LO SPIRITO SANTO UNA RICCHEZZA IGNOTA
Sac. Vincenzo Cuomo
Casa
Mariana Editrice Santuario della B. Vergine del Buon Consiglio 83040 Frigento (Av)
Una
forte percentuale dei cresimandi e dei cresimati non immagina nemmeno
lontanamente tutte le inestimabili ricchezze che lo Spirito Santo ha deposto nel
cristiano fin dal giorno del Battesimo; nemmeno ne prende coscienza quando
riceve il Sacramento della Cresima. Ed ecco tanti cristiani-pagani-battezzati.
In
che cosa consiste, il più delle volte, la preparazione alla Cresima? Si
espone la Dottrina della Chiesa nella forma più rapida possibile - perché la
cosa urge! -... si rimane a livello intellettualistico e, talvolta solamente
meccanico. In molti casi si consegna un foglietto con alcune
domande-risposte... e Tizio è pronto a ricevere la Cresima!
Che
cosa ha capito questo candidato alla Cresima dell'opera dello Spirito Santo, dei
suoi Doni e della Inabitazione ed opera nel cristiano?
Per
la Cresima (ma anche prima per il Battesimo) ci si ferma alla... copertina del
libro... Basta sapere che si riceve lo Spirito Santo con i suoi sette Doni...
mentre il libro rimane chiuso!
Così
il battezzato e il cresimato non saprà mai, ordinariamente, che cosa è la
Grazia, che cosa sono le Virtù infuse, i Doni, i Frutti, i Carismi, le Beatitudini!...
cose di lusso, riservate ad una élite di monache di clausura! Eppure, leggendo
le Lettere e gli Atti degli Apostoli, era proprio questa la Catechesi elementare
ed abituale dei primi cristiani, i quali sapevano benissimo cosa valeva aver
ricevuto lo Spirito Santo.
Da
quanto detto si ricava qual è il motivo che spiega il paganesimo di tanti
cristiani. Essi sono sì religiosi, ma come lo erano i popoli pagani. Da essi
anche la religione viene strumentalizzata e messa al servizio di un programma di
vita teso alla soddisfazione dei desideri della natura e della carne. Essi
sono «commercianti della religione». Pregano, sì, e compiono atti di culto,
ma quale ne è il motivo? Io ti do! Tu mi dai! Un baratto! Io ti accendo le
candele... Ti compro fiori pregiati... lascio laute offerte per il culto... Sono
dunque, devoto! Tu, o Dio, mi devi ascoltare! Sto a posto con la coscienza! E
son guai se il Buon Dio non si piega ai desideri (capricci) del suo fedele!
A
Dio si sottrae l'essenziale: l'Amore!
La
Bibbia afferma che Gesù Cristo, Figlio di Dio, da ricco che era, si è fatto
povero e per mezzo della sua povertà ha fatto noi ricchi. La ricchezza che ci
ha donato Gesù è il «Dono di Dio» per eccellenza: lo Spirito Santo.
Questo
scritto vuole mettere a disposizione degli operatori di catechesi le idee di
fondo sul ruolo dello Spirito Santo nel piano della salvezza.
Lo
scritto è in forma semplice e popolare senza pretesa alcuna se non quella
dell'adesione incondizionata e totale al Magistero di Santa Madre Chiesa.
Poco
è conosciuta e approfondita la miniera di tesori celesti che lo Spirito Santo
ha deposto in noi col Battesimo e che lo stesso Spirito Divino continuamente
sviluppa e completa attraverso la grazia dei singoli Sacramenti e con le sue
ineffabili e continue visite all'anima al fine di santificarla. Il cristianesimo
rimarrà solo o falso pietismo o cultura ma non sarà vita, tutta la vita in
pienezza, fino a quando i singoli fedeli non prenderanno coscienza e non
svilupperanno le ricchezze seminate in noi largamente dallo Spirito Santo, che,
è nello stesso tempo - posta la collaborazione nostra - colui che semina, che
coltiva e porta a maturazione il seme divino della santità.
Abitualmente
nella catechesi vi è tanta carenza su questo argomento e ciò reca innumerevoli
danni alle anime.
I
pastori di anime dovranno pure aprire i tesori che il buon Dio ha messo a nostra
disposizione e che ha affidato non solo alla custodia ma anche alla distribuzione
degli stessi pastori.
Confidiamo
che gli operatori di apostolato possano trovare in questa piccola opera tanti
spunti da sviluppare, per la formazione di una vita autenticamente cristiana.
Sboccia
una nuova vita, nasce un cristiano, un figlio di Dio, «nuova creatura». Quale
ne è la sorgente? Lo Spirito Santo.
Era
nato un uomo, figlio di Adamo, ramo di un albero millenario che è l'umanità,
ramo e albero bacati, malati per il peccato originale.
Nel
momento del Battesimo, per opera dello Spirito Santo, questo ramo è stato
staccato da Adamo ed è stato innestato su di un nuovo albero divino: Cristo Gesù.
Come ogni ramo, staccato da un albero selvatico e innestato sopra uno fecondo
e sano, vive la vita stessa del nuovo albero, così il cristiano, innestato
sull'albero divino Gesù, deve vivere la vita stessa di Gesù, vita divina.
La
realtà divina che rifluisce nella nuova creatura che è il battezzato, si
chiama Grazia santificante o abituale. Essa è autentica vita divina.
Si
chiama Grazia, perché è data gratis, né Dio ha il dovere di darla, né l'uomo
ha il diritto di averla; santificante o abituale, perché crea uno stato permanente
di santità nel quale vive il cristiano, fino a quando egli non lo distrugge
volontariamente con il peccato.
La
Grazia è il dono dei doni di Dio perché non è un dono qualunque, ma è Dio
stesso che si dona, dandoci una partecipazione della sua Vita divina.
La
potestà di far miracoli, la profezia, il potere di cacciare i demoni e quello
di risuscitare i morti, sono ben poca cosa paragonati alla Grazia!
La
Grazia è anche il Paradiso e la gloria eterna in seme. Come il seme, se ben
coltivato, si sviluppa in pianta e dà fiori e frutti, così la Grazia, se
sviluppata con impegno costante della buona volontà nostra, si trasformerà in
gloria. E la gloria eterna sarà esattamente proporzionata al grado di grazia
raggiunto durante la vita terrena.
Ci
spieghiamo con un paragone... assurdo.
Uno
scienziato ha un cagnolino e gli vuole tanto bene... Gli fa' dei doni adatti
alla natura canina. Un giorno lo scienziato scopre la formula chimica per
umanizzare una bestia! Un estratto di umanità! Basta una fialetta e... il cane
è umanizzato! Pensa da uomo, agisce da uomo, ha gusti e desideri umani, ama da
uomo.
Favola!
Favola
per il cane, ma non per l'uomo. Per l'uomo è una entusiasmante realtà!
L'acqua del Battesimo, resa feconda dallo Spirito Santo, compie il miracolo
di trasformare la povera creatura umana in una nuova creatura, in un vero figlio
di Dio, un nato da Dio, erede di Dio, reso capace di pensare, amare e agire non
più umanamente e naturalmente, ma divinamente e soprannaturalmente.
Difatti
ogni essere compie azioni proprie della natura che ha: il cane agisce... da
cane; l'asino, da asino; l'uomo agisce (dovrebbe agire) da uomo; il cristiano
agisce (dovrebbe agire) da figlio di Dio.
La
Bibbia afferma (cf 1Gv 2,6) che chi dice di essere in Gesù deve vivere come è
vissuto Lui. Sarebbe somma pazzia per un cane... umanizzato ripudiare il
miracolo avvenuto e ritornane alla vita canina. Ma è una vera catastrofe senza
paragoni - anche se così frequente - per il cristiano rinnegare la vita divina
ricevuta in dono, l'Ospite Divino dell'anima che è lo Spirito Santo, spezzare
il sigillo di Dio... e dare ospitalità al maligno diventandone schiavo! Tutto
questo avviene commettendo anche un solo peccato mortale.
Per
capire ancora meglio la preziosità della Grazia, basta considerare che quando
Dio ha creato l'uomo, figlio di Adamo, non gli è costato nulla; ma quando ha
voluto ricrearlo con la Redenzione facendolo figlio suo e nuova creatura, gli
è costato tutto il sangue del Figlio Divino, la morte di Gesù.
La
Bibbia ci assicura che l'anima adorna della Grazia è il cielo di Dio in terra,
è il Tabernacolo vivente di Dio. Anche il corpo deve glorificare Dio, perché
anche il corpo è santificato e in tutto l'essere del cristiano risiede la SS.
Trinità.
Vi
sono delle creature umane che sviluppano costantemente la vita divina delle
Grazia e si santificano. Esse sono adorne di una misteriosa luminosità. Noi
di esse diciamo: «Com'è bello! Sembra un angelo!». Ma vi sono anche degli
uomini così perversi e sottomessi all'azione di satana, che noi diciamo: «Quanto
è brutto! Sembra un demonio!».
Certo
non fanno un grande affare i peccatori, dal momento che Gesù nel Vangelo dice:
«Voi avete il demonio per padre» (Gv 8,44).
La
Grazia 'facendoci figli di Dio, ci fa anche fratelli tra noi. Essa è l'unico
fondamento, sempre valido, per realizzare una vera fraternità tra gli uomini.
I
figli di Dio, fratelli tra loro in Gesù, formano una sola famiglia, compaginata
dal cemento divino che è la carità, famiglia che ha un nome: la Santa Madre
Chiesa.
II
vincolo che affratella tutti i figli di Dio - i Santi e gli Angeli del Cielo, i
giusti della terra e i fratelli che espiano nel Purgatorio - realizza ciò che
noi affermiamo nel Credo: credo nella comunione dei Santi. Cioè che siamo una
sola cosa, tutti uniti in famiglia, con rapporti di intimità di amore familiare
(Comunione) con il Padre e tra di noi.
I
Santi del Cielo pregano e intercedono per noi; i giusti della terra guardano ad
esse come esempi da imitare e come potenti intercessori presso Dio, dando un
posto specialissimo a Colei che di tutti i Santi è Madre e Regina, Maria
Santissima; le anime del Purgatorio, mentre pregano per noi, si aspettano da
noi quegli aiuti che si chiamano «suffragi». Bella e meravigliosa la famiglia
dei figli di Dio: la Chiesa!
Si
chiama virtù ogni capacità operativa o abitudine a fare una cosa buona. Vi
sono virtù o capacità fisiche e virtù morali secondo che tale capacità
riguarda lavori fisici o azioni morali. Così, ad esempio, potremmo chiamare
virtù fisica la capacità ad eseguire con facilità bei lavori di ricamo, a
suonare strumenti musicali senza aver studiato la musica... virtù morale,
invece, la capacità a compiere facilmente delle buone azioni morali. Ad
esempio: sopportare pazientemente le persone e le molestie della vita.
Ogni
creatura umana ha una predisposizione alla virtù, ma ogni virtù umana e
naturale per poterla acquistare stabilmente, richiede lungo e paziente esercizio.
Perciò le virtù umane e naturali si chiamano «acquisite».
Vi
sono anche delle virtù che non sono umane e naturali, ma divine e
soprannaturali. Esse sono messe - «infuse», - nell'anima dallo Spirito Santo
come una semina divina. Perciò esse si chiamano virtù soprannaturali infuse.
Esse sono di due categorie: teologali e morali. Si chiamano teologali quelle che
hanno direttamente per oggetto Dio e sono: Fede, Speranza e Carità. Si chiamano
morali quelle che hanno per oggetto le azioni morali di cui il cristiano è
responsabile. Le principali virtù morali sono le quattro virtù cardinali:
Giustizia, Prudenza, Fortezza e Temperanza. Le virtù morali sono molte, ma
tutte si possono ridurre alle quattro cardinali.
Tutte
le virtù soprannaturali infuse sono dono di Dio, nel senso che l'uomo non è
capace da sé di acquistarle. Ad esempio: la virtù della Fede. Non è che
l'uomo ad un certo momento, a forza di leggere il Vangelo e di dire delle
preghiere, automaticamente si troverà ricco di questa virtù. Ogni virtù
soprannaturale infusa resta sempre un puro dono di Dio. L'uomo può solo
disporsi ad averla. Del resto Dio non nega né la Grazia né gli altri suoi doni
in ordine alla salvezza a chi si mette nelle buone disposizioni.
Mediante
la Grazia santificante lo Spirito Santo divinizza l'essere dell'uomo; mediante
le virtù soprannaturali infuse ne divinizza le facoltà spirituali,
intelletto e volontà, rendendole capaci di compiere azioni soprannaturali.
Con
la Fede, l'intelletto è disposto ad ammettere le verità rivelate da Dio, non
perché ne vede umanamente la chiarezza, ma unicamente perché Dio le ha
rivelate. Di esse il cristiano ha una certezza più grande della evidenza
scientifica, ne è più sicuro che se le vedesse con gli occhi e le toccasse con
le mani; difatti i miei sensi potrebbero ingannarmi sbagliando, invece la Parola
di Dio è certezza assoluta senza timore di errori. Affidarsi con incrollabile
fiducia a Dio che parla, questo è Fede.
Quando
un cristiano ha Fede vede le cose non più dal punto di vista umano, ma dal
punto di vista di Dio, le vede come le vede Dio.
«La
Fede è l'occhio di Dio», concesso in dono all'uomo. Con questa vista divina
l'uomo vede sperimentalmente che solo Dio è tutto, che la vita vale ed è
preziosa nella misura che si vive in Dio, con Dio e per Dio.
Con
quest'occhio divino l'uomo apre gli occhi e vede la vanità di tutto quello che
non è Dio o che non è in rapporto con Dio. Per mezzo di questa luce l'uomo
vede che la Croce è un tesoro, che la rinunzia è il vero ed unico guadagno,
che è somma stoltezza barattare le ricchezze spirituali in cambio di un volgare
piacere, di un pugnetto di oro...
Questo spiega come i Santi erano bramosi di spogliarsi di tutto, anche della vita, per acquistare Dio solo.
La
Speranza. Sperare è
desiderare un bene che ancora non si possiede.
L'uomo
conosce tante cose belle e buone, le vede amabili e le desidera. Oggetto della
speranza umana sono le cose naturali... La speranza sostiene l'uomo nelle prove
della vita e gli dà coraggio per andare avanti. L'ammalato si conforta con la
speranza di guarire..., il carcerato sostiene le prove della prigionia per la
speranza della scarcerazione... È la speranza umana, sostegno anche di quelli
che non hanno la Fede. Oggetto di questa speranza sono i belli di questo
mondo... E tutti conoscono il detto: «Chi di speranza vive disperato muore!».
La
virtù soprannaturale della Speranza accende nel cristiano il desiderio di
possedere quei beni conosciuti per mezzo della Fede, cioè possedere Dio e i
beni eterni. Dio stesso diventa l'oggetto delle nostre amorose attese; e Dio non
ha mai deluso nessuno. Chi fa' quanto è possibile per essere gradito a Dio, è
sicuro e sereno nelle sue attese. Chi spera in Dio non potrà mai disperare.
La
Carità. Vi è un
episodio nella vita di santa Caterina da Siena. Gesù le appare e fa con lei un
cambio: prende per sé il cuore della Santa e a lei dona il suo Cuore... Così
la Santa amerà col Cuore stesso di Gesù..., amerà Dio col cuore stesso di
Dio!
Questo
episodio spiega appunto quello che avviene con la virtù infusa della Carità:
il cristiano è reso capace di amare col Cuore stesso di Dio, di amare ciò
che ama Dio... Così si spiega il precetto del Signore di amare anche i nemici,
di far del bene ai malfattori, di pregare per quelli che non se lo meritano.
Gesù
comanda: «Amatevi come io vi ho amato!» (Gv 13,14). E Dio ama proprio così,
con amore di infinita misericordia e longanimità. Senza la carità l'uomo non
potrebbe amare Dio con amore degno di Dio. Allora vi provvede lo Spirito Santo
donandoci la Carità che ci fa' amare col Cuore stesso di Dio. Quale dono
sublime!
Le
virtù morali. Sono tante.
Ma tutte si possono ridurre alle quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia,
Fortezza e Temperanza).
Tutte le azioni del cristiano, nei rapporti con se stesso e con il prossimo, sono regolate dalle virtù morali.
Il
possesso della buona salute fisica e l'efficienza del corpo e dello spirito
dipendono dal continuo esercizio. Se un atleta trascura l'esercizio, presto le
sue capacità sportive si atrofizzano... Se un musicista trascura l'esercizio
dello strumento, egli non leggerà più speditamente le note musicali. Avviene
lo stesso per il possesso e il progresso delle virtù soprannaturali infuse.
Se il cristiano non sta in continuo e perseverante esercizio, presto le virtù
si atrofizzano e non gli sarà più facile esercitarle...
È necessario soprattutto creare l'ambiente adatto allo sviluppo delle virtù; ciò si ottiene con l'esercizio abituale della Preghiera e della Penitenza.
Preghiera.
Non confondere la Preghiera con le preghiere. Per Preghiera intendiamo
l'orientamento abituale della mente e del cuore a Dio e alle cose eterne. Le
preghiere aiutano a creare questo orientamento.
Penitenza.
Perché Dio diventi «costantemente» presente occorre sgombrare il nostro
essere da tutto quello che non va d'accordo col santo amore di Dio. Fare questo
costa! Ecco la penitenza.
La
regola d'oro dell'autentico spirito di penitenza è: le cose e le creature per sé
dannose alla vita divina dell'anima eliminarle a costo di ogni sacrificio (es.:
la droga, letture, spettacoli, amicizie cattive...). Le cose necessarie o
indifferenti usarle tanto quanto basta...
Qui c'è un vasto campo in cui non entra più il discorso di peccato o non peccato; qui si tratta di voler essere generoso e perfetto. E chi tale vuol essere non può seguire la teoria dei mediocri «non c'è niente di male!», ma la regola d'oro del Maestro Gesù: «Se vuoi essere perfetto...» (Mt 19,21).
Nel
Credo noi affermiamo: «Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita».
Ogni
palpito di vita ed ogni azione degli esseri viventi si deve attribuire allo
Spirito Santo. Ma in modo particolare con Lui da Lui e per mezzo di Lui si
spiega e svolge la vita soprannaturale e divina del cristiano.
L'uomo
è tale perché ha un corpo e un'anima umana, ambedue forniti dei mezzi
opportuni per agire: il corpo agisce per mezzo dei sensi, l'anima per mezzo
delle facoltà spirituali, intelletto, memoria e volontà. Così si svolge la
vita umana.
Ma
il cristiano non ha solo la vita umana. Egli ha anche la vita divina. Da dove
nasce, con quale forza si sviluppa e si perfeziona nel cristiano la vita divina?
Certo non può nascere né svilupparsi per forza naturale e umana, perché la
natura umana è capace solo di vita e attività umana. Sarà, perciò, Dio
stesso a far nascere e sviluppare fino alla perfezione la vita divina in noi. E
tutto questo è sempre per opera e virtù dello Spirito Santo.
La
Bibbia ci assicura che lo Spirito Santo abita in noi, che noi ne siamo il Tempio
vivente, che non dobbiamo resistergli né contrastarlo con una condotta di
vita indegna di un figlio di Dio (cf 1 Cor 3,16; 6,19; Ef 4,30).
Rifletto.
L'inizio della mia vita divina e soprannaturale di figlio di Dio è opera
dello Spirito Santo. Ogni pensiero, affetto, parola, opera buona e santa che dà
gloria a Dio, come ogni vittoria sul peccato e sul demonio è opera dello
Spirito Santo che agisce in me, purché io liberamente e amorosamente aderisca
alla sua azione forte e soave. Si tratta, quindi, di una specie di
collaborazione nella quale la parte principale e indispensabile è dello Spirito
Santo. Senza di Lui invano ci affatichiamo. Lui aspetta solo la nostra adesione.
Lo
Spirito Santo è in noi dal giorno del Battesimo e rimane finché noi non lo
respingiamo con il peccato. Nel qual caso si diventa schiavo di Satana e si
agisce sotto la sua nefasta influenza.
Lo
Spirito Santo ha ispirato i Patriarchi e i Profeti, nonché gli scrittori sacri
dell'Antico e del Nuovo Testamento.
È
Lui che dona alla Chiesa l'Infallibilità, cioè la certezza che il suo
insegnamento è senza errori; infallibilità che risiede nel Papa
personalmente e nel Collegio Episcopale unito al Papa.
È
Lui che rende la Chiesa Indefettibile, cioè capace di superare tutte le prove
e le persecuzioni, certa di durare invitta fino alla fine del mondo.
È
Lui che rende la Chiesa Madre feconda di innumerevoli Santi, assistendola
perché cresca e si espanda a salvezza di tutti in tutto il mondo, nonostante
le persecuzioni e i tradimenti che le vengono anche dai suoi figli.
È
per opera e virtù dello Spirito Santo che il Figlio di Dio si è fatto uomo nel
seno purissimo di Maria Vergine, ed è ugualmente per opera e virtù sua che i
figli degli uomini - col Battesimo - diventano figli di Dio. Ed è ancora Lui
che mediante la Cresima ci fa perfetti cristiani.
È
per opera e virtù dello Spirito Santo che nella Santa Messa il pane e il vino
si trasformano nel Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo.
Quando
il peccatore vuole riconciliarsi con Dio e con la Chiesa la risurrezione di
quell'anima avviene per la effusione dello Spirito Santo.
Mediante
il Sacramento del Matrimonio lo Spirito Santo abilita e sostiene con la sua
grazia i coniugi perché si sostengano a vicenda nella professione della vita
cristiana e nella educazione dei figli; li rende, inoltre, conformi a Cristo,
nel suo aspetto di Sposo della Chiesa e li sostiene a realizzare, nella loro
unione, i tre beni principali del matrimonio: unità - indissolubilità -
santità.
È
sempre da attribuirsi a Lui la decisione di quei giovani che scelgono Dio come
unico essere al quale consacrare tutta la vita, perché è lo Spirito Santo che
fa' sentire misteriosamente la bellezza e la gioia della vocazione alla verginità
e al sacerdozio per spendere la vita unicamente per Dio e per le anime.
Chi
non ha la luce della Fede - che è pure opera dello Spirito Santo - non capirà
mai come un uomo o una donna possano rinunciare con gioia e per sempre alle
soddisfazioni lecite e caste della vita, per amore di Dio e per una paternità e
maternità spirituale. Dio può benissimo e superlativamente sostituire ogni
amore umano con il suo Amore infinito ed eterno.
Dio
fonte di ogni vita vegetale, animale, umana, angelica. È Dio stesso la Vita,
la Vita eterna.
Dio,
però, non comunica la vita già sviluppata e perfetta, ma depone nell'essere
vivente tutte le potenzialità che gli permetteranno il completo sviluppo. E
però non nasce già adulto e carico di frutti! Ciò vale anche per la Vita
soprannaturale e divina. Dio ce la dona in modo che, se noi ci impegniamo con la
nostra buona volontà a corrispondere ai suoi doni, possiamo sviluppare la Vita
divina fino alla perfezione della santità.
Questo
lavoro di santificazione comincia col Battesimo. Già allora Dio depone
nell'anima i suoi doni insieme con la Vita divina della Grazia, virtù soprannaturali
infuse e doni dello Spirito Santo. Virtù e doni sono potenzialità divine
ordinate alla nostra santificazione, che ci mettono in grado di vivere e di
agire da figli di Dio.
Con
il Battesimo l'uomo diventa cristiano. Con la Cresima diventa perfetto
cristiano. Per capire il modo di operare dei due Sacramenti spieghiamoci con
qualche esempio. Una pianta, appena nata, già vive; ma la sua perfezione la
raggiungerà quando comincerà a dare i primi frutti. Prima è già pianta, ma
non perfetta.
Un
fanciullo, una fanciulla non sono ancora perfettamente uomo e donna. Lo
saranno quando, a una certa età, entreranno in funzione delle ghiandole che
produrranno alcuni ormoni che faranno del ragazzo un perfetto uomo e della
ragazza una perfetta donna. Avviene così anche della vita cristiana. Col Battesimo
uno già nasce figlio di Dio, cristiano; ma non ancora è perfetto. Occorre un
altro elemento che potrà realizzare la perfezione ed è la Grazia del
Sacramento della Cresima con i doni dello Spirito Santo: Sapienza, Intelletto,
Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timore di Dio.
Virtù
e doni dello Spirito Santo, poi, se coltivati dalla nostra buona volontà,
producono i Frutti dello Spirito Santo.
I
sette doni depongono nell'anima come degli «istinti divini», mediante i quali
il cristiano vive, pensa, ama, agisce, decide, fa' le sue scelte non più a
modo umano, ma a modo divino. Avviene come se lo Spirito Santo sostituisse con
la sua azione la nostra intelligenza e la nostra volontà. È così che san
Paolo poté affermare «non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me»
(Gal 2,20).
Il
cristiano che ha la Grazia di Dio può compiere azioni soprannaturali; ma, senza
la mozione dello Spirito Santo, le sue azioni soprannaturali saranno compiute a
modo umano. Invece, mediante l'entrata in funzione dei doni, egli compirà opere
soprannaturali a modo divino.
Ecco
qualche esempio per chiarire le idee.
Per
Fede sappiamo che nel SS. Sacramento della Eucarestia vi è presente Gesù vivo
e vero. Noi, per arrivare ad accettare questa verità di Fede, facciamo tutto un
ragionamento: leggiamo il Vangelo, ci accertiamo che Gesù ha detto davvero «Questo
è il mio Corpo... Questo è il mio Sangue»; pensiamo che è Dio che parla e
che non ci può ingannare e infine diciamo: «Credo!». È la via umana per
arrivare ad una conclusione ragionevole. L'atto di Fede che ho fatto in questo
caso è, sì, un atto soprannaturale, ma ad esso sono arrivato per, via umana,
qual è quella del ragionamento.
Invece,
mediante i doni dello Spinto Santo, la cosa si semplifica al massimo, perché il
cristiano, senza tanti ragionamenti, sente quasi sperimentalmente che Gesù è
lì presente vivo e vero, lo adora e lo ama e volentieri rimane in sua compagnia
davanti al Tabernacolo.
Un
altro esempio sul dono del Consiglio. Poniamo il caso di un cristiano che deve
decidere di una cosa importante in ordine alla vita eterna. In via ordinaria,
per la virtù della Prudenza, egli riflette, chiede il parere degli altri e
tergiversa prima di decidere. Talvolta, anche decidendo, rimane con qualche
perplessità...
Invece,
col dono del Consiglio, egli vede subito e con chiarezza, per divina intuizione,
la soluzione giusta... E se la cosa è difficile e ardua ad attuarsi, mediante
il dono della Fortezza, il cristiano affronta ogni sacrificio con decisione e
con gaudio interiore, pur di compiere quello che nella luce di Dio egli ha visto
come giusto e da farsi.
La
Grazia della Cresima dà al cristiano il diritto e il dovere di essere apostolo
della Fede, professandola, difendendola, diffondendola con coraggio e con gioia!
Per
realizzare tutte le meraviglie di Dio nel cristiano e per mezzo del cristiano,
lo Spirito Santo chiede soltanto docilità e fedeltà alla sua azione forte e
soave.
Nella
misura che il cristiano è docile e fedele a Lui, si santifica, compie opere
meravigliose di bene, vive nella pace e nella gioia di Dio. Egli «è già
arrivato». A Lui non manca nulla, perché ha Dio!
Abbiamo
già capito che: concepire un pensiero santo, compiere un'azione soprannaturale,
pronunziare con devozione il nome di Gesù, invocare il Padre con affetto
filiale e tutto quello che il cristiano fa' in ordine alla vita eterna, è opera
dello Spirito Santo che è in lui. Dice, infatti, la Bibbia: «Lo Spirito Santo
ha stabilito in noi la sua dimora» (Rm 5,8; 8,11). II che equivale a dire che
le opere buone sono frutto dello Spirito Santo. Per questo motivo la Chiesa ci
fa' pregare così: «Senza la tua forza (cioè dello Spirito Santo), nulla è
nell'uomo, nulla senza colpa» (Dalla sequenza della Messa di Pentecoste).
Facciamo
un paragone. Ecco una radio. È completa e perfetta in tutte le sue parti; ma
se manca la carica elettrica, la radio non funziona. Così è nell'uomo anche
il più intelligente e perfetto per natura: se a lui manca la Virtù e la Divina
Forza (mozione) dello Spirito Santo con i suoi doni, egli non è capace di dire
nemmeno «Padre nostro» con merito, perché manca «la Divina Corrente».
Con
tutta la ricchezza della Grazia, delle Virtù soprannaturali infuse e dei doni,
lo Spirito Santo produce nel cristiano quegli effetti che san Paolo chiama «Frutti
dello Spirito Santo» (Gal 5,22). Frutti che si possono definire come uno stato
d'anima permanente soprannaturale. Eccone l'elenco: Carità, Gaudio, Pace,
Pazienza, Benignità, Bontà, Longanimità, Mansuetudine, Fedeltà, Modestia,
Continenza o Temperanza, Castità.
Là
dove parla dei Frutti, san Paolo parla anche delle «opere della carne»:
adulterii, fornicazioni, impudicizie, libertinaggio, idolatria, stregonerie,
inimicizie, contese, invidie, ire, sette, discordie, omicidi, ubriachezze,
gozzoviglie, orgie e cose simili...
Tutte
le meraviglie di Dio nell'anima si chiamano «frutti» perché sono il segno che
la buona pianta dei doni di Dio fruttifica.
Non
ha forse detto Gesù che l'albero buono dà buoni frutti, mentre quello cattivo
ne dà di cattivi?
Se
vogliamo sapere da quale Spirito siamo guidati, se da quello di Dio che è lo
Spirito Santo, o da quella cattivo che è Satana, guardiamo quali frutti produce
il nostro giardino.
Quando
un cristiano vive abitualmente nella carità nel gaudio interiore, nella pace;
quando egli è paziente e benevolo, quando è longanime, temperante, casto...
è segno che egli è guidato dallo Spirito Santo. Al contrario, quando egli è
abitualmente impudico, lussurioso, pronto all'ira, ai piaceri peccaminosi,
alle discordie... è segno che egli è sotto la influenza del maligno. Di tali
uomini la Bibbia dice: «L'uomo non percepisce le cose che appartengono allo
Spirito di Dio» (1 Cor 2,14), e che «quelli che compiono tali cose non avranno
parte con Cristo nel Regno di Dio» (Gal 5,21).
Il
cristiano deve scoprire con amorosa ricerca tutte le realtà divine che Dio gli
ha deposto nell'anima e deve svilupparle. Ma se egli è attento solo alle cose
di questo mondo e ad esse dà il primato in tutte le sue scelte, se egli
trascura la sua dimensione divina e soprannaturale, allora egli trascorrerà
la vita in disordine e in perdita; Egli non realizzerà se stesso! Sarà
appunto come albero che non dà frutti e che, quindi, non ha ragione di essere!
Dio lo sradicherà!
Tutti
i doni di Dio sono come pianticelle delicate, capaci di fruttificare
abbondantemente; ma perché ciò avvenga è necessario creare «l'atmosfera
propizia» fatta di Preghiera e di Penitenza. Solo così esse diventeranno
esperienza e vita. Altrimenti intristiranno e moriranno.
Difatti
tutti i meravigliosi doni di cui Dio ci ha arricchiti non agiscono e non si
sviluppano automaticamente. Essi invece fruttificano in proporzione della
nostra fedeltà, docilità e disponibilità.
Chi
non corrisponde affatto si danna. Chi corrisponde poco, poco si santifica. Chi
corrisponde molto, si santifica molto.
La
Penitenza - mortificazione dei sensi e dello spirito - sgombra il nostro essere
dai difetti e affina lo spirito. La Preghiera - atteggiamento di chi è innamorato
di Dio ci mette in sintonia con lo Spirito Santo.
Più
sapremo mortificarci e pregare, più lo Spirito Santo agirà liberamente in noi
e più matureranno in noi i frutti divini di quei semi celesti deposti in noi
nel Battesimo, perfezionati nella Cresima, e si espanderanno in crescita a
bene della Chiesa i divini Carismi.
È
opera dello Spirito Santo santificare tutto l'essere umano, non escluso il
corpo. Afferma, infatti, la Sacra Scrittura: «Non sapete che i vostri corpi
sono membra di Cristo?... che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che
è in voi?» (1 Cor 6,15-39).
Abbiamo
già spiegato come lo Spirito Santo santifica e divinizza la nostra anima
mediante la Grazia santificante; nello stesso tempo santifica e divinizza le
facoltà e la nostra volontà, mediante le Virtù soprannaturali infuse e i
Doni.
Quando
l'anima è disposta abitualmente ad offrirsi alle soavi mozioni dello Spirito
Santo, quando lealmente elimina tutto ciò che potrebbe, anche minimamente,
essere d'impedimento all'azione del medesimo Spirito, allora lo Spirito Santo
muove a maggiore perfezione il cristiano e gli rende più agevole vivere in
pensieri, parole e opere da vero figlio di Dio. Lo Spirito Santo compie
quest'opera mediante i suoi sette Doni.
Agire,
mossi dalle Virtù soprannaturali infuse, non è sempre agevole e facile, e
spesso richiede lottare e soffrire. Agire sotto la mozione dei Doni facilita
tutto e fa operare con diletto anche nelle più grandi prove. Ne è esempio la
gioia che sentivano gli Apostoli quando soffrivano per Gesù (Atti 5,41). San
Paolo, a sua volta, manifesta il gaudio di cui si sente ricolmo in tutte le sue
tribolazioni (2 Cor 7,4). San Francesco di Sales, a proposito della differenza
che c'è tra l'agire sotto l'influsso delle Virtù e sotto quello dei Doni,
ricorre al paragone di un navigatore che risale la corrente in barca a remi e a
vela. Se manca il vento, il navigatore risale la corrente a forza di remi.
Questo equivale all'agire sotto l'influsso delle Virtù. Se soffia il vento
favorevole, il navigatore non deve far altro che spiegare prontamente le vele al
vento; così la navigazione diventa agevole, facile e piacevole. Questo equivale
all'agire sotto la mozione dei Doni.
Prima
di spiegare il significato e gli effetti dei singoli sette Doni è opportuno
ricordare che «i fedeli d'ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore,
ognuno per la sua via, a quella perfezione di santità di cui è perfetto il
Padre celeste» (Lumen Gentium cap. 11,11). Ma a questa santità non si arriva
senza la mozione dei sette Doni.
Ogni
cristiano ha il dovere di corrispondere alla vocazione alla santità. Per
conseguenza il cristiano deve invocare insistentemente e fiduciosamente lo
Spirito Santo perché con i suoi sette Doni realizzi in lui il «progetto di
santità» richiesto dal Padre.
Voglia
lo Spirito Santo, con la intercessione della sua Sposa e Madre nostra Maria,
concederci la conoscenza e l'esperienza dei suoi Doni. Vieni, o Spirito Santo!
La
sapienza umana e naturale consiste nel conoscere la causa suprema ed ultima di
tutte le cose e nell'ordinare e finalizzare verso di essa tutta la vita.
La
Sapienza - Dono dello Spirito Santo - è la conoscenza e il giudizio retto di
Dio e delle cose di Dio insieme al gusto misterioso e soave delle stesse realtà
divine; e tutto ciò non per via di ricerca umana, ma per una certa intuizione e
un certo istinto divino. Quando lo Spirito Santo visita l'anima con questo
Dono essa sente il «sapore» inesprimibile di Dio e delle cose divine, e nello
stesso tempo intuisce «sperimentalmente» che ogni cosa è vanità fuori di
Dio. Per conseguenza l'anima organizza tutta la vita nella direzione di Dio, in
modo che essa pensa, ama, agisce tutto in Dio solo - tutto con Dio solo - tutto
per Dio solo.
Ricco
di questo Dono san Paolo affermava di ritenere come «spazzatura» quello che
prima reputava guadagno; e non solo lui, ma innumerevoli Santi hanno dato
volentieri tutto per avere Dio solo.
Si
sa che Dio è, in grado infinito, dolcezza, amore, pace, gioia... Con questo
Dono tutto ciò diventa meravigliosa esperienza. Altro è il sapere che il miele
è dolce, altro è gustare la dolcezza del miele. A questo proposito dice il
Salmo (33,9): «Gustate e vedete quanto è soave il Signore».
Questo
Dono spiega le attrattive abituali e il gusto che alcune creature, anche in
tenera età, hanno per tutto ciò che si riferisce a Dio, per la preghiera, per
le sacre funzioni, così da dare una svolta decisiva e definitiva alla vita
rivolgendola tutta nella direzione di Dio. Tutto avviene perché l'anima scopre,
con intima e ineffabile gioia che così essa può realizzare completamente e
perfettamente se stessa, e in Dio riposa soavemente e definitivamente. È quello
che affermava sant'Agostino, dopo innumerevoli esperienze tutte fallite: «Signore,
tu ci hai fatti sulla tua misura, ed il nostro cuore è senza pace finché non
riposa in Te! ».
Intelletto,
nel senso naturale, è la capacità di «leggere dentro» e capire la natura e
la sostanza delle cose. Mediante l'intelletto l'uomo va oltre la pura e semplice
conoscenza sensibile.
Intelletto
- Dono dello Spirito Santo - è penetrare in modo profondo e intuitivo
(superiore alle capacità della ragione) le verità di Dio e delle cose di Dio.
L'Intelletto
differisce dalla Fede perché mentre questa ci fa conoscere e accettare le Verità
di Dio a modo discorsivo e per via della ragione, il Dono dell'Intelletto,
invece, le stesse verità ce le fa conoscere per opera dello Spirito Santo e per
via di intuizione divina. Potremmo dire, in un certo senso, che lo Spirito
Santo si sostituisce alla ragione. Del resto questa specie di sostituzione
avviene per tutti i sette Doni.
San
Tommaso d'Aquino ebbe in grado straordinario questo Dono, che lo ha reso il
principe dei teologi.
Questo
Dono fa scoprire per intuizione soprannaturale, il nesso mirabile che vi è
tra le verità della Fede e fa scorgere tante verità nascoste nelle parole e
nei fatti della Sacra Scrittura. Scrive san Tommaso d'Aquino (Summa Th. II-II,
69,2 ad 3): «In questa vita, purificato l'occhio dello spirito mediante il Dono
dell'Intelletto, si può in certo senso vedere Dio».
Con
questa vista divina, il cristiano vede tutte le cose alla rovescia di come le
vede il mondo, perché lo Spirito Santo gli ha donato una specie di «sesto senso»:
il senso di Cristo (1 Cor 2,16). Per questa luce divina non si ha più bisogno
di avere delle motivazioni delle verità della Fede, perché esse - per
intuizione divina - sono ovvie! Perché ciò avvenga non si richiedono
particolari capacità intellettive; lo Spirito Santo non ha mai condizionato i
suoi Doni alla presenza di cultura o di intelligenza spiccata. L'unica
condizione richiesta è l'essere piccoli secondo il Vangelo. È questo il
pensiero di Gesù: «Grazie, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti
e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).
Significativo
è l'esempio citato nella vita del santo Curato di Ars. Un contadino analfabeta,
ogni giorno, al ritorno dai campi, dimentico della fame e della stanchezza
sostava davanti al tabernacolo. Interrogato dal Santo Curato che cosa facesse
così a lungo davanti a Gesù, il contadino diede questa luminosa risposta: «lo
guardo Lui, Lui guarda me». È il caso di chi non ha bisogno di avere delle
spiegazioni «ragionevoli» e «convincenti» circa le verità di Fede, perché
sente con certezza assoluta che «è così».
Il
Dono del Consiglio è quella luce dello Spirito Santo che ci fa intuire, nei
casi particolari da decidere, la scelta giusta e buona. Questo Dono si
differenzia dalla virtù della Prudenza perché questa richiede un processo più
laborioso per arrivare ad una decisione: vagliare i pro e i contro, chiedere
il parere dei più prudenti ed esperti... Il Consiglio, invece, elimina i mezzi
umani e suggerisce, «per divino istinto» la scelta in modo immediato.
Ciò
corrisponde a quanto dice Gesù ai discepoli: «Quando vi consegneranno nelle
loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovete dire, perché vi sarà
suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete, infatti, voi a
parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Mt 10,1-20). È
lo Spirito Santo, dunque, che parla mediante il Dono del Consiglio, e non solo
in caso di persecuzione. Nello stesso Vangelo vi sono tanti casi in cui lo
Spirito Santo opera in Gesù col Dono del Consiglio. Avviene ciò quando Gesù
demolisce brillantemente con le sue risposte le insidie ben congegnate dei
farisei e dei sadducei: nell'episodio del tributo da pagare a Cesare, in quello
della donna adultera, nel rispondere all'accusa di operare per virtù del
diavolo. Anche nel Vecchio Testamento viene ricordata la decisione luminosa di
Salomone nel risolvere la lite tra due mamme che si contendevano la maternità
di un bambino (cf 1 Re 3,16-28).
Vi
sono stati dei Santi particolarmente ricchi di questo Dono. Santa Caterina da
Siena diventa consigliera di Papi, san Gerardo Maiella scioglie casi
complicati di coscienza e questioni di alta teologia con la più grande
naturalezza senza doverci riflettere. Questo Santo aveva una cultura appena
elementare, eppure vi sono stati addirittura dei Vescovi che facevano ricorso ai
suoi consigli. Non è raro il caso di semplici ed umili mamme di famiglia, guide
sicure dei mariti e dei figli, appunto perché ricche di questo prezioso Dono di
Dio.
Chiediamo
allo Spirito Santo che ci renda docili alle divine ispirazioni, ci visiti con il
Dono del Consiglio e ci renda buoni consiglieri del nostro prossimo.
Ricordiamo
anche che questo Dono rende straordinariamente docili e sottomessi ai
legittimi superiori. Il Signore, infatti, ispira sempre umiltà, obbedienza e
sottomissione a quelli che legittimamente lo rappresentano. Rivelazioni e
visioni che spingono alla ribellione devono essere respinte come false e
diaboliche. È rimasto classico il caso di santa Teresa d'Avila. Gesù le
appariva e le rivelava la sua volontà; però aggiungeva che, ciò nonostante,
si stesse alle decisioni del confessore. Quando era necessario Gesù stesso
avrebbe mosso il confessore ai suoi voleri. La Santa, per consiglio del
confessore, talvolta si burlava delle apparizioni del Signore, perché così le
imponeva il confessore che le riteneva di origine diabolica. Gesù approvava!
Questo
Dono è necessario a tutti, specie ai teologi, per essere in sintonia col
Magistero della Chiesa e col Papa.
Innumerevoli
uomini e donne, anche in tenera età, durante venti secoli di cristianesimo,
hanno immolato la vita per Cristo e hanno subito ogni sorta di persecuzione.
Il loro non era fanatismo o esaltazione momentanea di un momento di incoscienza;
era lo Spirito Santo, col Dono della Fortezza, a renderli capaci di dare,
volentieri e con gioia, tutto, beni e vita, per il Regno dei Cieli.
Si
narra nella Storia dei Martiri di una cristiana colta nelle doglie del parto
mentre era in prigione in attesa del martirio. Si lamentava per il travaglio. Il
carceriere la rimproverava apostrofandola: «Come potrai sopportare i tormenti
del martirio, tu, che non sai sopportare i dolori del parto?». La donna: «Ora,
rispose, sono io, sola, a soffrire. Allora ci sarà lo Spirito Santo in me!».
Il
Dono della fortezza si distingue dalla Virtù omonima perché la Virtù è
frutto dei nostri sforzi, sostenuti sì dalla Grazia, mentre il Dono è tutto
opera della potente virtù dello Spirito Santo, al quale la volontà docilmente
aderisce. È il Dono che fa superare il timore, l'amor proprio, ogni ostacolo
anche più arduo, e anche gli affetti più legittimi e cari quando ciò fosse in
conflitto col Sommo Bene che è Dio e il suo Amore. È il Dono che fa dire di sì
anche alla morte, alla persecuzione e alla perdita di ogni bene, come
testimonianza di amore.
Gesù
Cristo chiede ai suoi discepoli di portare ogni giorno la Croce, chiede tante
volte di essere eroi.
Ebbene,
egli non ci chiede l'impossibile, perché egli ci dona il suo Spirito, origine e
causa di ogni eroismo cristiano. Il Dono della Fortezza sostiene non solo negli
atti straordinari e rari, ma anche nell'eroismo del «terribile quotidiano» di
situazioni, di circostanze, di persone, di tempo e di luogo, che gettano il cristiano
nel cimento di un martirio prolungato e nascosto. Non è affatto necessario
versare il sangue delle vene, ma capita talvolta di dover agonizzare a lungo,
nel silenzio, trascurati dai più cari amici, martirizzati dai disegni
misteriosi, ma sempre adorabili, della Divina Provvidenza.
L'esperienza
della nostra estrema debolezza ci convince della estrema necessità di questo
Dono. È facile, infatti, parlare di pazienza, esaltare l'adesione alla Volontà
di Dio, fare propositi «irrevocabili» di fedeltà... Ma quante volte invece,
alle prime difficoltà, ogni buona intenzione fa naufragio! Riempie la bocca il
dire - specie agli altri -: «Volontà di Dio, Paradiso mio!». Solo la divina
potenza dello Spirito Santo può irrobustire l'anima e renderla capace di essere
«sempre costante e fedele nell'eroismo delle pene e dei doveri di ogni giorno».
L'eroismo
cristiano, frutto dello Spirito Santo, è calmo, ponderato, rifugge da ogni
ostentazione, non dà spettacolo, è pieno, è totale e si estende a tutta la
vita. Quanto ciò è necessario a tutte le anime! Ai sacerdoti per rimanere
fedeli sino in fondo all'amore esclusivo e totale a Cristo e alle anime! Ai
coniugi per rimanere fedeli sempre e, nonostante tutto, agli impegni della
vita coniugale!
La
scienza umana è la conoscenza approfondita delle cose naturali, dei fenomeni e
delle leggi della natura. La scienza umana, per sé, non va oltre il dato
dell'esperienza fisica ed è limitata nei confini della natura della quale si
sforza di carpire i segreti. Di qui le scoperte scientifiche.
La
Scienza - Dono dello Spirito Santo - è, invece, quella intuizione
soprannaturale (perciò superiore alle capacità naturali) mediante la quale,
con uno sguardo semplice e spontaneo, il cristiano scopre nelle creature e
negli eventi il loro nesso con Dio e con il fine soprannaturale, mentre gli
viene anche suggerita l'interpretazione di tutto nella luce giusta e vera che
corrisponde a quella di Dio. È il Dono che fa vedere e giudicare come vede e
giudica Dio.
La
Scienza potremmo paragonarla alla capacità del Direttore d'orchestra, il quale,
con un colpo d'occhio, coglie l'armonia e la bellezza di tutta la pagina
musicale, il posto che occupano le singole note nella loro armonia col tutto e
il genio dell'artista stampato nell'armonia. Chi non ha l'istinto musicale e la
competenza dell'artista, vede le singole note, ne misura il tempo e ne conosce
il nome, ma non va oltre; gli sfugge il mirabile disegno musicale e non sa intravedere
il genio dell'artista. Così può capitare che anche un grande scienziato
conosca bene i risvolti più difficili della sua scienza, ne conosca i segreti,
le leggi e le sue applicazioni... ma non sappia scoprire nella creatura e nelle
leggi della nature né il Creatore né il Legislatore. La natura è il
meraviglioso libro di Dio e chi non sa leggere in questo libro, anche se ha
tutta la scienza di questo mondo è un analfabeta!
Inoltre
questo Dono sta alla vista dell'anima come le lenti d'ingrandimento stanno
alla vista del corpo. Le lenti d'ingrandimento ci fanno vedere le cose ed i
particolari delle cose in grande; così lo Spirito Santo ci fa vedere il male e
il bene in grande. È così che i Santi hanno, visto la enormità della minima
colpa e avevano orrore dei minimi peccati. Di qui la delicatezza di coscienza.
Il
Dono della Scienza genera nell'anima un duplice movimento: a) il
distacco da tutte le cose di questo mondo al di fuori di Dio; b)
l'ammirazione e la lode di Dio scoperto nelle sue opere.
A)
Il distacco, perché l'anima non si ferma alle creature, vedendone la precarietà
e la provvisorietà, ma va oltre, considerandole per quello che in verità sono,
cioè scalini per salire a Dio, mezzo, non fine. È mediante la luce vivificante
e illuminante di questo Dono che noi possiamo neutralizzare e vincere il fascino
e l'incantesimo delle creature e... per noi cantano invano le sirene! Questo
Dono provoca nell'anima il pentimento delle colpe, perché ci fa ricordare del
cattivo uso delle creature, e provoca il rammarico nel vederci così lontani
dall'ideale del distacco! Vediamo, inoltre, lo stato miserando dei poveri
fratelli peccatori, che hanno fatto naufragio nelle creature e rischiano di
perdere Dio; per conseguenza ci si accende di santo zelo per salvarli!
B)
L'ammirazione e la lode di Dio, che nelle creature - tutte buone perché opera
sua - ha stampato la sua orma ed in esse manifesta le sue perfezioni e i suoi
attributi. Vi sono nella Sacra Scrittura, specie nei Salmi, tanti e tanti esempi
di questa ammirazione e lode di Dio provocate dalla contemplazione del creato.
Il Salmista esclama: «I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani
annunzia il firmamento» (Sal 18,1). Ricordiamo il mirabile Cantico dei tre
giovanetti nella fornace ardente (cf Dn 3,52-90).
Questo
duplice movimento, di cui sopra, lo rileviamo in modo eminente nei Santi. San
Paolo da un lato considerava tutto come spazzatura pur di guadagnare Cristo (Fil
3,8); dall'altro lo stesso Apostolo presenta le creature come mezzo per vedere
l'invisibile Dio (Rm 1,20). San Francesco si spogliò volentieri di tutto,
per essere ricco solo di Cristo; nello stesso tempo egli vedeva tutte le cose
(anche la morte, come sorella) come creature belle e buone alle quali si sentiva
legato da vincoli di fraternità e rivolgeva ad esse l'invito a lodare il comune
Fattore (Cantico di Frate Sole).
Il
Dono della sapienza e quello della scienza hanno lo stesso oggetto in comune:
Dio. Quello della Sapienza arriva a Dio direttamente; quello della Scienza vi
arriva attraverso le opere di Dio.
La
Virtù della Religione regola i nostri rapporti con Dio inclinandoci a rendere a
Lui il culto dovuto come a Creatore e Signore di tutte le cose. È atto di somma
giustizia, è dovere primordiale di ogni uomo. Questo dovere si manifesta e si
adempie con gli atti di culto interno ed esterno, privato e pubblico.
Il
Dono della Pietà perfeziona questa Virtù, mettendo nel cuore del cristiano
un affetto e una tenerezza filiale verso Dio che, istintivamente, si sente come
tenero e amorosissimo Padre; ciò unito ad un senso di profondo rispetto e
adorazione come al Dio di infinita maestà. Questo Dono produce anche un'affettuosa
devozione verso tutto ciò che ha rapporto con Dio.
È
la Pietà che realizza la Koinonia, cioè la intima e familiare comunione con
Dio, con la Madre celeste, con gli Angeli e i Santi, con i fratelli del
Purgatorio e con tutti i figli di Dio ancora peregrinanti sulla terra. È il
cemento che rinsalda i vincoli che tengono uniti tutti quelli che formano la
Santa Madre Chiesa, famiglia dei figli di Dio.
È
il Dono che ci inclina a compiere con naturalezza, con premura e con diletto
le pratiche di pietà, che diventano un bisogno del cuore e uno slancio dell'anima.
Per esso i Sacerdoti svolgono le azioni liturgiche con compostezza, slancio
d'amore, sacralità e dignità, senza affrettare, rabberciare o addirittura avvilire
con atteggiamenti, segno di un cuore assente.
La
Pietà ispira rispetto «religioso» verso il proprio e l'altrui corpo che è
tempio vivente di Dio. «Glorificate e portate Dio nel vostro corpo», esclama
san Paolo (1 Cor 6,20).
Questo
Dono, inoltre, ci fa essere generosi e pronti ad ogni sacrificio per amore di un
Padre così tenero e generoso che in tutti gli eventi opera sempre e solo per
amore dei suoi figli. Perciò, anche negli avvenimenti e nelle prove più penose
e sconcertanti l'anima esclama: «Sì, Padre! Fiat! Così va bene, perché
piace a te!». Tutto diventa con chiarezza espressione di amore, anche la
morte. Narra il Bremond (Storia letteraria, vol 2, p. 66) che una povera guardiana
di mucche non riuscì per cinque anni a terminare il Padre Nostro, perché era
presa dal senso della tenerezza del buon Dio per lei!
Per
questo Dono diventa cosa ovvia il fatto che il prossimo è nostro fratello in
Gesù Cristo, perché siamo tutti figli dello stesso Padre. Perciò i rapporti
col prossimo diventano più cordiali, improntati a vera carità, cominciando dai
rapporti coi genitori e i parenti, perché elevati da una visione più alta e
soprannaturale. È così che il cristiano - come di sé dichiara san Paolo -
si sente pronto a piangere con chi piange, a godere con chi gode e a dare
volentieri anche la vita per i fratelli. Si realizza il precetto della carità
proclamato da Gesù: «Amatevi come io ho amato voi».
Gesù,
nello Spirito Santo, si rivolgeva al Padre invocandolo: «Abbà! Padre!». Si
rivolgeva a Maria chiamandola: «Immà! Mamma!» ed ai discepoli sentendoli «fratelli».
È nello stesso Spirito, che Gesù ci ha donato, che anche noi chiamiamo Dio «Padre»,
la Madonna «Madre» e il prossimo «fratelli», e ciò non per fare retorica!
Ma perché veramente lo sentiamo! (Abbà e Immà sono termini ebraici che
significano Padre e Madre). Così parlava Gesù.
È
in questo Divino Spirito che il Padre ama il Figlio e il Figlio ama il Padre
in uno slancio e in una fusione eterna di Amore; è in questo Spirito che la SS.
Trinità ama i beati del Cielo e i figli della terra e del Purgatorio. È in
questo unico medesimo Spirito che noi della terra amiamo a nostra volta Dio e in
Dio tutta la Gerusalemme celeste. È un abbraccio e un circolo d'amore infinito
ed eterno, sorgente di una felicità sempre nuova e inebriante che costituisce
la Beatitudine eterna.
Timore
è la trepidazione dell'anima per la previsione di un bene che si potrebbe
perdere o di un male nel quale si potrebbe incorrere. Nei rapporti con Dio il
timore nasce o dalla paura dei castighi di Dio e della perdita dello stesso Dio,
o di qualche beneficio di Dio.
Vi
è un Timore servile e un Timore filiale, secondo che è fondato unicamente
sulla paura dell'inferno e dei castighi di Dio è il caso di chi dicesse: «Commetterei
volentieri questo delitto se non avessi paura di andare all'inferno». Se invece
il timore non esclude, almeno in qualche misura, il motivo di amore di Dio, esso
è buono e onesto, anche se non perfetto.
Il
Dono del Timore - essendo dono perfetto e perfezionante - esclude ogni
imperfezione, esclude, quindi, il timore servile. Esso è un aspetto dell'amore,
elimina i motivi umani, poiché nasce e viene alimentato dallo Spirito Santo. Il
timore servile nasce dall'amore di sé, quello filiale nasce dal puro amore di
Dio. Ecco un esempio.
Lo
sposo e la sposa si amano di un amore tenero e delicato; ciò li rende vigilanti
e premurosi nel timore di procurare all'altro il minimo dispiacere. L'anima,
mossa dal dono del Timore, è animata dalla più vigilante delicatezza: essa
lealmente e sinceramente vuole solo e sempre quello che piace a Dio. È la
delicatezza di coscienza - da non confondersi con lo scrupolo! - che purifica da
ogni scoria di difetto volontario e rende puri e limpidi nei pensieri, nelle
parole, nelle opere e negli affetti affinché ogni cosa sia gradita a Dio. In
tal modo l'anima ha in abominio e tiene lontano anche il minimo peccato, solo e
proprio perché ciò dispiacerebbe a Dio.
Questo
Dono fa correre nella via del Vangelo e della Divina Volontà, dà la
compunzione del cuore al pensiero delle ferite inferte all'amore del Padre e
delle ingratitudini usate verso il Cuore Divino di Gesù.
Il
Timore di Dio, inoltre, mantiene l'anima nell'equilibrio, perché, mentre essa
si unisce a Dio attratta dalla soavità dell'amore di Lui che si mostra Padre
e Madre, tuttavia non perde quella riverenza e quel rispetto che si devono alla
Divina Maestà. Ecco, allora, il rispetto e la venerazione al Tempio, al Tabernacolo,
ai Vasi sacri, alle sacre immagini e a tutto quello che si riferisce al culto di
Dio. Venerazione e rispetto che il cristiano nutre anche per il Sacerdote,
ministro del Dio tre volte Santo e Adorabile, trasformato, in virtù
dell'Ordine sacro, in Gesù.
Si
narra di un Santo che nel giorno della sua Ordinazione Sacerdotale vide il suo
Angelo Custode cedergli la precedenza in segno di rispetto, mentre prima lo
precedeva. È il motivo che faceva dire a santa Teresa d'Avila: «Se vedessi un
Sacerdote e un Angelo, saluterei prima il Sacerdote e poi l'Angelo».
Il
Timore di Dio è il principio della Sapienza (Eccl 1,12). Finalmente si può
affermare che il santo Timore di Dio ci fa diventare Santi, perché ci fa sempre
camminare alla presenza di Dio. Afferma la Sacra Scrittura: «Cammina alla mia
presenza e sii perfetto» (Gn 17,1).
Lo
Spirito Santo arricchisce l'anima non solo con i Doni, ma anche con i Carismi.
La
parola Carisma è di origine greca e letteralmente significa «dono».
Tuttavia nel linguaggio teologico si usa per indicare alcuni doni particolari,
distinti dai Sette Doni dello Spirito Santo.
È
la Bibbia che parla dei Carismi nella Lettera di san Paolo ai Corinzi: «Vi sono
diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito... A ciascuno è data una manifestazione
particolare dello Spirito per la utilità comune. A uno viene concesso dallo
Spirito il linguaggio della Sapienza; a un altro... il linguaggio della
Scienza; a uno la Fede... a un altro il dono di fare guarigioni... a un altro il
potere dei miracoli... a un altro il dono della profezia... a un altro quello di
distinguere gli spiriti... a un altro la varietà delle lingue. Ma tutte
queste cose è l'unico e medesimo Spirito che le opera, distribuendole a
ciascuno come vuole» (12,1 ss).
Nella
stessa lettera troviamo ancora elencati altri carismi: il ministero,
l'insegnare, l'ammonire, il dare agli altri, il presiedere, il fare opere di
misericordia...
I
doni dello Spirito Santo sono dati a tutti battezzati e cresimati.
I
Carismi son dati a tutti i cristiani, ma non tutti quanti insieme, non a tutti
indistintamente e uniformemente. Lo Spirito Santo, invece, dà a ciascun cristiano
quel Carisma o quei Carismi che lo abilitano a compiere quella missione di bene
che è nei disegni di Dio, a favore della Comunità.
Ogni
cristiano, perciò, riceve uno o più carismi, perché ognuno deve contribuire
alla edificazione della famiglia dei figli di Dio che è la Santa Madre Chiesa,
Corpo Mistico di Gesù Cristo.
I
doni sono dati direttamente e principalmente per la santificazione di chi li
riceve. Sono doni personali. Anche se essi procurano certamente, ma indirettamente,
il bene degli altri, perché è sempre vero che «ogni anima che si eleva, eleva
il mondo».
I
Carismi, invece, sono dati direttamente per il bene e la utilità comune, per la
dilatazione e l'incremento del Regno di Dio. Perciò, i Carismi non richiedono
necessariamente la santità, né sono sempre segno della santità di chi li
possiede. Quindi vi può essere qualche Carisma anche in chi santo non è. È
motivo di riflessione che, anche Caifas, il sommo pontefice ebraico che decretò
la condanna a morte del Signore, ebbe, almeno in una circostanza, il carisma
della Profezia. Ce ne assicura san Giovanni nel suo Vangelo (12,51). Eppure
Caifas non era santo. Anche Giuda, il traditore, ebbe dei Carismi: apostolato,
cacciare i demoni, operare i prodigi...
I
doni sono dati in forma permanente, invece i Carismi non sono necessariamente
stabili e permanenti. Lo Spirito Santo li può togliere per motivi che a noi
sfuggono, e non solo e sempre per la infedeltà alla Grazia di Dio. Finito il
motivo per il quale era stato dato il Carisma, finisce anche il Carisma.
Tutti
i Carismi presi insieme non sono tanto preziosi quanto un solo grado di Grazia
santificante. Potrebbe darsi il caso di coesistenza del Carisma col peccato....,
mentre con la Grazia ciò non avviene. La Grazia è segno di amore. Il Carisma
potrebbe alimentare una falsa stima di sé in chi lo possiede e tramutarsi in
perdita per la vita eterna. È parola del Vangelo: «Molti diranno in quel
giorno (del giudizio): Signore, non abbiamo noi profetato in tuo nome e
cacciato i demoni... e compiuti prodigi nel tuo nome? Io però dichiarerò loro:
Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità» (Mt
7,22).
San
Paolo Apostolo, ai cristiani di Corinto che erano eccessivamente desiderosi di
Carismi, dà questo ammonimento: «Aspirate a carismi migliori... Io v'insegno
la via migliore..., la Carità» (1 Cor 12,31).
È
una distinzione che risulta dalla Sacra Scrittura. Sono straordinari: far
miracoli, profetizzare, scrutare i cuori e leggervi dentro come in un libro
aperto, ammansire le belve feroci, risuscitare i morti, intendere e parlare
senza aver studiato, lingue sconosciute... Sono ordinari: avere un ministero
(cioè adempiere un ufficio liturgico o ecclesiale), catechizzare, governare,
presiedere, organizzare opere di misericordia, aver la capacità di pacificare
persone e famiglie...
I
Carismi sono soggetti alle contraffazioni di Satana, scimmia di Dio. Perciò è
necessario conoscere i criteri da seguire per distinguere i veri dai falsi.
La
garanzia dell'autenticità e della verità dei Carismi è stata data alla
Santa Madre Chiesa nella persona dei legittimi pastori con a capo il Papa. I
Pastori della Chiesa hanno il Carisma di giudicare e riconoscere i Carismi.
Vi
sono, inoltre, dei criteri alla portata di tutti. Siccome i Carismi sono opera
dello Spirito Santo, basta vedere quali frutti di bene autentico essi producono
nella Chiesa. Difatti essi sono dati e devono essere nella Chiesa, per la
Chiesa, con la Chiesa.
Se
un carismatico, con la sua opera, suscita discordie, ribellioni, sette,
contese, discredito dei legittimi pastori della Chiesa, allora è manifesto
che egli è mosso dal maligno. Difatti la Scrittura ci assicura che frutti dello
Spirito Santo sono Carità, Pace, Gaudio, Pazienza...
Lo
Spirito,Santo edifica la Chiesa sulla linea tracciata da Gesù, che ha messo
come supremo Pastore della Chiesa il Papa. Chi si sottrae all'azione pastorale
di Pietro e da pecorella vuol farsi pastore e magari si vuol sostituire al
Pastore, dimostra chiaramente di essere carismatico di... satana.
I
Santi, autentici carismatici, ci sono di mirabile esempio. Essi, pur essendo
spinti talvolta a trasmettere ai pastori legittimi e alla Chiesa un messaggio
sconvolgente, hanno sempre conservato uno spirito di filiale devozione verso
i rappresentanti di Dio, anche quando alcuni pastori non erano santi né
ammirevoli. Non poteva essere altrimenti, poiché il Maestro Divino ci ha insegnato
che «ogni autorità viene da Dio. Chi si oppone all'autorità si oppone a Dio»
(Rm 13,1 ss).
Ricordiamo
gli esempi luminosi di san Francesco d'Assisi, di santa Caterina da Siena, di
santa Teresa d'Avila, di innumerevoli Santi... Lo stesso san Paolo, nella
Lettera ai Galati (cap. 2), rivela umilmente che egli pur avendo ricevuto il
Vangelo per rivelazione diretta del Signore, tuttavia sente il bisogno di andare
a Gerusalemme dagli Apostoli spinto a ciò anche per una rivelazione ricevuta.
Vi andò a sottoporre la sua predicazione al giudizio degli Apostoli, «per non
trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano», come afferma lui
(Gal 2,2). Ed era un Apostolo!
La SS. Umanità di Gesù Cristo abisso infinito di tutte le ricchezze dei doni dello Spirito Santo
Il
Vangelo afferma che Gesù era ripieno di Spirito Santo e nella Lettera di san
Paolo ai Colossesi è detto che della «pienezza di Lui tutti abbiamo ricevuto»
(2,10).
Gesù,
dunque, è pieno di Spirito Santo. Ciò vuol dire che la pienezza infinita della
Vita divina della Grazia, delle virtù soprannaturali infuse, dei doni, dei
carismi, dei frutti dello Spirito Santo, delle Beatitudini si trovano con
tutta la loro ricchezza insondabile raccolte, come in un abisso senza fondo,
nella SS. Umanità di Gesù Cristo. Con il Battesimo ogni cristiano è
innestato in Cristo, come un tralcio alla vite, e da Cristo in ogni cristiano
rifluisce ogni dono e ogni grazia di Dio, sempre per opera dello Spirito Santo.
Nella misura che il cristiano è pieno dei doni di Dio, egli è conforme alla
immagine del Figlio di Dio, è «alter Christus». Egli potrà affermare così
con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal
2,20).
Lo
Spirito Santo distribuisce ai singoli cristiani, secondo una regola che a noi
non è dato di indagare, Grazia e Virtù, Doni e Carismi a chi vuole, quando
vuole e nella misura che vuole. «Lo Spirito spira dove vuole» afferma la
Bibbia (Gv 3,8).
Tutta
l'opera dello Spirito Santo è diretta verso una duplice meta: santificare le
anime; dilatare, vitalizzare, fecondare la Chiesa.
Quando
un cristiano riceve i doni di Dio, è reso idoneo ed è abilitato a ripresentare
al mondo un particolare aspetto della vita di Gesù da cui il cristiano stesso
attinge i carismi di cui lo Spirito Santo lo vuole ricco per il bene della
Chiesa.
Cristo
Gesù aveva il Carisma di apostolo, di martire, di profeta, di taumaturgo, di
maestro, di consolatore, di fugatore onnipotente di satana dagli ossessi... e
l'elenco potrebbe continuare.
Cosicché
il cristiano che riceve il carisma dell'apostolato, ripresenta al mondo Cristo
Apostolo...; chi opera miracoli, ripresenta Gesù Taumaturgo...; chi subisce il
martirio ripresenta Cristo Martire... san Francesco d'Assisi, santa Gemma
Galgani, padre Pio e qualche altro carismatico hanno ripresentato anche
fisicamente, col dono delle Stimmate, Gesù Crocifisso.
Vi
è un Carisma difficile a capirsi nella sua qualità di dono di Dio, poco
desiderato e poco accettato, eppure preziosissimo al cospetto di Dio e per la
vita stessa della Chiesa: il Carisma che rende conforme alla immagine di Gesù
agonizzante, tradito, abbandonato, schiacciato come un verme, calunniato,
crocifisso... il Carisma della sofferenza! Esso è talmente necessario che, se
per assurdo, un giorno più nessun cristiano ripresentasse al mondo nella
propria carne e nel proprio spirito Cristo Crocifisso, questa povera terra
andrebbe in rovina sotto il peso della sua iniquità.
La
Croce invisibile, le Stimmate invisibili sono il Carisma che salva il mondo.
Necessità
di riconoscere e di mettere al servizio della Chiesa i Carismi ricevuti e di
rendersene degni con una vita santa.
Qui
intendiamo parlare dei Carismi ordinari.
È
certo che ogni cristiano ha ricevuto almeno qualche Carisma; perché tutti e
ciascuno deve contribuire alla edificazione della Chiesa, famiglia dei figli
di Dio. Essere padre e madre di famiglia, essere Sacerdote, Parroco, Religioso,
studente, lavoratore, insegnante... ognuno deve vedere nel posto assegnatogli
dalla Provvidenza un Carisma, riconoscerlo come dolio di Dio e metterlo al
servizio dei fratelli.
Sarà
un padre di famiglia, col carisma di presiedere e governare la casa...; sarà
una suora messa accanto ai fratelli ammalati col carisma di consolare e
pacificare...; sarà una buona insegnante che attraverso l'insegnamento insinua
il pensiero di Dio...; sarà il carisma di catechizzare i piccoli...; e l'elenco
potrebbe continuare. Tutti dobbiamo riconoscere i doni che Dio ci ha fatto per
metterci al servizio della Chiesa Santa di Dio con umiltà, generosità e
disponibilità. Con umiltà! Anche il Papa, ricco di tanti carismi, ama tuttavia
definirsi «servo dei servi di Dio».
Per
capire meglio come ogni battezzato deve sentirsi strumento attivo di bene e
salvezza per gli altri mediante i carismi qui spieghiamo il significato di una
realtà che si esprime così: «La Chiesa, capolavoro dello Spirito Santo,
Corpo Mistico di Gesù Cristo».
Spesso
i fedeli sentono parlare di Corpo Mistico, ma ben pochi sanno che cosa
significhi questa espressione. È opportuno spiegarlo.
La
parola corpo ci fa pensare a un corpo umano, composto di tanti organi e di tante
membra, il tutto compaginato in mirabile armonia, in modo che ogni e singola
parte dia e riceva. Vi è nel corpo umano un continuo scambio di beni con un
lavorio rivolto al bene di ciascuno e del tutto.
La
parola Mistico sta a significare che il corpo di cui si parla non appartiene
alle realtà materiali e naturali; appartiene, invece, alla realtà
soprannaturale di Dio. Perciò il Corpo Mistico partecipa dei misteri di Dio.
Ecco
come è formato il Corpo Mistico: il Capo è Gesù Cristo, le membra sono tutti
i figli di Dio, tutti gli eletti che formano una, sola immensa famiglia che è
la Santa Madre Chiesa.
Gesù
ha espresso questa realtà quando disse, rivolgendosi ai suoi discepoli: «Io
sono la vite, voi siete i tralci» (Gv 15,5).
È
la Chiesa, dunque, il Corpo Mistico di Gesù Cristo, il quale si riconosce in
essa, perché Cristo e la Chiesa sono una sola cosa.
La
Chiesa è Corpo, perciò formato da diverse membra e organi, quindi ricca di
diverse funzioni e ministeri, compaginata in modo che si verifichi il detto:
tutti per uno - uno per tutti.
C'è
un vincolo che unisce le membra al Capo e le membra tra loro, ed è la Carità.
La fraterna unione che fa di tutti una sola famiglia si chiama con una parola
greca: Koinonia.
Koinonia
è comunione di vita piena e totale, come quella che si realizza tra gli
sposi. Unione sponsale! Di questa natura deve essere la unione di Cristo con
le sue membra, che siamo noi, e delle membra stesse tra di loro. Qui è il vero
senso dell'essere cristiano: amare Dio e amare i fratelli, unione con Dio Padre
e unione con i fratelli. Ecco la Carità!
Il
Corpo Mistico ha anche un'anima che lo fa crescere, vivere e dilatarsi. L'anima
del Corpo Mistico è lo Spirito Santo.
Io,
tu, noi, voi, tutti siamo un solo corpo. Siamo il Corpo di Gesù Cristo. Perciò
ognuno di noi, animato dallo Spirito Santo e dotato dei suoi doni e carismi,
deve cercare di essere di edificazione e di arricchimento per i fratelli. Non
esiste vero cristiano se non in funzione di tutto il corpo al quale appartiene.
Il vero cristiano partecipa attivamente e con affetto fraterno e filiale alla
vita della Chiesa, di cui si riconosce figlio. Egli gode con chi gode, soffre
con chi soffre, fa sue le ansie della Chiesa, e si sente prigioniero con i
fratelli cristiani che sono in carcere e soffrono per la Fede; si sente
Missionario con gli Araldi del Vangelo. Si sente sofferente con chi soffre, con
i malati, con i poveri... Egli, se ha delle preferenze, le rivolge alle membra
più bisognose e doloranti del Corpo Mistico, che, per essere del Cristo, è
anche suo.
L'Eucarestia
è la Santa Messa.
Noi
intendiamo considerare la Santa Messa sotto un triplice aspetto: 1) la scuola di
Gesù, scuola nostra; 2) il Sacrificio di Gesù, sacrificio nostro; 3) La
comunione col Corpo reale e col Corpo Mistico di Gesù.
All'inizio
della Santa Messa vi è la Proclamazione della Parola di Dio, la lettura dei
passi della Sacra Scrittura e la spiegazione fattane dal celebrante.
Qual
è il ruolo dello Spirito Santo in questo momento della Messa? Anzitutto noi
sappiamo che la Sacra Scrittura è divinamente ispirata, perché coloro che ci
hanno trasmesso i messaggi di Dio, gli Agiografi o Scrittori Sacri della
Bibbia, erano mossi a ciò dallo Spirito Santo.
Inoltre,
affinché l'ascolto della Parola di Dio sia compreso prima e poi sia attuato
nelle opere, non basta la buona volontà di chi ascolta, ma è assolutamente
indispensabile la «mozione interiore» dello Spirito Santo. Lo afferma Gesù
nel santo Vangelo: «Voi non siete ancora capaci di capire... Quando verrà lo
Spirito di verità, Egli v'insegnerà tutta la verità» (Gv 14,26). E nel
libro degli Atti degli Apostoli: «È il Signore che apre il cuore a comprendere
le Parole del Figlio di Dio» (16,14).
Ancora
una considerazione. Vi sono certamente dei passi della Sacra Scrittura difficili
a capirsi. Lo afferma San Pietro nella seconda Lettera: «... In esse vi sono
alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le
travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina» (3,16).
Ma
lo Spirito Santo ci dà la garanzia della interpretazione retta e sicura della
Parola di Dio perché assiste infallibilmente la Chiesa nella persona del Papa,
il quale ha da Gesù l'incarico di «confermare i fratelli» (Lc 22,32).
Nella
Santa Messa Gesù s'immola non solo nel suo Corpo reale, ma anche in noi,
Chiesa, suo Corpo Mistico, diventati Ostia con Gesù Ostia.
Il
cristiano che ciò non accetta in realtà non partecipa affatto alla Messa.
Vediamo, ora, il ruolo dello Spirito Santo in questo momento della Santa Messa.
E
Sacrificio di Gesù. La Consacrazione è il momento del Sacrificio, quando,
sotto le specie del pane e del vino, si fa' presente Gesù vivo e vero, Agnello
immolato, per la redenzione nostra. Ora il miracolo della trasformazione del
pane e del vino (transustanziazione) è opera dello Spirito Santo. Nel Canone
secondo della Santa Messa, preghiamo così: «Santifica questi doni con
l'effusione del tuo Spirito, perché diventino il Corpo e il Sangue del tuo
Figlio». E Figlio di Dio si è fatto uomo per opera e virtù dello Spirito
Santo. Il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Gesù per opera e virtù
dello Spirito Santo.
Il
nostro sacrificio. Per il cristiano non è facile capire e poi realizzare
l'essere «Ostia con Gesù Ostia», accettare di salire in Croce, ora che viene
il suo turno! Solo la virtù dello Spirito Santo può far dire al cristiano,
davanti al calice, come Gesù all'inizio della Passione: «Padre, sia fatta la
tua volontà».
Nello
stesso Canone della Santa Messa noi, pregando, affermiamo questa verità: «Manda
la pienezza del tuo Spirito... Egli faccia di noi un sacrificio perenne a Te
gradito» e «a coloro che mangeranno quest'unico pane e berranno di quest'unico
calice concedi che... diventino offerta viva in Cristo...».
La
storia degli Apostoli ce lo conferma. Essi, prima della venuta dello Spirito
Santo, non furono capaci di capire e di abbracciare la Croce. Fuggirono nel
momento della prova. Ma quando venne lo Spirito Santo, allora divennero nuove
creature pronti al martirio.
Che
cosa intendiamo per Comunione? Unione con Gesù. Ma quale unione? Una vera e
propria fusione di due esseri, più intima di quella sponsale. Questa unione
è significata dal segno sacramentale del cibo. Quando noi ci cibiamo, il cibo
«fa comunione con noi», diventando una sola cosa con noi attraverso il
fenomeno fisiologico che si chiama «assimilazione». Prendiamo il cibo, e
quel cibo diventa nostro sangue e nostra carne (purché l'apparato digerente sia
sano!).
Nel
piano soprannaturale deve avvenire la stessa cosa, con la differenza che quando
ci cibiamo della Comunione siamo noi ad essere assimilati da Gesù, fondendoci e
trasformandoci in Lui. Assimilati da Gesù! Cioè, fatta la Comunione, noi
dobbiamo poter dire: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!
Le mie mani, il mio cuore, i miei occhi, il mio conoscere, il mio volere ed
amare... tutto il mio essere è stato assimilato da Gesù, è quello di Gesù».
Ecco
quale vertiginosa altezza deve realizzare la Comunione! Ma questo è possibile
solo per opera dello Spirito Santo.
E
lo Spirito Santo noi lo riceviamo sempre quando ci comunichiamo. Difatti:
1)
ricevendo Gesù noi ne riceviamo anche la divinità entrando in intima comunione
di vita col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo, perché le Tre Persone
Divine sono inseparabili.
2)
Ricevendo Gesù noi ne riceviamo anche la Santissima Umanità ripiena di tutte
le divine ricchezze che la impreziosiscono. Ora il Vangelo ci assicura che
Gesù era ripieno di Spirito Santo, in quanto perfetto Uomo.
È lo Spirito Santo che rende fecondo in noi il cibo divino e, in virtù della sua potenza, opera quelle mirabili trasformazioni di santità che Gesù desidera realizzare venendo in noi.
Unione
col Corpo Mistico di Gesù Cristo.
Unendoci
a Gesù la Santa Comunione ci unisce più intimamente alla comunità dei
fratelli facendo di tutti i battezzati «un solo Corpo e un solo Spirito», una
comunità familiare di fratelli, figli dello stesso Padre, famiglia cementata
dal vincolo della carità e animata dallo Spirito Santo.
Anche
questa comunione fraterna tra i figli della Chiesa è opera dello Spirito Santo.
Ben cosciente che, senza l'opera dello Spirito Santo non si realizza il Corpo
Mistico di Gesù Cristo, la Chiesa, nel Canone della Santa Messa, prega così:
«A noi che ci nutriamo del Corpo e Sangue del tuo Figlio, manda la pienezza del
tuo Spirito, perché formiamo un solo corpo e un solo spirito».
I
nostri difetti - amor proprio, orgoglio, egoismo, invidie, gelosie, sensualità,
ingordigie... - sono tante forze nemiche annidate in noi, che agiscono potentemente
e alimentano l'egocentrismo e l'individualismo esasperato; e, anche se ci
uniamo agli altri, spesso lo facciamo nella misura che questa unione agevola i
nostri desideri e che gli altri sono al servizio nostro. Solo la virtù
onnipotente dello Spirito Santo potrà sconfiggere le nostre passioni - sempre,
ben intesi, che non manchi l'impegno della buona volontà - e farci esercitare
quelle virtù, quella carità che si dona e si sacrifica per i fratelli, senza
chiedere nulla, con pazienza, bontà, longanimità, eliminando ambizioni,
invidie, gelosie...
Trascriviamo
alcune preghiere liturgiche a conferma di quanto esposto in questo capitolo.
«Manda,
Signore, lo Spirito Santo... perché riveli pienamente ai nostri cuori il
mistero di questo sacrificio e ci apra alla conoscenza di tutta la verità»
(Orazione sulle offerte dalla Messa di Pentecoste).
«Signore,
la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo Sacramento, ci
guarisca dal male che ci separa da te e ci guidi sulla via del bene» (Orazione
dopo la Comunione della X domenica ordinaria).
«Infondi
in noi, o Dio, lo Spirito del tuo amore perché nutriti con l'unico Pane di vita
formiamo un cuor solo e un'anima sola» (Orazione dopo la Comunione della II
settimana ordinaria).
«Il
tuo Spirito, operante nei santi misteri, santifichi la nostra vita presente e
ci guidi alla felicità eterna» (Orazione sulle offerte della XVII settimana
ordinaria).
«La
potenza di questo Sacramento, o Signore, ci pervada corpo e anima, perché non
prevalga in noi il nostro sentimento, ma l'azione del tuo santo Spirito»
(Orazione dopo la Comunione della XXIV settimana ordinaria).
La
vita naturale, fisica, è continuamente soggetta a usura. Si consumano vitalità
e forze. A questa perdita di energie noi rimediamo ricompensando le perdite
mediante il cibo. Dal cibo ricaviamo tutte le sostanze di cui abbiamo bisogno:
vitamine, minerali, proteine... Il corpo umano è come un ... accumulatore che
si scarica. Bisogna metterlo sempre... sotto carica.
Ma
la stessa cosa vale anche per l'anima, per la nostra vita soprannaturale. Essa
è soggetta a continue usure, la virtù è soggetta a continui cimenti, il demonio
ci snerva con i suoi incessanti attacchi, le passioni ci attraggono con il
fascino del male, il mondo corruttore ci assedia. Come rimediare? Il nostro
rifornimento inesauribile onnipotente di grazia, di virtù e doni dello
Spirito Santo è l'Eucarestia! È Essa che contiene e ci comunica «la forza
risanatrice dello Spirito Santo» (Orazione dopo la Comunione della XI
settimana ordinaria).
La
Santa Madre Chiesa insegna che Dio manifesta le verità divine nella Sacra
Rivelazione, nella Bibbia non solo con le parole ma anche con i fatti (cf
Concilio Vat. II, Dei Verbum, c. 1, n. 2).
Il
posto che la SS. Madre di Dio, Maria, occupa nel piano divino della salvezza, ci
viene presentato nella Sacra Scrittura attraverso i fatti di cui la Vergine è
protagonista. Da tali fatti ricaviamo questa verità: lo Spirito Santo - non per
necessità, ma liberamente - ha voluto associare a sé indissolubilmente, nella
realizzazione del mistero della salvezza, Maria Santissima.
Quando
noi affermiamo che «Maria Santissima è la Mediatrice di tutte le grazie», e
che «Dio ha voluto che noi tutto avessimo per mezzo di Maria», e altre
affermazioni simili, noi non intendiamo affatto che Maria Santissima sia Dio.
Mai nessun cattolico ha creduto e affermato questa eresia.
Affermare
queste verità circa Maria non è mettere in ombra l'opera dello Spirito Santo.
Noi, in verità, rispettiamo semplicemente il piano divino e su tale piano
intendiamo obbedire al divino precetto: «Onora il padre e la madre» (Mt
19,19).
Onorare
e amare con tenerezza il nostro padre e la nostra madre secondo la natura toglie
forse qualcosa all'onore e all'amore che dobbiamo a Dio? Quando Dio ha deciso
di comunicarci la vita naturale, poteva benissimo fare tutto da sé, senza la
collaborazione di nessuno. Ma Egli non ha voluto fare così. Dio ha voluto darci
tutto attraverso l'opera dei genitori. Egli ha creato la mamma.
E
così anche per l'ordine soprannaturale.
Dio,
volendo formare il nuovo Adamo, Gesù, lo ha voluto formare da Maria Vergine per
opera dello Spirito Santo. Egli si è formato la Mamma! E lo Spirito Santo ha
voluto associarla a quest'opera di salvezza chiedendole - come si fa tra gli
sposi - il consenso. Anche Maria ha detto: sì!
Il
sì di Maria è un filo d'oro che non si spezza mai. Ha cominciato a dipanarsi
nell'Immacolato Concepimento, ha dato fulgori di luce divina nell'Incarnazione,
è stato adorazione amorosa del Figlio Divino nel suo seno e nella casetta di
Nazaret, si è rivestito di amore dolorante nella Passione e, finalmente, si è
eternato in una sinfonia inconcepibile a mente umana nell'Assunzione dell'anima
e del corpo in Paradiso.
Il
sì associa inseparabilmente Maria allo Spirito Santo anche nell'opera della
nascita e della crescita soprannaturale dei figli di Dio.
Lo
Spirito Santo forma Cristo in noi per mezzo di Maria. Difatti chi è il santo?
Il redento? Il salvato? È colui che realizza la vita di Cristo in sé. Cristo
deve nascere e crescere, fino alla perfezione, nel cristiano. Ebbene lo Spirito
Santo non cambia i suoi disegni. Egli si è associata Maria quando il Figlio di
Dio si è fatto uomo; Egli si associa Maria quando i figli degli uomini
diventano figli di Dio. Avviene così quando san Giovanni Battista deve essere
santificato nel seno materno... quando il Signore vuole consolare gli sposi di
Cana...quando Gesù morente lascia il suo testamento: «Ecco tua Madre!...
Ecco il tuo figlio» (Gv 19,27).
E
così anche dopo l'Ascensione di Gesù al Cielo. La Chiesa, ancora smarrita e
trepidante, si raduna, nel Cenacolo, intorno a Maria e già la vede sua Madre,
Maestra e Regina, in attesa dello Spirito Santo. Comincia allora per Maria
ufficialmente l'ufficio di Mediatrice. È Lei che prepara con la sua presenza
orante e la sua intercessione, gli animi dei figli alla venuta del Divino
Consolatore.
Onoriamo,
dunque, Maria! Non la onora anche Dio? Non ha forse detto Gesù che chi gli
rende onore sarà a sua volta onorato dal Padre? E chi più di Maria ha dato
onore a Gesù? Da questo possiamo immaginare quanta gloria le abbia dato la
Santissima Trinità. Se, dunque, certamente la glorifica Dio, perché dovremmo
temere di glorificarla noi la dolcissima Madre Maria? Non temiamo di esagerare.
Il figlio non esagera mai quando ama e onora la mamma. Del resto siamo in buona
compagnia. Siamo con Gesù! Lui ce ne da l'esempio. Noi non arriveremo mai ad
amare e onorare Maria tanto quanto l'ha amata e onorata e glorificata Gesù.
Quanto più Maria s'innalza nei cieli per la sua santità, tanto si abbassa
sulla terra per la sua carità. Quanto più è unita al Padre delle
misericordie, tanto più è accanto ai miseri peccatori. Quanto più è
Corredentrice con Cristo Crocifisso, tanto più è con Lui Avvocata dei poveri
peccatori. Quanto più è unita allo Spirito Santo che a Lei si è sposato,
tanto più collabora all'opera della nascita e crescita dei figli di Dio.
Quali
sono le creature che non le rendono omaggio? Con san Gabriele la onorano le
schiere angeliche; con Isaia i Santi Patriarchi e Profeti dell'antico
Testamento; con santa Elisabetta cominciano a chiamarla beata san Giovanni
Battista e i pastori e i magi e così tutti fino alla fine del mondo. Con gli
sposi di Cana cominceranno ad attendere da Lei ogni aiuto quelli che versano in
ogni bisogno. Con i magi e i pastori cominceranno a ricevere da Lei Gesù tutti
quelli che lo cercano. Con san Giovanni Evangelista la prenderanno per Mamma con
sé tutti i veri amanti di Gesù. Con gli Apostoli radunati nel Cenacolo la
sceglie definitivamente per Madre, Maestra e Regina la Santa Madre Chiesa.
La
Cresima ci fa soldati di Gesù Cristo.
La
definizione del catechismo «Soldato di Gesù Cristo» corrisponde a ciò che il
Signore dice dei suoi discepoli nel Vangelo: «Sarete miei testimoni» e «Voi
siete la luce del mondo... il sale della terra».
Chi
è il testimone? È uno che è chiamato a confermare con la sua deposizione se
una cosa è vera o falsa, se una persona è onesta o disonesta.... se uno è
bugiardo o leale.
Gesù
ha voluto avere dei testimoni! Il battezzato - ma molto più il cresimato - è
stato costituito e deve essere testimone di Gesù Cristo.
Che
cosa deve testimoniare? Che quello che ha detto Gesù è vero, che quello che
chiede Gesù è possibile, che solo seguendo Gesù c'è salvezza, pace, gioia
e gloria eterna; che al di fuori di Gesù non vi è salvezza. Che solo seguendo
Gesù la creatura umana potrà essere felice, nonostante le croci.
Questa
testimonianza potrà costare anche sacrificio, ma il discepolo non potrà
essere al di sopra del Maestro. Crocifisso Gesù, crocifisso anche il suo
discepolo. Il mondo, infatti, e i mondani accusano Gesù di pretendere delle
cose assurde, impossibili, pazzesche... Gesù vuole l'amore di Dio e del prossimo,
anche dei nemici... Vuole che si risponda al male col bene... vuole la purezza,
la castità, la verginità. Vuole il distacco dai beni di questo mondo e che
bisogna organizzare tutta l'esistenza terrena in funzione della vita eterna...
Vuole che ognuno prenda ogni giorno la propria croce e lo segua... Il mondo
grida: «Ma questo è pura follia!...». Allora entra in scena il cristiano e,
più che con le parole, con la prova della vita, con le azioni, si fa' testimone
in favore di Gesù e dice: «Gesù ha ragione! Gesù ha detto la verità e io la
provo con la mia vita. Io vivo come il mio Maestro mi ha insegnato. Io sono
casto. Sono povero e distaccato. Sono pronto alla misericordia e al perdono. Io
abbraccio e faccio del bene a chi mi ha fatto del male. Io benedico chi mi
maledice; non ho odio per nessuno, sono amico di tutti. La mia patria è il
cielo. La terra la considero come una dimora di passaggio... Dio è la mia
gioia! Gustate e vedete come è bello e soave amare e servire il Signore».
Vivere
seriamente, intensamente e integralmente secondo il Vangelo è un carisma che lo
Spirito Santo dona a tutti i cristiani e ne fa' dei testimoni di Gesù.
Da
questo si ricava che non esiste né può esistere un cristiano di... vita
privata! Nessuno può lecitamente chiudersi nel suo piccolo mondo, fatto di
egoismo - sia pure spirituale - illudendosi di stare a posto. «Io vado a Messa,
prego, mi confesso e mi comunico ogni giorno... Faccio le mie devozioni, le mie
penitenze...». E basta? E l'apostolato? E l'ansia di salvezza dei fratelli?...
E i lontani da salvare?... E le opere parrocchiali che hanno bisogno di
braccia?
Il
cristiano, per la sua appartenenza al Corpo Mistico, deve necessariamente
compiere la sua funzione specifica assegnatagli dallo Spirito Santo.
Nel
corpo umano, quando un organo non compie o non compie bene la sua funzione,
danneggia se stesso e il tutto. Se un piede non si muove più è segno che è
paralizzato o atrofizzato... Un cristiano, membro del Corpo Mistico, che non
agisce, non lavora, per quanto gli è possibile, alla diffusione del regno di
Dio, è un paralitico o un atrofizzato o anchilosato. Gesù direbbe: è un ramo
secco, degno di essere tagliato e gettato nel fuoco!
Ognuno,
quindi, domandi a se stesso: qual è il mio posto di lavoro nella famiglia dei
figli di Dio? Nel campo di Dio c'è certamente un pezzetto di terra che aspetta
il mio lavoro!».
O
cristiano, sei un operaio di Dio! Anche da te dipende se il regno di Cristo si
dilata o meno, se qualche anima si salva o meno.
Gesù
ha detto: « Il ramo secco che non dà frutti il Padre mio lo taglia e lo getta
nel fuoco».
Sei
luce del mondo e sei sale della terra!
Se
il mondo è corrotto ed è nelle tenebre potrebbe dipendere anche da te che non
sei più né sale né luce.
La
Chiesa ci fa pregare così: «Manda il tuo Spirito e ogni cosa è creata e
rinnoverai la faccia della terra».
È
evidente che l'espressione «la faccia della terra» indica il mondo delle
anime. Le anime rinnovate dalla grazia e ricche dei doni di Dio danno un
aspetto di pace alla terra e le attirano le benedizioni di Dio.
È
il Padre celeste che, per la preghiera del Figlio, ha mandato lo Spirito Santo.
Gesù ha parlato a più riprese di questa «missione» dello Spirito Santo.
Bastano
solo alcuni passi del Vangelo per confermare come Gesù ha promesso di mandare
lo Spirito Santo. «Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso»
(Lc 24,49); «Lo Spirito Santo v'insegnerà in quel momento ciò che bisogna
dire» (Lc 12,12); «Il Padre darà lo Spirito Santo a coloro che glielo
chiedono» (Lc 12,13); «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro
Consolatore perché rimanga sempre con voi, lo Spirito di verità che il mondo
non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce.
Voi
lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 13,16-17);
«Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi
insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto» (Gv 14,26); «Molte
cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta
intera... » (Gv 16,12-13).
Da
queste frasi di Gesù e da altre non trascritte in questa pagina, risulta chiaro
che gli Apostoli vivevano in attesa della venuta dello Spirito Santo.
Il
giorno della Pentecoste, 50 giorni dopo la Resurrezione e 10 dopo l'Ascensione
al cielo di Gesù, la grande promessa del Signore si realizzò.
Da
quel giorno cominciò la «missione» dello Spirito Santo che durerà sino
alla fine del mondo, poiché Gesù aveva detto «Il Padre vi darà un altro
Consolatore perché rimanga con voi sempre!».
La
Pentecoste, quindi, non è un episodio straordinario della Chiesa, né un
fatto eccezionale, ma è la condizione abituale in cui vivrà sempre la Chiesa e
le singole anime. Il che significa che la Chiesa rimane per sempre Santa e
santificante, nonostante le persecuzioni, nel mondo; e le singole anime
possono aspirare alla salvezza e alla santità. Viviamo, infatti, in regime di
«Pentecoste»...
Pentecoste
non è un giorno, ma tutta l'epoca del nuovo Testamento e si chiuderà alla fine
del mondo, a «missione compiuta».
Dal
racconto degli Atti degli Apostoli noi possiamo ricavare qual'è l'opera che
lo Spirito Santo compie nella Chiesa e nelle singole anime.
Possiamo
esporre così i fatti: Gesù è risorto e asceso al cielo. In quale stato
spirituale troviamo gli Apostoli e i discepoli del Signore?
Nei
rapporti con Dio c'è mancanza di una Fede vera e intrepida; vi è una
sostanziale incomprensione della missione di Gesù. Essi amano, sì, il Maestro:
ma il loro amore è piuttosto interessato. Essi si aspettano di essere
largamente ricompensati, magari occupando i posti chiave nei futuri prossimi
ministeri del nuovo regno davidico che Gesù è venuto a restaurare. Regno di
questo mondo! Gli Apostoli si dimostrano ambiziosi. Si contendono in anticipo
il primo posto.
Sono
fedeli, sì, a Gesù, ma non fino al punto di affrontare il pericolo, di
condividere con Lui la condanna e la morte. Il loro amore, la loro fedeltà,
le loro sincere promesse di amicizia fedele, non reggono alla prova. Essi
fuggono!
Nei
rapporti tra loro gli Apostoli sono, sì, amici, ma con molte riserve e molti
limiti. Serpeggia tra loro, e talora esplode, l'invidia, la gelosia, la sete di
primeggiare sugli altri; vi sono tante miserie e meschinità che si possono
riassumere in un solo difetto: l'amor proprio.
La
Chiesa, prima della Pentecoste, era terra da rinnovare, le era necessaria la
conversione e la riconciliazione. Non erano bastati tre anni vissuti nella più
intima familiarità col Maestro. Era necessario lo Spirito Santo... Ed ecco la
Pentecoste!
Nel
Cenacolo c'era Maria, Madre, Maestra e Regina della Chiesa. È Lei che attira
irresistibilmente lo Spirito Santo. Avviene un mistero strettamente congiunto
con quello dell'Incarnazione del Figlio di Dio: nasce la Chiesa per opera dello
Spirito Santo e per la mediazione di Maria.
Gli
Apostoli diventano nuove creature, radicalmente trasformati in tutto il loro
essere e per mezzo di essi sarà trasformata la faccia della terra, ci sarà
cielo nuovo e terra nuova. La loro mente è piena di luce divina. Essi vedono
sperimentalmente le verità della Fede e ne diventano infallibili maestri e
intrepidi araldi.
La
volontà è divinamente elevata, senza più debolezze, tentennamenti,
pusillanimità. Essi saranno, ormai, totalmente e definitivamente di Dio e unicamente
consacrati al servizio dei fratelli. Il loro amore avrà il sigillo che lo rende
inconfondibile: il martirio. La Chiesa primitiva è anche abbondantemente
arricchita dallo Spirito Santo di carismi straordinari: miracoli, profezie,
dominio sulle malattie e sulla morte... I carismi straordinari non verranno
mai meno nella Chiesa nella sua storia bimillenaria. Ieri come oggi come sempre
la Chiesa potrà sempre vantare questo sigillo di Dio che è il miracolo.
Ma
quello che conta, lo Spirito Santo renderà definitivamente la Chiesa Madre
feconda di innumerevoli Santi di ogni età, sesso, condizione civile e
sociale.
È
una constatazione storica di fatto, che c'infonde tanta fiducia. Lo Spirito
Santo ancora oggi e sempre può compiere gli antichi prodigi.
Oggi,
però, vi è un pericolo, il pericolo di «andare oltre il segno». Cioè, da
una mancanza assoluta di devozione allo Spirito Santo, si potrebbe passare a una
devozione male intesa. Oggi, almeno in alcune forme di devozione, si dà
eccessivamente posto alle manifestazioni straordinarie; alcuni presumono che,
poste determinate condizioni e creato un determinato ambiente spirituale, lo
Spirito Santo debba necessariamente manifestarsi con forme fuori
dell'ordinario o addirittura operare prodigi e segni.
La
Chiesa ha agito sempre con estrema prudenza di fronte a simili manifestazioni
sia individuali sia collettive, e spesso anziché l'opera dello Spirito Santo,
si è scoperta l'opera del maligno.
I
Santi hanno sempre diffidato delle manifestazioni straordinarie. Vi è il
pericolo di un'esaltazione pseudomistica e di un sentimentalismo religioso di
sapore protestantico, che non ha nulla a che vedere con l'opera dello Spirito
Santo.
L'essenziale
è abbandonarsi all'azione ordinaria dello Spirito Santo vivendo una vita di
grazia cosciente e in crescita, nell'esercizio generoso e costante delle
virtù soprannaturali infuse, sempre aperti all'azione dello Spirito Santo che
ci muove al bene mediante i suoi doni facendoci agire a modo divino,
fruttificando abbondantemente in ogni opera buona a gloria di Dio e a bene delle
anime, mettendo a servizio dei fratelli i divini carismi.
Quello
che necessita è non rompere mai il contatto con lo Spirito Santo. Egli è una
carica d'infinita potenza. Pensate a una .fonte di energia elettrica. Se manca
il filo conduttore o le saltano i contatti, quell'energia è come se non
esistesse: le lampade sono spente, le fabbriche ferme... Noi non ci
santifichiamo e il mondo va alla deriva perché abbiamo rotto il contatto con lo
Spirito Santo. I contatti saltati da riallacciare sono: preghiera e penitenza.
È questo anche il messaggio di Maria alla Chiesa di oggi, così a Lourdes
come a Fatima.
Solo
a queste condizioni potrà avvenire «la divina esplosione dello Spirito Santo».
Quando
lo Spirito Santo abilita l'anima a vivere e ad operare soprannaturalmente,
allora l'anima si orienta tutta verso Dio. Essa eleva mente e cuore a Dio.
Questa è preghiera. Dio diviene il centro di riferimento definitivo e
abituale; e dall'anima salgono atti incessanti di lode, di benedizione, di
amore, di santa compunzione... verso il Padre celeste. Ma è tutto opera dello
Spirito Santo che vive e agisce in noi e ci fa vivere e agire sotto il suo
misterioso e soave influsso.
La
nostra preghiera è opera dello Spirito Santo che parla in noi.
Nelle
altre religioni vi possono essere delle belle formule di preghiera, ma esse sono
formule umane, frutto di intelligenze e affetti buoni e giusti, ma sempre
umani e naturali.
Solo
la preghiera cristiana è degna e perfettamente accetta a Dio; perché essa è
opera dello Spirito Santo.
Quale
pensiero fecondo di continue ascensioni! Lo Spirito Santo aspetta che io mi doni
completamente alla sua soave e forte mozione per fare di me un innamorato di
Dio. Che pensa sempre a Dio; che ama Dio sempre di più. Oggi più di ieri.
Domani più di oggi.
Vieni,
o Spirito Santo! Prega tu in me!
Quando
si sono riuniti i cresimandi con i padrini, i genitori e tutta l'assemblea dei
fedeli, il vescovo con i ministri fa il suo ingresso in presbiterio. Nel
frattempo tutti eseguono, secondo l'opportunità, un salmo o un canto adatto. Al
termine il vescovo saluta l'assemblea dicendo:
Vescovo:
La pace sia con voi.
Assemblea:
E con il tuo spirito.
Vescovo:
Preghiamo.
1.
- Concedi, Dio onnipotente e misericordioso, che lo Spirito Santo venga ad
abitare in noi ci trasformi in tempio della sua gloria. Per Cristo nostro
Signore. - Amen.
Oppure:
2.
- Compi, o Padre, la tua promessa, manda su di noi lo Spirito Santo, perché ci
renda dinanzi al mondo testimoni del Vangelo di Gesù Cristo nostro Signore, che
vive e regna nei secoli dei secoli. - Amen.
Oppure:
3.
- Manda, o Padre, su di noi, il tuo Spirito Santo, perché camminiamo tutti
nell'unità della fede, e, sostenuti dalla forza del suo amore, giungiamo alla
perfetta maturità della vita in Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli.
- Amen.
Rinnovazione
delle promesse battesimali
(in piedi)
Dopo l'omelia, il vescovo, rivolto ai cresimandi, dice loro:
Vescovo:
Rinunciate a satana e a tutte le sue opere e seduzioni?
Cresimandi:
Rinuncio.
Vescovo:
Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?
Cresimandi:
Credo.
Vescovo:
Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio nostro Signore, che nacque da Maria
Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del
Padre?
Cresimandi:
Credo.
Vescovo:
Credete nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita, e che oggi, per mezzo
del sacramento della Confermazione è in modo speciale a voi conferito, come già
agli Apostoli nel giorno di Pentecoste?
Cresimandi:
Credo.
Vescovo:
Credete nella santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei
peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?
Cresimandi:
Credo.
A
questa professione di fede, il vescovo dà il suo assenso, proclamando la fede
della Chiesa:
Vescovo:
Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di
professarla, in Cristo Gesù nostro Signore. E tutti i fedeli esprimono il loro
assenso:
Assemblea:
Amen.
Il
vescovo rivolto all'assemblea dice:
Vescovo:
Fratelli carissimi, preghiamo Dio onnipotente per questi suoi figli: egli che
nel suo amore li ha rigenerati alla vita eterna mediante il Battesimo, e li ha
chiamati a far parte della sua famiglia, effonda ora lo Spirito Santo, che li
confermi con la ricchezza dei suoi doni, e con l'unzione crismale li renda
pienamente conformi a Cristo, suo unico Figlio.
E
tutti pregano per qualche tempo in silenzio.
Quindi
il vescovo (e con lui tutti i sacerdoti che lo aiutano) impone le sue mani su
tutti i cresimandi, dicendo:
Vescovo:
Dio onnipotente, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che hai rigenerato
questi tuoi figli dall'acqua e dallo Spirito Santo liberandoli dal peccato,
infondi in loro il tuo santo Spirito Paràclito: spirito di sapienza e di
intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà,
e riempili dello spirito del tuo santo timore. Per Cristo nostro Signore.
Assemblea:
Amen.
Presentando
al vescovo il sacro Crisma a lui si accosta ogni singolo cresimando, oppure,
secondo l'opportunità, è il vescovo stesso che si avvicina ai singoli. Colui
che all'inizio ha presentato il cresimando, posa la destra sulla sua spalla e ne
pronunzia il nome, a meno che non lo pronunzi spontaneamente il cresimando
stesso. Se al conferimento della Confermazione collaborano dei sacerdoti, i
cresimandi si accostano al vescovo e ai sacerdoti; oppure, secondo l'opportunità,
il vescovo stesso e i sacerdoti si avvicinano ai cresimandi, e fanno l'unzione.
Vescovo:
N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono.
Cresimato:
Amen.
Vescovo:
La pace sia con te. E dà il segno di pace.
Cresimato:
E con il tuo spirito.
Durante l'unzione si può eseguire un canto adatto.
Preghiera
del Signore In piedi
Vescovo:
Carissimi, uniamo le nostre preghiere e rivolgiamoci tutti insieme al Padre,
come ci ha insegnato il signore nostro Gesù Cristo.
Tutti:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo
regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il
nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo
ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Alla
fine il vescovo impartisce la benedizione. In luogo della benedizione il vescovo
può usare l'ORAZIONE SUL POPOLO (v. pagina seguente).
Vescovo:
Il Signore sia con voi,
Assemblea:
E con il tuo spirito.
•
Dio, Padre onnipotente, che dall'acqua e dallo Spirito Santo vi ha fatto
rinascere come suoi figli, vi custodisca nel suo paterno amore. - Amen.
•
Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio che ha promesso alla sua Chiesa la
continua presenza dello Spirito di verità vi confermi nella professione della
vera fede. - Amen.
•
Lo Spirito Santo, che è disceso come fuoco di carità nel cuore dei discepoli,
vi raccolga nell'unità della famiglia di Dio, e, attraverso le prove della
vita, vi conduca alla gioia del regno. - Amen.
•
E su voi tutti, che avete partecipato a questa santa liturgia, scenda la
benedizione di Dio onnipotente, Padre e figlio t e Spirito Santo. - Amen.
In
luogo della precedente formula di benedizione, il vescovo dice l'orazione sul
popolo
Sacerdote
o diacono: Inchinatevi per la benedizione.
Vescovo:
Conferma, o Dio, ciò che hai compiuto in noi, e custodisci i doni dello Spirito
Santo nel cuore dei tuoi fedeli, perché con la loro fede diano aperta
testimonianza al Cristo Crocifisso e risorto, e adempiano con amore i suoi comandamenti.
Per Cristo nostro Signore.
Assemblea:
Amen.
Vescovo:
E su voi tutti, che avete partecipato a questa santa liturgia, scenda la
benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Assemblea:
Amen.
PREGHIERA
ALLO SPIRITO SANTO
(Sequenza della Santa Messa di Pentecoste)
Vieni,
o Spirito Santo, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, Padre
dei poveri, vieni, datore dei Doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto,
Ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella
calura, riparo,
nel
pianto, conforto. O luce beatissima, invadi nell'intimo
il
cuore dei tuoi fedeli.
Senza
la tua forza nulla è nell'uomo nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido
bagna ciò che è arido sana ciò che sanguina. Piega ciò ch'è rigido, scalda
ciò ch'è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te
confidano i tuoi santi Doni.
Dona
virtù e premio dona morte santa dona gioia eterna. Amen