MADRE
MIA FIDUCIA MIA!
Pensieri sulla preghiera alla Madonna composta dalla Serva di Dio Madre Lucra MANGANO ORSOLINA +1946)
MASCALUCIA
(Catania) Edizioni L'Addolorata 1958Catanae,
die 31 Oct. 1958
+
Giulno Alovisius S. O. Cist.
Archiepiscopus
Il
26 Maggio 1938, festa dell'Ascensione, i Passionisti di Mascalucia (Catania)
lasciavano definitivamente la casa S. Rocco e si trasferivano nell'attuale
grandioso « Ritiro dell'Addolorata ». Nella nuova residenza mancava « la cosa
migliore per dar vita al Santuario », come faceva notare a Lucia Mangano il suo
Padre spirituale, mancava « un bel quadro in tela della Madonna Addolorata ».
Disse dunque alla figliola di « pregarci ».
Lucia
ci pregò.
Nell'Ottobre
dello stesso anno, il P. Generoso rendeva visita ad un suo vecchio benefattore
di Aci Castello. Tra le cose che ammirò nel villino dell'ospite, vide un quadro
della Vergine Addolorata; gli piacque tanto e disse all'amico: - Perché non
me la regala per il nostro Santuario? « Il povero vecchio, scrive il Padre, che
non si sarebbe privato del quadro per tutto l'oro del mondo, restò allibito,
allargò le braccia e rispose subito: - Votentieri; e i suoi occhi si
riempirono di lacrime ».
Quando
P. Generoso parlò alla figliuola del quadro, essa ne fu molto contenta. Volle
andare con lui ad Aci Castello per prelevare l'immagine e volle tenerla su le
ginocchia nel viaggio di ritorno, sino a S. Giovanni La Punta. Quando giunsero a
casa sunl'Angela, Lucia era colma di gioia ed esclamò: - Questi sono i quadri
che fanno miracoli!
Assieme
ai due quadri di « Causa nostrue laetitiae » e di « Mater amabilis», che
si trovano presso l'Istituto delle Orsoline in S. Giovanni La Punta, quello
dell'« Addolorata » era sommamente caro alla Serva di Dio. Essa andava
spesso a Mascalucia per visitare « la sua Mamma Addolorata », vi portava in
pellegrinaggio le Orsoline e le alunne dell'Istituto, e in quelle circostanze
- dicono i testimoni - il suo volto era più raggiante e i suoi occtri più
luminosi.
Attualmente,
per interessamento dei Padri Passionisti e per la generosa collaborazióne di
pii benefattori, sta sorgendo il maestoso Santuario dell'Addolorata, ove nei
secoli futuri saranno ricordati ed esaltati gli inenarrabili Dolori della
Madre del Divino Crocifisso.
Prostrata
dinanzi a Te, o Vergine Addolorata, vengo a implorare la tua materna
assistenza con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita.
Tu,
Madre mia, sei la Regina di questa casa; unicamente in Te ho posto sempre tutta
la mia fiducia e non sono rimasta mai confusa.
Anche
questa volta, o Madre mia, prostrata alle tue ginocchia, domando al tuo cuore
materno questa grazia... per la Passione e Morte del tuo Divin Figliuolo, per il
suo Sangue Preziosissimo e per la sua Croce.
Te
la domando ancora per la tua Maternità, per i tuoi Dolori e per le lagrime che
spargesti per noi ai piedi della Croce.
Madre
mia, ti vorrò sempre bene, e ti farò conoscere ed amare, anche dagli altri.
Per la tua bontà degnati di esaudirmi. Così sia!
«
Madre mia, fiducia mia! »
Nel
Dicembre 1935, il Padre spirituale della Mangano voleva far stampare le immagini
della Vergine Addolorata che si venera nell'attuale chiesina dei Passionisti
in Mascalucia; perciò disse alla figliuola che gli occorreva una preghiera
alla Madonna. Essa rispose: - Ho capito; ci ho pensato, ci ho pensato!...
Pochi
giorni dopo Lucia fece pervenire al P. Generoso la preghiera qui riportata e
commentata nelle seguenti pagine. In essa c'è tutta l'anima « mariana »
della Serva di Dio: l'incantevole semplicità, la confidenza illimilata e il
tenero amore verso « la Mamma sua », il richiamo e l'accorata compassione ai
suoi materni Dolori.
Benché
ignara dell'arte dei suoni, Madre Lucia musicò la preghiera da lei composta. Il
mattino del 23 Gennaio 1939, essa disse alla sua confidente Maria Lanza di
avere in testa tutta la musica per la preghiera all'Addolorata. Corsero al
piano: Lucia cantava, la Lanza fissava le note su la carta, un maestro di
musica fece l'accompagnamento.
Di
questa composizione, scrive il P. Generoso: « Più si ascolta e più sembra
bella, melodiosa
e
patetica, e quello che più importa, scende nell'anima e commuove ».
Quando
due anni fa pubblicai il commento all'Atto di Offerta per i sacerdoti, composto
dalla Serva di Dio Madre Lucia Mangano, il suo Padre spirituale, il venerando P.
Generoso Passionista, mi chiese di scrivere pure una esposizione della
famosa preghiera alla Madonna, composta dalla stessa serafica vergine. Avrei
voluto non solo risponder subito di sì, ma mettermi immediatamente al lavoro
e terminarlo entro un breve periodo di tempo. Senonchè, le occupazioni che
mi assillavano per la stampa dei Santi Vangeli, col relativo copioso commento in
cinese, e poi il lavoro sugli Atti e le Lettere di San Paolo - compito questo
non ancora ultimato - mi costrinsero a rimandare la promessa. Tuttavia durante
la settimana santa dello scorso anno rilessi attentamente la vita della Serva
di Dio e gli articoli che riguardano- specialmente la sua devozione alla Madonna,
pubblicati sulle due riviste « L'Addolorata » di Moscalucia e « Mater
Amabilis » di San Giovanni ha Punta. In seguito, consegnato il manoscritto
dei Vangeli alla tipografia, prima che giungessero le bozze, ebbi una diecina di
giorni piuttosto liberi e stesi le prime cinque elevazioni. Passò un anno in
cui mi fu impossibile aggiungere anche una sola riga. Eppure il pensiero che
bisognava pur concludere quel lavoro, almeno per offrire un fiore di
riconoscenza alla Madonna durante quest'anno centenario delle sue apparizioni
a Lourdes, non mi lasciava mai. Provvidenzialmente potei alla fine dello scorso
Giugno profittare d'un ritiro spirituale, predicato alle Madri Cânossiane nella
magnifica isoletta di Coloane (Macau) e li, libero da qualsiasi impegno, potei
portarlo a termine.
Rileggendolo,
e per le ripetizioni e perchè l'argomento non mi sembrava trattato come ce
l'avevo in mente, avrei voluto stracciare il manoscritto; ma poi mi dissi che,
nonostante la sua nativa meschinità, l'opuscolo avrebbe potuto invogliar
altri a far meglio e quindi decisi che, se i superiori l'avessero approvato,
l'avrei licenziato alle stampe.
Il
permesso mi venne accordato e pertanto, tosi come sono, offro queste pagine alle
care Orsoline di San Giovanni La Punta, custodi del corpo e dello spirito di
Madre Lucia, alle Guardie d'Onore del Cuore Immacolato di Maria, ai PP.
Passionisti di Mascalucia e ai Novizi francescani d'Italia, beneaugurando a
loro, ai lettori e a me di poter imparare dalla Serva di Dio ad amare., servire
e glorificare la Madonna.
E
potrei terminare, se non dovessi intrattenere il lettore su alcuni argomenti più
importanti di quello che ho detto. Anzi tutto, sia per i titoli, che in queste
pagine si danno ai servi di Dio o ad altre anime pie, sia per la dottrina che
espongo, mi protesto di voler assolutamente sentire e pensare con la santa
Chiesa, memore del monito che san Francesco dà ai suoi figli: K ut semper
subditi et subiecti pedibus eiusdem sanetae Ecelesiae »...
Essendo
il presente opuscolo il commento di una preghíera; mi son parse fuor di luogo
tutte le note e le citazioni, eccettuati i passi delle Divine Scritture e, in
due o tre casi, anche di qualche santo Dottore. Le parole dei santi, dei
teologi, o di altri scrittori sono state controllate secondo la possibilità,
che offre la Biblioteca dello Studio Biblico Sinico; nell'attribuzione del
Commento dell'Ave Maria a san Tommaso e di due o tre altre frasi a san
Bonaventuro, pur sapendo che la critica moderna ha provato trattarsi di altri
autori, data ,l'indole del lavoro, ho seguito la dicitura comune sino a- pochi
anni fa.
Le
parole. di Madre Lucia sono riprodotte o dal primo
volume
della sua vita o dalle due summenzionate riviste «L'Addolorata » e « Mater
Amabilis».
Infine
nell'indice ho apposto alle elevazioni dei titoli, che, esprimendo l'aspetto
principale dell'argomento trattato, credo possano avere qualche utilità.
Voglia
Madre Lucia intercedere presso la Immacolata Madre e Regina nostra per tutti i
suoi devoti, per i benefattori del Santuario di Mascalucia, per le Guardie
d'Onore del Cuore Immacolato di Maria, per la martoriata Chiesa di Cina e per i
lettori tutti.
«
Scripsimus, Lucia, tua dolci memoria delectati »
Hong
Kong, Festa della Porziuncula: 2 Agosto 1958.
«
Ad hoc Te Deus fecit Filii sui Matrem, ut mater fieri deberes omnium in Eum
credentium b.
(S.
ANSELMO)
L'operetta,
che offriamo ai devoti lettori, non è un catechismo, non è un trattato, ma
una serie di elevazioni sulla preghiera di Madre Lucia alla Madonna. Anche in
questa forma essa non è senza precedenti. Una serie quanto mai lunga e gloriosa
di santi e dotti uomini nel corso dei secoli hanno con sapienza e pietà
spiegato le più comuni orazioni indirizzate alla Vergine Santissima.
Tutti
sanno che la preghiera mariana più bella, più accetta alla Vergine, è il
saluto dell'arcangelo Gabriele, l'AVE MARIA: saluto che quello Spirito Celeste
rivolse alla sua Regina nel nome di Dio stesso, saluto che ricorda alla Vergine
umile e gloriosa quel momento quanto mai sacro e delizioso, in cui il Verbo si
fece carne nel suo seno purissimo; saluto che assieme al PADRE NOSTRO è
diventato il respiro dell'anima cristiana, il bacio del figlio innocente o
pentito alla Mamma del Cielo.
La
sublime semplicità di quel saluto ha commosso e commuoverà sempre il cuore dei
figli di adozione, i quali, meditandolo, vi troveranno constantemente nuovi e
dolci segreti, vi scopriranno il mistero della Madre di Dio.
E
la scoperta di questo ineffabile mistero li spinge a comunicare ai fratelli
quelle luci che essi vi hanno contemplato, memori che quanti illustrano la Madre
dell'Incarnata Sapienza si procacciano la vita eterna: Qui elucidant me vitam
aeternam habebunt! (Eccli. 24, 31).
Sta
qui l'origine delle magnifiche esposizioni dell'AVE MARIA dovute a san Tommaso
d'Aquino, al beato Corrado di Sassonia, a san Bernardino da Siena, a san
Dionisio di Ryckel detto il Certosino, al beato Raimondo Lullo, a san Leonardo
da Porto Maurizio... Ma l'amante non ripete sempre le stesse parole; anzi
cerca accenti, frasi, concetti nuovi per dire alla Diletta di Dio, alla Madre di
Gesù e dei fedeli, il suo sempre crescente amore. E perciò sin dal terzo
secolo, accanto al saluto angelico, i documenti della storia ecclesiastica ci
hanno trasmesso la soave antifona mariale « Sub tuum praesidium », che
probabilmente sostenne la fede e le speranze dei fedeli durante la violenta
persecuzione di Decio : antifona che potè esser nota e recitata anche dalla
nostra sant'Agata! E l'altra del quinto secolo: « Sancta Maria succurre
miseris »... In seguito l'amore dettò, spesso a delle anime sconosciute ma ben
note alla Madonna, quelle tenere preci che ancor oggi ci allietano e ci confortano,
come: gli inni liturgici, le antifone della sera: «Alma Redemptoris Mater, Ave
Regina Caelorum, Regina Caeli, Salve Regina »... per non parlare dei tropari e
delle teotochie della liturgia greca e orientale o dei melodi di quelle gloriose
e vetuste chiese.
Ebbene
tutto questo immenso patrimonio lirico-mistico, almeno nella sua porzione più
nota e più usata, è stato spesso oggetto di commenti da parte dei santi e dei
dottori. Il sunnominato Dionisio certosino spiegò gl'inni della Vergine; le
Litanie lauretane, il « Memorare », la «Salve Regina»... sono state
parimenti esposte da molte anime sante. Anzi « Le Glorie di Maria» di
sant'Alfonso, questo libro che è stato giustamente chiamato il « Vangelo di
Maria», altro non è se non il commento della « Salve Regina ». E l'opera
recente, tanto meritatamente apprezzata di Mgr. L. Suenens La Teologia
dell'Apostolato, vuole esser semplicemente una esposizione dottrinale e devota
della Promessa Legionaria. Accingendomi pertanto a spiegare la preghiera della
Madonna, composta dalla nostra Serva di Dio Madre Lucia Mangano, ho pensato che
non ero solo in questo campo e che essa n'è tanto degna.
Si
tratta infatti di una prece, che ha un'origine soprannaturale e che, se ora è
già tanto conosciuta, diventerà ancora più nota - nota quanto il «
Memorare », questa è la promessa materna -, quando la Chiesa glorificherà
questa serafica vergine e quando il Santuario dell'Addolorata di Mascalucia,
almeno nella sua principale struttura, sarà compiuto. E poi non v'è chi non
gusti la ingenua, profonda, tenera, filiale devozione, onde questa preghiera
è pervasa. Essa è davvero il tenero ardente bacio d'una angelica Figlia alla
Madre Immacolata. Lucia disse della dolce melodia che l'accompagna: « quando
morirò dovete cantarmi questa preghiera, non sentirò le sofferenze ». Ora
questa frase si deve anzi tutto applicare al testo medesimo.
Pertanto
mi si consenta una parola sul metodo che intendo seguire e sui limiti che mi
sono prefisso.
Non
v'ha dubbio che come basta un passo di san Giovanni o di san Paolo per esporre
la teologia spirituale del Vangelo o del « corpus paulinum », come basta il
saluto angelico per presentare tutta la mariologia, come bastò a sant'Alfonso
la « Salve Regina » per comporre il suo « Vangelo della Madonna: Le Glorie
di Maria », così la preghiera di Madre Lucia si presta mirabilmente, per dire
della predestinazione, delle virtù, della missione, della potenza della Madre
Immacolata: se ne potrebbe insomma cavare un trattatello completo di dottrina
mariana. Tuttavia di proposito non ho voluto battere questa via, sia per non
andare per le lunghe, sia soprattutto per restare più fedele allo spirito di
questa santa orazione, spirito che ci è noto e dal testo e dall'origine di
essa.
Nel
testo ricorre sette volte o il nome o il concetto di « madre », inoltre questa
madre è chiamata « Addolorata », e la giaculatoria aggiunta in fine « Madre
mia, fiducia mia! », riafferma quale ne sia il pensiero dominante. Si tratta
della maternità di Maria: madre degnissima di Dio e madre misericordiosissima
degli uomini. In altri termini la sostanza di questa santa orazione la si può
esprimere con la mirabile frase di sant'Anselmo: « Per questo Dio ti ha fatto
Madre del Figlio suo, afiinchè diventassi la Madre di tutti quelli che credono
in Lui! ».
Identica
poi è la testimonianza che ci apporta la sua origine. Quando nel lontano 1938,
P. Generoso chiedeva alla Serva di Dio una preghiera alla Madonna, gliela
chiedeva per il devotissimo quadro, che orna il nascente Santuario di Mascalucia.
D'altra parte chi ha letto, sia pure fugacemente, la Vita della Serva di Dio e
gli articoli che la riguardano, pubblicati sulle riviste « L'Addolorata » e
« Mater Amabilis », sa che per Lucia la Madonna era semplicemente la Mamma
Celeste. Oh! come sgorgavano spontanee e ardenti dalle sue labbra e dalla sua
penna le espressioni: « la nostra Mamma dolcissima, la Mamma nostra, questa
tenerissima Madre, la Mamma mia... » ! E quando la Madonna appariva a Lucia, la
chiamava sempre: « figlia mia » ; l'accarezzava e la faceva riposare sul suo
Cuore! Non poteva dimostrarsi più mamma: nemo tam Mater!
Che
se poi volessimo ricercare un'origine più lontana, ma senza dubbio ugualmente
vera, di questa preghiera, credo che bisogna riaccordare due fatti mistici della
vita di Lucia: « una fiamma d'amor viva », all'età di otto anni, e il suo
voto, con cui una ventina di anni dopo si consacrò a far amare Gesù Crocifisso
e la Madre Addolorata. La fiamma d'amor viva, essa ce la descrive con
incantevole semplicità:... « fui presa da tanto amore di compassione per la
Madonna, che mi sembrava di essere fuori di me... mi intesi invasa da una
ebbrezza che mi portava a invitare tutto il mondo a compatire la Mamma mia. Ed
infatti dall'alto della torretta allargai le braccia ed incominciai a gridare: -
Venite tutti » ! La formula del voto non è che la eco chiara e ferma dei
suoi immensi desideri di bambina: « Gesù mio, io povera ed inutile creatura
voglio consacrare tutta la mia vita nel farvi amare e nel far conoscere la
vostra Santissima Passione e i Dolori della vostra Santissima Madre. Da oggi
innanzi mi obbligo con voto a propagare con tutte le mie forze nelle anime
l'amore per Voi Appassionato e per la
vostra
Santissima Madre Addolorata. Vi offro questo voto per le mani della Madre miq
dolcissima e di san Paolo della Croce... ».
E
chi sa se questa sua preghiera alla Madonna non sia il mezzo più potente onde
Lucia dovrà compiere attraverso i secoli il suo voto, dovrà attuare i suoi
immensi, celesti desideri? Per lo scrivente non v'è dubbio. Se si pensa
infatti a quel numero sterminato di anime, che la reciteranno e mediteranno e
per essa cresceranno nell'amore e nella conoscenza della Madre Celeste, come
altre innumerevoli fanno, recitando e meditando il « Memorare », il « Tota
Pulchra », le Litanie, ecc., non mi sembra di esagerare affermando che per
mezzo di questa prece breve, leggera, tenera, riverente, amante come il saluto
dell'arcangelo, molti comprenderanno e vivranno più profondamente il mistero
dell'Immacolata-Madre-Corredentrice.
Madre
Immacolata del Figlio di Dio, Madre dolce e potente del suo Corpo Mistico, e
quindi sorgente di vita eterna, mediatrice di tutte le grazie Spiegando la
preghiera di Lucia, questo triplice fascio di luce: Immacolata, Madre,
Corredentrice, illuminerà la nostra via e spero, brucerà alquanto i nostri
cuori.
Però
prima di cominciare, mi piace chiarire due lievi difficoltà di ordine pratico.
Secondo una pia inclinazione dell'anima, in certi tempi c'è chi preferisce
mutare l'appellativo « Madre Addolorata » in quell'altro « Madre Immacolata
». Lo si faccia pure; niente di più legittimo e di più conforme allo spirito
di Lucia, che della Madonna contemplò tutti i privilegi e venerò tutte le
celesti grandezze. Certo per lei, come per san Gabriele, san Bonaventura, Jacopone
da Todi... i dolori di Maria erano l'aiuola preferita del giardino di Dio, ma ciò
non significa che non conoscesse le altre aiuole e non ne gustasse i celesti
profumi.
Nè
deve in secondo luogo arrestarci l'invocazione: « Tu, Madre mia, sei la Regina
di questa casa », quasi la preghiera stia bene solamente sulla bocca dei
capifamiglia, dei parroci
o
dei superiori delle comunità religiose. Possiamo, come molti fanno, certi di
interpretare lo spirito di Lucia, mutare
quelle
parole tosi: « Tu, Madre mia, sei la Regina del mio cuore », e confidare che,
mediante l'intercessione di questa sua devotissima figlia, la Madonna ci si
paleserà davvero madre di misericordia.
Finalmente
vergando questi umili pensieri ho avuto in mente coloro che vogliono passare
quotidianamente un po' di tempo con la Madre Celeste: sia che essi pratichino la
devozione dell'Ora dell'Addolorata; sia che, quali Guardie d'Onore del Cuore
Immacolato di Maria, pratichino l'Ora di Guardia; sia che secondo l'esempio di
Madre Lucia facciano le due visite quotidiane alla Madonna, una al mattino e
l'altra la sera per onorare l'Immacolato Concepimento e il mistero della sua
Compassione. Possano tutti con la benedizione della Madonna trovare nelle
disadorne parole di questo opuscolo qualche pensiero, che dia loro lo spunto
per iniziare il dialogo, il proprio colloquio con la Mamma del Cielo.
Le
prime tre elevazioni, che mi sembrano come la base di quello che si dice nel
commento, vorrebbero essere uno schizzo della profonda pietà mariana di Lucia.
Per mezzo di esse ho cercato di dare all'opuscolo una certa organicità e
spero che, tosi come sono, possano giovare al devoto lettore.
I
«Al
Padre, al Figlio, alto Spirito Santo, cominciò « Gloria... ». (Par.
27, 1-2)
La
santa orazione, che Lucia rivolge alla Madonna, nel suo pieno afflato d'amore,
nel suo confidente, filiale abbandono, è l'effetto di una conoscenza, di una
scienza di Maria che è opera dello Spirito Santo.
Quando tutti gli scritti della Serva di Dio saranno pubblicati, altri abbozzerà o descriverà l'inizio, il progresso, il meriggio della conoscenza della Vergine Immacolata da parte di Lucia; pertanto, basandoci su quanto è venuto alla luce, si può affermare, senza tema di smentita, che Lucia crebbe nella conoscenza e nell'amore della Madonna, come crebbe nella conoscenza e nell'amore del Signore Gesù, per illuminazione dello Spirito Santo, alla scuola di questo dolce Ospite dell'anima, di questo Spirito di Verità, che introduce i figli di adozione nella pienezza fontale della Verità.
Nella
vita di Lucia ci è dato ancora una volta di costatare come siasi verificata
perfettamente la promessa del Signore : « e saranno tutti ammaestrati da Dio »
(Gio. 6, 45). La sua dottrina mariale è un riflesso della luce del Paraclito.
Pertanto è una dottrina certa, completa, luminosa, ardente. Meditando piamente
i pensieri o le parole, che essa scrisse o pronunziò sulla Madonna, nonchè
gli esempi della sua tenera, filiale devozione per « la Mamma dolcissima »,
si potrebbe scrivere un trattato completo sulla devozione alla Vergine
Santissima.
Noi
vorremmo dire succintamente cosa sentisse Lucia della Madonna, prendendo le
mosse da quell'altra prece tanto cara ai devoti della Vergine e da essi
quotidianamente recitata per ottenere la proclamazione del dogma dell'Assunzione,
sin da quando dopo la prima guerra se ne fece zelante promotore in mezzo a
noi, l'apostolo del Rosario: Bartolo Longo. Anche Lucia la :recitava ogni
giorno e forse altri dirà con maggior competenza che quest'umile vergine
siciliana affrettò la radiosa giornata del 1 Novembre 1950 e che fra le sue
grazie mistiche una, per lei soavissima, era quella di poter assistere per
diversi anni alla gloria dell'Assunzione, la mattina del 15 Agosto.
«
Santissima Trinità, io Vi adoro, Vi lodo, e Vi ringrazio per i sublimi doni e
privilegi concessi alla mia carissima Madre, Maria Santissima, specialmente
per la sua Immacolata Concezione e trionfale Assunzione al Cielo ».
La
Vergine Maria è in Dio, vive in Lui. E' stata predestinata da Lui sin
dall'eternità, inseparabile e inseparata da Cristo, per dare Cristo al mondo,
per cooperare alla sua missione e per partecipare alla sua gloria. Maria esiste
per Cristo! Tutto ciò in concreto voleva esprimere il beato Matteo
d'Agrigento, che alle tante chiese da lui erette in Sicilia dava il titolo di
« Santa Maria di Gesù ».
Si
può asserire che dopo Cristo, Maria è la più grande rivelazione del Dio
vivente; ma forse è meglio dire che assieme a Cristo, Essa ci rivela il Dio
vivente. La Santissima Trinità ha attirato a sè Maria, e il suo eterno
glorioso destino è ormai quello di essere, come la salutò santa Gertrude :
«il Candido Giglio della sempre tranquilla Trinità». Maria con le Tre
divine Persone contrasse dei vincoli eterni, che la resero, come audacemente
hanno scritto alcuni Padri: «consanguinea di Dio, triclinio della Trinità,
complemento della Trinità».
Queste
e simili espressioni, se ben comprese e ben spiegate, ci fanno intravvedere
qualche raggio del mistero della Vergine; se invece sono mal capite, potranno
farci deviare dalla retta norma della fede. Onde evitare tanta iattura mi
servo del linguaggio dei dottori e dei santi.
«
Ave Filia Dei Patris, ave Muter Dei Filii, ave Sponsa Spiritus Sancti » !
Questo saluto sgorgato dal cuore di santa Gertrude con l'impeto d'una fresca
polla, quando contemplò la visione del Candido Giglio, ci indica soavemente
le ineffabili relazioni di Maria col Dio Uno e Trino, il Dio vivente.
Figlia
del Padre: figlia beneamata, eletta, benedetta, consacrata - aggiunge san
Francesco d'Assisi - per mezzo del suo Figlio amato e dello Spirito
Consolatore.
Madre
del Figlio: madre degna di tanto Figlio. Si, possiamo congratularci con Lei e
dirle: quale glorioso Figlio non possiedi mai o gloriosa, o Immacolata Maria! E
del pari congratularci con Gesù, che possiede questa dolce, bella, purissima e
santa madre: « la divina Maria » (S. Luigi de Montfort).
Sposa
dello Spirito Santo: adombrata da questo Spirito di amore e di forza, amore e
forza del Padre e del Verbo, Essa ci diede il Signore e ci fece comunicare al
frutto della vita eterna.
Salve,
o Candido Giglio della sempre tranquilla Trinità! Non si potrebbe forse
comprender meglio questo luminoso saluto che ripensando al momento
dell'annunzio, alla notte di Betlemme, all'agonia del Calvario, al giorno della
Pentecoste, alla gloria dell'Assunzione... In questi misteri sopratutto Maria
ci appare in tutte le sue gloriose attribuzioni, che fecero scrivere a più
d'un santo quella frase audace: la Vergine è l'aiutatrice della Trinità! Una
aiutatrice di cui Dio stesso volle pregiare la cooperazione, come d'altronde
pregia e cerca anche la nostra! Per cui san Giovanni chiama gli apostoli: «
cooperatori della verità » ; e san Paolo: « aiutatori di Dio » !
Quando
a Lourdes Bernadette recitava la corona davanti all'Immacolata, potè osservare
con quale umile adorazione la Vergine chinasse il capo al « Gloria Patri ».
Quello poi che maggiormente colpì la veggente furono quei gesti, quell'atteggiamento
ineffabile, celeste, quando le rivelò il suo nome: « elevò gli occhi al
cielo, aprì le mani verso la terra, poi congiunse le palme all'altezza del
petto, chinò gli occhi e disse: - Io sono l'Immacolata Concezione » !
Se
ci è lecito fare un paragone, possiamo dire che a Lourdes la Madonna pronunziò
il suo nome vero e profondo, come sull'Oreb Dio rivelò a Mosè il suo nome
inenarrabile col dirgli: - lo sono Colui che è! E cioè: l'Essere assoluto,
perfettissimo, l'Eterno, il Dio che protegge, che salva, che mantiene le
promesse fatte ai padri.
lo
sono l'Immacolata Concezione! Cioè, quella che sono e che devo essere per
grazia di Dio, davanti a Lui, per Lui Uno e Trino e per la Chiesa! Non solamente
Colei che è immune da qualsiasi macchia, perfino da quella di origine, ma la
Piena di grazia, la Tuttasanta, l'Eletta di Dio, il suo Paradiso, il suo Tesoro,
il suo Tempio, la Madre del Figlio suo beneamato e al tempo stesso la Madre di
tutti i, figli di adozione: cioè la Madre della Chiesa, il pegno sicuro della
protezione divina per il Regno di Cristo.
lo
sono l'Immacolata Concezione! Queste parole rivelano che Maria è la vincitrice
del peccato, la vincitrice di colui che è omicida sin da principio, satana,
l'autore del peccato, e la vincitrice della morte.
La
triplice vittoria di Maria è concessa, anzi dipende dalla piena vittoria di
Gesù, il Re dell'universo: Rex totius universitatis (san Francesco).
I
beni di cui ci privò il primo padre per aver consentito alla suggestione di
Eva, ci furono ridonati con superceleste abbondanza dal Cristo, il Capo
dell'umanità rigenerata, con l'aiuto della novella Eva corredentrice:
l'Immacolata Maria. Eva ci apportò la morte, Maria la vita, quella vita, che è
comunicazione della beata vita di Dio; vita che procede dal seno del Padre, che
è tutta comunicata al suo Figlio e a quelli che appartengono a Lui, nello
Spirito Santo: la vita eterna!
Siffatto
mistero di carità, onde palpitano tutte le pagine del Nuovo Testamento, è
meravigliosamente espresso nella dossologia della Chiesa primitiva: Gloria al
Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo e nella Santa Chiesa.
Ed
è pure celato ma realmente compreso nella rivelazione di Maria: - Io sono
l'Immacolata Concezione! Infatti la pienezza di grazia, per cui Maria si
definisce « l'Immacolata Concezione », proviene dal Padre, Le è concessa
per mezzo e per i meriti del Figlio, e Le è comunicata nello Spirito Santo,
del cui divino infinito ardore fu e rimarrà preda per sempre!
Il
Padre crea, redime, glorifica per amore; il Figlio rivela il Padre e ne compie
l'opera con eroica generosità, con invincibile dedizione, con intrepida
obbedienza; lo Spirito Santo compie l'opera di Gesù per mezzo della Chiesa, di
cui è l'anima, rende testimonianza inappellabile a Cristo, introduce i fedeli
nei misteri della dottrina di Cristo, comunica loro i sentimenti, gl'ideali, gli
amori di Cristo, supplica nei loro cuori con gemiti inenarrabili, e li assicura
che essi uniti al Salvatore sono i figli del Padre Celeste, gli eredi del suo
sempiterno regno!
In
questo « grande mistero di pietà » (I Tim. 3, 16), in questa massima opera di
Dio, che è l'Incarnazione del Verbo e la redenzione del mondo, le parti di
Maria sono subordinate sì, ma coordinate, per ineffabile disposizione di Dio,
a quelle di Gesù.
La
Madre di Gesù fu predestinata assieme col Figlio sin dall'eternità. Gesù è
il Re, Maria la Regina dell'universo; Gesù è il Redentore, Maria la
Corredentrice; Gesù vinse satana, il peccato, la morte: la stessa triplice
vittoria compete a Maria, la vincitrice di tutte le battaglie di Dio. Gesù ci
rivela il Padre, Maria pure; in modo diverso e in un certo senso
complementare, Essa ci rivela il Padre, il Dio vivente, ci fa sentire la
delicata veemenza del suo eterno amore, come pure ci rivela Gesù e ci fa
conoscere e gustare lo Spirito Santo, « il dolce aroma della Divinità » (Scheeben).
Gesù
resuscitò per non mai più morire, « mise il potente anelito della seconda
vita ». Anche Maria, dopo la sua placida dormizione, fu svegliata dal Figlio; i
suoi occhi da Lui « diletti e venerati », lo rividero come nella gaudiosa alba
di Pasqua, il suo Cuore fu attratto e bruciato dall'infinito amore del Figlio,
e lo segui nei cieli, nel seno del Padre.
Cantava
il Ven. Antonio Margil, e sino ad oggi i cristiani dell'America latina ripetono
ogni anno la mattina del 15 Agosto, quella semplice e soave canzone « Salga,
salga, salga ha Vergine al cielo! Salga, salga, salga, goda del suo regno!
Chi
é Colei che ascende sull'emisfero? È l'Aurora Maria,
che
va a illuminare il Cielo!
Si,
dalla triste nostra valle, questa creatura benedetta sale per allietare il
Cielo!»
Cosi
l'Immacolato Concepimento di Maria, postula e s'incorona nella sua trionfale
Assunzione alla destra del Re, di Gesù! Quando il Figlio disse alla Madre sua:
Veni ad Patrem! vieni finalmente al Padre; quando l'Onnipotente stabilì per
la Madre del Figlio suo che il Cielo, la terra e gli inferi piegassero il
ginocchio anche davanti a Lei; quando l'esaltò sopra i cori degli Angeli e le
schiere dei Santi: allora si compi pienamente la vittoria dell'Immacolata,
allora pure cominciò per Maria una seconda vita, che continua e che supera la
sua vita terrestre, vita di amore, di intercessione, di gloria.
«
O Santissima Trinità, io Vi adoro, Vi lodo e Vi ringrazio per i sublimi doni
e privilegi concessi alla mia carissima Madre, Maria Santissima, specialmente
per la sua Immacolata Concezione e trionfale Assunzione al Cielo »!
II
In
Spiritu Sancto et in Corde Matrisi
Questi due privilegi che incoronano, vorrei dire, la prima fase della vita di Maria - l'Immacolata Concezione e l'Assunzione - ne attestano ancora un'altra, preludiano alla seconda fase della sua vita gloriosa, che durerà sino alla seconda venuta del Signore, sino a quando il tempo non sarà più, sino a quando, celebrate le nozze dell'Agnello, Cristo consegnerà il Regno a Dio Padre, affinchè Dio sia tutto in tutte le cose (I Cor. 15, 28). E chi potrà dire quale sarà allora la vita dell'Immacolata, dei Santi con Cristo Signore, nel seno del Padre, per tutta l'eternità?
La
vita gloriosa dell'Immacolata, cominciata al momento della sua Assunzione, è
la vita della Regina e Madre di misericordia, la vita della Mediatrice
onnipotente.
La
sua azione è più che mai inseparabile dall'azione dello Spirito Santo e la sua
missione è colma dei desideri dello Spirito e della Sposa, che invocano e
preparano la seconda venuta del Salvatore: « et Spiritus et Sponsa dicunt:
veni... veniam cito! Amen, veni, Domine Jesu! » (Apoc. 22, 17-20).
Forse
neppure il più glorioso dei serafini potrebbe riuscire a fissare lo sguardo
nel Cuore Immacolato di Maria, che dal Cielo accanto al suo Divin Figlio,
strettamente unita allo Spirito Santo, continua a generare i membri del di Lui
mistico Corpo, e vive pure misteriosamente - alcuni santi parlano d'una presenza
mistica o morale - in mezzo alla Chiesa militante, come luminosamente vive nella
gloria della Chiesa trionfante.
Eppure
per quanto ci è dato, dobbiamo, sia pure fugacemente, contemplare questa
verità: Maria è sempre unita allo Spirito Santo, è lo strumento della sua
divina operazione. Lasciamo che tale luce ci affascini e ci abbagli, è una
luce che ci addestra agli splendori della casa del Padre! Lo Spirito Santo e
Maria! Basta l'enunziato per suscitare nel cuore dei figli di adozione una
festa di santi pensieri! Ci vengono alla mente le pagine ardenti e indimenticabili
di san Luigi Grignion de Montfort, di san Bernardino, del Ven. Olier, di san
Giovanni Eudes, di don Fausto Mezza, di fra Muziano Wiaux, di Mgr. Suenens...
Veramente essi e tanti altri autori hanno scritto bene della Madre di Dio -
tabernacolo dello Spirito Paraclito, tuttavia - e forse il più gran merito
dei loro scritti sta proprio qui - essi ci fanno intravedere altre bellezze, che
la loro penna non è riuscita a fissare sulla carta, bellezze che formeranno il
nostro gaudio nella casa del Padre.
Maria
e lo Spirito Santo!
Nella
Santissima Trinità lo Spirito Santo è Colui che riceve dal Padre e dal Figlio
la sua divina personalità; la sua caratteristica consiste nell'essere donato:
è infatti il dono del Padre e del Figlio e in questo senso lo si chiama il loro
mutuo bacio, ovvero il « noi » del Padre e dell'Unigenito; è il vincolo
sostanziale della loro mutua dilezione.
Se
il Verbo ci fa intravedere i tesori della sapienza del Padre, lo Spirito Santo
ci mostra la bontà infinita, la carità ardente del Padre per il Figlio e del
Figlio per il Padre, l'Abba suo dolce: Abba, Pater!
Le
opere esterne di Dio, sebbene siano una produzione delle Tre divine Persone,
nondimeno ci manifestano le proprietà di ciascuna di esse.
Il
Padre Onnipotente crea mediante il Figlio, Sapienza infinita, nell'amore dello
Spirito Santo: così come nelle azioni dell'uomo - questa vivente immagine di
Dio - si ha il concorso simultaneo delle tre facoltà dell'anima: intelletto,
memoria e volontà, che, secondo le proprie peculiari funzioni, contribuiscono
armoniosamente alla produzione dell'atto.
Pertanto
tutto ciò che Dio opera è un prodotto di sapienza e di amore, è bagnato
nella sua eterna Carità, è operato nel suo Spirito.
Secondo
questo senso più profondo, questa conoscenza più ampia della vita intima di
Dio, nelle Sacre Scritture anche la creazione si attribuisce allo Spirito Santo.
Non che il Padre e il Figlio non vi abbiano parte, anzi - balbettiamo ma con
filiale gaudio di questi insondabili misteri - la decisione procede dal Padre,
che l'attua mediante il suo Verbo e la compie nel suo Spirito, ma l'attuazione
di essa è un atto specificatamente di amore: Veni, Creator Spiritus! « Lo
Spirito di Dio riempie il mondo e, tutto abbracciando, ha conoscenza di ogni
voce » (Sap. 1, 7).
Dito
di Dio, Spirito vitale, che tutte le cose sostiene e continuamente rinnova,
Spirito che aleggiava sulle acque del chaos primordiale per fecondarle e
produrre il cosmos, cioè l'universo bello nel suo ordine... queste e altre
sublimi espressioni della Bibbia, oltre al resto, manifestamente ci insegnano
una dottrina quanto mai importante e consolante, ci insegnano che la creazione
è opera non solo di potenza e di sapienza, ma sopratutto è opera d'amore.
Se
ciò è vero, come è verissimo, della prima creazione, cosa non bisogna dire
della creazione novella, dell'opera massima di Dio, dalla quale dipendono e il
mistero della redenzione e la consumazione del Regno di Dio e la sua perfezione,
voglio dire della Incarnazione del Verbo, il «grande mistero della Divina Pietà»?
(I Tim. 3,16).
Il
profeta Geremia, contemplando lo sconquasso e le afflizioni del suo popolo,
sentì la voce del Signore, che gli annunziava l'opera novella, che intendeva
compiere sulla terra, non solo per restaurare le sorti d'Israele, ma per radunare
i suoi eletti, dispersi in mezzo a tutti i popoli e per tutte le plaghe del
mondo:
«Ha
trovato grazia nel deserto il popolo sfuggito alla spada, Israele sulla via del
suo riposo. Il Signore da lontano gli apparve: D'amore eterno ti ho amato, perciò
ti ho serbato si a lungo la mia pietà. Ancora ti costruirò e tu sarai
ricostruita, o [vergine d'Israele. ... Ecco venir giorni - parola del Signore -
che io stringerò con Israele e con Giuda un patto nuovo, non come il patto, che
ho stretto coi [doro padri, quando li presi per mano per trarli d'Egitto... porrò
la mia legge nei loro cuori e nelle loro menti l'imprimerò; essi mi avranno per
Dio
ed
io li avrò per mio popolo ». (31, 2-4; 31-33)
Ancor
più che nella prima creazione, nell'opera della creazione novella vediamo
manifestarsi con maggiore ardenza l'attività dello Spirito Santo.
Non
ci si dice più che lo Spirito di Dio aleggia sulle acque, ma ci si narra come
Esso sia sceso ad adombrare la Vergine Immacolata, a fecondarla affinchè desse
alla luce il Figlio dell'Altissimo: Gesù, il Cristo, e con Lui - misticamente
- i suoi fedeli. L'opera dello Spirito questa volta è l'Incarnazione, la
conseguente Redenzione e tutto ciò che essa comporta: la Chiesa con i suoi
Sacramenti, sino alla sublime liturgia della seconda venuta, sino alle nozze
dell'Agnello, nella fine del tempo.
Ora
quest'opera così divinamente complessa nella sua semplice, infinita carità, è,
per volere del Padre Celeste, legata strettamente alla persona
dell'Immacolata, al suo «fiat», alla sua accettazione.
Essa
sola dandoci Gesù, « novello aiuto a Lui tanto somigliante », adiutorium
simile sibi (Gen. 2, 18), cooperando con Lui, partecipando a tutti i suoi
misteri - l'Incarnazione, la Redenzione, la Santificazione -, partecipa alla
comunicazione delle grazie sia verso i singoli fedeli sia verso l'intero Corpo
Mistico del Salvatore.
Come
lo Spirito Santo si è riversato sul Messia affinchè compisse la sua missione
di Re, Profeta e Sacerdote (Is. 11 e 53), così si è impossessato della di Lui
Madre, ha stabilito nel suo Cuore Immacolato la sua dimora, affinchè Maria
sia l'adiutrice del Cristo, la rivelatrice del Cristo. Pertanto dovunque
spiritualmente nasce e vive il Cristo, ivi troviamo lo Spirito Santo e la sua
Sposa Immacolata. La formula così semplice e così profondamente sublime del
Simbolo apostolico: qui concepius est de Spiritu Sancto, natus ex Maria Virgine,
« fu concepito dallo Spirito Santo, nacque da Maria Vergine », non è la pura
affermazione d'un fatto, sia esso pure il più grandioso evento della storia, ma
è la promulgazione sempre attuale della legge della nostra salvezza, è la
condizione instante, immanente, richiesta per rinascere, vivere e trionfare nel
Regno di Cristo, col Cristo. Per opera dello Spirito Santo l'Immacolata Maria,
concepì, generò Gesù, nostro Capo; per Esso Maria genera i membri del suo
Mistico Corpo. Noi tutti fummo da Lei, nello Spirito Santo, gestati e partoriti
alla vita eterna.
Noi
tutti Essa nutre, educa, forma affinchè diventiamo immagini viventi del suo
primogenito Gesù.
Questo,
penso, voleva dire santa Gertrude quando pregava il Candido Giglio della
Beatissima Trinità: « Oh! Tu che hai allattato il Figlio di Dio, pasci le
nostre anime coi tuoi divini effluvi ». Questo pure bramava san Pasquale Baylon
con l'ardente anelito: « O Buon Gesù, ho sete di Te; Maria, madre mia, saziami
Tu » ! E cioè, entrambi chiede vano alla Madonna, poiché Essa ha dominio su
tutte le grazie dello Spirito Santo (S. Bernardino), che desse loro l'Autore
della grazia, il suo Figlio Gesù.
E
quante volte e con quale umile ardore Lucia non rivolse alla Madonna la
supplica: « O Mamma mia, datemi Gesù, fatemelo tornare »
«
Voglio sposare un Re che mi farà Regina »! (LUCIA)
Le
sublimi verità, di cui abbiamo balbettato, sono la luce, che chiarisce in
qualche modo quei passi della Sacra Scrittura, nei quali direttamente si parla
della Sapienza Increata - il Verbo di Dio - e che tuttavia la Chiesa applica
alla Madonna, la Madre della Sapienza Incarnata.
Ci
deve essere una ben grande rassomiglianza fra il Cristo e Maria, sua Madre, se
la Chiesa, sotto l'influsso dello Spirito Santo, tanto naturalmente esalta la
Madre del Verbo con le medesime parole onde lo Spirito di Verità ne celebra
gl'insondabili misteri!
Bisogna
ammettere con san Bernardino che la dignità di Madre di Dio elevò Maria ad una
tal quale uguaglianza col Padre Celeste, ovvero ricorrere all'altro fecondo
principio teologico, che si enunzia con l'appellativo: Alma Socia del Cristo
Redentore; o ricordarci sempre del fondamento mariologico, posto dal Cardinale
Newman: « Maria esiste per il Cristo, il Figlio diletto del Padre »! O
meglio ancora tener sempre presenti, come cercarono di fare il da Castelplanio e
lo Scheeben, questi tre principi, quando si leggono quei tratti dei Libri
Sapienziali che la Chiesa riferisce alla Madonna.
E
di fatti in quelle pagine che odorano di fiori e di cielo, in quelle pagine che
raccolgono la rivelazione precedente e aprono un varco alle contemplazioni dei
figli del Nuovo Testamento, contemplazioni, che solo nella patria saranno
soddisfatte, la predestinazione di Maria, la sua opera salvifica nel Regno di
Dio e del suo Cristo, la sua potenza indifettibile, la sua ineffabile bontà
materna, sono espresse e celebrate con profondo e ardente lirismo.
Solo
un grande amante di Maria, che sia al tempo stesso un vero teologo, potrebbe
scavare le ricchezze di questi Libri e della Cantica! Che la Madonna dia alla
sua Chiesa, alla Chiesa di oggi, che tanto l'ama e che vuole combattere sotto
il suo vessillo di vittoria, un altro Bernardo o un altro Bonaventura, che
spieghino ai fedeli le divine meraviglie di questi santi Libri, onde la Sposa di
Cristo la esalta! O Signore Gesù, glorifica la tua Immacolata Madre, sempre più,
sempre più! Falla sempre più conoscere, in tutta la sua eterna, soavissima e
imperiosa bellezza!
Nella
nostra pochezza noi riporteremo qualche testo dei più usati nella Liturgia, cui
faremo seguire brevi dilucidazioni.
«
Dio mi possedette qual principio delle sue vie, prima delle sue opere, fin
d'allora; io ero accanto a Lui quale architetto; ero tutta compiacenza di per di
ricreandomi in sua presenza ogni momento ricreandomi nel globo terrestre, ché
il mio compiacimento sta nei figli dell'uomo. Or dunque, o figlioli, ascoltate
me: beati coloro che custodiscono le mie vie.. (Prov. 8, 22; 36) »
Il
minimo che si possa dire si è che tali parole, applicate alla Madonna, ci
insegnano la sua eterna predestinazione, il suo inenarrabile amore per gli
uomini e ci mostrano che le vie dell'Immacolata, come quelle della Sapienza
increata, sono le vie di Dio, le vie della salvezza, le vie che procedono dal
Padre e che a Lui riconducono e pertanto vengono giustamente chiamati beati,
coloro che le custodiscono.
alo
sono uscita dalla bocca dell'Altissimo, primogenita avanti ogni creatura: Io
feci si che nei cieli sorgesse una luce [indefettibile, e qual nuvola copersi la
terra.
Nei
luoghi altissimi rizzai il mio padiglione e una colonna di nube é il mio trono
». (Eccli. 24, 5, 7)
Se
ci domandiamo qual sia mai questa luce indefettibile, che la Madonna ha fatto
sorgere, anzi splendere nei cieli, mi, pare che non ci sia altra risposta se non
questa: si tratta di Gesù e della Chiesa, il Cristo totale (S. Agostino). I
luoghi altissimi, che formano la dimora di Maria, indicano il seno
dell'Adorabile Trinità; la colonna di nube che è il suo trono, allude al
mistero dell'Incarnazione. Per esso infatti la Madonna fu vestita dal sole
divino, che a sua volta vesti della nostra natura umana, come di una nube. Ma
vestendo il Verbo di Dio del nostro uman velo, l'Immacolata Madre divenne la
madre della Chiesa e il suo modello. A questa tenera e potente Madre della
Chiesa, Dio stesso ordina di generare, educare, guidare, assistere, conformare a
Cristo i suoi figli di adozione, e suoi eletti.
...
« Io cercai dové posarmi, presso di chi stabilire la mia dimora: allora mi
comandò il Creatore di tutte le cose; Colui che mi creò e si riposò nel mio
tabernacolo [mi disse: Metti casa in Giacobbe, prendi Israele per tua eredità,
metti radice in mezzo ai miei eletti»! (Eccli. 24, 12-13)
La
Madonna eseguisce e compie la sua missione, obbedisce al comando di Dio e
dimora in Israele, nella santa Chiesa, come nella sua casa, nella sua eredità.
Secondo lo spirito della Liturgia, che in ciò altro non fa che seguire ed
esplicitare il simbolismo delle divine Scritture, Israele non significa tanto
l'antico popolo eletto, ma piuttosto l'Israele di Dio, l'assemblea dei santi,
la congregazione della carità, anzi la « Carità » senz'altro epiteto, come
scrisse con un neologismo sublime sant'Ignazio martire. Cosa faccia la Madonna
per gli eletti, come li tratti, lo apprendiamo dalle seguenti divine parole: «Io
sono la Madre del Bello Amore, della pietà, [della sapienza e della santa
speranza.
In
me trovasi ogni speranza di vita e di virtù ». (ivi 24, 24-25)
Maria
è la Madre del Bell'Amore, perchè essendo riempita in eterno dallo Spirito
Santo, comunica ai figli di adozione i doni di questo Divino Spirito. San
Bernardino insegna che sin da quando la Vergine portò nel suo seno il Verbo
fatto carne, dato che da Esso, come dal Padre, procede lo Spirito Santo, ed Esso
apparteneva ed appartiene in modo specialissimo a Maria, questa Augusta Madre
del Verbo venne ad acquistare un singolare potere su tutte le azioni e
operazioni del Divino Spirito, sulle distribuzioni delle sue grazie e dei suoi
doni.
Madre
del Bello Amore o del Divino Amore, perchè nello Spirito Santo Essa ci fa amare
Gesù e il Padre, perchè ci insegna il precetto nuovo, il precetto di Gesù, la
carità, con il suo esempio e con la sua segreta operazione; Madre del Divino
Amore, perchè ci fa comprendere che la legge dell'amore divino, dopo il
sacrificio del Golgota, non può essere altra che la Croce, il sacrificio.
Madre
della pietà o del timore, ma timore nel senso biblico, secondo cui questa
parola significa la pia attitudine dei figli di adozione verso il loro Dio e il
loro Padre, pietà che è impastata di devozione umile, di obbedienza confidente
e di coraggio intrepido.
Madre
della Sapienza, perchè attraverso di Lei conosciamo il Verbo fatto carne, i
misteri del suo Cuore Sacratissimo; attraverso Lei conosciamo lo Spirito Santo,
ne gustiamo il fuoco e la dolcezza, veniamo illuminati e confermati dalla sua
testimonianza, ne seguiamo la fulgida luce per giungere alla Verità, per
penetrare tutta la verità, per trasformarci di chiarezza in chiarezza (II Cor.
3, 18).
Giacchè,
in una parola, Maria è come un compendio di tutta la rivelazione, è un «
animatum sgmbolum fidei nostrae a : il simbolo vivente della nostra fede.
Madre
della santa Speranza, di quella speranza che non ci fa rimanere confusi, di
quella speranza di cui abbiamo già ricevuto il pegno: lo Spirito Santo; di
quella speranza, che, quando si avvererà, sorpasserà ogni nostro desiderio e
intendimento.
Se
tutto questo è vero, come è verissimo, nella Madonna si trova la pienezza di
vita e di verità per tutti, e chiunque aneli alla vita e alla verità,
accostandosi a Lei, sarà saziato. Questo encomio della Sapienza increata, che
la Chiesa applica alla Madonna, questo encomio che presagisce e spiega il «
Magnificat », non termina tuttavia qui; segue un invito ai figli di adozione ad
accostarsi ancor più vicino a Lei e di lasciarsi ammaestrare da Lei.
«
Su dunque, figli, ascoltatemi: beati sono coloro che custodiscono le mie vie!
Ascoltate
l'ammonizione per diventare sapienti, non rigettate la mia disciplina.
Beato é
l'uomo che mi ascolta, che veglia ogni giorno alla mie porte, assiduo alla
soglia dell'uscio mio; perchè chi mi trova, trova la vita, e ottiene dal
Signore la salvezza.
Chi
invece si svia, fa torto a sè stesso; chiunque odia me, ama la morte »! (Prov.
8, 32-36)
Il
figlio di adozione si avvicina alla Madre per ascoltarne la voce, l'ammonizione,
chè solamente così - lo disse Gesù al piccolo Giovanni Bosco - acquisterà la
vera sapienza, sapienza effettiva, che gli fa custodire le vie della Madre, che
lo fa vegliare affinchè sia sempre pronto ai suoi cenni, che lo colma di gaudio
nel dolce servizio della Madre Immacolata. Egli è beato, chè avendo trovato
Maria, ha trovato la salvezza e la vita eterna già sin da questo momento.
Oh! noi abbiamo la brama di possedere questa vita che non muore sin d'adesso, sin dal presente nostro pellegrinaggio. Noi vogliamo essere amati, benedetti, nutriti sin dal tempo, per esser certi di godere la vita eterna nella beata casa dell'Abba nostro. Si tratta di desideri immaginari? Di brame esagerate? Nò, son desideri destati nel nostro cuore dallo Spirito Santo, il Quale li vuole colmare per mezzo del1'linmàcolata Maria.
Porgiamo
orecchio a questo più pressante invito della Mamma dolcissima:
«
Accostatevi a me voi che mi bramate e dei miei prodotti saziatevi;
poiché
più dolce del miele é il mio ricordo e la mia eredità più dolce del favo di
miele.
Il
mio ricordo permane per le generazioni dei secoli.
Chi
mangia di me avrà ancor fame, e chi beve di me avrà ancor sete.
Chi
mi ascolta non avrà da vergognarsene, chi per me lavora non la sbaglia e coloro
che mi predicano avranno la vita eterna »! (Eccli. 24, 26-31)
Ascoltando
assieme alla Chiesa queste parole dalle labbra della Madonna, chi è colui che
non ci veda un invito a entrare nel suo Cuore Immacolato, a vivere di Esso e
in Esso, a consacrarsi alla sua glorificazione e al suo trionfo?
Questo
Cuore è più dolce del miele, perchè è l'abitazione dello Spirito Santo, la
ignita e melliflua forza dell'amore di Dio: ïgnita et melliflua vis amoris (san
Francesco). L'eredità più dolce del favo di miele, è Gesù, il Figlio della
Vergine: « Primogenitus Virginis », come lo chiama sant'Ireneo, che noi
troveremo sempre in Maria.
Il
ricordo, che permane nei secoli, è il suo Nome dolcissimo, che al pari di
quello di Gesù, è giubilo del cuore, dolcezza sulle labbra, e melodia nelle
orecchie (S. Antonio di Padova).
Mangiare
di Lei, di quel cibo, che la Madonna ci appresta e bere di quella bevanda, che
Essa ci apparecchia, significa cibarsi del Corpo del Signore e inebriarci del
suo Sangue prezioso: Corpo nato da Maria Vergine, Sangue formato dal purissimo
sangue di Lei. E siccome la comunione eucaristica è una preparazione e un
pegno, anzi il pegno della futura gloria: sino a quando il Signore non torni,
sino a quando non si celebreranno le nozze eterne dell'Agnello, l'Eucarestia
aumenterà in noi e la brama e la certezza della vita nel seno del Padre, e
della seconda venuta di Gesù: Veni Domine Jesu! Durante quest'attesa dobbiamo
lavorare in Maria e per Maria, cioè vivendo nel suo Cuore e consacrati al suo
Cuore, chè così non peccheremo; dobbiamo predicarla, farla conoscere e farla
amare, chè così otterremo la vita eterna!
Questi
santi pensieri suggeriti dai testi biblici, che la Chiesa applica alla Madonna,
giustificano appieno alcune soavi e infiammate parole di Lucia
«
Nella devozione della Madonna tutte le anime troveranno la sicurezza di
conseguire la loro salvezza ».
«
Che gran dono ci ha fatto il Signore dandoci la Madonna come Madre! Senza di
Essa noi tutti saremmo perduti ».
«
Che cosa fard per piacere alla Mamma mia? »
«
Solo in cielo potremo comprendere quale grande grazia ci ha fatto il Signore
dandoci la Madonna come Madre! »
«
Se volete assicurare la salvezza dell'anima vostra, la devozione alla cara Mamma
nostra sarà caparra certa di vita eterna.... »
«
Amate la Madonna ed Essa vi farà felici! »
«
A Te solo Mamma nostra, tutto per Te, Mamma mia! » Lucia, che mai offese
gravemente il Signore, che poteva dire a Lui e alla sua santa Madre: « le onde
del tuo amore per me non hanno scogli », e cioè non c'è nell'anima mia lo
scoglio della colpa, che impedisca alla tua carità di prenderne pieno
possesso, questo serafino in carne umana conosceva tuttavia assai bene la
miseria estrema delle anime schiave del peccato, e a spezzarne le catene asserì
non esservi più efficace rimedio che il ricorso a Maria.
Ma
naturalmente essa non si ferma qui. La sua ineffabile esperienza mistica le
fece comprendere come la Madonna nella vita spirituale sia al cominciamento é
alla consumazione. E ciò perchè Essa è la Madre del mistico Corpo del
Signore, in virtù del « fiat » dell'Annunziazione, della Corredenzione sul
Calvario, e della gloriosa Assunzione, per cui venne incoronata Regina del cielo
e costituita avvocata dei peccatori e dispensatrice di tutte le grazie.
Come
Gesù Risorto manda lo Spirito Consolatore alla Chiesa, e pertanto ci giovò che
Egli tornasse al Padre; così bisognò pure che, come Gesù, Maria venisse
assunta in cielo, affinchè assieme con Lui santificasse, nello Spirito, i figli
di adozione.
Per
mezzo di Lei, mediatrice di tutte le grazie, la Chiesa vive, partecipa al frutto
della vita, desidera il ritorno del Signore e si prepara a tornare al Padre:
Vado ad PatremI In questo senso Lucia scrisse: « Solo in cielo potremo
comprendere quale grande grazia ci ha fatto il Signore dandoci la Madonna come
Madre... amate la Madonna ed Essa vi farà felici » !
Chi
possiede Maria, possiede le ricchezze di Dio. Conseguentemente Lucia additava la
Madonna ai peccatori desiderosi di veder spezzatele catene delle proprie
colpe; additava la Madonna alle anime bramose di crescere nella conoscenza e
nell'amore di Cristo Signore; additava ancora la Madonna ai cuori generosi, che
intendono davvero trasformarsi in Cristo. Senza aver mai letto san Bonaventura
o altri dottori e teologi, essa sapeva, perchè ammaestrata dallo Spirito di
Gesù, che la via per andare al Padre è quella da Lui scelta per darci il suo
beneamato Figlio; che la Madonna è la Vergine purificatrice, illuminatrice e
perfezionatrice (Virgo purgatrix, illuminatrix et perfectrix: S. Bonaventura);
purificatrice perchè Madre, rifugio e scala dei peccatori; illuminatrice, perchè
maestra guida della vita cristiforme; perfezionatrice, perchè per suo mezzo lo
Spirito Santo forma in noi l'immagine viva di Gesù, adoratore del Padre,
merce il suo sacrificio.
E
ripeto che tutto ciò Lucia lo apprese dallo Spirito Santo, sovente per via di
meravigliose esperienze mistiche. Quando uno ha finito di leggere la storia
della sua vita, sia pure nel solo primo volume sinora pubblicato, e gli articoli
con cui quelli che la conobbero l'hanno rievocata sulle pagine delle due care
riviste « L'Addolorata » e « Mater Amabilis », ne ritrae l'impressione
netta e indelebile che Lucia appartiene alla schiera eletta delle grandi anime
mariane, che essa è stata nutrita ed educata dalla Madonna, che la Madre di Dio
si è applicata con materna tenerezza a formare il cuore di questa sposa del
suo Figlio Crocifisso e che con la sua mano « leggera tanto leggera » ne ha
fatto un capolavoro.
Nel
diario spirituale di santa Veronica Giuliani ci sono due capitoli, nei quali la
Vergine Santissima ricorda alla santa tutte le grazie, che le ha concesse e come
l'abbia preparata a divenire sposa di Gesù. Orbene, quelle grazie e quei
carismi si sono rinnovati dopo più di duecento anni nel cuore di Lucia, in virtù
della stessa dolcissima Madre. Lucia senza saperlo, ma evidentemente perchè
formata alla scuola della medesima Maestra, sovente ritrova gli stessi accenti
di santa Veronica. Il brano, che nei suoi tratti più espressivi, sottomettiamo
alla pia meditazione del lettore, potrebbe essere intitolato il compendio della
vita della nostra Madre Lucia, eppure esso descrive le ascensioni del cuore di
santa Veronica:
«
La Madonna allora mi parlò: figlia mia, tu sei stata a me molto cara, così
pure al mio Figlio Gesù. Siamo stati la tua guida, ti abbiamo amato tanto!...
Tu (ancora bambina) mi dicevi: Vergine Santissima, datemi il vostro Figlio e
ditegli che venga con me. Ed io per contentarti ti facevo la grazia... e dicevi:
Vergine Santissima mandatelo a me, e un po' dopo tornerà a Voi. Ed io accendevo
un desiderio più grande nel tuo cuore... e dicevi a me: mandatemi Gesù, voglio
dare tutto a Lui... e facevi tanto che Esso veniva a te per possedere l'anima
tua, ove Esso si deliziava... quando tornavi in quella stanza dove era la mia
immagine, venivi ivi e facevi la disciplina... e dicevi a me: Maria Santissima,
insegnatemi a patire!... quando facesti il proponimento di non cercare mai più
gusto e piaceri... tornavi da me, e spesso, e dicevi: Santissima Vergine
aiutatemi, mi sento combattuta, voi vincete per me!... (quando vincesti quel
forte attacco del mondo) in quel punto io stavo con te e dàvati modo e
risposte. Tutto fu opera mia... appresso nell'anima tua fu un accordo con Dio...
perché io stavo presso di te, ma nascosta » (Diario, vol. 1, capo III).
Arriviamo
al matrimonio mistico di Veronica. Gesù che vuol sempre più far rifulgere la
mediazione potente della Madre sua, Le dice: Monstra te esse matreni all'Eterno
Padre! E la Madonna risponde: si, ma ancora Tu monstra te esse filium
all'Eterno tuo Padre. Ed ecco che così la Vergine Maria domanda a Dio, quale
Madre di Veronica, il vestimento di nozze per questa sua figlia, e Gesù
Unigenito di Dio, per i suoi meriti santissimi ottiene dal Padre il consenso
di esser sposo.... Allora ecco la Madre e il Padre Celeste fare a gara fra
loro per arricchire il cuore della sposa, affinchè sia degno del loro Figlio
comune... ». (Diario, Vol. 11, capo IV).
Lingua
settecentesca e prosa grigia come la nuvola che copre il sole di Luglio: ma gli
sprazzi di luce, che ne emanano, come risplendono, come bruciano! E
soprattutto quale documento mistico di immensa importanza per conoscere l'azione
della Madre Immacolata nel cuore dei suoi figli fedeli, sino alle vette della
vita unitiva, del matrimonio spirituale!
Anche
la vita di Lucia è un dono, un'opera di Maria. L'azione della Madre Celeste nel
cuore di questa figliuola si può definire come una sempre crescente invasione
mistica, sino a quando Lucia, per intercessione della Immacolata non diventi la
sposa del Re dei Re!
«
Voglio sposare un Re che mi farà Regina »!... era la canzone che esprimeva i
suoi intimi desideri di fanciulla predestinata e che ne compendia la mirabile
vita. Si, anche Lucia come Veronica e tante altre sue sorelle, che nel cielo
sono ora « fuochi contemplanti », giunse alle nozze celesti, guidata,
sorretta, illuminata, consolata dalla Madre Immacolata.
Percorriamone
la mirabile vita. A otto anni il ricordo della Passione di Gesù e dei Dolori di
Maria la spingono ad infierire con aspre penitenze sul suo corpo innocente; a undici
anni non solo si incorona di spine, ma compie, assistendo la nonna inferma un
atto eroico impressionante, che la Madonna le ricorderà e le ingiungerà di
manifestare al Padre spirituale, molti anni dopo. A diciannove « si converte
» e si aggrega alla Pia Unione delle Figlie di Maria; nella chiesetta della
Ravanusa si sente mossa ad emettere il voto di verginità, cosa che di fatto
compie per la festa dell'Immacolata del 1915.
Quel
giorno si consacrò alla Madonna e cominciò a vivere più che mai la sua vita
di consacrata.
Il
valore e l'efficacia di questo suo atto ci appaiono nel quinquennio della notte
dei sensi, in cui vinse le tentazioni più varie e più gagliarde, ricorrendo
alla sua Mamma celeste. Lucia rivela questa lotta satanica e il suo epilogo
con parole indimenticabili: « Invocavo anche sempre la nostra dolcissima Madre
e mi rifugiavo spesso fra le sue braccia ove trovavo tanto conforto ».
Nel
successivo quinquennio di unione estatica (1920-1924) l'azione di Maria
Santissima nell'anima di Lucia è più diretta, più decisa, e, se fosse
possibile, più commovente.
Più
diretta, perchè si intensificano le sue apparizioni, in cui l'Immacolata le si
mostra di solito portando Gesù sulle braccia; più decisa, perchè le manifesta
quello che Gesù conta di fare di Lei e le impone di dirlo al suo Padre spirituale:
essa doveva partecipare alla Passione del Signore come san Francesco, santa
Caterina, santa Gemma, santa Lutgarda, santa Veronica...; più commovente, perchè
la Madonna più ancora di prima l'assiste durante gli assalti diabolici, le
inculca la fedeltà alla grazia, l'obbedienza, l'umiltà e la consola sia nelle
tremende prove dello spirito, sia nei dolori della Passione che ormai essa
rivive nel suo corpo innocente.
Durante
la notte dello spirito (1924-1932) l'azione dell'Immacolata cresce in sublimità
e frequenza, pur rimanendo quella di prima nei suoi caratteri fondamentali: la
conforta durante la partecipazione della Passione, la consiglia, la rassicura,
l'incoraggia, le promette doni sempre più eccelsi, e finalmente: il Cielo.
Nelle
relazioni, che Lucia scrisse per obbedienza, si assiste a questi dialoghi
celesti, a queste effusioni del tenero amore della Madonna per la sua figlia
diletta, col cuore sospeso e non passa molto che gli occhi del lettore si
imperlano di dolci e cocenti lacrime. « Stai tranquilla, è la Madre tua
che te lo dice. Figlia mia, è Gesù che opera in te; stai quieta che quando
sarai buona ti condurrò in cielo, hai capito? Vedi, figlia mìa, quando ti
sembra che Gesù ti lascia, non lo fa perchè non ti ami, ma lo fa per amore.
Sta buona, non far così. Figlia mia, il demonio ti sta preparando altre
battaglie, ma io ti assisterò... in cielo ti ci porterò quando vuole Gesù,
ancora non è tempo.... x.
E
vi è chi possa leggere, impassibile, descrizioni come questa: « Una sera dopo
che ero stata tormentata dal demonio ed ero proprio abbattuta da non poterne
più, mi venne un raccoglimento e mi sembrò di vedere la Mamma nostra. Ella mi
accarezzò dolcemente, mi disse che le facevo tanta pena, mi promise che mi
avrebbe liberata da quelle brutte tentazioni... dopo quel raccoglimento ero già
completamente libera ».
Tante
volte alle parole la Mamma celeste aggiunse gesti di indescrivibile soavità:
accarezzò Lucia sulla fronte, le fece posare la testa sul suo Cuore e le pose
nelle braccia il Bambino Gesù.
Allora
il dialogo fra questa figlia della terra e la Regina del Cielo si fermava: Lucia
non parlava più, ma continuava a sentire parole arcane, che all'uomo non è
lecito proferire; in seguito, dopo aver riposato sul materno Cuore di Maria,
anzi entrata in questo Paradiso di Dio, vi trovava il Diletto, l'Unico
Desiderato e si incoronava di Lui e si perdeva in Lui! Tu mihi in desiderio es!
La
sua preghiera alla Madonna ebbe origine immediata in uno di tali colloqui che
terminarono nell'estasi. Con essa, Lucia vuole afferrare il cristiano, anche se
peccatore, anche se già trovasi con un piede nell'inferno, e condurlo alla Madre
di Misericordia e farlo riposare sul di Lei dolcissimo Cuore e introdurlo
finalmente in questo tabernacolo di carità, di luce e di gloria!
E
adesso leggiamo detta preghiera in ginocchio:
«
Prostrata dinanzi a Te, o Vergine Addolorata, vengo a implorare la tua materna
assistenza con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita.
Tu,
Madre mia, sei la Regina di questa casa; unicamente in Te ho posto sempre tutta
la mia fiducia e non sono rimasta mai confusa.
Anche
questa volta, o Madre mia, prostrata alle tue ginocchia, domando al tuo cuore
materno questa grazia... per la Passione e Morte del tuo Divin Figliuolo, per il
suo Sangue Preziosissimo e per la sua Croce.
Te
la domando ancora per la tua Maternità, per i tuoi Dolori e per le lagrime che
spargesti per noi ai piedi della Croce.
Madre
mia, ti vorrò sempre bene, e ti farò conoscere ed amare, anche dagli altri.
Per la tua bontà degnati di esaudirmi. Così sia! »
«
Madre mia, fiducia mia »
IV
Prostrata
dinanzi a Te, o Vergine Addolorata... ».
Noi
non ci prostriamo se non davanti a una persona viva, a noi superiore per
eccellenza, dignità, autorità, e lo facciamo o per offrirle i nostri omaggi o
per ottenerne il perdono. Ci prostriamo quindi, come Gesù nell'orto degli
ulivi, davanti a Dio Padre e Signor nostro.
Ci prostriamo davanti a Gesù, diletto Figlio del Padre e Salvator nostro, come fecero il cieco nato, S. Maria Maddalena, gli apostoli sul Tabor.... Ci prostriamo davanti alla Madre di Dio, come i pastori e i magi a Betlem, perchè Essa porta Gesù, perchè Essa ci ha fatto comunicare al frutto d'ella vita, perchè è il tabernacolo vivente di Gesù, la Mamma di Gesù e nostra, la misericordiosa Regina del Cielo e della terra.
Ci
prostriamo davanti a Lei per onorarla, amarla, servirla; per imitare Gesù che
l'ama, la venera, le è obbediente: perchè Egli la glorifica e la glorificherà
sempre maggiormente per tutta l'eternità. Questa infatti è la volontà del
Padre e la sua, e per conseguenza questa è l'azione irresistibile dello
Spirito Santo.
I
cori degli Angeli e le schiere dei Santi, conoscendo nella luce mirifica della
gloria l'amore di Dio Uno e Trino verso questo suo « Candido Giglio »,
l'onorano, la glorificano, pendono dai suoi cenni. Come san Gabriele, l'angelo
dell'Incarnazione, ogni spirito celeste e ogni eletto « guarda negli occhi
alla nostra Regina, innamorato sì che par di fuoco » ! Essi tutti si beano
della visione della Vergine Gloriosa, che è un paradiso nel paradiso; essi
contemplano con insaziabile amore i suoi « occhi da Dio diletti e venerati »
e quella sua « bocca dolce, bocca pura, bocca santa che Gesù baciò ».
Pertanto essi formano la celeste Guardia d'onore della Regina del Cielo, che
è l'esempio vivente della Guardia d'onore, eretta per desiderio di Gesù in
seno alla Chiesa militante, affinchè fra i due campi degli eletti circoli lo
stesso fiume d'amore per Colei, che è la Diletta del Padre, dell'Unigenito e
del Paraclito.
Precisamente
con questi cavalieri del Cielo, noi ci prostriamo davanti alla Vergine
Immacolata, Madre e Regina! Non perseguiamo un'idea, un ricordo, un'immagine, ma
veneriamo una persona viva; invisibile si, ma misticamente, realmente presente
nella Chiesa. Ci prostriamo davanti alla Madre e Regina nostra. Cominciamo col
prostrarci non per restare in questa posizione, ma per alzarci e dirle come fece
Paolo a Gesù: cosa vuoi che io faccia? Per correre quindi dietro la fragranza
dei suoi profumi e finalmente entrare in quel Paradiso di Dio, che è il suo
Cuore Immacolato, onde farvi la nostra dimora per sempre!
La
Madonna, che piange a Dongo, nelle diverse edicole di Romà prima dell'invasione
napoleonica, a La Salette, a Siracusa... la Madonna che a Guadalupe, a Lourdes,
a Fatima, a Banneux o sorride o accarezza col suo sguardo Juan Diego,
Bernardette, Giacinta, Francesco, Lucia, Maria Beco... la Madonna che agisce nel
cuore dei figli con segreta, irresistibile forza, che li guida e li ammaestra,
che dona loro Gesù, che, come fece tante volte con Lucia Mangano, rallegra
con la visione di Gesù... è ben una persona viva, la più viva dopo il Dio
vivente!
«
Prostrata dinanzi a Te, o Vergine Addolorata... ». Santa Lutgarda chiedeva a
Gesù Crocifisso: quid sunt plagae istae? Cosa significano queste ferite? Del
pari ogni figlio di Maria chiede alla Madre Addolorata: quid sunt lacrgmae istae?
Cosa significano queste tue lacrime?
La
risposta, che la Madonna ci dà è tale che noi non solamente comprendiamo
meglio il mistero della Passione di Gesù, ma penetriamo pure la malizia delle
nostre colpe e conosciamo, quasi in una luce nuova, il Cuore Immacolato e
Addolorato di Maria.
L'incanto
e l'invincibile soprannaturale energia dei Dolori di Maria sta specialmente in
questo, che in essi e per essi conosciamo meglio, vorrei dire con più verità,
Gesù Crocifisso. Se è vero che la dottrina mariana è come una somma di
tutta la Rivelazione, è pure verissimo che la devozione e la teologia
dell'Addolorata è il compendio, quanto mai commovente, del mistero della
Redenzione. Perciò le anime cristiane che incessantemente ascendono la montagna
dell'amore - il Calvario -, non riusciranno mai ad esprimere l'incanto, il
mistero, la grazia dei Dolori di Maria. I santi e i teologi, di generazione in
generazione, ne parleranno alle anime protestando di poter solo balbettare
qualche nota di questo poema dell'eterno, divino Amore. E invero solo Gesù
comprese questo mistero di Compassione, che era, direbbe san Paolo, un
complemento alla sua Passione.
Fra
tutte le vie, che ci sono state indicate dai santi per meglio conoscere il Cuore
della Madre Addolorata, ce n'è una che è al tempo stesso la più facile e la
più ampia, la più piana e la più interminata, via che consiste nello sforzo
per rispondere con impegno personale alla domanda: perchè Iddio volle che la
Madre Immacolata del suo Figlio Diletto soffrisse dolori tanto atroci?
La
risposta, che ci sembra facilissima, per chi vuole comprenderla appieno, è così
impegnativa che non si finisce mai di approfondirla: per lo stesso motivo per
cui Egli volle salvarci nel Sangue del suo diletto Figlio. « Noi tutti ci
sbandammo come pecorelle, ognuno smarrì la propria via, perciò Iddio pose su
di Lui l'iniquità di noi tutti.... (Is. 53, 6). San Gabriele nel suo ingenuo
ardore esprimeva la dottrina di un'intero trattato di teologia, quando guardando
al Crocifisso gli diceva: « O Signore, bastava solo una vostra lacrima, una
sola goccia del vostro Sangue per salvarci.... Perchè avete voluto versarlo
tutto e in mezzo a tanti infiniti obbrobri e dolori?... Quaïnto bastava alla
giustizia, non bastava al vostro amore.... O Signore, amore per amore, dolore
per dolore, sangue per Sangue!...
Nel
giardino dell'Eden ci sono i progenitori dell'umanità. Accanto all'albero
della vita la prima donna disobbedisce: in guisa che, invece di essere la
madre dei viventi, diventa la madre dei morti. Iddio vuole rintuzzare il livore
di satana, che aveva perduto l'uomo, e a Gesù, novello Capo dell'umanità,
assegna il compito di salvarci obbedendo, obbedendo sino alla morte della Croce.
Come accanto ad Adamo c'era Eva, così accanto a Gesù c'è Maria. Sul Calvario
abbiamo un quadro opposto a quello dell'Eden: il vero albero della vita: la
Santa Croce; la Madre dei viventi Maria Santissima; il nuovo Capo dell'umanità:
Gesù redentore. La disobbedienza di Adamo e di Eva è riparata dall'obbedienza
di Gesù e di Maria.
Maria
è indissolubilmente unita a Gesù. Essa, ripeto l'assioma del Cardinale Newman,
esiste per Gesù, ne è la Madre, la Cooperatrice, l'immagine vivente: perciò
è logico che Essa segua Gesù sul Calvario e completi la Passione del Figlio
e non come gli altri fedeli, ma come Madre della Chiesa, come novella Eva
corredentrice.
Il
beato Jacopone cantava:
«
Pro peccatis suae gentis vidit Jesum in tormentis et flagellis subditum ».
Pei
peccati del suo popolo vide Gesù fra i tormenti sottostare ai flagelli.
Colei
che così soffre sul Calvario, non è solo la Madre di Gesù, ma è ancora la
Madre nostra; madre rivestita della nostra carne, con la medesima natura nostra;
madre tenerissima, di fronte al cui amore, l'amore di tutte le madri, diceva
sant'Alfonso, è come una goccia d'acqua di fronte al mare. Ebbene questa
Madre soffre per noi assieme con Gesù! Quale privilegio! No, non abbiamo una
madre che non sappia compatire alle nostre infermità e debolezze, Essa è in
tutto simile a noi, eccetto che nel peccato. Che l'Addolorata Madre sia la
stessa madre di Gesù, l'Immacolata, accresce immensamente la nostra fiducia.
Giacchè quando si dice l'Immacolata si dice l'Eletta di Dio, la sempre amata,
la Tuttasanta, la sua Delizia.
Certo
il suo Cuore trafitto sul Calvario era uno strazio per Gesù, era il più
intenso dei suoi martiri; ma era pure il gaudio più intimo del divin
Crocifisso, il trofeo più glorioso del suo Sangue preziosissimo, l'unico
consolatore che aveva in quei momenti all'infuori del Padre, in mezzo alle pure
creature. Se il Signore potè dolersi degli apostoli e dei discepoli con quelle
amare parole: « ho cercato chi mi consolasse e non lo trovai>, è certo
che si rallegrò della Madre sua e nella Madre sua, che sali il Calvario con
intrepida generosità per obbedire, come Lui e con Lui, al Padre: Ita, Pater!
Il
Crocifisso e l'Addolorata sono davvero la nostra indescrivibile, infinita
ricchezza, la nostra ineffabile letizia, la ragione di tutta la nostra speranza,
la sorgente indefettibile della carità.
La
serafica Lucia tutto questo comprese e sperimentò, e perciò potè scrivere le
seguenti parole dolci e sostanziose « Se fossi sola al mondo, in un deserto,
abbandonata da tutti, col Crocifisso e la Madonna sarei sempre felice ».
«
Il mio libro preferito è Gesù Crocifisso e i Dolori della Mamma nostra ».
«
In Gesù Crocifisso e nella Mamma mia Addolorata ho trovato il mio paradiso in
terra».
Che
meraviglia dunque che la sua preghiera alla Madonna cominci con questa
invocazione, soffusa di un incanto celeste: « Prostrata dinanzi a Te, o
Vergine Addoto,rata... se come per san Bonaventura, per san Gabriele... anche
per lei, il Crocifisso e l'Addolorata erano il « suo paradiso in terra »?
V
...
vengo a implorare la tua materna assistenza...
Quando Giovanni scese dal Calvario e condusse la Madre di Gesù nella sua dimora gerosolimitana, in mezzo allo strazio indicibile per la morte del Maestro, provava tuttavia una gioia misteriosa e una sicurezza nuova, sperimentava la dolcezza di un dono magnifico e impensato: Gesù gli aveva affidato la Mamma sua! Lui, il figlio di Zebedeo e di Salome, era diventato in forza di quelle parole arcane, ma tenere e creatrici, il figlio di Maria! Quelle parole indimenticabili e la convivenza con Maria erano per lui una sorgente sempre viva di celesti illuminazioni, che lo facevano ascendere di chiarezza in chiarezza; erano come una sorgente sempre viva di quell'acqua, di cui il suo Maestro diletto aveva detto che zampilla sino alla vita eterna.
In
verità la presenza di Maria, i suoi atti, i suoi gesti, il suo parlare
costituivano per il discepolo amante una rivelazione ininterrotta di Gesù e
di quel mistero di pietà e di salute, che Egli aveva operato in mezzo agli
uomini. Ogni giornata che cominciava, era fresca e nuova come il primo giorno
della creazione o come quell'altra giornata, nella quale egli ed Andrea
seguivano il Maestro e lo videro voltarsi -era quasi l'ora decima - e si
sentirono interrogare Cosa cercate? Ed essi confusi ma affascinati: - Maestro,
dove abiti? - Venite e vedrete, aggiunse Gesù; ed essi lo seguirono e
rimasero con Lui quel pomeriggio e l'intera notte per non separarsene mai più (Giov.
I, 35-40). Quella capanna, o grotta che fosse, in mezzo ai canneti del
Giordano, dove Giovanni ed Andrea conversarono col Verbo fatto carne, come fra
amici, rimase per essi un luogo santo, donde ebbe inizio la loro vita nuova, la
loro vera vita.
Quante
cose son passate in questi due anni e mezzo! Quante esperienze, quali ricordi!
Gesù gradatamente si era rivelato Maestro, Messia e Figlio di Dio. Le sue mani
prodigavano i miracoli e le sue parole s'imprimevano nei cuori sinceri più
profondamente che se fossero state incise colla punta del diamante. I suoi
seguaci, non esclusi i Dodici, aspettavano con ansia che Egli stabilisse sulla
terra il suo regno glorioso. Ma Gesù non ne voleva sapere, poco gli importava
che i più lo abbandonassero: Egli voleva solo compiere eroicamente la volontà
del Padre suo, che aveva legato alla morte del Figlio crocifisso la redenzione
del mondo. Perciò Gesù aveva bramato e si era saziato di questo battesimo di
sangue.
Ora,
nel vespero di questo primo venerdì santo, sembrava che tutto fosse finito,
che l'impresa messianica del giovane profeta di Nazareth si fosse risolta in un
clamoroso fallimento, chè ormai egli giaceva inerte nel sepolcro di Giuseppe
d'Arimatea. Tuttavia prima di morire, Egli, il Consolatore di tutti, aveva
pensato a sua Madre e l'aveva affidata a Giovanni.
Ma
non si era fermato qui: aveva affidato anche Giovanni, pur essendo ancor vivi i
suoi genitori, a Maria. L'apostolo sentiva il mistero, ma doveva scoprirlo pian
piano a cominciare dal giorno della Pentecoste.
Intanto
possiamo dire che Giovanni in Maria rivedeva il Maestro diletto. Gli
rassomigliava nello sguardo, nel gesto, nelle parole, nel piglio, ma sopratutto
nel cuore, nei sentimenti, negli affetti. Maria per lui diveniva ogni giorno
più una novella rivelazione di Gesù.
Quando
dopo l'Ascensione ricordavano assieme gli ammaestramenti e i prodigi del
Signore, Giovanni comprendeva meglio che mai: attraverso la voce di Maria,
proprio come era avvenuto ad Ain Karem, passava la luce e il calore dello
Spirito Santo, del Paraclito promesso.
La
« frazione del pane », che veniva celebrata « di casa in casa », Giovanni la
celebrava anché nella dimora gerosolimitana di Maria, ed era per entrambi un
prodigio nuovo, semplicemente celeste.
Prodigio
che comprendeva tutti i misteri di Gesù, che perpetuava l'Incarnazione e la
Passione, che rinnovava le delizie di Betlem, la carità senza nome del
Calvario, la gioia trionfale, sebbene tanto intima e nascosta del mattino di
Pasqua, il fulgore dell'Ascensione e l'inebriamento della Pentecoste.
Giovanni
celebrava questo mistero della morte del Signore, la « frazione del pane »,
e comunicava la Madre di Gesù!
Una
tal vita sembra durasse dodici anni. Secondo un'antichissima tradizione
raccolta da Eusebio, ma che risale al « Kerigma Petri » e a Clemente
Alessandrino, il Maestro aveva ingiunto agli apostoli: « solo dopo dodici
anni uscirete da Gerusalemme verso la conquista del mondo » ! Ora durante
questo periodo di tempo Giovanni aveva scoperto e osservato l'azione del
Paraclito in sè e nel fedeli e aveva scoperto come non vi fosse alcuno
nell'accolta di quei primi « santi », neppure Pietro e neanche Paolo, che
fosse come Maria così unita, così agita dallo Spirito Santo, illuminata dalla
sua luce e arsa dalle sue fiamme. Nell'umile Verginella di Nazareth, che prima
aveva conosciuto semplice, mansueta, modesta, silenziosa, paziente, ormai
Giovanni vedeva non solo la Madre di Gesù, ma la madre della Chiesa di Gesù,
il cuore dei « santi », cioè il cuore della santa Chiesa.
E
Giovanni si sforzava di imitare Gesù, nell'amore, nel servizio, nella
venerazione a Maria: naturalmente non ci poteva arrivare, ma il suo sforzo era
continuo.
Ripensando
a certe parole del Maestro, parlandone con la Madonna, ascoltandone la
spiegazione, egli comprese come la di Lei missione superasse gli angusti confini
del tempo e dello spazio, precisamente perché Essa era intimamente congiunta
ai due massimi misteri di Dio e dell'universo: l'Incarnazione e la Redenzione.
La
Madre del Verbo Incarnato era anche la Corredentrice, la novella Eva, come Gesù
era il nuovo Adamo: Essa che era stata partecipe a tutti i misteri del Figlio
sulla terra, sarebbe stata anche partecipe al mistero delle lotte estreme e
del (trionfo escatologico di Gesù.
Il
transito e l'Assunzione di Maria illuminarono ancor più Giovanni sulla di Lei
missione di vincitrice di tutte le battaglie di Dio. Ormai il suo spirito era
preparato a contemplare le corrusche visioni dell'Apocalisse, al cui centro
sta appunto la visione della Donna vestita di sole, la Madre del Messia, contro
la quale il dragone sprizza tutta la sua bile, ma che alla fine ne sarà, col
Figlio e nel Figlio, la vittoriosa sterminatrice e apparirà nel cielo quale
Arca del Testamento eterno.
Il
Discepolo diletto, lasciando alla Chiesa il quarto Vangelo e l'Apocalisse,
spiegava e completava gli oracoli del protovangelo, di Isaia, di Michea, i
vangeli di Matteo e di Luca, ma sopratutto abilitava i sudditi del Regno a comprendere
l'intervento della Madre Immacolata nella storia delle singole anime e in quella
della Chiesa intera.
L'amore,
il servizio, la teologia, il culto di Maria esistevano in germe nella casetta
del monte Sion, dove Giovanni si sforzava vicino all'Immacolata di sostituire
Gesù. L'amore, che il discepolo donava, di cui viveva e quello immensamente
più forte, più ardente, più delicato che riceveva, rimase il modello
ineguagliato della devozione e della fiducia, che i fedeli di Cristo avrebbero
nutrito per la Madre Immacolata, e anche un ricordo e un pegno di quei doni
che essi avrebbero ricevuto continuamente per mezzo di Maria, sino alla seconda
venuta del Signore.
Nell'amore
di tutti i cristiani, di ogni tempo e di ogni luogo, per la Madonna c'è
qualcosa dell'esperienza carismatica di san Giovanni: specialmente in coloro
che si distinsero per una devozione speciale verso l'Eletta di Dio. Qualunque
sia il loro nome: Efrem, Giovanni Damasceno, Bernardo, Domenico, Francesco,
Bonaventura, Duns Scoto, Bernardino, Luigi de Montfort, santa Brigida, Catarina
Labouré, Bernardette, san Gabriele, P. Kolbe, P. B. Blattmann, Edel Quinn, S.
Antonio M. Claret, S. G. Bosco, P. Jacquier, fra Claudio Granzotto, fra Muziano
Wiaux... sono tutti i continuatori e gl'imitatori di san Giovanni apostolo.
Madre
Lucia in questa schiera, che si chiuderà solo quando il numero degli eletti sarà
compiuto, si accosta al discepolo prediletto più di quanto a prima vista non
sembri, perchè come Giovanni essa fu scelta a contemplare gli splendori del
Verbo, a riprodurre nel suo corpo verginale il mistero della sua Passione e
Morte, a rinfocolare in mezzo ai figlï della Chiesa, la fiducia nella Madre
Addolorata Corredentrice e nella Immacolata Vincitrice.
Vissuta
in un paesello che si gloria di aver per patrono san Giovanni Evangelista, come
tante altre sante vergini, quali Gertrude, Catarina, Lutgarda, Veronica, Teresa
del Bambino Gesù, Gemma Galgani, che tanto amarono « il discepolo che Gesù
amava » e la cui mirabile dottrina fecero splendere nella loro vita, Lucia
brillerà nel cielo della Chiesa quasi un altro Giovanni, e perchè come lui
salì il Calvario assieme all'Addolorata e perchè ricevette Maria per madre
da parte di Gesù morente, e specialmente perchè Gesù le confidò la
rivelazione di molti segreti del suo Cuore nonchè la rivelazione del mistero
della sua Immacolata Madre.
«
...vengo a implorare la tua materna assistenza... », dice Lucia nella sua
preghiera. A prima vista può sembrarci che l'anima invochi quest'aiuto materno
per una particolare necessità, sia materiale che spirituale. Non escludo che
con questa mirabile orazione molti si rivolgeranno alla Madonna per riceverne
aiuto in particolari bisogni, anzi aggiungo che la Madonna, inspirandola alla
sua figlia diletta, abbia previsto come nell'avvenire moltissime anime
sarebbero state esaudite proprio perchè avrebbe ripetuto le soavi parole di
Lucia, tanto amata dal suo Cuore Immacolato; ma se ci si domanda cosa.
intendesse la Serva di Dio con quella frase: « la tua materna assistenza »,
rispondo che il suo significato è così ampio e profondo che dobbiamo
riprenderlo nelle seguenti elevazioni. Adesso per finire, mentre invito i pii
lettori a ricorrere sempre e in tutte le necessità sia materiali che
spirituali alla Madre Celeste, voglio accennare ad alcuni fatti che, come
disse l'angelico Pio IX, dimostrano come tutti i « discepoli » di Cristo,
mossi dallo Spirito Santo, non ricorrono mai invano a Maria, l'« onnipotenza
supplichevole ». Anzi questi fatti palesano come Maria, amando la Chiesa
dello stesso amore onde amò Gesù, l'assiste e la protegge precorrendo alle sue
domande.
Risale,
come abbiamo detto, con molta probabilità all'epoca della feroce persecuzione
di Decio, la preghiera che il popolo di Dio rivolge ancor oggi alla Madre di
misericordia: « Sub tuum praesidium confugimus... ». Se consideriamo gli
immensi benefici, di cui Dio ha ricolmato e ricolma lungo i secoli la sua
Chiesa, si può constatare come Egli osservi sempre la stessa legge: ha donato
al mondo la sua infinita misericordia dandoci il Figlio suo Gesù per mezzo di
Maria e continua ad effondere su di noi i doni del suo amore onnipotente per
mezzo del Cuore materno e Immacolato di Maria. A Lui che fa precedere e
seguire ogni sua benedizione, ogni sua visita, dalla visita e dalla benedizione
di Maria.
Pensiamo
solo per un momento all'origine degli ordini religiosi. Essi sono un dono di
Maria, la Madre della Chiesa. I suoi Santuari e i suoi altari lo dimostrano:
basti citare i nomi del Carmelo, di Notre Dame de la Prouille, della Porziuncula,
del Monte Senario, del Monte Argentaro, l'Ausiliatrice di Torino.... Questi
fatti sono così palesi e obbediscono sì chiaramente a una stessa volontà di
amore e di misericordia, che Giovanni Joergensen ha potuto scrivere modificando
il primo versetto del prologo del vangelo giovanneo: « Nel principio c'era la
Madre! ».
E
quello che si afferma della Chiesa, vale della storia di ogni singola anima.
Credo che tutti i cristiani possano, anzi debbano far proprie le parole di san
Leonardo da Porto Maurizio: «La mia anima è come un santuario, le cui mura
sono coperte di tavolette votive, che ricordano le grazie ricevute da Maria....
Sono stato battezzato? E' dono di Maria. Ho ricevuto la Cresima, la penitenza,
gli altri sacramenti? A un dono di Maria. La scelta dello stato, la sanità,
il desiderio di amare e servire Dio, la vocazione...? Tutto è dono di Maria...
e spero che Essa abbia a concedermi l'ultima grande grazia, quella cioè di
accogliermi nel suo santo paradiso ».
In
forza di tale esperienza, in qualsiasi necessità noi diciamo fiduciosi a
questa Mamma dolcissima: « vengo a implorare la tua materna assistenza! ».
E, come fece Lucia, le ripetiamo queste parole sia quando il mondo, la carne e
il demonio cercano di farci deviare dal sentiero della salvezza, sia pure quando
abbisogniamo del suo aiuto per la vita presente: come per la scelta dello
stato, la grazia della figliolanza, la pace nella famiglia, la guarigione
nelle infermità, la consolazione nelle afflizioni, il consiglio nei casi
perplessi.... Si, Colei che invochiamo Rifugio dei peccatori e Madre della
Divina Grazia, la salutiamo pure: Madre del Buon Consiglio, Consolatrice degli
afflitti, Salute degli infermi, Aiuto dei Cristiani. Il piissimo P. Bonaventura
Blattmann, fondatore della Guardia d'Onore del Cuore Immacolato di Maria
(-}-1942), soleva, ripetere: « a una madre si chiede tutto » ! E nella sua
preghiera alla Madre di Misericordia, così cara al cuore di tutte le guardie
sparse nel mondo intero, commenta la sua frase parlando così alla Madonna: «
Con grande fiducia noi veniamo a Te, Madre di Misericordia, perchè il tuo Cuore
è il cuore compassionevole della mamma e le tue mani son mani di madre, che
danno sempre, perchè Tu sei l'onnipotente interceditrice presso il trono di
Dio. In Te l'uomo più abbandonato e il peccatore più miserabile può
fiduciosamente trovare rifugio, perchè dal tuo cuore materno provengono su
quanti ti supplicano nuove forze e novello coraggio... ».
Ma
chi potrebbe esaurire quest'argomento? D'altra parte non è forse questa la
nostra propria esperienza? Non deve forse ognun di noi dire col serafico san
Bonaventura: « io canterò in eterno le misericordie della mia Madre e Regina
»? Lucia è una di queste cantatrici della misericordia di Maria, anzi è una
corifea di quanti, dietro i suoi esempi, vogliono imparare a conoscere e amare
la Madonna. Essa l'affermò recisamente: « La Madonna è sempre occupata di noi
povere creature. Se non ci fosse questa buona Mamma! Ma è Gesù che c'è l'ha
data. Io non voglio far altro che amare assai assai Gesù e la Mamma nostra....
Quando ho voluto ottenere qualche grazia, ho pregato la Madonna Addolorata per
la Passione di Gesù.... s.
Non
ci può esser dubbio: tutta la vita di Lucia è una corona di grazie, un
effluvio di benedizioni, che Gesù ha riversato in lei mediante il Cuore
dolcissimo della sua Madre Immacolata.
Fra
i suoi scritti, che hanno la semplice fragranza dei «Fioretti di san Francesco»
e delle pagine vigorose e ardenti di santa Caterina da Siena, c'è una sua
letterina alla Madonna, che illustra mirabilmente come in tutti i bisogni, anche
in quelli materiali, si debba ricorrere alla materna assistenza della Madre
Celeste. Io credo che san Giovanni parlasse in tal guisa alla Madonna.
In
un'estasi Lucia vede la Madre Immacolata e la prega che si degni pensare a tutto
ciò che occorreva nella nuova casa di sant'Angela. La Madonna le dice: Scrivimi
tutte queste cose. Non certo perchè se ne potesse dimenticare, ma, come penso,
perchè noi imparassimo con quale fiducia dobbiamo far ricorso al suo Cuore
materno. E Lucia scrisse:
«
Viva Gesù tutto mio! Mia buona Mamma, Pensate Voi a tutto nella nuova casa. Voi
conoscete i nostri bisogni; pensateci come Vi piace e quando Vi piace; è cosa
che Vi appartiene. Poi pensate a tutto quello che sapete... la Mamma mia si
pensa non è vero? Questa povera creatura non è capace di nulla e si abbandona
completamente nelle braccia della sua Mamma buona ora e sempre; e poi in cielo
non vuole far altro che amare, amare Gesù e la Mamma sua per sempre.
Viva
Gesù tutto mio! Mamma mia, beneditemi sempre, sempre. LUCIA »
VI
...
con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita...
La letterina con cui abbiamo concluso la precedente elevazione, ben illustra l'atteggiamento con cui l'anima deve far ricorso alla Madre Santa: confidenza e fiducia. Queste due parole, in fondo in fondo, indicano una stessa cosa e cioè quell'abbandono filiale, che tanto piace alla Madre nostra e senza del quale la nostra preghiera e la nostra devozione saranno necessariamente o presuntuose, o temerarie, o superficiali, e certo mai generose, attive, energiche, pronte al sacrificio.
Il
figlio crede all'amore della Mamma sua. Vi crede anche se essa non gli accorda
quello che attualmente le chiede: la Mamma sa tutto, può tutto, è la tesoriera
di Dio. Se quindi non mi concede quanto domando, è segno che vuol concedermi
solo quanto ridonda a maggior gloria di Dio e al mio vero eterno bene.
Le
vie di Dio non sono le nostre! Quest'asserto del profeta Isaia (55, 8) vale
anche per la materna provvidenza, con cui la Madonna guida le anime dei suoi
figli alla vita eterna. La Madre Immacolata vorrebbe che tutte le anime
comprendessero l'insegnamento e la promessa, che Essa fece alla sua amabile
confidente Bernardette : « non ti prometto di farti felice in questa vita, bensì
nell'altra » !
Bernardette
credette; non dubitò mai che la Madre Celeste, apparsale nella Grotta di
Massabielle, non tenesse la parola. Si rivolse sempre a Lei con assoluta e
indefettibile fiducia e venne esaudita, se non su questa terra, certo in Cielo.
Si, la Madonna la esaudì sempre, ma non accordandole quanto Bernardette o
altre persone che di lei si interessavano, reputavano grazie e benefici, bensì
accordandole il pane delle lacrime e la partecipazione alle sofferenze del
Crocefisso.
Forse
pochi esseri umani hanno tanto patito quanto la confidente dell'Immacolata! A
chi l'esortava a ricorrere alla Madre Celeste ed a chiedere il miracolo, a
servirsi dell'acqua prodigiosa di Lourdes, Bernardette rispondeva: Quell'acqua
non è per me! Per essa era invece preparata l'acqua delle tribolazioni e il
pane delle lagrime, cioè quei mezzi insostituibili, che dovevano render
l'anima della veggente tanto somigliante al Cuore della Regina del Cielo.
Faccia
il Signore che ogni qualvolta rivolgiamo alla Madonna la supplica: « vengo a
implorare la sua materna assistenza, con la confidenza di figlia e la fiducia
di essere esaudita», e non otteniamo quei favori materiali richiesti,
continuiamo nondimeno a credere, a confidare nella Madre Santa, anzi a vedere
nell'apparente ripulsa una grazia più elevata e lo stimolo a una confidenza più
generosa, più eroica.
La
Madonna ci concede i beni temporali in quanto per essi possiamo raggiungere
quelli eterni; ce li nega in quanto essi ci sono d'ostacolo al conseguimento di
quelli, ovvero perchè essi ben sovente ci impediscono di assomigliarci più
perfettamente, più completamente a Gesù.
In
altri termini, Essa ci tratta come il Padre Celeste e come Lei stessa,
uniformandosi alla volontà di Lui, trattarono Gesù.
Oh!
la Madonna non impedì che Gesù lasciasse Nazareth per dar principio al suo
ministero, che doveva terminare con l'obbrobrio del Calvario! Chè anzi,
imitando il Padre Celeste, anche Lei, la Madre Santissima, non risparmiò il suo
Figlio, ma lo diede per noi!
Anima
mia, nella parola di Lucia che vai meditando sta nascosta una verità più
profonda, una dottrina che è alla base di quel miracolo di santità, che è la
serafica Orsolina„
e
che, ben compresa, può essere per te e per moltissimi altri una sorgente di
grazie.
Si
tratta di credere che la Mamma di Gesù è la madre nostra e che noi, ci
pensiamo o no, siamo suoi figli. Si tratta di sentire questa verità, di
accettarla pienamente, di viverla sino alle estreme conseguenze. Non è questo
il momento di prove o di ulteriori commenti; quello che importa è indicare le
principali conseguenze che scaturiscono da questa meravigliosa realtà: la Madre
di Gesù è la madre nostra!
Anzi
tutto se Maria è madre nostra, cosa fa per noi? E se noi siamo suoi figli, come
dobbiamo diportarci con Lei? Insomma se c'è, secondo la felice espressione di
Bernardino da Bustis, una via Matris- la via della Madre, esiste pure una via
filiorum- la via dei figli.
Preghiamo
san Gabriele, l'Angelo dell'Incarnazione, che ci insegni l'una e l'altra; o
ancor meglio diciamo alla Madonna, alla Mamma, che Essa stessa si riveli alle
anime nostre: O Madre Immacolata dimmi chi sei, rivelami il tuo Nome e dimmi
cosa vuoi da me!....
Maria
è madre nostra, perchè accettando di divenire la madre di Cristo, accettò
pure di generare alla vita eterna tutti i membri di Cristo, tutti i figli di
Dio.
Perchè
unendo la sua compassione al sacrificio di Gesù, concorse alla grazia della
nostra adozione di figli.
Perchè
ci ama con lo stesso amore onde ama Gesù, e solo allo scopo di renderci simili
a Lui, il suo Diletto Primogenito, che è pure l'Unigenito del Padre!
Tante
volte nell'Antico Testamento_ Iddio si paragona a una madre, ma nel Nuovo
Testamento non usa più questa similitudine. Eleggendo Maria madre del suo
Figlio beneamato, la costituisce al tempo stesso mamma nostra e così ci fa
comprendere il suo amore e la sua infinita tenerezza attraverso il Cuore di una
Vergine, Madre, Immacolata.
Il
Padre Celeste, il dolce Abba di Gesù e nostro, ci comunica la sua infinita
misericordia attraverso il Cuore di una Madre, la Mamma di Gesù. La « via
Matris » in fondo
è
la via scelta dal Padre Celeste, il cammino da Lui indicatoci per ricondurci
al suo seno: in sinu Patris! Il mistero di Maria, specialmente della sua
maternità, è il mistero della tenerezza dell'Abba, del Padre di Gesù e
nostro: « Tu es Amor et Caritas, tu es dulcedo, tu es gaudium » (san
Francesco).
La
Madonna ci fa nascere a Dio, ci unisce a Gesù, ci fa diventare suoi militi,
benedice noi e le nostre imprese, ci carezza, ci sorride, ci incoraggia, ci
consola, ci incorona.
Medita,
o anima mia, ognuno di questi atti della tua Mamma del cielo e conoscerai meglio
la sua via, e forse ti meraviglierai di quanto sino ad oggi non hai punto badato.
La Mamma Celeste si fida e vuol fidarsi sempre dei suoi figli. La parola che
Essa pronunzia a Banneux : « fidatevi di me come io mi fido di voi! », è
alla base del suo tratto materno nei riguardi dei suoi figli. A questa fiducia
materna si accompagna pure la sua cortesia tutta celeste. Essa dà a Bernardette
del « lei », anzi le dice: « potrebbe per favore venir qui durante quindici
giorni » ? Cosi quando ingiunge qualcosa alla veggente di Laus, Benedetta, lo
fa con tanta delicatezza, che a volte essa non credendo che la Madonna le avesse
imposto alcun obbligo, non se ne dava pensiero e si buscava i rimproveri del suo
angelo custode. Lucia Mangano, Gemma Galgani... ci parlano di questa delicata
soavità di Maria. Essa è un riflesso della tenerezza di Dio, il Padre di Gesù
e nostro. San Francesco scrisse meravigliosamente: la cortesia è una delle
perfezioni di Dio! E noi la conosciamo in Gesù che ci disse: chi vede me vede
il Padre, e nella Madre di Gesù, copia vivente del Salvatore, « donna di
ogni cortesia ».
Se
questo è l'abbozzo della via Matris, quale deve essere la via dei figli: via
filiorum?
Certo
si dice tutto affermando che essi debbono rassomigliare a Gesù, il
primogenito anzi l'unigenito del Padre e dell'Immacolata. Il più amante, il più
obbediente, il più rispettoso figlio di Maria.
Questa
risposta, nella sua brevità, è tanto completa, che essa contiene tutta la via
della spiritualità più eccelsa e della santità più consumata, come
attraverso i secoli ce l'hanno tante volte insegnato i dottori e i santi e
ultimamente il pio P. Neubert nel. suo opuscolo: Il mio ideale: Gesù figlio
di Maria.
Si,
detta risposta è breve ma anche lucida come il diamante ed indica piuttosto
una cima da raggiungere, un punto di arrivo, anzichè un punto di partenza.
Certo,
l'ideale è che noi amiamo Maria col Cuore di Gesù, come Lui, anzi in Lui, per
Lui e con Lui; e che amiamo Gesù col Cuore di Maria.... Ma quanto siamo lontani
da queste vette! D'altra parte il punto di partenza, per quanto riguarda
l'amore e la devozione alla Madonna, è diverso come è diversa la nostra
conversione a Dio. Non v'ha dubbio che la conversione di santa Maria Egiziaca,
di S. Andrea Corsini, di S. Ignazio... differisca da quel serio ritorno al
Signore di san Francesco, di san Gabriele dell'Addolorata, di Giuseppe Rivella,
di fra Claudio Granzotto... e di innumerevoli altre anime sante, che tuttavia un
tal ritorno chiamarono « conversione ».
La
via dei figli verso la Madre Celeste pare che a prima vista non possa essere
uguale per tutti. Sant'Ignazio nella veglia d'armi a Montserrat distrugge il suo
passato mondano, santa Teresa di Gesù Bambino invece - nel cui cuore le onde
del divino amore non incontrano scogli - la notte di Natale del 1886, comprende
che bisogna amare la Madonna con la semplicità e l'abbandono del santo
Bambino; e la « conversione » di Lucia Mangano, nel 1915, non è certamente
quella di Eva Lavallière....
Non
di meno in tutti i figli di adozione c'è per la Madre Santissima un sentimento
che è come il loro denominatore comune: la fiducia, l'abbandono filiale. P,
questa la « via filiorum » ; sta proprio qui il senso profondo delle parole di
Madre Lucia: « con la confidenza di figlia e la fiducia di essere esaudita ».
Naturalmente, in questa fiducia ci sono dei gradi e delle tonalità diverse, ma
essa costituisce la caratteristica immutabile della devozione cristiana alla
Madonna. Questo è l'elemento più appariscente della liturgia orientale e
degl'inni della Chiesa copta, abissina, armena.... Di tutti questi inni si può
dire come della poesia mariana di sant'Efrem: le orazioni più eucologiche
contengono sempre la fiduciosa supplica del figlio.
Ed
è commovente osservare il medesimo fenomeno nella incipiente lirica cristiana
dei popoli negri, degl'indiani, degli arabi, dei cinesi.... Littmann ha raccolto
delle vere perle di questa lira araba cristiana; ma credo che anche la seguente
stanza di una canzone cinese inedita debba commuovere il lettore, ed io gliela
traduco invitandolo a pregare la Madonna perchè guardi con benevolenza ai
suoi figli di Cina, che soffrono da anni un silenzioso e indicibile martirio
«
Son venuto a cercarti da lontano! Ma non potevo starmene senza di Te. Non ho
doni da offrirti:
-
d'altra parte cosa si può dare a Colei, che tiene nel grembo il Bambino Gesù?
- Penso solo che ti sia grata la mia venuta, e perciò sono venuto a visitarti,
e non ho punto l'idea di abbandonarti. No, me ne starò a Te vicino, anche se Tu
non mi guardi, perché occupata con [altri figli; io so che sono vicino al tuo
cuore e questo mi [basta ».
VII
...
Tu, Madre mia, sei la Regina di questa casa; unicamente in Te ho posto sempre
tutta la mia fiducia e non sono rimasta mai confusa...
Queste parole convengono perfettamente a un padre o a una madre di famiglia, come pure a qualsiasi superiore, che è compreso della eccelsa dignità di Maria e perciò a Lei consacra sè stesso e quanti da sè dipendono. Madre Lucia, scrivendole, pensava senza dubbio alla Casa di sant'Angela, di cui soleva dire: « La Madonna ha fatto e farà sempre tutto in questa casa » ! Essa poi lasciava un esempio magnifico a chiunque nella guida delle anime si confida e si affida alla Madonna.
Penso
che come scrisse: «la Regina di questa casa», Lucia poteva anche scrivere: la
Regina di questa congregazione, di quest'Ordine, parrocchia, diocesi e così
via. Dicendo: « Regina », Lucia ha indicato il fondamento della consacrazione
a Maria, si tratti di individui o di gruppi o perfino dello stesso genere umano.
A maggior ragione Lucia poteva scrivere: Tu, Madre mia, sei la Regina del mio
cuore!
Quale
diritto non ne aveva infatti questa serafica vergine, che tante volte la
Madonna fece riposare sul suo cuore materno, di chiamarla: Regina, sua Regina,
Regina del suo cuore?
Eppure
il diritto di Lucia è anche il nostro, sebbene peccatori. Anzi, appunto perchè
peccatori, noi possediamo dei titoli più validi per consacrarci alla Madonna,
onde lasciare la via della colpa e prendere il cammino della salvezza. Noi
abbiamo un bisogno più imperioso, più impreteribile di abbandonarci
definitivamente al suo Cuore Immacolato.
Un
antico monaco medievale le diceva con santa audacia
«
Festina miseris misereri,
Virgo beata, nam si Te recolis,
miseri Te fecere beatam; ergo bea miseros, quorum te causa beavit ».
«
Affrettati, o Beata Vergine, a soccorrere i miseri -, giacchè se ben ricordi
essi furono la cagione della tua beatitudine -; or dunque allieta questi
miserelli, per il cui motivo tu sei stata sì glorificata! ».
Si,
anche il peccatore più disperato, se pensa di amare 1a Madonna, se comincia la
sua nuova vita consacrandosi a Lei, anche lui può diventare un amante di Gesù
e della Mamma sua come san Giovanni Evangelista o santa Maria Maddalena.
È
appunto questo il lieto messaggio, che ci ripetono continuamente gli apostoli
della Madonna, i figli amanti di Maria che conoscono la tenerezza del suo Cuore
e la potenza della sua intercessione.
Porgiamo
orecchio con intima gioia ad alcuni accenti di questo messaggio di salvezza. Il
P. Massimiliano Kolbe, il glorioso cavaliere dell'Immacolata dei nostri tempi,
soleva ripetere: « anche se un peccatore stesse già con un piede nell'inferno,
basta che si rivòlga all'Immacolata e non solo potrà uscire da siffatto stato
miserando, ma se corrisponde .alla grazia potrà diventare un gran santo ». Il
Ven. P. Ludovico da Casoria nei casi più angosciosi diceva: « Ave Maria «
coraggio » ! E spiegava come la Chiesa chiami la Madonna Rifugio dei peccatori,
perchè per Essa il peccatore non perisce, per il fatto che Essa lo scampa per
la sua misericorAiosa intercessione dal fuoco eterno; la chiami: scala dei
peccatori, perchè la Madonna verso questi miserelli si dimostra piena di
dolcezza ed essi, a Lei affidandosi, possono giungere al vertice della carità;
la chiami ancora: Madre dei peccatori, perchè questa santissima Mamma infonde
nei loro cuori lo spirito di un'umile e continua contrizione, li conforta a
sempre sperare, li compatisce, li consola, li protegge, anzi si fida di loro.
E mi si consenta di ripetere un brano della preghiera alla Madre di misericordia
composta dal P. Bonaventura Blattmann, il fondatore della Guardia d'Onore del
Cuore Immacolato di Maria. Nel santuario della Guardia, a Monaco di Baviera,
moltissime anime ripetendo queste parole hanno ottenuto il perdono, la pace, il
gaudio, che Gesù prima di tornare al Padre, promise ai suoi fedeli; hanno
implorato e pianto e si sono alzati pieni di un novello coraggio, per cominciare
una vita nuova: una vita, che a volte ha avuto una fioritura di magnifiche opere
apostoliche.
«
Con grande fiducia noi veniamo a Te, o Madre di misericordia, perché il tuo
Cuore è il cuore compassionevole di una madre, le tue mani son sempre mani di
madre pronte a donare, Tu sei la potentissima nostra interceditrice presso il
trono di Dio. In Te l'uomo più miserabile e il peccatore più abbandonato può
trovare rifugio, perchè dal tuo Cuore materno scorre continuamente nell'anima
di coloro che ti invocano novello coraggio e novella forza ».
I
peccati, di cui ci si pente, possono accrescere la nostra contrizione, la nostra
umiltà, la nostra fiducia e quindi, alla scuola della Madre di misericordia,
possono essere sfruttati vantaggiosamente nella via dell'amore.
Se
il peccatore è deciso a far ritorno al Padre suo Celeste e si rivolge prima
alla Madre Maria, lo faccia pure! Egli glorifica Gesù che vive nel Cuore della
Mamma sua e che ci ha lasciato questa Madre proprio perchè tutti i figli di adozione
potessero più facilmente trovare il sentiero del Paradiso, tornare al Padre!
In
qualunque stato l'anima si trovi, io credo che, voAendosi essa dare a Dio e
compiere davvero la sua volontà, la via più facile e più sicura sia quella di
consacrarsi alla Madonna, al suo Immacolato Cuore.
Si
noti che nella consacrazione l'uomo non stabilisce dei vincoli nuovi, ma solo
prende atto e ratifica dei vincoli che già in precedenza esistevano fra lui e
la Madonna: vincoli o relazioni volute da Dio e da Lui stabilite. Sia che noi ci
pensiamo o no, la Madonna per la sua dignità di Madre e Regina, è la nostra
madre e regina e noi siamo suoi figli e sudditi.
Consacrandoci
a Lei noi riconosciamo questa duplice relazione, accettiamo di fatto di essere
suoi figli e suoi militi.
Consacrandoci
a Lei noi Le facciamo donazione stabile di noi stessi e dei nostri beni, ci
proponiamo di imitare e di rinnovare in noi la dipendenza di Gesù durante i
nove mesi della sua gestazione, in quel secondo cielo che fu il seno
dell'Immacolata, e durante la vita oscura e laboriosa di Nazareth.
Consacrandoci
alla Madonna noi vogliamo sentire nel nostro cuore quello che Gesù senti nel
suo quando, soprattutto nei misteri della sua Infanzia e della sua vita
nascosta, volle sempre dipendere dalla sua Madre Immacolata.
Il
Signore Gesù vivente in, Maria, dipendente da Maria, è il modello e la causa
della nostra consacrazione.
Alla
luce di questi principii, non dovrebbe essere difficile rispondere alla domanda
tanto impegnativa: come bisogna vivere tale consacrazione?
Rispondo:
con la massima semplicità. Ad imitazione di Gesù Bambino, bisogna dipendere
ogni momento e in tutto dalla nostra santissima Madre Maria.
Ci
sono tante pratiche, tante devozioni in onore della Madonna. La serafica Lucia,
assieme a quella innumerevole schiera di santi mariani che orna il firmamento
della Chiesa, ce ne insegna una sola, ma che le comprende tutte: vivere la
nostra consacrazione! Vivere in Maria, accettare di fatto che Essa è la nostra
Madre e che noi dobbiamo sempre in tutto dipendere da Lei. Vivere con Maria
senza separarsene mai: vivere per Lei, per farle piacere, per darle gloria!
Forse
che Gesù a Nazareth non visse così? Oh! Come è vero e soave il pensiero di
quel pio sacerdote: « Gesù Bambino guardava negli occhi alla Madre Immacolata
e vi reggeva la volontà del Padre Celeste! »
Vivendo
così con :Maria, per Maria, in Maria, è naturale che l'anima riponga in Lei
tutta la sua fiducia e che pertanto non possa mai rimaner confusa. Porre in
Maria tutta la propria fiducia significa accettare tutte le conseguenze della
nostra filiazione, significa affidarsi alla Madonna per la vita e per la morte,
per il tempo e per l'eternità.
Se
meditiamo queste soavissime parole: in Te ho posto sempre tutta la mia fiducia e
non sono rimasta confusa, alla luce che emana dalla vita e dagli esempi di
Lucia, noi sentiamo che esse acquistano una mirabile forza di persuasione.
Lucia viveva alla presenza della Madonna come Gesù a Nazareth, tutto faceva col
suo consenso; a Lei si abbandonava in qualsiasi prova, da Lei era confortata,
guidata, consolata, ammaestrata.
Perciò
come santa Bernardette, Teresa del Bambino Gesù, Olga della Madre di Dio....
Lucia diffondeva l'odore di Nazareth e c'era nei suoi occhi stellanti un
riflesso della luce degli occhi dell'Immacolata.
Anima
mia, se lo vuoi, questi doni, questa pace, questa dilezione... tutto potrai
ricevere dalla Madonna. Non dire sono così peccatore! Essa è la Madre dei
peccatori e la vincitrice del peccato. Non dire: non sono degno di tanto
amore. Non sai o hai dimenticato che la Madonna è la tua Mamma dolcissima e che
la sua gioia più grande consiste nell'arricchire i suoi figli dei doni del
suo Gesù? Osa, osa chiedere tutto alla Madre di ogni misericordia, alla potente
Regina del Cielo; anzi ti dico: osa chiedere cose grandi, perchè si addice alla
sua magnanimità donare con regale munificenza (Giovanni Duns Scoto). Chiedi
quindi il perdono, la misericordia, la carità e l'unione intima e perfetta
del tuo povero miserabile cuore col suo Cuore Immacolato.
Oh!
Maria, canale della grazia,
Oh!
Maria, Madre di bontà e di amore,
Oh!
Maria, Madre della santa Sapienza,
Oh!
Maria, luce della vera Fede,
Oh!
Maria, perfetto olocausto di amore,
Oh!
Maria, Madre di misericordia,
Oh!
Maria, tesoro di altissima santità,
Oh!
Maria, perfettamente unita alla volontà di Dio,
Oh!
Maria, o Cuore pieno di pace e di gioia!
Oh!
Maria, figlia diletta del Padre Celeste,
Oh!
Maria, Madre benedetta del Figlio di Dio,
Oh!
Maria, Sposa amatissima dello Spirito Santo, deh! uniscimi a Te!
(P.
BONAVENTURA BLATTMANN,.
VIII
...
Anche questa volta, o Madre mia, prostrata alle tue ginocchia, domando al tuo
Cuore materno questa grazia...
Alla Madre si può dir tutto, alla Madre si può chieder tutto. Si possono raccontare a Lei le nostre miserie più umilianti e i nostri bisogni più stringenti. Possiamo intrattenerla sulla malattia di una persona cara e possiamo parlarle delle nozze di un fratello, di una sorella, dei figli. Fra Stanislao d'Amiens, ch'era venuto in convento dal circo dove faceva il saltimbanco, nei primi giorni della sua vita religiosa la venerava e la pregava saltando sul trapezio. Gl'indiani del Messico nella prima processione che fecero a Guadalupe, per manifestare la gioia onde era colmo il loro cuore, inscenarono una fantasia col tiro delle freccie.... A Lourdes moltissimi chiedono la guarigione dalle loro malattie; ma molti altri chiedono la rassegnazione, la croce e l'amore della Croce.... Il Professor Carrell supplica la Madre Immacolata come il cieco del Vangelo: Dolce Signora, fa che io veda! Pio XI e Pio XII, a nome della Chiesa intera, Le chiedono la pace per il mondo. Non c'è dubbio: alla Mamma si può dir tutto, si può chieder tutto.
Lucia
ci lascia liberi nella scelta di quello che dobbiamo chiedere; ma ci insegna,
qualunque sia la nostra petizione, come dobbiamo pregare: «prostrata alle tue
ginocchia domando al tuo Cuore materno a.... Ci insegna, che dobbiamo pregare
con umiltà, con devozione, con fiducia. San Giacomo apostolo ci avverte che
molti non vengono esauditi perchè pregano male: « petitis et non accipitis eo
quod male petatis » (GIAC. 4, 3). Le parole di Lucia pare che riflettano la
devozione umile, tenera, amante, con cui pregavano Gesù e la sua Santissima
Madre.
Che
soave mistero non è mai quello della preghiera di Gesù! Si direbbe che il
Verbo fatto uomo si immerga e si possa immergere, solo mediante la preghiera,
nel seno del Padre suo. Chè Gesù pregò sempre, dalla Incarnazione alla
Croce... e nel Sacramento dell'Eucaristia, come in Cielo; Egli è il sempre
vivente, che interpella per noi! (Ebr. 7, 25). Gesù pregava con umiltà, con
semplicità, con profonda devozione. E pertanto, ripeteva le stesse parole, o
levava gli occhi al Cielo, o si prostrava per terra come nell'orto del Getsemani.
Nella preghiera il suo Cuore giubilava, traboccava nel ringraziamento,
nell'adorazione, nell'abbandono... (LUCA 10, 21). Nella preghiera Egli si
sentiva uno col Padre, zelante la gloria del Padre. Perciò passava intere
notti in preghiera, e riassunse la religione, che i suoi discepoli devono avere
verso il Padre, ammonendoli: « bisogna pregare sempre senza mai stancarsi »
(LucA 18, 21).
Somigliantissima
a quella di Gesù fu la preghiera della sua Madre Immacolata, di cui abbiamo un
raggio divino nel « Magnificat », vero « canticum pro Dilecto », e forse la
descrizione più impressionante nella attestazione, che ce ne fa santa
Bernardette. La Madonna insegnò alla sua fortunata confidente a fare il segno
della Croce. La Madonna si univa con lei nella recita del Rosario inchinando il
capo al « Gloria Patri », La Madonna insomma le insegnò a pregare, anzi le
rivelò un'orazione, che doveva restar segreta e che essa sola avrebbe dovuto
recitare durante tutta la vita. La Madonna poi prima di rivelarle il suo nome,
fece dei gesti pieni di tanta soave umiltà, che ben ci fan comprendere con
quanta devozione e con quale umile pietà filiale Essa pregasse il Padre
Celeste: « levò gli occhi verso il Cielo, aprì le braccia verso la terra,
congiunse le palme all'altezza del petto, abbassò gli occhi e disse: - Io sono
l'Immacolata Concezione » ! (1)
Cara
Bernardette, ti ringrazieremo in eterno per questa descrizione, essa completa
quello che il Vangelo ci racconta della preghiera di Gesù. Se tu imitando il
segno della Croce, insegnato a te dalla Vergine, riuscivi a commuovere i cuori
anche degl'indifferenti, che cosa non sentivi, cosa provavi quando stavi a
contemplare la Madre di Dio pregante?
E
se Gesù e la sua Immacolata Madre pregano con tale profonda e umile devozione,
cosa dobbiamo pensare, cosa proporre noi, che non sappiamo nè concentrarci, nè
ringraziare, nè amare, nè adorare?
Occorre
pure osservare che l'attitudine della nostra preghiera verso la Madre di Dio
deve esser somigliante a quella, che bisognerebbe avere nei riguardi del Padre
e di Gesù. Lucia esige devota umiltà e tenera confidenza: « prostrata alle
tue ginocchia domando al tuo Cuore materno questa grazia », precisamente perchè
si tratta dell'Augusta Madre del Signore e perchè nel Cuore di Maria c'è,
vivente, Gesù.
Cosa
mai chiese Lucia nel corso della sua vita alla Madonna quando le appariva e le
poneva la mano sulla fronte o sul petto ed essa reclinava la testa o sulle
ginocchia o sul di Lei Cuore materno?
Leggendo
la vita di questa mirabile creatura, noi vediamo come essa per prima abbia
messo in pratica il principio sopra esposto: alla Mamma Celeste parlò di
tutto, chiese tutto. Eppure c'è una sua petizione che è come la sublimazione
di tutte le sue suppliche. Un giorno domandò alla Madonna che le insegnasse
qual fosse il modo più perfetto per dare gusto a Gesù. E la Mamma nostra le
rispose così: « l'amore e l'umiltà ». E continuò: « Quando io ero sulla
terra stavo sempre attorno a Gesù, mi occupavo solamente di Lui, usandogli
tutte quelle finezze che solo l'amore può suggerire.... In questo stato l'anima
è tutta di Gesù, e Gesù è tutto suo... per la mia profonda umiltà io
divenni la Mamma di Gesù ». In altra occasione, alla stessa domanda la
Madonna disse a Lucia che doveva esser suo pensiero di starsene sempre attorno a
Gesù e fare in modo che Egli si potesse riposare in lei, e le lasciò capire
che doveva in questo modo consolare Gesù e riparare tutte le ingratitudini
degli uomini. Insomma si rinnovava a san Giovanni La Punta, nella cameretta di
casa sant'Angela, il dialogo che settecento anni prima la Madonna aveva avuto
con santa Gertrude e con santa Elisabetta d'Ungheria. Un giorno verrà che
diremo commossi e giulivi di Lucia quello che la liturgia asserisce della
vergine di Eisleben e della margravia di Assia: « nel suo cuore il Signore Gesù
fece la sua gioconda dimora » !
Tralasciando
molte altre testimonianze, a me pare che secondo Madre Lucia, i doni più
eccelsi che possiamo chiedere alla Madonna, siano l'amore e l'umiltà, onde
poter dar sempre gusto a Gesù. Mediante la richiesta di tali doni noi
domandiamo di vivere sempre quali figli di adozione, come seguaci del Salvatore,
come suoi ministri. Se si volessero riassumere tutte le virtù, le grazie, i
carismi, che san Paolo esige sia dai fedeli come dagli ambasciatori di Cristo,
bisognerebbe ricorrere a questo binomio: « l'amore e l'umiltà ». Il beato
Masseo per lunghi anni, con gioia inesprimibile, chiedeva al Signore l'umiltà
e quando l'ebbe ottenuta, era così « invaso dal gaudio dello Spirito Santo
che emetteva un suono dolce e uguale come se fosse il tubare di una colomba ».
Il
figlio che chiede alla Madre Celeste il dono dell'umiltà, la somiglianza col
suo Cuore umilissimo, la fa sussultare di gioia! Giacchè in questo modo noi Le
permettiamo di renderci conformi più presto all'immagine del suo Primogenito,
il Signore Gesù. Non si pensi che si possa lasciare il peccato, praticare la
virtù, esercitare l'apostolato senza l'umiltà. Essa è la disposizione
fondamentale del cuore dei veri figli di Dio.
L'umiltà
consiste nel riconoscere che siamo creature peccatrici, che tuttavia il Verbo di
Dio è venuto a cercare come la pecorella smarrita per ricondurci alla casa
del Padre suo e nostro; che tutto in noi è grazia, che tutto abbiamo ricevuto
in dono, che tutto ci è stato elargito dalla misericordia infinita del Padre
Celeste, perchè Egli ci ha amato sin dall'eternità nel Figlio suo. Oh! Abba,
Padre nostro, 'fu sei l'umiltà, Tu sei infinita tenerezza! San Francesco te
lo disse con soave audacia e noi te lo ripetiamo con incoercibile gaudio: « Tu
es humilitas, Tu es mansuetudo»!
Il
Padre è l'umiltà per essenza perchè si abbassa per donare. I figli di
adozione saranno umili se sempre attribuiscono quanto hanno e quanto potranno
avere a questo eterno, misericordioso, munifico Donatore.
San
Francesco dice pure: « l'umiltà è luce » ! Nel senso che l'anima umile,
poichè si ritiene sempre e in tutto dipendente dal Padre, gli sta più vicino
ed è illuminata da quella inacessibile luce che è la sua dimora.
Desidero
e prego il Padre Celeste che qualche anima santa scriva dell'umiltà del Verbo
Incarnato e della Madre Immacolata, qui io mi contento di affermare con le
parole di san Bonaventura che il Figlio beneamato e la sua Santa Madre
manifestano in concreto alla creatura angelica e umana l'incomprensibile umiltà
di Dio Padre: « Tu es humilitas, Tu es mansuetudo » !
Come
Gesù, Maria è dolce e umile di cuore. Dopo Gesù, è la più grande umile, e
quindi la più intrepida figlia del Padre, la sua più zelante glorificatrice,
la sua eterna lode di gloria.
Il
servo di Dio fra Giordano Mai prediligeva l'invocazione: « Du demuetigste
Jungfrau » : Tu Vergine umilissima! E la giaculatoria: « Vergine umile,
fammi umile » ! Egli avrebbe desiderato che questo titolo venisse inserito
nelle Litanie lauretane e tante volte supplicò il suo padre Provinciale che
interessasse a tal fine le supreme autorità della Chiesa. Forse quando piacerà
a Dio di glorificare questo suo servo davanti alla Chiesa pellegrina e
militante, il suo pio desiderio sarà attuato. Intanto nulla ci vieta di far
nostra questa giaculatoria, che deliziava - accenno a un ricordo personale -
la serva di Dio Lucia Mangano. Si, quanti vogliono imparare da Lucia la
devozione verso la Madonna, devono implorare dal suo Cuore Materno la grazia
dell'umiltà e l'amore delle umiliazioni, della Croce. E' facile stimare
l'umiltà in astratto, ma è impossibile, lo scrisse san Francesco Saverio al
padre dell'anima sua, sant'Ignazio, praticarla senza la grazia del Signore.
Che la Vergine umile ci faccia umili! E ricordiamoci che l'anima umile, è coraggiosa,
intraprendente, forte, intrepida.
Gli
apostoli, i difensori, i consolidatori del Regno di Dio, non sono gli uomini di
scienza e di governo, gli abili, gli organizzatori. Queste doti potranno valere
nel mondo, ma non hanno valore nel Regno di Cristo. In questo Regno conta ed è
duraturo solo ciò che è dono del Padre, per il suo Cristo, nello Spirito. E le
grazie dell'Eterno misericordioso Donatore sono legate ad una condizione:
all'umiltà.
Cum
essem parvula placui Altissimo » ! Giacchè ero piccola piacqui
all'Altissimo. Queste parole della Madre Celeste esprimono una legge
immutabile nell'ordine della grazia. Gli umili possono tutto in Colui che li
fortifica, sono strumenti dell'Amore Onnipotente, sono militi imbattibili della
Immacolata e umile Regina dell'universo.
c
Ave Verbi Dei Parens, Virginum humilitas. Ave omni nevo Parens, humilis
virginitas i »
(Alberto
da Praga)
IX
...
per la Passione e Morte del tuo Divin Figliuolo, per il suo Sangue Preziosissimo
e per la sua Croce...
Quando
si inaugurava la Chiesa inferiore di Lourdes, il cappellano del convento di
Nevers, dove viveva la veggente di Massabielle col nome di suor Maria Bernarda,
vi si recò per assistere alla cerimonia. Giunto davanti alla Grotta, non seppe
supplicar meglio la Madonna che dicendole: - Santissima Vergine, ricordatevi
che io vi prego nel nome di Bernardette! Così pregò a lungo fra molte
lagrime, nè seppe aggiunger altro.
Non
v'ha dubbio che Bernardette era carissima al Cuore di Maria. Ma che dire quando
supplichiamo la Madre Immacolata per il suo Gesù, nel Nome augusto e
dolcissimo di Lui, quando Le ricordiamo lo strazio del Calvario e il prodigo
spargimento del suo prezioso Sangue? Forse che non possiamo con filiale audacia
applicare a Lei quanto disse Gesù del suo Padre Celeste: « Qualunque cosa
chiederete al Padre nel mio Nome lo farò, affinchè sia glorificato il Padre
nel Figlio » (Giov. 14, 13)? Si, qualunque cosa chiederemo alla madre nel
Nome del Figlio, Essa ce la otterrà! Prego il lettore a non scandalizzarsi per
questa applicazione della divina parola. Si tratta in definitiva di concepire la
mediazione di Maria in modo degno di Dio e della Madre del Figlio di Dio!
Per mettersi in relazione con le sue creature, Dio ha deciso l'Incarnazione del Verbo. Mediante l'Incarnazione, la sua Parola, il suo Verbo si è fatto carne, è divenuto nostro fratello: ora l'Incarnazione si è attuata mediante la Madre Immacolata. Essa è la « Mediatrice » dell'Incarnazione, « la massima opera di Dio » (Duns Scoto). L'Immacolata Vergine, secondo il profondo insegnamento di san Tommaso (Summa Theol. III, q. 30, a. 1, ad 4), diede il suo consenso all'Incarnazione nel nome del genere umano; e secondo san Bernardino da Siena, in virtù di tal consenso Essa accettò di essere Madre del Redentore, di Colui cioè che doveva operare sulla Croce la nostra salvezza.
A
Cana intercede da Gesù il primo miracolo in favore dell'umanità. Con le sue
parole, continua il caro Santo senese, pare che la Madonna volesse dire al
Figlio: ecco, l'uomo manca del vino della carità, dagli dunque il dono
dell'amore, della carità!
E
quando sul Calvario il mistero della divina carità raggiunse una tale altezza
da stupire i serafini, la vediamo ai piedi della Croce, giacchè quella che era
l'ora di Gesù, era pure l'ora di Maria. La novella Madre dei viventi doveva
stare accanto al novello Capo dell'umanità redenta.
La
vediamo nel Cenacolo pregare assieme cogli apostoli e i discepoli, affinchè il
Padre e il Figlio mandino il Consolatore promesso e la Chiesa sia stabilita
nel mondo. Come le soavi e ardenti preci dell'Immacolata a Nazareth avevano
affrettato il momento dell'Incarnazione, così sul Sion accelerarono la venuta
dello Spirito.
Primizia
dei dormienti, Gesù vinse la morte e ascese al Padre. Partecipe della vittoria
di Gesù, anche la sua e nostra Madre fu assunta al Cielo, tornò al Padre e con
Gesù è li « sempre vivente che interpella per noi ». In tutti insomma quei
grandi atti con cui il Cristo svolge la sua missione di Adoratore del Padre e di
Salvatore degli uomini, c'è con Lui la sua e nostra Madre Immacolata, c'è la
potente Mediatrice del genere umano.
Non
dobbiamo figurarci, sebbene a causa della nostra limitatezza spesso ci sia
quasi impossibile fare diversamente, la casa del Padre, come un officio
burocratico di questa terra, come se il Padre che tutto sa, che vede anche nel
segreto, abbia bisogno di intercessori e di avvocati accanto al suo Figlio.
No, « Il Padre stesso vi ama, dice Gesù, perchè voi mi avete amato e avete
creduto che io sono uscito dal Padre » ! (Giov. 16, 27). No, il Cielo non è un
officio o un ministero, ma la casa del Padre nostro, la sua famiglia. Il nostro
Padre non è solo: e sebbene perfettamente beato nel suo Verbo e nello Spirito,
pure dopo che ha voluto per amore « uscire da se stesso » e creare, la sua
gloria penetra e risplende nel mondo intero, ma soprattutto nel « cosmos
consacrato> che è la Chiesa. La Chiesa è la sua famiglia. Essa fruisce
appieno della sua carità ed è la casa paterna verso cui peregriniamo noi
membri della Chiesa militante, e alle cui porte sono ormai giunti i santi della
Chiesa purgante. Avendo il Padre dato all'universo un solo Capo e Re, il Signore
Gesù; avendoci sin dall'eternità amati e scelti in Lui, poichè Gesù e la
Chiesa costituiscono un solo oggetto del suo infinito eterno amore: bisogna
concludere che c'è una sola mediazione, ed è quella del Cristo, per cui la
mediazione di Maria è solo la più gloriosa estensione ed attuazione di questa
unica e perfettissima mediazione di Gesù. Ripetiamolo: la mediazione di Maria
fa parte della mediazione di Gesù e, come questa, sgorga dall'amore infinito
del Padre. ù insomma, assieme e come la mediazione di Gesù, un dono del Padre.
Da Lui, Carità, Tenerezza infinita, discende a noi, mediante il Figlio, ogni
luce, ogni bene: a quo est omne datum optimum et omne donum perfectum! (GiAc.
1, 17).
Ma
chi è unito a Gesù, il Figlio beneamato, diviene sorgente di vita eterna per
i fratelli (Giov. 7, 38). Teniamo presente queste parole del Salvatore e
riflettiamo: Maria ama il Padre ed è la sua Figlia beneamata, ama Gesù e ne è
amata come Madre degnissima. L'amore per il Padre e per Gesù nonchè per tutti
i fedeli di Gesù, nel Cuore di Maria è l'incendio dello Spirito Santo, il più
violento incendio d'amore che l'Amore sostanziale abbia mai acceso nel cuore di
una pura creatura. L'intercessione di Maria è dunque la comunicazione di questo
amore, è la continuazione di quella sua missione, che rese possibile
l'Incarnazione e tutti gli altri misteri che ne derivano.
Colei
che a nome del genere umano diede il consenso all'Incarnazione, partecipando
così alla missione del Cristo, continua assieme col Cristo a intercedere per
noi, sino a quando non si compia il numero degli eletti e Gesù consegni il
Regno al Padre, affinchè Dio sia tutto in tutte le cose (I Cor. 15, 29).
Intercedendo per noi, la Madre Immacolata fa appello, o per meglio dire, si
appoggia al tesoro del Padre, che è anche il suo tesoro: si appoggia alla
santità e ai meriti infiniti del Figlio suo. E così facendo Essa imita Gesù.
Gesù
intercede per noi presso il Padre - non meravigliamoci, ma assaporiamo questa
dottrina messa specialmente in risalto nel « vangelo spirituale » di san
Giovanni -, sicuro di essere sempre esaudito e per la sua dignità di Figlio e
per la carità infinita che nella sua Passione manifestò verso il Padre e
verso di noi. San Paolo scrive agli Ebrei: « il Signore nei giorni della sua
carne, avendo offerto con lacrime e valido clamore suppliche e preghiere a Colui
che poteva liberarlo dalla morte, venne esaudito per la sua riverenza ».... (5,
7). Nella preghiera sacerdotale (Giov. 17 passim) il Signore Gesù con
franchezza di figlio chiede tutto al Padre, perchè è sul punto di glorificarlo
con la sua Passione e Morte.
Leggiamo
qualche brano di questo divino testamento. « Padre, glorifica il Figlio tuo,
affinchè il tuo Figlio glorifichi Te, giacchè per questo gli desti potestà
su tutta la carne, afiinchè quanti hai affidato a Lui, Egli dia loro la vita
eterna.... Padre, io ti ho glorificato sulla terra, compii l'opera che Tu mi
desti a fare, e ora, Padre, glorificami presso di Te, con quella gloria, che
ebbi presso di Te prima che il mondo fosse... Santificali nella verità....
Padre, io voglio che coloro, che Tu mi hai dato, stiano dove io sono, affinchè
vedano la mia gloria, quella gloria che Tu mi hai dato, perchè Tu mi hai amato
prima della costituzione del mondo ».
I
doni che Gesù domanda al Padre per gli apostoli, per la sua Chiesa: l'unità,
la carità, l'estensione del Regno dei Cieli, Egli li chiede in forza
dell'amore, che il Padre gli porta sin dall'eternità: quia dilexisti me ante
constitutionem mundi; e lì chiede pure in forza del suo sacrificio sulla Croce:
« ho compiuto l'opera che Tu mi desti a fare... e per essi io santifico me
stesso ».
Il
Ven. Giovanni Scoto davanti a questo mistero della preghiera di Gesù per la sua
Chiesa, considerando pure la stima che il Signore medesimo e il Padre Celeste
fanno del prezzo della nostra salute, il Sangue di Cristo, scrisse con
chiarezza, profondità e insuperabile unzione le seguenti parole, che parvero
al Cardinale De Berulle la strofa di un « canticum pro Dilecto » : « Ergo
Trinitas nullum adiutorium pertinens ad salutem contulit homini viatori, nisi
in virtute huius oblationis in Cruce peractae et a Persona dilectissima et ex
maxima caritate: nessun aiuto in ordine alla salvezza concede la SSma Trinità
all'uomo, se non in virtù di questa oblazione sulla Croce, fatta da una Persona
dilettissima e con la più grande carità » (Op. Ox. III, 19, 7).
Il
tesoro più prezioso della Chiesa e quindi della Madre della Chiesa, la Vergine
Immacolata, è la Passione e Morte del Signore, è il suo Sangue adorabile.
San
Paolo dopo aver scritto: « avendo pertanto un grande pontefice che penetrò
nei cieli, Gesù il Figlio di Dio, teniam ben fermi la professione della
nostra fede; giacchè non abbiamo un pontefice che non possa compatire alle nostre
infermità, poichè in tutto è stato provato a nostra somiglianza eccetto che
nel peccato- aggiunge trionfalmente: accostiamoci quindi con fiducia al trono
della grazia affin di ricever la misericordia e di trovar la grazia secondo
l'aiuto che ci conviene » (Ebr. 4, 15-16).
Questo
trono di, grazia eretto per sempre in mezzo alla Chiesa, è l'altare dove si-
commemora la Passione e la Morte del Salvatore, è il sacrificio della santa
Messa! A esso lo strumento di propiziazione (= ilasterion), donde scaturiscono
i canali della misericordia infinita. La fede nel Sangue dell'Agnello di Dio
ci permette di appropriarci questi tesori.
Anzi
come col battesimo, sacramento della fede, si rinnova nel rigenerato il mistero
della morte e della resurrezione del Signore, così nel sacrificio della Messa
si ripete misticamente l'oblazione e la morte salvifica della Croce (Rom. 3,
21-26). Questi ineffabili doni appartengono alla Chiesa: omnia vestra sunt! Ma
principalmente spettano a colei che è la Madre di Gesù e della Chiesa:
l'Immacolata Maria. L'azione santificatrice della Chiesa è la continuazione
della materna mediazione di Maria.
Madre
Lucia comprese questa verità. E perciò essa prega la Madonna per quello che il
suo Cuore ha di più caro la Passione, la Morte, il Sangue preziosissimo del suo
Gesù.
Vestendo
il Verbo di Dio del nostro uman velo, la Vergine gli diede la possibilità di
divenire sacerdote e vittima. Assistendo come Corredentrice al sacrificio della
Croce, Ella è inseparabile dalla rinnovazione di questo sacrificio, che si
attua nella Messa. Maria sa che il Sangue di Gesù è la sorgente di tutte le
grazie. Pregare dunque Maria per questo Sangue, per questa Morte significa
glorificare il Padre e Gesù, significa arricchire la Chiesa della K pienezza di
Dio » !
Si,
qualunque cosa domanderemo alla Madre nel Nome di Gesù, per i meriti della sua
Passione, della sua Morte, del suo Sangue, Ella l'otterrà onde sia glorificato
il Padre e Gesù, in virtù della sua misericordiosa e materna intercessione.
Lucia
disse tante volte: « Quando ho voluto ottenere qualche grazia, ho pregato la
Madre Addolorata per la Passione di Gesù.... Quando ho desiderato qualche
grazia speciale l'ho chiesta a Gesù per i meriti della sua Passione e per i
Dolori della Madonna, e l'ho sempre ottenuta ».
C'è
pertanto alla base di questa invocazione e di quella che immediatamente segue,
una dottrina e una esperienza mistica fuor dell'ordinario. Possiamo applicare
agl'insegnamenti di questa serafica vergine quanto la Liturgia afferma della
dottrina mistica del serafico Padre san Francesco: « et amplectuntur saecula
doctrinam facto proditam » : i secoli abbracciano una dottrina testimoniata dai
fatti. La dottrina di Lucia, prima che affiorasse sulle sue labbra o che venisse
fissata sulla carta, era già stata una illuminazione, una esperienza, un dono
dello Spirito d'amore e e di verità.
Possiamo
fidarci di Lei, poichè - ripeto la frase dei discepoli di santa Caterina da
Siena - «Essa trasmetteva solo le parole e i desideri dell'Agnello dolce».
La
vita mistica o d'unione comprende tre « sante operazioni » (san Francesco),
che furono anzi tutto le operazioni dello Spirito di Gesù nel Cuore immacolato
di Maria, e che poi sono le operazioni dello stesso Spirito e della sua castissima
Sposa nelle anime che ricevono « questo dono perfetto », e cioè: la
contemplazione, la riparazione, l'apostolato; inteso, questo, in grado sublime
quale partecipazione all'attività, alle passioni o prove messianiche, e
finalmente alla morte redentrice del Signore. Rari sono quei santi nei quali
queste tre sante operazioni raggiungono lo stesso grado di eminenza, sebbene
ognuna di esse comprenda le altre due. I teologi mistici vedono in san Giovanni,
san Paolo, san Francesco, san Domenico, san Bernardo, sant'Ignazio, san Paolo
della Croce, santa Caterina da Siena... degli esempi tipici, e, per quanto lo si
possa aspettare da uomini viatori, compiuti, nel senso che in essi il fulgore
della contemplazione fu unito ai dolori della Passione e allo zelo per la gloria
del Padre.
Lucia
si eleva come santa Caterina e santa Teresa alle cime della più folgorante
contemplazione. Ma come la stessa santa senese e san Francesco, santa Gemma, san
Paolo della Croce... essa appartiene anche alla schiera delle anime riparatrici,
« concrocifisse ». Il Padre Celeste dispose che il suo apostolato fosse
ristretto, affinchè rimanesse esempio e maestra alla Chiesa, contemplando e
riparando. Facendola poi partecipare alla Passione e Morte del suo Divin
Figliolo, le comunicò per opera del suo Spirito di Verità, la sapienza del
mistero della Croce e della Compassione della Madre Addolorata.
Contemplando
Lucia irradiata e arsa dalla luce dello Spirito Santo, l'invocazione che abbiamo
meditato: ... « per la Passione e Morte del tuo Divin Figliolo, per il suo Sangue
preziosissimo e per la sua Croce »... possiede la soave e robusta risonanza
della testimonianza di san Paolo: « Io vivo nella fede del Figlio di Dio, che
mi ha amato e che ha dato se stesso per me » ! (Gal. 2, 20).
X
...
Te la domando ancora per la tua Maternità, per i tuoi Dolori e per le lagrime
che
spargesti per noi ai piedi della Croce...
Il P.G. Faber, convertito del secolo scorso dall'anglicanesimo, compose un libro dal titolo Il piede della Croce. A senza dubbio uno dei trattati più devoti e più profondi sui Dolori della Madonna. In esso vien riportata una parola di Gesù alla beata Veronica,da Binasco agostiniana,_ che potrebbe sorprendere le anime, non fortemente ancorate nella fede cristiana e. non sufficientemente istruite su la missione di Maria. Il Signore dunque disse alla sua sposa: « mi è più gradita una lacrima versata sui Dolori della Madre mia che un'ora di meditazione sulla mia Passione ». La frase sembrerebbe strana o almeno esagerata. Eppure corrisponde a una profonda realtà. Siccome nessuno comprende così bene il mistero di Gesù Crocifisso come colui che comprende i Dolori della Madonna; siccome la rivelazione di questo mistero, il suo gusto, la sua efficacia nei riguardi delle anime è un dono della Madre Addolorata, ecco che Gesù desidera che noi ci diamo a compatire la «Madre Crocifissa » (san Bonaventura). Per Essa penetreremo più presto e più facilmente nel mistero della Croce, per Essa parteciperemo più generosamente alla Passione di Gesù, anzi ci daremo a compiere nella nostra carne quanto manca alla passione di Cristo in favore del suo mistico corpo che è la Chiesa (Col. 1, 24).
La
vita di Lucia Mangano è una conferma di siffatta operazione soprannaturale.
Sin da quando a otto anni medita l'incontro di Gesù e della Madonna sulla via
del Calvario, Lucia, alla scuola di Maria, si prepara a divenire una delle più
generose spose del Crocifisso che brillano nel firmamento della Chiesa.
Imparare
dalla Madre Addolorata il mistero del Crocifisso, diventarne, in virtù di
questa scuola materna, la sposa compaziente : ecco il segreto della vita di
Lucia. Ripredicare agli uomini la gloria e la virtù irresistibile del
Crocifisso e dell'Addolorata, come aveva fatto il suo santo Patrono san Paolo
della Croce: ecco il messaggio, il « verbum crucis » di questa serafica
vergine siciliana.
La
sua esperienza di tenera fanciulla è piuttosto rara negli annali della santità.
Ascoltiamola. « Fui presa di tanto amore e compassione per la Madonna, che mi
sembrava di essere fuori di me... mi intesi invasa come da una ebrezza che mi
portava ad invitare tutto il mondo a compatire la Mamma mia. Ed infatti
dall'alto della torretta allargai le braccia ed incominciai a gridare: - Venite
tutti.... Seguitavo a pensare al grande mistero... ».
Si,
il mistero del Crocifisso e dell'Addolorata fu il pensiero di tutta la sua
vita, fu la sua delizia. Come san Gabriele, essa il sabato « meditava i dolori
della Mamma dolcissima », la quale così le spiegava il mistero e la virtù
della Croce:
«
figlia mia, ama Gesù, compatiscilo, porta sempre scolpita nel tuo cuore la sua
Passione e i miei Dolori; sii sempre piccola, chè Gesù ti vuole arricchire
delle sue grazie e quando sarai buona ti porterò in Cielo ».
Non
vorrei con questo asserire che Lucia della Madonna non abbia contemplato che i
suoi Dolori: tutt'altro. Il mistero di Maria, Lucia lo comprese in tutta la
sua interezza e di certi privilegi della Madre di Dio parlò e scrisse con tale
semplicità e profondità che i teologi si sentono presi dalle vertigini. A
certo però che l'Addolorata è l'aspetto del mistero mariano, che Lucia visse
con più fervida carità e che forma, a così dire, l'anima della sua anima.
Ciò
appare sia dal voto emesso nel 1932 di propagare con tutte le sue forze «
l'amore per Gesù Appassionato e la sua Madre Addolorata », sia da alcune sue
affermazioni tenere e solenni: « La mia missione in Cielo è di far conoscere
ed amare Gesù Crocifisso e la Madonna Addolorata.
Il
mio libro preferito è Gesù Crocifisso e i Dolori della Mamma nostra.
Parlerò
solo di Gesù Crocifisso e dei Dolori della Mamma mia.
Dal
Cielo farò discendere una pioggia di benedizioni su coloro che ameranno
teneramente Gesù Crocifisso e la Mamma nostra Addolorata e ne propagheranno la
devozione ».
Su
questo punto Lucia sta alla pari coi Sette santi Fondatori, con san
Bonaventura, san Bernardino, il beato Jacopone, san Gabriele, san Leonardo,
sant'Alfonso.... Essa è la messaggera del Crocifisso e dell'Addolorata.
E
quale ricompensa materna e regale di Maria verso la sua figlia diletta, Lucia,
come Bernardette, Juan Diego, Benedetta di Laus, Giovannetta di Oropa, Bartolo
Longo, i tre pastorelli di Fatima... divenne la promotrice di un novello
santuario mariano, il santuario dell'Addolorata a Mascalucia. A me pare che da
quel santuario Lucia debba nei secoli ripetere a tutti quelle parole, che su
questa terra rivolgeva al padre dell'anima sua:... « amiamo tanto Gesù
Crocifisso e la Mamma nostra, proprio nostra, Addolorata, e diamo loro tanto
gusto, in tutto... ».
Potrei
aggiungere tanti altri ricordi anche personali; ma quanto abbiamo già detto
basta per comprendere come nella sua dolce e infocata preghiera alla Madonna,
dopo aver fatto menzione della Passione e Morte di Gesù, Lucia non poteva non
nominare altresì la maternità, i Dolori, le lagrime di Maria ai piedi della
Croce. Non poteva non far leva sopra questo quasi infinito tesoro della Chiesa
di Dio. Nè si meravigli il lettore di questa mia espressione: « quasi infinito
tesoro della Chiesa di Dio », ma ricordi una strofa dell'inno delle Laudi per
la festa dei Sette Dolori della Madonna: « Nobis salutem conferant Deiparae tot
lacrymae, quibus lavare suffi ficis totius orbis crimina ».
Ci
concedano la salute le tante lagrime della Madre di Dio, per le quali puoi a
sufficienza lavare i delitti del mondo intero.
La
Chiesa dunque crede che le lagrime della Madonna, se il Signore avesse tosi
voluto, sono sufficienti a lavare tutte le colpe degli uomini! Quale merito!
Come è veramente sovrabbondante la nostra redenzione, se al Sangue di Gesù,
il Padre ha voluto che si unissero le lagrime della sua -e nostra Madre!
Veramente Lui ci redense col Sangue del suo Corpo e Lei col sangue del suo
Cuore! (Amedeo di Losanna).
Certo
la Madonna divenne Madre nostra al momento dell'Incarnazione del Verbo, ma la
sua maternità spirituale, nei riguardi del corpo mistico di Cristo, venne
proclamata da Gesù dall'alto della Croce. Perciò, col profondo intuito di una
sublime contemplativa, Lucia congiunge la maternità spirituale di Maria ai
Dolori e alla lagrime da Lei sparse sul Calvario.
Direi
che se la Passione, la Morte, il Sangue di Gesù costituiscono il tesoro della
Madre, le sue lagrime e i suoi Dolori costituiscono il tesoro dei figli, sono
la nostra ricchezza. Forse potremo dire che questa invocazione di Lucia
:risponde al gemito del beniamino dell'Addolorata san Gabriele: e Oh Madre, ti
abbiamo costato tanto » !
E
precisamente in virtù di questi Dolori noi la supplichiamo che ci faccia
vivere da figli di adozione, nell'amore e nell'umiltà.
Nè
può esser fuor di luogo osservare qui con sant'Alfonso e san Leonardo che come
i figli ammalati e rachitici sono quelli per i quali la madre soffre di più, è
più piena di ansietà, quelli cui essa addimostra tutta la delicata finezza
del suo amore, così i peccatori sono quei figli di Maria che non lasciano in
pace il suo Cuore. Per essi la Madre Celeste piange a La Salette e a Siracusa,
per essi domanda preghiere come a Lourdes e a Fatima, essi assedia con tutte le
industrie del suo amore, onde riconcigliarli con Gesù Salvatore.
Oh
Madre dolcissima! Davvero che ti abbiamo costato tanto! Davvero che tu sei
l'esca dolcissima creata da Dio per attirare i poveri peccatori! Davvero che tu
ci cerchi instancabilmente, vorrei dire che ci insegui, con tutta l'amabile ed
irresistibile forza del tuo materno amore!
O
anima che leggi, forse oggi la Mamma Addolorata aspetta da te la conversione, la
tua capitolazione! Hai assaporato l'amarezza del peccato, la delusione dei
beni e degli onori di quaggiù, l'avvilente fumo dell'orgoglio. Arrenditi
davanti alla Mamma tua, cui tante volte hai trafitto il cuore con le tue colpe.
Essa ti ha sempre atteso, ti ha tanto atteso! Valle incontro, che ti vuole
perdonare, benedire, abbracciare; poi, quando l'ora tua sarà giunta, vuol
condurti a Gesù e renderti partecipe della gloria del suo sempiterno Regno!
Forse
tu non hai abbandonato del tutto la Madre, non hai offeso gravemente Gesù, ma
ti dibatti in una vita di tiepidezza e di compromessi. Hai paura del
sacrificio, e perciò non gusti la dolcezza di essere figlio di adozione, figlio
di Maria, erede del Cielo. Ti manca la forza, la decisione generosa, la fede
viva.
Ebbene
io ti ricordo che la devozione all'Addolorata è la tua salvezza. Infatti gli
effetti di questa devozione sono il distacco dai beni, dagli onori, dai piaceri
del.mondo, l'amore effettivo per Gesù Crocifisso e quindi la mortificazione
volenterosa, il desiderio dei beni invisibili ed eterni, la brama del Cielo,
della casa del Padre!
Forse
tu già pratichi con ammirevole generosità questa devozione e « guardi la
Croce come a un tesoro » e al Crocifisso come l'unico Amore. Ebbene ricordo
anche a te di crescere ancora nella conoscenza e nella carità del Cristo
Signore, dell'Amore Adorato, sino a quando tu arrivi a gloriarti solo della
sua Croce ! Così diventerai un grande apostolo, chè la devozione alla Madre
Addolorata è il distintivo degli Apostoli, dei missionari, dei martiri.
Man
mano che si avvicinano i tempi dell'anticristo, la Madonna pensa a formare gli
apostoli degli ultimi tempi, i discepoli che come Lei e con Lei salgono il
Calvario e stanno ai piedi della Croce e adorano il Crocifisso e versano il
Sangue sul mondo sconvolto dal peccato. Non dire: il mio stato di famiglia, le
mie occupazioni non mi consentono alcuna attività. Ammetto che non possa
dedicarti esclusivamente al servizio delle anime e del Vangelo, ma non che tu
non debba essere per i tuoi fratelli una sorgente di acqua viva, l'acqua della
grazia che zampilla sino alla vita eterna. Ti ricorda nel nome della Madre
Addolorata che, chi poco o chi molto, tutti siamo responsabili della estensione,
del consolidamento, della difesa del Regno di Cristo. A questo fine mediante la
cresima sei diventato soldato di Cristo Re, a questo fine la Madonna oggi parla
al tuo cuore. Vieni, preghiamola insieme:
«
O Madre Immacolata, dimmi chi sei, rivelami il tuo Nome; dimmi cosa vuoi da me,
e concedimi di poter far sempre quanto il tuo Cuore desidera! »
XI
...
Madre mia, ti vorrò sempre bene e ti farò conoscere ed amare anche dagli
altri...
Noi
amiamo e vogliamo amare sempre più la Madonna, perchè è la Madre di Gesù e
la Madre nostra. Nel nostro amore, nella nostra devozione per l'Immacolata noi
continuiamo il mistero dell'amore di Gesù per Maria.
Gesù
scelse Maria per madre, la esaltò su tutte le creature, le obbedì con
filiale devozione, l'amò come nessun figlio ha mai amato la propria mamma. Ora
san Paolo ci esorta ad imitare il Cristo Salvatore, ci ammonisce a sentire nel
nostro cuore quanto Gesù sentiva nel suo (Filip. 2, 6-11).
O
Salvatore adorato, fammi sentire qualcosa, comunicami Tu una fiamma del tuo
amore per la Mamma celeste, perchè da solo, pur desiderando di amarla sino alla
follia, non ci riesco punto.
Tu
l'hai scelta anche per Madre nostra, insegnaci dunque a venerarla, a obbedirle,
ad amarla, amarla sempre più, a crescere immensurabilmente in questa dilezione.
Dimmi,
o Gesù, come le obbedivi, come la guardavi, come la baciavi, come le
parlavi.... Dimmi come Essa trattava con Te quando eri ancora bambino, quand'eri
fanciullo e quando divenisti giovinetto e uomo maturo. Ah! io m'immagino che
il suo adorante amore per Te bambino, che Essa allattava, poneva a dormire,
cullava sulle sue braccia... traboccava di ardente tenerezza. E penso che quando
Tu crescevi, Essa Ti invitava ad adorare, a pregare il Padre Celeste; e che ogni
sabato, assieme a san Giuseppe, Ti conduceva alla sìnagoga per adorare il Padre
in ispìrito e verità.
Tu
l'accompagnavi alla fontana di Nazareth ad attingere l'acqua per i bisogni della
vostra casuccia... ed Essa un giorno Ti spiegò come quella fosse una polla di
acqua viva. E un'altra volta, quando dalla collina di Nazareth guardavate alla
pianura di Esdrelon coperta di un rosso tappeto di papaveri su cui
volteggiavano lieti e trillanti ì passeri, Tu le chiedesti ammirato donde
venisse quello splendore ed Essa Ti spiegò come il Padre Celeste veste i gigli
del campo, nutre gli uccelli dell'arìa, manda la pioggia e ìl sereno, fa
splendere il suo sole sui buoni e sui cattivi.
Volendo
Essa rallegrare il suo dolce sposo Giuseppe, Ti inviava spesso nella botteguccia
e tenergli compagnia. Poi veniva col filo e la canocchia a godersi lo spettacolo
di quel Giusto, che maneggiava sudando la pialla, la sega, il martello e per
contemplare Te, che imparavi il mestiere paterno. E quando Giuseppe si recava a
lavorare negli abitati vicini, verso il tramonto, Ti diceva: - Senti, Gesù,
mi fai il piacere di andare incontro al babbo? Tu ci andavi e tornavi con lui
giulivo e saltellante, e il suo cuore riempivi di ineffabile letizia. Mi pare
che sin d'allora tua Mamma invece di comandarti, Ti rivolgesse delle
preghiere, degli inviti... e questa abitudine conserva anche oggì in Cielo, chè
quando parla ai tuoi fratelli, a noi poveri umani, invece di comandarci ci
prega, ci invita a farle questo a quell'altro favore.... Non parlò forse così
a Juan Diego sul colle del Tepeyac, a Benedetta di Laus, a Bernardette
Soubirous, a Gemma, a Lucia Mangano...? Veramente, Gesù, la modestia, l'umiltà,
la cortesia, il nobile sentire della Mamma tua è affatto sorprendente. Essa sì
assomiglia tanto a Te e Tu ti rassomiglì tanto a Lei, che chi ha conosciuto Te,
conosce la Mamma e chi conosce la Mamma conosce Te.
E penso che quando crescesti a volte il suo sguardo era attraversato da un velo di mestizia, ma era un attimo. Aveva pensato ai vaticini che Ti riguardavano, alle profezie della nostra redenzione, alla tua Croce, fonte della nostra salvezza: subito però guardava il Cielo e la serenità del seno del Padre tornava a splenderle negli occhi immacolati.
Non
è vero, Gesù, che Tu e Giuseppe in quegli occhi dolci, profondi, stellanti,
leggevate la volontà del Padre? Non è vero che man mano che Tu crescevi, Essa
scrutava più di prima, non perdeva nessuna delle tue parole, dei tuoi gesti,
dei tuoi atti e piuttosto che da mamma voleva diportarsi come tua discepola,
la discepola della Sapienza Incarnata? Ma Tu intervenivi, - e la melodia della
tua voce le spezzava il cuore per la dolcezza -: No, tu sei la mamma mia, io
devo obbedirti, a te spetta comandare.... E finalmente Lei era madre e
discepola, e Tu Figlio e Maestro!
E
mi pare che anche Tu crescevi nell'ammirazione di quel Cuore materno: chè
anch'Essa come Te cresceva in sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli
uomini. Com'era devota, generosa, semplice la sua preghiera, la sua vita! Ti
faceva pensare alla tranquillità del seno del Padre! San Giuseppe sovente al
solo guardarla, aveva le ciglia imperlate di tenere lagrime.
Però
un giorno anch'Essa pianse, versò le sue lagrime più amare: eppure era così
abbandonata alla volontà del Padre! Fu quando Giuseppe mori. Tu, Gesù, ricordi
sempre la morte di quel Giusto e ti commosse tanto la serenità e la pace
della sua agonia, che accordi ai tuoi eletti un trapasso tranquillo e soave
per onorare la memoria di lui e le lagrime della Madre tua.
Dopo
quella morte a Te incombeva il di Lei sostentamento. Oh! come lavoravi di lena
e con amore! Come e quante volte al giorno l'esortavi a non stancarsi! Come raddoppiavi
le tue fatiche, affinchè Essa avesse la possibilità di essere più generosa
coi poverelli! Come Ti commovevano le benedizioni, che i beneficati rivolgevano
a Te e a Lei, balbettando a stento per la commozione la rituale benedizione:
« benedetti madre e figlio dal Dio di Abramo e dei padri nostri » ; ma i loro
occhi dicevano di più! E quando v'incontravano per le straducce di Nazareth, vi
seguivano con lo sguardo, attratti da una dolcezza, che mai avevano provata...
Gesù,
adorato Amore, non vado avanti. Il mistero della tua Incarnazione, della tua
vita nascosta, della tua dipendenza da Maria: ecco quanto vorrei riprodurre in
me, amando, venerando, obbedendo alla Mamma tua. Ma sai, voglio crescere in
questo amore, crescere sino al punto che non sono più io, ma sei Tu che in me
ami la Mamma. Insomma il mio desiderio, la mia brama sarebbe quella di amar Te
col Cuore dell'Immacolata e di amare la Madre Immacolata col tuo Cuore!
Non
mi piacciono le teorie complicate e le distinzioni sottili, quando si tratta
della Mamma tua; mi basta sapere che Tu, Verbo del Padre, nascesti da Lei e la
chiamavi « mamma » e la veneravi e le obbedivi! Il tuo esempio ben distrugge
qualsiasi obbiezione. Il tuo esempio mi convince che la nostra devozione per la
Mamma a noi sembra fuoco e invece è soltanto ghiaccio.
O
Gesù, dacci il tuo Spirito che ci incendi! « Fuoco, fuoco, fuoco »!, Ti grido
con santa Catarina da Siena; e con Lucia Ti ripeto: « io non voglio altro che
passare la mia vita cercando sempre Gesù e la Mamma mia » !
Ed
ora vorrei sapere, mio Adorato Salvatore, come debba far conoscere e amare
anche dagli altri la tua Madre Immacolata.
Anzi
tutto bisogna esser fermamente persuasi che far conoscere e far amare la Madonna
altro non è che far conoscere e far amare più efficacemente Gesù Signore.
L'invocazione di san Luigi Grignion de Montfort: « Adveniat Regnum Mariae, ut
adveniat Regnum Domini Nostri Jesu Christi: Venga il Regno di Maria, afiinchè
venir possa il Regno di Nostro Signore Gesù Cristo »!, corrisponde a una
legge eterna della Divina Provvidenza; legge, che san Bonaventura ha formulato
con queste limpide parole: « nessuno può entrare in cielo se non passa per
la porta del Cielo che è Maria. Siccome Dio venne a noi per mezzo di Lei, così
fa d'uopo che noi per mezzo di Lei torniamo a Dio. Maria è la purificatrice, la
illuminatrice, la perfezionatrice... Essa ha ricevuto tutte le grazie atte a
purificarci, a illuminarci, e perfezionarci. Per mezzo dell'intercessione di
Maria spunta il sole di giustizia nel cuore dei peccatori... ». Far conoscere
la porta, la vita del Cielo, significa condurre le anime a Cristo, al Padre.
Predicare Maria è predicare Cristo. Quando san Pietro d'Alcantara ne sentiva le
lodi, confessava di provare quello che provarono i discepoli di Emmaus mentre
conversavano col Signore risorto: il cuore gli ardeva in petto!
Nè
si creda che tale predicazione della Madre Celeste spetti solo ai sacerdoti.
Tutti i fedeli, poichè formano il popolo santo di Dio, poichè sono i figli di
questa tenera Madre, tutti devono annunziare il Cristo, il suo Vangelo e la sua
Santa Madre.
Uno
dei segni della rinascita cristiana, che ci fa sperare anche in mezzo alle
tenebre del nostro tempo, si è il ridestarsi nel popolo fedele della
responsabilità di essere anch'esso chiamato ad annunziare, a predicare il
Vangelo. Questa azione deve crescere. Bisogna, per quanto sta in noi, che si
avveri la sublime parola di sant'Agostino : il Cristo annunzia il Cristo, cioè:
la Chiesa, nella sua interezza, annunzia il Cristo: « Christus Christum
annuntiat » ! D'altra parte quello che ammiriamo nella Crociata del Vangelo
della Legione di Maria, nella Milizia dell'Immacolata, nella Guardia d'Onore
del Cuore Immacolato di Maria, è semplicemente un ritorno alle origini.
Il
cristianesimo non fu solamente predicato dai grandi apostoli e dai loro
collaboratori gerarchici, ma lievitò il mondo per mezzo dell'umile parola degli
schiavi, dei soldati, dei semplici fedeli. Era tutta la Chiesa che predicava
il Cristo! Erano lo Spirito e la Sposa che sospiravano a Lui, vivevano di Lui e
irradiavano Lui! Così fu pure nei primordi del Terz'Ordine Francescano; così
nel Messico dove, dopo l'apparizione della Vergine a Guadalupe, i neofiti e
perfino i fanciulli cristiani erano gli evangelisti dei loro connazionali.
Nè
si dica che si richiede una scienza teologica che ai semplici fedeli manca.
Questa affermazione oltre a contraddire a tanti fatti storici, non tien conto
che, per annunziare Cristo e annunziarlo attraverso la sua Santissima Madre,
basta conoscere il Credo, il Pater, l'Ave; recitare piamente il Rosario e
vivere una vita cristiana integrale, cioè la vita di soldati di Cristo.
Ora
il soldato che si limiti a starsene sulla difensiva, perde il senso del
combattimento, diviene un imboscato e quanto prima patteggia col nemico. No,
egli deve prendere l'offensiva e lottare contro il mistero d'iniquità, che con
tanto accanimento opera in mezzo agli uomini. La lode più bella che, a mio
avviso, la Chiesa fa del patriarca san Domenico è contenuta in questa frase del
divino officio: « agonizabat pro Christi Nomine; » : lottava come chi si trovi
in, agonia per la gloria del Nome di Gesù.
In
questa età di Maria, in cui la Provvidenza ci ha chiamati a vivere, noi
risponderemo alla nostra vocazione, al compito della nostra vita, predicando
Cristo per mezzo della Madre sua, facendo conoscere Gesù mediante la Madre Immacolata.
A
tutti questi umili apostoli della Madonna si chiede solo di amare davvero Maria.
Se l'amano sul serio, essi sapranno farla conoscere. Bernardette, Giacinta e
Francesco Marto e la loro cugina Lucia Dos Santos : quali apostoli della Madre
di Dio e del nostro Signore Gesù!
Nè
si dica che si tratta di privilegiati veggenti, perchè il cameriere
dell'Immacolata Giuseppe Rivella e lo stalliere Matt Talbott e l'avvocato
Bartolo Longo e Franck Duff e la schiera innumerevole di tanti umili legionari
militi dell'Immacolata e Guardie d'Onore del Cuore Immacolato sono stati e
continuano ad essere quei validi apostoli che, propagando il Regno di Maria,
fondano, consolidano, dilatano quello di Gesù.
A
un siffatto apostolato mariano s'impegna l'anima che recita le soavi parole
della preghiera di Lucia Mangano « Madre mia, ti vorrò sempre bene e ti farò
conoscere ed amare anche dagli altri
Infine,
Madre dolcissima, permetti che mi rivolga a Te! Lascia che ti supplichi per il
tuo infinito tesoro, per Gesù suscita nella Chiesa un esercito sempre più
numeroso e agguerrito di tuoi militi. Fa comprendere, ai sacerdoti soprattutto,
la tua missione; mostra ad essi come il loro ministero è una estensione, una
continuazione della tua materna azione sia verso il Corpo Eucaristico del
Signore, sia verso il suo Mistico Corpo. Insegna loro che tu sola sei la
Vincitrice di tutte le battaglie di Dio: che per loro mezzo tu vuoi vincere e
schiacciare la testa al serpente, che essi devono diventare le tue saette
scelte, le tue lancie spezzate. Oh! dà loro la semplicità dei fanciulli
assieme alla prudenza degli uomini di Dio, con la forte baldanza dei tuoi
combattenti e il coraggio invitto e indefettibile dei tuoi angeli! Si, non
arrossiamo, se ti chiedo per i tuoi sacerdoti che li faccia tuoi messaggeri,
tuoi angeli: « Angeli faciei Mariae » !
Fa
che nelle sconfitte essi vedano soltanto una prova e una promessa di più grande
vittoria. Rendili puri della purezza dei serafini nel tuo Cuore Immacolato,
rendili ardenti del fuoco dello Spirito, o Tu che sei la Regina del Cenacolo, la
Vergine della Pentecoste!
E
precédici nei combattimenti. Se Tu vieni con noi, noi ti seguiremo, e vincerà
in noi l'Adorato nostro Re, Cristo Gesù!
«
Madre mia, ti vorrò sempre bene e ti farò conoscere ed amare anche dagli altri
» !
XII
...
per la tua bontà degnati di esaudirmi. Così sia!
«
Madre mia, fiducia mia » !
«
Per la tua Bontà... ». Questa parola, con cui Lucia chiude la sua preghiera
alla Madonna, mi ha fatto sempre pensare al titolo che il serafico Padre S.
Francesco dava alla Madre di Dio: « Mater totius Bonitatis », La Madre di ogni
bontà e di ogni bene.
Dio è il Sommo Bene, l'Amore-Carità per essenza, dice ancora il Serafico. Maria è la comunicazione suprema della Bontà eterna, essenziale: è la Madre del Figlio di Dio e pertanto la Madre di ogni Bene.
L'amore
dell'uomo verso Dio è quasi sempre un amore interessato, nel senso che l'uomo
ama Dio, perchè Egli è il suo proprio bene, e perchè, perdendoLo,
incorrerebbe nell'unico, vero, assoluto male. Ma san Francesco e tutte le
anime veramente angeliche cercano di amare Dio per quello che Egli è in se
stesso, nella sua natura; perchè in altri termini Egli è la Bontà unica,
l'Amore-Carità, la Dolcezza suprema, assoluta, ineffabile... E un tale amore,
che solo lo Spirito Santo può largire, si chiama « estatico », in quanto
l'uomo non considera il proprio interesse, ma « esce di sè medesimo» e
contempla solo la Bontà infinita dell'Abba Celeste, la sua essenziale,
ineffabile tenerezza.
San
Francesco dopo aver ricevuto le stimmate compose anche Lui il suo « Te Deum »,
il suo « conticum pauperis in solitudine » : le laudi al Dio del suo estatico
amore.
«
Onnipotente, Santissimo, Altissimo e Sommo Dio, Sommo Bene, ogni Bene, tutto
il Bene... Tu che solo sei buono, possiamo noi renderti ogni lode, ogni gloria,
ogni onore, ogni benedizione, e riferire sempre a Te tutti i beni: Amen!.... Tu
sei l'Amore e la Carità, Tu sei la Sapienza, Tu sei Umiltà, Tu sei Pazienza,
Tu sei Bellezza, Tu sei Sicurezza, Tu sei Quiete, Tu sei Gaudio, Tu sei la
nostra Speranza e Letizia, Tu sei la Giustizia e la Temperanza, Tu sei la
Fortezza e la Prudenza, Tu sei ogni Ricchezza a sufficienza, Tu sei Mansuetudine,
Tu sei Protettore, Tu sei Custode e Difensore, Tu sei il nostro Rifugio e la
nostra Virtù, Tu sei la nostra Fede, ha nostra Speranza e la nostra Carità, Tu
sei la Grande Dolcezza nostra, Tu sei la Bontà infinita! Grande e Ammirabile
Signore, Dio mio onnipotente, pio e misericordioso Salvatore... ».
Queste
inenarrabili perfezioni del Padre Celeste struggevano il cuore del serafico
Poverello. Egli se ne sentiva arso e liquefatto ed emetteva in mezzo agli uomini
dei sospiri, dei gemiti che si sarebbe potuto dire che provenissero dal cuore
dei serafini, sempre vigili davanti al trono dell'Altissimo.
«
Chi sei Tu, o dolcissimo Signore Dio mio, e chi sono io vermicello tuo servo?
«
O Signore Santissimo, ti vorrei amare; o Signore dolcissimo, ti vorrei amare,
o Signore Dio.... Rapisca te ne supplico, o Signore, e distacchi la mia mente
da tutte le cose che sono sotto il cielo, la bruciante e melliflua forza del tuo
amore, affinchè per amor dell'Amor tuo io muoia, perchè Tu ti sei degnato di
morire per amore dell'amor mio... ».
Bisogna
tener presente questa evangelica pietà del Serafico per l'Abba Celeste, se si
vuol comprendere le sua filiale e cavalleresca devozione per la Regina del
Cielo, la gloriosa Madre di Dio.
Quando
san Francesco pensa o parla della Madre di ogni bene, suole applicarle le
perfezioni del Padre Celeste. Per il Santo d'Assisi, Maria possiede tutti i
tesori del Padre, poichè il Padre a Lei donò il Figlio suo Unico, il Figlio
delle sue eterne compiacenze, del suo infinito amore. Essa è pertanto la Bontà
suprema per comunicazione, per partecipazione. Maria partecipò, quanto era
possibile a una pura creatura, alle perfezioni di Dio Uno e Trino, affinchè per
via del naturale processo della maternità, le comunicasse a sua volta al Figlio
del Padre, che è pure il suo unigenito, il frutto del suo seno: « Jesu flos
Matris Virginis »!
Dio
è la Bontà per essenza, Maria è la Bontà per comunicazione, per dono. Da
ciò consegue in primo luogo che il Poverello nutre per l'Augusta Madre di Dio
un amore « estatico ». Egli l'ama e la venera anzi tutto per quello che Essa
è : la Madre di ogni Bene: « Mater totius Bonitatis » !
Alla
luce di questa sua dottrina leggiamo il saluto del serafico Padre alla
Madonna:
« Salve, Signora Santa, Regina Santissima, Madre di Dio, Maria che sei la Vergine perpetua, eletta dal Santissimo Padre del Cielo, che Egli consacrò mediante il suo Santissimo e amato Figlio e mediante lo Spirito Santo Paraclito, nella quale fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene. Salve palazzo di Dio! Salve suo Tabernacolo! Salve sua dimora! Salve suo vestimento! Salve Figlia e Ancella dell'Altissimo Re, il Padre Celeste, Madre Santissima di Nostro Signore Gesù Cristo, Sposa dello Spirito Santo ».
San
Bonaventura scrive che san Francesco portava un amore ineffabile alla Madre di
Dio, perchè aveva reso nostro fratello il Signore della eterna maestà. La
chiesetta di Santa Maria degli Angeli era per lui un lembo di paradiso e là
concepì lo spirito della evangelica povertà, lì fondò i suoi tre Ordini, li
piamente cominciò, audacemente continuò e gloriosamente consumò il suo corso,
cioè il corso della sua vita evangelica ed apostolica. Per intercessione della
Regina del Cielo ottenne dal Salvatore che tutti i peccatori, i quali
visitassero quella chiesetta consacrata alla sua augusta Madre, conseguissero il
perdono delle colpe, la remissione della pena e la gloria, dopo morte, nella
casa, anzi nel seno del Padre! Tutti sanno l'importanza che l'indulgenza della
Porziuncula ha avuto e possiede tuttora non solo nella dottrina sacramentaria,
ma soprattutto in quella della mediazione universale delle grazie da parte
della Madonna. San Bonaventura, san Bernardino, san Leonardo, sant'Alfonso....
ne saranno i dottori e i predicatori; ma san Francesco con un gesto di audace
amore, con una supplica irresistibile che venne esaudita, fece sentire e
continua tuttora a far sentire tale verità, come un bene inalienabile, a tutto
il popolo cristiano: egli distribuì un tal tesoro alla Chiesa intera.
«
Mater totius Bonitatis » ! Madre di ogni bene, in cui fu ed è ogni bene, Cui
gli angeli e gli uomini devono dopo Cristo e in dipendenza da Cristo, l'essere,
la grazia e la gloria!
Si,
le parole di Lucia mi fanno sempre quasi per forza pensare a san Francesco, il
cavaliere della Regina del cielo, alla sua devozione ineffabile per la Madre di
Dio, alle ardenti e luminose intuizioni della sua dottrina carismatica; e
credo che anche Lucia nutrisse per la Madonna un amore « estatico », che anche
lei vide per illustrazione del Divino Spirito come in Maria « ci fu e vi è
ogni pienezza di grazia e ogni bené » : cioè, la comunicazione perfetta,
completa, di cui una pura creatura è capace, della Bontà e della Carità di
Dio; il ricevimento del Dono sostanziale del Padre e del Figlio: lo Spirito
Santo, che prese possesso del di Lei Immacolato Cuore con tutta la veemenza e
il fulgore della sua carità onnipotente e della sua luce mirifica.
Se
comprendo bene la dottrina mariale di san Francesco, se almeno non mi inganno
nella interpretazione dei suoi punti sostanziali, io non provo, anzi sento di
non poter provare le difficoltà di alcuni teologi, e ammetto con molti altri
dottori e contemplativi che la Madre di Dio fu arricchita sulla terra anche
della visione beatifica, giacchè Lei sola, dopo e per il suo Divin Figlio, «
impleta fuit omni plenitudine Dei » : fu ripiena di tutta la pienezza di Dio!
Chè la visione, come insegna Giovanni Duns Scoto, non evacuava in Lei l'abito
della fede. E godo immensamente che la nostra Serva di Dio, Madre Lucia, sia
stata scelta per cantare con più chiara e melodiosa voce questa laude sublime
della Regina del Cielo.
Le
difficoltà, che indubbiamente esistono, per conciliare la vita di fede della
Madre del Signore con il supremo gaudio della visione beatifica, non mi sembrano
più forti di quelle, che nel secolo XIV e XV... sentivano i teologi, quando dovevano
salvare da una parte l'universalità del peccato e della redenzione e dall'altra
il privilegio dell'Immacolata Concezione. Tante volte, in quella lotta
secolare, furono citate e commentate dai difensori dell'Immacolata le parole di
san Francesco: « in qua fuit et est omnis plenitudo gratiae et omne bonum b ;
ed anche oggi, nella discussione di questo privilegio della Madonna, penso che
le stesse parole siano e saranno un fascio di luce celeste, che ci consente di
contemplare tutta l'eccelsa grandezza della Madre di Dio.
Così
io penso di Te, anzi questo credo, o Madre dolcissima, Immacolata, « o Mater
totius Bonitatis »; e mi sembra di non tradire la fede della Santa Chiesa, per
la quale darei volentieri la vita, ma al contrario mi pare di sentire meno
indegnamente di Te che sei la delizia della Santissima Trinità, l'Unica del'
Cuore dell'Abba Celeste, il Padre nostro e il Padre del Signore Gesù! E non
comprende pure questo tuo eccelso privilegio l'affermazione solenne e tagliata
con lo stile di san Paolo, l'affermazione di quell'apostolo del tuo Immacolato
Cuore, sant'Antonio di Padova: « solium Altitudinis a principio, id est e mundi
constitutione praedestinata est Mater Dei in virtute, secundum Spiritum sanctificationis
»?
A
questa Madre di Bontà chiediamo che per la sua Bontà ci esaudisca. Ognuno di
noi Le ha fatto presenti i propri bisogni e tutti siamo certi di essere
ascoltati. Forse la Madonna non ci esaudirà precisamente secondo i nostri
desideri, ma senza dubbio ci esaudirà in una maniera più alta, ci darà quello
che non sappiamo chiedere e forse neppure desiderare, ci darà il pane
dell'umiltà e il vino della carità.
Essa
è tanto clemente e misericordiosa! E i suoi occhi « da Dio diletti e venerati
» ci guardano mentre su questa terra peregriniamo verso la casa del Padre, con
tanta materna soavità! « No, scrive Lucia, non lo saprò mai dire com'è lo
sguardo della Mamma nostra... ma quel suo sguardo la rivela Madre di amore, di
dolcezza, di misericordia. Oh! se tutti conoscessero questa nostra cara Mamma
dolcissima impazzirebbero d'amore » !
Ora
noi che, meditando la preghiera di Lucia, ci siamo sforzati di meglio conoscerla
per amarla sempre più, che cosa dobbiamo fare se non riposarci in Lei, sul suo
Cuore materno, come diceva santa Bernardette, abbandonarci a questo dolcissimo
Cuore? È quanto affermiamo solennemente con la recita della giaculatoria «
Madre mia, fiducia mia! » e con le tre « Ave Maria » che chiudono la mirabile
orazione di Lucia.
La
pratica delle « Tre Ave » come si sa dalla storia e dall'esperienza, tanto
propagata dal fervente cappuccino P. Giovan Battista da Blois, vuol essere il
saluto dei figli, che si congratulano con la loro Madre ed anche con se stessi
per i doni concessile dalla Santissima Trinità.
La
giaculatoria « Madre mia, fiducia mia! » è una invocazione ed una promessa.
In
quanto è invocazione essa riassume tutto ciò che la Madonna è per noi, cioè:
la Madre di misericordia. In quanto è promessa, la nostra promessa, essa ci
ricorda che dobbiamo vivere abbandonati a Lei, dipendenti da Lei, come Gesù
nella sua infanzia e nella sua vita nascosta: « Tuus Tibi sum, Mater»!
Ma
essa contiene ancora un senso più ampio e più profondo. San Paolo ammonisce
Timoteo: « Sappi che negli ultimi giorni. verranno tempi pericolosi; infatti
gli uomini saranno amatori di sè stessi, amatori delle ricchezze, gonfiati,
superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, malvagi, senza cuore,
senza fedeltà, mettimale, incontinenti, senza benignità, immiti, traditori,
protervi, timidi, più amanti del piacere che di Dio, aventi la forma esteriore
della pietà, ma di fatto negatori della virtù di essa » (II Tim. 3, 1-5).
Man
mano che il mondo si avvicina al suo epilogo, si direbbe che il mistero
d'iniquità operi con sempre crescente, diabolica efficacia. Quante eresie,
quanti scismi, quali scandali! Quali prove per la Madre Chiesa! Veramente in
certi tempi - e quelli nei quali viviamo non son forse così? - le parole di Gesù:
« ci sarà allora una grande tribolazione... e se non fossero stati abbreviati
quei giorni, nessun uomo resterebbe salvo, ma a causa degli eletti quei giorni
saranno abbreviati » (MATT. 24, 22-23), risuonano alle nostre orecchie come un
pauroso ammonimento. Nella nostra debolezza siamo allora portati
all'accasciamento e dimentichiamo la rassicurante promessa del Salvatore: «
nel mondo avrete tribolazione, ma confidate: io ho vinto il mondo » ! (Giov.
16, 23). In tali tempi l'Apocalisse di Giovanni la leggiamo, direi quasi, per
trovare nel testo sacro una conferma dei tristi eventi presenti, dimenticando
che esso è il « liber consolatorius » della Chiesa cristiana sconvolta
dalle procelle, ma giammai vinta! Libro, il cui scopo principale consiste nel
rianimare il coraggio dei credenti in Gesù, perchè alla fine Lui, l'Agnello di
Dio, vincerà il dragone. L'Apocalisse è il messaggio del Signore della Chiesa
e del Re dei secoli per esortare, incoraggiare, consolare. La si potrebbe
definire un gran commento simbolico alla parola di Gesù: « Levate capita
vestra, quoniam appropinquat redemptio vestra » : Levate il vostro capo, ecco
che la vostra salvezza è vicina! (LucA 21, 28).
L'Apocalisse,
l'ultimo dei Libri Santi, corrisponde misteriosamente al primo, il Genesi. In
questo si narrano la creazione, la caduta, la promessa della salute, affidata
alla stirpe eletta di Abramo; in quello si riepiloga questa storia, se ne
descrivono le ultime vicende assieme al trionfo definitivo di Gesù, il Re dei
secoli. Nel Genesi si predice la lotta fra il seme della donna e il seme di
satana; nell'Apocalisse ci si descrive la vittoria di una Donna misteriosa, che
ha per sgabello la luna, il capo precinto di dodici stelle, che è ammantata
di sole e che è la Madre di Colui che deve reggere tutte le genti (Capo 12).
Sin
dai primi secoli della Chiesa i Padri e i Dottori hanno fatto notare la segreta
corrispondenza che esiste fra la Donna del Genesi e quella dell'Apocalisse e
molti di essi, con a capo sant'Agostino, hanno concluso che in entrambi i luoghi
si tratti della Vergine Immacolata, mentre ad altri è parso che alla Madonna vi
si alluda solo indirettamente. Lasciando da parte ogni discussione tecnica, noi
ce ne stiamo alla spiegazione comune, data dai sommi Pontefici Pio IX, Pio X,
Pio XII nelle encicliche « Ineffabilis Deus », « Ad diem illum », « Muni
f1centissimus Deus », raccolta dalla Liturgia e da un numero vieppiù crescente
di sacri interpreti, e riteniamo che lo Spirito Santo, nella figura di questa
Donna Vincitrice di Satana, abbia voluto presentarci la Vergine Immacolata,
Madre e tipo della Chiesa e Vincitrice di tutte le battaglie di Dio.
Mentre
nell'avvicinarsi degli ultimi tempi, il male si organizza e forma un'armata
tremenda, umanamente imbattibile e destinata alla vittoria, il « seme della
Donna » si organizza anch'esso sotto il comando di questa invitta Capitana
e si prepara a calpestare assieme con Lei la testa del serpente. Quest'armata di
Maria, il cui fondamento biblico e tradizionale è incontrovertibile, è stata
predetta pure nel corso dei secoli da alcuni santi, che l'hanno vista nella luce
dello Spirito; di quello Spirito che parlò per mezzo dei profeti e che
continua ad assistere, illuminare e confortare la Chiesa.
Mossi
da Lui, san Vincenzo Ferreri, san Luigi Grignion de Montfort, san Leonardo da
Porto Maurizio, il Ven. Guglielmo Chaminade... hanno parlato, anzi profetato
l'età di Maria....
Ma
v'è di più. La Madonna stessa da cento e più anni in qua ha dimostrato che
quella età, la sua età, è ormai giunta e che Essa, qual celeste e vittoriosa
condottiera, vuol arruolare le sue schiere per lanciarle nella mischia, per la
gloria di Dio e del suo Cristo.
Ai
suoi militi la Vergine delle vittorie domanda una fede eroica, un amore
intrepido e un coraggio indefettibile; anzi stiamo più nella verità se diciamo
che Essa comunica loro siffatta fede, un tale amore e coraggio.
La
giaculatoria, che chiude la preghiera alla Madonna di Lucia « Madre mia,
fiducia mia! » è la domanda supplichevole di queste tre virtù e al medesimo
tempo il grido di combattimento dei militi dell'Immacolata.
Tante
volte la Madonna predisse a Lucia le lotte che l'attendevano e la consolò con
la materna infallibile promessa: « ma non temere, io ti starò sempre vicina
» ! Non v'è dubbio che quando noi invochiamo che ci assista nei combattimenti
che ci incombono, quali militi suoi e del suo e nostro Gesù, Essa ripeterà
ancora a noi: non temete, io vi sarò sempre vicina!
«
Dunque Ti preghiamo, Signora nostra, inclita Madre di Dio, esaltata sopra i cori
angelici, che voglia riempire della grazia celeste il vasello del nostro cuore,
che lo faccia risplendere dell'oro della sapienza, che lo 'consolidi con la
potenza della tua fortezza, che l'adorni con le pietre preziose delle virtù.
Tu,
oliva benedetta, spandi su di noi l'olio della misericordia, col quale copri
la moltitudine dei nostri peccati, onde possiamo essere elevati all'altezza
della gloria celeste e meritare di essere glorificati coi beati, per la grazia
di Gesù Cristo tuo Figlio, che oggi ti esaltò sopra i cori degli angeli, ti
incoronò con regale diadema, ti collocò sul trono della Luce eterna: Cui sia
gloria e onore per i secoli in eterno!
Ripeta
la Chiesa tutta: Amen, Alleluia! » (S. ANTONIO. Sermo de Assumptione).
XIII
«
La Mamma nostra mi ha accarezzata e mi ha fatto riposare sul suo Cuore ».
(Lucia)
Gesù
e il suo Santo Spirito oggi più che mai muovono la Chiesa a porsi sotto la
protezione della Vergine Immacolata Vincitrice, onde affrontare i pericoli
degli ultimi tempi, nei quali il mistero d'iniquità agisce con più triste e
violenta energia in mezzo ai figli della ribellione.
Sempre i fedeli di Gesù hanno amato e venerato la Madonna. Come abbiamo detto, l'antifona « Sub tuum praesidium N, la cui esistenza è documentata per il terzo secolo, dimostra e la devozione dei nostri padri e il loro fiducioso ricorso alla Madre del Signore. Gli scritti di sant'Ambrogio additano la Madonna ai fedeli quale modello completo di tutte le virtù. Nell'alto Medioevo i cristiani esultavano di sentirsi figli di Maria e a Lei ricorrevano con tale incessante filiale amore, che Harnack ed altri protestanti hanno dovuto riconoscere che mai i figli della Chiesa hanno tanto gioito nella Casa del Padre Celeste di quaggiù. San Bernardo è la gran voce che chiude l'epoca patristica e -apre i tempi nuovi, nei quali la Chiesa ricorre alla protezione della Madre di Dio, in quanto Corpo Mistico del Cristo. San Domenico, san Francesco e tutti i Santi della Controriforma difendono la Chiesa sotto l'egida della Madonna. L'evangelizzazione dell'America si compie sotto gli auspici e la visibile protezione dell'Immacolata. Il miracolo delle apparizioni di Guadalupe ha per la storia della dilatazione del Regno di Cristo la stessa importanza della Crociata del Rosario, iniziata da san Domenico e la predicazione della universale mediazione delle grazie da parte di Maria intrapresa da san Francesco, con l'annunzio del perdono della Porziuncola. I mistici spagnoli e la Scuola Francese di spiritualità contemplano più profondamente il mistero di Maria; ed ecco che nel secolo XVII assieme a quello del Cuore di Gesù, san Giovanni Eudes dà principio al culto liturgico del Cuore di Maria o, come egli amava dire, il Cuore Ammirabile della Madre di Dio. Il Ven. G. Olier scrive su questo Cuore delle pagine sublimi, imperiture. Nel secolo xix l'apostolato dell'abbate Desgenettes, la devozione dell'angelico Pontefice Pio IX, la travolgente azione mariana di sant'Antonio Maria Claret, fanno conoscere assai più di prima le meraviglie divine del Cuore di Maria. Seguendo l'esempio di san Giovanni Eudes e del P. Pinamonti, i teologi hanno più accuratamente investigato la Scrittura e la Tradizione, e nei libri Sapienziali dell'Antico Testamento, dei quali tanti passi sono spesso dalla Chiesa applicati alla Madonna, e negli scritti dei Padri e dei Dottori, nelle relazioni dei mistici... hanno trovato e continuano a trovare ricchezze inesauribili. Le opere di san Bernardo, san Bonaventura e la sua scuola, di santa Metilde e santa Gertrude, del Lanspergio, di san Luigi Grignion de Montfort, di san Pietro Canisio, san Francesco di Sales, sant'Alfonso... gli scritti della Ven. Maria di santa Teresa, della Ven. Maria dell'Incarnazione, del B. Carlo da Sezze, del P. Juan de los Angeles, della Ven. Maria Agreda, di suor Angeles de Sorazu... e quelli della nostra Madre Lucia Mangano celebrano con parole ardenti e melliflue le glorie, le virtù, i tesori di questo Cuore Immacolato.
Ma
come per stabilire officialmente la devozione al Sacro Cuore di Gesù, non
sarebbero bastate le opere di san Bonaventura, di santa Gertrude, di san
Bernardo... senza le rivelazioni di Paray-le-Monial; così penso che senza le
apparizioni di Fatima e le susseguenti rivelazioni del Signore e della Madonna
alla fortunata veggente Lucia Dos Santos, il culto del Cuore Immacolato di Maria
non avrebbe :ricevuto la sua solenne approvazione per la Chiesa universale.
Come
la devozione, il culto, la teologia del Cuore di Gesù è un compendio di tutti
i misteri del Verbo Incarnato; così il culto, la devozione, la teologia del
Cuore Immacolato di Maria è la somma di tutti i misteri, il compendio di tutte
le grandezze, di tutte le virtù, di tutta la missione della Madre Immacolata.
Per questo non fa meraviglia che un libro completo sull'Immacolato Cuore non sia
stato ancora scritto e dubito che possa mai esser scritto. Chi potrà infatti
esaurire tutto il mistero di Maria, racchiuso in questo nome, che ha un
fascino, un incanto celeste: il Cuore Immacolato? Il merito maggiore delle
pagine più profonde e più ardenti dei Padri, dei Dottori e dei Mistici
consiste nel farci intravedere la divina bellezza di questo Cuore e di farci
desiderare la luce della eternità per conoscerlo e amarlo più di quanto non
sappiamo fare su questa terra d'esilio.
Quello
che non bisogna mai dimenticare si è che questo culto è voluto dallo Spirito
Santo e quindi da Gesù medesimo. Certamente è lo Spirito Santo, anima
vivificante della Chiesa, che ha spinto e spinge tanti santi e tante anime pie a
contemplare, a imitare, a predicare le glorie del Cuore della Madre di Dio, a
farsi suoi apostoli per l'avvento del Regno di Gesù.
A
stato Gesù medesimo a comandare all'abbate Desgenettes di consacrare la sua
parrocchia al Cuore Immacolato, è stato Lui che ha- confortato S. Antonio M.
Claret in questo apostolato cordimariano, è stato Lui che mosse il P.
Bonaventura Blattmann a onorare questo Cuore mediante l'istituzione della
Guardia d'Onore; è stato Lui che ha illuminato Lucia Dos Santos circa i fini,
la natura, la pratica di questo culto. E d'altra parte a Fatima la Madonna l'asserì
chiaramente: « per salvare il mondo il Figlio mio vuole istituire nella Chiesa
il culto al mio Cuore Immacolato ».
Possiamo
chiederci: ma perchè questo culto novello al Cuore Immacolato di Maria? Non
c'erano tanti altri titoli ben noti e tanto cari al popolo cristiano? E perchè
ricorrere al simbolo del cuore?
Non
ho l'intenzione, nè questo sarebbe il posto, di trattare a fondo
quest'argomento. Solo avverto di passaggio che molte obbiezioni che oggi si
muovono contro la devozione al Cuore Immacolato di Maria, nel secolo XVII e
XVIII furono mosse, quasi con identiche parole, contro il culto, del Cuore di
Gesù. Ma si trattava di giansenisti e di cattolici fuorviati, come oggi si
tratta di fedeli della stessa risma e dei senza-dio, che lottano, parlo di paesi
che conosco, contro l'Immacolato Cuore per purificare la Chiesa!
Noi
ben sappiamo che, sia l'adorazione del Sacro Cuore se si tratta di Gesù, come
la venerazione d'iperdulia, nel caso del Cuore Immacolato di Maria, non si
riferisce principalmente al cuore fisico o a ciò di cui esso è simbolo
l'amore; bensì o alla Persona del Verbo Incarnato o della sua Augusta Madre.
Diciamo
« il Cuore Immacolato » per esprimere tutto quello che Maria è nei riguardi
della Santissima Trinità, nei riguardi della Chiesa e nei riguardi di ogni
singolo fedele.
Su
questa terra, che mai ci è apparsa così valle di pianto, oggi l'umanità è
tradita dall'uomo, dove teorie brutali asserviscono, tiranneggiano, martirizzano
milioni di esseri umani, il Cuore Immacolato di Maria è per gli uomini una
fonte di consolazione e di conforto: per i caduti nella colpa la stella della
salvezza, per i militi del Regno il vessillo della vittoria, elevato da Dio
stesso nel firmamento della Chiesa.
Col
titolo di « Cuore Immacolato di Maria », la Chiesa intende parlare del suo
Cuore di Vergine Immacolata, di Madre di Gesù e di tutti i membri del suo
Mistico Corpo, di Regina dell'universo: «Cor virgineum, Cor maternum, Cor
regale ».
Nella
Vergine Immacolata, la Chiesa saluta la vincitrice di satana, del peccato e
della morte: quindi la vincitrice di tutte le battaglie di Dio.
Nella
Madre di Gesù e del suo Mistico Corpo, la Chiesa vede il canale di tutta la
misericordia di Dio verso l'umanità, la Mediatrice per divina vocazione di
tutte le grazie.
Nella
Regina dell'universo, la Chiesa saluta Maria come la predestinata, assieme a
Cristo Gesù e in dipendenza da Lui, ad essere il fine e la Regina della
creazione: « Rex et Regina totius universitatis »!
Secondo
questo triplice senso san Bernardino scriveva, o meglio terminava tosi un suo
sermone:
«
O Donna da tutti e sopra tutte le cose benedetta! Tu sei la nobiltà e la
preservazione del genere umano; Tu hai pienezza di meriti e potestà completa su
tutti gli esseri creati! Tu unica Madre di Dio! Tu Signora dell'universo! Regina
del mondo! Tu dispensatrice di tutte le grazie! Tu perfezione dell'universo e
decoro della Santa Chiesa! Tu nostra soddisfazione degna davanti al Donatore di
tutti i beni! Tu incomprensibile pienezza di tutte le virtù, di tutte le
grazie, di tutti i doni! Tu vasello prescelto e degnissimo, fabbricato
dall'Artista Sommo e capace di contenere la Divina Essenza! Tu giardino di
delizie, Tu esempio di ogni bene, Tu radice e ornamento di ogni salvezza! Tu
porta del cielo, Tu gaudio del paradiso, e, più di quanto non sappiamo dire, Tu
gloria del Sommo Dio » !
Si,
tutti i titoli dai più teneri ai più dottrinali, che la Chiesa, nel corso dei
secoli, ha tributato alla Madre Immacolata, tutte le virtù onde la crediamo
arricchita, tutta la sua missione, tutti i misteri della sua vita terrena e
della sua vita gloriosa... tutto è compreso in questo nome pieno di un divino
incanto: il Cuore Immacolato di Maria!
Se
contempliamo in Dio « il gran mistero di pietà », da Lui operato tra gli
uomini, allora è evidente che tutto viene dal Padre, per il Figlio, nello
Spirito Santo e nel Cuore della Madre Maria: « A Patre, per Filium, in Sancto
Spiritu et in Corde Matris » !
Se
poi ci famiamo a contemplare la via dell'amore, che conduce sino al seno del
Padre, allora noi sentiamo e crediamo che le tappe di questo cammino, le
nostre ascensioni su questo itinerario celeste, si debbano esprimere così:
nel Cuore della Madre Maria e nello Spirito Santo, per mezzo del Figlio, al
Padre: « in Corde Matris et in Spiritu Sancto, per Filium ad Patrem » !
Insomma
nel Cuore Immacolato di Maria c'è la pienezza di Dio, in Esso vive Gesù: « 0
Jesu, vivens in Maria » ! In Esso si trovano le ricchezze della Chiesa, la
fontana viva della misericordia e della grazia per tutti gli uomini. Che c'è
dunque da meravigliarsi se la Chiesa, mossa dallo Spirito Santo e per volere di
Gesù stesso, ne abbia fatto il palladio della sua vittoria contro l'anticristo,
il vessillo degli apostoli degli ultimi tempi?
Vorrei,
sia pure fugacemente, adombrare le relazioni di questo Cuore dolcissimo con la
Santissima Trinità, con la Chiesa e coi singoli fedeli.
Quando
si parla di Maria è bene ricordarsi sempre di quanto ripetutamente asserisce
san Bernardino, che cioè le sue grandezze, le sue virtù, i suoi privilegi sono
noti a Dio solo. Noi, come ci avverte il caro santo senese, balbettando
ripetiamo le sue lodi, nell'attesa della patria, dove faremo una conoscenza più
completa e tanto più beatificante della Madre nostra.
Ma
intanto in questa terra d'esilio niente è più grato al nostro cuore di figli
che pensare a Lei, contemplarla e cantarle il cantico sempre nuovo del nostro
amore: « et Ei suspirat omnis amor noster et cantat Illi canticum novum »! (S.
Agostino). D'altra parte quello che su questa terra ci è dato di sapere è
tanto sublime, che la mente non si sente mai sazia, anzi brama di crescere
sempre più nella cognizione dell'Augusta Regina. Per questo allo scrivente
piace tanto la preghiera:
«
O Madre Immacolata, dimmi chi sei! Rivelami il tuo Nome.... »
Dicci
dunque, o Madre, chi sei!
A
Lourdes ci hai rivelato il tuo Nome eterno e segreto quando lo dicesti a
Bernardette : - Io sono l'Immacolata Concezione!
Questo
Nome, più di ogni altro, indica le relazioni di Maria con la Trinità
Beatissima.
Tu
sei, Maria, il Candido Giglio della sempre serena e splendente Trinità. Figlia
diletta del Padre, che a Te affidò il suo Tesoro, il suo Unigenito, che a Te lo
comunicò e da Te lo fece nascere nel tempo: Lui che era col Padre ab aeterno,
prima che il mondo fosse! Figlia diletta del Padre, cioè, spiega san
Bernardino, tanto da Lui amata, che Egli ti colmò di tutta la sua Bontà
elevandoti a una tal quale uguaglianza col suo Cuore Paterno, perchè dovevi
essere la Madre degnissima del suo Unigenito.
Madre
degnissima di Gesù, il Figlio diletto, al cui Cuore il tuo è somigliantissimo,
anzi il tuo Cuore con quello di Gesù non forma che un solo Cuore; e perciò san
Giovanni Eudes, con l'audacia dei santi, arrivò a chiamare il tuo Cuore: Gesù!
« O Gesù, Cuore di Maria, abbi pietà di noi » ! E il Ven. P. Liebermann non
si stancava di meditare e di ripetere la dolce invocazione: « O Gesù vivente
in Maria! »
Sposa
purissima e tempio dello Spirito Santo, per la cui onnipotente virtù, fosti
resa capace di concepire, gestare, generare, educare il Figlio del Padre, e col
Quale resti sempre inseparabilmente unita, per generare gli altri membri del
Corpo mistico del tuo Gesù, nostro Salvatore! Tu sei associata intimamente
alla multiforme azione di questo Divino Spirito, che è l'anima della Chiesa,
alla sua azione di consolatore, di avvocato, di teste, di guida nella pienezza
della Verità. Per mezzo di Lui divenisti la genitrice di Gesù e per mezzo di
Lui sei pure la pia Madre dei suoi membri (S. Agostino) ; e pertanto niente di
più ovvio, o Madre, che Tu abbia sterminato e sterminerai di certo le eresie e
gli errori, che serpeggiano nel mondo. O Cuore di Maria, Madre di Dio, Tu sei la
delizia dell'Adorabile Trinità, e perciò sei degnissimo della venerazione e
della tenerezza degli angeli e degli uomini!
Nei
riguardi della Chiesa il Cuore di Maria riflette e comunica con la tenerezza
di una Madre, e qual Madre!, la misericordia della augustissima Trinità: «mirifica
dulcedo Dei! » (Taulero). L'attività della Chiesa è come una estenzione
dell'azione materna di Maria. Essa è presente misticamente nella Chiesa, in
mezzo ai suoi Figli, perchè l'amante sta dov'è l'amato, e la Chiesa è il suo
Gesù, il Cristo totale (S. Agostino). Essa non solo allieta i beati in cielo,
non solo consola i suoi figli che si purificano nelle fiamme del purgatorio,
ma assiste pure, protegge, benedice, sorregge, attende e consola i suoi figli
che peregrinano ancora verso la casa del Padre.
Nei
riguardi dei singoli membri del Corpo Mistico di Cristo l'azione di Maria, pur
essendo materna per tutti, si differenzia tuttavia in molte guise, secondo i
loro bisogni, le loro difficoltà, le loro condizioni spirituali, la loro
specifica vocazione.
Essa
è la Vergine purificatrice per gl'incipienti che si dibattono ancora contro le
catene dei vizi e del peccato. È la Vergine illuminatrice per i proficienti che
cercano con umile ardore la faccia del Signore: « faciem tuam, Domine, requiram
» ! Essa è la Vergine perfezionatrice per le anime generose, per le quali
ormai vivere è Cristo. Anzi per molti l'unione suprema con Dio avviene nel
Cuore Immacolato di Maria, dove essi ormai da lungo tempo vivono e dove trovano
sempre vivente Gesù, che dona incessantemente il suo Santo Spirito.
Ma
voglio riportare talune parole della Madre Celeste, che dimostrano assai meglio
del mio balbettio, che cosa sia il suo Cuore per noi, per ciascuno di noi.
Sulla
collina del Tepeyac, dove ora sorge il glorioso santuario di Nostra Signora di
Guadalupe, la Madre di ogni bontà parlò così a Juan Diego
«Figlio
mio amatissimo, sappi che io sono la Vergine Maria, Madre del vero Dio. lo
desidero ardentemente che mi si eriga una chiesa in questo luogo, affinchè in
essa possa manifestare e donare tutto il mio amore, la mia compassione, il mio
aiuto, la mia protezione. Giacchè io sono la vostra pietosa madre... e madre di
tutti quelli che mi amano, mi invocano, confidano in me; madre sempre pronta a
porgere orecchio alle loro lagrime, ed aiutarli nelle loro infermità, nelle
loro pene, nei loro dolori... che il tuo cuore non si turbi... non sono io
presente, io la madre tua? Non sei tu sotto la mia protezione? Non sono io la
tua salvezza? »
E
in una cameretta della casa di sant'Angela, a san Giovanni La Punta, quante
volte la Madonna disse a Lucia delle parole che non solo per essa, ma per tutti
i fedeli di Gesù, sono rivelatrici del suo tenero e fortissimo materno amore?
«
Figlia mia, mi fai tanta pena! In cielo ti ci porterò quando vuole Gesù;
ancora non è tempo prima si devono adempiere i disegni di Dio... ».
«
La Mamma nostra accarezzandomi mi disse: - Figlia mia, poi ti porterò in Cielo
e là avrai Gesù per sempre; per sempre... vedi, figlia mia, quanto più sei
piccola tanto più in Cielo Gesù ti colmerà di gloria....
Gesù
per le sue opere adopera le cose più inutili... poi ti condurrò in Cielo, stai
quieta » !
«
La Mamma nostra mi ha accarezzato e mi ha fatto riposare sul suo Cuore » !
Purtroppo
non tutti gli uomini, anzi neppure tutti i cristiani cattolici contraccambiano
la Madre Celeste con quell'amore, quella docilità, quell'abbandono filiale
cui Essa ha diritto; anzi molti la bestemmiano, la insultano: senza dire che
tutti i peccati contro Gesù sono acute spade che trafiggono il suo Cuore più
che non lo siano le offese fatte direttamente a Lei.
Pertanto
la Madonna a Fatima chiese preghiera, penitenza, espiazione. E volle che
questa sua richiesta si concretizzasse in una pia pratica, cioè la devozione
dei primi sabati di ogni mese. In quel giorno i figli devoti di Maria meditano
qualche mistero del Rosario, assistono alla santa Messa, ricevono la Comunione
per espiare e riparare.
Ora
è commovente pensare che mentre la Madonna rivelava a Fatima la gloria e
l'amore del suo Cuore Immacolato, Gesù comandava a un suo umile e degno
ministro, il P. Bonaventura Blattmann, di consacrarsi all'apostolato del Cuore
di Maria. P. Bonaventura cominciò, poco tempo dopo si ammalò, giunse in fin
di vita, ricevette gli ultimi sacramenti, ma egli disse al Padre Guardiano: -
non posso ancora morire perchè norr ha compiuto l'opera della mia vita. Era
l'opera che Gesù gli aveva chiesto: la Guardia d'Onore del Cuore Immacolato di
Maria. Non intendo qui parlarne, quantunque l'argomento abbia un fascino tutto
celeste; solo affermo che la Guardia è la risposta concreta dei figli al messaggio
di Fatima.
Le
Guardie d'Onore del Cuore Immacolato di Maria intendono imitare su questa
terra i Santi e gli Angeli del Cielo nella venerazione, nell'amore, nel servizio
reso alla loro Regina.
La
Guardia insiste specialmente in una vita di preghiera, di amore, di riparazione:
ma non si ferma qui. Essa è pure una Crociata mariana. Assieme alla Legione di
Maria, alla Milizia dell'Immacolata, essa è pure un'armata azzurra, che in
questa età della Madonna, sotto il vessillo del suo Cuore Immacolato, intende
portare le anime, tutte le anime a Gesù.
La
serafica Lucia insegna alle guardie a riposare sul Cuore dell'Immacolata,
mediante una vita costantemente vissuta con Maria, per Maria e in Maria. Ma essa
insegna pure a combattere sotto il suo glorioso vessillo per stabilire,
dilatare, consolidare il Regno di Cristo Gesù, ammonendo con quella sua parola
d'ordine tenera, forte, infocata:
a
A Te solo, Mamma nostra! Tutto per Te, Mamma mia »!