MASSIME DI PERFEZIONE CRISTIANA
1. Se sei stato chiamato alla perfezione, e più ancora se hai lasciato il mondo per servire e piacere a Dio, non cercare onori dagli uomini e non affliggerti quando non ti stimano e non tengono conto di quello che vuoi e desideri.
2.
Chi molto si preoccupa di piacere e dar gusto agli uomini, non tarderà a
disgustare il Signore.
3.
Chi ti loda e ti accarezza, per lo meno ritarda ed impedisce il tuo profitto
spirituale, per questo i santi si rallegravano quando si vedevano disprezzati
e si rattristavano quando venivano tenuti in considerazione.
4.
I veri fondamenti della vita spirituale sono: rinnegare se stessi, tenersi in
poca considerazione, sfuggire gli onori e la stima, desiderare di essere
emarginato, preferire l'ultimo posto e fare tutto il bene possibile, senza
sperare alcuna ricompensa dagli uomini.
5.
Se non vuoi sbagliare nelle cose di Dio, rifugiati nella fede e non cercare
altro, convinto che essa ti insegnerà con sollecitudine tutto quello che
conviene alla salvezza dell'anima.
6.
A molti sembra carità ciò che è pura carnalità, infatti, è scontato che le
azioni dell'uomo raramente sono immuni da un attaccamento naturale alla
propria volontà e dal desiderio di riconoscenza o dalla propria comodità.
7.
Chi è animato da vera carità non cerca se stesso, ma Dio, la cui volontà
desidera fare sopra tutte le cose.
8.
Agisce saggiamente e con molta accortezza chi cerca di fare il volere degli
altri piuttosto che il proprio.
9.
Uno dei danni peggiori che l'uomo arreca a se stesso, è essere persuaso di
avere buone qualità e pretendere, per queste, di essere onorato e stimato.
10.
La stima e l'onore fanno come l'ombra, che fugge da chi cerca di raggiungerla;
nonostante ciò molti scioccamente si stancano e si affaticano invano
nell'illusione di raggiungere tale fantasma.
11.
Difficilmente l'uomo arriva a conoscere se stesso, ragion per cui egli non può
giudicare se stesso imparzialmente; infatti, se si conoscesse a sufficienza,
sicuramente non fabbricherebbe torri così alte sopra fondamenta così poco
consistenti.
12.
Il vero rispetto e la vera stima devono nascere dal concetto che gli altri si
formano di noi, e non da quello che noi ci formiamo di noi stessi.
13.
La strada sicura per piacere a Dio, per essere utili al prossimo e per giungere
presto alla perfezione, è quella dell'umiltà e del sacrificio, non quella
della lode e dell'ambizione.
14.
Chi accontenta e cura eccessivamente il proprio corpo, accarezza il peggiore e
più crudele nemico; chi invece lo frena e mortifica, imita Davide che tagliò
la testa al gigante Golia.
15.
Alcuni, con il pretesto di conservare la salute e le forze per meglio servire
Dio ed essere di maggiore aiuto al prossimo, non solo non si accontentano del
cibo ordinario, ma anzi se ne procurano dell'altro e si rendono schiavi dei loro
appetiti; ma se in ciò ingannano se stessi e, a volte, gli altri, certo non
possono nascondere il loro vero scopo a Dio, il quale vede perfettamente le
intenzioni e conosce i più segreti movimenti del cuore.
16.
Vi sono alcuni che, persuasi di essere molto utili o addirittura indispensabili
agli altri, si usano riguardi e cure più di quanto sia utile, e così ingannano
stoltamente se stessi, dato che a Dio nessuno è necessario; e l'esperienza
dimostra che quelli che cercano di più le comodità sono gli stessi che si
applicano di meno nel lavoro.
17.
L'esagerata preoccupazione per le cose materiali è simile ad una spina
conficcata nella carne, che punge crudelmente finché non viene estratta.
18.
Chi ama troppo il proprio corpo si fa schiavo volontario di se stesso, e questa
schiavitù lo rende tanto preoccupato e distratto che, non solo non gli
permette di gustare le cose spirituali, ma anzi lo fa diventare egoista e duro
con quelli con cui tratta; vuole che tutti abbiano compassione di lui e si
lamenta del più piccolo incomodo.
19.
Se è necessario curare e regolare il corpo, a maggior ragione occorre una
regola ed un ordine per curare l'anima, perché da questa si sprigiona tutta la
bontà e la malizia degli atti esteriori.
20.
Colui che si ostina nel proprio giudizio e parere, dà segni di ostinata
presunzione e giudica gli altri come meno intelligenti e prudenti; ciò fa sì
che facilmente si perda, cada in gravi errori e finisca in balia del demonio.
21.
La curiosità nel guardare e indagare le cose altrui è origine di molte
tentazioni e cadute.
22.
Lo smoderato desiderio di sapere non è privo di orgoglio, anzi spesso è causa
di deplorevoli aberrazioni.
23.
Chi giudica gli altri senza fondati motivi, ossia senza prove chiare, manca alla
carità ed offende la giustizia.
24.
Per poter trattare familiarmente con Dio, è necessario fare come un novello
Abramo: uscire dal proprio popolo e dalla casa paterna, vale a dire rinunziare
al disordinato affetto verso i genitori, parenti ed amici.
25.
Siccome l'affetto e l'eccessivo attaccamento ai genitori e ai parenti sono di
grande ostacolo per camminare e giungere alla perfezione, per questo Gesù
Cristo, maestro e modello di perfezione, ordina tassativamente a quelli che vi
sono chiamati, di rinunziare non solo ai genitori e ai fratelli, ma anche al
mondo e perfino a se stessi.
26.
A poco vale aver lasciato il mondo con il corpo, se poi vi si ritorna con il
cuore, vuoi con lo smoderato desiderio di aver notizie dei propri familiari ed
amici, vuoi con la premura di servirli e favorirli, perché il primo dissipa e
distrae dai doveri del proprio stato e l'altro costituisce intromissione negli
affari dei laici.
27.
Chi cerca altre cose anziché amare puramente Dio e la salvezza della propria
anima, andrà incontro solo a dolori e tribolazioni.
28.
La vera carità non ammette né favorisce amicizie particolari, sia per i
pericoli che queste ordinariamente portano con sé, sia perché offendono sempre
gli altri con i quali è doveroso trattare.
29.
Le amicizie particolari sono ordinariamente origine ed alimento di lamentele,
mormorazioni, denigrazioni e discordie.
30.
Chi ama veramente cerca con delicatezza di non offendere la persona amata; per
questa ragione, chi vive in comunità e si onora di amare il proprio istituto,
deve evitare ogni singolarità ed ogni affetto particolare, specialmente con
quanti sono meno spirituali e più spregiudicati.
3l.
La persona che vive nel chiostro e non ha in onore la propria vita religiosa,
né l'ama e serve come madre, sarà giudicato e punito da Dio come un figlio
indegno ed ingrato.
32.
Le conversazioni lunghe e troppo familiari, difficilmente sono esenti da peccato
e, non poche volte, sono motivo di sospetti, critiche e scandali.
33.
Molti credono di giustificare le loro vistose mancanze, adducendo la propria
buona intenzione, ma questo non basta, perché, data l'impossibilità di
penetrare nelle intenzioni, siamo soliti giudicare soltanto dalle opere.
34.
Con le persone verso le quali si prova tenerezza od esagerato affetto, anche se
ciò si fa col pretesto della carità e del profitto spirituale, è bene rompere
qualsiasi tipo di conversazione, specialmente se a tu per tu.
35.
Siamo nati tutti per lavorare e non per oziare, perciò l'ozioso e il fannullone
rubano ciò che consumano e disprezzano il comandamento di Dio.
36.
L'ozio è il padre di tutti i vizi, perciò non è immune da vizio chi non si
applica al lavoro come lo esigono il suo stato di vita e la sua condizione.
37.
A ragione l'ozio viene chiamato come la tomba degli uomini vivi, il suo fetore
ammorberà nel momento della morte coloro che ora non vogliono sentirlo.
38.
Chi non vuol saperne di lavoro imita i fuchi, che sfruttano inutilmente il
sudore delle laboriose api.
39.
Non spetta all'inferiore o al suddito scegliere il lavoro o l'occupazione a
cui dedicarsi, ma è compito proprio ed esclusivo di chi dirige o del superiore.
40. Chi è sempre occupato e svolge bene il suo lavoro, sbarra le proprie porte
al demonio e scaccia le tentazioni.
41.
Trattare opportunamente delle cose spirituali significa fare insieme due opere
buone, vale a dire: far provviste per sé e giovare al prossimo.
42.
La lingua è il mezzo ordinario con il quale il cuore si esprime.
43.
Chi parla poco di Dio, vuol dire che ha il cuore vuoto del suo amore.
44.
Chi ama veramente la virtù e desidera la perfezione, parla ed ama sentir
parlare della cose spirituali e delle grandezze di Dio.
45.
Chi deride le cose spirituali e le persone religiose, dà segni di spirito
diabolico.
46.
Il grande impegno e l'astuzia del demonio consistono nel far sembrare aride e
pesanti le conversazioni e le pratiche delle cose spirituali, e piacevoli
quelle mondane; ben sapendo che le prime danno la vita all'anima e le seconde
causano ordinariamente la sua morte.
47.
La vera virtù, anche se a prima vista è un po' aspra, quanto più si tratta e
si pratica, più si ama e dà consolazione; al contrario, il vizio, seduttore
all'inizio, più si prova e più affligge e tormenta.
48.
Vi sono parecchi che parlano delle virtù molto bene ed insegnano agli altri
come praticarle, però soddisfatti di questo e credendo d'aver fatto abbastanza,
imitano i portieri dei palazzi: indicano agli altri la strada, ma essi se ne
restano seduti.
49.
La diligenza e l'attenzione in tutte le nostre cose ed azioni sono virtù che
piacciono a Dio e agli uomini.
50.
E' diligente colui che cerca di fare le cose a tempo debito e così com'è stato
ordinato, in tal modo dimostra di amare Dio e di agire con docilità e gioia.
51.
Offende molto Dio e dispiace ai confratelli il mostrarsi diligente nelle cose
che riguardano le proprie comodità ed il sollievo corporale, ed invece
freddo
e negligente nel lavoro e nella pratica delle virtù.
52.
Piace di più a Dio una sola opera buona fatta con diligenza, piuttosto che
molte fatte con negligenza.
53.
Certo non si può dire che faccia le cose per amor di Dio e con gioia, colui che
le compie unicamente perché sono di suo gusto o le trascura e fa male perché
non gli vanno a genio.
54.
Chi durante la vita ha cercato di essere diligente nella pratica delle virtù,
grande conforto e fiducia proverà nell'ora della morte.
55.
La pace interiore è la più grande felicità di questa vita.
56.
La vera tranquillità consiste nel non offendere Dio, nell'onorare e servire
il prossimo e nel vincere se stesso. 57. Se vuoi la pace con Dio, elimina il
peccato; se vuoi averla con il prossimo, sii umile; e se vuoi averla con te
stesso, sii mortificato.
58.
Le liti e le contese sono il vero ladro della pace interiore e sono anche quelle
che arrecano più danno nel mondo e nelle comunità.
59.
Le liti e le discordie, cos'altro sono se non un po' di fumo e vanità?
60.
Chi per umiltà e amor di Dio, cerca di evitare le contese, rinunciando ai suoi
diritti, non
solo
non resta vinto, ma anzi riesce vincitore con maggiore merito ed onore.
61.
Non c'è strada più diritta e sicura, che conduca alla vita eterna, di quella
della tribolazione e delle contrarietà, accettate con rassegnazione.
62.
Chi in questa vita vuol godere senza limiti, non potrà fruire della visione
beatifica.
63.
S'inganna molto chi crede di poter meritare la gloria eterna, sfuggendo la croce
e le tribolazioni.
64.
Appena si respira il primo soffio d'aria in questo mondo, viene assegnata a
ciascuno la sua propria croce, che è necessario portare di buon grado o per
forza, però con questa notevole differenza: che è più soave e leggera per chi
l'abbraccia con amore e sottomissione, mentre si fa più pesante ed amara per
quelli che la sfuggono e la rifiutano.
65.
In questa vita non vi è condizione tanto privilegiata, né stato di vita così
sicuro e santo che sia completamente privo di contrarietà e sofferenza.
66.
Se si conoscesse e considerasse il premio di vita eterna che procura il soffrire
in questo mondo ogni genere di tribolazione, per amor di Dio, sicuramente non
la si sfuggirebbe con tanto impegno, infatti, il Signore stesso ci assicura
che, se permette tutto ciò, lo fa perché ci ama, ha stima di noi e vuole il
nostro bene.
67.
Quando il Signore mette alla prova i suoi amici con varie tribolazioni, non fa
come sono soliti quelli del mondo, che abbandonano l'amico non appena lo vedono
avvilito e bisognoso, ma anzi, proprio allora, Egli sta più vicino ad essi per
aiutarli, liberarli, e coronarli di gloria.
68.
Sbaglia di molto chi crede che le sue sofferenze e i suoi disagi siano i più
grandi e i più penosi. Non s'accorge che con tale atteggiamento reca offesa a
Dio, che è giustizia infinita, il quale come padre misericordioso non permette
che alcuno sia sottomesso a prove superiori alle sue forze.
69.
C'è chi stoltamente dice: «Che male ho commesso perché Dio mi castighi e mi
faccia tanto soffrire?» Poveretto! Chi credi di essere tu, per prendertela con
il tuo creatore? Dimentichi, forse, che, come figlio di Adamo, sei nato nel
peccato e che, come tale, non sei tanto innocente come ti porta a credere il tuo
amor proprio?
70.
La sofferenza, per l'anima, è come certe medicine, le quali, mentre ti curano,
ti preservano allo stesso tempo anche dalle malattie del corpo; o come la pietra
di paragone, che ti indica il progresso fatto nel cammino della virtù e della
perfezione.
71.
Abbattersi nelle tribolazioni e nelle contrarietà, e attribuirle alla malizia o
cattiveria di determinate persone o ad altre cause, è segno di poca fede, perché
è certo che, senza che Dio lo voglia, non muore un passero, né cade un solo
capello dal nostro capo.
72.
Chi non si preoccupa di frenare la propria lingua, fa come chi vede bruciare
la sua casa e non muove un dito per spegnere il fuoco.
73.
Benché la lingua sia una parte molto piccola del corpo, senz'altro è
importante e molto potente, sia per fare il bene come per provocare il male; con
essa si loda o si offende Dio, creatore di tutte le cose, e con la stessa
ugualmente si favorisce il male e si perseguita e calunnia il bene.
74.
Senza la grazia di Dio è più difficile porre freno alla lingua che domare una
belva.
75.
La malalingua è così spietata e maligna che, prima di arrecare danno ad altri,
ferisce il suo stesso padrone, determinandone a volte la morte del corpo e
dell'anima.
76.
Colui che parla con doppiezza e finzione, offende Dio e quanti lo ascoltano,
senz'accorgersene, si rende antipatico e odioso.
77.
La menzogna rende vile e disonora sempre chi la proferisce.
78.
Mentire ad un'altra persona è come offenderla, però mentire ai superiori,
anche se in cose di poco conto, è come voler ingannare Dio, la cui autorità
essi rappresentano.
79.
Il brutto vizio della menzogna suol avere come movente principale l'invidia
del buon nome e della buona riputazione del prossimo, o la scusa e
l'occultamento delle proprie mancanze.
80.
Chi nel parlare si compiace nel mortificare il prossimo, anche se lo fa per
scherzo o per far mostra di abilità e arguzia, manca alla carità: infatti,
questo è voler provare gusto a scapito del disgusto del proprio confratello.
81.
Dire male del prossimo e attribuire colpe all'innocente è come uccidere
moralmente.
82.
Lamentarsi e criticare i superiori è erigersi ad accusatori e giudici dei
rappresentanti di Dio.
83.
Chi rivela ad altri, che non devono né è bene che le sappiano, le mancanze e
i segreti del proprio confratello, semina discordie e diventa colpevole di molti
peccati.
84.
Chi si urta facilmente e non accetta la salutare correzione, dà segno di
animo rozzo e di poca pietà.
85.
La correzione è una medicina che, somministrata opportunamente e presa di buon
animo, se da una parte è amara per il corpo, dall'altra arreca vantaggio
all'anima.
86.
Sbaglia molto ed è complice di non pochi mali il superiore che, per non
arrecare dispiacere ai sudditi, lascia correre le mancanze senza correggerle;
però, cosa dire dei sudditi che si lamentano della correzione e la disprezzano?
87.
Chi si scaglia contro il confratello perché ha rivelato la sua mancanza al
superiore, disprezza il precetto della correzione fraterna e dimostra che ha
poca stima della propria perfezione.
88.
Quando uno si lamenta del superiore per il suo modo di correggere o per
l'eccessivo ingrandimento della mancanza, e perché vuole che le cose vadano
secondo il suo gusto e non considera che la sua maniera di comportarsi gli
procurerà molta riprovazione e dispiacere.
89.
Giudicare del come, quando, in che condizioni e con quali parole debba farsi la
correzione, non è mai del suddito, ma del superiore, che rappresenta Dio.
90.
Non pretendere di sapere ciò che non t'importa di sapere.
91.
Chi va spesso curiosando, perde tempo e non ricava nulla di buono dal suo
impegno, anzi commette peccato e va incontro alla sua rovina.
92.
L'assidua e prudente laboriosità è nemica mortale della vana curiosità.
93.
Molti, ingannati dal demonio, con la scusa di voler sapere per fare del bene al
prossimo, non temono sufficientemente i pericoli di una indiscreta curiosità,
e così restano intrappolati nel laccio per essi preparato, donde derivano
deplorevoli cadute.
94.
Siccome l'occhio non è mai sazio e l'udito mai soddisfatto, la curiosità è un
vizio di cui non ci si libera facilmente, se non si pratica con il massimo
impegno la mortificazione dei sensi.
95.
Chi desidera raggiungere la perfezione deve mettere in pratica i mezzi
seguenti: rinnegare se stesso, mortificare le passioni e odiare tutto ciò che
sa di mondano.
96.
Nel ritiro e nel silenzio l'anima riceve più luci celesti e progredisce nella
via della perfezione.
97.
Non bisogna dimenticare che il nostro progresso nella via della virtù e
perfezione va di pari passo con l'amore alla mortificazione.
98.
Felice chi ama di non essere notato e tenuto in considerazione, ma piuttosto
di essere misconosciuto e dimenticato.
99.
Beato chi sa allontanare e mettere da parte, con prontezza, tutto ciò che può
offendere Dio.
100.
Quanto più l'uomo conosce Dio e conosce se stesso, tanto più trova motivi per
diffidare di sé, di implorare e di piangere.