VOI SIETE MIEI AMICI – MEDITAZIONI SULLA PASSIONE
UN DIO FATTO UOMO
Parola di Dio
"In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio... E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,1.14).
"Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova... Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia" (Eb 2,17-18; 4,15-16).
Per la comprensione
- Accostandoci a meditare la sua Passione, dobbiamo tenere sempre presente chi è Gesù: vero Dio e vero uomo. Dobbiamo evitare il rischio di guardare soltanto l'uomo, soffermandoci solo sulle sue sofferenze fisiche e cadere in un vago sentimentalismo; o guardare solo Dio, senza riuscire a capire l'uomo dei dolori.
- Sarebbe bene, prima di iniziare un ciclo di meditazioni sulla Passione di Gesù, rileggere la "Lettera agli Ebrei" e la prima grande enciclica di Giovanni Paolo Il, "Redemptor Hominis" (Il Redentore dell'uomo, 1979), per capire il mistero di Gesù e accostarci a Lui con una vera devozione, illuminata dalla fede.
Rifletti
- Gesù chiese agli Apostoli: "Voi chi dite che io sia?" Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,15-16). Gesù è veramente il Figlio di Dio in tutto uguale al Padre, è il Verbo, il Creatore di tutte le cose. Solo Gesù può dire: "Io e il Padre siamo una cosa sola". Ma Gesù, Figlio di Dio, nei Vangeli ama chiamarsi circa 50 volte "Figlio dell'uomo", per farci capire che è un uomo vero, figlio di Adamo, come tutti noi, in tutto simile a noi, eccetto il peccato (Cf. Eb 4,15).
- "Gesù, pur essendo di natura divina, spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Fil 2,5-8). Gesù "spogliò se stesso", quasi si svuotò della grandezza e della gloria che aveva come Dio, per essere in tutto simile a noi; accettò la chenosi, cioè abbassò se stesso, per innalzare noi; discese fino a noi, per innalzare noi fino a Dio.
- Se vogliamo comprendere pienamente il mistero della sua Passione, dobbiamo conoscere a fondo l'uomo Cristo Gesù, la sua natura divina e umana e soprattutto i suoi sentimenti. Gesù ebbe una natura umana perfetta, un cuore pienamente umano, una sensibilità umana piena, con tutti quei sentimenti che si ritrovano in un animo umano non inquinato dal peccato.
- Gesù è stato l'uomo dai sentimenti spiccati, forti e teneri insieme, che ne rendevano affascinante la persona. Irradiava simpatia, gioia, fiducia e trascinava le folle. Ma il vertice dei sentimenti di Gesù si manifestava dinanzi ai bambini, ai deboli, ai poveri, ai malati; in tali situazioni Egli rivelava tutta la sua tenerezza, la compassione, la delicatezza dei sentimenti: abbraccia i bambini come una mamma; sente compassione dinanzi al giovane morto, figlio di una vedova, dinanzi alle folle affamate e disperse; piange di fronte alla tomba dell'amico Lazzaro; si china su ogni dolore che incontra nel suo cammino.
- Proprio per questa grande sensibilità umana possiamo dire che Gesù ha sofferto più di ogni altro uomo. Ci sono stati uomini che hanno sofferto dolori fisici maggiori e più a lungo di Lui; ma nessun uomo ha avuto la sua delicatezza e la sua sensibilità fisica e interiore, perciò nessuno ha mai sofferto come Lui. Giustamente Isaia lo chiama "l'uomo dei dolori che ben conosce il patire" (Is 53, 3).
Confronta
- Gesù, Figlio di Dio, è mio fratello. Tolto il peccato, ha avuto i miei sentimenti, ha incontrato le mie difficoltà, conosce i miei problemi. Per questo mi "accosterò con piena fiducia al trono della grazia", sicuro che Egli mi saprà capire e compatire.
- Nel meditare la Passione del Signore cercherò soprattutto di riflettere sui sentimenti interiori di Gesù, per entrare nel suo cuore e scandagliare l'immensità del suo dolore. San Paolo della Croce si chiedeva spesso: "Gesù, come stava il tuo cuore mentre soffrivi quei tormenti?".
Pensiero di san Paolo della Croce: "Vorrei che in questi giorni del sacro Avvento s'innalzasse l'anima alla contemplazione dell'ineffabile mistero dei misteri, dell'Incarnazione del Verbo Divino... Lasciate che l'anima resti assorta in quell'altissimo stupore e meraviglia amorosa, vedendo con la fede l'Immenso impiccolito, l'infinita grandezza umiliata per amore dell'uomo" (L I, 248).
LA PASSIONE MISTERO TRINITARIO
Parola di Dio
"In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.... Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo... Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1Gv 4,9-16).
Per la comprensione
- Il Giubileo del 2000 ha avuto come obiettivo "la glorificazione della Trinità, dalla quale tutto viene e alla quale tutto si dirige, nel mondo e nella storia" (TMA 55).
- Nei tre anni di preparazione al Giubileo abbiamo contemplato separatamente le Tre Persone divine; poi siamo stati invitati a entrare nel mistero stesso della Trinità, come unica sorgente del fiume dell'amore di Dio. Per questo, all'inizio del Giubileo, Giovanni Paolo II iniziava un nuovo ciclo di catechesi sulla Trinità, come un cammino "alle sorgenti e all'estuario della storia della salvezza", perché la salvezza è dono della Trinità, da essa inizia e in essa trova il suo compimento.
Rifletti
- Dio Trinità è amore. È amore nella creazione: crea solo per amore, per far partecipi le creature della sua vita. È amore nell'incarnazione: per dono di tutta la Trinità, uno della Trinità si è fatto uomo. È amore nella Redenzione: tutta la Trinità è coinvolta in questa opera suprema di amore.
- Il Figlio di Dio si è fatto uomo, perché noi diventassimo figli di Dio: "Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: «Abbà, Padre!»" (Gal 4,6).
- "Lo Spirito Santo, che il Padre ha mandato nel nome del Figlio, fa sì che l'uomo partecipi alla vita intima di Dio. Fa sì che l'uomo sia anche figlio a somiglianza di Cristo ed erede di quei beni che costituiscono la parte del Figlio" (TMA 8).
- Ma è soprattutto nella Passione di Gesù che Dio-Trinità si mostra capace di infinito amore, perché capace di infinito dolore. Ai piedi della croce noi scopriamo chi è Dio: "Dio è amore".
- "Dio Padre ha tanto amato il mondo da dare per noi il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16). Il Crocifisso è la prova più grande dell'amore del Padre che non può assistere impassibile di fronte al Figlio che pende dalla croce. Il Figlio è uno della Trinità, indissolubilmente unito al Padre e allo Spirito Santo.
- Ma la croce è prima di tutto la follia dell'amore del Figlio. Egli è venuto in mezzo a noi per condividere i nostri dolori e soffrire per noi e con noi: "Il Figlio di Dio mi ha amato e ha consegnato se stesso per me" (Gal 2,20).
- Anche lo Spirito Santo partecipa misteriosamente alla Passione del Figlio, perché ci viene donato proprio con la morte del Figlio (Cf. Gv 19,30).
- Così tutta la Trinità si compromette per salvarci nel Figlio e tutta la Trinità in qualche modo soffre nel Figlio. Giustamente vengono oggi diffuse e valorizzate tante immagini della Trinità, con al centro il Crocifisso: Il Padre che tiene tra le braccia la croce del Figlio e lo Spirito Santo che unisce e separa nello stesso tempo il Padre che soffre e il Figlio che agonizza.
Confronta
- Il richiamo alla Santissima Trinità mi deve portare alla riscoperta dell'identità più profonda di Dio, che è Trinità d'amore e anche della mia identità più profonda, quella di figlio, chiamato a partecipare alla vita stessa di Dio, all'intimità con Lui. È tutta la Trinità che abita in me, come principio e fine del grande fiume dell'amore di Dio.
- Nel meditare la Passione di Gesù fisserò spesso la mente e il cuore su tutta la Trinità coinvolta nell'amore e nel dolore del Figlio.
- Come tutta la Trinità partecipa alla Passione del Figlio, così tutta la Trinità è presente e partecipa alle mie sofferenze. Mai mi sentirò abbandonato. Nelle prove, con l'aiuto della fede, sentirò più che mai Dio vicino a me: Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Fortunati quelli che stanno nascosti nel grembo di Dio, e bevono alle Piaghe santissime di Gesù Cristo quest'acqua di eterna vita!" (L. III, 732).
LO SGUARDO FISSO SU GESÙ CROCIFISSO
Parola di Dio
"Anche noi... corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato" (Eb 12,1-4).
Per la comprensione
- Fare memoria della Passione di Gesù è il "carisma" particolare dato dal Signore alla famiglia di san Paolo della Croce. I Passionisti esprimono questo carisma con un voto, il primo dei quattro voti con cui si consacrano a Cristo Crocifisso.
Per il Passionista questo è il "voto fondamentale" che esprime il fine della sua vocazione e dà fisionomia, ispirazione e unità a tutta la sua vita: alla sua luce egli vive gli altri impegni, prende il suo posto nella Chiesa e si consacra a compiere la sua missione. Questa è la spiritualità specifica anche del laico passionista.
Rifletti
- Gesù desidera ardentemente che noi ricordiamo quanto Egli ha sofferto per noi.
Ha parlato molte volte della sua Passione, prima che essa accadesse, per farci capire quanto Egli desidera che noi la ricordiamo. Gesù risorto, nello splendore della vita nuova nella gloria, ha conservato le sue piaghe, ormai gloriose, ma sempre piaghe.
Agli apostoli "stupiti e spaventati", Gesù risorto diceva: "Guardate le mie mani e i miei piedi" (Lc 24,37-39). A ogni fedele ripete l'invito accorato a contemplare le sue piaghe, per fare memoria della sua Passione e comprendere che non poteva amarci di più. In cielo, per tutta l'eternità, contempleremo questi segni dell'amore infinito di Dio per noi.
- Il Calvario è il mistico monte da cui scaturiscono tutti i fiumi della grazia: il Crocifisso, con le sue piaghe aperte e il cuore squarciato, ne è la sorgente perenne. Quanto più ci si avvicina a questo monte e a questa sorgente, tanto più si è ricolmi di grazia.
- Ai Greci che desiderano vederlo, Gesù annunzia che quando sarà innalzato sulla croce attirerà a sé tutti i cuori (Gv 12,32), per portare tutti al Padre e manifestarsi come salvatore del mondo.
A Nicodemo aveva detto che per salvarsi bisogna guardare il Cristo innalzato sulla croce: "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna" (Gv 3,14-15).
- Anche oggi, per guarire dai morsi velenosi del serpente che ci insidia continuamente, dobbiamo "tenere lo sguardo fisso su Gesù Crocifisso", lasciarci attirare da Lui, cioè meditarlo assiduamente, contemplarlo con amore e abbandonarci all'azione della sua grazia.
Confronta
- San Paolo della Croce, il grande innamorato del Crocifisso, passò la sua lunga vita a contemplare e predicare Gesù Crocifisso. Ecco alcuni suoi suggerimenti pratici:
- "Fondate sempre la vostra meditazione sui misteri della Passione di Gesù, non la tralasciate mai, dedicatevi ogni giorno. Lasciate che questo desiderio vi inzuppi, vi penetri fino alle midolla delle ossa. Vedrete miracoli della misericordia di Dio. Gusterete quanto siano dolci i frutti di questo albero di vita: la croce".
- "Nel colmo di qualche grave afflizione prendete in mano il Crocifisso, fatevi fare una predica da Lui... Ascoltate ciò che vi predicano le spine, i chiodi, le piaghe, il Sangue divino: oh, che predica! che predica!".
- "Anche in mezzo alle occupazioni è necessario confortare e fortificare lo spirito ai piedi del Crocifisso, nella meditazione delle sue santissime pene. L'amore vi insegnerà tutto".
Pensiero di san Paolo della Croce: "Non perdete di vista la Passione di Gesù, portate le pene dello Sposo Divino come fascetto di mirra sull'altare del vostro cuore" (L. 111, 385).
IL SACRIFICIO DI ISACCO
Parola di Dio
"Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato... Proseguirono tutt'e due insieme; così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costrui l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio»... Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «...Perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza... Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce»" (Gn 22,1-18).
Per la comprensione
- Era costume presso molti popoli primitivi immolare il proprio figlio come offerta a Dio o come sacrificio di fondazione di un nuovo edificio.
Dio più volte nella Bibbia condanna questo rito crudele; ma qui se ne serve per mettere alla prova la fede di Abramo.
- L'antica tradizione ha identificato il paese di Moria con Gerusalemme, dove sorgeva il tempio del Signore e dove sarà realmente immolato il Figlio di Dio.
- Tutti i Padri della Chiesa hanno visto nel sacrificio di Isacco una commovente anticipazione-tipo del sacrificio di Gesù, l'Unigenito del Padre, immolato per la salvezza del mondo.
Rifletti
- Abramo, per obbedire a Dio, è pronto a sacrificare l'unico figlio, il prediletto, il figlio della promessa, tanto atteso e amato, unica speranza della sua vita. Abramo crede e obbedisce in silenzio. Non rifiuta nulla a Dio, neppure il suo unico figlio.
- "Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offri il suo unico figlio, del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome" (Eb 11,17-19).
- Dio Padre offre per noi il suo Figlio Unigenito; ma non si contenta di un sacrificio simbolico, come avvenne per Abramo; vuole il sacrificio reale del suo Figlio: "Egli non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32). "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16).
- Isacco ignaro porta sul monte la legna per il proprio sacrificio; si lascia legare dal padre e accetta senza ribellarsi la sua immolazione.
Gesù porta consapevolmente la croce sul Calvario e accetta liberamente il suo sacrificio: "Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso" (Gv 10,17-18).
- Dio benedice Abramo per la sua fede e la sua obbedienza; non solo gli dona una numerosa discendenza, ma per lui saranno benedette tutte le nazioni della terra: il sacrificio di Gesù ottiene la salvezza del mondo intero.
Confronta
- Tutta la Trinità partecipa con amore e per amore al sacrificio della tua salvezza: Dio Padre sacrifica il suo Figlio; il Figlio si offre liberamente; lo Spirito Santo ratifica questa offerta. Come ricambi questo amore?
- Abramo ha creduto e obbedito fino in fondo; per obbedire a Dio, è pronto a sacrificare ciò che ha di più caro: tu sei pronto a dare tutto a Dio?
- Dal sacrificio di Abramo e di Cristo derivò la salvezza di tutti: anche tu sei chiamato a collaborare alla salvezza dei fratelli.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Ringrazio il Sommo Bene delle prove che riserva a me e a lei... Anche ad Abramo fu comandato dall'Altissimo di sacrificare il suo unico figlio Isacco. Or via, sia come si voglia, purché si faccia la volontà di Dio va tutto bene" (L.1, 177).
L'AGNELLO PASQUALE: IL SANGUE CHE SALVA
Parola di Dio
"Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa... Tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare... Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio" (Es 12,3.6.8-13).
"Cristo invece... non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente?" (Eb 9,11-14).
Per la comprensione
- Il sangue, secondo la Bibbia, è principio vitale e viene da Dio, quindi è cosa sacra.
- Mosè sparge il sangue della vittima sull'altare che rappresenta Dio e poi sul popolo, per significare un'alleanza indissolubile tra Dio e l'uomo.
Nel mondo antico l'alleanza è sempre un atto sacro, posto sotto la protezione di Dio e ratificato dal sangue di una vittima.
- La Pasqua giudaica prepara la Pasqua cristiana: la Nuova Alleanza sarà ratificata dal sangue di Cristo, agnello senza macchia.
Rifletti
- Giovanni, fin dall'inizio del suo Vangelo, ci presenta Gesù come l'Agnello di Dio: "Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo" (Gv 1,29). Fonde in una sola realtà l'immagine dell'agnello pasquale che salva Israele dallo sterminio e dell'agnello di espiazione (Lv 14), che viene immolato per riparare i peccati del popolo, come farà il "Servo di Jahvé" (Is 53).
- Dio stipula un'alleanza con il suo popolo, che diventa sua speciale proprietà: ma questo patto è solo una figura dell'Alleanza Nuova che Dio stipulerà con tutta l'umanità mediante il Sangue di Cristo: "Questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati" (Mt 26,28).
- Il Sangue di Cristo è il tesoro della Chiesa, il nostro tesoro; da esso vengono a noi tutti i beni: il perdono dei peccati, la salvezza, la santificazione, l'essere figli di Dio, il dono dello Spirito, la Nuova Alleanza.
L'immagine dell'Agnello innocente immolatosi volontariamente per noi deve suscitare nel nostro spirito viva gratitudine, dedizione, amore.
- San Pietro esorta: "Comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia" (1Pt 1,17-19).
- Dobbiamo unirci alle preghiere dei Santi che in Cielo cantano un canto nuovo: "Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra" (Ap 5,9-12).
Confronta
- Accogliamo l'esortazione della Parola di Dio a "tenere fisso lo sguardo su Gesù: pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate, perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato" (Eb 12,2-4).
- I Santi e in particolare i Martiri, tenendo lo sguardo fisso su Gesù Crocifisso, trovarono la forza per lottare fino al sangue, per rimanere fedeli all'amore di Dio.
Pensiero di san Paolo della Croce: "O Sangue caro di Gesù! O Sangue prezioso! O Sangue dolcissimo, in te sono tutte le mie speranze!" (L. 1, 527).
IL SERPENTE DI BRONZO
Parola di Dio
"Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatti uscire dall'Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c'è né pane, né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d'Israeliti morì. Allora il popolo venne a Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita»" (Nm 21,4-9).
Per la comprensione
- Il serpente di bronzo era un idolo comune nell'antico Oriente, usato dai popoli primitivi per allontanare il pericolo mortale dei serpenti velenosi frequenti nella zona.
Israele stesso lo trasformò in un idolo offrendo ad esso incenso, fino a quando il pio re Ezechia lo fece distruggere (Cf. 2Re 18,4).
- Il libro della Sapienza aveva offerto un'interpretazione spirituale di questo episodio affermando che non era per la contemplazione del serpente che si otteneva la guarigione, ma per la misericordia di Dio: "Chi si volgeva a guardarlo era salvato non da quello che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti" (Sap 16,7).
- Gesù applicherà simbolicamente alla propria esaltazione sulla croce che dà la salvezza, l'innalzamento del serpente di bronzo (Gv 3,14-15).
Rifletti
- Il popolo d'Israele in cammino verso la terra Promessa sente la fatica del viaggio, la mancanza di cibo e di acqua e mormora contro Dio e contro Mosè; rimpiange le cipolle d'Egitto e la schiavitù. È mancanza di fede e di fiducia, è ribellione a Dio.
Il peccato, ogni peccato, è ribellione a Dio e ci mette in balia del "serpente", il demonio.
- Il serpente, cioè il peccato, dà la morte; Gesù, l'innocente, si fa peccato per noi e ci ridona la vita.
- Solo da Gesù Crocifisso viene la salvezza: "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv 3,1417).
- Guardare Gesù Crocifisso: ecco la fonte di ogni salvezza. "Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Ai piedi del Crocifisso tanti peccatori hanno compreso la gravità del peccato e hanno trovato forza per cambiare vita; contemplando Gesù Crocifisso i Santi hanno appreso la generosità, hanno fortificato la fede, hanno imparato come si ama, hanno trovato la forza per vincere il peccato e camminare verso la santità.
- Dice sant'Agostino: "Come coloro che guardavano il serpente non morivano per i morsi del serpente, così quelli che meditano con fede sulla morte di Cristo, vengono guariti dai morsi dei peccati... Per guarire dal peccato, guardiamo, o fratelli, Cristo Crocifisso". E sant'Ambrogio: "Frequentiamo il Calvario, per guardare il Cristo che pende dalla croce per la salvezza del mondo, giacché questo è salutare".
Confronta
- Senti il bisogno di contemplare spesso Gesù Crocifisso? Da Lui devi attingere forza quando sei tentato, quando sei caduto nel peccato, quando ti senti debole e sfiduciato, quando ti viene richiesto un atto eroico d'amore e di fedeltà. Chi ha sofferto tanto per te ti sarà vicino in quel momento e ti darà la sua forza.
- Trova ogni giorno un po' di tempo per stare in silenzio ai piedi di Gesù Crocifisso: guarda quelle piaghe; considera il dolore, l'amore e ascolta quanto Gesù ti dice al cuore. Lasciati attirare da Lui, lasciati guarire.
Pensiero di Paolo della Croce: "Rivolga spesso la sua mente ed il suo cuore a Gesù Crocifisso, si specchi in quelle sacratissime Piaghe, perché in tal modo le tentazioni e travagli le saranno di gran merito e le faranno acquistare la santa umiltà e le altre virtù cristiane" (L. IV 132).
IL SERVO DEL SIGNORE: L'UOMO DEI DOLORI
Parola di Dio
"Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare e non apri la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non apri la sua bocca...
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte... Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini" (Is 53,3-12).
Per la comprensione
- Nel libro del profeta Isaia troviamo quattro brani lirici, detti "i canti del servo di Jahvè": descrivono la missione di un servo misterioso, salvatore del suo popolo e luce di tutte le nazioni; Egli con le sue sofferenze e la sua morte espia i peccati del popolo e per questo è glorificato da Dio.
- Tutta l'antica tradizione cristiana vede nel "servo sofferente" Gesù Cristo, descritto drammaticamente nella sua Passione e glorificazione. Gesù stesso lo applica a se stesso (Cf. Lc 22,19-20.37; Mc 10,45; Mt 12,17-21; Gv 1,29).
Per noi il carme di Isaia è la più dettagliata e drammatica profezia della Passione: meditando questo carme, scrive san Girolamo, "non pare che si scriva una profezia, ma il Vangelo".
Rifletti
- Gesù è descritto come "l'uomo dei dolori", uno che ha sperimentato ogni sorta di sofferenze e umiliazioni: disprezzato, rifiutato, è stato annoverato tra gli empi; è diventato uno che fa ribrezzo.
- Egli si è caricato delle nostre sofferenze, ha sperimentato i nostri dolori. Ha sofferto per noi, è stato trafitto per i nostri peccati; il Signore fece ricadere su di Lui le nostre iniquità, mentre Egli intercedeva per i peccatori; per le sue piaghe siamo stati guariti. Ha sofferto volontariamente: si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca, come agnello silenzioso condotto al macello.
- Ma Dio ha premiato la sua immolazione: si compirà per mezzo suo il progetto di salvezza di Dio, vedrà una discendenza, vedrà la luce, avrà in premio le moltitudini.
- La meditazione di questo canto di Isaia ha sempre commosso profondamente le anime innamorate di Gesù Crocifisso. Fanne spesso anche tu oggetto delle tue meditazioni. Confronta
- Gesù è l'uomo dei dolori. Nelle prove pensa che Gesù ha sofferto più di te. Quando ti capita un'umiliazione, ricorda le umiliazioni del Figlio di Dio. E rifletti che Gesù ha sofferto dolori e umiliazioni volontariamente: poteva evitarli, se avesse voluto. Ricorda che Gesù ha sofferto per te. Quando sei tentato dal male, pensa quanto è costato al Signore il tuo peccato.
- Come per Gesù, anche per te, dopo la prova, ci sarà il premio, la vita, la gloria: il cammino cristiano non finisce sul Calvario, ma sul monte dell'Ascensione. Il dolore, accettato con amore, è un seme fecondo, che porta frutto abbondante.
Pensiero di san Paolo della Croce: Paolo "stando in gran raccoglimento vide un angelo andargli avanti con una croce d'oro, ed il Signore internamente gli disse: «Ti voglio fare un altro Giobbe»" (P.1, 126).
GESÙ PREDICE LA SUA PASSIONE
Parola di Dio
"Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà" (Lc 9,18-24).
Per la comprensione
- Gesù ha iniziato a parlare subito della sua Passione, sia pure in modo velato, per illuminare i discepoli sulla vera identità del Messia-Redentore. Più tardi comincia a parlarne "apertamente", annunziando che Egli "doveva soffrire molto, venire ucciso e risorgere il terzo giorno".
Egli unisce sempre l'annunzio della Passione a quello della Risurrezione. Questa pedagogia sarà rafforzata dalla trasfigurazione sul Tabor, seguita anch'essa da un nuovo annunzio della Passione. Così prepara i discepoli agli ultimi eventi della sua vita.
- Ma gli Apostoli, come non riescono a comprendere la Passione di Gesù, così non comprenderanno e non ammetteranno facilmente la sua Risurrezione.
Rifletti
- Negli annunzi della Passione, Gesù sottolinea soprattutto una cosa: Egli soffre volontariamente, per compiere la volontà del Padre e per salvare gli uomini. È una "missione" che deve portare a termine, perché è il "buon Pastore" che dà la vita per le sue pecorelle (Gv 10,10 ss.).
- L'annunzio "soffrire molto" fa capire che Gesù ha davanti agli occhi tutti i dolorosi particolari della sua Passione; infatti negli annunzi successivi descriverà molti di questi particolari: "Sarà tradito da uno dei discepoli" (Mt 14,18); "Sarà consegnato ai sommi sacerdoti e ai pagani; lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e sarà crocifisso; ma dopo tre giorni risusciterà" (Mc 10,33-34; Mt 20,19).
- Gesù non perde occasione per parlare della sua Passione e per aiutare i suoi discepoli ad accettare il piano di Dio, a non scandalizzarsi e a "pensare secondo Dio e non secondo gli uomini". "Ma essi non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni" (Mc 9,32).
- Gesù annunzia la sua Passione per aiutare anche noi a comprendere questo mistero: Egli va alla morte liberamente sapendo tutto quello che Lo attende. È un invito a fare continua e grata memoria di quanto Egli ha sofferto per noi.
- Però mai dobbiamo separare la Passione dalla Risurrezione. Quando diciamo "Beata Passione", parliamo sempre di morte e Risurrezione di Gesù. Non sarebbe stata possibile la Passione del Figlio di Dio, se non vi fosse stata poi una Risurrezione; ma non ci sarebbe stata la Risurrezione gloriosa senza la Passione.
- Gesù unisce anche le nostre croci alla sua croce. Essere cristiano significa essere discepolo di Cristo Crocifisso, prendere ogni giorno la nostra croce e seguirlo: "Non vi può essere un corpo delicato, sotto un capo coronato di spine", ammoniva san Leone Magno.
Comprendendo la sua croce, possiamo comprendere e accettare le nostre croci. Esse sono le difficoltà e le sofferenze quotidiane. Su questa terra, dopo il peccato, la croce è inseparabile dalla nostra vita umana. La semplice ragione e la scienza sono spesso incapaci di darci una spiegazione del dolore e di liberarci da esso. Solo la croce di Gesù ci dona luce e speranza.
Confronta
- Meditando la Passione posso comprendere il mistero del dolore. Gesù ha accettato il Venerdì santo, perché era la preparazione necessaria alla Pasqua: dalla sua morte è scaturita la vita per me.
- Contemplando Gesù Crocifisso devo imparare anche a riconoscere e amare tanti "crocifissi" che sono oggi accanto a noi: in ognuno di essi devo riconoscere il volto sfigurato di Cristo, che soffre ancora nei suoi figli; mi unisco a Gesù Crocifisso, se sono unito ai fratelli crocifissi.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Creda fermamente che Dio si è compiaciuto sin dall'eternità che lei cammini per questa via penosa, per assomigliare a Gesù; sostenga il suo cuore con dolci affetti, per esempio: "Sì, o Padre, perché così è piaciuto a Te" (L.1, 670).
CRISTO "DOVEVA" MORIRE
Parola di Dio
"Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui" (Lc 24,25-27).
"Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?»" (Gv 18,11).
Per la comprensione
- Per comprendere la Passione di Gesù dobbiamo tenere presenti due componenti essenziali: il progetto di Dio e le cause umane. Vista semplicemente con gli occhi umani la Passione è una delle tante ingiustizie commesse dagli uomini: un uomo coraggioso lotta contro l'ingiustizia e l'ipocrisia per realizzare il progetto di salvezza di Dio, ma viene sconfitto e condannato. I suoi avversari non badano a mezzi termini per farlo fuori: tranelli, congiure, calunnie, violenza, deferimento all'autorità politica di Roma.
- Ma se vogliamo comprendere pienamente la Passione di Gesù dobbiamo andare con il pensiero e con il cuore al di là delle semplici motivazioni umane.
Rifletti
- Gesù annunzia che la sua Passione è un evento deciso dall'eternità, un progetto di Dio: "Sta scritto... doveva... è necessario che il Figlio dell'uomo soffra molto" (Mc 9,12);
Gesù lo conosce da sempre. È un "calice che il Padre gli ha dato e che Egli deve bere" (Gv 18,11), un "battesimo che deve ricevere" (Lc 12, 50).
- Nella Passione di Gesù troviamo tutta la cattiveria e la debolezza umana: l'odio e l'invidia dei capi, il tradimento di Giuda, la debolezza di Pietro, la vigliaccheria di Pilato, l'orgoglio ferito di Erode, la volubilità del popolo. Ma al di sopra di tutte queste cause umane c'è sempre il misterioso disegno di Dio: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16) per salvare l'uomo peccatore.
A Pilato che diceva a Gesù: "Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?", Gesù replicava: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto" (Gv 19,1011).
Nella Passione di Gesù le cause umane agiscono liberamente, mosse da istinti ignobili. Ma senza saperlo, Giuda, Caifa, Pilato, Erode attuano un progetto misterioso di Dio.
- Afferma san Leone Magno: "Senza dubbio i Giudei, furibondi, fecero quello che vollero contro Gesù. Il Signore volse a favore del proprio compito di Salvatore l'ostinazione di una crudeltà sacrilega. Scribi, farisei e sommi pontefici non compresero questa verità, perché se l'avessero conosciuto non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Neanche il demonio capì che, facendo violenza a Cristo, avrebbe dovuto rinunciare al proprio dominio. Ma la malizia, nell'irrompere, si ruppe; mentre voleva prendere, fu presa; perseguitando un mortale, incappò nel Salvatore" (PL 54, 344-345).
- La Passione di Gesù è davvero il dono misterioso dell'amore infinito di Dio. È il "mistero", il "sacramento", il "proposito", il "progetto" di un Padre misericordioso, che vuole salvare ad ogni costo il figlio perduto. Certo il progetto del Padre non era direttamente la Passione del Figlio ma la salvezza dell'uomo; ma, pur di salvare l'uomo, il Padre non ha esitato a "consegnare" il suo Figlio alla cattiveria degli uomini. Torna in mente la grande intuizione di san Paolo della Croce: "La Passione di Gesù è la più grande e stupenda opera del Divino Amore".
Confronta
- Dio Padre ha "consegnato" il Figlio alla Passione e alla morte per me. Non poteva fare di più, non poteva dare di più. E io che cosa sono disposto a fare per Lui? Che cosa sono disposto a consegnare per Lui?
- Gesù ha cercato la volontà del Padre e l'ha accolta fino al sacrificio totale di sé. E io che cosa faccio per conoscere e per seguire la volontà di Dio? Gesù ha riconosciuto la volontà del Padre anche negli eventi umani dovuti alla cattiveria degli uomini. So riconoscere negli eventi umani, anche i più oscuri, i segni dei tempi, cioè un progetto di Dio, o per lo meno una permissione di Dio per ricavarne del bene?
Pensiero di san Paolo della Croce: "Ricordatevi che il nostro dolcissimo Gesù si è fatto obbediente fino alla morte, e morte di croce; e chi non s'innamorerà della santa obbedienza vedendo di un Dio fatto uomo, che piuttosto che lasciare la santa obbedienza ha lasciato la sua santissima Vita su un duro tronco di croce?" (L. I, 53).
IL BUON PASTORE
Parola di Dio
"Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio" (Gv 10,11-18).
Per la comprensione
- Gesù ama usare molte immagini per farsi capire e accettare: Egli è il buon Samaritano, il Figlio del Re, lo Sposo, il Seminatore, il Padrone del campo, la vera Vite, l'Agnello di Dio, la Luce vera, il Medico, il buon Pastore. In quasi tutte le immagini Egli allude in qualche modo alla sua missione e alla sua Passione.
- L'immagine del buon Pastore ricorda la stima che la pastorizia aveva nell'Antico Testamento: i patriarchi, Davide e molti profeti furono pastori. La pastorizia, al tempo di Gesù, era ancora un elemento fondamentale della vita sociale in Palestina; fare il pastore era una professione di rilievo.
- L'immagine del pastore, già usata frequentemente dai Profeti, è forse la più viva e la più suggestiva delle immagini usate da Gesù che mostra profonda simpatia verso i pastori, i primi chiamati a riconoscerlo appena nato a Betlemme.
Rifletti
- Gesù ci tiene a precisare che Egli non è un pastore qualunque, ma è un pastore vero, anzi è "il buon Pastore", perché le pecore sono sue, Gli appartengono, vivono con Lui, fanno parte della sua famiglia; Egli "conosce le sue pecore ed esse conoscono Lui"; non è un mercenario.
- È "buon pastore" perché "entra per la porta, le pecore ascoltano la sua voce: egli le chiama una per una e le conduce fuori, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce" (Gv 10,2-4).
- È "buon pastore" perché non si chiude in se stesso, si occupa anche delle pecore che sono fuori dell'ovile, va alla ricerca delle pecora smarrita e la riconduce nell'ovile portandola sulle sue spalle.
- È "buon pastore" soprattutto perché "offre la vita per le pecore": è un'offerta libera, un'offerta di amore: "Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo".
- Per questo Gesù si distingue dal pastore "mercenario" che pensa solo a sfruttare le pecore e a salvare se stesso. Quanti pastori mercenari sono anche oggi in giro! Essi non danno la vita per le pecore, ma portano inganno e distruzione, sono "ladri e briganti" (Gv 10,8) che pensano solo al proprio interesse e prestigio.
- Ci dice san Pietro: "Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime" (1Pt 2,25). Tutti siamo stati pecorelle smarrite. Anche oggi ci sono tante pecore sbandate tra i cristiani: dobbiamo tornare davvero "al Pastore delle nostre anime", a colui che ha dato la vita per salvarci. È il cammino di conversione che ci deve accompagnare in tutta la vita.
Confronta
- Gesù è davvero per me il "buon Pastore", l'unico Pastore e guida della mia vita, o a volte mi lascio ingannare da mercenari e falsi pastori?
- Quando medito la Passione di Gesù, devo iniziare sempre dalla riflessione che Egli "mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). È questa la chiave per entrare nel mistero della Passione. Il buon Pastore ha dato la vita per me: che cosa sono disposto a dare per Lui?
- Ogni vero amico di Gesù è chiamato a sua volta ad essere un "buon pastore" per il proprio fratello, specialmente per chi è sbandato, per chi è in pericolo, per chi soffre. Se me ne disinteresso mando in rovina una pecorella per la quale il buon Pastore ha dato la vita.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Non v'allontanate mai dalle Piaghe Santissime di Gesù Cristo, procurate che il vostro spirito sia tutto vestito e penetrato dalle Pene Santissime del nostro Salvatore Divino, e siate sicuri che Egli, che è il Pastore Divino, vi condurrà come care pecorelle al suo ovile" (L. IV, 226).
IL MISTERO DELLA CROCE E LO SCANDALO DI PIETRO
Parola di Dio
"Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai".
Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!".
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la Sua croce e mi segua... Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" (Mt 16,21-25).
Per la comprensione
- Il primo annuncio esplicito di Gesù circa la sua Passione avviene subito dopo la professione di fede fatta da Pietro, che riconosce in Gesù "Il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16). Ma la fede di Pietro è ancora molto imperfetta, molto umana.
Egli riconosce in Gesù "il Cristo", cioè il Messia, ma, come tutto il popolo, egli attende un Messia glorioso, un salvatore politico che salvi la nazione dal dominio straniero e instauri un regno terreno. Gesù interviene con forza per correggerlo e illuminarlo.
Rifletti
- Il primo impegno di Gesù era stato quello di farsi riconoscere come il Messia. Lo scopo era stato raggiunto quando Pietro, a nome dei discepoli, Lo aveva riconosciuto come "Cristo" e "Figlio di Dio".
- Subito dopo Gesù comprende che è giunto il momento di precisare che egli è il Messia, ma anche il servo sofferente che avrebbe raggiunto la gloria e donato la salvezza al popolo, passando per la morte e la risurrezione; aggiunge poi che questa è la via della salvezza anche per i suoi discepoli.
- La Passione non è un elemento accessorio nella missione di Gesù, ma la via scelta da Dio. Gesù si affretta ad annunciarlo chiaramente agli apostoli. E da quel momento ripeterà più volte questo annunzio, aggiungendo sempre nuovi particolari sul cammino della croce.
- Pietro, che ama Gesù e si è fatto di Lui un'idea grandiosa ma sbagliata, si ribella a questo annuncio, al pensiero delle sofferenze e soprattutto della morte di Gesù; prende in disparte il Maestro e, con tono deciso e quasi di rimprovero, afferma che una simile eventualità non deve neppure sfiorare la sua mente. La convinzione con la quale ha riconosciuto Gesù come il Cristo, gli da la certezza che Egli non può soffrire, non può soccombere, non può essere sconfitto e meno ancora può essere ucciso.
- Tutte le volte che Gesù direttamente o indirettamente aveva accennato alla sua Passione, gli Apostoli avevano risposto con il silenzio, con l'imbarazzo, con discussioni tra loro, per cercare di interpretare a modo loro un linguaggio misterioso. Ma ora che parla "apertamente" Pietro non può più resistere e interviene con decisione.
- Gesù aveva proclamato "beato" Pietro per la sua professione di fede; ma ora lo chiama "satana", cioè "tentatore", perché, con la sua fede troppo terrena e il suo amore troppo umano, "non pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini". Pietro è allergico alla croce perché ancora non ama seriamente; ama piuttosto se stesso, sogna per sé un avvenire glorioso e potente al fianco del maestro trionfante dei suoi nemici. Ma questo non è il progetto di Dio: è l'inganno di satana.
- La croce non piace a nessuno, non piaceva neppure al Signore, perché era un supplizio orrendo; ma Gesù l'accetta e le va incontro volontariamente perché sa che questa è la via necessaria per la nostra salvezza. Non è l'amore della sofferenza che spinge Gesù verso la Passione, ma l'amore sconfinato per noi.
Confronta
- Qual è il mio atteggiamento di fronte alla Passione di Gesù? Penso solo alla cattiveria di coloro che Lo hanno fatto soffrire e condannato ingiustamente, o vedo in essa il frutto dell'amore infinito di Gesù che "mi ha amato e ha dato se stesso per me"? (Gal 2,20).
- Gesù ha detto anche: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Quali sono le mie reazioni di fronte alle mie croci? Comprendo che non posso essere un vero discepolo di Gesù Crocifisso se anch'io, come Pietro, sono allergico alla croce?
Pensiero di san Paolo della Croce: "In tutte le vostre operazioni, giorno e notte, fuggite da voi come da un orribile nulla, e perdetevi tutta in Dio. Ivi riposate, ivi amate e tacete" (L. II, 470).
IL CHICCO DI FRUMENTO
Parola di Dio
"Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Filippo e Andrea andarono a dirlo a Gesù.
Gesù rispose: "È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo" (Gv 12,20-26).
Per la comprensione
- I "Greci" erano pagani che in qualche modo avevano accolto la fede nel Dio d'Israele e ne seguivano in parte le pratiche religiose; erano chiamati i "timorati di Dio".
Il loro incontro con Gesù avviene prima della sua ultima pasqua. L'ora della Passione si avvicina; Gesù approfitta di ogni occasione per parlarne sempre più apertamente, per preparare i discepoli all'ora delle tenebre, per far capire a tutti che Egli va incontro alla morte volontariamente.
- Il desiderio di vedere e avvicinare Gesù da parte di questi fedeli provenienti dal paganesimo commuove profondamente Gesù, che ormai è tutto preso dal pensiero della sua imminente Passione.
Ma Egli già guarda oltre e vede il frutto che il chicco di grano seminato e marcito porterà presto, quando moltitudini di pagani Lo seguiranno.
Rifletti
- "Vogliamo vedere Gesù": è l'anelito sincero di alcuni pagani. "Vedere Gesù" significa conoscerlo, avvicinarlo, ascoltarlo, parlarci personalmente a tu per tu, forse sentire da Lui se anch'essi possono essere suoi discepoli.
- Questo desiderio dei pagani è in profondo contrasto con l'incredulità dei Giudei che, "sebbene Gesù avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in lui" (Gv 12,37). È il mistero dell'accettazione e del rifiuto della fede, della ricerca e del rifiuto di Dio, oggi come ieri.
- Gesù ha chiara la dinamica della Passione ormai vicina. Egli è il chicco di grano che deve morire per portare molto frutto. La sua "ora" è giunta: quei pagani in attesa ne sono una prova. Gesù intravede la messe che biondeggia: nazioni intere che Lo seguiranno, schiere di Martiri che daranno la vita per Lui, moltitudini di ergini, di Santi che rinunceranno a tutto per seguirlo.
- Il chicco di frumento deve morire per portare frutto. È la legge universale. Così è stato per Gesù, così è per noi: "Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna". Felice perdita che dà il coraggio di donare tutto per avere il tesoro nascosto.
- "È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo": l'ora della Passione è l'ora in cui Gesù "quando sarà innalzato da terra, attirerà tutti a sé" (Gv 12,32).
È l'ora della "morte mistica e della divina rinascita" (san Paolo della Croce).
Confronta
- Vedere Gesù, incontrarlo, conoscerlo meglio, ascoltarlo, seguirlo: è questa la mia aspirazione? Che cosa faccio per attuarla? Credo di conoscere abbastanza il Signore? Quanto tempo impiego per stare con Lui, per leggere e meditare la sua Parola?
- Sono disposto ad essere "chicco di grano" che muore per portare molto frutto? So accettare di morire ogni giorno, in tante piccole morti, per portare quel frutto che il Signore si aspetta da me? Se vedo sterile la mia vita, non sarà forse perché ho paura di ogni sacrificio?
Pensiero di san Paolo della Croce: "Se il grano che si semina non muore, resta solo e non fa frutto. Ma il povero grano, per morire e far frutto, quante ne passa! e piogge e nevi, e venti e sole. Così l'anima è un granello che Dio semina nel grande campo della Chiesa, e per far frutto bisogna che muoia per mezzo di pene e persecuzioni. Quando poi è morto a tutto, fa frutto abbondante e si dispone volentieri ad essere macinato e ridotto in buona farina per farne un pane bianchissimo, impastato con il Sangue dolcissimo dell'Agnello Divino, perché sia posto sopra la regale mensa del grande Re della gloria. Studiate un po' questo punto ai piedi del Crocifisso" (L. 1, 335).
OFFRO LA VITA LIBERAMENTE
Parola di Dio
"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!" (Lc 12,4950).
"Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio" (Gv 10, 17-18).
" Io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi" (Is 50,5-6).
Per la comprensione
- Gesù conosce chiaramente lo scopo della sua venuta sulla terra; conosce la volontà del Padre circa la salvezza dell'uomo; conosce anche la cattiveria umana; sa che la sua missione si compie passando per la croce.
- Ma Egli è pienamente libero, come Dio e come uomo; nessuno può costringerlo a subire la dolorosa Passione; l'accetta liberamente, per amore del Padre e per nostro amore. Egli non attende la Passione da rassegnato, come un male inevitabile, come un semplice innocente sopraffatto dalla violenza. Né il mondo, né gli avversari possono nulla contro di Lui. Va da vincitore incontro alla sua Passione; per questo può dire: "Io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro" e, incamminandosi verso il Getsemani, dice ai discepoli: "Alzatevi, andiamo", perché "io ho vinto il mondo" (Gv 14,30; 16,33).
Rifletti
- Gesù incomincia a parlare della Passione fin dall'inizio della sua vita pubblica. Prima ne parla velatamente, poi in modo sempre più esplicito, descrivendola anche nei minimi particolari. Due cose sottolinea soprattutto: Egli sa che cosa Lo attende da parte dei nemici ma va volontariamente incontro alla morte. "Gesù, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi" (Gv 18,4). Non solo non oppone resistenza, ma coraggiosamente va incontro ai suoi nemici proclamando: "Sono io Gesù Nazareno che voi cercate" (Cf. Gv 18,5).
- Gesù sa che la Passione sarà un battesimo di sangue e brama che arrivi presto. Sa bene che i suoi nemici stanno complottando a Gerusalemme per "toglierlo dal mondo"; ma, quando "giunge la sua ora", non fugge, anzi "si dirige decisamente verso Gerusalemme" (Lc 9,51).
- Non è "il principe di questo mondo", il demonio, il primo artefice della Passione di Gesù; non sono neppure i nemici che tramano contro di Lui. È l'amore del Padre e il desiderio di "compiere la sua volontà", che spinge Gesù verso Gerusalemme: "Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo" (Gv 14,30-31).
- Ma è anche l'amore per noi, il desiderio della nostra salvezza che spinge Gesù verso la croce: "Per loro consacro me stesso" (Gv 17,19). "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10,10).
- Non è stato facile per Gesù accettare la Passione; come uomo ne ha sentito tutta l'ingiustizia e la ripugnanza: "L'anima mia è turbata e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora" (Gv 12,27). Non si tira indietro e va incontro volontariamente alla dolorosa Passione: "Io offro la mia vita... Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso".
- Al momento dell'arresto i nemici cadono a terra, immobili e impotenti, davanti alla maestà e al coraggio del Figlio di Dio: Gesù non fugge, rimane fermo ad attendere che si rialzino per consegnarsi nelle loro mani.
Confronta
- Amare il Padre significa conoscere, accettare e fare la sua volontà. Riusciamo a testimoniare agli altri con la nostra vita che amiamo Dio e che il nostro modo di agire è solo conseguenza di questo rapporto d'amore con Lui?
- Gesù ha sacrificato volontariamente e con amore la sua vita per me. Sono disposto anch'io a fare tutto e accettare tutto per suo amore? Egli per me non si è tirato indietro di fronte alla morte di croce: quante volte io mi tiro indietro, di fronte al più piccolo sacrificio!
Pensiero di san Paolo della Croce: "Chi più è rassegnato alla Volontà di Dio è più santo, perché la rassegnazione perfetta al Volere Divino, racchiude in sé il perfetto amore di santa carità, e nell'amore di Dio vi sono tutte le virtù" (L. 1, 573).
RIFIUTATO DAL SUO POPOLO
Parola di Dio
"In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta... Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,4-5.10-11).
"Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca... 1 sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo" (Lc 11,53-54; 19,47).
"Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio" (Gv 8,59).
Per la comprensione
- Millenni di storia dell'umanità si svolgono intorno a un piano preciso di Dio: preparare l'uomo ad accogliere il Salvatore, il Figlio di Dio, mandato dal Padre a salvare l'uomo perduto.
Per questo Dio sceglie un popolo, affidandogli la missione di donare la vita umana al suo Figlio, di preparare l'ambiente favorevole alla sua manifestazione, di accoglierlo e riconoscerlo come salvatore. Schiere di profeti e di giusti preparano questo avvento.
- Ma quando arriva "la pienezza dei tempi", quando il Figlio di Dio viene e si manifesta, sarà proprio il popolo "eletto" a non riconoscerlo e a rifiutarlo.
Rifletti
"Venne tra la sua gente, ma i suoi non lo hanno accolto". È il grande mistero di Cristo, "segno di contraddizione", rifiutato proprio dal suo popolo. Tutta la vita di Gesù ruota intorno a questo rifiuto.
- Gesù inizia la sua missione predicando "la buona novella": è un insegnamento nuovo, un linguaggio semplice e alla portata di tutti, un messaggio di amore e di misericordia; parla in prima persona, come uno che ha autorità. Conferma poi l'insegnamento con tanti "segni": scaccia i demoni, guarisce ogni tipo di malattia, risuscita i morti.
- Una grande folla segue subito Gesù, Lo acclama e Lo riconosce come grande profeta. Questo entusiasmo suscita l'invidia dei capi e dei tanti maestri del tempo che si ritenevano gli unici depositari della legge.
L'invidia diventa rifiuto, avversione e persecuzione, man mano che Gesù precisa la sua dottrina profondamente innovatrice, che si contrappone agli insegnamenti degli scribi e farisei, dei quali smaschera l'ipocrisia.
- I primi a contestarlo e rifiutarlo sono i suoi compaesani di Nazareth (Mt 13,54 ss.). Poi tutti i capi si coalizzano contro di Lui. Incominciano col mandare "informatori, che si fingessero persone oneste per coglierlo in fallo nelle sue parole e poi consegnarlo all'autorità" (l,c 20,19-20).
Poi "discutono tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù" (Lc 6,11) ; "cercano di farlo perire" e "di mettergli le mani addosso", mandano guardie per catturarlo, tentano di lapidarlo.
- Per sbarazzarsi di Gesù arriveranno a preferirgli Barabba: "Non costui, ma Barabba!" (Gv 18,40) e a scegliere come re l'odiato imperatore romano: "Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare" (Gv 19,15).
- Gesù soffre terribilmente per questo rifiuto; profondamente "rattristato per la durezza del loro cuore" (Mc 3,5), alla fine dovrà annunziare: "Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare" (Mt 21,4345).
- Il rifiuto di Dio, della sua luce e della sua grazia, porta alla più grande cecità e alle più tristi conseguenze: il popolo primogenito diventa l'ultimo, il popolo eletto diventa un popolo reprobo.
Confronta
- Devo riflettere spesso sulle grandi grazie ricevute da Dio, sui segni di predilezione che tante volte il Signore mi ha dato; ma devo ricordare sempre che "a chi fu affidato molto sarà richiesto molto" (Lc 12,48).
- Devo vigilare sulle mie passioni che possono portarmi a scelte che mai avrei pensato e che possono accecarmi talmente da non farmi più distinguere il bene dal male.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Gesù, nostra vita, disse che il suo cibo era fare la volontà dell'eterno suo Padre, e cibandosi Gesù di questa dolce santissima, perfettissima volontà, si cibò sempre di pene interne ed esterne e tutta la sua vita santissima fu tutta croce" (L. 1, 573).
I GIUDEI DECIDONO LA MORTE DI GESÙ
Parola di Dio
"Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quello che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione». Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù pertanto non si faceva vedere più in pubblico tra i giudei" (Gv 11,45-54).
Per la comprensione
- Gesù fin dall'inizio della sua missione incontrò ostilità da parte dei Giudei. Egli parlava con autorità; non si contentava di interpretare la legge, come gli scribi, ma la rinnovava profondamente e metteva in discussione le interpretazioni della tradizione e la condotta dei capi.
- Affermava di essere Figlio di Dio e signore del sabato, rimetteva i peccati, scacciava i venditori dal tempio, gridava contro gli scribi e farisei ipocriti, annunziava che sarebbe
stato tolto il regno di Dio a Israele per darlo ad altri, mangiava con pubblicani e peccatori, compiva grandi prodigi che gli attiravano la simpatia e l'amore di tanta gente.
- Questa condotta suscitò contro di Lui l'ostilità di tutti coloro che contavano: sommi sacerdoti, farisei, scribi, sadducei, erodiani; essi, in lotta tra loro, si unirono nel combattere questo "rabbi", che minava la loro credibilità.
- Il contrasto, manifestatosi già all'inizio della vita pubblica di Gesù, era andato sempre crescendo e raggiunse il culmine con l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e la risurrezione di Lazzaro. I capi radunarono il sinedrio e decisero la sua morte.
Rifletti
- "Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in Lui". I capi riconoscevano che Gesù operava molti prodigi; esperti della legge, avrebbero dovuto riconoscere che erano opera di Dio. Ma, accecati dall'odio e dal risentimento, non cercavano la verità ma solo pretesti e modalità per eliminare Gesù nel modo più tranquillo possibile.
- Il timore di un intervento dei Romani era solo un pretesto; i Giudei sapevano bene che Gesù aveva sempre predicato di "dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Mt 22,21). Aveva pagato anche il suo tributo, come suddito di Roma.
- L'atteggiamento dei Giudei fa riflettere sull'accecamento umano. Quando una passione entra nel cuore dell'uomo non si ragiona più, non si cerca la verità e non si è capaci di vederla; non si guarda in faccia a nessuno, non ci si ferma di fronte a nessuna ingiustizia, a nessun delitto.
Si cerca solo la rivincita sul nemico, il trionfo della propria idea e delle proprie passioni.
- Anche l'intervento di Caifa, che dichiara "come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera", era dettato non dalla ricerca della verità e del bene del popolo, ma solo dal desiderio di trovare un pretesto per uccidere Gesù.
- Dio però sa scrivere diritto anche sulle nostre righe storte e si serve del sommo sacerdote per fargli dire cose in cui egli non crede. Egli "profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi". Sarà Caifa per primo a condannare a morte Gesù e sarà lui, senza saperlo, ad attuare il progetto d'amore di Dio.
Confronta
- Devo riflettere seriamente sui sentimenti profondi che guidano i miei giudizi e le mie scelte, per vedere se, accanto a motivi apparentemente buoni, non vi siano nascosti motivi umani dettati non dalla ricerca del bene e della verità,'ma dalle passioni.
- Gesù è fedele fino in fondo alla sua missione; non si spaventa e non cambia idea per le derisioni, le persecuzioni, le condanne. Egli mi insegna ad essere coerente con la mia fede, con la mia vocazione e missione. Per rimanere fedele a Dio e alla mia coscienza devo essere pronto anche ad essere giudicato e condannato.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Vorrei avere un cuore di serafino, per spiegare le ansie amorose che provano i veri amici del Crocifisso" (L. I. 24).
PIANTO SU GERUSALEMME
Parola di Dio
"Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte. "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!" (Lc 13,33-35).
"Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme... Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata»" (Lc 19,28.4144).
Per la comprensione
- Gesù sale per l'ultima volta a Gerusalemme e tenta l'ultima carta per parlare "al cuore" della sua città. Era venuto qui da bambino, quando fu riconosciuto dal vecchio Simeone; vi era tornato da ragazzo, quando rimase a dialogare con i dottori del tempio; vi era andato molte volte durante i tre anni della vita pubblica, predicando nel tempio e nelle strade, compiendovi prodigi strepitosi; vi era giunto a volte di nascosto; ultimamente era entrato in città portato in trionfo.
- Gerusalemme è la città santa, la città prediletta da Dio, la città delle promesse, è la dimora di Dio; è il monte della salvezza, al quale dovranno affluire tutte le genti. Ad essa Dio ha mandato lungo i secoli i suoi profeti e finalmente il suo stesso Figlio. Inutilmente! Gerusalemme rimane impermeabile alla grazia. A Gesù non resta altro che piangere sulla rovina della città ingrata e ostinata.
Rifletti
- "Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme": Egli sa bene che Lo attende il tradimento, l'arresto e la morte in croce; va volontariamente a Gerusalemme. Aveva tentato tutte le strade per cambiare il cuore di Gerusalemme. È commovente l'immagine della gallina che raccoglie la covata sotto le ali per difenderla da ogni pericolo. Ma deve constatare amaramente: "voi non avete voluto!". La salvezza è stata rifiutata e allora non c'è da attendersi altro che la rovina.
- Gesù, mite e umile di cuore, dopo aver tentato tante volte la via dell'umiltà e della mitezza per attirare a sé il suo popolo, tenta anche l'ingresso trionfale a Gerusalemme ma inutilmente. I capi Lo rifiutano e Gli gridano di far tacere i discepoli che Lo acclamano (Lc 19,39). Allora Gesù contempla dall'alto Gerusalemme e piange su di essa: "Alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi»".
- Gesù anticipa davanti a Gerusalemme le lacrime del Getsemani: lacrime di dolore e di angoscia per l'imminenza della Passione, ma, soprattutto, lacrime di dolore per l'incredulità del popolo e l'inutilità della Passione per tante anime ostinate nel male.
- "Se avessi compreso!... Non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata". Sant'Agostino esclamava: "Ho paura che il Signore passi inutilmente!". A il timore che hanno avuto i Santi. Timore di non riconoscere la grazia di Dio, di non accorgersi del Signore che passa con la sua salvezza, di non corrispondere pienamente ai doni di Dio. Vi sono dei momenti particolari in cui la grazia di Dio è sovrabbondante, come ci ricorda san Paolo: "Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!" (1Cor 6,1-2).
Confronta
- Quante prove d'amore e di misericordia il Signore mi ha dato, dalla mia nascita fino a questo momento! Devo ricordarle spesso una ad una, con viva gratitudine, riflettendo che giustamente il Signore richiede di più a chi ha dato di più.
- Gesù, "alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace»". Gesù ha pianto sulla rovina di Gerusalemme, sul tradimento di Giuda, sulla perdizione di tante anime. Devo vivere in modo che non abbia a piangere anche sulla mia rovina; devo vigilare per riconoscere l'ora del suo passaggio, l'ora della sua salvezza.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Gesù non è venuto per i giusti, ma per i peccatori. Quanto Gli siamo cari noi poveri peccatori, ed io più degli altri, perché ho fatto piangere Gesù più di tutti" (Cf. L. I, 343).
L'UNZIONE DI BETANIA
Parola di Dio
"Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dei profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento danari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me»" (Gv 12,1-8).
Per la comprensione
- Inizia l'ultima settimana della vita pubblica di Gesù e Giovanni la descrive con cura, come aveva fatto per la prima settimana, quando Egli aveva iniziato a manifestare la sua gloria a Cana, per mezzo dei "segni"; adesso invece "è giunta la sua ora", "l'ora delle tenebre", ma anche "l'ora della glorificazione" sulla croce.
- Gesù torna a Betania, dove aveva risuscitato Lazzaro. Un amico comune, un certo Simone detto il lebbroso (Mt 26,6), offre una cena in onore di Gesù e del risuscitato che partecipa insieme alle due sorelle Marta e Maria.
Rifletti
- La cena di Betania, per gli amici che l'hanno organizzata, vuole essere un gesto d'amore e di gratitudine verso Gesù; per Lui è l'occasione per annunziare la sua morte imminente.
- All'inizio della cena Maria, la sorella di Lazzaro, compie un gesto affettuoso verso Gesù: prende un vasetto di "una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso", rompe il vasetto, cosparge il profumo sul capo e sui piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli. Maria, con il suo gesto affettuoso e generoso, vuole dimostrare tutto il suo amore per Gesù.
- Giuda mormora per questo "spreco", perché quel profumo vale 300 denari, una cifra ragguardevole per quei tempi. Gesù difende la donna e collega quel gesto d'amore con la sua Passione ormai vicina.
- Maria e Giuda: l'amore e la freddezza, la fedeltà e il tradimento, la generosità e l'avarizia. La percezione dell'imminenza della Passione accresce l'amore e la generosità in Maria, affretta la fuga e il tradimento di Giuda.
- Maria è colei che ha conosciuto profondamente Gesù, Lo ha amato con tutto il cuore, Lo ha seguito fino in fondo, ha intuito il significato della sua morte e ha voluto donare a Gesù vivo quel profumo che non potrà versare tra pochi giorni sul suo corpo morto.
- Giuda è il discepolo freddo che segue Gesù per interesse e finisce col diventare ladro e traditore.
- Nel seguire Gesù, o si è Maria o si finisce per diventare Giuda. Non c'è una via di mezzo. Quando si segue stancamente il Signore, quando Lo si segue per prospettive umane, si finisce con lo stancarsi di Lui e con il passare al campo opposto.
- Maria è colei che sta volentieri ai piedi di Gesù, che ascolta e medita la sua parola, che Lo segue sempre anche sul Calvario; per questo sarà la prima a vedere la gloria della sua Risurrezione.
- Giuda si allontana sempre più da Gesù, prima con il cuore e poi anche fisicamente e terminerà la sua corsa appeso a un albero.
- Per mascherare la sua avarizia, Giuda si appella ai poveri, "non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro". Quanto è facile la tentazione di mascherare cattive intenzioni con pretesti buoni!
Confronta
- Devo chiedermi spesso perché seguo il Signore: è solo per fede e per amore, o per paura, per motivi egoistici e umani?
- È bello compiere un atto d'amore verso Gesù Crocifisso; ma devo saperlo riconoscere anche nei poveri e nei sofferenti: stando vicino a un "crocifisso" e aiutandolo, io profumo il capo e i piedi di Gesù.
Pensiero di san Paolo della Croce: "La Passione Santissima di Gesù sia sempre nei nostri cuori ed il balsamo dolcissimo che distilla dall'albero sacrosanto della croce profumi tutto il nostro spirito, perché sacrificati in olocausto al Sommo Bene, il Signore ci riceva vittime d'amore in soave odore" (L. II, 279).
IL BARATTO INFAME: "QUANTO MI DATE?"
Parola di Dio
"Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici" (Lc 22,3).
"Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo" (Mt 26,14-16).
Per la comprensione
- I capi dei Giudei cercavano come togliere di mezzo Gesù, senza dare troppo nell'occhio e senza mettersi contro il popolo che stimava e seguiva il Maestro (Cf. Lc 22,1-2). Avevano fatto molti tentativi, ma non erano approdati a nulla. Gesù era sempre sfuggito a ogni tentativo di cattura.
- L'aiuto viene loro da dove meno se lo aspettano: è uno dei discepoli di Gesù, uno dei Dodici, che si presenta per discutere "sul modo di consegnarlo loro di nascosto dalla folla" (Lc 22,3-4).
Rifletti
- "Satana entrò in Giuda". "Rieccolo! Dopo aver tentato Gesù nel deserto all'inizio della vita pubblica, il diavolo s'era allontanato "per ritornare al tempo fissato " (Lc 4,13). Si era riaffacciato diverse volte durante il ministero. Ora è il "tempo fissato" per rientrare in campo, schierando tutte le forze contro Gesù.
Comincia con il ghermirgli uno degli intimi. Un commensale trasformatosi in pentito. Una talpa o spia. Traditore è la parola della Bibbia" (Cingolani, pag. 17).
- "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?". È davvero un baratto infame. Giuda mette sulla bilancia Gesù e Lo svende per trenta denari.
- Perché Giuda è sceso tanto in basso ed è diventato traditore? Egli non ha seguito Gesù per amore, ma per interesse. Spera forse di fare carriera con Lui, spera di arricchirsi. Forse è un bravo amministratore, per questo prende in mano la povera "cassa" di Gesù e incomincia con il rubare quello che i fedeli vi mettono.
- Ma è poca cosa: non ci si arricchisce! Poiché vede sempre più lontano il sogno di un regno messianico di Gesù, approfitta di un momento favorevole. Sa che i capi vogliono catturare il Maestro, ma non sanno come fare; studia lui un piano preciso e lo va ad offrire ai nemici di Gesù.
- Spera in un colpo grosso. Si ritrova con 30 denari, il prezzo di uno schiavo. Ma ora il passo è fatto e non può più tornare indietro. Deve accontentarsi. E si ritrova senza Gesù e senza il guadagno consistente sognato.
- Il denaro ha sempre accecato e corrotto tanta gente, ieri e oggi. Di fronte al guadagno e al benessere materiale non si va per il sottile, spesso si è pronti a tutto, anche a svendere la propria coscienza e tutti i valori del Vangelo, si è pronti a rinnegare anche gli affetti più cari. In quante famiglie si litiga per un mattone, per mille lire, per un palmo di terra! Quanti figli sono addirittura arrivati a uccidere i propri genitori per interessi o per soldi!
Confronta
- Per capire quanto vale Gesù, devo chiedermi: Chi è Gesù per me? Perché Lo seguo? Che cosa mi aspetto da Lui? Che cosa vale Gesù per me? Sono pronto a sacrificare tutto per Lui? I Santi, i Martiri non hanno esitato a sacrificare per Lui anche la vita.
- Se Gesù per me è solo un Dio lontano ed evanescente, o solo il "guaritore" che mi libera da ogni guaio, colui al quale mi rivolgo solo per risolvere i miei problemi concreti, non farò molto cammino con Lui. Alla prima delusione anch'io Lo svenderò, anche per meno di trenta denari.
- Di fronte al comportamento brutale di Giuda, provo ripugnanza; mi dico che a me una cosa simile non capiterà mai. Ma c'è un modo morbido di essere Giuda, che può insinuarsi negli atteggiamenti e nelle scelte. Quando, nella vita di un cristiano, qualcosa conta più di Cristo, il salto dalla parte di Giuda è già avvenuto o è vicino.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Paolo della Croce, appressandosi all'altare, fu udito ripetere sotto voce: "Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori" (P.111, 459).
"La conoscenza di se stesso, delle proprie miserie e del proprio nulla essere, nulla potere, nulla sapere, è il fondamento su cui si deve innalzare l'edificio di tutte le virtù e della perfezione". (Cf. L. 1, 804)
"LI AMÒ SINO ALLA FINE": LA LAVANDA DEI PIEDI
Parola di Dio
"Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano... Gesù... si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!»... Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi»" (Gv 13, 1-15).
Per la comprensione
- È la cena dell'addio e dell'Eucaristia, la cena dell'Amore. Gesù l'inizia dicendo: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione" (Lc 22,14). Eppure gli Apostoli sono presi da ben altri pensieri: "Sorse anche una discussione, chi di loro poteva essere considerato il più grande" (Lc 22, 24). Gesù li ammonisce: "Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve... Io sto in mezzo a voi come colui che serve" (Lc 22,26-27). E ne dà subito un esempio pratico: si alza da tavola e lava i piedi agli apostoli. Era il servizio riservato agli schiavi che lavavano i piedi al padrone e ai suoi ospiti.
Rifletti
- La tentazione dell'orgoglio, del potere, del dominio sugli altri è sempre in agguato e anche gli apostoli ne fanno l'esperienza: non avevano capito nulla degli insegnamenti del Maestro. Gesù sta per dare la vita per gli altri: ma chi non capisce la lezione dell'umiltà e del servizio, non capisce neppure la lezione della croce. L'orgoglio uccide l'amore. Per questo Pietro si era ribellato all'idea della croce.
- "Per i Sinottici Gesù, come culmine del suo amore, si dona in cibo e bevanda nelle specie del pane e del vino, segno del dono della sua vita. Per Giovanni Gesù, come culmine del suo amore, lava i piedi all'umanità, cioè la purifica dal peccato immolando la sua vita per amore" (Cingolani, pag. 21).
- Pietro ha profonda stima del Maestro, Lo ama, ma non è entrato ancora nella sua mentalità, per questo non capisce quando gli parla di croce e di morte e quando vuole lavargli i piedi. Gesù vuole mostrare a lui e agli Apostoli che li ama, fino al punto di inginocchiarsi davanti a loro per lavare i loro piedi.
- "Non mi laverai mai i piedi!": è l'atteggiamento dell'orgoglio, dell'autosufficienza.
"Se non ti laverò, non avrai parte con me": se non ti lasci amare, se non ti lasci lavare, anche la mia morte sarà inutile per te, non avrai la mia salvezza.
- Pietro e gli Apostoli erano chiamati a "sedere sul trono, per giudicare le dodici tribù di Israele" (Lc 22,30); questo non doveva essere un dominio, ma un servizio, un dare la vita per i fratelli, come aveva fatto il Maestro: "Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi".
- È questa la grande lezione di Gesù: se volete essere miei discepoli, se volete essere i primi del regno, non dovete discutere per sapere chi è più importante, chi ha più potere, ma dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri, cioè dovete essere disposti a servire i fratelli, fino a dare la vita per essi.
Confronta
- Sarò io ad inginocchiarmi spesso davanti a Gesù per farmi lavare da Lui, "non solo i piedi, ma anche le mani e il capo": cioè per farmi rinnovare totalmente, per liberarmi soprattutto dall'orgoglio e dall'autosufficienza.
- "Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri": è il comandamento nuovo, è il frutto della fede e dell'amore: è amare, perdonare, servire e riconoscere Gesù nei fratelli. Se non lavo i piedi dei fratelli, impedisco a Gesù di lavare i miei piedi, non faccio parte del suo regno, non posso partecipare degnamente all'Eucaristia.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Esercitatevi nella vera carità, sopportandovi a vicenda, compatendovi e aiutandovi gli uni gli altri" (L. IV, 268).
IL TRADITORE SVELATO
Parola di Dio
"Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo... Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse.
Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».
Rispose allora Gesù: «E colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».
Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte" (Gv 13,2.1011.18.21-30).
Per la comprensione
- "Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di Lui": è il progetto di Dio, che vuole la salvezza dell'uomo per mezzo della Passione di Gesù. Ma c'è anche la tremenda responsabilità della libertà umana, il complotto dei capi e il tradimento di Giuda: "Guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito".
L'abietto scopo personale di Giuda attua inconsapevolmente il progetto di Dio.
- Perché Giuda tradisce Gesù? Avidità di denaro? Delusione messianica? Rifiuto di Gesù? Il cuore umano è davvero un abisso insondabile. Gesù sa bene chi è il traditore; ma non lo rivela apertamente agli apostoli, per dare a Giuda la possibilità di ravvedersi. Inutilmente.
Rifletti
- Il tradimento di Giuda è il tradimento dell'amicizia. La reazione di Gesù e le sue parole rivelano tutta la gravità del tradimento: "Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà...»".
- Gesù ha scelto Giuda come apostolo; lo ha amato e lo ha prescelto fra tanti. Gli ha dato un segno di particolare fiducia costituendolo amministratore della comunità degli Apostoli, Giuda risponde con il tradimento. Quanto più grande è stato l'amore di Gesù per Giuda, tanto più grave è stato il suo peccato.
- Il disegno di Dio non riduce Giuda ad una marionetta impotente: è libero di seguire Gesù o di tradirlo; sceglie liberamente il tradimento e ne è responsabile.
- Giuda tradisce Gesù per trenta denari, somma che poi non riuscirà neppure a godersi! Quante volte anche oggi il Signore viene rinnegato, tradito per cose anche di poco o nessun valore!
- Giuda, sconvolto dalla passione, non riesce a stare ancora nel Cenacolo: fugge nella notte buia per andare a consumare il suo tradimento, perché "satana era entrato in lui".
Quando una passione entra nel cuore, vi entra satana.
Se rimani al fianco di Gesù, con il capo reclinato sul suo petto come Giovanni, satana mai potrà entrare in te, non avrai nulla da temere.
Confronta
- Neppure io posso evitare di pormi la domanda: "Sono forse io?".
Anch'io posso essere come Giuda che tradisce, come Pietro che rinnega o come Giovanni che posa il capo sul petto di Gesù e Lo segue fino al Calvario. Spetta a me la scelta. Devo riflettere su quanto Gesù ha fatto per me: quante prove d'amore, quanta amicizia, quanta predilezione! Come corrispondo a tante grazie?
- Giuda era stato chiamato ad essere una pietra angolare della Chiesa; diventa pietra d'inciampo: "sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!". Parole tremende! Devo pregare e vegliare perché il Signore non abbia mai a pronunciarle per me.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Siate fedele, figliola, siate fedele, in particolare nell'esercizio delle virtù, nell'umiltà di cuore, nella cognizione del proprio niente; siate mansueta, modestissima, amante del silenzio" (L. 111, 368).
"QUESTO E’ IL MIO CORPO DATO PER VOI"
Parola di Dio
"Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me... Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno pertanto esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice, perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11,23-29).
«Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»" (Gv 6,48-51).
Per la comprensione
- La cena pasquale era l'evento religioso più importante per gli Ebrei perché era il "memoriale" della liberazione dall'Egitto. Gesù fa coincidere la sua ultima cena, la cena dell'addio e dei doni, con la cena pasquale. Anche la sua morte coinciderà tra poco con il momento dell'immolazione degli agnelli pasquali: termina così la prima Alleanza e la Pasqua antica e inizia la nuova Alleanza e la nuova Pasqua.
Il cuore della Cena Pasquale è la consapevolezza di Gesù della nuova e definitiva liberazione che sta per compiersi con la sua immolazione e il gesto imprevedibile del dono dell'Eucaristia, come "memoriale" della sua Pasqua di morte e risurrezione. Per capire il vero significato dell'Eucaristia dobbiamo meditarla alla luce della Passione.
Rifletti
- "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione" (1.c 22,15); "Nella notte in cui veniva tradito". "Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13,1): queste parole ci fanno capire lo stato d'animo di Gesù e il significato teologico del dono dell'Eucaristia. La notte del tradimento e dell'odio è scelta da Gesù per la più grande prova d'amore.
- "Prendete e mangiate": Gesù lo aveva detto anche altre volte alle folle affamate, quando, mosso da compassione, aveva moltiplicato i pani e i pesci; ma poi aveva aggiunto: "Procuratevi il cibo che non perisce... Io sono il pane della vita... Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6,27.48.51).
- Gesù mantiene la promessa e offre se stesso da mangiare non a pochi fortunati, ma a tutta l'umanità. Però il chicco di frumento deve prima essere macinato per diventare pane da offrire. Gesù sa che è questa la sua ora. Prima di offrirsi ai nemici per essere macinato, compie un'altra moltiplicazione straordinaria: moltiplica la sua carne e la offre ai suoi discepoli e a tutti noi.
- "Fate questo in memoria di me". Questo comando di Gesù "lega saldamente la vita all'Eucaristia... In memoria di Gesù stgntftcherà tinprontare la vtta su Gesù con la forza dell'Eucaristia. Fare della Passione il modello di vita delle persone e delle comunità. Vivere a livello-Gesù" (Cingolani, pag. 31).
Confronta
- Quando partecipo alla Messa, quando mi accosto all'altare, quando sosto in adorazione davanti al tabernacolo, devo pensare di essere sul Calvario per offrire di nuovo al Padre il grande sacrificio, per unirmi a Maria in adorazione ai piedi della croce, per ricevere in cibo quella vittima immolata per me.
- Se l'Eucaristia è il pane della vita, devo esserne affamato, devo desiderare, per quanto è possibile, che diventi il mio pane quotidiano.
- L'Eucaristia è il sacramento della fede: devo riceverla sempre con grande fede e purezza di cuore, "riconoscendo il corpo del Signore", perché diventi per me "sacramento di salvezza" e non sia "mangiare e bere la mia condanna".
Pensiero di san Paolo della Croce: "Faccia quanto può per andare alla Messa ogni mattina, e porti con sé nella casa interna il dolce Gesù eucaristico e stia sempre unita a Lui. Desidero che il suo cuore sia un vero altare, sul quale sia sempre esposto il dolce Gesù e lei stia in puro spirito ai suoi piedi divini, come la Maddalena, ascoltando le sue divine parole, e lei tutta abbandonata ed assorbita in questo infinito Bene, stia in sacro silenzio di fede e di santo amore ascoltandolo, e sempre più s'abissi nel mare immenso della sua divina carità" (Cf. L.111, 371).
IL SANGUE DELLA NUOVA ALLEANZA
Parola di Dio
"Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20).
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'Alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati»" (Mt 26,27-28).
Per la comprensione
- "Senza spargimento di sangue non esiste perdono" (Eb 9,22). L'uomo in tutti i tempi e in tutti i luoghi, per implorare il perdono ha offerto a Dio il sangue di animali innocenti. "Per questo neanche la prima alleanza fu inaugurata senza sangue. Mosè, dopo aver promulgato la legge, asperse il popolo con il sangue di vitelli e di capri, dicendo: «Questo è il sangue dell'alleanza che Dio ha stabilito per voi»" (Cf. Eb 9,18-20).
- Nell'ultima cena, con l'istituzione dell'Eucaristia, Gesù anticipa al Padre l'offerta del suo sacrificio per la remissione dei peccati e per concludere con l'umanità rinnovata una nuova alleanza nel suo Sangue.
Rifletti
- "Questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati". Gesù sta per immolarsi sulla croce, versando il suo Sangue per ottenerci il perdono dei peccati. Ci anticipa e perpetua il dono, cambiando il vino nel suo Sangue.
- Il Sangue di Gesù che riceviamo nell'Eucaristia è il segno e la sicurezza del perdono accordato: quel Sangue ci purifica e ci rinnova profondamente. Dovremmo accostarci a riceverlo con la fede e con l'ardore di santa Caterina da Siena, la mistica del Sangue di Cristo. Come sarebbero diverse le nostre Comunioni!
- Il Sangue dell'Eucaristia ci ricorda continuamente la gravità del peccato che ha richiesto il Sangue del Figlio di Dio per essere lavato: non può essere piccola cosa, se richiede un prezzo tanto alto!
- "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue". Per gli Ebrei c'era una sola alleanza, quella del Sinai, tra Dio e il suo popolo. Gesù dichiara che quella alleanza è finita: nel suo Sangue ne inizia una nuova ed eterna.
La prima alleanza, stipulata con il sangue di animali, era solo una prefigurazione. Ma già i Profeti avevano annunziato la promessa di una Alleanza Nuova ed eterna, un patto per mezzo del quale Dio avrebbe donato al suo popolo tutto il suo amore, il suo perdono e la sua pace; un'unione così intima e profonda, da essere simile a un'unione sponsale, con la freschezza e la gioia di un amore giovane.
- Questa è l'alleanza d'amore, conclusa nel sangue, con cui Gesù lega il suo Cuore agli uomini, si promette all'umanità e la prende come sposa. Questo amore rivela la sua autenticità, perché si esprime per mezzo del suo Sangue sparso e sanziona l'unione con il dono totale di Se stesso.
Sebbene la Passione sia un evento tragico, Gesù la considera come un fresco amore di fidanzato, ansioso di sbocciare in gioia completa e di realizzare un'unione perfetta. Egli nella semplice parola "alleanza", vuole manifestarci tutto il mistero del suo amore (Cf. J. Gallot, La Beata Passio, pag. 129).
- Secondo le parole di Gesù "Questa è la nuova alleanza nel mio sangue", "nel calice c'è il sangue, ma è presente soprattutto e prima di tutto l'alleanza, cioè l'amore divino che si dona agli uomini definitivamente. Aggiungendo «Fate questo in memoria di me», voleva che quell'ora in cui era stata proclamata l'alleanza, si ripetesse senza fine nella storia" (Cf. J. Gallot pag. 130).
Confronta
- L'Eucaristia è il sacramento della fede: nel riceverla i sensi non mi aiutano a capire il mistero. Bevendo al calice, solo la fede mi dice che sto bevendo il Sangue di Cristo. Per questo, prima di accostarmi all'altare, devo rinnovare la mia fede per credere che sto per ricevere il Sangue di Cristo che mi purifica e mi rinnova.
- Il "sangue dell'alleanza" mi ricorda tutto l'amore infinito di Gesù, per me: non solo è stato versato per mio amore ma mi viene offerto ogni giorno per la mia salvezza. Nel Sangue di Gesù devo trovare ogni giorno la forza per essere sempre pronto a dare il mio sangue per il Signore e per i fratelli.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Giosco nel Signore che spesso vi troviate immersa nella SS.ma Passione del dolce Gesù e nella grande fornace del Sommo Bene Eucaristico, perché lì berrete a fiumi fuoco di santo amore, i tesori della divina grazia e sante virtù" (Cf. L. IV, 96).
"FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME"
Parola di Dio
"Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore" (1Cor 11,23-29).
Per la comprensione
- San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, ci ha tramandato la narrazione più esauriente e più antica dell'istituzione dell'Eucaristia. Essa sottolinea soprattutto il riferimento essenziale dell'Eucaristia alla Passione del Signore.
- L'Eucaristia è l'anticipo della Passione, ma ne è anche il prolungamento, il compendio, la spiegazione e il memoriale perenne. Non ci sarebbe stato il pane spezzato e il sangue versato dell'Eucaristia senza la Passione; ma la Passione sarebbe un episodio lontano e isolato senza l'Eucaristia. Questa svela il vero significato della morte del Signore e questa a sua volta ci fa capire il vero significato dell'Eucaristia.
Rifletti
- "Nella notte in cui veniva tradito": la notte dell'odio e del rifiuto, la notte della "consegna", la notte in cui l'uomo inizia la Passione cruenta del Figlio di Dio, è per Gesù la notte dell'amore, la notte del dono di sé. Mentre l'uomo Lo caccia in modo cruento dalla terra, Gesù inventa il dono che Gli permette di restare sempre in mezzo agli uomini.
- "Prese del pane, lo spezzò e lo diede": ecco il corpo di Gesù che sarà spezzato tra breve dall'odio dell'uomo; ma Gesù dona a noi in cibo questo pane spezzato, come un giorno aveva spezzato e dato il pane moltiplicato per sfamare la folla che Lo seguiva.
- "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue": il simbolo cede il posto alla realtà; il sangue degli animali è sostituito dal Sangue di Cristo; viene abolita la prima alleanza, sancita con il sangue degli animali e viene proclamata la nuova alleanza, fondata sul Sangue di Cristo.
- "Fate questo in memoria di me. Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga". È il Cristo morto e risorto che ricordiamo, celebriamo e perpetuiamo nell'Eucaristia. Non possiamo avvicinarci all'altare senza ricordare la croce. L'Eucaristia perpetua l'immolazione di Gesù, la rende sempre attuale e ne distribuisce continuamente i frutti.
- "Fate questo in memoria di me" lega saldamente la vita all'Eucaristia. Il comandamento nuovo culmina nella capacità di dare la vita, da attuare anche in quanto commensali di Gesù e in sua memoria. Non si tratta soltanto di rifare il rito, ma di prolungare nell'esistenza cristiana l'amore di Gesù che dà la vita per la salvezza del mondo. In memoria di Gesù significherà improntare la vita su Gesù, con la forza dell'Eucaristia. Fare della Passione il modello di vita delle persone e delle comunità (Cf. Cingolani, pag. 31).
Ogni giorno Gesù rinnova centinaia di migliaia di volte la sua offerta al Padre sugli altari del mondo. Sulla croce offrì solo se stesso; sugli altari offre anche il suo corpo mistico, anche me stesso. Mi unirò spesso consapevolmente a questa offerta.
Confronta
- Devo sentire il dovere e il bisogno di "annunziare la morte del Signore" ogni volta che partecipo alla santa Messa, ogni volta che mi accosto all'Eucaristia. Devo sentirmi sul Calvario ogni volta che sono ai piedi dell'altare. Devo ricordare Gesù immolato sugli altari del mondo ogni volta che medito la Passione del Signore.
- Gesù morto e risorto presente nell'Eucaristia mi deve aiutare a riconoscere Gesù Crocifisso presente in tutti coloro che soffrono. Devo avvicinarli e trattarli con quella fede e con quell'amore con cui cerco di trattare il Corpo Eucaristico del Signore.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Nella Messa vengono rappresentate al vivo la Passione e la Morte di Gesù Cristo. Lo stesso Figlio di Dio si offre di nuovo mediante il ministero dei sacerdoti all'eterno Padre Divino in perfetto olocausto per i peccati del mondo, e per colmare tutto il mondo di beni immensi ed immortali" (Cf. P.111, 459).
IL COMANDAMENTO NUOVO
Parola di Dio
"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,34-35).
"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.... Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri" (Gv 15,12-13;17).
Per la comprensione
- L'ultima cena è la cena dell'addio, della lavanda dei piedi e dell'Eucaristia. È anche l'inizio della Passione.
Essa rivela tutto l'amore di Gesù per gli uomini, ma anche tutta la debolezza e l'ingratitudine umana: Giuda sta per tradirlo, Pietro Lo rinnegherà, tutti gli Apostoli Lo abbandoneranno, il suo popolo viene per arrestarlo.
- "Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla cine" (Gv 13,1).
Proprio nella cena dell'amore e del tradimento, Gesù ci lascia il suo testamento, ci dona "un comandamento nuovo".
Come un padre che sta per lasciare i figli, Gesù ci lascia gli ultimi ricordi, l'ultimo comandamento, che dovrà restare indelebile nella mente dei suoi figli: "Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi".
Rifletti
- "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri". Tutto l'insegnamento di Gesù è basato sul comandamento dell'amore, con due direttrici inseparabili: Dio e il prossimo. Amare Dio, amare tutti, anche i nemici (Cf. Lc 6,27). È un comandamento "nuovo", anche se già presente nell'A.T., perché è rinnovato profondamente nelle sue motivazioni e perché non ammette esclusioni.
- Sembra che Gesù insista più sull'amore del prossimo che sull'amore di Dio. La spiegazione ce la dà Giovanni: "Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede" (1Gv 4,20).
- "È il mio comandamento", è il testamento di Gesù. Tutti i comandamenti sono suoi, vengono da Lui; ma Gesù chiama "suo" il comandamento dell'amore, perché Egli è amore, perché ha amato "sino alla fine", perché ha amato per primo, perché questo è il primo e il più importante dei suoi comandamenti.
- "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi". Gesù cambia motivazioni e prospettive all'amore fraterno: non solo "ama il prossimo tuo come te stesso" (Lv 19,18), ma amatevi "come io ho amato voi". Gesù pone se stesso come unico modello di amore, cioè: amare "sino alla fine", fino all'eccesso; amare fino a "lavarsi i piedi gli uni gli altri"; amare fino a farsi "servo" di tutti; amare fino a farsi mangiare: "Prendete e mangiate"; amare fino a dare la vita per la persona che si ama: "Non c'è amore più grande".
- "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli". Chi è il cristiano? È uno che ama sempre e ama tutti. L'amore è il primo distintivo del cristiano. I primi cristiani venivano riconosciuti proprio dall'amore: "Vedete come si amano!", si diceva di loro. È inutile illudersi: se non amiamo sempre, se non amiamo tutti, non siamo cristiani. Nel giudizio saremo giudicati sull'amore.
- "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". Gesù lo ha fatto: ha dato la vita per tutti, amici e nemici, anche per coloro che Lo crocifiggevano. L'amore vero non conosce limiti, non accetta misure, è pronto a dare tutto.
Confronta
- Essere amici di Gesù Crocifisso significa fare come ha fatto Lui, soprattutto amare come ha amato Lui, essere disposti a lavare i piedi di tutti i fratelli, anche di Giuda, a dare la vita, cioè tutto, ad amare anche chi non ci ama e ci crocifigge.
- Un giorno sarò giudicato sull'amore: "Questo l'avete fatto a me, o non l'avete fatto a me" (Mt 25,40.45): saranno le ultime parole che udrò dalla bocca del Signore, parole di salvezza o parole di condanna. Per questo devo abituarmi a fare continuamente l'esame di coscienza sull'amore, ricordando anche che l'amore vero "copre una moltitudine di peccati" (1 Pt 4,8).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Vi prego di ricordare sempre quel santo precetto d'amore che Gesù diede ai suoi discepoli prima di andare alla morte, là in quell'ultima cena: «Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate fra voi, come vi ho amato io». Ah, che dolcissime parole! L'esempio è chiaro. Amatevi, amatevi, fratelli e sorelle carissimi, ricordatevi che mai piacerete a Dio se non vi amate" (Cf. L. 1, 53).
GESÙ PREDICE IL RINNEGAMENTO DI PIETRO
Parola di Dio
"Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte»" (Gv 13,36-38).
"Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli" (Mt 26,31-35).
Per la comprensione
- "Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (l,c 22,31-32).
- Pietro è il discepolo che Gesù ha scelto come capo degli Apostoli; ed egli ci tiene a manifestare in ogni circostanza il suo attaccamento al Maestro.
È un tipo istintivo e generoso che passa da un eccesso al suo opposto: riconosce per primo Gesù come Messia e Figlio di Dio, ma si ribella quando gli parla di croce; non vuole farsi lavare i piedi da Gesù, poi chiede che gli lavi anche le mani e il capo; vuole camminare sulle acque come Gesù, ma poi si spaventa e incomincia ad affondare; sta vicino a Gesù nel Getsemani, ma si addormenta subito; porta una spada per difendere il Maestro, ma è uno dei primi a fuggire. Gesù ha cercato di aiutare Pietro a maturare, a essere più stabile ed equilibrato; anche la predizione precisa della sua caduta rientra in questa pedagogia.
Rifletti
- Tutti e quattro gli Evangelisti narrano dettagliatamente la predizione del rinnegamento di Pietro, per farci capire che è un monito e un insegnamento importante per tutti. La cosa che più risalta è la sicurezza di Pietro: è sicuro dei suoi sentimenti e delle sue forze, è sicuro del suo attaccamento al Maestro. Si dice pronto ad affrontare la morte per Lui e non crede alla sua parola che gli assicura che quella notte stessa Lo rinnegherà tre volte.
- Pietro protesta: "Darò la mia vita per te... Anche se dovessi morire con te non ti rinnegherò". Tra poche ore Pietro imparerà a sue spese a conoscere la propria debolezza e la verità della parola del Signore: "Lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Mt 26,41). Anche gli altri Apostoli ostentano sicurezza e giurano fedeltà. Ma presto faranno lo stesso naufragio.
- Pietro si crede più forte degli altri Apostoli: "Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai".
Forse il fatto che Gesù lo ha scelto come capo degli Apostoli lo riempie di orgoglio e lo fa credere di essere il migliore. Pietro e gli altri Apostoli non si accorgono che c'è un nemico occulto che si aggira tra loro per allontanarli da Gesù e perderli. E’ satana che sta cercando di "vagliarli come il grano" per isolare Gesù e far fallire la sua opera.
- "Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede". Ecco la salvezza di Pietro: è la preghiera di Gesù che gli conserva la fede, che lo salva e lo fa ravvedere dopo il peccato.
Confronta
- Devo rendermi conto che la tentazione è sempre in agguato e mai posso sentirmi sicuro. È Pietro stesso, edotto a sue spese, che ci ammonisce: "Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede" (1Pt 5,8-9).
- L'umiltà è la virtù dei forti: mi fa diffidare di me stesso, mi fa fuggire le occasioni, non mi fa credere migliore degli altri. L'umiltà mi spinge a cercare l'aiuto nella preghiera e nella frequenza dei Sacramenti: senza l'aiuto continuo del Signore posso diventare il peggiore degli uomini.
Pensiero di san Paolo della Croce: "La vorrei più fervoroso nell'orazione: faccia attenzione di non lasciarla mai, perché sarebbe la sua rovina. Oh, felici quelli che saranno volentieri crocifissi con Cristo! Che voglio dire? Felici quelli che sono fedeli nel soffrire ogni pena per amore di Gesù!" (Cf. L. I, 53).
PREGHIERA SACERDOTALE: OBLAZIONE E INTERCESSIONE
Parola di Dio
"Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: "Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Io prego per loro; non prego per il mondo... Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi... Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria. E l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro" (Gv 17).
Per la comprensione
- Gesù ha desiderato ardentemente di mangiare l'ultima cena con i suoi apostoli prima della sua Passione per aprire loro tutto il suo cuore (Cf. Lc 22,15) e per lasciare loro, come un padre, gli ultimi ricordi.
- "Il discepolo che Gesù amava" nei capitoli 13-16 del suo vangelo compendia gli ultimi insegnamenti di Gesù e nel capitolo 17 trasforma in preghiera quanto ha compendiato. È "la preghiera sacerdotale" che Gesù, sommo ed eterno sacerdote, rivolge al Padre prima di salire l'altare della croce.
Rifletti
- Il centro dell'ultima cena è l'Eucaristia: con essa inizia e viene perpetuata la Passione, come "memoriale della morte del Signore". Per capire il lungo discorso di Gesù nell'ultima cena e la preghiera sacerdotale bisogna tener presente questo grande dono d'amore.
- "È giunta l'ora". Si sta per compiere il piano di Dio: la gloria del Padre e la salvezza degli uomini. Gesù è venuto per quest'ora, ha fatto sempre riferimento a quest'ora; nessuno Gli ha potuto fare del male prima che giungesse la sua ora; ha atteso quasi con impazienza l'arrivo di quest'ora.
- "Padre, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te". È la gloria di essere innalzato sul trono della croce, la gloria che è frutto dell'umiliazione e della sofferenza, frutto dell'obbedienza al Padre fino alla morte di croce (Fil 2, 811). Gesù glorifica il Padre facendo la sua volontà e riportando a Lui l'uomo salvato, rappacificando la terra con il cielo.
- "Per loro consacro me stesso": Gesù è la vittima pura e santa che si offre al Padre per i fratelli peccatori; è l'eterno sacerdote che non offre olocausti di povere creature, ma offre se stesso.
- "Io prego per loro... e per tutti coloro che per la loro parola crederanno in me". Quanto è consolante pensare che Gesù ha pregato anche per me, perché la mia fede mai venga meno, perché non vada perduto, perché anch'io sia consacrato a Dio nella verità, perché possa essere con Lui per contemplare la sua gloria, perché sia strumento di unità.
- "Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno". Il "mondo" è il regno del male; Gesù ripete 15 volte questa parola nella sua preghiera per mettercene in guardia. Ma colui che "ha vinto il mondo" prega e veglia perché anche i suoi discepoli ne siano vittoriosi.
- "Tutti siano una cosa sola". È l'anelito supremo di Gesù; essere "una cosa sola", "in noi" e "come noi": il miracolo dell'unità può avvenire solo in Dio, se si è uniti strettamente a Lui, a imitazione del mistero dell'Unità e Trinità di Dio. "Perché il mondo creda": l'amore è il distintivo dei cristiani, è il segno autentico della presenza di Cristo nella sua Chiesa.
Confronta
- Anch'io sono chiamato a glorificare il Padre con la mia vita: Lo glorifico facendo sempre la sua volontà, specialmente quando anche per me giunge l'ora della prova. Avrò allora la certezza che anch'io parteciperò alla gloria di Cristo.
- La mia missione di discepolo di Cristo è di essere sempre strumento di unità nella famiglia, nella Chiesa, nel mondo. Solo così Gesù mi riconosce per suo discepolo e sono per i fratelli uno strumento per incontrare Cristo. Se porto divisione sono strumento di satana.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Continui l'accennato sacrificio nel fuoco della divina carità sin che la vittima sia tutta incenerita in tale fornace divina, poiché subito l'aura dello Spirito Santo innalza la vile cenere, la sparge e la fa perdere nell'abisso della divinità" (Cf. L.111, 173).
GESÙ PREGA NEL GETSEMANI
Parola di Dio
"Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia.
Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole" (Mt 26,36-44).
Per la comprensione
- Getsemani significa "frantoio per le ulive": era un orto di proprietà di un discepolo del Signore nella valle del torrente Cedron, sul lato occidentale del Monte degli Ulivi, vicino a Gerusalemme.
- La preghiera di Gesù nel Getsemani è uno degli episodi più impressionanti della Passione.
È una prova dell'autenticità del Vangelo: nessun discepolo avrebbe avuto il coraggio di inventarlo.
Rifletti
- Gesù va nel Getsemani per pregare. Trascorre in preghiera le ultime ore libere della vita. Aveva sempre pregato prima di ogni azione importante. Prega prima di iniziare la sua Passione. Sa che cosa Lo attende nel Getsemani. Avrebbe potuto nascondersi, fuggire nella notte; va invece in un luogo conosciuto da Giuda per andare volontariamente incontro alla morte.
- Gesù ha desiderato ardentemente quest'ora per dare la vita per noi. Ma di fronte al calice amaro che deve bere prova "paura, tristezza e angoscia"; è tanto triste da sentirsi morire; vuole provare tutte le debolezze della natura umana, eccetto il peccato, per essere più vicino a chi soffre: "Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4).
- Gesù apre il suo cuore angosciato ai discepoli appesantiti dal sonno: ha bisogno di "stare con loro", di sentire la presenza e il conforto degli amici più intimi; vuole vicini a sé Pietro, Giacomo e Giovanni, che sono stati testimoni dei suoi miracoli più grandi e hanno contemplato la sua gloria sul Tabor.
- Ma anche gli amici più cari Lo deludono, non sanno tenergli compagnia neppure un'ora e si addormentano. Pagheranno cara questa debolezza e mancanza di amore. "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole". Gli apostoli lo sperimenteranno presto.
- "Abbà, Padre mio". Gesù si rifugia nella preghiera, cerca il conforto nel Padre. Prega con la fiducia di Figlio; prega intensamente, con umiltà, "prostrato con la faccia a terra". Prega per tre volte, cioè a lungo, ripetendo le stesse parole: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu".
- Gesù, come uomo, prega per essere liberato dal bere il calice amaro della sua Passione e morte; ma come Figlio di Dio, come Redentore, vuole solo che si compia la volontà del Padre. Per questo aveva detto: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" (Gv 4,34). Non è una supplica rassegnata, ma è una preghiera accorata che si compia in Lui la volontà del Padre.
Confronta
- Gesù ti chiama in quest'ora a tenergli compagnia nel Getsemani: sappi "vegliare e pregare con Lui". È un grande dono essere scelto da Gesù a tenergli compagnia nella sua Passione. Sai trovare ogni giorno un po' di tempo per "stare con Lui"?
- Non ti scoraggiare se anche tu provi difficoltà a fare la volontà del Padre, soprattutto di fronte alla croce e alla morte. Ma nei momenti difficili impara da Gesù a trovare forza e conforto nella preghiera. Gesù ti invita a pregare per non cadere nella tentazione di ribellarti alla volontà di Dio. Sappi perseverare nella preghiera. Così anche per te la volontà del Padre diventerà cibo quotidiano.
- Impara da Gesù a pregare con fiducia, con umiltà, con perseveranza, non per piegare Dio a fare la tua volontà, ma per avere luce per conoscere la volontà del Padre e forza per accettarla sempre nella tua vita.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Faccia un fascio di tutti i travagli che soffre e li ponga nel Divin Beneplacito come permessi dal Signore, accompagni tale offerta con un dolce slancio amoroso, in pace. Gli dica così: Sì, o Padre, perché così è piaciuto a Te! O Padre dolcissimo, quanto mi è cara la tua Santissima Volontà! Padre,... non sia fatta la mia, ma la tua volontà!" (L. I, 678).
L'ANGELO DELL'AGONIA E IL SUDORE DI SANGUE
Parola di Dio
"Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione»" (Lc 22, 39-46).
Per la comprensione
- Solo l'evangelista Luca riferisce il sudore di sangue di Gesù nell'orto del Getsemani e il conforto dell'angelo. È una testimonianza tanto sconvolgente da fare scandalo, tanto che alcuni testi antichi l'hanno fatta scomparire. Luca presenta la preghiera di Gesù nel Getsemani come una lotta coraggiosa, "agonia", per fare la volontà del Padre.
Rifletti
- Nell'orto del Getsemani Gesù appare davvero in tutto simile agli uomini, eccetto il peccato: vuole provare "paura, tristezza, angoscia... È triste fino alla morte... Si riduce come in agonia".
- "Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo". È l'angelo del Getsemani; è il segno dell'amore del Padre, che è sempre intimamente unito al Figlio che soffre. Quale conforto porta l'angelo a Gesù? Gli ricorda "la volontà del Padre", e che `°il Cristo doveva patire per la salvezza degli uomini e per entrare nella sua gloria" (Cf. Lc 24,26).
- Gesù accetta il progetto del Padre, ma per lo sforzo violento si riduce come in agonia e incomincia a sudare sangue: "il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra". Un fenomeno conosciuto dai medici, causato da una forte sofferenza, ma che in Gesù si manifesta in un modo straordinario, unico nella storia dell'uomo.
- Perché Gesù ha sofferto tanto nel Getsemani? I Santi hanno cercato di approfondire le cause di questa sofferenza atroce: la paura umana di fronte a una Passione dolorosissima e a una morte imminente e violenta, che Gesù conosceva nei minimi particolari; l'ingratitudine di un popolo tanto amato e tanto beneficato; il comportamento degli Apostoli; il vedersi carico del peso enorme dei peccati di tutti gli uomini; la previsione della perdita di tante anime nonostante la sua Passione.
- L'angoscia di Gesù al Getsemani deve essere contemplata in tutto il suo drammatico realismo umano. Se il turbamento e lo spavento sono una reazione umana di fronte al pensiero della morte imminente, l'angoscia è qualcosa di più orribile: è esperienza di solitudine assoluta, di maledizione, di inferno.
Quando l'anima in preda all'angoscia è triste fino a morirne, vuol dire che essa sta facendo esperienza del silenzio di Dio.
I Santi hanno sperimentato questa angoscia nelle prove purificatrici dello spirito.
- Gesù, e in Lui tutta la Trinità, ha sofferto la sua agonia perché ha portato il peso di tutti i tuoi peccati: "È stato schiacciato per le nostre iniquità" (Is 53,5). Ma Egli "si è anche caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,4). Soffre per te e con te. Non c'è sofferenza e angoscia nell'uomo che Egli non abbia voluto provare in sé.
- Gesù, sommerso dalla sofferenza a profondità insondabile, si è messo nella condizione di poter accogliere ogni solitudine. Se noi siamo incapaci di vegliare con Lui nell'ora dell'angoscia, Lui è capace di soffrire con ciascuno di noi, di condividere con noi i nostri momenti più amari.
- "Ci sarebbe da morire se non guardassimo a Te, che tramuti ogni amarezza in dolcezza. Perché avessimo la Luce, Ti venne meno la vista. Perché avessimo l'unione, provasti la separazione dal Padre. Perché ci rivestissimo dell'innocenza, Ti facesti "peccato". Perché sperassimo, sentisti la disperazione. Perché Dio fosse in noi, Lo provasti lontano da Te. Ora ci basta vederci simili a Te, almeno un poco, e unire il nostro dolore al tuo e offrirlo al Padre" (C. Lubich).
Confronta
- Cerca di essere l'angelo dell'agonia di Gesù; tienigli compagnia ogni giorno nella sua Passione e Gesù sarà il conforto delle tue angosce e ti sarà vicino nella tua agonia.
- Impara da Gesù ad essere vicino a chi soffre, a caricarti delle sofferenze dei fratelli, a essere il loro angelo consolatore.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Se medita Gesù in agonia nell'Orto degli uli, faccia conto d'essere là in quel luogo sola sola con Lui; Lo guardi con compassione, ma con viva fede e con amore, raccolga quelle gocce del Sangue prezioso e Gli dica così: «Gesù mio caro, per chi soffri?». Pensi che le risponda nel cuore: «Figlia, patisco per te, per i tuoi peccati, perché ti amo»" (Cf. L. 11, 625).
IL BACIO DI GIUDA
Parola di Dio
"Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina». Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbi!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!» (Mt 26, 45-50).
Per la comprensione
- Gesù si alza vittorioso dalla sua "agonia", non ha più paura e sveglia gli apostoli: "Alzatevi, andiamo! Ecco colui che mi tradisce è vicino" (Mc 14,42). Sa quello che gli sta per accadere; sa che Giuda conosce bene quel posto e che presto verrà a prenderlo; ma non fugge, va volontariamente incontro alla morte. Gli apostoli erano soliti dare al Maestro il bacio di pace nell'allontanarsi e nel tornare a Lui; Giuda si serve di questo gesto per ingannare gli apostoli e il Maestro e nascondere il suo tradimento.
Rifletti
- I Vangeli danno diverse definizioni di Giuda, tutte negative: "Era uno dei Dodici" (Mc 14,13), "un ladro" (Gv 12,6), "un diavolo" (Gv 6,70), "figlio di perdizione" (Gv 17,12), "il traditore": è il soprannome classico di Giuda, l'epiteto che ritorna più frequentemente nei Vangeli e con il quale passerà alla storia. È il grande mistero di Giuda, da apostolo a traditore.
- Perché Giuda tradì Gesù? I Vangeli ci presentano Giuda come ladro, venale, amministratore fraudolento della cassa comune. Non potendosi arricchire seguendo Gesù, spera di avere di più dal tradimento. Ma alla base di tutto c'è forse una delusione nei riguardi di Gesù. Giuda aveva creduto in Gesù; sperava che Lui fosse un Messia glorioso, vincitore di tutti i nemici, capo ricco e potente di un nuovo regno; quando vede che questo non avviene, che Gesù sta per soccombere, passa dalla parte dei nemici e cerca di trarre qualche guadagno dal suo tradimento.
- Giuda tradisce Gesù con un bacio: "Salve, Maestro. E lo baciò". È l'atto più ripugnante per eliminare una persona amata, è tradimento e ipocrisia. Tradire un amico con un bacio, cambiare un segno d'amore in un segno di morte suscita ripugnanza, repulsione. Specialmente se si pensa che questo amico è il Figlio di Dio.
- Gesù risponde al tradimento con l'amore: "Amico, questo (cioè il bacio) è il motivo per cui sei qui!". E voleva dire: "Con un bacio tradisci il Figlio dell'Uomo?" (Lc 22,48). Si rivolge a Giuda come a un "amico", anche se Lo tradisce e viola il vincolo d'amore e di rispetto tra Maestro e discepolo.
- Gesù non finge, chiamando Giuda "amico": vuole far capire al discepolo traditore che è pronto a perdonarlo, che lo ama ancora e lo considera sempre un amico, lo vuole salvare dall'abisso di perdizione. Ma Giuda rimane insensibile e continua con decisione per la sua strada.
Confronta
- Il mistero di Giuda fa paura. Da apostolo a diavolo; da colonna della Chiesa a figlio della perdizione. Chi non temerà? Abbi un santo timore di te stesso, fuggi ogni pericolo e veglia sul tuo cuore perché nessuna Passione vi metta piede: non sai mai dove andrai a finire.
- "Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?". L'ipocrisia è un pericolo per tutti, specialmente per chi ha un rapporto superficiale con il Signore. Puoi essere anche tu tentato di nascondere le tue debolezze e mancanze anche gravi dietro la facciata di una devozione superficiale, di una pietà apparente.
- L'Eucaristia è un grande dono di Gesù, è davvero un bacio d'amore che Gesù ti dà e che tu dai a Lui: vai a ricevere Gesù con sincerità, con amore, con fede e devozione; porta a Gesù un cuore puro, per non rinnovare a Lui il bacio e il tradimento di Giuda.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Ricordatevi che non è degno della Divina Contemplazione chi non ha patito e vinto qualche grande tentazione. Coraggio, che la vittoria è nostra, ma in Gesù Cristo che combatte per noi. Dio lo permette per nostro bene" (Cf. L.1, 471).
ARRESTO DI GESU’
Parola di Dio
"Venne la terza volta e disse loro: «Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Allora gli si accostò dicendo: «Rabbi» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!»" (Mc 14,42-49).
Per la comprensione
- Gesù si consegna spontaneamente ai suoi nemici. L'arresto avviene nell'orto degli ulivi, un luogo tranquillo, dove Gesù si ritirava spesso a pregare e riposare; un luogo conosciuto bene da Giuda, che tante volte vi era stato insieme al Maestro. I nemici di Gesù, guidati da Giuda, scelgono questo luogo solitario per catturarlo e scelgono la notte, pensando di sorprendere Gesù nel sonno.
Rifletti
- Molte volte i Giudei avevano tentato di arrestare Gesù, ma
non vi erano riusciti; Egli si era sempre sottratto perché non era giunta "la sua ora". Questa volta non si nasconde, non fugge, ma "si consegna" liberamente ai suoi nemici: "Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre" (Lc 22, 53). È l'ora del maligno.
- Consigliati da Giuda, i capi fanno le cose alla grande per catturare Gesù con sicurezza. Radunano una turba di gente con torce, spade e bastoni, preceduta da Giuda, dai capi, dalle guardie del tempio e dai soldati romani. Prendono tutte le precauzioni per sorprendere Gesù e prenderlo senza pericoli.
- Ma appena arrivano sul posto, con grande sorpresa, vedono che Gesù è lì ad aspettarli: "Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi". Gesù sapeva quello che Gli stava per accadere; poteva approfittare delle tenebre per nascondersi, per fuggire. Ma questa più che l'ora delle tenebre, è l'ora di Gesù: "Per questo sono giunto a quest'ora" (Gv 12, 27).
- Nell'arresto di Gesù si trovano di fronte due forze impari: da una parte la folla con guardie e soldati armati; dall'altra Gesù indifeso e solo. È il ricercato che prende l'iniziativa: "Chi cercate?... Gesù, il Nazareno... Sono io!" (Gv 18,45), detto con solennità, quasi come una sfida. Tanta sicurezza sbalordisce, spaventa e qualcuno dei nemici indietreggia, barcolla e cade a terra. Gesù, sembra dire: "Sono io, il Figlio di Dio, che volete catturare. Eccomi! È l'ora vostra. Ora vi è permesso!". Se c'è qualcuno che ha paura non è Lui, il disarmato, ma gli armati che devono arrestarlo.
- "Si adempiano le Scritture". Era stato predetto che sarebbe arrivata quest'ora, in cui il Padre avrebbe consegnato il suo Figlio nelle mani degli empi, l'ora in cui l'innocente
sarebbe stato trattato come un malfattore. Ora Gesù mette in pratica la preghiera rivolta al Padre poco prima: "Padre mio, se questo calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà" (Lc 22,42).
- Svegliati dal trambusto gli apostoli si agitano; Pietro tira fuori la spada, colpisce alla cieca e recide l'orecchio destro di Malco. Gesù guarisce il malcapitato e interviene: "Rimetti la spada nel fodero: non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?." (Gv 18,11). Il Principe della pace non vuole essere difeso con la violenza. Egli potrebbe chiedere al Padre legioni di angeli in sua difesa, ma deve compiere il progetto del Padre e si lascia arrestare non per debolezza, ma per suo amore.
Confronta
- Gesù per obbedienza al Padre e per amore mió non fugge e non si sottrae all'arresto e alla croce. Devo imparare da Lui ad accettare le umiliazioni e le persecuzioni, ricordando la sua parola: "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno... per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5,11-12).
- Se voglio essere discepolo di Gesù devo essere sempre uomo di pace, mai ricorrere alla forza, alla violenza, ma devo vincere il male col bene.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Si faccia una raccolta di tutti i calci che i Giudei diedero a Gesù, delle strappate di funi, delle gocce di sangue versato, delle lacrime, della sua infinita pazienza che mai apriva bocca, della sua mansuetudine verso Giuda, e poi ne faccia un mazzetto spirituale, per ricordarlo durante il giorno" (Cf. L.11, 18).
FUGA DEGLI APOSTOLI
Parola di Dio
"Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge (zc 13,7), ma dopo la mia risurrezione vi precederò in Galilea». E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai»... Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli" (Mt 26,31-35).
"Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo" (Mc 14,50-52).
"Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano». Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato»" (Gv 18,7-9).
Per la comprensione
- Gesù ha scelto con molta cura gli apostoli da una folla di discepoli; eppure nel momento decisivo, uno Lo ha tradito, il capo Lo ha rinnegato, tutti Lo hanno abbandonato. Questo comportamento degli apostoli deve far molto riflettere, come fece riflettere i primi cristiani nel momento delle persecuzioni.
Rifletti
- Gesù aveva formato con gli' apostoli come una famiglia; li aveva amati con tenerezza di mamma; si era preso cura materiale e spirituale di essi; li aveva difesi dalle critiche dei farisei; li aveva istruiti, rivelando ad essi i misteri del suo Regno e la sua vera identità; li aveva preparati a capire lo scandalo della croce. Nell'ultima cena li avverte del pericolo dello scandalo e dello sbandamento imminente; ma tutti, con a capo Pietro, si sentono sicuri di sé e protestano la loro fedeltà.
- La troppa fiducia in se stessi, la mancanza di preghiera e la fragilità umana avranno presto il sopravvento. Dopo un inutile tentativo di resistenza armata di Pietro, quando vedono Gesù in balia dei nemici, "tutti, abbandonandolo, fuggirono".
- Ma Gesù, come una mamma, non pensa a se stesso, si preoccupa di loro nel momento del pericolo. Dice ai nemici: "«Se cercate me, lasciate che questi se ne vadano». Perché si adempisse la parola che aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato»". Gesù non si preoccupa solo della salvezza dell'anima degli apostoli, ma anche della salute fisica. Mentre si consegna ai nemici, vuole salvare le persone care. È il trionfo dell'amore.
- Marco narra che, mentre gli apostoli fuggono, c'è un giovinetto che cerca di seguire Gesù, forse lo stesso Marco. Dormiva nell'orto insieme agli Apostoli, avvolto in un lenzuolo. Svegliato di soprassalto, cerca di capire che cosa succede. I soldati lo fermano; ma il giovinetto lascia loro in mano il lenzuolo e fugge via nudo.
- Ora Gesù è solo, terribilmente solo, in mano ai suoi nemici. Anche se ha favorito la fuga degli apostoli, deve sentire forte questo abbandono totale dei suoi amici più intimi. Nonostante le proteste di fedeltà, non si è trovato uno che fosse davvero pronto a morire con Lui.
Egli accetta questa solitudine perché era nel piano di Dio. Era scritto: "Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me" (Is 63,3). La salvezza doveva essere unicamente opera del Figlio di Dio.
- Aveva anche detto: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20), ma aveva detto a Pietro e a tutti: "Dove io vado tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi" (Gv 13,36). Verrà il tempo in cui tutti gli apostoli, trasformati e fortificati dallo Spirito Santo, seguiranno Gesù fino in fondo e Gli rimarranno fedeli, fino a versare il sangue per Lui.
Confronta
- Molte volte, nei momenti di fervore, ho promesso la mia fedeltà assoluta al Signore; poi, all'atto pratico, spesso ho dimenticato tutto, sono fuggito, ho lasciato solo il Signore. Devo aver paura della mia debolezza e implorare continuamente il dono della fortezza e della fedeltà.
- Anche oggi Gesù è perseguitato, emarginato e condannato nei suoi discepoli. Non devo meravigliarmi se a volte questa persecuzione tocca anche me. Il martirio, fisico o solo interiore, è un grande dono del Signore. Devo stare coraggiosamente sempre dalla parte del Signore e della sua Chiesa perseguitata, "lieto, come gli apostoli, di essere stato oltraggiato per amore del nome di Gesù" (Cf. At 5,41).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Le tentazioni ci fanno conoscere il nostro niente e ci portano a ricorrere a Dio con l'orazione" (L. IV, 185).
GESÙ DAVANTI AD ANNA: LO SCHIAFFO
Parola di Dio
"Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È meglio che un uomo solo muoia per il popolo»... Il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»" (Gv 18,12-23).
Per la comprensione
- Anna era stato sommo sacerdote, deposto poi dai Romani; ma cinque suoi figli e un genero, Caifa, divennero sommi sacerdoti dopo di lui.
Benché non fosse più sommo sacerdote, per l'esperienza acquistata in tanti anni di potere, per la sua astuzia, per l'ascendente che ancora aveva sul popolo, per la potenza della sua famiglia, per le sue ricchezze, dirigeva ancora tutti gli affari religiosi della nazione e ne era il vero capo morale. Per questo, prima del processo formale davanti al Sinedrio presieduto da Caifa, Gesù viene portato da Anna: è un atto di deferenza verso il vero capo religioso, è un aiuto che Caifa chiede al suocero, per preparare le accuse da presentare al Sinedrio.
Rifletti
- Per Gesù inizia il lungo calvario dei processi umani: Anna, Caifa, Pilato, Erode... È legato come un malfattore. Non si ha nessun riguardo per Lui: anzi tutti possono sfogare il livore represso per tanto tempo. Il Figlio di Dio viene giudicato da una povera creatura, il Giudice dell'universo da un . peccatore.
- Odio e soddisfazione dominano il cuore di Anna, che finalmente può avere la sua rivincita sulle accuse che tante volte Gesù aveva rivolto ai capi. "Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina". Anna è ansioso di interrogare Gesù, sicuro di farlo cadere in contraddizione e di trovare accuse per il processo e per una condanna capitale. La dottrina di Gesù e i suoi discepoli sono considerati come una rivoluzione, un attentato all'ordine costituito.
- "Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente... Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro»". Gesù non dice nulla circa i suoi discepoli: non vuole coinvolgerli, ma non ha neppure possibilità di difenderli. Parla della sua dottrina, che viene dal Padre. Anna è in difficoltà e sperimenta che Gesù, umiliato, legato, maltrattato, conserva tutta la sua lucidità e la sua grandezza d'animo.
- Allora un servo cerca di togliere il capo dall'imbarazzo: "Una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Perché mi percuoti?»". Il dolore fisico e morale di Gesù è molto forte, se pensiamo alla sua sensibilità, alla violenza e rozzezza della guardia; ma Gesù risponde con mitezza, con la forza della ragione e della verità.
- Riflette sant'Efrem: "Gesù schiaffeggiato! Mio Dio! Si può immaginare affronto più atroce? Il Re della gloria, maltrattato da un vile servo! Il Figlio di Dio, vilipeso da un uomo! Di fronte a un'offesa così grande, la terra tremò, i cieli inorridirono; gli angeli rabbrividirono".
- E sant'Agostino: "Dinanzi a un così sacrilego insulto, quale castigo poteva infliggere Gesù a quel vile servo! Ma Egli volle insegnarci, con l'esempio, la pazienza con la quale si vince il mondo".
Confronta
- Rifletti sulla condotta di Gesù e sulla tua condotta. Gesù insegna la perfetta mansuetudine, la pazienza, il perdono. Aveva detto: "Vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra" (Mt 5,39). La risposta.umile e paziente è come porgere l'altra guancia.
- Tu come ti comporti quando ti capita un'offesa, un'umiliazione? Ti ricordi che sei cristiano, seguace di Gesù Crocifisso? Sai perdonare e vincere il male con il bene, l'odio con l'amore?
- Ricordati che con il peccato anche tu hai schiaffeggiato Gesù; sappi riparare, accettando per suo amore le offese che puoi ricevere.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Chi vuol essere santo, desidera seguire fedelmente le orme divine di Gesù Cristo, sopporta docilmente di essere schernito e disprezzato dagli uomini perché si riconosce reo di lesa Maestà Divina per aver peccato. Chi vuol esser santo è felice di essere nascosto agli occhi del mondo, prende il dolce per amaro e l'amaro per dolce, il suo cibo è fare in tutto la Santissima Volontà di Dio" (Cf. L.1, 616).
GESÙ DAVANTI A CAIFA: IL SILENZIO
Parola di Dio
"Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi... I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo». Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte" (Mc 14,53-64).
Per la comprensione
- Anna "mandò Gesù legato a Caifa, sommo sacerdote" (Gv 18,24).
È il processo ufficiale davanti alla massima autorità religiosa, il Gran Sinedrio, presieduto dal sommo sacerdote Caifa. Probabilmente vi furono due sedute del Sinedrio: una notturna, non legale, perché la legge vietava cause capitali di notte e l'altra al mattino, che doveva solo ratificare la sentenza decisa nella seduta della notte.
- Nel Gran Sinedrio tutti erano contrari a Gesù: i capi, Caifa, i testimoni. Nicodemo e Giuseppe di Arimatea erano assenti. Il processo era solo una formalità, perché la condanna a morte era stata già decisa da tempo; per questo erano stati preparati molti falsi testimoni.
Rifletti
- Gesù, il giudice divino al quale il Padre ha affidato ogni giudizio, è davanti alle sue creature per essere giudicato e condannato. Molti Lo accusano falsamente e si contraddicono. Gesù risponde con il silenzio più assoluto: non si difende, non dice una parola. Tutti sono imbarazzati per questo comportamento inatteso. Mai hanno visto un accusato, in pericolo della condanna capitale, comportarsi in questo modo.
- Allora interviene direttamente Caifa e sollecita Gesù a parlare, a rispondere alle accuse, a discolparsi. Gesù risponde ancora una volta con il silenzio. Caifa allora interroga Gesù sul punto essenziale: "Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio" (Mt 26,63). Gesù, interrogato in nome di Dio, non può più tacere e per questo parla. Davanti all'assemblea più importante del paese, con la consapevolezza di attirarsi la condanna a morte, afferma apertamente che egli è il Figlio di Dio: "Io lo sono".
- Questa testimonianza era attesa come prova decisiva di colpevolezza; Caifa si straccia le vesti, come se avesse ascoltato la più grande bestemmia; tutti sentenziano che Gesù è degno di morte.
- Nel paradiso terrestre Dio aveva condannato l'orgoglio dell'uomo che si voleva fare "come Dio"; ora è l'uomo orgoglioso che condanna a morte il Figlio di Dio, perché afferma di essere Dio. Ma Gesù si riserva l'ultima parola: "Vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo". L'ultimo giudizio, quello definitivo, sarà il suo.
Confronta
- Medita sul silenzio di Gesù. Accusato falsamente, Gesù tace. "Maltrattato, si lasciò umiliare e non apri la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non apri la sua bocca" (Is 53,7). Tanti Santi hanno seguito l'esempio di Gesù fino all'eroismo. Impara anche tu a tacere e accettare per amore di Dio qualche umiliazione.
- Non voler giudicare il tuo Dio quando non comprendi il suo modo di agire. Anche tu dovrai comparire un giorno davanti al Giudice Divino; ma se Lo avrai riconosciuto e trattato come Padre, il suo sarà il giudizio d'amore e di salvezza di un Padre.
- Gesù è giudicato reo di morte, perché ha detto la verità. Impara a non mentire mai, a costo di qualunque sacrificio. Non giudicare e non condannare nessuno, se non vuoi essere giudicato e condannato.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Ricordatevi che nelle sofferenze Gesù taceva, riceveva pugni, schiaffi, sferzate e taceva; Lo ingiuriavano e bestemmiavano, e taceva... O silenzio santo che è la chiave d'oro che custodisce il grande tesoro delle sante virtù! Ne abbia grande rispetto, lo pratichi molto. Nelle occasioni si capisce chi è fedele, cioè quando è turbata, contrastata, contraddetta, e quando le creature la inquietano, io non voglio altro da lei, figliola, se non che stia zitta" (Cf. L.111, 384).
RINNEGAMENTO E PENTIMENTO DI PIETRO
Parola di Dio
"Pietro seguiva Gesù da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!».
Poco dopo un altro lo vide udisse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un'ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente" (Lc 22,54-62).
Per la comprensione
- Il rinnegamento di Pietro avviene nel cortile dei palazzi di Anna e di Caifa, durante il processo notturno contro Gesù. «Rinnegare» significa negare di conoscere, rifiutare, dissociarsi. Il peccato di Pietro è grave, soprattutto se si considera che egli era stato scelto da Gesù per essere il capo degli Apostoli, privilegiato da Lui con segni particolari di amicizia e di stima, per di più era stato avvertito chiaramente del pericolo che correva.
Rifletti
- Gesù aveva detto a Pietro: "Questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte". Ma Pietro è sicuro di sé: "Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò".
La presunzione è il primo peccato di Pietro e l'inizio della sua rovina. Egli pecca di nuovo di presunzione quando entra nel palazzo del sommo sacerdote, si mescola ai servi, si siede a chiacchierare con loro intorno al fuoco.
- Gesù aveva anche detto: "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione: lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Mt 26,41). Pietro invece aveva dormito, mentre Gesù pregava e agonizzava.
- La tentazione era in agguato. È una serva che interroga: "Sei anche tu dei discepoli di quell'uomo?". Pietro nega subito: "Non lo conosco". È l'inizio della caduta. Ci saranno altre accuse; Pietro scenderà sempre più in basso: "Allora egli incominciò a imprecare e giurare: «non conosco quell'uomo»" (Mt 26,74). Povero Pietro! In quale abisso è caduto! Gesù non è più "«il Cristo», il Figlio di Dio", ma uno sconosciuto: non solo Lo rinnega, ma giura di non averlo mai conosciuto. Gesù ormai è tanto lontano!
- "Mentre ancora parlava, un gallo cantò". Quel canto risveglia Pietro da un incubo. Gli sembra di aver sognato. Poco dopo Gesù, condannato a morte dal tribunale, attraversa legato il cortile e passa accanto a Pietro: "Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole del Signore... E, uscito, pianse amaramente". Gesù "guardò Pietro": gli occhi del Maestro e del discepolo si incontrarono, si trasmisero l'anima. Quello sguardo mesto e penetrante trapassa il cuore di Pietro.
Gesù, sofferente e condannato, si preoccupa del discepolo debole e infedele e gli lancia una tavola di salvezza.
- Pietro si sentì ferito in fondo al cuore. Se Gesù lo avesse rimproverato, se lo avesse guardato severamente, avrebbe sentito meno il suo peccato. Ma quella bontà infinita, quel rimprovero muto e dolce era più penetrante di una lancia e vinse tutte le paure del discepolo.
- "E, uscito, pianse amaramente". La grazia aprì nel cuore di Pietro la vena del pianto e vi riversò il miracolo della misericordia. È il pianto liberatore. In un momento Pietro vede in uno specchio tutta la sua vita con Gesù, tutto l'amore e le attenzioni del Maestro e comprende la grandezza del suo peccato. Da quel momento lacrime di pentimento non cesseranno mai più di sgorgare dagli occhi del discepolo peccatore e pentito. Racconta l'antica tradizione che ogni volta che Pietro sentiva cantare un gallo, le lacrime di dolore e d'amore riprendevano a sgorgare dai suoi occhi, fino a formare due solchi nel suo viso.
Confronta
- La storia di Pietro è la mia storia: quante promesse non mantenute, quanta presunzione, quante fughe, quando c'era da testimoniare Gesù. Mi sono fidato delle mie forze, ho trascurato la preghiera e sono caduto. Senza l'aiuto di Dio, senza il sostegno della preghiera sono un debole, finisco sempre sconfitto. Ora comprendo la diffidenza dei Santi verso se stessi e il costante ricorso alla preghiera.
- "Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20): così in Pietro, così in Paolo, così sempre in ogni peccatore pentito. La misericordia di Dio è più grande di ogni mio peccato.
Gesù mi chiede una cosa sola: riconoscere il mio peccato e donarlo a Lui. Egli non solo mi perdona e cancella il mio peccato, ma mi fa fare l'esperienza sconvolgente della sua misericordia.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Si dia animo per amare e servire sempre più fedelmente e con costanza il suo Sposo che ora la tiene sul Monte Tabor e anche sul Calvario: non faccia come san Pietro, il quale quando era sul Tabor e vide trasfigurato Gesù Cristo... voleva starsene sempre su quel monte, ma sul Calvario non vi andò. Vicino a Gesù disprezzato, non vi furono che Maria Santissima, san Giovanni e santa M. Maddalena, vale a dire le anime vere amanti del Cristo" (Cf. L. IV, 187).
GESÙ OLTRAGGIATO
Parola di Dio
"Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?» (Mt 26,65-68).
"Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui" (Lc 22,63-65).
Per la comprensione
- Insulti e offese volgari hanno accompagnato Gesù durante tutta la sua Passione, iniziando dallo schiaffo in casa di Anna. Pronunziata poi la sentenza di morte, si scatena contro il Signore tutto il furore dei suoi nemici: percosse, sputi, derisioni, bestemmie, un lurido straccio sugli occhi per prendersi gioco di Lui. Tutti partecipano a questa scena disgustosa; tutti hanno qualche conto in sospeso con l'odiato profeta. Iniziano i membri del Sinedrio; poi le guardie e i servi continuano per tutta la notte, in attesa del processo del mattino.
Rifletti
- La perfidia umana non tralascia nessun mezzo per umiliare e far soffrire il Figlio di Dio: "Gli sputarono in faccia, lo schiaffeggiarono, lo bastonavano" (Mc), "lo schernivano
e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui" (Lc). Il profeta Isaia lo aveva predetto tanti secoli prima: "Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi" (Is 50,6).
- Peggiore dello schiaffo sono gli sputi, quelli veri! E Gesù è stato sottoposto anche a quest'altro infame e umiliante trattamento. Sputare in faccia a una persona è come volerla annientare, calpestarla come un verme. E Gesù, Verbo di Dio, in quella notte è stato trattato così dai suoi, dai capi, dai servi di guardia.
- Agli sputi aggiungono gli scherni, le umiliazioni, gli insulti più atroci e volgari. Gesù risponde solo con il silenzio e lo sguardo mesto, a volte pieno di lacrime, ma sempre mite e dolce. Davvero "maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come un agnello condotto al macello, come pecora muta, di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca" (Is 53,7).
- Il silenzio di Gesù umilia e infastidisce i nemici. Cercano un modo per fargli rompere quel silenzio e impedirgli quello sguardo. Gli velano la faccia con uno straccio e Lo percuotono, dicendo: "Indovina, o Cristo! Chi ti ha percosso?". Tante astuzie e tanta rabbia sono inutili; Gesù continua a tacere: né una parola di lamento, né di rimprovero, né di impazienza.
- Davvero nessuna creatura, anche la più vile, fu trattata con maggiore disprezzo del Creatore del mondo!
- Nota sant'Ambrogio: "La memoria di tante ignominie subite da Gesù Cristo dovrebbe spegnere tra i cristiani ogni
scandalosa querela di preminenza, ogni pretesa di orgoglio, ogni desiderio di grandezza, ogni sforzo di comparire, ogni puntiglio di vanità. Fra i servi di un Dio così profondamente umiliato, una sola gara è lecita, una sola contesa è permessa: la contesa, la gara dell'umiltà".
Confronta
- Quante ingiuste umiliazioni e sofferenze ha subito Gesù per mio amore! E io che cosa faccio per Lui? Con le sue umiliazioni e il suo silenzio Gesù ripara la mia superbia, le mie ribellioni, le offese al mio prossimo.
- Gesù tace, quando avrebbe avuto tutte le ragioni e tutti i modi per parlare, per difendersi, per umiliare i suoi nemici. - Gesù mi insegna a saper tacere per amore, anche quando ho ragione; a saper parlare, quando è necessario, con umiltà e con pace.
- Ai nemici di Gesù dà fastidio il suo sguardo e per questo velano il suo volto. Solo il peccato vela il volto di Dio e impedisce di ammirarne la bellezza. Impara a fissare continuamente lo sguardo su Gesù Crocifisso; fuggi sempre il peccato che ti nasconde il volto di Gesù e lasciati illuminare e attirare dal suo volto divino. "Il tuo volto, Signore, io cerco; non nascondermi il tuo volto" (Sal 27).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Sento che soffre e le pare di patire molto, se lei fosse molto innamorata di Dio, le parrebbe di patire poco e quel poco soffrire lo terrebbe sigillato e ben chiuso affinché non vada perso. Il dolce Gesù pativa e taceva. Ma Gesù taceva. Impari ed imiti le virtù di Gesù Cristo, in particolare la mansuetudine, l'ubbidienza e l'umiltà di cuore" (Cf. L.111, 48).
DISPERAZIONE E MORTE DI GIUDA
Parola di Dio
"Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato «Campo di sangue fino al giorno d'oggi" (Mt 27,3-8).
"In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli... e disse: «Fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù. Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere»" (At 1,15-18).
Per la comprensione
- Le due relazioni sulla morte di Giuda differiscono nei particolari, ma concordano nell'affermazione che Giuda finì la vita di morte violenta. Giuda appresa la notizia della condanna di Gesù "si pente" del tradimento e cerca di riparare presentandosi ai sommi sacerdoti e tentando di riconsegnare il denaro avuto per il tradimento. Spera forse di fare revocare la condanna? Ma riceve solo disprezzo; questo fa traboccare il vaso e lo porta alla disperazione e al suicidio. Giuda, con il suo tradimento, il pentimento e la fine disperata, resta sempre un mistero e un ammonimento per tutti.
Rifletti
- "Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente". Giuda seguì Gesù nei vari tribunali. Che cosa si aspettava? Forse qualche intervento straordinario di Gesù per liberarsi dai suoi nemici? Invece Lo vide in balia dei nemici, oltraggiato e condannato a morte. La pazienza di Gesù e la ferocia dei suoi nemici sconvolsero Giuda, che si pentì. Però il suo pentimento non era dettato dall'amore e dal dolore sincero.
- Ripensa forse all'amore di Gesù, alla sua bontà, ai segni di predilezione avuti da Lui, fino agli ammonimenti dell'ultima cena, per farlo recedere dal suo proposito; risente la parola "amico", udita nel Getsemani, ma invece di chiedere perdono a Gesù, sempre così misericordioso con i peccatori, si dispera e pensa al suicidio.
- Quale fine tremenda per un discepolo scelto da Gesù per essere una delle dodici colonne della Chiesa! "Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!" (Mt 26,24).
- Il tradimento di Giuda è stato un peccato gravissimo, perché compiuto consapevolmente, per motivi abietti e nonostante tutti gli ammonimenti di Gesù. Ma molto più grande è stato il peccato di disperazione.
- "Giuda, appena udì Pilato confermare la condanna di Gesù alla morte di croce, conobbe tutta la mostruosità del delitto commesso. Ma era una luce che gli veniva da Satana, il quale, mentre da una parte gli fece comprendere l'enormità del peccato, dall'altra gli nascondeva la luce per fargli detestare la colpa" (san G. Crisostomo).
- "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17,5). Giuda ha confidato nel denaro, ha confidato negli uomini, nei potenti: ha raccolto solo disperazione e morte. "Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia" (Ger 17,7). O si confida seriamente in Gesù, nella sua croce, o si trova l'albero di Giuda.
Confronta
- La fine di Giuda mi fa paura: si può facilmente passare da vaso di elezione a oggetto di maledizione. Devo vigilare sempre perché nessuna passione entri nel mio cuore: non so mai dove mi porta.
- L'offesa più grande che posso fare a Dio è mancare di fiducia, disperare del suo perdono. L'esperienza più bella è l'esperienza della misericordia infinita di Dio. Mediterò spesso le parole di san Giovanni: "Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati" (1Gv 2,1-2).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Uno dei migliori segni del buon cammino del suo spirito è di essere tranquilla negli assalti e contraddizioni delle creature, stia forte in questo e si burli degli assalti di tutto l'inferno. Lei non è giusta, ma Dio l'ha giustificata nel suo Sangue divino preziosissimo" (L. 1,200).
GESÙ DAVANTI A PILATO
Parola di Dio
"Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nei pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?». Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire... E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa»" (Gv 18,28-38).
Per la comprensione
- Il Sinedrio ha condannato a morte Gesù, ma non ha più il potere di eseguire la sentenza che Roma si è riservata. Perciò i Giudei di buon mattino portano Gesù al tribunale di Pilato, perché ratifichi la sentenza di morte.
- Pilato certamente ha sentito parlare di Gesù, che per anni si è aggirato nei territori sottoposti alla sua autorità, senza mai turbare l'ordine pubblico, anzi ha comandato di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Ma Pilato è un uomo debole e amante del potere; per non avere fastidi è pronto a qualsiasi compromesso.
Per cinque volte dichiara di non trovare in Gesù colpe degne di morte e poi finisce con il condannarlo a morte.
Rifletti
- Gesù viene condotto dal governatore romano, legato e in mezzo a una folla tumultuante. Dopo essere stato condannato dai capi del suo popolo, il Figlio di Dio viene giudicato da un giudice pagano, come aveva predetto. Il creatore del mondo è in balia delle sue creature.
- I Giudei non entrano nel pretorio di Pilato per non contaminarsi andando nella casa di un pagano, per poter mangiare la Pasqua imminente con la coscienza pulita; ma non esitano a chiedere la condanna a morte di un innocente: è il trionfo dell'ipocrisia condannata tante volte da Gesù; sono sepolcri imbiancati.
- "Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire" (Gv 18,32): se i Giudei avessero potuto eseguire la sentenza di morte contro Gesù avrebbero dovuto lapidarlo, secondo la loro legge; invece la legge romana prevedeva la crocifissione, come Gesù aveva predetto.
- I Giudei hanno condannato a morte Gesù, perché si è fatto Figlio di Dio; ma sanno che questo motivo non sarebbe sufficiente a Pilato per ratificare la sentenza di morte; per questo inventano motivazioni politiche: "Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re" (1.c 23,2). I Giudei rifiutano la regalità di Gesù e accettano quella dell'imperatore romano: pochi decenni dopo sperimenteranno che cosa significa rifiutare Dio e mettersi nelle mani degli uomini, quando l'esercito romano metterà Gerusalemme e il suo territorio a ferro e fuoco.
- Ma "Pilato sapeva che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia" (Mc 15,10). Erano l'invidia e l'odio a muovere i capi dei Giudei: due vizi che accecano e portano le coscienze a tutte le ipocrisie, a tutti i compromessi. Un pericolo per tutti, anche per le persone più religiose e apparentemente più vicine a Dio, come lo erano i Giudei.
- "I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato" (Mc 15,35). Gesù tace di fronte alle accuse dei Giudei così palesemente false e rimette la sua causa nelle mani del Padre. Si lascia condannare ingiustamente, come avverrà anche per tanti suoi discepoli. Egli è il primo di una lunga serie di innocenti chiamati a percorrere lo stesso cammino: "Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per rendere testimonianza davanti a loro... Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato" (Mc 13, 9-13).
Confronta
- "Gesù non rispose più nulla". Quando parlare non serve alla verità, Gesù tace con tutti. È una regola d'oro da imitare. Non aver paura delle condanne degli uomini, ma solo della condanna di Dio.
- Vigila sul tuo cuore, sui tuoi sentimenti, sulle passioni, che cercano di insinuarsi nel tuo cuore, per portarti alla rovina.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Sono in uno stato sempre più miserabile, combattuto dai demoni e dagli uomini, sferzato dal flagello delle malelingue, calunnie, ecc., oltre alle battaglie interiori. Quanto ho bisogno dell'assistenza di Dio e della preghiera!" (Cf. L.1, 170).
GESÙ DAVANTI A ERODE
Parola di Dio
"Pilato domandò se (Gesù) era Galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo scherni, poi lo rivesti di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro" (Le 23, 4-12).
Per la comprensione
- Erode era figlio di Erode il grande, che aveva insidiato la vita di Gesù Bambino. Governò la Galilea per oltre 40 anni; aveva ereditato dal padre molti vizi, soprattutto ambizione, astuzia, immoralità. Viveva in Galilea, ma per la Pasqua si recava a Gerusalemme. Aveva preso per moglie Erodiade, moglie di un suo fratello; per questo era stato duramente condannato da Giovanni Battista. Erode, per accontentare Erodiade, aveva fatto decapitare Giovanni. Pilato manda Gesù al tribunale di Erode, per togliersi da un imbarazzo e per ingraziarsi l'astuto adulatore dell'imperatore romano.
Rifletti
- "Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo". Erode aveva desiderato tanto vedere Gesù; ma il suo desiderio era vano: quante occasioni aveva avuto per incontrare Gesù e ascoltarlo! Ma non se n'era mai curato.
- Il desiderio di Erode era frivolo: "sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui". Non cercava Gesù per convertirsi, ma per divertirsi. Gesù non è venuto per soddisfare le curiosità umane e in tutta la sua Passione non farà mai nulla per difendere e liberare se stesso.
- "Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla". Erode interroga Gesù con insistenza, Lo invita a compiere qualcosa di straordinario, gli mostra deferenza, promette di liberarlo. Gesù aveva parlato ai pubblicani, alle prostitute, ma tace davanti a Erode, beffardo e immorale; risponde al pagano Pilato e non rivolge una sola parola a Erode, che si diceva credente in Dio. Neppure un rimprovero. L'unica risposta è il silenzio assoluto.
- Il silenzio di Dio è purificazione, quando tocca anime innamorate di Dio: tutti i Santi lo hanno sperimentato. Allora è come un fuoco che brucia tutte le scorie, per rendere l'anima sempre più limpida e gradita a Dio e prepararla a una più profonda intimità con Lui.
- Il silenzio di Dio è una terribile condanna per le anime infedeli e dominate dalle passioni. È l'anticipo dell'inferno e della terribile condanna: "Lontano da me, maledetti" (Mt 25,41). Tremendo stato di un'anima abbandonata da Dio! Il silenzio di Dio, quando è frutto del peccato, deve riempire di salutare spavento.
- "Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato". Erode si sente umiliato, ferito da quel silenzio totale di Gesù, per di più di fronte a tutta la sua corte.
Si vendica di Lui, trattandolo da pazzo. Egli sperava di divertirsi e di divertire la sua corte con qualche segno strepitoso di Gesù; cerca di divertire e divertirsi trattando Gesù da re di burla.
- Gesù, carico di catene, continua le sue peregrinazioni per le vie di Gerusalemme ormai affollate di gente; passa da un tribunale all'altro. È' una catena interminabile di umiliazioni e di sofferenze.
Confronta
- Perché cerco il Signore? Per amore, o per interesse, per curiosità, per paura? Non vado alle volte alla ricerca di segni straordinari, perché ho poca fede e non mi fido dei segni quotidiani della presenza di Dio?
- Anch'io spesso sperimento il silenzio di Dio: ma è silenzio di purificazione e di crescita, ansia di non amare abbastanza il Signore, o silenzio di rimprovero e di condanna? In particolare il silenzio di Dio nella preghiera non è a volte frutto della mia dissipazione, della freddezza del mio cuore, del troppo attaccamento alle cose umane, della presenza di qualche passione nel mio cuore? Il Signore parla ai cuori umili e puri, ma tace sempre di fronte ai superbi e ai cuori dominati dalle passioni. Quando c'è chiasso nella mia mente e nel mio cuore, Dio tace, o non riesco a sentire la sua voce.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Operare, patire, tacere! Non ti giustificare, non ti lamentare, non ti risentire! Imparate bene questa strofetta, cantatela bene, praticatela con fedeltà: vi assicuro che vi farete santi e di grande perfezione" (Cf. L. I, 309).
GESÙ POSPOSTO A BARABBA
Parola di Dio
"Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia... Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!»" (Mt 27,15-23).
Per la comprensione
- Dopo il fallimento del tentativo di liberarsi di Gesù, mandandolo ad Erode, Pilato deve riprendere il processo. È sempre più convinto dell'innocenza di Gesù e vorrebbe liberarlo. Per riuscirci si serve della consuetudine di liberare un condannato in occasione della Pasqua.
- Pilato lascia decidere al popolo, ma contrappone a Gesù un uomo già condannato, Barabba, "un prigioniero famoso", "un brigante", "un sedizioso e assassino", come viene descritto dagli Evangelisti: è certo che sceglieranno Gesù. Ma s'inganna: i Giudei sceglieranno Barabba.
Rifletti
- "Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù, chiamato il Cristo?". Gesù, il Figlio di Dio, il salvatore degli uomini, viene messo a confronto con un assassino: chi scegliete? Chi volete liberare? Quale confronto offensivo per il Figlio di Dio!... Quante volte l'uomo ripropone questo confronto, quando tentenna tra il bene e il male, tra Dio e il demonio, tra il peccato e la santità!...
- "Sapeva bene che glielo avevano consegnato per invidia". Pilato ha tutte le prove dell'innocenza di Gesù; ma è debole, ha paura di perdere il potere, non sa prendere una decisione chiara. La debolezza porta all'ingiustizia e a calpestare anche i doveri più sacri.
- "I sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù". Pilato confida nel favore della folla, che ha seguito e applaudito Gesù. Ma la folla è mutevole ed è facilmente manipolata dai capi. Sceglie Barabba: Gesù vale meno di un criminale. Quando una passione si è impadronita di un cuore, non fa ragionare più, oscura la mente, nasconde la verità, fa dimenticare tutti i propositi, tutti i doveri, tutti i benefici ricevuti da Dio.
- "«Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!»". Quando si è imboccata la via del male non ci si ferma più, si arriva a tutte le aberrazioni. Una volta scelto Barabba, Gesù diventa ingombrante, non resta che eliminarlo. Dal peccato si passa al rifiuto totale di Dio. Facilmente si rifiuta il Credo, dopo aver calpestato il Decalogo.
- Quel popolo che chiede la crocifissione di Gesù è lo stesso che ha assistito a tanti suoi miracoli, è stato sfamato da Lui, ha visto Lazzaro risuscitato e pochi giorni prima Lo ha riconosciuto Messia e ha gridato: "Osanna al Figlio di Davide".
Quanto è mutevole il parere degli uomini! Quanta poca fiducia bisogna mettere nella loro stima!
- Pilato si agita, i capi sobillano, la folla grida, Barabba esulta: solo Gesù rimane in silenzio, come se tutto quello che avviene intorno a Lui non Lo riguardasse. In tutto questo agitarsi delle passioni umane Gesù vede la sua "ora", l'adempiersi del progetto del Padre per la salvezza di quegli uomini che chiedono la sua morte. Ora più che mai può ripetere: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore" (Mc 11,29).
Confronta
- Ti succede di tentennare tra il bene e il male, tra la virtù e il vizio, tra la voce di Gesù e la voce della tentazione? Se non reagisci subito, se non allontani subito la tentazione, rischi di scegliere quello che è peggiore, di fare quello che mai avresti pensato. Ascolta sempre la voce della coscienza e sappi dire prontamente e coraggiosamente il tuo sì a Dio e ai tuoi doveri di figlio di Dio.
- Non confidare negli uomini, nel favore umano; non inorgoglirti quando sei stimato e osannato. La stima degli uomini è più mutevole del vento.
- Un popolo ingrato e infedele grida che Gesù "sia crocifisso". Ricordati che ogni volta che cadi nel peccato "crocifiggi di nuovo il Figlio di Dio" (Eb 6,6).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Se sarete molto umili di cuore e nascosti alle creature, vi sarà insegnata dal Maestro Divino nella scuola interiore la vera scienza dei Santi" (L. 111, 190).
GESÙ FLAGELLATO
Parola di Dio
"Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò» (Lc 23,13-16).
«Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi»" (Is 50,5-6).
Per la comprensione
- Presso i Romani la flagellazione era un preludio ordinario alla crocifissione. Pilato riconosce che Gesù è innocente; tuttavia Lo condanna ugualmente alla flagellazione romana, che era senza nessun limite di colpi, né di parti del corpo da colpire. Era eseguita dai soldati con il «flagellum», una robusta frusta, con molte strisce di cuoio, appesantite da pallottole di metallo, armate di punte aguzze.
Il condannato, denudato e legato per i polsi a un palo, veniva ridotto a un mostro sanguinante e sfigurato; spesso sveniva e vi lasciava la vita. La flagellazione era considerato un tormento peggiore della morte. Pilato conosceva l'atrocità del castigo; sperava con questo di placare i Giudei; ma si illudeva.
Rifletti
- Gli evangelisti accennano appena alla flagellazione di Gesù: "Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare" (Gv 19,1). Sembra che abbiano pudore e quasi paura di parlarne: essi conoscevano bene in che cosa consisteva e a che cosa riduceva un uomo.
- Scrive un medico, studioso della Sindone: "La Sindone di Torino ci mostra, in tutta la sua atrocità, lo scempio che venne fatto della carne della Vittima divina e quali furono le atroci sofferenze che dovettero pervadere quel povero corpo. Per Cristo venne usato 1'horribile flagellam romano. Moltissimi furono i colpi inferti con estrema violenza sul dorso e sul petto. La Sindone li mostra tutti e così numerosi che difficilmente si trova un posto più grande di una testa di spillo che sia libero da piaghe. I colpi si alternano con estrema lentezza, spaziati, precisi sulla pelle che si strazia sempre più, facendo sprizzare il sangue anche lontano. Non un grido esce dalle labbra tumefatte di Gesù".
- Sotto i colpi della flagellazione romana Gesù fu ridotto a un essere sfigurato e ripugnante. I flagelli "segano", "arano", "solcano", "lacerano", "pestano", "tagliano": sono i verbi che gli scrittori romani usano per descrivere la flagellazione. Tutto il corpo di Gesù era segnato da strisce bluastre, da bolle tumefatte; la pelle e i muscoli si squarciavano, i vasi sanguigni scoppiavano e da per tutto rigurgitava sangue.
- "Ho presentato il dorso ai flagellatori". "Un Dio flagellato per me!", esclamava inorridito san Paolo della Croce. Gesù flagellato è l'innocente che si è fatto per noi peccato e paga per tutti. In quel corpo, disfatto dai colpi dei flagelli, possiamo riconoscere i guasti prodotti dal peccato che sfigura la nostra somiglianza con Dio. Con il peccato di-
ventiamo "irriconoscibili", "sfigurati", perdiamo la dignità di figli di Dio. Invece di essere figli della luce diventiamo figli delle tenebre; invece di essere portatori di vita, diventiamo portatori di morte.
- Nei tre annunci della Passione, Gesù aveva sempre precisato: "Sarò flagellato". Non era necessaria questa carneficina per la nostra salvezza; ma Gesù la volle accettare per farmi capire la gravità del peccato. Apparendo alla beata Angela da Foligno, le mostrava ad una ad una le sue piaghe e le diceva ogni volta: "Angela, questa fu fatta per te, fu fatta per te". Angela impazziva dal dolore. Ed io?
Confronta
- Il Sangue di Gesù, caduto abbondantemente a terra, serviva a purificare la terra da tante brutture e corruzioni di ieri e di oggi. Dietro ai soldati che flagellavano Gesù c'erano tutti gli uomini che abusano del proprio corpo o che straziano e violano il corpo di creature innocenti; c'erano tutti i corrotti e tutti i violenti. C'ero forse anch'io?
- Quel Sangue divino versato per me deve servire a purificarmi o griderà la mia condanna. Da quel Sangue divino, ricevuto nell'Eucaristia, hanno attinto la forza tanti figli di Dio per passare immacolati in mezzo a tanto fango del mondo. Nel Sangue di Gesù devo trovare anch'io la forza per "non conformarmi alla mentalità di questo secolo" (Cf. Rm 12,2).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Mio Bene, quando fostiflagellato cosa provava il tuo santissimo Cuore? Mio caro Sposo, quanto Ti affliggeva la vista dei miei gravi peccati e delle mie ingratitudini. Mio amore, perché non muoio per Te, perché non sono preso dagli spasimi? E poi sento che a volte lo spirito non può più parlare e se ne sta così in Dio con i suoi tormenti infusi nell'anima" (Cf. L. 1, 3).
GESÙ CORONATO DI SPINE
Parola di Dio
"Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!». E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo" (Mt 27,27-30).
Per la comprensione
- Al termine del processo religioso, Gesù, condannato perché si è dichiarato Figlio di Dio, viene schernito e maltrattato dai Giudei come falso profeta e falso Cristo. Al termine del processo civile, in cui Gesù è stato accusato di farsi re, viene deriso e maltrattato come falso re. I soldati romani improvvisano una parodia dell'incoronazione dell'imperatore: deridono Gesù che non conoscono, per deridere i Giudei che odiano. Le spine usate per formare una grossolana corona erano rovi o simili, raccolti per alimentare il fuoco; esistono in Palestina spine lunghe diversi centimetri. Il manto rosso doveva essere una sdrucita mantellina militare color porpora.
Rifletti
- La flagellazione ha ridotto Gesù ad una larva umana; eppure le umiliazioni e i dolori non sono finiti per Lui. I soldati, approfittando del tempo di attesa per riprendere il processo, trattano Gesù da re di burla e Gli porgono le insegne regali, con una disgustosa parodia: un manto rosso, come la porpora degli imperatori, una corona di spine per diadema regale, una canna per scettro. Radunano intorno a Lui un grande numero di soldati, si inginocchiano davanti a Lui, Lo acclamano: "Salve, re dei Giudei!", gli sputano addosso, Lo percuotono sul capo.
- Dolori atroci e umiliazione profonda. Il capo è una delle parti più sensibili del corpo umano: le spine, dure e acute, calcate sul capo dai colpi di bastone, penetrano fino al cranio in tutte le direzioni e fanno sgorgare sangue abbondante, che cola tra i capelli, sulle tempie, sulla fronte, su tutto il volto, come mostra la Sindone. Il dolore deve essere davvero straziante.
- Non meno dolorose sono le umiliazioni subite da Gesù: derisioni, insulti, parole volgari, sputi in pieno volto, percosse violente. Il volto del Figlio di Dio, il più bel volto tra i figli degli uomini, è ridotto a qualcosa di ripugnante, da non potersi guardare.
- Gesù non reagisce. Non fa nulla. Lascia che Gli facciano quello che vogliono. Diventa una specie di giocattolo nelle mani degli uomini. Nell'uomo dei dolori, in quel capo coronato di spine, in quel volto coperto di sputi, solcato da tanti rivoli di sangue, riconosciamo il nostro Dio, il nostro re, il nostro salvatore.
- È stato trafitto per i nostri peccati. L'orgoglio è il primo dei peccati. La superbia è la radice di tutti i mali, il peccato più difficile da estirpare. Diceva san Paolo della Croce: "Un granello di superbia butta a terra una montagna di santità". Con le sue sofferenze e umiliazioni, il Figlio di Dio ha riparato per la nostra superbia, per l'orgoglio che vuole primeggiare e dominare, per le oppressioni dei poveri e dei deboli. Le trafitture strazianti delle spine hanno riparato tanti pensieri indegni della mente di un cristiano.
- Giacomo e Giovanni chiedono per sé a Gesù il primo posto: "Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti»" (Mt 20,24-28). Umiltà e servizio: ecco l'insegnamento e l'esempio di Gesù.
Confronta
- Contempla Gesù coronato di spine, umiliato, fatto servo per amore: impara l'umiltà, la disponibilità, il servizio. Sappi accettare qualche umiliazione, sappi vincere l'orgoglio. Sii umile nel trattare con il prossimo; rispondi sempre con dolcezza; non voler dominare sugli altri; ricordati che quello che fai al prossimo lo fai a Gesù.
- Non rinnovare mai la coronazione di spine di Gesù con i tuoi pensieri, con i sentimenti, con le vanità, con le fantasticherie, con i giudizi. Le nostre spine continuano anche oggi a pungere Gesù.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Dio mi faceva altresì capire con quelle parole: «Figlio, chi abbraccia me, abbraccia le spine!»... che siccome il caro Gesù ha voluto che la sua santissima vita sulla terra fosse sempre in mezzo alle spine, così mi faceva intendere che abbracciando Lui dovevo vivere nelle sofferenze. Allora con quanta gioia la mia povera anima abbracciava ogni sorta di dolori!" (Cf. L.1, 194).
ECCE HOMO
Parola di Dio
"Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!». Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio»" (Gv 19,4-11). Per la comprensione
- Pilato non aveva assistito alla flagellazione e alla coronazione di spine di Gesù. Quando tornò in tribunale e vide Gesù ridotto in quello stato pietoso, ne fu impressionato, anche se era abituato a scene di sangue. Ne approfittò per un altro vano tentativo di liberare Gesù.
- L'esclamazione di Pilato «Ecco l'uomo», equivale a «ecco quel tale» che voi volete morto. Era un invito agli accusatori a riflettere se era il caso di inveire ancora contro un «uomo» ridotto in quelle condizioni. Un «Cristo re» impotente, una maschera di sangue, un «oggetto» da burla non poteva preoccupare nessuno. Ecco un uomo finito: quale pericolo poteva costituire? Per quale motivo doveva essere messo a morte?. Pilato sperava di impietosire i Giudei, ma s'ingannava.
Rifletti
- "Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa". Pilato è convinto dell'innocenza di Gesù e vuole liberarlo. Ma il nuovo tentativo sarà vano, perché gli manca il coraggio di esporsi, di decidere, di andare contro l'opinione corrente.
- "Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora". Gesù viene presentato alla folla ancora nella sua condizione di re di burla. Possiamo immaginare in quale stato era ridotto!
Tornano alla mente le parole di Isaia: "Ecco, il mio servo... molti si stupirono di lui, tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo, così si meraviglieranno di lui molte genti" (Is 52,13-15).
- "Ecco l'uomo!". Gesù ritto di fronte alla folla, con il volto gonfio e rigato dal sangue delle spine, ridotto a una maschera straziante, è un'immagine impressa indelebilmente nella mente di ogni cristiano. Centinaia di artisti di tutti i tempi hanno tentato di riprodurre questa scena drammatica. Ecco come si è ridotto per noi il Figlio di Dio!
- "Ecco l'uomo", `Sl più bello tra i figli dell'uomo" è ridotto a una larva di uomo, irriconoscibile, uno "davanti al quale ci si copre la faccia", ecco "l'uomo dei dolori, che ha conosciuto il patire", che ha preso su di sé i dolori di tutti noi e per questo può capire il dolore di tutti e può essere vicino al dolore di tutti. Nessuna sofferenza nascosta nell'intimo degli uomini Gli è estranea.
- "Ecco l'uomo": ecco ogni uomo che soffre, ogni uomo che è vilipeso e oltraggiato, ecco ogni vittima innocente delle violenza bestiale degli uomini, ecco l'uomo sfruttato e umiliato dai potenti e dai ricchi, ecco l'uomo oppresso dalle ingiustizie, dalle calunnie, dall'odio razziale, dalle guerre, dalle malattie incurabili, da disgrazie improvvise e inevitabili.
- "Ecco l'uomo!": è la risposta di Dio, per bocca di Pilato, a tutti coloro che soffrono, che chiedono il perché a Dio di tante sofferenze. "Ecco il tuo fratello di sventura. Ecco il tuo consanguineo nel dolore «impossibile». Dio non è venuto a eliminare il dolore umano. Non è venuto a presentarci un dotto e pio trattato sulla sofferenza. Ha fatto qualcosa di più. È venuto a condividere, a prendere su di sé il dolore degli uomini. Ecco che cos'è la croce. È il segno, il «sacramento» della sofferenza degli uomini, che Dio riceve, che Dio si mette sulle proprie spalle" (Cf. A. Pronzato, La Passione di Gesù, p.132).
Confronta
- "Ecco l'uomo". Per Pilato, Gesù è «un uomo finito», degno di disprezzo e forse di commiserazione e non di condanna. Chi è Gesù per me? Contempla spesso 1'Ecce Homo: in quell'uomo ridotto a un essere ripugnante riconosci il tuo Signore, il tuo Dio, riconosci l'amore infinito di Dio per te e senti il bisogno di riamarlo, di accettare ogni prova per suo amore.
- Riconosci nel volto sfigurato di Cristo il volto sofferente di ogni fratello e sappi capire, amare ed essere vicino a tutti quelli che soffrono, che sono rifiutati, che sono oppressi.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Gesù caro, come vedo il tuo volto livido, gonfio e coperto di sputi! Mio amore, Ti vedo coperto di piaghe, di ferite e di sangue! Padre Eterno, ecco il mio Gesù tutto piagato, ecco il tuo figlio immerso in un mare di dolori; Te l'offro per la remissione dei miei peccati e di quelli di tutto il mondo!" (Cf. P.11, 289).
ECCO IL VOSTRO RE
Parola di Dio
"Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare».
Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno.
Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare»" (Gv 19,12-15).
Per la comprensione
- Il dramma si avvia alla conclusione. Pilato, convinto dell'innocenza di Gesù, tenta le ultime carte per salvarlo. Ma anche i Giudei hanno riservato all'ultimo scontro la carta vincente: Gesù si è proclamato re, quindi è un nemico di Cesare; se Pilato Lo libera, non è più amico di Cesare.
- Pilato, di fronte alla minaccia di essere accusato come infedele a Cesare, crolla; siede in tribunale per emettere la sentenza. Ma prima per due volte proclama ironicamente che Gesù, ridotto a un rifiuto umano, è re dei Giudei.
Poi per tacitare la sua coscienza si lava le mani davanti a tutti proclamando la sua innocenza, mentre emette la sentenza di morte.
Rifletti
- "Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare". Gesù aveva proclamato solennemente che egli era re, ma che il suo regno non era di questo mondo. Pilato era convinto che da Gesù non poteva venire nessun pericolo per Cesare, ma di fronte all'alternativa di scegliere Cesare o la sua coscienza, sceglie Cesare.
- Gesù aveva detto: "Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Mt 22,21). Ma aveva precisato: "Nessuno può servire a due padroni" (Mt 6,24). Il cristiano deve dare a Cesare quello che gli appartiene, ricordando però che al di sopra di ogni autorità umana c'è Dio. Tanti Martiri hanno affrontato il martirio per opera di Cesare, per rimanere fedeli a Dio. Non si può servire a due padroni messi alla pari; non si può essere amico di Cesare e amico di Dio.
- "Ecco il vostro re!". Nell'intenzione di Pilato è un'ironia. Nel piano di Dio è una proclamazione solenne, è un ultimo tentativo per illuminare quel popolo infedele. «Ecco il tuo re», dice anche a me il Padre, additandomi il Crocifisso: il Re dell'universo si è ridotto per me a uomo dei dolori, re di burla.
- "Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare". È una scelta precisa. Un popolo fiero della sua indipendenza nella pianura di Sichem aveva proclamato: "Noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio" (Gs 24,18); a Gesù aveva detto con orgoglio: "Non siamo mai stati schiavi di nessuno" (Gv 8,34). Ora proclama che non vuole altro re all'infuori di Cesare. Passeranno pochi anni e sperimenterà quanto sarà pesante il giogo di Cesare.
- "Pilato si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue»" (Mi 27,24). È il trionfo dell'ipocrisia. Pilato rimarrà per sempre il capo di tutti gli ipocriti che cercano di salvare solo l'apparenza, il giudizio degli uomini, non quello di Dio e della coscienza.
- "E tutto il popolo rispose: «II suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli»" (Mt 27, 25). Il Sangue di Gesù sarà versato "per la rovina e la risurrezione di molti" (Lc 2,34). 1 Giudei lo ricorderanno certamente quando, pochi anni dopo, la Palestina sarà invasa dall'esercito romano, Gerusalemme sarà distrutta e non si troveranno legni sufficienti per appendere i crocifissi. È tremendo mettersi contro Dio!
Confronta
- Chi è il signore della mia vita? Quante volte ho proposto di mettere Dio al primo posto e poi spesso ho messo al primo posto Cesare e i suoi valori; ho scelto di piacere al mondo e non a Dio, ho rinunciato ad essere amico di Dio, per essere amico del mondo! Non posso servire a due padroni. Davanti a Gesù che dà tutto per me devo essere pronto a rinunciare a tutto per Lui.
- Ecco il mio re: Gesù Crocifisso. Non voglio avere altro signore al di fuori di Lui, non voglio amare nessuno prima di Lui; da Lui voglio imparare ad amare tutti, ma "in lui, con lui, per lui".
Pensiero di san Paolo della Croce: "Sia grata a questo buon Dio che tanto l'ama, Lo serva fedelmente, non si vergogni d'essere serva del Sovrano Re della gloria. Si ponga sotto i piedi i rispetti umani" (L. III, 427).
«CROCIFIGGILO, CROCIFIGGILO!»
Parola di Dio
"Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà" (Lc 23,13-25).
Per la comprensione
- "Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso", così gli evangelisti compendiano la condanna a morte di Gesù. È Pilato che emette la sentenza, perché solo il governatore romano aveva il potere di vita e di morte. "Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale... Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno" (Gv 19,13.14). Sono le circostanze della condanna di Gesù, descritte da Giovanni.
- Giustamente nel Credo proclamiamo: "Paf sotto Ponzio Pilato". La responsabilità giuridica e morale della condanna di Gesù è certamente di Pilato; ma anche i Giudei, in particolare i capi, parteciparono al più grande delitto della storia umana.
Rifletti
- Chi ha condannato a morte Gesù? Prima di tutti Pilato: "Ibis ad crucem", "andrai alla croce", era la formula della condanna. Poi i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo; tutti urlavano: "Crocifiggilo, crocifiggilo!".
- "Eppure quei protagonisti si sono dichiarati non responsabili della morte di Gesù; l'autorità religiosa del Sinedrio: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno» (Gv 28,31). Pilato: «Non sono responsabile di questo sangue» (Mt 27,24). Solo una piccola folla, aizzata da gruppi facinorosi, chiede il sangue di Gesù: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli» (Mt 27,25). La condanna a morte di Gesù è un mistero: tutti e nessuno hanno voluto la sua morte" (G.M. Lanci, p. 82).
- Ma la fede ci ricorda che Gesù è morto per i nostri peccati: "Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità" (Is 53,5). Tutti noi in qualche modo abbiamo gridato molte volte: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Ogni volta che ho peccato, ogni volta che ho offeso Dio volontariamente ho gridato che Gesù fosse crocifisso, per liberare Barabba, per seguire i miei capricci, le mie passioni.
- Il Vangelo non dice nulla della reazione di Gesù alla condanna alla morte di croce; un condannato si ribellava e imprecava. Gesù accetta e tace: è giunta la sua "ora", per la quale era venuto al mondo. L'uomo Lo condannava, ma nessuno avrebbe potuto togliergli la vita. Egli la dava liberamente.
- Il Padre ha tanto amato il mondo da permettere la morte del suo Figlio unigenito, per salvare noi figli peccatori. Gesù ci ha amato tanto da accettare in silenzio la sua condanna a morte per liberare noi dalla condanna eterna.
- Rifletti anche ai tanti innocenti perseguitati, condannati, torturati, per rimanere fedeli a Dio, per non venire a compromessi con la propria coscienza. Quanto siamo facili anche noi a condannare qualcuno per sentito dire, perché qualche interessato ne parla male, perché la pensa diversamente da me, perché la sua condotta mi dà fastidio. Quante volte ci lasciamo condizionare e trascinare dalla «folla» che grida e condanna!
Confronta
- Pilato è convinto dell'innocenza di Gesù, tuttavia Lo condanna per viltà e per interesse. Quante volte la coscienza mi ha fatto capire che cosa voleva Dio da me, che cosa era giusto fare e invece ho fatto tutto l'opposto, per debolezza, per non dispiacere alle mie passioni, per non mettermi contro la folla!
- Ogni volta che pecco gravemente grido anch'io nell'intimo del mio cuore "Crucifige!". Riprovo la viltà di Pilato, l'odio dei Giudei, ma essi "non sanno quello che fanno" (Lc 23,34); io so bene quello che faccio e continuo ad andare per la strada sbagliata.
- Non sarò facile a condannare il mio fratello; non seguirò la folla che condanna facilmente; non devo condannare se non voglio essere condannato.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Amiamo questo caro Iddio che tanto ci ama, consoliamolo per tante offese che gli sono fatte, plachiamolo con le nostre preghiere e discrete penitenze, ponendole tutte nelle Piaghe Santissime di Gesù ed offrendole al Padre Divino. Supplichiamolo, per i meriti del suo Santissimo Figlio, che ponga fine a tanti mali"' (Cf. L. Il, 366).
GESÙ ABBRACCIA LA CROCE
Parola di Dio
"Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota" (Gv 19,16-17).
"Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati" (Lc 23,32).
"È una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente; che gloria sarebbe infatti sopportare il castigo se avete mancato? Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime" (1Pt 2,19-25).
Per la comprensione
- In genere la condanna a morte veniva eseguita immediatamente. Così avvenne anche per Gesù, molto più perché era imminente la festa di Pasqua.
La crocifissione doveva essere eseguita fuori della città, in un luogo pubblico; per Gerusalemme era il colle del Calvario, distante poche centinaia di metri dalla Torre Antonia, dove Gesù fu processato e condannato.
- La croce era formata da due travi: il palo verticale, che ordinariamente si trovava già infisso a terra, sul luogo dell'esecuzione e la trave trasversale, o patibulum, che il condannato doveva portare sulle spalle, attraversando i luoghi affollati della città per essere di ammonizione a tutti. Il patibulum poteva pesare anche più di 50 kg.
- Il funesto corteo si formò regolarmente e si avviò. Precedeva il centurione come prescriveva la legge romana, seguito dalla sua compagnia che doveva stare attorno al condannato; poi veniva Gesù, fiancheggiato da due ladroni, anch'essi condannati alla morte di croce.
Da una parte stava l'araldo che reggeva i cartelli, sui quali erano indicate le cause della condanna e dava fiato alla tromba per farsi largo. In coda seguivano i sacerdoti, gli scribi, i farisei e la folla tumultuante.
Rifletti
- Gesù inizia la sua dolorosa "Via Crucis": «portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio». I vangeli con ci dicono altro, ma possiamo immaginare lo stato fisico e morale di Gesù che, sfinito dalla flagellazione e dagli altri tormenti, porta il pesante carico del patibulum.
- Quella croce è pesante, perché è il peso di tutti i peccati degli uomini, il peso dei miei peccati.: "Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce. Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori, è stato schiacciato per le nostre iniquità" (Is 53, 4-5).
- La croce era il supplizio più orribile dell'antichità: un cittadino romano mai vi poteva essere condannato, perché era un'esecrabile infamia e una maledizione divina.
- Gesù non subisce la croce, l'accetta liberamente, la porta con amore, perché sa che sulle sue spalle Egli porta tutti noi. Mentre gli altri due condannati maledicono e imprecano, Gesù tace e si avvia in silenzio verso il Calvario: "Non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello" (Is 53,7).
- Gli uomini non sanno e non vogliono sapere che cos'è la croce; hanno sempre visto nella croce il massimo castigo e il fallimento totale dell'uomo. Non lo so neppure io che cos'è la croce. Solo i tuoi discepoli veri, i Santi, la comprendono; con insistenza Te la chiedono, con amore l'abbracciano e la portano dietro a Te ogni giorno, fino a immolarsi, come Te, sopra di essa. Gesù, Ti chiedo, con il cuore che mi batte forte, di farmi capire la croce e il suo valore (Cf. A. Picelli, p. 173).
Confronta
- Quali sentimenti provo vedendo Gesù avviarsi al Calvario, portando quella croce che spetterebbe a me? Provo amore, compassione, gratitudine, pentimento?
- Gesù abbraccia la croce per riparare i miei peccati: so accettare con pazienza le mie croci, per unirmi a Gesù Crocifisso e per riparare i miei peccati?
- So vedere nelle mie croci quotidiane, grandi e piccole, una partecipazione alla croce di Gesù?
Pensiero di san Paolo della Croce: "Mi consola che siate di quelle fortunatissime anime che vanno per la strada del Calvario, seguendo il nostro caro Redentore" (L.1, 24).
IL CIRENEO
Parola di Dio
"Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce dietro a Gesù" (Lc 23,26).
"Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà»" (Mt 16,24-25).
Per la comprensione
- Gesù, sfinito per le sofferenze subite, procedeva con grande difficoltà verso il Calvario, cadendo spesso sotto il grave peso della croce. Anche se il cammino non era lungo, i soldati compresero subito che Gesù non era in grado di arrivare al Calvario con quel peso sulle spalle. Essi avevano fretta anche per l'imminenza della Pasqua. Per questo si avvalgono del diritto di «requisire» un passante, per costringerlo a portare la croce di Gesù.
- I soldati «angariano» una certo Simone di Cirene, che si trovava a passare lì per caso e gli legano sulle spalle la pesante croce di Gesù per portarla fino al Calvario, seguendo il condannato che andava avanti barcollando, forse legato a lui con una fune.
- Simone di Cirene che quasi sicuramente non conosceva Gesù, viene costretto a portare la croce; non può ribellarsi per non mettere in pericolo la sua vita, ma è pieno di rabbia per quell'incidente capitato. Tuttavia l'atteggiamento di Gesù, la sua pazienza e il suo silenzio lo colpiscono profondamente e lo fanno riflettere. Anche quando si potè liberare del peso della croce volle vedere come andava a finire quel condannato misterioso, così diverso dagli altri condannati. Il suo gesto di pietà, anche se subito, venne premiato dal Signore. Secondo la tradizione, egli credette in Gesù e trasmise la fede alla sua famiglia: i suoi figli Alessandro e Rufo erano membri importanti della prima comunità cristiana.
Rifletti
- Il Figlio di Dio onnipotente ha bisogno di un uomo che Lo aiuti a portare la croce fino al Calvario. È il mistero della partecipazione alla croce di Cristo che non è facile capire e accettare. Solo le anime grandi, gli innamorati di Cristo Crocifisso, possono capire e amare la croce. "O patire, o morire", diceva una grande innamorata di Gesù, santa Teresa d'Avila.
- San Paolo ci dà uno spiraglio di luce quando afferma: "Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24): dobbiamo unire la nostra croce a quella di Cristo, per aiutarlo nella salvezza del mondo ed essere «corredentori» con Cristo.
- L'importante non è la croce o la sua grandezza, ma l'amore con cui si porta. Gesù si è caricato delle nostre croci: noi dobbiamo aiutarlo a portare la sua, dobbiamo dargli una spalla. Se ci ribelliamo Lo lasciamo solo a portare la croce.
- Gli amici del Crocifisso hanno sempre visto nel Cireneo una loro figura simbolica. "Se qualcuno vuol venire dietro a me prenda la sua croce e mi segua". Gesù va avanti, noi dobbiamo andare dietro a Lui, guardare Lui, imparare da Lui, lasciarci aiutare da Lui. Essere Amici di Gesù Crocifisso non ci toglie e non ci aumenta la croce, ma ci aiuta a portarla e ci insegna come valorizzarla.
- Ci dice san Gregorio Magno: «In due modi portiamo la croce del Signore: quando con la rinuncia dominiamo la carne e quando, per vera compassione del prossimo, sentiamo i suoi bisogni come fossero nostri. Chi soffre personalmente quando il prossimo è ammalato, porta la croce del Signore». Portare la croce è pertanto anche assumere su di sé le croci dei fratelli. Ogni vero cristiano deve sentire la vocazione del Cireneo.
Confronta
- Qual è il mio atteggiamento di fronte alla croce di Gesù e alle mie croci? So vedere nelle prove della vita una partecipazione alla croce di Cristo? So riconoscere l'aspetto redentivo e «missionario» della croce?
- Qual è il mio atteggiamento di fronte alle croci dei fratelli? Indifferenza, freddezza, fuga? Oppure compassione e partecipazione? So essere «cireneo» e «buon samaritano»? O sono a volte anch'io causa di croce per gli altri? Quando sono d'aiuto e di conforto a un fratello, io aiuto Gesù a portare la sua croce.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Beati quelli che patiscono travagli per amor di Dio, essi sono più fortunati dei ricchi del mondo. Quelli che soffrono per amor di Dio aiutano Gesù Cristo a portare la croce, e così saranno partecipi della sua gloria in Cielo" (Cf. L.1, 94).
LE PIE DONNE
Parola di Dio
"Lo seguiva una grande folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! E ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?»" (Lc 23,27-31).
Per la comprensione
- Solo Luca riporta l'episodio dell'incontro di Gesù con «una grande folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui».
Mentre gli altri evangelisti sottolineano soprattutto la presenza di nemici intorno a Gesù durante la sua Passione, Luca nota la presenza di un popolo amico, soprattutto donne che Lo compassionano. Certamente erano donne che in qualche modo conoscevano Gesù; tra loro c'erano anche le pie donne che Lo avevano seguito da tempo, c'era sua Madre.
- La triste predizione del Signore sulla rovina di Gerusalemme, per il peccato del rifiuto del Signore, si avvererà pochi decenni dopo, nel 70 dopo Cristo, quando l'esercito romano di Tito distruggerà Gerusalemme, riducendola a un cumulo di macerie e ne ucciderà buona parte della popolazione.
Rifletti
- "Non piangete su di me": è l'unica volta che Gesù parla durante il viaggio verso il Calvario. Certamente Egli gradisce la compassione e il pianto delle pie donne, gradisce che si ricordi quanto Egli ha sofferto per gli uomini. Nell'istituire l'Eucaristia aveva ordinato: "Fate questo in memoria di me" (l.c 22,19), riferendosi alla sua Passione imminente. Ma vuole che sia un ricordo fruttuoso, soprattutto desidera una riflessione sulle cause della sua Passione.
- "Piangete su voi stesse e sui vostri figli": il Signore vuole dirigere questo pianto verso un motivo più alto e invita le donne a piangere per il peccato del rifiuto della salvezza, per tutti i peccati, che allontanano Dio dal cuore dell'uomo, sono la causa della sua Passione e portano al baratro della perdizione; vuole che le pie donne piangano sulla rovina di Gerusalemme causata dal rifiuto dell'unico Salvatore.
- Per questo motivo Gesù stesso aveva pianto: "Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi»" (Lc 19,41-44).
- Gesù, che sta uscendo da Gerusalemme per andare a morire per i peccati dei figli di Gerusalemme, sa che solo il pentimento dà a Dio la possibilità di cancellare il peccato dal cuore dell'uomo e di donare la salvezza. Ma questo è "nascosto agli occhi" dei figli di Gerusalemme. Per questo piange e invita le donne a piangere.
- Questa scena ne ricorda un'altra non meno commovente, mentre Gesù è in cammino verso Gerusalemme: "Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta!" (Lc 13,34-35).
Dio non poteva fare di più per salvarci; tocca a noi rimuovere gli ostacoli e non sciupare queste prove dell'amore di Dio. I Santi hanno pianto amaramente anche le colpe più lievi, perché comprepdevano quale grande male è il peccato e a quale rovina conduce.
Confronta
- I Santi hanno versato tante lacrime di dolore e d'amore davanti a Gesù Crocifisso; con quali sentimenti io ricordo la Passione di Gesù? Sento il bisogno di meditarla ogni giorno?
- Mentre tanti deridono e insultano Gesù sulla via del Calvario, le pie donne piangono su di Lui e non si vergognano di accompagnarlo con il loro affetto: so essere vicino a chi soffre, a chi si trova a portare una pesante croce?
Pensiero di san Paolo della Croce: "Il Signore la vuole una Santa sposa. La Divina Bontà ha seminato amarezze dove lei credeva di trovare gioia. Così il Signore ha permesso ad altre spose come lei, le quali per la via reale della croce si sono fatte Sante" (Cf. L.111, 426).
Parte seconda - Meditazioni
SI PREPARA LA VITTIMA
Parola di Dio
"Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere" (Mt 27,33-349).
"I soldati poi... presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si sono divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte" (Gv 19,23-24).
Per la comprensione
- Gesù arriva al luogo dell'esecuzione, detto «Calvario», «Golgota», o «Cranio»: era un piccolo rialzo roccioso, appena fuori della città. Secondo alcuni Padri della Chiesa era detto cos? perché era il luogo dove era seppellito il primo uomo, Adamo, che il nuovo Adamo, Gesù, doveva riscattare con il suo sangue. Probabilmente il nome derivava dalla forma della semplice prominenza rocciosa, che aveva la vaga forma di un teschio umano.
- "Vino mescolato con fiele" o "mirra": era una specie di anestetico, un gesto umanitario, che pie donne preparavano a proprie spese e davano da bere ai condannati, perché si inebriassero e sentissero meno gli strazi della crocifissione.
- Prima dell'esecuzione Gesù viene spogliato delle sue vesti; secondo la Sindone, la spoliazione fu totale.
I soldati che eseguivano la condanna avevano diritto a dividersi tutto quello che apparteneva al condannato, comprese le sue vesti.
Rifletti
- A Gesù viene offerto vino mirrato, per attenuare il suo dolore; Egli lo assaggia per far capire che ha gradito il gesto di compassione, ma "assaggiatolo, non ne volle bere": vuole conservare piena lucidità, per soffrire tutta l'atrocità del suo martirio e bere fino in fondo il calice amaro. Non è un gesto stoico, ma la piena consapevolezza di quanto aveva già accettato nell'agonia dell'Orto. A Pietro, che voleva difenderlo con la spada, aveva detto: "non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?" (Gv 18,11).
- I Santi hanno compreso questa sublime lezione del Maestro Divino e mai hanno rifiutato un momento della loro croce. Santa Teresa del Bambino Gesù, sul letto di morte, alla Superiora che le diceva che Gesù voleva prolungare un poco la sua agonia, rispondeva: "Ebbene, andiamo... andiamo: oh no, non vorrei soffrire meno! ". Era la risposta eroica dei Santi.
- Gesù prima di essere crocifisso viene denudato. È una nuova umiliazione, una spoliazione totale che Gesù accetta per nostro amore. È la «kenosi» più profonda, lo «svuotamento» di tutto, la povertà più assoluta. Ormai non resta a Gesù che la sola croce. Nello strappare le vesti incollate alle piaghe si aggiungono dolori a dolori. Si avvera pienamente la profezia di Isaia: "Dalla pianta dei piedi alla testa non c'è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio" (Is 1,6).
Confronta
- Gesù vuole accettare consapevolmente fino in fondo tutto il suo dolore. Devo pensare a Lui, quando sono nella prova, quando la croce mi sembra troppo pesante. Egli darà forza alla mia debolezza e mi aiuterà a bere con amore ogni calice amaro. Nelle prove fisiche e morali se rifletto che è Gesù a chiedermi di bere con Lui il calice del Padre avrò la forza di non ribellarmi, ma di accettare tutto con amore.
- Dopo la sua spoliazione, Gesù appare veramente "l'uomo dei dolori". Spogliato di tutto, è rivestito solo di confusione, di umiliazione e di piaghe. Ripara così le mie comodità, il mio attaccamento ai beni della terra, le mie delicatezze, l'eccessiva condiscendenza con cui tratto il mio corpo. Gesù ripara così anche le violenze morali e fisiche su tanti corpi innocenti, le profanazioni del corpo umano, che è tempio di Dio.
- Signore, per la tua Passione e la tua croce, dammi forza per vivere la mortificazione dei sensi e per spogliarmi di tutto ciò che mi allontana da Te.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Le calamità che soffre sono preziose gioie che lo arricchiscono nello spirito. Ora è tempo di mostrare la sua fedeltà a Dio, attaccandosi tutto al sacro legno della vita, che è la croce di Gesù Cristo, e tenendosi ben stretto a questo sacro legno lei mai farà naufragio, ma andrà sicuro al porto della salvezza" (Cf. L. Il, 634).
"LO CROCIFISSERO"
Parola di Dio
"Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio... Poi lo crocifissero... Erano le nove del mattino quando lo crocifissero... Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra" (Mc 15,22.27).
"Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto»" (Gv 19,19-22).
Per la comprensione
- Gli evangelisti non descrivono la crocifissione di Gesù; dicono semplicemente "lo crocifissero". Tutti sapevano che cosa significava quella parola tremenda. Il condannato veniva spogliato e gettato a terra; con due grossi chiodi gli venivano trapassati i carpi dei polsi e fissati saldamente al "patibulum" ; quindi veniva innalzato sul palo già confitto a terra, formando cos? la croce. Erano momenti di dolore atroce, da fare svenire il condannato e portarlo vicino al delirio e all'asfissia. A volte veniva posto al centro della croce un grosso piolo, sul quale si metteva a cavalcioni il crocifisso, per evitarne l'asfissia e prolungarne l'agonia. Venivano quindi trafitti i piedi con uno o due chiodi.
- "Erano le nove del mattino" precisa Marco: quindi Gesù dovette rimanere in croce molto più delle tre ore che siamo abituati a considerare.
- "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei". La tavoletta con il motivo della condanna era scritta in latino, greco ed ebraico: le lingue più diffuse allora e la lingua del condannato. L'iscrizione era una vendetta ironica per Pilato, era un'offesa per i Giudei, era una solenne proclamazione per noi.
- "Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra": era la corte di questo re strano e misterioso.
Rifletti
"Un Dio crocifisso!", esclamava san Paolo della Croce. Perché? Per chi? "Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità" (ls 53,6). "Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa" (Sal 21,17). Amore e peccato: ecco le due grandi lezioni del Crocifisso.
- Egli ci predica l'infinito amore di Dio: "Dio ha tanto amato il mondo da sacrificare il suo Figlio unigenito" (Cf. Gv. 3,16). Il Figlio "mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me" (Gal 2,20). "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Gesù lo ha fatto per noi. Non erano necessari alla giustizia quei chiodi, quelle sofferenze, quella straziante agonia; erano necessari all'Amore.
- Il Crocifisso ci fa capire la gravità del peccato: "Se l'uomo non avesse peccato, Cristo non sarebbe morto sulla croce" (sant'Agostino). Certi peccati ci possono sembrare leggeri. Ma i Santi, che erano abituati a contemplare il Crocifisso,
affermavano che non può essere considerata piccola cosa ciò che offende Dio e ha avuto bisogno della morte di Cristo per essere riparata e meritare il perdono.
- "Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato? Rispondimi" (Mi 6,3): Gesù, non so risponderti; so solo che mi hai amato troppo. Fa' che io possa capire e corrispondere al tuo amore infinito.
Confronta
- "Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me" (Gv 12, 32). Abbi spesso davanti agli occhi Gesù Crocifisso, lasciati attirare da Lui; ricordati continuamente di Lui. Tieni un bel crocifisso al centro della tua casa, nel luogo del tuo lavoro; soprattutto pianta il Crocifisso al centro del tuo cuore.
- Gesù, ora sei immobile sul tuo trono: le tue mani che hanno sparso tante benedizioni, che si sono posate sul capo di bambini e di malati, non possono più muoversi per benedire; i tuoi piedi di buon Pastore che hanno rincorso le pecorelle smarrite non possono più correre; ma ora con il sangue che sgorga dalle tue braccia spalancate sulla croce continui a benedire il mondo; ora con il tuo amore infinito rincorri tutti i figli perduti. Attirami a Te, Gesù, e fa' che mai distacchi lo guardo e il cuore dalle tue piaghe che versano sangue per me.
Pensiero di san Paolo della Croce: "La statua si lascia martellare dallo scultore e tace; ma l'anima sua martellata dalle preziose croci, non solamente deve tacere, ma di più riposare nel seno del Padre celeste, patendo, tacendo ed amanndo" (III, 463)
PRIMA PAROLA: "PADRE, PERDONA LORO"
Parola di Dio
"E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!» (Mt 27,39-43). "Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno»" (Lc 23,34).
"E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, mori" (At 7,59-60).
Per la comprensione
- Innalzato sulla croce, incominciano per Gesù le ore strazianti dell'agonia. I dolori fisici sono indicibili: il bruciore delle piaghe di tutto il corpo; lo strazio delle piaghe delle mani e dei piedi, specialmente quando il crocifisso cerca di sollevarsi per respirare, facendo forza sui chiodi, che dilatano le ferite; i crampi dei muscoli delle braccia e delle gambe; la sete ardente per il progressivo dissanguamento.
- Non meno atroci erano le sofferenze morali: mentre Gesù muore per gli uomini, essi Lo ricoprono di insulti. In questa situazione di immenso dolore, Gesù vuole essere ancora il 'ínaestro" e dalla cattedra del suo martirio incomincia a parlare e insegnare. Ecco la prima parola: "Padre, perdonali".
Rifletti
- Dopo aver crocifisso Gesù l'odio dei suoi nemici non si placa: essi sono lì, ai piedi della croce, per rendere più straziante la sua agonia, con gli insulti e gli scherni: "Lo insultavano... lo schernivano". Il salmista esclama: "Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo" (Sal 22,7-8).
- Tutti partecipano a questi insulti, soprattutto coloro che hanno voluto ad ogni costo la sua condanna: i capi, gli scribi, i farisei. Ormai Gesù non fa più paura, non può più nuocere; Lo scherniscono, Lo coprono di insulti, Lo provocano: "Scendi dalla croce e ti crederemo". Poi anche i passanti, coloro che salgono subito sul carro del vincitore, aggiungono i loro insulti; i soldati, abituati a queste scene raccapriccianti non sono da meno. Persino "quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano" (Mc 15,32).
- Ed ecco la prima reazione del Maestro: "Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno»". Non solo il perdono, ma anche la scusa. Gesù aveva fatto dell'amore e del perdono il suo primo comandamento; aveva insegnato a perdonare sempre, ad amare tutti, anche i nemici, a fare loro del bene e a pregare per loro. Ora conferma con l'esempio il suo grande insegnamento.
- Gesù perdona e prega per tutti i suoi nemici: Giudei e Romani, passanti e soldati, Caifa e Pilato, vicini e lontani, presenti e assenti. Perdona chi Lo ha tradito, chi Lo ha accusato ingiustamente, chi Lo ha condannato, chi Lo ha crocifisso, chi Lo sta insultando ai piedi della croce.
- I Santi hanno imparato da Lui: Stefano perdona e prega per coloro che lo stanno lapidando e il loro capo Saulo diventa Paolo; la piccola Maria Goretti perdona il suo uccisore e prega per averlo accanto a sé in Paradiso; san Giovanni Gualberti, in un Venerdì santo, mentre insegue e sta per uccidere l'uccisore di suo fratello, per amore di Gesù Crocifisso, lo perdona e il Signore fa di lui un grande santo; Giovanni Paolo II va in carcere a visitare e abbracciare chi aveva tentato di ucciderlo. Ecco i frutti della preghiera di Gesù sulla croce.
Confronta
- Sii grato a Gesù che dall'alto della sua croce ha pregato per te e ha implorato dal Padre il perdono per i tuoi peccati. Abbi sempre tanta fiducia nella sua misericordia. Egli muore in croce non solo per ottenerti il perdono, ma anche per rinnovarti e santificarti.
- Impara da Gesù Crocifisso l'amore e il perdono. Ama e perdona tutti. Non basta non odiare: devi amare, pregare e fare del bene a chi ti ha fatto soffrire. Devi tenere sempre fissa nella mente questa prima parola di Gesù Crocifisso. Per quanti torti possa subire, mai saranno uguali a quelli subiti e perdonati da Gesù. Pensa anche alle tante volte che Gesù ti ha perdonato, ma ricorda che Gesù ti perdona solo se anche tu per suo amore saprai perdonare i tuoi fratelli.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Mio Gesù, potrò dubitare di Te che sei il mio caro Padre, il mio Sommo Bene? Dubiterò del perdono dei miei peccati, se per tua misericordia mi hai lavato nel tuo preziosissimo Sangue? Ah! no, mio Dio, no, non dubito, in Te confido" (Cf. L.1, 60).
SECONDA PAROLA: "OGGI SARAI CON ME IN PARADISO"
Parola di Dio
"Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso»" (Lc 23,39-43).
"Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione»" (Lc 15,1-7).
Per la comprensione
- Matteo e Marco scrivono che tutti e due i malfattori crocifissi con Gesù Lo insultavano. Forse in un primo momento tutti e due i condannati insultavano Gesù; ma poi uno, colpito dal comportamento di Gesù, incomincia a riflettere e cambia atteggiamento. Solo Luca, evangelista della misericordia del Signore, riporta l'episodio del buon ladrone.
Secondo Luca tutti e due i condannati chiedono la salvezza a Gesù; ma uno lo fa insultando e imprecando, l'altro pregando e confessando le proprie colpe.
Rifletti
- Gesù aveva detto: "Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori" (Mt 9,13). Sta morendo sulla croce proprio per ottenere la salvezza ai peccatori e vuole subito iniziare a esercitare la sua missione di salvatore a beneficio di uno crocifisso come Lui.
- Il buon ladrone è colpito profondamente dal comportamento di Gesù. Sicuramente aveva sentito parlare di Lui; sapeva che aveva fatto del bene a tutti, che era stato sempre misericordioso. Ora vede che non impreca, anzi prega per coloro che Lo insultano. Non poteva essere un uomo qualsiasi.
- Egli ripensa alla sua vita e al male compiuto; la giustizia umana giustamente Lo ha condannato, ma ora sta per comparire davanti alla giustizia divina. Si pente del male fatto e cerca di cambiare anche il cuore del suo compagno di misfatti e di pena: "Neanche tu hai timore di Dio e sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male".
- E subito rivolge lo sguardo e la parola all'altro misterioso compagno di sventura; ma si rivolge a Lui come a un salvatore: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". La risposta di Gesù è immediata e superiore a ogni aspettativa: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso". È la risposta della misericordia e dell'amore. Così il ladrone pentito è il primo frutto della Passione di Gesù. Il Paradiso incomincia a popolarsi di peccatori pentiti e perdonati.
- Gesù, dall'alto della sua croce, incomincia ad attirare tutti a sé. Aveva detto: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui" (Gv 3,17). Ha fretta di iniziare subito la sua opera di Salvatore; vuole che quel Sangue che sta versando sulla croce incominci a lavare e salvare questo compagno di sventura. Il buon Pastore ha ritrovato una pecorella smarrita, se la carica sulle spalle e la riporta nel recinto sicuro del Paradiso. Nello strazio dell'agonia questo fu per Gesù un momento di gioia.
Confronta
- Quando ti senti oppresso dai tuoi peccati e ti senti degno della condanna di Dio, inginocchiati ai piedi del Crocifisso, bacia quelle piaghe e lasciati lavare dal suo Sangue. Sentirai subito anche tu la parola della misericordia e del perdono; Gesù ti assicurerà che anche per te si sono riaperte le porte del cielo.
- Sei facile a giudicare e condannare gli altri e invece sei pieno di scuse per te. Impara da Gesù a usare misericordia con tutti, a pregare e fare penitenza per i peccati dei fratelli, a non giudicare e condannare nessuno. Chiedi a Gesù un cuore misericordioso, ricordando le sue parole: "Non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati, perdonate e vi sarà perdonato" (Lc 6,37).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Scacci questo vano timore e confidi in quel caro Salvatore che l'ha lavata nel suo preziosissimo Sangue, una goccia del quale basta a lavare le macchie di mille mondi"' (L.1, 527).
TERZA PAROLA: "ECCO TUA MADRE"
Parola di Dio
"Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa" (Gv 19,25-27).
Per la comprensione
- Sul Calvario non c'erano solo i nemici di Gesù; c'erano anche degli amici. Scrive Luca: "Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti" (Lc 23,49). Solo Giovanni nota la presenza della Madonna e afferma che stava "presso la croce di Gesù". Dopo l'orgia della crocifissione, quando molti nemici di Gesù incominciavano ad allontanarsi dal Calvario, fu permesso alla Madre di Gesù e a pochi amici di avvicinarsi alla croce.
- Con questa terza parola Gesù compie prima di tutto un dovere filiale: sta per lasciare sola la madre vedova, per questo L'affida alle cure del discepolo prediletto e chiede a Giovanni di prendersi cura di Lei. È il gesto commovente di un figlio affettuoso e fedele che si avvicina alla morte. Ma l'evangelista intende qualcosa di più e dà alla scena un notevole significato teologico e spirituale.
Rifletti
- Maria aveva seguito Gesù all'inizio della sua vita pubblica e poi forse saltuariamente. Certamente Gesù aveva continuato a prendersi cura di Lei, come fa supporre il suo intervento dalla croce. Maria era a Gerusalemme per l'ultima Pasqua del Figlio. Se non era presente al Getsemani, ha saputo dell'arresto di Gesù e ha seguito con trepidazione e angoscia le fasi alterne del processo religioso e civile, fino alla condanna a morte. E allora anche Lei si è incamminata sulla via del Calvario.
- Ha assistito da lontano alla crocifissione del Figlio, ha sentito i colpi di martello che conficcavano i chiodi sulle mani e sui piedi; ha visto Gesù innalzato sulla croce, ha udito gli insulti e le provocazioni. Quando dopo alcune ore il Calvario incomincia a spopolarsi, Maria con alcuni amici può avvicinarsi alla croce. Giovanni riferisce solo le parole di Gesù. Ma certamente anche Maria, nelle interminabili ore dell'agonia, avrà rivolto a Gesù tante parole d'amore e di dolore, più con le lacrime che con la bocca.
- La presenza di Maria ai piedi della croce è per Gesù conforto e strazio maggiore. Conosce il cuore sensibile della Madre e comprende quando deve soffrire. Ora per Maria si avvera la profezia di Simeone: "Anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2,35).
- "Donna, ecco tuo figlio!". Scrive Giovanni Paolo II: "Senza dubbio in questo fatto si ravvisa un'espressione della singolare premura del Figlio per la Madre, che Egli lasciava in così grande dolore. Tuttavia nel senso di questa premura, «il testamento della croce» di Cristo dice di più" (Rm, 23).
- Maria ai piedi della croce è chiamata a portare alle ultime conseguenze il suo sì al piano di Dio. È chiamata non solo ad acconsentire alla morte del Figlio, ma ad offrire Lei stessa la vittima divina al Padre; così mentre accetta la morte del Figlio Gesù, dona la vita a tutti gli uomini e ne diventa Madre nello spirito. È il vertice della fede di Maria, ma anche del suo dolore e del suo amore per noi. Accetta la morte del Figlio di Dio e Figlio suo e accoglie tutti noi peccatori come suoi figli. Accanto al nuovo Adamo diventa la nuova Eva, "la Madre di tutti i viventi".
- Giovanni ai piedi della croce rappresenta tutti noi; Gesù, affidando a lui la Madre, l'affida a tutti noi. Tutti dobbiamo sentirci figli di Maria e chiamare la Vergine Santa con il dolce nome di mamma. Contemplando Maria ai piedi della croce, impariamo da Lei la fede e l'accettazione della volontà di Dio e comprendiamo quanto le è costato diventare nostra Madre.
Confronta
- "Ecco tua Madre". Devo fare mie ogni giorno queste parole di Gesù, se voglio essere anch'io quel discepolo che Lui ama. Sentire Maria come mia Madre è la condizione fondamentale della vera devozione alla Madonna.
- I Santi, in particolare san Paolo della Croce e san Gabriele dell'Addolorata, m'insegnano come stare ai piedi della croce in compagnia di Maria: quando mi avvicino a Gesù Crocifisso vi trovo sempre presente Maria Addolorata.
- "Da quel momento il discepolo la prese nella sua casa". Devo prendere anch'io Maria "nella mia casa", devo averla nella mente e nel cuore, fare tutto con Lei, per Lei, in Lei, per fare tutto con Gesù, per Gesù, in Gesù.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Non tralasci di compatire il dolce Gesù con il Cuore addolorato di Maria Santissima, e di compatire Maria Santissima col Cuore addolorato di Gesù; e così fare un misto d'amore e dolore. Questi due Cuori Santissimi sono due fornaci d'amore, anzi una fornace sola, e lei si butti in questo amoroso forno" (LA, 227).
QUARTA PAROLA: "DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?"
Parola di Dio
"Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Eri, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!»" (Mt 27,45-49).
«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza»: sono le parole del mio lamento. Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo... In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati; a te gridarono e furono salvati, sperando in te non rimasero delusi. Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: «Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico»" (Sal 22,29).
Per la comprensione
- "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si.fece buio su tutta la terra". Mentre il Figlio di Dio agonizza sulla croce, la natura piange e partecipa in qualche modo al dolore del suo Creatore. Questo "buio" misterioso era un segno che qualcosa di straordinario stava accadendo sulla terra: l'Autore della vita stava morendo sulla croce per opera delle sue creature.
- La quarta parola è la più misteriosa delle parole pronunciate da Gesù sulla croce; è anche la più difficile da capire. Eretici e atei si appellarono ad essa per negare la divinità di Gesù: se Gesù era abbandonato da Dio, non poteva essere Figlio di Dio. Invece questo grido misterioso, nel momento della suprema agonia, ci svela i sentimenti intimi di Gesù in croce: mentre agonizza, Egli prega il Padre con il Salmo 22, che è il grido profondo, ma pieno di speranza, di un innocente perseguitato che sfoga con Dio tutta la sua amarezza, ma termina lodando Dio, "perché non gli ha nascosto il suo volto, ma al suo grido di aiuto, lo ha esaudito".
Rifletti
- "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Gesù è vero Dio e vero uomo; ha due nature perfette in una sola persona. Come Dio gode sempre della gioia piena della divinità, non può soffrire, non può essere abbandonato da Dio; invece come uomo può soffrire e morire.
- San Paolo afferma che Gesù, "pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2, 6-s). Gesù, per essere in tutto simile a noi, "spogliò se stesso": è l'abbassamento, la "kenosi", per cui Gesù rinuncia alla gloria e alla gioia che avrebbe dovuto avere anche come uomo, per la sua unione con Dio, per riaverla poi come premio della sua "obbedienza fino alla morte di croce".
- "Gesù gridò a gran voce". Egli si è caricato dei peccati di tutto il mondo e per questo "Dio lo trattò da peccato in nostro favore" (2Cor 5,21). In un modo misterioso, nel momento della sua offerta di vittima al Padre, Gesù sperimenta la pena della perdita di Dio che i peccatori hanno meritato con i loro peccati. Egli fa questa terribile esperienza perché noi potessimo ritrovare la comunione con Dio e la salvezza.
- Gesù è cosciente della sua innocenza; ora invece sente il Padre lontano e quasi ostile. È la "notte dello spirito", è "la morte mistica", più dolorosa di mille morti. I Santi hanno sperimentato questo spaventoso martirio interiore, permesso da Dio per purificare le anime dalle scorie umane: il semplice timore di aver offeso Dio, la paura di poterlo perdere eternamente, è il martirio più grande per un'anima sensibile.
Confronta
- Avrò paura del peccato: è l'unico male che può farmi perdere Dio per sempre, può allontanarlo dal mio cuore e condannarmi alla perdizione. Rinnovo il mio atto di fede: Dio è un Padre che mai mi abbandona; solo io posso abbandonare Lui e allontanarmi da Lui per sempre.
- Accetterò con fede le prove della vita, i tempi di deserto, la notte dei sensi e dello spirito, ringraziando Dio che in questo modo mi purifica e mi prepara a poterlo contemplare senza veli nella gloria.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Se lei non gusta questi frutti con sensibilità, è più felice e fortunato, poiché così assomiglia più al nostro Salvatore Divino che sulla croce esclamò al Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» esprimendo in questo modo il suo nudo patire senza conforto. Beata quell'anima che sta crocifissa con Gesù Cristo senza saperlo e senza vederlo, perché priva d'ogni conforto sensibile!" (Cf. L. 111, 17).
QUINTA PAROLA: "HO SETE"
Parola di Dio
"Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca" (Gv 19,28-29).
"Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere»" (Gv 4,7).
Per la comprensione
- La quinta parola di Gesù è collegata strettamente alla quarta: continuando la preghiera del Salmo 22, "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonati Gésù arriva alle parole: "È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola" e allora, bruciato dalla sete, emette un gemito pietoso: "Ho sete". La sete era uno dei tormenti più atroci dei crocifissi, a causa del progressivo dissanguamento, della privazione di ogni bevanda, della febbre altissima.
- Solo i soldati potevano intervenire sui crocifissi. Un soldato pietoso che sta seguendo con disagio la morte atroce di questo misterioso Crocifisso, inzuppa una spugna nella "posca", una miscela di acqua e aceto usata dai soldati per dissetarsi e issatala sopra un bastoncino l'accosta alle labbra di Gesù. Un gesto pietoso in un mare di violenza e di odio.
Rifletti
- Gesù, dopo aver invocato la compassione del Padre, "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato", invoca la pietà degli uomini: "Ho sete". È davvero l'ultimo degli uomini, bisognoso di tutti, abbandonato da tutti. I tormenti di Gesù sono come un mare sconfinato senza sponde; non gli è stato risparmiato alcun tormento.
- Ma al di là della sete fisica, reale e atroce, dobbiamo vedere un'altra sofferenza, un'altra sete in Gesù: la sete della salvezza delle anime, la sete di fare sino in fondo la volontà del Padre. A Pietro che voleva opporsi con la spada al suo arresto, aveva detto: "Non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?" (Gv 18,11). Giovanni stesso suggerisce un'interpretazione più profonda, quando introduce l'episodio con queste parole: "Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete»". Gesù sa di aver dato tutto e che la sua missione di Salvatore è compiuta; per questo grida agli uomini la sua grande sete: ha sete di vuotare fin in fondo il calice della sua Passione, ha sete delle anime, vuole che nessuno si perda.
- Dio Amore ha amato "fino alla fine", fino all'eccesso e ha sete dell'amore delle sue creature; le vuole attirare tutte a sé, le vuole tutte salve. Per questo un giorno aveva esclamato: "C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angustiato, finché non sia compiuto" (Le 12,49). È lo stesso motivo per cui aveva agonizzato e sudato sangue nel Getsemani.
- Gesù ha comunicato questa sua sete ai grandi Santi: sete di Dio, sete delle anime. San Paolo della Croce scriveva: "Vorrei incenerirmi d'amore. Vorrei essere tutto fuoco d'amore; più, più: vorrei cantare nel fuoco dell'amore e magnificare le grandi misericordie dell'Amore increato. Spasimare di desiderio di amare ancor più questo grande Dio, è poco; 'incenerirmi per Lui, è poco... Ma avvertite che voglio bere ai mari di fuoco d'amore. Vorrei che venisse in noi tanto fuoco di carità, fino a bruciare non solo chi ci passa vicino, ma anche i popoli lontani" (L. I, 296.315). Amare l'Amore e diffondere questo fuoco d'amore: così anch'io posso dissetare Gesù.
Confronta
- Gesù ha avuto tanta sete del tuo amore, della tua salvezza: quale amore hai per Lui? Devi desiderare ardentemente di amarlo e di farlo amare, per fare della tua vita un continuo atto d'amore. Ripeti spesso: "Come il cervo assetato anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio! L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando vedrò il tuo volto?" (Sal 42,23).
- Il mio cuore spesso ha sete di cose che non possono appagarlo: gli onori, i successi, le ricchezze, i piaceri, le creature non possono soddisfarlo pienamente. Sant'Agostino lo aveva sperimentato e per questo esclamava: "Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te".
Pensiero di san Paolo della Croce: "Vi raccomando sempre più di starvene nel sacro deserto interiore in vera solitudine di fede e d'amore, in sacro silenzio. Cibatevi di Gesù; bevete il suo Sangue prezioso, levatevi la sete al Calice di Gesù, ma più berrete, più avrete sete" (L. Il, 719).
SESTA PAROLA: "TUTTO È COMPIUTO"
Parola di Dio
"Dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!» (Gv 19,28-30).
"Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato" (Gv 14,31).
Per la comprensione
- Solo Giovanni riferisce la sesta parola di Gesù in croce. È forse questo il "forte grido" di cui parlano gli altri evangelisti. Gesù, con uno sforzo enorme e con lo strazio più indicibile, riesce a sollevarsi un poco, facendo forza sui chiodi dei piedi, per poter respirare ancora e lasciarci le ultime parole.
- Giovanni collega strettamente il «sitio» di Gesù, con il suo grido: "Tutto è compiuto". Dopo ore di agonia, Gesù sente che la vita Gli sfugge. Ordinariamente i crocifissi, dopo qualche ora di martirio, perdevano conoscenza; Gesù invece è ancora nel pieno dei suoi sensi e finalmente può lanciare il suo grido di vittoria.
Rifletti
- Gesù, nell'atrocità dell'agonia, si rende conto che la missione avuta dal Padre è stata compiuta pienamente: tutte le profezie si sono avverate; il progetto di Dio è stato portato a compimento; all'uomo peccatore è stata ridonata la salvezza. Allora all'angoscia dell'abbandono che poco prima gli aveva fatto gridare: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato", subentra la fiducia, per la consapevolezza che la sua missione è compiuta. Per questo il grido di Gesù non è un grido di disperazione, ma il grido di vittoria dell'atleta che ha conquistato il traguardo.
- Le porte del Cielo sono state riaperte; la terra è stata ricongiunta al Cielo, l'uomo è stato riconciliato con Dio, il peccato del primo Adamo è stato riparato dal nuovo Adamo, la via della salvezza è aperta a tutti gli uomini.
- Quanta gratitudine devo al Signore per tutto quello che ha fatto per me dalla sua nascita alla morte! Compiere l'opera della mia salvezza ha significato per Gesù nascere povero in una stalla, condurre una vita di povertà e di stenti, essere perseguitato dagli uomini, diventare l'uomo dei dolori, l'obbrobrio degli uomini, morire desolato sulla croce come l'ultimo degli schiavi.
- "Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera»" (Gv 4,3-4). Fare la volontà del Padre, portare a compimento il suo progetto d'amore, è stata la missione di Gesù; per questo è venuto nel mondo, per questo ha speso tutta la vita. Ecco il primo grande insegnamento che Gesù mi dona al termine della sua vita: la volontà del Padre al primo posto, la volontà del Padre ad ogni costo. In ogni mia azione, in ogni scelta, devo desiderare sempre di compiere l'opera di Dio.
- Nella sua "preghiera sacerdotale", al termine dell'ultima cena, Gesù può rivolgersi al Padre e dire: "lo ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare" (Gv 17,4). Anch'io ho avuto dal Padre la missione "di compiere un'opera": è la mia vocazione, è il progetto di Dio su di me. Se fossi ora al termine della mia vita, potrei dire con Gesù: "Tutto è compiuto"? O forse vedrei
tanti vuoti da colmare, tante colline da spianare, tante strade da raddrizzare?
- L'esempio di Gesù deve aiutarmi a saper riconoscere il piano di Dio, anche nei momenti più difficili della vita, nel tempo della prova e della croce. Ma bisogna che io impari a stare ai piedi della croce di Gesù, non con i sentimenti della folla che guarda curiosa e insulta, o con l'indifferenza e la freddezza dei soldati, ma con la fede e l'amore di Maria, di Giovanni, delle pie donne. Solo così posso comprendere il mistero del dolore e delle prove che accettate in unione a Gesù Crocifisso e come compimento della sua Passione, mi portano al compimento dell'opera di Dio.
Confronta
- Se sarò stato un vero discepolo di Gesù Crocifisso, al termine della mia vita, quando apparentemente "tutto sarà finito" e non avrò più appoggi e speranze umane, potrò affermare che proprio allora si compie pienamente in me il piano del Padre e si attua concretamente in me l'opera della salvezza.
- Signore, fammi comprendere che la piena realizzazione della mia vita dipende dalla piena realizzazione del tuo piano d'amore su di me; aiutami a riconoscere questo tuo piano e ad attuarlo generosamente nella vita di ogni giorno.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Medita, figlio, i dolori di un Dio divenuto uomo e dissanguato; di un Dio crocifisso; di un Dio che per nostro amore ha sparso fino all'ultima goccia il suo preziosissimo Sangue. Ah, figlio, che riflessioni sono queste!" (Cf. P. 111, 227).
SETTIMA PAROLA:
"PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO"
Parola di Dio
"Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»" (Lc 23,44-46).
"In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso; per la tua giustizia salvami. Porgi a me l'orecchio, vieni presto a liberarmi. Sii per me la rupe che mi accoglie, la cinta di riparo che mi salva. Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, per il tuo nome dirigi i miei passi. Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, perché sei tu la mia difesa. Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore, Dio fedele" (Sal 31,2-6).
Per la comprensione
- Gesù sulla croce prega ripetendo soprattutto versetti dei Salmi: come la quarta parola "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato" è un'invocazione tratta dal Salmo 22, la settima parola «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» è un richiamo al Salmo 31,6. La quarta parola poteva dare l'impressione di disperazione e di ribellione; l'ultima parola è un grido di totale abbandono nelle mani del Padre, è il grido di fiducia di un agonizzante così straordinario da impressionare anche il centurione romano e la folla dei curiosi che assistevano alla sua morte.
Rifletti
- Al momento della sua incarnazione Gesù aveva detto: "Ecco io vengo, o Dio, per fare la tua volontà" (Eb 10,7). Ora al termine della sua vita consegna al Padre il suo spirito, la sua umanità, la sua missione, per annunziare che la volontà del Padre è stata compiuta.
- Aveva detto: "Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio" (Gv 10,17-18).
- Il "grido" di Gesù dimostra che Egli "consegna lo spirito", muore coscientemente in piena libertà, dopo avere compiuto la sua opera. L'ultima parola completa quelle precedenti e dimostra il pieno abbandono di Gesù nelle mani del Padre.
- Aveva insegnato che Dio è Padre, un Padre che ci ama, che vuole il nostro bene, che ci sta sempre vicino. Nella prima e nell'ultima delle sette parole pronunziate sulla croce Gesù invoca direttamente il "Padre". Insegna così con l'esempio che Dio è sempre Padre, anche quando permette che il Figlio unigenito muoia dissanguato sulla croce. Nonostante l'angoscia del Getsemani, le tenebre e l'abbandono sulla croce, Gesù muore in piena conformità d'amore con il Padre.
- L'ultima parola di Gesù contiene anche un altro insegnamento: ci dice che l'unica preoccupazione, al termine della nostra vita, deve essere il rapporto con Dio Padre, che ci viene incontro e quindi la salvezza dell'anima; tutto il resto finisce, si lascia, non serve più: in quel momento solo Dio conta, solo Lui resta.
- Dice san Bernardo: "Con queste parole, il Signore ci rivelò quello che, morendo, dobbiamo credere, dobbiamo attendere, dobbiamo pregare. Come una madre insegna al suo bambino il modo con cui deve parlare con il suo babbo, così Gesù Cristo, con queste parole, c'insegnò il dialetto della confidenza e dell'amore con cui dobbiamo, in morte, invocare Dio, abbandonare a Lui l'anima nostra, ci diede il coraggio di ripetere quelle stesse parole, in suo nome, con lo stesso spirito, con la stessa fiducia".
Confronta
- Gesù, nel momento supremo della morte, si abbandona nelle mani del Padre. So anch'io abbandonarmi nelle mani del Padre, anche nelle situazioni più difficili della vita? So dire sempre che in me si compia la sua santa volontà?
- O Gesù, donami una vita serena e una morte tranquilla e concedimi che nel momento della morte io sappia rivolgermi al Padre per preoccuparmi solo di Lui, sentire la sua presenza paterna e abbandonarmi come figlio nelle sue mani.
- Come Cristiani, come Amici di Gesù Crocifisso, cerchiamo sempre di aiutare gli anziani, i malati, i moribondi ad elevare lo sguardo al cielo e a rivolgere i loro pensieri e i loro cuori a quel Dio Padre che presto incontreranno.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Ora siete in agonia sul letto ricchissimo della croce. Che vi resta dunque da fare, se non spirare l'anima nel Seno del Padre Celeste dicendo: Padre dolcissimo, nelle tue mani raccomando il mio spirito? E ciò detto, morite pure felicemente quella preziosa morte mistica di cui v'ho parlato altre volte. Quando sarete morta di tale mistica morte, vivrete di una nuova vita, anzi rinascerete ad una nuova vita nel Verbo Divino Cristo Gesù; questa sarà una vita divina!" (Cf. L.111, 825).
"EMISE LO SPIRITO"
Parola di Dio
"Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!»" (Mt 27,50-54).
Per la comprensione
- Gli evangelisti narrano la morte di Gesù con una semplice parola "spirò", ma riportano diverse circostanze che l'hanno accompagnata: era il giorno della "Parasceve", cioè la vigilia della Pasqua; erano "le tre del pomeriggio"; era il sesto giorno della settimana, che per noi è diventato il "Venerdì santo"; prima di morire, secondo Matteo e Marco, Gesù emette un "alto grido"; secondo Luca, si consegna al Padre; secondo Giovanni annunzia vittorioso che "tutto è compiuto". Non vengono precisati il mese e l'anno della morte di Gesù: secondo molti studiosi era il 7 aprile dell'anno 30 d.C.
- "Pilato si meravigliò" per la morte di Gesù, avvenuta dopo poche ore di agonia. In genere i crocifissi resistevano più a lungo sulla croce e morivano frequentemente per asfissia. Secondo molti studiosi, Gesù morì per un infarto, forse già iniziato nel Getsemani.
Rifletti
- "Spirò", una semplice parola per descrivere il più grande dramma della storia umana: la morte in croce del Figlio di Dio. Apparentemente Gesù muore come morivano tutti i crocifissi, in uno strazio indicibile: dissanguato, bruciato dalla sete, asfissiato, straziato dalle piaghe dei chiodi e dai crampi e forse con il cuore ferito dall'infarto.
- "Un Dio morto in croce per me!". Era il grido di compassione e d'amore di san Paolo della Croce e di tanti Santi. Un Dio che muore sulla croce e muore per me! Non basterà l'eternità per capire adeguatamente questo grande mistero d'amore.
- "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Gesù lo ha fatto per me. Non poteva fare di più, non poteva dare di più. Ha dato per me la vita di Figlio di Dio.
- "Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso" (Gv 10,17-18). Nessun potere umano, nessun evento umano poteva costringere il Figlio di Dio a morire e a morire sulla croce: Egli ha "offerto la vita" e ha accettato la morte "da se stesso", liberamente, per mio amore.
- Gesù morendo ha sconfitto la morte, le ha tolto il suo "pungiglione": "Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Pungiglione della morte è il peccato... Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!" (1Cor 15,55-57). Gesù ci ha liberati dalla paura della morte; ci ha insegnato ad accettarla dalle mani di Dio, ad affidare nelle sue mani
il nostro spirito, quando verrà il momento di tornare al Padre.
- "Spirò" può significare anche "Emise lo Spirito, donò lo Spirito". Gesù morendo ha effuso lo Spirito Santo sull'umanità. Solo quando Gesù ha liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato, lo Spirito Santo si è potuto effondere su tutti gli uomini. Infatti, prima della morte di Gesù "non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato" (Gv 7,39).
Confronta
- Contemplerò spesso il Crocifisso, ricordando che Gesù è morto in croce per me. Ripeterò spesso l'invocazione di san Paolo della Croce: "Signore, ti ringrazio che sei morto in croce per i miei peccati".
- Nelle tentazioni, nel pericolo di cedere al peccato, rifletterò che Gesù è morto sulla croce per riparare i miei peccati.
- Contemplando la morte di Gesù, penserò con fiducia e con speranza alla mia morte; l'accetterò serenamente dalle mani di Dio Padre, affidando a Lui la mia anima.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Preghi che dilati la nostra povera Congregazione, che la provveda di uomini santi, perché come trombe animate dallo Spirito Santo, vadano predicando quanto ha fatto e patito Gesù per amore degli uomini, poiché la maggior parte ne vive completamente dimentica, cosa degna di lacrime inconsolabili e motivo di tante iniquità che abbondano nel mondo" (Cf. t,. w, 225).
IL CUORE SQUARCIATO
Parola di Dio
"Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura (Es 12,46): Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora (zc 12,10): Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,31-37).
Per la comprensione
- Quando si voleva affrettare la morte dei condannati, si ricorreva al colpo di lancia al cuore o al "crurifragio", spezzando violentemente le gambe con spranghe di ferro. Era la "Parasceve", cioè la preparazione della Pasqua: i Giudei ottennero da Pilato che i crocifissi fossero finiti e tolti di mezzo, per non turbare la gioia della grande festa.
- I soldati spezzarono le gambe ai due condannati con Gesù, perché ancora vivi. A Gesù non spezzarono le gambe perché già morto; ma per togliere ogni dubbio sulla realtà della sua morte, un soldato gli diede un colpo di lancia, trafiggendogli il costato destro fino al cuore e provocando la fuoruscita dell'ultimo residuo di sangue, misto a siero. Rifletti
- "Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua". A Gesù fu risparmiato l'inutile oltraggio del crurifragio, ma un soldato Gli aprì il costato con un colpo di lancia e Gli trafisse il cuore. Il discepolo che Gesù amava asserisce di essere stato testimone oculare del fatto e gli attribuisce un significato profondo: egli comprese che Gesù volle aprirci il suo cuore, per dimostraci tutto il suo amore.
- Il sangue è la vita e la vita è l'amore; davvero Gesù ci ha amato "fino alla fine", non solo fino alla morte, ma fino all'effusione delle ultime gocce di sangue racchiuse nel cuore. Il Cuore squarciato di Gesù è una bocca eloquente, sempre aperta per ricordarci l'amore infinito di Dio: "Ecco quel cuore che ha tanto amato il mondo...". Dio onnipotente e infinito non poteva amarci di più.
- I Santi hanno visto nel racconto evangelico un significato mistico: dal cuore aperto di Cristo nasce la Chiesa, la nuova Eva, perché il nuovo popolo di Dio nasce dall'acqua del Battesimo e dal sangue dell'Eucaristia.
- Scrive sant'Agostino: "L'evangelista si è servito di un verbo particolarmente espressivo; non ha detto: gli colpì, o gli ferì il fianco, o qualcosa di simile. Ha detto «gli aprì», per mostrare che in tal modo fu aperta una porta per consentire l'uscita dei sacramenti della Chiesa, senza i quali non si può aver accesso a quella vita che è la vera vita. Quel Sangue è sparso per la remissione dei peccati; l'acqua è insieme bevanda e bagno di purificazione".
- San Giovanni vede nell'episodio anche il compimento di due profezie: "Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto". Gesù è il vero "agnello pasquale", che viene immolato per tutto il popolo, senza spezzargli nessun osso. Gesù è colui che dall'alto della sua croce attira a sé tutti gli uomini, perché tutti rivolgano a Lui lo sguardo e nelle sue piaghe riconoscano l'opera dei propri peccati, ma anche la fonte della salvezza.
- Gesù non soffrì per il colpo di lancia; ma esso ferì mortalmente il cuore straziato della Madre; si avverò così quanto aveva predetto il vecchio Simeone: "Anche a te una spada trapasserà l'anima" (Le 2,25).
Confronta
- "Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini". Così Gesù diceva a santa Margherita Alaquoque. Il cuore aperto di Gesù predica continuamente il suo amore infinito per me. Come rispondo a tanto amore? So ricorrere a questo cuore squarciato, per trovarvi rifugio nei momenti di tempesta, per attingere forza nei momenti di debolezza?
Pensiero di san Paolo della Croce: "Statevene nel Cuore purissimo di Gesù, amatelo con lo stesso suo Cuore, e lasciatevi penetrare da un vivo dolore per gli oltraggi che Gli vengono fatti nel Santissimo Sacramento, riparandoli con umiliazioni, atti di amore, lodi, ringraziamenti" (Cf. L.1, 273).
LA PIETÀ
Parola di Dio
"C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta... Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce" (LC 23,50.52-53).
"Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima»" (Lc 2,34-35).
Per la comprensione
- Giuseppe e Nicodemo depongono Gesù dalla croce. Prima di chiuderlo nel sepolcro le pie donne curano alla meglio quel corpo martoriato; ma devono fare in fretta perché sta per calare la sera e inizia la solennità della Pasqua nella quale è proibito ogni lavoro.
- In questo momento la pietà cristiana pone la scena di Maria che stringe tra le braccia il corpo esanime di Gesù. Gli evangelisti non ne parlano, ma la Madre che "stava presso la croce di Gesù" (Gv 15,25) sicuramente avrà voluto dare l'ultimo abbraccio al cadavere torturato del figlio. I più grandi artisti hanno cercato di interpretare e tramandare a noi questa straziante scena di amore e di dolore.
Rifletti
- "La Pietà", ecco il nome che la fede cristiana ha dato a Maria che ai piedi della croce stringe tra le braccia il corpo esanime del Figlio.
Una scena commovente davanti alla quale hanno meditato e pianto schiere innumerevoli di fedeli. Occorrerebbe il cuore di un san Gabriele dell'Addolorata, di un san Paolo della Croce, di una santa Gemma per capire l'immenso dolore di questa Madre desolata, che abbraccia il corpo straziato di Gesù suo unico Figlio, suo Dio, suo tutto e ripete "Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c'è un dolore simile al mio dolore" (Lam 1,2.12).
- Maria Addolorata ci mostra il Figlio morto e ci invita a contemplare quanto Egli ha fatto per noi, a considerare quanto gli sono costati i nostri peccati: con Lei possiamo contare le sue piaghe, contemplare come è stato ridotto il corpo del Figlio di Dio.
- Il vecchio Simeone aveva annunziato a Maria: "anche a te una spada trafiggerà l'anima". Gesù morto non soffre più, mentre Maria continua a soffrire. Nessuno come Maria ha partecipato così profondamente alla Passione di Gesù.
- Ella ai piedi della croce è come il sacerdote che innalza l'Ostia santa e la offre al Padre, per la salvezza dei fratelli. Aveva detto sì all'Angelo, accettando di essere la Madre di Gesù; pian piano aveva capito che riceveva questo Figlio solo per offrirlo al Padre, per la salvezza degli altri figli peccatori. Lo aveva offerto quando presentò il Bambino Gesù al tempio; Lo aveva offerto quando Lo lasciò partire per la sua missione; Lo aveva offerto ai piedi della croce, nelle tre ore di agonia di Gesù; ripete l'offerta ora che il dramma si è compiuto e il sacrificio è terminato.
- In questo modo Maria è diventata nostra "corredentrice", nostra speranza, nostra àncora di salvezza.
Per questo meditando la Passione di Gesù non possiamo dimenticare i dolori di Maria; contemplando Gesù in croce, ai suoi piedi troviamo sempre Maria. Diceva san Paolo della Croce: "Il dolore di Maria è come il Mediterraneo: da questo mare si passa all'oceano sterminato della Passione di Gesù".
Confronta
- Dice la Scrittura: "Non dimenticare i dolori di tua madre" (sir 7,27): se non devo dimenticare quanto ha sofferto per me la mia madre terrena, quanto più devo ricordare quanto per me ha sofferto Maria Santissima. San Gabriele ci consiglia: "Compatiamo Maria Santissima nei suoi dolori ed Ella ci compatirà nei nostri, specialmente ci sarà vicina nel momento della nostra morte e se sarà utile per il nostro bene, si farà anche vedere a noi in quel momento decisivo della vita". Così fece con Lui la Vergine Santa.
- Contemplerò Maria Addolorata come modello di fede, di pazienza, di accettazione della volontà di Dio. Come Maria e con Maria sono chiamato a partecipare alla Passione di Gesù, per partecipare alla sua gloria e per collaborare con Lui alla salvezza dei fratelli.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Nelle necessità gettatevi nelle braccia di Maria Santissima, ricorrete a Lei come a una Madre di misericordia, poi non inquietatevi, non preoccupatevi, né pensate ad altro, ma fidatevi e confidate pienamente in Lei" (Cf. L. Il, 594).
LA SEPOLTURA
Parola di Dio
"Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino" (Gv 19,38-42). "Il giorno seguente... i sommi sacerdoti e i farisei... andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia" (Mt 27,6266).
Per la comprensione
- I corpi dei crocifissi spesso venivano lasciati putrefare sul posto, in balia delle bestie o gettati in una fossa comune. Alcuni amici influenti di Gesù finalmente si fanno vivi e ottengono da Pilato di poter seppellire il corpo di Gesù: sono Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, membri del Sinedrio, discepoli occulti di Gesù. La morte del Maestro li ha scossi e ha dato loro il coraggio di esporsi in prima persona.
- C'era poco tempo perché il giorno stava per terminare e iniziava il rigoroso riposo della Pasqua. Giuseppe e Nicodemo portarono bende, lenzuola, aromi per dare una degna sepoltura a Gesù. Lo deposero dalla croce, aiutati da Giovanni e dalle pie donne. Dopo averlo ripulito e composto alla meglio, Lo deposero in un sepolcro nuovo che Giuseppe possedeva a pochi passi dal Calvario. Chiuso il sepolcro con un grosso masso, gli amici di Gesù diedero mestamente addio a quel luogo che sembrava racchiudere tragicamente per sempre le loro speranze e tornarono frettolosamente in città.
- I Giudei non si sentivano ancora tranquilli e ottennero da Pilato di sigillare il sepolcro di Gesù e di porvi un picchetto di soldati come guardia; ma nessuna forza umana può far fallire il piano di Dio.
Rifletti
- "Morì e fu sepolto": ormai è il "sabato santo", il giorno più misterioso della vita di Gesù, il giorno del suo silenzio, della sua "discesa agli inferi", il giorno dell'esperienza fredda del sepolcro. Gesù ha voluto seguire imo in fondo la storia di ogni uomo. Per tre giorni ha voluto sperimentare quella dimensione particolare che ogni uomo deve sperimentare al momento della morte, cioè la separazione dell'anima dal corpo e il silenzio del sepolcro.
- Il sepolcro naturalmente fa paura a tutti, perché appare come la fine di ogni illusione, la fine di ogni segno di vita. Gesù ha voluto sperimentare l'umiliazione del sepolcro, ha voluto essere il primogenito dei morti, per essere il primogenito dei viventi. Per il credente il sepolcro non è l'ultima meta, è solo una tappa necessaria del cammino verso la vita senza fine. Anticamente i cristiani venivano battezzati con l'immersione piena nell'acqua, simbolo della discesa nel sepolcro, per poi riuscire come creature nuove. Sulla tomba di un cristiano c'è sempre una croce, segno di vittoria sulla morte.
- Giuseppe e Nicodemo assistendo alla morte sconvolgente di Gesù attingono coraggio per dichiararsi apertamente suoi discepoli e vincere ogni paura. La contemplazione del Crocifisso deve dare forza e coraggio per stare apertamente dalla parte di Gesù.
- Gesù chiuso nel sepolcro mi ricorda quanto Dio ha fatto per me: ha accettato tutto il doloroso cammino della vita umana, senza saltare una tappa, per essere in tutto simile a me e provarmi quanto mi ha amato.
Confronta
- Mi ricorderò di Gesù chiuso nel sepolcro, specialmente quando penso alla morte o accompagno alla tomba una persona cara: vedrò la tomba come la culla necessaria per una vita senza fine.
- Penserò spesso alla mia morte, anche se non so quando si aprirà per me un sepolcro e neppure con sicurezza dove si aprirà: così comprenderò meglio il valore della vita, la vanità delle cose della terra e il valore di quei beni che porterò con me nella vita eterna.
- Rifletterò spesso sul grande dono del battesimo: "Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm 6,4-8).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Sia fedele nell'esercizio delle sante virtù, particolarmente dell'umiltà di cuore, pazienza silenziosa, mansuetudine e carità, e molto amante del sacro silenzio, caritativa con tutte. Morta e sepolta agli occhi di tutti, affinché Dio la faccia grande santa, ma della santità segreta della croce" (Cf. L.111, 609).
"È RISORTO"
Parola di Dio
"Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto»" (Mt 28,1-6).
Per la comprensione
- Il Sabato santo è il giorno più lungo nella storia di Gesù. Egli è chiuso nel sepolcro; ma i capi si sono ricordati che Egli aveva detto: "Dopo tre giorni risorgerò" (Mt 27,63); per questo mettono sigilli e guardie al sepolcro. Gli Apostoli invece non ricordano affatto gli annunzi di risurrezione e, delusi e sfiduciati, incominciano a fuggire da Gerusalemme.
- Poi nella "notte santa", nell'ora stabilita da Dio, il morto risorge, gli angeli aprono il sepolcro e danno alle donne il lieto annunzio della risurrezione.
Gli Evangelisti narrano la risurrezione di Gesù con varie sfumature; ma concordano nell'affermare che furono le pie donne le prime testimoni della risurrezione.
Rifletti
- Ricorda che il Risorto è il Crocifisso. Non ci sarebbe stata la risurrezione, se prima non ci fosse stata la crocifissione e la morte.
Gesù è stato glorificato dal Padre perché si era "fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2,811). La Risurrezione di Gesù è il primo frutto della sua Passione. È anche la prova certa della vittoria sul peccato e sulla morte.
- "L'angelo disse alle donne: «So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto". Mai devo separare il Crocifisso dal Risorto, ma neppure il Risorto dal Crocifisso. Quando contemplo Gesù Crocifisso devo tenere presente che ora egli è "il Vivente". Quando contemplo Gesù risorto devo ricordare che egli è "il Crocifisso", il Gesù che ha tanto sofferto per me. Il prefazio pasquale invita a gioire, perché il "Cristo, nostra Pasqua, si è immolato. È Lui il vero agnello che ha tolto i peccati del mondo, è Lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita".
- La Risurrezione di Gesù è anche la certezza della nostra fede. A chi chiedeva un segno Gesù promise il "segno di Giona": "Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra" (Mc 12, 40).
San Paolo riflette: "Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti" (1Cor 15,17-20).
- La Risurrezione di Gesù ci deve colmare di gioia al pensiero che dove è ora il Cristo saremo anche noi. Il pensiero della morte non deve far paura, ma deve portare a guardare alla nuova vita. La morte non è la fine, ma l'inizio di una vita senza fine. Gesù ha detto: "Io vado a prepararvi un posto..., perché siate anche voi dove sono io" (Gv 14,2-3). La Risurrezione di Gesù mi invita a guardare in alto, ai beni che Egli mi ha meritato: "Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra" (Col 3,1-2).
Confronta
- Cristo morto e risorto è la mia salvezza e la mia speranza; ma ora devo cercare di vivere la mia vita come l'ha vissuta Lui, accettando anche la croce e la morte, come l'ha accettata Lui, perché "chi perderà la propria vita per me, la salverà" (Lc 9,24).
- La Risurrezione di Gesù è la glorificazione del corpo umano. Il mio corpo vedrà la tomba e la corruzione, perciò lo terrò soggetto allo spirito; ma il mio corpo un giorno risorgerà e perciò lo tratterò con rispetto, secondo la fede.
- Gesù risorto mi aiuta ad accettare con fede e speranza la morte delle persone care: anch'esse un giorno risorgeranno e si ricomporranno tutte le comunioni nate dall'amore.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Sia sempre benedetto e lodato il nostro grande Iddio che si è compiaciuto di farci arrivare al solenne giorno della sua gloriosissima Risurrezione. Cantiamo dunque insieme ai Beati Cittadini: Alleluia! Che significa: Lodate il Signore" (Cf. L.1, 63).
LE PIAGHE GLORIOSE
Parola di Dio
"La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore... Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»" (Gv 20,19-29).
Per la comprensione
- La Risurrezione di Gesù è un fatto unico e sconvolgente: gli apostoli stessi che ne furono i primi testimoni faticarono molto ad accettarla. Per convincerli Gesù apparve molte volte a singole persone e a gruppi, parlò e mangiò con loro, mostrò loro i segni della sua Passione e si fece toccare: "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!
Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi" (Lc 24,36-40).
- Con la Risurrezione Gesù riprende il suo corpo guarito dai segni delle torture subite nella Passione, trasfigurato, che entra ed esce da una sala a porte chiuse, si sposta in un istante da un luogo all'altro; ma è un corpo pienamente umano. Gesù conserva le piaghe dei chiodi e della lancia nel corpo glorificato: vere piaghe, profonde; ma ora sono piaghe gloriose.
Rifletti
- Mentre sono scomparsi dal corpo glorificato di Gesù i segni della Passione, perché Egli conserva le cinque piaghe? Perché saranno le sorgenti di ogni grazia:
- Sorgenti di fede: "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!". E ancora: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!". Quelle piaghe reali, anche se non sono più dolorose, sono la certezza che Gesù è risorto e vivo, che Gesù è il mio Signore e il mio Dio.
- Sorgenti di amore: "Perché quelle piaghe in mezzo alle tue mani? Queste piaghe le ho ricevute in casa dei miei amici" (zc 13,6). Davanti a quelle piaghe tante anime si sono convertite, si sono accese di ardente amore per Gesù Crocifisso. Quelle piaghe formeranno un giorno il nostro paradiso, ci predicheranno per tutta l'eternità l'infinito amore di Dio per noi.
- Sorgenti di speranza: "Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza" (Is 12,3).
Le piaghe di Gesù sono la nostra speranza, ad esse attingeremo ogni grazia. San Gabriele, tentato sul letto di morte, ripeteva più volte: "Vulnera tua, merita mea": Le tue piaghe, Gesù, sono i miei meriti. Contemplare e baciare quelle sante piaghe nei momenti di prova, nel punto di morte, è speranza, è conforto, è salvezza. Quelle piaghe, non più dolorose ma gloriose, ci fanno capire che la croce passa, la grazia resta sempre.
Confronta
- Contemplerò e bacerò spesso le piaghe di Gesù, specialmente nei momenti di tentazione e di prova, ascoltando Gesù che mi dice: "Guarda le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!". Ripeterò spesso: "Gesù mio Crocifisso, Ti amo: abbi pietà di me peccatore".
- Le piaghe gloriose di Gesù emanano una luce che ha illuminato e trasfigurato le anime e i corpi di tanti Santi, imo a riprodurre nelle loro carni le stesse piaghe: sono le stimmate di san Francesco, di santa Gemma, del beato Padre Pio. Devo contemplarle continuamente perché trasfigurino anche la mia anima e il mio corpo. Anche le mie piaghe diventeranno gloriose. Per questo ripeterò spesso l'invocazione popolare a Maria: "Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore".
Pensiero di san Paolo della Croce: "Mio caro Salvatore, mi hai lavato, mi hai purificato... O Piaghe care! Piaghe Santissime, Piaghe divinissime, voi siete l'oggetto delle mie speranze! Spero, sì, mio Dio: ed anche se fossi sulle porte dell'inferno spererei in Te!" (Cf. L.1, 527).
RIAPERTE LE PORTE DEL CIELO
Parola di Dio
"Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua Passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra».
Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo»" (At 1,311).
"Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io" (Gv 14,2B-4).
Per la comprensione
- Dalla risurrezione all'ascensione Gesù trascorre sulla terra 40 giorni misteriosi. Da una parte si comporta come una persona normale: parla e mangia con gli apostoli, dà le ultime istruzioni sulla loro condotta e missione.
Nello stesso tempo è un Gesù diverso, che vive in un'altra dimensione, da risorto: appare a singole persone e a gruppi, entra in una casa a porte chiuse, si sposta in un istante da un luogo all'altro, ha un corpo reale, ma spiritualizzato. È un Gesù che vive già la vita del cielo.
Rifletti
- Dopo il peccato del primo uomo il cielo era stato chiuso: "Il Signore Dio scacciò Adamo dal giardino di Eden perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire la via all'albero della vita" (Gn 3,23-24). Gesù sale vittorioso al cielo e riapre la porta della vita. L'arma della sua vittoria è la croce: "per crucem ad lucem": dalla croce alla luce; la croce è la chiave che riapre la porta del cielo.
- "Io vado a prepararvi un posto": Gesù non si preoccupa solo della sua gloria; ci vuole con sé, si preoccupa di spianare per noi la strada che porta al cielo, ne riapre la porta, prepara un posto personale per ciascuno di noi.
- Gesù "siede alla destra del Padre" e intercede per noi, vive nel cielo, preoccupandosi di noi che siamo sulla terra.: "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato" (Gv 17,24). Come una madre, vuole noi suoi figli accanto a sé nella gloria.
- "Ritornerò e vi prenderò con me": siamo fatti per il cielo. Dobbiamo camminare su questa terra e non possiamo disinteressarci di essa, ma "la nostra patria è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso" (Fil 3,20-21). Dobbiamo guardare la terra che calpestiamo, ma non come persone "curve", come l'animale che guarda solo in basso; dobbiamo essere persone "erette" che guardano in alto e aspirano all'alto.
Confronta
- Il pensiero di Cristo crocifisso per me, ma poi risorto e asceso al cielo, mi deve riempire di speranza e di gioia: la croce passa, ma la gloria resta. Nei momenti difficili mi ricorderò del pensiero di san Francesco: "Tanto grande è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto".
- "Sono fatto per il cielo!", esclamava un santo giovane, santo Stanislao Koska, nei momenti di prova e tentazione. Sono fatto per il cielo, devo ripetere anch'io nei momenti di difficoltà e di scoraggiamento. Lassù c'è un posto per me, preparato e meritato da Gesù con la sua Passione e Risurrezione. Per questo, come mi raccomanda san Paolo, "cercherò le cose di lassù, penserò alle cose di lassù" (Cf. Col 3,1.3): ecco il programma della mia vita.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Stia sul suo letto come sulla croce dello Sposo Divino. Vedo già che le mura s'assottigliano, e la povera carcerata se ne volerà libera alla patria che il dolce Gesù le ha comprato col suo Sangue prezioso" (LA, 237).
"LA VOSTRA AFFLIZIONE SI CAMBIERÀ IN GIOIA"
Parola di Dio
"In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia" (Gv 16,20-23).
"Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un poco afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime" (1Pt 1,6-9).
Per la comprensione
- A un superficiale la fede cristiana, che ha come centro Gesù Crocifisso, può sembrare un cammino pieno di tristezza. Ma il Crocifisso è fonte di amore e di gioia. È significativo il mosaico che l'artista Ugolino da Belluno ha riprodotto nella sala della penitenzeria del santuario di san Gabriele: un grande cuore, con al centro due immagini di Gesù fuse
in una: a destra il Cristo Crocifisso, avvolto da rami di spine; a sinistra il Cristo Risorto, avvolto dagli stessi rami, diventati rami di fiori.
- Gesù non è venuto a trasformare la vita umana in una grande croce; è venuto a redimere la croce, a farci capire il significato della croce che fa parte di ogni vita umana, assicurandoci che, seguendo Lui, la croce può diventare "gioia indicibile".
Rifletti
- Gli Apostoli hanno fatto fatica a capire gli insegnamenti di Gesù sul mistero della Passione. Gesù deve rimproverare e allontanare Pietro che non vuole sentir parlare di croce (Mt 16,23); ricorda che anche i suoi discepoli devono portare la croce dietro a Lui per avere la vita; annuncia più volte che Egli deve soffrire molto, ma termina sempre annunziando la sua Risurrezione (Mt 16,22).
- Prima di iniziare la Passione, Gesù raccoglie i discepoli nell'intimità del Cenacolo per gli ultimi insegnamenti. Ora che è giunta l'ora della croce, Egli li rincuora ricordando che il Calvario non è l'ultima meta, ma un passaggio obbligato: "Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia". E ricorda che anche la gioia di una nuova vita inizia con il dolore: la mamma soffre per donare la vita, ma poi il dolore diventa fecondo e si cambia in gioia.
- Così è la vita cristiana: una continua nascita che parte dal dolore e termina nella gioia. Il santo pontefice Paolo VI, definito da qualcuno "il Papa triste", per il suo carattere riservato e malinconico, per l'Anno Santo del 1975 ci ha lasciato uno dei documenti più belli: l'Esortazione Apostolica "La gioia cristiana", frutto della Passione e Risurrezione di Cristo. Scrive: "È il paradosso della condizione cristiana: né la prova, né la sofferenza sono eliminate da questo mondo, ma esse acquistano un significato nuovo nella certezza di partecipare alla redenzione operata dal Signore e di condividere la sua gloria. La pena stessa dell'uomo si trasfigura, mentre la pienezza della gioia sgorga dalla vittoria del Crocifisso, dal suo Cuore trafitto, dal suo Corpo glorificato" (Paolo VI, La Gioia Cristiana, n.III).
- I Santi hanno sperimentato la gioia che viene dalla croce. San Paolo scrive: "Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione" (2Cor 7,4).
Confronta
- Contemplerò Gesù Crocifisso "che in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce" (Eb 12, 2-3): sperimenterò così che il peso della croce diventa leggero. Nelle prove della vita sentirò vicino la presenza amorosa di Dio Padre, di Gesù che prende su di sé i miei dolori e li trasforma in grazia. Penserò a quanto Gesù mi dirà un giorno: "Prendi parte alla gioia del tuo signore" (lvtt 25,21).
- Devo essere portatore di gioia e di speranza con l'esempio e con la parola, specialmente per chi soffre senza fede, secondo l'insegnamento di san Paolo: "Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini" (Fil 4,4).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Che bello soffrire con Gesù! Vorrei avere un cuore di Serafino per spiegare le ansie amorose del patire che desiderano i cari amici del Crocifisso; che se sulla terra saranno croci, diverranno poi corone di Paradiso" (Cf. L.1, 24).
"NON C’E’ AMORE PIÙ GRANDE"
Parola di Dio
"Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (1Gv 4,8-10).
"Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita" (Rm 5,6-10).
Per la comprensione
- Chi è Dio? È difficile liberarsi dall'idea di un Dio soprattutto giudice, intento a osservare quello che facciamo per punire o premiare. Anche anime buone vivono spesso il rapporto con Dio come servi e non come figli, dominati dalla paura e non dall'amore. San Giovanni invece ci dice che "Dio è Amore" e ha manifestato il suo amore soprattutto nel donarci il suo Figlio e sacrificarlo per noi.
- Il Crocifisso è l'icona più grande dell'amore di Dio.
Tre sono le scuole principali dove apprendere l'amore di Dio: il Presepio, il Calvario, il Tabernacolo: ma tutte e tre in qualche modo fanno riferimento alla croce di Gesù; la scuola fondamentale rimane sempre il Calvario. Possiamo avere come base una definizione meravigliosa di san Paolo della Croce, frutto della sua esperienza mistica: "La Passione di Gesù è la più grande e stupenda opera del Divino Amore".
Rifletti
- "Dio ha tanto amato il mondo da dare per noi il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16). E ancora: "Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32). Quale padre sarebbe pronto a sacrificare l'unico figlio per salvare un estraneo, o, peggio, un nemico? Dio lo ha fatto per noi, accettando il sacrificio del suo Figlio Unigenito per noi peccatori.
- Il Figlio poi non ha subito la Passione e la morte come un castigo, come una costrizione, l'ha accettata volontariamente per amore: "Mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). Tutta la vita di Gesù è stata un atto d'amore: l'incarnazione, la vita nascosta, il ministero apostolico e soprattutto la Passione; "Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13,1), cioè fino all'eccesso nella sua Passione.
- Aveva detto: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Egli lo ha fatto. Pur essendo Dio non poteva fare di più, non poteva amarci di più. Avrebbe potuto scegliere almeno una morte più semplice, meno dolorosa e meno umiliante; invece ha scelto la morte più straziante, più orribile.
- Ma l'amore raggiunge la pienezza se riflettiamo che Gesù "è morto per noi, mentre eravamo ancora peccatori" (1Gv 4,8). Egli si è caricato dei nostri peccati, ci ha riconciliati con il Padre, ci ha ridonato la dignità di figli di Dio. Davvero solo l'amore è l'unica chiave di lettura della Passione di Gesù. Per questo "dire che Dio è amore non basta. Potrebbe essere solo una bella filosofia o magari teologia. Occorre aggiungere che l'amore si è svuotato e riversato su di noi. Questo è il Dio di Gesù Cristo, rivelato sulla croce" (G. Cingolani, p. 207).
Confronta
- Gesù ha sofferto ed è morto per la salvezza di tutti; ma Egli ha amato ogni uomo, ha amato me personalmente, ha sofferto per me, come se fossi l'unico uomo al mondo. Come apprezzo e corrispondo?
- Amare Gesù Crocifisso significa ricordarmi continuamente di quanto ha fatto e sofferto per me; significa fidarmi di Lui, non scoraggiarmi nelle difficoltà, nelle cadute, non negargli nulla, dirgli sempre sì; significa lottare contro ogni forma di peccato che è stato la causa della sua Passione dolorosa; significa amarlo nel prossimo: "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1Gv 3,16).
Pensiero di san Paolo della Croce: "Il gran mare delle pene di Gesù scaturisce dall'immenso mare dell'amore di Dio" (L 1,280).
"ATTIRERÒ TUTTI A ME"
Parola di Dio
"Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose: «E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo... Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire" (Gv 12,23.32-33).
Per la comprensione
- L'episodio narrato da Giovanni avviene alla vigilia dell'ultima Pasqua del Signore: è come un preludio della Passione, ma anche un annuncio dei frutti della Passione. Per Giovanni la glorificazione di Gesù coincide con la sua Passione: Gesù è re, ma il suo trono è la croce; Essere innalzato da terra significa essere innalzato sulla croce.
- "Attirerò tutti a me": Gesù vuole farsi riconoscere e accettare come Signore, come Maestro, come Salvatore. Il cristiano è il discepolo di un Dio crocifisso per amore. Rifletti
- Un padre e una madre desiderano avere sempre vicini i propri figli, avere con essi un rapporto d'amore: per questo non guardano a sacrifici, non si risparmiano mai. Dio ha cercato in tanti modi di attirare l'uomo a sé, gli ha dato tante prove d'amore: la creazione, la rivelazione, la continua provvidenza, 1'incamazione del suo Figlio: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16).
- Quanto ha fatto Gesù per attirare a sé gli uomini! Si è fatto simile a ogni uomo, ha nascosto la sua gloria, ha voluto sperimentare tutte le difficoltà dell'uomo, ha insegnato la via per tornare a Dio, ha guarito i malati, ha sfamato gli affamati, ha avuto "compassione" di coloro che soffrono, ha risuscitato i morti, si è trasformato nel buon samaritano, ha cercato e portato sulle spalle la pecorella smarrita, ha avvicinato piccoli e grandi, innocenti e peccatori; ma ha ottenuto poco o nulla! Nel momento della prova tutti Lo hanno abbandonato, anche gli apostoli.
- Non Gli è rimasto da fare altro che dare la prova suprema d'amore, cioè dare la vita (Gv 15,13). E proprio nel momento supremo dell'umiliazione e del dolore, quando muore straziato sulla croce, gli uomini si rivolgono a Lui: prima il ladrone pentito che sta morendo in croce Lo riconosce come re e Lo prega di ammetterlo nel suo regno (Lc 23,42); poi il centurione e i soldati romani che Lo hanno crocifisso affermano: "Veramente costui era figlio di Dio" (Mt 27,54); "anche le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto" (Lc 23,48). La natura stessa si sconvolge e piange la morte del suo Creatore (Mt 27,51-53).
- Essere "attirato" da Gesù Crocifisso significa seguirlo fino in fondo, anche quando la strada è in salita e porta al Calvario; significa amarlo sul serio, ascoltarlo, imitarlo; significa aver capito che il chicco di grano, se non muore, rimane solo e non porta frutto e che l'unica strada per salire al cielo è la croce.
- "Sono sposa di Gesù Crocifisso", diceva la venerabile Carla Ronci a chi le chiedeva come stesse e voleva dire: "La sposa deve stare come sta lo sposo; la sposa di uno Sposo Crocifisso non può essere che crocifissa". Ma ogni cristiano è chiamato a seguire Gesù Crocifisso, a essere unito a Lui.
- Per essere attirati da Gesù Crocifisso è necessario fare continua memoria della sua Passione, avere la mente e il cuore pieni del suo ricordo, vivere la propria vita in una continua intimità con Lui. L'esempio più bello lo abbiamo in san Paolo della Croce, sollevato in alto, abbracciato in un'estasi d'amore con Gesù Crocifisso.
Confronta
- Gesù mi avrà attirato a sé quando potrò dire anch'io con san Paolo: "Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Per essere attirato da Gesù Crocifisso devo stare spesso ai piedi della sua croce, rifugiarmi nelle sue preziose piaghe, fare tutto in Lui, con Lui, per Lui.
- "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Contemplando il Crocifisso ricorderò che sono stati anche i miei peccati a inchiodare Gesù in croce: piangerò e riparerò per essi; mi impegnerò a fuggire sempre il peccato, per non tornare a crocifiggere di nuovo Gesù Cristo nel mio cuore.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Volate in spirito in quel bel Cuore e lì mettetevi come una vittima sopra quell'Altare Divino, nel quale arde sempre il fuoco del santo Amore, e lasciatevi penetrare sino alle midolla delle ossa da quelle sacrefiamme, anzi lasciatevi incenerire tutta" (L.1, 471).
PARTECIPARE ALLA PASSIONE DI GESÙ
Parola di Dio
"Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" (Mt 16,24-25).
"Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24).
Per la comprensione
- Il dolore è un grande mistero anche per chi ha fede. Quante volte ci chiediamo il perché di certe prove! Un castigo? Una fatalità? Una prova senza risposta?
- Siamo abituati ad ascoltare i proclami e le promesse di coloro che vogliono farsi strada e attirare gente dietro a sé: promettono benessere, un paradiso in terra e spesso danno solo delusioni. Gesù non vuole ingannare nessuno: "Siccome molta gente andava con lui" (1.c 14,25), Egli afferma che la sua strada è stretta, è tutta in salita; porta alla croce, ma assicura che il dolore si cambierà in gioia, la morte diventerà vita. Anzi addita una meta anche più alta: partecipando alla sua croce, partecipiamo con Lui alla salvezza del mondo.
Per questo prima di parlare delle nostre croci, parla della sua e ci assicura che partecipando alla sua croce, partecipiamo anche ai frutti della sua croce.
Rifletti
- Gesù che noi seguiamo è Colui che porta volontariamente la croce davanti a tutti. Per questo può dirci: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24). Solo la croce ci fa veri discepoli di Gesù. Diceva san Paolo: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me", perché Egli "mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). I Santi quanto più crescevano nell'amore per Gesù tanto più crescevano nell'amore per la croce.
- La croce non è un castigo di Dio, è la difficoltà quotidiana dell'esistenza, del dovere, della limitatezza della natura umana; per questo ogni uomo è chiamato a portare la sua croce. La croce è sacrificio; senza sacrificio non si realizza nulla nella vita. I mass media possono presentarci una vita illusoria, fatta di sole rose: è un inganno che può portare alla disperazione.
- Il dolore non è "il male", è "un male", che Dio può trasformare in grazia, come ha fatto con il Figlio suo. Contemplando il Crocifisso possiamo capire il significato del dolore. Se fosse puro male il Padre mai lo avrebbe permesso nel suo Figlio. Per Gesù la croce è stata il trono della sua gloria e lo strumento della nostra salvezza: "Cristo... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome" (Fil 2, 8-9).
- Gesù per salvare il mondo ha bisogno della nostra cooperazione. Egli è il Redentore, ma ha voluto ai piedi della croce Maria, come "corredentrice". Egli è la vittima offerta al Padre per la nostra salvezza; ma vuole accanto a sé altre vittime che completino "quello che manca ai suoi patimenti". Noi non possiamo aggiungere nulla al valore redentivo della Passione di Cristo; ma noi formiamo con Lui un "corpo mistico", siamo gli uni membri degli altri. Nella misura in cui cresciamo nell'amore e nella santità cooperiamo alla salvezza di tutto il corpo. Con l'accettazione amorosa della croce cooperiamo alla nostra salvezza e santificazione e alla salvezza dei fratelli. È il grande mistero della "comunione dei Santi".
- Oggi Cristo non può più soffrire nella sua carne, ma attende che io gli faccia dono delle mie sofferenze per unirle ai meriti della sua Passione e offrirle al Padre per la salvezza del mondo. Così la mia sofferenza diventa la sofferenza di Cristo e acquista un valore infinito, una fecondità universale.
Confronta
- Se vuoi capire e accettare umilmente le tue croci, cerca di approfondire la conoscenza e l'amore di Gesù Crocifisso: se contempli frequentemente Gesù Crocifisso, comprenderai che le tue croci sono poca cosa in confronto della sua. Offri continuamente al Padre le tue prove quotidiane, in unione con la Passione di Gesù per la salvezza dei fratelli. Unisciti continuamente ai Sacrifici Eucaristici di Gesù.
- Partecipa con amore alle prove e alle croci dei fratelli: è il modo più concreto e sincero di partecipare alla croce di Gesù.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Quando si medita la Passione santissima di Gesù, vedendolo così dolorosamente colpito, dobbiamo saper leggervi l'amore e poi per amore stargli vicino adorandolo in tante sofferenze che faremo nostre" (P. 1, 161).
LA PASSIONE DI GESÙ CONTINUA
Parola di Dio
"Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).
"Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte" (1Cor 12,26-27).
"E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti!»" (At9,3-5).
Per la comprensione
- Nella meditazione precedente abbiamo riflettuto che come cristiani siamo chiamati a partecipare alla Passione di Gesù, a completare in noi quello che manca ai suoi patimenti (Col 1,14). Ma la fede ci dà la certezza che anche Cristo partecipa ai nostri patimenti: Gesù è "l'uomo dei dolori che ben conosce il patire..., si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,3-4).
- Egli si è fatto uomo, "per rendersi in tutto simile ai fratelli... Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova" (Eb 2,17-18). Egli è intimamente unito a ogni uomo che soffre.
Rifletti
- Gesù ora è il Signore, il Risorto, il Vivente. Non può soffrire più personalmente, tuttavia la sua Passione continua, perché Egli soffre nei suoi discepoli. Per questo Biagio Pascal poteva scrivere che "Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo". Quando appare sulla via di Damasco a Saulo che perseguita a morte i cristiani, non gli dice: "Perché perseguiti i cristiani?", ma gli dice: "Perché mi perseguiti?": Egli si identifica con i cristiani perseguitati.
- La scienza ha fatto molto per sconfiggere il dolore; ma il dolore, sconfitto in un campo, rispunta più rigoglioso in un altro: malattie sempre nuove e sempre più devastanti, divisioni, odi, ingiustizie, guerre sempre più atroci con schiere innumerevoli di profughi, di affamati, di mutilati, di morti.
- La semplice ragione umana non può capire il perché di tanto dolore. Solo la contemplazione del Crocifisso può aiutare a capire che il dolore può essere trasformato in grazia. Gesù non ci ha lasciato una teoria sul dolore, ma è stato vicino a coloro che soffrono e ha sofferto con loro e più di loro. Per questo, ora che è risorto e glorioso per sempre, dona la speranza a tutti coloro che soffrono. Se Egli può avere una preferenza, l'ha certamente per coloro che sono con Lui sulla croce.
- "Nella prospettiva di fede, chi soffre sa di essere partecipe di quella misteriosa agonia che durerà fino alla fine del mondo e che aiuta a maturare come uomini e come cristiani; chi viene poi in soccorso dei sofferenti, percepisce di cooperare con Cristo alla salvezza dell'uomo, attraverso quel misterioso influsso, che trova la sua espressione nella comunione dei Santi" (P. Nesti, La Passione di Gesù, p. 289).
- Gesù Crocifisso ora non soffre più, ma ci invita a riconoscerlo e confortarlo in coloro che soffrono: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Il grande miracolo del volontariato e della carità cristiana deve attingere sempre più inventiva ed energia dalla contemplazione di Gesù Crocifisso, dalla fede che ci fa riconoscere Gesù che soffre ancora nei fratelli. Non si può amare Gesù Crocifisso ed essere freddi e indifferenti con i "crocifissi".
Confronta
- Sarò vero amico di Gesù Crocifisso nella misura in cui sarò amico dei crocifissi. Devo guardare all'esempio dei Santi, eroi della carità, che hanno riconosciuto e amato il Crocifisso nei crocifissi e sono stati vittime volontarie per la salvezza dei fratelli.
- Devo fare in modo che queste parole del Vangelo "L'hai fatto a me... Non l'hai fatto a me", risuonino sempre nella mia mente e nel mio cuore, ogni volta che sono chiamato a compiere un gesto d'amore. Voglio essere sempre vicino a coloro che soffrono, ai crocifissi nel corpo e nello spirito, cominciando da coloro che sono in casa mia.
Pensiero di san Paolo della Croce: "Servite volentieri gli altri: esercitate la carità per tutti, perché Dio vi tiene preparati grandi tesori... Quanto gioisco quando si esercita la carità con i poveri infermi! Quanta ricchezza spirituale ve ne darà Iddio!" (L. I, 490; 484).
MARIA E L'OBBEDIENZA NELLA FEDE
Parola di Dio
"Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38).
"Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Le 2,33-35).
"Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole" (Lc 2,4850).
Per la comprensione
- La Vergine Santa ha un posto importante nella vita di ogni cristiano. Sentiamo il bisogno di ricordarla e di celebrare la sua grandezza e la sua gloria; ma dobbiamo sentire anche il bisogno di fissare lo sguardo su Colei che fu unita indissolubilmente all'obbedienza di Gesù, fino alla morte di croce. Maria è la Vergine del "sì", Colei che ha accettato consapevolmente la volontà del Padre che L'ha chiamata ad essere la Madre del Crocifisso.
- Maria è la serva del Signore che cammina nella fede e ripete con amore il suo "sì" al Padre, anche quando "non comprende" ed è "nell'angoscia", quando ha il cuore trafitto da una spada.
Rifletti
- Maria era nel progetto di Dio fin dall'eternità. Appena Adamo rompe il rapporto d'amore con Dio e diventa schiavo del maligno, il Padre misericordioso stabilisce il modo e l'ora della salvezza. Sarà il Figlio di una donna, di Maria, a schiacciare la testa del serpente, a ridonare la salvezza a tutti gli uomini.
- Maria era stata concepita immacolata, la sola Immacolata tra tutti i figli di Adamo, in previsione di quella missione e di quell'ora; per quell'ora si era preparata, senza saperlo, come vittima pura, con la sua offerta verginale a Dio; quell'ora aveva intravisto quando pronunciò il «sì» dell'annunciazione; quell'ora Le era stata preannunziata dal vecchio Simeone: "Anche a te una spada trapasserà l'anima".
- Ai piedi della croce Maria accetta le estreme conseguenze del primo «sì» pronunciato a Nazaret. Ai piedi della croce anche Lei può dire con il suo Figlio: "Tutto è compiuto" (Gv 19,30).
- La vita di Maria, dall'annunciazione al Calvario, è stata un continuo sì a Dio. Proprio sul Calvario, Maria è chiamata all'ultimo e più grande sì, all'offerta libera e generosa del Figlio al Padre; è chiamata ad acconsentire con amore alla morte del Figlio innocente per la salvezza dei figli peccatori, avuti in eredità dal Figlio morente sulla croce.
- Maria ha vissuto la sua missione nella "fede". Non tutto era chiaro per Lei; ha avuto anche Lei nella mente i suoi "perché: "Figlio, perché ci hai fatto così?". Però Maria ha creduto anche quando non ha compreso: "Beata colei che ha creduto" (Lc 1,46). Queste parole di Elisabetta si comprendono soprattutto ai piedi della croce. In quel momento Maria mostra tutta la grandezza della sua fede.
- Sul Calvario le grandiose promesse sembrano smentite: dov'è il trono di David? dov'è il regno che non avrà fine? È una prova terribile, ma la fede di Maria è incrollabile. Adesso il «sì» dell'Annunciazione diventa consenso al sacrificio del Figlio e partecipazione al suo amore redentore per tutti gli uomini.
- Tutti siamo chiamati a una continua obbedienza di fede, anche quando non comprendiamo. Maria ci è sempre accanto quando giunge la nostra "ora"; perché esperta del dolore e perché è madre, come fu vicina all'ora del suo Figlio. Dobbiamo imparare da Maria ad accettare la nostra "ora".
Confronta
- La fede è la lampada donata da Dio per illuminare e guidare la mia vita. Non sempre vedo chiaro nel mio cammino; spesso devo camminare al buio: è il momento dell'obbedienza nella fede; è il momento di ripetere con Maria: "Eccomi, sono la serva del Signore, si faccia in me la volontà del Signore". La parola più bella che posso dire a Dio è "sì".
- Nelle difficoltà, nel buio, nelle angosce, nelle tempeste, san Bernardo mi invita "a guardare sempre la Stella, a invocare Maria".
Pensiero di san Paolo della Croce: "Tutte le vostre pene vi saranno dolci, se le offrirete alla Passione di Gesù e ai dolori di Maria, pensandovi spesso con fede, con amore e gratitudine" (L. 111, 423).