è adatto a quest'apostolato, purchè si sfrut­tino con prudenza le circostanze che la Prov­videnza presenta.

L'autore di questo libro rimase una volta edificato assai dallo zelo di un povero ven­ditore ambulante. Andava questi in giro a vendere petrolio. Quando aveva davanti a sé un gruppetto di donne, faceva una paren­tesi alla vendita e parlava del Sacro Cuore, esortando a fare la Consacrazione della fa­miglia. Il suo dire semplice e disinteressato toccava il cuore di tante popolane e riuscì a fare attuare molte consacrazioni nei rioni più irreligiosi della città. Forse ottenne più frutti l'apostolato di questo uomo, anziché la predica di un grande oratore.

Si fa apostolato tutte le volte che si parla del Sacro Cuore. Si raccontino le gra­zie che si sono ottenute per invogliare altri a ricorrere nei bisogni al Cuore di Gesù. Si diffondano pagelline e libretti del Sa­cro Cuore. Ci sono anime apostole, che con sacrifici e risparmi acquistano stampe e poi le regalano. Chi non potesse fare ciò si presti almeno alla diffusione, appoggiando ed aiutando l'apostolato degli altri. Si re­gali la pagellina del Sacro Cuore a chi viene a fare visita in casa, a coloro che frequen­tano il laboratorio, agli alunni ed alle alun­ne; si accluda nelle lettere; si faccia per­venire lontano, specie a quelle persone che ne hanno bisogno.

Ogni mese si trovi qualche anima fredda o indifferente e si disponga bellamente a fare la Comunione del Primo Venerdì. Certe persone hanno bisogno di una parola per­suasiva per avvicinarsi al Cuore di Gesù.

Come sarebbe bello e quale gioia si darebbe al Signore, se ogni anima devota del Sacro Cuore presentasse ogni Primo Ve­nerdì a Gesù un'altra animia

È apostolato, come si è detto sopra, far consacrare la famiglia al Cuore di Gesù. Gli apostoli s'interessino perchè tale Con­sacrazione sia fatta con solennità in casa propria, nelle famiglie dei parenti e in quelle del vicinato e si convincano i prossimi sposi a consacrarsi al Sacro Cuore il giorno delle nozze.

È pure apostolato esortare alla ripara­zione, specialmente organizzando gruppi di anime pie, affinchè si faccia l'Ora di Guardia il turno privato dell'Ora Santa; affinchè ci siano molte Comunioni riparatríci nei giorni in cui Gesù è più offeso; è aposto­lato sublime trovare « anime ostie », cioè persone che si consacrano completamente alla riparazione.

Si può anche essere apostoli del Sacro Cuore:

1. - Pregando affffnchè si diffonda nel mondo questa devozione.

2. - Offrendo sacrifici, il che facciano specialmente gli ammalati, con l'accettare con rassegnazione le sofferenze, allo scopo che si propaghi nel mondo la devozione al Sacro Cuore.

In fine, si sfruttino le iniziative, che sono disseminate in questo libretto, affinché ognuno possa dire: Il mio nome è scritto nel Cuore di Gesù e non ne verrà cancellato mai!

Grazia ottenuta

Una donna era afflittissima. Il marito era andato in America in cerca di lavoro. Nel primo tempo questi scriveva con regolarità e con affetto verso la famiglia; poi cessò la corrispondenza.

Da due anni la sposa era preoccupata: Il marito sarà morto?... Si sarà dato alla vita libera?... - Tentò di avere qualche notizia, ma invano.

Si rivolse allora al Cuore di Gesù e cominciò le Comunioni dei Primi Venerdì, supplicando Dio di farle giungere qualche buona notizia.

Finì la serie delle nove Comunioni; nes­suna nuova. Trascorsa poco più di una set­ mana, giunse la lettera del marito. Grande tu la gioia della sposa, ma più grande fu la meraviglia quando si accorse che la data della lettera corrispondeva al giorno, in cui essa aveva fatta l'ultima Comunione.

La donna chiudeva i Nove Primi Ve­nerdì e Gesù quel giorno stesso muoveva lo sposo a scrivere. Vera grazia del Sacro Cuore, che l'interessata raccontò commossa all'autore di queste pagine.

Il narrare queste e simili grazie, è un vero apostolato che si compie, perché così le anime bisognose e afflitte si orientano verso il Cuore di Gesù.

Fioretto. Scegliere un'opera buona da fare ogni venerdì ad onore del Sacro Cuore: o una preghiera, o un sacrificio, o un atto di ca­rità...

Giaculatoria. Eterno Padre, vi offro tutte le Messe che si sono celebrate e che si celebreranno, specialmente quelle di oggi!

29° GIORNO – 29 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Pregare per coloro che sono sull'orlo dell'inferno, prossimi a ca­dervi se non sono aiutati.

LE ISPIRAZIONI

Un'immagine sacra rappresenta Gesù sotto le sembianze di viandante, con il ba­stone in mano, in atto di battere ad una porta. Si è osservato che alla porta manca la maniglia.

L'autore di tale immagine ha inteso concretizzare il detto dell'Apocalisse: Io sto alla porta e batto; se uno ascolterà la mia voce e mi aprirà la porta, io entrerò da lui (Apocalisse, III, 15).

Nell'Invitatorio, che la Chiesa fa ripe­tere tutti i giorni ai Sacerdoti, all'inizio della sacra ufficiatura, è detto: Oggi, se udirete la sua voce, non vogliate indurire i vostri cuori!

La voce di Dio, di cui si parla, è l'ispi­razione divina, la quale parte da Gesù ed è diretta all'anima. La porta, che non ha la maniglia all'esterno, fa comprendere che l'anima, udita la voce divina, ha il dovere di muoversi, di aprire internamente e di far entrare Gesù.

La voce di Dio non è sensibile, cioé non colpisce l'orecchio, ma va alla mente e scende al cuore; è voce delicata, che non può udirsi se non c'è il raccoglimento inte­riore; è voce amorosa e sapiente, che in­vita dolcemente, rispettando la libertà umana.

Consideriamo l'essenza della divina ispi­razione e la responsabilità che ne proviene a chi la riceve.

L'ispirazione è un dono gratuito; si chiama anche grazia attuale, perchè d'or­dinario è momentanea ed è data all'anima in qualche bisogno particolare; è un raggio di luce spirituale, che illumina la mente; è un invito misterioso che fa Gesù all'anima, per tirarla a sé o per disporla a maggiori grazie.

Essendo l'ispirazione un dono di Dio, si ha il dovere di riceverla, di apprezzarla e di farla fruttare. Si rifletta su questo: Dio non spreca i suoi doni; Egli è giusto e chie­derà conto di come si siano fatti fruttare i suoi talenti.

È doloroso il dirlo, ma tanti fanno i sordi alla voce di Gesù e rendono ineffi­caci o inutili le sante ispirazioni. San'A­gostino, pieno di sapienza, dice: Temo il Signore che passa! - volendo significare che se Gesù batte oggi, batte domani alla porta del cuore, e si resiste e non gli si apre la porta, potrebbe allontanarsi e non ritornare più.

È necessario dunque ascoltare la buona ispirazione e metterla in pratica, rendendo in tal modo efficace la grazia attuale che Dio dà.

Quando si ha un buon pensiero da at­tuare e questo ritorna con insistenza alla mente, ci si regoli così: Si preghi, affinché Gesù dia la luce necessaria; si rifletta seria­mente se e come mettere in atto ciò che Dio ispira; nel caso dubbio, si chieda il parere al Confessore o al Direttore Spirituale.

Le ispirazioni più importanti potrebbero essere:

Consacrarsi al Signore, lasciando la vita secolare.

Fare il voto di verginità.

Offrirsi a Gesù come « anima ostia » o vittima riparatrice.

Dedicarsi all'apostolato. Troncare un'occasione di peccato. Riprendere la meditazione quotidiana, ecc...

Chi sente, e da tempo, qualcuna delle suddette ispirazioni, ascolti la voce di Gesù e non induri il suo cuore.

Il Sacro Cuore fa udire con frequenza la sua voce ai suoi devoti, o durante una predica o una pia lettura, o mentre sono in preghiera, specialmente durante la Messa e nel tempo della Comunione, o mentre sono nella solitudine e nel raccoglimento interiore.

Una sola ispirazione, assecondata con prontezza e generosità, potrebbe essere il principio di una vita santa o di una vera rinascita spirituale, mentre un'ispirazione resa vana potrebbe rompere la catena di tante altre grazie che Dio vorrebbe elargire.

Idea geniale

La signora De Franchis, da Palermo, ebbe una buona ispirazione: A casa mia c'è il necessario ed anche il più. Quanti invece mancano di pane! È doveroso aiu­tare qualche povero, anche giornalmente. Questa ispirazione fu messa in pratica. All'ora di pranzo la signora pose un piatto al centro della tavola; poi disse ai figli: A pranzo e a cena noi penseremo ogni giorno a qualche povero. Ognuno si privi di qual­che boccone di minestra o di pietanza e lo metta in questo piatto. Sarà il boccone del povero. Gesù gradirà la nostra mortifica­zione e l'atto di carità. -

Tutti furono contenti dell'iniziativa. O­gni giorno, dopo il pasto, entrava un povero e veniva servito con delicata premura.

Una volta un giovane Sacerdote, tro­vandosi nella famiglia De Franchis, a ve­dere con quanto amore preparavano il piatto per il povero, rimase gradevolmente sor­preso di quel nobile atto di carità. Fu un'ispirazione per il suo cuore ardente di Sa­cerdote: Se in ogni famiglia nobile o bene­stante si preparasse un piatto per un biso­gnoso, migliaia di poveri potrebbero sfa­marsi in, questa città! -

Il buon pensiero, che Gesù ispirò, fu efficace. Il fervoroso ministro di Dio co­minciò a propagare l'iniziativa e giunse a fondare un Ordine Religioso: « Il Boccone del Povero » con i due rami, maschile e femminile.

Quanto bene in un secolo si è compiuto e quanto se ne compirà dai membri di que­sta Famiglia Religiosa!

Quel Sacerdote al presente è Servo di Dio ed è inoltrata la sua Causa di Beati­ficazione e di Canonizzazione.

Se Padre Giacomo Gusmano non fosse stato docile alla divina ispirazione, non avremmo nella Chiesa la Congregazione del « Boccone del Povero ».

Fioretto. Ascoltare le buone ispirazioni e metter­le in pratica.

Giaculatoria. Parla, o Signore, che io ti ascolto!

30° GIORNO – 30 giugno.

Pater noster.

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

Intenzione. - Riparare le Comunioni sacrileghe, che si sono fatte e si faranno.

IL PIU' FORTE LAMENTO DI GESU'

Il mese di giugno è al termine; poiché non deve aver termine la devozione al Sa­cro Cuore, consideriamo oggi un lamento ed un desiderio di Gesù, per prendere delle sante risoluzioni, che devono accompagnarci tutta la vita.

Gesù Sacramentato sta nei Tabernacoli ed il Cuore Eucaristico non sempre e non da tutti è trattato come conviene.

Ricordiamo il più forte lamento che Ge­sù rivolse a Santa Margherita nella grande apparizione, quando le mostrò il Cuore: Ecco quel Cuore, che tanto ha amato gli uomini... sino a consumarsi per testimo­niare loro il suo amore; e per compenso, dai più non ricevo che ingratitudini, a causa delle loro irriverenze e sacrilegi, e della fred­dezza e disprezzo che essi hanno per me in questo Sacramento d'amore! -

Dunque, il maggior lamento di Gesù è per i sacrilegi eucaristici e per la freddezza e le irriverenze con cui è trattato nei Ta­bernacoli; il suo maggior desiderio è la ri­parazione eucaristica.

Dice Santa Margherita: Un giorno, do­po la S. Comunione, il mio Sposo Divino si presentò a me sotto le sembianze di Ecce Homo, carico della Croce, tutto coperto di piaghe e lividure. Il suo Sangue adorabile gli colava da ogni parte ed Egli mi disse con voce triste ed addolorata: Non ci sarà nessuno che abbia pietà di me, nessuno che voglia compatirmi e prendere parte al mio dolore nel pietoso stato in cui mi mettono i peccatori? -

Un altro giorno, in cui una persona aveva fatto male la Comunione, Gesù si fece vedere a Santa Margherita come le­gato e calpestato sotto i piedi di quell'ani­ma sacrilega e con voce mesta le diceva: Guarda come mi trattano i peccatori! -

Ed un'altra volta ancora, mentre veniva ricevuto sacrilegamente, si mostrò alla San­ta, dicendole: Guarda come mi tratta quel­l'anima che mi ha ricevuto; essa ha rin­novato tutti i dolori della mia Passione! - Allora Margherita, gettandosi ai piedi di Gesù, disse: Mio Signore e mio Dio, se la mia vita può essere utile per riparare queste ingiurie, eccomi come una schiava; fa' di me tutto ciò che ti piacerà! - Il Signore subito la invitò a fare un'ammenda onorevole per riparare tanti sacrilegi eu­caristici.

Dopo quanto si è detto, si prenda da tutti i devoti del Sacro Cuore una risolu­zione importante, da ricordare possibil­mente ogni giorno: Offrire le Messe che si ascoltano, nelle feste e nei giorni feriali, ed offrire sempre la S. Comunione con l'in­tenzîone di riparare i sacrilegi eucaristici, specialmente della giornata, la freddezza e le irriverenze che si fanno a Gesù Sacra­mentato; si possono mettere anche altre intenzioni, ma la principale sia la riparazione eucaristica. In tal modo si consola il Cuore Eucaristico di Gesù.

L'altra risoluzione, che mai deve dimen­ticarsi e che sia come il frutto del mese del Sacro Cuore, è la seguente: Avere una gran­de fede in Gesù Sacramentato, onorare il suo Cuore Eucaristico e saper trovare ai piedi del Tabernacolo il conforto nelle pene, la forza nelle tentazioni, la sorgente delle grazie. Il fatto, che ora verrà narrato, sia ai devoti del Sacro Cuore di grande am­maestramento.

Preghiera di una madre affitta

Nel libro « Tesoro di storia sul Sacro Cuore » è riportata una conversione me­ravigliosa.

A New York era stato arrestato un gio­vanotto sui venti anni, dedito al libertinag­gio. Dopo due anni uscì dalla prigione; ma lo stesso giorno in cui fu messo in libertà, rissò e fu ferito mortalmente. I poliziotti lo portarono a casa.

La madre del giovane delinquente era molto religiosa, devota del Cuore Eucaristico di Gesù; il marito, pessimo uomo, maestro di malvagità al figlio, era la sua croce quo­tidiana. Tutto sopportava l'infelice donna sostenuta dalla fede.

Quando mirò il figlio ferito, sapendolo prossimo alla morte, non indugiò ad inte­ressarsi dell'anima di lui.

- Povero figlio mio, tu stai molto male; la morte ti è vicina; devi presentarti a Dio; è tempo di pensare all'anima tua! -

Per tutta risposta, il giovane le rivolse una litania d'ingiurie e d'imprecazioni e cer­cava qualche oggetto a portata di mano per scaraventarglielo.

Chi avrebbe potuto convertire questo peccatore? Soltanto Dio, con un miracolo! Dio mise in mente alla donna una bella ispirazione, che subito venne attuata.

La madre prese un'immagine del Sacro Cuore e la legò ai piedi del letto, ove gia­ceva suo figlio; poi corse alla Chiesa, ai piedi di Gesù Sacramentato e della Vergine Santissima, e poté ascoltare la Messa. Col cuore amareggiato non riuscì a formulare che questa preghiera: Signore, voi che avete detto al buon ladrone « Oggi sarai con me in Paradiso! », ricordatevi di mio figlio nel vostro regno e non lasciatelo perire in eterno! -

Non si stancava di ripetere questa pre­ghiera e solo questa.

Il Cuore Eucaristico di Gesù, che si commosse alle lacrime della vedova di Naim, si commosse pure alle preghiere di questa madre, che a Lui ricorreva per aiuto e con­forto, ed operò un prodigio. Mentre essa era ancora in Chiesa, Gesù apparve al fi­glio morente, sotto forma di Sacro Cuore, e gli disse: Oggi sarai con me in Para­diso! -

Il giovane si commosse, riconobbe il suo triste stato, ebbe dolore dei suoi pec­cati; in un attimo divenne un altro..

Quando la madre rincasò e rivide il figlio sereno, sorridente, seppe che gli era apparso il Sacro Cuore e gli aveva detto le parole, un giorno dette dalla Croce al buon ladrone « Oggi sarai con me in Para­diso! ... », piena di gioia disse: Figlio mio, vuoi ora un Sacerdote? - Sì mamma, e subito! -

Venne il Sacerdote e il giovane si con­fessò. Il ministro di Dio, finita la confes­sione, ruppe in pianto e disse alla madre: Non ho mai udito una confessione simile; vostro figlio mi è sembrato in estasi! -

Da lì a poco rincasò il marito, il quale, udita la narrazione della comparsa del Sa­cro Cuore, subito cambiò mentalità. Il fi­glio gli disse: Padre mio, pregate anche voi il Sacro Cuore ed Egli vi salverà! -

Morì il giovane lo stesso giorno, dopo essersi comunicato. Si convertì il padre e visse sempre da buon cristiano.

La preghiera fiduciosa ai piedi del Ta­bernacolo è la chiave preziosa per pene­trare nel Cuore Eucaristico di Gesù.

Fioretto. Fare molte Comunioni Spirituali, con fede ed amore.

Giaculatoria. Gesù, tu sei mio; io sono tua!