MARIA
La sua vita e i suoi prodigi
Di
Padre Rocco Manzi – Casa Mariana – Maria SS del Buon Consiglio 83040
Frigento (AV)
Rechiamoci
in spirito nel Paradiso terrestre. Adamo ed Eva sono caduti nella colpa,
istigati da Satana apparso in forma di serpente. Sono nudi e per la prima volta
sentono una forte vergogna della loro nudità, tanto che cuciono insieme delle
foglie di fico e se ne fanno delle cinture. Più tardi, alla brezza del giorno,
sentono il Signore che passeggia per il giardino e corrono a nascondersi. Il
Signore li chiama.
Adamo
riconosce la sua colpa, ma si affretta ad accusare la compagna Eva. Costei
ammette di essere caduta in errore ed accusa il serpente. Siamo di fronte ad un
comportamento disastroso: i nostri progenitori avrebbero dovuto chiedere perdono
per la disobbedienza, e Dio nella sua misericordia non avrebbe mancato di
perdonarli. Invece preferirono scusarsi facendo a scaricabarili. Seguì
inevitabile il castigo, con ordine.
Il
primo a mancare era stato il serpente e fu anche il primo ad essere castigato;
l'ultimo a prevaricare fu l'uomo e fu anche l'ultimo a ricevere la pena.
Nella
stessa occasione in cui Dio manifesta la sua giustizia, preannunzia pure in modo
generico e misterioso un suo grande disegno di misericordia verso l'umanità. Il
Signore dice rivolto al serpente: "Porrò inimicizia fra te e la donna, tra
la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le
insidierai il calcagno" (Gn 3,15).
Chi
sarebbe stata quella Donna che avrebbe vinto il serpente non lo seppero né i
patriarchi, né i giudici, né i profeti, ma lo sappiamo noi cristiani, attuale
popolo di Dio. Quella Donna è la Beata Vergine Maria.
Maria,
destinata ab aeterno a cooperare col Figlio alla sublime opera della
Redenzione, cioè alla riparazione dei terribili guasti causati dal peccato
originale e dagli altri innumerevoli peccati degli uomini, occupa un posto
centrale nella storia della salvezza. Per questo motivo le sue glorie sono
prefigurate in vario modo nel Vecchio Testamento.
S.
Bernardo vede prefigurata Maria sia nella verga di Aronne che fiorì senza
radici, sia nella "donna forte (perfetta)" di cui si parla nei
Proverbi di Salomone e sia nella "Porta orientale" di Ezechiele
"a tutti perennemente chiusa" perché destinata ad essere attraversata
dal solo Verbo fatto uomo. Maria è ancora simboleggiata nella "cosa
nuova" di cui parla Geremia: "una donna che racchiude in sé un
uomo", l'uomo per eccellenza Cristo Gesù. Altri Padri nello straordinario
concepimento di Sara, moglie di Abramo, vedono prefigurato il miracoloso
concepimento di Maria.
Nella
vittoria della profetessa Debora sopra il generale nemico Sisara e sopratutto
di Giuditta sopra il terribile Oloferne i Padri vedono il trionfo di Maria sul
nemico numero uno di Dio e degli uomini, Satana.
Anche
la regina Ester, che impetrò dal re Assuero la liberazione degli Ebrei dallo
sterminio, voluto dall'empio ministro Aman, è per i Santi Padri figura di Maria
che ottiene dall'Onnipotente la salvezza dei cristiani peccatori. Non mancano
altri Padri che considerano figure di Maria la scala che il patriarca Giacobbe
vide in sogno e che congiungeva la terra col cielo, la nuvoletta che il profeta
Elia, dimorante sul monte Carmelo, vide nel cielo e che in breve tempo si
trasformò in una abbondante pioggia, segnando la fine della terribile siccità
che durava da tre anni ed anche il cedro del Libano, che verdeggia maestoso e
non teme le più terribili tempeste.
L'elogio
che gli abitanti di Betulia tributarono a Giuditta per l'uccisione di
Oloferne: "Tu gloria di Gerusalemme, tu letizia d'Israele, tu onore del
nostro popolo" ben più a ragione la Chiesa lo rivolge a Maria a motivo di
quanto fece e compie tuttora a favore del popolo cristiano contro il potere e
le insidie mortali di Satana.
Non
si hanno testimonianze storicamente attendibili intorno all'aspetto fisico di
Maria. Secondo alcune tradizioni San Luca dipinse vari ritratti della Vergine.
Tra i più celebri ricordiamo quello venerato a Roma nella basilica di S. Maria
Maggiore, quello venerato a Bologna nel santuario di S. Luca e la Madonna di
Chestochowa in Polonia. Sono immagini di scarsa bellezza, ma sulla loro autenticità
c'è molto da dubitare, perchè le testimonianze sono troppo tardive (dal sec.VI
in poi). Comunemente dagli esperti vengono riferite al periodo bizantino.
A
Roma nelle catacombe di Priscilla vi è dipinta una immagine della Madonna con
in grembo il Bambino Gesù. Essa è molto antica, perchè risale alla prima metà
del II secolo, ma non ci dice nulla del reale aspetto fisico di Maria, perchè
è ispirata non a motivi reali, ma a motivi ideali e fantastici. Tutti inoltre
possono notare la rozzezza della mano dell'ignoto autore.
Sono
molti gli scrittori che a partire dal secolo VI in poi descrivono minutamente le
fàttezze della Madre di Dio, ma tali descrizioni si basano su motivi ideali e
fantasiosi. Non ci resta quindi che concludere con S. Agostino: "Non
conosciamo il volto della Vergine Maria".
Tuttavia,
poiché le testimonianze più antiche concordano nel dire che la Beata Vergine
conservò sempre un bell'aspetto, confacente ai diversi periodi della sua vita
terrena, possiamo ritenere come certo che Ella fu adorna di una bellezza
singolare.
Diciamo
subito che non è possibile stabilire la data precisa della nascita di Maria. A
tutti è noto che gli autori sacri non intesero comporre la biografia di Maria,
ma solo ricordare quegli avvenimenti che rivestono particolare importanza nel
piano divino della Redenzione.
Vi
sono degli autori che vorrebbero assegnare la nascita di Maria all'anno 738 di
Roma, cioè al 15 av. Cristo. Essi fanno questo ragionamento: Era usanza che le
fanciulle ebree si sposassero all'età di 14 anni, quindi anche la Vergine
fece lo stesso e l'anno seguente, cioè a 15 anni di età, diede alla luce il
Redentore. Ognuno comprende che, se questa era l'usanza, non segue che la
Vergine abbia fatto proprio così. Dobbiamo perciò dire che è impossibile,
allo stato attuale delle conoscenze, determinare con esattezza la data della
nascita.
Essa
comunque si può fissare con buona approssimazione negli anni 728-733 dalla
fondazione di Roma, cioè nel periodo che permette di assegnare lo sposalizio
della Vergine quand'Ella aveva l'età compresa tra i 14 e i 20 anni.
Non
sappiamo neppure con certezza dove nacque Maria, se a Nazareth se a Seforis, se
a Betlemme e se a Gerusalemme. Gli antichi scrittori sono divisi nelle opinioni
e nelle preferenze. Per una serie di ragioni, testimoniali e cultuali, è
tuttavia più probabile che Maria sia nata a Gerusalemme. I suoi genitori,
Gioacchino ed Anna, secondo un'antica tradizione erano originari di Seforis,
cittadina distante 6 Km. da Nazareth, e secondo il protovangelo di Giacomo
(apocrifo del 2° secolo) Maria nacque a Gerusalemme nelle vicinanze del Tempio.
Una conferma si ha nel fatto che molto tempo prima dell'invasione degli Arabi il
Vescovo, il clero e i fedeli si radunavano nel santuario della Probatica
(corrispondente all'attuale chiesa di S. Anna) l'8 settembre di ogni anno per
celebrare la natività della beatissima Madre di Dio. Inoltre sulla grotta,
venerata come luogo della nascita di Maria, prima ancora dell'Imperatore
Costantino sorgeva un modesto oratorio, sostituito in seguito da una basilica
bizantina e più tardi, nel secolo XII, venne costruita per opera dei Crociati
l'attuale chiesa dedicata a S. Anna. Sotto l'attuale chiesa vi è la cripta
dove sin dal V secolo i pellegrini veneravano la nascita della Madonna.
La
piscina Probatica, detta volgarmente Bethesda, è situata a poca distanza e pare
che fosse l'ovile in cui si custodivano le pecore destinate ai sacrifici
quotidiani del Tempio. Secondo un'antica tradizione il padre della Vergine
Maria, Gioacchino, era pastore e sembra che fosse il custode delle pecore
destinate ai sacrifici.
Secondo
l'antichissima tradizione, accettata ufficialmente dalla Chiesa, i genitori di
Maria furono Anna e Gioacchino, venerati come santi il 26 luglio.
Il
Protovangelo di Giacomo afferma che Gioacchino era un uomo ricco, ma molto
religioso, della casata di Davide e originario della Galilea. Aveva sposato
Anna, donna molto pia, figlia di Nathan sacerdote betlemita. Si erano stabiliti
a Gerusalemme nei pressi della piscina Probatica. Gioacchino soleva recarsi al
tempio e fare due offerte al Signore: una per sé e l'altra per il popolo.
I
due santi coniugi però si sentivano mortificati a causa della sterilità, che
presso gli Ebrei era ritenuta come un indizio di malvagità e un segno della
maledizione di Dio. In 40 anni di matrimonio, nonostante le calde suppliche
innalzate a Dio, non avevano ancora avuto la gioia di mettere al mondo un
figlio.
Un
giorno Gioacchino, recatosi al Tempio a fare le offerte, venne malamente
apostrofato e scacciato via dal sommo sacerdote Ruben con queste parole:
"Tu non sei degno di offrire i tuoi doni, perchè non hai dato ancora al
Signore il frutto della primogenitura d'Israele".
Pensate
al dolore e alla confusione di Gioacchino, umiliato pubblicamente in modo così
villano. Il poveretto, senza neppure avvisare la sposa, si ritirò nella
solitudine di una sua proprietà montana e si diede all'orazione e al digiuno
per ben 40 giorni.
Da
parte sua Anna, venuto a sapere l'accaduto, con l'anima piena di amarezza, si
mise a supplicare il Signore con maggior fervore perchè le concedesse la
benedizione di un figlio e fece la promessa di consacrarlo a Lui.
La
preghiera dei santi coniugi venne esaudita e un angelo del Signore apparve
successivamente ad entrambi con l'annunzio che nascerebbe loro un figlio.
Rientrato a Gerusalemme, Gioacchino in ringraziamento al Signore offrì dieci
agnelli, dodici vitelli e cento capri puri e senza macchia e in pace e gioia
stette in attesa della nascita del primogenito.
Venuto
il tempo Anna diede alla luce una bimba, a cui col marito si affrettò ad
imporre il nome di Maria.
Un
anno dopo Gioacchino in casa sua fece una grande festa con la partecipazione
di popolo, scribi e sacerdoti. Questi ultimi benedissero la bimba con le
parole: "Dio di gloria, volgete lo sguardo su questa fanciulla e accordatele
una benedizione che non abbia mai interruzione".
Non
sappiamo fino a che punto sia storica la narrazione del Protovangelo su
ricordato, tuttavia una cosa è certa, anzi è domma di fede, e cioè che Maria
fu concepita senza peccato originale, piacque a Dio sin dal primo istante
dell'esistenza della sua anima e nacque santa, grande santa.
La
nascita di Maria fu come l'aurora dei tempi nuovi. In campo naturale l'aurora
segna l'inizio del giorno, in campo soprannaturale Maria "quasi aurora
consurgens" segna l'inizio dell'epoca messianica, della sovrabbondante
effusione della grazia. L'aurora annunzia il sole vicino. E la nascita di Maria
annunziò il sorgere del Sole di giustizia che "illumina ogni uomo che
viene in questo mondo".
Sia
la Chiesa greca che quella latina celebrano la festa della Presentazione di
Maria al Tempio il 21 novembre di ogni anno.
Negli
evangeli manca qualsiasi accenno a tale avvenimento, ma nel Protovangelo di
Giacomo vengono riportati interessanti particolari. Quando Maria ebbe
raggiunto l'età di due anni, Gioacchino disse alla moglie Anna:
"Conduciamo la nostra figlia al Tempio, e sciogliamo così il voto che
abbiamo fatto!". Ma Anna rispose: "E' ancora troppo presto! ...
Aspettiamo il terzo anno, per evitare il pericolo che la nostra piccola ricerchi
suo padre e sua madre...". " Sta bene - aggiunse Gioacchino -
aspettiamo fino al terzo anno".
Al
terzo anno la bimba puntualmente fu condotta al Tempio e consegnata al Sommo
Sacerdote perchè la custodisse e la facesse educare. Secondo il ricordato
apocrifo, all'atto della presentazione Maria si svincolò dalle braccia dei
suoi e salì da sola i vari gradini che conducevano alla porta del Tempio,
mentre un gruppo di sacerdoti e leviti, alla presenza della folla plaudente,
l'accolse a suon di tromba.
La
piccola - secondo questa tradizione - visse negli edifici annessi al Tempio sino
ai 14 anni, cioè sino a quando il miracolo della verga fiorita la designò come
sposa di Giuseppe.
Risulta
chiaramente dallo stesso vangelo (Luca 2,37) che nei recinti del Tempio o nelle
immediate vicinanze non vivevano solo i sacerdoti e i leviti, ma anche delle pie
donne, come la profetessa Anna, che servivano Dio con digiuni e orazioni e che
accudivano alle pulizie, alla confezione di vesti e paramenti sacri ecc...
E'
da credere che la Vergine Maria sia stata custodita ed educata precisamente da
queste pie donne. L'ammissione della bimba fra le donne destinate al servizio
del Tempio dovette essere facilitata dal fatto che Gioacchino ed Anna erano
parenti del sacerdote Zaccaria, futuro padre di Giovanni Battista. D'altra
parte la piccola Maria, prevenuta dalla grazia sin dal grembo materno, di certo
si sentiva attratta a vivere in quel luogo, ove Dio stesso aveva chiaramente
fatto conoscere che gradiva di essere onorato.
Scrive
San Luigi Grignon de Monfort: "La Vergine santissima si presenta a Dio:
1)
Come sua creatura che, dovendo tutto a Lui, a Lui tutto rende; ed Egli la riceve
qual Madre per prendere da Lei un essere nuovo e da Lei poter dipendere;
2)
Ella si offre a Lui come sua schiava; ed Egli l'accoglie quale Sovrana,
compiacendosi di mettersi anch'Egli tra i sudditi di Lei;
3)
Ella si dà a Lui come la Vittima del sacrificio del mattino, dandogli l'inizio
della propria vita; ed Egli si dà a Lei come la Vittima del sacrificio della
sera, dando per Lei e per noi la fine della propria vita onde poter essere
immolato sul Calvario".
Tutti
i buoni israeliti, premurosi di seguire le norme della Bibbia, ponevano gran
cura nell'educazione intellettuale e morale dei fanciulli. Non possiamo quindi
dubitare che i parenti e le persone, che ebbero in cura Maria giovinetta, si
preoccuparono d'insegnarle la legge mosaica e di farle praticare il culto nel
Tempio o nella sinagoga.
Nelle
famiglie ebree, appena il bambino cominciava a balbettare, la mamma gli faceva
imparare a memoria un versetto della Legge. Imparato che lo aveva, a furia di
ripetizioni, si passava a un altro versetto, e così di seguito. Più tardi,
quando l'età lo permetteva, gli mettevano nelle mani il testo scritto dei
versetti in modo che imparasse a leggere. Giuseppe Flavio ricorda l'entusiasmo
con cui i giovani israeliti imparavano la Legge. Comunque, anche se le cose non
stessero così, non cè dubbio che Maria fanciulla sia stata diligentissima
nell'apprendimento e nell'osservanza della Legge. E non c'è neppure motivo di
dubitare che i suoi educatori l'abbiano avviata per tempo ai lavori propri
delle fanciulle: faccende domestiche, attingere acqua alla fontana, lavatura di
panni, filare e simili. Sin da quei verdi anni Maria dovette apparire a tutti un
modello insuperabile di pietà e di operosità. Spesso accade che i fanciulli
fanno capricci e disubbidienze, si mostrano golosi e attaccati al gioco. Maria
al contrario, piena di grazia e di Spirito Santo, si mostrò sempre docile, laboriosa
e raccolta in Dio.
Mentre
le fanciulle sono facili alle invidie, alle bugie, alle vanità: Maria amò la
semplicità, la schiettezza, la gentilezza verso gli altri e soprattutto
l'abbandono in Dio.
Presso
gli israeliti tutti i sabati e gli altri giorni festivi, mattino e pomeriggio,
si teneva l'adunanza nella sinagoga, vi si leggeva un brano scritturale del
Pentateuco, detto Shemà, dove si raccomanda di fare quello che il Signore ha
comandato: amarlo con tutto il cuore, servirlo e insegnare ai figli a fare
altrettanto. Possiamo immaginare come le sublimi esortazioni dello Shemà si
siano impresse nel cuore di Maria fanciulla. Nessuno mai al mondo, tra le
pure creature, le prese tanto a cuore e le realizzò nella vita momento per
momento: nello stare a mensa, nel camminare, nel coricarsi e nell'alzarsi.
Questo
ininterrotto e perfettissimo pensare a Dio e agire per Iddio, per noi
impraticabile, a Maria era reso possibile dal dono della giustizia originale,
per cui non esisteva in lei la lotta tra la carne e lo spirito, tra l'appetito
superiore, cioè la ragione, e quello inferiore, cioè i sensi e le passioni. Il
suo corpo fu sempre strumento docilissimo dell'anima nelle sue ascensioni
verso Dio e nella pratica eroica delle virtù. Gli evangelisti (Lc 2,19) fanno
risaltare come la Vergine SS. fosse solita custodire nel cuore gli avvenimenti
per rifletterci sopra. Dobbiamo quindi ritenere che la lettura e la spiegazione
delle profezie riguardanti il Messia e la Madre di lui suscitassero grande
emozione nel suo cuore. Particolare interesse dovettero avere per Lei quei
brani del profeta Isaia (52,13-53,12) dove si parla del Servo di Dio
"vilipeso e reietto dagli uomini, uomo di dolori, assuefatto alla sofferenza"
che si addossa le iniquità di tutti e come agnello, muto ai suoi tosatori, si
lascia condurre al macello. Neppure poterono lasciarla indifferente salmi come
il 109, in cui viene esaltata la figura del Messia come Re e Sacerdote:
"Parola del Signore al mio Signore: - Siedi alla mia destra finchè io
faccia dei tuoi nemici sgabello dei tuoi piedi. Da Sion stenderà il Signore lo
scettro di tua potenza; impera sopra i tuoi nemici"..."Tu sei
sacerdote in eterno al modo di Melchisedech".
Non
è possibile conoscere i disegni di Dio e seguire le sue vie senza meditare
sulla sua parola. Maria fu impareggiabile nell'arte di ascoltare e di
applicare alla propria vita la parola di Dio fissata per sempre nelle Scritture.
Maria
fanciulla sapeva di discendere dalla stirpe del re Davide, da cui secondo la
Scrittura doveva nascere il Messia. Ci possiamo chiedere: quali sentimenti
suscitava nel suo cuore questo pensiero? E' da credere che Ella, nella sua
profonda umiltà, pensasse spesso alle gravi mancanze dei suoi antenati e che
sentisse nel cuore una grande sete di espiarle, sopratutto per mezzo della
preghiera e dell'assiduo servizio a Dio. Convinta inoltre che una espiazione,
adeguata per le colpe dell'umanità e in particolare del popolo ebreo, la
potesse dare solo il Messia promesso, moltiplicava le sue preghiere a Dio perchè
non tardasse più oltre a mandarlo sulla terra. E' in questo quadro psicologico
che si inserisce il suo voto di perpetua verginità fatto a Dio. Non c'è dubbio
che Ella sia arrivata al voto per impulso speciale della grazia divina, dato che
presso gli Ebrei non esisteva l'uso che le fanciulle si consacrassero a Dio.
D'altra parte nessuna legge o precetto mosaico proibiva di unirsi in matrimonio
o di servirsi del matrimonio già contratto. La risposta-domanda che farà
Maria all'arcangelo Gabriele: - Com'è possibile? Non conosco uomo - quando
venne annunziata, denunzia in Lei una impotenza morale che non poteva derivare
se non da un voto di perpetua verginità. Questo voto fu emesso certamente
prima della sua Annunciazione e quasi sicuramente anche prima del suo sposalizio
con S. Giuseppe. Quindi, quando Maria sentì e meditò il celebre brano di Isaia
(7,10-16), dove si parla della vergine che concepisce e dà alla luce un figlio
a cui sarà dato il nome di Emmanuele, è da credere che Ella lo riferisse non a
se stessa, ma ad un'altra israelita, ugualmente consacrata a Dio.
Quando
morirono i santi Gioacchino ed Anna? Non possiamo rispondere nulla di certo;
tuttavia, secondo una tardiva tradizione riferita dal monaco Epifanio (circa
l'810) e da Giorgio Cedreno, Maria fanciulla rimase orfana quando aveva 12 anni.
Gioacchino morì ottuagenario ed Anna all'età di 79 anni.
E'
da credere che i funerali e il seppellimento avvenissero secondo le usanze del
tempo. Si chiudevano gli occhi al defunto, gli venivano fasciate le mani e i
piedi con bende e tutto il corpo veniva avvolto in un lenzuolo nel quale si
deponevano anche i profumi. Collocato sopra una bara col viso scoperto, il
cadavere veniva esposto nel centro dell'unica stanza della casa, oppure nella
camera alta. Parenti ed amici gli sedevano intorno, piangendo e gemendo. Poichè
il clima palestinese è piuttosto caldo, il seppellimento avveniva poche ore
dopo il decesso. Trasportato a spalla sopra. una bara da parenti, amici o
estranei, il cadavere veniva seppellito fuori della città, ove lo seguivano,
con grida e lamenti, parenti e amici. Venivano pagate anche alcune donne, dette
prèfiche, perchè piangessero. Tra le scene di dolore vi erano pure quelle di
cospargersi il capo di polvere e cenere e di stracciarsi i vestiti. Secondo il
Talmud, anche il più povero israelita doveva procurarsi due suonatori di flauto
ed una prèfica.
La
Vergine Maria, rimasta sola sulla terra, reagì al dolore e all'amarezza per la
perdita dei genitori intensificando i suoi slanci di amore verso Dio.
Lo
sposalizio con Giuseppe.
S.
Luca ci informa che la Vergine Maria al momento della comparsa dell'arcangelo
Gabriele per il grande annunzio dell'Incarnazione del Verbo era di già
sposata a Giuseppe. Ci possiamo domandare: - Quando avvenne il fidanzamento?
Secondo l'uso ebraico del tempo i giovani si sposavano sui 18 anni, mentre le
fanciulle non prima dei 12. E' probabile che lo sposalizio di Maria sia avvenuto
quando Ella aveva 14-18 anni. Come mai la Vergine aderì a sposarsi? E' da
credere che Ella ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma unirsi in matrimonio era
l'usanza comune presso gli israeliti e, se non avesse seguito tale usanza,
sarebbe stata considerata da tutti una disgraziata, un essere strano e per anni
sarebbe stata molestata dalle richieste di matrimonio.
Dobbiamo
inoltre ritenere che Ella abbia avuto l'assicurazione che, anche unita in
matrimonio, avrebbe potuto continuare ad osservare il voto di verginità e che
volentieri S.Giuseppe abbia acconsentito alla richiesta di Maria di vivere come
fratello e sorella.
La
Provvidenza divina in tal modo diede a Maria la possibilità di conservarsi
vergine e nello stesso tempo di godere dell'aiuto materiale e dell'affetto di un
uomo di provata virtù e pieno di amor di Dio. Se Maria non si fosse sposata
c'era anche il pericolo che Cristo, dalla gente, venisse ritenuto un
illegittimo, nato non dalla stirpe di Davide ma da qualche ignoto peccatore. Lo
sposalizio era ancora conveniente per tenere nascosto al diavolo il concepimento
divino della Vergine, ritenuta da lui una donna comune e non la Madre di Dio. C'è
infine da osservare che Maria, se non si fosse sposata, una volta diventata
madre sarebbe stata considerata adultera e condannata alla lapidazione. Ella,
da parte sua, coltivò sempre il sentimento dell'abbandono senza riserve al
volere di Dio e, per questo motivo, quando era incinta, non spiegò nulla al suo
sposo, lasciando che la divina Provvidenza pensasse ad appianare la delicata
situazione.
L'oscurità
che avvolge le opere e il modo di procedere del Signore suole urtare la
suscettibilità delle menti indocili e superbe, ma non portò turbamento alla
profonda umiltà e alla fede eroica di Maria.
Nei
disegni divini Giuseppe, oltre che custode del pudore di Maria, doveva essere
anche il testimone autorevole del suo parto verginale. Mentre nel matrimonio
ordinario si ha cura di mettere al mondo dei figli mediante l'unione
coniugale, in quello di Maria e di Giuseppe si ebbe cura di custodire la
reciproca castità e di aiutarsi nel compimento dei disegni della Divina
Provvidenza.
Come
avvenne il matrimonio di Maria con Giuseppe?
Possiamo
rispondere che avvenne secondo gli usi ebraici del tempo. Il matrimonio
ebraico abbracciava due fasi distinte: il fidanzamento e lo sposalizio
propriamente detto, cioè l'introduzione della sposa nella casa dello sposo.
Abitualmente erano i genitori o chi ne faceva le veci a scegliere uno sposo od
una sposa per i propri figli. E se talora era il giovane a scegliere la
compagna, la domanda veniva presentata dai suoi genitori al padre della
fanciulla prescelta. Successivamente i parenti del giovane e il padre della
giovane fissavano il mohar cioè la dote degli sposi. Il mohar delle fanciulle
povere abitualmente consisteva in oggetti casalinghi e in capi di vestiario.
L'usufrutto della dote spettava allo sposo.
Stabilito
il mohar, si domandava il consenso alla fanciulla e, ottenutolo, si stipulava
un contratto scritto. Seguiva il rito del fidanzamento. Le famiglie dei
fidanzati si riunivano insieme ad alcuni testimoni e il giovane dava alla
fanciulla un anello d'oro o qualche altro oggetto di valore, dicendo:
"Ecco, per questo anello tu mi sei promessa, secondo la legge di Mosè e
d'Israele". E si procedeva ad un festino.
Notiamo
che presso gli antichi ebrei il fidanzamento era un vero contratto di matrimonio
e lo possiamo paragonare al matrimonio rato e non consumato dei Cristiani.
Questo è confermato dal fatto che la fidanzata infedele in forza della legge
mosaica veniva lapidata e per rimandarla occorreva, come per le mogli, il
libello di ripudio.
Tra
la prima fase del matrimonio (fidanzamento) e la seconda (introduzione della
sposa in casa del marito) abitualmente si lasciava trascorrere un anno per le
vergini e almeno un mese per le vedove. L'intervallo era stabilito per dare alla
giovane tempo sufficiente per preparare il corredo e allo sposo il tempo per
finire di pagare il mohar e allestire il necessario per il gran pranzo nuziale.
Non
conosciamo i particolari che portarono all'incontro e poi allo sposalizio di
Maria con Giuseppe. L’evangelista Matteo si limita a dirci che Giuseppe era
della stirpe di Davide e che suo padre si chiamava Giacobbe. Lo definisce
inoltre giusto cioè pio, onesto, laborioso, uomo secondo il cuore di Dio. La
tradizione è concorde nel ritenere Giuseppe operaio col mestiere di falegname.
Interessanti
particolari sullo sposalizio della Beata Vergine sono contenuti nelle
rivelazioni della venerabile Anna Caterina Emmerich. Secondo questa veggente
tedesca, i genitori di Giuseppe possedevano una grande casa a Betlemme, dove
il patriarca trascorse la fanciullezza insieme a cinque fratelli. Poichè
Giuseppe era pio, semplice e di carattere mite, i fratelli lo molestavano e
talvolta lo maltrattavano. Giuseppe non reagiva, ma preferiva cercarsi un
altro sito dove abbandonarsi alla preghiera. Arrivato all'età di 12 anni
cominciò a frequentare la bottega di un falegname e imparò il mestiere, ma
poichè i fratelli continuavano a rendergli insopportabile la vita, Giuseppe
lasciò Betlemme e visse del suo lavoro presso altri artigiani. All' età di
circa 30 anni lavorava a Tiberiade per un altro padrone, ma abitava da solo in
una casetta vicina. Nel frattempo i suoi genitori erano morti e i suoi fratelli
si erano dispersi.
Da
tempo il santo giovane non solo credeva nella venuta del Messia, ma pregava Dio
che lo inviasse sulla terra. Un giorno, mentre se ne stava occupato a sistemare
un oratorio nei pressi della sua casetta allo scopo di avere un posto riservato
dove raccogliersi in preghiera, gli apparve un angelo che gli comandò di
recarsi al Tempio di Gerusalemme per diventare sposo di una fanciulla ivi custodita.
Prima
di questo messaggio Giuseppe non aveva mai pensato al matrimonio e perciò
evitava la compagnia delle donne.
In
quell'epoca la Beata Vergine aveva 14 anni e viveva ancora nel recinto del
Tempio. Sua madre Anna andò a visitarla e le comunicò che doveva lasciare quel
luogo per maritarsi. La fanciulla profondamente commossa dichiarò alla madre
che si era totalmente consacrata a Dio, ma Anna insistè perchè accettasse un
marito. Allora la Vergine si raccolse in fervente preghiera e ben presto una
voce divina la confortò e le suggerì di accettare quanto le veniva proposto.
Per
la circostanza sull'altare del Santo dei santi i sacerdoti collocarono dei
ramoscelli, ciascuno dei quali apparteneva a giovani desiderosi di fidanzarsi e
appartenenti alla casata del re Davide. Tra i ramoscelli c'era pure la verga
di Giuseppe. Il ramoscello che fosse fiorito spontaneamente avrebbe indicato
il giovane, designato dal Signore a sposo di Maria. Avvenne che soltanto la
verga di Giuseppe producesse un fiore bianco simile al giglio. Fu quindi
evidente che Dio lo destinava a sposo di Maria. Le nozze della vergine
avvennero, secondo le modalità già ricordate, a Gerusalemme in una casa sita
presso il monte Sion.
In
quella solenne occasione (è sempre la Emmerich che racconta) Anna indossò il
vestito delle grandi feste. "La capigliatura della Vergine era abbondante e
di un biondo-oro. Ella aveva le ciglia brune, grandi occhi luminosi, naso ben
modellato, bocca nobile e graziosa, mento fine. Indossava una bella veste; il
suo incedere era dignitoso".
Dopo
il fidanzamento Giuseppe si recò a Betlemme per motivi di famiglia, poi si
trasferì a Nazareth. In questa cittadina S. Anna possedeva una casa e la preparò
per Maria e per Giuseppe. Essa era situata dove attualmente sorge la basilica
dell'Annunciazione e, secondo la Emmerich, è proprio quella che si venera a
Loreto, ivi trasportata dagli Angeli.
Secondo
la tradizione Giuseppe aveva, oppure acquistò per la circostanza del
matrimonio, una casetta poco distante da quella di Maria. Quivi, al suo
ritorno da Betlemme, stabilì la sua bottega di falegname.
Da
qualche tempo Maria viveva nella casetta di Nazareth attendendo alle faccende
domestiche, ma sopratutto alla preghiera, sospiro perenne della sua anima. Era
ormai il sesto mese che la cugina Elisabetta ad Ain Karem in Giudea, pur essendo
sterile ed avanti negli anni, aveva concepito Giovanni Battista. La Vergine era
in preghiera nella cameretta più riposta della casa, quand'ecco le compare in
forma di bellissimo giovane l'arcangelo Gabriele. Lc. I,28-38 "Entrando da
lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A
queste parole Ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale
saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia
presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono
di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno
non avrà fine ". Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile?
Non conosco uomo". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà
su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che
nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta,
tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto
mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me
quello che hai detto". E l'angelo parti da Lei".
In
quell'istante nel seno verginale di Maria, per opera dello Spirito Santo,
incominciò ad esistere l'umanità di Cristo, cioè i primordi del suo corpo e
l'anima unita alla Divinità.
Commenta
bellamente l'avvenimento il Mariologo Gabriele Roschini: "Il fiat di Maria
è indubbiamente il più grande fiat pronunziato dopo il fiat di Dio al principio
del mondo. Col primo, infatti, venivano mirabilmente formate tutte le cose. Col
secondo tutte le cose venivano non meno mirabilmente riformate. Dal primo sorse
il sole creato che illumina gli occhi; dal secondo sorse il sole increato che
illumina le anime. Dal primo sbocciò la vita naturale, dal secondo, invece,
sbocciò la vita soprannaturale. Tutta la storia dell'umanità è imperniata
in quei due fiat".
Leggiamo
in Luca che Maria, dopo la sua Annunciazione, decise di rècarsi nella regione
montuosa della Giudea per visitare ed assistere la parente Elisabetta. Dall'angelo
aveva saputo che la cugina aspettava un bambino e si trovava già al sesto mese
di gravidanza. L'evangelista aggiunge che vi si recò frettolosamente, cioè
spinta da un forte desiderio di consolare quella famiglia e di rendersi utile
alla cugina. Non conosciamo altri particolari storicamente certi sul viaggio,
ma se dobbiamo credere alla venerabile Emmerich le cose andarono così.
Nel
giorno dell'Annunciazione Giuseppe non si trovava a Nazareth, perchè non
ancora tornato da Betlemme. Appena giunto si diede da fare per approntare
l'occorrente per la sua attività di falegname. Stava all'oscuro di quanto era
accaduto alla sposa, e costei nella sua riservatezza non gli comunicò nulla:
lasciò che Dio stesso provvedesse a dipanare le angustie e le ansietà che
stavano per insorgere nell'animo di Giuseppe.
Era
vicino il tempo della Pasqua e lo sposo doveva recarsi a Gerusalemme per la
festività. Maria chiese di andare con lui per visitare Elisabetta. E' da
escludere però che Giuseppe si sia recato sino in casa di Zaccaria. Se lo
avesse fatto dalle parole di Elisabetta e dalla risposta di Maria avrebbe
conosciuto ciò che si era compiuto in Lei. Dal vangelo invece appare chiaro che
rimase all'oscuro del mistero dell'Incarnazione del Verbo sino a quando non
venne informato da un angelo.
Quando
Maria entrò in casa di Zaccaria e salutò la cugina, a costei il bambino
sussultò nel grembo. "Elisabetta (Lc I,41-45) fu piena di Spirito Santo
ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto
del tuo grembo. A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? Ecco,
appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato
di gioia nel mio grembo. Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle
parole del Signore". Al saluto della parente Maria effonde il suo animo
riconoscente verso Dio col sublime cantico detto Magnificat. "Come se
dicesse: - Elisabetta, tu lodi me, ma io lodo il mio Dio che ha voluto
esaltare me sua misera serva ad essere sua madre" (S. Alfonso). -
L'ottavo
giorno dalla nascita di Giovanni, in occasione del rito della circoncisione, i
parenti di Elisabetta volevano chiamare il fanciullo Zaccaria dal nome di suo
padre. Ma Elisabetta disse che bisognava chiamarlo Giovanni. Fu allora
chiesto con cenni a Zaccaria (diventato muto perchè non aveva creduto
all'angelo che gli era apparso nel Santo dei santi nove mesi prima) come volesse
che si chiamasse il figlio. Egli, chiesta una tavoletta, vi scrisse: Il suo nome
è Giovanni tra la meraviglia degli astanti. "In quel medesimo istante gli
si aprî la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio".
Zaccaria
inoltre fu ripieno di Spirito Santo e proruppe in quel celebre cantico detto
Benedictus, che è un inno di lode e di benedizione a Dio che aveva voluto
manifestare la sua misericordia nella casa di Davide secondo la promessa fatta
nei secoli precedenti per bocca dei profeti. Dobbiamo osservare con S. Alfonso
che per mezzo di Maria si dispensano le grazie divine e si santificano le anime.
Infatti il fanciullo Giovanni esulta di gioia per la grazia donatagli prima di
nascere; Elisabetta è ripiena di Spirito Santo e Zaccaria rimane consolato per
il recupero della favella.
La
visita della Beata Vergine permise la convivenza di due donne singolari,
divenute madri per un prodigioso intervento del cielo. L'una e l'altra erano
perfettamente consapevoli della grande dignità e della futura missione dei loro
nascituri: due missioni per volere divino intimamente connesse e l'una
ordinata all'altra. Giovanni infatti doveva disporre gli animi degli israeliti
ad accogliere degnamente il Messia Figlio di Dio e preparare i suoi primi
discepoli, mentre Gesù, sole di giustizia, avrebbe compiuto la divina opera
della Redenzione.
La
fama degli avvenimenti verificatisi in casa di Zaccaria si divulgò in tutta
la regione montuosa della Giudea, causando un clima religioso di attesa. Maria,
da parte sua, si trattenne con Elisabetta circa tre mesi, fino a poco dopo la
nascita di Giovanni. A voler credere alla venerabile Emmerich quando il
piccolo Giovanni venne circonciso, Maria era già partita per Nazareth.
Rientrata
nella sua casetta di Nazareth Maria riprese la vita di prima, intessuta di
lavoro e di preghiera. Continuò a non dir nulla a Giuseppe di quanto si era
compiuto in Lei, ma il corso della natura non tardò a manifestare i segni della
gravidanza. Giuseppe ne fu sconvolto nel più intimo. Che cosa era successo?
Quale mistero si celava dietro un fatto simile? Come mai Maria taceva, restando
serena e dolce come se nulla fosse?
Stretto
in una morsa di dolorosa inquietudine il poveretto lottava. I giorni passavano
e i segni della maternità erano sempre più evidenti.
Al
colmo del tormento e dell'amarezza, Giuseppe decise di rimandare la sposa in
segreto, o meglio - al dire della Emmerich - di allontanarsi in segreto da
Nazareth.
"Mentre
però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del
Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere
con te Maria, tua sposa, perchè quel che è generato in Lei viene dallo Spirito
Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà
il suo popolo dai suoi peccati" (Mt. 1,20-21).
Dio
era intervenuto a chiarire il mistero, e nel cuore di Giuseppe discese pace e
tranquillità.
Come
abbiamo ricordato in precedenza tra il fidanzamento e l'introduzione della
sposa in casa dello sposo correva ordinariamente un anno. Dobbiamo pertanto ritenere
che questo avvenimento abbia avuto luogo a Nazareth qualche mese dopo il
ritorno di Maria da Ain Karem. Anche per questo episodio della vita della
Madonna difettiamo di notizie storiche. Tuttavia non è temerario pensare che
il rito si sia compiuto secondo le usanze del tempo. Per l'avvenimento si
scartavano i sabati, i giorni di digiuno e quelli di lutto. Ordinariamente si
sceglieva il mercoledì, ritenuto come un giorno apportatore di bene e felicità.
La stagione preferita era l'autunno.
La
preparazione cominciava con un bagno della sposa, che le amiche e le anziane
in seguito abbigliavano e profumavano. Le si faceva indossare una larga tunica
bianca, stretta ai fianchi da una cintura; la si ricopriva pure con un lungo e
bianco velo che scendeva dalla testa ai piedi e le si metteva sul capo una
corona di mirto. Dieci fanciulle biancovestite, con le lampade in mano, stavano
con lei in attesa dello sposo. Costui, giunta la sera, vestito a festa e
attorniato dai suoi amici, a piedi o a cavallo, si incamminava verso la casa
della sposa. Era accompagnato dai suonatori di flauto, tamburi e nacchere, da
parenti, amici e curiosi.
Quando
lo sposo giungeva nei pressi della casa della sposa, si gridava: "Ecco lo
sposo! Andiamogli incontro!". Formatosi un sol corteo, gli sposi salivano
nella stanza superiore della casa pulita e adorna per la solenne circostanza, e
prendevano posto su seggioloni appositamente preparati. Sopra le loro teste
veniva messa la sciarpa della preghiera o taleth (striscia di pergamena o di
lino su cui erano scritte le preghiere del rito), dopo di che il padre della
sposa (o altro incaricato) prendeva la mano destra della figlia e la poneva
nella destra dello sposo dicendo: "Che il Dio di Abramo, di Isacco e di
Giacobbe sia con voi e vi unisca; faccia discendere su di voi la sua
benedizione, e vi permetta di vedere i figli e i nipoti fino alla quarta
generazione". A questo punto un ministro o un anziano si metteva dietro gli
sposi con il calice della benedizione e supplicava Dio di benedire tutti i
parenti. Porgeva quindi agli sposi il calice di vino e questi brindavano
vicendevolmente.
Lo
sposo, vuotato il calice, lo gettava a terra e lo calpestava, giurando di
rimanere fedele alla sposa fino al tempo in cui i frantumi del calice si fossero
riuniti. Veniva poi letto il contratto di matrimonio e i parenti e gli amici
tra l'esultanza generale gettavano sulla coppia felice riso o frumento, simbolo
di fecondità.
Calato
il crepuscolo gli sposi in corteo si recavano alla nuova abitazione e si
assidevano al banchetto nuziale. A sera inoltrata la festa aveva termine e gli
sposi potevano ritirarsi nella camera nuziale.
Non
di rado la festa nuziale veniva prolungata per una settimana intera. Le
suggestive cerimonie che abbiamo descritte servirono nei disegni di Dio per
nascondere ai nazaretani e persino ai parenti più stretti di Maria e di
Giuseppe il grande mistero dell'Incarnazione del Verbo. Tutti in effetti
ritennero che Gesù fosse figlio legittimo e naturale non solo di Maria, ma
anche di Giuseppe e quando, più tardi, Gesù iniziò la sua vita pubblica si
meravigliarono della sua sapienza e della sua potenza taumaturgica. Solo
dopo la Risurrezione cugini e compaesani vennero a conoscere l'origine
soprannaturale di Gesù.
E'
veramente difficile dire qualcosa di fondato sulla vita in comune, menata da
Giuseppe e da Maria prima della nascita di Gesù. Furono mesi di attesa e di
preparazione al grande evento. Maria e Giuseppe dovevano avere il cuore e la
mente fissi a quel piccolo cuore che pulsava accanto al cuore della Vergine.
Certo Maria non mancò di finezze e di attenzioni per Giuseppe; questi da parte
sua si prodigò per il bene della sposa, ma tutti e due vivevano per Gesù,
pensavano a preparare le cose migliori per il piccolo e immensamente grande che
stava per nascere.
Sappiamo
che Giuseppe esercitava il mestiere di carpentiere nella sua bottega che,
secondo la tradizione, distava appena un tiro d'arco dalla casetta dov'era
avvenuta l'Annunciazione. Da mane a sera maneggiava l'ascia, la pialla, la
sega, il martello per soddisfare i clienti che avevano bisogno di mobili, porte,
finestre, panche...
Che
dire di Maria? Di certo la sua prima e più desiderata occupazione fu quella
di preparare il corredino per il futuro neonato, e poi tante faccende da
sbrigare: attingere acqua alla fontana, cucinare, fare le pulizie, lavare i
panni, preparare la pasta per il pane... Probabilmente le toccò filare,
tessere, cucire, rattoppare... e forse anche girare una piccola macina da mulino
per ridurre il frumento in farina.
Tanto
lavoro dalla mattina alla sera, ma anche tanta preghiera, tanta unione con Dio,
tanti sospiri amorosi verso il Figlio di Dio racchiuso nel suo seno!
Erano
trascorsi quasi nove mesi dall'annunzio recato dall'angelo Gabriele e per Maria
era prossimo il tempo del parto.
A
Roma sedeva sul trono imperiale Cesare Ottaviano Augusto e con fermezza e
sagacia era riuscito da alcuni anni a stabilire la pace in tutti i confini del
grande impero. Nell'anno 9 a.C. era stata inaugurata l'Ara Pacis Augustae e
l'anno dopo era stato chiuso il famoso tempio di Giano bifronte, da secoli
aperto a motivo delle continue guerre.
Amministratore
oculato, Ottaviano di suo pugno aveva composto il Breviarium Imperii, dove con
diligenza aveva annotato "tutte le entrate pubbliche, il numero dei
cittadini (romani) e degli alleati che erano sotto le armi, lo stato della
flotta, dei regni (alleati), delle province, delle imposte, dei tributi, dei
bisogni e delle elargizioni" (Annales 1,11)
Dall'evangelista
Luca apprendiamo che in quel periodo l'Imperatore ordinò il censimento della
popolazione dell'impero, che comprendeva anche la Palestina. Era governatore
della Siria Quirino e dispose che tutti coloro, i quali per qualsiasi motivo si
trovassero lontano, ritornassero ai luoghi di origine e si facessero
registrare dagli incaricati.
"Anche
Giuseppe (Lc 2,4-5), che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città
di Nazareth e dalla Galilea sali in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme,
per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta".
Vi
si recò anche Maria, probabilmente per il fatto che ella, essendo figlia unica
e quindi ereditiera, era soggetta a tributo. Sappiamo che i Romani solevano
sottoporre all'imposta personale anche le donne dai 12 ai 60 anni e forse, per
accertare l'età, le obbligavano a presentarsi al pubblico ufficiale. Inoltre
la nascita del Messia a Betlemme era stata predetta esplicitamente dal profeta
Michea (5,1) e Maria e Giuseppe si sottomisero volentieri alla manifesta volontà
di Dio.
Dato
lo stato interessante in cui si trovava, per Maria il lungo viaggio di 4-5
giorni (oltre 130 Km) dovette riuscire faticoso e spossante anche se fornita
di una cavalcatura. Ma nel cuore di Maria ardeva un gran fuoco di amore divino
e un grande desiderio di mirare cogli occhi il Figlio suo e di Dio e questo
dovette alleviare le fatiche del corpo.
Giunti
a Betlemme, dove circa mille anni prima era nato il re Davide, Maria e Giuseppe
trovarono il villaggio insolitamente affollato a causa del censimento e non fu
possibile trovare un luogo adatto per alloggiare. Non era conveniente che Maria
desse alla luce il Figlio sotto lo sguardo di tanti estranei nel
caravanserraglio oppure in qualcuna delle case private, che consistevano
ordinariamente di un unico stanzone a pianterreno, nel quale tutto si faceva
in pubblico ed in comune, senza riserbo.
Furono
quindi costretti a rifugiarsi in un'ampia grotta fuori dell'abitazione e quivi
Maria "diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo
depose in una mangiatoia" (Lc. 2,7).
Nessuna
parola umana od angelica potrà descrivere i sentimenti e gli affetti di Maria
in quei momenti in cui, pur rimanendo integra in verginità, diede alla luce il
Salvatore del mondo. Nella grotta si trovavano, secondo la tradizione, anche
un bue e un asinello, che furono testimoni incoscienti della nascita-più
importante della storia.
Attualmente
sulla grotta sorge la maestosa basilica della Natività, costruita nel IV secolo
da S. Elena, madre dell'imperatore Costantino.
A
circa 3 Km a sud-est di Betlemme, più in basso, c'è una contrada quasi
pianeggiante, detta ai nostri giorni Campo dei pastori. Quando nacque Gesù vi
erano delle greggi di pecore e dei pastori che le vegliavano durante la notte.
"Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore
li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse
loro: "Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto
il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo
Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che
giace in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine
dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei
cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama (Lc 2,9-14).:
Appena
gli angeli si furono allontanati, i pastori, in preda ad emozione e a gioia,
presero dei doni e in fretta simisero in cammino alla ricerca del Bambino, e
trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino, che giaceva nella mangiatoia".
Raccontarono con giubilo a Maria e a Giuseppe quanto era loro accaduto,
adorarono, accarezzarono il Bambino ed offrirono i loro doni. "I pastori
poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano
udito e visto, com'era stato detto loro".
Tutte
le persone che ebbero occasione di sentire il racconto dei pastori rimasero
stupiti di quanto dicevano. Da parte sua Maria conservò nel suo cuore gli
avvenimenti e li andava meditando.
Leggiamo
nella Genesi (17,9-10) che il Signore diede ad Abramo, capostipite del popolo
eletto, questo comando: "Osserverai il mio patto, tu e i tuoi discendenti
nel corso delle loro generazioni. E il patto che io fo tra me e voi, cioè i
tuoi discendenti dopo di te, e che voi dovrete osservare, è questo: ogni
maschio fra voi sia circonciso". Gesù, al dire di S. Paolo, "nato
sotto la legge", si sottomette a questo rito doloroso. E cosî sin dal suo
ingresso nel mondo, appena otto giorni dopo la nascita, offre al Padre celeste
le primizie del suo sangue, prezzo del nostro riscatto.
La
circoncisione consisteva in un taglio, praticato sull'organo genitale
dell'infante, ed era il segno tangibile dell'alleanza di Dio col popolo
israelita. Abitualmente veniva praticata in casa del padre e talvolta dalla
stessa madre. E' probabile che toccò a S. Giuseppe l'incombenza di compiere
il severo rito e vi era l'usanza che vi assistessero dieci testimoni.
Il
ministro della circoncisione nel praticare il taglio mescolava ai gemiti del
bambino queste parole: "Sia benedetto Iahwèh, il Signore! Egli ha
santificato il suo diletto fin dal seno della madre, e ha scritto la legge
nella nostra carne. Egli imprime sui figli il segno dell'alleanza per comunicare
ad essi le benedizioni di Abramo nostro padre". I presenti rispondevano:
"Viva colui che tu hai scelto per figlio! "
La
ferita soleva causare nel circonciso per qualche giorno delle febbri e veniva
medicata con polvere di cimino, olio e vino.
Quasi
certamente solo la Vergine comprese in tutta la sua ampiezza il significato di
quel rito sanguinoso e delle parole liturgiche che lo accompagnarono. Nella stessa
occasione venne imposto all'infante il nome di Gesù secondo l'ordine comunicato
dall'angelo sia a Maria che a Giuseppe.
La
dimora della santa Famiglia nella grotta dovette essere breve, forse una diecina
di giorni. Man mano che i forestieri venivano censiti prendevano la via del
ritorno, le case private si sfollavano e fu quindi possibile a Giuseppe trovare
un altro alloggio, una casetta dove dimorare sino al tempo della purificazione
di Maria, che aveva luogo 40 giorni dopo la nascita del bambino.
Nella
stessa occasione bisognava presentare anche il figlioletto al Tempio.
In
particolare la legge di Mosé, quanto alla purificazione della donna,
stabiliva che se ella dava alla luce un maschio, rimaneva legalmente impura 40
giorni; se invece partoriva una femminuccia, rimaneva impura un tempo doppio cioè
80 giorni. Conseguenza dell'impurità era che la donna non poteva toccare alcun
oggetto sacro, nè poteva recarsi al Santuario cioè al Tempio di Gerusalemme.
"Compiuti
i giorni della sua purificazione (la donna) - prosegue il Levitico 12,6 - porti
al sacerdote, all'ingresso del Tabernacolo di convegno, un agnello di un anno
per l'olocausto, e un colombo o una tortora per il sacrificio in espiazione del
peccato. Egli li offrirà davanti al Signore e farà l'espiazione per lei, ed
essa sarà purificata del suo flusso di sangue... Se ella non ha mezzi per
procurarsi un agnello da offrire, prenda due tortore o due colombi: uno per
l'olocausto, l'altro per il sacrificio di espiazione del peccato. Il sacerdote
farà l'espiazione del peccato per lei, ed ella sarà purificata".
Quanto
poi alla presentazione e offerta del primogenito leggiamo: "Il Signore
parlò a Mosè (in Socoth) e disse: - Consacra a me ogni primogenito. A me
appartiene ogni primo nato tra i figli d'Israele, tanto degli uomini, quanto
degli animali". (Esodo 13,1-2) In seguito a ciò Mosè impose agli
israeliti la legge: "Offri al Signore ogni primo nato; come pure, di ogni
primo parto del tuo bestiame, i maschi sono del Signore... Riscatta pure ogni
primogenito d'uomo tra i tuoi figli. E se in avvenire tuo figlio ti domanderà:
Che cosa significa questo? tu gli dirai: con irresistibile potenza il Signore ci
trasse dall' Egitto, dalla casa di schiavi. E poichè il Faraone si ostinava a
non lasciarci partire, il Signore uccise tutti i primogeniti nella terra
d'Egitto, dal primogenito dell'uomo al primo nato delle bestie; perciò io
sacrifico al Signore il maschio di ogni primo parto; e riscatto ogni
primogenito dei miei figliuoli" (Es. 13,12-15).
-
Effetto di questa legge era che tutti i bambini primogeniti erano consacrati a
Dio, cioè erano destinati a servire Dio come sacerdoti. Ma più tardi, dopo
l'infame episodio del vitello d'oro, leggiamo nel Deuteronomio (10,88) che il
sacerdozio venne riservato ai discendenti di Levi, in premio del coraggio e
dello zelo con cui per ordine di Mosè avevano ucciso quelli che avevano adorato
il vitello d'oro, anche se si trattava dei loro più stretti parenti (Esodo
32,26). Pertanto Dio permise che i primogeniti delle altre tribù venissero a
Lui consacrati e poi riscattati con l'offerta di cinque sicli d'argento, prezzo
di una vittima da immolare sull'altare (Numeri 18,16).
La
prima delle leggi ricordate, in sè, non poteva riguardare la Beata Vergine.
Ella infatti non aveva concepito alla maniera delle altre donne. Tutto in Lei
era avvenuto per opera dello Spirito Santo e la sua maternità anzichè
renderla immonda l'aveva maggiormente santificata. C'era però convenienza che
si sottomettesse ugualmente alla legge per non dare occasione di scandalo alla
gente. D'altra parte Maria nella sua profondissima umiltà trovava facilissimo
tutto quello che poteva abbassarla agli occhi degli uomini e suscitare la
compiacenza di Dio. Non esitò quindi un istante a sottomettersi alle
prescrizioni della legge.
Per
quaranta giorni rimase nascosta nella casetta in dolce intimità col Bambino e
con lo sposo Giuseppe.
Che
dire di quei giorni di nascondimento, di preghiera e di umili faccende? S.
Alfonso de' Liguori ha composto una mirabile poesia che è come una ripresa
televisiva della dolce intimità tra la Vergine e il piccolo Gesù:
"Fermarono
i cieli - la loro armonia, cantando Maria - la nanna a Gesù. Con voce divina -
la Vergine bella, più vaga che stella, - diceva così:
Mio
figlio, mio Dio, - mio caro tesoro, tu dormi, ed io moro - per tanta beltà.
Dormendo, mio bene, - tua madre non miri, ma l'aura; che spiri, - e' foco per
me.
Cogli
occhi serrati - voi pur mi ferite;
i
or quando li aprite, - per me che sarà? Le guance di rose - mi rubano il core:
Dio! che si more - quest'alma per te. Mi sforza a baciarti - un labbro sî raro:
perdonami, caro, - non posso più no.
Si
tacque, ed al petto- stringendo il bambino, al volto Divino - un bacio donò.
Si
desta il diletto; - e tutto amoroso, con occhio vezzoso - la madre guardò. Ah
Dio! ch'alla madre - quegli occhi, quel guardo fu strale, fu dardo, - che l'alma
ferì".
Betlemme
dista circa 8 Km da Gerusalemme, perciò il viaggio della santa Famiglia per
recarsi al Tempio, al termine dei 40 giorni prescritti, non dovè essere
faticoso.
Nelle
prime ore del mattino Giuseppe e Maria poterono salire sul monte Moria, dove
sorgeva il maestoso Tempio, riedificato dopo l'esilio e rifatto e ingrandito da
Erode il Grande. Di certo la Vergine salì gli scalini con animo grato, pronta e
desiderosa di offrire al divin Padre il suo unigenito. I santi sposi
attraversarono l'atrio dei gentili, dove - se non l'avevano di già -
acquistarono due colombine, di cui una doveva servire per l'olocausto e l'altra
per il sacrificio di espiazione. Attraversarono poi la porta Bella che immetteva
nell'atrio delle donne. Saliti poi altri gradini entrarono nell'atrio degli
israeliti per chiedere ai sacerdoti il rito della purificazione. I sacerdoti di
turno erano in attesa delle persone legalmente impure.
Non
ci volle molto tempo per compiere l'immolazione delle colombine e per recitare
le preghiere di rito. Seguì poi la presentazione del piccolo Gesù, accompagnata
dalla silenziosa e fervente preghiera della Vergine. Secondo la Emmerich, il
sacerdote, dietro l'altare, prese il divino Infante e lo innalzò volgendolo
verso diverse parti del Tempio, mentre pregava. Seguì pure il riscatto del
primogenito col pagamento dei cinque sicli.
La
presentazione di Gesù fu come l'offertorio di quella mistica Messa, che avrebbe
avuto il punto culminante (elevazione) sul Calvario.
Il
sommo gradimento di Dio Padre fu manifesto per l'intervento di origine
soprannaturale di due santi personaggi: il vecchio Simeone e la profetessa
Anna.
Narra
infatti S. Luca (2,25-88): 'C'era a Gerusalemme un uomo di nome Simeone, uomo
giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo,
che era su di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza
prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al
Tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la
Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
Ora
lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perchè
i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i
popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele.
Il
padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di Lui.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua Madre: - Egli è qui per la rovina e
la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perchè siano
svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima.
C'era
anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto
avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era
ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si
allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e
preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e
parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme".
La
Chiesa ricorda e venera tra i dolori di Maria anche quello causatole dalle
parole profetiche di Simeone: "(Egli) sarà segno di contraddizione... E
a te una spada trafiggerà l'anima". A queste parole tutta la sua
allegrezza si convertì in mestizia e conobbe "più distintamente le pene e
la morte che aspettavano il povero Figlio" (S. Alfonso).
Adempiuti
i precetti della legge mosaica Maria e Giuseppe ritornarono a Betlemme.
La
santa Famiglia dimorava ancora nella casetta ricordata dall'evangelista
Matteo, quando avvenne la visita dei Magi. Matteo è molto sobrio di notizie nei
loro confronti; gli altri evangelisti addirittura tacciono. Sappiamo con
certezza che venivano dall'Oriente, ma questo termine è troppo generico.
Nell'Antico Testamento designava tutte le regioni al di là del Giordano cioè
il deserto siro-arabico, la Mesopotamia e persino la lontana Persia.
Secondo
un'antica tradizione i Magi erano tre, si chiamavano Gasparre, Melchiorre e
Baldassarre e, a voler credere alla Emmerich, appartenevano alla stirpe del
patriarca Giobbe. Probabilmente conoscevano la celebre profezia di Balaam,
secondo cui "una stella spunterà da Giacobbe, uno scettro sorgerà da
Israele".
Di
certo erano persone di condizione agiata, di costumi onesti, di animo
profondamente religioso e studiosi di astrologia. Quando videro nel cielo, un
astro di particolare fulgore, illuminati internamente dalla grazia divina,
ebbero la certezza che quella era la stella del re dei Giudei nato sulla terra,
e nel loro cuore nacque un veemente desiderio di andare a rendergli omaggio e di
portargli dei doni. La straordinaria stella apparsa nel cielo di certo non era
un astro naturale, perchè li precedeva nel cammino e poi, una volta arrivati a
Betlemme, si fermò sulla casetta dove alloggiava la santa Famiglia. Dovette
trattarsi di una fulgida meteora a forma di cometa, magari mossa da angeli.
Secondo
l'antica tradizione ricopiata nei presepi, i Magi erano accompagnati da un
notevole seguito di parenti, amici e servi. Viaggiavano su cammelli e
dromedari, carichi di viveri, vesti, tappeti e recipienti. Sapevano con certezza
che il prodigioso bambino era nato in Giudea, ma ignoravano la località.
Arrivati a Gerusalemme fecero visita al re Erode, a cui riferirono della
prodigiosa stella comparsa e del loro intento di rendere omaggio e adorare il
nato re dei Giudei.
Erode
il Grande, geloso quant'altri mai del suo trono, rimase turbato a tale
notizia, tuttavia - nascondendo nel cuore il suo disappunto - fece buon viso ai
Magi. Allora "riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo,
s'informò da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: - A
Betlemme di Giudea, perchè così è scritto per mezzo del profeta:
E
tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di
Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo Israele".
Poi
Erode, chiamati in disparte i Magi "si fece dire con esattezza da loro il
tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: - Andate
e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo
sapere, perchè anch'io venga ad adorarlo".
La
visita dei Magi suscitò scalpore in città e non poteva essere altrimenti,
perchè si trattava di gente ricca e numerosa venuta da molto lontano.
Nei
giorni della permanenza a Gerusalemme la prodigiosa stella non si vedeva, ma
quando i Magi uscirono di città e si avviarono a Betlemme ricomparve fulgida
nel cielo, causando grandissima gioia nei loro animi. Entrati poi nella casetta
che accoglieva la santa Famiglia, si prostrarono e adorarono il celeste
Bambino e, come a re, gli offrirono oro, incenso e mirra. Probabilmente si trattò
di monete d'oro, di un cofanetto ricolmo di grani odorosi d'incenso e di un
recipiente contenente una gomma-resina profumata, che col nome di mirra veniva
adoperata per ungere i cadaveri. Alcuni scrittori mistici non hanno mancato di
far notare il profondo significato racchiuso nei doni: l'oro infatti proclama la
regalità di Cristo, l'incenso la sua Divinità e la mirra la sua missione di
supremo martire per la salvezza dell'umanità.
Al
dire della Emmerich, la Beata Vergine, mentre i Magi si accomiatavano, si tolse
di dosso l'ampio velo, tra le cui pieghe stava avvolto anche Gesù, e lo diede
loro come ricordo e ringraziamento. Era intenzione dei Magi di ripassare per
Gerusalemme e informare il re Erode del risultato del viaggio, ma un angelo
apparve loro in sogno e lì esortò a non ripassare dal re e a raggiungere il
loro paese per altra strada. Probabilmente essi costeggiarono il Mar Morto e,
attraversato il Giordano, si inoltrarono nel deserto siro-arabica.
Quando
Erode seppe della loro partenza andò sulle furie, perchè vide svanire il suo
sinistro disegno di fare uccidere il Bambino. Ma pensò di riuscire ugualmente
nel suo sanguinoso intento. In effetti diede ordine che venissero trucidati
tutti i bambini di Betlemme e dintorni, minori di due anni, nella truce certezza
di comprendere anche il re bambino, a torto ritenuto un rivale.
I
bambini betlemiti trucidati da lunghi secoli sono venerati dalla Chiesa come
piccoli martiri e ogni anno il 28 dicembre si celebra la festa detta dei Santi
Innocenti.
La
straordinaria ferocia di Erode è attestata dagli storici profani. Sappiamo che
bastava qualunque sospetto a spingerlo a trucidare chiunque, compresi i suoi
parenti più stretti. Fece infatti uccidere Marianna, che un tempo era stata la
moglie prediletta, i figli Alessandro e Aristobulo con 300 ufficiali loro
partigiani e, cinque giorni prima di morire, sebbene gravemente malato, ordinò
la soppressione del suo primogenito Antipatro, già designato da lui come erede
al trono.
Giuseppe
e Maria, erano certamente al corrente di tutto questo, perciò quando un angelo
del Signore, apparendo in sogno a Giuseppe, gli disse di fuggire in Egitto
perchè Erode voleva uccidere il Bambino, subito, la notte stessa, caricarono
sull'asinello le scarse e povere suppellettili, vi montò Maria col piccolo
Gesù e si avviarono angosciati verso quel lontano paese.
Dove
e quanto tempo la santa Famiglia dimorò in Egitto? In proposito i vangeli
tacciono. Matteo ci fa sapere soltanto che la loro permanenza doveva durare
sino a quando l'angelo non avesse avvertito Giuseppe di ritornare.
Abbondanti
particolari circa il viaggio-fuga e la dimora in Egitto li troviamo negli
scritti che riportano le visioni mistiche della ven. Emmerich e di Maria
Valtorta, ma nessuno può dire sino a che punto rispondano a verità.
La
santa Famiglia avrebbe impiegato dieci giorni per attraversare la Giudea e
altrettanti per attraversare il deserto. Dopo molti stenti e peripezie sarebbe
giunta ad Eliopoli e di qui dopo circa due anni si sarebbe trasferita a Matarea,
località non molto distante dalla prima. Maria e Giuseppe si guadagnavano la
vita col lavoro: Giuseppe col mestiere di falegname e Maria tessendo e vendendo
tappeti.
La
permanenza in Egitto sarebbe durata sino a quando il fanciullo Gesù ebbe l'età
di otto anni. Fu allora che l'angelo apparve di nuovo in sogno a Giuseppe (Mt
3,19-23) e gli comandò di ritornare nel paese d'Israele, perchè erano morti i
nemici che volevano la morte di Gesù.
Pare
che Giuseppe avesse il desiderio di stabilirsi in Giudea, a Betlemme, ma, avendo
saputo che al posto di Erode regnava il figlio Archelao, ebbe paura e, seguendo
le indicazioni avute in un altro sogno soprannaturale, andò a stabilirsi nel
villaggio di Nazareth in Galilea.
I
vangeli non ci dicono nulla della vita di Maria a Nazareth dopo il ritorno
dall'esilio, ad eccezione dello smarrimento di Gesù dodicenne nel Tempio.
Non
cè dubbio che Giuseppe riprese ad esercitare il mestiere di falegname nella
botteguccia, sita a poca distanza dalla casa di Maria, segando tronchi e
piallando assi, soddisfacendo alle molteplici richieste dei nazaretani. La Beata
Vergine, da parte sua, oltre alle faccende domestiche propriamente dette
(attingere acqua, cucinare, rassettare la casa, lavare i panni... ) attendeva
anche a cucire e a filare. Soleva tenere - al dire della Emmerich - i suoi
utensili di lavoro entro un canestro.
Gesù
fanciullo si prestava volentieri ad aiutare la sua mammina, sfaccendando con
cura e grazia. Divenuto poi adolescente cominciò ad aiutare anche S. Giuseppe
nel duro lavoro di falegname.
I
giacigli dei santi sposi consistevano in stuoie e in coperte, che al mattino
dopo la levata venivano arrotolate. Tutta la santa Famiglia si dedicava molto
ogni giorno alla preghiera e alla meditazione.
Nelle
relazioni cogli estranei furono sempre miti, leali, onesti, caritatevoli. In
particolare Gesù giovinetto fu un impareggiabile modello a tutti i coetanei di
Nazareth.
C'era
obbligo per tutti gli Israeliti maschi di presentarsi davanti a Jahweh tre
volte l'anno (Esodo 23,17; 34,23) in Gerusalemme: in occasione della Pasqua, per
la festa delle settimane o Pentecoste e per la festa dei Tabernacoli o delle
tende. La legge prescriveva ancora che ognuno si presentasse non a mani vuote,
ma con offerte proporzionate alla benedizione ricevuta da Dio, cioè proporzionata
agli animali o ai raccolti ottenuti durante l'anno (Deuter. 16,16-17). I
preparativi per tali feste erano imponenti, soprattutto per la Pasqua. Già un
mese prima si cominciava ad istruire il popolo su ciò che doveva compiere.
Quindici giorni prima si faceva la decimazione dei greggi, si riscuotevano le
tasse e dal tesoro del tempio si estraevano gli oggetti necessari per la festa.
In Gerusalemme si faceva la pulizia delle strade e dei pozzi e, se necessario,
si consolidavano i ponti. Due o tre giorni prima della festa venivano purificati
gli utensili sacri occorrenti.
L'obbligo
di andare a Gerusalemme era ristretto agli uomini in grado di fare il cammino a
piedi. Chi si trovava ad una distanza maggiore di una giornata di cammino non
era obbligato a recarsi a Gerusalemme. Così pure non erano obbligate le donne.
Per i ragazzi l'obbligo cominciava con la pubertà. Questa poi veniva
computata in 13 anni e un giorno per i maschi e 12 anni e un giorno per le
fanciulle.
Soleva
però accadere che i pii israeliti, anche se non vi erano obbligati o per
l'eccessiva distanza o perchè donne, si recassero ugualmente almeno una volta
all'anno in occasione della Pasqua.
E'
il caso della santa Famiglia che, pur trovandosi a una distanza di oltre 120 Km
cioè a 4-5 giorni di cammino, vi si recava puntualmente ogni anno (Luca
2,41). L'evangelista nota che all'età di 12 anni si recò in pellegrinaggio
anche Gesù, ma questo non esclude che vi si sia recato anche gli anni
precedenti. C'era anche l'usanza che i pellegrini provenienti da lontano vi si
recassero in carovana e che durante il viaggio di andata cantassero i cosiddetti
salmi delle ascensioni. Entrati poi nella città santa si cantava il salmo 121,
che è un saluto e un augurio di pace. Prima di ripartire per i luoghi di
provenienza ricevevano la benedizione dai sacerdoti in nome di Jahweh.
La
Pasqua veniva celebrata a metà del mese di Nisan (Il Nisan corrispondeva
all'intervallo da metà marzo a metà aprile). Cominciava la sera del 14 e
proseguiva con la settimana degli azzimi. Le carovane raggiungevano la città
uno o due giorni prima del 14 di Nisan.
Verso
la metà del I secolo dopo Cristo - a voler credere a Giuseppe Flavio - la folla
dei pellegrini raggiungeva i due milioni. Di conseguenza non era possibile che
tutti trovassero posto nelle case di Gerusalemme ed era necessario rizzare delle
tende e dormire sotto di esse. Fu il Signore stesso a istituire la Pasqua come
memoria e celebrazione del passaggio dell'angelo sterminatore che causò la
morte di tutti i primogeniti degli Egiziani, lasciando incolumi solo quello
degli Ebrei. "Quel giorno sarà per voi memoriabile, voi lo celebrerete
come festa solenne del Signore; e per tutte le vostre generazioni voi lo
festeggierete come legge perpetua" (Esodo 12,24).
Durante
i sette giorni delle feste pasquali non si poteva mangiare altro pane
all'infuori di quello azzimo, cioè senza lievito, sotto pena di scomunica. Le
solennità - come abbiamo già detto - cominciavano la sera del 14 di Nisan e
si celebravano in tutto il territorio abitato dagli Ebrei. Quel giorno gli
israeliti nel primo pomeriggio dovevano prendere un agnello o un capretto
maschio di un anno senza difetti e immolarlo.
I
pellegrini venuti a Gerusalemme solevano immolare gli agnelli nel cortile del
Tempio, dopo il sacrificio vespertino. L'immolazione veniva compiuta dai
capifamiglia o dai capigruppo. Vi erano numerosi sacerdoti che raccoglievano
il sangue degli agnelli scannati e lo versavano presso l'altare degli olocausti.
Le vittime venivano poi spellate, si squarciava il ventre e si toglieva il
grasso, i reni e tutto ciò che doveva essere bruciato sull'altare. Il rimanente,
cioè l'agnello pulito, veniva restituito al proprietario.
La
sera di quel giorno - al dire di S. Giustino Martire - l'agnello veniva
arrostito su due assi trasversali, chiaro simbolo della croce, e consumato
interamente da un gruppo di persone non inferiore a dieci e non superiore a
venti. Era severamente proibito spezzare le ossa dell'agnello oppure lasciare
degli avanzi. Veniva consumato con pane azzimo e con erbe amare in ricordo delle
pene sofferte in Egitto.
Alla
cena pasquale potevano prendere parte solo i circoncisi, esenti da qualsiasi
impurità legale. Durante il pasto dovevano circolare almeno quattro coppe di
vino rituali e si facevano delle preghiere con la recita o il canto di alcuni
salmi (salmi 112-117).
Durante
la settimana degli azzimi, oltre ai due olocausti offerti mattina e pomeriggio
tutto l'anno (sacrificio mattutino e sacrificio vespertino), si faceva nel
Tempio l'olocausto di due giovani tori, di un ariete e di sette agnelli di un
anno. Inoltre veniva ucciso un capro in sacrificio di espiazione (capro
espiatorio).
I
pellegrini venuti a Gerusalemme per la festa potevano spontaneamente offrire
altri sacrifici secondo la propria devozione. Al banchetto o cena pasquale del
14 di Nisan parteciparono la Beata Vergine, Gesù dodicenne e S. Giuseppe, non
sappiamo con quali altre persone, di certo con somma religiosità. E non c'è
dubbio che la Madonna penetrò l'alto simbolismo racchiuso nell'agnello
immolato.
Il
giorno susseguente alla Pasqua, cioè il 16 di Nisan, i pellegrini presenziavano
alla cerimonia dell'offerta delle messi. Il pomeriggio precedente alcuni
delegati del Sinedrio portavano al Tempio un covone di orzo. Lo si passava
per il fuoco, lo si bacchiava, lo si ventilava, si macinavano i chicchi e la
farina ottenuta si passava per il setaccio 13 volte. L'indomani (16 Nisan), dopo
i sacrifici pubblici, si prendeva un pugno di questa farina, vi si mesceva dell'
olio e dell'incenso e si bruciava sull'altare.
Prima
di questa solenne offerta in tutto Israele era proibito falciare il frumento,
l'orzo e la segala. Il primo e il settimo giorno delle feste pasquali si teneva
inoltre l'assemblea generale, a cui partecipavano tutti gli appartenenti
alla nazione e alla religione giudaica.
La
santa Famiglia, come si ricava dall'evangelista Luca, si trattenne tutti i
sette giorni della festa. Al momento del ritorno i pellegrini, divisi in gruppi
secondo i vari paesi di origine, concordavano il luogo e l'ora della prima sosta
e lasciavano Gerusalemme nelle prime ore del pomeriggio. E' probabile che il
gruppo in cui si trovava la santa Famiglia fosse molto numeroso e che Gesù
all'ora della partenza sia stato presente. In cammino la folla si suddivideva
in gruppetti o di soli uomini o di sole donne o anche di ragazzi. In tanta
moltitudine di uomini, donne, ragazzi e cavalcature, Maria ragionevolmente
suppose che Gesù fosse in qualche gruppo di uomini o di ragazzi con Giuseppe;
Giuseppe a sua volta pensò che il fanciullo fosse in qualche gruppo di donne
con Maria. Gesù invece, senza preavvisare nessuno, se ne restò a Gerusalemme.
Quando
la carovana arrivò al luogo della sosta, Maria e Giuseppe con angoscia
scoprirono che Gesù era assente. Lo cercarono ansiosi tra parenti e conoscenti,
ma la ricerca fu vana. Secondo un'antica tradizione il luogo della sosta della
carovana fu ad El-Bireh, a 16 Km da Gerusalemme. I santi coniugi attesero
l'arrivo degli ultimi pellegrini del gruppo, domandarono e cercarono ancora,
ma senza frutto. Intanto si era fatto buio e toccò aspettare il mattino
seguente per ritornare a Gerusalemme e riprendere le ricerche. E' verosimile
che i santi sposi si siano rivolti per prima alle persone che li avevano
ospitati durante la settimana degli azzimi; si saranno recati anche al Tempio e
in altri luoghi, ma senza risultato. E così per essi calò la seconda notte
d'inquietudine e di angoscia, soprattutto per il cuore tenero e affettuoso di
Maria.
Il
mattino del terzo giorno Maria e Giuseppe ripresero le ricerche e finalmente
questa volta trovarono Gesù nel Tempio in mezzo a un folto gruppo di persone,
intente ad ascoltare le sue dispute con alcuni dottori israeliti. Gesù -
racconta Luca - era "seduto in mezzo ai dottori" e partecipava al
dibattito ascoltando e interrogando. "E tutti quelli che l'udivano erano
pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono
stupiti e sua madre gli disse: "Figlio, perchè ci hai fatto così? Ecco
tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo". Ed egli rispose: "Perchè
mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?
". Ma essi non compresero le sue parole".
Di
certo Maria e Giuseppe sapevano chi fosse veramente quel fanciullo, ma non
potevano comprendere come mai egli, così obbediente, non li avesse
preavvertiti. L'evangelista conclude il racconto dell'episodio dicendo che Gesù
tornò a Nazareth e visse sottomesso ai suoi genitori sino all'età di 30 anni,
quando incominciò la sua vita pubblica di Messia. In questo periodo Gesù andò
crescendo in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
Non
sappiamo nulla di preciso circa la morte di San Giuseppe, ma possiamo ritenere
come certo che la sua morte avvenne prima che Gesù incominciasse la sua vita
pubblica. Alle nozze di Cana egli non compare insieme a Gesù e a Maria. Inoltre
se S. Giuseppe fosse stato vivo al tempo della morte di Gesù, non si comprende
come il Signore affidasse la Madre sua all'apostolo Giovanni anzichè al suo
legittimo sposo.
D'altra
parte bisogna riconoscere che verso l'inizio della vita pubblica di Gesù,
Giuseppe aveva già compiuto la sua missione di tutore della vita e dell'onore
della Beata Vergine e del suo divin Figlio. Probabilmente il santo patriarca morì
a Nazareth e possiamo ritenere che fu amorevolmente assistito da Gesù e da
Maria. A voler credere a S. Francesco di Sales, Giuseppe più che da malattia o
da vecchiaia venne consumato dall'amore: da un amore crescente per Gesù suo
figlio legale e per Maria sua sposa. Era vissuto ed aveva faticato per loro e si
spense a causa di un amore struggente per essi.
MARIA
E LA VITA PUBBLICA DEL FIGLIO.
Inizio
della vita pubblica di Cristo.
Quando
Gesù raggiunse l'età di 30 anni in tutto Israele si diffuse la fama che era
sorto un nuovo profeta: Giovanni Battista. Erano trascorsi ormai ben cinque
secoli dall'ultimo profeta, Malachia, e non erano sorti degli altri. Il nuovo
profeta era il figlio, nato in modo prodigioso dal sacerdote Zaccaria e di
Elisabetta. Sin da fanciullo aveva dimostrato una religiosità non comune e
spiccate tendenze ascetiche. Si era poi ritirato, non sappiamo a che età, nelle
regioni desertiche dei monti e della valle del Giordano, trascorrendo i suoi
giorni nella preghiera e nella penitenza. Indossava una rozza veste di peli di
cammello, stretta ai fianchi da una cintura di cuoio; si cibava di locuste e
di miele selvatico. Visse in questo modo così austero non sappiamo quanti anni,
ma è certo che la sua vita così fuori del comune era conseguenza di una speciale
vocazione e grazia da parte di Dio.
L'anno
quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, nel tempo in cui Ponzio Pilato era
governatore della Giudea, l'Onnipotente manifestò a Giovanni che era giunto
il momento di iniziare la missione pubblica di precursore.
Egli
allora si recò in tutte le località della valle del Giordano esortando la
gente a convertirsi, a mutar la vita in meglio, perchè il regno dei cieli era
vicino.
La
sua figura ieratica, la sua voce possente facevano breccia nei cuori.
Cominciarono ad affluire le folle anche da lontano: da Gerusalemme, dalle
cittadine della Giudea e persino dalla lontana Galilea. Come segno tangibile
della volontà di liberarsi dai peccati, Giovanni battezzava nelle acque del
Giordano. Nello stesso tempo cominciò ad annunziare che dopo di lui sarebbe
venuto uno più grande, a cui egli non era degno neppure di portare i sandali.
Costui li avrebbe battezzati in Spirito Santo e fuoco. Il movimento religioso
suscitato da Giovanni divenne in breve così massiccio che il Sinédrio da
Gerusalemme gli inviò sacerdoti e leviti allo scopo di investigare chi fosse.
Giovanni
umilmente confessò di non essere il Messia, ma soltanto uno incaricato da Dio
a preparargli la strada. In seguito il Battista ebbe anche dei discepoli, tra
cui Andrea e Giovanni divenuto poi evangelista.
La
fama di Giovanni arrivò di certo arche in Galilea e la Beata Vergine non tardò
a comprendere che era prossima l'ora di separarsi dal Figlio. Un bel giorno
Gesù si licenziò da lei e si avviò anche Lui verso il Giordano, dove Giovanni
battezzava. Non appena il Precursore scorse Gesù tra la folla, la grazia divina
gli fece sapere che era l'unto di Dio. In un primo momento fu riluttante a battezzarlo,
ma Gesù insistè dicendo: "Lascia fare per ora, poichè conviene che così
adempiamo ogni giustizia". Giovanni allora acconsenti é compì la
significativa cerimonia.
Dopo
il battesimo, mentre Gesù uscito dall'acqua era raccolto in preghiera, comparve
lo Spirito Santo sotto forma di colomba al di sopra del suo capo e si udì la
voce del Padre Celeste che diceva: - Questi è il Figlio mio prediletto, nel
quale mi sono compiaciuto.
I
vangeli ci fanno sapere ancora che Gesù, dopo aver ricevuto il battesimo, si
ritirò nel deserto di Giuda, sul monte detto attualmente della Quarantena, ed
ivi attese al digiuno e alla preghiera per 40 giorni. Terminato questo periodo
di preparazione, Gesù scese di nuovo al Giordano e Giovanni, scortolo tra la
folla, lo additò ai suoi discepoli con le famose parole: "Ecco l'Agnello
di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo!". "Ecco colui del
quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perchè era
prima di me" (Giov. 1,29-30).
In
quell'occasione l'evangelista Giovanni e Andrea, fratello di Simon Pietro,
cominciarono a diventare discepoli del Signore. Poco dopo seguirono Gesù
anche Simon Pietro, Filippo e Natanaele detto pure Bartolomeo, che era di Cana
di Galilea.
Appena
tre giorni dopo che Natanaele cominciò a seguire Gesù la Beata Vergine venne
invitata ad uno sposalizio a Cana di Galilea. Vi andarono pure Gesù e questi
suoi primi discepoli.
Cana,
in arabo Kfar Kana, è una cittadina a 8 Km da Nazareth, abitata attualmente da
cristiani e musulmani. Non sappiamo chi fossero gli sposi che invitarono Maria.
Probabilmente erano dei parenti o degli amici. L'evangelista Giovanni che vi
partecipò racconta che, a un certo punto del banchetto nuziale, venne a mancare
il vino. Maria, che si rese subito conto della brutta figura che stavano per
fare gli sposi, piena di gentile premura, corre ai ripari. Dice infatti a Gesù:
- Non hanno più vino - cioè: Pensaci tu, Figlio; provvedi con un miracolo.
Gesù
risponde: - Che c'è fra me e te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora -.
Maria non si impressiona per la risposta del Figlio, che aveva tutta l'apparenza
di un chiaro diniego, ma si rivolge ai servitori e dice loro: - Fate quello che
Egli vi dirà -.
Gesù
cede all'intercessione della Madre e ordina ai servitori di riempire d'acqua le
anfore. Erano lì sei anfore di pietra che servivano per le abluzioni legali
(lavanda delle mani prima dei pasti, dei piedi, dei piatti ecc.) Ognuna di
esse aveva le capacità di due o tre metrete cioè da 80 a 120 litri. I
servitori le riempirono d'acqua. Fatto questo Gesù ordina loro, di attingere e
portare il liquido al maestro di tavola. Costui constata che si tratta di ottimo
vino, tanto che sente il bisogno di fare un amorevole rimprovero allo sposo,
perchè, a differenza dell'usanza comune, serve ai convitati il vino migliore,
anzichè al principio, alla fine del banchetto, quando cioè la gente è un po'
brilla e non è più in grado di apprezzare la bontà del vino.
I
discepoli del Signore constatano il miracolo e rimangono pieni di ammirazione
e di fede in Lui. Dopo questo suo primo prodigio - ci ricorda l'evangelista Giovanni
- Gesù discese a Cafarnao con sua madre, alcuni parenti e i primi discepoli, ma
solo per pochi giorni.
Non
conosciamo le circostanze, ma appare chiaro dai vangeli che Gesù dopo le nozze
di Cana cominciò a risiedere abitualmente a Cafarnao, detta da Matteo "sua
città". Cafarnao era una cittadina sulla riva occidentale del lago di
Tiberiade. Situata vicino alla grande strada, percorsa dalle carovane
provenienti dalla Siria e dalla Mesopotamia e dirette in Israele o in Egitto,
aveva acquistato ai tempi di Gesù una certa importanza e gódeva di prosperità.
Vi era infatti un ufficio per la riscossione delle imposte e vi dimorava un
presidio di soldati romani agli ordini di un centurione. Possedeva anche una
bella sinagoga in pietra bianca calcarea. Secondo un'antichissima tradizione,
a Cafarnao S. Pietro aveva una casa e vi esercitava il mestiere di pescatore.
Forse Gesù scelse Cafarnao come soggiorno abituale durante la sua vita pubblica
o perchè invitato da S. Pietro o per evitare le invidie e le persecuzioni dei
nazaretani o perchè la cittadina, per il continuo passaggio di carovane, era il
luogo ideale per la predicazione della buona novella. Potrebbe anche essere
che a suggerire la scelta siano stati i surricordati motivi messi insieme.
Attualmente di Cafarnao rimangono solo resti di antiche mura e di frantoi in
pietra scura basaltica e le rovine in calcare bianco della sinagoga. Maria dimorò
a lungo a Cafarnao? Non possiamo rispondere a questa domanda. Sappiamo di certo
- e lo abbiamo ricordato poc'anzi - che ella vi si trattenne solo pochi giorni,
perchè era imminente la festa di Pasqua e Gesù doveva salire a Gerusalemme.
Altra domanda che ci viene sul labbro è questa: - La Beata Vergine seguì Gesù
nelle sue varie peregrinazioni apostoliche? I vangeli non ci dicono nulla, ma da
un insieme di indizi credo si possa rispondere: - Diverse volte, certamente.
Gesù, secondo Luca, durante le sue peregrinazioni era seguito dai dodici
Apostoli e anche da varie donne come Maria Maddalena, Giovanna, moglie di Cusa,
e Susanna, le quali erano state guarite da spiriti cattivi o da infermità e
riconoscenti lo assistevano coi loro beni.
Segue
da ciò che vi andava ordinariamente anche la Beata Vergine? Non si può
rispondere affermativamente con certezza. Le pie donne seguivano Gesù
desiderose di apprendere i segreti del Regno dei Cieli, la Vergine invece non ne
aveva bisogno, perchè aveva vissuto tanti anni accanto al suo Gesù. E' inoltre
probabile che le pie donne non seguissero Gesù in modo continuo come i Dodici,
ma solo quando veniva a trovarsi nelle contrade in cui esse abitavano.
Leggiamo
in Marco (3,20 ss.) che un giorno Gesù si trovava assediato dalla folla in una
anonima borgata non lungi dal lago di Tiberiade. La folla e i bisognosi di cura
erano tanti che non potevano neppure prendere cibo. Alcuni commentarono la
febbrile attività di Gesù con l'ambigua espressione: "E' fuori di sè".
Tale malizioso apprezzamento giunse agli orecchi dei parenti del Signore. Costoro
ne rimasero fortemente colpiti e "uscirono per impadronirsi di Lui".
Evidentemente volevano moderare il suo fervore missionario e premunirlo dalle
brutte conseguenze che, a loro giudizio, potevano insorgere dal severo
atteggiamento assunto da Gesù nei confronti degli scribi e dei farìsei. I
surricordati parenti - nota l'evangelista Giovanni - "non credevano in
Lui".
Mentre
poi Gesù rintuzzava le maligne insinuazioni dei farisei, che osavano attribuire
i prodigi di Lui all'intervento di Beelzebul, principe dei demoni, arrivò la
Madre sua e alcuni suoi parenti. Qualcuno - non sappiamo chi - si premurò di
avvisare il Maestro, ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i
miei fratelli? " Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti
attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà
di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre" (Mc. 3,33-35).
Con
queste parole Gesù non intese mostrarsi duro nei confronti della Madre sua, ma
volle mettere in risalto, in un modo energico e paradossale, che i vincoli e le
parentele spirituali sono da anteporre ai vincoli e alle parentele carnali. La
Beata Vergine di certo capì a volo l'alto contenuto delle parole del Figlio e
non ne rimase offesa. D'altra parte Maria durante la sua vita aveva sempre
anteposto la volontà di Dio alle convenienze umane, le cose celesti alle cose
terrene. "Certamente - osserva S. Agostino - Maria SS. fece, e fece
piamente la volontà del Padre; quindi è più per Maria l'essere stata
discepola di Cristo, che l'esserne stata la madre; più beata per esserne stata
discepola, che per esserne stata madre".
Narra
l'evangelista Luca (4,17-21) che Gesù - probabilmente alla fine del primo
anno della sua vita pubblica - volle presentarsi ufficialmente come Messia anche
a Nazareth. Egli sapeva che tra i suoi compaesani covavano delle invidie e dei
rancori contro di lui, invidie e rancori che appaiono abbastanza chiari dalle
dicerie riportate da Marco (6,1-6): "Donde gli vengono queste cose? E che
sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle
sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di
Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?
".
Un
sabato Gesù entrò nella sinagoga, si fece portare il rotolo del profeta Isaia,
lo svolse e lesse le seguenti parole: "Lo Spirito del Signore è sopra di
me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai
poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai
ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di
grazia del Signore".
Letto
il brano, arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Tutti -
e dovevano essere in molti attirati dalla sua fama - lo guardavano fissi
aspettando cosa dicesse. Egli cominciò: "Oggi si è adempiuta questa
scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi". Ma le parole di Gesù,
anzichè ottenere consensi e approvazione, causarono meraviglia e scandalo. Era
incomprensibile per i presenti che il Figlio di Maria, carpentiere, si mettesse
a fare il profeta e il dottore della legge. Gesù aggiunse: "Di certo voi
mi citerete il proverbio: - Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che
accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria". E aggiunse:
"Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua".
E ricordò loro il caso del profeta Elia mandato da Dio alla vedova di Sarepta
e quello del siro Naaman, guarito al tempo di Eliseo dalla lebbra.
I
Nazaretani rimasero offesi e sdegnati per le parole di Cristo; lo cacciarono
fuori della cittadina e lo condussero sul ciglio di un monte con l'intenzione
di precipitarlo giù. Ma il Signore, ricorrendo alla sua onnipotenza, non si
lasciò precipitare e "passando in mezzo a loro" si allontanò.
Il
monte del precipizio, secondo un'antica tradizione, è un colle che si trova a
sud di Nazareth, detto Giabal al-Qafze, e si erge circa 200 metri a picco sulla
pianura di Esdrelon.
La
Beata Vergine, anche se non fu presente al triste episodio che abbiamo
ricordato, di certo venne subito informata e col cuore angosciato corse a
difendere il Figlio. In direzione del luogo da cui i Nazaretani tentarono di
precipitare Gesù, nel Medioevo venne eretta una cappella col nome espressivo
di Santa Maria del Tremore.
Un
importante accenno a Maria lo riscontriamo in S. Luca (11,14-28). L'episodio
avvenne in Giudea durante l'ultimo anno della vita del Signore. –Venne
presentato a Gesù un indemoniato, sordomuto e cieco. Egli lo guarì
pubblicamente. La gente rimase stupita per l'accaduto, ma i Farisei presenti,
pieni di invidia e di orgoglio, attribuirono il miracolo alla virtù di
Beelzebul, principe dei demoni. Gesù pacatamente invitò i suoi avversari a
riflettere che se Egli scacciava i demoni per virtù di Satana, Satana stava
in discordia con se stesso e per conseguenza il suo impero stava per rovinare.
Era quindi venuto il regno di Dio. Il ragionare pacato e pieno di sapienza del
Signore suscitò l'ammirazione di una anonima popolana, che esclamò:
"Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!". Ma
Gesù per tutta risposta esclamò: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la
parola di Dio e la osservano!".
Con
la sua frase Gesù voleva dire: - Tu proclami beata mia madre, e così è
veramente; sappi però che sono parimenti beati quelli che, a sua somiglianza,
ascoltano e praticano la parola di Dio. L'esclamazione, piena di sincero
entusiasmo, di quella donna anonima è stata accolta nella liturgia della
Chiesa.
Dai
vangeli appare chiaro che durante i tre anni di predicazione e di prodigi non ci
fu mai vera intesa e comprensione tra Gesù e gli scribi e i farisei. Non che
il Signore ricusasse l'incontro e il dialogo, ma i maggiorenti ebrei
preferirono rimanere arroccati nelle loro vedute e nei loro privilegi. Le
risposte così assennate e pertinenti del Signore alle loro domande insidiose,
le parabole così luminose non giovarono a farli riflettere e far loro
intravedere la natura e la missione divina di Cristo. Gli stessi miracoli,
anzichè essere valutati come un'approvazione celeste della dottrina e della
persona di Gesù, vennero maliziosamente interpretati come opere compiute con
l'ausilio di Beelzebul principe dei demoni. Cristo, giustamente sdegnato per
tanta caparbietà e malanimo, stigmatizzò l'ipocrisia, la vanità, l'orgoglio e
la cupidigia degli scribi e dei farisei.
"Guai
a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli
uomini; perchè così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli
che vogliono entrarci... Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate
la decima della mente, dell'aneto e del cumino, e trasgredite le prescrizioni
più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose
bisognava praticarle, senza omettere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino
e ingoiate il cammello" (Alt 23,13 e 23-24).
In
altra occasione Cristo aveva detto: (Mc 12,38): "Guardatevi dagli scribi,
che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i
primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case
delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna
più grave".
Conseguenza
di tutto ciò fu la nascita di odio e rancore nel cuore dei sommi sacerdoti,
degli scribi e dei farisei, odio che andò sempre più crescendo sino a far
loro concepire il disegno di ucciderlo.
Nel
dicembre che precedette l'ultimo anno di vita del Signore, in occasione della
festa della Dedicazione del Tempio, scribi e farisei avevano afferrato dei sassi
con l'intenzione di lapidarlo, ma Gesù miracolosamente era sfuggito alle loro
mani.
Circa
due mesi dopo, Cristo aveva compiuto lo strepitoso miracolo della risurrezione
di Lazzaro, ma anche questo prodigio non valse a mutare le perverse convinzioni
degli scribi e dei farisei. Non sappiamo con precisione quando, ma fu proprio in
questo periodo che i maggiori esponenti ebrei di Gerusalemme si radunarono a
consiglio sotto la presidenza del sommo sacerdote Caifa e deliberarono di
uccidere Gesù, dando pure ordine che se qualcuno conoscesse dove si trovava,
lo indicasse onde catturarlo.
L'infame
decisione dovette giungere anche agli orecchi di Maria e farle sentire più
acuta la "spada del dolore"', predetta tanti anni prima dal vecchio
Simeone.
Come
conseguenza della risoluzione del Sinedrio, Gesù non si mostrò più in
pubblico, ma si ritirò per un certo periodo nella cittadina di Efraim. Quando
però la Pasqua fu vicina, circa i primi giorni del mese di Nisan, Gesù si mise
in viaggio verso Gerusalemme. Questa volta però non volle percorrere la via più
breve, ma quella più lunga. Scese infatti nella vallata del Giordano, passò
per Gerico e di qui sali verso la Città santa.
Avanti
a tutti camminava Gesù solo (Marco 10,32); veniva poi il gruppo degli Apostoli,
a cui si era accodato qualche discepolo più antico e affezionato. Per ultimo
veniva un altro gruppo, formato dai discepoli più recenti e probabilmente anche
dalle pie donne che poi troveremo sul Calvario. I componenti di quest'ultimo
gruppo avevano paura.
Con
le pie donne c'era anche la Santa Vergine? Probabilmente sì; di certo era in
preda all'angoscia per quello che stava per accadere a Gesù. A un certo punto
il Maestro si volta indietro, fa accostare a sè gli Apostoli e dice queste
parole: "Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo. sarà
consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo
consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno
e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà". Già altre volte il
Signore aveva fatto questo triste preannunzio; ciò nonostante anche questa
volta il discorso rimase oscuro e incomprensibile. La mente degli Apostoli,
soprattutto quella di Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo, accarezzava il sogno
di un Messia glorioso, che avrebbe ristabilito il regno di Davide e di Salomone
e in cui essi avrebbero occupato i primi posti.
Arrivato
a Betania, che dista circa 3 Km da Gerusalemme, Gesù si fermò in casa
dell'amico Lazzaro, risuscitato da lui pochi mesi prima. La mattina della
domenica seguente (quella che noi cristiani festeggiamo col nome di domenica
delle Palme) Gesù lasciò il villaggio e si avviò seduto sopra un asinello,
verso la città santa.
All'inizio
il corteo era piccolo, ma strada facendo si andò sempre più ingrossando. La
gente entusiasta, accorsa da ogni parte, gettava a terra i propri mantelli,
altri agitavano frasche verdi o rami di palme gridando con gioia:
"Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele".
Gli
avversari di Cristo, cioè scribi e farisei, s'innervosirono per questa
manifestazione popolare, e temettero che il loro disegno omicida andasse in
fumo. Giunto sul monte degli Ulivi Gesù ebbe sotto di sè il panorama della
città; vide e preannunziò la sua futura distruzione, si commosse e pianse.
Secondo
la Emmerich anche Maria fece parte del corteo trionfale. Era in testa alle pie
donne ed è da credere che vedendo piangere Gesù si sia commossa ed abbia
pianto anche lei.
Entrato
nel Tempio, il Signore guarì vari ciechi e storpi e, secondo il suo solito,
istruì la folla. Fattosi sera rientrò con i suoi a Betania. Insegnamenti e
miracoli nel Tempio Gesù compì anche il lunedì (santo); il martedì poi lo
passò istruendo e rispondendo a tono alle domande insidiose dei suoi avversari.
Il
mercoledì invece pare che lo abbia passato interamente a Betania e che, in
particolare, si sia trattenuto con Maria sua madre. Lo stesso mercoledì si
adunarono di nuovo i suoi nemici in casa di Caifa e tennero consiglio per
arrestare con inganno Gesù e farlo morire. Riconobbero però che non conveniva
eseguire l'arresto durante la festa, perchè c'era pericolo di un tumulto
popolare. A toglierli d'imbarazzo sul luogo e il tempo della cattura di Gesù
intervenne Giuda, l'apostolo traditore, che si era allontanato dal gruppo
degli Apostoli con una scusa. Il traditore si accordò con scribi e farisei per
un compenso di 30 monete di argento, poi ritornò con gli altri apostoli.
L'indomani,
giovedì, era il primo giorno degli azzimi (Marco 14,12 ss.) e nel pomeriggio
c'era l'usanza di immolare l'agnello pasquale. I discepoli domandarono a Gesù:
"Dove vuoi che andiamo a preparare perchè tu possa mangiare la
Pasqua?". Egli allora ordinò agli apostoli Pietro e Giovanni (Luca 22,8)
di recarsi in città, di seguire un uomo con una brocca d'acqua in mano e di
parlare poi col padrone di casa. Costui avrebbe loro indicato una sala grande
già addobbata al piano superiore; lì dovevano preparare.
Il
tutto avvenne secondo la profezia del Signore e Pietro e Giovanni poterono
felicemente compiere i preparativi. Secondo la Emmerich Gesù confidò a sua
Madre tutto quanto stava per accadere e le assicurò inoltre che anche Lei
avrebbe spiritualmente partecipato alla sua Cena. Le precisò persino i siti
dove le sarebbe apparso una volta risorto. Poi se la strinse al cuore e le
raccomandò di vivere rassegnata più delle altre pie donne.
Dobbiamo
ritenere come certo che anche la Beata Vergine si sia recata a Gerusalemme per
consumare la cena pasquale, perchè così aveva fatto negli anni precedenti;
è molto probabile che non si sia recata col gruppo degli Apostoli, ma col
gruppo delle pie donne. Di certo Ella non era presente nella sala principale del
Cenacolo, ma doveva trovarsi in qualche casa o sala nelle vicinanze.
Arrivato
nel Cenacolo Gesù prese posto a tavola con gli Apostoli e disse loro: (Luca
22,15) "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima
della mia passione, poichè vi dico: non la mangerò più, finchè essa non si
compia nel regno di Dio".
Il
Signore volle pure lavare i piedi ai suoi amici. Allo scopo si cinse ai fianchi
un asciugatoio, versò dell'acqua nel catino e dopo aver lavato asciugava con
l'asciugatoio. Poi commentò la sua azione: "Voi mi chiamate Maestro e
Signore e dite bene, perchè lo sono. Se dunque io, Signore e Maestro, ho
lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri".
E voleva dire: Io, Signore e Maestro, mi sono abbassato ad accordarvi fiducia, a
comprendere i vostri difetti, a servirvi. Lo stesso dovete fare tra di voi.
Gli uni siano a servizio degli altri in spirito di fratellanza, di comunione e
di fiducia reciproca.
Gesù
cominciò poi a fare le prime allusioni al traditore lì presente e, più
tardi, al prediletto Giovanni indicò chiaramente Giuda porgendogli un boccone
di pane intinto nel piatto.
Di
molte cose Gesù parlò durante la Cena, dando sfogo ai sentimenti e
all'amarezza del suo cuore. Queste sublimi confidenze sono ampiamente riportate
dall'evangelista Giovanni. L'avvenimento principale dell'ultima Cena è però
senza dubbio l'istituzione dell'Eucarestia e del Sacerdozio. Verso la fine della
Cena Gesù prese una focaccia azzima, rese grazie con la preghiera di
benedizione, la spezzò e la diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete, e
mangiatene tutti: Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi. Poco
dopo prese un calice, già preparato e colmo di vino, rese grazie a Dio Padre
con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli e disse: Prendete, e
bevetene tutti: Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna
alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. E aggiunse alla
fine: Fate questo in memoria di me.
La
tradizione cattolica è unanime nell'ammettere che Gesù con questo comando
consacrò sacerdoti i suoi apostoli. Dai vangeli non è possibile stabilire se
Giuda fosse presente all'istituzione dell'Eucarestia, ma a voler credere alla
Emmerich, il traditore fu certamente presente alla consacrazione e alla
distribuzione del pane azzimo. Dopo uscì in fretta dal Cenacolo ner mettersi a
disposizione dei nemici di Gesù e capeggiare gli inservienti del Tempio
incaricati di arrestarlo.
La
Cena finì con la recita dell'ultima parte dell'Hallel e con la bevuta della
quarta coppa. E' da credere che il Signore si sia trattenuto altro tempo nel
Cenacolo in conversazione con gli Undici, tanto più che le sue effusioni di
amore non erano più ostacolate dalla presenza di Giuda. A un certo punto disse
loro: "Voi tutti prenderete scandalo di me questa notte: sta scritto
infatti: Percuoterò il pastore, e saranno disperse le pecore del gregge. Ma
dopo che io sarò risorto, vi precederò in Galilea". E voltatosi verso
Pietro aggiunse: "Simone, Simone; ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi
come il grano; ma io ho pregato per te che non venga meno la tua fede; e tu, una
volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli".
All'impulsivo
Pietro non piacquero queste parole ed esclamò: "Anche se tutti si
scandalizzassero di te, io mai mi scandalizzerò. Signore, con te sono pronto ad
andare in prigione e alla morte".
Gesù
gli rispose: "Pietro, io ti dico che questa notte prima che il gallo abbia
cantato due volte, mi avrai rinnegato tre volte".
Il
Signore inoltre avvertì i discepoli che solo per poco sarebbe stato ancora con
essi e diede loro il comando che si amassero gli uni gli altri come Lui li
aveva amati.
Terminata
una lunga preghiera al Padre celeste, Gesù uscì dal Cenacolo con gli Apostoli
e s'incamminò verso il Getsemani, detto pure Orto degli ulivi. Erano circa le
10 di sera.
Giunto
al Gethsemani il Maestro fece sostare gli Apostoli e disse: Sedetevi qui, mentre
io vado là a pregare. Prese con sè solo Pietro, Giacomo e Giovanni, cominciò
a provare tristezza e angoscia e aggiunse: "La mia anima è triste sino
alla morte; restate qui e vegliate con me".
Avanzò
un altro po', quanto un tiro di sasso, e si prostrò con la faccia a terra a
pregare. Stretto nella morsa di un'angoscia mortale diceva: "Padre, se
vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua
volontà".
Ed
ecco che scende un angelo dal cielo e lo conforta. Ma l'angoscia non dà tregua,
diventa un'agonia spaventosa che gli spreme dalla fronte e dal corpo
un'abbondante sudore misto a sangue. L'evangelista Luca c'informa che "il
suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra". Alla
distanza di un lancio di sasso gli apostoli prediletti poterono sentire la
straziante preghiera di Gesù al Padre e poi al chiarore della luna piena,
quando venne a svegliarli, poterono osservare il suo volto rigato di sangue.
Tre
volte il Salvatore cercò inutilmente conforto dai prediletti, pieni di torpore
e di sonno. La terza volta disse: Dormite ormai e riposate. Basta! E' venuta
l'ora: ecco, il figlio dell'uomo è consegnato nelle mani dei peccatori.
Alzatevi, andiamo! Ecco: chi mi tradisce è vicino. Il venerdì santo
Probabilmente era passata da poco la mezzanotte e Gesù stava ancora parlando
coi suoi discepoli svegliati dal sonno, quando arrivò al Gethsemani un folto
gruppo di sgherri con spade, bastoni, corde, torce e lanterne. Erano stati
mandati dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo per arrestare il
"Galileo". Li guidava Giuda e li seguivano alcuni farisei e sadducei,
incaricati da Anna e Caifa di sorvegliare la buona riuscita dell'operazione. Il
traditore si era accordato con loro che avrebbero dovuto arrestare colui che
egli avrebbe baciato.
Tutto
accadde secondo il convenuto. Giuda si fece avanti, pose le mani sulle spalle
del Signore e lo baciò esclamando: - Salve, Rabbi! Gesù gli rispose a mezza voce:
- Amico, per che cosa sei qui? - e aggiunse: - Giuda, con un bacio tradisci il
Figlio dell'uomo? - Dopo di questo il Maestro si avvicinò alla masnada e
domandò: - Chi cercate? - Gesù Nazareno - risposero. - Sono io! - aggiunse
il Salvatore.
Appena
ebbe pronunziato queste parole, gli sgherri indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò di nuovo: - Chi cercate? - Gesù il Nazareno -. Gesù replicò:
"Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi (cioè
gli Apostoli) se ne vadano". Simon Pietro volle difendere il Maestro con le
armi. Estrasse una spada e colpì Malco, servo del sommo sacerdote, mozzandogli
l'orecchio destro. Ma Gesù disse a Pietro: - Rimetti la tua spada nel fodero;
non devo forse io bere il calice che il Padre mi ha dato? - Poi toccò
l'orecchio di Malco, che all'istante guarì. Rivolto ai sacerdoti, ai capi delle
guardie del Tempio e agli anziani disse: "Siete usciti con spade e bastoni
come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le
mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre".
Gli
sgherri allora gli si lanciarono addosso, lo legarono e poi lo trascinarono
via come un volgare malfattore. Davanti a questo triste spettacolo gli Undici
ebbero paura e si dettero alla fuga, favoriti dall'oscurità. La ciurma degli
sgherri, con l'arrestato, rifece la strada del Cedron e risalì la collina di
Sion, dove si trovava la casa del sommo sacerdote Anna, non più in carica, ma
sempre influentissimo.
Anna,
che era anche il suocero di Caifa, interrogò Gesù circa i suoi discepoli e il
suo insegnamento. Gesù rispose: - Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre
insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i giudei si riuniscono, e non
ho mai detto nulla di nascosto. Perchè interroghi me? Interroga quelli che
hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto".
A
questa risposta Anna dovette fare un gesto di stizza. Una delle guardie
presenti, accortosi della collera di Anna, per fargli cosa gradita diede un
potente schiaffo a Gesù, dicendo: -Così rispondi al sommo sacerdote? Gli disse
allora Gesù: "Se ho parlato male dimostrami dov'è il male; ma se ho
parlato bene perchè mi percuoti?"
Raccolti
alcuni capi di accusa, Anna inviò Gesù legato a Caifa, sommo sacerdote in
carica per quell'anno. La casa di costui probabilmente era poco distante da
quella di Anna.
Nel
frattempo in casa di Caifa si erano radunati molti membri del Sinedrio e nel
cortile esterno si ammassava una plebaglia curiosa e malevola. Invece nel
cortile interno o vestibolo ardeva un largo braciere, attorno al quale si
accalcavano soldati, impiegati del tribunale, accusatori e testimoni d'infima
risma. Prima ancora che vi giungesse Gesù erano riusciti ad infiltrarsi anche
gli apostoli Pietro e Giovanni. Al cospetto di Caifa si presentarono molti falsi
testimoni per accusare Gesù, ma si contraddicevano a vicenda e i sommi
sacerdoti imbarazzati non riuscivano a trovare un motivo valevole per
condannarlo a morte. Finalmente se ne presentarono due che affermarono: -
Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre
giorni -.
A
questo punto Caifa si alzò e disse a Gesù: - Non rispondi nulla? Che cosa
testimoniano costoro contro di te? - Ma il Signore taceva. Allora il sommo
sacerdote risoluto esclamò: - Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se tu
sei il Cristo il Figlio di Dio. - Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi
dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e
venire sulle nubi del cielo. Allora Caifa si stracciò le vesti dicendo: - Ha
bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco ora avete udito la
bestemmia: Che ve ne pare? - I sinedriti presenti esclamarono: - E' reo di
morte! - Da quel momento sgherri e farisei cominciarono a sputargli in faccia
e a schiaffeggiarlo. Altri addirittura lo bastonavano dicendo: - Indovina,
Cristo! Chi è che ti ha percosso? -
Nel
frattempo l'apostolo Pietro se ne stava giù nel cortile, seduto accanto al
fuoco in mezzo ad altre persone, desideroso di sapere come andasse a finire il
processo.
Una
serva gli si accostò e gli disse: - Anche tu eri con Gesù il Galileo! Ed egli
negò dicendo: - Non so e non capisco quello che vuoi dire -. Poi, per liberarsi
da quella situazione imbarazzante, uscì dal vestibolo. In quel momento un
gallo cantò. Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai
presenti: - Costui era con Gesù, il Nazareno -. Ma Pietro negò di nuovo
giurando: - Non conosco quell'uomo - Poco dopo i presenti si accostarono a
Pietro e gli dissero: - Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti
tradisce! - Allora Pietro cominciò a imprecare e a giurare: - Non conosco
quell'uomo.- E subito il gallo cantò per la seconda volta.
Terminata
la tragica farsa del processo, i soldati si avviarono per condurre Cristo in
prigione. Attraversando il cortile, gli occhi di Gesù si fissarono su Pietro.
Anche Pietro mirò Gesù sfigurato e si ricordò delle sue parole: - Prima che
il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte -. Si commosse, uscì
all'aperto e pianse amaramente.
Gesù
legato fu lasciato solo per alcune ore in una prigione oscura, umida e sudicia.
Il suo corpo indolenzito rimase presto intirizzito dal freddo.
Quando
fu l'alba si ebbe una nuova seduta del Sinedrio (Luca22,66 ss) in vera
funzione di tribunale. L'interrogatorio notturno non poteva considerarsi
giudizio formale; perchè la legge proibiva di giudicare di notte. Fatto
venire Gesù, legato e in mezzo agli sgherri, sommi sacerdoti e scribi gli
dissero: - Se tu sei il Cristo, diccelo -. Gesù rispose: - Anche se ve lo dico,
non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento
starà il Figlio di Dio seduto alla destra della potenza di Dio -. Allora
esclamarono: - Tu dunque sei il Figlio di Dio? - Gesù aggiunse: - Lo dite voi
stessi: io lo sono - Tutti concordi esclamarono: - Che bisogno abbiamo ancora
di testimonianze? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca -.
In
quella terribile notte, secondo la Emmerich, 1' apostolo Giovanni, dopo la
condanna a morte di Gesù pronunziata dal Sinedrio, turbato ed afflitto, sentì
il bisogno di recarsi dalla Beata Vergine per informarla dell' accaduto. Ma la
Vergine per via soprannaturale già sapeva quanto stava accadendo all'amato
Figlio. L'anima sua oppressa dal dolore era immersa in continua preghiera per
i carnefici e per i peccatori e il suo cuore materno la spingeva anche a
chiedere al Padre celeste che non permettesse la consumazione del deicidio.
Poi, accompagnata da Giovanni dalla Maddalena e da alcune pie donne mesti e
dolenti, volle recarsi nei pressi della casa di Caifa, dove Gesù soffriva cosî
terribilmente.
Fattosi
giorno, Caifa e i suoi malvagi colleghi ebbero cura di mandare un messaggero a
Pilato per avvisarlo che stesse pronto a giudicare un criminale. Avevano premura
che il giudizio e l'esecuzione della condanna si compissero prima dell'inizio
della Pasqua, cioè prima di sera. Temendo, e con ragione, che la motivazione
religiosa non venisse accolta da Pilato, si accordarono per presentare Gesù al
governatore romano quale sobillatore del popolo e quale re nemico
dell'imperatore.
Erano
forse le sette del mattino, quando il corteo si avviò verso la parte bassa
della città, alla torre Antonia, dove risiedeva Pilato, la moglie e i soldati
della guarnigione. Del corteo facevano parte Caifa, scribi e farisei, Gesù
incatenato, gli sgherri e una plebaglia ignorante e assetata di sangue.
Giuda
intanto, vedendo che Gesù era stato condannato a morte dal Sinedrio, fu preso
dai rimorsi e dalia disperazione. Riportò le 30 monete d'argento ai sommi
sacerdoti e agli anziani dicendo: - Ho peccato, perchè ho tradito sangue
innocente -. Ma quelli gli risposero: - Che ci riguarda? Veditela tu -. Giuda
allora gettò le monete d'argento nel Tempio, si allontanò e andò ad
impiccarsi. I sommi sacerdoti poi raccolsero quel denaro e, tenuto consiglio,
convennero che non era lecito metterlo nel tesoro, ma stabilirono di comprare un
campo (il campo ,del vasaio) per la sepoltura degli stranieri.
Gesù
intanto venne portato al pretorio di Pilato. I capi del popolo non vollero
salire la gradinata dell'abitazione di un pagano per non contaminarsi e poter
mangiare la Pasqua. Pilato si affacciò al parapetto e domandò: - Che accusa
portate contro quest'uomo?
Risposero:
- Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare
tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re -. Pilato rientrò nel
pretorio, fece chiamare Gesù e gli domandò: - Sei tu il re dei Giudei? - Gesù
rispose: - Dici questo da te oppure altri te lo hanno detto sul mio conto? -
Pilato soggiunse: - Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti
hanno consegnato a me; che cosa hai fatto? - Gesù allora spiegò che il suo
regno non era di questo mondo. Se fosse stato un re politico, i suoi servi lo
avrebbero difeso,, Pilato concluse: - Dunque tu sei re -. Rispose Gesù: - Tu lo
dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo io sono venuto nel mondo:
per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la
mia voce -. Pilato aggiunse: - Che cosè la verità? - e, senza fermarsi ad
ascoltare la risposta, uscì di nuovo verso l'esterno e disse ai Giudei: - Io
non trovo in lui nessuna colpa -. I Giudei però insistettero: - Costui solleva
il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea
fino a qui -. Sentendo parlare di Galilea Pilato s'informò se Gesù fosse
veramente galileo e, avuto risposta affermativa, decise di inviarlo ad Erode,
tetrarca della Galilea, quale suo suddito.
Per
l'occasione della Pasqua Erode si trovava a Gerusalemme e provò grande
soddisfazione per il riguardo che Pilato aveva avuto verso di lui. In effetti
era molto tempo che sentiva parlare di Gesù e desiderava vederlo e assistere a
qualche suo prodigio. Seguirono il condannato sommi sacerdoti e scribi e con
insistenza ripeterono le loro accuse. Erode interrogò Gesù con molte
domande, ma il Signore non rispose neppure a una di esse. Alla fine Erode,
disilluso e forse anche indispettito, si prese burla di lui, gli fece indossare
una veste bianca come un pazzo e lo rimandò da Pilato. Quel giorno, da nemici
che erano, Erode e Pilato divennero amici.
Con
l'inviare Gesù da Erode, Pilato sperava di togliersi da un brutto imbarazzo:
quello di condannare a morte un innocente. Pertanto, quando vide tornare indietro
il corteo, dovette rimanere seccato, ma si lusingò di cavarsela ugualmente
ricorrendo a un compromesso. C'era l'usanza, in occasione della Pasqua, di
liberare un condannato, chiunque egli fosse, a scelta del popolo. In quei
giorni c'era in carcere un certo Barabba, un ladro che durante una sommossa
aveva commesso un omicidio. Pilato si affacciò verso la folla e domandò: -
Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo? - Pensava che il
popolo non avesse esitato a scegliere Cristo, ma così non fu. Ci dovette essere
a principio una sosta di perplessità e in quel frattempo la moglie chiamò
privatamente Pilato e gli disse: - Non aver nulla a che fare con quel giusto,
poichè molti sogni ho avuto oggi a cagione di lui. Intanto la plebaglia,
aizzata dai sommi sacerdoti e dagli anziani, cominciò a chiedere a gran voce la
liberazione di Barabba. Disse allora Pilato: - Che farò dunque di Gesù
chiamato il Cristo? - La plebaglia gridò: - Sia crocifisso! - Egli aggiunse: -
Ma che male ha fatto? -. Segui un altro urlo: - Sia crocifisso! -
Il
governatore, vedendo che non otteneva nulla e che il tumulto cresceva sempre di
più, si fece portare un catino con acqua e si lavò le mani davanti .alla
folla dicendo: -Non sono responsabile di questo sangue; vedetevela voi! - Tutto
il popolo rispose: - Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli -.
(Marco 23,21 ss) "Ed egli, per la terza volta, disse loro:- Ma che male ha
fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò
severamente e poi lo rilascerò". E il povero Gesù fu sottoposto al
barbaro supplizio della flagellazione.
I
soldati lo legarono ad una colonna, gli denudarono il busto e col flagellum
(robusta frusta composta di varie funicelle di cuoio, appesantite all'estremità
da piccoli ossi o da palline di piombo) cominciarono a percuoterlo violentemente.
In breve il corpo di Gesù divenne tutto lividure e piaghe sanguinolenti. Poi,
come se non bastasse, la crudele soldataglia, ispirandosi al fatto che Gesù si
era proclamato re, lo trascinarono nel cortile interno del palazzo pretorio e,
chiamata l'intera coorte, si burlarono di lui. Gli gettarono sulle spalle un
mantello rosso (manto reale), intrecciarono una corona di spine (diadema reale)
e gliela calcarono sul capo. Nelle mani legate gli infilarono una canna (scettro
reale). Poi sfilarono davanti a lui, si prostrarono quasi in atto di adorazione,
ripetendo con sarcasmo: - Salve, o re dei Giudei! - Quando si alzavano lo
sputavano in faccia, gli tiravano schiaffi e alcuni gli sfilavano dalle mani la
canna e gliela battevano sul capo. Quando durò questa tragica farsa? Noi non
sappiamo. E' però certo che quella soldataglia, dopo che si fu sfogata condusse
Gesù, ridotto a una piaga, dal governatore. Pilato dovette rimanere
impressionato e pensò che presentandolo alla folla in quello stato pietoso,
questa si sarebbe commossa. Si affacciò all'esterno e annunziò: - Ecco, io ve
lo conduco fuori, perchè sappiate che non trovo in lui nessuna colpa -. Poco
dopo comparve Gesù tutto sfigurato e vacillante. Pilato disse: - Ecce homo! -
Ma
al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: - Crocifiggilo,
crocifiggilo! - Pilato soggiunse: - Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non
trovo in lui nessuna colpa -. Risposero i Giudei: - Noi abbiamo una legge e
secondo questa legge deve morire, perchè si è fatto Figlio di Dio -. Sentendo
queste parole Pilato ebbe un senso di paura ed entrato in pretorio domandò a
Gesù: - Di dove sei? - Ma il Signore non gli rispose. Aggiunse Pilato: - Non mi
parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di
metterti in croce? - Gesù gli osservò: - Tu non avresti nessun potere su di
me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato
nelle tue mani ha una colpa più grande -.
I
Giudei, accortisi, che Pilato conservava ancora l'intenzione di liberare Gesù,
si misero a gridare: - Se liberi costui non sei amico di Cesare!
Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare -. Il governatore allora
sedette in tribunale nel luogo detto Litostroto. Era il venerdì detto Parasceve,
cioè vigilia della Pasqua ebraica, prima di mezzogiorno. Pilato volle
prendersi il gusto di dire ai Giudei con sarcasmo: - Ecco il vostro re! - Ma
quelle belve, assetate di sangue, gridarono: - Via, via, crocifiggilo! -
Aggiunse allora Pilato: - Metterò in croce il vostro re? - Risposero i sommi
sacerdoti: - Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare -. Seguì l'ultimo e
tragico atto di quell'iniquo processo. Pilato, mettendo a tacere il diritto, la
giustizia e la coscienza, pronunziò la sentenza capitale e dette ordine che
venisse subito eseguita.
Erano
forse le 11,30, quando il corteo della morte si avviò verso il luogo della
esecuzione capitale. Sulle spalle di Gesù venne caricata la pesante croce. Lo
precedevano alcuni soldati, altri lo seguivano; venivano poi scribi e farisei e
una folla malevola e curiosa. Gesù procedeva a piedi nudi e insaguinati,
stremato di forze dopo tante ore di digiuno, d'insonnia e di tormenti fisici e
psichici. Del triste corteo facevano parte anche due ladroni, che poi vennero
crocifissi uno a destra e l'altro a sinistra del Signore. Ben presto Gesù
giunse allo stremo delle forze, fu preso dal deliquio e cadde pesantemente a
terra. Quegli uomini iniqui, temendo che l'odiato Galileo morisse prima di
arrivare al luogo del supplizio, costrinsero un certo Simone di Cirene, che
veniva dalla campagna, ad aiutare a portare la croce dietro di Gesù, ma
nonostante l'aiuto di Simone la tradizione ci dice che Gesù cadde altre due
volte.
Tra
la folla che seguiva il condannato c'era pure un gruppo di pie donne che si
battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Gesù si voltò verso di loro e
disse: - Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma su voi stesse e sui
vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i
grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato... Perchè
se trattano
così
il legno verde, che avverrà del legno sreeco9
E'
antichissima tradizione che la Beata Vergine non potè resistere al desiderio di
rivedere il suo divin Figlio e chiese a Giovanni di accompagnarla dove Gesù
sarebbe passato. Allorchè comparve Gesù la Vergine lo guardò, altrettanto
fece Gesù e nessuno potrà mai dire con quale martirio nel cuore. Pallida come
un'agonizzante, l'Addolorata dovette appoggiarsi ad uno stipite per non
cadere.
Il
luogo della crocifissione era una sporgenza arrotondata di nuda roccia, detta
Calvario (in ebraico Golgota) fuori delle mura della città, ma presso ad una
strada frequentata dai passanti. Quando il corteo vi giunse, i carnefici
offrirono a Gesù e ai due ladroni vino miscelato con mirra, bevanda anestetica
atta a intorpidire i sensi. Gesù la assaggiò , ma non volle bere. Venne quindi
spogliato delle sue vesti e inchiodato sulla croce. Su distinti patiboli
vennero issati anche i due ladroni. Attualmente lo spuntone di roccia detto
Calvario è inglobato nella basilica del Santo Sepolcro e su di esso vi sono due
cappelle, una officiata dai Francescani di rito latino e l'altra dal clero di
rito greco. Compiuta la crocifissione i soldati (Pare che fossero quattro) si
divisero le vesti di Gesù, ma sulla tunica che era tutta di un pezzo gettarono
la sorte. Sulla sommità della croce affissero poi un cartello con la dicitura:
- Gesù Nazareno re dei Giudei - scritta in ebraico, latino e greco. I sommi
sacerdoti lessero quel cartello e andarono a protestare da Pilato, perchè lo
cambiasse, ma il governatore rispose seccato: - Ciò che ho scritto ho scritto
-. Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio - ricorda l'evangelista Matteo -
si fece buio su tutta la terra. Si trattò certamente di un oscuramento pauroso
dovuto a causa soprannaturale, non ad eclisse solare, perchè in quella
settimana c'era luna piena. Sembrò che il sole, senza di cui non è possibile
la vita sulla Terra, si rifiutasse di illuminare il più orrendo crimine della
storia: il deicidio.
Anche
se ridotto a condizioni così pietose, i nemici di Gesù non cessarono di
insultarlo: -Ohe'! - esclamarono alcuni passandogli dinanzi - Tu che distruggi
il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di
Dio, scendi dalla croce! - Anche i sommi sacer-, doti, gli scribi e gli anziani
lo schernivano: - Ha salvato gli altri, ma non può salvare se stesso. E' il re
d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo -. Presso la croce di Gesù -
narra l'evangelista Giovanni - stavano sua madre, la sorella di sua madre,
Maria di Cleofa e Maria Maddalena.
L'Addolorata
dovette sentire quei crudeli sarcasmi e averne il cuore trafitto. Gli innocenti
perseguitati sogliono chiedere vendetta al cielo, invece Gesù aprì la sua
bocca e disse: - Padre perdona loro, poichè non sanno quello che fanno -.
Dobbiamo credere che anche l'Addolorata si associò a questa eroica preghiera
del Figlio.
Agli
insulti dei sinedriti e della plebaglia si associò anche uno dei ladroni
crocifissi. Probabilmente, in precedenza, nel suo animo era spuntata
l'irrazionale speranza di scampare alla crocifissione per opera di Cristo, ed
ora se la vedeva svanita. Diceva con rabbia: - Non sei tu il Cristo? Salva te
stesso e noi! - L'altro ladro invece, toccato dalla grazia divina, si era
convinto dell'innocenza di Gesù e anche della sua dignità messianica. Infatti
rimproverò il collega dicendo: - Neanche tu hai timore di Dio, benchè
condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perchè riceviamo il giusto per
le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male -. Aggiunse poi: - Gesù,
ricordati di me quando entrerai nel tuo regno -. Il Salvatore gli rispose: - In
verità ti dico, oggi stesso sarai con me in Paradiso. Dobbiamo credere che la
conversione e la meravigliosa fede del buon ladrone fu dovuta pure all'efficacia
delle preghiere dell'Addolorata lì presente.
Presso
la croce di Gesù stavano, oltre alla Vergine, anche il discepolo Giovanni ed
alcune pie donne. Contemplavano Cristo crocifisso e coronato di spine con
religioso
e
penoso silenzio. L'Addolorata nel suo smisurato amore e dolore avrebbe voluto
morire col Figlio; "soffriva nel veder soffrire suo Figlio. Offriva le sue
pene e i dolori di Gesù al Padre celeste per la nostra salvezza". (P. Pio)
Ad
un tratto Gesù la guardò con tenerezza, poi volse gli occhi verso Giovanni e
disse: - Donna, ecco tuo figlio -. Poi rivolto al discepolo prediletto
soggiunse: - Ecco tua Madre! -
Con
quella doppia espressione, secondo l'interpretazione del magistero
ecclesiastico ordinario, Cristo moribondo sancì la maternità spirituale di
Maria verso tutti gli uomini, In quei momenti così tragici e solenni ci fu assegnata
una Madre, a cui possiamo ricorrere in tutte le nostre necessità.
L'agonia
di Gesù volgeva al termine e le sue sofferenze erano al colmo, quando esclamò:
- Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato? - Le prime parole di questa
invocazione in ebraico (Elì, EU) causarono un equivoco, Infatti alcuni dei
presenti la intesero come un'invocazione di soccorso rivolta all'antico profeta
Elia.
Poco
dopo Gesù soggiunse: - Ho sete -. Allora uno dei soldati ebbe un po' di
compassione: inzuppò una spugna nella posca (mescolanza di acqua e aceto), la
mise in cima ad un'asta e l'accostò alle labbra di Gesù, che la succhiò.
Qualcuno dei presenti cercò d'impedire l'atto del soldato dicendo: - Lasciate,
vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce -.
Dopo
che Gesù ebbe succhiata quell'acida bevanda, mormorò: - Tutto è compiuto -.
Era venuto nel mondo per fare la volontà del Padre. Ora essa era stata perfettamente
adempiuta.
Poi,
con un forte grido disse: - Padre nelle tue mani consegno il mio spirito - .
Detto questo spirò.
In
quel momento la spada del dolore, predetta alcuni decenni prima dal vecchio
Simeone, finì di trapassare l'anima benedetta di Maria.
Straordinari
fenomeni accompagnarono la morte di Cristo: il velo del Tempio si squarciò da
cima a fondo, lasciando aperto alla vista di tutti il Sancta Sanctorum; la terra
tremò e la roccia del Calvario si spaccò con una profonda fessura che ancora
oggi è dato osservare. Si aprirono delle tombe e molti corpi di santi morti
risuscitarono e apparvero in città.
Il
centurione che comandava il drappello di soldati si commosse e pieno di timore
esclamò: - Davvero Costui era Figlio di Dio! -. Anche gli altri soldati non
poterono fare a meno di riconoscere che Gesù era un uomo giusto.
Un
po' lontano, un gruppo di pie donne,tra cui quelle che avevano accompagnato
Gesù dalla Galilea, osservavano quanto succedeva.
La
folla ancora presente sul Golgota mutò contegno. Impressionata da quell'insieme
di paurosi fenomeni, si allontanò da quel luogo battendosi il petto.
Poichè
mancava poco all'inizio del sabato della Pasqua ebraica, (cominciava infatti
al tramonto del venerdì), i Giudei si presentarono a Pilato e chiesero che ai
condannati venissero spezzate le gambe affinchè non rimanessero in croce
durante la festa. I soldati incaricati spezzarono le gambe dei ladroni, ma
vedendo che Gesù era già morto, si astennero dallo spezzargli le gambe. Tuttavia
uno dei soldati, che secondo la tradizione si chiamava Longino, gli trapassò
il costato con una lanciata. Dalla ferita sgorgò sangue ed acqua.
Da
Pilato si recò pure Giuseppe di Arimatea e chiese il corpo di Gesù allo scopo
di seppellirlo in un sepolcro di sua proprietà. Avuto il consenso del
governatore, egli acquistò una sindone, cioè un lenzuolo di lino, per
involgere il cadavere e si recò al Calvario. Nel pietoso ufficio della
sepoltura si unì anche il fariseo Nicodemo, che acquistò 100 libbre, cioè 32
Kg. di aromi, mirra e aloe. Con l'aiuto dell'apostolo Giovanni schiodarono il
cadavere dalla croce, lo raccolsero in un lenzuolo e dettero alla Vergine
santissima la dolorosa soddisfazione di ricevere in grembo Gesù morto.
Molti
grandi artisti in ogni secolo hanno cercato di raffigurare su tela o nel marmo
la pietosa scena di Maria che tiene sulle ginocchia il Figlio morto. Questa
scena, molto cara al cuore dei credenti, vien detta opportunamente la Pietà.
Non
c'è dubbio che la Vergine, aiutata dalle pie donne, provvide a lavare il
corpo del povero Gesù, in particolare tolse dal capo la corona di spine,
ripulì il viso, i capelli ingrommati di sangue coagulato e le piaghe. Si passò
poi alla imbalsamazione, usando unguenti portati dalle pie donne e soprattutto
quelli comprati da Nicodemo.
Non
possiamo descrivere i sentimenti e il pianto dell'Addolorata, possiamo solo
tentare di immaginarli. Non appena l'imbalsamazione fu compiuta, Giuseppe di
Arimatea e Nicodemo provvidero ad avvolgere la salma con bende, a coprire il
capo con un sudario, ad avvolgerlo nella sindone e infine a collocarlo nel
sepolcro nuovo, scavato nella roccia e distante una quarantina di metri dal
Calvario. Il vano d'ingresso fu chiuso con una grossa pietra.
Le
pie donne e soprattutto Maria si trattennero ancora qualche tempo davanti alla
tomba, in religioso e sofferto raccoglimento; poi si allontanarono. Mancava
poco al tramonto e stava per incominciare il gran sabato della Pasqua giudaica.
Così
ebbe termine il venerdì santo, la giornata più storica del mondo.
Il
giorno seguente, cioè la mattina del sabato, i sommi sacerdoti e i farisei,
nemici di Gesù, si recarono da Pilato e gli dissero: - Ci siamo ricordati che
quell'impostore disse, mentr'era vivo: "Dopo tre giorni risorgerò".
Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro sino al terzo giorno, perchè non
vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: E' risuscitato dai
morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima! -
Pilato
li accontentò dicendo: - Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come
credete -.
Essi
allora provvidero a sigillare la pietra di chiusura e a mettervi un corpo di
guardia.
La
Beata Vergine, ormai in casa di Giovanni, e le pie donne osservarono il riposo
sabbatico secondo le legge di Mosè. Nel cuore di Maria c'era però la fede e
una viva attesa della risurrezione del Figlio.
Nessuno
vide Gesù nell'atto del risorgere, però non c'è dubbio che questo grandioso
miracolo, che sta a fondamento della fede cattolica, sia avvenuto nelle prime
ore della domenica, prima dell'alba. Ci fu un gran terremoto e un angelo del
Signore scese dal cielo, rotolò la pietra che chiudeva l'entrata della tomba e
si pose a sedere su di essa. L'aspetto dell'angelo era come di folgore ed aveva
un vestito bianco come la neve.
Le
guardie rimasero come tramortite dallo spavento e fuggirono via.
E'
costante tradizione, confermata da varie anime mistiche, che Gesù risorto
apparve subito e per prima alla sua Madre santissima. Su questo episodio della
vita di Maria, come del resto su tanti altri, i vangeli tacciono, ma questo non
toglie nulla alla certezza storica dell'avvenimento. Era ben giusto che Colei,
che aveva condiviso in un modo così pieno i dolori e le umiliazioni del Figlio,
fosse la prima a godere della sua gloriosa Risurrezione. Secondo il Suarez,
questa tradizione si riallaccia agli stessi Apostoli, tuttavia il primo accenno
scritto lo troviamo nel Carmen Paschale del poeta Sedulio, quasi contemporaneo
di S. Ambrogio.
A
Gerusalemme, nella basilica del santo Sepolcro, a conferma di questa
antichissima tradizione, c'è la cappella dell'Apparizione di Gesù Risorto alla
Madre sua, ed è officiata dai Padri Francescani.
Quella
stessa mattina, prima di albeggiare, si misero in moto per recarsi al sepolcro
le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, ma prima vollero acquistare
altri aromi ed olii profumati con l'intenzione di ungere più accuratamente il
corpo di Gesù. Maria Maddalena però, insofferente di quegli indugi, si avviò
sola al Calvario. Vi giunse che incominciava ad albeggiare, vide che l'entrata
alla tomba era spalancata e constatò che era vuota. Ritornò indietro in
fretta e annunziò a Simon Pietro e a Giovanni che il corpo del Signore era
stato asportato e che non sapeva dove fosse stato messo. Pietro e Giovanni
vollero accertarsi della cosa, si recarono in fretta al sepolcro e trovarono-
che le cose stavano proprio così. Giovanni precisa che le bende stavano per
terra e che il sudario, che era stato posto sul capo di Gesù, non stava per
terra, ma ripiegato in un luogo a parte.
Quando
più tardi arrivarono le pie donne, rimasero confuse e interdette nel vedere la
pietra rotolata via dall' ingresso e nel constatare l'assenza del cadavere. Ed
ecco apparvero due angeli sfolgoranti in sembianze umane e dissero loro: - Perchè
cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi
come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio
dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e
risuscitasse il terzo giorno -. Esse si ricordarono della profezia di Gesù e,
recatesi dagli Apostoli, raccontarono loro ogni cosa. Il racconto delle donne
parve agli Apostoli un vaneggiamento e perciò non prestarono fede.
Intanto
la Maddalena, spinta dal grande amore che nutriva per Gesù, era ritornata al
sepolcro, si era fermata nelle vicinanze e piangeva. "Mentre piangeva, si
chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno
dalla parte del capo e l'altro dalla parte dei piedi, dov'era stato posto il
corpo di Gesù. Ed essi le dissero: - Donna perchè piangi? - La P.1addalena
rispose: - Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto -.
Pensando essa che chi le stava parlando era il custode del giardino disse: - Se
l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo -. Gesù
le disse: - Maria! - Fu allora che la Maddalena lo riconobbe e che ricevette da
Lui l'incarico di comunicare il primo messaggio di Gesù Risorto agli
Apostoli: - Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro".
Quello
stesso giorno, diventato la Pasqua dei Cristiani, Gesù apparve al gruppo
delle pie donne, a Pietro, ai due discepoli di Emmaus e, quando fu sera,
comparve nel Cenacolo davanti a tutti gli Apostoli, meno che a Tommaso per il
fatto che era assente. Nonostante che le porte del luogo fossero chiuse per
timore dei Giudei, Gesù si presentò e disse: - Pace a Voi! - I presenti
stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma, ma Gesù disse loro: -
Perchè siete turbati, e perchè sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie
mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate, un fantasma non ha
carne ed ossa come voi vedete che io ho. - E subito mostrò loro le mani e i
piedi. E poichè non ancora si capacitavano, il Risorto chiese loro qualcosa da
mangiare. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito ed egli lo prese e lo
mangiò alla loro presenza.
In
quella stessa occasione, come ci narra l'Evangelista Giovanni, Gesù istituì
il grande sacramento della Penitenza o Confessione. Infatti disse: - Pace a
voi! Come il Padre ha
mandato me, anch'io mando voi. - Poi alitò su di loro e disse: - Ricevete lo
Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete, resteranno non rimessi. -
Gesù
apparve molte altre volte agli Apostoli e ad altre persone, tra cui come ci
assicura S. Paolo, a più di 500 discepoli in una sola volta.
Di
particolare importanza è l'apparizione di Gesù, avvenuta in Galilea sopra una
montagna (1!latt. 28,16 ss). In quell'occasione il Signore disse loro: -1`,Zi è
stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte
le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con
voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo. - E' questo il mandato missionario
della Chiesa, che è stato sempre tenuto presente, sopratutto dai Papi e dai
Vescovi, durante i circa 2000 anni di Cristianesimo.
Gesù
si lasciò vedere dagli Apostoli complessivamente per 40 giorni dopo la
Risurrezione e in questo periodo completò l'istituzione dei Sacramenti, conferì
a Simon Pietro il primato, spiegò più profondamente la natura del Regno di Dio
e completò le istruzioni che i discepoli avrebbero dovuto seguire nel ministero
apostolico.
Ultimo
atto della seconda vita di Gesù fu la sua Ascensione corporea al cielo, che
avvenne presso Gerusalemme sul monte degli Ulivi.
Lasciata
nuovamente la Galilea, senza dubbio per ordine di Gesù, gli Apostoli e gli
altri discepoli si trovarono tutti insieme per l'ultimo convegno nella città
santa, forse nel Cenacolo. In quell'occasione Gesù ordinò loro di non
allontanarsi da Gerusalemme, ma di aspettare la promessa del Padre, cioè la
discesa dello Spirito Santo. Poi con Gesù uscirono di città e si recarono sul
monte degli Ulivi. Con loro dovette esserci anche la Vergine Santissima.
Giunti
alla sommità del colle, Gesù li riunì accanto a sè, li benedisse e cominciò
a salire in alto verso il cielo. I discepoli lo seguirono con lo sguardo sino al
momento in cui una splendida nube lo sottrasse alla loro vista.
Se
è vero che il nostro cuore si trova dove c'è il nostro tesoro, non c'è dubbio
che il cuore di Maria salì con Cristo in cielo.
Gli
Apostoli, i discepoli e le pie donne, che furono presenti all'Ascensione di Gesù
al cielo, rientrati a Gerusalemme si trattennero nel Cenacolo i nove giorni
che precedettero la discesa dello Spirito Santo. C'era anche la Madre di Gesù
e in sua compagnia pregarono, lavorarono, si cibarono e conversarono. Quei nove
giorni furono come un corso di esercizi spirituali, fatti in compagnia della
Madre di Dio.
Trascorsi
i giorni della preparazione, proprio la domenica in cui si celebra la
Pentecoste giudaica, avvenne la mirabile manifestazione dello Spirito Santo.
Erano
circa le ore nove del mattino. 1llaria, gli Apostoli, gli altri discepoli e le
pie donne stavano rinchiusi nel Cenacolo, quando all'improvviso venne un forte
rumore come di vento impetuoso. In alto apparvero come delle lingue di fuoco,
che si posarono sopra ciascuno dei presenti. Tutti furono ripieni di Spirito
Santo e cominciarono a parlare varie lingue secondo che lo Spirito concedeva
loro di parlare.
Quel
rumore straordinario attirò al Cenacolo una grande folla e gli Apostoli ne
approfittarono per parlare delle cose di Dio. Tutti rimasero meravigliati, perchè
ognuno, pur essendo forestiero, li sentiva parlare nella propria lingua. Poichè
alcuni scettici attribuivano il dono delle lingue all'effetto del vino, Pietro
prese la parola e rintuzzò quelle velenose insinuazioni, poi dichiarò che il
dono delle lingue non era altro che il compimento di una profezia di Gioele, che
doveva verificarsi nei tempi messianici. Ricordò inoltre con fermezza e
coraggio che quel Gesù,che essi avevano crocifissoiIddio lo aveva risuscitato
ed esaltato alla sua destra e di questo essi erano testimoni.
Terminato
quel veemente discorso, molti gli chiesero: - Cosa dobbiamo fare? - Pietro
rispose: - Pentitevi e ciascuno si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo;
dopo riceverete il dono dello Spirito Santo -.
Coloro
che in quel giorno accolsero la parola di Pietro furono abbastanza numerosi:
circa tremila persone. Sappiamo dagli Atti ( 2, 37-42 ) che i primi cristiani
erano pieni di fede e di carità. "Erano assidui nell'ascoltare
l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e
nelle preghiere". L'ardore religioso era tale che li spingeva a mettere
tutto in comune. Di certo Maria nel vedere tanta fede, bontà e fervore dovette
rimanerne consolata.
E'
fuor di dubbio che Maria, dopo l'Ascensione di Gesú al cielo, rimase a
Gerusalemme in casa di Giovanni. Dall'alto della croce il Divin Maesto volle
affidare sua Madre alle cure del discepolo prediletto e non possiamo dubitare
che Giovanni si sia attenuto alle ultime disposizioni di Gesú. Sappiamo che
egli per vari anni dimorò a Gerusalemme a fianco di Pietro. All'epoca del
viaggio dell'apostolo Paolo, poco prima del concilio di Gerusalemme, cioè verso
il 50 d.C., Giovanni figurava tra le "colonne della Chiesa" (Gal 2,9).
In
quale anno Giovanni lasciò Gerusalemme e si trasferì ad Efeso? Non è
possibile stabilire se Maria si sia trasferita anche lei ad Efeso.
Probabilmente
il trasferimento di Giovanni avvenne verso gli anni 57-58. Per l'innanzi non dové
avvenire, perché durante la prima permanenza di Paolo ad Efeso non si fa
nessuna menzione né di Pietro e né dell'evangelista. La dimora di Maria con
Giovanni dovette compensare in parte l'assenza di Gesú e attutire la viva
brama che Ella aveva di ricongiungersi con Lui. Nell'attesa di rivederlo e di
stare sempre con Lui trovava conforto nell'assistenza quotidiana e nella
ricezione dell'Eucaristia. Per lunghi anni dovette contentarsi di adorarlo e
amarlo velato sotto le specie eucaristiche.
Nei
primi anni della Chiesa nascente la presenza e l'opera di Maria fu necessaria e
preziosa com'è necessaria e preziosa la presenza della madre in una famiglia,
in cui i figli sono numerosi e in tenera età.Possiamo dire che Maria,
all'epoca apostolica, usò verso la Chiesa cure affettuose e costanti,
paragonabili a quelle prodigate a Gesú bambino. Su tutti i credenti influì
beneficamente non solo con la parola, ma soprattutto con la preghiera e con l'
esempio delle sue mirabili virtú.
In
qual luogo la Beata Vergine morì e fu assunta al cielo?
Due
antiche città si contendono quest'onore: Gerusalemme ed Efeso. Le tradizioni
piú antiche sono concordi per Gerusalemme. Piú esattamente il monte Sion
viene indicato come il luogo del transito (morte) e il Gethsemani come il
luogo della sepoltura. Sul monte Sion c'è la chiesa della Dormizione, che
intende ricordare il transito dalla vita terrena alla vita eterna e nel
Gethsemani c'è la cripta-santuario che conserva la tomba della Madonna. La
chiesa dell'Assunzione con l'annessa tomba della Vergine attualmente è
officiata dai Greci ortodossi.
Per
Efeso, a cominciare dal secolo scorso, si sono schierati alcuni autori sotto
l'influsso delle rivelazioni private della venerabile Caterina Emmerich.
Come
avvenne la morte di Maria? Le notizie in proposito oltre che scarse sono
incerte. E' opinione di vari autori, tra cui S. Francesco di Sales, che la Beata
Vergine non morì né di malattia e né di vecchiaia, ma consunta dal crescente
amore per Iddio. Questo amore forte, ardente, divampante col passar degli anni
era andato sempre crescendo e a un certo punto non poté piú essere contenuto
nel corpo mortale e fu causa che l'anima si distaccasse da esso e volasse al
cielo.
Altri,
come il Roschini, osservano che Maria possedeva il dono dell'integrità, cioè
aveva il pieno dominio su tutte le sue passioni, compresi il dolore e l'amore.
Pertanto come le pene inenarrabili della Passione del Figlio non la poterono
uccidere, così neppure la forza dell'amore di Dio poté strapparla alla vita
terrena. Ma poiché Ella fu passibile, cioè capace di soffrire, dové anche
essere soggetta alla morte. Probabilmente Ella, verso la fine della vita, andò
sempre piú soggetta a rapimenti celesti, che lasciavano in lei un forte
anelito verso il Figlio, la cui assenza era anche causa di languore. Gesú da
parte sua come figlio amoroso non poteva lasciarla languire all'infinito e perciò
un bel giorno se la strinse al cuore comunicandole la visione intuitiva, cioè
il possesso della vita stessa di Dio. Ora tale morte, che fu un passaggio
immediato ad una vita immensamente superiore, merita appena l'appellativo di
morte. Così si spiega come gli antichi testi liturgici preferiscono chiamare
la morte di Maria transito o anche dormitio (sonno).
Checché
ne sia dei particolari del transito della Beata Vergine, una cosa é certa, anzi
é dogma di fede, cioé che Maria, terminato il periodo della vita terrena, fu
assunta al cielo in anima e corpo. Questa verità di fede, contenuta nella
Tradizione, fu solennemente proclamata come dogma dal Sommo Pontefice Pio XII
nel 1950.
La
Beata Vergine, in forza della sua divina maternità, contrasse relazione
strettissima e reale con Cristo suo Figlio, vita e principio di vita. Questa
relazione non si limitò solo all'anima, ma si estese anche al corpo. Ne
consegue che la vita di Cristo doveva ridondare anche nel corpo di Maria
Immacolata col preservarla dalla morte e facendola risorgere anticipatamente.
In
ordine di tempo il primo privilegio con cui Dio volle adornare l'anima della
Beata Vergine fu il suo immacolato concepimento nel seno di sua madre Anna.
Per
comprendere appieno la natura e l'importanza di questo privilegio occorre
riandare con la mente allo stato felice dei nostri progenitori e alle terribili
conseguenze derivate all'uman genere dalla loro caduta.
In
Adamo ed Eva, prima di peccare, regnava perfetta armonia tra anima e corpo.
C'era la subordinazione della ragione a Dio, delle potenze inferiori, cioè
delle inclinazioni naturali alla ragione e del corpo all'anima. La prima
causava la seconda e tutte e tre dipendevano dalla grazia santificante, ossia da
quel dono divino di carattere permanente che abbellisce l'anima e la rende
figlia e amica di Dio.
I
nostri progenitori si sentivano ed erano effettivamente padroni delle proprie
passioni.
Ma
venne il tempo della prova; si ebbe la tentazione ed essi caddero nel peccato di
disobbedienza. La caduta ruppe l'incanto di pace, di serenità e di felicità
che regnava nell'anima; ne sconvolse per sempre la psicologia. E purtroppo
questo squilibrio psicologico e la conseguente concupiscenza divennero retaggio
dei loro discendenti, di noi uomini.
Come
capostipite dell'uman genere Adamo avrebbe dovuto trasmettere ai discendenti i
doni soprannaturali (grazia santificante e doni dello Spirito Santo) e quelli
preternaturali (armonia tra anima e corpo, scienza infusa, immortalità). Ma
venne meno alla sua alta missione e finì col trasmettere le sue miserie. Il
peccato di origine infatti mutò in peggio nel corpo e nell'anima non solo i
nostri progenitori, ma anche noi uomini che da loro discendiamo.
Il
concilio Tridentino è esplicito nell'affermazione del peccato originale:
"Se qualcuno asserisce che il peccato di Adamo ha nociuto a lui solo e
non alla sua posterità e che egli ha perduto solo per sè e non anche per noi
la santità e la giustizia ricevuta da Dio... e che non abbia trasfuso in tutto
il genere umano il peccato che è la morte dell'anima, sia anatema".
Noi
tutti avremmo dovuto essere concepiti santi e immacolati e invece nasciamo privi
di santità e di giustizia originale. La nostra natura decaduta e corrotta
conosce il bene e l'approva, ma poi finisce col seguire i pensieri malvagi sin
dalla fanciullezza (Genesi 8,21). Dall'immensa palude della miseria umana Dio
volle fare emergere una stella perchè diventasse per tutti gli uomini causa di
gioia e porta del cielo. Ne diede l'annunzio nello stesso momento in cui
castigò il serpente tentatore: "Porrò inimicizia fra te e la Donna, fra
il seme tuo e il Seme di Lei; essa ti schiaccerà il capo e tu le insidierai al
calcagno". Questa donna, nemica del serpente infernale, che secondo
l'antica tradizione schiaccia il capo di Satana, è Maria Immacolata. Ella,
come ha definito solennemente Pio IX nella Bolla Ineffabilis Deus del 1854,
nel primo istante della concezione per singolare grazia e privilegio di Dio
onnipotente in vista dei futuri meriti di Cristo Salvatore degli uomini, fu
preservata immune dal peccato originale.
Maria
dunque fu tutta bella. senza macchia e amica di Dio sin dal primo istante che la
sua anima venne creata e infusa nell'embrione formatosi nel grembo di S.Anna.
Era
ben giusto che Colei che Dio destinava ad essere la Madre del suo Figlio
unigenito e la debellatrice di Satana, neppure per un istante, fosse soggetta
al nemico spirituale principale di Dio e degli uomini.
Colei
che l'arcangelo Gabriele salutò "piena di grazia" e che Elisabetta,
piena di Spirito Santo, proclamò "benedetta fra le donne" era ben
giusto che non fosse soggetta all'influsso del Maligno neppure per un istante.
"L'avvocata dei peccatori" - dice S.Alfonso - non poteva
comparire" rea dello stesso delitto degli uomini per i quali doveva
intercedere".
Insieme
col peccato di origine occorre escludere in Maria anche la presenza del fomite,
cioè - come, spiega l'Angelico - dell'abituale e disordinata concupiscenza che
inclina al male e rende difficile il bene.
La
benedetta fra le donne per antonomasia doveva essere integralmente esentata
dalla maledizione che colpì Eva e la sua progenie.
Quasi
a conferma del dogma proclamato da Pio IX, appena quattro anni dopo, nel 1858 la
Beata Vergine apparì all'innocente fanciulla Bernadetta Soubirous nella grotta
di Lourdes e dichiarò: -Io sono l'Immacolata Concezione. - La Chiesa
Cattolica celebra la festa solenne dell'Immacolata Concezione 1'8 dicembre di
ogni anno.
La
missione del tutto singolare a cui Dio volle destinare Maria, richiese che
Egli le concedesse anche il dono dell'integrità. Dice S.Bernardino da Siena:
"Ogniqualvolta Iddio elegge uno a qualche missione, gli concede tutte
quelle grazie, tutti quei doni che lo rendono idoneo a compierla".
Nessuna
creatura umana ha avuto una missione più alta ed universale di Maria Vergine:
essere la Madre del Figlio di Dio, collaborare strettamente con Lui alla Redenzione
del genere umano, diventare la Madre spirituale di tutti i credenti. Era quindi
necessario che fosse adorna del dono dell'integrità, allo scopo di essere
sempre pronta e docile alla voce dello Spirito e si potesse mantenere
strettamente unita a Dio ogni istante della sua vita.
Il
dono dell'integrità è quello posseduto dai nostri progenitori prima del
peccato: il corpo umilmente soggetto allo spirito, quindi assenza di difetti
fisici e psichici, immunità dalle malattie, le passioni docili alle indicazioni
della ragione illuminata dalla fede, l'anima sempre serena e unita a Dio.
Noi
mortali, anche dopo aver ricevuto col Battesimo la grazia santificante,
sperimentiamo la lotta tra la carne e lo spirito, tra la ragione e le nostre
cattive inclinazioni.
Siamo
soggetti a perdere col peccato la grazia divina, o almeno a commettere
imperfezioni e colpe leggere. Invece Maria, sostenuta dalla grazia divina e dal
dono dell'integrità, non commise mai nessun peccato attuale neppure
piccolissimo, fu moralmente impeccabile e con tutte le sue forze compì nel modo
più eccellente possibile la volontà di Dio: Sulla terra menò una vita del
tutto simile a quella dei Beati nel Cielo.
Noi
mortali abbiamo una mente più o meno adorna di cognizioni, invece Maria non
solo ebbe quelle cognizioni che sono frutto dell'attività del nostro
intelletto, ma anche un tesoro di cognizioni infuse dall'alto, proporzionate
al suo sublime stato di Madre di Dio e all'ufficio di Corredentrice del genere
umano.
Influenzati
dalla concupiscenza e indeboliti dallo squilibrio psicologico, che ci derivano
dal peccato originale, noi subiamo rallentamenti e anche interruzioni nell'
unione con Dio; in Maria invece il dono dell'integrità rese possibile l'unione
continua del suo cuore a Dio, anzi le permise un crescendo vertiginoso
nell'amore divino che solo in Paradiso potremo ammirare.
Notiamo
però che il dono dell'integrità, per disposizione della divina Provvidenza,
non fu unito a quello dell'impassibilità. Quindi la Beata Vergine andò
soggetta ai dolori (e quali dolori! ) a somiglianza del suo divin Figlio.
Uno
dei privilegi più singolari di Maria è la sua perpetua verginità, carisma
che in questi nostri tempi di accentuato materialismo riesce ostico a molti
presuntuosi pensatori.
Maria
fu sempre vergine prima del parto, durante il parto e dopo il parto. E' questo
un dogma di fede definito nel concilio Lateranense, tenuto a Roma l'anno 649.
Maria, come dichiarò all'Arcangelo Gabriele, non conobbe uomo prima
dell'Incarnazione del Verbo nel suo seno purissimo, nè lo conobbe in seguito
fino alla morte. Dopo lo sposalizio con S. Giuseppe visse con lui come una sorella
col fratello. Persino durante il parto Ella conservò l'integrità fisica.
Il
concepimento di Gesù avvenne in modo miracoloso per opera dello Spirito Santo
ed altro prodigio si verificò al momento del parto che fu non solo senza
dolore, ma addirittura accompagnato dal gaudio. Ecco come la venerabile Caterina
Emmerich descrive la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme. Giuseppe
"quando rientrò sotto la grotta, prima d'inoltrarsi, vide la Vergine
pregare genuflessa e allora gli parve che tutta la caverna fosse in fiamme.
Quando notò che la soave consorte era come avvolta da un alone di luce
soprannaturale, sorpreso e ammirato si prostrò al suolo in orazione. Vidi la
luce, che investiva la Vergine divenir sempre più radiosa, in modo che le
lampade accese da Giuseppe erano come svanite. A mezzanotte vide Maria rapita
in estasi, librata per l'aria a una certa altezza dal suolo. Teneva le mani
incrociate sul petto. Lo splendore che la irradiava diveniva intanto sempre più
fulgido. Tutta la natura sembrava pervasa di giubilo comprese le cose
inanimate... Poi non vidi neppure la volta. Un fascio luminoso, che aumentava
sempre più di chiarezza, irradiava la Vergine... Poi apparvero, entro un alone
di luce abbagliante, sei cori di Angeli. Intanto la Vergine, sempre elevata dal
suolo perchè in estasi, pregava con lo sguardo fisso sul divin Neonato, del
quale era divenuta Mamma.
Il
celeste Pargoletto era adagiato davanti a Lei. Tutto luminoso, il Figlio di
Dio e della Vergine era coricato sopra un tappeto, davanti all'estatica sua
Mamma. Là Vergine rimase per qualche tempo in estasi, poi velò il celeste
Principino con un panno, ma senza toccarlo".
Oltre
che di verginità fisica nel caso della Madonna si suol parlare anche di
verginità di mente. Con questa espressione si vuol dire che Maria sin dal
primo istante che ebbe l'uso di ragione mise Dio al di sopra di, tutti i suoi
pensieri e di tutti i suoi affetti. Non ci fu neppure un'occasione in cui
diede la preferenza a se stessa oppure a qualche creatura.
Neppure
nei confronti dei suoi santi genitori e del suo casto sposo Giuseppe fece
eccezione. Ella pose Dio costantemente sopra tutti e avanti tutto.
E'
il privilegio più grande di Maria. Esso è cosi grande ed eccellente da
rendere la dignità della Madonna in certo senso infinita.
In
forza di esso la Beata Vergine è veramente la Primogenita del Padre, la vera
Madre del Verbo Incarnato e la Sposa dello Spirito Santo.
Questo
privilegio colloca Maria nel seno stretto della SS.Trinità e le conferisce
quella regalità che la rende Signora dei cori degli Angeli e delle schiere
dei Santi.
Pertanto
se noi veneriamo Maria come regina dell' Universo si deve soprattutto al fatto
che Ella è vera Madre di Dio, là Madre del Re dei re, il Signore dei
governanti.
S.Bernardo
con parole alate inneggia alla sublime dignità della Madre di Dio e ne mette in
risalto la straordinaria umiltà.
"A
lode delle Vergini si proclama come cosa singolare che seguono l'Agnello
ovunque egli vada. Di quali lodi giudicherai degna Colei che gli va anche
dinanzi? ... Felice Maria, a cui non mancò nè l'umiltà, nè la verginità,
non rovinata ma onorata dalla fecondità... Che c.è da meravigliarsi se Dio
il quale si mostra mirabile nei suoi Santi, si sia mostrato più mirabile nella
Madre sua?
Pertanto,
o coniugi, venerate nel corpo corruttibile l'integrità della carne; e voi, o
sacre vergini, venerate la fecondità della Vergine. Tutti poi, o uomini,
imitate l'umiltà della Madre di Dio".
L'autenticità
della maternità divina di Maria fu solennemente proclamata nel concilio di
Efeso, tenuto in quella città l'anno 431.
Attualmente
celebriamo la solennità liturgica della Madre di Dio il 1 gennaio di ogni anno.
Il
Figlio di Dio discese dal cielo per noi uomini, per la nostra salvezza, cioè
per compiere la Redenzione dell' umanità.
Per
diventare uomo il Verbo ebbe bisogno di una madre, debitamente preparata e
ricolma di grazia. Questa Donna fu Maria.
Dio
inoltre nella sua Provvidenza volle che Maria non si limitasse solo a generare
'e ad allevare il piccolo Gesù, ma la volle socia cioè compagna nella
grandiosa opera della Redenzione. Esiste quindi una cooperazione immediata di
Maria SS. alla Redenzione. In effetti vediamo Maria accanto a Gesù non solo
durante i 30 anni della sua vita nascosta, non solo alcune volte durante la vita
pubblica, ma soprattutto la vediamo assieme a Gesù durante la sua terribile
Passione. Le anime mistiche, depositarie di rivelazioni private, come
S.Brigida, la Ven. Emmerich, suor Josepha Menedez ed altre ci informano che
Maria partecipò alla Passione del Figlio non solo negli episodi evangelici in
cui viene espressamente ricordata, ma anche in quegli altri, come l'agonia
nell'Orto degli ulivi e la coronazione di spine, in cui gli evangelisti non la
nominano. La partecipazione della Beata Vergine a tutti i dolori del Figlio fu
possibile mediante una comunicazione soprannaturale da parte di Dio. S.Pio X
nell'enciclica "Ad diem illum", dopo aver ricordato la compassione di
Maria ai piedi della Croce, soggiunge: "da questa comunanza di dolori e di
volontà tra Maria e Cristo, Ellà meritò di diventare la degnissima
riparatrice del mondo perduto e perciò la dispensatrice di tutte le grazie
acquistateci da Gesù con la sua morte e col suo sangue".
Benedetto
XV è ancora più esplicito nel definire la cooperazione dell'Addolorata alla
Redenzione. Dice infatti nella lettera apostolica "Inter sodalicia".
Non senza un divino disegno (Maria) fu presente alla crocifissione del
Figlio"... "Talmente patì e quasi morì col Figlio suo che pativa e
moriva, talmente abdicò ai suoi diritti materni sul Figlio, per quanto a Lei
spettava, per placare la giustizia di Dio, da potersi dire con diritto che Ella
ha redento con Cristo il genere umano". Come socia nella Passione del
Figlio Maria ci ha meritato de congruo ciò che Cristo ci ha meritato de
condigno.
Lo
stretto connubio di Maria con Gesù nella Redenzione oggettiva ha fatto sì
che Ella sia veramente Colei che schiaccia il capo al serpente infernale.
L'evangelista
Giovanni, testimone oculare degli ultimi momenti della vita di Cristo, ci
narra che presso la croce di Gesù stava sua Madre con alcune pie donne.
A
un certo momento il Crocifisso, vedendo la madre e lì accanto a Lei il
discepolo prediletto disse alla madre: -Donna, ecco tuo figlio - Poi disse al
discepolo: - Ecco tua madre -
Non
c'è dubbio che Gesù in quei supremi istanti intese raccomandare sua Madre alle
cure di Giovanni, ma è altrettanto sicuro che intese pure raffigurare nel discepolo
prediletto tutti i suoi discepoli presenti e futuri.
In
altre parole volle costituire Maria Madre spirituale, di tutti i credenti.
L'Addolorata, illuminata dalla grazia, ben comprese tutto l'ampio significato
delle parole di Gesù e ripetè nel suo cuore l'assenso da Lei dato al momento
dell'Annunciazione: - Si faccia di me secondo la tua parola.
Questa
interpretazione si basa sopra un'antichissima tradizione, autenticata dal
magistero ecclesiastico ordinario.
Già
nel secondo secolo pii autori come S. Giustino e S. Ireneo presentano Maria come
la nuova Eva, riparatrice della prima, nello stesso modo che l'apostolo Paolo
presenta Cristo come nuovo Adamo, riparatore del primo.
Risulta
quindi che come Eva fu causa morale della nostra rovina perchè indusse lo sposo
Adamo ad acconsentire al peccato, così Maria col suo consenso ai disegni del
Signore e con la partecipazione alla Passione del Figlio è stata causa della
nostra salvezza, che si realizza col dono fattoci da Dio della vita
soprannaturale.
Possiamo
quindi dire che Maria ci generò nel gaudio alla nascita di Cristo, ma ci partorì
nel dolore ai piedi della Croce.
Onoriamo
pertanto Maria come nostra Madre spirituale e ricorriamo a Lei in tutte le
nostre necessità.
E'
domma di fede, proclamato dal Sommo Pontefice Pio XII nel 1950, che la Beata
Vergine, giunta al termine della sua vita, fu assunta in cielo in anima e corpo.
C'è
un nesso strettissimo tra il privilegio dell'immacolato concepimento e
L'Assunzione al cielo. Poichè Maria fu associata a Cristo nella completa
vittoria su Satana sin dal primo istante della sua esistenza, era necessario che
fosse esente non solo dalla colpa, ma anche dalle conseguenze del peccato. Era
quindi conveniente che il suo corpo, strumento docilissimo dell'anima nel
servizio a Dio, non subisse la corruzione del sepolcro.
Che
effettivamente il Signore abbia concesso questo singolare privilegio alla Beata
Vergine lo sappiamo dalla Tradizione, pervenutaci sin dai primi secoli della
Chiesa.
Nella
I Cor. 15,20-23 l'apostolo Paolo afferma che "Cristo è risorto, primizia
di quelli che già riposano. Poichè come a causa di un uomo venne la morte, così
a causa di un uomo è venuta la risurrezione da morte. Poichè come in Adamo
tutti muoiono, così in Cristo tutti saranno vivificati, ciascuno secondo il
proprio rango: Cristo come primizia, e poi quelli che sono di Cristo, alla sua
venuta".
Paolo
parla di due diverse categorie di risorgenti: la categoria delle primizie
(Cristo) e quella di coloro che gli appartengono (Tutti gli altri alla fine del
mondo). Ora poichè Cristo appartiene alle primizie dei risorgenti perchè
principio di vita in opposizione ad Adamo causa di morte, altrettanto si può
dire di Maria, anch'Ella principio di vita in opposizione ad Eva peccatrice.
Come
Cristo, così anche Maria dovette a somiglianza di Lui risorgere
anticipatamente.
Nel
presente ordine di Provvidenza la morte viene inflitta o in pena del peccato
oppure in riparazione del medesimo. Nel Signore Gesù e nella Beata Vergine non
potè avvenire in pena del peccato perchè innocenti, dunque avvenne in
riparazione di esso.
Ma
per riparare il peccato è sufficiente la morte, non già la permanenza in essa
cioè la corruzione del corpo. Dunque dobbiamo credere che la Madonna, a somiglianza.di
Gesù, sia rimasta incorrotta e poi subito risorta.
Nell'ultimo
canto del suo Paradiso, Dante pone in bocca a S. Bernardo questa esclamazione:
"Donna,
se' tanto grande e tanto vali che qual vuol grazia e a te non ricorre sua
disianza vuol volar senz'ali". Con. queste parole alate, il sommo poeta
inneggia a Maria, Mediatrice di tutte le grazie di cui i mortali hanno bisogno.
Ciò facendo ribadisce quello che è sempre stato un sentimento comune nella
Chiesa e cioè che la Madonna è il canale ordinario di cui si serve il
Signore per distribuire i suoi favori celesti. Non c'è dubbio che Cristo è
l'unico Mediatore principale e perfetto tra Dio e gli uomini, ma questo non
esclude la mediazione secondaria e subordinata di Maria Vergine, perchè Dio
Padre l'ha voluta unire indissolubilmente al suo Figlio Gesù in tutta l'
opera mediatrice.
Maria
è mediatrice non solo nel senso che ha cooperato efficacemente alla
Redenzione del genere umano, ma anche nel senso che coopera alla distribuizione
di tutte le grazie, frutto della Redenzione stessa.
Iddio
non suole concedere a nessuno qualche grazia senza l'intervento di Maria.
La
festa di Maria Mediatrice di tutte le grazie, istituita da papa Benedetto XV,
comprova la morale certezza di questa singolare prerogativa della Beata Vergine.
A
coloro che trovano eccessivo e poco fondato questo privilegio di Maria
S.Afonso risponde: "Non pensi di oscurare la gloria del figlio chi molto
loda la Madre; perchè quanto più si onora la Madre, tanto più si loda il
Figlio". Pertanto il ricorrere all'intercessione di Maria nei bisogni
materiali e soprattutto in quelli spirituali non solo è cosa utilissima, ma
addirittura necessaria.
In
particolare è moralmente necessario ricorrere a Maria per conseguire il dono
della perseveranza finale, cioè di quella grazia divina che consiste nel morire
nell' amicizia di Dio e quindi nella sicurezza della salvezza eterna.
Avendo
Dio eletto Maria per Madre del suo Figlio, ha stabilito che Ella sia la
dispensiera delle sue misericordie, cioè, come si esprime S.Bernardo, il
Signore vuole che Ella sia l'acquedotto attraverso cui giungono continuamente
a noi i doni di Dio.
L'Onnipotente
ha voluto esaltare questa gran creatura, perchè durante la sua vita lo amò e
lo onorò come nessun'altra.
Ricorriamo
perciò a Maria con somma fiducia, sicuri di ottenerere aiuto al momento
opportuno, e non dimentichiamo che Ella come madre spirituale è la porta del
cielo, attraverso cui ci sarà possibile entrare in Paradiso.
In
quella bellissima preghiera, nota col titolo di Salve Regina, Maria viene
salutata con l'espressione: Madre di misericordia.
Osserva
S. Alberto Magno che lo stesso titolo di regina di per sè indica pietà e
provvidenza verso i poveri, a differenza di imperatrice che si richiama a
severità e a rigore.
Maria
è tutta intenta alla pietà verso i poveri e gli infelici in senso materiale e
soprattutto in senso spirituale, quali sono i peccatori.
Nelle
vite dei santi e soprattutto nelle cronache dei santuari mariani si possono
leggere a migliaia le grazie materiali e soprattutto spirituali elargite da
Maria ai bisognosi di ogni genere.
Scrisse
Giovanni Gersone, nel Medioevo, gran cancelliere all'università di Parigi:
"Il regno di Dio consiste nella potenza e nella misericordia: il potere Dio
lo ha riservato a sè, mentre parte della misericordia l'ha ceduta alla regina
regnante", cioè a Maria.
Specifica
il grande dottore Tommaso d'Aquino che la Beata Vergine, quando concepì nel
seno il Figlio di Dio e poi lo partorì, ottenne metà del regno di Dio. Ella è
diventata regina di misericordia, mentre Gesù è rimasto re di giustizia.
I
Santi vedono nella regina Ester, che impetrò dal re Assuero la salvezza del
popolo ebreo, una magnifica prefigurazione di Maria che continuamente
intercede per la salvezza del popolo cristiano. E non solo intercede, ma con
apparizioni, messaggi, lagrime e miracoli cerca di scuotere la coscienza
addormentata dei peccatori, perchè ritornino a Dio, unica sorgente di vita e di
felicità.
Maria
- afferma S. Bernardo - apre l'abisso della misericordia di Dio a chi vuole,
quando vuole e come vuole. Non vi è peccatore così enorme che si perda, se
Maria intercede per lui.
La
nostra confidenza in Lei sarà ancora più grande, se riflettiamo che Maria per
volere dell'Altissimo e per sua libera e generosa accettazione è diventata la
nostra Madre spirituale. Ella è
madre non solo dei giusti e degli innocenti, ma anche dei peccatori, purchè
abbiano il desiderio di emendarsi.
Può
una madre così buona e pietosa come Maria chiudere il suo cuore ai figli
afflitti e bisognosi che ricorrono a Lei per aiuto e protezione?
Non
ci stanchiamo pertanto di confidare in Lei e di onorarla con quei devoti omaggi
(Santo Rosario, fioretti, pellegrinaggi ai Santuari Mariani...) con cui i buoni
cristiani l'hanno sempre onorata attraverso i secoli.
In
quella versione latina della Bibbia, detta Volgata e che fu approvata dal
concilio Tridentino per l'uso liturgico e per l'insegnamento teologico, nel
racconto del peccato originale e del castigo inflitto da Dio al serpente, leggiamo:
"Ipsa conteret caput tuum; Ella (cioè Maria) ti schiaccerà il capo.
La
pietà cristiana è solita raffigurare Maria Immacolata come una Donna radiosa
che tiene sotto i piedi un serpente, figura di Satana.
Non
è difficile capire l'alto significato racchiuso in tale raffigurazione. La
Beata Vergine, accettando di diventare Madre di Dio e poi partecipando di gran
cuore e con indicibili sofferenze alla Passione del Figlio, ha dato un
estimabile contributo all'opera della Redenzione, la cui finalità non era solo
di soddisfare la Divina Giustizia, ma anche, come dice l'Apostolo, quello di -
ridurre all'impotenza colui che aveva nelle sue mani l'impero della morte, cioè
il diavolo". E dobbiamo aggiungere che la Beata Vergine sin dai primi tempi
della Chiesa si è costantemente adoperata per distruggere l'impero di Satana e
per liberare i suoi figli peccatori dagli artigli delle bestie infernali.
In
particolare al suo intervento, ottenuto con la recita del Rosario da Lei
insegnato a S. Domenico, vengono attribuite la scomparsa dell'eresia albigese
nel secolo XIII, la grande vittoria della flotta cristiana contro i Turchi a
Lepanto (7 ottobre 1571) e la vittoria riportata dall'imperatore Carlo VI
(1716) sulle truppe nel regno di Ungheria.
Non
a caso Maria è salutata come "Colei che ha ucciso le eresie in tutto il
mondo".
Noi
dobbiamo sperare, anzi credere, che Maria debellerà ai nostri giorni l'eresia
più terribile e diffusa di tutti i secoli l'ateismo teorico e pratico.
Non
a caso, alcuni mesi prima che il comunismo prendesse il potere in Russia (1917)
Ella apparve ai tre innocenti fanciulli di Fatima, raccomandando a tutti i
cristiani la recita del Rosario e lo spirito di penitenza. Ascoltiamo volentieri
la sua voce, se vogliamo che sparisca presto e per sempre la peste rossa del
comunismo, che negli ultimi 50 anni, dove è stato al potere, e anche fuori, ha
causato infiniti dolori e sparso il sangue di decine di milioni di persone.
Nelle
litanie lauretane Maria viene invocata come Regina degli Angeli, dei Patriarchi,
dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri, dei Confessori e delle Vergini.
Senza
dubbio tali indicazioni vogliono indicare l'in-
contrastato
primato di eccellenza della Beata Vergine nel campo dei doni di natura e di
grazia; indicano pure quello speciale e universale dominio sulle cose che
S.Paolo attribuisce ai Cristiani (ICor 3,21-23), ma soprattutto intendono
ricordare quella speciale autorità che Ella ha avuto da Dio, autorità che le
permette di agire efficacemente sul destino degli uomini e del mondo intero.
La
regalità di Maria è certamente dipendente da quella di Cristo, tuttavia
sebbene sia una prerogativa partecipata è vera regalità, vero potere di
svolgere funzioni sociali non solo nell'ambito del Corpo mistico (la Chiesa), ma
anche nella restante umanità.
Maria
partecipa intimamente alle prerogative messianiche del Figlio e per questo
motivo tutti i redenti sono sottoposti al suo governo. Ella partecipa alla
regalità del Figlio non solo perchè è la Madre, ma anche perchè condivise
con Lui, in un modo molto intimo, gli spaventosi strazi della Passione.
Con
la morte, la sepoltura e la Risurrezione di Gesù ebbe termine l'opera della
Redenzione oggettiva, ma rimaneva e rimane ancora da applicare la Redenzione
alle singole persone (Redenzione soggettiva).
In
quest'opera universale e multiforme, in gran parte misteriosa, accanto a Gesù
sacerdote eterno, agisce Maria nella sua dignità di novella Eva. Ella ottiene
da Dio che venga distribuito ai singoli redenti il cumulo infiniti di meriti
acquistato da Gesù, anzi le grazie passano per le mani sue. Avviene così che
la Vergine Madre quale regina guidi i fedeli verso il Cielo.
Pio
XI nel 1937 con l'enciclica Ingravescentibus malis invitò tutti i fedeli a
invocare l'augusta Regina dei cieli contro il comunismo ateo, incombente
minaccioso sull' Europa, poi benedisse e approvò l'erezione di una cattedrale
a Porto Said in Egitto, dedicata a Maria Regina dell'Universo. Inoltre nelle
diocesi di Porto Said permise che nelle litanie si aggiungesse la significativa
invocazione: Regina mundi, ora pro nobis.
Nel
capitolo XII dell'Apocalisse, l'evangelista Giovanni racconta di aver visto
nel cielo una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo
una corona di dodici stelle.
E'
ovvio che tale Donna è Maria. Ma qual'è mai il recondito significato
dell'espressione vestita di sole? Io penso che Giovanni voglia dire che Maria è
tutta compenetrata da Dio, è immersa nel seno stesso della santissima Trinità.
Nessuna pura creatura, per quanto santa e glorificata, ha in sè e possiede
Dio come Lei. La primogenita del Padre, la Madre del Verbo eterno, la Sposa
dello Spirito Santo è tutta di Dio, è come trasfigurata in Dio. La pienezza
della Divinità presente nel suo spirito ridonda nel suo fisico con una bellezza
incommensurabile.
Si
legge nella vita di P.Pio che in una delle sue estasi avute a Venafro, a cui
assistette il suo confessore P.Agostino, egli esclamasse fuori di sè
contemplando la Madonna: "Ah, mamma bella, sei bella! Se non ci fosse la
fede, gli uomini ti direbbero Dea: gli occhi tuoi sono più splendenti del
sole... sei bella, me ne glorio, ti amo".
La
tradizione è concorde nel definire bello l'aspetto fisico di Maria durante la
vita terrena. Che sarà mai di Lei ora che è glorificata in Paradiso?
Certamente
la sua bellezza è così grande, così affascinante, così penetrante che
riesce di gioia indicibile per tutti gli angeli e i Beati del Paradiso.
Si
racconta di S. Bernardetta Soubirous che le fu domandato se era bella la Signora
che le era apparsa nella grotta di Lourdes. Bernàrdetta esclamò: "Se era
bella! ! ! Era talmente bella che quando si è veduta una volta, non si può
fare a meno di desiderare di morire per andarla a rivedere". E quando
oramai suora, le presentarono un album di fotografie dei principali capolavori
dell'arte mariana, ella lo sfogliò, poi lo depose con un certo sdegno e disse:
"Ma dovrebbero vergognarsi di dipingerla così brutta!".
Scrisse
bene P. Pio dell'Immacolata: "Insuperabile capolavoro... opera creatrice...
opera la più perfetta uscita dalle mani del Creatore... dopo Dio, per grazia,
la perfettissima".
Fedeli cristiani, ricordiamoci di Lei nella nostra breve vita mortale per meritare di andare a vedere e stare sempre con Colei che è la vera causa della nostra letizia.