LE LUCERNE ACCESE
Se
uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne
sono nate di nuove (2 Cor 5, 17)
Dovete
deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima (nel paganesimo), l'uomo che si
corrompe dietro le passioni ingannatrici; dovete rinnovarvi nello spirito della
vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e
nella santità vera...
Non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione... Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce...
Cercate
ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle
tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente (cf Ef 4, 22-24; 4, 30; 5,
1.8-10) (Parola di Dio)
1.
Gesù, il Cristo
Ciò
che segue è un insieme di richiami generali che o convergono verso un vivo
centro o s'irradiano da esso.
Una
dedizione missionaria deve fondarsi necessariamente sulla vita cristiana,
vissuta con serietà e fedeltà. Ci si esamini personalmente; si verifichi ogni
giorno se il procedere della nostra esistenza corrisponde alle esigenze del
Vangelo; questo è necessario per dare una pienezza di significato all'impegno
missionario. Non ci si dona alle Missioni, non si aiutano gli uomini ad incontrarsi
con Cristo per ottenere la salvezza, se trascuriamo per noi stessi questa «salvezza
eterna», non possedendola, non rafforzandola e non diffondendola ogni giorno.
Il richiamo più commovente ed urgente resta invariabilmente questo:
Conosci,
ama, segui Gesù, il Cristo, il Figlio del Dio vivente (cf Mt 16,13-28).
-
Devi professare verso Gesù la fede nella sua umanità e nella sua divinità: in
questa contemplazione, adorazione e abbandono a Gesù nasce l'intimità di vita
con Lui, la gioia che non è umana (= della carne e del sangue), e la missione,
che niente arresterà (= le forze degli inferi non prevarranno).
-
Devi, inoltre, professare la tua fede in Gesù - continuamente andando - davanti
al mondo, alle genti, ad ogni creatura, perché non puoi nascondere la luce «sotto
un vaso o sotto un letto» (cf Lc 8,16), perché «chi crederà e sarà
battezzato, sarà salvo» (cf Mc 16,15-16).
Questa
missione ti prende tutta la vita, non finisce mai e deve arrivare dove le
frontiere cessano e l'universalità diventa «unità».
La
nostra fede è una Persona, il nostro amore è una Persona, la nostra speranza
è una Persona, la nostra salvezza è una Persona.
E'
Gesù di Nazareth, che è vivo e sta in mezzo a noi, è in noi, che siamo la sua
comunità, il suo Corpo mistico, la sua Chiesa.
La
sua Chiesa non è esauribile alla nostra indagine, tuttavia questo «vivente
mistero» della pienezza di Cristo «in noi» e di noi «in Cristo» va
esplorata incessantemente solo con la fede, l'obbedienza e l'amore. Gesù,
inoltre, vive anche in mezzo alla nostra umanità universale, in ogni parte
del mondo, perché Egli con la sua incarnazione si «è unito, in una certa
misura misteriosa, ad ogni persona della terra» (cf GS 22). Nella Chiesa Gesù
vive la pienezza del suo mistero pasquale; nell'umanità, ancora non cristiana,
Gesù vive come nel silenzio, nel nascondimento, nell'attesa di Nazareth; perciò
è martoriato dall'urgenza, da una fretta che noi non comprendiamo. Quando ci
decidiamo a condividere la sua ansia affinché sia conosciuto da tutti? Colui
che è il tutto della nostra vita è Gesù. Egli è il nostro amore infinito; è
il valore assoluto.
E'
semplicemente la nostra salvezza! E' l'amore folle.
Ora
puoi leggere ciò che segue. E viverlo! E puoi aiutare con entusiasmo e pazienza
dolcissima gli altri a vivere di Lui.
Consuma
la tua esistenza - ovunque si svolga - nel fuoco dello Spirito Santo per far
conoscere ed amare il Cristo e la sua Chiesa. Suscita apostoli numerosi per
questa missione.
Con
l'aiuto della Madonna, Maria di Nazareth.
2.
Grazia santificante
Nel
cuore di ogni battezzato bisogna riscoprire un «tesoro nascosto» (Mt
13,44-46): la vita di grazia. E se fosse stato rubato, occorre riportarvelo. Gesù
Cristo offre a ciascuno - all'inizio della «nascita cristiana» - la «vita
della grazia» che è come una concentrazione della sua redenzione.
Questa
«vita divina» - embrionale nel battesimo - se trova la corrispondenza dovuta
lungo il salire degli anni, produce in crescendo l'uomo «purificato», l'uomo
«divinizzato», fa fiorire la santità nella sua pienezza terrena ed eterna.
Il
cristianesimo ha apportato nel mondo una novità «originale ed assoluta»: la
novità della «vita divina» deposta, innestata e seminata nel cuore dell'uomo.
Da
questa immensa «realtà divina» - che è partecipazione della stessa vita
trinitaria (cf 2 Pt 1,4) - deriva la nuova condizione della creatura umana e la
sua altissima dignità:
«Tutti
voi, infatti, siete figli di Dio, per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti
siete stati battezzati in Cristo (= immersi in Cristo), vi siete rivestiti di
Cristo.
Non
c'è più giudeo o greco (italiano o francesce, europeo o africano...), non c'è
più schiavo né libero; non c'è più uomo o donna, poiché voi siete UNO in
Cristo» (Gal 3,26-29).
La
«vita di grazia» è il più radicale, interiore, totale, rifacimento dell'uomo
ad opera dello Spirito Santo.
La
grazia ha molti nomi biblici: «uomo nuovo», «vita nuova», «vita eterna»,
«vita in Cristo», «vita nello Spirito», luce, ecc.
Ancora
un significativo riferimento biblico rivolto ai battezzati:
«Un
tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come
figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e
verità» (cf Ef 5,8)...
Ogni
formazione cristiana, ogni specie di apostolato, ogni sincera maturazione di
fede, l'autenticità dell'essere cristiano deve sempre avere come sorgente,
centro e sviluppo la «vita di grazia» che altro non è se non Gesù Cristo,
che «vive in noi, si forma e cresce in noi» (Gal 4,19)...
«La
vita di grazia», inoltre, è intuita in modo abissale dalla persona che sa di
essere tempio spirituale e vivente del Dio Amore. Infatti chi segue ed ama Gesù
si trova di fronte ad una vertiginosa rivelazione e donazione che è la
comunione del Dio Trinità con la sua creatura: «Se uno mi ama, osserverà la
mia parola e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a Lui e prenderemo dimora
presso di lui» (Gv 14,23).
La
«grazia santificante» è davvero il tesoro nascosto di fronte alla quale tutti
gli altri beni materiali impallidiscono e svaniscono...
3.
Santità
Vi
sono molti modi di descriverla e di viverla. Ne indichiamo alcuni:
-
la presenza scoperta e corrisposta in me della SS. Trinità;
-
la vita di grazia, che diviene il mio assillo;
-
l'ansia di amare Dio con tutto ciò che sono, che vivo e mi appartiene;
-
una fuga avvertita e voluta dal mio tempo verso l'eternità, per cui sulla terra
sento di essere ospite e cerco la mia patria che è il cielo;
-
avverto di portare nel mio cuore nel mezzo delle vicende abituali tutto il
Paradiso, con la sua gloria eterna e immortale;
-
mi sento, pur nella fragile e povera carne umana, «tempio dello Spirito Santo»;
-
come Maria di Nazareth, bramo di passare la mia vita nel magnificare il Signore
sulle strade del mondo, anche su quelle del Golgota...
-
Il Dio vivente, ossia il Padre, Gesù, lo Spirito Santo: ecco la mia fame e la
mia sete; la mia gioia e la mia attrazione; la mia ricerca e la mia felicità;
il mio tormento, la mia corsa e il mio riposo; la mia intimità e la mia
solitudine con un universo popolato di miriadi di esseri che cantano la gloria
della Trinità...
-
Dio è in me: il Regno di Dio in me è anche il «lievito» possente che va
fermentando la storia universale...
-
Dio è Amore; in Lui capisco perché esisto. Comprendo pure cosa vale la vita e
per che cosa bisogna donarla.
-
Amare il prossimo con il Cuore di Cristo, prodigandomi senza risparmio, perché
voglio nell'altro veder brillare il volto di Gesù.
-
Diffondere la fede: ecco la mia inquietitudine. Davanti a moltitudini di anime
che sono nell'errore sento che devo evangelizzare fino a dare il sangue.
-
Sento il fascino della povertà, della croce di Gesù; così voglio salvare il
mondo e trovare letizia perfetta.
-
Sento il peso dei peccati del mondo, il timore che vi siano dei peccatori, miei
fratelli, che corrono il pericolo di perdersi; allora prego, riparo per loro,
consolo il Cuore di Cristo e offro me stesso e quanto posso per salvarli...
-
Tutto mi spiego alla luce di Dio, tutto riferisco al Padre; godo anche nella
sofferenza, Lo amo di più anche nella mia croce; la sofferenza diviene un dono
di amore a Lui; non saprei vivere senza il sacrificio, perché l'amore per il
Padre si nutre del «sì totale» a Lui ogni momento.
Chi
mi insegna tutto ciò, chi vive con me e in me, chi mi ama senza fine e mi salva
in ogni momento è sempre Gesù.
Gesù
è fratello, amico, maestro, sposo (vi sono nella Scrittura oltre cinquanta
titoli con cui possiamo chiamarlo); insomma, Gesù è Salvatore, è tutto...
Si
è detto abbastanza cosa sia la santità? No, certamente!
Comunque
la santità è l'assillo in me per Gesù, il Padre e lo Spirito Santo.
E'
la continua azione di amore su di me da parte di Gesù che, effondendo su di me
lo Spirito Santo, mi purifica e mi identifica a sé per glorificare il Padre e
salvare il mondo.
E'
sentire e sperimentare su di me l'Amore misericordioso di Dio, il Vivente; è
sentirmi spinto ed obbligato ad amarlo con tutte le forze, fino a dare la mia
vita per Lui, ma anche per gli altri... per portarli a Lui.
Questo
è il Regno di Dio in me e in ogni cuore apostolico!
4.
Salvezza delle anime
Il
destino (= scopo) dell'esistenza di tutti in qualunque parte del mondo e di
ogni condizione e tempo, è fuori del tempo; è eterno.
Ogni
esistenza umana sulla terra è fatta per superare il tempo e raggiungere il
cielo, che è la visione beatificante del Dio Trinità.
Solo
chi raggiunge la vita eterna raggiunge lo scopo per cui è stato creato.
Dio
è il fine di tutti. E' l'unico fine, assolutamente. L'ateismo è una tragedia,
una follia, un inferno.
Il
peccato è un allontanamento dal Dio vivente e una disintegrazione della
persona, con le conseguenze della menzogna più alienante e dell'infelicità più
radicale.
La
preoccupazione che deve accompagnare ogni tua giornata, ma anche il riposo
notturno, la missione che deve divenire a mano a mano lo scopo dell'esistenza,
non solo personale, ma da rivelare a tutti, è questa: portare gli altri a
Dio, ossia salvarli per l'eternità.
Gesù
è venuto sulla terra per salvare tutti, per ricondurci al Padre, per farci
intuire e pregustare l'attesa e la festa che ci farà quando andremo da Lui.
Ogni
anima - che si chiama apostolica - vive per questo: voglio salvare gli altri,
voglio che Dio sia amato da tutti, voglio far innamorare tutti del Dio Vivente,
voglio che gli altri sperimentino la dolcezza del perdono divino, la libertà di
vivere nel suo amore, la sicurezza dell'esistenza quando questa poggia sulla
volontà del Padre, che è così piena di attenzioni per noi...
Quando
l'anima è afferrata dall'amore di Dio, sente solo un forte impegno: far amare
il Dio vivente da tutti, anche in Giappone... anche nel mio palazzo... anche per
la strada... nel lavoro, in ospedale, nel bar...
E'
chiaro, allora, ciò che mi deve caratterizzare: far venire o scoprire il Regno
di Dio negli altri. Non si può vivere, quindi, che per questo: Dio sia con la
sua festa di Amore infinito nel cuore di tutti! Dovunque nel mondo!
5.
Impegni quotidiani
Non
basta conoscere le immense verità cristiane e limitarsi a desiderarle...
Bisogna fare una programmazione ordinata per attuarle. Non basta dire: è
bello!...
Bisogna
ad ogni circostanza ricordarle e passare all'azione. La prima ed elementare
decisione è questa: devo organizzare la mia giornata e rispettarne gli impegni
assunti.
Ecco
alcuni impegni da assolversi in tutte le situazioni: - Liturgia delle ore
La
preghiera di Cristo e della Chiesa deve divenire il respiro santo e universale,
che eleviamo a Dio come lode, adorazione, ringraziamento, richiesta di perdono e
invocazione d'ogni specie di aiuto per le esigenze spirituali ed esistenziali.
In
Gesù ci rivolgiamo al Padre con la Chiesa per tutta l'umanità. Non v'è dono
missionario più grande che facciamo al mondo ogni giorno della Liturgia delle
ore, dopo il sacrificio della Messa.
-
Meditazione personale
Bisogna
che ogni giorno si trovi il tempo per meditare, almeno per mezz'ora. Sarà di
mattina presto, sarà alla sera... Ognuno deve trovare il «suo tempo»...
E
anche trovare il libro adatto.
La
meditazione serve per fissare, assimilare, amare, gustare le «verità» della
fede: siamo purtroppo superficiali, emotivi, metereopatici, lunatici,
altalenanti... Bisogna invece andare avanti nella vita con le «convinzioni»
e le «decisioni» forti, nella verità. Senza la «verità», il risultato è
la schiavitù.
Quanta
gente vive così: «me la sento, non me la sento; mi piace, non mi piace; fanno
tutti così...; oggi sì, domani no; forse... mah!... gli oroscopi, il piacere,
il denaro, ecc...».
Bisogna
farsi guidare solo dalla verità, che è poi la fede. La fede è compiere la
Volontà di Dio in noi e attorno a noi!
Bisogna
costruire energicamente la propria persona e la propria vita nel «sì» gioioso
e profondo a Dio.
E
valorizzare, fino all'eccesso - cosa che è sacrificio, è umiltà - la
propria volontà e la propria intelligenza; i sentimenti non bastano; i
sentimenti vanno educati, purificati, e sempre sintonizzati con il «sì»
totale della persona al Dio vivente.
-
Eucaristia quotidiana
Gesù
è sull'altare; come faccio a farne a meno? Come faccio a non andare da Lui, se
Lui è il mio Amore? Se Lui è qui, per me, come non tenerGli compagnia?
Andrò
anche con la febbre, anche facendo 100 Km a piedi, solo di andata... se credo
che Egli è il mio Amore folle. E Gli porterò sempre più splendida la mia
bellezza interiore, l'assenso al suo volere, il coraggio dell'adesione alla
sua missione da continuare...
E
i miei difetti? Lui li scioglie come fa il sole con la neve ...
-
Rosario quotidiano
Esso
non è una vecchia abitudine; né è una preghiera meccanica e noiosa. E' una
preghiera contemplativa. Il cuore si fissa sui «fatti» enormi della vita di
Maria, di Gesù, della Chiesa... Ogni giorno questa preghiera, che riempie tanti
momenti, è soavissima. E' anche una comunione con la Donna più bella e più
decisiva del mondo...
Quando
si prega con il s. Rosario, non si può fare a meno di riflettere, sentire,
decidere: a questa scuola si apprende come salvare e trasfigurare se stessi, il
mondo...
Solo
una giornata vissuta così aiuta a stare sereni. E' impostata bene!
E
si giunge alla sera con il diritto di riposare sotto le ali della protezione
divina.
6.
Momenti della verità
-
Esame di coscienza
Gli
esami per lo più provocano tensione e paura. Questo, invece, infonde la pace.
Alla
sera esàminati davanti a Gesù:
Come
hai amato gli altri: nei pensieri, parole, servizio; nel far piacere se è
opportuno, nello scusare, nel condividere, nel rispettare, nel pregare, ecc...
Se
sei vissuto personalmente con dignità: hai vigilato sulla castità o sulla
verginità nei pensieri, parole, sguardi, discorsi, gesti, azioni, letture,
divertimenti, amicizie...
Sulla
fede: sta crescendo perché l'alimento, la difendo, l'approfondisco, la
domando a Dio, ne ringrazio Lui, la professo, o invece va sbiadendo...
Se
sono coerente: l'uso del mio tempo... il dovere del mio stato, la responsabilità
verso la società... l'uso del mio o altrui denaro; la vanità; i complessi
d'inferiorità, invidie, scoraggiamenti...
Sono
pronto - anche oggi - a morire, a vedere Dio, a lasciare la terra?
La
volontà di Dio mi dona stabilità, fortezza di carattere... lealtà,
creatività...
-
Sacramento della penitenza
Questo
sacramento della gioia deve divenire pian piano per l'anima un appuntamento
settimanale o quindicinale. Non v'è bisogno che la confessione sia lunga, complicata.
Sia
invece sincera; batta su difetti reali da correggere; si eserciti sulla fedeltà
ad uno sforzo di miglioramento spirituale e professionale; non sia generica,
ma concreta; sia un desiderato incontro con Gesù vivo...
Bisogna
badare più a Cristo che al confessore; bisogna ritener più importante il mio
sforzo rinnovato di quello che può dirmi o meno il confessore, anche se non lo
conosco...
Meglio
se lui mi conosce e mi tratta adeguatamente, con brevità e saggezza, per
correggermi.
Ci
vuole fede nella confessione; per questo occorre prepararsi bene e poi fare
sempre una «penitenza» forte; un vero sacrificio che mi costa... di mia
scelta, oltre la piccola «penitenza» indicata dal confessore...
-
Direzione spirituale
Bisogna
prima di tutto pregare per il direttore spirituale.
Nella
direzione spirituale occorre portarvi tanta fede, perché essa serve per
riconoscere la verità di Dio, la volontà di Dio... E' veramente una relazione
di fede...
Bisogna,
poi, semplificare la direzione come tempo, semplicità, apertura, sincerità,
maturità, libertà; non è un surrogato affettivo, ma è un aiuto per stare e
camminare nella volontà di Dio... Né deve creare dipendenza, ma slancio al
bene; non è un rifugio, ma una provocazione al più nel cammino verso la santità.
Ci
salva nei momenti di crisi...
Nella
vita spirituale il direttore attua la mediazione della Chiesa, ossia di Cristo
che vive nella Chiesa...
-
Ritiro mensile
Questo
appuntamento mensile, nel silenzio e nella solitudine della propria anima -
anche se si svolge in gruppo - va pure ritenuto necessario.
E'
uno spazio di preghiera, un incontro speciale con il Padre, Gesù, lo Spirito
Santo, Maria, la Chiesa, il mondo delle anime, la mia anima (che io posso
facilmente trascurare!).
-
«Esercizi spirituali»
Gli
«esercizi spirituali» riguardano un periodo di tempo prolungato e forte, molto
importante per la vita dell'anima e per crescere apostolicamente... Vanno fatti
almeno una volta l'anno per un conveniente tempo di solitudine...
Essi
esigono di essere vissuti in un silenzio e un isolamento completo, in un «tu
a tu» con Dio, in un'esercitazione interiore ogni volta graduale secondo le
tre tappe classiche: purificazione, illuminazione, unione con Dio.
7.
Luci sulla strada
-
La Bibbia
Non
bisogna essere sbrigativi con la Parola di Dio, perché così saremmo
superficiali.
La
Bibbia va considerata il vero Libro, l'unico e il solo necessario nel mondo.
E'
Parola viva di Dio diretta a noi nella quale è contenuta la verità su Dio e
anche su di noi.
Per
arrivare a farsi una coscienza ed a normalizzare una atmosfera e una esperienza
di fede ci vuole tempo - tenacia - purezza - umiltà - preghiera continua; quasi
una ostinazione d'amore...
C'è
chi si accosta alla Bibbia e vorrebbe in un giorno capire tutto. Quanta
ignoranza, manipolazione spesso, quanto poco rispetto si hanno verso questo
Libro, che non è un libro, ma è una viva «storia di salvezza» in un
incessante divenire che ci coinvolge tutti! Accompagnerà la Chiesa e le
generazioni fino alla fine dei tempi. Poi cesserà, perché avremo la «visione»...
No,
non è un libro, è un Maestro vivo ivi nascosto: «Scrutate le Scritture...
esse mi rendono testimonianza» (Gv 5,39). Ma c'è un'esperienza da fare: la
Bibbia si ascolta, si legge, si medita e si vive nella Chiesa, con la Chiesa,
per mezzo della Chiesa...
-
La Madonna
Se
non la amo con tutta la mia persona, come posso essere cristiano?
Bisogna
avere Maria di Nazareth sempre davanti agli occhi dell'anima, come una donna
viva, reale, concreta, meravigliosamente Donna...
Maria
di Nazareth non è lontana, non è un'immagine vaporosa, non è evanescente...
Ella
è reale; è in carne ed ossa; è una donna decisa, profondissima, capace, con
uno sguardo vivo, uno stile di comportamento naturalissimo e insieme
dignitosissimo...
La
sua bellezza è un abisso di interiorità...
Con
Lei, Dio ha cominciato il cielo nuovo e la terra nuova (Ap 21,1). Maria di
Nazareth, però, è anche lo specchio del futuro di questo Regno di Dio, che ora
si va compiendo umilmente sulla terra ed alla fine della storia esploderà in
vittoria per la gloria della SS. Trinità e per la redenzione dell'umanità.
-
La Chiesa
I
cristiani, che amano poco la Chiesa, sono poco cristiani.
Molti
purtroppo non capiscono la Chiesa. La Chiesa è un mistero di comunione...
Chi
si ferma all'apparenza ne vede solo i difetti - per di più quelli degli altri e
non i propri! Solo chi è umile, entra nel mistero della Chiesa, la ama, non può
farne a meno, la serve, la segue, lavora per la Chiesa, si appassiona ad essa,
la difende e vive per la sua gloria...
Amare
la Chiesa è amare Gesù, è amare il prossimo, perché lo si vuol vedere «in
Cristo e nella sua Chiesa». L'ha fondata Gesù, la sostiene, la vivifica Gesù
con lo Spirito Santo.
-
Il Papa
Il
Papa è il Pastore visibile che fa le veci del Pastore invisibile: Su te,
Simone, che un giorno sarai «Cefa», edificherò la «mia» Chiesa (cf Gv 1,42;
Mt 16,18)... Simone, pasci le «mie» pecorelle (cf Gv 21,17)...
Il
Papa regge la Chiesa, ne fa la sua unità, l'abbraccia nella sua universalità,
ne garantisce la sua verità, ne dà l'impulso alla sua missionarietà...
Il
Papa va visto e amato con lo sguardo della fede e non con quello del mondo con
le sue ideologie e le sue schiavitù rovinose...
8.
Stile cristiano
-
La dignità della persona
Come
devi considerarti e trattarti?
Non
sono giuste la trascuratezza, la superficialità, la depressione, la banalità...
Nemmeno l'orgoglio, la sensualità, l'esteriorità...
Bada
di non attirare l'ira di Dio quando ti fai dominare dalla mania di trattarti
come «oggetto da preda», «balocco di lusso», «pezzo da vetrina», «piacere
da sfruttare»... o al contrario: una persona che conquista, ha successo, dà la
scalata...
In
queste persone l'anima non c'è più. E non v'è più bellezza o dignità
morale.
Offende
gravemente Dio e i fratelli chi ha una cura della propria immagine o del proprio
corpo come un'idolatria o una nevrosi. Occorre aver cura della propria persona.
Se bisogna riconoscere che è patologica la ricerca affannosa di distinzione,
eleganza, ricercatezza esteriore, bisogna però affermare che è doverosa la
cura di una buona linea di decoro, di modernità, di stile personale che derivi
da una profondità spirituale...
Dio,
che abita in te, vuole essere onorato da una tua presenza nella società, fatta
di modestia e buon gusto. C'è un modo di vestirsi, di atteggiarsi, di
presentarsi che deve anche tacitamente «far splendere» il tesoro vivente, che
tu sei per Cristo e che Cristo è per te.
La
persona più distinta è quella modesta, riservata, che porta vivida ovunque la
luce dell'anima. La bellezza è necessaria; però quella del mondo è falsa ed
annoia; quella spirituale - la luce interiore - eleva gli altri e li conforta
nel bene.
-
La responsabilità professionale
Occorre
acquisire con fede, impegno, fiducia, non «il posto», ma «una responsabilità/missione»
nella Chiesa e nella società per svolgerla come vocazione, nell'obbedienza e
nella lode al Padre, come redenzione con Cristo del mondo, accettandone
l'aspetto di fatica, fedeltà, coerenza, servizio disinteressato e alieno da
ogni egoismo e vanità, come realizzazione di sé - anche se non solo questo -
nel far uscire da sè cose nuove, belle e perfette, eseguite con diligenza,
applicazione, tempestività; sempre conservando una capacità di relazione con
gli altri rispettosa, schietta, aperta, matura, senza giocare a usare le
persone; nel «sì, sì e no, no» (cf Mt 5,37); nell'onore della parola data,
nella precisione ed osservanza delle scadenze... come solidarietà, comunione
con gli altri, condividendone i pesi e facilitandone l'esistenza, camminando
in fraternità verso il cielo.
E'
grave calamità programmare la propria vita secondo la dimensione fatua del
denaro, dell'arrivismo, dell'ambizione, della carriera. O del disimpegno
infingardo e fannullone (cf Mt 25,30).
Il
cristiano sa che lo svolgimento della vita quotidiana e comunitaria attuato
negli specifici doveri è missione, luogo di santità, via di miglioramento
ascetico, elevazione degli altri...
Bisogna
guardare e operare con fede verso questi nobili punti di arrivo durante la
dedizione nell'incarico professionale, sociale, politico, apostolico...
Perché
non ricordare che la coerenza personale secondo la fede attira persecuzione,
odio, emarginazione, martirio?
-
La creatività culturale
Bisogna
essere persone di cultura, nel senso giusto: è la fatica nella ricerca della
verità; è il gusto nella scoperta e nell'assimilazione della verità; è la
spontaneità e l'immediatezza nella difesa e diffusione della verità; più
ancora, è lo splendore della verità nella propria persona, nella gioia, nel
dovere, nel travaglio di comunicarla e manifestarla, nell'operarla e sperare che
essa trionfi.
E'
l'espressione della verità nella bellezza e nell'intensità anche delle opere
che la persona produce e lascia dietro di sé come un colloquio di cose buone
con i posteri oltre che con i contemporanei.
E'
la sapienza che si conquista per possedere sempre di più la verità, per
confrontare e valutare tutto alla luce della verità, per illuminare di più la
verità... E poi far fiorire creatività, espressività...
E'
la capacità critica nel senso giusto, ossia il discernimento che viene dallo
Spirito Santo davanti ai fenomeni storici, culturali, di costume.
E'
l'uso sobrio e sapiente della lingua e del linguaggio... Il bla-bla-bla non è
cristiano...
Nel
cristiano la «parola» umana, detta o scritta, contemplata e gustata,
contiene qualcosa della «potenza» e dello splendore del Verbo...
9.
Idoneità al dialogo e alla comunione
Il
cristiano deve acquisire una tale sensibilità e maturità da saper creare
attorno a sè, con le persone che avvicina, un'atmosfera di umanità, di
simpatia, di elevazione.
La
sua parola deve essere squisita, appropriata, nativa dal cuore, dalla sua
sensibilità spirituale. Prima di parlare, sobriamente e con competenza, bisogna
saper ascoltare, saper far esprimere l'altro, tenerne conto, averne il
rispetto...
Anche
dove o quando non si condivide, bisogna aver la comprensione e la capacità
dell'attesa. Saper apprezzare l'altro sempre; gli altri non devono vedersi
giudicati secondo il mondo, ma amati e rispettati. Il giudizio sugli altri che
Gesù non vuole è quello in cui mancano la verità, l'amore, la misericordia; e
più spesso quello in cui manca il veritiero giudizio su di sé, che è l'umiltà.
Pur
dissociandosi talvolta o sempre, con un coraggio senza pavidità, quando ciò
fosse necessario, bisogna che l'altro sappia sentirsi amato, anche se in sponda
opposta. La verità va anche difesa con fermezza, per obbedienza a Dio, per
fedeltà ad essa e per amore del prossimo. La verità trova sempre la via giusta
quando c'è l'amore. E' la via di Gesù.
Bisogna
amare le persone, anche se non se ne può e non se ne deve mai accettare
l'errore o la devianza o la ideologia o il peccato... Talvolta vanno allontanati
gli altri proprio per il pericolo di venire coinvolti noi stessi nel loro
peccato; chi è così forte da resistere sempre? Resistere al male è amare di
più anche gli altri. Resistere al peccato, anche fino al sangue, alla morte, al
martirio, è amare nella misura estrema anche chi proponesse o imponesse ciò
che offende Dio. Il peccato non si giustifica mai, non è mai permesso. Chi
muore per non commetterlo dimostra un amore senza misura per Dio e il prossimo.
Dialogo
non è attenuazione, diminuzione o rinnegamento della verità che viene da Dio
- fede, morale, santità dei sacramenti, comunione con la Chiesa e fedeltà ad
essa. Non è confusione circa la verità.
Amare
questa o quella persona è non lasciarla nel suo errore, ma portarla alla verità.
La
«verità», di cui si tratta, non è quella mia o tua, ma è quella
discendente, che Dio stesso rivela ed offre a noi.
La
verità viene a noi per una sola via: l'ascolto di Dio in Gesù, nella sua
Chiesa.
Per
saper dialogare bisogna, però, prima essere arrivati ad una semplificazione
sia della propria vita spirituale - della propria fede! - che della propria
esistenza...
Chi
ha dubbi, chi manca di certezze, chi non è capace di vedere il nucleo e la
periferia dei problemi, chi non sa mettere in ordine ciò che sa e ascolta, chi
non sa cogliere il centro delle questioni, chi non si è allenato a questa
essenzializzazione nella sua formazione religiosa, esistenziale, psicologica,
culturale non è libero interiormente, né domina i problemi che affronta...
Saper
dialogare vuol dire sentire il cuore dell'altro che mi sta davanti e averne il
più grande rispetto... La verità va sempre difesa; nello stesso tempo è con
la verità che io faccio un dono d'amore alla libertà degli altri... Quando
annuncio la verità faccio un servizio d'amore agli altri; e se non
l'annunciassi, il mio silenzio sarebbe colpevole.
Vuol
dire anche avere «contenuti», cioè idee, cioè verità...
Chi
è superficiale, chi è leggero, chi non ha ancora raggiunto una maturità
affettiva, un equilibrio psico-spirituale e religioso, non è in grado di
dialogare, è sempre influenzabile, e insieme tende a far prevalere la sua passione
o il suo sentimento.
E'
facile essere creduloni e vendersi, anche se si è convinti di essere
intelligenti...
Il
dialogo esige molta pazienza, dolcezza...
C'è
però un criterio pratico nell'esercizio retto del dialogo, che ci garantisce
dall'errore: è la fedeltà umile e sincera alla Chiesa. Se nel dialogo mi
mancasse la Chiesa perché ne faccio a meno, è un perdermi nell'errore, che
talvolta genera anche scandalo a rovina di altri.
10.
Progetto cristiano della vita
Quando
si è giovani bisogna domandarsi davanti a Dio: «Cosa farò della mia vita?».
Ecco
le tappe che rispondono a questa domanda decisiva: occorre anzitutto la
scoperta del disegno divino; segue la preparazione; richiede finalmente una
risposta; e poi c'è la vita donata per sempre come prova di fedeltà. E'
necessario fin dalla prima giovinezza individuare/scoprire il proprio progetto
di vita. E questo alla luce della volontà di Dio.
«Cosa
vuoi da me, Signore»? E' la domanda che un giovane deve porsi assolutamente.
Il
Signore non manca di far conoscere quale debba essere il posto di ciascuno nella
vita.
Quando
si è trovato il proprio progetto futuro cosa ne deriva?
Ogni
vocazione è per la santità, per la gloria di Dio, per salvare gli altri, per
costruire qualcosa di bello e di nuovo nella società.
Non
bisogna cercare un futuro dove domini l'aspirazione al piacere, al
divertimento, al denaro, all'ambizione, alla smania di indipendenza, a tutti i
costi... Ciò che un giovane deve cercare non è per avere una libertà in tutti
i sensi, non è per sentirsi superiore agli altri, non è secondo tutte le
motivazioni del mondo, del materialismo, ecc.
E'
solo per sentirsi nella volontà di Dio.
Infelice
quel giovane che non vive la sua età per scoprire e prepararsi a compiere il «disegno
di Dio» su di lui!
Ora
le strade di Dio tracciate per noi sono molteplici e tutte sono belle, degne e
apostoliche.
Le
strade della vita futura per un giovane cristiano possono essere queste:
-
la contemplazione,
-
la missione «ad gentes» totale e definitiva,
-
la consacrazione, per sempre, in una comunità religiosa o nel mondo,
-
il sacerdozio ministeriale,
-
una famiglia santa, unita e feconda,
-
una malattia permanente, una grave minorazione,
-
una laicità cristiana nelle mille espressioni professionali sempre orientate
ad una testimonianza apostolica...
-
il raggiungimento del cielo nel fiore dell'età... Bisogna fin dalla prima
giovinezza avanzare nella vita, pregando, studiando, lavorando, sacrificandosi,
costruendosi non solo un carattere equilibrato, ma anche assolvendo con serietà
quei doveri, che preparano alla scelta definitiva...
Essere
giovani non vuol dire «divertirsi», ma sacrificarsi per prepararsi un
avvenire non solo nel tempo, ma anche nell'eternità; e non soltanto per sè, ma
anche per un «grappolo infinito» di anime da salvare, che Dio lega alla mia
persona e al mio «sì» permanente a Lui.
Essere
giovani vuol dire vivere la castità, il sacrificio, l'apostolato, con la
coscienza di prepararsi ai compiti futuri in modo da migliorare un po' di più
il mondo e non lasciare invece i segni del proprio fango.
Il
giovane deve resistere al fascino brutale del mondo, agli allettamenti dei
piaceri, alle illusioni delle ideologie; egli invece deve e può «aggredire
apostolicamente» il mondo vivendo alla scuola del Vangelo.
Qui
si capisce quale tragedia incommensurabile sia quella dei giovani che vivono nel
peccato! Questo è il «vuoto», l'«inimicizia» nei riguardi di Dio.
La
giovinezza è l'età della grazia e non del peccato, perché la grazia è
splendore di vita e il peccato è tristezza di morte. La grazia nella
giovinezza coincide abitualmente con la castità. Non si farà brillare mai
abbastanza la luce della verginità per prepararsi degnamente al proprio
futuro.
Ci
si allarma della droga e non della morte dell'anima nei giovani! E' la morte
spirituale che porta alla droga. Può sopravvivere così la società? Solo per
chi vive una giovinezza pura, fedele ai doveri della preparazione al futuro,
in comunione con la Chiesa, dedita all'apostolato, è facile individuare «cosa
Dio chieda» per il futuro incremento del suo Regno...
Le
indecisioni circa il proprio futuro non fanno bene, così le attese troppo
lunghe...
Ecco
Mary, un'impetuosa ragazza che conclude la sua esistenza nel breve arco di 17
anni. Nell'adolescenza perde la fede, abbandona la pratica religiosa, s'allontana
dalla Chiesa risucchiata dalla vita mondana.
Ma
Gesù veglia su di lei. Nella primavera del 1974 avviene la sua conversione e
nel dicembre dello stesso anno si consacra al Signore con i voti: «Oggi ho
fatto i voti solenni. Adesso sono tutta di Gesù. Prega perché io sia una buona
sposa per Lui», scrive ad un'amica.
E'
possibile legarsi a Gesù in modo così forte e impegnativo a 16 anni? Le vie di
Dio sono misteriose e meravigliose. Viene assalita da un terribile male, ma non
si ribella, non si agita; riconosce in esso un intervento d'amore del Signore,
capisce e si abbandona a ciò che Dio vorrà.
Per
amare il Signore bisogna farsi amare da Lui; ed è quello che Mary ha cercato di
fare. Potrebbe essere il segreto per quanti si domandano cosa possono fare per
amare il buon Dio e cosa fare per Lui. Ma a questa semplicità di dedizione ci
si arriva solo quando ci si arrende alla prova, alla sofferenza.
E' morta
«quasi» a diciassette anni, sognando un convento d'Italia, per prepararsi a
una missione più grande. Così scriveva difatti a un'amica convertita che
l'aveva preceduta in convento: «Sono felice che tu m'abbia scritto e parlato
del bellissimo posto dove dovremo stare per diventare spose di Cristo. Io vorrei
già esservi, ma Cristo vuole che la mia sofferenza sia ora più utile alle
anime che se io stessi bene e fossi a pregare in convento... Lo star qui è la
mia maggior sofferenza. Ho bisogno che voi tutte mi aiutate ad essere più
forte nella fede... Ho sedici anni e tre quarti. Solo ora vivo, perché per la
grazia di Dio ho un cancro...
Pensano
che per settembre sarò morta... Prega per me. E' difficile star qui quando il
mio cuore non vede l'ora di lasciare questo terribile paese. Dì a tutte che non
posso più attendere, che desidero incontrarvi tutte... ».
Le hanno
permesso di far la professione religiosa ad una età eccezionalmente insolita e
dopo tre mesi ha celebrato le nozze eterne con lo Sposo divino, il 16 febbraio
1975.
Era
nata il 3 aprile 1958. Ella ci conferma nella dolcissima certezza che Gesù
chiama ancora e che molte anime si lasciano prendere da questo divino richiamo
d'amore.
Tutti
voi, infatti, siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti
siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.
Non
c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo
né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù (Gal 3,26-28).
Vi
esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi
come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio. E' questo il vostro culto
spirituale.
Non
conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la
vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui
gradito e perfetto...
Gettiamo
via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci
onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non
fra impurità e licenze, non in contese e gelosie.
Rivestitevi
invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri...
Nessuno
di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se
noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia
che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore (cf Rom 12,1-2; 13,12-14;
14, 7-8). (Parola di Dio)
1.
Donazione quotidiana
Bisogna
che ciascuno arrivi a sentire e a vivere questo dovere: nella docilità allo
Spirito Santo voglio realizzare la santità quotidiana in mezzo a tutte le
occupazioni, situazioni, gioie e prove, in vista di far crescere continuamente
la salvezza eterna in tutte le anime della terra, accompagnandole sino alla
soglia del cielo.
Il
nostro sforzo più convinto e completo deve essere l'impegno quotidiano di
santità personale e di dilatazione missionaria della Chiesa in tutti i
continenti.
Anche
tu senti che per questo compito c'è un appello ogni giorno nuovo dello Spirito
Santo: «Salva i tuoi fratelli con il dono della tua vita alla volontà del
Padre e in unione a Gesù, procurando di crescere nella santità»...
Il
mondo è affidato soprattutto agli operai silenziosi che vivono in grazia e
trasfigurano in offerta ciò che fanno allo scopo di salvare le anime e di
sostenere l'apostolato della Chiesa in tutti i paesi della terra.
Questo
grande compito va vissuto dentro le piccole e abituali azioni di ogni momento.
La
grandezza della vita quotidiana - anche per chi è malato, provato, impedito,
per chi non può far nulla, per chi è in situazioni difficili - sta nel fatto
che Dio è qui con me, è chino su di me, vuole forse solo un piccolo sorriso
d'amore per salvare il mondo.
Se
aumentassero le anime missionarie che vivono così in ogni comunità, con fede
viva, il mondo avrebbe una schiera poderosa di apostoli, il cammino del Vangelo
sarebbe facilitato, i peccatori avrebbero un richiamo potente alla conversione,
sorgerebbero più vocazioni per tutti i servizi ecclesiali, il bene
fronteggerebbe e ridurrebbe il male, la santità fiorirebbe nelle aiuole di
tutti i cuori, i non cristiani più facilmente troverebbero come pienezza di
gioia la via a Gesù sia singolarmente che come popoli e nazioni...
Non
sciupare la tua giornata; il tuo compito ogni giorno è grande, perché, anche
se sei nascosto, Dio ti vede e tu con Lui arrivi fino all'ultima persona della
terra per donarle la grazia e la misericordia. Con lo Spirito Santo che ti colma
il cuore, ogni giorno tu realizzi la tua vocazione missionaria fino agli
estremi confini del mondo.
Talvolta
sogniamo chimere e perdiamo le perle quotidiane delle umili azioni che davanti
a Dio valgono più degli imperi e dei regni fragili del mondo.
2.
Vocazione all'eternità
Viene
per tutti il momento estremo e drammatico della morte, che è decisivo per ciò
che vi è dopo. Fa paura la morte, naturalmente.
Però
è inevitabile. Non risparmia nessuno. Per vivere tranquilli, non basta
dimenticarla.
Perché,
invece, non fare di tanto in tanto un pellegrinaggio al «camposanto»? E
vivere in anticipo il distacco, la fine terrena, per apprendere «la sapienza
del cuore» (Sal 89)?
Se
noi ne parliamo qui non è per temerla, ma per capirne il valore, ed esserne
preparati. Non sappiamo l'ora della nostra morte. E' un mistero troppo grande,
che Dio riserva per sé... Dio non è contro di noi per il fatto che non ci
rivela l'«ora» della partenza dalla terra. La morte non faceva parte del piano
originario di Dio; essa che viene ora come dissoluzione biologica, è frutto del
nostro peccato.
Dio,
che è l'amore infinito, vuole che la nostra esistenza sia vissuta nella
volontà sua, in pieno abbandono a Lui; così pure vuole che la nostra morte sia
il momento del più grande amore: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito».
Non
bisogna temere la morte, ma vederla nella luce di quell'appuntamento della gioia
più grande: l'incontro con Gesù e il Padre suo.
In
genere, la morte non rientra nei programmi dell'uomo; anzi, essa appare come un
incidente, tragico e deprecabile... Perciò non ci pensiamo mai; non la guardiamo
mai in faccia.
Essa,
invece, ci richiama nella realtà della fede ad un destino di grandezza: siamo
fatti per l'eternità. Siamo fatti per la visione di Dio, che ci colmerà di
felicità senza fine.
Anche
il cristiano sperimenta la sua debolezza e il suo timore di fronte ad un evento
così oscuro, che scuote e sconfigge la povera natura.
Tuttavia,
il cristiano sa pure che la grazia, nascosta in noi, che coltiviamo ogni giorno
con l'Eucaristia, la preghiera, la conformità alla volontà di Dio, l'esercizio
delle opere buone, la resistenza al peccato, è proprio in questo momento
supremo, che esploderà dal nostro involucro - il nostro stanco corpo - e ci
farà splendere nella giovinezza dell'eternità.
Sì,
noi dobbiamo programmare la morte, secondo le parole di Gesù: «State sempre
preparati; vigilate sempre e vivete nell'attesa del vostro Signore, che torna»...
«Vado
e tornerò da voi, perché anche voi sappiate che dove sono io, sarete anche voi
(cf Gv 14,1-3).
Per
noi e per tutti gli uomini, lo scopo dell'esistenza è solo al di là della
morte: la «vita eterna».
Per
questo preghiamo pure: Padre nostro, liberaci dal male, dal maligno, dal
peccato, dalla dannazione eterna...
La
vocazione all'eternità di ogni uomo e donna del mondo obbliga ciascun cristiano
a non risparmiarsi per il prossimo, sull'esempio di Gesù, che è venuto per
salvare tutti e sacrificarsi perché «nemmeno uno dei più piccoli vada perduto».
3.
«Ad gentes»
«La
Chiesa, inviata per mandato divino alle genti (=ad gentes) per essere sacramento
universale di salvezza, rispondendo alle esigenze più profonde della sua cattolicità
e all'ordine specifico del suo Fondatore (cf Mc 16,15), si sforza di portare
l'annuncio del Vangelo a tutti gli uomini...» (cf AG la).
«La
Chiesa... avverte in maniera più urgente la propria vocazione di salvare e
rinnovare ogni creatura... in Cristo» (id).
«La
Chiesa... comprende perfettamente che le resta ancora da svolgere un'opera
missionaria ingente. (...) Miliardi di uomini infatti - e il loro numero cresce
di giorno in giorno - uniti in grandi e determinati raggruppamenti da vincoli
culturali stabili, da tradizioni religiose antiche o da salde relazioni sociali,
o non hanno ancora o hanno appena ascoltato il messaggio evangelico (cf id 10 a)»...
Così
dobbiamo considerare e vivere la nostra appartenenza vitale con la santa
Chiesa: essa con noi deve andare a tutti, sa di dover andare, ha fretta di
giungere a tutti, ai non cristiani...
«Ad
gentes»: ecco l'orizzonte, il fine, la tensione ideale, il fuoco intimo ed
insieme agitante che deve caratterizzare anche noi, nella comunione con la
Chiesa. «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra»...
Il
«fuoco» che arde nel Cuore di Cristo - l'Amore infinito ed incontenibile -
arde anche dentro di noi, fino a non permetterci più riposo.
Bisogna
andare a tutti gli uomini per incendiare tutti con la tenerezza del fuoco
dell'Amore di Dio; bisogna veramente condurre tutti gli uomini all'Amore di Dio.
Bisogna
far conoscere e comunicare l'Amore di Dio, la sua vita infinita, bisogna
immettere - battezzare - tutti gli uomini nel bruciante focolare dell'Amore divino,
che è la beatitudine eterna nella comunione trinitaria.
«Ad
gentes» vuol esprimere il nostro dovere di andare a coloro che non sanno, non
fanno parte della Chiesa, non hanno a disposizione i mezzi della salvezza, che
Gesù ha lasciato alla sua Chiesa e in questa e per questa a tutti gli uomini.
«Ad
gentes» è urgenza, passione, stile, problema, sacrificio, martirio,
responsabilità, donazione personale e comunitaria... Ogni attesa è
ingiustificabile...
Il
compito missionario resta ancora immenso, al di là di ogni proporzione!
Ma
se anche esistesse un solo uomo da raggiungere, anche in questo caso il buon
Pastore dimentica tutti gli altri per prodigarsi per questo solo.
Si
discute troppo sul problema missionario; non sono le parole che servono.
Solo
chi ama, ha fretta; è inquieto, cerca le opere, dà la vita; inquieta anche gli
altri ad andare...
Il
nostro «carisma» è dono e presenza dello Spirito Santo che avviva un incendio
nel nostro cuore e vorremmo che la sua presenza straripasse nel cuore di ogni
persona.
Di
fronte alla vastità delle moltitudini umane da evangelizzare per la prima
volta, lo Spirito Santo fa soffrire d'amore, non fa avere indugi, fa donare...
Il
«carisma» non è un generico sentimento di solidarietà verso le Missioni.
Ne è prova il fatto che la stessa persona nella quale questo «carisma»
s'incarna è «totalmente conquistata» dall'Amore infinito. Ella soffre la
fretta di farsi prossimo ad ogni cristiano per annunciargli: Dio ti ama! Gesù
è morto per te! per salvarti! Io vengo da te, mandato da Lui!
4.
Missione universale
«Andate
in tutto il mondo»! Questo è il comando di Gesù Gli orizzonti dell'invio sono
sconfinati come quelli dell'umanità e della sua storia.
Se
nella Chiesa bisogna star bene in ogni posto e lavorare per il Regno dove la
Provvidenza ci pone, bisogna tuttavia non fermarsi mai con il cuore e con le
opere in nessun angolo del mondo.
Bisogna
andare a tutti; bisogna arrivare a tutti. Ciò non solo è possibile, ma è
obbligante.
-
«La Chiesa desidera servire quest'unico fine: che ogni uomo possa ritrovare
Cristo, perché Cristo possa con ciascuno percorrere la via della vita...
-
Su questa via che conduce da Cristo all'uomo, su questa via sulla quale Cristo
si unisce ad ogni uomo, la Chiesa non può essere fermata da nessuno...
-
La Chiesa non può abbandonare l'uomo, la cui sorte, cioè la scelta, la
chiamata, la nascita, la morte, la salvezza o la perdizione, sono in modo così
stretto ed indissolubile unite al Cristo...
-
E si tratta proprio di ogni uomo su questo pianeta... - Quest'uomo è la prima
strada, che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione» (cf RH
13,14).
La
Missione universale è veramente la nostra vocazione permanente, la vocazione
di ogni battezzato.
-
«La Chiesa non ignora le formidabili dimensioni di tale Missione; conosce le
sproporzioni delle statistiche fra ciò che essa è e ciò che è la popolazione
della terra; conosce i limiti delle proprie forze; conosce perfino le proprie
umane debolezze...
Ma
la Chiesa sa d'essere fermento, d'essere seme, d'essere sale e luce del mondo...»
(cf ES 53).
La
Missione universale pone il cuore sempre alla ricerca di coloro che mancano...
Se altri possono godere il frutto delle proprie conquiste, chi ha l'assillo
della Missione universale non potrà mai permettersi di compiacersi in ciò
che ha raggiunto, perché già sogna, tende e soffre verso ciò che deve essere
ancora raggiunto.
L'urgenza
della Missione non è solo una doverosa comunione e solidarietà con tutti i
cristiani delle giovani chiese e con le loro necessità, ma contiene anche una
sofferta constatazione dell'incompiutezza dell'evangelizzazione nel mondo.
L'universalismo,
che ci deve caratterizzare, non è altro che sentirsi immersi e sospinti nel «disegno
eterno del Padre», che vuole salvi tutti gli uomini di ogni tempo e luogo.
Questo
«mistero eterno d'amore» ha il suo «centro» in Cristo.
Nel
disegno del Padre, Cristo e l'umanità sono talmente indissolubili che l'uno
trova nell'altra la sua pienezza.
Gesù
trova la sua pienezza quando tutta l'umanità diviene la sua Chiesa, e l'umanità
diventa la sua Chiesa quando si realizza e si compie incorporandosi e salvandosi
in Lui.
L'universalismo,
che si esprime pastoralmente nella celebre espressione di Benedetto Coste
(1822): «Noi non vogliamo aiutare questa o quella missione, ma tutte le
Missioni del mondo», in realtà ha radici e orizzonti teologici propri della
meditazione di s. Paolo nella prigionia di Roma (61-63 d. C.) quando nella
preghiera eleva lo sguardo contemplativo sul mistero della Chiesa, «Corpo di
Cristo», dilatato alle dimensioni del nuovo universo, pienezza di Colui che si
realizza tutto in tutti (BJ, NT, 359).
Vivere
l'universalismo non è un fatto puramente strategico, ma è presenza, esigenza
e pienezza dello Spirito Santo nei cuori e nelle comunità; è accoglienza del
grido del mondo che attende il Padre.
5.
Regno di Dio
Noi
dobbiamo spenderci per attuare l'invocazioneprogramma: «Padre, venga il tuo
Regno»!
Il
Regno di Dio è la stessa azione costante del Padre verso l'umanità per
salvarla.
E'
l'Amore infinito, che il Padre ha verso tutte le sue creature, di ogni tempo e
luogo, e vuole tutti condurre alla visione del suo volto.
E'
l'azione provvidenziale, misteriosa e a mano a mano svelata ed attuata che la
Santa Trinità conduce dentro il cuore e la storia degli uomini.
Non
v'è nessuna creatura che sia fuori o priva della benevolenza divina.
La
storia e il mondo sono pieni dell'azione divina che tende ad esplicitarsi, a
farsi non solo sempre più visibile, ma anche decisiva. Come ciò avviene?
La
risposta è: in Cristo Gesù e nella sua Chiesa.
«Il
mistero della santa Chiesa si manifesta nella sua stessa fondazione. Il Signore
Gesù, infatti, diede inizio ad essa predicando la buona novella, cioè
l'avvento del Regno di Dio da secoli promesso nella Scrittura: "Poiché il
tempo è compiuto, e vicino è il Regno di Dio" (Mc 1,15; Mt 4,17). Questo
Regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella
presenza di Cristo. La Parola del Signore è paragonata appunto al seme che
viene seminato nel campo (cfr. Mc 4,1-4): quelli che lo ascoltano con fede e
appartengono al piccolo gregge di Cristo (cfr. Lc 12,32) hanno accolto il Regno
stesso di Dio; poi il seme per virtù propria germoglia e cresce fino al tempo
del raccolto (cfr. Mc 4,26-29).
Anche
i miracoli di Gesù provano che il Regno è arrivato sulla terra: «Se con il
dito di Dio io scaccio i demoni, allora è già pervenuto tra voi il Regno di
Dio» (Lc 11,20; cfr. Mt 12,18).
Ma
innanzi tutto il Regno si manifesta nella stessa persona di Cristo, Figlio di
Dio e Figlio dell'uomo, il quale è venuto «a servire e a dare la sua vita in
riscatto per i molti» (Mc 10,45).
Quando
poi Gesù, dopo aver sofferto la morte in croce per gli uomini, risorse, allora
apparve quale Signore e messia e sacerdote in eterno (cfr. At 2,36; Eb 5,6;
7,17-21), ed effuse sui suoi discepoli lo Spirito promesso dal Padre (cfr. At
2,33).
La
Chiesa, perciò, fornita dei doni del suo Fondatore e osservando fedelmente i
suoi precetti di carità, umiltà e abnegazione, riceve la missione di
annunziare e instaurare in tutte le genti il Regno di Cristo e di Dio, e di
questo Regno costituisce in terra il germe e l'inizio.
Intanto,
mentre va lentamente crescendo, anela al Regno perfetto, e con tutte le sue
forze spera e brama di unirsi con il suo re nella gloria» (LG n. 5).
Ha
risonanza nel nostro animo il grido: «Padre, venga il tuo Regno»?
Coinvolge
le nostre azioni, le finalizza ad un fine eterno e universale? Rende la nostra
esistenza vivace come fermento di trasfigurante potenza, il fatto che ripetiamo
sempre: «Padre, venga il tuo Regno»?
La
nostra vita deve essere tutta donata e consumata per l'avvento del Regno di Dio.
Il
Regno deve totalmente penetrare in noi dilatandoci agli spazi infiniti, per fare
anche di noi un germe e un trionfo della sua efficacia; nello stesso tempo, però,
non deve permettere più che venga in noi e da noi sottratto col peccato
qualcosa all'impresa senza confini, che è la salvezza del mondo!
Ciò
che ferisce e impedisce il Regno di Dio è solamente il peccato dell'uomo e
dell'umanità, istigato dal demonio e orchestrato dalle sue insidie e
coadiuvato dai suoi satelliti.
6.
Inquietitudine apostolica
Il
Padre di ogni luce e dono perfetto c'infonda:
-
lo zelo intrattenibile per tutta l'umanità, che Lui convoca al suo Regno,
mediante Gesù, lo Spirito Santo e la Chiesa;
-
la sofferenza d'amore nel costatare che la maggioranza dell'umanità non ha
ricevuto ancora l'annuncio del Vangelo (cf AG 10) e non conosce né Gesù, né
il Padre, essendo questa conoscenza d'amore l'essenza della vita eterna (cf Gv
17,1);
-
la carità misericordiosa del Figlio suo, che è venuto per tutti e si è
sacrificato sulla croce con illimitata sofferenza per tutti e vuole attirare
tutti a sé (Gv 12,32);
-
la pienezza dello Spirito Santo per farci sentire e vivere la responsabilità di
tutta l'attività missionaria della Chiesa nella nostra «vita quotidiana»,
travolgendoci nell'ansia del Regno;
-
l'operosità vivissima di donare non solo la nostra vita, ma di far scoprire
anche agli altri la gioia di donare la loro nel cooperare con quanti si
prodigano totalmente - 470.000 circa sono gli operai dell'evangelizzazione
solamente nelle giovani chiese - all'annunzio universale di Gesù.
Noi,
insomma, non vogliamo dare qualcosa per le Missioni, ma vogliano donare tutto di
noi stessi, per sempre, con tutto ciò che caratterizza e specifica la nostra
esistenza.
Tutto
in noi, nella quotidiana fatica di vivere, nei compiti che la Provvidenza ci
assegna, qualunque sia la nostra condizione: sani o malati, giovani o anziani,
nel matrimonio o nello stato di consacrazione verginale, ecc... - deve diventare
offerta e tensione ai non-cristiani, insieme a quanti dedicano la vita
all'evangelizzazione di essi. Insomma, noi non vogliamo - come si dice -
aiutare le missioni, anche se generosamente; con la grazia dello Spirito Santo
vogliamo semplicemente e veramente arrivare a donare la vita per le Missioni.
Noi - e ciò si dica di ogni battezzato, che si lasci trasformare dal fuoco
della Pentecoste - vogliamo veramente sentirci e realizzarci come missionari,
sperimentando nel cuore il travaglio o il martirio d'amore di mille vocazioni,
come s. Teresa di Gesù Bambino che afferma: «Non avrei mai immaginato di
soffrire tanto... ma ciò me lo spiego col grande desiderio che avevo di salvare
le anime».
C'è
ancora una verità da affermare e da rilevare in queste «anime universali»:
noi sentiamo di appartenere e partecipare profondamente anche alla vita e alle
necessità pastorali delle nostre comunità; ed è per noi e per esse che
bramiamo ardere e spenderci di passione, di sacrificio ed operosità verso i non
cristiani e verso tutti gli apostoli della Missione universale.
Ecco
la nostra invocazione costante: il Padre ci doni lo Spirito Santo, fiamma
dell'Amore eterno e universale, per renderci docili e disponibili a tutte le
urgenze missionarie comportandoci così:
-
vivere nella santità ogni giorno, dilatando il Regno di Dio sulla terra;
-
offrire la fede, la gioia, l'aiuto a tutti coloro che non conoscono Gesù, non
hanno i mezzi della salvezza come noi, non hanno la pienezza della rivelazione,
non possono gioire della perfetta comunione con la santa Chiesa;
-
destare e coinvolgere tutti i fratelli di fede a fare a gara nel vivere per la
Missione universale.
Il
Regno di Dio è il nostro fuoco interiore; anche con angoscia, più ancora con
entusiasmo, questo Regno di Dio dobbiamo diffonderlo nel mondo per far gioire
gradualmente questa umanità - trasfigurandola a mano a mano nella grazia
divinizzatrice - della gioia stessa del Magnificat.
7.
Afferrati dallo Spirito
La
forza per percorrere la «piccola via» qui tracciata sta senza dubbio nel
pregare molto, ed anche insieme. Se la preghiera è il respiro dell'Amore in
Dio, di cui lo Spirito Santo ce ne comunica il palpito immenso, se la Missione
universale è comunicare tale Amore infinito a tutta l'umanità per raccoglierla
nella comunione con Dio, proviamo a vivere in un clima di preghiera continua,
lasciando che sia lo Spirito ad afferrarci...
Mio
Dio, Trinità santa e adorabile, Padre, Figlio e Spirito Santo, rivelati,
comunicati a tutte le anime della terra. Io voglio vivere solo per la tua
gloria.
Voglio
perdermi in te: conoscerti, amarti, conformarmi a te, adorarti e lodarti nel
tempo e nell'eternità.
E
insieme con me voglio che vi siano anime senza numero a cantare la tua gloria
nel tempo e nell'eternità. Padre, Figlio e Spirito Santo, donami le anime che
devo donarti; quelle che da sempre hai legato al mio carisma
apostolico-missionario.
Voglio
darti la maggior gloria non solo nel collaborare con te alla salvezza e alla
santificazione del prossimo universale, ma anche, mio Dio, nel suscitare molte
anime missionarie.
Che
io viva nel tempo con questo martirio d'amore: amarti e farti amare, conoscerti
e farti conoscere, lodarti e farti lodare, chiedere per me e per tutti il
perdono dei peccati e riparare per me e per gli altri.
Santissima
Trinità, nel tempo che mi concedi io arda solo di gloria per Te, mi consumi in
un unico grande incendio d'amore e di obbedienza.
Nascondimi
nell'umiltà e nella croce; sia nel mio cuore il sigillo della croce.
Non
ti chiedo nulla, mio Dio, all'infuori della tua gloria. E siano molte le persone
che ti amino e ti facciano amare in tutto il mondo.
Se
avessi a chiederti altro, non ascoltarmi, non esaudirmi; non raccogliere la
mia voce e il mio grido.
Solo
ciò che è per Te, per la gloria tua, per la redenzione del mondo, per la
santità delle anime, per la Missione universale bruciante in molte anime, tu
devi volere per me e attenderti da me.
Mio
Dio, infinito Amore, coprimi della tua tenerezza. Le creature non abbiano
attrazione per me, non contino nulla; io non conti nulla per nessuno; tu, però,
divorami con la forza del tuo amore e bruciami con il fuoco della tua gloria.
Donami
moltissime anime, che vivano per te e per il tuo Regno, ovunque nel mondo.
Ogni
giorno e in ogni momento dalla mia anima parta la grazia, che Tu m'infondi e di
cui sei la sorgente, per raggiungere, sorreggere e trasfigurare le anime in ogni
angolo della terra.
Tu
che mi possiedi e hai posto in me la tua dimora, SS.ma Trinità, possiedimi fino
alla pienezza e serviti di me, nel modo che non so, ma come meglio possa accadere,
che ne venga la tua maggior gloria.
SS.ma
Trinità, ti offro tutte le anime della terra: sono state create da te, a tua
immagine e somiglianza; le hai create per te, finalizzandole alla tua gloria e
alla tua gioia; nessuna manchi al cielo per goderti nella visione beatifica.
Padre, le offro tutte, una per una con quel nome che dai a ciascuna e con
quell'amore crocifisso che il Verbo eterno ed incarnato ha riversato su
ciascuna; ti offro i cuori del mondo, perché nessuno resti chiuso allo Spirito
Santo che in tutti vuol far nascere il tuo Regno.
Padre,
Figlio e Spirito Santo, la cui Vita è infinita, la cui Gioia è purissima, la
cui Misericordia non ha limiti, tutte le anime che incontro, per cui prego, che
tu mi affidi, ma anche tutte quelle che ora sono sulla terra e quelle che
saranno nei tempi da te stabiliti, godano alla fine l'ebbrezza della tua visione
beatifica nel cielo.
SS.ma
Trinità, mio Dio, sii benedetto ora e sempre! Questo grido d'entusiasmo per te
risuoni in tutti i cuori del mondo.
Senza
di te, mio Dio, noi siamo nulla e tutto diventa inconsistenza. Tu ci ami, ci
senti ed hai per noi una dilezione infinita; tu ci conosci e ci vuoi uno per
uno; tutti siamo amati da te, da sempre. Che per nessuno si dia la possibilità
della perdizione; tutti siano salvi e cantino in eterno la tua misericordia.
Aumenta
nella Chiesa le anime che siano gli apostoli degli altri; aumenta coloro che si
carichino degli altri, preghino, credano, si sacrifichino, s'immolino, operino
con le virtù e la santità, con lo zelo e la dedizione più insonne per il bene
eterno del prossimo universale.
In
questa ora della storia, per la «nuova evangelizzazione» mondiale, suscita
nella Chiesa dei grandi santi, nei quali la tua gloria risplenda con più forza
e sui quali il tuo amore si prodighi fino all'impossibile.
SS.ma
Trinità, anche noi siamo la tua gloria; non farci perdere, fa' che non ti
perdiamo. Fa' che la nostra vita sia totalmente vissuta e spesa per te, per la
tua maggior gloria e moltissime anime si santifichino per essere a loro volta
fonte di salvezza per gli altri e cantino con la loro vita l'inno di gloria, in
ogni angolo della Chiesa, irradiando il tuo Amore eterno sul mondo intero...
Che
cosa è l'amore per la Missione universale se non un fuoco che ci consuma di
ansia e di operosità in comunione con la santa Chiesa verso tutta l'umanità?
8.
Dove conducono i nostri sogni
Gesù,
dona alla tua Chiesa molte anime, che l'amore per il tuo Regno incendi di
universale passione!
Siano
apostoli semplici, disadorni, senza l'orpello di una cultura che gonfia; siano
autentici nello spirito, nelle opere, nella capacità di convogliare l'esistenza
di molti altri a lavorare per il Regno, perché solo se la gente lavora per il
Regno sperimenta la gioia di vivere e di credere. Siano apostoli nascosti tra la
gente quotidiana - mamme, giovani, lavoratori, anziani, fanciulli, papà, professionisti,
malati, ecc... - che non esibiscono altri titoli per testimoniare e convincere
al Regno se non la loro fede, il loro tormento interiore di dar gloria a Dio e
di salvare tutti e tutto.
Siano
apostoli divorati dalla fiamma dello Spirito Santo, quello Spirito che fin dal
battesimo ha preso dimora in essi e che, pian piano, riesce ad ottenere dagli
stessi docilità e corrispondenza.
Siano
apostoli convinti, nel profondo della loro coscienza, che il mondo ha veramente
bisogno di Dio e dei valori religiosi e spirituali. Non si faranno, perciò,
arrestare da apparenti rifiuti che ricevessero da parte di coloro che li
conoscono, che vivono e lavorano a fianco di essi, ma resteranno forti nel
manifestare la fede e nel promuovere nel mondo il Regno di Dio a bene di tutti,
vicini e lontani, anche nell'altra parte dell'emisfero.
Siano
apostoli che dimostrino con ogni mezzo che il mondo non si salva, non si
edifica, non si rinnova e umanizza con le polemiche, le ideologie, il denaro,
i comizi, i mass media, e peggio ancora con le immoralità devastatrici, ma solo
con la santità, la croce, la virtù, la sequela di Cristo. Gesù, ovunque la
tua volontà mi conduca, incontri anime che avendo spezzate le spire del proprio
egoismo o le catene della loro sensualità, siano afferrate dai problemi del
prossimo e del mondo intero; e mentre cominciano a chinarsi sulle ferite di chi
trovano sulla loro strada, si aprano agli orizzonti della terra per rendersi
conto che in ogni continente vi sono fratelli e sorelle da soccorrere e
liberare.
Gesù,
donaci dei cristiani infiammati per il tuo Regno! Senza tali santi non potrà
compiersi la «nuova evangelizzazione», che deve risvegliare le nostre
comunità dal letargo e dal disfacimento del materialismo e spingere la missione
della Chiesa universale verso nuove frontiere.
Il
tuo Cuore attende tutta l'umanità e l'umanità intera brama di trovare un
rifugio sicuro e dolce nel tuo Cuore divino.
9.
Apostoli per la «nuova evangelizzazione»
Signore
Gesù, mandaci lo Spirito del Padre, perché doni alla Chiesa apostoli numerosi
per la «nuova evangelizzazione».
Siano
apostoli che abbiano lo sguardo aperto all'umanità universale, e che vedano gli
eventi della Chiesa e del mondo sempre alla luce dell'eternità.
Ciò
che accade nel mondo ha senso se si intuisce e si conosce che tutto serve alla
salvezza eterna, alla felicità in Dio, che inizia fin da qui, dalle piccole
cose terrene e trabocca più ancora nell'al di là.
Gesù,
donaci moltissime anime, che portino nel cuore il «carisma» del tuo Regno, che
per sua natura è universale, pulsa e avvolge ogni coscienza, abbraccia ogni
situazione di uomo e di donna, in ogni angolo del mondo, e si compie solo se la
persona dice di «sì» alla tua grazia.
Gesù,
donaci anime, che nella loro quotidiana ansia di vivere, lavorare, decidere,
alternando soddisfazioni serene a momenti difficili e di pianto, siano
consapevoli di far crescere la salvezza e la Chiesa nel mondo non cristiano.
Queste anime apostoliche - piene di santità - possono e devono anticipare,
preparare, aprire il varco, le vie, i passaggi ai missionari e agli
evangelizzatori, che stanno arrivando o devono arrivare, mediante quelle
invisibili prestazioni dell'amore che sono la preghiera, la purezza, il
sacrificio, il dono delle proprie risorse, l'amore alla povertà, così pure la
contemplazione, l'adorazione nascosta, il martirio del cuore, e una sobrietà
voluta in ogni espressione di vita...
Siano
apostoli, che sanno - sotto l'istruzione silenziosa dello Spirito Santo e la
partecipazione alle scuole di formazione della Missione universale - che nessun
popolo si apre al Vangelo se mancano le preparazioni remote e prossime,
invisibili e nascoste, sofferte e generose, all'evangelizzazione.
Bisogna
che si moltiplichino queste anime apostoliche - situate in ogni ambiente di
vita: strada, scuola, università, ospedale, famiglia, posti di lavoro, ecc...
- che aderendo alla Missione universale constituiscano per la Chiesa un «esercito
di santi», una «schiera e una corrente immensa» di testimoni; essi, perché
il Vangelo non manchi in nessuno posto, hanno messo in gioco la loro intera
esistenza finalizzandola al Regno di Dio.
Gesù,
suscita veramente tali anime apostoliche, nelle quali si faccia evidente il
carisma della Missione universale!
Suscita
pure molti responsabili dell'animazione, che cerchino e formino una moltitudine
di anime - una per una - a donarsi compiutamente alla Missione universale.
La
Chiesa e la società ne avranno un gran bene. E tu, mio Signore, tanta gloria!
10.
Cenacolo nel cuore
Mio
Signore, Gesù Cristo, Figlio del Dio Vivente, fa' che la mia vita sia tutta
consumata per te e per le anime, a gloria del Padre.
Invadimi
con lo Spirito Santo perché si realizzi la mia missione nel mondo e nella
Chiesa.
Invadi
tutte le anime che mi hai date e darai con lo stesso Spirito Santo, perché
avvenga un grande incendio di amore e di santità nella Chiesa e nel mondo.
Eccomi
tutto consegnato a te, unito a te, identificato a te; siamo una sola cosa e la
tua gloria è anche in me. Che questa mia persona, questa mia vita, ogni mia
azione e presenza, ogni mia parola o intenzione siano tutte cariche di zelo per
le anime, perché lo Spirito Santo mi bruci dentro e mi consumi per l'unico
scopo che esiste: la gloria del Padre tuo.
Gesù,
fa' che tutte le anime che sulla terra ho incontrato non solo si salvino e con
esse ci si ritrovi in cielo davanti al tuo volto divino, ma che tutte diventino
«apostoli» ferventi affinché conducano a te migliaia e migliaia di altre
anime, che rendano ancora più bello il tuo cielo.
Che
non si perda nessuna delle anime che ho incontrato nella mia esistenza; ma
ognuna di esse sia ardentemente infiammata dal tuo Spirito, per contribuire a
creare e a dilatare la Chiesa in ogni parte della società e della terra.
Anime,
mio Signore Gesù, anime donami senza numero e rivestite di santità, perché
tutte glorifichino il Padre, che è nei cieli.
Mio
Signore, che altro posso chiederti per farti contento se non quello che tu
stesso porti nel tuo Cuore divino e ferito, immenso e vibrante, innamorato
infinitamente e poco amato: anime da ogni parte della terra, anime brucianti
di amore per te, vivissime di grazia, capaci di grandi cose per te a servizio
dei fratelli e delle sorelle della nostra società, ma anche per le attese di
tutte le nazioni.
Fa'
scendere su tutti noi lo Spirito Santo; che il Padre prenda Lui l'iniziativa di
colmarci dei suoi doni di luce, di forza, di decisione, di creatività,
d'intraprendenza, di chiarezza, di entusiasmo, di coraggio, di martirio.
Che
il Padre finalmente compia quello che Lui stesso ispira fin dentro il nostro
cuore e segni anche le stagioni delle realizzazioni.
Gesù,
ottienici dal Padre che una innumerevole, universale schiera di anime, sorga e
si consacri al Regno da estendere vicino e lontano; faccia che queste anime
l'una sia unita all'altra e tutte insieme come una tessitura di santità e di
zelo coprano tutto il mondo.
E'
tempo che la santità ricopra tutta la terra.
E'
tempo che il vecchio Occidente si desti e ritrovi la sua gloria nella fede in te
e nella fedeltà alla Chiesa.
E'
tempo che lo Spirito Santo sia creduto e sentito come il vero «animatore» e «santificatore»
di ciascuno di noi e guidi ciascuno per le vie che Lui stesso traccia e sulle
quali ci accompagna.
Gesù,
nelle tue mani e nel tuo Cuore è quanto noi bramiamo e attendiamo. Niente può
accadere se tutto fosse solamente frutto delle nostre ansie e agitazioni.
Tutto
accade e in maniera decisiva se tu ci doni lo Spirito Santo e il Padre dice: E'
questo il vostro tempo! Perché, io non voglio altro, Padre, che la tua gloria e
la gioia del tuo Figlio Gesù.
Fa'
che il tuo Spirito Santo venga su di noi e schiuda i nostri cuori duri e serrati
al suo vento e alla sua azione. Fa' che lo Spirito trionfi su di noi e l'immensa
schiera delle anime che Lui visita e riempie, finalmente si desti per
l'apostolato urgente dei nostri tempi.
Signore
Gesù, abbiamo bisogno di anime grandi, purissime, distaccate da sé, ignare
delle lusinghe del mondo, a cui oppongano la libertà di seguire il Cristo.
Abbiamo
bisogno di anime senza numero, che sorgano in ogni comunità e in ogni angolo
del mondo, perché è tempo di dare nel nome tuo testimonianza visibile, stupenda,
concreta, possente, intelligente e creativa a questa società materialistica e
straziata dal peccato...
Abbiamo
bisogno di santi che facciano fiorire le giovani chiese e salvino l'Occidente
nel presente e per l'avvenire e spingano la Chiesa a frontiere nuove e più
audaci. Signore Gesù, io ti amo.
La
mia preghiera è nel tuo Cuore. Tu portala nel Cuore del Padre!
Sulla riva
del Gange si trova la più famosa «città santa» dell'induismo: Varanasi, più
comunemente conosciuta sotto il nome di Benares. Da migliaia d'anni i
pellegrini vengono qua a cercare la purificazione. Nel 1972 noi abbiamo risposto
all'invito di mons. Patrick D'Souza, vescovo di Varanasi, e abbiamo fondato qui
una comunità.
La
modesta abitazione che ci siamo allestita a Indanagar, a un centinaio di
chilometri da Varanasi, non differisce molto da quelle che l'attorniano.
L'abbiamo chiamata «Seva Sadam» (la casa del servizio).
E qual è
precisamente il servizio che ci proponiamo di prestare? Prima di tutto una
presenza: la presenza del Signore dell'universo, in quest'ambiente di predominante
induismo. La gente d'Indanagar ama sedersi in gruppo e cantare gli inni delle
sue divinità. Molti di questi canti sono stati adattati al cristianesimo;
inoltre ne abbiamo composti di nuovi, su melodie musicali bojapuri, con
accompagnamento di tamburi e cembali. Quando noi cantiamo degli inni o i vespri
nella nostra cappella, la gente del vicinato entra e si unisce a noi;
specialmente il sabato sera, al crepuscolo, noi restiamo insieme per ore intere,
a lodare il Signore. Hanno imparato che la domenica è il giorno del Signore;
e vengono più numerosi. Sembrano molto impressionati dalla solennità della
nostra adorazione.
La
gente del villaggio è con noi; e noi siamo veramente contente della nostra
piccola «fraternità» di Indanagar, dove abbiamo piantato la nostra tenda.
sr
Anna - Indanagar - Benares (India)
Per
mezzo del battesimo... possiamo camminare in una vita nuova.
Sappiamo
bene che il nostro «uomo vecchio» è stato crocifisso con Cristo, perché
fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del
peccato...
Anche
voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù...
Non
regni più, dunque, il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai
suoi desideri; non offrite le vostre membra-come strumenti d'ingiustizia al
peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi, tornati dai morti (=risuscitati
spiritualmente) e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio (Rom 6,
n. 13). (Parola di Dio)
1.
Presenza trinitaria
La
carità missionaria, che lo Spirito Santo ci dona, ci spinge a vivere e ad
irradiare, è eminentemente una esperienza di familiarità trinitaria.
-
Occorre sostare, far silenzio e adorare, immergendovisi, la realtà
dell'infinita vita divina; bisogna risalire e far comunione con quella intimità
sovrana e inaccessibile, ove il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo si
appartengono e godono di sé nella felicità unica ed eterna.
Nella
comunione eterna con la SS. Trinità è il destino, la vocazione di ogni
creatura celeste e umana, di ogni tempo e luogo della terra; puoi sopportare che
vi siano delle persone che non conoscano Dio come il fine della loro vita?
-
Bisogna essere in grado così, prima di tutto, di scorgere, contemplare,
lavorare e sacrificarsi per rispettare il mistero del Dio vivente nella
creazione: il creato è il tempio della Presenza divina.
Le
cose create, quando sono intatte e vengono rispettate, sono segni della
presenza divina, sono eco, messaggio della Parola eterna.
-
L'uomo soprattutto è immagine, segno, dimora, gloria, velo e mistero della SS.
Trinità. Nel creato non v'è nulla di più grande dell'uomo e della donna.
La
nostra dignità non ha confini.
Tutte
le realtà materiali o viventi, ma inferiori all'uomo, sono a servizio
dell'uomo; ugualmente, nessuna delle cose che l'uomo stesso produce, anche i
gioielli della tecnica, i frutti della scienza, cultura, arte... vale più
dell'uomo; anzi tutte queste opere umane sono niente anche di fronte ad un
bambino, ad un malato, ad una persona anziana, ad un handicappato...
Nell'uomo
vi è la presenza della SS. Trinità...
Se
non sappiamo intravedere la persona umana come l'immagine sacra, prossima, viva
e somigliante della SS. Trinità, non abbiamo ancora conosciuto né Dio, né
l'uomo.
Se
guardi un fratello, una sorella e in loro vedi e adori la presenza di Dio, il
tuo battesimo è vivo. Chi non percepisse nel prossimo la dignità, che deriva
ad esso dalla presenza di Dio, finisce per arrogarsi pretese di superiorità, e
scadere in atteggiamenti anche di disprezzo, devastazione ed abuso.
-
Anche nella nostra interiorità bisogna trovare la presenza di Dio.
Bisogna,
tuttavia, fare una distinzione e scoprire la meraviglia nuova: se l'impronta,
l'immagine, la proprietà del Creatore è in ogni persona, anche nel peccato
re, solamente in chi vive in grazia e possiede la redenzione del Cristo, Dio
vive interiormente nella familiarità dell'amicizia, nella comunione di una
festa.
Lo
Spirito, inoltre, misteriosamente può creare il «paradiso della SS. Trinità»
anche in un cuore non battezzato, quando questo si fa dolcissimo e docile agli
impulsi della coscienza e a quegli aiuti di luce che Dio dispensa anche ai non
cristiani per prepararli, orientarli alla Chiesa ed alla ricerca e
all'accoglienza dell'annuncio esplicito del Vangelo.
Il
Figlio di Dio si è sacrificato proprio perché «questa intimità di gloria»
fra la SS. Trinità e la creatura umana fosse conosciuta e offerta a tutti.
Se
vivi in grazia, tu sei il tempio santificato dalla potenza divinizzatrice del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E ne sei la sua gloria vivente. Puoi
conoscere una gioia maggiore?
-
Nella storia umana, in tutto l'arco dei tempi e delle generazioni, si deve
scorgere l'epifania della SS. Trinità; la vicenda umana è da sempre storia di
salvezza in cui Dio viene all'uomo per cercarlo, per salvarlo, per rivelarsi
gradualmente e preparare i tempi per l'avvento del suo Figlio.
La
pienezza dei tempi, il centro della storia, l'eccesso dell'amore del Padre, la
rivelazione della vertiginosa dignità umana è segnata e compiuta
dall'incarnazione del Figlio di Dio, Uomo-Dio!
Gesù
di Nazaret è il senso di ogni vita umana, la pura gioia, l'unica salvezza di
ogni uomo e donna. Dalla sua morte e risurrezione è sgorgata e sgorga
incessantemente fino alla fine dei tempi l'effusione dello Spirito Santo sul
mondo per rinnovarlo e renderlo Chiesa e la Chiesa trasfigurarla nel «Regno
dei cieli»; e tale effusione dello Spirito va accadendo e deve accadere anche
su ogni persona...
-
Bisogna contemplare con lo sguardo innamorato anche la santa Chiesa, quale
disegno, opera, presenza colmante e irradiante della SS. Trinità.
-
Ancora un'altra commovente presenza trinitaria: Maria è il tempio più puro
della gloria trinitaria. Ogni anima in grazia le assomiglia!
2.
Intimità eucaristica
Che
cos'è l'Eucaristia? E' Gesù vivente realmente presente nel suo Corpo e nel suo
Sangue, ma nascosto nella Chiesa, che ha il compito di esserne l'epifania e la
comunicazione al mondo.
Che
cosa avviene nel mistero eucaristico?
In questa realtà di fede, nella sua profondità inattingibile, come concentrati ed insieme tesi in un pieno ed attuale divenire, sono contenuti per noi, adesso, nella prossimità ad ogni uomo e ad ogni donna del mondo, tutti gli eventi della salvezza... Salvezza soprannaturale, ma dispiegantesi nella storia umana, che si compie per me, oggi, mi raggiunge oggi, viene offerta a me oggi, ed oggi da me deve passare a tutti...
Quando
mi accosto con santità alla s. Eucaristia, quando contemplo e adoro con fede
Gesù, realmente vivo e presente nella s. Eucaristia, io, ora, sono salvato con
gli altri; ma insieme già vivo con tutti i salvati e devo maggiormente
partecipare a salvare tutti. L'Eucaristia è Gesù, la cui azione salvifica si
estende al passato più remoto e raggiunge il futuro estremo: Egli così
abbraccia tutta la storia della salvezza dall'inizio alla fine e la rende
presente qui, ora; ed io sono presente ad essa e ad ogni suo evento. E' per
l'Eucaristia che io non solamente sono contemporaneo al tutto, ma sono anche in
dialogo, in partecipazione e in responsabilità verso tutti.
Allora
quando Abramo o Mosè o Elia agivano, io ero già dentro la loro collaborazione
con Dio per salvare il mondo. Tutto ciò nell'Eucaristia si fa attuale per me.
Non è una storia morta, ma è viva tutta. Però anche ai peccati antichi ero
presente e li approvavo o forse ne soffrivo. Nella storia dei popoli, nelle
umane vicende, va attuandosi un disegno che avrà il suo compimento solo alla
fine dei tempi: il Regno del Padre, ossia il trionfo di Dio, tutto in tutti (cf
1 Cor 15,28).
Lavorare
per le Missioni vuol dire, collegandosi sempre con il passato, saper guardare
al presente ed al futuro: al presente, perché con il nostro impegno ci troviamo
inseriti nella storia della salvezza; al futuro, perché lavorando per
accrescere il Regno di Dio, vedremo in cielo la bellezza ed il valore della
nostra dedizione.
Il
Regno di Dio ha nella storia umana dei secoli il suo centro e il suo culmine
nella croce di Gesù, con l'offerta obbediente di sé al Padre per me, per
tutti.
Nella
passione e morte di Gesù, infatti, si rivela l'Amore del Padre, eterno e
misericordioso, fino all'eccesso... Si rivela anche l'infinito amore di Gesù
verso il Padre e verso di noi.
Nel
sacrificio della croce, il Padre e il Figlio ci salvano redimendoci dai nostri
peccati...
Quel
sangue, quell'Amore, di cui il sangue è segno, misura e prezzo, è la nostra
salvezza...
Nella
croce, Gesù diviene definitivamente e massimamente - è la nuova ed eterna
Alleanza in Lui del Padre con l'umanità - solidale con tutti gli uomini
peccatori; con tutti: anche quelli prima della sua venuta storica, quelli di
tutti i continenti, delle altre religioni, insomma con tutti quelli che sono e
saranno...
Tale
«unione», «congiunzione» e «comunione sponsale» del Cristo con noi -
oltre che radicalmente nell'incarnazione e operativamente e concretamente
durante la sua esistenza - avviene soprattutto nella croce, nell'estrema
desolazione e annientamento dell'agonia e della morte. Qui si consuma il suo «sì»
più grande al Padre, pronunciato nel Getsemani dove il Figlio beve fino in
fondo il calice dell'amarezza, che il Padre converte in calice nuziale.
Ora
tutto ciò che Gesù ha fatto resta attuale, si prolunga giorno per giorno; è
vera la permanenza e la continuità della Sua condivisione con ciascuno di noi e
con tutta l'umanità nei secoli. E ciò avviene nel sacramento dell'altare.
Nella
s. Eucaristia ogni uomo e donna solidarizzano con Gesù in una comunione di vita
divina. Liberati dal peccato, dalla propria condizione di condanna e di perdizione,
si trovano redenti, liberati dalla morte, capaci di superare la morte con la
risurrezione e di godere la comunione di vita eterna con il Padre...
Nell'Eucaristia
si apprende e si vive l'atteggiamento dell'obbedienza: chi fa comunione con Gesù
e lo adora nel silenzio delle grandi solitudini dei tabernacoli, dice e vive il
suo «sì» sponsale a Cristo, insieme con un costante abbandono filiale al
Padre.
E'
il «sì» a Cristo della Chiesa, che vive anche in noi; è il «sì» del suo
dono totale al servizio del Regno di Dio, della sua missione vissuta come dono a
tutti.
L'Eucaristia
alimenta la spiritualità del martirio, perché solo la croce è il culmine
dell'amore: «Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,
32).
Nell'Eucaristia
c'è il martirio dell'amore, ossia della sete d'amore che può essere saziata
solo con il maggior numero di anime portate alla salvezza...
Nulla
nella Chiesa è più grande dell'Eucaristia. Però v'è una sola condizione da
rispettare: che i cristiani vi si accostino con fede e con purezza totale!
Accostarsi
al Cristo presente nell'Eucaristia e riceverlo purtroppo indegnamente con il
peccato mortale nell'anima è compiere un nefando sacrilegio, che l'offende
smisuratamente devastando insieme la sua santità e la missione della sua Chiesa
nel mondo.
3.
Potenza dello Spirito Santo
Vivere
decisamente per la Missione è frutto della presenza e della spinta interiore
dello Spirito Santo. «L'evangelizzazione non sarà mai possibile senza l'azione
dello Spirito Santo...
Si
può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione: è
lui che spinge ad annunziare il Vangelo e che nell'intimo delle coscienze fa
accogliere e comprendere la parola della salvezza.
Ma
si può anche dire che egli è il termine dell'evangelizzazione: Egli solo
suscita la nuova creazione, l'umanità nuova a cui l'evangelizzazione deve
mirare» (EN 75).
Con
la sua morte d'amore Gesù effonde sul mondo lo Spirito vivificante del quale la
sua stessa risurrezione è capolavoro, primizia, segno, sorgente e pienezza.
Tale Spirito nella Pentecoste crea e rende visibile nella Chiesa 1'«umanità
nuova» e la sua missione. Per questo vivere la Missione universale in ogni
tempo e luogo comporta per ciascuno, inserendosi in Cristo e nella Chiesa, di
venire colmato dallo Spirito Santo e dai suoi doni e di essere capace di novità
spirituali per il mondo; esige insomma di essere l'uomo nuovo, l'«uomo della
risurrezione» per rinnovare il mondo.
La
spiritualità missionaria comprende la scoperta nella Chiesa e in noi dello
Spirito Santo, l'interiore esperienza della sua familiarità e irruenza, la
docilità e la partecipazione alla sua missione, comunicata e condivisa sempre
con la Chiesa... l'attenzione e la risposta alle attese e al travaglio del
mondo, che provengono pure dallo Spirito Santo.
Lo
Spirito Santo è la terza Persona divina dall'azione incessante e universale,
che spinge e conduce la Chiesa a tutti gli uomini e tutti gli uomini nella
Chiesa: tutti devono diventare «uno in Cristo» (Gal 3,28) e per mezzo di
Cristo presentarsi al Padre in un solo Spirito (Ef 2,18). La spiritualità
missionaria è universale nel senso che lo Spirito Santo non solo fa aprire al
tutto, ma fa comprendere e cogliere anche il tutto; egli fa entrare nel tutto
della storia della salvezza, nel cuore del disegno di Dio, nel fuoco delle
esigenze ed urgenze della Chiesa missionaria, nel gemito del crogiolo del mondo,
che vuole essere redento.
In
realtà, non basta cogliere e vivere i vari aspetti particolari delle situazioni
dell'umanità, delle sue invocazioni alla redenzione; la spiritualità
missionaria deve abbracciare tutti i tempi, i luoghi, le condizioni, i problemi
dentro cui il Vangelo deve penetrare per esserne fermento; deve contenere
tutte le iniziative apostoliche: le vocazioni, le partenze, l'assimilazione
culturale ed esistenziale, le attese, i mezzi inadeguati, i limiti di ogni
genere, le resistenze, la predicazione diretta, la testimonianza, la pazienza
dell'amore e della speranza, il martirio; tutto ciò è la missione perché
nasca e si rafforzi la Chiesa, che non solo vuole esistere dove non è, ma deve
fare di ogni conquista un nuovo punto di partenza. Insomma anche dove essa va
sorgendo deve farsi missionaria in quanto nuovamente irradiante...
La
spiritualità missionaria non deve intendersi come un'astrazione, una ideologia,
un fatto emotivo, un susseguirsi di sperimentazioni; essa deve invece
considerarsi come una sofferta e dilaniante esperienza apostolica che la persona
vive in maniera intensamente genuina, suscitata dallo Spirito per una finalità
immensa ed eterna...
Se
non si concretizza nella persona e nella sua attività, la spiritualità è
una «pagina di scuola teologica». Invece bisogna vederla incarnata nelle «persone
vive» quale vibrante realtà di un apostolato autentico, innovativo,
purissimo e dilagante (s. Francesco Saverio, s. Teresa di Gesù Bambino, s.
Giovanni Bosco, ecc...).
La
spiritualità esiste solo nelle persone, nelle quali viene realizzata ogni volta
una testimonianza radicale. E' dove lo Spirito Santo fa esplodere la vita
teologale nelle anime a Lui docili; le dota dei sette doni, che rendono
l'eroismo spontaneo e abituale; le impregna della dolcezza infrangibile delle
beatitudini; fa loro assaporare nel compimento dell'apostolato i nove frutti
della sua libertà.
Questa
è la spiritualità vera: è l'uomo nuovo capace di opere grandi per la Missione
nel mare senza confini della storia della salvezza!
Questa
spiritualità missionaria è intensamente ecclesiale: lo Spirito Santo dimora
nella Chiesa per santificarla continuamente e condurla verso orizzonti sempre
più ampi...
«Lo
Spirito Santo dimora nella Chiesa e nel cuore dei fedeli come in un tempio;
guida la Chiesa verso tutta intera la verità, la unifica nella comunione e nel
servizio; la istruisce e dirige con diversi doni... la abbellisce dei suoi
frutti. Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e
la conduce alla perfetta unione con il suo Sposo» (cf LG 4). Egli la spinge
pure sulle strade degli uomini...
4.
Devozione a Maria
Donare
la vita per le Missioni è possibile se guardiamo a Maria, la «Madre della
nostra fiducia» (Giovanni Paolo II, RH 22).
«Se
siamo coscienti di questo compito, allora ci sembra di comprendere meglio che
cosa significhi dire che la Chiesa sempre, e particolarmente nei nostri tempi,
ha bisogno di una Madre» (id).
«Se
in questa difficile e responsabile fase della storia della Chiesa e dell'umanità
avvertiamo uno speciale bisogno di rivolgerci a Cristo, che è Signore della sua
Chiesa e Signore della storia dell'uomo, in forza del mistero della Redenzione,
noi crediamo che nessun altro sappia introdurci come Maria nella dimensione
divina e umana di questo mistero.
Nessuno
come Maria è stato introdotto in esso da Dio stesso. In questo consiste
l'eccezionale carattere della grazia della maternità divina... Di conseguenza,
Maria deve trovarsi su tutte le vie della vita quotidiana della Chiesa... (cf id
22)».
Per
che cosa ci occorre l'intercessione della Madonna? «Solamente la preghiera può
far sì che tutti questi grandi compiti e difficoltà che si susseguono non
diventino fonte di crisi, ma occasione e quasi fondamento di conquiste sempre
più mature sul cammino del Popolo di Dio verso la Terra Promessa, in questa
tappa della storia che ci sta avvicinando alla fine del secondo Millennio...
Terminando...
con un caldo e umile invito alla preghiera, desidero che si perseveri in
questa preghiera uniti con Maria, Madre di Gesù, così come perseverarono gli
apostoli e i discepoli del Signore, dopo l'Ascensione, nel cenacolo di
Gerusalemme» (cf id).
Ecco
allora il nostro costante rifugio: la Madonna della preghiera, la Madonna della
nostra fiducia.
La
Missione universale ha bisogno della presenza di Maria, soprattutto perché
faccia di ognuno di noi un missionario contemplativo e un contemplativo
missionario.
L'anima
che si affida alla Madonna giunge veramente a questa statura apostolica, per
cui cammina con il cuore perduto in Dio e con i passi instancabili sulle strade
di ogni persona, a cui deve far arrivare la notizia e il dono che Dio è Amore!
Il
s. Padre Giovanni Paolo II insiste sulla necessità di affidarci a Maria.
«Affidandosi
filialmente a Maria, il cristiano, come l'apostolo Giovanni, accoglie "fra
le sue cose proprie" la Madre di Cristo e la introduce in tutto lo spazio
della propria vita interiore, cioè nel suo "io" umano e cristiano:
La prese con sé».
Così
egli cerca di entrare nel raggio d'azione di quella «materna carità» con la
quale la Madre del Redentore «si prende cura dei fratelli del Figlio suo», «alla
cui rigenerazione e formazione ella coopera» secondo la misura del dono,
propria di ciascuno per la potenza dello Spirito di Cristo (cfr. RM 45d).
La
devozione a Maria ha però un significato particolare anche quando si vuole
comprendere la dignità della donna e la sua missione:
«In
effetti, la femminilità si trova in una relazione singolare con la Madre del
Redentore...
Qui
desidero solo rilevare che la figura di Maria di Nazaret proietta luce sulla
donna, in quanto tale, per il fatto stesso che Dio, nel sublime evento
dell'incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero, libero e attivo, di
una donna.
Si
può, pertanto, affermare che la donna, guardando a Maria, trova in lei il
segreto per vivere degnamente la sua femminilità ed attuare la sua vera
promozione.
Alla
luce di Maria, la Chiesa legge sul volto della donna i riflessi di una bellezza,
che è specchio dei più alti sentimenti, dei quali è capace il cuore umano: la
totalità oblativa dell'amore; la forza che sa resistere ai più grandi
dolori; la fedeltà illimitata e l'operosità infaticabile; la capacità di
coniugare l'intuizione penetrante con la parola di sostegno e di incoraggiamento»
(RM, 46 b).
5.
Affetto ecclesiale
Dobbiamo
avere una «sofferenza ed un entusiasmo d'amore» verso la santa Chiesa, la
Sposa di Cristo.
Gli
altri sono aiutati ad amare la Chiesa in proporzione del nostro entusiasmo per
la sua santità, per la sua bellezza, per la sua generosità quando è
testimoniata dalla nostra condotta.
-
«Il mistero della Chiesa non è semplice oggetto di conoscenza teologica, deve
essere un fatto vissuto... una connaturata esperienza» (cf ES 16).
-
«Noi dobbiamo saper accendere in noi e negli altri un corroborante "senso
della Chiesa"» (cf id 17): un sentimento profondo di «affetto», di «partecipazione»,
di «comunione», di gratitudine e di servizio...
Dobbiamo
aver una convinzione commossa che conoscere di più la santa Chiesa, amarla,
mettersi al suo servizio è incontrare proprio Gesù vivo, è entrare nel
mistero vivente della santa Trinità, che dimora nella Chiesa, e che per essa,
irradia la sua azione santificatrice nel mondo.
E'
solo mediante l'amore più puro, che ci possiamo porre nel cuore della Chiesa
(cf Teresa di G. Bambino), possiamo sentirci effettivamente figli della Chiesa
(cf Teresa di Gesù) e venir divorati dal suo zelo, che passando in noi ci
tormenta con una agitazione santa e inguaribile.
La
Chiesa - una, santa, cattolica, apostolica - è la nostra famiglia, la nostra
casa, il nostro grembo, il nostro paradiso terrestre, il giardino del «cantico
dei cantici»; ed insieme è la famiglia universale; più misteriosamente, è la
nostalgia e l'attesa più ansiosa sulla terra di tutti i non cristiani.
Senza
la Chiesa, come potrebbe esistere la bellezza nel mondo? Il fuoco dell'amore
dove potrebbe essere attinto, se non esistesse questo focolare?
Perché
non scoprire che la Chiesa universale ed eterna si specchia anche nella nostra
interiorità? Perché non rendersi conto allora che chi si abitua ad amare la
propria anima, purificandola incessantemente con la fiamma inesorabile dello
Spirito della divina gelosia, si abitua a constatare facilmente che anche la
propria anima è Chiesa, è tempio, è una «città d'oro puro»? (Ap 21, 18).
Tutti
i cristiani, soprattutto quanti sono impegnati nella Missione universale devono
sapere ed essere partecipi della inabitante presenza trinitaria, miracolo
stupendo, eppure ordinario in un'anima in grazia! Ma donde ci viene la
certezza della nostra «meraviglia interiore», se non dalla Chiesa? Il fine
dell'uomo non è quello di glorificare Dio?
Dio
non mira a manifestare la sua gloria nel volto e nel cuore dell'uomo redento e
santificato?...
Ogni
persona vive veramente solo quando in lei è presente la SS. Trinità!
L'anima
«in grazia» è un tempio vivente della SS. Trinità, è un altare da cui sale
l'adorazione per la sua gloria infinita; così pure è un'immagine umile e
radiosa della santa Chiesa; e come la Chiesa, anche l'anima «in grazia» è
già nascosta nella comunione trinitaria dell'eternità.
6.
Fraternità universale
Non
si può possedere «la forza» del Regno di Dio dentro di noi con la «spiritualità
trinitaria» senza partecipare della dimensione, tensione, dedizione
universale a voler salvare tutti gli uomini.
Bisogna
arrivare a tutti gli uomini della terra, di ogni zona geografica, di ogni
situazione umana, di ogni condizione.
Bisogna
avere qualcosa dei sentimenti del cuore del Padre: «Egli non vuole che si perda
neppure uno di questi piccoli»... (cf
Mt 18,2 ss).
Bisogna
aprirsi agli orizzonti di Gesù: «Andate in tutto il mondo» (Mc 16, 17)...
«Verranno
dall'Oriente e dall'Occidente» (Mt 8,11)... «Attirerò tutti a me» (Gv
12,32)...
«Mi
è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Mt 28,18).
Bisogna
partecipare in qualche modo all'immensità e alla potenza penetrante e
rinnovatrice dello Spirito Santo, che «soffia dove vuole» (Gv 3,8)...
Bisogna
portare e vivere l'urgenza della Chiesa, inviata a tutte le genti, sentendo nel
nostro cuore, nella vita, nelle azioni, nelle relazioni sociali la tremenda
responsabilità di collaborare con essa a salvare tutti. L'universalità ha una
densità non solo teologica, ecclesiale ed escatologica, ma anche storica,
psicologica, culturale, politica, sociale, economica, estetica, ecc...
L'universalità è soprattutto missionaria, perché è la Missione che fa
tendere ad abbracciare tutta quella umanità, che ancora deve essere
evangelizzata e deve edificarsi come Chiesa del Dio vivente! L'universalità
è il nostro programma.
L'universalità
è dono dall'alto e fedeltà a tale dono; è stile di vita quotidiana, ma anche
sorgente di creatività e di slancio.
E'
fraternità senza frontiere; soprattutto è l'orizzonte definitivo del Regno di
Dio.
Se
tutti i cristiani fossero apostoli, se molte comunità fossero aperte
all'universalità, la Pentecoste diverrebbe per essi l'esperienza di vivere in
un Cenacolo permanente e irradiante; tutti i popoli si volgerebbero alla
Chiesa come alla loro casa di pace; tutta l'umanità si costituirebbe in
un'unica famiglia; tutte le strade del mondo diverrebbero gli itinerari della
fatica missionaria; soprattutto l'anelito del «Padre nostro», che tutto
avvenga «come in cielo così in terra» non sarebbe un obiettivo sempre lontano!
Beato
chi vive la verità che Gesù ha proclamato: «Non chiamate nessuno
"padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del
cielo... e voi siete tutti fratelli!» (Mt 23,9-8).
Ora,
cosa esige questa fraternità universale se non che «il più grande tra voi sia
vostro servo»? (Mt 23,11). Se vuoi raggiungere tutti, scegli l'umiltà e servi
nel silenzio, nella purezza e nel sacrificio il tuo prossimo, ovunque lo
incontri, per la gloria del Padre.
Allora
non hai più stranieri, avversari, sconosciuti, davanti a te! Come dovrà essere
bello il Paradiso, dove ogni creatura umana ed angelica ci sarà amica, aperta,
deliziosamente affascinante e rispettosa insieme!
7.
Cammino verso l'eternità
La
spiritualità missionaria guarda sempre a quel futuro grande, che Dio ha
preparato per ciascuno e per l'umanità: la vita eterna. Dobbiamo raggiungere
tutti Dio.
Lo
scopo della creazione, della rivelazione, della redenzione, della Missione,
insomma dell'Amore che il Padre ha per noi, è la comunione degli eletti con
l'infinita Vita trinitaria nell'eternità svelata.
Sia
incessante allora la nostra meditazione: «L'attività missionaria tende alla
sua pienezza escatologica:
-
grazie ad essa, infatti, secondo il modo e il tempo che il Padre ha riservato al
suo potere (cfr At 1,7), si estende il Popolo di Dio, in vista del quale è
stato detto dal profeta: «Allarga lo spazio della tua tenda, distendi i teli
dei tuoi padiglioni! Non accorciare!» (Is 54,2);
-
grazie ad essa cresce il Corpo mistico fino alla misura dell'età della pienezza
di Cristo (cfr Ef 4,13);
-
grazie ad essa il Tempio spirituale, in cui si adora Dio in spirito e verità
(cfr. Gv 4,23), si amplia e si edifica sopra il fondamento degli apostoli e
dei profeti, mentre ne è pietra angolare lo stesso Cristo Gesù (cfr. Ef
2,20) (AG 9 b).
«La
Chiesa, alla quale tutti siamo chiamati in Cristo Gesù e nella quale, per mezzo
della grazia di Dio, acquistiamo la santità, non avrà il suo compimento se
non nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di
tutte le cose (cf At 3,21) e quando col genere umano anche tutto il mondo, il
quale è intimamente congiunto con l'uomo e per mezzo di lui arriva al suo
fine, sarà perfettamente restaurato in Cristo (cf Ef 1,10; Col 1,20; 2 Pt
3,10-13)» (LG 48).
Deve
risultare sempre presente, per chi lavora per le Missioni, lo scenario aperto
dalla rivelazione: «Il periodo dell'attività missionaria si colloca tra la
prima e la seconda venuta di Cristo, in cui la Chiesa, qual messe, sarà
raccolta dai quattro venti e costituita in Regno di Dio.
Prima
appunto della venuta del Signore, il Vangelo deve essere annunziato a tutte le
genti (cf Mc 13,10)» (AG 9).
La
spiritualità missionaria, perciò, non può tacere l'ultima notizia, non si
distrae e non dimentica il ritorno del Signore. Anzi, tutti dobbiamo sentir
passare in noi il gemito dell'universo, il sospiro dello Spirito Santo, che
piange nelle sue creature e le conduce alla liberazione.
Vivere
la missione con lo sguardo perduto nel futuro di gloria è celebrare sulla terra
la liturgia del cielo. L'Apocalisse ci introduce e ci fa partecipare ad eventi,
che sono simultaneamente del tempo e del cielo.
Anche
la Lumen Gentium ci fa contemplare la missione che va verso l'approdo della
gloria: «Tutti quanti, infatti, noi che siamo figli di Dio e costituiamo in
Cristo una sola famiglia (cfr. Eb 3,6; cfr. per 7 volte nei vv. 1-6: casa),
mentre comunichiamo tra di noi nella mutua carità e nell'unica lode della
Trinità santissima, rispondiamo all'intima vocazione della Chiesa e,
pregustando, partecipiamo alla liturgia della gloria perfetta.
Poiché
quando Cristo apparirà e vi sarà la gloriosa risurrezione dei morti, lo
splendore di Dio illuminerà la Città celeste e la sua lucerna sarà l'Agnello
(cfr. Ap 21,24).
Allora
tutta la Chiesa dei santi con somma felicità di amore adorerà Dio e
"l'Agnello che è stato ucciso" (Ap 5,12), proclamando a una voce:
"A colui che siede sul trono e all'Agnello, benedizione, onore, gloria e
dominio per tutti i secoli dei secoli" (Ap 5,13-14)» (LG 51 b).
C'è
nella Chiesa, la Sposa di Cristo, un tormento e una fretta che le provengono
dallo Spirito, per cui non avanza nella storia confusamente e senza una
direzione, bensì corre verso lo Sposo.
La
Chiesa riempie e associa a sé l'universo con un anelito incessante: Vieni,
Signore Gesù!
Ciascuno
di noi, nell'azione apostolica senza frontiere, deve coscientemente ripetere e
far suo il grido dell'amore: «Vieni, Signore Gesù»!
E
così sperare, pregare, lavorare, donarsi, invocando il ritorno di Colui, che è
il primo e l'ultimo, l'alfa e l'omega (cf Ap 22,12).
8.
Primato dell'essenziale
La
Missione universale obbliga ad una vita cristiana senza alcuna leggerezza.
Si
corre il pericolo - da parte dei cristiani e anche dei consacrati - di vivere
così distrattamente, che affannati per accumulare cose materiali e bramare
piaceri sbagliati, raramente danno importanza alla propria anima, al senso della
vita e a come ciascuno si trovi nella verità davanti a Dio.
Chi
riflette con la necessaria serietà sul peccato che è la morte dell'anima?
Quando
fossimo in peccato mortale siamo un «tralcio secco» nella «vera vite», che
è Cristo.
E'
veramente così: se portiamo dentro di noi dei peccati gravi, anche uno solo,
noi siamo morti nella nostra anima. Ciò è sopportabile?
E
se pure non si agisce così male, ossia con l'urto della gravità contro la
legge divina, l'anima può essere ugualmente irretita da molte vanità da non
percepire di poter e dover essere la «dimora di Dio».
Insomma,
se bisogna collaborare con Dio per salvare tutti nel mondo, perché trascuri te
stesso?
Chi
non conserva una coscienza limpida nella routine di tutti i giorni, non solo non
aiuta per niente gli altri ovunque si trovino, ma ne costituisce un pericolo, un
ostacolo, uno scandalo.
Se
vuoi far qualcosa per le Missioni, devi cominciare a mettere e a conservare la
tua anima «in forma» davanti a Dio, davanti alla Chiesa e al mondo intero. A
che servirebbe consumarsi per gli altri, se la coscienza fosse arida o avesse
elevato un tempio torbido al proprio «io»? Bisogna vivere, a qualunque prezzo,
in grazia di Dio. Il primo interesse per le Missioni obbliga ciascuno a vivere
l'esistenza terrena impegnato a procurarsi la personale salvezza eterna. E
questa ha il fondamento nella vita di grazia.
Lo
sguardo abituale, umile e chiaro sulla propria anima, allena progressivamente a
cogliere la vera situazione interiore davanti a Dio.
Solo
i puri di cuore vedono anche in loro stessi la santa presenza di Dio.
C'è
da dire qualcosa di bello: la pace abita in un'anima pura; dove c'è Dio, la
pace non soffre turbamenti né sconvolgimenti. Qualche increspatura sì, ma
non di più. Vi possono essere anche ansie e sofferenze grandi, ma la pace
permane. I santi soffrono molto più degli altri; però è una sofferenza
d'amore, non è l'agitazione, la disperazione o il malessere dell'assurdo.
L'anima
«in grazia» porta già in sé la gloria dell'eternità; in essa la gioia si
mescola alla luce e alla bellezza, come all'alba il mare si accende di bagliori
perché il sole vi s'immerge.
E'
facile vivere nella gioia; come è anche facile incontrare chi si va disperando
perché insegue miraggi folli e alienanti, allontanandosi da Dio.
Si
naviga sul gran mare della pace interiore solo quando Dio ci è familiare e
l'anima è trasformata in una luce d'eternità.
9.
Interiorità, specchio della Missione
Solamente
se raggiungiamo una piena limpidezza spirituale, dalla chiarità interiore
erompono le urgenze della Missione universale; lo Spirito Santo, vasto incendio
dell'Amore infinito, ci sprona ad una operosità insonne, tesa a promuovere
mille novità ecclesiali. Allora verifichi che la Missione universale ti diviene
un dono. Essa serve anche a questo: a non farti sentire generoso per le opere
buone che fai, ma a farti apprezzare il valore della tua anima, che custodita
nell'umiltà e nel santo rispetto di Dio, diviene più docile a collaborare con
Lui. Quando Dio ci consuma, noi siamo un dono maggiore al mondo.
Veramente
il disegno di Dio s'incentra su di te; tutto il comportamento di Dio vuole il
tuo «sì», per colmarti di gaudio e di novità; Dio ti ama, perciò ti vuole
con Lui per sempre, in una comunione d'amore.
Il
Padre ti dona il Figlio e lo Spirito: dove li accogli, se non nel profondo della
tua interiorità, per cui la tua persona s'illumina di dignità altissima?
Tu
sei la sua «immagine»; per questo non puoi tollerare deformazioni e vuoi,
devi splendere della sua gloria fin da questa terra.
Ma
se la tua anima fosse devastata dal peccato, la divina gloria in te è spenta.
Il
peccato, che è un separarsi violento della creatura da Dio, spegne la bellezza
e lo splendore interiore; allora sacrificati, ma non far mai accadere questo
male per te.
Impedisci
che ciò avvenga anche negli altri. E' dentro di te, che Dio compie
meraviglie; ed è nel cuore di ogni persona, che devi contribuire a far fiorire
la presenza di Dio.
Le
Missioni ti fanno scoprire in ogni uomo il miracolo della sua grandezza:
l'interiorità! Ed anche il dono soprannaturale che Dio vuol concedere a tutti:
la grazia della redenzione, che è la santificazione dell'uomo e la divina
presenza nel cuore puro e rinnovato.
Se
scopri il valore e la luce della tua anima, non potrai contenere l'entusiasmo
verso Dio, ma anche verso di te. Ed anche l'ansia verso gli altri.
E
ciò senza orgoglio. Dio ti diviene familiare, perché ne hai brama e conosci un
amore che ti avvince di pace e sogni solo un volto, solo un cuore, solo una
bellezza: quella del Dio vivente.
La
tua anima grida a Lui tutte le poesie della dolcezza e aspira a tutti gli
eroismi dell'amore.
Allora
anche il tuo prossimo lo guardi come scruti la tua anima: con la tenerezza di
Dio.
Vai
al di là d'ogni apparenza: vedi in ognuno dei miliardi di non cristiani la
vocazione a possedere «la gloria di Dio», che attende ora il battesimo e
domani, oltre il tempo, il cielo per manifestarsi definitivamente.
Ed
hai speranza, misericordia, oblatività per tutti. Allora veramente sai donarti
a tutti, dai piccoli gesti quotidiani agli impegni storicamente più innovativi
e duraturi, senza far mai sollevare il fumo del successo e dell'illusione.
Allora
non si verifica l'amarissima denuncia di Gesù: «Voi vi ritenete giusti davanti
agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli
uomini, è cosa detestabile davanti a Dio» (Lc 16, 15).
Abbi
cura, quindi, della tua interiorità, perché è lo specchio della tua dedizione
missionaria.
10.
Imminenza della vita eterna
Sii
sempre memore del monito di Gesù: «Che ti giova, se guadagnassi pure il mondo
intero, se poi perdi te stesso? A che serve aver successo nel mondo se perdi
alla fine la tua anima»?
La
più grave e irreparabile follia sta nel concludere la propria esistenza nel
fallimento davanti a Dio. Una forma di tristezza inguaribile nell'uomo gli
deriva dal fatto che non sa o non vuole vedere davanti a sé la vita eterna.
Se
ami molto le Missioni, la tua vita scorre nella pace; perché non fissi più la
tua dimora tra le ombre del tempo, ma poni il cuore già dove è il definitivo.
Per questo sai lavorare con un cuore di apostolo e tutto rendi apostolato. Se
ami le Missioni, non puoi non amare la vita eterna. Così pure se dentro di te
ardono la certezza del cielo e il braciere della «vita eterna» - la grazia di
Dio -, non puoi non amare le Missioni.
Liberati
presto dalle illusioni: tu costruisci case; metti da parte molto denaro; vuoi
una salute florida; hai studiato molto; ci tieni a salire la scala sociale; ma
ciò a che serve, se prima o poi anche tu silenziosamente te ne parti e dopo il
terzo giorno nessuno più parlerà di te? E come sarà per te l'incontro con Dio
come tuo giudice?
Vivi
e lavora quindi per la vita eterna; procura di salvarti l'anima e di fare
tutto perché anche gli altri sulla terra conoscano e amino Dio per salvarsi
mediante il tuo esempio e la tua preoccupazione apostolica.
Se
vuoi sapere se ami le Missioni, vedi quanta nostalgia sale dentro di te verso il
cielo.
Chi
vive veramente per il cielo, passa sulla terra come un fiume di generosità e
mentre coinvolge gli altri al bene e alla fede, non solo è pieno di pace il suo
approdo finale, ma lo è anche lo scorrere delle sue ore nella sua
responsabilità e presenza comunitaria.
Ciascuno
di noi porta nel clima quotidiano una forza di pace, pari alla misura della
grazia santificante, che è la «vita eterna» penetrata in noi e carica di
tensione verso l'esplosione della sua pienezza nella visione di Dio.
Quando
si porta nel cuore l'abbondanza della grazia - l'altro nome della «vita eterna»
- si vive con una grande attesa che preme e la morte è sentita e giunge senza
tristezza. Allora si ha pure il culto del tempo, che non è più inteso
materialisticamente come «il tempo è denaro», bensì apostolicamente come «il
tempo sono le anime» da guadagnare a Dio.
Per
chi fa apostolato vero l'esistenza è attraversata da mille alleluja e irrorata
da voli d'angeli, anche se la croce lo atterra di frequente per farlo possedere
dall'Amore.
Chi
ama le Missioni, prima o poi arriva a tale pienezza d'amore, che solo la vita
eterna ne potrà colmare il tormento di totalità e ne avvererà il
travolgimento in beatitudine.
Sono
queste le verità più elementari; ma tutti vi poniamo l'attenzione necessaria?
Quanti
problemi si risolverebbero immediatamente e come apparirebbe inconfutabile la
vocazione dell'esistenza umana, che ci è stata data come dono, risposta e
dovere di gioia! E questo per tutta l'umanità! Dio è veramente grande
nell'amore: Lo conosciamo così?
Occorrono
apostoli così per accostarsi con dignità ad asciugare le lacrime di milioni di
disperati nel mondo e per il compimento di una «nuova evangelizzazione».
Mio
padre non mi risparmiava i rimproveri e neppure la bacchetta; ma io, dopo
qualche giorno di vita giudiziosa, tornavo alle mie scorribande.
Un
giorno egli fu avvisato d'una mia nuova scappata, e si mise in cammino per
cercarmi, proprio come il buon pastore che va in cerca della pecorella smarrita.
Mi trovò e, con voce tonante, m'intimò: «Fermati!».
Rimasi
là inchiodato, perché sapevo che mio padre non scherzava. Mi prese per mano
senza proferire parola e mi ricondusse al villaggio. Ma prima di ricondurmi a
casa mi fece entrare in chiesa, davanti all'altare della Madonna. Mi fece
inginocchiare vicino a sé, e pregò così: «Madonna mia, non so più cosa fare
di questo figliolo. Lo do a voi, ve lo regalo. Vedete un po' voi se riuscite a
cavarne qualcosa...».
Il
mio caro vecchio possedeva la fede dei patriarchi: il suo esempio, la sua
pazienza e la sua preghiera m'hanno salvato.
Grazie
a Dio, con l'aiuto della Madonna mi rimisi seriamente allo studio; il parroco mi
dava lezioni e poi mi aiutò ad entrare nel seminario di Précigné... Ed eccomi
qua, missionario del Signore, nel Grande Nord canadese.
Emilio
Grouard O.M.I. (1840-1931) Athabaska, Mackenzie (Canada)
Cristo
ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi... Ciò che conta
è la nuova creatura (Gal 6,15).
Voi,
fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga
un pretesto per vivere secondo la carne...
Vi
dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i
desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo
Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda...
Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio.
Il
frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà,
fedeltà, mitezza, dominio di sé (=castità)... Ora quelli che sono di Cristo
Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri.
Se
pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito (cf Ef
5,1.13. 16-25). (Parola di
Dio)
1.
Conversione
Quante
volte accade, volgendo lo sguardo al prossimo, alla società, al mondo, di
provare un sentimento acuto fino all'angoscia, un imperativo forte di volere un
cambiamento, un rinnovamento, un superamento di tante situazioni tristi!
«Bisogna cambiare tutto, rinnovare tutto»!... si dice, si crede, si vuole. Ma dov'è la «via giusta»? Si tratta di assumersi un impegno inevitabile, condotto così:
-
Esigere la conversione della mente, del cuore, dei costumi da noi stessi il più
possibile, prima che dagli altri; esigerla sempre da noi stessi, anche se gli
altri vanno per loro conto; esigerla da noi stessi non solo all'inizio, ma fino
alla fine. Esigerla in modo radicale e permanente da noi stessi con la morte del
nostro orgoglio, della nostra sensualità, del nostro attaccamento alle
sicurezze umane... collaborando con lo Spirito Santo e in ascolto della Parola
di Dio...
-
Eliminare e sradicare da se stessi il peccato fino alle minime sfumature e
orientarsi con umiltà e decisione verso le più alte possibilità della santità.
In questo occorre porsi alla scuola dell'ascesi classica della tradizione cristiana.
Vi sono maestri di grande efficacia: s. Giovanni della Croce, s. Ignazio, s.
Benedetto, Carlo de Foucauld, ecc... Come vi sono maestre di sicura dottrina ed
esemplarità: s. Caterina da Siena, s. Teresa di Gesù, ecc...
-
Vivere consapevolmente e con gratitudine il proprio battesimo, che nello
Spirito Santo è «il rinnovamento personale» il più grande, anzi l'unico
radicale rinnovamento dell'essere umano... Dal battesimo viene «il cuore
nuovo», si diviene «dimora dello Spirito Santo»...
-
Vivere la conversione come strappo dal mondo e come contestazione di esso, di
satana e di ogni suggestione perniciosa, per quanto seducente e allettante...
-
Vivere quotidianamente sia personalmente che come testimonianza le tre «rinunce»
che si pongono alla base della scelta battesimale insieme all'adempimento degli
impegni di fede, pure ivi espressi...
-
Vivere la conversione come sequela di Cristo, come trionfo in noi dello Spirito
Santo, che non solo estirpa il peccato mortale e veniale, ma anche le sue radici,
per far affermare in noi la vita teologale, l'espansione delle beatitudini, la
maturazione dei suoi sette doni con i conseguenti frutti spirituali...
-
Attuare la vigilanza, perché se continuiamo a patteggiare col peccato, se ci
sfiora anche la sua ombra pestilenziale, se accettiamo i compromessi col mondo,
non saremo mai liberi, né lieti, né capaci di svolgere la Missione
universale...
Per
vivere la conversione, con cui comincia e progredisce una reale sequela di Gesù,
la sua nella nostra «via crucis» esistenziale e apostolica e la sua amicizia
nella grazia, è necessaria la nostra obbedienza al grido di Giovanni Battista e
alla veemenza degli altri profeti, per scuotere la nostra condotta e infonderci
la serietà del timore di Dio. Ogni autentico generale rinnovamento nasce da una
personale ed incessante conversione del cuore; essa comprende anche l'urgenza
di:
-
riparare i nostri peccati e quelli del mondo, dando tutto l'amore a Dio e ai
fratelli per il tempo nel quale non li abbiamo amati e ponendo un maggior amore
nel vuoto che i peccati hanno creato nella storia;
-
salvare le anime, perché abbiamo finalmente compreso che il prezzo infinito di
una sola anima è sempre il sangue di Cristo;
-
farci avvolgere e penetrare ogni giorno dal fuoco della Parola di Dio, che ha la
capacità - se corrisposta - di togliere da noi ogni traccia di egoismo e di
durezza...
-
accostarci ogni volta al Vangelo con le lacrime del cuore, perché ancora siamo
lontani dalla purezza che il Maestro ci chiede;
-
operare appassionatamente per la conversione degli altri, perché solo chi
raggiunge Dio e si butta nella sua tenerezza misericordiosa è salvo per sempre.
Invece chi rifiutasse l'Amore infinito di Dio è «dannato» per sempre.
-
La conversione ha la sua sorgente nel sacramento della penitenza, dove il
perdono di Dio è senza limiti e la nostra serietà diventa amore per la croce.
2.
Contemplazione
La
contemplazione non è propriamente una forma di preghiera raccolta e
interiorizzata, ma è la vita cristiana spinta alla sua più alta espressione:
la familiarità sperimentata e avvincente che concede a noi il Dio vivente.
La
contemplazione è docilità umilissima a Dio, accolto in noi; è conoscenza
d'amore; è l'amore più alto che fruisce, per grazia, di una intimità
soprannaturale fino all'esperienza trinitaria.
Dio
si concede a coloro la cui vita interiore va crescendo attraverso la
purificazione e la trasformazione del loro cuore e del loro apostolato. Costoro
avvertono uno straripare delle ricchezze dell'Amore divino e una maggiore
conoscenza del suo altissimo mistero.
La
contemplazione è l'esperienza indicibile sulla terra, che un'anima vive quando
è visitata da Dio in misura traboccante. Tutto il suo essere ne è penetrato,
pervaso o assorbito. E perché questa «visita divina» avvenga, ordinariamente
l'anima ha attraversato tenebre e aridità purificatrici. Insomma è distaccata
da sé, dal mondo, da ogni peccato; e vive da tempo solamente di Dio e dei suoi
interessi. Oppure è l'inizio dell'avventura di Dio con essa. Certo, Dio resta
sempre libero di trattare le sue creature nei modi e nei tempi che Lui stesso
stabilisce, perciò la contemplazione non si programma, ma l'anima vi si
dispone e l'accoglie.
La
contemplazione fa della fede non solo una notizia, ma una esperienza d'amore.
L'anima conosce l'Invisibile e l'Ineffabile, perché ne viene «toccata».
La
contemplazione è l'esigenza fondamentale di ogni apostolato; non ne è solo il
vertice, ma anche la sorgente. Essa è propriamente costitutiva della stessa
esistenza cristiana, che è crescita di grazia e di vita teologale.
-
«Bisogna che il nostro zelo per l'evangelizzazione scaturisca da una vera
santità di vita» (EN 76 d).
-
«II mondo reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio, che essi conoscano
e sia loro familiare, come se vedessero l'Invisibile» (cf 76 c).
Bisogna
lasciarsi veramente possedere e condurre dallo Spirito Santo (cf 75 c).
Allora
accadrà che in noi vi sarà «uno slancio interiore, che nessuno, né alcuna
cosa potrà spegnere» (cf 80 h). La «contemplazione», tuttavia, esige i tempi
del deserto, della croce, del silenzio, della solitudine, della meditazione, del
tu a tu prolungato davanti a Dio.
La
contemplazione esige, allora, l'umiltà di fermarsi, sostare, farsi conquistare
dall'azione dello Spirito Santo, che fa cadere i nostri vizi, ci purifica dai
nostri peccati, ci libera da noi stessi, ci spinge ai sacrifici più grandi e
gioiosi, fino a farci entrare nel «silenzio dell'adorazione».
E'
l'esperienza del Dio vivente come «roveto ardente». E' l'obbedienza totale
all'appello di Dio. E' portare nella propria persona i segni delle visite e
della presenza divina.
Così
la contemplazione fa divenire l'apostolo in mezzo agli altri una presenza
sorgiva di salvezza e di santificazione.
Allora
la contemplazione spinge l'apostolo in mezzo agli altri come «un roveto ardente»,
perché Dio che è in noi, ci brucia d'amore e ci colma di una potenza salvifica
irradiante.
La
contemplazione tuttavia - bisogna ripeterlo - conosce un itinerario a più
tappe; occorre avere il coraggio prima di tutto di cominciare e poi la
perseveranza eroica e dolce di non fermarsi più, facendosi accompagnare
normalmente da una guida esperta.
Se
vuoi sapere come puoi svolgere fino in fondo la tua Missione universale,
ricordati che la contemplazione ne è il segreto.
I
patriarchi biblici andavano errando da un posto all'altro - iniziando la storia
della salvezza - alla ricerca della terra futura, ma sempre scavando pozzi e
costruendo altari. Anche tu devi scavare dentro di te per purificarti e
innalzarti nell'adorazione verso il volto di Dio.
3.
Vocazione
Per
vocazione intendiamo non solamente il primo appello con cui il Padre ci chiama a
servirlo e a seguire per una via personale e definitiva il suo Figlio, ma anche
il cammino spirituale e apostolico durante tutta l'esistenza, percorso sotto
il «fuoco» e la «forza irresistibile» della stessa divina Parola, che non
cessa mai di indirizzarsi a noi per essere obbedita.
Noi
siamo legati a tale Parola dolcissima e inesorabile. Noi viviamo solo se
dipendiamo da tale Parola. Essa diviene per noi «volontà di Dio», adesso e
qui. Se questa Parola tacesse per noi, noi saremmo perduti. Entreremmo nel paese
del silenzio, dell'oblio (Sal 93,17; 87,13).
La
vocazione è l'appello costante di Dio, che chiama sempre a servrLo, a lavorare
con Lui per il suo Regno. La vocazione è permanente.
Ecco
come vivono gli apostoli: noi siamo conquistati dalla volontà di Dio. Dio
cammina con noi. Il Padre ci indica a mano a mano una strada, che è tracciata e
percorsa anche dal Figlio suo; su di noi risuona incessante il «seguimi!»
del Figlio, che non finisce più...
Noi
viviamo attimo per attimo, davanti al volto di Dio; non facciamo apostolato di
nostra iniziativa, né secondo la nostra fantasia e i nostri umori o piaceri; su
di noi c'è una forza, che non ci lascia in pace, ci afferra totalmente per
buttarci all'avventura del Regno, sempre da capo.
Se
ti domandano: «Perché fai questo?... Come mai agisci così? Come spieghi ciò
che fai»?
A
queste domande tu non sai rispondere che in un solo modo: «E' la mia vocazione!
Sto seguendo Gesù, il mio Maestro, la mia via... Il Padre opera sempre ed io
faccio come Lui mi mostra (cf Gv 5, 17-39).
Anche
a te stesso devi ripetere: «Devo seguire la sua vocazione su di me»...
Il senso della nostra vita è assicurato dalla Parola di Dio, che ha mille modulazioni ad ogni istante: è conferma, certezza, dolcezza, amore, afferramento, cibo, luce, dialogo, riposo, amicizia, coraggio, silenzio, sguardo, canto, martirio, purificazione, vita, eternità...
E'
una Parola, che è la stessa Presenza divina che guidava e scuoteva i profeti...
E'
la stessa esperienza che faceva Gesù tra di noi: «Ciò che piace a Lui io
faccio sempre!... Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e
compiere la sua opera (cf Gv 8,29; 4,34).
La
vita vissuta come «vocazione» impone uno stile di generosità, di dipendenza
dall'alto, di prontezza, di libertà dal mondo, da satana e dal proprio io;
contiene una obbedienza, che tende ad una pienezza di adesione totale, fino ad
incarnarsi ed esprimersi nelle forme speciali riconosciute dalla Chiesa:
contemplativa, sacerdotale, religiosa, laicale, familiare, ecc...
E'
chiaro che chi si assume specificamente un impegno di consacrazione verginale
deve essere veramente chiamato da Dio con «speciale grazia». E la risposta col
«sì» iniziale deve tramutarsi in fedeltà perenne con identica, anzi
crescente oblatività.
Qui,
però, vogliamo anche intendere come «vocazione» quella radicalmente rivolta
a tutti, senza escludere nessuno: ogni battezzato è invitato e sollecitato a
non vivere mai per sé, ma è ordinato a costruire il Regno di Dio e a salvare
il mondo. La vocazione, in questo senso ampio e generale, non è meno forte per
ciascuno: chiunque voglia dedicarsi al problema missionario totalmente - anche
i laici: un uomo, una donna, una famiglia, in qualunque condizione di vita e di
professione, ecc... - deve portare nel cuore la forza della «Parola di Dio» a
cui va donato un consenso permanente.
A
questo punto, però, si può e deve dire con chiarezza: dentro il campo e
l'esperienza del nostro apostolato missionario - formazione, animazione e
cooperazione missionaria - devono sorgere senza numero, per grazia dello Spirito
Santo, numerosissime vocazioni alla consacrazione verginale, piena e
definitiva!
Chiunque
ama e vive per le Missioni con zelo grande sogna il fiorire di innumerevoli
giovani esistenze, che si riservano a Dio con amore esclusivo ed eterno per camminare
nel mondo ed annunciare il Vangelo a tutti i fratelli e le sorelle dei
continenti.
4.
Animazione
Intendiamo
come «animazione» l'apostolato, che nella Chiesa i pastori, i missionari ed
altri responsabili rivolgono a noi come informazione, proposta, stimolo,
urgenza, testimonianza al fine di farci amare di più la Missione universale,
come includiamo pure quello che noi stessi rivolgiamo agli altri, alle comunità
per lo stesso scopo. Quindi è un'animazione accolta ed esercitata. Ora ogni
animazione missionaria è prima di tutto e sempre un'attività «spirituale».
Animare - nel senso più ovvio - vuol dire «vivificare».
L'impegno
di animazione «spirituale» consiste nell'infondere e suscitare la «vita
spirituale», nel trasmettere il fuoco potente dello Spirito Santo propriamente
nella profondità dell'essere umano, nella sua coscienza, nel suo cuore.
E'
un'azione delicata e grande, che si dirige a quel «centro» decisivo della
persona, che è il suo cuore, la sua interiorità, la sorgente della sua
personalità e responsabilità.
Ora
qui - non va mai dimenticato - vi può e vi deve arrivare solo lo Spirito Santo,
creatore, vivificatore e santificatore del cuore umano. Ogni altra presenza,
senza o contro lo Spirito Santo, è inutile, oppure è negativa, devastante e
schiavizzante.
Lo
Spirito Santo solamente può cambiare e trasfigurare il cuore dell'uomo,
radicalmente, infondendo la vita trinitaria e liberandolo dalla morte
spirituale.
«Animare»
è ridare quel soffio divino di vita soprannaturale, ove questa fosse spenta;
oppure è ridestarla, ove si fosse attenuata o sopita; oppure è ingigantirla e
farla avvampare come un incendio, tale che non possa più contenersi...
L'animazione
«spirituale» è un'attività apostolica preziosa e necessaria; impossibile però
alle nostre sole risorse, tecniche, possibilità umane.
Bisogna
avere in noi lo Spirito Santo e collaborare con Lui mediante la preghiera, la
docilità, la purezza, la povertà, l'abnegazione, la fedeltà... Quanto più
egli s'impossessa di noi, tanto più agisce tramite noi sugli altri, fin nel
loro intimo io, smuovendo anche delle situazioni difficili per farvi entrare
il Regno di Dio...
Ora
i due tempi dell'animazione sono inseparabili: accogliere e fare animazione.
L'animazione
missionaria, che noi dobbiamo accogliere all'interno della nostra interiorità
e della nostra comunità, è sentirci sempre sotto il soffio dello Spirito e
sotto l'urto degli eventi che, nella Chiesa e nel mondo, non ci permettono mai
sonno, inerzia o comodità. L'animazione missionaria, che noi siamo chiamati a
svolgere verso gli altri, consiste nel suscitare altri apostoli per la
Missione universale; nel coinvolgere alla partecipazione missionaria il
maggior numero di anime; nel trasformare le coscienze, nell'aiutare molti ad un
cambiamento di vita, ogni giorno, perché anch'essi ne possano fare un dono
all'impresa di salvare il mondo.
Solo
nei santi si trova l'animazione adeguata che fa crescere il numero degli operai
per la messe del Regno e fa irrompere nel mondo una corrente di redenzione!
Essa
suscita anche opere, slanci, gesti; essa illumina e risolve anche situazioni
inestricabili, personali o comunitarie; l'animazione è un apostolato che si
compie nella docilità all'azione dello Spirito, il quale pone in atto i suoi
doni per rendere le persone a Lui docili «veramente» capaci di essere «apostoli
del Regno»...
E'
un apostolato non da dilettanti o da animi rozzi, arroganti, violenti, mondani,
superficiali, attaccati a se stessi... E' un apostolato delicatissimo e urgente,
necessario e prezioso. Per questo esige grande capacità di rispetto verso le
anime e di umilissima attenzione verso lo Spirito con una prontezza di
sacrificio di alta qualità evangelica...
5.
Cooperazione
Dedicarsi
con fervore e continuità a promuovere molte attività per la cooperazione
missionaria - ed aiutare gli altri a effondere ugualmente la stessa generosità
e gratuità di fede, speranza e carità in modo ufficiale nelle comunità ed
occasionalmente in ogni incontro personale - è proprio di chi è stato
conquistato interiormente dallo Spirito Santo alle esigenze del Regno di Dio.
Le
opere che ne derivano sono il segno del fiorire del Regno ed insieme il frutto
di una necessità interiore che si apre alla risposta ad esso.
Se
lo Spirito abita in te, in te arde l'Amore divino, infinito e dilatante. Allora
ami, ami veramente tutti! Ed operi attorno a te, anche lontano, senza misura.
Cosa
comporta, allora, amare e lavorare - nella cooperazione – per la Missione
universale?
Include
prima di tutto il «dono di se stessi».
Questo
si consuma gradualmente nel sentire e vivere la propria esistenza finalizzata al
Regno di Dio, che deve crescere in ogni parte della terra; nell'adoperarsi con
tutte le forze e le risorse a dare un contributo permanente e integrale alla
Chiesa missionaria «dalle frontiere universali».
Il
dono di sé consiste nel far giungere e nello stabilire con le «frontiere
universali» una costante solidarietà personale, familiare, comunitaria, sempre
più ampia e crescente...
La
cooperazione autentica è nell'amore totale, che si dispiega soprattutto quando
è creativo, coinvolgente e trascinante.
Non
si tratta quindi di dare qualche cosa alle Missioni, ma di sentire - e far
sentire - e tradurre in stile e gesti autentici che la Missione universale
appartiene anche a noi...
Non
solo si aiutano le giovani chiese, tenendo presente la complessità della loro
rete organizzativa e pastorale, ovunque è impiantata e respira e opera e deve
crescere, ma si ha la coscienza e la responsabilità che la Missione universale,
ed ogni realtà missionaria, è la «mia» missione ed arriva anche qui, nella
mia comunità, alla soglia della mia casa, all'interno della mia stanza...
Noi
non vogliamo solamente aiutare tutti i missionari, ma vogliamo a tal punto
solidarizzare con essi, da sentirci «una cosa sola con loro», con i loro
problemi, le loro conquiste e i loro fallimenti... così pure protenderci verso
tutti «i non cristiani», che sono ancora la «stragrande maggioranza» del
mondo (cf AG 10).
Questo
«divenire una cosa sola» è il programma dell'AG 28 ed anche il nostro.
Cooperare
vuol dire tendere tutti allo stesso scopo, in maniera consapevole e nel contempo
ordinata; indirizzare, in piena unanimità, le forze di tutti all'edificazione
della Chiesa, dove ancora deve nascere o dove è troppo piccola.
Ecco
allora il traguardo della cooperazione missionaria: divenire tutti una «forza
sola», spirituale e operativa; realizzare veramente un'«anima sola», una
comunione con tutti e di tutte le nostre cose, ma sempre insieme e sempre in
crescendo, per cui «il lavoro dei messaggeri del Vangelo e l'aiuto dei
cristiani» e delle comunità sono così collegati e regolati da esprimere una
possente strategia dello Spirito Santo e della sua Chiesa, che respira nello
stesso tempo la completa unità e la più universale apertura verso il mondo da
evangelizzare.
La
comunione è un respiro che unifica e dilata insieme. La cooperazione vive e
testimonia proprio questa comunione (cf id. 28).
La
cooperazione, così, comporta che il cristiano partecipi alla Missione
universale con tutto se stesso: la mentalità, lo stile quotidiano, il tempo, il
denaro, la parola, i talenti, l'ascesi, la vita interiore, la riparazione, la
preghiera, l'attività professionale, familiare, culturale, la testimonianza,
l'irradiazione verso gli altri dello stesso amore...
E'
chiaro che oltre a donare la propria cooperazione, occorre provocare anche
quella degli altri: da qui proviene il dovere apostolico e pastorale di
coinvolgere tutti gli ambienti e tutte le comunità allo stesso scopo...
6.
Condivisione
Per
vivere sempre di più la Missione universale occorre scoprire ulteriori tappe e
avanzare per gradi successivi, fino a quel traguardo finale, che è per tutti
la santità. Solo il santo realizza compiutamente la sua esistenza per il
Regno di Dio.
Vediamo
adesso cosa è la condivisione: è la nostra responsabilità missionaria, che si
traduce mediante fatti sempre più concreti e scomodi in uno stile abituale di
assimilazione agli ultimi, verso i più poveri.
La
Chiesa è comunione tra Dio e gli uomini e tra tutti noi in reciproca solidarietà.
Allora, seguendo s. Paolo, risulta chiaro che se tutti partecipiamo ai beni
spirituali, esiste una necessità quotidiana di scambiarci anche i beni materiali.
E questo scambio è «un servizio sacro» (cf Rom 15,27).
La
condivisione è l'unità concretamente vissuta. L'unità perfetta con Gesù e
tra noi sarebbe il Paradiso ritrovato; se l'unità accadesse veramente, sarebbe
già il Paradiso sperimentato sulla terra, tra noi.
L'unità
porta ciascuno allo scambio reale dei suoi beni verso tutti; l'unità è la
prova che Gesù è nei nostri cuori e in mezzo a noi. Niente di ciò che è
propriamente nostro, lo è esclusivamente, perché ci vien dato dal Padre per
essere distribuito a tutti.
La
condivisione si attua quando si ha il coraggio dell'uguaglianza. Ma va ribadito:
verso gli ultimi.
La
condivisione è la prova che la realtà della Chiesa vive nei nostri cuori e
nelle nostre azioni: «Il corpo, pur essendo uno, ha molte membra; e tutte le
membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà,
noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un corpo solo,
giudei o greci, schiavi o liberi... Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra,
ciascuno per la sua parte... Dio ha composto il corpo... perché non vi fosse
disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre»
(cf 1 Cor 12; è bene conoscere tutto il cap. 12).
La
condivisione prima di tutto e con sofferta serietà va attuata a livello
spirituale: «A ciascuno è stata data una manifestazione particolare dello
Spirito per l'utilità comune...» (cf 1 Cor 17, 7).
Fare
apostolato è mettere in comune ciò che lo Spirito ha dato a ciascuno; la mia
preghiera è quella di tutti e per tutti; la mia grazia e quella di tutti e per
tutti; la mia ricchezza intima, i miei doni spirituali sono quelli di tutti e
per tutti. Così pure il modo migliore di svolgere l'apostolato è attuarlo «insieme».
La
condivisione, però, deve manifestarsi anche a livello pratico: non solo ciò
che sono è per tutti, ma anche ciò che ho è da considerarsi a servizio di
tutti, in egual misura. Soprattutto verso i più bisognosi.
Non
divido se non do fino a realizzare tra noi una uguale misura. Devo considerare i
destinatari indigenti, quelli con cui sono chiamato a condividere per avvertire
quanto sia stringente il dovere della condivisione: quanta gente nel mondo ha
meno di me, ha nulla di fronte a me: Cosa faccio allora?
Bisogna
arrivare a mettere in pratica una donazione, una immedesimazione, che parta
dalla sincerità del cuore, fino al «prestito senza ritorno», al «dono della
tunica», oltre che del «mantello», fino al programma integrale del discorso
della montagna, dell'inno della carità (cf 1 Cor 13), delle umili e
insuperabili «opere della misericordia spirituale e corporale».
La
condivisione dovrebbe condurci a non avere più «spirito di proprietà», a non
avere più l'esclusiva nell'uso di questo o di quello, a smettere di lottare
nella società solo per rivendicazioni materiali personali o di gruppo,
ignorando che bisogna invece ingaggiare la lotta per i valori morali e
spirituali, per una convivenza più sana, soprattutto per il bene dei giovani.
La
condivisione ci fa accogliere con gioia la proposta di Gesù di vivere nella
libertà, affidandoci alla Provvidenza del Padre (cf Mt 6,25-34) e divenire noi
stessi «Provvidenza del Padre» per i poveri e per ogni fratello comunque
bisognoso.
La
condivisione ci fa assumere la categoria, quasi dominante nel Vangelo, che i
figli di Dio sono i «servi del Regno», come lo è stato Gesù, che è venuto
per servire (= sacrificarsi e morire) e non per essere servito.
E
allora dall'uguaglianza si passa anche alla rinuncia totale, come Gesù ha
dimostrato in se stesso.
7.
Comunione
Sulla
«comunione» c'è più di un documento del magistero attuale.
Ivi
si può trovare la ricchezza d'un programma personale e pastorale.
Proprio
dalla Bibbia risulta che «questa parola diventa caratteristica per le comunità
cristiane» (cf BJ pag 402). Inoltre, «questo termine esprime uno dei temi più
importanti della mistica giovannea: unità della comunità cristiana, fondata
sulla unità di ogni fedele con Dio, nel Cristo... Questa unione con Dio è
manifestata dalla fede e dall'amore fraterno. La testimonianza apostolica è
strumento di questa comunione» (= l'apostolato svolto in collaborazione con
lo Spirito Santo è fonte e creazione di comunione) (cf id pag 563).
La
comunione è dono che viene solo dalla SS. Trinità; è esperienza di questo
dono e segno reale della «vita trinitaria» partecipata a noi nella Chiesa;
ma diviene dovere ed anche impegno di essere fedeli a questa «unità vivente»
tra di noi e di portare insieme i pesi e le responsabilità comuni per costruire
il Regno nel mondo; infine è nostalgia dell'ultima visione, quando Dio e gli
eletti saranno «una realtà sola» nella gloria trinitaria (cf Gv 17,22-26).
Qui insistiamo su uno stile pratico di vivere in comunione.
Bisogna
creare unità, tra quanti intendono lavorare per le Missioni, prima di tutto.
Non
si fa unità, se non si guarda al centro: Gesù Cristo. Alla sua sete straziante
sulla croce (Gv 19,28).
Ci
ricorda: «Io sono in mezzo a voi», quando due o più si riuniscono nel suo
Nome!
Unirsi
a Cristo vuol dire portarLo dentro il cuore, in una purezza di coscienza, di
trasparenza, di stile di vita. Vuol dire avere «la grazia santificante» in una
forma piena e traboccante.
Bisogna
aver perso di vista il proprio «io», le proprie rivendicazioni, i propri
gusti...
Bisogna
aver eliminato il peccato, che contiene una potenza disgregatrice senza limiti.
Bisogna
avere la retta intenzione: è il coraggio di non inquinare mai la radicale
sincerità d'impegnarsi solo per Cristo, solo per la sua gloria...
Quando
si cerca il proprio «io» e si studia come raggiungere i propri interessi nel
campo ecclesiale e apostolico, allora l'unità è già infranta, anche se se
ne salva l'apparenza.
Bisogna,
inoltre, fare unità dove ci si trova: sul lavoro, in famiglia, in una
qualsiasi convivenza, sempre tenendo presente Gesù e la sua verità.
Bisogna
evitare le connivenze con il successo, il piacere malvagio e il potere in
genere.
Chi
è cristiano deve unirsi prima di tutto ad altri cristiani; e questi devono
venire fuori, in ogni ambiente; bisogna aiutare gli altri ad essere cristiani
convinti, o convertirli ad essere semplicemente cristiani...
Bisogna
agire tra i cristiani di comune intesa, anche sui problemi quotidiani,
professionali, oltre che di apostolato; ma non si deve cercare quell'unità,
che piace a questo o a quello o quella di gruppo, ma quella che guarda
lontano... e piace a Gesù!
Bisogna
far nascere Cristo in ogni ambiente, e questo accade se i cristiani convengono
ad unirsi e a sorreggersi «a viso aperto», in qualunque zona di esistenza e di
esperienza...
Non
solo si deve far nascere Gesù ovunque, ma anche la «Chiesa» ed anche la sua
missione.
Far
nascere ovunque la «comunità cristiana» vuol dire avere il coraggio della
propria fede. Dalla comunità si passa alla missione: bisogna insieme con gli
altri migliorare l'ambiente, dedicarsi a tutti, far splendere il Cristo nella
lucentezza delle proprie azioni e delle proprie parole, insieme «con la
propria comunità»...
Il
coraggio della parola si deve accompagnare al coraggio di una coerenza e di un
sacrificio gioioso e spontaneo... ma non da soli... bensì «in comunità»...
Bisogna
insistere: bisogna fare unità tra i cristiani con schiettezza sia per far
nascere Cristo in mezzo a coloro che lo ignorano, sia per iniziare o risuscitare
la Chiesa, la comunità di Gesù in mezzo al mondo, in ogni ambiente... La
Chiesa è comunità in Cristo.
Ove
sono due o più riuniti nel coraggio della testimonianza c'è Gesù ed anche
la sua Chiesa con la sua missione dalla proiezione vicina e lontana.
E
questa missione evangelizzatrice che la fa crescere perché le genera
spiritualmente altre persone, che a loro volta diventano nuovi apostoli.
Tuttavia
chi ha la passione della comunione non esclude nessuno; nella vita quotidiana il
cristiano deve fraternizzare con tutti, perché sa che ad ogni incontro, per
mezzo della sua testimonianza, ogni uomo e donna, anche chi fosse incredulo,
anche chi non fosse cristiano, si trova ogni volta di fronte ad un appuntamento
con Cristo e può accogliere un evento di salvezza.
Per
il cristiano la sua verità non è dominio, ma umiltà e servizio; soprattutto
è fatica di viverla nella fedeltà mai bastevole.
Per
vivere la gioia dell'appartenenza alla Chiesa sono necessarie - semplicemente -
anche la scoperta e l'esperienza della comunione con l'autorità. Senza l'autorità
non nasce né si protrae per molto la comunità... La comunione non esiste senza
«l'autorità invisibile», il Cristo, che è il «fondamento», il «centro»,
che da invisibile viene a farsi «visibile» nell'autorità della Chiesa e in
quella della società.
Quale
comunione con l'autorità? Nella verità totale: interessi, servilismi,
ipocrisie, raggiri, mondanizzazioni, ribellioni, non sono verità!
Vivere
la comunione con intensità sacrificale è servire e far crescere la Chiesa
con maturità e coraggio. Chi ama le Missioni, sente che «la sua vocazione è
l'amore» (cfr. s. Teresa di G.B.), è la comunione fino all'infinito!
8.
Annuncio
Ecco
ciò che deve realizzare una esistenza «missionaria»: «Andate e predicate
il Vangelo ad ogni creatura»! Occorre annunciare «esplicitamente» Cristo e il
Padre, con la passione, la dolcezza e la franchezza dello Spirito Santo.
Perché
in questa conoscenza vivente che gli uomini tutti hanno di Gesù e del Padre,
nello Spirito Santo, sta «la vita eterna» (Gv 17,1).
Si
può fare agli uomini un dono più alto e necessario di questo?
L'errore
più grave dei cristiani «addormentati» consiste nel pensare che gli uomini
senza Gesù stiano bene lo stesso.
Chi
non annuncia Gesù, potendolo, non solo non ama né Gesù, né i fratelli, ma
priva costoro dell'unico vero bene, di cui tutti hanno bisogno, anche se non lo
sanno. E fa ingiustizia a Gesù, che ama tutti.
Gesù
è tutto: senza Gesù l'uomo è inguaribilmente «vuoto». E' «perduto».
Andate
e predicate. questo è impegno di tutti. «L'impegno di annunciare il Vangelo
agli uomini del nostro tempo, animati dalla speranza, ma parimenti spesso
travagliati dalla paura e dall'angoscia, è senza dubbio un servizio reso non
solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l'umanità» (EN 1).
Occorre
portare a tutti l'annuncio chiaro e forte di Cristo e del suo Vangelo di
salvezza.
Bisogna
aver chiara la coscienza che solo Cristo è il Salvatore... Tutti gli altri non
possono, non riusciranno mai a salvare l'uomo, a dargli un significato, un
valore, una pienezza... a liberarlo dal peccato.
Bisogna
essere convinti di questa verità infrangibile: solo Gesù è colui che ama e
salva l'uomo, ogni uomo e ogni donna, tutti i popoli, tutta l'umanità.
Chiunque
per sua personale responsabilità non ama Gesù, non lo vuole conoscere, non vi
aderisce, lo rifiutasse, non si salva... ossia non dà sulla terra un
significato alla sua vita e nell'altra non viene accolto da Gesù.
Si
mediti l'urgenza dell'annuncio: «Che ne è oggi di questa energia nascosta
della Buona Novella, capace di colpire profondamente la coscienza
dell'"uomo"»?
-
Bisogna parlare di Cristo, annunziarlo a tutti, ovunque!
«Sì,
questo messaggio è necessario. E' unico. E' insostituibile. Non sopporta né
indifferenza né sincretismi, né accomodamenti...
E'
in causa la salvezza degli uomini. Esso rappresenta la bellezza della
rivelazione.
Comporta
una saggezza che non è di questo mondo. E' capace di suscitare da se stesso, la
fede, una fede che poggia sulla potenza di Dio.
Esso
è la verità. Merita che l'apostolo vi consacri tutto il suo tempo, tutte le
sue energie, e vi sacrifichi se necessario, la propria vita» (cf EN 5).
-
Bisogna annunciare Cristo con la parola, certo, ma di più con la testimonianza:
«Vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre»... Gli altri devono
vedere Gesù nei nostri fatti...
La
coerenza, la bontà della nostra vita, il sacrificio per essere fedeli a Cristo,
è il vero annuncio di Lui e della sua novità!
«Sarete
miei testimoni» ha detto Gesù «fino ai confini della terra»: questo
programma non va mai archiviato. Si devono annunciare e testimoniare Gesù e la
sua Chiesa.
Bisogna
far vedere cosa è la Chiesa nel nostro servizio agli altri, nel nostro
rispetto per loro, nella stima, nel coraggio, nella sfida umile e tenace, nella
coerenza...
L'annuncio
va agli altri, a tutti: ecco come nasce e fiorisce la Chiesa, quando ami il
prossimo con il Cuore di Cristo e per il Cristo...
-
Annuncio è, quindi, un donarsi a Cristo per servirlo - senza umane e mondane
gratificazioni - nella comunità, negli altri... Bisogna annunciare Cristo con
una vita umile, casta, povera, docile ed entusiasta... capace di contrapporsi al
mondo, di dissociarsi dal male, di provocarlo profeticamente, persino con un
martirio prolungato...
-
Oggi urge annunciare Gesù ovunque: per strada, sulla spiaggia, a scuola, in
università, nei laboratori della ricerca scientifica, in ospedale, sul treno,
nei negozi, nei bar, nella dolcezza della casa; ma anche nelle opere della
cultura, nei mass media, nell'arte...
Il
«nome di Gesù» fa piegare ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto terra
(= negli inferi) (cf Fil 2,10) e deve essere proclamato da ogni lingua (= quanti
saranno i linguaggi, i dialetti, gli idiomi della terra? e le lingue
scomparse?) (cf id.).
Nessuno
ama di più il suo prossimo come chi annuncia Gesù, il suo amore e la sua
salvezza. Non importa a quale prezzo.
Esiste
una diffusa epidemia fra i cristiani, che è paradossale: vergognarsi della
loro fede.
Come
spiegare che ci si vergogni di un bene, che costituisce il maggior titolo di
gloria?
E'
la fede in Cristo, gridata con la vita, assaporata con la contemplazione,
offerta con la parola convincente, sempre carica d'entusiasmo, dimostrata con le
opere dell'amore la nostra più grande gloria!
9.
Martirio
Si
può amare la Missione universale, si può lavorare e offrire la vita per il
Regno di Dio senza il sacrificio? La croce nella vita di Gesù non è un caso,
ma è un disegno preciso: «Il buon Pastore offre la vita per le pecore... Io
offro la vita per le pecore» (cf Gv 10,11-15).
Il
Figlio dell'uomo è venuto per dare la vita in riscatto per molti» (Mt 20,28).
Amiamo
le Missioni con questa coscienza: la croce è un dono, è la fecondità più
sicura. Allora tiriamone le conseguenze!
Amare
è sacrificarsi. L'apostolato brillante, pieno di successi, forse è pericoloso.
Per ogni vero apostolo c'è «il calice del Getsemani», anche se non senza
l'angelo del conforto (Lc 22,42-43).
«Se
qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua»!
Chi
può dimenticare queste parole? Chi può dimenticare che Gesù è crocifisso?
Chi
può mettere tra parentesi che l'amore più grande, ossia quello che arriva alla
sua misura normale, è solo quello che si offre in sacrificio totale, ossia fino
alla morte?
Il
martirio non è un episodio nella vita della Chiesa e nell'esperienza dei
discepoli di Gesù; è preventivato dalle parole e dalla vita del Signore e
confermato da quanti portano la loro fedeltà a Cristo e alla sua missione
fino alla perfezione.
Il
martirio ha molte forme di compimento; ciascuno deve lasciar fare alla
Provvidenza.
Sta
di fatto che noi possiamo sperimentare solamente nella croce la gioia più pura,
ogni giorno. Siamo veramente dei candidati al martirio.
Non
si può chiamare «croce» il sacrificio affrontato senza gioia. Solo nella
gioia, in quella gioia che scaturisce dalla comunione d'amore con Gesù, noi
viviamo e portiamo anche il peso della croce.
Solamente
chi vuole risparmiarsi, sa organizzarsi in modo tale da far centro della sua
attività e delle sue intenzioni «se stesso».
Allora
a costui non interessa nulla o quasi Gesù; e la missione, la salvezza degli
altri, il destino del mondo, la partecipazione reale al travaglio dell'universo
non abitano nel suo cuore.
Non
interessa quasi per niente la gloria del Padre. Gente così riesce ad evitare la
testimonianza del «sangue», delle «lacrime», delle «persecuzioni», delle
«incomprensioni», dei «rifiuti»...
Chi
di noi, forse, non si riconosce pavido cosi e molto egoista? Le forme quotidiane
- ma anche estreme - del martirio sono quelle descritte nel discorso nella
montagna; va tutto assimilato questo programma del Regno, che Gesù predica ai
suoi discepoli e a tutto il mondo.
Ma
prima che ai suoi discepoli, le beatitudini appartengono al Maestro, sono
l'esperienza che Gesù fa per sé. Il povero, l'afflitto che piange, il mite, il
puro, il perseguitato, l'affamato di giustizia è Gesù. Gesù ci offre il suo
ritratto, la sua identità. Perché questa non deve essere pure la nostra?
Bisogna
dirlo: ogni forma di apostolato riesce a dare frutti prima o poi, quando l'anima
che lavora nella Chiesa, vive il programma delle beatitudini.
Vivendo
queste, l'anima si assimila a Gesù e ne prolunga la dedizione, le qualità
spirituali, i frutti per il Regno. Soprattutto ci si unisce a Gesù con la
croce, il martirio.
Le
beatitudini sono la sinfonia dei martiri quando questi fratelli e sorelle sono
provati o nel cuore o nel fisico. Va affermato con verità: il martirio si
compie - non solamente in qualche istante supremo, ma in quello prolungato
lungo tutto il corso dell'apostolato - quando lo Spirito Santo avvia e forza
l'anima a realizzare le «beatitudini»...
Se
meditando le «beatitudini» s'intuisce chi sia Gesù e cosa abbia voluto fare
della sua vita in mezzo a noi, può il discepolo aver dubbi, può subire la
perdita di identità sulla missione, può discostarsi dal suo Maestro?
Questo
riferimento al Vangelo non solo serva per te, perché niente ti trattenga dal
seguire il Signore fino al sangue, ma serva anche ad essere appreso dagli altri
che lavorano per le Missioni. Sei tu che lo devi evidenziare con la vita.
La
Chiesa viene edificata e rinnovata nel mondo solo da una costante generosità di
molte anime per lo più nascoste, che arrivano a superare come fosse un fatto
normale ogni misura nell'amore; e questo eccesso d'amore e di croce si chiama
martirio.
Nella
Chiesa la storia del martirio non sarà mai chiusa! Esso riguarda anche noi,
anche te! Ogni missionario!
10.
Salvezza
Un'anima
missionaria sa per Chi e come lavora e si affatica; ma sa pure «a che cosa»
tende la sua estrema aspirazione. Ebbene, ella guarda, anela, sospira, si
prodiga per il compimento finale: la salvezza eterna personale e dell'umanità.
La
Missione scade a livello di dilettantismo, di evasione, se si ignora il fine
decisivo: la salvezza eterna delle anime! Diminuisce pure il numero degli «operai»
del Vangelo, il loro fervore, il loro sacrificio, se si offusca il fine eterno
della salvezza. Tutto dobbiamo fare per la salvezza eterna del mondo. Su questa
verità non deve scendere nessuna nebbia. In questa certezza non deve esserci
nessuna incrinatura.
Il
piano di Dio è la salvezza dell'umanità, in Cristo e nella Chiesa.
«La
ragione dell'attività missionaria discende dalla volontà di Dio, il quale
vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità.
Vi è infatti un solo Dio ed un solo mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Gesù
Cristo, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1 Tim 2,46)... Se tutti
gli uomini sono creati per salvarsi eternamente, il disegno del Padre è che
essi si salvino solo in Cristo: non esiste in nessun altro la salvezza
dell'umanità (cf. At 4,12).
E'
dunque necessario che tutti a Lui si volgano, dopo averlo conosciuto attraverso
la predicazione della Chiesa; ed a Lui e alla Chiesa, suo Corpo, aderiscano
vitalmente attraverso il battesimo...
Benché
Dio, attraverso vie, che solo Lui conosce, può portare gli uomini - che senza
colpa ignorano il Vangelo - a quella fede senza la quale è impossibile piacere
a Lui (Eb 11,6), è... compito imprescindibile della Chiesa (cf 1 Cor 9,16), ed
insieme suo sacrosanto diritto diffondere il Vangelo, sicché l'attività
missionaria conserva in pieno - oggi e sempre - la sua validità e necessità..
. » (cf
AG 7 a).
Questa
verità della salvezza eterna dell'umanità è la fornace del nostro zelo: va
meditata tantissimo e assimilata pienamente, ma più ancora va sperimentata
nella corrispondenza umile e fiduciosa alla grazia.
Seguiamo
ancora l'AG: «Grazie all'attività missionaria Dio è pienamente glorificato,
nel senso che gli uomini accolgono in forma consapevole e completa la sua opera
salvatrice, che ha compiuto in Cristo» (cf 7 b).
La
salvezza dell'umanità: ecco ciò che i nostri sforzi, sacrifici, preghiere,
viaggi, attività, doni, parole, esempi, privazioni, ecc... la morte stessa,
vogliono raggiungere!
Ami
le Missioni veramente, anche con preoccupazione? La risposta è questa: vedi
se vuoi la salvezza eterna di tutti. Difatti, amare gli uomini con il Cuore di
Cristo, portare nel cuore la fiamma dello Spirito Santo, ossia essere animati,
infervorati, spinti dal vero amore - la carità teologale - vuol dire
semplicemente donare ad essi la salvezza eterna, la vita eterna.
I
cristiani, per poter svolgere bene l'impegno missionario, devono «essere
sollecitati da quella carità, per cui amano Dio e per cui desiderano
condividere con tutti gli uomini i beni spirituali della vita presente e della
futura» (cf AG 7 b).
I
problemi del mondo sono tanti, ma la salvezza è il primo e l'ultimo. La
salvezza eterna non esclude la solidarietà concreta, storica, ma la rende più
obbligante e tempestiva, perché questo fratello o sorella destinato al cielo,
con una dignità sconfinata e immortale, non può restare nella schiavitù della
miseria o della fame o della malattia. Come non può restare nell'ignoranza di
Dio e nel peccato.
Il
dovere di procurare la salvezza eterna al prossimo mi spinge di più all'azione,
perché è proprio solidarizzando concretamente con gli altri, che io stesso
procuro anche la mia salvezza e rivelo agli altri la tenerezza di Dio e la mèta
finale, dove non solo la fraternità sarà perfetta, ma ogni dolore sarà
estinto e ogni emarginazione sanata.
Salvare
così gli altri per il cielo comincia allora sulla terra: l'amore suggerisce
molteplici vie, che hanno tutte la stessa verità e comportano la stessa
responsabilità: ci salveremo insieme solo se ora fraternizziamo insieme, in
Cristo e nella Chiesa.
Le
Missioni si riveleranno appassionatamente urgenti e universali quanto più la
salvezza eterna occuperà con evidenza e preoccupazione il cuore degli apostoli
del nostro tempo.
I nostri
collaboratori sono diffusi in tutto il mondo: sono in tutto circa 80.000. Ma io
non voglio che diventino un'organizzazione benefica, una società per raccogliere
fondi.
Qualche
tempo fa quaranta professori americani vennero alla nostra casa di Calcutta.
Dopo un incontro, uno di loro mi disse: «Ci dica qualche cosa che aiuti a
cambiare la nostra vita».
Al
che risposi: «Sorridete. Imparate a sorridere agli altri; cercate di aver tempo
per gli altri; godete con gli altri». Allora uno mi chiese: «Ma lei è sposata?»
Risposi: «Sì. E qualche volta mi riesce difficile sorridere al mio sposo, Gesù».
Come
sapete, le nostre sorelle fanno voto di completo e gratuito servizio ai più
poveri fra i poveri, e con questo voto noi ci affidiamo soltanto alla divina
Provvidenza.
La
stessa cosa deve valere per i collaboratori. Come noi non accettiamo compensi
per il lavoro che facciamo, così non dobbiamo diventare un'organizzazione per
raccogliere fondi. Sono andata in molti posti, e dappertutto ho detto che non
voglio denaro o altre cose superflue, ma solo ciò che costa.
Madre
Teresa di Calcutta, India ai «Co-Workers» (collaboratori)
«PICCOLE
COMUNITÀ MISSIONARIE»
Colui
che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose... e soggiunse:
Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco, sono compiute!
Io
sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine...
Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E' questa la seconda morte.
Gli
eletti vedranno la faccia del Signore e porteranno il suo nome sulla fronte. Non
vi sarà più notte...
Ecco
io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno
secondo le sue opere.
Beati
coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all'albero della vita e potranno
entrare per le porte nella città.
Fuori
i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e
pratica la menzogna... Vieni, Signore Gesù! (dall'Apocalisse 21,5-6; 22,4-5.
12-15.20). (Parola di Dio)
1.
Urgenza pastorale
Se
ami le Missioni, se vuoi lavorare soprattutto per la Missione universale, forma
anche tu una «piccola comunità missionaria».
Non
esiste un cristiano isolato; egli è sempre membro della Chiesa.
«Io
sono la vite, voi i tralci» (Gv 15,5).
Ciascuno
di noi con il battesimo è legato al Cristo e in Lui e nella Chiesa a tutti i
fratelli e le sorelle del mondo; e misteriosamente anche ai non cristiani.
Nessuno
di noi è staccato dagli altri; come si potrebbe vivere senza il Cristo, senza
la Chiesa e senza gli altri? Dovunque tu sia, qualunque cosa tu faccia, sei sempre
in comunione di vita e di azione soprattutto con tutti i cristiani del mondo. Ciò
che è tuo, appartiene e si distribuisce a tutti; ma a te giunge e si comunica
pure ciò che appartiene agli altri.
Tra
tutti i cristiani nella Chiesa - quando non c'è il peccato mortale, che rende i
peccatori come dei tralci secchi - si verifica una circolazione di vita divina,
di santità, di preghiera, di eroismo, di testimonianza la cui fonte, in modo
incessante, è Gesù e più in alto, in maniera nascosta ed inesauribile, è
il Cuore eterno del Padre.
C'è
nel mondo uno scorrere invisibile di bene morale e di grazia tra tutti coloro
che sono «i tralci vivi» dell'unica «vite», che è Cristo.
Soprattutto
opera invisibile lo Spirito Santo, che sgorga dal Cuore di Cristo e permea,
vivifica, eleva, fa crescere tutti i cristiani come Chiesa, come «Corpo mistico»
di Cristo, come famiglia di Dio, rendendola aperta e ansiosa di raggiungere
anche i non cristiani.
Questa
unione tra tutti noi, in Cristo, ci arricchisce, per prima cosa, della santità
di Cristo, ma anche di quella di ognuno, e ci rende responsabili verso tutti.
Cosa
diamo agli altri, se siamo mediocri, se non sappiamo sacrificarci per amare di
più Cristo, se non siamo pieni di Spirito Santo e di grazia? Così pure è
evidente che siamo feriti dai peccati degli altri... Come pure colpiamo il
prossimo con i nostri peccati.
Il
cristiano, che vive la sua comunione spirituale con la Chiesa universale e con
l'umanità, è sempre posto in una chiesa locale.
Qui
è facilitato ad impegnarsi e a costruire qualcosa di bello, di immediato e
concreto se s'inserisce in una «piccola comunità missionaria» di
apostolato, che è come una «piccolissima chiesa», immagine della grande
Chiesa. Se non c'è, puoi farla sorgere tu.
Bisogna
che tu appartenga oppure faccia nascere una «piccola comunità»; ivi
sperimenti, per fede, la presenza di Cristo con il Padre e lo Spirito; qui apri
una finestra sulla «Chiesa universale» e ti giunge il vento che soffia sul
mondo. In una piccola comunità, della quale tu puoi essere responsabile, o
comunque membro attivo e generoso, puoi crescere nella fede, nella statura
spirituale, ma puoi svolgere anche un apostolato meraviglioso.
Basta
essere anche in pochi, perché il gruppo possa costituire una «comunità»
cristiana e missionaria. Se aspetti la folla, forse non ti deciderai mai.
Gesù
parla anche di «due o tre» riuniti nel suo Nome (Mt 18,20) per far esistere
una comunità.
Allora
cerca e chiama alcune persone amiche, che conosci; ed insieme fissate il giorno,
l'ora e il luogo per pregare insieme periodicamente e per progettare un apostolato
comune.
Può
essere a casa di uno di voi, in parrocchia, - d'accordo col parroco - in qualche
chiesina o cappella, forse sempre chiusa, in qualche convento accessibile...
L'ora
più opportuna - che costi anche un po' di sacrificio - decidetela voi.
-
Se è in chiesa, salutate Gesù nel sacramento dell'Amore infinito: la ss.
Eucaristia. Adoratelo e ringraziatelo perché vi ha chiamati a lavorare per il
suo Regno.
-
Fate dei canti: invocate lo Spirito Santo. Fate anche un esame di coscienza,
perché lo Spirito Santo vi purifichi intimamente.
-
Poi viene l'ora di ascoltare la Parola di Dio. Silenzio, raccoglimento, avidità
santa di questa Parola, della presenza di Dio; servitevi per esempio dei brani
continui della Bibbia, oppure delle indicazioni di un sacerdote, o seguite il
cammino formativo che altre «piccole comunità» stanno facendo...
-
Assimilate la Parola di Dio; vi penetri fino alla radice dell'anima, fino ad una
conversione continua e sempre più esigente. La Parola illumina e purifica.
Bisogna sperimentare che essa taglia, distacca, estirpa, sradica il peccato e le
sue abitudini. Però dona anche la soavità dello Spirito Santo.
-
Poi, pregate con la stessa Parola di Dio. E' il momento della risposta personale
a Lui. Parlate a Dio con le sue stesse sillabe ed espressioni.
-
Ci si può confrontare, inoltre, reciprocamente su quanta luce lo Spirito abbia
fatto nella vostra coscienza e circa le situazioni vissute o su quelle da
proseguire ed affrontare ulteriormente...
-
La preghiera è intimità con Dio, ma da essa nasce pure l'azione verso il
prossimo e la comunità pastorale e il mondo... Lavorate molto per Dio, oggi,
nella vita sulla terra! Domani c'è l'eternità.
-
Cantate, cantate, cantate...
Fate
nascere tante piccole comunità, ovunque. Anche nei posti di lavoro, nelle
scuole, nelle famiglie... Gesù è sempre il Maestro, il Re dei cuori, il
Salvatore del mondo.
Impegnati
anche tu a far nascere una tua «piccola comunità». Più stelle si accendono,
meno è buia la notte. Fate nascere molte «comunità» di vita cristiana e
missionaria; così Dio compirà dei miracoli per rinnovare la Chiesa e il mondo.
Questa urgenza deve essere lucida fino alla sofferenza.
Se
già fai parte o cominci ora a far parte di una piccola «comunità», la tua
attività e la tua persona nel mondo, divengono luce «posta sul candelabro»...
E'
suonata per tutti l'ora di un grande impegno per la «nuova evangelizzazione»
del Terzo Millennio cristiano nel mondo.
2.
Visione soprannaturale
Una
«piccola comunità missionaria» - o «gruppo ad gentes» - è formata da
coloro che lo Spirito Santo raccoglie da ogni dove (=condizione di vita,
geografia, cultura, età, esperienza personale, ecc.) facendoli convergere in
Gesù Cristo, vivente dentro di loro e in mezzo a loro, in una unità fraterna
(cf 1 Pt 1,22-1,3), spirituale e missionaria.
Coloro
che portano Gesù «nel cuore» finalizzano la loro esistenza e la loro attività
da soli e comunitariamente: - alla gloria del Padre,
-
alla santità personale e comunitaria,
-
allo splendore della Chiesa,
-
all'avvento del Regno di Cristo su tutta la terra,
-
alla «nuova evangelizzazione», che la Chiesa va svolgendo verso molteplici
situazioni umane, che sono le frontiere del Terzo Millennio cristiano.
Questa
«piccola comunità» deve trovarsi periodicamente insieme, per crescere
spiritualmente e per lavorare insieme al servizio della parrocchia e della
diocesi con un'intensa dedizione al rinnovamento pastorale e per il vantaggio
della Chiesa universale e missionaria. L'adesione e la presenza personale nella
«piccola comunità missionaria» nasce, quindi, dalla luce e dall'ispirazione
dello Spirito Santo, che per ciascuno si scopre e diventa una chiamata di Gesù
a seguirlo più da vicino.
Questa
sequela comporta l'impegno di realizzare: - una comunione con Lui e con i
fratelli,
-
una costante formazione di crescita umana e cristiana con una fedeltà a
prolungare la sua missione universale,
-
l'annuncio e la testimonianza personale della Parola di salvezza,
-
la diffusione e comunicazione della vita divina o grazia soprannaturale a quanti
più possibile,
-
il coraggio della coerenza ai comandamenti, che concretizzano la portata
esistenziale e sociale della sua Parola,
-
la testimonianza della carità, che è la «legge» e l'«esigenza suprema»
della vita cristiana e missionaria, e nello stesso tempo è sorgente, compendio,
vincolo, segno e meta di ogni perfezione.
Questa
esperienza «integrale» della vita spirituale si irradia immediatamente
all'interno ed al di fuori della stessa «piccola comunità»: all'interno,
come adempimento personale di compiti apostolici che ciascuno assume ed al di
fuori come apostolato per testimoniare Gesù e trasformare ogni ambiente con
il fermento evangelico.
Diventa,
inoltre, missionaria o come partenza definitiva tra i non cristiani, o come «dono
personale» per un «irraggiamento permanente» verso gli altri ovunque e
soprattutto all'interno delle comunità cristiane (famiglia, parrocchia, campi
d'apostolato, ecc.), per seminare in tutti la gioia della fede e l'urgenza di
tendere alla partecipazione verso la Missione universale.
Le
attese dei «non cristiani» verso la luce, che è Cristo, le attese del Padre
verso i figli dispersi che nel mondo vanno radunati, costituiscono sempre il
nostro tormento emergente e la nostra responsabilità suprema.
L'autentica
appartenenza alla «piccola comunità missionaria» deriva così da una
risposta di fede alla chiamata di Cristo, alimentata da una preghiera che
illumina e rafforza tale decisione; come anche dal consiglio del sacerdote e da
una verifica personale.
La
partecipazione alla «piccola comunità missionaria» comporta una coraggiosa
e consapevole fedeltà. Questa si appoggia per ciascuno su una visione di fede
che fa approfondire le esigenze del proprio battesimo e della propria
incorporazione nella Chiesa. E' pure attenta sempre «all'opera» ed alle «ore»
del Regno di Dio nella storia dell'umanità.
La
fisionomia «cristiana» delle «piccole comunità missionarie» sta a
significare che le ideologie, le motivazioni puramente psicologiche e
culturali, gli interessi personali più o meno dichiarati o talvolta le
infiltrazioni meschine, ecc. sono radicalmente insufficienti o controproducenti
per costituire e per sorreggere l'impegno totalitario di apostolato, che
devono svolgere gli aderenti (cf AA 4 ab).
Insomma,
principio, fondamento, storia, spiritualità e attività, traguardo e meta di
ogni nostra dedizione è Gesù, il Cristo. E Gesù ci rivela e ci pone nel
mistero adorabile, che è la ss. Trinità, come viene indicato soprattutto
dall'AG 2.9.
Tutti
quanti noi - non solo da soli, ma anche in comunità - dobbiamo ardere di
desideri e creare una molteplice attività, radicati in questa convinzione:
l'umanità intera con la santa Chiesa, per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito
Santo, deve fare comunione con il Padre.
3.
Sviluppo spirituale
Ogni
«piccola comunità missionaria» - o «gruppo ad gentes» - ha un'anima, un
dinamismo, una vivacità, un'esperienza, una fioritura, un clima «teologale»,
dato precisamente dalla testimonianza di fede, speranza e carità (AA 3 a; 4 d).
-
Vita di fede
Tutto
nelle persone deve avere motivazione, finalizzazione, fondamento e risonanza
in Dio.
Nulla
deve stare a cuore a ciascuno ed a tutti come il primato di Dio, della sua
santità, della sua volontà e della sua gloria.
In
tutto - persone, azioni, parole, sentimenti, confronti... - deve brillare la
sincerità della fede, nello stile personale, nelle relazioni vicendevoli, nel
sacrificio degli impegni, nella generosità a collaborare, nel cantiere dei
progetti, nel programma delle iniziative, nel bilancio del lavoro svolto...
Solo e sempre: Dio servito per primo! (s. Giovanna d'Arco).
Inoltre,
la fede impegna a costruirsi una personalità forte e amabile, basata su
un'ascesi cristiana di libertà profonda e matura che è costante adesione al
Padre, a Cristo ed alla Chiesa, nella capacità e nella chiarezza di saper
discernere e affrontare ogni situazione di vita, prendendo decisioni tempestive
e convenienti sempre in vista del bene delle anime e in sintonia con la volontà
di Dio, anche se ciò personalmente costasse. E’ pure esercizio di umiltà
verso la Chiesa. Se è volontà di Dio il sacrificio, d'altronde, non costa
molto!...
-
Vita di speranza
Oltre
il traguardo della vita eterna sempre presente e cercata in ogni circostanza, a
livello personale e comunitario, la speranza è il coraggio di costruire delle
novità sante, è la freschezza di inventività, di operosità dinamica.
Inoltre
la speranza è la roccia dei momenti difficili, in cui bisogna aver fiducia
solamente in Dio, che è Padre, ma anche in se stessi, con umiltà, e negli
altri. Bisogna aver fiducia, nel senso che ciò che si fa, ha sempre validità
per il Regno, anche se non ne costatiamo i frutti immediati.
Bisogna
ricordarsi che chi inizia non è sempre lo stesso che prosegue o raccoglie.
Bisogna
aver la pazienza attiva di resistere, di saper attendere operosamente e
disciplinatamente quando ci fossero ostacoli insormontabili.
Bisogna
apprendere e conoscere le stagioni delle preparazioni interiori nel deserto,
nella solitudine, nella eventuale sconfitta, anche nell'apparente abbandono di
Dio...
Sempre
la nostra fiducia però deve riposare nel cuore di Dio. La speranza è la
certezza che il futuro è sempre di chi ama, di chi è retto, di chi dona la
vita per le causa di Dio e della Chiesa.
Anche
la povertà è un segno forte della speranza: essa difatti consiste nel contare
su Dio e non sugli uomini, né «sui potenti» o sui mezzi mondani o vanamente
risonanti... La fiducia in Dio fa odiare le false apparenze...
La
speranza è la virtù dell'esilio e della pace finale, già pregustata qui sulla
terra. E' la certezza delle vittorie apostoliche.
-
Vita di carità
La
carità teologale è lo Spirito Santo in noi, è vita soprannaturale con un
dinamismo altruistico.
Essa
fa evitare i sentimentalismi, le invidie, le gelosie, le rivalità, l'odiosità
dell'io, ecc... Non conosce l'orgoglio che non sa perdonare, non sa consigliare
e correggere e non sa farsi consigliare e correggere.
Non
conosce il rifiuto di una disponibilità continua, di un servizio a tempo pieno;
rifugge dall'ipocrisia e dalla vanità. Non deve esserci ricerca di vantaggi
personali, di ambizioni umane, di soddisfazioni egoistiche. Privilegia la
gratuità e il nascondimento.
Porta
ad un equilibrio psicologico ed affettivo. Costruisce la persona lineare,
trasparente, senza le complicazioni interiori o di relazione, le forme
distorte, capricciose, volubili, ostinate.
E'
decisa a vincere sempre la sensualità, l'impurità, l'erotismo, perché
altrimenti ne sarebbe sconfitta.
Ogni
apostolo con la sua «piccola comunità missionaria» ha come programma l'inno
alla carità di s. Paolo (cf 1 Cor 13).
4.
Esperienza ecclesiale
Nella
«piccola comunità missionaria» si fa centro attorno al Cristo Vivente: «Io
sarò con voi fino alla fine del mondo» (cf Mt 28,20). Dove c'è Gesù, ivi
nasce, vive e cresce la Chiesa. Bisogna averne coscienza, responsabilità e
gioia.
-
Si vive allora della Parola di Dio ascoltata, letta, meditata, assimilata,
verificata, testimoniata con l'esempio, diffusa con il chiaro annuncio. Questa
Parola deve anche incarnarsi in molteplici forme di cultura dall'ispirazione
cristiana.
La
Parola di Dio va assiduamente - quotidianamente - meditata, da soli e in
comune. Non esiste comunità senza Parola di Dio, né fra le persone v'è
incontro vero, se al centro non c'è la Parola di Dio. Anche la preghiera nasce
dall'ascolto della Parola di Dio e ne è la risposta.
La
libertà dell'uomo è solamente nell'obbedienza a Dio! - Si vive della vita di
grazia, convinti che solo chi possiede fervidamente la grazia vivifica anche il
mondo e lo eleva in ogni situazione.
La
«vita di grazia», inoltre, va fatta conoscere «a tempo opportuno e
inopportuno» (cf 2 Tim 4,2) e comunicata agli altri per la gioia e la
salvezza di tutti.
Lo
zelo più alto consiste nello spendersi per comunicarla perfino ai non
cristiani: «Andate e battezzate»..., cioè, fate vivere gli uomini della «vita
trinitaria»...
La
«grazia» va alimentata con i sacramenti, la liturgia, le opere buone, il
sacrificio, l'esercizio delle virtù. Soprattutto con il fervore dell'amore.
-
Si vive la legge di Dio, perfezionata dal discorso della montagna (cf Mt cc
5-7).
Neppure
uno iota o un apice della legge cadrà, senza che essa sia compiuta, ci dice Gesù.
Chi
non osserva le cose minime, nella vita futura sarà considerato minimo... Anche
una parola inutile verrà giudicata alla fine del tempo...
La
perfezione della legge è la carità, la perfezione della carità è il
martirio. Esso sta nel «dare la vita» per Dio e i fratelli. Ma il dono di sé
si deve vivere ad ogni nuovo giorno che Dio ci concede! L'anima canta: «Nella
tua legge è la mia gioia»...
Chi
osserva la legge divina, chi compie la volontà di Dio, gode della pienezza dei
frutti dello Spirito Santo (cf Gal 5,22).
-
Si vive dell'obbedienza alla Chiesa (= nella sua dottrina di fede, nel rispetto
della divina Liturgia, nelle sue leggi, nei suoi legittimi rappresentanti),
perché Gesù ha amato la Chiesa e si è sacrificato per lei, per renderla santa
e splendente di bellezza celeste.
-
Si vive, inoltre, l'esperienza della «messa in comune dei beni» secondo
l'ispirazione del Signore, secondo le condizioni di ciascuno, come segno di
fraternità, di vero servizio, di lode a Dio e di dedizione alla Missione
universale. Si possiede davanti a Dio in tesori imperituri solo ciò che si
dona, solo ciò che può chiamarsi «amore».
*
Si tratta, anzitutto, di parteciparsi i beni spirituali per edificarsi
vicendevolmente, con ordine e discrezione, con psicologia matura e purificata,
nel rispetto dei «dieci comandamenti» e dei disegni del Padre, intuiti in
ciascuno.
*
Si comunicano le risorse psicologiche, morali e intellettuali, per fare insieme
un migliore apostolato e sorreggersi in esso con un aiuto reciproco, un sostegno
spirituale, una partecipazione reale alle situazioni personali e fraterne
nella vita quotidiana o nei momenti straordinari. E' evidente che in tutto ciò
la regola d'oro da seguire è l'autentica capacità di discernimento dei
carismi.
*
Però si possono condividere anche dei beni materiali, secondo le possibilità
e i doveri di ciascuno.
Tutto
questo va considerato sempre in vista della crescita personale, della maggior
disponibilità al servizio della Chiesa (particolare e universale) e della sua
Missione universale, come pure in risposta ai tanti drammi dei fratelli vicini
e lontani...
La
reale appartenenza alla «piccola comunità missionaria» richiede che, non
solo nel suo ambito, ma anche in ogni posto di responsabilità sociale e
professionale, ci si senta sempre «in comunione e tensione ecclesiale»,
preoccupati di «fare Chiesa» e di vivere la Missione universale nel tessuto
pastorale e in quello storico della società, mai perdendo di vista l'unico fine
decisivo per tutti, che è la salvezza eterna.
5.
Apertura apostolica
La
«piccola comunità missionaria» deve splendere come «comunità aperta»
agli altri, «inviata» agli altri, altrimenti non è apostolica. Non è nemmeno
cristiana.
Non
si tratta di star bene insieme, ma di lavorare tutti «insieme» verso gli altri
per la «nuova evangelizzazione». Gli «altri» sono il termine del nostro
impegno, non noi stessi, non questa o quella persona all'interno.
Se
nell'ambito della comunità ognuno deve educarsi ed abituarsi al rispetto, alla
collaborazione, alla considerazione dell'altro, questo tuttavia non basta;
tutti i membri sanno che devono essere preparati e decisi ad andare al di là,
agli altri, a servire gli altri, a donarsi e a donare tempo e fatica e risorse
agli altri, con integrale purezza di cuore e di azioni, con il disinteresse
della propria stima, della gratitudine, di qualsiasi guadagno o vantaggio,
soprattutto di denaro, di cuore, di onore.
Bisogna
vivere e rapportarsi agli altri con un'apertura d'animo, con una luce negli
occhi, che è la sincerità massima, con una cordialità e creatività per non
appesantire o bloccare la convivenza e l'apostolato con un'abitudine stanca o
con un freddo distacco...
Questo
però non vuol dire dimenticare il giusto riserbo, un pudore spirituale, la
discrezione rispettosa di sé e degli altri. Ma chi sono gli altri, ai quali
siamo inviati?
La
«piccola comunità missionaria» non deve far centro se stessa, ma gli altri;
ecco, soprattutto, dove deve aprirsi e sentirsi inviata: alla chiesa particolare
- famiglie, gruppi, parrocchia, diocesi - e alla Chiesa universale nella sua
faticosa missione verso i non cristiani, mediante le giovani chiese.
Non
deve finalizzare persone, attività, beni e risultati a se stessa; se deve
aiutare i propri membri, deve farlo con lo spingerli ad essere vivi, operanti
apostolicamente nei loro doveri, nei propri ambiti: familiari, professionali,
di Chiesa e di società. Ogni «piccola comunità», insomma, deve essere «sale
e fermento» nella parrocchia e nella società non solo per contribuire ad una
vita pastorale robusta e profonda, ma anche per orientare tutti i cristiani
alla permanente solidarietà universale.
La
«piccola comunità missionaria» ha sempre un assillo: mirare con
l'animazione e con altre iniziative apostoliche di preghiera, di presenza e di
relazione, a suscitare ovunque «apostoli e operai del Regno di Dio», convinta
che la società diviene più sana e vivibile e la Chiesa più vivace e dinamica
con l'aumento di tali anime!
Sa
che più vi sono anime ardenti più cresce il Regno di Dio nel mondo!
La
«piccola comunità missionaria» ama, allora, la povertà anche negli scopi:
essa vuole essere povera; riparte sempre da capo in ciò che fa.
Se
però si vuol sapere quale sia lo scopo emergente che le sta a cuore, allora va
ribadito che esso è principalmente quello di suscitare «operai per la messe»,
«vignaioli per la vigna», «costruttori per la casa di Dio» nel mondo (cf
Vangelo).
Ogni
«piccola comunità missionaria» deve rifarsi al modello evangelico: Gesù
prega nella solitudine e nel silenzio della notte e non per una sola volta! Poi
chiama i suoi a stare con Lui, a fare con Lui le prime esperienze di apostolato,
soprattutto a fondersi tra di loro e a fare unità con il Maestro. Vuole che
apprendano cosa significa «essere inviati»: come il Padre ha mandato me, così
io mando voi (= apostolo vuol dire inviato). Vuole che, uniti, imparino ad
essere e a sentirsi insieme «con Lui» nuovo Israele, ossia Chiesa della Nuova
Alleanza. E come Chiesa, ogni «piccola comunità missionaria» deve vivere di
continuo l'esperienza di essere simultaneamente discepola e missionaria del
Maestro.
Quali
sono dunque i ritmi dell'apostolato della «piccola comunità missionaria»?
-
L'apostolato prima si vive all'interno stesso della comunità: ognuno deve
imparare a crescere nell'obbedienza, nella santità, nell'accoglienza
immediata, nel perdono, nell'emulazione santa, nella gara all'umiltà.
-
Poi, l'apostolato si apre a tutti gli orizzonti: nel quotidiano, in famiglia,
sul lavoro, negli ambienti della Chiesa, nelle relazioni sociali, nella
comunione anche con quelle forme organizzative che sono proprie dei «movimenti
e momenti ecclesiali» come pure con le strutture e i servizi della società.
-
E' un apostolato infine specifico e proprio dell'animazione e cooperazione
missionaria, richiesto dalla Missione universale e ad essa finalizzato, con
tutte le iniziative cadenzate nel corso dell'anno e all'interno d'una realtà
pastorale strutturata, che va rispettata, nella quale si deve trovare uno spazio
conveniente per il proprio servizio.
In
questo «lavorare insieme» pastoralmente come «piccola comunità missionaria»
ognuno dei membri vi porta il suo specifico contributo secondo la sua condizione
personale e sociale ed il suo carisma.
La
Missione universale non permetterà mai di poterci sentire soddisfatti, tale è
l'enormità dei suoi bisogni spirituali e materiali.
6.
Elevazione quotidiana
Tu
conosci molte persone, soprattutto quelle che abitualmente vivono con te nel
paese, nel lavoro, nel quartiere della città ed anche quelle che incontri per
motivi di relazioni culturali, politiche, sportive...
Attraverso
queste persone ti fai un'idea della società nel suo insieme; concorrono a ciò
anche i mass media ed altre occasioni (studi, viaggi, incontri, ecc...).
Ebbene,
davanti agli altri, sia conosciuti che anonimi, hai un cuore puro, zelante, uno
sguardo cristiano, oppure hai un cuore indifferente e duro, per cui pensi a te e
basta? Gli altri li osservi con sguardo superficiale o addirittura malvagio?
Ciò accade quando pensi agli altri solo per usarli nel far denaro, per
incrementare interessi sordidi, oppure quando ti difendi da loro con la tua
indifferenza, il tuo sospetto, il tuo cinismo. La fede ha una necessaria
dimensione sociale: la carità.
Consideri
la società come una massa informe, in mezzo alla quale sgattaioli per fare «ciò
che ti pare e piace»? Vedi, in mezzo a queste gente occorre, per dovere, dare
testimonianza cristiana! Ossia il meglio di te!
Per
il contributo della tua vita e della tua parola, ogni giorno, il Regno di Dio
deve crescere proprio in mezzo a questa folla umile e stanca o distratta,
apparentemente anche superficiale; tu devi essere attento al loro cuore dove,
forse, risiedono sofferenza o speranza che solo Dio conosce.
La
società: Dio ti chiederà conto di ciò che hai fatto per gli altri in strada,
in ufficio, quando compri un giornale o un settimanale, quando ti diverti,
quando tratti la gente come se ciascuno fosse il tuo cliente.
Dio
ti chiederà conto se hai contribuito a costruire una società «pulita», dove
Egli possa avere il suo posto decisivo nella coscienza e nel comportamento di
ciascuno, di tutti...
Se
credi di non dover rendere conto di nessuno a Lui, allora sei facilmente
dominato dal denaro, dal partito, dal gruppo di potere e, talvolta, anche da
ricerche di piaceri innominabili, insomma dall'egoismo.
Se
non capisci che questa società - la nostra, a vari livelli - va sanata, va
guarita; se non ti rendi conto che non si può chiamare «civiltà» questa,
dove il peccato è l'ingrediente più diffuso, sorridente o prepotente, per ogni
successo, allora anche tu vai al macero, prima o poi. Se non trasformi questa
società testimoniando, evangelizzando, sacrificandoti, come puoi amare le
Missioni? Le Missioni esistono per salvare la gente finalizzandola al cielo,
ma servono anche per dare qui, sulla terra, ad ognuno lo splendore della
completa dignità di figlio di Dio, a livello planetario.
Se
tu, nel tuo immediato contesto sociale, non elevi la società coi valori
cristiani, anche il mondo intero soffre a causa tua, non solo per il tuo
disimpegno, non solo per il tuo personale e negativo accumulo di disfunzioni e
di tragedie, ma anche perché hai trascurato d'intervenire a raggio universale.
Come
fanno le acque del tuo fiume a giungere lontano, se la tua sorgente è arida?
A
che serve, poi, che giungano lontano, se la sorgente fosse inquinata?
Se
rifletti che ogni atteggiamento pur piccolo di ciascuno ha sempre un influsso
reale fino ai confini del mondo, allora conosci il valore grande per il Regno di
Dio anche di una esistenza umile e nascosta, ma gradita a Lui; così pure tremi
di paura davanti a qualunque atteggiamento indifferente, egoistico, violento,
che si manifestasse pure nel privato, perché anche questo sai che percorre
la terra con una forza di inquinamento.
L'amore
per le Missioni provoca ed induce ad agire con fermissima onestà dovunque tu
sia e a dare sempre l'esempio di una fede pura e coraggiosa.
7.
Famiglia santa
L'appartenenza
alla «piccola comunità missionaria» ti fa scoprire quel dono di Dio che è la
famiglia e t'infonde riconoscenza e freschezza di sentimento anche verso la
tua casa.
Se
esiste un piccolo angolo del mondo, dove puoi essere veramente te stesso/a, dove
puoi far fiorire gli ideali più belli, dove è più facile che il mondo diventi
un giardino e esso diventi il tuo mondo, questo è la tua casa, la tua famiglia.
E' vero, oggi è tanto difficile tale esperienza, perché la casa ha perso la
sua intimità e centralità.
Tuttavia
si deve affermare la verità cristiana: genitore o figlio che tu sia, la casa può
divenire lo specchio dei tuoi sogni nel bene e nelle virtù. Per raggiungere
questo ideale serve un molteplice dono: quello della grazia, della fede, della
preghiera, della coscienza, del sacrificio...
Come
puoi cambiare il mondo in meglio, se non ti adoperi a fare della tua casa l'oasi
tranquilla e creativa della solidarietà, della schiettezza, del servizio e
della gratuità reciproca e costante?
E'
qui, che la tua fede e il tuo sacrificio possono fiorire in santità e zelo.
Come
può il minuscolo mondo della tua casa divenire l'esperienza permanente e
fondamentale capace anche dell'elevazione del mondo? Ciò accade quando tu vi
fai abitare il Dio vivente.
In
un tempo in cui si vuol far progredire la cultura e l'apertura all'accoglienza,
può venir escluso proprio Lui, il Dio vivente?
Non
si gestisce la famiglia secondo i modelli o i suggerimenti del mondo, della
pubblicità, della sufficienza del denaro, insomma dell'egoismo. Bisogna avere
un «segreto»: la regina della casa è solo la volontà di Dio con la sua
grazia santificante.
Dio
è il Vivente, da cui discende ogni paternità e maternità, ogni comunione
feconda d'amore.
Dio
è colui che dona la grazia che impreziosisce divinamente ogni pur piccolo
evento familiare, ma chiede umiltà e collaborazione.
Dio
è la gioia infinita nella patria del cielo; ma lo è in illimitata misura anche
sulla terra. La nostra casa è anche la dimora, la piccola patria di Dio sulla
terra.
La
famiglia cristiana sa tuttavia che sulla terra ogni cosa è provvisoria: soldi,
salute, posizione sociale, età, cultura... Perciò si volge a Dio e poggia su
di Lui. Nella famiglia Dio vive insieme con noi.
Solamente
Dio è la sorgente perenne della benedizione sulla famiglia, della sua intimità,
della sua fecondità, ma anche della sua apertura, solidarietà e apostolato.
Ama
la tua famiglia, che è il tuo bene più grande sulla terra.
Amala
e difendila; non trovare scuse per tradirla o profanarla, perché la famiglia è
la «pupilla» della creazione divina; è il cuore e il tempio sacro
dell'universo. E tu, o sia sposato o sia giovane, metti al primo posto la castità
per far splendere o costruirti una famiglia sicura. Non esiste l'amore senza la
castità. Dove non c'è la castità c'è la passione, il vizio, il piacere,
l'immoralità, l'egoismo, il peccato.
Cerca
anche di riparare eventualmente ciò che tu hai potuto fare contro di essa;
cerca di riparare, se puoi, anche quello che altri fanno di male alla santità
della famiglia, nella società.
Ascolta:
la preghiera, il sacrificio, l'umiltà, la forza divina dei sacramenti della
Chiesa, la fedeltà verso la legge di Dio, la comunione con la santa Chiesa, la
purezza dei costumi e dei sentimenti, la non schiavitù del denaro, della
carriera, del successo, la serena certezza della vita eterna sono le colonne che
sorreggono il sacrario della famiglia.
La
Missione universale ti obbliga a fare della tua casa un capolavoro di santità e
di comunione.
La
famiglia, che nasce dal sacramento del matrimonio, rende ben visibile il fatto
enorme che Dio è la sorgente, la pienezza, la consumazione e la stessa
trascendenza dell'amore, come pure la sua espansione apostolica e missionaria.
Le famiglie sante sono necessarie per la Chiesa che deve evangelizzare il mondo.
8.
Fedeltà alla chiesa particolare
Considera
la chiesa particolare nei due ambiti, che s'includono reciprocamente: la
parrocchia e la diocesi. - Una forte esperienza di fede condotta nella «piccola
comunità missionaria» ti rende ancor più consapevole di quale fervorosa
partecipazione ha bisogno la tua comunità parrocchiale.
Tu
hai una famiglia più ampia di quella naturale, fiorita dal sacramento del
matrimonio.
E'
la famiglia dei credenti in Cristo; è l'insieme delle altre famiglie, che
convergono verso un altare, che sperimentano di essere una comunità di fede,
di grazia, di testimonianza e di condivisione a molti livelli, ma sempre in
Cristo. E' una comunità di credenti, che si sentono in dovere non solo di
vivere la fede nel suo interno, esprimendola nella carità, ma sentono pure di
doverla portare ovunque per illuminare e trasformare ogni ambiente, ogni
situazione, ogni istituzione della società, affinché la dignità dell'uomo sia
rispettata e Dio sia glorificato in Gesù e nella Chiesa, nella storicità
concretamente sociale.
Se
la famiglia è la tua «prima» piccola Chiesa, la tua parrocchia è come la
prima «famiglia spirituale», che ti appartiene. Tu conosci, frequenti, sei
membro attivo della parrocchia? Insieme con la tua famiglia? Oppure ignori,
trascuri, ami poco la tua parrocchia? Essa, forse, non riceve da te nessun
servizio, oppure appena una anonima e abitudinaria presenza, tanto da poterti
far dire che tu stai a posto? Ma questa carenza di «coscienza e appartenenza
ecclesiale» è una povertà grande per te! E' un danno, un vuoto anche per la
tua parrocchia.
Se
non hai una coscienza ed una esperienza di appartenenza attiva alla tua chiesa
locale, come puoi interessarti a fondo delle Missioni, che consistono nel far
crescere la Chiesa universale, dove ancora essa non esiste?
Quanto
più gratitudine ed entusiasmo hai nel vivere per e dentro la tua comunità,
dando il tuo tempo e il tuo impegno apostolico, tanto più aiuto le Missioni
ricevono da te.
Un'offerta
in denaro, frutto anche dei tuoi buoni sentimenti, è poca cosa; amare i
lontani, poi, potrebbe risultare una evasione sterile e meschina, se tu, qui,
non dai il tu personale contributo ai problemi della parrocchia.
La
parrocchia non è una struttura o una agenzia burocratica; deve essere per
tutti una comunità di fede e di salvezza; essa è costituita dalla gente, che
ha bisogno di sorreggersi per portare insieme i pesi quotidiani ed andare
insieme in Paradiso più facilmente.
E'
nel servizio alla parrocchia, che la «piccola comunità missionaria» trova
la sua motivazione e funzione apostolica. L'animazione missionaria con la
cooperazione universale, che ne segue, non avviene sopra o ai margini della
vita pastorale, ma nel suo interno. Per questo occorre dedicarsi soprattutto
alla catechesi «autentica» e allo stile di «andare» ai lontani, di «avvicinarli»
alla Parola di Dio e alla Chiesa;
-
Insieme con la tua parrocchia devi sentirti legato dall'affetto anche verso la
tua chiesa diocesana. Conosci il nome del tuo vescovo? Sai che Dio gli farà il
tuo nome, quando si presenterà davanti a Lui, nel senso che Dio gli domanderà
conto di cosa egli ha fatto per te, per salvarti?
Nella
geografia spirituale del mondo v'è disegnata la tua «chiesa particolare»;
questa notizia la trovi nelle pagine dell'Apocalisse.
Devi
conoscere e amare la tua diocesi: in essa vi sono molte comunità parrocchiali,
molti gruppi e movimenti di apostolato, vi sono tutte le famiglie cristiane,
vi sono uomini e donne, d'ogni età e condizione, che la fede deve rendere di
fatto fratelli e sorelle. E certamente in essa vi sono anche dei cristiani «assenti»,
«lontani», come pure nel suo tessuto storico e sociale vi sono dei non
battezzati ed anche altri appartenenti a varie sette e gruppi religiosi.
La
tua «chiesa particolare» è la patria della tua anima e merita che ti dia da
fare per farvi crescere la vita cristiana e collaborare con gli altri al bene
comune.
Cosa
fai concretamente per la tua diocesi? Hai un ruolo apostolico ben definito? Vivi
nell'indifferenza verso di essa? Partecipi ai suoi eventi con passione santa e
convinzione attiva? Oppure i fatti religiosi o sociali della tua diocesi non ti
riguardano?
Compi
gesti concreti di solidarietà materiale, sociale, culturale, spirituale, che
rivelano una coscienza viva di appartenenza responsabile verso di essa?
Anche
la sua storia deve interessarti per non correre il rischio di rompere con le sue
radici antichissime; è una storia che contiene valori, tradizioni e modelli,
nati per lo più con dei santi, che sono fioriti oppure sono passati nella tua
terra.
Se
ami la tua «chiesa particolare», avverti che amare e aiutare le Missioni non
consiste principalmente nell'aiutare questo o quel missionario, anche se sono
della tua terra, ma consiste nell'aprirla a tutte le «giovani chiese», che
vanno maturando una responsabilità di evangelizzazione sia nella loro difficile
situazione interna, sia verso i loro gruppi umani non ancora cristiani, le
cifre dei quali hanno un linguaggio tremendo.
In
genere, le giovani chiese sono un piccolo «pugno di lievito» in una massa
umana interminabile; eppure esse hanno la forza della speranza.
Se
ami la tua «chiesa particolare», avverti l'esigenza di renderla partecipe e
ansiosa per l'evangelizzazione dei vasti gruppi umani, in mezzo ai quali la
Chiesa universale mediante le giovani comunità va sorgendo come miracoloso
inizio dello Spirito Santo, già gravido delle future espansioni. Una diocesi
aperta all'universalità è sana e viva!
Ora,
il compito di spalancare le porte della diocesi al mondo è anche tuo e della «piccola
comunità missionaria». Ama la tua chiesa diocesana; prega per essa e il suo
pastore. Contribuisci con sacrificio al fiorire delle sue iniziative apostoliche
e delle molteplici vocazioni.
Soprattutto
coltiva in te la santità per la sua crescita spirituale. Non potresti farle
dono migliore. Ora sei certamente più convinto che la tua passione per la
Missione universale ti fa vivere ben radicato nella comunione con la tua chiesa
particolare perché ciò che tu senti e operi ti viene da essa, che aspira al
tutto ed è in comunione col tutto.
9.
Fervore per la Chiesa universale
L'appartenenza
alla «piccola comunità missionaria» è e deve essere un'esperienza rinnovata
della Pentecoste. Quasi un miliardo di cattolici vivono sulla terra, nei luoghi
più sperduti. Essi fanno parte del «Corpo mistico» di Cristo. E' vero che il
«Corpo mistico» comprende oltre noi, che siamo pellegrini sulla terra, anche
gli eletti del cielo e le anime purganti, che sono in attesa della visione
beatifica di Dio. E' la meravigliosa «comunione dei santi». Torniamo, però,
sulla terra e alla nostra storia.
Cristo
ha fondato e inviato la sua Chiesa nel mondo, perché ognuno che aderisce a Lui,
diventi con Lui un solo essere, una sola vita, una sola comunione vivente e
universale.
La
Chiesa è proprio questo mistero vivente di comunione universale in Gesù:
tutti noi i battezzati apparteniamo a Cristo, perché siamo legati a Lui e tra
noi, formando una sola realtà vivente: il «Corpo mistico».
E
nella Chiesa ognuno partecipa alla sua missione indilazionabile, premente e
grave di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini di tutti i tempi.
Il
cristiano che ama le Missioni sa di appartenere a Gesù e di vivere con Lui una
comunione profonda. Sa pure che esiste uno scambio, una circolazione costante di
vitalità spirituale, che è la «vita divina» della grazia, che deriva prima
di tutto da Cristo e si diffonde in tutti i membri della Chiesa, purché non
siano in peccato mortale; ma questa «vita soprannaturale» viene arricchita
anche dalle preghiere, dai sacrifici, dalla bontà, dalla generosità, dalle
virtù, dalle opere buone in ogni senso, dal martirio, che costituiscono
l'esperienza di ogni giorno della Chiesa, in quanto vissuta dalla moltitudine
dei suoi figli nel mondo.
Certo,
anche i nostri peccati, la nostra pigrizia, la nostra cattiveria si comunicano
agli altri, ferendoli e inquinandoli; e soprattutto «perseguitano» e «crocifiggono»
Gesù.
Chi
ama le Missioni gode che, attraverso la Chiesa, egli possa raggiungere tutti e
riversare dei benefici su tutti, come pure possa ricevere grazia e ricchezze
spirituali da tutti e venire consolato da tutti.
Per
questo ama con gioia le Missioni, le quali gli appaiono costantemente e
altamente come il grido, la tensione e la comunione dell'universalità, la
constatazione vissuta della bellezza della «comunione dei santi», l'appello ad
offrire e a ricevere il dono di una generosità che non ha frontiere e non ha
scadenze.
E
tale comunione ha come scaturigine e abisso il fervido mistero trinitario.
Se
ami le Missioni, non puoi limitarti ai tuoi piccoli o meschini «affari»
personali; tu respiri il mondo e ti senti dentro l'oceano dell'umanità, in cui
si agita il destino finale di ciascuno.
Se
ami le Missioni, il tuo cuore è aperto alle frontiere visibili e invisibili del
Regno di Dio. La moltitudine degli eletti nella visione beatifica di Dio, con
l'altra moltitudine delle anime, che la santità di Dio purifica nell'attesa
della visione - nel Purgatorio - con questa nostra umanità fluttuante nei
continenti, ti è nel cuore; tutti in Gesù ti appartengono.
Tu
pure sei all'interno di questo «progetto» trinitario, che vuole tutti salvi,
purché non si rifiutino a Lui nel loro orgoglio e nella loro ostinazione.
Vi
sei «dentro» per fare ciò che ti è chiesto.
Tuttavia
questo sguardo e questo abbraccio spirituale con la Chiesa universale non ti
bastano ancora; vi sono i non cristiani. Si tratta di un numero impressionante;
ma se fosse uno solo degli uomini ancora non cristiano, il tormento ci sarebbe
lo stesso.
Anche
essi sono chiamati dal Padre al suo Regno, anche su di essi e in essi deve
splendere la gloria di Dio, anche essi sono raggiunti arcanamente dallo Spirito
santificatore, anche per essi il sangue di Gesù è il prezzo della
redenzione.
Ma
lo sanno? Sono avvertiti dal nostro annuncio?
10.
Evangelizzazione come tormento
La
«piccola comunità missionaria» ti presenta il panorama della storia dei
popoli, soprattutto quello attuale. L'umanità è distribuita sui continenti e
questi sono un insieme di popoli e nazioni.
L'umanità
è divisa per lingue, razze, culture e tradizioni; inoltre le vicende d'un
popolo s'intersecano con quelle dell'altro. Da milioni di anni l'uomo, compone
le comunità nascendo, vivendo e morendo sulla terra.
Come
oggi vadano le cose nei vari posti del mondo, te ne parla l'informazione
costante.
Tu
sei cristiano; non sei né un'isola, né puoi contentarti di ripeterti: Ho già
troppi problemi miei a cui badare! Tu sai che Dio è Padre di tutti, conosce
tutti per nome; nonostante le deviazioni umane e le cose feroci che accadono
tanto spesso, Dio vuole salvare questa umanità, che è succeduta a quella
precedente e va lasciando continuamente il posto ad una successiva. Passiamo
tutti così presto, che è come un battito di palpebre l'esilio di ciascuno
sulla terra. Se si riflettesse che l'esistenza umana è «un soffio»!...
Ebbene,
devi sapere che Dio va costruendo da sempre, in mezzo e con questa umanità
dolente, il suo Regno, per lo splendore della sua gloria, la felicità delle sue
creature, riparando anche lo scempio che il peccato ha fatto fin dall'inizio
della sua creazione e che spesse volte con più o meno consapevolezza l'uomo
continua a ripetere.
Il
Regno del Padre vede prima di tutto impegnati il Cristo e lo Spirito Santo,
Maria di Nazareth, come pure gli angeli del cielo e gli uomini e le donne del «sì»
alla sua volontà; ma anche Abele, Abramo e Giovanni Battista. E poi Pietro,
Paolo, Andrea, Giovanni... Maria di Magdala... Dio però vuole la tua, la nostra
parte, la responsabilità di tutti.
Nelle
cose del mondo, che vanno come vanno, vi devi scoprire anche la presenza e
l'influsso tenebroso di satana e dei suoi satelliti, visibili e invisibili;
l'uomo da solo non sarebbe capace di essere in molti orrori così raffinato
nella crudeltà verso sé e verso gli altri e così tanto ribelle verso Dio.
Ebbene,
qui sta il tuo compito: all'interno delle vicende umane, anche a livello
cosmico, tu devi costruire il Regno di Dio.
Tu
puoi agire con la forza più poderosa che esiste, quella dell'amore, della
speranza e della fede. La fede vince il mondo (1 Gv 5,4). La tua forza creatrice
e rinnovatrice è la grazia, la santità. Così tu non passi invano: il tuo
sforzo quotidiano ha risonanza non solo universale, ma anche eterna. Gli uomini
passano, soprattutto passano inutilmente i superbi, quelli che hanno riempito
del loro nome il mondo (sal 49,12); tu, invece, scegli di servire Dio e i
fratelli anche nell'oscuro àmbito del quotidiano, dove il tuo cuore sia al
riparo dalla vanità; così la tua vita sarà spesa totalmente per il Regno...
Nella
«piccola comunità missionaria» il tuo amore per le Missioni ti fa portare il
mondo nel cuore e spendere la vita come dono quotidiano per tutti, fossero
anche molto lontani. Nello Spirito Santo la tua forza apostolica è sempre
creatrice e non ha altra ambizione che di far diventare molte altre anime come
te: ardenti e irresistibili nello Spirito Santo per far avanzare il Regno, pur
in mezzo alle sciagure del mondo. Anzi redimendole per poter salvare tutti.
«Andate
in tutto il mondo ed evangelizzatelo»: è questo per te il comando di Cristo!
-
«Il mondo non è soltanto stupido, è cattivo... Quanto a me, adesso tutto mi
è indifferente: strapazzi, dolori, tutto. Amo solo Gesù e sua Madre; a Lui
voglio consacrare la mia vita in espiazione dei miei peccati.
Come
mi fa bene scrivere queste cose! E' la prima volta e ne provo una gioia nuova,
inconfondibile» (131). - «Il mondo che l'approva - si riferisce alla condotta
immorale di una persona cara - è composto di esseri che non conoscono Dio, che
vivono unicamente la vita della terra e che non pensano alla loro anima né alla
loro morte, né all'al di là. Quel mondo accomodante e spensierato io non posso
sopportarlo, mi ripugna; e se resto serena e dolce è perché Dio ha cambiato la
mia anima, la vuole sua; e prima di chiamarla a sé, vuole mostrarle
definitivamente la vanità del tutto» (lettera al confessore dopo tre mesi
dalla conversione, 19.6.1917) (130).
-
«Oh, io non sono mai stata tanto felice come dopo l'ora di Dio!» - esclama
all'impresario del teatro di Parigi (136).
-
«Qualunque siano le mie sofferenze fisiche o morali oggi - scrive al suo
confessore - io le amo e preferirei morire piuttosto che tornare indietro» (da
Lourdes,1917) (157).
-
«Ho paura di tutto e soprattutto di me stessa. Però amo Dio e gli domando di
farmi morire piuttosto che offenderlo volontariamente» (162).
-
«Ti auguro il successo che ho avuto io: la grazia del Signore!» risponde al
giovane attore Sacha Suitry, che la sta invitando a ritornare sulla scena (173).
-
Prima di partire per Tunisi come missionaria, scrive alla superiora delle
suore di Nevers, sr M. Bernadette: «Preghi per la sua piccola bambina di sette
anni - ella ha in realtà 58 anni. Il resto è morto, morto».
Eva
conta gli anni dalla sua conversione: «La vita vera è solo quella della
grazia; al di fuori della grazia è la morte, anche quando ci si illude di
vivere» (259).
-
«Domando a Dio dal fondo del cuore di farmi morire subito piuttosto che
perderlo» (174).
«Credimi,
donna, è giunto il momento... E' giunto il momento, ed è questo, in cui i veri
adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali
adoratori». «Io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già
biondeggiano per la mietitura... (Gv 4,21.23)».
(Parola di Dio)
1.
Per una «nuova evangelizzazione»
«Andate a predicare il Vangelo» mantiene sempre vivo il suo valore ed è carico di un'urgenza intramontabile. Tuttavia la situazione attuale, non solo del mondo ma anche di tante parti della Chiesa, esige assolutamente che la parola di Cristo riceva un'obbedienza più pronta e generosa.
Ogni
discepolo è chiamato in prima persona; nessun discepolo può sottrarsi nel dare
la sua propria risposta: «Guai a me, se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor
9,16).
-
Interi paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo
quanto mai fiorenti e capaci di dar origine a comunità di fede viva e operosa,
sono ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati
dal continuo diffondersi dell'indifferentismo, del secolarismo e dell'ateismo.
Si
tratta, in particolare, dei paesi e delle nazioni del cosiddetto Primo Mondo,
nel quale il benessere economico e il consumismo, anche se frammisti a paurose
situazioni di povertà e di miseria, ispirano e sostengono una vita vissuta
"come se Dio non esistesse".
Ora
l'indifferenza religiosa e la totale insignificanza pratica di Dio per i
problemi anche gravi della vita non sono meno preoccupanti ed eversivi rispetto
all'ateismo dichiarato.
E
anche la fede cristiana... tende ad essere sradicata dai momenti più
significativi dell'esistenza, quali sono i momenti del nascere, del soffrire e
del morire. Di qui l'imporsi di interrogativi e di enigmi formidabili che,
rimanendo senza risposta, espongono l'uomo contemporaneo alla delusione
sconsolata o alla tentazione di eliminare la stessa vita umana che quei
problemi pone.
-
In altre regioni o nazioni, invece, si conservano tuttora molto vive tradizioni
di pietà e di religiosità popolare cristiana; ma questo patrimonio morale e
spirituale rischia oggi d'essere disperso sotto l'impatto di molteplici
processi, tra i quali emergono la secolarizzazione e la diffusione delle
sette. Solo una nuova evangelizzazione può assicurare la crescita di una fede
limpida e profonda, capace di fare di queste tradizioni una forza di autentica
libertà.
Certamente
urge dovunque rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione
è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali che
vivono in questi paesi e in queste nazioni [...].
-
A tutti gli uomini contemporanei ripeto, ancora una volta, il grido appassionato
con il quale ho iniziato il mio servizio pastorale: «Non abbiate paura! Aprite,
anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla Sua salvatrice potestà aprite i
confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di
cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è
dentro l'uomo". Solo Lui lo sa!
Oggi
così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo del
suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. E'
invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete,
quindi - vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia - permettete a Cristo di
parlare all'uomo. Solo Lui ha parole di vita, sì! di vita eterna» (124).
Spalancare
le porte a Cristo e accoglierlo nello spazio della propria umanità non è
affatto una minaccia per l'uomo, bensì è l'unica strada da percorrere se si
vuole riconoscere l'uomo nell'intera sua verità ed esaltarlo nei suoi valori
[...].
L'uomo
è amato da Dio! E' questo il semplicissimo e sconvolgente annuncio del quale la
Chiesa è debitrice all'uomo. La parola e la vita di ciascun cristiano possono e
devono far risuonare questo annuncio: Dio ti ama, Cristo è venuto per te, per
te Cristo è «Via, Verità, Vita!» (Gv 14,6).
Questa
nuova evangelizzazione, rivolta non solo alle singole persone ma anche ad intere
fasce di popolazioni nelle loro varie situazioni, ambienti e culture, è
destinata alla formazione di comunità ecclesiali mature, nelle quali cioè la
fede sprigioni e realizzi tutto il suo originario significato di adesione alla
persona di Cristo e al suo Vangelo, di incontro e di comunione sacramentale con
Lui, di esistenza vissuta nella carità e nel servizio [...].
La
Chiesa, mentre avverte e vive l'urgenza attuale di una nuova evangelizzazione,
non può sottrarsi alla missione permanente di portare il Vangelo a quanti - e
sono milioni e milioni di uomini e di donne - ancora non conoscono Cristo
Redentore dell'uomo.
E'
questo il compito più specificamente missionario che Gesù ha affidato e
quotidianamente riaffida alla sua Chiesa [...]. Il problema missionario si
presenta attualmente alla Chiesa con una ampiezza e una gravità tali che solo
un'assunzione veramente solidale di responsabilità da parte di tutti i membri
della Chiesa, sia come singoli sia come comunità, può far sperare in una
risposta più efficace [...].
La
Chiesa deve fare oggi un grande passo in avanti nella sua evangelizzazione, deve
entrare in una nuova tappa storica del suo dinamismo missionario. In un mondo
che con il crollare delle distanze si fa sempre più piccolo, le comunità
ecclesiali devono collegarsi tra loro, scambiarsi energie e mezzi, impegnarsi
insieme nell'unica e comune visione di annunciare e di vivere il Vangelo. «Le
chiese cosiddette più giovani - hanno detto i Padri sinodali - abbisognano
della forza di quelle antiche, mentre queste hanno bisogno della testimonianza
e della spinta delle più giovani, in modo che le singole chiese attingano dalle
ricchezze delle altre chiese» (127) [...].
Per
l'evangelizzazione del mondo occorrono, anzitutto, gli evangelizzatori. Per
questo tutti, a cominciare dalle famiglie cristiane, dobbiamo sentire la
responsabilità di favorire il sorgere e il maturare di vocazioni specificamente
missionarie, sia sacerdotali e religiose sia laicali, ricorrendo ad ogni mezzo
opportuno, senza mai trascurare il mezzo privilegiato della preghiera, secondo
la parola stessa del Signore Gesù: «La messe è molta, ma gli operai sono
pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!»
(Mt 9,37-38). (Giovanni Paolo 11, Ch. L., 34.35).
2.
Maria, stella dell'evangelizzazione
E'
importante la presenza della Madonna nella nostra vita e nelle nostra dedizione
missionaria.
Maria
di Nazareth è una persona viva. Per questo ella può e vuole essere vicina a
noi, può familiarizzare con noi. Dobbiamo, però, volere anche noi la sua
presenza e la sua guida. Lei desidera stare vicino a noi e condurci nella vita.
Ella è veramente nostra madre.
Ed
è una Donna, di fronte alla quale nessun'altra può stare.
E'
perfetta! E' «piena di grazia»! Ella è viva, vicina a noi, interessata a noi,
premurosa, preveniente e materna. «Una volta sola che la si è vista, non si
desidera più nulla sulla terra» ha detto s. Bernadette.
Chi
ama la Madonna, entra pian piano in un altro mondo, in un'altra realtà.
Intanto,
dentro di sé avverte il disciogliersi di ciò che è duro, morto, intossicato e
soffocante. Dove giunge Maria è come se alla notte succedesse l'alba ed il
levarsi della luce nel profondo dei cuori.
Dove
c'è Lei, si sente salire la forza di una vitalità pura e sincera. E' la grazia
dello Spirito Santo.
La
presenza della Madonna nella nostra vita ci mette nella verità. La verità
penetra in noi e comincia a smuovere, a togliere e distaccare tutto ciò che è
morto, guasto, sporco.
La
presenza della Madonna nella nostra vita tocca veramente il nostro intimo; ed è
qui che fa succedere una «rigenerazione spirituale» e apostolica. Perché con
Maria viene la «Potenza dell'Altissimo» (cf. Lc 1,35).
Ella
ci fa scoprire la nostra interiorità; qui ella fa accadere quello che gli altri
non possono fare nulla. Ella diventa per noi, se l'amiamo, veramente un «evento
interiore».
Chi
di noi ha sperimentato qualche cosa «di dentro», ma in senso profondamente
spirituale, originale, in modo tale che si è ritrovato come una persona
totalmente «nuova» e per di più satura di pace e di bellezza - sempre dentro
di sé - può capire questo.
In
genere si fa fatica, anzi è impossibile per molti sperimentare, parlare e
soprattutto comunicarsi eventi interiori o aiutarsi a far accadere esperienze
di questa portata.
La
maggior parte delle persone vivono e organizzano la loro esistenza al «di fuori»
di loro stesse: denaro, vestiti, divertimenti, piaceri, evasioni, accumulo di
ricchezze, salute fisica, successi di fronte al mondo, ecco il loro assillo.
Allora anche la propria persona - intesa solo come corpo, come fisico
esteticamente coltivato, ed anche come unica fonte o ricerca di felicità, che
coincide non raramente con l'erotismo - è vista e considerata solo dal punto
materiale, se non addirittura da quello biologico.
Ciò
è triste, perché chi vive così è veramente «alienato». Tuttavia proprio a
costoro la presenza di Maria può veramente far succedere nella loro storia
interiore qualcosa di grande, un grande bene: il trionfo della grazia sul
peccato mortale.
La
Madonna ci dice: «Donatevi a Dio; accogliete Dio in voi; consegnate la vostra
persona, la vostra anima, la vostra volontà a Lui... Amate il Dio vivente... e
vedrete cosa Lui farà di voi»!
Se
tu incontrassi qualche persona, che Dio abbia a sé conquistata e dimorasse in
lei con la sua pienezza, allora potresti intuire chi è Maria. Questo miracolo
è opera anche della Madre!
Prova
anche tu! Fa' che il Dio Vivente abiti in te. Prova veramente! Cerca la presenza
e l'aiuto di Maria. Nasce così la santità. La persona diviene meravigliosa.
Allora
in questa persona si fa presente il mondo futuro, la vita dell'eternità, la
luce intramontabile, la gioia purissima, senza attraversamenti torbidi... Allora
vedi la persona nuova, ossia una persona che va realizzandosi nella sua
fioritura di bellezza, di bontà, di creatività, di irradiazione, di potere
immenso per l'elevazione spirituale di anime e di popoli.
La
persona che, per di sé, straripa di felicità, fino ad una incontenibile
traboccanza, è solo quella in cui Dio ha posto la sua dimora.
Dio
non è un'idea, né un'astrazione o una fantasia puerile.
Dio
è il Vivente. Lascialo venire in te, lascialo incendiarti della sua bellezza
e della sua grazia.
Se
Maria è vista, vissuta, amata, corrisposta da te come una presenza amica, pura,
tenera, decisa e possente, anche la tua persona entra nel mistero della gioia
di Dio; Dio ti è prossimo, intimo, incontenibile.
Nel
Vangelo c'è scritto che Gesù consegnò la Madonna a Giovanni, dicendo a Lei:
«"Ecco tuo figlio"... e a lui: "Ecco tua Madre"».
E
il Vangelo annota: da quel momento lui la prese con sé, in casa sua, nei suoi
interessi, nelle sue occupazioni (cf Gv 19,37).
Ogni
cristiano deve fare così con Maria di Nazareth! Ciò che sperimenterà, sarà
l'universo dello Spirito Santo dentro di lui, nelle sue azioni, in ogni luogo o
relazione o compito che gli è proprio. Maria rinnova in noi tutto, nella
gioia!
Maria
rinnova il cuore e lo stile del cristiano e con lui eleva la società e
ringiovanisce la Chiesa, universalizzandola.
La
Missione universale sarà il tuo orizzonte abituale, quotidiano, assillante
quando la Madonna ti avrà educato con la sua presenza alla purezza e all'umiltà
e con la sua preghiera ti avrà ottenuto la pienezza dello Spirito Santo.