SAN GIUSEPPE

Di DON GIUSEPPE TOMASELLI

INTRODUZIONE

Il 26 Gennaio 1918, compiendo il sedi­cesimo anno d'età, mi recai alla Chiesa Parrocchiale. Il Tempio era deserto. En­trai nel Battistero e lì m'inginocchiai presso il Fonte Battesimale.

Pregai e meditai: In questo luogo, se­dici anni or sono, fui battezzato e rige­nerato alla grazia di Dio. Fui messo al­lora sotto la protezione di San Giuseppe. In quel giorno, fui scritto nel libro dei vi­vi; un altro giorno sarò scritto in quello dei morti. -

Sono ormai passati tanti anni da quel giorno. La giovinezza e la virilità sono trascorse nell'esercizio diretto del Mini­stero Sacerdotale. Quest'ultimo periodo della vita l'ho destinato all'apostolato della stampa. Ho potuto mettere in cir­colazione un discreto numero di libretti religiosi, ma mi sono accorto di una la­cuna: a S. Giuseppe, di cui porto il no­me, non ho dedicato alcuno scritto. E' doveroso scrivere qualche cosa in suo onore, per ringraziarlo dell'assistenza da­tami sin dalla nascita e per ottenere la sua assistenza nell'ora della morte.

Non intendo narrare la vita di San Giuseppe, bensì fare pie riflessioni per santificare il mese che precede la sua festa.

 

Primo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Andate a Giuseppe!

L'Antico Testamento fu immagine del Nuovo; così, ad esempio, il Sommo Sacer­dote Melchisedech fu immagine di Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote; Giuditta ed Ester furono immagini di Maria Santis­sima, Vergine Potente.

Anche San Giuseppe fu raffigurato in uno dei figli del Patriarca Giacobbe, por­tante il nome di Giuseppe.

Giacobbe ebbe dodici figli; prediligeva Giuseppe, avendolo avuto nella vecchiaia. I fratelli, presi da gelosia, stabilirono di ucciderlo; ma per non macchiare le ma­ni di sangue, lo vendettero come schiavo ad un egiziano, di nome Putifarre.

Giuseppe, giusto, timorato di Dio, tro­vandosi a servizio in casa del padrone, fu invitato a commettere un peccato. Rispose: - Come posso offendere Dio, stan­do alla sua presenza? - Cosi dicendo, fuggì. Venne raggiunto e per punizione fu messo in prigione.

Il Signore vegliava sopra di lui; gli die­de il dono della profezia, cosicché il gio­vane poté spiegare i misteriosi sogni al Faraone, re dell'Egitto.

Giuseppe predisse al re sette anni di abbondanza di grano, seguiti da sette an­ni di carestia. Faraone per premiarlo lo liberò dalla prigione e lo costituì vicerè d'Egitto, dicendogli: - Io ti dò autorità su tutta questa nazione. Nessuno senza tuo ordine muoverà mano o piede in tut­to l'Egitto.

Il re si tolse l'anello dal dito e lo con­segnò a Giuseppe, mutandogli il nome, che in lingua egiziana significava « Sal­vatore del mondo».

Vennero gli anni dell'abbondante rac­colto e Giuseppe fece riempire tutti i gra­nai; sopraggiunsero gli anni di carestia ed il popolo fu sfamato.

Anche da altre nazioni si accorreva a Faraone per avere frumento ed il re ri­spondeva: - Andate a Giuseppe; fate tutto quello ch'egli vi dirà! - Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu la sal­vezza dell'Egitto. Per divina disposizione anche il padre di San Giuseppe si chia­mava Giacobbe.

Chi rese grande il nostro Santo Pa­triarca non fu un re terreno, come Fa­raone, ma fu il Re dei re, Gesù Cristo, il quale, eleggendolo a Padre Putativo, lo arricchì di tali tesori, da renderlo il vero dispensiere dei beni divini.

La Chiesa invita a rivolgersi alla sua intercessione per ottenere grazie ed ha fatto suo il detto di Faraone: - Anda­te a Giuseppe! « Ite ad Ioseph! ».

I fedeli ne hanno esperimentata da se­coli la potenza e per questo i devoti di San Giuseppe aumentano sempre più.

Esempio

Al principio del secolo XVIII si molti­plicavano le lotte e le stragi nel dominio sabaudo. Il Piemonte era in grande pe­ricolo.

Viveva allora in Torino Santa Maria degli Angeli, Carmelitana Scalza. Costei pregava il Signore che liberasse la sua città da qualunque strage. Gesù rispose - Torino avrà pace e fortuna, se pren­derà a Protettore San Giuseppe.

La Santa ne informò l'Autorità Eccle­siastica e così si tenne un triduo solen­nissimo ad onore di San Giuseppe nella Chiesa di Santa Cristina. Dopo pochi mesi ritornò la pace, con il Trattato di Vigevano.

Torino rimase riconoscente ed innalzò nella Chiesa di Santa Chiarà un magni­fico Altare a perpetuo ricordo.

Fioretto - Rendere omaggio a San Giuseppe, po­nendo davanti alla sua immagine qual­che lampada o qualche fiore.

Giaculatoria - San Giuseppe, prega per me!

 

Secondo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Grandezza di Giuseppe

Tutti i Santi sono grandi nel regno dei Cieli; però tra loro c'è qualche differen­za, in base al bene operato in vita. Qual è il Santo più grande?

Nel Vangelo di San Matteo (XI, 2) si legge: « In verità vi dico che tra i nati di donna non è mai sorto alcuno più gran­de di Giovanni Battista».

Sembrerebbe che San Giovanni Batti­sta debba essere il Santo più grande; ma non è così. Gesù intendeva escludere da questo paragone la Madre sua ed il Pa­dre Putativo, come quando si dice ad al­cuno: - Ti amo più di qualunque per­sona! - sottintendendo: ...dopo mia ma­dre e mio padre.

San Giuseppe, dopo la Vergine Santis­sima, è il più grande nel regno dei cieli; basta considerare la missione che ebbe nel mondo e la straordinaria autorità di cui fu rivestito.

Quando era su questa terra aveva i pie­ni poteri sul Figlio di Dio, sino a coman­darlo. Quel Gesù, davanti al quale tre­mano le Schiere Angeliche, gli stava sog­getto in tutto e l'onorava degnandosi chiamarlo «Padre ». La Vergine Maria, Madre del Verbo Incarnato, essendo sua Sposa, l'ubbidiva umilmente.

Quale dei Santi ebbe mai tanta dignità? Ora San Giuseppe è in Cielo. Con la morte non ha perduto la sua grandezza, perchè nella eternità i vincoli della vita presente vengono perfezionati e non di­strutti; continua dunque ad avere in Pa­radiso il posto che teneva nella Sacra Fa­miglia. Certamente è cambiato il modo, perchè in Cielo San Giuseppe non co­manda più a Gesù ed alla Madonna co­me comandava nella Casa di Nazareth, ma il potere è lo stesso di allora; cosicché tutto può sul Cuore di Gesù e di Maria.

Dice San Bernardino da Siena: - Di certo Gesù non nega in Cielo a San Giu­seppe quella familiarità, riverenza e su­blimissima dignità, che gli ha prestato in terra come figlio a padre. -

Gesù glorifica in Cielo il suo Padre Pu­tativo, accettando la sua intercessione a beneficio dei suoi devoti e vuole che il mondo l'onori, l'invochi e ricorra a lui nei bisogni.

In prova di ciò, si ricorda quanto av­venne a Fatima il 13 Settembre 1917. Al­lora si svolgeva la grande guerra europea.

La Vergine apparve ai tre fanciulli; fece diverse esortazioni e prima di spa­rire annunziò: - In ottobre verrà San Giuseppe con Gesù Bambino per bene­dire il mondo.

Difatti il 13 ottobre, mentre la Madon­na spariva in quella stessa luce che ve­niva dalle sue mani distese, apparvero in cielo tre quadri, uno dopo l'altro, simbo­legianti i misteri del Rosario: gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Il primo quadro era la Sacra Famiglia; la Madonna aveva l'abito bianco ed il manto azzurro; al suo fianco stava San Giuseppe con Gesù Bambino in braccio. Il Patriarca fece tre volte il segno di Croce sull'immensa fol­la. Lucia, estasiata da quella scena, gri­dò: - San Giuseppe ci sta benedicendo!

Anche Gesù Bambino, sollevando il braccio, fece sul popolo tre segni di Croce. Gesù, nel regno della sua gloria, è sem­pre intimamente unito a San Giuseppe, memore delle cure ricevute nella vita terrena.

Esempio

Nel 1856, in seguito alla strage causata dal colera nella città di Fano, si ammalò gravemente un giovane nel Collegio dei Padri Gesuiti. I medici tentarono salvar­lo, ma in fine dissero: - Non c'è speran­za di guarigione!

Uno dei Superiori disse all'infermo - I medici non sanno più cosa fare. Ci vuole un miracolo. E' prossima la festa del Patrocinio di San Giuseppe. Tu abbi molta fiducia in questo Santo; nel gior­no del Suo Patrocinio procura di comu­nicarti in suo onore; nello stesso giorno saranno celebrate sette Messe, in me­moria dei sette dolori e delle sette alle­grezze del Santo. Inoltre terrai in came­ra un'immagine di San Giuseppe, con due lampade, accese, per rianimare la confidenza nel Santo Patriarca. -

San Giuseppe gradì queste prove di fi­ducia e d'amore e fece quanto non pote­rono fare i medici.

Subito infatti cominciò il migliora­mento ed il giovane in breve si rimise perfettamente.

I Padri Gesuiti, riconoscendo prodigio­sa la guarigione, resero pubblico il fatto per invogliare le anime alla fiducia in San Giuseppe.

Fioretto - Recitare Tre Pater, Ave e Gloria per riparare le bestemmie che si dicono con­tro San Giuseppe.

Giaculatoria - San Giuseppe, perdona chi profana il tuo nome!

 

Terzo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

II Giusto

Più si conosce San Giuseppe e più si è portati ad amarlo. Meditiamone la vita e le virtù.

Il Vangelo spesso ha delle frasi sinte­tiche che, studiate a fondo, sono dei poe­mi. Volendo, ad esempio, S. Luca traman­dare la storia di Gesù dai dodici ai tren­t'anni, dice semplicemente: «Cresceva in sapienza, in età ed in grazia dinnanzi a Dio ed agli uomini. (Luca: II-VII).

Il Vangelo dice poco della Madonna, ma in quel poco risplende tutta la gran­dezza della Madre di Dio. - Ave, piena di grazia! Il Signore è con Te - (Luca: I - 28) - Da questo momento tutte le ge­nerazioni mi chiameranno Beata! (Lu­ca I - 48).

San Matteo dice di San Giuseppe una parola che rivela tutta la sua bellezza e la sua perfezione. Lo chiama: «uomo giusto». Nel linguaggio della Sacra Scrit­tura « Giusto» significa: ornato di tutte le virtù, grandemente perfetto, Santo.

San Giuseppe non poteva non essere virtuosissimo, dovendo convivere con la Regina degli Angeli e trattare intima­mente con il Figlio di Dio. Destinato sin dall'eternità ad una missione ecceziona­le, ebbe da Dio tutti i doni e le virtù ine­renti al suo stato.

Il Sommo Pontefice Leone XIII affer­ma che, come la Madre di Dio eccelle su tutti per la sua altissima dignità, così nessuno meglio di San Giuseppe si av­vicinò alla eccellenza della Madonna.

Dice la Sacra Scrittura: La via dei giu­sti è simile alla luce del sole, che comin­cia a risplendere e poi si avanza e cresce sino al giorno perfetto. (Prov. IV-18). Quest'immagine conviene a San Giusep­pe, gigante della santità, modello subli­me di perfezione e di giustizia.

Non si può affermare quale virtù sia stata più eminente in San Giuseppe, poi­ché in questo astro luminoso tutti i rag­gi brillano con la stessa intensità. Come in un concerto tutte le voci si fondono in un delizioso «assieme», così nella fisio­nomia del gran Patriarca tutte le virtù si fondono in un « assieme» di bellezza spirituale.

Tale bellezza di virtù si addice a colui, col quale l'Eterno Padre volle condivide­re il privilegio della sua Paternità.

Esempio

A Torino c'è la « Piccola Casa della Provvidenza », ove al presente sono rac­colti circa diecimila sofferenti, ciechi, sordo-muti, paralitici, minorati... Essi so­no mantenuti gratuitamente. Non ci so­no fondi, nè registri di contabilità. Ogni giorno si dispensano circa trenta quin­tali di pane. E poi... quante spese! Da più di cent'anni mai è mancato il necessario ai ricoverati. Nel 1917 ci fu in Italia la penuria del pane, essendo un periodo cri­tico di guerra. Scarseggiava il pane an­che tra i benestanti e tra i militari; ma nella « Piccola Casa della Provvidenza » ogni giorno entravano i carri carichi di pane.

La « Gazzetta del Popolo », di Torino, commentò: Da dove venivano quei car­ri? Chi li mandava? Nessuno, neppure i conducenti, hanno mai potuto conoscere e disvelare il nome del munifico dona­tore. -

Nei momenti difficili, davanti ad impe­gni gravissimi, quando pareva che ai ri­coverati dovesse mancare il necessario, si presentava alla «Piccola Casa» un si­gnore sconosciuto, che lasciava quanto abbisognava e poi scompariva, senza la­sciare tracce di sé. Nessuno ha mai sa­puto chi fosse questo signore.

Ecco il segreto della Provvidenza nella « Piccola Casa » : il fondatore di questa opera è stato il Santo Cottolengo. Questi portava il nome di Giuseppe; sin dal principio costituì San Giuseppe Procu­ratore Generale della «Piccola Casa», af­finchè puntualmente provvedesse ai ri­coverati, come in terra provvedeva il necessario alla Sacra Famiglia; e San Giu­seppe ha continuato e continua a fare il suo ufficio di Procuratore Generale. Fioretto - Privarsi di qualche cosa non necessa­ria e darla ai bisognosi.

Giaculatoria - San Giuseppe, Padre della Provviden­za, aiuta i poverelli!

 

Quarto giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Il fabbro di Nazareth

La Sacra Scrittura, parlando del Mes­sia, dice: Egli sarà chiamato Nazareno. (S. Matteo II – 23). Proprio a Nazareth Gesù trascorse qua­si tutta la vita; anche San Giuseppe nac­que e morì a Nazareth. Questa piccola cittadina, situata sopra una collina della Galilea, ove oggi la Sa­cra Famiglia è tanto onorata con arti­stiche Chiese, ha un nome significativo. Nazareth vuol dire « Guardiana » o « Cu­stode ». E realmente Nazareth custodì i più grandi tesori dei capolavori divini: Gesù, Maria, Giuseppe.

Quantunque discendente dalla casa reale di David, San Giuseppe visse nella oscurità. Nessuno si curava di lui, tranne Dio. Fin da giovanetto lavorò da fab­bro, per assicurarsi il pane.

Il mestiere di falegname in un piccolo centro come Nazareth era poco lucroso. Si trattava di confezionare qualche mo­desto mobiluccio, ovvero di riparare qual­che utensile domestico o qualche arnese di lavoro dei campi.

Agli occhi dei Nazareni San Giuseppe appariva come un brav'uomo; era stima­to per le sue virtù morali, tanto che Gioacchino ed Anna, volendo trovare uno sposo degno della Figlia Maria, fu­tura Madre del Redentore, posarono gli occhi sopra di lui. I pii genitori erano convinti che nessun uomo sarebbe stato più virtuoso di quel falegname.

Quantunque la Madonna avesse fatto il voto di verginità, lasciandosi guidare dalla Provvidenza, pur conservando il proposito della perpetua purezza di men­te e di corpo, accettò di essere la fidan­zata del «Giusto» di Nazareth. Dio di­sponeva cosi affinché la Vergine Madre fosse senza macchia davanti al mondo e avesse un aiuto nella fuga in Egitto e nelle varie circostanze della vita.

Maria e Giuseppe si diedero la parola di fedeltà: vivere come due Angeli ed at­tuare appieno i disegni di Dio.

Quale età aveva San Giuseppe al tem­po dello sposalizio? Era giovane e, secon­do l'uso ebraico, si pensa che fosse sui venticinque anni.

Non rispondono perciò a realtà le im­magini sacre, che rappresentano S. Giu­seppe già vecchio, con barba e capelli bianchi. Ha tramandato tale figura qual­che pittore dei - primi secoli, per vane preocupazioni morali. Ci sono stati altri artisti che hanno raffigurato San Giu­seppe giovane.

Ed era un bel giovane! Il fisico rispec­chiava la bellezza della sua anima. Il candore della sua purezza traspariva dal­lo sguardo dolce e penetrante.

Esempio

La purezza è necessaria all'anima ed è anche utile al corpo. L'immoralità è la rovina dell'anima e del corpo.

Un giovane si era dato ai vizi ed in breve perdette la fede e la salute. Fu ri­coverato nell'ospedale.

Una Suora si accorse che l'infermo era lontano da Dio e cercò la via per fare breccia nel cuore di lui. Il giovane alle amorose cure rispondeva con parole bef­farde. Ma la Suora, fiduciosa nella con­versione, non si stancava di dire la buo­na parola e di pregare. Le venne l'ispira­zione di affidare l'impresa a S. Giuseppe.

Un pomeriggio l'infermo si era levato da letto e passeggiava all'aperto. Ad un tratto senti una forte commozione ed av­vertì nuove idee nella mente: Vita fu­tura... inferno... Paradiso... Il suo animo era in tempesta. San Giuseppe, pregato dalla Suora, in quel momento agiva nel suo cuore.

Fu tale l'impressione, che l'infermo volle il Cappellano dell'ospedale e gli dis­se: Per carità, dia un poco di pace all'a­nima mia! - Fu esortato a confessarsi.

L'indomani mattina il peccatore era ai piedi del Confessore, per detestare le sue colpe e riceverne l'assoluzione. Sentì il dovere di ringraziare San Giuseppe per la grazia dell'anima ed anche della sa­lute, che subito riacquistò.

Fioretto - Per custodire la purezza, troncare su­bito i cattivi pensieri.

Giaculatoria - Casto Sposo di Maria, custodisci l'ani­ma mia!

 

Quinto giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Sposalizio

E' legge naturale lo sposare. Tra gli Ebrei, nell'Antico Testamento, era raris­simo il caso di chi non andasse a matri­monio. Dopo che Gesù ebbe annunziato al mondo la grandezza della verginità, sono stati e saranno senza numero coloro che rinunziano al matrimonio, per vive­re come Angeli in terra.

La Madonna in tenera età; illuminata dallo Spirito Santo, offrì a Dio la sua verginità. Tuttavia accettò le nozze con San Giuseppe. Come si decise a ciò? Il Sommo Teologo San Tommaso così com­menta: La Madonna, legata al voto di verginità, intendeva restare Vergine an­che contraendo il matrimonio, diversa­mente non avrebbe sposato. Fu assicu­rata divinamente che lo Sposo era dello stesso proposito. -

San Bonaventura scrive nella sua «Opera Quarta»: Maria fu rassicurata dallo stesso San Giuseppe che anche lui intendeva conservare la verginità. -

E' bene conoscere come si sia svolto il contratto matrimoniale tra i due castis­simi Sposi.

Al presente il matrimonio è un Sacra­mento; prima della venuta di Gesù era un semplice contratto. Nel contrarre le nozze oggi si distingue tra il fidanza­mento e la celebrazione del matrimonio; tra gli Ebrei si procedeva diversamente.

Quando due cuori si amavano e tutto era pronto per la convivenza, allora si procedeva allo sposalizio, cioè la donna andava in casa dello sposo per lo scam­bio del consenso e se ne stendeva l'atto per scrittura. Erano i genitori e gli amici a presentare la sposa, la quale all'occa­sione riceveva i doni dello sposo. Avve­nuto lo sposalizio, la donna ritornava a casa propria, allontanandosi dal marito. Passato un mese, e qualche volta anche più, lo sposo accompagnato dal suo se­guito andava in casa della consorte per rilevarla. Ciò avveniva di sera. All'incon­tro con lo sposo soleva esserci una schiera di giovanette con le lampade accese. Gesù si servi di questa scena, quando narrò la parabola delle vergini prudenti e delle stolte.

In casa della sposa i festeggiamenti si prolungavano per un giorno ed anche per una settimana. Finito questo, l'uomo an­dava ad abitare con la sua donna.

San Giuseppe quindi ricevette in casa sua la Vergine Maria e stese il solenne contratto dello sposalizio.

La Madonna ritornò in famiglia. Non sappiamo il giorno, ma certamente non trascorse molto tempo, e 1'Arcahgelo le annunziò il mistero dell'Incarnazione.

La Vergine si turbò, ma rassicurata che sarebbe divenuta Madre del Messia per opera dello Spirito Santo, accettò umilmente, dicendo: Ecco la serva del Signore! Si faccia di me secondo la tua parola! (S. Luca - I-38).

In quell'istante il corpo della Madon­na divenne il Tempio vivente di Dio. A nessuno Lei rivelò il mistero.

Quando San Giuseppe, passato qual­che tempo dallo sposalizio, andò in casa della Madonna per rilevarla, a vederla fu preso da forte timore. Ma l'Angelo del Signore lo rassicurò: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria tua Sposa, perché è opera della Spirito Santo ciò che in Lei è avvenuto. (S. Matteo - I - 20).

San Giuseppe, rassicurato, prese con sé la Vergine, Madre di Dio, consapevole della dignità alla quale veniva innalzato.

Esempio

Un ricco signore da anni si era sposato ed aveva avuto da Dio il dono di tre fi­gliuoli. Era devoto di San Giuseppe ed ogni anno solennizzava il 19 Marzo, im­plorando la benedizione del Patriarca sui figli.

Accadde che proprio nel giorno della festa di San Giuseppe venne a morire un figlio. L'anno seguente, e precisamente il 19 Marzo, morì il secondo figlio. Il pio genitore non cessò di onorare il Santo; ma all'avvcinarsi dell'anniversario dei lutti era afflittissimo, temendo che mo­risse il terzo figlio.

Assorto in tristi pensieri, trovavasi un giorno in campagna ed ebbe il dono di una visione spiegativa. Vide pendere dai rami di un albero due giovanetti impic­cati; apparve un Angelo che gli disse Vedi tu questi due giovanetti appesi al­la corda? Tale fine avrebbero fatto i tuoi figliuoli, se fossero giunti a matura età! Ma poiché sei stato devoto di San Giu­seppe, egli ti ottenne da Dio che moris­sero in tenera età, per risparmiare a te l'afflizione ed il disonore e ad essi la dan­nazione eterna. Non lasciare dunque di celebrare la festa del Santo, al quale de­vi essere obbligato anche per un'altra grazia, poiché il figlio che ti resta me­nerà vita santa ed un giorno sarà Ve­scovo. -

Sparita la visione, il buon padre riac­quistò la serenità. Le cose in seguito si avverarono come l'Angelo aveva predetto.

Fioretto - In ogni necessità invocare con fiducia l'aiuto di S. Giuseppe.

Giaculatoria - San Giuseppe, prega per i fidanzati, affinché non offendano il Signore!

 

Sesto giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Paternità verginale

San Giuseppe fu vero Sposo di Maria, ma non fu padre naturale di Gesù. Si chiarisce il concetto di «paternità», per evitare equivoci e per comprendere la singolarità della Paternità del Santo Pa­triarca.

E' un fatto che il Vangelo chiama San Giuseppe Padre di Gesù. Dice San Luca, descrivendo la presentazione di Gesù Bambino al Tempio: Il Padre e la Madre di Gesù restavano meravigliati di quan­to si diceva di Lui. (S. Luca II - 33).

Anche la Madonna, quando ritrovò Gesù nel Tempio, disse: Ecco, tuo Padre ed io addolorati ti abbiamo cercato! (S. Luca II - 48).

Gesù chiamava San Giuseppe col dol,ce nome di « Padre».

Tuttavia la Paternità di San Giuseppe non fu naturale, cioè ordinaria come per gli altri uomini, ma fu paternità di or­dine giuridico.

Esisteva il vincolo matrimoniale tra San Giuseppe e la Madonna; nella Sacra Famiglia c'era un Figlio; davanti alle autorità ed al popolo quel Figlio doveva apparire quale Figlio del Fabbro di Na­zareth. Difatti, quando Gesù operava miracoli ed istruiva il popolo, si diceva: Non è costui il Figlio del Fabbro? E don­de gli viene questa sapienza? (S. Matteo XIII - 54).

San Giuseppe esercitava verso Gesù i diritti ed i doveri della paternità. Fu lui che alla nascita ne presentò il nome ai pubblici registri; fu lui che lo nutrì, pro­curandogli il pane quotidiano nell'infan­zia e fu lui che lo avviò ad un mestiere. Lo accompagnava anche nei pubblici atti.

Giuridicamente dunque appariva il Pa­dre di Gesù, senza esserlo. Difatti San Luca dice: Era ritenuto Figlio di Giu­seppe. (S. Luca III - 23). Se San Giusep­pe non fu vero Padre, con quale parola può esprimersi la sua eccezionale pater­nità?

Taluni lo chiamano « Padre Nutrizio » ; ma questa parola dice poco. Comune­mente è detto «Padre Putativo»; ma il titolo più adatto, il più significativo, è «Padre verginale», poiché San Giusep­pe visse con la Madonna in matrimonio vergineo. Il caso della paternità del San­to Patriarca è del tutto singolare e non c'è nel linguaggio umano una parola più appropriata.

In San Giuseppe dunque si ha la di­gnità di Vergine e l'onore della dignità di Padre del Redentore.

Ordinariamente si ammira la gloria di San Giuseppe, perché fu Sposo di Maria Vergine; ma la gloria maggiore consiste nella sua paternità verginale.

San Giuseppe ebbe verso Gesù veri sentimenti paterni, superiori a quelli dei padri naturali, perchè l'Eterno Padre, scegliendolo quasi a Vicario della sua Di­vina Paternità sulla terra, gli diede, co­me dice Bossuet, una scintilla dell'infinito amore che porta Egli stesso al suo Eterno Figlio.

Esempio

San Giuseppe ottiene grazie ai suoi de­voti e specialmente a coloro che diffon­dono il regno di Gesù Cristo.

Nella storia delle Missioni è celebre il Cardinale Massaia, apostolo dell'Abissi­nia. Egli amava teneramente San Giu­seppe e ne fu ricambiato con generosità.

Fu questo Cardinale che propagò in quella regione il culto del Santa Patriar­ca e che gli dedicò la prima Chiesa nella Missione di Escia. Dice il Massaia nelle sue Memorie: Nella Missione di Escia mancava l'acqua. Mi rivolsi a San Giu­seppe affinché provvedesse Lui. Trovai allora una sorgente, che potrebbe dirsi miracolosa, perché scaturisce dalla spac­catura di un masso, il quale sorge isola­to sulla punta di un sollevamento vul­canico. -

Continua il Cardinale: Soffrivo dell'in­debolimento della vista. Ritornato in Eu­ropa nel 1867, prima di rientrare nella Missione d'Africa, mi provvidi di parec­chie paia di occhiali di diverso grado. La vista s'indeboliva sempre più e gli oc­chiali erano impotenti ad aiutarmi. Non sapendo più cosa fare, tolsi gli occhiali e li deposi presso l'immagine di San Giu­seppe, dicendogli: Se volete che continui a lavorare nella vigna del Signore, pen­sate voi a ridarmi la vista! -

Da quel giorno sino ad oggi sono pas­sati circa dieci anni ed io ho letto e scrit­to senza alcuno stento e senza bisogno di occhiali. -

E' necessario rivolgersi a San Giusep­pe con molta fede.

Fioretto - Evitare quella mancanza, che si suole commettere con più facilità.

Giaculatoria - San Giuseppe, prega per i padri di fa­miglia traviati!

 

Settimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

A Betlem di Giuda

Le vie del Signore sono perfette. Spes­so Dio nasconde grandi disegni dietro a piccoli avvenimenti. Non si può immagi­nare quanta gloria si procuri a Dio in una data circostanza, con un solo atto di fedeltà alla sua grazia.

Il Profeta Michea aveva predetto che il Messia sarebbe nato a Betlem di Giu­da. La Vergine Maria era al nono mese e dimorava a Nazareth, in Galilea. Co­me avrebbe potuto avverarsi la profezia? Dio si servì dell'imperatore di Roma, Ce­sare Ottaviano Augusto, quando questi ordinò un censimento. Tutti, uomini e donne, dovevano re­carsi alla città d'origine per dare il pro­prio nome. Maria e Giuseppe, discenden­ti dalla tribù di Giuda e dalla stirpe di Davide, dovevano recarsi a Betlem di Giuda.

Gli ordini dell'imperatore erano rigo­rosi ed urgenti.

San Giuseppe avrebbe potuto dire: Ca­piti qualunque cosa, ma io non mi muo­verò da Nazareth! Maria da un giorno all'altro darà al mondo il Redentore; in tali condizioni Ella non può intrapren­dere un viaggio di quattro giorni, attra­verso monti e vallate. -

Quantunque avesse previsto ciò, vide nell'ordine imperiale la volontà di Dio; non esitò un istante; fece i necessari pre­parativi e si mise in viaggio, com'è giu­stamente da supporre, servendosi di un asinello.

Se San Giuseppe non si fosse fatto gui­dare dalla Divina Provvidenza, avrebbe resa nulla la profezia di Michea; Gesù sarebbe nato in un comodo lettuccio e non avrebbe avuto la gloria della grotta e della mangiatoia, gloria proveniente dall'umiltà e dalla povertà.

Quanti sacrifici in quel lungo viaggio!

Quanta attenzione e preoccupazione per lo stato della Santa Sposa! E quanta umiliazione a Betlem, nel vedersi negata un alloggio nella notte rigida!

San Giuseppe non si preoccupava di sè, ma della Vergine Santissima.

Ringraziò Dio quando poté trovare una grotta nell'aperta campagna. Qui la stes­sa notte nacque 1'Aspettato dei secoli, il Redentore del mondo! Oh, come avrebbe voluto San Giuseppe trovare un luogo più degno di Gesù! Ma, adorando i divi­ni disegni, di nulla si lamentò. Era felice di mirare quel Bambino, il Re della eter­na gloria, Colui che Patriarchi e Profeti bramavano vedere e non videro.

Per prima fu la Madonna ad adorare, baciare ed abbracciare il Figlio di Dio In­carnato; il secondo fu San Giuseppe. Non è possibile esprimere ciò che sia passato nel cuore del Santo Patriarca in quei mo­menti di Paradiso! Fu ripagato di tutti i sacrifici.

Gesù Bambino diede il primo sguardo alla Madre sua e poi al suo Padre Vergi­nale, apportando loro quei tesori celesti, che solo un Dio può donare a chi predi­lige.

Impariamo da San Giuseppe a lasciar­ci guidare dalla Provvidenza in tutti gli eventi della vita, anche in quelli doloro­si, e proveremo anche noi gli effetti del­la benedizione di Dio.

Esempio

La Venerabile Caterina di S. Agostino, per mettersi sotto la protezione di San Giuseppe, nel giorno della Cresima ag­giunse al suo nome quello di Giuseppina.

Divenuta Direttrice dell'Ospedale di Quebec, nel Canadà, zelava l'onore di San Giuseppe. Iddio le manifestò quanto gradisse il suo zelo, rendendola degna di una visione.

Racconta la Venerabile: Apparve di­nanzi a me una processione di Santi, i quali andavano verso il Cielo; nel mezzo c'era Gesù, circondato da migliaia di Beati; innanzi a tutti stava San Giusep­pe. Entrato che fu in Cielo quel glorioso corteggio, Gesù si assise alla destra del Divin Padre. Allora San Giuseppe disse - Ecco, o Divin Padre, il tesoro che mi affidaste in terra! -

Il Divin Padre rispose: O uomo fedele, siccome in terra tu fosti l'economo della mia casa, voglio che in Cielo tu non fac­cia da servo, ma da padrone. -

Allora così pregai: O gran Santo, do­mandate a Gesù che io non mi separi mai dal suo amore, ma che per tutta. l'eternità io resti unita a Lui!

Questa mia supplica fu esaudita, a con­dizione che io vivessi sempre abbando­nata alle disposizioni della Divina Prov­videnza.

Dopo mi fu mostrato il posto che avrei tenuto in Cielo. -

Fioretto - Nelle contrarietà non perdere la pa­zienza.

Giaculatoria - Signore, sia fatta la Vostra adorabile volontà!

 

Ottavo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

La Circoncisione

Ai bambini ora si dà il Battesimo. Pri­ma della venuta di Gesù non esisteva questo Sacramento. Però Dio aveva pre­scritto al popolo ebreo la Circonsione, quale segno di alleanza.

Nel Libro della Genesi (XVII - 10) è detto: Il patto che avete da osservare tra me e voi è questo: sia circonciso tra voi ogni maschio; sarete circoncisi nella vo­stra carne, in segno del patto fra me e voi. In età di otto giorni sarà tra voi cir­conciso ogni maschio nel corso delle vo­stre generazioni. -

Gesù, quantunque ebreo secondo la carne, non era soggetto a questa legge; ma vi si volle sottomettere per essere os­sequiente ad ogni prescrizione e per sof­frire per la salvezza dell'umanità, ver­sando un po' di sangue.

Nel Vangelo si legge: Trascorsi otto giorni, il Bambino fu circonciso e gli fu posto il nome Gesù, come era stato detto dall'Angelo. (S. Luca - II, 21).

Chi compiva il rito della Circoncisione era il padre; toccò quindi a San Giusep­pe questo compito.

In base alle fonti storiche degli Ebrei, si conoscono i particolari di questa fun­zione religiosa, che si svolgeva nella stes­sa famiglia e costituiva una vera festa.

Gesù fu circonciso a Betlem; era pre­sente la Madonna e qualche altra per­sona.

All'inizio del rito, mentre il Bambino veniva presentato dal Padrino a S. Giu­seppe, così si pregava: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! -

Il Padrino, a nome del Bambino, recitò questa preghiera: Signore, la tua mise­ricordia è infinita; concedi a me la vita secondo la tua promessa; allora io mi rallegrerò nelle tue promesse, come colui che ha trovato grandi ricchezze. Signore, io aspetto la tua Salvezza e propongo di amare i tuoi comandamenti. Beato colui che tu hai eletto e chiamato a Te! - I

presenti rispondevano: Abiterà nei suoi tabernacoli! -

San Giuseppe dopo recitò la preghiera prescritta: Benedetto sei tu, Signore Dio nostro, Re di tutta la terra, che ci hai santificato con i tuoi comandamenti e ci hai comandato di osservare la legge del­la Circoncisione! -

Detto ciò, prese il coltello apposito e fece un piccolo taglio sul corpo del Cele­ste Bambino. Uscirono le prime gocce di Sangue, preludio dello svenamento del Calvario.

Seguì la preghiera di ringraziamento: Benedetto sei tu, Signore Dio nostro, Re di tutta la terra, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai concesso di appartenere all'alleanza del padre nostro Abramo! -

La seconda parte del rito era l'impo­sizione del nome e spettava anche a San Giuseppe il compierla, come capo della Sacra Famiglia. Prima pregò così Dio nostro e Dio dei padri nostri, con­serva questo Bambino ai suoi genitori; ed il suo nome in Israele sia Gesù, figlio

di Giuseppe. Possa suo padre rallegrarsi in Lui e la Madre sua esulti nel frutto del suo seno! -

Si chiuse la funzione con l'augurio dei presenti: Come è stato introdotto nella alleanza, cosi sia introdotto nello studio della Legge Divina e nell'osservanza del­le buone opere. -

Nella Circoncisione di Gesù San Giu­seppe ebbe tanta parte attiva, perchè da­vanti alla legge egli figurava Padre del Bambino.

Quale onore nell'aver potuto dare il nome al Figlio di Dio! Quantunque fosse stato l'Angelo ad annunziare il nome, tuttavia toccò a San Giuseppe d'imporlo ufficialmente, a voce e per iscritto.

Esempio

Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Conso­relle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente dire­zione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conosce­re chi ci abbia salvato? E' stato il caris­simo nostro padre San Giuseppe. Appe­na l'abbiamo invocato, è venuto in aiu­to!

Fioretto - Sopportare con pazienza le persone moleste.

Giaculatoria - Eterno Padre, per i meriti di San Giu­seppe salvate molte anime!

 

Nono giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Al Tempio

Narra il Vangelo: Compiuti i giorni della purificazione secondo la legge di Mosé, Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come sta scritto nella Legge del Signore: Ogni primogenito deve essere consacrato al Signore! - e per offrire in sacrificio un paio di tortorelle, oppure due colombini (S. Luca, II - 23).

In questa legge ebraica c'erano due prescrizioni: la presentazione del primo­genito e la purificazione della donna.

Gesù, primogenita e rimasto sempre unico figlio di Maria, non era tenuto al­la presentazione al Tempio, essendo il Santo dei Santi. La Madonna non abbi­sognava di purificazione come le altre donne, essendo Madre Vergine. Tuttavia Madre e Figlio ubbidirono alla legge. Dopo quaranta giorni dalla nascita Giuseppe, Maria e Gesù andarono a Ge­rusalemme. Giuseppe avrebbe voluto of­frire a Dio qualche agnellino, come rin­graziamento della nascita di Gesù, ma, essendo povero, comprò due tortorelle e si provvide di cinque sicli per offrirli al Sacerdote.

Ecco la Sacra Famiglia nel cortile del Tempio di Gerusalemme! La Madonna, confusa fra le altre madri, rimase nel­l'atrio delle donne, presso la Porta Spe­ciosa del Tempio, in attesa del Sacerdote.

Si avverava così la profezia di Mala­chia, il quale fu l'ultimo dei Profeti: Ver­rà nel suo Tempio il Dominatore che voi aspettate e l'Angelo del Testamento che voi desiderate; ecco viene, dice il Signore degli eserciti (Malachia, III - 1).

Comparso sulla porta del Tempio il vecchio Simeone, San Giuseppe offrì le due tortorelle e la moneta prescritta. Nessuno dei presenti conosceva la gran­dezza della Madonna e del suo Sposo e nessuno immaginava essere quel Bam­bino l'aspettato Messia. Iddio volle rive­lare il segreto al buon Simeone, che, illu­minato dallo Spirito Santo, prese il Bam­bino Gesù tra le braccia ed esclamò: Ora, Signore, lascia andare in pace il tuo ser­vo secondo la tua parola, poiché i miei occhi hanno veduto il tuo Salvatore, che tu hai preparato nel cospetto di tutti i popoli, luce di rivelazione alle genti e, gloria d'Israele, tuo popolo (S. Luca, II - 29).

La Madonna e San Giuseppe gioirono, pensando che Gesù era stato riconosciu­to quale Messia; ma subito si rattrista­rono, udendo una profezia dolorosa: Ec­co, Egli (Gesù) è posto a rovina e risur­rezione di molti in Israele e come segna di contraddizione; anche a te (Donna) una spada trapasserà l'anima, affinché restino svelati i pensieri di molti cuori (S. Luca, II - 34).

Il vecchio Simeone li benedisse. Quando fu adempiuta ogni cosa pre­scritta dalla Legge del Signore, Maria e Giuseppe partirono dal Tempio, meditan­do il significato di quelle parole profeti­che, cioè che il cuore della Vergine sa­rebbe stato trapassato dalla spada del dolore, come Madre del Messia, e che San Giuseppe, in qualità di suo Sposo, avreb­be dovuto condividere tante amarezze. La prima trafittura stava per avvenite, per la ricerca a morte del Bambino Gesù da parte del re Erode.

Esempio

Nel Tempio si onora maggiormente Dio e nel Tempio le anime vengono istruite con la predicazione.

Nella Chiesa di S. Maria del Carmelo, a Genova, il predicatore Padre Paolo Pa­ce tenne un corso di predicazione, in pre­parazione alla festa di San Giuseppe. Il giorno della festa esortò i fedeli a scri­vere le grazie che desideravano e fece chiudere le richieste dentro un cuore votivo.

I coniugi Nardi desideravano la con­versione di un parente, che non credeva in Dio. Scrissero il suo nome e lo posero nel cuore votivo, affidandone a San Giu­seppe la conversione.

Trascorso un anno, mentre si prepa­rava la festa del Patriarca, quel pecca­tore, di nome Giuseppe, era cambiato. Sentì il bisogno di confessarsi e di co­municarsi. Dopo più di cinquant'anni di vita pagana, quell'uomo si diede alla pra­tica della vita cristiana.

San Giuseppe gli ottenne la vera con­versione.

Fioretto - Mortificare i sentimenti di simpatia e di antipatia.

Giaculatoria - San Giuseppe, assisti chi è in pericolo di peccare!

 

Decimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

I Magi

Gesù nacque nella grotta. Siccome San Giuseppe era pieno d'attenzioni per il Bambino Gesù e la Madonna, non volen­do riprendere subito il viaggio di ritorno verso Nazareth,fece di tutto per trovare a Betlem una casetta, ove dimorare per qualche tempo. Era ben giusto del resto non lasciare parecchie settimane la Sa­cra Famiglia in una stalla. L'Evangeli­sta S. Matteo (V - II) accenna a ciò, quan­do parlando dei Magi dice: Entrarono nella casa e trovarono il Bambino con Maria, sua Madre. -

Mentre erano in questa casetta, rice­vettero la visita dei Re Magi. San Giu­seppe fece gli onori di casa, come capo della famiglia.

Tre importanti personaggi, accompagnati dal loro seguito, si trovarono da­vanti ad un povero operaio. Non si cre­dettero delusi. La stella misteriosa li ave­va guidati e la luce divina li aveva an­che pervasi interiormente, cosicché non si meravigliarono di vedere in un'umile dimora il tenero Bambino, la Vergine Madre ed il modesto Sposo di Lei.

San Giuseppe godette di quella visita, pensando che non erano soltanto i sem­plici pastori ad adorare Gesù, ma anche i potenti della terra.

I Magi raccontarono la storia del loro, viaggio, parlarono della stella e dell'in­contro avuto col re Erode. Consegnarono a San Giuseppe i loro mistici doni: in­censo, oro e mirra.

Dice la tradizione che San Giuseppe offrì al Tempio l'incenso e la mirra e ri­servò l'oro per le necessità della famiglia. Infatti era la Provvidenza che veniva in aiuto, essendo prossima la partenza per l'Egitto.

I Magi trascorsero a Betlem giorni di Paradiso; la compagnia della Madonna e di San Giuseppe e la presenza di Gesù procurarono loro tanta gioia da sentirsi ripagati dei sacrifici del viaggio.

Già pensavano di ripassare da Erode, per informarlo che avevano trovato il na­to Messia, persuasi che anche lui sareb­be venuto ad adorarlo.

Ma quale diversità di sentimenti tra i Magi ed Erode! I primi erano retti, men­tre il re era malvagio. Nella sua gelosa superbia il monarca credeva che il Mes­sia con l'andare degli anni sarebbe dive­nuto il Re di Israele e gli avrebbe tolto il trono; quindi conveniva ucciderlo men­tre era ancora in fasce.

Il nefando disegno di Erode era sco­nosciuto a tutti, ma era noto a Dio, che scruta i cuori. Dio allora mandò un An­gelo ai Magi per avvertirli di non ripas­sare da Erode e di ritornare ai loro paesi per altra via.

Il re intanto aspettava con ansia la se­conda visita dei Magi; passato del tem­po, si convinse di essere stato deluso. Al­lora attuò il pessimo disegno. Senza de­stare sospetto, mandò di notte tempo i soldati a Betlem per uccidere tutti i bambini, dai due anni in giù, e non solo dl Betlem, ma anche dei dintorni. Sperava che nella strage sarebbe stato coinvolto anche il Messia. Ma Dio vegliava sulla Sacra Famiglia e rese vane le insidie di Erode.

Esempio

Era la vigilia della festa di San Giu­seppe. In uno scompartimento del treno Magonza-Colonia stavano due viaggiato­ri, un Sacerdote ed un mercante.

Il Sacerdote si accorse che quel signo­re pregava; lo interruppe nella preghiera e gli rivolse qualche domanda. Venne a sapere che era molto devoto di San Giu­seppe e che rientrava in famiglia per tra­scorrere la festa del Patriarca con la mo­glie ed i figli. - Dunque, disse il Sacer­dote, San Giuseppe è il vostro Patrono? - No, è il Patrono di mia moglie, che si chiama Giuseppina. Il 19 Marzo mi è tan­to caro per tutto ciò che nella vita mi è capitato. Fui educato cristianamente; nella gioventù mi allontanai dalla Reli­gione. Mia moglie si affliggeva a vedermi trascurato nell'anima; quando essa alla sera pregava davanti ad un altarino di San Giuseppe, io la burlavo. Cinque an­ni addietro, in occasione del suo onoma­stico, le feci un bel regalo; ricevendolo mi disse: Avrei preferito un regalo più prezioso!

- E quale?

- La tua anima! - e cominciò a pian­gere.

Per consolarla le promisi di acconten­tarla.

M'invitò ad andare in Chiesa in sua compagnia per ascoltare la predica su San Giuseppe. Accettai. Il predicatore disse fra l'altro: Mai nessuno ha invocato San Giuseppe, sen­za sentirne la protezione!

Uscendo dalla Chiesa, la moglie mi disse: Tu che spesso sei in viaggio, pro­mettimi che nei pericoli invocherai sem­pre San Giuseppe. -

Qualche tempo dopo il treno sul quale viaggiavo ebbe un terribile urto. Gridai: San Giuseppe, aiutami! - Nel mio scompartimento eravamo in sette; sei mori­rono e solo io rimasi vivo.

Da quel giorno sono divenuto Cristia­no fervente e tutti gli anni, il 19 Marzo, adorno di fiori e di ceri l'altarino di San Giuseppe e con la mia famiglia mi pro­stro per ringraziarlo e pregarlo di cuore.

Fioretto - Recitare Tre Pater, Ave e Gloria ad onore di San Giuseppe per la conversio­ne dei peccatori più ostinati.

Giaculatoria - San Giuseppe, terrore dei demoni, pre­ga per noi!

 

Undicesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Fuggi in Egitto!

La strage degl'innocenti era prossima; già i soldati si disponevano ad eseguire l'ordine del re.

San Giuseppe, ignaro del pericolo, quella notte riposava serenamente, quan­d'ecco apparirgli un Angelo del Signore e dirgli: Alzati, prendi il Bambino e la sua Madre e fuggi in Egitto; rimani là finché io non te ne dia avviso, poiché Erode cercherà del Bambino per farlo morire. (S. Matteo 11-13).

San Giuseppe avrebbe potuto presen­tare all'Angelo le sue difficoltà: Perché Dio non impedisce ad Erode di fare il male? Perché andare lontano e non nascondersi invece li stesso, in un luogo sicuro?... Non basterebbe allontanarsi al­quanto da Betlem?... Perché andare pro­prio in Egitto?... - Niente di tutto ciò. Conosciuta la volontà di Dio, San Giu­seppe non tardò ad eseguirla; si alzò da letto, sveglió la Madonna, preparò l'oc­corrente e mentre era ancora notte partì da Betlem.

Con i mezzi di allora il viaggio non po­té durare meno di una settimana.

La Sacra Famiglia si stabilì vicino al Cairo e precisamente nel villaggio di Ma­tarich, poco distante dal pozzo, che an­cora oggi è chiamato il « pozzo di Maria ». La tradizione dice che qui la Madonna. veniva ad attingere acqua ed a lavare i panni.

In Egitto San Giuseppe attendeva al lavoro di falegname, rassegnato al volere di Dio in tutti i disagi, che suole appor­tare la vita in terra straniera.

Intanto Gesù cresceva ed era il più dolce conforto di Maria e di Giuseppe. Passato qualche tempo, quando ormai si erano acclimatati in Africa, l'Angela del Signore apparve nuovamente di not­te a S. Giuseppe e gli disse: Sorgi, prendi il Bambino e la Madre e ritorna nella terra d'Israele, poiché sono morti coloro che volevano uccidere il Bambino. (San Matteo II - 20).

Non discusse l'ordine divino e s'accin­se a partire. Giunto al confine della Pa­lestina, s'informò chi fosse il re della Giudea e seppe che regnava Archelao, fi­glio del defunto Erode.

Questa notizia lo turbò e lo lasciò per­plesso sulla scelta della dimora: E' pru­dente stabilirmi in Giudea? Ovvero è meglio ritornare in Gallea a Nazareth?...

Illuminato da Dio, decise di andare a Nazareth, sia perchè città natia e sia perché lontana dai grandi centri; in tal modo Gesù sarebbe sfuggito al controllo del re Archelao.

Nella fuga in Egitto, come del resto in ogni triste circostanza, rifulsero in San Giusepe l'abbandono in Dio, la pronta ubbidienza ai cenni dell'Angelo, la for­tezza nel superare le avversità e la gran­de prudenza.

Esempio

Il Vescovo Monsignor Comboni intra­prese molte opere di bene; la principale fu quella delle Missioni. Riconoscendo che gli sarebbe occorso molto denaro, eb­be l'idea di costituire San Giuseppe Eco­nomo Generale delle sue opere. Nelle ne­cessità si rivolgeva a lui. Per essere più animato alla fiducia, te­neva sul tavolo la statua del Santo.

Un giorno il fornaio gli disse: Eccel­lenza, sono venuto per avere il denaro del pane fornito ai suoi Missionari.

- Abbia un po' di pazienza! Oggi so­no al verde.

- Non posso più attendere! - Ritorni domani e l'avrà. -

Il Vescovo non voleva mancare di pa­rola. Non sapendo a chi rivolgersi per aiuto, pregò San Giuseppe: Se non mi mandate il denaro necessario, vi metto con la faccia al muro! - e voltò la sta­tua del Patriarca. Non fu questo un ge­sto di disprezzo, ma di grande fiducia.

Da lì a poco ricevette la visita di un signore. - Eccellenza, non mi chieda chi io sia e chi mi mandi qui. Ho soltanto da consegnarle questa busta. -

Il Vescovo l'aprì e trovò il denaro ne­cessario per pagare il pane; subito man­dò a chiamare il fornaio.

- Eccellenza, esclamò questi, come ha fatto a trovare subito questo denaro? - Ci ha pensato San Giuseppe.

- Sono meravigliato! Per esserle gra­to che mi salda tutto il debito, le lascio una offerta per le sue Missioni.

- Meglio così, soggiunse il Vescovo. Sono doppiamente grato a San Giusep­pe, il quale è un banchiere che non fal­lisce mai. -

Fioretto - Ubbidire nelle cose spiacevoli, senza lamentarsi.

Giaculatoria - San Giuseppe, aiutami ad essere ub­bidiente!

 

Dodicesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Uomo felice

I pellegrini che vanno a visitare i Luo­ghi Santi, vedono a Nazareth due San­tuari; uno è chiamato il Santuario del­l'Annunziazione, ov'era la casa della Ver­gine, e l'altro è detto il Santuario della Nutrizione, ov'era la casa di San Giu­seppe. Qui si svolse la vita del nostro Patriarca.

Quella casa, che fu per tanti tanni la dimora del Figlio di Dio, fu trasportata misteriosamente dagli Angeli e trovasi in Italia, nel Santuario di Loreto.

Contempliamo la Sacra Famiglia nella quieta dimora di Nazareth!

San Giuseppe attendeva al lavoro di fabbro e, come tutti i figli di Adamo, si guadagnava il pane col sudore della fronte.

Intanto Gesù cresceva in sapienza, in statura ed in grazia presso Dio e presso

gli uomini ed era soggetto a Maria ed a Giuseppe.

Quanta pace ed armonia dovevano re­gnare in quella casa! Gesù ubbidiva a San Giuseppe, prestandogli nel lavoro quegli aiuti che comportava la sua età. La Madonna accudiva alle faccende do­mestiche come una madre di famiglia di povere condizioni; quindi preparava il cibo, filava e cuciva, come le donne del suo tempo, ed andava ad attingere l'ac­qua all'unica fontana di Nazareth, che esiste tutt'oggi. Gesù seguiva la Madre, aiutandola in ciò che poteva, come so­gliono fare i ragazzetti che non sanno staccarsi dal fianco materno.

Niente di straordinario nella Sacra Fa­miglia: ubbidienza, lavoro, preghiera e soprattutto umile nascondimento. Mai il sole vide persone più sante e più accette alla Divinità!

San Giuseppe era felice! Aveva nella sua casa il Creatore del mondo, lo ado­rava nell'intimo del suo cuore, poteva guardarlo, accarezzarlo e baciarlo.

Gesù era contento di queste manifestazioni di santo affetto e naturalmente le ricambiava. Quante volte le manine di Gesù accarezzarono il volto di San Giuseppe !

Crescendo negli anni, Gesù rendeva i suoi servizi, ora alla Madre, risparmian­dola di andare alla fontana, ed ora al Padre Putativo, aiutandolo nel lavoro.

Trent'anni durò questa vita, sprege­vole agli occhi del mondo, ma preziosis­sima davanti a Dio, il quale più che le opere guarda la rettitudine dell'agire e l'affetto del cuore.

La Sacra Liturgia, ispirandosi alla pre­ghiera di San Bernardo, esclama: Oh fe­lice uomo! Oh beato Giuseppe.

Ma molto più beato è ora in Paradiso, ove gode i frutti della sua santa vita.

Esempio

Un bambino era andato sul monte Vit­tore, presso Norcia. Si sprigionò una tem­pesta e si moltiplicarono le raffiche di ne­ve. Si era in febbraio e sembrava che la nevicata non volesse più a cessare.

I genitori, non vedendo rincasare il fi­glioletto, dopo due giorni di attesa si ri­volsero alle autorità per le ricerche, spe­rando di ritrovare almeno il cadavere. Non era tanto facile la ricerca, dato il grande ammasso di neve.

Rabbonitosi il cielo, parecchi, tra cui i genitori, cominciarono ad esplorare il monte, chiamando a gran voce per nome il bambino.

Fu grande la meraviglia quando videro camminare sulla neve colui che credeva­no morto e che veniva loro incontro di corsa.

I genitori, abbracciato il figlio, chiese­ro: Dove sei stato in questi giorni?... E come non sei morto per il freddo? -

Il bambino raccontò: Quando cominciò la tempesta venne un vecchio, tanto buo­no, mi prese per mano e mi condusse nel cavo di un grande albero. Mi disse: Non aver paura, perché ti aiuto io! - Mentre stavo là riparato, venne una bella Signo­ra con tante stelle luminose sulla testa. Non ho sofferto, anzi sono stato conten­to. Poco fa quel vecchio mi ha detto: Non senti che ti chiamano? Ora va' a ca­sa! - Mi ha indicato la direzione da te­nere sulla neve ed ora sono qui! -

I genitori seguirono commossi la nar­razione e compresero essere stato San Giuseppe quel vecchio e la Madonna quella Signora. Ne rimasero grati per tutta la vita.

Fioretto - Fare a tavola qualche mortificazione di gola.

Giaculatoria - San Giuseppe, capo della Sacra Fami­glia, prega per me!

 

Tredicesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

A Gerusalemme

La felicità della Sacra Famiglia nella casa di Nazareth ebbe una parentesi do­lorosa. Fu una dura prova che il Signore stesso volle; il cuore della Vergine e quel­lo di San Giuseppe sanguinarono.

Gli Ebrei celebravano ogni anno gran­di solennità religiose; infatti la Legge di Dio prescriveva: Tre volte l'anno ogni maschio comparirà davanti al Signore Dio, nel luogo che Egli avrà eletto: nella festa degli Azimi (Pasqua), nella festa delle Settimane (Pentecoste) e nella fe­sta dei Tabernacoli (Deut., XVI - 16).

Erano obbligati ad andare al Tempio di Gerusalemme soltanto gli uomini; le donne erano libere di andarvi, ma vi ac­correvano numerose per devozione; i fan­ciulli erano esenti da questa legge, però solevano seguire i genitori. L'obbligo cominciava all'età di 12 anni, quando il ra­gazzo si chiamava « Figlio della Legge ». San Giuseppe si recava ogni anno a. Gerusalemme, seguito dalla Madonna e da Gesù. Circa cinque giorni durava il viaggio. Durante il cammino i pellegrini cantavano i Salmi delle Ascensioni.

Gesù contava allora dodici anni e nel­la festa della Pasqua era a Gerusalemme in compagnia dei Genitori. Finite le pra­tiche di rito, che duravano quasi una settimana, ci si accinse al ritorno.

Per usanza, o forse per prescrizione, si partiva da Gerusalemme in due carova­ne: quella degli uomini e quella delle donne. I fanciulli potevano andare con l'una o con l'altra carovana. Gesù, ap­profittando della confusione, si sottrasse allo sguardo dei Genitori e rimase a Ge­rusalemme.

La Vergine, non vedendolo vicino a sè, credette che fosse con San Giuseppe; questi credette che fosse con sua Madre. Ma quando giunsero alla fine della pri­ma tappa del viaggio, presso la moderna cittadina di Ramallah, luogo ove si riu­nivano le due carovane, Maria e Giusep­pe si avvidero che Gesù si era smarrito. Quanto dolore e quante lacrime!

Cominciarono le ricerche, dapprima informandosi con i pellegrini e poi, ri­tornati a Gerusalemme, chiedendo noti­zie presso parenti ed amici.

Passarono tre giorni nel dolore. San Giuseppe consolava la Santa Sposa e con­temporaneamente domandava a se stes­so se fosse stato colpevole dello smarri­mento di Gesù.

Dopo ansie, sospiri e lacrime, lo ritro­varono nel Tempio, in atto di disputare con i Dottori della Legge. Gesù ascoltava ed interrogava quei vecchi Dottori, i qua­li restavano sbalorditi della sua sapien­za e delle sue risposte.

Quando la Vergine potè riabbracciarlo, gli disse: Figlio, perché ci hai fatto que­sto? Ecco, tuo Padre ed io, addolorati, ti abbiamo cercato!

Gesù rispose: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo trovarmi nelle cose che riguardano il Padre mio? (San Luca, II - 48).

Con questa risposta Gesù voleva ricor­dare alla Madonna ed a San Giuseppe che Egli era il Figlio di Dio e che, per­mettendo quel dolore, aveva operato in conformità al volere del Padre Celeste.

San Giuseppe e la Vergine conserva­vano nel loro cuore le parole di Gesù e le meditavano.

Esempio

Nella mattinata del 14 Marzo 1858, al­cuni giorni prima della festa di San Giu­seppe, un giovane mercante era partito da Pesaro. Sentendosi male, si fermò in un albergo. L'indomani l'albergatore, non vedendolo uscire dalla camera, vi entrò per informarsi della sua salute. Il mercante era irrigidito ed immobile, come fosse di marmo.

Fu chiamato il medico, che riscontrò l'apoplessia; diede i rimedi del caso, ma tutto fu inutile. Appena appena si avver­tiva che l'infermo respirava ancora; il suo corpo era insensibile anche al bot­tone di fuoco. Cinque giorni durò tale stato.

Un Sacerdote, che era corso al letto del moribondo, gli diede l'assoluzione sotto condizione ed affidò quel caso pietoso a San Giuseppe, pregando e facendo pre­gare.

Dopo cinque giorni, essendo la festa di San Giuseppe, si faceva la processione con la statua del Santo; appena questa giunse sotto la finestra del moribondo, avvenne un prodigio. Il moribondo co­minciò a muoversi e riprese a parlare; dopo mezz'ora era perfettamente guarito. Il medico non sapeva spiegarne la gua­rigione.

Il Sacerdote commosso chiese al miracolato: Com'è avvenuto il prodigio?

- Mentre si svolgeva la processione, mi è apparso San Giuseppe, in bellissimo sembiante, e mi ha detto: Sono venuto a darti la salute! -

Fioretto - Vedendo qualche Chiesa o passandovi vicino, volgere il pensiero a Gesù Sacra­mentato e dire qualche breve preghiera.

Giaculatoria - San Giuseppe, aiutami nelle avversità a fare la volontà di Dio!

 

Quattordicesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Il transito

La missione di San Giuseppe era di sal­vaguardare l'onore della Vergine, di es­serle di aiuto nelle necessità e di custo­dire il Figlio di Dio, sino al tempo in cui questi si sarebbe manifestato al mondo. Esplicata la sua missione, poteva lascia­re la terra ed andare in Cielo a ricevere il premio. La morte è per tutti e fu an­che per il nostro Patriarca.

La morte dei Santi è preziosa al co­spetto del Signore; quella di San Giu­seppe fu preziosissima.

Quando avvenne il suo transito? Pare qualche tempo prima che Gesù comin­ciasse la vita pubblica.

E' bello il tramonto di una splendida giornata; più bella fu la fine della vita del Custode di Gesù.

Nella storia di molti Santi si legge che fu loro preannunziato il giorno del­la morte. E' da supporre che anche a San Giuseppe fosse stato dato questo preannunzio.

Trasportiamoci agli istanti della sua morte.

San Giuseppe giaceva sopra un tet­tuccio; Gesù stava da un lato e la Ma­donna dall'altro; invisibili schiere di An­geli erano pronte ad accoglierne l'anima.

Il Patriarca era sereno. Sapendo quali tesori lasciava sulla terra, Gesù e Maria, rivolse loro le ultime parole di amore, chiedendo perdono se avesse mancato in qualche cosa. Tanto Gesù quanto la Ma­donna erano commossi, perché di cuore delicatissimi. Gesù lo confortava, assi­curandolo ch'egli era il prediletto tra gli uomini, che aveva compiuto sulla terra la volontà divina e che gli era prepara­ta una grandissima ricompensa in Cielo.

Appena, spirata l'anima beata, avven­ne nella casa di Nazareth ciò che avvie­ne in ogni famiglia allorché scende l'An­gelo della morte: il pianto ed il lutto.

Gesù pianse quando fu presso la tom­ba dell'amico Lazzaro, tanto che gli astanti dissero: Guarda come l'amava!

Essendo Egli Dio ed anche perfetto Uomo, il suo cuore provò il dolore della separazione e pianse certamente di più che non per Lazzaro, essendo maggiore l'amore che portava al Padre Putativo. Anche la Vergine versò le sue lacrime, come in seguito le versò sul Calvario al­la morte del Figlio.

Il cadavere di San Giuseppe fu ada­giato sul letto ed in seguito fu avvolto nel lenzuolo.

Furono certamente Gesù e Maria a compiere quest'atto pietoso verso colui che tanto li aveva amati.

I funerali furono modesti agli occhi del mondo; ma agli occhi della fede fu­rono eccezionali; nessuno degl'imperatori ebbe al funerale l'onore che ebbe San Giuseppe; il suo corteo funebre, fu ono­rato dalla presenza del Figlio di Dio e della Regina degli Angeli.

San Girolamo e San Beda affermano che il corpo del Santo fu sepolto in un luogo tra la montagna di Sion ed il Giar­lino degli Ulivi, nel medesimo posto do­ve poi venne deposto il corpo di Maria Santissima.

Esempio

Racconta un Sacerdote

Ero giovane studente e mi trovavo in famiglia per le vacanze autunnali. Una sera mio padre accusò un malessere; nel­la notte fu assalito da fortissimi dolori colici.

Venne il medico e trovò il caso assai grave. Per otto giorni si fecero diverse cure, ma invece di migliorare, le cose peg­gioravano. Il caso sembrava disperato. Una notte avvenne una complicazione e si temeva che mio padre morisse. Dissi a mia madre ed alle sorelle: Vedrete che San Giuseppe ci conserverà il padre!

L'indomani mattina portai una boc­cettina di olio in Chiesa, all'Altare di San Giuseppe, ed accesi la lampada. Pregai con fede il Santo.

Per nove giorni, ogni mattina, portavo l'olio e tosi la lampada testimoniava la mia fiducia in San Giuseppe.

Prima che finissero i nove giorni, mio padre era fuori pericolo; presto poté la­sciare il letto e riprendere le sue occu­pazioni.

In paese si seppe il fatto e quando la gente vide mio padre guarito, disse: Se 1'è scappata questa volta! - Il merito fu di San Giuseppe.

Fioretto - Mettendoci a letto, pensare: Verrà gior­no in cui questo mio corpo sarà disteso cadavere sul letto!

Giaculatoria - Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia!

 

Quindicesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Risurrezione

San Bernardino da Siena un giorno predicava a Padova sul Patriarca San Giuseppe. Ad un tratto esclamò: San Giuseppe è glorioso in Cielo, in corpo ed in anima. - Immediatamente si vide ap­parire sulla testa del santo predicatore una croce d'oro risplendente, quale testi­monianza celeste della verità di questa affermazione. Tutto l'uditorio constatò il prodigio.

Il nostro Santo morì e fu sepolto; però non pochi credono che il suo corpo sia ri­suscitato ed ora si trovi in Cielo. Ancora la Chiesa non ha definita questa verità quale domma di fede, ma i Santi Padri ed i maggiori Teologi sono d'accordo nel­l'affermare che San Giuseppe sia già nel Paradiso in corpo ed in anima, come lo è Gesù e la Madonna. Nessuno ricerca o di­ce di avere qualche reliquia del corpo di San Giuseppe.

Si legge nel Vangelo di San Matteo: Quando Gesù risuscitò da morte, i sepol­cri si aprirono e molti corpi di Santi, che erano morti, risuscitarono e apparvero a molti. (S. Matteo XXVII - 52).

La risurrezione di questi giusti non fu temporanea, come quella di Lazzaro, ma fu definitiva, cioè invece di risorgere essi come gli altri alla fine del mondo, risu­scitarono prima, per rendere onore a Ge­sù, Trionfatore della morte.

Quando Gesù salì al Cielo, il giorno dell'Ascensione, costoro entrarono glorio­si nel Paradiso.

Se questo privilegio ebbero tanti Santi dell'Antico Testamento, è da pensare che l'abbia avuto a preferenza San Giuseppe, il quale a Gesù era più caro di qualsiasi altro Santo. Fra quelli che formavano il corteggio del Cristo risorto, nessuno più di San Giuseppe aveva il diritto di avvi­cinare la sua Sacra Persona.

San Francesco di Sales nel Trattato sulle virtù di San Giuseppe dice: Se noi crediamo che in virtù del Santissimo Sa­cramento che riceviamo, i nostri corpi ri­sorgeranno nel giorno del Giudizio, come potremo dubitare che Gesù non abbia fatto salire al Cielo con sé, in anima e corpo, il glorioso San Giuseppe, il quale aveva avuto l'onore e la grazia di portarlo così sovente sulle sue braccia e di acco­starlo al proprio cuore?... Io tengo per certissimo che San Giuseppe sia in Para­diso in anima e corpo. -

San Tommaso d'Aquino dice: Quanto più una cosa si avvicina al suo principio, in qualsiasi genere, tanto più partecipa degli effetti di quel principio. Come l'acqua è tanto più pura, quanto più è vicina alla sorgente, il calore è più ardente, quanto più ci si avvicina al fuo­co, così San Giuseppe, che fu vicinissimo a Gesù Cristo, dovette ottenere da Lui una maggiore pienezza di grazia e di pre­dilezione.

Come si è detto, coloro che risuscita­rono quando risorse Gesù, apparvero a molti. E' logico affermare che San Giu­seppe, appena risorto, sia apparso alla Vergine Santissima e l'abbia confortata mostrandole il suo stato glorioso.

Si conclude con San Bernardino da Siena: Come Gesù fece salire al Cielo gloriosa in corpo e anima Maria Vergine, così nel giorno della sua risurrezione unì pure con sé nella gloria San Giuseppe.

Come la Sacra famiglia visse assieme una vita laboriosa ed amorosa, così è giu­sto che ora nella gloria dei Cieli regni as­sieme con l'anima e il corpo.

Esempio

Un conte della città di Fermo onorava San Giuseppe specialmente il mercoledì, recitando una preghiera particolare alla sera. Sulla parete presso il letto teneva un quadro del Santo.

Un mercoledì sera aveva reso al Pa­triarca il solito atto di ossequio ed aveva preso riposo. Nella mattinata, mentre stava ancora a letto, si abbatté sulla sua abitazione un piccolo ciclone con scari­che elettriche. Parecchi fulmini, divisi in varie scintille, guizzavano per il piano superiore, mentre altri, seguendo i fili dei campanelli, scendendo al piano infe­riore, percorrevano la cucina e penetra­vano in tutte le stanze. Nell'abitazione c'erano altre persone e nessuna ricevette danno. Il fulmine entrò anche nella ca­mera del conte, il quale spaventato os­servava la scena. Quando una scarica elettrica, diretta alla parete, giunse pres­so il quadro di San Giuseppe, cambiò di­rezione, lasciandolo intatto.

Il conte gridò: Miracolo! Miracolo! Quando cessarono quei momenti ter­ribili, quel signore ringraziò San Giusep­pe di averlo protetto ed attribuì quella grazia alla preghiera che aveva recitata la sera precedente.

Fioretto - Recitare il Santo Rosario per le anime più devote di San Giuseppe, che sono in Purgatorio.

Giaculatoria - Credo che alla fine del mondo risorge­rò anch'io!

 

Sedicesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Patrono universale

La Chiesa onora i suoi Santi, ma ren­de un culto particolare a San Giuseppe, avendolo costituito Patrono della Chiesa Universale.

San Giuseppe custodì il Corpo fisico di Gesù e lo nutrì come un buon padre nutre il più buono dei figli.

La Chiesa è il Corpo Mistico di Gesù; il Figlio di Dio ne è il Capo invisibile, il Papa ne è il Capo visibile ed i fedeli ne sono le membra.

Quando Gesù fu cercato a morte da Erode, fu San Giuseppe che lo salvò, por­tandolo in Egitto. La Chiesa Cattolica è lottata e perseguitata senza tregua; i cattivi disseminano errori ed eresie. Chi tra i Santi può essere più indicato a proteggere il Corpo Mistico di Gesù? Certamente San Giuseppe!

Difatti i Sommi Pontefici, spontanea­mente ed anche accogliendo i voti del popolo cristiano, si sono rivolti al Santo Patriarca come ad arca di salvezza, rico­noscendo in lui la più grande potenza, dopo quella che ha la Vergine Santissima.

Pio IX, l'otto Dicembre 1870, quando Roma, sede del Papato, fu tanto bersa­gliata dai nemici della Fede, affidò uffi­cialmente la Chiesa a San Giuseppe, pro­clamandolo Patrono Universale.

Il Sommo Pontefice Leone XIII, veden­do i disordini morali del mondo e preve­dendo a quale precipizio si sarebbe av­viata la massa operaia, mandò ai Cat­tolici una Lettera Enciclica su San Giu­seppe. Se ne riporta un tratto: «Per rendere Dio più favorevole alle vostre preghiere, affinché Egli porti più presto e largo soccorso alla sua Chiesa, crediamo sommamente conveniente che il popolo cristiano si abitui a pregare con singolare devozione ed animo fiducioso, insieme alla Vergine Madre di Dio, il suo castissimo Sposo San Giuseppe. Ben co­nosciamo che la pietà del popolo cristia­no non soltanto è inclinata, ma è anche progredita di propria iniziativa. La casa divina di Nazareth, che San Giuseppe go­vernava con paterna potestà, era la culla della Chiesa nascente. Per conseguenza il Beatissimo Patriarca abbia pure affidata a sé in modo speciale la moltitudine dei Cristiani, di cui è formata la Chiesa, cioè, questa innumerevole Famiglia sparsa per tutto il mondo, sulla quale egli, come Spo­so della Vergine e Padre Putativo di Ge­sù Cristo, ha un'autorità paterna. Col suo celeste Patrocinio assista e difenda la Chiesa di Gesù Cristo ».

Il tempo che attraversiamo è molto burrascoso; i cattivi vorrebbero prende­re il sopravvento. Constatando ciò; il grande Pio XII disse: Il mondo dovrà es­sere ricostruito in Gesù e lo sarà per mez­zo di Maria Santissima e di S. Giuseppe.

Nel celebre libro «Esposizione dei quat­tro Vangeli », al primo capitolo di San Matteo è scritto in nota: Per quattro venne la rovina del mondo: per l'uomo, per la donna, per l'albero e per il serpen­te; e per quattro il mondo deve essere restaurato: per Gesù Cristo, per Maria, per la Croce e per il Giusto Giuseppe.

Esempio

Dimorava a Torino una numerosa fa­miglia. La madre, intenta all'educazione dei figli, aveva la gioia di vederli cresce­re nel timore di Dio. Ma non fu sempre così.

Crescendo negli anni, due figli diven­nero cattivi, a causa di letture non buo­ne e di compagni irreligiosi. Non ubbidi­vano più, mancavano di rispetto e non volevano saperne di Religione.

La madre faceva del suo meglio per ri­metterli sulla buona strada, ma non vi riusciva. Le venne in mente di metterli sotto la protezione di S. Giuseppe. Com­prò un quadro del Santo e lo collocò nel­la stanza dei figli.

Passò appena una settimana e si vi­dero i frutti della potenza di San Giu­seppe. I due traviati divennero riflessivi, cambiarono condotta ed andarono anche a confessarsi ed a comunicarsi.

Iddio accettò le preghiere di quella ma­dre e ne premiò la fede che poneva in San Giuseppe.

Fioretto - Fare una Santa Comunione per coloro che sono fuori della Chiesa Cattolica, im­plorando la loro conversione.

Giaculatoria - San Giuseppe, fa' convertire i pecca­tori più induriti!

 

Diciassettesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

La Sacra Famiglia

La convivenza dell'uomo con la donna, quando è santificata dal vincolo matri­moniale religioso, attira le benedizioni di Dio. La famiglia che i genitori forma­no, diviene un santuario e difatti si chia­ma «santuario domestico ».

Iddio ha creato la famiglia; Gesù, fa­cendosi uomo, l'ha santificata, sia assi­stendo alle nozze di Cana, ove operò il primo miracolo, e sia ripristinandone il vincolo indissolubile, col dire: L'uomo non separi quello che Dio ha congiunto (S. Matteo XIX - 6).

Più che tutto, Gesù ha santificato la famiglia vivendo circa trent'anni nella casa di Nazareth. Gesù, Maria e Giuseppe formano la Sacra Famiglia.

Leone XIII, devotissimo. di San Giu­seppe, volendo dare ai genitori un mo­dello da imitare, istituì la festa della Sa­cra Famiglia, che ricorre la domenica dopo il Santo Natale; inoltre prescrisse che ogni famiglia cristiana facesse la consacrazione a Maria ed a Giuseppe.

Nella Sacra Famiglia rifulgono tutte le virtù ed ogni persona vi trova il suo modello. I padri possono rispecchiarsi nella condotta di San Giuseppe; le ma­dri trovano il loro esempio illustrissimo nella Madonna; i figli hanno il modello divino in Gesù.

Consideriamo la Sacra Famiglia!

San Giuseppe, da capo costituito da Dio, impartisce i suoi ordini, in forma umile e dolce, alla sua Santissima Spo­sa, la quale ubbidisce con sommissione. Con la sua autorità paterna comanda benevolmente a Gesù, il quale gli sta soggetto in tutto. Quale esempio! Il Crea­tore sta soggetto a due sue creature!

Nell'ordine c'è l'armonia e la pace. La Famiglia di Nazareth era sempre nella massima pace, perché ognuno teneva il suo posto e tutto si faceva sotto lo sguar­do di Dio.

Perchè in tante famiglie manca la pa­ce? Vi manca l'umile sudditanza: la spo­sa non ubbidisce allo sposo ed i figli non ubbidiscono ai genitori.

La Sacra Famiglia era illuminata dal­la luce di Dio, perchè vi regnava il vero amore, la più perfetta purezza e la piena uniformità alla volontà divina.

Lavoro, preghiera e distacco dalle ric­chezze, anzi amore alla povertà; ecco le caratteristiche della Sacra Famiglia!

Per avere presenti gl'insegnamenti del­la Casa di Nazareth, sarebbe bene tenere sulla parete della camera il quadro della Sacra Famiglia.

In molte abitazioni è esposta tale im­magine; ma che questa non serva di semplice ornamento della casa, bensì di richiamo a vivere cristianamente.

Nella festa della Sacra Famiglia si con­siglia di adornare il quadro esposto e di recitare la preghiera di consacrazione.

Esempio

Al principio del secolo XVII infierì la peste in certe regioni della Francia. Nella città di Avignone le vittime era­no moltissime, tutti i giorni.

Il Clero e la Magistratura davanti a tanto flagello pensarono di rivolgersi a San Giuseppe, promettendo con voto di solennizzarne ogni anno la festa. Da quel giorno non ci fu in Avignone alcuna vit­tima.

La peste però non cessò, ma cambiò residenza. Cominciarono infatti le vitti­me nella città di Lione; qui i morti si moltiplicavano. I Lionesi vollero seguire l'esempio degli Avignonesi e si posero sotto la protezione di San Giuseppe. Ces­sò la peste anche a Lione.

Il Padre Barri, vissuto in quel tempo, scrisse un libro per narrare le guarigioni miracolose ottenute da San Giuseppe in quel periodo di peste. Fra l'altro disse: Molti portavano al dito un anello bene­detto, sul quale era inciso il nome «San Giuseppe »; Dio per premiare la loro fiducia in questo amabile nome, non per­mise che alcuno di costoro fosse colpito dalla peste.

Fioretto - Dare buon esempio nel parlare e nel­l'agire, in casa e fuori di casa.

Giaculatoria - San Giuseppe, conserva la pace nella nostra famiglia!

 

Diciottesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Operaio modello

Un quadro del pittore Maurice Denis rappresenta l'officina di Nazareth. Gesù è seduto tra i suoi arnesi di legnaiolo, attorniato da un gruppo di lavoratori, ai quali espone la sua dottrina. In un an­golo, vicino alla porta di casa, sta la Ver­gine, attenta alle parole di Gesù, mentre compie un lavoretto a mano. Al centro del quadro c'è San Giuseppe, appoggiato al banco di lavoro.

Il Santo Patriarca fu un grande lavo­ratore nella sua umile bottega. Non fu la qualità del lavoro che lo rese grande, ma lo spirito che lo animava: ubbidire alla legge universale del lavoro e procurare il pane quotidiano al Figlio di Dio ed alla Regina del Cielo.

La Chiesa ha apprezzato la sua vita laboriosa e gli ha dato un titolo partico­lare «San Giuseppe Operaio».

La festa di « San Giuseppe Operalo» ricorre ogni anno il primo maggio.

La classe operaia solennizza il primo maggio con la Festa del Lavoro. Un tem­po solcava essere la festa dei senza-Dio, comunisti e socialisti. Il Sommo Ponte­fice Pio XII volle darle un aspetto emi­nentemente religioso esortando i lavo­ratori cristiani a rendere onore a San Giuseppe con la preghiera e con l'imi­tarlo nella santificazione del lavoro.

La Sacra Liturgia del primo maggio fa rivivere gli esempi della bottega di Na­zareth e pone San Giuseppe quale inter­cessore presso la Divinità a vantaggio dell'umanità affaticata.

E' questa la preghiera della Messa: « O Dio, Creatore di ogni cosa, che hai dato al genere umano la legge del lavo­ro, concedi benignamente che ad esem­pio e per intercessione di San Giuseppe possiamo felicemente compiere le opere che tu comandi e conseguire i premi che tu prometti ». San Giuseppe, dunque, c'insegna a san­tificare le nostre fatiche.

La fatica del lavoro, oltre ad essere fonte di benessere materiale, è anche sor­gente di beni celesti, perché se si compie con spirito di fede, fa scontare i peccati e fa aumentare il grado di gloria in Pa­radiso.

Al principio del lavoro si sollevi la mente a Dio e si offra la fatica in unione ai meriti del lavoro di San Giuseppe. E' bene rinnovare questa santa offerta altre volte durante il giorno.

Esempio

Nel 1930 a Buenos Aires c'era un Ospi­zio di tisici, affidato alle Figlie della Ca­rità.

Le spese qoutidiane superavano le en­trate, cosicché la Superiora si trovò in brutte acque. Il padrone dell'edificio era un uomo inesorabile; non ricevendo la somma dell'affitto, stanco di attendere, ordinò lo sfratto.

Si era all'ultimo giorno. La Superiora, non sapendo cosa fare, diede ordine di non ammettere alcuno a parlare con lei.

Era sera e si chiuse in camera. Qui pre­gò San Giuseppe con fede, affidando a lui la triste situazione.

Nella serata si presentarono al portone dell'Ospizio due Suore, di cui una era la Superiora Generale delle Religiose Gia­nelline di Bobbio. La portinaia non vo­leva farle entrare, in base all'ordine ri­cevuto; ma dopo insistenze chiamò la Superiora.

Si svolse questo colloquio: Sono la Ma­dre Generale di un Ordine Religioso; do­mani partirò per l'Italia. Eseguisco una commissione, ricevuta quest'oggi. Qui, a Buenos Aires, risiede un italiano che mi ha consegnata una grossa somma per quest'Ospizio. Mi ha detto che intende ringraziare per le cure che ha ricevuto tempo addietro in questo ricovero. La Superiora scoppiò in pianto e dis­se: San Giuseppe mi è venuto in soccor­so! Con questa somma non ci sarà lo sfratto! -

L'episodio fu narrato in Italia dalla stessa Madre Generale delle Suore Gia­nelline di Bobbio.

Fioretto - Prima di lavorare e dopo, recitare un Pater ad onore di San Giuseppe. Giaculatoria - San Giuseppe, prega per la classe ope­raia!

 

Diciannovesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Patrono degli agonizzanti

Dal momento della morte dipende la eternità.

Coloro che seguono gl'insegnamenti di Gesù e credono nella vita futura, vivono nella aspettazione della beata speranza; spesso richiamano alla mente l'ora della morte, sia per perseverare nel bene e sia per assicurarsi un buon passaggio alla eternità.

La Chiesa, considerando l'importanza dell'ora della morte, ha scelto come Pro­tettore per l'ora dell'agonia San Giusep­pe. Chi meglio di lui potrebbe compiere quest'ufficio? San Giuseppe infatti spirò felicemen­te tra le braccia di Gesù e della Madon­na. Da questo fatto deriva il fondamento del suo particolare patrocinio sui mori­bondi. Il Santo Patriarca perciò è chia­mato «Speranza degl'infermi » e « Pa­trono dei moribondi».

Questo è l'aspetto più diffuso della de­vozione a San Giuseppe.

Il Papa Benedetto XV disse: Poiché questa Santa Sede ha approvato diverse maniere con cui onorare il Santo Patriar­ca, si celebrino con maggiore solennità possibile il mercoledì ed il mese che gli è dedicato. Inoltre, siccome Egli è singo­lare Protettore dei moribondi, si susciti­no principalmente quelle pie Associazio­ni, che furono fondate allo scopo di pre­gare per i moribondi. -

Vogliamo assicurarci una morte tran­quilla ed in grazia di Dio? Onoriamo San Giuseppe! Egli, quando saremo sul letto di morte, verrà ad assisterci e ci farà su­perare le insidie del demonio, il quale fa­rà di tutto per avere la vittoria finale.

Santa Teresa raccomandava alle sue figlie spirituali di essere molto devote di San Giuseppe e, narrando le circostanze che accompagnavano i loro ultimi istan­ti, diceva: Ho osservato che al momento di rendere l'ultimo respiro, le mie figlie godevano pace e tranquillità; la loro mor­te era simile al dolce riposo dell'orazio­ne. Nulla indicava che il loro interno fos­se agitato da tentazioni. Quei lumi divi­ni liberarono il mio cuore dal timore del­la morte. Morire, mi pare adesso la cosa più facile per un'anima fedele. Per chi ha fede, il morire è l'affare più importante della vita. Conviene stare preparati.

Si raccomanda di fare ogni mese l'E­sercizio della Buona Morte, seguendo le norme indicate nei libretti di devozione. In tale circostanza si reciti devotamente un'orazione particolare: «Preghiera a San Giuseppe per impetrare una buona morte ».

E' tanto cara ai fedeli la pia devozione, che la Chiesa ha arrichita d'indulgenze Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuo­re e l'anima mia.

Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia.

Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia.

Si consiglia di recitarla ogni giorno, al mattino appena svegliati ed alla sera prima di prender riposo. Si faccia in mo­do che tutti in famiglia la recitino e si insegni anche ai piccoli.

Esempio

Un missionario dell'Africa occidentale, e precisamente del Senegal, raccontava che un giorno trovavasi a visitare a ca­vallo una contrada mai percorsa, in aper­ta campagna, quando ad un tratto arrivò presso una casa privata. Messo il piede sulla soglia, udì una voce:

- Chi va là?

- Un Padre Missionario.

- Allora siate il benvenuto!

Era un soldato francese, che febbrici­tante stava a letto. Così egli parlò: Sono al terzo accesso di febbre ed è difficile su­perarlo. Voglio purificare la coscienza con la Confessione; voglio morire sereno. Ricevuta l'assoluzione, disse: Io ero si­curo che sarebbe arrivato qui un Sacer­dote. Porto la medaglia di San Giusep­pe; sono devoto di questo Santo, che è il Protettore della buona morte. Ho chie­sto sempre di avere un Sacerdote al mio capezzale prima di morire. San Giusep­pe mi ha esaudito! -

Il Missionario concludeva la narrazio­ne dell'episodio dicendo: Due ore dopo quell'uomo spirava.

Fioretto - Recitare tre Pater. Ave e Gloria per i moribondi della giornata.

Giaculatoria - Gesù, Giuseppe e Maria, fate che muoia in vostra compagnia!

 

Ventesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Una Pia Unione

E' bene assicurare a noi la buona mor­te; ma non dimentichiamo che abbiamo il dovere di carità di ottenere una si gran­de grazia anche ai peccatori.

Muoiono i buoni e muoiono i cattivi. Dove andranno questi ultimi, se nessuno s'interessa della loro buona fine? Si dan­neranno in eterno.

Il buon ladrone, come attesta il Van­gelo, si convertì nell'ultima ora e si sal­vò. Le persone più malvage potrebbero ritornare a Dio almeno in punto di morte.

Per conoscere l'importanza di ciò, si consideri quello che ogni giorno avviene nel mondo. Circa centocinquanta mila persone giornalmente passano all'eterni­tà. Quanti sventurati moribondi respin­gono Gesù! Credono di non averne biso­gno e non consentono a Gesù di perdo­narli e di dare loro il bacio di pace. Tanti spirano senza guardare la Croce, senza benedire le Piaghe di Gesù e senza invo­care quel Signore Divino sparso per la loro salvezza!

Iddio ispirò una santa iniziativa ad uno zelante Sacerdote, oggi Beato Luigi Guanella: Costituire la Pia Unione del «Transito di San Giuseppe». San Pio X l'approvò, la benedisse e le diede un grande incremento.

La Pia Unione si propone: Primo, di onorare San Giuseppe, ricordando in mo­do particolare la sua morte. Secondo, si propone di pregare per i moribondi di ogni giorno e di ogni luogo, nella serena fiducia di meritare la speciale protezione di San Giuseppe.

A questa Pia Unione possono essere iscritte persone, anche a loro insaputa, per ottenere loro la protezione del Santo Patriarca sul letto dell'agonia. Tale ca­rità spirituale è bene usarla particolar­mente a coloro che sono lontani da Dio.

Gl'iscritti, zelanti della salvezza delle anime, sogliono offrire a Dio, per mezzo di San Giuseppe, sacrifici e preghiere, af­finché la Divina Misericordia abbia pietà dei peccatori ostinati agonizzanti.

Per iscriversi alla Pia Unione basta ri­volgersi alla sede centrale, il cui indiriz­zo è: Chiesa di « San Giuseppe al Tran­sito» Via Trionfale - Roma.

Agl'iscritti s'invia il periodico « La Santa Crociata ».

A chi fa parte della Pia Unione ed a tutti i devoti di San Giuseppe si racco­manda di recitare mattina e sera la se­guente giaculatoria: San Giuseppe, Padre Putativo di Gesù Cristo e vero Sposo di Maria Vergine, pre­gate per noi e per gli agonizzanti di que­sto giorno (o di questa notte).

E' tanto efficace quest'altra invocazio­ne: Gesù, per la misericordia che hai avuto verso il buon ladrone nell'ultima ora, abbi pietà dei peccatori ostinati sul letto dell'agonia! Salvali!

Esempio

Era gravemente inferma la Serva di Dio Suor Pudenziana Zagnoni, France­scana. La devozione nutrita verso San Giuseppe le fu di grande gioia prima di morire. Le Consorelle che l'assistevano ne invidiavano la sorte. Le apparve San Giuseppe con Gesù Bambino.

La Suora davanti a quella scena di Paradiso rimase commossa e ringraziava ora Gesù ed ora San Giuseppe di essersi degnati di venirla a trovare.

Vedendo che l'invitavano ad andare in cielo, provò tanta gioia da pregustare le delizie eterne.

San Giuseppe le fece un altro dono: le consegnò Gesù Bambino per significare: Io sono morto tra le braccia di Gesù; tu ora muori con Gesù tra le braccia!

Com'è dolce morire con l'assistenza di San Giuseppe!

Fioretto - Iscrivere sé ed altre persone alla Pia Unione del Transito di San Giuseppe. Giaculatoria - Dire: Gesù, Maria, Giuseppe, assistete gli agonizzanti di questo giorno!

 

Ventunesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Il mercoledì

Si deve onorare e benedire Dio nelle sue infinite perfezioni, nelle sue opere e nei suoi Santi. Tale onore gli si deve ren­dere sempre, tutti i giorni della nostra vita.

Tuttavia la pietà dei fedeli, approvata ed incrementata dalla Chiesa, dedica cer­ti giorni a rendere particolare onore a Dio ed ai suoi Santi. Così, il venerdì è dedicato al Sacro Cuore, il sabato alla Madonna, il lunedì al ricordo dei defun­ti. Il mercoledi è dedicato al grande Pa­triarca. Infatti in tale giorno si sogliono moltiplicare gli atti di ossequio ad onore di San Giuseppe, con fioretti, preghiere, Comunioni e Messe.

Il mercoledi sia caro ai devoti di San Giuseppe e non si lasci passare questo giorno senza avergli reso qualche atto di ossequio, che potrebbe essere: una Messa ascoltata, una devota Comunione, un piccolo sacrificio o una preghiera spe­ciale... Si raccomanda la preghiera dei sette dolori e delle sette allegrezze di San Giuseppe.

Come si dà un'importanza speciale al primo venerdì del mese, per riparare il Sacro Cuore, e al primo sabato, per ripa­rare il Cuore Immacolato di Maria, così conviene ricordarsi di San Giuseppe ogni primo mercoledì del mese.

Dove c'è una Chiesa od un Altare de­dicato al Santo Patriarca, al primo mer­coledì sogliono compiersi pratiche parti­colari, con Messa, predica, canti e recita di pubbliche preghiere. Ma oltre a ciò, ognuno privatamente in detto giorno si proponga di onorare il Santo. Un atto consigliabile ai devoti di San Giuseppe sarebbe questo: Comunicarsi al primo mercoledì con queste intenzioni: ripara­re le bestemmie che si dicono contro San Giuseppe, ottenere che si diffonda sem­pre più la sua devozione, impetrare la buona morte ai peccatori ostinati ed as­sicurare a noi la morte serena.

In precedenza alla festa di San Giu­seppe, 19 Marzo, si è soliti santificare set­te mercoledì. Questa pratica è un'ottima preparazione alla sua festa. Affinché rie­sca più solenne, si raccomanda di fare celebrare in detti giorni delle Messe, con la cooperazione dei devoti.

I sette mercoledì, privatamente, si pos­sono solennizzare in qualunque periodo dell'anno, per ottenere grazie particolari, per la buona riuscita di qualche affare, per essere assistiti dalla Provvidenza e specialmente per ottenere grazie spiri­tuali: la rassegnazione nelle prove della vita, la forza nelle tentazioni, la conver­sione di qualche peccatore almeno in punto di morte. San Giuseppe, onorato per sette mer­coledi, otterrà da Gesù tante grazie.

I pittori rappresentano il nostro Santo in diversi atteggiamenti. Uno dei quadri più comuni è questo: San Giuseppe che tiene in braccio Gesù Bambino, il quale è in atto di dare al Padre Putativo delle rose. Il Santo prende le rose e le lascia cadere abbondantemente, simboleggiando i favori che concede a chi lo onora. Ognuno approfitti della sua potente in­tercessione, a vantaggio proprio e del prossimo.

Esempio

Sul colle di San Girolamo, a Genova, sorge una Chiesa delle Suore Carmelita­ne. Ivi si venera un'immagine di San Giuseppe, che riscuote molta devozione; essa ha una storia.

Il 12 Luglio 1869, mentre si solenniz­zava la novena della Madonna del Car­mine, una delle candele, essendo caduta dinanzi al quadro di San Giuseppe, che era in tela, vi appiccò il fuoco; questo progrediva lentamente, emanando un leggero fumo.

La fiammella bruciava la tela da par­te a parte e seguiva una linea quasi ret­tangolare; quando però si avvicinava al­la figura di San Giuseppe, subito cam­biava direzione. Era un fuoco sapiente. Avrebbe dovuto seguire il suo corso na­turale, ma, Gesù non permise che il fuoco toccasse l'immagine del suo Padre Pu­tativo.

Fioretto - Scegliere un'opera buona da fare ogni mercoledì, per meritare l'assistenza di San Giuseppe nell'ora della morte.

Giaculatoria - San Giuseppe, benedici tutti i tuoi de­voti!

 

Ventiduesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Convito di carità

La carità è la regina delle virtù: ama­re Dio ed il prossimo, o meglio, amare Dio nella persona del prossimo.

Gesù dichiara che considera fatto a sè quello che si fa all'ultimo dei suoi fra­telli ed al Giudizio Universale darà la sentenza favorevole a chi avrà esercitata la carità.

Le anime pie sanno escogitare tante forme di carità, indice di fede e di vero amor di Dio.

I devoti di San Giuseppe hanno ideato un atto di carità, degno di lode; da se­coli è praticato in molti luoghi ed è de­siderabile che si diffonda sempre più. Si tratta del pranzo dei poveri.

San Giuseppe era povero. Si possono beneficare i poveri, intendendo onorare San Giuseppe.

Taluno il mercoledi, o in giorno festivo dedicato al Santo, procura il pranzo a qualche famiglia bisognosa.

Altri invitano un poverello o una po­verella in casa propria e li fanno pran­zare alla tavola comune, come fossero membri della famiglia.

Altri ancora scelgono un certo nume­ro di bisognosi, li fanno assistere alla Messa in onore di San Giuseppe e poi somministrano loro un pranzo solenne. Poiché si richiedono delle spese, si può chiedere la cooperazione di anime gene­rose: chi offre il pane, chi la minestra, chi la bevanda.

Però la pratica più preziosa è quella di dare il pranzo in onore della Sacra Fa­miglia. Si sceglie un povero uomo, che rappresenta San Giuseppe; si sceglie una donna bisognosa, che rappresenta la Ma­donna; si sceglie un ragazzino povero, che rappresenta Gesù. In certi paesi del­la Sicilia i tre personaggi si fanno vestire all'orientale, cioè con le vesti a colori, co­m'è rappresentata la Sacra Famiglia nei quadri.

Al mattino i tre scelti assistono alla Mes­sa e sogliono comunicarsi, unitamente al­la famiglia che compie l'atto di carità.

A pranzo i tre poverelli siedono alla tavola e sono serviti dai familiari. Si trattano con rispetto, come fossero la Vergine, San Giuseppe e Gesù in persona.

Perché quest'atto di carità sia più van­taggioso a chi lo compie, è consigliabile che le spese siano frutto di sacrifici.

La Sacra Famiglia, onorata nella per­sona dei tre bisognosi, benedirà larga­mente la famiglia caritatevole. In questa occasione San Giuseppe otterrà da Gesù tante grazie, spirituali e temporali, in rapporto alla fede dimostrata ed alla ca­rità esercitata.

Queste forme di onorare San Giuseppe potrebbero sembrare piccine, ma in real­tà non è cosi, poiché nel pranzo dei po­veri sono esercitate tante virtù cristiane. Il fatto stesso che da secoli San Giuseppe è onorato nella suddetta maniera, dimo­stra che la caritatevole pratica ha ap­portato buoni frutti nelle famiglie de­vote del Santo Patriarca.

Esempio

San Vincenzo Ferreri, grande predica­tore, un giorno narrò al suo uditorio il seguente episodio: Nella città di Valenza, in Spagna, ho conosciuto un signore che ogni anno nel giorno di Natale invitava a pranzo un uomo anziano, con la sua sposa ed un bambino. Riservava a sé l'onore di ser­virli a tavola, come se servisse alla Sa­cra Famiglia.

Fu ricompensato di cosi devoto omag­gio, poiché in punto di morte gli appar­vero Gesù, la Vergine e San Giuseppe, i quali gli dissero: «Tu per tanti anni ci hai invitati a pranzo nel giorno di Natale, nella perso­na di tre poveri; noi ora siamo ve­nuti ad invitare te al banchetto del re­gno dei Cieli». Cosi dicendo, se lo porta­rono in Paradiso.

Avvenuta la morte, mentre una per­sona pregava per il defunto, questi ap­parve per dire: Non occorre che si preghi per me; ho la fortuna di essere in Paradiso! -

Da questo fatto ebbe origine la prati­ca del « Convito della carità ».

Fioretto - Prima di mettersi a tavola e dopo, re­citare una breve preghiera.

Giaculatoria - San Giuseppe, soccorri i bisognosi!

 

Ventitreesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Lo Spirito Santo

Lo Spirito Santo è la terza Persona della Santissima Trinità; è Dio, perfet­tamente uguale all'Eterno Padre ed al Divin Figlio.

Egli santifica le anime, le illumina, le fortifica e le dirige nella vita spirituale. Questo Divino Spirito pervase la Ma­donna, rendendola Madre pur lascian­dola Vergine; la Madonna fu la predi­letta dello Spirito Santo.

Questa terza Divina Persona fu larga dei suoi doni con gli Apostoli, scendendo in loro in modo sensibile nella Penteco­ste, sotto forma di fuoco; li trasformò in­teriormente. Nello svolgersi dei secoli ha dato e continua a dare alle anime i suoi doni.

Ma l'azione più meravigliosa, a prefe­renza di qualunque Apostolo e di qualunque altro Santo, il Divino Spirito la compì in San Giuseppe.

Dopo Maria Santissima, nessuno fu o sarà tanto prediletto dallo Spirito Santo quanto San Giuseppe. Questa predilezio­ne fu conseguenza della vicinanza con Gesù e con la Madonna e fu dote della missione che dovette compiere sulla ter­ra. Più alta è la missione di un'anima, più densa dev'essere l'opera dello Spirito Santo.

Il Santo Patriarca ebbe tutti i doni dello Spirito Santo e li ebbe in grado perfetto, per compiere bene il suo dovere verso Gesù e la Madonna; egli operò sem­pre sotto l'influsso dell'azione divina.

L'assieme delle grazie, la pienezza del­le virtù e dei privilegi di cui fu adorno, esigono l'affermazione che egli mai fu mediocre nella corrispondenza ai movi­menti interni dello Spirito Santo, che anzi esegui sempre le divine ispirazioni con la maggior docilità.

Illuminato dallo Spirito Santo ebbe una conoscenza molto perfetta e chiara di tutte le verità di fede; penetrò special­mente il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, al quale egli cooperò. Fortificato dallo Spirito Santo, perse­verò nel compimento del suo dovere, no­nostante le difficoltà, le strettezze della vita e le persecuzioni.

Nelle Litanie ad onore di San Giusep­pe ci sono dei titoli, che rispecchiano i doni celesti, di cui egli fu arricchito per munificenza divina: «Uomo prudente» « forte » « fedele Custode della Vergine Immacolata» e «Vigile difensore di Ge­sù Cristo ».

Impariamo da San Giuseppe ad ono­rare lo Spirito Santo; domandiamogli che ci ottenga i suoi doni specialmente quel­lo della sapienza. Per mezzo della sapien­za noi potremo amare ciò che è buono e santo, apprezzare i beni spirituali e te­nere in minimo conto i beni passeggeri della vita.

Il Patriarca fu illuminato e guidato dallo Spirito di Dio; imitiamolo noi, suoi devoti, ascoltando ed eseguendo le sante ispirazioni che avvertiamo nell'anima nostra.

Esempio

Un giovane racconta la sua conversio­ne: Per mia sventura, in Confessione non volli manifestare alcuni gravi peccati. Per quattro anni i miei sacrilegi si mol­tiplicavano. Provavo vergogna ad accu­sare le impurità.

Sentivo una voce interna: Confessa quei peccati ed avrai pace! - Il rimorso mi tormentava. Finalmente San Giusep­pe mi salvò. Un buon Sacerdote si accor­se del mio doloroso stato; a mia insaputa fece un triduo di preghiere a San Giu­seppe. Quando mi recai da lui per con­fessarmi, con l'intenzione di nascondere ancora quei brutti peccati, all'improvvi­so sentii l'impulso di accusarli; lottai nel mio interno e resistetti ancora alla grazia.

Il Sacerdote allora m'incoraggió con buone parole, finché io mi arresi e scari­cai il grave peso che mi opprimeva la co­scienza. Godetti un giorno di pace, mi sembrò un giorno di Paradiso.

Il Confessore mi confidò che aveva fat­to per me un triduo a San Giuseppe e che quello era il terzo giorno.

Io scongiuro coloro che fossero caduti nella mia disgrazia, a ricorrere a San Giuseppe per essere assistiti a confessar­si bene e a riacquistare la pace.

Fioretto - Esaminare la coscienza per vedere se si è taciuto o con essato male qualche grave peccato.

Giaculatoria - Divino Spirito, purifica e rafforza l'a­nima mia!

 

Ventiquattresimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Il Giglio

I Santi per lo più sono raffigurati nei quadri con qualche simbolo particolare, che denota la caratteristica della loro santità. San Francesco Saverio, apostolo delle Indie, è raffigurato tra i pagani; San Giovanni Bosco, apostolo della gio­ventù, tra i giovanetti; San Francesco di Sales, grande scrittore sacro, è rappre­sentato con una penna in mano; San Tommaso D'Aquino con il sole raggiante sul petto, simbolo della sua eccezionale scienza teologica.

San Giuseppe è raffigurato come mem­bro della Sacra Famiglia e come operaio. Però le principali immagini lo rappre­sentano con un bastone in mano, alla sommità del quale sta un bel giglio. Al­tre volte tiene in mano un ramoscello con tre gigli, ovvero tiene in braccio Gesù Bambino che gli presenta un giglio. Que­sto fiore rappresenta la virtù della pu­rezza.

Tutti gli artisti del pennello e dello scalpello vanno a gara a mettere in evi­denza la purezza verginale del Santo.

Giglio ed Agnello senza macchia è Ge­sù; giglio purissimo è Maria Vergine; gi­glio profumato è anche San Giuseppe.

Se lo Spirito Santo fu così generoso dei suoi doni col nostro Patriarca, si deve anche al fatto che Egli fu un Angelo di purezza.

Il corpo umano è Tempio dello Spirito Santo. Il corpo di San Giuseppe fu e do­veva essere il più puro dei corpi umani, dovendo convivere con la Vergine e ne consegue che per la sua verginale purez­za fu sempre il Tempio graditissimo del­lo Spirito Santo. Nelle invocazioni liturgiche è chiama­to « Castissimo Sposo di Maria ». Onorare un Santo significa imitarne le virtù. I devoti di San Giuseppe devono custodire con ogni cura il giglio della purezza. E' devozione vana il rivolgersi al Santo Patriarca per avere grazie, men­tre nel cuore regna il demonio dell'im­purità.

Amiamo, apprezziamo, custodiamo e difendiamo la purezza, in noi e negli altri.

Per mezzo di questa virtù noi portia­mo il massimo rispetto al nostro corpo ed al corpo altrui e teniamo a freno la mente, evitando i cattivi pensieri ed i cattivi desideri; inoltre custodiamo gli occhi per non insudiciarli di fango morale; dominiamo la lingua per non con­taminarla con parole, frasi o discorsi in­decenti; custodiamo l'udito, evitando la compagnia degli sboccati; teniamo a fre­no gli effetti del cuore, perché un affetto illecito non mortificato potrebbe trasci­nare nell'abisso dell'immoralità.

Ogni anima osservi la purezza secondo il proprio stato, perché c'è la purezza ver­ginale e quella matrimoniale.

Molte grazie si chiedono a San Giu­seppe, ma per lo più esse sono temporali. Sono rari coloro che chiedono grazie spi­rituali.

Si consiglia di raccomandarsi a San Giuseppe quando insorgono le tentazioni impure, invocandolo così: San Giuseppe, terrore dei demoni, assistimi, difendimi, rafforzami!

Chi è debole nella purezza o è bersa­glio di forti tentazioni, faccia qualche settenario o triduo in onore di San Giu­seppe e presto ne vedrà i frutti.

Esempio

Un tale nella notte fu assalito da ter­ribili tentazioni contro la purezza. Con l'assistenza divina riportò vittoria.

L'indomani, mentre andava a sbrigare un affare, gli andò incontro un vecchiet­to dall'aspetto mite, che gli disse: - Nella lotta che lei sostenne questa notte con il demonio impuro, perché non fece ricorso a San Giuseppe per avere un aiuto più pronto? -

La pia persona, meravigliata che fosse nota ad altri la sua lotta notturna, si di­sponeva a rispondere, quando si avvide che quel vecchietto era scomparso.

Allora si convinse che quegli non po­teva essere altro che San Giuseppe, il quale si era degnato di manifestargli quanto gradisse di essere invocato nelle tentazioni contro la purezza, virtù a lui cara.

Fioretto - Custodire gli occhi, per non offendere la santa modestia.

Giaculatoria - San Giuseppe, custodisci la purezza del mio corpo, della mia mente e del mio cuore!

 

Venticinquesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Modello d'umiltà

Chi si umilia, sarà esaltato. La Ma­donna piacque tanto a Dio e fu così in­nalzata a motivo della sua umiltà. San Giuseppe ha tanta gloria in Cielo ed è così onorato sulla terra, perché ebbe una profonda umiltà. Il Signore lo rese gran­de, perché lo vide umile.

Ecco l'insegnamento che San Giusep­pe dà ai suoi devoti: essere umili! L'umiltà è la virtù che ci fa riconosce­re ciò che siamo, cioè povere creature, tendenti al male e bisognose del conti­nuo aiuto di Dio; è la virtù che ci fa ama­re il nascondimento e ci fa disprezzare le lodi umane; è la virtù che attribuisce a Dio l'onore e la gloria di ciò che si fa di bene.

San Giuseppe fu modello d'umiltà. Quantunque discendente da famiglia rea­le, non arrossì di fare il falegname. Era consapevole della sua eccezionale mis­sione: custodire il Figlio di Dio. Eppure non ne fece parola ad alcuno. I suoi con­cittadini, se avessero saputo ch'egli te­neva presso di sé l'aspettato Messia, gli avrebbero reso onore e l'avrebbero stima­to assai di più; ma egli non cercava l'o­nore e la stima umana.

Quando gli abitanti di Betlem gli ne­garono l'alloggio per la notte ed egli fu costretto a rifugiarsi nella grotta, avreb­be potuto dire chi fosse, quale onore me­ritasse la sua Santissima Sposa e chi fos­se quel Bambino prossimo a nascere. In­vece non disse nulla; nella sua umiltà preferì essere considerato quale povero uomo e non si afflisse di non essere rico­nosciuto per quello che era.

Quando i Magi andarono ad adorare Gesù, San Giuseppe godette - dell'onore che si rendeva al nato Messia, ma non s'invani che personaggi così illustri stes­sero presso di lui.

Trascorse la vita nel silenzio e nel na­scondimento, lieto di dare gloria a Dio e non a sé.

Quale insegnamento ci dà!

La superbia, nemica dell'umiltà, suole dominare nel cuore umano. I veri devoti del Santo Patriarca devono sforzarsi di abbattere l'orgoglio e praticare l'umiltà.

Non può onorare San Giuseppe chi ha la smania di comparire e di farsi ammi­rare, chi si loda o va in cerca di lodi, chi disprezza gli altri per esaltare se stesso, chi tratta con alterigia i dipendenti e i poveri, chi si ribella alla minima umilia­zione, chi non sa dimenticare le offese ricevute.

Se San Giuseppe ebbe tanta pace nel cuore, fu perché era umile. Se la vita di molti è inquieta, deve cercarsene la ra­gione nella loro superbia non frenata.

I devoti di San Giuseppe lavorino in­teriormente per acquistare lo spirito del­la vera umiltà, abituandosi ad allonta­nare i pensieri di superbia e sforzandosi di accettare con calma le umiliazioni, da qualunque parte vengano. Si preghi il Santo per ottenere questa grazia spiri­tuale.

Esempio

In un monastero si era ammalata una Suora; le fu assegnata una Consorella molto pia.

L'assistenza era amorosa, cometa al­la luce della fede. La Suora infermiera alle cure univa la fervente preghiera, per ottenere la guarigione.

Un giorno questa s'inginocchiò davanti alla statua di San Giuseppe e cominció a pregare la Madonna.

- Eh, che, - esclamó l'inferma, - lei è davanti alla statua di San Giuseppe ed intanto prega la Madonna!

- Perché si meraviglia? Maria e Giu­seppe in Paradiso se la intendono bene. - Un altro giorno disse: Lei soffre mol­to. Ebbene, aspetti che vada a fare una visita a mio padre.

- A suo padre? Cosa c'entra lui?

- Sappia che mio padre è San Giu­seppe. Se la Madonna è nostra madre, lo Sposo di lei è nostro padre. Gesù, il no­stro grande fratello, così li chiamava sul­la terra. -

La Suora infermiera, di cui si parla, tanto, amante di San Giuseppe, è Santa Bernadetta, colei che ebbe le apparizioni della Vergine nella grotta di Lourdes.

Fioretto - Fuggire la superbia nel portamento e nel parlare.

Giaculatoria - San Giuseppe, specchio d'umiltà, ot­tienimi da Dio questa virtù!

 

Ventiseesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Il Santo silenzioso

Il Vangelo è fonte di verità. Essendo Gesù il Divin Maestro, era necessario che durante la vita terrena esponesse la sua dottrina. Difatti, prima con l'esempio e poi con la parola lasciò al mondo i suoi insegnamenti. Quante parabole sapien­tissime e quante sublimi verità uscirono dalla sua bocca!

Nel Vangelo si parla della Madonna e gli Evangelisti riferiscono soltanto po­chissime parole, che la Santissima Ver­gine pronunziò in particolari circostanze.

Gli Evangelisti parlano anche di San Giuseppe, però non ne riportano parola alcuna; scrissero ciò che egli fece, ma nulla di ciò che disse. I sacri scrittori so­no soliti chiamare San Giuseppe « il San­to silenzioso». Questo non significa che San Giuseppe non abbia mai parlato, ma che abbia parlato poco e con molto ri­serbo.

Quale insegnamento ci dà! Parlare po­co e sempre con prudenza.

Una gran parte del male che avviene nelle famiglie e nella società deve attri­buirsi al parlare, o perché troppo, o per­ché irriflessivo e quindi imprudente.

Volendosi onorare San Giuseppe, uno dei modi più pratici è imitarlo nel freno della lingua.

Iddio ci ha dato la lingua per lodarlo, per manifestare al prossimo i nostri giu­sti pensieri, per consolare chi è afflitto, per consigliare i dubbiosi, insomma per fare del bene.

Lo Spirito Santo ci avverte di non es­sere troppo loquaci, perché facilmente potremmo peccare. E Gesù insegna: Di ogni parola oziosa che gli uomini avran­no detta, daranno conto di essa nel gior­no del giudizio.

Chi attende seriamente alla vita spiri­tuale, preferisce conversare più con Dio che con gli uomini.

In pratica, nel parlare procuriamo di evitare i difetti, cioè, non essere troppo loquaci, per non riuscire di peso a chi ascolta; controllare ciò che si dice, per evitare le imprudenze; quando si è ecci­tati, la miglior cosa è non parlare. Giu­stamente è detto: La miglior parola è spesso quella che non si dice.

Non accalorarsi troppo nelle discus­sioni e ragionare con calma. Non dire nulla a svantaggio degli altri. Non pronunziare parole offensive e frasi umilianti.

Evitare le bugie, fare a meno dei giu­ramenti e non costringere gli altri a giurare.

Quanti difetti e gravi peccati si com­mettono con il parlare! Il saper frenare la lingua, il parlare moderato e pruden­te, è virtù eccellente e poco praticata. Il Santo silenzioso, San Giuseppe, sia il mo­dello di tutti.

ESEMPIO

Al tempo di Napoleone Bonaparte ci fu in Italia un'ondata di persecuzione reli­giosa; si abbattevano le Chiese e si por­tavano via le cose più preziose ed arti­stiche.

Nei pressi di Lucca c'era una Chiesa dedicata a San Giuseppe, detta « Della Scala». Un muratore empio si propose di cominciare lui a distruggerla.

Uscì di casa con gli arnesi del lavoro; un tale, vistolo, gli disse: Dove vai? - Vado a fare la barba a San Giusep­pe -

Cominciò il lavoro di demolizione. Non avesse cominciato! Dio, offeso dall'em­pietà di quel muratore e dall'insulto lan­ciato contro San Giuseppe, colpì di mor­te improvvisa l'infelice. Difatti, mentre questi con il marello batteva contro una parete, gli piombò sulla testa un legno che aveva un grosso chiodo e precipitò morto dalla scala.

Gli oltraggi fatti a San Giuseppe, il Signore li considera come fatti a sé. Guai a provocare la Divina Giustizia!

Fioretto - Non parlare male di alcuno e non ascol­tare volentieri chi mormora.

Giaculatoria - Signore, perdonami i peccati commes­si con la lingua!

 

Ventisettesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Uomo di preghiera

Le immagini sacre servono a suscitare buoni sentimenti ed aiutano la devozio­ne. I pittori facilmente s'ispirano sulla Sacra Famiglia.

Un quadro artistico rappresenta Gesù Fanciullo, in piedi, con le mani giunte e gli occhi rivolti al cielo. Vicino a Lui sta la Madonna in ginocchio; San Giuseppe è pure in orazione, con le mani incrocia­te sul petto e gli occhi bassi. In alto arde la lampada.

Questa scena riproduce la Famiglia di Nazareth in preghiera.

Gesù, la Madonna e San Giuseppe, pur attendendo con assiduità al lavoro, te­nevano il cuore unito al Divin Padre. Chi può misurare il numero e la densità del­le pie invocazioni e degli slanci d'amore che si sprigionano da questi tre cuori?

Oltre a stare abitualmente unita con Dio, la Sacra Famiglia in certe ore si de­dicava esclusivamente all'orazione.

Come doveva essere gradita a Dio que­sta preghiera in comune! Quante grazie attirava sull'umanità!

San Giuseppe, quantunque dovesse compiere molto lavoro, non rimpiangeva il tempo dedicato alla preghiera; era con­vinto che il tempo più prezioso era quel­lo dell'orazione.

La preghiera è l'opera buona che pos­sono compiere tutti, in qualunque luogo, in pubblico ed in privato, da soli ed in compagnia. Pregando con fede, con umil­tà e con perseveranza,, si diviene padroni del cuore di Dio.

Ma quanti comprendono questa dolce verità? Si ha tempo di lavorare, di diver­tirsi e di conversare; si trova tempo per occupazioni peccaminose; ma trattando­si di preghiera, molti dicono: Non ho tem­po! - Dovrebbero dire: Non ho volon­tà!... Preferisco la terra al Cielo!... Vo­glio vivere nella miseria spirituale!... Po­co m'importa del Paradiso e dell'Inferno!

Chi non prega vive nella miseria mo­rale, perché non ha la forza di dominare le passioni. L'anima che non prega è co­me una campagna senza acqua.

Fortunati coloro che apprezzano la pre­ghiera ed imitano San Giuseppe! Son forti nelle tentazioni, rassegnati nel do­lore, assistiti nei bisogni e trascorrono la vita nella gioia dello spirito.

I devoti di San Giuseppe non si accon­tentino di pregare, ma compiano l'apo­stolato della preghiera, esortando gli al­tri all'orazione. Inculchino nella famiglia la preghiera in comune. La sposa esorti lo sposo a pregare; i figli lo ricordino ai genitori. Che ogni famiglia si rispecchi nella Sacra Famiglia!

Un tempo la preghiera era il sacro pa­trimonio dei focolari domestici. Oggi si constata un triste cambiamento: il tem­po prezioso di cui si può disporre è desti­nato alla radio, alle canzonette, ai dischi, al televisore. Sono pochi coloro che pre­gano e non di raro sono scherniti come ignoranti e come gente arretrata. Nes­suna meraviglia se poi in molte case è

domiciliato Satana, con la conseguente immoralità, gelosia, odio e disperazione.

Esempio

Durante una tempesta si era sconquas­sato un naviglio; si era sulle coste della Fiandra. Circa trecento persone nuota­vano sulle onde, nell'attesa di aiuto.

Tra costoro erano due Padri France­scani, che afferrata una tavola, riusci­rono a stare a galla. Erano molto stan­chi e non sapendo più a qual mezzo ap­pigliarsi, invocarono di cuore San Giu­seppe. La loro preghiera fu esaudita.

Apparve sulle acque un uomo di dolce aspetto e subito la tempesta cominciò a diminuire. Quell'uomo misterioso prese per mano la tavola dei due Francescani e così li trasse con sé fino alla riva.

Riconoscenti i due salvati ringrazia­rono commossi il loro salvatore, il quale allora si manifestò per quello che era Io sono San Giuseppe, che voi avete in­vocato. Se volete farmi cosa gradita, non lasciate passare giorno senza recitare sette volte il Padre Nostro e 1'Ave Maria, in memoria dei miei sette dolori e delle sette allegrezze. - Detto ciò, sparì.

Fioretto - Non tralasciare in famiglia la preghie­ra del mattino e della sera e la recita del Santo Rosario.

Giaculatoria - San Giuseppe, Custode di Gesù, custo­disci anche me!

 

Ventottesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Vita interiore

Quando si scrive la vita di un Santo, se ne mettono in evidenza i fatti ed i detti; però c'è sempre qualche cosa che non si può conoscere appieno e quindi non si può scrivere. Ciò che avviene nel­la vita interiore dei Santi, l'amore di Dio, la perfezione, la lotta continua... tutto questo si può soltanto dedurre dai fatti.

In San Giuseppe, grandissimo Santo, risplendono la sua operosità e l'esatta. os­servanza delle prescrizioni ebraiche. Ma chi può penetrare e scrutare l'interiore del Santo Patriarca? La sua vita inte­riore si può solo immaginare, ma non esprimere.

Il suo cuore era un braciere ardente, che si consumava nell'amore divino; vi­veva intensamente la vita spirituale.

Parlando di San Giovanni Evangelista, i sacri scrittori dicono: Fortunato que­st'Apostolo, che nell'ultima Cena ebbe la sorte di poggiare il capo sul petto di Ge­sù e di sentire i divini palpiti!

San Giovanni soltanto una volta ebbe questa fortuna. San Giuseppe l'ebbe di continuo. Quante volte Gesù, Bambino o Adolescente, si addormentò tra le sue braccia! Che cosa provava in quei mo­menti il cuore di San Giuseppe?...

La sua vita interiore era alimentata dalla presenza di Dio. I Santi e coloro che tendono alla perfezione si studiano di vivere alla presenza di Dio, sotto l'oc­chio amoroso del Signore, evitando il ma­le ed operando il bene. Ognuno immagi­na Dio presente, raffigurandoselo nella propria mente o in un modo o in un altro.

San Giuseppe invece viveva alla pre­senza reale e visibile di Dio; viveva con Gesù, vero Dio e vero uomo; con Lui la­vorava e pregava; con Lui prendeva il cibo e con Lui riposava sotto lo stesso tetto; sopra Gesù fissava lo sguardo, ne ascoltava la voce e a Lui dirigeva gli af­fetti del cuore. Stava sotto lo sguardo e sotto l'azione diretta di Dio, come un og­getto che nel meriggio sta sotto i raggi del selle, assorbendo luce e calore.

San Giuseppe era beato di tale pre­senza, perché nulla c'è di più dolce che incontrarsi con Dio. Dunque, la vita in­teriore del Santo Patriarca fu una con­tinua unione con Dio.

Impariamo ad apprezzare ed a vivere la vita interiore! Le creature vedono l'e­sterno, ma il Creatore vede l'interno, cioè i nostri pensieri e gli affetti del cuore. Vi­viamo sempre alla presenza di Dio. Non possiamo vedere Gesù con gli occhi del corpo, come lo vedeva San Giuseppe, ma possiamo vederlo con gli occhi della fede.

Gesù è sempre presente a noi; nulla può sfuggire al suo sguardo divino. Se vogliamo vivere la vita interiore, è ne­cessario saper stare alla presenza di Dio. - Cammina alla mia presenza e sii per­fetto! - cosi dice il Signore.

Esempio

Santa Brigida, esemplare madre di ot­to figli, visse costantemente unita con Dio, nell'esercizio delle virtù cristiane. Anche una sua figlia, Caterina, visse san­tamente e dalla Chiesa fu innalzata al­l'onore degli Altari.

Santa Brigida spesso veniva conforta­ta da celesti visioni. Essendo devota di San Giuseppe, meritò di udire dalla Ma­donna quanto segue: Figlia mia, sappi che il mio Sposo, Giu­seppe fu così riservato nelle sue parole, che nessuna gliene uscì di bocca la quale non fosse buona, nessuna oziosa o di mormorarazione. Fu pazientissimo e di­ligentissimo nella fatica, ubbidiente, for­te e costante, testimonio fedele delle me­raviglie celesti. Morto alla carne ed al mondo, visse solo per Iddio e per i beni celesti, i quali unicamente desiderava. Fu pienamente conforme alla volontà di Dio e tanto rassegnato ad essa, che sem­pre ripeteva: - Si faccia in me la volon­tà del Signore! - Rare volte parlava con gli uomini, ma continuamente con Dio. Per la sua santa vita egli ora gode in Cielo grande gloria. Procura d'imitare anche tu gli esempi del mio Giuseppe, che fu un prodigio di santità. -

Fioretto - Quando siamo soli, pensiamo che Dio vede ciò che facciamo e pensiamo. Sape­re vivere alla presenza di Dio.

Giaculatoria - San Giuseppe, aiutami a vivere alla presenza di Dio!

 

Ventinovesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Confermato in grazia

In conseguenza del peccato originale la natura umana rimase ferita ed incli­nata al male. In ogni essere umano c'è il cosiddetto « fomite della concupiscen­za », per cui è necessario lottare per non cedere alla forza delle passioni.

Con l'aiuto della grazia divina si può riuscire vittoriosi in ogni tentazione. Finché siamo in questa vita di prova, siamo in pericolo di peccare; la nostra volontà è molto debole.

San Giuseppe non fu esente dal fomi­te della concupiscenza; molti pensano che egli fu confermato in grazia e non peccò mai, né mortalmente, né venial­mente. In lui gli istinti del male natu­ralmente c'erano, ma per privilegio ri­masero sempre legati.

Questo privilegio era richiesto dall'al­tezza del suo ministero e dalla sua ele­zione da parte di Dio a condurre una vi­ta di grande intimità con Gesù e con la Vergine. Si chiarisce il concetto della confermazione in grazia.

Secondo San Tommaso la conferma­zione in grazia è un dono gratuito, che inclina al bene in modo che non ci si può con facilità allontanare da esso. Chi è confermato in grazia, è protetto dalla Divina Provvidenza in modo eccezionale.

La Madonna fu confermata in grazia in tutto il corso della sua vita, perché era la Madre del Figlio di Dio; in lei non ci fu il fomite della concupiscenza, per­ché concepita senza la macchia del pec­cato originale.

Gli Apostoli furono confermati in gra­zia, ma non in tutta la loro vita, bensì dopo la discesa dello Spirito Santo. Eb­bero questo privilegio, perchè erano il fondamento e la base di tutto l'edificio ecclesiastico, per cui dovevano rimanere fermi.

San Giuseppe fu confermato in grazia per tutta la vita; in lui fu legata l'incli­nazione al male. In forza dei doni dello Spirito Santo, che a lui furono concessi abbondantemente, le sue passioni rima­sero frenate e la sua volontà fu sempre inclinata con forza verso Dio. La Divina Provvidenza non permise, come insegna San Tommaso, che si verificassero in San Giuseppe gl'istinti della concupiscenza.

Essere totalmente immuni dal peccato è specialissima grazia di Dio. Noi non possiamo pretendere tanto; tuttavia, pur sentendo in noi gl'istinti delle passioni, odio, impurità, superbia, cupidigia..., pos­siamo renderci immuni dal peccato, se ci appigliamo ai mezzi che la Provvidenza ci ha dati: vigilanza, preghiera e peni­tenza.

Facciamo di tutto per evitare il pec­cato mortale. Cento volte è meglio mo­rire, anziché perdere la grazia di Dio. I Martiri ci hanno dato l'esempio.

Evitiamo anche il peccato veniale; quantunque esso non ci privi dell'amici­zia di Dio, tuttavia attenua in noi l'amo­re divino e ci dispone alle gravi colpe. Non si dica mai: Questo è un peccato leggero... è piccolo male... quindi lo fac­cio! - Chi ama, evita alla persona ama­ta anche il piccolo dispiacere.

Per fare onore a San Giuseppe, in omaggio al candore della sua bella ani­ma, evitiamo le piccole mancanze volon­tarie, le quali deturpano la bellezza del­l'anima nostra.

Chi è tentato fortemente ed è in peri­colo di peccare, dica spesso e con fede San Giuseppe, ottienimi da Dio la for­tezza della volontà, per tenere a freno le mie passioni!

Esempio

La Venerabile Suor Cecilia Portaro, in compagnia di alcune Suore, da Palermo era andata in pellegrinaggio al Santua­rio cella Madonna di Trapani. Al ritor­no, i marinai lasciarono le Suore sulla spiaggia di Palermo.

Era sera inoltrata ed il buio era den­so; bisognava fare un lungo tragitto per giungere al Monastero. Suor Cecilia si raccomandò a San Giu­seppe per essere assistita.

Quand'ecco presentarsi davanti alle Suore un vecchio, con un bastone in ma­no, il quale si offrì a far loro da guida tra quella fitta oscurità; anzi soggiunse: Poiché avete bisogno di chi porti il vo­stro fardello, ecco qui un giovanetto, al quale potete affidarlo. -

Le Suore si spaventarono all'improv­visa comparsa, ma poi presero coraggio e dissero: Buon vecchio, noi siamo mol­to grate; ma il viaggio è un po' lungo, perché la nostra casa è in contrada San Giuseppe. - E' appunto dove abito io! - rispose il vecchio.

Quando giunsero alla porta del Mona­stero, scomparvero il vecchio ed il gio­vanetto.

Davanti a tale prodigio, tanto la Ve­nerabile Portaro quanto le Consorelle pensarono che quel vecchio fosse stato proprio San Giuseppe.

Fioretto - Lungo il giorno chiedere perdono a Dio dei nostri peccati, specialmente dei più gravi.

Giaculatoria - Gesù, Giuseppe e Maria, liberate dal peccato l'anima mia!

 

Trentesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Unione con Gesù

Chi guarda l'immagine di San Giu­seppe con il Bambino in braccio, spon­taneamente pensa: Fortunato Santo, che in vita siete stato così vicino a Gesù!

Questo pensiero, frutto di fede, si prq­sta ad una grande riflessione: Noi non siamo meno fortunati, per il motivo che possiamo comunicarci.

Infatti, cosa è la Comunione? E' l'in­contro tra l'anima e Gesù, quel Bambi­no che San Giuseppe teneva in braccio. Il Patriarca lo vedeva in sembianze uma­ne e con la fede ne contemplava la Divi­nità; noi invece vediamo Gesù Ostia sot­to le sembianze eucaristiche e ne con­templiamo con la fede la Divinità. San Giuseppe stava vicino a Gesù, poteva toccarlo e baciarlo, ma non poteva man­giarlo e nutrirsi delle sue Carni Immacolate. Noi invece, accostandoci alla Co­munione, possiamo cibarci realmente del suo Corpo ed unirci a Lui intimamente, più che non abbia potuto fare San Giu­seppe.

Oh, se ci fosse più fede in Gesù Sacra­mentato, come sarebbe felice la vita pre­sente e quale onore riceverebbe la Divi­nità!

I pastori ed i Magi ebbero viva fede davanti a Gesù Bambino e ricevettero le carezze divine. I Farisei ed i Dottori del­la Legge, pur vedendo Gesù ed ascoltan­done gl'insegnamenti, non avendo fede nel Figlio di Dio, furono riprovati.

Quanti Cristiani sono senza fede in Gesù Sacramentato! Tutto cercano, di tutto si preoccupano, tranne che della Comunione! A stento, dietro comando esplicito della Chiesa e dietro insistenze di pie persone, a stento si decidono a co­municarsi nella Pasqua! Dio solo sa qua­le valore abbia la Comunione di taluni, che si dicono Cristiani!

I devoti di San Giuseppe siano inna­morati di Gesù Sacramentato; desiderino ardentemente di comunicarsi. D'ordi­nario essi si comunicano con frequenza. Ma portano sempre fede viva alla Comu­nione? Ricavano i frutti spirituali, che sogliono produrre le Comunioni fervo­rose?

Spesso si riceve Gesù senza la dovuta preparazione, nemmeno remota. Nei mo­menti preziosi, in cui Gesù entra nell'a­nima, sovente la mente si divaga e pen­sa a tutt'altro che a Gesù. Non si ha la delicatezza di fare un devoto ringrazia­mento dopo la Comunione ed il tutto si riduce a qualche formale preghiera, ri­ducendo ai minimi termini il tempo do­vuto al ringraziamento. Non si sa par­lare a Gesù con confidenza e con amore, come gli parlava San Giuseppe.

Attorno e dentro la Casa di Nazareth aleggiavano gli Angeli, in modo invisi­bile ma reale, per rendere continuo omag­gio al Figlio di Dio. Nella stessa guisa, appena si riceve la Comunione, gli An­geli stanno presso chi si è comunicato; il corpo di chi si comunica, finché dura­no le Specie Eucaristiche, diviene un Tabernacolo e quindi gli Angeli fanno coro­na a Gesù Eucaristico.

San Giuseppe stava a contatto con Gesù ed al momento opportuno mostra­va i frutti di tale vicinanza, frutti di san­tità, di umiltà e di pazienza.

Coloro che si comunicano devono mo­strare i frutti della loro vicinanza con Gesù, dando lungo il giorno l'esempio delle loro buone opere.

Si domandi a San Giuseppe la grazia di sapere amare Gesù Sacramentato e di comunicarsi devotamente e con frutto.

Esempio

Una siccità straordinaria minacciava il raccolto in un fertile paese dell'asti­giano.

Il Parroco, per ottenere la sospirata pioggia, annunziò ai fedeli un triduo di preghiere in onore di San Giuseppe.

Nel primo e nel secondo giorno conti­nuò il sereno; ma nel pomeriggio del ter­zo giorno il cielo cominciò a coprirsi di nubi, le quali si sciolsero in fitta pioggia, che durò circa tre ore. La campagna si arricchì.

Finita la pioggia, il Parroco compì in Chiesa la sacra funzione con il canto del Te Deum, in ringraziamento a Dio e a San Giuseppe.

Questa grazia fu il principio di una devozione speciale a San Giuseppe, in onore del quale fu eretto un Altare e si costituì anche una Compagnia Religiosa.

Fioretto - Fare molte Comunioni spirituali di­cendo: Gesù, Tu sei mio; io sono tuo! Giaculatoria - Gesù Sacramentato, ti adoro in tutti i Tabernacoli.

 

Trentunesimo giorno

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Orazioni particolari

Ogni preghiera rivolta ai Santi è buo­na. Ci sono preghiere private, che sgor­gano dal cuore e che ogni anima può formulare secondo la propria devozione.

Ci sono però delle preghiere raccoman­dabili a tutti e sono quelle liturgiche, cioè quelle che la Chiesa fa sue. Per San Giu­seppe la Chiesa ha formulato delle ora­zioni particolari, arricchendole d'indul­genze. E' bene che i devoti del Santo Pa­triarca conoscano le principali per reci­tarle con una certa frequenza.

1° Le Litanie di San Giuseppe.

Sono un intreccio di lodi e di suppli­che. Si recitino in modo particolare al 19 di ogni mese.

2° « A te, beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo... ». Questa pre­ghiera si recita specialmente nel mese di Ottobre a chiusura del Rosario. La Chie­sa esorta a recitarla pubblicamente da­vanti al Santissimo Sacramento esposto.

3° « I sette dolori e le sette allegrezze » di San Giuseppe. Questa recita è assai utile, perchè richiama alla mente i mo­menti più importanti della vita del no­stro Santo.

4° « L'Atto di Consacrazione ». Questa preghiera può recitarsi quando si consa­cra la famiglia a San Giuseppe ed a chiu­sura del mese a lui consacrato.

5° C'è una preghiera, di cui l'autore di queste pagine raccomanda la recita. E' del seguente tenore San Giuseppe, nome soave, nome amo­roso, nome potente, delizia degli Angeli, terrore dell'inferno, onore dei giusti! Pu­rificatemi, fortificatemi, santificatemi! San Giuseppe, nome dolcissimo, siate il mio grido di guerra, il mio grido di spe­ranza, il mio grido di vittoria! A voi mi affido in vita ed in morte. San Giuseppe, pregate per me!

6° «La preghiera per la buona morte». Poiché San Giuseppe è il Patrono degli agonizzanti, recitiamo spesso quest'ora­zione, per noi e per i nostri cari. Le preghiere che i fedeli rivolgono a San Giuseppe, dimostrano quale posto d'onore abbia nella Cattolicità il Padre Putativo di Gesù.

Si legge nella Sacra Scrittura: L'uomo fedele sarà molto lodato e chi è il custo­de del suo Signore sarà glorificato. (Prov. XXVIII - 20).

Queste parole del libro divino sono ap­plicate dalla Chiesa a San Giuseppe nel­la Ufficiatura liturgica della sua festa.

Sia dunque San Giuseppe sempre più lodato e glorificato!

Esempio

Tra i Santi più devoti di San Giusep­pe è da annoverare San Giovanni Bosco, che ne diffondeva il culto in tutti i modi.

Narrava il Santo: Un garzoncello di Torino aveva comprato un po' di tabac­co; il venditore glielo aveva dato avvolto in un pezzetto di carta, in cui era stam­pata una preghiera a San Giuseppe per ottenere la buona morte.

Il giovane era ignorante di Religione; lesse la preghiera, ma senza comprende­re il significato. Tuttavia ne rimase così attratto, che conservò il pezzetto di car­ta ed ogni giorno recitava quell'orazione.

San Giuseppe gradì l'atto di ossequio e premiò il suo devoto in questo modo: gli suscitò il desiderio d'istruirsi nella Religione, lo dispose alla Confessione ed alla Comunione e gli ottenne dopo qual­che tempo una santa morte. Difatti il garzoncello sul letto di morte parlava di San Giuseppe, lo lodava, ne invocava il nome e lo ringraziava della consolazione che gli dava in quegli estremi momen­ti. -

Don Bosco ricorreva a San Giuseppe con grande fiducia, sicuro della sua pro­tezione.

Si era terminata la costruzione di un edificio a Lanzo e si constatò una minac­cia di crollo al lato destro della fabbrica; la sesta colonna del porticato comincia­va a cedere. Don Bosco disse: San Giuseppe, affido a voi la custodia di questa fabbrica. Faccio voto di mettere nel cor­tile dell'edificio una colonna, simile a quella pericolante, e sopra vi metterò la vostra statua! - San Giuseppe infatti scongiurò ogni pericolo.

Don Bosco diceva ai giovani: Desidero che vi mettiate tutti sotto la protezione di San Giuseppe; se voi lo pregherete di cuore, vi otterrà qualunque grazia. -

Ad onore del Patriarca raccomandava preghiere particolari al mercoledì; ordi­nò che in ogni Chiesa o Cappella Sale­siana ci fosse un suo Altare od almeno un quadro; fece eseguire dal primo pit­tore torinese, Lorenzoni, un bel quadro del Santo e con la massima solennità lo inaugurò nel Santuario di Maria Ausi­liatrice.

Voleva che nei suoi istituti si solen­nizzassero con entusiasmo le sue feste, facendole precedere da corsi di predica­zione, organizzando declamazioni e trat­tenimenti religiosi.

Il Santo Patriarca ricambiava tale de­vozione con innumerevoli grazie, tanto che Don Bosco un giorno disse ai Sale­siani: Si vede che San Giuseppe ci vuol bene. Quante benedizioni ci elargisce! Ho ricevuto grazie straordinarie; parec­chie di queste grazie sono avvenute nel­la mia camera, sotto i miei occhi. Quan­te offerte in denaro per le nostre opere mi fa pervenire San Giuseppe all'avvici­narsi della sua festa! Onoriamo e faccia­mo onorare questo Santo!

Fioretto - Abituarsi a non lasciare passare un'ara senza avere sollevata più volte la mente a Dio.

Giaculatoria - San Giuseppe, mi consacro a te!