MADONNA DI CARAVAGGIO

La Regina della Pace 

PREGHIERA alla B.V. di CARAVAGGIO

O Vergine santissima di Caravaggio, fonte ine­sauribile di grazie, da antichissimo culto onorata in questo Santuario, noi Ti preghiamo che la spe­ranza di ognuno, che qui a Te si avvicini, non ri­manga delusa e di nessuno resti vana la supplica.

Che in questo tuo tempio e mediante il tuo pa­trocinio i ciechi ritornino al lume della fede, i va­cillanti e gli indolenti nel sentiero cristiano impari­no a camminare speditamente sulla via dei Co­mandamenti divini, che le orecchie sorde si aprano ai divini ammaestramenti, che i morti per il peccato ritornino alla vera vita, dove sia la luce della mente e la pace del cuore.

Chiunque qui viene ad implorare il tuo aiuto, o Maria, Celeste nostra Patrona, ne riparta piú forte nella fede, piú fermo nella speranza e cosí acceso di carità che, non assecondando piú le lusinghe del mondo, mai defletta dalla retta via.

O clemente, o pietosa, o dolce Vergine Maria! (Caravaggio, 26 maggio 1964 - Danio Bolognini, Vescovo) 

LA DEVOZIONE ALLA VERGINE SANTISSIMA SECONDO L'INSEGNAMENTO DEL VATICANO SECONDO

Il principio fondamentale della dottrina mariologica, che il Concilio ha solennemente riconfermata, si può cosí sinte­tizzare: Maria è attivamente associata a Cristo salvatore nell'opera della redenzione del genere umano, in modo uni­versale, integrale e totalmente dipendente.

Dal costato aperto di Cristo sulla croce esce la nuova Eva, che presenta due realizzazioni: una privilegiata, la Vergine Maria; l'altra comune, la Chiesa cioè l'intera schiera dei re­denti. Questa, l'inferiore, è orientata verso quella superiore, Maria. Che è come dire che la Chiesa è attratta verso la Ver­gine, la tutta bella, la tutta santa, la tutta pura, senza potersi per altro ad essa identificare; ma aspirando giorno per gior­no alla sua purezza, santità e beltà spirituale.

Adunque la Vergine Maria è il prototipo di ogni credente. Qui nasce e si sostanzia la vera devozione mariana, che sprona a tendere verso un limite di santificazione, irraggiun­gibile sulla terra, ma sempre piú configurato e precisato via via che ci si avvicina, accanto a Lei, alla meta celeste dove saremo totalmente e pienamente senza peccato, nella legge di grazia e di gloria propria a ciascuno degli eletti.

"E questa funzione, subordinata, eccellente e singolare di Maria, la Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente, continuamente la esperimenta e raccomandar all'amore dei fratelli, perché sostenuti da questo materno aiuto, siano piú intimamente congiunti con il Mediatore e Salvatore." (L.G. 62).

Il Concilio ci insegna, cosí, che Maria non si sostituisce a Cristo Gesú, alle opere buone di ogni redento, ma aggiunge, secondo i piani divini, il suo apporto di fede, di obbedienza, di preghiera, di sofferenza, durante la sua vita terrena, qua­le madre della vittima divina, ed ora dalla sua sede gloriosa offre la sua intercessione materna, che si unisce a quella di Cristo, degli angeli e dei santi.

Ad lesum per Mariam. 

Si chiarisce, cosí, il noto principio "a Gesú per mezzo di Maria". Che non significa che dapprima Maria ci attira a sé con grazia mariana, di cui Ella avrebbe monopolio, quasi attraverso un itinerario a tappe intermedie; e poi ci condur­rebbe a Cristo, che dona la grazia cristiana con cui poter ar­rivare al Padre, come a meta ultima. No: ogni grazia so­prannaturale è dono ed effetto divino ed esige pertanto l'in­tervento principale ed immediato di Cristo e della S.ma Tri­nità, che ne sono la causa principale unica.

Ma il principio, or ora ricordato, che sulle nostre labbra diventa invocazione, ci ricorda che Maria è Madre di Cristo e quindi per mezzo suo abbiamo avuto il Salvatore; e altresí che noi andiamo a Cristo con la grazia di Cristo, ma con l'aiuto e con l'intercessione di Maria, che ha lo scopo di condurci maternamente al Signore, di innestarci vitalmente in Lui e farci templi vivi della Trinità.

Una presenza singolare, quella di Maria, nella Chiesa di Cristo: da quando fu profeticamente adombrata nelle pro­messe fatte ai nostri progenitori caduti nel peccato e realiz­zata quando il Figlio di Dio assunse da Lei la natura umana, per dare "al mondo la vita stessa, che tutto rinnova e da Dio è stata per questo arricchita di doni consoni a questo uffi­cio" (L.G. 56).

Accettando il piano salvifico divino annunciatoLe dall'Angelo, Maria è unita al Figlio non solo nel mistero della Concezione verginale e della nascita purissima del Re­dentore, ma si consacra totalmente all'intera opera salvifica del Figlio suo servendo al mistero redentore, sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente.

"La maternità di Maria perdura senza soste dal momento del consenso prestato nell'Annunciazione e mantenuto sen­za esitazioni sotto la Croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti.

"Infatti la sua molteplice intercessione continua ad otte­nerci le grazie della salute eterna. Con la sua carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo ai pericoli ed affanni terreni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la Vergine Beata è in­vocata dalla Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e Mediatrice." (L. G. 62).

“Il che, però, va inteso in modo che nulla detragga o ag­giunga alla dignità e all'efficacia di Cristo, unico mediatore. Nessuna creatura, infatti, può mai essere paragonata al Ver­bo Incarnato e Redentore; ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato ai sacri ministri e al popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, cosí anche l'unica mediazione del Redentore non esclude ma suscita una varia cooperazione, partecipata da un unico fonte.

Maria, con il suo soprannaturale ed inestimabile fascino esercitato su noi peccatori che La veneriamo, prima ancora della nostra conversione, ci dice: "Nessuno viene a me, se Cristo, il Padre e lo Spirito non l'avranno attirato".

È Gesú che orienta alla Madre sua, cui ha dato un cuore immacolato e materno verso tutti, e vuole che Ella interven­ga, come a Cana di Galilea, per onorarla e riconoscere la sua cooperazione di madre e di prima cristiana sul piano della salvezza. Maria, poi, con la sua associazione materna di dolore e di amore e con la sua intercessione, si unisce a Cristo mediatore per condure tutti a salvamento , ossia alla figliolanza adottiva di Dio, che anticipa la vita eterna nel cielo. 

DAVANTI AL SACRO SPECO DELLA VERGINE

Lasciamoci compenetrare dal meraviglioso disegno realiz­zato da Dio in Maria Santissima: è la Madre del Salvatore, a Lui indissolubilmente e vitalmente unita nell'opera della no­stra redenzione e perciò Madre spirituale nostra e modello di ogni virtú, che influisce sulla nostra vita soprannaturale in tutto il corso del suo sviluppo e fruttificazione sino alla gloria eterna, sebbene in modo subordinato a Cristo (L.G. 65).

Riconoscendo con dovere filiale questo eterno piano che Dio ha predisposto ed attuato, ai piedi della Vergine conso­latissima di Caravaggio comprendiamo come Ella con gran­de bontà ed efficacia entra di fatto nella nostra conversione alla fede, come pure nella formazione di un popolo che te­stimonia di essere "una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una nazione santa, un popolo tratto in salvo" (1 pt. 2,9).

Penetra nella nostra attiva coscienza e corrispondenza: è il carisma mariano, ossia una particolare forma di devozio­ne, che qui in maniera singolare alimentiamo, che ci illumi­na, ci sostiene, ci incoraggia a riconoscere la salvezza eterna della nostra persona come il bene piú grande e la felicità piú completa. 

L'APPARIZIONE

Le apparizioni di Maria - Santissima e quella di Caravaggio 

La storia è ricchissima di quegli interventi straordinari e visibili della Vergine SS. negli avvenimenti umani, che noi chiamiamo apparizioni, e che la Chiesa, costituita deposita­ria e custode diretta della rivelazione, dichiara degne della fede umana e non in contrasto con il deposito della fede cristiana.

Esse hanno sempre un carattere missionario (esortazione e richiamo a bontà nella vita presente), e un carattere mes­sianico (disporre al raggiungimento della salvezza nella vita futura).

Hanno inoltre uno scopo benefico particolare che si riflet­te ordinariamente sulle persone o sulla terra favorita dall'apparizione: conforti e guarigioni, liberazioni da flagel­li, ecc.

L'apparizione di Caravaggio prevale su innumerevoli al­tre perché ha avuto, come scopo, un avvenimento di decisi­va importanza: la pace della Patria e la pace e l'unione della Chiesa; alle quali l'apparizione concorse con influssi rapidi, efficaci e risoluti. 

Lo sfondo storico

Nell'invitare il pio lettore a rivolgere la sua devozione alla Vergine Santissima, congiunta indissolubilmente con l'ope.ra della salvezza operata dal Figlio suo Gesú Cristo ed a se­guirLa nella universale opera di restaurazione della vita so­prannaturale nelle anime e di rigenerazione e formazione dei fedeli, piuttosto che al fatto storico avvenuto qui a Caravag­gio, tuttavia vogliamo tratteggiare brevemente l'evento per una necessaria e sicura conoscenza, che diventi fondamento fiducioso per una rinnovata pietà mariana.

L'apparizione avvenne nel 1432. In quel tempo: 

A - La S. Chiesa - che aveva da un anno come Sommo Pontefice Eugenio IV, già patrizio veneto - viveva uno dei periodi piú burrascosi della sua storia.

a) Chiuso legalmente, nel 1417, il rovinoso Scisma d'Occidente, determinatosi dopo il triste periodo di residen­za dei Papi ad Avignone(*) in Francia (1309-1377), perdura­va pervicace e irriducibile, in molta parte del popolo cristia­no, lo spirito di insubordinazione al Pontefice legittimo, la cui autorità era compromessa e minorata dalle dichiarazioni di alcuni Concili (Costanza 1414-1419 e Basilea 1431 e segg.). 

(*) L'allontanamento di Papi da Roma fu determinato principalmente dal carattere tumultuoso dei Romani che erano sempre in lotta. In poco piú di due secoli, dal 1085 al 1300, ben 33 volte i Pontefici fu­rono costretti a fuggire da Roma; e, dei 13 Papi di quel periodo, 3 soli mo­rirono in Roma, gli altri 10 in esilio. L'inizio dell'esilio di Avignone si ha con Bertrando di Goth, arcivesco­vo di Bordeaux, il quale, eletto Pontefice (1305), assume il nome di Cle­mente V, ma rimane in Francia, si fa incoronare a Lione, e, nel 1309, stabi­lisce la sede ad Avignone. Perdura tale sede fino al 1377, quando Gregorio XI, specialmente per l'intervento di S. Caterina da Siena, torna a Roma. Ma allora comincia la frattura (Scisma d'occidente) che finirà con Martino V nel 1417. 

b) Nel corpo della Chiesa si erano determinate gravi la­cerazioni per dolorose separazioni, ostinati dissensi, e pre­potenti invadenze: quali la separazione della Chiesa greca (iniziata nel sec. IV e sempre viva all'opposizione), quella degli Armeni (dissidenti in dottrina sacramentaria), dei Gia­cobini (monofisiti di Sira ed Etiopia), ecc.

c) S'era aperta inimicizia tra Filippo Maria Visconti e il Papa Eugenio IV, parteggiante per i suoi veneziani nella guerra tra Venezia e Milano; perciò le truppe milanesi erano scese a occupare lo Stato pontificio e Roma stessa, costrin­gendo il Papa alla fuga. 

B - Caravaggio - terra di confine tra due Stati (Milano e Venezia) e tre Diocesi (Cremona, Milano e Bergamo); sempre irrequieta per le diverse direttive religiose e le conti­nue lotte politiche; corrosa dalla eresia; percorsa da banditi, proscritti e compagnie di ventura; agitata dalle divisioni di fazione, spesso segnate di tradimenti e delitti - diventava proprio allora teatro e preda della seconda guerra tra Vene­zia e Milano, passando (1431) dalla Signoria dei Visconti a quella della Repubblica Serenissima, - per tornare subito (1432) ai Visconti. 

La veggente

È una giovane donna - Giovannetta, figlia di Pietro de' Vacchi - d'età oltre i trent'anni, sposa a Francesco Varoli, contadino, o piú probabilmente soldato. È figliola che ri­splende nella popolazione per la sua ardente pietà e per la vi­ta intemerata; ed ha, nel marito, da cui è crudelmente mal­trattata, il suo affanno quotidiano. Ella trova nella preghie­ra l'unico conforto alle inenarrabili sofferenze ed amarezze.

Qualcuno potrebbe giustamente chiedere: "Se era cosí buona, perché sposò un uomo simile?".

La tradizione tenta di rispondere. Forse fu persuasa e quasi forzata al matrimonio dai parenti, come si usava; ed ella accettò, nella speranza di divenire strumento di conver­sione per lo sposo. O, piú facilmente, ella conobbe e sposò il Varoli buono, il quale si perdette piú tardi nel vino e nei vi­zi, forse deluso e inasprito per non avere figli dal suo matri­monio, forse trascinato da tristi compagni d'armi e di avventure.

Dopo i fatti che accompagnano l'Apparizione e ne realiz­zano il messaggio di pace, di Giovannetta non si sa piú nul­la. Umile strumento di divina misericordia, a missione com­piuta ella scomparve. E la tradizione la vuole passata pre­stissimo alla visione celeste della Vergine, la cui apparizione qui gliene aveva acceso cosí vivo il desiderio.

Facile l'ammettere, col popolo di Caravaggio, la sua se­poltura nel sottosuolo della Chiesa Parrocchiale, dato che allora i Cimiteri erano nelle chiese e loro immediate adiacenze.

Per molti anni poi i pellegrini usarono visitare in paese quella che fu la casa di Giovannetta, la cui stanza fu a lungo conservata come Cappellina.

Secondo uno studio di Giuseppe Robecchi: "Dov'era la sua casa" pare di poterla collocare in via Fermo Stella, al numero civico 11. Qui, al secondo piano, vi è una stanza, al­la quale si accede per mezzo di un ballatoio, con antichi se­gni di una modesta abitazione. All'esterno vi è un popolare affresco di poche pretese pittoriche ma carico di significato religioso ed umano. Sull'entrata della stanza vi è una lapide, con la seguente iscrizione "Antica e Venerata tradizione vuole che qui abitasse nell'anno 1432 Gioannetta Vacchi, c. Varoli, da Dio prescelta all'insigne favore dell'apparizione di Maria Santissima, che diede origine al rinomatissimo pa­trio Santuario". 

L'Apparizione e l'annuncio della pace

Tramonto del 26 maggio 1432, un lunedi­ Giovannetta è intenta a raccogliere erba sul prato Mazzo­lengo, lontano dal borgo, e va ingemmando il suo lavoro di preghiere e di lacrime.

D'un tratto le appare innanzi una regale e soave Signora che, dopo averla rassicurata e confortata, la invita a ingi­nocchiarsi per raccogliere un grande annunzio.

Le rivela il suo nome; le dichiara che "avendo ottenuto di allontanare dal popolo cristiano i meritati e imminenti casti­ghi della Divina Giustizia, viene ad annunziare la Pace"; e le affida il gioioso messaggio perché lo porti, per la sua realiz­zazione, ai governanti e al popolo.

Chiede che il popolo torni a penitenza e virtú e le eriga in quel luogo una Cappella, ch'ella renderà la casa della san­tità e della sua gloria. 

La fonte miracolosa e il ramo fiorito

A segnare la divina origine dell'Apparizione e dei suoi do­ni, al cenno della celeste Regina, dal prato benedetto tocca­to dalla sua presenza, sgorga una limpida e copiosa sorgente d'acqua, cui traggono a salute, in ogni tempo, moltitudini di infelici, e le cui virtú vengono affermate anche dal subito fiorire di un ramo secco, gettatovi a sfida da un incredulo ostinato e insolente. 

Giovannetta ambasciatrice di pace anche a Milano Venezia Costantinopoli

Giovannetta - trepida tra l'umiltà della sua condizione e la grandezza della sua missione a lei affidata dalla Vergine - ne porta il messaggio al suo popolo; e pure ai governanti, per sollecitarli, in nome della Madonna, agli accordi e alle opere di concordia e di pace.

Ardisce, cosí, lasciarsi persuadere a presentarsi a Filippo Maria Visconti, Signore di Milano; poi al governo della Re­pubblica Veneta; e, piú tardi, su galere veneziane, si porta con numeroso seguito fino a Costantinopoli, all'Imperatore d'Oriente Giovanni III Paleologo, il cui intervento, solleci­tato dalla Madonna a mezzo di Giovannetta, sarà decisivo per il ritorno della Chiesa greca all'unità della Chiesa Romana.

Dovunque la fortunata veggente reca, a prova dell'Appa­rizione e della missione avuta, anfore di acqua della Fonte miracolosa, che opera prodigi di guarigione su innumerevoli infermi. 

Il messaggio di pace e di unione si realizza

Ed ecco che - contro ogni previsione e speranza, poiché, umanamente parlando, le condizioni in cui si trovava il ter­ritorio nostro e tutta la Chiesa non parevano che presagire nuove e piú affliggenti amarezze - ecco che la pace si rea­lizza: per la patria e, piú, per la Chiesa, nel ritorno di dissi­denti e scismatici all'Unico ovile sotto l'unico Pastore". 1433: - pace tra Milano e Venezia:

- richiamo delle truppe milanesi dal territorio pontificio.

1438: - ritorno dei Greci all'unità della Chiesa Roma­na, e proclamazione del primato personale del Papa su tutta la Chiesa (Concilio di Firenze).

Seguono i ritorni degli Armeni (1439), dei Giacobini (1442), di altri Orientali, del Regno di Bosnia, ecc. L'Apparizione di Caravaggio resta, cosí, mirabilmente le­gata alla causa della Pace e dell'Unità della Chiesa di Cristo. "Mai Apparizione della Madonna avvenne in epoca piú tragica e mai Apparizione fu piú provvidenziale di questa". 

Auguste conferme

L'Apparizione di Caravaggio è accertata da documenti storici, tra cui il piú autorevole, è certamente un Atto pub­blico redatto dall'autorità ecclesiastica di Cremona, due me­si dopo l'Apparizione: 

IL DOCUMENTO PRINCIPE 

Testo della lettera di mons. Antonio Agliardi, vicario gene­rale del vescovo Venturino de' Marni (1423-1457) "primo te­stimone dell'Apparizione mariana a Caravaggio". Si noti la data: 31 luglio 1432: sessantasei giorni dopo il “fatto storico”.

"Antonio Agliardi Priore di S. Nicola in Verziano diocesi di Brescia, Commendatario di S. Gabriele fuori le mura di Cremona, Vicario Generale nello spirituale e nel temporale del Reverendissimo in Cristo Padre Mons. Venturino Marni per grazia di Dio e della Sede Apostolica Vescovo di Cremo­na attualmente assente dalla città e diocesi stessa, dal mede­simo Mons. Vescovo avente piena facoltà e potestà di di­sporre quanto è qui sotto detto in forza del decreto, in data 20 febbraio 1431 dello stesso Mons. Vescovo, munito del suo sigillo e redatto in forma di atto pubblico da Giovanni Arrigoni Notaio e scrivano dello stesso Mons. Vescovo di Cremona.

Siamo stati informati dai notabili e dagli abitanti del bor­go di Caravaggio della diocesi di Cremona che vicino allo stesso borgo di Caravaggio in una certa località chiamata Mazolengo vi era e vi è una sorgente. E secondo quanto ci vien riferito, presso la detta sorgente apparve in questi gior­ni cioè lunedi 26 maggio circa l'ora 21a (le nostre ore 17) la Beatissima Vergine Maria in seguito alla quale Apparizione ci si dice che quella località brilla e splende per molti mira­coli e tanto va crescendo la devozione che colà confluiscono da ogni luogo, in cui è giunta la notizia dell'avvenimento, i fedeli cristiani. I notabili stessi ci fecero sapere ancora che essi decisero di far fabbricare e costruire, con le offerte e le pie largizioni dei fedeli, nel luogo in cui si asserisce essere apparsa la Vergine una Chiesa in onore della stessa glorio­sissima Vergine Madre di Dio, con annesso beneficio senza cura d'anime per un Sacerdote, il quale debba essere sempre eletto dal Comune e dagli uomini del detto borgo di Cara­vaggio. Decisero ancora di far costruire ed edificare presso la stessa Chiesa un Ospedale sotto il titolo di S. Maria e che tutte le offerte, pie largizioni e ogni altra cosa che venisse la­sciata o donata - detratto ciò che occorre per formare il detto beneficio - servano e debbano servire ad usi pii e per esercitarvi l'ospitalità. E poiché nella stessa terra di Cara­vaggio esiste già un certo consorzio sotto lo stesso titolo di S. Maria a reggere il quale suole ogni anno il Comune de­purtarvi alcune persone, apprezzando essi la prudenza e la diligenza delle dette persone nell'amministrare e insieme confidando in quelle che in avvenire avrebbero retto il men­zionato consorzio, giudicarono opportuno affidare in per­petuo all'Amministrazione del Consorzio stesso la direzione del nuovo Ospedale che si voleva erigere.

Per tutto ciò essi umilmente ci pregano perché provvedes­simo nel modo piú opportuno. Noi pertanto avendo a cuore soprattutto di dar onore alla Vergine gloriosissima e volen­do favorire gli stessi borghigiani di Caravaggio nel loro lo­devole proposito, massimamente per quello che riguarda il culto di Dio, la salute delle anime e il soccorso degli indigen­ti, con l'autorità ordinaria concediamo alle persone del pre­detto Consorzio di raccogliere, ricevere e amministrare tutte le offerte ed elargizioni, tutte le cose lasciate e donate e quel­le che (in futuro) saranno lasciate e donate: similmente con­cediamo la facoltà di costruire ed edificare la detta chiesa e il detto Ospedale, eretti i quali, ne sia dato avviso al predet­to Vescovo o a noi perché tosto che saranno raccolti i mezzi necessari si possa procedere d'ordinaria autorità alla crea­zione del detto Beneficio sacerdotale e alla istituzione dello stesso Ospedale. A patto però e con la condizione che espressamente si dichiarano, che quelli i quali appartengono al detto consorzio che raccoglieranno, riceveranno e ammi­nistreranno siffatte offerte e largizioni lasciate o donate, siano tenuti, debbano e siano obbligati a darne conto a Mons. Vescovo e ai suoi successori e ai loro Vicari ogniqual­volta e quando ne saranno richiesti e su qualunque entrata e spesa fatta a riguardo di detta Chiesa e Ospedale, cosicché possano essere chiamati ossia convenuti da Mons. Vescovo di Cremona ora vivente e suoi successori e dal suo o loro Vi­cari a renderne conto. Si concede ancora che la elezione e la presentazione del detto Sacerdote che deve o dovrà essere il superiore di detta Chiesa appartenga e spetti di pieno diritto al detto Comune e agli uomini di detta terra a perpetui tem­pi. In guisa però e a condizione che siano tenuti e debbano presentare entro i termini di diritto lo stesso Sacerdote così eletto al Vescovo o al suo - Vicario per averne la conferma e di fare tutte e ciascuna altra cosa che sarà giudicare oppor­tuna circa le decisioni predette. Sopra tutte e singole le quali cose e soltanto in forza della presente deliberazione, per l'autorità del nominato Mons. Vescovo e in forza di poteri e facoltà a noi dal medesmo attribuiti, concediamo facoltà e diamo incarico al molto reverendo sig. Sac. Don Bonincon­tro Secchi Vicario (di Caravaggio) di Mons. Vescovo di por­re in luogo e per autorità dello stesso Mons. Vescovo la pri­ma pietra della medesima chiesa che ivi dovrà essere eretta purché siano fedelmente osservate a tale riguardo tutte le so­lennità richieste e opportune.

In testimonianza di che abbiamo ordinato che fosse scrit­ta, registrata e munita del sigillo episcopale del predetto Mons. Vescovo questa nostra lettera.

Data a Cremona, nel palazzo Vescovile al solito nostro banco Ufficiale della Curia Vescovile, nell'anno di N. S. 1432, indizione X 31 luglio."               (Archivio Vescovile di Cremona) 

Tralasciando lo storico "Privilegio" di Leone X Pontefice Massimo nel 31 marzo 1516 ("or son ottant'anni, quando fu annunciata essere apparsa la gloriosissima Vergine Maria Madre di Dio ad alcune devote persone, presso una fon­te... ") desideriamo dare notizia, ad edificazione del devoto lettore, del "Piú antico racconto del fatto miracoloso" ver­gato su pergamena, in lingua latina a caratteri paleografici, conservato nell'abitazione vescovile presso il santuario, in una felice traduzione italiana del cav. Don Giovanni Strop­pa, arciprete di Caravaggio.

"A Dio Ottimo Massimo, la provvidenza del quale dispo­ne bravamente ogni cosa e la pietà come non lasciò mai privi di aiuto celeste tutti i fédeli, cosí si compiacque una volta con l'Apparizione della Vergine Madre di Dio riguardare anche il popolo di Caravaggio e aiutarlo e onorarlo altresì. Poiché l'anno 1432 dal parto della stessa Vergine, il giorno 26 maggio all'ora ventuna, una donna chiamata Giovannet­ta oriunda del Castello di Caravaggio, di anni 32, figlia di una certo Pietro de Vacchi e moglie di Francesco de Varoli (che tutti conoscevano di specchiati costumi, religiosa e pia e di vita semplice e onesta) essendo fuori del borgo di Cara­vaggio, percorrendo la via di Milano per recare a casa alcuni fasci di erba, che ivi aveva falciata da dare ai giumenti, mentre ripensava seco stessa, ecco, avanti ai suoi occhi una Ma­trona bellissima e ammirabile, di alta statura, dal viso gra­zioso, e dall'aspetto venerando, di un atteggiamento ineffa­bile e non mai pensato vestita di color viola e il capo coperto di un bianco velo, venire e poi arrestarsi verso la stessa Giannetta. E Giovannetta atterrita a si venerando aspetto della nobile Matrona, stupita esclamò: "O Vergine Maria!". E questa subito a lei: "Non temere o figlia, son d'essa, ti prostra e prega" e Giovannetta rispose: "Signora, mi manca il tempo perché i miei giumenti attendono queste erbe". E allora la beatissima Vergine le disse: "Accogli i miei voleri". Ciò dicendo pose la mano sulla spalla della Giovannetta e la fece inginocchiare, soggiungendo: "Ascolta e ricorda le mie parole. Voglio che riferisca, ovunque possa giungere la mia voce e a quelli cui non potrai direttamente, indichi per mez­zo di altri". E cosí, con due grosse lagrime (che Giovannetta poi disse che erano lucidissime e le parevano come goccie d'oro) aggiunse: "Intendeva l'Altissimo mio Figlio, Onni­potente, distruggere a fondo questo globo terrestre per la nequizia degli uomini che sempre nuove scelleraggini com­mettono e precipitano di peccato in peccato, ma io per delit­ti dei miseri ho innalzato preghiere allo stesso mio Figlio supplicandolo per sette anni. Per il che voglio che tu dica a tutti e a ciascuno degli uomini di digiunare a pane e acqua ogni venerdí in onore dello stesso mio Figlio e di festeggiare per mia devozione il vespero del sabato. Devono infatti de­dicarmi quel pomeriggio per tanti e sí grandi beni che per me hanno ottenuto dal Figlio mio". E tutte quelle parole la stes­sa Signora Vergine a mani aperte, come afflitta, proferiva. Allora Giannetta disse: "Queste cose non mi crederanno gli uomini". E a lei la Clementissima Vergine: "Alzati, disse, e non temere e riferisci ciò che ti ho comandato; e quanto di­rai sarà comprovato da tali meraviglie che nessuno dubiterà della verità delle tue parole". Ciò detto, e fatto un segno di croce verso la Giannetta, sparve ai suoi occhi. Giovannetta subito tornò a Caravaggio raccontando ciò che aveva visto ed udito. Per le quali cose molti, credendo a lei, cominciaro­no a visitare quel luogo: e ivi trovarono una fonte non mai vista prima, alla quale allora certi ammalati, e molti in ap­presso, confidando nella potenza divina si recarono e ritor­narono poi liberati dalle infermità, di cui erano afflitti. Per le preghiere e pei meriti della Gloriosissima Vergine Madre di Dio e del Signor Nostro Gesú Cristo, al quale col Padre e con lo Spirito Santo sia sempre lode e gloria per la salute dei fedeli. Cosí sia!".

Ai documenti che provano la storicità dell'Apparizione Mariana a Caravaggio, si aggiungono i monumenti(*) che la illustrano, e la conferma venutaci da altre simili apparizioni della Madonna. 

La prima - quasi sconosciuta, ma segnata in documenti e costanti tradizioni locali, riportati e illustrati negli annali dei Servi di Maria - avvenne a una Suora delle Agostiniane di Caravaggio (1511) (Suor Gabriella da Brignano) per con­durla al vicino Castello di Vailate e insediaìvela fondatrice del monastero delle Serve di Maria.

La seconda, quella avvenuta presso Pumenengo (Berga­mo), il 24 maggio 1585, a un povero sordomuto che pregava dinanzi a una cappelletta campestre dedicata alla Madonna di Caravaggio; con l'invito al Signore del luogo a mutare la semplice cappelletta in un tempio, e l'improvvisa guarigione del sordomuto a prova dell'Apparizione. E sul luogo sorse infatti il bel Santuario detto "La Rotonda", per la sua for­ma circolare.

La terza non è una Apparizione, ma un duplice fatto mi­racoloso avvenuto a Codogno: la guarigione istantanea di una povera contadina che pregava dinanzi alla immagine della Madonna di Caravaggio (1709): e le misteriose e mera­vigliose circostanze che sventarono, l'anno dopo, la profa­nazione della Cappella che vi era sorta e il furto della lampa­da ad olio. Per cui, subito nel 1711, si diede mano alla co­struzione del bel Santuario attuale, dove il Sacello della Ma­donna splende di una rara ricchezza di arte e di marmi.

La quarta - assai nota e celebre - è l'Apparizione ripe­tuta per cinque volte a Montagnaga di Pinè (Trento) nel 1729-30, a una giovanetta del luogo. In essa la Madonna chiese ripetutamente di essere onorata sotto il titolo di Cara­vaggio. Sul luogo delle apparizioni sorse poi un Santuario - il Santuario della Madonna di Caravaggio: il piú impor­tante e piú frequentato del Trentino. 

Venite a Me, voi tutti...

Al luogo santificato dalla sua presenza e divenuto centro delle sue misericordie, la Madonna - attrasse, come attrae, in ogni tempo, gente d'ogni classe e d'ogni luogo a ottenere grazie e conforti.

La storia ricorda tra i visitatori illustri:

- la Principessa Edvige, figlia di Sigismondo Re d'Un­gheria e Imperatore di Germania, che vi ottenne la guarigio­ne da un lupus facciale (1460-70);

- Luigi XII dei Francesi, quando venne a ringraziare per la vittoria ottenuta sui Veneziani ad Agnadello e a ricevere la consegna del territorio bergamasco (17 maggio 1509);

- Il Papa S. Pio V. che venne al Santuario quando era Priore e Parroco del Convento Domenicano di Soncino, mantenendovi poi viva devozione;

- Giovanni dalle Bande Nere, che vi pose il campo del­le sue milizie (1523);

- S. Carlo Borromeo, che vi battezzò il figlio del Duca Francesco Sforza (1581);

- Papa Gregorio XIV, Sfondrati, quand'era Vescovo di Cremona (1580-90);

- Bianca Maria Visconti, che vi celebrò le nozze nel 1716;

- Ferdinando I Imperatore d'Austria e Re d'Unghe­ria, quando inaugurò il viale nel 1838.

E quanti altri personaggi illustri vollero passare qui per essere testimoni delle meraviglie della Vergine SS., e quasi per risentire il soave conforto della sua sensibile presenza.

Dal 1630 la Direzione del Santuario doveva persino sten­dere un apposito cerimoniale da osservarsi in occasione del­le visite piú illustri di Cardinali, Principi, Vescovi, ecc.

Dal 1943 al 1955, il Santuario fu anche la sede ordinaria dei Convegni Annuali dell'Episcopato lombardo; con radu­no dei Vescovi residenziali e ausiliari di Milano, Pavia, Cre­mona, Bergamo, Brescia, Como, Crema, Lodi, Mantova, sotto la presidenza del Servo di Dio Cardinale Ildefonso Schuster. (adesso santo)

Tra gli illustri pellegrini possiamo rammentare il Card. Angelo Roncalli, in ripetute devote visite sia quand'era Nunzio in Turchia e Bulgaria, o Patriarca a Ve­nezia: l'ultima il 30 agosto 1958, a meno di due mesi dalla sua elevazione al Soglio Pontificio con il nome di Papa Gio­vanni XXIII. Alla cui felice e venerata memoria la Comunità civica di Caravaggio volle intitolare il maestoso Viale del Santuario che unisce la Città alla Basilica.

Ed ancora: i Cardinali Arcivescovi di Milano, Montini, futuro Papa Paolo VI, e Colombo, che fu al Santuario nu­merose volte a guidare storici pellegrinaggi.

Ma, soprattutto, è da notare che il Santuario, da oltre cin­que secoli, è la mèta di un ininterrotto pellegrinaggio di con­tinue turbe d'infelici pieni di sofferenze e di speranze a chie­der sollievo, e di folle sempre crescenti di fedeli oranti e osannanti, come è centro desiderato per grandi manifesta­zioni a tutela della fede e a rinnovazione della pietà e della vita cristiana.

Memorabili, tra le recenti, per solennità di riti e concorso di rappresentanze e di folle, le Feste del 2° Centenario dell'Inconorazione (1910) e del 5° Centenario dell'Appari­zione (1932) presiedute dal Cardinale di Milano, il Servo di Dio Card. Schuster, come Legato Pontificio, e che ebbe tra i Presuli presenti anche il futuro Pontefice Giovanni XXIII, che celebrò in Santuario e nell'Arcipretale. Da ricordare, per valore cristiano-sociale, il lontano Pellegrinaggio Lom­bardo del 1879, con tutti i Vescovi di Lombardia e oltre 500 parroci e 50.000 fedeli.

Piú recentemente è degna di memoria nella Storia del Santuario la grandiosa Giornata di preghiera penitenziale per il Concilio Vaticano II, presieduta dal Card. Giovanni Battista Montini, Arcivescovo Metropolita, con i lombardi e altri diciasette Vescovi e piú di 3000 sacerdoti. Fu il 12 settembre 1962, nell'imminenza dell'apertura dell'assise ecumenica.

E il 29 maggio 1970 i Vescovi della Lombardia, con a ca­po l'Arcivescovo di Milano, Card. Giovanni Colombo e presente, l'illustre oratore Card. Gabriele Garrone, prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica, riunirono a Caravaggio, ai piedi della Vergine santissima, piú di 1500 sacerdoti per celebrare la Messa d'oro del Pontefice Paolo VI di v.m. 

Tra tutte le genti

Per la sua grande portata storica, l'Apparizione di Cara­vaggio si eleva su innumerevoli altre - sulle poche che la precedettero e sulle moltissime che la seguirono -; e il culto della "Madonna di Caravaggio" si diffonde per tutta Italia dove moltissime chiese, parrocchie, cappelle, altari, edicole, ne tengono viva la devozione; cosí in altri paesi d'Europa e, fin oltre gli oceani, nelle Americhe, nell'Africa e nelle Indie, sulle vie degli alti prodigi che continuamente la Vergine elar­gisce a chi l'invoca sotto questo titolo, e dovunque giunga l'acqua della inesausta fonte miracolosa.

Particolarissima devozione alla "Madonna di Caravag­gio" s'irradia, dal Santuario di Caxias do Sul, sullo Stato del Rio Grande del Sud in Brasile, che nel 1948 proclamò la "Madonna di Caravaggio" patrona principale dello Stato, e dove nel settembre 1979 si recò il nostro Vescovo di Cremo­na, Mons. Fiorino Tagliaferri, per riunire la comunità cre­monese dei sacerdoti missionari in terra brasiliana e celebra­re nel grandioso Santuario le lodi alla Vergine di Caravaggio. 

La Madonna Nostra e gli ammalati

Ogni Santuario diventa, per espressa volontà della Vergi­ne SS., un centro delle sue materne misericordie, ed è perciò naturale che attragga a sé ogni sorta di miserie umane nella speranza e nell'invocazione di sollievo e aiuto.

Anche il nostro Santuario esercita da oltre cinque secoli questa mirabile ed efficace attrazione, e, con le nascoste mi­serie dello spirito, richiama, all'onda fluente della sorgente miracolosa, ogni sorta di malattie che spesso qui trovano guarigione anche in forma prodigiosa.

La mancanza, tra noi, di un Ufficio di constatazioni, co­me è a Lourdes, fa si che gli ammalati non si preoccupino di portare i documenti delle loro infermità, onde sia un poco facilitata la constatazione delle guarigioni in caso di grazia.

Per questo noi non facciamo pubblicità intorno alle gua­rigioni che qui avvengono. Ma è pur a dichiarare che ordi­nariamente - ed è cosa inspiegabile - i pellegrini del no­stro Santuario rifuggono già da se stessi alla pubblicità delle grazie e favori ottenuti. Anche se invitati a dare notizie, non rispondono, lieti di dire la loro riconoscenza alla Madonna dal segreto del loro cuore, dall'intimità del loro santuario domestico.

Vi sono poi forme singolari di malattie che si rifugiano al nostro Santuario, e sono le forme nervose: nevrastenie, epi­lessie e isterismi - che spesso producono accessi e manifestazioni che il popolino attribuisce al maleficio o stregone­ria, o a possesso diabolico.

Come a Lourdes, a Loreto e in tanti altri Santuari, gli am­malati trovano da noi benevola accoglienza e premurosa assistenza.

Specialmente per essi è sorto l'Ospizio con ogni conforto. E per essi sono le piú belle manifestazioni di pietà e invo­cazione, che realizzano qui, nel piú adatto ambiente, le cele­brazioni del centro mariano internazionale di Lourdes.

La Sezione Lombarda dell'UNITALSI (Unione Naziona­le Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Italia­ni) ha, nel nostro Santuario, il suo centro di attrazione; e il gruppo locale dell'Unione si presta sempre con illuminata generosità all'assistenza degli ammalati che giungono da ogni parte. 

IL SANTUARIO

La chiesa antica 

A soddisfare l'espresso desiderio della Celeste Regina e la crescente pietà delle folle accorrenti, sul luogo dell'Appari­zione sorse subito una Cappella.

Il 31 luglio 1432, due soli mesi dopo l'Apparizione, già se ne autorizzava la posa della prima pietra. Successivamente venne ampliata a chiesa e decorata, poi trasformata e rifatta nel corso degli anni.

Quasi tutte le immagini antiche della Madonna di Cara­vaggio portano, a sfondo della scena dell'Apparizione, una chiesa, dalla forma sempre uguale, che fa pensare sia ripro­duzione dell'antico Santuario. 

L'attuale Tempio

Nel 1575-80 si ebbe la prima costruzione dell'attuale mae­stoso tempio, che costituisce l'opera piú bella, insieme alla chiesa-santuario di Rho in Lombardia, di Pellegrino Tibaldi de' Pellegrini, l'architetto di fiducia di San Carlo Borro­meo: l'opera nella quale l'artista volle accostarsi di piú al grande maestro Michelangelo, e per la quale Filippo II di Spagna commise al Pellegrini i lavori di rifinitura e decora­zione per il Reale Monastero di S. Lorenzo all'Escuriale di Madrid.

Le opere di compimento del grande Santuario continua­rono a lunghi intervalli, fino al 1700 circa.

Nel IV centenario della edificazione, cioè nel 1975, l'Am­ministrazione ecclesiastica riuscí, superando difficili proble­mi interpretativi, di tradizione e finanziari, ad offrire alla vista del pellegrino lo spettacolo della purissima concezione architettonica del nostro Santuario. Il cui esterno aspetto, deturpato da troppo tempo da un intonaco giallo che tutto uniformava e confondeva, ora evidenzia al massimo un tipo di architettura - pregevolissima - che si regge su una pro­pria nobiltà di ritmo, con gli archi, le cornici, le lesene rie­mersi, cotti e mattoni sagomati finemente, zoccoli e capitelli in pietra dura alpina in giusta contrapposizione con le spec­chiature parietali rinnovate in intonaco grezzo, pur conser­vando una propria ed imponente staticità.

Di questa opera restaurativa di ampio respiro - cui va dato giusto riconoscimento agli amministratori, alla Soprin­dentenza ai Monumenti di Milano e all'Impresa Doneda di Vailate - il visitatore riceve il massimo di interiore consola­zione nell'ora del vespero, quando la luce del sole occidente dona a tutto l'ordine architettonico tibaldiano, influenzato dalla poderosa lezione michelangiolesca, un'esaltante armo­nia di volumi e di spazi: veramente si assiste al "miracolo del cotto del Santuario di Caravaggio" (Osmano Cifaldi).

La grandiosa costruzione si stende sul braccio trasversale di un'immensa area a croce, che ne viene divisa in quattro piazzali, dei quali i tre maggiori sono circondati da portici.

L'edificio è a croce latina con due facciate, sormontato, alla crociera, da una solenne cupola (alt. m. 68) coperta in rame nel 1721-22, e di nuovo nel 1965, sotto la quale l'altare divide la chiesa in due corpi distinti: verso ponente la parte maggiore, e verso levante la minore, che sarebbe il vero e proprio Santuario, in vista del Sacro Speco dell'Apparizione.

Molti chiedono perché il Santuario volge al viale il fianco invece che la facciata.

Occorre ricordare che, quando sorse il Santuario, non c'era la strada diritta tra questo luogo e la città, ma solo la stradetta tortuosa di comunicazione con Misano. Perciò la fabbrica del Santuario si attenne alle leggi liturgiche secon­do le quali (quando non si debbano servire altre esigenze di accesso) le chiese devono essere costruite in modo che il cele­brante sia voltato verso Oriente nella celebrazione dei Sacri Riti, poiché la salvezza ci venne dall'Oriente.

La successiva costruzione del viale lo portò a battere, col­la sua rettilinea, sul fianco invece che sulla facciata dell'edi­ficio, ma possiamo dire ben felice tale esigenza, perché il fianco del Santuario ne offre la visione piú grandiosa.

Prima di entrare diamo uno sguardo al busto di Monsi­gnor Cazzani. 

Il monumento dell'Arcivescovo Mons. Cazzani

A chi entra in Basilica appare - solenne, paterna e bene­dicente - la figura dell'Arcivescovo Mons. Cazzani, il Pre­sule che in mille modi rivalutò e riaffermò l'importanza del Santuario, e, in esecuzione dei Patti Latenarensi del 1929, portò il Santuario stesso alla libera amministrazione dell'Ordinario della Diocesi cremonese.

L'epigrafe, che sta sotto il busto in bronzo di Ferraroni di Cremona, è chiara ed eloquente.

Venne inaugurato nel 1957 dall'Arcivescovo Metropolita Mons. G.B. Montini, nel venticinquennale dell'avvenimen­to, lodevolmente ricordato ai posteri per volontà del Vesco­vo di Cremona Mons. D. Bolognini e dell'Amministrazione ecclesiastica. 

L'altare

Costituisce l'elemento piú ricco e grandioso tra i comples­si monumentali del Santuario.

Deliberata la costruzione, all'indomani della solennità dell'inconorazione della statua della Madonna, concessa dal Capitolo Vaticano nel 1710, fu affidata all'Architetto Sici­liano, che ne elaborò il progetto (1712), ispirandosi agli stu­di di Michelangelo per l'Altare della Confessione della Basi­lica Vaticana. Fu poi realizzato nel 1735 dall'Ing. Merlo di Milano e dagli scultori Nava per l'architettura e gli ornati, e Mellone per le statue.

È un tempietto formato da otto colonne abbinate, che si alza di quindici gradini, per tre ripiani, sul piano del tempio. Alto e grandioso, ricco di marmi vari e pregiati e di metalli dorati, con quattro statue negli intercolunni, eleva un bal­dacchino a festoni dorati, al cui fastigio quattro angeli reca­no una corona di stelle.

Le quattro statue rappresentano quattro virtú, forse le virtú di Giovannetta, la veggente della Madonna: 1) la Fede ..    (figura con la croce); 2) la Semplicità (figura che regge due colombe); 3) la Carità (figura che innalza il cuore); 4) l'Umiltà (figura che tiene sotto il piede una corona). 

II Sacro Speco

Sotto l'Altare Maggiore, sul luogo preciso toccato dalla presenza della Madonna e apertosi al Fonte miracoloso, è il Sacro Speco dell'Apparizione, col gruppo statuario che ne ricostruisce la scena mirabile. Il gruppo statuario in legno - opera del Moroder di Val Gardena - fu inaugurato nel 1932, nelle feste del V centenario dell'Apparizione, presie­dute dall'Em. Cardinale Schuster Legato Pontificio, che ce­lebrò la solenne Incoronazione della Statua.

Precedentemente vi era una indecorosa statua, fatta da un modesto artigiano di Caravaggio nel 1816, rivestita da man­ti di preziosi tessuti, che le venivano mutati a rotazione se­condo le solennità e le stagioni. Non si hanno notizie delle precedenti statue o figurazioni.

La verga fiorita tra le due figure del gruppo, è ancora quella lavorata in argento dal Bonetti di Milano per le feste del 1710.

La prima solenne Incoronazione - per Decreto del Capi­tolo Vaticano - fu compiuta nel 1710.

Chiude il S. Speco un cancello di sicurezza, al quale si unisce a sera una portiera con la scena della Apparizione sbalzata a grande lastra di rame dorato. Alla sommità dell'arco, una gloria di angeli intorno al monogramma di Maria, in bronzo dorato.

Sulla soglia dello Speco sta la scritta: «Adfuit hic Virgo - fixit vestigia plantae; letitiaque gemens - fonte rigatur hu­mus». E vuol dire: «Appare qui la Vergine; lasciò l'impron­ta de' suoi piedi: e la terra, piangendo di letizia, s'aperse a un fonte».

Una ricca cancellata - costruita a Brignano, in ferro bat­tuto e ottone - divide il luogo di preghiera del clero e dei fe­deli, da quello che è ora la piazzetta dei ceri votivi. La quale, da principio, doveva invece essere la discesa al sotterraneo del S. Fonte, come si vede nel primo modello in legno dell'Altare, che si conserva ancora presso il Santuario. 

La decorazione del Tempio

È opera pregiata di Pittori Caravaggesi.

(Purtroppo questa terra caravaggese nulla possiede delle opere d'arte del suo piú illustre figlio, il pittore Michelange­lo Merisi (n. verso 1570 - m. 1610), l'immortale capo-scuola del Realismo, detto proprio «Il Caravaggio»).

Giovanni Moriggia - dal 1845 al 1859 - a lunghi interval­li, dovuti a incomprensioni e contrasti locali e alle lotte da lui sostenute come patriota affiliato alla «Giovine Italia» - dipinse i quattro pennacchi sotto la cupola, la gloria della cupola stessa, le volte dei due bracci a lato dell'altare; e, da ultimo, i lunettoni sull'arco interno della due facciate, che sono i meno riusciti, per il pittore già invecchiato e sofferente.

Luigi Cavenaghi - Celebre in Italia e all'estero come insu­perabile restaturatore dei piú grandi capolavori della pittu­ra; direttore della Scuola Superiore d'Arte di Milano e poi delle Gallerie Vaticane compi, ad intervalli, dal 1892 al 1903, la decorazione della volta di tutto il tempio. È opera giustamente lodatissima, per la quale lo scrupoloso pittore dovette superare molte difficoltà, ispirando l'opera sua alle decorazioni eseguite dal Pellegrini nell'Escuriale di Spagna, da lui completato e decorato poco dopo la costruzione del Santuario e nel medesimo stile. La calda tonalità dei colori e la profusione degli ori danno a tutta la decorazione una vi­vezza di fiamma. 

IL CAPOCROCE O SANTUARIO PROPRIAMENTE DETTO 

Sull'arco contro facciata si vedono: la Visita di Maria alla cugina Elisabetta, e la Nascita di Gesú, del Moriggia. Tutto il resto costituisce la prima parte dell'opera del Ca­venaghi. Divisa la volta in tre arcate e vari campi da auree li­nee geometriche, il pittore vi profuse figure vivissime, tra una esuberante ricchezza di festoni, targhe, fiori e rabeschi e 22 angeli e 40 putti nei piú armoniosi atteggiamenti. Si am­mirano verso i quattro angoli le figure maggiori: Isaia, Ge­remia, Davide e Salomone. Ai lati delle due finte finestre stanno i quattro Santi Padri della Chiesa latina: Ambrogio e Agostino, Gregorio Magno e Leone (in quest'ultima figura, le fattezze di Leone XIII allora regnante). Sotto la grande fascia sono rappresentati sei Santi cantori delle glorie di Ma­ria: S. Gerolamo, S. Bernardo, S. Cirillo d'Alessandria, S. Ildefonso Vescovo di Toledo, S. Sofronio e S. Germano.

Quattro piccole cartelle centrali a chiaro-scuro raffigura­no le quattro virtú cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.

Ai lati della porta due grandi statue di S. Pietro e S. Andrea.

Nei riquadri delle pareti, sono stati recentemente collocati grandi quadri, precedentemente non esposti ai fedeli:

- Una tavola con la figurazione dell'Apparizione. Opera assai pregiata di ignoto di fine '500. Era precedentemente divisa in due parti, che formavano da battenti alla porta di chiusura dell'antica cappella della Madonna.

- Grande tela, di buona fattura, con l'Apparizione e i Santi Fermo (patrono di Caravaggio) e Carlo Borromeo. 

I QUATTRO PENNACCHI SOTTO LA CUPOLA 

Opera del Moriggia.

Portano in scena quattro donne dell'Antico Testamento, che, per qualche lato, rappresentano la Vergine SS. e la sua opera di mediazione e di salvezza. Vogliono pure figurare, secondo l'intenzione dei committenti, le quattro virtú cardinali.

Iniziando dalla destra di chi guarda l'altare maggiore, troviamo:

1) Ruth - Giovane donna, rimasta vedova, come la co­gnata, appena sposata, volle rinunziare a nuove nozze e re­stare accanto alla suocera Noemi per esserle di aiuto e con­forto nel tramonto della vita. Poverissima, andava à spigo­lare il grano per mantenere la suocera. Nei campi incontrò Booz, signore del luogo, che lodò la sua carità, soccorse la sua povertà, e piú tardi la prese come sposa, facendola en­trare nella famiglia da cui venne il Redentore (fu ava di Davide).

Esempio di carità vera nei rapporti familiari. Virtú: temperanza.

2) Giuditta - Il re degli Assiri, fiero delle vittorie ottenu­te sui Medi, voleva sottomettere tutte le nazioni vicine, e al­lora mandò il generale Oloferne, dalla gigantesca statura, verso la Palestina e Gerusalemme, sulle quali avanzava il flagello devastatore. Eliacim organizzò la resistenza, ma gli Ebrei, assediati in Betulia ed estenuati dalla sete, stavano per cedere. Allora Giuditta, una giovane donna, si avanzò

come ambasciatrice verso il campo di Oloferne, il quale l'ac­colse e l'ammise alle sue tende. Ma, nella notte, Giuditta troncò il capo ad Oloferne assopito nell'ubbriachezza, e de­terminò la confusione e la fuga nel campo nemico, e la libe­razione del suo popolo, che le decretò il trionfo.

Figura della Madonna che salva l'umanità vincendo il demonio.

Virtú:- fortezza.

3) Ester - Assuero, re di un grande territorio di 27 pro­vincie dall'India all'Etiopia, sceglie Ester come sposa e regi­na, senza sapere ch'ella proviene dagli ebrei che egli tiene in schiavitú. Aman, primo ministro del re, perseguita ingiusta­mente gli ebrei, e Mardocheo, zio e adottante di Ester, che ne è uno dei capi. Ester interviene, denunzia al re le ingiusti­zie di Aman, e salva lo zio e il suo popolo.

Figura della Madonna interceditrice per noi presso Dio. Virtú: giustizia.

4) Abigaille - Mentre il re Davide s'accinge a vendicarsi fieramente dell'offesa che Nabal gli aveva recata, la moglie di costui, Abigaille, con molta accortezza, gli si fa incontro recando doni, per chiedere pietà, offrendosi a subire lo stes­so castigo meritato dall'insipienza del marito; e ottiene cle­menza e perdono. Figura della Madonna interceditrice. Virtú: prudenza. 

LA CUPOLA 

Il Moriggia, con larghezze di vedute e armoniosa grandio­sità di linee, vi ha segnato l'apoteosi e la gloria della Vergine.

Il tema vi è tratto in due cerchi di figure e di scene.

In quello superiore è la SS. Trinità, circondata da figure di Angeli musicanti, e anche di sante Vergini (Cecilia, ecc.), secondo la parola che assicura ai Vergini un posto privile­giato e piú alto nella gloria.

In quello inferiore è Maria in trono circondata da un volo di angeli. Dietro le sta una schiera di Vergini biancovestite inghirlandate di fiori. Alla destra della Madonna, partendo dal trono, stanno i Santi Martiri Fermo e Rustico, Patroni di Caravaggio, S. Pietro Apostolo, Santi Dottori (in primo piano Agostino e Ambrogio); segue S. Stefano protomarti­re che presenta molti personaggi dell'Antico Testamento, tra i quali primeggiano Mosè, Aronne, Simeone.

Alla sinistra della Madonna è il gruppo degli Apostoli ed Evangelisti con S. Paolo, segue S. Giovanni Battista Pre­cursore che addita la Vergine al gruppo dei Profeti e Pa­triarchi con in primo piano il Re Davide. A chiudere i due semicerchi, stanno, di fronte al trono di Maria, le figure di Adamo ed Eva con il figlio Abele. Cosí che, volendo consi­derare la scena nella sua ordinata unità, vediamo: dai proge­nitori partono per due lati verso il trono della Madonna, i personaggi dell'Antico Testamento, preceduti, da una par­te, dal Precursore, e dall'altra dal Protomartire; innanzi a loro stanno i personaggi del Nuovo Testamento. Lo sfondo della scena è occupato da figure di secondo piano.

Tutta la decorazione della cupola, che lega incornicia e fa splendere gli affreschi del Moriggia, è opera del Cavenaghi. Tra la prima e la seconda balconata, alternate coi fine­stroni, stanno le quattro grandi statue degli Evangelisti, coi rispettivi simboli: S. Matteo con l'Angelo, San Marco col leone, S. Luca col vitello, S. Giovanni con l'aquila.

Sulla balconata inferiore è sistemata una parte dell'orga­no, e precisamente i concerti di viole, voci umane e campane. Sotto la balconata, in grande fascia a fondo dorato, ad imitazione di quella della cupola di S. Pietro a Roma, corre la scritta latina che dice: «Ho scelto e santificato questo luo­go perché qui permanga il mio nome e vi restino aperti il mio cuore e i miei occhi in tutti i giorni». 

BRACCI LATERALI DELLA CHIESA 

La volta dei bracci laterali è stata affrescata dal Moriggia, con pitture che si elevano sull'altre sue, e per nobiltà di for­me e ricca varietà di colori.

A sinistra di chi guarda l'altare, nella parte della sagre­stia, si ammirano nella volta: al centro l'Immacolata; ai lati la cacciata dei nostri progenitori dal Paradiso terrestre dopo il peccato, e la Natività di Maria. Ai lati della finestra le fi­gure della Fede e Religione. Tutto intorno, a sfondo d'oro, è la insuperabile decorazione del Cavenaghi, che, piú sotto, dà, balzanti da due finestre circolari, le figure dei profeti Habacuc e Michea.

Domina la parete centrale la grande tavola della Deposi­zione di Ambrogio Bergognone (1490-1500), il grande pitto­re che ha i suoi capolavori alla Certosa di Pavia.

Basta il nome a dire l'incalcolabile valore del quadro. Nel braccio destro abbiamo, nella volta, ad opera di Mo­riggia, l'Assunta, la presentazione di Maria al Tempio e Gesú tra i dottori. (Nell'affresco della presentazione di Ma­ria al Tempio, nel personaggio che osserva la scena dal ten­daggio è l'autoritratto dell'autore). Ai lati della finestra le figure della Speranza e Carità. Sotto, nella decorazione di Cavenaghi, sono i profeti Malachia e Zaccaria.

In piano sono gli otto confessionali degli uomini, di re­cente fattura; i simboli scolpiti e dorati nelle cimase richia­mano la dottrina sul Sacramento che vi si amministra.

Sopra i confessionali un quadro di ignoto autore con la cena di Baldassarre, in cui apparve una mano misteriosa a segnare in tre parole «Mane-Thechel-Fares» la condanna del re e la caduta del suo regno. 

LA NAVATA MAGGIORE 

La squisita ornamentazione a rabeschi, festoni, targhe, cartelle, rosoni e cammei, rende la volta tutto un meravi­glioso ricamo. I colori vi sono attenuati al confronto con la parte del Capocroce. La volta è divisa in cinque campate corrispondenti alle arcate delle cappelle sottostanti.

Ai lati delle finestre e sopra di esse, sibille e angeli e putti, nelle piú belle e varie pose, riempiono di vita il tempio, e ri­chiamano ed elevano il pensiero dei fedeli.

Profusione di simboli nei disegni e di voci nelle targhe, cantano ed esaltano tutti i titoli di grandezza, e di gloria della Vergine.

Le cartelle centrali delle volte recano, in figurazione sim­bolica, le Litanie della Madonna.

Contro facciata, nell'arcone, sono l'Annunciazione e lo Sposalizio della Vergine, ad opera del Moriggia.

Piú sotto Cavenaghi ha posto, in due quadri decorativi a chiaro-scuro, la Religione e la Speranza. 

LE OTTO CAPPELLE 

Sono ricche (meno una) di decorazione a stucchi e pittura, antichi o imitati, di bella fattura, con tutti gli altari in mar­mi policromi, qualche buon quadro e belle statue decorative laterali.

Scendendo dall'Altare Maggiore si trova, a destra:

1. - Cappella di S. Anna e S. Gioachino, genitori di, Maria SS.

Il quadro è un bel lavoro del Moriggia. Nella volta Angeli di recente fattura. Ai lati le statue di S. Giuseppe e S. Gio­vanni Battista.

2. - Cappella di S. Pietro Apostolo.

Il quadro rappresenta la pesca miracolosa. È opera di­screta di autore ignoto. Bellissimi i sette quadretti della vol­ta, con episodi della vita del Santo, a tinte cariche, dipinti nel 1931 dal pittore bresciano Cresceri, mentre Trainini ha eseguito gli stucchi. Ai lati le statue dei Santi Martiri Fermo e Rustico, Patroni di Caravaggio.

3. - Cappella di S. Antonio da Padova e S. Lucia Ver­gine Martire.

Il quadro rappresenta il Santo e la Martire in contempla­zione della Madonna. È opera di ignoto ('700?).

La volta fu decorata nel 1931 dal Boggiani con due episo­di della vita di S. Lucia (la visione alla tomba di S. Agata, e la Santa trascinata al martirio) e di S. Antonio (il Santo da­vanti al feroce Ezzelino da Romano, e il miracolo della mula che adora l'Eucarestia).

4. - Cappella di S. Michele.

Il quadro è una brutta copia di quello del Reni, fatto dal Gallinoni di Calvenzano.

I simboli eucaristici della volta e la migliore fattura della balaustrata ricordano la custodia del SS. Sacramanto a que­sto altare negli anni passati.

Sull'altro lato della chiesa (e, traversando, troviamo, ai lati della porta maggiore, altre due statue dei Santi Fermo e Rustico):

5. - Cappella di S. Antonio Abate.

Un bel quadro del '700 rappresenta il Santo, diversamen­te alla forma consueta, in abiti pontificali. Nella volta, le cartelle rappresentano episodi della vita e delle tentazioni del Santo. Ai lati le statue dei Santi Apostoli Tommaso e Bartolomeo.

6. - Cappella dell'Addolorata.

È l'unica che manca di decorazione nella volta. In com­penso ha un bel quadro del Cavedoni (1600) rappresentante la Deposizione di Cristo. Passato da Imola alla Pinocoteca di Brera, questa lo passò al Santuario. Ai lati le statue di Davide e Daniele (scultore Rusca).

7. - Cappella dei Santi Filippo e Giacomo.

I Santi sono raffigurati nelle due statue laterali e nel qua­dro che è pala all'altare. Le cartelle della volta rappresenta­no episodi della vocazione e dell'attività dei due Apostoli.

8. - Cappella del Rosario.

Il quadro ritrae la Madonna del Rosario, col Papa S. Pio V, dell'Ordine dei Domenicani, propagatore di tale preghie­ra e devotissimo della Madonna sotto il titolo dell'Appari­zione di Caravaggio, da lui conosciuta e venerata quando fu Priore e Parroco a S. Giacomo di Soncino. Nel quadro è pure rappresentato Soncino Secco, membro illustre della nobile famiglia tanto benemerita del Santuario. Nelle cartel­le della volta i misteri del Rosario. Ai lati le statue dei Santi Evangelisti Giovanni e Marco. 

Grazie ricevute ed ex-voto

Le pareti del Santuario offrono al pellegrino una visione pur ricercata, anche se è la negazione dell'arte: quella dei cuori votivi e dei quadretti che ricordano alcune delle innu­merevoli grazie elargite dalla Madonna da questa Sua casa.

Nel novembre del 1966 migliaia di questi cuori d'argento sono stati offerti per soccorrere gli alluvionati, rispondendo all'appello rivolto a tutte le chiese dalla Conferenza Episco­pale Italiana.

I pochi rimanenti vennero collocati in bell'ordine sulle pa­reti della navata prospiciente il S. Speco e nei bracci laterali della Basilica.

Per quanto numerose queste prove di riconoscenza, sap­piamo che immensamente piú numerose sono le grazie elar­gite dalla Madonna, anche a contare solo quelle in ordine materiale; ma i fedeli del nostro Santuario, come già accen­nammo piú sopra, hanno l'abitudine di non comunicare le grazie ricevute, quasi nel timore di sciuparne la bellezza e l'intimo godimento, mentre tale pubblicazione servirebbe assai alla propaganda del culto della Vergine.

I fedeli che volessero fare offerte speciali a segno di rico­noscenza o di invocazione, sarebbe bene chiedessero prima alla Direzione del Santuario in quale forma torni piú oppor­tuna l'offerta. 

L'organo

Costruito nel 1837 da Serazzi di Bergamo fu rifatto nel 1905 da Vegezzi Bossi di Torino, e, nel 1927, restaurato e di­viso in tre corpi da Tamburini di Crema.

Nel 1954-55 venne completamente rinnovato e ampliato dalla Ditta Balbiani-Végezzi-Bossi di Milano.

È un grandioso strumento d'incomparabile potenza ed ef­fetto; uno dei migliori organi: veramente degno della cele­bre Basilica di Caravaggio.

Ha mantenuto la precedente divisione in tre corpi: due di essi (uno di fronte all'altro) nella navata maggiore della Ba­silica, il terzo sulla balaustrata della cupola.

Dietro la ricca volta a stile barocco che incornicia i gruppi di canne sonore piú pregiate, in stagno, con artistica lavora­zione delle bocche di suono, sta il grande organo, disposto in un poderoso impianto a sei piani sovrapposti di diecine di somieri.

Sulla cantoria di fronte, un corpo d'organo corale desti­nato a sostenere i cantori.

Sulla balaustrata della cupola hanno sede particolari con­certi che danno mirabili effetti di eco; concerti di viole, voci umane e campane.

Sulla cantoria è piazzata la consolle, con quattro tastiere a trasmissione elettrica, una delle quali corrisponde con gli strumenti della cupola.

L'organo è composto di un complesso di 127 registri e cir­ca 6000 canne.

Ha tale potenza che, con un accordo di soli ripieni, si fan­no suonare contemporaneamente circa mille canne, e col graduatore si fanno entrare, con un crescendo di intensità, tutti i registri. 

La sagrestia

All'ingresso, sulla destra, una lapide con medaglione bronzeo ricorda il Vescovo cremonese Danio Bolognini, che per singolare devozione volle proclamata dalla Sede Apo­stolica la B. Vergine di Caravaggio Compatrona Principale della Diocesi. L'anno è il 1962.

Sembra una sala principesca, superiore per arte al Santuario.

Era in origine Cappella di Patronato di nobile famiglia benefattrice (fam. Secco) con tribuna aperta verso l'altare e il Sacro Speco. Spenta la famiglia e cessato il diritto di Pa­tronato, divenne Sagrestia.

Ha nel vólto diciotto affreschi di Camillo Procaccini - 1610 circa - (il Procaccini ha lavori anche nella chiesa par­rocchiale di Caravaggio e alla Certosa di Pavia), rappresen­tanti episodi della vita di Maria e la sua gloria nell'Assun­zione, con le figure dei dodici Apostoli.

Gli affreschi sono divisi e incorniciati da una ricca deco­razione a stucchi che sorprende il visitatore.

Sotto, corrono per tutte le pareti, grandi armadi di bella fattura, ancora dei Carminati di Caravaggio (1732). Sull'al­to degli armadi, tra le cimase ornamentali, 14 putti alati, in graziosissimi atteggiamenti, tengono concerto, in onore del­la Madonna.

Sul fondo della Sagrestia, è una mensa con ricca ancona in legno e un bel quadro del cremonese Stefano M. Legnani (1600-1715) raffigurante S. Francesco d'Assisi che venera il Cristo morto sulle ginocchia della Madre. Ancona e quadro provengono dal soppresso convento dei Cappuccini in Caravaggio.

Ai lati, i confessionali per i Sacerdoti, sempre di pregiata fattura e con bei crocefissi in avorio.

Sopra la Sagrestia è una grande stanza, dove si trovano due vaste costruzioni in legno, rovinate dall'incuria dei tem­pi: un antico modello dell'altare maggiore; che presenta al­cune diversità da quello costruito poi, e una riproduzione della mole del Santuario. 

Il tesoro

QUELLO CHE C'ERA 

Le frequenti visite di personaggi illustri, la riconoscenza di tanti beneficati e guariti, la devozione di tutti i pellegrini, avevano adunato al Santuario ricchezze e tesori d'incalcola­bile valore.

I documenti d'archivio ricordano ancora i doni dati a Giovannetta stessa dai Visconti di Milano, dal governo di Venezia, dall'imperatore di Costantinopoli. Quelli della Principessa Edvige guarita improvvisamente poco dopo l'apparizione; di alcuni regnanti (Luigi XII di Francia, Fer­dinando I d'Austria, Bianca Maria Visconti, ecc.); dei Pon­tefici S. Pio V e Gregorio XIV e di altri Prelati della Chiesa; e quelli piú modesti, ma numerosissimi, dei fedeli.

Si ricordano in modo particolare un prezioso pettorale d'oro per la statua della Madonna con 106 brillanti, 250 dia­manti e 125 rubini, ecc.; e l'aquila in oro e pietre preziose (offerte dai conti Melzi) che stava sull'alto dell'arco del S. Speco, come risulta anche dalle numerose antiche incisioni.

Un inventario del 1790 segna, a Kg. 64 d'oro e Kg. 288 d'argento, i preziosi posseduti allora dal Santuario.

Ma le requisizioni di guerra fatte dal governo austriaco e dalla Repubblica Cisalpina, e i frequenti saccheggi subiti dal Santuario per il continuo passaggio di banditi provenienti tutti d'oltre confine e dai vicini boschi dell'Adda e del Serio, fecero scomparire tutti quei tesori; in seguito le vendite ef­fettuate di anno in anno dalle civili amministrazioni prece­denti per realizzare somme da destinare ad altre necessità, non permisero piú di raccoglierne una cosi ricca dote. 

QUELLO CHE C’E’ 

Oggi il tesoro è formato di:

a) Quadri di ottima fattura - custoditi in Basilica e nell'appartamento vescovile - tra i quali primeggia per va­lore la grande tavola della Deposizione di Ambrogio Bergo­gnone (1490);

b) Vasi sacri - Un calice, un grande ostensorio (fatti nel centenario del 1932), e la corona della Madonna, in oro massiccio e pietre preziosi. Molti calici in argento, con buo­ni lavori in cesello e bulino; tra essi meritano speciali men­zione uno del '500, dono del Comune di Caravaggio, e uno con smalti, dono del Cardinale Federico Borromeo. Altro ostensorio grande in argento massiccio; il reliquiario della Santa Croce. E, pure in argento, servizio di dieci candelieri e lampade, croce e quattro portavasi per l'altare; servizi per lavanda, incenso, ecc.

c) Parati sacri - sono molti e di valore: tessuti d'ogni colore, broccati d'argento e d'oro, o tramati e ricamati. So­no, per lo piú, tessuti preziosi del '600 o'700; che rivelano la loro provenienza da case principesche, dagli stemmi gentilizi che vi sono ricamati.

 Torre campanaria

I vari progetti del Santuario contemplarono sempre, co­me una logica necessità, anche la torre campanaria.

Ma, un po' le discussioni mai concluse sui vari progetti di fronte alle reali difficoltà che presentava una torre a fianco della grande cupola; un po' i continui dissanguamenti delle offerte raccolte, per incameramenti o per forzosi prestiti di guerra... fecero si che la torre restasse fin qui un pio deside­rio, e una chiara necessità avvertita da tutti i fedeli di fronte all'indecoroso rustico portichetto pensile che ricovera le cin­que garrule campane, formanti un bel concerto in re maggiore. 

IL SOTTERRANEO DEL SACRO FONTE 

Negletto e abbandonato per secoli, il sotterraneo che cu­stodisce il luogo preciso toccato dalla Apparizione e la sor­gente miracolosa, solo in questi ultimi anni (1950-52), ha avuto, dalla tenerezza filiale del compianto Arcivescovo Mons. Cazzani, dalla generosità di mille e mille fedeli e dall'opera di egregi artisti, una mirabile e preziosa cornice di suggestiva bellezza.

Esclusi per sempre allagamenti e rigurgiti d'acque, pietà ed arte sono scese a valorizzare nel Sacro Fonte la testimo­nianza viva dell'Apparizione e a rendere sempre piú sensibi­le la perenne, viva e operante presenza della Divina Conso­latrice e Regina di pace.

Presenza che vibra lieve nella fastosa ricchezza degli ori, splendenti d'ogni parte e quasi rovesciati dalla elevante taz­za; e penetra l'anima come il raggio delle luci, riflesse nella trasparenza dei cristalli e nell'onda purissima rigeneratrice; mentre la Vergine ripete il suo messaggio dal molteplice e ar­monioso coro figurato di creature di terra e di cielo.

Su prime linee direttive strutturali dell'Architetto Rastelli e sotto la direzione tecnica dell'Ing. Scaglia, gli artisti Mario Busini pittore e Piero Ferraroni scultore furono gli artefici della ammiratissima opera di figurazione e ornamentazione del sotterraneo.

Opera alla quale cooperarono con valentia: 1'«Arte Musi­va» di Milano per i mosaici; e le Ditte: Doneda di Vailate per le opere murarie; Papis di Brescia per i pavimenti; Am­pleati e Trombini-Catterino di Cremona per l'illuminazio­ne; Boccacci di Cremona per le fusioni in bronzo; Bonini di Cremona per il ferro battuto e gli ottoni.

Comode rampe cordonate, correnti sui fianchi del San­tuario, scendono ai monumentali portali d'accesso e di usci­ta del sotterraneo.

I parapetti marmorei che le proteggono si ornano di quat­tro stemmi: quelli del Papa Pio XII e dell'Arcivescovo Caz­zani all'entrata; e quelli di S.E. Mons. Rota, Presidente di Amministrazione e della Basilica Santuario, all'uscita.

Il mirabile complesso dell'opera splende, già dall'ingres­so, all'occhio sorpreso del pellegrino.

Il grande corridoio di 30 metri, appare diviso, come già in antico, in cinque celle, ora piú belle e regolari.

La pavimentazione è ad opus incertum di marmi chiari. Pareti e volte sono tutte rivestite a mosaico, nel quale il calore dei toni e al ricchezza dell'oro e degli ornati va gra­dualmente accendendosi verso il centro, per diminuire e spe­gnersi verso l'uscita. 

La I cella

È come un piccolo museo, che raccoglie in nicchie ricava­te dentro le pareti, tre cimeli assai interessanti: 

1) LA MADONNINA MARMOREA 

Opera di fine Trecento o del primo Quattrocento, con epigrafe gotica alla base, che parla dell'Apparizione, e costi­tuisce uno dei piú importanti documenti dell'epoca del gran­de avvenimento.

È una Madonna seduta con in grembo il Divino Bambino; è tagliata in due parti orizzontalmente sotto il ginocchio e reca sulla fascia di base una iscrizione che è prezioso docu­mento di prova dell'Apparizione.

L'epigrafe, in sei esametri latini, dice: «La terra di Cara­vaggio è (stata resa) recentissimamente davvero felice - perché le apparve dappresso la Santissima Vergine Maria nell'anno 1000+400+(8x4) (1432) - al tramonto del sesto giorno avanti le calende di giugno (26 maggio) - ma Giovan­netta è assai piú felice d'ogni altra persona - perché meritò di vedere la gran Madre del Signore».

I caratteri dell'epigrafe e della scrittura gotica e, piú il va­lore di quel «nuperrime = recentissimamente» fanno risali­re senza dubbio la scritta a pochi anni dopo l'Apparizione.

La parte superiore della statua può essere anteriore alla base: lo fa pensare la diversità del marmo e della fattura che gli intenditori trovano nei due pezzi, e lo fa supporre il fatto che, se si fosse scolpita la Madonnina a ricordare l'Appari­zione, le si sarebbe dato un atteggiamento che rievocherebbe il fatto e non si sarebbe fatta una Madonna col Bambino.

Notizie frammentarie ci inducono ad ammettere che la statua della Madonnina, aggiuntavi la parte inferiore con l'epigrafe, sia stata posta da principio nella casa di Giovannetta, trasformata come in piccolo Santuario ricercato da molti visitatori; e ben lo induce l'enfatica voce dell'iscrizio­ne, indirizzata non alla Madonna ma a Caravaggio e soprat­tutto a Giovannetta.

Nei passaggi di truppe, con relativi saccheggi, la casa ri­tornò ad usi profani e la statua dovette subire spostamenti vari non noti.

Nel 1694, quando fu allargata la strada tra il paese e il Santuario, la Madonnina fu innalzata su una colonna dori­ca di marmo poggiante su base quadrata, e posta al confine del rettilineo della strada, dove questa piegava a sinistra per entrare in paese da Porta Vicinato. E quella località si chia­ma ancora «Madonnina».

Poi fu spostata a destra, nel 1802, quando si allargò e ret­tificò il tratto di strada fino a Porta Nuova.

In seguito - 1875? - fu tolta e posta in uno stanzone so­pra la sagrestia, per discendere poi in Cancelleria; mentre basamento o colonna finirono tra i rifiuti nel cortile dei Sacerdoti.

Recentemente, collocata la Madonnina nel sotterraneo del Sacro Fonte, l'antico basamento recante le due scritte a ricordo degli spostamenti subiti sul viale (1694-1802) fu posto sotto il porticato, presso la porta d'ingresso dell'Ospi­zio, mentre la colonna è tornata in luce e in attività al centro di una sala dell'Ospizio stesso. 

2) LA GHIGLIOTTINA 

Questo strumento di decapitazione, che la storia fa risali­re solo al 1789, al medico francese Guillotin, di cui ricorda il nome, trova qui un lontano ma chiaro antenato.

Che cosa ricorda?

Nei primi mesi del 1520 venne catturato, qui presso, un tortonese capo di briganti, e venne condannato a morte. Perché l'esecuzione della sentenza servisse di monito a mol­ti, la si differí al 26 maggio, giorno anniversario dell'Appa­rizione, in cui gran folla conveniva a Caravaggio.

Ma, nell'attesa, il condannato s'era pentito e convertito. Il giorno 26 - innalzato il palco, e adunata la folla con squilli di tromba - si dava esecuzione alla sentenza.

Ma, per quanti tentativi si facessero, quando la scure ca­lava sul collo del condannato si inceppava e non lo sfiorava neppure. Allora la folla gridò al miracolo, affermando che era la Madonna che non voleva fosse contaminato il suo giorno di grazia da uno spargimento di sangue.

Il condannato ritornò al carcere: ma poi il Senato di Mila­no lo mandò libero, ritenendo cosa ingiusta il condannare uno che era stato salvato per divino intervento.

Eretto il nuovo tempio, la ghigliottina fu sistemata su una parete esterna, con sotto la grande scritta latina, voluta da Nicolò Secco a commemorazione del fatto, cui egli aveva as­sistito da fanciullo.

Ora la ghigliottina è scesa qui a piú chiara visione dei visi­tatori; e, mentre la lunga epigrafe latina rimane all'antico posto, all'esterno del Tempio, qui poche parole spiegano il fatto: «Sul capo del bandito penitente - qui dalla umana giu­stizia atteso a morte - la materna bontà della Vergine - arre­sta la scure ferale - XXVI Maggio MDXX». 

3) IL CATENACCIO SPEZZATO 

Ricorda questo fatto. Il 9 agosto 1650 un devoto pellegri­no si imbattè qui in un suo nemico che lo minacciava di morte. L'aggredito corse verso il Tempio per sfuggire alle ire del nemico armato, e, trovando la porta chiusa, invocò la Madonna. Il catenaccio si spezzò, la porta si aperse a suo rifugio e si richiuse da sé in faccia all'ira del persecutore.

Allora il catenaccio, nei due pezzi sui due battenti, fu con­servato a ricordo; e perché i visitatori non lo asportassero, vi si misero le due rozze inferriatine. Ora, demolito il porta­le, ne furono salvati i due pezzi col catenaccio, e posti in vi­sione sotto cristallo. Le parole dicono a spiegazione: «In­franto per virtú suprema il catenaccio del portale - la Ma­donna qui rifugia e salva da ira nemica un suo devoto ­1650». 

La II cella

La volta e le pareti son tutte decorate da figurazioni sim­boliche che esaltano le virtú della Vergine, la sua missione, le sue misericordie: «Eletta come il sole - bella come la luna - stella del mare - città fortificata - torre d'avorio - casa d'oro - trono del Re - tabernacolo di Dio - nave di salvezza - can­delabro della città eterna - colomba del cielo - lampada splendente - sede della sapienza - vaso di devozione - incenso fragrante a Dio - radice di Jesse - oliva verdeggiante - vite fe­conda - palma frondosa - albero della Croce - albero della vita - fiore di campo - rosa mistica - viola profumata - giglio tra le spine».

Ed ecco le arche cilindriche (sorgenti luminose) in marmo giallo di Siena, attorno alle quali è scolpita a bassorilievo, una festa di putti scherzanti con cerbiatti solleciti a racco­gliere frutti. 

La cella centrale

La doviziosa profusione degli ori e la ricchezza delle figu­razioni danno, completa, la sensazione di trovarci nel luogo piú intimo e sacro, dove vibra la presenza della Madonna.

Sopra il Fonte, scaturito miracolosamente dal terreno toccato dalla presenza di Maria SS., sta il grande quadro dell'Apparizione, che riporta la scena del 26 maggio 1432, nella luce del tramonto infuocato, tra angeli osannanti. Occorre prostrarsi in preghiera.

A ciascun pellegrino la Vergine dice: «Stanno aperti i miei occhi e il mio cuore su quanti mi invocano in questo luogo che io ho eletto e santificato».

Sulla ghiera marmorea che incornicia la vasca, due angeli bronzei recano in mano fronde di mirra e di ulivo ( la peni­tenza chiesta dalla Vergine come prezzo della pace promes­sa) e con le ali fermano il robusto cristallo posto a protezio­ne del fonte.

Ai lati del mosaico dell'Apparizione, due delizione coppie di angeli osannanti alla celeste Regina.

Fuori del nicchione, lateralmente ad esso, due personaggi devotissimi della Madonna di Caravaggio e grandemente benemeriti del suo culto e del suo Santuario:

- Papa Gregorio XIV (il cremonese Nicolò Sfondrati) che, come Vescovo di Cremona (1560-1590), visitò molte volte il Santuario vecchio, aiutò il sorgere del nuovo, ordinò che le impronte che la tradizione assicura lasciate dalla Madonna apparsa, venissero, per riverenza, coperte col simulacro, e, come Pontefice, donò al Santuario un calice prezioso e con­cesse la festa liturgica dell'Apparizione. Ai suoi piedi la vi­sione della Cattedrale di Cremona vigilata dal Torrazzo.

- S. Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano (1564-1584) e Metropolita delle diocesi lombarde, che diede validissimo impulso alla costruzione del nuovo santuario commettendo­ne egli stesso il progetto al suo architetto: Pellegrino Pelle­grini. Per questo, egli è raffigurato in atto di presentare alla Madonna, che spessissimo veniva qui a pregare, il bozzetto della imponente nuova costruzione.

Le didascalie, col loro trasparente latino, dicono i nomi e le attribuzioni: Gregorius XIV Sfondratus - Cremonae suae olim episcopus.

S. Carolus Borromaeus - Cardinalis Metropolita. Nell'altro nicchione, la ricostruzione dell'incontro di Gio­vannetta con l'Imperatore d'Oriente Giovanni III Paleolo­go, poco dopo l'Apparizione.

Davanti al Sovrano, avvolto nella maestà della porpora, sta la Veggente. Da lui cercata a seguito del prodigioso avve­nimento, a lui venuta, recando, con l'invito celeste a dar pa­ce e unità alla Chiesa, un'anfora d'acqua attinta al fonte della Vergine: acqua che, con la forza del prodigio, docu­menterà all'Imperatore la verità dell'apparizione e del mes­saggio. Attorno ai due personaggi, il fasto della corte bizan­tina e dell'ambasciata con cui il Duca di Milano aveva scor­tato la Veggente fino al trono imperiale.

Lateralmente due coppie di paggi, reggono gli scudi dei Visconti di Milano e del Leone di S. Marco di Venezia. Ai lati della grande scena, stanno due figure principesche:

- Il Duca Filippo Maria Visconti, sotto il cui dominio era Caravaggio al tempo dell'Apparizione, il quale, avuta noti­zia dal Governatore del borgo, che prodigiosi avvenimenti erano avvenuti nei confini del suo stato, fece venire davanti a sé la Veggente, ne ascoltò il messaggio di penitenza e di pa­ce, ricevette il dono dell'acqua miracolosa, ricambiò con donativi preziosi per l'erigendo Santuario e mise sotto la materna protezione della Vergine sé, la famiglia e i sudditi suoi. Cosí lo ha effigiato l'artista mentre presenta umilmen­te alla Vergine la corona della sua sovranità;

- Il Doge Francesco Foscari, celebre condottiero e valoro­so artefice della potenza della Serenissima, rinfoderata la spada, sembra offrirla umilmente alla Vergine, per chiude­re, finalmente, le sanguinose ostilità con Milano e stringere la pace da Giovannetta domandata per comando della Vergine.

La scritta posta sotto il grande mosaico storico dà senso unitario all'intera parete:

"Messaggera della Vergine - ai governanti di Milano e Ve­nezia - all'Imperatore di Bisanzio - umile - Giovannetta - re­ca con l'acque del Fonte Sacro - l'annunzio di Maria - pace tra i popoli nell'unico ovile."

Sotto l'elegante cupoletta, nel pavimento prezioso per marmi rarissimi riflettenti i segni della regalità di Maria, una scritta latina invita i pellegrini ad attingere con fede le acque del fonte. La scritta è ripetuta, a visione libera, nella ultima cella.

Il visitatore ammirerà anche l'eleganza dei cancelletti in ferro battuto o ottone, solidissimi e leggiadri insieme, recan­ti il motivo della verga che fiorisce dall'onda. 

La IV cella

Ripete la seconda, pur con diversa distribuzione di simbo­li e figure. 

La V cella

È occupata dalla grande vasca monolitica in marmo giallo di Siena, dalla quale rubinetti bronzei a corolla rovesciata e zampilli donano ai devoti le acque del Sacro Fonte.

Nel ricco - e squisito bassorilievo dei cervi accorrenti all'ac­qua viva, è tradotto l'anelito che da secoli sospinge le folle a questa fontana portentosa: l'anelito al perdono, al confor­to, alla pace.

Il discorso avviato sulla vasca, trova compimento sulla parete di fronte, dove la voce raccolta dal pavimento della cella centrale vien qui ripetuta ai pellegrini con la insistenza di un monito: "Perché le acque del fonte miracoloso siano rimedio all'infermità - attingetele con fede e speranza arden­ti - nello spirito purificato dalla penitenza."

Al pellegrino che esce dagli splendenti ambulacri con rin­novata fede, una lapide riassume in breve i fasti del Santua­rio e del Fonte: "Qui dove materna apparve - nunzia di con­forto e di pace - Carlo Borromeo e Nicolò Sfondrati - innal­zarono sublime - il tempio dell'amore supplichevole - alla Madonna di Caravaggio - e l'Arcivescovo Giovanni Cazzani - nell'anno giubilare MCML - incastonò regalmente - nei mosaici e nei marmi - il fonte prodigioso - apertosi a miseri­cordia - il XXVI maggio MCCCCXXXIL" 

INTORNO AL TEMPIO 

Piazzali e portici

A limitare geometricamente la grande distesa dei piazzali, sulle cui falde di verde prativo corre tranquillo lo sguardo e si riposano a capannelli i pellegrini, ecco la lunga teoria dei portici, che si stendono su tre parti della gran croce formata dall'area del recinto del Santuario.

Sorse primo (1686-1690) il triportico di levante; poi (1728-30) il semicerchio che va dalla Cancelleria all'Ospizio; nel 1731-38 il triportico di onente. Ma il piazzale maggiore era ancora occupato da un ~iú largo sviluppo della casa co­lonica fino alla linea dell'attuale fontana con l'obelisco. An­zi, alle due estremità dell'attuale fontana, sorgevano: verso il Santuario, la Cancelleria; e, verso il viale, una trattoria a comodità dei pellegrini.

Solo nel 1880-84, a seguito dell'eredità Borri, fu possibile raddoppiare regolarmente e liberare il piazzale maggiore, e costruire l'altro semicerchio di portici.

1 portici corrono cosí, con 200 arcate, per un sviluppo di quasi ottocento metri, su una larghezza di m. 5,50; offrendo un artistico e vastissimo sviluppo di spazio coperto che dà possibilità e comodità eccezionali a pellegrinaggi, processio­ni e funzioni.

Nel 1953, con lavoro lungo e costoso, tutte le zone verdi, entro il giro dei portici, vennero geometricamente sistemate e recinte da cordoni di granito; e tutti i piazzali e viali interni vennero livellati e asfaltati, premessa la posa di un vero labi­rinto di tubazioni sotterranee e di canali alle gronde di tutti i portici, per la raccolta e il deflusso delle acque piovane.

A chiudere il piazzale verso il viale era una grande cancel­lata di 15 m. di estensione, opera del caravaggese Bacchetta (1910) cui venne aggiunta nel 1971, in armonico prosegui­mento, quella che recinge i lati aperti del perimetro del San­tuario. L'artistica opera è dei fratelli Cauzzi di Cremona. 

La grande fontana

Rappresenta una sosta singolare e cercata per tutti i pelle­grini del Santuario.

Ha subito radicale trasformazione nel 1957, su progetto Ferraroni-Busini di Cremona.

Demolito il vecchio parapetto a muraglione rustico, con­solidato il fondo con circa 200 palafitte in cemento e una profonda vasca armata, si è costruita l'attuale splendida ba­laustra di marmo, che attrae la comune ammirazione.

La vasca è lunga m. 47,70 e larga m. 4,70.

Per tutto il perimetro, di oltre 100 metri, corre la solenna balaustra di marmo di Mazzano e Botticino, movimentata dalla sua linea sapientamente spezzata e dall'alternato sten­dersi di paliotti e balaustrini dritti e rovesciati e di pilastrini in mattoncini antichi a vista.

Pietà e arte hanno così gentilmente inquadrata quest'on­da limpidissima del prato Mazzolengo, che accoglie il pelle­grino e lo sospinge e l'accompagna al Sacro Fonte della Ma­donna, e alle pure sorgenti della grazia. 

La piscina

L'acqua di questa fontana passa sotto il Santuario, e rac­coglie nel suo corso l'onda dell'acqua del Sacro Fonte, che è sotto il simulacro della Madonna. Poi esce nel piazzale sud a formarvi uno specchio d'acqua circondato da gradinata, per offrire ai fedeli la comodità di prendervi l'acqua o farvi par­zialmente bagnature di membra ammalate.

È, questa, la Piscina.

Le acque della fonte benedetta, insieme con quelle altre preesistenti e raccolte nel lungo corso, defluiscono a sud, successivamente nelle roggie Misana, Fiumicella, Badessa, Cremasca e Mèlesa, finché danno origine, in territorio di Casaletto Ceredano, a due fontane, ritenute sacre da quella popolazione proprio perché riportanti laggiú a operare gra­zie continue le acque della fonte miracolosa di Caravaggio, e per le quali sorse pure li presso, poco dopo la nostra Appa­rizione, il piccolo devoto Santuario della «Madonna delle fontane». 

L'obelisco

Fu elevato nel 1911, al posto d'un altro piú piccolo e diroccato.

Ricorda originariamente un fatto singolare.

Nel 1550, un soldato dell'esercito di Matteo Griffoni (da S. Angelo in Vado - Generale della Repubblica Veneta) rapi una preziosa tazza al Sacro Fonte, la nascose nel bagaglio imposto alla schiena del mulo, e pensava proseguire. Invece il mulo, resistente a tutte le voci e le percosse, non fece un passo, finché, sfasciatosi ai colpi il bagaglio, la tazza usci. E fu restituita.

Il Comandante volle elevare, a ricordo del fatto, una cap­pelletta presso il luogo dell'apparizione, dedicandola anche a S. Angelo in nome del suo castello d'origine.

Caduta la cappella per le erosioni della acque, un discen­dente della Famiglia Griffoni stabilita a Crema, nel 1752, vi fece erigere un obelisco.

Essendo cadente quello, nel 1911 vi fu sostituito l'attuale, su disegno di Bedolini di Caravaggio, con bronzi del Soliveri pure di Caravaggio.

Sta a ricordare anche le solenni celebrazioni dell'anno precedente (1910) per il secondo centenario dell'Incorona­zione della Madonna.

Infatti sulle quattro facciate della base dell'obelisco, quattro epigrafi ricordano: l'una, il furto della tazza e l'ere­zione della prima cappella; la seconda, il primo obelisco 1752; la terza, le feste centenarie del 1910 e la inaugurazio­ne; la quarta reca una bella esortazione al vero culto della Vergine. 

La Via Crucis e il Crocefisso

Sotto il triportico di ponente, innanzi alla facciata princi­pale della chiesa, è eretta dal 1942 la Via Crucis. Le 14 sta­zioni sono ordinatamente disposte e segnate, sulla parete in­terna dei pilastri, da una croce in legno e una targa in mar­mo con la scritta indicativa.

Sul verde prato, al centro di un elegante piazzaletto otta­gonale chiuso da alti tigli, si erge una grande croce, con un bel Cristo agonizzante, in bronzo, opera del prof. Tavani di Como.

Il Crocifisso fu eretto nel 1942 a ricordare il Giubileo Epi­scopale del Papa Pio XII.

Il piazzale, per la sua posizione piú riservata e tranquilla, diviene l'ambiente piú adatto per le funzioni all'aperto, che, ormai, il crescente numero dei pellegrini, impone nei mesi di maggiore concorso, e specialmente per la adunate e benedi­zioni degli ammalati secondo il rito in uso a Lourdes.

Per questo sul piazzale sono state moltiplicate le piante e gli altoparlanti, stabilito un vialetto interno, e sistemata con pavimento in marmo la piazzetta intorno al Crocifisso, che diviene presbiterio per tante funzioni. 

La Cancelleria

UFFICIO 

All'angolo dei portici di levante, sta la Cancelleria; la se­de degli Uffici di amministrazione e contabilità.

È un sontuoso salone decorato a stucchi con fregi, fiori e monogrammi, e con busti dei principali benefattori del Santuario.

A questo Ufficio occorre rivolgersi per la celebrazione di S. Messe e funzioni, per offerte particolari, per la accensio­ne di lampade e candele, per l'abbonamento al periodico, e per quant'altro possa occorrere. 

IL RICORDO DI MONS. CIRILLO ZUCCHETTI 

Ad una parete della sala della Cancelleria è il busto mar­moreo di Mons. Cirillo Zucchetti, che fu Cancelliere del Santuario per circa quarant'anni e diede un impulso straor­dinario al Santuario stesso, fondandovi il periodico mensile, facendo elevare il Santuario a Basilica, preparando gran­di celebrazioni, e organizzandovi con ogni mezzo la propa­ganda con ardore di vero apostolo. 

RICORDI DEL SANTUARIO 

Accanto all'imponente salone, trovasi il reparto «Ricordi del Santuario» intonato al pio desiderio dei pellegrini.  

L'Ospizio dei pellegrini

È stata una delle prime necessità che l'Amministrazione Vescovile si è imposta di affrontare e superare.

I pellegrini non avevano, per ricovero, che i portici e i fie­nili delle vicine case coloniche: piú tardi qualche ristretto al­bergo e un piccolo Ospizio che pareva un'irrisione alla va­stità dei bisogni.

L'Arcivescovo Mons. Cazzani, avuto libero il vasto fab­bricato, prima adibito a sede dell'Albergo-Caffè del Santua­rio, lo fece trasformare e moltiplicare nella sua disponibilità di locali, cosí che nel 1940 poté inaugurare e offrire alle esi­genze dei fedeli il grande Ospizio attuale.

È un grande fabbricato rettangolare con stanze e saloni, ricco di comodità e attrezzature, e con grandi cortili e giardino.

Saloni per refettorio e per adunanze di preghiera e di stu­dio, di Azione Cattolica; una devota cappella con un centi­naio di posti; dormitori con circa duecento letti; sala medica con servizi di pronto soccorso; cucina attrezzata di ogni ser­vizio fino alla cella frigorifera, anche per concorso numerosissimo.

Era sorto con la sola finalità di accogliere i pellegrini per il riposo, per consumarvi le loro refezioni e per il pronto­soccorso; soprattutto per accogliere i pellegrinaggi di am­malati che l'Unitalsi Lombarda, ispiratrice dell'Opera, vi avrebbe portati.

Invece il periodo della guerra, con le difficoltà di viaggi, lo aperse a nuove impensate iniziative e attività, alle quali l'ambiente si mostrò cosí bene adatto, qui sotto lo sguardo della Madonna, che vanno continuamente moltiplicandosi: corsi di cultura e propaganda, e di esercizi spirituali per ogni ceto di persone - convegni e congressi di Azione Cattolica - riti operai, ecc...

Al funzionamento dell'Ospizio e all'ospitalità di sacerdo­ti, ammalati e pellegrini, attende, con infaticata attività e gentile generosa premura, una piccola Comunità di Suore Adoratrici di Rivolta d'Adda; alle quali è pure affidata la cura della biancheria e dei parati della Basilica. 

Il Pre-Seminario

Una felicissima iniziativa di Mons. Bolognini, Vescpvo di Cremona dal 1953 al 1972, ha fissato al Santuario la sede del Pre-Seminario Diocesano, quasi a mettere sotto il manto e tra le braccia della Madonna le tenere speranze della Dioce­si, che, come tante altre, lamenta deficienza di vocazioni sacerdotali.

L'iniziativa s'è attuata nel 1957, con la sistemazione di un'ala dell'Ospizio a sede del Pre-Seminario, con una capa­cità per quaranta alunni, e che accolse a ottobre i bimbi a vi­vere in comunità, sotto la direzione del Prefetto-Rettore e di altro sacerdote del Santuario.

1 giovinetti compiono con assoluta serietà lo studio della quinta classe elementare e preparano gli esami di ammissio­ne alla scuola media.

Qui, sotto la materna vigile assistenza di Maria Vergine, in questo ventennio sono maturate numerose vocazioni sacerdotali, poi perfezionate e portate a felice compimento nel Seminario diocesano.

La magnifica iniziativa, oltre dare al Pre-Seminario la se­de piú adatta e assicuratrice della piú vasta e ridente fiorita di vocazioni, nella Casa della Madonna, dona nuova vita e nuova voce al Santuario, che trova, nei giovinetti aspiranti, una squadra pronta e istruita al servizio liturgico e un coro ben preparato a decoro delle Sacre Funzioni. 

Il viale e l'arco di Porta Nuova

L'ingente e crescente afflusso dei pellegrini persuase l'am­ministrazione del Santuario dei tempi passati a provvedere alla sistemazione e livellamento delle strade di accesso, e specialmente di quella proveniente dalla città di Caravaggio.

Il primo importante lavoro di raddrizzamento e allarga­mento della strada si fece dal 1694 al 1696; fino allo svolto a sinistra verso Porta Vicinato.

Nel 1710, l'inaugurazione dell'Arco trionfale di Porta Nuova, col simulacro in marmo dell'Apparizione e due grandi angeli con trombe, all'ingresso del paese, nelle solen­nità della Incoronazione, impose l'idea della continuazione della strada grande, e diritta fino a quel punto: e nel 1717 si propose e si iniziò perfino la costruzione di portici che dove­vano unire la città col Santuario: opera che fu poi abbandonata.

Solo nel 1802 si completò il rettilineo della strada, unen­dovi la piantagione di ippocastani; e nel 1831-32 e 1836-37 si sistemarono i vialetti laterali e si completarono le piantagioni.

Nel 1838, con intervento di Ferdinando 1, Imperatore d'Austria e Re d'Ungheria, si celebrò solennemente l'inau­gurazione dell'intero, maestoso viale.

Il viale - completo nel suo sviluppo di 1892 metri di lun­ghezza dal Santuario all'arco trionfale di Porta Nuova, e di m. 28 circa di larghezza, con quattro filari di 400 ippocasta­ni ciascuno, che dividono la parte centrale dai vialetti latera­li - si presenta grandioso e monumentale.

Mentre il poeta può vedere, nel viale, un lungo ordinato corteo di angeli verdi, uscenti dalla Città di Caravaggio per l'arco di Porta Nuova e accorrenti al Santuario per il canto delle glorie della Vergine. 

Facciamo un po' di numeri

1. - TEMPIO:

Dimensioni esterne: lunghezza m. 93; largh. m. 33. Cupola: altezza m. 68; con croce m. 72.

2. - PIAZZALI:

nord - maggiore: lunghezza m. 152 - largh. m. 105; ovest - del Crocefisso: lungh. m. 76 - largh. m. 66; est - della Cancelleria: lungh. m. 67 - largh. m. 61; sud - a semicerchio: lungh. m. 60 - largh. m. 105.

3. - PORTICI:

Sul Piazzale maggiore:     archi 92 -.lunghezza m. 344

Sul Piazzale ovest:          »       59-     »       m. 235

Sul Piazzale est:     »       49-     »       m. 202

Totale archi 200    -        »       m. 781 Larghezza dei portici: m. 5,50.

4. - FONTANE:

Sul piazzale maggiore:     m. 47,70 x 4,70.

Sul piazzale sud:    m. 30 x 9. 5. - VIALE:

lunghezza: m. 1892;

larghezza:    parte centrale pavimentata m. 10,50; completo m. 27-28.  

IL FUNZIONAMENTO DEL SANTUARIO 

Amministrazione

Nell'anno stesso della Apparizione, l'autorità ecclesiasti­ca diocesana costituiva il «Consorzio (detto poi Scuola) di S. Maria della Fontana» per la custodia e la amministrazio­ne delle offerte portate dai fedeli al Pio Luogo.

Una Amministrazione che divenne sempre piú difficile e complessa, via via che il crescente afflusso dei fedeli e la lo­ro generosità donavano al Santuario dei beni, vi creava in­torno opere benefiche. Nacquero cosí dal Santuario: l'Ospe­dale per gli infermi, l'Ospizio dei pellegrini, l'Orfanotrofio, il Monte di Pietà, l'Opera Pia per le nubende povere, un brefotrofio, e altre istituzioni benefiche.

Per tale complesso di opere, l'Amministrazione - forma­ta da un discendente della Fam. Secco e da altri elementi eletti nel borgo - ottenne da Papa Leone X nel 1516, con solenne Bolla, alta autorità non soggetta a ingerenze locali.

Dal 1624 al 1772 le opere caritative annesse al Santuario andarono via via staccandosi da esso per amministrarsi iso­latamente, finché nel 1786, con Giuseppe II Imperatore d'Austria, se ne resero completamente indipendenti, por­tandosi come dote tutti i beni immobili del Santuario, consistenti in vaste estensioni di terreno specialmente nelle vici­nanze e ai lati del viale, con alloggi e case coloniche, dieci mulini e segherie, ecc.

Restò l'Amministrazione, formata di cinque membri, so­stituendosi, al mancato discendente della spenta famiglia Secco, un sacerdote della Parrocchia.

Ma l'Amministrazione non aveva ora da amministrare null'altro che le libere offerte dei fedeli, deposte ai piedi del­la Madonna, coll'onere di spese considerevoli.

A seguito delle disposizioni (art. 17) del Concordato del Laterano del 1929 tra la S. Sede e lo Stato Italiano, il San­tuario passò alla libera amministrazione del Vescovo Dioce­sano di Cremona. Il passaggio avvenne, dopo laboriosissi­me pratiche, nel luglio 1932.

Il Vescovo di Cremona lo amministrò, in questi anni, a mezzo del competente Ufficio di Curia, cui era affidato il controllo sulla gestione ordinaria e straordinaria.

Il vastissimo complesso di opere straordinarie realizzate in questi anni di amministrazione vescovile:

- copertura deficit gestioni precedenti;

- erogazione somme ad assicurare beneficenze ad enti ca­ritativi di Caravaggio;

- prima asfaltatura del viale (1933);

- restauro completo di tutte le abitazioni di sacerdoti e in­servienti;

- costruzione ed attrezzatura del grande Ospizio dei pelle­grini;

- restauri della sagrestia e dei dipinti e parati; - costruzione penitenzieria uomini;

- nuova pavimentazione del viale in cubetti di porfido, cui fu aggiunta l'asfaltatura dei viali laterali;

- inquadratura a cordoni di porfido e sistemazione e asfal­tatura completa dei piazzali e viali interni;

- rinnovazione artistica e preziosissima del Sacro Fonte; - rinnovazione completa del grandioso organo, con lar­ghissima estensione del suo complesso;

- rinnovazione completa e vasto ampliamento degli im­pianti elettrico, elettro-acustico, di riscaldamento del tempio e delle abitazioni, e per la fornitura dell'acqua a tutto il complesso delle abitazioni;

- impianto elettronico per il suono delle campane;

- ricca e artistica sistemazione della grande fontana con balaustrate in marmo;

- larghi adattamenti e aggiunte all'Ospizio divenuto anche sede del Pre Seminario;

- costruzione di un autoparco adiacente alla Basilica;

- totale rifacimento degli appartamenti vescovile, del Pre­fetto e del cancelliere;

- costruzione in ferro battuto della Cancellata perimetrale alla area sacra;

- restauro artistico del Tempio, con rifacimento di tutti i canali in rame, dopo la ricopertura dell'intera cupola. dicono da se stesse la illuminata fattiva saggezza della Am­ministrazione Vescovile, in 50 anni di attività.

Nel 1947, il Vescovo di Cremona costituí un Consiglio d'amministrazione composto da sacerdoti diocesani, che fu di quinquennio in quinquennio rinnovato e che dal 1965 ha preso la denominazione di Consiglio di Vigilanza e di Am­ministrazione, demandando le sue funzioni ordinarie ad un Amministratore Delegato. 

Servizio religioso

a) Il Santuario è decorato - con Bolla 7 maggio 1906 - del titolo di Basilica romana.

b) Clero - Il Santuario è ora servito da sei Sacerdoti: il Prefetto-Rettore, che ha la direzione generale della Basilica e dell'Ospizio; il Custode-Cancelliere, che è addetto all'Eco­nomato; e quattro assistenti spirituali, confessori. Essi non vivono in Comunità, ma ciascuno in casa propria.

- Il Santo Padre Pio XII, con Breve 15 dicembre 1940, ha concesso in perpetuo ai Prefetti-Rettori che si succede­ranno al Santuario le insegne e i privilegi dei suoi Prelati Domestici.

- A soddisfare le esigenze dei pellegrini, secondo la loro maggiore o minore affluenza, vengono chiamati sacerdoti e religiosi dalla parrocchie e dai conventi piú vicini.

c) Ministero sacro - Facoltà particolari - Privilegi.

1 - I pellegrini trovano sempre al Santuario Sacerdoti a lo­ro disposizione per i Sacri Ministeri.

2 - I confessori del Santuario hanno speciali facoltà per assolvere anche da casi altrove riservati. Tali facoltà posso­no essere delegate dal Prefetto-Rettore ai confessori avven­tizi. Il precetto pasquale può essere adempiuto dal 2 feb­braio all'8 dicembre (Boll. Ufficiale Dioc. 1968 - pag. 140).

3 - Oltre l'Indulgenza plenaria quotidiana, i pellegrini possono acquistare in santuario altre Indulgenze.

4 - Tra i devoti della Madonna di Caravaggio è eretta una «Pia Unione» i cui iscritti godono speciali favori spirituali. Per iscriversi, rivolgersi alla Cancelleria.

5 - I sacerdoti e fedeli che volessero dedicare alla Madon­na di Caravaggio un mese intero di devozioni, possono tro­vare in Cancelleria un apposito volumetto di adatte conside­razioni, preparate dal compianto Mons. Vigna già Vicario Generale di Cremona.

d) Liturgia - A celebrare la Festa dell'Apparizione il Clero del Santuario e di tutta la Diocesi di Cremona ha dirit­to di usare speciale Ufficiatura e Messa, approvata dalla S. Congregazione per il Culto Divino il 23 marzo 1970.

I sacerdoti che celebrano in Santuario, anche il rito Am­brosiano, possono usare della speciale Messa votiva: come ci risulta che la S. Sede ha concesso l'uso della stessa Litur­gia per l'Apparizione, ad altre chiese della Madonna di Caravaggio.

e) Funzioni - I pellegrini possono far celebrare, secon­do le loro necessità o la loro devozione, speciali funzioni in Santuario, ordinandole in Cancelleria: S. Messe, Benedizio­ni Eucaristiche - canto delle Litanie della Madonna - Fun­zioni per sposi che hanno celebrato altrove le nozze - Fun­zioni funebri e matrimoni, benedizioni degli automezzi.

f) Feste speciali - Oltre la Festa, sempre molto solenne e affollatissima del 26 maggio, per l'anniversario della Ap­parizione, hanno qui particolare rilievo, per grande concor­so di fedeli: le feste mariane del 15 agosto e 8 settembre; le domeniche e i lunedi che seguono immediatamente la Pa­squa, quando vengono le belle processioni dei paesi vicini; tutte le feste del maggio; le feste in cui si organizzano i pelle­grinaggi d'ammalati con le loro particolari funzioni, le quali si estendono a tutte le feste di giugno e settembre. 

Propaganda

La voce del Santuario giunge lontano attraverso il perio­dico mensile «Il Santuario di Caravaggio» fondato nel 1897; attraverso i religiosi «Ricordi» - che portano dappertutto il nome e l'immagine della Madonna di Caravaggio; e, soprat­tutto, attraverso il ricordo degli innumerevoli pellegrini che, tornando di qui alle loro case, portano dappertutto l'eco gioiosa di grazie e conforti qui ricevuti e della calda ospita­lità e assistenza avuta.

 

Ospitalità

Oltre all'Ospizio che accoglie i pellegrini per consumarvi le loro refezioni, per il riposo e pronto soccorso, e per riu­nioni, sono a disposizione dei pellegrini alcuni alberghi­ristoranti, e diverse trattorie, con annessi servizi di caffè, ge­lateria e tabaccheria.

Il Santuario è dotato di vasto autoparco assicurato.  

Disciplina

La santità del luogo consiglia disciplinato raccoglimento da parte di tutti i frequentatori:

Il Santuario deve essere ritenuto come la Cittadella della fede e della pietà; non una meta di passeggiate sportive e un luogo di divertimento.

Anche piazzali e portici sono luogo sacro; vietati schia­mazzi, disordini, canti, suoni, divertimenti profani. 

Lo stemma della basilica - Santuario

L'ombrellone ne è l'insegna di privilegio delle Basiliche.

- Il cappello prelatizio ricorda i privilegi concessi in perpe­tuo dal Papa Pio XII al Santuario.

 ­- L'Apparizione è ricordata dalla parte superiore dello scu­do araldico: la stella che appare sul prato e fa scaturire la fonte e rifiorire il ramo.

- Il campo inferiore dello scudo riproduce lo stemma del  (riquadri bianchi) 

Il pellegrino verso la città di Caravaggio

Il pellegrino che abbia qualche disponibilità di tempo,

potrà visitare con soddisfazione la città di Caravaggio.

È un grosso centro di circa dodicimila abitanti, al limite nord del grandioso viale.

Caravaggio ottenne il titolo di Città il 22 dicembre 1954 con decreto del Presidente della Repubblica. L'importante avvenimento è ricordato nel salone consigliare del Comune di Caravaggio, con questa scritta su marmo: 

CARAVAGGIO

GIA' PRIVILEGIATA PER LA MIRACOLOSA

APPARIZIONE

DELLA MADONNA INSIGNE PER IL SUO SANTUARIO

ONORATA DA FULGIDA SCHIERA DI FIGLI ILLUSTRI

RIASSUNTA NEL GENIO

DI MICHELANGELO MERISI

FECONDA DI OPERE

CIVICHE ASSISTENZIALI CULTURALI

VENIVA ELEVATA AL RANGO DI CITTA'

IL 22 DICEMBRE 1954 

Degne di visita:

1) La monumentale Chiesa di S. Bernardino, che si trova sul viale poco oltre la metà.

È costruzione lombardo-gotica della seconda metà del '400 con grandi e celebri pitture di Fermo Stella, De Ferrari, Buttinone, Zanale; con una Cappella del Longaretti di Tre­viglio, dedicata a S. Francesco, (1942),, ed ora deteriorata.

2) La Chiesa Arcipretale, al centro della città, dedicata ai Santi Martiri Fermo e Rustico. È costruzione del '300-'400, con rifacimenti dei secoli seguenti.

Ha preziose pitture di Campi, Moietta, De Ferrari, Prata, Procaccini, Malosso, ecc. E soprattutto mirabile la Cappel­la del SS. Sacramento: costruzione bramantesca ottagonale con pitture dei cremonesi Campi alle pareti, e del caravagge­se Prata alla cupola. 

Indicazioni utili

1. - Caravaggio:

- è in Provincia di Bergamo e in Diocesi di Cremona,

- è sulla strada statale N. 11: Milano-Brescia-Verona­Venezia, e congiunta alla superstrada "Rivoltana",

- è sulla linea ferroviaria Milano-Treviglio-Cremona,

- è vicina a Treviglio, centro ferroviario per le linee Milano-Bergamo, Milano-Brescia-Venezia.

A Treviglio attendono visita, oltre la parrocchiale di S. Martino, anche il grande e bel Santuario della veneratis­sima Madonna delle Lacrime, che ricorda ed esalta il mira­colo del 28 febbraio 1522. 

2. - Servizi automobilistici:

- diretti per Milano - per Bergamo - coincidenze per Lodi - Crema ecc.

- altri per la stazione Ferroviaria di Treviglio.  

3. - Servizi vari per Caravaggio:

- Linea ferroviaria: Milano-Treviglio-Caravaggio­Cremona.

- Autocorriera da Milano (Piazzale Loreto)-Caravaggio.

- Ferrovia Milano-Treviglio (per Brescia o Bergamo) e poi autocorriera Treviglio-Caravaggio.

- Autocorriera Milano-Cassano d'Adda e poi Cassano d'Adda-Caravaggio.

-         Autocorriera Lodi-Treviglio e poi autocorriera Treviglio­Caravaggio. 

4. - Per funzioni - Offerte - Periodico - Ricordi, ecc.: - rivolgersi alla Cancelleria del Santuario.

- Telefono: (0363)3571 - Per offerte, servirsi preferibilmente del conto corrente del Santuario N. 17-23898. Codice postale 24043. 

Racconto storico

CARAVAGGIO si trova nel quadrilatero "Milano­Bergamo-Brescia-Cremona" ed è celebre sia per essere la pa­tria del grande pittore del '600 Michelangelo Merisi - detto il "Caravaggio" - sia soprattutto per il grandioso Santua­rio di Nostra Signora della Fontana costruito a ricordare l'Apparizione della Madonna ad una modesta contadina - Giovannetta de'Vacchi, d'anni 32 - afflitta e sconsolata, implorante la Madre di Dio al tramonto del 26 maggio 1432, nel prato Mazzolengo, ove si trovava a raccogliere erba. Lo storico evento ebbe una immediata e vasta risonanza, una crescente venerazione e favori azioni di pace fra i popoli e i potenti di quel tempo.

Ammirati da innumerevoli interventi miracolosi del prodi­gioso FONTE, i devoti concorsero alla edificazione dell'at­tuale tempio (1575), disegnato dall'Architetto Pellegrino Ti­baldi e affrescato sulla fine dell'800 dai caravaggini Morig­gia e Cavenaghi; maestoso monumento di fede e di arte po­sto al centro della pianura padana.

A chiedere conforto alla Madonna e a manifestarLe gratitu­dine per le grazie ottenute - spirituali e materiali - sono accorse nei secoli moltitudini di devoti pellegrini e una lunga teoria di papa, cardinali, vescovi, governanti e illustri perso­naggi; fra gli altri: Papa San Pio V; Nicolò Sfondrati, Ve­scovo di Cremona, poi Papa Gregorio XIV; gli arcivescovi di Milano San Carlo Borromeo; Andrea Ferrari; Achille Ratti, poi Papa Pio XI'; Ildefonso Schuster; Giovan Batti­sta Montini, poi Papa Paolo VI' e il Patriarca di Venezia Giuseppe Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII'. Fra gli scrit­tori: il Manzoni e il Rosmini.

Suppliche, invocazioni, infermità spirituali e corporali, tri­bulazioni vengono deposte ai piedi della Madonna e si ripar­te dalla Sua Casa con l'animo disposto a continuare la vita quotidiana con rinnovata sopportazione e piú serena fiducia.

IL SANTUARIO offre spazio e attrezzature per convegni e manifestazioni religiose ed è servito:

- Dalle linee ferroviarie "Milano-Treviglio-Caravaggio­Cremona" e "Milano-Venezia";

- Da servizi di autocorriere e dalle due strade "Milano­Venezia";

- Da ampi, moderni "autoparchi e da decorosi "Alberghi­Ristoranti";

- Dalla Cancelleria per "OFFERTE" - "FUNZIONI RELI­GIOSE" - "Abbonamento al bolletino del Santuario";

- Da numeri telefonici: (0363)3571