MADRE MIA FIDUCIA MIA!

Pensieri sulla preghiera alla Madonna composta dalla Serva di Dio Madre Lucra MANGANO ORSOLINA +1946)

P. GABRIELE M. ALLEGRA, O. F. M. Fondatore dell'Istituto Biblico Sinico

MASCALUCIA (Catania) Edizioni L'Addolorata 1958

Imprimatur

Catanae, die 31 Oct. 1958

+ Giulno Alovisius S. O. Cist.

Archiepiscopus

Il 26 Maggio 1938, festa dell'Ascensione, i Passionisti di Mascalucia (Catania) lasciavano definitivamente la casa S. Rocco e si trasferivano nell'attuale grandioso « Ritiro dell'Addolorata ». Nella nuova residenza mancava « la cosa migliore per dar vita al Santuario », come faceva notare a Lucia Mangano il suo Padre spirituale, mancava « un bel quadro in tela della Madonna Ad­dolorata ». Disse dunque alla figliola di « pregarci ».

Lucia ci pregò.

Nell'Ottobre dello stesso anno, il P. Generoso rendeva visita ad un suo vecchio benefattore di Aci Castello. Tra le cose che ammirò nel villino dell'ospite, vide un quadro della Vergine Ad­dolorata; gli piacque tanto e disse all'amico: - Perché non me la regala per il nostro Santuario? « Il povero vecchio, scrive il Padre, che non si sarebbe privato del quadro per tutto l'oro del mondo, restò allibito, allargò le braccia e rispose subito: - Vo­tentieri; e i suoi occhi si riempirono di lacrime ».

Quando P. Generoso parlò alla figliuola del quadro, essa ne fu molto contenta. Volle andare con lui ad Aci Castello per pre­levare l'immagine e volle tenerla su le ginocchia nel viaggio di ritorno, sino a S. Giovanni La Punta. Quando giunsero a casa sunl'Angela, Lucia era colma di gioia ed esclamò: - Questi sono i quadri che fanno miracoli!

Assieme ai due quadri di « Causa nostrue laetitiae » e di « Ma­ter amabilis», che si trovano presso l'Istituto delle Orsoline in S. Giovanni La Punta, quello dell'« Addolorata » era somma­mente caro alla Serva di Dio. Essa andava spesso a Mascalucia per visitare « la sua Mamma Addolorata », vi portava in pelle­grinaggio le Orsoline e le alunne dell'Istituto, e in quelle circo­stanze - dicono i testimoni - il suo volto era più raggiante e i suoi occtri più luminosi.

Attualmente, per interessamento dei Padri Passionisti e per la generosa collaborazióne di pii benefattori, sta sorgendo il maestoso Santuario dell'Addolorata, ove nei secoli futuri saran­no ricordati ed esaltati gli inenarrabili Dolori della Madre del Divino Crocifisso.

 

Prostrata dinanzi a Te, o Ver­gine Addolorata, vengo a implo­rare la tua materna assistenza con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita.

Tu, Madre mia, sei la Regina di questa casa; unicamente in Te ho posto sempre tutta la mia fi­ducia e non sono rimasta mai confusa.

Anche questa volta, o Madre mia, prostrata alle tue ginocchia, domando al tuo cuore materno questa grazia... per la Passione e Morte del tuo Divin Figliuolo, per il suo Sangue Preziosissimo e per la sua Croce.

Te la domando ancora per la tua Maternità, per i tuoi Dolori e per le lagrime che spargesti per noi ai piedi della Croce.

Madre mia, ti vorrò sempre bene, e ti farò conoscere ed ama­re, anche dagli altri. Per la tua bontà degnati di esaudirmi. Così sia!

« Madre mia, fiducia mia! »

 

Nel Dicembre 1935, il Padre spirituale della Mangano voleva far stampare le immagini della Vergine Addolorata che si vene­ra nell'attuale chiesina dei Pas­sionisti in Mascalucia; perciò disse alla figliuola che gli occor­reva una preghiera alla Madon­na. Essa rispose: - Ho capito; ci ho pensato, ci ho pensato!...

Pochi giorni dopo Lucia fece pervenire al P. Generoso la pre­ghiera qui riportata e commen­tata nelle seguenti pagine. In es­sa c'è tutta l'anima « mariana » della Serva di Dio: l'incantevole semplicità, la confidenza illimi­lata e il tenero amore verso « la Mamma sua », il richiamo e l'ac­corata compassione ai suoi ma­terni Dolori.

Benché ignara dell'arte dei suoni, Madre Lucia musicò la preghiera da lei composta. Il mattino del 23 Gennaio 1939, es­sa disse alla sua confidente Maria Lanza di avere in testa tutta la musica per la preghiera all'Ad­dolorata. Corsero al piano: Lu­cia cantava, la Lanza fissava le note su la carta, un maestro di musica fece l'accompagnamento.

Di questa composizione, scri­ve il P. Generoso: « Più si ascol­ta e più sembra bella, melodiosa

e patetica, e quello che più im­porta, scende nell'anima e com­muove ».

 

PREMESSA

Quando due anni fa pubblicai il commento all'Atto di Offerta per i sacerdoti, composto dalla Serva di Dio Madre Lucia Mangano, il suo Padre spirituale, il venerando P. Ge­neroso Passionista, mi chiese di scrivere pure una esposi­zione della famosa preghiera alla Madonna, composta dalla stessa serafica vergine. Avrei voluto non solo risponder su­bito di sì, ma mettermi immediatamente al lavoro e termi­narlo entro un breve periodo di tempo. Senonchè, le occu­pazioni che mi assillavano per la stampa dei Santi Vangeli, col relativo copioso commento in cinese, e poi il lavoro su­gli Atti e le Lettere di San Paolo - compito questo non ancora ultimato - mi costrinsero a rimandare la promessa. Tuttavia durante la settimana santa dello scorso anno ri­lessi attentamente la vita della Serva di Dio e gli articoli che riguardano- specialmente la sua devozione alla Madon­na, pubblicati sulle due riviste « L'Addolorata » di Mosca­lucia e « Mater Amabilis » di San Giovanni ha Punta. In se­guito, consegnato il manoscritto dei Vangeli alla tipografia, prima che giungessero le bozze, ebbi una diecina di giorni piuttosto liberi e stesi le prime cinque elevazioni. Passò un anno in cui mi fu impossibile aggiungere anche una sola riga. Eppure il pensiero che bisognava pur concludere quel lavoro, almeno per offrire un fiore di riconoscenza alla Ma­donna durante quest'anno centenario delle sue apparizioni a Lourdes, non mi lasciava mai. Provvidenzialmente potei alla fine dello scorso Giugno profittare d'un ritiro spirituale, predicato alle Madri Cânossiane nella magnifica isoletta di Coloane (Macau) e li, libero da qualsiasi impegno, potei por­tarlo a termine.

Rileggendolo, e per le ripetizioni e perchè l'argomento non mi sembrava trattato come ce l'avevo in mente, avrei voluto stracciare il manoscritto; ma poi mi dissi che, non­ostante la sua nativa meschinità, l'opuscolo avrebbe potuto invogliar altri a far meglio e quindi decisi che, se i supe­riori l'avessero approvato, l'avrei licenziato alle stampe.

Il permesso mi venne accordato e pertanto, tosi come sono, offro queste pagine alle care Orsoline di San Giovanni La Punta, custodi del corpo e dello spirito di Madre Lucia, alle Guardie d'Onore del Cuore Immacolato di Maria, ai PP. Passionisti di Mascalucia e ai Novizi francescani d'Italia, beneaugurando a loro, ai lettori e a me di poter imparare dalla Serva di Dio ad amare., servire e glorificare la Ma­donna.

E potrei terminare, se non dovessi intrattenere il lettore su alcuni argomenti più importanti di quello che ho detto. Anzi tutto, sia per i titoli, che in queste pagine si danno ai servi di Dio o ad altre anime pie, sia per la dottrina che espongo, mi protesto di voler assolutamente sentire e pen­sare con la santa Chiesa, memore del monito che san Fran­cesco dà ai suoi figli: K ut semper subditi et subiecti pedi­bus eiusdem sanetae Ecelesiae »...

Essendo il presente opuscolo il commento di una pre­ghíera; mi son parse fuor di luogo tutte le note e le cita­zioni, eccettuati i passi delle Divine Scritture e, in due o tre casi, anche di qualche santo Dottore. Le parole dei santi, dei teologi, o di altri scrittori sono state controllate secondo la possibilità, che offre la Biblioteca dello Studio Biblico Sinico; nell'attribuzione del Commento dell'Ave Maria a san Tommaso e di due o tre altre frasi a san Bonaventuro, pur sapendo che la critica moderna ha provato trattarsi di altri autori, data ,l'indole del lavoro, ho seguito la dici­tura comune sino a- pochi anni fa.

Le parole. di Madre Lucia sono riprodotte o dal primo

volume della sua vita o dalle due summenzionate riviste «L'Addolorata » e « Mater Amabilis».

Infine nell'indice ho apposto alle elevazioni dei titoli, che, esprimendo l'aspetto principale dell'argomento tratta­to, credo possano avere qualche utilità.

Voglia Madre Lucia intercedere presso la Immacolata Madre e Regina nostra per tutti i suoi devoti, per i bene­fattori del Santuario di Mascalucia, per le Guardie d'Onore del Cuore Immacolato di Maria, per la martoriata Chiesa di Cina e per i lettori tutti.

« Scripsimus, Lucia, tua dolci memoria delectati »

Hong Kong, Festa della Porziuncula: 2 Agosto 1958.

 

INTRODUZIONE

« Ad hoc Te Deus fecit Filii sui Matrem, ut mater fieri deberes omnium in Eum credentium b.

(S. ANSELMO)

L'operetta, che offriamo ai devoti lettori, non è un cate­chismo, non è un trattato, ma una serie di elevazioni sulla preghiera di Madre Lucia alla Madonna. Anche in questa forma essa non è senza precedenti. Una serie quanto mai lunga e gloriosa di santi e dotti uomini nel corso dei se­coli hanno con sapienza e pietà spiegato le più comuni ora­zioni indirizzate alla Vergine Santissima.

Tutti sanno che la preghiera mariana più bella, più ac­cetta alla Vergine, è il saluto dell'arcangelo Gabriele, l'AVE MARIA: saluto che quello Spirito Celeste rivolse alla sua Re­gina nel nome di Dio stesso, saluto che ricorda alla Ver­gine umile e gloriosa quel momento quanto mai sacro e deli­zioso, in cui il Verbo si fece carne nel suo seno purissimo; saluto che assieme al PADRE NOSTRO è diventato il respiro dell'anima cristiana, il bacio del figlio innocente o pentito alla Mamma del Cielo.

La sublime semplicità di quel saluto ha commosso e commuoverà sempre il cuore dei figli di adozione, i quali, meditandolo, vi troveranno constantemente nuovi e dolci segreti, vi scopriranno il mistero della Madre di Dio.

E la scoperta di questo ineffabile mistero li spinge a comunicare ai fratelli quelle luci che essi vi hanno contemplato, memori che quanti illustrano la Madre dell'Incarnata Sapienza si procacciano la vita eterna: Qui elucidant me vitam aeternam habebunt! (Eccli. 24, 31).

Sta qui l'origine delle magnifiche esposizioni dell'AVE MARIA dovute a san Tommaso d'Aquino, al beato Corrado di Sassonia, a san Bernardino da Siena, a san Dionisio di Ryckel detto il Certosino, al beato Raimondo Lullo, a san Leonardo da Porto Maurizio... Ma l'amante non ripete sem­pre le stesse parole; anzi cerca accenti, frasi, concetti nuovi per dire alla Diletta di Dio, alla Madre di Gesù e dei fedeli, il suo sempre crescente amore. E perciò sin dal terzo secolo, accanto al saluto angelico, i documenti della storia eccle­siastica ci hanno trasmesso la soave antifona mariale « Sub tuum praesidium », che probabilmente sostenne la fede e le speranze dei fedeli durante la violenta persecu­zione di Decio : antifona che potè esser nota e recitata anche dalla nostra sant'Agata! E l'altra del quinto secolo: « San­cta Maria succurre miseris »... In seguito l'amore dettò, spesso a delle anime sconosciute ma ben note alla Madonna, quelle tenere preci che ancor oggi ci allietano e ci confor­tano, come: gli inni liturgici, le antifone della sera: «Alma Redemptoris Mater, Ave Regina Caelorum, Regina Caeli, Salve Regina »... per non parlare dei tropari e delle teotochie della liturgia greca e orientale o dei melodi di quelle glo­riose e vetuste chiese.

Ebbene tutto questo immenso patrimonio lirico-mistico, almeno nella sua porzione più nota e più usata, è stato spesso oggetto di commenti da parte dei santi e dei dottori. Il sun­nominato Dionisio certosino spiegò gl'inni della Vergine; le Litanie lauretane, il « Memorare », la «Salve Regina»... sono state parimenti esposte da molte anime sante. Anzi « Le Glorie di Maria» di sant'Alfonso, questo libro che è stato giustamente chiamato il « Vangelo di Maria», altro non è se non il commento della « Salve Regina ». E l'opera recente, tanto meritatamente apprezzata di Mgr. L. Suenens La Teologia dell'Apostolato, vuole esser semplicemente una esposizione dottrinale e devota della Promessa Legionaria. Accingendomi pertanto a spiegare la preghiera della Madonna, composta dalla nostra Serva di Dio Madre Lucia Mangano, ho pensato che non ero solo in questo campo e che essa n'è tanto degna.

Si tratta infatti di una prece, che ha un'origine sopran­naturale e che, se ora è già tanto conosciuta, diventerà an­cora più nota - nota quanto il « Memorare », questa è la promessa materna -, quando la Chiesa glorificherà questa serafica vergine e quando il Santuario dell'Addolorata di Mascalucia, almeno nella sua principale struttura, sarà com­piuto. E poi non v'è chi non gusti la ingenua, profonda, te­nera, filiale devozione, onde questa preghiera è pervasa. Essa è davvero il tenero ardente bacio d'una angelica Figlia alla Madre Immacolata. Lucia disse della dolce melodia che l'accompagna: « quando morirò dovete cantarmi questa preghiera, non sentirò le sofferenze ». Ora questa frase si deve anzi tutto applicare al testo medesimo.

Pertanto mi si consenta una parola sul metodo che in­tendo seguire e sui limiti che mi sono prefisso.

Non v'ha dubbio che come basta un passo di san Gio­vanni o di san Paolo per esporre la teologia spirituale del Vangelo o del « corpus paulinum », come basta il saluto angelico per presentare tutta la mariologia, come bastò a sant'Alfonso la « Salve Regina » per comporre il suo « Van­gelo della Madonna: Le Glorie di Maria », così la preghiera di Madre Lucia si presta mirabilmente, per dire della pre­destinazione, delle virtù, della missione, della potenza della Madre Immacolata: se ne potrebbe insomma cavare un trat­tatello completo di dottrina mariana. Tuttavia di proposito non ho voluto battere questa via, sia per non andare per le lunghe, sia soprattutto per restare più fedele allo spirito di questa santa orazione, spirito che ci è noto e dal testo e dall'origine di essa.

Nel testo ricorre sette volte o il nome o il concetto di « madre », inoltre questa madre è chiamata « Addolorata », e la giaculatoria aggiunta in fine « Madre mia, fiducia mia! », riafferma quale ne sia il pensiero dominante. Si tratta della maternità di Maria: madre degnissima di Dio e madre mi­sericordiosissima degli uomini. In altri termini la sostanza di questa santa orazione la si può esprimere con la mirabile frase di sant'Anselmo: « Per questo Dio ti ha fatto Madre del Figlio suo, afiinchè diventassi la Madre di tutti quelli che credono in Lui! ».

Identica poi è la testimonianza che ci apporta la sua origine. Quando nel lontano 1938, P. Generoso chiedeva alla Serva di Dio una preghiera alla Madonna, gliela chiedeva per il devotissimo quadro, che orna il nascente Santuario di Mascalucia. D'altra parte chi ha letto, sia pure fugace­mente, la Vita della Serva di Dio e gli articoli che la riguar­dano, pubblicati sulle riviste « L'Addolorata » e « Mater Ama­bilis », sa che per Lucia la Madonna era semplicemente la Mamma Celeste. Oh! come sgorgavano spontanee e ardenti dalle sue labbra e dalla sua penna le espressioni: « la nostra Mamma dolcissima, la Mamma nostra, questa tenerissima Madre, la Mamma mia... » ! E quando la Madonna appariva a Lucia, la chiamava sempre: « figlia mia » ; l'accarezzava e la faceva riposare sul suo Cuore! Non poteva dimostrarsi più mamma: nemo tam Mater!

Che se poi volessimo ricercare un'origine più lontana, ma senza dubbio ugualmente vera, di questa preghiera, credo che bisogna riaccordare due fatti mistici della vita di Lu­cia: « una fiamma d'amor viva », all'età di otto anni, e il suo voto, con cui una ventina di anni dopo si consacrò a far amare Gesù Crocifisso e la Madre Addolorata. La fiamma d'amor viva, essa ce la descrive con incantevole semplicità:... « fui presa da tanto amore di compassione per la Madonna, che mi sembrava di essere fuori di me... mi intesi invasa da una ebbrezza che mi portava a invitare tutto il mondo a compatire la Mamma mia. Ed infatti dall'alto della torretta allargai le braccia ed incominciai a gridare: - Venite tutti » ! La formula del voto non è che la eco chiara e fer­ma dei suoi immensi desideri di bambina: « Gesù mio, io povera ed inutile creatura voglio consacrare tutta la mia vita nel farvi amare e nel far conoscere la vostra Santissima Passione e i Dolori della vostra Santissima Madre. Da oggi innanzi mi obbligo con voto a propagare con tutte le mie forze nelle anime l'amore per Voi Appassionato e per la

vostra Santissima Madre Addolorata. Vi offro questo voto per le mani della Madre miq dolcissima e di san Paolo della Croce... ».

E chi sa se questa sua preghiera alla Madonna non sia il mezzo più potente onde Lucia dovrà compiere attraverso i secoli il suo voto, dovrà attuare i suoi immensi, celesti de­sideri? Per lo scrivente non v'è dubbio. Se si pensa infatti a quel numero sterminato di anime, che la reciteranno e mediteranno e per essa cresceranno nell'amore e nella co­noscenza della Madre Celeste, come altre innumerevoli fan­no, recitando e meditando il « Memorare », il « Tota Pulchra », le Litanie, ecc., non mi sembra di esagerare affermando che per mezzo di questa prece breve, leggera, tenera, rive­rente, amante come il saluto dell'arcangelo, molti compren­deranno e vivranno più profondamente il mistero dell'Im­macolata-Madre-Corredentrice.

Madre Immacolata del Figlio di Dio, Madre dolce e po­tente del suo Corpo Mistico, e quindi sorgente di vita eter­na, mediatrice di tutte le grazie Spiegando la preghiera di Lucia, questo triplice fascio di luce: Immacolata, Madre, Corredentrice, illuminerà la nostra via e spero, brucerà alquanto i nostri cuori.

Però prima di cominciare, mi piace chiarire due lievi difficoltà di ordine pratico. Secondo una pia inclinazione dell'anima, in certi tempi c'è chi preferisce mutare l'ap­pellativo « Madre Addolorata » in quell'altro « Madre Im­macolata ». Lo si faccia pure; niente di più legittimo e di più conforme allo spirito di Lucia, che della Madonna con­templò tutti i privilegi e venerò tutte le celesti grandezze. Certo per lei, come per san Gabriele, san Bonaventura, Ja­copone da Todi... i dolori di Maria erano l'aiuola preferita del giardino di Dio, ma ciò non significa che non conosces­se le altre aiuole e non ne gustasse i celesti profumi.

Nè deve in secondo luogo arrestarci l'invocazione: « Tu, Madre mia, sei la Regina di questa casa », quasi la preghiera stia bene solamente sulla bocca dei capifamiglia, dei parroci

o dei superiori delle comunità religiose. Possiamo, come mol­ti fanno, certi di interpretare lo spirito di Lucia, mutare

quelle parole tosi: « Tu, Madre mia, sei la Regina del mio cuore », e confidare che, mediante l'intercessione di questa sua devotissima figlia, la Madonna ci si paleserà davvero madre di misericordia.

Finalmente vergando questi umili pensieri ho avuto in mente coloro che vogliono passare quotidianamente un po' di tempo con la Madre Celeste: sia che essi pratichino la devozione dell'Ora dell'Addolorata; sia che, quali Guardie d'Onore del Cuore Immacolato di Maria, pratichino l'Ora di Guardia; sia che secondo l'esempio di Madre Lucia fac­ciano le due visite quotidiane alla Madonna, una al mat­tino e l'altra la sera per onorare l'Immacolato Concepi­mento e il mistero della sua Compassione. Possano tutti con la benedizione della Madonna trovare nelle disadorne pa­role di questo opuscolo qualche pensiero, che dia loro lo spunto per iniziare il dialogo, il proprio colloquio con la Mamma del Cielo.

Le prime tre elevazioni, che mi sembrano come la base di quello che si dice nel commento, vorrebbero essere uno schizzo della profonda pietà mariana di Lucia. Per mezzo di esse ho cercato di dare all'opuscolo una certa organi­cità e spero che, tosi come sono, possano giovare al devoto lettore.

 

I

«Al Padre, al Figlio, alto Spirito Santo, cominciò « Gloria... ». (Par. 27, 1-2)

La santa orazione, che Lucia rivolge alla Madonna, nel suo pieno afflato d'amore, nel suo confidente, filiale abban­dono, è l'effetto di una conoscenza, di una scienza di Maria che è opera dello Spirito Santo.

Quando tutti gli scritti della Serva di Dio saranno pub­blicati, altri abbozzerà o descriverà l'inizio, il progresso, il meriggio della conoscenza della Vergine Immacolata da parte di Lucia; pertanto, basandoci su quanto è venuto alla luce, si può affermare, senza tema di smentita, che Lu­cia crebbe nella conoscenza e nell'amore della Madonna, co­me crebbe nella conoscenza e nell'amore del Signore Gesù, per illuminazione dello Spirito Santo, alla scuola di questo dolce Ospite dell'anima, di questo Spirito di Verità, che in­troduce i figli di adozione nella pienezza fontale della Verità.

Nella vita di Lucia ci è dato ancora una volta di costa­tare come siasi verificata perfettamente la promessa del Signore : « e saranno tutti ammaestrati da Dio » (Gio. 6, 45). La sua dottrina mariale è un riflesso della luce del Para­clito. Pertanto è una dottrina certa, completa, luminosa, ardente. Meditando piamente i pensieri o le parole, che es­sa scrisse o pronunziò sulla Madonna, nonchè gli esempi della sua tenera, filiale devozione per « la Mamma dolcis­sima », si potrebbe scrivere un trattato completo sulla de­vozione alla Vergine Santissima.

Noi vorremmo dire succintamente cosa sentisse Lucia della Madonna, prendendo le mosse da quell'altra prece tan­to cara ai devoti della Vergine e da essi quotidianamente recitata per ottenere la proclamazione del dogma dell'As­sunzione, sin da quando dopo la prima guerra se ne fece ze­lante promotore in mezzo a noi, l'apostolo del Rosario: Bar­tolo Longo. Anche Lucia la :recitava ogni giorno e forse al­tri dirà con maggior competenza che quest'umile vergine siciliana affrettò la radiosa giornata del 1 Novembre 1950 e che fra le sue grazie mistiche una, per lei soavissima, era quella di poter assistere per diversi anni alla gloria del­l'Assunzione, la mattina del 15 Agosto.

« Santissima Trinità, io Vi adoro, Vi lodo, e Vi ringra­zio per i sublimi doni e privilegi concessi alla mia caris­sima Madre, Maria Santissima, specialmente per la sua Immacolata Concezione e trionfale Assunzione al Cielo ».

La Vergine Maria è in Dio, vive in Lui. E' stata prede­stinata da Lui sin dall'eternità, inseparabile e inseparata da Cristo, per dare Cristo al mondo, per cooperare alla sua missione e per partecipare alla sua gloria. Maria esiste per Cristo! Tutto ciò in concreto voleva esprimere il beato Mat­teo d'Agrigento, che alle tante chiese da lui erette in Sici­lia dava il titolo di « Santa Maria di Gesù ».

Si può asserire che dopo Cristo, Maria è la più grande rivelazione del Dio vivente; ma forse è meglio dire che as­sieme a Cristo, Essa ci rivela il Dio vivente. La Santissima Trinità ha attirato a sè Maria, e il suo eterno glorioso de­stino è ormai quello di essere, come la salutò santa Ger­trude : «il Candido Giglio della sempre tranquilla Trini­tà». Maria con le Tre divine Persone contrasse dei vincoli eterni, che la resero, come audacemente hanno scrit­to alcuni Padri: «consanguinea di Dio, triclinio della Trinità, complemento della Trinità».

Queste e simili espressioni, se ben comprese e ben spiegate, ci fanno intravvedere qualche raggio del mistero della Vergine; se invece sono mal capite, potranno farci de­viare dalla retta norma della fede. Onde evitare tanta iat­tura mi servo del linguaggio dei dottori e dei santi.

« Ave Filia Dei Patris, ave Muter Dei Filii, ave Sponsa Spiritus Sancti » ! Questo saluto sgorgato dal cuore di san­ta Gertrude con l'impeto d'una fresca polla, quando con­templò la visione del Candido Giglio, ci indica soavemente le ineffabili relazioni di Maria col Dio Uno e Trino, il Dio vivente.

Figlia del Padre: figlia beneamata, eletta, benedetta, consacrata - aggiunge san Francesco d'Assisi - per mez­zo del suo Figlio amato e dello Spirito Consolatore.

Madre del Figlio: madre degna di tanto Figlio. Si, pos­siamo congratularci con Lei e dirle: quale glorioso Figlio non possiedi mai o gloriosa, o Immacolata Maria! E del pari congratularci con Gesù, che possiede questa dolce, bella, purissima e santa madre: « la divina Maria » (S. Lui­gi de Montfort).

Sposa dello Spirito Santo: adombrata da questo Spirito di amore e di forza, amore e forza del Padre e del Verbo, Essa ci diede il Signore e ci fece comunicare al frutto della vita eterna.

Salve, o Candido Giglio della sempre tranquilla Trinità! Non si potrebbe forse comprender meglio questo lumi­noso saluto che ripensando al momento dell'annunzio, al­la notte di Betlemme, all'agonia del Calvario, al giorno del­la Pentecoste, alla gloria dell'Assunzione... In questi mi­steri sopratutto Maria ci appare in tutte le sue gloriose at­tribuzioni, che fecero scrivere a più d'un santo quella fra­se audace: la Vergine è l'aiutatrice della Trinità! Una aiu­tatrice di cui Dio stesso volle pregiare la cooperazione, co­me d'altronde pregia e cerca anche la nostra! Per cui san Giovanni chiama gli apostoli: « cooperatori della verità » ; e san Paolo: « aiutatori di Dio » !

Quando a Lourdes Bernadette recitava la corona davanti all'Immacolata, potè osservare con quale umile adorazione la Vergine chinasse il capo al « Gloria Patri ». Quello poi che maggiormente colpì la veggente furono quei gesti, quel­l'atteggiamento ineffabile, celeste, quando le rivelò il suo nome: « elevò gli occhi al cielo, aprì le mani verso la terra, poi congiunse le palme all'altezza del petto, chinò gli occhi e disse: - Io sono l'Immacolata Concezione » !

Se ci è lecito fare un paragone, possiamo dire che a Lourdes la Madonna pronunziò il suo nome vero e profon­do, come sull'Oreb Dio rivelò a Mosè il suo nome inenar­rabile col dirgli: - lo sono Colui che è! E cioè: l'Essere assoluto, perfettissimo, l'Eterno, il Dio che protegge, che salva, che mantiene le promesse fatte ai padri.

lo sono l'Immacolata Concezione! Cioè, quella che sono e che devo essere per grazia di Dio, davanti a Lui, per Lui Uno e Trino e per la Chiesa! Non solamente Colei che è im­mune da qualsiasi macchia, perfino da quella di origine, ma la Piena di grazia, la Tuttasanta, l'Eletta di Dio, il suo Paradiso, il suo Tesoro, il suo Tempio, la Madre del Figlio suo beneamato e al tempo stesso la Madre di tutti i, figli di adozione: cioè la Madre della Chiesa, il pegno sicuro della protezione divina per il Regno di Cristo.

lo sono l'Immacolata Concezione! Queste parole rivelano che Maria è la vincitrice del peccato, la vincitrice di colui che è omicida sin da principio, satana, l'autore del peccato, e la vincitrice della morte.

La triplice vittoria di Maria è concessa, anzi dipende dal­la piena vittoria di Gesù, il Re dell'universo: Rex totius universitatis (san Francesco).

I beni di cui ci privò il primo padre per aver consentito alla suggestione di Eva, ci furono ridonati con superceleste abbondanza dal Cristo, il Capo dell'umanità rigenerata, con l'aiuto della novella Eva corredentrice: l'Immacolata Maria. Eva ci apportò la morte, Maria la vita, quella vita, che è comunicazione della beata vita di Dio; vita che procede dal seno del Padre, che è tutta comunicata al suo Figlio e a quelli che appartengono a Lui, nello Spirito Santo: la vita eterna!

Siffatto mistero di carità, onde palpitano tutte le pagine del Nuovo Testamento, è meravigliosamente espresso nel­la dossologia della Chiesa primitiva: Gloria al Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo e nella Santa Chiesa.

Ed è pure celato ma realmente compreso nella rivelazio­ne di Maria: - Io sono l'Immacolata Concezione! Infatti la pienezza di grazia, per cui Maria si definisce « l'Immaco­lata Concezione », proviene dal Padre, Le è concessa per mez­zo e per i meriti del Figlio, e Le è comunicata nello Spirito Santo, del cui divino infinito ardore fu e rimarrà preda per sempre!

Il Padre crea, redime, glorifica per amore; il Figlio ri­vela il Padre e ne compie l'opera con eroica generosità, con invincibile dedizione, con intrepida obbedienza; lo Spirito Santo compie l'opera di Gesù per mezzo della Chiesa, di cui è l'anima, rende testimonianza inappellabile a Cristo, intro­duce i fedeli nei misteri della dottrina di Cristo, comunica loro i sentimenti, gl'ideali, gli amori di Cristo, supplica nei loro cuori con gemiti inenarrabili, e li assicura che essi uni­ti al Salvatore sono i figli del Padre Celeste, gli eredi del suo sempiterno regno!

In questo « grande mistero di pietà » (I Tim. 3, 16), in questa massima opera di Dio, che è l'Incarnazione del Ver­bo e la redenzione del mondo, le parti di Maria sono subor­dinate sì, ma coordinate, per ineffabile disposizione di Dio, a quelle di Gesù.

La Madre di Gesù fu predestinata assieme col Figlio sin dall'eternità. Gesù è il Re, Maria la Regina dell'universo; Gesù è il Redentore, Maria la Corredentrice; Gesù vinse sa­tana, il peccato, la morte: la stessa triplice vittoria compete a Maria, la vincitrice di tutte le battaglie di Dio. Gesù ci ri­vela il Padre, Maria pure; in modo diverso e in un certo senso complementare, Essa ci rivela il Padre, il Dio vivente, ci fa sentire la delicata veemenza del suo eterno amore, come pure ci rivela Gesù e ci fa conoscere e gustare lo Spi­rito Santo, « il dolce aroma della Divinità » (Scheeben).

Gesù resuscitò per non mai più morire, « mise il po­tente anelito della seconda vita ». Anche Maria, dopo la sua placida dormizione, fu svegliata dal Figlio; i suoi occhi da Lui « diletti e venerati », lo rividero come nella gaudiosa alba di Pasqua, il suo Cuore fu attratto e bruciato dall'in­finito amore del Figlio, e lo segui nei cieli, nel seno del Padre.

Cantava il Ven. Antonio Margil, e sino ad oggi i cristiani dell'America latina ripetono ogni anno la mattina del 15 Agosto, quella semplice e soave canzone « Salga, salga, salga ha Vergine al cielo! Salga, salga, salga, goda del suo regno!

Chi é Colei che ascende sull'emisfero? È l'Aurora Maria,

che va a illuminare il Cielo!

Si, dalla triste nostra valle, questa creatura benedetta sale per allietare il Cielo!»

Cosi l'Immacolato Concepimento di Maria, postula e s'incorona nella sua trionfale Assunzione alla destra del Re, di Gesù! Quando il Figlio disse alla Madre sua: Veni ad Patrem! vieni finalmente al Padre; quando l'Onnipo­tente stabilì per la Madre del Figlio suo che il Cielo, la terra e gli inferi piegassero il ginocchio anche davanti a Lei; quando l'esaltò sopra i cori degli Angeli e le schiere dei San­ti: allora si compi pienamente la vittoria dell'Immacolata, allora pure cominciò per Maria una seconda vita, che continua e che supera la sua vita terrestre, vita di amore, di inter­cessione, di gloria.

« O Santissima Trinità, io Vi adoro, Vi lodo e Vi rin­grazio per i sublimi doni e privilegi concessi alla mia ca­rissima Madre, Maria Santissima, specialmente per la sua Immacolata Concezione e trionfale Assunzione al Cielo »!

 

II

In Spiritu Sancto et in Corde Matrisi

Questi due privilegi che incoronano, vorrei dire, la prima fase della vita di Maria - l'Immacolata Concezione e l'As­sunzione - ne attestano ancora un'altra, preludiano alla se­conda fase della sua vita gloriosa, che durerà sino alla seconda venuta del Signore, sino a quando il tempo non sarà più, sino a quando, celebrate le nozze dell'Agnello, Cristo consegnerà il Regno a Dio Padre, affinchè Dio sia tutto in tutte le cose (I Cor. 15, 28). E chi potrà dire quale sarà allora la vita dell'Immacolata, dei Santi con Cristo Signore, nel seno del Padre, per tutta l'eternità?

La vita gloriosa dell'Immacolata, cominciata al mo­mento della sua Assunzione, è la vita della Regina e Ma­dre di misericordia, la vita della Mediatrice onnipotente.

La sua azione è più che mai inseparabile dall'azione dello Spirito Santo e la sua missione è colma dei desideri dello Spirito e della Sposa, che invocano e preparano la seconda venuta del Salvatore: « et Spiritus et Sponsa di­cunt: veni... veniam cito! Amen, veni, Domine Jesu! » (Apoc. 22, 17-20).

Forse neppure il più glorioso dei serafini potrebbe riu­scire a fissare lo sguardo nel Cuore Immacolato di Maria, che dal Cielo accanto al suo Divin Figlio, strettamente uni­ta allo Spirito Santo, continua a generare i membri del di Lui mistico Corpo, e vive pure misteriosamente - alcuni santi parlano d'una presenza mistica o morale - in mezzo alla Chiesa militante, come luminosamente vive nella glo­ria della Chiesa trionfante.

Eppure per quanto ci è dato, dobbiamo, sia pure fuga­cemente, contemplare questa verità: Maria è sempre unita allo Spirito Santo, è lo strumento della sua divina opera­zione. Lasciamo che tale luce ci affascini e ci abbagli, è una luce che ci addestra agli splendori della casa del Padre! Lo Spirito Santo e Maria! Basta l'enunziato per susci­tare nel cuore dei figli di adozione una festa di santi pen­sieri! Ci vengono alla mente le pagine ardenti e indimenti­cabili di san Luigi Grignion de Montfort, di san Bernar­dino, del Ven. Olier, di san Giovanni Eudes, di don Fausto Mezza, di fra Muziano Wiaux, di Mgr. Suenens... Veramente essi e tanti altri autori hanno scritto bene della Madre di Dio - tabernacolo dello Spirito Paraclito, tuttavia - e for­se il più gran merito dei loro scritti sta proprio qui - essi ci fanno intravedere altre bellezze, che la loro penna non è riuscita a fissare sulla carta, bellezze che formeranno il nostro gaudio nella casa del Padre.

Maria e lo Spirito Santo!

Nella Santissima Trinità lo Spirito Santo è Colui che riceve dal Padre e dal Figlio la sua divina personalità; la sua caratteristica consiste nell'essere donato: è infatti il dono del Padre e del Figlio e in questo senso lo si chiama il loro mutuo bacio, ovvero il « noi » del Padre e dell'Uni­genito; è il vincolo sostanziale della loro mutua dilezione.

Se il Verbo ci fa intravedere i tesori della sapienza del Padre, lo Spirito Santo ci mostra la bontà infinita, la ca­rità ardente del Padre per il Figlio e del Figlio per il Pa­dre, l'Abba suo dolce: Abba, Pater!

Le opere esterne di Dio, sebbene siano una produzione delle Tre divine Persone, nondimeno ci manifestano le pro­prietà di ciascuna di esse.

Il Padre Onnipotente crea mediante il Figlio, Sapienza infinita, nell'amore dello Spirito Santo: così come nelle azioni dell'uomo - questa vivente immagine di Dio - si ha il concorso simultaneo delle tre facoltà dell'anima: in­telletto, memoria e volontà, che, secondo le proprie pecu­liari funzioni, contribuiscono armoniosamente alla produ­zione dell'atto.

Pertanto tutto ciò che Dio opera è un prodotto di sa­pienza e di amore, è bagnato nella sua eterna Carità, è ope­rato nel suo Spirito.

Secondo questo senso più profondo, questa conoscenza più ampia della vita intima di Dio, nelle Sacre Scritture anche la creazione si attribuisce allo Spirito Santo. Non che il Padre e il Figlio non vi abbiano parte, anzi - balbettiamo ma con filiale gaudio di questi insondabili misteri - la de­cisione procede dal Padre, che l'attua mediante il suo Ver­bo e la compie nel suo Spirito, ma l'attuazione di essa è un atto specificatamente di amore: Veni, Creator Spiritus! « Lo Spirito di Dio riempie il mondo e, tutto abbracciando, ha conoscenza di ogni voce » (Sap. 1, 7).

Dito di Dio, Spirito vitale, che tutte le cose sostiene e continuamente rinnova, Spirito che aleggiava sulle acque del chaos primordiale per fecondarle e produrre il cosmos, cioè l'universo bello nel suo ordine... queste e altre sublimi espressioni della Bibbia, oltre al resto, manifestamente ci insegnano una dottrina quanto mai importante e conso­lante, ci insegnano che la creazione è opera non solo di po­tenza e di sapienza, ma sopratutto è opera d'amore.

Se ciò è vero, come è verissimo, della prima creazione, cosa non bisogna dire della creazione novella, dell'opera massima di Dio, dalla quale dipendono e il mistero della redenzione e la consumazione del Regno di Dio e la sua perfezione, voglio dire della Incarnazione del Verbo, il «grande mistero della Divina Pietà»? (I Tim. 3,16).

Il profeta Geremia, contemplando lo sconquasso e le af­flizioni del suo popolo, sentì la voce del Signore, che gli an­nunziava l'opera novella, che intendeva compiere sulla ter­ra, non solo per restaurare le sorti d'Israele, ma per radu­nare i suoi eletti, dispersi in mezzo a tutti i popoli e per tutte le plaghe del mondo:

«Ha trovato grazia nel deserto il popolo sfuggito alla spada, Israele sulla via del suo riposo. Il Signore da lontano gli apparve: D'amore eterno ti ho amato, perciò ti ho serbato si a lungo la mia pietà. Ancora ti costruirò e tu sarai ricostruita, o [vergine d'Israele. ... Ecco venir giorni - parola del Signore - che io stringerò con Israele e con Giuda un patto nuovo, non come il patto, che ho stretto coi [doro padri, quando li presi per mano per trarli d'Egitto... porrò la mia legge nei loro cuori e nelle loro menti l'imprimerò; essi mi avranno per Dio

ed io li avrò per mio popolo ». (31, 2-4; 31-33)

Ancor più che nella prima creazione, nell'opera della creazione novella vediamo manifestarsi con maggiore ar­denza l'attività dello Spirito Santo.

Non ci si dice più che lo Spirito di Dio aleggia sulle acque, ma ci si narra come Esso sia sceso ad adombrare la Vergine Immacolata, a fecondarla affinchè desse alla lu­ce il Figlio dell'Altissimo: Gesù, il Cristo, e con Lui - mi­sticamente - i suoi fedeli. L'opera dello Spirito questa volta è l'Incarnazione, la conseguente Redenzione e tutto ciò che essa comporta: la Chiesa con i suoi Sacramenti, si­no alla sublime liturgia della seconda venuta, sino alle noz­ze dell'Agnello, nella fine del tempo.

Ora quest'opera così divinamente complessa nella sua semplice, infinita carità, è, per volere del Padre Celeste, le­gata strettamente alla persona dell'Immacolata, al suo «fiat», alla sua accettazione.

Essa sola dandoci Gesù, « novello aiuto a Lui tanto so­migliante », adiutorium simile sibi (Gen. 2, 18), cooperando con Lui, partecipando a tutti i suoi misteri - l'Incarnazio­ne, la Redenzione, la Santificazione -, partecipa alla comu­nicazione delle grazie sia verso i singoli fedeli sia verso l'intero Corpo Mistico del Salvatore.

Come lo Spirito Santo si è riversato sul Messia affinchè compisse la sua missione di Re, Profeta e Sacerdote (Is. 11 e 53), così si è impossessato della di Lui Madre, ha sta­bilito nel suo Cuore Immacolato la sua dimora, affinchè Maria sia l'adiutrice del Cristo, la rivelatrice del Cristo. Pertanto dovunque spiritualmente nasce e vive il Cristo, ivi troviamo lo Spirito Santo e la sua Sposa Immacolata. La formula così semplice e così profondamente sublime del Simbolo apostolico: qui concepius est de Spiritu Sancto, natus ex Maria Virgine, « fu concepito dallo Spirito Santo, nacque da Maria Vergine », non è la pura affermazione d'un fatto, sia esso pure il più grandioso evento della storia, ma è la promulgazione sempre attuale della legge della nostra salvezza, è la condizione instante, immanente, richiesta per rinascere, vivere e trionfare nel Regno di Cristo, col Cristo. Per opera dello Spirito Santo l'Immacolata Maria, con­cepì, generò Gesù, nostro Capo; per Esso Maria genera i membri del suo Mistico Corpo. Noi tutti fummo da Lei, nello Spirito Santo, gestati e partoriti alla vita eterna.

Noi tutti Essa nutre, educa, forma affinchè diventiamo immagini viventi del suo primogenito Gesù.

Questo, penso, voleva dire santa Gertrude quando pre­gava il Candido Giglio della Beatissima Trinità: « Oh! Tu che hai allattato il Figlio di Dio, pasci le nostre anime coi tuoi divini effluvi ». Questo pure bramava san Pasquale Baylon con l'ardente anelito: « O Buon Gesù, ho sete di Te; Maria, madre mia, saziami Tu » ! E cioè, entrambi chiede­ vano alla Madonna, poiché Essa ha dominio su tutte le gra­zie dello Spirito Santo (S. Bernardino), che desse loro l'Au­tore della grazia, il suo Figlio Gesù.

E quante volte e con quale umile ardore Lucia non ri­volse alla Madonna la supplica: « O Mamma mia, datemi Gesù, fatemelo tornare »

 

III

« Voglio sposare un Re che mi farà Regina »! (LUCIA)

Le sublimi verità, di cui abbiamo balbettato, sono la luce, che chiarisce in qualche modo quei passi della Sacra Scrittura, nei quali direttamente si parla della Sapienza Increata - il Verbo di Dio - e che tuttavia la Chiesa ap­plica alla Madonna, la Madre della Sapienza Incarnata.

Ci deve essere una ben grande rassomiglianza fra il Cri­sto e Maria, sua Madre, se la Chiesa, sotto l'influsso dello Spirito Santo, tanto naturalmente esalta la Madre del Verbo con le medesime parole onde lo Spirito di Verità ne cele­bra gl'insondabili misteri!

Bisogna ammettere con san Bernardino che la dignità di Madre di Dio elevò Maria ad una tal quale uguaglianza col Padre Celeste, ovvero ricorrere all'altro fecondo princi­pio teologico, che si enunzia con l'appellativo: Alma Socia del Cristo Redentore; o ricordarci sempre del fondamento mariologico, posto dal Cardinale Newman: « Maria esi­ste per il Cristo, il Figlio diletto del Padre »! O meglio ancora tener sempre presenti, come cercarono di fare il da Castelplanio e lo Scheeben, questi tre principi, quando si leggono quei tratti dei Libri Sapienziali che la Chiesa rife­risce alla Madonna.

E di fatti in quelle pagine che odorano di fiori e di cielo, in quelle pagine che raccolgono la rivelazione precedente e aprono un varco alle contemplazioni dei figli del Nuovo Testamento, contemplazioni, che solo nella patria saranno soddisfatte, la predestinazione di Maria, la sua opera sal­vifica nel Regno di Dio e del suo Cristo, la sua potenza in­difettibile, la sua ineffabile bontà materna, sono espresse e celebrate con profondo e ardente lirismo.

Solo un grande amante di Maria, che sia al tempo stesso un vero teologo, potrebbe scavare le ricchezze di questi Li­bri e della Cantica! Che la Madonna dia alla sua Chiesa, al­la Chiesa di oggi, che tanto l'ama e che vuole combattere sotto il suo vessillo di vittoria, un altro Bernardo o un altro Bonaventura, che spieghino ai fedeli le divine meraviglie di questi santi Libri, onde la Sposa di Cristo la esalta! O Signore Gesù, glorifica la tua Immacolata Madre, sempre più, sempre più! Falla sempre più conoscere, in tutta la sua eterna, soavissima e imperiosa bellezza!

Nella nostra pochezza noi riporteremo qualche testo dei più usati nella Liturgia, cui faremo seguire brevi diluci­dazioni.

« Dio mi possedette qual principio delle sue vie, prima delle sue opere, fin d'allora; io ero accanto a Lui quale architetto; ero tutta compiacenza di per di ricreandomi in sua presenza ogni momento ricreandomi nel globo terrestre, ché il mio compiacimento sta nei figli dell'uomo. Or dunque, o figlioli, ascoltate me: beati coloro che custodiscono le mie vie.. (Prov. 8, 22; 36) »

Il minimo che si possa dire si è che tali parole, ap­plicate alla Madonna, ci insegnano la sua eterna pre­destinazione, il suo inenarrabile amore per gli uomini e ci mostrano che le vie dell'Immacolata, come quelle della Sapienza increata, sono le vie di Dio, le vie della sal­vezza, le vie che procedono dal Padre e che a Lui ricondu­cono e pertanto vengono giustamente chiamati beati, co­loro che le custodiscono.

alo sono uscita dalla bocca dell'Altissimo, primogenita avanti ogni creatura: Io feci si che nei cieli sorgesse una luce [indefettibile, e qual nuvola copersi la terra.

Nei luoghi altissimi rizzai il mio padiglione e una colonna di nube é il mio trono ». (Eccli. 24, 5, 7)

Se ci domandiamo qual sia mai questa luce indefettibile, che la Madonna ha fatto sorgere, anzi splendere nei cieli, mi, pare che non ci sia altra risposta se non questa: si tratta di Gesù e della Chiesa, il Cristo totale (S. Agostino). I luoghi altissimi, che formano la dimora di Maria, indicano il seno dell'Adorabile Trinità; la colonna di nube che è il suo trono, allude al mistero dell'Incarnazione. Per esso infatti la Ma­donna fu vestita dal sole divino, che a sua volta vesti della nostra natura umana, come di una nube. Ma vestendo il Verbo di Dio del nostro uman velo, l'Immacolata Madre divenne la madre della Chiesa e il suo modello. A questa tenera e potente Madre della Chiesa, Dio stesso ordina di generare, educare, guidare, assistere, conformare a Cristo i suoi figli di adozione, e suoi eletti.

... « Io cercai dové posarmi, presso di chi stabilire la mia dimora: allora mi comandò il Creatore di tutte le cose; Colui che mi creò e si riposò nel mio tabernacolo [mi disse: Metti casa in Giacobbe, prendi Israele per tua eredità, metti radice in mezzo ai miei eletti»! (Eccli. 24, 12-13)

La Madonna eseguisce e compie la sua missione, obbe­disce al comando di Dio e dimora in Israele, nella santa Chiesa, come nella sua casa, nella sua eredità. Secondo lo spirito della Liturgia, che in ciò altro non fa che seguire ed esplicitare il simbolismo delle divine Scritture, Israele non significa tanto l'antico popolo eletto, ma piuttosto l'Israe­le di Dio, l'assemblea dei santi, la congregazione della ca­rità, anzi la « Carità » senz'altro epiteto, come scrisse con un neologismo sublime sant'Ignazio martire. Cosa faccia la Madonna per gli eletti, come li tratti, lo apprendiamo dalle seguenti divine parole: «Io sono la Madre del Bello Amore, della pietà, [della sapienza e della santa speranza.

In me trovasi ogni speranza di vita e di virtù ». (ivi 24, 24-25)

Maria è la Madre del Bell'Amore, perchè essendo riem­pita in eterno dallo Spirito Santo, comunica ai figli di ado­zione i doni di questo Divino Spirito. San Bernardino inse­gna che sin da quando la Vergine portò nel suo seno il Verbo fatto carne, dato che da Esso, come dal Padre, procede lo Spirito Santo, ed Esso apparteneva ed appartiene in modo specialissimo a Maria, questa Augusta Madre del Verbo venne ad acquistare un singolare potere su tutte le azioni e operazioni del Divino Spirito, sulle distribuzioni delle sue grazie e dei suoi doni.

Madre del Bello Amore o del Divino Amore, perchè nello Spirito Santo Essa ci fa amare Gesù e il Padre, perchè ci insegna il precetto nuovo, il precetto di Gesù, la carità, con il suo esempio e con la sua segreta operazione; Madre del Divino Amore, perchè ci fa comprendere che la legge dell'amore divino, dopo il sacrificio del Golgota, non può essere altra che la Croce, il sacrificio.

Madre della pietà o del timore, ma timore nel senso bi­blico, secondo cui questa parola significa la pia attitudine dei figli di adozione verso il loro Dio e il loro Padre, pietà che è impastata di devozione umile, di obbedienza confidente e di coraggio intrepido.

Madre della Sapienza, perchè attraverso di Lei conoscia­mo il Verbo fatto carne, i misteri del suo Cuore Sacratissimo; attraverso Lei conosciamo lo Spirito Santo, ne gustiamo il fuoco e la dolcezza, veniamo illuminati e confermati dalla sua testimonianza, ne seguiamo la fulgida luce per giun­gere alla Verità, per penetrare tutta la verità, per trasfor­marci di chiarezza in chiarezza (II Cor. 3, 18).

Giacchè, in una parola, Maria è come un compendio di tutta la rivelazione, è un « animatum sgmbolum fidei no­strae a : il simbolo vivente della nostra fede.

Madre della santa Speranza, di quella speranza che non ci fa rimanere confusi, di quella speranza di cui abbiamo già ricevuto il pegno: lo Spirito Santo; di quella speranza, che, quando si avvererà, sorpasserà ogni nostro desiderio e intendimento.

Se tutto questo è vero, come è verissimo, nella Madonna si trova la pienezza di vita e di verità per tutti, e chiunque aneli alla vita e alla verità, accostandosi a Lei, sarà saziato. Questo encomio della Sapienza increata, che la Chiesa appli­ca alla Madonna, questo encomio che presagisce e spiega il « Magnificat », non termina tuttavia qui; segue un invito ai figli di adozione ad accostarsi ancor più vicino a Lei e di lasciarsi ammaestrare da Lei.

« Su dunque, figli, ascoltatemi: beati sono coloro che custodiscono le mie vie!

Ascoltate l'ammonizione per diventare sapienti, non rigettate la mia disciplina.

Beato é l'uomo che mi ascolta, che veglia ogni giorno alla mie porte, assiduo alla soglia dell'uscio mio; perchè chi mi trova, trova la vita, e ottiene dal Signore la salvezza.

Chi invece si svia, fa torto a sè stesso; chiunque odia me, ama la morte »! (Prov. 8, 32-36)

Il figlio di adozione si avvicina alla Madre per ascoltarne la voce, l'ammonizione, chè solamente così - lo disse Gesù al piccolo Giovanni Bosco - acquisterà la vera sapienza, sapienza effettiva, che gli fa custodire le vie della Madre, che lo fa vegliare affinchè sia sempre pronto ai suoi cenni, che lo colma di gaudio nel dolce servizio della Madre Im­macolata. Egli è beato, chè avendo trovato Maria, ha trovato la salvezza e la vita eterna già sin da questo momento.

Oh! noi abbiamo la brama di possedere questa vita che non muore sin d'adesso, sin dal presente nostro pellegri­naggio. Noi vogliamo essere amati, benedetti, nutriti sin dal tempo, per esser certi di godere la vita eterna nella beata casa dell'Abba nostro. Si tratta di desideri immaginari? Di brame esagerate? Nò, son desideri destati nel nostro cuore dallo Spirito Santo, il Quale li vuole colmare per mezzo del­1'linmàcolata Maria.

Porgiamo orecchio a questo più pressante invito della Mamma dolcissima:

« Accostatevi a me voi che mi bramate e dei miei prodotti saziatevi;

poiché più dolce del miele é il mio ricordo e la mia eredità più dolce del favo di miele.

Il mio ricordo permane per le generazioni dei secoli.

Chi mangia di me avrà ancor fame, e chi beve di me avrà ancor sete.

Chi mi ascolta non avrà da vergognarsene, chi per me lavora non la sbaglia e coloro che mi predicano avranno la vita eterna »! (Eccli. 24, 26-31)

Ascoltando assieme alla Chiesa queste parole dalle labbra della Madonna, chi è colui che non ci veda un invito a en­trare nel suo Cuore Immacolato, a vivere di Esso e in Esso, a consacrarsi alla sua glorificazione e al suo trionfo?

Questo Cuore è più dolce del miele, perchè è l'abitazione dello Spirito Santo, la ignita e melliflua forza dell'amore di Dio: ïgnita et melliflua vis amoris (san Francesco). L'ere­dità più dolce del favo di miele, è Gesù, il Figlio della Ver­gine: « Primogenitus Virginis », come lo chiama sant'Ireneo, che noi troveremo sempre in Maria.

Il ricordo, che permane nei secoli, è il suo Nome dolcis­simo, che al pari di quello di Gesù, è giubilo del cuore, dol­cezza sulle labbra, e melodia nelle orecchie (S. Antonio di Padova).

Mangiare di Lei, di quel cibo, che la Madonna ci appre­sta e bere di quella bevanda, che Essa ci apparecchia, si­gnifica cibarsi del Corpo del Signore e inebriarci del suo Sangue prezioso: Corpo nato da Maria Vergine, Sangue for­mato dal purissimo sangue di Lei. E siccome la comunione eucaristica è una preparazione e un pegno, anzi il pegno della futura gloria: sino a quando il Signore non torni, sino a quando non si celebreranno le nozze eterne dell'Agnello, l'Eucarestia aumenterà in noi e la brama e la certezza della vita nel seno del Padre, e della seconda venuta di Gesù: Veni Domine Jesu! Durante quest'attesa dobbiamo lavorare in Maria e per Maria, cioè vivendo nel suo Cuore e consacrati al suo Cuore, chè così non peccheremo; dobbiamo predicar­la, farla conoscere e farla amare, chè così otterremo la vita eterna!

Questi santi pensieri suggeriti dai testi biblici, che la Chiesa applica alla Madonna, giustificano appieno alcune soavi e infiammate parole di Lucia

« Nella devozione della Madonna tutte le anime trove­ranno la sicurezza di conseguire la loro salvezza ».

« Che gran dono ci ha fatto il Signore dandoci la Ma­donna come Madre! Senza di Essa noi tutti saremmo per­duti ».

« Che cosa fard per piacere alla Mamma mia? »

« Solo in cielo potremo comprendere quale grande grazia ci ha fatto il Signore dandoci la Madonna come Madre! »

« Se volete assicurare la salvezza dell'anima vostra, la devozione alla cara Mamma nostra sarà caparra certa di vita eterna.... »

« Amate la Madonna ed Essa vi farà felici! »

« A Te solo Mamma nostra, tutto per Te, Mamma mia! » Lucia, che mai offese gravemente il Signore, che poteva dire a Lui e alla sua santa Madre: « le onde del tuo amore per me non hanno scogli », e cioè non c'è nell'anima mia lo scoglio della colpa, che impedisca alla tua carità di pren­derne pieno possesso, questo serafino in carne umana cono­sceva tuttavia assai bene la miseria estrema delle anime schiave del peccato, e a spezzarne le catene asserì non es­servi più efficace rimedio che il ricorso a Maria.

Ma naturalmente essa non si ferma qui. La sua ineffa­bile esperienza mistica le fece comprendere come la Ma­donna nella vita spirituale sia al cominciamento é alla con­sumazione. E ciò perchè Essa è la Madre del mistico Corpo del Signore, in virtù del « fiat » dell'Annunziazione, della Corredenzione sul Calvario, e della gloriosa Assunzione, per cui venne incoronata Regina del cielo e costituita avvocata dei peccatori e dispensatrice di tutte le grazie.

Come Gesù Risorto manda lo Spirito Consolatore alla Chiesa, e pertanto ci giovò che Egli tornasse al Padre; così bisognò pure che, come Gesù, Maria venisse assunta in cielo, affinchè assieme con Lui santificasse, nello Spirito, i figli di adozione.

Per mezzo di Lei, mediatrice di tutte le grazie, la Chiesa vive, partecipa al frutto della vita, desidera il ritorno del Signore e si prepara a tornare al Padre: Vado ad PatremI In questo senso Lucia scrisse: « Solo in cielo potremo comprendere quale grande grazia ci ha fatto il Signore dan­doci la Madonna come Madre... amate la Madonna ed Essa vi farà felici » !

Chi possiede Maria, possiede le ricchezze di Dio. Conseguentemente Lucia additava la Madonna ai pecca­tori desiderosi di veder spezzatele catene delle proprie colpe; additava la Madonna alle anime bramose di crescere nella conoscenza e nell'amore di Cristo Signore; additava ancora la Madonna ai cuori generosi, che intendono davvero trasformarsi in Cristo. Senza aver mai letto san Bonaven­tura o altri dottori e teologi, essa sapeva, perchè ammae­strata dallo Spirito di Gesù, che la via per andare al Padre è quella da Lui scelta per darci il suo beneamato Figlio; che la Madonna è la Vergine purificatrice, illuminatrice e perfezionatrice (Virgo purgatrix, illuminatrix et perfectrix: S. Bonaventura); purificatrice perchè Madre, rifugio e scala dei peccatori; illuminatrice, perchè maestra guida della vita cristiforme; perfezionatrice, perchè per suo mezzo lo Spirito Santo forma in noi l'immagine viva di Gesù, adora­tore del Padre, merce il suo sacrificio.

E ripeto che tutto ciò Lucia lo apprese dallo Spirito Santo, sovente per via di meravigliose esperienze mistiche. Quando uno ha finito di leggere la storia della sua vita, sia pure nel solo primo volume sinora pubblicato, e gli ar­ticoli con cui quelli che la conobbero l'hanno rievocata sulle pagine delle due care riviste « L'Addolorata » e « Mater Ama­bilis », ne ritrae l'impressione netta e indelebile che Lucia appartiene alla schiera eletta delle grandi anime mariane, che essa è stata nutrita ed educata dalla Madonna, che la Madre di Dio si è applicata con materna tenerezza a for­mare il cuore di questa sposa del suo Figlio Crocifisso e che con la sua mano « leggera tanto leggera » ne ha fatto un capolavoro.

Nel diario spirituale di santa Veronica Giuliani ci sono due capitoli, nei quali la Vergine Santissima ricorda alla santa tutte le grazie, che le ha concesse e come l'abbia pre­parata a divenire sposa di Gesù. Orbene, quelle grazie e quei carismi si sono rinnovati dopo più di duecento anni nel cuore di Lucia, in virtù della stessa dolcissima Madre. Lucia senza saperlo, ma evidentemente perchè formata alla scuola della medesima Maestra, sovente ritrova gli stessi accenti di santa Veronica. Il brano, che nei suoi tratti più espressivi, sottomettiamo alla pia meditazione del lettore, potrebbe essere intitolato il compendio della vita della no­stra Madre Lucia, eppure esso descrive le ascensioni del cuore di santa Veronica:

« La Madonna allora mi parlò: figlia mia, tu sei stata a me molto cara, così pure al mio Figlio Gesù. Siamo stati la tua guida, ti abbiamo amato tanto!... Tu (ancora bam­bina) mi dicevi: Vergine Santissima, datemi il vostro Figlio e ditegli che venga con me. Ed io per contentarti ti facevo la grazia... e dicevi: Vergine Santissima mandatelo a me, e un po' dopo tornerà a Voi. Ed io accendevo un desiderio più grande nel tuo cuore... e dicevi a me: mandatemi Gesù, voglio dare tutto a Lui... e facevi tanto che Esso veniva a te per possedere l'anima tua, ove Esso si deliziava... quando tornavi in quella stanza dove era la mia immagine, venivi ivi e facevi la disciplina... e dicevi a me: Maria Santissima, in­segnatemi a patire!... quando facesti il proponimento di non cercare mai più gusto e piaceri... tornavi da me, e spesso, e dicevi: Santissima Vergine aiutatemi, mi sento combat­tuta, voi vincete per me!... (quando vincesti quel forte at­tacco del mondo) in quel punto io stavo con te e dàvati modo e risposte. Tutto fu opera mia... appresso nell'anima tua fu un accordo con Dio... perché io stavo presso di te, ma nascosta » (Diario, vol. 1, capo III).

Arriviamo al matrimonio mistico di Veronica. Gesù che vuol sempre più far rifulgere la mediazione potente della Madre sua, Le dice: Monstra te esse matreni all'Eterno Pa­dre! E la Madonna risponde: si, ma ancora Tu monstra te esse filium all'Eterno tuo Padre. Ed ecco che così la Ver­gine Maria domanda a Dio, quale Madre di Veronica, il ve­stimento di nozze per questa sua figlia, e Gesù Unigenito di Dio, per i suoi meriti santissimi ottiene dal Padre il con­senso di esser sposo.... Allora ecco la Madre e il Padre Cele­ste fare a gara fra loro per arricchire il cuore della sposa, affinchè sia degno del loro Figlio comune... ». (Diario, Vol. 11, capo IV).

Lingua settecentesca e prosa grigia come la nuvola che copre il sole di Luglio: ma gli sprazzi di luce, che ne emana­no, come risplendono, come bruciano! E soprattutto quale documento mistico di immensa importanza per conoscere l'azione della Madre Immacolata nel cuore dei suoi figli fe­deli, sino alle vette della vita unitiva, del matrimonio spi­rituale!

Anche la vita di Lucia è un dono, un'opera di Maria. L'azione della Madre Celeste nel cuore di questa figliuola si può definire come una sempre crescente invasione mistica, sino a quando Lucia, per intercessione della Immacolata non diventi la sposa del Re dei Re!

« Voglio sposare un Re che mi farà Regina »!... era la canzone che esprimeva i suoi intimi desideri di fanciulla predestinata e che ne compendia la mirabile vita. Si, anche Lucia come Veronica e tante altre sue sorelle, che nel cielo sono ora « fuochi contemplanti », giunse alle nozze celesti, guidata, sorretta, illuminata, consolata dalla Madre Imma­colata.

Percorriamone la mirabile vita. A otto anni il ricordo della Passione di Gesù e dei Dolori di Maria la spingono ad infierire con aspre penitenze sul suo corpo innocente; a un­dici anni non solo si incorona di spine, ma compie, assi­stendo la nonna inferma un atto eroico impressionante, che la Madonna le ricorderà e le ingiungerà di manifestare al Padre spirituale, molti anni dopo. A diciannove « si con­verte » e si aggrega alla Pia Unione delle Figlie di Maria; nella chiesetta della Ravanusa si sente mossa ad emettere il voto di verginità, cosa che di fatto compie per la festa del­l'Immacolata del 1915.

Quel giorno si consacrò alla Madonna e cominciò a vivere più che mai la sua vita di consacrata.

Il valore e l'efficacia di questo suo atto ci appaiono nel quinquennio della notte dei sensi, in cui vinse le tentazioni più varie e più gagliarde, ricorrendo alla sua Mamma cele­ste. Lucia rivela questa lotta satanica e il suo epilogo con parole indimenticabili: « Invocavo anche sempre la nostra dolcissima Madre e mi rifugiavo spesso fra le sue braccia ove trovavo tanto conforto ».

Nel successivo quinquennio di unione estatica (1920-1924) l'azione di Maria Santissima nell'anima di Lucia è più di­retta, più decisa, e, se fosse possibile, più commovente.

Più diretta, perchè si intensificano le sue apparizioni, in cui l'Immacolata le si mostra di solito portando Gesù sulle braccia; più decisa, perchè le manifesta quello che Gesù conta di fare di Lei e le impone di dirlo al suo Padre spi­rituale: essa doveva partecipare alla Passione del Signore come san Francesco, santa Caterina, santa Gemma, santa Lutgarda, santa Veronica...; più commovente, perchè la Madonna più ancora di prima l'assiste durante gli assalti diabolici, le inculca la fedeltà alla grazia, l'obbedienza, l'umiltà e la consola sia nelle tremende prove dello spirito, sia nei dolori della Passione che ormai essa rivive nel suo corpo innocente.

Durante la notte dello spirito (1924-1932) l'azione del­l'Immacolata cresce in sublimità e frequenza, pur rimanendo quella di prima nei suoi caratteri fondamentali: la conforta durante la partecipazione della Passione, la consiglia, la ras­sicura, l'incoraggia, le promette doni sempre più eccelsi, e finalmente: il Cielo.

Nelle relazioni, che Lucia scrisse per obbedienza, si assi­ste a questi dialoghi celesti, a queste effusioni del tenero amore della Madonna per la sua figlia diletta, col cuore so­speso e non passa molto che gli occhi del lettore si imper­lano di dolci e cocenti lacrime. « Stai tranquilla, è la Ma­dre tua che te lo dice. Figlia mia, è Gesù che opera in te; stai quieta che quando sarai buona ti condurrò in cielo, hai capito? Vedi, figlia mìa, quando ti sembra che Gesù ti lascia, non lo fa perchè non ti ami, ma lo fa per amore. Sta buona, non far così. Figlia mia, il demonio ti sta preparando altre battaglie, ma io ti assisterò... in cielo ti ci porterò quando vuole Gesù, ancora non è tempo.... x.

E vi è chi possa leggere, impassibile, descrizioni come questa: « Una sera dopo che ero stata tormentata dal de­monio ed ero proprio abbattuta da non poterne più, mi venne un raccoglimento e mi sembrò di vedere la Mamma nostra. Ella mi accarezzò dolcemente, mi disse che le facevo tanta pena, mi promise che mi avrebbe liberata da quelle brutte tentazioni... dopo quel raccoglimento ero già completamente libera ».

Tante volte alle parole la Mamma celeste aggiunse gesti di indescrivibile soavità: accarezzò Lucia sulla fronte, le fece posare la testa sul suo Cuore e le pose nelle braccia il Bambino Gesù.

Allora il dialogo fra questa figlia della terra e la Regina del Cielo si fermava: Lucia non parlava più, ma continuava a sentire parole arcane, che all'uomo non è lecito proferire; in seguito, dopo aver riposato sul materno Cuore di Maria, anzi entrata in questo Paradiso di Dio, vi trovava il Diletto, l'Unico Desiderato e si incoronava di Lui e si perdeva in Lui! Tu mihi in desiderio es!

La sua preghiera alla Madonna ebbe origine immediata in uno di tali colloqui che terminarono nell'estasi. Con essa, Lucia vuole afferrare il cristiano, anche se peccatore, anche se già trovasi con un piede nell'inferno, e condurlo alla Ma­dre di Misericordia e farlo riposare sul di Lei dolcissimo Cuore e introdurlo finalmente in questo tabernacolo di ca­rità, di luce e di gloria!

E adesso leggiamo detta preghiera in ginocchio:

« Prostrata dinanzi a Te, o Vergine Addolorata, vengo a implorare la tua materna assistenza con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita.

Tu, Madre mia, sei la Regina di questa casa; unicamente in Te ho posto sempre tutta la mia fiducia e non sono ri­masta mai confusa.

Anche questa volta, o Madre mia, prostrata alle tue gi­nocchia, domando al tuo cuore materno questa grazia... per la Passione e Morte del tuo Divin Figliuolo, per il suo San­gue Preziosissimo e per la sua Croce.

Te la domando ancora per la tua Maternità, per i tuoi Dolori e per le lagrime che spargesti per noi ai piedi della Croce.

Madre mia, ti vorrò sempre bene, e ti farò conoscere ed amare, anche dagli altri. Per la tua bontà degnati di esau­dirmi. Così sia! »

« Madre mia, fiducia mia »

 

IV

Prostrata dinanzi a Te, o Vergine Addolorata... ».

Noi non ci prostriamo se non davanti a una persona viva, a noi superiore per eccellenza, dignità, autorità, e lo facciamo o per offrirle i nostri omaggi o per ottenerne il perdono. Ci prostriamo quindi, come Gesù nell'orto degli ulivi, davanti a Dio Padre e Signor nostro.

Ci prostriamo davanti a Gesù, diletto Figlio del Padre e Salvator nostro, come fecero il cieco nato, S. Maria Madda­lena, gli apostoli sul Tabor.... Ci prostriamo davanti alla Madre di Dio, come i pastori e i magi a Betlem, perchè Essa porta Gesù, perchè Essa ci ha fatto comunicare al frutto d'ella vita, perchè è il tabernacolo vivente di Gesù, la Mam­ma di Gesù e nostra, la misericordiosa Regina del Cielo e della terra.

Ci prostriamo davanti a Lei per onorarla, amarla, ser­virla; per imitare Gesù che l'ama, la venera, le è obbediente: perchè Egli la glorifica e la glorificherà sempre maggior­mente per tutta l'eternità. Questa infatti è la volontà del Padre e la sua, e per conseguenza questa è l'azione irresi­stibile dello Spirito Santo.

I cori degli Angeli e le schiere dei Santi, conoscendo nella luce mirifica della gloria l'amore di Dio Uno e Trino verso questo suo « Candido Giglio », l'onorano, la glorificano, pendono dai suoi cenni. Come san Gabriele, l'angelo del­l'Incarnazione, ogni spirito celeste e ogni eletto « guarda ne­gli occhi alla nostra Regina, innamorato sì che par di fuoco » ! Essi tutti si beano della visione della Vergine Gloriosa, che è un paradiso nel paradiso; essi contemplano con insazia­bile amore i suoi « occhi da Dio diletti e venerati » e quella sua « bocca dolce, bocca pura, bocca santa che Gesù baciò ». Pertanto essi formano la celeste Guardia d'onore della Re­gina del Cielo, che è l'esempio vivente della Guardia d'onore, eretta per desiderio di Gesù in seno alla Chiesa militante, af­finchè fra i due campi degli eletti circoli lo stesso fiume d'amore per Colei, che è la Diletta del Padre, dell'Unigeni­to e del Paraclito.

Precisamente con questi cavalieri del Cielo, noi ci pro­striamo davanti alla Vergine Immacolata, Madre e Regina! Non perseguiamo un'idea, un ricordo, un'immagine, ma veneriamo una persona viva; invisibile si, ma misticamente, realmente presente nella Chiesa. Ci prostriamo davanti alla Madre e Regina nostra. Cominciamo col prostrarci non per restare in questa posizione, ma per alzarci e dirle come fece Paolo a Gesù: cosa vuoi che io faccia? Per correre quindi dietro la fragranza dei suoi profumi e finalmente entrare in quel Paradiso di Dio, che è il suo Cuore Immacolato, onde farvi la nostra dimora per sempre!

La Madonna, che piange a Dongo, nelle diverse edicole di Romà prima dell'invasione napoleonica, a La Salette, a Siracusa... la Madonna che a Guadalupe, a Lourdes, a Fati­ma, a Banneux o sorride o accarezza col suo sguardo Juan Diego, Bernardette, Giacinta, Francesco, Lucia, Maria Beco... la Madonna che agisce nel cuore dei figli con segreta, irresi­stibile forza, che li guida e li ammaestra, che dona loro Gesù, che, come fece tante volte con Lucia Mangano, ralle­gra con la visione di Gesù... è ben una persona viva, la più viva dopo il Dio vivente!

« Prostrata dinanzi a Te, o Vergine Addolorata... ». Santa Lutgarda chiedeva a Gesù Crocifisso: quid sunt pla­gae istae? Cosa significano queste ferite? Del pari ogni figlio di Maria chiede alla Madre Addolorata: quid sunt lacrgmae istae? Cosa significano queste tue lacrime?

La risposta, che la Madonna ci dà è tale che noi non solamente comprendiamo meglio il mistero della Passione di Gesù, ma penetriamo pure la malizia delle nostre colpe e conosciamo, quasi in una luce nuova, il Cuore Immacolato e Addolorato di Maria.

L'incanto e l'invincibile soprannaturale energia dei Do­lori di Maria sta specialmente in questo, che in essi e per essi conosciamo meglio, vorrei dire con più verità, Gesù Croci­fisso. Se è vero che la dottrina mariana è come una somma di tutta la Rivelazione, è pure verissimo che la devozione e la teologia dell'Addolorata è il compendio, quanto mai commovente, del mistero della Redenzione. Perciò le anime cristiane che incessantemente ascendono la montagna del­l'amore - il Calvario -, non riusciranno mai ad esprimere l'incanto, il mistero, la grazia dei Dolori di Maria. I santi e i teologi, di generazione in generazione, ne parleranno alle anime protestando di poter solo balbettare qualche nota di questo poema dell'eterno, divino Amore. E invero solo Gesù comprese questo mistero di Compassione, che era, direbbe san Paolo, un complemento alla sua Passione.

Fra tutte le vie, che ci sono state indicate dai santi per meglio conoscere il Cuore della Madre Addolorata, ce n'è una che è al tempo stesso la più facile e la più ampia, la più piana e la più interminata, via che consiste nello sforzo per rispondere con impegno personale alla domanda: per­chè Iddio volle che la Madre Immacolata del suo Figlio Di­letto soffrisse dolori tanto atroci?

La risposta, che ci sembra facilissima, per chi vuole comprenderla appieno, è così impegnativa che non si finisce mai di approfondirla: per lo stesso motivo per cui Egli volle salvarci nel Sangue del suo diletto Figlio. « Noi tutti ci sbandammo come pecorelle, ognuno smarrì la propria via, perciò Iddio pose su di Lui l'iniquità di noi tutti.... (Is. 53, 6). San Gabriele nel suo ingenuo ardore esprimeva la dottrina di un'intero trattato di teologia, quando guar­dando al Crocifisso gli diceva: « O Signore, bastava solo una vostra lacrima, una sola goccia del vostro Sangue per salvarci.... Perchè avete voluto versarlo tutto e in mezzo a tanti infiniti obbrobri e dolori?... Quaïnto bastava alla giu­stizia, non bastava al vostro amore.... O Signore, amore per amore, dolore per dolore, sangue per Sangue!...

Nel giardino dell'Eden ci sono i progenitori dell'uma­nità. Accanto all'albero della vita la prima donna disob­bedisce: in guisa che, invece di essere la madre dei viventi, diventa la madre dei morti. Iddio vuole rintuzzare il livore di satana, che aveva perduto l'uomo, e a Gesù, novello Capo dell'umanità, assegna il compito di salvarci obbedendo, obbedendo sino alla morte della Croce. Come accanto ad Adamo c'era Eva, così accanto a Gesù c'è Maria. Sul Cal­vario abbiamo un quadro opposto a quello dell'Eden: il vero albero della vita: la Santa Croce; la Madre dei viventi Maria Santissima; il nuovo Capo dell'umanità: Gesù reden­tore. La disobbedienza di Adamo e di Eva è riparata dal­l'obbedienza di Gesù e di Maria.

Maria è indissolubilmente unita a Gesù. Essa, ripeto l'assioma del Cardinale Newman, esiste per Gesù, ne è la Madre, la Cooperatrice, l'immagine vivente: perciò è lo­gico che Essa segua Gesù sul Calvario e completi la Passione del Figlio e non come gli altri fedeli, ma come Madre della Chiesa, come novella Eva corredentrice.

Il beato Jacopone cantava:

« Pro peccatis suae gentis vidit Jesum in tormentis et flagellis subditum ».

Pei peccati del suo popolo vide Gesù fra i tormenti sottostare ai flagelli.

Colei che così soffre sul Calvario, non è solo la Madre di Gesù, ma è ancora la Madre nostra; madre rivestita della nostra carne, con la medesima natura nostra; madre tenerissima, di fronte al cui amore, l'amore di tutte le ma­dri, diceva sant'Alfonso, è come una goccia d'acqua di fron­te al mare. Ebbene questa Madre soffre per noi assieme con Gesù! Quale privilegio! No, non abbiamo una madre che non sappia compatire alle nostre infermità e debolezze, Essa è in tutto simile a noi, eccetto che nel peccato. Che l'Addolorata Madre sia la stessa madre di Gesù, l'Immaco­lata, accresce immensamente la nostra fiducia. Giacchè quando si dice l'Immacolata si dice l'Eletta di Dio, la sem­pre amata, la Tuttasanta, la sua Delizia.

Certo il suo Cuore trafitto sul Calvario era uno strazio per Gesù, era il più intenso dei suoi martiri; ma era pure il gaudio più intimo del divin Crocifisso, il trofeo più glo­rioso del suo Sangue preziosissimo, l'unico consolatore che aveva in quei momenti all'infuori del Padre, in mezzo alle pure creature. Se il Signore potè dolersi degli apostoli e dei discepoli con quelle amare parole: « ho cercato chi mi con­solasse e non lo trovai>, è certo che si rallegrò della Ma­dre sua e nella Madre sua, che sali il Calvario con intre­pida generosità per obbedire, come Lui e con Lui, al Padre: Ita, Pater!

Il Crocifisso e l'Addolorata sono davvero la nostra inde­scrivibile, infinita ricchezza, la nostra ineffabile letizia, la ragione di tutta la nostra speranza, la sorgente indefetti­bile della carità.

La serafica Lucia tutto questo comprese e sperimentò, e perciò potè scrivere le seguenti parole dolci e sostanziose « Se fossi sola al mondo, in un deserto, abbandonata da tutti, col Crocifisso e la Madonna sarei sempre felice ».

« Il mio libro preferito è Gesù Crocifisso e i Dolori della Mamma nostra ».

« In Gesù Crocifisso e nella Mamma mia Addolorata ho trovato il mio paradiso in terra».

Che meraviglia dunque che la sua preghiera alla Ma­donna cominci con questa invocazione, soffusa di un in­canto celeste: « Prostrata dinanzi a Te, o Vergine Addoto­,rata... se come per san Bonaventura, per san Gabriele... an­che per lei, il Crocifisso e l'Addolorata erano il « suo para­diso in terra »?

 

V

... vengo a implorare la tua materna assistenza...

Quando Giovanni scese dal Calvario e condusse la Ma­dre di Gesù nella sua dimora gerosolimitana, in mezzo allo strazio indicibile per la morte del Maestro, provava tuttavia una gioia misteriosa e una sicurezza nuova, sperimentava la dolcezza di un dono magnifico e impensato: Gesù gli aveva affidato la Mamma sua! Lui, il figlio di Zebedeo e di Salome, era diventato in forza di quelle parole arcane, ma tenere e creatrici, il figlio di Maria! Quelle parole indimen­ticabili e la convivenza con Maria erano per lui una sorgente sempre viva di celesti illuminazioni, che lo facevano ascen­dere di chiarezza in chiarezza; erano come una sorgente sempre viva di quell'acqua, di cui il suo Maestro diletto aveva detto che zampilla sino alla vita eterna.

In verità la presenza di Maria, i suoi atti, i suoi gesti, il suo parlare costituivano per il discepolo amante una rive­lazione ininterrotta di Gesù e di quel mistero di pietà e di salute, che Egli aveva operato in mezzo agli uomini. Ogni giornata che cominciava, era fresca e nuova come il primo giorno della creazione o come quell'altra giornata, nella quale egli ed Andrea seguivano il Maestro e lo videro vol­tarsi -era quasi l'ora decima - e si sentirono interrogare Cosa cercate? Ed essi confusi ma affascinati: - Maestro, dove abiti? - Venite e vedrete, aggiunse Gesù; ed essi lo se­guirono e rimasero con Lui quel pomeriggio e l'intera notte per non separarsene mai più (Giov. I, 35-40). Quella ca­panna, o grotta che fosse, in mezzo ai canneti del Giordano, dove Giovanni ed Andrea conversarono col Verbo fatto car­ne, come fra amici, rimase per essi un luogo santo, donde ebbe inizio la loro vita nuova, la loro vera vita.

Quante cose son passate in questi due anni e mezzo! Quante esperienze, quali ricordi! Gesù gradatamente si era rivelato Maestro, Messia e Figlio di Dio. Le sue mani pro­digavano i miracoli e le sue parole s'imprimevano nei cuori sinceri più profondamente che se fossero state incise colla punta del diamante. I suoi seguaci, non esclusi i Dodici, aspettavano con ansia che Egli stabilisse sulla terra il suo regno glorioso. Ma Gesù non ne voleva sapere, poco gli im­portava che i più lo abbandonassero: Egli voleva solo com­piere eroicamente la volontà del Padre suo, che aveva le­gato alla morte del Figlio crocifisso la redenzione del mondo. Perciò Gesù aveva bramato e si era saziato di que­sto battesimo di sangue.

Ora, nel vespero di questo primo venerdì santo, sem­brava che tutto fosse finito, che l'impresa messianica del giovane profeta di Nazareth si fosse risolta in un clamo­roso fallimento, chè ormai egli giaceva inerte nel sepolcro di Giuseppe d'Arimatea. Tuttavia prima di morire, Egli, il Consolatore di tutti, aveva pensato a sua Madre e l'aveva affidata a Giovanni.

Ma non si era fermato qui: aveva affidato anche Giovanni, pur essendo ancor vivi i suoi genitori, a Maria. L'apostolo sentiva il mistero, ma doveva scoprirlo pian piano a comin­ciare dal giorno della Pentecoste.

Intanto possiamo dire che Giovanni in Maria rivedeva il Maestro diletto. Gli rassomigliava nello sguardo, nel gesto, nelle parole, nel piglio, ma sopratutto nel cuore, nei senti­menti, negli affetti. Maria per lui diveniva ogni giorno più una novella rivelazione di Gesù.

Quando dopo l'Ascensione ricordavano assieme gli am­maestramenti e i prodigi del Signore, Giovanni compren­deva meglio che mai: attraverso la voce di Maria, proprio come era avvenuto ad Ain Karem, passava la luce e il ca­lore dello Spirito Santo, del Paraclito promesso.

La « frazione del pane », che veniva celebrata « di casa in casa », Giovanni la celebrava anché nella dimora gero­solimitana di Maria, ed era per entrambi un prodigio nuovo, semplicemente celeste.

Prodigio che comprendeva tutti i misteri di Gesù, che perpetuava l'Incarnazione e la Passione, che rinnovava le delizie di Betlem, la carità senza nome del Calvario, la gioia trionfale, sebbene tanto intima e nascosta del mattino di Pasqua, il fulgore dell'Ascensione e l'inebriamento della Pentecoste.

Giovanni celebrava questo mistero della morte del Si­gnore, la « frazione del pane », e comunicava la Madre di Gesù!

Una tal vita sembra durasse dodici anni. Secondo un'an­tichissima tradizione raccolta da Eusebio, ma che risale al « Kerigma Petri » e a Clemente Alessandrino, il Maestro ave­va ingiunto agli apostoli: « solo dopo dodici anni uscirete da Gerusalemme verso la conquista del mondo » ! Ora du­rante questo periodo di tempo Giovanni aveva scoperto e osservato l'azione del Paraclito in sè e nel fedeli e aveva scoperto come non vi fosse alcuno nell'accolta di quei primi « santi », neppure Pietro e neanche Paolo, che fosse come Maria così unita, così agita dallo Spirito Santo, illuminata dalla sua luce e arsa dalle sue fiamme. Nell'umile Vergi­nella di Nazareth, che prima aveva conosciuto semplice, mansueta, modesta, silenziosa, paziente, ormai Giovanni vedeva non solo la Madre di Gesù, ma la madre della Chiesa di Gesù, il cuore dei « santi », cioè il cuore della santa Chiesa.

E Giovanni si sforzava di imitare Gesù, nell'amore, nel servizio, nella venerazione a Maria: naturalmente non ci poteva arrivare, ma il suo sforzo era continuo.

Ripensando a certe parole del Maestro, parlandone con la Madonna, ascoltandone la spiegazione, egli comprese come la di Lei missione superasse gli angusti confini del tempo e dello spazio, precisamente perché Essa era intima­mente congiunta ai due massimi misteri di Dio e dell'uni­verso: l'Incarnazione e la Redenzione.

La Madre del Verbo Incarnato era anche la Correden­trice, la novella Eva, come Gesù era il nuovo Adamo: Essa che era stata partecipe a tutti i misteri del Figlio sulla ter­ra, sarebbe stata anche partecipe al mistero delle lotte estreme e del (trionfo escatologico di Gesù.

Il transito e l'Assunzione di Maria illuminarono ancor più Giovanni sulla di Lei missione di vincitrice di tutte le battaglie di Dio. Ormai il suo spirito era preparato a con­templare le corrusche visioni dell'Apocalisse, al cui centro sta appunto la visione della Donna vestita di sole, la Madre del Messia, contro la quale il dragone sprizza tutta la sua bile, ma che alla fine ne sarà, col Figlio e nel Figlio, la vit­toriosa sterminatrice e apparirà nel cielo quale Arca del Testamento eterno.

Il Discepolo diletto, lasciando alla Chiesa il quarto Van­gelo e l'Apocalisse, spiegava e completava gli oracoli del protovangelo, di Isaia, di Michea, i vangeli di Matteo e di Luca, ma sopratutto abilitava i sudditi del Regno a com­prendere l'intervento della Madre Immacolata nella storia delle singole anime e in quella della Chiesa intera.

L'amore, il servizio, la teologia, il culto di Maria esiste­vano in germe nella casetta del monte Sion, dove Giovanni si sforzava vicino all'Immacolata di sostituire Gesù. L'amo­re, che il discepolo donava, di cui viveva e quello immensa­mente più forte, più ardente, più delicato che riceveva, ri­mase il modello ineguagliato della devozione e della fiducia, che i fedeli di Cristo avrebbero nutrito per la Madre Im­macolata, e anche un ricordo e un pegno di quei doni che essi avrebbero ricevuto continuamente per mezzo di Maria, sino alla seconda venuta del Signore.

Nell'amore di tutti i cristiani, di ogni tempo e di ogni luogo, per la Madonna c'è qualcosa dell'esperienza carisma­tica di san Giovanni: specialmente in coloro che si distin­sero per una devozione speciale verso l'Eletta di Dio. Qualunque sia il loro nome: Efrem, Giovanni Dama­sceno, Bernardo, Domenico, Francesco, Bonaventura, Duns Scoto, Bernardino, Luigi de Montfort, santa Brigida, Cata­rina Labouré, Bernardette, san Gabriele, P. Kolbe, P. B. Blattmann, Edel Quinn, S. Antonio M. Claret, S. G. Bosco, P. Jacquier, fra Claudio Granzotto, fra Muziano Wiaux... sono tutti i continuatori e gl'imitatori di san Giovanni apostolo.

Madre Lucia in questa schiera, che si chiuderà solo quando il numero degli eletti sarà compiuto, si accosta al discepolo prediletto più di quanto a prima vista non sembri, perchè come Giovanni essa fu scelta a contemplare gli splen­dori del Verbo, a riprodurre nel suo corpo verginale il mi­stero della sua Passione e Morte, a rinfocolare in mezzo ai figlï della Chiesa, la fiducia nella Madre Addolorata Corre­dentrice e nella Immacolata Vincitrice.

Vissuta in un paesello che si gloria di aver per patrono san Giovanni Evangelista, come tante altre sante vergini, quali Gertrude, Catarina, Lutgarda, Veronica, Teresa del Bambino Gesù, Gemma Galgani, che tanto amarono « il di­scepolo che Gesù amava » e la cui mirabile dottrina fecero splendere nella loro vita, Lucia brillerà nel cielo della Chie­sa quasi un altro Giovanni, e perchè come lui salì il Cal­vario assieme all'Addolorata e perchè ricevette Maria per madre da parte di Gesù morente, e specialmente perchè Gesù le confidò la rivelazione di molti segreti del suo Cuore nonchè la rivelazione del mistero della sua Immacolata Madre.

« ...vengo a implorare la tua materna assistenza... », dice Lucia nella sua preghiera. A prima vista può sembrarci che l'anima invochi quest'aiuto materno per una particolare necessità, sia materiale che spirituale. Non escludo che con questa mirabile orazione molti si rivolgeranno alla Madonna per riceverne aiuto in particolari bisogni, anzi aggiungo che la Madonna, inspirandola alla sua figlia diletta, abbia previ­sto come nell'avvenire moltissime anime sarebbero state esaudite proprio perchè avrebbe ripetuto le soavi parole di Lucia, tanto amata dal suo Cuore Immacolato; ma se ci si domanda cosa. intendesse la Serva di Dio con quella frase: « la tua materna assistenza », rispondo che il suo significato è così ampio e profondo che dobbiamo riprenderlo nelle se­guenti elevazioni. Adesso per finire, mentre invito i pii let­tori a ricorrere sempre e in tutte le necessità sia materiali che spirituali alla Madre Celeste, voglio accennare ad al­cuni fatti che, come disse l'angelico Pio IX, dimostrano come tutti i « discepoli » di Cristo, mossi dallo Spirito Santo, non ricorrono mai invano a Maria, l'« onnipotenza suppli­chevole ». Anzi questi fatti palesano come Maria, amando la Chiesa dello stesso amore onde amò Gesù, l'assiste e la protegge precorrendo alle sue domande.

Risale, come abbiamo detto, con molta probabilità al­l'epoca della feroce persecuzione di Decio, la preghiera che il popolo di Dio rivolge ancor oggi alla Madre di miseri­cordia: « Sub tuum praesidium confugimus... ». Se consi­deriamo gli immensi benefici, di cui Dio ha ricolmato e ri­colma lungo i secoli la sua Chiesa, si può constatare come Egli osservi sempre la stessa legge: ha donato al mondo la sua infinita misericordia dandoci il Figlio suo Gesù per mezzo di Maria e continua ad effondere su di noi i doni del suo amore onnipotente per mezzo del Cuore materno e Im­macolato di Maria. A Lui che fa precedere e seguire ogni sua benedizione, ogni sua visita, dalla visita e dalla benedi­zione di Maria.

Pensiamo solo per un momento all'origine degli ordini religiosi. Essi sono un dono di Maria, la Madre della Chiesa. I suoi Santuari e i suoi altari lo dimostrano: basti citare i nomi del Carmelo, di Notre Dame de la Prouille, della Por­ziuncula, del Monte Senario, del Monte Argentaro, l'Ausi­liatrice di Torino.... Questi fatti sono così palesi e obbedi­scono sì chiaramente a una stessa volontà di amore e di misericordia, che Giovanni Joergensen ha potuto scrivere modificando il primo versetto del prologo del vangelo gio­vanneo: « Nel principio c'era la Madre! ».

E quello che si afferma della Chiesa, vale della storia di ogni singola anima. Credo che tutti i cristiani possano, anzi debbano far proprie le parole di san Leonardo da Porto Maurizio: «La mia anima è come un santuario, le cui mura sono coperte di tavolette votive, che ricordano le grazie ricevute da Maria.... Sono stato battezzato? E' dono di Maria. Ho ricevuto la Cresima, la penitenza, gli altri sa­cramenti? A un dono di Maria. La scelta dello stato, la sa­nità, il desiderio di amare e servire Dio, la vocazione...? Tutto è dono di Maria... e spero che Essa abbia a concedermi l'ultima grande grazia, quella cioè di accogliermi nel suo santo paradiso ».

In forza di tale esperienza, in qualsiasi necessità noi di­ciamo fiduciosi a questa Mamma dolcissima: « vengo a im­plorare la tua materna assistenza! ». E, come fece Lucia, le ripetiamo queste parole sia quando il mondo, la carne e il demonio cercano di farci deviare dal sentiero della salvezza, sia pure quando abbisogniamo del suo aiuto per la vita pre­sente: come per la scelta dello stato, la grazia della figlio­lanza, la pace nella famiglia, la guarigione nelle infermità, la consolazione nelle afflizioni, il consiglio nei casi perples­si.... Si, Colei che invochiamo Rifugio dei peccatori e Madre della Divina Grazia, la salutiamo pure: Madre del Buon Con­siglio, Consolatrice degli afflitti, Salute degli infermi, Aiuto dei Cristiani. Il piissimo P. Bonaventura Blattmann, fonda­tore della Guardia d'Onore del Cuore Immacolato di Maria (-}-1942), soleva, ripetere: « a una madre si chiede tutto » ! E nella sua preghiera alla Madre di Misericordia, così cara al cuore di tutte le guardie sparse nel mondo intero, com­menta la sua frase parlando così alla Madonna: « Con grande fiducia noi veniamo a Te, Madre di Misericordia, perchè il tuo Cuore è il cuore compassionevole della mamma e le tue mani son mani di madre, che danno sempre, perchè Tu sei l'onnipotente interceditrice presso il trono di Dio. In Te l'uomo più abbandonato e il peccatore più miserabile può fiduciosamente trovare rifugio, perchè dal tuo cuore ma­terno provengono su quanti ti supplicano nuove forze e no­vello coraggio... ».

Ma chi potrebbe esaurire quest'argomento? D'altra parte non è forse questa la nostra propria esperienza? Non deve forse ognun di noi dire col serafico san Bonaventura: « io canterò in eterno le misericordie della mia Madre e Regina »? Lucia è una di queste cantatrici della misericordia di Maria, anzi è una corifea di quanti, dietro i suoi esempi, vo­gliono imparare a conoscere e amare la Madonna. Essa l'affermò recisamente: « La Madonna è sempre occupata di noi povere creature. Se non ci fosse questa buona Mam­ma! Ma è Gesù che c'è l'ha data. Io non voglio far altro che amare assai assai Gesù e la Mamma nostra.... Quando ho voluto ottenere qualche grazia, ho pregato la Madonna Ad­dolorata per la Passione di Gesù.... s.

Non ci può esser dubbio: tutta la vita di Lucia è una corona di grazie, un effluvio di benedizioni, che Gesù ha ri­versato in lei mediante il Cuore dolcissimo della sua Madre Immacolata.

Fra i suoi scritti, che hanno la semplice fragranza dei «Fioretti di san Francesco» e delle pagine vigorose e ar­denti di santa Caterina da Siena, c'è una sua letterina alla Madonna, che illustra mirabilmente come in tutti i bisogni, anche in quelli materiali, si debba ricorrere alla materna assistenza della Madre Celeste. Io credo che san Giovanni parlasse in tal guisa alla Madonna.

In un'estasi Lucia vede la Madre Immacolata e la prega che si degni pensare a tutto ciò che occorreva nella nuova casa di sant'Angela. La Madonna le dice: Scrivimi tutte queste cose. Non certo perchè se ne potesse dimenticare, ma, come penso, perchè noi imparassimo con quale fiducia dobbiamo far ricorso al suo Cuore materno. E Lucia scrisse:

« Viva Gesù tutto mio! Mia buona Mamma, Pensate Voi a tutto nella nuova casa. Voi conoscete i nostri bisogni; pensateci come Vi piace e quando Vi piace; è cosa che Vi appartiene. Poi pensate a tutto quello che sapete... la Mamma mia si pensa non è vero? Questa povera creatura non è capace di nulla e si abbandona completamente nelle braccia della sua Mamma buona ora e sempre; e poi in cielo non vuole far altro che amare, amare Gesù e la Mamma sua per sempre.

Viva Gesù tutto mio! Mamma mia, beneditemi sempre, sempre. LUCIA »

 

VI

... con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita...

La letterina con cui abbiamo concluso la precedente ele­vazione, ben illustra l'atteggiamento con cui l'anima deve far ricorso alla Madre Santa: confidenza e fiducia. Queste due parole, in fondo in fondo, indicano una stessa cosa e cioè quell'abbandono filiale, che tanto piace alla Madre no­stra e senza del quale la nostra preghiera e la nostra devo­zione saranno necessariamente o presuntuose, o temerarie, o superficiali, e certo mai generose, attive, energiche, pronte al sacrificio.

Il figlio crede all'amore della Mamma sua. Vi crede an­che se essa non gli accorda quello che attualmente le chiede: la Mamma sa tutto, può tutto, è la tesoriera di Dio. Se quin­di non mi concede quanto domando, è segno che vuol con­cedermi solo quanto ridonda a maggior gloria di Dio e al mio vero eterno bene.

Le vie di Dio non sono le nostre! Quest'asserto del pro­feta Isaia (55, 8) vale anche per la materna provvidenza, con cui la Madonna guida le anime dei suoi figli alla vita eterna. La Madre Immacolata vorrebbe che tutte le anime comprendessero l'insegnamento e la promessa, che Essa fece alla sua amabile confidente Bernardette : « non ti prometto di farti felice in questa vita, bensì nell'altra » !

Bernardette credette; non dubitò mai che la Madre Ce­leste, apparsale nella Grotta di Massabielle, non tenesse la parola. Si rivolse sempre a Lei con assoluta e indefettibile fiducia e venne esaudita, se non su questa terra, certo in Cielo. Si, la Madonna la esaudì sempre, ma non accordan­dole quanto Bernardette o altre persone che di lei si inte­ressavano, reputavano grazie e benefici, bensì accordandole il pane delle lacrime e la partecipazione alle sofferenze del Crocefisso.

Forse pochi esseri umani hanno tanto patito quanto la confidente dell'Immacolata! A chi l'esortava a ricorrere alla Madre Celeste ed a chiedere il miracolo, a servirsi dell'acqua prodigiosa di Lourdes, Bernardette rispondeva: Quell'acqua non è per me! Per essa era invece preparata l'acqua delle tribolazioni e il pane delle lagrime, cioè quei mezzi insosti­tuibili, che dovevano render l'anima della veggente tanto somigliante al Cuore della Regina del Cielo.

Faccia il Signore che ogni qualvolta rivolgiamo alla Ma­donna la supplica: « vengo a implorare la sua materna as­sistenza, con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita», e non otteniamo quei favori materiali richiesti, continuiamo nondimeno a credere, a confidare nella Madre Santa, anzi a vedere nell'apparente ripulsa una grazia più elevata e lo stimolo a una confidenza più generosa, più eroica.

La Madonna ci concede i beni temporali in quanto per essi possiamo raggiungere quelli eterni; ce li nega in quanto essi ci sono d'ostacolo al conseguimento di quelli, ovvero perchè essi ben sovente ci impediscono di assomigliarci più perfettamente, più completamente a Gesù.

In altri termini, Essa ci tratta come il Padre Celeste e come Lei stessa, uniformandosi alla volontà di Lui, trat­tarono Gesù.

Oh! la Madonna non impedì che Gesù lasciasse Naza­reth per dar principio al suo ministero, che doveva terminare con l'obbrobrio del Calvario! Chè anzi, imitando il Padre Celeste, anche Lei, la Madre Santissima, non risparmiò il suo Figlio, ma lo diede per noi!

Anima mia, nella parola di Lucia che vai meditando sta nascosta una verità più profonda, una dottrina che è alla base di quel miracolo di santità, che è la serafica Orsolina„

e che, ben compresa, può essere per te e per moltissimi altri una sorgente di grazie.

Si tratta di credere che la Mamma di Gesù è la madre nostra e che noi, ci pensiamo o no, siamo suoi figli. Si tratta di sentire questa verità, di accettarla pienamente, di viverla sino alle estreme conseguenze. Non è questo il momento di prove o di ulteriori commenti; quello che importa è indi­care le principali conseguenze che scaturiscono da questa meravigliosa realtà: la Madre di Gesù è la madre nostra!

Anzi tutto se Maria è madre nostra, cosa fa per noi? E se noi siamo suoi figli, come dobbiamo diportarci con Lei? Insomma se c'è, secondo la felice espressione di Bernardino da Bustis, una via Matris- la via della Madre, esiste pure una via filiorum- la via dei figli.

Preghiamo san Gabriele, l'Angelo dell'Incarnazione, che ci insegni l'una e l'altra; o ancor meglio diciamo alla Ma­donna, alla Mamma, che Essa stessa si riveli alle anime nostre: O Madre Immacolata dimmi chi sei, rivelami il tuo Nome e dimmi cosa vuoi da me!....

Maria è madre nostra, perchè accettando di divenire la madre di Cristo, accettò pure di generare alla vita eterna tutti i membri di Cristo, tutti i figli di Dio.

Perchè unendo la sua compassione al sacrificio di Gesù, concorse alla grazia della nostra adozione di figli.

Perchè ci ama con lo stesso amore onde ama Gesù, e solo allo scopo di renderci simili a Lui, il suo Diletto Primoge­nito, che è pure l'Unigenito del Padre!

Tante volte nell'Antico Testamento_ Iddio si paragona a una madre, ma nel Nuovo Testamento non usa più questa si­militudine. Eleggendo Maria madre del suo Figlio benea­mato, la costituisce al tempo stesso mamma nostra e così ci fa comprendere il suo amore e la sua infinita tenerezza attraverso il Cuore di una Vergine, Madre, Immacolata.

Il Padre Celeste, il dolce Abba di Gesù e nostro, ci co­munica la sua infinita misericordia attraverso il Cuore di una Madre, la Mamma di Gesù. La « via Matris » in fondo

è la via scelta dal Padre Celeste, il cammino da Lui indi­catoci per ricondurci al suo seno: in sinu Patris! Il mi­stero di Maria, specialmente della sua maternità, è il mi­stero della tenerezza dell'Abba, del Padre di Gesù e nostro: « Tu es Amor et Caritas, tu es dulcedo, tu es gaudium » (san Francesco).

La Madonna ci fa nascere a Dio, ci unisce a Gesù, ci fa diventare suoi militi, benedice noi e le nostre imprese, ci carezza, ci sorride, ci incoraggia, ci consola, ci incorona.

Medita, o anima mia, ognuno di questi atti della tua Mamma del cielo e conoscerai meglio la sua via, e forse ti meraviglierai di quanto sino ad oggi non hai punto ba­dato. La Mamma Celeste si fida e vuol fidarsi sempre dei suoi figli. La parola che Essa pronunzia a Banneux : « fida­tevi di me come io mi fido di voi! », è alla base del suo tratto materno nei riguardi dei suoi figli. A questa fiducia materna si accompagna pure la sua cortesia tutta celeste. Essa dà a Bernardette del « lei », anzi le dice: « potrebbe per favore venir qui durante quindici giorni » ? Cosi quando ingiunge qualcosa alla veggente di Laus, Benedetta, lo fa con tanta delicatezza, che a volte essa non credendo che la Madonna le avesse imposto alcun obbligo, non se ne dava pensiero e si buscava i rimproveri del suo angelo custode. Lucia Man­gano, Gemma Galgani... ci parlano di questa delicata soavità di Maria. Essa è un riflesso della tenerezza di Dio, il Padre di Gesù e nostro. San Francesco scrisse meravigliosamente: la cortesia è una delle perfezioni di Dio! E noi la conosciamo in Gesù che ci disse: chi vede me vede il Padre, e nella Ma­dre di Gesù, copia vivente del Salvatore, « donna di ogni cortesia ».

Se questo è l'abbozzo della via Matris, quale deve essere la via dei figli: via filiorum?

Certo si dice tutto affermando che essi debbono rassomi­gliare a Gesù, il primogenito anzi l'unigenito del Padre e dell'Immacolata. Il più amante, il più obbediente, il più rispettoso figlio di Maria.

Questa risposta, nella sua brevità, è tanto completa, che essa contiene tutta la via della spiritualità più eccelsa e della santità più consumata, come attraverso i secoli ce l'hanno tante volte insegnato i dottori e i santi e ultima­mente il pio P. Neubert nel. suo opuscolo: Il mio ideale: Gesù figlio di Maria.

Si, detta risposta è breve ma anche lucida come il dia­mante ed indica piuttosto una cima da raggiungere, un punto di arrivo, anzichè un punto di partenza.

Certo, l'ideale è che noi amiamo Maria col Cuore di Gesù, come Lui, anzi in Lui, per Lui e con Lui; e che amiamo Gesù col Cuore di Maria.... Ma quanto siamo lontani da que­ste vette! D'altra parte il punto di partenza, per quanto ri­guarda l'amore e la devozione alla Madonna, è diverso come è diversa la nostra conversione a Dio. Non v'ha dubbio che la conversione di santa Maria Egiziaca, di S. Andrea Corsini, di S. Ignazio... differisca da quel serio ritorno al Signore di san Francesco, di san Gabriele dell'Addolorata, di Giuseppe Rivella, di fra Claudio Granzotto... e di innumerevoli altre anime sante, che tuttavia un tal ritorno chiamarono « conver­sione ».

La via dei figli verso la Madre Celeste pare che a prima vista non possa essere uguale per tutti. Sant'Ignazio nella veglia d'armi a Montserrat distrugge il suo passato mon­dano, santa Teresa di Gesù Bambino invece - nel cui cuore le onde del divino amore non incontrano scogli - la notte di Natale del 1886, comprende che bisogna amare la Ma­donna con la semplicità e l'abbandono del santo Bambino; e la « conversione » di Lucia Mangano, nel 1915, non è certa­mente quella di Eva Lavallière....

Non di meno in tutti i figli di adozione c'è per la Madre Santissima un sentimento che è come il loro denominatore comune: la fiducia, l'abbandono filiale. P, questa la « via filiorum » ; sta proprio qui il senso profondo delle parole di Madre Lucia: « con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita ». Naturalmente, in questa fiducia ci sono dei gradi e delle tonalità diverse, ma essa costituisce la ca­ratteristica immutabile della devozione cristiana alla Ma­donna. Questo è l'elemento più appariscente della liturgia orientale e degl'inni della Chiesa copta, abissina, armena.... Di tutti questi inni si può dire come della poesia mariana di sant'Efrem: le orazioni più eucologiche contengono sempre la fiduciosa supplica del figlio.

Ed è commovente osservare il medesimo fenomeno nella incipiente lirica cristiana dei popoli negri, degl'indiani, degli arabi, dei cinesi.... Littmann ha raccolto delle vere perle di questa lira araba cristiana; ma credo che anche la seguente stanza di una canzone cinese inedita debba commuovere il lettore, ed io gliela traduco invitandolo a pregare la Ma­donna perchè guardi con benevolenza ai suoi figli di Cina, che soffrono da anni un silenzioso e indicibile martirio

« Son venuto a cercarti da lontano! Ma non potevo starmene senza di Te. Non ho doni da offrirti:

- d'altra parte cosa si può dare a Colei, che tiene nel grembo il Bambino Gesù? - Penso solo che ti sia grata la mia venuta, e perciò sono venuto a visitarti, e non ho punto l'idea di abbandonarti. No, me ne starò a Te vicino, anche se Tu non mi guardi, perché occupata con [altri figli; io so che sono vicino al tuo cuore e questo mi [basta ».

 

VII

... Tu, Madre mia, sei la Regina di questa casa; unicamente in Te ho posto sempre tutta la mia fiducia e non sono rimasta mai confusa...

Queste parole convengono perfettamente a un padre o a una madre di famiglia, come pure a qualsiasi superiore, che è compreso della eccelsa dignità di Maria e perciò a Lei consacra sè stesso e quanti da sè dipendono. Madre Lu­cia, scrivendole, pensava senza dubbio alla Casa di sant'An­gela, di cui soleva dire: « La Madonna ha fatto e farà sem­pre tutto in questa casa » ! Essa poi lasciava un esempio magnifico a chiunque nella guida delle anime si confida e si affida alla Madonna.

Penso che come scrisse: «la Regina di questa casa», Lucia poteva anche scrivere: la Regina di questa congrega­zione, di quest'Ordine, parrocchia, diocesi e così via. Dicendo: « Regina », Lucia ha indicato il fondamento della consacra­zione a Maria, si tratti di individui o di gruppi o perfino dello stesso genere umano. A maggior ragione Lucia poteva scrivere: Tu, Madre mia, sei la Regina del mio cuore!

Quale diritto non ne aveva infatti questa serafica ver­gine, che tante volte la Madonna fece riposare sul suo cuore materno, di chiamarla: Regina, sua Regina, Regina del suo cuore?

Eppure il diritto di Lucia è anche il nostro, sebbene pec­catori. Anzi, appunto perchè peccatori, noi possediamo dei titoli più validi per consacrarci alla Madonna, onde la­sciare la via della colpa e prendere il cammino della sal­vezza. Noi abbiamo un bisogno più imperioso, più imprete­ribile di abbandonarci definitivamente al suo Cuore Imma­colato.

Un antico monaco medievale le diceva con santa audacia

« Festina miseris    misereri,      Virgo beata, nam si Te recolis, miseri Te fecere beatam; ergo bea miseros, quorum te causa beavit ».

« Affrettati, o Beata Vergine, a soccorrere i miseri -, giacchè se ben ricordi essi furono la cagione della tua beatitudine -; or dunque allieta questi miserelli, per il cui motivo tu sei stata sì glorificata! ».

Si, anche il peccatore più disperato, se pensa di amare 1a Madonna, se comincia la sua nuova vita consacrandosi a Lei, anche lui può diventare un amante di Gesù e della Mamma sua come san Giovanni Evangelista o santa Maria Maddalena.

È appunto questo il lieto messaggio, che ci ripetono con­tinuamente gli apostoli della Madonna, i figli amanti di Maria che conoscono la tenerezza del suo Cuore e la potenza della sua intercessione.

Porgiamo orecchio con intima gioia ad alcuni accenti di questo messaggio di salvezza. Il P. Massimiliano Kolbe, il glorioso cavaliere dell'Immacolata dei nostri tempi, soleva ripetere: « anche se un peccatore stesse già con un piede nell'inferno, basta che si rivòlga all'Immacolata e non solo potrà uscire da siffatto stato miserando, ma se corrisponde .alla grazia potrà diventare un gran santo ». Il Ven. P. Lu­dovico da Casoria nei casi più angosciosi diceva: « Ave Maria « coraggio » ! E spiegava come la Chiesa chiami la Madonna Rifugio dei peccatori, perchè per Essa il peccatore non pe­risce, per il fatto che Essa lo scampa per la sua misericor­Aiosa intercessione dal fuoco eterno; la chiami: scala dei peccatori, perchè la Madonna verso questi miserelli si di­mostra piena di dolcezza ed essi, a Lei affidandosi, possono giungere al vertice della carità; la chiami ancora: Madre dei peccatori, perchè questa santissima Mamma infonde nei loro cuori lo spirito di un'umile e continua contrizione, li conforta a sempre sperare, li compatisce, li consola, li pro­tegge, anzi si fida di loro. E mi si consenta di ripetere un brano della preghiera alla Madre di misericordia compo­sta dal P. Bonaventura Blattmann, il fondatore della Guardia d'Onore del Cuore Immacolato di Maria. Nel santuario della Guardia, a Monaco di Baviera, moltissime anime ripetendo queste parole hanno ottenuto il perdono, la pace, il gaudio, che Gesù prima di tornare al Padre, promise ai suoi fedeli; hanno implorato e pianto e si sono alzati pieni di un novello coraggio, per cominciare una vita nuova: una vita, che a volte ha avuto una fioritura di magnifiche opere apostoliche.

« Con grande fiducia noi veniamo a Te, o Madre di mi­sericordia, perché il tuo Cuore è il cuore compassionevole di una madre, le tue mani son sempre mani di madre pronte a donare, Tu sei la potentissima nostra interceditrice presso il trono di Dio. In Te l'uomo più miserabile e il pec­catore più abbandonato può trovare rifugio, perchè dal tuo Cuore materno scorre continuamente nell'anima di coloro che ti invocano novello coraggio e novella forza ».

I peccati, di cui ci si pente, possono accrescere la nostra contrizione, la nostra umiltà, la nostra fiducia e quindi, alla scuola della Madre di misericordia, possono essere sfruttati vantaggiosamente nella via dell'amore.

Se il peccatore è deciso a far ritorno al Padre suo Cele­ste e si rivolge prima alla Madre Maria, lo faccia pure! Egli glorifica Gesù che vive nel Cuore della Mamma sua e che ci ha lasciato questa Madre proprio perchè tutti i figli di ado­zione potessero più facilmente trovare il sentiero del Pa­radiso, tornare al Padre!

In qualunque stato l'anima si trovi, io credo che, vo­Aendosi essa dare a Dio e compiere davvero la sua volontà, la via più facile e più sicura sia quella di consacrarsi alla Madonna, al suo Immacolato Cuore.

Si noti che nella consacrazione l'uomo non stabilisce dei vincoli nuovi, ma solo prende atto e ratifica dei vincoli che già in precedenza esistevano fra lui e la Madonna: vincoli o relazioni volute da Dio e da Lui stabilite. Sia che noi ci pensiamo o no, la Madonna per la sua dignità di Madre e Regina, è la nostra madre e regina e noi siamo suoi figli e sudditi.

Consacrandoci a Lei noi riconosciamo questa duplice relazione, accettiamo di fatto di essere suoi figli e suoi militi.

Consacrandoci a Lei noi Le facciamo donazione stabile di noi stessi e dei nostri beni, ci proponiamo di imitare e di rinnovare in noi la dipendenza di Gesù durante i nove mesi della sua gestazione, in quel secondo cielo che fu il seno dell'Immacolata, e durante la vita oscura e laboriosa di Nazareth.

Consacrandoci alla Madonna noi vogliamo sentire nel no­stro cuore quello che Gesù senti nel suo quando, soprattutto nei misteri della sua Infanzia e della sua vita nascosta, volle sempre dipendere dalla sua Madre Immacolata.

Il Signore Gesù vivente in, Maria, dipendente da Maria, è il modello e la causa della nostra consacrazione.

Alla luce di questi principii, non dovrebbe essere difficile rispondere alla domanda tanto impegnativa: come bisogna vivere tale consacrazione?

Rispondo: con la massima semplicità. Ad imitazione di Gesù Bambino, bisogna dipendere ogni momento e in tutto dalla nostra santissima Madre Maria.

Ci sono tante pratiche, tante devozioni in onore della Madonna. La serafica Lucia, assieme a quella innumerevole schiera di santi mariani che orna il firmamento della Chiesa, ce ne insegna una sola, ma che le comprende tutte: vivere la nostra consacrazione! Vivere in Maria, accettare di fatto che Essa è la nostra Madre e che noi dobbiamo sempre in tutto dipendere da Lei. Vivere con Maria senza separarsene mai: vivere per Lei, per farle piacere, per darle gloria!

Forse che Gesù a Nazareth non visse così? Oh! Come è vero e soave il pensiero di quel pio sacerdote: « Gesù Bambino guardava negli occhi alla Madre Immacolata e vi reggeva la volontà del Padre Celeste! »

Vivendo così con :Maria, per Maria, in Maria, è naturale che l'anima riponga in Lei tutta la sua fiducia e che pertanto non possa mai rimaner confusa. Porre in Maria tutta la pro­pria fiducia significa accettare tutte le conseguenze della nostra filiazione, significa affidarsi alla Madonna per la vita e per la morte, per il tempo e per l'eternità.

Se meditiamo queste soavissime parole: in Te ho posto sempre tutta la mia fiducia e non sono rimasta confusa, alla luce che emana dalla vita e dagli esempi di Lucia, noi sentiamo che esse acquistano una mirabile forza di persua­sione. Lucia viveva alla presenza della Madonna come Gesù a Nazareth, tutto faceva col suo consenso; a Lei si abbandonava in qualsiasi prova, da Lei era confortata, gui­data, consolata, ammaestrata.

Perciò come santa Bernardette, Teresa del Bambino Gesù, Olga della Madre di Dio.... Lucia diffondeva l'odore di Na­zareth e c'era nei suoi occhi stellanti un riflesso della luce degli occhi dell'Immacolata.

Anima mia, se lo vuoi, questi doni, questa pace, questa dilezione... tutto potrai ricevere dalla Madonna. Non dire sono così peccatore! Essa è la Madre dei peccatori e la vin­citrice del peccato. Non dire: non sono degno di tanto amore. Non sai o hai dimenticato che la Madonna è la tua Mamma dolcissima e che la sua gioia più grande consiste nell'arric­chire i suoi figli dei doni del suo Gesù? Osa, osa chiedere tutto alla Madre di ogni misericordia, alla potente Regina del Cielo; anzi ti dico: osa chiedere cose grandi, perchè si addice alla sua magnanimità donare con regale munificenza (Giovanni Duns Scoto). Chiedi quindi il perdono, la miseri­cordia, la carità e l'unione intima e perfetta del tuo povero miserabile cuore col suo Cuore Immacolato.

Oh! Maria, canale della grazia,

Oh! Maria, Madre di bontà e di amore,

Oh! Maria, Madre della santa Sapienza,

Oh! Maria, luce della vera Fede,

Oh! Maria, perfetto olocausto di amore,

Oh! Maria, Madre di misericordia,

Oh! Maria, tesoro di altissima santità,

Oh! Maria, perfettamente unita alla volontà di Dio,

Oh! Maria, o Cuore pieno di pace e di gioia!

Oh! Maria, figlia diletta del Padre Celeste,

Oh! Maria, Madre benedetta del Figlio di Dio,

Oh! Maria, Sposa amatissima dello Spirito Santo, deh! uniscimi a Te!

(P. BONAVENTURA BLATTMANN,.

 

VIII

... Anche questa volta, o Madre mia, prostrata alle tue ginocchia, domando al tuo Cuore materno questa grazia...

Alla Madre si può dir tutto, alla Madre si può chieder tutto. Si possono raccontare a Lei le nostre miserie più umilianti e i nostri bisogni più stringenti. Possiamo intrat­tenerla sulla malattia di una persona cara e possiamo par­larle delle nozze di un fratello, di una sorella, dei figli. Fra Stanislao d'Amiens, ch'era venuto in convento dal circo dove faceva il saltimbanco, nei primi giorni della sua vita reli­giosa la venerava e la pregava saltando sul trapezio. Gl'in­diani del Messico nella prima processione che fecero a Gua­dalupe, per manifestare la gioia onde era colmo il loro cuore, inscenarono una fantasia col tiro delle freccie.... A Lourdes moltissimi chiedono la guarigione dalle loro ma­lattie; ma molti altri chiedono la rassegnazione, la croce e l'amore della Croce.... Il Professor Carrell supplica la Ma­dre Immacolata come il cieco del Vangelo: Dolce Signora, fa che io veda! Pio XI e Pio XII, a nome della Chiesa intera, Le chiedono la pace per il mondo. Non c'è dubbio: alla Mamma si può dir tutto, si può chieder tutto.

Lucia ci lascia liberi nella scelta di quello che dobbiamo chiedere; ma ci insegna, qualunque sia la nostra petizione, come dobbiamo pregare: «prostrata alle tue ginocchia do­mando al tuo Cuore materno a.... Ci insegna, che dobbiamo pregare con umiltà, con devozione, con fiducia. San Giacomo apostolo ci avverte che molti non vengono esauditi perchè pregano male: « petitis et non accipitis eo quod male pe­tatis » (GIAC. 4, 3). Le parole di Lucia pare che riflettano la devozione umile, tenera, amante, con cui pregavano Gesù e la sua Santissima Madre.

Che soave mistero non è mai quello della preghiera di Gesù! Si direbbe che il Verbo fatto uomo si immerga e si possa immergere, solo mediante la preghiera, nel seno del Padre suo. Chè Gesù pregò sempre, dalla Incarnazione alla Croce... e nel Sacramento dell'Eucaristia, come in Cielo; Egli è il sempre vivente, che interpella per noi! (Ebr. 7, 25). Gesù pregava con umiltà, con semplicità, con profonda de­vozione. E pertanto, ripeteva le stesse parole, o levava gli occhi al Cielo, o si prostrava per terra come nell'orto del Getsemani. Nella preghiera il suo Cuore giubilava, traboc­cava nel ringraziamento, nell'adorazione, nell'abbandono... (LUCA 10, 21). Nella preghiera Egli si sentiva uno col Pa­dre, zelante la gloria del Padre. Perciò passava intere notti in preghiera, e riassunse la religione, che i suoi discepoli devono avere verso il Padre, ammonendoli: « bisogna pre­gare sempre senza mai stancarsi » (LucA 18, 21).

Somigliantissima a quella di Gesù fu la preghiera della sua Madre Immacolata, di cui abbiamo un raggio divino nel « Magnificat », vero « canticum pro Dilecto », e forse la descrizione più impressionante nella attestazione, che ce ne fa santa Bernardette. La Madonna insegnò alla sua fortu­nata confidente a fare il segno della Croce. La Madonna si univa con lei nella recita del Rosario inchinando il capo al « Gloria Patri », La Madonna insomma le insegnò a pregare, anzi le rivelò un'orazione, che doveva restar segreta e che essa sola avrebbe dovuto recitare durante tutta la vita. La Madonna poi prima di rivelarle il suo nome, fece dei gesti pieni di tanta soave umiltà, che ben ci fan comprendere con quanta devozione e con quale umile pietà filiale Essa pregasse il Padre Celeste: « levò gli occhi verso il Cielo, aprì le braccia verso la terra, congiunse le palme all'altezza del petto, abbassò gli occhi e disse: - Io sono l'Immaco­lata Concezione » ! (1)

Cara Bernardette, ti ringrazieremo in eterno per questa descrizione, essa completa quello che il Vangelo ci rac­conta della preghiera di Gesù. Se tu imitando il segno della Croce, insegnato a te dalla Vergine, riuscivi a commuovere i cuori anche degl'indifferenti, che cosa non sentivi, cosa provavi quando stavi a contemplare la Madre di Dio pre­gante?

E se Gesù e la sua Immacolata Madre pregano con tale profonda e umile devozione, cosa dobbiamo pensare, cosa proporre noi, che non sappiamo nè concentrarci, nè ringra­ziare, nè amare, nè adorare?

Occorre pure osservare che l'attitudine della nostra pre­ghiera verso la Madre di Dio deve esser somigliante a quel­la, che bisognerebbe avere nei riguardi del Padre e di Gesù. Lucia esige devota umiltà e tenera confidenza: « prostrata alle tue ginocchia domando al tuo Cuore materno questa grazia », precisamente perchè si tratta dell'Augusta Madre del Signore e perchè nel Cuore di Maria c'è, vivente, Gesù.

Cosa mai chiese Lucia nel corso della sua vita alla Ma­donna quando le appariva e le poneva la mano sulla fronte o sul petto ed essa reclinava la testa o sulle ginocchia o sul di Lei Cuore materno?

Leggendo la vita di questa mirabile creatura, noi ve­diamo come essa per prima abbia messo in pratica il prin­cipio sopra esposto: alla Mamma Celeste parlò di tutto, chiese tutto. Eppure c'è una sua petizione che è come la sublimazione di tutte le sue suppliche. Un giorno domandò alla Madonna che le insegnasse qual fosse il modo più per­fetto per dare gusto a Gesù. E la Mamma nostra le rispose così: « l'amore e l'umiltà ». E continuò: « Quando io ero sulla terra stavo sempre attorno a Gesù, mi occupavo sola­mente di Lui, usandogli tutte quelle finezze che solo l'amore può suggerire.... In questo stato l'anima è tutta di Gesù, e Gesù è tutto suo... per la mia profonda umiltà io divenni la Mamma di Gesù ». In altra occasione, alla stessa doman­da la Madonna disse a Lucia che doveva esser suo pensiero di starsene sempre attorno a Gesù e fare in modo che Egli si potesse riposare in lei, e le lasciò capire che doveva in questo modo consolare Gesù e riparare tutte le ingratitudini degli uomini. Insomma si rinnovava a san Giovanni La Punta, nella cameretta di casa sant'Angela, il dialogo che settecento anni prima la Madonna aveva avuto con santa Gertrude e con santa Elisabetta d'Ungheria. Un giorno verrà che diremo commossi e giulivi di Lucia quello che la litur­gia asserisce della vergine di Eisleben e della margravia di Assia: « nel suo cuore il Signore Gesù fece la sua gio­conda dimora » !

Tralasciando molte altre testimonianze, a me pare che secondo Madre Lucia, i doni più eccelsi che possiamo chiedere alla Madonna, siano l'amore e l'umiltà, onde poter dar sempre gusto a Gesù. Mediante la richiesta di tali doni noi domandiamo di vivere sempre quali figli di adozione, come seguaci del Salvatore, come suoi ministri. Se si vo­lessero riassumere tutte le virtù, le grazie, i carismi, che san Paolo esige sia dai fedeli come dagli ambasciatori di Cristo, bisognerebbe ricorrere a questo binomio: « l'amore e l'umiltà ». Il beato Masseo per lunghi anni, con gioia ine­sprimibile, chiedeva al Signore l'umiltà e quando l'ebbe ot­tenuta, era così « invaso dal gaudio dello Spirito Santo che emetteva un suono dolce e uguale come se fosse il tubare di una colomba ».

Il figlio che chiede alla Madre Celeste il dono dell'umiltà, la somiglianza col suo Cuore umilissimo, la fa sussultare di gioia! Giacchè in questo modo noi Le permettiamo di renderci conformi più presto all'immagine del suo Primo­genito, il Signore Gesù. Non si pensi che si possa lasciare il peccato, praticare la virtù, esercitare l'apostolato senza l'umiltà. Essa è la disposizione fondamentale del cuore dei veri figli di Dio.

L'umiltà consiste nel riconoscere che siamo creature peccatrici, che tuttavia il Verbo di Dio è venuto a cer­care come la pecorella smarrita per ricondurci alla casa del Padre suo e nostro; che tutto in noi è grazia, che tutto abbiamo ricevuto in dono, che tutto ci è stato elargito dalla misericordia infinita del Padre Celeste, perchè Egli ci ha amato sin dall'eternità nel Figlio suo. Oh! Abba, Padre no­stro, 'fu sei l'umiltà, Tu sei infinita tenerezza! San Fran­cesco te lo disse con soave audacia e noi te lo ripetiamo con incoercibile gaudio: « Tu es humilitas, Tu es mansuetudo»!

Il Padre è l'umiltà per essenza perchè si abbassa per donare. I figli di adozione saranno umili se sempre attribui­scono quanto hanno e quanto potranno avere a questo eterno, misericordioso, munifico Donatore.

San Francesco dice pure: « l'umiltà è luce » ! Nel senso che l'anima umile, poichè si ritiene sempre e in tutto di­pendente dal Padre, gli sta più vicino ed è illuminata da quella inacessibile luce che è la sua dimora.

Desidero e prego il Padre Celeste che qualche anima santa scriva dell'umiltà del Verbo Incarnato e della Madre Immacolata, qui io mi contento di affermare con le parole di san Bonaventura che il Figlio beneamato e la sua Santa Madre manifestano in concreto alla creatura angelica e umana l'incomprensibile umiltà di Dio Padre: « Tu es hu­militas, Tu es mansuetudo » !

Come Gesù, Maria è dolce e umile di cuore. Dopo Gesù, è la più grande umile, e quindi la più intrepida figlia del Padre, la sua più zelante glorificatrice, la sua eterna lode di gloria.

Il servo di Dio fra Giordano Mai prediligeva l'invoca­zione: « Du demuetigste Jungfrau » : Tu Vergine umilis­sima! E la giaculatoria: « Vergine umile, fammi umile » ! Egli avrebbe desiderato che questo titolo venisse inserito nelle Litanie lauretane e tante volte supplicò il suo padre Provinciale che interessasse a tal fine le supreme autorità della Chiesa. Forse quando piacerà a Dio di glorificare que­sto suo servo davanti alla Chiesa pellegrina e militante, il suo pio desiderio sarà attuato. Intanto nulla ci vieta di far nostra questa giaculatoria, che deliziava - accenno a un ri­cordo personale - la serva di Dio Lucia Mangano. Si, quan­ti vogliono imparare da Lucia la devozione verso la Madonna, devono implorare dal suo Cuore Materno la grazia dell'umil­tà e l'amore delle umiliazioni, della Croce. E' facile stimare l'umiltà in astratto, ma è impossibile, lo scrisse san Fran­cesco Saverio al padre dell'anima sua, sant'Ignazio, prati­carla senza la grazia del Signore. Che la Vergine umile ci faccia umili! E ricordiamoci che l'anima umile, è corag­giosa, intraprendente, forte, intrepida.

Gli apostoli, i difensori, i consolidatori del Regno di Dio, non sono gli uomini di scienza e di governo, gli abili, gli organizzatori. Queste doti potranno valere nel mondo, ma non hanno valore nel Regno di Cristo. In questo Regno conta ed è duraturo solo ciò che è dono del Padre, per il suo Cristo, nello Spirito. E le grazie dell'Eterno misericor­dioso Donatore sono legate ad una condizione: all'umiltà.

Cum essem parvula placui Altissimo » ! Giacchè ero pic­cola piacqui all'Altissimo. Queste parole della Madre Ce­leste esprimono una legge immutabile nell'ordine della grazia. Gli umili possono tutto in Colui che li fortifica, sono strumenti dell'Amore Onnipotente, sono militi imbattibili della Immacolata e umile Regina dell'universo.

c Ave Verbi Dei Parens, Virginum humilitas. Ave omni nevo Parens, humilis virginitas i »

(Alberto da Praga)

 

IX

... per la Passione e Morte del tuo Divin Figliuolo, per il suo Sangue Preziosissimo e per la sua Croce...

Quando si inaugurava la Chiesa inferiore di Lourdes, il cappellano del convento di Nevers, dove viveva la veggente di Massabielle col nome di suor Maria Bernarda, vi si recò per assistere alla cerimonia. Giunto davanti alla Grotta, non seppe supplicar meglio la Madonna che dicendole: - San­tissima Vergine, ricordatevi che io vi prego nel nome di Ber­nardette! Così pregò a lungo fra molte lagrime, nè seppe aggiunger altro.

Non v'ha dubbio che Bernardette era carissima al Cuore di Maria. Ma che dire quando supplichiamo la Madre Im­macolata per il suo Gesù, nel Nome augusto e dolcissimo di Lui, quando Le ricordiamo lo strazio del Calvario e il pro­digo spargimento del suo prezioso Sangue? Forse che non possiamo con filiale audacia applicare a Lei quanto disse Gesù del suo Padre Celeste: « Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio Nome lo farò, affinchè sia glorificato il Padre nel Figlio » (Giov. 14, 13)? Si, qualunque cosa chiede­remo alla madre nel Nome del Figlio, Essa ce la otterrà! Prego il lettore a non scandalizzarsi per questa applicazione della divina parola. Si tratta in definitiva di concepire la mediazione di Maria in modo degno di Dio e della Madre del Figlio di Dio!

Per mettersi in relazione con le sue creature, Dio ha de­ciso l'Incarnazione del Verbo. Mediante l'Incarnazione, la sua Parola, il suo Verbo si è fatto carne, è divenuto nostro fra­tello: ora l'Incarnazione si è attuata mediante la Madre Immacolata. Essa è la « Mediatrice » dell'Incarnazione, « la massima opera di Dio » (Duns Scoto). L'Immacolata Ver­gine, secondo il profondo insegnamento di san Tommaso (Summa Theol. III, q. 30, a. 1, ad 4), diede il suo consenso all'Incarnazione nel nome del genere umano; e secondo san Bernardino da Siena, in virtù di tal consenso Essa ac­cettò di essere Madre del Redentore, di Colui cioè che do­veva operare sulla Croce la nostra salvezza.

A Cana intercede da Gesù il primo miracolo in favore dell'umanità. Con le sue parole, continua il caro Santo senese, pare che la Madonna volesse dire al Figlio: ecco, l'uomo manca del vino della carità, dagli dunque il dono dell'amore, della carità!

E quando sul Calvario il mistero della divina carità rag­giunse una tale altezza da stupire i serafini, la vediamo ai piedi della Croce, giacchè quella che era l'ora di Gesù, era pure l'ora di Maria. La novella Madre dei viventi doveva stare accanto al novello Capo dell'umanità redenta.

La vediamo nel Cenacolo pregare assieme cogli apostoli e i discepoli, affinchè il Padre e il Figlio mandino il Con­solatore promesso e la Chiesa sia stabilita nel mondo. Come le soavi e ardenti preci dell'Immacolata a Nazareth avevano affrettato il momento dell'Incarnazione, così sul Sion acce­lerarono la venuta dello Spirito.

Primizia dei dormienti, Gesù vinse la morte e ascese al Padre. Partecipe della vittoria di Gesù, anche la sua e nostra Madre fu assunta al Cielo, tornò al Padre e con Gesù è li « sempre vivente che interpella per noi ». In tutti insomma quei grandi atti con cui il Cristo svolge la sua missione di Adoratore del Padre e di Salvatore degli uomini, c'è con Lui la sua e nostra Madre Immacolata, c'è la potente Me­diatrice del genere umano.

Non dobbiamo figurarci, sebbene a causa della nostra li­mitatezza spesso ci sia quasi impossibile fare diversamente, la casa del Padre, come un officio burocratico di questa terra, come se il Padre che tutto sa, che vede anche nel se­greto, abbia bisogno di intercessori e di avvocati accanto al suo Figlio. No, « Il Padre stesso vi ama, dice Gesù, perchè voi mi avete amato e avete creduto che io sono uscito dal Padre » ! (Giov. 16, 27). No, il Cielo non è un officio o un ministero, ma la casa del Padre nostro, la sua famiglia. Il nostro Padre non è solo: e sebbene perfettamente beato nel suo Verbo e nello Spirito, pure dopo che ha voluto per amore « uscire da se stesso » e creare, la sua gloria penetra e risplende nel mondo intero, ma soprattutto nel « cosmos consacrato> che è la Chiesa. La Chiesa è la sua famiglia. Essa fruisce appieno della sua carità ed è la casa paterna verso cui peregriniamo noi membri della Chiesa militante, e alle cui porte sono ormai giunti i santi della Chiesa purgante. Avendo il Padre dato all'universo un solo Capo e Re, il Si­gnore Gesù; avendoci sin dall'eternità amati e scelti in Lui, poichè Gesù e la Chiesa costituiscono un solo oggetto del suo infinito eterno amore: bisogna concludere che c'è una sola mediazione, ed è quella del Cristo, per cui la mediazione di Maria è solo la più gloriosa estensione ed attuazione di questa unica e perfettissima mediazione di Gesù. Ripetia­molo: la mediazione di Maria fa parte della mediazione di Gesù e, come questa, sgorga dall'amore infinito del Padre. ù insomma, assieme e come la mediazione di Gesù, un dono del Padre. Da Lui, Carità, Tenerezza infinita, discende a noi, mediante il Figlio, ogni luce, ogni bene: a quo est omne da­tum optimum et omne donum perfectum! (GiAc. 1, 17).

Ma chi è unito a Gesù, il Figlio beneamato, diviene sor­gente di vita eterna per i fratelli (Giov. 7, 38). Teniamo pre­sente queste parole del Salvatore e riflettiamo: Maria ama il Padre ed è la sua Figlia beneamata, ama Gesù e ne è amata come Madre degnissima. L'amore per il Padre e per Gesù nonchè per tutti i fedeli di Gesù, nel Cuore di Maria è l'incendio dello Spirito Santo, il più violento incendio d'amore che l'Amore sostanziale abbia mai acceso nel cuore di una pura creatura. L'intercessione di Maria è dunque la comunicazione di questo amore, è la continuazione di quella sua missione, che rese possibile l'Incarnazione e tutti gli altri misteri che ne derivano.

Colei che a nome del genere umano diede il consenso al­l'Incarnazione, partecipando così alla missione del Cristo, continua assieme col Cristo a intercedere per noi, sino a quando non si compia il numero degli eletti e Gesù consegni il Regno al Padre, affinchè Dio sia tutto in tutte le cose (I Cor. 15, 29). Intercedendo per noi, la Madre Immacolata fa appello, o per meglio dire, si appoggia al tesoro del Padre, che è anche il suo tesoro: si appoggia alla santità e ai me­riti infiniti del Figlio suo. E così facendo Essa imita Gesù.

Gesù intercede per noi presso il Padre - non meravi­gliamoci, ma assaporiamo questa dottrina messa special­mente in risalto nel « vangelo spirituale » di san Giovanni -, sicuro di essere sempre esaudito e per la sua dignità di Figlio e per la carità infinita che nella sua Passione ma­nifestò verso il Padre e verso di noi. San Paolo scrive agli Ebrei: « il Signore nei giorni della sua carne, avendo offerto con lacrime e valido clamore suppliche e preghiere a Colui che poteva liberarlo dalla morte, venne esaudito per la sua riverenza ».... (5, 7). Nella preghiera sacerdotale (Giov. 17 passim) il Signore Gesù con franchezza di figlio chiede tutto al Padre, perchè è sul punto di glorificarlo con la sua Pas­sione e Morte.

Leggiamo qualche brano di questo divino testamento. « Padre, glorifica il Figlio tuo, affinchè il tuo Figlio glo­rifichi Te, giacchè per questo gli desti potestà su tutta la carne, afiinchè quanti hai affidato a Lui, Egli dia loro la vita eterna.... Padre, io ti ho glorificato sulla terra, compii l'opera che Tu mi desti a fare, e ora, Padre, glorificami presso di Te, con quella gloria, che ebbi presso di Te prima che il mondo fosse... Santificali nella verità.... Padre, io vo­glio che coloro, che Tu mi hai dato, stiano dove io sono, af­finchè vedano la mia gloria, quella gloria che Tu mi hai dato, perchè Tu mi hai amato prima della costituzione del mondo ».

I doni che Gesù domanda al Padre per gli apostoli, per la sua Chiesa: l'unità, la carità, l'estensione del Regno dei Cieli, Egli li chiede in forza dell'amore, che il Padre gli porta sin dall'eternità: quia dilexisti me ante constitutionem mundi; e lì chiede pure in forza del suo sacrificio sulla Croce: « ho compiuto l'opera che Tu mi desti a fare... e per essi io santifico me stesso ».

Il Ven. Giovanni Scoto davanti a questo mistero della preghiera di Gesù per la sua Chiesa, considerando pure la stima che il Signore medesimo e il Padre Celeste fanno del prezzo della nostra salute, il Sangue di Cristo, scrisse con chiarezza, profondità e insuperabile unzione le seguenti pa­role, che parvero al Cardinale De Berulle la strofa di un « canticum pro Dilecto » : « Ergo Trinitas nullum adiuto­rium pertinens ad salutem contulit homini viatori, nisi in virtute huius oblationis in Cruce peractae et a Persona di­lectissima et ex maxima caritate: nessun aiuto in ordine alla salvezza concede la SSma Trinità all'uomo, se non in virtù di questa oblazione sulla Croce, fatta da una Persona dilet­tissima e con la più grande carità » (Op. Ox. III, 19, 7).

Il tesoro più prezioso della Chiesa e quindi della Madre della Chiesa, la Vergine Immacolata, è la Passione e Morte del Signore, è il suo Sangue adorabile.

San Paolo dopo aver scritto: « avendo pertanto un gran­de pontefice che penetrò nei cieli, Gesù il Figlio di Dio, te­niam ben fermi la professione della nostra fede; giacchè non abbiamo un pontefice che non possa compatire alle no­stre infermità, poichè in tutto è stato provato a nostra so­miglianza eccetto che nel peccato- aggiunge trionfalmente: accostiamoci quindi con fiducia al trono della grazia affin di ricever la misericordia e di trovar la grazia secondo l'aiuto che ci conviene » (Ebr. 4, 15-16).

Questo trono di, grazia eretto per sempre in mezzo alla Chiesa, è l'altare dove si- commemora la Passione e la Morte del Salvatore, è il sacrificio della santa Messa! A esso lo stru­mento di propiziazione (= ilasterion), donde scaturiscono i canali della misericordia infinita. La fede nel Sangue del­l'Agnello di Dio ci permette di appropriarci questi tesori.

Anzi come col battesimo, sacramento della fede, si rinnova nel rigenerato il mistero della morte e della resurrezione del Signore, così nel sacrificio della Messa si ripete mistica­mente l'oblazione e la morte salvifica della Croce (Rom. 3, 21-26). Questi ineffabili doni appartengono alla Chiesa: omnia vestra sunt! Ma principalmente spettano a colei che è la Madre di Gesù e della Chiesa: l'Immacolata Maria. L'azione santificatrice della Chiesa è la continuazione della materna mediazione di Maria.

Madre Lucia comprese questa verità. E perciò essa prega la Madonna per quello che il suo Cuore ha di più caro la Passione, la Morte, il Sangue preziosissimo del suo Gesù.

Vestendo il Verbo di Dio del nostro uman velo, la Ver­gine gli diede la possibilità di divenire sacerdote e vittima. Assistendo come Corredentrice al sacrificio della Croce, Ella è inseparabile dalla rinnovazione di questo sacrificio, che si attua nella Messa. Maria sa che il Sangue di Gesù è la sor­gente di tutte le grazie. Pregare dunque Maria per questo Sangue, per questa Morte significa glorificare il Padre e Gesù, significa arricchire la Chiesa della K pienezza di Dio » !

Si, qualunque cosa domanderemo alla Madre nel Nome di Gesù, per i meriti della sua Passione, della sua Morte, del suo Sangue, Ella l'otterrà onde sia glorificato il Padre e Gesù, in virtù della sua misericordiosa e materna inter­cessione.

Lucia disse tante volte: « Quando ho voluto ottenere qualche grazia, ho pregato la Madre Addolorata per la Passione di Gesù.... Quando ho desiderato qualche grazia speciale l'ho chiesta a Gesù per i meriti della sua Passione e per i Dolori della Madonna, e l'ho sempre ottenuta ».

C'è pertanto alla base di questa invocazione e di quella che immediatamente segue, una dottrina e una esperienza mistica fuor dell'ordinario. Possiamo applicare agl'insegna­menti di questa serafica vergine quanto la Liturgia afferma della dottrina mistica del serafico Padre san Francesco: « et amplectuntur saecula doctrinam facto proditam » : i secoli abbracciano una dottrina testimoniata dai fatti. La dottrina di Lucia, prima che affiorasse sulle sue labbra o che venisse fissata sulla carta, era già stata una illuminazione, una esperienza, un dono dello Spirito d'amore e e di verità.

Possiamo fidarci di Lei, poichè - ripeto la frase dei di­scepoli di santa Caterina da Siena - «Essa trasmetteva solo le parole e i desideri dell'Agnello dolce».

La vita mistica o d'unione comprende tre « sante ope­razioni » (san Francesco), che furono anzi tutto le operazioni dello Spirito di Gesù nel Cuore immacolato di Maria, e che poi sono le operazioni dello stesso Spirito e della sua ca­stissima Sposa nelle anime che ricevono « questo dono per­fetto », e cioè: la contemplazione, la riparazione, l'apostolato; inteso, questo, in grado sublime quale partecipazione all'atti­vità, alle passioni o prove messianiche, e finalmente alla morte redentrice del Signore. Rari sono quei santi nei quali queste tre sante operazioni raggiungono lo stesso grado di eminenza, sebbene ognuna di esse comprenda le altre due. I teologi mistici vedono in san Giovanni, san Paolo, san Fran­cesco, san Domenico, san Bernardo, sant'Ignazio, san Paolo della Croce, santa Caterina da Siena... degli esempi tipici, e, per quanto lo si possa aspettare da uomini viatori, com­piuti, nel senso che in essi il fulgore della contemplazione fu unito ai dolori della Passione e allo zelo per la gloria del Padre.

Lucia si eleva come santa Caterina e santa Teresa alle cime della più folgorante contemplazione. Ma come la stessa santa senese e san Francesco, santa Gemma, san Paolo della Croce... essa appartiene anche alla schiera delle anime ri­paratrici, « concrocifisse ». Il Padre Celeste dispose che il suo apostolato fosse ristretto, affinchè rimanesse esempio e maestra alla Chiesa, contemplando e riparando. Facendola poi partecipare alla Passione e Morte del suo Divin Figliolo, le comunicò per opera del suo Spirito di Verità, la sapienza del mistero della Croce e della Compassione della Madre Addolorata.

Contemplando Lucia irradiata e arsa dalla luce dello Spirito Santo, l'invocazione che abbiamo meditato: ... « per la Passione e Morte del tuo Divin Figliolo, per il suo San­gue preziosissimo e per la sua Croce »... possiede la soave e robusta risonanza della testimonianza di san Paolo: « Io vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e che ha dato se stesso per me » ! (Gal. 2, 20).

 

X

... Te la domando ancora per la tua Maternità, per i tuoi Dolori e per le lagrime

che spargesti per noi ai piedi della Croce...

Il P.G. Faber, convertito del secolo scorso dall'anglica­nesimo, compose un libro dal titolo Il piede della Croce. A senza dubbio uno dei trattati più devoti e più profondi sui Dolori della Madonna. In esso vien riportata una parola di Gesù alla beata Veronica,da Binasco agostiniana,_ che po­trebbe sorprendere le anime, non fortemente ancorate nella fede cristiana e. non sufficientemente istruite su la missione di Maria. Il Signore dunque disse alla sua sposa: « mi è più gradita una lacrima versata sui Dolori della Madre mia che un'ora di meditazione sulla mia Passione ». La frase sem­brerebbe strana o almeno esagerata. Eppure corrisponde a una profonda realtà. Siccome nessuno comprende così bene il mistero di Gesù Crocifisso come colui che comprende i Dolori della Madonna; siccome la rivelazione di questo mistero, il suo gusto, la sua efficacia nei riguardi delle anime è un dono della Madre Addolorata, ecco che Gesù desidera che noi ci diamo a compatire la «Madre Crocifissa » (san Bonaventura). Per Essa penetreremo più presto e più facil­mente nel mistero della Croce, per Essa parteciperemo più generosamente alla Passione di Gesù, anzi ci daremo a compiere nella nostra carne quanto manca alla passione di Cristo in favore del suo mistico corpo che è la Chiesa (Col. 1, 24).

La vita di Lucia Mangano è una conferma di siffatta ope­razione soprannaturale. Sin da quando a otto anni medita l'incontro di Gesù e della Madonna sulla via del Calvario, Lucia, alla scuola di Maria, si prepara a divenire una delle più generose spose del Crocifisso che brillano nel firmamento della Chiesa.

Imparare dalla Madre Addolorata il mistero del Croci­fisso, diventarne, in virtù di questa scuola materna, la sposa compaziente : ecco il segreto della vita di Lucia. Ripredicare agli uomini la gloria e la virtù irresistibile del Crocifisso e dell'Addolorata, come aveva fatto il suo santo Patrono san Paolo della Croce: ecco il messaggio, il « verbum crucis » di questa serafica vergine siciliana.

La sua esperienza di tenera fanciulla è piuttosto rara negli annali della santità. Ascoltiamola. « Fui presa di tanto amore e compassione per la Madonna, che mi sembrava di essere fuori di me... mi intesi invasa come da una ebrezza che mi portava ad invitare tutto il mondo a compatire la Mamma mia. Ed infatti dall'alto della torretta allargai le braccia ed incominciai a gridare: - Venite tutti.... Segui­tavo a pensare al grande mistero... ».

Si, il mistero del Crocifisso e dell'Addolorata fu il pen­siero di tutta la sua vita, fu la sua delizia. Come san Gabriele, essa il sabato « meditava i dolori della Mamma dolcissima », la quale così le spiegava il mistero e la virtù della Croce:

« figlia mia, ama Gesù, compatiscilo, porta sempre scolpita nel tuo cuore la sua Passione e i miei Dolori; sii sempre piccola, chè Gesù ti vuole arricchire delle sue grazie e quan­do sarai buona ti porterò in Cielo ».

Non vorrei con questo asserire che Lucia della Madonna non abbia contemplato che i suoi Dolori: tutt'altro. Il mi­stero di Maria, Lucia lo comprese in tutta la sua interezza e di certi privilegi della Madre di Dio parlò e scrisse con tale semplicità e profondità che i teologi si sentono presi dalle vertigini. A certo però che l'Addolorata è l'aspetto del mistero mariano, che Lucia visse con più fervida carità e che forma, a così dire, l'anima della sua anima.

Ciò appare sia dal voto emesso nel 1932 di propagare con tutte le sue forze « l'amore per Gesù Appassionato e la sua Madre Addolorata », sia da alcune sue affermazioni tenere e solenni: « La mia missione in Cielo è di far conoscere ed amare Gesù Crocifisso e la Madonna Addolorata.

Il mio libro preferito è Gesù Crocifisso e i Dolori della Mamma nostra.

Parlerò solo di Gesù Crocifisso e dei Dolori della Mamma mia.

Dal Cielo farò discendere una pioggia di benedizioni su coloro che ameranno teneramente Gesù Crocifisso e la Mamma nostra Addolorata e ne propagheranno la devo­zione ».

Su questo punto Lucia sta alla pari coi Sette santi Fon­datori, con san Bonaventura, san Bernardino, il beato Ja­copone, san Gabriele, san Leonardo, sant'Alfonso.... Essa è la messaggera del Crocifisso e dell'Addolorata.

E quale ricompensa materna e regale di Maria verso la sua figlia diletta, Lucia, come Bernardette, Juan Diego, Be­nedetta di Laus, Giovannetta di Oropa, Bartolo Longo, i tre pastorelli di Fatima... divenne la promotrice di un novello santuario mariano, il santuario dell'Addolorata a Mascalucia. A me pare che da quel santuario Lucia debba nei secoli ripetere a tutti quelle parole, che su questa terra rivolgeva al padre dell'anima sua:... « amiamo tanto Gesù Crocifisso e la Mamma nostra, proprio nostra, Addolorata, e diamo loro tanto gusto, in tutto... ».

Potrei aggiungere tanti altri ricordi anche personali; ma quanto abbiamo già detto basta per comprendere come nella sua dolce e infocata preghiera alla Madonna, dopo aver fatto menzione della Passione e Morte di Gesù, Lucia non poteva non nominare altresì la maternità, i Dolori, le lagrime di Maria ai piedi della Croce. Non poteva non far leva sopra questo quasi infinito tesoro della Chiesa di Dio. Nè si meravigli il lettore di questa mia espressione: « quasi infinito tesoro della Chiesa di Dio », ma ricordi una strofa dell'inno delle Laudi per la festa dei Sette Dolori della Madonna: « Nobis salutem conferant Deiparae tot lacrymae, quibus lavare suffi ficis totius orbis crimina ».

Ci concedano la salute le tante lagrime della Madre di Dio, per le quali puoi a sufficienza lavare i delitti del mondo intero.

La Chiesa dunque crede che le lagrime della Madonna, se il Signore avesse tosi voluto, sono sufficienti a lavare tutte le colpe degli uomini! Quale merito! Come è veramente so­vrabbondante la nostra redenzione, se al Sangue di Gesù, il Padre ha voluto che si unissero le lagrime della sua -e nostra Madre! Veramente Lui ci redense col Sangue del suo Corpo e Lei col sangue del suo Cuore! (Amedeo di Losanna).

Certo la Madonna divenne Madre nostra al momento del­l'Incarnazione del Verbo, ma la sua maternità spirituale, nei riguardi del corpo mistico di Cristo, venne proclamata da Gesù dall'alto della Croce. Perciò, col profondo intuito di una sublime contemplativa, Lucia congiunge la maternità spirituale di Maria ai Dolori e alla lagrime da Lei sparse sul Calvario.

Direi che se la Passione, la Morte, il Sangue di Gesù co­stituiscono il tesoro della Madre, le sue lagrime e i suoi Do­lori costituiscono il tesoro dei figli, sono la nostra ricchezza. Forse potremo dire che questa invocazione di Lucia :risponde al gemito del beniamino dell'Addolorata san Gabriele: e Oh Madre, ti abbiamo costato tanto » !

E precisamente in virtù di questi Dolori noi la suppli­chiamo che ci faccia vivere da figli di adozione, nell'amore e nell'umiltà.

Nè può esser fuor di luogo osservare qui con sant'Alfonso e san Leonardo che come i figli ammalati e rachitici sono quelli per i quali la madre soffre di più, è più piena di an­sietà, quelli cui essa addimostra tutta la delicata finezza del suo amore, così i peccatori sono quei figli di Maria che non lasciano in pace il suo Cuore. Per essi la Madre Celeste piange a La Salette e a Siracusa, per essi domanda preghiere come a Lourdes e a Fatima, essi assedia con tutte le industrie del suo amore, onde riconcigliarli con Gesù Salvatore.

Oh Madre dolcissima! Davvero che ti abbiamo costato tanto! Davvero che tu sei l'esca dolcissima creata da Dio per attirare i poveri peccatori! Davvero che tu ci cerchi instancabilmente, vorrei dire che ci insegui, con tutta l'ama­bile ed irresistibile forza del tuo materno amore!

O anima che leggi, forse oggi la Mamma Addolorata aspetta da te la conversione, la tua capitolazione! Hai assa­porato l'amarezza del peccato, la delusione dei beni e degli onori di quaggiù, l'avvilente fumo dell'orgoglio. Arrenditi davanti alla Mamma tua, cui tante volte hai trafitto il cuore con le tue colpe. Essa ti ha sempre atteso, ti ha tanto atteso! Valle incontro, che ti vuole perdonare, benedire, abbrac­ciare; poi, quando l'ora tua sarà giunta, vuol condurti a Gesù e renderti partecipe della gloria del suo sempiterno Regno!

Forse tu non hai abbandonato del tutto la Madre, non hai offeso gravemente Gesù, ma ti dibatti in una vita di tiepi­dezza e di compromessi. Hai paura del sacrificio, e perciò non gusti la dolcezza di essere figlio di adozione, figlio di Maria, erede del Cielo. Ti manca la forza, la decisione ge­nerosa, la fede viva.

Ebbene io ti ricordo che la devozione all'Addolorata è la tua salvezza. Infatti gli effetti di questa devozione sono il distacco dai beni, dagli onori, dai piaceri del.mondo, l'amore effettivo per Gesù Crocifisso e quindi la mortifica­zione volenterosa, il desiderio dei beni invisibili ed eterni, la brama del Cielo, della casa del Padre!

Forse tu già pratichi con ammirevole generosità questa devozione e « guardi la Croce come a un tesoro » e al Croci­fisso come l'unico Amore. Ebbene ricordo anche a te di crescere ancora nella conoscenza e nella carità del Cristo Signore, dell'Amore Adorato, sino a quando tu arrivi a glo­riarti solo della sua Croce ! Così diventerai un grande apo­stolo, chè la devozione alla Madre Addolorata è il distin­tivo degli Apostoli, dei missionari, dei martiri.

Man mano che si avvicinano i tempi dell'anticristo, la Madonna pensa a formare gli apostoli degli ultimi tempi, i discepoli che come Lei e con Lei salgono il Calvario e stanno ai piedi della Croce e adorano il Crocifisso e versano il Sangue sul mondo sconvolto dal peccato. Non dire: il mio stato di famiglia, le mie occupazioni non mi consentono alcuna attività. Ammetto che non possa dedicarti esclusiva­mente al servizio delle anime e del Vangelo, ma non che tu non debba essere per i tuoi fratelli una sorgente di acqua viva, l'acqua della grazia che zampilla sino alla vita eterna. Ti ricorda nel nome della Madre Addolorata che, chi poco o chi molto, tutti siamo responsabili della estensione, del consolidamento, della difesa del Regno di Cristo. A questo fine mediante la cresima sei diventato soldato di Cristo Re, a questo fine la Madonna oggi parla al tuo cuore. Vieni, pre­ghiamola insieme:

« O Madre Immacolata, dimmi chi sei, rivelami il tuo Nome; dimmi cosa vuoi da me, e concedimi di poter far sempre quanto il tuo Cuore desidera! »

 

XI

... Madre mia, ti vorrò sempre bene e ti farò conoscere ed amare anche dagli altri...

Noi amiamo e vogliamo amare sempre più la Madonna, perchè è la Madre di Gesù e la Madre nostra. Nel nostro amore, nella nostra devozione per l'Immacolata noi conti­nuiamo il mistero dell'amore di Gesù per Maria.

Gesù scelse Maria per madre, la esaltò su tutte le crea­ture, le obbedì con filiale devozione, l'amò come nessun figlio ha mai amato la propria mamma. Ora san Paolo ci esorta ad imitare il Cristo Salvatore, ci ammonisce a sentire nel nostro cuore quanto Gesù sentiva nel suo (Filip. 2, 6-11).

O Salvatore adorato, fammi sentire qualcosa, comunica­mi Tu una fiamma del tuo amore per la Mamma celeste, perchè da solo, pur desiderando di amarla sino alla follia, non ci riesco punto.

Tu l'hai scelta anche per Madre nostra, insegnaci dunque a venerarla, a obbedirle, ad amarla, amarla sempre più, a crescere immensurabilmente in questa dilezione.

Dimmi, o Gesù, come le obbedivi, come la guardavi, come la baciavi, come le parlavi.... Dimmi come Essa trattava con Te quando eri ancora bambino, quand'eri fanciullo e quando divenisti giovinetto e uomo maturo. Ah! io m'im­magino che il suo adorante amore per Te bambino, che Essa allattava, poneva a dormire, cullava sulle sue braccia... traboccava di ardente tenerezza. E penso che quando Tu crescevi, Essa Ti invitava ad adorare, a pregare il Padre Celeste; e che ogni sabato, assieme a san Giuseppe, Ti conduceva alla sìnagoga per adorare il Padre in ispìrito e verità.

Tu l'accompagnavi alla fontana di Nazareth ad attingere l'acqua per i bisogni della vostra casuccia... ed Essa un gior­no Ti spiegò come quella fosse una polla di acqua viva. E un'altra volta, quando dalla collina di Nazareth guardavate alla pianura di Esdrelon coperta di un rosso tappeto di pa­paveri su cui volteggiavano lieti e trillanti ì passeri, Tu le chiedesti ammirato donde venisse quello splendore ed Essa Ti spiegò come il Padre Celeste veste i gigli del campo, nutre gli uccelli dell'arìa, manda la pioggia e ìl sereno, fa splendere il suo sole sui buoni e sui cattivi.

Volendo Essa rallegrare il suo dolce sposo Giuseppe, Ti inviava spesso nella botteguccia e tenergli compagnia. Poi veniva col filo e la canocchia a godersi lo spettacolo di quel Giusto, che maneggiava sudando la pialla, la sega, il mar­tello e per contemplare Te, che imparavi il mestiere paterno. E quando Giuseppe si recava a lavorare negli abitati vi­cini, verso il tramonto, Ti diceva: - Senti, Gesù, mi fai il piacere di andare incontro al babbo? Tu ci andavi e torna­vi con lui giulivo e saltellante, e il suo cuore riempivi di ineffabile letizia. Mi pare che sin d'allora tua Mamma in­vece di comandarti, Ti rivolgesse delle preghiere, degli inviti... e questa abitudine conserva anche oggì in Cielo, chè quando parla ai tuoi fratelli, a noi poveri umani, invece di comandar­ci ci prega, ci invita a farle questo a quell'altro favore.... Non parlò forse così a Juan Diego sul colle del Tepeyac, a Be­nedetta di Laus, a Bernardette Soubirous, a Gemma, a Lu­cia Mangano...? Veramente, Gesù, la modestia, l'umiltà, la cortesia, il nobile sentire della Mamma tua è affatto sor­prendente. Essa sì assomiglia tanto a Te e Tu ti rassomiglì tanto a Lei, che chi ha conosciuto Te, conosce la Mamma e chi conosce la Mamma conosce Te.

E penso che quando crescesti a volte il suo sguardo era attraversato da un velo di mestizia, ma era un attimo. Ave­va pensato ai vaticini che Ti riguardavano, alle profezie della nostra redenzione, alla tua Croce, fonte della nostra salvezza: subito però guardava il Cielo e la serenità del seno del Pa­dre tornava a splenderle negli occhi immacolati.

Non è vero, Gesù, che Tu e Giuseppe in quegli occhi dolci, profondi, stellanti, leggevate la volontà del Padre? Non è vero che man mano che Tu crescevi, Essa scru­tava più di prima, non perdeva nessuna delle tue parole, dei tuoi gesti, dei tuoi atti e piuttosto che da mamma vo­leva diportarsi come tua discepola, la discepola della Sa­pienza Incarnata? Ma Tu intervenivi, - e la melodia della tua voce le spezzava il cuore per la dolcezza -: No, tu sei la mamma mia, io devo obbedirti, a te spetta comandare.... E finalmente Lei era madre e discepola, e Tu Figlio e Maestro!

E mi pare che anche Tu crescevi nell'ammirazione di quel Cuore materno: chè anch'Essa come Te cresceva in sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini. Com'era devota, generosa, semplice la sua preghiera, la sua vita! Ti faceva pensare alla tranquillità del seno del Pa­dre! San Giuseppe sovente al solo guardarla, aveva le ciglia imperlate di tenere lagrime.

Però un giorno anch'Essa pianse, versò le sue lagrime più amare: eppure era così abbandonata alla volontà del Padre! Fu quando Giuseppe mori. Tu, Gesù, ricordi sem­pre la morte di quel Giusto e ti commosse tanto la serenità e la pace della sua agonia, che accordi ai tuoi eletti un tra­passo tranquillo e soave per onorare la memoria di lui e le lagrime della Madre tua.

Dopo quella morte a Te incombeva il di Lei sostenta­mento. Oh! come lavoravi di lena e con amore! Come e quante volte al giorno l'esortavi a non stancarsi! Come rad­doppiavi le tue fatiche, affinchè Essa avesse la possibilità di essere più generosa coi poverelli! Come Ti commovevano le benedizioni, che i beneficati rivolgevano a Te e a Lei, balbettando a stento per la commozione la rituale benedi­zione: « benedetti madre e figlio dal Dio di Abramo e dei padri nostri » ; ma i loro occhi dicevano di più! E quando v'incontravano per le straducce di Nazareth, vi seguivano con lo sguardo, attratti da una dolcezza, che mai avevano provata...

Gesù, adorato Amore, non vado avanti. Il mistero della tua Incarnazione, della tua vita nascosta, della tua dipen­denza da Maria: ecco quanto vorrei riprodurre in me, aman­do, venerando, obbedendo alla Mamma tua. Ma sai, voglio crescere in questo amore, crescere sino al punto che non sono più io, ma sei Tu che in me ami la Mamma. Insomma il mio desiderio, la mia brama sarebbe quella di amar Te col Cuore dell'Immacolata e di amare la Madre Immacolata col tuo Cuore!

Non mi piacciono le teorie complicate e le distinzioni sot­tili, quando si tratta della Mamma tua; mi basta sapere che Tu, Verbo del Padre, nascesti da Lei e la chiamavi « mamma » e la veneravi e le obbedivi! Il tuo esempio ben distrugge qualsiasi obbiezione. Il tuo esempio mi convince che la nostra devozione per la Mamma a noi sembra fuoco e invece è soltanto ghiaccio.

O Gesù, dacci il tuo Spirito che ci incendi! « Fuoco, fuoco, fuoco »!, Ti grido con santa Catarina da Siena; e con Lucia Ti ripeto: « io non voglio altro che passare la mia vita cercando sempre Gesù e la Mamma mia » !

Ed ora vorrei sapere, mio Adorato Salvatore, come deb­ba far conoscere e amare anche dagli altri la tua Madre Immacolata.

Anzi tutto bisogna esser fermamente persuasi che far conoscere e far amare la Madonna altro non è che far co­noscere e far amare più efficacemente Gesù Signore. L'in­vocazione di san Luigi Grignion de Montfort: « Adveniat Regnum Mariae, ut adveniat Regnum Domini Nostri Jesu Christi: Venga il Regno di Maria, afiinchè venir possa il Re­gno di Nostro Signore Gesù Cristo »!, corrisponde a una legge eterna della Divina Provvidenza; legge, che san Bo­naventura ha formulato con queste limpide parole: « nes­suno può entrare in cielo se non passa per la porta del Cielo che è Maria. Siccome Dio venne a noi per mezzo di Lei, così fa d'uopo che noi per mezzo di Lei torniamo a Dio. Maria è la purificatrice, la illuminatrice, la perfezionatrice... Essa ha ricevuto tutte le grazie atte a purificarci, a illumi­narci, e perfezionarci. Per mezzo dell'intercessione di Ma­ria spunta il sole di giustizia nel cuore dei peccatori... ». Far conoscere la porta, la vita del Cielo, significa condurre le anime a Cristo, al Padre. Predicare Maria è predicare Cristo. Quando san Pietro d'Alcantara ne sentiva le lodi, confessava di provare quello che provarono i discepoli di Emmaus mentre conversavano col Signore risorto: il cuore gli ardeva in petto!

Nè si creda che tale predicazione della Madre Celeste spetti solo ai sacerdoti. Tutti i fedeli, poichè formano il popolo santo di Dio, poichè sono i figli di questa tenera Madre, tutti devono annunziare il Cristo, il suo Vangelo e la sua Santa Madre.

Uno dei segni della rinascita cristiana, che ci fa spe­rare anche in mezzo alle tenebre del nostro tempo, si è il ridestarsi nel popolo fedele della responsabilità di essere anch'esso chiamato ad annunziare, a predicare il Vangelo. Questa azione deve crescere. Bisogna, per quanto sta in noi, che si avveri la sublime parola di sant'Agostino : il Cristo annunzia il Cristo, cioè: la Chiesa, nella sua inte­rezza, annunzia il Cristo: « Christus Christum annuntiat » ! D'altra parte quello che ammiriamo nella Crociata del Van­gelo della Legione di Maria, nella Milizia dell'Immaco­lata, nella Guardia d'Onore del Cuore Immacolato di Ma­ria, è semplicemente un ritorno alle origini.

Il cristianesimo non fu solamente predicato dai grandi apostoli e dai loro collaboratori gerarchici, ma lievitò il mondo per mezzo dell'umile parola degli schiavi, dei sol­dati, dei semplici fedeli. Era tutta la Chiesa che predicava il Cristo! Erano lo Spirito e la Sposa che sospiravano a Lui, vivevano di Lui e irradiavano Lui! Così fu pure nei primordi del Terz'Ordine Francescano; così nel Messico dove, dopo l'apparizione della Vergine a Guadalupe, i neo­fiti e perfino i fanciulli cristiani erano gli evangelisti dei loro connazionali.

Nè si dica che si richiede una scienza teologica che ai semplici fedeli manca. Questa affermazione oltre a contrad­dire a tanti fatti storici, non tien conto che, per annun­ziare Cristo e annunziarlo attraverso la sua Santissima Ma­dre, basta conoscere il Credo, il Pater, l'Ave; recitare pia­mente il Rosario e vivere una vita cristiana integrale, cioè la vita di soldati di Cristo.

Ora il soldato che si limiti a starsene sulla difensiva, perde il senso del combattimento, diviene un imboscato e quanto prima patteggia col nemico. No, egli deve prendere l'offensiva e lottare contro il mistero d'iniquità, che con tanto accanimento opera in mezzo agli uomini. La lode più bella che, a mio avviso, la Chiesa fa del patriarca san Domenico è contenuta in questa frase del divino officio: « agonizabat pro Christi Nomine; » : lottava come chi si trovi in, agonia per la gloria del Nome di Gesù.

In questa età di Maria, in cui la Provvidenza ci ha chia­mati a vivere, noi risponderemo alla nostra vocazione, al compito della nostra vita, predicando Cristo per mezzo della Madre sua, facendo conoscere Gesù mediante la Madre Im­macolata.

A tutti questi umili apostoli della Madonna si chiede solo di amare davvero Maria. Se l'amano sul serio, essi sapranno farla conoscere. Bernardette, Giacinta e Francesco Marto e la loro cugina Lucia Dos Santos : quali apostoli della Madre di Dio e del nostro Signore Gesù!

Nè si dica che si tratta di privilegiati veggenti, perchè il cameriere dell'Immacolata Giuseppe Rivella e lo stalliere Matt Talbott e l'avvocato Bartolo Longo e Franck Duff e la schiera innumerevole di tanti umili legionari militi dell'Im­macolata e Guardie d'Onore del Cuore Immacolato sono stati e continuano ad essere quei validi apostoli che, propagando il Regno di Maria, fondano, consolidano, dilatano quello di Gesù.

A un siffatto apostolato mariano s'impegna l'anima che recita le soavi parole della preghiera di Lucia Mangano « Madre mia, ti vorrò sempre bene e ti farò conoscere ed amare anche dagli altri

Infine, Madre dolcissima, permetti che mi rivolga a Te! Lascia che ti supplichi per il tuo infinito tesoro, per Gesù suscita nella Chiesa un esercito sempre più numeroso e ag­guerrito di tuoi militi. Fa comprendere, ai sacerdoti soprat­tutto, la tua missione; mostra ad essi come il loro ministero è una estensione, una continuazione della tua materna azione sia verso il Corpo Eucaristico del Signore, sia verso il suo Mistico Corpo. Insegna loro che tu sola sei la Vincitrice di tutte le battaglie di Dio: che per loro mezzo tu vuoi vincere e schiacciare la testa al serpente, che essi devono diventare le tue saette scelte, le tue lancie spezzate. Oh! dà loro la sem­plicità dei fanciulli assieme alla prudenza degli uomini di Dio, con la forte baldanza dei tuoi combattenti e il coraggio invitto e indefettibile dei tuoi angeli! Si, non arrossiamo, se ti chiedo per i tuoi sacerdoti che li faccia tuoi messaggeri, tuoi angeli: « Angeli faciei Mariae » !

Fa che nelle sconfitte essi vedano soltanto una prova e una promessa di più grande vittoria. Rendili puri della pu­rezza dei serafini nel tuo Cuore Immacolato, rendili ardenti del fuoco dello Spirito, o Tu che sei la Regina del Cenacolo, la Vergine della Pentecoste!

E precédici nei combattimenti. Se Tu vieni con noi, noi ti seguiremo, e vincerà in noi l'Adorato nostro Re, Cristo Gesù!

« Madre mia, ti vorrò sempre bene e ti farò conoscere ed amare anche dagli altri » !

 

XII

... per la tua bontà degnati di esaudirmi. Così sia!

« Madre mia, fiducia mia » !

« Per la tua Bontà... ». Questa parola, con cui Lucia chiu­de la sua preghiera alla Madonna, mi ha fatto sempre pen­sare al titolo che il serafico Padre S. Francesco dava alla Madre di Dio: « Mater totius Bonitatis », La Madre di ogni bontà e di ogni bene.

Dio è il Sommo Bene, l'Amore-Carità per essenza, dice ancora il Serafico. Maria è la comunicazione suprema della Bontà eterna, essenziale: è la Madre del Figlio di Dio e per­tanto la Madre di ogni Bene.

L'amore dell'uomo verso Dio è quasi sempre un amore interessato, nel senso che l'uomo ama Dio, perchè Egli è il suo proprio bene, e perchè, perdendoLo, incorrerebbe nel­l'unico, vero, assoluto male. Ma san Francesco e tutte le anime veramente angeliche cercano di amare Dio per quello che Egli è in se stesso, nella sua natura; perchè in altri ter­mini Egli è la Bontà unica, l'Amore-Carità, la Dolcezza su­prema, assoluta, ineffabile... E un tale amore, che solo lo Spirito Santo può largire, si chiama « estatico », in quanto l'uomo non considera il proprio interesse, ma « esce di sè medesimo» e contempla solo la Bontà infinita dell'Abba Celeste, la sua essenziale, ineffabile tenerezza.

San Francesco dopo aver ricevuto le stimmate compose anche Lui il suo « Te Deum », il suo « conticum pauperis in solitudine » : le laudi al Dio del suo estatico amore.

« Onnipotente, Santissimo, Altissimo e Sommo Dio, Som­mo Bene, ogni Bene, tutto il Bene... Tu che solo sei buono, possiamo noi renderti ogni lode, ogni gloria, ogni onore, ogni benedizione, e riferire sempre a Te tutti i beni: Amen!.... Tu sei l'Amore e la Carità, Tu sei la Sapienza, Tu sei Umiltà, Tu sei Pazienza, Tu sei Bellezza, Tu sei Sicurezza, Tu sei Quiete, Tu sei Gaudio, Tu sei la nostra Speranza e Letizia, Tu sei la Giustizia e la Temperanza, Tu sei la Fortezza e la Prudenza, Tu sei ogni Ricchezza a sufficienza, Tu sei Man­suetudine, Tu sei Protettore, Tu sei Custode e Difensore, Tu sei il nostro Rifugio e la nostra Virtù, Tu sei la nostra Fede, ha nostra Speranza e la nostra Carità, Tu sei la Grande Dolcezza nostra, Tu sei la Bontà infinita! Grande e Ammira­bile Signore, Dio mio onnipotente, pio e misericordioso Sal­vatore... ».

Queste inenarrabili perfezioni del Padre Celeste strug­gevano il cuore del serafico Poverello. Egli se ne sentiva arso e liquefatto ed emetteva in mezzo agli uomini dei sospiri, dei gemiti che si sarebbe potuto dire che provenissero dal cuore dei serafini, sempre vigili davanti al trono dell'Al­tissimo.

« Chi sei Tu, o dolcissimo Signore Dio mio, e chi sono io vermicello tuo servo?

« O Signore Santissimo, ti vorrei amare; o Signore dol­cissimo, ti vorrei amare, o Signore Dio.... Rapisca te ne sup­plico, o Signore, e distacchi la mia mente da tutte le cose che sono sotto il cielo, la bruciante e melliflua forza del tuo amore, affinchè per amor dell'Amor tuo io muoia, perchè Tu ti sei degnato di morire per amore dell'amor mio... ».

Bisogna tener presente questa evangelica pietà del Se­rafico per l'Abba Celeste, se si vuol comprendere le sua fi­liale e cavalleresca devozione per la Regina del Cielo, la gloriosa Madre di Dio.

Quando san Francesco pensa o parla della Madre di ogni bene, suole applicarle le perfezioni del Padre Celeste. Per il Santo d'Assisi, Maria possiede tutti i tesori del Padre, poichè il Padre a Lei donò il Figlio suo Unico, il Figlio delle sue eterne compiacenze, del suo infinito amore. Essa è per­tanto la Bontà suprema per comunicazione, per partecipa­zione. Maria partecipò, quanto era possibile a una pura creatura, alle perfezioni di Dio Uno e Trino, affinchè per via del naturale processo della maternità, le comunicasse a sua volta al Figlio del Padre, che è pure il suo unigenito, il frutto del suo seno: « Jesu flos Matris Virginis »!

Dio è la Bontà per essenza, Maria è la Bontà per comu­nicazione, per dono. Da ciò consegue in primo luogo che il Poverello nutre per l'Augusta Madre di Dio un amore « esta­tico ». Egli l'ama e la venera anzi tutto per quello che Essa è : la Madre di ogni Bene: « Mater totius Bonitatis » !

Alla luce di questa sua dottrina leggiamo il saluto del se­rafico Padre alla Madonna:

« Salve, Signora Santa, Regina Santissima, Madre di Dio, Maria che sei la Vergine perpetua, eletta dal Santissimo Padre del Cielo, che Egli consacrò mediante il suo Santissi­mo e amato Figlio e mediante lo Spirito Santo Paraclito, nella quale fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene. Salve palazzo di Dio! Salve suo Tabernacolo! Salve sua dimora! Salve suo vestimento! Salve Figlia e Ancella dell'Altissimo Re, il Padre Celeste, Madre Santissima di Nostro Signore Gesù Cristo, Sposa dello Spirito Santo ».

San Bonaventura scrive che san Francesco portava un amore ineffabile alla Madre di Dio, perchè aveva reso nostro fratello il Signore della eterna maestà. La chiesetta di Santa Maria degli Angeli era per lui un lembo di paradiso e là concepì lo spirito della evangelica povertà, lì fondò i suoi tre Ordini, li piamente cominciò, audacemente continuò e gloriosamente consumò il suo corso, cioè il corso della sua vita evangelica ed apostolica. Per intercessione della Regina del Cielo ottenne dal Salvatore che tutti i peccatori, i quali visitassero quella chiesetta consacrata alla sua augusta Madre, conseguissero il perdono delle colpe, la remissione della pena e la gloria, dopo morte, nella casa, anzi nel seno del Padre! Tutti sanno l'importanza che l'indulgenza della Porziuncula ha avuto e possiede tuttora non solo nella dot­trina sacramentaria, ma soprattutto in quella della media­zione universale delle grazie da parte della Madonna. San Bonaventura, san Bernardino, san Leonardo, sant'Alfonso.... ne saranno i dottori e i predicatori; ma san Francesco con un gesto di audace amore, con una supplica irresistibile che venne esaudita, fece sentire e continua tuttora a far sentire tale verità, come un bene inalienabile, a tutto il popolo cri­stiano: egli distribuì un tal tesoro alla Chiesa intera.

« Mater totius Bonitatis » ! Madre di ogni bene, in cui fu ed è ogni bene, Cui gli angeli e gli uomini devono dopo Cristo e in dipendenza da Cristo, l'essere, la grazia e la gloria!

Si, le parole di Lucia mi fanno sempre quasi per forza pensare a san Francesco, il cavaliere della Regina del cielo, alla sua devozione ineffabile per la Madre di Dio, alle ar­denti e luminose intuizioni della sua dottrina carismatica; e credo che anche Lucia nutrisse per la Madonna un amore « estatico », che anche lei vide per illustrazione del Divino Spirito come in Maria « ci fu e vi è ogni pienezza di grazia e ogni bené » : cioè, la comunicazione perfetta, completa, di cui una pura creatura è capace, della Bontà e della Carità di Dio; il ricevimento del Dono sostanziale del Padre e del Figlio: lo Spirito Santo, che prese possesso del di Lei Im­macolato Cuore con tutta la veemenza e il fulgore della sua carità onnipotente e della sua luce mirifica.

Se comprendo bene la dottrina mariale di san Francesco, se almeno non mi inganno nella interpretazione dei suoi punti sostanziali, io non provo, anzi sento di non poter pro­vare le difficoltà di alcuni teologi, e ammetto con molti altri dottori e contemplativi che la Madre di Dio fu arricchita sulla terra anche della visione beatifica, giacchè Lei sola, dopo e per il suo Divin Figlio, « impleta fuit omni plenitu­dine Dei » : fu ripiena di tutta la pienezza di Dio! Chè la visione, come insegna Giovanni Duns Scoto, non evacuava in Lei l'abito della fede. E godo immensamente che la nostra Serva di Dio, Madre Lucia, sia stata scelta per cantare con più chiara e melodiosa voce questa laude sublime della Re­gina del Cielo.

Le difficoltà, che indubbiamente esistono, per conciliare la vita di fede della Madre del Signore con il supremo gaudio della visione beatifica, non mi sembrano più forti di quelle, che nel secolo XIV e XV... sentivano i teologi, quando do­vevano salvare da una parte l'universalità del peccato e della redenzione e dall'altra il privilegio dell'Immacolata Conce­zione. Tante volte, in quella lotta secolare, furono citate e commentate dai difensori dell'Immacolata le parole di san Francesco: « in qua fuit et est omnis plenitudo gratiae et omne bonum b ; ed anche oggi, nella discussione di questo privilegio della Madonna, penso che le stesse parole siano e saranno un fascio di luce celeste, che ci consente di contem­plare tutta l'eccelsa grandezza della Madre di Dio.

Così io penso di Te, anzi questo credo, o Madre dolcis­sima, Immacolata, « o Mater totius Bonitatis »; e mi sembra di non tradire la fede della Santa Chiesa, per la quale darei volentieri la vita, ma al contrario mi pare di sentire meno indegnamente di Te che sei la delizia della Santissima Tri­nità, l'Unica del' Cuore dell'Abba Celeste, il Padre nostro e il Padre del Signore Gesù! E non comprende pure questo tuo eccelso privilegio l'affermazione solenne e tagliata con lo stile di san Paolo, l'affermazione di quell'apostolo del tuo Immacolato Cuore, sant'Antonio di Padova: « solium Altitudinis a principio, id est e mundi constitutione prae­destinata est Mater Dei in virtute, secundum Spiritum sanc­tificationis »?

A questa Madre di Bontà chiediamo che per la sua Bontà ci esaudisca. Ognuno di noi Le ha fatto presenti i propri bi­sogni e tutti siamo certi di essere ascoltati. Forse la Madon­na non ci esaudirà precisamente secondo i nostri desideri, ma senza dubbio ci esaudirà in una maniera più alta, ci darà quello che non sappiamo chiedere e forse neppure deside­rare, ci darà il pane dell'umiltà e il vino della carità.

Essa è tanto clemente e misericordiosa! E i suoi occhi « da Dio diletti e venerati » ci guardano mentre su questa terra peregriniamo verso la casa del Padre, con tanta ma­terna soavità! « No, scrive Lucia, non lo saprò mai dire com'è lo sguardo della Mamma nostra... ma quel suo sguardo la rivela Madre di amore, di dolcezza, di misericordia. Oh! se tutti conoscessero questa nostra cara Mamma dolcissima impazzirebbero d'amore » !

Ora noi che, meditando la preghiera di Lucia, ci siamo sforzati di meglio conoscerla per amarla sempre più, che cosa dobbiamo fare se non riposarci in Lei, sul suo Cuore materno, come diceva santa Bernardette, abbandonarci a questo dolcissimo Cuore? È quanto affermiamo solenne­mente con la recita della giaculatoria « Madre mia, fiducia mia! » e con le tre « Ave Maria » che chiudono la mirabile orazione di Lucia.

La pratica delle « Tre Ave » come si sa dalla storia e dall'esperienza, tanto propagata dal fervente cappuccino P. Giovan Battista da Blois, vuol essere il saluto dei figli, che si congratulano con la loro Madre ed anche con se stessi per i doni concessile dalla Santissima Trinità.

La giaculatoria « Madre mia, fiducia mia! » è una invo­cazione ed una promessa.

In quanto è invocazione essa riassume tutto ciò che la Madonna è per noi, cioè: la Madre di misericordia. In quanto è promessa, la nostra promessa, essa ci ricorda che dob­biamo vivere abbandonati a Lei, dipendenti da Lei, come Gesù nella sua infanzia e nella sua vita nascosta: « Tuus Tibi sum, Mater»!

Ma essa contiene ancora un senso più ampio e più pro­fondo. San Paolo ammonisce Timoteo: « Sappi che negli ul­timi giorni. verranno tempi pericolosi; infatti gli uomini sa­ranno amatori di sè stessi, amatori delle ricchezze, gonfiati, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, malvagi, senza cuore, senza fedeltà, mettimale, incontinenti, senza benignità, immiti, traditori, protervi, timidi, più amanti del piacere che di Dio, aventi la forma esteriore della pietà, ma di fatto negatori della virtù di essa » (II Tim. 3, 1-5).

Man mano che il mondo si avvicina al suo epilogo, si di­rebbe che il mistero d'iniquità operi con sempre crescente, diabolica efficacia. Quante eresie, quanti scismi, quali scan­dali! Quali prove per la Madre Chiesa! Veramente in certi tempi - e quelli nei quali viviamo non son forse così? - le parole di Gesù: « ci sarà allora una grande tribolazione... e se non fossero stati abbreviati quei giorni, nessun uomo resterebbe salvo, ma a causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati » (MATT. 24, 22-23), risuonano alle nostre orecchie come un pauroso ammonimento. Nella nostra debolezza sia­mo allora portati all'accasciamento e dimentichiamo la ras­sicurante promessa del Salvatore: « nel mondo avrete tri­bolazione, ma confidate: io ho vinto il mondo » ! (Giov. 16, 23). In tali tempi l'Apocalisse di Giovanni la leggiamo, direi quasi, per trovare nel testo sacro una conferma dei tristi eventi presenti, dimenticando che esso è il « liber con­solatorius » della Chiesa cristiana sconvolta dalle procelle, ma giammai vinta! Libro, il cui scopo principale consiste nel rianimare il coraggio dei credenti in Gesù, perchè alla fine Lui, l'Agnello di Dio, vincerà il dragone. L'Apocalisse è il messaggio del Signore della Chiesa e del Re dei secoli per esortare, incoraggiare, consolare. La si potrebbe definire un gran commento simbolico alla parola di Gesù: « Levate ca­pita vestra, quoniam appropinquat redemptio vestra » : Le­vate il vostro capo, ecco che la vostra salvezza è vicina! (LucA 21, 28).

L'Apocalisse, l'ultimo dei Libri Santi, corrisponde mi­steriosamente al primo, il Genesi. In questo si narrano la creazione, la caduta, la promessa della salute, affidata alla stirpe eletta di Abramo; in quello si riepiloga questa storia, se ne descrivono le ultime vicende assieme al trionfo defi­nitivo di Gesù, il Re dei secoli. Nel Genesi si predice la lotta fra il seme della donna e il seme di satana; nell'Apocalisse ci si descrive la vittoria di una Donna misteriosa, che ha per sgabello la luna, il capo precinto di dodici stelle, che è am­mantata di sole e che è la Madre di Colui che deve reggere tutte le genti (Capo 12).

Sin dai primi secoli della Chiesa i Padri e i Dottori hanno fatto notare la segreta corrispondenza che esiste fra la Donna del Genesi e quella dell'Apocalisse e molti di essi, con a capo sant'Agostino, hanno concluso che in entrambi i luoghi si tratti della Vergine Immacolata, mentre ad altri è parso che alla Madonna vi si alluda solo indirettamente. Lasciando da parte ogni discussione tecnica, noi ce ne stiamo alla spiegazione comune, data dai sommi Pontefici Pio IX, Pio X, Pio XII nelle encicliche « Ineffabilis Deus », « Ad diem illum », « Muni f1centissimus Deus », raccolta dalla Liturgia e da un numero vieppiù crescente di sacri interpreti, e ri­teniamo che lo Spirito Santo, nella figura di questa Donna Vincitrice di Satana, abbia voluto presentarci la Vergine Immacolata, Madre e tipo della Chiesa e Vincitrice di tutte le battaglie di Dio.

Mentre nell'avvicinarsi degli ultimi tempi, il male si or­ganizza e forma un'armata tremenda, umanamente imbatti­bile e destinata alla vittoria, il « seme della Donna » si or­ganizza anch'esso sotto il comando di questa invitta Capi­tana e si prepara a calpestare assieme con Lei la testa del serpente. Quest'armata di Maria, il cui fondamento biblico e tradizionale è incontrovertibile, è stata predetta pure nel corso dei secoli da alcuni santi, che l'hanno vista nella luce dello Spirito; di quello Spirito che parlò per mezzo dei pro­feti e che continua ad assistere, illuminare e confortare la Chiesa.

Mossi da Lui, san Vincenzo Ferreri, san Luigi Grignion de Montfort, san Leonardo da Porto Maurizio, il Ven. Gu­glielmo Chaminade... hanno parlato, anzi profetato l'età di Maria....

Ma v'è di più. La Madonna stessa da cento e più anni in qua ha dimostrato che quella età, la sua età, è ormai giunta e che Essa, qual celeste e vittoriosa condottiera, vuol arruo­lare le sue schiere per lanciarle nella mischia, per la gloria di Dio e del suo Cristo.

Ai suoi militi la Vergine delle vittorie domanda una fede eroica, un amore intrepido e un coraggio indefettibile; anzi stiamo più nella verità se diciamo che Essa comunica loro siffatta fede, un tale amore e coraggio.

La giaculatoria, che chiude la preghiera alla Madonna di Lucia « Madre mia, fiducia mia! » è la domanda suppli­chevole di queste tre virtù e al medesimo tempo il grido di combattimento dei militi dell'Immacolata.

Tante volte la Madonna predisse a Lucia le lotte che l'attendevano e la consolò con la materna infallibile pro­messa: « ma non temere, io ti starò sempre vicina » ! Non v'è dubbio che quando noi invochiamo che ci assista nei com­battimenti che ci incombono, quali militi suoi e del suo e nostro Gesù, Essa ripeterà ancora a noi: non temete, io vi sarò sempre vicina!

« Dunque Ti preghiamo, Signora nostra, inclita Madre di Dio, esaltata sopra i cori angelici, che voglia riempire della grazia celeste il vasello del nostro cuore, che lo faccia ri­splendere dell'oro della sapienza, che lo 'consolidi con la potenza della tua fortezza, che l'adorni con le pietre preziose delle virtù.

Tu, oliva benedetta, spandi su di noi l'olio della miseri­cordia, col quale copri la moltitudine dei nostri peccati, onde possiamo essere elevati all'altezza della gloria celeste e me­ritare di essere glorificati coi beati, per la grazia di Gesù Cristo tuo Figlio, che oggi ti esaltò sopra i cori degli angeli, ti incoronò con regale diadema, ti collocò sul trono della Luce eterna: Cui sia gloria e onore per i secoli in eterno!

Ripeta la Chiesa tutta: Amen, Alleluia! » (S. ANTONIO. Sermo de Assumptione).

 

XIII

« La Mamma nostra mi ha accarezzata e mi ha fatto riposare sul suo Cuore ». (Lucia)

Gesù e il suo Santo Spirito oggi più che mai muovono la Chiesa a porsi sotto la protezione della Vergine Immaco­lata Vincitrice, onde affrontare i pericoli degli ultimi tempi, nei quali il mistero d'iniquità agisce con più triste e vio­lenta energia in mezzo ai figli della ribellione.

Sempre i fedeli di Gesù hanno amato e venerato la Ma­donna. Come abbiamo detto, l'antifona « Sub tuum praesi­dium N, la cui esistenza è documentata per il terzo secolo, dimostra e la devozione dei nostri padri e il loro fiducioso ricorso alla Madre del Signore. Gli scritti di sant'Ambrogio additano la Madonna ai fedeli quale modello completo di tutte le virtù. Nell'alto Medioevo i cristiani esultavano di sentirsi figli di Maria e a Lei ricorrevano con tale incessante filiale amore, che Harnack ed altri protestanti hanno do­vuto riconoscere che mai i figli della Chiesa hanno tanto gioito nella Casa del Padre Celeste di quaggiù. San Ber­nardo è la gran voce che chiude l'epoca patristica e -apre i tempi nuovi, nei quali la Chiesa ricorre alla protezione della Madre di Dio, in quanto Corpo Mistico del Cristo. San Do­menico, san Francesco e tutti i Santi della Controriforma difendono la Chiesa sotto l'egida della Madonna. L'evangeliz­zazione dell'America si compie sotto gli auspici e la visi­bile protezione dell'Immacolata. Il miracolo delle appari­zioni di Guadalupe ha per la storia della dilatazione del Re­gno di Cristo la stessa importanza della Crociata del Rosario, iniziata da san Domenico e la predicazione della universale mediazione delle grazie da parte di Maria intrapresa da san Francesco, con l'annunzio del perdono della Porziuncola. I mistici spagnoli e la Scuola Francese di spiritualità con­templano più profondamente il mistero di Maria; ed ecco che nel secolo XVII assieme a quello del Cuore di Gesù, san Giovanni Eudes dà principio al culto liturgico del Cuore di Maria o, come egli amava dire, il Cuore Ammirabile della Ma­dre di Dio. Il Ven. G. Olier scrive su questo Cuore delle pagi­ne sublimi, imperiture. Nel secolo xix l'apostolato dell'ab­bate Desgenettes, la devozione dell'angelico Pontefice Pio IX, la travolgente azione mariana di sant'Antonio Maria Claret, fanno conoscere assai più di prima le meraviglie divine del Cuore di Maria. Seguendo l'esempio di san Giovanni Eudes e del P. Pinamonti, i teologi hanno più accuratamente in­vestigato la Scrittura e la Tradizione, e nei libri Sapien­ziali dell'Antico Testamento, dei quali tanti passi sono spesso dalla Chiesa applicati alla Madonna, e negli scrit­ti dei Padri e dei Dottori, nelle relazioni dei mistici... hanno trovato e continuano a trovare ricchezze inesauribili. Le opere di san Bernardo, san Bonaventura e la sua scuola, di santa Metilde e santa Gertrude, del Lanspergio, di san Luigi Grignion de Montfort, di san Pietro Canisio, san Francesco di Sales, sant'Alfonso... gli scritti della Ven. Maria di santa Teresa, della Ven. Maria dell'Incarnazione, del B. Carlo da Sezze, del P. Juan de los Angeles, della Ven. Maria Agre­da, di suor Angeles de Sorazu... e quelli della nostra Madre Lucia Mangano celebrano con parole ardenti e melliflue le glorie, le virtù, i tesori di questo Cuore Immacolato.

Ma come per stabilire officialmente la devozione al Sa­cro Cuore di Gesù, non sarebbero bastate le opere di san Bonaventura, di santa Gertrude, di san Bernardo... senza le rivelazioni di Paray-le-Monial; così penso che senza le apparizioni di Fatima e le susseguenti rivelazioni del Si­gnore e della Madonna alla fortunata veggente Lucia Dos Santos, il culto del Cuore Immacolato di Maria non avreb­be :ricevuto la sua solenne approvazione per la Chiesa uni­versale.

Come la devozione, il culto, la teologia del Cuore di Gesù è un compendio di tutti i misteri del Verbo Incarnato; così il culto, la devozione, la teologia del Cuore Immacolato di Maria è la somma di tutti i misteri, il compendio di tutte le grandezze, di tutte le virtù, di tutta la missione della Ma­dre Immacolata. Per questo non fa meraviglia che un libro completo sull'Immacolato Cuore non sia stato ancora scritto e dubito che possa mai esser scritto. Chi potrà infatti esau­rire tutto il mistero di Maria, racchiuso in questo nome, che ha un fascino, un incanto celeste: il Cuore Immaco­lato? Il merito maggiore delle pagine più profonde e più ardenti dei Padri, dei Dottori e dei Mistici consiste nel farci intravedere la divina bellezza di questo Cuore e di farci desiderare la luce della eternità per conoscerlo e amarlo più di quanto non sappiamo fare su questa terra d'esilio.

Quello che non bisogna mai dimenticare si è che questo culto è voluto dallo Spirito Santo e quindi da Gesù mede­simo. Certamente è lo Spirito Santo, anima vivificante della Chiesa, che ha spinto e spinge tanti santi e tante anime pie a contemplare, a imitare, a predicare le glorie del Cuore della Madre di Dio, a farsi suoi apostoli per l'avvento del Regno di Gesù.

A stato Gesù medesimo a comandare all'abbate Desge­nettes di consacrare la sua parrocchia al Cuore Immaco­lato, è stato Lui che ha- confortato S. Antonio M. Claret in questo apostolato cordimariano, è stato Lui che mosse il P. Bonaventura Blattmann a onorare questo Cuore mediante l'istituzione della Guardia d'Onore; è stato Lui che ha il­luminato Lucia Dos Santos circa i fini, la natura, la pratica di questo culto. E d'altra parte a Fatima la Madonna l'as­serì chiaramente: « per salvare il mondo il Figlio mio vuole istituire nella Chiesa il culto al mio Cuore Immacolato ».

Possiamo chiederci: ma perchè questo culto novello al Cuore Immacolato di Maria? Non c'erano tanti altri titoli ben noti e tanto cari al popolo cristiano? E perchè ricor­rere al simbolo del cuore?

Non ho l'intenzione, nè questo sarebbe il posto, di trat­tare a fondo quest'argomento. Solo avverto di passaggio che molte obbiezioni che oggi si muovono contro la devozione al Cuore Immacolato di Maria, nel secolo XVII e XVIII fu­rono mosse, quasi con identiche parole, contro il culto, del Cuore di Gesù. Ma si trattava di giansenisti e di cattolici fuorviati, come oggi si tratta di fedeli della stessa risma e dei senza-dio, che lottano, parlo di paesi che conosco, con­tro l'Immacolato Cuore per purificare la Chiesa!

Noi ben sappiamo che, sia l'adorazione del Sacro Cuore se si tratta di Gesù, come la venerazione d'iperdulia, nel caso del Cuore Immacolato di Maria, non si riferisce prin­cipalmente al cuore fisico o a ciò di cui esso è simbolo l'amore; bensì o alla Persona del Verbo Incarnato o della sua Augusta Madre.

Diciamo « il Cuore Immacolato » per esprimere tutto quello che Maria è nei riguardi della Santissima Trinità, nei riguardi della Chiesa e nei riguardi di ogni singolo fedele.

Su questa terra, che mai ci è apparsa così valle di pian­to, oggi l'umanità è tradita dall'uomo, dove teorie brutali asserviscono, tiranneggiano, martirizzano milioni di esseri umani, il Cuore Immacolato di Maria è per gli uomini una fonte di consolazione e di conforto: per i caduti nella colpa la stella della salvezza, per i militi del Regno il vessillo della vittoria, elevato da Dio stesso nel firmamento della Chiesa.

Col titolo di « Cuore Immacolato di Maria », la Chiesa intende parlare del suo Cuore di Vergine Immacolata, di Madre di Gesù e di tutti i membri del suo Mistico Corpo, di Regina dell'universo: «Cor virgineum, Cor maternum, Cor regale ».

Nella Vergine Immacolata, la Chiesa saluta la vincitrice di satana, del peccato e della morte: quindi la vincitrice di tutte le battaglie di Dio.

Nella Madre di Gesù e del suo Mistico Corpo, la Chiesa vede il canale di tutta la misericordia di Dio verso l'uma­nità, la Mediatrice per divina vocazione di tutte le grazie.

Nella Regina dell'universo, la Chiesa saluta Maria come la predestinata, assieme a Cristo Gesù e in dipendenza da Lui, ad essere il fine e la Regina della creazione: « Rex et Regina totius universitatis »!

Secondo questo triplice senso san Bernardino scriveva, o meglio terminava tosi un suo sermone:

« O Donna da tutti e sopra tutte le cose benedetta! Tu sei la nobiltà e la preservazione del genere umano; Tu hai pienezza di meriti e potestà completa su tutti gli esseri creati! Tu unica Madre di Dio! Tu Signora dell'universo! Regina del mondo! Tu dispensatrice di tutte le grazie! Tu perfezione dell'universo e decoro della Santa Chiesa! Tu nostra soddisfazione degna davanti al Donatore di tutti i beni! Tu incomprensibile pienezza di tutte le virtù, di tutte le grazie, di tutti i doni! Tu vasello prescelto e degnissimo, fabbricato dall'Artista Sommo e capace di contenere la Di­vina Essenza! Tu giardino di delizie, Tu esempio di ogni bene, Tu radice e ornamento di ogni salvezza! Tu porta del cielo, Tu gaudio del paradiso, e, più di quanto non sappiamo dire, Tu gloria del Sommo Dio » !

Si, tutti i titoli dai più teneri ai più dottrinali, che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha tributato alla Madre Im­macolata, tutte le virtù onde la crediamo arricchita, tutta la sua missione, tutti i misteri della sua vita terrena e della sua vita gloriosa... tutto è compreso in questo nome pieno di un divino incanto: il Cuore Immacolato di Maria!

Se contempliamo in Dio « il gran mistero di pietà », da Lui operato tra gli uomini, allora è evidente che tutto viene dal Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo e nel Cuore della Madre Maria: « A Patre, per Filium, in Sancto Spiritu et in Corde Matris » !

Se poi ci famiamo a contemplare la via dell'amore, che conduce sino al seno del Padre, allora noi sentiamo e cre­diamo che le tappe di questo cammino, le nostre ascen­sioni su questo itinerario celeste, si debbano esprimere così: nel Cuore della Madre Maria e nello Spirito Santo, per mezzo del Figlio, al Padre: « in Corde Matris et in Spiritu Sancto, per Filium ad Patrem » !

Insomma nel Cuore Immacolato di Maria c'è la pienezza di Dio, in Esso vive Gesù: « 0 Jesu, vivens in Maria » ! In Esso si trovano le ricchezze della Chiesa, la fontana viva della misericordia e della grazia per tutti gli uomini. Che c'è dunque da meravigliarsi se la Chiesa, mossa dallo Spirito Santo e per volere di Gesù stesso, ne abbia fatto il palladio della sua vittoria contro l'anticristo, il vessillo degli apostoli degli ultimi tempi?

Vorrei, sia pure fugacemente, adombrare le relazioni di questo Cuore dolcissimo con la Santissima Trinità, con la Chiesa e coi singoli fedeli.

Quando si parla di Maria è bene ricordarsi sempre di quanto ripetutamente asserisce san Bernardino, che cioè le sue grandezze, le sue virtù, i suoi privilegi sono noti a Dio solo. Noi, come ci avverte il caro santo senese, balbettan­do ripetiamo le sue lodi, nell'attesa della patria, dove fa­remo una conoscenza più completa e tanto più beatificante della Madre nostra.

Ma intanto in questa terra d'esilio niente è più grato al nostro cuore di figli che pensare a Lei, contemplarla e cantar­le il cantico sempre nuovo del nostro amore: « et Ei suspirat omnis amor noster et cantat Illi canticum novum »! (S. Ago­stino). D'altra parte quello che su questa terra ci è dato di sapere è tanto sublime, che la mente non si sente mai sazia, anzi brama di crescere sempre più nella cognizione dell'Au­gusta Regina. Per questo allo scrivente piace tanto la pre­ghiera:

« O Madre Immacolata, dimmi chi sei! Rivelami il tuo Nome.... »

Dicci dunque, o Madre, chi sei!

A Lourdes ci hai rivelato il tuo Nome eterno e segreto quando lo dicesti a Bernardette : - Io sono l'Immacolata Concezione!

Questo Nome, più di ogni altro, indica le relazioni di Ma­ria con la Trinità Beatissima.

Tu sei, Maria, il Candido Giglio della sempre serena e splendente Trinità. Figlia diletta del Padre, che a Te affidò il suo Tesoro, il suo Unigenito, che a Te lo comunicò e da Te lo fece nascere nel tempo: Lui che era col Padre ab aeterno, prima che il mondo fosse! Figlia diletta del Padre, cioè, spiega san Bernardino, tanto da Lui amata, che Egli ti col­mò di tutta la sua Bontà elevandoti a una tal quale ugua­glianza col suo Cuore Paterno, perchè dovevi essere la Ma­dre degnissima del suo Unigenito.

Madre degnissima di Gesù, il Figlio diletto, al cui Cuore il tuo è somigliantissimo, anzi il tuo Cuore con quello di Gesù non forma che un solo Cuore; e perciò san Giovanni Eudes, con l'audacia dei santi, arrivò a chiamare il tuo Cuore: Gesù! « O Gesù, Cuore di Maria, abbi pietà di noi » ! E il Ven. P. Liebermann non si stancava di meditare e di ripe­tere la dolce invocazione: « O Gesù vivente in Maria! »

Sposa purissima e tempio dello Spirito Santo, per la cui onnipotente virtù, fosti resa capace di concepire, gestare, generare, educare il Figlio del Padre, e col Quale resti sem­pre inseparabilmente unita, per generare gli altri membri del Corpo mistico del tuo Gesù, nostro Salvatore! Tu sei asso­ciata intimamente alla multiforme azione di questo Divino Spirito, che è l'anima della Chiesa, alla sua azione di conso­latore, di avvocato, di teste, di guida nella pienezza della Verità. Per mezzo di Lui divenisti la genitrice di Gesù e per mezzo di Lui sei pure la pia Madre dei suoi membri (S. Ago­stino) ; e pertanto niente di più ovvio, o Madre, che Tu abbia sterminato e sterminerai di certo le eresie e gli errori, che serpeggiano nel mondo. O Cuore di Maria, Madre di Dio, Tu sei la delizia dell'Adorabile Trinità, e perciò sei degnissi­mo della venerazione e della tenerezza degli angeli e degli uomini!

Nei riguardi della Chiesa il Cuore di Maria riflette e co­munica con la tenerezza di una Madre, e qual Madre!, la misericordia della augustissima Trinità: «mirifica dulcedo Dei! » (Taulero). L'attività della Chiesa è come una esten­zione dell'azione materna di Maria. Essa è presente mistica­mente nella Chiesa, in mezzo ai suoi Figli, perchè l'amante sta dov'è l'amato, e la Chiesa è il suo Gesù, il Cristo totale (S. Agostino). Essa non solo allieta i beati in cielo, non solo consola i suoi figli che si purificano nelle fiamme del pur­gatorio, ma assiste pure, protegge, benedice, sorregge, atten­de e consola i suoi figli che peregrinano ancora verso la casa del Padre.

Nei riguardi dei singoli membri del Corpo Mistico di Cri­sto l'azione di Maria, pur essendo materna per tutti, si dif­ferenzia tuttavia in molte guise, secondo i loro bisogni, le loro difficoltà, le loro condizioni spirituali, la loro specifica vocazione.

Essa è la Vergine purificatrice per gl'incipienti che si dibattono ancora contro le catene dei vizi e del peccato. È la Vergine illuminatrice per i proficienti che cercano con umile ardore la faccia del Signore: « faciem tuam, Domine, requiram » ! Essa è la Vergine perfezionatrice per le anime generose, per le quali ormai vivere è Cristo. Anzi per molti l'unione suprema con Dio avviene nel Cuore Immacolato di Maria, dove essi ormai da lungo tempo vivono e dove tro­vano sempre vivente Gesù, che dona incessantemente il suo Santo Spirito.

Ma voglio riportare talune parole della Madre Celeste, che dimostrano assai meglio del mio balbettio, che cosa sia il suo Cuore per noi, per ciascuno di noi.

Sulla collina del Tepeyac, dove ora sorge il glorioso santuario di Nostra Signora di Guadalupe, la Madre di ogni bontà parlò così a Juan Diego

«Figlio mio amatissimo, sappi che io sono la Vergine Maria, Madre del vero Dio. lo desidero ardentemente che mi si eriga una chiesa in questo luogo, affinchè in essa possa manifestare e donare tutto il mio amore, la mia compas­sione, il mio aiuto, la mia protezione. Giacchè io sono la vostra pietosa madre... e madre di tutti quelli che mi amano, mi invocano, confidano in me; madre sempre pronta a por­gere orecchio alle loro lagrime, ed aiutarli nelle loro infer­mità, nelle loro pene, nei loro dolori... che il tuo cuore non si turbi... non sono io presente, io la madre tua? Non sei tu sotto la mia protezione? Non sono io la tua salvezza? »

E in una cameretta della casa di sant'Angela, a san Gio­vanni La Punta, quante volte la Madonna disse a Lucia delle parole che non solo per essa, ma per tutti i fedeli di Gesù, sono rivelatrici del suo tenero e fortissimo materno amore?

« Figlia mia, mi fai tanta pena! In cielo ti ci porterò quando vuole Gesù; ancora non è tempo prima si devono adempiere i disegni di Dio... ».

« La Mamma nostra accarezzandomi mi disse: - Figlia mia, poi ti porterò in Cielo e là avrai Gesù per sempre; per sempre... vedi, figlia mia, quanto più sei piccola tanto più in Cielo Gesù ti colmerà di gloria....

Gesù per le sue opere adopera le cose più inutili... poi ti condurrò in Cielo, stai quieta » !

« La Mamma nostra mi ha accarezzato e mi ha fatto ri­posare sul suo Cuore » !

Purtroppo non tutti gli uomini, anzi neppure tutti i cri­stiani cattolici contraccambiano la Madre Celeste con quel­l'amore, quella docilità, quell'abbandono filiale cui Essa ha diritto; anzi molti la bestemmiano, la insultano: senza dire che tutti i peccati contro Gesù sono acute spade che trafiggono il suo Cuore più che non lo siano le offese fatte direttamente a Lei.

Pertanto la Madonna a Fatima chiese preghiera, peni­tenza, espiazione. E volle che questa sua richiesta si con­cretizzasse in una pia pratica, cioè la devozione dei primi sabati di ogni mese. In quel giorno i figli devoti di Maria meditano qualche mistero del Rosario, assistono alla santa Messa, ricevono la Comunione per espiare e riparare.

Ora è commovente pensare che mentre la Madonna ri­velava a Fatima la gloria e l'amore del suo Cuore Immacolato, Gesù comandava a un suo umile e degno ministro, il P. Bo­naventura Blattmann, di consacrarsi all'apostolato del Cuore di Maria. P. Bonaventura cominciò, poco tempo dopo si am­malò, giunse in fin di vita, ricevette gli ultimi sacramenti, ma egli disse al Padre Guardiano: - non posso ancora mo­rire perchè norr ha compiuto l'opera della mia vita. Era l'opera che Gesù gli aveva chiesto: la Guardia d'Onore del Cuore Immacolato di Maria. Non intendo qui parlarne, quan­tunque l'argomento abbia un fascino tutto celeste; solo af­fermo che la Guardia è la risposta concreta dei figli al mes­saggio di Fatima.

Le Guardie d'Onore del Cuore Immacolato di Maria in­tendono imitare su questa terra i Santi e gli Angeli del Cielo nella venerazione, nell'amore, nel servizio reso alla loro Regina.

La Guardia insiste specialmente in una vita di preghiera, di amore, di riparazione: ma non si ferma qui. Essa è pure una Crociata mariana. Assieme alla Legione di Maria, alla Milizia dell'Immacolata, essa è pure un'armata azzurra, che in questa età della Madonna, sotto il vessillo del suo Cuore Immacolato, intende portare le anime, tutte le anime a Gesù.

La serafica Lucia insegna alle guardie a riposare sul Cuore dell'Immacolata, mediante una vita costantemente vissuta con Maria, per Maria e in Maria. Ma essa insegna pure a combattere sotto il suo glorioso vessillo per stabilire, dilatare, consolidare il Regno di Cristo Gesù, ammonendo con quella sua parola d'ordine tenera, forte, infocata:

a A Te solo, Mamma nostra! Tutto per Te, Mamma mia »!