LO SPIRITO SANTO

di Don Giuseppe Tomaselli 

INTRODUZIONE

S'insegna ai bambini che si preparano alla Prima Comunione e si ricorda spesso ai fedeli di ogni ceto, che il principale mistero della Fede Cattolica è l'esistenza di un Dio solo, in tre Persone, uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Non basta credere nella SS. Trinità, ma si deve anche onorare ogni singola Persona Divina, adorandola, benedicendola, invocandola.

L'Eterno Padre è ricordato ed invocato sovente dai fedeli, ad esempio, con la recita del Padre Nostro.

Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, ha immense schiere di credenti, che ogni giorno ne ricordano la vita, la Passione e la morte, lo adorano nei Tabernacoli e ne venerano l'immagine sotto cento forme.

Lo Spirito Santo invece è poco onorato, come se fosse qualche cosa di secondario nella SS. Trinità; è poco conosciuto e può dirsi per molti « Il Dio Ignoto ».

Questo libretto tratterà dello Spirito Santo, in forma popolare, proponendosi di istruire il popolo, affinché il Divino Spirito Supremo, che la Corte degli Angeli e dei Beati adora incessantemente in Cielo, sia anche adorato e benedetto sulla terra.

 

PROEMIO

Infieriva la persecuzione contro i Cristiani, al tempo dell'Imperatore Diocleziano. Una giovanetta aveva offerta a Dio la sua verginità e rifiutò le nozze di un pagano. Per vendetta fu accusata come Cristiana. Eccola davanti al giudice Pascasio.

Lo Spirito Santo, che aveva ispirato alla giovanetta il voto di verginità, al momento della prova le venne in aiuto.

Il giudice le ordinò di adorare le divinità pagane; essa energicamente si rifiutò, anzi cominciò a cantare le lodi del Cristianesimo.

Indispettito Pascasio, esclamò: Ora cominceranno i tormenti e tu cesserai di parlare.

La fanciulla rispose: Ai servi del Signore non possono mancare le parole, perché Gesù Cristo ha detto: Quando vi condurranno davanti ai tribunali, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma quello che in quel momento vi sarà dato, quello dite; poiché non parlate voi, ma è lo Spirito Santo (San Marco, XIII11).

Il giudice soggiunse: Forse c'è in te lo Spirito Santo?

Sl; perché coloro che vivono nella purezza, sono tempio dello Spirito Santo. Farò in modo che lo Spirito Santo ti lasci.

Terribile fu la prova; ma lo Spirito Santo, Spirito di Fortezza, non solo fortificò la volontà della giovane cristiana, ma ne rese immobile il corpo; cosicché, appena i soldati le misero le mani addosso per trascinarla là ove il giudice aveva comandato, quel corpo verginale rimase come pietrificato.

Non riuscendo i soldati a smuoverla, tentarono di farla trascinare da sei paia di buoi; fu inutile.

La fanciulla allora fu cosparsa di pece, di rèsina e di olio bollente e si appiccò il fuoco, affinché le fiamme la divorassero. Il fuoco dell'amore divino era più potente di quello materiale; le fiamme non le fecero alcun male.

Si ricorse ad altri tormenti e tutti furono superati. Iddio aveva avuto dalla sua diletta serva la grande prova d'amore e volle che andasse presto in Cielo nella schiera delle Vergini. Un soldato infine le trapassò la gola con la spada.

La martire non morì subito. Lo Spirito Santo le illuminò la mente e le diede il dono della profezia, facendole predire che dopo la morte di Diocleziano e di Massimiano la Chiesa di Gesù Cristo avrebbe avuto una grande pace.

L'eroina di cui si è ricordato il martirio, è Santa Lucia.

Chi è questo Spirito Santo, che innamora della verginità, che porta all'eroismo, che dà la forza a milioni di Martiri, che opera prodigi?

è il Sole Divino, che illumina, riscalda, feconda e santifica. Si tolga il sole dal firmamento e cessa la vita sulla terra; togliamo l'opera dello Spirito Santo nel mondo e cessa ogni forma di santità e di bene.

 

LA SS. TRINITA'

Per meglio comprendere quanto si verrà esponendo, si rimanda il lettore ad un'altra pubblicazione « Il Mistero della Trinità ».

Ecco in breve le nozioni fondamentali. Trio è Spirito Purissimo, Eterno, Infinito. In Dio sono tre Persone, le quali hanno la stessa unica Natura Divina.

Sono tre le Persone, ma uguali, distinte e non separate. Sono uguali e perciò lo Spirito Santo non è inferiore nè al Padre Eterno, nè al Divin Figlio, Gesù Cristo. Sono distinte, cioè il Padre non è Figlio, nè il Figlio è lo Spirito Santo. Sono tre persone indivisibili e quindi dove è una, sono anche le altre due. Gesù affermò questa grande verità, quando rispose all'Apostolo Filippo, il quale gli aveva chiesto: Signore, mostraci il Padre e siamo contenti. Gesù rispose: Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto? Filippo, chi vede me, vede anche il Padre. Come puoi dunque dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre ed il Padre è in me? (S. Giovanni, XVI8).

Delle tre Persone Divine ha il corpo solamente il Figlio, perchè, pur restando vero Dio, divenne anche vero uomo.

Riguardo al procedimento delle Persone Divine si presenta un paragone.

Immagina, o lettore, di essere davanti ad uno specchio; in esso vedi la tua immagìne. Nel caso che il tuo corpo sia ben proporzionato, gentile il volto, roseo il colorito, avvenenti gli occhi, etc..., naturalmente mentre ti osservi, emetti un atto di compiacenza e di amore verso l'immagine, che rappresenta te stesso.

Però la tua immagine, tolto lo specchio, non esiste più; quell'atto di compiacenza e di amore nel mirarti, è un semplice atto passeggero, che scompare presto o tardi.

Parlando ora di Dio, il Padre sin dall'eternità con atto purissimo della sua intelligenza vede sé in se stesso, con tutte le sue perfezioni.

Questa conoscenza eterna e perfetta di sè, è la sua immagine; ma l'immagine non è passeggera, bensì eterna, ed è una vera Persona, che è il Figlio. Il Padre emette un continuo atto di amore verso il Figlio, il quale a sua volta lo emette verso il Padre. Questo reciproco atto di amore non è momentaneo, ma eterno, e costituisce un'altra Persona eterna, che è lo Spirito Santo.

Dunque, il Padre sin dall'eternità genera il Figlio per via d'intelligenza, e lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio per via di amore.

Il Padre è il principio del Figlio; il Figlio è lo splendore e l'immagine vivente del Padre; lo Spirito Santo è l'amore del Padre e del Figlio.

Le tre Divine Persone nelle loro interne relazioni compiono degli atti, che non escono dal seno della Trinità e sono chiamati atti interni; compiono anche atti, che escono dall'interno della Trinità e sono chiamati, con termine teologico, operazioni « ad extra ».

Nelle operazioni « ad extra » concorrono sempre tutte e tre le Persone Divine. Esempio: L'Eterno Padre crea il mondo, però lo crea per mezzo del Figlio e lo crea per amore (opera dello Spirito Santo). Dio Padre crea l'uomo, il quale cade nella colpa; il Figlio lo redime, facendosi uomo; lo Spirito Santo lo santifica, con il suo continuo influsso.

Si ripeta con fede riconoscente questa piccola preghiera:

Gloria a Te, Dio Padre, che mi hai creato!

Gloria a Te, Dio Figlio, che mi hai redento!

Gloria a Te, Dio Spirito Santo, che mi hai santificato!

 

Un prodigio

Un fanciullo che faceva da pastorello, era assai devoto della Madonna e viveva nell'umiltà e nella purezza. Si accese in lui il desiderio di divenire Sacerdote; era però d'ingegno corto e non avrebbe potuto compiere gli studi ecclesiali. Con sforzi degni di lode, riuscì ad avere la sufficienza per essere ammesso al sacerdozio. I superiori dicevano: E' scarso d'intelligenza, ma vi supplisce la santità della vita.

Al nuovo Sacerdote fu assegnata una piccola parrocchia. Quanti sacrifici per esplicare il suo Ministero, specialmente per predicare! Al principio di settimana preparava la predica per la prossima domenica; il tutto si limitava ad una sola paginetta, che si sforzava d'imparare a memoria e che poi ripeteva dal pulpito con qualche deficienza.

Questo Ministro del Signore era umile e pio. Lo Spirito Santo lo scelse a strumento della sua gloria; lo investì di luce soprannaturale, gli diede il dono della scienza, della profezia e dei miracoli. Le prediche che fece d'allora in poi furono meravigliose. Non andavano soltanto i parrocchiani ad ascoltarlo, ma i Sacerdoti e i Vescovi della Francia accorrevano a lui.

Fu sì grande la fama della sua eloquenza, che per ascoltarlo si accorreva da tante parti d'Europa e d'America.

I più grandi predicatori francesi lo ascoltavano volentieri. Un giorno andò ad assistere alla predica del celebre Curato il principe degli oratori francesi, il Padre Lacordaire, scrittore e conferenziere illustre. Il tema della predica era: « Lo Spirito Santo ». Lacordaire ascoltò con vivo interesse, rimase estatico e quando il Curato finì la predica, egli esclamò: Soltanto ora ho compreso cosa sia lo Spirito Santo!

L'umile predicatore era il Santo Curato d'Ars, arricchito dei doni dello Spirito Santo.

Se Lacordaire Sacerdote molto dotto, aveva ancora delle lacune nella mente riguardo alla terza Persona Divina, lacune che riempi con la predica del Santo Curato d'Ars, quanto bisogno non hanno i semplici fedeli di essere istruiti per conoscere ed amare lo Spirito Santo? Addentriamoci dunque nell'argomento. cominciando a dimostrare con la Sacra Scrittura l'esistenza di questo Divino Spirito.

 

Prove evangeliche

Gesù Cristo è la Luce: è Colui che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.

Durante la sua vita terrena manifestò i misteri divini, affinchè gli uomini credendo e praticando i suoi insegnamenti, potessero raggiungere il Paradiso.

Gesù dimostrava spesso l'esistenza del Divin Padre, parlando del suo Padre Celeste, della missione che veniva a compiere nel mondo per fare la volontà del Padre, presentandolo come Dio amorosissimo e pieno di misericordia. Parlando a Nicodemo disse: Il Padre ha talmente amato il mondo, da dare il suo Figlio Unigenito, affinchè chi crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna; poiche Dio (Padre) non ha mandato il Figlio suo nel mondo per giudicarlo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui (S. Giovanni, III16).

Gesù parlava anche sovente della terza Persona della SS. Trinità, cioè dello Spirito Santo

Rattristato il Divin Maestro della malvagità dei Farisei, che non volevano credere ai suoi miracoli e chiudevano l'orecchio alla verità, offendendo in tal modo lo Spirito Santo, ch'è Spirito di verità, così esclamò: Agli uomini sarà perdonato ogni peccato e bestemmia; ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. E chi avrà parlato contro il Figlio dell'uomo (Gesù), sarà perdonato, ma chi avrà parlato contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questa vita né in quella futura (S. Matteo, XII31).

Prevedendo Gesù le persecuzioni, cui sarebbero andati incontro i suoi seguaci, promise l'assistenza dello Spirito Santo: Quando vi condurranno davanti ai tribunali, non preoccupatevi di ciò che dovete dire, ma quello che in quel momento vi sarà dato, quello dite, poichè non parlate voi, ma è lo Spirito Santo (S. Marco, XIII11).

Gesù durante la festa dei Tabernacoli, davanti alla folla, levatosi in piedi, disse ad alta voce: Chi ha sete, venga a me e beva. Dal seno di chi crede in me, come dice la Scrittura, scaturiranno fiumi d'acqua viva. Diceva questo dello Spirito (Santo), che dovevano ricevere i credenti in Lui, perché non era ancora stato dato lo Spirito (Santo), non essendo ancora glorificato Gesù (S. Giovanni, VII37).

Gli Apostoli erano afflitti, pensando che un giorno il Signore li avrebbe lasciati per ritornare al Cielo. Gesù li confortò, dicendo: Io pregherò il Padre e vi darà un altro Consolatore, che resti con voi per sempre: lo Spirito di Verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce, ma voi lo conoscete, perché abiterà con voi. Non vi lascio orfani. (San Giovanni, XVI16). E' meglio per voi che io me ne vada; perché se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore (lo Spirito Santo) ; e se me ne vado, lo manderò a voi. Venendo egli convincerà il mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, per non avere creduto in me; alla giustizia, perché io vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il Principe di questo mondo (il demonio) è già giudicato. Molte cose avrei ancora da dirvi; ma per ora non ne siete capaci. Quando però sarà venuto quello Spirito di Verità, Egli vi ammaestrerà in ogni verità, perché non vi parlerà da se stesso, ma dirà tutto quello che avrà udito ( ... dal Padre e dal Figlio...) e vi annunzierà il futuro. Egli mi glorificherà, perché riceverà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che ha il Padre è mio; per questo ho detto che riceverà del mio e ve lo annunzierà (S. Giovanni, XVI7).

Quando Gesù fu risorto da morte, apparendo agli Apostoli, diede ad essi il potere di perdonare i peccati; ma prima comunicò loro lo Spirito Santo. Si legge infatti nel Vangelo: Disse Gesù: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. E detto questo, soffiò sopra di loro e disse: Ricevete Lo Spirito Santo. Saranno rimessi i peccati a chi li rimetterete e saranno ritenuti a chi li riterrete (San Giovanni, XX21).

Prima di salire al Cielo, Gesù assegnò agli Apostoli la missione che avrebbero dovuto compiere, dicendo: Andate dunque ad ammaestrare tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo... (S. Matteo, XXVIII19).

Gli Apostoli erano deboli e non avrebbero potuto attuare nel mondo i disegni ivini senza l'assistenza particolare dello Spirito Santo; perciò Gesù comandò loro di non iniziare l'evangelizzazione, se prima non avessero ricevuto solennemente lo Spirito Santo, il che avvenne nel giorno della Pentecoste: Io mando a voi il Promesso del Padre mio (lo Spirito Santo) e voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto (San Luca, XXIV49).

Dai tratti di Vangelo che sono stati citati, dalle parole di Gesù, Figlio di Dio, viene dimostrata l'esistenza dello Spirito Santo e la sua missione nel mondo.

 

La Pentecoste

Gesù era salito al Cielo; gli Apostoli memori della promessa del Divin Maestro, si raccolsero nel Cenacolo in attesa della venuta dello Spirito Santo. Cogli Apostoli era anche Maria Vergine, i settantadue discepoli di Gesù e altri seguaci, in numero di circa centoventi.

Tutti perseveravano nella preghiera, disponendosi così al grande evento.

Lo Spirito Santo non ha corpo come l'ha Gesù, Dio Uomo. Come sarebbe dunque venuto? In che modo si sarebbe manifestato? Avrebbe dovuto prendere forma sensibile, come prese forma di colomba nel momento del battesimo di Gesù.

In questa venuta solenne lo Spirito Santo si manifestò sotto forma di vento e di fuoco; tra gli elementi sensibili, il vento rappresenta meglio lo Spirito, perché, pur non vedendosi, agisce e produce tanti effetti; il fuoco, che rappresenta l'amore, è l'elemento terreno più forte, capace di purificare e di distruggere.

Gli Atti degli Apostoli così riferiscono l'avvenimento: Giunto il giorno della Pentecoste, stavano tutti insieme nel medesimo luogo; all'improvviso venne dal cielo un rumore come di vento impetuoso e riempì tutta la casa ove si trovavano. Ed apparvero ad essi, distinte, delle lingue come di fuoco, e se ne posò una su ciascuno di loro; e furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare varie lingue, secondo che lo Spirito Santo dava loro di esprimersi.

Ora, fra gli Ebrei residenti a Gerusalemme, c'erano persone pie di ogni nazione che è sotto il cielo. Essendo venuto quei rumore, concorse la moltitudine e rimase sbalordita, sentendoli ciascuno parlare nella sua propria lingua. E ne stupivano tutti e ne facevano le meraviglie, dicendo: Ecco, questi che parlano non sono tutti Galilei? Come va che ognuno di noi udiamo parlare del nostro linguaggio natio? Parti, Medi ed Elamiti, abitanti della Mesopotamia e della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia, della Panfilia, dell'Egitto e dei paesi della Libia, che è intorno a Cirene, e avventizi Romani, tanto i Giudei che i proseliti, Cretesi ed Arabi, li abbiamo uditi parlare nelle nostre lingue delle grandezze di Dio.

E tutti ne stupirono ed erano pieni di meraviglia, dicendo: Che significa questo? Altri poi, facendosene beffe, dicevano: Costoro sono pieni di vino.

Ma Pietro, levatosi su con gli altri undici, alzò la voce e disse loro: Uomini di Giudea e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo e date ascolto alle mie parole. Costoro certo non sono ubriachi come voi pensate, non essendo che la terza ora del giorno. Avviene invece quello che fu detto dal Profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni (dice il Signore) che diffonderò il mio Spirito sopra tutti gli uomini... E sopra i miei servi e sopra le mie serve diffonderò il mio Spirito (Atti degli Apostoli)

 

Trasformazione

Lo Spirito Santo operò negli Apostoli una vera trasformazione.

Prima della Pentecoste erano timorosi ed avevano paura delle minacce dei Giudei, che perseguitavano i seguaci di Gesù. San Pietro durante la Passione aveva rinnegato il Divin Maestro per tre volte, pieno di paura davanti ad una serva. Ma, ricevuto lo Spirito Santo, divenne forte e coraggioso e senza timore predicava apertamente la dottrina di Gesù, rimproverando i crocifissori del Figlio di Dio.

Gli Apostoli erano operai, quasi tutti pescatori, perciò illetterati; lo Spirito Santo infuse la scienza divina e subito divennero sapientissimi. Basta leggere le Lettere Apostoliche di San Pietro e di San Paolo, per vedere la sublimità della loro scienza.

Prima di ricevere lo Spirito Santo, erano così chiusi di mente che non comprendevano le parole di Gesù; i luminosi paragoni del Divin Maestro erano per loro alle volte cose incomprensibili, tanto che Gesù li rimproverò: Ma siete anche voi senza intelletto? (S. Matteo XV16).

Dopo la Pentecoste ricordarono e compresero tutto ciò che Gesù aveva loro insegnato.

Quantunque parlassero il dialetto di Galilea, per opera dello Spirito Santo poterono essere compresi da uomini di quattordici nazioni, i quali udivano la propria lingua.

Parlò per mezzo dei Profeti La SS. Trinità aveva decretata l'opera della Redenzione, cioè il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo per riparare la colpa di origine e riaprire il Paradiso all'umanità decaduta.

Nell'Incarnazione di Gesù Cristo, l'opera dello Spirito Santo fu continua e meravigliosa. Migliaia di anni trascorsero dalla promessa del Messia alla sua comparsa nel mondo. In questo frattempo lo Spirito Santo fu operosissimo e parlò per mezzo dei Profeti.

Il Divino Spirito illuminò la mente dei Profeti e fece loro vedere il futuro, riguardante il Redentore, cosicché tanti secoli prima che Gesù nascesse la sua vita era già scritta.

Nell'Antico Testamento lo Spirito Santo, ispirò, assistette e diresse la stesura di numerosi libri, detti « Ispirati »; essi formarono il codice divino del popolo ebreo. Sono ricchissimi d'insegnamenti. Ventuno sono libri storici, sette didattici o d'insegnamento e diciannove sono libri profetici. Poichè la Sacra Bibbia è opera dello Spirito Santo, se ne consiglia la lettura; in modo particolare si consiglia la lettura del libro della Sapienza e dell'Ecclesiastico.

Nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo ispirò ed assistette altri sacri scrittori, affinchè non commettessero errori nel riferire i fatti e gl'insegnamenti di Gesù Cristo. Sono perciò « libri ispirati » e per conseguenza viva parola di Dio: i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di San Paolo, di San Pietro, di San Giovanni, di San Giuda e di San Giacomo. Libro eccezionale, eminentemente profetico, è la Apocalisse di San Giovanni, ove sono descritte le lotte ed i trionfi di Gesù e della sua Chiesa, sino alla fine del mondo. Se si amasse di più lo Spirito Santo, si amerebbe di più la lettura della Bibbia e si riceverebbero tanti lumi per ben vivere.

 

LO SPIRITO SANTO E L'INCARNAZIONE DI GESù

Maria Vergine

Si è detto sopra che la terza Persona della SS. Trinità cooperò efficacemente alla Incarnazione della seconda Persona Divina. Vediamone qualche particolare.

Lo Spirito Santo aveva fatto scrivere al Profeta Isaia: Ecco, una Vergine concepirà e partorirà un Figlio, che sarà chiamato Emmanuele (cioè: Dio con noi) (Isaia, VIII4).

Quale prodigio, essere Vergine e Madre! Il Figlio di Dio volle dare tale onore a Colei, che avrebbe chiamato « Mamma ». Come si sarebbe verificato ciò? Per opera dello Spirito Santo.

Infatti l'Arcangelo Gabriele, mandato dall'Eterno Padre, si presentò in forma umana a Maria e le disse: Ave, piena di grazia! Il Signore è con te. Benedetta tu fra le donne!

Maria si turbò al saluto angelico; Gabriele la rassicurò: Non aver timore, o Maria, poichè hai trovato grazia presso Dio. Tu avrai un Figlio e gli porrai nome Gesù. Questo sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo ed il Signore gli darà il trono di Davide, suo padre (da cui discende), e regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe; il suo regno non avrà fine.

Maria rispose: In qual modo avverrà questo, mentre io non conosco uomo?

Lo Spirito Santo scenderà sopra di te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà. Per questo ancora quello che nascerà da te, Santo, sarà chiamato Figlio di Dio. Disse Maria: Ecco la serva del Signore! Si faccia di me secondo la tua parola (S. Luca, I28 e segg.).

In quell'istante, per virtù dello Spirito Santo, la seconda Persona della SS. Trinità si fece uomo.

Sia dunque lode all'Eterno Divino Spirito, che ha donato al mondo il Redentore, il Re dell'Eterna Gloria!

 

Il Battista

Alcuni mesi prima di questo annunzio l'Arcangelo Gabriele si era presentato a Zaccaria, a colui che avrebbe dovuto essere il padre del Precursore di Gesù, Giovanni Battista.

Il Battista aveva da compiere una missione importante, perchè doveva preparare la via al Redentore del mondo, disponendo gli uomini a ben riceverlo. Gli era necessaria una virtù non comune, simile a quella del Profeta Elia, per vivere nell'austerità del deserto, per abbracciare con generosità la vita di mortificazione, per predicare con frutto e per subire in ultimo il martirio.

Senza l'azione dello Spirito Santo, come avrebbe potuto San Giovanni attuare i disegni di Dio? Per la qual cosa, l'Arcangelo Gabriele, annunziandone a Zaccaria la nascita, disse: Tua moglie Elisabetta ti darà un figliuolo, al quale porrai nome Giovanni... Sarà ripieno di Spirito Santo fin dal seno materno e convertirà molti dei figliuoli d'Israele al Signore Dio loro (S. Luca, I13).

Lo Spirito Santo guidò il Battista sino alle più alte cime della perfezione, tanto che Gesù un giorno ne fece il panegirico in questi termini: Tra i nati di donna non c'è Profeta più grande di Giovanni Battista (S. Luca, VII28).

 

Elisabetta

Maria Vergine custodiva nel suo cuore il mistero che si era compiuto in lei; non ne fece parola neppure a Giuseppe, suo castissimo Sposo.

Lo Spirito Santo, per mezzo di un Angelo, illuminò la mente di Giuseppe, informandolo di tutto.

La Madonna andò a visitare la cugina Elisabetta. Costei non sapeva nulla di quanto era avvenuto in Maria, ma ne fu messa a conoscenza dallo Spirito Santo.

Si legge nel Vangelo: In quei giorni Maria si mise in viaggio per recarsi frettolosamente in una città della Giudea sulle montagne; entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Ed avvenne che, appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel seno ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo; ed esclamò ad alta voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno! E donde a me è dato che venga a me la Madre del mio Signore? (S. Luca, I39).

Anche la Vergine Maria in quel momento fu invasa dall'azione dello Spirito Santo e pronunziò il sublime inno del « Magnificat ».

Con questo cantico ispirato la Madonna, ricordando e compendiando i detti dei Profeti e profetizzando l'avvenire, diede lode a Dio per l'Incarnazione, magnificando la misericordia del Signore verso gli umili ed i poveri.

 

Simeone

Poter conoscere il Messia predetto dai Profeti, vederlo ed abbracciarlo, quale dono divino!

Lo Spirito Santo volle fare questo dono ad un uomo avanzato negli anni, dedicato alla cura del Tempio di Gerusalemme.

Dice il Vangelo: C'era allora in Gerusalemme un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele (il Messia); e lo Spirito Santo era in lui; e gli aveva assicurato che non sarebbe morto prima di vedere il Cristo del Signore. E mosso dallo Spirito Santo, andò al Tempio; e quando i genitori vi portarono il Bambino Gesù per fare a suo riguardo secondo il rito della Legge, egli pure se lo prese in braccio e, benedicendo Dio, esclamò: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo, secondo la tua parola, se ne vada in pace, poichè i miei occhi hanno mirato il tuo Salvatore, da te preparato nel cospetto di tutti i popoli, luce di rivelazione alle Genti e gloria d'Israele, tuo popolo! (S. Luca, II25).

 

Lo Spirito Santo e Gesù

Lo Spirito Santo accompagnava ininterrottamente Gesù durante la vita terrena e ne guidava i passi. Gesù, come Dio, è uguale allo Spirito Santo, ma come uomo si lasciava dirigere da Lui e ne seguiva gli impulsi. Dice l'Evangelista San Luca: Gesù, ripieno di Spirito Santo, si parti dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto (S. Luca, IVl).

Poi Gesù, per impulso dello Spirito Santo, ritornò in Galilea e la sua fama si sparse per tutti i dintorni (S. Luca, IV14).

Iddio aveva detto per bocca del Profeta Isaia: Ecco il mio Servo, che io ho scelto, il mio Diletto, in cui si compiace l'anima mia; porrò il mio Spirito sopra di Lui (Isaia, XLII1). La missione di Giovanni Battista di preparare gli animi a ricevere il Messia, era al termine. Giovanni conosceva Gesù, perche era suo cugino ma non sapeva che era il futuro Messia. Lo Spirito Santo, allorché gli ordinò di andare a battezzare nel Giordano, gli disse: Colui sul quale vedrai scendere e fermarsi lo Spirito, è Colui che battezza con lo Spirito (S. Giovanni, 133).

Il Battista, un giorno che vide venire Gesù verso di sé, esclamò: Ecco l'Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo! Egli è Colui del quale ho detto: Dopo di me viene uno che è avanti di me, perchè era prima di me... Ho veduto lo Spirito scendere dal Cielo a guisa di colomba e posarsi sopra di Lui (S. Giovanni, I29).

 

Nel Giordano

Poichè la manifestazione dello Spirito Santo sotto forma di colomba è una delle principali manifestazioni, osserviamola nei particolari.

Come Gesù prese per simbolo l'agnello il quale tra gli animali che nell'antico Testamento si sacrificavano alla Divinità rappresentava meglio l'innocenza e la mansuetudine, così lo Spirito Santo volle per simbolo la colomba, che tra i volatili è la più semplice e con il volo rappresenta l'opera della divina grama nelle singole anime, elevandole alle sfere celesti.

è questa la narrazione evangelica: Giunse Gesù dalla Galilea al Giordano da Giovanni, per essere da lui battezzato. Ma Giovanni lo distoglieva col dire: Io dovrei essere battezzato da Te, e Tu vieni a me? E Gesù gli rispose: Lascia fare per ora, perché ci conviene di adempiere così ogni giustizia.

Giovanni allora accondiscese; e Gesù battezzato che fu, uscì subito dall'acqua. Ed ecco gli si aprirono i cieli e vide lo Spirito di Dio scendere come colomba e posarsi sopra di Lui. Ed una voce dal Cielo disse: Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto (San Matteo, 11113).

Nel battesimo di Gesù si manifestarono distintamente le tre Persone della Santissima Trinità.

La colomba, rappresentata nelle pitture sacre, non è che un semplice simbolo del Divino Spirito, come ne furono simbolo il vento ed il fuoco nel giorno della Pentecoste.

 

LO SPIRITO SANTO E LA CHIESA

Corpo ed anima

Un bambino di quattro anni era caduto dentro un torrente; si ritardò a venirgli in aiuto e, quando fu estratto, era già morto. La mamma, avvertita della disgrazia, corse sul posto e trovò il corpicino del figlioletto adagiato a terra; le sembrò che dormisse. Lo prese in braccio, lo baciò e lo chiamò ripetutamente per nome; ma il bambino era insensibile. Pregò che si chiamasse il medico; questi venne e constatò la morte. La donna aspettava che il figliuolo si muovesse per ricondurlo a casa; vedendosi delusa, si aggrappò alle gambe del medico, gridando: Fate camminare il mio bambino! Vedete, ha le gambe in buono stato! Fatelo parlare! Fatelo sorridere!...

Il medico non potè frenare le lacrime; poi disse: C'è nulla da fare! Il corpicino dell'innocente ha tutte le membra; però il cuore non pulsa più; manca l'anima!

La madre, all'improvvisa notizia, era impazzita e non sapeva più quel che dicesse.

Un corpo umano senza anima è incapace di tutto, è cadavere.

Lo Spirito Santo, Spirito Vivificatore, è l'anima del Corpo Mistico di Gesù, la Chiesa. Se cessasse l'azione dello Spirito Santo, cesserebbe nella Chiesa la vita soprannaturale, cioè ogni forma di santità, ed i suoi membri resterebbero sterili, inerti, morti; nessun seguace di Gesù Cristo potrebbe compiere il minimo atto soprannaturale, meritorio per la vita eterna. Dice San Paolo: Senza lo Spirito Santo, da noi saremmo incapaci anche di pronunziare il nome di Gesù.

Se si togliesse il sole dal firmamento, cesserebbe sulla terra la luce, il calore, la fecondità, la vita di ogni specie; così sarebbe della Chiesa Cattolica senza lo Spirito Santo.

Cuore del Corpo Mistico Abbiamo visto nella prima parte l'azione diretta dello Spirito Santo sopra Gesù Cristo durante la sua vita terrena.

Contempliamo ora l'opera vivificatrice e santificatrice della terza Persona Divina nella Chiesa Cattolica.

La Chiesa è la continuazione, è il prolungamento della missione di Gesù nel mondo, e affinché raggiunga lo scopo per cui è stata istituita, ha bisogno dell'assistenza dello Spirito Santo: per non cadere in errore, per conservare e trasmettere inalterata la dottrina di Gesù a tutte le generazioni, per superare vittoriosamente le persecuzioni e per santificare i suoi membri, cioè i fedeli.

L'azione dello Spirito Santo dunque è essenziale nella Chiesa Cattolica; Egli ne è come il cuore. Nel corpo umano il cuore è nascosto ed esternamente non appare; però è esso il centro della vita, la sorgente di ogni benché minimo movimento. Quan tunque lo Spirito Santo non si veda, perché: è Purissimo Spirito, tuttavia è Lui la vita della Chiesa, è unito intimamente ad essa, la considera come sua Mistica Sposa, rendendola ogni giorno, ogni istante, madre amorosa di nuove schiere di credenti.

Lo Spirito Santo e la Chiesa sono inseparabili; giustamente nella professione di fede, che è il Credo, dopo la frase « Credo nello Spirito Santo », subito è detto: « La Santa Chiesa Cattolica ».

 

La Gloria del Bernini

Il maestoso Tempio di San Pietro a Roma è visitato da milioni di credenti e di non credenti.

Al primo ingresso se ne può ammirare la grandiosità. Si proceda e si vada verso la Confessione, cioè sotto la cupola, ove è sito l'Altare Papale. Si guardi allora in alto e si contempli la Gloria del Bernini. Questo celebre artista, chiamato dal Papa Alessandro VII per ornare il più grande Tempio della Cristianità, consapevole che lo Spirito Santo è il tutto nella Chiesa, lo pose in gloria, sotto la tipica forma di colomba, attorniata da Angeli trasvolanti in schiere turbinose ed osannanti, ad ali tese, adombrando la Cattedra di San Pietro.

Bella e geniale la rappresentazione che ne fece dello Spirito Santo il Bernini, proprio là, ove San Pietro finì la vita col martirio ed ove il suo successore, il Papa, esercita le funzioni di Capo supremo della Chiesa!

Lo Spirito Santo, che è luce, illumina il Sommo Pontefice, quando questi parla infallibilmente di Fede o di morale; opera all'occorrenza dei miracoli; dà la forza di affrontare il martirio; chiama e prepara i Ministri dell'Altare; manda i Missionari in tutti i lembi della terra; feconda e fa germogliare i gigli della purezza, sino all'eroismo; arricchisce di carismi, o doni straordinari, le anime privilegiate e vede infrangersi e sparire regni e principati, mentre la Chiesa, venti volte secolare, è sempre giovane e fiorente.

Tutte le potenze umane, dopo una durata più o meno lunga, son cessate di esistere, ma la Chiesa di Gesù Cristo, sempre combattuta e mai vinta, sfida sicura i secoli; 1o Spirito Santo, eterno, infinito, onnipossente, ne è l'anima e ne assicura la vita sino alla fine del mondo.

 

Il vaso di elezione

Con l'Ascensione al Cielo, Gesù aveva portato a termine la sua missione sulla terra; aveva istituito la Chiesa e le aveva dato un Capo in San Pietro. Era riservato allo Spirito Santo il compito di perpetuare nel mondo l'opera della Redenzione.

Nel giorno della Pentecoste scese lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente, raccolta nel Cenacolo. Come il bambino ha bisogno di cure speciali per crescere, così la Chiesa nel suo principio fu assistita in modo speciale dal Divino Spirito. Leggendo il libro « Atti degli Apostoli », risalta subito la potenza e la bontà della terza Persona della SS. Trinità, nonché la sua predilezione per la Chiesa.

Spigoliamo qualche episodio.

Un uomo, ferventemente giudeo, era ostile alla dottrina di Gesù Cristo. Quando il Diacono Stefano, ripieno di Spirito Santo, fu ucciso a sassate nel torrente, egli custodiva i mantelli degli uccisori, approvandone l'operato. Si presentò ai capi di Gerusalemme per avere il permesso di andare con i soldati a Damasco e così trascinare nella prigione i discepoli di Gesù Nazareno. Il suo nome, Saulo, incuteva timore ai primitivi Cristiani, perché ne era un vero persecutore.

Lo Spirito Santo scelse quest'uomo per Apostolo, trasformandolo da lupo in agnello. Sulla via di Damasco la luce divina lo colpi, cadde da cavallo ed ascoltò tremante la voce misteriosa: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ed egli chiese: Chi sei, Signore? Io sono Gesù, che tu perseguiti. Dura cosa è per te ricalcitrare contro lo stimolo. Signore, che vuoi che io faccia? Alzati ed entra in città; lì ti sarà detto quello che devi fare.

Saulo rimase cieco per tre giorni. Quando il Sacerdote Anania di Damasco andò a trovarlo per ordine ricevuto da Gesù in visione, gli disse: Fratello Saulo, il Signore Gesù, quello che ti apparve sulla strada per cui venivi, mi ha mandato a te, affinché tu riacquisti la vista e sii ripieno di Spirito Santo.

In quell'istante caddero dagli occhi di lui delle squame e ricuperò la vista ed alzandosi si fece battezzare.

Scese lo Spirito Santo sopra Saulo, che poi fu detto Paolo, e lo trasformò in vaso di elezione; i più grandi doni divini furono riversati sopra di lui, tanto che il Signore parlava per mezzo della sua bocca. La Chiesa, quando riferisce qualche insegnamento di quest'uomo straordinario, usa questa e simili espressioni: « Dice lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo ».

Dunque San Paolo fu uno strumento dello Spirito Santo; ebbe la scienza divina infusa, il dono della fortezza in grado sommo e tale abbondanza di grazia, da essere

chiamato « Il grande Apostolo » e « La colonna della Chiesa Cattolica ».

 

I primi Cristiani

Non solo fu ripieno San Paolo di Spirito Santo, ma tanti dei primi Cristiani. Appena taluni ricevevano il Battesimo, subito erano investiti dal Divino Spirito.

Dicono gli Atti degli Apostoli: Ora avvenne che, mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le province superiori, giunse ad Efeso e vi trovò alcuni discepoli e disse loro: Avete voi ricevuto lo Spirito Santo dopo che avete creduto? Ma quelli risposero: Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia lo Spirito Santo.

Ed egli a loro: Con quale battesimo dunque siete stati battezzati? Quelli dissero: Col battesimo di Giovanni.

Ed allora Paolo: Giovanni battezzò il popolo col battesimo di penitenza, dicendo che credessero in quello che doveva venire dopo di lui, cioè in Gesù.

Udite tali cose, furono battezzati nel nome del Signore Gesù. E, avendo Paolo imposto loro le mani, sopra di essi venne lo Spirito Santo e parlavano le lingue e profetavano. Questi erano circa dodici uomini (Atti, XIX1).

Lo Spirito Santo era comunicato ai credenti dagli Apostoli nell'atto in cui battezzavano e quando amministravano la Cresima, funzione che compivano imponendo le mani sul capo dei battezzati. Gli Apostoli, comprendendo la forza riformatrice dello Spirito Supremo, pregavano che lo ricevessero tutti i nuovi seguaci di Gesù.

Gli Atti degli Apostoli riferiscono: Pietro e Giovanni andarono in Samaria; arrivati, pregarono per loro, affinché ricevessero lo Spirito Santo, perché non era ancora disceso in alcuno di loro... Allora imposero loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo.

Ora Simone (celebre mago di Samaria), come vide che mediante l'imposizione delle mani degli Apostoli era dato lo Spirito Santo, offerse loro del denaro, dicendo: Date anche a me questo potere di far ricevere lo Spirito a coloro ai quali imporrò le mani. Ma Pietro gli disse: Vada il tuo denaro teco in perdizione, perché hai stimato che il dono di Dio si possa comprare con il denaro! Tu non hai parte alcuna in tutto questo, perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio. Fa' dunque penitenza di questa tua malvagità (Atti, VIII15).

Si riporta ancora qualche episodio. Gli Apostoli, San Pietro e San Giovanni, erano stati chiamati nel Sinedrio per dare conto della loro predicazione.

San Pietro, infiammato dell'ardore dello Spirito Santo, parlò con franchezza, dimostrando che Gesù era il Messia promesso da Dio ed annunziato dai Profeti. Fu rimandato, ma con minacce se avesse predicato ancora.

Quando San Pietro ritornò fra i suoi fedeli, raccontò ciò che gli era accaduto; alla fine si misero tutti in preghiera. Appena finita l'orazione, un terremoto fece tremare il luogo dove stavano adunati e furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono ad annunziare coraggiosamente la parola di Dio. San Paolo predicava nelle diverse città. Trovandosi a Cesarea, andò in casa di un certo Filippo evangelista, ch'era uno dei sette Diaconi, anche lui ripieno di Spirito Santo. Questi aveva quattro figliuole vergini, le quali avevano il dono di profetare e dicevano le parole che lo Spirito Santo suggeriva. Ed essendosi Paolo trattenuto più giorni, arrivò dalla Giudea un Profeta, chiamato Agabo, il quale prese la cintura di Paolo e legandosi i piedi e le mani, disse: Lo Spirito Santo dice: Così legheranno in Gerusalemme i Giudei l'uomo, al quale appartiene questa cintura e lo daranno in mano ai gentili (Atti, XXI10).

Difatti San Paolo fu presto arrestato e giudicato, ma non condannato, perché si appellò a Cesare e dovette andare a Roma, ove, dopo aver tanto predicato, ebbe tagliata la testa. Nella Chiesa di Tre Fontane, a Roma, lungo la Via Ostiense, a destra entrando si vede ancora la pietra miliare, ove il grande Apostolo ebbe troncato il capo.

Così chiuse la vita colui, che lo Spirito Santo aveva eletto a portare la luce di Gesù ai pagani!

Ci siamo intrattenuti sui fatti straordinari, di cui fu autore lo Spirito Santo agli inizi della Chiesa. Man mano che i seguaci di Gesù aumentavano e la Chiesa metteva sempre più salde le radici, i carismi diminuivano. Però non sono mai cessati del tutto ed anche al presente nella Chiesa Cattolica ci sono delle anime straordinarie, ricche di celesti carismi.

 

I DONI

Il Profeta Isaia, per illustrazione divina, vide nel futuro il Messia e lo mirò adorno dei doni dello Spirito Santo. Scrisse infatti: E si poserà sopra di Lui lo Spirito Santo, Spirito di sapienza e d'intelletto, Spirito di scienza e di pietà, e lo Spirito del timore del Signore lo riempirà (Isaia, XI2).

Questi doni, che ebbe Gesù Cristo durante la vita terrena e che gli furono permanenti e nella massima pienezza, si trovano anche, sebbene in differente misura, in ogni credente, che essendo in istato di grazia, è un tralcio della mistica Vite, che è Gesù.

Fonte di questi doni è lo Spirito Santo, che è chiamato « Spirito Settiforme ».

Un pittore tedesco, Overbeck, dipinse un quadro raffigurante il Battesimo; come ornamento vi raffigurò i doni dello Spirito Santo rappresentati da sette Angeli.

Il primo Angelo, simbolo della « Sapienza », aveva gli occhi rivolti al Cielo, non badando alle cose terrene.

Il secondo, immagine dell'« Intelletto », teneva in mano una fiaccola accesa.

Il terzo Angelo, figura del « Consiglio », additava la via del Cielo.

Il quarto, simbolo della « Fortezza », domava un leone.

Il quinto, emblema della « Scienza », teneva un libro in mano.

Il sesto Angelo, che rappresentava la « Pietà », accendeva di fervore i santi affetti.

L'ultimo Angelo, il settimo, appariva pieno di orrore per il peccato, indicando così il « Timore di Dio ».

 

Numero scritturale

I doni dello Spirito Santo sono sette. Questo numero è « Scritturale », perché spesso si riscontra nella Sacra Bibbia e rappresenta un numero di perfezione.

Dio nel settimo giorno compì l'opera che aveva fatta (la Creazione) e nel settimo giorno si riposò (Genesi, II2) .

Sette sono gli Arcangeli in Cielo, tra cui San Michele, San Gabriele e San Raffaele.

Sette sono gli Angeli dell'Apocalisse; sette i Sacramenti e sette sono gli Ordini Sacri.

Sette sono le virtù, tre teologali e quattro cardinali; sette i vizi capitali.

Sette le petizioni del Padre Nostro e sette le ultime parole di Gesù sulla Croce.

Sette sono anche i doni dello Spirito Santo. Questo numero è di perfezione e non di limitazione, in quanto nei sette doni sono inclusi innumerevoli altri. Ecco qualche analogia.

Le note musicali sono sette, eppure possono formare innumerevoli armonie. Un'immagine dei sette doni dello Spirito Santo ce la dà il raggio del sole. Da questo grande astro si sprigiona un raggio, che attraversa gli spazi ed al contatto dell'etere cosmico appare luminoso. Il raggio pare di un solo colore, bianco; ma se s'infrange tra le nubi, ecco apparire l'iride o arcobaleno, formato da sette colori. I sette colori intrecciati ed in diverse dosi, ci danno la sterminata scala dei colori che abbellisce il creato. Dallo Spirito Santo hanno origine i sette doni, ma in questi sono contenuti tutti gli altri, che sono necessari alla Chiesa ed a ciascun'anima.

I doni dello Spirito Santo possono considerarsi come le vele ed i remi di una barca; non potrebbe andare avanti la barca, anzi affonderebbe in caso di tempesta, se non ci fosse l'opera delle vele e dei remi; così l'anima, senza l'aiuto dei doni divini, non potrebbe progredire nel bene e non potrebbe salvarsi.

Veniamo ora a parlare dei singoli doni.

 

La Sapienza

Il primo dono dello Spirito Santo, in ordine di eccellenza, è la sapienza, la quale fa discernere e giudicare Dio e le cose divine nei loro più alti principi e li fa gustare.

Questo dono dà luce alla mente e santi affetii al cuore; genera il gusto delle cose celesti. Chi ha la sapienza, prova una certa quale simpatia per la vita spirituale e ne assapora la soavità, secondo il detto della Sacra Scrittura: Gustate e vedete, poiché il Signore è soave (Ps., XXXII I9) .

 

Penso! ...

Una bambina di sette anni, intelligente e buona, non amava baloccarsi con le sue coetanee; soleva stare ritirata ed era piuttosto riflessiva.

Un giorno per quanto la si cercasse, non poteva trovarsi. La sorella maggiore finalmente la vide in un cantuccio, silenziosa e raccolta.

Sorellina mia, le disse, cosa fai qui? Penso!... E a chi? Penso a Gesù; mi piace tanto pensarlo!

E non solo quella volta, ma spesso manifestava l'attrattiva che sentiva per Gesù. Crescendo negli anni, cresceva in lei tale attrattiva, cosicché il mondo ed i divertimenti del secolo non esercitavano alcun fascino sul suo nobile cuore. A quindici anni andò a chiudersi in un monastero e dopo nove anni, trascorsi nell'esercizio delle virtù, vi moriva.

La candida anima, che era Santa Teresina, ebbe sin da piccola il dono della sapienza. Lo Spirito Santo la chiamava ad un alto grado di santità e fui dai primi anni le diede in grande misura il disprezzo delle cose terrene e l'amore delle celesti.

 

Gusto dell'istruzione religiosa

Era suonata la campana della Chiesa di Buttigliera d'Asti; due Missionari avrebbero predicato.

Un fanciullo, orfano di padre ed assai povero, si partì da casa e fece tre quarti d'ora di cammino per assistere alla predica.

Con una serietà superiore all'età, ascoltò ciò che i predicatori dicevano e poi fece ritorno a casa.

Lungo la via fu visto da un Sacerdote, che gli chiese: Di quale borgata sei? Dei Becchi.

Sei andato anche tu alla missione? Sì, signore; sono andato alla predica dei Missionari.

Ma cosa avrai potuto capire? Forse la mamma ti avrebbe fatto qualche predica più opportuna. Non è vero?

Mia madre mi fa sovente delle buone prediche; ma vado assai volentieri ad ascoltare anche quelle dei Missionari e mi sembra di averle capite.

Ne hai proprio capito molto? Ho capito tutto!

Su, sentiamo! Se sai dirmi quattro parole delle prediche di quest'oggi, ti darò quattro soldi... Guarda! Eccoli qui!

Vuole che parli della prima o della seconda predica?

Come più ti piace. Ti ricordi che cosa si trattò nella prima predica?

Si parlò della necessità di darsi a Dio per tempo e di non differire la conversione. E cosa si disse in quella predica? Vuole che le reciti la prima, la seconda o la terza parte? La ricordo bene e, se vuole, gliela recito tutta.

Cominciò dall'esordio e poi gli espose i tre punti. Il Sacerdote, trasecolato, lo lasciò parlare per mezz'ora; poi gli disse: Della seconda predica cosa ricordi?

Vuole che la reciti tutta?

Mi contento di poche parole.

Recito allora il brano che mi fece più impressione, cioè l'incontro dell'anima del dannato col proprio corpo al giorno del Giudizio Universale, cioè il momento in cui l'anima ed il corpo si riuniranno per andare al Giudizio e l'orrore che proverà l'anima nel congiungersi a quel corpo così schifoso e così brutto, che le fu strumento d'iniquità. E recitò per dieci minuti tutto il dialogo, Commosso il Sacerdote, gli domandò, Come ti chiami?

Giovannino Bosco.

Lo Spirito Santo, che aveva scelto quei fanciullo a divenire l'apostolo della gioventù ed un colosso di santità, lo arricchì del dono della sapienza, per cui Giovanni Bosco sentiva il gusto dell'istruzione religiosa e l'impartiva ad altri, provava fortemente la soavità del divino servizio e la comunicava ai giovani ed agli adulti e disprezzava i beni terreni, onori e dignità, solo preoccupato di salvare le anime.

 

Armare e chiedere la sapienza

Il dono della sapienza, che si riscontra in grande misura in tutti i Santi, si può riscontrare, sebbene in dose minore, in ogni semplice fedele.

Due fratellini crescono assieme; ad una certa età, uno si dà pazzamente alle gioie del mondo, cinema, passeggi, balli, romanzi...; tutto ciò lo incanta. L'altro invece sente disgusto delle gioie mondane, preferisce pregare, istruirsi nella religione, compiere opere di apostolato e un giorno determina a divenire Sacerdote. Preferisce la vita del convento a quella libera.

Lo stesso avviene a due sorelle: una è dedita alle vanità del mondo, sempre inquieta ed assetata di spassi, di amori terreni e di piaceri; l'altra invece sente gioia e trasporto per la vita spirituale.

Come si spiega questa differenza di condotta? Il Divino Spirito mette il suo dono nel cuore ben disposto, come il contadino mette il frumento sul terreno pieno di umore e non sulla pietra.

Lo Spirito Santo cerca nel cuore l'umiltà, la semplicità e la purezza; più grande è il grado di queste virtù e più abbondante diviene la sapienza.

Quando quell'uomo o quella donna non vogliono frenare il cattivo istinto della vanità e della superbia, non si sforzano di tenere a freno le passioni impure, allora scompare dal loro cuore poco per volta la sapienza, il gusto delle cose spirituali e subentra la noia, la noncuranza ed anche il disprezzo di tutto ciò che riguarda l'anima e l'eternità.

Il dono della sapienza è anche frutto di preghiera. Gesù l'ha dichiarato: Se voi, imperfetti come siete, sapete dare ai vostri figliuoli doni che sono buoni per essi, quanto più il Padre vostro Celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano! (S. Luca, XI13).

Si chiude l'argomento con una nota significativa che mette il Tanquerey nella sua Teologia Ascetica: I semplici praticano questo dono della sapienza a modo loro, assaporando a lungo qualche verità divina. Tale era una povera pastorella, che non poteva terminare la recita del Padre nostro « Perché, diceva, sono già cinque anni che quando pronunzio la parola "Padre" e considero che Colui che è lassù, in Cielo, è mio Padre, mi commuovo e comincio a piangere ».

 

L'Intelletto

Il secondo dono dello Spirito Santo è l'intelletto, che si differisce dalla sapienza, in quanto questa riguarda più che tutto il cuore, mentre l'altro riguarda l'intelligenza nei rapporti con la fede.

L'intelletto è un dono che, sotto l'azione illuminatrice dello Spirito Santo, dà una penetrante intuizione delle verità rivelate, senza però svelarne il mistero.

Per tutti i doni, ma specialmente per questo, lo Spirito Santo richiede l'umiltà e la purezza. Ce lo dice Gesù nella preghiera rivolta al Divin Padre: lo ti lodo, o Padre, Signore del Cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti ed ai sapienti e le hai rivelate ai pargoli (San Matteo, XI25).

Dio dunque si rivela agli umili ed ai semplici.

Gesù inoltre dice: Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio! (San Matteo, V8). Soltanto chi ha la purezza può vedere la bellezza delle verità divine, crederle ed amarle; chi è puro, può vedere Dio con la fede in questa terra; ed in Cielo lo vedrà quale è, faccia a faccia. Taluno può avere una grande intelligenza, da essere annoverato tra gli scienziati, ma se non ha qualche grado d'umiltà e non coltiva la purezza, con tutta l'acutezza del suo ingegno non riesce a comprendere le verità di fede più elementari, le giudica impossibili a credersi e mille dubbi e cavilli gli fanno respingere quella fede, che i Martiri hanno suggellato con la morte .

 

Un colloquio

Avevo visitato un Tempio monumentale, all'uscita rivolsi la parola ad un uomo, avanzato negli anni, vestito poveramente.

Ricordiamoci che tutto passa nella vita; facciamo opere buone e le troveremo in Paradiso!

E sì, bisogna fare sempre bene!

Le raccomando di ricevere di tanto in tanto la S. Comunione.

Comunicarmi? ... E chi è degno di ricevere Gesù Sacramentato? ... Come può un povero uomo presentarsi a Dio con tanti difetti? Tutti i giorni io mi comunico in questo Tempio e dico: Signore, con quale coraggio posso presentarmi a Voi? Compatite i miei peccati! ... Ma sento che Gesù è buono e continuo la comunione quotidiana.

E dove ha studiato ciò che ora ha detto? Chi le ha insegnato queste sfumature della vita spirituale?

Nessuno; io non ho studiato, ma sento che le cose stanno come le ho dette. Contento di questo incontro, mi allontanai pensando: Quest'uomo è umile e lo Spirito Santo gli dà l'intelligenza delle cose spirituali, anche senza l'aiuto dei libri.

 

Santa industria

Una famiglia era arricchita di numerosi figliuoli. Venti ne erano nati; sedici erano viventi. La quattordicesima, vero « Fiorellino di Gesù », cresceva nell'atmosfera delle privazioni, della preghiera e della purezza. Finchè i figli erano incapaci a lavorare, il padre, ch'era ciabattino si sottoponeva a non pochi sacrifici perchè non mancasse il necessario.

Nei momenti critici la Provvidenza veniva subito in aiuto; il ciabattino diceva alla piccola Maria, che era la quattordicesima: Bambina mia, andiamo ad ascoltare la S. Messa e così ringraziamo Gesù e la Madonna. Avveniva spesso che al ritorno dalla Chiesa ci fosse qualche altra visita della Provvidenza.

La domenica il buon padre faceva il possibile perchè a pranzo ci fosse un pezzetto di carne per tutti.

La piccola Maria pregò così papà e mamma: Se mi volete bene, accontentate il mio desiderio. La domenica rinunzio al pezzetto di carne; datemi in cambio cinquanta lire. Conoscendo i genitori la bontà della figlioletta l'accontentarono.

La ragazzina andava dopo il pranzo a trovare qualche poverello o qualche vicina di casa ammalata e ripiena di gioia dava le cinquanta lire.

Maria, chi ti ha insegnato a fare così? Nessuno!... Quando mi privo di un po' di carne, faccio una mortificazione; così Gesù e la Madonna mi vogliono più bene ed io aiuto a convertire i peccatori... Gesù vuole bene ai poverelli ed anch'io li devo voler bene. Quando porto la mia offerta ai bisognosi, sento in cuore tanta gioia, più che se avessi mangiato la carne. E poi, quello che si dà ai poveri, si dà a Gesù!

Lo Spirito Santo dava ad una ragazzina tanta luce spirituale e la preparava a percorrere le vette della vita mistica, in qualità di vittima straordinaria.

Lo scrivente spera di pubblicare un giorno la vita di questo « Fiorellino di Gesù ».

 

Una data festiva

Il dono dell'intelletto dà luce su quanto avviene in noi ed attorno a noi e fa vedere l'azione della Provvidenza Divina in tutti gli eventi, anche dolorosi.

Mi pervenne un giorno una lettera, con la quale mi si comunicava una data festiva; c'era acclusa un'immaginericordo. Si trattava di un venticinquesimo. Non erano nozze d'argento, né di Sacerdozio, né di matrimonio. Tutt'altro! La dicitura dell'immaginericordo mi commosse. Una pia persona da 25 anni era stata colpita da una grave malattia e in tutto questo tempo era stata inchiodata a letto.

Aveva riconosciuto in quella malattia la mano di Dio, che le presentava la croce come mezzo di purificazione e di santificazione. Dopo 25 anni sentiva il bisogno di ringraziare Dio e di fare festa.

Senza dubbio fu lo Spirito Santo che fece comprendere all'inferma l'azione della Provvidenza nei suoi riguardi spirituali.

Ogni anima dovrebbe industriarsi se vuole vedere la mano amorosa di Dio, specialmente nelle vicende dolorose.

 

La Scienza

La scienza di cui parliamo, non è quella letteraria o filosofica, ma è quella dei Santi; può definirsi un dono che, sotto l'azione illuminatrice dello Spirito Santo, perfeziona la virtù della Fede, facendoci conoscere le cose create nelle loro relazioni con il Creatore.

Questo dono è all'anima ciò che il telescopio è all'occhio.

Dice il Santo Curato d'Ars: La scienza divina ci fa discernere il vero dal falso ed il bene dal male. Come le lenti ingrandiscono gli oggetti, così questo dono ci fa vedere il bene ed il male in grande. Con lo Spirito Santo tutto vediamo grande: La grandezza delle minime opere di Dio e l'enormità dei minimi mancamenti (Spirito del Curato d'Ars).

La scienza dei Santi è questa: vedere nelle creature l'immagine del Creatore, perchè ogni cosa creata rappresenta qualche perfezione di Dio; inoltre servirsi delle creature come di scalini per salire a Dio; dare alle cose terrene il giusto valore, considerandole come passeggere ed insufficienti a saziare il cuore umano.

La scienza dei Santi è specialmente questa: coltivare ed arricchire la vita spirituale; approfittare delle occasioni che Dio presenta, per guadagnare meriti per l'eternità; industriarsi perchè il prossimo raggiunga la vita eterna, appigliandosi ai mezzi più prudenti ed efficaci.

Che giova all'uomo scrutare gli astri e scomporre l'atomo, se la sua scienza non lo solleva fino a Dio? Se non conosce le verità della Santa Religione? Se neppure conosce il fine principale della vita, che è la salvezza dell'anima?

Quanti intellettuali, ricchi di scienza umana, hanno bisogno dei lumi dello Spirito Santo! Si preghi, si preghi molto per loro, affinché abbiano il dono della scienza divina.

 

Pensiero delicato

Era una mattina d'estate, verso le sei. Un tale entrò nel suo giardinetta, annesso all'abitazione, e percorse il piccolo viale; ad un tratto, istintivamente, si curvò sopra un fiore da fresco sbocciato e v'impresse un caldo, bacio, dicendo: Dio, come sei bello!... Se incantevole è questo fiore, come sarà incantevole la tua bellezza e rimase a lungo a contemplarlo.

Chi scrive queste pagine era presente alla scena. Chi non resterebbe edificata davanti a un'anima semplice, che si serve della vista di un fiore per alzarsi così in alto, sino a Dio?

E' lo Spirito Santo dimorante nel cuore di chi è in grazia, che suscita sì nobili pensieri.

 

Tre fratelli

Si è detto che la scienza dei Santi è industriosa nel cercare il bene spirituale del prossimo.

Davanti a Don Bosco stavano due fanciulli, Giovanni ed Enrico Morganti.

Il Santo arricchito dei carismi dello Spirito Santo, premuroso della salvezza eterna dei suoi giovani, così parlò: Tu, Enrico, vorresti seguire Don Bosco e divenire Salesiano?

Preferisco essere Prete secolare. Beh, stai tranquillo; tu sarai Salesiano. Infatti Enrico Morganti divenne un ottimo figlio di Don Bosco e lavorò lunghi anni nella Congregazione Salesiana.

E tu, Giovanni, continuò Don Bosco, che via vorresti scegliere nella vita?

Restare sempre con lei.

No, tu non sarai Salesiano; ti attende altro lavoro nel campo della Chiesa. In seguito Giovanni Morganti divenne Arcivescovo di Ravenna.

Il terzo fratello, Massimino, fu pure accettato tra i giovani di Don Bosco. Era intelligente, vispo, allegro. Don Bosco, col suo intuito eccezionale, vide i pregi e i difetti di quel ragazzo e ne prese subito cura.

Così raccontava allo scrivente lo stesso Massimino: Frequentavo la terza ginnasiale e non mi davo pensiero del mio avvenire.

Un giorno, mentre giocavo, Don Bosco si affacciò dalla sua cameretta e mi chiamò a sè: Massimino, hai pensato quale via scegliere? Ma io, per ora, non penso a questo. Devi pensarci! Ti aiuterò io. Cominciamo oggi, assieme, una novena ad onore della Madonna; appena finita, prenderai la decisione. Passarono quei giorni. Don Bosco mi chiamò daccapo: Dunque, siamo alla fine! Di che cosa? Della novena. Oh, non ci avevo più pensato! Pensaci e prega!

Don Bosco continuò: Ascoltami! C'era dentro una gabbia un merlo, che saltava, cantava ed era allegro. Il gatto voleva afferrarlo, ma non ci riusciva; il merlo era al sicuro. Un giorno l'uccello vide lo sportellino della gabbia aperto ed uscì all'aria libera; il gatto era in agguato, lo ghermì e lo divorò. Quel merlo sei tu; se resti con Don Bosco e vivi nella Società Salesiana, ti salverai; se vai nel mondo, il demonio è pronto ad afferrarti e ti troveresti male.

Massimino Morganti ammirò le premure di Don Bosco e divenne Salesiano zelante, chiudendo poi la vita in buona vecchiaia in Sicilia.

Don Bosco otteneva mirabili frutti nell'apostolato, perché nel suo zelo era guidato dallo Spirito Santo. Ad ognuno sapeva dire la buona parola, adatta ed efficace; se non riusciva oggi, tentava domani; era un'ape industriosa, sempre in attività per il bene altrui.

Imitiamo Don Bosco! Ognuno ha una cerchia di anime, cui poter giovare: in famiglia tra i conoscenti, nel campo di lavoro... Diciamo spesso la buona parola, portiamo dei paragoni adatti, raccontiamo fatti edificanti per tirare gli altri al bene; che il prossimo si accorga che vogliamo giovargli.

 

Il buon libro

Nell'Ospedale S. Marta, in Catania, era ricoverato un signore; il suo male era incurabile e si avvicinava la fine. Non gli si poteva parlare di Conforti Religiosi; ne era avverso, essendo massone. Una Figlia di Maria Ausiliatrice, trovandosi lì per caso, tentò di salvare il traviato; gli rivolse qualche parola confortante e fece di tutto per non urtarlo nelle sue idee. In fine gli disse: Se io le portassi un libretto, semplice, popolare, la cui lettura non opprime la mente, sarebbe disposto a leggerlo?

Di che si tratta? soggiunse l'ammalato.

è intitolato « Abbasso i Preti! ».

Oh, questo libretto voglio leggerlo! Lo porti!

Il massone lesse attentamente, vi trovà quello che non credeva di trovare, la luce divina rischiarò le tenebre della sua mente e, passato qualche giorno, si dispose a ricevere i Sacramenti, dopo aver fatta l'abiura alla massoneria. Morì da cattolico. Senza la santa industria di quella Suora, ispirata dallo Spirito Santo, quell'uomo avrebbe fatta probabilmente una cattiva fine.

 

Il Consiglio

Il dono del consiglio è una luce particolare che dà lo Spirito Santo per cui si giudica con prontezza e sicurezza ciò che conviene fare nei casi difficili.

In virtù di questo dono, nei momenti d'incertezza, dovendosi prendere una decisione, quasi istintivamente s'intuisce il beneplacito divino ed allora la volontà umana si orienta al bene, anzi al meglio. L'oggetto proprio del consiglio è la direduione delle anime altrui, ma può essere anche dell'anima nostra stessa; i lumi dello Spirito Santo ci mostrano ciò che dobbiamo fare nel tempo, nel luogo e nelle circostanze in cui ci troviamo.

Coloro che dirigono le anime hanno bisogno di un tale dono; le anime che devono essere dirette, è bene che preghino lo Spirito Santo per impetrare i lumi necessari al proprio direttore spirituale.

Ci sono nella vita dei casi difficili, in cui tanto l'anima quanto il direttore spirituale restano perplessi, incerti sul da fare; questo può avvenire nella scelta dello stato. Il demonio, che conosce le conseguenze di una buona decisione, suole metterci lo zampino, per fare uscire l'anima dal binario della volontà di Dio. è necessario allora ricorrere con fede allo Spirito Santo, dicendo: Mostrami, o Signore, le tue vie!... (Salmi, XXIV4). E' utile fare qualche novena in onore dello Spirito Santo.

 

Quale via scegliere

Un giovane Sacerdote, ricco di energie, ardente d'amor di Dio, era stato assalito da un forte pensiero: Dovrò salvare l'anima mia; se resto nel mondo come Prete secolare, avrò tanti pericoli ed il mio amor proprio potrebbe insolentire; potrei mettere in rischio la mia eterna salvezza. Sarebbe bene che mi chiuda in un convento per trascorrervi la vita al sicuro. Sinora mi sono occupato dei giovanetti; ma se il Signore mi chiama al convento, provvederà Egli stesso a mandare qualche altro a questi giovani.

Non sapendo decidersi, chiese consiglio al direttore spirituale, che gli rispose: La vostra vocazione, perché sia ben decisa, ha bisogno di essere considerata davanti al Signore e maturata nella preghiera. Pregate che Dio vi spieghi chiaramente la sua volontà; poi mi riferirete.

Il giovane Sacerdote pregò e molto; sentiva in cuore che Dio non lo voleva nel convento, ma aspettava la decisione ufficiale del direttore spirituale. Passato qualche tempo, si presentò a lui, fingendo di essere già pronto ad andare a chiudersi tra i Frati.

Ho preparato il baule e vengo per salutare e prendere commiato.

Oh, che premura! esclamò il direttore. Abbandonate ogni idea di vocazione religiosa; andate a disfare il vostro baule e continuate la vostra opera a vantaggio dei giovani. Questa, e non altra, è la valontà di Dio!

Erano due Santi che parlavano: San Giovanni Bosco e San Giuseppe Cafasso. Cosa sarebbe stato di Don Bosco, se avesse intrapresa la vita francescana? Avrebbe potuto fare il gran bene che fece al mondo?

Il demonio si era intromesso nell'affare; ma venne la luce dello Spirito Santo per mezzo della preghiera di due Santi.

 

Una vocazione missionaria

Non solo ai Sacerdoti, ma a tutti può presentarsi l'occasione di dare un consiglio. Si usi prudenza in questo campo, perché chi dà un consiglio efficace, ne assume davanti a Dio tutta la responsabilità, di bene o di male.

Quando si è richiesti di qualche parere o consiglio, si dica sempre ciò che appare meglio davanti a Dio. Prima di pronunziarci su qualche cosa di rilievo, solleviamo la mente allo Spirito Santo, chiedendo il suo aiuto. Quando non si è in grado di dare un consiglio, si rimandi la persona richiedente ad altra più illuminata, quale sarebbe un Sacerdote.

Chi può misurare le conseguenze di una frase o di una parola, detta forse con poca riflessione?

Una volta m'imbattei in un Sacerdote; dalla barba alla cinese argui che era un Missionario della Cina. Lo guardai, ma senza riconoscerlo. Quale non fu la mia sorpresa, quando egli mi chiamò per nome!

Con chi ho l'onore di parlare? Come, non mi riconosce?

Esatto!

Eppure, sono Missionario proprio per lei! e manifestò il suo nome.

Ora ricordo; ma vorrei sapere come io abbia influito sulla sua vita missionaria. Quando ero ragazzetto di nove anni, trovandomi a passeggio in sua compagnia, assieme ad altri, lei disse una frase, che mi colpì, che spesso mi ritornava alla mente e che diede la svolta alla mia vita. La frase è questa: Chi avrà salvato un'anima, avrà predestinata la sua. Pensai: Potrei andare in Paradiso o all'inferno. Se salverò un'anima, andrò in Paradiso. Se diverrò Missionario, potrò salvare tante anime ed allora certamente mi salverò. Questo pensiero ingigantì talmente in me, che mi distaccai dal mondo, superai la crisi giovanile, divenni religioso, poi Sacerdote ed ora lavoro nelle missioni della Cina.

Ascoltai con gioia, ma rientrando in me stesso dissi: Buono per me che qui si tratta di un bene! E se io avessi detta altra frase, impediente il bene o eccitante al male, e qualcuno avesse seguito il mio suggerimento, come mi troverei ora davanti a Dio? Si stia dunque molto prudenti nel dare suggerimenti, specialmente a chi è nell'ìnfanzia o nella gioventù.

 

La Fortezza

La fortezza è la virtù che dà alla volontà un impulso ed energia particolare, che la rendono capace di operare generosamente il bene e di patire con intrepidezza grandi cose, superando gli ostacoli.

Fu questo dono che diede alla Madonna sul Calvario il coraggio di assistere alla crocifissione ed alla morte di Gesù, rendendola Regina dei martiri. Fu anche la fortezza, che viene dallo Spirito Santo, che sostenne i Martiri nei duri combattimenti.

 

Al Campo Verano

Infieriva la persecuzione contro i Cristiani; Roma era spettatrice d'innumerevoli conversioni, poiché i pagani, a vedere i prodigi che avvenivano ed a contemplare la fortezza dei cristiani, lasciavano gli idoli ed abbracciavano la fede di Gesù Cristo.

Un Levita, di nome Lorenzo, sprezzante della morte, amministrava i Sacramenti e raccoglieva offerte per sovvenire ai bisogni dei poveri.

Fu scoperto e costretto a scegliere: rinunziare a Gesù o la morte.

Lorenzo era già disposto al martirio. Quando il tiranno gli disse: Da' a me tutti i tesori che sono nelle tue mani! egli rispose, mostrando una folla di poveri: I miei tesori sono nelle mani di questi bisognosi!

Rinunzia al tuo Dio, oppure si dà inizio ai tormenti.

Puoi cominciare!

I soldati lo battono con verghe di ferro e lacerano le sue carni con uncini infuocati. Lorenzo prega: O Signore Gesù Cristo, Dio da Dio, pietà del tuo servo! Dammi la forza! Il tiranno si adira perché non riesce a piegare quella volontà ferrea e dà ordine ai soldati di legarlo alla graticola ed arrostirlo.

Grande la malvagità del pagano, ma più grande la fortezza del Levita!

Nella piazza di Campo Verano, davanti ad una folla di pagani e di Cristiani, ecco Lorenzo legato all'ampia graticola, sotto cui si appicca il fuoco.

Il corpo del martire viene arrostito; ma la volontà non piega. Lo Spirito Santo gli dà tanta forza da farlo quasi scherzare. Dice Lorenzo al tiranno: Da questo lato son cotto; ora puoi voltarmi! Allora esclama commosso un pagano: O beato Lorenzo, vedo davanti a te un bellissimo giovane (un Angelo)! Voglio da te essere battezzato! Mentre il tiranno, sbalordito di tanta fortezza, fissa gli occhi sul Martire, questi ha il coraggio di dirgli: Vedi che già son cotto! Versa e mangia! Ed intanto prega: Ti ringrazio, o Signore, che mi hai aiutato a meritare il Paradiso!

Dopo morto, il corpo del Martire fu deposto sopra un sedile di marmo, ch'era sulla piazza. La pietà dei Cristiani suggerì di conservare quella lastra di marmo, che ancora oggi si può vedere dietro l'Altare maggiore della Basilica di San Lorenzo al Campo Verano e vi scorgono le impronte della spalla e del fianco.

Come avrebbe potuto un uomo sostenere un simile martirio, senza una fortezza straordinaria? Era lo Spirito Santo, Spirito di fortezza, che operava nel suo servo.

 

Chiedere la fortezza

Questo dono non solo si riscontra nei Martiri, ma anche in tutti i Santi Canonizzati, perché la Chiesa eleva agli onori dell'Altare soltanto coloro che praticano le virtù cristiane in grado eroico.

La fortezza cristiana si riscontra pure in quei fedeli che, pieni di buona volontà, attendono seriamente alla vita spirituale.

Si richiede fortezza per resistere agli assalti contro la purezza, per vincere il rispetto umano col disprezzo della critica altrui, per convivere sotto lo stesso tetto con persone di carattere difficile, per perdonare generosamente un'offesa, per sopportare con serenità una malattia...

A tutti è necessario questo dono. Ma quanti sono coloro che pregano lo Spirito Santo per implorare la fortezza? Si fanno tridui e novene ad onore di questo o di quel Santo per ottenere grazie; lo Spirito Santo, datore dei più grandi doni, è lasciato da parte da molti.

 

La Pietà

La pietà è un dono che produce nel cuore un affetto filiale verso Dio ed una tenera devozione ai Santi ed alle cose sante, per fare compiere con premura e gioia i doveri religiosi.

L'anima che coltiva la pietà, è come colui che coltiva un giardino, il quale dà fiori ogni giorno ed i cui frutti maturano per l'eternità.

Nel cuore della donna la pietà trova il terreno più adatto che non in quello dell'uomo; cosicché è facile vedere donne a pregare, stare volentieri in Chiesa, attendere a diverse pratiche devote, ma non è tanto facile trovare uomini che facciano altrettanto. La ragione potrebbe trovarsi nel sentimento, che nel cuore della donna suole avere il predominio.

Tuttavia, anche quando la pietà si serve del sentimento, essa non è puro sentimentalismo.

La pietà consiste in un amore e rispetto filiale per il Signore, che ce lo fa adorare con santa premura come il Padre dilettissimo; cosicché le pratiche di pietà, o devozioni, invece di riuscire pesanti, diventano un bisogno dell'anima e sono uno slancio amoroso del cuore verso Dio.

Come la moneta, così la pietà può essere falsa. Non basta pregare, assistere con piacere alle sacre funzioni, cantare, lodi a Dio...; deve anche unirsi l'affettuosa ubbidienza a Dio, la sottomissione alla sua santa volontà, insomma l'esatta osservanza della legge divina.

Che pietà può dirsi quella di una donna, la quale, finita la recita del Rosario, ne comincia subito un altro, di differente tenore mormorando, criticando e forse imprecando?

Che pietà dimostra quell'altra persona che, dopo avere assistito ad una sacra funzione, senza scrupolo va ad assistere a cinema ed a televisioni, ove i principi della morale sono calpestati?

Quando la pietà è vera, quale Dio la vuole, allora il Divino Spirito arricchisce l'anima di luce soprannaturale e di sante consolazioni.

 

Un professore

Avevo sentito parlare di un tale, che in seguito potei conoscere personalmente. Era un uomo sereno e dotato del dono della pietà. A ventisei anni era già professore d'Università. Gli studi ed i molteplici impegni non erano un ostacolo alla sua vita devota.

Una sera, dopo un lungo colloquio, gli dissi: Professore, la invito a fare in mia compagnia una visitina a Gesù Sacramentato.

Bisognava vederlo! L'osservavo per edificarmi. Quanta compostezza e quanta fede in quella genuflessione! Quale raccoglimento davanti a Gesù!

Quando un'anima sente davvero la pietà, considera come le ore più preziose quelle che trascorre nella preghiera.

Si presentò un giorno il suddetto professore al portiere dell'Istituto Salesiano di Pedara, domandando del Direttore.

Non c'è alcuno in casa, rispose il portiere; superiori e giovani sono a fare una lunga passeggiata; le toccherà aspettare molto. Se crede, può attendere nel parlatorio.

Preferisco andare in Cappella. Attendo là.

Per tre ore il professore rimase solo, davanti a Gesù Sacramentato, in ginocchio, assorto in Dio; allora interruppe la preghiera, quando il Direttore dell'Istituto ritornato gli si avvicinò per ossequiarlo. La pietà di questo professore non è sentimentale, ma operosa, molto attiva. Lo stesso capo del comunismo italiano, Togliatti, ebbe grande stima di lui e ne fece pubblico elogio.

Il professore di cui si parla è Giorgio La Pira, prima Deputato al Parlamento e poi Sindaco di Firenze.

La vera pietà trasforma l'uomo e lo rende utile a sé ed agli altri, perché la pietà è utile a tutto.

 

Il Timore di Dio

Il timore di Dio è il dono che inclina la volontà al rispetto filiale di Dio, ci allontana dal peccato perché gli dispiace e ci fa sperare nel potente suo aiuto.

Il timore di Dio è il dono fondamentale, sul quale lo Spirito Santo pone tutti gli altri. Il principio della sapienza è il timore del Signore (Salmi, CX10).

Non si tratta qui di quella paura di Dio, che ci rende inquieti al ricordo dei nostri peccati; non si tratta neppure del timore dell'Inferno; si tratta invece del timore reverenziale e filiale, che ci fa paventare qualunque offesa di Dio, benché piccola.

Questo dono produce un vivo sentimento della grandezza di Dio e genera l'orrore dei minimi peccati, che ne offendono l'infinità maestà.

Diceva Gesù a Santa Caterina da Siena: Non sai tu, figlia mia, che tutte le pene che sostiene o può sostenere l'anima in questa vita, non sono sufficienti a punire una minima colpa? Imperocché l'offesa che è fatta a me, che sono Bene Infinito, richiede soddisfazione infinita. Però io voglio che tu sappia che non tutte le pene che sono date in questa vita, sono date per punizione, ma anche per correzione.

Le anime veramente pie sono convinte di questa verità e perciò deplorano le colpe anche più lievi, non credono di aver fatto abbastanza per ripararle e moltiplicano gli atti di sacrificio e di amore, per dare a Dio qualche compenso all'onore che gli hanno tolto peccando.

Per alimentare il timore di Dio è bene fare diligentemente gli esami di coscienza, eccitandoci più al dolore d'aver offeso il Signore, che alla minuziosa ricerca dei peccati. Il timore di Dio si chieda con molta preghiera.

 

Il garzoncello

Alla luce del timor di Dio una povera donna educava il suo figliuolo; essa aborriva ciò che era male, perché offesa del Signore, e così voleva che crescesse il figlio. Gli diceva: Ricordati di vivere sempre nel santo timore di Dio. Pensa che Dio è veramente Padre. Padre nostro... Non offenderlo mai, anzi impedisci anche negli altri l'offesa di Dio... Fuggi come la peste coloro che offendono il Signore.

Il fanciullo cresceva imbevuto di questi principi religiosi ed avanzando negli anni potè dire: Quando vedo l'offesa di Dio, se avessi anche un esercito contro, non la cederei!

Un giorno la mamma presentò il figliuolo al proprietario di un modesto caffè, affinché lo assumesse come garzone.. Fu accettato.

Il giovanetto, ubbidiente e laborioso, imparò a confezionare liquori e confetture e trovava anche il tempo di studiare. La sua preoccupazione era di vivere nell'amicizia del Signore, di amarlo e di farlo amare. Talvolta fu incaricato di notare le puntate ai giocatori di biliardo. I giuocatori, d'ordinario poco timorati di Dio, pronunziavano qualche bestemmia o iniziavano qualche discorso poco onesto. Il garzone, davanti all'offesa di Dio, si faceva così serio, che la parola moriva in bocca ai giocatori. Quando la sua serietà non era sufficiente ad impedire il peccato, sapeva valersi della parola e metteva tutti a tacere. Alcuni, non sentendosi liberi di parlare, pregarono il padrone del caffè che non lo mettesse più a contare le puntate; dicevano: Questo ragazzo c'impone rispetto e ci sentiamo in soggezione. Qualche altra volta esclamavano: Ma allontanate questo ragazzo! Quel garzoncello con il timore filiale di Dio giunse alla santità e divenne il Santo Don Bosco.

 

I carismi

Si è parlato dei doni ordinari dello Spirito Santo; ce ne sono altri straordinari, che si chiamano carismi. Coloro che li ricevono, sogliono dirsi anime privilegiate.

Questi doni sono dati gratuitamente, o a vantaggio dell'anima che li riceve, o a vantaggio del prossimo.

San Paolo nella Lettera ai Corinti ne enumera nove. (I Corinti, XII8): La parola della sapienza; la parola della scienza; il dono della fede (straordinaria); il dono dei miracoli; il dono della profezia; il discernimento degli spiriti o scrutazione dei cuori; il dono delle lingue; il dono della interpretazione.

Intratteniamoci su qualcuno dei carismi. Il dono dei miracoli è sempre Dio l'autore dei miracoli, ma li opera d'ordinario per mezzo dei suoi servi, a conferma della divina rivelazione.

Nei primi tempi della Chiesa erano necessari molti prodigi, affinché il Cristianesimo si affermasse sul giudaismo e sul paganesimo. Tutti gli Apostoli ebbero questo dono.

Nel capo degli Apostoli, San Pietro, era così grande il dono dei miracoli, che al suo passaggio si ponevano gli ammalati, affinché fossero toccati almeno dall'ombra del suo corpo e subito guarivano. Si narra il primo miracolo operato da lui.

Pietro e Giovanni salivano al Tempio nell'ora della preghiera di nona. E veniva portato un certo uomo, storpio dalla nascita, che ponevano tutti i giorni alla porta del Tempio, detta Bella, per chiedere l'elemosina a quelli che entravano nel Tempio.

Costui, vedendo Pietro e Giovanni, che stavano per entrare nel Tempio, si raccomandava per avere dell'elemosina. E Pietro, miratolo fissamente con Giovanni, disse: Guàrdaci! E quell'uomo li guardava attentamente, sperando di ricevere qualche cosa.

Ma Pietro disse: Non ho nè oro, nè argento; ma quello che ho, te lo do. In nome di Gesù Cristo Nazareno, alzati e cammina!

Lo prese per la destra, lo alzò e sull'istante le piante e gli stinchi gli si consolidarono e d'un tratto si rizzò e cominciò a camminare; ed entrò con essi nel Tempio, camminando, saltando e lodando Dio.

Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e, riconoscendolo per quello che sedeva per l'elemosina alla porta Bella del Tempio, erano pieni di stupore e fuori di sè per quanto era avvenuto. (Atti, 1114).

Chi può contare i miracoli avvenuti in seno alla Chiesa Cattolica durante i tre secoli di persecuzione e negli altri tempi? Si leggano gli Atti dei Martiri e la vita dei Santi Taumaturghi, quali San Nicolò di Bari, San Francesco di Paola, San Gerardo Maiella, Sant'Antonio di Padova...

Si fa presente ai lettori uno dei più grandi Santi moderni, San Giovanni Bosco.

 

Moltiplicazione dei pani

Quest'umile figlio dei campi ricevette non pochi carismi dallo Spirito Santo, compreso quello di operare prodigi. La fama che Don Bosco operasse miracoli, era diffusa nel suo Oratorio a Torino e ovunque suonasse il suo nome.

Un giorno uno dei suoi giovani ricoverati gli disse: Don Bosco, com'è bello fare miracoli! Potessi farne anch'io!

Il Santo divenne serio e rispose: Se tu avessi il dono dei miracoli, pregheresti Dio che te lo togliesse.

Tale risposta fa comprendere la responsabilità di chi riceve questo carisma, perché a chi più è dato, più sarà domandato.

Don Bosco fu operatore di miracoli e giustamente è chiamato Taumaturgo. Quantunque il soprannaturale lo accompagnasse sempre, specialmente negli ultimi anni di vita, tuttavia, appena avvenuto un prodigio, soleva commuoversi sino alle lacrime.

Ecco uno dei moltissimi miracoli! Don Bosco era in Chiesa e confessava. L'incaricato della colazione dei giovani gli si avvicinò e gli disse: Questa mattina non c'è pane. Dici al fornaio che lo mandi.

Non vuole saperne. Deve avere da noi lire diecimila e non darà più nulla, se non gli salda il conto.

Fa' allora raccogliere quel po' di pane che c'è ancora in casa; finita la Messa, farò io stesso la distribuzione.

Udì il dialogo un giovanetto, certo Francesco Dalmazzo, il quale aveva deciso di ritornare in famiglia, non avendo più voglia di stare nell'Oratorio di Don Bosco; aveva già avvisata la mamma per venirlo a rilevare e questa stava nel parlatorio.

Dalmazzo arguì che Don Bosco avrebbe operato qualche cosa di strepitoso ed al momento della colazione volle osservare attentamente tutto.

Centinaia di giovani erano nel cortile, in attesa del pane. Fu portato a Don Bosco un cesto con poche pagnottelle.

Testimonia il giovane Dalmazzo: Mi collocai nel luogo più adatto, proprio dietro Don Bosco; guardai il cesto e vidi che conteneva una quindicina di pagnottelle. Don Bosco cominciò la distribuzione, dando ad ognuno una pagnotta. Guardavo il cesto e vedevo sempre la stessa quantità. Centinaia dei miei compagni avevano ricevuto il pane e senza che se ne fosse portato altro o che fosse cambiato il cesto, la quantità delle pagnotte era sempre identica. Tutti mangiarono e rimase ancora del pane.

Davanti a tanto miracolo, Dalmazzo depose il pensiero di lasciare Don Bosco, divenne Salesiano e poi fu membro del Capitolo Superiore della Pia Società Salesiana.

 

La profezia

Lo spirito di profezia è un dono che lo Spirito Santo concede a certe anime straordinarie, affinché parlino a nome di Dio o affinché preannunzino qualche avvenimento futuro.

Riguardo a questo dono, San Giovanni Bosco fu la meraviglia del suo secolo. A quanti prediceva l'avvenire, nei particolari! A quanti altri preannunziava il giorno della morte! Di quanti avvenimenti privati e pubblici fu profeta!

Un Chierico era sul letto di morte; il Santo, visitandolo, gli disse: Tu non morrai. Ti aspettano tanti selvaggi, per convertirli.

L'infermo guarì. Facendo un giorno Don Bosco una scala, il suddetto Chierico, sbadatamente gli pose la mano sulla spalla. Don Bosco approfittò per baciarla. Meravigliato il Chierico domandò: A me baciare la mano? E perché?

Un giorno lo saprai.

Ordinato Sacerdote, ricevette da Don Bosco un piccolo scatolo, da aprirsi dopo parecchi anni. C'era dentro un anello episcopale.

Quell'infermo di una volta andò nelle missioni, vi lavorò per decine di anni, fu consacrato Vescovo e poi divenne Cardinale di Santa Romana Chiesa: il Cardinale Giovanni Cagliero.

 

La pioggia venne

Lo Spirito Santo parla per bocca del suo profeta e questi, per lo più, è consapevole di ciò che dice. Può anche avvenire che chi ha il dono della profezia parli e dica, senza saperlo, cose non pensate e non volute.

Un episodio di Don Bosco ne è prova. Il Santo era andato a predicare un triduo a Montemagno, dove da diversi mesi si attendeva la pioggia. Le campagne erano arse; si erano fatte pubbliche preghiere, ma tutto invano.

La prima sera che Don Bosco montò sul pulpito, disse: Se voi verrete alle prediche in questi tre giorni, se vi riconcilierete con Dio per mezzo di una confessione, se vi preparerete tutti in modo che il giorno della festa dell'Assunta vi sia proprio una Comunione generale, io vi prometto che una pioggia abbondante verrà a rinfrescare le vostre campagne.

Finita la predica, il Parroco Don Clivio gli disse: Ma bravo, ma bene! Ci vuole il suo coraggio!

Quale coraggio?

Il coraggio di annunziare al pubblico che la pioggia cadrà infallibilmente il giorno della festa!

Io ho detto questo? Certamente!

Ma no, avrà frainteso; io non mi ricordo di aver detto ciò.

Interroghi uno ad uno gli uditori e vedrà che tutti hanno inteso quello che ho inteso io.

Don Bosco aveva parlato da profeta, ignaro di quello che aveva detto. La profezia si avverò esattamente, perché il giorno della festa, mentre il Santo era sul pulpito, venne giù tanta pioggia che la gente non potè uscire dalla Chiesa e dovette attendere a lungo.

 

Scrutazione dei cuori

Il leggere nelle coscienze, penetrando negli intimi segreti dell'anima, è un dono straordinario dello Spirito Santo.

Chi ha questo carisma, specialmente se è Sacerdote, viene preso, per così dire, d'assalto dai fedeli, i quali desiderano una parola di assicurazione sul loro stato di grazia. Padre Pio da Pietrelcina ne è prova, poiché sono senza numero coloro che a lui ricorsero.

Poiché la vita di Don Bosco è una miniera di episodi, riporto una pagina della sua biografia, ove appare chiaro il dono della scrutazione dei cuori.

Don Bosco stesso talora dichiarava: Molte volte, confessando, vedo le coscienze dei giovani aperte dinanzi a me, come un libro nel quale posso leggere.

Ciò accade specialmente nelle occasioni solenni di festa e di Esercizi Spirituali. Altre volte però non vedo nulla. Questo fenomeno succede ad intervalli più o meno lunghi.

Con frequenza, secondo il bisogno affermava: Datemi un giovane, che non abbia mai conosciuto in modo alcuno ed io, guardandolo in fronte, gli rivelo i suoi peccati, incominciando ad enumerare quelli della sua prima età.

Confessando, scopriva ai penitenti i peccati dimenticati o taciuti per vergogna. In questi casi soleva dire: E di questo peccato non ti accusi?... Di quest'altro non ti ricordi?... Il più meraviglioso è che nel palesare i peccati, aggiungeva tutte le circostanze: Tu, nel tale anno, nella tale occasione, in quel luogo, hai fatto questo e questo... e l'hai fatto in tanto numero di volte.

Alcuni giovanetti, che dimoravano con Don Bosco e conoscevano il suo dono straordinario, nel timore che loro leggesse in fronte i peccati, dovendo per necessità parlare con lui, scoprendosi per riverenza il capo, tenevano il berretto davanti alla fronte o vi facevano scendere i capelli, come se ciò bastasse a nascondergli la propria coscienza.

 

E tua comare?

Ho accennato a Padre Pio, celebre stimmatizzato; il carisma della scrutazione dei cuori pare che l'abbia avuto anche lui.

Nel parlatorio del mio Istituto si presentò una donna e, piena di stupore, mi raccontò quanto segue: Andai da Padre Pio, sperando di udire una parola confortante. Gli dissi: Vengo dalla Sicilia. Potrebbe dirmi se l'anima mia è in regola davanti a Dio?

Mi rispose: Sta' tranquilla, che sei in grazia di Dio.

Chi sa ci fosse in me qualche cosa che dispiaccia al Signore, desidererei saperlo. Eh... qualche nube c'è!

Quale sarebbe?

Sei in pace con tutti? Sì, con tutti.

E tua comare...? e mi disse nome e cognome.

Essa per i fatti suoi ed io per i miei. Non va bene; tu sei in colpa verso di lei. Eravate in Chiesa per confessarvi; tua comare aveva la precedenza e tu le volevi togliere il posto; ti arrabbiasti e le desti un pugno sulla testa; i presenti ricevettero cattivo esempio. Devi rimediare.

Concludeva la donna: Mi sentivo agghiacciare il sangue, quando Padre Pio mi riferiva non solo il nome della comare, ma tutti i particolari del fatto.

Come spiegare la conoscenza di persone e di circostanze di un fatto avvenuto verso il centro della Sicilia, mentre Padre Pio era nelle Puglie e non usciva dal convento? Si può pensare che lo Spirito Santo abbia dato a lui il dono di leggere nelle coscienze, tanto più che l'episodio riferito non è l'unico del genere.

 

Ai Poggi Rossi

Non soltanto ai Sacerdoti, ma lo Spirito Santo, che spira dove vuole, può dare il carisma anche ai semplici fedeli.

Tra i predicatori della Missione Paolina, svoltasi a Messina nel 1938, c'era un buon Parroco della Basilicata, certo Padre Lucio Ferrito. Questi mi narrò un episodio che entra nel nostro argomento.

Era di passaggio a Napoli; avendo sentito parlare di Suor Giuseppina Carmelitana, dimorante ai Poggi Rossi, volle andare a trovarla.

Suor Giuseppina era paralizzata e stava sopra un seggiolone; uomini e donne facevano la fila, aspettando il turno per parlare alla Suora. A Padre Lucio fu data la precedenza.

Appena la Suora lo vide, esclamò: Bravo, bravo questo Sacerdote!... Gesù è contento di voi!

Ma se è la prima volta che ci vediamo, come potete voi conoscermi e giudicarmi? Ne volete una prova? Non è molto, voi avete avuto una forte tentazione. Venne a trovarvi una persona... e vi fece questo discorso... Voi, dispiaciuto, rispondeste cosa e così... Giustamente Gesù è contento di voi. Continuate ad agire rettamente.

Mi diceva Padre Lucio: La Suora mi riferì perfettamente le parole di chi mi tentava e le precise parole che io avevo risposto.

Anche gli Ecclesiastici di Napoli, non escluso il Cardinale Ascalesi, andavano a conferire con la suddetta Religiosa, la quale essendo un'anima vittima straordinaria, come era Teresa Neumann, riceveva luce soprannaturale dallo Spirito Santo e leggeva nelle coscienze.

 

Altri carismi

Lo Spirito Santo, vario nelle sue elargizioni, talora concede il dono delle lingue; lo ebbero gli Apostoli dopo la Pentecoste e l'ebbero pure altri Santi, tra cui San Francesco Saverio, il quale predicava nelle Indie, ignaro della lingua del luogo e dei dialetti, e tuttavia era compreso da chiunque lo ascoltasse.

Certe anime hanno avuto il dono della scienza infusa, per cui da illetterate sono divenute d'un colpo letterate. Tra costoro si annovera Santa Caterina da Siena, che pur non avendo studiato, all'improvviso imparò, a leggere e a scrivere e con tanta perfezione, che i suoi scritti sono oggi considerati opere letterarie.

 

Il dono della rinascita

Nicodemo, dottore della Legge in Israele, andò a trovare Gesù di notte tempo. Gesù gli disse: In verità, in verità ti dico, che se uno non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio.

Nicodemo rispose: Come mai può un uomo rinascere quando è già vecchio?... E Gesù a lui: In verità, in verità, ti dico che se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è generato dalla carne è carne; e ciò che nasce dallo Spirito è spirito (S. Giovanni, III3).

Ci sono dunque due nascite: una terrena, destinata al tempo, ed un'altra celeste, destinata all'eternità, la quale si chiama nascita nello Spirito Santo.

L'operatore della nascita spirituale è lo Spirito Santo, che agisce per mezzo dei Sacramenti.

è stato Gesù ad istituire i Sacramenti, ma è lo Spirito Santo che santifica le anime, conferendo o accrescendo la grazia santificante ed infondendo i germi delle virtù teologali: fede, speranza e carità.

Dunque tra i doni che il Divino Spirito fa alle anime, deve considerarsi tra i più importanti quello della rinascita spirituale, per cui si diviene figli adottivi di Dio ed eredi del Paradiso.

I peccati contro lo Spirito Santo Tutti i peccati offendono Dio, ma taluni offendono più una Persona Divina, anziché un'altra.

I peccati che vanno direttamente contro lo Spirito Santo, è bene conoscerli, per evitarli assolutamente, per farli evitare dagli altri e per ripararli.

 

Impugnare la verità conosciuta

Lo Spirito Santo è Spirito di verità; illumina le menti per tirarle a sé, lasciando però la libertà di scegliere il vero o di seguire l'errore. L'anima, conosciuta la verità, ha il dovere di abbracciarla; se resiste, reca offesa allo Spirito Santo.

Tanti malvagi, ancorché dotati di molta intelligenza, pur convinti della esistenza di Dio e riconoscendo nell'intimo del loro animo la Divinità di Gesù Cristo e la bellezza delle verità rivelate, tuttavia, dominati dall'orgoglio o dall'impurità, preferiscono restare nell'errore ed anche lottare contro la verità.

A questa categoria appartenevano gli Scribi e i Farisei, che assistevano ai numerosissimi miracoli di Gesù e non volevano riconoscerlo per il promesso Messia; vedevano la verità e vi resistevano, sino a chiamare Gesù « indemoniato », attribuendo alla potenza di Satana le meraviglie che Egli operava. Peccano contro lo Spirito Santo coloro che negano assolutamente il soprannaturale; ancorché vedessero miracoli lampanti, non crederebbero in un Essere Supremo che governa il mondo. Tale era Voltaire, filosofo francese, empio, il quale giunse a dire: Io non credo ai miracoli; se ne vedessi qualcuno non crederei neppure, ma andrei a dire a mia moglie: Sono impazzito!

Sono rei di questo peccato quelli che restano colpevolmente fuori della Chiesa Cattolica, pur riconoscendo che essa è la vera Chiesa di Gesù Cristo; sono in questo numero gli eretici, i massoni, i protestanti, i comunisti ed altri... se sono consapevoli della loro triste situazione e vogliono liberamente rimanervi.

Peccano contro lo Spirito Santo quelli che negano qualche verità di Fede, rivelata da Gesù Cristo, e si ostinano a non credere, malgrado la chiarezza con cui la verità è presentata dalla Sacra Scrittura e proposta dalla Chiesa.

Un signore, viaggiando, m'introdusse in una conversazione di argomento religioso. Diceva: Io non credo all'Inferno e neppure all'eternità delle pene. è impossibile che Dio, il quale si dice il Padre di tutti, possa dare una pena così forte, che non avrà mai fine.

Gli presentai il Vangelo e gli commentai i passi più luminosi, ove Gesù parla del fuoco eterno, del verme del rimorso che non muore e gli lessi la storia del ricco epulone.

Fu impossibile convincerlo. Io conclusi: Lei non pretenda di mettersi nel numero dei credenti e dei seguaci di Gesù Cristo. Se nega la verità dell'esistenza dell'Inferno, lei nega il Vangelo e non è Cristiano. Lei preferisce credere ciò che è più comodo e non la verità che Dio ha rivelato!

Quanti e quanti, che sono nati e cresciuti in grembo alla Chiesa, negano o mettono in dubbio questa o quella verità di fede, facendo in tal modo oltraggio allo Spirito Santo!

 

L'ostinazione nel male

Un altro peccato contro lo Spirito Santo è l'ostinazione nel male, cioè il sapere che una cosa è peccato, farla lo stesso, anzi ripetutamente, e non avere la volontà di correggersi, malgrado i rimorsi ed i suggerimenti dei buoni.

Sono ostinati nel male i bestemmiatori, che non vogliono emendarsi; coloro che cadono e ricadono nell'impurità e non vogliono fare sforzo alcuno per resistere alle passioni; quei tali che convivono in peccato, non avendo contratto il matrimonio religioso, e trascorrono la vita nello scandalo, pur sapendo di fare male.

Sono ostinati nella colpa coloro che nutrono forte odio e non vogliono assolutamente perdonare; sanno che Dio non perdona ad essi i peccati, se non perdonano il prossimo; sanno che andranno all'eterna perdizione e tuttavia giungono a dire: Andrò all'Inferno, ma non perdonerò quella persona!

Trovandomi lungo una via della città, un amico mi segnalò un signore, ch'era a pochi passi; mi fece conoscere ch'era avvocato e che dirigeva il movimento comunista della zona.

Mi decisi ad avvicinarlo e dirgli una buona parola. Fatti i convenevoli, si entrò in argomento. Tra l'altro gli dicevo: Procuri, avvocato, di ponderare bene le cose! Il popolino va dietro all'ideologia comunista, credendo che starà bene ed arricchirà. Ma un intellettuale, quale è lei, comprende quanto sia disastrosa la dottrina comunista, perché atea e perché immorale; vuole il divorzio ed apre la porta alla disonestà!

Ed io, rispose l'avvocato, vado proprio in cerca di disonestà; non voglio freno alle passioni; nel comunismo trovo ciò che cerco. Infelice uomo! Lo guardai commiserandolo. Pensai: La vita di costui, ostinato nel male, è un continuo insulto allo Spirito Santo! Come potrà salvarsi dopo questa breve vita?

 

La presunzione di salvarsi senza merito

Dio è giusto e darà a ciascuno secondo le proprie opere. Gesù Cristo chiama « benedetti del Padre mio » coloro che osservano la sua legge; chiama « maledetti » e « operatori d'iniquità » quelli che muoiono in disgrazia di Dio e sono destinati al fuoco eterno. Insomma, ai buoni è riservato il Paradiso, ai cattivi è riservato l'Inferno.

Si trovano nel mondo di quelli che non vivono la vita cristiana, che hanno solo un poco di onestà sociale, che trascurano la preghiera, che poco si curano dei Sacramenti e si cacciano senza tanto scrupolo in mezzo ai pericoli ed alle occasioni di peccato. Si illudono, presumendo della bontà di Dio, e dicono: Il Signore è tanto buono che non vorrà mandarmi all'Inferno!... Io andrò in Paradiso a preferenza di tanti che vanno in Chiesa! Sento la coscienza tranquilla. Io mi salverò certamente, perché non faccio male ad alcuno.

Chi non vede che questo sia un insulto a Dio e precisamente allo Spirito Santo, scrutatore dei cuori umani e Spirito di Santità e di Giustizia?

Benedicevo le case della mia parrocchia, nel tempo pasquale. Entrato in un'abitazione, tentai di fare breccia nel cuore di un uomo, di cui conoscevo la storia.

Caro signore, pensiamo all'anima! Daremo conto a Dio di tutto!

Cosa intende dire?

Che lei non può confessarsi, né comunicarsi, né ricevere i Sacramenti in punto di morte e, se non si mette in regola, andrà all'Inferno.

Io all'Inferno? E che male ho fatto? Lei convive con una donna, che non è la sua sposa.

La mia sposa, a Napoli, mi ha tradito; l'ho lasciata per sempre. Ho trovato un'altra donna, ch'era sola, bisognosa, di buon cuore, ed allora l'ho presa per compagna della mia vita.

Lei fa malissimo! Gesù nel Vangelo lo dice con la massima chiarezza che all'uomo il quale abbandona la moglie, non è lecito fare quello che lei fa. Se non cambia vita, andrà all'Inferno!

Io andrò in Paradiso... e Dio mi dovrà dare il premio per l'opera buona che io faccio. Ho tolto dalla strada una donna e l'ho sistemata bene. Dio mi deve benedire per quello che faccio! Quanta cecità e malvagità in certe anime! Pretendere di salvarsi, pur calpestando la legge di Dio!

 

La disperazione

Come è peccato contro lo Spirito Santo la presunzione, così è peccato la disperazione della salute.

Disperazione significa perdere la speranza di salvare l'anima e di andare in Paradiso.

Il primo passo, che porta a tale orribile stato, è lo scoraggiamento nelle lotte della vita spirituale; il secondo passo è l'abbattimento morale, forte, prolungato. L'anima vittima della disperazione dice a se stessa: è inutile pensare al Paradiso; io non potrò andarvi!... Sono destinata all'Inferno, ancorché facessi delle opere buone! ... è impossibile resistere alle tentazioni! ... I miei peccati sono troppo enormi; per me non può esserci più misericordia!... Per lo più, chi giunge a queste pessime conclusioni, è affetto da forte esaurimento nervoso e deve curare prima il corpo e poi l'anima.

Si superi la tentazione della disperazione, pensando che Dio vuole tutti salvi, che dà a tutti le grazie necessarie per salvarsi, purché si preghi e si attinga la forza dai Sacramenti.

Si pensi pure che tante anime peccatrici hanno saputo rompere le catene del peccato e hanno raggiunto la santità. Non si dimentichi che nessun peccato, per quanto grande, possa essere più grande della misericordia di Dio, che è infinita.

Giuda tradì per trenta denari il Sangue del Giusto; considerando l'enormità del delitto, si disperò e andò ad impiccarsi; ma se avesse considerato la misericordia di Dio, se ad essa avesse fatto ricorso, se si fosse gettato pentito ai piedi di Gesù, avrebbe ricevuto dal Divin Maestro la parola del perdono e forse... un amoroso bacio, in ricambio del tradimento! Disperarsi vuol dire rinunziare per sempre all'amore di Dio e quindi recare offesa allo Spirito Santo, che è Amore Eterno.

 

L'ANIMA E LO SPIRITO SANTO

Il Divino Artista

In quest'ultima parte del lavoro, consideriamo gl'intimi rapporti che passano tra l'anima e lo Spirito Santo che la feconda, la trasforma e la santifica.

Lo Spirito Santo è il Divino Artista, così chiamato per il lavorio delicato, prezioso e sublime che compie in ogni anima.

Ad un bravo pittore viene presentata una tela bianca e grezza, tessuta con fragile trama di canapa di poco valore intrinseco. L'artista la guarda ed in un sogno luminoso di arte pensa di destinarla ad un capolavoro del suo genio. Vi profonde allora, poco per volta, i tesori della sua mente.

Quella tela che si lascia lavorare senza opporre resistenza, diviene preziosissima; viene collocata in una pinacoteca; è contemplata nei suoi particolari e riprodotta dalle riviste, recando così gloria a colui che l'ha resa tanto bella.

L'anima nostra, ferita dalla colpa originale, inclinata al male, ripiena di miserie morali, sotto l'azione dell'Artista Divino può divenire, se non oppone resistenza, un capolavoro di santità, riproducendo l'immagine di Gesù Cristo.

Chi si lascia lavorare dallo Spirito Santo, acquista tanta bellezza da meritare l'ammirazione della Corte Celeste.

E non è stato il Divino Spirito che ha trasformato i pescatori di Galilea in ferventissimi Apostoli? Che ha cambiato il persecutore Saulo in vaso di elezione? Che ha reso eroine deboli giovanette, quali Agnese, Lucia e Maria Goretti? Che feconda la santità nella Chiesa, facendo giungere agli onori degli Altari uomini e donne di ogni ceto? Come il pittore guarda con gioia il suo capolavoro, così lo Spirito Santo contempla con gioia ed amore quell'anima, che tende alla perfezione e si studia di divenire quale Egli la vuole.

 

Come la mamma

Uno dei Maestri più insigni in materia di Spirito Santo è il già citato Santo Curato d'Ars.

Egli paragona l'opera che compie la terza Persona Divina nell'anima, a quello che fa la mamma col suo bambino. La mamma genera, alimenta, sorveglia, guida, premunisce ed istruisce il suo figlioletto; così fa lo Spirito Santo, che genera l'anima alla grazia con il Battesimo, la rafforza con la Cresima, la nutrisce con l'Eucaristia, sana le sue ferite con la Penitenza, la dispone al gran passo per l'eternità con l'Estrema Unzione, la guida per mezzo dei Sacerdoti, le dà la grazia di formare e santificare l'ambiente familiare con il Sacramento del Matrimonio, la richiama con il rimorso, la incita al bene con le ispirazioni, le dà le gioie spirituali...

 

L'Ospite Divino

La Chiesa chiama lo Spirito Santo « il Dolce Ospite » dell'anima, perché Egli come dice il Curato d'Ars, riposa nelle anime dei giusti, come la colomba nel suo nido e, nelle anime pure, cova i buoni desideri, come la colomba cova i suoi pulcini.

Senza lo Spirito Santo noi siamo aridi come una pietra. Si pigli in una mano una spugna imbevuta d'acqua e, nell'altra, un sasso; si sprema e questo e quella: dal sasso non esce una goccia, dalla spugna viene giù acqua abbondante.

La spugna rappresenta l'anima riempita dallo Spirito Santo; il sasso è l'immagine del cuore duro e freddo, ove non dimora il Divino Ospite.

 

La dimora nell'anima

Sant'Angela da Foligno andò in pellegrinaggio alla tomba di San Francesco d'Assisi.

Mentre pregava, udì una voce: Tu ti sei raccomandata al mio servo Francesco; ma voglio indicarti un altro appoggio. Io sono lo Spirito Santo, che è venuto in te; voglio farti provare una gioia che non hai ancora provata. Io ti accompagnerò; sono presente in te e ti parlerò sempre, e, se tu mi ami, non ti abbandonerò mai. Io ti amo; mi stabilisco in te e mi riposo in te, e tu, a tua volta, vieni a me e cerca in me il tuo riposo.

Santa Geltrude è chiamata l'Araldo del Divino Amore ed anche « la Santa della Divina Abitazione ». Nell'Oremus di essa la Chiesa dice: O Signore, che vi siete preparata una dimora deliziosa nel cuore di Geltrude...

Non i grandi Santi solamente, ma tutti coloro che sono in grazia di Dio, sono dimora dello Spirito Santo. Quando avvenne l'ingresso divino nell'anima? Nell'atto del Battesimo. La sua entrata è reale e permanente. Quando la terza Persona della SS. Trinità fa il suo ingresso in un'anima, crea subito in essa condizioni di atmosfera e di luce soprannaturale e porta i doni di una nuova natura, di una nuova capacità.

 

L'ingresso

Nel momento in cui Gesù fu battezzato da San Giovanni, venne lo Spirito Santo visibilmente e gli si posò sul capo in forma di colomba.

Quando si amministra il Battesimo a qualcuno, viene anche lo Spirito Santo, ma invisibilmente.

Osserviamo il rito battesimale! Il Sacerdote, verso il principio della sacra funzione, quando il battezzando non è ancora entrato nel battistero, dice al demonio in nome di Dio: Esci, o immondo spirito, da quest'anima e cedi il posto allo Spirito Santo.

Cacciato Satana, entra lo Spirito Santo, il quale mette nella creatura rigenerata il suo suggello, imprimendo il carattere della figliolanza divina, rendendola così consorte della divina natura e membro del Corpo Mistico di Gesù Cristo.

Il Divino Spirito mette nel cuore di chi riceve il Battesimo i sacri germi delle tre virtù infuse, dette teologali: fede, speranza e carità.

Per mezzo di essi l'anima battezzata apre gli occhi alla fede e rimane disposta ed inclinata a credere le verità rivelate da Dio; apre il cuore alla speranza, fiduciosa col divino aiuto di raggiungere il Paradiso; nella vita viene agevolata a praticare i due più grandi comandamenti, cioè amare Dio ed amare il prossimo.

Supponiamo che un agricoltore metta nel terreno alcuni semi di grandi alberi. Non basta seminarli; è necessario custodirli, mettervi dell'acqua e del concime; man mano che la pianticella si sviluppa, occorrono attenzioni particolari, affinché il gelo o il troppo calore o gl'insetti roditori o l'incuria dei passanti non abbiano a recare nocumento. Solo così i piccoli semi potranno divenire grandi alberi.

Affinché i germi delle virtù teologali possano svilupparsi e ingigantire, ci vuole cura e vigilanza.

I bambini innocenti, dimora dello Spirito Santo, devono essere curati e vigilati dai genitori e da chi ne fa le veci; i piccoli ricevono molto influsso dall'ambiente domestico e, se questo è veramente cristiano, essi crescono forti e robusti nella virtù. Fu Mamma Margherita che custodì e coltivò i germi dello Spirito Santo nel suo Giovannino e questi divenne il Santo Don Bosco. Fu quel vedovo, tanto religioso, che seppe custodire il cuoricino della sua « piccola Reginetta », la quale oggi è chiamata la « Santa delle Rose », Santa Teresa del Bambino Gesù.

Guai a quei genitori, che per loro trascuratezza lasciano morire i germi delle virtù teologali, che lo Spirito Santo depose nel cuore dei loro figli nel giorno del Battesimo!

Guai a chi scandalizza i piccoli!

Il bambino, ricco dell'innocenza battesimale, appena ricevuto lo scandalo, non permette che dimori più nel suo cuore lo Spirito Santo ed invece dà posto allo spirito maligno, a Satana.

 

Rafforzamento spirituale

Il bambino che cresce e si prepara alle attività della vita, ha bisogno di nutrirsi e di rafforzare l'organismo; così nella vita spirituale. Col crescere degli anni, si svegliano ed ingigantiscono le passioni; si deve lottare contro il mondo, che lancia le sue frecce con gli scandali e con lo scherno; si deve resistere al demonio, che tende le sue insidie. Come può l'anima vincere questi nemici? Con l'aiuto dello Spirito Santo, che viene in soccorso per mezzo dei Sacramenti ed in modo particolare col Sacramento della Cresima.

Il Battesimo dà la vita spirituale; la Cresima la sviluppa. Per ognuno la Cresima deve considerarsi come la Pentecoste personale, proprio come l'antica Pentecoste, che fu la Confermazione degli Apostoli.

Nella Confermazione è dato lo Spirito Santo come rafforzamento dell'anima, la quale deve confessare senza rossore il nome di Gesù Cristo; giustamente la Cresima è detta « Sacramento dei forti » e « Sacramento della virilità cristiana ».

San Paolo dice: Iddio dia a voi, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere per mezzo dello Spirito di Lui corroborati nell'uomo interiore (Efesini, III16) .

Chi riceve la Cresima, diviene soldato di Gesù Cristo e può chiamarsi « Cavaliere dello Spirito Santo », come bellamente disse il Cardinale Lavitrano in una Lettera Pastorale.

Sono forti ed espressive le preghiere che innalza il Vescovo nell'amministrare questo Sacramento.

« Onnipotente, eterno Dio, che ti degnasti di rigenerare questi tuoi servi mediante l'acqua e lo Spirito Santo e concedesti a loro la remissione di tutti i peccati, manda sopra di loro dal Cielo il tuo Settiforme Santo Spirito Paraclito »!

« O Dio, che hai dato lo Spirito Santo ai tuoi Apostoli ed hai voluto che per loro e per i loro successori fosse trasmesso agli altri fedeli, riguarda con bontà al nostro umile ministero e fa' che lo stesso Spirito venga nei cuori di coloro, di cui abbiamo segnato la fronte col Sacro Crisma e col segno della Santa Croce. Fa' che questo stesso Spirito abiti nei loro cuori e ne faccia il tempio della gloria. Tu che col Padre e lo Spirito Santo vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen »!

I frutti della Cresima sono: la vita cristiana, vissuta con densità di opere buone; il coraggio di disprezzare il rispetto umano, andando contro la malvagia corrente del mondo, il quale critica e deride chi segue gl'insegnamenti di Gesù Cristo; l'apostolato cattolico, che fa portare anime a Dio.

Tutti, ricevuto lo Spirito Santo con la Cresima, danno prova di crescere nella virtù? Purtroppo il Sacramento della Confermazione è poco apprezzato, o si riceve con leggerezza.

Oggi per non pochi l'essenza della Cresima è fare una bella festa in famiglia e ricevere doni dal padrino. Ma quanti sono quei cresimati che danno prova di fortezza cristiana? Quanti pensano ad onorare lo Spirito Santo, di cui dovrebbero essere araldi? Quanti sarebbero disposti a lottare ed a spargere il sangue per la gloria di Dio?... Impariamo dagli esempi luminosi, che ci hanno lasciati i Cristiani dei primi secoli!

 

Il corpo e lo Spirito Santo

Se vogliamo che lo Spirito Santo abiti in noi, coltiviamo bene la purezza, secondo il proprio stato, o verginale o matrimoniale. Tutto ciò che è in noi o ci appartiene, che facciamo o diciamo, deve essere degno della terza Persona Divina. L'impurità, non solo contrista lo Spirito Santo, ma addirittura lo caccia dal cuore.

San Paolo, sapendo che taluni non custodivano la virtù della purezza, scrisse: E non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, poiché il tempio di Dio è santo, quali pure voi siete (I Corinti, III16). Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi, Spirito che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? (I Corinti, IV19).

Il cuore di chi è in grazia di Dio è più che la pisside ed il tabernacolo, poiché è il tabernacolo vivente del Dio vivente. La santità dell'anima passa anche al corpo, perché esso è l'ausiliare indispensabile della maggior parte di quelle opere che lo Spirito Santo fa compiere.

Il corpo è lo strumento per cui la grazia dei Sacramenti perviene all'anima; è il mezzo di cui l'anima si serve per compiere le opere buone. Data l'intima unione che c'è tra l'anima ed il corpo, le effusioni dello Spirito Santo scendono nell'una e nell'altro.

Ma quando l'anima, cedendo all'impura passione, si pascola d'impuri pensieri, nutre in cuore affetti cattivi e disordinati, segue le male voglie del corpo, allora viene distrutto il tempio di Dio e non può dimorarvi più lo Spirito Santo.

Con la purezza c'è la luce della fede e la gioia del cuore, poichè ove regna Dio, regna la pace. Perduta la purezza, vengono le tenebre spirituali, perché nel cuore impuro regna lo spirito delle tenebre, il demonio. Vanno di pari passo: Spirito Santo, purezza e fede. Perché nel mondo c'è poca fede? Perché c'è poca purezza e vi abbonda l'immoralità.

Per rendere dunque onore allo Spirito Santo, custodiamo la purezza e stiamo lontani da ciò che può macchiarne il candore, consideriamo rivolto a noi l'avviso dell'Apostolo San Paolo: Siete stati acquistati ad un prezzo di Sangue. Perciò glorificate Dio nei vostri corpi (I Corinti, VI20).

Per conservare l'amicizia col Signore e per rispettare lo Spirito Santo che abita in noi, procuriamo di vivere alla presenza di Dio.

Il giovane Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu venduto dai fratelli per gelosia. Costretto a servire nella casa di Putifarre, un giorno fu invitato a fare il male. Egli si rifiutò, dicendo: Come potrei commettere il male e peccare contro il mio Dio, alla sua presenza?

Così dobbiamo rispondere anche noi, quando ci assalgono le tentazioni: Come oserei fare il peccato alla presenza del mio Dio? ... Nella solitudine o nella compagnia, alla luce o al buio, tu mi vedi, o Signore!

 

I dvini impulsi

Lo Spirito Santo è vita e non resta inoperoso nell'anima che gli dà ospitalità. Il suo lavorio non è clamoroso e conviene vivere nel raccoglimento interiore per udirne la voce. Egli parla alla mente con i buoni pensieri e agisce sul cuore con i santi affetti.

Come possono ascoltare gl'impulsi di questo Divino Spirito e tanto meno mettere in pratica le divine ispirazioni, coloro che vivono in una continua dissipazione, immersi unicamente negli affari temporali e assetati di svaghi e di divertimenti mondani?

Si può e si deve lavorare; è lecito prendere qualche onesto svago; ma si deve nello stesso tempo coltivare lo spirito di raccoglimento, rientrando sovente in se stessi e riflettendo sui buoni pensieri che sorgono, poichè alle volte quel pensiero che viene in mente, che ritorna con insistenza, che si fa sempre più chiaro e luminoso, può essere un invito dello Spirito Santo a compiere una opera buona, ad evitare un pericolo, ad abbracciare un nuovo stato di vita, a darsi all'apostolato.

Lo Spirito Santo è generoso nei suoi doni ed è molto munifico nel mandare le sante ispirazioni. Conviene quindi ascoltarle, apprezzarle e metterle in pratica.

 

Vieni e seguimi!

Durante la Messa si leggeva il Vangelo. Se vuoi essere perfetto, vendi quanto possiedi e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo. Poi vieni e seguimi. (S. Luca, XVIII22).

Un giovane, abbastanza ricco, restò colpito da queste parole divine. Riflettè sul loro significato e non riuscì a rassegnarsi, se non quando ebbe presa la risoluzione di dare i suoi beni ai poveri e lasciare il mondo.

Liberato dalle preoccupazioni della ricchezza, si ritirò nel deserto a fare penitenza, destinando il tempo alla preghiera ed al lavoro.

Tanti altri gaudenti seguirono il suo esempio e si misero sotto la sua guida.

I demoni, arrabbiati, si scatenarono contro questi eremiti; ma il loro abate e fondatore dominava gli spiriti infernali e li metteva in precipitosa fuga.

Il celebre eremita, fondatore del primo eremo, è Sant'Antonio Abate.

Come cominciò la sua trasformazione? Con l'ascoltare una divina ispirazione, che lo Spirito Santo gli fece sentire per mezzo di una frase evangelica.

E non è questo l'unico caso.

 

Un eroe

Celebrava la messa solenne un Sacerdote Salesiano. Il Vangelo narrava la guarigione dei dieci lebrosi.

Lo Spirito Santo, dimorante nel cuore di quel buon Sacerdote, fece udire la sua voce interiormente, invitandolo a compiere il suo apostolato tra i lebrosi.

Era troppo forte l'invito divino: lasciare la patria, andare in un lebbrosario, esporre la propria vita al morbo che non perdona...

Il Divino Spirito, che illumina, incoraggia e rafforza, diede al Sacerdote la sua assistenza e questi potè lasciare l'Italia ed andare in Colombia, precisamente in Agua De Dios.

Quanti lebbrosi in quella zona, costretti a starvi perché non contagiassero gli abitanti della città!

L'eroe salesiano vi trascorse ventisei anni, amato da tutti come un padre, effondendo i tesori del suo cuore per alleviare le pene di quegli infelici; ivi volle finire i suoi giorni.

Alla sua morte i lebbrosi piansero e vollero innalzare un monumento al loro più grande benefattore, Don Michele Unia.

 

Attenti alle ispirazioni!

Come nelle grandi imprese apostoliche, così nelle singole vicende della vita spirituale di ognuno, è sempre lo Spirito Santo che comincia ad agire con qualche ispirazione; se l'anima si rende docile all'azione divina, progredisce nella virtù e va di bene in meglio, producendo ottimi frutti; se invece le ispirazioni si trascurano, la luce spirituale diminuisce, scemano le forze e poi si cade nella tiepidezza e forse in seguito nella colpa grave. Le divine ispirazioni possono venire in qualunque momento e per qualunque via. Ordinariamente vengono: durante una predica, mentre si fa una buona lettura o si attende alla meditazione. è necessario perciò compiere con diligenza gli esercizi di pietà, per meritare dallo Spirito Santo qualche buona ispirazione.

 

L'anima peccatrice

Quando lo spirito immondo è uscito da un uomo, va per luoghi aridi in cerca di riposo e non trovandolo, dice: Ritornerò a casa mia, da cui sono uscito. Quando vi giunge, la trova spazzata e adorna; allora va e prende con sè altri sette spiriti peggiori di lui ed entrati vi si stabiliscono. E l'ultima condizione di quell'uomo è peggiore della prima (S. Luca, X124).

In modo analogo, ma di gran lunga superiore, agisce lo Spirito Santo nei rapporti di quell'anima sventurata, che l'avrà cacciato con una colpa grave.

L'anima è stata creata da Dio per amore, è stata redenta dal Sangue di Gesù Cristo, è stata santificata per mezzo dei Sacramenti; se essa oggi si trova sotto la schiavitù di Satana, lo Spirito Santo compie un amoroso lavorìo per farla uscire dallo stato di peccato. Il Divino Spirito è Rinnovatore; a Lui spetta il compito di riedificare il tempio di Dio, distrutto nell'anima peccatrice; Egli nel mistero della vita intima, non si stanca di operare per portare la sua creatura dal peccato alla giustificazione, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita.

Sta sempre sulla via dei figliuoli prodighi, per richiamarli alla casa paterna; va dietro alle pecorelle smarrite, per ricondurle all'ovile.

Si serve di mille mezzi per far penetrare la sua luce nell'anima peccatrice; se questa si muove e fa un solo passo verso la luce, Egli ne fa cento verso di lei e le fa comprendere il male che ha commesso e le fa sentire il grande rimorso. Parla a quest'anima nelle notti insonni; fa udire la sua voce per mezzo d'un suo Ministro; la scuote servendosi di un avvenimento doloroso, di una umiliazione, di una delusione.

Se l'anima peccatrice, che resta sempre libera nella scelta, comincia a detestare il male e si decide a ripararlo, allora lo Spirito Santo entra in essa, portando come primo dono la pace; poi l'aiuta a pregare e le suggerisce parole corrispondenti alle sue necessità spirituali.

Come sono belle le preghiere dei convertiti, frutto dello Spirito Santo! Ne è prova il Miserere, sgorgato dal cuore del Re Davide appena ritornato a Dio.

 

Preda dello Spirito Santo

L'imperatore Diocleziano, persecutore acerrimo dei Cristiani, venne festeggiato a Roma con un corso di rappresentazioni teatrali. Uno dei principali comici ebbe la diabolica idea di fare la parodia del Sacramento del Battesimo, per mettere in caricatura la dottrina di Gesù Cristo.

Lo Spirito Santo attendeva alla porta del cuore del comico pagano, per entrarvi e portarvi la luce, la pace e la gloria eterna... La caricatura del Battesimo sarebbe stata un insulto alla Divinità; di questa circostanza si servì lo Spirito Supremo per operare una grande conversione.

L'artista, sul palcoscenico, si pose a letto e, fingendosi ammalato, disse: Prima di morire voglio essere battezzato! Due altri comici, fingendo di essere uno Sacerdote e l'altro serviente, gli si avvicinarono per battezzarlo. Appena versata l'acqua sul capo, apparve al grande comico una schiera di Angeli, splendenti di luce, i quali leggevano in un libro tutti i suoi peccati commessi fin dalla fanciullezza; poi immersero il libro nell'acqua battesimale e glielo mostrarono più bianco della neve, senza alcuna traccia di scrittura.

Avuta questa luce soprannaturale, il comico si alzò da letto, scese dal palcoscenico e si presentò a Diocleziano, dicendo: Io sono Cristiano! Credo le verità rivelate da Gesù Cristo! Credo nella rinnovazione spirituale, che opera il Battesimo!

L'imperatore e gli spettatori credettero dapprima che l'artista continuasse la parodia; ma quando Diocleziano si convinse che il comico diceva sul serio e che già si professava Cristiano, diede ordine che fosse flagellato e poi lo fece decapitare. Quel comico è già nel numero dei Martiri, San Genesio, che può chiamarsi preda dello Spirito Santo e frutto della grazia battesimale.

 

Onoriamo il Divino Paraclito!

Nella liturgia della Chiesa è celebre la Sequenza dello Spirito Santo, detta « aurea », che si recita o si canta nella Messa della Pentecoste ed in tutta l'ottava.

Consideriamo i principali titoli, con cui la Chiesa onora la terza Persona Divina nella suddetta sequenza.

« Padre dei poveri, Datore dei doni, Luce dei cuori, ottimo Consolatore, dolce Ospite dell'anima, dolce refrigerio, riposo nella fatica, freschezza in estate, conforto nel pianto, Cancellatore d'iniquità, Irrigatore dei cuori aridi, Medico delle ferite, Piegatore di ciò che è rigido, Riscaldatore di ciò che è freddo, Richiamo dei traviati, Datore dei meriti e del perenne gaudio ».

Questi titoli manifestano l'eccellenza dello Spirito Santo e la sua molteplice varietà di azione in ogni anima.

Chi non vede l'utilità e la necessità di onorare la terza Persona Divina? Si dà ora qualche suggerimento pratico.

Si è già detto che lo Spirito Santo si onora col vivere in grazia di Dio, specialmente praticando la virtù della purezza, e con l'ascoltare e praticare le divine ispirazioni. Si onori anche col rendergli i doverosi atti di adorazione e di ringraziamento. Come si ringrazia Gesù per quello che ha fatto per noi, incarnandosi e morendo in Croce, così si deve ringraziare lo Spirito Santo per quello che fa per la Chiesa e per ciascun'anima, istante per istante.

S'invochi lungo il giorno con qualche giaculatoria: « Ti adoro, Divino Spirito, e ti ringrazio, a nome mio e di ogni creatura! ... Ti offro, o Spirito Supremo, le adorazioni della Corte Celeste e di tutto l'universo! ».

Al mattino i fedeli dicano: Eterno Divino Spirito, Amore Eterno del Padre e del Figlio, santifica oggi ogni mio pensiero, parola ed azione!

Alla sera si rivolga questa piccola preghiera: O Santo Spirito, che sei il Dito della destra dell'Eterno Padre, cancella ogni mia iniquità ed imprimi nell'anima mia l'immagine di Gesù!

Si faccia con devozione il segno della Croce, perché si pronunziano gli augustissimi nomi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Si reciti spesso e con attenzione il Gloria: Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo.

Si fanno celebrare Messe ad onore del Sacro Cuore, della Madonna e di altri Santi; ottima cosa. Ma sono rarissimi coloro che fanno celebrare qualche Messa ad onore dello Spirito Santo.

Si consiglia perciò la celebrazione di qualche Messa per certe intenzioni: per riparare l'onore dello Spirito Santo, il quale è tanto dimenticato ed oltraggiato dagli increduli e dai peccatori; per ottenere la fortezza nelle tentazioni; per ricevere i lumi negli affari importanti, particolarmente nella scelta dello stato; per ottenere la divina assistenza nelle prove della vita, rovesci di fortuna, lutti, malattie...

 

L'esempio della Chiesa

La Chiesa, che conosce l'importanza dell'opera della terza Persona Divina, di continuo le rende onore e la invoca.

Quando i Cardinali sono raccolti nel Conclave per eleggere il nuovo Papa, ad ogni seduta o scrutinio, invocano i lumi dello Spirito Santo, mentre in quel periodo i Vescovi ordinano ai Sacerdoti di recitare in ogni Messa l'Oremus dello Spirito Santo.

Lo stesso si fa ad ogni seduta, quando è aperto qualche Concilio, o ecumenico, o regionale, o diocesano.

Allo Spirito Santo si rivolgono i componenti delle Sacre Congregazioni Romane, quando si raccolgono per discutere o emanare qualche decreto.

Col « Veni Creator » hanno inizio gli Esercizi Spirituali, che si predicano a Religiosi o a secolari.

Ogni giorno i Sacerdoti, prima della celebrazione della Messa, si raccolgono in preghiera, invocando lo Spirito Santo con una serie di Oremus. Eccone la traduzione in lingua italiana: « O mitissimo Dio, inclina le orecchie della tua misericordia alle nostre preghiere e per la grazia dello Spirito Santo illumina il nostro cuore, affinché meritiamo di amministrare degnamente i tuoi misteri e di amarti con eterno amore!

« O Dio, al quale è manifesto ogni cuore e parla ogni volontà ed al quale nessun segreto è nascosto, purifica i pensieri del nostro cuore con l'infusione dello Spirito Santo, per meritare di amarti perfettamente e di lodarti degnamente! O Signore, brucia col fuoco dello Spirito Santo i nostri reni ed il nostro cuore, per servirti con il corpo puro e piacerti con il cuore mondo!

« Ti preghiamo, Signore, affinché il Paraclito che procede da te, illumini le nostre menti e ci guidi ad ogni virtù, come ha pron1esso il tuo Figlio!

« Ti supplichiamo, Signore, che sia presente in noi la potenza dello Spirito Santo, la quale purifichi con clemenza i nostri cuori e ci difenda da tutte le avversità!

« O Dio, che hai ammaestrato le anime dei fedeli con la luce dello Spirito Santo, concedi a noi di gustare nel medesimo Spirito ciò che è bene e di godere sempre la sua consolazione! ».

     Bisogna compenetrarsi dello spirito liturgico della Chiesa ed approfittare delle var;e occasioni per onorare la terza Persona della SS. Trinità.

Con slancio ed amore prepariamoci ogni tanto alla sua festa, che è la Pentecoste. Si presenta ua novenario di preghiere che può servire non soltanto nel tempo della Penteceste, ma in qualunque periodo dell'anno.