MARIA FIGLIA PREDILETTA DEL PADRE

padre GIOACHINO M. ROSSETTO

testi scelti e presentati da don Narciso Dassie

Vittorio Veneto - Casa Pater - via Fogazzaro 28

 

Introduzione

Come uno che vede l'invisibile.

Questa è una raccolta di pensieri di padre Gioa­chino M. Rossetto su Maria: non una teologia o una mariologia. Padre Rossetto fu pastore e guida di anime, non un teologo di professione. Nemme­no uno scrittore, e quello che ha scritto è l'eco del­la sua parola e della sua preghiera, più che ricerca e riflessione di studioso. In una formula riassuntiva si può dire: è un cantore di Maria, del suo mistero, della sua vita, della sua grandezza e della sua vici­nanza. Ne parla quindi sempre come uno che vede l'invisibile, come se vedesse la Figlia di Dio, la Madre di Gesù e la Madre nostra.

Questi pensieri si estendono per un periodo abbastanza lungo: dalle prime esperienze pastorali a Vicenza e poi a Venezia (1903-1912), alla lunga esperienza di deserto vissuta "in Dio solo" negli anni1931-1935.

Padre Rossetto aveva imparato ad amare e pre­gare Maria sulle ginocchia della mamma; affasci­nato da Lei, approdò a Monte Berico, all'Ordine dei Servi di Maria, non senza qualche difficoltà:

"La mamma nostra però vinse tutto, ed ora per grazia sua sono felice di portare l'abito santo dei suoi Servi" (1901).

La pietà popolare, la formazione ricevuta, lo segnano profondamente.

"Come Servo di Maria devo modellare la perfe­zione a quella sublime di Maria nella fede-umiltà, nella purezza, nella carità" (1919). "E' obbligo per noi Servi di Maria parlare di Lei", dice a delle Religiose nel 1915.

Il vissuto mariano caratterizza la sua devozione, illumina la sua vita. Le parole di Maria ai suoi Ser­vi: ` filii doloris mei estis vos", hanno riscontro nel suo rapporto con la Madre Addolorata.

Ma la sua vita, il suo insegnamento, la sua espe­rienza, sono segnati anche dalla misteriosa presen­za e azione dello Spirito, che apre il suo cuore ad orizzonti nuovi nel rapporto con Dio (Dio è Padre, noi siamo figli nel Figlio); che lo porta, quasi lo costringe, a raccogliere intorno a sé delle anime che vivano da figlie di Dio nel mondo, consacrate al Padre e ai fratelli; che lo "spinge" nel deserto per far emergere, come sorgente che sgorga dalla roccia, la sua vita filiale, la sua paternità spirituale.

1 pensieri qui raccolti riflettono in modo chiaro questo cammino di fede e di amore, verso una vera passione per il Padre e la rivelazione del suo Nome a tutti gli uomini. Anche la sua devozione a Maria, il suo parlare di lei, il suo pregarla, ne restano segnati. Non è lo sviluppo di un pensiero teologi­co, ma il crescere di una vita, il compiersi di una testimonianza.

Ancora una considerazione: la Liturgia delle Ore (l'Ufficio divino, come si diceva allora) e la cele­brazione dell'Eucaristia, e la lettura che in questi contesti si fa della parola di Dio, sono per padre Rossetto la via privilegiata della conoscenza del

Padre che sta nei cieli e del suo progetto d'amore, come pure di Maria e del suo posto in questo pro­getto. E' la fede viva della Chiesa testimoniata e trasmessa nella sua preghiera: "Come mi appare sempre più chiara la via di Dio nella recita del Divino Ufficio" (1931). E anche: "Che tempo è mai l'Ufficio per amoreggiare con Dio" (id.), lasciarsi prendere dal suo amore, coinvolgere dalla sua ope­ra di salvezza, nella quotidianità della vita!

 

Nota biografica:

Giuseppe Rossetto, nato a Falgare di Schio (Vicenza) l'8 giugno 1880, fu accolto nel 1897 tra i Servi di Maria nel convento di Monte Berico a Vicenza, e assunse con la professione religiosa il nome di fra Gioachino Maria.

Ordinato sacerdote il 26 luglio 1903, esercitò il suo ministero soprattutto presso il santuario di Monte Berico, facendovi rifiorire la devozione alla Vergine. Nel 1913 visse anche una breve esperien­za missionaria in Africa.

La predicazione, gli scritti e la sua vita sono per­vasi dal senso dell'amore del Padre che sta nei cie­li, e del grande dono ricevuto nell'essere noi "figli nel Figlio". Perché fosse vissuta, testimoniata e dif­fusa questa spiritualità, nel 1919 fondò la "famiglia delle figlie di Dio" (oggi Istituto secolare con sede a Vittorio Veneto), e pose le premesse concrete anche di un'associazione di sacerdoti "figli di Dio" (anch'essa con sede nella stessa città).

Esemplare nell'esercizio delle virtù cristiane fino all'eroismo, seguendo Cristo ha portato la cro­ce di sofferenze fisiche (paralisi, e una quasi com­pleta cecità negli ultimi mesi) e morali (incompren­sioni, ostilità, emarginazione, calunnie), sempre in spirito di abbandono filiale alla volontà del Padre.

Morì l' l1 giugno 1935; la sua salma riposa pres­so il convento dei frati di Monte Berico.

Il 15 settembre 1995 nella diocesi di Vicenza è stata introdotta la causa di beatificazione di questo Servo di Dio.

 

Parte Prima

I - MARIA NEL PROGETTO DEL PADRE

Come uno che vede l'invisibile, padre Gioachino Rossetto penetra, con il suo sguardo di fede, nel "mistero nascosto da secoli" e manifestato a noi "nella pienezza dei tempi", quando "Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo, che grida: Abbà, Padre!" (Gal 4,4-6).

Il canto di padre Rossetto a Maria è canto al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, che si rivela­no nella folle storia d'amore della creazione, della redenzione, della glorificazione dell'uomo e del mondo.

 

1 - Nel cuore del Padre

Padre Rossetto parla di "disegno di Dio", di "pensiero grande di Dio"; egli cerca di vedere Maria nell'oggi eterno di Dio così come si fa storia nella storia dell'uomo, senza perdere l'eco che vie­ne dalle profondità del cuore del Padre.

Annotava nel 1908:

"Il piano, il disegno che Dio contemplava, noi lo possiamo immaginare diviso in tre parti: Creazio­ne, Redenzione, Glorificazione nostra in cui mag­giormente rifulge la bontà e misericordia di Dio. Su quel piano divino, su quel disegno Iddio scor­geva che tutto doveva aggirarsi attorno a due per­sonaggi eminenti: Gesù e Maria..., che avrebbero condotto a perfetto compimento il fine che Egli si era prefisso: la manifestazione di Se stesso, della sua gloria.

Gesù sarebbe stato l'operatore principale e Maria ne sarebbe stata la principale cooperatrice, e gloriosa di sì alta e nobile predestinazione. Maria già preesisteva nella mente di Dio da tutta l'eternità e nel divino pensiero aveva preso stanza e vi dimorava la prediletta, la vagheggiata e la sospirata da Dio stesso. Con tutta ragione Maria può dire di sé: Sono uscita dalla bocca dell'Altissi­mo, primogenita di ogni creatura (Sir. 24,3).

Egli (Dio) vedeva Maria elevarsi la più bella fra tutto il creato, la più grande fra tutti i redenti, la più gloriosa fra tutti i beati futuri del cielo..." (1908).

E ancora:

"Dio è il primo e il più grande devoto di Maria: perché Iddio è stato il primo che l'ha conosciuta e il primo che l'ha amata ed è ancora quello che meglio di tutti la conosce e si compiace di servirla. A Dio, beato in se stesso, pare mancasse qualche cosa: Egli aveva decretato che nel tempo avrebbe creato il mondo, che il Figlio suo si sarebbe incar­nato ed avrebbe piantato sulla terra il suo regno e la Chiesa, donde poi ne sarebbero stati popolati i cieli. In quel decreto eterno Iddio fissava due punti con maggiore gioia: Gesù e Maria.

Iddio fin dal principio dell'eternità conosceva Maria... e la amava di un amore effettivo che lo spingeva a donare a Lei tutto quanto in Lei poteva riporre di grazie, di santità, di privilegi, predesti­nandola alla infinita dignità di Madre di Gesù Uomo Dio" (1908).

Riprendeva il pensiero nel 1926:

"Dio mirava come in un sol quadro tutti gli avve­nimenti e tutti i personaggi che attraverso i secoli sarebbero apparsi... Dall'eternità, prima che il mondo fosse, Egli si compiaceva di mirare due punti, come due perni, per i quali principalmente il mondo sarebbe stato creato: Gesù Cristo e la sua santissima madre Maria: e come in Gesù, così anche in Maria, Egli vedeva tutto e tutti. Così Maria entrava a far parte del piano meraviglioso di tutte le opere di Dio, anzi ne era come una miniatura e un compendio, perché essa era la pri­ma Figlia di Dio" (1926).

 

a) In tutte le cose vi è l'orma di Maria

Lasciandosi trasportare dai testi sapienziali ripre­si dalla Liturgia, padre Rossetto contempla Maria vicina a Dio nella creazione, così che ogni cosa che porta il "segno" del Verbo, porta anche il "segno" della Madre del Verbo, perché tutto fu creato per il compimento dell'opera del Padre in Gesù e Maria.

Gode scoprire delle analogie, quasi sprazzi di luce, nel creato.

"Maria vince il candore dell'alba, supera in vaghezza la più bella aurora, sorpassa in splendo­re gli splendori del sole... La terra accoglie nel suo seno una semente, sopra di un vergine stelo sboc­cia un fiore e si matura un frutto? Ma Maria ha accolto nel suo seno Colui, che dopo d'aver creato la terra, con la sua benedizione l'ha resa feconda: da Maria vergine è sbocciato il Fiore di eterna bellezza". E conclude: "Maria è un piccolo mondo, o il mondo è una piccola Maria" (1908).

E in altro testo:

"In tutte le cose è impressa l'orma di Maria, come i figli portano la nota distintiva della madre" (1916).

E con più ardire ancora:

"Dio nel disporre tutte le cose e i principali avvenimenti del mondo, teneva presente Maria e Maria era il piccolo modello, l'abbozzo che Dio aveva riprodotto nella durata del tempo" (1919).

Un abbozzo che viene progressivamente svelan­dosi in immagini e figure:

"Tutto per preparare! Deve essere pure una gran cosa se Dio fa agire tante cose e persone e tempo per un avvenimento (il suo Figlio nato da donna)" (1930).

Più volte padre Rossetto raccoglie in minute fittissime nomi di figure, di `preannunci' di questa Donna.

Nel 1933, semiparalizzato e quasi cieco, scrive: "Intendo quanto sia prezioso l'abbandono alla Divina Provvidenza e alla sapientissima amorosis­sima Potenza di Dio; mi piace andare ricercando nei libri, che posso avere fra le mani, i detti e i fatti che mi possono sorreggere nell'impresa che mi pare il Signore si degni di chiedere anche a me: dell'abbandono totale e assoluto nelle sue mani divine amorosissime e paterne e, anzitutto, consi­dero le figure di Maria e più che tutto quelle che ci danno una idea di passività all'azione divina".

Si ferma ad alcune di queste figure con brevissi­mi cenni di commento. Ad esempio:

"Il Paradiso terrestre, piantato dalle mani stesse di Dio; la costola di Adamo che dorme e da cui Dio forma Eva, la madre dei viventi, senza umano concorso; la Scala di Giacobbe, che congiungeva il cielo alla terra... certo considerata da Maria per fidarsi totalmente di Lui che era capace ancora di erigere una tale scala per salire al cielo e per discendere in terra, come avrebbe fatto nel conce­pimento nel suo seno santissimo; l'Arca di Noè..., mostra l'abbandono di Maria, vera arca sulle acque, e atto di clemenza e di amore paterno di Dio verso gli uomini, che guardava già come facenti parte della Chiesa del Figlio suo; la Colomba dell'Arca...; la Rupe del deserto che, per la potenza di Dio, fu squarciata da Mosè per avere acqua freschissima per dissetare il popolo d'Israele; la Colonna di fuoco che lo guidava nella notte per il deserto. Il Roveto ardente che bruciava e non si consumava sul Monte Oreb. Il Giardino tut­to chiuso e la Fontana sigillata dei Cantici: erano tutte figure che dimostravano la potenza di Dio e il suo amore, la sua provvidenza divina e paterna verso gli uomini".

 

b) Per l'adozione a figli

Il progetto di Dio non si ferma a Maria: attraver­so Maria Dio vuole donarsi, entrare in comunione di vita con tutti gli uomini, per l'adozione a figli per mezzo di Cristo "nato da donna".

"Il grande pensiero di Dio anche nella creazione è stato il Verbo incarnato o la Redenzione, quindi Maria e il mio destino eterno e amoroso in Cristo, che mi avrebbe fatto suo figlio.

L'alba di ogni mattina dovrebbe ricordare agli uomini tutti l'alba della loro redenzione e con ciò essi devono vedere e salutare Colei che, così immacolata nella sua bellezza, precedeva il Sole di giustizia e di amore.

Emeraviglioso il disegno di Dio perché alla Redenzione concorresse, con il suo consenso e con la sua collaborazione, l'Eva novella, così come alla caduta dell'uomo aveva cooperato l'Eva anti­ca. E quanto è caro e dolce mirare l'alba del gior­no... e sapere che nel cielo c'è un'altra alba che è pura, che è vergine, che è viva, che è madre: Madre di Dio, prima, e quindi anche Madre nostra..." (1932).

Tutta la storia tende a questo momento: attende la donna, figlia di Adamo, partecipe e rappresen­tante della nostra umanità. Per noi accoglierà Dio, per noi dirà il suo "sì", nella fede e nell'amore, per il traboccare dell'amore del Padre per l'uomo, per tutti gli uomini.

Parlando della nascita di Maria padre Rossetto si rivolge ad Adamo così:

"Una parola l'hai udita, un raggio di luce, una cara speranza: «Io porrò inimicizia tra te e la don­na, tra la tua stirpe e la sua stirpe», disse Dio al serpente... Verrà quella bambina, bella sì che non pare tua figlia ma una nuova creatura della mano divina: consolati! Quella bambina è tua figlia, e sarà tua madre perché madre di Colui che ti ridarà la vita, madre di tutti coloro che saranno i viventi veri. Dio l'ha preannunciata: Maria è la Madre nostra (...).

Consolati, Adamo. Tu vai ramingo, nudo e ver­gognoso, odi la posterità gemente che maledice al tuo peccato: alza lo sguardo, vedi? l'alba bian­cheggia laggiù sull'orizzonte. Maria tua figlia sarà tua madre, e ai tuoi figli ridarà il frutto di vita.

Eva, consolati: se tu fosti madre di morte, Dio l'ha preannunciata: Essa è la madre dei redenti e dei viventi" (1919).

In altra occasione diceva:

"Agli occhi di Dio Maria non appariva sola, iso­lata, come una cosa a sé, bensì come Regina in

mezzo al suo popolo, come Madre in mezzo ai suoi figli... Con la sua ha cominciato la nostra vita" (1908).

"Già (da allora) Dio aveva perdonato gli uomini così da promettere che sarebbe venuto fra loro il suo Figlio a patire e morire per loro; lo ha pro­messo nel paradiso terrestre, quasi una manifesta­zione della sua pietà paterna e materna" (1932).

 

2 - Io sono la maternità

Padre Rossetto racconta di una bambina, che alla mamma che le faceva ripetere il segno della Croce: "Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", la interrompeva dicendo: "... e perché non anche nel nome della Madre?"

Nella sua vita e nel suo ministero egli ha chiama­to, pregato, onorato, goduto... il nome e nel nome della Madre!

Lasciamo che parli lui stesso, senza preoccupa­zione di forma o di ripetizioni. Con lui "andiamo in cerca di Colei che il bambino istintivamente cerca e chiama" (1919).

 

a) Pensata, amata, voluta Madre

Maria ha occupato la mente di Dio: è al centro del suo progetto, della sua storia d'amore prima di tutto come Madre.

"Lo esige l'economia della grazia. Senza Maria è inutile la creazione, impossibile la Redenzione, incomprensibile la glorificazione. Maria entra nel piano di Dio come parte essenziale, vitale, e Dio l'ha vagheggiata come la Madre del Redentore e dei redenti insieme, e l'ha predestinata all'alto ufficio e svolge il decreto della sua adorabile divi­na volontà, che noi possiamo così enunciare: sia fatto l'uomo, sia redento e chiamato a vivere con noi la vita eterna, per Gesù Redentore e per Maria corredentrice e Madre.

E la promette madre ad Adamo ed Eva nel momento stesso in cui li caccia dall'Eden, quando dice al serpente: lo porrò inimicizia tra te e la don­na, tra la tua stirpe e la sua stirpe (Gn 3,15). Chi è quella donna? chi è il seme di Lei? Non donna, ma Madre la chiamò Iddio allora nominando il seme di Lei, la sua stirpe. Quella donna è Maria, Madre di Cristo Redentore e Madre di tutti i cristiani redenti" (1919).

"Quando il Padre Iddio ha decretato che il Figlio suo si doveva incarnare e poi patire e mori­re, per meritare agli uomini l'adozione a figli?... Dio ci ha amati tutti di un amore immenso e anti­co quanto è antico il mondo e anzi di un amore eterno. Evero quello che è detto in Geremia: Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà (Ger 31,3).

Sì, la carità, la compassione, la tenerezza che Dio ha nutrito per noi è stata eterna... quanto è eterno Lui stesso, perché non è avvenuta nessuna mutazione nel suo cuore" (1932).

Maria è al centro di questo amore éterno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: pensata Madre, voluta Madre, fatta Madre.

"Il Padre attendeva si compissero i tempi già predetti a mezzo dei Profeti, per dare principio alla grande opera della restaurazione dell'opera della creazione... Il Figlio attendeva che si inizias­se quel divino e misterioso scambio tra il Padre suo e la creatura (la donna), onde con il suo con­senso Egli potesse scendere nel suo seno, prender­vi carne umana ed iniziare così la redenzione del­l'uomo... fare pago così l'amore del Padre suo. Egli ben sapeva quanto il Padre desiderasse di avere per figli gli uomini, che Egli si sarebbe fatti fratelli con il suo sangue e la sua morte... E lo Spi­rito Santo godeva... di compiere l'opera sua che è opera di amore, formando nel castissimo seno del­la Vergine il corpo (del Verbo) e, così come il Padre, Egli pure precipitarsi per atto sublime di amore nella circumincessione", (cioè atto di comunione del Padre e del Figlio e dello Spirito a Maria) (1931-1932).

E nella "pienezza dei tempi":

"Il Figlio vivo e vivente ama così il Padre suo, che pur di farlo più Padre e di fare che anche altri potessero chiamarlo ed amarlo Padre, Lui stesso ha lasciato il seno del Padre suo ed è disceso nel seno di una donna. (...). Rimanendo Dio quale era, ha cominciato ad essere anche uomo, vero uomo... Concepito per opera dello Spirito Santo nel seno purissimo di Maria Vergine, è nato a Betlemme, vero uomo come noi" (1932).

"Bello quest'altro pensiero: Gesù si è fatto uomo nel seno di una vergine, perché fin da allora vole­va dare la massima gioia al Padre suo, assecon­dando la sua santissima gelosia di essere solo Lui il suo Padre; e per non patire che sua Madre divi­desse con un altro essere umano l'onore di esser­Gli Madre e di darGli la vita..., per cui Essa sola potesse godere di essere la Madre sua. Quindi anche noi, incorporati a Lui, a miglior ragione possiamo averla per Madre nostra..." (1932).

 

b) Madre di Cristo e nostra

Padre Rossetto ritorna spesso sul ruolo di Maria nella Incarnazione e in tutta l'opera della salvezza. Insiste sul suo atteggiamento di fede, di totale dis­ponibilità alla volontà del Padre, ma anche sul valore positivo, attivo, del suo Fiat!, che la fa Madre di Dio e nostra.

"Iddio è uscito quasi da se stesso per nasconder­si in Lei. In Lei da immenso si fa piccino, da sovrano si fa suddito, da onnipotente si fa impo­tente bambino: e Maria, per contrario, si fa tanto grande da `comprendere' quell'infinito... Creatura impotente pronuncia una parola onnipotente: Fiat! ed è fatto. In principio Iddio con questa sola paro­la aveva dato l'essere a tutte le cose. Ora Maria ripete: Fiat! e da quel momento incomincia un ordine nuovo e più mirabile.

Prima Iddio era presente in tutte le cose in modo invisibile e tutte le reggeva... Ora quel Dio si avvi­cina a noi, si unisce a noi con un legame strettissimo ed indissolubile di amicizia per cui si dona a noi, si fa nostro dandoci quella carne e quel san­gue che ha assunto dalla nostra natura... Di questo nuovo ordine Maria ha aperto la fonte con il suo umile consenso, così che dovunque si è sentita l'ef­ficacia dell'Incarnazione del Figlio di Dio... Maria è la prima, con l'efficacia del suo Fiat!, con l'offerta del suo sangue, fatto sangue di Gesù, suo Figlio" (1907).

Possiamo notare come padre Rossetto unisca sempre la maternità divina di Maria alla maternità verso tutti gli uomini: Madre nostra perché Madre di Dio.

"Gesù, nascendo da Maria, si è fatto nostro fra­tello non solo perché veniva ad assumere da Lei la natura umana, ma perché, per mezzo di Lei, veni­va a portare a noi la grazia che ci rende partecipi della sua natura divina e per questo veramente e perfettamente fratelli di Gesù. Come Lui anche noi possiamo chiamare Maria con il dolce nome di Madre, come egualmente possiamo e dobbiamo chiamare Iddio col dolce nome di Padre nostro..." (1908).

Madre, Gesù ce l'ha lasciata dall'alto della croce. "Gesù dalla croce ci ha affidati a Lei in eredità, in luogo suo; e poi Maria ha certamente pensato a noi... Noi possiamo dire di essere penetrati in quel cuore dolcissimo e che Maria ci ha concepiti nel suo cuore divenendo nostra Madre" (1909).

Parlando delle apparizioni della Madonna a Monte Berico, così riassumeva il suo pensiero: "Maria ci è Madre. Per questo l'ha creata Iddio, per questo l'ha fatta `l'Immacolata', per questo l'ha voluta `l'Addolorata' e con un testamento di amore divino l'ha legata al mondo, donandola in dolce, preziosa eredità agli uomini, perché fosse `la Corredentrice' e `la Madre' di tutto il genere umano.

E Madre ci è Maria perché l'ha voluto quando accettò di divenire Madre del Figlio di Dio e quan­do si associò a Lui sulla via del Calvario e sotto la croce, unendo le sue lagrime al sangue di Lui.

E Madre ci è Maria perché ne abbiamo bisogno; Madre la vogliamo e Madre la chiamiamo ed invo­chiamo: che ne sarebbe di noi, se non ci sorridesse questa dolcissima e consolantissima verità? Il paradiso perderebbe per noi una della sue forti attrattive... Ora che Maria è in cielo, Essa intende e vive l'amore paterno e insieme materno di Dio verso gli uomini, come lo ha inteso sulla terra e l'ha vissuto verso il Figlio Primogenito Gesù" (1928).

In questa prospettiva padre Rossetto mette in bocca a Maria queste parole: "Io sono l'Immacola­ta concezione? Io sono la maternità!". Lo è per­ché Madre Vergine:

"Maria è la maternità perché madre singolaris­sima, che ha dato tutto da sola al suo Creatore, all'autore della sua vita"; e perché il Padre l'ha voluta Madre nostra fin dall'inizio: "Nella creazione Dio ci fu Padre-Madre per mostrarci tutta la sua tenerezza, ma sempre la Madre gli fu presente e nella redenzione la volle realmente" (1920).

 

3 - Maria: volto materno di Dio

L'aspetto forse più originale dell'insegnamento di padre Rossetto è l'insistenza sul rapporto fra Paternità di Dio e Maternità di Maria. Maria nella sua maternità è "epifania" dell'amore del Padre.

"Dio ha provveduto che vi fosse la madre, con cui e per cui Egli amasse l'uomo con cuore mater­no" (1919).

Esprime questo nel dono che il Figlio ci fa della madre sua sulla croce:

"(Gesù) trova l'ultimo e più caro dono: la Madre sua!... Vuole amarci con amore materno nel cuore il più bello. A Lei dice: Ho sete! Donna, amali per­ché mi amino; amali, per me che muoio.

Non faranno più meraviglia le espressioni più che materne di Dio: Come una madre accarezza il suo bambino, così io vi consolerò (Is 66,12); Si dimentica forse una donna del suo bambino?... Anche se queste donne si dimenticassero, io, inve­ce, non ti dimenticherò mai (Is 49,15)...

Allora Maria si mostrò Madre, e allargò il suo cuore, abbracciò tutto il mondo, tutte le nazioni, tutti i popoli di tutti i tempi" (1919).

"Maria è il termine ultimo, è l'espressione più delicata dell'amore di Dio. E' la punta della freccia con cui Dio giunge a toccare, a ferire e a vin­cere il nostro cuore... Maria è l'espressione ultima, a noi più prossima ed intellegibile e direi palpabile della bontà di Dio che si piega e `maternizza' con l'uomo poverello.

Maria, nella nostra anima, è una visione perma­nente dell'amore delicato di Dio per noi" (1915). "Dio è Padre! Più Padre in Maria, per cui è Madre: ci fa toccare, ci rivela la sua paternità" (1931).

Nel 1926 scrive:

"L'Altissimo... pare abbia voluto incarnare maternamente la sua bontà spirituale in Maria. Maria, ecco la Madre!...

Per Gesù, mio Padre è Dio; mia Madre Maria!... Gesù è la incarnazione della Paternità di Dio. Maria, come dire diversamente? rappresenta quasi la bontà materna di quel Dio, che ha voluto chia­marsi anche nostra madre, per destare meglio e ravvivare il nostro cuore sonnolento" (Pater!, 1926).

"Se vogliamo capire il cuore del Padre dobbiamo rifugiarci nel cuore della Madre. E questa Madre non è Madre nostra se non perché è la Madre di Dio: è Madre nostra solo perché è Madre dell'A­more" (Pater!, 1926).

In una meditazione del 1928 dice:

"Tutto passa per Maria: considerandoci figli di Dio e considerando Dio nostro Padre, vorrei vede­re Maria come Colei attraverso la quale questa

Paternità compie questa figliolanza e si genera, si alleva e si perfeziona in noi, così che Dio diventi realmente nostro Padre" (1928).

Il canto di padre Rossetto a Maria è canto al Padre, alla manifestazione materna del suo amore paterno.

"Iddio è il Padre, il vero Padre, che ci ha amati con dilezione perpetua... Ma chi penetra ed inten­de questa vera, profonda, intima, altissima Pater­nità di Dio? Si deve lamentare che nel mondo meno si conosce e si studia questa che è proprio la prima verità del nostro Credo, la prima preghiera insegnataci da Cristo, lo spirito del Cristianesimo, il succo del profumo della santa Liturgia, la gioia del Padre, la nostra sicurezza, la nostra vera feli­cità, il nostro Paradiso anticipato sulla terra... O Padre, Padre nostro che sei nei cieli, sia santifica­to questo tuo Nome!...

Ma mi ama il mio Dio?

Giova ricordarci tutti i benefici generali e parti­colari, e brillerà fra tutti di particolare tenerezza, molto atto a convincerci ancora dell'amore di Dio e a ridonarci la gioia, quello per cui ci ha dato la Vergine Madre sua in Madre nostra... quasi ren­dendo materno in Maria il suo stesso amore".

E conclude con questa preghiera:

"O Maria, tu sei l'amore materno di Dio che ti ha fatta e ti ha donata e mostrata a noi perché da te imparassimo che siamo amati tanto e ad amarlo tanto tanto" (1928).

In un articoletto del 1927, parlando della pari dignità uomo donna, e della manifestazione dell'a­more paterno di Dio nella maternità di Maria, aggiunge:

"Chi ha fatto il cuore di mia mamma e di innu­merevoli mamme.... Chi ha fatto il cuore della più santa e più amabile di tutte le mamme, Maria, non avrà amore come di mamma e più, infinitamente più, divinamente più... per tutti i suoi figli e, come per tutti, anche per me?" (Pater!, 1927).

Da notare: sta parlando di Dio che ci ha "creati ad immagine e somiglianza sua". La sua riflessio­ne, la sua contemplazione stupita e adorante, è sul­l'emergere del volto del Padre nel volto della Don­na Madre!

 

4 - Figlia prediletta del Padre

Il Concilio Vaticano II, trattando della "Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa", afferma: "Redenta in un modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo e a Lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del som­mo ufficio e dignità di Madre del Figlio di Dio, e perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per questo dono di grazia eminente precede di molto tutte le altre creature, celesti e terrestri" (LG 53).

Figlia di Dio. Titolo caro a padre Rossetto e alle "figlie di Dio". Ma la sua comprensione conosce un lungo cammino, il cammino della luce della Paternità di Dio nella propria vita e nella vita della Famiglia spirituale da lui fondata.

Ancora nel 1930 osserverà:

"Questo è il titolo, nuovo forse nell'uso dei fede­li, non certo nel senso liturgico e tanto meno nella pratica della santa Chiesa: anzi molto usato nel suo più alto significato da Dio stesso, specie nel libro della Sapienza e nelle Parabole di Salomone" (Pater!, 1930).

In molti dei passi riportati sopra ritorna l'eco del­l'uso dei testi sapienziali nella preghiera liturgica delle feste a Maria. Vista, nel piano di Dio, sempre unita al Verbo, era quasi naturale l'applicazione, in modo analogo, degli stessi titoli che la Scrittura applica alla Sapienza. Voce della Chiesa, della comunità viva e credente.

 

a) Ha ricevuto in pienezza la vita del Padre

Come è entrato nel linguaggio di padre Rossetto l'uso del titolo: Figlia di Dio?

Leggiamo in un testo del 1908:

"Iddio, prima che creasse il mondo, prevedeva la gloria ognor crescente di questa Figlia prediletta, la mirava e se ne compiaceva... Ed Egli stesso desiderava Maria, la sospirava invitandola con i nomi più teneri ed appassionati: la stella di Gia­cobbe, la sua amica, la sua colomba... Alzati ami­ca mia, mia bella, e vieni! (Ct 2,10)" (1908). Veramente il Cantico riporta il dialogo fra lo sposo e la sposa!

E' frequente il ritorno del termine "Primogenita", il paragone con la luce, dello "specchio senza mac­chia che più e meglio di ogni creatura rispecchia l'Immagine, le bellezze, gli amori, la natura stessa di Dio" (1909). Non ritorna il titolo "Figlia di Dio", ma ne è espressa meravigliosamente la real­tà.

Così pure in quest'altro testo:

"Non ti invidio perché porti gaudio a tutte le cose e restituisci loro i colori, perché sei simbolo di gloria e di santità, perché primogenita, ma per­ché prima hai incontrato la compiacenza del Padre mio, prima hai portato soddisfazione al Padre mio" (1916).

Quando nel 1923 inizierà la pubblicazione di Pater! il titolo "Figlia di Dio" o "Prima Figlia di Dio" o "La Grande Figlia di Dio"... diventerà fre­quente, fino a farsi abituale.

Nel 1926 accenna ad una motivazione. Dio rivela il suo amore "nella creazione, ma molto di più nel­la redenzione e adozione". In noi questo amore incontra "gli infiniti ostacoli dell'io ribelle ".

"Non così in Maria, Prima Figlia di Dio, anzi l'unica Figlia adottiva di Dio in tutta l'estensione della parola: Immacolata, tutta bella, tutto in Lei riceve e riflette l'amore di Dio, Creatore e Padre: è l'eco perfetta della sua infinita carità, è la corri­spondenza totale dell'amore creato all'Amore increato" (Pater!, 1926).

In questo periodo la contemplazione delle cose grandi compiute da Dio nella sua Figlia prediletta, si intreccia con la ricerca e la proposta di un modello concreto di vita e di consacrazione per le "figlie di Dio" appartenenti alla Famiglia spirituale da lui fondata.

Il 1930 segna un culmine nella riflessione scritta di padre Rossetto sulla Figlia di Dio. E' anche l'an­no della pubblicazione, su Pater!, della "Preghiera alla santissima Figlia di Dio" (Pater!, 1930).

"Filia Dei" è il titolo felicemente riservato a noi da illustrare" (Pater!, 1930).

Riproducendo un'immagine della Madonna con il bambino in braccio, scrive:

"Pubblichiamo qui l'immagine cui particolar­mente attribuiamo venerazione e insieme il titolo di Figlia di Dio. Parrà certo naturale a qualcuno che al titolo di: Filia Dei deva corrispondere una immagine rappresentante Maria in età piuttosto ,giovanile, o almeno non proprio negli splendori della divina maternità.

Invece è propriamente con il divino Infante in braccio che meglio di tutto ci può essere rappre­sentata la Figlia di Dio, appunto perché non può essere Figlia di Dio chi non è Madre di Dio" (Pater!, 1930).

A conferma egli riporta la risposta di Gesù alla donna che aveva dichiarato beata la Madre sua (Le 11,27-28) e a quelli che gli dicevano che fuori c'e­rano sua madre e i suoi parenti che lo volevano vedere (Mt 12,46-50), e in particolare le parole di Giovanni: "A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12), e con­clude:

"Ora la Figlia di Dio ha concepito il Cristo, il Figlio di Dio, nelle sue caste viscere, ma prima ancora lo ha concepito e generato, lo ha ricevuto nell'anima sua, nella sua mente, nel suo cuore. I santi, che sono i figli e le figlie di Dio, portano in braccio le loro palme e gli strumenti del loro mar­tirio, quasi a prova di avere anch'essi ricevuto e confessato il Cristo. Solo Maria porterà in braccio per sempre, il Figlio di Dio, del quale è la Madre, per provare che Essa è tra tutti la Prima e la più vera Figlia di Dio.

E' Cristo, il Figlio di Dio, divenuto suo Figlio, il suo martirio, la sua palma, il suo amore, la sua gloria, l'argomento che Essa è in Lui e con Lui la Figlia di Dio, la Regina dei figli di Dio, la Madre dei figli di Dio, la vera Figlia di Dio" (Pater!, 1930).

Riprenderà l'argomento qualche mese dopo svi­luppandolo maggiormente.

"Gesù è venuto dal cielo per farci suoi fratelli, figli del Padre suo, e darci in Padre il Padre suo. Maria è la prima conquista di Gesù, il suo primo riscatto lo ha operato in Lei. Essa è la prima redenta e redenta in modo tutto speciale, la prima che fu fatta Figlia di Dio... Chi meglio di Maria ha ricevuto il Cristo? Essa lo ha ricevuto nel suo seno immacolato e lo ha dato a noi: ma Essa lo ha rice­vuto, ancor meglio e prima, nella sua mente, nel suo cuore... E (Gesù) mostrò chiaro di preferire e di voler esaltare in Maria la sua prerogativa subli­me di Figlia di Dio per la perfezione della adozio­ne, più che per la stessa maternità fisica. Gesù voleva farci capire ben chiaro che, più che la maternità fisica, in Maria Egli vedeva degna di lode, di venerazione e di imitazione, la sua figlio­lanza divina..." (Pater!, 1930).

Nel 1933 ritorna sullo stesso pensiero parlando del Fiat! di Maria nell'Incarnazione, con una sfu­matura e uno sviluppo un po' diversi.

"La donna del Vangelo disse: Beato il ventre che ti ha portato e il seno che ti ha allattato, ma Gesù le rispose: Anzi beato colui che ode la parola di Dio, cioè il Verbo di Dio, il Concetto della sua mente, e la custodisce nel suo cuore. Pare a prima vista che queste parole siano contro la Madonna, e invece sono l'elogio più bello uscito dalla bocca di Gesù stesso: ci assicurano che Maria non è beata solo perché Lo ha materialmente portato nel suo ventre e lo ha allattato con il suo latte, ma anzi, e più, beata perché ha udito ed eseguito il pensiero di Dio e lo ha custodito nel suo cuore, facendo che esso prendesse carne in Lei... Così Gesù ha detto che Maria è Madre di Dio, ma che è anche la Pri­ma Figlia di Dio, perché in san Giovanni è detto: A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diven­tare figli di Dio, cioè: a tutti quelli che lo hanno ricevuto nel cuore e lo hanno incorporato in se stessi, ha dato potere di essere fatti figli di Dio (come Lui), sempre però che lo ricevano nel loro cuore e lo incarnino con le opere nella vita cristia­na, perché questo significa ricevere Cristo: essere cristiani; ed io voglio che i figli di Dio siano prima di tutto e soprattutto cristiani, che incarnino Cri­sto in se stessi con la fede, con le opere e con la vita" (1933).

 

b) Filia per rivelarlo Padre

Padre Rossetto usa sempre lo stesso stile: sguar­do contemplante del mistero dell'amore del Padre, che si comunica per mezzo del Figlio nello Spirito Santo, ci fa figli, e si vuole rivelare Padre nei suoi figli, nella sua Figlia primogenita. Commentando il "Gratia plena" dirà:

"La grazia che cosa è? è l'amore che Iddio ha e conserva verso una creatura". E in altra contem­plazione: "Maria si chiamerà l'Ancella del Signo­re. Ma questo è il nome della creatura davanti al Creatore. Il Creatore però ha il diritto e il potere di dare il nome alla creatura. Così si legge che Dio ha fatto con Adamo. Ora Dio per bocca del­l'angelo darà alla Vergine il suo proprio nome che è: Piena di Grazia.

E' pur bene osservare che la grazia, di cui si dice piena l'anima della Vergine, è precisamente il favore, il beneplacito, il gradimento, l'amore, la compiacenza che ha Dio verso una creatura; per cui dire `Piena di grazia' significa così ricolma di favore, di amore, di benevolenza, di stima da parte di Dio, da non avere più posto per altro in sé. Oh che dono è mai questo!..." (1932).

Figlia per rivelarlo Padre:

"Maria era Figlia di Dio, perché Essa doveva manifestarlo precisamente nella sua qualità e attributo più bello, divino e caro di Padre, giacché è proprio di un Padre prevenire la colpa dei figli e preparare per loro il rimedio, e Maria così pre­concetta nella mente di Dio..., era la Figlia predi­letta dello stesso Dio, e l'Arca dell'amore paterno di Dio al mondo, il dono di Dio, il pegno del futuro perdono, la figlia dell'amore, la Figlia in cui Egli si sarebbe rivelato e sarebbe stato e avrebbe fatto da Padre prima ancora che i padri nostri, i nostri progenitori, fossero.

Fin da allora Dio si compiaceva nei futuri figli redenti nel sangue del suo Unigenito, che sarebbe stato per loro Primogenito, e quasi racchiudeva in Maria la sua intima compiacenza, come in un fiore è racchiuso il frutto, l'amore di chi lo offre. Maria è l'amore di Dio contenuto nel fiore che Dio già offriva all'umanità, diletta figilola" (1931-1932).

Nella stessa contemplazione continua elencando le virtù, gli atteggiamenti di una figlia verso il pro­prio padre:

"Una creatura cara, gentile, buona, affettuosa, amante, amorosa, docile, umile, bella, oggetto del­l'amabilità del padre, pronta al sacrificio, destina­ta a sacrificarsi per lui, a sorreggerlo... Così era Maria per il suo Dio: quasi Egli fosse vecchio nel­la cura del mondo, essa si prestava a ringiovanir­ne le epoche, apparendo davanti a Lui come una nuova alba, per la rinnovazione dell'universo con una nuova maternità, una nuova figliolanza uma­na, donando a Dio la sua santità, la sua verginità, la sua purezza sempre giovane; Maria si era offer­ta a Dio per sacrificarsi per la sua gloria e per la sua gioia, per darGli figli nel suo Figlio divino.

Maria era pronta a smorzare le ire del Padre e ad attutire le maledizioni provocate dai peccati, quasi ad accarezzare il Dio onnipotente adirato e tornarlo buono a compatire ai suoi figlioli. Dio non avrebbe visto che per Maria, non udito che per lei, non più maledetto ma benedetto, come Rebecca aveva chiesto che la maledizione fosse per Lei se il genitore l'avesse lanciata sul suo figlio Giacobbe. Isacco, vecchio, non vide che il figlio Giacobbe, non udì che la voce di lui, che gli protestava di essere il primogenito, sentì la fra­granza delle vesti del primogenito, palpò le mani pelose di lui e benedisse lui. Nobili uffici di Maria con gli uomini!

Maria poi fu la prima che si offrì a Dio nella sua verginità per essere totalmente sua, destinata alla sua gioia" (Id.).

I pensieri si rincorrono e sovrappongono: vengo­no dalla profondità del cuore, sono voce della "fede del cuore" (cfr. Rm 10,9-10).

 

5 - Associata al Figlio

In tutto quanto abbiamo rivisitato del pensiero di padre Rossetto risalta con forza il legame strettissi­mo fra Gesù e Maria: nel progetto del Padre, nella sua maternità, nella partecipazione alla sua vita filiale.

Eppure c'è qualcosa che incide profondamente sulla sua formazione e la sua vita, ancor prima che sul suo insegnamento. "L'Ordine (dei Servi di Maria) - scrive - ha per scopo speciale il culto a Maria e particolarmente a Maria Addolorata" (Pater! 1930). Non si capisce il posto che hanno nella sua vita e nella sua preghiera la Corona dei dolori, la contemplazione dei misteri del Rosario, la vita con Maria nelle piaghe di Cristo... se non si tiene presente questo.

Vanno fatte due precisazioni.

Una sul linguaggio. Padre Rossetto parla di Maria corredentrice, di Maria mediatrice: sono ter­mini ricorrenti nella mariologia del suo tempo e del suo maestro, padre Alessio M. Lépicier. Oggi si preferisce parlare di "mediazione materna". Egli usa anche il termine "socia di Cristo" o "associata a Cristo", e parla tanto della maternità di Maria, che non sarebbe difficile ricondurre il suo pensiero ad una mediazione materna. Certo nulla deve esse­re tolto o aggiunto "alla dignità ed efficacia di Cri­sto, unico mediatore" (LG 65).

Una seconda sui contenuti. La teologia, o forse meglio, la contemplazione partecipativa della cro­ce, ha grande parte nella sua evoluzione spirituale e rimane sempre uno dei punti cardine del suo pen­siero. Tutto si illumina della luce della progressiva comprensione dell'amore del Padre, tutto sgorga dall'Amore e risale in amore all'Amore. "In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (1 Gv 4,10).

 

a) Al suo "Eccomi!" di dolore e di amore

Seguiamo il pensiero, ascoltiamo la parola del cuore di padre Rossetto.

In un quadernetto dei primi anni del suo sacerdo­zio, dove raccoglie in ordine alfabetico una serie di pensieri utili alla meditazione e alla predicazione, dà largo spazio ai "dolori di Maria". Vi è già un richiamo forte ad un pensiero guida della sua riflessione: il rapporto strettissimo a Gesù.

Mette sulla bocca di Maria una parola già sentita da Gesù, ma adattandola a Lei, e che diventerà in seguito quasi un ritornello: "E' necessario che io sia là dove è mio Figlio", aggiungendovi le parole del Cantico: "L'amore è forte come la morte" (Ct 8,6), che hanno il senso dell'associarsi di Maria alla passione del Figlio:

"Maria Mediatrice si incammina e si unisce al Figlio sulla via del Calvario, come l'offerente si unisce alla vittima, per offrire a Dio non solo Gesù, ma anche se stessa, affinché anche per i suoi dolori avessimo la vita".

E annota:

"Mentre Maria accompagnava Gesù alla sepol­tura non trovò un profeta grande che fermando il convoglio le risuscitasse il figlio... Perciò glielo voglio dire io: Non piangere!, enumerando tutti i beni che ci recò la morte del Figlio suo. Ma il suo Figlio vive, cioè il mondo redento". (1907).

La Madre deve trovarsi là dove è il Figlio, nelle cose del Figlio, lo vuole l'amore, lo richiede la vita che sta per sgorgare dal suo sacrificio.

L'unione a Gesù vittima avrà un grande rilievo nella sua evoluzione spirituale e nel suo apostola­to. Parlando di Maria, si rifà ad una `pia tradizio­ne' che vede i genitori di Maria, in una piccola casa vicino al Tempio, incaricati "a custodire e tener pronte le pecore e gli agnelli per il sacrificio". Maria si unisce ai genitori in questo compito "di custode di vittime". Ma la prima, la vera vittima che le sarà affidata è Gesù: agnello divino in una mangiatoia a Betlemme, stretto fra le sue braccia nella fuga in Egitto, un peso nel cuore allo smarrimento a Gerusalemme:

"Essa ha smarrito la sua vittima... E quando, varcati i trent'anni, Gesù si presenterà al mondo ed andrà ad incontrare le ire e le gelosie dei suoi nemici, Essa lo seguirà dovunque e, salito sulla cima del Calvario, lo vedrà distendersi sul suo altare, lo mirerà compiere il suo sacrificio, fatto vittima per i peccati di tutto il mondo.

In quel momento solenne in cui Gesù Cristo sarà spirato sulla croce, la divina pastorella avrà com­piuto il suo alto,ufficio; ma in quello stesso momento... attorno a sé mirerà sorgere dal sangue di quella prima vittima mille altre vittime e udrà allora ripetersi quelle parole: Donna, ecco il tuo Figlio" (1908). Lasciamo la `leggenda', ma racco­gliamo l'insegnamento!

Troviamo una pagina significativa in alcuni suoi appunti per il mese di maggio. Parla di Maria cor­redentrice.

La vede sotto la croce:

"Gesù agonizza sulla croce, Maria agonizza ai suoi piedi. Gesù soffre e consuma il martirio della croce, Maria soffre e consuma il martirio dell'a­more. Maria infatti, nostra corredentrice, soffre perché ama. Gesù infatti era il suo Dio".

Soprattutto la segue nel suo cammino dall'An­nunciazione al Calvario, "associata al Figlio": "Ma che cosa era venuto a fare Gesù sulla terra? Maria riceve dall'Angelo l'annuncio che Iddio l'aveva scelta a Madre del Salvatore del mondo; Maria comprende subito e chiaramente che cosa significa essere Madre del Salvatore del mondo. Fattasi grande nel suo cuore, più grande del mon­do intero, afferra in tutta la sua estensione il suo ufficio di corredentrice, e tutta la intensità ed estensione dei suoi dolori. Ella vede lontano il Golgota e sopra vi scorge le croci; d'un tratto misura tutta la profondità del sacrificio e, vera­mente grande, lo accetta e lo sospira: Si faccia di me secondo la tua parola.

La profezia del santo vecchio Simeone le tratteg­gia e le accerta l'acerbità delle spade da cui sarà trafitta... E Maria, crescendo sempre più nell'amo­re di Gesù, conoscendo sempre meglio lo scopo della morte di Gesù, sempre più intensamente amava anche noi ... con Gesù sospirava il giorno, il momento del sacrificio; sospirava quel giorno e quel momento per amore di noi, che Ella già ama­va come suoi figli, frutto dei suoi dolori.

Ora eccola là quella Madre sotto la croce, che agonizza assieme al Figlio e muore della morte di Lui. Ma Maria non deve morire, perché è Lei che deve raccogliere dall'altare la vittima, l'olocausto, e, fatta sacerdotessa, colle sue mani pure e vergi­nali offrirlo all'Eterno. Però, insieme al sacrifico di quell'Ostia santa, Ella offre ancora il sacrificio di se stessa compiendo così e incoronando perfet­tamente la grande opera della nostra Redenzione.

Maria fu la prima vittima, cioè la prima che abbia unito al sacrificio di Gesù il sacrificio tota­le, assoluto di tutta se stessa, per aggiungere, se è possibile, i meriti della passione propria ai meriti della passione di Gesù, e cooperare con Gesù alla salvezza delle anime tanto care al suo cuore. Noi salutiamola, quella Madre santa, la nostra corre­dentrice" (1911).

 

b) Perché il mondo veda e sia salvo

La luce della Paternità di Dio entra discreta anche in queste sue riflessioni e contemplazioni. Rivolgendosi a Maria, e ripetendo le parole di Gesù: "Alzatevi andiamo", le diceva: "Dagli una mano, o Madre, accompagnalo al Calvario" (1916).

Con più incisività nell'anno successivo:

"Dal principio alla fine, dal Tempio al Calvario, Maria consentì con il Padre alla morte del Figlio, così che lo avrebbe Essa stessa crocifisso come Abramo. Per quale vantaggio? per la salvezza nostra. Anzi, perché la Redenzione fosse più copio­sa e abbondante.

Donna, ecco tuo figlio. Dio la condusse al Cal­vario, sotto la croce, per imporle questa maternità. Così Dio amò il mondo da dare il suo Figlio. Così Maria amò il mondo da dare il suo Figlio" (1915-­1917).

Nel suo amore alla globalità dell'unica storia d'amore, padre Rossetto lega insieme normalmen­te Calvario e Altare, Croce ed Eucaristia... e Maria.

In una preghiera alla comunione, nella Festa del­l'Addolorata a Monte Berico nel 1915, incomin­ciava: "O Sacro convito in cui si riceve Cristo e si fa memoria della passione della Madre sua".

Dall'alto della croce Gesù ci ha dato la Madre sua come Madre nostra.

"La Madre nostra che cosa ci avrebbe lasciato? Non altri che Gesù stesso: troppo uniti furono nel disegno e nella esecuzione della grande opera del­la glorificazione di Dio, nella redenzione del gene­re umano.

Il banchetto eucaristico come è memoriale della passione di Gesù, lo è anche delle soffe­renze della Madre sua e Madre nostra Maria: ed è mirabile l'analogia che scorre tra il mistero dell'altare e i dolori della Vergine... ".

Dopo aver ricordato i dolori di Maria invitava i fedeli "a ravvivare la fede ed allargare il cuore", a donarsi, ad associarsi a Gesù e Maria, nel dono al Padre.

"A Lui (Gesù) donate anche voi il vostro cuore, il vostro amore, a Lui consacrate tutta la vostra vita, affinché possiate voi pure vivere in Gesù e per Gesù, come Maria visse tutta per Lui, certi che allora, come Gesù e con Gesù, vivrete per il Padre.

Uniti a Gesù, come già Maria sul Golgota, leva­telo al cielo, implorate pace per i fratelli di Gesù. Il Padre oda Gesù, prima che i peccati della terra; Gesù in cui si è sempre compiaciuto, e Maria veda nel mondo nuovamente redento il Figlio suo: ecco tuo Figlio!" (1915).

 

c) La terra stessa è come divinizzata

Altre riflessioni di padre Rossetto sull'Addolora­ta si trovano nelle note prese dalle sue meditazioni, nel periodico Pater!, nelle sue contemplazioni sui misteri del Rosario nel 1932-1934.

Cogliamo ancora qualche pensiero.

Parlando dell'Addolorata sintetizza tutto nel binomio: amore-dolore. Maria "amò di vero amore Gesù: Dio, Figlio, Redento­re. Lo strappò al cielo estasiato, lo ospitò nel suo corpo, lo allevò, lo custodì, lo curò, lo intese, lo seguì, lo imitò, lo accompagnò al Calvario, lo strinse morto, lo seppellì. Ora, vedila nella notte sotto la croce: `Anche voi che passate: fermatevi, guardate'...

O cuore di Cristo: Dolore. Amore. Adoro!...

Di contro a quel cuore altro cuore: Maria, spec­chio fedele nel cui amore e dolore noi troveremo la chiave per intendere il dolore e l'amore meravi­glioso di Cristo e di Dio" (1919).

Nel 1933 il suo sguardo si allarga ad una visione di redenzione cosmica.

"Tutte le cose furono fatte in vista dell'incarna­zione e relativa redenzione degli uomini, per cui Gesù è il legame reale... che unisce Dio a tutti gli esseri, per cui, che lo sappiamo o no, lo vogliamo o no, Egli, il Verbo incarnato, è il `deificatore' del loro destino e della loro natura. Egli si è fatto uomo per farci dei.

Noi non potremo non essere figli di Adamo, nem­meno potremo fare che non sia vero che il Cristo Figlio di Dio sia morto per noi e abbia versato per noi il suo sangue. Quel sangue toccando la terra, l'ha scossa talmente che non possiamo non accor­gercene; la terra è come divinizzata e ritornata alla sua dignità perduta.

E' Maria, che ha dato per prima il suo sangue per Cristo e a Cristo ed è stata l'alba di questo Sole. Essa ha compiuto magnificamente l'ideale della mente di Dio in se stessa " (1932).

 

II - IN CAMMINO CON MARIA

"Via a Cristo", "visibile via al Padre": "Noi a Cristo nello Spirito Santo al Padre. E Maria? Maria è via a Gesù e Gesù al Padre. Maria è la visibile via a Dio" (1931). Altre formule simili ritornano con una certa frequenza in padre Rosset­to. Ma in che misura, con quali termini egli ci invi­ta a percorrere la via percorsa da Maria, la sua "peregrinazione della fede", come la chiama il Vaticano II (LG 58)?

Si possono distinguere due periodi, legati alla sua esperienza interiore e, forse molto più, all'e­sperienza di una nuova Famiglia spirituale nella Chiesa: "le figlie di Dio consacrate, viventi nel mondo", secondo la sua formula preferita e più espressiva.

Nel primo periodo parla più volte delle virtù di Maria, e invita ad imitarla. Ma soprattutto prevale il canto alle meraviglie compiute da Dio in Maria e con Maria.

Invita a contemplare "l'esempio di fede per noi": nella Annunciazione: "Pronuncia quel Fiat che, frutto della sua fede, la immola interamente e la consacra al suo Dio"; alla nascita di Gesù: "Maria ha visto poi nascere il suo Gesù povero e tenero bambino in una stalla, l'ha sentito piangere, l'ha visto patire e, debole ed incerto, costretto a fuggire in Egitto per l'odio di un uomo, l'ha poi visto lavorare e soggiacere a tutte le miserie nostre. Eppure Maria non dubita, ma crede che quel bambino, quell'operaio, sia Dio, il suo Dio, e lo adora"; al Calvario: "Dove Maria ha manifestato più viva la sua fede fu lassù sul Calvario, dove quel bambi­no che Ella aveva adorato nella mangiatoia, che aveva salvato in Egitto, che aveva visto lavorare nella sua bottega, lo vide poi morire condannato sulla croce. Un uomo giustiziato, sarà mai un Dio? Maria crede ed adora il mistero! e noi... "(1909).

Parlando della Santa Famiglia di Nazareth, la presenta come "tipo di vita santa".

"Come farci santi? Non è pretesa: è dovere. La santità sta di casa al nostro indirizzo. La santità consiste nel fare bene i nostri doveri nelle condi­zioni nelle quali Dio ci vuole" (1916).

 

1 - Il cammino della Figlia di Dio, cammino per le "figlie di Dio"

Il discorso prende ben altro sviluppo man mano che cresce la "Famiglia delle figlie di Dio". E' il secondo periodo, in cui prevale l'esigenza di indi­care un modello per la nuova forma di vita consa­crata, una ‘regola’ vissuta!

Diventa sempre più forte anche l'esigenza di dare una risposta a quanti ritengono impossibile, fantasia contraria alla prassi tradizionale della Chiesa, una ‘consacrazione nelle condizioni di vita comuni’.

"Vivete la vita come la viveva Gesù, tutta per il Padre. Amate tanto anche voi, come la Vergine, fiore di campo, che viveva per il Figlio suo e per la gloria del Padre, e Questi si deliziava di guardare là dove si viveva per Lui", dice in una meditazione (1921).

Nel 1923 amplia il suo discorso:

"Maria si è consacrata a Dio come noi, nella semplicità, nella fiducia, nell'amore, nell'abban­dono, nello spirito di fede più alto e più forte... Essa ci dà l'esempio di correre su questa strada, di raggiungere la perfezione e la santità su questa strada, non difficile, non impossibile... ".

Vedete "come la Vergine Maria abbia raggiunto la più alta santità vivendo nella sua casetta di Nazareth la vita più semplice e comune, andando ad attingere acqua come le altre donne, mangian­do pane nero, dormendo sulla stuoia, trattando tutti con bontà, presentando il suo Figlio al Tem­pio e purificandosi... Là c'era la prima Figlia di Dio, il primo Figlio era là dentro!

Gesù dava una mano a Giuseppe, lavorava, attingeva acqua, si sfamava con le spighe, si chi­nava a bere nel fossato... Il Figlio di Dio! Non sarà stata santa la sua vita? Possiamo noi farci santi? Certamente possiamo farci santi: più fortu­nato sarà chi potrà faticare di più nei servizi più umili. La santità non nell'abito, nella casa, nelle opere magnifiche, ma santificando le opere più ordinarie: così ci avvicineremo di più alla Vergine. Abbiamo in mezzo a noi Gesù e la Vergine Maria che ci danno l'esempio più esemplare di santità... Se volete essere vergini prudenti tenete la lampada in mano. Importa essere. Che importa a me, a voi, a Dio? Importa essere. Che importa che vi giudi­chino male? Importa essere. Voglio che siate così, figlie di Dio" (1923).

E scrive:

"Ossatura del nostro programma: l'amore filiale a Dio come Padre, sull'esempio di Gesù Cristo e di Maria, la prima Figlia di Dio" (Pater!, 1924).

 

a) In tutto e sempre: "Paten fiat!"

Non è possibile, su questo argomento, riportare qui tutto il pensiero di padre Rossetto. Ci fermia­mo a due meditazioni, fatte nella festa dell'Assun­ta del 1925 e del 1926, in un momento particolar­mente delicato per le "figlie di Dio". Si tratta di appunti raccolti mentre lui parlava, e qui sono riportati solo i pensieri salienti, così che appaia più chiaro il cammino della Figlia di Dio e delle "figlie di Dio".

"La prima Figlia di Dio entra nella Casa del Padre... Noi abbiamo la più bella sanzione del nostro metodo di vita, perché il nostro scopo è imi­tare, il meno imperfettamente possibile, questi due esemplari: Gesù Figlio di Dio e Maria, essa pure Figlia di Dio... Mi pare che Essa. deva guardare a noi con tenera predilezione, perché noi vogliamo imitarla in tutte le virtù, in modo speciale in quelle che l'hanno fatta: la Figlia di Dio. Guardiamola pure un momento".

Inizia il `cammino': uno sguardo alla sua conce­zione immacolata e poi al suo primo atto di adora­zione e di amore.

"Si è recata al Tempio, attuando quel primo atto di adorazione e di donazione... Essa aveva fatto voto di perfetta e perpetua verginità, sicura di essere esaudita da Dio, fidente di rimanere sempre nel Tempio a servizio di Dio. Un giorno il Sacerdo­te le comunica che avrebbe dovuto uscirne e pas­sare in sposa ad un falegname... Quale sarà stata la sua prima parola? Pater, fiat!

Eccola nella casetta di Nazareth. Annunziata dall'Angelo, vede come in un quadro l'Incarnazio­ne del Verbo in Lei, la,sua divina maternità, la sua parte nella passione del Figlio, la sua maternità su tutti gli uomini, anche la sua gloria. Né si esalta, né si abbatte. La sua seconda parola: Pater, fiat! Ed essa, che era uscita dal Tempio materiale, diviene il tempio reale, vivo: Gesù è nelle sue viscere.

Guardatela a Betlemme, di porta in porta, e poi nella capanna... Sola... Adorare il suo Dio adagia­to per terra davanti a Lei, che le stende le manine e la guarda. Vedetela che solleva quel pargolo ver­so il cielo... Essa ripete ancora, pensando alla passione di Gesù e sua: Pater, fiat!

Vedetela fuggire in Egitto, poi a Nazareth, e poi sul Calvario, poi sola e desolata, poi alle appari­zioni che Gesù le faceva risorto, e poi all'ascen­sione, nel Cenacolo... Sempre: Pater, fiat!... Così fino alla sua dormizione: Pater, fiat!" (1925).

 

b) In adorazione e amore

L'anno successivo fa risaltare in Maria le virtù che vorrebbe vedere nelle "figlie di Dio", dicendo: "Si celebra l'Assunzione di Maria al cielo. E' questo il termine di una lunga via. E la via, per la Madonna, è cominciata con l'Immacolata conce­zione... La prima Figlia di Dio, il primo fiore che sboccia sulla terra e dà compiacenza a Dio. Da questo momento in avanti la vita di Maria fu un continuo atto di adorazione, un continuo atto di amore...

Dopo va al Tempio, umile, docile, unita a Dio... Sempre contenta, abbandonata, tranquilla, pronta, modesta, dignitosa, affabile. Ecco: buona! Così piaceva agli uomini, così piaceva a Dio... Essa si disponeva così nel suo cuore a fare la volontà di Dio... Nel Tempio fu avvertita che doveva lasciare il Tempio e andare sposa ad un falegname. A me pare uno dei momenti principali della vita di Maria, quello che meglio l'ha preparata all'An­nunciazione, alla divina maternità. Essa voleva essere di Dio. Le vien detto: Devi uscire da questa casa, andar sposa di un falegname a Nazareth. Riconosce la volontà di Dio, l'adora, l'accetta, la compie. Guardate che tratto di fede e di amore! Sa che Dio è sapienza, bontà infinita, sa che Dio è suo Padre, ed Egli lo vuole - e sia!... Eccola in balia di tutto, perché è staccata, abbandonata, a sua disposizione... Se si arriva a questo punto allo­ra si comincia ad essere figli di Dio! Mi pare che questo sia il limite ove è segnato il principio della vita di una figlia di Dio....

Maria va a Nazareth. Viene annunciata dall'An­gelo. Essa accetta di divenire la Madre di Dio. Detto il suo ‘Fiat’, il Verbo prende carne nelle sue viscere. Essa porta nel suo seno Colui che ha fatto l'universo. Questa è la risposta di Dio. Essa si era donata davvero. E Dio si dona a Lei davvero.

Lasciamo là il viaggio, il rifiuto dei Betlemiti, la capanna. Soffermiamoci un momento a quella not­te quando Giuseppe Le dice: «Prendi il bambino e fuggiamo!» Si deve far così, si faccia!... " (1926).

I limiti delle trascrizioni dal discorso parlato sono evidenti. Può completare questo sguardo al cammino della Figlia di Dio come cammino pro­posto alle "figlie di Dio", qualche passo da Pater!.

Nel 1927, ricordando la festa dell'Annunciazio­ne, scrive:

"La festa delle figlie di Dio. Ripetiamo il FIAT creatore, redentore e santificatore.

Dio creò il mondo con il suo `Fiat!'. Gesù lo redense dicendo: Sia fatta non la mia, ma la tua volontà. Maria vi cooperò dicendo: Ecco la serva del Signore, FIAT! Noi operiamo la nostra santifi­cazione dicendo con il cuore e con le opere: Padre nostro, che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà" (Pater! 1927).

"Maria lascia il tempio e va sposa!... Chi crede in Dio, crede a Dio. Crede che Dio in primo luogo è Padre, si fida, si abbandona, ama: e allora si diventa di Dio, allora si è figli di Dio. Maria è la prima Figlia di Dio... Eccola che tacitamente, ma non meno generosamente, già risponde un ‘Fiat’ ed esce dal Tempio, entra nella casetta del fale­gname. Dio è sempre e resta ancora l'Onnipotente: Rivela al Signore la tua via e spera in Lui, Egli farà (S1 36,5). Ecco la Figlia di Dio alla prova" (Pater! 1929).

A conclusione ancora un pensiero:

"Ma perché Iddio ha aspettato che Maria fosse sposa di un falegname, fosse nella casetta di Naza­reth, non fosse più nel Tempio? Oltre a tanti altri bei motivi, ce n'è uno che è il più bello e il più for­te, ma anche il più dolce di tutti: Dio aveva voluto allargare il cuore di Maria prima con la provoca­zione a donarsi tutta, in pura fede e in puro amore a Lui; aveva voluto che Gli sacrificasse tutto... Quando la vide pronta a fidarsi di Lui, allora Egli le mostrò di fidarsi di Lei: le affida il suo stesso Figlio consostanziale, coeterno, perché si faccia suo stesso figlio, veramente uomo, nel suo seno verginale.

Maria è abituata al fare di Dio. Ripete la voce stessa di Dio: Fiat! E' un assenso, è un donarsi, ma anche un comando che risente della onnipoten­za del Padre suo. Padre e Figlia non avranno che una sola volontà, e viene espressa con la stessa voce: Fiat!

Gesù darà principio alla sua passione...: sia fatta non la mia, ma la tua volontà.

Fiat!... doveva diventare la tessera, la parola d'ordine, per tutti quelli che avrebbero voluto diventare figli di Dio" (Pater!, 1929).

 

2 - Nei momenti forti della vita

Nel suo scritto intitolato Silenzio (Prima regola delle figlie di Dio) ci sono alcune riflessioni di padre Rossetto su momenti forti, determinanti, del­la vita e missione di Maria. Sòno visti e proposti come i "grandi silenzi di Maria", i grandi "Fiat!" o "Eccomi!" del suo dono, della sua oblazione totale alla volontà del Padre, per la realizzazione del suo progetto di salvezza.

Hanno naturalmente un significato proprio, per­sonale, per Maria: ci rivelano il suo cuore di "serva del Signore", di "Figlia prediletta del Padre", il suo essere per il Padre e per noi.

Ma sono anche punti di riferimento per ogni discepolo: momenti del nostro cammino di fede insieme a Maria, con il Figlio, verso il Padre.

 

a) Non nel Tempio, ma nel mondo

Padre Rossetto invita con particolare forza a guardare a Maria: "all'esempio della grande Ver­gine vissuta nel mondo, la prima Figlia di Dio" (1920).

Si riferisce ancora una volta all'uscita di Maria dal Tempio per andare sposa a Giuseppe. L'episo­dio non è scritto nel Vangelo: viene dalla tradizio­ne ed è molto presente nella devozione popolare. La Liturgia ricorda la presentazione al Tempio e la consacrazione di Maria al servizio del Signore all'età di tre anni.

Padre Rossetto non fa l'esegeta o il critico dei testi; egli è maestro di vita, e promotore di una par­ticolare forma di vita di consacrazione in pieno mondo, allora discussa, sospettata e contrastata.

Le "figlie di Dio", dopo un'esperienza comunita­ria di un piccolo gruppo, si trovano rituffate in pie­no mondo, senza nemmeno un punto di riferimen­to, un luogo di incontro e di formazione. Un ritor­no alla vita ordinaria, alla vita di tutti. Ma potranno viverla da consacrate?

Egli quasi le provoca:

"Non azzarderò se vi chiamo a considerare che la prima Figlia di Dio ebbe l'ordine di uscire dal Tempio e darsi sposa a Giuseppe. Ma come? non aveva fatto voto solenne di verginità? non era tutta inviolabilmente consacrata a Dio? Sì, e aggiungo: appunto per questo. Uscì dal Tempio, si diede spo­sa.

A Nazareth, non a Gerusalemme; nella casa del falegname, non nel Tempio; sposa, non creduta vergine, ma veramente, sublimemente vergine di mente e di cuore e di corpo: vergine nella mente per la purezza e vivezza della fede, vergine di cuo­re per il perfetto abbandono e la pace piena dell'a­nimo e dei sentimenti, vergine nella carne tanto più quanto più affidata al Dio onnipotente che sa fare cose grandi: Lui che è potente, e santo è il suo Nome.

Là l'attendeva il Padre per inviarle il suo messaggero e chiederle rispettosamente se sarebbe stata contenta di diventare la Madre del Verbo per opera dello Spirito Santo.

Non vi sospingo su questa strada, perché questi

abissi sono troppo alti, ma fissate le vostre pupille e penetratene le profondità, almeno per provocarvi e allenarvi ai più piccoli sacrifici di voi stesse, alla fiducia più piena e perfetta in Colui che sa e può fare cose grandi, e santo è il suo Nome" (Silenzio, p.80-81).

La sicurezza non è "nel convento", ma nelle braccia del Padre che vi ha "riportate", "ricondotte alla vostra prima vita", nel mondo dove vi ha volu­to fin dall'inizio: fidatevi del suo cuore paterno.

 

b) Lasciate dire, voi tacete!

Non mancarono i commenti. La loro scelta e decisione era vista da alcuni come fallimento, da altri come disobbedienza. E padre Rossetto, con coraggio grande, le invita a guardare al silenzio di Maria di fronte a Giuseppe, nel momento del con­cepimento di Gesù.

"Bisogna che noi impariamo quel sublime silen­zio che ci ha insegnato la Vergine, ormai Madre di Dio, quando conobbe il dubbio di Giuseppe. Su cosa tanto preziosa per Lei, per Gesù, per il Padre e lo Spirito Santo e tutti noi, in cosa tanto facile a Lei di chiarire: tace! Dio lo sa, Dio lo può, Dio farà, è cosa sua, è onore suo, è causa sua; si difen­derà da sé. E così Dio ha fatto, con tanta maggiore sicurezza per Lei, per S. Giuseppe e per noi tutti, oltre che con gloria sua e nostro ammaestramento e bellissimo esempio" (Silenzio, p.60). "Questa era la sua forza: Egli è Potente ed è Santo il suo Nome, ed è Padre, il Padre mio, il Padre del Figlio mio" (Silenzio, p.81).

Sembra voler insinuare nel cuore delle "figlie di Dio": vi spaventano le incertezze del futuro? vi fa soffrire la malevolenza, e talora l'insulto degli uomini, anche delle anime buone? Tacete. Ritirate­vi con il Padre nel profondo dei vostri cuori. Vive­te il "sublime" silenzio di Maria.

Quanta lucidità di fede, ma anche quanta libertà interiore, per non confondere i nostri progetti con i progetti di Dio, i nostri interessi con l'interesse di Dio.

La "figlia di Dio", con Maria, deve farsi eco del­la preghiera dei Salmi: "Sta' in silenzio davanti al tuo Dio e spera in Lui" (Sl 4,5). O l'altro: "Sto in silenzio, non apro la mia bocca, perché sei Tu che agisci" (Sl 39,10).

 

c) Accomunatevi!

"Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore.:."(Lc 2,22). Padre Rossetto richiama l'attenzione delle "figlie di Dio" su Maria che con Giuseppe si accomuna alle altre coppie nella umiltà della purificazione, nella obbedienza alla legge. Con e come tutte le altre donne.

"Non solo tace in un silenzio passivo che lascia credere e pensare sul proprio conto quello che si voglia, ma essa agisce secondo la legge, sebbene non vi sia tenuta, e così facendo fa pensare e cre­dere altro da quello che veramente era... Dio se lo vuole può parlare: questo bambino può far appari­re una nuova stella..." (Silenzio, p.81-82).

Con e come tutte le altre donne, ma con quel bambino tra le braccia: il Figlio da offrire al Padre, il Servo da riscattare per crescerlo per la croce, il Signore che nell'umiltà entra nel Tempio di Dio, nel suo Tempio. Nel cuore di padre Rossetto men­tre scriveva queste cose risuonava ancora l'eco delle parole scritte nel 1919:

"Le vergini che per qualunque motivo vivono nel mondo, a contatto col mondo, perché non si uni­ranno e perché, non distinte da abito che le ritrag­ga, non penetreranno dovunque a portare Cristo come già i primi cristiani e le prime cristiane nella società quasi totalmente pervertita?... " (1919).

 

d) Nazareth: realtà sempre da reinventare.

Non fuga dal mondo, ma immersione nel quoti­diano comune a tutti gli uomini. Non rifugio, necessità, ma vocazione, missione, luogo dove la volontà del Padre ha posto il Figlio di Dio, la pri­ma Figlia di Dio, luogo dell'obbedienza per amo­re: dove dimorare da figli con il Padre, con gli uomini e le donne che il Padre ci dona come com­pagni di viaggio. Nel lavoro di tutti, ma vissuto nell'amore di chi anche nella quotidianità si "occu­pa delle cose del Padre".

In un piccolo paese, in una piccola bottega di falegname, "tra le gioie e i dolori della santa Famiglia", con la "gente di Nazareth", "e poi con quella delle contrade".

Eppure con un' occhio così diverso. In ciascuna persona Maria era portata a vedere "l'immagine di Dio, del Padre, del Verbo e dello Spirito santo; l'immagine amabilissima che il Figlio suo era venuto a ristabilire, non senza, anzi con la sua collaborazione.

Maria sentiva che l'opera sua doveva unirsi a quella del Figlio divino per la redenzione del mon­do, e compiva il suo ufficio sulle orme della Divi­nità vivente nel silenzio, nel nascondimento, nella preghiera, nel sacrificio, nella parola santa" (Silenzio, p.71).

Una regola sola: "Quello che piace al Padre": la vita di casa, la vita di lavoro, le relazioni quotidia­ne, l'attenzione all'altro, che non è mai un estra­neo, ma mi guarda e mi riguarda, perché tutti, insieme, siamo in cammino verso il Padre. Traspa­renza dell'amore del Padre con tutta la vita. In una sua contemplazione padre Rossetto scrive: "Una gocciolina di rugiada riflette il cielo intero".

 

3 - La voce di un Padre: dal profondo della sua agonia

Si può concludere nel modo migliore questa rac­colta di pensieri di padre Rossetto riprendendo alcuni passi scritti nel 1932 e un brano di una sua contemplazione, ormai quasi cieco, del 1933. Sono pagine un po' faticose, ma ricche di vita!

"Il Verbo ha accettato tutto quello che il Padre, per mezzo delle profezie, aveva detto di Lui e la Madonna anche, pur di fare in tutto e per tutto il beneplacito del Padre. Il Padre stesso perciò poté dire: Questi è il mio Figlio diletto nel quale mi sono sempre compiaciuto; Cristo stesso disse a Pietro che lo aveva proclamato Figlio, cioè amato Figlio di Dio, che Esso lo costituiva capo della sua chiesa... Ugualmente, alla donna del vangelo disse che è beato non solo chi lo ha portato fisica­mente nel seno e lo ha allattato, ma chi ascolta col cuore, chi fa la volontà del Padre suo, volendo insegnarci la novità con cui si deve ricevere e capire la parola del Padre per essere figlioli suoi.

Maria stessa disse all'Angelo: Fiat!, e lo ripeté di fatto accettando di diventare la Madre del Cri­sto Redentore e quindi a farsi corredentrice; lo capì sotto la croce, quando accettava di divenire la Madre dei redenti dal Cristo e la Donna dei dolori, la Madre e la Regina dei martiri" (1932).

Parlando del fine di ogni "figlia di Dio", scrive: "Dare a Dio gioia, l'amore filiale, la gioia al Padre di esserci e farci da Padre, come ha fatto Gesù vero Figlio di Dio, come ha fato Maria la prima Figlia di Dio...

Edella figlia di Dio, di tutti i figli di Dio, il con­sacrarsi a dare a Dio Padre nostro, la massima gioia in puro amore filiale. Quindi non tante cose, non grandi cose, ma nel nascondimento e ricopiando l'esempio della prima Figlia di Dio... Nella carità, nel sacrificio continuo per quanto è possi­bile, e nel puro amorfiliale, in piena confidenza e fiducia, in nuda fede, dare gioia filiale, verginale al Padre soavissimo del Cielo, ovunque, in ogni luogo, in ogni condizione, in ogni casa, in ogni famiglia, in ogni veste, in ogni ufficio... Né un abi­to né un altro, ma ogni abito è una divisa. Noi dob­biamo dire sempre: Pater, fiat!, sì, sì, Papà! e basta!

La nostra preghiera: il Pater, inteso filialmente; il `gioia al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo­(1932).

E l'anno seguente una parola che è insieme testamento e atto di totale, filiale abbandono per sé e per la Famiglia sua. Sta scrivendo di Maria mae­stra di fede e di abbandono: tutti i momenti della sua vita sono segnati "dalla piena e assoluta offerta di sé all'azione dello Spirito Santo" e dal "pieno abbandono alla sua azione divina, dando pieno e assoluto consen­so alle sue operazioni". La sua vita è "un continuo ‘Fiat’ e dirò anzi un amoroso ‘Pater, fiat!’ assieme a Gesù, che con il suo cuore (nell'incarnazione) faceva già battere il cuore di Maria di un medesi­mo amore al Padre suo, per cui anche Maria pote­va dire, come Gesù poi disse: Faccio sempre ciò che piace a Lui!

Per cui possiamo anche dire che se siamo chia­mati a dar vita al Figlio di Dio, cioè alla Famiglia dei figli e delle figlie di Dio, dobbiamo concepirlo, e concepirli e concepirle nel nostro cuore per amo­re suo, in un totale `Pater, fiat!', solenne atto di abbandono e pieno consenso all'azione di Lui in noi; non solo, ma anche dar loro l'alimento di una educazione conforme allo spirito dei figli e delle figlie di Dio, quello di cui è stato alimento il Figlio di Dio nel seno di Maria, cioè un continuo ‘Pater, fiat!’. Flusso e riflusso di sangue e di amore dal cuore di Gesù al cuore di ogni figlio e di ogni figlia di Dio.

Per cui la Famiglia dei figli e delle figlie di Dio, (la quale, per l'adozione e per l'incorporazione in Gesù, è figlio e figlia di Dio, quasi membra di Lui, ossa di Lui, fibre della sua carne e del suo cuore) deve nutrirsi di questo amore e scaldarsi con que­sto fuoco di abbandono all'azione dello Spirito santo...

Ecco perché la Vergine è andata ad Ebron da sua cugina Elisabetta, per eseguire l'ordine di Dio, cioè l'ispirazione del momento di Dio; ed ecco perché Essa si è trovata presente a Cana di Gali­lea dove (Gesù) ha operato il primo miracolo della conversione dell'acqua in vino per gli sposi; ed ecco perché si è destata all'estasi ‘compassiva’ quando ha visto in spirito che Gesù s'era caricato della croce e s'era avviato al Calvario dove la attendeva per la cooperazione alla Redenzione di tutto il genere umano e per l'accettazione di avere per figlio suo tutti i figli adottivi, nella persona di S. Giovanni cui l'ha donata o lasciata in eredi­tà... " (1933).

 

Parte Seconda

IN PREGHIERA CON MARIA

Tra le preghiere proposte da padre Rossetto, alcune sono colte dalla tradizione ecclesiale e del­l'Ordine dei Servi di Maria, cui egli apparteneva, talora motivate in modo nuovo o riformulate secondo una prospettiva trinitaria. Altre sono com­poste da lui, eco della sua preghiera, del suo canto interiore, della sua contemplazione.

Preghiere da vivere più che da recitare: cammini di fede e di amore. Costruzione di comunione: tra "figlie di Dio", con tutti gli uomini, con le mille voci del creato, con il "mondo che sta sopra di noi", che ci apre e introduce nell'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, con Maria.

 

1 - Ave Maria dell'ora

Suggerita alle "figlie di Dio" per aiutarle a far comunione, far famiglia, nella loro dispersione in luoghi e occupazioni diverse.

"Recitate l'Ave Maria ad ogni ora: a questa pra­tica spero che ognuna si attenga fedelmente, non disertando dall'unione delle sorelle davanti alla Madre celeste" (1921).

"Come è bello! Ogni volta che si sente battere le ore come una nuvola di rondini, tante anime si alzano in volo verso il cielo, attorno alla Madre cara, alla prima santissima Figlia di Dio.

Si dice Ave Maria, e poi: Santa Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, fateci santi.

E poi: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome" (Pater! 1930).

"Ave Maria è come un sacramentale, una pre­ghiera cioè che ha l'efficacia di merito sacro e salutare...

E' eccellente perché è stata dettata dalla Santis­sima Trinità, è stata pronunciata da uno dei più nobili Arcangeli e da santa Elisabetta mossa e ripiena dello Spirito Santo, e poi perché ricevuta, completata e sanzionata dalla santa Chiesa e quindi perché formò sempre il giubilo di tutti i san­ti...

Recitando devotamente l'Ave Maria noi diamo grande compiacenza a Dio, perché Gli ricordiamo quel primo saluto, che nella sua immensa carità verso il mondo Egli paternamente ha fatto sentire come una voce più potente e più amorosa che non fosse già la sua voce creatrice... Una nuova crea­zione infatti, e più meravigliosa, stava operando con l'Incarnazione del Verbo, come amorosamente ricorda la santa Chiesa quando nella Messa fa infondere nel calice alcune stille d'acqua: Dio che meravigliosamente hai creato l'universo e più meravigliosamente ancora lo hai ricreato... " (1931-1932).

 

2 - Il Rosario: contemplazione filiale

Per padre Rossetto, il Rosario, soprattutto nei tempi oscuri della prova più grande, è via alla con­templazione, è canto d'amore a Maria, e con Maria al Padre. Ecco due testi che, sia pure nella loro incompletezza, ci dicono molto ,sulla sua preghie­ra: sul suo cuore di figlio innamorato.

Annota nel 1934:

"Come mi piace salire con Lei, con Maria, sopra i cieli incontro a Dio e unirmi a Lei per offrirmi anch'io a Lui con gli stessi suoi sentimenti di ado­razione, di offerta, di desiderio, di domanda, di amore, di generosità e dire a Lei: ‘Ave, Ave, Maria! piena di grazia! Il Signore è con te, bene­detta tu fra le donne e benedetto il frutto del seno tuo Gesù!’ e passare con Lei dal Padre al Figlio e allo Spirito Santo per gli ossequi, l'offerta, l'amo­re e l'adorazione... Ave Maria! Ave Maria! (1934).

Nel 1933 traccia così le linee della sua preghiera contemplativa:

"Mi metterò alla presenza di Dio, assistito dal mio angelo custode. Mi rappresenterò anzitutto la scena del mistero che sto per contemplare e pense­rò alle parole che Gesù o Maria hanno detto nel loro cuore a Dio, per uniformarmene e gustarle assieme a loro, dicendo con cuore il Fiat! nel Padre Nostro e il Sia santificato il tuo Nome.

Per esempio: nel mistero della Annunciazione. Parola di Gesù:

«Padre, è finalmente giunto il tempo da voi desiderato secondo il quale io devo farmi uomo per poter patire e istruire tutti gli uomini, fatti miei fratelli e figli vostri nella redenzione del genere umano.

Che questa volontà adorabile e paterna si com­pia...

Io amo già tanto gli uomini, che desidero assu­mere la natura umana e farli miei fratelli, perché siano poi, per mezzo mio, vostri figli adottivi. Guardate, Padre, a tutti quelli che saranno i santi e le sante, i figli e le figlie vostre. Che si compia il mistero dell'Incarnazione da voi predetta e pro­messa. Ricordate tutte le figure, le profezie. I Patriarchi attendono nel limbo che io scenda final­mente come rugiada dal cielo, dal seno vostro al seno della Vergine...

Venga il vostro regno, la Chiesa, mia sposa, che salvi tutti i miei membri cari, amati.

Parte dunque l'angelo ad annunziare il mio con­cepimento. Lo Spirito Santo è già pronto nel nostro nome a compiere l'Incarnazione ed io sono pronto a discendere e a farmi uomo per salvare tutti gli uomini.

La Vergine Maria è già pronta, immacolata, san­ta, a ricevermi e a darmi il suo sangue e la natura umana...

Padre mio, soddisfate il mio voto ardente di potermi immolare, farmi uomo, patire e morire per gli uomini, per i figli di quell'Adamo che voi avete creato a nostra immagine e somiglianza; perché io possa restaurare questa immagine per la vostra gloria e far conoscere agli uomini tutto il grande, immenso amore che ho per voi e insegnare a loro come devono amarvi e servirvi, ed affidarsi a voi con pieno abbandono di figli e di figlie.

Desidero tanto mangiare con loro il mio Agnello pasquale e istituire per loro la Santissima Eucari­stia, per poter darmi a loro da mangiare e dare il mio sangue da bere, l'anima mia come loro respi­ro, la mia vita come loro vita.

Affrettate, o Padre, il momento in cui io possa incarnarmi e farmi uomo.

Guardate alle preghiere di tanti secoli, di tanti personaggi a voi cari e accetti, come Abramo, Isacco, Mosè, Elia... Ma sempre, o Padre, sempre sia fatta la vostra volontà, il vostro beneplacito: Io sono vostro Figlio amoroso, amante!» " (1933).

 

3 - I misteri del Rosario: con Maria, in Gesù, verso il Padre

In una sua contemplazione sull'Immacolata, padre Rossetto scrive:

"Mi decido a fissare per iscritto (alcune rifles­sioni), pensando che mi possano servire di dolce e buona contemplazione per la recita più devota del santo Rosario, che ho trovato di poter recitare, non dividendolo come si fa di solito, nei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi soltanto, ma anche facendo soggetto di amorose riflessioni un solo punto della esistenza di Maria, della vita di Gesù e dell'amore di Maria e di Gesù, il vero, la vera Figlia di Dio. (Dio) mai mi è apparso così Padre di tutti, come quando l'ho considerato ripetendo amorosamente l'Ave Maria nel santo Rosario. Amore dunque e gloria e gioia: gioia al Padre nostro soavissimo del cielo, soave e onnisciente, amorosissimo e onnipotente!" (1932).

Più volte, nel periodo 1932-1934, riprende que­sta sua contemplazione sul Rosario e la fissa sulla carta: indicazioni di un cammino di figlio, nel momento del più duro deserto, con Gesù e Maria verso il Padre. Raccogliamo qui alcuni suoi pen­sieri seguendo una indicazione del 1934: "Dividere il Pater e l'Ave tra di loro, cioè pensare a Dio Padre per il Pater e a Maria per l'Ave" (1934).

 

MISTERI GAUDIOSI

Primo mistero gaudioso: L'annuncio a Maria

"Dicendo Padre nostro... è Dio che ci guarda da sopra la croce di Gesù e attraverso le piaghe di Gesù, e noi possiamo osare di dire Padre, sia santi­ficato il tuo Nome, in Gesù e per Gesù...

Dicendo sia fatta la tua volontà, diciamo che avvenga l'Incarnazione, perché il Figlio è la volontà del Padre fatta, eseguita, compiuta con amore di Figlio; quindi, dicendo che sia fatta la volontà al Padre, diciamo che nasca o meglio che si compia il mistero dell'Incarnazione al mondo...

Sia fatta la tua volontà. Si compia il mistero del­l'Incarnazione del Verbo. Il Verbo si faccia carne e abiti in mezzo a noi.

Sia santificato il tuo Nome per mezzo della gra­zia di Cristo.

Venga il tuo regno, cioè la tua Chiesa. Affinché il mondo conosca che io amo il Padre.

Sitio, ho sete.

Dicendo Padre nostro ci rivolgiamo al Padre con Gesù, incorporati a Gesù, viventi del suo Spirito, benché noi siamo solofigli adottivi.

 

Ave Maria, Ave Maria! Bacio la terra ove essa posò i piedi.

Ave piena di grazia. Piena dell'Autore della gra­zia.

Il Signore è con te: nel tuo seno benedetto... Come l'Angelo Le ha detto apparendole: Ti saluto, piena di grazia, senza dire Maria; così posso dire anch'io: Ti saluto, il Signore è con te, senza dire Maria, perché il Signore era proprio con Lei, tutto di Lei...

Sia gloria a Te, Gesù, nato da Maria!

Esì da congratularsi con Maria, ma anche con Gesù, per essere Lui il frutto del ventre di Maria, perché Gesù si è fatto finalmente uomo e perché Gesù così compiva la volontà del Padre suo e poteva già cominciare a dire il suo inno: lo faccio sempre ciò che piace a Lui (cfr. Gv 8,29), e: lo onoro il Padre mio (Gv 8,49); anzi se veramente si ama Gesù vero uomo perfetto, lo si deve guardare come appassionato di amore per il Padre suo: Affinché il mondo sappia che io amo il Padre (Gv 14,30).

Così anche Maria aveva una forte ragione di godere per poter onorare il Padre di Gesù e Padre suo come fa una figlia di Dio, prima cristiana, pri­ma adottiva e prima adottata.

Come è bello ripetere più volte: Benedetto il frutto del tuo seno, Gesù... C'è una tenerezza immensa in queste parole e si può pensare che anche Maria si inteneriva, come Gesù pure si inte­neriva.

Specialmente quando si dice il Rosario alla notte e davanti al Tabernacolo, Gesù ci sente, Gesù ci vede e ci intende nel cuore. Oh, gioia! Far conten­to Gesù e farlo soltanto perché si fa contento il Padre Celeste" (1933).

 

Secondo mistero gaudioso: Maria va da Elisabetta

Padre nostro.

Maria ha inteso la legge della carità che è Dio e da Dio, e quindi vola da Elisabetta per offrirle i suoi servizi... " (1934).

"Ha sentito, ascoltato ed eseguito la mozione dello Spirito Santo. Infatti l'Angelo Le aveva det­to: Nulla è impossibile a Dio" (1933).

"Padre sia fatta la tua volontà. Sia santificato il tuo Nome: alla venuta del Precursore, per il mio esempio e per la contemplazione che tutti faranno del mio essere venuta a servire la cugina.

Venga il tuo regno nella carità che è il più bello e più vero regno, regno di carità, di prevenirsi, di compatirsi, di aiutarsi.

Sia fatta la tua volontà, che è volontà di amore. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, cioè: conservaci il pane, che san Giovanni predicò come pane eucaristico e pane di verità eterna, pane sem­pre soprasostanziale.

Rimetti a noi i nostri debiti, secondo la legge predicata dal Precursore, legge di penitenza, legge di remissione.

Liberaci dal male, che è il peccato e le passioni" (1934).

"Nel recitare l'Ave Maria possiamo fermarci con gioia a mirare il quadro castissimo e pietoso delle due donne che, per il moto dello Spirito Santo, si incontrano meravigliosamente, e possiamo ripete­re con gioia il Benedetta tu fra le donne e benedet­to il frutto del seno tuo, Gesù, e poi dire il Santa Maria, pensando che Elisabetta in spirito dicesse pure: Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori... ed Essa si compiacesse, per umiltà, di unirsi a noi bisognosi dell'aiuto di Maria" (1933).

 

Terzo mistero gaudioso: Gesù nato a Betlemme

"Padre nostro. E' Gesù che prega il Padre dal seno di Maria, ansioso di uscirne e incominciare la vita pubblica. Egli già stava come sulla croce..., perché desiderava che il Nome del Padre fosse santificato, conosciuto, adorato, amato da tutti i figli; che venisse il suo Regno, cioè la sua Chie­sa ...Gesù desiderava nascere al mondo nella casa del pane, Betlemme " (1934)

E' Gesù che ripete: Padre nostro che sei nei cie­li, sia santificato il tuo nome: per la mia vita, per la mia incarnazione e apparizione, Uomo fra gli uomini, fatti miei fratelli dilettissimi.

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: io la voglio fare per primo e voglio con il mio esempio e con la mia grazia insegnarlo a tutti.

Fiat! Pater, fiat! Sia fatta la tua volontà: il tuo Figlio amante, che fa la sua vita nella tua volontà; nel farti contento. Sia fatto, come fatto: Nato da donna, nato sotto la legge (Gal 4,5) e Il Verbo si è fatto carne (Gv 1,14)" (1933).

"Quindi Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te..., che Essa portava avvolto nelle fasce; Lo portava sul suo seno e poteva baciarlo, stringerlo ed offrirlo al Padre Celeste per noi" (1934).

"Maria lo vede steso a terra fra la polvere, come nato dalla terra, come novello Adamo. Vede l'ab­bandono di Gesù che già si offriva al Padre suo per noi come un giorno si offrirà sul Calvario e sulla croce per noi.

Ci piacerà anche dire: Santa Maria, Madre di Dio..., pensando a Maria che accogliendo e strin­gendo al suo petto il Figlio suo, si erigesse verso il Cielo e vedendovi il Padre Celeste, offrisse alla sua giustizia il frutto del suo seno...

Essa veramente stringeva al petto la vittima sce­sa in terra per i peccatori e ardente dal desiderio di immolarsi per loro e quindi dare soddisfazione al Padre suo e farsi fratelli tutti gli uomini, anzi farli altri Cristi o meglio altri Gesù, altri se stesso, incorporarli a se stesso e farli vivere di Lui.

Io sono la vite, voi i tralci. Il Padre mio è il vignaiolo: senza di me non potete far frutto... (Gv 15,1 ss), e disse poi: Bisogna che il mondo sappia che amo il Padre... (Gv 14,30)..." (1933).

 

Quarto mistero gaudioso: Gesù al Tempio

"Essa dice: Padre nostro, con noi e meglio di noi: Sia santificato il tuo Nome, andando al Tem­pio e offrendo il Figlio a riscatto per il mondo pec­catore... " (1934).

"E ripete: Venga il tuo regno. Ha ricevuto l'an­nuncio dell'angelo che il Padre l'aveva scelta a madre del Salvatore del mondo... Fattasi grande, più grande, nel suo cuore, del mondo intero; affer­ra ora in tutta la sua estensione il suo ufficio di corredentrice e tutta la intensità ed estensione dei suoi dolori..

La profezia del santo vecchio Simeone le tratteggia e le accerta le acerbità della spada da cui sarà trafitta: a Te una spada trafiggerà l'anima­ Maria si è fatta premura di seguire l'impulso dello Spirito Santo e la voce del Padre suo celeste (nella parola di Simeone) e perciò possiamo ben dire con Lei nel Padre Nostro: Sia fatta la tua volontà, e pregarla che ci insegni e aiuti a fare la volontà di Dio, qualunque sia... " (1933).

"Si può dire l'Ave Maria congratulandoci con Lei, che può portare al Tempio un Figlio, benché dato dal Cielo, senza concorso di uomo, e dirle: Il Signore è con te. Essa teneva fra le braccia, avvolto e nascosto, il prezzo del cielo e della terra tutta. Possiamo unirci alle donne di Gerusalemme e dirle: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frut­to del seno tuo, e poi soggiungere: Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori: prega quel Cristo che tieni nascosto fra le braccia, tesoro del­la Santissima Trinità, da cui Dio si aspetta la sua gloria, e che Egli apra le porte del Regno di Dio sulla terra... " (1933).

 

Quinto mistero gaudioso: Lo smarrimento di Gesù

"Padre nostro. Non sapevate che io devo occu­parmi delle cose del Padre mio? (Le 2,49). Dunque un dovere di Gesù perché un volere del Padre, che Egli si fermasse a Gerusalemme, nel Tempio dove Maria e san Giuseppe lo hanno trovato" (1933).

"Lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava (Le 2,46). Ela prima volta che Gesù parla: e in que­sta prima volta, benché con delicato riguardo, manifesta alto, e chiama forte il Padre suo...

Come deve aver goduto nel suo cuore in manife­starsi finalmente per il Figlio di Dio, e rompere il lungo e freddo silenzio che impediva agli uomini e a Dio stesso di sentire e dire le più dolci, le più grandi parole: Figlioli miei! O Padre nostro che sei nei cieli!" (Pater!, 1931).

"Possiamo ben congratularci con Maria, che l'abbia trovato, come dolerci con Lei quando lo cercava presso parenti e conoscenti e amici e non lo trovava: Benedetto il frutto del seno tuo, Gesù. Noi possiamo sempre darle gioia o accrescere il suo dolore...

E poi, quando andavano assieme a Nazareth: Santa Maria - ora che lo puoi - prega per noi pec­catori, e non permettere che noi perdiamo Gesù o fa che lo ritroviamo ben presto - adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

Entriamo poi nella casetta di Nazareth, con Maria Gesù e Giuseppe e ripetiamo spesso: ‘Gesù, Maria, Giuseppe!’ e stiamo attenti agli esempi di tutti i nostri cari maestri: Gesù, Maria e Giuseppe! il loro silenzio, la loro modestia, la loro unione e' carità dolce, gioviale eppure seria e dignitosa, sot­to gli occhi di Dio Padre e con la forza dello Spiri­to Santo, compresi nella comunione fra le Tre Per­sone divine, per la grazia e la carità" (1933).

 

MISTERI DOLOROSI

Primo mistero doloroso: L'orazione di Gesù nell'orto

"Gesù è prostrato a terra davanti al Padre suo e pensa alla passione che prevede in tutti i suoi par­ticolari. Egli conosce le profezie e sa che cosa deve patire: i flagelli, le spine, gli sputi, gli schiaf­le agonie, l'abbandono.

E' un calice pieno di amarezze che gli si presenta e la natura si risente e aborrisce, e guarda al Padre Celeste: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi Tu (Mt 26,39). Abbà, Padre! Tutto è possibile a Te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi Tu (Mc 14,34).

"Ecco l'Uomo! ed Uomo-Dio! Per amore del Padre suo e per amore nostro, accetta. Sì, è annientato alla vista della ingratitudine di tanti uomini e della inutilità della sua passione e morte per tante anime.

Lo si vede vero Dio e vero Uomo. Egli però dice: Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volon­tà.

Maria in spirito è presente e lo vede: nel cuore, nell'anima vede tutto di Gesù. Da quando Gesù ha detto: Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre (Gv 14,31), Maria è rimasta assorta come in una estasi di dolore... Era rapita in una contem­plazione altissima e vedeva tutto di Lui e soffriva con Lui e per Lui, insieme a Lui...

Possiamo quindi figurarci di vedere Maria e Gesù nell'Orto, prostrati egualmente a terra e dis­posti entrambi alla passione... Anch'essa diceva con Lui: `Padre mio, passi da Lui questo calice, però se non è possibile...'

Erano entrambi Figlio di Dio e prima Figlia di Dio, di cui volevano riparare alla giustizia offesa, e amanti dell'uomo di cui volevano la redenzione e la salvezza eterna, perciò: Padre nostro. Sia fatta la tua volontà. Ave Maria e Santa Maria, Madre di Dio agonizzante e Madre nostra, prega per noi peccatori" (1933).

 

Secondo mistero doloroso: Flagellazione di Gesù

"Maria era presente in ispirito... e soffriva la fla­gellazione come se fosse flagellata essa stessa. Quindi: Ti saluto, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del seno tuo, Gesù, che venne nel mondo per la nostra salvezza e redenzione..

Ad ogni ripresa di furore Gesù si ricordava della Madre sua e diceva: Padre, sia fatta la tua volontà, non la mia - sia fatta sempre la tua volontà, per la redenzione degli uomini.

E posso pensare che vedesse anche me in un angolo, sotto i piedi del demonio, e per salvarmi si sottomettesse a nuovi colpi e a nuovi flagelli, i più tormentosi e ripetuti...

Maria vedeva e per salvarmi si univa alla volon­tà di Dio... " (1933).

 

Terzo mistero doloroso: Coronazione di spine

"Uscite figlie di Sion, guardate il re Salomone con la corona che gli pose sua madre, nel giorno delle sue nozze, nel giorno della gioia del suo cuo­re (Ct 3,11).

Corona di giustizia e di grazia.

Giustizia perché Gesù era Figlio di Dio e voleva soddisfare pienamente alla giustizia offesa dal peccato di Adamo; di grazia perché Gesù non si è accontentato di pagare il debito, ma si è spinto molto oltre a meritarci delle grazie innumerevoli e darci qualche cosa di prezioso da offrire al Padre suo Celeste... Dio mio, possiamo dire, vi offro i fla­gelli di Gesù Cristo e le sue spine e tutta la sua passione: pagatevi e poi datemi indietro il resto!

Gesù diceva ad un'anima che gli domandava patimenti: Tu non sai quello che giova di più per la gloria del Padre dei cieli: io lo so e te lo darò! Quindi, rimettiamoci all'amore di Gesù per noi e per il Padre suo Celeste.

Poi ho letto dell'agere contra (lottare contro), cioè avvezzarci e godere di andare contro il nostro amor proprio e gusto naturale per far vivere in noi Gesù e l'amore al Padre suo celeste, ricordando che Gesù disse: lo faccio sempre ciò che piace al Padre. Gesù amava davvero il Padre suo e faceva sempre tutto il beneplacito di Dio.

Io per conto mio affido interamente me e le cose mie per la gloria del Padre Celeste. Lui sa che cosa giova di più per la glorificazione del Padre Celeste: io non lo so!

Io chiedevo spesso al Padre Celeste il martirio per la glorificazione dell'attributo di Padre, ma vedo che è meglio che lasci fare al Figlio di Dio, Gesù, perché Lui sa e può fare tutto quello che giova di più alla gloria del Padre Celeste" (1933).

 

Quarto mistero doloroso: Gesù riceve la croce

"Barabba, il bandito, è preferito a Gesù. A Gesù non rimane che la croce e vi si offre come più tardi l'Apostolo Andrea: `O buona croce, a lungo desi­derata... prendimi!', e la abbracciò con tutto il cuore, per il grande immenso amore che portava al Padre suo, che vedeva prossimo ad essere glori­ficato, e per l'amore agli uomini che vedeva pros­simi ad essere redenti e a diventare suoi fratelli e sue membra, unite a sé e vivificate dal suo stesso Spirito. Esultò quindi nel dolce amplesso più che uno sposo nell'abbracciare la sua diletta sposa da cui si aspettava di avere tanti figli e figlie di Dio, Padre suo.

Maria lo vide e si accinse a seguirlo, perché diceva fra sé: 'Io devo occuparmi delle cose del Figlio mio', e si avviò al Calvario... E poté vedere Gesù, suo Figlio, di fronte. E lo riconobbe, benché sfigurato... Essa era Madre e le madri riconoscono sempre il loro figlio anche tra i banditi di una con­danna a morte.

Maria si unì a Gesù: corredentrice al Redentore. Il dolore per entrambi fu immenso... E Maria non si divise più dal Figlio... Gesù si è offerto alla cro­ce, al Padre e a noi, sotto gli occhi di Maria San­tissima" (1933).

"Lo vide nelle sue cadute sotto la croce, e denu­dato e poi nella sua oblazione alla croce, e quindi Essa pure disse: Padre, sia fatta la tua volontà" (1934).

 

Quinto mistero doloroso: Gesù in croce!

"Gesù sulla croce ha fatto la sua óblazione al Padre e a noi. Era contento nel cuore perché si vedeva giunto al punto massimo dell'amore al Padre e a noi...

Si stende sulla croce per aver detto: Padre, sia santificato il tuo Nome, sia fatta la tua volontà. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi....

E poi disse: Sitio = Ho sete di amore filiale, di riparazione, di figli e di figlie a Dio Padre mio, attraverso il mondo...

E quindi esalò l'ultimo alito. Nelle tue mani consegno il mio spirito.

Maria era presente e sentì i colpi dei martelli... e offerse le tre ore di agonia, di spasimo, al Padre per noi e per tutto il mondo... " (1933).

Vera Figlia di Dio... unì il suo sacrificio a quello di Gesù per noi e per amo, re al Padre suo e nostro. E vide la sete e udì il buon ladrone... e udì la pre­ghiera di Gesù al Padre per noi peccatori, e noi dobbiamo unirci dicendo: Prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

E possiamo dirle che si avvicini alla croce e rice­va nel calice il sangue di Gesù per darlo a noi, giacché era sparso con tanta liberalità e amore... " (1934).

"E mentre poi accompagnava Gesù alla sepoltu­ra, non trovò un profeta che le risuscitasse il figlio... Perciò glielo voglio dire io: Non piangere!, enumerando tutti i beni che ci recò la morte del Figlio suo. Ma il suo Figlio, cioè il mondo reden­to, vive " (1907).

'Possiamo infine dire: Ave Maria, piena di gra­zia: Il Signore è con te morente sulla croce. Bene­detta tu fra le donne e benedetto il frutto del seno tuo, Gesù pendente davanti ai tuoi e ai nostri occhi. Santa Maria, Madre di Dio crocifisso per noi, prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen!.

Sia gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo... " (1933).

 

NB. - Padre Rossetto non ha lasciato riflessioni particolari sui misteri gloriosi.

 

4 - Settimana santificata con Maria.

La `pratica' della Settimana santificata, in padre Rossetto è una costante nella vita e nella direzione spirituale. La troviamo nelle linee di vita tracciate per delle Suore Canossiane nel 1912-1914. In una formulazione più organica viene proposta nel 1920 alle "figlie di Dio".

Punto di partenza, quasi sorgente viva perenne­mente traboccante, la santa Messa: dai `fini' della Messa, ai colori dell'arcobaleno, ai raggi del puro amore. Ogni giorno un canto o una supplica: tutta la settimana un solo atto di amore filiale.

La Settimana santificata con Maria è una riela­borazione, come dice lui stesso, di una "pia pratica diffusa tra i devoti della Vergine di Monte Berico", e di una proposta giunta a lui dalle Canossiane, con il titolo: La dolce dimora nelle SS. Piaghe di Gesù. Ci rifacciamo a questa per elaborare il for­mulario per i giorni di sabato e domenica, mancan­ti nel manoscritto di padre Rossetto.

Egli fa questa premessa:

"La Santissima Vergine, apparendo a Donna Vin­cenza sul Monte Berico, si manifestò dicendo: 'Io sono Maria Vergine, madre di Gesù Cristo, il qua­le amorosamente soffrì la morte sopra una crude­lissima croce, per la salute del genere umano'.

La Madre nostra con queste parole ci fa intende­re che ama molto che noi ricordiamo e meditiamo di preferenza la Passione e morte del Figlio suo Gesù, nostro amorosissimo Redentore.

Da qualche tempo, in seguito a questa riflessio­ne, si è diffusa tra i fedeli devoti della Vergine SS.ma di Monte Berico, una pia pratica, che consi­ste nell'unirsi in spirito a Maria, per contemplare le Piaghe di Gesù in ogni giorno della settimana ed impegnarsi nell'esercizio di speciali virtù, per meglio raggiungere la propria santificazione ".

La pia pratica è così esposta:

 

LUNEDI’ - Nella Piaga della mano destra. Virtù speciale: Povertà.

Esercizio: Espiazione.

La mano destra è strumento della prodigalità, come dell'avarizia; per non incorrere nei funesti eccessi, eserciteremo con amore la virtù della san­ta povertà, col distacco del cuore dalle cose terre­ne secondo le parole di Gesù: Beati i poveri in spi­rito, e l'esempio di Maria che visse sempre in umi­le povertà.

Contemplando Gesù dato tutto a tutti, offriremo il suo sangue e i suoi meriti, con tutte le azioni di questo giorno, in atto di espiazione per i nostri peccati.

Preghiera:

«Signore Gesù Crocifisso, dato dal Padre a me per puro amore, e per mio amore morto in croce, bacio riverente e adoro le Piaghe vostre santissime.

Mi chiudo oggi nella Piaga adorabile della vostra mano destra. In essa, unito a Maria Santissima, vostra e mia amorosissima Madre, voglio vivere, pregare, operare, sof­frire.

Per i meriti di questa santa Piaga e per il vostro preziosissimo Sangue, chiedo al Padre perdono di tutti i miei peccati e la grazia di non commetterne in avvenire».

Pater 5 Gloria. Ave Maria.

 

MARTEDI' - Nella Piaga della mano sinistra Virtù speciale: Castità

Esercizio: Riparazione

Il cuore con i suoi affetti, tanto ci può sollevare ed unire a Dio, come avvilirci e incatenarci tra le più brutte passioni.

A bene regolarlo eserciteremo con amore e delicatezza la virtù della castità, ricordando le parole di Gesù: Beati i puri di cuore, e l'esem­pio di Maria Vergine madre intemerata.

Offriamo oggi il Sangue sacratissimo di Gesù e i dolori che ha provato nella mano sinistra, in atto di riparazione per i peccati di tutto il mondo. Preghiera:

«Signore Gesù crocifisso, dato dal Padre a me per puro amore, e per amor mio morto in

croce, bacio riverente e adoro le piaghe vostre santissime.

Mi chiudo oggi nella Piaga adorabile della vostra mano sinistra. In essa, unito a Maria Santissima, vostra e mia Madre amorosissi­ma, voglio vivere, pregare, operare, soffrire. Offro i meriti di questa adorabile Piaga e il vostro preziosissimo Sangue, in riparazione dei peccati di tutto il mondo, e particolar­mente delle anime a Voi consacrate».

Pater S Gloria. Ave Maria.

 

MERCOLEDI' - Nella Piaga del piede destro. Virtù speciale: Obbedienza.

Esercizio: Ringraziamento.

Il piede destro è quello che primo si muove ad eseguire gli ordini. Gesù, in obbedienza al Padre Celeste, scese in terra e salì il Calvario, ivi consegnò ai crocifissori le mani e i piedi.

Ricordando l'esempio di Gesù, fatto obbediente fino alla morte, e l'esempio di Maria che fu sempre obbedientissima, oggi ci eserciteremo per loro amore in questa preziosa virtù dell'obbedienza.

E offriremo i meriti e il Sangue di Gesù in atto di ringraziamento per tutte le misericordie di Dio verso l'umanità.

Preghiera:

«Signore Gesù Crocifisso, dato dal Padre a me per puro amore, e per amor mio morto in croce, bacio riverente e adoro le Piaghe vostre santissime.

Mi chiudo oggi nella Piaga adorabile del vostro piede destro. In essa, unito a Maria SS.ma, vostra e mia amorosissima Madre, voglio vivere, pregare, operare, soffrire. Offro i meriti di questa adorabile Piaga e il vostro preziosissimo Sangue in rin­graziamento degli immensi benefici con­cessi a me e a tutte le creature, special­mente alle anime a Voi consacrate». Pater S Gloria. Ave Maria.

 

GIOVEDI' - Nella Piaga del piede sinistro. Virtù speciale: Perfezione.

Esercizio: Preghiera

Il piede sinistro aggiunge un passo a quello del destro; così, all'osservanza dei propri doveri, l'a­nima fedele aggiunge l'osservanza dei consigli evangelici, ricercando in questa la propria perfe­zione, memore delle parole di Gesù: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste e l'esempio di Maria che tutte le cose seppe fare con la massi­ma perfezione.

Ci sforzeremo oggi di compiere i nostri doveri con perfezione, e offriremo il Sangue di Gesù e i dolori della Piaga del piede sinistro in atto di preghiera per ottenere grazie grandi per noi, per la Chiesa e per tutto il mondo. Preghiera:

«Signore Gesù Crocifisso, dato dal Padre a me per puro amore, e per amor mio morto in croce, bacio riverente e adoro le Piaghe vostre santissime.

Mi chiudo oggi nella Piaga adorabile del vostro piede sinistro. In essa, unito a Maria SS.ma, vostra e mia amorosissima Madre, voglio vivere, pregare, operare, soffrire. Offro i meriti di questa adorabile Piaga e il vostro preziosissimo Sangue, come preghie­ra e supplica al Padre Eterno di misericor­dia e di grazie per me, per tutte le creature e specialmente per le anime a voi consacra­te».

Pater. S Gloria. Ave Maria.

 

VENERDI’ - Nella Piaga del Sacratissimo Costato. Virtù speciale: Abbandono al divino beneplacito. Esercizio: Immolazione.

Gesù aveva detto: Vado ad immolarmi per voi. Confitto in croce esalò l'ultimo respiro dopo aver consumato la divina volontà. Maria visse il FIAT! della totale disponibilità fin sotto la croce.

Per loro amore ci sforzeremo di conformarci amorosamente al divino beneplacito e offrire­mo il sangue ed acqua usciti dal costato di Cristo, uniti a Maria e alla sua immolazione per tutto il mondo.

Preghiera:

«Signore Gesù Crocifisso, dato dal Padre a me per puro amore, e per amor mio morto in croce, bacio riverente la Piaga del vostro Costato.

In essa oggi mi chiudo e unito a Maria San­tissima, vostra e mia amorosissima Madre, voglio vivere, pregare, operare, soffrire.

Offro i meriti di questa Piaga adorabile e mi unisco all'oblazione del cuore di Gesù Cro­cifisso, per me, per tutto il mondo e in parti­colare per le anime consacrate».

Pater 5 Gloria. Ave Maria.

 

SABATO - Nel Cuore di Maria SS.ma Addolorata. Virtù speciale: Amore.

Esercizio: Promessa di puro amore. Dall'alto della croce Gesù disse: Ecco tua Madre, Ecco tuo figlio. E il cuore di Maria è 'tra­fitto da una spada': aperto ad accogliere nel dolo­re i redenti dal sangue del Figlio, fatti suoi figli. Accogliendo da Gesù Crocifisso Maria come Madre, affideremo noi stessi, la Chiesa e il mondo alle infinite tenerezze del suo amore, e vedremo nel suo volto e sentiremo nel suo cuore, il volto mater­no del Padre Celeste.

Preghiera:

«Signore Gesù Crocifisso, dato a me dal Padre per puro amore, e per amor mio mor­to in croce, grazie per il dono della Madre tua.

Mi affido oggi al suo cuore trafitto e in Lei e con Lei voglio vivere, pregare, operare, sof­frire.

Con i tuoi meriti e il tuo amore, offro i meri­ti e l'amore della tua Mamma, al Padre tuo e mio per ottenere per me, per tutta la Chie­sa e in particolare per le anime consacrate il puro amore: l'amore filiale».

Pater 5 Gloria. Ave Maria.

 

DOMENICA - Un'acqua viva mormora: Vieni al Padre! Virtù speciale: Adorazione.

Esercizio: Gioia al Padre, gioia al Figlio, gioia allo Spirito Santo.

Il Padre ha tanto amato il mondo. da dare il suo Figlio Unigenito. Dalle sue piaghe noi siamo stati salvati.

Padre, voglio che dove sono io siano anche quel­li che mi hai dato.

Ha vinto l'amore. Il cuore del Padre è più gran­de dell'uomo. Adorazioni profonde al Padre in unione a -Gesù, Figlio Unigenito; in unione a Maria, prima Figlia di Dio.

Un canto nuovo faremo salire dal nostro cuore per noi, per.la Chiesa, per tutto il mondo: Gioia al Padre, gioia al, Figlio, gioia allo Spirito Santo. Con Maria: l'anima mia magnifica il Signore.

Preghiera:

«Spirito Santo Iddio:

infiammaci del tuo divino amore. Divinissimo Figlio di Dio:

offrici con Te al Padre Celeste. Padre Celeste Iddio:

uniscici a Te in puro amor filiale. Maria, Prima Figlia di Dio:

insegnaci ad essere con Te veri e santi figli di Dio».

Pater 5 Gloria. Ave Maria.

 

Preghiera alla santissima Figlia di Dio

"O santissima Figlia di Dio, dal trono della tua gloria, nell'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, rivolgi a noi uno sguardo di tenerez­za materna.

Se Tu ci guardi anche una volta sola con amo­re, noi siamo salvi.

Ricordati, o Maria, che il Padre santissimo Iddio ha scelto Te per prima sua Figlia; ricordati dei palpiti di ardentissimo amore con cui Ti consa­crasti a Lui in perfetta verginità di mente, di cuore e di corpo, per tutta la vita; ricordati del Tempio, di quando ne uscisti, e del ‘Fiat’ dell'Incarnazio­ne; ricordati di Retlemme, dell'Egitto, di Nazareth, del Calvario.

Sublime Figlia di Dio!...

Ma tutto, o Madre cara, fu per noi. La stessa gloria immensa che ora godi nel cielo è per noi. E Tu stessa sei per noi: per insegnare a noi ed otte­nerci di essere, come Te, veri e santi figli di Dio, e formare come Gesù la compiacenza del Padre.

Donaci, o Maria, di intendere il mistero dell'a­more con cui ci ama Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; di intendere la grazia della divina adozione in fratelli di Gesù, figli di Dio!

Fa' che anche noi amiamo il Padre; che consa­criamo anche noi tutta la nostra vita perché sia santificato il suo Nome di Padre; che venga il suo Regno di Padre; che da tutti sia fatta, con amore di figli, la sua Volontà di Padre; e che veniamo poi ad amarlo con Te in cielo. Amen. "