MARIA CORREDENTRICE
Una risposta a 7 obiezioni comuni
Ernesto
Cardinal Corripio Ahmada
Città
del Messico
Primo
maggio 2001
Il
23 Dicembre 2000, la Rivista «New York Times» pubblicò un articolo di
copertina, nella sezione «Arte e Idee», sul movimento Vox Populi Mariae
Mediatrici, un movimento che chiede la definizione papale della Beata Vergine
Maria come Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie e Avvocata. Detto
articolo è poi stato pubblicato anche da molti principali giornali
Statunitensi, sollevando un rinnovamento di focosi dibattiti attraverso tutto il
Paese, sul concetto della Beata Vergine Maria come «Corredentrice», sia nei
circoli cattolici che fuori.
Benché
diverse nella loro forma di espressione, la maggior parte delle obiezioni
all'insegnamento della Chiesa Cattolica sulla Vergine Maria come Corredentrice,
vanno tutte a finire nelle stesse categorie fondamentali (molte delle quali sono
state oggetto di dibattiti in risposta alle recenti pubblicazioni del «New
York Times»). C'è una profonda e urgente necessità di spiegare al grosso
pubblico (nonché al gruppo sempre più crescente di fedeli cattolici che non
sono a conoscenza del catechismo), le verità dottrinali di base insegnate
dalla Chiesa Cattolica riguardo all'uso del vocabolo Corredentrice e delle sue
continue discussioni pertinenti ad una possibile definizione papale.
L'appello
del Concilio Vaticano II di «portare Cristo al mondo», con un enfasi
evangelica non limitata ai confini della Chiesa, ma che raggiunge tutto il
mondo, è applicabile anche alla verità cristiana riguardo alla Madre di
Cristo. Questa chiamata conciliare a proclamare al mondo la verità Cristiana,
includendo la verità cristiana su Maria, è allo stesso tempo una chiamata
evangelica che deve essere libera da ogni compromesso dottrinale nel presentare
l'intera e totale verità su Maria come viene ufficialmente insegnata dalla
Chiesa Cattolica una verità dottrinale che essenzialmente include la
Corredenzione Mariana.
Quanto
segue è la sintesi di sette comuni obiezioni a Maria Corredentrice, presa
principalmente da recenti pubblicazioni, sia di carattere secolare che
cristiano. Ad ogni obiezione verrà offerta una risposta sintetica e fondamentale,
tenendo presente allo stesso tempo il lettore cattolico e non cattolico.
Chiamare Maria «Corredentrice» significa metterla allo stesso livello di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, facendo di lei quasi una quarta persona della Trinità, una dea o una quasi dea-divina, il che è una bestemmia all'orecchio di ogni vero Cristiano.
La
Chiesa Cattolica nel fare uso del titolo Corredentrice applicandolo alla Madre
di Gesù, in nessun modo mette Maria allo stesso livello di uguaglianza con
Gesù Cristo, il Divin Redentore. C'è una differenza infinita tra la divina
persona di Gesù Cristo e la persona umana che è Maria. L'insegnamento
papale ha fatto uso del titolo «Corredentrice» per riferirsi all'unica
partecipazione della Madre di Gesù nell'opera della Redenzione umana, con il
suo divin Figlio e sottostante a Lui.
Il
termine «Corredentrice» è correttamente tradotto «la donna con il redentore»
o ancor più letteralmente «colei che riacquista con [il Redentore]». Il
prefisso «co» deriva dal Latino «cum» il che significa «cum» e non «uguale
a, pari a».
Corredentrice,
quindi, applicato a Maria, si riferisce alla sua eccezionale cooperazione, in
unione e subordinata al suo divin Figlio, Gesù Cristo, nella Redenzione
dell'umana famiglia, come manifestato nella Sacra Scrittura.
All'invito
dell'angelo Gabriele a divenire la Madre di Gesù, Maria dà il suo libero
consenso, il suo «fiat»: «avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38).
Col suo «fiat» coopera in modo singolare all'opera della Redenzione dando al
divin Redentore il suo corpo, strumento stesso dell'umana Redenzione. «Dall'offerta
del Corpo di Gesù Cristo siamo stati santificati una volta per sempre» (Eb
10,10), e il corpo di Gesù Cristo viene a Lui dato grazie alla singolare,
libera ed attiva cooperazione della Vergine Maria. In virtù dell'aver dato
carne al «Verbo fatto carne» (Gv 1,14), il quale poi redime l'umanità, la
Vergine di Nazareth singolarmente acquista il titolo di «Corredentrice». Ecco
le parole di Madre Teresa di Calcutta: «Ovviamente Maria è Corredentrice - Ella
ha dato a Gesù il suo corpo, e il suo corpo è ciò che ci ha salvati».
Pure
la profezia di Simeone nel Tempio, nel Nuovo Testamento, ci rivela la missione
corredentiva e sofferente di Maria in diretta unione con il suo figlio
Redentore, nella loro opera di Redenzione unificata: «Simeone li benedì, ed
a Maria, sua madre, disse: "Ecco, Egli è posto per la caduta e per la
risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, sicché una
spada trapasserà la tua anima "» (Lc 2,34-35).
Ma
l'apice del ruolo corredentore di Maria, ruolo subordinato al suo Figlio, ha
luogo ai piedi della Croce, dove la totale sofferenza del suo cuore di madre,
cuore unito in obbedienza alla sofferenza del cuore del Figlio, adempie il piano
di Redenzione del Padre (cf Gal 4,4). Come frutto di questa sofferenza redentiva,
Maria viene data dal Salvatore Crocifisso, come madre spirituale di tutti i
popoli: « "Madre, Ecco tuo figlio!" Poi disse al discepolo:
"Ecco tua Madre! "» (Gv 19,27).
Come
descritto da papa Giovanni Paolo II, «Maria fu crocifissa spiritualmente con il
suo figlio crocifisso» al Calvario, e «il suo ruolo di Corredentrice non cessò
con la glorificazione di suo Figlio».
Anche
dopo l'acquisto delle grazie di Redenzione al Calvario, il ruolo Corredentivo di
Maria continua nella distribuzione di queste grazie salvifiche ai cuori
dell'umanità.
Gli
antichi scrittori cattolici e i Padri della Chiesa, nella loro semplicità
spiegano la Corredenzione Mariana con grande profondità nel primo modello
teologico di Maria come la «Nuova Eva». Essenzialmente, dicono che come Eva,
la prima «madre dei viventi» (Gn 3,20), fu uno strumento con Adamo, il
padre della razza umana, nella perdita della grazia per l'umanità intera, così
Maria, la «Nuova Eva», fu direttamente causa strumentale con Gesù Cristo,
il quale viene chiamato da san Paolo il «Nuovo Adamo» (cf 1 Cor 15,45-48),
nella restaurazione della grazia all'umanità. Citiamo le parole del Padre della
Chiesa sant'Ireneo, del secondo secolo: «Così come Eva, moglie di Adamo,
quand'ancora vergine, per la sua disobbedienza divenne causa di morte per se
stessa e per il genere umano, così anche Maria, promessa sposa ma ancora
vergine, per la sua obbedienza divenne causa di salvezza per se stessa e per
tutto il genere umano».
Alla
luce della sua singolare e diretta cooperazione con il Redentore nella
restaurazione della grazia per la famiglia umana (Gn 3,15), Maria divenne
universalmente conosciuta, ai primordi della Chiesa, come la «Nuova Madre dei
Viventi», e la sua strumentale corredenzione con Cristo fu espressa in modo
totale e succinto da san Girolamo, Padre della Chiesa del quarto secolo: «La
morte per Eva, la vita per Maria».
Referenze
esplicite sulla Corredenzione mariana come singolare partecipazione di Maria,
con e subordinata a Gesù Cristo, nella Redenzione o nel «riacquisto»
dell'umanità dalla schiavitù di Satana e del peccato, sono presenti attraverso
tutta la Tradizione Cattolica.
Per
esempio, Modesto di Gerusalemme, scrittore della Chiesa del settimo secolo,
dichiara che attraverso Maria noi «siamo redenti dalla tirannia del demonio».
San Giovanni Damasceno, (VIII secolo), così la saluta: «Salve o, te attraverso
la quale siamo redenti dalla condanna».
San
Bernardo di Clairvaux (XII secolo) c'insegna che, «per mezzo di Maria l'uomo è
stato redento».
Il
grande dottore francescano, san Bonaventura (XIII secolo), nei suoi insegnamenti
sintetizza, in modo appropriato, la Tradizione Cattolica: «La donna (cioè
Eva), ci ha portati fuori dal Paradiso e ci ha venduti; ma questa (Maria) ci ha
di nuovo portati dentro e ricomprati».
Benché
non ci fosse mai stato nessun dubbio nella mente dei Padri e dei Dottori della
Chiesa sulla totale e radicale dipendenza della partecipazione della Vergine
Maria alla Redenzione, grazie ai meriti e all'opera di Gesù Cristo, nondimeno
l'Antica Tradizione Cattolica non esitò ad insegnare e a predicare l'intima e
ineguagliabile partecipazione della donna, Maria, nel «ricomprare» o redimere
la razza umana dalla schiavitù di Satana. Così, come l'umanità fu venduta da
un uomo e da una donna, fu la volontà di Dio che l'umanità fosse ricomprata da
un Uomo e da una donna.
È
su questa ricca fondazione cristiana che i Papi e i Santi del ventesimo secolo
hanno usato il titolo di Corredentrice per il ruolo singolare di Maria nella
Redenzione dell'umanità, come illustrato nell'uso contemporaneo di
Corredentrice nei riguardi di Maria da papa Giovanni Paolo II, in cinque
occasioni durante il suo presente pontificato «Corredentrice», così come
usato dai Papi, non significa assolutamente che Maria sia una dea uguale a Gesù
Cristo, come l'identificazione di san Paolo per i cattolici come «cooperatori
con Dio» (1 Cor 3,9) non significa che i cattolici siano dei uguali all'Unico
Dio.
Tutti
i cattolici sono giustamente chiamati co-operatori o «cor-redentori» con Gesù
Cristo (cf Col 1,24) nell'atto di ricevere e di cooperare con la grazia
necessaria per la nostra redenzione e per quella degli altri - redenzione
personale soggettiva resa possibile dalla redenzione storica oggettiva o
dall'atto di «ricomprare» compiuto da Gesù Cristo, il «Nuovo Adamo», il
Redentore, e compiuto da Maria, la «Nuova Eva», la Cor-redentrice.
Chiamare la Beata Vergine Maria «Corredentrice» va contro un corretto ecumenismo Cristiano, perché porta divisione tra cattolici ed altri cattolici.
L'obiezione più comune che viene presentata riguardo all'uso del titolo Corredentrice (non parliamo neanche di una potenziale definizione di dottrina) è la sua percepita opposizione ad un ecumenismo cristiano. Dobbiamo quindi iniziare con un'accurata definizione di cosa sia un autentico ecumenismo cristiano e la sua appropriata corrispondente attività, come è compreso dalla Chiesa Cattolica.
Papa
Giovanni Paolo II, nel suo documento sull'ecumenismo, Ut Unum Sint, («Che
tutti siano una cosa sola» Gv 17,21), definisce l'autentico ecumenismo
cristiano col termine di preghiera, riferendosi «all'anima», e col termine
dialogo «riferendosi al corpo», operanti verso il traguardo finale di una
autentica e permanente unità cristiana. Allo stesso tempo, l'imperativo
cattolico di lavorare ed adoperarsi per un'unità cristiana in modo assoluto
non dà il permesso di ridurre o di diluire l'insegnamento della dottrina
cattolica, ciò mancherebbe di integrità Cattolica e, allo stesso tempo,
porterebbe ad una direzione errata il dialogo con altri cristiani non
cattolici riguardo alle verità in cui la Chiesa Cattolica fermamente crede.
Come
chiaramente insegna il Concilio Vaticano II, riferendosi al dialogo
sull'ecumenismo, «È, ovviamente, essenziale che la dottrina venga presentata
in modo chiaro e nella sua totalità. Nulla è così lontano da un vero spirito
di ecumenismo come un falso conciliatorio approccio, il che danneggia la
purezza della dottrina Cattolica e ne oscura il suo sicuro e genuino significato».
Continua
Giovanni Paolo II: «Per quanto riguarda lo studio delle divergenze, il Concilio
richiede che tutta la dottrina sia esposta con chiarezza. Nello stesso tempo,
esso domanda che il modo ed il metodo di enunciare la fede cattolica non sia
di ostacolo al dialogo con i fratelli. (62) ... Ovviamente, la piena comunione
dovrà realizzarsi nell'accettazione della verità tutta intera, alla quale lo
Spirito Santo introduce i discepoli di Cristo. Va pertanto ed assolutamente
evitata ogni forma di riduzionismo o di facile "concordismo"».
Di
conseguenza, un'accurata comprensione dell'ecumenismo dal punto di vista
Cattolico, è il mandato persistente di pregare della Chiesa, di dialogare e di
lavorare insieme nella carità e nella verità nella ricerca di una verace unità
Cristiana tra tutti i fratelli e le sorelle in Cristo, ma senza nessun
compromesso nella presentazione degli insegnamenti della dottrina della Chiesa
nella loro totalità. L'odierno Santo Padre, così personalmente dedicato
all'autentica unità dei cristiani, di nuovo afferma: «L'unità voluta da Dio
può essere ottenuta solo aderendo a tutto il contenuto della fede rivelata
nella sua integrità. Quando si tratta di fede, il compromesso è una
contraddizione con Dio che è Verità. Nel Corpo di Cristo, "via, verità e
vita" (Gv 14,6), chi potrebbe considerare vittima una riconciliazione
ottenuta alle spese della verità?» .
Applichiamo
ora questa comprensione dell'ecumenismo alla domanda su Maria Corredentrice. Il
titolo Corredentrice riferito a Maria è stato usato diverse volte negli
insegnamenti papali, e la dottrina della Corredenzione mariana vista come
partecipazione singolare di Maria, con e subordinata a Gesù Cristo, nella
Redenzione dell'umanità, costituisce il ripetuto insegnamento dottrinale del
Concilio Vaticano II:
«...Ella
si è totalmente dedicata, come ancella del Signore, alla persona e all'opera
di suo Figlio, con Lui e a Lui subordinata, servendo il mistero della
Redenzione, per grazia di Dio Onnipotente. Giustamente, quindi, i Padri vedono
Maria, non semplicemente e passivamente impiegata da Dio, ma liberamente
cooperante nell'opera della salvezza dell'uomo, tramite la fede e l'obbedienza».
Inoltre:
«Quindi, la Beata Vergine Maria, avanzò nel suo pellegrinaggio di fede, e
perseverò fedelmente in unione con suo Figlio sotto la croce, dove Ella rimase
ferma, in accordo con il piano divino, sopportando con il suo unico Figlio l'intensità
della Sua sofferenza, associandosi, nel suo cuore di Madre, con il Suo
sacrificio, e consentendo amorevolmente all'immolazione di questa vittima che da
lei era nata».
Ed
ancora: «Ella concepì, portò alla luce, e nutrì Cristo, Lo presentò al
Padre nel Tempio, condivise le sofferenze del Figlio mentre moriva sulla croce.
Quindi, in modo totalmente singolare per la sua obbedienza, la sua fede, la
sua speranza e la sua ardente carità, cooperò nell'opera del Salvatore nella
restaurazione della vita soprannaturale delle anime». Perciò, non c'è dubbio
assoluto che la Corredenzione mariana non costituisca l'insegnamento dottrinale
della Chiesa Cattolica, e come tale deve essere presentata in ogni autentica
verbalizzazione dell'insegnamento Cattolico, il quale include in modo critico il
dominio dell'autentico dialogo ecumenico.
L'affermare,
quindi, che il titolo e la dottrina di Maria Corredentrice è in qualsiasi modo
contrario alla missione ecumenica della Chiesa, è il non comprendere fondamentalmente
la missione ecumenica della Chiesa stessa. Affinché possa aver luogo un
autentico dialogo alla ricerca dell'unione Cristiana, esso deve
necessariamente includere l'autentica e totale dottrina Cristiana, includendo la
dottrina della Corredenzione Mariana. In aggiunta, l'assenza deliberata di
Maria Corredentrice nel totale dialogo ecumenico e sull'intera missione
ecumenica della Chiesa, proverebbe all'ecumenista Cattolico di mancare di
integrità e di giustizia verso il Cristiano non Cattolico, che da parte sua,
si presume, abbia portato l'insegnamento totale del suo particolare corpo
ecclesiastico al tavolo del dialogo. Ritorniamo all'ammonizione cristiana di
Giovanni Paolo II: «Nel Corpo di Cristo, che è "via, verità e vita"
(Gv 14,6), chi potrebbe considerare legittima una riconciliazione ottenuta alle
spese della verità?»
Chiamare
quindi la Beata Vergine Maria col titolo di «Corredentrice» alla luce delle
Sacra Scrittura e della Tradizione della Chiesa, non è affatto contrario
all'ecumenismo, ma piuttosto costituisce un elemento essenziale dell'integrità
cristiana richiesta dal vero ecumenismo, perché la Corredenzione mariana
costituisce un insegnamento dottrinale della Chiesa Cattolica.
Infatti,
se la dottrina della Corredentrice, al presente, è sorgente di confusione per
certi cattolici, suggerendo ad alcuni un'immagine di dea o altri eccessivi
concetti mariani, allora sembra ancor più appropriato che, nel dialogo ecumenico,
venga data una chiara spiegazione di questa dottrina mariana alle sorelle e ai
fratelli cristiani. Esiste anche il potenziale beneficio di una formale
definizione papale, che deriva dalla somma autorità cattolica, offrirebbe,
nel modo più chiaro possibile una esauriente spiegazione. Il defunto John
Cardinal O'Connor di New York, dice: «È chiaro che una formale definizione
papale sarebbe articolata con una terminologia così precisa, da assicurare
gli altri cristiani sulla adeguata capacità, da parte del Cattolico, di
distinguere tra la singolare associazione di Maria con Cristo e il potere redentivo
esercitato solamente da Cristo; questo toglierebbe l'ansietà e il timore, oggi
esistenti, negli altri fratelli cristiani».
Un'altra
legittima prospettiva ecumenica sulla Corredenzione mariana e la sua
conseguente maternità spirituale è che Maria, come Madre spirituale di tutti i
Popoli, può essere perno principale di unità cristiana tra le sorelle e i
fratelli cristiani, ora separati, anziché esserne il principale ostacolo. Il
Rev. Dottor Charles Dickson, pastore Luterano, invita la cristianità
Protestante a riesaminare la documentata e positiva difesa della devozione
mariana di molti dei suoi fondatori, come manifestata, per esempio, dalle
parole di Martin Lutero nel suo Commentario sul Magnificat: «Possa la tenera
Madre di Dio, Ella stessa, procurarmi lo spirito di saggezza vantaggiosamente
e completamente da poter esprimere questo suo canto.... Possa Cristo elargirci
una corretta comprensione... per l'intercessione e l'amore della sua cara Madre
Maria». Lutero arriva sino a chiamare Maria la «bottega di Dio», la «Regina
del Cielo», e dichiara: «La Vergine Maria vuol semplicemente dire che la sua
lode sarà cantata di generazione in generazione e che non vi sarà mai un'era,
un tempo dove Ella non sarà lodata».
Il
Dottor Dickson continua così il suo commento sul ruolo dell'universale
spirituale maternità di Maria come strumento di unione cristiana: Nel mondo
d'oggi, e ai giorni nostri, ancora affrontiamo la tragica divisione tra i
cristiani. Eppure, alla soglia di una brillante e nuova era ecumenica, Maria,
come modello di cattolicità o di universalità, diventa ancora più importante.
Nel corso dei secoli, dagli inizi della Chiesa al tempo di Maria e degli
Apostoli, la maternità della Chiesa era una. Questa fondamentale maternità
non può sparire, nonostante vi siano divisioni. Maria, per mezzo della sua
maternità, mantiene l'universalità del gregge di Cristo. Quando tutta la comunità
Cristiana si rivolge a lei aumenta la possibilità di una nuova nascita e di una
riconciliazione. In questo modo, Maria, la madre della Chiesa, è anche la
sorgente di riconciliazione tra i figli divisi e sperduti.
Chiamare la Madre di Gesù «Corredentrice» o il suo ulteriore ruolo di «Mediatrice» implica un ruolo di mediazione fatto da altri oltre che da Gesù Cristo, ma il Vangelo dichiara chiaramente, in Timoteo 2,5 che: «vi è un solo Dio e un unico mediatore tra Dio e l'umanità, "l'uomo Gesù Cristo "», e quindi, nessuna creatura può giustamente essere mediatrice.
La
definizione del «mediatore» (in Greco, mesitis- «essere nel mezzo») è una
persona che interviene tra altre due persone o altri due gruppi per il fine di
riunire o riconciliare le due parti. Applicando questo termine a Gesù Cristo,
san Paolo indubbiamente dichiara che esiste un solo mediatore tra Dio e l'umanità,
e precisamente «l'uomo Cristo Gesù». Nessuno quindi raggiunge Dio Padre se
non per mezzo dell'unica, perfetta mediazione di Gesù Cristo.
Ma
la domanda rimane: la singola perfetta mediazione di Gesù Cristo preclude o
piuttosto procura agli altri di partecipare in modo subordinato all'unica
mediazione di Cristo? In altre parole, la singola ed esclusiva mediazione di
Cristo esclude la creatura dal partecipare a quella singola essenziale
mediazione? O piuttosto, la sua divina ed umana perfezione permette ad altri di
condividere la sua unica mediazione in un modo subordinato e secondario?
Le
Sacre Scritture offrono esempi utili per rispondere a questa domanda sulla
mediazione, dove i cristiani sono obbligati a partecipare a qualcosa che è
anche «unico», esclusivo, e totalmente dipendente dalla persona di Gesù
Cristo. Gesù Cristo, l'unigenito Figlio di Dio. C'è solo un vero Figlio di
Dio, Gesù Cristo, generato da Dio Padre (1 Gv 1,4). Ma tutti i cristiani sono
chiamati a partecipare a questa vera ed unica condizione di figlio di Gesù
Cristo diventando «figli adottivi» in Cristo (cf 2 Cor 5,17; Gv 3,1; Gal
2,20), in una autentica condivisione nella singola condizione di Figlio di
Cristo, per mezzo del battesimo, che permette ai figli e alle figlie adottive di
condividere anche l'eredità del Figlio unigenito, che è la vita eterna.
Vivere
nel Cristo Unigenito. Tutti i cristiani sono chiamati a condividere, a
partecipare della «unigenicità, della singola vita» di Gesù Cristo, poiché
«Grazia» è il partecipare alla vita e all'amore di Gesù Cristo, e per
mezzo di lui alla vita e all'amore della Trinità. Per questo san Paolo dice:
«.... non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20) e 2
Pt 1,4 invita i cristiani a «partecipare, a prendere parte della divina
natura», per vivere nel solo Cristo, e di conseguenza nella vita della Trinità.
Il
Sacerdozio unico di Gesù Cristo. Tutti i cristiani sono anche chiamati a
partecipare, in gradi diversi, all'unico sacerdozio di Gesù Cristo. La
Lettera agli Ebrei identifica Gesù Cristo come l'unico «sommo sacerdote» (cf
Eb 3, l; 4,14; 5,10) che offre sul Calvario il grande sacrificio di sé stesso.
Eppure, allo stesso tempo, le Scritture invitano tutti i cristiani, ovviamente
a diversi livelli di partecipazione, ministeriale (cf At 14,22) o regale (cf 1
Pt 2,9), a partecipare all'unico sacerdozio di Gesù Cristo, offrendo «sacrifici
spirituali». Ogni Cristiano viene istruito ad «offrire sacrifici spirituali
accettabili a Dio» (1 Pt 2,5; 2,9).
In
ciascuno di questi casi, il Nuovo Testamento invita i cristiani a condividere
quello che è singolarmente e unicamente appartenente a Cristo, l'Alfa e
l'Omega; è una partecipazione vera, benché a livelli completamente
subordinati. Riferendoci, quindi, a Cristo l'Unico Mediatore (1Tm 2,5), vediamo
lo stesso imperativo cristiano che invita altri a condividere o a partecipare
dell'unica mediazione di Gesù Cristo.
La
principale domanda cristologica allora dev'essere fatta:
codesta
partecipazione subordinata all'unica mediazione di Cristo, oscura, adombra
l'unica mediazione di Cristo, o piuttosto manifesta la gloria della sua unica
mediazione? Si può rispondere facilmente a questa domanda immaginando un
mondo contemporaneo senza «figlie e figli adottivi in Cristo», senza cristiani
che oggi partecipano alla unica vita di Gesù Cristo nella grazia, o senza
cristiani che offrono sacrifici spirituali nel sacerdozio cristiano. Tale
assenza di umana partecipazione servirebbe solo ad oscurare la unicità del
Figlio, il solo e unico Sommo Sacerdote, e la Vita stessa di grazia in Gesù
Cristo.
Lo
stesso principio è vero riguardo alla partecipazione all'unica mediazione di
Gesù Cristo in un modo dipendente e subordinato:
Più
numerosa è la partecipazione umana all'unica mediazione di Cristo, tanto più
vengono manifestati al mondo la perfezione, il potere e la gloria dell'unica e
necessaria mediazione di Gesù Cristo.
Inoltre,
le Sacre Scritture offrono diversi esempi di mediatori umani istituiti da Dio
che, per divina iniziativa hanno cooperato all'unione dell'umanità con Dio
stesso. I grandi profeti del Vecchio Testamento erano mediatori ordinati da Dio
tra IHWH e il popolo d'Israele, i quali cercavano di riportare il popolo
d'Israele alla fedeltà verso Dio (cf Is 1; Ger l; Ez 2). I patriarchi del
Vecchio Testamento, Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè ecc., erano mediatori umani
dell'alleanza di salvezza tra Dio e il popolo d'Israele, per iniziativa di Dio
(cf Gn 12,2; 15,18; Es 17,11). San Paolo agli Israeliti indica Mosè come
mediatore della legge: «E allora, perché la legge? Essa fu aggiunta a motivo
delle trasgressioni, tramite un mediatore» (Gal 3,19-20). E gli angeli,
abbracciando tutto il Vecchio e il Nuovo Testamento con centinaia di atti di
mediazione, sono messaggeri di Dio, i quali portano riconciliazione tra Dio e la
famiglia umana, agendo come mediatori, prima e dopo la venuta di Cristo, l'unico
Mediatore (cf Gn 3,24; Lc 1,26; Lc 1,19).
Riguardo
a Maria, la Sacra Scrittura rivela in modo chiaro la secondaria e subordinata
partecipazione della Madre di Gesù all'unica mediazione di Gesù Cristo.
All'Annunciazione, il «sì» libero e attivo di Maria all'invito dell'angelo
agisce come mediazione, portando al mondo Gesù Cristo, il Redentore del mondo e
l'Autore di tutte le grazie (cf Lc 1,38). Maria può giustamente essere
chiamata, «Corredentrice» e «Mediatrice di tutte le grazie», come colei
che in modo singolare condivide l'unica mediazione di Gesù Cristo, a ragione di
questa sua singolare partecipazione, che ha dato al Redentore un corpo agendo,
quindi, come mediatrice della Sorgente di tutte le grazie per il mondo intero.
Questa
singolare partecipazione mariana alla mediazione di Cristo, voluta da Dio per
l'opera redentiva di Cristo, trova la sua somma espressione al Calvario. Ai
piedi della croce, la sofferenza spirituale di Maria, unita al sacrificio
redentivo di suo Figlio, come la Nuova Eva con il Nuovo Adamo, apre la porta ai
frutti spirituali universali che sono l'acquisizione delle grazie di Redenzione;
i quali frutti, a loro volta, aprono la porta al dono di una spirituale
maternità ad ogni cuore umano, dono derivante dal cuore del Cristo Crocifisso:
«Ecco tua Madre!» (Gv 19,27). Il dono del Redentore di sua madre come madre
spirituale a tutta l'umanità, comporta il nutrimento spirituale da parte
della madre ai suoi figli, nell'ordine della grazia. Questo costituisce la
distribuzione delle grazie del Calvario da parte di Maria ai suoi figli
spirituali, come Mediatrice di tutte le grazie, il che rende perpetua la sua
singolare partecipazione all'unico atto di mediazione di Gesù Cristo.
Giovanni
Paolo II spiega la percezione cattolica di questa singolare partecipazione
Mariana all'unica mediazione di Gesù Cristo:
Maria
entrava, in modo del tutto personale nell'unica mediazione «fra Dio e gli
uomini», che è la mediazione dell'uomo Cristo Gesù. Se ella stessa per prima
ha sperimentato su di sé gli effetti soprannaturali di questa unica
mediazione - già all'annunciazione era stata salutata come «piena di grazia»,
- allora bisogna dire che per tale pienezza di grazia e di vita soprannaturale
era particolarmente predisposta alla cooperazione con Cristo, unico mediatore
dell'umana salvezza. E tale cooperazione è appunto questa mediazione
subordinata alla mediazione di Cristo. Nel caso di Maria abbiamo una speciale ed
eccezionale mediazione.
E nel suo commentario su Timoteo 2,5 e sulla materna mediazione di Maria, Giovanni Paolo II dichiara: Ricordiamo che la mediazione di Maria è essenzialmente definita dalla sua divina maternità. Il riconoscere il suo ruolo come mediatrice è implicito nell'espressione «nostra Madre», che presenta la dottrina della materna mediazione facendo enfasi sulla sua maternità.... Proclamando Cristo il solo mediatore (cf 1 Tm 2,5-6), il testo della lettera di san Paolo a Timoteo esclude ogni altra parallela mediazione, ma non una mediazione subordinata. Infatti, prima di fare enfasi sull'unica mediazione di Cristo, l'autore esorta «che si facciano suppliche, preghiere, domande, azioni di grazie per tutti gli uomini» (2,1). Non sono forse le preghiere una forma di mediazione? Certamente, secondo san Paolo, l'unica mediazione di Cristo deve incoraggiare altre forme ministeriali dipendenti di mediazione... In verità, che cos'è la materna mediazione di Maria se non il dono del Padre al1'umanità?.
Possiamo
quindi vedere la partecipazione di Maria all'unica mediazione di Gesù Cristo,
straordinaria, senza pari, mai uguagliata da alcun'altra creatura o
partecipazione angelica, ma, allo stesso tempo totalmente subordinata e dipendente
dall'unica mediazione di Gesù Cristo.
Come
tale, la materna mediazione di Maria, come nessun'altra, manifesta la vera
gloria e il potere della mediazione di Cristo. I titoli mariani di
Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie (e pure di Avvocata), in nessun
modo vanno a violare la proibizione di 1Tm 2,5; contro qualsiasi altro atto di
mediazione rivale, parallela o autonoma, al contrario, questi titoli, descrivono
una speciale e straordinaria materna partecipazione in quell'unica, perfetta e
salvifica mediazione di Gesù Cristo.
Dice
il Dr. John Macquarrie, docente Anglicano ad Oxford:
Il
problema della Mediazione Mariana non può essere risolto sottolineando il
problema dell'esagerazione e dell'abuso, o facendo appello a testi isolati delle
scritture, come per esempio il verso di Tm 2 sopra indicato..... o dal
desiderio di non dire nulla per timore di offendere qualche collega nel dialogo
ecumenico. Certi entusiasti, senza pensare, possono aver elevata la posizione
di Maria ad una virtuale uguaglianza con Cristo, ma questa aberrazione non è
una necessaria conseguenza del riconoscere che ci dev'essere una verità che,
con forza, sta cercando d'esprimersi tramite le parole Mediatrice e
Corredentrice.
Ogni
teologo competente sarebbe d'accordo nel dire che il ruolo redentivo di Maria è
subordinato e ausiliare al ruolo centrale di Cristo. Ma, se tale ruolo
appartiene ad essa, allora, meglio lo si comprende, meglio è per tutti. E così
pure si può dire di altre dottrine concernenti Maria, le quali, non solo si
limitano a dire qualcosa di Maria, ma dicono di più, parlano per tutta la
Chiesa ed anche per tutta 1'umanità.
Dare a Maria l'appellativo di Corredentrice, o dire che tutti i cristiani in genere sono «corredentori» è far partecipe in modo attivo nella Redenzione una creatura umana. Tale attività è divina o, in modo più specifico, è un'attività «teandrica» compiuta solo da Gesù Cristo nelle sue due nature, divina e umana, e quindi tale affermazioni sono proibite dalla cristianità. Una tale cosa aprirebbe le porte al paganesimo, poiché ammetterebbe una persona umana, Maria, partecipe di una azione redentiva che solo Gesù Cristo può compiere.
La
risposta a questa obiezione, in molti modi, può essere trovata nella stessa
fondamentale evidenza della Sacra Scrittura che ha risposto alla obiezione di
prima, riferentesi ad ogni subordinata e umana partecipazione all'unica
mediazione di Gesù Cristo (mediazione che include la Redenzione). Ma esaminiamo
la specifica obiezione riguardo all'attiva partecipazione di Maria all'atto
divino di Redenzione.
Tutta
l'obiezione alla partecipazione attiva di Maria come Corredentrice nella
Redenzione compiuta da Gesù Cristo sta nel fatto che segue. L'attività
teandrica si riferisce ad una azione compiuta da Gesù Cristo, azione compiuta
da entrambe le sue nature, la natura divina e la natura umana. Poiché l'atto di
Redenzione di Gesù Cristo era una attività teandrica, e Maria era
semplicemente una creatura umana, le sue azioni non erano quindi teandriche, di
conseguenza ella non può attivamente partecipare nella Redenzione. Quindi,
Maria non può essere giustamente chiamata «Corredentrice», termine che
significa «ricomprare» l'umanità con il Redentore. Ed anche nessun cristiano
dovrebbe essere chiamato «corredentore» perché nessuna creatura umana può
essere partecipe d'una attività teandrica.
Per
meglio risolvere questa obiezione, bisogna ritornare all'essenziale significato
etimologico della parola «corredentrice». Il prefisso latino, cum, significa
«con» e non «uguale a». Il verbo Latino re(d) emere significa, «ricomprare»,
e il suffisso - trix, significa «colei che fa qualcosa», al femminile. Allora,
nella sua forma completa, il termine corredentrice si riferisce alla «donna con
il redentore», o più letteralmente, «la donna che ricompra, compra indietro,
con [il Redentore]».
Così
come usato dalla Chiesa Cattolica, il termine Corredentrice, esprime la
singolare e attiva partecipazione di Maria nella divina e umana attività di
Redenzione compiuta da Gesù Cristo. Inoltre, radicalmente dipendente e subordinata
all'azione teandrica redentiva di Gesù Cristo, la stessa perfezione che questa
divina e umana redenzione ci provvede, piuttosto che proibire, ne permette una
attiva e vera partecipazione, seppure a vari livelli.
Mentre
è legittimo distinguere un'azione teandrica da un'azione umana, il rigettare,
il non permettere una umana attiva partecipazione all'attività teandrica di Gesù
Cristo, è cosa contraria alla Tradizione Cattolica e alla Sacra Scrittura,
sia quelle antiche che quelle più evolute.
Per
partecipare attivamente ad una azione teandrica non è necessario che anche il
partecipante possegga una natura divina e umana. Questo significherebbe
fraintendere la distinzione tra «essere», nel senso di possedere l'essenza e
lo specifico attributo come parte di ciò che una persona è, dalla «partecipazione»,
nel senso di condividere l'essenza e lo specifico attributo posseduto da un
altro. Così, Maria, come creatura umana può attivamente partecipare all'azione
teandrica redentiva di Gesù Cristo, senza lei stessa possedere l'essenza della
divinità come specifico attributo. In simile modo, ogni Cristiano condivide,
partecipa nella divina natura di Gesù Cristo (cf 2 Pt 1,4), senza essere un
dio; ma partecipe della condizione di figlio propria di Gesù Cristo; (cf Gal
4,4) senza essere divinamente generato ma partecipe della mediazione di Cristo
(1 Tim 2,1) senza, per questo essere l'unico divino e umano Mediatore (Tim
2,5).
Ancora
una volta, la Sacra Scrittura attesta l'attiva singolare partecipazione di
Maria all'atto di Redenzione di Gesù Cristo. Con il suo «fiat», Maria dà
libero consenso all'invito dell'angelo Gabriele di divenire la madre di Gesù,
«Sia fatto di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Ella coopera
singolarmente con l'opera di Redenzione dando al Redentore il suo corpo, corpo
che diventò lo strumento stesso di redenzione. La profezia di Simeone rivela
l'ineguagliabile missione corredentiva di Maria in diretta unione con il suo
Figlio Redentore nella loro unificata opera di redenzione, «Sicché una spada
trapasserà la tua anima» (Lc 2,34-35).
L'apice
del ruolo di Maria come Corredentrice con e subordinata al suo divin Figlio, ha
luogo ai piedi della Croce, dove la sofferenza totale del cuore della Madre è
unita, in obbedienza, alle sofferenze del cuore del Figlio in pieno accordo con
il piano di redenzione di Dio Padre: « "Donna, ecco tuo Figlio!", poi
disse al discepolo "Ecco tua Madre" »» (Gv 19,27).
I
Padri della Chiesa e i primi cristiani spiegavano la partecipazione mariana
con e subordinata a Cristo nel «riscattare» la famiglia umana dalla schiavitù
di satana e del peccato col primo modello teologico di Maria come la «Nuova Eva».
Codesti antichi scrittori attestavano l'unità della Redenzione operata da
Cristo e alla cooperazione da parte di Maria, nel dire che come Eva, la prima «madre
dei viventi»» (Gn 3,20) fu causa strumentale con Adamo, il padre del genere
umano, nella perdita della grazia per l'umanità intera,
«Ella
ha pagato il prezzo [della redenzione] come donna coraggiosa e amorosa - cioè,
quando Cristo soffriva sulla Croce per pagare il prezzo per la nostra
purificazione, per lavarci e per redimerci, la Beata Vergine era presente, accettando
e in pieno accordo con la divina volontà». Sant'Alberto Magno o [Pseudo-Alberto],
13° secolo: «Ad ella solamente era stato dato il privilegio, cioè una comunicazione
nella Passione... per farla parte, perché condividesse nei benefici della
Redenzione, Egli ha voluto che lei partecipasse alla penalità della Passione,
cosicché potesse diventare la madre di tutti attraverso la ri-creazione...».
Giovanni Taulero, 14° secolo: «Dio accettò l'oblazione di Maria, come gradito
sacrificio per l'utilità e la salvezza di tutto il genere umano... A te
predisse, o Maria tutta la tua passione per la quale ti avrebbe fatta partecipe
di tutti i suoi meriti e di tutte le sue afflizioni, e tu avresti così
cooperato con lui nella restaurazione dell'uomo alla salvezza».
14°
secolo: ... «come la persona che soffre con il Redentore, per il peccatore
schiavo, Corredentrice diventasti». L'insegnamento Cattolico sulla
Corredentrice, continua in modo consistente, dal Medio Evo sino ai giorni
nostri, come si può vedere nella selezione degli esempi che seguono: «I Santi
e i dottori sono in accordo, nel dare alla Beata Vergine Maria, il titolo di
Corredentrice del mondo. Non c'è alcun dubbio sulla legittimità dell'uso di
detto linguaggio, perché, a questo riguardo, esiste uno stragrande numero di
autorità che lo appoggiano....» (Faber, 19° secolo).
«Pensiamo
a tutti gli altri straordinari meriti, per i quali Ella condivise con suo Figlio
Gesù la redenzione dell'umanità... Ella non solo era presente ai misteri
della redenzione, ma ne prese parte, ne fu coinvolta» (Papa Leone XIII, 19°
secolo).
«Ella
soffrì in modo così intenso e profondo che quasi morì con la sofferenza e la
morte di suo Figlio; ella, per la salvezza dell'umanità, abbandonò totalmente
i suoi materni diritti sul Figlio, e lo immolò - per quanto le fosse stato possibile
- così da appagare la giustizia di Dio, affinché noi potessimo giustamente
dire, che ella insieme a Cristo redense il genere umano» (Papa Benedetto XV, 20°
secolo).
«Per
la natura stessa della sua opera il Redentore doveva associare sua Madre a
quell'opera. Per questa ragione, noi la invochiamo con il titolo di
Corredentrice» (Papa Pio XI, 20° secolo).
«Cos'anche
la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente
la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se
ne stette soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo
materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della
vittima da lei generata» (Concilio Vaticano II).
«Spiritualmente
crocifissa col suo Figlio crocifisso (cf Gal 2,20), ella contemplò con amore
eroico la morte del suo Dio, il suo ruolo di Corredentrice non cessò con la
glorificazione di suo Figlio» (Papa Giovanni Paolo II, 1985).
«La
collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario,
del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il
sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso
e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di
Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice
che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini» (Papa Giovanni Paolo II,
1997).
L'insegnamento
della Tradizione Cattolica sul ruolo singolarmente corredentivo di Maria
continua nel terzo millennio con il recente insegnamento papale di Giovanni
Paolo II, dove l'intima partecipazione di Maria alla morte di suo Figlio al
Calvario viene paragonata all'offerta propiziatoria fatta da Abramo (che pure
offre suo Figlio, offerto in obbedienza di fede a Dio):
«La
vetta di questo pellegrinaggio terreno nella fede è il Golgota dove Maria vive
intimamente il mistero pasquale del Figlio: muore in certo senso come madre
nella morte del Figlio e si apre alla "risurrezione" con una nuova
maternità nei confronti della Chiesa (cf Gv 19,25-27). Là, sul Calvario,
Maria sperimenta la notte della fede, simile a quella di Abramo sul monte
Moria... » (21 Marzo, 2001).
Inoltre,
i Padri e i Dottori della Chiesa insieme con la Tradizione Cattolica successiva
fino ai nostri giorni, sottolineano la totale e radicale dipendenza della
partecipazione di Maria all'atto di Redenzione basata sui meriti dell'opera divina
di Gesù Cristo, ma non esitano ad insegnare la partecipazione della donna,
Maria, con Gesù Cristo, nel teandrico «ricomprare» o redimere l'umanità
dalla schiavitù del peccato e di Satana. Questa mariana partecipazione alla
Redenzione, riflette l'antico insegnamento Cattolico che, poiché l'umanità
era perduta o «venduta» da un uomo e da una donna, in tale modo era volontà
di Dio che l'umanità fosse redenta o «ricomprata» da un Uomo e da una donna.
Allora
noi ci chiediamo, in quale modo la partecipazione di Maria come Corredentrice
è diversa dalla chiamata generale dei cristiani a partecipare alla Redenzione
di Gesù Cristo?
In
verità, la Sacra Scrittura, chiama tutti i cristiani a quanto diceva san Paolo
«completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del
suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24); questo insegnamento non parla di una
partecipazione di tutti cristiani nella storica e universale Redenzione del
Calvario, dove Gesù ha ottenuto le grazie della Redenzione per la sua passione
e morte (a volte teologicamente riferita come «redenzione oggettiva»). Se
così fosse, sarebbe una conclusione scorretta dire che qualcosa «mancava»
alla sofferenza storica redentiva e ai meriti salvifici di Gesù Cristo, che,
in se stessi sono infiniti e inesauribili.
Invece,
gli insegnamenti di san Paolo si riferiscono all'imperativo Cristiano,
attraverso la libera cooperazione, attraverso la preghiera e al sacrificio, di
partecipare alla discesa e alla diffusione della distribuzione delle grazie
infinite acquistate da Gesù Cristo al Calvario per la famiglia umana
(teologicamente riferita come «redenzione soggettiva»). Così come ogni
cuore umano deve rispondere attivamente e liberamente alla grazia salvifica di
Gesù Cristo per la propria personale redenzione soggettiva, così pure il cristiano
è chiamato a partecipare attivamente nella discesa, diffusione e nella
distribuzione delle grazie di redenzione anche per altri, in questo consiste il
«completare» ciò che san Paolo dice ‘mancare’ nelle sofferenze di Cristo
per il bene del corpo di Cristo. A questo riguardo, tutti i cristiani
partecipano veramente alla redenzione soggettiva, a questa salvifica
distribuzione di grazie come «cooperatori di Dio» (1 Cor 3,9) o corredentori,
per usare l'espressione dei papi del 20° secolo,
La
partecipazione di Maria è diversa da questa generale chiamata Cristiana di
partecipare nella distribuzione delle grazie salvifiche nella redenzione
soggettiva individuale e personale perché solamente lei ha anche partecipato,
subordinatamente e totalmente dipendente dal Redentore nell'oggettiva
storica universale Redenzione, come la Nuova Eva, con e subordinata al Nuovo
Adamo. Ecco perché il titolo di Corredentrice in primo luogo, si riferisce
esclusivamente a Maria.
Di
nuovo, il discorso di papa Giovanni Paolo II, 1997 dice:
«La
collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario,
del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il
sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso
e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di
Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice
che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini» (Papa Giovanni Paolo II,
1997).
Quindi,
il titolo e la verità su Maria come Corredentrice, così come vista negli
Scritti cristiani e nella Tradizione Cattolica, sottolinea la legittimità e il
frutto spirituale per una umana attiva partecipazione nell'azione teandrica
redentiva di Gesù Cristo. Per Maria Corredentrice, questa partecipazione
alla redenzione costituisce una partecipazione in entrambe, l'acquisizione e la
distribuzione delle grazie redentive; invece per tutti gli altri cristiani, si
tratta di una partecipazione alla distribuzione delle grazie redentive come
corredentori in Cristo, come riassunto dal Teologo del Vaticano padre Jean
Galot, SJ nella pubblicazione Vaticana ufficiale de L'Osservatore Romano:
«Questo
titolo di Corredentrice è criticato perché potrebbe suggerire uguaglianza
tra Maria e Cristo. Questo criticismo non ha affatto fondamento...
Corredenzione significa subordinazione all'opera redentiva di Cristo, perché
è solamente una cooperazione e non un'opera parallela o indipendente. Di
conseguenza, ogni uguaglianza con Cristo viene esclusa... La parola "corredenzione"
che significa «cooperazione alla redenzione», può essere applicata ad ogni
Cristiano e a tutta la Chiesa. San Paolo scrive: "Siamo cooperatori di
Dio" (1 Cor 3,9)»4.
L'idea di Maria come Corredentrice e l'insegnamento della Corredenzione Mariana è una pia credenza, è una devozione mantenuta da alcuni cattolici, ma non è un insegnamento dottrinale della Chiesa Cattolica. Si trova solamente in alcuni testi papali e non è ufficialmente insegnato dal Magistero, e nemmeno è presente dottrinalmente negli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
Per
chi aderisce alla fede Cattolica, la questione del fatto che una certa
posizione teologica costituisca o no un autentico insegnamento dottrinale
della Chiesa, è essenzialmente manifestato dalla sua presenza, o dalla sua
assenza, negli insegnamenti delle autorità riconosciute della Chiesa stessa.
L'autorità dell'insegnamento ufficiale della Chiesa Cattolica, o il «Magistero»,
risiede negli insegnamenti ufficiali del Papa, e dei vescovi in unione con il
Papa sotto la guida generale dello Spirito Santo.
Benché
esista una certa gerarchia tra le espressioni degli insegnamenti ufficiali
dell'autorità della Chiesa, dal dogma definito di un concilio ecumenico o dallo
statuto papale infallibile ex cattedra, all'insegnamento dottrinale del
concilio generale ecumenico, alle lettere encicliche, agli insegnamenti papali
più generali contenuti nei discorsi papali, vi sono anche, allo stesso tempo,
le generali direttive per i fedeli cattolici presentate dal Concilio Vaticano
II, che parlano della necessità di una adesione comune, un cuore e una mente,
al pensiero espresso del papa, anche quando non parla ex cattedra, cioè
infallibilmente. E di sicuro, tutti gli insegnamenti dottrinali, dal concilio
ecumenico alle encicliche papali, frequentemente ripetuti negli insegnamenti
papali, costituiscono autentici insegnamenti dottrinali della Chiesa
Cattolica.
Applichiamo
ora questo criterio per la dottrina ufficiale Cattolica alla domanda dello stato
dottrinale della Corredenzione mariana.
A
voler considerare solo i fondamenti dell'insegnamento dottrinale del Concilio
Vaticano II, la certezza dello stato dottrinale della Corredenzione mariana è
incontestabile. Il Vaticano II insegna ripetutamente la singolare partecipazione
di Maria alla redenzione di Gesù Cristo:
«....
consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e
all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e
con lui, con la grazia di Dio Onnipotente. Giustamente, quindi, i Santi Padri,
ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma
che cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza».
E
continua: «Così anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della
fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non
senza un disegno divino, se ne stette, soffrendo profondamente col suo Unigenito
e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente
consenziente all'immolazione della vittima da lei generata».
Il
Concilio di nuovo spiega:
Col
concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire
col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all'opera del
Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare
la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre nell'ordine
della grazia.
Il
Teologo Vaticano, Jean Galot, conferma lo stato dottrinale ufficiale della
Corredenzione mariana alla luce degli insegnamenti del Vaticano II:
Senza
usare il termine «Corredentrice», il Concilio pronuncia chiaramente la
dottrina: una cooperazione del tutto unica e singolare, una materna cooperazione
nella vita e nell'opera del Salvatore, che raggiunge il suo apice nella
partecipazione del sacrificio al Calvario, e che è orientata verso la vita
soprannaturale delle anime...
Continua
Galot ne L'Osservatore Romano, il giornale ufficiale del Vaticano:
«Il
Concilio Vaticano Il, che evitò l'impiego del titolo combattuto di [Corredentrice],
tuttavia afferma con vigore la dottrina che suggerisce implicitamente...».
Oltre
la sua certa presenza dottrinale nel Vaticano II, la mariana Corredenzione,
insieme con l'uso esplicito del titolo Corredentrice, è un insegnamento
papale che si ripete dal 19° al 21° secolo, il che ci conferma la sua
appartenenza autentica alla Chiesa. La Corredenzione mariana è ripetutamente
insegnata in numerose encicliche papali e negli insegnamenti generali come si
può vedere dalle citazioni riportate, dai brani che seguono, prese da
ufficiali insegnamenti papali: Leone XIII: «Quando Maria al Tempio, offre
completamente se stessa a Dio, già condivideva con Lui la dolorosa espiazione
per la un miracolo di carità, affinché potesse riceverci come figli,
liberamente Lo offerse alla divina giustizia, morendo con Lui in cuor suo,
trapassata dalla spada del dolore».
San
Pio X: «Dovuto all'unione di sofferenza e di proposito esistente tra Gesù e
Maria, Ella meritò di diventare la più degna Riparatrice di un mondo perduto,
e per questa ragione, la dispensatrice di tutte le grazie che Gesù ci ha acquistato
per la Sua morte e il Suo sangue... e poiché Ella è stata scelta da Cristo per
essere la Sua associata nell'opera di salvezza, ha ottenuto per noi de congruo,
come si suol dire, quello che Cristo ha meritato de condigno...»
Benedetto
XV: Il fatto che era con il Figlio crocifisso e morente, era in accordo con il
piano divino. In ogni caso Ella, (Maria) soffrì e quasi morì con il suo
Figlio sofferente e morente; in ciascuno dei casi, Ella abbandonò i suoi
diritti materni verso il Figlio, per la salvezza del genere umano, e Lo immolò
- per quanto Le fosse possibile - per appagare la giustizia di Dio, affinché
potessimo giustamente dire che Ella, insieme a Cristo, redense 1'umanità".
Pio
XI: "O Madre d'amore e di misericordia che, quando il tuo dolcissimo Gesù
consumava la Redenzione del genere umano sull'altare della croce, stavi a Lui
vicino, soffrendo con Lui come Corredentrice preserva in noi, ti preghiamo, e
accresci giorno per giorno il prezioso frutto della Sua Redenzione e la
compassione di Sua Madre".
Pio
XII: "Era Maria, che, sempre profondamente e intimamente unita con Suo
Figlio, come una Nuova Eva, sul Golgota Lo offre al Padre Eterno, insieme con il
sacrificio dei suoi materni diritti d'amore, per tutti i figli di Adamo,
peccatori a causa della peccaminosa caduta di Adamo".
Giovanni
Paolo II: "In lei le numerose ed intense sofferenze si assommarono in una
tale connessione e concatenazione, che se furono prova della sua fede
incrollabile, furono altresì un contributo alla redenzione di tutti... Fu sul
Calvario che la sofferenza di Maria Santissima, accanto a quella di Gesù,
raggiunse un vertice già difficilmente immaginabile nella sua altezza dal punto
di vista umano, ma certo misterioso e soprannaturalmente fecondo ai fini
dell'universale salvezza. Quel suo ascendere al Calvario, quel suo
"stare" ai piedi della Croce insieme col discepolo prediletto furono
una partecipazione del tutto speciale alla morte redentrice del Figlio"
Giovanni
Paolo II: "Crocifissa spiritualmente col suo Figlio (cf Gal 2,20), contemplò
con eroico amore la morte del suo Dio, "amorosamente consenziente
all'immolazione della vittima da lei generata" (Lumen Gentium, 58)...
Infatti, al Calvario Ella si unì al sacrificio del Figlio che diede inizio alla
fondazione della Chiesa... Infatti, il ruolo di Maria come Corredentrice non
cessò con la glorificazione di suo Figlio".
Noi
vediamo, sia dagli insegnamenti del concilio ecumenico che dai ripetuti
insegnamenti papali attraverso le encicliche e le istruzioni generali, che
l'insegnamento sulla Corredenzione mariana costituisce, senza dubbio,
un'autentica dottrina nel seno stesso degli insegnamenti autoritativi del
Magistero.
A
volte vien fatta l'obiezione che il titolo specifico di Corredentrice appare
solamente negli insegnamenti papali di minore importanza, e quindi non
rappresenta un insegnamento dottrinale Cattolico. Questo modo di pensare,
sarebbe un separare artificialmente il titolo, Corredentrice, dalla dottrina
teologica della corredenzione, con la quale il titolo è essenzialmente connesso
e nella Redenzione, e di conseguenza, il separare il titolo dalla dottrina
sarebbe un disconnettere in modo pericoloso e inappropriato il titolo dalla sua
fondazione dottrinale rivelata e autoritativamente insegnata. Insomma, la
certezza dottrinale della Corredenzione mariana garantisce la certezza
dottrinale di Maria Corredentrice.
Inoltre,
il ripetuto uso papale del titolo di Corredentrice, in cinque diverse occasioni,
dal papa odierno, dovrebbe per se stesso, togliere ai fedeli cattolici ogni
dubbio sulla legittimità del titolo Corredentrice (indipendentemente dalla
preferenza individuale del Cattolico o del non Cattolico). A meno che, il
Cattolico non venga alla conclusione contraria, cioè che il papa Giovanni Paolo
II ha usato ripetutamente un titolo Mariano che di per sé è dottrinalmente
erroneo, teologicamente scorretto, o intrinsecamente privo di fondazione
dottrinale Cristiana. Tuttavia questo sembra contrario al senso pieno del
religioso assenso di cuore e di mente che ci viene richiesto dal pensiero del
papa a motivo dell'infallibilità del suo insegnamento.
In
conclusione, alla luce dei ripetuti insegnamenti papali e conciliari, la
Corredenzione mariana e il suo corrispondente titolo "Corredentrice"
costituiscono un insegnamento dottrinale e ufficiale della Chiesa.
"Ad un livello teologico più speculativo, sembra che Maria non possa partecipare all'acquisizione delle grazie di redenzione (o "redenzione oggettiva') come Corredentrice quando lei stessa ha avuto bisogno di essere redenta. Se lei ha cooperato alla redenzione oggettiva, è perché senza di lei, la redenzione oggettiva non è stata compiuta. Ma se la redenzione oggettiva non è, infatti, stata compiuta, allora, lei stessa non può trarne beneficio personalmente. Questo sarebbe come dire e accettare che al momento stesso che la redenzione oggettiva sta per essere compiuta è anche già stata compiuta, il che sarebbe una contraddizione".
Questa
apparente contraddizione si può chiarire nel comprendere correttamente come
Maria abbia ricevuto ciò che viene chiamata "redenzione preservativa"
alla luce dei meriti previsti di Gesù Cristo sulla Croce.
È
vero che Maria ha dovuto essere "redenta" per partecipare attivamente
al processo di redenzione come socio senza colpa; la Nuova Eva, con e sotto Gesù
Cristo, il Nuovo Adamo. Se Maria avesse avuto il peccato originale e gli effetti
che esso porta, non avrebbe potuto essere completamente unita al Redentore ed
essere in "inimicizia" o in opposizione completa con satana e il suo
seme di peccato con i suoi effetti (cf Gn 3,15) nel processo di redenzione, di
"ricomprare" la famiglia umana da satana e restituire la grazia
all'umanità. Qualsiasi peccato da parte di Maria le darebbe un attributo di
"doppio-agente", essendo così unita, in un
certo
grado, sia al Redentore che a satana. Maria, quindi, come figlia di Adamo e di
Eva per virtù della sua umanità, ha dovuto essere redenta in una forma
particolare, ella fu preservata dal peccato originale e dai suoi effetti per
poter correttamente compiere l'opera di Corredentrice con il Redentore nel
processo della redenzione universale oggettiva.
Nella
definizione papale dell'Immacolata Concezione di Maria, del beato papa Pio IX,
nel 1854, si legge che Maria, dal primo istante del suo concepimento, fu libera
dal peccato originale e da tutti i suoi effetti "in vista dei meriti di Gesù
Cristo". Ciò si riferisce al modo più alto o alla "maniera più
sublime" in cui Maria fu redenta, al di sopra di tutti gli altri figli di
Adamo e di Eva. Nella redenzione di Maria, ella non ha dovuto sperimentare il
peccato originale e i suoi effetti, ma, per i meriti previsti di Gesù Cristo
sul Calvario, fu preservata da ogni esperienza o effetto del peccato originale,
ed è quindi redenta in maniera più sublime (e conseguentemente, per questa
ragione, deve di più alla salvifica redenzione di suo Figlio di ogni altra
creatura redenta).
Allora,
in modo specifico, come viene attuata, o messa in esecuzione la redenzione di
Maria nella forma sublime di preservazione dal peccato, così da permetterle di
partecipare storicamente alla redenzione oggettiva? Questo sublime, questo
eccelso modo di redenzione prese luogo al Calvario, grazie al fatto che la prima
intenzione del sacrificio redentivo di Gesù Cristo, secondo il piano
provvidenziale del Padre, fu quella di redimere sua madre (compiuta in vista
della redenzione e della corredenzione che avrebbe poi ricomprato il resto
dell'umana famiglia, ricomprata da Satana e dal peccato).
Questa
prima intenzione del Redentore, di redimere Maria, è in se stessa un'altra
manifestazione dell'altissimo e sublime modo di redenzione di Maria. Le grazie
di questa prima intenzione del Redentore sono poi applicate a Maria al momento
della sua Immacolata Concezione, permettendole quindi di diventare la
Corredentrice senza colpa, la Nuova Eva nella storia, nella storica redenzione
oggettiva di Gesù Cristo al Calvario. Gesù Cristo, per primo redense sua madre
(applicò a Maria la Redenzione al primo momento del di lei concepimento
preservandola dal peccato) e poi insieme a Lei, Corredentrice attiva, al
Calvario la applicò al resto dell'umanità.
Non
esiste quindi contraddizione alcuna al ruolo storico di Corredentrice nella
redenzione oggettiva al Calvario e nella personale necessità di Maria di
ricevere le grazie della redenzione. In virtù del suo Immacolato Concepimento
(grazie redentive a lei applicate al concepimento in vista dei futuri meriti di
Gesù Cristo al Calvario), e della prima intenzione del sacrificio redentivo di
Gesù Cristo, fu possibile a Maria partecipare singolarmente alla redenzione
storica con il suo Figlio Redentore. Come chiaramente riassume Padre Galot:
Secondo
il piano divino, la prima intenzione del sacrificio redentivo riguardava la
redenzione, il riscatto di Maria, compiuto in vista del nostro riscatto...
Quindi, mentre era associata al sacrificio del Calvario, Maria, anzitempo traeva
beneficio dai frutti del sacrificio e agiva in capacità di creatura redenta. Ma
ella cooperò realmente alla redenzione oggettiva, all'acquisizione delle grazie
di salvezza per tutta l'umanità. La sua redenzione fu attuata prima di quella
di ogni altra creatura. Maria fu redenta da Cristo solamente, affinché l'umanità
potesse essere redenta con la collaborazione di sua madre...
Non
c'è quindi contraddizione alcuna: Corredenzione mariana presume, ritiene la
prevista redenzione di Maria, ma non il previsto compimento della redenzione del
genere umano; esprime la singolare situazione della madre che, avendo ricevuto
una grazia singolare dal suo proprio Figlio, coopera con Lui nell'ottenere la
salvezza di tutti.
Altre
scuole teologiche preferiscono distinguere la nozione generale di redenzione in
due categorie, "la preservazione" e "il riscatto". Poiché
Maria, tecnicamente non fu mai sotto la schiavitù del vincolo di Satana, non
fece mai l'esperienza del peccato, il termine "riscatto" è meno
appropriato nei suoi riguardi poiché riscatto significa riportare indietro
qualcuno da una posizione di schiavitù. Di conseguenza, il termine
"preservata" o redenzione preservativa, può, in modo più proprio,
distinguere la singolarità della necessità di Maria d'essere redenta da Cristo
per prima come figlia di Adamo ed Eva. Preservata significa che non fu mai sotto
la schiavitù del peccato e di satana, il che coincide con la forma sublime di
redenzione preservativa e con la sua susseguente partecipazione al vero
"riscatto" per il resto del genere umano.
L'intenzione
primordiale di Gesù Cristo, di redimere sua Madre, e poi, l'intenzione
susseguente di redimere tutto il genere umano, va a violare "l'unico
sacrificio" di Gesù Cristo offerto per tutti come discusso nei Libro degli
Ebrei (cf Eb 10,10)? Assolutamente no! Perché la redenzione rimane una,
nonostante le sue intenzioni ed efficaci applicazioni siano ramificate in due
parti. L'unico sacrificio redentivo di Gesù Cristo al Calvario, non costituisce
"due redenzioni", ma una sublime redenzione con due applicazioni
salvifiche: la prima applicata agli effetti dell'Immacolata Concezione di Maria,
preparandola quindi al suo ruolo di Corredentrice nella sua cooperazione con la
redenzione oggettiva; la seconda applicata agli effetti della redenzione della
famiglia umana compiuta con la Corredentrice.
Nella
sua omelia per la festa dell'Immacolata Concezione, nella Cattedrale di Krakow,
Karol Cardinal Wojtyla, (il pontefice odierno) riassume benissimo questa verità
mariana: "Per essere Corredentrice, doveva prima essere l'Immacolata
Concezione".
Siamo d'accordo che Maria Corredentrice e la sua corrispondente dottrina di corredenzione è legittima, però non vi sono ragioni sostanziali o frutti tali da giustificare, ai nostri tempi, una definizione papale e, infatti, simile definizione sarebbe causa di serie divisioni nella Chiesa stessa.
È
necessario dire, sin dagli inizi, che tale posizione, quella di una potenziale
definizione papale di Maria Corredentrice, è indubbiamente una posizione
accettabile da ogni fedele membro della Chiesa Cattolica.
Esploriamo,
in forma di un breve compendio, alcune delle numerose ragioni contemporanee che
vengono offerte oggigiorno, in appoggio alla formale papale definizione di Maria
Corredentrice, alla sua legittimità e ai suoi conseguenti frutti.
1.
Maggior chiarezza teologica in un'area che al momento non viene compresa
Quando
il beato Pio IX, nel 1854, diede alla Chiesa la definizione della dottrina
dell'Immacolata Concezione portandola al livello di dogma, disse che i frutti di
tale definizione sarebbero stati il portare "alla perfezione" la
dottrina aggiungendo maggior luce e chiarezza a beneficio di tutti:
Il
lavoro profondo della Chiesa è quello di raffinare gli insegnamenti esistenti,
per portare alla perfezione la loro formulazione in modo tale che i dogmi
precedenti della dottrina celeste, ricevano prova, distinzione, luce, mantenendo
la loro totalità, integrità e il loro carattere....
Alla
luce della sostanziale confusione odierna riguardo all'esatto messaggio che la
Chiesa Cattolica cerca di mandare per mezzo della dottrina sulla Corredenzione
mariana (come si è potuto vedere dal recente articolo del New York Times e
dalle sue reazioni), sembrerebbe più benefico avere uno statuto preciso,
formulato alla luce delle Scritture e della Tradizione Cattolica, dalla somma
autorità della Chiesa Cattolica, assicurandone, in tal modo, l'autenticità e
la precisione dottrinale.
2.
Benefici ecumenici in un'autentica espressione Cattolica nel dialogo dottrinale
Una
precisa formulazione di ciò che i cattolici credono, riguardo Maria
Corredentrice, e allo stesso tempo, anche di quello che non credono (esempio:
uguaglianza con Gesù Cristo, divinità di Maria, ecc.) servirebbe ad ottenere
un autentico dialogo ecumenico basato sull'integrità e sulla verità di ciò
che già è un insegnamento dottrinale Cattolico, anziché essere percepita come
la volontà di mantenere una posizione contro l'imperativo di operare per l'unità
dei cristiani.
Il
defunto Cardinale di New York, John O'Connor, si riferì a questo potenziale
frutto ecumenico nella sua lettera di approvazione per la definizione papale di
Maria Corredentrice:
"È
chiaro che una formale definizione papale sarebbe articolata con una
terminologia così precisa, da assicurare gli altri cristiani sulla adeguata
capacità, da parte del Cattolico, di distinguere tra la singolare associazione
di Maria con Cristo e il potere redentivo esercitato solamente da Cristo; questo
toglierebbe l'ansietà e il timore, oggi esistenti, negli altri fratelli
cristiani".
Tale
definizione aiuterebbe ad evitare la tendenza pericolosa di presentare, nel
dialogo ecumenico, solo quegli elementi dottrinali cristiani che già vengono
armonicamente condivisi, anziché presentare gli aspetti, difficili ma
necessari, nel condividere gli elementi dottrinali non ancora mantenuti in
comune accordo. Tale integrità nello scambio dottrinale ecumenico è cruciale
per giungere ad una vera unità dei cristiani.
3.
Corretto sviluppo della dottrina Mariana
I
quattro dogmi mariani già esistenti, la Maternità divina (431), la perpetua
Verginità (649), l'Immacolata Concezione (1854), e l'Assunzione (1950), hanno
tutti a che fare con gli attributi o le qualità della vita terrena di Maria, ma
nessuno di essi si riferisce alla Madre di Gesù in relazione alla famiglia
umana.
È
interessante notare dal punto di vista storico, che solo un mese dopo la
definizione papale dell'Assunzione di Maria, nel Novembre 1950, il Congresso
Mariologico Internazionale, formalmente richiese a Papa Pio XII la papale
definizione solenne dell'universale mediazione di Maria, come logica
progressione dopo la definizione dell'Assunzione.
Gli
attributi e la vita della giovane fanciulla Maria ricevono la loro rispettiva
"perfezione di dottrina" nella solenne definizione dogmatica, e sembra
appropriato che dopo questo, anche la sua prerogativa celeste come madre
spirituale di tutti i Popoli nell'ordine della grazia, inclusa e fondata nella
sua singolare corredenzione, riceva la sua perfezione dottrinale nella forma di
una definizione dogmatica.
4.
Affermazione della dignità della persona umana e della libertà umana
Il
Prof. Dott. Josef Seifert uno dei più famosi filosofi contemporanei, a livello
mondiale nel campo degli studi della persona (la scuola filosofica che
sottolinea la dignità della persona umana), dice che il dogma di Maria
Corredentrice costituirebbe una grande conferma della dignità della libertà
della persona umana:
Un
dogma che dichiari Maria Corredentrice darebbe testimonianza unica alla piena
libertà della persona umana e al rispetto di Dio per l'umana libertà. Questo
dogma riconoscerebbe, in modo definitivo che la libera decisione da parte della
persona umana, cioè di Maria, la quale senza il suo libero fiat non sarebbe
nemmeno diventata la Madre di Dio, - decisione causata non solamente ed
esclusivamente dalla grazia divina ma anche dal frutto della sua scelta
personale - era necessaria per la nostra salvezza, o metterebbe in luce il fatto
che la decisione di Maria fa parte indispensabile e concreta del modo scelto da
Dio per la nostra redenzione.
Ai
nostri giorni, in cui una filosofia personalista si è sviluppata in modo
profondo, più di quanto mai sia avvenuto prima nella storia dell'umanità, e in
cui, allo stesso tempo, regnano ideologie profondamente anti-personaliste, un
dogma di questo genere sarebbe correttamente percepito come una suprema conferma
della dignità della persona umana.
In
tutto questo, vedo un valore cruciale e significativo, a favore della
proclamazione di detto dogma ai nostri tempi, in cui si è sempre più consci
sia della dignità personale, sia del fatto che la persona, mai come oggi, è
stata attivamente e teoricamente umiliata e rigettata.
5.
Riaffermazione della dignità della donna
Nella
discussione contemporanea del femminismo e della natura della donna, la
proclamazione papale di Maria Corredentrice sottolineerebbe quello che può
essere propriamente identificato come l'amore radicale e il rispetto di Dio per
la donna. Secondo la Sacra Scrittura, tutto il piano provvidenziale di Dio Padre
di mandare suo Figlio per la redenzione del mondo era contingente al libero fiat
di una donna (cf Lc 1,38; Gal 4,4). Metterebbe in evidenza la fiducia che ha Dio
Padre nella donna, nella persona di Maria, da far sì che la venuta del
Redentore dell'intera famiglia umana dipendesse dal libero consenso di una
donna.
Come
il Dottor Seifer sottolinea:
Questa
nuova dichiarazione della dottrina tradizionale mostrerebbe di nuovo una
perpetua verità su Maria e sulla donna, una verità da sempre mantenuta dalla
Chiesa, ma mai chiaramente e indubitabilmente presentata:
il
più grande atto dell'amore misericordioso di Dio - la Redenzione dell'umanità
e la nostra salvezza - è in un vero senso anche la conseguenza di un atto
libero di una donna e quindi anche il dono da parte di una donna all'umanità.
E
continua:
Questo
dogma esprimerebbe la dignità dell'azione di una donna che eccede in attività,
sublimità e efficacia gli atti di tutte le pure creature e gli atti degli
uomini: di tutti i re, dei politici, dei pensatori, degli scienziati, dei
filosofi, degli artisti e degli artigiani dall'inizio del mondo sino alla
fine...
La
totale definizione rivelata e il ruolo di Maria Corredentrice, potrebbero quindi
essere offerti come fondamento esemplare per una miglior comprensione dell'unico
contributo del femminismo all'umanità, e, come tale, costituirebbero una base
antropologica fondamentale per un autentico femminismo cristiano.
6. Rimettere in debita luce la necessità cristiana di cooperare con la grazia di Dio per la salvezza
Il
Dottor Jean Macquarrie, professore anglicano di Oxford, dichiara che il ruolo di
Maria Corredentrice offre una concreta espressione della necessità umana di
cooperare con la grazia di Dio per la salvezza, in modo attivo e in piena libertà.
Inoltre, lui vede la verità Cristiana di Maria Corredentrice, come una forma di
correzione per i teologi che tolgono tale dignità alla persona e di
conseguenza, presentano un'immagine indesiderabile della stessa cristianità.
Nella seguente citazione presentiamo una sintesi del Dottor Macquirre:
In
alcune forme d'insegnamento viene persino creduto che la creatura umana possa
essere salvata senza che l'individuo ne sia conscio. È tutto già avvenuto, una
volta per sempre, per mezzo dell'opera redentiva di Cristo. Sia che uno lo
riconosca o no, è la verità ... Secondo Barth, la redenzione (soggettiva) è
un atto puramente oggettivo, già finito "all'infuori noi stessi, senza la
nostra partecipazione, persino contro la nostra volontà" ... Secondo lui,
la redenzione non deve essere considerata come un processo continuo al quale
l'individuo prende parte, ma, deve essere considerata come l'unico atto (una
volta per sempre Ebrei 10,10) di Dio, eseguito agli inizi dei tempi...
Ora
se si è d'accordo con il punto di Barth, penso che si debba dire che lui tratta
le creature umane come pecore o bestiame o persino marionette, non come
individui, come in realtà esse sono, creature spirituali, esseri umani creati a
immagine di Dio, ai quali viene data libertà e responsabilità... È
comprensibile che un gruppo di moderni pensatori, per esempio, Feuerbach, Marx,
Nietzsche, sia giunto a credere che la cristianità li allontana, li separa da
una genuina umanità...
Ritorniamo
ora alla considerazione di Maria come Corredentrice. Forse dobbiamo riconoscere
che Barth, ed altri, sono corretti nel credere che il posto dato a Maria nella
Teologia Cattolica è una minaccia alla dottrina della sola grazia, ma io penso
che questo accade solo quando la dottrina della sola grazia è interpretata
nella sua forma estrema, il che avviene quando questa stessa dottrina diventa
una minaccia ad una personale genuina e biblica veduta della persona... d'essere
capace di rispondere a Dio nell'opera di partecipare alla creazione. Questa
veduta della razza umana, piena di speranza, è personificata e racchiusa in
Maria.
Gli
squarci di Maria che vediamo nelle Scritture, il suo stare ai piedi della croce
vicino al Figlio, le sue preghiere d'intercessione con gli apostoli, sono modi
particolarmente
straordinari
in cui Maria condivide e appoggia l'opera di Cristo... è Maria che è diventata
il simbolo della perfetta armonia tra la divina volontà e l'umana risposta, è
lei che dà significato all'espressione Corredentrice.
Maria
Corredentrice e la sua nuova proclamazione servirebbe a proteggere la libertà e
la dignità umana e l'umano imperativo di cooperare liberamente con la grazia
della salvezza.
7. "La Sofferenza è Redentiva" e il "Culto della Morte" Una solenne definizione di Maria Corredentrice proclamerebbe al mondo che <da sofferenza è redentiva".
L'esempio
Cristiano della Corredentrice manifesta al mondo che accettare le croci della
nostra esistenza, provvidenzialmente permesse, non è un atto senza valore, non
è una perdita da evitare ad ogni costo, anche al prezzo del male intrinseco
dell'eutanasia e dell'aborto. Ma piuttosto il sopportare pazientemente tutte le
tribolazioni umane in unione con le sofferenza di Gesù Cristo, dona alla
sofferenza un valore soprannaturale, una partecipazione alla distribuzione delle
grazie redentive del Calvario, sia per noi stessi che per gli altri (cf Col
1,24).
L'esempio,
poi, del "sì" di Maria alla vita (non ancora concepita), in
circostanze che avrebbero potuto suscitare, da parte delle persone che la
circondavano, un giudizio ingiusto, derisione e scherno, è l'esempio di un sì
corredentivo, esempio che tutti dobbiamo seguire in risposta all'evento della
vita del nascituro, indipendentemente dalle circostanze.
Giovanni
Paolo II descrive la presente "Cultura della morte" come un'atmosfera
culturale che non coglie nella sofferenza alcun significato e valore, anzi la
considera il male per eccellenza, da eliminare ad ogni costo, il che avviene
specialmente quando non si ha una visione religiosa che aiuti a decifrare
positivamente il mistero del dolore.
L'esempio
concreto di Maria Corredentrice offre alla Chiesa e al mondo, il positivo
messaggio Cristiano, che in qualsiasi circostanza "la sofferenza è
redentiva", dalle persecuzioni dei cristiani, al tumore maligno, alla
gravidanza non "voluta", e alle croci comuni che s'incontrano ogni
giorno.
8.
Unità nella Chiesa Cattolica per mezzo del carisma papale
Da
una prospettiva cattolica, il carisma (o dono dello Spirito Santo) dato a san
Pietro e ai suoi successori, cioè ai papi che lo hanno seguito (cf Mt
16,15-29), è sorgente d'unità nella dottrina e nella vita dei membri della
Chiesa. Quando lo specifico carisma papale d'infallibilità viene esercitato con
l'assistenza dello Spirito Santo su fatti di fede e di morale, per preservarci
dagli errori, codesto carisma papale protegge e rinforza in maniera corretta
un'unità di vita cattolica basata su un'unità derivante dalla fede, dalla
verità e dalla dottrina. Il medesimo beneficio di unità che ci viene impartito
tramite l'esercizio del carisma papale, ci verrebbe pure elargito nel caso di
una solenne definizione papale di Maria Corredentrice.
A
volte viene fatta l'obiezione che tale definizione "porterebbe
divisione" nella Chiesa stessa. È importantissimo essere chiari su questo
punto: LA VERITA CRISTIANA, DI SUA NATURA, PORTA UNIONE; ciò che invece divide
è solamente il rigettare la verità stessa. E questo sarebbe vero anche
riguardo una potenziale definizione di Maria Corredentrice.
In
primo luogo, di già è un insegnamento dottrinale della Chiesa e dovrebbe
quindi già essere accettato dai fedeli cattolici con un consenso religioso, con
un cuore e una mente sola. In secondo luogo, come già detto, un esercizio del
carisma papale di infallibilità a servizio della verità Cristiana e guidato
dallo Spirito Santo, porta con sé, ed in se stesso, la grazia dell'unione dei
cuori basata su un'unità di fede e di verità. Ma, come il "segno di
contraddizione" (cf Lc 2,35) era vero per Gesù Cristo, così è pure vero
per il rigetto della verità concernente la Madre "Segno di
Contraddizione".
Qualsiasi
divisione nella Chiesa, quindi, come reazione o risposta ad una infallibile
papale definizione della dottrina di Corredentrice, non costituirebbe, e non
sarebbe propriamente percepita come valido e vero componente della stessa
definizione papale, ma sarebbe solo l'infelice risultato del suo rigetto.
9.
I Santi moderni e la Corredentrice
Una
possibile indicazione della maturità della dottrina e della sua potenziale
definizione papale è la testimonianza e gli insegnamenti di detta verità
mariana che ci pervengono da molti Santi e Beati contemporanei canonizzati.
La
Corredenzione mariana, viene generosamente apprezzata da molti Santi e Beati dei
nostri giorni, e l'eroica santità dei loro cuori ne indica la sua maturità
spirituale nel Corpo di Cristo.
Santa
Teresa di Lisieux, san Massimiliano Kolbe, san Pio X, santa Francesca Saverio
Cabrini, santa Gemma Galgani, san Leopoldo Mandic', beata Elisabetta della
Trinità, santa Edith Stein, beato Josè Maria Escrivà, beato Padre Pio, sono
fra i non pochi che hanno particolarmente verbalizzato il loro appoggio sia per
la Corredenzione mariana che per una dottrina mariana come modello di vita
spirituale cristiana.
Benché
Madre Teresa non sia ancora ufficialmente beatificata, sembra tuttavia
appropriato citare il suo appoggio per la papale definizione di Maria
Corredentrice: "La definizione papale di Maria Corredentrice, Mediatrice di
Tutte le Grazie e Avvocata, porterà grandi grazie alla Chiesa. Tutto a Gesù
per Maria".
10.
Inizio del Trionfo del Cuore Immacolato profetizzato a Fatima
Un
numero significativo di pensatori e autori contemporanei 83 in tutto il mondo,
vede nella proclamazione papale di Maria Corredentrice, e i suoi conseguenti
ruoli spirituali di Mediatrice di tutte le Grazie e Avvocata, e come un
"inizio"
definitivo
del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, come profetizzato a Fatima, in
Portogallo, durante le apparizioni di Maria nel 1917.
Questa
particolare idea del "Trionfo del Cuore Immacolato" viene dalle parole
della Chiesa quando ha approvato le apparizioni di Maria ai giovani veggenti
Portoghesi a Fatima. Dopo aver profetizzato i futuri eventi della crescita
dell'ateismo comunista, delle persecuzioni della Chiesa e del Santo Padre, d'una
potenziale seconda guerra mondiale, e dell'annientamento di diverse nazioni,
Maria disse: "Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà... ".
Il
trionfo del Cuore Immacolato di Maria è quindi visto come un influsso
straordinario di grazie soprannaturali per il mondo intero, elargite tramite la
mediazione di Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata, incamminandoci verso
un periodo di pace spirituale per l'umanità intera.
Il
ruolo della proclamazione papale di Maria Corredentrice, nel profetizzato
Trionfo del Cuore Immacolato, sarebbe interpretato da alcuni contemporanei
mariologi, come il riconoscimento ufficiale da parte del Papa, somma autorità
della Chiesa, che esercita la debita libertà in nome dell'umanità, di dare a
Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata, il pieno potere di mediazione e di
intercessione e di permetterle, inoltre, di aprire pienamente le porte alla
distribuzione delle grazie redentive del Calvario, per il mondo contemporaneo.
Dio
non forza la sua grazia su di noi, ma attende il libero consenso dell'umanità.
Con l'ufficiale definizione papale di Maria Corredentrice, impiegando quindi il
libero esercizio della somma autorità per il bene dell'umanità, questo libero
atto, questa decisione libera, darebbe il permesso alla Corredentrice di aprire
tutte le porte e distribuire copiosamente le grazie del Calvario, ottenendo al
mondo intero di sperimentare una nuova abbondante discesa delle grazie dello
Spirito Santo.
Così
spiega l'ex Ambasciatore Vaticano delle Filippine, Howard Dee:
"Duemila
anni fa, durante il Primo Avvento, lo Spirito Santo discese su Maria, e quando
il potere dell'Altissimo la adombrò, ella concepì Gesù, il Figlio di Dio.
Ora, durante questo Nuovo Avvento, è la Madre di tutti i Popoli, la
Corredentrice, la Mediatrice di tutte le grazie e l'Avvocata, che accompagnerà
il suo Sposo nella discesa nei nostri cuori e nelle nostre anime, per ricreare
in ciascuno di noi - se diamo il nostro fiat - l'immagine di Gesù... La
proclamazione del Quinto Dogma, non è più una prerogativa, è il nostro
dovere".
In
tale modo, la proclamazione papale di Maria Corredentrice, aprirebbe le porte ad
una discesa storica di grazia spirituale sul mondo intero, grazie al pieno
esercizio della madre spirituale di tutti i Popoli nel suo generosissimo esercigó
zio
del suo ruolo di Corredentrice, Mediatrice e Avvocata.
Speriamo
che la risposta a queste principali obiezioni concernenti la presente
discussione su Maria Corredentrice, abbia fatto un po' di luce, o speriamo che
almeno abbia introdotto una discussione sugli aspetti specifici di una
potenziale dottrina della definizione papale della Corredentrice. Riguardo a
questa potenziale futura definizione della Corredentrice, da una prospettiva
cattolica, la fiducia nella guida della Chiesa nella persona del Pontefice, deve
regnare suprema nella mente e nel cuore dei fedeli cattolici, specialmente
quando si tratta di fede e di morale, indipendentemente dalle diverse, se pur
legittime opinioni personali sul soggetto che uno può al momento, mantenere.
Questa fiducia nella guida della Chiesa genera pace nel cuore e nella mente del
fedele.
Dal
punto di vista del Cristiano, in generale, riguardo la dottrina di Maria
Corredentrice ed altre dottrine che al momento ci separano, continuiamo a
credere all'eventuale adempimento della preghiera di Gesù all'Ultima Cena, per
l'unione dei cristiani che ... "tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre,
sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo
creda che tu mi hai mandato" (Gv 17,21).
A
parte il temporaneo progresso o regresso, il Cristiano deve aver fede in una
finale Cristiana unità di cuore, che fiorirà in una unione di pensiero, di
verità, e di fede basati su Gesù Cristo che è Uno e che è "La Via, la
Verità e la Vita" (Gv 14,6).