MEDITAZIONI SUI DOLORI DELLA MADONNA ADDOLORATA
MEDITAZIONI SOPRA I DOLORI DELLA SS-MA VERGINE MADRE DI DIO
PROPOSTE ALLA DEVOZIONE DEI FEDELI DA UN SACERDOTE PASSIONISTA
ROMA SANTUARIO DELLA SCALA SANTA 1938
INTRODUZIONE
La santa pratica di onorare con devoti omaggi Maria Ss.ma Addolorata, ha preso sempre più grande incremento dall'epoca dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria, sino a S. Paolo della Croce, che eccitato da Dio ad accendere nel cuore dei fedeli la grata memoria della Passione di Gesù Cristo, non potè dimenticar di propagare anche la devozione alla Madre di Dio Addolorata, e lo fece da par suo con fervore e consapevolezza singolare: finchè un santo suo figlio, Gabriele, che dall'Addolorata si nominò, e dell'Addolorata fu tutto, venne a dimostrare al mondo quali sentimenti si debbono avere verso l'Addolorata,
e quali siano le azioni pratiche per onorarla a dovere.
Tutto ciò è cosa consolantissima, e questo libretto è stato redatto per rendere, se è possibile, più ubertoso e consolante l'incremento di questa devozione eminentemente cristiana.
Però questa devozione, come tante altre, può degenerare ed isterilire, se non si ha un chiaro concetto della Persona che si vuole onorare.
Maria Vergine Madre di Dio, nei quali nomi si contiene tutta la sua sovrumana eccellenza, è una pura creatura, una donna, una vergine, una madre nella quale si trovano in modo nobilissimo tutte le belle qualità che questi nomi ricordano.
Ma questa singolare Donna, la Donna della Scrittura, ha delle qualità soprannaturali che non si trovano in nessun'altra creatura umana od angelica per quanto santa la si voglia immaginare.
Maria fu concepita senza macchia di peccato originale; quindi in lei non c'era nessuna delle debolezze morali alle quali andiamo soggetti noi. Non ignoranza della volontà di Dio sopra di lei; non concupiscenza ripugnante al dolore, od eccitante all'ira, alla rabbia, alla disperazione; non debolezza svenevole o spasimo che annubilasse mai l'uso della ragione; e molto meno malizia o ribellione a Dio di qualsiasi sorte.
Ma dunque Maria non soffriva, non sentiva dolore: era tetragona ai colpi di fortuna? Ecco lo scoglio nel quale danno spesso i poveri figli di Adamo e di Eva! Credere il Cristianesimo uno stoicismo od un quietismo nulla di più falso. Per intendere questo punto importantissimo ascoltiamo le parole sensatissime di S. Bernardo: « Non vi meravigliate, fratelli, che Maria si dica martire nell'animo. Si meravigli piuttosto chi siasi dimenticato, che Paolo tra i massimi delitti dei pagani ricordasse che erano senza affezione. Ciò fu lungi dalle viscere di Maria, ciò sia lungi dai devoti di lei. Ma dirà qualcuno: Non sapeva Maria che il Figlio suo doveva morire crocifisso? Non aveva ella viva speranza che il terzo giorno risusciterebbe? Fedelissimamente! E si attristò tanto per lui crocifisso? E dolorosissixnamente! Del resto chi se' tu fratello, e donde ti viene tanta saggezza, che più ti meravigli di Maria compaziente, che del Figlio di Maria paziente?! Potè dunque questi morir corporalmente, e non potè quella morire misticamente?! Fe' morir lui la carità della quale non ve ne ebbe maggiore; fece morir misticamente la Madre, ché dopo quella del Figlio, ebbe carità maggiore di tutte ».
Queste parole del santo Dottore deve ponderare chiunque non voglia prendere abbagli, chi vuol meditare fruttuosamente i Dolori di Maria Ss.,ma. Una compassione puramente umana, una svenevolezza nel trepidare con la Vergine immaginata trepidante; un tenerume che si disfaccia in lacrime alla considerazione della povera Maria, cui tutto succedesse a rovescio delle sue aspirazioni, e che fosse veramente sfortunata da compiangersi, non è la cristiana devozione a Maria Madre di Dio Addolorata, ma uno sfogo incosciente di morboso misticismo, quando non fosse isterismo.
Ma dunque non si deve compatire Maria Addolorata? Altro che si deve!
Attenti però alla parola compatire che può significare commiserazione, e può significare partecipazione ai patimenti. In questo secondo senso sta la devozione cattolica a Maria Addolorata, che può definirsi un desiderio efficace di partecipare ai dolori di lei con quel sentimento con il quale ella partecipò ai dolori dell'Uomo-Dio per la nostra redenzione.
Considerato tutto ciò molto bene, non sarà difficile all'anima cristiana d'intendere in che cosa consista la vera devozione a Maria Addolorata. Consiste in quelle parole che scrisse l'Apostolo a proposito della devozione a Gesù Appassionato: Hoc sentite in vobis, quod et in Christo Jesu. Studiatevi di riprodurre in voi i sentimenti che animarono Cristo Gesù! Così va detto della devozione a Maria Addolorata. Studiatevi di ritrarre in voi tutti i sentimenti che fecero pulsare il cuore di Maria, mentre con il Figlio suo Dio beveva il calice amarissimo a lei preparato da Dio ab aeterno. Emulare la generosità di Gesù e di Maria nel bere ciascuno di noi il suo calice di tribolazioni che gli porge il Padre celeste «Calicenx, quem dedit Inihi Pater, non bibam illum?»; diceva Gesù a S. Pietro, che voleva difenderlo con la spada dalla cattura del Getsemani. Anche noi dobbiamo fomentare in noi questi sentimenti se vogliamo davvero onorare Maria Addolorata: riusciremo a farlo se piglieremo la santa pratica di meditare spesso i suoi Dolori.
La meditazione è un esercizio di orazione fatta con la mente, senza parole udibili da altri: tutti i credenti possono farla, perchè non si ricerca per essa nè scienza nè cultura basta la sincera pietà ed un po' di fede per farla spontaneamente, talora quasi senza accorgersene.
Si comincia a ricordare con un atto di fede, che Dio ci è presente: siccome Dio è presente dapertutto, così la meditazione può farsi in ogni luogo che non distragga troppo, e non sia inadatto.
Ricordato che Dio ci è presente, porgiamogli un atto di adorazione: chiediamogli perdono delle nostre colpe; ed imploriamone l'assistenza ed i lumi necessari, perchè ogni regalo buono, ed ogni dono perfetto viene di lassù, scendendo dal Padre dei lumi. « Omne datura optimum et omne donum perfectum de svirsum est, descendens a Padre luminum. Questa la preparazione, ed ecco in breve la pratica.
Figurarsi con l'immaginazione di essere presenti ad un fatto della vita della Vergine Addolorata, pensarlo bene con la mente, fermandosi a qualche verità o circostanza che più colpisce e commuove. La volontà si sentirà subito eccitata da qualche pio e santo affetto. Secondare quest'affetto perchè più ci penetri nell'animo; e finalmente sfogarsi in dolore, preghiera, proteste di amore ed imitazione, e conchiudere con un proponimento pratico e ben determinato, di fare per amore di Maria Addolorata qualche bene, o di fuggir qualche male.
Questo libretto ha l'intento di agevolare questo lavorío dell'immaginazione, dell'intelligenza e della volontà: basterà leggerlo attentamente, perchè ci si senta tocchi e compunti. Ma nessun libro può supplire la voce della coscienza individuale. Ognuno sa, che cosa Dio voglia da lui, perciò ognuno faccia quel proponimento che gli conviene, quantunque differente da quello proposto nel libretto.
USO DI QUESTO LIBRETTO.
Il redattore ha avuto lo scopo di fornire ai divoti di Maria Addolorata un manuale buono per tutte le pie pratiche che sogliono farsi dai Cristiani in onore della Vergine Ss.ma sotto questo titolo: perciò esso può servire:
1) Per meditazioni private individuali.
2) Per lettura di meditazione in comune, cominciando dalla prima sino all'ultima; che se ne avranno da bastare per tutti i Sabati dell'anno.
3) Per fare pubblicamente il mese di Settembre, di Marzo od altro in onore dell'Addolorata: in questo caso possono scegliersi le ultime trenta o trentuno del libretto, che a tale scopo hanno doppia numerazione romana.
4) Per Novene o Tridui; ed allora se ne possono scegliere nove o tre ad arbitrio, ma si consigliano le ultime.
5) Per Settenari finalmente si scelgano quelle recanti i primi sette numeri in cifre arabiche, che trattano dei sette principali Dolori di Maria Ss.ma.
1. Maria nostra Corredentrice.
Perito l'uman genere per colpa di due persone, Adamo ed Eva, fu misericordioso consìglio di Dio che due persone concorressero all'umano riscatto. Gesù, Verbo Dio fatto uomo, e Maria Vergine sua Madre. Questo suo consiglio Dio fece palese al mondo nel primo annunzio della Redenzione: « Porrò inimicizia tra te e la Donna (dice Dio al demonio che aveva preso le sembianze di serpente), tra il seme tuo ed il seme di lei; ella schiaccerà il tuo capo, e tu ne insidierai il calcagno ».
« Così come l'antica Eva, sposa di Adamo, ma ancora vergine, divenuta disobbediente, fu causa di morte a se stessa ed a tutto fumati genere, similmente Maria, già disposata ad un uomo, ma sempre vergine, fatta ubbidiente, ed a sè ed al genere umano divenne causa di salute... Così il nodo della disobbedienza di Eva, trova il suo scioglimento nell'ubbidienza di Maria. Ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, questo la Vergine Maria sciolse la sua fede ».
La viva fede di Maria si manifestò tutta nel credere alle parole del Nunzio celeste, che le annunziava la divina Maternità verginale; beata lei che credette con tanta fermezza a quanto le veniva annunziato da parte di Dio, chè tutto si sarebbe puntualmente avverato.
Ma la fede di Maria era anche consapevole della parte del calice amaro riservata alla Madre della Vittima redentrice, e che insieme anche lei avrebbe dovuto trangugiare. Quanti e quali dolori morali erano uniti all'altissimo onore di Madre se questa singolare Maternità affatto dagl'incomodi delle gestazioni e dei parti ordinari, non mancava però delle fatiche, disagi, afflizioni di una vita povera, laboriosa, perseguitata, divisa con un Figlio di tal dignità. Quanto meno sarebbe costato a Maria il nascondimento nella sua povera casetta in una vita di orazione e purezza insieme al castissimo suo sposo Giuseppe, col quale insieme si erano votati a Dio!
Ma Dio le significa per l'Angelo, che la vuole per sua Madre, e per sua compagna nei dolori inenarrabili della Passione, e Maria non esita: ubbidisce con piena volenterosa rassegnazione dicendo: Ecco la serva del Signore avvenga pur di me secondo che tu dici.
Ed ora rifletti anima mia alla fede ed all'ubbidienza della Vergine Madre di Dio! Quanto languida è la tua fede in Dio nelle vicende della vita, con quanto poca rassegnazione ti sottometti alle disposizioni della paterna sua provvidenza! Ciò che reca onore e piacere lo vai cercando con tanta avidità e studio, non dubitando nemmeno di peccare, se credi con questo di riuscire nel tuo intento. Il sacrificio, la tribolazione, il dolore li fuggi sempre, immemore che la tribolazione fa esercitare la, pazienza, che è opera perfetta, e questa virtù veramente cristiana accresce la speranza, che non c'ingannerà mai, sostenuta com'è dalla carità diffusa nel nostro cuore dallo Spirito Santo. O Vergine fortissima che con tanta generosità accettaste l'amaro calice del dolore sovrumano che doveva accompagnare per tutta la vostra vita di quaggiù l'altissima vostra dignità di Madre di Dio, deh intercedetemi dal vostro Figlio Redentore una viva fede nella preziosità del dolore sopportato in unione con lui, ed una piena rassegnazione a tutte le sue disposizioni a mio riguardo.
Mi abbandonerò con piena fiducia filiale alla volontà divina in tutte le vicende della mia vita, specialmente in quelle contrarie al mio amor proprio, ad imitazione della nostra Corredentrice Maria.
ESEMPIO. Come Gesù Redentore si serva "sempre della Vergine sua Madre quale cooperatrice nell'applicare agli uomini i meriti della Redenzione, lo dimostrò, oltre tanti altri fatti, anteriori e posteriori, il fatto della vocazione di sette nobili fiorentini a fondare sul monte Senario un Ordine di religiosi, che si chiamarono per fatto miracoloso « Servi di Maria » ed ebbero per fine della loro vocazione la vita contemplativa ed apostolica insieme: ma soggetto del loro apostolato doveva essere Mari Ss.ma Addolorata, per richiamare al Vangelo di Gesù Crocifisso le popolazioni del secolo tredicesimo tano aberranti dallo spirito di Gesù Cristo, per le sanguinose incessanti discordie cittadine e familiari. Quei sette santi Fondatori ubbidirono alla loro vocazione, e predicando dapertutto Maria Addolorata facevano piangere per pentimento quegl'indomiti furiosi masnadieri ai piedi della Croce con la stessa Madre di Dio.
PREGHIERA. O Dio, Padre di Misericordia che volendo redimere il mondo vi compiaceste di porre nelle mani di Maria Vergine, nostra Corredentrice, tutto il prezzo della nostra Redenzione, affinchè ci pervenisse per suo tramite ogni vostra grazia, ogni vostro favore; deh per intercessione di lei concedeteci che la veneriamo con tale affetto, l'imitiamo con tanto studio, da esser fatti degni di esser presentati da lei al vostro cospetto, come figli giustificati nel Sangue di Gesù Cristo.
OSSEQUIO. Fate vostra la devozione a Maria Addolorata, e cercate in essa il conforto nelle vostre tribolazioni.
2. Maria ministra di grazie.
« Guarda umiltà, guarda devozione! Maria si dice serva del Signore, che è eletta sua madre, nè si gonfia all'inaspettata promessa. Ascoltato l'annunzio, non quasi incredula all'oracolo, né incerta della notizia, nè diffidente dell'esempio; ma lieta pel desiderio compiuto, scrupolosa del dovere, frettolosa per la gioia, si reca alla montagna » di Giuda per visitare la parente Elisabetta, che dall'Angelo avea inteso essere incinta miracolosamente del Battista.
La via da Nazaret alle montagne di Giuda, ad Ebron, non era nè breve nè facile, ma un impulso divino ve la spingeva senza dimora. Si pensi, che Maria era incinta del Verbo di Dio fatto uomo nelle sue viscere immacolate: era il tempio vero e proprio che mai Dio si fosse fabbricato nel mondo. Nè il Verbo già fatto carne voleva stare ozioso nel tempo della sua gestazione. Voleva santificare il suo Precursore, voleva ricolmare di grazie la famiglia di lui. L'istrumento di tanta opera non poteva essere che il suo vivo tempio la Vergine, sua Madre, e costei ormai agile e volenterosa ad ogni impulso della grazia, intraprende il lungo viaggio: viene a farsi ancella delle persone che Dio vuol favorire: viene dispensatrice e canale delle benedizioni del suo divino Portato.
Tutto è gaudio e consolazione divina in questo mistero della Visitazione; ma è quel gaudio, quella consolazione della quale l'Apostolo dice: Sovrabbondo di gaudio in ogni nostra tribolazione. Gaudio che Maria, posto il piede oltre il limitare della casa di Elisabetta, si sentì salutare Madre di Dio: gaudio per l'augurio che tutte le divine promesse sarebbero senza fallo in lei adempiute: gaudio per d'esuberanza dell'affetto sovrumano, che prorompe nel cantico sublime: Magnificat anima mea Dominum: gaudio sopratutto per la copia di grazie che Dio concede alla madre annosa ed al bambino per mezzo di Maria, al suono del saluto della Madre di Dio. Tutto è consolazione divina, che non è conosciuta se non da chi la prova. Ma gaudio e consolazione sono anche qui fiore di sofferenza e di umiltà. Maria adempie il primo atto del suo ufficio di Corredentrice, ministra delle grazie del suo Figlio, e lo adempie con disagio suo proprio, con umiltà profonda, per cui si fa per un trimestre serva e consolatrice della vecchia madre del Battista bisognosa di assistenza e per giovare anche al bambino nato, come giustamente pensa S. Ambrogio, si prende in braccio il piccolo Giovanni, e lo avvicina a Gesù, che nascosto nell'utero verginale, conforta e ricolma di grazie il suo Precursore. Contempla, anima mia, la Vergine incinta di Dio, che accarezza e prodiga le sue cure a S. Giovannino. Quanti sentimenti di devozione, quanta tenerezza in questo quadro commovente! Oh se tu potessi meritare le eterne carezze di Maria! Le meriteresti se come lei tu fossi zelante nello studio di far conoscere Gesù a coloro che poco o punto lo conoscono. Ma quanta freddezza per la tua, e per l'altrui salute! Le cose di Dio e nell'anima non ti toccano, la sollecitudine per la vanità della vita presente è tutto per te!
Vergognati, e rifletti che questa tua condotta ti prepara amarissimi disinganni.
O Gesù Redentore nostro, che rendeste la vostra Vergine Madre una ministra zelantissima delle vostre grazie; concedetemi per sua intercessione di essere anch'io sollecito della salute mia propria e zelante per la salute del mio prossimo.
Proporrò sull'esempio di Maria di attendere con fervore alla mia santificazione, scuotendo ogni tiepidezza, perchè ne tarda ntolintina Spiritus Sancti gratia.
ESEMPIO. Francesco Possenti giovinetto di famiglia illustre ed agiata, dotato di grazia ed eleganza singolari, e portato per inclinazione alle brillanti comparse in società, avea succhiato col latte una tenera devozione a Maria santissima, che le dure prove che ebbe nell'adolescenza, gliela fecero preferire sotto il titolo dell'Addolorata. Maria lo proteggeva con una singolare assistenza, e non solo lo preservò dal contagio del gran mondo, ma gl'impetrò anche da Dio la grazia preziosissima della vocazione religiosa. Ma il giovanetto non sapeva decidersi a rompere le dorate catene della vanità, finchè Maria stessa, da una sua devota leone venerata a Spoleto, non gli diede un mistico sguardo, che lo decise ad ubbidire immantinente alla divina chiamata. Troncati in breve tempo tutti i legami del secolo, si ritira tra i Passionisti nel noviziato di Morrovalle, emette i santi voti, e con la protezione di Maria santissima diviene in pochi anni S. Gabriele dell'Addolorata. Anche a questo Santo Maria fu la ministra della, divina grazia.
PREGHIERA. O Vergine santissima che siete meritamente riguardata come il canale, da cui derivano a noi le grazie meritateci dal Figlio vostro Crocifisso, non disprezzate le umili suppliche che vi porgiamo per ottenere il vostro validissimo patrocinio. Voi siete l'onnipotenza supplicante che potete con la preghiera quanto Dio può con la sua potenza a nostro spirituale vantaggio. Impetrateci, cara Madre nostra, la fedeltà nel divino servizio. e la perseveranza finale. Così sia.
OSSEQUIO. Promettete a Maria di essere sempre fedele alle divine ispirazioni che ella v'impetrerà.
3. Angoscia di Maria nella perplessità di Giuseppe.
Rimase Maria presso Elisabetta quasi tre mesi, e se ne ritornò a casa sua. Questo spazio di tempo dalla concezione del Verbo divino fatto carne, bastava perchè in lei si conoscessero evidenti i segni della sua divina gravidanza. Infatti essendo Maria disposata a Giuseppe fu da lui constatato che ella era incinta, e subito l'animo del Giusto Patriarca, fedele osservatore della legge, si trovò in una perplessità angosciosa, in lotta fra se stesso con l'evidenza ed il dovere; la stima della santissima sposa, e l'obbligo di denunziarla come infedele. Restare con lei, e non credere ai propri occhi?... Ma non era questa una trasgressione della legge, un'offesa di Dio?... Far divorzio pubblicamente ed infamarla? Ma chi gli dava diritto a far questo con la castissima Maria? - Ma intanto la cosa era evidente, e sembrava parlare da sè. Quale risoluzione prendere? Pensò di prender quella che gli parve meno dannosa alla fama di Maria, e più consentanea alla sua coscienza di giusto: Voluit occulte-di. mittere eam; risolvette di abbandonarla occultamente. Questa risoluzione del santo Patriarca è la più fulgida testimonianza della purezza e santità di Maria; chè Giuseppe cela col silenzio un fatto di cui ignorava il mistero.
E Maria che di questa angoscia dell'amatissimo sposo certamente si avvide, quale e quanto dolore ne dovette provare! Ma perchè non rivelargli il mistero? E sarebbe creduta? Era un mistero che senza divina rivelazione non poteva conoscersi. Così faveva conosciuto e creduto Elisabetta ed ella stessa. Non rimaneva altro che supplicare Dio che si degnasse togliere le ansietà di Giuseppe, abbandonandosi intanto alle divine disposizioni. Così fece Maria, e Dio 1'esaudì rivelando a Giuseppe il mistero per mezzo dell'Angelo.
Poni mente all'ansiosa situazione dei due santissimi Sposi, e non saprai che più ammirare, o la caritatevole, prudente, coscienziosa risoluzione di Giuseppe; o l'amara ma pur fiduciosa rassegnazione di Maria nelle mani di Dio, alla cura del quale rimette interamente se stessa ed il suo dilettissimo Sposo. Soffrono l'uno e l'altra indicibili pene nell'animo delicatissimo, piangono di nascosto l'una dall'altro, ma entrambi non cercano che l'adempimento del loro dovere verso Dio, e l'esercizio della mutua carità. Giuseppe vuol salvo l'onore di Maria; Maria prega da Dio a Giuseppe la tranquillità d'animo. Quante volte mi sono trovato anch'io in casi perplessi; in prove inaspettate; oggetto di sospetti che non credevo meritare!... Come mi sono portato? Mi sono lasciato dominare dal disgusto, e nel parossismo dell'impazienza, ho agito e parlato senza prudenza; senza riguardo ai miei doveri verso Dio; senza curarmi di tutelare l'onore degli altri?!..
O santissimi Sposi Maria e Giuseppe, quanto lontano mi sento dalla vostra carità, prudenza e rassegnazione! Deh venite in mio aiuto in tante circostanze, nelle quali la mia virtù non sa reggere alla prova. Impetratemi da Dio la forza necessaria per portarmi santamente nelle lotte morali della vita, sicchè non venga io meno al dovere, non offenda Dio, non manchi di carità verso il prossimo; e rimetta ogni mia causa nelle mani di Dio.
Mi guarderò dal dire o fare checchè sia nell'impeto della passione, e soprattutto dal voler difendere la mia causa col rendere al prossimo offesa per offesa. Non mi lasciar vincere dal male, ma vincere col bene il male.
ESEMPIO. L'angelica vergine S. Caterina da Siena, devotissima di Maria Madre di Dio, e studiosa d'imitarne le virtù, si era data senza risparmio alle opere di misericordia corporali, tra le quali avea messo singolare premura nell'assistere, accudire, lavare a nutrire una povera vecchia abbandonata da tutti ed affetta da morbo contagioso e ributtante. La santa, giovane Terziaria domenicana impiegava nella cura della povera inferma tutto il tempo che non dava alle sue opere di devozione, con affetto più che filiale; ma l'inferma, invece di esserle grata, la maltrattava ogni volta che dalla chiesa veniva da lei, borbottando delle sue devozioni, ed insinuando sospetti contro la sua onoratezza. La santa fanciulla si contentava di rispondere con amabil sorriso: “In verità vi dico che io sono vergine”. Nè mai 1'abbandonò finchè non le ebbe reso l'ultimo officio curandone il cadavere.
PREGHIERA. O Vergine intemerata, Madre di Dio, Maria Ss.ma, che tra gli altri vostri dolori sopportaste con isquisita carità e fiducia in Dio la pungente prova di vedervi in sospetto presso la persona che più d'ogni altra amavate su questa terra; otteneteci dal Signore Iddio la grazia della quale abbiamo tanta necessità per sopportare simili prove; e non perdere la fiducia in Dio, nè impazientirci ed adirarci contro chi ci ha in sospetto, o ci calunnia, persuadendoci che ci giovano al bene, quelli che ci si oppongono nel male.
OSSEQUIO. Rinunziate a qualunque proposito di vendetta, per amor di Maria.
4. Dolori di Maria nel Presepio.
Volgeva al termine il tempo della gestazione di Maria, e Giuseppe già in officio di vice padre del Verbo incarnato per volere di Dio, prese l'occasione del censimento decretato da Cesare Augusto, per eseguire un disegno sugeritogli dal Cielo, di recarsi cioè in Betlemme di Giuda, perchè là nascesse l'atteso erede delle promesse di David, secondo che avevano annunziato i Profeti.
Intraprende il lungo viaggio con Maria sposa incinta, giunge al termine di esso che annottava; non trova posto nel pubblico ricovero, ed è costretto ad acconciarsi alla meglio in una grotta riservata ad uso di stalla per le bestie. Mentre ivi si trattenevano, fattasi già notte ferma, Maria rapita in un'estasi sublime dà alla luce il Verbo di Dio fatto uomo, che messe da parte tutte le leggi della natura, esce dalle purissime viscere di lei come fa raggio di sole attraverso un terso cristallo, e la divina Madre se lo vede tra le braccia vezzoso bambino che la riscuote dall'estasi col suo primo vagito.
Ecco Maria vera Madre di Dio, sempre Vergine pura ed immacolata! In questo mistero tutto è gaudio celestiale, che però non è mai scevro dalla sua ineffabile amarezza. Nulla in Maria di ciò che accompagna i parti delle figlie d'Eva; ma quante circostanze che fanno soffrire il suo cuore materno! Lasciamo i disagi del lungo viaggio, che riguardano la sua persona; ma ella diviene Madre di Dio non nella sua casetta di Nazaret, ma quasi sulla pubblica via, anzi in una grotta, di notte tempo, in una stagione rigida, tra gl'incommodi di una stalla. Non ha con sè che poche fascie e pannicelli da involgere il Bambino Dio, ed è costretta ad adagiarlo in una mangiatoia. Lo vede tremare dal freddo; indovina col sentimento materno il patimento del suo Bambino: quanto dolore, quanto struggimento al suo cuore, che pur vorrebbe trattare altrimenti il Figlio di Dio! Ma non pensiamo che Maria s'impazientisse di quelle angustie; nè che si lamentasse in cuor suo con Dio che le permetteva. Era ben consapevole che Dio fatto uomo le aveva elette queste augustie e questa povertà per sè, che essendo ricchissimo, per amor nostro volle farsi povero, e con generoso animo accettava anche lei l'amarezza che in quelle strettezze provava, uniformandosi con ogni studio al Dio umanato. Purezza, pazienza, umiltà sono le virtù che adornano la divina Maternità di Maria.
Ogni Cristiano, secondo una sentenza del Vangelo, è chiamato ad esser madre, fratello e sorella di Gesù Cristo, specialmente se da Dio è chiamato a procurare la salute degli altri col sacro ministero. « Non soltanto Maria è beata per la sua divina Maternità; ma anche coloro che lo stesso Verbo di Dio, ricevendo la fede, concepiscono in sè; e con le buone opere lo custodiscono e partoriscono nel cuore loro e dei prossimi, sono detti beati ». Oh quale onore ci fa il Verbo incarnato degnandosi di chiamarci suoi fratelli e sorelle, e renderci cooperatori suoi nel salvare le anime. Ma oh misero me che sono uomo carnale schìavo del peccato, insofferente d'ogni pena, tutto impazienze, lamenti, ambizioni, studio di vanità. Troppo diverso è l'animo mio da quello di Maria, come oserò accostarmi a Gesù Bambino?
O Vergine santissima, Madre di Dio, pregatelo il vostro Bambinello per me, che da quel Presepio si degni rivolgermi uno sguardo di misericordia, che mi muova ad imitare la sua e la vostra purezza, pazienza ed umiltà
Con Maria nel Presepio mi offrirò tutto al servizio del Verbo incarnato, sacrificando a lui principalmente la passione che più mi predomina.
ESEMPIO. S. Gaetano Tiene nobile Vicentino poi illustre prelato nella corte Romana ai tempi di Giulio II e Leone X, era tanto rapito nella meditazione dei misteri dell'Infanzia di Gesù Cristo, e tanto devoto della Vergine Madre, che dal fervore concepito si sentì spinto a dare il primo impulso alla riforma del Clero, rinunziando ai beni ereditarii ed ai benefici ecclesiastici che possedeva; e fece voto di così stretta povertà da ridursi a vivere di pure elemosine, e queste non cercate, ma offerte spontaneamente: così divenne perfetto imitatore della sacra Famiglia, tanto povera quanto può vedersi dal Presepio.
Maria favorì il suo fedele imitatore, e nella notte di Natale mentre Gaetano pregava in S. Maria Maggiore in Roma, gli apparve col Bambinello in braccio, e glielo concesse a vezzeggiare tra le sue braccia. Chi può dire la gioia celestiale di Gaetano? Ne avranno parte tutti coloro che volentieri soffrono povertà e disagi insieme a Gesù, Maria e Giuseppe.
PREGHIERA. O Gesù che per amor nostro vi faceste povero essendo il ricchissimo padrone di tutte le cose, per intercessione di Maria santissima vostra Madre, cui tanto furono pungenti i disagi della vostra povera cuna, concedeteci quell'animo tranquillo e rassegnato tra le difficoltà della vita terrena, che è la caratteristica dei vostri veri seguaci.
OSSEQUIO. Per amor di Maria santissima Addolorata privatevi di tutte le cose superflue, specialmente di quelle che sanno di vanità e di soverchia ricercatezza.
5. Maria nella grotta di Betlemme.
Mentre Maria con amore ineffabile, e rammarico insieme per non potere fare di più, prestava al Bambinello le sue cure materne, libera com'era da ogni incomodo di puerperio, perchè il suo parto era stato al tutto miracoloso, si fecero sentire da non molto lungi dalla grotta voci celesti inneggianti a Dio, che cantavano. « Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini del divin beneplacito. Una schiera della milizia celeste si era unita all'Angelo, che aveva annunziato la nascita in Betlemme del Salvatore, il Cristo del Signore, ad alcuni pastori, che vegliavano di notte a custodia del loro gregge. Infatti dopo poco ecco questi pastori, che pieni di santo entusiasmo e fervida devozione, venivano a porgere i loro omaggi al Bambinello in fasce giacente nella mangiatoia. Maria e Giuseppe li accolsero con tenerezza, il Bambino sorrise loro dal povero giaciglio, e dalle labbra dei santi parenti del Neonato intesero quanto occorreva per completare l'annunzio dell'Angelo: dettero ed adorarono Iddio Bambino.
Di Maria ci dice il sacro testo, che « tutte queste cose riponeva insieme per custodirle nel suo cuore. Quanta parte dell'animo di Maria ci rivelano queste parole! La Vergine Madre è mente e cuore tutta occupata nei misteri ineffabili che stanno accadendo attorno al Verbo incarnato, dal giorno dell'annunzio che ella stessa ne aveva ricevuto dall'Angelo, sino a questa notte risplendente di tanta luce celeste. Quanta impressione hanno fatto nell'anima sua quegli eventi, qual orma indelebile vi hanno lasciato! Maria con la mente e col cuore vive più in Dio che in se stessa, e per la sua altissima abituale contemplazione non vede che Dio, non ama che Dio, il quale ha voluto farsi suo Figlio, ha voluto aver bisogno delle sue cure materne! Tale intima unione con Dio la ricolma di quel gaudio vero, che trova quaggiù il suo maggiore alimento nelle amarezze della tribolazione. Come il suo Bambino per esser già beato comprensare nell'anima sua umana, sente pur nondimeno tutta l'acerbità del sacrificio del quale è già all'Introito su quella pungente cuna; così Maria soffre, sospira, geme bevendo le prime stille dell'amaro calice, che le è riservato. Povertà estrema, disagi d'ogni genere, sofferenze, del caro Pegno del suo amore divino ne angustiamo il cuore, sicchè ella debba ripetere con fa sposa dei Cantici: Fasciculus myrrhae dilectus meus mihi, inter ubera mea commorabitur. Il mio diletto è per me: fragrante ed amaro come un fascetto di mirra, ma me lo stringerò sempre al petto con ardente amore! Impenso studio per adempiere tutti i suoi doveri materni, sì da rendere meno disagiato al caro Bambino quel tugurio da bestie; zelo indefesso per adempiere il suo ufficio di Corredentrice, facendolo conoscere ed amare da quei pastori, che per primi vengono a visitarlo, e da altra gente povera che mossa dalla fama del lietissimo evento, viene a vederlo. Altro che le sentimentali dolcezze, che cerchi tu, anima mia, nella poca orazione che fai! Altro che la falsa tranquillità che tu vai cercando col pretesto di pensare a te sola, per la vana lusinga di contemplare le cose di Dio! Vergognati di nascondere il più dannoso egoismo sotto le parvenze di devozione! Amore sincero a Dio ci vuole, amore vero al prossimo. Non cercare la tua quiete sia pure spirituale; ma il patire è l'essere disprezzato e perseguitato come lo fu il Figlio di Maria; non ozio ed imperturbabilità, ma studio di procurare la salute del prossimo, dar tutte le cose proprie e tutto te stesso per l'altrui salute: Impendam et superimpendar ipse pro aninmbus vestris: ogni cosa mia e tutto me stesso debbo spendere per adempiere i miei' doveri, quantunque più ami, e meno sia amato dagli altri.
Vergine generosissima, che con tanta magnanimità adempite per amor di Dio i vostri sovrumani doveri, compatite la mia pusillanimità, e la grettezza del mio cuore, che nemmeno un dito vorrebbe muovere per la gloria di Dio: ed impetratemi dal vostro divino-Figliolo quella studiosa diligenza nel bene operare, che è propria di tutti i veri amanti di Dio.
Fuggirò come peste l'accidia e l'amor del quieto vivere, per adempire ogni mio dovere.
ESEMPIO. S. Elisabetta d'Ungheria, sposa piissima di Ludovico conte di Turingia; fin da bambina nutrì singolare spirito di cristiana pietà, e devozione affettuosissima a Gesù sofferente ed a Maria Addolorata. I patimenti dell'uno, i dolori dell'altra formavano il pascolo prediletto dell'anima sua, che pareva assetata di prodigarsi tutta in opere di misericordia a soccorso di tutti i bisognosi. Ma mortole il marito nella Crociata di Federico II, le toccò di esperimentare per sè e per i suoi bambini la più squallida miseria. Cacciata con essi al lato dal suo castello, senza tetto, senza pane, senza vesti, dovette ridursi in un tugurio fra lo strame, e stendere quella sua mano tanto benefica, a chiedere un tozzo di pane per i suoi figlioletti! Ma la generosa imitatrice di Maria, non imprecò nè contro Dio, nè con. tro gli uomini, ma dividendo il suo tempo tra la cura dei suoi bambini egli esercizi di devozione, sostenne eroicamente la prova, finchè piacque a Dio di mettervi fine. Così conviene diportarsi chi vuol essere vero devoto di Maria Addolorata.
PREGHIERA. Vergine santissima Madre di Dio, che con tanto costante rassegnazione adempiste tra la povertà e lo squallore l'officio di Madre del Bambino Dio, senza mai affievolire la vostra materna diligenza; senza mai lamentarvi delle divine disposizioni a vostro riguardo, senza mai invidiare gli agi e le pompe dei mondani, otteneteci dal Datore di ogni bene, un po' di questo vostro spirito di diligente- rassegnazione, che ne sostenga e ne conforti nelle angustie della vita, perchè mai perdiamo il santo fervore nel servizio di Gesù, e nello studio d'imitare voi, nostra dolcissima Madre. Così sia.
OSSEQUIO. In onore di Maria Addolorata porgete conforto e soccorso alle persone povere e tribolate.
6. Maria nella Circoncisione di Gesù.
« Come fu giunta la pienezza dei tempi mandò Iddio il Figliolo suo, fatto di donna, fatto sotto la legge. La donna beata che era stata ministra temporale dell'incarnazione del Verbo è Maria sempre Vergine; la prima legge, alla quale si volle assoggettare il Verbo fatto carne, era quella della Circoncisione. Legge data da Dio ad Abramò come segno visibile ed indelebile del patto fra Dio ed Abramo ed i posteri di lui, segnacolo cioè di quella giustizia che operava la fede nelle divine promesse. Erano passati atto giorni dalla nascita del Figlio primo ed imigenito della Vergine e lo si circoncise imponendogli il nome di Gesù, come era stato annunziato a Maria ed a Giuseppe dall'Angelo.
Questo rito fisicamente era dolorosissimo, praticandosi con coltello di pietra, e cagionando una ferita con effusione di sangue. Moralmente, mentre da un lato era il vanta principale degl'Israeliti, che per mezzo di esso ricevevano il sugello di posteri di Abramo, eredi delle divine promesse; era dall'altro un segno di peccatori bisognosi di redenzione, per essere riammessi alla dignità di figli ed eredi delle promesse di Dio.
Ora immaginiamoci la Vergine Madre, pienamente consapevole della divinità del suo Figliolo, che tenendolo fra le braccia l'offre al taglio doloroso ed umiliante, che secondo il consueto dovette praticare lo stesso S. Giuseppe, avente per divina ordinazione tutti i diritti di padre sul Figlio della sua Vergine Sposa.
Vedi, anima mia, il brivido che agita la tenera madre nell'accorgersi del visibile dolore del suo Pargoletto! Guarda le abbondanti lacrime che ella versa dal ciglio quasi per accompagnare quelle del piccino e sopire i suoi vagiti! Madre e Figlio sono una stessa vittima di dolore. Oh come la fa gemere la vista di quel sangue che spiccia dalla ferita!
Ma se all'esterno Maria è tutta in lacrime, nell'interno soffre indicibile angoscia, rivolgendo in niente l'umiliazione del Bambino Dio, che nella sua umana natura ancor tenerella, santissima ed innocentissima si assoggetta a ricevere in sè quel segno di peccatore. E non era Gesù il vaticinato Seme d'Abramo nel quale dovevano essere benedette tutte le genti?. Perchè assoggettarsi egli stesso a quel segno di espiazione necessario ai figli della colpa che volessero essere giustificati per la fede in lui venturo? Ma troppo più conosceva Maria in quel doloroso momento. Ella sapeva che il Verbo di Dio fattosi suo figlio, per redimerci dalla maledizione della legge, voleva farsi in vece nostra cosa maledetta e quel primo segno della maledizione preludeva al segno estremo di farsi configere sopra una eroce quel sangue allora sparso non era che la primizia dell'intera effusione che ne avrebbe fatto più tardi.
Considera come l'eroica Vergine a questi riflessi leva gli occhi lacrimosi al cielo, e pianamente rassegnata ai divini voleri, offre il fratto delle sue viscere a Dio per la salute del mondo, ed offre insieme tutta se stessa alla parte grandissima ed amarissima che le toccherà di quel sacrificio.
Quanto mi trovo lontano dalla generosità di Maria: la coscienza mi dice che ci sono in me tante esuberanze da circoncidere, tanti vizi da schiantare, tanti affetti da recidere... Ed io esito, non so risolvermi! O pienamente consapevole della divinità del suo Figliolo, che tenendolo fra le braccia l'offre al taglio doloroso ed umiliante, che secondo il consueto dovette praticare lo stesso S. Giuseppe, avente per divina ordinazione tutti i diritti di padre sul Figlio della sua Vergine Sposa.
Vedi, anima mia, il brivido che agita la tenera madre nell'accorgersi del visibile dolore del suo Pargoletto! Guarda le abbondanti lacrime che ella versa dal ciglia quasi per accompagnare quelle del plecino e sopire i suoi vagiti! Madre e Figlio sono una stessa vittima di dolore. Oh come la fa gemere la vista di quel sangue che spiccia dalla ferita!
Ma se all'esterno Maria è tutta in lacrime, nell'interno soffre indicibile angoscia, rivolgendo in mente l'umiliazione del Bambino Dio, che nella sua umana natura ancor tenerella, santissima ed innocentissima si assoggetta a ricevere in sè quel segno di peccatore. E non era Gesù il vaticinato Seme d'Abramo nel quale dovevano essere benedette tutte le genti? Perchè assoggettarsi egli stesso a quel segno di espiazione necessario ai figli della colpa che volessero essere giustificati per la fede in lui venturo? Ma troppo più conosceva Maria in quel doloroso momento. Ella sapeva che il Verbo di Dio fattosi suo figlio, per redimerci dalla maledizione della legge, voleva farsi in vece nostra cosa maledetta (% e quel primo segno della maledizione preludeva al segno estremo di farsi configere sopra una eroce: quel sangue allora sparso non era che la primizia dell'intera effusione che ne avrebbe fatto più tardi.
Considera come l'eroica Vergine a questi riflessi leva gli occhi lacrimosi al cielo, e pie. namente rassegnata ai divini voleri, offre il frutto delle sue viscere a Dio per la salute del mondo, ed offre insieme tutta se stessa alla parte grandissima ed amarissima che le toccherà di quel sacrificio.
Quanto mi trovo lontano dalla generosità d_ Maria: la coscienza mi dice che ci sono in me tante esuberanze da circoncidere, tanti vizi da schiantare, tanti affetti da recidere... Ed io esito, non so risolvermi! O Vergine Santissima, impetratemi da Dio il coraggio risoluto e necessario, perchè le sregolate passioni non abbiano a perdermi.
Troncherò subito ed inesorabilmente l'occasione che più mi spinge a peccare, e la passione che più mi predomina.
ESEMPIO. S. Gabriele dell'Addolorata, la santità del quale ebbe per caratteristica una fervida devozione ai Dolori di Maria, venne alla religione giovanetto studente allevato fra gli agi ed i divertimen ti del mondo; e quantunque per singolare protezione di Maria non avesse a piangere gravi trascorsi, pure troppo diversa era la vita che generosamente abbracciava nella sua più fiorente giovinezza, da quella menata sino allora nel secolo. Eppure con una fermezza di proposito ammirabile, giunse presto a fare le sue austere delizie della vita di giovane passionista. Quale fu il segreto di tanta fermezza? Fu questo innanzi alle privazioni e penitenze che più gli ripugnavano, diceva a se stesso: Non ti mortificherai tu, per amore della Madonna Addolorata? La risposta era un generoso: sì, certamente! » e così in pochi anni giunse alla più alta perfezione. Imitiamo in questo il caro Santo, ed anche noi, se saremo fedeli, ci emenderemo da ogni vizio, ed acquisteremo ogni virtù.
PREGHIERA. O Gesù, Pane di vita, che nutrite i forti e generosi nel seguirvi paziente e sanguinante, Voi che faceste della Madre vostra l'eroina maggiore nell'imitarvi sofferente e penante; concedeteci per la intercessione di lei, che con forza e coraggio cristiano ci sottoponiamo a ioffrire volentieri e con allegrezza tutte quelle pene, contradizioni e privazioni, che ci sono necessarie per seguire le vostre vestigia nell'arduo cammino della virtù e della salute.
OSSEQUIO. Fate per amor di Maria qualche atto di mortificazione astenendovi da qualche sollievo non necessario.
7. Maria chiama Gesù il suo Bambino.
« Ecco concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù » aveva detto l'Angelo Gabriele a Maria; « Ella partorirà un figlio, cui porrai nome Gesù », aveva detto un Angelo, forse lo stesso Gabriele, a Giuseppe, eletto a far le veci di padre col Bambino concepito da Maria per opera dello Spirito Santo. L'occasione di adempiere il comando di Dio per i due santissimi Sposi è venuta, la Circoncisione, in occasione della quale solevano gli Ebrei imporre il nome ai maschietti neonati.
Il nome da imporre al Verbo di Dio nato testè uomo da Maria Vergine, per l'uso era un nome quasi comune fra gli Ebrei, e l'avevano portato personaggi grandi e piccoli, illustri e plebei; ma quanto alla significazione tal nome a nessuno propriamente conveniva, eccetto che a Dio Signore divenuto nostra salute col farsi uomo. Infatti, Gesù vuol dire: « Colui che salva » o scritto pienamente: « Il Signore è salute ». Questo nome imposto al figlio della Vergine non è una ombra vana, nè un suono fuggevole, ma esprime la verità intera di ciò che è l'incarnato Figlio di Dio.
Maria e Giuseppe illuminati supernamente intendono il significato di questo nome, e curvando la fronte e le ginocchia con labbra tremanti lo pronunziano, per la prima volta chiamando con esso colui che è l'unica speranza di salute, data da Dio al genere umano di tutti i tempi.
Pensiamo quali debbano essere stati i sentimenti di Maria nel chiamare per la prima volta il suo Bambinello con quel significantissimo e soavissimo nome: Gesù! Fede vivissima di tener fra le braccia fatto Bambino « Colui che è », gratitudine profonda a Dio divenuto « La Salute, il Salvatore di tutti gli uomini, e di lei stessa in una maniera eccellentissima. Maria era ben consapevole di aver sempre conosciuto ed amato Dio, si era intesa salutare: « Piena di grazia » e nulla mai le era piaciuto fuori di Dio. Tutto ciò, compreso l'immacolato concepimento suo, era frutto copiosissimo della Redenzione che presto avrebbe compiuta il suo Figliolo, che per lei era stato sovrabbondantemente Gesù, troppo prima che ella per ordine di Dio così lo chiamasse. Ed oh con quanta devozione ella si offriva tutta al suo Gesù per cooperare con lui all'accrescimento della sua propria grazia, ed alla redenzione degli altri uomini.
Questa è la parte arcanamente dolorosa che tocca a Maria, ed ella già è in atto di soffrire, piangere, sacrificarsi con Gesù, nessuna nostra considerazione può misurare il sovrumano dolore di questo sacrificio.
Rifletti però, anima mia, che anche per te la provvidenza ha riservato una parte dell'amaro calice di Gesù, che devi sorbire, se vuoi che Gesù ti sia veramente Gesù. Devi anche tu adempiere quel che manca per conto tuo ai patimenti coi quali Gesù ti ha redento. Non basta credere Gesù Dio Redentore, non basta invocarne il nome con le labbra, non basta la sterile irragionevole fiducia; è necessario unirsi a Gesù nel patire; chi non piglia la sua croce ogni giorno e gli va dietro, non si salverà.
O Gesù amabilissimo mio Salvatore, perchè possiate essermi davvero Gesù, datemi per intercessione di Maria vostra Madre, la necessaria fortezza d'animo per unirmi a voi nel portare la mia croce, e seguirvi sempre, sì da invocare efficacemente il vostro santissimo nome Gesù, e salvarmi.
Nei momenti più critici del combattimento spirituale invocherò sempre con interno affetto ed esteriore devozione il santissimo nome di Gesù: così non mi mancherà la forza di resistere alla tentazione.
ESEMPIO. Uno dei più ferventi devoti di Maria fu S. Bernardino da Siena, che se ne innamorò santamente fin dalla sua prima adolescenza. Ne venerava le immagini, le porgeva continui devoti ossequi, ne predicava le glorie, ne meditava le sofferenze, ma sopratutto si studìava d'ìmìtare l'affetto di lei al santissimo nome di Gesù. La storia ricorda con quanto affetto Bernardino invocasse il nome di Gesù, e ne propagasse la devozione in mezzo alle nostre popolazioni. Si ammirano ancora in molte città e borgate dell'Italia centrale le pietre scolpite col santo Nome, e poste a sua esortazione nei sopraliminari delle porte. Da questa fervida devozione del santo predicatore al Nome di Gesù ed alla Vergine Madre, che prima lo impose al Bambino Dio, derivò quell'efficacia irresistibile della sua parola nel convertire le moltitudini, e toglier via odi, rancori, discordie inveterate.
PREGHIERA. O Gesù, Dio emanato, Salvatore nostro, fate che per intercessione di vostra Madre, si rafforzi nel nostro cuore una riverenza grande del vostro santissimo Nome, ed un amore anche più grande di esso, sicchè ad imitazione di Maria e di Giuseppe, invocandolo frequentemente in vita, ed in morte facendone l'ultima nostra giaculatoria, meritiamo di vedere il vostro volto sereno con noi, ed essere ammessi a contemplarvi per tutta l'eternità. Cosi sia.
OSSEQUIO. Prendete la lodevole abitudine d'invocare spesso con grande affetto i santissimi nomi di Gesù, Maria, Giuseppe.
8. Maria presenta il suo Bambino al tempio.
Altri trentadue giorni dopo la Circoncisione due altre leggi rituali urgevano per il Bambino e la Madre: la Purificazione di questa: l'offerta a Dio ed il, riscatto di quello. « Parlò il Signore a Mosè dicendo: «Consacrami ogni primogenito della madre sua... perchè mie son tutte le cose». Era il caso: Maria Vergine aveva partorito il suo primo ed unico genito, perciò doveva offrirlo a Dio nel tempio, e riscattarlo con cinque sicli, circa diciotto lire. Non c'è da pensare che Giuseppe e Maria volessero sottrarre il divino Pargoletto da questa legge; tanto più che loro non isfuggiva come le parole della santa legge, sembravano mirare proprio a questo fiore della stirpe umana. Ciò vale quel detto « Ogni maschio primogenito sarà chiamato santo al Signore ». Con queste parole della legge si prometteva il parto della Vergine. E veramente santo, questo parto, perchè immacolato; ed essere quel desso che le parole della legge additavano, lo aveva confermato l'Angelo dicendo a Maria. « Il Santo che da te nascerà, sarà chiamato Figlio di Dio ».
Ed ora seguiamo Giuseppe che da Betlemme si recano a Gerusalemme col santo Bambino recando seco l'offerta dei poveri, due tortorelle oppure due piccoli colombi, chè il Vangelo non precisa quale delle due portassero. Vanno al tempio: Maria dichiara essere questo Bambino il suo primo nato; secondo il rito lo si eleva dinanzi al Signore, offrendolo a lui interamente come cosa sua. Giuseppe offre il riscatto rituale, e Maria riabbraccia il suo Bambinello, lo bacia, ma lo bagna di lacrime abbondanti.
Perchè? Perchè Maria era troppo consapevole di ciò che in quell'atto si compiva. Gli innumerevoli sacrifici offerti in quel santo luogo; i primogeniti qua recati, offerti a Dio, e riscattati, non erano piaciuti alla divina Maestà: « Perciò venendo nel mondo il Figlio di Dio, l'unigenito della Vergine, disse: Sacrificio ed oblazione non volesti, ma adattasti a me un corpo: olocausti e vittime non ti piacquero. Allora dissi: Eccomi che vengo; come nella testata del libro è scritto di me. Dio mio, lo voglio, e la tua legge è scritta nel mio cuore »
L’offerta gli è accettabile irrevocabilmente; questa santissima Umanità propria del Verbo personalmente, è accettata da Dio quale vittima piacolare di tutte le umane iniquità. Giuseppe suo padre e custode legale ne paga il riscatto; Maria sua vera madre lo riceve dalle mani del sacerdote, che l'ha offerto; ma in maniera più sublime si ripete il caso di Gíocabetta la madre di Mosè, che riceve dalle mani della figlia di Faraone il suo proprio figlio salvato dalle acque, con queste parole: « Prendi questo bambino e nutriscilo, io ti darti la tua mercede ». Così Maria sente ripetersi al cuore: Prendi questo Bambino e nutriscilo per me! Nutriscilo quale vittima destinata al sacrificio; nutriscilo perchè sparga un giorno il tuo latte mutato in sangue per la salute di tutto il genere umano!
Tenerissima Madre, quanto dolente, ma quanto volenterosa è la vostra conformità alle disposizioni della misericordia e della giustizia di Dio, che nel vostro Bambinello si baciano e compiono a vicenda.
O potessi anch'io conoscere, come voi lo conoscevate; quale sia a mio riguardo la volontà di Dio, buona, gradevole e perfetta! Ma non è tanto la volontà di conoscerla, che mi manca, quanto la buona volontà di conformarmi ad essa... Ed a chi dunque pretendo piacere, se non mi curo di piacere a Dio?.. Ah Dio mio, lo voglio, e che la vostra legge sia sempre viva nel mezzo del mio cuore!
Mi studierò di contrariare sempre la mia disordinata volontà, per adempiere quella di Dio, manifestatami dai suoi legittimi rappresentanti.
ESEMPIO. S. Salvatore d'Horta, laico, francescano, spagnolo, da una fervida devozione a Maria Addolorata apprese la rarissima virtù di cercare e seguire sempre la volontà di Dio, in qualunque maniera questa volesse manifestarsi: anche se si rivelasse contraria ai suoi più legittimi diritti, alle sue più sante aspirazioni. Di fede semplice e viva, di speranza ferma nel solo sommo bene che è Dio, di carità ardentissima verso Dio e verso il prossimo, senza volerlo, senza saper come, operava per carisma divino continui evidenti miracoli a beneficio delle anime e dei corpi. Per questo fatto inesplicabile al sentimento umano anche se non razionalista, l'umile Laico incontrò l'incomprensione dei suoi superiori e confratelli, che gl'inflisse umiliazioni e penitenze gravissime. Ma il Santo sempre tranquillo, sempre lieto, sempre disposto a fare la volontà di Dio a costo di qualunque umiliazione, guardando a Gesù ed a Maria, compiva la sua missione, ed ora trionfa nel cielo.
PREGHIERA. O vergine santissima, nostra cara Madre Addolorata, che ogni vostro studio impiegaste nel ricercare ed eseguire quella che per voi era la volontà di Dio, quello che era buono, retto, perfetto, per uniformarvi il vostro volere con piena, dedizione, deh riguardate con occhio materno la nostra cecità ed inconsapevolezza, che ci fa sempre cercare quel che piace all'amor proprio, e fuggire tuto ciò che lo contraria. Con la vostra potente intercessione presso il Dio delle misericordie, il Padre dei lumi, otteneteci la grazia di cercare in ogni nostra aspirazione, parola ed opera, la maggior gloria di Dio, e l'adempimento della sua santissima volontà. Così sia.
9. Maria nella sua Purificazione.
« La donna che avendo concepito partorirà un maschio, sarà immonda per sette giorni... L'ottavo giorno sarà circonciso il bambino, ed essa per trentatrè giorni ancora rimarrà nel sangue della sua purificazione. Non toccherà nulla di santo, e non entrerà nel santuario, fino a tanto che non siano colnpiuti i giorni della sua purificazione... Compiuti che siano questi, porterà all'ingresso del tabernacolo della testimonianza un agnello di un anno per l'olocausto... Che se ella non ha il modo di potere offrire un agnello, prenderà due tortorelle ovvero due colombini... ed il sacerdote farà orazione per essa, e così sarà purificata ». Ecco la legge che riguardava direttamente Maria, e il Vangelo dice che ella vi si conformò pienamente. « E venuto il tempo della purificazione di lei, secondo la legge di Mosè, portarono Gesù in Gerusalemme affine di presentarlo al Signore... e per fare l'offerta, conforma sta scritto nella legge del Signore di un paio di tortore o di due colombini. E come pensare che la Madre del Verbo fatto carne nelle sue viscere e fattosi soggetto ad ogni giusta legge, volesse sottrarsi lei alla legge, che si era professata l'ancella del Signore? No, non era supponibile che la divina Madre non fosse la più fedele imitatrice del divino suo Figlio.
Ma non so qual sentimento umanamente sdegnoso dell'animo nostro prova ripugnanza nel vedere la Vergine Madre frammista alle immonde madri d'Israele, che forse nello stesso momento erano accorse al tempio per rientrare in santo, dopo partoriti figli immondi di peccato originale, e forse anche delle colpe attuali dei loro genitori! La Madre immacolata del Figlio di Dio, alla quale avevano dato l'ultima perfezione di purezza e santità la concezione ed il parto dell'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, andarsi a mescolare fra tanta immondezza! E non è questo un abbassarsi troppo, un degradarsi? «Certo che se ci pregasse un servo od una persona qualunque di deguarci di scendere sino a lui, un tacito orgoglio ci direbbe, non andare, chè degradi te stesso: ne va del tuo onore», e troveremmo mille pretesti per non accondiscendere all'inferiore. Anzi il nostro orgoglio giunge talora sino a farci vergognare di stare alla pari con gli inferiori persino negli atti di culto pubblico in chiesa: quando non si va più in là da reputarci soli degni dei diviní favori, perchè ci crediamo giusti e mondi, mentre tutti gli altri reputiamo immondi e malvagi, come faceva il celebre Fariseo riguardo al povero Pubblicano.
Oh quanto aliena era l'umile Vergine da questi sentimenti mondani! Non cercò pretesti per esimersi dalla legge del Signore, non riputò nè umiliante per sè, nè disonorevole l'adempimento della divina volontà. Non credette essere cosa indegna del suo grado e della sua purezza l'accostarsi al santuario confusa con le altre povere donne del popolo, ella che in tutto voleva essere conforme al suo Figlio venuto in terra proprio per cercare i peccatori e sacrificarsi per essi. Chi sa quanto avrà pregato Maria per quelle povere madri, affinchè restassero purificate anche spiritualmente, mentre lo erano legalmente: ella che aveva detto di sè con tanto sentimento: Dio ha riguardato la bassezza della sua serva!
O amabilissima Vergine Madre di Dio, di quanto rimprovero mi è la vostra condotta, dalla quale troppo differisce la mia. Mi stimo un modello di virtù, e guardo tutti gli altri dall'alto in basso, quasi per degnazione, e mi illudo che con questo finemente mondano sentimento, io piaccia a Dio e meriti i suoi favori! Ah miserabile orgoglio! Quanto me ne dovrei vergognare! Ma non me ne vergogno, ci tengo anzi! Cara Mamma mia, non mi rimproverate solamente, ma pregate per me Iddio che mi faccia capire la verità, sicchè abbomini me stesso me un sepolcro imbiancato che sono. Detesterò da vero cristiano la sottile superbia della santità falsa, non preferendomi mai a nessuno, nè cercando privilegi ed esenzioni.
ESEMPIO. La fervida devozione di S. Gabriele dell'Addolorata alla Ss.ma Vergine produsse in lui un sentimento tale di umiltà, che non solo non si preferì mai ad alcuno dei suoi Confratelli, non solo subì come cose naturali tutte le umiliazioni consuete del suo Istituto, ma si meravigliava come mai gli altri lo sopportassero, e pregava i Superiori che non gli risparmiassero rimproveri e correzioni. Una volta chiese al suo direttore di portare la catenella per ossequio a Maria Addolorata. Il direttore glielo concesse, ma a condizione che se la mettesse fuori sopra l'abito, e così andasse in pubblico per il convento. Il Santo lo fece senza esitare, e per tutto quel giorno si succiò i sarcasmi e le risa dei suoi Confratelli, e lungi dall'adontarsene, ci godeva tanto, che sembrava andare a nozze. Ecco quale umiltà ispira la sincera devozione a Maria Addolorata.
PREGHIERA. O Gesù esemplare e premio della vera umiltà, quanto sento di disgustarvi col mio cuore orgoglioso e superbo! Deh non infliggete a me la pena comminata ai pari miei, quella cioè che disse la vostra Madre SS. ispirata dallo Spirito vostro: « Disperse i superbi nel pensiero del loro cuore: ha deposto dal trono i potenti! ». No, caro Gesù, per intercessione di questa vostra umilissima Madre, non mi rigettate dal vostro cospetto, abbiate compassione della mia febbre frenetica, e curatela, concedendomi quella vostra vera umiltà che fa disprezzare se stessi, per amare Dio sopra ogni cosa, e prodigarsi per il sollievo del prossimo. Così sia.
OSSEQUIO. Per amor di Maria non mi preferirò mai ad alcuno, per quanta ragione mi sembri di avere di giudicarlo sinistramente.
10. La profezia del santo vecchio Simeone.
Nell'occasione che il padre legale e la madre vera di Gesù condussero il Bambino a Gerusalemme per eseguire condussero prescritto della legge a suo riguardo, prima o dopo il compimento del rito, mentre Maria se lo recava in braccio con tenerezza ineffabile, ecco sopraggiungere un venerando vegliardo di nome Simeone. Cestui era un giusto e timorato di Dio, che sospirava la consolazione di Israele, e lo Spirito Santo era in lui. E dallo Spirito Santo aveva avuto l'oracolo, che non sarebbe morto prima di aver veduto il Cristo del Signore. E mosso dallo stesso Spirito venne al tempio, e chiese a Maria che gli concedesse di pigliare in braccio il Bambinello. Lo ebbe, lo strinse affettuosamente, lo baciò, si profuse con sospiri e lacrime in ringraziamenti a Dio, che gli accordava tanto favore, cantò il suo Nunc dimittis, e mentre Giuseppe e Maria ammiravano estasiati tanto fervore di fede, il santo Vegliardo con gli occhi velati dalla commozione, si congratulò con loro, e rivolgendo in particolare a Maria la sua parola, disse: Ecco che questo Bambino è posto per ruina e per resurrezione di molti in Israele, e per segno di contradizione e l'anima tua stessa sarà trapassata da una spada, affinchè restino disvelati i pensieri di molti cuori. Il nuovo veggente d'Israele, illuminato dallo Spirito Santo, delinea un quadro terribilmente grandioso. Questo Bambino che viene offerto pur ora a Dio come il solo primogenito aspettato dalla divina giustizia per tutti gli altri, sarà la pietra d'inciampo per molti.
Sarà la causa di salute per moltissimi altri. Sarà un bersaglio posto in alto perchè sia contradetto. Una spada trapasserà anche l'anima di Maria; María avrà larga parte nei patimenti di Gesù!
Fermiamoci qui, e riflettiamo alla impressione dolorosa che quesa profezia deve aver fatto nell'animo della Vergine in quel momento. Premettiamo pure che Maria non era affatto ignara della sorte penosa che le riservava Dio chiamandola alla dignità di sua Madre; che anzi vi si veniva preparando con tutta la generosità dell'eroico animo suo; che in realtà dalla sua Annunziazione sino ad oggi già sorbiva sorso a sorso l'amaro calice della sua passione; pur tuttavia al sentirsela così chiaramente ed acerbamente annunziare, si dovette sentire passare il cuore da una fredda lama. Anche l'Apostolo delle genti sapeva che a Gerusalemme lo aspettavano catene e tribolazioni, ma quando se le intese annunziare apertamento da Agabo profeta, gridò come ferito: Che fate, amareggiando così l'anima mia?. Chi può farsi un'idea della ferita profonda ed acerba che il cuore di Maria ricevette all'annunzio di quella spada? Si ha un bel dire, che le sciagure previste meno contristano. Il fatto si è che tutta l'amarezza del dolore si prova quando la sciagura ci è presente. Maria in quel momento di austere, ma profonde gioie, dopo ammirate le effusioni divine del santo Vecchio, dopo ricevute le sue congratulazioni, sente dirsi asseverantemente che anche lei avrà l'animo trapassato da una spada! Non è una spada materiale, chè così sarebbe meno penetrante; è una spada che trapasserà l'animo, perciò più lacerante che qualunque ferita corporale. « E perciò qui si mostra la prudenza di Maria, non ignara del mistero celeste, ma consapevole che la parola di Dio è più penetrante, più acuta di ogni spada a due tagli, penetrante sino a ricercare l'anima e lo spirito, gli arti, le midolle, la compagine del cuore ». Misura, anima mia, il dolore della Vergine in questa occasione, e pensa che ella pur tanto soffrendo, non si sgomenta, non impreca la sorte nemica, come facciamo noi ordinariamente, senza pensare a quel che diciamo. Ella ripete anche qui quel suo ineffabile « Fiat rnihi secund'um verbum tuum » Compatiscila si nel suo dolore, ma più studiosamente cerca d'imitarla, rassegnandoti a tutte le vicende della vita per quanto amare. Impetratemi, Addolorata Maria, questa grazia, che mi è di assoluta necessità, se vo. glio salvarmi!
Mi rassegnerò in tutto e per tutto ai divini voleri, e per amor di Dio sopporterò senza impazienza o lamenti il travaglio che presentemente più, mi afflige.
ESEMPIO. Gli eletti, è disegno di Dio, sono tutti destinati a diventare conformi all'immagine del Figlio di Dio Crocifisso, ed hanno tutti la loro spada più o meno acuta e tagliente a misura del grado di santità alla quale furono sortiti. Paolo Danei ed il suo fratello Giovanni Battista, giovani romiti, vagheggianti il disegno di fondare la Congregazione dei Passionisti, in occasione che si trovavano in Troia, nelle Puglie, andarono in devoto pellegrinaggio al santuario di S. Michele sul Gargano. Mentre si trattenevano ivi in devota contemplazione Giovanni Battista intese, e poi comunicò a Paolo, un'intima chiara locuzione che veniva dall'alto: « Io vi visiterò con verga di ferro, e vi darò lo Spirito Santo!. ». Era l'annunzio della mistica spada riservata a quelle due anime elette, che le avrebbe ferite e lacerate nelle grandi fatiche e contradizioni loro preparate nell'eseguire la grande opera che meditavano. 1 due devotissimi di Maria Addolorata non si sgomentarono punto, nè si voltarono indietro, desistendo dal disegno loro ispirato da Dio; ma si offrirono a tutto soffrire per la sua gloria.
PREGHIERA. O Gesù, modello di tutti i predestinati, fatemi degno di partecipare in larga misura ai vostri patimenti, ed ai dolori della Madre vostra, e per interecessione di lei, purificate l'anima mia da quel seLtimento carnale e mondano, che mi fa cercare sempre il piacere e la prosperità, e sfuggire il dolore ed il disagio. Feritemi col dardo del vostro amore, affinchè la spada della tribolazione a me riservata, mi sia dolorosamente cara generosamente meritoria.
OSSEQUIO. Riflettete a ciò che vi succede o vi può succedere di avverso, e fate atti di perfetta rassegnazione al volere di Dio.
11. Ancora la profezia del vecchio Simeone.
Questa profezia di un profeta del Nuovo Testamento, non è soltanto riguardo a Maria un annunzio puro e semplice di ciò che sarà, ma contiene altresì in linee grandiose i motivi dei futuri eventi, quasi per acuire e calcare la spada mistica che trapassa acerbo dolore l'animo di Maria.
Il Figlio di Amos aveva già predetto che il futuro Messia sarebbe stato un sasso d'inciampo ed una pietra di scandalo alla casa d'Israele, un laccio di rovina ai cittadini di Gerusalemme, ed ora che la promessa è avvenuta, il Messia si è presentato al suo santo tempio secondo la promessa di Dio per Malachia, Simeone ispirato dallo Spirito Santo manifesta anche la parte terribile dell'antica profezia: Costui è posto a rovina e resurrezione di molti! Se pur c'è da dubitare, se gli astanti abbiano compreso le dolenti parole del profeta, non c'è dubbio che non le abbia capite Maria, arricchita da Dio di singolare lume di fede. Dunque, deve aver ella detto dentro se stessa, questo mio Bambino, che è il desiderato di tutte le genti, l'aspettazione del mio popolo, sarà di rovina a molti? Dunque, il massimo dono di Dio, sarà convertito dalla malizia umana e diabolica in occasione di danno irreparabile? Dunque questo caro pegno delle mie viscere sarà l'occasione di rovina irreparabile per i miei fratelli, per i miei connazionali? Oh terribile fatto, che sembra vincere l'amore di Dio nel dare al mondo il suo Figlio unigenito. Ma la fede illuminata di Maria non si smarriva nel mistero; adorava gl'imperscrutabili giudizi di Dio, detestava con orrore la malizia umana; compassionava e pregava per i peccatori che potevano ancora rimediare alla disgrazia con la penitenza; scongiurava Dio suo figliolo ad applicare anche a costoro i meriti della sua Redenzione; ma quanto soffriva pèr l'ostinazione di coloro, che invece di ricorrere a colui che è propiziazione per i nostri peccati, preferivano rimanersene nelle tenebre sotto il dominio del diavolo! Quale abbondante messe d'inesauribili amarezze per il cuore immacolato di Maria!
Rifletti un po', anima mia, se non sia il caso di riconoscere che anche tu sii nel numero di coloro che esacerbano questo dolore della Madre di Dio. Sei proprio sicura di non essere fra coloro per i quali Gesù è una pietra di scandalo? Scruta i tuoi sentimenti, esamina le tue opere e le tue aspirazioni. Tu ti glorii di essere cristiana, tu dici di volere un gran bene a Gesù, di gloriarti del suo nome. Va tutto bene, ed avresti un grande fondamento di sperare che Gesù sarà per te causa di salute eterna. Ma perchè dunque tu aspetti da lui quasi esclusivamente prosperità temporale, raggiungimento dei tuoi scopi ambiziosi, favori e consolazioni in questa vita? Perchè ti fa ribrezzo Gesù flagellato, coronato di spine, insultato, crocifisso; specìalmente quando egli ti si avvicina per farti parte delle sue pene, dei suoi obbrobri? Non saresti, per tua disgrazia, di coloro che si scandalizzano di Gesù, ed inciampano su questa pietra, che diviene per loro pietra di scandalo? Se ci pensi bene troverai che c'è per te molta ragione di temere!
O Maria addolorata, per la stoltezza di tanti riottosi che si scandalizzano del vostro Figliolo, rivolgete a me gli occhi vostri materni e compassionevoli; non vi disgustate del mio sentimento più mondano che cristiano; ma impetratemi dal vostro caro Gesù luce e grazia che mi faccia piacere le sue umiliazioni ed i suoi dolori, sì che egli abbia ad essere per me causa di resurrezione.
Col sentimento e con la pratica della vita uscirò fuori dal mondo corrotto e corruttore, amando ed attuando in me l'obbrobrio e la mortificazione di Gesù Cristo.
ESEMPIO. S. Giovanni della Croce, Dottore mistico, dalla sua fervida devozione a Maria santissima ritrasse tanta fame e sete di patire, che quasi non bastandogli le gravi fatiche, contradizioni, umiliazioni e carcere, che gli costò il suo zelo per la riforma del Carmelo, vi aggiungeva mortificazioni asprissime per suo conto, ed una volta che Cristo gli apparve, e gli propose di chiedergli un qualche premio per tanto bene operato, per tanti sermoni recitati, per tanti scritti vergati, rispose: « Signore, non desidero altro che patire ed essere disprezzato per amore vostro: Patti et contemni pro te! » Ed il Signore lo esaudì, che dovette gustarsi la sua croce a secco (com'egli la chiamava) sino alla morte. Questa fame e sete di patire è la caratteristica della vera devozione al Crocifisso ed all'Addolorata.
PREGHIERA. O amabilissimo Gesù, quanto desidero che mi siate davvero Gesù; ma la mia sensualità, la mia superbia tentano di rendervi per me una pietra d'inciampo, un'occasione di scandalo! Infelice che io mi sono! Chi mi libererà da questi cattivi fomiti di rovina? Non altro che la grazia di Dio per i meriti vostri, o caro Gesù. E questa grazia imploro supplichevole da voi, o Redentore dolcissimo, anche per i meriti e l'intercessione di Maria Addolorata. Concedetemela, o Signore Gesù, e siate così per me causa di salute eterna. Così sia.
OSSEQUIO. Mortificate quei sentimegti che sono Gesù e di Maria.
12. Segue la profezia del santo vecchio Simeone.
Osserviamo attentamente Marià nell'atto di riavere fra le braccia il Bambino Gesù riconsegnatole dal santo Vegliardo ancora tutto cominosso. Nell'atto di ristringerselo al e baciarlo affettuosamente, Maria si trafiggere il cuore come da un'acuta spada, persistendole nella memoria quelle fosche parole udite testè: « Costui è posto quale bersaglio della contradizione»! « In signum cui contradicetur »: ed oh quale eco ingrata risuona nell'anima di Maria al riflesso di queste parole! Prorompe in un singulto di pianto, e bagna di lacrime il volto del Bambinello!... Tu, il solo innocente fra i figli degli uomini; tu, fiore olezzante della mia verginità; tu, Figlio di Dio che ti sei fatto figlio dell'uomo per recare agli uomini la redenzione e la pace in terra e la. felicità eterna; tu, bersaglio della contradizione? Mai uomo sarà tanto cieco e
maligno, da osare di scagliare contro di te gli strali dell'odio suo, del suo furore dissennato?....
Eppure alla mente della Vergine risuonavano quelle parole scritte nel Libro « Tutti costoro, che mi guardano, mi scherniscono; sogghignano con le labbra; scuotono per disprezzo ìl capo: mi stanno attorno vitelli indomiti, tori di Basan mi assediano ». « Sorpassano il numero dei capelli del mio capo coloro che mi odiano senza ragione; si fanno ognora più formidabili i miei nemici che mi perseguitano ingiustamente: mi tocca pagare il fio di colpe che non ho commesse ». Oh, come per Maria divenivano tremendamente chiare le parole di Simeone! Sopra l'innocente suo Figliolo, e di rimbalzo sopra di lei sua Vergine Madre, sarebbe venuta a cadere, come una pioggia di dardi infocati, tutta l'amarezza della pena dovuta alle colpe degli uomini. Così voleva la divina giustizia e la divina misericordia: « I castighi che condurranno, noi alla pace, cadranno sopra questa vittima innocente; e le ferite che ne riporterà, ci saneranno! »
Maria ancora una volta china la fronte al mistero della divina carità verso gli uomini ingrati, e con un bacio materno all'Agnello senza macchia destinato al sacrificio, offre tutta se stessa a quella parte di dolore, che il suo privilegio di Corredentrice le riserva.
Anche noi, raccolti mente e cuore nella contemplazione di un mistero che tanto intimamente ci riguarda, « ripensiamo a colui che sopporta contro di sè tanta contradizione dai peccatori, per non perdere il coraggio, e vacillare nella via della virtù ». Due cose ci devono riempire di confusione e di spavento: la fiacchezza nel sostenere con Gesù la contradizione dei nemici della nostra salute: « Non siamo stati capaci sinora di resistere sino al sangue ripugnando al peccato »; e la temerità con la quale anche noi abbiamo scagliato i nostri strali contro Gesù. Possibile che noi lavati una volta nel Sangue di Gesù, rilavati ripetute volte in seguito, fatti partecipi di lui nell'Eucaristia, vogliamo rispondere a tanti, benefici pigliando a calci il benefattore! « Colui che mangia del mio pane, leverà contro di me il suo calcagno ».
Quanta materia di piangere te stessa, o miserabile anima mia, che pur dicendo con le labbra di voler bene a Gesù, pur baciandolo talora come amico, in cuor tuo gli contradici consentendo al peccato. Quanta viltà! Quanta malvagità! Piangi il tuo passato, chiedine perdono a Gesù, e promettigli che per l'avvenire sarai più fedele, piil risoluto a seguir lui senza vacillare.
E chi potrà impetrarmi la grazia necessaria per pentirmi utilmente (9), essere giustificato, e perseverare nel bene, se non voi, o Vergine eroica? A voi pertanto ricorro supplicandovi a ricevermi sotto il vostro patrocinio, ed ammettermi con voi alla partecipazione delle sofferenze del divin Redentore vostro Figliolo.
Farò un fervente atto di contrizione, e se occorre. una buona Confessione, e concepirò un odio irreconciliabile contro il peccato.
ESEMPIO. S. Paolo della Croce, come di Gesù Crocifisso, così di Maria Addolorata fu devotissimo fin dalla sua prima adolescenza. La continua meditazione dei patimenti di Gesù e dei dolori di Maria, gl'infuse tanto orrore al peccato, che per conto suo conservò la battesimale innocenza per tutto il lungo corso della sua vita; e per combattere il peccato ne. gli altri, si fece zelantissimo apostolo del Crocifisso e dell'Addolorata. Già più che ottantenne costretto a letto dall'età e dall'infermità, quando partivano o ritornavano i suoi figli dalle strepitose missioni di allora, li benediceva con grande effusione, gl'incoraggiava a combattere satana ed il peccato, ed esclamava commosso: Oh se avessi trent'anni di meno! Vorrei uscire in campo aperto a combattere questo mostro esecrando! Ecco l'essenza della devozione all'Addolorata: l'odio al peccato, che le uccise il Figlio.
PREGHIERA. Ecco ai vostri piedi, o Vergine santissima, il più grande. peccatore, che è consapevole. di aver tante volte contradetto al vostro dilettissimo Figlio! Non merito che castighi, non mi si deve meno dell'inferno! Ma il pensiero che voi siete l'Avvocata dei peccatori, mi infonde fiducia di ottenere da Dio per mezzo vostro il dolore e la penitenza necessarii ad ottenerne il perdono Pregate per me, Avvocata mia, che le vostre preghiere maternemi possono conciliare la grazia di Gesù Redentore, vostro Figlio. Così sia.
OSSEQUIO. Con un sincero atto di contrizione detestate tutti i peccati, che avete avuto la disgrazia di commettere.
13. Maria ed Anna la Profetessa.
Mentre Maria stava ancora tutta assorta nel pensiero delle grandi cose, che si erano dette del Bamhino e di lei stessa, restando ancora unito quel devoto gruppo di persone che ammiravano stupite, ascoltando senza intendere, ecco sopraggiungere una veneranda matrona tenuta da tutti in concetto di santa. Era costei una certa Anna, figlia di Fatuele, della tribù di Aser, molto innanzi nell'età, vissuta sette soli anni col defunto marito, che aveva sposato fanciulla, ed ora erano ottantaquattro anni che n'era vedova.
Non si partiva mai dal tempio ove fra digiuni e preghiere prestava servizio notte e giorno Ed ora veniva ad unirsi a Maria, Giuseppe, Simeone ed altri, unendo alle loro le sue lodi a Dio, e discorrendo del divin Pargoletto con tutti i presenti, che sospiravano la redenzione di Gerusalemine.
« Vedi, esclama quì S. Ambrogio copia abbondante di grazia che la nascita, di Cristo effonde sopra ogni ceto di persone! ed il dono di profezia negato agli increduli, non ai giusti!,... Profetò Simeone, profetò la Vergine, profetò Elisabetta coniugata, doveva profetare anche una vedova ». E questa vedova è tale ner i suoi santi costumi, che con la sua lunga milizia vedovile, ha ben meritato di annunziare al popolo la vicina redenzione di Gerusalemme.
Più di tutti gli astanti intendeva l'animo e stimava la virtù della santa vedova Maria, cui tanto piaceva il profumo. della purezza, e tanto gustava l'austera mortificazione, e la generosa devozione alle cose di Dio.
Quanto le riuscivano grate le fervide lodi che la pia Vedova innalzava a Dio; come armonizzavano con gli slanci del suo cuore verginale!. Era un po' di balsamo che ne leniva il dolore, pur non rimarginandosi la ferita causatale dalla mistica spada. La mirra fiorisce, olezza, stilla il suo prezioso unguento, ma è sempre amara, sempre mirra. Anche queste due donne, Maria vergine ed Anna vedova, messe insieme in una circostanza singolare dallo Spirito Santo, possono ben paragonarsi spiritualmente a due arbusti di mirra belli per tanti fiori di virtù, olezzanti di purezza, stillanti unguento di tanta operosità austera e pia. Ma quanta amarezza abbevera l'una e l'altra! Anna vedova, vecchia, sola, squallida per digiuni, affaticata di notte e di giorno. Maria trafitta nell'animo da una spada penetrante, povera, esule, perseguitata, riservata ad un continuo acerbo martirio. Dio le conforta con le sue grazie preziosissime, ma questo conforto è troppo differente da quello che vanno cercando talora anche le persone devote, quasi premio della loro devozione. V'ha chi per le sue opere di pietà cerca la lode, l'incoraggiamento,- i regali degli uomini; v'ha chi cerca sè stesso soddisfatto e contento nel suo amor proprio; v'ha chi vorrebbe sempre le tenerezze, le soddisfazioni, le dolcezze dell'amore spirituale: é quando mancano loro queste cose, abbandonano la devozione. A quanti pochi piace la croce a secco, come diceva il Santo Dottore Giovanni della Croce!
Ed a te, anima mia, piace il puro patire per amor di Dio? A quale classe di spiriti appartieni tu? Devi confessare che un po' a tutti appartieni. Tu cerchi sempre il tuo tornaconto in quelle poche opere lodevoli che fai: dici di cercare la gloria di Dio; meni vita devota e religiosa; osservi alla meglio i precetti di Dio e della Chiesa, gli obblighi del tuo stato; ma non puoi far di meno delle lodi degli uomini; non sei soddisfatta se non trovi approvazione, incoraggiamento, vantaggio temporale. Ti pare questa santità cristiana, degna di Maria Vergine, degna di una Sansa dell'Antico Testamento, quale era Anna? Via su, raccomandati alla Madre di Dio, che ti ottenga un po' di quella luce vera che illuminava la sua mente; un po' di quell'ardore che infiammava il suo cuore, perchè ti risolva a cercare le severe consolazioni che derivano dal servire a Dio, per piacere solamente a lui. Operare, patire, tacere: ma che devo attuare, davvero.
ESEMPIO. La Serva di Dio Rosa Gattorno, fondatrice delle Figlie di S. Anna, ebbe nella sua lunga vita molti tratti di somiglianza con Anna la Profetessa. Fu sposa, madre, vedova a ventisei anni; ma la sua vita di fanciulla, sposa e vedova fu tutta una serie di eroici atti di carità verso Dio e verso il prossimo, ed un esercizio di pazienza sovrumana. I pochi anni di matrimonio furono per lei penosissimi: la corona di fiori di arancio ancora freschissima, cominciò a mettere spine atrocemente pungenti. Prole fisicamente infelice, disastri finanziari, marito presto morto di mal sottile, caduta dall'agiatezza quasi in miseria. Appena spirato il consorte, la mestissima vedova pi. glia seco i suoi tre bambini, e recatasi in chiesa presso l'altare dell'Addolorata, offre a lei se stessa ed i suoi piccini, e si sente interamente confortata dalla sicurezza che Maria li prende sotto la sua protezione. Da quel momento la santa vedova si sente investita di nuovo spirito: consacrarsi a Dio, darsi a penitenze austerissime, ad atti di carità eroici, alla fondazione di un Istituto religioso fu il programma attuato della sua nobile esistenza.
PREGHIERA. O Gesù, re e vigore delle anime forti, che solo sapete ispirare imprese grandi, e porgere efficace aiuto ad eseguirle; per intercessione della magnanima Madre vostra Maria, infondete anche a noi miserabili quel divino vigore che trasforma le anime, genera i forti e gli eroi di santità. Scuotete via la tiepidezza ed il torpore che ci fanno giacere sempre a terra; corroborateci a cose grandi, sicchè possiamo imitare Voi e la Madre vostra nell'operare per la nostra salute. Così sia.
OSSEQUIO. Impegnatevi per tutta la giornata nell'esatto e fervoroso adempimento dei vostri doveri.
14. Un primo ritorno a Nazaret.
« Soddisfatto che ebbero a tutto ciò che ordinava la legge del Signore, Maria e Giuseppe col Pargoletto divino se ne tornarono nella Galilea alla loro città di Nazaret. Ed il Bambino cresceva ed irrobustiva pieno di sapienza: e la grazia di Dio era in lui ». Secondo queste parole di S. Luca, Giuseppe vigile custode della divina Famiglia, guidato da ispirazione celeste, crede bene, per santissime ragioni a lui note, di ricondurre i suoi cari pegni alla consueta dimora di Nazaret, dove dopo un po' di riposo avrebbe potuto accudire alle sue faccenduole, e di là presto ritornare a Betlemme, alla città di David, dove l'Erede delle promesse fatte al grande re teocratico, avrebbe dovuto, secondo che egli credeva, essere nutrito e crescere.
Non rimane a noi, che vogliamo cavare frutto spirituale dalle virtù di Maria, se non che seguirla in questo suo lungo e faticoso viaggio di ritorno in patria. Col suo carissimo Pegno in collo, a piedi, o tutto al più seduta sopra un asinello, Maria viaggia; ma nè l'amenità, nè le memorie dei luoghi che percorre, valgono a distrarre la sua attenzione dal Figlio di Dio che stringe al seno Bambinello. Ecco il bersaglio della contradizione: ecco la pietra d'inciampo per molti: ecco pur Colui che è venuto per risuscitare tutti dalla morte del peccato!
Ora versa lacrime furtive; ora si sente stringere il cuore; ora leva gli occhi a1 cielo e sospira gemendo; e sempre finisce con una stretta più affettuosa ed una infinità di baci al caro Bambinello, che accompagna il pianto della mamma coi suoi lamentosi vagiti. Come ben s'intendono quelle due santissime anime!
Ma eccoli a Nazaret, eccoli alla povera loro, casetta! Quante cose dicono a Maria quelle squallide mura che pur videro il Nunzio celeste, furono testimonii del sublime dialogo fra Gabriele e Maria! Qui il Verbo di Dio si fece carne: quà ora lo reca Maria già nato Bambino: gli adatta come permette la sua povertà una culla; ve lo custodisce con più sollecitudine che altra madre mai custodisse il frutto delle sue viscere: lo allatta, accudisce, alleva su, che presto può vederlo camminare; e lo vede crescere sano, robusto, perfetto bambino, che in tutti i suoi atti nelle parole che comincia a proferire, mostra senno e sapienza singolare. È proprio evidente per Maria e Giuseppe che in lui abita la pienezza della divinità realmente.
Così la santa Casa di Nazaret è divenuta il più sacro tempio di Dio, dove Maria e Giuseppe l'adorano e servono in ispirito e verità.
Ma rivolgiamo la nostra considerazione a Maria. Ella si sente chiamare da Gesù, mamma! e di vera madre prova per lui tutte le tenerezze. Pure un triste pensiero le amareggia il cuore; pensiero che non è una supposízione, nè un vano presentimento, ma che purtroppo risponde a realtà. Per chi nutro io col mio latte questo florido carissimo Bambino? Più infelice della madre di Mosè, che nutriva il suo per la figlia di Faraone; sono come la pecorella che nutre il suo agnellino per il macello! E non è questo Bambino di cui è scritto: « Come agnellino è stato condotto al macello, e come tale si sta muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non apre la sua bocca »? E non me l'ha detto testè Simeone? Povera Madre, quanto questo pensiero la"tormenta, quanto le amareggia tutte le dolcezze materne?
Ma ella non dimentica mai che soffre insieme a Gesù, con lui sempre unita, sempre diligente nel suo servizio, così mai non si sconforta, non dà mai in impazienze, la vera imitatrice di Cristo sofferente.
Insegnatemi, o Vergine addolorata, questo grande segreto di soffrire con generosità e merito stando sempre unito con la mente e col cuore a Gesù che mi ama e patisce per me.
Cercherò di non distrarmi mai dal pensiero che Dio mi è sempre presente, e pesa e tien conto dei miei affanni e delle mie lacrime. Deus vitam meam annunciavi tibi: posuisti lacrymas meas in conspectu tuo.
ESEMPIO. S. Chiara da Montefalco, prevenuta fin dai più teneri anni dalle benedizioni del cielo, nutrì sempre una tenerissima devozione verso Gesù paziente e verso Maria sofferente con lui. Il Croci. fisso e l'Addolorata non si partivano mai dalla sua mente e dal suo cuore; non solo li ricordava sempre, non solo li meditava e contemplava continuamente, ma si può dire che li guardava sempre con gli occhi, e le erano presenti ad ogni ora; sicchè in tutte le cose esteriori vedeva sempre un simbolo dei dolori di Gesù e di Maria. Questa attenzione sempre fissa nel grande oggetto del suo amore compagsivo operò in lei il prodigio singolarissimo d'imprimerle nel cuore materiale tutti gl'Istrumenti della Passione di Gesù Cristo, come si possono anche al presente vedere e toccare nel suo cuore incorrotto che si venera in M'ontefalco. Ecco qual grado d'intimità unisce le anime sante a Gesù Crocifisso ed a Maria Addolorata.
PREGHIERA. O Vergine santissima sempre unita a Gesù nelle sofferenze di lui, e tanto largamente partecipe dei suoi dolori; ottenetemi la grazia di provare anch'io grande desiderio di operare e patire con Gesù e per Gesù: che in tutte le vicende della vita, in tutte le mie azioni, in tutti i pensieri, affetti e desideri miei, io abbia presente Gesù che soffre per me, e voi che soffrite insieme a lui. Così sia.
OSSEQUIO. Nei patimenti e nelle avversità ripe. tete sempre: Sia per amor di Gesù!
15. Ritorno della sacra Famiglia a Betlemme.
Non era passato più di un anno e mezzo da che la santa Famiglia dimorava a Nazaret, che a Giuseppe parve giunta l'ora di seguire i disegni della Provvidenza a lui manifestati da Dio. Messe insieme le sue poche masserizie e gli strumenti del suo ruvido mestiere, con la Sposa ed il Bambino lasciò l'ospitale Nazaret, forse pensando che non l'avrebbe più riveduta, e riprese il viaggio di Betlemme, come aveva fatto al tempo del censimento.
Non senza un perchè l'Angelo nel palesargli il mistero della gravidanza della sua vergine Sposa, lo aveva chiamato « Giuseppe figlio di David »: come a discendente del gran Re cui fu promesso il regno eterno, Giuseppe aveva assunto la patria potestà sul figlio della sua consorte, per trasmettergli il stelo legale di crede di David, me-ntre Maria figlia di Eli trasmetteva per tramite di sangue. Betlemme era la città di origine del gran Re, da Betlemme si attendeva l'adempimento delle promesse Messianiche.
Ma non si pensi che vana ambizione o voga di umana nobiltà movesse Maria e Giuseppe a fissare la loro dimora nella illustre Betlemme. Era Betlemme allora quanto illustre per memorie del passato, altrettanto povero e negletto villagio. Nulla di grandioso ricco od artistico racchiudeva quella borgatella, ma tutto vi era squallore, miseria, incuria. Se n'erano accorti Maria e Giuseppe la prima volta che ci vennero, che non ci trovarono altro ricovero che una grotta adibita a stalla. Ed ora che si aspettavano di meglio? Sebbene sia ovvio pensare che il diligentissimo Giuseppe avesse già provveduto qualche umile casipola un po' meno peggio di una stalla, pure tutti potessero aspirare erano nascondimento, povertà, fatica incessante.
Ed allora perchè ci venivano? Li guidava l'ispirazione di Dio che avevano con sè umanato, ed assecondare questa ispirazione era il massimo studio della loro vita. Seguire Dio, era loro programma.
I disagi e le fatiche del viaggio questa volta indoviniamoli, più c'interessa di considerare Maria in questa nuova dimora. All'esterno non ci riuscirebbe di distinguerla dalle altre povere madri della città di David. Come loro, va attorno negletta e disadorna, talora con la sua brocca d'acqua ai fianchi; per sè si contenta di poco, anzi non cercherebbe nulla, se non istimolasse il suo cuore materno il visibile disagio del suo Bambino. Quanto farebbe per alleviarnélo! Come vorrebbe provare tutte le privazioni perchè il suo Gesù non ne provasse alcuna! Ma Gesù ne vuol provare, è venuto al mondo per sentirle tutte: « Afflitto io sono, e nell'angoscia fin da giovane: disagiato per iscontar gli altrui peccati » (3): così erq stato predetto di lui; e col suo esempio e con le sue parole confortava Maria e Giuseppe.
Questa è la nobiltà secondo Dio, la vera nobiltà promessa a David secondo quelle parole: «Io vi darò le sante cose promesse a Davide ». Non promise Dio al santo Re nè oro, nè onori, nè piaceri, nè falsa nobiltà; ma virtù, magninimità, vittoria del mondo e del diavolo, figliolanza adottiva di Dio, cittadinanza del regno eterno; queste ha recato il Figlio di David Gesù Cristo; questi veri valori morali trionferanno sempre. Ciò che è onore e gloria e lusso presso il mondo, è abominazione presso Dio.
Beata voi, o nobile rampollo della radice di Jesse, Vergine Maria, che sempre intendeste la verità, e guardaste tutte le cose col sentimento di Dio: abbiate compassione di me, cui offusca la vista il fumo della vanità, e dà le vertigini la nebbia mondana. Pregatemi dal Signore idee chiare intorno alla realtà della vita, e sentimenti retti per conseguirne il vero scopo.
Mi guarderò sempre dalla maledetta ambi. zione, che lusingando guasta la rettitudine della coscienza; non cercando altro premio delle mie azioni che l'amicizia di Dio.
ESEMPIO. S. Giuseppe Calassanzio uscito di nobile famiglia aragonese, ben presto acceso d'amore a Dio ed alla Madre di Dio rinunziò ad ogni nobil. tà e ricchezza secolare per darsi tutto a Dio nel sacro ministero. Già sacerdote andò a Roma, dove dopo un lungo esercizio di opere eroiche di carità, fondò l'Istituto delle Scuole pie, che volle intitolato alla Madre di Dio. Suo scopo fu l'istruzione dei bambini poveri, che non avessero modo di poter frequentare altre scuole. Vi si dedicò tutto anima e corpo, fa. cendo, più che dà padre, da vera madre a quei po. veri fanciulli, esercitando per essi gli uffici più umili e ripugnanti. Il demonio gli suscitò una fiera tempesta, che lo fece soffrire quanto l'antico Giobbe. Accusato al Sant'Ufficio, vi dovette comparire come reo, sebbene tosto assoluto, ma morendo dovette pian. gere il suo Ordine distrutto, pur prenunziandone il ristabilimento. In tutte queste prove sostenuto dalla Vergine santissima, conservò sempre calma e rasse. gnazione inalterabili, da meritarsi l'ammirazione dei contemporanei, e la venerazione dei posteri. Ecco un devoto vero di Maria Addolorata.
PREGHIERA. O Gesù, Salvatore dolcissimo, che voleste farvi per noi povero ed umile, da quel padrone che siete di tutte le cose, per intercessione di Maria vostra Madre e compagna fedele nella povertà e nella umiliazione, concedetemi un grande distacco dalle vanità del mondo, un grande amore alla povertà ed al nascondimento, sì che meriti anch'io di aver parte a quell'eredità del Padre celeste, che voi ci acquistaste con le vostre privazioni. Così sia.
OSSEQUIO. Privatevi per amor di Maria di qual. che vanità alla quale vi sentite attaccato,
16. Maria nell'adorazìone dei Magi.
Non passò molto tempo che nella romita casetta di Betlemme accadde un avvenimento inaspettato per Maria e Giuseppe, ma atteso e preparato dal divino Fanciullo. Una luce smagliatite da vincere quella del sole si diffuse dall'alto nell'abituro, ed ecco che tre grandi personaggi accompagnati dal loro seguitoerano alla porta, e chiedevano di entrare. Maria accorre, li introduce ed accanto a lei è il Fanciullo che festeggia i venuti, e fattosi prendere in braccio dalla mamma, si siede sopra le sue ginocchia, e da quel trono di misericordia, con maestà divina rìceve quei suoi chiamati, ne accoglie le adorazioni, ne riceve con ineffabile compiacenza le offerte e gli omaggi.
Intrantes domum invenerunt puerum cum Maria matre eius: et piocidentes adoraverunt eum ». Erano i Magi, venuti per divina chiamata ad offrire il loro omaggio al nato re dei Giùdei. Maria, come in altri fatti dell'infanzia di Gesù, dovette essere la depositaria delle loro narrazioni, che conservò fedelmente nel cuore suo, per confidarle a suo tempo agli Evangelisti. Avevano visto in Oriente una stella singolare: dando intelligenza chi aveva dato il segno, conobbero che questo era un avviso di Dio, perchè andassero ad ossequiare il neonato re promesso ai Giudei: videro, credettero: vennero a Gerusalemme, ma restarono meravigliati, che nessuno in questa città sapesse dire loro: Ove fosse il testè nato re dei Giudei. Ebbero udienza da Erode, e si avvidero che la loro domanda lo turbava ed imbarazzava: tesero da lui l'oracolo di Michea che additava Betlemme come il luogo donde doveva venire il Messia; con tutta semplicità, palesarono a quello scaltro re il tempo dell'apparizione, e si misero tosto in viaggio per Betlemme, ed ecco che con loro indicibile gaudio vedono la stella vista in Oriente star sopra quella casipola ove erano entrati, già illuminati dalla vera fede ché quel Fanciullo non era semplicemente un re, ma Dio fatto uomo: Et procidentes adoraverunt eum!.
Cerca, anima mia, di pentrare nel cuore di Maria santissima, per indovinare i sentimenti sublimi di fede, di ammirazione, di gaudio ineffabile, constatando con occhi e mani la divina potenza del suo Gesù, la grandezza incomprensibile di quel Fanciullo che si nascondeva fra tanta povertà ed umiltà: Ella dovette esclamare un'altra volta: Ha fatto cose potenti col suo braccio; ha confuso i superbi nei pensamenti della loro ment? e del loro cuore! ». Ecco i potenti ed i sapienti, ecco i grandi che prostrati nella polvere baciano le vestigia dell'umiliato Figlio di Dio!.
Avrà pensato l'umile Maria che alle primizie dei Gentili Gesù si donava per mezzo di lei? Sulle ginocchia della sua Madre Gesù nel cuore accoglieva i primi nostri padri nella fede: Invenerunt puerum cum Maria? Sì, che se ne avvide Maria, ed ella stessa dalle manine di Gesù ricevette i doni dei Magi: oro, incenso e mirra; e comprese che del significato mistico di essi toccava a lei la sua parte. Dell'oro, perchè Farebbe anche lei riconosciuta, lodata ed amata come Madre di Dio; dell'incenso, chè tutti i veri cristiani avrebbero implorato con fervide preci la sua intercessione presso Dio: Vultum tuum deprecabuntur omnes divites plebis. Ma più che alle altre due cose, Maria ha parte nella mirra, che quì ricompare quasi per dirci, che l'Incarnazione del Verbo e la divina Maternità di Maria saranno condite di amarissima mirra: costeranno al Figlio ed alla Madre dolori indicibili. « Eccomi al monte della mirra, ed al colle dell'incenso », dice Maria; quanta fragranza, ma quanta amarezza! Quella conforta, ma questa fa soffrire. Sia fattala volontà di Dio, e pgichè per la_ salute del mondo è necessario, eccomi pronta a tutto!
O Vergine santissima, per cui mezzo meritammo di ricevere la salute nostra, il nostro Salvatore Gesù, fateci generosi sentimenti.
Offrirò a Maria un fascio di mistica mortificandomi nella mia voglia più prepotente.
ESEMPIO. Il beato Vincenzo Pallotti fondatore di un Istituto di sacerdoti mìssìonari, era come tutti i Santi devotissimo dei misteri della vita di Gesù Cristo e della santissima sua Madre Maria. Con ispeciale affetto venerava il mistero dell'Epifania, e per celebrarlo con tutta la grandiosità del suo significato, istituì un solenne ottavario tutto impiegato nella celebrazione di Messe nei vari riti cattolici, in prediche nelle diverse lingue del mondo, ed in altri esercizi di religione. In quest'ottava il Beato raddoppiava i suoi fervori, le sue mortificazioni, la sua atti. vità a salute delle anime, sicchè offriva di se stesso al santo Bambino un'ostìa vivente, santa, ragionevo. le, accettissima al Signore. Gesù gradiva lo zelo del suo servo, e Maria santissima. tanto se ne compiaceva, che gli ottenne da Dio i più segnalati favori. Onoriamo così il mistero dell'Epifania.
PREGHIERA. O Gesù re dei secoli, cui si deve l'omaggio di tutte le genti, che avete ricomprate a prezzo del Sangue vostro d'infinito valore, accettate l'umilissimo omaggio che io vi presento di tutto me stesso, di tutte le cose mie, di tutto il mio cuore lo so, è un'offerta punto degna di voi; ma voi per intercessione di Maria sempre Vergine vostra Madre, arricchitemi con l'oro della carità, profumatemi con l'incenso delle buone opere, purificatemi con la mirra della mortifica. zione, e diventerò per vostra grazia cosa grata a voi. Così sia.
OSSEQUIO. Fate tre atti di virtù in onore di Maria, ed offriteli a Gesù per le mani di lei.
17. Fuga in Egitto.
I Magi avvisati in sogno da Dio, tornarono da Betlemme in Oriente, senza passare per Gerusalemme. Erode allora vecchio ed inasprito da tanti disinganni, li aspetta invano secondo il convenuto. Presto si avvede che gliela hanno giocata, e montato in furore, studia il modo di venire a capo ad ogni costo del suo perfido disegno. Ma partiti appena i Magi. un Angelo del Signore appariste a Giuseppe di notte, dicendogli: Su, non c'è tempo da perdere, piglia il Fanciullo e la madre, e fuggi in Egitto, chè Erode sta per volerne la vita del Fanciullo medesimo!
Giuseppe si desta, desta anche la sua sposa, le manifesta l'intímo dell'Angelo con tutti i motivi, e la prega di mettersi subito in assetto di viaggio. Maria resta allibita, impallidisce e trema in tutta la persona, ma non perde la consapevolezza di sè: ciò rende il suo dolore più umano, ma più tormentoso. Il mio Figliolo cercato a morte!... minacciato da un tiranno così terribile! metterlo in salvo con la fuga in paese straniero, in Egitto, dove non sono mai stata, dove non conoeco nessuno! Quali pericoli incontrerò nel viaggio? Chi ci guiderà, chi ci assisterà, chi avrà compassione del mio Piccino!? Oh povera me! E quì sentirsi stringere il cuore, mandar fuori lacrime in abbondanza!
Compatisci pure, anima mia, l'amorosa Madre di Gesù ridotta a queste angoscie; ma guardati bene dal sospettare in lei alcunchè d'impaziente, di nervoso, d'incosciente! Ella è afflitta, ma senza smarrirsi; piange, ma senza dare in ismanie; sente tutto il pericolo della sua situazione, chicchessia.
Quanto è superiore la virtù di Maria alla nostra, che nelle prove della vita ci viene a mancare quasi sempre! Impazienze, escandescenze, sfoghi di nervosismo e di rabbia, imprecazioni contro uomini e cose, lamenti e ribellioni contro la Provvidenza, che non vuol fare 'a modo nostro. Nè-Maria, nè Giuseppe si lamentano di Gesù, che essendo Dio non previene la crudeltà di Erode facendolo morire. Non dicono: Che bisogno c'è di fug. gire lontano, di andare in Egitto! Manca forse modo al Figlio di Dio di salvare se stesso e noi? Nulla di questo passa per la mente dei santissimi Sposi; Maria approntate in fretta e furia le cose più indispensabili, si reca in collo il Fanciullo, ed affidandosi tut. ta fiduciosa alla prudente solerzia di Giusep. pe, senza aspettare il giorno, esce di casa, dalla borgata e via per la stradella che va a mezzogiorno verso l'Egitto.
Accompagna col pensiero i fuggiaschi, anima mia, e potrai comprendere le pene del viaggio, la fame, la sete, la stanchezza tollerate dalla santissima Famiglia. Con questa prontezza e rassegnazione si ubbidisce al Signore, quando comanda qualche fuga dolorosa, ma necessaria! Fai tu così quando Dio ti comanda di fuggire dal mondo, dalle vanità, dalle occasioni di peccato, da te stesso male accostumato?
Quante esitazioni, dilazioni, pretesti per non dare. ascolto alla voce della coscienza che impone il taglio, la fuga, un po' di disagio per mettere al sicuro la vita dell'anima! Quanta ignavia, quanta indecisione nel seguire il bene, e così si mette a repentaglio l'anima. Chi mi desse un po' della vostra risolutezza, o Maria Addolorata, per uniformarmi ad ogni costo alla volontà di Dio! Oh quanto ne ho bisogno per sottrarmi alla morte dell'anima mia! Impetratemi voi, Vergine potente, un sincero amore a Gesù, che mi agiti continuamente, mi accenda a generose rinunzie, sì che io sfugga dalle mani d'un nemico peggiore di Erode, il diavolo, e conservi sempre fedele a Dio.
Rifletterò attentamente se mai mi trovi in qualche occasione pericolosa all'anima mia, e la troncherò senza dimora per amore di Dio.
ESEMPIO. Il beato Vincenzo Strambi, giovane sacerdote, rettore di seminario, e predicatore apprezzato, intese la vocazione divina ad uno stato più perfetto, all'Istituto che Paolo della Croce era in sul fondare nella Chiesa. Vincenzo non provava che vivissimo desiderio di seguir la chiamata, tanto consona alla sua austera pietà e grandezza d'animo, ma il suo Vescovo che l'apprezzava grandemente, il suo padre, che non aveva altro figlio, vi si opponevano decisamente.
La terza Domenica di Settembre festa dell'Addolo. rata fu chiamato a predicare nella chiesa dei Serviti in Tolfa, e fece pianger l'uditorio parlando dei Dolori di Maria: finita la predica -invece di tornare a Civitavecchia, si recò a Capranica ove S. Paolo della Croce predicava una missione; secondo il convenuto a voce e per lettera, fu da questi accettato nell'Istituto, e partì subito per il Monte Argentaro, dove fu novizio, e professò i voti di Passionista. Non valsero a distoglierlo dalla sua risoluzione le premure del padre e del Vescovo, ma rimase fermo e perseverante, divenendo un gran missionario ed un Vescovo insigne, Così fanno i veri devoti di Maria Addolorata.
PREGHIERA. O dolcissima Madre mia Addolorata, cui l'anima mia costa tante lacrime, deh abbiate compassione della mia debolezza, che troppo attacco sente alle cose di questo mondo, e non ha l’animo di risolversi una buona volta a seguire Gesù da vicino. Ottenetemi da lui la grazia di riguardanni come forestiero e pellegrino in questo mondo, e rintuzzare tutti quei carnali desideri che sono contrari alla salute dell'anima mia. Così sia.
OSSEQUIO. Fate per amor di Maria tre atti di mortificazione della vostra passione predominante.
18. Vita d'esilio.
Il viaggio lungo per regioni deserte che la sacra Famiglia partita da Betlemme prima di raggiungere un luogo abitabile nell'Egitto, superava i trecento chilometri, ed un sentimento di pietà non scevro d'incomprensione dello spirito evangelico, indusse la leggenda a circondarlo di un'arfistìca fiorita corona di eventi piacevoli e miracolosi: la terra si sarebbe rivestita di fiori per dar piacevole passaggio al Fanciullo divino; gli alberi avrebbero piegato i loro rami per porgere a lui, alla sua Madre, al Custode fedele i loro frutti; le fiere sarebbero sbucate dalle loro tane per recar loro la preda fatta; i ladroni nomadi li avrebbero ospitati e reficiati, e fatto loro scorta... Ma in verità il sacro testo non ci lascia supporre nulla di tutto questo, e chi è addentro nello spirito di Gesù paziente, mentre sorride a questi leggiadri racconti, si sente ferito il cuore di compassivo dolore per i disagi veri e continui che la santa Famiglia dovette tollerare in quel viaggio: in quella dimora in terra straniera.
Giungono là fuggiaschi e raminghi; seppur l'idolatria dovette sentirsi spiritualmente scossa alla venuta del vero Dio, esteriormente nulla si scosse, nulla per allora fu abbattuto, ed i tre santi Personaggi entrarono in Egitto, penetrarono fin là dove più tardi sorse il Cairo, dove trovarono un ricovero presso qualche famiglia ebrea fra le numerosissime che ivi abitavano. Giuseppe trova modo di guadagnare col suo mestiere di falegname uno scarso sostentamento per sè e per Maria e per il Fanciullino, che anche là era tutta la loro consolazione e conforto. Ma quanti stenti, quante privazioni, quante umiliazioni! Immaginiamo una famigliola di tre persone, che cacciata via dal paese nativo, sia costretta rifugiarsi in terra straniera, dove gli abitanti degnano appena qualcheduno di riconoscerti; il cielo ti pare un altro; la terra non è quella che ti vide nascere; la lingua, i costumi, i prodotti della terra non ti -ono consueti!... È il caso della nostalgia che accascia ed avvilisce, rendendoti inquieto per l'assillante dolore del ritorno. Questi sentimenti non erano certo alieni dall'animo di Maria esule in terra straniera, chè donna delicatissima, madre di squisito sentire, era certo in condizione di provarli vivi e pungenti. Ma in lei c'era atro che l'affliggeva assai di più. Stringendo al petto il suo Figliolo, per il quale non poteva fare tutto ciò che l'animo materno desiderava, dovea sospirare e prorompere in pianto al riflesso che il Figlio di Dio, del quale sono cielo e terra con tutte le cose che racchiudono, da un re geloso, dai capi della Sinagoga per allora incoscienti era costretto ad abbandonare la patria sua, quella terra che tanto aveva voluto onorare con la sua nascita! Ora eccolo nella profana Egitto, eccolo, come gemma caduta nel fango, fra tanta superstizione dei pagani, fra tanto mercantilismo dei suoi connazionali. Caro Figlio mio, fra quanta miseria umana sei voluto scendere, tu fiore olezzante, giglio purissimo delle convalli! Vedeva il suo Gesù esule in ogni luogo, e si confortava sul suo esempio a cercare soltanto Iddio, e a non attaccarsi a sun luogo di quaggiù, ad accrescere il tesoro nel cielo, dove sta la patria nente degli eletti.
Anche te, anima mia, esorta l'Apostolo Pietro, ad astenerti come forestiero ed esule da tutti i desideri vani, che pugnano contro i tuoi interessi eterni. Ne fai caso di questa esortazione, ci credi davvero, che non hai quaggiù patria permanente, ma sei sempre in viaggio verso la tua vera stabile dimora?
O Vergine clementissima, che provaste quanto è salato il pane dell'esilio, e che.sempre sospiraste solo alla patria del Cielo, abbiate compassione di me, che stoltamente mi attacco alla vita fallace, alla patria provvisoría, alle misere egsuecie che mi circondano. Impetratemi da Pio la giusta estimazione delle cose, sicchè non resti sedotto ed amareggiato dalla vanità.
Ricercherò diligenfetuente quale sia la cosa o la persona cui nti senta attaccato contro il mio dovere e l'ginore di Dio, e proporrò di distaccarmene subito, ancorchè ne dovessi soffrire, porgendo a Maria questo fiore di sofferenza.
ESEMPIO. S. Giovanni Crisostomo, che con tanto sentimento aveva descritto nella sua Omelia ottava in S. Matteo, i disagi e le virtù di Maria e di Giuseppe nel viaggio verso l'esilio, e nella dimora in esso, dovette affrontare anche lui già vecchìo Patriarca di Costantinopoli le sofferenze indicibili dell'esilio, per la sua inflessìbìle costanza nel mantenere la severìtà del cristiano costume. Fu strappato dall’affetto del suo gregge, che fu pronto a spargere .anche il sangue per lui; fu confinato in casa, guardato a vista; più tardi confinato a Nicea, di là a Cucuso (il luogo allo. ra più deserto del mondo abitato) soffri maltrattamenti, fame, sete, freddo, ostilità dagli stessi confra. telli, timorosi di compromettersi con la corte; finchè sturbato anche da quella triste dimora, fu trascinato verso Pizio, ma in viaggio, venne meno di malattia e di stenti presso Comana nel Ponto il 407, e le sue ultime parole furono: « Gloria a Dio per tutte le cose! ». Così i grandi Santi non sono contenti di magnificare a parole le virtù di Maria, ma ne divengono imitatori generosi col fatto.
PREGHIERA. O Gesù, Verbo Dio fatto uomo, che voleste soffrire per amor nostro an. che l'amarissima pena dell'esilio, vi scongiuro con tutto il cuore, che per i meriti di Maria vostra Madre, e compagna fedele del vostro esilio in Egitto, e per l'intercessione di S. Giuseppe, che tanto si prodigò per alleviare le pene di ambedue, concedetemi un distacco così netto dalle vane cose del mondo, che non abbia patria permanente in nessun luogo di quaggiù, ma la mia patria, sia il Paradiso. Amen.
OSSEQUIO. Offritevi pronto a servire Dio in qua. lunque luogo, per imitare così Maria santissima.
19. Strage degl'Innocenti.
La sacra Famiglia aveva trovato appena un asilo nella terra ospitale, ed ancora Maria e Giuseppe trepidavano per la vita del Fanciullo Gesù, quando udirono fra i connazionali bisbigliarsi sinistre voci di orrendi massacri eseguiti dal vecchio e più che mai sospettoso tiranno Erode. S. Giuseppe non dovette tardare ad informarsi meglio degli avvenimenti che in confuso si propalavano; quando sente di un massacro di bambini ordinato da Erode in Betlemme appena dopo la sua partenza.
Infatti il tiranno irritato dalla gelosia e dal sospetto che si volesse dai suoi numerosissimi avversari metter su un Messia qualunque, e farlo regnare in luogo suo, e più indispettito per vedersi deluso dai Magi, spedisce sicari a Betlemme con ordine di trucidare senza pietà nè riguardi tutti i bambini maschi del villaggio e dei dintorni dell'età di due anni in giù. Questa orrenda strage di innocenti bambini fa fremere di orrore al solo pensarci, ed il Vangelo ci dice che in quel macello inutile si adempì la profezia di Geremia che diceva: « Ecco Rachele che piange e si contrista per i suoi figlioli che più non sono! » la moglie diletta di Giacobbe seppellita da tanti secoli presso Betlemme, parve riscuotersi alla voce del sangue, ai pianti delle madri per unire ai lamenti di queste le lacrime sue. Chi può ridire l'impressione che ne provò l'animo di Maria al racconto di Giuseppe! Spavento, tris!ezza, compassione per quelle povere madri, per le quali ella ed il suo Bambino erano state occasione innocente di tanto strazio. La sua apprensiva vivissima la faceva tremare al riflesso di quel che sarebbe stato del suo Gesù, se i carnefici lo avessero sorpreso in Betlemme. Il suo cuore materno si immedesimava con quelle povere madri, provava tutto il loro dolore, quasi anch'ella si vedesse strappare dalle braccia il suo caro Pegno, scannarlo a fil di spada come un agnellino al macello; gittarlo furiosamente a terra per isfracellarlo contro il muro o contro le pietre. Era uno spettacolo orrendo che faceva rabbrividire e piangere la delicatissima Maria! Con lo sguardo lacrimoso ed il cuore sanguinante, rivolta al cielo, Maria pregava a quelle povere madri il necessario conforto, considerando la tragica realtà al lime della fede. Le venivano in mente le fosche parole di Simeone: « Costui è posto bersaglioalla contradizione! » Era per colpire il suo divino Infante che si trucidavano quei bambini: in odio di lui si versava quel sangue innocente: a lui innocente si immolavano quei teneri agnellini! Spettacolo terribile al sentimento carnale! Visione sublime all'occhio della fede! Morivano quei pargoletti prima di aver gustato la vita; ma per merito di Gesù erano battezzati nel loro san. gue, ed ottenevano la vera vita, prima di aver cominciato a desiderarla! Mistero divino! La vita beata. non si può ottenere se non per i meriti del sacrificio del Figlio di Dio fatto uomo, e la otterranno soltanto coloro che crederanno e saranno partecipi delle pene di quel sacrificio, saranno sacrificati alla loro volta anch'èssi: Sine sanguiríis effusione non fit remissio. Quanti altri innocenti, giusti, santi, da essere sacrificati con Gesù, si presentavano alla mente di Maria, mentre pensava agli Innocenti uccisi! Con essi, anzi in capo ad essi vedeva se stessa, che stava per essere la Regina dei Martiri. Non si tirava indietro però, non rifiutava di bere il suo calice amarissimo, anzi si offriva generosamente a tutto!
O Maria, Regina dei Martiri, divenuta la Consolatrice degli afflitti; deh riguardate anche me, cristiano vile e pusillanime, che mi sgomento ad ogni poco dolore chi mi tocchi soffrire. Pregatemi dal Signore quella vera virtù cristiana, che dà il coraggio di fare ogni sacrificio per amor del Sommo Bene.
Mi eserciterò in atti di mortificazione volontaria, per addestrarmi a portare pazientemente le tribolazioni che Dio vorrà darmi per sua volontà.
ESEMPIO. Quali sacrifici si debba essere disposti a fare per amore di Gesù, ad imitazione di Maria, lo mostrò tra tante altre madri cristiane Santa Giovanna Francesca De Chantal. Costei rimasta vedova in età giovanile, invece di vagheggiare altre nozze alle quali l'età, le- ricchezze e la nobiltà sembravano allettarla, s'intese invece chiamata da Dio ad effettuare il voto ardentissimo della sua fanciullezza, di servire a. Dio nella vita religiosa, lungi affatto dal mondo. Ma ostavano l'affetto del vecchio padre, e quello più incenso dei figlioli, che non volevano separarsi dalla mamma adorata: e questa mamma sen. tiva troppo vivo l'affetto all'uno ed agli altri! Però memore l'eroica donna della sentenza evangelica; « Chi ama i suoi cari più di me, dice Gesù, non è degno di me », si distaccò -da tutti, passando sopra ,anche ad uno dei figli, che si era disteso attraversò il limitare della porta di casa! Ecco quali sacrifici impone l'amore vero di Gesù e di Maria!
PREGHIERA. O Dio padre di misericordia, Dio di ogni consolazione, che solo potete consolarci in ogni nostra tribolazione, deh guardate con occhi di misericordia noi, povere vostre creature, che pur sentendo tanto bisogno di voi, ci lasciamo ingannare dalla evanescente figura di questo mondo: deh per pietà, e per intercessione di. Maria Addolorata, concedeteci la grazia di tutte le lusinghe della vita animale, per vincere vivere soltanto a voi, e godere della vostra paterna protezìone. Così sia.
OSSEQUIO. Fate in onore di Maria qualche penitenza corporale, secondo il consiglio del vostro direttore.
20. Angoscioso ritorno.
Quanto tempo la santa Famiglia dovesse mangiare l'amaro pane dell'esilio sulle rive del Nilo, non si può sapere con precisione. Non eccedette però che forse di poco la durata di un anno. Verso questo termine l'Angelo di Dio apparve di nuovo in sogno a Giuseppe, e gli disse: « Levati su, prendi il Fanciullo e la Madre sua e torna in terra d'Israele, chè sono morti coloro che volevano la vita del Fanciullo ». Giuseppe si levò, ed ubbidiente come sempre si pose all'ordine, e se ne venne nel paese d'Israele. Infatti Erode era morto di morte ignominiosa, ed aveva premesso ai suoi funerali tanti dei magnati della Giudea. L'Angelo non dice altro a Giuseppe, ed il prudentissimo Custode della divina Famiglia non fa che comunicare l'ordine del Cielo alla sua docilissima Sposa, e tutto è pronto per la partenza, anche il Fanciullo Gesù, che pur essendo il divino dispensatore di tutti questi avvenimenti, sembrava un fanciullo inconsapevole fidato alle disposizioni di Maria e di Giuseppe.
La partenza non ebbe altre difficoltà che quel po' di distacco che si prova anche dalle dimore provvisorie, quando si è cominciato ad adagiarvisi in qualche modo. Il viaggio era già conosciuto e riusciva un po' meno molesto che la prima volta, quando era una fuga per paesi sconosciuti; vià si sospirava l'arrivo a Betlemme, dove una casetta tranquilla li aspettava! Ma questa volta il Fanciullo Gesù non era più un bambino che si potesse recare sulle braccia da Maria o da Giuseppe senza esser troppo peso; nè era ancora un giovinetto che potesse sempre camminare da sè senza troppa fatica. Si vedeva con gli occhi che il Fanciullino soffriva nel camminare, e che i suoi piedini scalzi sentivano troppo i sassi, le spine e le arene del deserto. Quanto ne soffriva la tenera Madre! Con quanto suo conforto riusciva talora a recarselo in collo per risparmiargli la fatica! Ma troppo rare volte Gesù si lasciava prestare questo materno ufficio! E la divina Madre soffrire, sospirare, gemere, perchè nei patimenti di Gesù si sentiva straziare le viscere!
Ma non doveva essere questa la cura più affannosa di Maria in questo ritorno angoscioso. Si era già varcato il confine della Giudea, e in una delle tappe intese Giuseppe da persone che viaggiavano in senso contrario, come a Gerusalemme fosse giunto da Roma Archelao, il figlio di Erode, non degenere del padre per ferocia e scostumatezza, con pieni poteri di Etnarca, ossia principe della Giudea, e che tranne il nome, era ivi vero re. Giuseppe ne fu sgomento. Tornare in Betlemme, nella Giudea, dove regna costui? E non sarà egli peggiore del padre contro il Fanciullo divino affidato alle mie cure?... Che fare? Dove andare a far porto?
Era angosciato dalla incertezza: Maria gliela legge in volto, e ne ascolta poi la confidenza. Ma ecco il solito avviso a Giuseppe, che non vada a Betlemme, non si fermi in Giudea, si diriga a Nazaret, dove lo vuole la Provvidenza. Ed ecco di nuovo la sacra Famiglia nella romita casa di Nazaret, dove Gesù fanciullo, adolescente, giovane, per disposizione divina passerà i suoi anni, affinchè possa esser detto a ragione il fiore, il santo, il principe: Quoniam Nazaraeus vocabitur: Egli si chiamerà Nazareno! Le disposizioni di Dio sono mirabili, ma l'uomo che deve conformarsi ad esse, il più delle volte non le conosce, e perci9 anche nel seguire docilmente le divine ispirazioni soffre, si conturba e spesso piange. È il caso di Maria e di Giuseppe, che pur seguendo con amore e devozione le disposizioni del cielo, provano tutta l'amarezza che il seguire Dio cagiona nello stato presente alla creatura. Pensale da te, anima mia, queste angoscie di Maria e di Giuseppe, misura se puoi l'ubbidienza sincera e la generosità dell'animo loro. Non confondere la virtù
cristiana con la spavalderia dei superuomini, nè con la poltroneria dei quietisti. Se vogliamo tornare al paradiso dal quale fummo esiliati, è necessario seguire Dio con pazienza e docilità.
Vergine santissima, impetratemi dal Signore lume per intendere questa verità, e grazia per eseguirla costantemente.
Starò molto attento a seguire le divine ispirazioni; ma per non errare, mi regolerò sempre secondo i consigli del mio direttore spirituale.
ESEMPIO. Il grande Apostolo delle Indie S. Fran. cesco Saverio, dopo passati lunghi anni nella evangelizzazione delle Indie propriamente dette, e del Giappone, nel quale con istenti inauditi era riuscito a pe. netrare, si sentiva stimolato dall'interno ardore a recarsi anche in Cina, ove sperava di raccogliere larga messe di anime. Dopo tanto pregare ed adoperarsi riuscì ad imbarcarsi per quella volta, ma giunto nell'isola di Sanciano, si trovò tanto estenuato di forze, che ebbe il « responsum mortis: s'intese vicino a morte. Che fare? Rinunziare agli affogati desideri di apostolato, non pensar più al radioso meriggio della conversione di tante anime, rispondere alla chiamata del Padrone della messe, che poneva fine alla sua laboriosa giornata. Il magnanimo Santo non si smarrì, ma pronto rispose al Signore: Ecco che vengo, si faccia in me la tua volontà! Così si ama Gesù, così si lavora per la sua gloria!
PREGHIERA. O Dio, nelle cui mani sono tutti i momenti della nostra vita, illuminate la mia merite, infiammate il mio cuore, sicchè io comprenda, che è inutile per me recalcitrare come giovenco indomito al pungolo di voi divina Pastore; rendetemi docile e sottomesso a tutte le vostre disposizioni a mio riguardo, sicchè io mi santifichi, facendo sempre la divina volontà vostra. Concedetemi questa grazia per i meriti di Gesù Cristo Salvatore nostro, e per l'intercessione di Maria Addolorata, Così sia.
OSSEQUIO. Prestatevi docile ai consigli del direttore, specialmente negli esercizi di devozione.
21. Vita nascosta in Nazaret.
Dall'anno terzo o quarto della vita del Fanciullo Gesù, sino al duodecimo della medesima, il Vangelo non ci dice nulla delle condizioni nelle quali si trovasse la santa Famiglia nella sua dimora a Nazaret. Non ci dice nulla, ma ci fa indovinare molte cose utili a meditarsi per noi.
Rechiamocí con la mente ed il cuore nella borgata, piuttosto che città, di Nazaret, che sarebbe restata sempre ignota, se non avesse avuto l'onore di una lunga permanenza in lei del Giovinetto Gesù. Era situata in luogo ameno e sorridente ad occaso del lago di Tiberiade, nell'alta Galilea fra gli antichi confini delle trìbù di Zabulon e di Neftali: ma non è mai ricordata dall'Antico Testamento, ed in questi tempi era oggetto di disprezzo per i Giudei, che dicevano, che da lei non poteva uscire nulla di buono. Quindi nascondimento, oblìo, umiltà. Ma per la sacra Famiglia queste cose erano accresciute dalla povertà e dall'angustia della casipola che abitava: una grotta interna, una stanzetta quadrangolare fabbricatavi dinanzi. La grotta doveva servire per camera da letto e cucina, la stanzetta esterna per officina di Giuseppe, e per salotto di trattenimento. Tutto è povertà, strettezza, squallore. Non c'è di gentile ed attraente, che le persone che ci sono rifugiate. Giuseppe vi fatica e suda intento al suo mestiere: Maria compie tutte le.parti di massaia povera ed operosa- Gesù ora sorride all'uno, ora all'altra: ora li conforta con le sue parole piene di sapienza celeste; ora si presta volenteroso e giulivo ed aiuta l'una o l'altro nelle loro quotidiane faccende. Chi avesse veduto Maria uscire ad attingere acqua, e recarsi al fianco la sua brocca; chi avesse veduto il Fanciullo Gesù andare per acqua egli quando glielo permetteva la mamma, be confuso l'una e l'altro con le altre e gli altri fanciulli nazzaretani. Nulla appariva della loro celeste dignità, nulla di quello che questa santa Famiglia era nel mondo di allora e nel futuro.
La leggenda che non comprende le cose di Dio, ha cercato anche qui di abbellire la vita nascosta dei Fanciullo Gesù con le sue inette leggiadrie, con racconti di cose mirabili di lui, che avrebbe fatto crescere il legno non rispondente alle misure di Giuseppe, animato uccellini di creta da lui plasmati per divertimento, messo in imbarazzo i maestri di una scuola immaginaria... Siamo sempre noi piccoli ed orgogliosi che vogliamo rimpiccolire anche le grandiose figure di Gesù, Maria e Giuseppe! No, eglino non avevano nulla del nostro orgoglio che ci solletica a cercare sempre notorietà e fama !
Piuttosto, anima mia, implora lume dallo Spirito Santo per conoscere ed apprezzare come si conviene i sentimenti della Madre di Dio, ridotta all'umile vita di una povera massaia. Non ti lasciar sedurre dalla carne e dal sangue; non prestare a Maria i tuoi affetti, ma cerca di ricevere in te quelli di lei. Maria era povera, nascosta, umile, e spesso doveva soffrire per le strettezze ed i disagi del suo Gesù, molto più che per i suoi propri. Quanto penava per le fatiche e sudori di Giuseppe. Ma quale rassegnazione ai voleri di Dio; quanto amore alle sue sofferenze, che non avrebbe cambiato in conto alcuno con i comodi più ricercati nella vita Ora pensa a te che hai in orrore la solitudine, il nascondimento, la fatica umile ed ignorata: a te, dico, cui sembra perduta la vita che non faccia rumore, non lasci orma profonda di sè, non sia conosciuta, encomiata, premiata dagli uomini... Lo vedi quanto sei diverso da Gesù e Maria e Giuseppe! Non temi che il giorno del giudizio Gesù rifiuti di riconoscerti per suo? Via, fa senno una volta, ed impara a disprezzare la vanità per amore della verità.
O Gesù, Giuseppe e Maria, che voleste sopportare le fatiche ed i sudori della misera nostra vita; che conosceste l'umiliazione, l'oblìo e la povertà, concedetemi di amare anch'io quello che fu la vostra sorte in questo mondo.
Sopporterò coraggiosamente, per fare la volontà di Dio, povertà, disagi, umiliazioni; e mi sarà grato di vivere sconosciuto e stimato per nulla, perchè questo mi è più utile per la salute- eterna, Aie l'essere lodato e stimato dagli uomini.
ESEMPIO. S. Filippo Benizi, rampollo di nobile famiglia fiorentina nel secolo decimoterzo, da giovane già innanzi negli studi vedevasi schiuso innanzi un lusinghiero brillante avvenire nelle magistrature della sua illustre repubblica. Ma chiamato da Maria, che le apparve in visione, ad unirsi all'ordine nascente dei Servi di lei, ne divenne il più bell'ornamento, e quasi un ottavo fondatore. Tutto dedito alla meditazione dei Dolori di Maria, ne fomentava in sè ferventissima devozione, e cercava di accenderne tutto il mondo. La sua virtù caratteristica era la fuga dei rumori degli applausi, della stima del mondo, ed un amore alla solitudine, che gli faceva pre. ferire le grotte ai conventi. non essere eletto Papa nel 1269 fuggì fra le so. litudini dell'Amiata, e non si fece più vedere che dopo fatta l'elezione di Gregorio X. Ecco come i veri devoti di Maria Addolorata cercano il nascondimento e la preghiera.
PREGHIERA. O Gesù che voleste consacrare la vostra vita nascosta con ineffabili virtù, per dare a noi l'esempio e lo stimolo a vivere santamente operosi nel silenzio e nel nascondimento, concedeteci per l'intercessione di Maria vostra Madre, e di Giuseppe vostro custode, che disprezzando le vane lodi del mondo, siamo sempre studiosi di adempiere la volontà di Dio, qualunque cosa voglia disporre a nostro riguardo. Così sia.
OSSEQUIO. Mortificate per amor di Maria il vostrb desiderio di far comparsa fra gli uomini.
22. Smarrimento di Gesù.
« I genitori di Gesù andavano ogni anno a Gerusalemme pel dì solenne di Pasqua » (t). La legge prescriveva che tutti gli Israelili maschi dimoranti in Palestina si presentassero al tempio del Signore tre volte l'anno, cioè a Pasqua, Pentecoste e per la festa delle Tende. Le donne non erano obbligate, ma S. Luca qui ci fa sapere che Maria soleva per Pasqua almeno accompagnare il suo Sposo S. Giuseppe. Era un viaggio di tre o quattro giornate, chè da Nazaret a Gerusalemme correvano cento dieci chilometri. « E quando Gesù fu arrivato a dodici anni, essendo essi andati a Gerusalemme secondo il solito di quella solennità, allorchè, passati quei giorni, se ne ritornarono, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme: e non se ne accorsero i suoi genitori ». Per intendere questo, ricordiamo che il fanciullo ebreo arrivato a dodici anni diventava « figlio della legge » cioè obbligato alla sua osservanza. Gesù come figlio dell'uomo, era in questo caso, ma come Figlio di Dio venuto a liberarci dal giogo di quella legge di condanna e di timore, doveva incominciare l'opera sua di maestro per condurre soavemente gli schiavi alla libertà di figli.
In far questo Gesù non dipendeva da nessun uomo, era la missione che aveva dal Padre, e da lui solo dipendeva nell'eseguirla. Perciò credette bene di non tener conto di Maria e di Giuseppe, sottraendosi nascostamente a loro, per cominciare a dodici anni il suo insegnamento.
Maria e Giuseppe si riunirono alla carovana di ritorno ciascuno al suo gruppo, questi a quello degli uomini, quella col gruppodelle donne, pensando ciascuno che Gesù fosse coll'altro, come sino a dodici anni avrebbe potuto fare, oppure che si fosse unito al gruppo dei giovani. Si camminò per tutto il giorno, ed alla sera nel ricovero Maria e Giuseppe si riunirono: ma quale sussulto al cuore di Maria quando si avvide che Gesù non era con Giuseppe! Si aspettò con ansia per qualche tempo, ma Gesù non si vedeva: si prese voce dai compagni di viaggio, ma nessuno ne sapeva nulla! Ahimè, che cosa sarà successo?
Il cuore della tenerissima madre è in tumulto; l'animo rimescolato dalla costernazione non sa proprio che si pensare, e piange aggitata e dolente. L'avranno preso coloro che ne vogliono la morte? Gli sarà avvenuta qualche altra disgrazia? Ma di questi ed altri simili motivi di ansia, Maria ha ben presto ragione, consapevole com'è della divinità del suo Figliolo, cui non c'era da temere che gli accadesse qualsiasi cosa imprevista, non predisposta ed ordinata da lui. Certo, diceva fra sè, egli si è sottratto da noi volontariamente! Ma perchè ci ha fatto così? Che la nostra devota servitù non gli piacesse! Che egli veda come il mio amore per lui non sia quale dovrebbe essere? Che io abbia mancato ai miei doveri verso di lui!... Chi sa?... Ma la purissima coscienza non la rimproverava di cosa alcuna. Chi vuol intendere il dolore di Maria in questa occasione deve riferirsi ad una di quelle prove mistiche, di aridità, oscuramento interno, abbandono da parte di Dio, pena inenarrabile, alla quale le anime più sante e più pure sono talora sottospote dallo Sposo celeste... Così solo si può avere un'idea del dolore di Maria nello smarrimento del dilettissimo Figlio.
E tu, anima mia, non ti sentii confusa che questa volta non sei capace neppure d'intendere il dolore della Vergine santissima? Anche tu ti trovi inaridita nelle cose spirituali, anche tu cerchi invano un poco di entratura nell'orazione, e non ti riesce a trovare Iddio, perchè la tua men'.e è troppo occupata in frivolezze e cose mondane. Non ardire di confondere questa tua diEsipazione ed insensibilità con l'abbandono mistico: il fatto che tu non ne provi nè dolore, nè dispiacere ti deve far tremare. Pensa bene che c'è un abbandono di Dio che vuol essere principio della rovina totale dello spirito. Quante volte tu l'hai meritato questo abbandono con le Sue negligenze nel servizio di Dio. Su via, scuoti il tuo torpore e cerca Dio con dilìgenza ora che è tempo.
Vergine santissima, tanto angustíata per la momentanea assenza del vostro Diletto, insegnatemi a ricercarlo con voi, e tenermi sempre unito a lui.
Non lascierò mai la santa orazione, per quanta aridità possa trovarci, ma mi umilierò in me stesso, cercando di rimuovere tutti gli impedimenti che dipendono da me.
ESEMPIO. La serva di Dio Rosa Gattorno aveva udito la voce del Signore che la chiamava a fondare l'Istituto delle Figlie di Sant'Anna, e per ubbidire le conveniva uscir dalla patria sua, abbandonare ge. nitori e figli, il che le sembrava sacrificio superiore alla sua natura. Il suo Vescovo ed il Pontefice Pio IX rispondono all'unisono alla voce di Dio, ed impongono all'eroica donna di ubbidire. Rosa uscita dall'udienza del Papa coll'animo in tumulto ed il cuore sanguinante, si reca alla Chiesa di S. Marcello al Corso, ed ivi.innanzi all'altare della Madonna Addolorata si sente uscirle dal cuore questa preghìera: Vergine Addolorata, con quell'animo col quale voi soffriste la perdita del vostro Gesù, con questo io. offro a Dio la dolorosa separazìone dai miei genitori e figli! Così detto s'intese confortata all'arduo sacrificio che compì generosamente suo e del prossimo.
PREGHIERA. O Vergine desolata per la perdita del caro-vostro Gesù, senza del quale la vita vostra era come un deserto senza vita nè umore, abbiate, ve ne prego, compassione di me, che son tanto cieco, da non. avvedermi nemmeno della lontananza di Gesù dal mio cuore. Spargetemi di amarezza tutte le cose di questo mondo, siccchè nulla mi piaccia, nulla mi sia grato senza Gesù; fate che lo ami sempre, lo stringa bene al cuore; non mi separi mai da lui col maledetto peccato!
OSSEQUIO. Se la coscienza vi rimorde di peccato grave andate subito a confessarvi.
23. Affannosa ricerca.
Dopo una notte di ansia e d'incertezza trascorsa insonne che sembrava un secold nel canto del rifugio toccato loro, Maria e Giuseppe, tosto che la prima luce del nuovo giorno lo permette, Si levano, si licenziano dai già desti compagni di viaggio, ed unitisi ad altro gruppo che andava a Gerusalemme, riprendono la via a ritroso portati dall'ansia dolorosa di potere ritrovare lo smarrito Fanciullo. Non parlano, ma sospirano e gemono ciascuno in cuor suo, e solo Maria chiede con insistenza affannosa a quanti incontra reduci dalla santa città Num quem diligit anima mea vidistis? « Ditemi, per amor di Dio, avete niente visto il mio figliolo Gesù!? » Chi le risponde che non l'ha visto;. chi le confessa che neppur lo conosce. Ma l'amatissima Madre fa qui la parte intera della Sposa dei sacri Cantici: «Tutta la notte, nel mio giaciglio cercai il Diletto dell'anima mia: lo cercai non l'ho trovato ancora. Eccomi in moto, eccomi ritorno in fretta alla città? Per le vie e per le piazze andrò in cerca di Colui che forma l'oggetto di ogni mio amore; ma finora lo cerco invano, non lo trovo! » Invano da ieri sera Maria cerca il suo Gesù tra parenti ed amici, nessuno è al caso d'indicarglielo. Quando Gesù si apparta dalle sue relazioni secondo la carne ed il sangue, è inutile cercarlo fra parenti ed amici. Chi non conoscesse Gesù per altro che per la sua umanità, non conoscerebbe mai il Signore. Paolo di Tarso chiamato A conoscerlo secondo la sua virtù divina dice: « Come piacque a colui che mi aveva segregato fin dal seno di mia madre, e mi aveva chiamato per sua grazia di rivelare in me il Figlio suo, affinchè lo facessi conoscere alle genti, subitamente non presi consiglio dalla carne e dal sangue »; ma se ne andò, come prosegue a dire, nei deserti dell'Arabia, dove sotto l'azione soave e forte dello Spirito Santo conobbe Gesù, lo ritrovò tutto, ne divenne l'Apostolo per eccellenza:
Così Maria giunta a Gerusalemme sul far della sera del secondo giorno che soffriva indicibilmente per l'assenza corporale del Figlio suo, si diede a cercarlo presso tutti coloro, che a suo sentire, glielo avrebbero potuto indicare; ma per una seconda notte dovette restare senza la desideratissima compagnia del suo Diletto.
Compatisci, anima mia, la Vergine santissima nelle indicibili amarezze che le cagiona questa desolante privazione: vedi come sospira, quanto piange, quale tristezza l'accora! Odi come spesso chiama il suo Gesù: O te che sei il dilettissimo dell'anima mia fammi conoscere, ove ti trovi, chi ti ha sostentato, o piuttosto ove elargisci i pascoli di salute alle tue pecorelle: non permettere che io smarrisca le tue traccie! (4). Immergiti, anima mia, in questo dolore della Vergine Madre: sforzati d'intenderlo bene. Prima però spogliati di ogni sentimento cardale, ànche di quello che pare sentimento di devozione, e non è. Rifletti che Gesù Dio cresce in questi giorni nell'anima di Maria a misura di grazia inestimabile; vi fa la dimora sempre più grata, sempre più degna di sè. Il mezzo di cui si serve per farla vien maggiormente meritare, è quello di sottrarle la sua presenza visibile e materiale. Maria è santissima immacolata creatura, ma pur sempre creatura e donna viatrice; ci sono misteri di Dio a santificazione delle anime, che ella comprenderà gloriosa in cielo. Intanto si tratta per lei di santificarsi ancora di più, seguendo fedelmente il volere di Dio, nella desolazione in cui si trova, nè comprende interamente. Ad ogni modo ella segue con serafico amore i disegni di Dio, ed il suo dolore è mirra preziosissima, che profuma il sacrificio.
O Madre ammirabile, nella vostra odorosissima ma altrettanto amara santità; degnatevi di farmela conoscere almeno in parte; traetemi dietro a voi alla ricerca di Gesù amato, conosciuto, servito come Dio Redentore, con tutto il sacrificio dei miei sentimenti naturali e carnali. Post te curremus in odorem unguentorum tuorum .
Cercherò al lume della fede, implorando la grazia dello Spirito Santo, di fomentare in me una divozione soda e maschia ai dolori di Maria, cercando d'imitarla in tutto.
ESEMPIO. S. Paolo della Croce aveva imparato alla scuola di Maria Addolorata ad immedesimarsi con Gesù Crocifisso per mezzo di un amore quanto ardente, altrettanto amara e tormentoso. Talora l'interna fiamma gli dilatava il petto e gli faceva irraggiare il volto; ma più spesso Dio lo privava delle interne consolazioni, lasciandolo desolato ed arido, e come naufrago in balia dei flutti. In queste circostanze applicava a se stesso le parole di Ézechia: Ecce in pace amaritudo mea amarissima: Nell'estrema amarezza sta la mia pace! E rivolto al Crocifisso diceva: Amor mio, avete un bel fuggirmi, ma io vi cercherò sempre, e vi seguirò dovunque! Ecco come si portano le anime generose nelle aridità ed abbandoni.
PREGHIERA. Se considero la frequenza e la gravezza delle mie colpe, o amabilissimo Gesù, debbo purtroppo riconoscere che tante volte san io che vi chiudo le porte del mio cuore, sicchè voi passate oltre lasciandomi nella mia turbolenta desolazione. Almeno l'abisso della mira miseria mi spingesse a-cercare l'abisso della vostra misericordia, o Gesù, Dio di ogni consolazione! Vi prego quanto so e posso, o Redentore amabilissimo, che almeno mi facciate sentire tutta la nostalgia di voi: cercare voi, trovarvi, stringervi.
OSSEQUIO. Fate per amor di Maria un serio esame di coscienza, e se vi sentite lontano da Dio, senza dimora andate a confessarvi.
24. Rinvenimento di Gesù nel tempio.
Sorgeva il sole del terzo giorno della desolazione dei due santissimi Sposi Maria e Giuseppe. Eccoli di nuovo per la santa città ansiosamente cercando Gesù per le case dei loro conoscenti ed amici. Nessuno sa dire parola che giovi a calmare la loro angoscia. Non resta che ricorrere a Dio, ed eccoli tempio, dove la Maestà divina si era degnata di porre la sua dimora. Ma ecco che si dànno a cercare nelle adiacenze del tempio, ove in alcune sale disposte allo scopo, i Rabbini, o scribi, come allora si chiamavano, solevano impartire l'insegnamento della legge alla gioventù maschile.
Oh meraviglia! Ecco in una di ques!e aule Gesù seduto fra altri giovanetti, che ascoltava quei dottori, e spesso li interrogava. « Lo ritrovarono nel tempio che sedeva fra i dottori e li ascoltava e li interrogava ». Si fermarono estasiati a rimirarlo, tanto più, che si accorsero come coloro che l'udivano, quei barbuti venerandi dottori « restavano attoniti della sua sapienza e delle sue risposte ». Ma l'incanto divino fu di brev'ora. Maria spinta dall'affetto materno, gli si avvicina, lo abbraccia e gli dice: « Figlio, perchè ci hai tu fatto questo? Ecco che tuo padre ed io addolorati andavamo in cerca di te! Ma egli disse loro: Perchè mi cercavate voi? Non sapevate come debba occuparmi delle cose spettanti al Padre mio? Ed essi non compresero quel che egli aveva loro detto »
Ecco innanzi allo sguardo della nostra mente il semplice, sublime quadro dipintoci dallo Spirito Santo. È meraviglioso, ma non è facile a comprendersi dalla nostra intelligenza annebbiata dal sentimento umano: eppure quanto c'è da riflettere, quanto da meditare, specialmente intorno alla figura di Maria santissima. Consideriamo la Madre pura allarga il cuore angustiato alla vista del Figlio in quell'atteggiamento, ed paziente di stringerlo al petto. Consideriamo la donna che sfoga il suo cuore in quelle meste parole: « Ecco il padre tuo ed io addolorati ti cercavamo! » Quanta delicatezza, quanta compassione per lo sposo rivelano queste parole! Ma più che altro argomento esse ci fanno conoscere l'amarezza del dolore che quell'anima delicatissima ha sofferto in questi giorni di desolazione. Ma, e qui sta il segreto per intendere la risposta del divino Fanciullo, bisogna considerare in Maria, accanto alla donna santissima ed alla Madre di Dio, la creatura viatrice, che vola al soffio dello Spirito Santo verso le cime dell'altissima perfezione. Questo Spirito soffia dove vuole, se ne sente il fruscìo, ma non si sa da qual parte venga nè dove tenda. « Ecco che il padre tuo ed io dolenti ti cercavamo », così esprime Maria l'angoscia dell'animo suo materno. «Perchè mi cercavate, risponde Gesù, non sapevate che io debbo essere sempre negli affari del Padre mio? Non occorreva cercarmi là dove voi mi cercavate, fra parenti ed amici, fra connazionali secondo la carne: io sto sempre là dove si trattano le cose, gli interessi di Dio ero anche con voi angustiati per amor mio, ma voi mi credevate perduto perchè non godevate della mia presenza corporale. Ma per allora nè Maria nè Giuseppe compresero la sublimità di questo insegnamento: come i dottori della legge, anche essi si stupirono ed ammirarono.
Quanto meno puoi capire tu, anima mia, dì questa sublime dottrina! Ti lusinghi di essere devota, di cercare Gesù in ogni cosa, di voler fare sempre la volontà di Dio; ma preferisci al compimento del dovere le tue azioni; vorresti sempre gustare l'amore sensibile di utti i disegni di Dio a tuo riguardo; vorresti in ulta parola trovare Gesù là dove piace a te di stare, in quei ministeri, in quegli offici che ti piace di esercitare.
Vergine prudentissima, che pure adempiendo con tanto vostro dolore il divino volere, non ve ne accorgevate; e credendovi lontana dal vostro Gesù, lo possedevate più che mai vivo nel cuore, mentre lo imitavate tanto bene; pregatelo per me, che mi faccia simile a voi.
Non sarò contento di fare opere buone, mi studierò di farle il meglio possibile, animandole con la più pura intenzione di piacere a Dio soltanto.
ESEMPIO. S. Gerardo Maiella, laico professo dei Redentoristi, era devotissimo dei misteri della Infanzia di Gesù, e della sua santissima Madre Maria, della quale cantando le lodi era rapito in estàsi dolcissima al cospetto dei poveri che venivano a chiedergli l'elemosina alla porta. Questo angelico religioso tra tante altre prove dolorose, dovette subire anche quella della calunnia, che fu creduta anche dal suo supremo superiore S. Alfonso De Liguori, così per mettendo Iddio: gli fu tolta la Comunione, e fu confinato in una casa remota. È più facile immaginare che descrivere il dolore del santo religioso, cui non era permesso di ricevere il suo Gesù. Una volta che ebbe il destro di scusarsi presso il suo Superiore, do. po riflettuto alle calunnie sopportate da Gesù, ed ai dolori di Maria, disse a se stesso: No, meglio tacere, e rimanere schiacciato sotto il torchio della divina volontà! Così sempre più egli si univa al Signore, e cresceva in santità.
PREGHIERA. O amabilissimo Gesù, quale tante volte rifiuto la dolce conversazione preferendo quella turbolenta delle creature, abbiate pietà di quest'anima mia misera, miserabile, cieca ed indegna, fatemi ben comprendere, come Maria Addolorata comprendeva, che è necessario cercarvi sempre, cercare voi solo, specialmente quando per adempiere la volontà del Padre celeste, è necessario rinunziare, non soltanto le soddisfazioni umane, ma anche le delizie spirituali.
OSSEQUIO. Proponete, per amor di Maria, di non sottrarvi mai a quelle cose ho voi riconoscerete esser voler di Dio di occuparvene.
25.Vita di umile sudditanza.
E Gesù si partì con esso loro, e venne a 1\azaret, ed era loro sottomesso ». Et erat subditus ittis. Queste quattro parole di altissimo significato-compendiano diciott'anni della vita dell'Uomo-Dio. Era soggetto, ubbidiente in ogni cosa a Viaria ed a Giuseppe. Chi è soggetto, ubbidiente? L'Uomo. Dio! A chi? A due sue crature! Perchè? E che cosa di meglio poteva fare il maestro di ogni virtù, che adempiere gli offici della pietà? Qual meraviglia che faccia sempre a modo del Padre celeste, se proprio per questo si assoggetta alla Madre terrena? Questa ubbidienza del divino Giovinetto era una di quelle cose ordinategli dal Padre suo, ixelle quali egli si doveva sempre occupare. Tanto ci voleva per insegnare al mondo l'umiltà e l'ubbidienza, che sono il fondamento sicuro della vera santità.
Mentre Gesù progrediva in sapienza, in statura, in grazia presso Dio e presso gli uomini, Maria certo non osava comandare nulla a tanto Figlio; ma vedeva ogni suo desiderio, ogni suo bisogno indovinato e diligentemente eseguito Meno ancora comandava Gìuseppe; ma con sua grande tenerezza si vedeva sempre attorno premuroso il Giovinetto Dio, che non isdegnava di por mano ai suoi ruvidi lavori; quanta edificazione per tutti e due! Chi con-. siderava l'umiltà, la diligenza, la disinvoltura con cui il Figlio di Dio :accudiva alle umi. lì faccende della povera santa Famigliola, ne rimaneva estasiato, e scorgeva sempre più evidentì i segni di una sapienza celeste che i appalesava in quel giovinetto a propor zione che cresceva di età e di statura, divevendo a tutti ognor più grazioso, guadagnandosi il cuore di tutti. Quella graziosa ama. bil tà era un vivo riflesso del favore divino e del tesoro di sapienza e scienza divina che erano in lui in tutta la pienezza.
Maria era la più attenta osservatrice dei movimenti del Figlio suo; più che madre si sentiva discepola, e studiosamente ricopiava in sè le divine virtù di lui. Quante volte per imitarlo insisteva nell'offrire a Gesù i suoi servizi, dicendosi obbligata procurare il vantaggio ed il Figlio! Con quali amorevoli persuasioni pregavalo a risparmiarsi, ad aversi qualche riguardo! Ma Gesù deve aver detto alla Madre 'sua, quel che dirà al Battista: « Lascia stare per ora, poichè in questa maniera si conviene a noi adempiere ogni giustizia! » ktu come madre devi comandare al tuo figlio; io eome figlio debbo ubbidire alla madre! Sublime lezione, se la intendessimo!
Riflettiamo però che l'eroismo di tanta virtù da una parte e dall'altra non poteva esssere senza dolore fisico e morale, massime di due virtù come l'umiltà e la ubbidienza ché importano sacrificio. Il Giovinetto Gesù soffriva nei corpo la fatica e le privazioni di tutti gli agi della vita: soffriva nell'anima per quello stato di nascondimento, di inazione per tutte le cose grandi; di occupazione continua in cose umili e basse. Non che in Gesù ci fosse ripugnanza o amor proprio sregolato: ma la retta stima della sua eccellenza anche come uomo, gli faceva sentire l'abbassamento al quale si era volontariamente ridotto. La pena ed il dolore son sempre più sentite dalle anime grandi.
E voi, Vergine, riputata da Dio degna di esercitare sopra di lui, divenuto vostro Figlio, l'autorità di Madre; deh per quel dolore sottile ma pungente che vi cagionava la vista del Figlio di Dio umiliato sino a farsi vostro suddito, pregateci da lui quel sentimento di umiltà
creatura per tutti coloro Dio.
Mi attaccherò alla santa ubbidienza, come un naufrago alla tavola che gli si offre per non essere soffocato dalle,passioni, e sommerso nella perdizione.
che ci renda soggetti ad ogni amor di Dio, ed ubbidienti a che per noi rappresentano
con tuta la forza dell'animo.
ESEMPIO. S. Rita da Cascia umile figlia della campagna, dopo provate le asprezze della vita coniugale, e le sollecitudini amare della maternità sopportando tutto con cristiana pazienza, rimasta vedova ed orbata dei figli, si rifugiò al chiostro, ove fu accettata quale sorella conversa. Gesù e Maria che erano sempre stati i suoi modelli da imitare, lo divennero anche più nelle umili ma laboriose ed incessan. ti faccende del monastero. Ella propose d'imitare Gesù ubbidiente a Maria ed a Giuseppe, e ritrarre in sè i sentimenti della Madre, e del Custode della santa Famiglia. E ci riuscì tanto bene con la grazia di Dio, che in pochi anni, con una vita nascosta, ubbidiente ed operosa raggiunse la più alta santità; e Dio operò ed opera tuttora meraviglie intorno all'umile sua serva.
PREGHIERA. O Gesù, della vera ubbidienza esemplare perfetto e premio gloriosissimo, per intercessione della vostra Madre Maria, e del castissimo sposo di lei S. Giuseppe, concedetemi la grazia di decidermi una buona volta ad imitare la vostra umiltà ed ubbidienza, non essendovi mezzo più sicuro per menare una vita ertile e piena di meriti pel santo Paradiso. Così sia.
OSSEQUIO. Rifletterò con serietà a questo fatto: Gesù Uomo Dio ubbidiente ai suoi parenti, ed io miserabile voglio sempre regolarmi a mio modo!
26. Vita laboriosa.
Fra le altre pene nelle quali incorse l'uomo per il peccato, ci fu quella intimatagli da Dio con queste parole: « Maledetta la terra per quello che hai fatto da essa con grandi fatiche trarrai il nutrimento per tutti i giorni della tua vita... Mangerai il pane col sudore del tuo volto.
Da quel momento il lavoro, che sarebbe stato una dilettevole occupazione ed un sollievo gradito, divenne per l'umanità colpevole una fatica, un travaglio, un assillo continuo da sudarci e logorarsi la vita, per sostenere la quale pur è necessario lavorare. In sudore vultus tui vesceris pane! Triste condizione, amara schiavitù!
Il novello Adamo, Gesù Cristo, era venuto per redimerci dalla maledizione anche di questa legge, pigliandola sopra di sè, per convertire il nostro lavoro in fonte di meriti, e sorgente di benedizioni.
La giovinezza di Gesù da diciotto a trent'anni fu in Nazaret, oltre che una vita di ubbidienza, anche una vita di lavoro; per la quale egli giustamente poteva ripetere di sè il detto del salmo: « Pauper sum ego et in laboribus a iuventute mea ». Eccomi povero, e sottoposto alla fatica fin dalla mia prima gioventù! Infatti i Nazaretani suoi contemporanei che lo videro e lo spiarono, così attestano di lui più tardi, quando già esercitava il suo pubblico ministero: « Non è costui un fabro legnaiolo, figlio di Maria, fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda e di Simone? Non sono sempre qui tra noi le sue sorelle? » A parte la punta di disprezzo di quei superbi verso Gesù, le loro parole rispondono a verità. Gesù aveva passato molti anni in Nazaret lavorando da falegname: i suoi cugini sunnominati, le sue cugine non nominate o erano ancora in Nazaret, o erano ben conosciute dai Nazareta. La sua madre si chiamava Maria, questo pure tutti lo sapevano.
Ma noi dobbiamo considerare l'impressione che provò Maria nel vedersi sempre quel dilettissimo Figlio in faccende ruvide e faticose, maneggiare con quelle mani delicate gli strumenti di legnaiolo, ed ora sudato ora stanco vederlo sospendere a momenti quel faticoso lavoro per ripigliare un po' di lena. Si scorgeva ad occhio che troppo pesava quella occupazione al Giovinetto divino: gli si leggeva in volto la sublime devozione a Dio, e la carità verso gli uomini che gli facevano durar quelle fatiche, versare tanti sudori. Siano pure, sembrava dicesse, le mie membra madide di sudore, si sopporti anche questo penoso travaglio per espiare le colpe del genere umano.
E Maria osservando quel che vedeva ed indovinando col suo istinto materno ciò che non vedeva, si sentiva stringere il cuore, provava nell'animo un'angoscia indicibile.
Era la sua parte delle :amarezze del Figlio; sospirava, piangeva furtivamente sia che fosse intenta alle faccende sedentarie, sia che andasse e venisse per accudire ad altre bisogne.'La spada lancinante non le usciva mai dal cuore, nè le dava sollievo la diligenza amorosa con la quale si studiava di alleviare le fatiche del Figlio carissimo.
Ecco Gesù, Maria, Giuseppe, la famiglia più santa che il mondo mai vedesse, fatta partecipe della penosa sorte dei figli di Adamo! Ma da quell'ora ai figli di Adamo fu tolta via l'odiosità, l'avvilimento della condanna al lavoro, che fu mutato in istrumento di nobilitazione, di santificazione e di merito. Lavorare per adempiere la volontà di Dio, sudare per elevare se stesso al disopra della materia, faticare per l'acquisto di un tesoro immarcescibile, ecco la nobile condizione del cristiano evoluto e cosciente in verità. Ci affanniamo a lavorare con le nostre mani », diceva gloriandosi l'Apostolo: Procurate di vivere quieti ed attendere ai vostri affari, e di lavorare con le vostre mani, come vi ordinammo », così esortava i primi cristiani.
O quanto sono lontano dall'intendere questa lezione, o Vergine diligentissima, voi sola potete impetrarmi lume e conforto da Gesù, deh fatelo per vostra bontà!
Smontando l'orgoglio, deponendo l'ignavia, mi occuperò volentieri di quella parte di lavoro e di fatica che la volontà di Dio mi assegna, aborrendo sempre l'ozio.
ESEMPIO. S. Alfonso Maria de Liguori, devotissimo di Maria Madre di Dio sotto tutti i titoli, au. tore dell'aureo libro intitolato « Le glorie di Maria mostrò la sua seria e profonda devozione a lei con una portentosa attività nel lavorare alla sua gloria. Apostolo indefesso, Vescovo instancabile, fondatore di un istituto religioso, fu anche scrittore fecondo di cose teologiche ed ascetiche. Il Santo si era obbligato a non perdere alcuna particella del suo tempo senza fare qualche éosa di edificante per il suo pros. simo. L'ozio, l'inerzia, il riposo erano da lui aborriti, e così riuscì a promuovere la devozione alla Vergine Santissima anche presso i posteri, che ancora fanno le loro delizie della lettura delle sue opere. Ecco un ,esempio da imitare da tutti i veri devoti di Maria!
PREGHIERA.
O Vergine santissima, che tanto stimolo provaste nell'indefesso studio di bene operare sull'esempio del vostro Figlio Dio, volontariamente sottopostosi al lavoro nella sua giovinezza, pregatelo per noi, che ci conceda la grazia d'imitarlo nella sua santa operosità. Intercedeteci da lui quell'amore costante al lavoro, che oltre ai nostri bisogni temporali, deve servirci di mezzo per scontare le nostre colpe, ed acquistarci riti per la vita eterna.OSSEQUIO. Fuggite sempre l'ozio, che è padre de' vizi, sicchè il tentatore non vi trovi mai disoccu. pati, per dar retta alle sue prave sugestioni.
27.Dolore di Maria nella morte di S. Giuseppe.
Il giusto, seppure prevenuto da morte, troverà nel riposo: chè la canizie veneranda non è quella di lunghi anni, nè dal numero di essi si misura. Il senno è canizie agli uomini, ed età rispettabile una maturità incensurabile ». Queste parole dello Spirito Santo quadrano a capello al giusto Giuseppe, Sposo intemerato della Vergine Madre di Dio, Custode e vice padre del Verbo incarnato.
Avvicinandosi il termine della vita nascosta del Figliolo di Dio, il delicatissimo ministero di lui era compiuto. Come si ricava dal Vangelo, Giuseppe mancò ai vivi sì e no cinquantenne, quando secondo le divine disposizioni egli aveva adempiuto l'officio commessogli dalla Provvidenza. Anima santa unitissima sempre a Dio, meglio che gli antichi Patriarchi, aveva accettato dalle mani di Giovacchino la fanciulletta Maria per esserne lo sposo ed il difensore. Molto simile a lei per l'amore alla purézza, con lei si era votato a Dio nel proposito di vivere vergine. La prova che Dio volle farne nell'occasione della soprannaturale gravidanza della Sposa, era riuscita a confermarlo nel proposito di una vita intemerata, umile, faticosa, diligente per esser pari all'altissimo officio al quale Dio lo chiamava; quello cioè di custodire con veci ed autorità di padre l'unigenito Figlio di Dio, concepito dalla sua Sposa per opera dello Spirito Santo. E con quanta diligenza, sollecitudine, operosità aveva adempiuto le parti di tanto etficio! In ogni circostanza si era dimostrato il giusto, assistito da Dio, che gli parlava familiarmente, pieno di fede e di carità, superiore a tutte le umane vedute, elevato alla più alta contemplazione per la familiarità durata quasi trent'anni col Figlio di Dio fatto uomo.
Coronato di tanti meriti, logoro dalle fatiche e privazioni, vedendo vicina l'ultima sua ora, si adagia quale stanco pellegrino nel suo povero giaciglio: nulla lo tiene più legato alla terra! Ma che penso io? Sto meditando la morte del Cristiano giusto e santo,
in,questo caso c'è da pensare che sentisse amara davvero la morte!
La Chiesa canta di lui: « Gli altri giusti corona la felice sorte dopo spirati; tu invece vivente godi di Dio, quasi, uguale ai beati comprensori ». Ed ora questo angelo di contemplazione è in procinto di emigrare da quella sua vita condivisa con l'Uomo-Dio certo si troverà nel refrigerio, come disse Abramo di Lazzaro: « Ora costui è consolato; ma la visione beatifica di Dio, non l'avrà ancora! Ancora pochi anni, ed il Redentore fattosi suo figlio, aprirà con la sua morte l'adito al Paradiso. Era per Giuseppe questo un motivo di afflizione? No certa. mente; era un atto supremo di adesione alla volontà di Dio, che lo mandava ad annunziare la prossima redenzione ai giusti del seno di Abramo.
Qui, anima mia, è necessario, se vuoi intendere gli affetti della santissima Sposa di Giuseppe, che tu dimentichi tutte le affezioni carnali. Maria assiste il suo Sposo nell'ultima malattia, facendo a gara con Gesù per porgergli ogni conforto. L'amantissima Sposa che sente tutto l'affetto naturale e so. prannaturale per il dilettissimo Sposo, suo conforto, suo sostegno, suo aiuto in ogni cosa, prova tutta l'amarezza ed il distacco del sentimento umano, ed insieme tutto il conforto di quell'amore che viene da Dio. Sente vivo il dolore, amara la separazione, ma nulla di disperato, nessuna conturbazione che faccia mormorare della Provvidenza, che ci ha fatto per il cielo, e ci chiama al cielo ciascuno alla sua volta.
Compatisci Maria, in questo suo dolore, che anche fra le braccia della speranza soprannaturale è pur sempre amarissimo; e poichè anche tu dovrai trovarti immancabilmente in punto di morte, pregala che ti faccia parte del suo sentimento soprannaturale, sicchè, sebbene amara, la morte ti sia consolante.
O Gesù, che confortaste il santissimo vostro padre putativo in punto di morte, confortate anche me in quel doloroso passaggio: o Maria che assisteste con affetto di sposa Giuseppe moribondo, assistete anche me con affetto di madre in quell'ora tremenda: S. Giuseppe, fate che la nostra morte sia come la vostra!
Se desidero nella mia morte l'assistenza di Gesù, Giuseppe e Maria, cercerò di vivere sempre preparato ad una buona e santa morte.
ESEMPIO. S. Andrea Avellino, sacerdote Teatiano di grande santità ed operosissimo nel ministero apostolico, devoto in modo singolare della Vergine Madre di Dio, già grave di anni, ed affranto dalle fatiche, ebbe l'apparente sventura di fare una morte spaventosa. In Napoli un giorno mentre vestito dei sacri paramenti, ed avendo disposto sull'altare le cose necessarie al santo Sacrificio, discesone si accingeva a cominciare la Messa, a quelle parole: Introibo ad altare Dei, che balbettando ripetè tre volte, fu colpito di tocco apopletico, e cadde. Trasportato da. gli astanti in luogo idoneo, e munito degli ultimi sacramenti, spirò l'anima sua tra le angoscie di quel morbo terribile.
Brutta morte, esclama il nostro sentimento! Eppure in realtà anche questa repentina morte del giusto fu bella e preziosa al cospetto di Dio, e fu rallegrata da una apparizione della Vergine che lo confortò, mutando le sue angoscie in gaudio celeste. 1 veri devoti di Maria, non hanno a temere mai la morte, sotto qualunque forma si voglia presentare. Tutto sta nell'esservi preparati con la buona coscienza.
PREGHIERA. O Gesù, Giuseppe e Maria, che santificaste la vita umana con le più sublimi virtù, e insegnaste praticamente a noi di vivere santamente per morire placidamente nel bacio del Signore, vi prego e vi scongiuro con tutto il sentimento dell'animo che vogliate essere sempre in vita gli ispiratori miei nel bene operare, sicchè compiuta la niia carriera secondo íl divino beneplacito, mi sia concessa la sorte di avervi assistenti alla morte mia, qualunque vorrà essere, che accetto fin da ora in isconto dei miei peccati, ed a gloria di Dio. Amen.
OSSEQUIO. Pensate per pochi minuti alla vostra morte, e raccomandatevi a Gesù, a Giuseppe ed a Maria.
28. Gesù comincia il suo ministero.
L'anno quindicesimo di Tiberio Cesare... la parola del Signore invase Giovanni Battista nel deserto, e uscì per tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di penitenza in remissione dei peccati ». Era l'adempimento di un oracolo di Isaia, che diceva: « Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via al Signore! » La grande austerità del predicatore, che tanti anni aveva passato nel deserto in atti di penitenza singolare e contemplazione sovrumana, ed ora si presentava alle turbe vestito di peli di camello e cinto le reni con zona di Delle, in breve tempo iniziò un moto religioso straordinario, e la fama di lui si sparse per la Giudea, Galilea ed oltre. Gesù, che come Dio disponeva quesse, mostrò alla sua santissima Madre, ormai vedova, che era venuto il tempo di dover egli essere nelle cose del Padre suo, senza riguardo ad umani impedimenti. « È tempo, dice villa dilettissima Madre sua, che io vada, glorifichi il Padre mio, lo faccia conoscere e manifesti me stesso al mondo, ed operi la salute delle anime, per la quale fui mandato. Confortati dunque, carissima Mamma, che tornerò presto a te: e piegando le ginocchia il maestro dell'umiltà, le chiede la benedizione. Anche Maria prevenendo l'umile gesto del Figlio, si inginocchia e con lacrime abbracciandolo teneramente gli dice: Figlio dilettissimo, vai pure benedetto dal Padre tuo e da me, e ricordati di me, e che io ti riveda al più presto. E Gesù si parte, va da Giovanni, è da lui battezzato, é tosto lo Spitito Santo lo spinge nel deserto, dove digiuna per quaranta giorni, vince la triplice tentazione del diavolo ed infine sente fame, e gli Angeli gli si accostano e gli recano da mangiare.
Il Serafico S. Bonaventura con isquisita delicatezza, e senza ombra d'inverisimiglianza, immagina che gli Angeli andassero a chiedere a Maria il cibo che volevano somministrare a Gesù, e che la tenera Madre, cotti subito alcuni pesci, con pane, erbe, bevanda e rustico servizio, consegnasse tutto ai messaggeri celesti, e così la Madre sovvenisse anche una volta ai bisogni dell'amatissimo figlio.
Questo commoventissimo pensiero possiamo senza troppa esitazione adottarlo per vero, ché risvegliandolo bene nella nostra mente, ci riempirà di soavissimi affetti il cuore.
Consideriamo Maria santissima ormai vedova e sola nella sua povera casetta di Nazaret N non si lamenta, no, della sua desolazione, nè materialmente era proprio sola. Già la moglie del fratello di S. Giuseppe, Maria di Cleofa con i suoi giovani figli Giacomo, Giuseppe, Giuda, Simone, e la sorella di lei Maria Salome moglie di Zebedeo con i suoi giovanetti figli solevano visitarla di frequente, sichè sembravanp della stessa famiglia, ed i Nazaretani chiamavano tutti quei figlioli col nome di fratelli e sorelle secondo l'uso ebraico; ma. qual differenza tra i sentimenti della Madre di Dio e quelli di tutti costoro! Più tardi molti crederanno, ma intanto Maria sola comprende la missione del Figlio di Dio, e sola partecipa alle sue umiliazioni, alle sue fatiche, al suo digiuno di. quaranta giorni. Parte di queste cose le indovina per sentimento materno, parte le comprende per lume di fede vivissima, parte le sono manifestate dagli Angeli. Di tutte sente quella sovrumana amarezza ed insieme gaudio divino, che la salute del mondo oramai cominci; e si offre a Dio con piena dedizione, per cooperare con tutte le sue energie all’opera del Figlio suo.
Considera, anima mia, questi nobili sentimenti della Vergine, che sebbene nascostamente, pur sarà dietro le vestigia del Figlio suo una grande missionaria. E tu che fai? Non rifletti che la Provvidenza ha affidato a ciascuno la propria salute e quella del prossimo suo? Sacrificarsi con pazienza ed insistenza è la virtù del Cristiano. Se Gesù Cristo ha fatto tanto per illuminarci e salvarci, chi sì rifiuterà di mettersi a sua disposizione per lavorare alla salute delle anime?
Vergine zelantissima, che non vi rifiutaste a nessuna privazione, a nessun sacrificio per adempiere il voetro ufficio di Corredentrice, pregate Gesù Redentore per noi che ci renda degni di associarci all'opera sua.
Secondo le mie forze e l'esigenza del mio stato, mi studierò di zelare la salute delle anime, e se non posso farlo con l'opera e la parola, lo farò con ogni altro mezzo a mia disposizione.
ESEMPIO. Quando Maria santissima chiamò i sette Santi Fondatori dell'Ordine dei Servi suoi a meditare di proposito i suoi Dolori, per accendersi di zelo a propagarne nel mondo la devozione, gl'indusse da prima a separarsi da tutte le faccende del mondo, lasciare i loro cospicui uffici, la lucrosa mercatura, gli stessi affetti famigliari, e ritirarsi in un povero eremo in Firenze stessa. Ma divenendo ognora più noto questo loro ritiro, e frequentandosi da sem. pre maggior concorso per causa di devozione, S. Bonfiglio Monaldi che era fra i Sette come duce, ammonito in visione da Maria Addolorata, persuase i compagni ad abbandonare quell'eremo, e ritirarsi nella profonda solitudine del monte Senario, a circa nove miglia a settentrione di Firenze, luogo alpestre ed orrido allora troppo più che non sia al presente. Ivi nella solitudine, orazione ed austerità crebbe la loro devozione a Gesù Crocifisso ed a Maria Addolorata.
PREGHIERA. O Gesù, che per insegnare a noi la maniera di trattare con Dio, ed unirci sempre più strettamente a lui, ci voleste dar l'esempio della austera quarantena passata nel deserto fra le fiere, in perfetto digiuno e continua conversazione con Dio, concedeteci per intercessione di Maria vostra Madre, che tanto bene apprese quella vostra lezione, che anche noi risolviamo una buona volta di rompere ogni relazione col mondo, regno del maligno, ed in orazione ed austerità cercare quel Bene supremo, che solo ci è necessario. Amen. OSSEQUIO. Per amor di Maria mi ritirerò definitivamente dall'occasione che mi fa mettere più colpe.
29. Maria allemozze di Cana.
Gesù dopo l'austera quarantena tornò dal deserto a Betania di là dal Giordano ove di. mórava Giovanni Battista. Il santo Precursore in questa occasione l'additò ai suoi discepoli dicendo: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie via il peccato del mondo ». Il giorno seguente Gesù fece la prima sua conoscenza con Andrea e Giovanni e Simone fratello di Andrea, cui Gesù rivolse uno sguardo speciale e gli predisse che sarebbe stato chiamato Pietro.
Il terzo giorno tornò in Galilea ed ivi incontrò Filippo, che gli recò anche Natanaele. In questa occasione Gesù si riunì alla sua Vergine Madre, ed il terzo giorno dopo venuto a Nazaret, ne riparti con la Madre e quei pochi discepoli per recarsi a Cana dove si festeggiavano le nozze di uno dei suoi cugini. Ecco Gesù e Maria ad un convito nuziale partecipi della schietta gioia di quei semplici Galilei. Il nostro sentimento si trova quasi urtato pensando che Gesù e Maria si abbassino soverchiamente pigliando parte ad un banchetto di nozze, che sia pure onestissimo, ha sempre qualche cosa di mondaho. Ma quanto sono sciocchi questi nostri pensamenti, quanto lontani da quelli di Gesù e di Maria!
Chi è infatti Gesù? Il Verbo di Dio fatto uomo, che in sè innalza la nostra umanità alla personalità divina. Chi è Maria? Una fi. glia di uomini, una nostra sorella elevata alla dignità quasi infinita di Madre di Dio.
Gesù è l'uomo, .Maria la donna nei quali l'umanità nostra è innalzata sino a Dio per il quale era stata formata. Quali sono le sor. penti di questa umanità? II matrimonio istituito da Dio nel paradiso terrestre, e deturpato, avvilito, guastato dal demonio corruttore ed omicida. Vengano, vengano Gesù e Maria, i restauratori della umanità, vengano ad assistere non solamente a queste nozze di Cana, ma a tutte le nozze che si celebreranno fra gli uomini! E Gesù ci verrà elevando il matrimonio alla dignittà di sacra'mento; Maria vi assisterà come portatrice della grazia del suo Figliolo a tutti gli sposi cristiani.
Rifletti che tutto ciò non è un pio desiderio, nè una poetica fantasia, bensì una realtà vera. Gesù era andato a quelle nozze, predisposta prima ogni cosa per manifestare la sua gloria, dando principio alla restaurazione dell'umanità, col santificare le sorgenti della vita.
Gli sposi di Cana erano parenti di Gesù e di Maria, quindi non troppo più ricchi di questi. Lo si vide subito, sul più bello venne a mancare il vino. Maria con isquisita delicatezza se ne avvide, indovino il rossore che ne avrebbero provato gli sposi, e con la sua viva fede nella divinità del suo Gesù, gli disse: « Non hanno più vino ». Maria voleva dir tante cose con quelle brevi parole, e Gesù lo comprese benissimo; ma era tempo di rivelare il suo vero essere, bisognava che Maria in questo non entrasse come madre, ma come santa creatura la cui fede può impetrare da Dio un'opera propria di Dio; laonde così le disse Gesù: « Donna, che ho io a fare con te? La mia ora non è peranco sonata!» Sembrano parole dure e di rimprovero, ma non sono tali. È Dio che parla, alla sua creatura, e promette che al suo momento provvederà. Maria lo intende, dà gli ordini opportuni, e Gesù al momento voluto muta miracolosamente l'acqua in vino squisito! È il primo miracolo di Gesù, segno parlante di ciò che era venuta a fare, a mutare cioè l'amore naturale m carità; le nozze naturali in sacramento santificante!
Ecco, anima mia, perchè ogni abuso della carne è gravemente colpevole; l'uomo non deve guastare l'opera di Dio abusando di una grande sua facoltà a sfogo della bestialità che in lui rimane.
Desidero, Vergine purissima, intender bene questa lezione, per innamorarmi di quella purezza di costume che esige la santità o la perfezione del mio stato: voi con la vo. stra potente intercessione ottenetemi da Gesù questa elevazione di tutti i miei sentimenti, per riuscire degno figlio vostro, degno fratello di Gesù.
Farò gran conto della purezza del cuore, della mente e del corpo mio, rifuggendo da tutto ciò che potrebbe macchiarmi di impurità.
ESEMPIO. La beata Anna Maria Taigi, elevata all'onore degli altari col titolo di Madre di famiglia, perchè non fu nè vergine nè vedova, mostrò in sè stessa la soprannaturale dignità di cui è circonfusa dallo Spirito Santo la persona umana, qualunque sia lo stato santo al quale sia chiamata da Dio. La santa donna fu chiamata allo stato matrimoniale, e per conto suo nè agiato, nè troppo felice; ne compì i doveri tutti con grande sentimento della sua responsa. bilità, verificò in se stessa, nel marito e nei figli che ebbe, il detto dell'Apostolo: Honorabile connubiuin in omnibus et thorus immacutus. Sia in tutti i coniugi dignitoso il connubio, ed il talamo senza macchia. A ciò riuscì la santa sposa per la sua continua orazione, e fervida devozione a Gesù Nazzareno ed alla Vergine Addolorata, alla quale ricorreva sem. pre fiduciosa nelle sue non piccole tribolazioni ed angustie.
PREGHIERA. O amabilissimo Redentore Gesù, che a tanta dignità avete sollevato la povera natura umana prima straziata ed avvilita dal peccato, voi che nelle nozze di Cana mostraste la gloria vostra sublimando il naturale amore umano a mezzo di santificazione soprannaturale, facendo del matrimonio un vostro sacramento, concedeteci, che, come allora ad intercessione di Maria vostra Madre faceste il vostro primo miracolo, così; ora noi intendiamo tutta la dignità di figli adottivi di Dio, e viviamo in maniera, ché le bassezze contrarie alla bella virtù, nemmeno si nominino tra noi, come si conviene. a persone sante. Così sia.
OSSEQUIO. Rinnovate il fermo proposito di non vostra con peccati contro la purità.
30. Maria discepola di Gesù
Quantunque il Vangelo, fasci nell'ombra Maria santissima durante il periodo della vita pubblica di Gesù Cristo, pur tuttavia quest'ombra non è così folta, chè non lasci scorgere più di un punto, più di un lato della sovrumana figura della più diligente discepola di Cristo.
E prima di tutto è certo che Gesù non abbandonò mai la mamma sua, sino al momento di affidarla dalla croce al discepolo Giovanni. Nei primi mesi della sua predicazione Gesù si rifugiava presso di lei in Nazaret nella sua casetta di giovane operaio. Nel suo primo viaggio a Gerusalemme Maria lo dovette seguire con altre donne parenti e conoscenti per celebrare anch'esse la Pasqua nella santa città, quantunque viaggiassero per conto loro. Poco più tardi Gesù tornato in Galilea trasportò il suo domicilio da Nazaaret a Cafarnao, dove condusse seco oltre la sua madre, la cugina o cognata di lei, Maria di Cleofa, coi figli e le figlie di costei. Più tardi quando i viaggi di Gesù divennero più frequenti e più lunghi, Maria fu senza dubbio di quella pia brigatella di donne che seguivano Gesù sovvenendolo con le loro facoltà.
Consideriamo come Maria non seguisse Gesù soltanto per affetto materno, ma lo seguiva principalmente per far tesoro degli insegnamenti di lui, ed attuare in sè l'ideale della più perfetta discepola di Cristo. Per intendere questo, consideriamo un grazioso episodio raccontato dal Vangelo. Era già il terzo anno della vita pubblica di Gesù, e non vuole lasciarla cadere, e così elegantemente l'approva e la spiega: « Certissimamente sono beati coloro che ascoltano la parola di Dio e ne fanno tesoro ! » È un elogio meraviglioso che Gesù fa della madre sua, e lo estende a chiunque la voglia imitare.
« Gesù asserisce, che non soltanto- è beata colei che meritò di generare corporalmente il Verbo di Dio, ma che chiunque concependo spiritualmente lo stesso Verbo, ascoltando cioè e credendo, si studia di alimentarlo nel suo cuore e partorirlo nel cuore dei prossimi. Poichè anche la stessa Madre di Dio fu davvero beata per essere stata la ministra temporale dell'Incarnazione del Verbo; ma fu molto più heata per il fatto che fu custode eterna dello stesso Verbo amato ed imitato studiosamente ».
L'anima di Maria era davvero l'ottimo terreno nel quale caduta la parola di Dio germogliava tosto, cresceva rigogliosa, fruttificava il cento per uno nella pazienza più eroica, Non era soltanto ascoltatrice Maria delle belle parole del suo Gesù, ma imitatrice studiosa delle azioni di lui: Gesù, umile, povera, nascosta; come come Gesù, in continui viaggi e fatiche; come Gesù, assillata continuamente dal dolore per la incredulità di tanti Ebrei, per l'ostinazione di quei malvagi che osavano calunniare anche le opere divine di Gesù attribuendole al demonio. Quanta pazienza tare la tenerissima Madre, sentirne, quante lacrime e sare innanzi a Dio per la quel popolo che era il suo! Quanto vorrei somigliare a prudentissima, nel far toro di Dio, ed adoperarla nell'esercizio cristiana pazienza! Impetratemene grazia dalla misericordia del vostro Figlio! Mi fisserò bene nella mente che il frutto della divina parola si vede nell'esercizio della pazienza cristiana : non mi lamenterò mai nelle avversità.
ESEMPIO. S. Gabriele dell'Addolorata, non contento della sua fervida ed intima devozione, nè delle sue continue meditazioni sopra i dolori di Maria, sentiva una sete ardentissima di udire parlare del mistero che tutto lo pervadeva, e quando gli altri non gli elargivano la bevanda desiderata, egli sfogava una eloquenza inesauribile e persuasiva nel parlare della sua celeste Madre. Specialmente nel mese di Settembre era tutto in faccende ed in esortazioni ai suoi confratelli, perchè si celebrasse quel mese dedicato ai dolori di Maria con la più intensa devozione e fervore. Da questo parlare continuo di Maria Addolorata egli ricavava per sè nuovo sprone a sempre più accendersi di amore, e traeva gli altri a seguirlo nei suoi slanci amorosi. Beato lui, che faceva le sue delizie del parlare di sante cose!
PREGHIERA. O vergine santissima, che meritaste dal vostro Figlio Dio l'elogio di essere non solo ascoltatrice sitibonda, ma quel che è più fedele custode della divina parola, quanto mi confondo innanzi a voi della nausea che provo della parola di Dio, e della oblivione trascurata nella quale pon_ go quella che pur mi tocca ascoltare. Sono un auditor obliviosus factus, che dovrà rendere, Dio sa, quale conto di tanto tesoro mandato a male. Pregate voi per me Gesù, che mi dia la grazia di svincolarmi da questa trascuratezza, e di fare tesoro della santa parola di Dio che mi si predica. Così sia.
OSSEQUIO. Proponete di essere più attento in ascoltare la parola di Dio, e più studioso di metterla in pratici.
31. Maria sollecita per la vita di Gesù.
Il buon seme della parola di Dio, che il divino Seminatore Gesù andava seminando in tanta copia tra quella povera gente della Giudea e della Galilea non trovava purtroppo quell'ottimo terreno che era l'anima di Maria sua madre. Anzi, molto ne cadeva tra gente dissipata, come sulla pubblica via, e gli uecellacci; che erano gli spiriti malvagi, se lo beccavano senza lasciarlo germogliare. Molto ne cadeva in cuori induriti, quasi sulle pietre, sicchè non poteva attecchire: molto in animi travagliati dalle sollecitudini e cupidigie della vita, come tra le spine, ed era ben presto soffocato. Ma c'era di molto peggio: una gran parte di quella gente, che aveva la grazia inestimabile di udire la parola stessa del Verbo incarnato, era proprio refrattaria ad intenderla, e ben presto si dichiarò apertamente ostile al divino Missionario. Chi per incomprensione, chi per gelosia verso gli altri, chi per timore di perdere i suoi guadagni ed il suo grado di distinzione, chi per sentimento mondano, chi finalmente per satanico spirito farisaico. Le ostilità scoppiarono ben presto: in Gerusalemme gli credettero alcuni, ma egli non se ne poteva fidare: in Giudea dovette Gesù abbandonare il campo, per l'avvenuto imprigionamento del suo Precursore: a Nazaret una prima volta che ci andò, lo si voleva precipitare da un dirupo; un'altra volta lo si disprezzò come figlio di un falegname, e di una povera donna chiamata Maria. Basti il dire che neppur tutti i suoi consanguinei, che speravano ben altri vantaggi dalla sua missione, credevano in lui ~ Anzi una volta che Gesù era rientrato in casa seguito da presso da una folla di gente che non gli dava respiro, nè gli lasciava il tempo di mangiare, i suoi, molestati da quella briga, uscirono fuori per legarlo, ed andavano dicendo: Costui è impazzito! Con quali sentimenti si commetteva quesa indegnità? Per inimicizia? Per paura? Per incredulità? Per una malintesa compassione? Si pensi come si vuole; ma riflettendo che nenmeno nel terzo anno della predicazione i parenti di Gesù credevano in lui, si può scorgere in quell'atto un acciecamento inescusabile.
E Maria parte vedeva, parte conosceva per relazione altrui tutte queste cose, e Dio solo sa come le martellasse in petto il cuore materno! Come era sempre trepidante per la vita dell'unigenito suo; quante notti insonni, quanta passione per la trepidazione che da un momento all'altro succedesse la catastrofe, che purtroppo le era sempre nanzi con la sua terribile certezza!
Un giorno Maria sente bisbigliare tra i risei, che ascoltavano il Figlio suo, questa brutta insinuazione: Costui è posseduto dallo spirito immondo! Il cuore materno le balza in petto, crede giunto il momento di dovere intervenire; si fa innanzi con alcuni giovani suoi nipoti, e manda a dire sollecitamente a Gesù, che si liberi da quella tur. ha ostile, e venga da lei! È riferita a Gesù la sollecitazione della Madre, ma Gesù sempre calmo, sempre uguale a se stesso, risponde: « Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? » E girati gli occhi sopra coloro che gli sedevano attorno: « Ecco, disse, mia madre ed i miei fratelli. Perchè chi fa la volontà di Dio, è mio fratello, mia sorella e madre »
Sublimi parole! Maria è la madre vera di Gesù, ma più nobilmente ancora, se è possibile, ella ne è la madre anche più degna, Perchè è l'anima che più eroicamente d'ogni altro santo, ha sempre fatto, la volontà di Dio nel soffrire santamente tutti quegli affanni, dolori, ansietà, sollecitudini che le faceva soffrire la sua vera maternità del perseguitato Figlio di Dio. Medita attentamente questo punto, ed intenderai la santità e l'eccellenza dei dolori della santissima Maria.
Ci penso sì, o Vergine fortissima, ai vostri dolori, ma quanto facilmen!e vi credo simile a me, che nelle avversità, non solo soffro, ma quasi quasi mormoro delle disposizioni di Dio; mi impazientisco, non so pregare, se non Perchè Dio voglia risparmiarmi la prova: vorrei insomma che Dio facesse la mia volontà, non io la sua. Voi, che tanto bene intendeste la preziosità del soffrire con Gesù Cristo, pregatemi dal Signore un po' del lume che rischiarava la vostra mente, e dell'amore di cui ardeva il vostro cuore.
Se ami Gesù, anima mia, non soltanto a parole, sacrifica generosamente a lui ciò che attualmente sconcerta e turba la-tua volontà troppo umana; e così sarai fratello o sorella ed anche madre di Gesù Cristo.
Essmpio. S. Giovanni Leonardi, devotissimo della Madre di Dio, cui volle intitolata la congregazione di sacerdoti da lui istituita, pur non desiderando altro in vita sua che la gloria di Dio e la salute delle anime, ebbe l'arduo compito di un apostolato sempre in angustia per le persecuzioni incessanti che lo travagliavano da parte di nemici e di amici, senza aver mai, nonchè una soddisfazione, nemmeno un po' di requie nell'oblio. Far bene ed esser preso in mala parte: sacrificarsi e ricavarne odio: iniziare opere, e vederle andare a male; si può dir che fosse tutta la vita del santo Prete.
Ma egli riguardando il suo divino modello Gesù, del quale è scritto: Ed i suoi non lo ricevettero, non perdette mai la sua tranquillità di spirito, nè si raffreddò mai nel suo zelo; vero discepolo della Madre di Dio, che col suo Gesù era sempre pronte a tutto soffrire.
32. Maria compagna di Gesù nelle persecuzioni.
Col progredire del pubblico ministero di Gesù, l'ostilità dei suoi avversari si faceva più palese ed ostinata. Lo si osservava in ogni sua azione, e si trovo modo di calunniarlo come disprezzatore della legge, perchè non pigliava il riposo sabatico con quel rigore che pretendevano i Farisei; disprezzatore delle tràdizioni dei padri, perchè gli Apostoli non osservavano tutte le abluzioni ímposte da quei puritani; si disprezzarono i suoi miracoli, perchè li faceva in giorno di sabato; si arrivò persino ad attribuirli a satana: era il colmo: Eppure non bastava a quei ciechi superbi.
Ecco la tragica notizia della decollazione del Battista, la cui testa veneranda fu consegnata a strazio ad una ballerina ed alla impudica sua madre! La congiura dei capi della Sinagoga stringe le sue fila, si delibera di disfarsi ad ogni costo dell'inviso banditore della verità. Cosiiochè Gesù non ebbe più un villaggio dove stare sicuro, e fu bisogno che passasse di regione in regione, secondo l'opportunità, per isfuggire tante insidie.
Queste trame contro 1a vita dell'Uomo Dio erano troppo bene conosciute da lui, ma per la maggior parte sfuggivano ai suoi discepoli ed alle turbe che lo applaudivano. C'era anche un'altra persona che tutto osservava, alla quale le dolorose notizie giungevano frequenti come i nunzi di Giobbe ('), accumulando nel suo tenero cuore amarezza ad amarezza, senza però alterare la invitta sua pazienza, nè -pezzarne la costanza. Quando in particolare fu recata a Gesù ed ai discepoli la funesta notizia della decapitazione del Battista, con Gesù pianse, anche Maria, che ricordava con quanto affetto avesse levato di terra quel suo nipotino appena nato. E Dio sa quante altre tristi nuove le fecero sanguinare il cuore e ne spremettero lacrime amare.
Non era Maria una debole donna che inconsapevole dell'avvenire potesse farsi illusione di eventi lieti, di successi brillanti, di onori, agi, felicità. Non era di coloro che speravano il vero Messia essere per regnare alla maniera dei re di questo mondo: troppo bene conosceva il tragico termine a che sarebbero venute quelle feroci persecuzioni. Il Cristo doveva soffrire ogni strazio sino alla morte, e per questa via entrare in possesso della sua gloria. Non solo Maria sapeva tutto questo, e ne aveva la visione continua innanzi agli occhi, ma ne provava ogni giorno l'amarezza ognor crescente.
Eppure non si lamentava nè con Dio né con gli uomini; non dava in ismanie ne in im. pazienze, ma sempre più si confermava nel volenteroso proposito di partecipare ai patimenti di Cristo, perchè questa era la parte che il suo ufficio di Corredentrice le riservava. Ripeteva le parole che Isaia aveva posto in bocca al Messia paziente: « Dio mi ha fatto conoscere il suo volere: non contradirò, non mi volterò indietro!» ed eccola pronta e perseverante nell'accompagnare il Figlio in tutte le persecuzioni.
Quanto dobbiamo imparare da Maria noi che ci stanchiamo tanto presto nella via della virtù; noi che messa la mano all'aratro guardiamo indietro, e ci rendiamo inetti al regno dei cieli. Se ci manca la consolazione, se incrudisce la prova, crescono le tentazioni, si dilegua 1'idealè che ci eravamo proposti, siamo capaci di annoiarci del nostro stato abbracciato per vocazione divina. Siamo fiacchi, Ieggieri, mutevoli, non sappiamo perseverare nell'adempimento del dovere per puro amore di Dio. Che possiamo dire a nostra scusa? Il solito sofisma, Maria era santissima e confermata in grazia, noi miserabili peccatori! Forse che la conferma in grazia toglieva a Maria la libera volontà o il senso del dolore? Niente affatto! Forsechè noi siamo miserabili e peccatori perchè ci manca la grazia, o non piuttosto perchè le resistiamo, la rifiutiamo? Su, via, raccomandiamaci alla Madre della divina grazia, alla ministra delle divine misericordie, perchè ci ,assista con la sua materna intercessione, sicchè noi diventiamo più saldi nei nei nostri propositi, più perseveranti bene.
Il dono della perseveranza finale non si può meritare, ma Dio lo concede ordinariamente ,a chi corrisponde fedelmente alla serie di grazie a sè preparate: mi studierò dunque di star sempre saldo nella vocazione in cui Dio mi ha posto.
ESEMPIO. S. Benedetto Giuseppe Labre, pellegrino volontario per amor di' Dio, nella prima gioventù assetato di desiderio della perfezionè evangelica, aveva abbracciato reiteratamente la vita reli. Osa, ma per ragioni affatto indipendenti dalla sua volontà, era stato costretto a ritornare al secolo. TI Signore gli fece intendere che voleva da lui una vita povera, mortificata e santa pur vivendo nel mondo. Il Santo si arrende docile alla sua vocazione; lascia patria, famiglia, relazioni tutte, e comincia a pellegrinare elemosinando di santuario in santuario in Francia, in Ispagna, in Italia, ed in quel tenore di vita persevera sino alla morte, sempre unito a Dio, distaccato da tutto, vero ospite e straniero in ogni luogo, sempre alieno dai carnali desideri che avversano l'anima. Lo sosteneva una grande devozione a Maria santissima, che gli ottenne dal Signore il dono della perseveranza in tanta abiezione e povertà volontaria. Fu un vero amatore dell'obbrobrio di Cristo, e ne guadagnò la corona di gloria.
PREGHIERA. Vergine Ss.ma Addolorata, cui furono continua spada di dolore le persecuzioni incessanti mosse al vostro dilettissimo Figlio Gesù, mentre andava attorno facendo del bene a tutti, e sanando le infermità di quegli ingrati; ottenetemi dalla bontà di lui, che anch'io abbia un cuore . sensibile alle persecuzioni che oggi si muovono alla Chiesa sua sposa; e non mi perda mai di coraggio, dovessi pur anch'io essere perseguitato ed anche ucciso per amore del mio Redentore. Così sia.
OSSEQUIO. Offrirò a Dio con gran devozione il Sangue di Gesù Cristo per il trionfo della santa Chiesa!
33. Predizioni della Passione.
La passione, la croce e la morte non furono per Gesù avvenimenti inaspettati, nè sorprese indesiderate. Era venuio al mondo per questo, e tutto gli accadeva secondo il piano prestabilito dalla sua Provvidenza divina. Però gli Apostoli ed i discepoli non potevano ancora elevarsi sino a capire che l'apparente debolezza di Dio avrebbe vinto tutte le potenze umane e diaboliche; e l'apparente sua stoltezza fosse in realtà l'opera più sapiente che potesse escogitarsi. Era necessario preparare -quelle menti deboli allo scandalo della croce, perchè non riuscisse loro troppo funesto. Tre volte pertanto nel terzo anno del suo ministero pubblico Gesù predisse chiaramente e minutamente la sua passione. Una prima volta dopo la confessione di Pietro, dicendo, come bisognava che egli andasse a Gerusalemme, ed ivi soffrisse molte cose dai seniori e dagli scribi e dai principi dei sacerdoti, e fosse ucciso, e risuscitasse il terzo giorno. Riuscì ostica a Pietro questa- predizione, e si fece lecito di scongiurare il Maestro, che ne impedisse la effettuazione; ma da Gesù ebbe un rimprovero.
La seconda volta poco dopo la Trasfigurazione, quando disse anche più chiaramente: « Il Figliolo dell'uomo sarà dato nelle mani degli uomini, e lo metteranno a e ucciso risusciterà il terzo giorno ». Questa volta gli Apostoli, restarono confusi e sgomenti, non capivano, nè osavano interrogarlo. Una terza predizione avvenne poco prima di raggiungere Gerico per l'ultimo viaggio a Gerusalemme: « Ecco che andiamo a Gerusalemme, ed il Figliolo dell'uomo sarà dato nelle mani dei principi dei sacerdoti, e degli scribi, e dei seniori, e lo condanneranno a morte, e lo consegneranno ai Gentili, e lo scherniranno, e gli sputeranno addosso, e lo flagelleranno: ed egli risusciterà il terzo giorno ». Questa volta oltre il solito stupore ed incomprensione degli Apostoli, succede una scenetta imprevista. Maria Salome che aveva due figli tra gli Apostoli, si stacca dalle sue compagne, si fa innanzi a Gesù e gli chiede istantemente: « Comanda, Maestro, che i due figli miei siedano uno alla tua destra, e l'altro alla tua sinistra nel regno tuo ». Gesù guardati con compassione la madre ed i figli, che l'avevano istigata a quel passo, risponde: « Non sapete quel che vi chiedete! Potete bere il calice che io sto per bere? Lo possiamo, risposero. Ebbene, soggiunse Gesù: Il calice mio lo berrete; ma sedere alla mia destra o alla sinistra non tocca a me il concedervelo, ma (sarà) per quelli, ai quali è stato preparato dal Padre mio »
Si sa che la madre di Giacomo e Giovanni era una delle compagne di Maria Vergine nel seguire Gesù per assisterlo, specie in questi ultimi mesi: quindi si deve supporre che in questo viaggio anche la Vergine fosse presente ed udisse questa terza Predizione della passione del Figlia: le altre, se non da se stessa, certo le deve aver udite raccontare dagli Apostoli, specialmente dai due figli di Salome, che erano anche suoi nipoti. Quale impressione facevano nell'animo di lei? Non certo di meraviglia quasi le riuscissero nuove; nemmeno di quell'inconscio stupore che facevano negli Apostoli e nelle sue compagne: bensì le rinfrescavano l'interna ambascia movendo e spingendo la mistica spada che già teneva fitta nell'animo. Si ha un bel dire che meno feriscono le freccie che si prevedono; ciò può valere delle disgrazie umane alle quali l'animo presago può farsi superiore. Ma in questo caso si tratta dell'amarezza senza conforto, che angustiava anche l'animo di Gesù che la provedeva e prevedeva. Oh come dovevano straziare in antecedenza l'anima delicatissima di Maria! Anima di santa che pregusta le amarezze del Figlio di Dio; anima di madre straziata, angustiata e sconvolta per il Figlio suo, il frutto delle sue viscere verginali!
Impara però, anima mia, dalla Vergine Madre come la prova più bella dell'amore che si' può dare a Gesù, sia quella di offrirsi volenterosi a lui a bere il calice delle sue amarezze, ad esser battezzati del suo battesimo di sangue. Fregala che ti faccia intendere praticamente che soltanto attraverso molte tribolazioni possiamo raggiungere una sede onorifica nel suo regno: e coloro ai quali l'ha preparato Iddio, sono quelli che più somiglieranno a Gesù nel patire.
Ricercherò con diligenza quale sacrificio Dio voglia da me al presente, e proporrò di offrirglielo generosamente confidando nello aiuto della stia grazia.
ESEMPIO. S. Teresa di Gesù, contemplando del continuo Gesù penante per noi, e Maria santissima tanto fedele nel soffrire con lui si accese di tanto desiderio di patire con Gesù suo sposo, che le sembrava intollerabile la vita senza sofferenze; Iaonde diceva: O patire, o morire.
E Gesù saziava abbondantemente il desiderio della sua fedele sposa, non facendole mai mancare perse. cuzioni, travagli e malattie. E la virile Santa non era mai più lieta e festosa che quando più acri sentiva le punture del dolore. Questo spirito deve avere chi vuol essere vero devoto di Maria Addolorata.
PREGHIERA. O amabilissimo Redentore nostro Gesù, che riconoscete e premiate i vostri amici a misura della prontezza che hanno a bere con voi il calice della passione, temo grandemente, io miserabile peccatore, che voi non mi abbiate a tenere nel numero dei vostri amici, perchè non mi piace altro che bere alla coppa del mondo. Abbiate compassione della mia miseria e per le preghiere che vi porge per me la vostra santissima Madre Maria, concedetemi un di quell'amore al patire, che concesempre ai veri vostri amici e seguaci.
OSSEQUIO. Per amore di Maria Addolorata occupatevi con più fervore di quei tra i vostri doveri che più vi ripugnano.
34. Maria in Betania.
Dal momento della resurrezione di Lazaro l'ostilità dei nemici di Gesù era giunta al parossismo: in un'adunanza del Sinedrio si era deliberato, relatore Caifas sommo sacerdote di quell'ultimo anno del sacerdozio levitico, che Gesù fosse messo a morte, perchè questa morte pareva necessaria per la salute pubblica. Si era dato il bando perchè chiunque sapesse dove egli si era nascosto, lo denunziasse all'autorità, e fosse arrestato. Gesù che aveva le ore contate, ma contate da lui stesso, credette opportuno ritirarsi nella borgatella detta Efraim, al di là del Giordano, accanto al deserto. Quando credette giunto il tempo riprese il viaggio alla volta di Gerusalemme, senza nulla temere: passò per Gerico, venne a Betania, dove era morto Lazaro che egli aveva risuscitato. Mancavano sei giorni alla Pasqua, era quindi il Sabato precedente quella che noi chiamiamo la Domenica delle Palme.
Sappiamo che in questo viaggio accompagnavano Gesù Maria Salome, e le principali sue compagne, perciò si può supporre che non ci mancasse la Madre di Gesù, che in quei giorni di trepidazione soffriva più che mai per la nera congiura che sapeva stringersi intorno a lui. Immaginiamo quindi, senza terna di sbagliare, che Maria era con alcune sue compagne, gli Apostoli e Gesù in Betania quel Sabato sera. Fu a tutti questi illustri e graditissimi ospiti apprestata una cena nel cenacolo di un certo Simone soprannominato il Lebbroso. Marta era la Uocendiera, Lazaro uno dei commensali, Maria loro sorella presa una libra di unguento di nardo genuino e prezioso, ne unse i piedi di Gesù, e spezzato il vasello che lo conteneva ne sparse in tanta copia, che crede necessario astergerlo con le sue treccie. Segno di grande amore, riverenza ed infinita riconoscenza all'ospite divino che le aveva risuscitato il fratello. La Vergine osservava tutto, ed in cuor suo benediceva quella devota Maria che mostrava tanto amore al suo Gesù.
Ma ecco motivi di turbamento ed indicibile affanno. « Disse uno dei discepoli di Gesù, Giuda l'Iscariote, che stava per tradirlo: Perchè questo unguento non è stato venduto? Se ne sarebbero ricavati trecento danari da darsi ai poveri ». Diceva questo non perchè gli'importasse dei poveri, ma perchè ladro com'era e custode della borsa, faceva la cresta di quel che ci si metteva. Disse adunque Gesù: «Lasciatela stare, che ha prevenuto il prossimo giorno della mia sepoltura. I poveri li avete sempre con voi; me non mi avete sempre. Con questa unzione ella mi ha imbalsamato per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque sarà predicato il Vangelo, si narrerà questa sua pietosa azione in memoria di lei».
Maria ascoltava queste parole, e se le scolpiva in cuore. Tutto sembrava pura gioia, effusione di delicatissimo amore, di riconoscenza, allegrezza intima e tranquilla, ed ecco il traditore interessato, ecco la morte, l'imbalsamazione, la sepoltura di colui al quale tutti i commensali professavano una gratitudine, un amore senza limiti. Eppure quanta mestizia, quanta trepidazione si provava al fondo di ogni dolce cosa! Maria specialmente era vigilante sulla sua specula di dolore, e quel convito non era per lei, che un risveglio di più alla sua tristezza acerbissima. Ai motivi di pena accumulati sin qui nel suo cuore ferito, si aggiungeva ora la raccapricciante vista del traditore. Anche questa pena pungentissima e straziante dovrà soffrire il mio Figlio!... Essere, tradito da un discepolo, per rifarsi di pochi soldi schifosí!... Essere tradito dopo aver fatto tanto bene al traditore, dopo averlo tanto amato!... E quella unzione uscita da un cuore amante e riconoscente, è dunque una imbalsamazione per la sepoltura del Figlio mio, ormai imminente!...
Quale strazio al vostro cuore, o Madre tenerissima, chi può comprendere l'acerbità del vostro dolore?! Ma il dolore per le sofferenze del Figlio vostro è la mirra che condisce tutti gli atti della vostra santissima vita. Perchè anch'io non condisco tutte le mie occupazioni tristi e liete con questa mirra, che è aroma grato a tutte le anime grandi? Impetratemene voi la grazia.
Il ricordo della passione di Gesù Cristo non mi abbandonerà mai, specialmente nelle azioni piacevoli e distrattine della mia vita.
ESEMPIO. S. Paolo della Croce, amantissimo di Gesù Appassionato e di Maria Addolorata, aveva ri. cevuto dal Signore un dono singolare di persuasiva, nel promuovere che di continuo faceva della devo. zione che gl'imbalsamava l'animo. Dirigeva il Santo nelle vie della pietà persone d'ogni ceto, e per tutte aveva sentimenti e massime adatte alla loro condizione sociale. Tra le altre dirigeva egli una nobile ed agiata signora, che gli si mostrava docilissima nel seguirne i consigli. A costei, che lo aveva consultato in proposito, scrive: « Si adorni pure di un filo di perle quando deve comparire in società, ma nel mettersele indosso pensi a Gesù che ebbe una corona di spine, ed una fune al collo a. Questo sentimento deve avere ogni Cristiano, quantunque alcune volte 1'ur. banità voglia, che si vesta secondo l'esigenze del suo stato.
PREGHIERA. O Gesù,, resurrezione e vita di tutti coloro che vi credono e vi amano, a voi solo sono dovuti tutti gli ossequi e tutta la gratitudine dell'umanità. Ed io con tutto l'animo offro a voi ogni cosa mia e tutto me stesso, e desidero di riuscirvi gradito in ogni cosa: vivo o morto mi sento vostro, che siete morto per me. Quanto sarei disgraziato ed infelice, se vi tradissi come Giuda!
Non voglio nemmeno pensarci! Deh per riguardo a Maria vostra Madre, alla quale mi deste per figlio, non permettete mai che mi abbia a separare da voi. Glorificatevi pure in me sia per la vita che per la morte, poichè la vita mia siete voi, e voi la mercede della mia morte. Amen.
OSSEQUIO. Nel godere i leciti e doverosi vantaggi della vita, penserò sempre ai patimenti di Geeù ed ai dolori di Maria, per non invanire nella prosperità.
35. Penoso commiato.
«Qui va inserita una meditazione molto bella, della quale tuttavia la Scrittura non parla; così il Serafico Dottore si introduce a raccontare il mestissimo commiato che Gesù volle prendere da Maria sua. Madre prima di cominciare la sua passione. Confessa il Serafico, che di questo non parla la Scrittura, ma è cosa chiara che lo si può e lo si deve supporre. « È opinione comune dei santi che l'amoroso Redentore non principiasse l'atroce Passione senza averne prima domandato licenza alla dolcissima Madre sua che tanto amava e da cui sapeva di essere cotanto amato ». Consideriamo perciò come Gesù e Maria ritiratisi dalla casa di Simone a quella di Marta e Maria, e ridottisi soli a soli nella stanza loro assegnata, dopo essersi detti tante cose col cuore in tumulto e lo sguardo turgido di lacrime, il Figlio rompe quel silenzio angoscioso e dice alla Madre che dalla seguente mattina cominceranno le supreme lotte col potere delle tenebre, e che egli in pochi giorni ne sarà vittorioso, ma con lo spargimento di tutto il suo sangue, e con la morte terribile della croce! Maria ascolta singhiozzando e piange! Poi con voce alterata dal pianto esclama: Oh se potessi andar io alla morte invece tua, o dolcissimo Figlio mio!.....
Ma lo so, nè la mia vita, nè quella di qualsiasi altra creatura, ha tanto valore da bastare all'umano riscatto. Anch'io ho biso-, gno dello spargimento del sangue tuo, o Agnello divino, anch'io spero di essere in eterno con Dio nella gloria per i meriti tuoi!... Va pure a sacrificare sulla croce quella carne che prendesti dalle mie viscere a questo scopo! No, non posso nè voglio oppormi ai voleri di Dio. Ecco, ripeterò ancora una volta, ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo i suoi voleri!.... Ma di questo sii certo, o Figlio mio, gli dice con enfasi abbracciandolo, baciandolo, bagnandolo di lacrime, che il cuore della madre tua sarà sempre con te; con te patirà, con te sarà straziato, il tuo sangue sarà mescolato alle mie lacrime: questo ti sia prova del mio ardente amore!..:
Gesù che ben conosceva la sublime perfettissima santità della Madre sua, gradisce quegli sfoghi di materno amore, la conforta, rianima ed incoraggia, ricordandole che ella pure ha la sua parte notabilissima all'offerta della Vittima divina. E di chi sono io, secondo la carne, se non tuo? La Vittima che si offre è anche tua, anche tu la offri per la Redenzione del mondo, nella quale mi sarai eterna cooperatrice!
Non è facile per noi percepire ed esprimere i sovrumani sentimenti di quei nobilissimi Cuori in quella solennissima occassione! Riproduciamo nell'animo nostro il quadra commoventissimo dell'Uomo Dio a colloquio con la Vergine Madre sua per comunicarsi il mutuo dolore, ed unirsi in un impeto di sublime carità al comune sacrificio per la Redenzione del mondo! Abramo col braccio steso in atto di immolare il suo unigenito dilettissimo Isacco, può suggerirci una parlante figura di Maria in quel penoso commiato dal suo Gesù.
Non distrarre, anima mia, i tuoi pensieri ad altre cose: cerca di penetrare nell'animo di Maria santissima e studiarne i sentimenti e gli affetti. È la più tenera fra le madri, che si duole pel sruo Figlio sacrificato a morte: sì tutto ciò è vero, e nessun'altra madre sentì mai dolore simile al dolore di Maria; ma rifletti che quel dolore non era una ingrata sorpresa.per Maria: non lo subiva contro sua volontà: non desiderava che le cose accadessero diversamente. Ringraziava Iddio che per la nostra salute mandava a morire l'Unigenito suo in quanto era anche Figlio di lei: e più lo ringraziava della parte che le concedeva alle pene acerbissime di Gesù!
O Maria Corredentrice nostra, impetrateci da Gesù Crocifisso, che nel meditare la passione di lui ed i vostri dolori, mettiamo da ogni umano carnale sentimento, per intendere il mistero di essi, e ricavarne frutto sano e duraturo.
Accrescerò la mia fiducia in Maria Addolorata nostra Corredentrice, e da lei imparerò a meditare ed imitare la Passione di Gesù Cristo.
ESEMPIO. Il ven. P. Domenico della Madre di Dio fu un insigne missionario passionista, chiamato all'apostolato in Inghilterra dalla santissima Vergine, mentre ancor giovane secolare pregava devotamente innanzi ad una sacra immagine di Maria nella chie. sina di S. Angelo presso Vetralla. Da quel momento il Barberi (che tale era il suo cognome) non ebbe altra meta della sua vita che l'apostolato in quella straniera, lontana isola: per questo si fece religioso, studiò, ascese al sacerdozio, imparò più lingue, e venuto il tempo di dire addio alla patria sua, alla pace del chiostro, alla fruttuosa attività del ministero eser. citato tra i compatriotti, nulla lo pote rattenere, che non volasse alla nebbiosa Albione, dove lo aspetta. vano persecuzione, derisioni, abbandono, disagi indicibili. Tutto vinse il fervoroso apostolo, riportando gran messe di anime.
PREGHIERA. O Regina degli Apostoli, Maria Addolorata, che licenziando alla passione e morte di croce il vostro dilettissimo figlio Gesù, non vi staccaste da lui con l'animo vostro, ma gli foste sempre compagna fedele, e partecipe di tutti i patimenti; insegnate anche a me a cercare ì,n tutte le opere di carità.e di apostolato, non la mia soddisfazione, nè le lodi o la gratitudine degli uomini; bensì soltanto il beneplacito di Dio, sicchè mi compiaccia di gustare nell'esercizio di esse tutti i patimenti di Gesù penante, tutti i dolori del vostro cuore materno. Così sia.
OSSEQUIO. - Farete ogni mattina un breve atto di pia intenzione, protestandovi di non volere altra mercede delle vostre buone opere, che Dio solamente.
36. Il primo triduo della settimana dolorosa.
Il giorno dopo quel penoso commiato, Gesù si parte da Betania coi soli Apostoli avviandosi verso Gerusalemme, manda due di loro a Betfage per prendervi un asinello, sul quale Gesù cavalca; quand'ecco che una folla di gente, convenuta nella santa città per la Pasqua, avendo inteso che Gesù veniva, gli mosse incontro con rami di palma acclamando: « Salve, benedetto colui che viene nel nome del Signore! Viva il regno di David padre nostro che viene: Osanna! Osanna! ». Così Gesù in modesto, ma eloquente trionfo, entrava in Gerusalemme tra lo sdegno malcelato dei capi della Sinagoga, che avrebbero voluto spacciarlo proprio quel giorno, se non fosse stata la paura di un tumulto. Alcuni Gentili chiesero di Gesù, e gli si avvicinarono, ed allora Gesù manifesta la più solenne e significativa profezia dell'imminente sua, Passione: « Ora si fa giudizio del mondo, ora il principe di questo mondo è ciato via; ed io elevato che sarò dalla ra (cioè messo in croce) attrarrò a me te le cose ». « E fattosi sera, gittato sguardo di sdegno sopra quelli ostinati, se ne torna a Betania con i Dodici ».
Maria non si era mossa di là, ed attendeva con ansia il ritorno dellIamatissimo Figlio: le sue ansie ed i suoi timori crebbero, quando udì dalla bocca di lui i casi della giornata, e quando Giovanni le dovette riferire quelle parole di Gesù: « Ora l'anima mia è turbata: E che dirò? Padre, salvami da quest'ora: ma proprio per questo sono arrivato a quest'ora! ». Maria che intendeva il significato di queste parole, misurava l'angoscioso dolore del Figlio ripensava alla rovina estrema che il popolo suo si sarebbe tratto addosso per la sua pervicace incredulità: vedeva il mondo redento, ogni cosa attirata attorno al Figlio suo; ma già lo vedeva con le braccia distese in croce, in atto di abbracciare l'umanità in un impeto di amore! La spada che ella recava fitta in cuore si faceva più acuta e tagliente; la sua generosa carità faceva quella del Figlio per immolarsi te dei suoi fratelli.
Così il giorno seguente, Lunedì, le Bevano la sera notizie di più dichiarati battimenti, d'insidie tese al Figlio, di disegni orditi per arrestarlo prima dell'imminente solennità. Quanto dolore al cuore di una tal Madre!
Non altrimenti andò il terzo giorno, Martedì, quando intese la rottura completa tra Gesù ed i capi della Sinagoga Farisei e Sadducei; la terribile profezia della distruzione del tempio, e della fine del mondo. Quale spavento mostravano in volto e nelle parole i due figli di Salome quando gliela raccontavano!
Dunque tutta l'istoria delle umane generazioni si svolge a sinistra o a destra della croce di Gesù! Ecco il segno della contradizione di coloro che sono alla sinistra; ecco la cagione della salute per tutti coloro che sono alla destra! Così, o Maria, vi fu mostrato il Figlio fin da quando lo presentaste al tempio. Egli è il Redentore, egli il Giudice di tutti; o profittare della sua Redenzione, o aspettare la sua immancabile condanna;. individui, nazioni, regni, imperi e demonii seno e saranno da lui giudi. cati; che darà a ciascuno secondo le opere sue!
Pensa ai casi tuoi, anima mia, che per quanto tu sii un pulviscolo nel mondo, pur ti attende il giudizio di Cristo: il cielo e la terra passeranno, ma le sue parole, no!. Aiutati con una fervida devozione a Maria Addolorata, compatiscila nelle sue amarezze, studiati di comprendere i suoi sentimenti, e più d'ìmìtarne la fede e l'attaccamento a Gesù, così ella farà per te il suo officio di avvocata.
Mi studierò dì nutrire ìn me una fervida carità, in un cuore puro, con la coscienza retta, e con fede sincera, innanzi a Dio e in tutte le mie relazioni con il prossìmo.
ESEMPIO. S. Margherita Maria Alacoque, devotissima religiosa della Visitazione, in quei tempi di gelido formalismo, quali furono gli anni primi del secolo decimosettimo, sembrava non accorgersi della freddezza che la circondava, ma sollevata dall'aura dello Spirito Santo, era sempre assorta nel meditare i misteri della Passione di Gesù Cristo. Un Venerdi dopo l'ottava del Corpus Domini le apparve Gesù, mostrandole il suo Cuore ferito, acceso, cinto di spine, sormontato dalla croce, e le disse: « Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini! v Così ebbe origine la devozione al Sacro Cuore di Gesù, che la Chiesa, approva per invitare i fedeli a non dimenticarsi mai, quanto sono costati a Gesù. Questo continuo pensiero è il modo migliore d'imitare Maria Addolorata, e la Santa favorita da Dio di tanta visione non aveva che questo pensiero.
PREGHIERA. O Cuore adorabile del mio Gesù, cui tanta contradizione di nemici volontariamente ciechi fece sanguinare in quei memorabili giorni precedenti alla passione, concedetemi per intercessione di Maria vostra madre, nel cui Cuore purissimo si moltiplicarono allora le spade, che mai non dimentichi, come io son figlio . del vostro dolore, delle vostre, lacrime, e del vostro sangue: eccitatemi a fervida devozione ai misteri della mia redenzione, sicchè meriti di raccoglierne abbondante frutto. Così sia.
OSSEQUIO. - Volate col pensiero e con l'affetto nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, e consideratene attentamente gl'ineffabili dolori.
37. L’ultima cena
Il Mercoledì Gesù si trattenne a Betania lasciando che la malignità e l'odio dei suoi nemici si riscaldassero e bollissero soffiati dalla rabbia infernale. Giuda prende gli ultimi accordi pel tradimento, mentre gli altri Apostoli con incertezza e trepidazione aspettano gli ordini del Maestro, per conoscere come e dove si sarebbe celebrata la Pasqua. « Sapete, dice il Maestro, che fra due giorni si farà la Pasqua, ed il Figlio dell'uomo sarà preso per esser crucifisso?. Venne la mattina del Giovedì, ed i discepoli ancora incerti gli domandano: Dove vuoi tu che ti apparecchiamo per mangiare la Pasqua?». Gesù presi in disparte Pietro e Giovanni, li manda a Gerusalemme avendo dato loro il segno per trovare il Cenacolo preparato. Pietro e Giovanni adempiscono puntualmente gli ordini di Gesù, ed all'ora stabilita Gesù è a tavola in Gerusalemme, in questo Cenacolo con í suoi dodici discepoli
Pertanto dalla sera del Martedì, a quella del Giovedì, Maria ebbe agio di rimanere accanto al suo Gesù nella fida Betania: non era ignara la Vergine della tempesta che fuori imperversava: quello che lo sguardo ed il cuore materno non le lasciavano indovinare, le doveva esser riferito da Gesù stesso, col quale in quei giorni d'inazione aveva lunghi colloqui. Consideriamo quali . sentimenti dovessero tenere in pena ed orgasmo quel cuore di madre in quelle lunghe ore tristissime. Il tradimento di Giuda, la vendita del Figlio di Dio per vile danaro, il proposito satanico di mettere a morte Pautore della vita, l'accanimento della persecuzione contro l'innocente... Oh quante freccie da far sanguinare il cuore della santissima Vergine! Misurane, anima, mia, l'acerbità.
S. Bonaventura pensa che Maria si recasse a Gerusalemme 'per fare anche lei la Pasqua con Gesù, e questo parere del Santo è più che verisimile, nè si potrebbe dissentire da lui..Accompagnamo dunque la Vergine che con alcune sue compagne venute di Galilea, in separata comitiva se ne viene in città, ed è ricevuta dal padrone e dalla. padrona del Cenacolo in casa loro.. Mentre Gesù nel piano superiore, detto propriamente il Cenacolo, sta celebrando l'antica e la nuova Pasqua, Maria sta con le persone di casa nel piano inferiore, che era l'abitazione dei proprietari. Dov'era il cuore della divina Madre? Certo lassù col Figlio suo e con i discepoli, tutta assorta nella contemplazione dei grandi misteri che vi si celebravano. Ad un certo momento impallidisce, trema, prorompe in pianto! Che cos'è? Si sentono i passi precipitosi e pesanti di uno dei dodici che scende per la scala esterna in fuga dispettosa! Maria indovina. È proprio lui, . il traditore, che va a consumare il nefando delitto! Un fremito del cuore materno, uno sguardo al cielo, dissero a chi li osservò, quanto soffrisse quell'anima immacolata!
E siamo pure del parere del Serafico Dottore, che Gesù mandasse alla Madre sua da qualcuno degli Apostoli, testè consacrati sacerdoti, la SS.ma Eucaristia! Con quanto amore, con quanta purezza Maria la ricevette! Ecco la comunione più degna, dopo quella di Gesù!...
Considera, anima mia, con quali sentimenti l'Immacolata Vergine Madre di Dio, accoglie in questa circostanza il Figliolo suo, che ora viene nel suo cuore come santificatore e vittima già qui stesso sacrificata per recarle accrescimento di santità, conforto opportuno, pegno di eterna gloria... Quanta pii. rezza, quanta devozione al sacrificio, quanto amore accolgono il Figlio Dio nel cuore di tanta Madre... Oh se tu fossi capace di avere un poco del sentimento di Maria, quando ti accosti alla santa Comunione!... Invece, che succede? Chi sa quanto dispiacere cagioni tu a Maria, quando' ricevi il suo Figliolo con la tua freddezza abituale:..
O Vergine Madre di Gesù sacramentato, impetratemi voi le disposizioni migliori per fare con frutto la santa Comunione.pongo di non risparmiare diligenza alcuna per fare la santa unione con le migliori disposizioni, per dar gusto a Maria, e riparare le offese orribili che si fanno a Gesù amore sacramentato.
ESEMPIO. S. Giuliana Falconieri fondatrice del. le monache Serve di Maria, succhiò col latte della madre e nutrì con gl'insegnamenti di S. Alessio Falconieri suo zio, una fervidissima devozione verso Maria santissima Addolorata. Si studiò d'imitare questa celeste Madre nelle virtù, e meditava assiduamente i dolori di lei. La Vergine santissima ricompensò la devozione della sua serva con segnalati favori, ai quali pose degna corona in terra quello che la Santa ricevette, quando ridotta settantenne agli estremi, e non potendo ricevere la santissima Eucaristia a cagione del continuo vomito, pregò che fosse recata almeno sul letto; e le fosse avvicinata al costato. Fu, esaudita la sua preghiera, e tosto che il saceerdote le ebbe posta vicino al petto la sacra Particola, questa disparve, entrandole miracolosamente nelle viscere. Furiconosciuto il prodigio nell'atto che curandosi il ca. davere verginale, le si vide come impressa da sugello l'immagine del Crocifisso da un lato.
PREGHIERA. « Ecco fin dove è giunta la carità vostra, o Gesù 3nio amantissimo! Voi' della vostra carne e del prezioso sangue vostro, mi avete apprestato una mensa divina ». Oh quanto mi sento indegno dell'inestimabile dono vostro! Eppure ne ho tanto bisogno! Senza di esso non mi riuscirebbe a mantenermi in grazia vostra. Concedetemi, ve ne prego, di accostarmi alla sacra mensa « con l"amore, purità ed affetti della vostra santissima Madre, e fatemi prima morire, che ricevervi indegnamente ».
OSSEQUIO. Fate una fervorosa Comunione unito mente e cuore a Maria Addolorata.
38. La notte angosciosa.
Mentre Maria ed alcune sue compagne si intrattenevano con la famiglia loro ospite nel piano inferiore del Cenacolo, tutti più o meno assorti nel pensiero di ciò che avveniva nel piano superiore, ed in ascolto di ciò che poteva udirsi, dei sublimi discorsi che vi teneva Gesù, ecco un rumore di mobili smossi, si sentono, i passi dei convitati che si muovono levatisi da mensa: dopo poco eccoli a fila scendere cautamente per la scala esterna ed allontanarsi. Il giovinetto figlio dei proprietari, non sì può più frenare, invano i genitori tentano di rattenerlo, che egli si disvincola e fugge per unirsi alla comitiva di Gesù.
La raggiunge, che già sta per uscire di città verso la villa sua, il Getsemani, vi entra con Gesù e con gli Apostoli, è gode di udire le parole del Maestro, e spiare gli atti di tutti. Quando si crede più sicuro, ecco una turba tumultuante con faci, bastoni e spade, sicchè deve correre a nascondersi. La curiosità prevale per un momento alla paura, vuol vedere, vuol udire quel che accade e si dice. Ma ecco ché alcuni sgherri gli si avvicinano, lo prendono per il baravano che si era gettato sopra la tunica, sicchè non gli rimane che fuggire lasciando il haracano nelle mani di quelli che volevano prenderlo. Così in camicia corre a casa che gli si vedeva lo spavento in volto. I genitori cercano di consolarlo e di farlo riavere, ma la Vergine che era con loro, dopo aver consolato ed accarezzato il giovinetto Marco, vuol sentire da lui tutto ciò che ha udito e veduto riguardante il suo Gesù.
Il giovinetto con profonda commozione dovette raccontare a Maria tutto ciò che più tardi scriverà nel suo Vangelo, che in questo tratto ha una visibile impronta personale.
« Arrivano all'orto del Getsemani, e dice ai suoi discepoli, statevi qui finchè io faccia la mia pregh_era. E prende seco Pietro, Giacomo e Giovanni, e cominciò a mostrare paura e tedio, e disse loro: È triste l'anima mia fino a sentirsi morire: aspettate qui, e vegliate. Ed inoltratosi un poco, si prostrava a terra, e pre«ava, che se fosse possibile passasse da lui quell'ora, e diceva: Abba, Padre, tutto tu puoi, allontana da me questo calice; ma non ciò ch'io voglio, bensì quello che vuoi tu! E viene, e li trova addormentati: e dice a Pietro: Simone, dormi? Non avesti forza per un'ora di vegliare! Vegliate e pregate, per non cedere alla tentazione ». Segue il racconto di un'altra preghiera, un altro ritorno ai discepoli dormigliosi, poi quasi interrompendosi, passa a quel che più gli era restato impresso. Giuda, la turba, le cautele del traditore; il bacio del tradimento, lo zelo intempestivo di Pietro, le proteste della Vittima, la fuga dei discepoli, l'arresto di Gesù, il tentativo di catturare anche lui.
Considera quale impressione dovette fare nel cuore della Madre amantissima questo tragico racconto. Dire che piangeva sospirando e mostrava di soffrire terribilmente è poco. Bisognerebbe intendere l'orrore che provava del perfido tradimento, la compassioneper i discepoli che avevano trascurato di pregare, le agonie del Figlio suo che si ripercuotevano con altrettanto dolore nel cuore della Madre.
Così mentre Gesù pregava intensamente, combatteva per rivendicarci alla libertà dei figli di Dio, e nell'angoscia sudava vivo sangue; anche Maria soffrendo indicibile cordoglio passava quella notte angosciosa in fervida preghiera, unita con l'affetto a Gesù agonizzante.
Impara dalla Verigne Addolorata a stare sempre unito a Gesù penante, vegliare con lui in continua preghiera, soffrire tutto ciò che sarà necessario per salvare l'anima tua. Non ti fidare della prontezza momentanea del tuo spirito; che troppo facilmente cede alle pretese della carne ribelle. Armato di pazienza corri al combattimento che ti si para innanzi, non torcendo mai lo sguardo dal1'Autore della nostra fede Gesù » (4). Ricorri all'intercessione della Regina dei Martiri!
Nei momenti più tristi e contrariati della vita insisterò con più fervore nella preghieavere forza da resistere alla tentazione.
ESEMPIO. S. Filippo Benizi, fulgida gloria e quinto Generale dell'Ordine dei Servi di Maria, che ha per iscopo della sua esistenza quella di promuovere la devozione a Maria Addolorata, deve essere citato ad esempio di quelle grandi anime che nella ;solitudine, nell'orazione, nella meditazione delle pene di Gesù Cristo, trovano il segreto per vincere tutte le avversità, rendersi cristianamente superiori alle vicende della vita che passa, disprezzare la prospera, non temere l'avversa fortuna. La sua vita in. tessuta di grandi gesta, è quella di un eroe di santità. Accetta il priorato solo per sugerimento di Maria: scongiura la sua elezione a Papa; soffre e combatte per assicurar la vita al suo Ordine minacciato. D'onde teneva tanta magnanimità? Lo dice l'erma grotta a fianco della vetta del Senario, ove si ritirava spesso a vita aspra per la penitenza; ma dolcissima per lo contemplazione delle pene di Gesù e di Maria.
PREGHIERA. O Gesù agonizzante nell'orto per amor mio, e madido di sanguigno sudore per lottare a mio vantaggio contro il potere delle tenebre, oh quanto mi sento commosso al pensiero della immensa vostra carità per me! Infondetemi, ve ne prego, un poco di quel generoso sentimento della Madre vostra, che vi era accanto in ispirito in quell'ora tremenda! Fate che come questa eroica Madre, anch'io mi trasformi tutto in voi, e vigilando e pregando accanto a voi, fortifichi l'inferma natura mia, con la virtù del vostro Spirito, che solo può condurmi a salute. Così sia.
OSSEQUIO. Prima d'intraprendere qualche azione d'importanza, implorate sempre il divino aiuto con l'orazione.
39. Maria ascolta l'Apostolo Giovanni.
Già trascorsa la metà di quella notte angosciosa, che alla dolente Madre dovette sembrare
eterna, ecco entrare in casa commosso e trepidante il figlio di Maria Salome, Giovanni, che con grande vivezza e commozione racconta a quelle pie donne quel che ha veduto e udito riguardo a Gesù.
Giovatoti non era fuggita al momento della cattura, ma insieme a Pietro aveva seguito le orme della banda che si menava via straziandolo l'Agnello divino. Era entrato nel palazzo de' principi dei sacerdoti, aveva fatto introdurre anche Pietro, e poi seguito più da presso che poteva l'amato Maestro. Diceva dell'interrogatorio fattogli da Anna, dello schiaffo datogli dal servo villano: parlava dei falsi testimoni addotti contro Gesù; della solenne confessione da lui fatta della sua divinità; degli nrli, schiamazzi, proteste del Sinedrio a quell'affermazione; della candanna a morte pronunziata per acclamazione contro il Cristo, il Figlio di Dio vivo! Qui coprendo con uno scoppio di pianto una pietosa reticenza, prosegue a descrivere più con cenni e sospiri che parole l'indegno scempio -xsato dal servitorame di palazzo, e anche dai gravi dottori in legge verso la divina persona di Gesù. Pugni, schiaffi, sputi in faccia, parole villane, provocazioni indegne, cose inenarrabili adoperate contro di lui: e del suo patire si era appena al principio! Quanto soffrirà a quest'ora il caro Maestro!
Se Giovanni era commosso e piangente nel fare quel racconto, immagini chi può l'angoscia che causava nel tenerissimo cuore della Vergine! Le lacrime eran quasi un sollievo, quando non ne disseccava la fonte la troppo veemenza dell'ambascia, da restarne quasi impietrita. Oh come vedeva vive e palpitanti quelle scene indegne con i suoi occhi di madre! Quanto soffriva nel sapere deturpato di sputi, percosso di schiaffi quel bellissimo volto divino, che ella aveva sempre baciato più con religiosa riverenza, che con affetto materno! Nella veemenza del dolore la si vedeva con la pezzuola in mano fare il gesto di asciugare quel volto imbrattato come se lo avesse li presente! Povera Madre, quanti motivi di afflizione trovava in qualunque circostanza ponesse attenzione!
E gli amici di Gesù dove sono? I più fuggiti per paura di compromettersi, gli altri impotenti a porgergli aiuto: ricordava la desolata Madre quel detto: « Elongasti a me amicos, et proximos meos a miseriia ». Tu, o Signore, disponi che si allontanino da me amici e conoscenti nell'ora del ixaaggiore bisogno!
E la perfida, voluta, meditata ingiustizia dei maggiorenti del suo popolo contro l'innocente Figlio di Dio, quanto contristava l'animo della Vergine Madre. I testimoni addotti, neppur pagati e sobillati, riescono a produrre un reato qualunque contro l'Innocente: eppure no, lo si deve proclamare reo! Non ha colpe? Gli s'imputi a colpa la verità confessata!... La confessione della verità sia dichiarata bestemmía!...
Un'altra madre qualsiasi, anche se del resto virtuosa, nella situazione di Maria avrebbe dato in ismanìe, ìmprecato contro 1"ingiustizia degli uomini, espresso lamenti, se non bestemmie contro Dio e la sua Provvidenza che simili cose permetteva!
Maria no, non impreca, ma prega per gli ingiusti principi, per i deboli amici del Figlio; non si lamenta con Dio, ma adora riverente le sue disposizioni, offrendosi prontissima a soffrire anche di più per essere più simile al Figlio di Dio, e cooperare alla salute degli uomini!
Quanta confusione per te, anima mia, che quando è tempo di provare a Gesù il tuo sincero attaccamento, ti spaventi delle prove, rifiuti di soffrire, e Dio non voglia che in questi momenti tu preferisca di accomunarti coi nemici di Gesù, invece dichiararti per lui a viso aperto!.. Vergine Santissima, infondetemi del vostro coraggio!
Calpesterò generosamente ogni rispetto umano, quando si tratti dell'onore di Gesù Cristo, e della salvazione dell'anima mia.
ESEMPIO. Il servo di Dio Contardo Ferrini, rinomato professore di Diritto, e scrittore di opere monumentali, visse, studiò, percorse la sua splendida carriera in tempi avversi più che mai alla professione aperta ed integrale di Cattolico Romano. L'ateismo, il liberalismo, il materialismo, l'anticlericalismo settario, erano in piena fioritura al suo tempo. Eppure il magnanimo Cristiano, non solo conservò integra nel cuore la fede in Gesù Cristo Dio, e nella Chiesa divinamente istituita; ma non uso mai di alcun ripiego per dissimularla; anzi andò in cerca di tutte le occasioni, per mostrarsi credente, sino al rifiuto di ogni compromesso, sino alla frequenza pubblica dei Sacramenti, sino alla pratica delle opere di misericordia, sino all'acquisto delle virtù cristiane più opposte allo spirito del mondo. Il pio Cristiano era uomo di orazione, e soggetto preferito delle sue meditazioni erano i misteri della vita di Gesù, e delle prerogative di Maria, della quale era devotissimo.
PREGHIERA. Intercedeteci, o Vergine Maria, dal vostro Figliolo Gesù, cui tanto costò la redenzione dell'anima nostra, un aumento di fede, di speranza e di carità; e perchè diventiamo degni di conseguire tutto quello che ci ha promesso; fate, o Madre nostra carissima, che a vostra imitazione, amiamo sempre l'osservanza dei precet. ti, che egli ci ha dato, senza aver paura del mondo o del demonio.
OSSEQUIO. Non fatevi sfuggire occasione alcuna di affermare la vostra fede in Gesù Cristo Dio, e di zelarne l'onore.
40. Pietro pentito ricorre a Maria.
La triste notte era all'ultima veglia, già l'alba imbiancava il balzo d'oriente, foriera del gran giorno della umana Redenzione. Nella casa di Maria madre di Gíovanni Marco, si vegliava ancora in pianti e lamenti, e tutti si stringevano attorno alla Madre di Gesù, per consolarla del loro meglio. Quand'ecco entrare frettoloso e sconvolto Simon Pietro singhiozzante e stemperato in lacrime: avrebbe voluto nascondere il suo volto, tanta vergogna provava; ma il bisogno più grande era quello di cercare una persona, che sola poteva palesargli tutto il significato di quello sguardo di Gesù, che era sempre il suo maggior rimprovero, e nel tempo stesso la sua più consolante speranza. Scorge la Persona cercata che sembra l'immagine del dolore impietrito, ma quanta bontà spirano quegli occhi lacrimosi, quanta fiducia gli dànno! Si appressa alla Vergine Madre e cadutogli ginocchioni innanzi, col gesto e con lo sguardo la supplica di perdono per parte sua, e che voglia assicurarlo che anche Gesù lo ha perdonato. Quello sguardo, quello sguardo lo ferisce e conforta ancora, e gli fa versare dagli occhi un profluvio di lacrime! Conversu Dominus respexit Petrum... Et egressus forar Petrus f levit amare! Riesce a mala pena a far la sua confessione spezzata dai singhiozzi e dai sospiri che gli soffocano il cuore.
« Ah, cara Madre del mio Signore, il vile, l'ingrato, il cattivo che fui! Per difenderlo menai colpi all'impazzata, recisi anche un orecchio: mi pareva così di dimostrargli a prova come non mi fossi scandalizzato di lui!... Ma lo spavento di quest'orribile notte mi vinse, presi a fuggire, ma mi vergognai della mia viltà... tornai indietro, lo seguii da lungi; mi riuscì con l'intervento di Giovanni ad entrare fin dentro all'atrio del palazzo; ma, oh vigliacco! proprio sulla porta ebbi paura della portinaia e le risposi che non ero discepolo di Gesù! Non compresi il male che avevo fatto: mi parve una misura di prudenza; e non ebbi alcuno scrupolo di mescolarmi con la ciurmaglia dei servi e dei ministri che stavano sogghignando a scaldarsi ad un fuoco che avevano acceso in mezzo all'atrio. Quanti ne vomitavano d'improperi contro Gesù quelle bocche di dannati! Avrei voluto nascondermi sotterra per non essere conosciuto come suo discepolo! Disgrazia volle che lo ossi, e mi furono rivolti sarcasmi e maligne insinuazioni! Persi il lume degli occhi, non ascoltai più che la paura, e giù a spergiurare, negare, che non l'avevo mai conosciuto.
levarmi di là, ma andavo come un mentecatto: sulla porta dell'atrio altre domande, altri sogghigni al mio indirizzo, ed altra mia viltà... Ma sento cantare il gallo, ricordo le parole di Gesù, ed ecco che proprio allora i miei sguardi si incontrano cori quelli di Gesù, che mi guarda in modo che non dimenticherò mai più».
Maria mescolando le sue lacrime quelle di Pietro, lo solleva da terra, e fortandolo gli dice: Confida, figlio carissimo, che anche per te soffre il Figlio di Dio vivo; la tua dolorosa penitenza è segno che i suoi patimenti non sono inutili, ma fruttuosissimi per te. quello sguardo che ancona ti penetra il cuore è pegno di perdono generoso, di rinnovata amicizia. Non sente Maria nè avversione nè sdegno per Pietro, che ha vilmente rinnegato il suo Figlio; ma compassione, ma amore materno più vivo che mai, perchè lo vede sinceramente piangere il suo fallo. Anche per Maria Addolorata è un conforto, ed un incoraggiamento a soffrire con Gesù ogni peccatore che sinceramente si penta di aver offeso Dio, e gli chieda perdono. Quelli che affliggono il suo cuore materno sono quei pretesi giusti a modo loro, che commettono contro Gesù la più orrenda ingiustizia, e si persuadono di aver. ragione!
O Maria, Madre di misericordia, implorate per me peccatore la misericordia del vostro divin .Figlio, che mi guardi, benignamente e converta.
È di Dio tutto quello che c'è in me di bene di qualunque ordine: di mio non ho che il nulla ed il peccato: mi riterrò dunque il più grande peccatore.
ESEMPIO. S. Margherita da Cortona, nata in umi. le condizione, fu allevata bambinetta nella pietà cri. stiana, e cresceva su devota della Madonna, che le ispirava desideri di purezza e di santità. Ma per quell'infelice dono di bellezza che aveva, e più per la povertà, cadde deplorevolmente, e dimenticò tutto. Dio però la guardava con occhi di misericordia: l'è ucciso l'amante, ne vede il cadavere quasi disfatto sotto un groviglio di frasche: rientra in sè, piange la sua disgrazia morale ai piedi di Maria; ottiene per intercessione di lei il perdono da Gesù, ed i peccati commessi diventano per lei uno stimolo incessante ad opere di penitenza, ad esercizio di ogni virtù. Così .quella santità che aveva bramato da bambina, la raggiunse da donna penitente. Non diffidare mai della misericordia di Dio!
PREGHIERA. O Vergine santissima, che siete l'Avvocata dei poveri peccatori, ecco ai vostri piedi un miserabile, che ha bisogno di tutto il validissimo vostro patrocinio. Sono consapevole a me stesso di avere tante volte offeso il vostro Figlio Gesù, rinnegandolo con le opere, mentre gli credo e lo adoro col cuore. Quanta confusione ne provo di questa mia deplorevole debolezza! Voi sola, o potente Avvocata, mi potete ottenere il perdono da Dio, offrendogli le vostre lacrime da voi sparse per me. Fatelo, Madre mia dolcissima; che io mi penta dei miei peccati, che io li odii e detesti, sì da ricevere fruttuosamente il Sacramento della riconciliazione! Così sia.
OSSEQUIO. Fate un dei vostri peccati; e se tardate a confessarvi.
41. Dolore di Maria spettatrice della flagellazione di Gesù.
Era la grande Parasceve di Pasqua, l'ora pressappoco seconda, quando Giovanni uscito per prender voce su quanto accadesse all'amato Maestro, tornò e riferì che i Sinedristi avevano menato Gesù al loro Concilio nella sala ufficiale presso il tempio, ove interrogatolo ed avutane la stessa confessione che la sera precedente, avevano segnato la sua condanna a morte. Che già si disponevano a presentar il condannato al Preside Ponzio Pilato, affinchè facesse eseguire la sentenza. Non c'era tempo da perdere: era il momento dì appagare le ansiose brame di Maria, che voleva essere spettatrice e partecipe delle pene dell'amatissimo Figlio. Con le tre Marie, la Maddalena, la moglie di Cleofe e la madre dello stesso Giovanni, esce di casa Maria, la Vergine che dalle altre tutte si distingue per più mesto atteggiamento di pianto e di dolore. Giovanni con qualche altro loro di scorta.
Giungono innanzi grida ostili e gli schiamazzi dei Giudei, sono testimoni del contrasto tra Pilato ed i capi della Sinagoga; con gran pena seguono Gesù sino al palazzo di Erode, :na appena fanno in tempo che lo vedono ricondotto a Pilato. Qui le ansie e gli affanni di Maria diventano più angosciosi, chè deve vedere l'innocentissimo Figlio posposto all'omicida Barabba, gridata a morte dalla plebe sobillata dai suoi capi, e condannato alla flagellazione. Oh quanto le martellava il cuore nel petto alla tenerissima Madre, pur prevedendo lo strazio che sarebbe stato fatto tra poco delle carni delicatissime di Gesù! Alla apprensione succede più triste realtà. Ecco l'Agnellino Gesù afferrato da leopardi, ossia soldati. e tratto in mezzo al pretorio; con furia lo si spoglia nudo nudo, che ne diventa rosso per vergogna, e si vede ad occhio quanto ne soffra la Gua ,delicatezza. Gli si legano i polsi ad una bassa colonna, sì da costringerlo a rimanere curvo. Ma ecco, di quei soldati chi armarsi di piombate, chi di scudisci, chi di rami di spini, e a due a
compagno serve al pretorio, odono le due dandosi la muta, rovesciare colpi pesanti, senza badare quali parti del delicatissimo corpo percuotessero! Ve' come tutta la pelle reca i lividi segnali delle percosse; come qua e là si lacera e versa sangue da mille ferite: in breve diventa tutto una piaga, e non si vede che rossore sanguinolento! Sangue imporpora tutto il corpo di Gesù; sangue gocciola sul pavimento; sangue schizza nella colonna e nelle vesti dei carnefici. ,Ben si può raffigurare Gesù pesto dai flagelli a un grappolo d'uva matura che stretto. sotto il torchio sprizza da ogni parte il suo prezioso umore. E tutto questo osserva con i suoi occhi la tenera Madre! Chi puà ridire il sentimento doloroso che amareggia il cuore e l'anima di lei?... Oh come quei, colpi si ripercuotono in lei! oh quanto la fanno soffrire. Pro peccatis suae gentis, vidit Jesum in tormentis, et flacellis subd£turo.
Maria sola intendeva in quel momento tutta l'opera della divina carità del Figlia suo nell'assoggettarsi all'umiliante tormento, Veramente Gesù ha preso sopra di sè innocente le lividure dovute a noi colpevoli: ramente egli porta i dolori dovuti ai nostri peccati! Egli è percosso per le nostre iniquità: pesto per le nostre scelleragini! Intendilo bene, anima mia, per te sanguina Gesù, per te lacrima Maria! Per te che con tante immodestie, vanità, turpitudini provochi continuamente l'ira di Dio: per te, che preferisci i piaceri del corpo alla tua propria salute! Guarda in Gesù flagellato e sanguinolente, in Maria moralmente straziata e lacrimante quali funeste conseguenze hanno i peccati di impurità. Vergognati e risolvi di distruggere in fretta.
O Vergine Immacolata, mi sento pieno di confusione riflettendo che tante volte ho accresciuto questo vostro dolore:, deh impetratemi da Gesù il perdono delle mie impurità, e conducetemi a lavarle nel sangue di Gesù, che proprio per questo fu sparso in tanta copia!
Per amor di Maria Addolorata fuggirò risolutamente le occasioni che potrebbero le cattive abitudini, se in eterno la pena che me durmi a macchiare la purezza del cuore e del corpo.
ESEMPIO. Nel secolo decimoterzo visse nel Bra. bante una santa giovinetta fattasi per amor di Dio mendicante, e votatasi a perpetua verginità per istudio d'imitare Maria la Madre di Dio. della quale ella portava il nome. Questa devota Maria ebbe a lot. tare sino al sangue ed alla morte per la difesa della sua purezza, tanto che meritò il titolo di 5. Maria la Dolorosa. Rigettate con invitta costanza le lusinghe di un giovane che ne era preso, sprezzante 1e minaccio, non cedette nemmeno all'alternativa di essere accusata di furto, simulato a suo danno, al pubblico tribunale. Fu accusata, non valsero le sue di. scolpe, condannata a 'morte, colse la corona del mar. tirio sepolta ed impalata. Quanto eroismo in questa devota di Maria Addolorata!.
PREGHIERA. O Madre Addolorata, per quella pungente spada che vi trafisse l'anima alla vista del dilettissimo Figlio ingiuriato, condannato, flagellato crudelmente, imprimete nel nostro cuore tale amore compassivo verso di lui, che ci pentiamo sinceràmente dei nostri peecàti: ci dispiaccia di non avere mai sinora combattuto sino al sangue per restirstere al peccato. Otteneteci da Dio la grazia di risolverci una buona volta di amare il sommo Bene con tanta carità, da esser pronti a morire prima che peccare. Così sia.
OSSEQUIO. Accettate con umile atto di rassegnazione tutte le avversità ed i flagelli che Dio vorrà mandarvi per vostra occasione di merito.
42. La coronazione di spine.
Immobile, atteggiata di dolore, e di goscia stava Maria contemplando l'indegno strazio che si faceva dell'amatissima suo Figlío; quand'ecco che i carnefici stanchi cessano dal battere, slegano le mani di Gesù che tutto una piaga sanguinolenta, mal reggendosi in piedi, si prova,a ripigliare le sue vesti. Maria sospende il respiro, e vorrebbe slanciarsi là per recare qualche conforto al dolente Figlio... Ma ecco che quei soldati con un sorriso sardonico si scambiano un motto, qualcuno esce, e torna seguito da. molti camerati, tutta la coorte: è un branco di lupi attorno ad un agnello! Che hanno stillato di fare? Maria sospira profondamente e trema in tutta la persona. Ecco che alcuni si stringono intorno a Gesù, gli strappano di dosso le vesti sue, che non aveva finito di adattarsi alla persona: uno reca un vecchio mantello da soldato che era di colore scarlatto: la mantellina che il soldato romano si -gittava sopra le armi. Con l'aiuto dei compagni l'adatta a Gesù sul nudo in modo, che annodato in una spalla, faccia la figura della porpora regale: si fa sedere Gesù; ma ecco che da un altro lato si sta intessendo un non so che di corona con ramoscelli di acute spine! Il cuore della Madre si angoscia e cessa di battere! È uno spinoso diadema, anzi sembra un elmo, perchè apparisce un groviglio di spine intricate. Due dei manigoldi si fanno accanto a Gesù, e gli pon. gono sul capo quel ferale fascio di spine. Non entra-bene: lo si spinge e calca con bastoncelli per non ferirsi le mani! Il volto di Gesù si contrae con doloitoso spasimo: nuovi rivi di sangue scendono dalla testa lanci nata da ogni parte: volto, barba, occhi, labbra sono irrigati di sangue! Se la tenera Madre non isviene, è perchè lo svenimento non cade in lei, creatura perfettissima ed immacolata; ma quanto e quale dolore!
Non basta: per compiere la beffa si pone in mano al re da burla una canna, che debba figurare lo scettro! La parodia è completa, non manca che protestare l'omaggio che si reputa degno di tale re. Ed ecco che dispostisi in fila quei schernitori della regalità di Gesù, gli vengono innanzi a due, a tre, a quattro per volta, e con gesto goffo e beffardo, fanno finta di ossequiarlo come re dei Giudei: « Salute al re dei Giudei! » dicono con ischerno diabolico: ed aggiungendo alla beffa il dolore, chi gli sputa in faccia, chi gli toglie la canna di mano, e gli ci batte il capo, chi fa il medesimo che ha in mano! Immagina, se puoi, mento penoso della Vergine Madre: non ti riuscirà, per quanto tragiche situazioni ti possa figurare!
O Vergine addoloratissima, in questo terribile momento vi saranno certo con altre verghe anima mia, quel territornate in mente quelle parole dell'Angelo, che voi conservavate nel vostro cuore « Ecco che tu concepirai e partorirai un figlio, e lo chiamerai Gesù: costui sarà grande, e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo; e gli darà il Signore Iddio' la sede di David suo padre: e regnerà nella casa di Giacobbe, in eterno; e il suo regno non avrà più fine! » Ed a questa parodia di regno si sono ridotte le splendide promesse? E voi, o gran Vergine, che ne pensate! Ah vi conosciamo, o Vergine magnanima, voi soffrite, quanto nessun cuore umano può mai soffrire; ma la vostra fede è troppo superiore al vostro dolore! No, non vi scandalizzate voi delle umiliazioni del Re della vera gloria; vedete le spine fiorire in corona di gloria; la squallida porpora mutarsi nella veste gloriosa dei Santi; la fragile canna che spezza troni e corone!...
V'intendo, o Maria, voi in quell'angoscioso momento offrite a Dio le vostre lacrime in unione degli atroci dolori del vostro Figlio, per il trionfo del regno di lui, la santa Chiesa Cattolica. Come Dio accolse allora le vostre preghiere, così le. accolga ora per, noi, per darci lume ed animo grande da non iscandalizzarci delle umiliazioni di Gesù, ma mettere ogni nostro studio per esserne partecipi, chè questo è il più sicuro segno di piacere a Dio.
Attenderò con seria studio della cristiana umiltà, persuaso che questa è la via; regia per arrivare alla gloria di Dio.
ESEMPIO. S. Caterina da Siena ebbe un giorno a sostenere una fierissima lotta col demonio, che cercava di sollecitarla a peccato d'impurità. Spossata per la fatica morale, ma vincitrice dell'assalto, si sentiva proprio bisognosa di conforto, ed invocava Gesù con gemiti e, lacrime. Ed ecco che Gesù le apparisce, la conforta, e mostrandole due corone che recava in mano, una di rose ed una di spine, domandarle quale delle due vuole. La Santa in un impeto di generosità, toglie dalla sinistra di Gesù la corona di spine, e se la calza con violenza in capo; mentre Gesù, dicendole che la corona di rose gliela serbava per l'eternità, disparve. Ma il dolore della corona di spine messasi in capo fu tanto, che la Santa ne fu riscossa dall'estasi. Ecco una vera imitatrice di Maria Addolorata!
PREGHIERA. O Gesù, Re dei secoli, che voleste vincere la tremenda vanità del potere delle tenebre, gettandovi ad esser coronato di spine e deriso dai suoi militi, degnatevi di accoglier tutti noi tra i vostri fedeli sudditi e coraggiosi soldati; e per intercessione della Regina dei Martiri, la Madre vootra santissima, concedeteci lume alla mente e santi affetti al cuore, che non ci spaventi mai la seducente vanità, nè apprezziamo mai onori e piaceri mondani, ma con voi combattendo e vincendo in terra, possiamo giungere a far parte dell'eterno vostro trionfo in cielo. Così sia.
OSSEQUIO. Ricordate che col sacramento della Cresima siete diventati soldati di Cristo Re, risolvete di far sempre onore al Duce divino.
43. Gesù condannato a morte.
Gesù camuffato in quel paludamento di re da burla fu sottratto per un momento dalla vista lente dai soldati schernitori che volevanc presentarlo così ridotto a Pilato. Ma tosto il preside non senza una profonda commozione che gli si legge in volto, lo rimena fuori dall'alto di una loggia del suo tribunale, perchè tutti lo guardino e si sentano sbollire l'odio e la rabbia alla vista di tale spettacolo, che avrebbe ammansito le fiere. Aveva forse preparato un d scorso per questo scopo, ma la tragicità del momento e l'interna commozione non gli lasciano dire che due parole: Ecce homo! Ecco l'uomo! (').
Di tutti gli spettatori non si commosse che Maria, la quale levando gli occhi e vedendo il suo Gesù in quell'arnese, ne provò tale impressione da sentirai come spezzare il cuore in petto, e quelle due parole delle quali ella sola intese in quel momento tutto il significato, le trafissero l'animo come due stillettate penose! « Figlio mio, a qual termine ti ha ridotto l'amore verso gli uomini! » ..... Ma seppure aveva potuto formulare questo grido del cuore trambasciato, chè le crebbe immensamente l'ambascia, udendo le grida di quella turba imbestialita: « Uccidilo, uccidilo! Alla croce, alla croce! ». « Ma se non ha fatto nulla di male! » soggiunge Pilato, che in quel momento non doveva credere nemmeno alle proprie orecchie. « Niente, niente, gridano i capi della Sinagoga, noi abbiamo la legge, e secondo la legge costui deve morire, perchè si è fatto Figlio di Dio. Pilato ne rimase attonito. Non intese tutto il significato di quelle tremende parole, gli parve di capire che Gesù aveva asserito di essere il Figlio di Dio innanzi al tribunale religioso, e ciò lo riempì di spavento, sapendo, a prova ché Gesù parlava poco, ma non diceva che la verità: trasse via di là Gesù per interrogarlo da solo »
Intanto Maria meditava l'arcano senso che per lei avevano quelle parole pronunziate dai Giudei a sfogo del loro odio satanico contro l'erede delle promesse di Dio, contro il Messia non voluto da loro conoscere. Abbiamo la legge, e secondo questa egli deve morire! Quale fatalità, diremmo noi! Quale misèricordioso disegno di Dio autore della legge, diceva Maria! Una morte ci vuole per dare agli uomini, morti alla grazia, la vita divina per la quale, furono creati! Ma qual morte può giovare a questo? Non la morte dc un peccatore, che non varrebbe neppure a redimere se stesso. Non la morte di un semplice uomo, sia pure innocente; perchè nessun uomo può essere innocente se non è reso tale dal Sangue di Gesù Cristo, e sia pure così giustificato, morendo basterebbe a salvare se stesso, come di Noè, Giobbe e Daniele dice Ezēchiele; non gli altri se non per intercessione necessaria dunque la morte di colui che alla natura umana dà una dignità infinita facendola sua personalmente. È necessario che il mio Gesù muoia, così è scritto di lui. Ed ecco che Pilato ricom. parisce, si adopera quanto può per liberare Gesù, dal quale ha inteso la colpa che commetterebbe condannandolo. Ma presto la coscienza cede in lui al timore di Cesare: si lava le mani quasi volendo liberarsi dalla responsabilità, ma pure pronunzia la fatale sentenza. Il popolo grida: « Il sangue suo ca. da sopra di noi e sopra dei nostri figli ». Maria profondamente angosciata al vedere ed udire ciò che vede ed ode, a questa orri
bile imprecazione di quella perfida genìa sente corrersi per le ossa un brivido di spavento; ma tonto leva gli occhi al Cielo, e con profonda commiserazio di quei ciechi volontari; offre il Sangue e la Vita dell'innocente Figlio suo anche per quei crudeli, e prega che quel prezioso Sangue cada anche sopra di loro, ma non a castigo, bensì a redenzione! Rifletti all'eroico contegno di Maria e cerca di imitarla! O Maria, mare amarissimo d'acerbo dolore, imploratemi da Gesù la giusta comprensione di quel che egli ha fatto per me, offrendosi alla morte, perch'io vivessi. Fatemi parte di quella maganimità con la quale anche voi offriste a Dio l'unigenito vostro, da voi teneramente amato. Fate che anch'io muoia al peccato, e la mia nuova vita di grazia sia sempre nascosta con Cristo in Dio (s).
Non soffrirò nemmeno per breve tempo di perdere col peccato mortale il beneficio della morte di Cristo, la vita soprannaturale dell'anima: e se per mia disgrazia mi accada di peccare, correrò a lavarmi, nel Sangue di Cristo con una buona , Confessione: intanto far$ subito l'atto di contrizione.
ESEMPIO. S. Lorenzo da Brindisi, astro primario dell'Ordine de' Minori Cappuccini, si distinse, oltre che per scienza e prudenza singolari, anche per una fervida filiale devozione a Maria, in onore della quale scrisse dottissime pagine. Sacerdote e predicatore di vaglia, ebbe zelo ardentissimo per la conversione dei peccatori, specialmente si adoperò per la conversione degli Ebrei, ai quali predicò più volte nella lingua della Bibbia, con tale perizia che tutti ne rimasero ammirati, e molti si convertirono a Gesù Cristo, mutando in benedizione l'imprecazione dei loro padri. Felice Santo, che potè cooperare a tanto bene, facendo sì che il Sangue di Cristo fosse redenzione ai figli di coloro che lo versarono. Quanto si dovette compiacere Maria del suo fedele servo!
PREGHIERA. O santissima Vergine addolorata, che la Chiesa crede ministra del Sangue del Figlio vostro, prezzo infinito del nostro riscatto, ricordatevi di questa vostra prerogativa a vantaggio delle povere anime nostre macchiate da tante colpe e peccati, bisognose di quel salutare lavacro. Voi potete impetrarci la misericordia di Dio, il perdono del Padre celeste! Deh fatelo per quel dolore che provaste nel vedere spargere quel Sangue divino, e noi con le misericordie di Dio, canteremo in eterno la vostra materna bontà. Così sia.
OSSEQUIO. Fate devotamente cinque offerte del Sangue preziosissimo di Gesù Cristo per la conversione degli Ebrei.
44.Viaggio al Calvario.
La condanna a morte di Gesù fu pronunziata dal Preside Romano il giorno della Parasceve di Pasqua, che quell'anno cumulava con la Parasceve consueta cioè col Venerdì: era quasi l'ora sesta, cioè si era ancora prima del meriggio. I Giudei si avvidero che il tempo stringeva, poichè a calata di sole era per cominciare la grande solennità della Pasqua: rimandare l'esecuzione di Gesù a dopo le feste, rion c'era nemmeno da pensare, chè il volubile Pilato avrebbe potuto cambiar parere: bisognava dunque profittare dell'ore disponibili. Si prega il Preside a non differire, tanto più che vi erano da giustiziare due altri condannati per delitti comuni. Tanto meglio; accomunandoli con Gesù sarebbe per lui il colmo dell'infamia. Pensato, sugerito, ottenuto l'intento, si approntarono tre croci: sulle spalle di Gesù si adatta la più pesante, e in tutta fretta si muove il triste corteo verso il luogo infame delle esecuzioni capitali, detto il luogo del cranio, o Calvario. Precede un centurione, scortano i rei quattro soldati, guidano il tutto i capi della Sinagoga, seguono donne piangenti, e discreta folla di curiosi.
Maria con le compagne vedono muovere il corteo, non si mescolano però con alcun gruppo, ma guidate dall'animoso Giovanni prendono altra via.
E qui considera, anima mia, lo stato d'animo della Vergine Madre. Tutto ciò ch'ella vede ed ode in questa lugubre circostanza è per lei fonte di vivissimo dolore, considerando sino a qual segno è odiato il suo benedetto Figliolo, l'innocente Gesù. Non si vede l'ora di averlo morta: non si guarda, pur di ottenere l'orribile intento, nè a santità di giorno, nè a ricorrenza sì ricordevo le, nè a culto divino, nè a rispetto di religione! Lo si vuol morto l'innocente Gesù, ma in maniera che apparisca a tutti reo come i due delinquenti menati a morte con lui. Le ricorda la Vergine le parole d'Isaia:
Ed egli fu accomunato tra gli scellerati! ». Et eum iniquis reputatus est! », e vedendole ora appuntino verificate, pur sentendosi crescer la fede nella divinità dell'umiliato Gesù, prova anche tutta l'acerbità e l'amarezza per tanta umana malizia. E quei ministri della religione, gli Scribi, i Farisei, i sacerdoti, che immemori della vigilia di Pasqua, non trovano occupazione più interessante per loro, che venire a dirigere la più orrenda ingiustizia, ad accrescer la pena dell'Innocente menato al supplizio con i loro sarcasmi ed insulti! Quale travolgimento del senso morale! Non sono costoro che per tema di contaminarsi, da non poter poi con buona coscienza mangiar la Pasqua, non hanno avuto l'ardire di entrare nel pretorio del pagano Pilato? Ed ora dove sono andati tanti scrupoli, tanti riguardi alla legge?
Così Gesù con la croce in ispalla, va solo al Calvario: son è accompagnatti, che da nemicarnefici, curiosi, donne che piangono per puro sentimentto naturale. Ci sono i due rei che portano la croce bestemmiando l'umana e la divina giustizia; verrà più tardi il Cireneo che piglierà la croce di Gesù soltanto perchè costretto: ecco tutto!... Ecco un quadro della tragedia umana di ogni giorno! Maria, che lo intende meglio d'ogni altro, pena e soffre più per gli acciecati uomini, che per Figlio suo, che con tanto zelo per la nostra salute aveva detto: « Chi vuole venire; dietro a me, pigli la sua croce ogni giorno e mi segua!. Chi si cura di ascoltare l'invito di Gesù? Oh quanti Cristiani in pratica si diportano come nemici della croce di Cristo. Ed io come mi conduco? Sone. amico, o nemico della croce del mio Signore? Se si tratta della figura decorativa della croce, o sì, mi piace! Non mi dispiace nemmeno il culto esteriore alla Ss.ma Croce, almeno quando non costa nulla. Ma la croce mia vera, la tribolazione quotidiana che Dio mi manda per farmi somigliare al Figlio suo, oh questa non mi va, la sfuggo, cerco di sgravarmene le spalle.
O Vergine dolorosissima che seguiste con tanto eroismo Gesù al Calvario; che tanto soffriste per il cieco formalismo de' Giudei; allontanate da me il loro velenoso fermento, affinchè col sodo continuo esercizio delle virtù cristiane segua accanto a voi Gesù che va a morire ,per me con la croce in ispalla.
Mi guarderò come da vera peste dal formalismo farisaico che cola il mascherino e ingoia il camello: ma mi formerò sempre una soda costante coscienza cristiana secondo gl'insegnamenti del Vangelo.
ESEMPIO. A S. Andrea Bobola, Gesuita Polacco, la provvidenza assegnò un compito arduo più che forze umane non valgono a portare a termine. L il caso di dire, un Calvario non solo alto, ma scosceso, ripido, malagevole per ogni verso. La sua vita fu una serie non interrotta di difficoltà senza misura, ed una superata, eccone un'altra più difficile, sino all'apostolato spinoso, senza umane soddisfazioni, sino al martirio atroce e lungo, sino ad una morte so. migliante a quella di, Gesù Crocifisso. Ed il Santo sempre intrepido, mai scoraggiato, sempre lieto e tranquillo, tutto superò, sino alla corona di Martire. Gli dava animo e coraggio il suo ardente amore a Gesù, la sua fervida devozione a Maria santissima. Chi vuole portare con gioia la sua croce quotidiana, sia devoto vero di Maria Addolorata.
PREGHIERA. Stanco e sfiduciato sotto il peso della, tribolazione che da ogni parte mi circonda, e cresce ogni giorno più, a voi ricorro o Maria, Consolatrice degli afflitti, da voi imploro balsamo spirituale che mi rianimi, per la vostra intercessione mi aspetto dalla divina bontà un accrescimento di speranza che mi conforti, un soffio di carità, che mi accenda e sproni a percorrere la via dolorosa, che la misericordia del Padre mi apra innanzi per giungere all'eterna felicità. Voi, o Maria, che troppo bene conosceste la tribolazione, abbiate compassione di me, ed ottenetemi la grazia che desidero. Così sia.
OSSEQUIO. In tutte le angustie, dubbi e perplessità che vi si presentano, ricordate Maria Addolorata, invocate il suo valido patrocinio.
45. Incontro.
Quel doloroso viaggio al Calvario, che molto appropriatamente si nominò «La via Crucis » vi fu un incontro fra Gesù e Maria ad un certo punto del cammino. Sia che si supponga Maria con le sue compagne uscite di città prima che ne uscisse il corteo dei condannati; sia che la medesima per qualche viottola scorciatoia venùse a trovarsi nella via per la quale doveva passare il suo Gesù, la tradizione può benissimo sostenersi, tanto più che fin da tempi lontani si conserva nel luogo di questo incontro una devota cappella dedicata a S. Maria dello Spasimo, volendosi con questa parola impropria esprimere lo schianto doloroso del cuore di Maria nel vedere da vicino il Figlio suo così trascinato al Secondo una pia tradizione, malconcio, ansimante, sudato, l'ultimo supplizio.
Del resto tutto ci persuade troppo vero questo incontro durante a tenere per ma chi può immaginar quanto soffrissero l'uno per l'al. tre quei due cuori di Figlio e di Madre in questa occasione? Quante corse si dicessero pur col solo sguardo, quali parole riuscissere ad indirizzare l'uno all'altra?
Si videro madri, che andate incontro a figli in mano della giustizia, tramutati di prigione in prigione, caddero svenute, ed anche morte, dopo aver versate tutte le loro lacrime, non appena li videro ammanettati scortati dalla forza, senza riuscire nemmeno a dir loro: Addio, figlio mio! Che sarà stato di Maria nell'incontrare Gesù scortato e sospinto dalla forza pubblica, carico del suo supplizio, che andava alla morte, che avrebbe subìto fra pochi minuti? Una pietà sincera sì, ma troppo inferiore al sentimento della Vergine, immaginò che ella svenisse dallo spasimo, donde il nome dato alla cappella ivi elevata. Però chi pensi che Maria non ebbe a''cuna delle piaghe lasciate in noi dal peccato originale, e che era la Donna forte per eccellenza, non creda che ella spasimasse, e molto meno svenisse, ma che soffrì tutto quel più di dolore, che le persone che possono svenire non soffrono più, perchè lo svenimento priva della consapevolezza di sè, e di ogni senso di dolore. Maria invece non isviene no, ma soffre con piena consapevolezza tutta l'atrocità di quel doloie índescrivibile a parole umane!
Considera il fatto e le circostanze. Il Figlio unigenito della Vergine è nel tratto più penoso della sua Via crucis!... Ansante, oppresso, madido di sudore, schernito e vilipeso, esausto di forze e,d'ogni vigore, e va alla morte! La Madre lo incontra, l'osserva, gli tende le braccia per porgergli soccorso, ma non può far nulla: è guardata, lo guarda: la pena dell'uno s'immedesima con la pena dell'altra. Oh Figlio mio! O Mamma mia! Heu Mater, heu Filii dolor! Abramo col cuore sanguinante sale il monte fatale accanto alla vittima inconsapevole, l'unigenito diletto Isacco... Babbo, ecco qua legna, fuoco, coltello, ma dov'è la vittima? Al padre scoppia il cuore nel petto, e basta l'animo per rispondere soltanto: Dio ci pen,serà, figlio mio!. Ecco la situazione di Maria in cruell'incontro, anzi questa è molto più dolorosa e solenne. Maria già sa troppo bene che il Figlio suo va ad esser vittima per i peccati del mondo, e che la divina Giustizia senza rattento vibrerà il colpo fatale: Proprio Filio suo non pepercit Deus!, e, si consideri bene la cosa, nemmeno Maria perdona a se stessa, offrendo alla morte il frutto benedetto delle sue viscere; e sopra il sacrificio di lui ponendo se stessa, come libagione di soavissimo- odore a Dio. Sono due vittime che si sacrificano per me!
L'intendo, o Madre amabilissima, e vorrei anch'io unirmi al gran sacrificio; ma lo dico soltanto a parole, o tutt'al più con la velleità, mai con volontà risoluta: troppo piaccio a me stesso, troppo mi risparmio, troppo vorrei sacrificare gli altri per me. Oh cara Madre mia, accendete un po' di fuoco di carità in questo mio cuore freddo!
Imitando Famore di Gesù e di Maria che si sacrificarono per me, propongo di sacrificare tutte le cose mie e me stesso, per il prossimo mio, specialmente per le persone commesse alla mia cura.
ESEMPIO. S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, de. voto sino all'entusiasmo della beata Vergine Maria, che egli chiamava: La santa Madonna, esprimendo in queste tre parole tutta l'ammirazione e l'affetto che lo animava, fu uno di quei Cristiani sacerdoti, che poteva ripetere, e ripeteva difatti le parole-dell'Apostolo: Charitas Christi urget nos. La carità di Cristo ci agita. Infatti il santo Sacerdote spese tutta la sua vita ciel soccorrere largamente ogni sorta di miserie umane. Fu il fondatore della me. ravigliosa Piccola Casa della Divina Provvidenza in Torino, che è una giusta.città, ove sono raccolti tut. ti gl'infelici, curati, assistiti, confortati con carità materna. Beni suoi, elemosine copiose, attività intere spese il devoto di Maria in questa grande opera, e fu vera vittoria di carità cristiana.
PREGHIERA. Vergine santissima Addolorata, che con tanta generosità accompagnaste il dilettissimo unigenito Figlio vostro Gesù, mentre egli attuando in sè quello che i! giovane Isacco, menato al sacrificio, aveva prefigurato, e voi Madre amorosissima, più ubbidiente che Abramo, l'offriste a Dio insieme a voi stessa, aggiungete a tanta vostra carità per noi, preghiere speciali a Dio per la salute dell'anima nostra. Che per i meriti della Vittima divina e per il vortro materno intervento a nostro favore, possiamo meritare di cogliere tutti i vantaggi della copiosa redenzione nella bella gloria del santo Paradiso! Così sia..
OSSEQUIO. - Fate qualche opera di carità al vostro prossimo anche coni vostro incomodo, per amor dì Gesù e di Maria Addolorata.
46. Crocifissione.
Si giunge finalmente sulla spianata del Calvario, luogo quasi. adiacente alle mura della città, non molto alto, ma cospicuo per una roccia che v'era nel mezzo. Maria con le compagne e S. Giovanni vi giunsero quasi contemporaneamente a Gesù, e confusi ara tra la folla per non farsi scorgere, si collocarono in modo da essere spettatori di tutta la terribile esecuzione. Si tolgono le croci ai giustiziandi, le si piantano solidamente in terra; intanto si porge ai cruèiandi il misero estremo conforto di un poco di vino mirrato (1), per attutire in loro alquanto il senso del dolore. Gesù vi approssima le labbra, ma rifiuta di berne, perchè vuole conservare tutta la sua sensibilità al tormento 0. Ma ecco che gli strappano le vesti di dosso esacerbando in più parti le piaghe della flagellazione, e facendone scorrere nuovo sangue: lo agguantano in quattro carnefici, lo sollevano bruscamente anche con corde fattegli passare sotto le ascelle, e tolo poggiare sopra un legno che era mezzo del trave maggiore, comincia ad applicarglisi l'estremo terribilissimo supplizio. Lo crucifissero: dicono tutti e quattro gli Evangelisti: ma chi può immaginare quella barbara carneficina? Maria sola che la vide compiersi sul frutto delle sue vincere immacolate potrebbe raccontarcela, e ci trafiggerebbe il cuore spremendone lacrime di sangue col suo racconto! Quelle braccia stirate lungo la traversa; quelle palme delicatissime trapassate dal suo ruvido chiodo ciascuna; quei colpi di martello su chiodi che si ficcano nelle vive carni poi nel legno; quelle gambe stirate, quei piedi lacerati ciascuno dal suo chiodo! Oh come tutto colpisce l'occhio, la fantasia, il cuore della dolente Madre spettatrice della crocifissione del Figlio! Ma al vederlo abbandonato, sollevato da terra, sospeso con tutto il peso del corpo alle quattro ferite delle mani e dei piedi, che sempre esasperate dal ferro, che vi è dentro, sanguinano a rivi, e si malignano causando una febbre tormentosissima in tutto il corpo, la Madre Addolorata soffre dolore sì veemente che gli cagiona la morte mistica, e potrebbe cagionargliela anche fisica se ella fosse debole quanto le altre persone del suo sesso. Ad ogni modo mentre si crucifigeva Cristo, si crucifigeva anche la Madre. Christo truci fixo truci figebatur et Mater.
E tu, anima mia, tieni bene impressa in te la crocefissione di Gesù Cristo, e guardandola col sentimento naturale e con il lume della fede, rifletti al dolore inestimabile ed allo strazio crudele che si fa del Figlio crocifisso e della Madre addolorata: abbandonati pure all'affetto amaro di compassione per il tuo Redentore e per la tua Corredentrice : ma ricordati che la compassione non è tutto quel che voglìono da te Gesù e Maria. Maria, che è il membro più nobile del mistico corpo di Cristo, t'insegna con questa sua larga partecipazione ai dolori del crocifisso, a risolverti anche tu una volta a crocifiggere con Gesù la tua carne con i vizi e le concupiscenze; sì da poter dire con verità: « Sono crocifisso con Cristo; vivo sì io, ma non io più vivo, bensì Cristo vive in me ». Quanto sei lontana da questa mistica crocifissione, anima mia! Ma rifletti bene che se tu non ti risolvi ad imprimere in te l'immagine del Crocifisso, resterai priva del suggello dei predestinati, in pericolo quindi di dannarti.
O Vergine Santissima, tutta pervasa l'anima dei dolori del Figlìo vostro crocifisso, e confitta con lui misticamente sopra la stessa croce, ottenetemi con le vostre preghiere e lacrime la grazia d'imitarvi, crocifiggendomi anch'io con Gesù sulla croce, per non vivere più al mondo, bensì a lui solo che tanto mi amò da lasciarsi crocifiggere per me. Esauditemi, Madre mia conducete quest'anima mia dalle vanità del mondo all'amplesso di Gesù Crocifisso! Quanto più sentirò la difficoltà ed il dolore in osservare fedelmente gli obblighi miei contratti innanzi a Dio, tanto più mi attaccherò ad essi inchiodandoci la mia volontà, perchè mai più si stacchi dalla croce di Cristo.
ESEMPIO. S. Pier Battista, francescano del secolo decimosettimo, con altri compagni del suo Ordine ed altri religiosi della Compagnia di Gesù, pre. dicarono con grandissimo frutto il mistero della Croce ai pagani del Giappone, e già si lusingavano che tutto quel regno del Sol levante sarebbe conquistato a Gesù re dei secoli ed a Maria regina dei Martiri, quando un'improvvisa bufera di persecuzione si scatenò contro la nascente cristianità, e prime vittime ne furono Pier Battista con altri suoi confratelli, e Paolo Miki con altri Gesuiti, ed uno stuolo di neofiti giapponesi, tra i quali alcuni fanciulli. Tutti furono crucifissi sopra una collina presso Nagasaki, legati alle croci con dure ritorte, e trapassati d'ambo i lati con due lancie ciascuno, che dal fianco sinistro riuscivano alla spalla destra, e viceversa. In quest'orribile supplizio i santi Martiri pre. gavano come rapiti in estasi, ed i fanciulli cantavano il Laudate, pueri. Così seguirono Gesù sino alla croce, sino alla gloria.
PREGHIERA. O Regina dei Martiri, Maria santissima, che foste misticamente crocifissa con Gesù, ed in lui tutta immersa, provaste tutta l'acerbità di quel supremo tormento, impetrate anche a me, ve ne prego, la grazia di vivere sempre crocifisso con Gesù, di non distaccarmi mai, se non morto da quella croce, che è l'unica speranza di salute per il mondo naufrago. Così sia.
OSSEQUIO. Fate qualche penitenza corporale col consiglio del vostro confessore.
47. Perdono e Promessa.
Compiuta l'esecuzione di Gesù e degli altri due condannati, i iniliti esecutori si pon. gono a sedere poco lungi dalla croce per far la guardia, ed intanto si spartiscono le spoglie dei morituri, e giocano a dadi, cui debba toccare la tunica di Gesù, che sarebbe un peccato tagliare, tessuta com'era tutta insieme senza cuciture: opera senza dubbio delle materne mani di Maria; che osservava in quali mani era venuto l'amoroso lavoro suo!. Ma lo spettacolo più indecente era quello che davano quei zelanti, rigidi, implacabili Scribi, Farisei e sacerdoti che erano venuti a prendersi la diabolica soddisfazione di assaporare le ultime strazianti agònie dell'odiato Nazzareno.
Soddisfatti e pettoruti passavano da una parte all'altra tra le croci, e scuotendo il. capo, col ghigno sulle labbra, ammiccandosi l'un l'altro, andavano ripetendo, che si potesse sentire anche dal Crocifissa di mezzo « Bene! Tu che puoi distruggere il tempio di Dio, ed in tre giorni ricostruirlo, salva te stesso, se ti basta l'animo! Se sei Figlio di Dio, scendi un po' dalla croce!? ». E si dicevano l'un l'altro: « Ha salvato gli altri, e non può salvare se stesso! Se è il Messia d'Israele, scenda giù dalla croce, e gli crederemo: ha avuto tana confidenza in Dio,
lo liberi ora, se l'ama davvero; quante volte ha detto: Sono il Figlio di Dio! ». Il brutto esempio dei capi del popolo era imitato anche dai due delinquenti crocifissi con Gesù.
E Maria udiva queste bestemmie arcastiche contro il Cristo, il Figlio di Dio, contro la Provvidenza del Padre celeste, contro le divine Scritture! Ne provava al cuore altrettanti dardi lancinanti e penetrati sino all'anima; ma neppure ora ella perde la sua consapevolezza, nè dà in ismanie o rimproveri, ne rende a quei sciagurati la pariglia con invettive e vituperi. No, non è Maria come le altre donne! Ella pur soffrendo indicibilmente prega per coloro che insultano, il.suo Figlio: ed ecco che la sua preghiera è esaudita. Gesù dall'alto della croce prega all'unisono con la Madre sua: « Padre, perdona loro, che non sanno quel che fanno! ».
Oh come Maria si unisce anche più strettamente alla preghiera del Figlio, chiedendo anch'ella perdono per quei perfidi conipatriotti. Ma un altro frutto dovevano cogliere le dolenti preghiere di Maria. Forse commosso dalla caritatevole preghiera di Gesù, uno dei latroni crocefissi rientra in sè, cessa dal bestemmiare, ripensa alla sua vita di scelleraggini, e forse ricorda di avere incontrato Maria con Gesù Bambino in braccio fuggiasca verso l'Egitto, e dopo avere redarguito l'altro latrone che proseguiva ad imprecare, si rivolge con umile preghiera a Gesù dicendo: « Ricordati di me, o Signore, quando sarai nel tuo regno! » E Gesù gli risponde: « Oggi stesso tu sarai meco in Paradiso! »
Meravigliosa conversione!... Potenza della misericordia di Dio, che muta in perfetto credente il bestemmiatore di poco prima! Promessa ineffabile di Gesù Crocifisso, di dare al, convertito proprio in quello stesso Venerdì santo il Paradiso! Quanto conforto, quanta speranza deve infondermi questa promessa di Gesù Crocisifisso! Ma quanto gli debbo esser grato per aver voluto subire la morte di croce, affin di aprire a me peccatore le porte del Paradiso! La Croce di Gesù fu la chiave di quel beato regno, ad essa debbo star sempre abbracciato. Vergine Santissima, qual sentimento proA,aste all'udire questa promessa? Di meraviglia certo no, chè voi sapevate troppo bene come il Figlio vostro moriva appunto per dare ai morti la vita, ai peccatori la penitenza, ai perduti la salute eterna! Se il vostro dolore non diminuiva, diventava però sempre più consapevole, sempre più volenteroso, offerto con la morte di Gesù per la conversione di tutti i peccatori. Oh come vorrei confortare il vostro dolore, o Maria, convertendomi proprio davvero a Gesù, e sacrificandomi anche io con lui e con voi per la conversione di tutti i peccatori! Accettate la mia buona volontà, o cara Avvocata dei peccatori, ed offritela a Gesù con le lacrime vostre, perchè egli, che solo può, la renda efficace al salutare intento.
Fuggirò sempre per conto mio ogni sorta di bestemmia od imprecazione, e pregherò Dio a perdonare a questi sciagurati peccatori, adoperando tutto il mio zelo per la loro conversione.
ESEMPIO. S. Paolo della Croce, ardente di apostolico zelo per l'onor di Cristo crocifisso, viaggiava un giorno per la Maremma ed incontrò un bifolco che arava un campo adiacente alla strada. Costui stimolava due giovenchi alquanto ricalcitranti, e più che il pungolo o la parola, usava orrende bestemmie contro Dio, Cristo e la Vergine. Il Santo ne intese orrore, ammoni quel bifolco, ma questi; invece di arrendersi corse a pigliare il fucile, e già lo spianava contro il Santo. Paolo per nulla atterrito del suo pericolo, si levò il Crocifisso dalla cintura, lo innalzò dinanzi a quei giovenchi, gridando: Giacchè non rispetti tu questo Cristo, lo rispetteranno questi buoi! Ed ecco che quelle bestie, come se avessero avuto intelligenza, si prostrarono ginocchioni, chinando il capo innanzi l'effigie di Gesù.
Il bifolco a quella scena, gittò via il fucile, e piangendo per rimorso, si inginocchia ai piedi del Missionario, chiedendo di confessarsi lì subito: Così anche questo bestemmiatore fu riconciliato al Cristo che bestemmiava
PREGHIERA. Ecco ai vostri piedi, o amore mio crocifisso, il maggiore dei peccatori, che consapevole a se stesso di avere tante volte amareggiato il vostro Cuore sacratissimo, sente tutto il bisogno di quell'amorevolissima parola, che rivolgeste al buon Ladro convertito: Oggi sarai meco in Paradiso! Ditemela, caro Gesù, questa confortevole parola: è la sola che possa confortarmi! Ditemela per le lacrime della Madre vostra e mia Maria, che vi prega di lavare nel Sangue vostro l'anima mia! Oh come sarò felice, quando per il Sangue da voi sparso in croce, e per le lacrime della dolente Maria, potrò confidare che il vostro Paradiso sarà anche per me povero peccatore pentito. Amen.
OSSEQUIO. Baciate devotamente il Crocifisso dicendo: Signore ricordati di me nel tuo regno!
48. Ecco la tua Madre!
« Stavano in piedi presso la Croce di Gesù la Madre di lui, e la sorella della Madre di lui Maria di Cleofa, e Maria Maddalena. Avendo pertanto Gesù scorto la Madre ed il discepolo che amava pur ivi stante, dice alla Madre sua: Donna, ecco il figlio tuo! Quindi dice al discepolo: Ecco la tua Madre! E da quell'ora egli la prese presso di sè ».
Quanta materia da meditare ne porge questo commoventissimo tratto di Vangelo. scritto da chi ne fu testimonio e parte, dal discepolo diletto Giovanni! E prima di tutto riflettiamo al nobile contegno di Maria in questa sublime circostanza della sua vita. Appena le è possibile per il diradarsi della folla dei curiosi, ella si accosta alla croce con le sue fide compagne, le Marie, Cleofe, Maddalena e Salome, con le quali era anche l'animoso Giovanni.
Maria è trambasciata dal dolore, e l'animo sua è abbeverato di fiele ed assenzio per l'angoscia che tutta la pervade ed amareggia. Ma sta in piedi, forte, coraggiosa quasi sacerdote che vede esaurirsi di sangue e di vita la vittima che sta sacrificando il vero Sacerdote. Nessuno meglio cromprese e ritrasse questo momento della vita di Maria, che S. Ambrogio: « Stava in piedi accanto alla croce la Madre, e fuggiti gli uomini, ella donna, guardava con animo intrepido! Era spettatrice non degenere della divina tragedia! Spectabat non degeneri mater spectaculo! ». Quanto ci dànno a meditare queste parole quasi intraducibili! Maria era là degna spettatrice e parte del sacrificio che l'Uomo-Dio offriva di se stessa a Dio per la redenzione del mondo. Gesù soffriva atrocemente gli spasimi della crocifissione; Maria soffriva indicibilmente nell'animo: Gesù spargeva tutto il suo Sangue, Maria vi mescolava le sue lacrime materne delle quali già si esauriva in lei la fonte Gesù si approssimava alla morte vera; Maria moriva ogni momento di morte mistica per la veemenza del dolore e dell'amore! Spectabat non degeneri mater spectaculo! Ecco di qual tempra era l'animo di Maria Vergine, ecco quanta costanza albergava in quel petto verginale; ecco, conchiude il santo Dottore, quanto male a proposito si penserebbe che Maria potesse mai mutare il proposito fermo di essere sempre tutta di Dio in purissima verginità ».
Ed ecco che proprio per questo proposito. santissimamente osservato Maria, ora che le moriva l'unico figlio della sua intemerata verginità, dopo mancato il castissima Giuseppe, restava vedova, orbata, sola. Gesù da Figlio amantissimo le provvede un sostegno nel discepolo Giovanni, e questi più che volentieri si assume il dolcissimo ed onorevole incarico.
Ma in quel solenne momento che Maria diventava la Corredentrice degli uomini, ella veniva ad acquistare come suoi figli tutti coloro, che sarebbero diventati effettivamente figli di Dio per adozione divina nel suo Figlia vero Gesù. Tutti costoro saranno fratelli adottivi di Gesù, e come tali potranno e dovranno chiamare la Madre di Gesù, madre loro. Era là Giovanni, già figlio di Dio per adozione, e degnato da Gesù di singolare amore. anche in questa sua qualità, e come rappresentante di tutti gli altri che sorgeranno da ogni banda, egli riceve Maria per sua madre, onorandola ed amandola più che Salome sua vera madre.
O quanto onore ha fatto anche a me Gesù dandomi per madre la sua propria Madre Maria Vergine Immacolata, oh quanto poco amore porto a questa Madre.
O Maria, madre mia dolcissima, come vorrei amarvi quanto meritate per quelle lacrime, per quei dolori con i quali mi generaste accanto all'albero della croce veramente figlio del vostro dolore! Voi sola potete ottenermi che io non degeneri da tanta vostra virtù e nobiltà soprannaturale.
Prometterò a Maria Addolorata di onorarla sempre quale vera madre mia, imitandone studiosamente le virtù, specialmente la costanza nell'osservare i buoni propositi.
ESEMPIO. S. Alfonso Maria de Liguori era penetrato di così filiale sentimento di devozione a Maria, che parlando e scrivendo di lei, la chiamava con affetto indicibile la madre sua. Chi legge le sue opere che trattano di Maria, specialmente le sue infocate preghiere a lei, non potrà non sentirsi per. vaso dall'affetto che promana da quelle sempre calde e sempre nuove espressioni della filiale confidenza del Santo Dottore verso la Madre di Dio e degli uomini Maria. E questa Madre tenne davvero il suo Alfonso in conto di figlio privilegiato, tante e sì preziose grazie implorandogli da Dio. Sicchè Alfonso favorito da Maria divenne un eroe di carità, un dotto delle tese divine, quale difficilmentese ne trovò ai suoi tempi il secondo; un mistico sensatissimo, un apostolo secondo il Cuore di Dio. Ecco quanto la divina Madre favorisce ed esalta i suoi figli devoti!
PREGHIERA. O Madre mia carissima Maria, oh quanto mi compiaccio di chiamare mia madre colei che è la Madre di Dio! Ma pur troppo non provo in me sentimenti filiali degni di tanta madre! Finchè mi pare che voi assecondate le mie naturali inclinazioni, mi è dolce chiamarvi madre; ma io Cristiano, pellegrino in questa vita transitoria, ben altre cose avrei da chiedere a voi, madre mia! Ho bisogno di fede viva, di speranza sovrumana, di carità ardente... Ebbene, madre mia dolcissima, impetratemi dal vostro primogenito Gesù tutte queste cose, e, proteggetemi contro gli assalti del mondo e del demonio; perchè possa giungere a godere le vostre materne carezze in Cielo. Così sia.
OSSEQUIO. Vi guarderete da ogni cosa ed azione disdicevole ad un figlio adottivo della vera Madre di Dio.
49. Abbandono
«Da circa l'ora sesta tenebre offuscarono tutta la terra sino all'ora nona, e si oscurò il sole. Ed all'ora nona esclamò Gesù a gran voce dicendo: Dio mio, Ilio mio, per. chè m'hai abbandonato!».
Maria con occhi lacrimosi, più attentamente li fissa in volto al diletto Figlio agonizzante, come per leggergli negli occhi e nelle labbra l'interna angoscia, che le fanno indovinare quelle dolenti parole. Quasi non si accorge del sole che vien meno; del suolo che si scuote, delle rupi che si spezzano. Ciò non le reca meraviglia, chè troppo bene conosce la dignità del momento, e l'acerbità del delitto che si commette dagli uccisori. Ma quelle parole!... Quelle parole, che dal moto delle labbra riarse di Gesù, si vede che sono seguite da altre esprimenti l'interna angoscia di lui sono l'ultima fervida preghiera sacerdotale!
Ecco il momento, e Maria se ne accorge, che l'eterno Sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec, Gesù Cristo suo Figlio secondo la carne, offre le sue preci e supplicazioni a Colui che può salvarlo da morte, con grida valide fra lacrime, ed è esaudito per la riverenza sua. La Corredentrice unisce le sue preci a quelle del Figlio, mentre beve con lo sguardo tutta l'atrocità delle agonie di lui. Non bastava che egli fosse ridotto tutt'una piaga nel santissimo corpo; non bastavano gli spasimi che trasmettono a tutto il corpo le quattro orribile ferite dei chiodi nelle mani e nei piedi: non basta l'acuta dolorosa febbre causata da quello stiramento di membra, inasprimento di ferite, indolimento di nervi, muscoli ed ossa: un nuovo tormento più amaro degli altri manifesta il caro Figlio: l'abbandono di Dio! Noi lo intendiamo con difficoltà. Maria lo intendeva benissimo; ma come farò io ad immedesimare il mio sentimento con quello dell'addolorata Vergine?
Rifletti, anima mia, che le parole di Gesù, sono quelle che gli mise-in bocca tanti secoli prima il suo re antenato Davide: rifletti, alle altre parole che seguono queste prime: Dio mio, io grido a te durante il giorno, e tu non mi esaudisci, grido di notte, e non trovo riposo; ti sei allontanato dal porgermi aiuto, né sembri udire- il ruggito del mio pianto!... ». Tu che esaudisti sempre i padri nostri quando ricorsero a te, ora hai abbandonato il tuo Figlio diletto, che « non sembra più un uomo, ma un verme, ma l'obbrobrio degli uomini, lo scherno della plebaglia. Com'acqua mi dileguo, e le mie ossa si sono scompaginate: il cuore mi si strugge come cera nel mezzo delle viscere: si è disseccato com'arido coccio ogni mio vigore, la, lingua mi si attacca alle fauci: ho sete! mi sento morire!... » Quale abbandono del Figlio di Dio! Abbandono esterno a tanti tormenti: abbandono interno all'angoscia più amara che un'anima santissima possa soffrire! Così Cristo ci redime dalla maledizione della legge facendosi per noi cosa maledetta, noichè sia scritto “maledetto colui che pende dal legno” Gesù non trasgredì la legge, ma fummo noi che la trasgredimmo; noi meritammo la maledizione eterna e Gesù volle pigliarla sopra di sè questa maledizione, per liberarne noi; così egli è abbandonato, riguardato da Dio come vittima piacolare, che porta la pena dei peccati per i quali si offre... Maria sola in quel momento comprendeva tutta la desolazione umana di quell'abbandono, e ci ha la sua parte non piccola, comparendo, madre del votato alla morte; sentendo straziare in Gesù suo vero Figlio le proprie carni, le proprie viscere, e dovrebbe dirsi, l'anima propria! Ecco i due più santi personaggi che mai furono al mondo, oppressi sotto il peso della maledizione dovuta ai peccati nostri!
Oh l'atroce male che è il peccato!... Ed io lo commetto con tanta facilità!? Non rifletti, anima mia, al pericolo, che tanta ingratitudine al Redentore, tanto disprezzo del suo Sangue sparso per te, ti riduca a non trovar più vittima espiatrice, e dover tu stessa portare l'eterna maledizione?.
O Vergine dolentissima, per tante anime che vogliono perdersi a dispetto della Vittima divina, pregate tanto tanto per me miserabile, affinchè riconosca nell'abbandono del vostro Figlio crocifisso, i tremendi effetti del peccato, ed abbia forza ed animo risoluto di fuggirlo sempre.
Mi ecciterò a viva contrizione e detestazione dei peccati da me commessi, rinnovando un fermo proposito di piuttosto morirp che mai più peccare.
ESEMPIO. S. Francesco di Sales, ancora giova. netto studente in Parigi, viveva dedito alla pietà ed allo studio. e col suo fervente amore a Gesù ed alla Vergine Immacolata, aveva superato tanti assalti del demonio, e si era votato a Dio di perpetua castità. Però « gli si mise (Dio permettente) un irragionevole timore d'esser de' riprovati da lui; il quale per diabolica suggestione crescendo più, e raddoppiandogli le tenebre dell'intelletto, e la im. maginazione perturbando, l'ebbe messo` in una smaniosa tristezza, parendogli essere certo della sua dannazione, e sentendosi abbandonato da Dio. Non è pena al mondo, che a questo tormento si possa paragonare, massime amando l'anima così tribolata Iddio sopra tutte le cose... Francesco non provando nessun sollievo nè dalle orazioni, nè dalle lagrime che gittava continuo; un giorno fra gli altri a Dio si volse con queste parole: Voi sapete, o Signore,.. se io vi ami; e se io ami o stimi altro che voi. Ora se egli è vero che io sia da voi riprovato e che dopo la morte mia in eterno debba esser separato da voi... concedetemi almeno questa grazia; che tutto il tempo di vita che mi vorretelasciare possa amarvi con tutte le mie forze ». Con questo atto eroico di carità tornò la calma nell'anima del Santo
PREGHIERA. Amor mio crocifisso, che per to lierci di dosso la maledizione da noi meritata per il peccato, voleste farvi cosa maledetta, e per riammetterci all'amicizia di Dio, voleste soffrire di essere abbandonato tra gli spasimi dell'agonia, compite l'opera della vostra carità verso di noi, concedendoci per l'intercessione di Maria, partecipe delle vostre angoscie, la grazia necessaria per meritare la benedizione divina; e l'assistenza continua della vostra paterna carità. Così sia.
OSSEQUIO. Pregate fervidamente per la conversione dei poveri peccatori, specie per quelli che più sembrano lontani da Dio.
50. Maria nella morte di Gesù.
La Vittima divina già quasi dissanguata è in preda al parossismo della febbre traumatica che la crucia d'insopportabile dolore, e la stringe per istrapparne l'anima dalle viccere. Maria, che è sempre là in piedi, spettatrice dell'orribile agonia dell'amatissimo figlio, si sente anima e cuore stretta con l'anima e col Cuore di Gesù in un'amplesso, di dolore e d'amore tale, che la morte ormai vicina minaccia di fare due vittime. Appena i accorge che al grido di Gesù: Ho, sete! qualcuno è accorso con una spugna inzupata nell'aceto e raccomandata ad una cana, .a porgergli alle labbra quell'acre bevana! Gesù ne succhia alquanto. Indi protnyzia a voce più alta l'ultime parole della olordsa insieme e trionfale preghiera: Dio a compiuto l'opera sua: Consummatum est. L'opera massima di Dio, la Redenione del genere umano è compiuta con Tulrao anelito della Vittima divina. Maria lo
comprende e con un atto di sovrumano amore a Dio ed agli uomini tutti, fa la suprema offerta del Figlio suo e di tutta se stessa: e quest'atto ispiratole dalla carità più perfetta che pura creatura abbia avuto mai, le conferisce con ragione il titolo di Corredentrice degli uomini.
Ma oh quanto le costa quest'offerta, di quanto strappo alle fibbre del suo tenerissimo cuore è questo sacrificio! Ella è là in piedi come statua impietrita dal dolore: prega con Gesù pregante, soffre con Gesù paziente: vorrebbe porgere qualche soccorso al Figliolo privo di ogni conforto ed abbanbonato; ma deve soffrire l'amarezza della sua impotenza a giovargli in alcun modo. Oh se le fosse concesso di refrigerare quelle labbra riarse; astergere quel volto intriso di sangue e di sudore: aprir ,quelle palpebre quasi strette dal sangue raggrumato! Nulla può fare l'amantissima Madre, che la croce è troppo alta, e troppo ben guardata dai soldati. Almeno potesse sostenere quelle membra irrigidite, stirate, illividite! « Allenta la rigidità dei rami tuoi, o albero duro della croce! Concedi un po' di riposo a codeste sante membra stirate a tua misura: di. mentica per un poco la tua naturale insensibile durezza! ».
Ma ecco che Maria osserva nel crocifisso Figliolo un moto di tutte le membra che si scuotono quasi ad un supremo sforzo, ed eretto bene il capo che non era affisso, levar gli occhi in alto, ed esclamare a gran voce: « Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio! »; e ciò detto chinare il capo in atto di consenso al supremo sacrificio, e spirare!
Ecco come muore il Giusto sacrificato per tutti i peccatori! Chi bene intendesse questa morte, e mai la dimenticasse!.
Maria si accorge dell'ultimo anelito del Figlio carissimo, e si sente misticamente strappar l'anima dalle viscere nel momento che Gesù lascia che l'anima sua si separi dal suo corpo veramente, per vera e propria morte.
Eccola la cara Madre nostra col capo abbassato in atto di consentire anche lei al sa. crificio suo e del suo Unigenito: gli occhi non sono aperti che per lasciare scorrere il profluvio di lacrime che le fa scoppiare questo supremo dolore!... Heu Mater! heu Fili! Dolor ingrata frangat pectora! Oh Madre! Oh Figlio! Che il vostro dolore disciolga in lacrime i cuori nostri di pietra! Troppo dura ed ingrata saresti tu, anima mia, se non ti sentissi profondamente commossa alla considerazione di questa divina tragedia. Monti, sepolcri, lapidi si spezzano: campi, fiumi, rupi, pianure tremano, del Santo il velo cade!: e tu resterai freddo, insensibile? Se tu hai briciolo di amore a Gesù, se tu senti per Maria tua madre un po' d'affetto filiale, deh piangi a calde lacrime il crudele martirio che loro cagionarono i tuoi peccati!
Oh dolcissima madre mia Maria, ottenetemi la grazia di piangere con voi innocente la morte dell'innocentissimo Gesù; ma di piangere soprattutto per i miei peccati, per la durezza del mio cuore, per la poca sincerità della mia devozione verso di voi Addolorata!
La sincera devozione verso Maria Addoloràta consiste principalmente nello studio d'imitarla nel piangere salutarmente la marte di Gesù: mi studierò di giungere a questa imitazione coltivando, in me lo spirito di santa compunzione, invece della mondana spensieratezza.
ESEMPIO. S. Francesco Saverio dopo dieci anni di laboriosissimo apostolato nelle Indie e nel Giap. pone, anelando di recare il Vangelo anche alla Cina, era stato costretto a far sosta del fortunoso viaggio, intrapreso a tale scopo, nell'isola di Sanciano, perchè già véssato dall'ultima malattia. Ivi quasi solo in una povera capanna vinto dalla febbre, con animo tranquillo, corpo dolorante, sguardo diviso tra il cielo e l'immagine del Crocifisso, ripetendo: O santissima Trinità! O buon Gesù! O Dio del mio cuore! Santissima Vergine, mostrati mia madre! spirò la sua bell'anima in un'ultima preghiera: In te, Signore, ho posto la mia speranza; non sarò confuso in eterno!
Ecco la santa morte di un imitatore di Gesù erocifisso !
PREGHIERA. O Madre mia, Maria Addolorata, che abbracciate con tanto affetto la croce sopra la. quale è spirato il Figlio vo= stro Gesù, e ricoprendola di baci, la irrigate di lacrime: lasciate, ve ne prego, che anch'io mi attacchi con voi a quel legno salutifero, chè troppo più si appartiene a me che a voi il piangere la morte del mio Signore, spirato vittima per i miei peccati. Ma io resto freddo ed indifferente, nè mi so che dire a colui che tanto mi amò, da subire la morte per me! Cara Madre mia, insegnatemi voi a riamare Gesù, fatemi comprendere tutta l'importanza del suo sacrificio per me, stampatemi nell'animo le sue piaghe, ed ottenetemi dallo Spirito Santo un amore vivo e costante per chi tanto mi amò. Così sia.
OSSEQUIO. Meditate per qualche tempo la vostra morte, ed accettatela con amorevole rassegnazione, come una prova d'amore a Gesù morto per voi.
51. Lanciata al Costato di Gesù.
Spirato Cristo fra gli strazi della croce, la scena del Calvario si muta. È l'ora nona, e le tenebre, persistite sino allora, si diradano alquanto, sicchè un pallido sole illumina il morto Crocifisso di mezzo, e gli ancora spasimanti crocifissi ai lati.
Il Centuriore raccoglie il suo picchetto, ripetendo: «Veramente costui era figlia di Dio! »: « Costui era veramente un giusto! » ; e se ne torna coi suoi soldati al preside, per rendergli conto dell'accaduto. « E tutta la turba di coloro che si erano raccolti a questo spettacolo, ed avevano osservato quanto era avvenuto, percuotendosi il petto ritornavano in città » (s). Gli Scribi ed i Farisei non avevano aspettato quel momento per ritornarsene dispettosi e sconcertati ai loro capi, e dir loro che quell°odiato Nazzareno diventa in morte per essi più terribile, che mai fosse stato in vita!
Maria con le compagne e Giovanni ora possono farsi più appresso alla croce, baciare i piedi trafitti di Gesù, abbracciarne gli arti inferiori, mescolare le loro lacrime al sangue raggrumato della Vittima divina. Per le altre Marie, e per Giovanni era quello il dolore senza speranza che bacia il cadavere della persona amata senza lusingarsi di rivederla mai più viva in questo mondo.
Non così per Maria che ne aspettava con assoluta certezza la prossima resurrezione: ma questa fede perfetta, questa speranza fermissima, non diminuiva il suo dolore, più che non lo diminuisse a Gesù la visione beatifica che sempre aveva.
Considera con questo sentimento la Madre di Dio, che immersa in profondo sublime do. lore mistico, si tiene abbracciata come può al Figlio rimasto lì freddo, inerte cadavere; quanti baci imprime su quelle divine carni, ancora proprie personalmente di Dio; con quante lacrime le bagna, ripetendo con David: « Oh Figlio mio, Gesù, oh Gesù Figlio mio! Chi mi avesse concesso di morire io per te, Figliolo mio! ».
Ma ecco un nuovo picchetto di soldati sopraggiunse a passo di marcia, armato di tutto punto, recando anche spranghe di ferro. Che vengono a fare? Quale nuova carneficina intendono compiere? Maria trema tutta e rabbrividisce al vederli.
Si stacca, dall'amplesso del dilettissimo estinto, chè non ignora il barbaro costume del crurifragio applicato spesso ai crocefissi, che stentassero a morire, quando si avesse urgenza di torgli via. Trepida quindi pel suo Gesù, che gli si voglia fare quest'ultimo spregio. Quale raccapriccio al veder spezzate le gambe ai due ladroni ancora visibilmente vivi.., eccoli quei feroci soldati al Crocifisso di mezzo, l'osservano attentamente, lo palpano è morto! Non occorre far la fatica di spezzargli le gambe. Ma uno di essi volendosi meglio assicurare che il Crocifisso fosse proprio morto, gl'immerge la punta della lancia nel costato tra costa e costa, ne fora la pleura -giungendo sino al cuore: ed oh miracolo! quantunque il ferito non dia più alcun segno di vita, pur ritratta la lancia esce da quell'apertura sangue ed acqua: sangue vero e fluido, acqua naturale, non un umore prodottosi per malattia nella pleura. Colui che-vide con i suoi occhi, Giovanni, sente il bisogno di corroborare la verità del fatto con la sua speciale testimonianza di Evangelista.
Questa volta non è più il Figlio che senta il taglio e la puntura della lancia, chè l'anima sua, vincitrice della morte e dell'inferno, è scesa laggiù nel limbo dei santi Padri, ove da secoli l'attendevano tutti coloro che speravano nella sua Venuta. Anche S. Giuseppe ivi lo ,aspettava, anche il buon Ladrone ebbe ivi con tutti gli altri eletti la visione beatifica. Mai voi, o Maria, sentiste allora l'acerbità di quella lancia penetrante sino all'anima vostra; chè non avrebbe potuto arrivare alle viscere esanimi del Figlio, se non trafiggendo l'anima vostra: e per fermo esalato che ebbe lo spirito il vostro Gesù, l'anima di lui non potè più sentire la ferita della lancia; mentre l'anima distaccarsi da là (s). Oh cara Madre mia, me la grazia che mai mi distacchi dal Cuore ferito di Gesù, per bere ivi l'acqua della salute, e soffrire anch'io per le tante offese che a lui ed a voi si fanno dagl'ingrati.
Raccolti tutti i miei sentimenti nel Sacro Cuore di Gesù, mi eserciterò in atti di amore per tanta sua bontà, e di dolore compassivo per le troppe offese che gli si fanno dai peccatori.
ESEMPIO. S. Giovanni Eudes concepì fin da giovane una grandissima devozione a Maria SS.ma, con la quale fece un patto di totale dedizione di se stesso a servizio di lei, e che scrisse interamente col suo sangue. Fedele nell'osservarlo si diede tutto a ricopiare in sè le sublimi virtù dei sacratissimi Cuori di Gesù e di Maria. Il desiderio di trarre altri ad usufruire di questi tesori lo fece zelante propagatore del pubblico culto degli stessi sacri Cuori, e penetrato dalla loro carità fece grandissimo bene alle anime, e fondò due istituti religiosi, di sacerdoti l'uno, l'altro di suore, che ne perpe. tuano l'apostolato nel mondo. Imitiamo la devozione del Santo.
PREGHIERA. O Cuori sacratissimi di Gesù e di Maria, il primo dei quali ferito dalla lancia, divenne per noi fonte perenne di ogni grazia; e somigliante a sè rese il secondo per la partecipazione al dolore ed all'amore, a voi ricorriamo bisognosi di grazia e di misericordia, assetati di quell'acqua, da voi promessa, o Gesù, che sola può sedare la nostra sete di felicità. Voi, o Vergine santissima, che siete la Signora del Cuore di Gesù, per l'amore materno del vostro Cuore purissimo, apriteci quel santuario di grazia e di perdono, ed introdottivici una volta, fate che non ne usciamo mai più. Così sia.
OSSEQUIO. Accendetevi di seria devozione ai santissimi Cuori di Gesù e di Maria, ed onorateli ogni giorno con qualche atto di virtù cristiana.
52. La Pietà.
Gli esecutori del barbaro crurifragio se ne tornano via in fretta dal Calvario, così Maria la Vergine. e le altre compagne restano un altro po' di tempo sole, accanto al Crocifisso Gesù, in tempo che alcuni si affrettavano a toglier via gli altri due.
Mentre Maria era trepidante per quel che si sarebbe fatto della Salma del suo Gesù, ce.
co arrivare un gruppetto di gente sotto la guida di due nobili sinedristi, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo. Smesso ogni prudenziale ritegno, i due occulti discepoli di Gesù, che avevano osato negare il voto nel Sinedrio per la condanna di lui, avevano chiesto a Pilato, che secondo la legge romana fosse loro consegnato il corpo del giustiziato Gesù. Pilato prese le opportune informazioni dal Centurione, concesse volentieri la domanda dei due nobili uomini, ed ora ecco che venivano con tutto l'occorrente per deporre dalla croce, ed imbalsamare e sepellire secondo l'uso dei nobili Giudei la Salava benedetta di Gesù. Aveva predetto Isaia che il Servo del Signore ubbidiente sino alla morte, sarebbe stato curato dopo morto da ricchi signori. Et cum divitibas in morte sua!.
Ed ora consideriamo con qual sentimento Maria santissima riguardasse l'opera pietosa di quei devoti discepoli. Mentre Giovanni dà mano ai servi che depongono Gesù dalla ero. ce; mentre le devote Marie sostengono con le loro mani quelle membra morte, ma pur flessibili ancora; Maria la Vergine si stringe fra le braccia il tronco del Figlio suo, ed adagiatasi per meglio sostenerlo presso la croce, prega con lo sguardo lacrimoso, che le si lasci per un momento tutto. a lei quel caro Pegno, chè vuole sfogare con lui gli ardenti affetti di madre desolata!
Considera; anima mia la Madre di Dio, che sostiene in grembo la Vittima divina già immolata e dissanguata per la redenzione del mondo!
Numera; se puoi i baci materni che Maria stampa su quelle piaghe; misura la copia di lacrime con cui le lava; ma sopratutto studiati di comprendere con la considerazione i sentimenti dell'Addolorata Madre, in questo solenne momento dell'ultimo contatto con la Spoglia mortale del Figlio suo. Giacobbe al mostrarglisi la veste insanguinata e lacera del diletto Giuseppe, credendo, come gli si affermava che l'amato figlio fosse stato sbranato dalle fiere, provò tale stretta al cuore da sentirsi morire, e non ebbe più bene, finchè gli restò fitta nel cuore quella persuasione (s). Maria stringe fra le braccia la Salma del morto Gesù, livida di percosse, intrisa di sangue, uccisa violentemente dal'umana crudeltà più 'feroce di ogni ferocissima belva! Non è possibile comprendere la gravezza del suo dolore, che cresce sempre più a misura che ella viene considerando ad una ad una le profonde trapassanti piaghe delle mani e dei piedi! Quanto ha dovuto patire il Figlio mio!... Ma a differenza di Giacobbe,, Maria non dispera per nulla, anzi ora che il grande sacrificio espiatorio è stato consumato, la sua speranza è più che mai ferma nell'adempimento già in atto delle divine. promesse: la prevaricazione è giunta alla sua fine, l'iniquità è cancellata, il peccato può essere distrutto, la giustizia sempiterna con la quale Dio giustifica l'empio è ricondotta fra gli uomini, le visioni e le profezie sono adem. piute. E la vittima umana insieme e divina è lì esanime nel grembo della sua Madre. Maria l'offre anche una volta a Dio per la salute di tutti, pregando la divina Misericordia ad esser propizia a tutti gli uomini peri meriti dell'offerto sacrificio.
Cerca di penetrare, anima mia, nei sentimenti della Madre di Dio in questo solennissimo momento della stia vita dolorosa: la Madre di Dio che sostiene in grembo la Salma esanime, ma sempre propria personalmente di Dio, e l'offre a Dio per la saluto del mondo! Dolore immenso; amore sovrumano; sentimento sublime, che si può pensare, ma non descrivere.
Oh nostra potentissima Corredentrice, Maria Madre di Dio Addolorata, deh usate a nostro favore l'ufficio da Dio commessovi di Ministra delle grazie della Redenzione; inīpiegate a nostro favore quel tesoro inestimabile che Dio ha posto nelle vostre mani!
Per confermare sempre più la mia speranza nell'unico Mediatore di giustizia, Gesù Cristo, ricorrerò sempre alla Mediatrice di grazia Maria Madre di Dio.
ESEMPIO. Quel genio titanico di tutte le belle che fu Michelangelo Buonarroti, era anche un Cristiano Cattolico convinto e praticante. Nulla per lui era la brama di guadagno, poco valeva la va. ghezza di gloria, solo il sentimento religioso gli fa. ceva spiegar le ali ad animare la materia per esprimerlo.
La sua profonda devozione a nostra Donna e il desiderio di esprimerne tutta l'eroica magnanimità, gli diedero impulso a scolpire quella meraviglia di arte che è la Pietà, venerata in S. Pietro a Roma. Quante cose dicono quel volto di Maria, quella Salma divina abbandonata sopra le sue ginocchia! Purezza d'intemerata fanciulla: dolore calmo ma profondo di madre orbata del migliore dei figli: senso perfetto della divina tragedia! Ecco un prodigio della devozione a Maria Addolorata!
PREGHIERA. O pietosissima Vergine desolata, che stringendo al petto l'insanguinata esanime Spoglia del Figlio di Dio, sentiste rinnovarvisi in un momento tutti i dolori della vostra penosissima vita, e vi sentiste tra. figere il cuore d'acutissime spade, pregate per me il Dio redentore, che per i meriti della sua passione e morte, mi voglia perdonare tutti i miei peccati, ed accogliere l'anima mia pentita e confessa nel seno amoroso della sua infinita misericordia. Così sia.
OSSEQUIO. Fate in onore di Maria una devota Comunione, pensando che in quell'atto si depone nel. vostro cuore Gesù vivo, vero, reale, ma sacrificato per voi.
53. La sepoltura di Gesù.
Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, come ebbero tutto preparato per un'onorifica imbalsamazione, sindone, bende, pannilini, aromi secondo il costume dei Giudei, con delicata riverente devozione tolgono dal grembo di Maria la benedetta Salma di Gesù, la involtano con la sindone ed i pannilini fra una profusa copia di aromi, la fasciano con bende (1), ed improvvisata una barella, la sollevano e devotamente la portano poco più in là dal luogo della crocifissione, dentro l'orto appartenente a Giuseppe, ove era un sepolcro di recente scavato nella viva roccia. Se l'era fatto scavare per sè il nobile Decurione, e lui ancora superstite, non ci era stato sepellito alcuno. Il generoso discepolo cedè volentieri al Maestro quel suo sepolcro, tanto più che per l'imminente Sabato, non-ci-era tempo di trasportarlo più lontano. Ivi giunti, gli uomini soli entrarono, adagiarono la Salma divina nel loculo centrale, la coprirono con altri pannilini; ma chi poteva impedire alla devota amorosa curiosità delle Marie Galilee, di osservare coi propri occhi, dove, e come fosse stato curato il sepellimento del venerato e compianto Maestro? Nessuno pensò ad impedirlo, e seni. bra che quelle fervorose discepole non rimanessero contente di quanto si era fatto. Maggior copia di profumi si richiedeva a loro parere per conservarlo!
Ma nessuno contese all'Addolorata Madre l'entrata nella grotta, nè la licenza di coprire ella stessa con le sue mani il volto di Gesù, dopo impressovi con amore e dolore gli ultimi baci. Sembrava non potersi staccare di là, ma il tempo stringeva, e fu necessario che tutti uscissero, perchè i servi di Giuseppe già facevano scorrere la grossa pietra che do. veva chiudere l'entrata al sepolcro.
Nel patetico racconto dei funerali del morto Gesù, dobbiamo ammirare la franca ed attiva devozione di Giuseppe e Nicodemo; l'indomito amore delle pie donne, che avevano seguito Gesù dalla Galilea, ed invece d'una lieta Pasqua si dovevano occupare di un mor. torio. Ma c'è da notare che la face della vera fede non era più accesa che nell'anima di Maria Vergine. Ella soltanto comprendeva il mistero di quel sepellimento della Salma dell'Uomo-Dio, ella sola non vacillava punto nella speranza della prossima Resurrezione.
Ma dunque Maria non era la madre orbata dell'unico figlio! Non era la Desolata senza conforto umano! Non era la madre che ha visto morire di morte violenta con una straziante agonia il giovane figlio; non è la madre che l'ha dovuto lasciare freddo cadavere in una tomba! Sì Maria è tutto questo, ed ha sofferto e soffre nel momento della sepoltura quanto mai donna o madre soffrì in simili congiunture. La fede, la speranza e la carità stessa non diminuiscono il dolore umano, ma lo sublimano; rendendolo arcanamente più vivo ma più divinamente meritorio.
Considera pertanto Maria desolata che si ferma a baciare la fredda pietra del sepolcro già messa a posto; e studiati di esplorare gli interni suoi sentimenti. Anche lei è morta misticamente, anche la sua vita soprannaturale è sepolta con Cristo in Dio (4); soffre l'amarezza ineffabile del grande sacrificio che ha dovuto fare, e che tanto le costa; soffre per vivo desiderio che gli uomini corrano a sepellirsi insieme con Cristo; dopo essere morti totalmente al peccato: così possano risorgere insieme con Cristo alla nuova vita di grazia.
Oh quanto conforto posso io recare alla desolata Maria, se mi risolvo una buona volta ad uccidere in me il corpo del peccato, ed a sepellirmi con Gesù per risorgere con lui ad una vita. santa e perfetta!
Sì, Vergine santissima, Madre mia tenerissima, voglio darvi questa consolazione; e vi prego a soccorrermi col vostro patrocinio affinchè morto al peccato viva io sempre alla grazia di Dio.
Guarderò tutte le cose che mi circondano col lume della fede, disprezzando tutto ciò che è transitorio, stimando ed apprezzando solo quel che è eterno: questo è il mistico sepellimento con Gesù.
ESEMPIO. S. Paolo della Croce l'ultimo Venerdì Santo della sua vita, quello del 1775, giaceva infermo di malattia e di vecchiaia nella sua povera cella presso ai Ss. Giovanni e Paolo in Roma. Nell'ora della refezione il fratello infermiere gli recò il meschivo pasto che poteva prendere, ed il Santo si accingeva ad ubbidire, quando improvvisamente scop. pia in un pianto dirotto, esclamando tra i singhiozzi. Mangiare oggi, in questo gran giorno!... Pensare alla Vergine santissima, che dopo assistito ai funerali del Figlio morto, desolata e piangente se ne torna a casa, senza nessuno che la conforti!.. Ah povera Madre! Povera Madre! Quanta compassione mi fa!
E sì dicendo piangeva, piangeva, che era uno strazio a vederlo; nè potè per quella mattina pigliare alcun ristoro. Ecco quanto i Santi erano immedesimati con Maria desolata.
PREGHIERA. O amorosissimo Redentore Gesù, che per amor nostro voleste morire ed essere sepellito, per portare sopra di voi innocente la pena dovuta a noi, figli della colpa del primo padre, e liberarci così dal pungiglioine della morte, e dalla schiavitù del demonio: noi vi ringraziamo di tanto amore, e baciamo devotamente in ispirito il vostro sepolcro.
Vorremmo avere gli stessi sentimenti di Maria vostra Madre, ma oh quanto siamo lontani dalla fede, speranza e carità di lei! IA•,h per sua intercessione, concedeteci, o beAigno Signore, che sepolti una volta con voi pel Battesimo nella morte, non abbandoniamo mai la nuova vita alla quale per vostra virtù siamo risorti. Così sia.
OSSEQUIO. Rinnovate con fervore le promesse fatte a Dio nel santo Battesimo, che fu la sepoltura del vostro uomo vecchio, e la nascita dell'uomo nuo. vo creato secondo Dio
54. La Consolata.
Non era ancora trascorsa la Parasceve dopo chiusa la tomba di Gesù, che tutti coloro, che avevano assistito, se ne tornavano in Città ciascuno a casa sua. Le donne poi che già se. guivano Gesù, e che con lui erano venute a Gerusalemme dalla Galilea, guardato bene il sepolcro, e resesi conto della maniera con la quale Gesù era stato sepolto, se ne ritornarono, non a casa loro, bensì per i bazar della città, che ancora fervevano negli ultimi momenti di tempo utile per vendere, e vi fecero acquisto di aromi e d'unguenti. Datisi poi l'appuntamento per il giorno dopo, Sabato, di buon ora, si ritirarono presso i loro ospiti, dove rimasero tranquille per tutto il Sabato secondo il prescritto della legge. Quel sabato era il gran giorno della solennità pasquale per i Giudei.
Ma accompagnamo Maria desolata che con il figlio adottivo Giovanni, e forse la vera madre di costui Maria Salome, se ne torna a lenti passi verso la casa di Giovanni Marco, che aveva lasciata fin dal mattino. Dovette ripassare per il Calvario, là dove ancora sorgevano le croci sanguinolenti, e quella più rossa, che era stata letto tormentoso dell'agonizzante Gesù. Maria l'abbraccia inginocchiata, e la saluta, omai insegna risplendente e bella fregiata della porpora del gran Re, del quale reca ancora in alto il titolo per ostentarlo al mondo! Speranza unica ai naufraghi della vita, fonti di ogni gaudio, di ogni consolazione. Oh chi potesse avere i sentimenti della Madre del Redentore nell'amplesso della Croce in quell'ora solenne del tramonto del Venerdì Santo!
Raccogliamoci con lei in quella solitaria celletta della casa ospitale, dove giunge con la sua compagnia. Giovanni, da figlio devoto, le offre qualche ristoro dopo sì lungo digiuno, per farle piacere si ristora anche lui, che ben ne aveva bisogno. Non è in Maria desolata nè accasciamento, nè sconforto, ma soltanto calmo fiducioso dolore, che ringrazia Dio per averle dato forza e coraggio di tollerarlo. Se ai primi Cristiani potè dire l'Apostolo che non- si attristassero nella morte dei loro cari, come i pagani che non hanno speranza: « Ut non contristemini sicut et ceteri qui sfrem non habent; pensi chi può, se la santissima Madre dì Dio potesse nutrire talì sentimenti, per lo meno troppo umani a riguardo del suo Figlio Gesù, morto e sepolto secondo che le Scritture avevano predetto di lui.
Eccola l'eroica Vergine che tutta immersa nel pensiero di Dio, e nel mistero della umana redenzione testè compiuto, ringrazia il Signore Iddio d'Israele, che ha visitato il suo popolo, ed ha operato la sua redenzione; salvandolo dai suoi nemici, la morte, ed il peccato; e strappandolo dalla tirannia dell'omicida fin dal principio, il diavolo. Benedice Iddio, il Padre del suo Figlio Gesù, Padre delle misericordie, e Dio di ogni consolazione, che è il solo suo conforto in quel desolato momento: per questo conforto anche l'Addolorata Maria può confortare tutti i tribolati, poichè quanto più ella è partecipe della Passione di Cristo, così in egual misura abbonda la consolazione ineffabile che Dio le concede.
Tutta la notte passa Maria quanto amareg. giata dalla sua desolazione altrettanto confortata dalla speranza che vede sempre più prossimo il. suo compimento. Così tutto il giorno di Sabato, così la notte appresso, ripetendo col Profeta: « L'anima mia te sospira notte e giorno, ed al mattino già sono sveglia pensando a te! ». Ed ecco che al priino raggio di sole del terzo giorno, Maria si vede innanzi redivivo Gesù, glorioso e trionfante, omai in eterno immortale.
Che cosa si dicessero il Figlio e la Madre in quel delizioso momento, non isperare, anima mia, di comprenderlo appieno, contentati dì assaporarne la dolcezza considerandolo specialmente nei momenti amari della tribolazione. Ecco come finiscono i patimenti ed i dolori sopportati per amor di Dio e del prossimo.
Cercherò di stare tanto più tranquillo e santamente lieto, quanto più mi opprime la tribolazione, ripetendo con l'Apostolo: Superabundo gaudio in omni tribolazione nostra.
ESEMPIO. S. Filippo Neri, studiosissimo d'imitare le virtù di Gesù Cristo e di Maria, della quale sembrò essere il Beniamino, si formò, sotto la guida dello Spirito Santo, una forma di mente ed un senso squisitamente cristiano. Di tempra adamantina nel sopportare persecuzioni, calunnìe, avversità, disinganni anche nelle opere buone, con invitta pazienza: di una gioviale amabilià in ogni suo atto, che consolava e rapiva chiunque gli si avvicinasse. Sensibilissimo alle avversità, tanto da soffrirne indicibilmente; calmo ed imperturbabile, tanto da dare 1'impressìone che per lui fosse sempre Pasqua? Spirito magnanimo, superiore alle gracidi piccinerie del vanitoso mondo: sollecito solo di amare Dio sopra ogni cosa, e consumarsi negli ardori di questa carità. Ecco il frutto squisito che ogni Cristiano dovrebbe ricavare dalla devozione verso Maria Addolorata!
PREGHIERA. O Signore Iddio, che per la resurrezione del vostro Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, vi siete degnato di recare al mondo perduto l'abbondanza di ogni vero bene: stante che Gesù morendo distrusse la nostra morte, e risorgendo ci aprì l'adito alla vera vita: deh fate che per intercessione di Maria sempre Vergine, Madre di lui, che voleste elevare alla dignità di nostra Corredentrice.
noi, poveri miserabili, ma pieni di voi solo Padre nostro, meritiamo i gaudi della vita beata. Così sia.
OSSEQUIO. Ad imitazione di Maria, non invanite nella prosperità, nè perdete la calma nell'avversità: in quella ringraziate Dio: in questa rallegratevi di somigliare a Gesù ed a Maria: sempre cercate Dio solo!