LAMENTI DIVINI

PAROLE DI GESU’ AI SUOI SACERDOTI 

DICHIARAZIONE

La presente pubblicazione intende avvalersi del decreto della S. Congregazione per la dottrina della fede (in A. A. S. – n. 58/16 – del 29/12/1966) già approvato dal S.S. Paolo VI il 14/10/1966, in virtù del quale è concesso pubblicare scritti riguardanti apparizioni, rivelazioni, miracoli, profezie, senza “imprimatur”. 

 

Per ordinazioni rivolgersi a: Don Enzo Boninsegna, Via polesine, 5. 37134 VERONA. Tel e Fax.: 0458201679. 

PRESENTAZIONE

Chi crede all'esistenza del diavolo (e sia chiaro che non è cri­stiano cattolico chi non ci crede!), conosce anche i suoi progetti di­struttivi e la sua azione demolitrice.

Al diavolo manca l'amore, ma non manca l'intelligenza: non ama, anzi odia l'opera di salvezza compiuta da Cristo, ma sa per­fettamente che cosa fare per contrastarla.

Se il Signore Gesù, per continuare la sua opera di salvezza nei secoli, ha bisogno di molti sacerdoti e soprattutto di sacerdoti san­ti, il diavolo sa che per contrastare l'azione redentrice di Cristo non c'è strategia migliore che colpire al cuore la Chiesa colpendo i sa­cerdoti.

E se la, mancanza di preti può fare il gioco del diavolo, ancora di più e meglio fa il suo gioco la mancanza di santità nei preti. Po­chi preti e il più possibile scaicagnati! Questo è il suo sogno.

Il diavolo sa che un prete in meno significa tanto bene in meno, e sa anche che un prete in più, che vive male il suo sacerdozio, significa tanto male in più, perche' e' un tarlo in più che corrode la Chiesa dall'interno, un nemico di Cristo in più che lavora per lui e per l'inferno.

I preti che non amano Cristo e non lo servono come dovrebbero, diventano per il diavolo i suoi migliori collaboratori e i peggiori ne­mici della Chiesa.

Se io fossi il diavolo, comincerei con i preti, farei dei mi­nistri di Cristo i miei bersagli preferiti.

Scrive Leon Bloy: "Il clero santo fa il popolo virtuoso, il clero vir­tuoso fa il popolo onesto, il clero onesto fa il popolo empio".

E si potrebbe aggiungere: il clero empio consegna il popolo a Satana, dissangua la Chiesa, la paralizza, la rende steri­le e tende a farla non più sposa, ma ... nemica di Cristo.

A tutto questo il diavolo ci crede fermamente, è il suo "credo" e a questo "credo" ispira con coerenza tutta la sua azione.

Perciò, la parola d'ordine dell'inferno è: "Colpire i preti!': E il mondo, quel mondo che ha odiato Gesù e odia anche i suoi, rimanda l'eco: "Colpire i preti!".

Il nostro tempo conferma nei fatti questo piano infernale.

Se nei tempi antichi uccidevano i preti trasformandoli in marti­ri, e quindi in bandiere che davano slancio e coraggio agli altri cri­stiani, oggi, fatti più scaltri ed esperti, i nemici di Cristo tentano di corrompere i preti, nella fede e nella vita, fino a farne dei corrutto­ri dei fedeli che sono a loro affidati. E in molti casi i loro sforzi so­no coronati da successo. Certamente più di quanto potessero spe­rare.

Il piano che mira a scardinare il clero dalla fedeltà a Cristo e al­la Chiesa e' ben studiato e articolato.

- Corrompere i preti fin dove si può, facendoli diventare non più maestri di verità e di virtù, ma discepoli degli errori e dei vizi del mondo. Non più guide, ma ... guidati; non più conquistatori di anime ma ... conquistati dal mondo.

- Intimidire e praticamente costringere al silenzio chi non si è lasciato corrompere. E di fatto, quanti preti anche buoni, ricchi di vita interiore, pur vivendo rettamente la loro vita personale, non combattono più la buona battaglia e tacciono sulle miserie del no­stro tempo per non scontrarsi col mondo!

- Ridicolizzare chi non si è lasciato né corrompere, né intimi­dire, perfargli perdere credibilità davanti alla gente.

- Calunniare chi non si è fermato nemmeno davanti al timo­re di apparire ridicolo e fuori dal tempo.

- E, infine, ignorare e isolare chi è disposto a spingere fino al­le estreme conseguenze la fedeltà alla sua missione.

E, a completamento dell'opera, risuona l'altra parola d'ordi­ne: 'Esaltare i preti rinnegati, i traditori che sono sempre pronti a contrastare il Vangelo di Cristo e a dare il loro consenso al vangelo del mondo. Parlare bene di questi, concedere spazio ai lo­ro interventi e soprattuttofarli apparire come profeti incompresi dal­la Chiesa".

Ma Gesù ha pietà dei suoi preti; conosce le loro difficoltà e gli ostacoli che incontrano e non dimentica lo slancio di generosità con cui un giorno gli hanno detto il loro "sì".

Li vuole santi i suoi preti, per il loro bene e per il bene della Chie­sa e di tutta l'umanità.

Questi 'LAMENTI DIVINI" vogliono risvegliare nei sacerdoti tiepidi o stanchi, confusi o traviati la nostalgia di un antico amore ormai spento, o quasi, tra Gesù e i suoi amici prediletti.

Con queste parole Gesù vuol ridare un'anima al sacerdozio dei suoi preti, perché ridiventino sale della terra e luce del mondo. Meditare queste pagine farà sicuramente bene ad ogni prete. E farà bene anche ai laici. Ma nessuno le può usare come pretesto per farsi giudice di qualche sacerdote. Chi giudica è il Signore! Non è di giudici che ha bisogno un prete in difficoltà, o forse già fuori strada. Di giudici, capaci solo di criticare il suo operato, ne ha incontrati troppi sulla sua strada, anche quand'era un buon prete.

Ciò che forse gli è mancato è la presenza discreta e consolante di qualche amico e più ancora la preghiera di tanti fratelli consa­pevoli che al prete non si può e non si deve sempre e solo chiede­re, ma bisogna anche dare, se non altro almeno il sostegno che si può invocare per lui dal Signore, perché sia sempre fedele e gene­roso nel suo amore a Cristo e nel suo servizio ai fratelli.

Diffondere queste pagine è certamente utile per far com­prendere a tanti cristiani quanto bisogno può aver un prete della loro amicizia e della loro preghiera.

don Enzo Boninsegna - Verona, 30 ottobre 1991

 

ASCOLTATE!

Il progresso scientifico si ingigantisce. Pensava e un tempo che la terra fosse il centro dell'universo, ma lo sguardo dato recente­mente al vostro pianeta, dagli spazi intersiderali, vi ha fatto me­glio comprendere che la terra, abitata da millenni, non è altro che un punto dell'immenso universo.

Su questo pianeta Io ho messo il primo uomo e la prima don­na; questi peccarono e le conseguenze della loro colpa di origine si ripercuotono su tutta l'umanità.

Per amore vostro, per riparare i danni causati da questa cadu­ta, pur restando vero Dio, mi sono fatto uomo, diventando così vostro Fratello. Ho redento l'umanità e vi ho lasciato i mezzi af­finché tutti i figli di Adamo potessero conseguire la felicità eter­na. Ho fondato la mia Chiesa e le ho dato un Capo e altri colla­boratori, affinché le anime, nel pellegrinaggio terreno, fossero il­luminate, dirette e nutrite per giungere alla vita eterna.

Fra miliardi di creature ho scelto voi, o miei sacerdoti. Proprio a voi rivolgo la mia parola.

Il mondo è stato creato per amore, redento per amore e deve tendere all'eterno Amore ... Dio! E invece? ...

O miei ministri, date uno sguardo all'umanità attuale. Anche in essa dovrebbe realizzarsi il mio Regno; dovrei regnare Io in ogni anima e in ogni angolo della terra. E invece è Satana che regna ... il principe di questo mondo!

Cosa vedete attorno a voi? Malvagità, orgoglio, vanità, avari­zia, egoismo, attaccamento alle comodità più del necessario, di­menticanza di Dio e dell'eternità, odio al proprio simile, bestem­mie, godimenti illeciti, amori peccaminosi, scandali di ogni gene­re diffusi ovunque, delitti, ingiustizie, ribellioni ... Questo stato di cose deve finire!

Ricordate Sodoma e Gomorra. La situazione del mondo di oggi è peggiore di quella di allora, perché la malizia è più con­sapevole e più raffinata.

Quale disorientamento e squilibrio mentale c'è in molti! I cuo­ri che non sono pieni di Dio rischiano molto e vanno di peggio in peggio. Manca la mia luce e la vita si svolge tutta tra le tenebre.

Ho compassione di questa generazione ed è per questo che ope­ro prodigi di grazie nel mondo. Mai come in questo tempo il mio Amore Misericordioso è stato tanto attivo nel premunire le ani­me. Eppure c'è una tale barriera di tenebre che non lascia pas­sare la mia luce per rischiarare la via.

Dovrei dunque permettere che le anime corrano alla perdizio­ne? Dovrei mostrarmi indifferente agli insulti che mi si fanno, al disprezzo della mia Legge, a tutte le nefandezze di cui è ricoper­ta la terra? No, perché sarei un Dio ingiusto!

Gli uomini reclamano i loro diritti. Ed Io, che sono Dio di infi­nita Giustizia, non reclamerò i miei diritti? ... Cerco amore, cer­co riparazione. Sono ancora agonizzante! Agonizzo nella mia Chiesa, agonizzo nel mondo, agonizzo nelle anime!

Voi, o miei sacerdoti, non siete estranei a questo mio lamen­to; anche voi avete la vostra parte di colpa e, purtroppo, ... la parte maggiore.

Parlo a tutti i miei ministri ed in modo particolare a quelli che più trafiggono il mio Cuore.

Questa mia parola, più che un triste allarme, vuole essere un pietoso lamento e un invito amoroso a riflettere sulle dolorosissi­me condizioni del mondo, a rientrare profondamente in voi stes­si, a riscuotervi, a ripendere con zelo il vostro apostolato, per strappare a Satana le anime che ho riscattato con il mio Sangue.

 

APRITE GLI OCCHI!

O miei sacerdoti, intermediari tra Dio e l'uomo, catena d'oro che deve legare le anime a me, risvegliate nei vostri cuori i buoni sentimenti del giorno della vostra ordinazione!

E' così grande la dignità di cui vi ho rivestiti ed è bene che ne siate consapevoli per comprendere sempre meglio la vostra gra­ve responsabilità!

Tutte le amarezze che mi danno alcuni sacerdoti sono legate a quella grande amarezza che mi ha fatto sudare Sangue nell'Or­to degli Ulivi, quando vedevo che nei secoli futuri si sarebbero rin­novati il rinnegamento di Pietro nelle file dei miei ministri, il tra­dimento di Giuda in tanti sacerdoti sacrileghi e la fuga dei disce­poli, fuga dovuta agli scandali di certi consacrati.

In quella notte del Getsemani, tanto tormentosa, trovai i tre Apostoli più cari immersi nel sonno: loro dormivano mentre Io sanguinavo per l'angoscia. Li svegliai, invitandoli a pregare, ma si riaddormentarono; si scossero soltanto al frastuono della tur­ba che veniva a catturarmi.

Possibile, o miei sacerdoti, che non comprendiate la gra­vità dell'ora attuale?... Voi dormite placidamente, cullando­vi in una vita comoda, mentre Io, vostro Redentore e Mae­stro, agonizzo per le iniquità che ogni giorno si moltiplicano.

Vengo a svegliarvi con i tristi avvenimenti di ogni giorno, ma voi vi svegliate per un po' e poi subito vi riaddormentate come i tre Apostoli. Ritorno ancora a svegliarvi con i miei lamenti divini, nella fiducia che vi scuotiate.

Volete forse scuotervi, come gli Apostoli al frastuono della tur­ba, solo quando si scatenerà sul mondo la bufera? Quando i miei nemici, preso il sopravvento, vi metteranno le mani addosso? ... La storia del passato non v'insegna nulla in proposito?

Non vedete come i flutti del mare aumentano, ingigantiscono e si scaraventano contro la mia Nave, la Chiesa? Le onde si in­frangeranno, la mia Chiesa non crollerà, perché sulla Nave ci so­no Io. Ma ... quale sarà la sorte di tanti sacerdoti? ...

Nel mondo si sta combattendo tra i figli delle tenebre e i figli della luce. Il mio Vicario, il Papa, nelle ore di solitudine piange; è abbattuto, circondato da tante menti in eruzione. Paolo VI, illu­minato e assistito da me, è consapevole dell'estrema importanza dell'ora presente.

Molte anime, un tempo a me fedeli, si trovano in condizioni di­sastrose.

In questa scabrosa situazione cosa fanno i miei sacerdoti? ... Per mia consolazione, ne ho che sono buoni, veri sacerdoti! Ma gli altri... che non sono pochi? ...

Chi pretende che anche ai sacerdoti sia data la possibilità di sposarsi, chi si ribella al mio Vicario, chi nega o mette in dubbio l'altra vita, l'esistenza di Satana, la mia reale Presenza Eucaristi­ca! C'è perfino chi dubita della mia Divinità e dell'esistenza di un Dio Creatore.

Guai a chi tenta di stravolgere le verita della fede! Guai a chi cerca di sottrarre la gloria a Dio onnipotente!

Certe menti sacerdotali sono una vera Babilonia: confusione e tenebre! E con tutto ciò si atteggiano a maestri. Più che pasto­ri, alcuni sono pecore nere nel mio mistico gregge e altri sono lu­pi rapaci.

Chiedo a questi sventurati: quando foste ordinati sacerdoti e mi giuraste fedeltà, avevate i sentimenti di oggi? ... Non eravate allora lieti di appartenermi e di cooperare con me per la salvezza dei fratelli? ... A che cosa è dovuto il vostro cambiamento? ...

Prima pregavate; a poco a poco avete diminuito e poi quasi tra­lasciato la preghiera.

Prima eravate convinti della vostra piccolezza; poi è subentra­to l'orgoglio.

Un tempo coltivavate lo spirito di penitenza; poco alla volta avete cominciato ad accarezzare il corpo, dandogli ciò che non era necessario, e quindi il corpo vi ha trascinato nel fango ... Penosa situazione la vostra! Avete lasciato la Manna celeste per nutrirvi di ghiande come gli anirnali immondi.

Prima respiravate l'aria pura della mia grazia ed ora vi dibat­tete nel fango nauseabondo.

Riflettete, o miei sacerdoti, caduti o pericolanti, riflettete sul­la vostra triste condizione! Ditemi: non ho il diritto di lamentar­mi?

La cattiva condotta di tanti sacerdoti mi strappa folle di anime.

Ed io, che per salvarne anche una sola mi farei crocifiggere di nuovo, se fosse necessario, come dovrei trattare questi miei mi­nistri? ... Possibile che siate così ciechi da non vedere questa ama­ra realtà?

 

PREAVVISO

Voi conoscete qualche cosa del passato e del presente; io co­nosco tutto, anche il futuro.

Verso l'inizio di questo secolo l'Onnisciente disse ad un'anima privilegiata: "quaranta, cinquant'anni prima del 2000 sarà da­to a Satana un potere particolare sulla terra; le potenze in­fernali si riverseranno di preferenza sui sacerdoti".

Non vedete come stia avvenendo quello che io stesso confidai? Convincetevi! I demoni sanno quale guadagno sia per loro un sacerdote disertore ed ecco perché sono così tanti e così forti gli assalti ai consacrati di oggi; a tal punto che se costoro non resta­no più che vigilanti e se non pregano intensamente, presto o tar­di cadranno nella rete diabolica.

 

FEDE E AMORE

Permettetemi ora di mettere la mia mano su qualche piaga del clero di oggi. Non intendo alludere ai consacrati generosi.

Ho istituito il Sacramento dell'Amore, la Santa Eucaristia. Venti secoli di storia, con migliaia di prodigi eucaristici, hanno comprovato e comprovano ancora la mia reale Presenza Eucari­stica.

Sacerdote, che ti accosti all'altare per celebrare, rientra in te stesso! ... Ci credi tu al Mistero Eucaristico?

Se non ci credi, perché vai a celebrare? Perché ingannare te stesso e gli altri? Che titolo ti si addice? ... Quello di ipocrita e di impostore!

Se invece credi alla Transustanziazione, ma non hai puro il cuore e la mente e non hai monde le mani, come ti azzardi a toc­care le mie Carni Immacolate? Come non tremi pronunciando le divine parole della Consacrazione?

E purtroppo c'è chi celebra così!| C'è chi trafigge in questo mo­do il mio Cuore divino! Ed io, misericordioso, paziento! ... Ma fino a quando dovrò sopportare? La mia Giustizia non reclama pu­re i suoi diritti?

Altri celebrano, ancora uniti a me, con la mia grazia. Ma che celebrazioni! ... Chi vi assiste, poco edificato, potrebbe dire: "Ma questo sacerdote crede a ciò che fa?'.

Dovete avere più fede nel Santo Sacrificio e amarlo di più! Nessuna fretta, molto raccoglimento e preghiera ardente! Ci sono tante anime da salvare e tante altre da sostenere. La Mes­sa è tempo preziosissimo.

Celebrate bene per glorificare Dio, per edificare i presenti, per rinnovarvi nella giovinezza dello spirito e per portare poi alle ani­me, lungo il giorno, il frutto del Divino Sacrificio.

Come aspetto con ansia e gioia, Io, Prigioniero di Amore nel Tabernacolo, la celebrazione dei sacerdoti fervorosi! Quan­do c'è all'altare un mio degno ministro, dimentico in qualche modo le amarezze che mi procurano i sacerdoti sacrileghi o freddi. Le mie Carni Immacolate, bistrattate non raramente da mani indegne, si ristorano al contatto con mani pure ed Io entro amorosamente nel cuore del buon celebrante, ar­ricchendolo di nuova luce e legandolo sempre più fortemen­te a me.

Oh, se tutti i consacrati fossero puri e innamorati di me Eucaristia... come sarebbe trasformato il mondo!

Figli prediletti del mio Cuore, ravvivate la vostra fede e medi­tate seriamente sul vostro ministero! Alla vostra parola consa­crante Io. Re di tremenda maestà, ubbidisco umilmente e scen­do sull'altare. Nelle vostre mani avviene l'Incarnazione vivente, come avvenne nel seno della mia purissima Madre. E non vi la­scia confusi un così grande mistero, un così grande dono che Io ho fatto a voi?

 

PRIGIONIERO... SOLITARIO

Schiere di fedeli, sparsi in tutto il mondo, anche se oppressi dal lavoro e dalle quotidiane necessità, sanno trovare ogni gior­no un ritaglio di tempo per venire davanti al mio Tabernacolo. Amano intrattenersi con me, parlarmi, confidarmi le loro pene. Ma quanti sono i sacerdoti che, tolto il tempo della cele­brazione, amano intrattenersi a colloquio con me, presente nel Santissimo Sacramento? Sono rari! Questo comportamen­to pensate che vi faccia onore, o miei consacrati?

Voi non trovate ostacoli quando delle persone a voi care sono ammalate. In questo caso trovate il tempo, perché sentite il dove­re e la gioia di visitarle. Lasciate tutto e affrontate anche dei sa­crifici quando un vostro caro ammalato è in qualche ospedale lon­tano.

E il vostro Dio nel Tabernacolo non è un Ammalato di Amore, un Divino Mendicante che chiede e richiede un po' di sollievo? Non è un Uomo-Dio sofferente, che geme e va in cerca di chi sap­pia condividere il suo Mistero di Amore?

Se tutti i sacerdoti comprendessero questo linguaggio, come sarebbe trasformata la loro vita! ... E se non lo comprendete voi, chi dovrebbe comprenderlo?

Faccio un invito ai miei sacerdoti fedeli.

Fate tutto il possibile per procurarmi anime ferventi ed assi­due, che ogni giovedì della settimana, verso le 20, giorno memo­rando dell'istituzione dell'Eucaristia, abbiano un pensiero per me e si trattengano amorosamente, anche per pochi istanti, per rin­graziarmi, per riparare e per ricambiare il mio ardente Amore, che in quell'ora si è voluto annientare e nascondere misteriosamente sotto le apparenze del Pane e del Vino per essere vostro cibo e so­stegno.

Ancora un invito.

Desidero le "Lampade viventi" attorno al mio Tabernacolo, cioè cuori palpitanti di amore che, a turno, facciano ogni giove­dì un'ora di adorazione, per riparare tanti oltraggi, sacrilegi e dimenticanze che continuamente ricevo dalla maggior parte del­le anime, specie da quelle consacrate. Chi mi ama troverà il tem­po. Il mio sguardo si poserà benevolo su queste "Lampade viven­ti" e su quei sacerdoti che si faranno promotori di tanto bene.

 

IL CROCIFISSO DEVOZIONE SORPASSATA?

Una moderna e deplorevole corrente di pensiero che circola tra alcuni sacerdoti vuol rinnovare tutto e su tutto ha da ridire. Non risparmia neppure me Crocifisso.

"Le immagini di Gesù Crocifisso? Roba di altri tempi! - dicono alcuni - Erano le menti ingenue del tempo passato che ama­vano questi segni sensibili, queste strane forme di devozio­ne. Ma in questo attuale risveglio e rinnovamento della Chiesa e della società le immagini del Crocifisso vanno messe da parte." Cosa dovrei rispondere a questi sacerdoti ... rinnovatori, nemici della mia croce?

Innanzitutto rinnovate voi stessi nello spirito! E poi, perché impedire che i fedeli mi contemplino Crocifisso? Non ci sono qua e là nel mondo vari monumenti che ricordano i grandi uomini del­la storia? E non vi tenete care le foto che richiamano alla vostra mente il volto di persone a voi care, vive o defunte? Quale uomo è più grande e più degno dell'Uomo-Dio? Quale persona al mon­do può essere a voi più cara di me Redentore?

L'immagine di me Crocifisso ha portato molti alla vera conver­sione e ha formato tanti santi. Quante volte ho dimostrato al mon­do, con dei prodigi, quanto lo gradisca l'immagine di me inchio­dato sulla Croce, versando Sangue vivo dalle ferite e talvolta schiodando le mie mani per abbracciare dei peccatori pentiti!

E voi, miei discepoli e miei ministri, considerate come una de­vozione sorpassata il culto alla mia immagine di Crocifisso? Qua­le stoltezza!

Piegate piuttosto le ginocchia, umiliatevi, baciate le mie Piaghe e meditate sugli insegnamenti che vi dà un Dio Cro­cifisso, svenato per salvarvi!

Chi mi contempla inchiodato sulla Croce e sente amore per me, difficilmente guasta la sua condotta e si lascia oscurare la mente fino a seguire il turbine di questo mondo.

Chi non ama il Crocifisso, non mi conosce e non conoscendo­mi non può imitarmi e non imitandomi non opera nulla di con­creto nella sua vita.

 

LA VERGINE MADRE

"Beati i puri di cuore", dissi un giorno sulla terra. Ma il mon­do, mio nemico, non vuol saperne: si arrotola nel fango e si acca­nisce contro tutto ciò che sa di purezza.

Menti malsane, oggi più che in altri tempi, hanno preso di mira la purezza verginale di mia Madre, mettendola al livel­lo delle altre donne.

Quale insulto per la Regina del Cielo e quale dolore per me! Anche il mio Padre Putativo, il castissimo Giuseppe, è toccato da questa diabolica ondata di fango.

Mia Madre fu purissima prima del parto. Il profeta Isaia pre­annunciò, secoli prima, che Io sarei nato da una Vergine.

Fu purissima dopo il parto e lo testimonia la Tradizione auten­tica della Chiesa, confermata dalla sana Cristianità, dai Concili e dal Magistero dei Papi.

Lo testimonia anche e specialmente la risposta data a Gabrie­le che le aveva annunciato la sua prossima maternità: "Come av­verrà ciò, poiché non conosco uomo?". Il che significa che non in­tendeva conoscerne, perché se avesse voluto vivere la vita comu­ne delle altre donne, non avrebbe dato all'Angelo quella risposta, ma avrebbe detto senz'altro: "Accetto di divenire madre". Fu pu­rissima la Madre mia, Terreno eletto e preparato per far germo­gliare me, Giglio delle valli. Dava il latte a me, Uomo-Dio; era inin­terrottamente in intimità con il Re della gloria e i suoi pensieri erano sempre rivolti al Cielo e non alla terra.

Gli Angeli aleggiavano sulla casa di Nazareth, adorando me e benedicendo la Madre di un Dio fatto Uomo, scelta dalla Santis­sima Trinità per essere la Regina dei vergini e la Vergine per ec­cellenza.

Se nel mondo ho schiere di anime vergini, che si sono legate a me con voto, anime che pur con le conseguenze del peccato ori­ginale sono angeli in carne, perché dubitare della perenne vergi­nità della Madre mia che fu esente dalla colpa originale. Capola­voro dell'onnipotenza di Dio, arricchita da un oceano di grazia, Creatura eccellentissima da eclissare le virtù delle anime più elette, Faro luminoso dell'umanità, risplendente più che il sole nel firmamento?

La Vergine Madre fu sempre Giglio candidissimo, profumato per inebriare me e la Corte Celeste.

Si ascolti, in proposito, il suo Sposo Giuseppe.

 

SAN GIUSEPPE PARLA DELLA SUA SPOSA

"Sciolgo la mia lingua per difendere la purezza verginale di Ma­ria, la carissima sposa che Dio mi ha donato."

"Fui prescelto per essere capo di Gesù e di Maria, ma io, benché occupassi tale posto datomi da Dio, sentivo una continua ed intima umiliazione nello stare accanto a Ge­sù, Figlio di Dio fatto Uomo, e a Maria, specchio tersis­simo di purezza e di candore, tanto che quando la guar­davo ero come costretto ad abbassare lo sguardo, sen­tendomi indegno di starle accanto. La custodivo gelosamente, come si può custodire una preziosissima e delicatissima perla di grande valore."

"Fui prescelto da Dio e in vista di tale scelta fui ispirato da fan­ciullo a mantenere castissima la mia purezza verginale, fino al mio ultimo respiro. Questo fu un mistero che svelai solo alla mia eletta Sposa Maria."

"Non provai alcun timore, per la mia verginità, nel veder­mi scelto come suo Sposo, perché al solo avvicinarla il pro­fumo interiore che emanava dalla sua purezza mi inondava l'anima di casta gioia."

"Ci comprendemmo pienamente senza scambio di parole, poi­ché il mistero sublime che ci univa in modo celestiale non ci fa­ceva sentire il bisogno di esternarlo, ma di tacerlo."

"Sono lingue bugiarde e infernali coloro che hanno l'ardire di oscurare la mia dolce e casta Sposa Maria, la Madre di un Dio, Tabernacolo vivente del Divino Nazareno."

"Una pianta delicata la si riguarda da tutto ciò che le può nuo­cere e la si coltiva con particolare attenzione. Immaginate perciò di quali premure circondavo la castissima Maria perché nessuno la molestasse."

"La sua vita nella casa di Nazareth fu tutta opera dell'amore divino; agli occhi degli uomini fu un segreto così profondo che nessuno ha mai potuto immaginare. Ecco la casa di Nazareth, circondata dal nascondimento, dalla più profonda umiltà, dalla più completa povertà! Ma pur essendo distaccata da tutto, quel­la casa possedeva tutto... possedeva Dio!"

"Mondo che ti agiti, invece di scagliare le tue frecce contro la Vergine mia Sposa, imitane le virtù e il candore! Impara ad amar­la, a venerarla e non amareggiarla più! Ringrazia l'Eterno Dio che ti ha donato una Madre così santa per salvarti!"

 

REGINA DEGLI ANGELI

Il mondo, a servizio di Satana, cieco spiritualmente, non vede la luce della purezza angelica della Madre mia.

Ma non è soltanto il mondo corrotto che squalifica la Vergine Madre. Ci sono altri, che si dicono miei discepoli e purtroppo ci sono anche dei sacerdoti, che discutono e mettono in dub­bio la perpetua verginità della Madre mia.

Come possono giungere certi consacrati a un tale grado di ce­cità? Costoro, che sono sordi alla mia voce e a quella del mio Vi­cario, ascoltano la voce di Satana, al cui servizio lavorano!

Ma lo sanno chi è Satana e ciò che sta facendo in quest'ora gravissima?

L'umanità va alla deriva, ma può salvarla la Madre mia, poi­ché questa è voluta dalla Provvidenza come l'ora di Maria. Il ca­stigo collettivo già da tempo sarebbe piombato sulla terra se que­sta pietosissima Madre non avesse trattenuto la mia mano.

E' proprio Satana che ha ingaggiato la battaglia contro mia Madre, nella speranza di catturare molte prede. E questo perche' il principe delle tenebre sa bene chi sia la Vergine Madre e quale potenza Ella abbia in Cielo.

I servitori di Satana e tutti i miei sacerdoti ascoltino!

Nella novena in preparazione alla festa dell'Immacolata del 1968, Io, Padrone dell'universo, permisi che una vittima straor­dinaria, da me personalmente scelta, ricevesse un assalto diabo­lico. La vittima si trovò davanti a una schiera di demoni; c'era an­che Satana, che parlò così: "Si dia l'assalto ai consacrati! A causa delle loro cadute, quan­te anime vengono nelle nostre mani, poiché lo scandalo allonta­na anche dalla fede. I consacrati che danno scandalo portano a dubitare anche dell'esistenza di Dio. Ed è a questo che dobbiamo tendere: all'allontanamento da Dio."

"Si avvicina la solennità di quella Donna (l'Immacolata) che ci tiene tutti soggiogati. Noi dovremmo subire l'infelicità eterna, l'in­ferno, mentre nel mondo tanti e tanti arrivano a salvarsi nono­stante le molte ribellioni contro il loro Dio!... Allora non vi era quella Donna, che si chiama Maria, altrimenti a noi non sarebbe toccata tale sventura. Le anime che si salvano si salvano per mez­zo di Lei, che tanto noi odiamo e malediciamo..."

"Noi Angeli per un solo peccato fummo precipitati nell'abisso; ed è per questo che la nostra rabbia cresce sempre più: per (in­giustizia di questo Dio)... Se quella Donna ci fosse stata fin dal principio della creazione, noi non avremmo avuto tale con­danna."

E mentre quell'anima vittima scriveva le parole di Satana - poi­ché Io volevo che le scrivesse - Satana pieno di ira esclamò: "Per­ché metti le mie parole sulla carta?... Basta! Basta! ... Non scri­vere più, maledetta!"

Riflettete, o miei sacerdoti, sull'ultima affermazione di Satana: Se la Madre mia fosse esistita prima che alcuni Angeli si ri­bellassero al Creatore, grazie alla sua potentissima Interces­sione avrebbero ottenuto misericordia!

Chi è questa Donna, davanti alla quale l'inferno trema? E' quel­la Vergine purissima che oggi il mondo vorrebbe infangare. Quali rapporti ci sono tra me e questa Donna? Io venni al mon­do per mezzo di Lei; fui nutrito per mezzo di Lei, con il suo latte verginale. Per tutta la vita, fino ai trent'anni, fui accudito da Lei. Maria Vergine fu il prezioso strumento della Redenzione del ge­nere umano. Io vivo del suo sangue e della sua carne verginale nell'Ostia Consacrata e quando le anime mi ricevono non sono solo, perché sono incorporato alla vita di Mia Madre. Ecco il gran­de e stupendo poema mistico vivente nella mia Chiesa! Senza la Madre mia non potevo essere Gesù sulla terra: tutto, quindi, si deve a questa purissima Regina Immacolata.

Se un figlio affettuoso circonda di riconoscenza amorosa la sua madre terrena, e fa questo con un cuore limitato, quanto più non devo premurarmi Io di vederla onorata, amata, glorificata e con­solata la Madre mia, Arca di salvezza, Canale di grazia, Correden­trice del genere umano? La Santissima Trinità le ha dato tutte le grazie che possono essere date a una creatura!

Il mistero del mio vivere nelle anime avviene sempre per mez­zo della mia Madre purissima.

Quanto è stupenda e luminosa la figura di questa Vergine, Tro­no e Tabernacolo del Dio vivente! Non c'è lingua umana, né an­gelica, che possa degnamente tesserne le lodi.

Chi ama me, ama anche mia Madre. E chi ama mia Madre, ama anche me e avrà vita sicura.

Maria mi portò al mondo ed è per mezzo di Lei che vado alle anime. E' Maria che mi conduce e mi prepara i cuori in cui fissa­re la mia dimora. E' troppo grande la Madre mial Guai agli infe­lici che osano proiettare un'ombra sulla purezza verginale di Co­lei che ha in mano lo scettro di Regina degli Angeli!

O sacerdoti che mi ascoltate, riparate e fate riparare l'onore of­feso della Madre mia e vostra. Si celebrino delle Messe in onore della Madonna, perché siano riparate le offese alla sua purezza verginale. Si organizzino crociate di Comunioni riparatrici, da far­si specialmente di sabato. Si diffonda questa invocazione: "Per il tuo verginale candore, o Maria, salva tutte le anime che of­fendono la tua perpetua purezza e il tuo Cuore di Madre!".

 

SAPER RINNEGARE SE STESSI

Per venire sulla terra a riscattare l'uomo ho scelto due Vergi­ni: Maria per portarmi al mondo e Giuseppe per custodirci. Le anime caste formano la mia delizia. Pur non condannando la ge­nerazione, amo con somma predilezione le anime vergini.

Non tutti comprendono quanto sia sublime la verginità; il mio Padre Celeste dà questa luce a certe anime e beate loro se corri­spondono ai divini voleri!

Nel mondo, pur così infangato, ho schiere di vergini, uomini e donne. Ne ho anche di quelli che, pur essendo vincolati dal ma­trimonio, vivono angelicamente, quasi non avessero corpo. Quan­ta gloria mi danno costoro e quante benedizioni attirano sull'u­manità!

I miei sacerdoti non dovrebbero essere i primi nelle schiere dei vergini? E' possibile che semplici fedeli mi diano con tanta gene­rosità ciò che certi miei ministri mi danno con così tanta avari­zia? Come posso gloriarmi di loro, che dovrebbero essere la pu­pilla dei miei occhi?

Ci sono dei consacrati che pretendono di vivere la vita ordina­ria dell'uomo.

Ma avevano questi sentimenti quando coltivavano la vita inte­riore, si nutrivano con fede delle mie Carni, custodivano i loro sensi e vigilavano per fuggire le occasioni pericolose? ... Allora era facile e consolante la vita di perfetta purezza; la mia grazia li so­steneva.

Ora invece dicono: "Il giogo è troppo pesante! ... è insostenibi­le! ... la perfetta continenza è di fatto impossibile! ...".

Perché non pregate più, invece di darvi ai passatempi? Perché non ritornate allo spirito di mortificazione?

Perché non togliete legna al fuoco delle passioni, invece di ag­giungerne altra?

Le troppe comodità hanno snervato il vostro spirito, vi hanno troppo indeboliti, forse vi hanno fatto cadere e forse ora siete nel fango.

Sacerdoti dell'Altissimo Dio, avete dimenticato la mia dottrina! E proprio voi, maestri in Israele? ... Cosa ho insegnato al mondo e cosa avete predicato agli altri? ... " Il Regno dei Cieli richiede vio­lenza e solo i violenti se ne impossessano ... Chi vuol venire die­tro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua!". Questo vale per tutti, anche per l'ultimo dei miei discepoli. E i pastori delle mie pecore non devono dare a tutti, ovun­que e sempre, l'esempio della rinuncia? ...

Ci sono sacerdoti che non credono più alla mia parola. Questi non sono degni del sacerdozio divino!

Il consacrato carnale non accetta il mio insegnamento. Quale stoltezza!

Non pochi sacerdoti, sui quali tanto contavo, sono diven­tati prima grossolani, poi indifferenti, annoiati e infine... pie­tra di inciampo. Hanno ormai il cuore indurito, sono insen­sibili e non si arrendono ai dolci richiami di un Dio onnipo­tente.

Io, Maestro divino, per alcuni miei sacerdoti valgo meno del fango della terra: preferiscono infatti le false gioie del mondo alle mie consolazioni; preferiscono ciò che può portarli all'inferno a ciò che può introdurli in paradiso!

Povere anime! Dov'è l'utilità del mio Sangue per voi?

In quest'ora fatale (ed è inutile illudersi!) occorre piena gene­rosità nei miei ministri, spogliamento totale del proprio io, peni­tenza amorosamente abbracciata per la gloria di Dio.

Sacerdoti, che vi ribellate al mio insegnamento sulla necessi­tà di rinnegare se stessi, contemplatemi in Croce! Io, vostro Re­dentore e Maestro, ho mortificato tutta la mia vita, dalla nascita nella grotta al martirio sul Golgota. E voi... non sapete privarvi di soddisfazioni lecite (e fossero sempre lecite!...) per dimostra­mi il vostro amore? Al contrario voi cercate in tutto la comodità del vostro piacere; avete in orrore l'austerità della vita.

In paradiso non ci si va godendo del mondo e credendo ai suoi insegnamenti, ma rinunciando a tutto ciò che il mondo approva. E' impossibile servire a due padroni che sono nemici tra loro.

Se non volete saperne di mortificazione su questa terra, la soffrirete molto più tragicamente con la purificazione che do­vrete subire in purgatorio... se pur scamperete al fuoco dell'inferno!

Se attualmente soffrono in purgatorio delle anime che sulla terra erano stimate sante, immaginate quali pene saranno riser­vate ai sacerdoti per aver cercato, amato e goduto il completo sod­disfacimento dei sensi!

La terra è un luogo di prova, come lo fu per Adamo ed Eva. La terra è un esilio, un albergo, dove il viandante si ferma di passag­gio, ma sempre pensando al cammino che ancora gli resta da fare per raggiungere la meta. Chi cammina troppo attacca­to alla terra non può dirsi vero cristiano e tanto meno mio mini­stro.

Questo è il distintivo dell'uomo che passa: il rinnegamento di se stesso.

 

DIO E' GIUSTO

La violazione del sesto comandamento è un grande male e non cessa di essere tale anche se tutto avviene nel massimo segreto. Ma se l'incontinenza trabocca e si arriva allo scandalo, il male raggiunge proporzioni incredibili.

"Guai a chi dà scandaao!", dissi un giorno lungo le vie della Pa­lestina. E cosa dovrei dire a quel consacrato che, dimentico del­la sua eccelsa dignità, violando il sesto comandamento mi strap­pa anime senza numero?

Dio di infinita giustizia, come dovrei trattare, nel giorno del rendiconto, il consacrato che ha dato scandalo ed è giunto a me senza pentirsi? Inesorabilmente lo caccerei da me e lo manderei nel fuoco etemo!

"Inferno? Fuoco eterno? Ma penso che non ci siano, o almeno dubito e mi auguro che non ci siano." Così pensa tra sè l'incon­tinente e si consola con questo pensiero per poter peccare anco­ra e sempre più tranquillamente.

E tu, sacerdote, che hai scrutato le Scritture, metti in dubbio anche tu l'esistenza dell'inferno? O addirittura lo neghi?

Se pensi questo inganni te stesso e lo fai per attenuare il ri­morso ed essere più libero di fare il male. Ma anche se tu neghi o metti in dubbio l'inferno,... l'inferno esiste ugualmente.

Sono le passioni sfrenate che ti tolgono la luce; è Satana che ti benda gli occhi della mente. Se ti fosse concesso di vedere anche solo per pochi istanti la sorte dei consacrati infedeli caduti nel luogo dei tormenti, rimarresti inorridito.

Il 30 novembre 1968 mostrai l'inferno a un'anima privile­giata che soffre e prega per salvare molte anime. Ascoltate, sa­cerdoti che siete caduti o vi trovate in pericolo, il triste racconto.

"Le anime avevano sembianze umane per poter essere ricono­sciute. I demoni erano inferociti contro di me, perché in quel tem­po avevo cooperato alla salvezza di molte anime e mi gridavano: Per colpa tua, o maledetta, restano tanti posti vuoti in questo abisso!"

"I sacerdoti che vi si trovavano soffrivano pene orribili. Erano torturati su legni accesi, messi come in forma di croce, per esse­re puniti di tutte le volte che avevano messo in croce il Signore con i loro peccati. La loro lingua e le loro mani impure e sacrile­ghe subivano tremende torture. Erano continuamente trascinati qua e là non solo dai demoni, ma anche dai dannati, che rinfac­ciavano a loro le loro infedeltà, il tradimento fatto al Signore per appagare i piaceri della vita. Venivano dilaniati e continuamente offesi."

"Questi sacerdoti maledicevano la vita del mondo, tutte le at­trattive umane, tutti i piaceri goduti calpestando il voto di casti­tà e vivendo dimentichi di Dio."

"Erano immersi in una grande e tremenda oscurità: solo le fiamme del fuoco facevano un po' di luce. Mandavano grida di di­sperazione, mentre i demoni si divertivano nel tormentarli e ri­dendo dicevano: Eravate stati scelti per dominare su di noi, puri spiriti; la vostra dignità superava quella delle schiere angeliche; potevate strapparci tante anime e invece siete finiti qui con noi! Vi abbiamo vinti! Sarete per sempre nei supplizi e disonorati da tutto l'inferno! E quanto sarà grande la vostra confusione nel gior­no del Giudizio, quando apparirete come tanti Giuda!... Ecco la vostra gloria di fronte a tutti coloro ai quali sembravate agnelli, mentre eravate lupi rapaci! Ve ne sono tanti altri nel mondo che seguono le vostre orme; avrete altri compagni!... Siete stati vin­ti; non ve lo aspettavate l’inferno... e ci siete piombati!".

Ho permesso a quell'anima privilegiata questa visione, perché potesse scrivere quanto ora avete letto.

Il ricco Epulone non si aspettava l'inferno, eppure vi è finito dentro.

 

LA MANO A CHI E' CADUTO

Sono Dio di infinita Misericordia: non voglio la morte del pec­catore, ma che si converta e viva.

Poiché il peccato contro la purezza indurisce il cuore, porta al sacrilegio, alla perdita della fede e all'impenitenza finale, è que­sto il peccato che i miei sacerdoti devono odiare maggiormente.

Sacerdoti fedeli, voi che coltivate la purezza e siete zelanti nel cercare la mia gloria, voi che siete ancora in discreto numero nel­la mia Chiesa e formate la mia preziosa corona, abbiate pietà dei vostri fratelli nel sacerdozio! Sostenete quelli che sono in perico­lo e date la mano a quelli che sono caduti! A voi affido questo ur­gente compito di carità. Un grande peccatore potrebbe diveni­re un grande santo; la storia della mia Chiesa è piena di questi esempi.

Ricordateli ogni giorno nella celebrazione della Messa. Esortate i fedeli a pregare e a offrire dei sacrifici per loro. Dite ad essi una buona parola perché non si abbattano. Ricor­date loro che Io sono Gesù, il Salvatore che in un solo istante can­cella ogni iniquità.

Sono il Buon Pastore; sono il Padre amoroso del figlio prodigo. Vado in giro inquieto per cercare la pecorella smarrita, per ab­bracciarla e riportarla all'ovile.

Il mio amore per le anime è infinito, specialmente per le ani­me sacerdotali. L'abisso del mio amore copre l'abisso di ogni iniquità.

Se faccio così forti lamenti per tanti consacrati, è perché li amo con un amore di predilezione.

 

COMODITA' E SUPERFLUO

Io sono nato in una povera grotta. Le mie tenere membra han­no toccato la paglia, mentre il più povero dei poveri nel mondo nasce almeno in un giaciglio e viene accolto con ogni premura.

Il mondo non pensa più a me che sono nato in una mangia­toia, cioè nel vuoto di tutto ciò che sa di umano. E le anime non mi possiedono perché non hanno più il cuore vuoto di tutto.

Si preferisce piacere più agli uomini che a me e quasi sempre si preferiscono a me anche le cose più insignificanti della terra. E' per questo motivo che sono poche, pochissime le anime che mi lasciano libero accesso nei loro cuori per formarvi la mia dimora.

Quanto sono lontane le anime dalla mia povertà! Lo spirito di povertà non è più apprezzato; si desidera la vita comoda, il godi­mento, il lusso; si vuole sempre apparire i migliori, i primi e per questo si fa sparire ogni traccia di povertà. Aleggia sul mondo il rifiuto totale dello spirito di povertà.

E i miei sacerdoti amano tutti la povertà? E' l'amore delle ani­me che li muove nella loro attività, o è il desiderio del denaro? O ministri dell'altare, non mediterete mai abbastanza le mie parole: "Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli il loro nido ma il Figlio dell'Uomo non ha dove posare il capo!".

Che ne sarà, alla vostra dipartita da questo mondo, del dena­ro che avrete accumulato? Vi accorgerete di averlo accumulato per altri. Accontentatevi del necessario nell'abitazione e nelle sup­pellettili. Evitate il superfluo e non sprecate il denaro in diverti­menti inutili. Fatevi degli amici col mammona di iniquità! Date il superfluo ai bisognosi e sostenete le opere di carità!

Il denaro ammassato è per voi un grave pericolo spiritua­le, perché vi attaccate il cuore e perché date un cattivo esempio al fedeli, che amano vedere il sacerdote disinteressato, anche in questo diverso dagli altri uomini.

Il denaro vi porta alle comodità, a procurarvi tutti quei piace­ri che comunemente si dicono leciti (leciti perché non sono evi­dentemente cattivi), ma che tuttavia non sempre sono immuni da colpa, o per l’abuso o per l'attaccamento esagerato. Quanti pec­cati veniali di cui rendere conto alla Divina Giustizia!

Dove sconteranno i miei sacerdoti tutte queste miserie mora­li? ... C'è il purgatorio, che è una dolorosissima riparazione per tutti, ma soprattutto per i consacrati.

Nella vostra predicazione avete trattato il tema del purgatorio, descrivendo con vivi colori le pene delle anime che si purificano nell'oltretomba. Per quanto abbiate detto, avete detto poco, per­ché del purgatorio possono parlame convenientemente soltanto coloro che vi stanno dentro.

Ma non pensate, voi sacerdoti, specialmente voi più rilassati, non pensate che il purgatorio è fatto soprattutto per voi? Lì sare­te purificati dalla Divina Giustizia, prima di essere ammessi alla mia gloria.

Poco amore di Dio, poca delicatezza di coscienza, appagamen­to del cuore e dei sensi, specie della gola, curiosità un po' malsa­ne, tempo sprecato, perché non utilizzato per la gloria di Dio, fred­dezza col prossimo, indifferenza verso i bisogni altrui ... tutto vie­ne vagliato dalla Divina Giustizia nell'ora del rendiconto finale e tutto si dovrà pagare.

Servi prudenti sono quei sacerdoti che odiano la grossolanità nella vita spirituale. Scrupolo no, ma delicatezza sì!

 

CERCO ANIME! ...

Ciò che perisce è nulla; la materia giova solo per il tempo; è l'anima umana che vale, perché durerà in eterno.

Il tempo trascorso sulla terra non avrebbe significato se le ani­me non fossero immortali. Ah, le anime! ... Proprio le anime mi portarono sulla terra. Per loro amore soffrii tanto quaggiù e per loro amore spirai sulla Croce, martirizzato dalla testa ai piedi, da sembrare un lebbroso. Lividure, piaghe e Sangue per tutto il cor­po e tutto questo per amore delle anime.

Il mio sogno è stato e sarà sempre la salvezza delle anime.

E quale altro compito hanno tutti i miei sacerdoti? Salvar­si e salvare!

Innanzitutto si deve salvare l'anima propria; è l'affare più gran­de ed è strettamente personale; poi si deve lavorare per salvare i fratelli.

La parabola dei talenti dovrebbe far riflettere i sacerdoti che sono poco zelanti, poiché il servo pigro fu gettato nelle tenebre dov'è pianto e stridore di denti.

Perché vi ho scelto fra innumerevoli creature e vi ho rivestiti della dignità sacerdotale? Forse per godere di più e perché vi de­ste alla bella vita? Perché vi sono dati gli anni, se non per traffi­care i talenti ricevuti? Quale guadagno deve stare al primo posto nei vostri pensieri se non il grande numero di anime da salvare? Qual'è il frutto del vostro ministero se non mi presentate conti­nuamente anime salvate?

Certi sacerdoti sono troppo miseri, preoccupati solo di non ca­dere nella colpa grave; quando riescono a stare un po' in equili­brio e a non cadere, credono di poter stare tranquilli in coscien­za. E' un grande errore!

Il primo passo è certamente quello di evitare il peccato grave. Ma questo non basta a nessuno, tanto meno ai sacerdoti, che de­vono essere apostoli, luce e sale della terra. Più che preoccupar­si del male da fuggire, devono preoccuparsi del bene da fare. Tra­lasciare il bene, quando se ne ha il dovere come ministri di Dio, quando se ne ha il tempo e le circostanze lo permettono, è un pec­cato di omissione.

Quante anime da istruire, da consigliare, da confortare! Quan­te persone cercano il confessore! Quanti ammalati da visitare e moribondi da assistere! Quanti bambini da plasmare nella fede! Quanti centri di lavoro da visitare per mettersi in contatto con folle di operai dimentichi di Dio! Quanto lavoro sta davanti ad ogni sacerdote!

E mentre i bisogni delle anime sono tanti e urgenti, dove sono e cosa fanno i miei sacerdoti?... Come occupano il loro tempo?... Ore e ore davanti al televisore, viaggi di piacere, passatempi, visite pericolose... prolungate... E le anime? Sono lì che aspet­tano qualcuno che spezzi loro il pane della vita, ma non lo trova­no!

Lavorate, o miei sacerdoti! Utilizzate bene il vostro tempo! Lavorano di più i nemici della mia Chiesa, che tanti sacer­doti deboli nella fede, tiepidi nell'amore e talvolta paralizza­ti da un'apatia totale.

E' tempo di svegliarsi e di rinnovarsi nello spirito!

Sacerdoti, è così che si serve Dio, il Sommo Padrone che vi ha dato i suoi talenti? ...

Ad ogni sacerdote ho dato dei talenti, a chi uno, a chi due, a chi cinque. A chi più è stato dato, più sarà richiesto.

Ho dei sacerdoti ardenti di carità, assetati di anime; per loro tutto è nulla o ben poca cosa; per loro ciò che conta è la salvezza delle anime, di molte anime.

Ma se nel mondo ho migliaia di sacerdoti zelanti, perché non possono essere tali anche le altre decine di migliaia?

Meditate tutti sulla sorte toccata al servo pigro, che non fece fruttare il talento del padrone! Nel giorno del rendiconto finale, quando i sacerdoti pigri vedranno tante anime dannate per col­pa della loro pigrizia, comprenderanno il grande male che hanno fatto a loro stessi e ai fratelli e quanta gloria hanno sottratto a Dio.

Correggetevi fin che siete in tempo!

 

VERA VITA

I sacerdoti esemplari, molto attivi, diventano calamite per le anime buone, attirano i peccatori induriti e spargono ovunque il buon seme della verità e della grazia. Il segreto del loro ministe­ro fruttuoso è la loro vita interiore, cioè lo spirito di pietà, che dà loro luce, forza e gioia.

E perché altri sono infruttuosi? E' perché trascurando la vita interiore rendono tisico il loro spirito: sono poveri ammalati nel­l'anima, inutili a sè e agli altri.

Beato quel consacrato che sa vivere in dolce intimità con me, cuore a cuore con me, per sentire quanto Io ami le anime!

I sacerdoti che mi amano sono la mia dolce dimora, la mia consolazione, la mia gioia.

Quante amarezze soffre questo mio Cuore nel vedersi tanto trascutato dai sacerdoti!

Pensare a me con frequenza; agire sotto il mio sguardo con amore e serenità; fare tutto con retta intenzione; non dare al mio nemico Satana neppure un atomo di incenso; evitare le picco­le infedeltà volontarie; approfittare delle buone occasioni che capitano per portarmi anime; tenermi al centro del cuore; intratte­nersi senza fretta davanti al mio Tabernacolo; ravvivare spesso la fede, vedendo me nel prossimo; richiamare frequentemente il pen­siero dell'eternità... tutto questo è il grande segreto della vita in­teriore.

Ed è proprio la vita interiore che porta al fervore, infiamma sempre più e fa giungere a un alto grado di perfezione.

 

CRISTO RE

La Chiesa ogni anno festeggia la mia Regalità. "Cristo Re". Ma questa festa è la prova che sono davvero considerato come Re dai miei consacrati? Per molti sono invece un Re dolorante, mendi­cante e rifiutato come lo fui allora da Pilato e da Erode. Un Re ri­fiutato e ... condannato!

La mia risposta a Pilato: "Il mio regno non è di questo mondo", oltre a indicare che il mio regno è spirituale, aveva un altro signi­ficato: alludeva anche al tempo futuro, il vostro, che avrebbe cer­cato di calpestare e distruggere la mia sovranità sulle anime.

Voi, o sacerdoti che siete i miei ministri, voi dovete sacri­ficarvi per farmi regnare nelle anime, ma prima fatemi regna­re in voi stessi.

Datemi il primo posto, il posto regale, nella vostra mente e nel vostro cuore! Distruggete nel vostro intimo ogni idolo, che raffred­da il vostro amore per me e vi tormenta lo spirito.

Fatemi regnare in voi ed avrete la pace del cuore, quella pace che nessuno può darvi fuori di me. Io sono il Re della pace! Solo allora il sacerdote vede fiorire il suo ministero: quando in lui regna ed opera il Re dell'amore e della pace.

Nella confusione delle opinioni religiose, nella poca sottomis­sione al mio Vicario, nello stravolgimento della mia dottrina evan­gelica, non dimenticate, o miei sacerdoti, che è Satana che si agi­ta per regnare al posto mio nel mondo e nella mia Chiesa. E' do­loroso doverlo dire: i ministri più fedeli di Satana sono proprio certi sacerdoti innovatori.

Satana è il principe della menzogna, della discordia e del di­sordine. Infelici quelli che stanno al suo servizio! Perdono la loro pace e la tolgono anche alle anime, turbando le loro coscienze con novità malsane.

Dio è ordine e pace! Satana è disordine e infelicità.

 

IO DIMENTICHERO'!

Quante amarezze aveva procurato al mio Cuore divino quella giovane donna con i suoi scandali! Ma un giorno quella povera infelice aprì gli occhi, rientrò in se stessa e si prostrò ai miei pie­di. Non mi disse alcuna parola, pianse soltanto. Erano lacrime di pentimento e di amore.

In un istante cancellai da quell'anima una vita di peccato, le diedi la mia grazia e dimenticai tutto. Non le rinfacciai nulla del suo passato e divenne inoltre la mia prediletta.

Sacerdoti miei, caduti o raffreddati nel mio amore, venite a me come Maria di Magdala! Dimenticherò tutto, vi darò gra­zie di predilezione e vi trasformerò come trasformai Agostino! ... Chi ha orecchi per intendere ... intenda!

 

PER I SACERDOTI DEFUNTI

Dio permette a qualche anima dell'aldilà di manife­starsi per chiedere suffragi.

Non motto tempo fa, a un'anima privilegiata si pre­sentò un sacerdote defunto che disse: ”Noi sacerdoti in purgatorio soffriamo più de­gli altri e siamo i più dimen­ticati. Chiediamo la carità di una santa Messa settima­nale”.

Chi ha steso queste pagine sta attuando tra i fedeli la crociata della "S. Messa set­timanale per i sacerdoti de­funti."

Confidiamo che questa cro­ciata trovi sempre nuovi so­stenitori.