MARIA REGINA

Sac Pasquale Casillo Casa Mariana 83040 Frigento (AV)

CENNI STORICI SU MARIA REGINA

La storia della dottrina della regalità di Maria può essere distinta in tre periodi, anche se intimamente legati dal filo dei progresso sempre più crescente nel campo delle idee, delle ricerche e delle conclusioni verso il raggiungimento della verità. Presenta Padri, scrittori, teologi; poeti, sovrani, santi, eretici, concili, papi, usanze, movimenti delle più diverse origini, mossi dalla medesima ispirazione e anelanti, con maggiore o minore competenza, al medesimo scopo. Una storia sempre continua in venti secoli di cristianesimo e destinata a continuare ancora con, più estesi approfondimenti.

Il primo periodo

va dagli inizi della Chiesa alla fine del 400 e si limita a chiamare Maria con il titolo di Regina (o Sovrana o Imperatrice o Dominatrice o Signora o Principessa) senza darne spiegazione o tentandola timidamente.

Non ci si sbaglia dicendo, in mancanza di documenti, che il concetto di Maria Regina è cominciato nei primi cristiani dal meditare il saluto dell'angelo Gabriele e di Elisabetta a Maria, cioè dal considerare la divina maternità di Lei. Gabriele Le aveva detto: "Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine."(Lc.1,3133). Ed Elisabetta "piena di Spirito Santo", Le aveva detto; "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me ...? " (Lc.1,4243). Dalla maternità alla regalità in Maria il passo è breve.

Si è nel vero dicendo anche che la nozione di Marìa Regina è stata espressa ai primordi della Chiesa più in dipinti che in scritti. Per esempio, è dell'inizio del secondo secolo l'immagine di Maria raffigurata nell'abbigliamento e nel portamento di una Imperatrice che presenta ai Magi il suo Bambino; quale si vede a Roma, nelle catacombe di Priscilla.

Comunque a metà del Duecento appaiono le prime espressioni letterarie. Origene (+ 254), filosofo e teologo egiziano, commentando il saluto di Elisabetta a Maria, la fa parlare così: "Perchè salutarmi tu per prima? Sono io forse Colei che deve generare il Salvatore? Sono io che dovrei venire da te, perchè tu sei benedetta fra le donne, tu la Madre del mio Signore, tu la mia Signora."

Per quanto si sappia oggi, è la più antica dichiarazione sulla regalità della Madonna.

Sant'Efrem (+ 375), poeta, teologo e dottore della Chiesa sica, prega: "Vergine Augusta e Padrona, Regina, Signora, proteggimi sotto le tue ali; custodiscimi affinchè non esulti contro di me Satana che semina rovine, nè trionfi contro di me l'iniquo avversario." E immagina poeticamente che la Madonna dica: "Il cielo mi sorregga con il suo braccio, perchè io sono più onorata di essa. Quanto più è da onorarsi e venerarsi la Madre del Re anzichè il suo trono! " E il primo tra i Padri della Chiesa a dare a Maria come vero titolo l'appellativo di Regina.

San Gregório di Nazianzo (+ 390) teologo e patriarca di Costantinopoli, afferma:

"La Madre verginale, ha generato il Re di tutto l'universo".

Sant'Ambrogio (+ 397), romano di origine e Dottore della Chiesa, a spiegazione del versetto del Cantico dei Cantici: "Guardate il re con la corona che gli pose sua madre"(3,11), ricordando che Maria ha dato la nostra umanità a Cristo, precisa: "Ella lo incoronò quando lo concepì e lo diede alla luce di questo mondo".

Prudenzio Clemente (+ 405), poeta latinocristiano, nato in Spagna, contempla con pensiero alato una Maria lietamente meravigliata "di aver generato Dio come uomo sì, ma anche come Sommo Re"

San Girolamo (+ 420), dalmata e Dottore della Chiesa, riconosce che "Maria Vergine, Madre del Signore, tiene il primato tra tutte le donne" e prova che "Maria, nella liturgia siriaca, significa Signora" vedendo così, nel nome usato, un segno della regalità di Maria.

San Pier Crisologo (+ 451), vescovo di Ravenna e Dottore della Chiesa, a Maria, che si professa ancella, contrappone l'angelo che "la saluta "Signora" perchè sia esente da timore servile la Madre del Dominatore, ché per volontà del Figlio nasce e si chiama Signora".

Crisippo di Gerusalemme (+ 479), applicando a Maria il versetto 10 del salmo 44: "Figlie di re stanno tra le tue predilette; alla tua destra la regina in ori di Ofir", lo parafrasa per dirle:. "Tu devi essere la sposa del gran Re. .. Tu sarai chiamata la Madre del gran Re ... Tu sarai trasformata in Regina Celeste".

A questo punto delle espressioni, è più che certo che il titolo di "Regina" dato a Maria none metafora o retorica o pia intemperanza, ma una convinzione basata sulla maternità divina di Lei. Anzi la sostanza della dottrina della regalità della Madonna è già trovata tutta nella triplice affermazione di Crisippo.

Il secondo periodo

va dal principio del 500 alla fine del 1100 ed è impegnato nel cercare quanto può servire per impostare scientificamente e devozionalmente la costruzione della dottrina di Maria Regina.

Nel 517 il Sinodo di Tiro (Siria) celebra solennemente una festa in onore di Gesù Cristo e della sua gloriosa Madre "nostra Signora".

Sant'Epifanio (+ 535), vescovo di Costantinopoli, scrive al Papa sant'Ormisda di impetrare l'unità della Chiesa mediante "l'intercessione della nostra santa Signora Maria".

Romano il Melode (+ 560), ebreo di origene e diacono scrittore di inni, canta Maria "Sovrana Madre di Dio" e pone sulle sue labbra queste parole dette a Dio: "Io sono la_ Regina del mondo; poichè ho portato nel mio grembo la tua potenza sovrana, io ho il dominio su tutte le cose".

Lo storico greco Evagrio lo Scolastico (+ 600) registra un decreto nel quale l'imperatore Giustino chiama la Madre di Dio "nostra santa e gloriosa Signora".

Venanzio Fortunato (+ 600), poeta latinocristiano, nato in Francia, descrive con alati versi la trionfale assunzione e incoronazione di Maria in cielo, che chiama "Regina felice", "Regina eterna, presso, il Figlio Re", delta quale "il bianco capo è ornato di aurea corona" e che ricevette un trono in cambio dell'accoglienza data al Figlio di Dio nel proprio seno.

San Modesto di Gerusalemme (+ 634) esalta Maria "Sovrana dei mortali e imperatrice di tutti i beni per tutti gli uomini, stando seduta alla destra di Dio".

San Sofronio di Gerusalemme (+ 638) inneggia entusiasticamente alla Regina dicendole: "Tu hai di gran lunga sopravanzato ogni creatura ... Che cosa può esistere di più  sublime di tale gioia, o Vergine Madre? Che cosa può esistere di più elevato di tale grazia, che per volontà divina tu sola hai avuto in sorte? "

Il papa martire san Martino I (+655), di Todi, in una lettera ufficiale a Teodoro lancia l'anatema contro quelli che non venerano la "gloriosa Signora" e agisce in questo modo proprio mentre si difende da chi dice esagerata la sua devozione alla Madonna.

Sant'lldefonso di Toledo (+ 669), arcivescovo, definisce Maria "beata tra le donne, integra tra le madri, Signora tra le ancelle, Regina tra le sorelle" e protesta di volerla servire dicendole: "Poiché questo io sono il servo dell'Ancella dei mio Signore, perchè tu sei la mia Sovrana, come Madre del mio Signore; e io sono diventato tuo servo dal momento in cui il mio Creatore ti ha fatto sua Madre".

Il papa sant'Agatone (+ 681), siciliano, nella Lettera Apostolica inviata al Concilio Costantinopolitano III, sottoscritta anche da 128 vescovi nonnina Maria "nostra Signora" e queste parole usa il Concilio nel confutare gli eretici monoteliti.

Sant'Andrea (+ 720), metropolita di Creta, poeta e oratore bizantino, magnifica Maria tre volte Regina quale discendente di Davide, Sovrana degli uomini e collocata in cielo alla destra del Figlio, innalzandola a "Regina dei genere umano", "Regina di tutti gli uomini".,

Il papa san Gregorio Il (+ 731), Romano in una lettera mandata a San Germano, patriarca di Costantinopoli, e poi allegata agli atti del settimo concilio ecumenico, dice Maria "Signora di tutti i cristiani".

Il citato San Germano (+ 733) confessa alla Regina: "La tua onorifica dignità ti pone al di sopra di tutta la creazione: la tua sublimità ti fa superiore agli angeli". E la riconosce "più eminente di tutti i re", "Signora di tutti coloro che abitano la terra".

San Beda (+ 735) monaco benedettino anglosassone, storico e Dottore della Chiesa, insistendo su un antico motivo, ripete: "Maria in ebraico significa stella del mare, ma in siriaco significa Signora, e con ragione perchè meritò di generare il Signore di tutto il mondo".

Il papa San Gregorio III (+ 741), siro, benedettino, prescrive le norme da osservare per ritrarle l'immagine di Maria e stabilisce che sia incoronata con oro e con gemme.

San Giovanni Damasceno (+749), monaco, poeta liturgico e Dottore della Chiesa, riprende un'idea quasi nuova esprimendosi così: "La santissima Vergine sale dal sepolcro al talamo nuziale situato nei cieli per regnare gloriosamente con il suo Figlio Dio.". E arriva a dire: "E' infinita la differenza tra i servi di Dio e la sua Madre".

Ambrogio Autperto (+ 770), teologo benedettino francese, ribadisce un pensiero non più nuovo ma in termini nuovi, nella seguente proposizione rivolta a Maria: "Per te viene posto dagli angeli un trono regale nella stanza del Re eterno e lo stesso Re dei re, amandoti, sopra tutto come vera Madre e Sposa eccelsa, ti associa a sè con amplesso d'amore".

Il Concilio Niceno II (787), combattendo gli iconoclasti, redige una formula che parla della "intemerata nostra Sovrana, Madre di Dio".

Un autore, ricordato con il nome di Niceta Davide, però non bene identificato e vissuto tra I'800 e il 900, specifica ancor di più un pensiero già, ripetuto da altri: "(L'Assunta) si è unita al suo celeste Sposo e, entrata nel segretissimo e incorrottissimo talamo, si è associata al trono del suo regno e intercede per la nostra salvezza".

Santo Stefano, re d'Ungheria (+ 1038) mette la propria nazione sotto la sovranità di Maria.

Eadmero (+ 1141), scozzese, storico e teologo benedettino, scopre per primo un motivo nuovo di riflessione: "Come... Dio, creando tutte le cose nella sua potenza, è Padre e Signore di tutto, così Maria; riparando tutte le cose con i suoi meriti, è la Madre e la Signora di tutto: Dio è Signore di tutte le cose, perchè le ha costituite nella loro propria natura con il suo comando, e Maria è Signora di tutte le cose, riportandole alla loro originale dignità con la grazia che ella meritò".

Guerrico d'Igny (+ 1157) vede in Maria la "Regina, Madre del Re e sua Sposa".

Aelredo di Rievaulx (+ 1167), insiste nel dire Maria nostra Regina perchè "la Sposa del nostro Sovrano è nostra Sovrana: la Sposa del nostro Re è nostra Regina".

Riccardo di San Vittore (+ 1173) paragona Maria ad Ester e alla Regina di Saba; mentre Pietro Comestore (+ 1179), teologo francese, la paragona a Betsabea, a Ester e ad Abigail.

Si può dire adesso che c'è stato un progresso per avere trovato qualche fondamento scritturistico e qualche base teologica. Si tratta d'ora in avanti di dare una sistemazione più ragionata a ciò che si è trovato per trarne una conclusione convinta e convincente per tutti, da armonizzare poi cori tutte le altre verità della Fede cattolica.

Il terzo periodo

corre dall'inizio del 1200 ai nostri giorni ed è tutto occupato nell'elaborare il materiale ereditato dai secoli precedenti e nel dare riconoscimento sempre più ufficiale e solenne alla regalità della Madonna.

San Tommaso d'Aquino (+ 1274), domenicano, detto il Dottore Angelico, non va oltre queste affermazioni: "Giustamente l'angelo riverisce la Beata Vergine perché Madre del Signore e quindi Lei stessa è Signora" e "Maria è Regina e Madre di Re, costituita al di sopra di tutti i cori, rivestita d'oro, cioè della divinità: non perchè sia Dio, ma perchè Madre di Dio".

San Bonaventura (+ 1274), francescano, chiamato il Dottore Serafico e il Dottore Mariano, ragiona: "Se Davide (cioè Cristo) è principe, la Madre del Signore non può essere ancella, ma Sovrana e Regina: Sovrana, per l'appunto, di tutte le creature non solo terrestri ma anche celesti, sulle quali estende il suo dominio...Maria è Regina perchè Madre dell'altissimo Imperatore... Il Padre incoronò Cristo della corona sovrana del regno eterno, la Vergine Madre lo incoronò della corona sovrana del regno terreno, cioè della carne mortale, purissima e venerabile". Sottolinea anche il valore della divina maternità come fondamento della regalità e l'unione di Maria con la passione del Figlio.

Lo Pseudo Alberto, autore anonimo dei 1300, vede le basi della regalità mariana nel regno stesso della Santissima Trinità... Riprende un motivo che è oramai di parecchi autori per confermare :"La Beatissima Vergine fu associata a Cristo perchè cooperasse alla salvezza e partecipasse ai regno: lei sola infatti, mentre i ministri fuggivano, soffrì con lui. Per questo ottenne di condividere il regno, lei che fu aiuto nella sofferenza". Fa anche un accostamento molto ravvicinato tra Maria e Cristo dicendo: "Dal medesimo dominio e dal medesimo regno da cui il Figlio ebbe il nome di Re, Ella ebbe quello di Regina: con tutta verità... diventò Signora di tutte le creature per essere stata fatta Madre del Creatore".

Gregorio Palama (+1359), monaco e teologo bizantino, benchè propugni errori sul concetto di Dio e di Grazia, riconosce di Maria: "Per il suo parto ineffabile Ella risplende quale Regina di tutte le creature, sia quelle poste in questo mondo che quelle poste al di sopra di esso".

Gersone (+ 1429), teologo e mistico francese, predica: 'In virtù di tale divina maternità Maria ha come un'autorità" e un naturale dominio sul Sovrano di tutto il mondo e, a fortiori, su tutto ciò che è soggetto a questo Sovrano. Per questo la nostra Sovrana viene chiamata nostra Avvocata, nostra Mediatrice, nostra Imperatrice".

San Bernardino da Siena (+ 1444), francescano, riassume un po' tutto dicendo che la Madonna "sta alla destra del Figlio, supplice per noi, come vera Regina perchè Madre del sommo Re per la sua generosa concezione, perchè Figlia del sommo Re per gratuito conseguimento, perchè Sposa del sommo Re per la sua gloriosa assunzione".

Dionigi il Certosino (+ 1471), belga, teologo, scrittore ascetico e monaco, afferma di Maria: "Intraprese cose forti, vale a dire esercizi di virtù quanto mai difficili e perfetti, per espugnare insieme con il figlio la potestà delle tenebre: così meritò il regno della misericordia sopra il genere umano e divenne madre della grazia, Regina di pietà, Sovrana del mondo, Principessa dei cieli, Imperatrice degli angeli".

Il papa Sisto IV (+ 1484), francescano di Savona, chiama Maria la "Regina che, sempre vigile, intercede presso il Re, che ha generato".

Il Concilio Lateranense V (15121517) chiude le sue sessioni invocando Maria Regina, alla presenza di papa Leone X.

San, Tommaso da Villanova (+ 1555), monaco agostiniano spagnolo, ricorda: "Alla Madre di Dio conviene ogni altezza: quanto più alto è il Figlio, tanto più alta è la Madre. Quindi per il fatto stesso che è diventata Madre del Creatore ha conseguito il titolo migliore per essere Sovrana e Regina".

Il Concilio di Trento (15451563) nella 23a sessione dà a Maria il nome di "Regina potentissima".

San Pier Canisio (+ 1597), olandese, gesuita e Dottore della Chiesa, contro gli errori. dei protestanti che per primi nella storia avevano osato negare la regalità di Maria, protesta: "Gli fu compagna nella passione; perchè non deve esserlo nella consolazione? Se ha sofferto con lui, perchè non deve essere glorificata, come ragiona san Paolo? Perchè non deve regnare, se ha sopportata tribolazioni? Perciò giustamente è chiamata non solo "Regina del cielo" ma "dei cieli", in quanto Madre del Re degli angeli, sorella e sposa del re dei cieli".

Francesco Suarez (+ 1617), spagnolo, filosofo e teologo gesuita, stabilisce un preciso confronto: "Come Cristo per il titolo particolare della Redenzione è nostro Signore e nostro Re, così anche la Beata Vergine (è nostra Signora) per il singolare concorso prestato alla nostra redenzione, somministrando la sua sostanza e offrendolo volontariamente per noi, desiderando, chiedendo e procurando in modo singolare la nostra salvezza". Egli analizza anche il concetto di Regina come Sposa e Compagna del Re.

San Roberto Bellarmino (+1621), di Montepulciano, gesuita e Dottore della Chiesa, rinfaccia agli eretici: "Essendo veramente Madre del Re dei re, in modo singolare merita il titolo di Regina".

Il papa Paolo V (+ 1621), romano, afferma in una Bolla che Maria merita di essere chiamata Regina del cielo e della terra per l'intima collaborazione data alla nostra redenzione e per la sua eccelsa grandezza".

Nel 1638 Luigi XIII detto il Giusto, re di Francia, affida la propria terra e la propria gente a Maria Regina: Nel 1646 Giovanni IV, re del Portogallo, consacra il proprio popolo a Maria deponendo la sua corona d'oro ai piedi di Lei. Da allora, per significare che la vera Regina è Maria, ì re portoghesi non portano più la corona in capo. Nel 1647 d'imperatore Ferdinando III d'Asburgo proclama Maria "Regina dell'Austria".

Nel 1656 Giovanni Casimiro, re di Polonia; mette la propria gente sotto la protezione di Maria Regina. Da quel tempo nessuna regina polacca porta il nome Maria per indicare che in Polonia una sola è la Regina che si chiama Maria.

Cristoforo De Vega (+ 1672) scrive tutta una Teologia mariana dedicando molte pagine alla regalità della Madonna.

Nel 1748 il papa Benedetto XIV, di Bologna, il famoso papa Lambertini; in una Lettera Apostolica, per confermare e ampliare le indulgenze concesse alla Congregazione Mariana del Collegio Romano e alle altre congregazioni mariane ad essa unite, descrive Maria regina verso la quale la Chiesa "formata e nutrita alla scuola dello Spirito Santo, ha sempre professato la massima devozione filiale... come verso la Regina del cielo e della terra". Dice anche che il Sommo Re ha, in un certo qual modo, affidato a Maria il proprio regno:

S. Alfonso Maria dei Liguori (+ 1787), napoletano e Dottore della Chiesa, difende Maria Regina dagli errori dei giansenisti, soprattutto con la sua opera "Le glorie di Maria": Afferma: "Poichè la Vergine Maria fu esaltata ad essere la Madre del Re dei re, con giusta ragione la Chiesa l'onora e vuole che da tutti sia onorata col titolo glorioso di Regina".

Nei 1812 il generate e statista Manuel Belgramo depone nel Perù lo scettro e la spada ai piedi di Maria.

Nel 1815 il papa Pio VII, benedettino di Cesena, incorona personalmente la Madonna della Misericordia a Savona, con una corona mandata dal Capitolo Vaticano.

Nel 1818 il comandante supremo Bernardo O' Higgins consacra il Cile alla Madonna.

Nel 1830 la Madonna appare a santa Caterina Labourè, a Parigi, e fa intendere che il mondo avrebbe trovato pace il giorno in cui Lei fosse stata riconosciuta Regina e Mediatrice. è dalla Francia si può dire partito il movimento decisivo che diventerà universale e otterrà nel 1954 ciò che voleva per la Madonna.

Il papa Pio IX (+ 1878), di Senigallia, approva il titolo "Vergine Immacolata Regina dell'universo" per la statua posta in vetta al monte Pio IX sulle Alpi; riconosce Maria "congiunta a Cristo con strettissimo e indissolubile vincolo, contro il velenoso serpente" e la saluta "costituita dal Signore Regina del cielo e della terra ed esaltata sopra tutti i cori degli angeli e sopra tutti i gradi dei Santi in cielo, stando alla destra del suo Unigenito Figlio".

Nel 1900 il. congresso nazionale di Lione chiede la consacrazione del genere umano. alla Vergine Regina dell' universo, l'istituzione di una festa sulla regalità di Maria e

l'inserimento nelle litanie lauretane dei l'invocazione: Re' gina dell' universo, prega per noi".

Nel 1902 il Primo Congresso Mariano Internazionale di Friburgo indica al Papa il 31 maggio come giorno da destinare alla celebrazione delle festa dì Maria Regina.

Il papa Leone XIII (+ 1903), di Carpineto Romano, approva e concede indulgenze all'invocazione: "O Maria, regna su di noi, Tu e il Figlio tuo", scrive moltissime pagine, nelle sue encicliche, sulla regalità di Maria, esaltandola, come diritto di conquista da parte dì Lei, per essere stata intimamente associata alla redenzione compiuta dal Figlio suo e come mezzo di intercessione a favore dell'umanità. Oltre a ciò inserisce nelle litanie lauretane l'invocazione "Regina del Santissimo Rosario", fa incoronare a suo nome la statua di "Maria Regina dell'universo" di Friburgo e dichiara concesso da Dio a Maria un potere "quasi immenso" nell'elargizione delle grazie.

Papa Pio X (+ 1914), di Riese, precisa che Maria "siede regina alla destra della Maestà divina nel più alto dei cieli" e La dice principale dispensatrice delle grazie "come per diritto materno".

Il 13 luglio 1917, a Fatima, la Madonna chiede la consacrazione del genere umano al suo Cuore Immacolato.

Nel 1933 sorge a Roma il movimentò "pro regalitate Mariae" che poi diviene internazionale, e diffonde con ogni possibile mezzo la devozione a Maria Regina nel mondo.

Papa Pio XI (+ 1939), di Desio (Milano), offre una collana alla statua di Maria Regina di Porto Said e permette, per privilegio, che in tutto il Vicariato di Suez si aggiunga alle litanie l'invocazione "Regina del mondo, prega per noi". Per lui Maria è "associata (a Cristo) nella redenzione del genere umano".

Nel 1950 il Primo Congresso internazionale mariologicomariano di Roma chiede l'istituzione di un Ordine cavalleresco intitolato a Maria regina e provvisto di titoli,, emblemi e privilegi da concedere ad ecclesiastici e laici.

Pio XII, di Roma, nel 1942 consacra l'umanità al Cuore Immacolato di Maria Regina dell'universo; nel 1946, parlando al Portogallo pronunzia per radio quello che egli stesso chiama "il messaggio della regalità"; nel 1952 consacra alla Madonna tutti i popoli della Russia; 1'11101954 emana l'enciclica "Ad coeli reginam", primo pronunciamento pubblico e autorevole della Chiesa sulla dottrina della regalità di Maria; il 1111954 nella Basilica Vaticana, dinanzi a una enorme folla entusiasta, riconosce ufficialmente Maria Regina, ne proclama la festa liturgica con rito solenne e incorona l'Immagine di Maria "Salus populi romani".

Il 1391959 l'Italia viene consacrata al Sacro Cuore Immacolato di Maria a conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale di Catania, presenti le autorità della Chiesa e dello Stato, con la promessa di costruire a Trieste un tempio dedicato a Maria Regina d'Italia.

Nel 1960 sono consacrate a Maria Regina tutte le nazioni del continente americano.

Giovanni XXIII, Paolo VI; Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II non hanno perso occasione per parlare di Maria Regina. I loro atti non hanno bisogno di essere ricordati, perchè sono storia recente e cronaca dei nostri giorni.

Rilievi

Questa storia dimostra più che sufficientemente che, dopo quello di Madre di Dio, il titolo di Maria Regina è il più frequente in mezzo al popolo cristiano, non solo nei ragionamenti ma anche e soprattutto nelle preghiere.

Il merito dell'interessamento popolare per Maria Regina va soprattutto agli Ordini Religiosi e tra questi principalmente ai Francescani, specialmente in questi ultimi secoli. I nomi riferiti in questi cenni storici sono quasi un nulla di fronte alla moltitudine che ha pregato, studiato e onorato la regalità della Madonna. Se, scegliendo fior da fiore, vogliamo restringerli a quelli da ricordare perchè iniziatori di un movimento nuovo, diremo con Licinio Galati: "Con Crisippo di Gerusalemme per la prima volta viene usato per essere applicato a Maria un passo dell'Antico Testamento, vale a dire il versetto 10 del salmo 44 (p.104),... "Venanzio Fortunato è il primo poeta occidentale che abbia cantato la regalità di Maria" (p. 106),..."S.Ildefonso di Toledo che ben a ragione può essere chiamato il Dottore della regalità di Maria, è anche quello che, primo tra i padri occidentali, cene ha dato una completa dottrina"(p. 109), ..."San Giovanni Damasceno è il vero teologo della regàlità"(p. 113), ..: "Ambrogio Autperto può essere considerato l'iniziatore di tutta una tradizione che considera Maria Madre e Sposa del Re"(p. 118), ... "Suarez su Maria Sposa del Re ha basato tutta una concezione che servirà enormemente a compietare un aspetto trascurato della regalità mariana"(p. 11.8),... "Cristoforo De Vega è stato il primo studioso ad analizzare direttamente e con criteri scientifici la regalità di Maria"(p: 132), ... "Eadmero, la cui testimonianza è...la prima affermazione della regalità di Maria desunta dalla associazione di questa all'opera di Cristo (p. 243).

I papi di questa storia non sono stati i primi a muoversi per indirizzare i fedeli verso la regalità di Maria, ma nemmeno gli ultimi. Essi hanno sentita il dovere di agire con prudenza e senza precipitazione, lasciando che lo scorrere dei tempo maturasse i pensieri e gli affetti dei fedeli di tutto il mondo. E troppo poco proclamare una verità se prima non c'è nella Chiesa una opinione pubblica capace di recepirla e di approfondirla.

L'intervento della Madonna nelle vicende riguardanti la dottrina della sua regalità è stato, attraverso le confidenze e richieste da Lei fatte nel 1830 a santa Caterina Lebouré e nel 1917 ai pastorelli di Fatima, quanto mai delicato e discreto. Si direbbe che non ha voluto forzare la mano a nessuno, nemmeno al Papa. Tanto più gradisce l'omaggio quanto più lo trova spontaneo.

Nella ricordata corsa dei popoli verso il trono della Madonna attraverso consacrazioni e incoronazioni manca l'Africa. Ciò stupisce un po' data la sua vicinanza all'Europa e alla sede del papato, ma non preoccupa molto perchè oramai tutta l'Africa si va aprendo largamente a Cristo e a Maria. Manca anche l'Asia. Ciò stupisce di meno essendo ben noto quanto essa sia chiusa alla Fede cattolica, ma preoccupa di più perchè non si vede ancora quando possa scoccare per essa l'ora della Grazia. Ma una certezza consola: anche dell'Asia Cristo è Re e Maria Regina.

 

 

PIO XII E LA REGALITà DI MARIA

Pio XII, nell'enciclica "Ad coeli reginam", dopo avere citato le testimonianze degli Scrittori Ecclesiastici (e noi le abbiamo riportate tutte nelle pagine precedenti) e dopo avere ricordato le espressioni della liturgia, dell'arte e della devozione popolare in Oriente e in Occidente manifestate anche attraverso le incoronazioni dell'immagine della Vergine, inizia la terza parte delle sue argomentazioni stabilendo

il primo fondamento

della regalità di Maria. Afferma, infatti: "L'argomento principale su cui si fonda la dignità regale di Maria, è senza alcun dubbio la sua divina maternità." Egli accetta," così in pieno e valorizza con la sua suprema autorità quello che era stato l'intuito dei primi cristiani e poi il convincimento dei secoli.

E non rifugge dal portarne le prove, anche se le sa ripetute e notissime, tanto sono fondamentali e belle. Spiega così: "Nelle Sacre Scritture, infatti, del Figlio che sarà partorito dalla Vergine si afferma: "Sarà chiamato Figlio dell'Altissimo e il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, e regnerà nella casa di Giacobbe eternamente e il suo regno non avrà fine"(Lc. 1,3233); e inoltre Maria è proclamata "Madre del Signore"(Lc. 1,43).

Sono le prove della Bibbia, che adesso il lettore dell' enciclica capisce e gusta di più per averne visto la conferma e l'interpretazione esatta nelle cento voci della Tradizione presentate prima del Papa stesso. Non si può non ricorrere alla Sacra Scrittura quando si prova una verità di Fede, come non si può non ricorrere, per lo stesso motivo, alla Tradizione, anch'essa fonte della Rivelazione e non inferiore alla Sacra Scrittura: entrambe però sempre interpretate dal Magistero della Chiesa.

Pio XII tira infatti la conclusione dalle due fonti della Rivelazione con queste parole: "Ne segue logicamente che Ella stessa è Regina, avendo dato la vita a un Figlio, che nel medesime istante del concepimento, anche come uomo, era Re e Signore di tutte le cose, per l'unione ipostatica della natura umana con il Verbo."

Dunque maternità e regalità si spiegano a vicenda, si muovono lungo la medesima linea: Dove c'è, l'una c'è anche l'altra.

Non aggiunge altro di proprio Pio XII su questo argomento, come per dire che non c'è bisogno di insistervi. Poco prima, all'inizio della prima parte, aveva premesso che il popolo cristiano "considerando poi gli intimi legami che uniscono la madre al figlio attribuì facilmente alla Madre di Dio una regate preminenza su tutte le cose."

E si direbbe, si affretta dopo poche righe a dire

il secondo fondamento

della dottrina su Maria Regina. Un secondo, quindi distinto dal primo, anche se ad esso in qualche modo collegabile. Si esprime così "Tuttavia la, Beatissima Vergine si deve proclamare Regina non soltanto per la maternità divina; ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell'opera della nostra salvezza eterna."

Anche questo era stato detto nel passato, almeno dalla fine del 1100 in avanti, con crescente convinzione, e Pio XII lo riconosce, lo impreziosisce con il suo potere e lo spiega con un ragionamento tutto suo, lungo e stringente, in questi termini: "Se Maria, nell'opera della salute spirituale, per volontà di Dio, fu associata a Cristo Gesù, principio di salvezza, è in maniera simile a quella con cui Eva fu associata ad Adamo, principio di morte, sicchè si può affermare che la nostra redenzione si compì secondo una certa "ricapitolazione" per cui il genere umano, assoggettato alla morte per causa di una vergine, si salva anche per mezzo di una vergine; se inoltre si può dire che questa gloriosissima Signora venne scelta a Madre di Cristo... e se realmente fu Lei che, esente da ogni colpa personale o ereditaria, strettissimamente, sempre unita al suo Figliuolo, lo ha offerto sul Golgota all'Eterno Padre sacrificando insieme l'amore e i diritti materni, quale nuova Eva, per tutta la posterità di Adamo macchiata dalla sua caduta miseranda, se ne potrà legittimamente concludere che come Cristo, il nuovo Adamo, è nostro Re non solo perchè Figlio di Dio ma anche perchè nostro Redentore, così, secondo una certa analogia, si può affermare parimenti che la Beatissima Vergine è Regina non solo perchè Madre di Dio ma anche perchè, quale nuova Eva, è stata associata al nuovo Adamo".

Si individuano nelle parole di Papa Pacelli come principali queste nozioni: la "parte singolare" di Maria nella Redenzione, la "volontà di Dio" su questa parte singolare, il confronto di Cristo e Maria con Adamo ed Eva.

La "parte singolare" indica l'azione personale, immediata e diretta, svolta da Maria per contribuire, in un certo modo, all'espiazione delle colpe e all'acquisto delle grazie per tutto il genere umano, non solo accettando di diventare Madre del Redentore e quindi causa del mezzo (il corpo umano) con il quale Gesù avrebbe redento l'umanità, ma anche risentendo in sè i dolori di Lui nel corso del tempo e per lo stesso scopo.

La "volontà di Dio" è stata quella di aggiungere Maria al Redentore, non perchè questi avesse bisogno di qualcuno per compiere la sua opera salvifica, ma perchè a Dio è piaciuto mettere una Persona che rappresentasse il genere umano dinanzi al Redentore, così coree questi rappresentava il genere umano dinanzi a Lui: una Persona che significasse la partecipazione dell'umanità in qualche modo alla propria riabilitazione: una Persona che, benchè fosse stata essa stessa bisognosa di redenzione come tutti, tuttavia veniva fatta degna dalla bontà di Dio di riparare i peccati e di contribuire all'acquisto delle grazie con le proprie sofferenze.

Adamo ed Eva rovinarono insieme il genere umano, Cristo e Maria lo hanno salvato insieme.

Eva cooperò secondariamente ma veramente alla rovina provocata da Adamo, Maria ha collaborato dipendentemente ma realmente alla salvezza procurata da Cristo.

Adamo è il vero e unico capo morale di tutta l'umanità, Cristo è il vero e unico redentore della stessa umanità.

Non ci sono altri argomenti addotti da Pio XII. Fuggevolmente si può notare, ricordando la storia, che il Papa non prende in considerazione né il significato del nome Maria, nè la discendenza di Lei dalla stirpe regale di Davide; nè alcuna delle quattro donne bibliche apparse come figure di Maria Regina a qualche scrittore, nè i rapporti tra la regalità di Maria e la Santissima Trinità.

Del resto i due fondamenti posti da Pio XII sono più che convincenti. La maternità divina è come il fondamento radicale e remoto, il consorzio con Cristo è come il fondamento prossimo. Dal momento della divina maternità Maria ebbe diritto radicale al Regno, e questo Regno poi Lei meritò di fatto per essersi associata al Redentore. Il Sommo Pontefice può categoricamente assicurare: "Nessun dubbio pertanto che Maria Santissima sopravanzi in dignità tutta la creazione e abbia su tutti il primato, dopo il suo Figliuolo."

Quest'ultima espressione ci porta a ricordare

la verità

che scaturisce dai due cardini posti dal grande Papa mariano: cioè i termini esatti del rapporto vigente tra Cristo e Maria.

Subito dopo aver terminato di esporre il secondo, e ultimo, fondamento della regalità della Madonna, Pio XII precisa: "E' certo che in senso pieno, proprio e assoluto soltanto Gesù Cristo, Dio e Uomo, è Re; tuttavia anche Maria, sia come Madre di Cristo Dio sia come socia nell'opera del divin Redentore, e nella lotta contro i nemici e nel trionfo ottenuto su tutti, ne partecipa la dignità regale, sia pure in maniera limitata e analogica. Infatti da questa unione con Cristo Re deriva a Lei tale splendida sublimità da superare l'eccellenza di tutte le cose create: da questa stessa unione con Cristo nasce quella regale potenza per cui Ella può dispensare i tesori del Regno del divin Redentore; infine dalla stessa unione con Cristo ha origine la inesauribile efficacia della sua materna, intercessione presso il Figlio e presso il Padre."

Ecco la verità: se Maria ha un valore, è perché è unita a Cristo; se Maria è Regina, è perchè è Re il suo Cristo. Insomma, se non ci fosse Cristo, Maria non avrebbe senso. Si noti come per ben tre volte, e a brevissima distanza l'una dall'altra, Pio XII ripete le medesime parole "unione con Cristo". Se si vuole quindi capire la regalità di Maria, bisogna metterla a confronto con quella di Cristo (e non con quella delle regine di questo mondo). Tutto ciò si articola nei pensieri che seguono:

a) Quando si parla di Maria Regina ci si riferisce, non occorre dirlo, a una Donna, cioè a un essere umano. Anche quando si parla di Cristo, si fa' riferimento non al Dio Uno e Trino, ma a Cristo Uomo, cioè a un essere umano. Pio XII ha ricordato il "Figlio che nel medesimo istante del concepimento, anche come uomo; era Re..."

b) Cristo ha in se stesso il principio e la forza della regalità, Maria invece riceve l'uno e l'altra da Cristo. Ma è anche vero che se Maria non, avesse acconsentito a diventare sua Madre, Cristo non sarebbe stato re. In questo senso Cristo è debitore a Maria della regalità che ha.

c) Cristo è nato Re; Maria è nata Regina. Pio XII non lo dice espressamente di Maria, ma lo fa capire quando dice: "Per aiutarci a comprendere la sublime dignità che la Madre di Dio ha raggiunto al di sopra di tutte le creature, possiamo ripensare che la santissima Vergine, fin dal pruno istante del suo concepimento, fu ricolma di tale abbondanza di grazie da superare la grazia di tutti i Santi''. In "tale abbondanza di grazie"; fin dal primo istante del suo concepimento, è radicato il diritto alla regalità. Ma è anche vero dire che la regalità di Cristo e la regalità di Maria sono state anche conquistate, oltre che elargite.

d) Cristo si è detto Re già invita e dinanzi all'autorità civile, Maria non si è detta categoricamente Regina (almeno finora), ma questo silenzio suo non toglie nulla alla sua regalità. I diritti esistono anche quando non sono nominati o rivendicati.

e) Cristo fu proclamato Re in occasione della sua Ascensione al cielo, Maria è stata proclamata Regina in occasione della sua Assunzione in cielo "dove ricorda Pio XII presente in anima e corpo regna tra i cori degli Angeli e dei Santi, insieme al Suo Unigenito Figliuolo". E da allora Maria ha cominciato ad esercitare pienamente il suo diritto di Regina.

f) Maria non ha un regno proprio, ma regna nel regno di Cristo; del quale non solo fa parte ma nel quale è immediatamente vicino a Cristo. E' stato Cristo a dare a Maria un Regno. Però il Regno di Cristo può dirsi anche, entro certi limiti, Regno di Maria, per averlo anche Lei conquistato con la, sua stretta associazione al Redentore.

g) Cristo è Re in senso pieno, proprio e assoluto e quindi è anche Signore di Maria; Maria è Regina "secondo una certa analogia", cioè "in maniera limitata e analogica", però vera, non figurata. Maria non è padrona indipendente e autoritaria, non può e non vuole disporre arbitrariamente, ma ha potenza, dominio e influsso per dirigere gli uomini verso il buon fine.

h) Cristo ha una regalità che è, principalmente e direttamente, spirituale e soprannaturale; però è anche, secondariamente e indirettamente, una regalità materiale e naturale, cioè estesa anche alle cose terrene nella misura in cui hanno riferimento al fine spirituale e soprannaturale. Egli disse che il suo Regno non è di questo mondo, cioè non proviene da questo mondo, ma non è fuori di questo mondo. Altrettanto si deve dire di Maria, e Pio XII la chiama anche "Signora delle cose".

i) Cristo ha tutti i pieni poteri con autorità assoluta, infinita, ossia potere legislativo, giudiziario ed esecutivo; Maria non ha tutti i poteri: non legifera, non giudica, non premia e non castiga, però: 1) "può dispensare i tesori del Regno del divin Redentore". Poco dopo il Papa aggiunge con maggior forza: "Se infatti il Verbo opera i miracoli e infonde la grazia per mezzo dell'umanità che ha assunto, se si serve dei Sacramenti, dei suoi Santi come di strumenti per la salvezza delle anime, perchè non può servirsi dell'ufficio e dell'opera della Madre sua santissima per distribuire a noi i frutti della Redenzione?". 2) C'è di più. Non solo potere di dispensare i tesori dei Regno, ma anche potere di vero dominio perchè "la Beata Vergine non ha avuto soltanto il supremo grado, dopo Cristo, dell'eccellenza e della perfezione, ma anche una partecipazione di quell'influsso; con cui il Figlio suo e Redentore nostro giustamente si dice che regna sulla mente e sulla volontà degli uomini". Quindi Maria influisce sugli uomini, cioè regna, formando con Cristo un unico principio di operazione, nel quale Maria è presente con il suo vero, proprio personale intervento. E' chiaro che neppure con una domanda per quanto sommessa Lei pregiudica la volontà del Re, non presenta alcun desiderio che sa non esaudibile da parte del Figlio: per esempio, certamente non intercede per i dannati dell'Inferno. Loro due non sono l'uno di fronte all'altra e tanto meno l'uno contro l'altra, ma entrambi vanno d'amore e d'accordo. 3) E c'è ancor di più. Non solo potere di dispensare i tesori del Regno e potere di partecipare dell'influsso di Cristo sulla mente e sulla volontà degli uomini, ma anche potere di "inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre!" Qui basti ricordare il titolo di "Onnipotenza supplichevole" tributato alla Madonna da tutti. Insomma Pio XII afferma di riconoscere a Maria "potere regale".

l) Cristo ha una regalità universale nel tempo, nello spazio e sui sudditi; lo stesso si deve dire, naturalmente in linea secondaria e dipendente da Cristo, di Maria, e difatti, Pio XII sin dalle prime righe dell'enciclica ha detto che Lei "presiede all'universo"` e verso le ultime righe la chiama con espressione. propria: ''Signora delle cose e dei tempi", "Signora dei celesti e dei mortali". Infatti tutti gli uomini sono sottoposti a Maria ovunque si trovino, perchè tutti sono, stati "redenti, subordinatamente a Cristo, anche da Lei. I vivi non ricevono le grazie in terra che per le mani di Lei. I morti espianti in Purgatorio ricevono i suffragi soprattutto da Lei che applica loro o i meriti di Cristo a i meriti propri o gli aiuti dei vivi, sollecitati da Lei e a Lei affidati con la più ampia libertà di usarne. I morti dannati nell'Inferno rimangono egualmente sotto il dominio della Regina. I salvati in Paradiso devono la loro gloria anche ai meriti e alla presenza di Lei. Anche gli Angeli, benchè non bisognosi della redenzione, sono sottoposti a Maria perchè è la Madre di Dio e quindi immensamente superiore a tutte le gerarchie angeliche e perchè, per essere intimamente associata a Cristo, è signora di tutto quello che a Cristo è sottoposto; ben compresi gli

angeli. Tutto ciò si dice non solo degli angeli buoni, ma anche di quelli cattivi, cioè dei diavoli.

m) Se come dire? un pochino di differenza si può immaginare un momento solo tra Cristo Re e Maria Regina, è questo: la Regina appare più misericordiosa dei Re. Con ciò non si vuole affatto dire che il Re non è misericordioso o è poco misericordioso il che sarebbe una cretinaggine prima ancora di essere una bestemmia ma si vuol far capire con la misera mentalità umana e con le parole umane ancor più misere che Maria come dire?

"le trova tutte" pur di salvarci sudditi, non ha nulla di imperioso o di opprimente, noti manifesta che bontà e misericordia: quella misericordia che non va contro, ma oltre la giustizia, come insegna san Tommaso. Questo; o simile, concetto par di poter dedurre da quel senso "materno che Pio XII riconosce alla nostra Regina. Oltre la "materna intercessione" già ricordata, dice di Lei che "presiede all'universo con cuore materno", che "mentre dispone di un potere regale, arde di materno amore", che ha "un trono di grazia e di misericordia" per dare "soccorso nelle necessità, luce nelle tenebre, conforto nel dolore e nel pianto", che ha "occhi di misericordia, che con la loro luce portano il sereno allontanando i nembi e le tempeste"; infine il Papa si augura che tutti "più chiaramente riconoscano e con più cura onorino il clemente e materno impero della Madre di Dio".

Riassumendo si può concludere così: Se Cristo è Re, Maria è Regina. Cristo è certamente Re. Dunque Maria è certamente Regina.

Giudizio

Con l'enciclica "Ad caeli reginam" Pio XII non ha detto nulla di assolutamente nuovo, ed egli stesso lo riconosce dicendo: "non si tratta certo di una nuova verità proposta al popolo cristiano", ma sintetizzando; ordinando, precisando e confermando con la sua somma autorità quanto era stato detto nei secoli precedenti, ha reso un grande servizio alla Chiesa e merita la riconoscenza di tutti: Come si capisce dal senso delle parole e dal tono dell'insieme e dall'entità dei mezzi usati, egli non ha inteso dare una definizione dogmatica della regalità di Maria e nemmeno proporre questa regalità come una verità rivelata, ma ha inteso dare, a conferma di una verità sempre creduta, una dottrina cattolica certa, che la Chiesa potrà . un giorno, se lo riterrà opportuno, definire rivelata e trasformare in dogma di fede definita.

Il cristiano che oggi non l'accettasse non potrebbe dirsi eretico, ma certamente peccherebbe, benchè indirettamente, contro la Fede. Ma grazie a Dio, ogni cristiano ha in questo il cuore di santa Teresa dei Bambin Gesù che diceva. "O Maria, se io fossi la Regina del Cielo e tu la piccola Teresa, vorrei farmi piccola Teresa per far Tè Regina del Cielo".

 

SVILUPPO DEI FONDAMENTI POSTI DA FONDAMENTI X1I

L'esperienza della storia ci ha fatto conoscere tre tipi di regina: la reginare, la regina madre, la regina sposa del re.

Reginare è la donna posta come capo supremo dello Stato e provvista di un regno tutto suo. Ha l'ufficio proprio del re, e se viene chiamata regina, è semplicemente perchè è di sesso femminile. E' il caso, per esempio, della Regina d'Olanda.

Regina madre è la donna sopravvissuta al defunto re suo sposo, mentre il nuovo re è il figlio e la nuova regina è la sposa del figlio. Non dispone più di poteri giuridici nel regno e ha una collocazione puramente onorifica.

Regina in senso assoluto e completo è la sposa del re, al quale è unita non solo come a uomo ma anche come a re, complemento di lui in senso fisico, psicologico e giuridico, dotata di primato di eccellenza e di potenza su tutti i cittadini dello stato, fornita di autorità relativa e di potere soprattutto intercessionale.

Ora, quando chiamiamo Maria Regina, in quale senso dobbiamo intenderla?

Maria non è una reginare, ossia non è un re di sesso femminile, perchè non ha nulla della regalità che non le sia stato dato, non ha niente di assolutamente proprio, non ha un regno proprio: Maria è sì Regina Madre, perchè è veramente genitrice del Re e con una differenza incalcolabile da qualsiasi altra regina madre, in quanto questa è la genitrice di uno che non nasce re; ma lo diventerà dopo, mentre Lei è genitrice di Uno che è Re sin dal primo istante della concezione perchè Dio. Dunque, ripetiamo, Maria è veramente Regina Madre, ma nello stesso tempo è molto di più ancora. Ha nel Regno una collocazione più che onorifica e dispone di veri poteri, anche se limitati. E', una Regina nel vero senso della parola, anche se, con poteri limitati, del resto propri di ogni regina.

E' dunque Sposa del Re, oltre che Madre? E' la domanda che ha impegnata le intelligenze anche già prima dell'enciclica "Ad coeli reginam" di Pio XII e che si è imposta dopo questa enciclica con maggior forza. Fino ad oggi la Chiesa non ha dato risposta ufficiale a questa domanda. Per ora discutono gli studiosi, appoggiandosi a questo o a quell'autore del passato e interpretando in un certo modo taluni documenti. Adesso riferiamo ciò che gli studiosi sostengono.

Spiegazioni diverse

Prima, però; una premessa e ancora con le parole dette da Pio XII il 1111954 nel corso dell'incoronazione dell'immagine di Maria ''Salus populi romani": "Meno ancora che quella dei suo Figlio, la regalità di Maria non deve essere concepita in analogia con la realtà della vita politica moderna. Senza dubbio non si possono rappresentare le meraviglie del cielo che mediante le parole e le espressioni, ben imperfette, del linguaggio umano; ma ciò non significa punto che, per onorare Maria, si debba aderire ad una determinata forma di governo o ad una particolare struttura politica."

Quindi il concetto di regina regnante quale è inteso sino ad oggi nel diritto umano può sì offrire qualche aspetto, purchè depurato degli ingredienti troppo terreni, corrispondente a qualche aspetto di Maria Regina, ma non può assolutamente e totalmente essere un criterio valido per affermare modalità e manifestazioni di Colei che si muove su un piano soprannaturale.

Un altro punto fermo di partenza delle discussioni è la nozione di maternità divina di Maria già sancita dalla Chiesa solennemente. Non la si può ignorare in nessun modo dall'11101954; del resto è la più utile per trovare o almeno avviare una soluzione. Si deve parlare dunque di maternità per arrivare a capire la natura della regalità di Maria, ma di quale tipo di maternità?

Alcuni dicono: Maria, essendo Madre, ha il diritto naturale di avere i beni del Figlio, questo Figlio è Re, anche, la Madre deve avere la regalità, cioè essere Regina. Ma si risponde a costoro: sono i figli che ricevono i beni della madre, e non viceversa; non è proprio il caso di scomodare il diritto per qualificare i rapporti che passano tra un Figlio come Gesù e una Madre come Maria; il diritto umano non può pretendere di dettar legge sul piano soprannaturale sul quale agiscono Cristo e Maria; se Dio regolasse le questioni soprannaturali con il metro dette questioni naturali, si avrebbe l'impressione che Dio è sottomesso alle cose umane; invece si è sempre visto che Dio è infinitamente superiore agli schemi umani.

Altri dicono: la madre ha autorità sul Figlio, questa autorità è di natura regale quindi la madre regna sul figlio, Se poi il figlio diventa re, la madre dei figlio re viene ad essere con maggior diritto regina. Ma si oppone a loro: è esagerato attribuire natura regale all'autorità della madre, che è soltanto una patria potestà; se fosse vera la natura regale dell'autorità di Maria su Cristo; bisognerebbe dedurne che Maria, cioè una creatura per quanto altissima, è Signora di Cristo, ossia di Dio; se tutta l'importanza di Maria su Cristo si riduce al naturale influsso materno, sarebbe troppo poco.

Altri ancora dicono: Maria, quale Madre, ha dato al Figlio la possibilità di essere Re dandogli carne umana. Il Figlio rimanda per riconoscenza sulla Madre il dominio che ha su tutto e la fa Regina. Ma si ribatte: sì, Cristo deve, in un certo senso, alla Madre la propria regalità, ma non è detto che sia propria la regalità il prezzo che il Figlio avrebbe dovuto pagarle; c'è qualcosa di commerciale e quindi di irriverente in questa forma di riconoscenza pretesa a favore della Madre.

Altri infine fanno questo ragionamento: Maria ha detto liberamente sì all'ordine di Dio, al quale è piaciuto farla Madre di Gesù solo attraverso il consenso di Lei; ha permesso a Cristo di diventare Re concependolo nel proprio grembo e quindi ha concepito Uno già Re perchè preesistente nella Divinità e nella Persona del Figlio di Dio, ha accettato in partenza tutti i dolori connessi alla Redenzione che il Figlio avrebbe poi operato; in virtù del consenso dato a divenire Madre di Gesù ha rappresentato la natura umana e tutta l'umanità di fronte a Cristo, che scelse Lei per incarnarsi e così riabilitare la natura umana e salvare l'umanità, e veramente si è incarnato in Lei con tutta la santità della sua Divinità, e perciò l'aveva riempita di grazie oltre ogni umana immaginazione così da essere degna di un Dio e fin dal primo istante della sua vita: e tutto ciò con la massima libertà dei dare e dell'avere da parte dell' Uno e dell'Altra. Ora questo incontro tra la Madre e il Figlio non può essere avvenuto che in un modo solo, che è questo: con tale intimità, di corpo e di anima, mutua donazione, vicendevole possesso, fusione, consacrazione, affinità, quasi eguaglianza, quale si può immaginare solo tra Sposa e Sposo, che forma una persona sola, una cosa sola, l'intimità più stretta, la parità più completa. Maria è in questo sposalizio mistico tutt'uno con Gesù. I beni e i diritti di Lui sono i beni é i diritti di Lei. Gesù è Re, Maria è Regina. Questo ragionamento viene chiamato con il nome di "maternità sponsale di Maria".

Questa posizione gode già l'assenso di molti e va acquistando sempre nuovi sostenitori. A chi se ne stupisce si può ricordare che Dio è l'Infinito e che Maria è "un mondo e un paradiso a parte, un nuovo ordine nella gerarchia degli ordini divini, un ordine congiunto all'ordine e allo stato dell'unione ipostatica"(fard. de Berulle). Del resto questa posizione non è dei tutto nuova, perchè risale ai secoli passati, addirittura sino al 479; anche se non costruita come oggi. E' un piacere a questo punto ripetere riunite le testimonianze degli antichi e recenti scrittori:

Crisippo di Gerusalemme (+ 479) disse a Maria: "Tu devi essere la Sposa dei gran Re ... Tu sarai chiamata la Madre del gran Re ... Tu sarai trasformata in Regina Celeste",          .

San Giovanni Damasceno (+ 749): "La Santissima Vergine sale dal sepolcro al talamo nuziale situato nei cieli per regnare gloriosamente con il suo Figlio Dio".

Ambrogio Autperto (+ 770): "Per te viene posto dagli angeli un trono regale nella stanza del Re eterno e lo stesso Re dei re, amandoti sopra tutto, come vera Madre e Sposa eccelsa, ti associa a sè con amplesso d'amore".

Niceta Davide (tra l'800 e il 900): "Si è unita al suo celeste Sposo e, entrata nel segretissimo e incorrottissimo talamo, si è associata al trono del suo regno e intercede per la nostra salvezza".

Guerrico d'igny (+ 1157) considera Maria "Regina, Madre del Re e sua Sposa".

Sant'Aelredo di Riévaulx (+ 1167): "La Sposa del nostro Sovrano è nostra Sovrana:_La Sposa dei nostro Re è nostra Regina".

San Bernardino da Siena (+ 1444): "Maria sta alla destra del Figlio, supplice per noi, come vera Regina perchè Madre del sommo Re per la sua generosa concezione, perchè Figlia del sommo Re per gratuito conseguimento, perchè Sposa del sommo Re per la sua gloriosa assunzione".

San Pier Canisio (+ 1597): "Giustamente è chiamata non solo Regina del cielo, ma dei cieli, in quanto Madre del Re degli angeli, Sorella e Sposa del Re dei cieli".

Francesco Suarez (+ 1617) analizza il concetto di Regina come Sposa e Compagna del Re:

Un altro approfondimento

che il ruolo di Maria quale Associata alla Redenzione operata da Cristo, non così chiaro e universalmente accettato come il principio della divina maternità e peraltro sollecitato da diversi problemi della mariologia è stato approfondito dopo l'enciclica "Ad coeli reginam" Pio XII aveva scritto: "Nel, compimento dell'opera di Redenzione Maria Santissima fu certo strettamente associata a Cristo... lo ha offerto sul Golgota all'Eterno.

Padre sacrificando insieme l'amore e i diritti materni". Non aveva detto nulla sulla dipendenza di Lei dal Redentore, gli era bastato affermare il principio della stretta associazione di Lei con Cristo.

Dieci anni dopo (1964) il Concilio Ecumenico Vaticano II riprende la questione e si esprime in questi termini: "Così Maria, figlia di Adamo; acconsentendo alla parola divina, diventò Madre di Gesù e abbracciando con tutto. l'animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera, del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell' uomo con libera fede e obbedienza." ..."Questa unione della Madre con il Figlio nell'opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla di Lui morte..." ..."sino alla croce dove, non senza un disegno divino, se ne stette soffrendo profondamente con il suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lui generata..." ..."Fu su questa terra l'alma Madre del divin Redentore, compagna generosa del tutto eccezionale, e umile ancella del Signore. Con il concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire con il Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all'opera dei Salvatore" (Lumen gentium, 56,57,58,61).

Con queste espressioni il Vaticano II conferma il principio enunciato da Pio XII arricchendolo di particolari nel dire che Maria si associò a Cristo con tutto l'animo, totalmente, non fu strumento passivo ma cooperò con libera fede e obbedienza, per tutta la vita, con animo materno, come Madre, Compagna e, Ancella.

Madre per averlo generato, Compagna per essersi assimilata a Lui nelle intenzioni e nelle opere sino all'estremo limite del possibile (e qui viene la voglia di sostituire "Compagna" con "Sposa" nel senso spiegato poco fa), Ancella per avergli obbedito in tutto e per tutto con l'unico intento di servirlo.

Tre aspetti di una unica missione che dicono la partecipazione personale di Maria alla Redenzione, il ruolo consapevole di Lei accolto e adempiuto, il legame che la unisce a tutte le dimensioni dell'opera redentiva. Ma l'accento è posto di preferenza sul concetto di Madre predestinata fin dall'eternità "e questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce" (Lumen dentium, 62).

Vero è che il Vaticano II parla della dipendenza di Maria dal Redentore: dice infatti: che Lei servì "'sotto di Lui e con Lui", che "poiché, ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità, ma dal beneplacito di Dio e sgorga dalia sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di Lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia" (Lumen,gentium,60), ma questa precisazione del Concilio, indubbiamente preziosa per parecchie questioni, non toglie nulla all'importanza della cooperazione di Maria all'atto redentore di Cristo, la quale è avvenuta "in modo tutto speciale" (Vaticana 1L), cioè "in funzione subordinata" (dipendente, secondaria, contingente, strumentale) ma realmente (direttamente, immediatamente, fisicamente) e anche, nei limiti di sua competenza, efficacemente, non perchè questa cooperazione fosse strettamente redentrice, ma perchè era intimamente comunicante con la redenzione operata da Cristo alla quale, come non aggiungeva, così non toglieva nulla nè per universalità e assoluta sufficienza di Redenzione; nè per unicità e supremazia del Redentore, nè per unito dell'opera salvifica di Lui che è assolutamente é necessariamente la causa della salvezza.

Maria è sì messa accanto al Salvatore, a lui sottomessa, ma nondimeno a titolo di vera cooperazione: senza dualismo e senza concorrenza, ma in piena armonia perchè Maria è tutta relativa a Cristo.

Dunque è ben motivato e approfondito il principio che Pio XII aveva posto come fondamento della regalità di Maria. Ricordando la Redenzione; il Concilio chiama Maria "Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice" (Lumen gentium, 62), ma questi titoli sono sinonimi di Regina perchè Lei non potrebbe essere Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice se non fosse Regina. Del resto appena poco prima (al n. 59) il Vaticano II l'aveva detta "dal Signore esaltata quale Regina dell'universo, perchè fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte".

Verso l'avvenire

Non solo buono e bello, ma anche utile e urgente è infine l'augurio di vedere aumentati ai nostri giorni gli approfondimenti sulla dottrina della regalità di Maria e gli omaggi di affetti e di opere alla nostra Regina. Si attende con particolare interessamento di conoscere, nella luce della regalità di Maria,

1°) l'esatta interpretazione della tanto discussa Donna dell'Apocalisse (12,1) che "rivestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle ... partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro";

2°) il valore dell'intervento di Maria nell'ottenere il miracolo dell'acqua cambiata in vino alle nozze di Cana, (è Gesù a compiere il miracolo, ma è Maria che si accorge; prevede, prepara, dispone e ottiene);

3°) il concetto di maternità nella Madonna non fermo al fatto biologico o al legame affettivo collegante genitrice e generato, ma aperto a realtà più spirituali e a significati più profondi;

4°) la nostra vocazione di sudditi chiamati, come dice s. Paolo (2 Tm. 2,12); "a regnare con Lui", cioè con Cristo e quindi anche con Maria.

 

LA "SALVE, REGINA"

Della liturgia della Chiesa latina l'enciclica "Ad coeli reginam" ricorda "l'antica e dolcissima preghiera: "Salve, Regina", le gioconde antifone "Ave, o Regina dei cieli", "Regina del cielo, rallegrati, alleluia", le litanie lauretane, il quinto mistero glorioso del Rosario. Tra queste preghiere emerge la "Salve, Regina", provvista di particolari doti che l'hanno fatta sentire attuale in ogni tempo e ne assicurano la popolarità anche per il più lontano futuro.

La storia

Per quanto si sia cercato, non si è ancora riusciti a individuarne l'autore. Si è pensato al vescovo spagnolo Pietro Martinez (+ 1000), al vescovo francese Ademaro (+ 1098), uno dei capi della prima crociata, all'italiano Anselmo di Lucca (+ 1086), al monaco tedesco benedettino Ermanno Contratto (+ 1054), ma senza arrivare a una certezza.

Non si esclude che più di uno abbia messo mano a perfezionare questa preghiera. Si dice, per esempio, che quelle che sono oggi le parole di chiusura siano di san Bernardo che le avrebbe pronunziate la vigilia del Natale 1146 nel Duomo di Spira (Germania) rispondendo, in qualità di Delegato Apostolico, al popolo che lo aveva acclamato con il canto della "Salve, Regina" e facendo tre genuflessioni là dove poi sono state poste in ricordo tre lastre di bronzo. Pare anche che la parola iniziale "Madre" sia stata inserita da san Carlo di Bloiss (s,h 1364).

E' accertato comunque che la copia di "Salve, Regina" più antica è del secolo undicesimo ed è dell'abbazia benedettina di Reichenau (presso il lago di Costanza).

Grazie a san Bernardo (+ 1153) e all'abate Pietro il Venerabile (+ 1156) la preghiera si diffuse nei monasteri dei diversi Ordini Religiosi del medioevo, e poi anche in mezzo ai fedeli. Pare che la preghiera dovesse servire ai crociati. Papa Giovanni XXII (+ 1334) concesse alla recita della "Salve, Regina" l'indulgenza di quaranta giorni. Si usava dirla la sera, immancabilmente il sabato sera, anzi in chiesa era una cerimonia a sè stante. Precisamente in occasione di questa cerimonia nasceva già dal 1600 l'abitudine di dare la benedizione del Santissimo Sacramento mostrando ai fedeli l'Ostia consacrata, in risposta alle parole che chiedono a Maria di mostrarci Gesù.

E' anche certo che venivano rilasciate notevoli somme di denaro perché questa funzione, recita della "Salve, Regina" e benedizione con l'Ostia, venisse introdotta nelle diverse chiese.

Per quanto pochi e fiacchi, non mancarono i nemici della "Salve, Regina". "I protestanti nel 1500 e i giansenisti nel 1600 insorsero contro di essa per togliere, per esempio, la parola "vita" applicata alla Madonna ritenendola troppo contraria al prestigio di Cristo. Arrivarono a dire che era peccato mortale recitare la "Salve, Regina".

Si oppose a loro una associazione che si proponeva non solo di difendere ma anche di diffondere il più possibile la preghiera, all'insegna del versetto rivolto alla Madonna: "Degnami di lodarti". San Pier Canisio (+ 1597) e sant'Alfonso Maria dei Liguori (+ 1787) scrissero dotti e fervorosi commenti alla "Salve, Regina", anzi su di essa sant'Alfonso compose la parte principale della sua opera "Le glorie di Maria".

Anche valenti musicisti misero in note la "Salve Regina": basti ricordare Pergolesi (+ 1736), Coccia (4 1873), Verdi (+ 1901), Perosi (+ 1956).

Ancora oggi, come da almeno sei secoli, l'uso di questa preghiera e universale in tutta la Chiesa. Anche oggi, per esempio, conclude la recita del Rosario.

La composizione

Sono riconoscibili nella "Salve, Regina" tre parti che si possono distinguere come introduzione, corpo e conclusione.

L'introduzione è nelle parole: "Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve". La prima parola "Salve" indica un saluto, un augurio, un compiacimento, un omaggio; e richiama istintivamente alla memoria l'iniziale Ave che annuncia l'Ave Maria.

La seconda parola "Regina" è il titolo che la preghiera vuol mettere in evidenza. E ciò è tanto più significativo quanto più si pensa che era citato sì ma non studiato, nel tempo in cui nasceva questa preghiera.

La terza parola o meglio espressione "Madre di misericordia" preannuncia già i motivi che saranno sviluppati nelle invocazioni seguenti. Dopo la considerazione della regalità segnata dal termine precedente potrebbe, nascere nell'animo un certo senso di soggezione, e perciò ecco; subito a dissiparlo la precisazione consolante di Madre e Madre di misericordia riferita alla Regina. Non si pensa più a una Donna seduta in trono e incoronata di gemme, ma stringente al seno un bambino.

Incalzano poi le parole: "vita, dolcezza e speranza nostra". Tre sostantivi carichi di significati, il più forte dei quali è messo al primo posto come per sottolineare l'urgenza del sentimento più sentito e più meritevole di essere espresso: cioè non si può vivere senza Maria, come non si vive senza aria, senza sangue, senza respiro. E quel possessivo "nostra" ancor più carico di affetti! Chi prega non è uno solo; anche se prega da solo, è con tutti come tutti sono con lui. Siamo una famiglia sola davanti a Maria: fratelli tra noi e figli dinanzi alla medesima Madre. Da Lei la dolcezza, in Lei la speranza. Torna in mente il "nostro" che Gesù ha legato al "Padre" nella preghiera da Lui insegnataci.

L'ultima parola è quella usata per prima: "Salve" come per riaffermare la gioia dell'incontro già avvenuto con  Maria attraverso la preghiera e più sentita man mano che passa il tempo.

Insomma questa introduzione sembra uno squillo di tromba risuonante a gloria già. nella seconda parola "Regina" e pur placantesi in tenerezza; nella terz'ultima parola "speranza", uno squillo aperto e chiuso con la medesima nota. Il corpo della preghiera comprende due parti: una costatazione e una domanda.

La costatazione dice alla Regina: "A Te ricorriamo, esuli figli di Eva; a Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime". Con queste parole esprimiamo due concetti: lo slancio della nostra fiducia in Lei, "A Te ricorriamo", e i titoli della nostra miseria, "esuli ... gementi e piangenti". Confessiamo cioè il nostro stato di bisogno e di dolore nelle due manifestazioni più pietose e più capaci di attirare misericordia: l'esilio e il pianto. Dimostrando così un senso molto umano e una concretezza molto realistica; dettatici dalla lunga triste esperienza, riconosciamo la nostra vera situazione e apriamo nel migliore dei modi la via alla domanda che dobbiamo rivolgere alla Regina.

La domanda chiede: "Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tua seno". Nominiamo a questo punto quello che ci preme più di tutto non più la Regina e nemmeno la Madre di misericordia, ma l'Avvocata. E' il terzo titolo nel breve volgere di poche parole alla medesima Persona, vero come gli altri due. L'Avvocata è quella che difende gli accusati. E gli accusati siamo noi. Non abbiamo avuto il coraggio di dirlo prima. Prima ci è sembrato sufficiente dire solo quanto siamo miserabili per il fatto di essere gementi e piangenti. Ma c'è di peggio. Siamo anche accusati. Accusati perchè colpevoli. Accusati, dalla giustizia del Re, colpevoli di troppi peccati. Non osiamo dirlo esplicitamente, ma Lei l'ha già capito. Ci difenda adesso concedendoci due grazie.

La prima è: "Rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi". Si, gli occhi! I suoi occhi. Occhi come i nostri. Quelli vedono e sanano. Ci bastano. D'altronde non meritiamo di più. E a Lei non occorre che si parli o si muova. E' così potente che basta il suo sguardo a ottenere quello che vuole.

La seconda grazia è: "Mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno". Quale balzo in avanti, fin dentro l'eternità che verrà dopo questo esilio, fino a Gesù, che è il frutto del suo seno e dev'essere il frutto della nostra conversione! Un balzo, di colpo! Si vede che la fiducia è aumentata in chi prega. Un balzo da fare con Lei perchè riesca. E Lei ci mostrerà il suo Gesù, come già ai pastori, ai magi, a Simeone, ad Anna.

Questo corpo della preghiera non continua io squillo di tromba suonato nell'introduzione, ma si estende più lungamente come un sommesso singhiozzo. E' ovvia la differenza. L'introduzione era tutta rivolta alla Regina e non poteva essere che festa, mentre il corpo è diretto quasi tutto a noi e non può essere che lutto. Un lutto però raddolcito dal riflesso che si sprigiona dall'Avvocata e dà il tono alle ultime invocazioni.

La conclusione è tutta in cinque parole: "O clemente, o pia, o dolce Vergine, Maria", e in un crescendo continuo di valori. Si parla di nuovo di Lei, e solo di Lei, e ritorna la festa. E la chiusura in bellezza; l'ovazione finale, l'entusiasmo portato al massimo in quel "Vergine" aggiunto al "Madre" detto poco prima, per ricordare le due possibili grandezze della donna riunire eccezzionalmente in questa Regina che si sta pregando e solo in Lei; ed entusiasmo esplodente, nell'ultima parola: un nome mai detto prima, sebbene sembrasse il primo da doversi dire, e ora messo qui a suggello della preghiera; nome proprio di Persona, nome che dice tutto: Maria. La Regina è Maria.

Le caratteristiche

La "Salve, Regina", pur chiamando la Madonna con il titolo regale, non si preoccupa affatto di spiegarlo, ma insinua dolcemente questo pensiero: Maria è Regina non perchè si goda da sola la sua grandezza, ma perchè la metta tutta a nostro servizio. E' un pensiero cristiano che la Madonna è la prima ad accettare, perchè vuole veramente usare della sua autorità soltanto per il nostro bene.

Confrontata con l'Ave Maria, alla cui composizione hanno collaborato cielo e terra, cioè l'Angelo Gabriele, santa Elisabetta e la Chiesa, la "Salve, Regina" è certamente meno teologica ma, in compenso, è più umana perchè più vibrante di esperienza terrena, più proporzionata alle varie situazioni della vita, più vicina ai bisogni del cuore. Per questo è tanto popolare, nonostante che sia più lunga dell'Ave Maria e meno facile da ritenere a memoria.

E' gustata sopratutto come preghiera della sera, cioè del tempo più raccolto e più religioso della giornata, per quel senso di commozione e di speranza che circola nelle sue invocazioni.

E si presta ad essere cantata. Non è vera poesia, ma ha con il suo ritmo un andamento sinceramente poetico. Era cantata di sera, nei secoli passati, dai marinai; oggi è cantata dai benedettini, cistercensi, carmelitani, trappisti, domenicani e altri, come ultima preghiera della giornata. Ed è un rito solenne. Il canto comincia in chiesa, prosegue lungo i corridoi del convento e termina nelle celle dei monaci.

Quei cento carmelitani che furono uccisi dai saraceni sul monte Carmelo nel 1291, affrontarono il martirio cantando la "Salve, Regina".

San Vincenzo de' Paoli ( + 1660) determinò la conversione del suo padrone, a Nizza, con il canto di questa preghiera.

Nell'Ordine Domenicano si canta la "Salve, Regina" ad ogni frate che muore. Il Domenicano P. Vincent Mc. Nabb la cantò al morente Gilbert Chesterton (sh 1936).

E questa preghiera noi ripetiamo qui, a conclusione di queste pagine, e vorremmo davvero che fosse un canto.. con il nostro lettore:

Salve, Regina,

Madre di misericordia,

vita, dolcezza e speranza nostra, salve.

A Te ricorriamo, esuli figli di Eva;

a Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime.

Orsù dunque, Avvocata nostra,

rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi

e mostraci dopo questo esilio Gesù,

il frutto benedetto del tuo seno.

O clemente, o pia, o dolce Vergine, Maria.