MARIA CORREDENTRICE

Una risposta a 7 obiezioni comuni

Dott Mark Miravalle

IMPRIMATUR

Ernesto Cardinal Corripio Ahmada

Città del Messico

Primo maggio 2001

Il 23 Dicembre 2000, la Rivista «New York Times» pubblicò un articolo di copertina, nella sezione «Arte e Idee», sul movimento Vox Populi Mariae Mediatrici, un movimento che chiede la definizione papale della Beata Vergine Maria come Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie e Avvocata. Detto articolo è poi stato pubblicato anche da molti principali giornali Statunitensi, sollevando un rinnovamento di focosi dibattiti attraverso tutto il Paese, sul concetto della Beata Vergine Maria come «Corredentrice», sia nei circoli cattolici che fuori.

Benché diverse nella loro forma di espressione, la maggior parte delle obiezioni all'insegnamento della Chiesa Cattolica sulla Vergine Maria come Corredentrice, vanno tutte a finire nelle stesse categorie fondamentali (molte delle quali sono state oggetto di dibattiti in risposta alle recenti pubblicazioni del «New York Times»). C'è una profonda e urgente necessità di spiegare al grosso pubblico (nonché al gruppo sempre più crescente di fedeli cattolici che non sono a conoscenza del catechismo), le verità dottrinali di base insegnate dalla Chiesa Cattolica riguardo all'uso del vocabolo Corredentrice e delle sue continue discussioni pertinenti ad una possibile definizione papale.

L'appello del Concilio Vaticano II di «portare Cristo al mondo», con un enfasi evangelica non limitata ai confini della Chiesa, ma che raggiunge tutto il mondo, è applicabile anche alla verità cristiana riguardo alla Madre di Cristo. Questa chiamata conciliare a proclamare al mondo la verità Cristiana, includendo la verità cristiana su Maria, è allo stesso tempo una chiamata evangelica che deve essere libera da ogni compromesso dottrinale nel presentare l'intera e totale verità su Maria come viene ufficialmente insegnata dalla Chiesa Cattolica una verità dottrinale che essenzialmente include la Corredenzione Mariana.

Quanto segue è la sintesi di sette comuni obiezioni a Maria Corredentrice, presa principalmente da recenti pubblicazioni, sia di carattere secolare che cristiano. Ad ogni obiezione verrà offerta una risposta sintetica e fondamentale, tenendo presente allo stesso tempo il lettore cattolico e non cattolico.

 

Prima obiezione

Chiamare Maria «Corredentrice» significa metterla allo stesso livello di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, facendo di lei quasi una quarta persona della Trinità, una dea o una quasi deadivina, il che è una bestemmia all'orecchio di ogni vero Cristiano.

 

La Chiesa Cattolica nel fare uso del titolo Corredentrice applicandolo alla Madre di Gesù, in nessun modo mette Maria allo stesso livello di uguaglianza con Gesù Cristo, il Divin Redentore. C'è una differenza infinita tra la divina persona di Gesù Cristo e la persona umana che è Maria. L'insegnamento papale ha fatto uso del titolo «Corredentrice» per riferirsi all'unica partecipazione della Madre di Gesù nell'opera della Redenzione umana, con il suo divin Figlio e sottostante a Lui.

Il termine «Corredentrice» è correttamente tradotto «la donna con il redentore» o ancor più letteralmente «colei che riacquista con [il Redentore]». Il prefisso «co» deriva dal Latino «cum» il che significa «cum» e non «uguale a, pari a».

Corredentrice, quindi, applicato a Maria, si riferisce alla sua eccezionale cooperazione, in unione e subordinata al suo divin Figlio, Gesù Cristo, nella Redenzione dell'umana famiglia, come manifestato nella Sacra Scrittura.

All'invito dell'angelo Gabriele a divenire la Madre di Gesù, Maria dà il suo libero consenso, il suo «fiat»: «avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). Col suo «fiat» coopera in modo singolare all'opera della Redenzione dando al divin Redentore il suo corpo, strumento stesso dell'umana Redenzione. «Dall'offerta del Corpo di Gesù Cristo siamo stati santificati una volta per sempre» (Eb 10,10), e il corpo di Gesù Cristo viene a Lui dato grazie alla singolare, libera ed attiva cooperazione della Vergine Maria. In virtù dell'aver dato carne al «Verbo fatto carne» (Gv 1,14), il quale poi redime l'umanità, la Vergine di Nazareth singolarmente acquista il titolo di «Corredentrice». Ecco le parole di Madre Teresa di Calcutta: «Ovviamente Maria è Corredentrice Ella ha dato a Gesù il suo corpo, e il suo corpo è ciò che ci ha salvati».

Pure la profezia di Simeone nel Tempio, nel Nuovo Testamento, ci rivela la missione corredentiva e sofferente di Maria in diretta unione con il suo figlio Redentore, nella loro opera di Redenzione unificata: «Simeone li benedì, ed a Maria, sua madre, disse: "Ecco, Egli è posto per la caduta e per la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, sicché una spada trapasserà la tua anima "» (Lc 2,3435).

Ma l'apice del ruolo corredentore di Maria, ruolo subordinato al suo Figlio, ha luogo ai piedi della Croce, dove la totale sofferenza del suo cuore di madre, cuore unito in obbedienza alla sofferenza del cuore del Figlio, adempie il piano di Redenzione del Padre (cf Gal 4,4). Come frutto di questa sofferenza redentiva, Maria viene data dal Salvatore Crocifisso, come madre spirituale di tutti i popoli: « "Madre, Ecco tuo figlio!" Poi disse al discepolo: "Ecco tua Madre! "» (Gv 19,27).

Come descritto da papa Giovanni Paolo II, «Maria fu crocifissa spiritualmente con il suo figlio crocifisso» al Calvario, e «il suo ruolo di Corredentrice non cessò con la glorificazione di suo Figlio».

Anche dopo l'acquisto delle grazie di Redenzione al Calvario, il ruolo Corredentivo di Maria continua nella distribuzione di queste grazie salvifiche ai cuori dell'umanità.

Gli antichi scrittori cattolici e i Padri della Chiesa, nella loro semplicità spiegano la Corredenzione Mariana con grande profondità nel primo modello teologico di Maria come la «Nuova Eva». Essenzialmente, dicono che come Eva, la prima «madre dei viventi» (Gn 3,20), fu uno strumento con Adamo, il padre della razza umana, nella perdita della grazia per l'umanità intera, così Maria, la «Nuova Eva», fu direttamente causa strumentale con Gesù Cristo, il quale viene chiamato da san Paolo il «Nuovo Adamo» (cf 1 Cor 15,4548), nella restaurazione della grazia all'umanità. Citiamo le parole del Padre della Chiesa sant'Ireneo, del secondo secolo: «Così come Eva, moglie di Adamo, quand'ancora vergine, per la sua disobbedienza divenne causa di morte per se stessa e per il genere umano, così anche Maria, promessa sposa ma ancora vergine, per la sua obbedienza divenne causa di salvezza per se stessa e per tutto il genere umano».

Alla luce della sua singolare e diretta cooperazione con il Redentore nella restaurazione della grazia per la famiglia umana (Gn 3,15), Maria divenne universalmente conosciuta, ai primordi della Chiesa, come la «Nuova Madre dei Viventi», e la sua strumentale corredenzione con Cristo fu espressa in modo totale e succinto da san Girolamo, Padre della Chiesa del quarto secolo: «La morte per Eva, la vita per Maria».

Referenze esplicite sulla Corredenzione mariana come singolare partecipazione di Maria, con e subordinata a Gesù Cristo, nella Redenzione o nel «riacquisto» dell'umanità dalla schiavitù di Satana e del peccato, sono presenti attraverso tutta la Tradizione Cattolica.

Per esempio, Modesto di Gerusalemme, scrittore della Chiesa del settimo secolo, dichiara che attraverso Maria noi «siamo redenti dalla tirannia del demonio». San Giovanni Damasceno, (VIII secolo), così la saluta: «Salve o, te attraverso la quale siamo redenti dalla condanna».

San Bernardo di Clairvaux (XII secolo) c'insegna che, «per mezzo di Maria l'uomo è stato redento».

Il grande dottore francescano, san Bonaventura (XIII secolo), nei suoi insegnamenti sintetizza, in modo appropriato, la Tradizione Cattolica: «La donna (cioè Eva), ci ha portati fuori dal Paradiso e ci ha venduti; ma questa (Maria) ci ha di nuovo portati dentro e ricomprati».

Benché non ci fosse mai stato nessun dubbio nella mente dei Padri e dei Dottori della Chiesa sulla totale e radicale dipendenza della partecipazione della Vergine Maria alla Redenzione, grazie ai meriti e all'opera di Gesù Cristo, nondimeno l'Antica Tradizione Cattolica non esitò ad insegnare e a predicare l'intima e ineguagliabile partecipazione della donna, Maria, nel «ricomprare» o redimere la razza umana dalla schiavitù di Satana. Così, come l'umanità fu venduta da un uomo e da una donna, fu la volontà di Dio che l'umanità fosse ricomprata da un Uomo e da una donna.

è su questa ricca fondazione cristiana che i Papi e i Santi del ventesimo secolo hanno usato il titolo di Corredentrice per il ruolo singolare di Maria nella Redenzione dell'umanità, come illustrato nell'uso contemporaneo di Corredentrice nei riguardi di Maria da papa Giovanni Paolo II, in cinque occasioni durante il suo presente pontificato «Corredentrice», così come usato dai Papi, non significa assolutamente che Maria sia una dea uguale a Gesù Cristo, come l'identificazione di san Paolo per i cattolici come «cooperatori con Dio» (1 Cor 3,9) non significa che i cattolici siano dei uguali all'Unico Dio.

Tutti i cattolici sono giustamente chiamati cooperatori o «corredentori» con Gesù Cristo (cf Col 1,24) nell'atto di ricevere e di cooperare con la grazia necessaria per la nostra redenzione e per quella degli altri redenzione personale soggettiva resa possibile dalla redenzione storica oggettiva o dall'atto di «ricomprare» compiuto da Gesù Cristo, il «Nuovo Adamo», il Redentore, e compiuto da Maria, la «Nuova Eva», la Corredentrice.

 

Seconda obiezione

Chiamare la Beata Vergine Maria «Corredentrice» va contro un corretto ecumenismo Cristiano, perché porta divisione tra cattolici ed altri cattolici.

 

L'obiezione più comune che viene presentata riguardo all'uso del titolo Corredentrice (non parliamo neanche di una potenziale definizione di dottrina) è la sua percepita opposizione ad un ecumenismo cristiano. Dobbiamo quindi iniziare con un'accurata definizione di cosa sia un autentico ecumenismo cristiano e la sua appropriata corrispondente attività, come è compreso dalla Chiesa Cattolica.

Papa Giovanni Paolo II, nel suo documento sull'ecumenismo, Ut Unum Sint, («Che tutti siano una cosa sola» Gv 17,21), definisce l'autentico ecumenismo cristiano col termine di preghiera, riferendosi «all'anima», e col termine dialogo «riferendosi al corpo», operanti verso il traguardo finale di una autentica e permanente unità cristiana. Allo stesso tempo, l'imperativo cattolico di lavorare ed adoperarsi per un'unità cristiana in modo assoluto non dà il permesso di ridurre o di diluire l'insegnamento della dottrina cattolica, ciò mancherebbe di integrità Cattolica e, allo stesso tempo, porterebbe ad una direzione errata il dialogo con altri cristiani non cattolici riguardo alle verità in cui la Chiesa Cattolica fermamente crede.

Come chiaramente insegna il Concilio Vaticano II, riferendosi al dialogo sull'ecumenismo, «è, ovviamente, essenziale che la dottrina venga presentata in modo chiaro e nella sua totalità. Nulla è così lontano da un vero spirito di ecumenismo come un falso conciliatorio approccio, il che danneggia la purezza della dottrina Cattolica e ne oscura il suo sicuro e genuino significato».

Continua Giovanni Paolo II: «Per quanto riguarda lo studio delle divergenze, il Concilio richiede che tutta la dottrina sia esposta con chiarezza. Nello stesso tempo, esso domanda che il modo ed il metodo di enunciare la fede cattolica non sia di ostacolo al dialogo con i fratelli. (62) ... Ovviamente, la piena comunione dovrà realizzarsi nell'accettazione della verità tutta intera, alla quale lo Spirito Santo introduce i discepoli di Cristo. Va pertanto ed assolutamente evitata ogni forma di riduzionismo o di facile "concordismo"».

Di conseguenza, un'accurata comprensione dell'ecumenismo dal punto di vista Cattolico, è il mandato persistente di pregare della Chiesa, di dialogare e di lavorare insieme nella carità e nella verità nella ricerca di una verace unità Cristiana tra tutti i fratelli e le sorelle in Cristo, ma senza nessun compromesso nella presentazione degli insegnamenti della dottrina della Chiesa nella loro totalità. L'odierno Santo Padre, così personalmente dedicato all'autentica unità dei cristiani, di nuovo afferma: «L'unità voluta da Dio può essere ottenuta solo aderendo a tutto il contenuto della fede rivelata nella sua integrità. Quando si tratta di fede, il compromesso è una contraddizione con Dio che è Verità. Nel Corpo di Cristo, "via, verità e vita" (Gv 14,6), chi potrebbe considerare vittima una riconciliazione ottenuta alle spese della verità?» .

Applichiamo ora questa comprensione dell'ecumenismo alla domanda su Maria Corredentrice. Il titolo Corredentrice riferito a Maria è stato usato diverse volte negli insegnamenti papali, e la dottrina della Corredenzione mariana vista come partecipazione singolare di Maria, con e subordinata a Gesù Cristo, nella Redenzione dell'umanità, costituisce il ripetuto insegnamento dottrinale del Concilio Vaticano II:

«...Ella si è totalmente dedicata, come ancella del Signore, alla persona e all'opera di suo Figlio, con Lui e a Lui subordinata, servendo il mistero della Redenzione, per grazia di Dio Onnipotente. Giustamente, quindi, i Padri vedono Maria, non semplicemente e passivamente impiegata da Dio, ma liberamente cooperante nell'opera della salvezza dell'uomo, tramite la fede e l'obbedienza».

Inoltre: «Quindi, la Beata Vergine Maria, avanzò nel suo pellegrinaggio di fede, e perseverò fedelmente in unione con suo Figlio sotto la croce, dove Ella rimase ferma, in accordo con il piano divino, sopportando con il suo unico Figlio l'intensità della Sua sofferenza, associandosi, nel suo cuore di Madre, con il Suo sacrificio, e consentendo amorevolmente all'immolazione di questa vittima che da lei era nata».

Ed ancora: «Ella concepì, portò alla luce, e nutrì Cristo, Lo presentò al Padre nel Tempio, condivise le sofferenze del Figlio mentre moriva sulla croce. Quindi, in modo totalmente singolare per la sua obbedienza, la sua fede, la sua speranza e la sua ardente carità, cooperò nell'opera del Salvatore nella restaurazione della vita soprannaturale delle anime». Perciò, non c'è dubbio assoluto che la Corredenzione mariana non costituisca l'insegnamento dottrinale della Chiesa Cattolica, e come tale deve essere presentata in ogni autentica verbalizzazione dell'insegnamento Cattolico, il quale include in modo critico il dominio dell'autentico dialogo ecumenico.

L'affermare, quindi, che il titolo e la dottrina di Maria Corredentrice è in qualsiasi modo contrario alla missione ecumenica della Chiesa, è il non comprendere fondamentalmente la missione ecumenica della Chiesa stessa. Affinché possa aver luogo un autentico dialogo alla ricerca dell'unione Cristiana, esso deve necessariamente includere l'autentica e totale dottrina Cristiana, includendo la dottrina della Corredenzione Mariana. In aggiunta, l'assenza deliberata di Maria Corredentrice nel totale dialogo ecumenico e sull'intera missione ecumenica della Chiesa, proverebbe all'ecumenista Cattolico di mancare di integrità e di giustizia verso il Cristiano non Cattolico, che da parte sua, si presume, abbia portato l'insegnamento totale del suo particolare corpo ecclesiastico al tavolo del dialogo. Ritorniamo all'ammonizione cristiana di Giovanni Paolo II: «Nel Corpo di Cristo, che è "via, verità e vita" (Gv 14,6), chi potrebbe considerare legittima una riconciliazione ottenuta alle spese della verità?»

Chiamare quindi la Beata Vergine Maria col titolo di «Corredentrice» alla luce delle Sacra Scrittura e della Tradizione della Chiesa, non è affatto contrario all'ecumenismo, ma piuttosto costituisce un elemento essenziale dell'integrità cristiana richiesta dal vero ecumenismo, perché la Corredenzione mariana costituisce un insegnamento dottrinale della Chiesa Cattolica.

Infatti, se la dottrina della Corredentrice, al presente, è sorgente di confusione per certi cattolici, suggerendo ad alcuni un'immagine di dea o altri eccessivi concetti mariani, allora sembra ancor più appropriato che, nel dialogo ecumenico, venga data una chiara spiegazione di questa dottrina mariana alle sorelle e ai fratelli cristiani. Esiste anche il potenziale beneficio di una formale definizione papale, che deriva dalla somma autorità cattolica, offrirebbe, nel modo più chiaro possibile una esauriente spiegazione. Il defunto John Cardinal O'Connor di New York, dice: «è chiaro che una formale definizione papale sarebbe articolata con una terminologia così precisa, da assicurare gli altri cristiani sulla adeguata capacità, da parte del Cattolico, di distinguere tra la singolare associazione di Maria con Cristo e il potere redentivo esercitato solamente da Cristo; questo toglierebbe l'ansietà e il timore, oggi esistenti, negli altri fratelli cristiani».

Un'altra legittima prospettiva ecumenica sulla Corredenzione mariana e la sua conseguente maternità spirituale è che Maria, come Madre spirituale di tutti i Popoli, può essere perno principale di unità cristiana tra le sorelle e i fratelli cristiani, ora separati, anziché esserne il principale ostacolo. Il Rev. Dottor Charles Dickson, pastore Luterano, invita la cristianità Protestante a riesaminare la documentata e positiva difesa della devozione mariana di molti dei suoi fondatori, come manifestata, per esempio, dalle parole di Martin Lutero nel suo Commentario sul Magnificat: «Possa la tenera Madre di Dio, Ella stessa, procurarmi lo spirito di saggezza vantaggiosamente e completamente da poter esprimere questo suo canto.... Possa Cristo elargirci una corretta comprensione... per l'intercessione e l'amore della sua cara Madre Maria». Lutero arriva sino a chiamare Maria la «bottega di Dio», la «Regina del Cielo», e dichiara: «La Vergine Maria vuol semplicemente dire che la sua lode sarà cantata di generazione in generazione e che non vi sarà mai un'era, un tempo dove Ella non sarà lodata».

Il Dottor Dickson continua così il suo commento sul ruolo dell'universale spirituale maternità di Maria come strumento di unione cristiana: Nel mondo d'oggi, e ai giorni nostri, ancora affrontiamo la tragica divisione tra i cristiani. Eppure, alla soglia di una brillante e nuova era ecumenica, Maria, come modello di cattolicità o di universalità, diventa ancora più importante. Nel corso dei secoli, dagli inizi della Chiesa al tempo di Maria e degli Apostoli, la maternità della Chiesa era una. Questa fondamentale maternità non può sparire, nonostante vi siano divisioni. Maria, per mezzo della sua maternità, mantiene l'universalità del gregge di Cristo. Quando tutta la comunità Cristiana si rivolge a lei aumenta la possibilità di una nuova nascita e di una riconciliazione. In questo modo, Maria, la madre della Chiesa, è anche la sorgente di riconciliazione tra i figli divisi e sperduti.

 

Terza obiezione

Chiamare la Madre di Gesù «Corredentrice» o il suo ulteriore ruolo di «Mediatrice» implica un ruolo di mediazione fatto da altri oltre che da Gesù Cristo, ma il Vangelo dichiara chiaramente, in Timoteo 2,5 che: «vi è un solo Dio e un unico mediatore tra Dio e l'umanità, "l'uomo Gesù Cristo "», e quindi, nessuna creatura può giustamente essere mediatrice.

 

La definizione del «mediatore» (in Greco, mesitis «essere nel mezzo») è una persona che interviene tra altre due persone o altri due gruppi per il fine di riunire o riconciliare le due parti. Applicando questo termine a Gesù Cristo, san Paolo indubbiamente dichiara che esiste un solo mediatore tra Dio e l'umanità, e precisamente «l'uomo Cristo Gesù». Nessuno quindi raggiunge Dio Padre se non per mezzo dell'unica, perfetta mediazione di Gesù Cristo.

Ma la domanda rimane: la singola perfetta mediazione di Gesù Cristo preclude o piuttosto procura agli altri di partecipare in modo subordinato all'unica mediazione di Cristo? In altre parole, la singola ed esclusiva mediazione di Cristo esclude la creatura dal partecipare a quella singola essenziale mediazione? O piuttosto, la sua divina ed umana perfezione permette ad altri di condividere la sua unica mediazione in un modo subordinato e secondario?

Le Sacre Scritture offrono esempi utili per rispondere a questa domanda sulla mediazione, dove i cristiani sono obbligati a partecipare a qualcosa che è anche «unico», esclusivo, e totalmente dipendente dalla persona di Gesù Cristo. Gesù Cristo, l'unigenito Figlio di Dio. C'è solo un vero Figlio di Dio, Gesù Cristo, generato da Dio Padre (1 Gv 1,4). Ma tutti i cristiani sono chiamati a partecipare a questa vera ed unica condizione di figlio di Gesù Cristo diventando «figli adottivi» in Cristo (cf 2 Cor 5,17; Gv 3,1; Gal 2,20), in una autentica condivisione nella singola condizione di Figlio di Cristo, per mezzo del battesimo, che permette ai figli e alle figlie adottive di condividere anche l'eredità del Figlio unigenito, che è la vita eterna.

Vivere nel Cristo Unigenito. Tutti i cristiani sono chiamati a condividere, a partecipare della «unigenicità, della singola vita» di Gesù Cristo, poiché «Grazia» è il partecipare alla vita e all'amore di Gesù Cristo, e per mezzo di lui alla vita e all'amore della Trinità. Per questo san Paolo dice: «.... non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20) e 2 Pt 1,4 invita i cristiani a «partecipare, a prendere parte della divina natura», per vivere nel solo Cristo, e di conseguenza nella vita della Trinità.

Il Sacerdozio unico di Gesù Cristo. Tutti i cristiani sono anche chiamati a partecipare, in gradi diversi, all'unico sacerdozio di Gesù Cristo. La Lettera agli Ebrei identifica Gesù Cristo come l'unico «sommo sacerdote» (cf Eb 3, l; 4,14; 5,10) che offre sul Calvario il grande sacrificio di sé stesso. Eppure, allo stesso tempo, le Scritture invitano tutti i cristiani, ovviamente a diversi livelli di partecipazione, ministeriale (cf At 14,22) o regale (cf 1 Pt 2,9), a partecipare all'unico sacerdozio di Gesù Cristo, offrendo «sacrifici spirituali». Ogni Cristiano viene istruito ad «offrire sacrifici spirituali accettabili a Dio» (1 Pt 2,5; 2,9).

In ciascuno di questi casi, il Nuovo Testamento invita i cristiani a condividere quello che è singolarmente e unicamente appartenente a Cristo, l'Alfa e l'Omega; è una partecipazione vera, benché a livelli completamente subordinati. Riferendoci, quindi, a Cristo l'Unico Mediatore (1Tm 2,5), vediamo lo stesso imperativo cristiano che invita altri a condividere o a partecipare dell'unica mediazione di Gesù Cristo.

La principale domanda cristologica allora dev'essere fatta:

codesta partecipazione subordinata all'unica mediazione di Cristo, oscura, adombra l'unica mediazione di Cristo, o piuttosto manifesta la gloria della sua unica mediazione? Si può rispondere facilmente a questa domanda immaginando un mondo contemporaneo senza «figlie e figli adottivi in Cristo», senza cristiani che oggi partecipano alla unica vita di Gesù Cristo nella grazia, o senza cristiani che offrono sacrifici spirituali nel sacerdozio cristiano. Tale assenza di umana partecipazione servirebbe solo ad oscurare la unicità del Figlio, il solo e unico Sommo Sacerdote, e la Vita stessa di grazia in Gesù Cristo.

Lo stesso principio è vero riguardo alla partecipazione all'unica mediazione di Gesù Cristo in un modo dipendente e subordinato:

Più numerosa è la partecipazione umana all'unica mediazione di Cristo, tanto più vengono manifestati al mondo la perfezione, il potere e la gloria dell'unica e necessaria mediazione di Gesù Cristo.

Inoltre, le Sacre Scritture offrono diversi esempi di mediatori umani istituiti da Dio che, per divina iniziativa hanno cooperato all'unione dell'umanità con Dio stesso. I grandi profeti del Vecchio Testamento erano mediatori ordinati da Dio tra IHWH e il popolo d'Israele, i quali cercavano di riportare il popolo d'Israele alla fedeltà verso Dio (cf Is 1; Ger l; Ez 2). I patriarchi del Vecchio Testamento, Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè ecc., erano mediatori umani dell'alleanza di salvezza tra Dio e il popolo d'Israele, per iniziativa di Dio (cf Gn 12,2; 15,18; Es 17,11). San Paolo agli Israeliti indica Mosè come mediatore della legge: «E allora, perché la legge? Essa fu aggiunta a motivo delle trasgressioni, tramite un mediatore» (Gal 3,1920). E gli angeli, abbracciando tutto il Vecchio e il Nuovo Testamento con centinaia di atti di mediazione, sono messaggeri di Dio, i quali portano riconciliazione tra Dio e la famiglia umana, agendo come mediatori, prima e dopo la venuta di Cristo, l'unico Mediatore (cf Gn 3,24; Lc 1,26; Lc 1,19).

Riguardo a Maria, la Sacra Scrittura rivela in modo chiaro la secondaria e subordinata partecipazione della Madre di Gesù all'unica mediazione di Gesù Cristo. All'Annunciazione, il «sì» libero e attivo di Maria all'invito dell'angelo agisce come mediazione, portando al mondo Gesù Cristo, il Redentore del mondo e l'Autore di tutte le grazie (cf Lc 1,38). Maria può giustamente essere chiamata, «Corredentrice» e «Mediatrice di tutte le grazie», come colei che in modo singolare condivide l'unica mediazione di Gesù Cristo, a ragione di questa sua singolare partecipazione, che ha dato al Redentore un corpo agendo, quindi, come mediatrice della Sorgente di tutte le grazie per il mondo intero.

Questa singolare partecipazione mariana alla mediazione di Cristo, voluta da Dio per l'opera redentiva di Cristo, trova la sua somma espressione al Calvario. Ai piedi della croce, la sofferenza spirituale di Maria, unita al sacrificio redentivo di suo Figlio, come la Nuova Eva con il Nuovo Adamo, apre la porta ai frutti spirituali universali che sono l'acquisizione delle grazie di Redenzione; i quali frutti, a loro volta, aprono la porta al dono di una spirituale maternità ad ogni cuore umano, dono derivante dal cuore del Cristo Crocifisso: «Ecco tua Madre!» (Gv 19,27). Il dono del Redentore di sua madre come madre spirituale a tutta l'umanità, comporta il nutrimento spirituale da parte della madre ai suoi figli, nell'ordine della grazia. Questo costituisce la distribuzione delle grazie del Calvario da parte di Maria ai suoi figli spirituali, come Mediatrice di tutte le grazie, il che rende perpetua la sua singolare partecipazione all'unico atto di mediazione di Gesù Cristo.

Giovanni Paolo II spiega la percezione cattolica di questa singolare partecipazione Mariana all'unica mediazione di Gesù Cristo:

Maria entrava, in modo del tutto personale nell'unica mediazione «fra Dio e gli uomini», che è la mediazione dell'uomo Cristo Gesù. Se ella stessa per prima ha sperimentato su di sé gli effetti soprannaturali di questa unica mediazione già all'annunciazione era stata salutata come «piena di grazia», allora bisogna dire che per tale pienezza di grazia e di vita soprannaturale era particolarmente predisposta alla cooperazione con Cristo, unico mediatore dell'umana salvezza. E tale cooperazione è appunto questa mediazione subordinata alla mediazione di Cristo. Nel caso di Maria abbiamo una speciale ed eccezionale mediazione.

E nel suo commentario su Timoteo 2,5 e sulla materna mediazione di Maria, Giovanni Paolo II dichiara: Ricordiamo che la mediazione di Maria è essenzialmente definita dalla sua divina maternità. Il riconoscere il suo ruolo come mediatrice è implicito nell'espressione «nostra Madre», che presenta la dottrina della materna mediazione facendo enfasi sulla sua maternità.... Proclamando Cristo il solo mediatore (cf 1 Tm 2,56), il testo della lettera di san Paolo a Timoteo esclude ogni altra parallela mediazione, ma non una mediazione subordinata. Infatti, prima di fare enfasi sull'unica mediazione di Cristo, l'autore esorta «che si facciano suppliche, preghiere, domande, azioni di grazie per tutti gli uomini» (2,1). Non sono forse le preghiere una forma di mediazione? Certamente, secondo san Paolo, l'unica mediazione di Cristo deve incoraggiare altre forme ministeriali dipendenti di mediazione... In verità, che cos'è la materna mediazione di Maria se non il dono del Padre al1'umanità?.

Possiamo quindi vedere la partecipazione di Maria all'unica mediazione di Gesù Cristo, straordinaria, senza pari, mai uguagliata da alcun'altra creatura o partecipazione angelica, ma, allo stesso tempo totalmente subordinata e dipendente dall'unica mediazione di Gesù Cristo.

Come tale, la materna mediazione di Maria, come nessun'altra, manifesta la vera gloria e il potere della mediazione di Cristo. I titoli mariani di Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie (e pure di Avvocata), in nessun modo vanno a violare la proibizione di 1Tm 2,5; contro qualsiasi altro atto di mediazione rivale, parallela o autonoma, al contrario, questi titoli, descrivono una speciale e straordinaria materna partecipazione in quell'unica, perfetta e salvifica mediazione di Gesù Cristo.

Dice il Dr. John Macquarrie, docente Anglicano ad Oxford:

Il problema della Mediazione Mariana non può essere risolto sottolineando il problema dell'esagerazione e dell'abuso, o facendo appello a testi isolati delle scritture, come per esempio il verso di Tm 2 sopra indicato..... o dal desiderio di non dire nulla per timore di offendere qualche collega nel dialogo ecumenico. Certi entusiasti, senza pensare, possono aver elevata la posizione di Maria ad una virtuale uguaglianza con Cristo, ma questa aberrazione non è una necessaria conseguenza del riconoscere che ci dev'essere una verità che, con forza, sta cercando d'esprimersi tramite le parole Mediatrice e Corredentrice.

Ogni teologo competente sarebbe d'accordo nel dire che il ruolo redentivo di Maria è subordinato e ausiliare al ruolo centrale di Cristo. Ma, se tale ruolo appartiene ad essa, allora, meglio lo si comprende, meglio è per tutti. E così pure si può dire di altre dottrine concernenti Maria, le quali, non solo si limitano a dire qualcosa di Maria, ma dicono di più, parlano per tutta la Chiesa ed anche per tutta 1'umanità.

 

Quarta obiezione

Dare a Maria l'appellativo di Corredentrice, o dire che tutti i cristiani in genere sono «corredentori» è far partecipe in modo attivo nella Redenzione una creatura umana. Tale attività è divina o, in modo più specifico, è un'attività «teandrica» compiuta solo da Gesù Cristo nelle sue due nature, divina e umana, e quindi tale affermazioni sono proibite dalla cristianità. Una tale cosa aprirebbe le porte al paganesimo, poiché ammetterebbe una persona umana, Maria, partecipe di una azione redentiva che solo Gesù Cristo può compiere.

 

La risposta a questa obiezione, in molti modi, può essere trovata nella stessa fondamentale evidenza della Sacra Scrittura che ha risposto alla obiezione di prima, riferentesi ad ogni subordinata e umana partecipazione all'unica mediazione di Gesù Cristo (mediazione che include la Redenzione). Ma esaminiamo la specifica obiezione riguardo all'attiva partecipazione di Maria all'atto divino di Redenzione.

Tutta l'obiezione alla partecipazione attiva di Maria come Corredentrice nella Redenzione compiuta da Gesù Cristo sta nel fatto che segue. L'attività teandrica si riferisce ad una azione compiuta da Gesù Cristo, azione compiuta da entrambe le sue nature, la natura divina e la natura umana. Poiché l'atto di Redenzione di Gesù Cristo era una attività teandrica, e Maria era semplicemente una creatura umana, le sue azioni non erano quindi teandriche, di conseguenza ella non può attivamente partecipare nella Redenzione. Quindi, Maria non può essere giustamente chiamata «Corredentrice», termine che significa «ricomprare» l'umanità con il Redentore. Ed anche nessun cristiano dovrebbe essere chiamato «corredentore» perché nessuna creatura umana può essere partecipe d'una attività teandrica.

Per meglio risolvere questa obiezione, bisogna ritornare all'essenziale significato etimologico della parola «corredentrice». Il prefisso latino, cum, significa «con» e non «uguale a». Il verbo Latino re(d) emere significa, «ricomprare», e il suffisso trix, significa «colei che fa qualcosa», al femminile. Allora, nella sua forma completa, il termine corredentrice si riferisce alla «donna con il redentore», o più letteralmente, «la donna che ricompra, compra indietro, con [il Redentore]».

Così come usato dalla Chiesa Cattolica, il termine Corredentrice, esprime la singolare e attiva partecipazione di Maria nella divina e umana attività di Redenzione compiuta da Gesù Cristo. Inoltre, radicalmente dipendente e subordinata all'azione teandrica redentiva di Gesù Cristo, la stessa perfezione che questa divina e umana redenzione ci provvede, piuttosto che proibire, ne permette una attiva e vera partecipazione, seppure a vari livelli.

Mentre è legittimo distinguere un'azione teandrica da un'azione umana, il rigettare, il non permettere una umana attiva partecipazione all'attività teandrica di Gesù Cristo, è cosa contraria alla Tradizione Cattolica e alla Sacra Scrittura, sia quelle antiche che quelle più evolute.

Per partecipare attivamente ad una azione teandrica non è necessario che anche il partecipante possegga una natura divina e umana. Questo significherebbe fraintendere la distinzione tra «essere», nel senso di possedere l'essenza e lo specifico attributo come parte di ciò che una persona è, dalla «partecipazione», nel senso di condividere l'essenza e lo specifico attributo posseduto da un altro. Così, Maria, come creatura umana può attivamente partecipare all'azione teandrica redentiva di Gesù Cristo, senza lei stessa possedere l'essenza della divinità come specifico attributo. In simile modo, ogni Cristiano condivide, partecipa nella divina natura di Gesù Cristo (cf 2 Pt 1,4), senza essere un dio; ma partecipe della condizione di figlio propria di Gesù Cristo; (cf Gal 4,4) senza essere divinamente generato ma partecipe della mediazione di Cristo (1 Tim 2,1) senza, per questo essere l'unico divino e umano Mediatore (Tim 2,5).

Ancora una volta, la Sacra Scrittura attesta l'attiva singolare partecipazione di Maria all'atto di Redenzione di Gesù Cristo. Con il suo «fiat», Maria dà libero consenso all'invito dell'angelo Gabriele di divenire la madre di Gesù, «Sia fatto di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Ella coopera singolarmente con l'opera di Redenzione dando al Redentore il suo corpo, corpo che diventò lo strumento stesso di redenzione. La profezia di Simeone rivela l'ineguagliabile missione corredentiva di Maria in diretta unione con il suo Figlio Redentore nella loro unificata opera di redenzione, «Sicché una spada trapasserà la tua anima» (Lc 2,3435).

L'apice del ruolo di Maria come Corredentrice con e subordinata al suo divin Figlio, ha luogo ai piedi della Croce, dove la sofferenza totale del cuore della Madre è unita, in obbedienza, alle sofferenze del cuore del Figlio in pieno accordo con il piano di redenzione di Dio Padre: « "Donna, ecco tuo Figlio!", poi disse al discepolo "Ecco tua Madre" »» (Gv 19,27).

I Padri della Chiesa e i primi cristiani spiegavano la partecipazione mariana con e subordinata a Cristo nel «riscattare» la famiglia umana dalla schiavitù di satana e del peccato col primo modello teologico di Maria come la «Nuova Eva». Codesti antichi scrittori attestavano l'unità della Redenzione operata da Cristo e alla cooperazione da parte di Maria, nel dire che come Eva, la prima «madre dei viventi»» (Gn 3,20) fu causa strumentale con Adamo, il padre del genere umano, nella perdita della grazia per l'umanità intera,

«Ella ha pagato il prezzo [della redenzione] come donna coraggiosa e amorosa cioè, quando Cristo soffriva sulla Croce per pagare il prezzo per la nostra purificazione, per lavarci e per redimerci, la Beata Vergine era presente, accettando e in pieno accordo con la divina volontà». Sant'Alberto Magno o [PseudoAlberto], 13° secolo: «Ad ella solamente era stato dato il privilegio, cioè una comunicazione nella Passione... per farla parte, perché condividesse nei benefici della Redenzione, Egli ha voluto che lei partecipasse alla penalità della Passione, cosicché potesse diventare la madre di tutti attraverso la ricreazione...». Giovanni Taulero, 14° secolo: «Dio accettò l'oblazione di Maria, come gradito sacrificio per l'utilità e la salvezza di tutto il genere umano... A te predisse, o Maria tutta la tua passione per la quale ti avrebbe fatta partecipe di tutti i suoi meriti e di tutte le sue afflizioni, e tu avresti così cooperato con lui nella restaurazione dell'uomo alla salvezza».

14° secolo: ... «come la persona che soffre con il Redentore, per il peccatore schiavo, Corredentrice diventasti». L'insegnamento Cattolico sulla Corredentrice, continua in modo consistente, dal Medio Evo sino ai giorni nostri, come si può vedere nella selezione degli esempi che seguono: «I Santi e i dottori sono in accordo, nel dare alla Beata Vergine Maria, il titolo di Corredentrice del mondo. Non c'è alcun dubbio sulla legittimità dell'uso di detto linguaggio, perché, a questo riguardo, esiste uno stragrande numero di autorità che lo appoggiano....» (Faber, 19° secolo).

«Pensiamo a tutti gli altri straordinari meriti, per i quali Ella condivise con suo Figlio Gesù la redenzione dell'umanità... Ella non solo era presente ai misteri della redenzione, ma ne prese parte, ne fu coinvolta» (Papa Leone XIII, 19° secolo).

«Ella soffrì in modo così intenso e profondo che quasi morì con la sofferenza e la morte di suo Figlio; ella, per la salvezza dell'umanità, abbandonò totalmente i suoi materni diritti sul Figlio, e lo immolò per quanto le fosse stato possibile così da appagare la giustizia di Dio, affinché noi potessimo giustamente dire, che ella insieme a Cristo redense il genere umano» (Papa Benedetto XV, 20° secolo).

«Per la natura stessa della sua opera il Redentore doveva associare sua Madre a quell'opera. Per questa ragione, noi la invochiamo con il titolo di Corredentrice» (Papa Pio XI, 20° secolo).

«Cos'anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata» (Concilio Vaticano II).

«Spiritualmente crocifissa col suo Figlio crocifisso (cf Gal 2,20), ella contemplò con amore eroico la morte del suo Dio, il suo ruolo di Corredentrice non cessò con la glorificazione di suo Figlio» (Papa Giovanni Paolo II, 1985).

«La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini» (Papa Giovanni Paolo II, 1997).

L'insegnamento della Tradizione Cattolica sul ruolo singolarmente corredentivo di Maria continua nel terzo millennio con il recente insegnamento papale di Giovanni Paolo II, dove l'intima partecipazione di Maria alla morte di suo Figlio al Calvario viene paragonata all'offerta propiziatoria fatta da Abramo (che pure offre suo Figlio, offerto in obbedienza di fede a Dio):

«La vetta di questo pellegrinaggio terreno nella fede è il Golgota dove Maria vive intimamente il mistero pasquale del Figlio: muore in certo senso come madre nella morte del Figlio e si apre alla "risurrezione" con una nuova maternità nei confronti della Chiesa (cf Gv 19,2527). Là, sul Calvario, Maria sperimenta la notte della fede, simile a quella di Abramo sul monte Moria... » (21 Marzo, 2001).

Inoltre, i Padri e i Dottori della Chiesa insieme con la Tradizione Cattolica successiva fino ai nostri giorni, sottolineano la totale e radicale dipendenza della partecipazione di Maria all'atto di Redenzione basata sui meriti dell'opera divina di Gesù Cristo, ma non esitano ad insegnare la partecipazione della donna, Maria, con Gesù Cristo, nel teandrico «ricomprare» o redimere l'umanità dalla schiavitù del peccato e di Satana. Questa mariana partecipazione alla Redenzione, riflette l'antico insegnamento Cattolico che, poiché l'umanità era perduta o «venduta» da un uomo e da una donna, in tale modo era volontà di Dio che l'umanità fosse redenta o «ricomprata» da un Uomo e da una donna.

Allora noi ci chiediamo, in quale modo la partecipazione di Maria come Corredentrice è diversa dalla chiamata generale dei cristiani a partecipare alla Redenzione di Gesù Cristo?

In verità, la Sacra Scrittura, chiama tutti i cristiani a quanto diceva san Paolo «completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24); questo insegnamento non parla di una partecipazione di tutti cristiani nella storica e universale Redenzione del Calvario, dove Gesù ha ottenuto le grazie della Redenzione per la sua passione e morte (a volte teologicamente riferita come «redenzione oggettiva»). Se così fosse, sarebbe una conclusione scorretta dire che qualcosa «mancava» alla sofferenza storica redentiva e ai meriti salvifici di Gesù Cristo, che, in se stessi sono infiniti e inesauribili.

Invece, gli insegnamenti di san Paolo si riferiscono all'imperativo Cristiano, attraverso la libera cooperazione, attraverso la preghiera e al sacrificio, di partecipare alla discesa e alla diffusione della distribuzione delle grazie infinite acquistate da Gesù Cristo al Calvario per la famiglia umana (teologicamente riferita come «redenzione soggettiva»). Così come ogni cuore umano deve rispondere attivamente e liberamente alla grazia salvifica di Gesù Cristo per la propria personale redenzione soggettiva, così pure il cristiano è chiamato a partecipare attivamente nella discesa, diffusione e nella distribuzione delle grazie di redenzione anche per altri, in questo consiste il «completare» ciò che san Paolo dice 'mancare' nelle sofferenze di Cristo per il bene del corpo di Cristo. A questo riguardo, tutti i cristiani partecipano veramente alla redenzione soggettiva, a questa salvifica distribuzione di grazie come «cooperatori di Dio» (1 Cor 3,9) o corredentori, per usare l'espressione dei papi del 20° secolo,

La partecipazione di Maria è diversa da questa generale chiamata Cristiana di partecipare nella distribuzione delle grazie salvifiche nella redenzione soggettiva individuale e personale perché solamente lei ha anche partecipato, subordinatamente e totalmente dipendente dal Redentore nell'oggettiva storica universale Redenzione, come la Nuova Eva, con e subordinata al Nuovo Adamo. Ecco perché il titolo di Corredentrice in primo luogo, si riferisce esclusivamente a Maria.

Di nuovo, il discorso di papa Giovanni Paolo II, 1997 dice:

«La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini» (Papa Giovanni Paolo II, 1997).

Quindi, il titolo e la verità su Maria come Corredentrice, così come vista negli Scritti cristiani e nella Tradizione Cattolica, sottolinea la legittimità e il frutto spirituale per una umana attiva partecipazione nell'azione teandrica redentiva di Gesù Cristo. Per Maria Corredentrice, questa partecipazione alla redenzione costituisce una partecipazione in entrambe, l'acquisizione e la distribuzione delle grazie redentive; invece per tutti gli altri cristiani, si tratta di una partecipazione alla distribuzione delle grazie redentive come corredentori in Cristo, come riassunto dal Teologo del Vaticano padre Jean Galot, SJ nella pubblicazione Vaticana ufficiale de L'Osservatore Romano:

«Questo titolo di Corredentrice è criticato perché potrebbe suggerire uguaglianza tra Maria e Cristo. Questo criticismo non ha affatto fondamento... Corredenzione significa subordinazione all'opera redentiva di Cristo, perché è solamente una cooperazione e non un'opera parallela o indipendente. Di conseguenza, ogni uguaglianza con Cristo viene esclusa... La parola "corredenzione" che significa «cooperazione alla redenzione», può essere applicata ad ogni Cristiano e a tutta la Chiesa. San Paolo scrive: "Siamo cooperatori di Dio" (1 Cor 3,9)»4.

 

Quinta obiezione

L'idea di Maria come Corredentrice e l'insegnamento della Corredenzione Mariana è una pia credenza, è una devozione mantenuta da alcuni cattolici, ma non è un insegnamento dottrinale della Chiesa Cattolica. Si trova solamente in alcuni testi papali e non è ufficialmente insegnato dal Magistero, e nemmeno è presente dottrinalmente negli insegnamenti del Concilio Vaticano II.

 

Per chi aderisce alla fede Cattolica, la questione del fatto che una certa posizione teologica costituisca o no un autentico insegnamento dottrinale della Chiesa, è essenzialmente manifestato dalla sua presenza, o dalla sua assenza, negli insegnamenti delle autorità riconosciute della Chiesa stessa. L'autorità dell'insegnamento ufficiale della Chiesa Cattolica, o il «Magistero», risiede negli insegnamenti ufficiali del Papa, e dei vescovi in unione con il Papa sotto la guida generale dello Spirito Santo.

Benché esista una certa gerarchia tra le espressioni degli insegnamenti ufficiali dell'autorità della Chiesa, dal dogma definito di un concilio ecumenico o dallo statuto papale infallibile ex cattedra, all'insegnamento dottrinale del concilio generale ecumenico, alle lettere encicliche, agli insegnamenti papali più generali contenuti nei discorsi papali, vi sono anche, allo stesso tempo, le generali direttive per i fedeli cattolici presentate dal Concilio Vaticano II, che parlano della necessità di una adesione comune, un cuore e una mente, al pensiero espresso del papa, anche quando non parla ex cattedra, cioè infallibilmente. E di sicuro, tutti gli insegnamenti dottrinali, dal concilio ecumenico alle encicliche papali, frequentemente ripetuti negli insegnamenti papali, costituiscono autentici insegnamenti dottrinali della Chiesa Cattolica.

Applichiamo ora questo criterio per la dottrina ufficiale Cattolica alla domanda dello stato dottrinale della Corredenzione mariana.

A voler considerare solo i fondamenti dell'insegnamento dottrinale del Concilio Vaticano II, la certezza dello stato dottrinale della Corredenzione mariana è incontestabile. Il Vaticano II insegna ripetutamente la singolare partecipazione di Maria alla redenzione di Gesù Cristo:

«.... consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con lui, con la grazia di Dio Onnipotente. Giustamente, quindi, i Santi Padri, ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza».

E continua: «Così anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette, soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata».

Il Concilio di nuovo spiega:

Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre nell'ordine della grazia.

Il Teologo Vaticano, Jean Galot, conferma lo stato dottrinale ufficiale della Corredenzione mariana alla luce degli insegnamenti del Vaticano II:

Senza usare il termine «Corredentrice», il Concilio pronuncia chiaramente la dottrina: una cooperazione del tutto unica e singolare, una materna cooperazione nella vita e nell'opera del Salvatore, che raggiunge il suo apice nella partecipazione del sacrificio al Calvario, e che è orientata verso la vita soprannaturale delle anime...

Continua Galot ne L'Osservatore Romano, il giornale ufficiale del Vaticano:

«Il Concilio Vaticano Il, che evitò l'impiego del titolo combattuto di [Corredentrice], tuttavia afferma con vigore la dottrina che suggerisce implicitamente...».

Oltre la sua certa presenza dottrinale nel Vaticano II, la mariana Corredenzione, insieme con l'uso esplicito del titolo Corredentrice, è un insegnamento papale che si ripete dal 19° al 21° secolo, il che ci conferma la sua appartenenza autentica alla Chiesa. La Corredenzione mariana è ripetutamente insegnata in numerose encicliche papali e negli insegnamenti generali come si può vedere dalle citazioni riportate, dai brani che seguono, prese da ufficiali insegnamenti papali: Leone XIII: «Quando Maria al Tempio, offre completamente se stessa a Dio, già condivideva con Lui la dolorosa espiazione per la un miracolo di carità, affinché potesse riceverci come figli, liberamente Lo offerse alla divina giustizia, morendo con Lui in cuor suo, trapassata dalla spada del dolore».

San Pio X: «Dovuto all'unione di sofferenza e di proposito esistente tra Gesù e Maria, Ella meritò di diventare la più degna Riparatrice di un mondo perduto, e per questa ragione, la dispensatrice di tutte le grazie che Gesù ci ha acquistato per la Sua morte e il Suo sangue... e poiché Ella è stata scelta da Cristo per essere la Sua associata nell'opera di salvezza, ha ottenuto per noi de congruo, come si suol dire, quello che Cristo ha meritato de condigno...»

Benedetto XV: Il fatto che era con il Figlio crocifisso e morente, era in accordo con il piano divino. In ogni caso Ella, (Maria) soffrì e quasi morì con il suo Figlio sofferente e morente; in ciascuno dei casi, Ella abbandonò i suoi diritti materni verso il Figlio, per la salvezza del genere umano, e Lo immolò per quanto Le fosse possibile per appagare la giustizia di Dio, affinché potessimo giustamente dire che Ella, insieme a Cristo, redense 1'umanità".

Pio XI: "O Madre d'amore e di misericordia che, quando il tuo dolcissimo Gesù consumava la Redenzione del genere umano sull'altare della croce, stavi a Lui vicino, soffrendo con Lui come Corredentrice preserva in noi, ti preghiamo, e accresci giorno per giorno il prezioso frutto della Sua Redenzione e la compassione di Sua Madre".

Pio XII: "Era Maria, che, sempre profondamente e intimamente unita con Suo Figlio, come una Nuova Eva, sul Golgota Lo offre al Padre Eterno, insieme con il sacrificio dei suoi materni diritti d'amore, per tutti i figli di Adamo, peccatori a causa della peccaminosa caduta di Adamo".

Giovanni Paolo II: "In lei le numerose ed intense sofferenze si assommarono in una tale connessione e concatenazione, che se furono prova della sua fede incrollabile, furono altresì un contributo alla redenzione di tutti... Fu sul Calvario che la sofferenza di Maria Santissima, accanto a quella di Gesù, raggiunse un vertice già difficilmente immaginabile nella sua altezza dal punto di vista umano, ma certo misterioso e soprannaturalmente fecondo ai fini dell'universale salvezza. Quel suo ascendere al Calvario, quel suo "stare" ai piedi della Croce insieme col discepolo prediletto furono una partecipazione del tutto speciale alla morte redentrice del Figlio"

Giovanni Paolo II: "Crocifissa spiritualmente col suo Figlio (cf Gal 2,20), contemplò con eroico amore la morte del suo Dio, "amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata" (Lumen Gentium, 58)... Infatti, al Calvario Ella si unì al sacrificio del Figlio che diede inizio alla fondazione della Chiesa... Infatti, il ruolo di Maria come Corredentrice non cessò con la glorificazione di suo Figlio".

Noi vediamo, sia dagli insegnamenti del concilio ecumenico che dai ripetuti insegnamenti papali attraverso le encicliche e le istruzioni generali, che l'insegnamento sulla Corredenzione mariana costituisce, senza dubbio, un'autentica dottrina nel seno stesso degli insegnamenti autoritativi del Magistero.

A volte vien fatta l'obiezione che il titolo specifico di Corredentrice appare solamente negli insegnamenti papali di minore importanza, e quindi non rappresenta un insegnamento dottrinale Cattolico. Questo modo di pensare, sarebbe un separare artificialmente il titolo, Corredentrice, dalla dottrina teologica della corredenzione, con la quale il titolo è essenzialmente connesso e nella Redenzione, e di conseguenza, il separare il titolo dalla dottrina sarebbe un disconnettere in modo pericoloso e inappropriato il titolo dalla sua fondazione dottrinale rivelata e autoritativamente insegnata. Insomma, la certezza dottrinale della Corredenzione mariana garantisce la certezza dottrinale di Maria Corredentrice.

Inoltre, il ripetuto uso papale del titolo di Corredentrice, in cinque diverse occasioni, dal papa odierno, dovrebbe per se stesso, togliere ai fedeli cattolici ogni dubbio sulla legittimità del titolo Corredentrice (indipendentemente dalla preferenza individuale del Cattolico o del non Cattolico). A meno che, il Cattolico non venga alla conclusione contraria, cioè che il papa Giovanni Paolo II ha usato ripetutamente un titolo Mariano che di per sé è dottrinalmente erroneo, teologicamente scorretto, o intrinsecamente privo di fondazione dottrinale Cristiana. Tuttavia questo sembra contrario al senso pieno del religioso assenso di cuore e di mente che ci viene richiesto dal pensiero del papa a motivo dell'infallibilità del suo insegnamento.

In conclusione, alla luce dei ripetuti insegnamenti papali e conciliari, la Corredenzione mariana e il suo corrispondente titolo "Corredentrice" costituiscono un insegnamento dottrinale e ufficiale della Chiesa.

 

Sesta obiezione

"Ad un livello teologico più speculativo, sembra che Maria non possa partecipare all'acquisizione delle grazie di redenzione (o "redenzione oggettiva') come Corredentrice quando lei stessa ha avuto bisogno di essere redenta. Se lei ha cooperato alla redenzione oggettiva, è perché senza di lei, la redenzione oggettiva non è stata compiuta. Ma se la redenzione oggettiva non è, infatti, stata compiuta, allora, lei stessa non può trarne beneficio personalmente. Questo sarebbe come dire e accettare che al momento stesso che la redenzione oggettiva sta per essere compiuta è anche già stata compiuta, il che sarebbe una contraddizione".

 

Questa apparente contraddizione si può chiarire nel comprendere correttamente come Maria abbia ricevuto ciò che viene chiamata "redenzione preservativa" alla luce dei meriti previsti di Gesù Cristo sulla Croce.

è vero che Maria ha dovuto essere "redenta" per partecipare attivamente al processo di redenzione come socio senza colpa; la Nuova Eva, con e sotto Gesù Cristo, il Nuovo Adamo. Se Maria avesse avuto il peccato originale e gli effetti che esso porta, non avrebbe potuto essere completamente unita al Redentore ed essere in "inimicizia" o in opposizione completa con satana e il suo seme di peccato con i suoi effetti (cf Gn 3,15) nel processo di redenzione, di "ricomprare" la famiglia umana da satana e restituire la grazia all'umanità. Qualsiasi peccato da parte di Maria le darebbe un attributo di "doppioagente", essendo così unita, in un

certo grado, sia al Redentore che a satana. Maria, quindi, come figlia di Adamo e di Eva per virtù della sua umanità, ha dovuto essere redenta in una forma particolare, ella fu preservata dal peccato originale e dai suoi effetti per poter correttamente compiere l'opera di Corredentrice con il Redentore nel processo della redenzione universale oggettiva.

Nella definizione papale dell'Immacolata Concezione di Maria, del beato papa Pio IX, nel 1854, si legge che Maria, dal primo istante del suo concepimento, fu libera dal peccato originale e da tutti i suoi effetti "in vista dei meriti di Gesù Cristo". Ciò si riferisce al modo più alto o alla "maniera più sublime" in cui Maria fu redenta, al di sopra di tutti gli altri figli di Adamo e di Eva. Nella redenzione di Maria, ella non ha dovuto sperimentare il peccato originale e i suoi effetti, ma, per i meriti previsti di Gesù Cristo sul Calvario, fu preservata da ogni esperienza o effetto del peccato originale, ed è quindi redenta in maniera più sublime (e conseguentemente, per questa ragione, deve di più alla salvifica redenzione di suo Figlio di ogni altra creatura redenta).

Allora, in modo specifico, come viene attuata, o messa in esecuzione la redenzione di Maria nella forma sublime di preservazione dal peccato, così da permetterle di partecipare storicamente alla redenzione oggettiva? Questo sublime, questo eccelso modo di redenzione prese luogo al Calvario, grazie al fatto che la prima intenzione del sacrificio redentivo di Gesù Cristo, secondo il piano provvidenziale del Padre, fu quella di redimere sua madre (compiuta in vista della redenzione e della corredenzione che avrebbe poi ricomprato il resto dell'umana famiglia, ricomprata da Satana e dal peccato).

Questa prima intenzione del Redentore, di redimere Maria, è in se stessa un'altra manifestazione dell'altissimo e sublime modo di redenzione di Maria. Le grazie di questa prima intenzione del Redentore sono poi applicate a Maria al momento della sua Immacolata Concezione, permettendole quindi di diventare la Corredentrice senza colpa, la Nuova Eva nella storia, nella storica redenzione oggettiva di Gesù Cristo al Calvario. Gesù Cristo, per primo redense sua madre (applicò a Maria la Redenzione al primo momento del di lei concepimento preservandola dal peccato) e poi insieme a Lei, Corredentrice attiva, al Calvario la applicò al resto dell'umanità.

Non esiste quindi contraddizione alcuna al ruolo storico di Corredentrice nella redenzione oggettiva al Calvario e nella personale necessità di Maria di ricevere le grazie della redenzione. In virtù del suo Immacolato Concepimento (grazie redentive a lei applicate al concepimento in vista dei futuri meriti di Gesù Cristo al Calvario), e della prima intenzione del sacrificio redentivo di Gesù Cristo, fu possibile a Maria partecipare singolarmente alla redenzione storica con il suo Figlio Redentore. Come chiaramente riassume Padre Galot:

Secondo il piano divino, la prima intenzione del sacrificio redentivo riguardava la redenzione, il riscatto di Maria, compiuto in vista del nostro riscatto... Quindi, mentre era associata al sacrificio del Calvario, Maria, anzitempo traeva beneficio dai frutti del sacrificio e agiva in capacità di creatura redenta. Ma ella cooperò realmente alla redenzione oggettiva, all'acquisizione delle grazie di salvezza per tutta l'umanità. La sua redenzione fu attuata prima di quella di ogni altra creatura. Maria fu redenta da Cristo solamente, affinché l'umanità potesse essere redenta con la collaborazione di sua madre...

Non c'è quindi contraddizione alcuna: Corredenzione mariana presume, ritiene la prevista redenzione di Maria, ma non il previsto compimento della redenzione del genere umano; esprime la singolare situazione della madre che, avendo ricevuto una grazia singolare dal suo proprio Figlio, coopera con Lui nell'ottenere la salvezza di tutti.

Altre scuole teologiche preferiscono distinguere la nozione generale di redenzione in due categorie, "la preservazione" e "il riscatto". Poiché Maria, tecnicamente non fu mai sotto la schiavitù del vincolo di Satana, non fece mai l'esperienza del peccato, il termine "riscatto" è meno appropriato nei suoi riguardi poiché riscatto significa riportare indietro qualcuno da una posizione di schiavitù. Di conseguenza, il termine "preservata" o redenzione preservativa, può, in modo più proprio, distinguere la singolarità della necessità di Maria d'essere redenta da Cristo per prima come figlia di Adamo ed Eva. Preservata significa che non fu mai sotto la schiavitù del peccato e di satana, il che coincide con la forma sublime di redenzione preservativa e con la sua susseguente partecipazione al vero "riscatto" per il resto del genere umano.

L'intenzione primordiale di Gesù Cristo, di redimere sua Madre, e poi, l'intenzione susseguente di redimere tutto il genere umano, va a violare "l'unico sacrificio" di Gesù Cristo offerto per tutti come discusso nei Libro degli Ebrei (cf Eb 10,10)? Assolutamente no! Perché la redenzione rimane una, nonostante le sue intenzioni ed efficaci applicazioni siano ramificate in due parti. L'unico sacrificio redentivo di Gesù Cristo al Calvario, non costituisce "due redenzioni", ma una sublime redenzione con due applicazioni salvifiche: la prima applicata agli effetti dell'Immacolata Concezione di Maria, preparandola quindi al suo ruolo di Corredentrice nella sua cooperazione con la redenzione oggettiva; la seconda applicata agli effetti della redenzione della famiglia umana compiuta con la Corredentrice.

Nella sua omelia per la festa dell'Immacolata Concezione, nella Cattedrale di Krakow, Karol Cardinal Wojtyla, (il pontefice odierno) riassume benissimo questa verità mariana: "Per essere Corredentrice, doveva prima essere l'Immacolata Concezione".

 

Settima obiezione

Siamo d'accordo che Maria Corredentrice e la sua corrispondente dottrina di corredenzione è legittima, però non vi sono ragioni sostanziali o frutti tali da giustificare, ai nostri tempi, una definizione papale e, infatti, simile definizione sarebbe causa di serie divisioni nella Chiesa stessa.

 

è necessario dire, sin dagli inizi, che tale posizione, quella di una potenziale definizione papale di Maria Corredentrice, è indubbiamente una posizione accettabile da ogni fedele membro della Chiesa Cattolica.

Esploriamo, in forma di un breve compendio, alcune delle numerose ragioni contemporanee che vengono offerte oggigiorno, in appoggio alla formale papale definizione di Maria Corredentrice, alla sua legittimità e ai suoi conseguenti frutti.

1. Maggior chiarezza teologica in un'area che al momento non viene compresa

Quando il beato Pio IX, nel 1854, diede alla Chiesa la definizione della dottrina dell'Immacolata Concezione portandola al livello di dogma, disse che i frutti di tale definizione sarebbero stati il portare "alla perfezione" la dottrina aggiungendo maggior luce e chiarezza a beneficio di tutti:

Il lavoro profondo della Chiesa è quello di raffinare gli insegnamenti esistenti, per portare alla perfezione la loro formulazione in modo tale che i dogmi precedenti della dottrina celeste, ricevano prova, distinzione, luce, mantenendo la loro totalità, integrità e il loro carattere....

Alla luce della sostanziale confusione odierna riguardo all'esatto messaggio che la Chiesa Cattolica cerca di mandare per mezzo della dottrina sulla Corredenzione mariana (come si è potuto vedere dal recente articolo del New York Times e dalle sue reazioni), sembrerebbe più benefico avere uno statuto preciso, formulato alla luce delle Scritture e della Tradizione Cattolica, dalla somma autorità della Chiesa Cattolica, assicurandone, in tal modo, l'autenticità e la precisione dottrinale.

2. Benefici ecumenici in un'autentica espressione Cattolica nel dialogo dottrinale

Una precisa formulazione di ciò che i cattolici credono, riguardo Maria Corredentrice, e allo stesso tempo, anche di quello che non credono (esempio: uguaglianza con Gesù Cristo, divinità di Maria, ecc.) servirebbe ad ottenere un autentico dialogo ecumenico basato sull'integrità e sulla verità di ciò che già è un insegnamento dottrinale Cattolico, anziché essere percepita come la volontà di mantenere una posizione contro l'imperativo di operare per l'unità dei cristiani.

Il defunto Cardinale di New York, John O'Connor, si riferì a questo potenziale frutto ecumenico nella sua lettera di approvazione per la definizione papale di Maria Corredentrice:

"è chiaro che una formale definizione papale sarebbe articolata con una terminologia così precisa, da assicurare gli altri cristiani sulla adeguata capacità, da parte del Cattolico, di distinguere tra la singolare associazione di Maria con Cristo e il potere redentivo esercitato solamente da Cristo; questo toglierebbe l'ansietà e il timore, oggi esistenti, negli altri fratelli cristiani".

Tale definizione aiuterebbe ad evitare la tendenza pericolosa di presentare, nel dialogo ecumenico, solo quegli elementi dottrinali cristiani che già vengono armonicamente condivisi, anziché presentare gli aspetti, difficili ma necessari, nel condividere gli elementi dottrinali non ancora mantenuti in comune accordo. Tale integrità nello scambio dottrinale ecumenico è cruciale per giungere ad una vera unità dei cristiani.

3. Corretto sviluppo della dottrina Mariana

I quattro dogmi mariani già esistenti, la Maternità divina (431), la perpetua Verginità (649), l'Immacolata Concezione (1854), e l'Assunzione (1950), hanno tutti a che fare con gli attributi o le qualità della vita terrena di Maria, ma nessuno di essi si riferisce alla Madre di Gesù in relazione alla famiglia umana.

è interessante notare dal punto di vista storico, che solo un mese dopo la definizione papale dell'Assunzione di Maria, nel Novembre 1950, il Congresso Mariologico Internazionale, formalmente richiese a Papa Pio XII la papale definizione solenne dell'universale mediazione di Maria, come logica progressione dopo la definizione dell'Assunzione.

Gli attributi e la vita della giovane fanciulla Maria ricevono la loro rispettiva "perfezione di dottrina" nella solenne definizione dogmatica, e sembra appropriato che dopo questo, anche la sua prerogativa celeste come madre spirituale di tutti i Popoli nell'ordine della grazia, inclusa e fondata nella sua singolare corredenzione, riceva la sua perfezione dottrinale nella forma di una definizione dogmatica.

4. Affermazione della dignità della persona umana e della libertà umana

Il Prof. Dott. Josef Seifert uno dei più famosi filosofi contemporanei, a livello mondiale nel campo degli studi della persona (la scuola filosofica che sottolinea la dignità della persona umana), dice che il dogma di Maria Corredentrice costituirebbe una grande conferma della dignità della libertà della persona umana:

Un dogma che dichiari Maria Corredentrice darebbe testimonianza unica alla piena libertà della persona umana e al rispetto di Dio per l'umana libertà. Questo dogma riconoscerebbe, in modo definitivo che la libera decisione da parte della persona umana, cioè di Maria, la quale senza il suo libero fiat non sarebbe nemmeno diventata la Madre di Dio, decisione causata non solamente ed esclusivamente dalla grazia divina ma anche dal frutto della sua scelta personale era necessaria per la nostra salvezza, o metterebbe in luce il fatto che la decisione di Maria fa parte indispensabile e concreta del modo scelto da Dio per la nostra redenzione.

Ai nostri giorni, in cui una filosofia personalista si è sviluppata in modo profondo, più di quanto mai sia avvenuto prima nella storia dell'umanità, e in cui, allo stesso tempo, regnano ideologie profondamente antipersonaliste, un dogma di questo genere sarebbe correttamente percepito come una suprema conferma della dignità della persona umana.

In tutto questo, vedo un valore cruciale e significativo, a favore della proclamazione di detto dogma ai nostri tempi, in cui si è sempre più consci sia della dignità personale, sia del fatto che la persona, mai come oggi, è stata attivamente e teoricamente umiliata e rigettata.

5. Riaffermazione della dignità della donna

Nella discussione contemporanea del femminismo e della natura della donna, la proclamazione papale di Maria Corredentrice sottolineerebbe quello che può essere propriamente identificato come l'amore radicale e il rispetto di Dio per la donna. Secondo la Sacra Scrittura, tutto il piano provvidenziale di Dio Padre di mandare suo Figlio per la redenzione del mondo era contingente al libero fiat di una donna (cf Lc 1,38; Gal 4,4). Metterebbe in evidenza la fiducia che ha Dio Padre nella donna, nella persona di Maria, da far sì che la venuta del Redentore dell'intera famiglia umana dipendesse dal libero consenso di una donna.

Come il Dottor Seifer sottolinea:

Questa nuova dichiarazione della dottrina tradizionale mostrerebbe di nuovo una perpetua verità su Maria e sulla donna, una verità da sempre mantenuta dalla Chiesa, ma mai chiaramente e indubitabilmente presentata:

il più grande atto dell'amore misericordioso di Dio la Redenzione dell'umanità e la nostra salvezza è in un vero senso anche la conseguenza di un atto libero di una donna e quindi anche il dono da parte di una donna all'umanità.

E continua:

Questo dogma esprimerebbe la dignità dell'azione di una donna che eccede in attività, sublimità e efficacia gli atti di tutte le pure creature e gli atti degli uomini: di tutti i re, dei politici, dei pensatori, degli scienziati, dei filosofi, degli artisti e degli artigiani dall'inizio del mondo sino alla fine...

La totale definizione rivelata e il ruolo di Maria Corredentrice, potrebbero quindi essere offerti come fondamento esemplare per una miglior comprensione dell'unico contributo del femminismo all'umanità, e, come tale, costituirebbero una base antropologica fondamentale per un autentico femminismo cristiano.

6. Rimettere in debita luce la necessità cristiana di cooperare con la grazia di Dio per la salvezza

Il Dottor Jean Macquarrie, professore anglicano di Oxford, dichiara che il ruolo di Maria Corredentrice offre una concreta espressione della necessità umana di cooperare con la grazia di Dio per la salvezza, in modo attivo e in piena libertà. Inoltre, lui vede la verità Cristiana di Maria Corredentrice, come una forma di correzione per i teologi che tolgono tale dignità alla persona e di conseguenza, presentano un'immagine indesiderabile della stessa cristianità. Nella seguente citazione presentiamo una sintesi del Dottor Macquirre:

In alcune forme d'insegnamento viene persino creduto che la creatura umana possa essere salvata senza che l'individuo ne sia conscio. è tutto già avvenuto, una volta per sempre, per mezzo dell'opera redentiva di Cristo. Sia che uno lo riconosca o no, è la verità ... Secondo Barth, la redenzione (soggettiva) è un atto puramente oggettivo, già finito "all'infuori noi stessi, senza la nostra partecipazione, persino contro la nostra volontà" ... Secondo lui, la redenzione non deve essere considerata come un processo continuo al quale l'individuo prende parte, ma, deve essere considerata come l'unico atto (una volta per sempre Ebrei 10,10) di Dio, eseguito agli inizi dei tempi...

Ora se si è d'accordo con il punto di Barth, penso che si debba dire che lui tratta le creature umane come pecore o bestiame o persino marionette, non come individui, come in realtà esse sono, creature spirituali, esseri umani creati a immagine di Dio, ai quali viene data libertà e responsabilità... è comprensibile che un gruppo di moderni pensatori, per esempio, Feuerbach, Marx, Nietzsche, sia giunto a credere che la cristianità li allontana, li separa da una genuina umanità...

Ritorniamo ora alla considerazione di Maria come Corredentrice. Forse dobbiamo riconoscere che Barth, ed altri, sono corretti nel credere che il posto dato a Maria nella Teologia Cattolica è una minaccia alla dottrina della sola grazia, ma io penso che questo accade solo quando la dottrina della sola grazia è interpretata nella sua forma estrema, il che avviene quando questa stessa dottrina diventa una minaccia ad una personale genuina e biblica veduta della persona... d'essere capace di rispondere a Dio nell'opera di partecipare alla creazione. Questa veduta della razza umana, piena di speranza, è personificata e racchiusa in Maria.

Gli squarci di Maria che vediamo nelle Scritture, il suo stare ai piedi della croce vicino al Figlio, le sue preghiere d'intercessione con gli apostoli, sono modi particolarmente

straordinari in cui Maria condivide e appoggia l'opera di Cristo... è Maria che è diventata il simbolo della perfetta armonia tra la divina volontà e l'umana risposta, è lei che dà significato all'espressione Corredentrice.

Maria Corredentrice e la sua nuova proclamazione servirebbe a proteggere la libertà e la dignità umana e l'umano imperativo di cooperare liberamente con la grazia della salvezza.

7. "La Sofferenza è Redentiva" e il "Culto della Morte" Una solenne definizione di Maria Corredentrice proclamerebbe al mondo che <da sofferenza è redentiva".

L'esempio Cristiano della Corredentrice manifesta al mondo che accettare le croci della nostra esistenza, provvidenzialmente permesse, non è un atto senza valore, non è una perdita da evitare ad ogni costo, anche al prezzo del male intrinseco dell'eutanasia e dell'aborto. Ma piuttosto il sopportare pazientemente tutte le tribolazioni umane in unione con le sofferenza di Gesù Cristo, dona alla sofferenza un valore soprannaturale, una partecipazione alla distribuzione delle grazie redentive del Calvario, sia per noi stessi che per gli altri (cf Col 1,24).

L'esempio, poi, del "sì" di Maria alla vita (non ancora concepita), in circostanze che avrebbero potuto suscitare, da parte delle persone che la circondavano, un giudizio ingiusto, derisione e scherno, è l'esempio di un sì corredentivo, esempio che tutti dobbiamo seguire in risposta all'evento della vita del nascituro, indipendentemente dalle circostanze.

Giovanni Paolo II descrive la presente "Cultura della morte" come un'atmosfera culturale che non coglie nella sofferenza alcun significato e valore, anzi la considera il male per eccellenza, da eliminare ad ogni costo, il che avviene specialmente quando non si ha una visione religiosa che aiuti a decifrare positivamente il mistero del dolore.

L'esempio concreto di Maria Corredentrice offre alla Chiesa e al mondo, il positivo messaggio Cristiano, che in qualsiasi circostanza "la sofferenza è redentiva", dalle persecuzioni dei cristiani, al tumore maligno, alla gravidanza non "voluta", e alle croci comuni che s'incontrano ogni giorno.

8. Unità nella Chiesa Cattolica per mezzo del carisma papale

Da una prospettiva cattolica, il carisma (o dono dello Spirito Santo) dato a san Pietro e ai suoi successori, cioè ai papi che lo hanno seguito (cf Mt 16,1529), è sorgente d'unità nella dottrina e nella vita dei membri della Chiesa. Quando lo specifico carisma papale d'infallibilità viene esercitato con l'assistenza dello Spirito Santo su fatti di fede e di morale, per preservarci dagli errori, codesto carisma papale protegge e rinforza in maniera corretta un'unità di vita cattolica basata su un'unità derivante dalla fede, dalla verità e dalla dottrina. Il medesimo beneficio di unità che ci viene impartito tramite l'esercizio del carisma papale, ci verrebbe pure elargito nel caso di una solenne definizione papale di Maria Corredentrice.

A volte viene fatta l'obiezione che tale definizione "porterebbe divisione" nella Chiesa stessa. è importantissimo essere chiari su questo punto: LA VERITA CRISTIANA, DI SUA NATURA, PORTA UNIONE; ciò che invece divide è solamente il rigettare la verità stessa. E questo sarebbe vero anche riguardo una potenziale definizione di Maria Corredentrice.

In primo luogo, di già è un insegnamento dottrinale della Chiesa e dovrebbe quindi già essere accettato dai fedeli cattolici con un consenso religioso, con un cuore e una mente sola. In secondo luogo, come già detto, un esercizio del carisma papale di infallibilità a servizio della verità Cristiana e guidato dallo Spirito Santo, porta con sé, ed in se stesso, la grazia dell'unione dei cuori basata su un'unità di fede e di verità. Ma, come il "segno di contraddizione" (cf Lc 2,35) era vero per Gesù Cristo, così è pure vero per il rigetto della verità concernente la Madre "Segno di Contraddizione".

Qualsiasi divisione nella Chiesa, quindi, come reazione o risposta ad una infallibile papale definizione della dottrina di Corredentrice, non costituirebbe, e non sarebbe propriamente percepita come valido e vero componente della stessa definizione papale, ma sarebbe solo l'infelice risultato del suo rigetto.

9. I Santi moderni e la Corredentrice

Una possibile indicazione della maturità della dottrina e della sua potenziale definizione papale è la testimonianza e gli insegnamenti di detta verità mariana che ci pervengono da molti Santi e Beati contemporanei canonizzati.

La Corredenzione mariana, viene generosamente apprezzata da molti Santi e Beati dei nostri giorni, e l'eroica santità dei loro cuori ne indica la sua maturità spirituale nel Corpo di Cristo.

Santa Teresa di Lisieux, san Massimiliano Kolbe, san Pio X, santa Francesca Saverio Cabrini, santa Gemma Galgani, san Leopoldo Mandic', beata Elisabetta della Trinità, santa Edith Stein, beato Josè Maria Escrivà, beato Padre Pio, sono fra i non pochi che hanno particolarmente verbalizzato il loro appoggio sia per la Corredenzione mariana che per una dottrina mariana come modello di vita spirituale cristiana.

Benché Madre Teresa non sia ancora ufficialmente beatificata, sembra tuttavia appropriato citare il suo appoggio per la papale definizione di Maria Corredentrice: "La definizione papale di Maria Corredentrice, Mediatrice di Tutte le Grazie e Avvocata, porterà grandi grazie alla Chiesa. Tutto a Gesù per Maria".

10. Inizio del Trionfo del Cuore Immacolato profetizzato a Fatima

Un numero significativo di pensatori e autori contemporanei 83 in tutto il mondo, vede nella proclamazione papale di Maria Corredentrice, e i suoi conseguenti ruoli spirituali di Mediatrice di tutte le Grazie e Avvocata, e come un "inizio"

definitivo del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, come profetizzato a Fatima, in Portogallo, durante le apparizioni di Maria nel 1917.

Questa particolare idea del "Trionfo del Cuore Immacolato" viene dalle parole della Chiesa quando ha approvato le apparizioni di Maria ai giovani veggenti Portoghesi a Fatima. Dopo aver profetizzato i futuri eventi della crescita dell'ateismo comunista, delle persecuzioni della Chiesa e del Santo Padre, d'una potenziale seconda guerra mondiale, e dell'annientamento di diverse nazioni, Maria disse: "Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà... ".

Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è quindi visto come un influsso straordinario di grazie soprannaturali per il mondo intero, elargite tramite la mediazione di Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata, incamminandoci verso un periodo di pace spirituale per l'umanità intera.

Il ruolo della proclamazione papale di Maria Corredentrice, nel profetizzato Trionfo del Cuore Immacolato, sarebbe interpretato da alcuni contemporanei mariologi, come il riconoscimento ufficiale da parte del Papa, somma autorità della Chiesa, che esercita la debita libertà in nome dell'umanità, di dare a Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata, il pieno potere di mediazione e di intercessione e di permetterle, inoltre, di aprire pienamente le porte alla distribuzione delle grazie redentive del Calvario, per il mondo contemporaneo.

Dio non forza la sua grazia su di noi, ma attende il libero consenso dell'umanità. Con l'ufficiale definizione papale di Maria Corredentrice, impiegando quindi il libero esercizio della somma autorità per il bene dell'umanità, questo libero atto, questa decisione libera, darebbe il permesso alla Corredentrice di aprire tutte le porte e distribuire copiosamente le grazie del Calvario, ottenendo al mondo intero di sperimentare una nuova abbondante discesa delle grazie dello Spirito Santo.

Così spiega l'ex Ambasciatore Vaticano delle Filippine, Howard Dee:

"Duemila anni fa, durante il Primo Avvento, lo Spirito Santo discese su Maria, e quando il potere dell'Altissimo la adombrò, ella concepì Gesù, il Figlio di Dio. Ora, durante questo Nuovo Avvento, è la Madre di tutti i Popoli, la Corredentrice, la Mediatrice di tutte le grazie e l'Avvocata, che accompagnerà il suo Sposo nella discesa nei nostri cuori e nelle nostre anime, per ricreare in ciascuno di noi se diamo il nostro fiat l'immagine di Gesù... La proclamazione del Quinto Dogma, non è più una prerogativa, è il nostro dovere".

In tale modo, la proclamazione papale di Maria Corredentrice, aprirebbe le porte ad una discesa storica di grazia spirituale sul mondo intero, grazie al pieno esercizio della madre spirituale di tutti i Popoli nel suo generosissimo esercigó

zio del suo ruolo di Corredentrice, Mediatrice e Avvocata.

 

Conclusione

Speriamo che la risposta a queste principali obiezioni concernenti la presente discussione su Maria Corredentrice, abbia fatto un po' di luce, o speriamo che almeno abbia introdotto una discussione sugli aspetti specifici di una potenziale dottrina della definizione papale della Corredentrice. Riguardo a questa potenziale futura definizione della Corredentrice, da una prospettiva cattolica, la fiducia nella guida della Chiesa nella persona del Pontefice, deve regnare suprema nella mente e nel cuore dei fedeli cattolici, specialmente quando si tratta di fede e di morale, indipendentemente dalle diverse, se pur legittime opinioni personali sul soggetto che uno può al momento, mantenere. Questa fiducia nella guida della Chiesa genera pace nel cuore e nella mente del fedele.

Dal punto di vista del Cristiano, in generale, riguardo la dottrina di Maria Corredentrice ed altre dottrine che al momento ci separano, continuiamo a credere all'eventuale adempimento della preghiera di Gesù all'Ultima Cena, per l'unione dei cristiani che ... "tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17,21).

A parte il temporaneo progresso o regresso, il Cristiano deve aver fede in una finale Cristiana unità di cuore, che fiorirà in una unione di pensiero, di verità, e di fede basati su Gesù Cristo che è Uno e che è "La Via, la Verità e la Vita" (Gv 14,6).