LA VERGINITA’ DELLA MADONNA
Sac.
Pasquale Casillo - CASA MARIANA 83040 FRIGENTO (AV) Con approvazione
ecclesiastica
I
NOZIONI
PRELIMINARI
Si
dice verde ciò che non è bruciato dal calore, così è detto vergine chi, uomo
o donna, non si fa bruciare dal calore della concupiscenza e rinunzia
all'esercizio della funzione genitale.
Si può essere vergini fisicamente, cioè nel corpo, quando l'integrità della carne non viene violata da nessun contatto venereo, e lo si può essere moralmente, ossia nell'anima, quando si vive con la precisa intenzione di custodire l'integrità della carne o per un certo periodo o per sempre.
L'essere
vergine fisicamente è un fatto fisiologico, che si ha nascendo, si ferma alla
sola prospettiva naturalistica e si può perdere anche contro la propria
volontà: ciò non può dirsi, di per sé, una virtù.
L'essere
vergine moralmente comporta una scelta volontaria, cosciente e libera, ed è
pertanto una virtù, tanto più elevata quanto più ispirata da motivi migliori.
Può essere tanto di chi è in condizione di sposarsi, quanto di chi non si
trova più in questa condizione. Nel primo caso la verginità è maggiormente
radicata in una scelta determinata solo dalla libertà della persona; nel
secondo caso la verginità, nonostante la scelta, sotto un certo aspetto meno
libera, è pur sempre il frutto di una decisione cosciente e responsabile, e
quindi non è meno perfetta dell'altra descritta nel primo caso, e non meno
gradita a Dio.
Nella
sua interezza quindi l'essere vergine comporta l'integrità dell'anima e del
corpo da ogni appetito carnale.
In
pratica può accadere che una donna ha perso la propria illibatezza fisica per
cause assolutamente indipendenti dalla sua volontà (violenza subita, anomalia
congenita, rottura dell'imene. per incidente, ecc.): in questa circostanza lei
rimane vergine nel senso più puro della parola.
Si
può anche verificare che una donna si dà volontariamente all'uomo senza
ricevere danno alla propria incolumità anatomica: in questa evenienza lei non
può affatto dirsi vergine nel senso più essenziale del termine.
Quando
è tesa tutta con l'integrità del corpo e dell'anima e solo per Dio, la
verginità è virtù cristiana.
Essa
si può presentare, nei casi concreti della vita, con maggiore o minore integrità.
Ci
può essere la verginità ferita da peccati di impurità commessi in pensieri e
desideri, ma
restaurata
attraverso il pentimento e la penitenza: essa può dire di avere ancora
l'essenziale in quanto a purezza e a volontà protesa a mantenersi perpetuamente
integra per Dio, all'esterno e all'interno.
Ci
può essere anche la verginità offesa da peccati esterni, anche gravi, ma
subito e sinceramente ricostituita almeno nell'orientamento interiore. Se essa
è accompagnata dalla necessaria espiazione e dalla determinazione di
conservarsi illibata in futuro, può ancora essere chiamata cristiana, anche se
in misura non piena.
C'è
verginità, nel suo ultimo significato, anche nello stato di casta vedovanza
intesa come libera rinuncia a un secondo matrimonio, per darsi a Dio il più
possibile.
I
motivi addotti per essere vergini possono essere diversi: perché si vuol vivere
comodamente, perché non c'è stata mai l'occasione di sposarsi, perché si è
deciso di non sposarsi, perché ci si vuole preparare meglio al matrimonio,
perché si rimane in attesa di un segno di Dio che faccia decidere per il
matrimonio o per la verginità, perché si è fatta la promessa o il voto di
conservarsi puro per amor di Dio dedicandogli l'anima e il corpo, ci siano o non
ci siano occasioni di matrimonio.
Il
voler vivere comodamente, non legandosi ai vincoli e ai pesi dello stato
coniugale, è uno stato di egoismo, e pertanto non di lode.
Il
non aver avuto l'occasione di sposarsi può essere una realtà semplicemente
involontaria, che però può diventare meritoria se accolta come volere di Dio.
L'avere
deciso di non sposarsi può essere originato da ragioni sociali o economiche,
e quindi non avere alcun valore sotto l'aspetto religioso; ma può anche
derivare da un motivo religioso, per es. dedicarsi al prossimo bisognoso, e in
questa occorrenza è meritorio.
Il
volersi mantenere vergine per prepararsi meglio al matrimonio è certamente una
lodevole disposizione, però essa è priva della precisa e decisa volontà di
consacrare al Signore per sempre l'illibatezza del proprio corpo, cioè priva
di questo che è il carisma particolare della verginità intesa in senso
cristiano.
Il
conservarsi vergine nell'attesa di un segno di Dio che faccia decidere per il
matrimonio o per la verginità rivela un sentimento di verginità che è
profondo ed è indubbiamente apprezzabile, anche se poi avrà come risultato
l'invito al matrimonio. L'aver fatto la promessa o il voto di conservarsi puro
per dedicarsi tutto, anima e corpo, e solo a Dio, è la situazione ottima, degna
della massima lode.
Quest'ultima
situazione è stata precisamente quella della Madonna, che è stata vergine
fisicamente e moralmente, con la massima illibatezza, in tutto il corso della
sua vita, quindi vergine nella mente, per avere mantenuto ininterrottamente la
decisione della verginità; vergine nei sensi, per essere stata immune dagli
impulsi della concupiscenza in tutte le vicende della vita; vergine nel corpo,
per avere limpidamente conservato l'integrità fisica prima del parto, durante
il parto e dopo il parto.
In
Lei risplendono più luminosi i due elementi che costituiscono la verginità:
quello fisico e quello spirituale. Ci proponiamo di studiarla e di ammirarla
nell'uno e nell'altro elemento, sulla scorta delle affermazioni definite dal
Magistero della Chiesa in base alla Sacra Scrittura, alla Tradizione e alla
Ragione.
Si
chiama Magistero della Chiesa il complesso degli insegnamenti dati dal Papa e
dai Vescovi uniti a lui su una verità di fede, che i cristiani devono credere,
o su un comportamento di vita nella morale e nella disciplina, che i cristiani
devono osservare.
Esso
può essere ordinario o straordinario: ordinario, quando si esprime nel concorde
insegnamento dell'episcopato unito al Papa, e comporta gradazioni diverse
nella obbligatorietà della dottrina insegnata; straordinario, quando si
concreta nelle definizioni dogmatiche del Papa e dei Vescovi in Concilio
(ecumenico, nazionale, regionale, diocesano) uniti al Papa e richiede la piena
adesione, interna ed esterna, dei cristiani.
Il
Magistero Ecclesiastico suole seguire due metodi, che possono dirsi positivo e
negativo: il positivo consiste nell'insegnamento diretto della verità, ed è più
frequente; il negativo sta nell'indicare come inaccettabili certe dottrine,
che la Chiesa suole condensare in brevi proposizioni, a ciascuna delle quali
appone una qualifica per indicarne la maggiore o minore opposizione alla
dottrina cattolica (eretica, sospetta, scandalosa ecc.).
Il
Magistero della Chiesa è infallibile. «Di questa infallibilità il Romano
Pontefice, capo del collegio dei Vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio
quando, quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli che conferma nella
fede i suoi fratelli, sancisce con atto definitivo una dottrina riguardante la
fede e la morale. Perciò le sue definizioni giustamente sono dette
irreformabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa, essendo esse
pronunziate con l'assistenza dello Spirito Santo, promessa nella persona del
beato Pietro, per cui non abbisognano di alcuna approvazione di altri, né
ammettono appello ad altro giudizio, perché allora il Romano Pontefice
pronunzia sentenza, non come persona privata, ma quale supremo maestro della
Chiesa universale, singolarmente insignito del carisma dell'infallibilità della
stessa Chiesa...» (Vaticano II, Lumen gentium, 25).
Riguardo
ai Vescovi, «quantunque i singoli vescovi non godano della prerogativa
dell'infallibilità, quando tuttavia, anche dispersi per il mondo, ma
conservanti il vincolo della comunione tra di loro e con il successore di
Pietro, nel loro insegnamento autentico circa materie di fede e morale convengono
su una sentenza da ritenersi come definitiva, enunziano infallibilmente la
dottrina di Cristo. Il che è ancora più manifesto quando, radunati in
concilio ecumenico, sono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e
della morale...» (Lumen gentium, 25).
Il
Magistero dei Papi e dei Vescovi si avvale, dicevamo, della Sacra Scrittura,
della Tradizione e della Ragione.
La
Sacra Scrittura è la Parola di Dio, degna della massima venerazione perché
autentica, infallibile, sovrana. «Il Magistero però non è superiore alla
Parola di Dio, ma ad essa serve, insegnando soltanto ciò che è stato
trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello, Spirito
Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella
Parola, e da questo unico deposito della Fede attinge ciò che propone a credere
come rivelato da Dio» (Vaticano II, Dei Verbum, 10).
Per
Tradizione, in senso largo, si intende ogni dottrina o istituzione o pratica
trasmessaci sin dai primi tempi della Chiesa con un mezzo diverso da quello
della Sacra Scrittura, sebbene quella possa esserci stata trasmessa anche da
questa; in senso stretto, si intende ogni dottrina, istituzione o pratica non
contenuta nella Sacra Scrittura e giunta fino a noi sin dall'inizio della Chiesa
unicamente per via diversa da quella della Sacra Scrittura.
Ora
questa Tradizione di origine apostolica «trasmette integralmente la Parola di
Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli e ai loro
successori...» e «... progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito
Santo: cresce infatti la comprensione tanto delle verità quanto delle parole
trasmesse, sia con la meditazione e lo studio dei credenti che le considerano in
cuor loro, sia con la più profonda intelligenza, data dall'esperienza delle
realtà spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione
episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità» (Dei Verbum, 8).
«È
chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della
Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi
e congiunti da non potere sussistere indipendentemente; e tutti insieme, secondo
il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono
efficacemente alla salvezza delle anime» (Dei Verbum, 10).
Infine
la Ragione, riflesso della luce di Dio, indica a livello di logica puramente
naturale che non c'è nessuna impossibilità nella verità soprannaturale,
anzi indica che questa presenta tali connotati che può e deve essere creduta.
È tutt'altro che inutile anche in questo campo della verginità della Madonna,
perché vi si dimostra «più chiaramente come Fede e Ragione si incontrino
nell'unica verità» (Vaticano II, Gravissimum educationis, 10).
II
LA
VERGINITA’ DEL CORPO
La verginità del corpo della Madonna si è espressa prima del parto, durante il parto e dopo il parto.
Consideriamo
ora la verginità prima del parto, cioè prima che Maria SS.ma desse alla luce
Gesù.
A)
Lo facciamo partendo dalle affermazioni del Magistero della Chiesa, che citiamo
solo in parte per evitare inutili ripetizioni.
Tra il 336 e il 384 Papa San Damaso I, condannando i macedoniani che negavano la divinità dello Spirito Santo e gli apollinaristi che negavano la pienezza della natura umana in Cristo, riaffermò ripetutamente che Gesù «fu concepito per opera dello Spirito Santo e nacque da Maria Vergine».
Nel
449 Papa San Leone I Magno, Dottore della Chiesa, in uno scritto dogmatico
diretto al patriarca di Costantinopoli San Flaviano, dichiarò: «Gesù venne
concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo della vergine Madre che lo
diede alla luce conservando la propria verginità, come la propria verginità
aveva conservata nel concepirlo».
Nel
451 il Concilio Ecumenico di Calcedonia (Asia Minore), nel condannare gli
eutichiani che sostenevano essere in Cristo una sola natura, quella divina,
ribadì che Cristo era anche uomo essendo «nato da Maria Vergine» e aveva
quindi anche la natura umana.
Prima
del 601 il Concilio di Braga (Portogallo) riaffermò nel terzo canone che «Gesù
è nato da una Vergine».
Nel
634 Papa Onorio I dichiarò nella Lettera «Scripta fraternitatis»: «Cristo è
stato concepito senza peccato, per virtù dello Spirito Santo».
Nel
649 Papa San Martino I nel Concilio Lateranense riaffermò solennemente, al
terzo canone: «Se qualcuno, insieme con i Santi Padri, non confessa che la
Santa Vergine... concepì propriamente e veramente di Spirito Santo, senza la
cooperazione dell'uomo... sia condannato».
Nel
793 Papa Adriano I nella Lettera «Si tamen» dichiarò che «il Verbo prese la
condizione di forma umana dalla Vergine».
Tra
il 1198 e il 1216 Papa Innocenzo III, nella professione di fede comandata ai
valdesi che pretendevano di riformare la Chiesa, volle che essi riconoscessero
«Gesù nato da Maria Vergine».
Nel
441 il Concilio Ecumenico di Firenze, nella riunione della Chiesa greca con la
Chiesa latina, nel Decreto «pro Jacobitis», ribadì che Gesù era nato «dall'utero
immacolato di Maria Vergine».
Nel
1555 Papa Paolo IV nella Costituzione «Cum quorumdam» condannò decisamente «chi
dogmatizzava che la Beatissima Vergine Maria... non restò nell'integrità
verginale prima del parto...».
Nel
1690 Papa Alessandro VIII condannò una proposizione dei giansenisti, che
dall'offerta fatta da Maria SS.ma nel tempio di Gerusalemme deducevano per lei
il bisogno di purificarsi.
Nel
1964 il Concilio Ecumenico Vaticano II nella Costituzione dogmatica «Lumen
gentium» ha ribadito che Maria «generò sulla terra lo stesso Figlio di Dio,
senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo» (n. 63).
Nel
1968 la Commissione Cardinalizia costituita da Papa Paolo VI per esaminare il
«Catechismo Olandese» ha imposto che «il Catechismo... insegnasse
chiaramente il fatto stesso del concepimento verginale di Cristo».
NEL
VECCHIO TESTAMENTO
il profeta Isaia, alludendo alla Madre del Messia che sarebbe venuta settecento
anni dopo, indica al re Acaz un segno prodigioso con queste parole: «Il Signore
stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà... un figlio, che
chiamerà Emmanuele» (7,14).
Vergine
è la donna non sposata; l'Emmanuele è Gesù; la Vergine che lo concepirà, è
Maria; il prodigio sta nel fatto di questa Maria che concepisce il Figlio pur
non avendo rapporto con l'uomo.
Infatti
«se non fosse stata vergine, non sarebbe stato affatto un segno. Il segno o
prodigio deve sorpassare le cose, superare l'ordine della natura, ed essere
nello stesso tempo qualcosa di nuovo, di mai visto, in modo che sia insigne
(nota distintiva) per tutti quelli che lo sentono o lo vedono. Si chiama segno
appunto perché è insigne o distintivo... » (San Giovanni Crisostomo,
patriarca, Dottore della Chiesa, + 407).
Un
prodigio davvero eccezionale, e Dio lo dava per assicurare agli ebrei allora
molto sfiduciati che Egli, per liberarli dai siri, era disposto ai maggiori
miracoli fuori e contro l'ordine della natura, per l'appunto disposto a
mantenere la verginità illesa e intatta quando, secondo la natura delle cose,
non poteva fare a meno di perdersi. Se quella vergine, che poi concepirà l'Emmanuele,
fosse semplicemente una donna come tutte le altre, sarebbe una beffa
l'eccezionale preambolo con il quale Isaia la preannuncia.
C'è
da notare anche che nella profezia non è nominato, anzi nemmeno adombrato
nessun uomo: ciò fa capire che il profeta si riferisce a un fatto futuro
assolutamente nuovo.
Questo
vaticinio ha avuto, come vedremo tra poco, la conferma degli evangelisti Matteo
e Luca. Nel 431 il Concilio di Efeso approvò gli anatematismi di San Cirillo,
il primo dei quali è formulato appunto con le parole di Isaia, prese evidentemente
in senso letterale: «Se uno non riconosce che l'Emmanuele è veramente Dio e
che la Santa Vergine ne fu la Madre... sia condannato».
Nel
1779 Papa Pio VI con il Breve «Divina Christi voce» condannò l'esegeta
Lorenzo Isenbiehl di Magonza il quale sosteneva che la profezia di Isaia non
si riferiva al Messia né in senso letterale né in senso spirituale, e perciò
nemmeno a Maria.
Anche il riformatore protestante Giovanni Calvino (+ 1564) ha riconosciuto: «È evidente che Isaia ha parlato di una Vergine che doveva concepire non già secondo l'ordine della natura, ma per grazia dello Spirito Santo».
NEL
NUOVO TESTAMENTO
l'evangelista San Matteo racconta: «Ecco come avvenne la nascita di Gesù
Cristo: Sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero
a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo
sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un
angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di
prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei, viene
dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli
infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto
questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per
mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che
sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi». Destatosi dal sonno,
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la
sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli
chiamò Gesù» (1,18-25).
A
sua volta, l'evangelista San Luca narra: «L'angelo Gabriele fu mandato da Dio
in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di
un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale
saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia
presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù...»
... Allora Maria disse all'Angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le
rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la
sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà, sarà dunque santo e
chiamato Figlio di Dio... Nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi,
sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì
da lei» (1,26-38).
Dal
confronto dei due racconti appaiono chiari questi particolari:
Maria
era vergine quando ricevette la visita dell'angelo;
la
difficoltà di Maria derivava soltanto dalla sua verginità;
è
assolutamente escluso l'intervento dell'uomo nell'atto generatore;
difatti
Matteo attesta che Giuseppe, ben sapendo di non essere il padre del figlio
concepito da Maria, pensava di sciogliere il matrimonio mediante l'atto di
ripudio, dimostrando così chiaramente che egli non aveva operato quell'intervento
su Maria;
e
Luca riferisce che l'angelo scioglie la difficoltà di Maria non
rispondendole: «Se non conosci uomo oggi, lo conoscerai poi», ma affermandole
che il concepimento di lei avverrà in modo straordinario, non essendoci nulla
di impossibile a Dio;
in
Matteo, l'angelo fa conoscere questo mistero dopo la concezione di Gesù;
in
Luca, l'annunciazione è fatta a Maria prima che lei concepisca Gesù;
Matteo
richiama espressamente il vaticinio di Isaia (7,14) per dire che si è attuato
in Maria;
Luca,
pur senza richiamarlo espressamente, ne ritrae le parole adatte
all'annunciazione dell'angelo, e questa pertanto va vista alla luce della
profezia di Isaia;
è
indicato Dio stesso, più esattamente lo Spirito Santo, come principio del
concepimento: infatti Matteo riporta che Maria, prima di abitare in casa di
Giuseppe, «si trovò incinta per opera dello Spirito Santo»;
e
Luca riferisce che l'angelo risponde a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di
te ... », cioè superando la legge della natura e lasciandole la piena integrità
verginale;
Il
concepimento avvenne quando Maria e Giuseppe erano solo promessi sposi, ma, al
momento della nascita di Gesù, già vivevano insieme;
le
due narrazioni sono assolutamente indipendenti: quella di Matteo presenta il
punto di vista di Giuseppe; quella di Luca espone il punto di vista di Maria:
entrambe costituiscono una chiara attestazione della fede dei primi cristiani
nella verginità fisica di Maria e sono state accolte dai due evangelisti
evidentemente perché esse costituivano una tradizione sicura;
tutto
il racconto scritto a due mani è un'autentica rivelazione della Sacra
Scrittura: quella di Matteo è esplicita, quella di Luca è più ampia, oltre
che esplicita;
Giuseppe
non è altri che il padre legale, quindi Gesù non ha padre umano: Matteo
colloca questo fatto in relazione al sogno di Giuseppe (1,20-25), e Luca lo pone
in rapporto alla domanda di Maria (1,34).
Al
suddetto confronto si può aggiungere che Matteo non si contraddice affatto
quando, per dimostrare che Gesù è un discendente di Davide, presenta la
genealogia di Giuseppe, e non quella di Maria. Egli ha scritto così perché già
aveva insegnato il concepimento verginale di Cristo per opera dello Spirito
Santo, perché la Bibbia non usa presentare la genealogia della madre, e perché
Giuseppe, quale vero sposo di Maria, era per ciò stesso il padre legale del
legittimo figlio della sua legittima sposa, cioè di Gesù.
Così
anche Luca non si contraddice in nulla nel chiamare Giuseppe padre di Gesù e
Gesù figlio di Giuseppe, perché usa questi termini nel senso comune alla
pubblica opinione, e perché Giuseppe ha esercitato verso Gesù i doveri della
paternità.
LA
TRADIZIONE DELLA CHIESA
è cominciata con la Madonna stessa. Non può essere stata che Lei a rivelare
agli altri, prima di uscire da questa vita, (probabilmente dopo la risurrezione
di Gesù) il miracoloso concepimento, che poi fu saputo dagli altri e creduto,
ancor prima che fosse scritto il primo vangelo, nonostante che fosse un'idea
assolutamente impensata, anche perché le ricerche dei primi cristiani sul
parentado di Gesù non avevano scoperto nemmeno un elemento di contraddizione.
Sarebbe
lungo e ripetitivo, anche se forse non noioso data la bellezza dell'argomento,
ricordare tutte le testimonianze di tutti i secoli. Ci limitiamo a riferirne
alcune, quasi scegliendo fior da fiore. «Gesù fu concepito da Maria e dallo
Spirito Santo... Il nostro Dio Gesù Cristo è stato portato nel seno di Maria...
Al demonio rimasero nascosti la verginità di Maria e il suo parto e la morte
del Signore: tre misteri clamorosi che si compirono nel silenzio di Dio... Io
glorifico Gesù Cristo nato veramente da una Vergine...» (Sant'Ignazio di
Antiochia, discepolo di San Giovanni Evangelista, uno dei Padri Apostolici,
vissuto settant'anni dopo Gesù, vescovo, Dottore della Chiesa, + 107).
«Gesù
Cristo discese dal cielo per salvare gli uomini e assunse la carne, generato
dalla Santa Vergine senza seme e senza corruzione» (Aristide, filosofo di
Atene, il primo ad usare l'espressione «Santa Vergine», t circa 161).
«Ascoltate
come Isaia, in termini espliciti, ha predetto che il Cristo sarebbe nato da una
Vergine: «Ecco che una vergine concepirà...». Ciò significa ché lei doveva
concepire senza unione con l'uomo perché, se avesse avuto rapporto con
qualcuno, non sarebbe più vergine. Ma la virtù di Dio, venendo sopra la
Vergine, la coprì con la sua ombra e fece in modo che concepisse restando vergine...»
... «Isaia, ispirato dallo Spirito Santo, preannunziò un vero prodigio e lo
preannunziò affinché, una volta avvenuto, si riconoscesse che ciò era
avvenuto per la potenza e la volontà del Creatore di tutto...» ... «Non è
mai esistito nessuno, appartenente alla razza di Adamo, ad eccezione di Gesù
Cristo, il quale sia nato da una vergine... » (San Giustino, palestinese,
apologista, il primo a chiamare la Madre di Dio non già con il nome di Maria,
ma semplicemente con il titolo di Vergine, + circa 165).
«Quelli
che pensano che Gesù è un uomo generato da Giuseppe, muoiono impenitenti
nella schiavitù della primitiva disobbedienza... Quelli che ignorano
l'Emmanuele nato dalla Vergine, non partecipano alle sue elargizioni e non
ottengono la vita eterna... Poiché una salvezza inopinata doveva iniziare per
l'uomo con l'aiuto di Dio, per questo si compì l'inopinata nascita da una
vergine. Il segno veniva da Dio, l'effetto non fu opera d'uomo» (Sant'Ireneo,
greco, vescovo di Lione, Padre della Chiesa greca, + circa 202).
«Il
Verbo di Dio, essendo privo della carne, rivestì la santa carne dalla Vergine
Santa...» ... «Credo in Dio, Padre onnipotente, e in Gesù Cristo, figlio di
Dio, nato da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo...» ... «Crediamo,
fratelli, secondo la tradizione apostolica, che il Verbo di Dio è disceso dal
cielo nella santa vergine Maria affinché, incarnato in essa e presa l'anima
umana ornata di ragione, diventato tutto ciò che è l'uomo, eccetto il peccato,
salvasse colui che era caduto...» (Sant'Ippolito Romano, agiografo, + 235).
«Maria
non ha dato origine al Corpo (ossia essendo vergine, non ha concepito per virtù
propria, ma per virtù dello Spirito Santo), anche se ha apportato alla
crescita e alla nascita di esso tutto ciò che essenzialmente spetta al suo
sesso...» …«Quelli che negano la verginità di Maria... sono uomini
irreligiosi, molto alieni dalla dottrina religiosa... corrottissimi»
(Sant'Ilario, vescovo di Poitiers, Dottore della Chiesa, + 367).
«Gesù
Cristo concepito senza amplesso - e generato senza dissolvimento - nell'eccelso,
senza Madre, - nel basso, senza padre...» ... «Beata Colei che concepì senza
uomo - e gioì di prole, senza seme!...» ... «Chi è che dentro alle viti - ha
immesso la cesellatura delle uve - pur senza l'opera di scalpello - o dita di
artefice? - Come diventano esse gravide - del vino, senza padre? - Una specie di
figlio esse contengono, e risultano - gravide ma sigillate - ripiene ma non
lacerate. - Che ciò sia di confusione - bastevole per gli increduli...» ... «Ella
è. il campo - che non ebbe mai chi lo seminasse, - eppure da essa germinò - il
manipolo di benedizione - e lei diede, senza seme, - il frutto al mondo»
(Sant'Efrem,
siro, poeta, Dottore della Chiesa, + 373).
«Se
qualcuno... non ammette che Cristo fu formato in Maria in modo divino, cioè
senza opera d'uomo,... è ateo» (San Gregorio Nazianzeno, patriarca, Dottore
della Chiesa, + circa 390).
«Noi
crediamo che Dio è nato dalla Vergine perché così abbiamo letto nella
Scrittura... » ... «Mi riferisco a tutta la serie degli antichi scrittori: a
Ignazio, a Policarpo, a Ireneo, a Giustino e a molti altri uomini apostolici ed
eloquenti che, difendendo lo stesso principio contro Ebione, Teodoto di
Bisanzio e Valentino, hanno scritto libri pieni di sapienza» (San Girolamo,
dalmata; Dottore della Chiesa, + circa 420).
«Per
il fatto che Gesù entrò in questo castello che è Maria, non ne segue che esso
sia stato violato. Gesù infatti salva, non viola; rassoda le cose deboli, non
rompe le cose solide» (Sant'Anselmo, italiano, arcivescovo di Canterbury,
Dottore della Chiesa, + 1109).
«Isaia
disse: "In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un
virgulto germoglierà dalle sue radici". In quel germoglio bisogna vedere
Maria, e Gesù nel virgulto... perché il germoglio è fiorito senza un seme, e
la Vergine ha concepito non per opera d'uomo» (San Bernardo, francese,
benedettino, Dottore della Chiesa, 1153).
«Non
si tratterebbe di un vero concepimento se il corpo di Cristo fosse stato
formato, come alcuni asseriscono, non nel grembo, ma nel cuore o in altra parte
del corpo materno. Necessariamente il concepimento avvenne mediante quelle
sostanze destinate per via naturale a servire alla formazione di una nuova
creatura umana, e si verificò nella maniera solita, vitale e umana. Perché
altrimenti non si sarebbe trattato di un reale concepimento, né la Santissima
Vergine sarebbe divenuta veramente madre» (Francisco Suarez, spagnolo,
teologo, + 1617).
Questa fede nella verginità della Madonna non era soltanto dei Papi e dei Vescovi e dei Teologi, ma di tutti i popoli cristiani che la professavano recitando i vari Simboli (Apostolico, già prima dell'anno 100, Niceno-Costantinopolitano, di Epifanio ecc.) risuonanti con crescente convinzione di secolo in secolo. Già nei primi secoli il titolo «Vergine» era divenuto come il nome proprio della Madre di Gesù e fu usato più frequentemente dello stesso nome di Maria. La più antica preghiera alla Madonna finora conosciuta e risalente al III-IV secolo «Sub tuum praesidium» (cioè «Sotto la tua protezione») già chiamava Maria «Vergine gloriosa e benedetta»:
Anche
LA RAGIONE
porta le sue motivazioni per affermare la verginità della Madonna prima del
parto.
Dio
è il Creatore e quindi il Signore di tutte le forze della natura: se vuole, può
usarle in modo che realizzino fenomeni mai pensati dall'intelligenza umana e a
prima vista giudicabili come impossibili. Come ha potuto creare i progenitori
Adamo ed Eva senza che fossero concepiti e partoriti in modo ordinario, così
ha potuto unire in Maria la verginità e il concepimento, tra i quali non c'è
nessuna contraddizione intrinseca. Essendo Causa Infinita, Egli non è
determinato né ad un solo effetto, né ad un solo modo di produrlo.
Nascendo
da una donna Dio ha voluto dimostrare la realtà della natura umana da Lui
assunta, e nascendo da una vergine ha voluto dimostrare la realtà della sua
natura divina. Egli ha riservato solo a Sé stesso il privilegio di nascere da
una Vergine. Dio è di una purezza infinita. Diventando uomo, doveva per logica
di cose scegliere la purezza più perfetta in terra, cioè il concepimento
verginale, che è il più perfetto possibile sulla terra dato che la
consumazione del matrimonio, per quanto questo sia puro in sé stesso, non
sfugge, nella concretezza della natura corrotta, ad una certa impressione di
disordine a causa della concupiscenza che vi si frammischia inevitabilmente.
L'Essere infinitamente puro non si unisce che alla purezza.
L'Eterno
Padre aveva inviato sulla terra il suo divin Figlio, per la redenzione degli
uomini. Ora «essendo Cristo il Figlio di Dio, non sarebbe stato opportuno che
avesse avuto anche un altro padre, perché la dignità del Padre divino non si
riversasse su altri» (San Tommaso, italiano, Dottore Angelico, Patrono delle
scuole cattoliche, + 1274).
Lo
Spirito Santo faceva sì che la Madre di Gesù rimanesse Vergine. Conveniva che,
al di fuori dell'influenza materna, nessun uomo avesse parte nell'opera dello
Spirito Santo.
Cristo
è considerato il nuovo Adamo, cioè il nuovo capostipite. Adamo nacque da una
terra vergine, conveniva che Gesù nascesse da una donna vergine. Adamo non ebbe
padre terreno, nemmeno Gesù l'ha avuto. Adamo è direttamente figlio di Dio,
anche Gesù è direttamente Figlio di Dio. Adamo nacque nei privilegi, era
conveniente che Gesù non gli fosse inferiore.
Gesù
non era solo Uomo ma anche Dio. Doveva logicamente nascere sulla terra con un
procedimento diverso da quello proprio dell'uomo, cioè con un'origine che
fosse in qualche modo divina.
Gesù
è la Verginità, per definizione. Non poteva quindi nascere da un'unione che il
più santo tra i matrimoni rischia di rendere istintivamente disordinata. Doveva
nascere da un'origine verginale, per dignità e, in un certo senso, per
necessità della sua Persona.
Senza
l'origine verginale, Gesù avrebbe corso il rischio di non essere riconosciuto
come Dio. Infatti «si formò un corpo da una Vergine per venire a noi per
primo, e anche per darci un argomento non debole della sua divinità,
mostrandoci come Colui che aveva presto questo corpo per sé, è anche
l'Artefice e il Creatore di tutti gli altri corpi. Chi vede nascere un Corpo da
una Vergine senza uomo, e non pensa che Chi appare in questo Corpo, è anche il
Creatore e il Signore degli altri corpi?» (Sant'Atanasio, vescovo di
Alessandria, Dottore della Chiesa, + 375).
Gesù
doveva portare al mondo, pur non sottovalutando il matrimonio, la nuova
dottrina della verginità, che tante anime avrebbero seguita sino alla fine del
mondo. Questa dottrina ha ricevuto conferma e impulso dal fatto di essere Egli
nato da una Vergine.
Gesù
veniva tra gli uomini per togliere il peccato: era conveniente pertanto che
egli non lo avesse per nulla; ma lo avrebbe avuto se fosse stato concepito nel
modo comune alla totalità degli uomini (eccettuata la Madonna). Infatti tutto
ciò che è concepito e nasce dall'unione dell'uomo e della donna, proviene
dalla concupiscenza della carne, è soggetto alla colpa e ha bisogno di redenzione.
«Nella
sua prima nascita Gesù Cristo fu senza madre, perché generato dal solo Eterno
Padre senza l'ufficio della madre; nella sua seconda e carnale nascita invece
fu senza padre, perché creato nel seno della Vergine senza l'ufficio del padre:
ciò è avvenuto perché, stando in mezzo tra Dio e l'uomo, Cristo potesse
condurre quasi per mano all'immortalità questa nostra fragile natura» (Lattanzio,
africano di origine, scrittore latino, + circa 325).
Maria
era Madre di Dio. Come Madre, mostrava l'umanità di suo Figlio; come Madre
Vergine, ne mostrava la divinità. La storia ha dimostrato che i nemici
della verginità di Maria sono nemici anche della divinità di Gesù, e che i
sostenitori della verginità di Maria sono sostenitori anche della divinità
di Gesù. C'è tra verginità di Maria e divinità di Gesù una connessione
profondamente psicologica.
Come
l'Eterno Padre, senza condividere con alcuno la sua concezione, genera nel suo
seno la persona del Figlio, così Maria, senza condividere con alcuno la propria
fecondità, genera la natura umana di Gesù. Come la fecondità di Maria diventa
analoga a quella dell'Eterno Padre, così la purità di Lei diventa analoga a
quella di Lui: quindi la purità di Maria nel generare Gesù ha rivestito
qualcosa del carattere di quella ineffabile produzione con la quale, nel
mistero della Santissima Trinità, l'Eterno Padre genera il Figlio.
Verginità
durante il parto vuoi dire che Maria diede alla luce Gesù rimanendo illesa nel
sigillo della sua verginità, che in nessun modo fu infranto o lacerato o
alterato al passare del corpo vero e reale di Gesù.
Anche
su questo particolare il Magistero della Chiesa è chiaro. Bastino poche
affermazioni. Nel 309 Papa Siricio condannò il monaco Gioviniano, secondo il
quale Maria aveva sì concepito per opera dello Spirito Santo, ma cessò di
essere vergine nel mettere al mondo Gesù. La sua condanna fu ripetuta circa
tre anni dopo dal Sinodo di Roma e dal Sinodo di Milano.
Nel
449 Papa San Leone Magno, non potendo partecipare al Concilio Ecumenico di
Calcedonia, vi mandò i suoi Legati con la Lettera dogmatica «Lectis
dilectionis tuae» indirizzata a Flaviano patriarca di Costantinopoli, nella
quale riaffermò contro gli eutichiani che negavano la coesistenza in Cristo
delle due nature, umana e divina: «Cristo fu concepito di Spirito Santo nel
grembo della Madre Vergine, la quale lo diede alla luce conservando la propria
verginità, così come la propria verginità lei aveva conservata nel concepirlo».
Nel
521 il Papa Sant'Ormisda, scrivendo all'imperatore Giustino per il
ristabilimento della pace tra la Chiesa d'Oriente e la Chiesa di Roma, ribadì:
«Colui che era Figlio di Dio prima dei tempi, è divenuto figlio dell'uomo ed
è nato nel tempo, al modo degli uomini, nato aprendo il seno della madre senza
scioglierne la verginità, in forza della sua divinità. Mistero degno del Dio
nascente che, concepito senza il seme, ha custodito il parto da ogni corruzione,
conservando ciò che aveva dal Padre e manifestandosi in ciò che riceveva dalla
Madre».
Nel
634 Papa Onorio I scrisse nella Lettera «Scripta fraternitatis»: «Cristo,
concepito senza peccato per virtù dello Spirito Santo, anche senza peccato è
stato generato dalla santa e immacolata Vergine Madre di Dio».
Nel
649 Papa San Martino I nel Concilio Lateranense, nel terzo canone, ribadì
solennemente la verginità nel parto con queste esplicite parole: «Se qualcuno
insieme con i Santi Padri non confessa che la Santa Vergine... generò
incorruttibilmente... sia condannato».
Nel
675 il Concilio XI di Toledo, dopo tre giorni di digiuni e di preghiere, affermò:
«Noi crediamo che di queste Tre Persone soltanto la Persona del Figlio ha
assunto una natura umana vera e senza peccato dalla santa e immacolata Vergine
Maria, per la liberazione del genere umano. Da lei Egli è stato generato in un
ordine nuovo e in una nascita nuova. In un ordine nuovo, perché Colui che per
la sua divinità era invisibile, è apparso visibile nella carne; è stato poi
generato in una nascita nuova, perché un'intatta verginità, che non conosceva
l'unione con uomo, gli ha approntato un corpo nel suo seno diventato fecondo per
l'adombramento dello Spirito Santo. Questa nascita verginale non può essere
compresa con la ragione naturale e rimane senza esempio. Se la si potesse
comprendere naturalmente, non sarebbe miracolosa. Se si potesse citare un
altro esempio, non sarebbe unica».
Nell'811,
nella «Fede di Niceforo» (cioè di Niceforo I, imperatore d'Oriente),
approvata da Papa Leone III è detto che la Santissima Vergine «generò Cristo
soprannaturalmente e ineffabilmente».
Nel
1555 Papa Paolo IV nella Costituzione «Cum quorumdam» riaffermò: «Chi dice
che la Beatissima Vergine Maria... non restò nell'integrità verginale
durante il parto... sia condannato». Nel 1943 Papa Pio XII scrisse
nell'enciclica «Mystici Corporis» sulla Madonna: «Fu Lei che con un parto
ammirabile diede alla luce la fonte di ogni vita celeste, Cristo Signore, fin
dal suo seno verginale ornato della dignità di Capo della Chiesa».
NEL
VECCHIO TESTAMENTO
la Genesi dà, sia pur velatamente, il primo annuncio della verginità della
Madonna con le parole rivolte al serpente tentatore: «Io porrò inimicizia
tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la
testa e tu le insidierai il calcagno» (3,15). E subito dopo Dio dice alla
donna: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai
figli» (3,16).
Ora la Donna, madre della stirpe vincitrice del serpente, potrà partecipare al trionfo di suo Figlio rimanendo esente dalla maledizione pronunziata contro Eva peccatrice; e nulla di meglio della intemerata verginità durante il parto poteva assicurarle l'esenzione da questa maledizione.
Inoltre,
il profeta Isaia (7,14) non disse soltanto che la vergine concepirà (come
abbiamo già ricordato nel paragrafo precedente), ma anche che «partorirà».
Disse esattamente così: «Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la vergine
concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
Isaia
usò la parola vergine (e non donna o altro nome), con la stessa solennità, nel
riferirsi tanto al concepimento quanto al parto. Intese dunque dire che quella
che concepirà rimanendo vergine, partorirà anche rimanendo vergine. Perciò
parlò di «segno», cioè di prodigio, e di un prodigio che dovrà realizzarsi
in tutte e due le parti, pienamente. Insomma Isaia, soprannaturalmente illuminato,
preannunziò sette secoli prima la verginità di Maria non solo nel concepimento
ma anche nel parto.
Nel
1964 il Vaticano II nella «Lumen gentium» ha riaffermato che Maria «è
stata profeticamente adombrata... nella Vergine che concepirà e partorirà un
Figlio, il cui nome sarà Emmanuele» (n. 55).
Oltre
Isaia, anche Michea profetizzò: «E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per
essere tra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il
Dominatore in Israele: le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più
remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve
partorire, partorirà; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di
Israele» (5,1-2).
Appare
naturale pensare che questa Donna, madre del Dominatore, ossia del Messia, dev'essere
vergine, altrimenti perché qualificarla come «colei che deve partorire»
nominandola all'improvviso e non alludendo minimamente allo sposo?
NEL
NUOVO TESTAMENTO
San Matteo racconta: «Un angelo del Signore disse: «Giuseppe, figlio di
Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è
generato in lei, viene dallo Spirito Santo...» ... «Tutto questo avvenne perché
si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
"Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato
Emmanuele, che significa Dio con noi". Destatosi dal sonno, Giuseppe fece
come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa la
quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù»
(1,20-23).
Il
primo evangelista intende dunque avverata non solo la profezia del concepimento
verginale di Gesù, ma anche quella del parto verginale: è un tutto unico.
San Luca riferisce che l'angelo Gabriele risponde a Maria: «... Colui che nascerà, sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (1,35).
Ma
è crescente convinzione di molti esegeti che la traduzione precisa è questa...
«Colui che nascerà in modo santo, sarà chiamato Figlio di Dio». In questo
modo santo è espressa la santità della nascita verginale, che corrisponde
esattamente alla santità della concezione verginale racchiusa nelle parole
immediatamente precedenti dell'angelo a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su
di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo» (1,34).
Se
la precisione sarà accolta autorevolmente, sarà un'altra prova a conferma
della verginità della Madonna nel parto.
Lo
stesso evangelista narra delicatamente di Maria: «Diede alla luce il suo figlio
primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non
c'era posto per loro nell'albergo» (2,7).
Quindi
Maria, rimasta sanissima e completamente sola (come si può dedurre dal
contesto) in quel sublime momento, poté personalmente prestare al Neonato
tutte le cure imposte dalla nascita: ciò fu possibile perché lei aveva
partorito in modo non ordinario, cioè verginale. Le altre partorienti hanno
tutte bisogno di aiuto perché soggette alle non poche molestie (intervento di
altri, spargimento di sangue, offesa al pudore ecc.) preannunziate
dall'antico castigo di Dio alla peccatrice Eva: «Con dolore partorirai figli»
(Gen. 3,16): una situazione ben nota a un medico e san Luca, per l'appunto, era
un medico.
Ancora
il terzo evangelista racconta: «Quando venne il tempo della purificazione
secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al
Signore, come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà
sacro al Signore» e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di
giovani colombi, come prescrive la legge del Signore» (2,22-23).
Con
questo episodio San Luca dà una conferma, sia pur indiretta, del parto
verginale di Maria. Difatti egli, ottimo storico, ricorda sì la legge di
offrire a Dio il primogenito, ma non quella della purificazione della madre a
causa del parto, e pertanto non dice affatto che Maria compì la cerimonia
prescritta a tutte le donne per togliere da sé l'immondezza legale del parto
mediante il rito espiatorio celebrato dal sacerdote (Lev. 12,6-8).
San
Giovanni, parlando dei credenti nel prologo del suo vangelo, dice che essi «non
da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati
generati» (1,13).
Ma
questa traduzione oggi non convince quasi nessuno perché, in base a studi
sempre più numerosi e sempre più approfonditi a molti livelli (attestazione
dei primi testimoni, tra i quali Ireneo e Tertulliano, esame dei termini usati,
analisi del contesto ecc.), essa dovrebbe essere la seguente: (I1 Verbo, cioè
Cristo) non da sangui, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio
è stato generato».
Queste
parole includono tre negazioni, cioè né i sangui (gli elementi dell'uomo e
della donna nell'unione genitale), né la volontà della carne, né la volontà
dell'uomo, e quindi significano la negazione delle solite condizioni per la
normale nascita di un bambino.
Inoltre
le suddette parole includono esclusivamente l'intervento di Dio nel «generare»,
ossia nel farsi carne dal concepimento alla nascita; e precedono
immediatamente queste altre: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in
mezzo a noi» (v. 14) che affermano l'Incarnazione.
Dunque
qui si parla non al plurale, ma al singolare; non dei credenti, ma del Verbo,
cioè di Cristo. Colui che «è nato da Dio» è il Verbo che si è fatto
carne, cioè uomo, nascendo in terra e nascendo in modo verginale: è Cristo.
Se
quest'ultima è la traduzione giusta e se sarà ufficialmente accettata
dall'autorità ecclesiastica, costituirà una prova biblica della verginità di
Maria nel parto.
Anche
San Paolo presuppone la nascita verginale di Cristo, e la fa capire usando un
termine greco (egli scrive appunto in greco) diverso da quello che usa per
indicare la nascita di tutti gli altri. Per questi ultimi adopera il termine
gennao, che è adoperato da tutti per dire la nascita di tutti (per es.: Gal.
4,23.24.29), ma per Gesù e per la Madre l'Apostolo usa il termine completamente
diverso, genemenos, derivante da un verbo del tutto differente, ginomai, che,
significa «avvenire», «divenire» (per es.: Rom..1,3; Gal. 4,4). Insomma San
Paolo insinua accuratamente che Cristo non nacque nel modo consueto per tutti.
Questa
distinzione di termini non risulta nella traduzione in italiano, che usa il
verbo nascere indifferentemente per tutti i casi, riferiti sia a Gesù che agli
altri; ma ciò non toglie alla distinzione esistente in lingua greca
l'importanza di essere un indizio della nascita verginale di Gesù.
E
quell'altra espressione dell'Apostolo: «Dio mandò il suo Figlio, nato da donna»
(Gal. 4,4) ha il suo peso. Essa ha riscontro con l'altra detta da Gabriele a
Maria e riportata da Luca: «Colui che nascerà sarà... chiamato Figlio di Dio»
(1,35): entrambe affermano che il Figlio di Dio entra nell'umanità
scegliendosi una madre, senza bisogno del concorso di un padre terreno.
E
poi «se Paolo chiama Maria donna, non vuole con ciò negare la verginità di
lei, anzi la conferma, perché se Gesù avesse avuto un padre terreno, Paolo
avrebbe detto «nato dall'uomo» (Origene).
È
anche il caso di ricordare che San Paolo ha avuto per discepolo l'evangelista
San Luca, che sapeva molto bene la verginità di Maria e a lui ne ha parlato
certamente.
Circa
LA TRADIZIONE
riportiamo adesso pensieri di Autori diversi da quelli citati nei discorso
sulla verginità prima del parto.
«Il parto verginale di Maria trova riscontro, in qualche modo, nel parto misterioso delle Sacre Scritture che generano la verità rimanendo vergini» (Clemente Alessandrino, greco di origine, teologo, + circa 215: è il primo a rivendicare in modo esplicito ed energico la verità della verginità di Maria durante il parto).
«La
regola di fede è veramente una, sola, immobile e irreformabile: bisogna credere
in un unico Dio onnipotente, creatore del mondo; e in suo Figlio Gesù Cristo,
nato dalla Vergine Maria...» ... «Doveva nascere in modo nuovo Colui che
doveva inaugurare la nuova nascita... (Tertulliano, africano, apologista, +
circa 230).
O
Cristo, tu sei nato da Maria Vergine, come hai voluto, e, come tu solo sai fare,
non violasti la sua verginità, ma la conservasti e la facesti Madre; né la
verginità impedì che ti partorisse, né quando fosti partorito violasti la
verginità, ma si unirono il parto e la verginità tanto contrari tra loro,
perché per te, creatore della natura, questo è facile e semplice» (San
Gregorio Taumaturgo, nato nel Ponto [Asia Minore], vescovo di Neocesarea, +
270).
«Perché
voi, greci, ritenete impossibile la nascita di Cristo da una Vergine, dal
momento che voi stessi credete a uomini germogliati dalle pietre, a Minerva nata
dal cervello di Giove, a Bacco uscito dal costato di Giove?» (San Cirillo,
vescovo di Gerusalemme, Dottore della Chiesa, + 387).
«Beato
viene predicato nel Vangelo il seno della Santa Vergine il quale servì da
ministro al parto immacolato...» ... «Solo Cristo è venuto in questa vita con
una nuova specie di parto...» (San Gregorio Nisseno, cappàdoce, vescovo di
Nissa nell'Armenia, Padre della Chiesa greca, + circa 394).
«Quelli
che battono vie perverse dicono che Maria cessò di essere vergine quando diede
alla luce il suo parto... Ma se non si vuol credere alla dottrina dei Vescovi,
si creda almeno agli oracoli di Gesù Cristo, agli ammonimenti dell'angelo che
disse: «Nulla è impossibile a Dio», al Simbolo degli Apostoli che la Chiesa
romana ha sempre custodito e conserva inalterato... E che cosa c'è di incredibile,
se contro la legge naturale Maria generò rimanendo vergine, quando, parimenti
contro natura, il mare vide e fuggì, le acque del Giordano mutando corso
ritornarono verso la sorgente... la roccia ha dato acqua in abbondanza, le onde
del mare hanno formato come due solide muraglie... sulle acque anche Pietro poté
camminare? Se l'acqua poté portare un uomo, non potrà una vergine generare
un uomo? ...» ... «La Vergine Maria ha generato Colui che era stato generato
dalla verginità della Divinità...» ... «È sacrilego chi osa negare la verginità
di Maria» (Sant'Ambrogio, romano di origine, vescovo di Milano, Dottore della
Chiesa, + 397).
«Maria
vergine intatta diede alla luce ciò che aveva concepito come vergine intatta»
(San Gaudenzio, vescovo di Brescia, + 427).
«La
grandezza della divina potenza che non è mai a corto di risorse, ha fecondato
tutta sola un seno verginale... ha fatto nascere un fanciullo da una madre,
rimasta vergine nonostante la maternità... Bisogna pur concedere che Dio sia
capace di cose che superano la nostra comprensione. Tutta la ragione del fatto
sta nella potenza di chi lo fa»... «Maria è madre e vergine: madre, ma
incorrotta; vergine, ma con un figlio, senza conoscere uomo; sempre chiusa, ma
non sterile»... «La dottrina della verginità di Maria appartiene pienamente
alla fede cristiana, e i negatori di essa debbono essere annoverati tra gli
eretici»... «Il parto verginale è un mistero più mirabile del concepimento
verginale» (Sant'Agostino, africano, vescovo di Ippona, Dottore della Chiesa,
+ 430).
«Maria
ha partorito in maniera divina: il Figlio di Dio è entrato nel suo seno e ne è
uscito
come
Egli ha voluto, e la porta è rimasta chiusa»... «Cristo è nato in una
maniera degna di Dio» (San Cirillo di Alessandria, patriarca, Dottore della
Chiesa, + 444).
«Chi
entra e chi esce, non lascia alcun segno della sua entrata e della sua uscita:
è un abitatore divino, non umano... O Maria, nella tua concezione e nel tuo
parto crebbe il tuo pudore, fu aumentata la tua castità, irrobustita la tua
integrità» (San Pier Crisologo, italiano, vescovo di Ravenna, Dottore della
Chiesa, + 450).
«La
Luce abitò in Lei, che rimase nel puro splendore per essere vergine in eterno e
madre... Vediamo i superbi rètori muti come pesci... incapaci di spiegare
come tu, o Maria, resti ancora vergine pur avendo partorito» (San Giacomo di
Sarug, + 521).
«Era
necessario nel genere umano che Colui il quale era stato generato invisibile dal
Padre, venisse concepito da una Vergine, reso visibile a noi da una Vergine»
(Sant'Eleuterio, francese, vescovo di Tournai, + circa 531).
«L'integrità
del suo corpo crebbe con il parto anziché diminuire, e la sua verginità fu più
ampliata che persa» (San Fulgenzio, africano, vescovo di Ruspe, + 533).
«Solo
Chi uscì da Maria è il custode di questa uscita. Nessuno entrò con Lui,
nessuno uscì con Lui, non ebbe compagni nell'entrare, non ne ebbe nell'uscire;
nessuno conobbe come era entrato; in qual modo era uscito, lo conobbe solo la
sua uscita» (Sant'Ildefonso, spagnolo, vescovo, scrittore mariano, + 667).
Non
è da credere che Nostro Signore che, entrando nel sacro seno di Maria l'aveva
santificato, nell'uscire da esso l'abbia sverginato, come dicono gli eretici,
ma secondo la fede cattolica si deve ritenere che Egli sia uscito dal seno
chiuso della Vergine come uno sposo procede dal suo talamo...» (San Beda il
Venerabile, inglese, benedettino, Dottore della Chiesa, + 735).
«Non
si possono ammettere dolori in una Vergine che non ha conosciuto uomo, perché
il nome Vergine e il nome Dolore sono inconciliabili» (Ishò Dad di Merv,
vescovo di Hadatha, + circa 850).
«Rallegratevi,
o anime tutte, ed esultate. È stata prodotta questa terra che, ignara
dell'aratro, produce la spiga della vita; e tutti coloro che ne mangiano
esaltandone la bontà, non avranno più fame» (Cosma Vestitor, decimo secolo).
«Chi
dice o crede che la porta del seno di Maria è stata aperta nel suo parto e
subito dopo il parto è stata chiusa, per cui quasi in un'ora Maria sarebbe
stata vergine e in un'ora perse la verginità, contraddice allo Spirito Santo»
(Goffredo di Vendóme, francese, scrittore, + 1132).
«L'astro
conserva la chiarezza emettendo il raggio: Maria conserva la purezza partorendo
il Figlio» (Adamo di San Vittore, monaco a Parigi, poeta liturgico, + 1192).
Anche
questa fede nella verginità di Maria durante il parto non è solo del Corpo
Docente della Chiesa, ma anche di tutti i cristiani. Ne è esempio l'iscrizione
latina posta dinanzi alla Madonna sulla tomba di Papa Adriano VI (+ 1523) che,
tradotta in italiano, dice: «Il parto e l'integrità da lungo tempo discordi
stringono un patto di pace nel seno della Vergine».
A
sua volta LA RAGIONE dice:
Il
concepimento e il parto non sono che due momenti di un medesimo atto, cioè
l'origine umana della persona. Dal momento che il concepimento era stato
verginale, ne derivava, come logica conseguenza, che anche il parto fosse
verginale. Così appunto è avvenuto nella Madonna.
«Se
un Dio doveva nascere, non poteva nascere che da una vergine; se una vergine
doveva partorire, non poteva partorire che un Dio» (S. Bernardo).
Nel
mistero della Santissima Trinità il Padre genera il Figlio senza nessuna ombra
di nessuna corruzione; nel mistero dell'Incarnazione la Madre ha generato il
Figlio senza nessuna ombra di nessuna corruzione: ciò è avvenuto perché
fosse manifesto che il Corpo del Figlio di Maria è il Corpo dello stesso
Figlio di Dio.
Dio
ha dato il comandamento di onorare il padre e la madre. Ha onorato appunto sua
Madre nella nascita, non diminuendo ma consacrando la verginità di lei. Con
questo miracolo Egli ha conservato in lei non solo quello che costituisce l'essenza
della verginità, ma anche ciò che ne fa la perfezione materiale.
La
nascita miracolosa conveniva a Cristo perché egli fosse simile a noi
nell'umanità, ma superiore a noi per la divinità. Infatti se egli fosse nato
come nasciamo tutti noi, non vi sarebbe stato nella sua nascita nulla che lo
dimostrasse Dio.
«Chi
veniva a sanare le cose corrotte, non doveva corrompere le cose sane» (S.
Agostino): è la missione di Gesù venuto a sanare i cattivi e a non far
corrompere i buoni, tanto più a non distruggere la verginità di sua Madre.
La
nascita miracolosa di Gesù da Maria Vergine vuole anche significare che noi
siamo rinati spiritualmente dal seno verginale della santa Madre Chiesa.
«Se
in seguito al parto fosse stata lesa l'illibatezza di Maria, Cristo non
sarebbe più nato da una Vergine e, cosa impossibile, tutta la Chiesa verrebbe
a trovarsi in errore riguardo all'articolo di fede sulla Sua nascita da una
Vergine» (S. Agostino).
Si
potrebbe negare che Cristo nascendo abbia conservato l'integrità verginale di
sua Madre, solo se questo modo di nascere, fosse indecoroso. Ma questo modo di
nascere era tanto decoroso quanto lo era il fatto che Cristo conservasse,
perfezionasse e consacrasse l'integrità di sua Madre.
Ma
COME avvenne che il Figlio venendo alla luce non tolse la verginità della
Madre?
Il
Magistero della Chiesa ha definito il fatto della verginità fisica della
Madonna nel parto (cioè la non-frattura dell'imene), e non come il fatto è
avvenuto (ossia come è avvenuta a non-frattura). Il modo non appartiene
all'essenza del fatto (si pensi per es. al parto cesareo o al parto indolore).
Esso rimane misterioso per noi, e non è detto che sia stato interamente
chiarissimo per la Madonna stessa che ne ha fatto l'esperienza.
Tuttavia,
con tutto il massimo rispetto dovuto all'estrema delicatezza dell'argomento,
alcuni
autori
hanno tentato, di secolo in secolo, di darne una qualche spiegazione attraverso
analogie, similitudini, riferimenti ecc.
«Come
la nostra parola, quando viene pronunziata, non infrange il nostro spirito,
così il Verbo Incarnato di Dio, nella sua nascita, non infranse la verginità
della Madre».
Come
il fiore spuntato ha lasciato intatta la freschezza del germoglio, così il
sacro parto ha lasciato intatta la verginità di Maria.
La
luce del sole lambisce e penetra il cristallo senza romperlo, attraversa la sua
solidità con sottigliezza impalpabile, non lo viola quando vi entra, non lo
distrugge quando ne esce. Allo stesso modo il Verbo di Dio entrò nella dimora
verginale di Maria e ne uscì mentre essa rimaneva chiusa.
Il
frutto maturo cade spontaneamente dall'albero, senza essere strappato: così
Gesù è uscito da Maria.
Lo
specchio non è infranto dal dardeggiare dei raggi, né è macchiato dalla
ripercussione della luce: allo stesso modo l'integrità di Maria non è stata né
infranta né macchiata dal parto.
Il
fiore non avvizzisce mentre effonde il suo profumo, così la Madonna non cessò
di essere vergine mentre dava alla luce suo Figlio.
La
stella emette il raggio senza perdere nulla del suo splendore, così Maria ha
generato Gesù senza perdere nulla della sua illibatezza.
Ma
«io non vedo alcun beneficio ad entrare nei particolari di queste questioni
corporali, che Dio non ci ha formalmente rivelato e che sono molto periferiche
in rapporto alla Fede...» ... «Rinunciamo a sapere tutto e limitiamoci a questa
enunciazione certa: la nascita del Figlio di Dio fu miracolosa come la sua
concezione; Dio preservò allora fin nel suo corpo l'integrità verginale
della Madre; il come ci rimane nascosto...» (Rene Laurentin, francese,
mariologo, vivente).
Nel
1964 il Vaticano II nella «Lumen gentium», riferendosi alla Madonna, si è
limitato a dire che «il Figlio suo... non diminuì la sua verginale integrità,
ma la consacrò» (n. 57).
«Verginità
dopo il parto» significa che la Madonna, dopo aver dato alla luce Gesù, non
ebbe nessun rapporto coniugale né con Giuseppe né con altro uomo, e quindi non
ebbe e non poté avere nessun altro figlio.
Il
Magistero della Chiesa l'ha affermato implicitamente ed esplicitamente.
Tra
i Documenti che l'affermano implicitamente ricordiamo:
Nel
381 il Concilio Ecumenico di Costantinopoli dichiarò di Gesù: «Si incarnò
dallo Spirito
Santo
e da Maria, la Vergine». E qui la parola «la Vergine» va intesa nel senso
assoluto di Vergine per eccellenza, e non nel senso di donna che è stata vergine
per un certo tempo e poi non lo è stata più.
Nel
534 Papa Giovanni II affermò nella Lettera «Olim quidem» indirizzata ai
Senatori di Costantinopoli: «Maria è stata sempre vergine».
Nel
553 il Concilio Ecumenico Costantinopolitano II, condannando i nestoriani e
consacrando il riconoscimento di perpetua verginità dato a Maria sin dalla
fine del secondo secolo, riaffermò solennemente che «Gesù si è incarnato
nella santa e gloriosa Madre di Dio sempre vergine Maria ed è nato da lei
(canone 2), e che Maria «è stata sempre vergine» (can. 6 e 14).
Nel
649 il Concilio Lateranense ripeté nei canoni due e quattro che «Maria è la
sempre Vergine».
Nel
1053 Papa San Leone nel «Simbolo della fede» riconfermò che Gesù Cristo «è
nato per opera dello Spirito Santo da Maria sempre vergine».
Nel
1215 il Concilio Ecumenico Lateranense
IV,
contro gli albigesi che negavano l'incarnazione di Cristo, ribadì che Gesù «concepito
da Maria sempre Vergine con la cooperazione dello Spirito Santo, è nato vero
uomo».
Nel
1274 il Concilio Ecumenico Lionese II presieduto da Papa Gregorio X, in
occasione della riunione tra la Chiesa greca scismatica e la Chiesa latina,
nella «Professione di Fede» ricordata sotto il nome di Michele VIII Paleologo,
riconfermò che Gesù «è nato nel tempo per opera dello Spirito Santo da Maria
sempre Vergine».
Nel
1950 Papa Pio XII nella Costituzione «Munificentissimus Deus» sulla
definizione dogmatica dell'Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo,
chiamò Maria «sempre vergine».
Nel
1964 il Vaticano II nella «Lumen gentium» ha ripetuto che Maria è «sempre
vergine» (n. 52) riaffermando subito dopo la verginità prima del parto e
durante il parto.
Nel
1968, nella Professione di fede letta a chiusura dell'Anno della fede, Papa
Paolo VI ha dichiarato espressamente: «Crediamo che la Beata Maria è rimasta
sempre vergine».
Tra
i Documenti riaffermanti esplicitamente la verginità della Madonna dopo il
parto, ricordiamo:
Intorno
al 380 Vescovi di diversi luoghi condannarono Elvidio che, sebbene ammettesse
la verginità di Maria prima del parto e durante il parto, tuttavia negava la
verginità dopo il parto.
Nel
392 Papa Siricio nella Lettera «Accepi litteras vestras» diretta al vescovo
Anisio e, tramite lui, ad una Commissione di Vescovi, confermando la condanna
data al vescovo Bonoso (poi deposto come eretico) dal Sinodo di Capua l'anno
precedente, dichiarò: «... La vostra giustizia ha ripreso con pieno diritto
chi dice che Maria ebbe, dopo Gesù, più figli; la vostra giustizia ha orrore,
con ragione, anche del pensiero che lo stesso seno verginale, dal quale nacque
Cristo secondo la carne, abbia avuto altri parti». Siricio è, in ordine di
tempo, il primo papa che proclama la perfetta e perenne verginità della
Madonna. Questa sua Lettera è il primo documento pontificio che tratta di
Maria in modo diretto ed esplicito.
Nel
649 il Concilio Lateranense, indetto e presieduto personalmente dal Papa San
Martino I e composto di centocinque Vescovi, riaffermò categoricamente al
terzo canone: «Chi non confessa con i Santi Padri che la santa e sempre vergine
immacolata Maria è genitrice di Dio in senso vero e proprio perché, senza
seme, per opera dello Spirito Santo, ha concepito propriamente e veramente lo
stesso Verbo di Dio generato dal Padre da tutta l'eternità, e lo ha partorito
senza corruzione, rimanendo inviolata la sua verginità anche dopo il parto,
sia condannato». Allora, per la prima volta, un Concilio trattò direttamente
di Maria. I suoi Atti furono mandati, in greco e in latino, nell'Occidente e
nell'Oriente. Ebbero una risonanza. universale e furono stimatissimi come Atti
di un concilio ecumenico, anche se il Lateranense non lo era nelle intenzioni.
Definirono la perpetua verginità di Maria come una verità di fede, e
dichiararono condannato chi non la crede.
Nel
680 Papa Sant'Agatone riconfermò la definizione del Concilio Lateranense
inviandone gli Atti alla Chiesa d'Inghilterra e, l'anno seguente, al Concilio
Ecumenico Costantinopolitano III in una lettera indirizzata all'imperatore
d'Oriente Costanzo II. E questo Concilio inneggiò alla «illibata verginità
di Maria prima del parto, durante il parto e dopo il parto imperitura».
Nel
693 il XVI Concilio di Toledo dichiarò: «La Vergine, come prima del
concepimento di Cristo ebbe il pudore della verginità, così dopo il parto di
Cristo non sentì alcuna corruzione della sua integrità. Essa infatti concepì
vergine, partorì vergine e dopo il parto conservò senza interruzione il pudore
dell'incorruzione».
Nell'811
Papa San Leone III approvò la professione di fede presentata da Niceforo,
Patriarca di Costantinopoli, secondo la quale «la Vergine che aveva generato in
modo soprannaturale e ineffabile, anche dopo il parto Dio la conservò,
vergine, senza che fosse mutata o distrutta la sua verginità secondo natura».
Nel
1476 Papa Sisto IV nella Costituzione «Cum praecelsa» riaffermò che «l'immacolata
Maria rimase vergine dopo il parto», e lo ripeté sette anni dopo nella
Costituzione «Grave nimis».
Nel
1555 Papa Paolo IV nella Costituzione «Cum quorumdam», richiamando a tutti la
sua autorità apostolica, condannò decisamente gli unitari (o sociniani) e
quanti credono che Nostro Signore «secondo la carne, non sia stato concepito
nel seno della beatissima e sempre vergine Maria dallo Spirito Santo, ma dal
seme di Giuseppe, come gli altri uomini; e che Maria non abbia sempre
perseverato nell'integrità della verginità prima del parto, durante il parto,
e per sempre dopo il parto». Fu quella la prima volta che venne usata in un
Documento pontificio l'espressione «prima del parto, durante il parto e dopo
il parto»: espressione ripetuta poi in continuazione e comune anche ai nostri
giorni.
Nel
1603 Papa Clemente VIII con il Breve «Dominici gregis» confermò pienamente la
sentenza di Paolo IV.
Per
i tempi più vicini a noi si vedano le Encicliche mariane di Leone XIII, di
Pio X, di Pio XI, i Radiomessaggi di Pio XII, i Discorsi di Paolo VI e di
Giovanni Paolo II. Non contengono solenni dichiarazioni di ufficio sulla
verginità della Madonna perché non ce n'è stato alcun bisogno, tanta è la
convinzione dei cristiani che, anche in queste ore, invece di dire «Maria»
dicono «la Vergine».
Soltanto
di Paolo VI ricordiamo che contro l'accenno di una deviazione ribadì che «Maria
è rimasta vergine nel parto e dopo il parto, come la Chiesa Cattolica ha sempre
creduto e professato, e come conveniva a Colei che era stata innalzata alla
dignità incomparabile della divina maternità» (anno 1967), e che «il
Catechismo Olandese professasse apertamente che la Madre santissima del Verbo
Incarnato ha sempre goduto dell'onore della verginità, perché non si desse
alcuna ansa per abbandonare la realtà di questo fatto contenuto nella
Tradizione della Chiesa fondata sulla Sacra Scrittura» (anno 1968).
In
conclusione, secondo il Magistero della Chiesa, la verginità perpetua della
Madonna (cioè prima del parto, durante il parto e dopo il parto) non è solo
una verità di fede certamente rivelata nella Sacra Scrittura e nella
Tradizione, ma deve ritenersi un dogma, cioè una verità di fede definita con
solenne giudizio come rivelata da Dio che non si inganna, né può ingannare, e
data da credere a tutto il popolo cristiano così fermamente che il non crederla
è un'eresia.
DAL
VANGELO risulta:
a)
«L'angelo Gabriele fu mandato da Dio... a una vergine... La vergine, si
chiamava Maria... L'angelo le disse: «... Concepirai un figlio, lo darai alla
luce e lo chiamerai Gesù... » Allora Maria disse all'angelo: «Come è
possibile? Non conosco uomo» (Lc. 1,26-34).
Con
il tempo presente del verbo «non conosco» la Madonna indica non solo il
fatto, ma anche la propria, ferma intenzione di conservare la verginità anche
in avvenire, per sempre.
Con
le parole «non conosco uomo» Lei vuol dire che non ha avuto e non avrà mai
nessun rapporto coniugale con nessun uomo.
Non
meravigli se la Madonna non usa il tempo futuro rispondendo all'angelo, cioè
non dice «Non conoscerò uomo», perché la lingua ebraica usa il presente con
senso di futuro. Lo stesso senso si verifica anche nelle altre lingue. In
italiano, per es., quando l'astemio, invitato a bere, risponde: «Grazie, non
bevo», intende appunto dire che non berrà vino nemmeno in avvenire. Pertanto
questo presente «non conosco uomo» è più che sufficiente per rivelare la
volontà di rimanere per sempre nello stato di verginità che si è scelto,
altrimenti esso non avrebbe potuto essere addotto come ostacolo in ordine al
futuro «concepirai».
Inoltre,
vien da pensare anche che la Madonna, per delicatezza, abbia evitato il futuro
del verbo per non affermare troppo recisamente la sua determinazione che, dopo
l'eccezionale annuncio dell'angelo Gabriele, poteva apparire contraria al
volere di Dio.
Ma
di questa risposta di Maria parleremo di più nel prossimo capitolo.
b)
La Santa Famiglia viene presentata sempre come composta di sole tre persone: Gesù,
Maria e Giuseppe. Per es.: Giuseppe fuggì in Egitto con «il bambino e la madre
di lui» (Mt. 2,13), e soltanto con loro due ritornò dall'Egitto nella terra
d'Israele (Mt. 2,20s.); Giuseppe andò a Gerusalemme per la festa di Pasqua
soltanto con Maria e con Gesù (Lc. 2,41-45).
c)
Gesù solo viene presentato come figlio di Maria in termini formali o
equivalenti: per es. nella genealogia è detto: «... Maria, dalla quale è nato
Gesù chiamato Cristo» (Mt. 1,16); l'angelo del Signore dice di Maria a
Giuseppe: «Essa partorirà un figlio...» (Mt. 1,21); l'angelo disse a Maria:
«Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce... Colui che nascerà, sarà
dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc. 1,31-35); Maria «diede alla luce
il suo figlio...» (Lc. 2,7); i Magi «entrati nella casa, videro il bambino con
Maria sua madre...» (Mt. 2,11); dopo la morte di Erode, l'angelo del Signore
dice a Giuseppe: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre...» e Giuseppe
«alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre.. . » (Mt. 2,20-21). Quindi è
Gesù il Figlio unico di Maria.
Non
deve far meraviglia la diversa espressione riferita a Gesù da una parte da
Matteo e Luca, e dall'altra da Marco.
Matteo
riferisce come detto di Gesù dalla gente di Nazaret: «Non è egli forse il
figlio del carpentiere?» (13,55); Luca riporta: «Non è il figlio di
Giuseppe?» (4,22); Marco invece dice: «Non è costui il carpentiere, il figlio
di Maria?» (6,3).
Il
motivo della differenza di espressione è semplicissimo. Matteo e Luca possono
far chiamare Gesù «figlio del carpentiere, figlio di Giuseppe» senza
aggiungere nessun correttivo perché hanno dichiarato sin dall'inizio dei loro
vangeli il concepimento e la nascita verginali di Gesù, li sanno già noti ai
loro lettori e da questi hanno la certezza di non aspettarsi nessuna sorpresa
perché conoscono i due misteri che i nazaretani non conoscevano.
Invece
Marco si trova in una situazione differente. Nel suo breve vangelo non ha
parlato per niente del concepimento e della nascita verginali di Gesù, deve
quindi supporli ignorati almeno da una parte dei suoi lettori, anzi deve temere
che questa parte senta poi un forte pregiudizio contro la futura rivelazione di
questi misteri: e allora perché questo pregiudizio non nasca e perché non avvenga
danno alla fede nei due misteri, Marco dà «alle parole dei nazaretani una
piccola inflessione la quale, senza alterare il pensiero di chi le ha
preannunciate, le mette però in armonia con la verità. Invece di mettere in
bocca ai concittadini di Gesù le parole: «Non è il figlio di Giuseppe?», fa
dir loro: «Non è costui il figlio di Maria?» Questo fa capire come
l'evangelista conoscesse perfettamente il modo soprannaturale con il quale Gesù
venne concepito» (Domenico Campana, mariologo).
E
c'è di più. Marco non dice: «Non è costui... figlio di Maria?», cioè uno
dei figli di Maria; ma dice esattamente così: «Non è costui... il figlio di
Maria?», cioè usa l'articolo determinativo accanto alla parola «figlio» già
tanto determinata di per sé, per indicare chiaramente che Gesù è l'unico
figlio di Maria.
d)
Non impressioni quel passo di San Luca che dice di Maria: «E diede alla luce il
suo figlio primogenito» (2,7), dove quest'ultima parola potrebbe far supporre
altri figli di Maria; ma è un'impressione sbagliata.
Primogenito
non è soltanto colui dopo il quale vengono altri, ma anche colui prima del
quale non c'è stato nessuno. In quest'ultimo senso era usato frequentemente nel
linguaggio ebraico. Era insomma il primo figlio di una donna, senza nessun
riferimento all'esistenza di un secondo figlio. Ed era riconosciuto tale sin dal
momento della nascita. Nel caso di due gemelli, primogenito era colui che
vedeva la luce per primo (Gen. 25-24-26).
Il
termine aveva valore onorifico e valore legale.
Valore
onorifico, perché includeva il diritto di primogenitura. Infatti il
primogenito, anche quando era vivo il padre, presiedeva ai fratelli (Gen.
43,33); alla morte di lui diveniva capo famiglia e riceveva due terzi
dell'eredità paterna, mentre l'altro terzo era diviso tra i fratelli (Deut.
21,17); era protetto dalla legge qualora il padre avesse fatto una scelta
arbitraria tra gli altri figli; poteva vendere il suo diritto (Gen. 25,29-34);
era consacrato a Dio con un rito speciale.
Valore
legale, in quanto riferito alla legge data da Dio a Mosè con l'ordine: «Consacrami
ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli israeliti, di uomini o
di animali: esso appartiene a me» (Es. 13,2). Il primogenito veniva poi riscattato.
E ciò doveva avvenire entro quaranta giorni dalla nascita.
Che
poi primogenito significasse e fosse sentito come unigenito (cioè primo e
ultimo, unico), lo si desume dal fatto che non si aspettava affatto la futura, e
non certa, nascita del secondogenito per consacrare al Signore il primogenito.
Questi perciò rimaneva, almeno per nove mesi, unigenito, e non poche volte
restava tale per sempre. Sono moltissimi i casi in cui il figlio unico è
qualificato come primogenito (per es. Zc. 12,10).
Ora San Luca usa il termine primogenito in senso legale, tanto è vero che, dopo aver detto «figlio primogenito» (2,7), ricorda esplicitamente quello che è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» (2,23), e racconta la presentazione di Gesù al Tempio fatta da Giuseppe e da Maria in conformità alla legge di Mosè sui primogeniti. Egli ha inteso dire non che Maria abbia avuto altri figli dopo Gesù, ma che lei prima di Gesù non aveva avuto nessun figlio. Se egli non ha usato il termine unigenito, è perché si riferiva a una legge nota come legge del primogenito, e non dell'unigenito. In quel tempo dire primogenito era il modo corrente di indicare il primo figlio.
Gesù
dunque è stato l'unico figlio della Madonna.
e)
Non turbi affatto il leggere nel Vangelo di «fratelli» e «sorelle» di Gesù
(Mt. 12,46; Mc. 3,31; Lc. 8,20; Gv. 2,12 ecc.) che sembrerebbero quindi figli e
figlie della Madonna.
Nella
lingua ebraica il vocabolo fratello era usato con un'ampiezza molto vasta.
Indicava quelli che erano nati dai medesimi genitori, coloro che erano legati da
vincoli di parentela (fratellastri, cugini, nipoti, zii, cognati), gli
appartenenti alla medesima gente o tribù o nazione, quelli che erano
considerati amici.
Per
esprimere la cuginanza si usava o il vocabolo fratello o una perifrasi come
questa: il figlio dello zio, il figlio del fratello della madre, il figlio della
sorella della madre, il figlio della sorella del padre; ma era più usato il
vocabolo fratello perché più sbrigativo e più comodo nell'indicare cugini di
diversa provenienza (Lev. 10,4; Ester 2,7; Ger. 32,7 ecc.).
Anche
Gesù chiamava «fratelli» i suoi apostoli (Mt. 28,10 ecc.), quelli che
ascoltano la sua parola e fanno la volontà del Padre (Mc. 3,35 ecc.), anzi usò
il termine in senso larghissimo, come quando disse: «Non fatevi chiamare "rabbì"
perché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli» (Mt. 23;8).
Anche
gli Apostoli davano il nome di fratelli ai cristiani (Rom. 1,13 ecc.) e i
cristiani stessi si riconoscevano tra loro con questo appellativo (Giac. 2,15
ecc.).
Due
di quelli che sono presentati nel primo vangelo come «fratelli» di Gesù, cioè
Giacomo e Giuseppe (Mt. 13,55), sono poi presentati dallo stesso evangelista
come figli di una Maria, che è diversa dalla Madre di Gesù (Mt. 27,56): dunque
non sono fratelli carnali di Gesù.
Vi
sono poi circostanze di fatti significative: Maria e Giuseppe «si recavano
tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua» (Lc. 2,41): ciò fa
supporre che non esistevano bambini ai quali la Madre dovesse accudire.
«Quando
Gesù ebbe dodici anni, i suoi genitori salirono a Gerusalemme di nuovo
secondo l'usanza» (Lc. 2,42): non sono citati nemmeno lontanamente fratelli
di Gesù condotti da Maria e Giuseppe al Tempio, per la festa di Pasqua.
In
occasione del ritorno da Gerusalemme a Nazaret (Lc. 2,41-48), Giuseppe e Maria
cercarono Gesù tra parenti e conoscenti, non presso fratelli: c'è da pensare
che non esistevano.
Ritrovando
Gesù tra i dottori del Tempio (Lc. 2,48) la Madre dice al Figlio l'angoscia sofferta
da Giuseppe e da lei, non da fratelli: si vede che questi non c'erano.
Quando
Gesù lasciò il suo lavoro di carpentiere per darsi alla predicazione per le
vie della Palestina, non si parlò affatto di un fratello che avesse preso il
suo posto, secondo l'abitudine ebraica: si pensa logicamente che questo fratello
non esisteva.
Quando
Gesù fu sottoposto a processo, a condanna e a morte, non si verificò per nulla
che un suo fratello carnale avesse cercato in qualche modo di difenderlo: si
vede che non ce n'era nemmeno uno.
Dall'alto
della croce Gesù affidò sua Madre a Giovanni, dicendo a lei: «Donna, ecco il
tuo figlio!», e dicendo subito dopo a lui: «Ecco la tua madre!» (cfr. Gv.
19,25-27). Ora se Gesù avesse avuto fratelli, a questi egli avrebbe
naturalmente affidato la comune Madre, e non ad un estraneo, per quanto caro,
quale era Giovanni: dal momento che non l'ha fatto, si ricava che Egli non aveva
nessun fratello. - D'altra parte, se Maria avesse avuto altri figli, a questi
lei avrebbe legatole sue sorti per tutta la vita, e non al figlio di Zebedeo: ma
lei non aveva nessun altro figlio, dopo Gesù. - A questo punto viene in mente
che Giovanni non è mai citato nel numero dei cosiddetti «fratelli di Gesù».
- C'è da notare anche la precisione di Gesù nel dire alla Madre: «Donna, ecco
il tuo figlio»: egli mette l'articolo determinativo accanto al sostantivo già
di per sé ben determinato per indicare: questo non è uno dei tuoi figli, ma è,
per l'appunto, il tuo unico figlio.
Alla
sepoltura di Gesù provvide direttamente Giuseppe di Arimatea, ossia un
estraneo: nemmeno in quella luttuosa circostanza si vide la minima ombra di un
fratello carnale!
I
cosiddetti «fratelli di Gesù» appaiono più anziani di Lui e gelosi del loro
prestigio presso il popolo (Gv. 7,lss.; Mc. 3,21): anche da questo si deduce che
non potevano essere fratelli di sangue rispetto a Gesù e non erano figli della
Madonna che, quando generò Gesù, era sicuramente vergine (Lc. 1,34).
San
Luca riferisce la risposta di Maria all'angelo a difesa della propria verginità
perpetua: «Come è possibile? Non conosco uomo» (1,34), e poi, ad un certo
momento, racconta: «Un giorno andarono a trovare Gesù la Madre e i fratelli
... » (8,19). Sembra a prima vista una contraddizione. Ma se uno
scrittore-storico come Luca scrive il secondo pensiero, è perché ha la
certezza che esso non contrasta affatto con il primo, perché il secondo
pensiero non si riferisce per nulla a figli di Maria e a fratelli di Gesù, ma
ad altri.
Soprattutto
deve essere detto che i cosiddetti «fratelli di Gesù» non sono assolutamente
mai chiamati né figli di Maria sposa di Giuseppe, né figli di Giuseppe sposo
di Maria. Non si legge in nessun passo della Sacra Scrittura che Giuseppe sia
stato padre di fratelli carnali di Gesù, o che Maria sia stata madre di
fratelli carnali di Gesù: mai!
Pertanto
coloro che sono chiamati nel Nuovo Testamento «fratelli di Gesù» sono
semplicemente suoi parenti, più o meno prossimi, e solo per parte di madre,
perché Gesù non ebbe due genitori umani, ma uno solo. Dalla loro esistenza e
dalle loro azioni non si può arguire assolutamente nulla contro la perpetua
verginità di Maria. Gesù è l'unico figlio di Maria, da lei avuto
miracolosamente.
Poi,
nel linguaggio ebraico la parola «sorella» includeva anche il significato di
sorellastra, cugina, zia, cognata ecc.: per es. i cognati di Rebecca fanno
auguri alla loro «sorella» (Gen. 24,60), e la sposa è detta «sorella» dello
sposo (Ct. 4,9).
In
quanto alle «sorelle» del Signore, il Vangelo le ricorda in appena due passi
(Mt. 13,58 e Mc. 6,3), non ne dice per niente i nomi, non ne nomina neppure una
né nel numero delle pie donne che seguivano Gesù nelle sue predicazioni, né
tra quelle che fecero compagnia alla Madonna lungo la salita del Calvario, né
tra quelle che parteciparono alla sepoltura di Gesù. Soprattutto il Vangelo non
dice assolutamente mai che queste «sorelle» fossero figlie di Maria sposa di
Giuseppe o figlie di Giuseppe sposo di Maria.
Insomma
Maria non ebbe nessuna figlia e Gesù non ebbe nessuna sorella.
Della
TRADIZIONE
riferiamo ora affermazioni di Autori differenti da quelli citati a proposito di
verginità prima del parto e di verginità durante il parto.
«Maria concepì rimanendo vergine incorrotta, dopo il concepimento partorì rimanendo vergine, e dopo il parto rimase vergine» (San Zeno, africano di origine, vescovo di Verona, + 372).
«Maria
è la sempre vergine... è il modello dello stato verginale» (Sant'Atanasio,
vescovo di Alessandria, Dottore della Chiesa, + 375: è il primo della storia a
proporre la Madonna come modello dello stato verginale).
«I
cristiani non sopportano di sentir dire che la Madre di Dio abbia cessato di
essere vergine in qualche tempo» (San Basilio, greco, vescovo di Cesarea,
Dottore della Chiesa, + 379).
«Maria,
dopo aver dato alla luce il Verbo incarnato, rimase per sempre e del tutto
immacolata vergine» (Didimo il cieco, di Alessandria, scrittore, + 398).
«Chi
mai c'è stato, in qualsiasi tempo, che abbia osato pronunciare il nome di Santa
Maria senza aggiungere immediatamente, anche non essendone richiesto, il titolo
di Vergine?... Lei rimase sempre incorrotta...» ... «La negazione della
perpetua verginità di Maria è un'eresia, una stoltezza, una insensatezza... La
perpetua verginità di Maria è una verità tradizionale... » (Sant'Epifanio,
palestinese, vescovo di Salamina, Padre della Chiesa greca, + 403).
«...
La porta della Vergine rimase chiusa in eterno, conservata la verginità... »
(Rufino di Aquileia, italiano, sacerdote, scrittore, + 410).
«Maria
fu vergine prima del parto, durante il parto e dopo il parto» (San Sofronio di
Gerusalemme, vescovo, + 638: affermazione dichiarata in una Lettera Sinodale,
approvata dal concilio VII di Costantinopoli del 680 e inserita negli Atti Conciliari).
«Quale
altra vergine partorì e, dopo aver partorito, conservò integra la sua
verginità se non tu sola, o Maria, che, assolutamente integra, generasti Dio
incarnato?» (San Germano I, patriarca di Costantinopoli, + 733).
«Ogni
vergine perde nel partorire la verginità, ma Maria rimase vergine prima,
durante e dopo il parto» (San Giovanni Damasceno, di Damasco, monaco, Dottore
della Chiesa, + circa 754).
«Maria
concepì vergine senza concupiscenza, partorì vergine senza corruzione, rimase
vergine senza fine» (Ambrogio Autperto, francese, teologo, uno dei primi
rivendicatori del culto alla Madonna, + 778).
«Si
tenga l'inconcussa fede cattolica, la quale confessa che... la Vergine Maria ha
veramente concepito, partorito e dopo il parto, cioè dopo aver dato alla luce
il Figlio, è rimasta vergine» (Ratrammo, francese, benedettino, controversista,
+ 875).
«Nella
Comunione riceviamo quello stesso corpo di Cristo Dio che si incarnò e fu
generato dalla santa Madre di Dio e sempre vergine Maria» (Samonas,
palestinese, vescovo di Gaza, + 1056).
«La
Beata Maria, indubbiamente, e generò vergine e dopo il parto rimase vergine...»
(Giovanni di Fécamp, francese, benedettino, sec. XI).
«Credo
che Maria era stata vergine castissima prima del parto, è stata vergine nel
parto, ed è rimasta vergine dopo il parto, in eterno» (San Bruno, italiano,
teologo, vescovo di Segni, + 1123).
«Gli
eretici sono presi come nella rete quando si oppone loro questo sillogismo: Dio
può tutto ciò che vuole; volle nascere da una vergine; dunque ciò che fu
generato dalla Vergine, fu Dio e uomo...» ... «Santa Maria fu vergine prima
del parto, nel parto e dopo il parto» (Onorio d'Autun, forse tedesco,
poligrafo, teologo, + 1220).
«Dire
che la Madre di Dio, dopo il parto di Cristo, consumò il matrimonio con San
Giuseppe ed ebbe altri figli, è un errore detestabile, abominevole» (S.
Tommaso).
«Il
nome di Maria connota due cose: la dignità della Vergine e la fermezza di una
verginità che non verrà mai meno...» (Gregorio Pàlama, bizantino, monaco,
vescovo di Tessalonica, + 1360).
«O
Maria, ... noi tutti ti chiamiamo vergine santa di corpo e di anima... anche
dopo il parto... » (Giorgio Scholarios, bizantino, teologo, + 1472).
«La
Beata Vergine, come era vergine prima del concepimento, così rimase vergine
anche nel concepimento, dopo il concepimento, nello stesso parto e dopo il parto»
(Pietro Moghila, russo, ortodosso, metropolita di Kiev, autore di un catechismo
della Chiesa ortodossa, + 1646).
Non
occorre dire che questa verginità di Maria dopo il parto era creduta anche dal
popolo. Nelle antiche icone bizantine la triplice verginità di Lei era espressa
visibilmente ponendoLe tre stelle: sulle spalle e sul capo. L'iconografia
cristiana non L'ha mai presentata con più figli.
E’
opportuno accennare che della verginità di Maria prima, durante e dopo il parto
si parla anche negli apocrifi, cioè negli scritti non riconosciuti dalla Chiesa
come ispirati da Dio e quindi non inseriti nel canone biblico, ossia
nell'elenco dei libri, detti perciò canonici, accettati dalla Chiesa come
ispirati da Dio e da essa precisati definitivamente durante il Concilio di
Trento.
Sono
apocrifi: L'ascensione di Isaia (scritto da un giudeo-cristiano della fine del
primo secolo); le Odi di Salomone (composte intorno all'anno 150 da un
giudeo-cristiano di Siria); il Protovangelo di Giacomo (scritto da un cristiano
nella seconda metà del secondo secolo, facente parte dei Vangeli dell'Infanzia,
diffusissimo); gli Oracoli Sibillini (composti alla fine del secondo secolo, in
ambiente giudaico-cristiano, in periodi diversi e in polemica con il
paganesimo); il Vangelo di Pietro (del secondo secolo), la Storia di Giuseppe
il falegname, monofisita (Il); lo Pseudo-Matteo (forse posteriore al secondo secolo)
ecc.
Gli
apocrifi non valgono affatto some prove di verità, e tuttavia non sono inutili
perché rivelano la mentalità popolare, non sempre sprovveduta.
Non
è inutile ricordare brevemente che anche alcuni protestanti hanno riconosciuto
la verginità della Madonna.
«Faccio
appello alla Chiesa di Zurigo e a tutti i miei scritti: riconosco Maria come
sempre vergine e santa» (Huldrich Zwingli, svizzero, + 1531).
«Maria,
già vergine prima della concezione e del parto, è rimasta vergine al momento
del parto e dopo il parto» (Martin Luther, tedesco, iniziatore del luteranesimo
e del protestantesimo, + 1546).
«L'anima
pia, riguardo a Maria, vaso così santo ed eletto che ci diede Cristo, non
penserà se non cose santissime; non accoglierà neppure il sospetto che Colei,
che una volta aveva concepito per opera dello Spirito Santo, tollerasse poi di
concepire per opera di un uomo. L'argomento principale di questa credenza ci
è dato dal perpetuo consenso della Chiesa» (Martin Bucer, tedesco-luterano,
+ 1551).
«Questa
beata Madre è rimasta Vergine nel parto stesso e dopo il parto» (Charles
Drelincourt, francese, pastore riformato, autore del lungo trattato «Sull'onore
da rendere alla santa e beata vergine Maria» + 1669).
LA
RAGIONE dice:
La
verginità era stata già conservata miracolosamente prima del parto e durante
il parto: non poteva mancare quella dopo il parto, essendo questa logicamente
una continuazione e un coronamento della verginità delle precedenti due fasi,
in una Donna consacratasi esemplarmente tutta a Dio per sempre.
Lo
Spirito Santo aveva santificato al massimo il seno di Maria con il concepimento
e la nascita verginali di Gesù: non poteva permettere che questo purissimo
seno fosse adibito a uso profano e servisse a generare peccatori.
Nel
mistero della SS.ma Trinità, il Figlio è secondo la natura divina l'Unigenito
del Padre: ben conveniva che Egli, fatto uomo, fosse secondo la natura umana
l'Unigenito della Madre.
Il
Figlio è bastato al Padre: si deve ben pensare che il Figlio è bastato alla
Madre.
«Gesù
Signore non avrebbe eletto di nascere dalla Vergine se avesse giudicato che lei
sarebbe stata tanto incontinente da macchiare con un'unione umana quel seno
generatore del Corpo del Signore» (Papa Siricio).
Gesù
ha insegnato e inculcato la castità totale come un ideale particolarmente caro
al suo cuore: non poteva accadere che proprio la sua Vergine Madre non lo
realizzasse.
Nella
storia ci sono le vergini cristiane e Gesù si compiace di stare in mezzo ad
esse: non poteva escludere dalla propria compagnia Colei che amava più di tutte
le vergini, e anche per questo l'ha voluta vergine, anzi sempre vergine, immensamente
superiore a tutte le vergini.
È
evidentemente assurdo pensare che la Donna decisa a rimanere vergine ancor prima
di diventare Madre di Dio, cambiasse decisione dopo aver avuto la propria
verginità consacrata da Dio nel concepimento e nel parto, e avere avuto scelta
la propria carne perché diventasse la carne del Figlio di Dio.
Se
Maria avesse voluto perdere volontariamente la propria verginità dopo aver
partorito Gesù, avrebbe praticamente rinunciato a tutte le sue prerogative: ma
questo è inammissibile.
«Maria
sarebbe stata assolutamente priva di riconoscenza se non si fosse accontentata
di un tale Figlio, e se avesse voluto perdere, con l'unione carnale, la
verginità che era stata conservata in lei tanto miracolosamente» (S. Tommaso).
Maria
non avrebbe potuto essere, quale è, modello e protezione per i suoi figli
chiamati alla verginità se non avesse conservato la verginità anche dopo il
parto, sino alla fine della sua vita. Doveva essere anche l'aiuto per i non
vergini, soggetti anch'essi alle tentazioni dell'impurità, e perciò non
poteva non essere la Vergine Perpetua. Una successiva figliolanza della Madonna
avrebbe
inevitabilmente messo in discussione lo stesso fatto della concezione verginale'
di Gesù. «Se la Madre non fosse stata sempre vergine, non sarebbe stato che un
puro uomo Colui che era nato da lei» (San Proclo, vescovo di Costantinopoli,
t circa 446).
Se
si nega la verginità di Maria dopo il parto, si ferisce seriamente qualcosa di
essenziale non solo di lei, ma di tutto il patrimonio della fede cattolica.
«San
Giuseppe si sarebbe dimostrato sommamente presuntuoso se avesse tentato di
toccare Colei che, per rivelazione dell'Angelo, aveva conosciuta come Madre di
Dio» (S. Tommaso).
III
LA
VERGINITÀ DELL'ANIMA
La Chiesa ha definito la verginità del corpo della Madonna, ma sa molto bene che la verginità è più nell'anima che nel corpo. È l'anima che deve sentire la forza di staccarsi dalla materia per elevarsi verso le vette più alte che avvicinano a Dio, facendo tacere i sensi e cercando le gioie spirituali, tanto che, se manca la verginità dell'anima, quella del corpo, da sola, non è vera virtù: «la verginità è essenzialmente nell'anima, materialmente nel corpo» (S. Tommaso);
«la
verginità è il proposito di conservare sempre incorrotta la carne corruttibile»
(S. Agostino);
«Verginità
non significa semplicemente un corpo verginalmente intatto, ma un cuore
verginalmente integro» (H. Huhaupt).
Sorge
pertanto spontanea la domanda: «La Madonna fu vergine anche nell'anima, anzi
soprattutto nell'anima?».
La
risposta riposa nelle parole da lei dette all'angelo Gabriele, che le aveva
annunziato la maternità: «Come è possibile? Non conosco uomo» (Lc. 1,34).
«Sappiamo
da Luca che Maria era una vergine in condizione di fidanzata; inoltre da Matteo
(1,18) apprendiamo che Ella divenne gravida prima che andasse a coabitare con
Giuseppe, cioè prima delle nozze giudaiche. Alla luce di queste notizie, quale
significato hanno le sue parole rivolte all'Angelo: «Come è possibile? Non
conosco uomo».
Prese
isolatamente in se stesse, non possono avere che uno di questi due sensi:
richiamare alla memoria la nota legge di natura per cui ogni figlio presuppone
un padre; oppure esprimere per il futuro il proposito di non sottoporsi a questa
legge e quindi di rinunziare alla figliolanza. Un terzo senso, per quanto ci si
pensi, non è dato di scoprirlo.
Ora,
in bocca a Maria fidanzata giudea, le parole in questione non possono avere il
primo di questi due sensi, perché sarebbero state di una puerilità
sconcertante, tale da costituire un vero non senso; a chi avesse espresso un
pensiero di tal genere, se era fidanzata giudea, era facile replicare: «Ciò
che non è avvenuto fino ad oggi, può avvenire regolarmente domani».
È
quindi inevitabile il secondo senso, nel quale il verbo «non conosco» non si
riferisce soltanto alle condizioni presenti, ma si estende anche alle future,
esprimendo cioè un proposito per 1'avvenire; tutte le lingue infatti, conoscono
questo impiego del presente esteso al futuro, tanto più se tra presente e
futuro non cade interruzione e se si tratta di uno stato sociale (non mi sposo,
non mi fo prete, avvocato ecc.).
Se
Maria non fosse stata una fidanzata-coniuge, le sue parole, un po'
forzatamente, avrebbero potuto interpretarsi come un implicito desiderio di
avere un compagno nella propria vita; ma nel caso effettivo di Maria, il
compagno già c'era, legittimo e regolare; quindi se l'annunzio dell'Angelo
avesse avuto ad avverarsi in maniera naturale, non esisteva alcun ostacolo.
E
invece l'ostacolo esisteva: era rappresentato da quel «non conosco» che valeva
un proposito per il futuro, e che giustificava pienamente la domanda: «Come è
possibile?». L'unanime-tradizione cristiana che ha interpretato in tal senso
il «non conosco», ha battuto una strada che è certamente la più agevole e
facile, ma anche l'unica ragionevole e logica» (Giuseppe Ricciotti, esegeta).
In
termini più semplici, la Madonna intende dire: «Mi meraviglio e mi turbo perché
mi viene annunziato un figlio. Ma in qual modo potrà avvenire questo dal
momento che io non ho conosciuto finora nessun uomo e non lo conoscerò mai,
perché non posso, non devo, non voglio conoscerlo?».
Lei
dunque, pur non dubitando dell'onnipotenza di Dio, oppone un vero e proprio
impedimento alla proposta della maternità: quale?
Non
era quello costituito dal fatto di essere rimasta vergine fino a quel momento,
un fatto che poteva ben dirsi normale, ordinario, comune.
Non
era quello costituito da un proposito di voler restare vergine, perché è
permesso non mantenere un proposito quando sopraggiungono giusti motivi in
senso contrario, e nel caso di Maria era sopraggiunto il volere di Dio.
Non
era quello di un'impotenza naturale a generare, cioè di quella che c'è in
tutti gli uomini prima della pubertà, e in molti uomini anche nell'età più
avanzata, perché in quel momento Maria era già in età nubile, anzi era
sposata.
Ma
era l'impedimento costituito dall'obbligo di voler rimanere vergine, assunto con
una determinazione così precisa, così netta, così definitiva che ben si può
chiamare voto: voto assolutamente inconciliabile con l'ipotesi di futuri
rapporti coniugali.
Non
si pensi impossibile, nell'epoca della Madonna, la disposizione alla verginità.
Allora
la castità non era proibita da nessuna legge; la sterilità verginale, ossia la
continenza delle vergini che potevano e non volevano procreare, era abbastanza
lodata; il Sommo Sacerdote non poteva sposare se non una vergine; il celibato,
pur non arrivando alla rigorosità del voto, era praticato da profeti come Elia,
Eliseo, Geremia, Daniele, Giovanni Battista, e da non profeti, quali erano gli
Esseni e i Terapeuti; la castità vedovile volontaria era praticata da donne
come Giuditta del Vecchio Testamento e Anna del Nuovo Testamento (Lc. 2,37);
la maternità era sentita meno come ideale religioso della donna israelita (si
intravvede nell'episodio di Anna che lei era senza figli); la verginità prima
del matrimonio era stimata (Gen. 24,16 ecc.); veniva condannato il marito che
aveva calunniato la moglie dicendo di non averla trovata vergine (Deut.
22,13-21); la castità praticata nel matrimonio era apprezzata dai rabbini; la
verginità senza speranza di matrimonio e di maternità, per quanto triste, era
considerata con stima e messa in relazione con le funzioni sacre (Lev. 21,7-13
ecc.); i Libri dei primi due secoli avanti Cristo ponevano la sterilità
virtuosa al di sopra della fecondità illegittima (Sap. 3,13 ecc.); cresceva la
stima del popolo per l'ideale della verginità, come è stato confermato dagli
Scritti e dalla necropoli di Qumràn recentemente scoperti; la necessità di far
aumentare mediante la nascita di nuovi figli la popolazione ebraica in vista del
Messia era sentita meno, essendo questa oramai affermata e sviluppata sulla
terra; i migliori ebrei avevano una predilezione per le promesse solenni fatte
a Dio; progrediva l'idea di vivere la castità nel servire Dio.
Ma
anche ammesso che non ci fosse in quel tempo una disposizione alla verginità,
questa non può essere affatto esclusa dalla Madonna, per il fatto di essere Lei
una creatura assolutamente eccezionale, in quanto Immacolata e ripiena di
Spirito Santo.
Se ci si chiede poi in quale periodo di vita Maria SS.ma abbia emesso il voto di perpetua verginità, si risponde dicendolo avvenuto certamente prima della Annunciazione: di più, allo stato attuale degli studi, non è possibile precisare. Qualcuno dice che bisognerebbe ritenere come di fede una proposizione che venisse formulata in questi termini: «La Vergine Maria, prima della Annunciazione, consacrò perpetuamente la sua verginità a Dio». Tale consacrazione è sentita da tanti come un'esigenza reale della perfezione soprannaturale della Madonna. Non è stata finora confermata dal Magistero della Chiesa, ma ad esso non è per nulla contraria, anzi può dirsi già ad esso implicitamente collegata, non potendo esserci vera tradizione cattolica senza il Magistero della Chiesa.
LA
TRADIZIONE
è concorde nel riconoscere la verginità dell'anima della Madonna fin
dall'inizio, e sin dal 1600 è quasi tutta concorde nell'attribuirle il voto di
verginità. Bastino alcune citazioni scelte quasi a caso.
«Ciò
che ha reso la verginità di Maria... così gradita a Dio, non è il fatto che
sia stata conservata dal concepimento di Cristo, ... ma il fatto che, anche
prima di concepire, lei l'aveva già votata a Dio... Ciò risulta chiaramente
dalla risposta che diede all'angelo che le annunziava la sua maternità: «Come
potrà avvenire questo se non conosco uomo?». Parole che certamente lei non
avrebbe pronunciato se prima non avesse fatto voto al Signore di rimanere
vergine» (S. Agostino: il primo della storia a parlare esplicitamente e
ripetutamente di questo voto).
«Che
cosa c'è di più casto di Lei, che generò un corpo senza contaminare il
proprio corpo? Era vergine non solo nel corpo, ma anche nell'anima» (S.
Ambrogio).
«La
Vergine ebbe il totale e assoluto principato della purezza, Vergine potente di
corpo e di anima, con tutti i sensi del corpo mai macchiati da alcun
inquinamento» (Gregorio Pàlama).
«O
Maria, ... mai provasti alcuna voluttà sensibile e conservasti l'anima
impervia dalle nubi dei pensieri carnali e vivesti continuamente in un indelebile
proposito di purezza: cose che costituiscono come la perfezione e l'essenza
della castità verginale» (Giorgio Scholarios).
«Dio
ha formato nel cuore di Maria quel voto, sino allora sconosciuto, perciò Egli
medesimo le mette sulle labbra quelle belle parole che lo manifesteranno al
mondo: «Come è possibile se non conosco uomo?». Sono queste le prime parole
della Vergine che ci vengono riferite nel Vangelo... Le parole della Vergine
sono un Vangelo della verginità, che la terra annuncia al Cielo, e la Vergine
all'Angelo, Vangelo che la Vergine e l'Angelo annunciano al mondo... Che il
mondo impari questa virtù e ne riceva il primo profumo per mezzo delle prime
parole di Maria» (Cardinale Pietro De Bérulle, francese, teologo, + 1629).
«Io
non ritengo che la Santissima Vergine abbia fatto un semplice proposito, ma
reputo che si debba ritenere che tale proposito sia stato da Lei confermato con
un voto religioso. E a questo convincimento mi inducono l'autorità dei più
importanti Padri della Chiesa e quella comune di tutti i cattolici. Tutte le
ragioni addotte da altri che la pensano diversamente per distruggere tale
fede, sono meschine e tali da non destare serie preoccupazioni» (Denys Petau,
detto Petavio, francese, patrologo, uno dei maggiori dotti del suo tempo, +
1652).
«Non
si può dubitare che la Vergine Maria non avesse fatto voto di verginità.
Quando l'Angelo le annunziò che avrebbe dato alla luce un figlio, gli
rispose: «Come avverrà questo se non conosco uomo?». Questa risposta prova ad
usura che Lei aveva fatto voto di verginità perpetua» (Papa Benedetto XIV, +
1758).
(I
Religiosi si conformino)... al genere di vita verginale... che Cristo Signore si
scelse per Sé e che la sua Vergine Madre abbracciò» (Vaticano II, Lumen
gentium, n. 46).
LE
CARATTERISTICHE
sulla verginità di corpo e di anima della Madonna emergenti da quanto abbiamo
detto finora, possono essere espresse nei seguenti termini:
La
Verginità di Maria fu una consacrazione, cioè una donazione totale e perpetua
di tutto il proprio essere a Dio; e quindi non fu e non poté essere nel modo
più assoluto una medicina contro il disordine della concupiscenza, perché da
questa Lei era completamente immune.
Fu
una verginità integra perché fatta non solo di corpo (una donna può essere
vergine solo corporalmente quando, pur rimanendo intatto il corpo, ha accolto
però nell'anima desideri impuri); non solo di anima (una donna può essere
vergine solo di anima quando, violato il suo sigillo verginale, non ha però
acconsentito allo stupro di cui è stata oggetto); ma verginità fatta nello
stesso tempo di corpo e di anima.
Fu
un sacrificio perché, come Maria ben sapeva, essa si svolgeva in un ambiente in
cui la sterilità nel matrimonio era considerata dalla grande maggioranza
degli ebrei come una disgrazia, un'occasione di disprezzo, un castigo di Dio:
però un sacrificio che trasformò in benedizione quella che dagli ebrei era
ritenuta una maledizione (per es. Gen. 30,23 ecc.).
Fu
un grandissimo atto di amore a Dio, sentito come il più amabile degli esseri,
la suprema ragione della vita, la beatitudine di tutta l'eternità, perché a
Lui, giorno dopo giorno, fossero riservati in esclusiva tutti i pensieri della
mente, tutti gli affetti del cuore, tutte le azioni della giornata, fino all'ultimo
respiro.
Fu
una verginità feconda, in quanto associata alla maternità, così da rendere
Maria perfettamente Vergine e nello stesso tempo perfettamente Madre: madre
tanto più ammirabile in quanto vergine, vergine tanto più ammirabile in
quanto madre: «tra le vergini, Madre; tra le madri, Vergine; figura di queste
e di quelle, e superiore a tutte» (Teodoto di Ancira, turco, teologo, + 446):
due prodigi assolutamente inconciliabili in qualunque altra donna, due onori
uniti ed esaltantisi a vicenda nella medesima persona, miracolo unico e
irripetibile nella storia di tutti i viventi, uno sfoggio, forse, il più
imponente, dell'Onnipotenza Divina nel quale «il fatto si fa mistero, e il
mistero poesia, e la poesia amore, ineffabile amore» (Paolo VI). Più che dire
«vergine e madre» come se la verginità si risolvesse per lei in un
ornamento, è meglio dire «Vergine-Madre».
Fu
una verginità così luminosa da stare vicino alla Purezza dell'Uomo-Dio, così
alta da essere irraggiungibile da noi nel parlarne e nell'imitarla, così
suggestiva da generare i vergini nella misura possibile alla condizione umana.
Fu
una verginità in cui l'Anima conteneva il Corpo, anziché esserne contenuta, e
gli comunicava una bellezza spirituale più facile ad immaginare che a
descrivere.
Anche
se non si pub storicamente provare, finora, che Maria fu la prima in ordine di
tempo a fare il voto di verginità, è stata certamente la prima in ordine di
perfezione, essendola più ricca di tutte le virtù che accompagnano la verginità.
Fu
una verginità espressione non solo di un evento assolutamente eccezionale, ma
anche di una dottrina, che merita di essere approfondita molto di più.
E’
pertanto semplicemente giusto chiamare Maria SS.ma «corona delle vergini» (S.
Efrem), principessa della verginità (S. Epifanio), fastigio delle vergini (S.
Ildefonso), alfiere delle vergini (S. Ambrogio), tesoro della verginità (S.
Giovanni Crisostomo), madre della verginità (S. Anselmo), primiceria della
verginità (S. Bernardo), regina di ogni castità (S. Pier Crisologo), tipo
primigenio della verginità (San Gregorio di Narek, teologo, t 1003), Vergine
delle vergini (Ugo di San Vittore, sàssone, monaco, filosofo, + 1141).
E tra i titoli moderni dati alla verginità della Madonna ricordiamo questi: «Maria "foresta vergine" dell'Altissimo, è la quintessenza di ogni verginità... la Vergine tipo, l'unica vera Vergine del creato... Porta con sé la «firma autografa» dell'Autore... è il prodotto genuino, autentico, garantito da ogni sofisticazione» (Paolino Beltrame Quattrocchi).
Insomma,
più che dire «la verginità è una gloria della Madonna», è forse
preferibile dire: «è la Madonna la gloria della verginità».
LA
RAGIONE
porta le sue motivazioni in difesa della verginità dell'anima della Madonna.
Il
decoro dell'umanità di Cristo esigeva che il corpo nel quale egli doveva
abitare con la sua presenza meno nobile, non soffrisse danno nell'integrità,
prima del parto; tanto più il decoro della divinità di Cristo esigeva che
l'anima di Maria nella quale egli sarebbe entrato con la sua presenza più
nobile, fosse esente anche dalla minima impurità.
Gesù,
Uomo-Dio, meritava di essere concepito e generato da una madre incorrotta di
fatto e di volontà; la perfetta incorruzione della volontà sta nel voto di
verginità; la Madre di Gesù perciò non può non avere emesso questo voto.
In
duemila anni di esperienza cristiana si è visto chiaramente che lo Spirito
Santo ha ispirato a non poche anime l'amore e la pratica della verginità
dell'anima; tanto più si deve pensare che Egli li ha ispirati alla Madonna, e
in misura immensamente più alta.
Se
fosse vero che Maria SS.ma non aveva capito la natura e il valore della
consacrazione a Dio nella verginità, si dovrebbe concludere che Lei non è
stata vergine di anima: ma ciò è inaccettabile. Maria doveva eccellere
principalmente nella virtù della verginità: era logico pertanto che come restò
vergine e sempre vergine nel corpo, così doveva restare vergine e sempre
vergine anche nell'anima, anzi soprattutto nell'anima.
La
Madonna doveva essere perfetto modello di verginità alle donne, l'atto più
degno' di lode e di imitazione è il voto di verginità, pertanto Lei non può
non averlo fatto.
Il
voto corrobora le opere di perfezione e le rende più lodevoli perché fa sì
che la persona, corpo e anima, operi per la virtù della religione, che è la più
alta tra tutte le virtù morali. Il voto pertanto non può essere mancato in
Maria, nell'esercizio di una virtù così delicata quale è la verginità.
IV
LA
VERGINE MARIA CONTRASSE VERO MATRIMONIO CON GIUSEPPE?
Dal
momento che Maria fece il voto di verginità, si può dire che il suo
matrimonio con Giuseppe fu vero?
Per
rispondere a questa domanda occorrono alcune riflessioni.
A)
Ciò che dà origine al matrimonio è il libero consenso dell'uomo e della
donna, dato in forma legale, mediante il quale ciascuno dei due diventa debitore
dell'altro per tutta la durata della vita, in modo indissolubile.
Oltre questo consenso, c'è un altro patto tra marito e moglie, cioè quello riguardante l'unione carnale, il quale è simile al primo nei riguardi di lui e di lei, ma non è il movente principale, bensì è una condizione accessoria della convivenza matrimoniale, un obbligo, non però un vincolo in sé e per sé. Ora, una necessità di soddisfacimento di questa condizione non esiste per quegli sposi che non hanno subordinato la conclusione del matrimonio all'accettazione di tale impegno. Infatti i coniugi, per la reciproca donazione del proprio corpo riferita alla procreazione dei figli, acquistano il diritto di compiere l'atto coniugale, ma non sono obbligati ad usarlo a tutti i costi. Restano veri sposi stretti in vero matrimonio sia quando esercitano questo diritto, sia quando scelgono onestamente di non esercitarlo, sia quando sono impediti di esercitarlo per malattia o assenza o altra forza maggiore.
Tra
le ragioni che possono permettere agli sposi di non usare il diritto all'unione
carnale c'è anche il voto di verginità, fatto dall'uno e dall'altro coniuge, o
da uno con il consenso dell'altro, anche prima del matrimonio, perché si può
rinunciare all'uso del proprio diritto, tanto più in vista di un bene migliore,
(pur non rinunciando al diritto in sé e per sé).
L'essenza
del matrimonio consiste nella indivisibile unione delle anime, per la quale i
coniugi si obbligano a conservare vicendevolmente la fedeltà. Questa essenza ha
brillato meravigliosamente nel matrimonio di Maria e di Giuseppe, le cui anime
hanno avuto una così indivisibile unione che è immensamente superiore a quella
che possono avere i migliori coniugi di questo mondo, e hanno avuto una tale
reciproca fedeltà che non si può assolutamente immaginare una migliore di
essa. Anzi hanno avuto unità di volontà, di grazia, di amore per Gesù, di
modo che non c'è stato Giuseppe da una parte, Maria dall'altra, ma una realtà
unica.
B)
Poiché Dio è stato straordinariamente generoso con Maria, non si può fare a
meno di pensare che Egli diede a Lei, tramite ispirazione divina o Giuseppe o
altro, la sicurezza di trovare nello sposo Giuseppe colui che avrebbe rispettato
e difeso la verginità di Lei, pur nello stato matrimoniale, che. era del
resto indispensabile per Lei per non pochi e gravi motivi (che tra poco diremo).
E
difatti convinzione degli studiosi che anche San Giuseppe intendeva rimanere
vergine nella vita coniugale, ed è anche della Chiesa, anche se non ancora a
livello di fede rivelata; di modo che come Maria era castamente sposa, così
Giuseppe era castamente sposo; come Maria è madre di Gesù pur essendo vergine,
così Giuseppe è padre di Gesù pur essendo vergine; per quanto è vero che
Giuseppe è lo sposo verginale di Maria, per altrettanto è vero che Giuseppe è
padre verginale di Gesù; come Maria è castamente madre di Gesù, così
Giuseppe è castamente padre di Gesù: «tanto più realmente, quanto più
castamente» (S. Agostino).
San
Giuseppe è «vergine e padre» per privilegio concessogli da Dio. E vergine
perché non ha cooperato per nulla al concepimento di Gesù, e perché non ha
avuto mai nessun rapporto coniugale con Maria. È padre, perché Gesù è il
legittimo figlio della sua legittima sposa, e perché egli ha assunto e
adempiuto le funzioni propriamente paterne. Egli è veramente vergine come è
veramente padre.
«Maria
si sposò con un uomo giusto, che non le avrebbe tolto, ma anzi le avrebbe
custodito da ogni oppressore quello che Lei aveva promesso con voto» (S.
Agostino).
«C'è
da dire che la Beata Vergine, già prima di legarsi a Giuseppe, fu assicurata in
modo divino che Giuseppe aveva fatto lo stesso proposito di verginità, e
perciò Lei sposandosi non si espose a rischio» (S. Tommaso).
«Gesù
Cristo nella sua Passione a nessuno, tranne che a un vergine, affidò e
raccomandò sua Madre; perciò non è credibile che, prima di essere concepito,
avesse affidato Lei giovinetta alla custodia di uno che non fosse vergine»
(San Bernardino da Siena, francescano, predicatore, + 1444).
«Tu,
o Elvidio, dici che Maria non rimase vergine. Io invece pretendo di affermare
qualcosa di più, cioè che lo stesso Giuseppe rimase vergine in vista di Maria,
affinché da un matrimonio verginale nascesse un Figlio vergine... Rimase
vergine con Maria colui che ha meritato di essere chiamato il padre del Signore»
(S. Girolamo).
Anche
il non cattolico Calvino ha riconosciuto: «Giuseppe non ha avuto alcun
riguardo per la sua persona… ha preferito rinunciare al suo diritto ed
astenersi dall'unione carnale... ha preferito rimanere così per adoperarsi al
servizio di Dio... al fine di assoggettarsi completamente a Dio».
Chi
non accettasse o trovasse discutibile la spiegazione di ordine soprannaturale
data nelle righe precedenti, non ha che da ricordare l'usanza esistente nel
mondo ebraico e arriverà a una conclusione molto simile.
Le giovani decise a mantenere la castità per dedicarsi al servizio di Dio si sceglievano un compagno che volesse conservarsi egli pure vergine. Così facendo acquistavano dei beni ed evitavano dei mali. Infatti non potevano astenersi dal matrimonio perché, fino a quando non si fossero sposate, rimanevano sotto la diretta potestà del padre, erano private di vari diritti civili, erano continuamente esposte a richiesta di matrimonio; se poi erano eredi, dovevano obbedire alla legge (Num. 36,6s.) e sposarsi. Perciò, ripetiamo, quelle donne vergini cercavano uomini vergini.
C)
Il matrimonio tra vergini perpetui deve essere considerato più vero, più
goduto e più bello di quello contratto da coloro che non intendono restare
vergini.
Matrimonio
più vero, perché la comunione matrimoniale fondata sul legame dell'amore puro
è più reale e più valida di quella basata sull'ardore della concupiscenza. «Maria
e Giuseppe... si danno reciprocamente la loro verginità e su di essa si cedono
il mutuo diritto di conservarsela l'un l'altro. Maria ha il diritto di
custodire la verginità di Giuseppe, e Giuseppe ha il diritto di custodire la
verginità di Maria. Né l'uno né l'altra ne possono disporre, e tutta la
fedeltà di questo matrimonio consiste nel custodire la verginità. Ecco la promessa
che li associa, il patto che li lega. Sono due verginità che si uniscono per
conservarsi l'un l'altra eternamente, mediante una casta corrispondenza di
pudichi desideri» (Jacques Bossuet, francese, vescovo di Meaux, + 1704).
Matrimonio
più goduto, perché il calore della verginità è tanto più forte quanto più
è puro, e supera di gran lunga il bruciore della passione di coloro che non
capiscono quanto vale dominare i sensi.
Matrimonio
più bello, perché «è un fatto del cuore e non della carne; è un matrimonio
come quello delle stelle, la cui luce si unisce nello spazio senza che le stelle
stesse si uniscano; un matrimonio come quello dei fiori di un giardino a
primavera, che spandono il loro profumo senza toccarsi; un matrimonio che
assomiglia ad un concerto nel quale si produce una grande melodia senza che un
solo strumento sia a contatto dell'altro» (Fulton Sheen, statunitense, vescovo,
predicatore).
E
in verità con l'unione di Maria e di Giuseppe la verginità risplendeva di luce
maggiore.
D)
I non pochi e gravi motivi che esigevano il matrimonio nonostante il voto di
verginità degli sposi, erano quelli che adesso diciamo:
Dare
a Maria nel modo più sicuro il più sicuro degli appoggi per la sua persona e
per la sua missione, e questo si otteneva precisamente mediante
l'indissolubile vincolo matrimoniale che stringeva lei e Giuseppe.
Provare
che il Messia era figlio di Davide, benché concepito per opera dello Spirito
Santo, e perciò la paternità del bambino, da Maria concepito
miracolosamente, era attribuita giuridicamente al suo legittimo sposo, Giuseppe,
discendente di Davide. Non c'era nulla da obiettare se lo sposo riconosceva
legalmente come proprio il figlio generato dalla propria sposa.
Accogliere
ed educare il Figlio, perché la prole non è detta bene del matrimonio solo in
quanto è generata per mezzo di esso, ma anche e soprattutto in quanto viene
accolta ed educata nella vita matrimoniale.
Velare
la miracolosa concezione e nascita di Gesù perché questi non apparisse nato in
situazione irregolare, non fosse considerato illegittimo e non fosse impedito
di svolgere la sua missione, che doveva farlo riconoscere Messia, figlio di
Davide.
Difendere Maria dalla incomprensione e dalla malizia degli altri, anzi salvarla dall'infamia e dalla lapidazione, e ciò avveniva grazie alla continua presenza dello sposo Giuseppe che garantiva che Maria non era una peccatrice.
Nascondere
il parto verginale di Maria al diavolo che, se avesse sospettato la natura e
il valore del figlio di lei, avrebbe istigato i giudei ad ucciderlo prima del
tempo stabilito da Dio.
E)
Il linguaggio del Vangelo è chiaro nel parlare di Maria e di Giuseppe.
Ricordiamo:
Mt.
1,16: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria... ».
Mt.
1,19: «Giuseppe, suo sposo, che era giusto... ».
Mt.
1,20: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua
sposa...». Mt. 1,24: «Giuseppe prese con sé la sua sposa... ».
Lc.
2,5: «Giuseppe salì in Giudea... per farsi registrare insieme con Maria sua
sposa, che era incinta... ».
Il
matrimonio era un fatto pubblico, strettamente congiunto a parecchie solennità
legali, e perciò era facilissimo conoscere quelli che si legavano con il
vincolo coniugale. La comune attestazione riferita dagli evangelisti è una
testimonianza inoppugnabile del rapporto personale e sociale esistente tra
Maria e Giuseppe.
Anzi
l'angelo stesso riconosce questo rapporto. È lui a dire a Giuseppe: «Non
temere di prendere con te Maria, tua sposa».
Bastino
queste cinque riflessioni per rispondere con certezza che il matrimonio tra
Maria e Giuseppe fu vero.
V
LA
SOCIETA DI OGGI E LA VERGINITA CONSACRATA
La società di oggi crede nella scienza, nell'amore, nell'altruismo, nell'eroismo, nel modello, nella serenità. Trova tutto ciò nella verginità volontariamente consacrata a Dio per amarlo e servirlo con una dedizione perpetua e definitiva?
La risposta discenderà dalle considerazioni che seguono.
La
scienza
dice: «L'uso o il non uso degli organi genitali non influisce affatto sulla
mascolinità o femminilità. Bisogna dunque abbandonare il pregiudizio per cui
non si è veramente uomo o donna se non si svolge un'attività sessuale...» ...
«il cosiddetto bisogno sessuale è sul piano normale di gran lunga inferiore
ai desideri suscitati dalle molteplici evocazioni erotiche quotidiane...» ...
«la capacità di astinenza e di resistenza alla privazione genitale varia a
seconda degli individui e a seconda delle motivazioni che sorreggono la condotta...»
... «il liquido seminale non emesso (neppure con polluzioni notturne, al
limite) viene ricuperato senza alcun danno e senza creare squilibri
somato-psichici...» ... «in senso strettamente genitale la fisiologia
insegna che anche nel soggetto assolutamente casto si mantiene quel tanto di
attività genitale dovuta a riflessi involontari e più che sufficiente a
mantenere l'integrità anatomica e funzionale dell'apparato genitale: è noto
che individui vissuti a lungo in continenza hanno poi potuto esplicare funzioni
perfettamente normali...» ... «nella verginità potrà esservi impegno e
sacrificio, ma senza deterioramento dello stato di salute, senza situazioni di
malessere psico-fisico, e questo sia nel caso che il soggetto avverta gli.
stimoli sessuali e non vi acceda, sia nel caso che non avverta stimoli
sessuali... » ... «si può arrivare alla "sublimazione" delle
energie sessuali, quando l'individuo attui una compensazione valida ad una mancata
affermazione nell'ambito della relazione sessuale intersoggettiva...» (Giovanni
Battista Garbelli, vivente).
C'è
l'amore
nella verginità consacrata: di certo, non quello coniugale o puramente
sensitivo, ma, più certamente, l'amore per Dio e per gli uomini: spirituale,
soprannaturale, infrequente, e pur autentico, universale, soddisfacentissimo;
amore espresso come in un semplice sorriso così in un'estenuante fatica, tanto
per gli amici quanto per i nemici, nella gioia e nel dolore. Nessuno ama Dio più
di chi si consacra a Lui fedelmente, nessuno ama gli uomini più di chi ama Dio.
La storia d'amore più bella è quella che si svolge tra chi, uomo o donna, è
vergine e Dio. La verginità è raffigurata nell'atteggiamento di colei che
tiene le braccia sempre aperte, senza mai chiuderle, per non stringere a sé
soltanto qualcuno. È per amore, e solo per amore, che il vergine rinuncia a
tanto.
C'è
l'altruismo
o, per meglio dire, la carità, nella verginità che dedica tutta la vita agli
orfani, ai derelitti, ai poveri, ai malati, agli afflitti, ai carcerati, agli
emarginati, a certe opere (intellettuali, spirituali, materiali) raccomandate
quasi esclusivamente ai vergini: e ciò per vie pubbliche e per vie private,
nelle terre civili e in quelle non civili, con pochezza di mezzi, spesso senza
riconoscimenti umani, nonostante l'ingratitudine di non pochi, di giorno e di
notte. Sotto questo aspetto la verginità consacrata può dirsi una specie di
prodigio che dimostra, come un segno indicatore, quale è la vera religione e
quale è la vera Chiesa. Esso non si spiega esaurientemente con la forza delle
risorse umane e richiama alla considerazione dell'intervento superiore di Dio,
che i vergini rendono presente e quasi visibile con la testimonianza di tutta
la loro vita e, dopo la morte, con la memoria del loro buon esempio.
C'è
l'eroismo
nella verginità consacrata che comporta di ora in ora la rinuncia alle pur
lecite soddisfazioni del matrimonio, a tanti altri piaceri non proibiti
dell'esistenza umana; e comporta la necessità di imbrigliare talune
inclinazioni naturali, pur buone e apprezzabili in sé, perché non impediscano
di vivere la vita verginale nella pienezza del suo contenuto. Un eroismo tanto
più ammirabile quanto più si pensa che la verginità consacrata, non
assolutamente necessaria per raggiungere la perfezione cristiana, non è
comandata a tutti, ma è proposta come un consiglio alla libera scelta di amare
e servire Dio in un modo più perfetto. Un eroismo che non pochi uomini e non
poche donne dimostrano preferendo farsi torturare e finanche uccidere anziché
rinunciare alla propria verginità. Un eroismo che è una specie di martirio,
non meno breve del martirio di sangue sofferto per mano del carnefice e perciò
più doloroso e non meno meritorio. Un eroismo efficace per incoraggiare i
coniugi a compiere le saltuarie e parziali rinunzie ad essi imposte dalla legge
dell'onesta vita matrimoniale, e per stimolare tutti a rendere migliore la
moralità pubblica suscitando la virtù nei buoni, il pentimento nei cattivi,
la meditazione negli indifferenti.
L'essere
modello
sta nel fatto che la verginità consacrata proclama con la sua rinuncia alla
genitalità pur stimatissima che il consacrato e la consacrata non sono meno
uomo e meno donna degli altri e delle altre, anzi sono superiori a questi nella
mascolinità e nella femminilità per il fatto di trasformare la paternità e
la maternità carnali in paternità e maternità spirituali, che sono evidentemente
più alte e più utili, essendo immagini più perfette della fecondità di Dio.
Un modello onorato dalla santità di vita di coloro che la Chiesa canonizza, e
finora questi sono numerosissimi. Un modello diretto a ricordare a tutti e per
sempre che non solo la vita fisica, ma anche altissimi valori ed energie
spirituali meritano di essere propagati, nell'interesse di tutti, per il
crescente miglioramento di ogni generazione nuova, sino alla fine del mondo.
Dunque,
la società di oggi riconosca che anche ai nostri giorni la verginità è un
valore: in sé stessa, come parte di tutto l'ordine umano, e tanto più quando
consacrata a Dio; guardi alla Madonna come a Colei che, dopo Gesù, dà il più
grande splendore a questo valore, per essere arrivata alla più alta delle
maternità attraverso la via più esemplare della verginità; stimi i vergini
e le vergini consacrati a Dio come i valorosi che meritano di essere
annoverati tra i migliori dell'umanità.