MEDITAZIONI SUI DOLORI DELLA MADONNA ADDOLORATA

MEDITAZIONI SOPRA I DOLORI DELLA SS-MA VERGINE MADRE DI DIO

PROPOSTE ALLA DEVOZIONE DEI FEDELI DA UN SACERDOTE PASSIONISTA

ROMA SANTUARIO DELLA SCALA SANTA 1938

 

INTRODUZIONE

La santa pratica di onorare con devoti omaggi Maria Ss.ma Addolorata, ha preso sempre più grande incremento dal­l'epoca dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria, sino a S. Paolo della Croce, che eccitato da Dio ad accendere nel cuore dei fedeli la grata memoria della Passione di Gesù Cristo, non potè dimenticar di pro­pagare anche la devozione alla Madre di Dio Addolorata, e lo fece da par suo con fervo­re e consapevolezza singolare: finchè un santo suo figlio, Gabriele, che dall'Addolo­rata si nominò, e dell'Addolorata fu tutto, venne a dimostrare al mondo quali senti­menti si debbono avere verso l'Addolorata,

e quali siano le azioni pratiche per onorar­la a dovere.

Tutto ciò è cosa consolantissima, e questo libretto è stato redatto per rendere, se è pos­sibile, più ubertoso e consolante l'incremen­to di questa devozione eminentemente cri­stiana.

Però questa devozione, come tante altre, può degenerare ed isterilire, se non si ha un chiaro concetto della Persona che si vuo­le onorare.

Maria Vergine Madre di Dio, nei quali nomi si contiene tutta la sua sovrumana ec­cellenza, è una pura creatura, una donna, una vergine, una madre nella quale si tro­vano in modo nobilissimo tutte le belle qua­lità che questi nomi ricordano.

Ma questa singolare Donna, la Donna del­la Scrittura, ha delle qualità soprannatura­li che non si trovano in nessun'altra creatura umana od angelica per quanto santa la si voglia immaginare.

Maria fu concepita senza macchia di pec­cato originale; quindi in lei non c'era nes­suna delle debolezze morali alle quali an­diamo soggetti noi. Non ignoranza della vo­lontà di Dio sopra di lei; non concupiscenza ripugnante al dolore, od eccitante al­l'ira, alla rabbia, alla disperazione; non de­bolezza svenevole o spasimo che annubilas­se mai l'uso della ragione; e molto meno malizia o ribellione a Dio di qualsiasi sorte.

Ma dunque Maria non soffriva, non sentiva dolore: era tetragona ai colpi di fortuna? Ecco lo scoglio nel quale danno spesso i po­veri figli di Adamo e di Eva! Credere il Cri­stianesimo uno stoicismo od un quietismo nulla di più falso. Per intendere questo pun­to importantissimo ascoltiamo le parole sen­satissime di S. Bernardo: « Non vi meravi­gliate, fratelli, che Maria si dica martire nel­l'animo. Si meravigli piuttosto chi siasi di­menticato, che Paolo tra i massimi delitti dei pagani ricordasse che erano senza affe­zione. Ciò fu lungi dalle viscere di Maria, ciò sia lungi dai devoti di lei. Ma dirà qual­cuno: Non sapeva Maria che il Figlio suo doveva morire crocifisso? Non aveva ella vi­va speranza che il terzo giorno risuscitereb­be? Fedelissimamente! E si attristò tanto per lui crocifisso? E dolorosissixnamente! Del resto chi se' tu fratello, e donde ti vie­ne tanta saggezza, che più ti meravigli di Maria compaziente, che del Figlio di Maria paziente?! Potè dunque questi morir corpo­ralmente, e non potè quella morire mistica­mente?! Fe' morir lui la carità della qua­le non ve ne ebbe maggiore; fece morir misti­camente la Madre, ché dopo quella del Fi­glio, ebbe carità maggiore di tutte ».

Queste parole del santo Dottore deve pon­derare chiunque non voglia prendere abba­gli, chi vuol meditare fruttuosamente i Do­lori di Maria Ss.,ma. Una compassione pura­mente umana, una svenevolezza nel trepida­re con la Vergine immaginata trepidante; un tenerume che si disfaccia in lacrime alla considerazione della povera Maria, cui tutto succedesse a rovescio delle sue aspirazioni, e che fosse veramente sfortunata da compian­gersi, non è la cristiana devozione a Maria Madre di Dio Addolorata, ma uno sfogo in­cosciente di morboso misticismo, quando non fosse isterismo.

Ma dunque non si deve compatire Maria Addolorata? Altro che si deve!

Attenti però alla parola compatire che può significare commiserazione, e può significa­re partecipazione ai patimenti. In questo secondo senso sta la devozione cattolica a Ma­ria Addolorata, che può definirsi un deside­rio efficace di partecipare ai dolori di lei con quel sentimento con il quale ella parte­cipò ai dolori dell'Uomo-Dio per la nostra redenzione.

Considerato tutto ciò molto bene, non sa­rà difficile all'anima cristiana d'intendere in che cosa consista la vera devozione a Maria Addolorata. Consiste in quelle parole che scrisse l'Apostolo a proposito della devozio­ne a Gesù Appassionato: Hoc sentite in vo­bis, quod et in Christo Jesu. Studiatevi di riprodurre in voi i sentimenti che anima­rono Cristo Gesù! Così va detto della de­vozione a Maria Addolorata. Studiatevi di ritrarre in voi tutti i sentimenti che fecero pulsare il cuore di Maria, mentre con il Fi­glio suo Dio beveva il calice amarissimo a lei preparato da Dio ab aeterno. Emulare la generosità di Gesù e di Maria nel bere cia­scuno di noi il suo calice di tribolazioni che gli porge il Padre celeste «Calicenx, quem dedit Inihi Pater, non bibam illum?»; diceva Gesù a S. Pietro, che voleva difenderlo con la spada dalla cattura del Getse­mani. Anche noi dobbiamo fomentare in noi questi sentimenti se vogliamo davvero ono­rare Maria Addolorata: riusciremo a farlo se piglieremo la santa pratica di meditare spesso i suoi Dolori.

La meditazione è un esercizio di orazione fatta con la mente, senza parole udibili da altri: tutti i credenti possono farla, perchè non si ricerca per essa nè scienza nè cultura basta la sincera pietà ed un po' di fede per farla spontaneamente, talora quasi senza ac­corgersene.

Si comincia a ricordare con un atto di fe­de, che Dio ci è presente: siccome Dio è presente dapertutto, così la meditazione può farsi in ogni luogo che non distragga troppo, e non sia inadatto.

Ricordato che Dio ci è presente, porgia­mogli un atto di adorazione: chiediamogli perdono delle nostre colpe; ed imploriamo­ne l'assistenza ed i lumi necessari, perchè ogni regalo buono, ed ogni dono perfetto viene di lassù, scendendo dal Padre dei lu­mi. « Omne datura optimum et omne donum perfectum de svirsum est, descendens a Pa­dre luminum. Questa la preparazione, ed ecco in breve la pratica.

Figurarsi con l'immaginazione di essere presenti ad un fatto della vita della Vergine Addolorata, pensarlo bene con la mente, fer­mandosi a qualche verità o circostanza che più colpisce e commuove. La volontà si sen­tirà subito eccitata da qualche pio e santo affetto. Secondare quest'affetto perchè più ci penetri nell'animo; e finalmente sfogarsi in dolore, preghiera, proteste di amore ed imitazione, e conchiudere con un proponi­mento pratico e ben determinato, di fare per amore di Maria Addolorata qualche bene, o di fuggir qualche male.

Questo libretto ha l'intento di agevolare questo lavorío dell'immaginazione, dell'in­telligenza e della volontà: basterà leggerlo attentamente, perchè ci si senta tocchi e compunti. Ma nessun libro può supplire la voce della coscienza individuale. Ognuno sa, che cosa Dio voglia da lui, perciò ognuno faccia quel proponimento che gli conviene, quantunque differente da quello proposto nel libretto.

 

USO DI QUESTO LIBRETTO.

Il redattore ha avuto lo scopo di fornire ai divoti di Maria Addolorata un manuale buono per tutte le pie pratiche che sogliono farsi dai Cristiani in onore della Vergine Ss.ma sotto questo titolo: perciò esso può servire:

1) Per meditazioni private individuali.

2) Per lettura di meditazione in comu­ne, cominciando dalla prima sino all'ultima; che se ne avranno da bastare per tutti i Sa­bati dell'anno.

3) Per fare pubblicamente il mese di Settembre, di Marzo od altro in onore del­l'Addolorata: in questo caso possono sce­gliersi le ultime trenta o trentuno del libret­to, che a tale scopo hanno doppia numera­zione romana.

4) Per Novene o Tridui; ed allora se ne possono scegliere nove o tre ad arbitrio, ma si consigliano le ultime.

5) Per Settenari finalmente si scelgano quelle recanti i primi sette numeri in cifre arabiche, che trattano dei sette principali Dolori di Maria Ss.ma.

 

1. Maria nostra Corredentrice.

Perito l'uman genere per colpa di due per­sone, Adamo ed Eva, fu misericordioso con­sìglio di Dio che due persone concorresse­ro all'umano riscatto. Gesù, Verbo Dio fatto uomo, e Maria Vergine sua Madre. Questo suo consiglio Dio fece palese al mondo nel primo annunzio della Redenzione: « Porrò inimicizia tra te e la Donna (dice Dio al de­monio che aveva preso le sembianze di ser­pente), tra il seme tuo ed il seme di lei; ella schiaccerà il tuo capo, e tu ne insidierai il calcagno ».

« Così come l'antica Eva, sposa di Ada­mo, ma ancora vergine, divenuta disobbe­diente, fu causa di morte a se stessa ed a tutto fumati genere, similmente Maria, già disposata ad un uomo, ma sempre vergine, fatta ubbidiente, ed a sè ed al genere uma­no divenne causa di salute... Così il nodo della disobbedienza di Eva, trova il suo scio­glimento nell'ubbidienza di Maria. Ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incre­dulità, questo la Vergine Maria sciolse la sua fede ».

La viva fede di Maria si manifestò tutta nel credere alle parole del Nunzio celeste, che le annunziava la divina Maternità ver­ginale; beata lei che credette con tanta fer­mezza a quanto le veniva annunziato da parte di Dio, chè tutto si sarebbe puntual­mente avverato.

Ma la fede di Maria era anche consapevole della parte del calice amaro riservata alla Madre della Vittima redentrice, e che insieme anche lei avrebbe dovuto trangugia­re. Quanti e quali dolori morali erano uniti all'altissimo onore di Madre se questa singolare Maternità affatto dagl'incomodi delle gestazioni e dei parti ordinari, non mancava però delle fatiche, disagi, afflizioni di una vita povera, laboriosa, perseguitata, divisa con un Fi­glio di tal dignità. Quanto meno sarebbe costato a Maria il nascondimento nella sua povera casetta in una vita di orazione e pu­rezza insieme al castissimo suo sposo Giu­seppe, col quale insieme si erano votati a Dio!

Ma Dio le significa per l'Angelo, che la vuole per sua Madre, e per sua compagna nei dolori inenarrabili della Passione, e Maria non esita: ubbidisce con piena volente­rosa rassegnazione dicendo: Ecco la serva del Signore avvenga pur di me secondo che tu dici.

Ed ora rifletti anima mia alla fede ed al­l'ubbidienza della Vergine Madre di Dio! Quanto languida è la tua fede in Dio nelle vicende della vita, con quanto poca rasse­gnazione ti sottometti alle disposizioni della paterna sua provvidenza! Ciò che reca ono­re e piacere lo vai cercando con tanta avi­dità e studio, non dubitando nemmeno di peccare, se credi con questo di riuscire nel tuo intento. Il sacrificio, la tribolazione, il dolore li fuggi sempre, immemore che la tribolazione fa esercitare la, pazienza, che è opera perfetta, e questa virtù veramente cristiana accresce la speranza, che non c'ingan­nerà mai, sostenuta com'è dalla carità dif­fusa nel nostro cuore dallo Spirito Santo. O Vergine fortissima che con tanta ge­nerosità accettaste l'amaro calice del dolo­re sovrumano che doveva accompagnare per tutta la vostra vita di quaggiù l'altissima vo­stra dignità di Madre di Dio, deh intercede­temi dal vostro Figlio Redentore una viva fede nella preziosità del dolore sopportato in unione con lui, ed una piena rassegnazio­ne a tutte le sue disposizioni a mio riguardo.

Mi abbandonerò con piena fiducia filiale alla volontà divina in tutte le vicende della mia vita, specialmente in quelle contrarie al mio amor proprio, ad imitazione della no­stra Corredentrice Maria.

ESEMPIO. Come Gesù Redentore si serva "sem­pre della Vergine sua Madre quale cooperatrice nell'applicare agli uomini i meriti della Redenzio­ne, lo dimostrò, oltre tanti altri fatti, anteriori e posteriori, il fatto della vocazione di sette nobili fiorentini a fondare sul monte Senario un Ordine di religiosi, che si chiamarono per fatto miracolo­so « Servi di Maria » ed ebbero per fine della lo­ro vocazione la vita contemplativa ed apostolica in­sieme: ma soggetto del loro apostolato doveva es­sere Mari Ss.ma Addolorata, per richiamare al Vangelo di Gesù Crocifisso le popolazioni del se­colo tredicesimo tano aberranti dallo spirito di Ge­sù Cristo, per le sanguinose incessanti discordie cittadine e familiari. Quei sette santi Fondatori ub­bidirono alla loro vocazione, e predicando dapertutto Maria Addolorata facevano piangere per pen­timento quegl'indomiti furiosi masnadieri ai piedi della Croce con la stessa Madre di Dio.

PREGHIERA. O Dio, Padre di Misericordia che volendo redimere il mondo vi com­piaceste di porre nelle mani di Maria Ver­gine, nostra Corredentrice, tutto il prezzo del­la nostra Redenzione, affinchè ci pervenis­se per suo tramite ogni vostra grazia, ogni vostro favore; deh per intercessione di lei concedeteci che la veneriamo con tale af­fetto, l'imitiamo con tanto studio, da esser fatti degni di esser presentati da lei al vo­stro cospetto, come figli giustificati nel San­gue di Gesù Cristo.

OSSEQUIO. Fate vostra la devozione a Maria Addolorata, e cercate in essa il conforto nelle vo­stre tribolazioni.

 

2. Maria ministra di grazie.

« Guarda umiltà, guarda devozione! Ma­ria si dice serva del Signore, che è eletta sua madre, nè si gonfia all'inaspettata promessa. Ascoltato l'annunzio, non quasi in­credula all'oracolo, né incerta della notizia, nè diffidente dell'esempio; ma lieta pel desiderio compiuto, scrupolosa del dovere, frettolosa per la gioia, si reca alla monta­gna » di Giuda per visitare la parente Elisabetta, che dall'Angelo avea inteso es­sere incinta miracolosamente del Battista.

La via da Nazaret alle montagne di Giu­da, ad Ebron, non era nè breve nè facile, ma un impulso divino ve la spingeva senza dimora. Si pensi, che Maria era incinta del Verbo di Dio fatto uomo nelle sue viscere immacolate: era il tempio vero e proprio che mai Dio si fosse fabbricato nel mondo. Nè il Verbo già fatto carne voleva stare ozioso nel tempo della sua gestazione. Voleva san­tificare il suo Precursore, voleva ricolmare di grazie la famiglia di lui. L'istrumento di tanta opera non poteva essere che il suo vi­vo tempio la Vergine, sua Madre, e costei or­mai agile e volenterosa ad ogni impulso del­la grazia, intraprende il lungo viaggio: vie­ne a farsi ancella delle persone che Dio vuol favorire: viene dispensatrice e canale del­le benedizioni del suo divino Portato.

Tutto è gaudio e consolazione divina in questo mistero della Visitazione; ma è quel gaudio, quella consolazione della quale l'A­postolo dice: Sovrabbondo di gaudio in ogni nostra tribolazione. Gaudio che Ma­ria, posto il piede oltre il limitare della casa di Elisabetta, si sentì salutare Madre di Dio: gaudio per l'augurio che tutte le divine promesse sarebbero senza fallo in lei adempiute: gaudio per d'esuberanza dell'affetto sovrumano, che prorompe nel cantico sublime: Magnificat anima mea Do­minum: gaudio sopratutto per la copia di grazie che Dio concede alla madre anno­sa ed al bambino per mezzo di Maria, al suono del saluto della Madre di Dio. Tutto è consolazione divina, che non è conosciu­ta se non da chi la prova. Ma gaudio e con­solazione sono anche qui fiore di sofferenza e di umiltà. Maria adempie il primo atto del suo ufficio di Corredentrice, ministra delle grazie del suo Figlio, e lo adempie con disagio suo proprio, con umiltà profonda, per cui si fa per un trimestre serva e con­solatrice della vecchia madre del Battista bisognosa di assistenza e per giovare anche al bambino nato, come giustamente pensa S. Ambrogio, si prende in braccio il pic­colo Giovanni, e lo avvicina a Gesù, che na­scosto nell'utero verginale, conforta e ricol­ma di grazie il suo Precursore. Contempla, anima mia, la Vergine incinta di Dio, che accarezza e prodiga le sue cure a S. Giovan­nino. Quanti sentimenti di devozione, quan­ta tenerezza in questo quadro commoven­te! Oh se tu potessi meritare le eterne ca­rezze di Maria! Le meriteresti se come lei tu fossi zelante nello studio di far conosce­re Gesù a coloro che poco o punto lo cono­scono. Ma quanta freddezza per la tua, e per l'altrui salute! Le cose di Dio e nell'a­nima non ti toccano, la sollecitudine per la vanità della vita presente è tutto per te!

Vergognati, e rifletti che questa tua condot­ta ti prepara amarissimi disinganni.

O Gesù Redentore nostro, che rendeste la vostra Vergine Madre una ministra zelan­tissima delle vostre grazie; concedetemi per sua intercessione di essere anch'io sollecito della salute mia propria e zelante per la salute del mio prossimo.

Proporrò sull'esempio di Maria di atten­dere con fervore alla mia santificazione, scuotendo ogni tiepidezza, perchè ne tar­da ntolintina Spiritus Sancti gratia.

ESEMPIO. Francesco Possenti giovinetto di fa­miglia illustre ed agiata, dotato di grazia ed ele­ganza singolari, e portato per inclinazione alle bril­lanti comparse in società, avea succhiato col latte una tenera devozione a Maria santissima, che le dure prove che ebbe nell'adolescenza, gliela fe­cero preferire sotto il titolo dell'Addolorata. Maria lo proteggeva con una singolare assistenza, e non solo lo preservò dal contagio del gran mondo, ma gl'impetrò anche da Dio la grazia preziosissima della vocazione religiosa. Ma il giovanetto non sapeva decidersi a rompere le dorate catene della vanità, finchè Maria stessa, da una sua devota leone venera­ta a Spoleto, non gli diede un mistico sguardo, che lo decise ad ubbidire immantinente alla divina chia­mata. Troncati in breve tempo tutti i legami del secolo, si ritira tra i Passionisti nel noviziato di Morrovalle, emette i santi voti, e con la protezio­ne di Maria santissima diviene in pochi anni S. Ga­briele dell'Addolorata. Anche a questo Santo Maria fu la ministra della, divina grazia.

PREGHIERA. O Vergine santissima che siete meritamente riguardata come il cana­le, da cui derivano a noi le grazie meritateci dal Figlio vostro Crocifisso, non disprez­zate le umili suppliche che vi porgiamo per ottenere il vostro validissimo patrocinio. Voi siete l'onnipotenza supplicante che potete con la preghiera quanto Dio può con la sua potenza a nostro spirituale vantaggio. Impe­trateci, cara Madre nostra, la fedeltà nel di­vino servizio. e la perseveranza finale. Co­sì sia.

OSSEQUIO. Promettete a Maria di essere sempre fedele alle divine ispirazioni che ella v'impetrerà.

 

3. Angoscia di Maria nella perplessità di Giuseppe.

Rimase Maria presso Elisabetta quasi tre mesi, e se ne ritornò a casa sua. Questo spazio di tempo dalla concezione del Verbo divino fatto carne, bastava perchè in lei si conoscessero evidenti i segni della sua divi­na gravidanza. Infatti essendo Maria dispo­sata a Giuseppe fu da lui constatato che ella era incinta, e subito l'animo del Giusto Patriarca, fedele osservatore della legge, si trovò in una perplessità angosciosa, in lotta fra se stesso con l'evidenza ed il dovere; la stima della santissima sposa, e l'obbligo di denunziarla come infedele. Restare con lei, e non credere ai propri occhi?... Ma non era questa una trasgressione della legge, un'offe­sa di Dio?... Far divorzio pubblicamente ed infamarla? Ma chi gli dava diritto a far questo con la castissima Maria? - Ma intanto la cosa era evidente, e sembrava parlare da sè. Quale risoluzione prendere? Pensò di prender quella che gli parve meno dannosa alla fama di Maria, e più consentanea alla sua coscienza di giusto: Voluit occulte-di. mittere eam; risolvette di abbandonarla occultamente. Questa risoluzione del santo Patriarca è la più fulgida testimonianza del­la purezza e santità di Maria; chè Giuseppe cela col silenzio un fatto di cui ignorava il mistero.

E Maria che di questa angoscia dell'ama­tissimo sposo certamente si avvide, quale e quanto dolore ne dovette provare! Ma per­chè non rivelargli il mistero? E sarebbe cre­duta? Era un mistero che senza divina ri­velazione non poteva conoscersi. Così fave­va conosciuto e creduto Elisabetta ed ella stessa. Non rimaneva altro che supplicare Dio che si degnasse togliere le ansietà di Giu­seppe, abbandonandosi intanto alle divine disposizioni. Così fece Maria, e Dio 1'esau­dì rivelando a Giuseppe il mistero per mez­zo dell'Angelo.

Poni mente all'ansiosa situazione dei due santissimi Sposi, e non saprai che più am­mirare, o la caritatevole, prudente, coscien­ziosa risoluzione di Giuseppe; o l'amara ma pur fiduciosa rassegnazione di Maria nelle mani di Dio, alla cura del quale rimette interamente se stessa ed il suo dilettissimo Spo­so. Soffrono l'uno e l'altra indicibili pene nell'animo delicatissimo, piangono di nascosto l'una dall'altro, ma entrambi non cercano che l'adempimento del loro dovere ver­so Dio, e l'esercizio della mutua carità. Giu­seppe vuol salvo l'onore di Maria; Maria pre­ga da Dio a Giuseppe la tranquillità d'animo. Quante volte mi sono trovato anch'io in ca­si perplessi; in prove inaspettate; oggetto di sospetti che non credevo meritare!... Come mi sono portato? Mi sono lasciato dominare dal disgusto, e nel parossismo dell'impazien­za, ho agito e parlato senza prudenza; senza riguardo ai miei doveri verso Dio; senza cu­rarmi di tutelare l'onore degli altri?!..

O santissimi Sposi Maria e Giuseppe, quan­to lontano mi sento dalla vostra carità, pru­denza e rassegnazione! Deh venite in mio aiuto in tante circostanze, nelle quali la mia virtù non sa reggere alla prova. Impetratemi da Dio la forza necessaria per portarmi san­tamente nelle lotte morali della vita, sicchè non venga io meno al dovere, non offenda Dio, non manchi di carità verso il prossimo; e rimetta ogni mia causa nelle mani di Dio.

Mi guarderò dal dire o fare checchè sia nell'impeto della passione, e soprattutto dal voler difendere la mia causa col rendere al prossimo offesa per offesa. Non mi lasciar vincere dal male, ma vincere col bene il male.

ESEMPIO. L'angelica vergine S. Caterina da Sie­na, devotissima di Maria Madre di Dio, e studiosa d'imitarne le virtù, si era data senza risparmio alle opere di misericordia corporali, tra le quali avea messo singolare premura nell'assistere, accudire, lavare a nutrire una povera vecchia abbandonata da tutti ed affetta da morbo contagioso e ributtante. La santa, giovane Terziaria domenicana impiegava nella cura della povera inferma tutto il tempo che non da­va alle sue opere di devozione, con affetto più che filiale; ma l'inferma, invece di esserle grata, la mal­trattava ogni volta che dalla chiesa veniva da lei, borbottando delle sue devozioni, ed insinuando sospetti contro la sua onoratezza. La santa fanciulla si contentava di rispondere con amabil sorriso: “In ve­rità vi dico che io sono vergine”. Nè mai 1'abbando­nò finchè non le ebbe reso l'ultimo officio curandone il cadavere.

PREGHIERA. O Vergine intemerata, Ma­dre di Dio, Maria Ss.ma, che tra gli altri vo­stri dolori sopportaste con isquisita carità e fiducia in Dio la pungente prova di vedervi in sospetto presso la persona che più d'ogni altra amavate su questa terra; otteneteci dal Signore Iddio la grazia della quale abbiamo tanta necessità per sopportare simili prove; e non perdere la fiducia in Dio, nè impazien­tirci ed adirarci contro chi ci ha in sospetto, o ci calunnia, persuadendoci che ci giovano al bene, quelli che ci si oppongono nel male.

OSSEQUIO. Rinunziate a qualunque proposito di vendetta, per amor di Maria.

 

4. Dolori di Maria nel Presepio.

Volgeva al termine il tempo della gestazio­ne di Maria, e Giuseppe già in officio di vice padre del Verbo incarnato per volere di Dio, prese l'occasione del censimento decretato da Cesare Augusto, per eseguire un dise­gno sugeritogli dal Cielo, di recarsi cioè in Betlemme di Giuda, perchè là nascesse l'at­teso erede delle promesse di David, secondo che avevano annunziato i Profeti.

Intraprende il lungo viaggio con Maria sposa incinta, giunge al termine di esso che annottava; non trova posto nel pubblico ricovero, ed è costretto ad acconciarsi alla meglio in una grotta riservata ad uso di stal­la per le bestie. Mentre ivi si trattenevano, fattasi già notte ferma, Maria rapita in un'e­stasi sublime dà alla luce il Verbo di Dio fatto uomo, che messe da parte tutte le leggi della natura, esce dalle purissime viscere di lei come fa raggio di sole attraverso un terso cristallo, e la divina Madre se lo vede tra le braccia vezzoso bambino che la riscuote dal­l'estasi col suo primo vagito.

Ecco Maria vera Madre di Dio, sempre Vergine pura ed immacolata! In questo mi­stero tutto è gaudio celestiale, che però non è mai scevro dalla sua ineffabile amarezza. Nulla in Maria di ciò che accompagna i parti delle figlie d'Eva; ma quante circostanze che fanno soffrire il suo cuore materno! La­sciamo i disagi del lungo viaggio, che riguar­dano la sua persona; ma ella diviene Madre di Dio non nella sua casetta di Nazaret, ma quasi sulla pubblica via, anzi in una grot­ta, di notte tempo, in una stagione rigida, tra gl'incommodi di una stalla. Non ha con sè che poche fascie e pannicelli da involgere il Bambino Dio, ed è costretta ad adagiarlo in una mangiatoia. Lo vede tremare dal freddo; indovina col sentimento materno il patimento del suo Bambino: quanto dolore, quanto struggimento al suo cuore, che pur vorrebbe trattare altrimenti il Figlio di Dio! Ma non pensiamo che Maria s'impazientisse di quelle angustie; nè che si lamentasse in cuor suo con Dio che le permetteva. Era ben consapevole che Dio fatto uomo le aveva elet­te queste augustie e questa povertà per sè, che essendo ricchissimo, per amor nostro vol­le farsi povero, e con generoso animo ac­cettava anche lei l'amarezza che in quelle strettezze provava, uniformandosi con ogni studio al Dio umanato. Purezza, pazienza, umiltà sono le virtù che adornano la divina Maternità di Maria.

Ogni Cristiano, secondo una sentenza del Vangelo, è chiamato ad esser madre, fra­tello e sorella di Gesù Cristo, specialmente se da Dio è chiamato a procurare la salute degli altri col sacro ministero. « Non soltanto Maria è beata per la sua divina Maternità; ma anche coloro che lo stesso Verbo di Dio, ricevendo la fede, concepiscono in sè; e con le buone opere lo custodiscono e partorisco­no nel cuore loro e dei prossimi, sono detti beati ». Oh quale onore ci fa il Verbo in­carnato degnandosi di chiamarci suoi fratelli e sorelle, e renderci cooperatori suoi nel salvare le anime. Ma oh misero me che sono uomo carnale schìavo del peccato, insofferente d'ogni pe­na, tutto impazienze, lamenti, ambizioni, studio di vanità. Troppo diverso è l'animo mio da quello di Maria, come oserò accostar­mi a Gesù Bambino?

O Vergine santissima, Madre di Dio, pre­gatelo il vostro Bambinello per me, che da quel Presepio si degni rivolgermi uno sguar­do di misericordia, che mi muova ad imitare la sua e la vostra purezza, pazienza ed umiltà

Con Maria nel Presepio mi offrirò tutto al servizio del Verbo incarnato, sacrificando a lui principalmente la passione che più mi predomina.

ESEMPIO. S. Gaetano Tiene nobile Vicentino poi illustre prelato nella corte Romana ai tempi di Giulio II e Leone X, era tanto rapito nella medita­zione dei misteri dell'Infanzia di Gesù Cristo, e tan­to devoto della Vergine Madre, che dal fervore con­cepito si sentì spinto a dare il primo impulso alla riforma del Clero, rinunziando ai beni ereditarii ed ai benefici ecclesiastici che possedeva; e fece voto di così stretta povertà da ridursi a vivere di pure ele­mosine, e queste non cercate, ma offerte spontanea­mente: così divenne perfetto imitatore della sacra Famiglia, tanto povera quanto può vedersi dal Pre­sepio.

Maria favorì il suo fedele imitatore, e nella not­te di Natale mentre Gaetano pregava in S. Maria Maggiore in Roma, gli apparve col Bambinello in braccio, e glielo concesse a vezzeggiare tra le sue braccia. Chi può dire la gioia celestiale di Gaetano? Ne avranno parte tutti coloro che volentieri soffro­no povertà e disagi insieme a Gesù, Maria e Giu­seppe.

PREGHIERA. O Gesù che per amor nostro vi faceste povero essendo il ricchissimo pa­drone di tutte le cose, per intercessione di Maria santissima vostra Madre, cui tanto fu­rono pungenti i disagi della vostra povera cuna, concedeteci quell'animo tranquillo e rassegnato tra le difficoltà della vita terrena, che è la caratteristica dei vostri veri seguaci.

OSSEQUIO. Per amor di Maria santissima Addolorata privatevi di tutte le cose superflue, special­mente di quelle che sanno di vanità e di soverchia ricercatezza.

 

5. Maria nella grotta di Betlemme.

Mentre Maria con amore ineffabile, e ram­marico insieme per non potere fare di più, prestava al Bambinello le sue cure materne, libera com'era da ogni incomodo di puerpe­rio, perchè il suo parto era stato al tutto miracoloso, si fecero sentire da non molto lungi dalla grotta voci celesti inneggianti a Dio, che cantavano. « Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini del divin beneplacito. Una schiera della mi­lizia celeste si era unita all'Angelo, che aveva annunziato la nascita in Betlemme del Salvatore, il Cristo del Signore, ad alcuni pastori, che vegliavano di notte a custodia del loro gregge. Infatti dopo poco ecco que­sti pastori, che pieni di santo entusiasmo e fervida devozione, venivano a porgere i loro omaggi al Bambinello in fasce giacente nella mangiatoia. Maria e Giuseppe li accolsero con tenerezza, il Bambino sorrise loro dal povero giaciglio, e dalle labbra dei santi pa­renti del Neonato intesero quanto occorreva per completare l'annunzio dell'Angelo: dettero ed adorarono Iddio Bambino.

Di Maria ci dice il sacro testo, che « tutte queste cose riponeva insieme per custodirle nel suo cuore. Quanta parte dell'animo di Maria ci rivelano queste parole! La Ver­gine Madre è mente e cuore tutta occupata nei misteri ineffabili che stanno accadendo attorno al Verbo incarnato, dal giorno del­l'annunzio che ella stessa ne aveva ricevuto dall'Angelo, sino a questa notte risplendente di tanta luce celeste. Quanta impressione hanno fatto nell'anima sua quegli eventi, qual orma indelebile vi hanno lasciato! Ma­ria con la mente e col cuore vive più in Dio che in se stessa, e per la sua altissima abitua­le contemplazione non vede che Dio, non ama che Dio, il quale ha voluto farsi suo Fi­glio, ha voluto aver bisogno delle sue cure materne! Tale intima unione con Dio la ri­colma di quel gaudio vero, che trova quag­giù il suo maggiore alimento nelle amarez­ze della tribolazione. Come il suo Bambino per esser già beato comprensare nell'anima sua umana, sente pur nondimeno tutta l'a­cerbità del sacrificio del quale è già all'In­troito su quella pungente cuna; così Maria soffre, sospira, geme bevendo le prime stille dell'amaro calice, che le è riservato. Pover­tà estrema, disagi d'ogni genere, sofferenze, del caro Pegno del suo amore divino ne an­gustiamo il cuore, sicchè ella debba ripetere con fa sposa dei Cantici: Fasciculus myrrhae dilectus meus mihi, inter ubera mea commo­rabitur. Il mio diletto è per me: fragrante ed amaro come un fascetto di mirra, ma me lo stringerò sempre al petto con ardente amore! Impenso studio per adempiere tutti i suoi doveri materni, sì da rendere meno di­sagiato al caro Bambino quel tugurio da be­stie; zelo indefesso per adempiere il suo uf­ficio di Corredentrice, facendolo conoscere ed amare da quei pastori, che per primi ven­gono a visitarlo, e da altra gente povera che mossa dalla fama del lietissimo evento, vie­ne a vederlo. Altro che le sentimentali dol­cezze, che cerchi tu, anima mia, nella poca orazione che fai! Altro che la falsa tranquil­lità che tu vai cercando col pretesto di pen­sare a te sola, per la vana lusinga di contem­plare le cose di Dio! Vergognati di nascondere il più dannoso egoismo sotto le parven­ze di devozione! Amore sincero a Dio ci vuo­le, amore vero al prossimo. Non cercare la tua quiete sia pure spirituale; ma il patire è l'essere disprezzato e perseguitato come lo fu il Figlio di Maria; non ozio ed impertur­babilità, ma studio di procurare la salute del prossimo, dar tutte le cose proprie e tutto te stesso per l'altrui salute: Impendam et super­impendar ipse pro aninmbus vestris: ogni cosa mia e tutto me stesso debbo spendere per adempiere i miei' doveri, quantunque più ami, e meno sia amato dagli altri.

Vergine generosissima, che con tanta ma­gnanimità adempite per amor di Dio i vostri sovrumani doveri, compatite la mia pusilla­nimità, e la grettezza del mio cuore, che nem­meno un dito vorrebbe muovere per la gloria di Dio: ed impetratemi dal vostro divino-Fi­gliolo quella studiosa diligenza nel bene ope­rare, che è propria di tutti i veri amanti di Dio.

Fuggirò come peste l'accidia e l'amor del quieto vivere, per adempire ogni mio do­vere.

ESEMPIO. S. Elisabetta d'Ungheria, sposa piis­sima di Ludovico conte di Turingia; fin da bambina nutrì singolare spirito di cristiana pietà, e devozione affettuosissima a Gesù sofferente ed a Maria Ad­dolorata. I patimenti dell'uno, i dolori dell'altra for­mavano il pascolo prediletto dell'anima sua, che pareva assetata di prodigarsi tutta in opere di mi­sericordia a soccorso di tutti i bisognosi. Ma mor­tole il marito nella Crociata di Federico II, le toccò di esperimentare per sè e per i suoi bambini la più squallida miseria. Cacciata con essi al lato dal suo castello, senza tetto, senza pane, senza vesti, do­vette ridursi in un tugurio fra lo strame, e stendere quella sua mano tanto benefica, a chiedere un tozzo di pane per i suoi figlioletti! Ma la generosa imitatrice di Maria, non imprecò nè contro Dio, nè con. tro gli uomini, ma dividendo il suo tempo tra la cura dei suoi bambini egli esercizi di devozione, sostenne eroicamente la prova, finchè piacque a Dio di mettervi fine. Così conviene diportarsi chi vuol essere vero devoto di Maria Addolorata.

PREGHIERA. Vergine santissima Madre di Dio, che con tanto costante rassegnazione adempiste tra la povertà e lo squallore l'of­ficio di Madre del Bambino Dio, senza mai affievolire la vostra materna diligenza; sen­za mai lamentarvi delle divine disposizioni a vostro riguardo, senza mai invidiare gli agi e le pompe dei mondani, otteneteci dal Datore di ogni bene, un po' di questo vostro spirito di diligente- rassegnazione, che ne so­stenga e ne conforti nelle angustie della vi­ta, perchè mai perdiamo il santo fervore nel servizio di Gesù, e nello studio d'imitare voi, nostra dolcissima Madre. Così sia.

OSSEQUIO. In onore di Maria Addolorata por­gete conforto e soccorso alle persone povere e tri­bolate.

 

6. Maria nella Circoncisione di Gesù.

« Come fu giunta la pienezza dei tempi mandò Iddio il Figliolo suo, fatto di don­na, fatto sotto la legge. La donna beata che era stata ministra temporale dell'incarnazione del Verbo è Maria sem­pre Vergine; la prima legge, alla quale si volle assoggettare il Verbo fatto carne, era quella della Circoncisione. Legge data da Dio ad Abramò come segno visibile ed in­delebile del patto fra Dio ed Abramo ed i posteri di lui, segnacolo cioè di quella giustizia che operava la fede nelle divine promesse. Erano passati atto giorni dalla nascita del Figlio primo ed imigenito della Vergine e lo si circoncise imponendogli il nome di Gesù, come era stato annun­ziato a Maria ed a Giuseppe dall'Angelo.

Questo rito fisicamente era dolorosissimo, praticandosi con coltello di pietra, e ca­gionando una ferita con effusione di sangue. Moralmente, mentre da un lato era il vanta principale degl'Israeliti, che per mezzo di esso ricevevano il sugello di posteri di Abra­mo, eredi delle divine promesse; era dall'al­tro un segno di peccatori bisognosi di re­denzione, per essere riammessi alla dignità di figli ed eredi delle promesse di Dio.

Ora immaginiamoci la Vergine Madre, pienamente consapevole della divinità del suo Figliolo, che tenendolo fra le braccia l'offre al taglio doloroso ed umiliante, che secondo il consueto dovette praticare lo stes­so S. Giuseppe, avente per divina ordina­zione tutti i diritti di padre sul Figlio del­la sua Vergine Sposa.

Vedi, anima mia, il brivido che agita la tenera madre nell'accorgersi del visibile do­lore del suo Pargoletto! Guarda le abbon­danti lacrime che ella versa dal ciglio quasi per accompagnare quelle del piccino e so­pire i suoi vagiti! Madre e Figlio sono una stessa vittima di dolore. Oh come la fa ge­mere la vista di quel sangue che spiccia dalla ferita!

Ma se all'esterno Maria è tutta in lacri­me, nell'interno soffre indicibile angoscia, rivolgendo in niente l'umiliazione del Bam­bino Dio, che nella sua umana natura an­cor tenerella, santissima ed innocentissima si assoggetta a ricevere in sè quel segno di peccatore. E non era Gesù il vaticinato Seme d'Abramo nel quale dovevano essere bene­dette tutte le genti?. Perchè assogget­tarsi egli stesso a quel segno di espiazione necessario ai figli della colpa che volessero essere giustificati per la fede in lui ven­turo? Ma troppo più conosceva Maria in quel doloroso momento. Ella sapeva che il Verbo di Dio fattosi suo figlio, per redimerci dalla maledizione della legge, voleva farsi in vece nostra cosa maledetta e quel pri­mo segno della maledizione preludeva al se­gno estremo di farsi configere sopra una ero­ce quel sangue allora sparso non era che la primizia dell'intera effusione che ne avrebbe fatto più tardi.

Considera come l'eroica Vergine a questi riflessi leva gli occhi lacrimosi al cielo, e pianamente rassegnata ai divini voleri, offre il fratto delle sue viscere a Dio per la salute del mondo, ed offre insieme tutta se stessa alla parte grandissima ed amarissima che le toccherà di quel sacrificio.

Quanto mi trovo lontano dalla generosità di Maria: la coscienza mi dice che ci sono in me tante esuberanze da circoncidere, tanti vizi da schiantare, tanti affetti da re­cidere... Ed io esito, non so risolvermi! O pienamente consapevole della divinità del suo Figliolo, che tenendolo fra le braccia l'offre al taglio doloroso ed umiliante, che secondo il consueto dovette praticare lo stes­so S. Giuseppe, avente per divina ordina­zione tutti i diritti di padre sul Figlio del­la sua Vergine Sposa.

Vedi, anima mia, il brivido che agita la tenera madre nell'accorgersi del visibile do­lore del suo Pargoletto! Guarda le abbon­danti lacrime che ella versa dal ciglia quasi per accompagnare quelle del plecino e so­pire i suoi vagiti! Madre e Figlio sono una stessa vittima di dolore. Oh come la fa ge­mere la vista di quel sangue che spiccia dalla ferita!

Ma se all'esterno Maria è tutta in lacri­me, nell'interno soffre indicibile angoscia, rivolgendo in mente l'umiliazione del Bam­bino Dio, che nella sua umana natura an­cor tenerella, santissima ed innocentissima si assoggetta a ricevere in sè quel segno di peccatore. E non era Gesù il vaticinato Seme d'Abramo nel quale dovevano essere bene­dette tutte le genti? Perchè assoggettarsi egli stesso a quel segno di espiazione necessario ai figli della colpa che volessero essere giustificati per la fede in lui ven­turo? Ma troppo più conosceva Maria in quel doloroso momento. Ella sapeva che il Verbo di Dio fattosi suo figlio, per redimerci dalla maledizione della legge, voleva farsi in vece nostra cosa maledetta (% e quel pri­mo segno della maledizione preludeva al se­gno estremo di farsi configere sopra una ero­ce: quel sangue allora sparso non era che la primizia dell'intera effusione che ne avreb­be fatto più tardi.

Considera come l'eroica Vergine a questi riflessi leva gli occhi lacrimosi al cielo, e pie. namente rassegnata ai divini voleri, offre il frutto delle sue viscere a Dio per la salute del mondo, ed offre insieme tutta se stessa alla parte grandissima ed amarissima che le toccherà di quel sacrificio.

Quanto mi trovo lontano dalla generosità d_ Maria: la coscienza mi dice che ci sono in me tante esuberanze da circoncidere, tanti vizi da schiantare, tanti affetti da re­cidere... Ed io esito, non so risolvermi! O Vergine Santissima, impetratemi da Dio il coraggio risoluto e necessario, perchè le sre­golate passioni non abbiano a perdermi.

Troncherò subito ed inesorabilmente l'oc­casione che più mi spinge a peccare, e la pas­sione che più mi predomina.

ESEMPIO. S. Gabriele dell'Addolorata, la san­tità del quale ebbe per caratteristica una fervida de­vozione ai Dolori di Maria, venne alla religione gio­vanetto studente allevato fra gli agi ed i divertimen ti del mondo; e quantunque per singolare protezione di Maria non avesse a piangere gravi trascorsi, pure troppo diversa era la vita che generosamente abbrac­ciava nella sua più fiorente giovinezza, da quella me­nata sino allora nel secolo. Eppure con una fermez­za di proposito ammirabile, giunse presto a fare le sue austere delizie della vita di giovane passionista. Quale fu il segreto di tanta fermezza? Fu questo innanzi alle privazioni e penitenze che più gli ripu­gnavano, diceva a se stesso: Non ti mortificherai tu, per amore della Madonna Addolorata? La risposta era un generoso: sì, certamente! » e così in pochi anni giunse alla più alta perfezione. Imitiamo in que­sto il caro Santo, ed anche noi, se saremo fedeli, ci emenderemo da ogni vizio, ed acquisteremo ogni virtù.

PREGHIERA. O Gesù, Pane di vita, che nutrite i forti e generosi nel seguirvi pazien­te e sanguinante, Voi che faceste della Ma­dre vostra l'eroina maggiore nell'imitarvi sofferente e penante; concedeteci per la in­tercessione di lei, che con forza e coraggio cristiano ci sottoponiamo a ioffrire volentie­ri e con allegrezza tutte quelle pene, contra­dizioni e privazioni, che ci sono necessarie per seguire le vostre vestigia nell'arduo cam­mino della virtù e della salute.

OSSEQUIO. Fate per amor di Maria qualche atto di mortificazione astenendovi da qualche sollievo non necessario.

 

7. Maria chiama Gesù il suo Bambino.

« Ecco concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù » aveva detto l'An­gelo Gabriele a Maria; « Ella partorirà un figlio, cui porrai nome Gesù », aveva detto un Angelo, forse lo stesso Gabriele, a Giuseppe, eletto a far le veci di padre col Bambino concepito da Maria per opera del­lo Spirito Santo. L'occasione di adempiere il comando di Dio per i due santissimi Sposi è venuta, la Circoncisione, in occasione del­la quale solevano gli Ebrei imporre il nome ai maschietti neonati.

Il nome da imporre al Verbo di Dio nato testè uomo da Maria Vergine, per l'uso era un nome quasi comune fra gli Ebrei, e l'a­vevano portato personaggi grandi e piccoli, illustri e plebei; ma quanto alla significa­zione tal nome a nessuno propriamente con­veniva, eccetto che a Dio Signore divenuto nostra salute col farsi uomo. Infatti, Gesù vuol dire: « Colui che salva » o scritto pie­namente: « Il Signore è salute ». Questo no­me imposto al figlio della Vergine non è una ombra vana, nè un suono fuggevole, ma e­sprime la verità intera di ciò che è l'in­carnato Figlio di Dio.

Maria e Giuseppe illuminati supernamen­te intendono il significato di questo nome, e curvando la fronte e le ginocchia con labbra tremanti lo pronunziano, per la prima volta chiamando con esso colui che è l'unica spe­ranza di salute, data da Dio al genere uma­no di tutti i tempi.

Pensiamo quali debbano essere stati i sen­timenti di Maria nel chiamare per la prima volta il suo Bambinello con quel significan­tissimo e soavissimo nome: Gesù! Fede vi­vissima di tener fra le braccia fatto Bambi­no « Colui che è », gratitudine profonda a Dio divenuto « La Salute, il Salvatore di tutti gli uomini, e di lei stessa in una maniera eccellentissima. Maria era ben consapevole di aver sempre conosciuto ed amato Dio, si era intesa salutare: « Piena di gra­zia » e nulla mai le era piaciuto fuori di Dio. Tutto ciò, compreso l'immacolato con­cepimento suo, era frutto copiosissimo della Redenzione che presto avrebbe compiuta il suo Figliolo, che per lei era stato sovrabbon­dantemente Gesù, troppo prima che ella per ordine di Dio così lo chiamasse. Ed oh con quanta devozione ella si offriva tutta al suo Gesù per cooperare con lui all'accrescimen­to della sua propria grazia, ed alla reden­zione degli altri uomini.

Questa è la parte arcanamente dolorosa che tocca a Maria, ed ella già è in atto di soffrire, piangere, sacrificarsi con Gesù, nes­suna nostra considerazione può misurare il sovrumano dolore di questo sacrificio.

Rifletti però, anima mia, che anche per te la provvidenza ha riservato una parte dell'a­maro calice di Gesù, che devi sorbire, se vuoi che Gesù ti sia veramente Gesù. Devi anche tu adempiere quel che manca per con­to tuo ai patimenti coi quali Gesù ti ha re­dento. Non basta credere Gesù Dio Re­dentore, non basta invocarne il nome con le labbra, non basta la sterile irragionevole fi­ducia; è necessario unirsi a Gesù nel patire; chi non piglia la sua croce ogni giorno e gli va dietro, non si salverà.

O Gesù amabilissimo mio Salvatore, perchè possiate essermi davvero Gesù, datemi per intercessione di Maria vostra Madre, la necessaria fortezza d'animo per unirmi a voi nel portare la mia croce, e seguirvi sem­pre, sì da invocare efficacemente il vostro santissimo nome Gesù, e salvarmi.

Nei momenti più critici del combattimen­to spirituale invocherò sempre con interno affetto ed esteriore devozione il santissimo nome di Gesù: così non mi mancherà la for­za di resistere alla tentazione.

ESEMPIO. Uno dei più ferventi devoti di Maria fu S. Bernardino da Siena, che se ne innamorò san­tamente fin dalla sua prima adolescenza. Ne vene­rava le immagini, le porgeva continui devoti osse­qui, ne predicava le glorie, ne meditava le sofferenze, ma sopratutto si studìava d'ìmìtare l'affetto di lei al santissimo nome di Gesù. La storia ricorda con quanto affetto Bernardino invocasse il nome di Gesù, e ne propagasse la devozione in mezzo alle nostre popolazioni. Si ammirano ancora in molte città e borgate dell'Italia centrale le pietre scolpite col san­to Nome, e poste a sua esortazione nei sopralimina­ri delle porte. Da questa fervida devozione del santo predicatore al Nome di Gesù ed alla Vergine Madre, che prima lo impose al Bambino Dio, derivò quell'effi­cacia irresistibile della sua parola nel convertire le moltitudini, e toglier via odi, rancori, discordie in­veterate.

PREGHIERA. O Gesù, Dio emanato, Sal­vatore nostro, fate che per intercessione di vostra Madre, si rafforzi nel nostro cuore una riverenza grande del vostro san­tissimo Nome, ed un amore anche più gran­de di esso, sicchè ad imitazione di Maria e di Giuseppe, invocandolo frequentemente in vita, ed in morte facendone l'ultima nostra giaculatoria, meritiamo di vedere il vostro volto sereno con noi, ed essere ammessi a contemplarvi per tutta l'eternità. Cosi sia.

OSSEQUIO. Prendete la lodevole abitudine d'in­vocare spesso con grande affetto i santissimi nomi di Gesù, Maria, Giuseppe.

 

8. Maria presenta il suo Bambino al tempio.

Altri trentadue giorni dopo la Circoncisio­ne due altre leggi rituali urgevano per il Bambino e la Madre: la Purificazione di questa: l'offerta a Dio ed il, riscatto di quel­lo. « Parlò il Signore a Mosè dicendo: «Consacrami ogni primogenito della madre sua... perchè mie son tutte le cose». Era il ca­so: Maria Vergine aveva partorito il suo pri­mo ed unico genito, perciò doveva offrirlo a Dio nel tempio, e riscattarlo con cinque sicli, circa diciotto lire. Non c'è da pen­sare che Giuseppe e Maria volessero sottrar­re il divino Pargoletto da questa legge; tan­to più che loro non isfuggiva come le parole della santa legge, sembravano mirare pro­prio a questo fiore della stirpe umana. Ciò vale quel detto « Ogni maschio primogenito sarà chiamato santo al Signore ». Con queste parole della legge si prometteva il parto della Vergine. E veramente santo, questo par­to, perchè immacolato; ed essere quel desso che le parole della legge additavano, lo ave­va confermato l'Angelo dicendo a Maria. ­« Il Santo che da te nascerà, sarà chiamato Figlio di Dio ».

Ed ora seguiamo Giuseppe che da Betlemme si recano a Ge­rusalemme col santo Bambino recando seco l'offerta dei poveri, due torto­relle oppure due piccoli colombi, chè il Vangelo non precisa quale delle due portas­sero. Vanno al tempio: Maria dichiara esse­re questo Bambino il suo primo nato; se­condo il rito lo si eleva dinanzi al Signore, offrendolo a lui interamente come cosa sua. Giuseppe offre il riscatto rituale, e Maria riabbraccia il suo Bambinello, lo bacia, ma lo bagna di lacrime abbondanti.

Perchè? Perchè Maria era troppo consape­vole di ciò che in quell'atto si compiva. Gli innumerevoli sacrifici offerti in quel santo luogo; i primogeniti qua recati, offerti a Dio, e riscattati, non erano piaciuti alla di­vina Maestà: « Perciò venendo nel mondo il Figlio di Dio, l'unigenito della Vergine, disse: Sacrificio ed oblazione non volesti, ma adattasti a me un corpo: olocausti e vit­time non ti piacquero. Allora dissi: Eccomi che vengo; come nella testata del libro è scritto di me. Dio mio, lo voglio, e la tua legge è scritta nel mio cuore »

L’offerta gli è accettabile irrevocabilmente; questa santissima Umanità propria del Ver­bo personalmente, è accettata da Dio qua­le vittima piacolare di tutte le umane ini­quità. Giuseppe suo padre e custode legale ne paga il riscatto; Maria sua vera madre lo riceve dalle mani del sacerdote, che l'ha offerto; ma in maniera più sublime si ripete il caso di Gíocabetta la madre di Mosè, che riceve dalle mani della figlia di Faraone il suo proprio figlio salvato dalle acque, con queste parole: « Prendi questo bambino e nutriscilo, io ti darti la tua mercede ». Così Maria sente ripetersi al cuore: Prendi questo Bambino e nutriscilo per me! Nutri­scilo quale vittima destinata al sacrificio; nutriscilo perchè sparga un giorno il tuo lat­te mutato in sangue per la salute di tutto il genere umano!

Tenerissima Madre, quanto dolente, ma quanto volenterosa è la vostra conformità alle disposizioni della misericordia e della giustizia di Dio, che nel vostro Bambinello si baciano e compiono a vicenda.

O potessi anch'io conoscere, come voi lo conoscevate; quale sia a mio riguardo la vo­lontà di Dio, buona, gradevole e perfet­ta! Ma non è tanto la volontà di conoscer­la, che mi manca, quanto la buona volontà di conformarmi ad essa... Ed a chi dunque pretendo piacere, se non mi curo di piacere a Dio?.. Ah Dio mio, lo voglio, e che la vo­stra legge sia sempre viva nel mezzo del mio cuore!

Mi studierò di contrariare sempre la mia disordinata volontà, per adempiere quella di Dio, manifestatami dai suoi legittimi rap­presentanti.

ESEMPIO. S. Salvatore d'Horta, laico, france­scano, spagnolo, da una fervida devozione a Maria Addolorata apprese la rarissima virtù di cercare e seguire sempre la volontà di Dio, in qualunque ma­niera questa volesse manifestarsi: anche se si rive­lasse contraria ai suoi più legittimi diritti, alle sue più sante aspirazioni. Di fede semplice e viva, di speranza ferma nel solo sommo bene che è Dio, di carità ardentissima verso Dio e verso il prossimo, senza volerlo, senza saper come, operava per cari­sma divino continui evidenti miracoli a beneficio delle anime e dei corpi. Per questo fatto inesplicabile al sentimento umano anche se non raziona­lista, l'umile Laico incontrò l'incomprensione dei suoi superiori e confratelli, che gl'inflisse umiliazio­ni e penitenze gravissime. Ma il Santo sempre tran­quillo, sempre lieto, sempre disposto a fare la vo­lontà di Dio a costo di qualunque umiliazione, guardando a Gesù ed a Maria, compiva la sua missione, ed ora trionfa nel cielo.

PREGHIERA. O vergine santissima, nostra cara Madre Addolorata, che ogni vostro stu­dio impiegaste nel ricercare ed eseguire quella che per voi era la volontà di Dio, quello che era buono, retto, perfetto, per uniformarvi il vostro volere con piena, dedi­zione, deh riguardate con occhio mater­no la nostra cecità ed inconsapevolezza, che ci fa sempre cercare quel che piace all'amor proprio, e fuggire tuto ciò che lo contraria. Con la vostra potente intercessione presso il Dio delle misericordie, il Padre dei lumi, otteneteci la grazia di cercare in ogni no­stra aspirazione, parola ed opera, la mag­gior gloria di Dio, e l'adempimento della sua santissima volontà. Così sia.

 

9. Maria nella sua Purificazione.

« La donna che avendo concepito partori­rà un maschio, sarà immonda per sette gior­ni... L'ottavo giorno sarà circonciso il bam­bino, ed essa per trentatrè giorni ancora ri­marrà nel sangue della sua purificazione. Non toccherà nulla di santo, e non entrerà nel santuario, fino a tanto che non siano coln­piuti i giorni della sua purificazione... Com­piuti che siano questi, porterà all'ingresso del tabernacolo della testimonianza un a­gnello di un anno per l'olocausto... Che se ella non ha il modo di potere offrire un agnello, prenderà due tortorelle ovvero due colombini... ed il sacerdote farà orazione per essa, e così sarà purificata ». Ecco la legge che riguardava direttamente Maria, e il Vangelo dice che ella vi si conformò pie­namente. « E venuto il tempo della purifi­cazione di lei, secondo la legge di Mosè, portarono Gesù in Gerusalemme affine di presentarlo al Signore... e per fare l'offerta, conforma sta scritto nella legge del Signore di un paio di tortore o di due colombini. E come pensare che la Madre del Verbo fat­to carne nelle sue viscere e fattosi soggetto ad ogni giusta legge, volesse sottrarsi lei al­la legge, che si era professata l'ancella del Signore? No, non era supponibile che la di­vina Madre non fosse la più fedele imitatrice del divino suo Figlio.

Ma non so qual sentimento umanamente sdegnoso dell'animo nostro prova ripugnan­za nel vedere la Vergine Madre frammista alle immonde madri d'Israele, che forse nel­lo stesso momento erano accorse al tempio per rientrare in santo, dopo partoriti figli immondi di peccato originale, e forse anche delle colpe attuali dei loro genitori! La Ma­dre immacolata del Figlio di Dio, alla quale avevano dato l'ultima perfezione di purezza e santità la concezione ed il parto dell'A­gnello di Dio che toglie i peccati del mon­do, andarsi a mescolare fra tanta immon­dezza! E non è questo un abbassarsi troppo, un degradarsi? «Certo che se ci pregasse un servo od una persona qualunque di deguarci di scendere sino a lui, un tacito orgo­glio ci direbbe, non andare, chè degradi te stesso: ne va del tuo onore», e trove­remmo mille pretesti per non accondiscende­re all'inferiore. Anzi il nostro orgoglio giunge talora sino a farci vergognare di stare alla pari con gli inferiori persino negli atti di culto pubblico in chiesa: quando non si va più in là da reputarci soli degni dei diviní favori, perchè ci crediamo giusti e mondi, mentre tutti gli altri reputiamo immondi e malvagi, come faceva il celebre Fariseo ri­guardo al povero Pubblicano.

Oh quanto aliena era l'umile Vergine da questi sentimenti mondani! Non cercò pre­testi per esimersi dalla legge del Signore, non riputò nè umiliante per sè, nè disonore­vole l'adempimento della divina volontà. Non credette essere cosa indegna del suo grado e della sua purezza l'accostarsi al san­tuario confusa con le altre povere donne del popolo, ella che in tutto voleva essere con­forme al suo Figlio venuto in terra proprio per cercare i peccatori e sacrificarsi per es­si. Chi sa quanto avrà pregato Maria per quelle povere madri, affinchè restassero pu­rificate anche spiritualmente, mentre lo era­no legalmente: ella che aveva detto di sè con tanto sentimento: Dio ha riguardato la bassezza della sua serva!

O amabilissima Vergine Madre di Dio, di quanto rimprovero mi è la vostra condotta, dalla quale troppo differisce la mia. Mi sti­mo un modello di virtù, e guardo tutti gli altri dall'alto in basso, quasi per degnazio­ne, e mi illudo che con questo finemente mondano sentimento, io piaccia a Dio e meriti i suoi favori! Ah miserabile orgoglio! Quanto me ne dovrei vergognare! Ma non me ne vergogno, ci tengo anzi! Cara Mam­ma mia, non mi rimproverate solamente, ma pregate per me Iddio che mi faccia capire la verità, sicchè abbomini me stesso me un sepolcro imbiancato che sono. Detesterò da vero cristiano la sottile su­perbia della santità falsa, non preferendomi mai a nessuno, nè cercando privilegi ed esen­zioni.

ESEMPIO. La fervida devozione di S. Gabriele dell'Addolorata alla Ss.ma Vergine produsse in lui un sentimento tale di umiltà, che non solo non si preferì mai ad alcuno dei suoi Confratelli, non solo subì come cose naturali tutte le umiliazioni consue­te del suo Istituto, ma si meravigliava come mai gli altri lo sopportassero, e pregava i Superiori che non gli risparmiassero rimproveri e correzioni. Una volta chiese al suo direttore di portare la catenella per ossequio a Maria Addolorata. Il direttore glielo concesse, ma a condizione che se la mettesse fuori sopra l'abito, e così andasse in pubblico per il con­vento. Il Santo lo fece senza esitare, e per tutto quel giorno si succiò i sarcasmi e le risa dei suoi Confratelli, e lungi dall'adontarsene, ci godeva tanto, che sembrava andare a nozze. Ecco quale umiltà ispira la sincera devozione a Maria Addolorata.

PREGHIERA. O Gesù esemplare e premio della vera umiltà, quanto sento di disgustarvi col mio cuore orgoglioso e superbo! Deh non infliggete a me la pena comminata ai pari miei, quella cioè che disse la vostra Ma­dre SS. ispirata dallo Spirito vostro: « Di­sperse i superbi nel pensiero del loro cuore: ha deposto dal trono i potenti! ». No, ca­ro Gesù, per intercessione di questa vostra umilissima Madre, non mi rigettate dal vo­stro cospetto, abbiate compassione della mia febbre frenetica, e curatela, concedendomi quella vostra vera umiltà che fa disprezzare se stessi, per amare Dio sopra ogni cosa, e prodigarsi per il sollievo del prossimo. Così sia.

OSSEQUIO. Per amor di Maria non mi preferirò mai ad alcuno, per quanta ragione mi sembri di avere di giudicarlo sinistramente.

 

10. La profezia del santo vecchio Simeone.

Nell'occasione che il padre legale e la ma­dre vera di Gesù condussero il Bambino a Gerusalemme per eseguire condussero prescritto della legge a suo riguardo, prima o dopo il com­pimento del rito, mentre Maria se lo recava in braccio con tenerezza ineffabile, ecco so­praggiungere un venerando vegliardo di no­me Simeone. Cestui era un giusto e timora­to di Dio, che sospirava la consolazione di Israele, e lo Spirito Santo era in lui. E dallo Spirito Santo aveva avuto l'oracolo, che non sarebbe morto prima di aver veduto il Cri­sto del Signore. E mosso dallo stesso Spirito venne al tempio, e chiese a Maria che gli concedesse di pigliare in braccio il Bambi­nello. Lo ebbe, lo strinse affettuosamen­te, lo baciò, si profuse con sospiri e lacrime in ringraziamenti a Dio, che gli accordava tanto favore, cantò il suo Nunc dimittis, e mentre Giuseppe e Maria ammiravano esta­siati tanto fervore di fede, il santo Vegliardo con gli occhi velati dalla commozione, si congratulò con loro, e rivolgendo in parti­colare a Maria la sua parola, disse: Ecco che questo Bambino è posto per ruina e per resurrezione di molti in Israele, e per segno di contradizione e l'anima tua stessa sarà trapassata da una spada, affinchè restino disvelati i pensieri di molti cuori. Il nuo­vo veggente d'Israele, illuminato dallo Spi­rito Santo, delinea un quadro terribilmente grandioso. Questo Bambino che viene offer­to pur ora a Dio come il solo primogenito aspettato dalla divina giustizia per tutti gli altri, sarà la pietra d'inciampo per molti.

Sarà la causa di salute per moltissimi al­tri. Sarà un bersaglio posto in alto per­chè sia contradetto. Una spada trapasserà anche l'anima di Maria; María avrà larga parte nei patimenti di Gesù!

Fermiamoci qui, e riflettiamo alla im­pressione dolorosa che quesa profezia deve aver fatto nell'animo della Vergine in quel momento. Premettiamo pure che Maria non era affatto ignara della sorte penosa che le riservava Dio chiamandola alla dignità di sua Madre; che anzi vi si veniva preparando con tutta la generosità dell'eroico animo suo; che in realtà dalla sua Annunziazione sino ad oggi già sorbiva sorso a sorso l'ama­ro calice della sua passione; pur tuttavia al sentirsela così chiaramente ed acerbamente annunziare, si dovette sentire passare il cuo­re da una fredda lama. Anche l'Apostolo delle genti sapeva che a Gerusalemme lo a­spettavano catene e tribolazioni, ma quando se le intese annunziare apertamento da Aga­bo profeta, gridò come ferito: Che fate, amareggiando così l'anima mia?. Chi può farsi un'idea della ferita profonda ed acer­ba che il cuore di Maria ricevette all'annun­zio di quella spada? Si ha un bel dire, che le sciagure previste meno contristano. Il fat­to si è che tutta l'amarezza del dolore si prova quando la sciagura ci è presente. Ma­ria in quel momento di austere, ma profon­de gioie, dopo ammirate le effusioni divine del santo Vecchio, dopo ricevute le sue con­gratulazioni, sente dirsi asseverantemente che anche lei avrà l'animo trapassato da una spada! Non è una spada materiale, chè così sarebbe meno penetrante; è una spada che trapasserà l'animo, perciò più lacerante che qualunque ferita corporale. « E perciò qui si mostra la prudenza di Maria, non ignara del mistero celeste, ma consapevole che la parola di Dio è più penetrante, più acuta di ogni spada a due tagli, penetrante sino a ri­cercare l'anima e lo spirito, gli arti, le mi­dolle, la compagine del cuore ». Misu­ra, anima mia, il dolore della Vergine in questa occasione, e pensa che ella pur tanto soffrendo, non si sgomenta, non impreca la sorte nemica, come facciamo noi ordinaria­mente, senza pensare a quel che diciamo. Ella ripete anche qui quel suo ineffabile « Fiat rnihi secund'um verbum tuum » Compatiscila si nel suo dolore, ma più stu­diosamente cerca d'imitarla, rassegnandoti a tutte le vicende della vita per quanto ama­re. Impetratemi, Addolorata Maria, questa grazia, che mi è di assoluta necessità, se vo. glio salvarmi!

Mi rassegnerò in tutto e per tutto ai di­vini voleri, e per amor di Dio sopporterò senza impazienza o lamenti il travaglio che presentemente più, mi afflige.

ESEMPIO. Gli eletti, è disegno di Dio, sono tut­ti destinati a diventare conformi all'immagine del Figlio di Dio Crocifisso, ed hanno tutti la loro spada più o meno acuta e tagliente a misura del grado di santità alla quale furono sortiti. Paolo Da­nei ed il suo fratello Giovanni Battista, giovani ro­miti, vagheggianti il disegno di fondare la Congre­gazione dei Passionisti, in occasione che si trovavano in Troia, nelle Puglie, andarono in devoto pelle­grinaggio al santuario di S. Michele sul Gargano. Mentre si trattenevano ivi in devota contemplazio­ne Giovanni Battista intese, e poi comunicò a Pao­lo, un'intima chiara locuzione che veniva dall'alto: « Io vi visiterò con verga di ferro, e vi darò lo Spirito Santo!. ». Era l'annunzio della mistica spada riservata a quelle due anime elette, che le avrebbe ferite e lacerate nelle grandi fatiche e contradizioni loro preparate nell'eseguire la grande opera che me­ditavano. 1 due devotissimi di Maria Addolorata non si sgomentarono punto, nè si voltarono indietro, de­sistendo dal disegno loro ispirato da Dio; ma si offrirono a tutto soffrire per la sua gloria.

PREGHIERA. O Gesù, modello di tutti i predestinati, fatemi degno di partecipare in larga misura ai vostri patimenti, ed ai dolo­ri della Madre vostra, e per interecessione di lei, purificate l'anima mia da quel seLti­mento carnale e mondano, che mi fa cerca­re sempre il piacere e la prosperità, e sfug­gire il dolore ed il disagio. Feritemi col dardo del vostro amore, affinchè la spada della tribolazione a me riservata, mi sia dolorosa­mente cara generosamente meritoria.

OSSEQUIO. Riflettete a ciò che vi succede o vi può succedere di avverso, e fate atti di perfetta ras­segnazione al volere di Dio.

 

11. Ancora la profezia del vecchio Simeone.

Questa profezia di un profeta del Nuovo Testamento, non è soltanto riguardo a Maria un annunzio puro e semplice di ciò che sarà, ma contiene altresì in linee grandiose i motivi dei futuri eventi, quasi per acuire e calcare la spada mistica che trapassa acerbo dolore l'animo di Maria.

Il Figlio di Amos aveva già predetto che il futuro Messia sarebbe stato un sasso d'in­ciampo ed una pietra di scandalo alla casa d'Israele, un laccio di rovina ai cittadini di Gerusalemme, ed ora che la promessa è avvenuta, il Messia si è presentato al suo santo tempio secondo la promessa di Dio per Malachia, Simeone ispirato dallo Spirito Santo manifesta anche la parte terribile dell'antica profezia: Costui è posto a rovina e resurrezione di molti! Se pur c'è da dubitare, se gli astanti abbiano compreso le dolenti parole del profeta, non c'è dubbio che non le abbia capite Maria, arricchita da Dio di singolare lume di fede. Dunque, deve aver ella detto dentro se stes­sa, questo mio Bambino, che è il desiderato di tutte le genti, l'aspettazione del mio po­polo, sarà di rovina a molti? Dunque, il massimo dono di Dio, sarà convertito dalla malizia umana e diabolica in occasione di danno irreparabile? Dunque questo caro pe­gno delle mie viscere sarà l'occasione di ro­vina irreparabile per i miei fratelli, per i miei connazionali? Oh terribile fatto, che sembra vincere l'amore di Dio nel dare al mondo il suo Figlio unigenito. Ma la fe­de illuminata di Maria non si smarriva nel mistero; adorava gl'imperscrutabili giudizi di Dio, detestava con orrore la malizia uma­na; compassionava e pregava per i peccatori che potevano ancora rimediare alla disgra­zia con la penitenza; scongiurava Dio suo figliolo ad applicare anche a costoro i me­riti della sua Redenzione; ma quanto soffri­va pèr l'ostinazione di coloro, che invece di ricorrere a colui che è propiziazione per i nostri peccati, preferivano rimanersene nelle tenebre sotto il dominio del diavolo! Quale abbondante messe d'inesauribili ama­rezze per il cuore immacolato di Maria!

Rifletti un po', anima mia, se non sia il caso di riconoscere che anche tu sii nel nu­mero di coloro che esacerbano questo dolore della Madre di Dio. Sei proprio sicura di non essere fra coloro per i quali Gesù è una pietra di scandalo? Scruta i tuoi sentimen­ti, esamina le tue opere e le tue aspirazioni. Tu ti glorii di essere cristiana, tu dici di volere un gran bene a Gesù, di gloriarti del suo nome. Va tutto bene, ed avresti un gran­de fondamento di sperare che Gesù sarà per te causa di salute eterna. Ma perchè dun­que tu aspetti da lui quasi esclusivamente prosperità temporale, raggiungimento dei tuoi scopi ambiziosi, favori e consolazioni in questa vita? Perchè ti fa ribrezzo Gesù flagellato, coronato di spine, insultato, cro­cifisso; specìalmente quando egli ti si avvi­cina per farti parte delle sue pene, dei suoi obbrobri? Non saresti, per tua disgrazia, di coloro che si scandalizzano di Gesù, ed in­ciampano su questa pietra, che diviene per loro pietra di scandalo? Se ci pensi bene troverai che c'è per te molta ragione di te­mere!

O Maria addolorata, per la stoltezza di tanti riottosi che si scandalizzano del vostro Figliolo, rivolgete a me gli occhi vostri ma­terni e compassionevoli; non vi disgustate del mio sentimento più mondano che cri­stiano; ma impetratemi dal vostro caro Gesù luce e grazia che mi faccia piacere le sue umiliazioni ed i suoi dolori, sì che egli ab­bia ad essere per me causa di resurrezione.

Col sentimento e con la pratica della vita uscirò fuori dal mondo corrotto e corrutto­re, amando ed attuando in me l'obbrobrio e la mortificazione di Gesù Cristo.

ESEMPIO. S. Giovanni della Croce, Dottore mi­stico, dalla sua fervida devozione a Maria santissima ritrasse tanta fame e sete di patire, che quasi non bastandogli le gravi fatiche, contradizioni, umilia­zioni e carcere, che gli costò il suo zelo per la ri­forma del Carmelo, vi aggiungeva mortificazioni asprissime per suo conto, ed una volta che Cristo gli apparve, e gli propose di chiedergli un qualche premio per tanto bene operato, per tanti sermoni recitati, per tanti scritti vergati, rispose: « Signore, non desidero altro che patire ed essere disprezzato per amore vostro: Patti et contemni pro te! » Ed il Signore lo esaudì, che dovette gustarsi la sua croce a secco (com'egli la chiamava) sino alla morte. Que­sta fame e sete di patire è la caratteristica della vera devozione al Crocifisso ed all'Addolorata.

PREGHIERA. O amabilissimo Gesù, quanto desidero che mi siate davvero Gesù; ma la mia sensualità, la mia superbia tenta­no di rendervi per me una pietra d'inciam­po, un'occasione di scandalo! Infelice che io mi sono! Chi mi libererà da questi cattivi fomiti di rovina? Non altro che la grazia di Dio per i meriti vostri, o caro Gesù. E questa grazia imploro supplichevole da voi, o Redentore dolcissimo, anche per i me­riti e l'intercessione di Maria Addolorata. Concedetemela, o Signore Gesù, e siate così per me causa di salute eterna. Così sia.

OSSEQUIO. Mortificate quei sentimegti che sono Gesù e di Maria.

 

12. Segue la profezia del santo vecchio Simeone.

Osserviamo attentamente Marià nell'atto di riavere fra le braccia il Bambino Gesù ri­consegnatole dal santo Vegliardo ancora tut­to cominosso. Nell'atto di ristringerselo al e baciarlo affettuosamente, Maria si trafiggere il cuore come da un'acuta spada, persistendole nella memoria quelle fo­sche parole udite testè: « Costui è posto quale bersaglio della contradizione»! « In signum cui contradicetur »: ed oh quale eco ingrata risuona nell'anima di Maria al riflesso di queste parole! Prorompe in un singulto di pianto, e bagna di lacrime il vol­to del Bambinello!... Tu, il solo innocente fra i figli degli uomini; tu, fiore olezzante della mia verginità; tu, Figlio di Dio che ti sei fatto figlio dell'uomo per recare agli uo­mini la redenzione e la pace in terra e la. felicità eterna; tu, bersaglio della contradi­zione? Mai uomo sarà tanto cieco e

maligno, da osare di scagliare contro di te gli strali dell'odio suo, del suo furore dis­sennato?....

Eppure alla mente della Vergine risuo­navano quelle parole scritte nel Libro « Tutti costoro, che mi guardano, mi scher­niscono; sogghignano con le labbra; scuo­tono per disprezzo ìl capo: mi stanno attor­no vitelli indomiti, tori di Basan mi assedia­no ». « Sorpassano il numero dei capelli del mio capo coloro che mi odiano senza ra­gione; si fanno ognora più formidabili i miei nemici che mi perseguitano ingiusta­mente: mi tocca pagare il fio di colpe che non ho commesse ». Oh, come per Maria divenivano tremendamente chiare le parole di Simeone! Sopra l'innocente suo Figliolo, e di rimbalzo sopra di lei sua Vergine Ma­dre, sarebbe venuta a cadere, come una pioggia di dardi infocati, tutta l'amarezza della pena dovuta alle colpe degli uomini. Così voleva la divina giustizia e la divina misericordia: « I castighi che condurranno, noi alla pace, cadranno sopra questa vittima innocente; e le ferite che ne riporterà, ci sa­neranno! »

Maria ancora una volta china la fronte al mistero della divina carità verso gli uomini ingrati, e con un bacio materno all'Agnello senza macchia destinato al sacrificio, offre tutta se stessa a quella parte di dolore, che il suo privilegio di Corredentrice le riserva.

Anche noi, raccolti mente e cuore nella contemplazione di un mistero che tanto in­timamente ci riguarda, « ripensiamo a colui che sopporta contro di sè tanta contradizio­ne dai peccatori, per non perdere il corag­gio, e vacillare nella via della virtù ». Due cose ci devono riempire di confusione e di spavento: la fiacchezza nel sostenere con Gesù la contradizione dei nemici della no­stra salute: « Non siamo stati capaci sinora di resistere sino al sangue ripugnando al peccato »; e la temerità con la quale anche noi abbiamo scagliato i nostri strali contro Gesù. Possibile che noi lavati una volta nel Sangue di Gesù, rilavati ripetute volte in se­guito, fatti partecipi di lui nell'Eucaristia, vogliamo rispondere a tanti, benefici pi­gliando a calci il benefattore! « Colui che mangia del mio pane, leverà contro di me il suo calcagno ».

Quanta materia di piangere te stessa, o miserabile anima mia, che pur dicendo con le labbra di voler bene a Gesù, pur bacian­dolo talora come amico, in cuor tuo gli con­tradici consentendo al peccato. Quanta viltà! Quanta malvagità! Piangi il tuo pas­sato, chiedine perdono a Gesù, e promet­tigli che per l'avvenire sarai più fedele, piil risoluto a seguir lui senza vacillare.

E chi potrà impetrarmi la grazia necessa­ria per pentirmi utilmente (9), essere giusti­ficato, e perseverare nel bene, se non voi, o Vergine eroica? A voi pertanto ricorro sup­plicandovi a ricevermi sotto il vostro patro­cinio, ed ammettermi con voi alla partecipa­zione delle sofferenze del divin Redentore vostro Figliolo.

Farò un fervente atto di contrizione, e se occorre. una buona Confessione, e concepirò un odio irreconciliabile contro il peccato.

ESEMPIO. S. Paolo della Croce, come di Gesù Crocifisso, così di Maria Addolorata fu devotissimo fin dalla sua prima adolescenza. La continua medi­tazione dei patimenti di Gesù e dei dolori di Maria, gl'infuse tanto orrore al peccato, che per conto suo conservò la battesimale innocenza per tutto il lungo corso della sua vita; e per combattere il peccato ne. gli altri, si fece zelantissimo apostolo del Crocifisso e dell'Addolorata. Già più che ottantenne costretto a letto dall'età e dall'infermità, quando partivano o ritornavano i suoi figli dalle strepitose missioni di allora, li benediceva con grande effusione, gl'inco­raggiava a combattere satana ed il peccato, ed escla­mava commosso: Oh se avessi trent'anni di meno! Vorrei uscire in campo aperto a combattere questo mostro esecrando! Ecco l'essenza della devozione al­l'Addolorata: l'odio al peccato, che le uccise il Fi­glio.

PREGHIERA. Ecco ai vostri piedi, o Ver­gine santissima, il più grande. peccatore, che è consapevole. di aver tante volte contradetto al vostro dilettissimo Figlio! Non merito che castighi, non mi si deve meno dell'infer­no! Ma il pensiero che voi siete l'Avvocata dei peccatori, mi infonde fiducia di ottenere da Dio per mezzo vostro il dolore e la pe­nitenza necessarii ad ottenerne il perdono Pregate per me, Avvocata mia, che le vostre preghiere maternemi possono conciliare la grazia di Gesù Redentore, vostro Figlio. Così sia.

OSSEQUIO. Con un sincero atto di contrizione detestate tutti i peccati, che avete avuto la disgrazia di commettere.

 

13. Maria ed Anna la Profetessa.

Mentre Maria stava ancora tutta assorta nel pensiero delle grandi cose, che si erano dette del Bamhino e di lei stessa, restando ancora unito quel devoto gruppo di persone che ammiravano stupite, ascoltando senza intendere, ecco sopraggiungere una veneran­da matrona tenuta da tutti in concetto di santa. Era costei una certa Anna, figlia di Fatuele, della tribù di Aser, molto innanzi nell'età, vissuta sette soli anni col defunto marito, che aveva sposato fanciulla, ed ora erano ottantaquattro anni che n'era vedova.

Non si partiva mai dal tempio ove fra digiu­ni e preghiere prestava servizio notte e gior­no Ed ora veniva ad unirsi a Maria, Giusep­pe, Simeone ed altri, unendo alle loro le sue lodi a Dio, e discorrendo del divin Par­goletto con tutti i presenti, che sospiravano la redenzione di Gerusalemine.

« Vedi, esclama quì S. Ambrogio copia abbondante di grazia che la nascita, di Cristo effonde sopra ogni ceto di persone! ed il dono di profezia negato agli increduli, non ai giusti!,... Profetò Simeone, profetò la Vergine, profetò Elisabetta coniugata, do­veva profetare anche una vedova ». E questa vedova è tale ner i suoi santi costumi, che con la sua lunga milizia vedovile, ha ben meritato di annunziare al popolo la vicina redenzione di Gerusalemme.

Più di tutti gli astanti intendeva l'animo e stimava la virtù della santa vedova Ma­ria, cui tanto piaceva il profumo. della pu­rezza, e tanto gustava l'austera mortificazio­ne, e la generosa devozione alle cose di Dio.

Quanto le riuscivano grate le fervide lodi che la pia Vedova innalzava a Dio; come armonizzavano con gli slanci del suo cuore verginale!. Era un po' di balsamo che ne le­niva il dolore, pur non rimarginandosi la ferita causatale dalla mistica spada. La mir­ra fiorisce, olezza, stilla il suo prezioso un­guento, ma è sempre amara, sempre mirra. Anche queste due donne, Maria vergine ed Anna vedova, messe insieme in una circo­stanza singolare dallo Spirito Santo, possono ben paragonarsi spiritualmente a due arbusti di mirra belli per tanti fiori di virtù, olez­zanti di purezza, stillanti unguento di tanta operosità austera e pia. Ma quanta amarez­za abbevera l'una e l'altra! Anna vedova, vecchia, sola, squallida per digiuni, affati­cata di notte e di giorno. Maria trafitta nel­l'animo da una spada penetrante, povera, esule, perseguitata, riservata ad un continuo acerbo martirio. Dio le conforta con le sue grazie preziosissime, ma questo conforto è troppo differente da quello che vanno cer­cando talora anche le persone devote, quasi premio della loro devozione. V'ha chi per le sue opere di pietà cerca la lode, l'incorag­giamento,- i regali degli uomini; v'ha chi cerca sè stesso soddisfatto e contento nel suo amor proprio; v'ha chi vorrebbe sempre le tenerezze, le soddisfazioni, le dolcezze del­l'amore spirituale: é quando mancano loro queste cose, abbandonano la devozione. A quanti pochi piace la croce a secco, come diceva il Santo Dottore Giovanni della Cro­ce!

Ed a te, anima mia, piace il puro patire per amor di Dio? A quale classe di spiriti appartieni tu? Devi confessare che un po' a tutti appartieni. Tu cerchi sempre il tuo tor­naconto in quelle poche opere lodevoli che fai: dici di cercare la gloria di Dio; meni vita devota e religiosa; osservi alla meglio i precetti di Dio e della Chiesa, gli obblighi del tuo stato; ma non puoi far di meno delle lodi degli uomini; non sei soddisfatta se non trovi approvazione, incoraggiamento, van­taggio temporale. Ti pare questa santità cri­stiana, degna di Maria Vergine, degna di una Sansa dell'Antico Testamento, quale era An­na? Via su, raccomandati alla Madre di Dio, che ti ottenga un po' di quella luce vera che illuminava la sua mente; un po' di quell'ar­dore che infiammava il suo cuore, perchè ti risolva a cercare le severe consolazioni che derivano dal servire a Dio, per piacere sola­mente a lui. Operare, patire, tacere: ma che devo attuare, davvero.

ESEMPIO. La Serva di Dio Rosa Gattorno, fon­datrice delle Figlie di S. Anna, ebbe nella sua lunga vita molti tratti di somiglianza con Anna la Profetessa. Fu sposa, madre, vedova a ventisei anni; ma la sua vita di fanciulla, sposa e vedova fu tutta una serie di eroici atti di carità verso Dio e verso il prossimo, ed un esercizio di pazienza sovrumana. I pochi anni di matrimonio furono per lei penosissimi: la corona di fiori di arancio ancora freschissima, cominciò a mettere spine atrocemente pungenti. Prole fisicamen­te infelice, disastri finanziari, marito presto morto di mal sottile, caduta dall'agiatezza quasi in miseria. Appena spirato il consorte, la mestissima vedova pi. glia seco i suoi tre bambini, e recatasi in chiesa presso l'altare dell'Addolorata, offre a lei se stessa ed i suoi piccini, e si sente interamente confortata dalla sicurezza che Maria li prende sotto la sua protezione. Da quel momento la santa vedova si sente investita di nuovo spirito: consacrarsi a Dio, darsi a peniten­ze austerissime, ad atti di carità eroici, alla fonda­zione di un Istituto religioso fu il programma attuato della sua nobile esistenza.

PREGHIERA. O Gesù, re e vigore delle anime forti, che solo sapete ispirare imprese grandi, e porgere efficace aiuto ad eseguirle; per intercessione della magnanima Madre vostra Maria, infondete anche a noi misera­bili quel divino vigore che trasforma le ani­me, genera i forti e gli eroi di santità. Scuo­tete via la tiepidezza ed il torpore che ci fanno giacere sempre a terra; corroborateci a cose grandi, sicchè possiamo imitare Voi e la Madre vostra nell'operare per la nostra salute. Così sia.

OSSEQUIO. Impegnatevi per tutta la giornata nel­l'esatto e fervoroso adempimento dei vostri doveri.

 

14. Un primo ritorno a Nazaret.

« Soddisfatto che ebbero a tutto ciò che ordinava la legge del Signore, Maria e Giu­seppe col Pargoletto divino se ne tornarono nella Galilea alla loro città di Nazaret. Ed il Bambino cresceva ed irrobustiva pieno di sa­pienza: e la grazia di Dio era in lui ». Secondo queste parole di S. Luca, Giusep­pe vigile custode della divina Famiglia, gui­dato da ispirazione celeste, crede bene, per santissime ragioni a lui note, di ricondurre i suoi cari pegni alla consueta dimora di Na­zaret, dove dopo un po' di riposo avrebbe potuto accudire alle sue faccenduole, e di là presto ritornare a Betlemme, alla città di David, dove l'Erede delle promesse fatte al grande re teocratico, avrebbe dovuto, secon­do che egli credeva, essere nutrito e crescere.

Non rimane a noi, che vogliamo cavare frutto spirituale dalle virtù di Maria, se non che seguirla in questo suo lungo e faticoso viaggio di ritorno in patria. Col suo carissi­mo Pegno in collo, a piedi, o tutto al più se­duta sopra un asinello, Maria viaggia; ma nè l'amenità, nè le memorie dei luoghi che percorre, valgono a distrarre la sua attenzio­ne dal Figlio di Dio che stringe al seno Bam­binello. Ecco il bersaglio della contradizio­ne: ecco la pietra d'inciampo per molti: ec­co pur Colui che è venuto per risuscitare tutti dalla morte del peccato!

Ora versa lacrime furtive; ora si sente stringere il cuore; ora leva gli occhi a1 cielo e sospira gemendo; e sempre finisce con una stretta più affettuosa ed una infinità di baci al caro Bambinello, che accompagna il pian­to della mamma coi suoi lamentosi vagiti. Come ben s'intendono quelle due santissime anime!

Ma eccoli a Nazaret, eccoli alla povera lo­ro, casetta! Quante cose dicono a Maria quel­le squallide mura che pur videro il Nunzio celeste, furono testimonii del sublime dialo­go fra Gabriele e Maria! Qui il Verbo di Dio si fece carne: quà ora lo reca Maria già nato Bambino: gli adatta come permette la sua povertà una culla; ve lo custodisce con più sollecitudine che altra madre mai custodisse il frutto delle sue viscere: lo allatta, accudi­sce, alleva su, che presto può vederlo cam­minare; e lo vede crescere sano, robusto, perfetto bambino, che in tutti i suoi atti nel­le parole che comincia a proferire, mostra senno e sapienza singolare. È proprio evi­dente per Maria e Giuseppe che in lui abita la pienezza della divinità realmente.

Così la santa Casa di Nazaret è divenuta il più sacro tempio di Dio, dove Maria e Giu­seppe l'adorano e servono in ispirito e veri­tà.

Ma rivolgiamo la nostra considerazione a Maria. Ella si sente chiamare da Gesù, mam­ma! e di vera madre prova per lui tutte le tenerezze. Pure un triste pensiero le amareg­gia il cuore; pensiero che non è una suppo­sízione, nè un vano presentimento, ma che purtroppo risponde a realtà. Per chi nutro io col mio latte questo florido carissimo Bambino? Più infelice della madre di Mosè, che nutriva il suo per la figlia di Faraone; sono come la pecorella che nutre il suo agnel­lino per il macello! E non è questo Bambino di cui è scritto: « Come agnellino è stato con­dotto al macello, e come tale si sta muto di­nanzi a colui che lo tosa, così egli non apre la sua bocca »? E non me l'ha detto te­stè Simeone? Povera Madre, quanto questo pensiero la"tormenta, quanto le amareggia tutte le dolcezze materne?

Ma ella non dimentica mai che soffre in­sieme a Gesù, con lui sempre unita, sempre diligente nel suo servizio, così mai non si sconforta, non dà mai in impazienze, la vera imitatrice di Cristo sofferente.

Insegnatemi, o Vergine addolorata, questo grande segreto di soffrire con generosità e merito stando sempre unito con la mente e col cuore a Gesù che mi ama e patisce per me.

Cercherò di non distrarmi mai dal pensie­ro che Dio mi è sempre presente, e pesa e tien conto dei miei affanni e delle mie lacri­me. Deus vitam meam annunciavi tibi: po­suisti lacrymas meas in conspectu tuo.

ESEMPIO. S. Chiara da Montefalco, prevenuta fin dai più teneri anni dalle benedizioni del cielo, nutrì sempre una tenerissima devozione verso Gesù paziente e verso Maria sofferente con lui. Il Croci. fisso e l'Addolorata non si partivano mai dalla sua mente e dal suo cuore; non solo li ricordava sempre, non solo li meditava e contemplava continuamente, ma si può dire che li guardava sempre con gli occhi, e le erano presenti ad ogni ora; sicchè in tutte le cose esteriori vedeva sempre un simbolo dei dolori di Gesù e di Maria. Questa attenzione sempre fissa nel grande oggetto del suo amore compagsivo operò in lei il prodigio singolarissimo d'imprimerle nel cuore materiale tutti gl'Istrumenti della Passione di Gesù Cristo, come si possono anche al presente ve­dere e toccare nel suo cuore incorrotto che si venera in M'ontefalco. Ecco qual grado d'intimità uni­sce le anime sante a Gesù Crocifisso ed a Maria Ad­dolorata.

PREGHIERA. O Vergine santissima sem­pre unita a Gesù nelle sofferenze di lui, e tanto largamente partecipe dei suoi dolori; ottenetemi la grazia di provare anch'io grande desiderio di operare e patire con Gesù e per Gesù: che in tutte le vicende della vi­ta, in tutte le mie azioni, in tutti i pensieri, affetti e desideri miei, io abbia presente Ge­sù che soffre per me, e voi che soffrite in­sieme a lui. Così sia.

OSSEQUIO. Nei patimenti e nelle avversità ripe. tete sempre: Sia per amor di Gesù!

 

15. Ritorno della sacra Famiglia a Betlemme.

Non era passato più di un anno e mezzo da che la santa Famiglia dimorava a Naza­ret, che a Giuseppe parve giunta l'ora di se­guire i disegni della Provvidenza a lui mani­festati da Dio. Messe insieme le sue poche masserizie e gli strumenti del suo ruvido me­stiere, con la Sposa ed il Bambino lasciò l'o­spitale Nazaret, forse pensando che non l'a­vrebbe più riveduta, e riprese il viaggio di Betlemme, come aveva fatto al tempo del censimento.

Non senza un perchè l'Angelo nel palesar­gli il mistero della gravidanza della sua ver­gine Sposa, lo aveva chiamato « Giuseppe fi­glio di David »: come a discendente del gran Re cui fu promesso il regno eterno, Giuseppe aveva assunto la patria potestà sul figlio della sua consorte, per trasmettergli il stelo legale di crede di David, me-ntre Maria figlia di Eli trasmetteva per tramite di sangue. Be­tlemme era la città di origine del gran Re, da Betlemme si attendeva l'adempimento delle promesse Messianiche.

Ma non si pensi che vana ambizione o vo­ga di umana nobiltà movesse Maria e Giu­seppe a fissare la loro dimora nella illustre Betlemme. Era Betlemme allora quanto illu­stre per memorie del passato, altrettanto po­vero e negletto villagio. Nulla di grandioso ricco od artistico racchiudeva quella borga­tella, ma tutto vi era squallore, miseria, in­curia. Se n'erano accorti Maria e Giuseppe la prima volta che ci vennero, che non ci tro­varono altro ricovero che una grotta adibita a stalla. Ed ora che si aspettavano di me­glio? Sebbene sia ovvio pensare che il dili­gentissimo Giuseppe avesse già provveduto qualche umile casipola un po' meno peggio di una stalla, pure tutti potessero aspirare erano nascondimento, povertà, fatica incessante.

Ed allora perchè ci venivano? Li guidava l'ispirazione di Dio che avevano con sè uma­nato, ed assecondare questa ispirazione era il massimo studio della loro vita. Seguire Dio, era loro programma.

I disagi e le fatiche del viaggio questa volta indoviniamoli, più c'interessa di conside­rare Maria in questa nuova dimora. All'e­sterno non ci riuscirebbe di distinguerla dal­le altre povere madri della città di David. Come loro, va attorno negletta e disadorna, talora con la sua brocca d'acqua ai fianchi; per sè si contenta di poco, anzi non cerche­rebbe nulla, se non istimolasse il suo cuore materno il visibile disagio del suo Bambino. Quanto farebbe per alleviarnélo! Come vor­rebbe provare tutte le privazioni perchè il suo Gesù non ne provasse alcuna! Ma Gesù ne vuol provare, è venuto al mondo per sen­tirle tutte: « Afflitto io sono, e nell'angoscia fin da giovane: disagiato per iscontar gli al­trui peccati » (3): così erq stato predetto di lui; e col suo esempio e con le sue parole confortava Maria e Giuseppe.

Questa è la nobiltà secondo Dio, la vera nobiltà promessa a David secondo quelle pa­role: «Io vi darò le sante cose promesse a Davide ». Non promise Dio al santo Re nè oro, nè onori, nè piaceri, nè falsa nobil­tà; ma virtù, magninimità, vittoria del mon­do e del diavolo, figliolanza adottiva di Dio, cittadinanza del regno eterno; queste ha re­cato il Figlio di David Gesù Cristo; questi veri valori morali trionferanno sempre. Ciò che è onore e gloria e lusso presso il mondo, è abominazione presso Dio.

Beata voi, o nobile rampollo della radice di Jesse, Vergine Maria, che sempre in­tendeste la verità, e guardaste tutte le cose col sentimento di Dio: abbiate compassione di me, cui offusca la vista il fumo della va­nità, e dà le vertigini la nebbia mondana. Pregatemi dal Signore idee chiare intorno alla realtà della vita, e sentimenti retti per conseguirne il vero scopo.

Mi guarderò sempre dalla maledetta ambi. zione, che lusingando guasta la rettitudine della coscienza; non cercando altro premio delle mie azioni che l'amicizia di Dio.

ESEMPIO. S. Giuseppe Calassanzio uscito di no­bile famiglia aragonese, ben presto acceso d'amore a Dio ed alla Madre di Dio rinunziò ad ogni nobil. tà e ricchezza secolare per darsi tutto a Dio nel sacro ministero. Già sacerdote andò a Roma, dove dopo un lungo esercizio di opere eroiche di carità, fondò l'I­stituto delle Scuole pie, che volle intitolato alla Ma­dre di Dio. Suo scopo fu l'istruzione dei bambini poveri, che non avessero modo di poter frequentare altre scuole. Vi si dedicò tutto anima e corpo, fa. cendo, più che dà padre, da vera madre a quei po. veri fanciulli, esercitando per essi gli uffici più umi­li e ripugnanti. Il demonio gli suscitò una fiera tem­pesta, che lo fece soffrire quanto l'antico Giobbe. Accusato al Sant'Ufficio, vi dovette comparire come reo, sebbene tosto assoluto, ma morendo dovette pian. gere il suo Ordine distrutto, pur prenunziandone il ristabilimento. In tutte queste prove sostenuto dalla Vergine santissima, conservò sempre calma e rasse. gnazione inalterabili, da meritarsi l'ammirazione dei contemporanei, e la venerazione dei posteri. Ecco un devoto vero di Maria Addolorata.

PREGHIERA. O Gesù, Salvatore dolcissi­mo, che voleste farvi per noi povero ed umi­le, da quel padrone che siete di tutte le co­se, per intercessione di Maria vostra Madre e compagna fedele nella povertà e nella umi­liazione, concedetemi un grande distacco dal­le vanità del mondo, un grande amore alla povertà ed al nascondimento, sì che meriti anch'io di aver parte a quell'eredità del Pa­dre celeste, che voi ci acquistaste con le vo­stre privazioni. Così sia.

OSSEQUIO. Privatevi per amor di Maria di qual. che vanità alla quale vi sentite attaccato,

 

16. Maria nell'adorazìone dei Magi.

Non passò molto tempo che nella romita casetta di Betlemme accadde un avvenimento inaspettato per Maria e Giuseppe, ma atteso e preparato dal divino Fanciullo. Una luce smagliatite da vincere quella del sole si diffuse dall'alto nell'abituro, ed ecco che tre gran­di personaggi accompagnati dal loro seguito­erano alla porta, e chiedevano di entrare. Maria accorre, li introduce ed accanto a lei è il Fanciullo che festeggia i venuti, e fattosi prendere in braccio dalla mamma, si siede sopra le sue ginocchia, e da quel trono di misericordia, con maestà divina rìceve quei suoi chiamati, ne accoglie le adorazioni, ne riceve con ineffabile compiacenza le offerte e gli omaggi.

Intrantes domum invenerunt puerum cum Maria matre eius: et piocidentes adoraverunt eum ». Erano i Magi, venuti per divina chiamata ad offrire il loro omaggio al nato re dei Giùdei. Maria, come in altri fatti dell'infanzia di Gesù, dovette essere la depo­sitaria delle loro narrazioni, che conservò fe­delmente nel cuore suo, per confidarle a suo tempo agli Evangelisti. Avevano visto in O­riente una stella singolare: dando intelligen­za chi aveva dato il segno, conobbero che questo era un avviso di Dio, perchè andassero ad ossequiare il neonato re promesso ai Giu­dei: videro, credettero: vennero a Gerusa­lemme, ma restarono meravigliati, che nes­suno in questa città sapesse dire loro: Ove fosse il testè nato re dei Giudei. Ebbero udienza da Erode, e si avvidero che la loro domanda lo turbava ed imbarazzava: tesero da lui l'oracolo di Michea che additava Betlemme come il luogo donde doveva venire il Messia; con tutta semplicità, palesarono a quello scaltro re il tempo dell'apparizione, e si misero tosto in viaggio per Betlemme, ed ecco che con loro indicibile gaudio vedono la stella vista in Oriente star sopra quella casi­pola ove erano entrati, già illuminati dalla vera fede ché quel Fanciullo non era sempli­cemente un re, ma Dio fatto uomo: Et pro­cidentes adoraverunt eum!.

Cerca, anima mia, di pentrare nel cuore di Maria santissima, per indovinare i senti­menti sublimi di fede, di ammirazione, di gaudio ineffabile, constatando con occhi e mani la divina potenza del suo Gesù, la gran­dezza incomprensibile di quel Fanciullo che si nascondeva fra tanta povertà ed umiltà: Ella dovette esclamare un'altra volta: Ha fatto cose potenti col suo braccio; ha confu­so i superbi nei pensamenti della loro men­t? e del loro cuore! ». Ecco i potenti ed i sapienti, ecco i grandi che prostrati nella polvere baciano le vestigia dell'umiliato Fi­glio di Dio!.

Avrà pensato l'umile Maria che alle primi­zie dei Gentili Gesù si donava per mezzo di lei? Sulle ginocchia della sua Madre Gesù nel cuore accoglieva i primi nostri padri nella fede: Invenerunt puerum cum Maria? Sì, che se ne avvide Maria, ed ella stessa dalle manine di Gesù ricevette i doni dei Magi: oro, in­censo e mirra; e comprese che del significato mistico di essi toccava a lei la sua parte. Del­l'oro, perchè Farebbe anche lei riconosciuta, lodata ed amata come Madre di Dio; dell'in­censo, chè tutti i veri cristiani avrebbero im­plorato con fervide preci la sua intercessione presso Dio: Vultum tuum deprecabuntur om­nes divites plebis. Ma più che alle altre due cose, Maria ha parte nella mirra, che quì ricompare quasi per dirci, che l'Incar­nazione del Verbo e la divina Maternità di Maria saranno condite di amarissima mirra: costeranno al Figlio ed alla Madre dolori in­dicibili. « Eccomi al monte della mirra, ed al colle dell'incenso », dice Maria; quan­ta fragranza, ma quanta amarezza! Quella conforta, ma questa fa soffrire. Sia fattala volontà di Dio, e pgichè per la_ salute del mondo è necessario, eccomi pronta a tutto!

O Vergine santissima, per cui mezzo me­ritammo di ricevere la salute nostra, il no­stro Salvatore Gesù, fateci generosi sentimenti.

Offrirò a Maria un fascio di mistica mortificandomi nella mia voglia più prepotente.

ESEMPIO. Il beato Vincenzo Pallotti fondatore di un Istituto di sacerdoti mìssìonari, era come tutti i Santi devotissimo dei misteri della vita di Gesù Cristo e della santissima sua Madre Maria. Con ispeciale affetto venerava il mistero dell'Epifania, e per celebrarlo con tutta la grandiosità del suo significato, istituì un solenne ottavario tutto impiegato nella ce­lebrazione di Messe nei vari riti cattolici, in predi­che nelle diverse lingue del mondo, ed in altri eser­cizi di religione. In quest'ottava il Beato raddoppia­va i suoi fervori, le sue mortificazioni, la sua atti. vità a salute delle anime, sicchè offriva di se stesso al santo Bambino un'ostìa vivente, santa, ragionevo. le, accettissima al Signore. Gesù gradiva lo zelo del suo servo, e Maria santissima. tanto se ne compia­ceva, che gli ottenne da Dio i più segnalati favori. Onoriamo così il mistero dell'Epifania.

PREGHIERA. O Gesù re dei secoli, cui si deve l'omaggio di tutte le genti, che avete ricomprate a prezzo del Sangue vostro d'in­finito valore, accettate l'umilissimo omaggio che io vi presento di tutto me stesso, di tutte le cose mie, di tutto il mio cuore lo so, è un'offerta punto degna di voi; ma voi per intercessione di Maria sempre Vergine vostra Madre, arricchitemi con l'oro della carità, profumatemi con l'incenso delle buone ope­re, purificatemi con la mirra della mortifica. zione, e diventerò per vostra grazia cosa gra­ta a voi. Così sia.

OSSEQUIO. Fate tre atti di virtù in onore di Maria, ed offriteli a Gesù per le mani di lei.

 

17. Fuga in Egitto.

I Magi avvisati in sogno da Dio, tornarono da Betlemme in Oriente, senza passare per Gerusalemme. Erode allora vecchio ed ina­sprito da tanti disinganni, li aspetta invano secondo il convenuto. Presto si avvede che gliela hanno giocata, e montato in furore, studia il modo di venire a capo ad ogni costo del suo perfido disegno. Ma partiti appena i Magi. un Angelo del Signore appariste a Giuseppe di notte, dicendogli: Su, non c'è tempo da perdere, piglia il Fanciullo e la madre, e fuggi in Egitto, chè Erode sta per volerne la vita del Fanciullo medesimo!

Giuseppe si desta, desta anche la sua spo­sa, le manifesta l'intímo dell'Angelo con tut­ti i motivi, e la prega di mettersi subito in assetto di viaggio. Maria resta allibita, im­pallidisce e trema in tutta la persona, ma non perde la consapevolezza di sè: ciò rende il suo dolore più umano, ma più tormentoso. Il mio Figliolo cercato a morte!... minaccia­to da un tiranno così terribile! metterlo in salvo con la fuga in paese straniero, in Egit­to, dove non sono mai stata, dove non cono­eco nessuno! Quali pericoli incontrerò nel viaggio? Chi ci guiderà, chi ci assisterà, chi avrà compassione del mio Piccino!? Oh po­vera me! E quì sentirsi stringere il cuore, mandar fuori lacrime in abbondanza!

Compatisci pure, anima mia, l'amorosa Madre di Gesù ridotta a queste angoscie; ma guardati bene dal sospettare in lei alcunchè d'impaziente, di nervoso, d'incosciente! Ella è afflitta, ma senza smarrirsi; piange, ma senza dare in ismanie; sente tutto il pericolo della sua situazione, chicchessia.

Quanto è superiore la virtù di Maria alla nostra, che nelle prove della vita ci viene a mancare quasi sempre! Impazienze, escande­scenze, sfoghi di nervosismo e di rabbia, im­precazioni contro uomini e cose, lamenti e ribellioni contro la Provvidenza, che non vuol fare 'a modo nostro. Nè-Maria, nè Giu­seppe si lamentano di Gesù, che essendo Dio non previene la crudeltà di Erode facendolo morire. Non dicono: Che bisogno c'è di fug. gire lontano, di andare in Egitto! Manca for­se modo al Figlio di Dio di salvare se stesso e noi? Nulla di questo passa per la men­te dei santissimi Sposi; Maria approntate in fretta e furia le cose più indispensabili, si reca in collo il Fanciullo, ed affidandosi tut. ta fiduciosa alla prudente solerzia di Giusep. pe, senza aspettare il giorno, esce di casa, dalla borgata e via per la stradella che va a mezzogiorno verso l'Egitto.

Accompagna col pensiero i fuggiaschi, anima mia, e potrai comprendere le pene del viaggio, la fame, la sete, la stanchezza tollerate dalla santissima Famiglia. Con questa prontezza e rassegnazione si ubbidisce al Si­gnore, quando comanda qualche fuga dolo­rosa, ma necessaria! Fai tu così quando Dio ti comanda di fuggire dal mondo, dalle va­nità, dalle occasioni di peccato, da te stesso male accostumato?

Quante esitazioni, dilazioni, pretesti per non dare. ascolto alla voce della coscienza che impone il taglio, la fuga, un po' di disagio per mettere al sicuro la vita dell'anima! Quanta ignavia, quanta indecisione nel se­guire il bene, e così si mette a repentaglio l'anima. Chi mi desse un po' della vostra ri­solutezza, o Maria Addolorata, per unifor­marmi ad ogni costo alla volontà di Dio! Oh quanto ne ho bisogno per sottrarmi alla mor­te dell'anima mia! Impetratemi voi, Vergi­ne potente, un sincero amore a Gesù, che mi agiti continuamente, mi accenda a generose rinunzie, sì che io sfugga dalle mani d'un nemico peggiore di Erode, il diavolo, e conservi sempre fedele a Dio.

Rifletterò attentamente se mai mi trovi in qualche occasione pericolosa all'anima mia, e la troncherò senza dimora per amore di Dio.

ESEMPIO. Il beato Vincenzo Strambi, giovane sacerdote, rettore di seminario, e predicatore apprez­zato, intese la vocazione divina ad uno stato più per­fetto, all'Istituto che Paolo della Croce era in sul fondare nella Chiesa. Vincenzo non provava che vi­vissimo desiderio di seguir la chiamata, tanto con­sona alla sua austera pietà e grandezza d'animo, ma il suo Vescovo che l'apprezzava grandemente, il suo padre, che non aveva altro figlio, vi si opponevano decisamente.

La terza Domenica di Settembre festa dell'Addolo. rata fu chiamato a predicare nella chiesa dei Serviti in Tolfa, e fece pianger l'uditorio parlando dei Do­lori di Maria: finita la predica -invece di tornare a Civitavecchia, si recò a Capranica ove S. Paolo della Croce predicava una missione; secondo il convenuto a voce e per lettera, fu da questi accettato nell'Isti­tuto, e partì subito per il Monte Argentaro, dove fu novizio, e professò i voti di Passionista. Non valsero a distoglierlo dalla sua risoluzione le premure del padre e del Vescovo, ma rimase fermo e perseveran­te, divenendo un gran missionario ed un Vescovo in­signe, Così fanno i veri devoti di Maria Addolorata.

PREGHIERA. O dolcissima Madre mia Addolorata, cui l'anima mia costa tante la­crime, deh abbiate compassione della mia debolezza, che troppo attacco sente alle cose di questo mondo, e non ha l’animo di risol­versi una buona volta a seguire Gesù da vi­cino. Ottenetemi da lui la grazia di riguardanni come forestiero e pellegrino in questo mondo, e rintuzzare tutti quei carnali desi­deri che sono contrari alla salute dell'anima mia. Così sia.

OSSEQUIO. Fate per amor di Maria tre atti di mortificazione della vostra passione predominante.

 

18. Vita d'esilio.

Il viaggio lungo per regioni deserte che la sacra Famiglia partita da Betlemme prima di raggiungere un luogo abitabile nell'Egitto, superava i trecento chilometri, ed un sentimento di pietà non scevro d'incomprensione dello spi­rito evangelico, indusse la leggenda a cir­condarlo di un'arfistìca fiorita corona di eventi piacevoli e miracolosi: la terra si sa­rebbe rivestita di fiori per dar piacevole pas­saggio al Fanciullo divino; gli alberi avreb­bero piegato i loro rami per porgere a lui, alla sua Madre, al Custode fedele i loro frutti; le fiere sarebbero sbucate dalle loro tane per recar loro la preda fatta; i ladroni nomadi li avrebbero ospitati e reficiati, e fatto loro scorta... Ma in verità il sacro te­sto non ci lascia supporre nulla di tutto questo, e chi è addentro nello spirito di Gesù paziente, mentre sorride a questi leg­giadri racconti, si sente ferito il cuore di compassivo dolore per i disagi veri e con­tinui che la santa Famiglia dovette tollerare in quel viaggio: in quella dimora in terra straniera.

Giungono là fuggiaschi e raminghi; sep­pur l'idolatria dovette sentirsi spiritualmen­te scossa alla venuta del vero Dio, este­riormente nulla si scosse, nulla per allora fu abbattuto, ed i tre santi Personaggi en­trarono in Egitto, penetrarono fin là dove più tardi sorse il Cairo, dove trovarono un ricovero presso qualche famiglia ebrea fra le numerosissime che ivi abitavano. Giu­seppe trova modo di guadagnare col suo me­stiere di falegname uno scarso sostentamen­to per sè e per Maria e per il Fanciullino, che anche là era tutta la loro consolazione e conforto. Ma quanti stenti, quante priva­zioni, quante umiliazioni! Immaginiamo una famigliola di tre persone, che cacciata via dal paese nativo, sia costretta rifugiarsi in terra straniera, dove gli abitanti degnano appena qualcheduno di riconoscerti; il cie­lo ti pare un altro; la terra non è quella che ti vide nascere; la lingua, i costumi, i prodotti della terra non ti -ono consueti!... È il caso della nostalgia che accascia ed av­vilisce, rendendoti inquieto per l'assillante dolore del ritorno. Questi sentimenti non erano certo alieni dall'animo di Maria esu­le in terra straniera, chè donna delicatissi­ma, madre di squisito sentire, era certo in condizione di provarli vivi e pungenti. Ma in lei c'era atro che l'affliggeva assai di più. Stringendo al petto il suo Figliolo, per il quale non poteva fare tutto ciò che l'ani­mo materno desiderava, dovea sospirare e prorompere in pianto al riflesso che il Figlio di Dio, del quale sono cielo e terra con tutte le cose che racchiudono, da un re geloso, dai capi della Sinagoga per allora incoscienti era costretto ad abbandonare la patria sua, quella terra che tanto aveva vo­luto onorare con la sua nascita! Ora eccolo nella profana Egitto, eccolo, come gemma caduta nel fango, fra tanta superstizione dei pagani, fra tanto mercantilismo dei suoi connazionali. Caro Figlio mio, fra quanta miseria umana sei voluto scendere, tu fiore olezzante, giglio purissimo delle conval­li! Vedeva il suo Gesù esule in ogni luo­go, e si confortava sul suo esempio a cercare soltanto Iddio, e a non attaccarsi a sun luogo di quaggiù, ad accrescere il tesoro nel cielo, dove sta la patria nente degli eletti.

Anche te, anima mia, esorta l'Apostolo Pietro, ad astenerti come forestiero ed esule da tutti i desideri vani, che pugnano contro i tuoi interessi eterni. Ne fai caso di que­sta esortazione, ci credi davvero, che non hai quaggiù patria permanente, ma sei sem­pre in viaggio verso la tua vera stabile di­mora?

O Vergine clementissima, che provaste quanto è salato il pane dell'esilio, e che.sem­pre sospiraste solo alla patria del Cielo, ab­biate compassione di me, che stoltamente mi attacco alla vita fallace, alla patria provvi­soría, alle misere egsuecie che mi circonda­no. Impetratemi da Pio la giusta estimazione delle cose, sicchè non resti sedotto ed ama­reggiato dalla vanità.

Ricercherò diligenfetuente quale sia la co­sa o la persona cui nti senta attaccato con­tro il mio dovere e l'ginore di Dio, e pro­porrò di distaccarmene subito, ancorchè ne dovessi soffrire, porgendo a Maria questo fio­re di sofferenza.

ESEMPIO. S. Giovanni Crisostomo, che con tanto sentimento aveva descritto nella sua Omelia ottava in S. Matteo, i disagi e le virtù di Maria e di Giuseppe nel viaggio verso l'esilio, e nella dimora in esso, dovette affrontare anche lui già vecchìo Patriarca di Costantinopoli le sofferenze indicibili dell'esilio, per la sua inflessìbìle costanza nel mantenere la severìtà del cristiano costume. Fu strappato dall’affetto del suo gregge, che fu pronto a spargere .anche il sangue per lui; fu confinato in casa, guardato a vista; più tardi confinato a Nicea, di là a Cucuso (il luogo allo. ra più deserto del mondo abitato) soffri maltratta­menti, fame, sete, freddo, ostilità dagli stessi confra. telli, timorosi di compromettersi con la corte; fin­chè sturbato anche da quella triste dimora, fu trasci­nato verso Pizio, ma in viaggio, venne meno di ma­lattia e di stenti presso Comana nel Ponto il 407, e le sue ultime parole furono: « Gloria a Dio per tutte le cose! ». Così i grandi Santi non sono contenti di magnificare a parole le virtù di Maria, ma ne di­vengono imitatori generosi col fatto.

PREGHIERA. O Gesù, Verbo Dio fatto uo­mo, che voleste soffrire per amor nostro an. che l'amarissima pena dell'esilio, vi scon­giuro con tutto il cuore, che per i meriti di Maria vostra Madre, e compagna fedele del vostro esilio in Egitto, e per l'intercessione di S. Giuseppe, che tanto si prodigò per al­leviare le pene di ambedue, concedetemi un distacco così netto dalle vane cose del mon­do, che non abbia patria permanente in nessun luogo di quaggiù, ma la mia patria, sia il Paradiso. Amen.

OSSEQUIO. Offritevi pronto a servire Dio in qua. lunque luogo, per imitare così Maria santissima.

 

19. Strage degl'Innocenti.

La sacra Famiglia aveva trovato appena un asilo nella terra ospitale, ed ancora Maria e Giuseppe trepidavano per la vita del Fan­ciullo Gesù, quando udirono fra i connazio­nali bisbigliarsi sinistre voci di orrendi mas­sacri eseguiti dal vecchio e più che mai so­spettoso tiranno Erode. S. Giuseppe non do­vette tardare ad informarsi meglio degli av­venimenti che in confuso si propalavano; quando sente di un massacro di bambini or­dinato da Erode in Betlemme appena dopo la sua partenza.

Infatti il tiranno irritato dalla gelosia e dal sospetto che si volesse dai suoi numero­sissimi avversari metter su un Messia qua­lunque, e farlo regnare in luogo suo, e più indispettito per vedersi deluso dai Magi, spedisce sicari a Betlemme con ordine di tru­cidare senza pietà nè riguardi tutti i bambi­ni maschi del villaggio e dei dintorni dell'e­tà di due anni in giù. Questa orrenda strage di innocenti bambini fa fremere di or­rore al solo pensarci, ed il Vangelo ci dice che in quel macello inutile si adempì la pro­fezia di Geremia che diceva: « Ecco Rachele che piange e si contrista per i suoi figlioli che più non sono! » la moglie diletta di Giacobbe seppellita da tanti secoli presso Betlemme, parve riscuotersi alla voce del sangue, ai pianti delle madri per unire ai lamenti di queste le lacrime sue. Chi può ridire l'impressione che ne provò l'animo di Maria al racconto di Giuseppe! Spaven­to, tris!ezza, compassione per quelle povere madri, per le quali ella ed il suo Bambino erano state occasione innocente di tanto stra­zio. La sua apprensiva vivissima la faceva tremare al riflesso di quel che sarebbe stato del suo Gesù, se i carnefici lo avessero sor­preso in Betlemme. Il suo cuore materno si immedesimava con quelle povere madri, provava tutto il loro dolore, quasi anch'ella si vedesse strappare dalle braccia il suo caro Pegno, scannarlo a fil di spada come un agnellino al macello; gittarlo furiosamente a terra per isfracellarlo contro il muro o con­tro le pietre. Era uno spettacolo orrendo che faceva rabbrividire e piangere la delicatis­sima Maria! Con lo sguardo lacrimoso ed il cuore sanguinante, rivolta al cielo, Maria pregava a quelle povere madri il necessario conforto, considerando la tragica realtà al li­me della fede. Le venivano in mente le fo­sche parole di Simeone: « Costui è posto ber­saglioalla contradizione! » Era per colpire il suo divino Infante che si trucidavano quei bambini: in odio di lui si versava quel sangue innocente: a lui innocente si immo­lavano quei teneri agnellini! Spettacolo ter­ribile al sentimento carnale! Visione subli­me all'occhio della fede! Morivano quei par­goletti prima di aver gustato la vita; ma per merito di Gesù erano battezzati nel loro san. gue, ed ottenevano la vera vita, prima di aver cominciato a desiderarla! Mistero divi­no! La vita beata. non si può ottenere se non per i meriti del sacrificio del Figlio di Dio fatto uomo, e la otterranno soltanto coloro che crederanno e saranno partecipi delle pe­ne di quel sacrificio, saranno sacrificati alla loro volta anch'èssi: Sine sanguiríis effusione non fit remissio. Quanti altri innocenti, giusti, santi, da essere sacrificati con Gesù, si presentavano alla mente di Maria, mentre pensava agli Innocenti uccisi! Con essi, anzi in capo ad essi vedeva se stessa, che stava per essere la Regina dei Martiri. Non si ti­rava indietro però, non rifiutava di bere il suo calice amarissimo, anzi si offriva gene­rosamente a tutto!

O Maria, Regina dei Martiri, divenuta la Consolatrice degli afflitti; deh riguardate anche me, cristiano vile e pusillanime, che mi sgomento ad ogni poco dolore chi mi toc­chi soffrire. Pregatemi dal Signore quella vera virtù cristiana, che dà il coraggio di fa­re ogni sacrificio per amor del Sommo Bene.

Mi eserciterò in atti di mortificazione vo­lontaria, per addestrarmi a portare pazien­temente le tribolazioni che Dio vorrà darmi per sua volontà.

ESEMPIO. Quali sacrifici si debba essere disposti a fare per amore di Gesù, ad imitazione di Maria, lo mostrò tra tante altre madri cristiane Santa Gio­vanna Francesca De Chantal. Costei rimasta vedova in età giovanile, invece di vagheggiare altre nozze alle quali l'età, le- ricchezze e la nobiltà sembravano allettarla, s'intese invece chiamata da Dio ad effet­tuare il voto ardentissimo della sua fanciullezza, di servire a. Dio nella vita religiosa, lungi affatto dal mondo. Ma ostavano l'affetto del vecchio padre, e quello più incenso dei figlioli, che non volevano se­pararsi dalla mamma adorata: e questa mamma sen. tiva troppo vivo l'affetto all'uno ed agli altri! Però memore l'eroica donna della sentenza evangelica; « Chi ama i suoi cari più di me, dice Gesù, non è degno di me », si distaccò -da tutti, passando sopra ,anche ad uno dei figli, che si era disteso at­traversò il limitare della porta di casa! Ecco quali sacrifici impone l'amore vero di Gesù e di Maria!

PREGHIERA. O Dio padre di misericor­dia, Dio di ogni consolazione, che solo po­tete consolarci in ogni nostra tribolazione, deh guardate con occhi di misericordia noi, povere vostre creature, che pur sentendo tanto bisogno di voi, ci lasciamo ingannare dal­la evanescente figura di questo mondo: deh per pietà, e per intercessione di. Maria Ad­dolorata, concedeteci la grazia di tutte le lusinghe della vita animale, per vincere vivere soltanto a voi, e godere della vostra pa­terna protezìone. Così sia.

OSSEQUIO. Fate in onore di Maria qualche peni­tenza corporale, secondo il consiglio del vostro di­rettore.

 

20. Angoscioso ritorno.

Quanto tempo la santa Famiglia dovesse mangiare l'amaro pane dell'esilio sulle rive del Nilo, non si può sapere con precisione. Non eccedette però che forse di poco la du­rata di un anno. Verso questo termine l'Angelo di Dio apparve di nuovo in sogno a Giuseppe, e gli disse: « Levati su, prendi il Fanciullo e la Madre sua e torna in terra d'Israele, chè sono morti coloro che voleva­no la vita del Fanciullo ». Giuseppe si levò, ed ubbidiente come sempre si pose al­l'ordine, e se ne venne nel paese d'Israele. Infatti Erode era morto di morte ignominio­sa, ed aveva premesso ai suoi funerali tanti dei magnati della Giudea. L'Angelo non di­ce altro a Giuseppe, ed il prudentissimo Cu­stode della divina Famiglia non fa che co­municare l'ordine del Cielo alla sua docilis­sima Sposa, e tutto è pronto per la partenza, anche il Fanciullo Gesù, che pur essendo il divino dispensatore di tutti questi avveni­menti, sembrava un fanciullo inconsapevole fidato alle disposizioni di Maria e di Giu­seppe.

La partenza non ebbe altre difficoltà che quel po' di distacco che si prova anche dalle dimore provvisorie, quando si è cominciato ad adagiarvisi in qualche modo. Il viaggio era già conosciuto e riusciva un po' meno molesto che la prima volta, quando era una fuga per paesi sconosciuti; vià si sospirava l'arrivo a Betlemme, dove una casetta tran­quilla li aspettava! Ma questa volta il Fan­ciullo Gesù non era più un bambino che si potesse recare sulle braccia da Maria o da Giuseppe senza esser troppo peso; nè era an­cora un giovinetto che potesse sempre camminare da sè senza troppa fatica. Si vedeva con gli occhi che il Fanciullino soffriva nel camminare, e che i suoi piedini scalzi senti­vano troppo i sassi, le spine e le arene del deserto. Quanto ne soffriva la tenera Madre! Con quanto suo conforto riusciva talora a re­carselo in collo per risparmiargli la fatica! Ma troppo rare volte Gesù si lasciava pre­stare questo materno ufficio! E la divina Ma­dre soffrire, sospirare, gemere, perchè nei patimenti di Gesù si sentiva straziare le vi­scere!

Ma non doveva essere questa la cura più affannosa di Maria in questo ritorno ango­scioso. Si era già varcato il confine della Giudea, e in una delle tappe intese Giusep­pe da persone che viaggiavano in senso con­trario, come a Gerusalemme fosse giunto da Roma Archelao, il figlio di Erode, non de­genere del padre per ferocia e scostumatez­za, con pieni poteri di Etnarca, ossia prin­cipe della Giudea, e che tranne il nome, era ivi vero re. Giuseppe ne fu sgomento. Tor­nare in Betlemme, nella Giudea, dove regna costui? E non sarà egli peggiore del padre contro il Fanciullo divino affidato alle mie cure?... Che fare? Dove andare a far porto?

Era angosciato dalla incertezza: Maria glie­la legge in volto, e ne ascolta poi la con­fidenza. Ma ecco il solito avviso a Giusep­pe, che non vada a Betlemme, non si fermi in Giudea, si diriga a Nazaret, dove lo vuo­le la Provvidenza. Ed ecco di nuovo la sacra Famiglia nella romita casa di Naza­ret, dove Gesù fanciullo, adolescente, giovane, per disposizione divina passerà i suoi anni, affinchè possa esser detto a ragione il fiore, il santo, il principe: Quoniam Naza­raeus vocabitur: Egli si chiamerà Naza­reno! Le disposizioni di Dio sono mirabili, ma l'uomo che deve conformarsi ad esse, il più delle volte non le conosce, e perci9 an­che nel seguire docilmente le divine ispira­zioni soffre, si conturba e spesso piange. È il caso di Maria e di Giuseppe, che pur se­guendo con amore e devozione le disposizio­ni del cielo, provano tutta l'amarezza che il seguire Dio cagiona nello stato presente al­la creatura. Pensale da te, anima mia, que­ste angoscie di Maria e di Giuseppe, misura se puoi l'ubbidienza sincera e la generosità dell'animo loro. Non confondere la virtù

cristiana con la spavalderia dei superuomi­ni, nè con la poltroneria dei quietisti. Se vogliamo tornare al paradiso dal quale fummo esiliati, è necessario seguire Dio con pa­zienza e docilità.

Vergine santissima, impetratemi dal Si­gnore lume per intendere questa verità, e grazia per eseguirla costantemente.

Starò molto attento a seguire le divine ispirazioni; ma per non errare, mi regolerò sempre secondo i consigli del mio direttore spirituale.

ESEMPIO. Il grande Apostolo delle Indie S. Fran. cesco Saverio, dopo passati lunghi anni nella evange­lizzazione delle Indie propriamente dette, e del Giap­pone, nel quale con istenti inauditi era riuscito a pe. netrare, si sentiva stimolato dall'interno ardore a re­carsi anche in Cina, ove sperava di raccogliere larga messe di anime. Dopo tanto pregare ed adoperarsi riuscì ad imbarcarsi per quella volta, ma giunto nel­l'isola di Sanciano, si trovò tanto estenuato di forze, che ebbe il « responsum mortis: s'intese vicino a morte. Che fare? Rinunziare agli affogati desideri di apostolato, non pensar più al radioso meriggio della conversione di tante anime, rispondere alla chiamata del Padrone della messe, che poneva fine alla sua laboriosa giornata. Il magnanimo Santo non si smarrì, ma pronto rispose al Signore: Ecco che vengo, si faccia in me la tua vo­lontà! Così si ama Gesù, così si lavora per la sua gloria!

PREGHIERA. O Dio, nelle cui mani sono tutti i momenti della nostra vita, illuminate la mia merite, infiammate il mio cuore, sic­chè io comprenda, che è inutile per me re­calcitrare come giovenco indomito al pun­golo di voi divina Pastore; rendetemi docile e sottomesso a tutte le vostre disposizioni a mio riguardo, sicchè io mi santifichi, fa­cendo sempre la divina volontà vostra. Con­cedetemi questa grazia per i meriti di Gesù Cristo Salvatore nostro, e per l'intercessione di Maria Addolorata, Così sia.

OSSEQUIO. Prestatevi docile ai consigli del direttore, specialmente negli esercizi di devozione.

 

21. Vita nascosta in Nazaret.

Dall'anno terzo o quarto della vita del Fanciullo Gesù, sino al duodecimo della medesima, il Vangelo non ci dice nulla delle condizioni nelle quali si trovasse la santa Famiglia nella sua dimora a Nazaret. Non ci dice nulla, ma ci fa indovinare molte co­se utili a meditarsi per noi.

Rechiamocí con la mente ed il cuore nella borgata, piuttosto che città, di Nazaret, che sarebbe restata sempre ignota, se non avesse avuto l'onore di una lunga permanenza in lei del Giovinetto Gesù. Era situata in luogo ameno e sorridente ad occaso del lago di Ti­beriade, nell'alta Galilea fra gli antichi con­fini delle trìbù di Zabulon e di Neftali: ma non è mai ricordata dall'Antico Testa­mento, ed in questi tempi era oggetto di di­sprezzo per i Giudei, che dicevano, che da lei non poteva uscire nulla di buono. Quindi nascondimento, oblìo, umiltà. Ma per la sacra Famiglia queste cose erano ac­cresciute dalla povertà e dall'angustia della casipola che abitava: una grotta interna, una stanzetta quadrangolare fabbricatavi dinan­zi. La grotta doveva servire per camera da letto e cucina, la stanzetta esterna per offici­na di Giuseppe, e per salotto di tratteni­mento. Tutto è povertà, strettezza, squallo­re. Non c'è di gentile ed attraente, che le persone che ci sono rifugiate. Giuseppe vi fatica e suda intento al suo mestiere: Maria compie tutte le.parti di massaia povera ed operosa- Gesù ora sorride all'uno, ora al­l'altra: ora li conforta con le sue parole pie­ne di sapienza celeste; ora si presta volen­teroso e giulivo ed aiuta l'una o l'altro nelle loro quotidiane faccende. Chi avesse veduto Maria uscire ad attingere acqua, e recarsi al fianco la sua brocca; chi avesse veduto il Fanciullo Gesù andare per acqua egli quando glielo permetteva la mamma, be confuso l'una e l'altro con le altre e gli altri fanciulli nazzaretani. Nulla appa­riva della loro celeste dignità, nulla di quel­lo che questa santa Famiglia era nel mondo di allora e nel futuro.

La leggenda che non comprende le cose di Dio, ha cercato anche qui di abbellire la vita nascosta dei Fanciullo Gesù con le sue inette leggiadrie, con racconti di cose mira­bili di lui, che avrebbe fatto crescere il le­gno non rispondente alle misure di Giusep­pe, animato uccellini di creta da lui pla­smati per divertimento, messo in imbarazzo i maestri di una scuola immaginaria... Sia­mo sempre noi piccoli ed orgogliosi che vo­gliamo rimpiccolire anche le grandiose fi­gure di Gesù, Maria e Giuseppe! No, eglino non avevano nulla del nostro orgoglio che ci solletica a cercare sempre notorietà e fa­ma !

Piuttosto, anima mia, implora lume dallo Spirito Santo per conoscere ed apprezzare come si conviene i sentimenti della Madre di Dio, ridotta all'umile vita di una povera massaia. Non ti lasciar sedurre dalla carne e dal sangue; non prestare a Maria i tuoi affetti, ma cerca di ricevere in te quelli di lei. Maria era povera, nascosta, umile, e spesso doveva soffrire per le strettezze ed i disagi del suo Gesù, molto più che per i suoi propri. Quanto penava per le fatiche e su­dori di Giuseppe. Ma quale rassegnazione ai voleri di Dio; quanto amore alle sue sofferenze, che non avrebbe cambiato in conto alcuno con i comodi più ricercati nella vita Ora pensa a te che hai in orrore la solitu­dine, il nascondimento, la fatica umile ed ignorata: a te, dico, cui sembra perduta la vita che non faccia rumore, non lasci orma profonda di sè, non sia conosciuta, enco­miata, premiata dagli uomini... Lo vedi quanto sei diverso da Gesù e Maria e Giu­seppe! Non temi che il giorno del giudizio Gesù rifiuti di riconoscerti per suo? Via, fa senno una volta, ed impara a disprezzare la vanità per amore della verità.

O Gesù, Giuseppe e Maria, che voleste sopportare le fatiche ed i sudori della misera nostra vita; che conosceste l'umiliazione, l'oblìo e la povertà, concedetemi di amare anch'io quello che fu la vostra sorte in que­sto mondo.

Sopporterò coraggiosamente, per fare la volontà di Dio, povertà, disagi, umiliazio­ni; e mi sarà grato di vivere sconosciuto e stimato per nulla, perchè questo mi è più utile per la salute- eterna, Aie l'essere lodato e stimato dagli uomini.

ESEMPIO. S. Filippo Benizi, rampollo di nobile famiglia fiorentina nel secolo decimoterzo, da giovane già innanzi negli studi vedevasi schiuso innan­zi un lusinghiero brillante avvenire nelle magistra­ture della sua illustre repubblica. Ma chiamato da Maria, che le apparve in visione, ad unirsi all'ordine nascente dei Servi di lei, ne divenne il più bell'or­namento, e quasi un ottavo fondatore. Tutto dedito alla meditazione dei Dolori di Maria, ne fomentava in sè ferventissima devozione, e cercava di accender­ne tutto il mondo. La sua virtù caratteristica era la fuga dei rumori degli applausi, della stima del mon­do, ed un amore alla solitudine, che gli faceva pre. ferire le grotte ai conventi. non essere eletto Papa nel 1269 fuggì fra le so. litudini dell'Amiata, e non si fece più vedere che dopo fatta l'elezione di Gregorio X. Ecco come i veri devoti di Maria Addolorata cercano il nascondimento e la preghiera.

PREGHIERA. O Gesù che voleste consa­crare la vostra vita nascosta con ineffabili virtù, per dare a noi l'esempio e lo stimolo a vivere santamente operosi nel silenzio e nel nascondimento, concedeteci per l'inter­cessione di Maria vostra Madre, e di Giu­seppe vostro custode, che disprezzando le vane lodi del mondo, siamo sempre studiosi di adempiere la volontà di Dio, qualunque cosa voglia disporre a nostro riguardo. Così sia.

OSSEQUIO. Mortificate per amor di Maria il vo­strb desiderio di far comparsa fra gli uomini.

 

22. Smarrimento di Gesù.

« I genitori di Gesù andavano ogni anno a Gerusalemme pel dì solenne di Pasqua » (t). La legge prescriveva che tutti gli Israeli­li maschi dimoranti in Palestina si presen­tassero al tempio del Signore tre volte l'an­no, cioè a Pasqua, Pentecoste e per la festa delle Tende. Le donne non erano obbligate, ma S. Luca qui ci fa sapere che Maria so­leva per Pasqua almeno accompagnare il suo Sposo S. Giuseppe. Era un viaggio di tre o quattro giornate, chè da Nazaret a Gerusa­lemme correvano cento dieci chilometri. « E quando Gesù fu arrivato a dodici an­ni, essendo essi andati a Gerusalemme se­condo il solito di quella solennità, allorchè, passati quei giorni, se ne ritornarono, il fan­ciullo Gesù rimase in Gerusalemme: e non se ne accorsero i suoi genitori ». Per in­tendere questo, ricordiamo che il fanciullo e­breo arrivato a dodici anni diventava « fi­glio della legge » cioè obbligato alla sua os­servanza. Gesù come figlio dell'uomo, era in questo caso, ma come Figlio di Dio ve­nuto a liberarci dal giogo di quella legge di condanna e di timore, doveva incominciare l'opera sua di maestro per condurre soave­mente gli schiavi alla libertà di figli.

In far questo Gesù non dipendeva da nes­sun uomo, era la missione che aveva dal Pa­dre, e da lui solo dipendeva nell'eseguirla. Perciò credette bene di non tener conto di Maria e di Giuseppe, sottraendosi nascosta­mente a loro, per cominciare a dodici anni il suo insegnamento.

Maria e Giuseppe si riunirono alla caro­vana di ritorno ciascuno al suo gruppo, que­sti a quello degli uomini, quella col gruppo­delle donne, pensando ciascuno che Gesù fosse coll'altro, come sino a dodici anni a­vrebbe potuto fare, oppure che si fosse uni­to al gruppo dei giovani. Si camminò per tutto il giorno, ed alla sera nel ricovero Ma­ria e Giuseppe si riunirono: ma quale sus­sulto al cuore di Maria quando si avvide che Gesù non era con Giuseppe! Si aspettò con ansia per qualche tempo, ma Gesù non si vedeva: si prese voce dai compagni di viag­gio, ma nessuno ne sapeva nulla! Ahimè, che cosa sarà successo?

Il cuore della tenerissima madre è in tu­multo; l'animo rimescolato dalla costerna­zione non sa proprio che si pensare, e piange aggitata e dolente. L'avranno preso coloro che ne vogliono la morte? Gli sarà avvenu­ta qualche altra disgrazia? Ma di questi ed altri simili motivi di ansia, Maria ha ben presto ragione, consapevole com'è della di­vinità del suo Figliolo, cui non c'era da te­mere che gli accadesse qualsiasi cosa impre­vista, non predisposta ed ordinata da lui. Certo, diceva fra sè, egli si è sottratto da noi volontariamente! Ma perchè ci ha fatto così? Che la nostra devota servitù non gli piacesse! Che egli veda come il mio amore per lui non sia quale dovrebbe essere? Che io abbia mancato ai miei doveri verso di lui!... Chi sa?... Ma la purissima coscienza non la rimproverava di cosa alcuna. Chi vuol intendere il dolore di Maria in questa occa­sione deve riferirsi ad una di quelle prove mistiche, di aridità, oscuramento interno, abbandono da parte di Dio, pena inenarra­bile, alla quale le anime più sante e più pu­re sono talora sottospote dallo Sposo cele­ste... Così solo si può avere un'idea del do­lore di Maria nello smarrimento del dilet­tissimo Figlio.

E tu, anima mia, non ti sentii confusa che questa volta non sei capace neppure d'inten­dere il dolore della Vergine santissima? An­che tu ti trovi inaridita nelle cose spiritua­li, anche tu cerchi invano un poco di en­tratura nell'orazione, e non ti riesce a tro­vare Iddio, perchè la tua men'.e è troppo occupata in frivolezze e cose mondane. Non ardire di confondere questa tua diEsipazione ed insensibilità con l'abbandono mistico: il fatto che tu non ne provi nè dolore, nè di­spiacere ti deve far tremare. Pensa bene che c'è un abbandono di Dio che vuol essere principio della rovina totale dello spirito. Quante volte tu l'hai meritato questo abban­dono con le Sue negligenze nel servizio di Dio. Su via, scuoti il tuo torpore e cerca Dio con dilìgenza ora che è tempo.

Vergine santissima, tanto angustíata per la momentanea assenza del vostro Diletto, inse­gnatemi a ricercarlo con voi, e tenermi sem­pre unito a lui.

Non lascierò mai la santa orazione, per quanta aridità possa trovarci, ma mi umi­lierò in me stesso, cercando di rimuovere tutti gli impedimenti che dipendono da me.

ESEMPIO. La serva di Dio Rosa Gattorno aveva udito la voce del Signore che la chiamava a fondare l'Istituto delle Figlie di Sant'Anna, e per ubbidire le conveniva uscir dalla patria sua, abbandonare ge. nitori e figli, il che le sembrava sacrificio superiore alla sua natura. Il suo Vescovo ed il Pontefice Pio IX rispondono all'unisono alla voce di Dio, ed impon­gono all'eroica donna di ubbidire. Rosa uscita dall'u­dienza del Papa coll'animo in tumulto ed il cuore sanguinante, si reca alla Chiesa di S. Marcello al Corso, ed ivi.innanzi all'altare della Madonna Addolorata si sente uscirle dal cuore questa preghìera: Vergine Addolorata, con quell'animo col quale voi soffriste la perdita del vostro Gesù, con questo io. offro a Dio la dolorosa separazìone dai miei genitori e figli! Così detto s'intese confortata all'arduo sacri­ficio che compì generosamente suo e del prossimo.

PREGHIERA. O Vergine desolata per la perdita del caro-vostro Gesù, senza del quale la vita vostra era come un deserto senza vi­ta nè umore, abbiate, ve ne prego, compas­sione di me, che son tanto cieco, da non. avvedermi nemmeno della lontananza di Ge­sù dal mio cuore. Spargetemi di amarezza tutte le cose di questo mondo, siccchè nulla mi piaccia, nulla mi sia grato senza Gesù; fate che lo ami sempre, lo stringa bene al cuore; non mi separi mai da lui col male­detto peccato!

OSSEQUIO. Se la coscienza vi rimorde di peccato grave andate subito a confessarvi.

 

23. Affannosa ricerca.

Dopo una notte di ansia e d'incertezza trascorsa insonne che sembrava un secold nel canto del rifugio toccato loro, Maria e Giuseppe, tosto che la prima luce del nuovo giorno lo permette, Si levano, si licenziano dai già desti compagni di viaggio, ed uni­tisi ad altro gruppo che andava a Gerusa­lemme, riprendono la via a ritroso portati dall'ansia dolorosa di potere ritrovare lo smarrito Fanciullo. Non parlano, ma sospi­rano e gemono ciascuno in cuor suo, e solo Maria chiede con insistenza affannosa a quanti incontra reduci dalla santa città Num quem diligit anima mea vidistis? « Ditemi, per amor di Dio, avete niente visto il mio figliolo Gesù!? » Chi le risponde che non l'ha visto;. chi le confessa che neppur lo conosce. Ma l'amatissima Madre fa qui la parte intera della Sposa dei sacri Canti­ci: «Tutta la notte, nel mio giaciglio cercai il Diletto dell'anima mia: lo cercai non l'ho trovato ancora. Eccomi in moto, eccomi ritorno in fretta alla città? Per le vie e per le piazze andrò in cerca di Colui che forma l'oggetto di ogni mio amore; ma finora lo cerco invano, non lo trovo! » Invano da ieri sera Maria cerca il suo Gesù tra parenti ed amici, nessuno è al caso d'indicarglielo. Quando Gesù si apparta dalle sue relazioni secondo la carne ed il sangue, è inutile cer­carlo fra parenti ed amici. Chi non cono­scesse Gesù per altro che per la sua umani­tà, non conoscerebbe mai il Signore. Paolo di Tarso chiamato A conoscerlo secondo la sua virtù divina dice: « Come piacque a co­lui che mi aveva segregato fin dal seno di mia madre, e mi aveva chiamato per sua grazia di rivelare in me il Figlio suo, affin­chè lo facessi conoscere alle genti, subita­mente non presi consiglio dalla carne e dal sangue »; ma se ne andò, come prosegue a dire, nei deserti dell'Arabia, dove sotto l'azione soave e forte dello Spirito Santo co­nobbe Gesù, lo ritrovò tutto, ne divenne l'A­postolo per eccellenza:

Così Maria giunta a Gerusalemme sul far della sera del secondo giorno che soffriva indicibilmente per l'assenza corporale del Figlio suo, si diede a cercarlo presso tutti coloro, che a suo sentire, glielo avrebbero potuto indicare; ma per una seconda notte dovette restare senza la desideratissima com­pagnia del suo Diletto.

Compatisci, anima mia, la Vergine san­tissima nelle indicibili amarezze che le ca­giona questa desolante privazione: vedi co­me sospira, quanto piange, quale tristezza l'accora! Odi come spesso chiama il suo Gesù: O te che sei il dilettissimo dell'anima mia fammi conoscere, ove ti trovi, chi ti ha so­stentato, o piuttosto ove elargisci i pascoli di salute alle tue pecorelle: non permettere che io smarrisca le tue traccie! (4). Immer­giti, anima mia, in questo dolore della Ver­gine Madre: sforzati d'intenderlo bene. Pri­ma però spogliati di ogni sentimento carda­le, ànche di quello che pare sentimento di devozione, e non è. Rifletti che Gesù Dio cresce in questi giorni nell'anima di Maria a misura di grazia inestimabile; vi fa la dimo­ra sempre più grata, sempre più degna di sè. Il mezzo di cui si serve per farla vien maggiormente meritare, è quello di sottrar­le la sua presenza visibile e materiale. Ma­ria è santissima immacolata creatura, ma pur sempre creatura e donna viatrice; ci sono misteri di Dio a santificazione delle anime, che ella comprenderà gloriosa in cielo. In­tanto si tratta per lei di santificarsi ancora di più, seguendo fedelmente il volere di Dio, nella desolazione in cui si trova, nè com­prende interamente. Ad ogni modo ella se­gue con serafico amore i disegni di Dio, ed il suo dolore è mirra preziosissima, che pro­fuma il sacrificio.

O Madre ammirabile, nella vostra odoro­sissima ma altrettanto amara santità; de­gnatevi di farmela conoscere almeno in par­te; traetemi dietro a voi alla ricerca di Gesù amato, conosciuto, servito come Dio Reden­tore, con tutto il sacrificio dei miei senti­menti naturali e carnali. Post te curremus in odorem unguentorum tuorum .

Cercherò al lume della fede, implorando la grazia dello Spirito Santo, di fomentare in me una divozione soda e maschia ai do­lori di Maria, cercando d'imitarla in tutto.

ESEMPIO. S. Paolo della Croce aveva imparato alla scuola di Maria Addolorata ad immedesimarsi con Gesù Crocifisso per mezzo di un amore quanto ardente, altrettanto amara e tormentoso. Talora l'in­terna fiamma gli dilatava il petto e gli faceva irrag­giare il volto; ma più spesso Dio lo privava delle interne consolazioni, lasciandolo desolato ed arido, e come naufrago in balia dei flutti. In queste circo­stanze applicava a se stesso le parole di Ézechia: Ecce in pace amaritudo mea amarissima: Nell'estrema amarezza sta la mia pace! E rivolto al Crocifisso diceva: Amor mio, avete un bel fug­girmi, ma io vi cercherò sempre, e vi seguirò do­vunque! Ecco come si portano le anime generose nelle aridità ed abbandoni.

PREGHIERA. Se considero la frequenza e la gravezza delle mie colpe, o amabilissimo Gesù, debbo purtroppo riconoscere che tan­te volte san io che vi chiudo le porte del mio cuore, sicchè voi passate oltre lasciandomi nella mia turbolenta desolazione. Almeno l'abisso della mira miseria mi spingesse a-cer­care l'abisso della vostra misericordia, o Ge­sù, Dio di ogni consolazione! Vi prego quan­to so e posso, o Redentore amabilissimo, che almeno mi facciate sentire tutta la nostal­gia di voi: cercare voi, trovarvi, stringervi.

OSSEQUIO. Fate per amor di Maria un serio esa­me di coscienza, e se vi sentite lontano da Dio, senza dimora andate a confessarvi.

 

24. Rinvenimento di Gesù nel tempio.

Sorgeva il sole del terzo giorno della de­solazione dei due santissimi Sposi Maria e Giuseppe. Eccoli di nuovo per la santa città ansiosamente cercando Gesù per le case dei loro conoscenti ed amici. Nessuno sa dire parola che giovi a calmare la loro angoscia. Non resta che ricorrere a Dio, ed eccoli tempio, dove la Maestà divina si era degna­ta di porre la sua dimora. Ma ecco che si dànno a cercare nelle adiacenze del tempio, ove in alcune sale disposte allo scopo, i Rab­bini, o scribi, come allora si chiamavano, solevano impartire l'insegnamento della leg­ge alla gioventù maschile.

Oh meraviglia! Ecco in una di ques!e aule Gesù seduto fra altri giovanetti, che ascolta­va quei dottori, e spesso li interrogava. « Lo ritrovarono nel tempio che sedeva fra i dot­tori e li ascoltava e li interrogava ». Si fermarono estasiati a rimirarlo, tanto più, che si accorsero come coloro che l'udivano, quei barbuti venerandi dottori « restavano attoniti della sua sapienza e delle sue rispo­ste ». Ma l'incanto divino fu di brev'ora. Maria spinta dall'affetto materno, gli si av­vicina, lo abbraccia e gli dice: « Figlio, perchè ci hai tu fatto questo? Ecco che tuo pa­dre ed io addolorati andavamo in cerca di te! Ma egli disse loro: Perchè mi cercavate voi? Non sapevate come debba occuparmi delle cose spettanti al Padre mio? Ed essi non compresero quel che egli aveva loro detto »

Ecco innanzi allo sguardo della nostra mente il semplice, sublime quadro dipintoci dallo Spirito Santo. È meraviglioso, ma non è facile a comprendersi dalla nostra intelli­genza annebbiata dal sentimento umano: eppure quanto c'è da riflettere, quanto da me­ditare, specialmente intorno alla figura di Maria santissima. Consideriamo la Madre pura allarga il cuore angustiato alla vista del Figlio in quell'atteggiamento, ed paziente di stringerlo al petto. Consideria­mo la donna che sfoga il suo cuore in quelle meste parole: « Ecco il padre tuo ed io ad­dolorati ti cercavamo! » Quanta delicatezza, quanta compassione per lo sposo rivelano queste parole! Ma più che altro argomento esse ci fanno conoscere l'amarezza del dolo­re che quell'anima delicatissima ha sofferto in questi giorni di desolazione. Ma, e qui sta il segreto per intendere la risposta del divino Fanciullo, bisogna considerare in Ma­ria, accanto alla donna santissima ed alla Madre di Dio, la creatura viatrice, che vola al soffio dello Spirito Santo verso le cime dell'altissima perfezione. Questo Spirito sof­fia dove vuole, se ne sente il fruscìo, ma non si sa da qual parte venga nè dove tenda. « Ecco che il padre tuo ed io dolenti ti cercavamo », così esprime Maria l'angoscia dell'animo suo materno. «Perchè mi cerca­vate, risponde Gesù, non sapevate che io debbo essere sempre negli affari del Padre mio? Non occorreva cercarmi là dove voi mi cercavate, fra parenti ed amici, fra con­nazionali secondo la carne: io sto sempre là dove si trattano le cose, gli interessi di Dio ero anche con voi angustiati per amor mio, ma voi mi credevate perduto perchè non go­devate della mia presenza corporale. Ma per allora nè Maria nè Giuseppe compresero la sublimità di questo insegnamento: come i dottori della legge, anche essi si stupirono ed ammirarono.

Quanto meno puoi capire tu, anima mia, dì questa sublime dottrina! Ti lusinghi di essere devota, di cercare Gesù in ogni cosa, di voler fare sempre la volontà di Dio; ma preferisci al compimento del dovere le tue azioni; vorresti sempre gustare l'a­more sensibile di utti i disegni di Dio a tuo riguardo; vorresti in ulta parola trovare Gesù là dove piace a te di stare, in quei ministeri, in quegli offici che ti piace di esercitare.

Vergine prudentissima, che pure adem­piendo con tanto vostro dolore il divino vo­lere, non ve ne accorgevate; e credendovi lontana dal vostro Gesù, lo possedevate più che mai vivo nel cuore, mentre lo imitavate tanto bene; pregatelo per me, che mi faccia simile a voi.

Non sarò contento di fare opere buone, mi studierò di farle il meglio possibile, ani­mandole con la più pura intenzione di pia­cere a Dio soltanto.

ESEMPIO. S. Gerardo Maiella, laico professo dei Redentoristi, era devotissimo dei misteri della Infan­zia di Gesù, e della sua santissima Madre Maria, del­la quale cantando le lodi era rapito in estàsi dolcissima al cospetto dei poveri che venivano a chieder­gli l'elemosina alla porta. Questo angelico religioso tra tante altre prove dolorose, dovette subire anche quella della calunnia, che fu creduta anche dal suo supremo superiore S. Alfonso De Liguori, così per mettendo Iddio: gli fu tolta la Comunione, e fu con­finato in una casa remota. È più facile immaginare che descrivere il dolore del santo religioso, cui non era permesso di ricevere il suo Gesù. Una volta che ebbe il destro di scusarsi presso il suo Superiore, do. po riflettuto alle calunnie sopportate da Gesù, ed ai dolori di Maria, disse a se stesso: No, meglio tacere, e rimanere schiacciato sotto il torchio della divina volontà! Così sempre più egli si univa al Signore, e cresceva in santità.

PREGHIERA. O amabilissimo Gesù, quale tante volte rifiuto la dolce conversa­zione preferendo quella turbolenta delle creature, abbiate pietà di quest'anima mia misera, miserabile, cieca ed indegna, fatemi ben comprendere, come Maria Addolorata comprendeva, che è necessario cercarvi sem­pre, cercare voi solo, specialmente quando per adempiere la volontà del Padre celeste, è necessario rinunziare, non soltanto le sod­disfazioni umane, ma anche le delizie spiri­tuali.

OSSEQUIO. Proponete, per amor di Maria, di non sottrarvi mai a quelle cose ho voi riconoscerete esser voler di Dio di occuparvene.

 

25.Vita di umile sudditanza.

E Gesù si partì con esso loro, e venne a 1\azaret, ed era loro sottomesso ». Et erat subditus ittis. Queste quattro parole di altissimo significato-compendiano diciott'an­ni della vita dell'Uomo-Dio. Era soggetto, ubbidiente in ogni cosa a Viaria ed a Giu­seppe. Chi è soggetto, ubbidiente? L'Uomo. Dio! A chi? A due sue crature! Perchè? E che cosa di meglio poteva fare il maestro di ogni virtù, che adempiere gli offici della pietà? Qual meraviglia che faccia sempre a modo del Padre celeste, se proprio per que­sto si assoggetta alla Madre terrena? Questa ubbidienza del divino Giovinetto era una di quelle cose ordinategli dal Padre suo, ixelle quali egli si doveva sempre occupare. Tanto ci voleva per insegnare al mondo l'u­miltà e l'ubbidienza, che sono il fondamento sicuro della vera santità.

Mentre Gesù progrediva in sapienza, in statura, in grazia presso Dio e presso gli uomini, Maria certo non osa­va comandare nulla a tanto Figlio; ma ve­deva ogni suo desiderio, ogni suo bisogno indovinato e diligentemente eseguito Meno ancora comandava Gìuseppe; ma con sua grande tenerezza si vedeva sempre attorno premuroso il Giovinetto Dio, che non isde­gnava di por mano ai suoi ruvidi lavori; quanta edificazione per tutti e due! Chi con-. siderava l'umiltà, la diligenza, la disinvoltu­ra con cui il Figlio di Dio :accudiva alle umi. lì faccende della povera santa Famigliola, ne rimaneva estasiato, e scorgeva sempre più e­videntì i segni di una sapienza celeste che i appalesava in quel giovinetto a propor zione che cresceva di età e di statura, dive­vendo a tutti ognor più grazioso, guadagnandosi il cuore di tutti. Quella graziosa ama. bil tà era un vivo riflesso del favore divino e del tesoro di sapienza e scienza divina che erano in lui in tutta la pienezza.

Maria era la più attenta osservatrice dei movimenti del Figlio suo; più che madre si sentiva discepola, e studiosamente ricopiava in sè le divine virtù di lui. Quante volte per imitarlo insisteva nell'offrire a Gesù i suoi servizi, dicendosi obbligata procurare il vantaggio ed il Figlio! Con quali amorevoli persuasioni prega­valo a risparmiarsi, ad aversi qualche riguar­do! Ma Gesù deve aver detto alla Madre 'sua, quel che dirà al Battista: « Lascia stare per ora, poichè in questa maniera si conviene a noi adempiere ogni giustizia! » ktu come madre devi comandare al tuo figlio; io eo­me figlio debbo ubbidire alla madre! Subli­me lezione, se la intendessimo!

Riflettiamo però che l'eroismo di tanta virtù da una parte e dall'altra non poteva es­ssere senza dolore fisico e morale, massime di due virtù come l'umiltà e la ubbidienza ché importano sacrificio. Il Gio­vinetto Gesù soffriva nei corpo la fatica e le privazioni di tutti gli agi della vita: soffriva nell'anima per quello stato di nascondimen­to, di inazione per tutte le cose grandi; di occupazione continua in cose umili e basse. Non che in Gesù ci fosse ripugnanza o amor proprio sregolato: ma la retta stima della sua eccellenza anche come uomo, gli faceva sentire l'abbassamento al quale si era volon­tariamente ridotto. La pena ed il dolore son sempre più sentite dalle anime grandi.

E voi, Vergine, riputata da Dio degna di e­sercitare sopra di lui, divenuto vostro Figlio, l'autorità di Madre; deh per quel dolore sot­tile ma pungente che vi cagionava la vista del Figlio di Dio umiliato sino a farsi vo­stro suddito, pregateci da lui quel sentimen­to di umiltà

creatura per tutti coloro Dio.

Mi attaccherò alla santa ubbidienza, come un naufrago alla tavola che gli si offre per non essere soffo­cato dalle,passioni, e sommerso nella perdi­zione.

che ci renda soggetti ad ogni amor di Dio, ed ubbidienti a che per noi rappresentano

con tuta la forza dell'animo.

ESEMPIO. S. Rita da Cascia umile figlia della campagna, dopo provate le asprezze della vita coniugale, e le sollecitudini amare della maternità sopportando tutto con cristiana pazienza, rimasta vedova ed orbata dei figli, si rifugiò al chiostro, ove fu ac­cettata quale sorella conversa. Gesù e Maria che erano sempre stati i suoi modelli da imitare, lo diven­nero anche più nelle umili ma laboriose ed incessan. ti faccende del monastero. Ella propose d'imitare Gesù ubbidiente a Maria ed a Giuseppe, e ritrarre in sè i sentimenti della Madre, e del Custode della san­ta Famiglia. E ci riuscì tanto bene con la grazia di Dio, che in pochi anni, con una vita nascosta, ubbidiente ed operosa raggiunse la più alta santità; e Dio operò ed opera tuttora meraviglie intorno all'umile sua serva.

PREGHIERA. O Gesù, della vera ubbi­dienza esemplare perfetto e premio glorio­sissimo, per intercessione della vostra Madre Maria, e del castissimo sposo di lei S. Giu­seppe, concedetemi la grazia di decidermi una buona volta ad imitare la vostra umiltà ed ubbidienza, non essendovi mezzo più si­curo per menare una vita ertile e piena di meriti pel santo Paradiso. Così sia.

OSSEQUIO. Rifletterò con serietà a questo fatto: Gesù Uomo Dio ubbidiente ai suoi parenti, ed io miserabile voglio sempre regolarmi a mio modo!

 

26. Vita laboriosa.

Fra le altre pene nelle quali incorse l'uo­mo per il peccato, ci fu quella intimatagli da Dio con queste parole: « Maledetta la terra per quello che hai fatto da essa con grandi fatiche trarrai il nutrimento per tutti i giorni della tua vita... Mangerai il pane col sudore del tuo volto.

Da quel momento il lavoro, che sarebbe stato una dilettevole occupazione ed un sol­lievo gradito, divenne per l'umanità col­pevole una fatica, un travaglio, un assillo continuo da sudarci e logorarsi la vita, per sostenere la quale pur è necessario lavorare. In sudore vultus tui vesceris pane! Triste condizione, amara schiavitù!

Il novello Adamo, Gesù Cristo, era venuto per redimerci dalla maledizione anche di questa legge, pigliandola sopra di sè, per convertire il nostro lavoro in fonte di meriti, e sorgente di benedizioni.

La giovinezza di Gesù da diciotto a tren­t'anni fu in Nazaret, oltre che una vita di ubbidienza, anche una vita di lavoro; per la quale egli giustamente poteva ripetere di sè il detto del salmo: « Pauper sum ego et in laboribus a iuventute mea ». Eccomi po­vero, e sottoposto alla fatica fin dalla mia prima gioventù! Infatti i Nazaretani suoi contemporanei che lo videro e lo spiarono, così attestano di lui più tardi, quando già esercitava il suo pubblico ministero: « Non è costui un fabro legnaiolo, figlio di Maria, fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda e di Simone? Non sono sempre qui tra noi le sue sorelle? » A parte la punta di di­sprezzo di quei superbi verso Gesù, le loro parole rispondono a verità. Gesù aveva pas­sato molti anni in Nazaret lavorando da fa­legname: i suoi cugini sunnominati, le sue cugine non nominate o erano ancora in Na­zaret, o erano ben conosciute dai Nazareta. La sua madre si chiamava Maria, questo pure tutti lo sapevano.­

Ma noi dobbiamo considerare l'impressio­ne che provò Maria nel vedersi sempre quel dilettissimo Figlio in faccende ruvide e fa­ticose, maneggiare con quelle mani delicate gli strumenti di legnaiolo, ed ora sudato ora stanco vederlo sospendere a momenti quel faticoso lavoro per ripigliare un po' di le­na. Si scorgeva ad occhio che troppo pesava quella occupazione al Giovinetto divino: gli si leggeva in volto la sublime devozione a Dio, e la carità verso gli uomini che gli fa­cevano durar quelle fatiche, versare tanti su­dori. Siano pure, sembrava dicesse, le mie membra madide di sudore, si sopporti an­che questo penoso travaglio per espiare le colpe del genere umano.

E Maria osservando quel che vedeva ed indovinando col suo istinto materno ciò che non vedeva, si sentiva stringere il cuore, provava nell'animo un'angoscia indicibile.

Era la sua parte delle :amarezze del Figlio; sospirava, piangeva furtivamente sia che fosse intenta alle faccende sedentarie, sia che andasse e venisse per accudire ad altre biso­gne.'La spada lancinante non le usciva mai dal cuore, nè le dava sollievo la diligenza amorosa con la quale si studiava di alleviare le fatiche del Figlio carissimo.

Ecco Gesù, Maria, Giuseppe, la famiglia più santa che il mondo mai vedesse, fatta partecipe della penosa sorte dei figli di Ada­mo! Ma da quell'ora ai figli di Adamo fu tolta via l'odiosità, l'avvilimento della con­danna al lavoro, che fu mutato in istrumento di nobilitazione, di santificazione e di meri­to. Lavorare per adempiere la volontà di Dio, sudare per elevare se stesso al disopra della materia, faticare per l'acquisto di un tesoro immarcescibile, ecco la nobile condi­zione del cristiano evoluto e cosciente in ve­rità. Ci affanniamo a lavorare con le no­stre mani », diceva gloriandosi l'Apostolo: Procurate di vivere quieti ed attendere ai vostri affari, e di lavorare con le vostre ma­ni, come vi ordinammo », così esortava i primi cristiani.

O quanto sono lontano dall'intendere que­sta lezione, o Vergine diligentissima, voi so­la potete impetrarmi lume e conforto da Ge­sù, deh fatelo per vostra bontà!

Smontando l'orgoglio, deponendo l'igna­via, mi occuperò volentieri di quella parte di lavoro e di fatica che la volontà di Dio mi assegna, aborrendo sempre l'ozio.

ESEMPIO. S. Alfonso Maria de Liguori, devotis­simo di Maria Madre di Dio sotto tutti i titoli, au. tore dell'aureo libro intitolato « Le glorie di Maria mostrò la sua seria e profonda devozione a lei con una portentosa attività nel lavorare alla sua gloria. Apostolo indefesso, Vescovo instancabile, fondatore di un istituto religioso, fu anche scrittore fecondo di cose teologiche ed ascetiche. Il Santo si era obbligato a non perdere alcuna particella del suo tempo senza fare qualche éosa di edificante per il suo pros. simo. L'ozio, l'inerzia, il riposo erano da lui aborri­ti, e così riuscì a promuovere la devozione alla Vergine Santissima anche presso i posteri, che ancora fanno le loro delizie della lettura delle sue opere. Ecco un ,esempio da imitare da tutti i veri devoti di Maria!

PREGHIERA. O Vergine santissima, che tanto stimolo provaste nell'indefesso studio di bene operare sull'esempio del vostro Fi­glio Dio, volontariamente sottopostosi al la­voro nella sua giovinezza, pregatelo per noi, che ci conceda la grazia d'imitarlo nella sua santa operosità. Intercedeteci da lui quell'a­more costante al lavoro, che oltre ai nostri bisogni temporali, deve servirci di mezzo per scontare le nostre colpe, ed acquistarci riti per la vita eterna.

OSSEQUIO. Fuggite sempre l'ozio, che è padre de' vizi, sicchè il tentatore non vi trovi mai disoccu. pati, per dar retta alle sue prave sugestioni.

 

27.Dolore di Maria nella morte di S. Giuseppe.

Il giusto, seppure prevenuto da morte, troverà nel riposo: chè la canizie vene­randa non è quella di lunghi anni, nè dal numero di essi si misura. Il senno è canizie agli uomini, ed età rispettabile una maturità incensurabile ». Queste parole dello Spi­rito Santo quadrano a capello al giusto Giu­seppe, Sposo intemerato della Vergine Ma­dre di Dio, Custode e vice padre del Verbo incarnato.

Avvicinandosi il termine della vita nascosta del Figliolo di Dio, il delicatissimo mini­stero di lui era compiuto. Come si ricava dal Vangelo, Giuseppe mancò ai vivi sì e no cin­quantenne, quando secondo le divine di­sposizioni egli aveva adempiuto l'officio com­messogli dalla Provvidenza. Anima santa u­nitissima sempre a Dio, meglio che gli anti­chi Patriarchi, aveva accettato dalle mani di Giovacchino la fanciulletta Maria per esser­ne lo sposo ed il difensore. Molto simile a lei per l'amore alla purézza, con lei si era votato a Dio nel proposito di vivere vergine. La prova che Dio volle farne nell'occasione della soprannaturale gravidanza della Sposa, era riuscita a confermarlo nel proposito di una vita intemerata, umile, faticosa, diligen­te per esser pari all'altissimo officio al qua­le Dio lo chiamava; quello cioè di custodire con veci ed autorità di padre l'unigenito Figlio di Dio, concepito dalla sua Sposa per opera dello Spirito Santo. E con quanta diligenza, sollecitudine, operosità aveva a­dempiuto le parti di tanto etficio! In ogni circostanza si era dimostrato il giusto, assi­stito da Dio, che gli parlava familiarmente, pieno di fede e di carità, superiore a tutte le umane vedute, elevato alla più alta con­templazione per la familiarità durata quasi trent'anni col Figlio di Dio fatto uomo.

Coronato di tanti meriti, logoro dalle fati­che e privazioni, vedendo vicina l'ultima sua ora, si adagia quale stanco pellegrino nel suo povero giaciglio: nulla lo tiene più le­gato alla terra! Ma che penso io? Sto medi­tando la morte del Cristiano giusto e santo,

in,questo caso c'è da pensare che sentisse amara davvero la morte!

La Chiesa canta di lui: « Gli altri giusti co­rona la felice sorte dopo spirati; tu invece vivente godi di Dio, quasi, uguale ai beati comprensori ». Ed ora questo angelo di contemplazione è in procinto di emigrare da quella sua vita condivisa con l'Uomo-Dio certo si troverà nel refrigerio, come disse Abramo di Lazzaro: « Ora costui è conso­lato; ma la visione beatifica di Dio, non l'avrà ancora! Ancora pochi anni, ed il Re­dentore fattosi suo figlio, aprirà con la sua morte l'adito al Paradiso. Era per Giuseppe questo un motivo di afflizione? No certa. mente; era un atto supremo di adesione alla volontà di Dio, che lo mandava ad annun­ziare la prossima redenzione ai giusti del seno di Abramo.

Qui, anima mia, è necessario, se vuoi in­tendere gli affetti della santissima Sposa di Giuseppe, che tu dimentichi tutte le affezio­ni carnali. Maria assiste il suo Sposo nell'ul­tima malattia, facendo a gara con Gesù per porgergli ogni conforto. L'amantissima Sposa che sente tutto l'affetto naturale e so. prannaturale per il dilettissimo Sposo, suo conforto, suo sostegno, suo aiuto in ogni cosa, prova tutta l'amarezza ed il distacco del sentimento umano, ed insieme tutto il con­forto di quell'amore che viene da Dio. Sen­te vivo il dolore, amara la separazione, ma nulla di disperato, nessuna conturbazione che faccia mormorare della Provvidenza, che ci ha fatto per il cielo, e ci chiama al cielo ciascuno alla sua volta.

Compatisci Maria, in questo suo dolore, che anche fra le braccia della speranza so­prannaturale è pur sempre amarissimo; e poichè anche tu dovrai trovarti immancabil­mente in punto di morte, pregala che ti faccia parte del suo sentimento soprannatu­rale, sicchè, sebbene amara, la morte ti sia consolante.

O Gesù, che confortaste il santissimo vo­stro padre putativo in punto di morte, con­fortate anche me in quel doloroso passag­gio: o Maria che assisteste con affetto di sposa Giuseppe moribondo, assistete anche me con affetto di madre in quell'ora tre­menda: S. Giuseppe, fate che la nostra mor­te sia come la vostra!

Se desidero nella mia morte l'assistenza di Gesù, Giuseppe e Maria, cercerò di vive­re sempre preparato ad una buona e santa morte.

ESEMPIO. S. Andrea Avellino, sacerdote Teatiano di grande santità ed operosissimo nel ministero apostolico, devoto in modo singolare della Vergine Madre di Dio, già grave di anni, ed affranto dalle fatiche, ebbe l'apparente sventura di fare una morte spaventosa. In Napoli un giorno mentre vestito dei sacri paramenti, ed avendo disposto sull'altare le co­se necessarie al santo Sacrificio, discesone si accin­geva a cominciare la Messa, a quelle parole: Introibo ad altare Dei, che balbettando ripetè tre volte, fu colpito di tocco apopletico, e cadde. Trasportato da. gli astanti in luogo idoneo, e munito degli ultimi sacramenti, spirò l'anima sua tra le angoscie di quel morbo terribile.

Brutta morte, esclama il nostro sentimento! Ep­pure in realtà anche questa repentina morte del giu­sto fu bella e preziosa al cospetto di Dio, e fu ralle­grata da una apparizione della Vergine che lo confor­tò, mutando le sue angoscie in gaudio celeste. 1 veri devoti di Maria, non hanno a temere mai la morte, sotto qualunque forma si voglia presentare. Tutto sta nell'esservi preparati con la buona coscienza.

PREGHIERA. O Gesù, Giuseppe e Maria, che santificaste la vita umana con le più su­blimi virtù, e insegnaste praticamente a noi di vivere santamente per morire placida­mente nel bacio del Signore, vi prego e vi scongiuro con tutto il sentimento dell'animo che vogliate essere sempre in vita gli ispi­ratori miei nel bene operare, sicchè compiu­ta la niia carriera secondo íl divino bene­placito, mi sia concessa la sorte di avervi as­sistenti alla morte mia, qualunque vorrà es­sere, che accetto fin da ora in isconto dei miei peccati, ed a gloria di Dio. Amen.

OSSEQUIO. Pensate per pochi minuti alla vostra morte, e raccomandatevi a Gesù, a Giuseppe ed a Maria.

 

28. Gesù comincia il suo ministero.

L'anno quindicesimo di Tiberio Cesa­re... la parola del Signore invase Giovanni Battista nel deserto, e uscì per tutta la re­gione del Giordano, predicando un battesi­mo di penitenza in remissione dei pecca­ti ». Era l'adempimento di un oracolo di Isaia, che diceva: « Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via al Signo­re! » La grande austerità del predicatore, che tanti anni aveva passato nel deserto in atti di penitenza singolare e contemplazione sovrumana, ed ora si presentava alle turbe vestito di peli di camello e cinto le reni con zona di Delle, in breve tempo iniziò un moto religioso straordinario, e la fama di lui si sparse per la Giudea, Galilea ed oltre. Gesù, che come Dio disponeva quesse, mostrò alla sua santis­sima Madre, ormai vedova, che era venuto il tempo di dover egli essere nelle cose del Padre suo, senza riguardo ad umani impe­dimenti. « È tempo, dice villa dilettissima Madre sua, che io vada, glorifichi il Padre mio, lo faccia conoscere e manifesti me stes­so al mondo, ed operi la salute delle anime, per la quale fui mandato. Confor­tati dunque, carissima Mamma, che tornerò presto a te: e piegando le ginocchia il mae­stro dell'umiltà, le chiede la benedizione. Anche Maria prevenendo l'umile gesto del Figlio, si inginocchia e con lacrime abbrac­ciandolo teneramente gli dice: Figlio dilet­tissimo, vai pure benedetto dal Padre tuo e da me, e ricordati di me, e che io ti riveda al più presto. E Gesù si parte, va da Giovanni, è da lui battezzato, é tosto lo Spi­tito Santo lo spinge nel deserto, dove digiu­na per quaranta giorni, vince la triplice ten­tazione del diavolo ed infine sente fame, e gli Angeli gli si accostano e gli recano da mangiare.

Il Serafico S. Bonaventura con isquisita de­licatezza, e senza ombra d'inverisimiglianza, immagina che gli Angeli andassero a chie­dere a Maria il cibo che volevano sommi­nistrare a Gesù, e che la tenera Madre, cotti subito alcuni pesci, con pane, erbe, bevan­da e rustico servizio, consegnasse tutto ai messaggeri celesti, e così la Madre sovvenis­se anche una volta ai bisogni dell'amatissi­mo figlio.

Questo commoventissimo pensiero possiamo senza troppa esitazione adottarlo per vero, ché risvegliandolo bene nella nostra mente, ci riempirà di soavissimi affetti il cuore.

Consideriamo Maria santissima ormai ve­dova e sola nella sua povera casetta di Na­zaret N non si lamenta, no, della sua desola­zione, nè materialmente era proprio sola. Già la moglie del fratello di S. Giuseppe, Maria di Cleofa con i suoi giovani figli Gia­como, Giuseppe, Giuda, Simone, e la sorel­la di lei Maria Salome moglie di Zebedeo con i suoi giovanetti figli solevano vi­sitarla di frequente, sichè sembravanp della stessa famiglia, ed i Nazaretani chiamavano tutti quei figlioli col nome di fratelli e so­relle secondo l'uso ebraico; ma. qual dif­ferenza tra i sentimenti della Madre di Dio e quelli di tutti costoro! Più tardi molti cre­deranno, ma intanto Maria sola comprende la missione del Figlio di Dio, e sola par­tecipa alle sue umiliazioni, alle sue fatiche, al suo digiuno di. quaranta giorni. Parte di queste cose le indovina per sentimento ma­terno, parte le comprende per lume di fede vivissima, parte le sono manifestate dagli Angeli. Di tutte sente quella sovrumana amarezza ed insieme gaudio divino, che la salute del mondo oramai cominci; e si of­fre a Dio con piena dedizione, per cooperare con tutte le sue energie all’opera del Figlio suo.

Considera, anima mia, questi nobili sen­timenti della Vergine, che sebbene nascosta­mente, pur sarà dietro le vestigia del Figlio suo una grande missionaria. E tu che fai? Non rifletti che la Provvidenza ha affidato a ciascuno la propria salute e quella del prossimo suo? Sacrificarsi con pazienza ed insistenza è la virtù del Cristiano. Se Gesù Cristo ha fatto tanto per illuminarci e sal­varci, chi sì rifiuterà di mettersi a sua di­sposizione per lavorare alla salute delle anime?

Vergine zelantissima, che non vi rifiutaste a nessuna privazione, a nessun sacrificio per adempiere il voetro ufficio di Corredentrice, pregate Gesù Redentore per noi che ci renda degni di associarci all'opera sua.

Secondo le mie forze e l'esigenza del mio stato, mi studierò di zelare la salute delle anime, e se non posso farlo con l'opera e la parola, lo farò con ogni altro mezzo a mia disposizione.

ESEMPIO. Quando Maria santissima chiamò i set­te Santi Fondatori dell'Ordine dei Servi suoi a me­ditare di proposito i suoi Dolori, per accendersi di zelo a propagarne nel mondo la devozione, gl'indus­se da prima a separarsi da tutte le faccende del mon­do, lasciare i loro cospicui uffici, la lucrosa mercatura, gli stessi affetti famigliari, e ritirarsi in un po­vero eremo in Firenze stessa. Ma divenendo ognora più noto questo loro ritiro, e frequentandosi da sem. pre maggior concorso per causa di devozione, S. Bon­figlio Monaldi che era fra i Sette come duce, ammo­nito in visione da Maria Addolorata, persuase i com­pagni ad abbandonare quell'eremo, e ritirarsi nella profonda solitudine del monte Senario, a circa nove miglia a settentrione di Firenze, luogo alpestre ed orrido allora troppo più che non sia al presente. Ivi nella solitudine, orazione ed austerità crebbe la loro devozione a Gesù Crocifisso ed a Maria Addolorata.

PREGHIERA. O Gesù, che per insegnare a noi la maniera di trattare con Dio, ed unir­ci sempre più strettamente a lui, ci voleste dar l'esempio della austera quarantena pas­sata nel deserto fra le fiere, in perfetto di­giuno e continua conversazione con Dio, con­cedeteci per intercessione di Maria vostra Madre, che tanto bene apprese quella vo­stra lezione, che anche noi risolviamo una buona volta di rompere ogni relazione col mondo, regno del maligno, ed in orazione ed austerità cercare quel Bene supremo, che solo ci è necessario. Amen. OSSEQUIO. Per amor di Maria mi ritirerò defini­tivamente dall'occasione che mi fa mettere più colpe.

 

29. Maria allemozze di Cana.

Gesù dopo l'austera quarantena tornò dal deserto a Betania di là dal Giordano ove di. mórava Giovanni Battista. Il santo Precur­sore in questa occasione l'additò ai suoi di­scepoli dicendo: Ecco l'Agnello di Dio, ec­co colui che toglie via il peccato del mon­do ». Il giorno seguente Gesù fece la pri­ma sua conoscenza con Andrea e Giovanni e Simone fratello di Andrea, cui Gesù rivolse uno sguardo speciale e gli predisse che sa­rebbe stato chiamato Pietro.

Il terzo giorno tornò in Galilea ed ivi in­contrò Filippo, che gli recò anche Natanae­le. In questa occasione Gesù si riunì alla sua Vergine Madre, ed il terzo giorno dopo ve­nuto a Nazaret, ne riparti con la Madre e quei pochi discepoli per recarsi a Cana do­ve si festeggiavano le nozze di uno dei suoi cugini. Ecco Gesù e Maria ad un convito nu­ziale partecipi della schietta gioia di quei semplici Galilei. Il nostro sentimento si tro­va quasi urtato pensando che Gesù e Maria si abbassino soverchiamente pigliando parte ad un banchetto di nozze, che sia pure one­stissimo, ha sempre qualche cosa di monda­ho. Ma quanto sono sciocchi questi nostri pensamenti, quanto lontani da quelli di Ge­sù e di Maria!

Chi è infatti Gesù? Il Verbo di Dio fatto uomo, che in sè innalza la nostra umanità alla personalità divina. Chi è Maria? Una fi. glia di uomini, una nostra sorella elevata alla dignità quasi infinita di Madre di Dio.

Gesù è l'uomo, .Maria la donna nei quali l'umanità nostra è innalzata sino a Dio per il quale era stata formata. Quali sono le sor. penti di questa umanità? II matrimonio isti­tuito da Dio nel paradiso terrestre, e detur­pato, avvilito, guastato dal demonio corrut­tore ed omicida. Vengano, vengano Gesù e Maria, i restauratori della umanità, vengano­ ad assistere non solamente a queste nozze di Cana, ma a tutte le nozze che si celebre­ranno fra gli uomini! E Gesù ci verrà ele­vando il matrimonio alla dignittà di sacra'­mento; Maria vi assisterà come portatrice della grazia del suo Figliolo a tutti gli sposi cristiani.

Rifletti che tutto ciò non è un pio desi­derio, nè una poetica fantasia, bensì una real­tà vera. Gesù era andato a quelle nozze, pre­disposta prima ogni cosa per manifestare la sua gloria, dando principio alla restaurazio­ne dell'umanità, col santificare le sorgenti della vita.

Gli sposi di Cana erano parenti di Gesù e di Maria, quindi non troppo più ricchi di questi. Lo si vide subito, sul più bello ven­ne a mancare il vino. Maria con isquisita de­licatezza se ne avvide, indovino il rossore che ne avrebbero provato gli sposi, e con la sua viva fede nella divinità del suo Gesù, gli disse: « Non hanno più vino ». Maria voleva dir tante cose con quelle brevi parole, e Gesù lo comprese benissimo; ma era tem­po di rivelare il suo vero essere, bisognava che Maria in questo non entrasse come ma­dre, ma come santa creatura la cui fede può impetrare da Dio un'opera propria di Dio; laonde così le disse Gesù: « Donna, che ho io a fare con te? La mia ora non è peranco sonata!» Sembrano parole dure e di rim­provero, ma non sono tali. È Dio che parla, alla sua creatura, e promette che al suo momento provvederà. Maria lo intende, dà gli ordini opportuni, e Gesù al momento vo­luto muta miracolosamente l'acqua in vino squisito! È il primo miracolo di Gesù, segno parlante di ciò che era venuta a fare, a mu­tare cioè l'amore naturale m carità; le nozze naturali in sacramento santificante!

Ecco, anima mia, perchè ogni abuso della carne è gravemente colpevole; l'uomo non deve guastare l'opera di Dio abusando di una grande sua facoltà a sfogo della bestialità che in lui rimane.

Desidero, Vergine purissima, intender be­ne questa lezione, per innamorarmi di quella purezza di costume che esige la santità o la perfezione del mio stato: voi con la vo. stra potente intercessione ottenetemi da Ge­sù questa elevazione di tutti i miei senti­menti, per riuscire degno figlio vostro, de­gno fratello di Gesù.

Farò gran conto della purezza del cuore, della mente e del corpo mio, rifuggendo da tutto ciò che potrebbe macchiarmi di impu­rità.

ESEMPIO. La beata Anna Maria Taigi, elevata all'onore degli altari col titolo di Madre di famiglia, perchè non fu nè vergine nè vedova, mostrò in sè stessa la soprannaturale dignità di cui è circonfusa dallo Spirito Santo la persona umana, qualunque sia lo stato santo al quale sia chiamata da Dio. La san­ta donna fu chiamata allo stato matrimoniale, e per conto suo nè agiato, nè troppo felice; ne compì i do­veri tutti con grande sentimento della sua responsa. bilità, verificò in se stessa, nel marito e nei figli che ebbe, il detto dell'Apostolo: Honorabile connubiuin in omnibus et thorus immacutus. Sia in tutti i coniugi dignitoso il connubio, ed il talamo senza macchia. A ciò riuscì la santa sposa per la sua conti­nua orazione, e fervida devozione a Gesù Nazzareno ed alla Vergine Addolorata, alla quale ricorreva sem. pre fiduciosa nelle sue non piccole tribolazioni ed angustie.

PREGHIERA. O amabilissimo Redentore Gesù, che a tanta dignità avete sollevato la povera natura umana prima straziata ed av­vilita dal peccato, voi che nelle nozze di Ca­na mostraste la gloria vostra sublimando il naturale amore umano a mezzo di santifica­zione soprannaturale, facendo del matrimo­nio un vostro sacramento, concedeteci, che, come allora ad intercessione di Maria vostra Madre faceste il vostro primo miracolo, così; ora noi intendiamo tutta la dignità di figli adottivi di Dio, e viviamo in maniera, ché le bassezze contrarie alla bella virtù, nemmeno si nominino tra noi, come si conviene. a persone sante. Così sia.

OSSEQUIO. Rinnovate il fermo proposito di non vostra con peccati contro la purità.­

 

30. Maria discepola di Gesù­

Quantunque il Vangelo, fasci nell'ombra Maria santissima durante il periodo della vita pubblica di Gesù Cristo, pur tuttavia quest'ombra non è così folta, chè non lasci scorgere più di un punto, più di un lato del­la sovrumana figura della più diligente discepola di Cristo.

E prima di tutto è certo che Gesù non abbandonò mai la mamma sua, sino al mo­mento di affidarla dalla croce al discepolo Giovanni. Nei primi mesi della sua predi­cazione Gesù si rifugiava presso di lei in Nazaret nella sua casetta di giovane ope­raio. Nel suo primo viaggio a Gerusalem­me Maria lo dovette seguire con altre don­ne parenti e conoscenti per celebrare an­ch'esse la Pasqua nella santa città, quan­tunque viaggiassero per conto loro. Poco più tardi Gesù tornato in Galilea trasportò il suo domicilio da Nazaaret a Cafarnao, do­ve condusse seco oltre la sua madre, la cugi­na o cognata di lei, Maria di Cleofa, coi fi­gli e le figlie di costei. Più tardi quando i viaggi di Gesù divennero più frequenti e più lunghi, Maria fu senza dubbio di quella pia brigatella di donne che seguivano Gesù sovvenendolo con le loro facoltà.

Consideriamo come Maria non seguisse Gesù soltanto per affetto materno, ma lo seguiva principalmente per far tesoro degli insegnamenti di lui, ed attuare in sè l'ideale della più perfetta discepola di Cristo. Per intendere questo, consideriamo un grazioso episodio raccontato dal Vangelo. Era già il terzo anno della vita pubblica di Gesù, e non vuole la­sciarla cadere, e così elegantemente l'ap­prova e la spiega: « Certissimamente sono beati coloro che ascoltano la parola di Dio e ne fanno tesoro ! » È un elogio mera­viglioso che Gesù fa della madre sua, e lo estende a chiunque la voglia imitare.

« Gesù asserisce, che non soltanto- è beata colei che meritò di generare corporalmente il Verbo di Dio, ma che chiunque concepen­do spiritualmente lo stesso Verbo, ascoltan­do cioè e credendo, si studia di alimentarlo nel suo cuore e partorirlo nel cuore dei prossimi. Poichè anche la stessa Madre di Dio fu davvero beata per essere stata la mi­nistra temporale dell'Incarnazione del Ver­bo; ma fu molto più heata per il fatto che fu custode eterna dello stesso Verbo amato ed imitato studiosamente ».

L'anima di Maria era davvero l'ottimo terreno nel quale caduta la parola di Dio germogliava tosto, cresceva rigogliosa, frut­tificava il cento per uno nella pazienza più eroica, Non era soltanto ascoltatrice Ma­ria delle belle parole del suo Gesù, ma imi­tatrice studiosa delle azioni di lui: Gesù, umile, povera, nascosta; come come Gesù, in continui viaggi e fatiche; come Gesù, as­sillata continuamente dal dolore per la in­credulità di tanti Ebrei, per l'ostinazione di quei malvagi che osavano calunniare anche le opere divine di Gesù attribuendole al de­monio. Quanta pazienza tare la tenerissima Madre, sentirne, quante lacrime e sare innanzi a Dio per la quel popolo che era il suo! Quanto vorrei somigliare a prudentissima, nel far toro di Dio, ed adoperarla nell'esercizio cristiana pazienza! Impetratemene grazia dalla misericordia del vostro Figlio! Mi fisserò bene nella mente che il frutto della divina parola si vede nell'esercizio del­la pazienza cristiana : non mi lamenterò mai nelle avversità.

ESEMPIO. S. Gabriele dell'Addolorata, non con­tento della sua fervida ed intima devozione, nè delle sue continue meditazioni sopra i dolori di Maria, sen­tiva una sete ardentissima di udire parlare del mistero che tutto lo pervadeva, e quando gli altri non gli elargivano la bevanda desiderata, egli sfogava una eloquenza inesauribile e persuasiva nel parlare della sua celeste Madre. Specialmente nel mese di Settem­bre era tutto in faccende ed in esortazioni ai suoi confratelli, perchè si celebrasse quel mese dedicato ai dolori di Maria con la più intensa devozione e fervore. Da questo parlare continuo di Maria Addo­lorata egli ricavava per sè nuovo sprone a sempre più accendersi di amore, e traeva gli altri a seguirlo nei suoi slanci amorosi. Beato lui, che faceva le sue de­lizie del parlare di sante cose!

PREGHIERA. O vergine santissima, che meritaste dal vostro Figlio Dio l'elogio di essere non solo ascoltatrice sitibonda, ma quel che è più fedele custode della divina parola, quanto mi confondo innanzi a voi della nausea che provo della parola di Dio, e della oblivione trascurata nella quale pon_ go quella che pur mi tocca ascoltare. Sono un auditor obliviosus factus, che dovrà rendere, Dio sa, quale conto di tanto tesoro mandato a male. Pregate voi per me Gesù, che mi dia la grazia di svincolarmi da que­sta trascuratezza, e di fare tesoro della santa parola di Dio che mi si predica. Così sia.

OSSEQUIO. Proponete di essere più attento in ascoltare la parola di Dio, e più studioso di metterla in pratici.

 

31. Maria sollecita per la vita di Gesù.

Il buon seme della parola di Dio, che il divino Seminatore Gesù andava seminando in tanta copia tra quella povera gente della Giudea e della Galilea non trovava purtrop­po quell'ottimo terreno che era l'anima di Maria sua madre. Anzi, molto ne cadeva tra gente dissipata, come sulla pubblica via, e gli uecellacci; che erano gli spiriti malvagi, se lo beccavano senza lasciarlo germogliare. Molto ne cadeva in cuori induriti, quasi sulle pietre, sicchè non poteva attecchire: molto in animi travagliati dalle sollecitudini e cupi­digie della vita, come tra le spine, ed era ben presto soffocato. Ma c'era di molto peggio: una gran parte di quella gente, che aveva la grazia inestimabile di udire la pa­rola stessa del Verbo incarnato, era proprio refrattaria ad intenderla, e ben presto si dichiarò apertamente ostile al divino Mis­sionario. Chi per incomprensione, chi per gelosia verso gli altri, chi per timore di per­dere i suoi guadagni ed il suo grado di di­stinzione, chi per sentimento mondano, chi finalmente per satanico spirito farisaico. Le ostilità scoppiarono ben presto: in Gerusa­lemme gli credettero alcuni, ma egli non se ne poteva fidare: in Giudea dovette Gesù abbandonare il campo, per l'avvenuto im­prigionamento del suo Precursore: a Naza­ret una prima volta che ci andò, lo si vole­va precipitare da un dirupo; un'altra volta lo si disprezzò come figlio di un falegname, e di una povera donna chiamata Maria. Ba­sti il dire che neppur tutti i suoi consangui­nei, che speravano ben altri vantaggi dalla sua missione, credevano in lui ~ Anzi una volta che Gesù era rientrato in casa seguito da presso da una folla di gente che non gli dava respiro, nè gli lasciava il tempo di mangiare, i suoi, molestati da quella bri­ga, uscirono fuori per legarlo, ed andavano dicendo: Costui è impazzito! Con quali sentimenti si commetteva quesa indegnità? Per inimicizia? Per paura? Per increduli­tà? Per una malintesa compassione? Si pen­si come si vuole; ma riflettendo che ne­nmeno nel terzo anno della predicazione i parenti di Gesù credevano in lui, si può scorgere in quell'atto un acciecamento ine­scusabile.

E Maria parte vedeva, parte conosceva per relazione altrui tutte queste cose, e Dio solo sa come le martellasse in petto il cuore ma­terno! Come era sempre trepidante per la vita dell'unigenito suo; quante notti inson­ni, quanta passione per la trepidazione che da un momento all'altro succedesse la catastrofe, che purtroppo le era sempre nanzi con la sua terribile certezza!

Un giorno Maria sente bisbigliare tra i risei, che ascoltavano il Figlio suo, questa brutta insinuazione: Costui è posseduto dal­lo spirito immondo! Il cuore materno le bal­za in petto, crede giunto il momento di do­vere intervenire; si fa innanzi con alcuni giovani suoi nipoti, e manda a dire solle­citamente a Gesù, che si liberi da quella tur. ha ostile, e venga da lei! È riferita a Gesù la sollecitazione della Madre, ma Gesù sem­pre calmo, sempre uguale a se stesso, ri­sponde: « Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? » E girati gli occhi sopra coloro che gli sedevano attorno: « Ecco, disse, mia ma­dre ed i miei fratelli. Perchè chi fa la vo­lontà di Dio, è mio fratello, mia sorella e madre »

Sublimi parole! Maria è la madre vera di Gesù, ma più nobilmente ancora, se è possibile, ella ne è la madre anche più de­gna, Perchè è l'anima che più eroicamente d'ogni altro santo, ha sempre fatto, la vo­lontà di Dio nel soffrire santamente tutti quegli affanni, dolori, ansietà, sollecitudini che le faceva soffrire la sua vera maternità del perseguitato Figlio di Dio. Medita atten­tamente questo punto, ed intenderai la san­tità e l'eccellenza dei dolori della santissima Maria.

Ci penso sì, o Vergine fortissima, ai vo­stri dolori, ma quanto facilmen!e vi credo simile a me, che nelle avversità, non solo soffro, ma quasi quasi mormoro delle di­sposizioni di Dio; mi impazientisco, non so pregare, se non Perchè Dio voglia rispar­miarmi la prova: vorrei insomma che Dio facesse la mia volontà, non io la sua. Voi, che tanto bene intendeste la preziosità del soffrire con Gesù Cristo, pregatemi dal Si­gnore un po' del lume che rischiarava la vostra mente, e dell'amore di cui ardeva il vostro cuore.

Se ami Gesù, anima mia, non soltanto a parole, sacrifica generosamente a lui ciò che attualmente sconcerta e turba la-tua volontà troppo umana; e così sarai fratello o sorel­la ed anche madre di Gesù Cristo.

Essmpio. S. Giovanni Leonardi, devotissimo del­la Madre di Dio, cui volle intitolata la congregazione di sacerdoti da lui istituita, pur non desiderando altro in vita sua che la gloria di Dio e la salute delle anime, ebbe l'arduo compito di un apostolato sem­pre in angustia per le persecuzioni incessanti che lo travagliavano da parte di nemici e di amici, sen­za aver mai, nonchè una soddisfazione, nemmeno un po' di requie nell'oblio. Far bene ed esser preso in mala parte: sacrificarsi e ricavarne odio: iniziare opere, e vederle andare a male; si può dir che fos­se tutta la vita del santo Prete.

Ma egli riguardando il suo divino modello Gesù, del quale è scritto: Ed i suoi non lo ricevettero, non perdette mai la sua tranquillità di spirito, nè si raffreddò mai nel suo zelo; vero discepolo della Ma­dre di Dio, che col suo Gesù era sempre pronte a tutto soffrire.

 

32. Maria compagna di Gesù nelle persecuzioni.

Col progredire del pubblico ministero di Gesù, l'ostilità dei suoi avversari si faceva più palese ed ostinata. Lo si osservava in ogni sua azione, e si trovo modo di calun­niarlo come disprezzatore della legge, per­chè non pigliava il riposo sabatico con quel rigore che pretendevano i Farisei; di­sprezzatore delle tràdizioni dei padri, per­chè gli Apostoli non osservavano tutte le abluzioni ímposte da quei puritani; si disprezzarono i suoi miracoli, perchè li fa­ceva in giorno di sabato; si arrivò per­sino ad attribuirli a satana: era il col­mo: Eppure non bastava a quei ciechi superbi.

Ecco la tragica notizia della decollazione del Battista, la cui testa veneranda fu con­segnata a strazio ad una ballerina ed alla impudica sua madre! La congiura dei ca­pi della Sinagoga stringe le sue fila, si de­libera di disfarsi ad ogni costo dell'inviso banditore della verità. Cosiiochè Gesù non ebbe più un villaggio dove stare sicu­ro, e fu bisogno che passasse di regione in regione, secondo l'opportunità, per isfuggire tante insidie.

Queste trame contro 1a vita dell'Uomo Dio erano troppo bene conosciute da lui, ma per la maggior parte sfuggivano ai suoi discepoli ed alle turbe che lo applaudiva­no. C'era anche un'altra persona che tutto osservava, alla quale le dolorose notizie giungevano frequenti come i nunzi di Giob­be ('), accumulando nel suo tenero cuore amarezza ad amarezza, senza però alterare la invitta sua pazienza, nè -pezzarne la co­stanza. Quando in particolare fu recata a Gesù ed ai discepoli la funesta notizia della decapitazione del Battista, con Gesù pianse, anche Maria, che ricordava con quanto affet­to avesse levato di terra quel suo nipotino appena nato. E Dio sa quante altre tristi nuove le fecero sanguinare il cuore e ne spremettero lacrime amare.

Non era Maria una debole donna che in­consapevole dell'avvenire potesse farsi illu­sione di eventi lieti, di successi brillanti, di onori, agi, felicità. Non era di coloro che speravano il vero Messia essere per regnare alla maniera dei re di questo mondo: trop­po bene conosceva il tragico termine a che sarebbero venute quelle feroci persecuzioni. Il Cristo doveva soffrire ogni strazio sino alla morte, e per questa via entrare in pos­sesso della sua gloria. Non solo Maria sapeva tutto questo, e ne aveva la visione continua innanzi agli occhi, ma ne provava ogni giorno l'amarezza ognor crescente.

Eppure non si lamentava nè con Dio né con gli uomini; non dava in ismanie ne in im. pazienze, ma sempre più si confermava nel volenteroso proposito di partecipare ai pati­menti di Cristo, perchè questa era la parte che il suo ufficio di Corredentrice le riser­vava. Ripeteva le parole che Isaia aveva po­sto in bocca al Messia paziente: « Dio mi ha fatto conoscere il suo volere: non con­tradirò, non mi volterò indietro!» ed eccola pronta e perseverante nell'accompa­gnare il Figlio in tutte le persecuzioni.

Quanto dobbiamo imparare da Maria noi che ci stanchiamo tanto presto nella via del­la virtù; noi che messa la mano all'aratro guardiamo indietro, e ci rendiamo inetti al regno dei cieli. Se ci manca la consolazione, se incrudisce la prova, crescono le tenta­zioni, si dilegua 1'idealè che ci eravamo pro­posti, siamo capaci di annoiarci del nostro stato abbracciato per vocazione divina. Sia­mo fiacchi, Ieggieri, mutevoli, non sappia­mo perseverare nell'adempimento del do­vere per puro amore di Dio. Che possiamo dire a nostra scusa? Il solito sofisma, Maria era santissima e confermata in grazia, noi miserabili peccatori! Forse che la confer­ma in grazia toglieva a Maria la libera vo­lontà o il senso del dolore? Niente affatto! Forsechè noi siamo miserabili e peccatori perchè ci manca la grazia, o non piuttosto perchè le resistiamo, la rifiutiamo? Su, via, raccomandiamaci alla Madre della divina grazia, alla ministra delle divine misericordie, perchè ci ,assista con la sua materna in­tercessione, sicchè noi diventiamo più saldi nei nei nostri propositi, più perseveranti bene.

Il dono della perseveranza finale non si può meritare, ma Dio lo concede ordinaria­mente ,a chi corrisponde fedelmente alla serie di grazie a sè preparate: mi studierò dunque di star sempre saldo nella vocazione in cui Dio mi ha posto.

ESEMPIO. S. Benedetto Giuseppe Labre, pelle­grino volontario per amor di' Dio, nella prima gio­ventù assetato di desiderio della perfezionè evange­lica, aveva abbracciato reiteratamente la vita reli. Osa, ma per ragioni affatto indipendenti dalla sua volontà, era stato costretto a ritornare al secolo. TI Signore gli fece intendere che voleva da lui una vita povera, mortificata e santa pur vivendo nel mondo. Il Santo si arrende docile alla sua vocazio­ne; lascia patria, famiglia, relazioni tutte, e comin­cia a pellegrinare elemosinando di santuario in san­tuario in Francia, in Ispagna, in Italia, ed in quel tenore di vita persevera sino alla morte, sempre uni­to a Dio, distaccato da tutto, vero ospite e straniero in ogni luogo, sempre alieno dai carnali desideri che avversano l'anima. Lo sosteneva una grande de­vozione a Maria santissima, che gli ottenne dal Si­gnore il dono della perseveranza in tanta abiezione e povertà volontaria. Fu un vero amatore dell'obbro­brio di Cristo, e ne guadagnò la corona di gloria.

PREGHIERA. Vergine Ss.ma Addolorata, cui furono continua spada di dolore le per­secuzioni incessanti mosse al vostro dilettis­simo Figlio Gesù, mentre andava attorno fa­cendo del bene a tutti, e sanando le infer­mità di quegli ingrati; ottenetemi dalla bontà di lui, che anch'io abbia un cuore . sensibile alle persecuzioni che oggi si muo­vono alla Chiesa sua sposa; e non mi perda mai di coraggio, dovessi pur anch'io essere perseguitato ed anche ucciso per amore del mio Redentore. Così sia.

OSSEQUIO. Offrirò a Dio con gran devozione il Sangue di Gesù Cristo per il trionfo della santa Chiesa!

 

33. Predizioni della Passione.

La passione, la croce e la morte non fu­rono per Gesù avvenimenti inaspettati, nè sorprese indesiderate. Era venuio al mondo per questo, e tutto gli accadeva secondo il piano prestabilito dalla sua Provvidenza di­vina. Però gli Apostoli ed i discepoli non potevano ancora elevarsi sino a capire che l'apparente debolezza di Dio avrebbe vinto tutte le potenze umane e diaboliche; e l'ap­parente sua stoltezza fosse in realtà l'opera più sapiente che potesse escogitarsi. Era necessario preparare -quelle menti deboli al­lo scandalo della croce, perchè non riuscis­se loro troppo funesto. Tre volte pertanto nel terzo anno del suo ministero pubblico Gesù predisse chiaramente e minutamente la sua passione. Una prima volta dopo la confessione di Pietro, dicendo, come bisognava che egli andasse a Gerusalemme, ed ivi soffrisse molte cose dai seniori e dagli scribi e dai principi dei sacerdoti, e fos­se ucciso, e risuscitasse il terzo giorno. Riu­scì ostica a Pietro questa- predizione, e si fece lecito di scongiurare il Maestro, che ne impedisse la effettuazione; ma da Gesù eb­be un rimprovero.

La seconda volta poco dopo la Trasfigurazione, quando disse anche più chiara­mente: « Il Figliolo dell'uomo sarà dato nelle mani degli uomini, e lo metteranno a e ucciso risusciterà il terzo giorno ». Questa volta gli Apostoli, restarono confusi e sgomenti, non capivano, nè osavano inter­rogarlo. Una terza predizione avvenne poco prima di raggiungere Gerico per l'ulti­mo viaggio a Gerusalemme: « Ecco che andiamo a Gerusalemme, ed il Figliolo del­l'uomo sarà dato nelle mani dei principi dei sacerdoti, e degli scribi, e dei seniori, e lo condanneranno a morte, e lo consegneranno ai Gentili, e lo scherniranno, e gli spute­ranno addosso, e lo flagelleranno: ed egli risusciterà il terzo giorno ». Questa volta oltre il solito stupore ed incomprensione de­gli Apostoli, succede una scenetta imprevi­sta. Maria Salome che aveva due figli tra gli Apostoli, si stacca dalle sue compagne, si fa innanzi a Gesù e gli chiede istantemente: « Comanda, Maestro, che i due figli miei siedano uno alla tua destra, e l'altro alla tua sinistra nel regno tuo ». Gesù guar­dati con compassione la madre ed i figli, che l'avevano istigata a quel passo, rispon­de: « Non sapete quel che vi chiedete! Po­tete bere il calice che io sto per bere? Lo possiamo, risposero. Ebbene, soggiunse Ge­sù: Il calice mio lo berrete; ma sedere alla mia destra o alla sinistra non tocca a me il concedervelo, ma (sarà) per quelli, ai quali è stato preparato dal Padre mio »

Si sa che la madre di Giacomo e Giovanni era una delle compagne di Maria Vergine nel seguire Gesù per assisterlo, specie in questi ultimi mesi: quindi si deve supporre che in questo viaggio anche la Vergine fosse presente ed udisse questa terza Predizione della passione del Figlia: le altre, se non da se stessa, certo le deve aver udite raccon­tare dagli Apostoli, specialmente dai due fi­gli di Salome, che erano anche suoi nipoti. Quale impressione facevano nell'animo di lei? Non certo di meraviglia quasi le riu­scissero nuove; nemmeno di quell'inconscio stupore che facevano negli Apostoli e nelle sue compagne: bensì le rinfrescavano l'in­terna ambascia movendo e spingendo la mi­stica spada che già teneva fitta nell'animo. Si ha un bel dire che meno feriscono le freccie che si prevedono; ciò può valere delle disgrazie umane alle quali l'animo presago può farsi superiore. Ma in questo caso si tratta dell'amarezza senza conforto, che angustiava anche l'animo di Gesù che la provedeva e prevedeva. Oh come do­vevano straziare in antecedenza l'anima de­licatissima di Maria! Anima di santa che pregusta le amarezze del Figlio di Dio; ani­ma di madre straziata, angustiata e sconvol­ta per il Figlio suo, il frutto delle sue visce­re verginali!

Impara però, anima mia, dalla Vergine Madre come la prova più bella dell'amore che si' può dare a Gesù, sia quella di offrirsi volenterosi a lui a bere il calice delle sue amarezze, ad esser battezzati del suo batte­simo di sangue. Fregala che ti faccia inten­dere praticamente che soltanto attraverso molte tribolazioni possiamo raggiungere una sede onorifica nel suo regno: e coloro ai quali l'ha preparato Iddio, sono quelli che più somiglieranno a Gesù nel patire.

Ricercherò con diligenza quale sacrificio Dio voglia da me al presente, e proporrò di offrirglielo generosamente confidando nello aiuto della stia grazia.

ESEMPIO. S. Teresa di Gesù, contemplando del continuo Gesù penante per noi, e Maria santissima tanto fedele nel soffrire con lui si accese di tanto desiderio di patire con Gesù suo sposo, che le sem­brava intollerabile la vita senza sofferenze; Iaonde diceva: O patire, o morire.

E Gesù saziava abbondantemente il desiderio della sua fedele sposa, non facendole mai mancare perse. cuzioni, travagli e malattie. E la virile Santa non era mai più lieta e festosa che quando più acri sentiva le punture del dolore. Questo spirito deve avere chi vuol essere vero devoto di Maria Addolorata.

PREGHIERA. O amabilissimo Redentore nostro Gesù, che riconoscete e premiate i vostri amici a misura della prontezza che hanno a bere con voi il calice della passio­ne, temo grandemente, io miserabile pecca­tore, che voi non mi abbiate a tenere nel numero dei vostri amici, perchè non mi pia­ce altro che bere alla coppa del mondo. Ab­biate compassione della mia miseria e per le preghiere che vi porge per me la vostra santissima Madre Maria, concedetemi un di quell'amore al patire, che conce­sempre ai veri vostri amici e seguaci.

OSSEQUIO. Per amore di Maria Addolorata occupatevi con più fervore di quei tra i vostri doveri che più vi ripugnano.

 

34. Maria in Betania.

Dal momento della resurrezione di Laza­ro l'ostilità dei nemici di Gesù era giunta al parossismo: in un'adunanza del Sinedrio si era deliberato, relatore Caifas sommo sa­cerdote di quell'ultimo anno del sacerdozio levitico, che Gesù fosse messo a morte, per­chè questa morte pareva necessaria per la salute pubblica. Si era dato il bando perchè chiunque sapesse dove egli si era nascosto, lo denunziasse all'autorità, e fosse arresta­to. Gesù che aveva le ore contate, ma contate da lui stesso, credette opportuno ri­tirarsi nella borgatella detta Efraim, al di là del Giordano, accanto al deserto. Quan­do credette giunto il tempo riprese il viag­gio alla volta di Gerusalemme, senza nulla temere: passò per Gerico, venne a Betania, dove era morto Lazaro che egli aveva risu­scitato. Mancavano sei giorni alla Pasqua, era quindi il Sabato precedente quella che noi chiamiamo la Domenica delle Palme.

Sappiamo che in questo viaggio accompa­gnavano Gesù Maria Salome, e le principali sue compagne, perciò si può supporre che non ci mancasse la Madre di Gesù, che in quei giorni di trepidazione soffriva più che mai per la nera congiura che sapeva strin­gersi intorno a lui. Immaginiamo quindi, senza terna di sbagliare, che Maria era con alcune sue compagne, gli Apostoli e Gesù in Betania quel Sabato sera. Fu a tutti questi illustri e graditissimi ospiti apprestata una cena nel cenacolo di un certo Simone so­prannominato il Lebbroso. Marta era la Uo­cendiera, Lazaro uno dei commensali, Ma­ria loro sorella presa una libra di unguento di nardo genuino e prezioso, ne unse i piedi di Gesù, e spezzato il vasello che lo conte­neva ne sparse in tanta copia, che crede necessario astergerlo con le sue treccie. Segno di grande amore, riverenza ed infinita rico­noscenza all'ospite divino che le aveva risu­scitato il fratello. La Vergine osservava tutto, ed in cuor suo benediceva quella de­vota Maria che mostrava tanto amore al suo Gesù.

Ma ecco motivi di turbamento ed indici­bile affanno. « Disse uno dei discepoli di Gesù, Giuda l'Iscariote, che stava per tra­dirlo: Perchè questo unguento non è stato venduto? Se ne sarebbero ricavati trecento danari da darsi ai poveri ». Diceva questo non perchè gli'importasse dei poveri, ma perchè ladro com'era e custode della borsa, face­va la cresta di quel che ci si metteva. Disse adunque Gesù: «Lasciatela stare, che ha pre­venuto il prossimo giorno della mia sepol­tura. I poveri li avete sempre con voi; me non mi avete sempre. Con questa unzione ella mi ha imbalsamato per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque sarà predicato il Vangelo, si narrerà questa sua pietosa azione in memoria di lei».

Maria ascoltava queste parole, e se le scol­piva in cuore. Tutto sembrava pura gioia, effusione di delicatissimo amore, di ricono­scenza, allegrezza intima e tranquilla, ed ecco il traditore interessato, ecco la morte, l'imbalsamazione, la sepoltura di colui al quale tutti i commensali professavano una gratitudine, un amore senza limiti. Eppure quanta mestizia, quanta trepidazione si pro­vava al fondo di ogni dolce cosa! Maria spe­cialmente era vigilante sulla sua specula di dolore, e quel convito non era per lei, che un risveglio di più alla sua tristezza acer­bissima. Ai motivi di pena accumulati sin qui nel suo cuore ferito, si aggiungeva ora la raccapricciante vista del traditore. Anche questa pena pungentissima e straziante do­vrà soffrire il mio Figlio!... Essere, tradito da un discepolo, per rifarsi di pochi soldi schifosí!... Essere tradito dopo aver fatto tanto bene al traditore, dopo averlo tanto amato!... E quella unzione uscita da un cuo­re amante e riconoscente, è dunque una im­balsamazione per la sepoltura del Figlio mio, ormai imminente!...

Quale strazio al vostro cuore, o Madre te­nerissima, chi può comprendere l'acerbità del vostro dolore?! Ma il dolore per le sof­ferenze del Figlio vostro è la mirra che con­disce tutti gli atti della vostra santissima vita. Perchè anch'io non condisco tutte le mie occupazioni tristi e liete con questa mirra, che è aroma grato a tutte le anime grandi? Impetratemene voi la grazia.

Il ricordo della passione di Gesù Cristo non mi abbandonerà mai, specialmente nel­le azioni piacevoli e distrattine della mia vita.

ESEMPIO. S. Paolo della Croce, amantissimo di Gesù Appassionato e di Maria Addolorata, aveva ri. cevuto dal Signore un dono singolare di persuasiva, nel promuovere che di continuo faceva della devo. zione che gl'imbalsamava l'animo. Dirigeva il Santo nelle vie della pietà persone d'ogni ceto, e per tutte aveva sentimenti e massime adatte alla loro condi­zione sociale. Tra le altre dirigeva egli una nobile ed agiata signora, che gli si mostrava docilissima nel seguirne i consigli. A costei, che lo aveva consultato in proposito, scrive: « Si adorni pure di un filo di perle quando deve comparire in società, ma nel met­tersele indosso pensi a Gesù che ebbe una corona di spine, ed una fune al collo a. Questo sentimento de­ve avere ogni Cristiano, quantunque alcune volte 1'ur. banità voglia, che si vesta secondo l'esigenze del suo stato.

PREGHIERA. O Gesù,, resurrezione e vita di tutti coloro che vi credono e vi amano, a voi solo sono dovuti tutti gli ossequi e tutta la gratitudine dell'umanità. Ed io con tutto l'animo offro a voi ogni cosa mia e tutto me stesso, e desidero di riuscirvi gradito in ogni cosa: vivo o morto mi sento vostro, che siete morto per me. Quanto sarei disgrazia­to ed infelice, se vi tradissi come Giuda!

Non voglio nemmeno pensarci! Deh per ri­guardo a Maria vostra Madre, alla quale mi deste per figlio, non permettete mai che mi abbia a separare da voi. Glorificatevi pure in me sia per la vita che per la morte, poi­chè la vita mia siete voi, e voi la mercede della mia morte. Amen.

OSSEQUIO. Nel godere i leciti e doverosi van­taggi della vita, penserò sempre ai patimenti di Ge­eù ed ai dolori di Maria, per non invanire nella prosperità.

 

35. Penoso commiato.

«Qui va inserita una meditazione molto bella, della quale tuttavia la Scrittura non parla; così il Serafico Dottore si intro­duce a raccontare il mestissimo commiato che Gesù volle prendere da Maria sua. Ma­dre prima di cominciare la sua passione. Confessa il Serafico, che di questo non parla la Scrittura, ma è cosa chiara che lo si può e lo si deve supporre. « È opinione comune dei santi che l'amoroso Redentore non prin­cipiasse l'atroce Passione senza averne pri­ma domandato licenza alla dolcissima Ma­dre sua che tanto amava e da cui sapeva di essere cotanto amato ». Consideriamo perciò come Gesù e Maria ritiratisi dalla ca­sa di Simone a quella di Marta e Maria, e ridottisi soli a soli nella stanza loro asse­gnata, dopo essersi detti tante cose col cuo­re in tumulto e lo sguardo turgido di lacri­me, il Figlio rompe quel silenzio angoscio­so e dice alla Madre che dalla seguente mat­tina cominceranno le supreme lotte col po­tere delle tenebre, e che egli in pochi gior­ni ne sarà vittorioso, ma con lo spargimento di tutto il suo sangue, e con la morte terri­bile della croce! Maria ascolta singhiozzan­do e piange! Poi con voce alterata dal pian­to esclama: Oh se potessi andar io alla mor­te invece tua, o dolcissimo Figlio mio!.....

Ma lo so, nè la mia vita, nè quella di qual­siasi altra creatura, ha tanto valore da ba­stare all'umano riscatto. Anch'io ho biso-, gno dello spargimento del sangue tuo, o A­gnello divino, anch'io spero di essere in eter­no con Dio nella gloria per i meriti tuoi!... Va pure a sacrificare sulla croce quella car­ne che prendesti dalle mie viscere a questo scopo! No, non posso nè voglio oppormi ai voleri di Dio. Ecco, ripeterò ancora una vol­ta, ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo i suoi voleri!.... Ma di questo sii certo, o Figlio mio, gli dice con enfasi ab­bracciandolo, baciandolo, bagnandolo di la­crime, che il cuore della madre tua sarà sempre con te; con te patirà, con te sarà straziato, il tuo sangue sarà mescolato alle mie lacrime: questo ti sia prova del mio ardente amore!..:

Gesù che ben conosceva la sublime perfet­tissima santità della Madre sua, gradisce quegli sfoghi di materno amore, la confor­ta, rianima ed incoraggia, ricordandole che ella pure ha la sua parte notabilissima al­l'offerta della Vittima divina. E di chi sono io, secondo la carne, se non tuo? La Vitti­ma che si offre è anche tua, anche tu la offri per la Redenzione del mondo, nella qua­le mi sarai eterna cooperatrice!

Non è facile per noi percepire ed esprime­re i sovrumani sentimenti di quei nobilissi­mi Cuori in quella solennissima occassione! Riproduciamo nell'animo nostro il quadra commoventissimo dell'Uomo Dio a colloquio con la Vergine Madre sua per comunicarsi il mutuo dolore, ed unirsi in un impeto di sublime carità al comune sacrificio per la Redenzione del mondo! Abramo col braccio steso in atto di immolare il suo unigenito dilettissimo Isacco, può suggerirci una par­lante figura di Maria in quel penoso com­miato dal suo Gesù.

Non distrarre, anima mia, i tuoi pensieri ad altre cose: cerca di penetrare nell'animo di Maria santissima e studiarne i sentimen­ti e gli affetti. È la più tenera fra le madri, che si duole pel sruo Figlio sacrificato a morte: sì tutto ciò è vero, e nessun'altra madre sentì mai dolore simile al dolore di Maria; ma rifletti che quel dolore non era una ingrata sorpresa.per Maria: non lo su­biva contro sua volontà: non desiderava che le cose accadessero diversamente. Ringra­ziava Iddio che per la nostra salute mandava a morire l'Unigenito suo in quanto era anche Figlio di lei: e più lo ringraziava della parte che le concedeva alle pene acer­bissime di Gesù!

O Maria Corredentrice nostra, impetrate­ci da Gesù Crocifisso, che nel meditare la passione di lui ed i vostri dolori, mettiamo da ogni umano carnale sentimento, per intendere il mistero di essi, e ricavar­ne frutto sano e duraturo.

Accrescerò la mia fiducia in Maria Addo­lorata nostra Corredentrice, e da lei impa­rerò a meditare ed imitare la Passione di Gesù Cristo.

ESEMPIO. Il ven. P. Domenico della Madre di Dio fu un insigne missionario passionista, chiamato all'apostolato in Inghilterra dalla santissima Vergine, mentre ancor giovane secolare pregava devotamente innanzi ad una sacra immagine di Maria nella chie. sina di S. Angelo presso Vetralla. Da quel momento il Barberi (che tale era il suo cognome) non ebbe altra meta della sua vita che l'apostolato in quella straniera, lontana isola: per questo si fece religioso, studiò, ascese al sacerdozio, imparò più lingue, e ve­nuto il tempo di dire addio alla patria sua, alla pace del chiostro, alla fruttuosa attività del ministero eser. citato tra i compatriotti, nulla lo pote rattenere, che non volasse alla nebbiosa Albione, dove lo aspetta. vano persecuzione, derisioni, abbandono, disagi indicibili. Tutto vinse il fervoroso apostolo, riportando gran messe di anime.

PREGHIERA. O Regina degli Apostoli, Maria Addolorata, che licenziando alla pas­sione e morte di croce il vostro dilettissimo figlio Gesù, non vi staccaste da lui con l'a­nimo vostro, ma gli foste sempre compagna fedele, e partecipe di tutti i patimenti; in­segnate anche a me a cercare ì,n tutte le opere di carità.e di apostolato, non la mia sod­disfazione, nè le lodi o la gratitudine degli uomini; bensì soltanto il beneplacito di Dio, sicchè mi compiaccia di gustare nell'eserci­zio di esse tutti i patimenti di Gesù penan­te, tutti i dolori del vostro cuore materno. Così sia.

OSSEQUIO. - Farete ogni mattina un breve atto di pia intenzione, protestandovi di non volere altra mer­cede delle vostre buone opere, che Dio solamente.

 

36. Il primo triduo della settimana dolorosa.

Il giorno dopo quel penoso commiato, Ge­sù si parte da Betania coi soli Apostoli av­viandosi verso Gerusalemme, manda due di loro a Betfage per prendervi un asinello, sul quale Gesù cavalca; quand'ecco che una fol­la di gente, convenuta nella santa città per la Pasqua, avendo inteso che Gesù veniva, gli mosse incontro con rami di palma accla­mando: « Salve, benedetto colui che viene nel nome del Signore! Viva il regno di Da­vid padre nostro che viene: Osanna! Osan­na! ». Così Gesù in modesto, ma eloquente trionfo, entrava in Gerusalemme tra lo sdegno malcelato dei capi della Sinagoga, che avreb­bero voluto spacciarlo proprio quel giorno, se non fosse stata la paura di un tumulto. Alcuni Gentili chiesero di Gesù, e gli si avvicina­rono, ed allora Gesù manifesta la più solen­ne e significativa profezia dell'imminente sua, Passione: « Ora si fa giudizio del mon­do, ora il principe di questo mondo è ciato via; ed io elevato che sarò dalla ra (cioè messo in croce) attrarrò a me te le cose ». « E fattosi sera, gittato sguardo di sdegno sopra quelli ostinati, se ne torna a Betania con i Dodici ».

Maria non si era mossa di là, ed atten­deva con ansia il ritorno dellIamatissimo Figlio: le sue ansie ed i suoi timori creb­bero, quando udì dalla bocca di lui i casi della giornata, e quando Giovanni le do­vette riferire quelle parole di Gesù: « Ora l'anima mia è turbata: E che dirò? Padre, salvami da quest'ora: ma proprio per que­sto sono arrivato a quest'ora! ». Maria che intendeva il significato di queste parole, mi­surava l'angoscioso dolore del Figlio ripen­sava alla rovina estrema che il popolo suo si sarebbe tratto addosso per la sua pervicace incredulità: vedeva il mondo redento, ogni cosa attirata attorno al Figlio suo; ma già lo vedeva con le braccia distese in croce, in atto di abbracciare l'umanità in un impeto di a­more! La spada che ella recava fitta in cuore si faceva più acuta e tagliente; la sua generosa carità faceva quella del Figlio per immolarsi te dei suoi fratelli.

Così il giorno seguente, Lunedì, le Bevano la sera notizie di più dichiarati battimenti, d'insidie tese al Figlio, di di­segni orditi per arrestarlo prima dell'immi­nente solennità. Quanto dolore al cuore di una tal Madre!

Non altrimenti andò il terzo giorno, Mar­tedì, quando intese la rottura completa tra Gesù ed i capi della Sinagoga Farisei e Sad­ducei; la terribile profezia della distruzione del tempio, e della fine del mondo. Quale spavento mostravano in volto e nelle parole i due figli di Salome quando gliela raccon­tavano!

Dunque tutta l'istoria delle umane gene­razioni si svolge a sinistra o a destra della croce di Gesù! Ecco il segno della con­tradizione di coloro che sono alla sinistra; ecco la cagione della salute per tutti colo­ro che sono alla destra! Così, o Maria, vi fu mostrato il Figlio fin da quando lo pre­sentaste al tempio. Egli è il Redentore, egli il Giudice di tutti; o profittare della sua Redenzione, o aspettare la sua immancabile condanna;. individui, nazioni, regni, impe­ri e demonii seno e saranno da lui giudi. cati; che darà a ciascuno secondo le opere sue!

Pensa ai casi tuoi, anima mia, che per quanto tu sii un pulviscolo nel mondo, pur ti attende il giudizio di Cristo: il cielo e la terra passeranno, ma le sue parole, no!. Aiutati con una fervida devozione a Maria Addolorata, compatiscila nelle sue amarez­ze, studiati di comprendere i suoi sentimen­ti, e più d'ìmìtarne la fede e l'attaccamento a Gesù, così ella farà per te il suo officio di avvocata.

Mi studierò dì nutrire ìn me una fervida carità, in un cuore puro, con la coscienza retta, e con fede sincera, innanzi a Dio e in tutte le mie relazioni con il prossìmo.

ESEMPIO. S. Margherita Maria Alacoque, devo­tissima religiosa della Visitazione, in quei tempi di gelido formalismo, quali furono gli anni primi del secolo decimosettimo, sembrava non accorgersi della freddezza che la circondava, ma sollevata dall'aura dello Spirito Santo, era sempre assorta nel medi­tare i misteri della Passione di Gesù Cristo. Un Ve­nerdi dopo l'ottava del Corpus Domini le apparve Gesù, mostrandole il suo Cuore ferito, acceso, cinto di spine, sormontato dalla croce, e le disse: « Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini! v Così eb­be origine la devozione al Sacro Cuore di Gesù, che la Chiesa, approva per invitare i fedeli a non dimen­ticarsi mai, quanto sono costati a Gesù. Questo con­tinuo pensiero è il modo migliore d'imitare Maria Addolorata, e la Santa favorita da Dio di tanta vi­sione non aveva che questo pensiero.

PREGHIERA. O Cuore adorabile del mio Gesù, cui tanta contradizione di nemici vo­lontariamente ciechi fece sanguinare in quei memorabili giorni precedenti alla passione, concedetemi per intercessione di Maria vo­stra madre, nel cui Cuore purissimo si mol­tiplicarono allora le spade, che mai non di­mentichi, come io son figlio . del vostro do­lore, delle vostre, lacrime, e del vostro san­gue: eccitatemi a fervida devozione ai mi­steri della mia redenzione, sicchè meriti di raccoglierne abbondante frutto. Così sia.

OSSEQUIO. - Volate col pensiero e con l'affetto nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, e consideratene atten­tamente gl'ineffabili dolori.

 

37. L’ultima cena

Il Mercoledì Gesù si trattenne a Betania lasciando che la malignità e l'odio dei suoi nemici si riscaldassero e bollissero soffiati dalla rabbia infernale. Giuda prende gli ul­timi accordi pel tradimento, mentre gli al­tri Apostoli con incertezza e trepidazione aspettano gli ordini del Maestro, per cono­scere come e dove si sarebbe celebrata la Pa­squa. « Sapete, dice il Maestro, che fra due giorni si farà la Pasqua, ed il Figlio del­l'uomo sarà preso per esser crucifisso?. Venne la mattina del Giovedì, ed i disce­poli ancora incerti gli domandano: Dove vuoi tu che ti apparecchiamo per mangiare la Pasqua?». Gesù presi in disparte Pietro e Giovanni, li manda a Gerusalemme aven­do dato loro il segno per trovare il Cena­colo preparato. Pietro e Giovanni adempi­scono puntualmente gli ordini di Gesù, ed all'ora stabilita Gesù è a tavola in Gerusa­lemme, in questo Cenacolo con í suoi do­dici discepoli

Pertanto dalla sera del Martedì, a quella del Giovedì, Maria ebbe agio di rimanere accanto al suo Gesù nella fida Betania: non era ignara la Vergine della tempesta che fuori imperversava: quello che lo sguardo ed il cuore materno non le lasciavano in­dovinare, le doveva esser riferito da Gesù stesso, col quale in quei giorni d'inazione aveva lunghi colloqui. Consideriamo quali . sentimenti dovessero tenere in pena ed or­gasmo quel cuore di madre in quelle lun­ghe ore tristissime. Il tradimento di Giuda, la vendita del Figlio di Dio per vile dana­ro, il proposito satanico di mettere a mor­te Pautore della vita, l'accanimento della persecuzione contro l'innocente... Oh quan­te freccie da far sanguinare il cuore della santissima Vergine! Misurane, anima, mia, l'acerbità.

S. Bonaventura pensa che Maria si recas­se a Gerusalemme 'per fare anche lei la Pa­squa con Gesù, e questo parere del Santo è più che verisimile, nè si potrebbe dissen­tire da lui..Accompagnamo dunque la Ver­gine che con alcune sue compagne venute di Galilea, in separata comitiva se ne viene in città, ed è ricevuta dal padrone e dalla. pa­drona del Cenacolo in casa loro.. Mentre Gesù nel piano superiore, detto propria­mente il Cenacolo, sta celebrando l'antica e la nuova Pasqua, Maria sta con le persone di casa nel piano inferiore, che era l'abita­zione dei proprietari. Dov'era il cuore della divina Madre? Certo lassù col Figlio suo e con i discepoli, tutta assorta nella contem­plazione dei grandi misteri che vi si cele­bravano. Ad un certo momento impallidi­sce, trema, prorompe in pianto! Che cos'è? Si sentono i passi precipitosi e pesanti di uno dei dodici che scende per la scala esterna in fuga dispettosa! Maria indovina. È proprio lui, . il traditore, che va a consumare il ne­fando delitto! Un fremito del cuore mater­no, uno sguardo al cielo, dissero a chi li osservò, quanto soffrisse quell'anima imma­colata!

E siamo pure del parere del Serafico Dot­tore, che Gesù mandasse alla Madre sua da qualcuno degli Apostoli, testè consacrati sacerdoti, la SS.ma Eucaristia! Con quanto amore, con quanta purezza Maria la ricevet­te! Ecco la comunione più degna, dopo quella di Gesù!...

Considera, anima mia, con quali sentimen­ti l'Immacolata Vergine Madre di Dio, acco­glie in questa circostanza il Figliolo suo, che ora viene nel suo cuore come santifica­tore e vittima già qui stesso sacrificata per recarle accrescimento di santità, conforto op­portuno, pegno di eterna gloria... Quanta pii. rezza, quanta devozione al sacrificio, quanto amore accolgono il Figlio Dio nel cuore di tanta Madre... Oh se tu fossi capace di avere un poco del sentimento di Maria, quando ti accosti alla santa Comunione!... Invece, che succede? Chi sa quanto dispiacere cagioni tu a Maria, quando' ricevi il suo Figliolo con la tua freddezza abituale:..

O Vergine Madre di Gesù sacramentato, impetratemi voi le disposizioni migliori per fare con frutto la santa Comunione.pongo di non risparmiare diligenza al­cuna per fare la santa unione con le migliori disposizioni, per dar gusto a Ma­ria, e riparare le offese orribili che si fanno a Gesù amore sacramentato.

ESEMPIO. S. Giuliana Falconieri fondatrice del. le monache Serve di Maria, succhiò col latte della madre e nutrì con gl'insegnamenti di S. Alessio Fal­conieri suo zio, una fervidissima devozione verso Ma­ria santissima Addolorata. Si studiò d'imitare questa celeste Madre nelle virtù, e meditava assiduamente i dolori di lei. La Vergine santissima ricompensò la devozione della sua serva con segnalati favori, ai quali pose degna corona in terra quello che la San­ta ricevette, quando ridotta settantenne agli estremi, e non potendo ricevere la santissima Eucaristia a ca­gione del continuo vomito, pregò che fosse recata al­meno sul letto; e le fosse avvicinata al costato. Fu, esaudita la sua preghiera, e tosto che il saceerdote le ebbe posta vicino al petto la sacra Particola, questa di­sparve, entrandole miracolosamente nelle viscere. Fu­riconosciuto il prodigio nell'atto che curandosi il ca. davere verginale, le si vide come impressa da su­gello l'immagine del Crocifisso da un lato.

PREGHIERA. « Ecco fin dove è giunta la carità vostra, o Gesù 3nio amantissimo! Voi' della vostra carne e del prezioso sangue vo­stro, mi avete apprestato una mensa divi­na ». Oh quanto mi sento indegno dell'inesti­mabile dono vostro! Eppure ne ho tanto bi­sogno! Senza di esso non mi riuscirebbe a mantenermi in grazia vostra. Concedetemi, ve ne prego, di accostarmi alla sacra mensa « con l"amore, purità ed affetti della vostra santissima Madre, e fatemi prima morire, che ricevervi indegnamente ».

OSSEQUIO. Fate una fervorosa Comunione unito mente e cuore a Maria Addolorata.

 

38. La notte angosciosa.

Mentre Maria ed alcune sue compagne si intrattenevano con la famiglia loro ospite nel piano inferiore del Cenacolo, tutti più o meno assorti nel pensiero di ciò che avveniva nel piano superiore, ed in ascolto di ciò che poteva udirsi, dei sublimi discorsi che vi teneva Gesù, ecco un rumore di mo­bili smossi, si sentono, i passi dei convitati che si muovono levatisi da mensa: dopo po­co eccoli a fila scendere cautamente per la scala esterna ed allontanarsi. Il giovinetto figlio dei proprietari, non sì può più frena­re, invano i genitori tentano di rattenerlo, che egli si disvincola e fugge per unirsi alla comitiva di Gesù.

La raggiunge, che già sta per uscire di città verso la villa sua, il Getsemani, vi en­tra con Gesù e con gli Apostoli, è gode di udire le parole del Maestro, e spiare gli atti di tutti. Quando si crede più sicuro, ecco una turba tumultuante con faci, bastoni e spade, sicchè deve correre a nascondersi. La curiosità prevale per un momento alla pau­ra, vuol vedere, vuol udire quel che accade e si dice. Ma ecco ché alcuni sgherri gli si avvicinano, lo prendono per il baravano che si era gettato sopra la tunica, sicchè non gli rimane che fuggire lasciando il ha­racano nelle mani di quelli che volevano prenderlo. Così in camicia corre a casa che gli si vedeva lo spavento in volto. I ge­nitori cercano di consolarlo e di farlo ria­vere, ma la Vergine che era con loro, dopo aver consolato ed accarezzato il giovinetto Marco, vuol sentire da lui tutto ciò che ha udito e veduto riguardante il suo Gesù.

Il giovinetto con profonda commozione dovette raccontare a Maria tutto ciò che più tardi scriverà nel suo Vangelo, che in questo tratto ha una visibile impronta per­sonale.

« Arrivano all'orto del Getsemani, e dice ai suoi discepoli, statevi qui finchè io fac­cia la mia pregh_era. E prende seco Pietro, Giacomo e Giovanni, e cominciò a mostrare paura e tedio, e disse loro: È triste l'anima mia fino a sentirsi morire: aspettate qui, e vegliate. Ed inoltratosi un poco, si prostra­va a terra, e pre«ava, che se fosse possibile passasse da lui quell'ora, e diceva: Abba, Padre, tutto tu puoi, allontana da me que­sto calice; ma non ciò ch'io voglio, bensì quello che vuoi tu! E viene, e li trova ad­dormentati: e dice a Pietro: Simone, dor­mi? Non avesti forza per un'ora di vegliare! Vegliate e pregate, per non cedere alla ten­tazione ». Segue il racconto di un'altra preghiera, un altro ritorno ai discepoli dor­migliosi, poi quasi interrompendosi, passa a quel che più gli era restato impresso. Giuda, la turba, le cautele del traditore; il bacio del tradimento, lo zelo intempestivo di Pie­tro, le proteste della Vittima, la fuga dei di­scepoli, l'arresto di Gesù, il tentativo di cat­turare anche lui.

Considera quale impressione dovette fare nel cuore della Madre amantissima questo tragico racconto. Dire che piangeva sospi­rando e mostrava di soffrire terribilmente è poco. Bisognerebbe intendere l'orrore che provava del perfido tradimento, la compas­sioneper i discepoli che avevano trascurato di pregare, le agonie del Figlio suo che si ripercuotevano con altrettanto dolore nel cuore della Madre.

Così mentre Gesù pregava intensamente, combatteva per rivendicarci alla libertà dei figli di Dio, e nell'angoscia sudava vivo san­gue; anche Maria soffrendo indicibile cor­doglio passava quella notte angosciosa in fer­vida preghiera, unita con l'affetto a Gesù agonizzante.

Impara dalla Verigne Addolorata a stare sempre unito a Gesù penante, vegliare con lui in continua preghiera, soffrire tutto ciò che sarà necessario per salvare l'anima tua. Non ti fidare della prontezza momentanea del tuo spirito; che troppo facilmente cede alle pretese della carne ribelle. Armato di pazienza corri al combattimento che ti si pa­ra innanzi, non torcendo mai lo sguardo dal­1'Autore della nostra fede Gesù » (4). Ricor­ri all'intercessione della Regina dei Martiri!

Nei momenti più tristi e contrariati della vita insisterò con più fervore nella preghie­avere forza da resistere alla tenta­zione.

ESEMPIO. S. Filippo Benizi, fulgida gloria e quinto Generale dell'Ordine dei Servi di Maria, che ha per iscopo della sua esistenza quella di promuo­vere la devozione a Maria Addolorata, deve essere citato ad esempio di quelle grandi anime che nella ;solitudine, nell'orazione, nella meditazione delle pene di Gesù Cristo, trovano il segreto per vincere tutte le avversità, rendersi cristianamente superiori alle vicende della vita che passa, disprezzare la pro­spera, non temere l'avversa fortuna. La sua vita in. tessuta di grandi gesta, è quella di un eroe di santità. Accetta il priorato solo per sugerimento di Maria: scongiura la sua elezione a Papa; soffre e combatte per assicurar la vita al suo Ordine minacciato. D'on­de teneva tanta magnanimità? Lo dice l'erma grotta a fianco della vetta del Senario, ove si ritirava spesso a vita aspra per la penitenza; ma dolcissima per lo contemplazione delle pene di Gesù e di Maria.

PREGHIERA. O Gesù agonizzante nel­l'orto per amor mio, e madido di sanguigno sudore per lottare a mio vantaggio contro il potere delle tenebre, oh quanto mi sento commosso al pensiero della immensa vostra carità per me! Infondetemi, ve ne prego, un poco di quel generoso sentimento della Ma­dre vostra, che vi era accanto in ispirito in quell'ora tremenda! Fate che come questa eroica Madre, anch'io mi trasformi tutto in voi, e vigilando e pregando accanto a voi, fortifichi l'inferma natura mia, con la virtù del vostro Spirito, che solo può condurmi a salute. Così sia.

OSSEQUIO. Prima d'intraprendere qualche azione d'importanza, implorate sempre il divino aiuto con l'orazione.

 

39. Maria ascolta l'Apostolo Giovanni.

Già trascorsa la metà di quella notte an­gosciosa, che alla dolente Madre dovette sem­brare

eterna, ecco entrare in casa commosso e trepidante il figlio di Maria Salome, Gio­vanni, che con grande vivezza e commozione racconta a quelle pie donne quel che ha ve­duto e udito riguardo a Gesù.

Giovatoti non era fuggita al momento della cattura, ma insieme a Pietro aveva seguito le orme della banda che si menava via stra­ziandolo l'Agnello divino. Era entrato nel palazzo de' principi dei sacerdoti, aveva fat­to introdurre anche Pietro, e poi seguito più da presso che poteva l'amato Maestro. Diceva dell'interrogatorio fattogli da Anna, dello schiaffo datogli dal servo villano: parlava dei falsi testimoni addotti contro Gesù; della so­lenne confessione da lui fatta della sua divi­nità; degli nrli, schiamazzi, proteste del Si­nedrio a quell'affermazione; della candanna a morte pronunziata per acclamazione con­tro il Cristo, il Figlio di Dio vivo! Qui co­prendo con uno scoppio di pianto una pie­tosa reticenza, prosegue a descrivere più con cenni e sospiri che parole l'indegno scempio -xsato dal servitorame di palazzo, e anche dai gravi dottori in legge verso la di­vina persona di Gesù. Pugni, schiaffi, sputi in faccia, parole villane, provocazioni in­degne, cose inenarrabili adoperate contro di lui: e del suo patire si era appena al princi­pio! Quanto soffrirà a quest'ora il caro Mae­stro!

Se Giovanni era commosso e piangente nel fare quel racconto, immagini chi può l'an­goscia che causava nel tenerissimo cuore del­la Vergine! Le lacrime eran quasi un sollie­vo, quando non ne disseccava la fonte la troppo veemenza dell'ambascia, da restarne quasi impietrita. Oh come vedeva vive e palpitanti quelle scene indegne con i suoi oc­chi di madre! Quanto soffriva nel sapere de­turpato di sputi, percosso di schiaffi quel bellissimo volto divino, che ella aveva sem­pre baciato più con religiosa riverenza, che con affetto materno! Nella veemenza del do­lore la si vedeva con la pezzuola in mano fa­re il gesto di asciugare quel volto imbrattato come se lo avesse li presente! Povera Ma­dre, quanti motivi di afflizione trovava in qualunque circostanza ponesse attenzione!

E gli amici di Gesù dove sono? I più fug­giti per paura di compromettersi, gli altri impotenti a porgergli aiuto: ricordava la de­solata Madre quel detto: « Elongasti a me amicos, et proximos meos a miseriia ». Tu, o Signore, disponi che si allontanino da me amici e conoscenti nell'ora del ixaaggiore bisogno!

E la perfida, voluta, meditata ingiustizia dei maggiorenti del suo popolo contro l'in­nocente Figlio di Dio, quanto contristava l'animo della Vergine Madre. I testimoni addotti, neppur pagati e sobillati, riescono a produrre un reato qualunque contro l'In­nocente: eppure no, lo si deve proclamare reo! Non ha colpe? Gli s'imputi a colpa la verità confessata!... La confessione della ve­rità sia dichiarata bestemmía!...

Un'altra madre qualsiasi, anche se del resto virtuosa, nella situazione di Maria a­vrebbe dato in ismanìe, ìmprecato contro 1"ingiustizia degli uomini, espresso lamenti, se non bestemmie contro Dio e la sua Prov­videnza che simili cose permetteva!

Maria no, non impreca, ma prega per gli ingiusti principi, per i deboli amici del Fi­glio; non si lamenta con Dio, ma adora ri­verente le sue disposizioni, offrendosi pron­tissima a soffrire anche di più per essere più simile al Figlio di Dio, e cooperare al­la salute degli uomini!

Quanta confusione per te, anima mia, che quando è tempo di provare a Gesù il tuo sincero attaccamento, ti spaventi delle pro­ve, rifiuti di soffrire, e Dio non voglia che in questi momenti tu preferisca di accomu­narti coi nemici di Gesù, invece dichiararti per lui a viso aperto!.. Vergine Santissima, infondetemi del vostro coraggio!

Calpesterò generosamente ogni rispetto umano, quando si tratti dell'onore di Gesù Cristo, e della salvazione dell'anima mia.

ESEMPIO. Il servo di Dio Contardo Ferrini, ri­nomato professore di Diritto, e scrittore di opere mo­numentali, visse, studiò, percorse la sua splendida carriera in tempi avversi più che mai alla professione aperta ed integrale di Cattolico Romano. L'atei­smo, il liberalismo, il materialismo, l'anticlericali­smo settario, erano in piena fioritura al suo tempo. Eppure il magnanimo Cristiano, non solo conservò integra nel cuore la fede in Gesù Cristo Dio, e nella Chiesa divinamente istituita; ma non uso mai di alcun ripiego per dissimularla; anzi andò in cerca di tutte le occasioni, per mostrarsi credente, sino al rifiuto di ogni compromesso, sino alla frequenza pubblica dei Sacramenti, sino alla pratica delle ope­re di misericordia, sino all'acquisto delle virtù cri­stiane più opposte allo spirito del mondo. Il pio Cristiano era uomo di orazione, e soggetto preferito delle sue meditazioni erano i misteri della vita di Gesù, e delle prerogative di Maria, della quale era devotissimo.

PREGHIERA. Intercedeteci, o Vergine Maria, dal vostro Figliolo Gesù, cui tanto costò la redenzione dell'anima nostra, un aumento di fede, di speranza e di carità; e perchè diventiamo degni di conseguire tut­to quello che ci ha promesso; fate, o Ma­dre nostra carissima, che a vostra imitazio­ne, amiamo sempre l'osservanza dei precet. ti, che egli ci ha dato, senza aver paura del mondo o del demonio.

OSSEQUIO. Non fatevi sfuggire occasione alcuna di affermare la vostra fede in Gesù Cristo Dio, e di zelarne l'onore.

 

40. Pietro pentito ricorre a Maria.

La triste notte era all'ultima veglia, già l'alba imbiancava il balzo d'oriente, foriera del gran giorno della umana Redenzione. Nella casa di Maria madre di Gíovanni Mar­co, si vegliava ancora in pianti e lamenti, e tutti si stringevano attorno alla Madre di Gesù, per consolarla del loro meglio. Quand'ecco entrare frettoloso e sconvolto Simon Pietro singhiozzante e stemperato in lacri­me: avrebbe voluto nascondere il suo vol­to, tanta vergogna provava; ma il bisogno più grande era quello di cercare una perso­na, che sola poteva palesargli tutto il si­gnificato di quello sguardo di Gesù, che era sempre il suo maggior rimprovero, e nel tempo stesso la sua più consolante speran­za. Scorge la Persona cercata che sembra l'immagine del dolore impietrito, ma quan­ta bontà spirano quegli occhi lacrimosi, quanta fiducia gli dànno! Si appressa alla Vergine Madre e cadutogli ginocchioni in­nanzi, col gesto e con lo sguardo la supplica di perdono per parte sua, e che voglia assi­curarlo che anche Gesù lo ha perdonato. Quello sguardo, quello sguardo lo ferisce e conforta ancora, e gli fa versare dagli occhi un profluvio di lacrime! Conversu Do­minus respexit Petrum... Et egressus forar Petrus f levit amare! Riesce a mala pena a far la sua confessione spezzata dai singhioz­zi e dai sospiri che gli soffocano il cuore.

« Ah, cara Madre del mio Signore, il vile, l'ingrato, il cattivo che fui! Per difenderlo menai colpi all'impazzata, recisi anche un orecchio: mi pareva così di dimostrargli a prova come non mi fossi scandalizzato di lui!... Ma lo spavento di quest'orribile not­te mi vinse, presi a fuggire, ma mi vergo­gnai della mia viltà... tornai indietro, lo seguii da lungi; mi riuscì con l'interven­to di Giovanni ad entrare fin dentro all'a­trio del palazzo; ma, oh vigliacco! pro­prio sulla porta ebbi paura della portinaia e le risposi che non ero discepolo di Gesù! Non compresi il male che avevo fatto: mi parve una misura di prudenza; e non ebbi alcuno scrupolo di mescolarmi con la ciur­maglia dei servi e dei ministri che stavano sogghignando a scaldarsi ad un fuoco che avevano acceso in mezzo all'atrio. Quan­ti ne vomitavano d'improperi contro Gesù quelle bocche di dannati! Avrei voluto na­scondermi sotterra per non essere conosciuto come suo discepolo! Disgrazia volle che lo ossi, e mi furono rivolti sarcasmi e ma­ligne insinuazioni! Persi il lume degli oc­chi, non ascoltai più che la paura, e giù a spergiurare, negare, che non l'avevo mai conosciuto.

levarmi di là, ma andavo come un mentecatto: sulla porta dell'atrio altre domande, altri sogghigni al mio indi­rizzo, ed altra mia viltà... Ma sento cantare il gallo, ricordo le parole di Gesù, ed ecco che proprio allora i miei sguardi si incon­trano cori quelli di Gesù, che mi guarda in modo che non dimenticherò mai più».

Maria mescolando le sue lacrime quelle di Pietro, lo solleva da terra, e fortandolo gli dice: Confida, figlio carissi­mo, che anche per te soffre il Figlio di Dio vivo; la tua dolorosa penitenza è segno che i suoi patimenti non sono inutili, ma frut­tuosissimi per te. quello sguardo che an­cona ti penetra il cuore è pegno di perdono generoso, di rinnovata amicizia. Non sente Maria nè avversione nè sdegno per Pietro, che ha vilmente rinnegato il suo Figlio; ma compassione, ma amore materno più vivo che mai, perchè lo vede sinceramente pian­gere il suo fallo. Anche per Maria Addolo­rata è un conforto, ed un incoraggiamento a soffrire con Gesù ogni peccatore che since­ramente si penta di aver offeso Dio, e gli chieda perdono. Quelli che affliggono il suo cuore materno sono quei pretesi giusti a modo loro, che commettono contro Gesù la più orrenda ingiustizia, e si persuadono di aver. ragione!

O Maria, Madre di misericordia, implo­rate per me peccatore la misericordia del vostro divin .Figlio, che mi guardi, benigna­mente e converta.

È di Dio tutto quello che c'è in me di be­ne di qualunque ordine: di mio non ho che il nulla ed il peccato: mi riterrò dunque il più grande peccatore.

ESEMPIO. S. Margherita da Cortona, nata in umi. le condizione, fu allevata bambinetta nella pietà cri. stiana, e cresceva su devota della Madonna, che le ispirava desideri di purezza e di santità. Ma per quell'infelice dono di bellezza che aveva, e più per la povertà, cadde deplorevolmente, e dimenticò tutto. Dio però la guardava con occhi di misericordia: l'è ucciso l'amante, ne vede il cadavere quasi di­sfatto sotto un groviglio di frasche: rientra in sè, piange la sua disgrazia morale ai piedi di Maria; ottiene per intercessione di lei il perdono da Gesù, ed i peccati commessi diventano per lei uno stimolo incessante ad opere di penitenza, ad esercizio di ogni virtù. Così .quella santità che aveva bramato da bambina, la raggiunse da donna penitente. Non dif­fidare mai della misericordia di Dio!

PREGHIERA. O Vergine santissima, che siete l'Avvocata dei poveri peccatori, ecco ai vostri piedi un miserabile, che ha biso­gno di tutto il validissimo vostro patrocinio. Sono consapevole a me stesso di avere tante volte offeso il vostro Figlio Gesù, rinnegan­dolo con le opere, mentre gli credo e lo adoro col cuore. Quanta confusione ne pro­vo di questa mia deplorevole debolezza! Voi sola, o potente Avvocata, mi potete ot­tenere il perdono da Dio, offrendogli le vo­stre lacrime da voi sparse per me. Fatelo, Madre mia dolcissima; che io mi penta dei miei peccati, che io li odii e detesti, sì da ricevere fruttuosamente il Sacramento della riconciliazione! Così sia.

OSSEQUIO. Fate un dei vostri peccati; e se tardate a confessarvi.

 

41. Dolore di Maria spettatrice della flagellazione di Gesù.

Era la grande Parasceve di Pasqua, l'ora pressappoco seconda, quando Giovanni uscito per prender voce su quanto accadesse al­l'amato Maestro, tornò e riferì che i Sine­dristi avevano menato Gesù al loro Conci­lio nella sala ufficiale presso il tempio, ove interrogatolo ed avutane la stessa confessio­ne che la sera precedente, avevano segnato la sua condanna a morte. Che già si di­sponevano a presentar il condannato al Pre­side Ponzio Pilato, affinchè facesse eseguire la sentenza. Non c'era tempo da perde­re: era il momento dì appagare le ansiose brame di Maria, che voleva essere spettatri­ce e partecipe delle pene dell'amatissimo Figlio. Con le tre Marie, la Maddalena, la moglie di Cleofe e la madre dello stesso Giovanni, esce di casa Maria, la Vergine che dalle altre tutte si distingue per più me­sto atteggiamento di pianto e di dolore. Giovanni con qualche altro loro di scorta.

Giungono innanzi grida ostili e gli schiamazzi dei Giudei, sono testimoni del contrasto tra Pilato ed i capi della Sinagoga; con gran pena seguono Gesù sino al palazzo di Erode, :na appena fanno in tempo che lo vedono ricondotto a Pilato. Qui le ansie e gli affanni di Maria diventano più angosciosi, chè deve vedere l'innocentissimo Figlio posposto all'omicida Barabba, gridata a morte dalla plebe sobil­lata dai suoi capi, e condannato alla flagel­lazione. Oh quanto le martellava il cuore nel petto alla tenerissima Madre, pur preveden­do lo strazio che sarebbe stato fatto tra po­co delle carni delicatissime di Gesù! Alla apprensione succede più triste realtà. Ecco l'Agnellino Gesù afferrato da leopardi, os­sia soldati. e tratto in mezzo al pretorio; con furia lo si spoglia nudo nudo, che ne diventa rosso per vergogna, e si vede ad oc­chio quanto ne soffra la Gua ,delicatezza. Gli si legano i polsi ad una bassa colonna, sì da costringerlo a rimanere curvo. Ma ecco, di quei soldati chi armarsi di piombate, chi di scudisci, chi di rami di spini, e a due a

compagno serve al pretorio, odono le due dandosi la muta, rovesciare colpi pe­santi, senza badare quali parti del delicatis­simo corpo percuotessero! Ve' come tutta la pelle reca i lividi segnali delle percosse; come qua e là si lacera e versa sangue da mille ferite: in breve diventa tutto una piaga, e non si vede che rossore sanguinolento! Sangue imporpora tutto il corpo di Gesù; sangue gocciola sul pavimento; sangue schiz­za nella colonna e nelle vesti dei carnefici. ,Ben si può raffigurare Gesù pesto dai fla­gelli a un grappolo d'uva matura che stret­to. sotto il torchio sprizza da ogni parte il suo prezioso umore. E tutto questo osserva con i suoi occhi la tenera Madre! Chi puà ridire il sentimento doloroso che amareggia il cuore e l'anima di lei?... Oh come quei, colpi si ripercuotono in lei! oh quanto la fanno soffrire. Pro peccatis suae gentis, vi­dit Jesum in tormentis, et flacellis subd£­turo.

Maria sola intendeva in quel momento tutta l'opera della divina carità del Figlia suo nell'assoggettarsi all'umiliante tormento, Veramente Gesù ha preso sopra di sè inno­cente le lividure dovute a noi colpevoli: ramente egli porta i dolori dovuti ai nostri peccati! Egli è percosso per le nostre ini­quità: pesto per le nostre scelleragini! Intendilo bene, anima mia, per te sanguina Gesù, per te lacrima Maria! Per te che con tante immodestie, vanità, turpitudini provo­chi continuamente l'ira di Dio: per te, che preferisci i piaceri del corpo alla tua pro­pria salute! Guarda in Gesù flagellato e san­guinolente, in Maria moralmente straziata e lacrimante quali funeste conseguenze hanno i peccati di impurità. Vergognati e risolvi di distruggere in fretta.

O Vergine Immacolata, mi sento pieno di confusione riflettendo che tante volte ho ac­cresciuto questo vostro dolore:, deh impetra­temi da Gesù il perdono delle mie impurità, e conducetemi a lavarle nel sangue di Gesù, che proprio per questo fu sparso in tanta copia!

Per amor di Maria Addolorata fuggirò ri­solutamente le occasioni che potrebbero le cattive abitudini, se in eterno la pena che me durmi a macchiare la purezza del cuore e del corpo.

ESEMPIO. Nel secolo decimoterzo visse nel Bra. bante una santa giovinetta fattasi per amor di Dio mendicante, e votatasi a perpetua verginità per istu­dio d'imitare Maria la Madre di Dio. della quale ella portava il nome. Questa devota Maria ebbe a lot. tare sino al sangue ed alla morte per la difesa della sua purezza, tanto che meritò il titolo di 5. Maria la Dolorosa. Rigettate con invitta costanza le lusin­ghe di un giovane che ne era preso, sprezzante 1e minaccio, non cedette nemmeno all'alternativa di es­sere accusata di furto, simulato a suo danno, al pub­blico tribunale. Fu accusata, non valsero le sue di. scolpe, condannata a 'morte, colse la corona del mar. tirio sepolta ed impalata. Quanto eroismo in questa devota di Maria Addolorata!.

PREGHIERA. O Madre Addolorata, per quella pungente spada che vi trafisse l'ani­ma alla vista del dilettissimo Figlio ingiu­riato, condannato, flagellato crudelmente, imprimete nel nostro cuore tale amore com­passivo verso di lui, che ci pentiamo since­ràmente dei nostri peecàti: ci dispiaccia di non avere mai sinora combattuto sino al san­gue per restirstere al peccato. Otteneteci da Dio la grazia di risolverci una buona volta di amare il sommo Bene con tanta carità, da esser pronti a morire prima che peccare. Così sia.

OSSEQUIO. Accettate con umile atto di rassegna­zione tutte le avversità ed i flagelli che Dio vorrà mandarvi per vostra occasione di merito.

 

42. La coronazione di spine.

Immobile, atteggiata di dolore, e di goscia stava Maria contemplando l'indegno strazio che si faceva dell'amatissima suo Fi­glío; quand'ecco che i carnefici stanchi ces­sano dal battere, slegano le mani di Gesù che tutto una piaga sanguinolenta, mal reggen­dosi in piedi, si prova,a ripigliare le sue ve­sti. Maria sospende il respiro, e vorrebbe slanciarsi là per recare qualche conforto al dolente Figlio... Ma ecco che quei soldati con un sorriso sardonico si scambiano un motto, qualcuno esce, e torna seguito da. mol­ti camerati, tutta la coorte: è un branco di lupi attorno ad un agnello! Che hanno stillato di fare? Maria sospira profondamen­te e trema in tutta la persona. Ecco che al­cuni si stringono intorno a Gesù, gli strap­pano di dosso le vesti sue, che non aveva fi­nito di adattarsi alla persona: uno reca un vecchio mantello da soldato che era di colo­re scarlatto: la mantellina che il soldato ro­mano si -gittava sopra le armi. Con l'aiuto dei compagni l'adatta a Gesù sul nudo in modo, che annodato in una spalla, faccia la figura della porpora regale: si fa sedere Ge­sù; ma ecco che da un altro lato si sta intes­sendo un non so che di corona con ramo­scelli di acute spine! Il cuore della Madre si angoscia e cessa di battere! È uno spinoso diadema, anzi sembra un elmo, perchè appa­risce un groviglio di spine intricate. Due dei manigoldi si fanno accanto a Gesù, e gli pon. gono sul capo quel ferale fascio di spine. Non entra-bene: lo si spinge e calca con ba­stoncelli per non ferirsi le mani! Il volto di Gesù si contrae con doloitoso spasimo: nuovi rivi di sangue scendono dalla testa lanci nata da ogni parte: volto, barba, occhi, lab­bra sono irrigati di sangue! Se la tenera Ma­dre non isviene, è perchè lo svenimento non cade in lei, creatura perfettissima ed imma­colata; ma quanto e quale dolore!

Non basta: per compiere la beffa si pone in mano al re da burla una canna, che deb­ba figurare lo scettro! La parodia è comple­ta, non manca che protestare l'omaggio che si reputa degno di tale re. Ed ecco che dispo­stisi in fila quei schernitori della regalità di Gesù, gli vengono innanzi a due, a tre, a quattro per volta, e con gesto goffo e beffar­do, fanno finta di ossequiarlo come re dei Giudei: « Salute al re dei Giudei! » dicono con ischerno diabolico: ed aggiungendo alla beffa il dolore, chi gli sputa in faccia, chi gli toglie la canna di mano, e gli ci batte il capo, chi fa il medesimo che ha in mano! Immagina, se puoi, mento penoso della Vergine Madre: non ti riuscirà, per quanto tragiche situazioni ti possa figurare!

O Vergine addoloratissima, in questo terribile momento vi saranno certo con altre verghe anima mia, quel terri­tornate in mente quelle parole dell'Angelo, che voi conservavate nel vostro cuore « Ecco che tu concepirai e partorirai un figlio, e lo chiamerai Gesù: costui sarà grande, e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo; e gli darà il Signore Iddio' la sede di David suo padre: e regnerà nella casa di Giacobbe, in eterno; e il suo regno non avrà più fine! » Ed a questa parodia di regno si sono ridotte le splendide promesse? E voi, o gran Vergine, che ne pensate! Ah vi conosciamo, o Vergi­ne magnanima, voi soffrite, quanto nessun cuore umano può mai soffrire; ma la vostra fede è troppo superiore al vostro dolore! No, non vi scandalizzate voi delle umilia­zioni del Re della vera gloria; vedete le spi­ne fiorire in corona di gloria; la squallida porpora mutarsi nella veste gloriosa dei San­ti; la fragile canna che spezza troni e coro­ne!...

V'intendo, o Maria, voi in quell'angoscio­so momento offrite a Dio le vostre lacrime in unione degli atroci dolori del vostro Fi­glio, per il trionfo del regno di lui, la santa Chiesa Cattolica. Come Dio accolse allora le vostre preghiere, così le. accolga ora per, noi, per darci lume ed animo grande da non iscandalizzarci delle umiliazioni di Gesù, ma mettere ogni nostro studio per esserne partecipi, chè questo è il più sicuro segno di piacere a Dio.

Attenderò con seria studio della cristiana umiltà, persuaso che questa è la via; regia per arrivare alla gloria di Dio.

ESEMPIO. S. Caterina da Siena ebbe un giorno a sostenere una fierissima lotta col demonio, che cercava di sollecitarla a peccato d'impurità. Spossata per la fatica morale, ma vincitrice dell'assalto, si senti­va proprio bisognosa di conforto, ed invocava Gesù con gemiti e, lacrime. Ed ecco che Gesù le apparisce, la conforta, e mostrandole due corone che recava in mano, una di rose ed una di spine, domandarle quale delle due vuole. La Santa in un impeto di gene­rosità, toglie dalla sinistra di Gesù la corona di spi­ne, e se la calza con violenza in capo; mentre Gesù, dicendole che la corona di rose gliela serbava per l'eternità, disparve. Ma il dolore della corona di spi­ne messasi in capo fu tanto, che la Santa ne fu ri­scossa dall'estasi. Ecco una vera imitatrice di Maria Addolorata!

PREGHIERA. O Gesù, Re dei secoli, che voleste vincere la tremenda vanità del potere delle tenebre, gettandovi ad esser coronato di spine e deriso dai suoi militi, degna­tevi di accoglier tutti noi tra i vostri fedeli sudditi e coraggiosi soldati; e per intercessione della Regina dei Martiri, la Madre vootra santissima, concedeteci lume alla mente e santi affetti al cuore, che non ci spaventi mai la seducente vanità, nè apprezziamo mai onori e piaceri mondani, ma con voi com­battendo e vincendo in terra, possiamo giun­gere a far parte dell'eterno vostro trionfo in cielo. Così sia.

OSSEQUIO. Ricordate che col sacramento della Cresima siete diventati soldati di Cristo Re, risol­vete di far sempre onore al Duce divino.

 

43. Gesù condannato a morte.

Gesù camuffato in quel paludamento di re da burla fu sottratto per un momento dalla vista lente dai soldati schernitori che volevanc presentarlo così ridotto a Pilato. Ma tosto il preside non senza una profonda commozione che gli si legge in vol­to, lo rimena fuori dall'alto di una loggia del suo tribunale, perchè tutti lo guardino e si sentano sbollire l'odio e la rabbia alla vista di tale spettacolo, che avrebbe amman­sito le fiere. Aveva forse preparato un d scor­so per questo scopo, ma la tragicità del mo­mento e l'interna commozione non gli la­sciano dire che due parole: Ecce homo! Ec­co l'uomo! (').

Di tutti gli spettatori non si commosse che Maria, la quale levando gli occhi e vedendo il suo Gesù in quell'arnese, ne provò tale im­pressione da sentirai come spezzare il cuo­re in petto, e quelle due parole delle quali ella sola intese in quel momento tutto il significato, le trafissero l'animo come due stillettate penose! « Figlio mio, a qual ter­mine ti ha ridotto l'amore verso gli uomini! » ..... Ma seppure aveva potuto formulare que­sto grido del cuore trambasciato, chè le creb­be immensamente l'ambascia, udendo le gri­da di quella turba imbestialita: « Uccidilo, uccidilo! Alla croce, alla croce! ». « Ma se non ha fatto nulla di male! » soggiunge Pi­lato, che in quel momento non doveva cre­dere nemmeno alle proprie orecchie. « Nien­te, niente, gridano i capi della Sinagoga, noi abbiamo la legge, e secondo la legge co­stui deve morire, perchè si è fatto Figlio di Dio. Pilato ne rimase attonito. Non intese tutto il significato di quelle tremende pa­role, gli parve di capire che Gesù aveva asserito di essere il Figlio di Dio innanzi al tribunale religioso, e ciò lo riempì di spa­vento, sapendo, a prova ché Gesù parlava poco, ma non diceva che la verità: trasse via di là Gesù per interrogarlo da solo »

Intanto Maria meditava l'arcano senso che per lei avevano quelle parole pronunziate dai Giudei a sfogo del loro odio satanico con­tro l'erede delle promesse di Dio, contro il Messia non voluto da loro conoscere. Abbia­mo la legge, e secondo questa egli deve mo­rire! Quale fatalità, diremmo noi! Quale mi­sèricordioso disegno di Dio autore della leg­ge, diceva Maria! Una morte ci vuole per dare agli uomini, morti alla grazia, la vita divina per la quale, furono creati! Ma qual morte può giovare a questo? Non la morte dc un peccatore, che non varrebbe neppu­re a redimere se stesso. Non la morte di un semplice uomo, sia pure innocente; perchè nessun uomo può essere innocente se non è reso tale dal Sangue di Gesù Cristo, e sia pure così giustificato, morendo basterebbe a salvare se stesso, come di Noè, Giobbe e Daniele dice Ezēchiele; non gli altri se non per intercessione necessaria dunque la morte di colui che alla natura umana dà una dignità infinita facendola sua personal­mente. È necessario che il mio Gesù muoia, così è scritto di lui. Ed ecco che Pilato ricom. parisce, si adopera quanto può per liberare Gesù, dal quale ha inteso la colpa che com­metterebbe condannandolo. Ma presto la co­scienza cede in lui al timore di Cesare: si lava le mani quasi volendo liberarsi dalla responsabilità, ma pure pronunzia la fatale sentenza. Il popolo grida: « Il sangue suo ca. da sopra di noi e sopra dei nostri figli ». Maria profondamente angosciata al vedere ed udire ciò che vede ed ode, a questa orri­

bile imprecazione di quella perfida genìa sente corrersi per le ossa un brivido di spa­vento; ma tonto leva gli occhi al Cielo, e con profonda commiserazio di quei cie­chi volontari; offre il Sangue e la Vita del­l'innocente Figlio suo anche per quei cru­deli, e prega che quel prezioso Sangue cada anche sopra di loro, ma non a castigo, bensì a redenzione! Rifletti all'eroico contegno di Maria e cerca di imitarla! O Maria, mare amarissimo d'acerbo dolore, imploratemi da Gesù la giusta comprensione di quel che egli ha fatto per me, offrendosi alla morte, per­ch'io vivessi. Fatemi parte di quella maga­nimità con la quale anche voi offriste a Dio l'unigenito vostro, da voi teneramente amato. Fate che anch'io muoia al peccato, e la mia nuova vita di grazia sia sempre nascosta con Cristo in Dio (s).

Non soffrirò nemmeno per breve tempo di perdere col peccato mortale il beneficio della morte di Cristo, la vita soprannatura­le dell'anima: e se per mia disgrazia mi accada di peccare, correrò a lavarmi, nel San­gue di Cristo con una buona , Confessione: intanto far$ subito l'atto di contrizione.

ESEMPIO. S. Lorenzo da Brindisi, astro primario dell'Ordine de' Minori Cappuccini, si distinse, oltre che per scienza e prudenza singolari, anche per una fervida filiale devozione a Maria, in onore della quale scrisse dottissime pagine. Sacerdote e predica­tore di vaglia, ebbe zelo ardentissimo per la conver­sione dei peccatori, specialmente si adoperò per la conversione degli Ebrei, ai quali predicò più volte nella lingua della Bibbia, con tale perizia che tutti ne rimasero ammirati, e molti si convertirono a Gesù Cristo, mutando in benedizione l'imprecazione dei loro padri. Felice Santo, che potè cooperare a tanto bene, facendo sì che il Sangue di Cristo fosse reden­zione ai figli di coloro che lo versarono. Quanto si dovette compiacere Maria del suo fedele servo!

PREGHIERA. O santissima Vergine addo­lorata, che la Chiesa crede ministra del San­gue del Figlio vostro, prezzo infinito del nostro riscatto, ricordatevi di questa vostra prerogativa a vantaggio delle povere anime nostre macchiate da tante colpe e peccati, bisognose di quel salutare lavacro. Voi po­tete impetrarci la misericordia di Dio, il perdono del Padre celeste! Deh fatelo per quel dolore che provaste nel vedere spar­gere quel Sangue divino, e noi con le mise­ricordie di Dio, canteremo in eterno la vo­stra materna bontà. Così sia.

OSSEQUIO. Fate devotamente cinque offerte del Sangue preziosissimo di Gesù Cristo per la conver­sione degli Ebrei.

 

44.Viaggio al Calvario.

La condanna a morte di Gesù fu pronun­ziata dal Preside Romano il giorno della Parasceve di Pasqua, che quell'anno cumu­lava con la Parasceve consueta cioè col Ve­nerdì: era quasi l'ora sesta, cioè si era an­cora prima del meriggio. I Giudei si av­videro che il tempo stringeva, poichè a ca­lata di sole era per cominciare la grande so­lennità della Pasqua: rimandare l'esecuzio­ne di Gesù a dopo le feste, rion c'era nem­meno da pensare, chè il volubile Pilato a­vrebbe potuto cambiar parere: bisognava dunque profittare dell'ore disponibili. Si prega il Preside a non differire, tanto più che vi erano da giustiziare due altri condan­nati per delitti comuni. Tanto meglio; acco­munandoli con Gesù sarebbe per lui il col­mo dell'infamia. Pensato, sugerito, ottenuto l'intento, si approntarono tre croci: sulle spalle di Gesù si adatta la più pesante, e in tutta fretta si muove il triste corteo verso il luogo infame delle esecuzioni capitali, detto il luogo del cranio, o Calvario. Precede un centurione, scortano i rei quattro solda­ti, guidano il tutto i capi della Sinagoga, se­guono donne piangenti, e discreta folla di cu­riosi.

Maria con le compagne vedono muovere il corteo, non si mescolano però con alcun gruppo, ma guidate dall'animoso Giovanni prendono altra via.

E qui considera, anima mia, lo stato d'a­nimo della Vergine Madre. Tutto ciò ch'el­la vede ed ode in questa lugubre circostanza è per lei fonte di vivissimo dolore, conside­rando sino a qual segno è odiato il suo be­nedetto Figliolo, l'innocente Gesù. Non si vede l'ora di averlo morta: non si guarda, pur di ottenere l'orribile intento, nè a san­tità di giorno, nè a ricorrenza sì ricordevo le, nè a culto divino, nè a rispetto di reli­gione! Lo si vuol morto l'innocente Gesù, ma in maniera che apparisca a tutti reo co­me i due delinquenti menati a morte con lui. Le ricorda la Vergine le parole d'Isaia:

Ed egli fu accomunato tra gli scellerati! ». Et eum iniquis reputatus est! », e ve­dendole ora appuntino verificate, pur senten­dosi crescer la fede nella divinità dell'umi­liato Gesù, prova anche tutta l'acerbità e l'amarezza per tanta umana malizia. E quei ministri della religione, gli Scribi, i Fari­sei, i sacerdoti, che immemori della vigilia di Pasqua, non trovano occupazione più inte­ressante per loro, che venire a dirigere la più orrenda ingiustizia, ad accrescer la pe­na dell'Innocente menato al supplizio con i loro sarcasmi ed insulti! Quale travolgimen­to del senso morale! Non sono costoro che per tema di contaminarsi, da non poter poi con buona coscienza mangiar la Pasqua, non hanno avuto l'ardire di entrare nel pretorio del pagano Pilato? Ed ora dove sono anda­ti tanti scrupoli, tanti riguardi alla legge?

Così Gesù con la croce in ispalla, va solo al Calvario: son è accompagnatti, che da nemi­carnefici, curiosi, donne che piangono per puro sentimentto naturale. Ci sono i due rei che portano la croce bestemmiando l'u­mana e la divina giustizia; verrà più tardi il Cireneo che piglierà la croce di Gesù sol­tanto perchè costretto: ecco tutto!... Ecco un quadro della tragedia umana di ogni giorno! Maria, che lo intende meglio d'ogni altro, pena e soffre più per gli acciecati uomini, che per Figlio suo, che con tanto zelo per la nostra salute aveva detto: « Chi vuole veni­re; dietro a me, pigli la sua croce ogni gior­no e mi segua!. Chi si cura di ascoltare l'invito di Gesù? Oh quanti Cristiani in pra­tica si diportano come nemici della croce di Cristo. Ed io come mi conduco? So­ne. amico, o nemico della croce del mio Si­gnore? Se si tratta della figura decorativa della croce, o sì, mi piace! Non mi dispia­ce nemmeno il culto esteriore alla Ss.ma Croce, almeno quando non costa nulla. Ma la croce mia vera, la tribolazione quotidia­na che Dio mi manda per farmi somigliare al Figlio suo, oh questa non mi va, la sfug­go, cerco di sgravarmene le spalle.

O Vergine dolorosissima che seguiste con tanto eroismo Gesù al Calvario; che tanto soffriste per il cieco formalismo de' Giudei; allontanate da me il loro velenoso fermen­to, affinchè col sodo continuo esercizio del­le virtù cristiane segua accanto a voi Gesù che va a morire ,per me con la croce in ispalla.

Mi guarderò come da vera peste dal for­malismo farisaico che cola il mascherino e ingoia il camello: ma mi formerò sem­pre una soda costante coscienza cristiana se­condo gl'insegnamenti del Vangelo.

ESEMPIO. A S. Andrea Bobola, Gesuita Polacco, la provvidenza assegnò un compito arduo più che forze umane non valgono a portare a termine. L il caso di dire, un Calvario non solo alto, ma scosceso, ripido, malagevole per ogni verso. La sua vita fu una serie non interrotta di difficoltà senza misura, ed una superata, eccone un'altra più difficile, sino all'apostolato spinoso, senza umane soddisfazioni, si­no al martirio atroce e lungo, sino ad una morte so. migliante a quella di, Gesù Crocifisso. Ed il Santo sempre intrepido, mai scoraggiato, sempre lieto e tranquillo, tutto superò, sino alla corona di Martire. Gli dava animo e coraggio il suo ardente amore a Gesù, la sua fervida devozione a Maria santissima. Chi vuole portare con gioia la sua croce quotidiana, sia devoto vero di Maria Addolorata.

PREGHIERA. Stanco e sfiduciato sotto il peso della, tribolazione che da ogni parte mi circonda, e cresce ogni giorno più, a voi ricorro o Maria, Consolatrice degli afflitti, da voi imploro balsamo spirituale che mi rianimi, per la vostra intercessione mi aspet­to dalla divina bontà un accrescimento di speranza che mi conforti, un soffio di cari­tà, che mi accenda e sproni a percorrere la via dolorosa, che la misericordia del Padre mi apra innanzi per giungere all'eterna fe­licità. Voi, o Maria, che troppo bene cono­sceste la tribolazione, abbiate compassione di me, ed ottenetemi la grazia che desidero. Così sia.

OSSEQUIO. In tutte le angustie, dubbi e perplessità che vi si presentano, ricordate Maria Addolorata, invocate il suo valido patrocinio.

 

45. Incontro.

Quel doloroso viaggio al Calvario, che molto ap­propriatamente si nominò «La via Cru­cis » vi fu un incontro fra Gesù e Maria ad un certo punto del cammino. Sia che si sup­ponga Maria con le sue compagne uscite di città prima che ne uscisse il corteo dei con­dannati; sia che la medesima per qualche viottola scorciatoia venùse a trovarsi nella via per la quale doveva passare il suo Gesù, la tradizione può benissimo sostenersi, tan­to più che fin da tempi lontani si conserva nel luogo di questo incontro una devota cap­pella dedicata a S. Maria dello Spasimo, volendosi con questa parola impropria e­sprimere lo schianto doloroso del cuore di Maria nel vedere da vicino il Figlio suo così trascinato al­ Secondo una pia tradizione, malconcio, ansimante, sudato, l'ultimo supplizio.

Del resto tutto ci persuade troppo vero questo incontro durante a tenere per ma chi può immaginar quanto soffrissero l'uno per l'al. tre quei due cuori di Figlio e di Madre in questa occasione? Quante corse si dicessero pur col solo sguardo, quali parole riuscisse­re ad indirizzare l'uno all'altra?

Si videro madri, che andate incontro a figli in mano della giustizia, tramutati di prigione in prigione, caddero svenute, ed anche morte, dopo aver versate tutte le loro lacrime, non appena li videro ammanettati scortati dalla forza, senza riuscire nemme­no a dir loro: Addio, figlio mio! Che sarà stato di Maria nell'incontrare Gesù scortato e sospinto dalla forza pubblica, carico del suo supplizio, che andava alla morte, che avrebbe subìto fra pochi minuti? Una pietà sincera sì, ma troppo inferiore al sentimen­to della Vergine, immaginò che ella sve­nisse dallo spasimo, donde il nome dato alla cappella ivi elevata. Però chi pensi che Ma­ria non ebbe a''cuna delle piaghe lasciate in noi dal peccato originale, e che era la Don­na forte per eccellenza, non creda che ella spasimasse, e molto meno svenisse, ma che soffrì tutto quel più di dolore, che le per­sone che possono svenire non soffrono più, perchè lo svenimento priva della consapevolezza di sè, e di ogni senso di dolore. Maria invece non isviene no, ma soffre con piena consapevolezza tutta l'atrocità di quel do­loie índescrivibile a parole umane!

Considera il fatto e le circostanze. Il Fi­glio unigenito della Vergine è nel tratto più penoso della sua Via crucis!... Ansante, op­presso, madido di sudore, schernito e vili­peso, esausto di forze e,d'ogni vigore, e va alla morte! La Madre lo incontra, l'osserva, gli tende le braccia per porgergli soccorso, ma non può far nulla: è guardata, lo guar­da: la pena dell'uno s'immedesima con la pena dell'altra. Oh Figlio mio! O Mamma mia! Heu Mater, heu Filii dolor! Abramo col cuore sanguinante sale il monte fatale accanto alla vittima inconsapevole, l'unige­nito diletto Isacco... Babbo, ecco qua legna, fuoco, coltello, ma dov'è la vittima? Al pa­dre scoppia il cuore nel petto, e basta l'a­nimo per rispondere soltanto: Dio ci pen­,serà, figlio mio!. Ecco la situazione di Maria in cruell'incontro, anzi questa è molto più dolorosa e solenne. Maria già sa troppo bene che il Figlio suo va ad esser vittima per i peccati del mondo, e che la divina Giu­stizia senza rattento vibrerà il colpo fatale: Proprio Filio suo non pepercit Deus!, e, si consideri bene la cosa, nemmeno Maria perdona a se stessa, offrendo alla morte il frutto benedetto delle sue viscere; e sopra il sacrificio di lui ponendo se stessa, come libagione di soavissimo- odore a Dio. Sono due vittime che si sacrificano per me!

L'intendo, o Madre amabilissima, e vor­rei anch'io unirmi al gran sacrificio; ma lo dico soltanto a parole, o tutt'al più con la velleità, mai con volontà risoluta: troppo piaccio a me stesso, troppo mi risparmio, troppo vorrei sacrificare gli altri per me. Oh cara Madre mia, accendete un po' di fuoco di carità in questo mio cuore freddo!

Imitando Famore di Gesù e di Maria che si sacrificarono per me, propongo di sacri­ficare tutte le cose mie e me stesso, per il prossimo mio, specialmente per le persone commesse alla mia cura.

ESEMPIO. S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, de. voto sino all'entusiasmo della beata Vergine Maria, che egli chiamava: La santa Madonna, esprimendo in queste tre parole tutta l'ammirazione e l'affetto che lo animava, fu uno di quei Cristiani sacerdoti, che poteva ripetere, e ripeteva difatti le parole-del­l'Apostolo: Charitas Christi urget nos. La ca­rità di Cristo ci agita. Infatti il santo Sacerdote spe­se tutta la sua vita ciel soccorrere largamente ogni sorta di miserie umane. Fu il fondatore della me. ravigliosa Piccola Casa della Divina Provvidenza in Torino, che è una giusta.città, ove sono raccolti tut. ti gl'infelici, curati, assistiti, confortati con carità materna. Beni suoi, elemosine copiose, attività in­tere spese il devoto di Maria in questa grande ope­ra, e fu vera vittoria di carità cristiana.

PREGHIERA. Vergine santissima Addo­lorata, che con tanta generosità accompa­gnaste il dilettissimo unigenito Figlio vostro Gesù, mentre egli attuando in sè quello che i! giovane Isacco, menato al sacrificio, ave­va prefigurato, e voi Madre amorosissima, più ubbidiente che Abramo, l'offriste a Dio insieme a voi stessa, aggiungete a tanta vo­stra carità per noi, preghiere speciali a Dio per la salute dell'anima nostra. Che per i meriti della Vittima divina e per il vortro materno intervento a nostro favore, possia­mo meritare di cogliere tutti i vantaggi della copiosa redenzione nella bella gloria del santo Paradiso! Così sia..

OSSEQUIO. - Fate qualche opera di carità al vostro prossimo anche coni vostro incomodo, per amor dì Gesù e di Maria Addolorata.

 

46. Crocifissione.

Si giunge finalmente sulla spianata del Calvario, luogo quasi. adiacente alle mura della città, non molto alto, ma cospicuo per una roccia che v'era nel mezzo. Maria con le compagne e S. Giovanni vi giunsero qua­si contemporaneamente a Gesù, e confusi ara tra la folla per non farsi scorgere, si collocarono in modo da essere spettatori di tutta la terribile esecuzione. Si tolgono le croci ai giustiziandi, le si piantano solida­mente in terra; intanto si porge ai cruèian­di il misero estremo conforto di un poco di vino mirrato (1), per attutire in loro alquan­to il senso del dolore. Gesù vi approssima le labbra, ma rifiuta di berne, perchè vuole conservare tutta la sua sensibilità al tor­mento 0. Ma ecco che gli strappano le ve­sti di dosso esacerbando in più parti le pia­ghe della flagellazione, e facendone scorrere nuovo sangue: lo agguantano in quattro car­nefici, lo sollevano bruscamente anche con corde fattegli passare sotto le ascelle, e tolo poggiare sopra un legno che era mezzo del trave maggiore, comincia ad applicarglisi l'estremo terribilissimo suppli­zio. Lo crucifissero: dicono tutti e quat­tro gli Evangelisti: ma chi può immaginare quella barbara carneficina? Maria sola che la vide compiersi sul frutto delle sue vince­re immacolate potrebbe raccontarcela, e ci trafiggerebbe il cuore spremendone lacri­me di sangue col suo racconto! Quelle brac­cia stirate lungo la traversa; quelle palme delicatissime trapassate dal suo ruvido chio­do ciascuna; quei colpi di martello su chiodi che si ficcano nelle vive carni poi nel le­gno; quelle gambe stirate, quei piedi lacera­ti ciascuno dal suo chiodo! Oh come tutto colpisce l'occhio, la fantasia, il cuore della dolente Madre spettatrice della crocifissione del Figlio! Ma al vederlo abbandonato, sol­levato da terra, sospeso con tutto il peso del corpo alle quattro ferite delle mani e dei piedi, che sempre esasperate dal ferro, che vi è dentro, sanguinano a rivi, e si ma­lignano causando una febbre tormentosissi­ma in tutto il corpo, la Madre Addolorata soffre dolore sì veemente che gli cagiona la morte mistica, e potrebbe cagionargliela an­che fisica se ella fosse debole quanto le altre persone del suo sesso. Ad ogni modo men­tre si crucifigeva Cristo, si crucifigeva anche la Madre. Christo truci fixo truci figebatur et Mater.

E tu, anima mia, tieni bene impressa in te la crocefissione di Gesù Cristo, e guar­dandola col sentimento naturale e con il lu­me della fede, rifletti al dolore inestimabile ed allo strazio crudele che si fa del Figlio crocifisso e della Madre addolorata: abban­donati pure all'affetto amaro di compassio­ne per il tuo Redentore e per la tua Corredentrice : ma ricordati che la compassione non è tutto quel che voglìono da te Gesù e Maria. Maria, che è il membro più nobile del mistico corpo di Cristo, t'insegna con questa sua larga partecipazione ai dolori del crocifisso, a risolverti anche tu una volta a crocifiggere con Gesù la tua carne con i vizi e le concupiscenze; sì da poter dire con verità: « Sono crocifisso con Cristo; vivo sì io, ma non io più vivo, bensì Cristo vive in me ». Quanto sei lon­tana da questa mistica crocifissione, anima mia! Ma rifletti bene che se tu non ti risol­vi ad imprimere in te l'immagine del Croci­fisso, resterai priva del suggello dei predestinati, in pericolo quindi di dannarti.

O Vergine Santissima, tutta pervasa l'ani­ma dei dolori del Figlìo vostro crocifisso, e confitta con lui misticamente sopra la stes­sa croce, ottenetemi con le vostre preghiere e lacrime la grazia d'imitarvi, crocifiggen­domi anch'io con Gesù sulla croce, per non vivere più al mondo, bensì a lui solo che tanto mi amò da lasciarsi crocifiggere per me. Esauditemi, Madre mia conducete quest'anima mia dalle vanità del mondo all'amplesso di Gesù Crocifisso! Quanto più sentirò la difficoltà ed il do­lore in osservare fedelmente gli obblighi miei contratti innanzi a Dio, tanto più mi attaccherò ad essi inchiodandoci la mia vo­lontà, perchè mai più si stacchi dalla croce di Cristo.

ESEMPIO. S. Pier Battista, francescano del se­colo decimosettimo, con altri compagni del suo Or­dine ed altri religiosi della Compagnia di Gesù, pre. dicarono con grandissimo frutto il mistero della Croce ai pagani del Giappone, e già si lusingavano che tutto quel regno del Sol levante sarebbe con­quistato a Gesù re dei secoli ed a Maria regina dei Martiri, quando un'improvvisa bufera di persecuzio­ne si scatenò contro la nascente cristianità, e prime vittime ne furono Pier Battista con altri suoi con­fratelli, e Paolo Miki con altri Gesuiti, ed uno stuo­lo di neofiti giapponesi, tra i quali alcuni fanciulli. Tutti furono crucifissi sopra una collina presso Na­gasaki, legati alle croci con dure ritorte, e trapas­sati d'ambo i lati con due lancie ciascuno, che dal fianco sinistro riuscivano alla spalla destra, e vice­versa. In quest'orribile supplizio i santi Martiri pre. gavano come rapiti in estasi, ed i fanciulli canta­vano il Laudate, pueri. Così seguirono Gesù sino alla croce, sino alla gloria.

PREGHIERA. O Regina dei Martiri, Ma­ria santissima, che foste misticamente cro­cifissa con Gesù, ed in lui tutta immersa, provaste tutta l'acerbità di quel supremo tormento, impetrate anche a me, ve ne pre­go, la grazia di vivere sempre crocifisso con Gesù, di non distaccarmi mai, se non mor­to da quella croce, che è l'unica speranza di salute per il mondo naufrago. Così sia.

OSSEQUIO. Fate qualche penitenza corporale col consiglio del vostro confessore.

 

47. Perdono e Promessa.

Compiuta l'esecuzione di Gesù e degli al­tri due condannati, i iniliti esecutori si pon. gono a sedere poco lungi dalla croce per far la guardia, ed intanto si spartiscono le spoglie dei morituri, e giocano a dadi, cui debba toccare la tunica di Gesù, che sareb­be un peccato tagliare, tessuta com'era tutta insieme senza cuciture: opera senza dubbio delle materne mani di Maria; che osserva­va in quali mani era venuto l'amoroso la­voro suo!. Ma lo spettacolo più indecen­te era quello che davano quei zelanti, rigi­di, implacabili Scribi, Farisei e sacerdoti che erano venuti a prendersi la diabolica soddisfazione di assaporare le ultime stra­zianti agònie dell'odiato Nazzareno.

Soddisfatti e pettoruti passavano da una parte all'altra tra le croci, e scuotendo il. capo, col ghigno sulle labbra, ammiccandosi l'un l'altro, andavano ripetendo, che si po­tesse sentire anche dal Crocifissa di mezzo « Bene! Tu che puoi distruggere il tempio di Dio, ed in tre giorni ricostruirlo, salva te stesso, se ti basta l'animo! Se sei Figlio di Dio, scendi un po' dalla croce!? ». E si di­cevano l'un l'altro: « Ha salvato gli altri, e non può salvare se stesso! Se è il Messia d'Israele, scenda giù dalla croce, e gli cre­deremo: ha avuto tana confidenza in Dio,

lo liberi ora, se l'ama davvero; quante vol­te ha detto: Sono il Figlio di Dio! ». Il brutto esempio dei capi del popolo era imi­tato anche dai due delinquenti crocifissi con Gesù.

E Maria udiva queste bestemmie arcasti­che contro il Cristo, il Figlio di Dio, con­tro la Provvidenza del Padre celeste, con­tro le divine Scritture! Ne provava al cuore altrettanti dardi lancinanti e penetrati sino all'anima; ma neppure ora ella perde la sua consapevolezza, nè dà in ismanie o rimpro­veri, ne rende a quei sciagurati la pariglia con invettive e vituperi. No, non è Maria come le altre donne! Ella pur soffrendo in­dicibilmente prega per coloro che insultano, il.suo Figlio: ed ecco che la sua preghiera è esaudita. Gesù dall'alto della croce prega al­l'unisono con la Madre sua: « Padre, perdo­na loro, che non sanno quel che fanno! ».

Oh come Maria si unisce anche più stret­tamente alla preghiera del Figlio, chieden­do anch'ella perdono per quei perfidi coni­patriotti. Ma un altro frutto dovevano co­gliere le dolenti preghiere di Maria. Forse commosso dalla caritatevole preghiera di Ge­sù, uno dei latroni crocefissi rientra in sè, cessa dal bestemmiare, ripensa alla sua vita di scelleraggini, e forse ricorda di avere in­contrato Maria con Gesù Bambino in brac­cio fuggiasca verso l'Egitto, e dopo avere redarguito l'altro latrone che proseguiva ad imprecare, si rivolge con umile preghiera a Gesù dicendo: « Ricordati di me, o Signore, quando sarai nel tuo regno! » E Gesù gli ri­sponde: « Oggi stesso tu sarai meco in Para­diso! »

Meravigliosa conversione!... Potenza della misericordia di Dio, che muta in perfetto credente il bestemmiatore di poco prima! Promessa ineffabile di Gesù Crocifisso, di dare al, convertito proprio in quello stesso Venerdì santo il Paradiso! Quanto con­forto, quanta speranza deve infondermi que­sta promessa di Gesù Crocisifisso! Ma quan­to gli debbo esser grato per aver voluto su­bire la morte di croce, affin di aprire a me peccatore le porte del Paradiso! La Croce di Gesù fu la chiave di quel beato regno, ad essa debbo star sempre abbracciato. Vergine Santissima, qual sentimento pro­A,aste all'udire questa promessa? Di meravi­glia certo no, chè voi sapevate troppo bene come il Figlio vostro moriva appunto per dare ai morti la vita, ai peccatori la peni­tenza, ai perduti la salute eterna! Se il vo­stro dolore non diminuiva, diventava però sempre più consapevole, sempre più volen­teroso, offerto con la morte di Gesù per la conversione di tutti i peccatori. Oh come vorrei confortare il vostro dolore, o Maria, convertendomi proprio davvero a Gesù, e sacrificandomi anche io con lui e con voi per la conversione di tutti i peccatori! Ac­cettate la mia buona volontà, o cara Avvo­cata dei peccatori, ed offritela a Gesù con le lacrime vostre, perchè egli, che solo può, la renda efficace al salutare intento.

Fuggirò sempre per conto mio ogni sorta di bestemmia od imprecazione, e pregherò Dio a perdonare a questi sciagurati pecca­tori, adoperando tutto il mio zelo per la lo­ro conversione.

ESEMPIO. S. Paolo della Croce, ardente di apo­stolico zelo per l'onor di Cristo crocifisso, viaggiava un giorno per la Maremma ed incontrò un bifolco che arava un campo adiacente alla strada. Costui stimolava due giovenchi alquanto ricalcitranti, e più che il pungolo o la parola, usava orrende bestemmie contro Dio, Cristo e la Vergine. Il Santo ne intese orrore, ammoni quel bifolco, ma questi; invece di arrendersi corse a pigliare il fucile, e già lo spia­nava contro il Santo. Paolo per nulla atterrito del suo pericolo, si levò il Crocifisso dalla cintura, lo innalzò dinanzi a quei giovenchi, gridando: Giacchè non rispetti tu questo Cristo, lo rispetteranno que­sti buoi! Ed ecco che quelle bestie, come se aves­sero avuto intelligenza, si prostrarono ginocchioni, chinando il capo innanzi l'effigie di Gesù.

Il bifolco a quella scena, gittò via il fucile, e piangendo per rimorso, si inginocchia ai piedi del Missionario, chiedendo di confessarsi lì subito: Così anche questo bestemmiatore fu riconciliato al Cristo che bestemmiava

PREGHIERA. Ecco ai vostri piedi, o amo­re mio crocifisso, il maggiore dei peccatori, che consapevole a se stesso di avere tante volte amareggiato il vostro Cuore sacratissi­mo, sente tutto il bisogno di quell'amorevo­lissima parola, che rivolgeste al buon Ladro convertito: Oggi sarai meco in Paradiso! Di­temela, caro Gesù, questa confortevole pa­rola: è la sola che possa confortarmi! Di­temela per le lacrime della Madre vostra e mia Maria, che vi prega di lavare nel Sangue vostro l'anima mia! Oh come sarò feli­ce, quando per il Sangue da voi sparso in croce, e per le lacrime della dolente Ma­ria, potrò confidare che il vostro Paradiso sarà anche per me povero peccatore penti­to. Amen.

OSSEQUIO. Baciate devotamente il Crocifisso di­cendo: Signore ricordati di me nel tuo regno!

 

48. Ecco la tua Madre!

« Stavano in piedi presso la Croce di Gesù la Madre di lui, e la sorella della Madre di lui Maria di Cleofa, e Maria Maddalena. Avendo pertanto Gesù scorto la Madre ed il discepolo che amava pur ivi stante, dice al­la Madre sua: Donna, ecco il figlio tuo! Quindi dice al discepolo: Ecco la tua Madre! E da quell'ora egli la prese presso di sè ».

Quanta materia da meditare ne porge questo commoventissimo tratto di Vangelo. scritto da chi ne fu testimonio e parte, dal discepolo diletto Giovanni! E prima di tut­to riflettiamo al nobile contegno di Maria in questa sublime circostanza della sua vita. Appena le è possibile per il diradarsi della folla dei curiosi, ella si accosta alla croce con le sue fide compagne, le Marie, Cleofe, Maddalena e Salome, con le quali era anche l'animoso Giovanni.

Maria è trambasciata dal dolore, e l'ani­mo sua è abbeverato di fiele ed assenzio per l'angoscia che tutta la pervade ed amareg­gia. Ma sta in piedi, forte, coraggiosa quasi sacerdote che vede esaurirsi di sangue e di vita la vittima che sta sacrificando il vero Sacerdote. Nessuno meglio cromprese e ri­trasse questo momento della vita di Maria, che S. Ambrogio: « Stava in piedi ac­canto alla croce la Madre, e fuggiti gli uo­mini, ella donna, guardava con animo in­trepido! Era spettatrice non degenere della divina tragedia! Spectabat non degeneri ma­ter spectaculo! ». Quanto ci dànno a medi­tare queste parole quasi intraducibili! Ma­ria era là degna spettatrice e parte del sa­crificio che l'Uomo-Dio offriva di se stessa a Dio per la redenzione del mondo. Gesù soffriva atrocemente gli spasimi della croci­fissione; Maria soffriva indicibilmente nel­l'animo: Gesù spargeva tutto il suo Sangue, Maria vi mescolava le sue lacrime materne delle quali già si esauriva in lei la fonte Gesù si approssimava alla morte vera; Ma­ria moriva ogni momento di morte mistica per la veemenza del dolore e dell'amore! Spectabat non degeneri mater spectaculo! Ecco di qual tempra era l'animo di Maria Vergine, ecco quanta costanza albergava in quel petto verginale; ecco, conchiude il san­to Dottore, quanto male a proposito si pen­serebbe che Maria potesse mai mutare il proposito fermo di essere sempre tutta di Dio in purissima verginità ».

Ed ecco che proprio per questo proposito. santissimamente osservato Maria, ora che le moriva l'unico figlio della sua intemerata verginità, dopo mancato il castissima Giuseppe, restava vedova, orbata, sola. Gesù da Figlio amantissimo le provvede un sostegno nel discepolo Giovanni, e questi più che vo­lentieri si assume il dolcissimo ed onorevo­le incarico.

Ma in quel solenne momento che Maria diventava la Corredentrice degli uomini, el­la veniva ad acquistare come suoi figli tutti coloro, che sarebbero diventati effettiva­mente figli di Dio per adozione divina nel suo Figlia vero Gesù. Tutti costoro saran­no fratelli adottivi di Gesù, e come tali potranno e dovranno chiamare la Madre di Gesù, madre loro. Era là Giovanni, già fi­glio di Dio per adozione, e degnato da Gesù di singolare amore. anche in questa sua qua­lità, e come rappresentante di tutti gli altri che sorgeranno da ogni banda, egli rice­ve Maria per sua madre, onorandola ed a­mandola più che Salome sua vera madre.

O quanto onore ha fatto anche a me Ge­sù dandomi per madre la sua propria Ma­dre Maria Vergine Immacolata, oh quanto poco amore porto a questa Madre.

O Maria, madre mia dolcissima, come vor­rei amarvi quanto meritate per quelle lacri­me, per quei dolori con i quali mi genera­ste accanto all'albero della croce vera­mente figlio del vostro dolore! Voi sola potete ottenermi che io non degeneri da tan­ta vostra virtù e nobiltà soprannaturale.

Prometterò a Maria Addolorata di ono­rarla sempre quale vera madre mia, imitan­done studiosamente le virtù, specialmente la costanza nell'osservare i buoni propositi.

ESEMPIO. S. Alfonso Maria de Liguori era pe­netrato di così filiale sentimento di devozione a Ma­ria, che parlando e scrivendo di lei, la chiamava con affetto indicibile la madre sua. Chi legge le sue opere che trattano di Maria, specialmente le sue infocate preghiere a lei, non potrà non sentirsi per. vaso dall'affetto che promana da quelle sempre cal­de e sempre nuove espressioni della filiale confi­denza del Santo Dottore verso la Madre di Dio e degli uomini Maria. E questa Madre tenne davvero il suo Alfonso in conto di figlio privilegiato, tante e sì preziose grazie implorandogli da Dio. Sicchè Alfonso favorito da Maria divenne un eroe di ca­rità, un dotto delle tese divine, quale difficilmentese ne trovò ai suoi tempi il secondo; un mistico sensatissimo, un apostolo secondo il Cuore di Dio. Ecco quanto la divina Madre favorisce ed esalta i suoi figli devoti!

PREGHIERA. O Madre mia carissima Maria, oh quanto mi compiaccio di chiama­re mia madre colei che è la Madre di Dio! Ma pur troppo non provo in me sentimenti filiali degni di tanta madre! Finchè mi pa­re che voi assecondate le mie naturali incli­nazioni, mi è dolce chiamarvi madre; ma io Cristiano, pellegrino in questa vita transi­toria, ben altre cose avrei da chiedere a voi, madre mia! Ho bisogno di fede viva, di spe­ranza sovrumana, di carità ardente... Ebbe­ne, madre mia dolcissima, impetratemi dal vostro primogenito Gesù tutte queste cose, e, proteggetemi contro gli assalti del mondo e del demonio; perchè possa giungere a go­dere le vostre materne carezze in Cielo. Così sia.

OSSEQUIO. Vi guarderete da ogni cosa ed azione disdicevole ad un figlio adottivo della vera Madre di Dio.

 

49. Abbandono

«Da circa l'ora sesta tenebre offuscarono tutta la terra sino all'ora nona, e si oscu­rò il sole. Ed all'ora nona esclamò Gesù a gran voce dicendo: Dio mio, Ilio mio, per. chè m'hai abbandonato!».

Maria con occhi lacrimosi, più attenta­mente li fissa in volto al diletto Figlio ago­nizzante, come per leggergli negli occhi e nelle labbra l'interna angoscia, che le fan­no indovinare quelle dolenti parole. Quasi non si accorge del sole che vien meno; del suolo che si scuote, delle rupi che si spez­zano. Ciò non le reca meraviglia, chè trop­po bene conosce la dignità del momento, e l'acerbità del delitto che si commette dagli uccisori. Ma quelle parole!... Quelle paro­le, che dal moto delle labbra riarse di Gesù, si vede che sono seguite da altre esprimenti l'interna angoscia di lui sono l'ultima fervida preghiera sacerdotale!

Ecco il momento, e Maria se ne accorge, che l'eterno Sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec, Gesù Cristo suo Figlio secondo la carne, offre le sue preci e supplicazioni a Colui che può salvarlo da morte, con grida valide fra lacrime, ed è esaudito per la ri­verenza sua. La Corredentrice unisce le sue preci a quelle del Figlio, mentre beve con lo sguardo tutta l'atrocità delle agonie di lui. Non bastava che egli fosse ridotto tut­t'una piaga nel santissimo corpo; non basta­vano gli spasimi che trasmettono a tutto il corpo le quattro orribile ferite dei chiodi nelle mani e nei piedi: non basta l'acuta do­lorosa febbre causata da quello stiramento di membra, inasprimento di ferite, indoli­mento di nervi, muscoli ed ossa: un nuovo tormento più amaro degli altri manifesta il caro Figlio: l'abbandono di Dio! Noi lo in­tendiamo con difficoltà. Maria lo intendeva benissimo; ma come farò io ad immedesi­mare il mio sentimento con quello dell'ad­dolorata Vergine?

Rifletti, anima mia, che le parole di Gesù, sono quelle che gli mise-in bocca tanti se­coli prima il suo re antenato Davide: rifletti, alle altre parole che seguono queste prime: Dio mio, io grido a te durante il giorno, e tu non mi esaudisci, grido di notte, e non trovo riposo; ti sei allontanato dal porgermi aiuto, né sembri udire- il ruggito del mio pianto!... ». Tu che esaudisti sempre i padri nostri quando ricorsero a te, ora hai ab­bandonato il tuo Figlio diletto, che « non sembra più un uomo, ma un verme, ma l'ob­brobrio degli uomini, lo scherno della ple­baglia. Com'acqua mi dileguo, e le mie ossa si sono scompaginate: il cuore mi si strugge come cera nel mezzo delle viscere: si è dis­seccato com'arido coccio ogni mio vigore, la, lingua mi si attacca alle fauci: ho sete! mi sento morire!... » Quale abbandono del Fi­glio di Dio! Abbandono esterno a tanti tor­menti: abbandono interno all'angoscia più amara che un'anima santissima possa sof­frire! Così Cristo ci redime dalla maledi­zione della legge facendosi per noi cosa ma­ledetta, noichè sia scritto “maledetto colui che pende dal legno” Gesù non trasgredì la legge, ma fummo noi che la trasgredimmo; noi meritammo la maledizione eterna e Gesù volle pigliarla sopra di sè questa maledizione, per liberarne noi; così egli è abbandonato, riguardato da Dio come vittima piacolare, che porta la pena dei peccati per i quali si of­fre... Maria sola in quel momento compren­deva tutta la desolazione umana di quell'ab­bandono, e ci ha la sua parte non piccola, comparendo, madre del votato alla morte; sentendo straziare in Gesù suo vero Figlio le proprie carni, le proprie viscere, e do­vrebbe dirsi, l'anima propria! Ecco i due più santi personaggi che mai furono al mon­do, oppressi sotto il peso della maledizione dovuta ai peccati nostri!

Oh l'atroce male che è il peccato!... Ed io lo commetto con tanta facilità!? Non ri­fletti, anima mia, al pericolo, che tanta in­gratitudine al Redentore, tanto disprezzo del suo Sangue sparso per te, ti riduca a non trovar più vittima espiatrice, e dover tu stes­sa portare l'eterna maledizione?.

O Vergine dolentissima, per tante anime che vogliono perdersi a dispetto della Vit­tima divina, pregate tanto tanto per me mi­serabile, affinchè riconosca nell'abbandono del vostro Figlio crocifisso, i tremendi effetti del peccato, ed abbia forza ed animo riso­luto di fuggirlo sempre.

Mi ecciterò a viva contrizione e detesta­zione dei peccati da me commessi, rinnovan­do un fermo proposito di piuttosto morirp che mai più peccare.

ESEMPIO. S. Francesco di Sales, ancora giova. netto studente in Parigi, viveva dedito alla pietà ed allo studio. e col suo fervente amore a Gesù ed alla Vergine Immacolata, aveva superato tanti assalti del demonio, e si era votato a Dio di perpetua ca­stità. Però « gli si mise (Dio permettente) un ir­ragionevole timore d'esser de' riprovati da lui; il quale per diabolica suggestione crescendo più, e raddoppiandogli le tenebre dell'intelletto, e la im. maginazione perturbando, l'ebbe messo` in una sma­niosa tristezza, parendogli essere certo della sua dannazione, e sentendosi abbandonato da Dio. Non è pena al mondo, che a questo tormento si possa paragonare, massime amando l'anima così tribola­ta Iddio sopra tutte le cose... Francesco non pro­vando nessun sollievo nè dalle orazioni, nè dalle lagrime che gittava continuo; un giorno fra gli altri a Dio si volse con queste parole: Voi sapete, o Signore,.. se io vi ami; e se io ami o stimi altro che voi. Ora se egli è vero che io sia da voi ri­provato e che dopo la morte mia in eterno debba esser separato da voi... concedetemi almeno questa grazia; che tutto il tempo di vita che mi vorretelasciare possa amarvi con tutte le mie forze ». Con questo atto eroico di carità tornò la calma nell'a­nima del Santo

PREGHIERA. Amor mio crocifisso, che per to lierci di dosso la maledizione da noi meritata per il peccato, voleste farvi cosa maledetta, e per riammetterci all'amicizia di Dio, voleste soffrire di essere abbandonato tra gli spasimi dell'agonia, compite l'opera della vostra carità verso di noi, concedendoci per l'intercessione di Maria, partecipe delle vostre angoscie, la grazia necessaria per me­ritare la benedizione divina; e l'assistenza continua della vostra paterna carità. Così sia.

OSSEQUIO. Pregate fervidamente per la conver­sione dei poveri peccatori, specie per quelli che più sembrano lontani da Dio.

 

50. Maria nella morte di Gesù.

La Vittima divina già quasi dissanguata è in preda al parossismo della febbre trauma­tica che la crucia d'insopportabile dolore, e la stringe per istrapparne l'anima dalle vi­ccere. Maria, che è sempre là in piedi, spet­tatrice dell'orribile agonia dell'amatissimo figlio, si sente anima e cuore stretta con l'anima e col Cuore di Gesù in un'amplesso, di dolore e d'amore tale, che la morte ormai vicina minaccia di fare due vittime. Appena i accorge che al grido di Gesù: Ho, sete! qualcuno è accorso con una spugna inzupata nell'aceto e raccomandata ad una can­a, .a porgergli alle labbra quell'acre bevan­a! Gesù ne succhia alquanto. Indi pro­tnyzia a voce più alta l'ultime parole della olordsa insieme e trionfale preghiera: Dio a compiuto l'opera sua: Consummatum est. L'opera massima di Dio, la Reden­ione del genere umano è compiuta con Tul­rao anelito della Vittima divina. Maria lo

comprende e con un atto di sovrumano amo­re a Dio ed agli uomini tutti, fa la suprema offerta del Figlio suo e di tutta se stessa: e quest'atto ispiratole dalla carità più perfetta che pura creatura abbia avuto mai, le con­ferisce con ragione il titolo di Corredentrice degli uomini.

Ma oh quanto le costa quest'offerta, di quanto strappo alle fibbre del suo tenerissi­mo cuore è questo sacrificio! Ella è là in piedi come statua impietrita dal dolore: pre­ga con Gesù pregante, soffre con Gesù pa­ziente: vorrebbe porgere qualche soccorso al Figliolo privo di ogni conforto ed abban­bonato; ma deve soffrire l'amarezza della sua impotenza a giovargli in alcun modo. Oh se le fosse concesso di refrigerare quelle labbra riarse; astergere quel volto intriso di sangue e di sudore: aprir ,quelle palpebre quasi strette dal sangue raggrumato! Nulla può fare l'amantissima Madre, che la croce è troppo alta, e troppo ben guardata dai sol­dati. Almeno potesse sostenere quelle membra irrigidite, stirate, illividite! « Allen­ta la rigidità dei rami tuoi, o albero duro della croce! Concedi un po' di riposo a co­deste sante membra stirate a tua misura: di. mentica per un poco la tua naturale insen­sibile durezza! ».

Ma ecco che Maria osserva nel crocifisso Figliolo un moto di tutte le membra che si scuotono quasi ad un supremo sforzo, ed eretto bene il capo che non era affisso, le­var gli occhi in alto, ed esclamare a gran voce: « Padre, nelle tue mani rimetto lo spi­rito mio! »; e ciò detto chinare il capo in atto di consenso al supremo sacrificio, e spirare!

Ecco come muore il Giusto sacrificato per tutti i peccatori! Chi bene intendesse questa morte, e mai la dimenticasse!.

Maria si accorge dell'ultimo anelito del Figlio carissimo, e si sente misticamente strap­par l'anima dalle viscere nel momento che Gesù lascia che l'anima sua si separi dal suo corpo veramente, per vera e propria morte.

Eccola la cara Madre nostra col capo ab­bassato in atto di consentire anche lei al sa. crificio suo e del suo Unigenito: gli occhi non sono aperti che per lasciare scorrere il profluvio di lacrime che le fa scoppiare que­sto supremo dolore!... Heu Mater! heu Fili! Dolor ingrata frangat pectora! Oh Ma­dre! Oh Figlio! Che il vostro dolore disciol­ga in lacrime i cuori nostri di pietra! Trop­po dura ed ingrata saresti tu, anima mia, se non ti sentissi profondamente commossa alla considerazione di questa divina tragedia. Monti, sepolcri, lapidi si spezzano: campi, fiumi, rupi, pianure tremano, del Santo il velo cade!: e tu resterai freddo, insen­sibile? Se tu hai briciolo di amore a Gesù, se tu senti per Maria tua madre un po' d'af­fetto filiale, deh piangi a calde lacrime il crudele martirio che loro cagionarono i tuoi peccati!

Oh dolcissima madre mia Maria, ottene­temi la grazia di piangere con voi innocente la morte dell'innocentissimo Gesù; ma di piangere soprattutto per i miei peccati, per la durezza del mio cuore, per la poca sin­cerità della mia devozione verso di voi Ad­dolorata!

La sincera devozione verso Maria Addo­loràta consiste principalmente nello studio d'imitarla nel piangere salutarmente la mar­te di Gesù: mi studierò di giungere a que­sta imitazione coltivando, in me lo spirito di santa compunzione, invece della monda­na spensieratezza.

ESEMPIO. S. Francesco Saverio dopo dieci anni di laboriosissimo apostolato nelle Indie e nel Giap. pone, anelando di recare il Vangelo anche alla Ci­na, era stato costretto a far sosta del fortunoso viaggio, intrapreso a tale scopo, nell'isola di San­ciano, perchè già véssato dall'ultima malattia. Ivi quasi solo in una povera capanna vinto dalla febbre, con animo tranquillo, corpo dolorante, sguar­do diviso tra il cielo e l'immagine del Crocifisso, ripetendo: O santissima Trinità! O buon Gesù! O Dio del mio cuore! Santissima Vergine, mostrati mia madre! spirò la sua bell'anima in un'ultima preghiera: In te, Signore, ho posto la mia speran­za; non sarò confuso in eterno!

Ecco la santa morte di un imitatore di Gesù ero­cifisso !

PREGHIERA. O Madre mia, Maria Ad­dolorata, che abbracciate con tanto affetto la croce sopra la. quale è spirato il Figlio vo= stro Gesù, e ricoprendola di baci, la irrigate di lacrime: lasciate, ve ne prego, che anch'io mi attacchi con voi a quel legno salutifero, chè troppo più si appartiene a me che a voi il piangere la morte del mio Signore, spirato vittima per i miei peccati. Ma io resto fred­do ed indifferente, nè mi so che dire a co­lui che tanto mi amò, da subire la morte per me! Cara Madre mia, insegnatemi voi a ria­mare Gesù, fatemi comprendere tutta l'im­portanza del suo sacrificio per me, stampa­temi nell'animo le sue piaghe, ed ottenetemi dallo Spirito Santo un amore vivo e costante per chi tanto mi amò. Così sia.

OSSEQUIO. Meditate per qualche tempo la vo­stra morte, ed accettatela con amorevole rassegna­zione, come una prova d'amore a Gesù morto per voi.

 

51. Lanciata al Costato di Gesù.

Spirato Cristo fra gli strazi della croce, la scena del Calvario si muta. È l'ora nona, e le tenebre, persistite sino allora, si diradano alquanto, sicchè un pallido sole illumina il morto Crocifisso di mezzo, e gli ancora spa­simanti crocifissi ai lati.

Il Centuriore raccoglie il suo picchetto, ri­petendo: «Veramente costui era figlia di Dio! »: « Costui era veramente un giu­sto! » ; e se ne torna coi suoi soldati al preside, per rendergli conto dell'accaduto. « E tutta la turba di coloro che si erano rac­colti a questo spettacolo, ed avevano osser­vato quanto era avvenuto, percuotendosi il petto ritornavano in città » (s). Gli Scribi ed i Farisei non avevano aspettato quel momen­to per ritornarsene dispettosi e sconcertati ai loro capi, e dir loro che quell°odiato Naz­zareno diventa in morte per essi più ter­ribile, che mai fosse stato in vita!

Maria con le compagne e Giovanni ora possono farsi più appresso alla croce, baciare i piedi trafitti di Gesù, abbracciarne gli arti inferiori, mescolare le loro lacrime al san­gue raggrumato della Vittima divina. Per le altre Marie, e per Giovanni era quello il do­lore senza speranza che bacia il cadavere del­la persona amata senza lusingarsi di rive­derla mai più viva in questo mondo.

Non così per Maria che ne aspettava con assoluta certezza la prossima resurrezione: ma questa fede perfetta, questa speranza fer­missima, non diminuiva il suo dolore, più che non lo diminuisse a Gesù la visione bea­tifica che sempre aveva.

Considera con questo sentimento la Madre di Dio, che immersa in profondo sublime do. lore mistico, si tiene abbracciata come può al Figlio rimasto lì freddo, inerte cadavere; quanti baci imprime su quelle divine carni, ancora proprie personalmente di Dio; con quante lacrime le bagna, ripetendo con Da­vid: « Oh Figlio mio, Gesù, oh Gesù Figlio mio! Chi mi avesse concesso di morire io per te, Figliolo mio! ».

Ma ecco un nuovo picchetto di soldati so­praggiunse a passo di marcia, armato di tut­to punto, recando anche spranghe di ferro. Che vengono a fare? Quale nuova carnefici­na intendono compiere? Maria trema tutta e rabbrividisce al vederli.

Si stacca, dall'amplesso del dilettissimo e­stinto, chè non ignora il barbaro costume del crurifragio applicato spesso ai crocefissi, che stentassero a morire, quando si avesse urgen­za di torgli via. Trepida quindi pel suo Ge­sù, che gli si voglia fare quest'ultimo spre­gio. Quale raccapriccio al veder spezzate le gambe ai due ladroni ancora visibilmente vi­vi.., eccoli quei feroci soldati al Crocifisso di mezzo, l'osservano attentamente, lo palpano è morto! Non occorre far la fatica di spezzar­gli le gambe. Ma uno di essi volendosi me­glio assicurare che il Crocifisso fosse proprio morto, gl'immerge la punta della lancia nel costato tra costa e costa, ne fora la pleura -giungendo sino al cuore: ed oh miracolo! quantunque il ferito non dia più alcun segno di vita, pur ritratta la lancia esce da quell'a­pertura sangue ed acqua: sangue vero e flui­do, acqua naturale, non un umore prodottosi per malattia nella pleura. Colui che-vide con i suoi occhi, Giovanni, sente il bisogno di corroborare la verità del fatto con la sua speciale testimonianza di Evangelista.

Questa volta non è più il Figlio che senta il taglio e la puntura della lancia, chè l'ani­ma sua, vincitrice della morte e dell'inferno, è scesa laggiù nel limbo dei santi Padri, ove da secoli l'attendevano tutti coloro che spera­vano nella sua Venuta. Anche S. Giuseppe ivi lo ,aspettava, anche il buon Ladrone ebbe ivi con tutti gli altri eletti la visione beati­fica. Mai voi, o Maria, sentiste allora l'acer­bità di quella lancia penetrante sino all'a­nima vostra; chè non avrebbe potuto arriva­re alle viscere esanimi del Figlio, se non tra­figgendo l'anima vostra: e per fermo esalato che ebbe lo spirito il vostro Gesù, l'anima di lui non potè più sentire la ferita della lancia; mentre l'anima distaccarsi da là (s). Oh cara Madre mia, me la grazia che mai mi distacchi dal Cuore ferito di Gesù, per bere ivi l'acqua della salute, e soffrire anch'io per le tante offese che a lui ed a voi si fanno dagl'ingrati.

Raccolti tutti i miei sentimenti nel Sacro Cuore di Gesù, mi eserciterò in atti di amore per tanta sua bontà, e di dolore compassivo per le troppe offese che gli si fanno dai pec­catori.

ESEMPIO. S. Giovanni Eudes concepì fin da giovane una grandissima devozione a Maria SS.ma, con la quale fece un patto di totale dedizione di se stesso a servizio di lei, e che scrisse interamente col suo sangue. Fedele nell'osservarlo si diede tut­to a ricopiare in sè le sublimi virtù dei sacratissimi Cuori di Gesù e di Maria. Il desiderio di trarre altri ad usufruire di questi tesori lo fece zelante propagatore del pubblico culto degli stessi sacri Cuori, e penetrato dalla loro carità fece grandissi­mo bene alle anime, e fondò due istituti religiosi, di sacerdoti l'uno, l'altro di suore, che ne perpe. tuano l'apostolato nel mondo. Imitiamo la devozio­ne del Santo.

PREGHIERA. O Cuori sacratissimi di Ge­sù e di Maria, il primo dei quali ferito dalla lancia, divenne per noi fonte perenne di ogni grazia; e somigliante a sè rese il secondo per la partecipazione al dolore ed all'amore, a voi ricorriamo bisognosi di grazia e di mise­ricordia, assetati di quell'acqua, da voi pro­messa, o Gesù, che sola può sedare la nostra sete di felicità. Voi, o Vergine santissi­ma, che siete la Signora del Cuore di Gesù, per l'amore materno del vostro Cuore puris­simo, apriteci quel santuario di grazia e di perdono, ed introdottivici una volta, fate che non ne usciamo mai più. Così sia.

OSSEQUIO. Accendetevi di seria devozione ai santissimi Cuori di Gesù e di Maria, ed onorateli ogni giorno con qualche atto di virtù cristiana.

 

52. La Pietà.

Gli esecutori del barbaro crurifragio se ne tornano via in fretta dal Calvario, così Maria la Vergine. e le altre compagne restano un altro po' di tempo sole, accanto al Crocifisso Gesù, in tempo che alcuni si affrettavano a toglier via gli altri due.

Mentre Maria era trepidante per quel che si sarebbe fatto della Salma del suo Gesù, ce.

co arrivare un gruppetto di gente sotto la guida di due nobili sinedristi, Giuseppe d'A­rimatea e Nicodemo. Smesso ogni prudenzia­le ritegno, i due occulti discepoli di Gesù, che avevano osato negare il voto nel Sinedrio per la condanna di lui, avevano chiesto a Pilato, che secondo la legge romana fosse loro con­segnato il corpo del giustiziato Gesù. Pilato prese le opportune informazioni dal Centu­rione, concesse volentieri la domanda dei due nobili uomini, ed ora ecco che venivano con tutto l'occorrente per deporre dalla croce, ed imbalsamare e sepellire secondo l'uso dei nobili Giudei la Salava benedetta di Gesù. Aveva predetto Isaia che il Servo del Signo­re ubbidiente sino alla morte, sarebbe stato curato dopo morto da ricchi signori. Et cum divitibas in morte sua!.

Ed ora consideriamo con qual sentimento Maria santissima riguardasse l'opera pietosa di quei devoti discepoli. Mentre Giovanni dà mano ai servi che depongono Gesù dalla ero. ce; mentre le devote Marie sostengono con le loro mani quelle membra morte, ma pur flessibili ancora; Maria la Vergine si stringe fra le braccia il tronco del Figlio suo, ed ada­giatasi per meglio sostenerlo presso la croce, prega con lo sguardo lacrimoso, che le si la­sci per un momento tutto. a lei quel caro Pe­gno, chè vuole sfogare con lui gli ardenti af­fetti di madre desolata!

Considera; anima mia la Madre di Dio, che sostiene in grembo la Vittima divina già im­molata e dissanguata per la redenzione del mondo!

Numera; se puoi i baci materni che Maria stampa su quelle piaghe; misura la copia di lacrime con cui le lava; ma sopratutto stu­diati di comprendere con la considerazione i sentimenti dell'Addolorata Madre, in questo solenne momento dell'ultimo contatto con la Spoglia mortale del Figlio suo. Giacobbe al mostrarglisi la veste insanguinata e lacera del diletto Giuseppe, credendo, come gli si affermava che l'amato figlio fosse stato sbra­nato dalle fiere, provò tale stretta al cuore da sentirsi morire, e non ebbe più bene, fin­chè gli restò fitta nel cuore quella persua­sione (s). Maria stringe fra le braccia la Sal­ma del morto Gesù, livida di percosse, intri­sa di sangue, uccisa violentemente dal'uma­na crudeltà più 'feroce di ogni ferocissima belva! Non è possibile comprendere la gra­vezza del suo dolore, che cresce sempre più a misura che ella viene considerando ad una ad una le profonde trapassanti piaghe delle mani e dei piedi! Quanto ha dovuto patire il Figlio mio!... Ma a differenza di Giacobbe,, Maria non dispera per nulla, anzi ora che il grande sacrificio espiatorio è stato consuma­to, la sua speranza è più che mai ferma nel­l'adempimento già in atto delle divine. pro­messe: la prevaricazione è giunta alla sua fi­ne, l'iniquità è cancellata, il peccato può es­sere distrutto, la giustizia sempiterna con la quale Dio giustifica l'empio è ricondotta fra gli uomini, le visioni e le profezie sono adem. piute. E la vittima umana insieme e di­vina è lì esanime nel grembo della sua Ma­dre. Maria l'offre anche una volta a Dio per la salute di tutti, pregando la divina Mise­ricordia ad esser propizia a tutti gli uomini peri meriti dell'offerto sacrificio.

Cerca di penetrare, anima mia, nei senti­menti della Madre di Dio in questo solennis­simo momento della stia vita dolorosa: la Madre di Dio che sostiene in grembo la Sal­ma esanime, ma sempre propria personal­mente di Dio, e l'offre a Dio per la saluto del mondo! Dolore immenso; amore sovru­mano; sentimento sublime, che si può pen­sare, ma non descrivere.

Oh nostra potentissima Corredentrice, Ma­ria Madre di Dio Addolorata, deh usate a nostro favore l'ufficio da Dio commessovi di Ministra delle grazie della Redenzione; inī­piegate a nostro favore quel tesoro inestima­bile che Dio ha posto nelle vostre mani!

Per confermare sempre più la mia speran­za nell'unico Mediatore di giustizia, Gesù Cristo, ricorrerò sempre alla Mediatrice di grazia Maria Madre di Dio.

ESEMPIO. Quel genio titanico di tutte le belle che fu Michelangelo Buonarroti, era anche un Cristiano Cattolico convinto e praticante. Nulla per lui era la brama di guadagno, poco valeva la va. ghezza di gloria, solo il sentimento religioso gli fa. ceva spiegar le ali ad animare la materia per espri­merlo.

La sua profonda devozione a nostra Donna e il de­siderio di esprimerne tutta l'eroica magnanimità, gli diedero impulso a scolpire quella meraviglia di arte che è la Pietà, venerata in S. Pietro a Roma. Quan­te cose dicono quel volto di Maria, quella Salma di­vina abbandonata sopra le sue ginocchia! Purezza d'intemerata fanciulla: dolore calmo ma profondo di madre orbata del migliore dei figli: senso perfet­to della divina tragedia! Ecco un prodigio della de­vozione a Maria Addolorata!

PREGHIERA. O pietosissima Vergine de­solata, che stringendo al petto l'insanguinata esanime Spoglia del Figlio di Dio, sentiste rinnovarvisi in un momento tutti i dolori del­la vostra penosissima vita, e vi sentiste tra. figere il cuore d'acutissime spade, pregate per me il Dio redentore, che per i meriti del­la sua passione e morte, mi voglia perdonare tutti i miei peccati, ed accogliere l'anima mia pentita e confessa nel seno amoroso della sua infinita misericordia. Così sia.

OSSEQUIO. Fate in onore di Maria una devota Comunione, pensando che in quell'atto si depone nel. vostro cuore Gesù vivo, vero, reale, ma sacrificato per voi.

 

53. La sepoltura di Gesù.

Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, come ebbero tutto preparato per un'onorifica im­balsamazione, sindone, bende, pannilini, a­romi secondo il costume dei Giudei, con de­licata riverente devozione tolgono dal grem­bo di Maria la benedetta Salma di Gesù, la involtano con la sindone ed i pannilini fra una profusa copia di aromi, la fasciano con bende (1), ed improvvisata una barella, la sollevano e devotamente la portano poco più in là dal luogo della crocifissione, dentro l'orto appartenente a Giuseppe, ove era un sepolcro di recente scavato nella viva roc­cia. Se l'era fatto scavare per sè il nobile Decurione, e lui ancora superstite, non ci era stato sepellito alcuno. Il generoso disce­polo cedè volentieri al Maestro quel suo se­polcro, tanto più che per l'imminente Saba­to, non-ci-era tempo di trasportarlo più lon­tano. Ivi giunti, gli uomini soli entraro­no, adagiarono la Salma divina nel loculo centrale, la coprirono con altri pannilini; ma chi poteva impedire alla devota amorosa cu­riosità delle Marie Galilee, di osservare coi propri occhi, dove, e come fosse stato curato il sepellimento del venerato e compianto Maestro? Nessuno pensò ad impedirlo, e seni. bra che quelle fervorose discepole non ri­manessero contente di quanto si era fatto. Maggior copia di profumi si richiedeva a loro parere per conservarlo!

Ma nessuno contese all'Addolorata Madre l'entrata nella grotta, nè la licenza di coprire ella stessa con le sue mani il volto di Gesù, dopo impressovi con amore e dolore gli ulti­mi baci. Sembrava non potersi staccare di là, ma il tempo stringeva, e fu necessario che tutti uscissero, perchè i servi di Giuseppe già facevano scorrere la grossa pietra che do. veva chiudere l'entrata al sepolcro.

Nel patetico racconto dei funerali del mor­to Gesù, dobbiamo ammirare la franca ed attiva devozione di Giuseppe e Nicodemo; l'in­domito amore delle pie donne, che aveva­no seguito Gesù dalla Galilea, ed invece d'una lieta Pasqua si dovevano occupare di un mor. torio. Ma c'è da notare che la face della vera fede non era più accesa che nell'anima di Maria Vergine. Ella soltanto comprendeva il mistero di quel sepellimento della Salma dell'Uomo-Dio, ella sola non vacillava punto nella speranza della prossima Resurrezione.

Ma dunque Maria non era la madre orbata dell'unico figlio! Non era la Desolata senza conforto umano! Non era la madre che ha visto morire di morte violenta con una stra­ziante agonia il giovane figlio; non è la ma­dre che l'ha dovuto lasciare freddo cadavere in una tomba! Sì Maria è tutto questo, ed ha sofferto e soffre nel momento della sepoltura quanto mai donna o madre soffrì in simili congiunture. La fede, la speranza e la carità stessa non diminuiscono il dolore umano, ma lo sublimano; rendendolo arcanamente più vivo ma più divinamente meritorio.

Considera pertanto Maria desolata che si ferma a baciare la fredda pietra del sepolcro già messa a posto; e studiati di esplorare gli interni suoi sentimenti. Anche lei è morta misticamente, anche la sua vita soprannatu­rale è sepolta con Cristo in Dio (4); soffre l'amarezza ineffabile del grande sacrificio che ha dovuto fare, e che tanto le costa; soffre per vivo desiderio che gli uomini corrano a sepellirsi insieme con Cristo; dopo essere morti totalmente al peccato: così possano ri­sorgere insieme con Cristo alla nuova vita di grazia.

Oh quanto conforto posso io recare alla desolata Maria, se mi risolvo una buona volta ad uccidere in me il corpo del peccato, ed a sepellirmi con Gesù per risorgere con lui ad una vita. santa e perfetta!

Sì, Vergine santissima, Madre mia teneris­sima, voglio darvi questa consolazione; e vi prego a soccorrermi col vostro patrocinio af­finchè morto al peccato viva io sempre alla grazia di Dio.

Guarderò tutte le cose che mi circondano col lume della fede, disprezzando tutto ciò che è transitorio, stimando ed apprezzando solo quel che è eterno: questo è il mistico sepellimento con Gesù.

ESEMPIO. S. Paolo della Croce l'ultimo Venerdì Santo della sua vita, quello del 1775, giaceva infermo di malattia e di vecchiaia nella sua povera cella presso ai Ss. Giovanni e Paolo in Roma. Nell'ora della refezione il fratello infermiere gli recò il meschivo pasto che poteva prendere, ed il Santo si accingeva ad ubbidire, quando improvvisamente scop. pia in un pianto dirotto, esclamando tra i singhiozzi. Mangiare oggi, in questo gran giorno!... Pensare alla Vergine santissima, che dopo assistito ai funerali del Figlio morto, desolata e piangente se ne torna a casa, senza nessuno che la conforti!.. Ah povera Madre! Povera Madre! Quanta compassione mi fa!

E sì dicendo piangeva, piangeva, che era uno stra­zio a vederlo; nè potè per quella mattina pigliare alcun ristoro. Ecco quanto i Santi erano immedesi­mati con Maria desolata.

PREGHIERA. O amorosissimo Redentore Gesù, che per amor nostro voleste morire ed essere sepellito, per portare sopra di voi in­nocente la pena dovuta a noi, figli della col­pa del primo padre, e liberarci così dal pun­giglioine della morte, e dalla schiavitù del de­monio: noi vi ringraziamo di tanto amore, e baciamo devotamente in ispirito il vostro se­polcro.

Vorremmo avere gli stessi sentimenti di Maria vostra Madre, ma oh quanto siamo lontani dalla fede, speranza e carità di lei! IA•,h per sua intercessione, concedeteci, o be­Aigno Signore, che sepolti una volta con voi pel Battesimo nella morte, non abbandoniamo mai la nuova vita alla quale per vostra virtù siamo risorti. Così sia.

OSSEQUIO. Rinnovate con fervore le promesse fatte a Dio nel santo Battesimo, che fu la sepoltura del vostro uomo vecchio, e la nascita dell'uomo nuo. vo creato secondo Dio

 

54. La Consolata.

Non era ancora trascorsa la Parasceve do­po chiusa la tomba di Gesù, che tutti coloro, che avevano assistito, se ne tornavano in Città ciascuno a casa sua. Le donne poi che già se. guivano Gesù, e che con lui erano venute a Gerusalemme dalla Galilea, guardato bene il sepolcro, e resesi conto della maniera con la quale Gesù era stato sepolto, se ne ritornaro­no, non a casa loro, bensì per i bazar della città, che ancora fervevano negli ultimi momenti di tempo utile per vendere, e vi fecero acqui­sto di aromi e d'unguenti. Datisi poi l'appun­tamento per il giorno dopo, Sabato, di buon ora, si ritirarono presso i loro ospiti, dove rimasero tranquille per tutto il Sabato se­condo il prescritto della legge. Quel sa­bato era il gran giorno della solennità pas­quale per i Giudei.

Ma accompagnamo Maria desolata che con il figlio adottivo Giovanni, e forse la vera madre di costui Maria Salome, se ne torna a lenti passi verso la casa di Giovanni Marco, che aveva lasciata fin dal mattino. Dovette ripassare per il Calvario, là dove ancora sor­gevano le croci sanguinolenti, e quella più rossa, che era stata letto tormentoso dell'ago­nizzante Gesù. Maria l'abbraccia inginoc­chiata, e la saluta, omai insegna risplenden­te e bella fregiata della porpora del gran Re, del quale reca ancora in alto il titolo per ostentarlo al mondo! Speranza unica ai nau­fraghi della vita, fonti di ogni gaudio, di ogni consolazione. Oh chi potesse avere i senti­menti della Madre del Redentore nell'amplesso della Croce in quell'ora solenne del tramonto del Venerdì Santo!

Raccogliamoci con lei in quella solitaria celletta della casa ospitale, dove giunge con la sua compagnia. Giovanni, da figlio devoto, le offre qualche ristoro dopo sì lungo digiu­no, per farle piacere si ristora anche lui, che ben ne aveva bisogno. Non è in Maria deso­lata nè accasciamento, nè sconforto, ma sol­tanto calmo fiducioso dolore, che ringrazia Dio per averle dato forza e coraggio di tol­lerarlo. Se ai primi Cristiani potè dire l'A­postolo che non- si attristassero nella morte dei loro cari, come i pagani che non hanno speranza: « Ut non contristemini sicut et ce­teri qui sfrem non habent; pensi chi può, se la santissima Madre dì Dio potesse nutri­re talì sentimenti, per lo meno troppo uma­ni a riguardo del suo Figlio Gesù, morto e sepolto secondo che le Scritture avevano pre­detto di lui.

Eccola l'eroica Vergine che tutta immer­sa nel pensiero di Dio, e nel mistero della umana redenzione testè compiuto, ringrazia il Signore Iddio d'Israele, che ha visitato il suo popolo, ed ha operato la sua redenzione; salvandolo dai suoi nemici, la morte, ed il peccato; e strappandolo dalla tirannia del­l'omicida fin dal principio, il diavolo. Benedice Iddio, il Padre del suo Figlio Gesù, Padre delle misericordie, e Dio di ogni con­solazione, che è il solo suo conforto in quel desolato momento: per questo conforto an­che l'Addolorata Maria può confortare tutti i tribolati, poichè quanto più ella è partecipe della Passione di Cristo, così in egual misura abbonda la consolazione ineffabile che Dio le concede.

Tutta la notte passa Maria quanto amareg. giata dalla sua desolazione altrettanto con­fortata dalla speranza che vede sempre più prossimo il. suo compimento. Così tutto il giorno di Sabato, così la notte appresso, ri­petendo col Profeta: « L'anima mia te sospi­ra notte e giorno, ed al mattino già sono sve­glia pensando a te! ». Ed ecco che al pri­ino raggio di sole del terzo giorno, Maria si vede innanzi redivivo Gesù, glorioso e trion­fante, omai in eterno immortale.

Che cosa si dicessero il Figlio e la Madre in quel delizioso momento, non isperare, ani­ma mia, di comprenderlo appieno, contenta­ti dì assaporarne la dolcezza considerandolo specialmente nei momenti amari della tribo­lazione. Ecco come finiscono i patimenti ed i dolori sopportati per amor di Dio e del pros­simo.

Cercherò di stare tanto più tranquillo e santamente lieto, quanto più mi opprime la tribolazione, ripetendo con l'Apostolo: Su­perabundo gaudio in omni tribolazione no­stra.

ESEMPIO. S. Filippo Neri, studiosissimo d'imi­tare le virtù di Gesù Cristo e di Maria, della quale sembrò essere il Beniamino, si formò, sotto la gui­da dello Spirito Santo, una forma di mente ed un senso squisitamente cristiano. Di tempra adamanti­na nel sopportare persecuzioni, calunnìe, avversità, disinganni anche nelle opere buone, con invitta pa­zienza: di una gioviale amabilià in ogni suo atto, che consolava e rapiva chiunque gli si avvicinasse. Sensibilissimo alle avversità, tanto da soffrirne indi­cibilmente; calmo ed imperturbabile, tanto da dare 1'impressìone che per lui fosse sempre Pasqua? Spi­rito magnanimo, superiore alle gracidi piccinerie del vanitoso mondo: sollecito solo di amare Dio so­pra ogni cosa, e consumarsi negli ardori di questa carità. Ecco il frutto squisito che ogni Cristiano do­vrebbe ricavare dalla devozione verso Maria Addo­lorata!

PREGHIERA. O Signore Iddio, che per la resurrezione del vostro Figlio, il Signore no­stro Gesù Cristo, vi siete degnato di recare al mondo perduto l'abbondanza di ogni vero bene: stante che Gesù morendo distrusse la nostra morte, e risorgendo ci aprì l'adito alla vera vita: deh fate che per intercessione di Maria sempre Vergine, Madre di lui, che vo­leste elevare alla dignità di nostra Correden­trice.

noi, poveri miserabili, ma pieni di voi solo Padre nostro, meritiamo i gaudi della vita beata. Così sia.

OSSEQUIO. Ad imitazione di Maria, non invanite nella prosperità, nè perdete la calma nell'avversità: in quella ringraziate Dio: in questa rallegratevi di somigliare a Gesù ed a Maria: sempre cercate Dio solo!