MESE AL PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESU’ 2005  scarica

PREGHIERA ALL'INIZIO DEL MESE

Gesù mio, accetta gli ossequi di questo Mese, in compenso di tante iniquità degli uomini; e mentre il nemico del bene cerca di allontanare il ricordo del tuo amore dal­la mente dei tuoi figli, la devozione al Di­vin Sangue avvicini le anime al tuo Cuore. (S. Gaspare)

1 luglio – SOLENNITA’ DEL PREZ.MO SANGUE

LE SETTE EFFUSIONI

Venite, adoriamo Cristo, Figlio di Dio, che ci ha redenti con il suo Sangue. Per redimerci Gesù ha versato ben sette volte il suo Sangue! Il motivo di sì copiose e dolorose effusioni non va ricercato nella necessità di salvare il mondo, perché a sal­varlo ne sarebbe bastata una sola goccia, ma soltanto nel suo amore per noi. Agli albori della storia umana avviene un grave fatto di sangue: il fratricidio di Caino; Gesù, agli albori della sua vita ter­rena, vuole iniziare la redenzione con la prima effusione di Sangue, quello della Circoncisione, versato sulle stesse braccia della Madre, come primo altare del Nuo­vo Testamento. Sale allora a Dio la prima degna offerta dalla terra e, da allora in poi, Egli guarderà l'umanità non più con lo sguardo della giustizia, ma della mise­ricordia. Passano anni da questa prima effusione - anni di umile nascondimento, di priva­zioni e lavoro, di preghiera, di umiliazio­ni e persecuzioni - e Gesù dà inizio nell'orto degli ulivi alla sua Passione re­dentrice, versando sudore di sangue. Non sono le pene fisiche che gli fan sudare Sangue, ma la visione dei peccati della in­tera umanità, che egli innocente si è ad­dossato, e la nera ingratitudine di coloro che avrebbero calpestato il suo Sangue e rifiutato il suo amore. Gesù versa di nuovo Sangue nella fla­gellazione per purificare particolarmente i peccati della carne, perché «per una piaga così putrida, non poteva esservi una me­dicina più salutare» (S. Cipriano). Ancora Sangue nella coronazione di spine. È il Cristo, re d'amore, che al posto di quella d'oro ha scelto la corona di spi­ne, dolorosa e sanguinosa, affinché l'or­goglio umano si pieghi davanti alla Mae­stà di Dio. Altro Sangue lungo la via dolorosa, sot­to il pesante legno della croce, fra gli insulti, le bestemmie e le percosse, lo stra­zio d'una Madre e il pianto delle pie don­ne. «Chi vuol venire dietro di me - egli di­ce - rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Non c'è dunque altra via per raggiungere il monte della salute, che quella bagnata dal Sangue di Cristo. Gesù è sul calvario e versa nuovamente Sangue dalle mani e dai piedi confitti alla croce. Dall'alto di quel monte - il vero teatro dell'amore divino - quelle mani sanguinanti si protendono per un largo abbraccio di pietà e di misericordia: «Ve­nite a me tutti!». La croce è il trono e la cattedra del prezioso Sangue, l'emblema che porterà salute e nuova civiltà ai secoli, il segno del trionfo di Cristo sulla morte. Non poteva mancare il Sangue più ge­neroso, quello del Cuore, proprio le ulti­me gocce rimaste nel Corpo del Salvatore, e ce lo dona attraverso la ferita, che il col­po di lancia apre nel suo fianco. Gesù svela così i segreti del proprio Cuore all'umanità, affinché vi legga il suo immenso amore. Ecco come Gesù ha voluto spremere da ogni vena tutto il Sangue e darlo genero­samente agli uomini. Ma cosa hanno fatto gli uomini dal giorno della morte di Cristo ad oggi per ricambiare tanto amore? Gli uomini han continuato ad essere increduli, a bestem­miare, ad odiarsi ed uccidersi, ad essere disonesti. Gli uomini hanno calpestato il Sangue di Cristo! Almeno noi, per riparare a tante ingra­titudini e ricambiare così grande amore, offriamolo a Dio e invochiamolo non solo per noi, ma anche per tutti i fratelli pec­catori.

ESEMPIO: Nel 1848 Pio IX, a causa dell'occupa­zione di Roma, fu costretto a rifugiarsi a Gaeta. Quivi si recò il servo di Dio D. Giovanni Merlini e predisse al S. Padre che, se avesse fatto voto di estendere la festa del Prez.mo Sangue a tutta la Chiesa, presto sarebbe tornato a Roma. Il Pontefice, dopo aver riflettuto e pregato, il 30 giugno 1849 gli fece rispondere che lo avrebbe fatto non per voto, ma spon­taneamente, se la predizione si fosse av­verata. Fedele alla promessa, il 10 agosto dello stesso anno, firmava il decreto per l'estensione della festa del Prez.mo San­gue a tutta la Chiesa nella prima domeni­ca di luglio. S. Pio X. nel 1914, la fissò al primo di luglio e Pio XI nel 1934, a ricordo del XIX Centenario della Redenzione, la ele­vò a rito doppio di prima classe. Nel 1970 Paolo VI, in seguito alla riforma del calendario, l'ha unita alla Solennità del Corpus Domini, col nuovo titolo di So­lennità del Corpo e del Sangue di Cristo. Il Signore si servì della profezia di un santo missionario per l'estensione di questa festa a tutta la Chiesa e volle così dimostrare quanto gli fosse caro il culto al suo Prezioso Sangue.

PROPOSITO: Praticherò questo mese, in unione col Prezioso Sangue, pregando specialmente per la conversione dei pec­catori.

GIACULATORIA: Sangue di Gesù, prezzo del nostro riscatto, sii benedetto in eterno!

 

2 luglio - LA DEVOZIONE AL PREZIOSO SANGUE

La tradizione tramanda che la Vergine SS.ma, dopo la sepoltura di Gesù, abbia raccolto il Sangue sparso lungo la Via Do­lorosa e sul Calvario per onorarlo, essendo la reliquia più santa lasciata sulla terra dal suo Divin Figliolo. Da quel giorno le reli­quie del Sangue di Cristo furono oggetto della più tenera devozione. Possiamo dire dunque che la devozione al Prez.mo Sangue sia sorta sul Calvario e sia rimasta poi sempre viva nella Chiesa. Né poteva essere altrimenti, perché il Sangue di Gesù è Sangue Divino, è il prezzo del nostro riscatto, il pegno del­l'amore di Dio per le anime; ci ha di­schiuso le porte del cielo, scorre perennemente su migliaia di altari e nutrisce milioni di anime. Degno è perciò l'Agnello di ricevere onore, gloria e benedizione, perché è stato ucciso e ci ha redento! Nutriamo anche noi viva devozione al Prezioso Sangue, perché sarà una sorgen­te perenne di grazie. Guardiamo nel Cri­sto insanguinato il modello perfetto di tutte le virtù, adoriamolo e amiamolo, ed uniti a Lui nella sofferenza, imploriamo il perdono dei nostri peccati.

ESEMPIO: S. Gaspare del Bufalo un giorno, più che mai amareggiato per le lotte che doveva superare nel diffondere la devo­zione al Prez.mo Sangue, si rasserenò e predisse che sarebbe salito sulla Cattedra di S. Pietro un Pontefice che ne avrebbe favorito e inculcato il culto. Questo papa, possiamo dirlo senza pericolo di sbagliare, è stato Giovanni XXIII. Fin dall'inizio del suo pontificato ven­ne pubblicamente esortando i fedeli a coltivare questa devozione; rivelando che egli stesso recitava nel mese di luglio tutti i giorni le litanie del Preziosissimo San­gue, come aveva appreso da fanciullo nella casa paterna. Anziché affidarla ad un cardinale volle riservare a sé la Protet­toria della Congregazione dei Missionari del Prez.mo Sangue e, parlando nella Ba­silica di S. Pietro, ai cardinali, vescovi, prelati e a migliaia di fedeli, il 31 gennaio 1960 per la chiusura del Sinodo Romano, esaltò S. Gaspare come «Il vero e più grande apostolo della devozione al Prez.mo Sangue nel mondo». Il 24 gennaio dello stesso anno approvò per la Chiesa Universale le Litanie del Prez.mo Sangue e nel successivo 12 otto­bre volle che alle invocazioni del «Dio sia benedetto» fosse aggiunto, per tutta la Chiesa, anche «Benedetto il suo Prez.mo Sangue». Ma l'atto ufficiale più solenne è senza dubbio la Lettera Apostolica «Inde a primis» del 30 giugno 1960, con la quale rivolgendosi al mondo cattolico, appro­vava, esaltava ed inculcava il culto verso il Prez.mo Sangue, additando in esso uni­tamente a quello per il S. Nome di Gesù e per il S. Cuore, una fonte di copiosi frutti spirituali ed il rimedio contro i mali che opprimono l'umanità. Possiamo chiamare perciò Giovanni XXIII «IL PAPA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE» predetto da S. Gaspare.

PROPOSITO: Nutrirò sempre la più tenera devozione al Sangue Divino di Gesù.

GIACULATORIA: Sia sempre bene­detto e ringraziato Gesù, che col suo Sangue ci ha salvato.

 

3 luglio - COME DOBBIAMO PRATICARE LA DEVOZIONE AL PREZ.MO SANGUE

La devozione al Prez.mo Sangue non deve essere sterile, ma feconda di vita per le nostre anime. E maggiori saranno i frutti spirituali se seguiremo il metodo in­segnatoci dai santi, che in ciò furono mae­stri. S. Gaspare Del Bufalo, il Serafino del Prez.mo Sangue, ci consiglia di fissare lo sguardo nel Cristo insanguinato e di ri­chiamare alla mente questi pensieri: Chi è Colui che ha dato il Sangue per me? Il Figlio di Dio. Se l'avesse versato un amico come gli sarei riconoscente! Per Ge­sù invece la più nera ingratitudine! Anch'io forse sono giunto perfino a bestemmiarlo e ad offenderlo con gravi pec­cati. Che cosa mi ha dato il Figlio di Dio? Il Suo Sangue. Voi sapete, esclama S. Pietro, che non con l'oro e l'argento siete stati liberati, ma col Sangue Prezioso di Cristo. E quali meriti avevo io? Nessuno. Si sa che una madre dà il sangue per i suoi figlioli e chi ama lo versa per la persona amata. Ma io, per il peccato, ero nemico di Dio. Eppure egli non ha guardato alle mie colpe, ma solo al suo amore. Come me l'ha dato? Tutto, fino all'ul­tima stilla fra gli insulti, le bestemmie e i tormenti più atroci. Perciò Gesù vuole da noi in cambio di tanto dolore e di tanto amore, il nostro cuore, vuole che noi fuggiamo il peccato, vuole che noi l'amiamo con tutte le nostre forze. Si, amiamolo questo Dio confitto alla croce, amiamolo intensamente e le sue sofferenze non saranno state inutili e il suo Sangue non sarà stato sparso invano per noi.

ESEMPIO: Il più grande apostolo della devozione al Prez.mo Sangue fu senza dubbio S. Gaspare del Bufalo romano, nato il 6 gennaio 1786 e morto il 28 dicembre 1837. Suor Agnese del Verbo Incarnato, morta poi in gran concetto di santità, molti anni prima ne predisse l'Opera grandiosa affermando che sarebbe stato «La tromba del divin Sangue», a voler si­gnificare con quanto ardore ne avrebbe propagato la devozione e cantato le glorie. Dovette subire indicibili sofferenze e calunnie, ma alla fine ebbe la gioia di poter fondare la Congregazione dei Mis­sionari del Prez.mo Sangue, oggi sparsa in molte parti del mondo. Il Signore per confortarlo nelle sue tri­bolazioni, un giorno, mentre celebrava la santa Messa, subito dopo la consacrazio­ne gli fece vedere il cielo dal quale scen­deva una catena d'oro, che passando nel calice, legava la sua anima per condurla alla gloria. Da quel giorno egli dovette soffrire ancora di più, ma fu sempre più intenso il suo zelo per portare alle anime i benefici del Sangue di Gesù. Fu beatificato da S. Pio X il 18 dicem­bre 1904 e canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954. Il suo corpo riposa nella chiesa di S. Maria in Trivio a Roma e in parte anche in Albano Laziale, presso Roma, chiuso in ricca urna. Dal cielo continua a largire grazie e miracoli specialmente ai devoti del Sangue Prezioso.

PROPOSITO: Penserò spesso, soprat­tutto nel momento della tentazione, alle sofferenze patite da Gesù per me.

GIACULATORIA: Ti adoro, o San­gue Prezioso di Gesù, versato per mio amore.

 

4 luglio - IL SANGUE DIVINO DI GESU'

Ogni buon cristiano dovrebbe fissare spesso lo sguardo al Sangue che gronda dalle piaghe di Gesù Crocifisso e, durante la S. Messa, contemplare con devozione il calice consacrato, che il sacerdote leva in alto. Ma nel far ciò non dovrebbe fermarsi a considerare unicamente le sofferenze del Redentore, ma riflettere che quel San­gue, sgorgato dalle vene di Gesù, è San­gue Divino, cioè il Sangue di Dio. Ebbene la ragione fondamentale del culto al P. Sangue è tutta qui: il Sangue Prezioso è il Sangue del Dio Incarnato e perciò noi lo adoriamo. Infatti è di fede che nella Persona di Gesù Cristo si sono uni­te due nature: quella divina e quella umana, perciò il Sangue ch'egli ha versa­to è Sangue divino ed umano, perché Sangue di Gesù vero Dio e vero Uomo. Grande mistero incomprensibile ad ogni mente creata! Se non possiamo com­prendere questo mistero, una cosa possia­mo e dobbiamo capire, e cioè che Dio ha voluto prendere la nostra umanità e versa­re il suo Sangue per salvarci: «Per la nostra salvezza discese dal cielo e si fece uomo». Egli è degno perciò di ricevere gloria e benedizioni dalle anime nostre, è degno di tutto il nostro amore. Adoriamo dunque profondamente que­sto mistero di sapienza e di amore ed in­nalziamo al Sangue Prezioso di Gesù l'in­no della nostra riconoscenza, per aver così operato la salvezza delle nostre anime.

ESEMPIO: Un'anima veramente prediletta dal Sangue di Gesù fu la B. Maria De Mattias nata a Vallecorsa (FR) il 4 febbraio 1805 e morta a Roma il 20 agosto 1886. Ascoltando le parole di S. Gaspare del Bufalo, decise di farsi suora, ma quando andò a chiedere consiglio al santo missio­nario, questi, per divina ispirazione, le disse che il Signore la chiamava ad altra missione e l'affidò alla direzione spiritua­le del Venerabile D. Giovanni Merlini, anch'egli missionario. Lasciò la famiglia e si recò ad Acuto nel Lazio, dove, dopo molte difficoltà, aprì la prima casa e scuo­la delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Fra privazioni, lotte e sofferenze fondò nuove case e nuove scuole per l'educazione e l'istruzione cristiana della gioventù femminile. Non solo fu devotis­sima del Prez.mo Sangue, ma spese tutta la sua vita a diffonderne il culto nel popo­lo. Alle suore ripeteva spesso: «Non si al­lontani mai il vostro cuore da quella fonte perenne che scaturisce dalla piaga amoro­sa del costato di Gesù Crocifisso, nostro sposo; qui avremo raddolcite le nostre fa­tiche fatte per amore di Dio». Fu beatificata da Pio XII nell'Anno Santo 1950 ed il suo corpo riposa nella Chiesa del Prez.mo Sangue, che sorge a Roma, nel quartiere Latino Via Beata Ma­ria De Mattias, 10. Dal suo altare si spri­giona un raggio perenne di grazie e be­nedizioni per chi ricorre alla sua interces­sione.

PROPOSITO: Bacerò il Crocifisso e di­rò: Sangue Divino del Redentore, io ti adoro e ti amo.

GIACULATORIA: Sangue Divino di Gesù dona fede e forza all'anima mia.

 

5 luglio - IL SANGUE CHE PURIFICA

Gesù ci ha amati e ci ha purificati dalla colpa nel suo Sangue. L'umanità giaceva sotto il pesante far­dello del peccato e sentiva l'incoercibile necessità dell'espiazione. In tutti i tempi vittime, ritenute inno­centi e meritevoli presso Dio, venivano sacrificate; alcuni popoli giunsero ad im­molare perfino vittime umane. Ma né questi sacrifici, né tutte le sofferenze umane unite insieme, sarebbero mai ba­state a purificare l'uomo dal peccato. L'abisso fra l'uomo e Dio era infinito perché l'offeso era il Creatore e l'offenso­re una creatura. Era dunque necessaria una vittima innocente e capace di meriti infiniti come Dio, ma allo stesso tempo ricoperta delle colpe umane. Questa vitti­ma non poteva essere una creatura, ma Dio stesso. Si manifestò allora tutta la carità di Dio verso l'uomo perché egli mandò il suo Fi­glio Unigenito ad immolarsi per la nostra salvezza. Gesù volle scegliere la via del sangue per purificarci dalla colpa, perché è il sangue che ribolle nelle vene, è il sangue che stimola all'ira e alla vendetta, è il sangue il fomite della concupiscenza, è il sangue che spinge al peccato, perciò solo il Sangue di Gesù poteva purificarci da ogni iniquità. È dunque necessario ricorrere al Sangue di Gesù, unica medicina delle anime, se vogliamo avere il perdono dei nostri pec­cati e mantenerci nella grazia di Dio.

ESEMPIO: Il servo di Dio Mons. Francesco Alber­tini, per meglio promuovere la devozione al Prezzo della nostra redenzione, fondò la Confraternita del Prez.mo Sangue. Mentre ne scriveva gli Statuti, nel conven­to delle Paolotte in Roma, si udirono urla e strepiti in tutto il monastero. Alle consorelle spaventate, suor Maria Agnese del Verbo Incarnato disse: «Non temete: è il demonio che si arrabbia, perché il no­stro confessore sta facendo cosa che gli di­spiace assai». L'uomo di Dio stava scrivendo la «Co­roncina del Prez. Sangue». Il maligno su­scitò in lui tanti scrupoli che stava per di­struggerla quando la stessa santa suora, ispirata da Dio, vedendolo esclamò: «Oh! che bel regalo ci portate, padre!». «Qua­le?» disse meravigliato l'Albertini, che a nessuno aveva confidato di aver scritto quelle preghiere. «La Coroncina del Prez.mo Sangue», rispose la suora. «Non la distruggete, perché sarà diffusa in tutto il mondo e farà molto bene alle anime». E fu così. Anche i più ostinati peccatori non resistevano quando durante le sante Missioni, si svolgeva la commoventissima funzione delle «Sette Effusioni». L'Albertini fu eletto Vescovo di Terra­cina, dove morì santamente.

PROPOSITO: Pensiamo quanto San­gue è costata a Gesù la salvezza del­l'anima nostra e non la macchiamo col peccato.

GIACULATORIA: Salve, o Sangue Prezioso, che scaturisci dalle piaghe di nostro Signor Gesù Crocifisso e lavi i pec­cati di tutto il mondo.

 

6 luglio - IL SANGUE CHE PACIFICA CON DIO

Dopo il diluvio universale Noé offrì a Dio un sacrificio di lode e di grazie ed ec­co che l'arcobaleno appare all'orizzonte, come per avvolgere in un solo amplesso il cielo e la terra. Dio, placato, giurò che mai avrebbe distrutto i viventi sulla terra. Il sacrificio offerto da Noé era soltanto la figura dell'immolazione di Cristo, che, col sacrificio del proprio Sangue, avrebbe pacificato l'umanità con Dio. Cos'è il peccato se non un atto di guer­ra dell'uomo contro il suo Creatore? L'at­to di guerra genera inimicizia. È l'uomo che, ribellandosi a Dio, diventa suo nemi­co, ne provoca l'ira ed i castighi. Il San­gue di Gesù è stato versato per cancellare questo stato di guerra. I quattro angeli dell'Apocalisse che Dio manda per punire il mondo, odono una voce: «Non versate il calice della vendetta, perché prima si devono segnare coloro che ne dovranno essere preservati». «E chi sono costoro?» domandano gli angeli. La voce risponde: «Coloro che lavarono le proprie anime nel Sangue dell'Agnello». Quanta bontà del Signore verso di noi! Non solo ci ha purificati col suo Sangue, ma ha voluto anche dimenticare tutte le nostre colpe e ci ha proclamati suoi figli prediletti. Rispondiamo anche noi con l'amore a tanto amore. Quale nera ingra­titudine sarebbe la nostra se osassimo of­fenderlo e tradirlo col peccato, proprio mentre egli, con paterno amplesso ci stringe al suo Cuore.

ESEMPIO: I santi, che più degli altri conoscono il valore di un'anima, si sono adoperati in tutti i modi per salvare non solo la pro­pria, ma anche quelle del prossimo. Un apostolo instancabile fu S. Francesco Saverio, della Compagnia di Gesù, da S. Gaspare scelto a protettore dei Missionari e delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Egli abbandonò gli onori e le co­modità del suo nobile casato, entrò nella Compagnia di Gesù e solcò gli oceani per portare la fede di Cristo nelle Indie e in Giappone. Il Crocifisso era la sua spada conquistatrice. Un giorno, viaggiando sul mare in burrasca, gli fu strappato dalla furia delle onde, ma lo riebbe inaspetta­tamente da un grosso granchio il giorno dopo, mentre era in preghiera sulla spiag­gia. Dopo l'India e il Giappone, assetato ancora di anime, tentò di penetrare in Ci­na, ma non poté coronare il suo sogno, perché Dio volle chiamarlo al premio di tante fatiche. Morì nell'Isola di Sanciano, di fronte a Canton, il 3 dicembre 1552. Quel brac­cio, che battezzò migliaia di infedeli, è esposto nella chiesa del Gesù in Roma.

PROPOSITO: Se per disgrazia cadrò in peccato, penserò alla grande dolcezza che si prova quando si è in pace con Dio, gli chiederò subito perdono e mi confesserò al più presto.

GIACULATORIA: Agnello di Dio, che col tuo Sangue togli i peccati del mondo, abbi pietà di me.

 

7 luglio - IL SANGUE CHE REDIME

Il peccato non solo privò l'uomo della grazia e lo inimicò con Dio, ma lo rese anche schiavo di Satana; la Redenzione perciò doveva operare questo triplice ef­fetto nelle anime: restituire la grazia san­tificante, purificandole dalla colpa, paci­ficarle con Dio e infine riscattarle dalla schiavitù del demonio. Infatti il peccatore, per scrollare dalle sue spalle il giogo soave e dolce della legge divina, incappa nella tirannia del­l'inferno. «Chi pecca, dice S. Giovanni, appartiene al demonio». Quale fu il prezzo pagato da Gesù per strappare dai suoi artigli questa preziosa preda? Il suo Sangue. Ecco dunque il valore di un'anima! Quanto vali tu? Risponde S. Agostino: guarda quanto sei stato pagato». Dio ti aveva perduto e ti ha ricomprato sborsan­do tutto il suo Sangue. E tu che conto fai di te stesso? Chi sa quante volte, cedendo alla violenza della tentazione, fuggi da Dio e ti vendi nuovamente a Satana! Sii forte, abbi fede nella virtù del Sangue Divino, invocalo e non soccomberai nella lotta. Te lo assicura S. Paolo «Per la fede in quel Sangue, anche noi vinceremo il demonio».

ESEMPIO: Nei Processi di Beatificazione di S. Ga­spare Del Bufalo si narra che nel 1821, mentre predicava la Missione a Segni, nel Lazio gli si presentò un uomo che per venti scudi al giorno aveva venduto l'ani­ma al demonio. Il patto era stato da lui sottoscritto e consegnato a Satana, che gli era compar­so. L'infelice riceveva in modo misterioso e puntualmente i venti scudi giornalieri, ma non aveva pace. A quei tempi era quella una buona somma, eppure si ritro­vava sempre pieno di debiti a causa dei suoi stravizi. Era sull'orlo della disperazione, quan­do sentì parlare del santo missionario. Andò a cercarlo, si gettò ai suoi piedi ed ebbe la fortuna di ascoltare dalla sua boc­ca queste consolanti parole: «Abbi fede, figliolo, il Sangue di Gesù ricomprerà la tua anima». Il Servo di Dio non cessò di pregare, di­giunare e macerarsi le carni con la disci­plina per salvare quell'anima. Alla fine il Sangue di Gesù trionfò e il demonio fu costretto a restituire il foglio firmato da quel povero peccatore. Cosa dire di coloro che, per un vile pia­cere, vendono la propria anima a Satana? Se pensassero quanti tormenti è costata a Gesù!

PROPOSITO: Per evitare il peccato mortificherò la mia volontà e i miei sensi, specialmente gli occhi.

GIACULATORIA: Sangue Prezioso di Gesù, prezzo infinito del nostro riscatto, sii sempre amato da tutti gli uomini!

 

8 luglio - LA REDENZIONE DEL SANGUE DI CRISTO FU COPIOSA ED UNIVERSALE

I Giudei pensavano che il Messia doves­se incarnarsi esclusivamente per riportare all'antico splendore il regno d'Israele. Gesù invece venne sulla terra per salvare tutti gli uomini, quindi per un fine spiri­tuale. «Il mio regno - disse - non è di que­sto mondo». Perciò la Redenzione operata col suo Sangue fu abbondante - cioè egli non si limitò a darne poche gocce, ma lo diede tutto - e facendosi nostra via coll'esempio, nostra verità colla parola, nostra vita con la grazia e l'Eucarestia, volle redimere l'uomo in ogni sua facoltà: nella volontà, nella mente, nel cuore. Né limitò la sua opera redentrice ad alcuni popoli o ad alcune caste privilegiate: «Ci hai redenti, o Signore, col tuo San­gue, d'ogni tribù, lingua, popolo e nazio­ne». Dall'alto della croce, al cospetto del mondo intero, il suo Sangue scese sulla terra, superò gli spazi, la pervase tutta, sicché la natura stessa tremò dinanzi ad un sacrificio così immenso. Gesù era 1'Aspettato delle genti e tutte le genti dovevano godere di quella immo­lazione e guardare al Calvario, come all'unica sorgente di salvezza. Perciò dai piedi della croce partirono, e partiranno sempre i missionari - aposto­li del Sangue - affinché la sua voce e i suoi benefici potessero giungere a tutte le anime.

ESEMPIO: La reliquia più insigne bagnata dal Pre­zioso Sangue di Cristo è la S. Croce. Dopo la prodigiosa scoperta avvenuta ad opera di S. Elena e di S. Macario, rimase per tre secoli a Gerusalemme; i Persiani conqui­stata la città la portarono nella loro nazio­ne. Quattordici anni dopo l'imperatore Eraclio, avendo sottomessa la Persia, volle personalmente riportarla nella Città San­ta. Aveva iniziato la salita dell'erta del Calvario, quando, fermato da una forza misteriosa, non poté andare innanzi. Gli si avvicinò allora il santo vescovo Zaccaria e gli disse: «Imperatore, non è possibile camminare vestito con tanto sfarzo per quella via che Gesù percorse con tanta umiltà e dolore». Solo quando depose le ricche vesti e i gioielli Eraclio poté prose­guire il cammino e ricollocare con le sue mani la S. Croce sul colle della crocifis­sione. Anche noi pretendiamo di essere veri cristiani, cioè di portare la croce con Ge­sù, e rimanere al tempo stesso attaccati agli agi della vita e al nostro orgoglio. Or­bene, ciò è assolutamente impossibile. È necessario essere sinceramente umili per poter percorrere la via segnataci dal San­gue di Gesù.

PROPOSITO: Per amore del Divin Sangue soffrirò volentieri le umiliazioni e mi accosterò fraternamente ai poveri e ai perseguitati.

GIACULATORIA: Ti adoriamo, o Ge­sù, e ti benediciamo perché con la tua santa Croce e il tuo prezioso Sangue hai redento il mondo.

 

9 luglio - CONSANGUINEI DI CRISTO

L'apostolo S. Pietro ammonisce i cri­stiani a non trascurare la propria dignità, perché, dopo la redenzione, per effetto della grazia santificante e della comunio­ne del Corpo e del Sangue del Signore, l'uomo è divenuto partecipe della stessa natura divina. Si è verificato in noi, per l'immensa bontà di Dio, il mistero della nostra incorporazione in Cristo e siamo divenuti veramente i suoi consanguinei. Con parole più semplici possiamo dire che nelle nostre vene scorre il Sangue di Cristo. Perciò S. Paolo chiama Gesù il «Primo dei nostri fratelli» e S. Caterina da Siena esclama: «Per l'amore tuo, Dio si è fatto uomo e l'uomo è fatto Dio». Abbiamo mai pensato che siamo ve­ramente fratelli di Gesù? Com'è da com­patire l'uomo che corre in cerca di titoli onorifici, di documenti che comprovino la sua discendenza da nobili casati, che sborsa danaro per comperare dignità ter­rene e poi dimentica che Gesù, col suo Sangue, ci ha fatto «popolo santo e rega­le!». Non dimenticare però, che la consan­guineità con Cristo non è un titolo riser­vato solo a te, ma è comune a tutti gli uomini. Vedi quel pezzente, quel mino­rato, quel povero scacciato dalla società, quell'essere sventurato che sembra quasi un mostro? Nelle loro vene scorre, come nelle tue, il Sangue di Gesù! Tutti insie­me formiamo quel Corpo mistico, del quale Gesù Cristo è il Capo e noi siamo le membra. Questa è la vera ed unica democrazia, questa è la perfetta uguaglianza tra gli uomini.

ESEMPIO: È commovente un episodio della prima guerra mondiale, avvenuto sul campo di battaglia fra due soldati moribondi, uno tedesco e l'altro francese. Il francese con uno sforzo supremo riu­scì a tirar fuori dalla giubba un Crocifisso. Era inzuppato di sangue. Se lo portò alle labbra e, con voce fievole, iniziò la recita dell'Ave Maria. A quelle parole il soldato tedesco, che giaceva quasi esanime accan­to a lui e che fin'allora non aveva dato se­gno di vita, si scosse e lentamente, come glielo permettevano le ultime forze, tese la mano e, insieme a quella del francese, la posò sul crocifisso; poi con un fil di voce rispose alla preghiera: Santa Maria Madre di Dio... Guardandosi negli occhi i due eroi morirono. Erano due anime buo­ne, vittime dell'odio che semina la, guer­ra. Nel Crocifisso si riconobbero fratelli. Solo l'amore di Gesù ci unisce ai piedi di quella croce, sulla quale Egli sanguina per noi.

PROPOSITO: Non siate vili agli occhi di voi stessi, se Dio vi stima tanto da ver­sare ogni giorno sugli altari il Sangue Pre­ziosissimo del suo Divin Figliolo per voi (S. Agostino).

GIACULATORIA: Ti preghiamo, o Si­gnore, soccorri i tuoi figli, che hai redenti col tuo Sangue Prezioso.

 

10 luglio - IL SANGUE DELL'AMORE

«Il Sangue Divino è impastato col fuoco del divino Amore, perché per amore fu sparso», così scrive S. Caterina da Siena nelle sue lettere. Prima di lei l'aveva detto il discepolo prediletto del Signore: «Ci amò e ci lavò nel suo Sangue». Il dono del Sangue fu infatti come il coronamento di una continua testimo­nianza d'amore, quale fu l'intera vita di Cristo. Per amore Egli si incarnò, per amore visse tra noi, per amore operò prodigi, per amore pianse... ed infine ci diede la prova suprema dell'amore: «Non vi è prova maggiore d'amore, che dare la vita per chi si ama». Né chiodo - è ancora S. Caterina che parla - era sufficiente a tenerlo confitto, se l'amore non l'avesse voluto, perché il Sangue fu sparso con fuoco d'amore». Se potesse sorgere dubbio su questa lampante verità basterebbe guardare al­l'abbondanza del Sangue versato e alle atrocità dei dolori sofferti per convincerci che tutto ci parla di un eccesso d'amore. «Figlia mia, disse Gesù a S. Gemma Gal­gani, guardami e impara come si ama. Non sai che mi ha ucciso l'amore? Queste piaghe, questo Sangue, queste lividure, questa croce è tutto opera di amore». E noi come abbiamo corrisposto a tanto amore? Un rapido esame di coscienza ci dice che siamo stati veramente degli in­grati. Preghiamolo ora così: «Signore, quando le mie labbra si avvi­cinano alle tue, fammi sentire il tuo fiele; quando le mie spalle si appoggiano alle tue, fammi sentire i tuoi flagelli; quando la mia testa si avvicina alla tua, fammi sentire le tue spine; quando il mio costato si avvicina al tuo, fammi sentire la tua lancia; quando la carne tua si comunica alla mia, fammi sentire la tua Passione» (Santa Gemma).

ESEMPIO: A Baralastro, durante la rivoluzione spagnola, i rossi avevano catturato un seminarista di 18 anni. Vedendolo però coraggioso ed imperturbabile lo coprirono di insulti e lo percossero senza pietà, ma ciò non valse a togliergli la gioia dal volto. Irritati da tanta fermezza, decisero d'uc­ciderlo. «Facciamolo morire come Cristo», disse uno di loro, e lo inchiodarono su una croce fatta di tavole. Il giovane fu forte anche sul patibolo e non emise un lamento. Prima di spirare, dalle sue labbra usci­rono solo queste parole: «Gesù, per amore tuo e per la salvezza della mia patria!».

PROPOSITO: Amerai Gesù con tutta la tua mente, con tutto il tuo cuore, con tutte le tue forze.

GIACULATORIA: O Cuore insangui­nato di Gesù, che bruci d'amore per me, infiamma il mio cuore d'amore per Te.

 

11 luglio - IL SANGUE DEL DOLORE

Il Prezioso Sangue ci fu donato fra i dolori più atroci. Il Profeta aveva chia­mato Gesù: «L'Uonco dei dolori»; e non a torto fu scritto che ogni pagina del Van­gelo è una pagina di sofferenze e di san­gue. Gesù, piagato, coronato di spine, trafitto dai chiodi e dalla lancia, è l'espressione più alta del dolore. Chi può aver sofferto più di lui? Neppure un punto della sua carne rimase sano! Alcuni eretici affermarono che il sup­plizio di Gesù fu puramente simbolico, perché egli, come Dio, non poteva né soffrire né morire. Ma essi avevano di­menticato che Gesù non era solo Dio, ma anche Uomo e perciò il suo fu vero Sangue, lo spasimo ch'egli soffrì fu vera­mente acerbo e la sua morte fu reale come la morte di tutti gli uomini. La prova della sua umanità l'abbiamo nell'orto degli ulivi, quando la sua carne si ribella al dolore ed egli esclama: «Padre, se è pos­sibile passi da me questo calice!». Nel meditare le sofferenze di Gesù non dobbiamo fermarci al dolore della carne; cerchiamo di penetrare nel suo Cuore martoriato, perché il dolore del suo Cuore è più atroce del dolore della carne: «La mia anima è triste fino alla morte!». E qual'è la causa maggiore di tanta tris­tezza? Certamente l'ingratitudine uma­na. Ma in modo particolare Gesù si rat­trista per i peccati di quelle anime che sono più vicine a Lui e che dovrebbero amarlo e confortarlo invece di offenderlo. Consoliamo Gesù nei suoi dolori e non solamente a parole, ma col cuore, chie­dendogli perdono delle nostre colpe e fa­cendo il fermo proposito di mai più of­fenderlo.

ESEMPIO: Nel 1903 moriva a Lucca S. Gemma Galgani. Era innamoratissima del Prezio­so Sangue ed il programma della sua vita fu: «Gesù, Gesù solo e questo crocifisso». Fin dai più teneri anni provò l'amaro calice della sofferenza, ma l'accettò sem­pre con eroica sottomissione alla volontà di Dio. Gesù le aveva detto: «Nella tua vita ti darò tante occasioni di guadagnare meriti per il cielo, se saprai sopportare la sofferenza». E tutta la vita di Gemma fu un calvario. Eppure ella chiamava i dolori più atroci «doni del Signore» e si offriva a lui come vittima di espiazione per i pec­catori. Ai dolori che le mandava il Signore si aggiungevano le vessazioni di Satana e queste la facevano soffrire ancora di più. Così tutta la vita di Gemma fu rinun­cia, preghiera, martirio, immolazione! Quest'anima privilegiata più volte fu confortata da estasi, nelle quali restava rapita contemplando Gesù crocifisso. Com'è bella la vita dei santi! La loro lettura ci entusiasma, ma il più delle volte il nostro è un fuoco di paglia e alla prima avversità sfuma il nostro fervore. Cerchia­mo di imitarli nella fortezza e nella per­severanza, se vogliamo seguirli nella gloria.

PROPOSITO: Accetterò volentieri dalle mani di Dio ogni sofferenza, pensando che sono necessarie per ottenere il perdo­no dei peccati e meritare la salvezza.

GIACULATORIA: O Sangue Divino, infiammami d'amore per te e purifica col tuo fuoco l'anima mia.

 

12 luglio - IL SANGUE DI CRISTO E IL PECCATO

Gesù, con grande amore e con acerbo dolore, ha purificato le anime nostre dal peccato, eppure noi continuiamo ad of­fenderlo. «I peccatori, dice S. Paolo, inchiodano nuovamente Gesú alla croce». Essi pro­lungano la sua Passione e spillano nuovo Sangue dalle sue vene. Il peccatore è un sacrilego che, non solo uccide la propria anima, ma rende vana in se stesso la Re­denzione operata dal Sangue di Cristo. Da ciò dobbiamo comprendere tutta la, malizia del peccato mortale. Ascoltiamo S. Agostino: «Ogni peccato grave ci sepa­ra da Cristo, tronca l'amore verso di Lui e ripudia il prezzo da Lui pagato, cioè il suo Sangue». E chi di noi è senza peccato? Chi sa quante volte anche noi ci siamo ribellati a Dio, ci siamo allontanati da lui per offrire il nostro cuore alle creature! Guardiamo ora Gesù Crocifisso: È lui che cancella i peccati del mondo! Torniamo al suo Cuo­re che palpita d'amore infinito per i pec­catori, bagniamoci nel suo Sangue, per­ché esso è l'unica medicina che può guari­re l'anima nostra.

ESEMPIO: San Gaspare del Bufalo stava predican­do una Missione e gli fu riferito che un gran peccatore, già in punto di morte, ri­fiutava i Sacramenti. Presto il Santo si recò al suo capezzale e, col crocifisso fra le mani, gli parlò del Sangue che Gesù aveva versato anche per lui. La sua parola era così accesa che ogni anima, benché ostinata, si sarebbe com­mossa. Ma il moribondo no, restò indiffe­rente. Allora S. Gaspare si denudò le spalle e, inginocchiatosi presso il letto, co­minciò a disciplinarsi a sangue. Neppure questo valse a smuovere quell'ostinato. Il Santo non si scoraggiò e gli disse: «Fratel­lo, non voglio che tu ti danni; non smet­terò finché non avrò salvata l'anima tua»; e ai colpi dei flagelli unì la preghiera a Gesù crocifisso. Allora il moribondo toccato dalla Gra­zia scoppiò in pianto, si confessò e morì fra le sue braccia. I santi, sull'esempio di Gesù, sono di­sposti a dare anche la vita per salvare un'anima. Noi invece, con i nostri scan­dali, forse siamo stati causa della loro per­dizione. Cerchiamo di riparare col buon esempio e preghiamo per la conversione dei peccatori.

PROPOSITO: Non v'è nulla di più ca­ro a Gesù che il dolore dei nostri peccati. Piangiamoli e non torniamo ad offender­lo. Sarebbe come riprendere dalle mani del Signore quelle lacrime che gli abbia­mo già date.

GIACULATORIA: O Sangue Preziosis­simo di Gesù, abbi pietà di me e purifica l'anima mia dal peccato.

 

13 luglio - IL SANGUE DEL PERDONO

Il Sangue di Gesù ci ha redenti ed ele­vati ad uno stato soprannaturale, ma non ci ha resi impeccabili. Ognuno di noi è soggetto a forti tentazioni, alle quali, purtroppo, a volte seguono cadute cata­strofiche. Dev'essere perciò l'uomo eter­namente dannato, perché cede alla ten­tazione? No. «Iddio, ricco di misericor­dia, conobbe la nostra fragilità e pensò ad apprestare un rimedio vitale» (S. Tomma­so). In virtù del Sangue Divino, nel Sa­cramento della Penitenza, vengono ri­messi i nostri peccati. No, la Confessione non è opera umana, ma un Sacramento istituito da Gesù Cri­sto: «Qualunque cosa legherete sulla terrà, sarà legata nel cielo, qualunque cosa scioglierete sulla terra, sarà sciolta in cielo». «Per lavare i nostri peccati, non c'è che il lavacro del Sangue di Cristo» (S. Ca­terina). Oh! bontà immensa di Gesù, che ha trovato il modo di rinnovare perenne­mente la redenzione delle nostre anime, il modo di versare continuamente il suo Sangue nel Sacramento del perdono! Quante nefandezze deve detergere il Preziosissimo Sangue! Eppure Gesù chia­ma continuamente il peccatore a questo Sacramento e gli dice che non si spaventi del gran numero delle sue colpe, perché Egli è disposto sempre a perdonare: Veni­te, venite voi che siete funestati dalla macchia di qualsiasi peccato! Chi si bagna in questo Sangue di salute, sarà mondato! Corriamo dunque ai piedi del sacerdo­te. «Egli non fa altro che gettare sul nostro capo il Sangue di Cristo» (S. Caterina). Non facciamoci vincere dal rossore, dal ri­spetto umano o da qualsiasi altro timore; non è l'uomo, ma è Gesù che ti aspetta nel confessionale.

ESEMPIO: Narra il P. Matteo Crawley che, in Spa­gna, un grande peccatore andò a confes­sarsi e benché i suoi peccati fossero enor­mi, il sacerdote gli diede l'assoluzione. Ma, di lì a poco, cadde nelle medesime colpe e il confessore, credendo che non avesse la volontà di emendarsi, gli disse: «Non posso assolverti; sei un'anima dan­nata. Va', per te non c'è redenzione». Il poveretto a queste parole scoppiò in lacri­me. Allora dal Crocifisso partì una voce: «O sacerdote, tu non hai dato il Sangue per quest'anima!». Sia il confessore che il penitente trasalirono nel vedere il Croci­fisso, che gocciava Sangue dal costato. Anche noi a volte abbiamo trovato dei sacerdoti molto severi e non dobbiamo meravigliarcene. Essi non possono leggere nel segreto della nostra anima e devono giudicarci dalle nostre azioni e dalle no­stre parole. Ma quante volte hanno ragio­ne di essere duri con noi, perché il nostro proposito è talmente fiacco, che subito ri­cadiamo nelle stesse colpe. Dio è buono e sempre pronto a perdonare, ma guai ad abusare della sua misericordia!

PROPOSITO: Se sei in peccato morta­le, corri ai piedi del sacerdote e confessati. Se non ti è possibile, fa un atto di contri­zione, e il sincero proposito di non più peccare.

GIACULATORIA: Eterno Divin Pa­dre, ascolta la voce del Sangue di Gesù ed abbi pietà di me.

 

14 luglio - IL SANGUE DELLA MISERICORDIA

L'uomo può dirsi veramente privile­giato. Peccarono gli angeli e Dio li folgorò con la sua giustizia, aprendo per essi im­mediatamente la voragine dell'inferno; peccò l'uomo e Dio, nel momento stesso della condanna, gli promise il Redentore. L'uomo continuò a peccare, ma Dio non venne meno alla promessa, s'incarnò e l'umanità vide Gesù che perdonò alla Maddalena e mangiò con i peccatori; poté ascoltare dalla sua bocca le meravigliose parabole del figliol prodigo e della peco­rella smarrita. Nel Cuore di Gesù palpita il Sangue della misericordia ed egli esclama: «Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori». E, quando la malvagità umana Lo uc­cide, dall'alto della croce, il Dio della Mi­sericordia, manda un grido di misericor­dia: «Padre, perdona loro!». Quella voce non si è spenta. Purtroppo nel mondo ogni istante si rinnova la colpa e fortunamente ad ogni colpa, il Sangue di Gesù grida: «Misericordia!» «Adesso capisco, scrive santa Bartolomea Capita­nio, come possa sussistere il mondo e non sia sprofondato per l'enormità dei peccati che in esso si commettono: il Sangue di Gesù e le sue piaghe gridano continua­mente misericordia». Quale consolazione per noi! Se non fosse per il Sangue di Gesù, da quanto tempo saremmo danna­ti! Ma che uso abbiamo fatto della mi­sericordia del Signore? Per carità, non ne abusiamo perché se grande è la sua mise­ricordia per i peccatori, tremenda è la sua giustizia per chi la calpesta.

ESEMPIO: Vi sono state sempre al mondo anime sante che si sono offerte vittime per al­lontanare i castighi di Dio dalla povera umanità. Una di queste fu S. Maria Mad­dalena de' Pazzi, nobile fiorentina. Fu de­votissima del Prez.mo Sangue e condusse una vita d'aspra penitenza e di continua preghiera. Moltissime volte al giorno fa­ceva l'offerta del Divin Sangue all'Eterno Padre, per ottenere misericordia per i pec­catori. Le apparve un giorno Gesù coperto di sangue ed ella gli chiese di poter soffrire le sue stesse pene. Gesù le disse: «Il mio Sangue non cerca vendetta come quello di Abele, ma soltanto misericordia. Esso lega le mani alla Giustizia Divina!». Allora la santa rispose: «Mi coprirò col tuo Sangue, o Gesù, e Dio non vedrà i miei peccati». Quante volte si dice: «Cosa fanno i frati e le suore, chiusi in ozio nei conventi?» Pregano, pregano notte e giorno per noi. Guai se non ci fossero! Se non salisse a Dio la loro continua preghiera, unita a quella di Cristo, chi implorerebbe pietà per noi?

PROPOSITO: Mi esaminerò per vedere che uso ho fatto io della misericordia di Dio. Se ne avrò abusato domanderò per­dono.

GIACULATORIA: «O Padre misericor­dioso, odi la voce del Sangue del nostro Salvatore Gesù, che a te grida dalla croce a nostro favore, e per noi domanda miseri­cordia» (S. Bernardo).

 

15 luglio - IL SANGUE DELLA SPERANZA

Chiunque guarda il Cuore di Gesù trafitto e ne vede sgorgare il Sangue Prezioso, non può disperare della propria sal­vezza. Longino, quando lo aprì con una lanciata, senza saperlo, aprì il cuore del­l'uomo alla speranza. È tradizione che il primo a goderne le ricchezze sia stato proprio lui: alcune gocce di Sangue gli caddero sugli occhi malati e gli donarono il lume degli occhi e della fede. Da allora la croce insanguinata diven­ne l'àncora alla quale si aggrapparono le anime dei più grandi peccatori nel mo­mento della disperazione, certi del per­dono e dell'amore di Cristo. Il Grande Persecutore, folgorato dalla grazia sulla via di Damasco, ci incoraggia: «Se pur es­sendo suoi nemici siamo stati per la sua morte riconciliati con Dio, a maggior ra­gione saremo salvi ora che siamo suoi amici» (S. Paolo). E tu, di che temi? «Non dire: non mi salverò! Hai il Sangue di Cristo! Ogni tua speranza è il Sangue di Cristo!» (S. Ago­stino). Non disse Gesù che si fa più festa in cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti? Certamente nel para­diso la schiera dei pentiti è molto più nu­merosa di quella degli innocenti. Anche noi, se sapremo imitarli nella penitenza, come li abbiamo seguiti nel peccato, saremo un giorno con loro. Stringiamoci alla croce ed invochiamola: «Ti salutiamo, o Croce Santa, nostra unica speranza!».

ESEMPIO: S. Caterina da Siena fu giustamente chiamata la «Mistica del Sangue», perché il Sangue Prezioso di Gesù era costantemente nel suo pensiero. Le sue numerose lettere hanno inizio tutte nel nome del Prezioso Sangue. Al suo confessore dice­va: «Abbiate sempre il Sangue di Gesù davanti agli occhi». Nei Dialoghi scrive: «Quel Sangue è l'unico maestro. Il Sangue di Gesù ci ha nuovamente creati». Con l'invocazione al Prezioso Sangue ottenne la conversione del cavaliere peru­gino Niccolò Toldo, condannato ingiusta­mente alla pena capitale. Sarebbe morto disperato e con l'odio nel cuore se non fosse intervenuta S. Caterina. L'accom­pagnò ella stessa sul patibolo, gli parlò del Sangue di Gesù, prese il suo capo fra le mani, glielo aggiustò sotto la mannaia ed il poveretto morì esclamando: «Gesù! Caterina!». Diciamo anche noi con lei: «O Gesú, il mio cuore diventa fuoco, pensando a Te!» Le anime dei santi sono tante fornaci bru­cianti unicamente d'amore per Gesù. E le nostre? Quanta tiepidezza! Quale attac­camento alle cose terrene!

PROPOSITO: Non riporrò la mia fidu­cia nelle creature, ma solo in Dio il quale è fedele e non inganna.

GIACULATORIA: Agnello immacola­to, nel Sangue tuo che si offre sull'alta­re, è riposta ogni nostra speranza (S. Ga­spare).

 

16 luglio - IL SANGUE DEL SACRIFICIO

Una religione, vera o falsa che sia, ha come elemento essenziale il sacrificio. Con esso non solo si adora Dio, ma si im­petrano perdono e grazie, si espia la col­pa, si ringrazia per i doni ricevuti. Dio stesso li chiedeva al popolo eletto. Ma che valore potevano avere essi? Forse il sangue degli animali, di per sé, placava Dio e pu­rificava l'uomo? «Non c'è liberazione, di­ce l'Apostolo, non alleanza, non espiazio­ne, se non nel Sangue dell'Agnello, ucci­so dall'origine del mondo». Cioè quei sa­crifici avevano un valore puramente sim­bolico e preludevano al Sacrificio di Cri­sto. Per trovare il vero, unico e definitivo Sacrificio, dobbiamo andare sul Calvario, dove Gesù, pur coperto dei nostri peccati, è il Sacerdote santo ed innocente e nello stesso tempo è la Vittima immacolata gra­dita a Dio. Ed ora sorvoliamo col pensiero i secoli e dal Calvario passiamo all'Altare. Su di es­so, come sul Calvario, si abbassa il Cielo, perché dall'Altare scaturisce come dal Calvario il fiume della Redenzione. La Croce è sul Calvario, la Croce è sull'Alta­re; la stessa Vittima del Calvario è sull'Al­tare; lo stesso Sangue zampilla dalle sue vene; per lo stesso fine - la gloria di Dio e la redenzione dell'umanità - Gesù si immolò sul Calvario e si immola sull'Al­tare. Presso l'Altare, come presso la Cro­ce, c'è la Madre di Gesù, ci sono i grandi santi, ci sono i penitenti che si percuotono il petto; presso l'Altare, come ai piedi della Croce, ci sono i carnefici, i bestem­miatori, gli increduli, gli indifferenti. Non vacilli la tua fede, se al posto di Gesù, sull'Altare, vedi un uomo come te. Il sacerdote ha ricevuto il mandato da Ge­sù Cristo di fare ciò ch'Egli fece nel Cena­colo. Non vacilli la tua fede, se non vedi la Carne e il Sangue di Cristo, ma solo il pane e il vino: dopo le parole della consa­crazione, il pane e il vino mutano sostan­za come la mutarono alle parole di Gesù. Pensa invece che la S. Messa è un «Ponte sul Mondo» perché unisce la terra al Cie­lo; pensa che i Tabernacoli sono i paraful­mini della Giustizia Divina. Guai se do­vesse venire il giorno in cui non si offrirà più a Dio il sacrificio della messa. Sarebbe l'ultimo del mondo!

ESEMPIO: A Ferrara, nella chiesetta di S. Maria in Vado, nella Pasqua del 1171, un sacer­dote mentre celebrava la S. Messa, fu as­salito da forti dubbi sulla reale presenza di Gesù Cristo nell'Eucarestia. Dopo l'elevazione, quand'egli spezzò l'Ostia consacrata, ne uscì sangue con tanta vee­menza che ne rimasero spruzzate le pareti e la volta. La fama di tanto prodigio si sparse per tutto il mondo e la pietà dei fedeli eresse una grandiosa basilica che racchiude intatte le pareti e la volta del piccolo tem­pio, sulle quali ancora oggi, circondate da tanti anellini d'oro, si possono vedere chiaramente le gocce del Sangue Prodi­gioso. Il Tempio è officiato dai Missionari del Prez.mo Sangue ed è mèta di tante anime devote. Quanti pretesti oggi per non ascoltare la S. Messa, neppure nelle feste di pre­cetto! Quante volte la Messa festiva di­venta l'ora degli appuntamenti, della ostentazione dei propri abiti e delle più immodeste acconciature! Si direbbe proprio che in certa gente si sia spenta del tutto la fede!

PROPOSITO: Cerchiamo di non man­care mai alla S. Messa nei giorni festivi e di assistervi colla maggior devozione pos­sibile.

GIACULATORIA: O Gesù, eterno Sa­cerdote, intercedi per noi presso il tuo Di­vin Padre, nel S. Sacrificio del tuo Corpo e del tuo Sangue. (S. Gaspare).

 

17 luglio - IL SANGUE CHE NUTRISCE

«Non bastò a Gesù dare all'umanità una prova del suo immenso amore con lo spargere il Sangue una volta, ma volle, istituendo il sacramento dell'Eucarestia, spargerlo continuamente, quasi volesse morire giornalmente per noi». (S. Bernar­dino). L'amore infatti non si accontenta di sacrificarsi per chi si ama, ma vuol es­sere sempre vicino e donarsi completa­mente alla persona amata. Perciò Gesù, con la stessa onnipotenza che aveva ado­perata per nascondere la sua divinità sot­to l'ombra della carne umana, la nascon­de ora sotto le specie del pane e del vino, e proprio in quella notte in cui gli uomini gli preparano la morte, pronuncia le grandi parole «Prendete e mangiate, que­sto è il mio Corpo». «Prendete e bevete, questo è il mio Sangue». Per eternare poi nei secoli, attraverso il servizio sacerdo­tale, il suo gran dono, aggiunge: «Fate questo in memoria di me». L'Eucarestia è dunque il memoriale della Passione di Cristo, è il vero cibo e la vera bevanda delle nostre anime. Quando il fedele si accosta alla S. Comunione, pur ricevendo soltanto l'Ostia, è di fede, che riceve non solo il Corpo, ma anche il Sangue del Signore. Riflettiamo che la S. Comunione è indispensabile per la vita della nostra ani­ma: «Se non mangerete la mia Carne e non berrete il mio Sangue, non avrete la vita in voi». Ecco perché la Chiesa pone questa fontana zampillante al centro della sua vita quotidiana, perché, come il pec­cato consuma quotidianamente la vita dell'anima, così il Corpo e il Sangue di Cristo la nutriscono e la dissetano. L'ani­ma ha bisogno di quel Sangue, perché frena il vizio e spegne il fuoco delle passioni; ne ha bisogno per essere rinfrancata e sostenuta nella lotta contro il male; ne ha bisogno quando è sopraffatta dalla tri­stezza e dall'aridità; ne ha bisogno pro­prio come il corpo necessita del pane quo­tidiano. Corriamo perciò al Sangue di Gesù per purificarci e dissetarci; corriamo a questo fiume di grazie che trabocca dai calici per inondare il mondo; corriamo al Taberna­colo, dove Gesù ci aspetta prigioniero d'amore; confidiamo a Lui solo le nostre gioie, le nostre speranze, i nostri dolori; giuriamogli il nostro amore e ripariamo con la S. Comunione alle offese che riceve da tante anime ingrate.

ESEMPIO: Imperversa la persecuzione di Diocle­ziano e i campioni di Cristo erano rin­chiusi a migliaia nelle carceri di Roma, in attesa d'essere gettati in pasto alle belve. Una cosa sola essi attendevano dai fratelli rimasti ancora liberi: il Pane dei forti, Ge­sù Eucaristico. Egli solo avrebbe potuto sostenerli nella dura lotta. Ma chi oserà penetrare in quelle prigioni così accurata­mente vigilate? «Padre Santo, dice Tarcisio, andrò io!» «Ma tu sei piccolo, come potrai difender l'Eucarestia dalla profanazione, se ti sco­prono?» «Appunto perché sono piccolo nessuno sospetterà di me. Se mi scopri­ranno, darò il mio sangue, ma l'Eucarestia non sarà profanata». Eccolo che corre già verso le carceri, stringendo il Pane consacrato al petto, quando alcuni monelli lo fermano, vo­gliono che giochi con loro, vogliono vede­re cosa porta e comprendono. «E’ un cri­stiano, porta i Misteri, ammazziamolo!» Una fitta gragnuola di sassi lo abbatte, ma nessuna forza riesce a strappargli Gesù dalle mani. Il centurione Quadrato lo rac­coglie, lo porta alle catacombe. L'Eucare­stia è bagnata di quel sangue innocente. Quanto coraggio in un bambino e quanta ammirazione suscita in noi, che invece abbiamo tanta paura del giudizio umano e ci vergogniamo di scoprirci il ca­po, quando passa Gesù per le strade; ci vergogniamo di inginocchiarci all'eleva­zione nella S. Messa e cerchiamo di andar di nascosto a fare il precetto pasquale, co­me se ci recassimo a compiere una cattiva azione.

PROPOSITO: Mi preparerò con tutto il raccoglimento alla S. Comunione e cer­cherò di visitare con frequenza Gesù Sa­cramentato.

GIACULATORIA: Lodato e benedetto sia il S. Cuore ed il Prezioso Sangue di Gesù nel Santissimo Sacramento dell'al­tare.

 

18 luglio - LA REGINA DEL PREZ.MO SANGUE

La Madonna è il dono più bello che Dio ci ha fatto, dopo l'Eucarestia. Ella non solo è la Madre di Dio, il capolavoro della Redenzione, la Piena di Grazia, la Bene­detta fra le donne, ma è anche la nostra Madre dolcissima! Il mondo cristiano esulta al suo nome e si rifugia all'ombra del suo manto. Orbene tutta la grandezza di Maria sca­turisce dal Prezioso Sangue: la Carne di Cristo è carne di Maria, il Sangue di Cristo è sangue di Maria: perciò noi la in­vochiamo col bel titolo di Regina del Pre­ziosissimo Sangue! Per singolare privilegio in Lei non fu cancellata la colpa, come in ogni altra creatura, ma dovendo essere la fonte pu­rissima dalla quale doveva zampillare il Sangue di Gesù, proprio in previsione dei meriti del Prez.mo Sangue, fu concepita senza peccato originale. Esultiamo per aver ricevuto da Dio una Madre così eccelsa e così dolce e guardia­mola ai piedi della croce, dove offre all'Eterno Padre il Sangue del suo caro Fi­glio per il nostro riscatto. La sua anima è trafitta dalla spada del dolore e le sue la­crime sono le più amare che una madre abbia mai versato sulla terra. Guardiamo con quanto amore accoglie tutta l'umanità che Gesù le affida nella persona dell'apostolo S. Giovanni! Guar­diamo come su lei cade quel Sangue af­finché lo riversi su di noi poveri peccatori! Consideriamo come Dio l'ha costituita ca­nale di grazia, dispensiera dei suoi tesori, nostra potente avvocata presso il trono dell'Agnello! O Maria, Regina del Prez.mo Sangue, fa' che anche l'anima mia rosseggi del Sangue divino del tuo Figliuolo, difendimi dagli assalti del demonio, specialmen­te in punto di morte, ottienimi la contri­zione dei peccati e la perseveranza finale.

ESEMPIO: Una delle devozioni più care a S. Ga­spare del Bufalo fu quella alla Regina del Prez.mo Sangue. Fece dipingere un qua­dro della Madonna con il Bambino Gesù sulle ginocchia, che stringe in mano il ca­lice del suo Sangue. E la Vergine dimo­strò, con molti prodigi, quanto le fosse cara una tale devozione. Molte volte, durante le prediche, il Santo fermava la pioggia benedicendo il cielo con quella prodigiosa immagine. Ad un gruppo di devoti, venuti da lontano ad ascoltarlo e che non potevano far ritor­no perché si era scatenato un furioso tem­porale, consegnò quel quadro ed essi, pur camminando sotto la pioggia, giunsero perfettamente asciutti alle loro case. Da­vanti a quell'effige con la recita di tre Ave Maria, guarì istantaneamente un contadino che si era ferito gravemente ad un dito. Presso Albano Laziale, invocando il Nome della Vergine, salvò da sicura mor­te un confratello missionario che era pre­cipitato con la carrozza dall'alto di un ponte. Moltissime volte, mentre predicava, fu vista una luce misteriosa scendere dal Cie­lo e inondare sia l'Immagine della Ma­donna, sia il volto del Santo. Imitiamo S. Gaspare in questa devozio­ne tanto efficace, uniamo l'amore alla Vergine con quello al Prez.mo Sangue e saremo certamente ricolmi di celesti favo­ri. Ma, in modo particolare, evitiamo il peccato, che rinnova le trafitture al Cuore adorabile della nostra Madre celeste.

PROPOSITO: Celebrerò con devozione le Feste della Madonna e in modo partico­lare quella della Vergine Addolorata.

GIACULATORIA: Santa Madre, questo fate, che le piaghe del Signore siano im­presse nel mio cuore.

 

19 luglio - LA SPOSA DEL SANGUE LA S. CHIESA

L'Opera di Gesù Cristo non poteva mo­rire con lui. Il suo Sangue doveva conti­nuare a scorrere nelle anime, attraverso i sacramenti. Il Vangelo doveva essere tra­smesso a milioni di uomini e la verità di­fesa dai nemici di ogni tempo. Era perciò necessaria la Chiesa, una santa e universa­le, che potesse compiere questa missione di salvezza. Gesù la fondò su Pietro, roccia inespu­gnabile, ma la fece sgorgare dal suo Cuore tratto. «Quel Sangue che esce dal Cuore di Cristo, dice S. Ambrogio, è prezioso, perché ci dona la Chiesa». E S. Gregorio: «La Chiesa fu fondata col Sangue, crebbe col Sangue, fu nutrita col Sangue, il suo fine sarà dunque il Sangue!» Perciò, con­clude S. Caterina: «Il Sangue di Cristo è il tesoro della Chiesa». Il Sangue di Gesù,dunque, anima tutta la Chiesa, perché da esso riceve i mezzi per la propria santificazione. La Chiesa non ne è soltanto la conservatrice eterna, ma la dispensiera, avendo avuto da Cristo il mandato di farlo scorrere per la salute di tutte le anime. Ella è la sposa del Sangue di Cristo e la Madre universale di tutti i redenti. Per lei non vi è distinzione di razze, di ceti e persone; tutti i suoi figli ricevono lo stesso battesimo, siedono alla stessa Mensa Eucaristica, ricevono la me­desima Grazia nei sacramenti e sono og­getto delle sue materne premure. Eppure quante persecuzioni contro questa Madre santa e generosa! Quante volte noi pure ci siamo vergognati di di­chiararci suoi figli, quante volte ci siamo rifiùtati di obbedire alle sue leggi! Amiamo la Chiesa, come un buon fi­gliuolo ama la madre, perché fuori di essa non vi può essere salvezza.

ESEMPIO: Un campione di eroica fedeltà alla Chiesa e al Papa fu S. Gaspare del Bufalo. Nel luglio del 1809, Napoleone, dopo aver occupato Roma, fece arrestare e tra­scinare in esilio Pio VII. Ai cardinali, vescovi, e sacerdoti fu im­posto un giuramento di fedeltà all'impe­ratore. Quando Gaspare, da poco più di un anno sacerdote, fu chiamato dal magi­strato e invitato a giurare, rispose con fer­mezza: «Non posso, non debbo, non vo­glio!». Né valsero le lusinghe più blande e le più terribili minacce. Le conseguenze di tanto coraggio furo­no l'esilio a Piacenza e le carceri a Bolo­gna, in S. Giovanni in Monte, a Imola e a Lugo di Romagna. Le sofferenze e le pri­vazioni subìte in quei luoghi di pena fu­rono così gravi che lo condussero sull'orlo della tomba. Ma anche in quelle condi­zioni egli rimase irremovibile ogni qual­volta gli si ingiungeva di mancare di fe­deltà al papa. Imitiamolo anche noi in tanta fortezza cristiana! Le persecuzioni più violente non sono riuscite e non riusciranno mai a distruggere la Chiesa, né a interrompere una serie così gloriosa e santa di pontefici. Il Papa è il Vicario di Cristo, il Succes­sore di Pietro, il Maestro di verità.

PROPOSITO: Non vergognarti di ap­partenere alla Chiesa di Gesù Cristo e di­fendila, quando sentirai calunniarla.

GIACULATORIA: Eterno Padre, vi offro il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo, per la propagazione della Chiesa, per il Sommo Pontefice, per i Vescovi, i Sacerdoti, i religiosi e la santificazione del popolo di Dio.

 

20 luglio - I MINISTRI DEL SANGUE

Gesù è stato il primo Sacerdote che ha offerto al Divin Padre il proprio Sangue per la remissione dei nostri peccati. Per perpetuare la sua offerta, nell'ultima Ce­na, dopo l'istituzione dell'Eucarestia, istituì anche il Sacerdozio: «Fate questo in memoria di me». Questa verità è confer­mata dagli Apostoli e dalla perenne tra­dizione della Chiesa. «Il sacerdote, dice S. Tommaso, dovendo essere ministro del Prezioso Sangue è consacrato dal Sangue di Cristo». Nella consacrazione egli riceve i più ampi poteri: consacrare il Corpo e il Sangue di Cristo, assolvere dai peccati, conferire la Grazia nei Sacramenti, pregare per il popolo e in nome del popolo cristiano; è davvero «il Signore del Sangue» (S. Caterina). Chi chiama il sacerdote ad un ufficio così alto? Non si diventa sacerdoti di pro­prio arbitrio, ma solo chi è chiamato dal Signore può salire l'altare. E Dio non ha preferenze per uomini di illustre casato, anzi sceglie, quasi sempre, i suoi sacerdoti tra le famiglie più umili e povere. Se grande è la responsabilità del sacer­dote, grande è anche la sua dignità e il ri­spetto a loro dovuto. «Se al sacerdote toc­ca di ministrare il Sangue di Cristo, que­sta funzione rende divina la loro dignità e stabilisce il debito di riverenza da parte di tutti: riverenza che va a Dio stesso e a questo glorioso Sangue» (S. Caterina). Quante benemerenze del Sacerdozio cattolico! Sia nel campo della carità sia in quello delle scienze e del progresso, è sempre stato all'avanguardia fino al più sublime eroismo. Eppure il sacerdote è l'uomo più odiato e perseguitato. Ma egli, sull'esempio di Cristo, sa perdonare ai suoi persecutori ed è lieto di poter unire il proprio sangue a quello che tutti i giorni offre sull'altare.

ESEMPIO: Il Card. Massaia racconta che, nel 1863 in Abissinia, due nuovi convertiti, marito e moglie, chiedevano continuamente d'essere ammessi alla S. Comunione. Fi­nalmente li accontentò e nella loro capan­na, addobbata alla meglio, iniziò la cele­brazione della S. Messa. Subito dopo la consacrazione del Calice, la donna comin­ciò a gridare: «Fuoco, fuoco!». Le chiese allora la ragione di quel grido ed ella disse: «Quando avete alzato il Calice, ho visto scendere dal cielo un fascio di fuoco; le vostre mani erano infocate e anche il calice era infocato». Il Massaia pensò ad un'allucinazione o esaltazione della povera donna e la mise alla prova. Innalzò, dopo la consacrazione, prima un'ostia ed un calice, non consa­crati, poi quelli consacrati e dovette ricredersi, perché la donna continuava a vedere rosseggiare di fuoco solo l'Ostia e il Calice consacrati. Non disse Gesù ch'era venuto a portare il fuoco sulla terra? Il fuoco del suo amore, perché di esso bruci il mondo in­tero; ha ordinato ai suoi sacerdoti di mantenerlo vivo in tutte le anime, col­mandole del suo Sangue Prezioso.

PROPOSITO: Rispetta ed ama il sacer­dote, perché dispensa i tesori del Sangue di Cristo.

GIACULATORIA: O Gesù, eterno e sommo Sacerdote, io offro il tuo Sangue prezioso all'Eterno Padre, affinché mandi nella sua Chiesa santi e ferventi sacerdoti.

 

21 luglio - I SERAFINI E GLI EROI DEL SANGUE

Il Sangue di Cristo ha trascinato nella sua scia una schiera luminosa di anime eroiche, quelle dei santi, i quali nella loro vita hanno avuto il solo scopo di ricopiare in se stessi Cristo crocifisso e sanguinante. Tutti i santi, senza eccezione, sia quelli che noi veneriamo sugli altari, sia quelli rimasti sconosciuti, sono i veri serafini ed eroi del Sangue Prezioso. Chi nelle spelonche, chi nei deserti, chi sulle vette dei monti, chi nelle celle dei chiostri, chi negli ospedali, chi in terra di Missione, chi nelle grandi città, chi nella propria casa, tutti non hanno amato che Cristo, si sono crocifissi con Cristo, hanno sanguinato con Cristo. La vita di ogni santo è impregnata di sangue. Non sono stati solo i martiri a dare il sangue per Cri­sto! C'è il sangue della mortificazione volontaria, il sangue della carità, il sangue dell'apostolato, il sangue del lavoro, - il sangue che ogni virtù fa scaturire da quelle anime che le praticano in grado eroico. La massima di tutti i santi è stata: sof­frire, morire, essere sepolti in Cristo! Essi hanno raggiunto il grado più alto della perfezione, ma a costo di inaudite soffe­renze. Quale grande ammaestramento per noi! Non dobbiamo credere che i santi siano stati dei fortunati o privilegiati. Dio ci vuol tutti santi e a tutti dà la gra­zia sufficiente per divenirlo. Guardiamo anche noi, come loro, al Santo dei Santi, a Gesù! Il suo Sangue è la linfa vitale del­la santità. Amiamolo ardentemente e di­venteremo santi anche noi.

ESEMPIO: Il Sangue di Gesù infiammò sempre l'anima di S. Gaspare del Bufalo. La sua mirabile predicazione, la comprensione per le umane sofferenze e il disprezzo di se stesso furono il frutto di questa fiam­ma. Aveva sempre il Sangue di Gesù sulle labbra, come lo aveva nel cuore, e nel par­lare sembrava un serafino, tanto si accen­deva in volto. Una volta i suoi Missionari, desiderosi di sentirlo parlare sul Sangue di Gesù come solo lui sapeva fare, gli dissero a bella posta che quello era un tema arido e difficile. Egli allora ne parlò per diverse ore, senza mai stancarsi e ripetersi, e i suoi uditori ne restarono rapiti con lui. Per propagare la devozione al Prez.mo Sangue soffrì incredibili persecuzioni e, a volte, anche da persone che avrebbero dovuto comprenderlo e difenderlo. Ma nulla valse a farlo desistere. Ovunque an­dava erigeva la Pia Unione del Prez.mo Sangue, inculcava la pratica del Mese del Preziosissimo Sangue e introduceva la recita quotidiana della Coroncina in onore del Prez.mo Sangue. Faceva stam­pare a sue spese opuscoli e foglietti con preghiere, che poi distribuiva gratuita­mente ai fedeli, e cercava di avvicinare i sacerdoti, che si recavano in terra di Mis­sione per esortarli a diffondere il culto al Preziosissimo Sangue. Nelle S. Missioni, quando le anime si ostinavano a rimanere nella colpa, egli si faceva portare con grande solennità il Cristo Morto dinanzi al palco e parlava sul Sangue di Gesù di­sciplinandosi. Molte furono le conversioni ottenute in quel modo. In punto di morte, San Vincenzo Pal­lotti, che lo assisteva, vide la sua anima volare al cielo sotto forma di lucentissima stella e Gesù che andava a incontrarla. L'esempio di S. Gaspare ci accenda di amore verso il Sangue di Gesù e ci dia la speranza di potere un giorno con lui can­tarne le lodi in Paradiso.

PROPOSITO: Voglio farmi santo! Ripetiamolo non solo con la bocca, ma imi­tando i santi e invocando anche il loro aiuto.

GIACULATORIA: Sangue Prezioso di Gesù, intenerisci il mio cuore ed accendi in esso un vivo desiderio di perfezione.

 

22 luglio - IL SANGUE DI CRISTO E LA SOCIETA'

La società umana, se vuole veramente il benessere dei suoi componenti, non può fare a meno del Sangue di Cristo, perché il Sangue di Cristo è la prima e vera fonte della società umana. «Ma adesso - dice l'Apostolo - in Cristo Gesù voi, che era­vate lontani, siete diventati vicini, me­diante il Sangue di Cristo. Lui è infatti la nostra pace che ha fatto di noi un solo po­polo, abbattendo la barriera che ci ren­deva nemici... per creare in se stesso una nuova umanità». Il Sangue di Cristo, dunque, unendoci rimuove le differenze tra uomo e uomo abbatte ogni barriera e compone un or­ganismo sociale armonico, umano, divi­no. Se non si crede che nelle vene di ognuno di noi scorre il Sangue di Cristo, come possiamo considerarci fratelli e uguali? Su che cosa si baserebbe questa uguaglianza? Solo se ci sentiamo tutti ugualmente redenti dal Sangue di Gesù, cesserà tra noi l'odio e sorgerà l'amore fraterno che potrà trionfare sull'egoismo umano. Quando lampeggiavano i primi sinistri bagliori della seconda guerra mondiale, Pio XII ricordò che il Salvatore aveva sparso il suo Sangue per riconciliare tutti gli uomini con Dio e affratellarli tra di loro, anche se di nazioni e razze diverse. Ma gli uomini non l'ascoltarono e vano fu il suo sforzo per scongiurare quella cata­strofe che insanguinò il mondo. Orbene, anche tu sei membro della grande società umana. Se desideri il tuo benessere devi rispettare i diritti dei tuoi simili, come vuoi che siano rispettati i tuoi; devi amare la tua patria e portare il contributo della tua intelligenza e del tuo lavoro per il benessere comune. Ma so­prattutto, ricorda che questo benessere non si ottiene mai combattendo contro Cristo e la sua Chiesa. Gesù porta tra gli uomini l'alito del suo amore e nel suo Sangue tutti ci affratella.

ESEMPIO: Siamo alla fine del '700 ed in Francia il popolo, ubriacato dalla Rivoluzione, devasta le chiese e uccide i sacerdoti. In una chiesa di Parigi, uno dei più scalma­nati, toglie il Crocifisso dall'altare e seguìto dalla folla, va a gettarlo nella Senna. Un urlo parte dalla bocca di quei forsennati: «Cristo finalmente è stato af­fogato e non tornerà mai più». Ma cosa avvenne in Francia? Fu invasa dal terrore e dalla ferocia; in ogni città fu issata la ghigliottina che funzionava inin­terrottamente notte e giorno e, in soli tre mesi, oltre centomila teste caddero moz­zate nella sola capitale. La storia è maestra! Ogni qualvolta Cristo è stato scacciato dalla società è sorto l'odio tra le diverse classi sociali e la guer­ra civile. Allora, non più il Sangue di Cristo ha rosseggiato sugli altari, ma quel­lo degli uomini per le vie e nelle piazze.

PROPOSITO: Preghiamo per una so­cietà nuova fondata sull'amore di Cristo e dei fratelli.

GIACULATORIA: Eterno Padre, ti of­fro il Sangue Prez.mo di Gesù Cristo, per la gloria del tuo santo nome e per la pace di tutti i popoli.

 

23 luglio - IL SANGUE DELLA PACE

La pace è l'aspirazione più ardente dei popoli, perciò Gesù, venendo al mondo, la recò in dono agli uomini di buona vo­lontà ed Egli stesso si fece chiamare: Prin­cipe della pace, Re pacifico e mansueto, che pacificò col Sangue della sua croce sia le cose che sono sulla terra, sia quelle che sono nei cieli. Dopo la Resurrezione apparve ai suoi discepoli e li salutò: «La pace sia con voi». Ma per dimostrare a che prezzo ci aveva ottenuto la pace, mostrò le sue ferite an­cora sanguinanti. Gesù ci ha ottenuto la pace col suo Sangue: La pace di Cristo nel Sangue di Cristo! Non vi può essere vera pace, dunque, lontano da Cristo. Sulla ter­ra, o scorre pacificamente il suo Sangue o quello degli uomini in lotte fratricide. La storia umana è un susseguirsi di guerre sanguinose. Invano Dio, nei perio­di più tormentati, mosso a pietà, ha man­dato i grandi apostoli della pace e della carità per ricordare agli uomini che, es­sendo stato ucciso Cristo, bastava il suo Sangue e non era necessario spargere quello umano. Essi non sono stati ascolta­ti, ma perseguitati e spesso uccisi. È terribile la condanna di Dio contro chi versa il sangue del proprio simile: «Chiunque versa il sangue umano, sarà versato il sangue di lui, perché l'uomo è fatto ad immagine di Dio» (Deut.) Cessi­no, perciò, gli odi e le guerre, stringiamoci intorno alla Croce, vessillo di pace, invo­chiamo l'avvento del Regno di Cristo in tutti i cuori e sorgerà un'era intramonta­bile di tranquillità e di benessere.

ESEMPIO: Nel 1921 a Pisa per motivi politici, av­venne un grave fatto di sangue. Un giova­ne fu trucidato e la folla, commossa, ne accompagnò il feretro al cimitero. Dietro la bara piangevano i genitori costernati. L'oratore ufficiale concluse così il suo di­scorso: «Davanti al Crocifisso giuriamo di vendicarlo! ». A queste parole si levò a parlare il pa­dre della vittima e, con voce rotta dai sin­ghiozzi, esclamò: «No! mio figlio sia l'ul­tima vittima dell'odio. Pace! Davanti al Crocifisso giuriamo di far la pace tra noi e di amarci».

Sì, pace! Quanti delitti passionali o, così detti, d'onore! Quanti delitti per ra­pine, vili interessi, e vendette! Quanti de­litti nel nome di un'idea politica! La vita umana è sacra e solo Dio, che ce ne ha fatto dono, ha il diritto, quando crede, di chiamarci a Sé. Nessuno s'illuda d'essere in pace con la propria coscienza quando, anche se colpe­vole, riesce a strappare un'assoluzione dai tribunali umani. La vera giustizia, quella che né si sbaglia, né si compra, è quella di Dio.

PROPOSITO: Mi sforzerò di concorrere alla pacificazione degli animi, evitando di fomentare discordie e rancori.

GIACULATORIA: Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, donaci la pace.

 

24 luglio - IL SANGUE DI CRISTO E LA SOFFERENZA

Gesù non ha dato il suo Sangue solo per redimerci. Se invece di poche gocce, che sarebbero bastate per la redenzione, ha voluto versarlo tutto, sopportando un mare di dolori, lo ha fatto per aiutarci, ammaestrarci e confortarci nei nostri dolori. Il dolore è un triste retaggio del peccato e nessuno ne va immune. Gesù, proprio perché coperto dei nostri peccati, ha sof­ferto. Sulla via di Emmaus disse ai due di­scepoli che era necessario che il Figlio dell'Uomo patisse per poter entrare nella gloria. Egli perciò volle conoscere tutti i dolori e le miserie della vita. Povertà, la­voro, fame, freddo, distacco dagli affetti più santi, infermità, ingratitudine, tradi­mento, persecuzioni, martirio, morte! Cos'è dunque la nostra sofferenza nei confronti dei dolori di Cristo? Nei nostri dolori guardiamo Gesù in­sanguinato e riflettiamo quale senso da­vanti a Dio hanno le calamità e le sof­ferenze. Ogni sofferenza è permessa da Dio per la salvezza dell'anima nostra; è un tratto della divina misericordia. Quanti sono sta­ti richiamati alla via della salvezza, attra­verso la via del dolore! Quanti già lontani da Dio, colpiti dalla sventura, hanno sen­tito il bisogno di pregare, di tornare in chiesa, di inginocchiarsi ai piedi del Croci­fisso per ritrovare in lui la forza e la spe­ranza! Ma anche se soffrissimo ingiustamente, ringraziamo il Signore, perché le croci che Dio ci manda, dice S. Pietro, sono la co­rona di gloria che non appassisce mai.

ESEMPIO: In un ospedale di Parigi un uomo col­pito da una malattia ripugnante, soffre indicibilmente. Tutti lo hanno abbando­nato, perfino i parenti e gli amici più cari. Solo la suora di carità è al suo capezzale. In un momento di più atroce sofferenza e sconforto, il malato grida: «Una rivoltella! Sarà l'unico rimedio efficace contro il mio male!». La suora gli porge invece il crocifisso e gli mormora dolcemente: «No, fratello, questo è l'unico rimedio per la vostra sof­ferenza e per quelle di tutti i malati!» Il malato lo baciò e gli occhi gli si inumidi­rono di lacrime. Quale significato avrebbe il dolore sen­za la fede? Perché soffrire? Chi ha la fede trova nel dolore forza e rassegnazione: chi ha la fede trova nel dolore una fonte di meriti; chi ha la fede vede in ogni soffe­rente Cristo che soffre.

PROPOSITO: Accetterò dalle mani del Signore, ogni tribolazione; conforterò chi soffre e visiterò qualche malato.

GIACULATORIA: Eterno Padre ti of­fro il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo per la consacrazione del lavoro e del dolo­re, per i poveri, gli infermi e i tribolati.

 

25 luglio - DIAMO IL NOSTRO SANGUE A CRISTO

«Nella misura che avrete partecipato alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, per­ché quando la sua gloria sarà manifestata, voi sarete nell'allegrezza» (S. Pietro). S. Paolo poi dice che le nostre sofferenze sono il completamento di ciò che manca alla Passione di Gesù. È proprio nel dolore che si riconosce il vero cristiano. L'uomo tiepido o incredu­lo, si dispera, maledice, impreca; il cri­stiano invece è addirittura lieto di poter soffrire qualcosa per Colui, che tanto ha sofferto per noi e gode di poter offrire a Dio i propri dolori a beneficio del Corpo Mistico, al quale ogni cristiano appartie­ne. Perciò i discepoli del Signore, quando erano perseguitati, andavano pieni di gaudio, perché erano stati fatti degni di contumelie per il nome di Cristo. Diamo anche noi il nostro sangue a Cristo! Dobbiamo forse andare in cerca di carnefici? No, non è necessario. Ma quan­do a Dio piacerà visitarci con la sofferenza e sapremo ringraziarlo allora gli offriremo il nostro sangue. La Chiesa ha sempre cir­condato di particolare amore i sofferenti, perché sa che essi hanno una grande ric­chezza da offrire a Cristo: le loro pene. Sono milioni le anime che soffrono, un esercito di veri martiri volontari, sui quali la Chiesa conta come sul pilastro più saldo della sua forza. Gli ospedali, i lebbrosari, gli orfanotrofi, tutti i tuguri e i giacigli, dove si soffre, formano il tesoro più gran­de della Chiesa; lì si posa lo sguardo di Dio e si placa il suo sdegno per i crimini dell'umanità.

ESEMPIO: Nei primi decenni del nostro secolo il Messico fu oppresso da un regime di ter­rore e dispotismo e la Chiesa accanita­mente perseguitata. Centinaia furono gli episodi di eroismo dei cattolici, senza di­stinzione di età, sesso o condizione socia­le: fanciulle, donne, uomini semplici, lai­ci, sacerdoti affollarono le carceri e diede­ro coraggiosamente il sangue per la fede cristiana. Nella cittadina di Falisco fu arrestato Fiorentino Alvarez, giovane di 18 anni, e gli fu imposto di gridare pubblicamente: «Abbasso Gesù Cristo!». Rispose con fer­mezza: «Sono cattolico, non posso e non voglio». «Sei dunque un rivoluzionario, nemico dello Stato e sarai fucilato». «No, rispose il giovane, sono soltanto cattolico ed amo la mia patria». Lo legarono dietro un camion e lo tra­scinarono velocemente per le vie ferman­dosi dinanzi alla sua casa. La madre, stra­ziata alla vista del figlio insanguinato, lo strinse al petto e gli disse: «Figlio mio sai quanto ti amo e quanto soffro nel vederti in questo stato, però ti dico: Sii forte, non rinnegare Cristo, la fede è più preziosa della vita». I soldati, inviperiti, si diedero a per­cuotere madre e figlio, ma essi ad ogni percossa gridavano più forte: «Viva Cristo Re!», finché il giovane spirò fra le braccia della madre. Sulla terra il nome di Fiorentino Alva­rez è stato scritto a caratteri d'oro nel Martirologio della Chiesa messicana; in cielo Dio lo ha accolto nella fulgida schie­ra dei suoi martiri. Quale esempio per tanti giovani di oggi che non solo si vergognano di essere cri­stiani ma addirittura lottano contro la Chiesa, sposa del Sangue di Cristo!

PROPOSITO: Nei tuoi dolori ringrazia e benedici il Signore, che ti rende degno di soffrire qualcosa per Lui.

GIACULATORIA: O Gesù, accetta tutte le mie pene; te le offro in unione col tuo Prezioso Sangue!

 

26 luglio – AMIAMOCI NEL SANGUE DI GESÙ

«Amatevi l'un l'altro, come io vi ho amato». È questa la divisa del vero cristia­no: l'amore scambievole con il prossimo. «In questo conosceranno che siete miei di­scepoli, se vi amerete l'un l'altro». Quando si pensa che ogni uomo ha un'anima immortale e che per ogni ani­ma Gesù ha versato il suo Sangue; quando si pensa che, per effetto della Re­denzione, ognuno di noi fa parte della grande famiglia di Cristo, nel quale tutti siamo fratelli, è inconcepibile come ci si possa odiare l'un l'altro. Chi odia è omi­cida, perché uccide il prossimo nel suo cuore. «Guardate come si amano», diceva­no i pagani, ammirando i primi cristiani. Oggi direbbero: «Guardate come si odiano», se vedessero noi. Riflettiamo che quando si rompe la co­munione col proprio simile, si rompe anche la nostra comunione con Cristo e perciò si arreca un grave danno alla nostra anima. Lasciamo scorrere nelle nostre ve­ne, infettate dall'odio, il Sangue pacifi­catore dell'Agnello e rinascerà quell'amo­re che confisse Cristo alla croce, perché ebbe pietà di noi, suoi fratelli. Fortificati da quel Sangue, anche se avremo peccato contro il nostro fratello, sapremo chieder­gli perdono e sapremo a nostra volta per­donare, se siamo stati offesi. Solo così potremo anche noi sperare nel perdono e nell'amore di Cristo.

ESEMPIO: A S. Giovanni Gualberto, nobile fio­rentino e valentissimo nelle armi, fu ucciso il fratello Ugo, a causa delle lotte, che allora straziavano tra di loro le famiglie più potenti. Giovanni giurò vendetta e ricercava attivamente l'uccisore per sop­primerlo. Era il mattino del Venerdì Santo del 1003, quando lo incontrò, faccia a faccia, in un vicolo della città. Immediatamente gli si gettò addosso per ucciderlo. Quel disgraziato, impossibilitato a difendersi, non poté fare altro che chiedergli perdono e pietà in nome di Gesù crocifisso. Giovanni, con sforzo sovrumano rinfo­derò la spada, abbracciò il suo nemico e gli disse: «Sì, solo per Lui, per Gesù Cro­cifisso ti perdono!» Con l'animo in tu­multo entrò in chiesa e si inginocchiò ai piedi del Crocifisso ed ebbe la gioia di vedere quel capo coronato di spine muo­versi e chinarsi verso di lui. Allora il fiero cavaliere gettò via la spada, si ritirò a Val­lombrosa e fondò l'Ordine dei Monaci Vallombrosani. Perdonare ad un nostro nemico è l'atto più eroico che si possa compiere e la vittoria più grande che si possa ottenere sul proprio orgoglio. Se si perdona per amore di Gesù, egli chinerà su di noi il suo sguardo per dirci che anche i nostri peccati sono stati perdonati.

PROPOSITO: Per amore di Gesù per­dona i tuoi nemici e chiedi perdono a chi hai recato offesa.

GIACULATORIA: O Sangue Prezio­sissimo di Gesù, ti offro all'Eterno Padre, non solo per i miei amici ma specialmente per i miei nemici.

 

27 luglio - L'OFFERTA RIPARATRICE DEL SANGUE

Gesù vuole anime riparatrici. Anche ai nostri giorni, e forse più che nel passato, il Sangue di Gesù è profanato e bestem­miato. Par di sentire il lamento del Mae­stro Divino che dice: «Ho dunque versato invano il mio Sangue?» Ma come nel Get­semani non c'era alcuno che vegliasse con Gesù agonizzante, così oggi sono abban­donati i Tabernacoli. Ad un'anima pia' Gesù così ha parlato: «Cerco dei consolatori e non li trovo; non sono amato. I flutti dei crimini uma­ni salgono fino al Padre, il mio Vicario è calunniato, trionfa il piacere e l'orgoglio, la legge della carità è oltraggiosamente violata. Alcuni sono generosi in parole, ma quando si presenta la croce fuggono. Io voglio anime riparatrici, pronte a sof­frire coraggiosamente, piene di carità per i peccatori, anime che offrano senza stan­carsi mai il mio Sangue al Padre, in espia­zione dei peccati. II mondo non può esse­re salvato che dal mio Sangue. Trovami una legione di anime riparatrici; dì ai miei sacerdoti che, celebrando il S. Sacri­ficio, mi offrano Vittima di riparazione al mio Padre celeste e che, quando la litur­gia lo permette, celebrino la messa votiva del Sangue Prezioso». Anche a noi è rivolto questo appello di Gesù. Come possiamo rimanere indiffe­renti? Uniamoci a quello stuolo di anime, che offrono se stesse, i propri dolori, le proprie azioni in unione del Sangue Pre­zioso di Gesù, perché trionfi il suo Regno nel mondo. Sia anche la nostra una vera anima riparatrice!

ESEMPIO: S. Teresina di Lisieux, dopo aver ascol­tato la s. messa, chiudendo il libro di pre­ghiere, vide sporgere fuori in un'imma­gine, il braccio di Gesù Crocifisso. Fu pre­sa in quell'istante così vivamente dal pen­siero della Passione, che quella mano, il chiodo e il Sangue, le sembravano cose vive e reali. S'infiammò ancor di più per le sofferenze del Signore e si propose di far conoscere a tutti l'amore e il dolore provati da Gesù sulla croce. Seppe che un tal Pranzini, condannato a morte, stava per essere giustiziato senza dar segni di conversione; era già col capo sotto la mannaia e aveva respinto più volte il sacerdote. Pregò intensamente per lui. All'improvviso il condannato chiese di confessarsi e quando il sacerdote si al­lontanò, lacrime di pentimento sgorgavano dai suoi occhi. S. Teresina aveva ottenuto dal Sangue di Gesù il cielo per quel povero peccatore. Quando sentiamo l'aridità nel nostro cuore e ci accorgiamo che tarda a venire il pentimento delle nostre colpe, pensiamo al Sangue di Gesù: esso ha la potenza di intenerire anche i cuori più duri.

PROPOSITO: Farò spesso l'offerta del Sangue di Gesù all'Eterno Padre in ripa­razione dei miei peccati e di quelli che si commettono in tutto il mondo.

GIACULATORIA: Cuore di Gesù, confortato nella tua agonia da un Angelo, confortami nella mia agonia.

 

28 luglio - I PERSECUTORI DEL SANGUE

Purtroppo la Passione non ebbe termi­ne sul Golgota e non ha avuto mai termi­ne; ancora Gesù continua ad essere croci­fisso e a versare Sangue. La lotta che si fa alla Chiesa e ai cri­stiani si fa a Cristo, perché i perseguita­ti sono membra del Corpo di Cristo. «Così Cristo continua a sanguinare, non solo per il sangue dei martiri, ma per tutti gli strazi inferti ai suoi fedeli, per le umilia­zioni dei suoi ministri, per i vilipendi al suo Vicario, per le chiese arse e profanate, per le opere distrutte, per la carità infran­ta, per l'usura quotidiana della calunnia. Governi, scrittori, oratori, filosofi, tutta una varia coalizione di persecutori che uccide o inceppa l'opera d'amore, la dottri­na e l'espansione della Chiesa, prolun­gando la Passione di Cristo, facendo pio­vere ancora Sangue dalle sue piaghe» (L Giordani. IL SANGUE DI CRISTO). Quante volte, anche ai nostri giorni, il S. Sacrificio deve essere celebrato nasco­stamente, perché i sacerdoti o sono in car­cere o ricercati a morte! È vero che va in voga un certo ritornello «Cristo sì, preti no!» Ma in realtà la persecuzione è contro il Primo Sacerdote, Cristo. «Se tu sei con­tro la Chiesa, dice S. Caterina, come po­trai partecipare al Sangue del Figliolo di Dio? Chi spregia questo dolce Vicario di Cristo, spregia il Sangue!». Forse in questo momento tu pensi: «Io non sono un persecutore del Sangue di Cristo!» Bada che, non solo chi imprigio­na od uccide, perseguita; si perseguita anche con la calunnia, l'odio, lo scandalo; si perseguita anche con l'indifferenza. Vi sono «i parassiti del Sangue» cioè coloro che usufruiscono dei frutti della Reden­zione, ma nulla fanno per Cristo. Quanti ritengono di far una larga concessione al prete, andando in chiesa la domenica! E perciò vogliono essere riveriti, lodati, aiu­tati! No! Dobbiamo essere cristiani gene­rosi, dobbiamo professare la fede per la fede e non per secondi fini, dobbiamo mettere in opera tutte le nostre energie per cooperare alla saldezza della Chiesa, nostra madre.

ESEMPIO: Il P. Rey nel suo «Mese del Preziosissi­mo Sangue» riporta un episodio della per­secuzione bolscevica, accaduto nella città di Pietroburgo. I rivoluzionari avevano deciso di servir­si, come luogo di ritrovo, di una chiesa. Alcuni fanciulli lo vennero a sapere e, di notte, vi si introdussero; sicché, quando i militi all'alba, sfasciando le porte vi penetrarono, li trovarono tutti inginoc­chiati presso l'Altare. Invitati ad uscire i fanciulli si opposero decisamente. I rivoluzionari puntarono i fucili contro di loro, ma i piccoli non si mossero. Irritati da tanta fermezza fecero fuoco, uccidendone due e ferendo gli altri. Un piccolo ferito, portato a casa, moribondo, disse alla mamma: «Abbiamo difeso Gesù e i rivo­luzionari non hanno osato mettere le mani sul Tabernacolo». Non temiamo le persecuzioni. Vane sono le speranze dei carnefici; la Chiesa non crollerà giammai e il sangue dei martiri sarà seme fecondo di nuovi cri­stiani.

PROPOSITO: Professiamo apertamen­te la nostra fede e se non ci è dato il privi­legio di spargere il sangue per Cristo, Of­friamogli il martirio del nostro desiderio. GIACULATORIA: Gesù, corona dei martiri, per i meriti del tuo Prezioso Sangue, dona forza ai campioni della fede.

 

29 luglio - IL SANGUE CHE CONDANNA

Purtroppo il Sangue di Gesù non è per tutti di salvezza; per molti è di condanna. «Questo Fanciullo - disse il santo vecchio Simeone - è venuto al mondo per la re­denzione di molti e per la rovina di altri». Dipende forse da Dio, se, proprio quel Sangue che ha versato per la nostra reden­zione, sarà la rovina di tante anime? No. Dipende unicamente dalla nostra volon­tà. «Per chi vuole sarà di salvezza, dice S. Agostino, per chi non vuole sarà di con­danna». Giuda gettò i trenta denari gridando: «Ho tradito il Sangue innocente» e si im­piccò; Pietro rinnegò il Maestro, pianse amaramente e fu perdonato. Tutti i giorni si leva una voce al cielo che grida «Vendica, o Signore, il sangue dei tuoi giusti che è stato sparso!» Se la voce del sangue dei martiri è così formi­dabile, cosa sarà la voce del Sangue di Cristo? Come sarà terribile quella voce nel giorno del Giudizio! I chiodi e le piaghe di Cristo grideranno condanna, per chi ha disprezzato quel Sangue! Dio, dice il Pro­feta Ezechiele, chiederà conto di quel Sangue! È vero che Gesù è pieno di misericordia e di bontà, ma se non condannasse chi conculca il suo Sangue, sarebbe ingiusto. Se per quel Sangue milioni di anime hanno sofferto, dev'essere la loro gloria; se invece tanti peccatori lo hanno profa­nato e non se ne sono pentiti, dev'essere la loro condanna. «Come la misericordia, dice lo Spirito Santo, così l'ira divina, di­scende veloce sul nostro capo». E per noi? Il Sangue di Gesù sarà di sa­lute o di condanna? O Gesù fa che le tue piaghe siano il nostro rifugio in vita e in morte e il tuo Sangue la nostra salvezza, perché noi non solo confidiamo in te, ma ti amiamo.

ESEMPIO: Innumerevoli e terribili sono gli esempi dai quali si rileva come Dio punisca anche in questa vita coloro che oltraggiano il Sangue Prezioso del suo Figliuolo.

A Malaga, durante la guerra civile, che insanguinò la Spagna, alcuni giovinastri, penetrati in una chiesa dov'era veneratis­sima una prodigiosa immagine del Cro­cifisso, se ne impossessarono e, bestem­miando, la trascinarono per le vie, la cal­pestarono e ridussero in pezzi. Ad un tratto il giovane che aveva par­ticolarmente infierito sul volto disse: «Buttiamo via questo Cristo! Pare mi guardi in un certo modo....» Gli altri risero della sua paura. Dopo l'atto sacrile­go si recarono in una bettola, si ubriacaro­no e, cantando canzoni oscene, si accinse­ro a tornare a casa. Quando furono in strada, quegli che aveva infierito sul sacro Volto esclamò: «Ma che notte buia, ragaz­zi!». «Si vede che sei ubriaco - gli risposero i compagni - il tempo è bellissimo, le stel­le brillano in cielo e la luna illumina que­sta notte incantevole». II giovane andò a letto molto turbato e fece sogni strani. Al mattino la madre, come al solito, andò a svegliarlo. «È tardi, alzati poltrone e goditi questa magnifica giornata di sole» e così dicendo spalancò la finestra. Il giovane si stropicciò gli oc­chi: «Mamma - gridò disperato - io non vedo più la luce. Ieri ho profanato il volto insanguinato del Crocifisso miracoloso e Dio mi ha punito. Sono diventato cieco». Sarà stata una coincidenza? Chi sa!

PROPOSITO: Pensiamo spesso alle pene dell'Inferno e così non offenderemo Dio.

GIACULATORIA: O Gesù, per i meri­ti del tuo Prezioso Sangue, fa che io non mi perda in eterno.

 

30 luglio - IL SANGUE DI GESÙ E IL PURGATORIO

Se nell'Inferno i dannati si disperano, perché il Sangue di Cristo è loro di eterna condanna, nel Purgatorio le anime soffro­no temporaneamente; il Sangue di Cristo forma l'oggetto principale della loro spe­ranza ed è per noi viventi il mezzo per sol­levare le loro pene. L'esistenza del Purgatorio è verità di fe­de. Le anime, se non godono già la visio­ne beatifica, si trovano nello stato voluto dall'amore purificante di Dio, che chia­miamo comunemente purgatorio. Ma, è anche di fede, che noi possiamo alleviare quelle pene, applicando per le Anime Sante i meriti del Sangue di Gesù. Subito dopo la sua morte il Signore ap­parve alle anime dei giusti, che da secoli attendevano la sua venuta, piene di fede nella virtù salvatrice della sua Passione. «Tu, o Signore, per mezzo del tuo San­gue, liberasti i prigionieri da quella fossa profonda, dove non è acqua». L'unico mezzo perciò per liberarle da quelle soffe­renze è l'applicazione dei meriti del San­gue Divino. Tutte le opere buone, specialmente la preghiera e la carità, possono essere fatte con l'intenzione di applicarne i frutti alle Anime del Purgatorio; ma i mezzi più ec­cellenti sono due: far celebrare sante Mes­se ed accostarsi alla S. Comunione. La S. Messa non è altro che lo stesso sacrificio della Croce, che si rinnova in modo in­cruento sull'altare, perciò, come furono infiniti i meriti del Sangue di Cristo sulla Croce, così lo sono sull'altare. Cosa po­tremmo offrire di più prezioso a Dio a vantaggio di quelle Anime? E quando po­trebbe essere più efficace la nostra pre­ghiera, se non nel momento in cui ricevia­mo il Corpo e il Sangue di Gesù nell'ani­ma nostra? Ci potrà allora Egli negare la sua misericordia per quelle anime tanto care al suo Cuore? Perciò, se possiamo aiutare le Anime del Purgatorio, ricordiamo che è nostro dovere farlo. Sono le anime dei nostri pa­renti, di persone che ci furono care e ci fe­cero del bene nella vita. Un giorno andre­mo anche noi in Purgatorio. Come vor­remmo allora che tutti ci aiutassero! Ma come possiamo sperarlo, se ora siamo in­differenti verso coloro che ci hanno prece­duto in quel luogo di espiazione?

ESEMPIO: Nel 1890 morì la Ven. Maria Rosa Ca­rafa della Spina, di nobilissima famiglia napoletana. Si distinse nella sua vita per una speciale devozione al Prez.mo San­gue e alle Anime del Purgatorio. Una volta nel giorno dei Morti, Gesù le mostrò in visione il Purgatorio. Un mare di fiamme apparve al suo sguardo atterrito. Gesù le disse: «Figlia mia, hai un gran mezzo nelle tue mani per spegnere quelle fiamme. Prendi il Sangue dal mio Cuore e versalo su di esse». Ella così fece e vide le Anime Sante salire al cielo come stelle lu­minose. Allora la Venerabile pregò Gesù: «Signore, voglio liberare tutte queste Ani­me!» e Gesù le rispose «Se gli uomini pen­sassero al tesoro che hanno nelle mani, e come potrebbero liberare a migliaia le Anime che qui penano! Saremo anche noi insensibili all'invoca­zione delle Anime Purganti? Riflettiamo che esse hanno sempre aiutato prodigiosa­mente chi ha offerto suffragi per loro. Se dunque vogliamo grazie e protezione, of­friamo il Sangue di Gesù per la loro libe­razione.

PROPOSITO: Fa', se puoi, celebrare una s. Messa perle Anime più bisognose che soffrono in Purgatorio.

GIACULATORIA: Gesù mio Redentore, ricordatevi che le Anime costano il prezzo inestimabile del vostro Sangue; deh! sovvenite le Anime tutte del Purga­torio. (S. Gaspare)

 

31 luglio - IL SANGUE DELLA GLORIA

“A coloro che sulla terra hanno riposto tutta la loro fiducia in Cristo, il Sangue Prezioso aprirà le porte del cielo e darà una letizia senza fine: «Beati coloro che lavarono le loro stole nel Sangue del­l'Agnello, per avere diritto all'albero della vita e ad entrare per le porte della Città eterna» (Apoc.). Il fine per il quale Gesù versò il suo Sangue non fu soltanto quello di dare gloria a Dio e di ristabilire l'ordine turba­to dal peccato, ma anche di ridonare al­l'uomo il diritto al Paradiso:«Siamo certi, dice S. Tommaso, di entrare nel Sancta Sanctorum celeste per il Sangue di Gesù». Perciò i santi dicono che il Sangue di Gesù è la chiave del Paradiso e che nessu­no può entrarvi se non si purifica in esso. E mentre sulla terra quel Sangue costitui­sce l'unico motivo della nostra speranza, nel cielo sarà la causa del nostro trionfo e l'oggetto del nostro gaudio. «Il Sangue di Cristo è un nuovo scintillante raggio di luce, che apre un campo novello alla con­templazione degli spiriti celesti, perché per Esso hanno avuto modo di ammirare ed esaltare la misericordia di Dio» (S. Giov. Crisostomo). Come sarà fulgido il trionfo del Sangue Prezioso! Di quale luce abbagliante sfol­goreranno le piaghe vermiglie di Cristo! Quale gioia sovrumana proveranno i Santi nel fissare in quel Sangue glorioso i loro sguardi! Per quel Sangue hanno sofferto, ora quel Sangue è la loro corona per tutta l'eternità. Anche tu sei destinata al Cielo. Ebbene «... abbi fiducia nel Sangue di Cristo, se un giorno vuoi entrare nel numero dei santi» (S. Paolo). Inèbriati anche tu sulla terra alla fonte di quel Sangue se vuoi goderne i benefici per sempre nell'altra vita. Anche a te come un giorno a S. Caterina, Gesù, mostrando una veste intrisa del suo Sangue, dice: «Figlia mia, ecco la veste che devi portare, se vuoi entrare in Para­diso».

ESEMPIO: L'Apostolo S. Giovanni, mentre tutti gli altri fuggirono, seguì coraggiosamente il Maestro fino al Calvario ed ebbe la for­tuna di essere bagnato dal Sangue Divi­no, mentre era ai piedi della croce. Negli ultimi anni della sua vita fu con­finato dai persecutori del Cristianesimo nell'isola di Patmos, dove ebbe quelle mirabili visioni che narra nell'Apocalisse. Rapito in estasi vide l'Agnello immaco­lato, coperto di Sangue, assiso in tutta maestà su un trono, circondato dai senio­ri, che in coppe d'oro gli offrivano pro­fumi. Dalla loro bocca usciva un cantico nuovo: «O Signore, tu sei degno di ricevere il libro e di aprire i suoi sigilli poiché sei stato ucciso e ci hai ricomprato col tuo Sangue!». A quest'inno facevano coro le voci di migliaia e migliaia di angeli: «L'Agnello che è stato ucciso è degno di ricevere la virtù, la divinità, la sapienza, la fortezza, l'onore, la gloria e la benedi­zione!». Poi una schiera interminabile di spiriti beati, vestiti di stole bianche ed agitanti palme fra le mani, si prostrò in adorazione davanti al trono dell'Agnello ed uno dei seniori domandò: «Chi sono costoro?». Ed egli stesso rispose: «Questi sono coloro che son venuti dalla grande tribolazioné e hanno lavato le loro stole e le hanno imbiancate nel Sangue del­l'Agnello!» Non sentiamo anche noi bruciarci l'anima dal vivo desiderio di partecipare a quel cantico di gloria? Sì, in alto lo sguar­do! Al Paradiso, al Paradiso, perché lì con Gesù ci aspettano la Vergine e i Santi!

PROPOSITO: Con la fine del mese di luglio non deve cessare la nostra devozione al Prezioso Sangue. Serbiamola sempre viva nel nostro cuore. Il Sangue di Cristo ci libererà da ogni pericolo e sarà il nostro gaudio eterno.

GIACULATORIA: Maria santissima, angeli e santi del paradiso, datemi la vo­stra voce, affinché possa lodare ed esaltare in eterno il Sangue Preziosissimo di Gesù.