MARIA SIMMA

LE ANIME DEL PURGATORIO MI HANNO DETTO…

 

Prefazione

L'editore Arnold Cuillet della Christiana Verlag, a commento della prima edizione del libro di Maria Simma, aveva preposto le note seguenti che si ritiene utile riprodurre nell'interesse dei lettori e ad integra­zione di un documento ormai storico di notevole inte­resse per chi segue fenomeni che riconducono a consi­derare valori importanti della tradizione cattolica. Tanti hanno ascoltato i commenti della nonna sul purgatorio e sull’importanza del giusto suffragio ai defunti. Non è solo una devozione o un ricordo, o un rito di novembre. E’ parte integrante del grandioso progetto di Cristo del corpo mistico della Chiesa uni­versale. Il consumismo, con le sue idolatrie della materia, rischia di distruggere il patrimonio di pietà così tipico dei nostri territori transalpini, alpini e subalpini. Se così avvenisse, attorno ai nostri cimiteri non restereb­bero a conforto altro che i cipressi e gli annuali fiori novembrini. Invece ci vuole la pietà e l'amore che Cristo ci ha insegnato.

 

La credibilità di Maria Simma

 

Il libro di Maria Simma Le anime del purgatorio mi hanno detto... fu fortementc attaccato su alcuni giornali, e ciò mi costringe, come editore, alla seguente presa di posizione. Prima di decidere di far stampare il libro volli appurare ogni cosa con cura. Mi recai nel paese dove abita Maria Simma, a Sonntag, nel Gros­sen Walsertal, dove ebbi un lungo colloquio con il suo direttore spirituale, il parroco Alfonso Matt. Egli mi diede il diritto di stampare, in forma succinta, il suo rapporto, che aveva indirizzato al vescovo competente, su Maria Simma. Ci fu possibile far eseguire fotocopie (per il nostro archivio editoriale) della perizia di sei pagine con il test psicologico completo del dot­tor Ewalt Bò"hm, che fu eseguito per incarico di un professore di teologia di Innsbruck. E’ importante notare che in questa perizia su Ma­ria Simma non si parla affatto di isterismo e di psicopatia. Nel mio viaggio a Sonntag ebbi occa­sione anche di parlare con i compaesani della Simma e visitai la nuova cappella, meta di pelle­grinaggi. In breve, per me si tratta unicamente di una domanda: Maria Simma è una persona a cui bisogna prestar fede? Se i fatti descritti nel libro sono veri, allora io intravedo in essi, per così dire, delle "credenziali divine", ciò che rende il suo carisma qualcosa di soprannaturale (cioè qualcosa di più, per esempio, della telepa­tia) e di conseguenza rende le sue esperienze credibili.

 

I controlli confermano la veridicità

 

Nel rapporto del parroco Alfonso Matt si dice: "Esiste un certo controllo quando si prova la veridicità dei messaggi che Maria Simma deve dare ai parenti dei morti, per quanto riguarda le anime del purgatorio. Nella maggior parte dei casi ella non conosceva le persone che si rivolgevano a lei. [Nel rapporto al vescovo suf­fraganeo Tschann a Feldkirch, segue, secondo il suo desiderio, una lunga fila di nomi di morti]. Io ho inviato i messaggi, per la massima parte alle parrocchie, affinché fossero esaminati, con la preghiera di trasmettere l'incarico nel caso che i dati fossero esatti. Nei casi sottolineati ebbi la risposta che i dati erano esatti". Già adesso prego gli eventuali critici di astener­si da tutte le speculazioni e motti pubblicitari e di limitarsi anzitutto alla prova di autenticità o di non autenticità; e ciò in base ai fatti descritti nel libro. Tutto il resto si rivela da sé. Già oggi dichiaro apertamente che ritirerei su­bito il libro dal commercio se fosse validamente provato che Maria Simma ed il suo direttore spirituale ci hanno ingannati e che i fatti de­scritti nel libro sono solo finzione. In dozzine di villaggi ci sono centinaia di testimoni. Dall'inizio abbiamo coscientemente scoperto tutte le carte, abbiamo presentato Maria Simma con nomi, luogo di residenza, cenni biografici e fotografie, in modo che tutti coloro che vogliono provare il caso con intenzioni oneste abbiano la possibilità di ricerca (esattamente come a Lour­des, nell'ufficio internazionale medico, dove o­gnuno si può orientare sui miracoli non spie­gabili scientificamente). La casa editrice è pure disposta, nel limite del possibile, a dare ai criti­ci seri anche altri dati e documenti. Il libro di Maria Simma non fu scritto per sod­disfare curiosità sensazionali, ma come un libro di devozione, per mettere a contatto il lettore con la realtà di un luogo di purificazione, e per ricordargli che egli è in obbligo di pregare per i morti.

 

Il Concilio e le rivelazioni private

 

Quando Dio concede un carisma, non lo fa per un piacere privato. Un fratel Nicolao non pensò certamente che le sue visioni sulla Santissima Trinità gli fossero concesse solo a titolo di edifi­cazione personale, e una Giovanna d'Arco di Lothringen non sentì le "voci" per divertimento personale, ma per la salvezza di tutto il paese. Nessun cattolico è tenuto a credere alle rivela­zioni private, ma si deve ammettere che nella Chiesa ci furono e ci sono delle rivelazioni private. Dal tempo di san Francesco ci furono, attraverso la letteratura, più di trecento casi di stigmatizzazione. Molte cose nella nostra Chiesa risalgono alle rivelazioni private: la processione del Corpus Domini, la venerazione del Cuore di Gesù, il Rosario, Lourdes, eccetera. Non è ne­cessario che ce ne vergognamo. Perché oggidì Dio non può distribuire generosamente i doni carismatici di cui parla dettagliatamente san Paolo? Il Concilio Vaticano Il dice a proposito di questi doni: "Tali doni della Grazia devono essere accettati con riconoscenza e consolazione, in modo che si confacciano specialmente ai biso­gni della Chiesa e le siano utili. Ma non si deve aspirare alla leggera a doni fuori del comune. Non si devono pure aspettare da loro dei frutti presuntuosi per l'attività apostolica. Il giudizio sulla loro autenticità ed il loro buon uso sta a quelli che sono alla direzione della Chiesa, ed a loro, in special modo, spetta l'obbligo di non spegnere lo spirito, ma di provar tutto e di rite­nere solo ciò che è buono" (Costituzione sulla Chiesa - 12). Alfonso Matt scrive: "Ciò che Maria Simma ha saputo riguardo alle anime del purgatorio, sui bisogni, i pericoli ed i mezzi del tempo presente, ciò che ha sperimentato nelle ore più dolorose e ciò che ha visto come consolazione, è pienamente concorde all'insegnamento della fede sul­la giustizia e misericordia di Dio, all'insegna­mento sul purgatorio ed alle nozioni ed espe­rienze dell'autorità ecclesiastica". Perché allora questa suscettibilità, dato che i fenomeni delle apparizioni delle anime non sono nuovi alla Chiesa? A questo proposito e e una ricca letteratura anche ai nostri giorni. Anche san Giovanni Bosco di Torino (1815-1888) spe­rimentò con altri venti seminaristi l'apparizione di un amico morto che produsse in tutti loro un impressione spaventosa ed incancellabile. (V. L. von Matt, Don Bosco, S.64-65, "NZN" casa editrice, Zurigo). Anche la famosa santa Margherita Maria Ala­coque descrive nella sua autobiografia (edizione 1920, pag. 98) un'apparizione di un monaco be­nedettino morto. Il fatto che le anime dei morti possano apparire ai viventi è categoricamente affermato nel Nuo­vo Testamento: Matteo (27, 52-54) descrive co­me dopo la resurrezione di Cristo le anime dei morti apparvero a molti uomini.

 

La figura chiave

 

In uno scritto del vicario generale vescovile di Feldkirch si dice di P. Alfonso Matt: "Lo stesso parroco è un prete integerrimo ed esemplare che non ha in sé nulla dell'esaltato. Con i suoi 77 anni è un venerando sacerdote". La mia schietta opinione personale è la seguen­te: ammettendo che Maria Simma sia autenti­ca", perché allora non si crede al P. Alfonso Matt, se è un prete esemplare ed integro e se, nel caso Simma, rappresenta il testimonio prin­cipale e la figura chiave? Ammettendo che Maria Simma non sia autenti­ca", allora il P. Alfonso Matt sarebbe caduto nella trappola d'una ciarlatana e non possede­rebbe, malgrado la consuetudine pluridecenna­le, il dono di leggere nelle anime. Sarebbe in questo caso un prete esemplare ed integro? Nessuno si aspetta che il vescovo di Feldkirch riconosca ufficialmente Maria Simma fintantoché è ancora in vita; ciò contraddirebbe la prassi ecclesiastica che in tali casi si attiene al consiglio di Gamaliele (v. Atti degli Apostoli 5, 34-40) là dove non esiste un inganno palese. L'umiltà e la povertà di Maria Simma sono per noi la garanzia migliorè della sua autenticità. Se fosse superba e presuntuosa non avremmo messo un dito su di lei. Ma qui si inserisce proprio lo scandalo: già gli Ebrei si scandalizzavano quando Gesù andava in compagnia di semplici pescatori ignoranti, di doganieri e di peccatori. Molti cattolici moderni si sentono così illuminati da non voler capire perché la Madre di Dio sia apparsa a Lourdes ed a Fatima a semplici figli di pastori; e molti negano perfino il miracolo del sole di Fatima, che avvenne nel 1917 davan­ti a 70.000 persone e di cui parlò allora la stam­pa di tutto il mondo.

 

La scrittura di Dio

 

La politica di Dio consiste in questo: scegliere il debole per vincere il potente. Soltanto con uno strumento debole può mostrare la sua grande forza. Se Davide fosse stato un guerriero forte come Golia, nessuno avrebbe creduto ad un intervento divino. Molti cattolici d'oggidi sono infettati da idee moderne e credono che tutto ciò che ha a che fare con il carisma ed il misticismo debba essere gettato via. Perché le grandi società aeree fanno propaganda con enormi manifesti: "Andate a meditare in India?" Perché centinaia di miglia­ia di hippies popolano le rive del Gange? Perché anche l'uomo moderno è affamato di misticismo. Sotto l'influsso delle idee progressiste an­che la fede è stata "razionalizzata" in modo che non e e più posto per il misticismo (dal greco mysterion = mistero). Concludendo, ricordo la frase che il teologo del Concilio Karl Rahner ha coniato: "Le rivelazio­ni private non sono un lusso per la Chiesa, ma una guida energica in una particolare situazio­ne storica. In ogni modo abbiamo agito in buona fede e ci sottomettiamo alla verità. Ma fintantoché agire­mo in buona fede, saremo sotto la protezione della legge della tolleranza religiosa ed abbiamo il diritto di una critica positiva ed onesta.

Arnold Guille

 

 

MARIA SIMMA

 

Parte Prima

 

IL RAPPORTO DI PADRE MATT

 

Maria Simma: La sua famiglia, la sua origine

Maria Agata Simma, seconda figlia di Giusepe Antonio Simma e della sua sposa Aloisa Rin­derer, è nata il 5 febbraio 1915 a Sonntag (Vorarlberg). Sonntag è situato all'estremo lembo del Grosswalsertal, a circa 30 km ad est di Feldkirch, in Austria. Il padre di Maria Simma, Giuseppe Antonio, era figlio del proprietario della locanda del Leone (Lòwe), chiamato anche lui Giuseppe Antonio, e di sua moglie Anna Pfisterer di Sonntag. Per anni si guadagnò la vita come custode, poi come contadino di suo fratello Johann Simma, agricoltore a Bregenz, dove fece la conoscenza di Aloisa Rinderer, figlia d'un impiegato delle ferrovie che Johann aveva preso con sé ed alle­vata. Giuseppe se la sposò malgrado una diffe­renza d'età di 18 anni. Andarono ad abitare nelle vicinanze di Sonntag. Durante la prima guerra mondiale fu portalettere, poi stradino e bracciante, poi pensionato. Con sua moglie ed i suoi otto figli andò ad abitare in una vecchia casa che gli era stata data in testamento da un buon vecchio, Franz Bickel, mastro carpentie­re. A causa della grande povertà in famiglia, i figli andarono giovanissimi a servizio e dovette­ro guadagnarsi il pane: i ragazzi come operai e le ragazze come bambinaie. Maria Simma fu, fin dalla giovinezza, molto pia e frequentò assi­duamente i corsi d'istruzione religiosa dati dal suo curato, dottor Karl Fritz. Dopo la scuola elementare partì per la Svévia, più tardi per llard, Nenzing e Lauterach. Voleva farsi suora; ma, a tre riprese, si vide rimandare a casa, a causa della sua debole costituzione. Il suo cor­redo per il convento l'aveva già in parte mendi­cato e in parte guadagnato da sola. Per tre anni fu a servizio a Feldkirch, alla casa San Giu­seppe. Dopo essere uscita da Gaissau, accudì alla casa di suo padre ed ebbe cura della Chie­sa. Dalla morte di suo padre, nel 1947, vive sola nella casa paterna. Per sopperire ai bisogni della vita si occupa di giardinaggio. Vive così di povertà e viene aiuta­ta da gente caritatevole. I suoi tre soggiorni in convento l'hanno formata e l'hanno fatta progredire spiritualmente, pre­parandola così al suo apostolato in favore delle anime del purgatorio. La sua vita spirituale è caratterizzata dall'amore filiale verso la San­tissima Vergine e dal desiderio di soccorrere le anime del purgatorio, ma anche di aiutare con tutti i mezzi le missioni. Ella ha votato la sua verginità alla Madonna e ha fatto la consacrazione a Maria del santo Grignion de Montfort, in favore, soprattutto, dei defunti; si è pure offerta a Dio, facendogli il voto come “anima vittima”, vittima d'amore e d'espiazione. Maria Simma ha trovato ora, sembra, la voca­zione che Dio le ha assegnata: aiutare le anime del purgatorio con la preghiera, la sofferenza espiatoria e l'apostolato. Fin dall'epoca del nazismo ha aiutato a prepa­rare i bambini alla confessione ed al catechismo della prima comunione, dando loro un'istruzio­ne religiosa complementare e dimostrando, in questo compito, un vero talento ed un grande «saper fare».

 

Aiuto alle anime del purgatorio

 

Già fin dall'infanzia, Maria Simma era venuta in aiuto delle anime del purgatorio con preghie­re, guadagnando loro delle indulgenze. A parti­re dal 1940 le anime del purgatorio vennero certe volte a domandarle soccorso in preghiere. Nel giorno di tutti i Santi del 1953 la Simma co­minciò ad aiutare i defunti con sofferenze e­spiatorie. Soffrì moltissimo per un ufficiale morto in Ca­rinzia nel 1660. Questi dolori corrispondevano ai peccati da espiare. Durante la settimana che segue la festa di tutti i Santi, pare che le anime del purgatorio ricevano delle grazie, tramite l'intervento della Santissima Vergine. Il mese di novembre sem­bra essere per loro un tempo di grazie partico­larmente abbondanti. Maria Simma era felicissima che terminasse il mese di novembre, ma fu solo alla festa dell'Im­macolata (8 dicembre) che ebbe inizio veramen­te la sua missione. Un prete di Colonia, morto nel 555, si presentò a lei con l'aria disperata: veniva a chiederle delle sofferenze espiatorie che lei doveva accet­tare spontaneamente, altrimenti egli avrebbe dovuto soffrire fino al giudizio universale. La Simma accettò; e fu per lei una settimana di dolori terribili. Ogni notte quest'anima veniva a darle nuove sofferenze. Era come se le avessero slogato tutte le membra. Quest'anima la opprimeva, la schiacciava per così dire; e sempre, da ogni parte, nuove spade penetravano in lei con violenza. Un'altra volta era come se si appoggiasse contro di lei una lama spuntata che, incurvandosi, in seguito alla resistenza, si conficcava in ogni parte del suo corpo. Quest'anima doveva espiare omicidi (tra l'altro aveva partecipato al martirio delle compagne di sant'Orsola), la sua mancanza di fede, adulteri e messe sacrileghe.

 

Sempre nuove anime venivano a domandare soccorso

 

Le sofferenze espiatorie che subiva per le prati­che anticoncezionali e le impurità erano dolori corporali ed orribili nausee. Poi le sembrava di giacere delle ore fra blocchi di ghiaccio; il freddo le penetrava fino alle midolla; era l'espiazione della tiepidezza e della freddezza dal punto di vista religioso. Dopo il terribile caso del prete di Colonia, dovette ancora incaricarsi di sei anime che non potevano essere liberate che per mezzo di espia­zioni accettate liberamente. In seguito potrà liberare molto più facilmente, per mezzo della misericordia della Madre di Dio, molte altre anime venute a lei nella prima metà dell'anno. Una si chiamava Berta, era francese, morta nel 1740; un'altra era viennese, morta nel 1810. C'erano anche: una prostituta italiana, due signorine di Innsbruck, morte durante un bom­bardamento, ed un prete italiano. Ne vennero poi altre che poterono essere liberate per mezzo di sofferenze più leggere e per mezzo della pre­ghiera. Pur sembrandole doloroso, Maria Simma si è proposta di accettare tutti questi sacrifici. Alle volte erano tali che non avrebbe potuto soppor­tarli con le sole sue forze. Nell'agosto del 1954 iniziò un nuovo metodo per aiutare le anime. Un certo Paul Gisinger di Koblach si annunciò pregandola di domandare ai suoi sette figli, di cui indicò il nome, di dare per lui 100 scellini per le missioni e di far cele­brare due Messe: solo così avrebbe potuto esse­re liberato. In ottobre seguirono domande analoghe: somme minori o maggiori in favore delle missioni, ono­rari per Messe e recite del Rosario si rinnovaro­no una quarantina di volte ancora. Le anime si annunciavano sempre personalmente, senza che Maria rivolgesse loro delle domande. Nello stesso mese d'ottobre del 1954 un anima del purgatorio le disse che durante la settimana dei morti avrebbe potuto fare delle domande a tutte le anime i cui parenti erano disposti ad aiutarle, accordando loro i soccorsi necessari. D'altra parte Maria Simma aveva già prima fatto loro delle domande ed ottenuto risposte concernenti certe altre anime. Ella poté accettare l’incarico di far loro delle domande fino al 20 novembre, ricevendone la risposta prima della fine dell'anno mariano. In ottobre e in novem­bre, fino all'Immacolata Concezione (8 dicem­bre), ogni notte vennero delle anime per le quali doveva sia pregare sia soffrire. All'inizio dove­va far da sola tutte le preghiere; ma, dal mo­mento che le domande diventarono troppo nu­merose, poté chiedere aiuto ad altre persone disposte a pregare coscienziosamente per loro. Per i preti le preghiere dovevano essere fatte da preti. Alla chiusura dell'anno mariano, Maria Simma conobbe alcuni giorni di tranquillità. Poi altre anime ricominciarono ad annunciarsi, anche anime di cui prese spontaneamente la re­sponsabilità delle sofferenze, secondo ciò che giudicava essere bene e secondo la propria ca­pacità di sopportazione.

 

Come compaiono le anime del purgatono?

 

Le anime del purgatorio appaiono in diverse forme ed in diverse maniere. Alcune bussano, altre appaiono improvvisamente. Le une si mo­strano sotto un'apparenza umana, nettamente visibili come al tempo della loro vita mortale, vestite, di solito, come nei giorni feriali, altre invece vestite in modo evanescente. Le anime che sono avvolte nel terribile fuoco del purgatorio fanno un impressione spaventosa. Più sono purificate dalle loro sofferenze, più diventano luminose ed affabili. Sovente raccontano come hanno peccato e come sono scampate dall'inferno grazie alla miseri­cordia divina; alle volte aggiungono alle loro dichiarazioni degli insegnamenti e delle esortazio­ni. Per altre anime Maria Simma sente che sono presenti e che deve pregare e soffrire per esse. Durante la Quaresima, le, anime non si manife­stano che per domandare a Maria di soffrire per loro durante la notte e anche di giorno. Succede pure che le anime del purgatorio appaiano sotto forme straordinarie che fanno paura. Alle volte parlano, come durante la loro vita, nel loro dialetto. Quelle che sono di lingua straniera parlano male il tedesco, con un accento straniero, dun­que in maniera personale.

 

Come giudicare le apparizioni?

 

Queste apparizioni sono vere, o sono invece il frutto dell'immaginazione? Sono fantasticherie provocate artificiosamente da desideri o da let­ture? Diversi fatti garantiscono la loro autenti­cità come quella delle sofferenze espiatorie. Ecco i fatti: 1) Maria Simma desiderò, già dalla tenera in­fanzia, aiutare le anime del purgatorio: mise pure tutto il suo zelo per guadagnarsi le indul­genze di certi giorni particolari e recitò per le anime innumerevoli preghiere indulgenziali. Ma, fino a questo punto, non sapeva che potes­se espiare per le anime soffrendo per esse. Queste sofferenze espiatorie sono dure come quelle del purgatorio. Fu necessario tutto il suo spirito di sacrificio e la coscienza del suo voto fatto per accettare volontariamente di poter soffrire così per gli altri. Un giorno domandò se non fosse possibile che le anime venissero meno sovente, affinché avesse così il tempo per il sonno necessario, senza il quale non poteva più fare il suo lavoro. Le fu risposto che ella aveva fatto dono di abbandono totale, come “anima vittima”. La sua era stata un offerta sincera, o un sogno pio? Se la Madre di Dio la prendeva in parola ella doveva accettare. Inoltre doveva cucinare meglio e mangiare di più: così avrebbe potuto sostenere un peso maggiore. L'uomo può sopportare più di quello che non crede. Le fu assicurato che le anime del purgatorio l'a­vrebbero aiutata ad assolvere il suo compito quotidiano. Maria Simma distingue nettamente colui che le appare in sogno da colui che le appare in istato di veglia. Le anime la svegliano, le rivolgono la parola e vanno a lei con le loro sofferenze. Alle volte succede che deve soffrire durante la giornata, mentre sta facendo il suo lavoro quo­tidiano. La prova che non si tratta di malattie ordinarie è il fatto che queste sofferenze sono certe volte annunciate e poi cessano immediata­mente, una volta che è passato il numero fissato delle ore. Maria Simma mi ha detto sovente che le sembra­va che l'anno mariano tardasse a finire, tanto le pesava. Certe anime del purgatorio l'hanno più di una volta sgridata, dicendole che doveva incaricarsi di tutto ciò che Dio le inviava. 2) Più volte è stato espresso il desiderio di pote­re osservare Maria Simma la notte, senza però essere visti da lei, per scoprire se veramente ella possedesse «qualche cosa». E ciò che fece­ro, spinti dalla curiosità, alcuni giovani: F. N., A. N., W. B., E. B., W. B. e, in parte, una ragazza, K. B., credendo ad una mistificazione. Le due notti antecedenti la festa dell'Im­macolata Concezione, nel 1954, salirono, per mezzo di una scala, fino ad un balconcino fiori­to che stava davanti alla finestra aperta della camera di Maria Simma. Essi sentirono Maria gemere sordamente e piangere in mezzo alle sue sofferenze; la videro cercare il fazzoletto per asciugarsi le lacrime; la sentirono parlare con le anime del purgatorio, fare delle domande; la videro prendere delle note. Gli osservatori non videro né sentirono nulla delle anime, ma poi cessarono di ridere e di prendere in giro le apparizioni delle anime del purgatorio. Avevano riflettuto. Il più anziano dei giovani mi raccontò le sue impressioni e le sue osservazioni. Maria Simma seppe da un anima del purgatorio che l'avevano spiata durante due notti, ma che ciò era stato un bene per gli «spioni». Quando ella seppe che essi non avevano visto le anime, domandò ad una di queste ultime come ciò fosse possibile. Ecco la risposta: "Questi giovani sono ancora in vita". "Ma anch 'io sono ancora in vita", obiettò Maria Simma, "e tuttavia vi vedo". E l'anima: "Tu sei dei nostri. Noi siamo nelle tene­bre. Il cammino che conduce a te è luminoso Maria Simma: "E se io non vi ricevessi?" L'anima: "Noi possiamo forzarti a farlo, grazie alla Misericordia di Dio, poiché tu sei dei nostri". Maria Simma: "Che cosa significano queste parole: «Tu sei dei nostri»?" L'anima: "Con il tuo voto, tu ti sei data special­mente alla Madre della Misericordia. Ella ti ha dato a noi, e per questo motivo il cammino che conduce a te è luminoso per tante anime. Tu fai bene a riceverci con sollecitudine, con amore e con compassione. Così puoi liberarci più rapi­damente soffrendo meno, ricevere più grazie e meriti e capire molte cose sul conto delle anime di cui t’informi. 3) Si può verificare la verità dei fatti constatando l'esattezza delle indicazioni date da Maria Simma a proposito delle anime. Queste indica­zioni dovevano essere trasmesse ai loro parenti che, nella maggior parte dei casi, erano comple­tamente sconosciuti a Maria. Nel rapporto indi­rizzato a monsignor Tschann figurano delle lun­ghe liste di nomi di defunti con le loro richieste. Ho inviato la maggior parte delle indicazioni ai curati affinché le potessero esaminare, pregan­doli di darne risposta nel caso che queste indi­cazioni fossero conformi alla realtà: per i casi sottolineati nel mio rapporto mi è stato segnala­to che le indicazioni erano esatte. 4) Nei fatti indicati dalle anime per le quali Ma­ria ha dovuto sopportare delle sofferenze espia­torie, ho potuto rilevare certe circostanze di cui la Simma non poteva saper nulla, tenendo in considerazione la sua ignoranza. Questo vale per il caso del prete di Colonia che aveva cooperato al martirio di sant'Orsola e delle sue compagne. Durante la valanga catastrofica del gennaio 1954, delle anime del purgatorio dissero a Maria che c'erano degli infortunati seppelliti vivi sotto la neve. L'ultimo fu ritrovato vivo a Blons due giorni più tardi. Altre catastrofi, che si verificarono nel corso dell'anno mariano le furono ugualmente predette. La Simma mi annunciò, due giorni prima che i giornali ne parlassero, l'inondazione che ebbe luogo durante l'estate del 1954. Certe anime gliene avevano parlato. 5) Nel carattere di Maria Simma non c'è nulla di complicato, nulla di teso. Da quando ha co­minciato ad offrirsi soffrendo di espiare, ella dà l'impressione di una grande calma e di un u-guaglianza d'umore maggiore di quella di pri­ma. Dopo la fine dell'anno mariano risentì la fatica dei mesi che precedettero l'Immacolata Concezione. Provò un gran bisogno di sonno, ciò che potrebbe accadere ad ogni essere nor­male nelle medesime circostanze. 6> Ciò che Maria ha imparato per mezzo delle anime, ciò che ha visto per sua istruzione e con­forto concorda pienamente sia con gli insegna­menti di fede sulla giustizia e la misericordia di­vine, sia con la dottrina del purgatorio, sia con i giudizi e le dottrine dell'autorità ecclesiastica. 7)11 fatto che Maria Simma abbia potuto fare delle domande e ricevere delle risposte con­cernenti le anime, ha fatto nascere dei dubbi. Si ha ragione di temere che gente curiosa tra­muti i fatti, cercando in essi qualcosa di sen­sazionale. All'inizio alcune persone pregarono Maria Simma di fare delle domande alle anime sui loro parenti defunti. Verso metà ottobre, le fu annunciato che durante la settimana dei morti avrebbe potuto fare delle domande per tutte le anime i cui parenti avessero intrapreso o com­piuto le buone opere di cui avevano bisogno. Senza alcun dubbio è gradevole a Dio che i parenti si preoccupino dei loro defunti. Ma Maria seppe che ci sono pure in purgatorio delle anime alle quali poteva interessarsi, senza tuttavia essere obbligata a farlo. Si trattava, per la maggior parte, di anime che si trovavano nel più basso grado del purgatorio. Per un dise­gno speciale della pietà della Madre della Misericordia, queste anime potevano domanda­re a Maria Simma la loro liberazione. Ciò le fu detto parola per parola così: "Queste devono informarti che non sei obbligata ad interessarti a loro, ma che lo puoi. Sì, per un certo numero di esse, tu devi domandare per mezzo della pre­ghiera di potertene incaricare. Se tu scarti que­ste anime non sei colpevole di nessuna colpa, ed esse non hanno più il diritto di importunarti una seconda volta. Ma se tu t'incarichi con sol­lecitudine, riceverai le maggiori grazie, e noi potremo darti delle informaztont maggiori con­cernenti i defunti". Qui non si tratta dunque di impressioni, ma di grazie per le anime. Soltanto quando le si pone­vano delle domande per curiosità - si è perfino cercato di farlo a proposito di Hitler e di Stalin - non riceveva risposta od opponeva un rifiuto. Nel novembre 1954 si sparse la notizia che si poteva farle delle domande, e vennero in molti, anche da lontano. Non sempre, né ovunque, si osservò la discre­zione necessaria. Ciò diede adito a pettegolezzi. Si riportò il vero ed il falso. Due casi soprattut­to fecero colpo e fecero parlare. Un albergatore di S. morì improvvisamente nell'ottobre 1954. Dal punto di vista religioso non era né un praticante pieno di zelo, né un cattolico particolar­mente militante. Alle domande poste fu risposto che le Messe che si facevano celebrare per lui non erano di grande aiuto perché egli durante la sua vita aveva assistito alla Messa con indiffe­renza. Più tardi fu risposto a Maria Simma che un dono di 3.000 scellini in favore delle missioni poteva liberarlo. Il fratello e la moglie del defunto pregarono molto affinché la sua libera­zione avvenisse ancora dutante l'anno mariano. Essi assolsero l'obbligo richiesto. Poco dopo il defunto fu liberato perché sovente, durante le conversazioni, aveva difeso la religione e la ver­ginità di Maria. Il caso fu reso noto al pubblico in modo poco preciso; molti si meravigliarono di questa liberazione e trovarono che il purga­torio non era una cosa tanto terribile. Il secondo caso mostra ugualmente come, in certe occasioni, Dio permetta le meschinerie umane tanto per metterci alla prova quanto per avvertirci. Si tratta di un incidente stradale la cui vittima fu un amministratore di un convento di religiose a B. Le suore del convento chiesero di lui a Maria Simma. Ella dichiarò che era stato liberato. Più tardi cercò il foglio sul quale annotava le risposte durante la notte. C'era scritto che non era ancora stato liberato. Nel frattempo la notizia trapelò fino a B. Essa creò emozione, poiché l'amministratore era stato villanamente calunniato. Maria Simma domandò ad un anima se fosse colpevole per il fatto che -leggendo e dando la risposta - la prima volta la negazione «non» le era sfuggita. Que­st' anima le rispose: "Da una parte tu sei colpe­vole, perché hai avuto troppa fretta; d'altra parte è il demonio che si è mischiato nella cosa. Ma anche questo fatto ebbe il suo lato buono, poiché la gente deve sapere che in tali questioni il silenzio è necessario. Ecco perché ciò è stato permesso. ‘E stata anche un 'umiliazione per te ed è stata salutare. Tu non sai per quanto tempo riceverai delle risposte. Ciò dipende da quelli che ti fanno delle domande, se sanno tacere o no. C'e' molto merito ad «assumere il patronato di un'anima», cioè ad esser pronti a fare dei sa­cnflci per liberare un anima sconosciuta che porta un certo nome di battesimo". Dopo la Candelora (2 febbraio) Maria Simma non ebbe più tante risposte: alle volte venivano due, tre o quattro anime alla volta, quantunque non si sapesse bene di che cosa ognuna di esse avesse bisogno. Ci voleva questo per lottare contro la curiosità. Si restrinse così il numero delle domande e diminuì in questo modo il gusto del sensaziona­le. Se la Madre di Dio desiderava accordare questo soccorso a molte anime era necessario conservare il silenzio per impedire che inaridis­se questa sorgente di grazie che è l'aiuto alle anime del purgatorio.

 

Cattivo gioco del demonio

 

Allo stesso modo con cui il demonio seminò la confusione nel caso dell'amministratore del convento, così egli andò assai sovente da Maria Simma per spaventarla e distoglierla dalla sua missione espiatrice. Si presentava certe volte sotto le sembianze di un angelo di luce. Una volta pure si presentò sotto le spoglie del curato di Reisch di Nenzing, che altre volte era stato il confessore di Maria; poi sotto quelle del canonico Sattler, cappellano dell'istituto San Giusep­pe, poi come la superiora delle suore del Sacro Cuore di Gesù ad Hall. Lo pseudocanonico voleva quasi far di Maria suo voto di dono totale a Maria. Allora ella riconobbe in lui Satana mascherato. Lo cacciò dicendo: "Se sei il demonio io ti ordino, in nome di Gesù di ritirarti". Poi gettò dell'acqua bene­detta... ogni cosa scomparve. Le cose andàrono particolarmente male duran­te la Settimana Santa del 1954. Infatti la Madre di Dio aveva annunciato a Maria Simma che quella settimana le avrebbe portato dei grandi sacrifici, delle grandi prove che avrebbe dovuto sopportare da sola. Maria notò a questo propo­sito: "Dal 10 al 17 aprile 1954 il demonio mi tenne quasi interamente in suo potere. Credevo d'essere all'inferno, invece che sulla terra. Il demonio diceva che avevo fatto spesso delle confessioni e delle comunioni cattive. Una volta avrei commesso - diceva - un grave peccato che avrei considerato con grande indifferenza". Risposi: "Io non so nulla di tutto ciò". Ma il demonio riprese: "La tua coscienza è così addormentata che tu sei sempre più a mia disposizione. Le apparizioni di anime sono delle illusioni che vengono da noi; nessuna di queste anime è stata liberata. Noi te l'abbiamo detto già sovente. Nella tua grulleria non ci hai fatto attenzione. Ma sentirai ora amaramente che è così. Voleva - diceva - aver pietà di me (dal momento che ero caduta nell'inferno) e non assegnarmi il posto dove si soffriva maggiormente. In breve, credevo di essere già all'infer­no. Di quando in quando il demonio faceva un rumore terribile quasi che la casa cadesse o che prendesse fuoco. Oppure una fiamma sprizza­va nella camera dove c 'era come un rumore di esplosione. Un'anima del purgatorio mi consolò: «Non spa­ventarti di dover soffrire a causa del nemico. Il tentatore può anche torturare, crudelmente, delle anime che sono in purgatorio, non per annientarle, ma per purificarle. Non si tratta di collera, ma di misericordia divina, poiché le anime non sono dei "vasi di collera", ma dei "vasi di misericordia" riservati all'eterno splendore. Ti avverto, Satana è animato da un gran furore contro di te. Egli cerca di sconcer­tarti tanto quanto è in suo potere. Se potesse torturarti come vorrebbe ti farebbe in briciole. Tu non potresti né guardare, né leggere alcuno scritto il cui contenuto sia d'aiuto alle anime del purgatorio. Egli può agire contro di te solo nella misura in cui Dio lo permette, poiché tu sei sotto la prote­zione speciale della Madre di Dio, che egli teme come la spada. Ma cerca ogni occasione per vendicarsi. Vorrebbe arrivare a farti - nel tuo smarrimento e nella tua angoscia - rinunciare al tuo voto d'abbandono verso la Santissima Vergine, per rompere così le relazioni fra te e le anime del purgatorio. Ti prevengo: ha già agito così con altre anime; ne ha anche trascinate all'inferno. Queste anime provate non ne avrebbero che gioia a vederlo fare altrettanto con te. Non impaurirti, non angosciarti! Sii umile! Più tu sarai modesta, meno il nemico avrà presa su di te. Noi ti aiutiamo, ma è la Madre della Misericordia che ti aiuterà partico­larmente». Dalle ore 21 del 2 dicembre 1954 alle ore 4,30 del mattino successivo sentii delle forti brucia­ture. Non c’era nessuno vicino a me! mi sentivo proprio abbandonata. Di tanto in tanto sentivo un bruciore infernale; ne provavo ogni volta un grande spavento. Una voce diabolica mi gridò: «Verremo presto a cercarti, cretina!». Era spa­ventoso, quasi perdevo la speranza. La cosa più terribile era che avevo la sensazione di essere stata abbandonata da Dio stesso, di non poter pregare e di sentirmi come in preda al demonio. Il mattino dopo, alle 4,30, ogni sensa­zione di bruciatura scomparve improvvisamen­te e così la terribile paura dell'inferno.

 

L'atteggiamento della popolazione

 

Quando si venne a sapere dell'aiuto che Maria Simma portava alle anime del purgatorio ci fu un subbuglio fra la popolazione. Era qualcosa di strano, di nuovo. Si diceva che nessuno fosse mai tornato dall'aldilà. Parecchia gente credet­te, spontaneamente; altri furono più riservati, altri ancora negarono tutto. Molti volevano avere delle spiegazioni sui defunti e facevano arrivare dei soccorsi alle anime. Adesso ancora manifestano molto zelo, dicendo che bisogna dare l'aiuto quando si può e che dopo la loro morte anch'essi saranno contenti se qualcuno verrà in loro aiuto e se si saranno assicurati questa grazia con le loro buone opere. Ad altri questo fatto dà la convinzione che esi­ste un'eternità; ciò li scuote, crea in loro un sentimento d'inquietudine. Altri infine pensano che se Maria Simma non fosse in causa, ci ere­derebbero più facilmente perché questa è, ai loro occhi, troppo semplice, troppo povera, troppo poco importante.

 

La necessità delle elemosine

 

Ci sono persone che si scandalizzano per il fatto che si esigono dei doni in favore delle missioni, o che si facciano celebrare delle Messe per aiu­tare le anime. Maria Simma non ha accettato denaro a questo scopo. Il denaro che le si offre è sempre stato versato alla curia. Se si deve, per centinaia di anime, offrire dei doni in denaro, è prima di tutto perché facendo delle elemosine per una buona opera si possono aiutare maggiormente le anime del purgatorio. Dunque, alla nostra epoca, l'aiuto alle missioni è un'opera particolarmente buona, poiché i bisogni dei paesi di missione sono grandi e, aiu­tandoli, grande sarà la mietitura, soprattutto in America del Sud. Ogni persona ha il dovere di aiutare le missioni, ma questo dovere è stato dimenticato da molti durante la loro vita. Nell'aldilà parecchie anime devono ancora espiare a causa dei debiti che non hanno pagato o di un testamento ingiusto, o per qualche altra ingiustizia non riparata. Che delle persone facciano arrivare a Maria Simma un po' di denaro per le spese di posta non può essere considerato reprensibile. Dal canto suo Maria non domanda nulla e fa tutto gratuitamente. Ella ha tutto il diritto di accettare un'elemosi­na, nello stato di povertà quale il suo, poiché il suo lavoro in favore delle anime l'accaparra senza tregua.

 

La visione del purgatorio

 

"Il purgatorio si trova in parecchi luoghi", rispo­se un giorno Maria. "Le anime non vengono mai «fuori» dal purgatorio, ma «con» il purgatorio". Maria Simma vide il purgatorio in diverse maniere: una volta in un modo ed un'altra volta in modo diverso. In purgatorio c’è un’immensa folla di anime, è un continuo andirivieni. Ella vide un giorno un gran numero di anime assolu­tamente a lei sconosciute. Quelle che avevano peccato contro la fede portavano sul cuore una fiamma scura, altre che avevano peccato contro la purezza una fiamma rossa. Poi ella vide le anime in gruppo: preti, religiosi, religiose; vide cattolici, protestanti, pagani. Le anime dei cat­tolici soffrono più di quelle dei protestanti. I pagani invece hanno un purgatorio ancor più dolce, ma essi ricevono meno soccorsi, e la loro pena dura più a lungo. I cattolici ne ricevono maggiormente e sono liberati più in fretta. Ella vide pure molti religiosi e religiose condannati al purgatorio per la loro tiepidezza di fede e la loro mancanza di carità. Bambini di soli sei anni possono essere costretti a soffrire abba­stanza a lungo in purgatorio. A Maria Simma fu rivelata la meravigliosa armonia che esiste fra l'amore e la giustizia divina. Ogni anima è punita secondo la natura delle sue colpe e il grado d'attaccamento al pec­cato commesso. L'intensità delle sofferenze non è la stessa per ogni anima. Alcune devono soffrire come si sof­fre sulla terra quando si vive una vita dura e devono aspettare per contemplare Dio. Un gior­no di purgatorio rigoroso è più terribile di dieci anni di purgatorio leggero. La durata delle pene è molto varia. Il prete di Colonia restò in pur­gatorio dal 555 fino alla Ascensione del 1954; e, se non fosse stato liberato dalle sofferenze accettate da Maria Simma, avrebbe dovuto sof­frire ancora a lungo ed in modo terribile. Ci sono pure anime che devoo soffrire terribil­mente fino alla fine del giudizio universale. Altre hanno solo mezz’ora di sofferenza da sop­portare, o meno ancora: non fanno che "attra­versare il purgatorio in volo", per così dire. Il demonio può torturare le anime del purgato­rio, soprattutto quelle che sono state la causa della dannazione di altre. Le anime del purgatorio soffrono con una pazienza ammirevole e lodano la Misericordia Divina, grazie alla quale sono scampati dall'in­ferno. Esse sanno che hanno meritato di soffri­re e deplorano le loro colpe. Supplicano Maria, Madre della Misericordia. Maria Simma vide pure molte anime che aspet­tavano il soccorso della Madre di Dio. Chiunque pensa durante la vita che il purgato­rio sia poca cosa, e ne approfitta per peccare, deve espiarlo duramente.

 

Come aiutare le anime del purgatorio

 

1) Soprattutto con il sacrificio della Messa, che nulla potrebbe supplire. 2) Con delle sofferenze espiatorie: ogni soffe­renza fisica o morale offerta per le anime. 3) Il Rosario è, dopo il santo sacrificio della Messa, il mezzo più efficace per aiutare le ani­me del purgatorio. Ogni giorno numerose ani­me sono liberate per mezzo del Rosario, altri­menti avrebbero dovuto soffrire lunghi anni ancora. 4) Anche la Via Crucis può portar loro grande sollievo. 5) Le indulgenze sono di un valore immenso, dicono le anime. Esse sono un'appropriazione della soddisfazione offerta da Gesù Cristo a Dio, suo Padre. Chiunque, durante la vita ter­rena, guadagni molte indulgenze per i defunti, riceverà pure, più degli altri nell'ultima ora, la grazia di guadagnare interamente l'indulgenza plenaria accordata ad ogni cristiano «in articu­lo mortis». E’ una crudeltà non mettere a profitto questi tesori della Chiesa per le anime dei defunti. Vediamo! Se ci si trovasse davanti a una monta­gua piena di monete d'oro e si avesse la possibi­lità di prenderne a piacimento per soccorrere dei poveretti incapaci di prenderne, non sarebbe crudele rifiutar loro questo servizio? In parec­chie località l'uso delle preghiere indulgenziate diminuisce di anno in anno, e così anche nelle nostre regioni. Bisognerebbe esortare maggior­mente i fedeli a questa pratica di devozione. 6) Le elemosine e le buone opere, soprattutto i doni in favore delle missioni, aiutano le anime del purgatorio. 7) L'ardere delle candele aiuta le anime: prima perché quest'attenzione d'amore dà loro un aiuto morale; poi perché le candele sono bene­dette e rischiarano le tenebre in cui si trovano le anime. Un bambino di undici anni di Kaiser chiese a Maria Simma di pregare per lui. Era in purga­torio per avere, il giorno dei morti, spento al cimitero le candele che bruciavano sulle tombe e per avere rubato la cera per divertimento. Le candele benedette hanno molto valore per le anime. Il giorno della Candelora Maria Simma dovette accendere due candele per un anima, mentre sopportava per essa delle sofferenze espiatorie. 8) Il gettare dell'acqua benedetta mitiga le pene per i defunti. Un giorno, passando, Maria Simma gettò dell'acqua benedetta per le anime. Una voce le disse: "Ancora". Tutti i mezzi non aiutano le anime nella stessa maniera. Se durante la sua vita qualcuno ha avuto poca stima per la Messa, non ne approfit­ta molto quando è in purgatorio. Se qualcuno ha mancato di cuore durante la sua vita, riceve poco aiuto. Coloro che peccarono diffamando gli altri devono espiare duramente il loro pecca­to. Ma chiunque abbia avuto buon cuore in vita riceve molto aiuto. Un'anima, che aveva tralasciato di assistere al­la Messa, poté domandare otto Messe per suo sollievo, poiché durante la sua vita mortale aveva fatto celebrare otto messe per un anima del purgatorio.

 

Maria e le anime del purgatorio

 

 

Maria è, per le anime del purgatorio, la Madre della Misericordia. Quando il suo nome echeg­gia in purgatorio, le anime provano una grande gioia. Un'anima disse che Maria, alla sua morte, aveva domandato a Gesù di liberare tutte le anime che si trovavano nel purgatorio il giorno dell'Assunzione, e che Gesù aveva esaudito la preghiera di sua Madre. Il giorno dell'Assunzione queste anime avevano accom­pagnato Maria in cielo, poiché ella era stata incoronata come Madre di Misericordia e Ma­dre della Grazia Divina; Al purgatorio Maria distribuisce le grazie secondo la volontà divina: Ella passa sovente in purgatorio. Ecco ciò che vide Maria Simma.

 

Le anime del purgatorio e i morenti

 

Durante la notte di Ognissanti un’anima le disse: "Oggi, giorno di tutti i Santi, moriranno al Voralberg due persone che sono in gran peri­colo di dannazione. Queste non possono essere salvate se non si prega con insistenza per loro". Maria Simma pregò: fu aiutata da altre perso­ne. La notte seguente un'anima venne a dirle che le due anime erano scampate dall'inferno ed erano arrivate nel purgatorio. Uno dei due malati si era fatto amministrare i Santi Sacra­menti, l'altro li aveva rifiutati. Secondo ciò che dicono le anime del purgatorio, molti andrebbero all'inferno perché si prega troppo poco per loro. Si potrebbero salvare dall'inferno molte anime se mattino e sera si re­citasse questa preghiera indulgenziale con tre Ave Maria per coloro che muoiono il giorno stesso:

 

"O Misericordiosissimo Gesù, che bru­ciate di un sì ardente amore per le anime, Vi scongiuro, per l'agonia del Vostro Santissimo Cuore e per i dolori della Vostra Madre Imma­colata, di purificare con il Vostro Sangue tutti i peccatori della terra che sono in agonia e che devono morire oggi stesso. Cuore agonizzante di Gesù, abbiate pietà dei morenti".

 

Maria Simma vide un giorno numerose anime sulla bilancia fra l'inferno ed il purgatorio.

 

Istruzioni

 

Le anime del purgatorio si preoccupano molto di noi e del regno di Dio. Ne abbiamo la prova da certi avvertimenti che esse diedero a Maria Simma. Quelli che seguono sono stati presi dalle sue note: "Non bisogna lamentarsi dei tempi che attraversiamo. E’ necessario dire ai genitori che essi ne sono i principali responsabili. I geni­tori non possono rendere un peggiore servizio ai loro figli che assecondando tutti i loro desi­deri, dando loro tutto ciò che vogliono, sempli­cemente perché siano contenti e non gridino. L'orgoglio può così prendere radice nel cuore del bambino. Più tardi, quando il bambino co­mincia ad andare a scuola, non sa né recitare un Pater, né fare un segno di croce. Di Dio, alle volte, non sa assolutamente nulla. I genitori si discolpano dicendo che questo è il dovere del catechista e dei maestri di religione. Là dove l'insegnamento religioso non comincia dalla più tenera età, la religione più tardi non tiene. Insegnate ai bambini la rinuncia! Perché oggi c 'è questa indifferenza religiosa? questa deca­denza morale? Perché i bambini non hanno imparato a rinunciare! Essi diventano più tardi dei malcontenti e degli uomini senza di­screzione che prendono parte a tutto e vogliono aver tutto a profusione. Ciò provoca tante de­viazioni sessuali, le pratiche e l'assassinio anti­concezionali. Tutti ques ti fatti gridano vendetta al cielo! Chi non ha imparato da bambino a rinunciare, diventa egoista, senza amore, tiranno. Per questo motivo oggidì c'è tanto odio e mancanza di carità. Vogliamo vedere dei tempi migliori? Cominciamo dall'educazione dei bambini. Si pecca in maniera spaventosa contro l'amore del prossimo, soprattutto con la maldicenza, l'inganno e la calunnia. Da dove comincia? Nel pensiero. Bisogna imparare queste cose fin dall'infanzia e cercare di scacciare immediata­mente i pensieri contrari alla carità. Si com­battano subito tutti i pensieri contro la carità, e non si arriverà a giudicare gli altri senza ca­rità. Per ogni cattolico l'apostolato è un dovere. Alcuni lo esercitano con la professione e altri con il buon esempio. Ci si lamenta che molti so­no corrotti dai discorsi contro la morale e con­tro la religione. Perché dunque gli altri taccio­no? I buoni devono pur difendere le loro con­vinzioni e dichiararsi cristiani. Nel corso della storia della Chiesa la salute delle anime e della civiltà cristiana non è forse stata per i laici un dovere più urgente e più imperioso che ai giorni nostri? Ogni cristiano dovrebbe rimettersi a ricercare il regno di Dio ed a cercare di farlo progredire, altrimenti gli uomini non saranno più in grado di riconoscere il governo della Provvidenza. La preoccupazione dell'anima non deve essere soffocata da quella esagerata del corpo. Il 22 giugno 1955, durante la notte, sentii distintamente: «Dio esige un'espiazione! » Ed è con sacrifici volontari, accettati con la preghie­ra, che si può espiare maggiormente. ma se questi sacrifici non si accettano di buona vo­glia, Dio li esigerà con la forza. Perché è neces­saria un'espiazione".

 

Conclusione

 

Riassumendo, si tratta, nel caso di Maria Sim­ma, d'una vocazione speciale in favore delle anime del purgatorio. Ciò è chiaramente espres­so in una nota del 21 novembre 1954. Si legge: "Mi son domandata sovente come avrei potuto inviare ad una persona un'anima del purgatorio. Mi dicevo: «Perché esse non si rivolgono direttamente ai loro parenti? Sarebbe molto più semplice per me che annunciarglielo». Allora venne un'anima che mi fece questo rimprovero severo: «Non peccare contro le decisioni divine! Dio distribuisce le grazie a chi vuole. Tu non avresti mai il potere d'inviare un anima ad un'altra persona. Non è per i tuoi meriti che Dio ti accorda queste grazie. Considerando i meriti, molti altri potrebbero essere preferiti a te. E’ vero, tu hai già dall'infanzia portato molto soccorso alle anime: ma anche questa era una grande grazia. Questa grazia sarebbe stata mes­sa a miglior profitto di quello che hai fatto tu. Vicino ai santi che hanno fatto dei grandi mira­coli in terra ce ne sono stati di più grandi anco­ra che non avevano questo potere, ma che han­no raggiunto tuttavia una santità ancora mag­giore di quelli a cui Dio ha dato il potere di ope­rare dei miracoli. Non bisogna dimenticare: Si esige di più da colui che riceve più grazie. Dio vuole che gli domandiamo le grazie; una buona preghiera perseverante oltrepassa le nuvole: essa è esaudita nella maniera che vale di più per colui che la fa». Con questo rapporto io credo d'aver dato un immagine esauriente dei fatti. Ho cercato di metterci tutto ciò che ho sentito da Maria Simma, dal giorno di Ognissanti del 1953 al feb­braio 1955, e ciò che ho potuto verificare, citando i fatti come mi sono stati dati in parte nelle sue note. Si tratta di un apostolato e di un aiuto alle anime del purgatorio. Ciascuno è libe­ro di farsi un'opinione secondo il proprio giudi­zio. Ma colui che scarta questi fatti voglia giudi­care (nel senso buono) Maria Simma con giustizia.

Sonntag, domenica 20 febbraio 1955

firmato: P. Alfonso Matt curato di Sonntag

 

 

Parte Seconda

 

LE MIE RELAZIONI CON LE ANIME DEL PURGATORIO

 

“Dio che purifica è il purgatorio

Dio perduto è l’inferno

Dio guadagnato è il cielo”

(Hans Urs Von Balthasar)

 

Perché Dio lo permette?

 

Molta gente si domanda: "È possibile che Dio permetta ai morti di apparire ai vivi?" Ammettendo che tutto sia possibile alla sua Bon­tà, perché Dio permette delle cose così straordi­narie? Non è certamente per soddisfare la nostra curiosità: se per la misericordia di Dio si produ­cono dei fatti fuori dall'ordinario, essi sono tuttavia conformi al piano divino della salvezza. Questo è il punto di vista nel quale ci si deve met­tere per farsi un giudizio e per avere un vantaggio spirituale. Questi fatti sono di grande consolazio­ne per i defunti, perché permettono loro di essere liberati dalle sofferenze, e spronano i vivi a pre­gare maggiormente per le anime del purgatorio ed a distaccarsi da tutto ciò che è terreno. Il grande pericolo di oggi è che le cose vanno materialmente troppo bene. Noi dobbiamo ve­gliare e preoccuparci maggiormente della vita eterna, poiché essa dura sempre. Non attacchia­mo il nostro cuore a ciò che è temporale: di tut­to ciò che passa noi non potremo mai portar via nulla. Proprietà, affari, belle case, tutto ciò passa e più presto di quello che pensiamo: noi potremo portar via solo le nostre buone opere. E’ evidente che abbiamo bisogno dei beni terreni per vivere, ma si tratta di non attaccarvi il nostro cuore: ecco il problema. Questo è il senso e lo scopo delle apparizioni delle anime del purgatorio, come di tutte le altre rivelazioni private. E’ il solo motivo per cui Dio permette tali contatti soprannaturali: il buon Dio miseri­cordioso si degna di darci la sua benedizione e la sua grazia per poterne trarre profitto. L'anima a cui Dio vuol dare una grazia partico­lare possiede già dalla nascita questa grazia, ma non è raro che essa sia accordata più tardi. Le vie del Signore sono ammirevoli, insondabili. Un gran peccatore può diventare un gran san­to, come prova sant'Agostino. Saulo è diventato san Paolo, e tutto ad un tratto.

 

Prudenza nguardo alle rivelazioni private

 

Spesso non si riesce a capire la grande riserva­tezza che la Chiesa Cattolica usa riguardo alle rivelazioni private. Essa ha le sue ragioni, ed è un bene, poiché è la guardiana della verità; è meglio non riconoscere come autentici dieci casi veri che riconoscerne uno solo non vero. Ma quando i fatti concordano pienamente con l'inse­gnamento di Cristo, la Chiesa non può rigettarli, anche nel caso in cui non fossero stati ancora oggetto di un esame teologico approfondito. Un vescovo, monsignor Bruno Wechner, mi convocò per dirmi: "Io dubito che sia volontà di Dio che s'interroghino le anime del purgatorio per altri defunti". Io gli risposi: "Ho domandato un giorno ad un 'anima: «Come potete darmi dei consigli sulle anime sul cui conto v'interrogo?» Essa mi diede questa risposta: «Noi lo sappiamo da Maria, Madre della Misericordia». Il vescovo allora fu del parere che non ci si pote­va immischiare in questi fatti dato che fra cielo e terra ci sono delle cose che non sono state ancora capite dal punto di vista teologico, e che tuttavia esistono. Finalmente dichiarò che non dovevo assolutamente aspettarmi di vedere riconosciuto il caso come autentico, che la Chiesa non avreb­be mai potuto farlo fintantoché la mia persona era in vita, e che la Chiesa era così severa (noi dobbiamo ben riconoscerlo) perché anche una persona favorita da grazie straordinarie poteva diventare infedele alla grazia e che nulla era al riparo dal nemico. Perciò una tale anima doveva avere una buona guida spirituale come protezio­ne contro gli inganni del demonio.

 

È necessario conoscere questi fatti? E meglio tacerli?

 

"Perché le anime del purgatorio si indirizzano a lei?" Ecco una domanda che mi si rivolge di frequente. Non è sicuramente a causa della mia devozione: ci sono delle persone più pie di me. E tuttavia le anime non si indirizzano a loro. I fenomeni soprannaturali non sono dei «termo­metri di santità»: la pietra di paragone della perfezione resta la carità disinteressata: soffrire per gli altri per amore, ad imitazione di Cristo. Non potremo trascorrere la nostra vita terrena senza croci né sofferenze. Un'anima del purga­torio disse un giorno: "Ciò che ha pià efficacia è la sofferenza quando è sopportata con gran­de pazienza e quando si depone come offerta fra le mani della Madre di Dio, affinché Ella l'utilizzi per chi vuole, dove sarà meglio e pià necessariamente utilizzata". E’ evidentemente più facile esortare una perso­na che soffre a farlo con pazienza, che soffrire noi stessi con coraggio. Io so cosa significhi sof­frire, ma è appunto perché la sofferenza è pe­nosa che il suo valore è così grande. Non saprei dire esattamente perché le anime del purgatorio si indirizzino a me. Certamente esse possono indirizzarsi ad altre persone. Nel Vo­ralberg ho conosciuto due persone, attualmente decedute, a cui si indirizzavano. Oggidì, eviden­temente, ci sono ancora molte persone che le anime vengono a sollecitare, ma sono conosciute da pochissimi. La loro missione è diversa dalla mia. Sarebbe ben più facile, lo so, tenere queste cose nascoste al pubblico poiché si va incontro a tante incomprensioni e al disprezzo, sovente an­che da parte dei preti. Molti preti sono dei sa­pienti che vogliono capire ogni cosa. Ma le vie del Signore non si lasciano sondare così: è ne­cessaria una grande umiltà; ciò che manca spes­so ai nostri giorni.

 

Volevo entrare in convento

 

Fin dall'infanzia ho capito che Dio mi doman­dava un sacrificio tutto speciale. Da quando andavo a scuola, volevo sapere quale fosse que­sto sacrificio. Dovevo fare una lunga strada per andare a prendere il latte. Passavo vicino a due fienili. Pensavo: "Facendo questa strada, Dio potrebbe dirmi ciò che vuole da me: è quindi necessario che faccia una convenzione con Lui. Gli indirizzerò questa preghiera: «Signore, voi potete tutto. Quando passo vicino ad uno o all'altro di questi due fienili fate che trovi un biglietto sul quale ci sia scritto ciò che devo fare». E sempre ritornavo ai due fienili per tro­vare questo biglietto. Ma sempre invano. A poco a poco l’impaztenza mi vinse ed io dissi a Dio: «Voi sapete, non è colpa mia se non trovo la via che avete scelta per me». Quando finii la scuola pensai: "Ora forse devo andare in convento; forse è là che Dio mi vuole". A 17 anni entrai nel convento del Sacro Cuore di Gesù ad Hall, nel Tirolo. Dopo un anno me ne dovetti uscire, poiché avevo troppo poca salute. Volli entrare subito in un altro convento. Scelsi, questa volta, quello delle Domenicane di Thal­bach, vicino a Bregenz, sulle rive del lago di Costanza. "Glielo diciamo subito - dichiarò la suora supe­riora dopo otto giorni - Lei è troppo debole per noi". E non potei restare. Là conobbi il convento delle Francescane a Gaissau, che manda delle religiose nelle missio­ni. "Ecco il convento che ci vuole per me - pen­sai -. Condurre altre anime a Dio: ecco il mio compito. Sono troppo poco dotata per fare de­gli studi e diventare maestra; entrerò dunque in un convento da dove potrò partire più tardi per le missioni". Dissi a Dio: "Fa' dunque che possa restarvi, al­trimenti non andrò più in nessun altro conven­to". Vi entrai nel 1938. Mi piaceva molto. Ebbene, anche quest'ultima volta la superiora mi disse: "Lei è la più debole di tutte..." Spe­ravo tuttavia che una volta finiti i lavori dei campi potessi farcela. Ma alla fine della mietitu­ra la madre superiora dichiarò: "Lei è troppo debole per noi; non posso tenerla".

 

Le prime apparizioni

 

"Tutto è finito per me - pensai allora -: non ho potuto trovare la via che Dio mi ha tracciata, e Dio non me l'ha indicata". Per un certo tempo questo pensiero mi tor­mentò moltissimo dal punto di vista spirituale; ma mi confortava l'idea di non essere colpevole: avevo fatto tutto il possibile. Dall'infanzia avevo un grande amore per le anime del purgatorio; anche mia madre ci tene­va moltissimo e ci ripeteva sempre questo consi­glio: “Quando avete una domanda importante da fare, indirizzatela alle anime del purgato­rio; sono gli aiuti più validi”. Fu nel 1940 che si manifestò per la prima volta a me un'anima del purgatorio. Sentendo che qualcuno andava e veniva nella mia camera, mi svegliai. Guardai chi poteva essere. Non sono mai stata molto paurosa; sarei saltata addosso a qualcuno piuttosto che aver paura. Vidi allora uno straniero che passeggiava lenta­mente. L'interpellai con tono burbero: "Come sei entrato? Che cosa hai perso?" Fece come se non sentisse nulla e continuò il suo andirivieni. "Che fai?" domandai ancora. Non ottenni risposta alcuna. Balzai dal letto e cercai di - afferrarlo. Non presi che aria, non c'era più nulla. Ritornai a letto e l'intesi di nuovo cammi­nare: "Ebbene" - pensai - "vedo quest'uomo; perché non posso prenderlo?" Mi alzai ancora una volta, camminai lentamente verso di lui, volli fermarlo...; una volta ancora pescai nel vuoto: non c'era più nulla. Assai poco rassicurata mi rimisi a letto; erano circa le quattro del mattino. Non ritornò più ed io non riuscii ad addormentarmi. Dopo la Messa andai dal mio direttore spirituale e gli raccontai ogni cosa. "Se capita ancora qual­cosa di simile" - mi spiegò brevemente - "non domandare "chi sei", ma "che vuoi da me?" La notte seguente ritornò: era la stessa persona della notte precedente. Le domandai: "Che vuoi da me?..." Rispose: "Fa' celebrare tre Messe per me, e sarò liberato". Pensai allora che doveva essere un'anima del purgatorio. Lo dissi al mio confessore che me lo confermò. Dal 1940 al 1953 ogni anno vennero solo due o tre anime, di solito in novembre. Non vedevo in ciò nessuna missione speciale da compiere. Lo dissi al mio curato, P. Alfonso Matt, che era pure il mio direttore spirituale. Mi consigliò di non allontanare mai un'anima, ma di accettare tutto generosamente.

 

Sofferenze espiatorie per altre anime

 

Infine altre anime del purgatorio mi domanda­rono di soffrire per loro. Furono delle grandi sofferenze., Quando un anima viene, mi sveglia bussando, o chiamandomi, o scuotendomi, o in altro modo ancora. Le chiedo subito: "Che vuoi?" o "Che devo fare?" In questo modo essa può dirmi ciò che le manca. Così un' anima mi domandò: "Soffrirai per me?" Ciò mi parve abbastanza strano, poiché fino a quella volta nessuna mi aveva espresso un tale desiderio. Allora le risposi: "Sì, ma che devo fare?" Essa mi rispose: "Per tre ore pro­verai grandi dolori in tutto il corpo; ma dopo tre ore potrai alzarti e continuare i tuoi lavori come se non fosse successo nulla. Così potrai togliermi vent 'anni di purgatorio". Accettai. Mi colsero allora tali dolori che capivo a mala pena dove ero, pur essendo cosciente di aver accettato in espiazione di un'anima quelle sofferenze che dovevano durare tre ore. Mi sembrava che quelle tre ore dovessero esser passate da un pezzo, e che si trattasse piuttosto di tre giorni o di tre settimane. Quando tutto fu terminato, mi resi conto che in fondo erano pas­sate solo tre ore. Alle volte dovevo soffrire sol­tanto cinque minuti; ma come mi pareva lungo quel tempo!

 

I messaggi delle anime fanno conoscere queste apparizioni

 

Nel 1954 (era l'anno mariano) ogni notte veni­vano delle anime. Alle volte dicevano chi erano e mi incaricavano di varie missioni per i loro parenti. In questo modo il caso fu conosciuto dal pubbli­co; ciò fu per me spiacevole, poiché, per conto mio, non ne avrei parlato a nessuno se non al mio padre spirituale. Dovetti trasmettere alcuni messaggi fino a certi villaggi che mi erano sconosciuti. Mi capitava anche di dover annunciare alla parentela di rendere dei beni acquistati male, cosa che era chiaramente indicata. Ci furono dei casi in cui i membri della famiglia stessa non erano al cor­rente di simili fatti, ed era tuttavia vero. Arrivavano delle anime anche durante il gior­no, e non solamente durante la notte. Quando finì l'anno mariano, le anime non ven­nero più ogni notte, ma in media due o tre volte la settimana. Passava alle volte una settimana intera senza che ne venisse una. Di solito appaiono il primo venerdì del mese, o in un giorno di festa della Santissima Vergine, o durante la Quaresima. Durante la Settimana Santa, soprattutto, molte di esse hanno il per­messo di venire; poi nel mese di novembre e durante l'Avvento.

 

Domande diverse

 

"Conosce le anime che si indirizzano a lei?" mi si chiede. Quelle che ho già conosciuto le rico­nosco subito; le altre no, a meno che non mi dicano chi sono. Esse appaiono il più delle volte in abito da lavoro. "Si può inviare un 'anima del purgatorio da un'altra persona?” No, non si può. L'avrei fatto volentieri; avrei voluto soprattutto mandarne una a quelle per­sone che non fanno che prendere in giro queste cose e che non credono che le anime del purga­torio possano apparire. Mi fu pure domandato se si poteva far venire le anime. No, non si può. Esse vengono quando il Buon Dio lo permette per chiedere la loro liberazione. "E’ un peccato non credere alle apparizioni delle anime del purgatorio?" No, non è un dogma di fede; non si è obbligati a crederci, ma non bisognerebbe riderne.

 

Che cosa sanno di noi le anime del purgatorio?

 

Le anime sanno di noi e di quello che ci capita molto più di quello che noi crediamo. Sanno, per esempio, chi prende parte alla loro sepoltu­ra, se si prega o se si va semplicemente per fare atto di presenza, senza dire una preghiera, cosa che succede sovente. Esse sanno se si va via dopo l'offertorio, senza assistere alla Messa che sarebbe di gran profitto per loro. Se si assistesse con devozione alla funzione, invece di accompagnare solamente il corpo al cimitero, si aiuterebbero maggiormente i defun­ti, poiché, altrimenti, si va solo per essere visti, ciò che è di minimo profitto per loro. Le anime sanno anche tutto ciò che si dice di loro, ciò che si fa per loro; esse sono molto più vicine a noi di quello che crediamo, esse sono vicinissime.

 

Ciò che aiuta le anime del purgatorio

 

Il soccorso più prezioso che possiamo dare alle anime è senza dubbio la Messa, ma nella misura in cui i defunti l'hanno stimata da vivi. Anche qui si raccoglierà ciò che è stato seminato. Del resto non contano solo le Messe dei giorni di precetto (domenica e feste), ma pure quelle dei giorni feriali. Certo, non tutti possono assistere alla Messa durante i giorni di lavoro; ognuno ha le proprie occupazioni professionali, i propri obblighi, e prima di tutto c'è il dovere. Ma ci sono pure delle persone che potrebbero andare a Messa senza mancare ad alcun dove­re: i pensionati, per esempio, che sono in buona salute, solidi sulle loro gambe, che stanno vici­no alla chiesa, ma che dicono: "Sono obbligato ad andarci la domenica, ma non durante la settimana; dunque non ci vado". Coloro che pensano ed agiscono così devono aspettare a lungo dopo la morte affinché una Messa sia loro di profitto, poiché durante la loro vita ne hanno fatto poco conto. Se non possiamo andarci, inviamoci di frequen­te i ragazzi in età scolare. In molti posti non ci sono più scolari alle Messe celebrate durante i giorni feriali. Se si sapesse qual è il prezzo di una sola Messa per l'eternità, le chiese sarebbero piene, anche durante la settimana. Nell'ora della morte le Messe, alle quali abbiamo assistito con devozione durante la nostra vita, sono il nostro maggior tesoro; esse hanno per noi più valore delle Messe che sono celebrate per noi dopo la morte. Parenti ed educatori si lamentano che i bambini, ai nostri giorni, sono indolen­ti e disubbidienti. Questo non è un effetto del caso: una volta i bambini assistevano ogni gior­no alla Messa degli scolari. La preghiera e la Comunione davano loro la forza d'essere ubbi­dienti e fedeli al loro dovere. Nessun padre, nessuna madre, nessun catechi­sta può mettere nel cuore del bambino ciò che Nostro Signore stesso gli dà in grazie durante la Messa e durante la Comunione. Mi è stato chiesto se è necessario accendere delle candele e dei lucignoli e se quest'atto di devozione ha un senso ed un valore. Certo, spe­cialmente quando sono benedetti. E quando non lo sono, bisogna pensare che si comprano le candele ed i lucignoli per amore dei nostri defunti: ogni atto d'amore ha un grande valore. L'acqua benedetta è preziosa, essa pure, quan­do si adopera con fede e fiducia. Ma è la stessa cosa aspergerne il suolo con una mano piena o spanderne solo una goccia, accompagnata da una giaculatoria; spesso val meglio una sola goccia. Peccato che in molte case non ci sia più un'ac­quasantiera; non c’è quindi occasione di dare dell'acqua benedetta alle anime del purgatorio.

 

Quali sono i peccati più severamente puniti, in purgatorio?

 

I peccati contro la carità: maldicenza, calunnia, rancore; le querele, provocate dalla cupidigia e l'invidia, sono severamente punite nell'altro mondo. Ecco, per esempio, un buono a nulla potrebbe essere un uomo come si deve, se fosse trattato con bontà e carità. Facciamo attenzione a non criticare o ridere di certa gente: ciò nuoce gravemente alla nostra anima. Quante volte delle persone sole si lamen­tano che non le si aiuti un poco, mentre nelle vicinanze, forse a dieci metri di distanza, ci sono dei giovani. Ma a loro non verrebbe mai in mente di aiutare il loro vicino bisognoso di soc­corso e di fare un sentiero nello spesso strato di neve. E tuttavia, le opere di carità hanno la maggiore ricompensa in cielo. Quante volte si pecca con le parole e con i giudi­zi sprovvisti di carità! Si potrebbe scrivere tutto un libro a questo proposito. Se seguissimo la consegna che ci dà la Madre di Dio: "Siate cari­tatevoli e buoni con tutti", noi potremmo con­vertire la maggior parte degli uomini e non avremmo da temere il comunismo. Una parola può uccidere, una parola può gua­rire. L'amore copre la moltitudine dei peccati. Andiamo dunque con carità soprattutto davanti ai nostri nemici. Essere buoni con coloro che ci fanno del bene è una cosa che fanno anche i pagani, dice Cristo. Ma fare del bene a coloro che hanno verso di noi dei sentimenti ostili, ecco la vera attitudine cristiana; ecco ciò che il Salvatore ci domanda; così noi ci faremo un amico da un nemico, e potremo risparmiarci una gran parte del purgatorio.

 

Che cosa soffrono le anime del purgatorio?

 

Esse soffrono in mille modi diversi: ci sono tanti diversi purgatori come ci sono tante anime. Ogni anima ha la nostalgia di Dio, e questo è il più lancinante dei dolori. Inoltre ogni anima è punita in ciò e per ciò che l'ha fatta peccare. Succede, in una certa misura, anche sulla terra quando la punizione segue una cattiva azione: colui che mangia con eccesso soffre di mal di ventre e diventa troppo pesante; colui che fuma troppo è intossicato dalla nicotina ed è in peri­colo di prendere un cancro ai polmoni. Nessun'anima vorrebbe ritornare di nuovo sulla terra per vivere come prima nelle tenebre di questo mondo, poiché conosce cose di cui noi non abbiamo nessuna idea. Le anime vogliono purificarsi in purgatorio come l'oro nel crogiuolo. Possiamo immaginarci una ragazza che volesse andare al primo ballo in abiti sporchi e spettinata? Un'anima del pur­gatorio ha un'immagine così sfolgorante di Dio, che le è apparso in una bellezza e in una purità così splendida ed abbagliante, che tutte le forze del cielo non basterebbero a smuoverla per pre­sentarsi davanti a Dio finché sussiste in essa la minima macchia. Solo un'anima luminosa e perfetta osa andare verso l'incontro della luce eterna e della perfezione divina per contempla­re Dio faccia a faccia.

 

Perché faccio delle conferenze?

 

"Tu devi andare ovunque ti domandino - dicono le anime del purgatorio - è il tuo apostolato". Anche il Concilio vuole che i laici lavorino mag­giormente per l'apostolato. Ogni cattolico è obbligato, dopo la cresima, a difendere la fede e la verità secondo i doni che ha ricevuto. Così è pure mio dovere fare delle conferenze. Anche certi preti non vogliono capire; non lo permet­tono, mentre il popolo lo desidera. Preghiamo per questi preti. Io non mi faccio pagare per queste conferenze e queste discussioni; chiedo solo le spese di viag­gio e di mantenimento. Mi si è pure rimproverato di ricevere dei doni spontanei che oltrepassano le spese di viaggio. E’ vero, ma questo denaro non l'adopero per me: va nella piccola «casa delle anime». Là vanno pure tutti i doni supple­mentari. Essi appartengono alle anime che do­mandano una Messa o il dono di una buona o­pera. Ho l'abitudine di vivere semplicemente. Quando andavo a scuola non avevamo altra cosa da mangiare, a mezzogiorno e la sera, che una zuppa e un pezzo di pane. Tuttavia erava­mo otto ragazzi e tutti siamo cresciuti in buona salute. Si starebbe meglio se si vivesse più sem­plicemente. Mi si domanda anche che scuole ho frequentato per essere in grado di fare tali conferenze. Ho frequentato solo la scuola elementare per otto anni. Ma le mie relazioni con le anime del pur­gatorio mi hanno insegnato molto, e sono diven­tata un'altra. Ho pure una grande fiducia nello Spirito Santo. Ed è solo quando s'invoca lo Spirito Santo con fiducia che si prova la poten­za del suo aiuto e quanta importanza ha la sua assistenza, soprattutto quando si tratta dell'e­ducazione dei bambini! Così non saprò mai con­sigliare abbastanza agli educatori ed ai genitori di domandare allo Spirito Santo di illuminarli.

 

Bisogna perdonare al di là della tomba?

 

Un contadino venne un giorno a vedermi per lamentarsi: "Sto costruendo una stalla. Ogni volta che il muro arriva ad una certa altezza cade dall'altra parte. Noi abbiamo esaminato la cosa; non ci sono difetti, deve esserci qualcosa di soprannaturale lì dentro. Che si può fare?" Gli domandai: "Hai forse un defunto che aveva qualcosa contro di te, o che era animato da sentimenti ostili nei tuoi riguardi?" Rispose: "Per questo, sì! Pensavo giustamente che non potesse essere che lui che, anche sotto terra, non mi lasciava tranquillo". "Chiede solamente - gli dico - che tu gli perdoni, null’altro". "Cosa? perdonargli? a lui che mi ha fatto tanti torti da vivo? perché possa andarsene in cielo? No, no! non ha che da espiare". Dovetti calmarlo: "Non se ne andrà subito in cielo; dovrà ben espiare questo torto, ma sop­porterà più facilmente la sua pena. Non ti lascerà più riposo finché tu non gli abbia per­donato dal fondo del cuore. Non voleva saperne. Gli domandai allora: "Perché dici dunque nel Padre Nostro: «perdo­na le nostre offese come noi perdoniamo a colo­ro che ci hano offeso?» Di fatto tu dici a Dio: «non mi perdonare, perché anch'io non perdo­no al mio prossimo». "Solo adesso capisco veramente", confessò. Potei ancora indurlo a raccogliere tutte le sue energie per dichiarare: "Sì, in nome di Dio, voglio perdonare, affinché Dio mi perdoni".

 

Come ricevo le risposte

 

E’ soltanto ai primi sabati del mese o nei giorni di festa della Madonna che posso domandare se un anima è ancora in purgatorio o no. Quando un anima appare e quando, dopo aver dichiarato quello che le necessita per essere li­berata, resta ancora lì, so che posso farle delle domande, ma la risposta non mi viene data dal­l'anima alla quale ho fatto la domanda, sempli­cemente perché essa sarà liberata quando sarà fatto ciò che ha domandato. E piuttosto un'altra anima che porta la rispo­sta, un'anima che può ritornare anch'essa per domandare la sua liberazione. Quando questa ha esposto i suoi desideri, mi dice se quell'anima è ancora in purgatorio o se è stata liberata. Posso così verificare, nel mio quaderno, chi mi ha indicato questo nome e posso darne comunicazione alla persona interessata. Può succedere che passi­no due o tre anni, più sovente mesi, prima che abbia una risposta. Avviene come Dio permette. Non credo che le anime possano dire se qualcu­no è nell'inferno; ma non bisogna concludere che non ci sia l'inferno. Oh! C'è l'inferno, e c’è molta gente nell'inferno. Se mi si domanda qual è il mezzo più sicuro per non andare all'inferno, rispondo: "Siate molto umili; colui che è umile non va all'inferno, ma colui che è orgoglioso, quello si, è in pericolo di perdersi per l'èternità".

 

Qual è l'efficacia dell'indulgenza plenaria in punto di morte?

 

Un uomo mi fece chiedere un giorno di sua moglie morta. La risposta fu che quella donna era ancora in purgatorio. Notate che era mem­bro di parecchie confraternite nelle quali si può guadagnare un indulgenza plenaria in punto di morte. Si sarebbe dunque potuto pensare che non fosse più in purgatorio. Domandai ad un'anima com era possibile tal cosa. Ecco la risposta: Per guadagnare comptena­mente un'indulgenza per se stessi, bisogna ave­re l'anima del tutto staccata da ogni attacca­mento terreno. Si domanda molto. Prendete, per esempio, una madre di cinque figli sul letto di morte. Ebbene, questa deve dire a Dio: «Vo­glio ciò che vuoi Tu, vivere o morire, come Tu vuoi». Si domanda molto. Bisogna già essere vissuti in questi sentimenti per potere raggiungere un tal grado di distacco nell'ora della morte. Quando si inganna. Qualcuno fece delle domande concernenti il destino di una persona di cui diede il nome, l'anno di nascita e l'anno di decesso. La rispo­sta: "Essa è ancora in purgatorio". Egli allora mi disse schernendomi: "Questa vol­ta è chiaro che tutto ciò non è che un trucco: questa donna vive ancora. Pensai: "Come può dirmi un’anima che questa persona è ancora in purgatorio?" Andai dal mio direttore spirituale e gli dissi: "Non voglio più domande, c'è qualcosa che non collima". Con calma, tranquillamente, mi rispose: "Quan­do avrai nuovamente l’occasione di parlare con quell'anima, dille: «In nome di Gesù, ti ordino di dirmi perché mi hai dato una risposta sba­gliata, poiché questa persona è ancora in vita». Feci quello che mi fu consigliato e ricevetti la notizia seguente: "Questa risposta non veniva da un'anima del purgatorio". "Da chi dunque?" L'anima rispose: "Era il demonio sotto le appa­renze di un'anima del purgatorio. Quando ti si facevano domande in tutta franchezza tu hai ottenuto delle risposte giuste; quando si ingan­na, allora solamente il demonio ha il potere di immischiarsene". Il curato, a cui riferii queste parole, mi comu­nicò questa sua riflessione: "Avevo già pensato che il demonio entrasse in questa faccenda; non si può scherzare con tali argomenti. Bisogna attenersi strettamente alla verità. Il demonio è il padre della menzogna; là dove si mente, egli esercita l'impero della sua potenza

 

Villaggio in ansia

 

Nel 1954 venne un uomo ad informarsi su due suoi defunti: "Sono veramente impaziente di sapere quale sarà la sua risposta", disse. L'uomo non disse di più: non domandava che la risposta. Era l'anno mariano; questa risposta venne presto. Un mese più tardi potei comunicargli: "La signora S. è liberata e il signor H. è ancora in fondo al purgatorio" Scosse la testa. "Non è possibile. La signora S. è morta all'ospedale per una pratica anticonce­zionale e sarebbe liberàta, mentre il signor H che era sempre il primo e l'ultimo in chiesa sarebbe ancora in fondo al purgatorio?" "E’ l'anno mariano - gli dissi -. Ricevo tante ri­sposte che forse mi son confusa prendendo le annotazioni: chiederò di nuovo". Ripetei anco­ra la mia domanda. Mi si rispose: "Hai annota­to giusto, è così". Lo comunicai all'uomo che non volle credere più a nulla. Era del medesimo villaggio della signora S. e del signor H. La metà del villaggio era stata messa in subbuglio da queste due risposte, ma io non potevo cambiare nulla. Ora avvenne che arrivò dallo stesso villaggio una donna che aveva conosciuto molto bene la signora S. e il signor H. Ella era di parere con­trario: "Ci si è indignati della sua risposta - mi disse -. Io invece sono stata fortificata nella mia convinzione dalla sua risposta concernente questi due casi". Era venuta espressamente per questo motivo. Continuò in questi termini: "Posso dire d'aver conosciuto la signora S. come se fosse stata la mia propria sorella. Ella era debole dal punto di vista morale, è vero, ma ne ha sofferto molto; in lei questo difetto era dovuto in gran parte a tare ereditarie. Morì in seguito a pratica anticonce­zionale, è vero, ma il prete che l'ha assistita nel momento della morte ha dovuto ammettere: «Vorrei morire con i sentimenti di pentimento di questa donna». Ella morì nel Signore e fu seppellita religiosamente. Il signor H. invece era il primo e l'ultimo in chiesa, ma criticava senza tregua gli altri. Ciò che mi ha indignato maggiormente fu che duran­te il funerale della signora S. nessuno era più eccitato di lui. Non poté fare a meno di questa riflessione: Una simile carogna non doveva essere seppellita al cimitero». Riconoscente di questa spiegazione dissi alla signora: "Ora tutto è chiaro per me. il Signore non vuole che giudichiamo gli altri. Il signor H. ha condannato questa donna: tutta­via il Signore è stato misericordioso verso di lui, poiché l'ha salvato; è molto pericoloso condanna­re qualcuno". Non possiamo pronunziare delle sentenze con­tro nessuno. Supponiamo che venti persone commettano la medesima azione: la colpa può essere diversa per ciascuna di esse. Ci sono tanti fattori da considerare per giudicare: l'e­ducazione, le tare ereditarie, lo stato di salute, il comportamento, l'ambiente. Non possiamo dunque mai giudicare.

 

Ci sono anche bambini in purgatorio?

 

Sì, anche dei bambini che non vanno ancora a scuola possono andare in purgatorio. Dal momento che un bambino sa che qualcosa non è buono e lo fa, commette una colpa. Naturalmente per i bambini il purgatorio non è lungo né doloroso, poiché manca loro il pieno discernimento. Ma non dite che un bambino non capisca ancora! Un bambino capisce più di quello che noi pensiamo, ha una coscienza ben più delicata di un adulto.

 

Qual è il destino dei bambini morti senza battesimo, dei suicidi...?

 

Questi bambini hanno pure un «cielo»; essi sono felici, ma non hanno la visione di Dio. Tuttavia, ne sanno così poco su questo tema che credono d'avere raggiunto ciò che esiste di più bello. Che ne è dei suicidi? sono dannati? Non tutti, perché, nella maggior parte dei casi, non sono responsabili dei loro atti. Coloro che sono col­pevoli d'averli spinti al suicidio portano una responsabilità maggiore. I membri di un'altra religione vanno pure in purgatorio? Sì, anche coloro che non credono nel purgatorio. Ma non soffrono tanto come i cattolici, poiché non avevano le sorgenti di grazie di cui noi dispo­niamo; senza dubbio, non hanno la stessa felicità. Le anime del purgatorio non possono far nulla per se stesse? No, assolutamente nulla, ma esse possono aiutarci molto, se noi glielo chiediamo.

 

Incidente stradale a Vienna

 

Un anima mi fece questo racconto: "Non aven­do osservato le leggi della circolazione, sono rimasta uccisa sul colpo, a Vienna, mentre ero in motocicletta". Le chiesi: "Eri pronta per entrare nell 'eternità?" "Non ero pronta - soggiunse -. Ma Dio dà a chiunque non pecchi contro di Lui con insolen­za e presunzione due o tre minuti per potersi pentire. E solo chi rifiuta è dannato". L'anima proseguì con il suo commento interes­sante ed istruttivo: "Quando uno muore in un incidente, le persone dicono che era la sua ora. È falso: ciò si può dire soltanto quando una persona muore senza sua colpa. Ma secondo i disegni di Dio, io avrei potuto vivere ancora trent 'anni; allora sarebbe trascorso tutto il tempo della mia vita". Perciò l'uomo non ha il diritto di esporre la sua vita ad un pericolo di morte, salvo in caso di necessità.

 

Una centenaria sulla strada

 

Un giorno, nel 1954, verso le ore 14,30, trovan­domi in viaggio per Marul, prima di passare nel territorio di questo comune vicino al nostro, incontrai nel bosco una donna dall'aspetto così cadente da sembrare centenaria. La salutai ami­chevolmente. "Perché mi saluti? - chiese -. Nessuno mi saluta più". Cercai di consolarla dicendole: "Lei merita di essere salutata come tante altre persone". Ella cominciò a lamentarsi: "Nessuno mi rivolge più questo cenno di simpa­tia; nessuno mi dà da mangiare e devo dormire per strada". Pensai che ciò non fosse possibile e che ella non ragionasse più. Tentai di dimostrar­le che ciò non era possibile. "Ma si", mi rispose. Pensai allora che, essendo noiosa per la sua tarda età, nessuno volesse trat­tenerla per tanto tempo, e l'invitai a mangiare e adormiredame. "Ma!... Non posso pagare" fece lei. Allora cer­cai di rincuorarla dicendole: "Non importa, ma lei deve accettare ciò che le offro: non ho una bella casa, ma sarà meglio che dormire sulla strada". Allora mi ringraziò: "Dio te lo renda! Ora sono liberata" e scomparve. Fino a quel momento non avevo compreso che fosse un'anima del purgatorio. Sicuramente, durante la sua vita terrena, aveva respinto qualcuno che avrebbe dovuto aiutare, e dalla sua morte aveva dovuto aspettare che qualcuno le offrisse spontaneamente ciò che ella aveva rifiutato ad altri.

 

Incontro in treno

 

"Mi conosci?" mi domandò un' anima. Dovetti rispondere di no. "Ma tu mi hai già visto: nel 1932 hai fatto un viaggio con me fino ad Hall. Io sono stato il tuo compagno di viaggio. Mi ricordai molto bene di lui: quest'uomo aveva criticato ad alta voce, in treno, la Chiesa e la religione. Pur non avendo che 17 anni, mi presi a cuore la cosa e gli dissi che non era un brav'uomo, poiché denigrava le cose sante. "Tu sei troppo giovane per darmi una lezione - mi rispose per giustificarsi-. "Tuttavia sono più intelligente di te", gli risposi con coraggio. Abbassò la testa e non disse più nulla. Quando discese dal treno, pregai Nostro Signore: "Non permettete che quest'anima si perda!" "Questa preghiera mi ha salvato - concluse -. Senza di essa mi sarei dannato".

 

Una donna salva un villaggio

 

Nel 1954 una valanga fu la causa di una grande catastrofe. Nel vicino villaggio di Fontanella morì poco dopo una donna di nome Stark, che era stata malata per trent'anni. Si raccontava che cent'anni prima le valanghe avevano causa­to delle rovine; ma quest'ultima catastrofe era stata la peggiore. Dopo la prima devastazione era stato piantato un bosco per proteggere il vil­laggio. Durante la valanga del 1954 questo bosco fu quasi totalmente sradicato. Qualche albero trattenne la forza della neve, altrimenti la metà del villaggio sarebbe stata distrutta. Quando mori la signora Stark, poco dopo la catastrofe, seppi dalle anime che soltanto le sue preghiere ed i suoi sacrifici erano serviti a trat­tenere gli alberi. Ella aveva offerto tutte le sue sofferenze per il bene del suo comune e gli aveva così ottenuto numerose grazie. Se avesse avuto la salute non avrebbe potuto farlo. Sopportando la sofferenza con pazienza si sal­vano più anime che con la preghiera. E eviden­temente più facile esortare un malato a soffrire con pazienza che perseverare da soli a farlo umilmente. Io conosco la sofferenza: è perché essa è così penosa che ha tanto valore! Non guardiamola sempre come una punizione: essa può essere accettata come espiazione non solo per noi stes­si, ma soprattutto per gli altri. Il Cristo è l'innocenza stessa, ed ha sofferto più di tutti per espiare i nostri peccati. Soltanto in cielo sapremo ciò che abbiamo ottenuto con la sofferenza, sopportata con pazienza, in unione con le sofferenze di Cristo. Il modo più efficace di offrire le nostre sofferen­ze consiste nel rimetterle nelle mani della Madre di Dio, affinché Ella le distribuisca a chi vuole perché sa a chi sono più necessarie.

 

Secchio per i rifiuti, mano nera e profanazione della croce

 

"Cosa fai con questo secchio?", domandai ad una donna che avevo incontrato con un secchio in mano. "E la mia chiave del paradiso - rispose raggiante - Non ho pregato molto durante la mia vita; andavo raramente in chiesa, ma una volta prima di Natale, ho pulito gratuitamente tutta la casa di una povera vecchia. Fu la mia salvezza. Questa è la prova che tutto dipende dalla carità. Un incontro rimasto indimenticabile per me fu quello con un prete la cui mano destra era nera. Gliene chiesi la causa: "Avrei dovuto benedire di più - mi disse -. Dì a tutti i preti che incontri che devono benedire di più: essi posso­no dare numerose benedizioni e scongiura re le forze del male". Un giorno, dopo avermi detto ciò di cui aveva bisogno per la sua liberàzione, un anima ag­giunse: "Se mi si fa questo, sarò contento". Non disse altro, tranne il luogo ed il tempo in cui aveva lasciato questo mondo. Lo dissi ai suoi parenti, che non conoscevo. Questi furono dapprima scettici, poi vollero sapere se ogni trapassato mi diceva: "Se mi si fa questo, sarò contento "Finora - dissi - è la prima volta che un anima si esprime così". Vollero sapere perché il loro congiunto avesse usato questa espressione. Risposi che non ne conoscevo il motivo. "Eb­bene, noi lo sappiamo - dissero pensosi. Questo era il modo di dire di nostro padre; diceva sem­pre «se fate questo, sarò contento». Ecco per­chè le crediamo". Erano persone che non andavano più alla Mes­sa della domenica, pensando che fosse solo un della Chiesa e non di Dio. Spie­gai loro che un comandamento della Chiesa vale tanto quanto quello di Dio, che la differenza consiste nel fatto che la Chiesa abrogare o cambiare uno dei suoi coman­dameti, mentre è impossibile cambiare quelli di Dio. "Commisi un crimine contro Dio - mi confessò un uomo -. Calpestai una croce nel mio furore, pensando che se ci fosse stato un Dio non me l'avrebbe permesso. Fui immediatamente col­pito da paralisi. Fu la mia salvezza. Infine mi disse ciò che sua moglie doveva fare per lui, e come si poteva addolcirgli il purgato­rio. Sua moglie era uscita dalla Chiesa cattoli­ca; ma il mio messaggio le fece una grande impressione. Mi disse: "Che mio marito avesse profanato una croce, lo sapevamo solo noi due. Non lo raccontai a nessuno e mio marito non poté sicuramente raccontarlo a nessuno. Se quest 'anima dice così, devo crederle". E rientrò in seno alla Chiesa cattolica. Un medico venne un giorno lamentandosi che doveva soffrire per aver accorciato la vita a dei pazienti con le punture, affinché non dovessero soffrire più. Disse che la sofferenza, se soppor­tata con pazienza, ha per l'anima un valore in­finito; si ha il dovere di alleviare le grandi soffe­renze, ma non il diritto di accorciare la vita con dei mezzi chimici.

 

Bene acquistato male

 

Un giorno ebbi una visita. L'avevo sentito già brontolare nel corridoio. Aprii la porta per vedere. Era un uomo. Mi chiese con tono sde­gnoso: "Cos 'è questa mistificazione delle anime del purgatorio?" "Vieni a passeggiare qui - gli risposi -. Non si tratta di mistificazione". Allora, bofonchiando, arrivò dritto alla sua faccenda: "Il signor E. è apparso a lei?" Avevo davanti a me uno dei parenti a cui avevo annunciato, da parte del signor E., che si doveva rendere il bene acqui­stato male. Risposi affermativamente alla sua domanda. Cominciò allora ad imprecare dicen­do che ciò che io dicevo non era la verità, ma inganno per estorcere del denaro. "Che bene acquistato male dobbiamo rendere?" "Non lo so - gli risposi -. Ho solo ricevuto la missio­ne di domandare alla vostra famiglia di restituire il bene acquistato male. Quale? Lei deve saperlo". Seppi allora esattamente quale. Seppi anche che la sua fede cristiana era molto scarsa; imprecò pure contro il Papa, la Chiesa, la reli­gione. Gli spiegai tranquillamente il significato per quell'anima della riparazione del torto. Si calmò e disse: "Se è così, è necessario che io ricominci un'altra vita; non avevo più fiducia in nessun prete; ma ora devo cominciare a cre­dere in Dio, perché lei non avrebbe potuto sapere che nella nostra proprietà c 'era un bene acquistato male. Nemmeno tutti i membri della stessa famiglia ne sono al corrente. Un'altra volta venne una donna. Confessò: "Ho dovuto soffrire trent 'anni di purgatorio perché non avevo lasciato andare in convento mia figlia. Ciò dimostra che i genitori, che non acconsento­no alla vocazione di un loro figlio chiamato da Dio al sacerdozio o alla vita religiosa, assumono una grande responsabilità. So dalle anime che molti genitori devono rispondere della respon­sabilità d'avere negato il consenso allo stato religioso dei loro figli.

 

La donna che aveva il purgatorio più terribile

 

Un uomo mi scrisse una lettera: sua moglie era morta da un anno; da allora ogni notte sentiva bussare alla porta della sua camera. Mi chiese di andare a vedere cosa succedeva. Vi andai dopo avergli detto che non ero sicura di poter sapere qualcosa. Forse sua moglie non poteva ancora annunciarsi. Era necessario, in questo caso, abbandonare tutto nelle mani della Provvidenza. Dormii in quella camera. Verso le 23,30 circa incominciò il rumore. Domandai subito: "Cosa vuoi? Che devo fare?" Non vidi nessuno e non ricevetti risposta alcuna. Pensai che quella donna non potesse ancora parlare. Dopo cinque minuti circa, intesi uno scalpitare spaventoso; arrivò un grosso animale, cosa che non mi era ancora capitata. Era un ippopotamo. Gettai subito dell'acqua benedetta e chiesi: "Come posso aiutarti?" Nessuna risposta: era preoccupante. Allora venne il demonio sotto forma di un orribile serpente gigantesco che strinse l'animale... per strangolarlo. Poi, im­provvisamente, scomparve. Mi misi a fare dei ragionamenti tristi. Tuttavia, quella donna non doveva essere dannata. Poco dopo venne un' anima con un apparenza umana, come vengono sempre da me. Mi con­solò: "Non temere: questa donna non è dannata, ma subisce il più terribile purgatorio che esista". E mi disse la causa. Costei era vissuta, per deci­ne d'anni, in inimicizia con un'altra donna, ini­micizia di cui ella era la causa. La sua nemica aveva voluto sovente fare la pace, ma ella si era rifiutata: anche durante la sua ultima malattia aveva rifiutato le sue richieste con sgarbo, ed era morta così. Abbiamo qui la prova della severità con la quale Dio punisce coloro che si comportano in una maniera ostile riguardo al prossimo, poiché questo è un atteggiamento diametralmente op­posto alla carità. Nella vita si arriva sovente a dispute, ma bisogna cercare di rimettere a posto, al più presto, ogni cosa: perdonare subi­to. La carità oltrepassa tutto; non si ripete abbastanza il valore della sua forza. Essa copre una moltitudine di peccati.

 

Ucciso da una valanga

 

Si era nel 1954, ai tempi della catastrofe causata da una valanga. Un giovanotto di vent'anni, che abitava in una casa al riparo dalle valanghe, sentì durante la notte chiedere soccorso. Si alzò e volle affrettarsi per portare aiuto. Sua madre lo trattenne: "Dopo tutto tocca anche agli altri aiutare una buona volta, quando arrivano le valanghe, fuori c 'è troppo pericolo". Il giovane non si fece fermare: si precipitò verso il luogo da dove venivano gli appelli di soccorso, ma fu inghiottito da una valanga ed ucciso. La seconda notte dopo la sua morte venne a pregarmi di far celebrare tre Messe per lui. I suoi parenti si meravigliarono nell'apprendere che potesse essere liberato tanto presto, poiché era stato poco fervente. Ma il giovane mi confidò che, se Dio era stato così misericordioso con lui, ciò era dovuto alla sua morte avvenuta per aiutare amorevolmente il prossimo. Egli non avrebbe mai potuto fare, se fosse ancora vissuto, una morte così bella. Non ci dobbiamo mai lasciare scoraggiare quan­do capitano tali incidenti. Noi non ne conoscia­mo l'utilità. In questi casi la gente dice che era un bravo giovane, o una brava ragazza. Ho conosciuto bravi giovani e brave ragazze che in seguito hanno preso il cammino sbagliato. Dio solo sa ciò che essi avrebbero potuto diventare. Soltanto nell'eternità conosceremo la bontà di Dio nei nostri confronti.

 

Satana si maschera

 

Un'anima venne un giorno e mi ordinò: "Non occuparti della prossima anima che verrà". Il mio direttore spirituale mi aveva ordinato di occuparmi di tutte le anime. Allora domandai: "Perché non devo occuparmi di quell'anima?" ''Perché essa ha bisogno che vengano sopportate tali sofferenze di cui tu non sei capace; "In questo caso Dio non la lascerà venire. Fui allora trattata aspramente: "Dio ti proverà sia se tu tu ubbidirai, sia se non ubbidirai". Quando sono incerta e non capisco bene le cose, invoco lo Spirito Santo che non mi ha mai abbandonata. Improvvisamente mi venne l'idea che potesse essere il demonio. La mia decisione fu pronta. Gli ordinai: "Se tu sei il nemico, ti ordino, in nome di Gesù, ritirati!" Segui un grido! L'ap­parizione era scomparsa. Conobbi allora che era il «nemico» sotto le apparenze di un'anima del purgatorio. Il giorno in cui da noi e e una Messa per i morti alle ore nove, la Comunione viene data alle sette. Uno di quei giorni andai in chiesa alle 6,45. C'erano, di solito, due o tre persone. Ma quel giorno ero sola. Improvvisamente arriva il nostro curato tutto agitato. Nella fretta non fa nemnieno la genuflessione, viene direttamente verso di me dicendomi energicamente: "Oggi lei non può fare la Comunione". Poi se ne va in fretta senza genuflettersi. Io non capivo nulla. Mi misi a recitare il Ro­sario. Poco prima delle sette il mio direttore spirituale entrò tranquillamente in chiesa. Pensai: "Se ne andrà subito perché non posso fare la Comunione e non c’è nessun altro". Ma, contrariamente alle mie aspettative, andò in sagrestia. Mi guardai attorno per vedere se ci fosse qualcuno. Nessuno! Andai dunque in sagrestia e chiesi: "Perché non posso ricevere la Comunione oggi?" "Chi l'ha detto?" "Me l'ha detto lei". Egli volle sapere chi me l'a­vesse detto. Gli raccontai ogni cosa. Mi tran­quillizzò: "Lasci questa faccenda. Io non ero per niente entrato in chiesa. Era il nemico: fac­cia tranquillamente la Comunione. In Appenzello conobbi una signora, Maria Graf, una semplice donna di paese che aveva sovente delle apparizioni della Santissima Ver­gine e ne riceveva i messaggi. La signora Graf venne un giorno da me per chiedermi consiglio. Da un lato si sentiva obbligata a far conoscere questi messaggi al mondo, dall'altro il vescovo desiderava che non dicesse nulla. Le domandai: "Lei parla sovente con la San­tissima Vergine?" Avendomi risposto affermati­vamente, le consigliai di domandare alla Ma­donna ciò che dovesse fare. La veggente sapeva bene che il vescovo non era d'accordo. Fece alla Madonna la domanda e ricevette la risposta: "Obbedisci al vescovo. Io vigilerò e fa­rò in modo che i messaggi si propaghino". La signora Graf obbedì. In Appenzello quasi nessuno credeva a questi favori straordinari; perfino suo marito non ci credeva. Ma non si poterono intralciare i disegni di Dio. Poco dopo la morte della veggente, avvenuta il 19 febbraio 1964, ci fu una guarigione straordinaria dovuta al suo intervento. Ciò risvegliò l'attenzione di molti i quali andarono da suo marito e lo prega­rono di guardare se sua moglie avesse lasciato scritto qualcosa. Si trovarono le sue note in cui la Santa Vergine esprimeva parecchie volte il desiderio che per la conversione dei peccatori si recitasse ogni giorno il Rosario, che è potentissi­mo contro gli assalti del demonio. Poco dopo questa notizia, ricevetti due lettere il cui contenuto era quasi identico: "Da noi succe­dono delle cose strane. deve essere il demonio che è all'opera". Pensai: "Voglio scrivere ai due dicendo di recitare ogni giorno il Rosario per la conversione dei peccatori". Era il 16 dicembre 1964, di giorno. Presi due fogli di carta da lettera, li misi in mezzo alla tavola, con due buste a lato. Ho l'abitudine di scrivere prima l'indirizzo sulla busta. D'un col­po un fischio stridente. Fui colpita dal terrore. Il demonio era vicino a me. Mi strappò i due fo­gli di carta che trascinò fino all'angolo della ta­vola, lasciando sui fogli un segno di bruciatura. Fu per me una prova della potenza del Rosario contro il demonio.

 

Esortazioni date dalle anime del purgatorio

 

Sovente ho ricevuto, da parte delle anime, comunicazioni, esortazioni e consigli pratici. Ne cito brevemente alcuni. * Il Santissimo Sacramento non è più onorato come dovrebbe essere. In molte chiese moderne non è più al centro della chiesa. Sovente si fanno statue e quadri che scherniscono ciò che dovrebbero rappre­sentare. Anche il fatto di comunicarsi in piedi senza nessuna genuflessione è una mancanza di rispetto e di umiltà. * Il Rosario dovrebbe essere tenuto in maggiore onore. La preghiera del Rosario ha una grande potenza: Maria è il soccorso dei cristiani. * Ovunque offendo la gente dicendo, per ordine delle anime del purgatorio, che gli abiti immodesti come le minigonne spingono all'immoralità. Biso­gna prendere le cose seriamente: le donne hanno su questo punto una grande responsabilità. * Le anime desiderano che si faccia il testamen­to in tempo. Quante querele nascono e si conti­nuano per generazioni perché o non si è fatto testamento, o non si è fatto secondo giustizia. E’ necessario che ciascuno contribuisca all'av-vento del Regno di Cristo. I genitori hanno una grande responsabilità quando non lasciano la­vorare attivamente i loro ragazzi. La gioventù si rende colpevole quando, per amore dei propri comodi, tralascia di compiere una buona azione.

 

Costruzione di una cappella

 

Un'anima del purgatorio dichiarò che la San­tissima Vergine desiderava l'erezione di una cap­pella a Sonntag, e ne designò esattamente il posto là dove un tempo sorgeva un piccolo oratorio a Lei consacrato. Quest'oratorio era scomparso in seguito alla costruzione di una strada. Venne promesso di ricostruirlo. Ma, come spesso succe­de, la promessa cadde nel dimenticatoio. Era necessaria una cappella abbastanza grande af­finché si potesse celebrare la Messa. Informai il mio direttore spirituale. Egli prese la cosa seriamente sapendo che in quel posto e era stato un oratorio, cosa che ignoravo. Solo le persone anziane potevano ancora ricordarsene. La costruzione della cappella dovette essere assicurata con dei doni. Nel comune ci furono delle difficoltà. La gente non voleva capire per­ché la cappella dovesse essere costruita là dove non c erano che due case, e non in un posto dove ce n'erano parecchie. Secondo il desiderio del mio direttore spiritua­le, domandai ad un'anima se la cappella non potesse esser costruita nella frazione di Turtsch, dove c'erano più abitanti. Ecco la risposta: "Se gli abitanti di Turtsch desiderano una cappella è necessario che la paghino da soli: la loro cappella non può essere pagata con i doni che sono stati fatti da altri". La cappella fu dunque costruita nel posto desi­gnato, e ciò prima di tutto per iniziativa del mio direttore spirituale, P. Alfonso Matt. Dal momento che al Voràlberg non c'era alcuna cappella in onore di Nostra Signora dei Poveri di Banneux, la Santissima Vergine desiderò una statua di Banneux nella cappella. Il rettore di Banneux portò personalmente a Sonntag una statua che era stata benedetta a Banneux. Quando la cappella fu terminata, la Madre di Dio espresse, per intercessione di un anima, il desiderio che si mettesse un quadro che la rap­presentasse come Madre della Misericordia per le anime del purgatorio. Ma era necessario che fosse un quadro di una bellezza naturale e non un dipinto contorto di arte moderna. Chiesi alla Madre di Dio di suggerirmi un buon pittore. Poco dopo arrivò un prete polacco, padre Stanislao Skudrzyk S. J., a cui espressi il mio desiderio. Seppi che conosceva a Cracovia un bravo pittore, il professor Adolfo Hyla, che sarebbe stato in grado di fare un buon quadro. Il gesuita polacco, P. Stanislao, che abitava ad Amburgo, prese ogni cosa in mano, compresa la uestione finanziaria ed il trasporto del quadro alla Polonia a Sonntag, e tutto si svolse senza incidente alcuno. Nel maggio 1959 la cappella fu benedetta; essa è, da allora, meta di pellegrinaggi e un ricordo della anime del purgatorio. La posizione di questo luogo di grazie (posto sopra l'ultimo villaggio di Grossewalsertal, in vista di una valle alpestre delle prealpi in seno alle praterie alpine, piena di profumi di fiori e di canti di cicale) è unica. Chiunque voglia riti­rarsi in preghiera ed in silenzio in piena natura, vicino a Dio, vi trova una piccola cella dove può sentirsi meravigliosamente nascosto.

 

 

SUCCESSIVE TESTIMONIANZE DI MARIA SIMMA

 

Lo scopo deve giustificare i mezzi?

 

Un giorno arrivò da me una signora lamentan­dosi così: "Mi è morto il marito; e mio figlio, che era tanto affezionato al padre, ora si è tra­viato. Se lei dicesse al ragazzo che suo padre è venuto da lei e le ha detto che deve soffrire molto per il suo traviamento, mio figlio si convertirebbe subito, poiché non potrebbe soppor­tare l'idea di essere la causa della sofferenza del padre". Allora le dissi: "Preghi caldamente il buon Dio, affinché permetta che il padre del ragazzo venga da me veramente". "Sì; ma anche se non venisse, lei lo potrebbe dire lo stesso "No, sarebbe una bugia!" replicai. "Capisco. Ma sarebbe una bugia a fin di bene, se il ragazzo si convertisse veramente "Malgrado tutto, questo non si può fare, poiché in queste cose bisogna attenersi scrupolosamen­te alla verità. Il padre non poté venire, ed io non potei dire nulla al ragazzo. Forse del resto non si sarebbe nemmeno convertito.

 

Oggi bisogna farsi sacerdoti o no?

 

Già accennai alla grande responsabilità che hanno i genitori nei confronti dei figli che sono chiamati ad una speciale vocazione. Un padre di famiglia mi disse un giorno che non voleva permettere che suo figlio diventasse sacerdote. "E perché no?" gli chiesi? "Ah... anche lei sa come è oggi, con certi sacer­doti moderni che insegnano cose che non sono più cattoliche. A costoro non posso affidare mio figlio; preferisco che non diventi sacerdote". Io gli feci notare: "Prima che suo figlio diventi sacerdote passeranno ancora dodici o tredici anni. A quell'epoca tutto sarà diverso, ne sono certa, poiché questi tempi di scissione non potranno durare sempre. Dopo ogni concilio ci sono state delle piccole confusioni, e non ci fu mai un concilio di questa portata. La colpa però non si deve dare al concilio. La colpa principale ricade su coloro che non ubbidiscono più al Papa; e purtroppo fra costoro ci sono anche dei cardinali, vescovi e sacerdoti".

 

Ero sudata per la paura

 

Una signora mi fece chiamare per poter discute­re con me. Mi domandò: "Questa notte verran­no da lei delle anime del purgatorio?" "Non so - risposi - non lo so mai, prima, se verrà un'anima oppure no". Allora continuò: "Non potrebbe dormire nella no­stra camera da letto per farci sentire qualcosa circa i suoi colloqui con le anime del purgatorio?" Poiché in quella casa c'erano due malati di cuo­re rifiutai l'invito. Dietro altre pressioni ci met­temmo d'accordo in modo che io dormissi nella camera accanto alla loro, lasciando la porta di comunicazione socchiusa. Il giorno dopo notai che la padrona di casa aveva un aspetto severo ed un altro atteggia­mento. Alla mia domanda se non stesse bene, rispose: "Non ho nulla; ma adesso voglio farle una domanda: stanotte è veàuta un'anima del purgatorio da lei?""Sì, perché?" Allora disse: "Quest'anima ha recitato un Pater Noster?" Pensai che non avrebbe potuto sentirlo, e feci come se nulla fosse. Allora mi confessò con voce tremante: "Io ho sentito recitare un Pater Noster; e sembrava che venisse da una profonda caverna Io rimasi molto meravigliata e le risposi: "Allora lei è la prima persona che sente parlare un'anima del purgatorio, mentre essa è a collo­quio con me. E interessante il fatto che la voce le parve venis­se da una profonda caverna, mentre a me sem­brò che avesse pregato normalmente. Io avevo, difatti, pregato sottovoce, per non svegliare i vicini di camera, in modo che non sentissero nulla. "Ero sudata per la paura -disse la signora alla fine- ed ero felice che lei non avesse dormito nella nostra camera".

 

Una maestra di scuola tirolese che ha il senso dell'umorismo

 

Ho una compagna di scuola nel Tirolo, una buona anima, la quale, ammalatasi, sopportò la malattia con pazienza. Trascorso un anno dalla sua malattia, sentii dire che era in sanatorio, e decisi di andare a trovarla. Quando arrivai, mi disse: "Perché il buon Dio non mi ascolta? Potrei essere tanto utile a scuola!" "Sì, ma senta, suora - cercai di confortarla - lei deve sempre pensare che la sofferenza è un gran segno dell'amore che Dio ci porta". Allora, scherzando, mi rispose: "Vorrei che Egli, per un po' di tempo, non mt amasse così tanto.

 

Dobbiamo ricevere la Comunione nelle mani non consacrate?

 

L'anima di un sacerdote venne da me e mi disse di pregare per lui, perché doveva soffrire molto. Di più non poté dire; poi sparì. Un'altra anima del purgatorio mi spiegò in seguito: "Egli deve soffrire molto, poiché ha seguito l'uso di distribuire la Comunione nelle mani dei fedeli e perché ha fatto rimuovere i banchi che servwa­ no per ricevere la Comunione in ginocchio. Si potrebbe aiutarlo rimettendo i banchi al loro posto, là dove egli li fece togliere, ed esortando coloro che furono abituati da lui a ricevere la Comunione nelle mani a non far più così!" Parlai con il decano del posto, che ebbe molta comprensione. Disse: "Non sono stato io ad in­trodurre l'uso della Comunione in mano. Per quanto riguarda i banchi, posso tentare di sod­disfare questo desiderio, ma devo lasciare che decidano i sacerdoti del luogo". Parecchie volte venne l'anima di un altro sacer­dote, lamentandosi che soffriva moltissimo, poi­ché aveva rimosso i banchi in chiesa, costrin­gendo il popolo a ricevere la Comunione in piedi. Da ciò si capisce che qualcosa qui non funziona. E’ vero: il Papa ha permesso di rice­vere la Comunione anche in piedi. Chi però desidera inginocchiarsi, deve avere la possibi­lità di farlo. Così vuole il Papa, e noi possiamo pretendere ciò da ogni sacerdote. Se un sacerdote, o un vescovo, sapessero qual è la loro grande responsabilità nell'introdurre l'uso della Comunione in mano, non lo farebbe­ro certamente, e non lo permetterebbero. Ora devo parlare di un argomento che è molto attuale. E’ chiaro che oggi i tempi sono cambiati: noi viviamo in un mondo moderno. Ma i coman­damenti di Dio non si possono modernizzare. I comandamenti di Dio fanno ancora parte del­l'insegnamento religioso. Si metta da parte il «Catechismo olandese», che mette in dubbio alcune importanti verità di fede, o le passa sotto silenzio. Tornate al catechismo tradizionale, co­me fanno in Svizzera, dove si stampano di nuo­vo migliaia di vecchi catechismi, affinché i bam­bini possano essere istruiti convenientemente. Se il sacerdote o i catechisti non lo fanno più, allora lo facciano i genitori.

 

Tu devi santificare la domenica

 

Un'anima mi ha incaricato di menzionare sem­pre la santificazione della festa quando tengo delle conferenze. Infatti in questo giorno si fa del lavoro inutile, che non è assolutamente necessario. Inoltre si deve assistere la domenica alla Santa Messa, e non il sabato. La Messa del sabato è stata introdotta solo per coloro che non hanno la possibilità di ascoltarla la domenica. Quando dei giovani vogliono fare un' escursione, allora vanno a Messa il sabato. Ciò è permesso. Ma non è per­messo farlo per abitudine: io vado il sabato, così la domenica non sono obbligata ad andarci. Così non si può fare. davanti a Dio questo non vale! Le anime del purgatorio dicono che il rito latino deve restare vicino a quello nella liugna materna, affinché anche i fedeli che parlano altre lingne possano partecipare con raccoglimento alla cele­brazione festiva. Così desidera anche il Papa.

 

Costruzioni di chiese moderne

 

Già mi fu chiesto: "Lei ci sa dire qualcosa n­guardo alle chiese moderne?" Anche in questo campo le anime del purgatorio distinguono ciò che è giusto da ciò che non va. Mi fu rimprovera-to di essere contro le chiese moderne; non e vero. Io non sono per nulla contraria a queste costru­zioni moderne, quando esse non impediscono il raccoglimento. ~erò, quando queste chiese hanno delle statue e dei quadri che incutono paura, poi­ché sono brutti e ripugnanti, esse sono certamen­te un'opera diabolica e non divina! Questo si deve dire. Ciò che io vidi, per esempio, nella chie­sa del santo Rosario a Vienna-lletzensdorf, è una beffa e una vergogna, un orrore nella casa del Signore. Chiesi chi avesse fatto il progetto di quella chiesa, e seppi che era stato un framasso­ne. La Chiesa ne porta le impronte. A Lienz, nel Tirolo, vidi una chiesa moderna e ne fui rallegrata. Mi chiesi: "Perché non si potrebbe fare sempre così?" Il tabernacolo è al suo posto, al centro, dove deve stare il Santissimo. Lateralmente ci sono i banchi dove ci si può comunicare. Chi vuole ricevere la Comunione in ginocchio lo può fare; oppure in piedi: al centro c’è uno spazio vuoto per questo. C'è pure una bella statua della Madonna. In questa chiesa vengono anche delle persone che abitano lontano, poiché molte non vanno più nella chiesa parrocchiale che è stata rovinata, poiché dei moderni iconoclasti hanno gettato via tutto ciò che dava all'ambien­te un'impronta sacra. In due chiese cattoliche non trovai più l'acqua­santiera. Ne chiesi la ragione: "Perché qui non c’è più la pila dell'acqua santa se siamo in una chiesa cattolica?" Mi si rispose che il cappella­no aveva detto che questa era solo una stupida moda. A ciò risposi: "Egli ritroverà questa stu­pida moda in purgatorio".

 

Non ci si cura più di riconoscere i peccati

 

In molti luoghi anche la confessione è stata messa fuori uso. La confessione è un sacramen­to istituito da Cristo e non dalla Chiesa, come molti credono. Cristo infatti disse: "Ricevete lo Spirito Santo: saranno rimessi i peccati a chi li rimetterete, e saranno ritenuti a chi li riterre­te" (Giov. 20, 23). Quindi i peccati devono esse re confessati, altrimenti come può il sacerdote decidere se si devono rimettere o no? Una persona mi chiese un giorno: "Ma Cristo non disse che si deve andare a dire i peccati in confessionale". Al che io risposi: "No, questo Cristo non lo disse. Se lei preferisce può confes­sarsi davanti alla gente, in modo che il sacer­dote possa darle l'assoluzione fuori dal confes­sionale. Ma lei li deve accusare i suoi peccati". Con varie scuse si cerca di sostituire la confessio­ne particolare con una penitenza fatta di medita­zione. In queste parrocchie le confessioni dimi­nuiscono notevolmente. Roma e anche i vescovi austriaci hanno dichiarato con grande chiarezza che in una confessione comunitaria non è possi­bile assolvere una persona che ha dei peccati mortali. Quindi la confessione comunitaria non potrà mai sostituire la confessione personale. Così pure si cerca di non permettere di confes­sarsi ai comunicandi, che per la prima volta ricevono il Signore. Ciò non è permesso. Il Papa ha già dichiarato due volte che la confessione deve precedere la prima Comunione. Purtroppo molti sacerdoti non seguono più il Papa, e ciò si dovrà amaramente scontare. Le anime del purgatorio ci esortano continuamen­ite a pregare per il Santo Padre. Oggi è necessario attenersi scrupolosamente a ciò che dice il papa, e seguire la propria coscienza. Ad Ulm incontrai dei ragazzi di quindici anni che non avevano ancora ricevuto il sacramento della confessione. Domandai perché non si fossero ancora confes­sati e mi risposero: "Nell'occasione della prima Comunione non ci fu permesso. In seguito a­vremmo potuto confessarci nel sesto anno di scuola elementare. Ci domandammo a vicenda: «tu hai ancora altri peccati in più di allora? - Veramente no, all'infuori di qualche lite, di qualche disubbi­dienza. Bene! » ci dicemmo. Avremmo dovuto confessarci prima di ricevere la prima Comunione. Non l'abbiamo fatto. Co­sì, non avendo preso quell'abitudine, non ci confessiamo mai". Eppure la confessione prima di ricevere la prima Comunione è tanto necessaria, proprio per la formazione della coscienza dei fanciulli. Molti innovatori non hanno seguito gli insegna­menti dei vescovi, ed hanno caparbiamente rin­novato tutto di sana pianta. Ora essi devono constatare che i fedeli, ma soprattutto i bambini, non li ubbidiscono piu.

 

Chi ha vinto?

 

Un industriale della Germania meridionale m'invitò a fare una conferenza. Quando arrivai mi disse: "Un anno fa lei tenne una conferenza nel vicinato. Per caso vidi il manifesto che annunciava la sua conferenza e pensai: «Possibile che ci siano ancora certe fesserie?» Improvvisamente mi venne l'idea che in quel momento, non avendo nulla da fare, avrei potuto ascoltare almeno una volta queste sce­menze. Allora entrai e mi sedetti in fondo alla sala. Senza che io me ne accorgessi suonò per me l'ora della grazia; e proprio ad un punto, quando lei disse: «Fintantoché l'uomo vive non è mai troppo tardi: può riguadagnare il tempo perduto, perfino ricuperarlo. Con grande zelo può compensare ciò che prima ha perduto». Da anni non varcavo pià la soglia di una chiesa: ero stato colpito. L'amore di Dio mi toccato trasformando la mia vita. La decisione fu immutabile: questa donna avrebbe tenuto una conferenza anche nella nostra città, io gliene avrei dato l'occasione". Non poté andare dal suo parroco, poiché sape­che egli avrebbe assunto un atteggiamento ano a queste cose. Perciò si rivolse ad un magistrato civico, che gli concesse una sala del municipio, dietro pagamento di una somma di trecento marchi. Appena fu annunciata la con­ferenza per mezzo di inserzioni e di manifesti, il parroco telefonò dicendomi: "Cosa fa senza il mio permesso?" L'industriale gli rispose: "Per il momento abbiamo ancora libertà di parola e di coscienza; e del resto, signor parroco, non si dia pensiero alcuno: io non corromperò nes­sun 'anima". "L'attacco è la miglior difesa" pen­sò il parroco e dichiarò: "Farò subito sapere per mezzo del giornale che nessuno deve venire alla conferenza ". "Sì, signor parroco - riprese l'in­dustriale calmo - lei lo può fare, ed io chiamerò ad aiutarmi tutti gli angeli custodi della città, poi vedremo chi vincerà. Il parroco scrisse l'articolo che, però, fu pub­blicato in ritardo, quando io avevo già, la sera prima, tenuto la conferenza nella sala munici­pale. La sala era piena zeppa di gente, ma per fortuna ci fu possibile avere un altoparlante molto efficiente, che permise a molta gente (che era arrivata in pullman, e che non aveva potuto trovare posto in sala) di sentire la conferenza anche dal di fuori. Il giorno dopo la gente lesse sul giornale l'invito del parroco a disertare la conferenza: molti scoppiarono in una risata. Alcuni telefonarono al parroco e gli diedero il consiglio di andare, in futuro, personalmente ad ascoltare la conferen­za, prima di compromettersi con la stampa.

 

 

Parte Terza

 

IL PURGATORIO E LA PREGHIERA PER I DEFUNTI

RIFLESSIONI SUL PURGATORIO

 

Perché pregare per i defunti?

 

Perché i cattolici pregano per i morti? Ecco una domanda che si fanno spesso i non cattolici. Essendo l'abitudine di pregare per i morti basata sulla credenza del purgatorio, sop­pressa dai riformatori del XVI secolo e pratica­mente sconosciuta dai loro discepoli attuali, questi hanno naturalmente difficoltà a com­prendere questa usanza cattolica. La Chiesa mette quest'esercizio di devozione sotto gli occhi dei suoi figli, permettendo ad ogni prete di celebrare tre Messe per i defunti il 2 novem­bre. Inoltre consacra tutto il mese di novembre alle preghiere speciali dedicate alle anime del purgatorio. Invitiamo perciò i nostri lettori non cattolici ad esaminare con noi come questi esercizi di devo­zione si basino sulla Sacra Scrittura, la tradi­zione e la ragione.

 

Purgatorio e preghiera per i morti

 

La Sacra Scrittura ci obbliga a pregare, duran­te la vita, ed a ricorrere all'intercessione dei Santi e degli Angeli non solamente per i vivi, ma anche per i morti. Nel secondo libro dei Mac­cabei si racconta come Giuda, vincitore di Gorgia, ritornò con i suoi compagni per seppel­lire gli ebrei caduti in combattimento: "Fece fare fra questi uomini una colletta che raggiun­se la somma di 2.000 dracme d'argento. Inviò questa somma a Gerusalemme per offrire un sacrificio per i peccati dei caduti". Egli non considerava gravi i loro peccati poi­ché, dice il testo, "pensava che a coloro che si erano addormentati devotamente fosse riserva­ta la migliore delle ricompense. L'autore sacro ne trae l'insegnamento contenu­to in questo passaggio: "Santo e pio pensiero! E' perché fossero liberati dai loro peccati che egli offrì quest'espiazione per i morti" (Macc. XII, 43-46). Quantunque i nostri fratelli separati non consi­derino come ispirati i libri dei Maccabei, devo­no tuttavia ammettere che sono almeno dei documenti storici autentici, che attestano la fede degli Ebrei due secoli prima di Cristo. Infatti la loro autenticità si basa sulla stessa autorità di Isaia, di san Giovanni, di altri libri santi e sull'insegnamento infallibile della Chie­sa, che dichiara ispirati i libri della Bibbia. Il nostro Salvatore parla del perdono dei pecca­ti nel "mondofuturo" (Matt. XII, 32). Secondo sant'Agostino e san Gregorio il Gran­de, questo passo si riferisce al purgatorio. Nella sua epistola ai Corinti, san Paolo scrive: "L'opera di ciascuno diverrà mantfesta; il Giorno del Signore la farà conoscere, poiché deve rivelarsi nel fuoco, ed è questo fuoco che proverà l'opera di ciascuno. Se l'opera è co­struita sul fondamento, resiste [cioé se le opere di ciascuno sono buone] e il suo autore riceverà la ricompensa; ma se l'opera è consumata [cioé se le sue opere sono difettose ed im­perfette] egli ne subirà la perdita; in quanto a lui sarà salvato, ma come attraverso il fuoco (Cor. III, 13-15). Con queste parole san Paolo ci dice che tale anima sarà salvata, sebbene debba subire per un certo periodo le fiamme del fuoco purificato­re [purgatorio]. Questa è l'esegesi unanime dei primi Padri della Chiesa; tale è la tradizione costante dei secoli, che ci parla delle tombe dei martiri e delle cata­combe dove sono seppelliti i corpi dei primi cri­stiani. L'autore ha visto nelle catacombe di san Callisto, alle porte di Roma, numerose iscrizio­ni che erano un'eco delle ultime parole dei cri­stiani morenti: "Nelle vostre preghiere pensate a noi che vi abbiamo preceduti". A questa face­va eco la risposta dei superstiti: "Che la luce eterna brilli su dite nel Cristo". Tali iscrizioni si trovano pure sui monumenti funebri di numerosi crstiani nel corso dei primi tre secoli. Si citano spesso i Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente a proposito dell'abitudine di prega­re per i defunti. Tertulliano (160-240 d; C.) parla in due diversi passi delle Messe commemo­rative: "Noi offriamo ogni' anno un giorno spe­ciale dedicato al sacrificio per i morti come all'anniversario della loro nascita" , e "la vedova credente prega per l'anima del suo sposo (che è nel riposo) e aspetta affinché abbia parte alla prima resurrezione , offrendo per lui pre­ghiere nell'anniversario della sua morte". Nella sua orazione funebre per l'imperatore Teodosio, sant'Ambrogio, vescovo di Milano, dice: "Accor­da al tuo servitore Teodosio il riposo perfetto; quel riposo che hai preparato per i Santi... Io l'ho amato, e perciò voglio seguirlo nella terra dei viventi; non l'abbandonerò fino a che Tu non l'abbia chiamato sulla santa montagna". Uno dei racconti più toccanti che ci furono tra­smessi a questo proposito negli scritti dei Padri della Chiesa è dovuto aJla penna di sant'Ago­stino, all'inizio del V secolo. Il vescovo sapiente racconta che sua madre, arrivata all'ora della morte, gli indirizzò quest'ultima preghiera: "Seppellisci il mio corpo dove vuoi; non ti preoccupare di esso. Ma io ti prego solamente, ovunque tu sia, di ricordarti di me all'altare del Signore. Il ricordo di questa domanda ispirò a sant 'Agostino quest'ardente preghiera: "Per questo ti imploro, mio Dio, con tutto il mio cuore, per i peccati di mia niadre: che riposi in pace con il suo sposo... E ispira, o Signore, ai tuoi servitori, miei fratelli (che io serva con la lingua, il cuore e la penna) ed a tutti coloro che leggeranno queste righe di ricordarsi, all'alta­re, della tua serva Monica". Si trova qui l'eco dell'uso generale nella Chiesa primitiva di pregare per i defunti, come pure la credenza ad uno stato chiamato purgatorio (fuoco purificatore). L'usanza di offrire preghiere e sacrifici per le anime dei parenti defunti era profondamente radicata nell'antico giudaismo. Essa si è conser­vata fino ai nostri giorni., malgrado le migrazio­ni e la dispersione degli Ebrei nel mondo intero. Alcuni anni or sono l'autore ha visto un gran numero di ebrei pregare per i loro defunti al muro dei lamenti di Gerusalemme. Un libro di preghiere, il cui uso è generale presso gli Ebrei d'America, contiene la formula di preghiera seguente per le cerimonie dei defunti: "Fratello scomparso, possa tu ritrovare aperte le porte del cielo e vedere la città della pace ed il luogo sicuro di delizie; che gli Angeli si affrettino al tuo incontro per servirti: che il Padre sia pron­to ad accoglierti. Va' fino alla meta: riposa in pace e risuscita per la vita. Che il soggiorno nel luogo delle delizie del cielo sia il premio, la dimora ed il luogo di riposo dell 'anima del no­stro fratello defunto: che lo Spirito del Signore conduca in Paradiso questo fratello che è usci­to da questo mondo per vòlontà di Dio, Maestro del cielo e della terra. Che il Gran Re dei Re, nella sua Misericordia infinita, lo nasconda nell'ombra delle sue ali: che si risvegli alla fine dei suoi giorni e si abbeveri al torrente delle delizie". Difatti è strano, nota il padre B. L. Conway C.S.P., che i riformatori abbiano scartato, tutta in blocco, una tale massa di testimonianze (concernenti il purgatorio e l'intercessione dei morti) contenute nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Ma nel Vangelo di Cristo gli inse­gnamenti sono così legati gli uni agli altri che la negazione di un dogma fondamentale trascina logicamente quella di numerosi altri. La sola opinione sbagliata di Lutero, concernente il perdono per mezzo della fede, l'ha condotto a negare la differenza fra peccato mortale e veniale (riguardo ai castighi temporali), la ne­cessità delle buone opere, l'efficacia delle in­dulgenze e l'utilità della preghiera per i morti. Se i peccati non sono rimessi, ma solo «coper­ti», se il «nuovo uomo» del Vangelo è il Cristo che imputa la Sua giustizia all'uomo peccatore, sarebbe effettivamente insensato "pregare per i morti, affinché siano liberati dai loro peccati". La negazione del purgatorio da parte di Lutero ha come conseguenza: o la dottrina che insegna che la maggior parte dei cristiani devoti sono dannati (ciò che spiega, fino ad un certo punto, la negazione moderna dell'eternità delle pene), oppure la supposizione senza garanzia che Dio, al momento della morte, purifichi l'anima con un subitaneo cambiamento magico. Quantunque la parola «purgatorio» non si trovi nella Sacra Scrittura, l'Antico e il Nuovo Testamento, come gli scritti dei Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente fanno allusione alla realtà che esso designa simbolicamente, poiché la credenza nell'efficacia della preghiera per i morti non avrebbe né senso, né significato, se il purgatorio non esistesse.

 

La ragione esige il purgatorio

 

Anche se mancassero le prove che ci vengono fornite dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione, la ragione farebbe supporre l'esistenza d'uno stato intermedio fra il cielo e l'inferno: essa lo esigerebbe. Pensando al fatto che "nulla di sporco può entrare in cielo" si deduce che un'anima, uscendo da questa vita con un peccato veniale o una pena non scontata, non potrebbe entrare i cielo. Essa non potrebbe pure, secondo la giustizia, essere mandata all'inferno che dura etei namente, poiché non ci sarebbe alcuna propor zione fra una tale punizione e il peccato coni messo. E probabile che un enorme numero di esser umani muoia con dei peccati veniali. Quest’anime non sono degne di entrare immediatamente in cielo, ma non possono, secondo giustizia, essere condannate all'inferno. Ci deve essere un altro stato dove la pena sia proporzionata alla colpa. E ciò che anche la sola ragione reclama. Questo stato che essa esige è il purgatorio, dove le anime sono purifi­cate dalle loro leggere imperfezioni e rese anche adatte ad accedere alla suprema presenza del loro Creatore e Signore, alla felicità inesprimi­bile del cielo. Non solo la preghiera per i defunti è in armonia con la Sacra Scrittura, ma anche il nostro istinto naturale ci spinge a cre­derlo. La dottrina della comunione dei santi sottolinea la solidarietà sociale e spirituale del genere umano, insegnandoci chiaramente in che modo possiamo aiutarci vicendevolmente nei nostri bisogni. Essa contribuisce molto a levare alla morte il suo carattere spaventoso. Negando questa dottrina, i riformatori del XVI secolo non hanno soltanto fatto violenza alla Sacra Scrittura e ad una tradizione ininterrotta di quindici secoli della Chiesa cristiana, ma hanno pure violentato e turbato il nostro istinto naturale ed i desideri del nostro cuore inter­rompendo i teneri legami che uniscono la terra al cielo, l'anima nella carne con l'anima libera­ta dal suo involucro terreno. Se posso pregare per mio fratello fintantoché èsulla terra, perché non posso pregare per lui una volta che ha oltrepassato la soglia dell'eter­nità? Distruggendo il corpo, la morte non lascia l'anima intatta? Quest'anima non continua per conseguenza a vivere, a pensare, a ricordarsi, ad amare? Per quale motivo terreno non dovrei più né pensare a mio fratello, né continuare a provargli il mio amore, non con delle lacrime inutili, ma con il mezzo efficacissimo della mia preghiera per lui? Come potrebbe restare un cristiano presso la tomba aperta, in cui vede scendere il cadavere di un essere amato, senza alzare al cielo i suoi occhi rossi e pieni di lacri­me e fare questa preghiera: "O Dio, abbi pietà dell'anima del mio caro defunto"? Senza avere riguardo al silenzio della sua reli­gione, circa l'efficacia delle preghiere per i morti, il protestante presta l'orecchio alla voce del suo cuore ed a quella del linguaggio univer­sale dell'amore e della simpatia che comprendo­no tutti gli uomini. Dalle labbra mute del suo amico defunto, ha capito questa stessa supplica che Giobbe, nella sua disgrazia, indirizzava ai suoi amici: "Abbiate pietà di me, voi almeno che siete miei amici, poiché la mano del Signore mi ha colpito". Il fatto che nessun orecchio resti sordo ad una tale preghiera è la prova che il cuore umano non si è lasciato strappare il suo amore e la sua simpatia dal pregiudizio religioso. Riguardo alle anime che, oltrepassata la soglia della morte, sono entrate nell'eternità e, dal purgatorio, ci domandano un ricordo nelle nostre preghiere, noi possiamo dire sincera­mente: "Non possiamo pià toccarli con le nostre mani; i nostri occhi non possono pià vederli; ma, grazie a Dio, il nostro amore e le nostre preghiere possono sempre raggiungerli". Dopo più di cinquant'anni d'esperienza nel ministero pastorale, il cardinale Gibbons rac­conta un fatto che ci spiega questo punto: "Ho visto una ragazza affacendarsi, piena di bon­tà, attorno al padre malato, teneramente amato. Durante i lunghi giorni di angoscia e le notti di veglia, ella stette vicino al letto del malato, umidendogli le labbra secche, rinfrescan­do la sua fronte bruciante, rimettendo a posto sul cuscino la sua testa che scivolava. Ogni volta che il suo paziente migliorava o peggio­rava era per il suo cuore come un raggio di sole o una nuvola scura di tristezza. L'amore filiale era il gran movente di tutta la sua atti­vità. Suo padre morì; ella accompagnò al cimitero la sua spoglia mortale. Non era cattolica; ma quando fu là, in piedi, vicino alla bara, rom­pendo le catene del crudele pregiudizio religio­so che aveva chiuso il suo cuore, si alzò al di sopra della sua setta gridando: «Signore, abbi pietà della sua anima! » Era la voce della natu­ra e della religione". Anche Tennyson riflette la tradizione cristiana e il desiderio naturale al cuore dell'uomo, quando mette nella bocca del suo eroe, il morente re Arturo, queste parole indirizzando­le al suo fratello d'armi che gli sopravvisse: "Ho vissuto; ciò che ho fatto, Dio lo purifwhi nella sua bontà; ma tu, se non dovessi mai più rive­dere il mio viso, prega per me. La preghiera può fare più del sogno di questo mondo. PercLo, giorno e notte, fa' salire la tua voce come quel­la di una sorgente".

 

Un insegnamento che ci convince

 

Allorché John L. Stoddart, dopo aver goduto la sicura luce della verità religiosa, brancolava nella nebbia del dubbio, ricevette da un amico cattolico una lettera che attirò la sua attenzione sulla bellezza dell'insegnamento della Chiesa e sulla sua armonia con la religione. Questa lette­ra che, secondo la testimonianza dello stesso Stoddart, fu per lui sorgente di luce e di confor­to, presenta il problemà del purgatorio con un incredibile chiarezza: "Non esistono sistemi religiosi dell'antichità dove non si trovi qualco­sa di simile [al purgatorio]. E riservato ai rifor­matori del XVI secolo di rigettare questo antico dogma della Chiesa. Quando negarono la san­tità della Messa e di numerosi altri caratteri sacramentali del cattolicesimo, scomparve an­che la dottrina del purgatorio. Se le anime dei morti passano, immediatamente e per l'eternità, ad uno stato inalterato che è al di fuori dell'efficacia della nostra intercessio­ne, tutte le nostre reliquie, le nostre preghiere e le nostre pratiche analoghe sono vane. Ma se noi crediamo alla comunione dei santi, cioè all'unione fra la tripla Chiesa: militante di questa terra, purgante del purgatorio e trionfan­te del cielo, allora possiamo avere un'influenza sulle anime che hanno oltrepassato la soglia del­l'aldilà ed esse possono averne su di noi. Raramente coloro che abbandonano questa vita sono in uno stato perfetto di grazia che as­sicuri loro l'entrata immediata in cielo. Spe­riamo siano pur pochi coloro a cui il rifugio benedetto del purgatorio è negato. Non posso figurarmi come i protestanti possano credere in una cosa simile. Non è strano il fatto che la negazione del purgatorio conduca molti, come conseguenza, all'idea della negazione dell'in­ferno. Quest'ultima dottrina è mostruosa consi­derata in se stessa. Tutti i dogmi cattolici dipendono gli uni dagli altri: si tengono o cado­no insieme come le pietre di uno stesso edificio. Il purgatorio è una delle idee più umane e più belle che si possano concepire. Quanti cuori afflitti di madri non ha calmato e consolato, dando loro speranza per un figlio traviato!" Dopo la sua conversione, Stoddart scrisse la storia delle sue divagazioni religiose nel libro Rebuilding a lost Faith (Riedificazione di una fede perduta). Egli espose, nei termini seguenti, la conformità di questo insegnamento, che gli piaceva tanto, con le esigenze della ragione: "La dottrina della Chiesa cattolica concernente il purgatorio insegna che c 'è un luogo dove le anime soffrono durante un certo tempo prima di essere ammesse alle gioie del cielo, poiché esse devono purificarsi da certi peccati veniali, debolezze e colpe, o devono ancora subire, per i peccati mortali, delle pene temporali che non hanno ancora subito, quantunque la.pena eter­na dovuta a questi fatti sia stata loro rimessa per l'espiazione di Cristo. Del resto, la Chiesa dichiara che, tramite le nostre preghiere ed il Gorgia, ritornò con i suoi compagni per seppel­lire gli ebrei caduti in combattimento: "Fece fare fra questi uomini una colletta che raggiun­se la somma di 2.000 dracme d'argento. Inviò questa somma a Gerusalemme per offrire un sacrifwio per i peccati dei caduti". Egli non considerava gravi i loro peccati poi­ché, dice il testo, "pensava che a coloro che si erano addormentati devotamente fosse riserva­ta la migliore delle ricompense". L'autore sacro ne trae l'insegnamento contenu­to in questo passaggio: "Santo e pio pensiero! E' perché fossero liberati dai loro peccati che egli offrì quest'espiazione per i morti" (Macc. XII, 43-46). Quantunque i nostri fratelli separati non consi­derino come ispirati i libri dei Maccabei, devo­no tuttavia ammettere che sono almeno dei documenti storici autentici, che attestano la fede degli Ebrei due secoli prima di Cristo. Infatti la loro autenticità si basa sulla stessa autorità di Isaia, di san Giovanni, di altri libri santi e sull'insegnamento infallibile della Chie­sa, che dichiara ispirati i libri della Bibbia. Il nostro Salvatore parla del perdono dei pecca­ti nel "mondo futuro " (Matt. XII, 32). Secondo sant'Agostino e san Gregorio il Gran­de, questo passo si riferisce al purgatorio. Nella sua epistola ai Corinti, san Paolo scrive: "L'opera di ciascuno diverrà manifesta; il Giorno del Signore la farà conoscere, poiché deve rivelarsi nel fuoco, ed è questo fuoco che proverà l'opera di ciascuno. Se l'opera è co­struita sul fondamento, resiste [cioé se le opere di ciascuno sono buone] e il suo autore riceverà la ricompensa; ma se l'opera è consumata [cioé se le sue opere sono difettose ed im­perfette] egli ne subirà la perdita; in quanto a lui sarà salvato, ma come attraverso il fuoco (Cor. III, 13-15). Con queste parole san Paolo ci dice che tale anima sarà salvata, sebbene debba subire per un certo periodo le fiamme del fuoco purificato­re [purgatorio].Questa è l'esegesi unanime dei primi Padri della Chiesa; tale è la tradizione costante dei secoli, che ci parla delle tombe dei martiri e delle cata­combe dove sono seppelliti i corpi dei primi cri­stiani. L'autore ha visto nelle catacombe di san Callisto, alle porte di Roma, numerose iscrizio­ni che erano un eco delle ultime parole dei cri­stiani morenti: "Nelle vostre preghiere pensate a noi che vi abbiamo preceduti". A questa face­va eco la risposta dei superstiti: "Che la luce eterna brilli su dite nel Cristo Tali iscrizioni si trovano pure sui monumenti funebri di numerosi crstiani nel corso dei primi tre secoli. Si citano spesso i Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente a proposito dell'abitudine di prega­re per i defunti. Tertulliano (160-240 d; C.) parla in due diversi passi delle Messe commemo­rative: "Noi offriamo ogni anno un giorno spe­ciale dedicato al sacrifwio per i morti come all'anniversario della loro nascita", e "la vedo­va credente prega per l'anima del suo sposo (che è nel riposo) e aspetta affinché abbia parte alla prima resurrezione, offrendo per lui pre­ghiere nell'anniversario della sua morte". Nella sua orazione funebre per l'imperatore Teodosio, sant'Ambrogio, vescovo di Milano, dice: "Accor­da al tuo servitore Teodosio il riposo perfetto; quel riposo che hai preparato per i Santi... Io l'ho amato, e perciò voglio seguirlo nella terra dei viventi; non l'abbandonerò fino a che Tu non l'abbia chiamato sulla santa montagna. Uno dei racconti più toccanti che ci furono tra­smessi a questo proposito negli scritti dei Padri della Chiesa è dovuto alla penna di sant'Ago­stino, all'inizio del V secolo. Il vescovo sapiente racconta che sua madre, arrivata all'ora della morte, gli indirizzò quest'ultima preghiera: "Seppellisci il mio corpo dove vuoi; non ti preoccupare di esso. Ma io ti prego solamente, ovunque tu sia, di ricordarti di me all'altare del Signore". Il ricordo di questa domanda ispirò asant'Agostino quest'ardente preghiera: "Per questo ti imploro, mio Dio, con tutto il mio cuore, per i peccati di mia madre: che riposi in pace con il suo sposo... E ispira, o Signore, ai tuoi servitori, miei fratelli (che io serva con la lingua, il cuore e la penna) ed a tutti coloro che leggeranno queste righe di ricordarsi, all'alta­re, della tua serva Monica". Si trova qui l'eco dell’uso generale nella Chiesa primitiva di pregare per i defunti, come pure la credenza ad uno stato chiamato purgatorio (fuoco purificatore). L'usanza di offrire preghiere e sacrifici per le anime dei parenti defunti era profondamente radicata nell'antico giudaismo. Essa si è conser­vata fino ai nostri giorni., malgrado le migrazio­ni e la dispersione degli Ebrei nel mondo intero. Alcuni anni or sono l'autore ha visto un gran numero di ebrei pregare per i loro defunti al muro dei lamenti di Gerusalenime. Un libro di preghiere, il cui uso è generale presso gli Ebrei d'America, contiene la formula di preghiera seguente per le cerimonie dei defunti: "Fratello scomparso, possa tu ritrovare aperte le porte del cielo e vedere la città della pace ed il luogo sicuro di delizie; che gli Angeli si affrettino al tuo incontro per servirti: che il Padre sia pron­to ad accoglierti. Va fino alla meta: riposa in pace e risucita per la vita. Che il soggiorno nel luogo delle delizie del cielo sia il premio, la dimora ed il luogo di riposo dell'anima del no­stro fratello defunto: che lo Spirito del Signore conduca in Paradiso questo fratello che è usci­to da questo mondo per volontà di Dio, Maestro del cielo e della terra. Che il Gran Re dei Re, nella sua Misericordia infinita, lo nasconda nell'ombra delle sue ali: che si risvegli alla fine dei suoi giorni e si abbeveri al torrente delle delizie". Difatti è strano, nota il padre B. L. Conway C.S.P., che i riformatori abbiano scartato, tutta in blocco, una tale massa di testimonianze (concernenti il purgatorio e l'intercessione dei morti) contenute nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Ma nel Vangelo di Cristo gli inse­gnamenti sono così legati gli uni agli altri che la negazione di un dogma fondamentale trascina logicamente quella di numerosi altri. La sola opinione sbagliata di Lutero, concernente il perdono per mezzo della fede, l'ha condotto a negare la differenza fra peccato mortale e veniale (riguardo ai castighi temporali), la ne­cessità delle buone opere, l'efficacia delle in­dulgenze e l'utilità della preghiera per i morti. Se i peccati non sono rimessi, ma solo «coper­ti», se il «nuovo uomo» del Vangelo è il Cristo che imputa la Sua giustizia all'uomo peccatore, sarebbe effettivamente insensato "pregare per i morti, affinché siano liberati dai loro peccati". La negazione del purgatorio da parte di Lutero ha come conseguenza: o la dottrina che insegna che la maggior parte dei cristiani devoti sono dannati (ciò che spiega, fino ad un certo punto, la negazione moderna dell'eternità delle pene), oppure la supposizione senza garanzia che Dio, al momento della morte, purifichi l'anima con un subitaneo cambiamento magico. Quantunque la parola «purgatorio» non si trovi nella Sacra Scrittura, l'Antico e il Nuovo Testamento, come gli scritti dei Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente fanno allusione alla realtà che esso designa simbolicamente, poiché la credenza nell'efficacia della preghiera per i morti noii avrebbe né senso, né significato, se il purgatorio non esistesse.

 

Ciò che il concilio di Trento dice del purgatorio

 

Considerando che la Chiesa cattolica (istruita dallo Spirito Santo, e fondata sulle Sacre Scritture e l'antica Tradizione dei Padri nei santi Concili, compreso recentemente l'ultimo Concilio ecumenico) ha insegnato che il purga­tono esiste e che le anime vi sono trattenute per essere aiutate dai suffragi dei fedeli e special­mente dal sacrificio dell'Altare, il santo Concilio prescrive ai vescovi di vegliare affinché la sana dottrina del purgatorio, ricevuta dai santi Padri e dai santi Concili, sia creduta, pro­fessata ed affermata dai fedeli e sia predicata con zelo (Concilio di Trento Sessione VI. Cf. Denzinger n. 983). Che sia anatema colui che dopo aver ricevuto la grazia del perdono dice che sono rimesse al pec­catore pentito la colpa e la pena eterna, in modo che non gli resti più alcuna pena tempo­rale da subire in questo mondo o in purgatorio prima che gli possa essere accordata l'entrata nel regno dei cieli (Concilio di Trento, Sessione VI. Cf. Denzinger n.840).

 

Apparizioni di anime del purgatorio a santi

 

Ci limiteremo a citare quattro esempi, per pro­vare che anche grandi santi hanno avuto apparizioni di anime del purgatorio

 

S. MARGHERITA MARIA ALACOQUE

Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) scrive nella sua autobiografia (ed.1920, p.98): "Trovandomi davanti al Santissimo Sacramen­to il giorno della festa del Corpus Domini, mi apparve improvvisamente una persona tutta avvolta nel fuoco. Il suo stato lamentevole mi fece chiaramente capire che si trovava in pur­gatorio e mi fece versare molte lacrime. Essa mi disse che era stata l'anima di un benedettino che, una volta, aveva sentito la mia confessione e mi aveva permesso di comunicarmi. Per que­sto motivo il Signore gli aveva accordato il favore di indirizzarsi a me, per procuragli un raddolcimento delle pene. Mi chiese di offrire per lui, per tre mesi, tutte le mie sofferenze e le mie azioni. Alla fine dei tre mesi lo vidi inondato di gioia e splendore; andava a godere la felicità eter­na. Mi ringraziò, dicendomi che avrebbe ve­gliato su di me, vicino a Dio".

 

SAN GIOVANNI BOSCO

San Giovanni Bosco (1815-1888) perse nel 1839 l'amico più intimo che aveva fin dall'infanzia: Luigi Comollo. I due amici si erano fatta la pro­messa, un po' temeraria, che il primo che fosse morto sarebbe tornato a rassicurare il supersti­te sulla sua condizione nell'altro mondo. Nella notte che seguì il funerale di Luigi, si udì un fracasso spaventoso nel dormitorio dove riposavano venti seminaristi. Dei bagliori di fuoco brillavano, poi si spegnevano. La casa tremava. Una voce gridò: "Sono salvo!" I semi­naristi provarono un terribile spavento, nessu­no di essi osò muoversi prima dello spuntare dell'aurora. Una storia incredibile! Ma i testi­moni attestano di averla vissuta personalmente (v. Von Matt, Don Bosco, p. 64-65 NZN ed. Zurigo).

 

SANTA GERTRUDE

La grande santa Gertrude, badessa di Hefta (autrice della celebre opera "L'araldo dell'amo­re divino") morta verso il 1302, vide un giorno l'anima di un religioso defunto che le fece capire con i suoi gesti che restava lontano dal suo sposo divino. Gertrude gliene domandò la causa: - rispose l'anima - che non sono anco­ra perfettamente purificato dalle macchie lasciate dai miei peccati. Se mi fosse accordato di entrare liberamente in cielo in questo stato, non acconsentirei, poiché, sebbene appaia bril­lante ai tuoi occhi, so tuttavia di non essere ancora degno del mio Maestro".

 

SANTA CRISTINA DEL BELGIO

Santa Cristina del Belgio, contadina di Saint­Trond, nella diocesi di Liegi, è chiamata pure Cristina l'Ammirevole, tanto si raccontano di lei delle cose straordinarie. Durante una visione le fu permesso di contem­plare il cielo e il purgatorio. Ella sentì una voce dire: "Cristina, tu sei nella felicità del cielo; ti lascio libera di scegliere: restare da oggi fra gli eletti, o ritornare qualche anno ancora sulla terra, per aiutare le anime del purgatorio con le tue buone opere. Se tu scegli la prima alternati­va, sei nella certezza e non devi più temere nulla: nell'altro caso ritorni sulla terra per subi­re un vero martirio e poter aiutare degli infelici e rendere più splendente la tua corona... Cristina rispose: "Signore, fammi ritornare, affinché possa soffrire per i defunti; non temo alcun dolore, alcuna amarezza". Ed essa compì opere espiatorie straordinarie per le anime del purgatorio. Molte di esse, fra cui il conte Luigi di Léon, le apparvero in riconoscen­za di ciò che avevano ricevuto, poiché erano state liberate dal purgatorio.

 

Il museo delle anime del purgatorio a Roma

 

Il R.P. Reginaldo Omes scrive nella sua opera: Si può entrare in comunicaztone con i morti? (ed. Pattloch): "Noi abbiamo visitato parecchie volte il celebre museo delle anime del purgato­rio a Roma. E’ stato fondato nrl 1900 dal R.P. Viktor Jouet, padre del Sacro Cuore, che fondò anche la rivista. Il purgatorio. Questo museo offre ai visitatori una collezione di documenti autentici, certamente unica nel suo genere. Si possono vedere le tracce del fuo­co lasciato dalle anime del purgatorio sui libri di preghiera (cfr. quello di Margherita Dam­merle d'Erlingen), sui messali, sui tessuti (come la camicia di Giuseppe Leleux de Mons, che porta l'impronta delle dita bruciate in data 21 gennaio 1789) o anche il cappotto militare, for­temente bruciacchiato dal fuoco, di una senti­nella italiana che, durante una notte del 1932, era a guardia del Pantheon davanti al cenota­fio di re Umberto I (assassinato nel 1900) il cui spettro posò una mano di fuoco sulla spalla del soldato dopo avergli confidato un messaggio per Vittorio Emanuele III. Si può anche vedere una Croce perfettamente tracciata dall'estremità di un indice infuocato. Se si ammette che tali segni non sono un effetto del caso, o di un inganno deliberato, è evidente che non possono che essere stati prodotti dal «fuoco» spirituale che avvolge le anime del purgatorio; essi non si possono spiegare che come un mtracolo di Dio, che ha creato a que­sto scopo un elemento capace di bruciare gli oggetti o di lasciarci queste tracce nere, simbolo della «bruciatura» spirituale che subiscono queste anime dopo la morte, durante il tempo della loro espiazione.

 

* * * * * * *

 

PREGHIERE PER I DEFUNTI

 

INDULGENZA PLENARIA QUOTIDIANA

Una indulgenza plenaria al giorno, non giubilare ma ordinaria. Applicabile anche ai defunti, può essere acquisita SEMPRE da tutti i fedeli, in tutti i giorni dell’anno alle solite tre condizioni:

- Confessione;

- Comunione;

- Preghiera secondo le intenzioni del papa.

Aggiungendo, a scelta, una delle seguenti opere di carità:

1. Recita comunitaria del Santo Rosario, anche in casa.

2. Il pio esercizio della Via Crucis davanti alle quattordici stazioni, in Chiesa.

3. Visita al Santissimo Sacramento e Adorazione per almeno mezz’ora, in Chiesa.

4. Lettura della Sacra Scrittura a modo di lettura spirituale, per almeno mezz’ora, in casa.

* L’acquisizione della indulgenza plenaria ordinaria, può essere anche offerta a Gesù o alla Madonna per indulgenziare un’anima del Purgatorio a loro scelta.

 

 

Per salvare anime del purgatorio

 

Si potrebbero salvare dall'inferno molte anime se mattino e sera si re­citasse questa preghiera indulgenziale con

tre Ave Maria per coloro che muoiono il giorno stesso:

 

“O Misericordiosissimo Gesù, che bruciate di un sì ardente amore per le anime, Vi scongiuro, per l’agonia del Vostro Santissimo Cuore e per i dolori della Vostra Madre Immacolata, di purificare con il Vostro Sangue tutti i peccatori della terra che sono in agonia e che devono morire oggi stesso. Cuore agonizzante di Cristo, abbiate pietà dei morenti”

 

 

L’eterno riposo

 

L’eterno riposo dona loro signore, splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.

 

De Profundis

 

Dal profondo a Te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono: perciò avremo il tuo timore. Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella tua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora. Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

 

 

Rosario per le anime del purgatorio

 

 

(Si usi la corona del Rosario)

Si reciti: Credo, Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

Sui grani grossi: O anime sante, infiammate la mia anima

con il fuoco del Divin Amore

perché Gesù crocifisso si riveli in me ora,

sulla Terra, e non dopo, in purgatorio.

Sui grani piccoli: Signore Gesù crocifisso,

abbi pietà delle anime del purgatorio.

Alla fine ripetere 10 volte L’Eterno riposo, poi un’Ave Maria.

 

 

CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA PER LE ANIME DEL PURGATORIO

 

Si usi la corona del Rosario.

In principio: Pater, Ave, Credo.

Sui grani maggiori del Rosario:

“Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati per quelli del mondo e delle anime del purgatorio”

Sui grani dell’Ave Maria per dieci volte:

“Per la sua dolorosa passione abbi misericordia di noi, del mondo e delle anime del purgatorio”

Alla fine ripetere per tre volte:

“Dio Santo, Dio Forte, Dio Immortale: abbi pietà di noi, del mondo e delle anime del purgatorio”

 

 

ROSARIO delle S. PIAGHE di GESU’ CRISTO per i defunti


Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre, Credo

 

1 O Gesù, divin Redentore, abbi misericordia di noi e del mondo intero. Amen.

2 Dio santo, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero. Amen.

3 O Gesù, per mezzo del Tuo Sangue preziosissimo, donaci grazia e misericordia nei pericoli presenti. Amen.

4 O Padre Eterno, per il Sangue di Gesù Cristo, Tuo unico Figlio, ti scongiuriamo di usarci misericordia. Amen. Amen. Amen.

 

Si usi la corona del Rosario:

Sui grani del Padre nostro si prega:

Eterno Padre, Ti offro le Piaghe di nostro Signore Gesù Cristo per risanare quelle delle anime nostre, del mondo e delle anime del purgatorio.

Sui grani dell’Ave Maria si prega:

Gesù mio, perdono e misericordia per i meriti delle Tue sante Piaghe.

Terminata la recita della Corona si ripete tre volte:

“Eterno Padre, Ti offro le Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo per risanare quelle delle anime nostre, del mondo e delle anime del purgatorio.

 

Altre preghiere per le anime del purgatorio*

 

Dalle Massime Eterne di sant 'Alfonso Maria de' Liguori

 

Dio di bontà, largitore di perdono ed amante dell'umana salute, supplico la vostra clemenza perchè tutti i miei fratel­li, sorelle, amici, congiunti, benefattori, i quali passarono da questa all'altra vita, mediante l'intercessione della Ver­gine e di tutti i vostri santi, pervengano alla vostra beatitu­dine; e ciò per i meriti di Gesù Cristo nostro Signore.

Ego sum resurrectio et vita: qui credit in me, etiam si mortuus fuerit, vivet: et omnis qui vivit et credit in me non morietur in aeternum.

Dio grande, Dio giusto, Dio clementissimo, abbiate pietà dei nostri poveri morti! Dio onnipotente ed eterno, Signore dei vivi e dei morti, che usate misericordia a tutti quelli che conoscete vostri per la fede e per le opere, noi vi supplichia­mo umilmente che coloro per i quali abbiamo l'intenzione di pregare ottengano dalla vostra clemente bontà, per l'inter­cessione della vostra santissima Madre Maria e di tutti i vostri santi, il perdono dei loro peccati. Per Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna gloriosissimo nei secoli dei secoli. Così sia.

 

Papa Benedetto XIV concesse la possibilità dell'indul­genza plenaria a tutti i fedeli il 2 novembre, ricorrenza dei defunti, facendo le visite nelle chiese e pregando se­condo le modalità stabilite per il Perdono d'Assisi.