MARIA REGINA
Sac
Pasquale Casillo – Casa Mariana – 83040 Frigento (AV)
La
storia della dottrina della regalità di Maria può essere distinta in tre
periodi, anche se intimamente legati dal filo dei progresso sempre più
crescente nel campo delle idee, delle ricerche e delle conclusioni verso il raggiungimento
della verità. Presenta Padri, scrittori, teologi; poeti, sovrani, santi,
eretici, concili, papi, usanze, movimenti delle più diverse origini, mossi
dalla medesima ispirazione e anelanti, con maggiore o minore competenza, al
medesimo scopo. Una storia sempre continua in venti secoli di cristianesimo e
destinata a continuare ancora con, più estesi approfondimenti.
va
dagli inizi della Chiesa alla fine del 400 e si limita a chiamare Maria con il
titolo di Regina (o Sovrana o Imperatrice o Dominatrice o Signora o Principessa)
senza darne spiegazione o tentandola timidamente.
Non
ci si sbaglia dicendo, in mancanza di documenti, che il concetto di Maria
Regina è cominciato nei primi cristiani dal meditare il saluto dell'angelo
Gabriele e di Elisabetta a Maria, cioè dal considerare la divina maternità
di Lei. Gabriele Le aveva detto: "Ecco concepirai un figlio, lo darai alla
luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il
Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla
casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine."(Lc.1,31-33). Ed Elisabetta
"piena di Spirito Santo", Le aveva detto; "Benedetta tu fra le
donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio
Signore venga a me ...? " (Lc.1,42-43). Dalla maternità alla regalità
in Maria il passo è breve.
Si
è nel vero dicendo anche che la nozione di Marìa Regina è stata espressa ai
primordi della Chiesa piú in dipinti che in scritti. Per esempio, è
dell'inizio del secondo secolo l'immagine di Maria raffigurata nell'abbigliamento
e nel portamento di una Imperatrice che presenta ai Magi il suo Bambino; quale
si vede a Roma, nelle catacombe di Priscilla.
Comunque
a metà del Duecento appaiono le prime espressioni letterarie. Origene (+ 254),
filosofo e teologo egiziano, commentando il saluto di Elisabetta a Maria, la fa
parlare così: "Perchè salutarmi tu per prima? Sono io forse Colei che
deve generare il Salvatore? Sono io che dovrei venire da te, perchè tu sei
benedetta fra le donne, tu la Madre del mio Signore, tu la mia Signora."
Per
quanto si sappia oggi, è la più antica dichiarazione sulla regalità della
Madonna.
Sant'Efrem
(+ 375), poeta, teologo e dottore della Chiesa sica, prega: "Vergine
Augusta e Padrona, Regina, Signora, proteggimi sotto le tue ali; custodiscimi
affinchè non esulti contro di me Satana che semina rovine, nè trionfi contro
di me l'iniquo avversario." E immagina poeticamente che la Madonna dica:
"Il cielo mi sorregga con il suo braccio, perchè io sono più onorata di
essa. Quanto più è da onorarsi e venerarsi la Madre del Re anzichè il suo
trono! " E il primo tra i Padri della Chiesa a dare a Maria come vero
titolo l'appellativo di Regina.
San
Gregório di Nazianzo (+
390) teologo e patriarca di Costantinopoli, afferma:
"La
Madre verginale, ha generato il Re di tutto l'universo".
Sant'Ambrogio
(+ 397), romano di origine e Dottore della Chiesa, a spiegazione del versetto
del Cantico dei Cantici: "Guardate il re con la corona che gli pose sua
madre"(3,11), ricordando che Maria ha dato la nostra umanità a Cristo,
precisa: "Ella lo incoronò quando lo concepì e lo diede alla luce di
questo mondo".
Prudenzio
Clemente (+ 405), poeta
latino-cristiano, nato in Spagna, contempla con pensiero alato una Maria
lietamente meravigliata "di aver generato Dio come uomo sì, ma anche come
Sommo Re"
San
Girolamo (+ 420), dalmata e
Dottore della Chiesa, riconosce che "Maria Vergine, Madre del Signore,
tiene il primato tra tutte le donne" e prova che "Maria, nella
liturgia siriaca, significa Signora" vedendo così, nel nome usato, un
segno della regalità di Maria.
San
Pier Crisologo (+ 451),
vescovo di Ravenna e Dottore della Chiesa, a Maria, che si professa ancella, contrappone
l'angelo che "la saluta "Signora" perchè sia esente da timore
servile la Madre del Dominatore, ché per volontà del Figlio nasce e si chiama
Signora".
Crisippo
di Gerusalemme (+ 479),
applicando a Maria il versetto 10 del salmo 44: "Figlie di re stanno tra
le tue predilette; alla tua destra la regina in ori di Ofir", lo parafrasa
per dirle:. "Tu devi essere la sposa del gran Re. .. Tu sarai chiamata la
Madre del gran Re ... Tu sarai trasformata in Regina Celeste".
A
questo punto delle espressioni, è più che certo che il titolo di
"Regina" dato a Maria none metafora o retorica o pia intemperanza,
ma una convinzione basata sulla maternità divina di Lei. Anzi la sostanza della
dottrina della regalità della Madonna è già trovata tutta nella triplice
affermazione di Crisippo.
va
dal principio del 500 alla fine del 1100 ed è impegnato nel cercare quanto può
servire per impostare scientificamente e devozionalmente la costruzione della
dottrina di Maria Regina.
Nel
517 il Sinodo di Tiro (Siria) celebra solennemente una festa in onore di Gesù
Cristo e della sua gloriosa Madre "nostra Signora".
Sant'Epifanio
(+ 535), vescovo di Costantinopoli, scrive al Papa sant'Ormisda di impetrare
l'unità della Chiesa mediante "l'intercessione della nostra santa Signora
Maria".
Romano
il Melode (+ 560), ebreo di
origene e diacono scrittore di inni, canta Maria "Sovrana Madre di
Dio" e pone sulle sue labbra queste parole dette a Dio: "Io sono la_
Regina del mondo; poichè ho portato nel mio grembo la tua potenza sovrana, io
ho il dominio su tutte le cose".
Lo
storico greco Evagrio lo Scolastico (+ 600) registra un decreto nel
quale l'imperatore Giustino chiama la Madre di Dio "nostra santa e gloriosa
Signora".
Venanzio Fortunato (+ 600), poeta latino-cristiano, nato in Francia, descrive con alati versi la trionfale assunzione e incoronazione di Maria in cielo, che chiama "Regina felice", "Regina eterna, presso, il Figlio Re", delta quale "il bianco capo è ornato di aurea corona" e che ricevette un trono in cambio dell'accoglienza data al Figlio di Dio nel proprio seno.
San
Modesto di Gerusalemme (+
634) esalta Maria "Sovrana dei mortali e imperatrice di tutti i beni per
tutti gli uomini, stando seduta alla destra di Dio".
San
Sofronio di Gerusalemme (+
638) inneggia entusiasticamente alla Regina dicendole: "Tu hai di gran
lunga sopravanzato ogni creatura ... Che cosa può esistere di più
sublime di tale gioia, o Vergine Madre? Che cosa può esistere di più
elevato di tale grazia, che per volontà divina tu sola hai avuto in sorte?
"
Il
papa martire san Martino I
(+655), di Todi, in una lettera ufficiale a Teodoro lancia l'anatema contro
quelli che non venerano la "gloriosa Signora" e agisce in questo modo
proprio mentre si difende da chi dice esagerata la sua devozione alla Madonna.
Sant'lldefonso
di Toledo (+ 669),
arcivescovo, definisce Maria "beata tra le donne, integra tra le madri,
Signora tra le ancelle, Regina tra le sorelle" e protesta di volerla
servire dicendole: "Poiché questo io sono il servo dell'Ancella dei mio
Signore, perchè tu sei la mia Sovrana, come Madre del mio Signore; e io sono
diventato tuo servo dal momento in cui il mio Creatore ti ha fatto sua
Madre".
Il
papa sant'Agatone (+ 681),
siciliano, nella Lettera Apostolica inviata al Concilio Costantinopolitano III,
sottoscritta anche da 128 vescovi nonnina Maria "nostra Signora" e
queste parole usa il Concilio nel confutare gli eretici monoteliti.
Sant'Andrea (+ 720), metropolita di Creta, poeta e oratore bizantino, magnifica Maria tre volte Regina quale discendente di Davide, Sovrana degli uomini e collocata in cielo alla destra del Figlio, innalzandola a "Regina dei genere umano", "Regina di tutti gli uomini".,
Il
papa san Gregorio Il (+
731), Romano in una lettera mandata a San Germano, patriarca di Costantinopoli,
e poi allegata agli atti del settimo concilio ecumenico, dice Maria
"Signora di tutti i cristiani".
Il
citato San Germano (+ 733)
confessa alla Regina: "La tua onorifica dignità ti pone al di sopra di
tutta la creazione: la tua sublimità ti fa superiore agli angeli". E la
riconosce "più eminente di tutti i re", "Signora di tutti coloro
che abitano la terra".
San
Beda (+ 735) monaco
benedettino anglosassone, storico e Dottore della Chiesa, insistendo su un
antico motivo, ripete: "Maria in ebraico significa stella del mare, ma in
siriaco significa Signora, e con ragione perchè meritò di generare il
Signore di tutto il mondo".
Il
papa San Gregorio III (+
741), siro, benedettino, prescrive le norme da osservare per ritrarle l'immagine
di Maria e stabilisce che sia incoronata con oro e con gemme.
San
Giovanni Damasceno (+749),
monaco, poeta liturgico e Dottore della Chiesa, riprende un'idea quasi nuova
esprimendosi così: "La santissima Vergine sale dal sepolcro al talamo
nuziale situato nei cieli per regnare gloriosamente con il suo Figlio Dio.".
E arriva a dire: "E' infinita la differenza tra i servi di Dio e la sua
Madre".
Ambrogio
Autperto (+ 770), teologo
benedettino francese, ribadisce un pensiero non più nuovo ma in termini
nuovi, nella seguente proposizione rivolta a Maria: "Per te viene posto
dagli angeli un trono regale nella stanza del Re eterno e lo stesso Re dei re,
amandoti, sopra tutto come vera Madre e Sposa eccelsa, ti associa a sè con
amplesso d'amore".
Il
Concilio Niceno II (787),
combattendo gli iconoclasti, redige una formula che parla della
"intemerata nostra Sovrana, Madre di Dio".
Un
autore, ricordato con il
nome di Niceta Davide, però non bene identificato e vissuto tra I'800 e
il 900, specifica ancor di più un pensiero già, ripetuto da altri:
"(L'Assunta) si è unita al suo celeste Sposo e, entrata nel segretissimo e
incorrottissimo talamo, si è associata al trono del suo regno e intercede per
la nostra salvezza".
Santo
Stefano, re d'Ungheria (+
1038) mette la propria nazione sotto la sovranità di Maria.
Eadmero
(+ 1141), scozzese, storico e teologo benedettino, scopre per primo un motivo
nuovo di riflessione: "Come... Dio, creando tutte le cose nella sua
potenza, è Padre e Signore di tutto, così Maria; riparando tutte le cose con i
suoi meriti, è la Madre e la Signora di tutto: Dio è Signore di tutte le cose,
perchè le ha costituite nella loro propria natura con il suo comando, e Maria
è Signora di tutte le cose, riportandole alla loro originale dignità con la
grazia che ella meritò".
Guerrico
d'Igny (+ 1157) vede in
Maria la "Regina, Madre del Re e sua Sposa".
Aelredo
di Rievaulx (+ 1167),
insiste nel dire Maria nostra Regina perchè "la Sposa del nostro Sovrano
è nostra Sovrana: la Sposa del nostro Re è nostra Regina".
Riccardo
di San Vittore (+ 1173)
paragona Maria ad Ester e alla Regina di Saba; mentre Pietro Comestore (+
1179), teologo francese, la paragona a Betsabea, a Ester e ad Abigail.
Si
può dire adesso che c'è stato un progresso per avere trovato qualche
fondamento scritturistico e qualche base teologica. Si tratta d'ora in avanti di
dare una sistemazione più ragionata a ciò che si è trovato per trarne una
conclusione convinta e convincente per tutti, da armonizzare poi cori tutte le
altre verità della Fede cattolica.
corre
dall'inizio del 1200 ai nostri giorni ed è tutto occupato nell'elaborare il
materiale ereditato dai secoli precedenti e nel dare riconoscimento sempre più
ufficiale e solenne alla regalità della Madonna.
San
Tommaso d'Aquino (+ 1274),
domenicano, detto il Dottore Angelico, non va oltre queste affermazioni:
"Giustamente l'angelo riverisce la Beata Vergine perché Madre del Signore
e quindi Lei stessa è Signora" e "Maria è Regina e Madre di Re,
costituita al di sopra di tutti i cori, rivestita d'oro, cioè della divinità:
non perchè sia Dio, ma perchè Madre di Dio".
San
Bonaventura (+ 1274),
francescano, chiamato il Dottore Serafico e il Dottore Mariano, ragiona:
"Se Davide (cioè Cristo) è principe, la Madre del Signore non può
essere ancella, ma Sovrana e Regina: Sovrana, per l'appunto, di tutte le
creature non solo terrestri ma anche celesti, sulle quali estende il suo
dominio...Maria è Regina perchè Madre dell'altissimo Imperatore... Il Padre
incoronò Cristo della corona sovrana del regno eterno, la Vergine Madre lo
incoronò della corona sovrana del regno terreno, cioè della carne mortale,
purissima e venerabile". Sottolinea anche il valore della divina maternità
come fondamento della regalità e l'unione di Maria con la passione del
Figlio.
Lo
Pseudo Alberto, autore
anonimo dei 1300, vede le basi della regalità mariana nel regno stesso della
Santissima Trinità... Riprende un motivo che è oramai di parecchi autori
per confermare :"La Beatissima Vergine fu associata a Cristo perchè
cooperasse alla salvezza e partecipasse ai regno: lei sola infatti, mentre i
ministri fuggivano, soffrì con lui. Per questo ottenne di condividere il regno,
lei che fu aiuto nella sofferenza". Fa anche un accostamento molto
ravvicinato tra Maria e Cristo dicendo: "Dal medesimo dominio e dal
medesimo regno da cui il Figlio ebbe il nome di Re, Ella ebbe quello di Regina:
con tutta verità... diventò Signora di tutte le creature per essere stata
fatta Madre del Creatore".
Gregorio
Palama (+1359), monaco e
teologo bizantino, benchè propugni errori sul concetto di Dio e di Grazia,
riconosce di Maria: "Per il suo parto ineffabile Ella risplende quale
Regina di tutte le creature, sia quelle poste in questo mondo che quelle poste
al di sopra di esso".
Gersone
(+ 1429), teologo e mistico francese, predica: 'In virtù di tale divina
maternità Maria ha come un'autorità" e un naturale dominio sul Sovrano di
tutto il mondo e, a fortiori, su tutto ciò che è soggetto a questo Sovrano.
Per questo la nostra Sovrana viene chiamata nostra Avvocata, nostra
Mediatrice, nostra Imperatrice".
San
Bernardino da Siena (+
1444), francescano, riassume un po' tutto dicendo che la Madonna "sta
alla destra del Figlio, supplice per noi, come vera Regina perchè Madre del
sommo Re per la sua generosa concezione, perchè Figlia del sommo Re per
gratuito conseguimento, perchè Sposa del sommo Re per la sua gloriosa assunzione".
Dionigi
il Certosino (+ 1471),
belga, teologo, scrittore ascetico e monaco, afferma di Maria:
"Intraprese cose forti, vale a dire esercizi di virtù quanto mai difficili
e perfetti, per espugnare insieme con il figlio la potestà delle tenebre: così
meritò il regno della misericordia sopra il genere umano e divenne madre
della grazia, Regina di pietà, Sovrana del mondo, Principessa dei cieli, Imperatrice
degli angeli".
Il
papa Sisto IV (+ 1484),
francescano di Savona, chiama Maria la "Regina che, sempre vigile,
intercede presso il Re, che ha generato".
Il
Concilio Lateranense V
(1512-1517) chiude le sue sessioni invocando Maria Regina, alla presenza di papa
Leone X.
San,
Tommaso da Villanova (+
1555), monaco agostiniano spagnolo, ricorda: "Alla Madre di Dio conviene
ogni altezza: quanto più alto è il Figlio, tanto più alta è la Madre. Quindi
per il fatto stesso che è diventata Madre del Creatore ha conseguito il titolo
migliore per essere Sovrana e Regina".
Il
Concilio di Trento
(1545-1563) nella 23a sessione dà a Maria il nome di "Regina
potentissima".
San
Pier Canisio (+ 1597),
olandese, gesuita e Dottore della Chiesa, contro gli errori. dei protestanti
che per primi nella storia avevano osato negare la regalità di Maria,
protesta: "Gli fu compagna nella passione; perchè non deve esserlo nella
consolazione? Se ha sofferto con lui, perchè non deve essere glorificata, come
ragiona san Paolo? Perchè non deve regnare, se ha sopportata tribolazioni?
Perciò giustamente è chiamata non solo "Regina del cielo" ma
"dei cieli", in quanto Madre del Re degli angeli, sorella e sposa del
re dei cieli".
Francesco
Suarez (+ 1617), spagnolo,
filosofo e teologo gesuita, stabilisce un preciso confronto: "Come Cristo
per il titolo particolare della Redenzione è nostro Signore e nostro Re, così
anche la Beata Vergine (è nostra Signora) per il singolare concorso prestato
alla nostra redenzione, somministrando la sua sostanza e offrendolo
volontariamente per noi, desiderando, chiedendo e procurando in modo singolare
la nostra salvezza". Egli analizza anche il concetto di Regina come Sposa e
Compagna del Re.
San
Roberto Bellarmino (+1621),
di Montepulciano, gesuita e Dottore della Chiesa, rinfaccia agli eretici:
"Essendo veramente Madre del Re dei re, in modo singolare merita il
titolo di Regina".
Il
papa Paolo V (+ 1621),
romano, afferma in una Bolla che Maria merita di essere chiamata Regina del
cielo e della terra per l'intima collaborazione data alla nostra redenzione e
per la sua eccelsa grandezza".
Nel
1638 Luigi XIII detto il Giusto,
re di Francia, affida la propria terra e la propria gente a Maria Regina: Nel
1646 Giovanni IV, re del Portogallo, consacra il proprio popolo a Maria
deponendo la sua corona d'oro ai piedi di Lei. Da allora, per significare che la
vera Regina è Maria, ì re portoghesi non portano più la corona in capo. Nel
1647 d'imperatore Ferdinando III d'Asburgo proclama Maria "Regina
dell'Austria".
Nel
1656 Giovanni Casimiro, re
di Polonia; mette la propria gente sotto la protezione di Maria Regina. Da quel
tempo nessuna regina polacca porta il nome Maria per indicare che in Polonia una
sola è la Regina che si chiama Maria.
Cristoforo
De Vega (+ 1672) scrive
tutta una Teologia mariana dedicando molte pagine alla regalità della Madonna.
Nel
1748 il papa Benedetto XIV,
di Bologna, il famoso papa Lambertini; in una Lettera Apostolica, per
confermare e ampliare le indulgenze concesse alla Congregazione Mariana del
Collegio Romano e alle altre congregazioni mariane ad essa unite, descrive
Maria regina verso la quale la Chiesa "formata e nutrita alla scuola dello
Spirito Santo, ha sempre professato la massima devozione filiale... come verso
la Regina del cielo e della terra". Dice anche che il Sommo Re ha, in un
certo qual modo, affidato a Maria il proprio regno:
S.
Alfonso Maria dei Liguori (+
1787), napoletano e Dottore della Chiesa, difende Maria Regina dagli errori dei
giansenisti, soprattutto con la sua opera "Le glorie di Maria":
Afferma: "Poichè la Vergine Maria fu esaltata ad essere la Madre del Re
dei re, con giusta ragione la Chiesa l'onora e vuole che da tutti sia onorata
col titolo glorioso di Regina".
Nei
1812 il generate e statista Manuel Belgramo
depone nel Perù lo scettro e la spada ai piedi di Maria.
Nel
1815 il papa Pio VII,
benedettino di Cesena, incorona personalmente la Madonna della Misericordia a
Savona, con una corona mandata dal Capitolo Vaticano.
Nel
1818 il comandante supremo
Bernardo O' Higgins consacra il Cile alla Madonna.
Nel
1830 la Madonna appare a
santa Caterina Labourè, a Parigi, e fa intendere che il mondo avrebbe trovato
pace il giorno in cui Lei fosse stata riconosciuta Regina e Mediatrice. È dalla
Francia si può dire partito il movimento decisivo che diventerà -universale
e otterrà nel 1954 ciò che voleva per la Madonna.
Il papa Pio IX (+ 1878), di Senigallia, approva il titolo "Vergine Immacolata Regina dell'universo" per la statua posta in vetta al monte Pio IX sulle Alpi; riconosce Maria "congiunta a Cristo con strettissimo e indissolubile vincolo, contro il velenoso serpente" e la saluta "costituita dal Signore Regina del cielo e della terra ed esaltata sopra tutti i cori degli angeli e sopra tutti i gradi dei Santi in cielo, stando alla destra del suo Unigenito Figlio".
Nel 1900 il. congresso nazionale di Lione chiede la consacrazione del genere umano. alla Vergine Regina dell' universo, l'istituzione di una festa sulla regalità di Maria e
l'inserimento nelle litanie lauretane dei l'invocazione: Re-' gina dell' universo, prega per noi".
Nel
1902 il Primo Congresso
Mariano Internazionale di Friburgo indica al Papa il 31 maggio come giorno da
destinare alla celebrazione delle festa dì Maria Regina.
Il
papa Leone XIII (+ 1903), di
Carpineto Romano, approva e concede indulgenze all'invocazione: "O Maria,
regna su di noi, Tu e il Figlio tuo", scrive moltissime pagine, nelle sue
encicliche, sulla regalità di Maria, esaltandola, come diritto di conquista
da parte dì Lei, per essere stata intimamente associata alla redenzione compiuta
dal Figlio suo e come mezzo di intercessione a favore dell'umanità. Oltre a
ciò inserisce nelle litanie lauretane l'invocazione "Regina del Santissimo
Rosario", fa incoronare a suo nome la statua di "Maria Regina
dell'universo" di Friburgo e dichiara concesso da Dio a Maria un potere
"quasi immenso" nell'elargizione delle grazie.
Papa
Pio X (+ 1914), di Riese,
precisa che Maria "siede regina alla destra della Maestà divina nel più
alto dei cieli" e La dice principale dispensatrice delle grazie "come
per diritto materno".
Il
13 luglio 1917, a Fatima, la
Madonna chiede la consacrazione del genere umano al suo Cuore Immacolato.
Nel
1933 sorge a Roma il
movimentò "pro regalitate Mariae" che poi diviene internazionale, e
diffonde con ogni possibile mezzo la devozione a Maria Regina nel mondo.
Papa
Pio XI (+ 1939), di Desio
(Milano), offre una collana alla statua di Maria Regina di Porto Said e permette,
per privilegio, che in tutto il Vicariato di Suez si aggiunga alle litanie
l'invocazione "Regina del mondo, prega per noi". Per lui Maria è
"associata (a Cristo) nella redenzione del genere umano".
Nel
1950 il Primo Congresso
internazionale mariologico-mariano di Roma chiede l'istituzione di un Ordine
cavalleresco intitolato a Maria regina e provvisto di titoli,, emblemi e
privilegi da concedere ad ecclesiastici e laici.
Pio
XII, di Roma, nel 1942
consacra l'umanità al Cuore Immacolato di Maria Regina dell'universo; nel 1946,
parlando al Portogallo pronunzia per radio quello che egli stesso chiama
"il messaggio della regalità"; nel 1952 consacra alla Madonna tutti i
popoli della Russia; 1'11-10-1954 emana l'enciclica "Ad coeli reginam",
primo pronunciamento pubblico e autorevole della Chiesa sulla dottrina della
regalità di Maria; il 1-11-1954 nella Basilica Vaticana, dinanzi a una enorme
folla entusiasta, riconosce ufficialmente Maria Regina, ne proclama la festa
liturgica con rito solenne e incorona l'Immagine di Maria "Salus populi
romani".
Il
13-9-1959 l'Italia viene
consacrata al Sacro Cuore Immacolato di Maria a conclusione del Congresso Eucaristico
Nazionale di Catania, presenti le autorità della Chiesa e dello Stato, con la
promessa di costruire a Trieste un tempio dedicato a Maria Regina d'Italia.
Nel
1960 sono consacrate a Maria
Regina tutte le nazioni del continente americano.
Giovanni
XXIII, Paolo VI; Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II
non hanno perso occasione per parlare di Maria Regina. I loro atti non hanno
bisogno di essere ricordati, perchè sono storia recente e cronaca dei nostri
giorni.
Questa
storia dimostra più che sufficientemente che, dopo quello di Madre di Dio, il
titolo di Maria Regina è il più frequente in mezzo al popolo cristiano, non
solo nei ragionamenti ma anche e soprattutto nelle preghiere.
Il
merito dell'interessamento popolare per Maria Regina va soprattutto agli
Ordini Religiosi e tra questi principalmente ai Francescani, specialmente in
questi ultimi secoli. I nomi riferiti in questi cenni storici sono quasi un
nulla di fronte alla moltitudine che ha pregato, studiato e onorato la regalità
della Madonna. Se, scegliendo fior da fiore, vogliamo restringerli a quelli da
ricordare perchè iniziatori di un movimento nuovo, diremo con Licinio Galati:
"Con Crisippo di Gerusalemme per la prima volta viene usato per essere
applicato a Maria un passo dell'Antico Testamento, vale a dire il versetto 10
del salmo 44 (p.104),... "Venanzio Fortunato è il primo poeta
occidentale che abbia cantato la regalità di Maria" (p. 106),..."S.Ildefonso
di Toledo che ben a ragione può essere chiamato il Dottore della regalità di
Maria, è anche quello che, primo tra i padri occidentali, cene ha dato una
completa dottrina"(p. 109), ..."San Giovanni Damasceno è il vero
teologo della regàlità"(p. 113), ..: "Ambrogio Autperto può
essere considerato l'iniziatore di tutta una tradizione che considera Maria
Madre e Sposa del Re"(p. 118), ... "Suarez su Maria Sposa del Re ha
basato tutta una concezione che servirà enormemente a compietare un aspetto
trascurato della regalità mariana"(p. 11.8),... "Cristoforo De Vega
è stato il primo studioso ad analizzare direttamente e con criteri
scientifici la regalità di Maria"(p: 132), ... "Eadmero, la cui
testimonianza è...la prima affermazione della regalità di Maria desunta dalla
associazione di questa all'opera di Cristo (p. 243).
I
papi di questa storia non sono stati i primi a muoversi per indirizzare i
fedeli verso la regalità di Maria, ma nemmeno gli ultimi. Essi hanno sentita il
dovere di agire con prudenza e senza precipitazione, lasciando che lo scorrere
dei tempo maturasse i pensieri e gli affetti dei fedeli di tutto il mondo. E
troppo poco proclamare una verità se prima non c'è nella Chiesa una opinione
pubblica capace di recepirla e di approfondirla.
L'intervento
della Madonna nelle vicende riguardanti la dottrina della sua regalità è
stato, attraverso le confidenze e richieste da Lei fatte nel 1830 a santa
Caterina Lebouré e nel 1917 ai pastorelli di Fatima, quanto mai delicato e
discreto. Si direbbe che non ha voluto forzare la mano a nessuno, nemmeno al
Papa. Tanto più gradisce l'omaggio quanto più lo trova spontaneo.
Nella
ricordata corsa dei popoli verso il trono della Madonna attraverso consacrazioni
e incoronazioni manca l'Africa. Ciò stupisce un po' data la sua vicinanza all'Europa
e alla sede del papato, ma non preoccupa molto perchè oramai tutta l'Africa si
va aprendo largamente a Cristo e a Maria. Manca anche l'Asia. Ciò stupisce di
meno essendo ben noto quanto essa sia chiusa alla Fede cattolica, ma preoccupa
di più perchè non si vede ancora quando possa scoccare per essa l'ora della
Grazia. Ma una certezza consola: anche dell'Asia Cristo è Re e Maria Regina.
Pio
XII, nell'enciclica "Ad coeli reginam", dopo avere citato le
testimonianze degli Scrittori Ecclesiastici (e noi le abbiamo riportate tutte
nelle pagine precedenti) e dopo avere ricordato le espressioni della liturgia,
dell'arte e della devozione popolare in Oriente e in Occidente manifestate
anche attraverso le incoronazioni dell'immagine della Vergine, inizia la terza
parte delle sue argomentazioni stabilendo
il
primo fondamento
della
regalità di Maria. Afferma, infatti: "L'argomento principale su cui si
fonda la dignità regale di Maria, è senza alcun dubbio la sua divina maternità."
Egli accetta," così in pieno e valorizza con la sua suprema autorità quello
che era stato l'intuito dei primi cristiani e poi il convincimento dei secoli.
E
non rifugge dal portarne le prove, anche se le sa ripetute e notissime, tanto
sono fondamentali e belle. Spiega così: "Nelle Sacre Scritture, infatti,
del Figlio che sarà partorito dalla Vergine si afferma: "Sarà chiamato
Figlio dell'Altissimo e il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, e
regnerà nella casa di Giacobbe eternamente e il suo regno non avrà
fine"(Lc. 1,32-33); e inoltre Maria è proclamata "Madre del
Signore"(Lc. 1,43).
Sono
le prove della Bibbia, che adesso il lettore dell' enciclica capisce e gusta di
più per averne visto la conferma e l'interpretazione esatta nelle cento voci
della Tradizione presentate prima del Papa stesso. Non si può non ricorrere
alla Sacra Scrittura quando si prova una verità di Fede, come non si può non
ricorrere, per lo stesso motivo, alla Tradizione, anch'essa fonte della
Rivelazione e non inferiore alla Sacra Scrittura: entrambe però sempre
interpretate dal Magistero della Chiesa.
Pio
XII tira infatti la conclusione dalle due fonti della Rivelazione con queste
parole: "Ne segue logicamente che Ella stessa è Regina, avendo dato la
vita a un Figlio, che nel medesime istante del concepimento, anche come uomo,
era Re e Signore di tutte le cose, per l'unione ipostatica della natura umana
con il Verbo."
Dunque
maternità e regalità si spiegano a vicenda, si muovono lungo la medesima
linea: Dove c'è, l'una c'è anche l'altra.
Non
aggiunge altro di proprio Pio XII su questo argomento, come per dire che non
c'è bisogno di insistervi. Poco prima, all'inizio della prima parte, aveva
premesso che il popolo cristiano "considerando poi gli intimi legami
che uniscono la madre al figlio attribuì facilmente alla Madre di Dio una
regate preminenza su tutte le cose."
E
- si direbbe, - si affretta dopo poche righe a dire
il
secondo fondamento
della
dottrina su Maria Regina. Un secondo, quindi distinto dal primo, anche se ad
esso in qualche modo collegabile. Si esprime così "Tuttavia la, Beatissima
Vergine si deve proclamare Regina non soltanto per la maternità divina; ma
anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell'opera della
nostra salvezza eterna."
Anche
questo era stato detto nel passato, almeno dalla fine del 1100 in avanti, con
crescente convinzione, e Pio XII lo riconosce, lo impreziosisce con il suo
potere e lo spiega con un ragionamento tutto suo, lungo e stringente, in
questi termini: "Se Maria, nell'opera della salute spirituale, per volontà
di Dio, fu associata a Cristo Gesù, principio di salvezza, è in maniera
simile a quella con cui Eva fu associata ad Adamo, principio di morte, sicchè
si può affermare che la nostra redenzione si compì secondo una certa "ricapitolazione"
per cui il genere umano, assoggettato alla morte per causa di una vergine, si
salva anche per mezzo di una vergine; se inoltre si può dire che questa
gloriosissima Signora venne scelta a Madre di Cristo... e se realmente fu Lei
che, esente da ogni colpa personale o ereditaria, strettissimamente, sempre
unita al suo Figliuolo, lo ha offerto sul Golgota all'Eterno Padre
sacrificando insieme l'amore e i diritti materni, quale nuova Eva, per tutta la
posterità di Adamo macchiata dalla sua caduta miseranda, se ne potrà
legittimamente concludere che come Cristo, il nuovo Adamo, è nostro Re non solo
perchè Figlio di Dio ma anche perchè nostro Redentore, così, secondo una
certa analogia, si può affermare parimenti che la Beatissima Vergine è
Regina non solo perchè Madre di Dio ma anche perchè, quale nuova Eva, è stata
associata al nuovo Adamo".
Si
individuano nelle parole di Papa Pacelli come principali queste nozioni: la
"parte singolare" di Maria nella Redenzione, la "volontà di
Dio" su questa parte singolare, il confronto di Cristo e Maria con Adamo ed
Eva.
La
"parte singolare" indica l'azione personale, immediata e diretta,
svolta da Maria per contribuire, in un certo modo, all'espiazione delle colpe e
all'acquisto delle grazie per tutto il genere umano, non solo accettando di
diventare Madre del Redentore e quindi causa del mezzo (il corpo umano) con il
quale Gesù avrebbe redento l'umanità, ma anche risentendo in sè i dolori di
Lui nel corso del tempo e per lo stesso scopo.
La
"volontà di Dio" è stata quella di aggiungere Maria al Redentore,
non perchè questi avesse bisogno di qualcuno per compiere la sua opera
salvifica, ma perchè a Dio è piaciuto mettere una Persona che rappresentasse
il genere umano dinanzi al Redentore, così coree questi rappresentava il
genere umano dinanzi a Lui: una Persona che significasse la partecipazione
dell'umanità in qualche modo alla propria riabilitazione: una Persona che,
benchè fosse stata essa stessa bisognosa di redenzione come tutti, tuttavia
veniva fatta degna dalla bontà di Dio di riparare i peccati e di contribuire
all'acquisto delle grazie con le proprie sofferenze.
Adamo
ed Eva rovinarono insieme il genere umano, Cristo e Maria lo hanno salvato
insieme.
Eva
cooperò secondariamente ma veramente alla rovina provocata da Adamo, Maria ha
collaborato dipendentemente ma realmente alla salvezza procurata da Cristo.
Adamo
è il vero e unico capo morale di tutta l'umanità, Cristo è il vero e unico
redentore della stessa umanità.
Non
ci sono altri argomenti addotti da Pio XII. Fuggevolmente si può notare,
ricordando la storia, che il Papa non prende in considerazione né il
significato del nome Maria, nè la discendenza di Lei dalla stirpe regale di
Davide; nè alcuna delle quattro donne bibliche apparse come figure di Maria
Regina a qualche scrittore, nè i rapporti tra la regalità di Maria e la
Santissima Trinità.
Del
resto i due fondamenti posti da Pio XII sono più che convincenti. La maternità
divina è come il fondamento radicale e remoto, il consorzio con Cristo è come
il fondamento prossimo. Dal momento della divina maternità Maria ebbe diritto
radicale al Regno, e questo Regno poi Lei meritò di fatto per essersi associata
al Redentore. Il Sommo Pontefice può categoricamente assicurare: "Nessun
dubbio pertanto che Maria Santissima sopravanzi in dignità tutta la creazione e
abbia su tutti il primato, dopo il suo Figliuolo."
Quest'ultima
espressione ci porta a ricordare
la
verità
che
scaturisce dai due cardini posti dal grande Papa mariano: cioè i termini esatti
del rapporto vigente tra Cristo e Maria.
Subito
dopo aver terminato di esporre il secondo, e ultimo, fondamento della regalità
della Madonna, Pio XII precisa: "E' certo che in senso pieno, proprio e
assoluto soltanto Gesù Cristo, Dio e Uomo, è Re; tuttavia anche Maria, sia
come Madre di Cristo Dio sia come socia nell'opera del divin Redentore, e nella
lotta contro i nemici e nel trionfo ottenuto su tutti, ne partecipa la dignità
regale, sia pure in maniera limitata e analogica. Infatti da questa unione con
Cristo Re deriva a Lei tale splendida sublimità da superare l'eccellenza di
tutte le cose create: da questa stessa unione con Cristo nasce quella regale
potenza per cui Ella può dispensare i tesori del Regno del divin Redentore;
infine dalla stessa unione con Cristo ha origine la inesauribile efficacia della
sua materna, intercessione presso il Figlio e presso il Padre."
Ecco
la verità: se Maria ha un valore, è perché è unita a Cristo; se Maria è
Regina, è perchè è Re il suo Cristo. Insomma, se non ci fosse Cristo, Maria
non avrebbe senso. Si noti come per ben tre volte, e a brevissima distanza
l'una dall'altra, Pio XII ripete le medesime parole "unione con
Cristo". Se si vuole quindi capire la regalità di Maria, bisogna metterla
a confronto con quella di Cristo (e non con quella delle regine di questo
mondo). Tutto ciò si articola nei pensieri che seguono:
a)
Quando si parla di Maria Regina ci si riferisce, non occorre dirlo, a una Donna,
cioè a un essere umano. Anche quando si parla di Cristo, si fa' riferimento
non al Dio Uno e Trino, ma a Cristo Uomo, cioè a un essere umano. Pio XII ha
ricordato il "Figlio che nel medesimo istante del concepimento, anche come
uomo; era Re..."
b)
Cristo ha in se stesso il principio e la forza della regalità, Maria invece
riceve l'uno e l'altra da Cristo. Ma è anche vero che se Maria non, avesse
acconsentito a diventare sua Madre, Cristo non sarebbe stato re. In questo
senso Cristo è debitore a Maria della regalità che ha.
c)
Cristo è nato Re; Maria è nata Regina. Pio XII non lo dice espressamente di
Maria, ma lo fa capire quando dice: "Per aiutarci a comprendere la
sublime dignità che la Madre di Dio ha raggiunto al di sopra di tutte le
creature, possiamo ripensare che la santissima Vergine, fin dal pruno istante
del suo concepimento, fu ricolma di tale abbondanza di grazie da superare la
grazia di tutti i Santi''. In "tale abbondanza di grazie"; fin dal
primo istante del suo concepimento, è radicato il diritto alla regalità. Ma è
anche vero dire che la regalità di Cristo e la regalità di Maria sono state
anche conquistate, oltre che elargite.
d)
Cristo si è detto Re già invita e dinanzi all'autorità civile, Maria non si
è detta categoricamente Regina (almeno finora), ma questo silenzio suo non
toglie nulla alla sua regalità. I diritti esistono anche quando non sono
nominati o rivendicati.
e)
Cristo fu proclamato Re in occasione della sua Ascensione al cielo, Maria è
stata proclamata Regina in occasione della sua Assunzione in cielo "dove -
ricorda Pio XII - presente in anima e corpo regna tra i cori degli Angeli e dei
Santi, insieme al Suo Unigenito Figliuolo". E da allora Maria ha cominciato
ad esercitare pienamente il suo diritto di Regina.
f)
Maria non ha un regno proprio, ma regna nel regno di Cristo; del quale non
solo fa parte ma nel quale è immediatamente vicino a Cristo. E' stato Cristo a
dare a Maria un Regno. Però il Regno di Cristo può dirsi anche, entro certi
limiti, Regno di Maria, per averlo anche Lei conquistato con la, sua stretta
associazione al Redentore.
g)
Cristo è Re in senso pieno, proprio e assoluto e quindi è anche Signore di
Maria; Maria è Regina "secondo una certa analogia", cioè "in
maniera limitata e analogica", però vera, non figurata. Maria non è
padrona indipendente e autoritaria, non può e non vuole disporre arbitrariamente,
ma ha potenza, dominio e influsso per dirigere gli uomini verso il buon fine.
h)
Cristo ha una regalità che è, principalmente e direttamente, spirituale e
soprannaturale; però è anche, secondariamente e indirettamente, una regalità
materiale e naturale, cioè estesa anche alle cose terrene nella misura in cui
hanno riferimento al fine spirituale e soprannaturale. Egli disse che il suo
Regno non è di questo mondo, cioè non proviene da questo mondo, ma non è
fuori di questo mondo. Altrettanto si deve dire di Maria, e Pio XII la chiama
anche "Signora delle cose".
i)
Cristo ha tutti i pieni poteri con autorità assoluta, infinita, ossia potere
legislativo, giudiziario ed esecutivo; Maria non ha tutti i poteri: non
legifera, non giudica, non premia e non castiga, però: 1) "può
dispensare i tesori del Regno del divin Redentore". Poco dopo il Papa
aggiunge con maggior forza: "Se infatti il Verbo opera i miracoli e infonde
la grazia per mezzo dell'umanità che ha assunto, se si serve dei Sacramenti,
dei suoi Santi come di strumenti per la salvezza delle anime, perchè non può
servirsi dell'ufficio e dell'opera della Madre sua santissima per distribuire a
noi i frutti della Redenzione?". 2) C'è di più. Non solo potere di
dispensare i tesori dei Regno, ma anche potere di vero dominio perchè "la
Beata Vergine non ha avuto soltanto il supremo grado, dopo Cristo,
dell'eccellenza e della perfezione, ma anche una partecipazione di
quell'influsso; con cui il Figlio suo e Redentore nostro giustamente si dice
che regna sulla mente e sulla volontà degli uomini". Quindi Maria
influisce sugli uomini, cioè regna, formando con Cristo un unico principio di
operazione, nel quale Maria è presente con il suo vero, proprio personale
intervento. E' chiaro che neppure con una domanda per quanto sommessa Lei
pregiudica la volontà del Re, non presenta alcun desiderio che sa non
esaudibile da parte del Figlio: per esempio, certamente non intercede per i
dannati dell'Inferno. Loro due non sono l'uno di fronte all'altra e tanto meno
l'uno contro l'altra, ma entrambi vanno d'amore e d'accordo. 3) E c'è
ancor di più. Non solo potere di dispensare i tesori del Regno e potere di
partecipare dell’influsso di Cristo sulla mente e sulla volontà degli uomini,
ma anche potere di "inesauribile efficacia della sua materna intercessione
presso il Figlio e presso il Padre!" Qui basti ricordare il titolo di
"Onnipotenza supplichevole" tributato alla Madonna da tutti. Insomma
Pio XII afferma di riconoscere a Maria "potere regale".
l)
Cristo ha una regalità universale nel tempo, nello spazio e sui sudditi; lo
stesso si deve dire, naturalmente in linea secondaria e dipendente da Cristo, di
Maria, e difatti, Pio XII sin dalle prime righe dell'enciclica ha detto che
Lei "presiede all'universo"` e verso le ultime righe la chiama con
espressione. propria: ''Signora delle cose e dei tempi", "Signora dei
celesti e dei mortali". Infatti tutti gli uomini sono sottoposti a Maria
ovunque si trovino, perchè tutti sono, stati "redenti, subordinatamente a
Cristo, anche da Lei. I vivi non ricevono le grazie in terra che per le mani
di Lei. I morti espianti in Purgatorio ricevono i suffragi soprattutto da Lei
che applica loro o i meriti di Cristo a i meriti propri o gli aiuti dei vivi,
sollecitati da Lei e a Lei affidati con la più ampia libertà di usarne. I
morti dannati nell'Inferno rimangono egualmente sotto il dominio della Regina. I
salvati in Paradiso devono la loro gloria anche ai meriti e alla presenza di
Lei. Anche gli Angeli, benchè non bisognosi della redenzione, sono sottoposti
a Maria perchè è la Madre di Dio e quindi immensamente superiore a tutte le
gerarchie angeliche e perchè, per essere intimamente associata a Cristo, è
signora di tutto quello che a Cristo è sottoposto; ben compresi gli
angeli.
Tutto ciò si dice non solo degli angeli buoni, ma anche di quelli cattivi, cioè
dei diavoli.
m)
Se - come dire? - un pochino di differenza si può immaginare un momento solo
tra Cristo Re e Maria Regina, è questo: la Regina appare più misericordiosa
dei Re. Con ciò non si vuole affatto dire che il Re non è misericordioso o
è poco misericordioso - il che sarebbe una cretinaggine prima ancora di essere
una bestemmia - ma si vuol far capire con la misera mentalità umana e con le
parole umane ancor più misere che Maria - come dire?
"le trova tutte" pur di salvarci sudditi, non ha nulla di imperioso o di opprimente, noti manifesta che bontà e misericordia: quella misericordia che non va contro, ma oltre la giustizia, come insegna san Tommaso. Questo; o simile, concetto par di poter dedurre da quel senso "materno che Pio XII riconosce alla nostra Regina. Oltre la "materna intercessione" già ricordata, dice di Lei che "presiede all'universo con cuore materno", che "mentre dispone di un potere regale, arde di materno amore", che ha "un trono di grazia e di misericordia" per dare "soccorso nelle necessità, luce nelle tenebre, conforto nel dolore e nel pianto", che ha "occhi di misericordia, che con la loro luce portano il sereno allontanando i nembi e le tempeste"; infine il Papa si augura che tutti "più chiaramente riconoscano e con più cura onorino il clemente e materno impero della Madre di Dio".
Riassumendo
si può concludere così: Se Cristo è Re, Maria è Regina. Cristo è certamente
Re. Dunque Maria è certamente Regina.
Con
l'enciclica "Ad caeli reginam" Pio XII non ha detto nulla di
assolutamente nuovo, ed egli stesso lo riconosce dicendo: "non si tratta
certo di una nuova verità proposta al popolo cristiano", ma sintetizzando;
ordinando, precisando e confermando con la sua somma autorità quanto era
stato detto nei secoli precedenti, ha reso un grande servizio alla Chiesa e
merita la riconoscenza di tutti: Come si capisce dal senso delle parole e dal
tono dell'insieme e dall'entità dei mezzi usati, egli non ha inteso dare una
definizione dogmatica della regalità di Maria e nemmeno proporre questa regalità
come una verità rivelata, ma ha inteso dare, a conferma di una verità sempre
creduta, una dottrina cattolica certa, che la Chiesa potrà . un giorno, se lo
riterrà opportuno, definire rivelata e trasformare in dogma di fede definita.
Il
cristiano che oggi non l'accettasse non potrebbe dirsi eretico, ma certamente
peccherebbe, benchè indirettamente, contro la Fede. Ma grazie a Dio, ogni
cristiano ha in questo il cuore di santa Teresa dei Bambin Gesù che diceva.
"O Maria, se io fossi la Regina del Cielo e tu la piccola Teresa, vorrei
farmi piccola Teresa per far Tè Regina del Cielo".
L'esperienza della storia ci ha fatto conoscere tre tipi di regina: la regina-re, la regina madre, la regina sposa del re.
Regina-re
è la donna posta come capo supremo dello Stato e provvista di un regno tutto
suo. Ha l'ufficio proprio del re, e se viene chiamata regina, è semplicemente
perchè è di sesso femminile. E' il caso, per esempio, della Regina d'Olanda.
Regina
madre è la donna
sopravvissuta al defunto re suo sposo, mentre il nuovo re è il figlio e la
nuova regina è la sposa del figlio. Non dispone più di poteri giuridici nel
regno e ha una collocazione puramente onorifica.
Regina
in senso assoluto e completo
è la sposa del re, al quale è unita non solo come a uomo ma anche come a re,
complemento di lui in senso fisico, psicologico e giuridico, dotata di primato
di eccellenza e di potenza su tutti i cittadini dello stato, fornita di autorità
relativa e di potere soprattutto intercessionale.
Ora,
quando chiamiamo Maria Regina, in quale senso dobbiamo intenderla?
Maria
non è una regina-re, ossia non è un re di sesso femminile, perchè non ha
nulla della regalità che non le sia stato dato, non ha niente di assolutamente
proprio, non ha un regno proprio: Maria è sì Regina Madre, perchè è
veramente genitrice del Re e con una differenza incalcolabile da qualsiasi
altra regina madre, in quanto questa è la genitrice di uno che non nasce re; ma
lo diventerà dopo, mentre Lei è genitrice di Uno che è Re sin dal primo
istante della concezione perchè Dio. Dunque, ripetiamo, Maria è veramente
Regina Madre, ma nello stesso tempo è molto di più ancora. Ha nel Regno una
collocazione più che onorifica e dispone di veri poteri, anche se limitati.
E', una Regina nel vero senso della parola, anche se, con poteri limitati, del
resto propri di ogni regina.
E'
dunque Sposa del Re, oltre che Madre? E' la domanda che ha impegnata le
intelligenze anche già prima dell'enciclica "Ad coeli reginam" di
Pio XII e che si è imposta dopo questa enciclica con maggior forza. Fino ad
oggi la Chiesa non ha dato risposta ufficiale a questa domanda. Per ora
discutono gli studiosi, appoggiandosi a questo o a quell'autore del passato e
interpretando in un certo modo taluni documenti. Adesso riferiamo ciò che gli
studiosi sostengono.
Prima,
però; una premessa e ancora con le parole dette da Pio XII il 1-11-1954 nel
corso dell'incoronazione dell'immagine di Maria ''Salus populi romani":
"Meno ancora che quella dei suo Figlio, la regalità di Maria non deve
essere concepita in analogia con la realtà della vita politica moderna. Senza
dubbio non si possono rappresentare le meraviglie del cielo che mediante le
parole e le espressioni, ben imperfette, del linguaggio umano; ma ciò non
significa punto che, per onorare Maria, si debba aderire ad una determinata
forma di governo o ad una particolare struttura politica."
Quindi
il concetto di regina regnante quale è inteso sino ad oggi nel diritto umano può
sì offrire qualche aspetto, purchè depurato degli ingredienti troppo terreni,
corrispondente a qualche aspetto di Maria Regina, ma non può assolutamente e
totalmente essere un criterio valido per affermare modalità e manifestazioni di
Colei che si muove su un piano soprannaturale.
Un
altro punto fermo di partenza delle discussioni è la nozione di maternità
divina di Maria già sancita dalla Chiesa solennemente. Non la si può ignorare
in nessun modo dall'11-10-1954; del resto è la più utile per trovare o almeno
avviare una soluzione. Si deve parlare dunque di maternità per arrivare a
capire la natura della regalità di Maria, ma di quale tipo di maternità?
Alcuni
dicono: Maria, essendo Madre, ha il diritto naturale di avere i beni del Figlio,
questo Figlio è Re, anche, la Madre deve avere la regalità, cioè essere
Regina. Ma si risponde a costoro: sono i figli che ricevono i beni della madre,
e non viceversa; non è proprio il caso di scomodare il diritto per qualificare
i rapporti che passano tra un Figlio come Gesù e una Madre come Maria; il
diritto umano non può pretendere di dettar legge sul piano soprannaturale sul
quale agiscono Cristo e Maria; se Dio regolasse le questioni soprannaturali con
il metro dette questioni naturali, si avrebbe l'impressione che Dio è
sottomesso alle cose umane; invece si è sempre visto che Dio è infinitamente
superiore agli schemi umani.
Altri
dicono: la madre ha autorità sul Figlio, questa autorità è di natura regale
quindi la madre regna sul figlio, Se poi il figlio diventa re, la madre dei
figlio re viene ad essere con maggior diritto regina. Ma si oppone a loro: è
esagerato attribuire natura regale all'autorità della madre, che è soltanto
una patria potestà; se fosse vera la natura regale dell'autorità di Maria su
Cristo; bisognerebbe dedurne che Maria, cioè una creatura per quanto altissima,
è Signora di Cristo, ossia di Dio; se tutta l'importanza di Maria su Cristo
si riduce al naturale influsso materno, sarebbe troppo poco.
Altri
ancora dicono: Maria, quale Madre, ha dato al Figlio la possibilità di essere
Re dandogli carne umana. Il Figlio rimanda per riconoscenza sulla Madre il
dominio che ha su tutto e la fa Regina. Ma si ribatte: sì, Cristo deve, in un
certo senso, alla Madre la propria regalità, ma non è detto che sia propria la
regalità il prezzo che il Figlio avrebbe dovuto pagarle; c'è qualcosa di
commerciale e quindi di irriverente in questa forma di riconoscenza pretesa a
favore della Madre.
Altri
infine fanno questo ragionamento: Maria ha detto liberamente sì all'ordine di
Dio, al quale è piaciuto farla Madre di Gesù solo attraverso il consenso di
Lei; ha permesso a Cristo di diventare Re concependolo nel proprio grembo e
quindi ha concepito Uno già Re perchè preesistente nella Divinità e nella
Persona del Figlio di Dio, ha accettato in partenza tutti i dolori connessi alla
Redenzione che il Figlio avrebbe poi operato; in virtù del consenso dato a
divenire Madre di Gesù ha rappresentato la natura umana e tutta l'umanità di
fronte a Cristo, che scelse Lei per incarnarsi e così riabilitare la natura
umana e salvare l'umanità, e veramente si è incarnato in Lei con tutta la
santità della sua Divinità, e perciò l'aveva riempita di grazie oltre ogni
umana immaginazione così da essere degna di un Dio e fin dal primo istante
della sua vita: e tutto ciò con la massima libertà dei dare e dell'avere da
parte dell' Uno e dell'Altra. Ora questo incontro tra la Madre e il Figlio non
può essere avvenuto che in un modo solo, che è questo: con tale intimità, di
corpo e di anima, mutua donazione, vicendevole possesso, fusione, consacrazione,
affinità, quasi eguaglianza, quale si può immaginare solo tra Sposa e Sposo,
che forma una persona sola, una cosa sola, l'intimità più stretta, la parità
più completa. Maria è in questo sposalizio mistico tutt'uno con Gesù. I
beni e i diritti di Lui sono i beni é i diritti di Lei. Gesù è Re, Maria è
Regina. Questo ragionamento viene chiamato con il nome di "maternità
sponsale di Maria".
Questa
posizione gode già l'assenso di molti e va acquistando sempre nuovi
sostenitori. A chi se ne stupisce si può ricordare che Dio è l'Infinito e
che Maria è "un mondo e un paradiso a parte, un nuovo ordine nella
gerarchia degli ordini divini, un ordine congiunto all'ordine e allo stato
dell'unione ipostatica"(fard. de Berulle). Del resto questa posizione non
è dei tutto nuova, perchè risale ai secoli passati, addirittura sino al 479;
anche se non costruita come oggi. E' un piacere a questo punto ripetere
riunite le testimonianze degli antichi e recenti scrittori:
Crisippo
di Gerusalemme (+ 479) disse
a Maria: "Tu devi essere la Sposa dei gran Re ... Tu sarai chiamata la
Madre del gran Re ... Tu sarai trasformata in Regina Celeste",
.
San
Giovanni Damasceno (+ 749):
"La Santissima Vergine sale dal sepolcro al talamo nuziale situato nei
cieli per regnare gloriosamente con il suo Figlio Dio".
Ambrogio
Autperto (+ 770): "Per
te viene posto dagli angeli un trono regale nella stanza del Re eterno e lo
stesso Re dei re, amandoti sopra tutto, come vera Madre e Sposa eccelsa, ti
associa a sè con amplesso d'amore".
Niceta
Davide (tra l'800 e il 900):
"Si è unita al suo celeste Sposo e, entrata nel segretissimo e
incorrottissimo talamo, si è associata al trono del suo regno e intercede per
la nostra salvezza".
Guerrico
d'igny (+ 1157) considera
Maria "Regina, Madre del Re e sua Sposa".
Sant'Aelredo
di Riévaulx (+ 1167):
"La Sposa del nostro Sovrano è nostra Sovrana:_La Sposa dei nostro Re è
nostra Regina".
San Bernardino da Siena (+ 1444): "Maria sta alla destra del Figlio, supplice per noi, come vera Regina perchè Madre del sommo Re per la sua generosa concezione, perchè Figlia del sommo Re per gratuito conseguimento, perchè Sposa del sommo Re per la sua gloriosa assunzione".
San
Pier Canisio (+ 1597):
"Giustamente è chiamata non solo Regina del cielo, ma dei cieli, in quanto
Madre del Re degli angeli, Sorella e Sposa del Re dei cieli".
Francesco Suarez (+ 1617) analizza il concetto di Regina come Sposa e Compagna del Re:
che
il ruolo di Maria quale Associata alla Redenzione operata da Cristo, non così
chiaro e universalmente accettato come il principio della divina maternità e
peraltro sollecitato da diversi problemi della mariologia è stato approfondito
dopo l'enciclica "Ad coeli reginam" Pio XII aveva scritto: "Nel,
compimento dell'opera di Redenzione Maria Santissima fu certo strettamente associata
a Cristo... lo ha offerto sul Golgota all'Eterno.
Padre
sacrificando insieme l'amore e i diritti materni". Non aveva detto nulla
sulla dipendenza di Lei dal Redentore, gli era bastato affermare il principio
della stretta associazione di Lei con Cristo.
Dieci
anni dopo (1964) il Concilio Ecumenico Vaticano II riprende la questione e si
esprime in questi termini: "Così Maria, figlia di Adamo; acconsentendo
alla parola divina, diventò Madre di Gesù e abbracciando con tutto. l'animo
e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò
totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera, del
Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la
grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria
non fu strumento passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza
dell' uomo con libera fede e obbedienza." ..."Questa unione della
Madre con il Figlio nell'opera della redenzione si manifesta dal momento della
concezione verginale di Cristo fino alla di Lui morte..." ..."sino
alla croce dove, non senza un disegno divino, se ne stette soffrendo profondamente
con il suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui,
amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lui generata..."
..."Fu su questa terra l'alma Madre del divin Redentore, compagna generosa
del tutto eccezionale, e umile ancella del Signore. Con il concepire Cristo,
generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire con il Figlio
suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all'opera dei
Salvatore" (Lumen gentium, 56,57,58,61).
Con
queste espressioni il Vaticano II conferma il principio enunciato da Pio XII
arricchendolo di particolari nel dire che Maria si associò a Cristo con tutto
l’animo, totalmente, non fu strumento passivo ma cooperò con libera fede e
obbedienza, per tutta la vita, con animo materno, come Madre, Compagna e,
Ancella.
Madre
per averlo generato, Compagna per essersi assimilata a Lui nelle intenzioni e
nelle opere sino all'estremo limite del possibile (e qui viene la voglia di
sostituire "Compagna" con "Sposa" nel senso spiegato poco
fa), Ancella per avergli obbedito in tutto e per tutto con l'unico intento di
servirlo.
Tre
aspetti di una unica missione che dicono la partecipazione personale di Maria
alla Redenzione, il ruolo consapevole di Lei accolto e adempiuto, il legame che
la unisce a tutte le dimensioni dell'opera redentiva. Ma l'accento è posto di
preferenza sul concetto di Madre predestinata fin dall'eternità "e
questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal
momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza
esitazioni sotto la croce" (Lumen dentium, 62).
Vero
è che il Vaticano II parla della dipendenza di Maria dal Redentore: dice
infatti: che Lei servì "'sotto di Lui e con Lui", che "poiché,
ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una
necessità, ma dal beneplacito di Dio e sgorga dalia sovrabbondanza dei
meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di Lui, da essa assolutamente
dipende e attinge tutta la sua efficacia" (Lumen,gentium,60), ma questa
precisazione del Concilio, indubbiamente preziosa per parecchie questioni, non
toglie nulla all'importanza della cooperazione di Maria all'atto redentore di
Cristo, la quale è avvenuta "in modo tutto speciale" (Vaticana 1-L),
cioè "in funzione subordinata" (dipendente, secondaria, contingente,
strumentale) ma realmente (direttamente, immediatamente, fisicamente) e anche,
nei limiti di sua competenza, efficacemente, non perchè questa cooperazione
fosse strettamente redentrice, ma perchè era intimamente comunicante con la
redenzione operata da Cristo alla quale, come non aggiungeva, così non toglieva
nulla nè per universalità e assoluta sufficienza di Redenzione; nè per unicità
e supremazia del Redentore, nè per unito dell'opera salvifica di Lui che è
assolutamente é necessariamente la causa della salvezza.
Maria
è sì messa accanto al Salvatore, a lui sottomessa, ma nondimeno a titolo di
vera cooperazione: senza dualismo e senza concorrenza, ma in piena armonia perchè
Maria è tutta relativa a Cristo.
Dunque
è ben motivato e approfondito il principio che Pio XII aveva posto come
fondamento della regalità di Maria. Ricordando la Redenzione; il Concilio
chiama Maria "Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice"
(Lumen gentium, 62), ma questi titoli sono sinonimi di Regina perchè Lei non
potrebbe essere Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice se non fosse
Regina. Del resto appena poco prima (al n. 59) il Vaticano II l'aveva detta
"dal Signore esaltata quale Regina dell'universo, perchè fosse più
pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del
peccato e della morte".
Non solo buono e bello, ma anche utile e urgente è infine l'augurio di vedere aumentati ai nostri giorni gli approfondimenti sulla dottrina della regalità di Maria e gli omaggi di affetti e di opere alla nostra Regina. Si attende con particolare interessamento di conoscere, nella luce della regalità di Maria,
1°)
l'esatta interpretazione della tanto discussa Donna dell'Apocalisse (12,1) che
"rivestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una
corona di dodici stelle ... partorì un figlio maschio, destinato a governare
tutte le nazioni con scettro di ferro";
2°)
il valore dell'intervento di Maria nell'ottenere il miracolo dell'acqua cambiata
in vino alle nozze di Cana, (è Gesù a compiere il miracolo, ma è Maria che si
accorge; prevede, prepara, dispone e ottiene);
3°)
il concetto di maternità nella Madonna non fermo al fatto biologico o al
legame affettivo collegante genitrice e generato, ma aperto a realtà più
spirituali e a significati più profondi;
4°)
la nostra vocazione di sudditi chiamati, come dice s. Paolo (2 Tm. 2,12);
"a regnare con Lui", cioè con Cristo e quindi anche con Maria.
Della
liturgia della Chiesa latina l'enciclica "Ad coeli reginam" ricorda
"l'antica e dolcissima preghiera: "Salve, Regina", le gioconde
antifone "Ave, o Regina dei cieli", "Regina del cielo,
rallegrati, alleluia", le litanie lauretane, il quinto mistero glorioso del
Rosario. Tra queste preghiere emerge la "Salve, Regina", provvista
di particolari doti che l'hanno fatta sentire attuale in ogni tempo e ne assicurano
la popolarità anche per il più lontano futuro.
Per
quanto si sia cercato, non si è ancora riusciti a individuarne l'autore. Si è
pensato al vescovo spagnolo Pietro Martinez (+ 1000), al vescovo francese
Ademaro (+ 1098), uno dei capi della prima crociata, all'italiano Anselmo di
Lucca (+ 1086), al monaco tedesco benedettino Ermanno Contratto (+ 1054), ma
senza arrivare a una certezza.
Non
si esclude che più di uno abbia messo mano a perfezionare questa preghiera. Si
dice, per esempio, che quelle che sono oggi le parole di chiusura siano di san
Bernardo che le avrebbe pronunziate la vigilia del Natale 1146 nel Duomo di
Spira (Germania) rispondendo, in qualità di Delegato Apostolico, al popolo che
lo aveva acclamato con il canto della "Salve, Regina" e facendo tre
genuflessioni là dove poi sono state poste in ricordo tre lastre di bronzo.
Pare anche che la parola iniziale "Madre" sia stata inserita da san
Carlo di Bloiss (s,h 1364).
E'
accertato comunque che la copia di "Salve, Regina" più antica è
del secolo undicesimo ed è dell'abbazia benedettina di Reichenau (presso il
lago di Costanza).
Grazie
a san Bernardo (+ 1153) e all'abate Pietro il Venerabile (+ 1156) la preghiera
si diffuse nei monasteri dei diversi Ordini Religiosi del medioevo, e poi anche
in mezzo ai fedeli. Pare che la preghiera dovesse servire ai crociati. Papa
Giovanni XXII (+ 1334) concesse alla recita della "Salve, Regina"
l'indulgenza di quaranta giorni. Si usava dirla la sera, immancabilmente il
sabato sera, anzi in chiesa era una cerimonia a sè stante. Precisamente in occasione
di questa cerimonia nasceva già dal 1600 l'abitudine di dare la benedizione
del Santissimo Sacramento mostrando ai fedeli l'Ostia consacrata, in risposta
alle parole che chiedono a Maria di mostrarci Gesù.
E'
anche certo che venivano rilasciate notevoli somme di denaro perché questa
funzione, recita della "Salve, Regina" e benedizione con l'Ostia,
venisse introdotta nelle diverse chiese.
Per
quanto pochi e fiacchi, non mancarono i nemici della "Salve, Regina".
"I protestanti nel 1500 e i giansenisti nel 1600 insorsero contro di essa
per togliere, per esempio, la parola "vita" applicata alla Madonna
ritenendola troppo contraria al prestigio di Cristo. Arrivarono a dire che era
peccato mortale recitare la "Salve, Regina".
Si
oppose a loro una associazione che si proponeva non solo di difendere ma anche
di diffondere il più possibile la preghiera, all'insegna del versetto rivolto
alla Madonna: "Degnami di lodarti". San Pier Canisio (+ 1597) e
sant'Alfonso Maria dei Liguori (+ 1787) scrissero dotti e fervorosi commenti
alla "Salve, Regina", anzi su di essa sant'Alfonso compose la parte
principale della sua opera "Le glorie di Maria".
Anche
valenti musicisti misero in note la "Salve Regina": basti ricordare
Pergolesi (+ 1736), Coccia (4 1873), Verdi (+ 1901), Perosi (+ 1956).
Ancora
oggi, come da almeno sei secoli, l'uso di questa preghiera e universale in tutta
la Chiesa. Anche oggi, per esempio, conclude la recita del Rosario.
Sono
riconoscibili nella "Salve, Regina" tre parti che si possono
distinguere come introduzione, corpo e conclusione.
L'introduzione
è nelle parole: "Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e
speranza nostra, salve". La prima parola "Salve" indica un
saluto, un augurio, un compiacimento, un omaggio; e richiama istintivamente
alla memoria l'iniziale Ave che annuncia l'Ave Maria.
La
seconda parola "Regina" è il titolo che la preghiera vuol mettere
in evidenza. E ciò è tanto più significativo quanto più si pensa che era
citato sì ma non studiato, nel tempo in cui nasceva questa preghiera.
La
terza parola o meglio espressione "Madre di misericordia"
preannuncia già i motivi che saranno sviluppati nelle invocazioni seguenti.
Dopo la considerazione della regalità segnata dal termine precedente potrebbe,
nascere nell'animo un certo senso di soggezione, e perciò ecco; subito a
dissiparlo la precisazione consolante di Madre e Madre di misericordia riferita
alla Regina. Non si pensa più a una Donna seduta in trono e incoronata di
gemme, ma stringente al seno un bambino.
Incalzano
poi le parole: "vita, dolcezza e speranza nostra". Tre sostantivi
carichi di significati, il più forte dei quali è messo al primo posto come per
sottolineare l'urgenza del sentimento più sentito e più meritevole di essere
espresso: cioè non si può vivere senza Maria, come non si vive senza aria,
senza sangue, senza respiro. E quel possessivo "nostra" ancor più
carico di affetti! Chi prega non è uno solo; anche se prega da solo, è con
tutti come tutti sono con lui. Siamo una famiglia sola davanti a Maria:
fratelli tra noi e figli dinanzi alla medesima Madre. Da Lei la dolcezza, in Lei
la speranza. Torna in mente il "nostro" che Gesù ha legato al
"Padre" nella preghiera da Lui insegnataci.
L'ultima
parola è quella usata per prima: "Salve" come per riaffermare la
gioia dell'incontro già avvenuto con Maria
attraverso la preghiera e più sentita man mano che passa il tempo.
Insomma
questa introduzione sembra uno squillo di tromba risuonante a gloria già. nella
seconda parola "Regina" e pur placantesi in tenerezza; nella
terz'ultima parola "speranza", uno squillo aperto e chiuso con la
medesima nota. Il corpo della preghiera comprende due parti: una costatazione e
una domanda.
La
costatazione dice alla Regina: "A Te ricorriamo, esuli figli di Eva; a Te
sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime". Con queste
parole esprimiamo due concetti: lo slancio della nostra fiducia in Lei, "A
Te ricorriamo", e i titoli della nostra miseria, "esuli ... gementi e
piangenti". Confessiamo cioè il nostro stato di bisogno e di dolore nelle
due manifestazioni più pietose e più capaci di attirare misericordia: l'esilio
e il pianto. Dimostrando così un senso molto umano e una concretezza molto
realistica; dettatici dalla lunga triste esperienza, riconosciamo la nostra vera
situazione e apriamo nel migliore dei modi la via alla domanda che dobbiamo
rivolgere alla Regina.
La
domanda chiede: "Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi
tuoi misericordiosi e mostraci - dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto
del tua seno". Nominiamo a questo punto – quello che ci preme più di
tutto - non più la Regina e nemmeno la Madre di misericordia, ma l'Avvocata.
E’ il terzo titolo nel breve volgere di poche parole alla medesima Persona,
vero come gli altri due. L'Avvocata è quella che difende gli accusati. E gli
accusati siamo noi. Non abbiamo avuto il coraggio di dirlo prima. Prima ci è
sembrato sufficiente dire solo quanto siamo miserabili per il fatto di essere
gementi e piangenti. Ma c’è di peggio. Siamo anche accusati. Accusati perchè
colpevoli. Accusati, dalla giustizia del Re, colpevoli di troppi peccati. Non
osiamo dirlo esplicitamente, ma Lei l'ha già capito. Ci difenda adesso
concedendoci due grazie.
La
prima è: "Rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi". Si, gli
occhi! I suoi occhi. Occhi come i nostri. Quelli vedono e sanano. Ci bastano.
D'altronde non meritiamo di più. E a Lei non occorre che si parli o si muova.
E' così potente che basta il suo sguardo a ottenere quello che vuole.
La
seconda grazia è: "Mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto
del tuo seno". Quale balzo in avanti, fin dentro l'eternità che verrà
dopo questo esilio, fino a Gesù, che è il frutto del suo seno e dev'essere il
frutto della nostra conversione! Un balzo, di colpo! Si vede che la fiducia è
aumentata in chi prega. Un balzo da fare con Lei perchè riesca. E Lei ci
mostrerà il suo Gesù, come già ai pastori, ai magi, a Simeone, ad Anna.
Questo
corpo della preghiera non continua io squillo di tromba suonato
nell'introduzione, ma si estende più lungamente come un sommesso singhiozzo. E'
ovvia la differenza. L'introduzione era tutta rivolta alla Regina e non poteva
essere che festa, mentre il corpo è diretto quasi tutto a noi e non può essere
che lutto. Un lutto però raddolcito dal riflesso che si sprigiona dall'Avvocata
e dà il tono alle ultime invocazioni.
La
conclusione è tutta in cinque parole: "O clemente, o pia, o dolce
Vergine, Maria", e in un crescendo continuo di valori. Si parla di nuovo di
Lei, e solo di Lei, e ritorna la festa. E la chiusura in bellezza; l'ovazione
finale, l'entusiasmo portato al massimo in quel "Vergine" aggiunto al
"Madre" detto poco prima, per ricordare le due possibili grandezze
della donna riunire eccezzionalmente in questa Regina che si sta pregando e
solo in Lei; ed entusiasmo esplodente, nell'ultima parola: un nome mai detto
prima, sebbene sembrasse il primo da doversi dire, e ora messo qui a suggello
della preghiera; nome proprio di Persona, nome che dice tutto: Maria. La Regina
è Maria.
La
"Salve, Regina", pur chiamando la Madonna con il titolo regale, non si
preoccupa affatto di spiegarlo, ma insinua dolcemente questo pensiero: Maria è
Regina non perchè si goda da sola la sua grandezza, ma perchè la metta tutta a
nostro servizio. E' un pensiero cristiano che la Madonna è la prima ad
accettare, perchè vuole veramente usare della sua autorità soltanto per il
nostro bene.
Confrontata
con l'Ave Maria, alla cui composizione hanno collaborato cielo e terra, cioè
l'Angelo Gabriele, santa Elisabetta e la Chiesa, la "Salve, Regina" è
certamente meno teologica ma, in compenso, è più umana perchè più vibrante
di esperienza terrena, più proporzionata alle varie situazioni della vita, più
vicina ai bisogni del cuore. Per questo è tanto popolare, nonostante che sia più
lunga dell'Ave Maria e meno facile da ritenere a memoria.
E'
gustata sopratutto come preghiera della sera, cioè del tempo più raccolto e più
religioso della giornata, per quel senso di commozione e di speranza che circola
nelle sue invocazioni.
E
si presta ad essere cantata. Non è vera poesia, ma ha con il suo ritmo un
andamento sinceramente poetico. - Era cantata di sera, nei secoli passati, dai
marinai; oggi è cantata dai benedettini, cistercensi, carmelitani, trappisti,
domenicani e altri, come ultima preghiera della giornata. Ed è un rito solenne.
Il canto comincia in chiesa, prosegue lungo i corridoi del convento e termina
nelle celle dei monaci.
Quei
cento carmelitani che furono uccisi dai saraceni sul monte Carmelo nel 1291,
affrontarono il martirio cantando la "Salve, Regina".
San
Vincenzo de' Paoli ( + 1660) determinò la conversione del suo padrone, a
Nizza, con il canto di questa preghiera.
Nell'Ordine
Domenicano si canta la "Salve, Regina" ad ogni frate che muore. Il
Domenicano P. Vincent Mc. Nabb la cantò al morente Gilbert Chesterton (sh
1936).
E
questa preghiera noi ripetiamo qui, a conclusione di queste pagine, e vorremmo
davvero che fosse un canto.. con il nostro lettore:
Salve,
Regina,
Madre
di misericordia,
vita,
dolcezza e speranza nostra, salve.
A
Te ricorriamo, esuli figli di Eva;
a
Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù
dunque, Avvocata nostra,
rivolgi
a noi quegli occhi tuoi misericordiosi
e
mostraci dopo questo esilio Gesù,
il
frutto benedetto del tuo seno.
O
clemente, o pia, o dolce Vergine, Maria.