LA VERGINE DI CATANIA

Don TOMASELLI G.

INTRODUZIONE

Con i moderni mezzi di comunicazio­ne sociale gli avvenimenti, più o meno importanti, si diffondono rapidamente. Quanti episodi sono trasmessi ogni gior­no per mezzo della radio, della televi­sione e dei giornali! Ma le notizie che si diffondono hanno sempre un'importanza relativa.

Certi avvenimenti riguardano persone private o soltanto qualche cerchia d'inte­ressati. Molte notizie dopo poco tempo sfumano del tutto.

Ci sono però dei fatti così importanti, che meritano di essere tramandati alla storia.

Alcuni di tali fatti riguardano un fe­nomeno importantissimo, chiamato « Lacremazione della Madonna ». Uno di tali fatti più importanti di questo secolo, è la lacrimazione della Madonna a Siracusa, avvenuta nel 1953.

Dopo di allora, in questo mezzo secolo, si e parlato anche di altre lacrimazioni, cioè di quadri o statuette che versano la­crime naturali o lacrime di sangue.

Ora c'e il caso di Catania, che da do­dici anni in qua si ripete con il fenome­no della Lacrimazione e non voglio disin­teressarmene.

Non e tanto facile dare un giudizio esatto su certi fenomeni, che pare escano dalle leggi naturali. La Santa Chiesa ri­serva a sé tali giudizi.

Questo volumetto si propone di fare un po' di cronistoria di quanto e avve­nuto a Catania. Solo qualche notizia se­condaria non e di pubblica conoscenza, in quanto la maggior parte degli episodi e stata già resa pubblica da parecchi gior­nali e da parecchie televisioni.

Lo scrittore francese Emmanuel Pezé, venuto a Catania ed avendo assistito al fenomeno della lacrimazione, pubblicò in lingua francese uno scritto sul fenomeno di Catania, dal titolo « Vierge de Catane (Sicilie) »; lo scritto francese fu pub­blicato nel gennaio 1984 a Saint-Amand Montrond (Cher).

Ripeto, intendo scrivere la cronistoria; non e mio compito dare il giudizio sui fatti di Catania, giudizio che a suo tempo potrebbe essere dato dall'Autorità Eccle­siastica.

 

Prima Lacrimazione.

Nella periferia di Catania, in via No­valucello 9, c'e un edificio a condominio. Al quinto piano abita una modesta fa­miglia, formata di sei persone: Matteo Castorina, capitano di lungo corso, e Ma­ria Sardella, coniugi, con quattro figli. La famiglia è stimata in quell'ambiente per la religiosità e la moralità.

Il 31 marzo 1975 la signora verso le ore venti e trenta si era adagiata sul let­to, tenendo sulle ginocchia la sua bam­bina Tiziana, di 18 mesi. Mentre la di­sponeva al riposo, sentì cadere sulla sua testa qualche cosa. Era un piccolo ramoscelto di ulivo benedetto, che aveva rice­vuto in Chiesa nella festa delle Palme e che aveva collocato sopra un quadro del­la Madonna, posto sulla parete presso il capezzale.

Si meravigliò che il ramoscello si fos­se staccato dal quadro senza che alcuno l'avesse toccato e non essendoci nella stanza alito di vento.

Staccò il quadro dal muro per ricol­locarvi il ramoscello di ulivo. Grande fu la sua sorpresa nel constatare delle lacri­me sul volto della Madonna. Stropicciò gli occhi per allontanare il pericolo della allucinazione e si fermò a contemplare il volto della Vergine rigato di lacrime, le quali continuavano a sgorgare dagli occhi.

La signora smontò al completo il qua­dro col cacciavite. Il quadro ha l'imma­gine della Madonna, la quale e pitturata su vetro di Murano ed e attaccata ad uno strato di velluto. La smontatura fu fatta per trovare qualche eventuale causa di quella lacrimazione; siccome non risul­tava alcuna causa, la signora chiamò a voce alta i familiari e tutti videro che realmente la Madonna piangeva.

La signora volle toccare con la lingua il liquido misterioso, che era sul volto della Madonna, ed avvertì che era un po' salato, come sogliono essere le lacrime umane.

Comprendendo l'importanza e la pre­ziosità di quel liquido, asciugò il quadro con batuffoli di cotone idrofilo, pensando di donarlo poi ai richiedenti secondo il loro bisogno.

Il quadro rimase asciutto e restò così per qualche quarto d'ora, poi si riattivò la lacrimazione.

In questi casi e spontaneo l'istinto di comunicare ad altri lo strano fenomeno. Parecchie famiglie del condominio accor­sero per vedere. Tutti poterono mirare la lacrimazione, la quale si protrasse a lungo. Il quadro fu asciugato nuova­mente.

La notizia del fenomeno uscì dall'am­biente del condominio ed a voce o per telefono furono informate molte persone. La camera della Castorina cominciò a popolarsi di donne e di uomini. Dopo un discreto intervallo, per la terza volta cominciò la lacrimazione. Il fenomeno du­rò circa un'ora e mezza.

 

Pubblicità.

La notizia si diffuse rapidamente, tan­to che vennero i giornalisti, corrispon­denti del giornale « La Sicilia ». L'indo­mani mattina il fatto fu pubblicato sul giornale.

Dopo due giorni ricominciò la lacri­mazione. I giornalisti, che assistevano ed ammiravano il grande fenomeno, s'inte­ressarono con la cinepresa e la stessa sera la televisione presentò tutto lo svolgimen­to dell'abbondante lacrimazione.

Con tanta pubblicità vi fu a Catania un gran parlare ed anche una grande va­rietà d'interpretazioni.

Chi era disposto a credere alla lacri­mazione misteriosa; chi la giudicava al­lucinazione di gente esaltata, chi la met­teva in ridicolo e chi si ostinava a non credere.

Nessuna meraviglia se davanti a certi avvenimenti si pronunzino giudizi stret­tamente personali, più o meno intonati alla verità.

Intanto cominciarono a diffondersi notizie di guarigioni e di tante grazie. Ogni giorno aumentava il numero dei visitatori, venuti dalle città e dai paesi vicini.

La signora Castorina credette bene in­formare l'Autorità Ecclesiastica, la quale non volle subito pronunziarsi, volendo andare a fondo su quanto era avvenuto.

Frattanto nel quartiere di Novalucel­lo si notava un'atmosfera religiosa parti­colare, improntata a grande serietà ed a viva convinzione per le grazie che tanti assicuravano di avere ricevute, visitando e pregando davanti alla immagine della Madonna ed applicando ai malati il coto­ne bagnato dalle lacrime portentose.

Molti nel quartiere, parlando dell'im­magine lacrimante, la chiamavano «la no­stra Madonna».

 

Televisioni e sigilli.

Per conservare un certo ordine e comadità per l'afflusso dei visitatori oranti, si collocò l'immagine sopra una specie di altarino.

Da tre anni il fenomeno si ripeteva. La Castorina si rivolse all'Arcivescovo, affin­ché fossero messi i sigilli al quadro; que­sto fu chiuso in una bacheca di legno con lastra di vetro.

Malgrado i sigilli, la lacrimazione si ri­peteva ad intervalli.

Il fatto era troppo importante e le te­levisioni continuavano a fare la pubbli­cità. Si fa menzione delle televisioni: Te­le-etna, Telecolor e Teleionica.

I presenti al fenomeno lasciavano scrit­to il proprio nome come testimonianza. I fogli delle firme sono conservati.

 

Guarigione miracolosa.

Quando Dio comincia un'opera suole continuare per portarla a termine. Ecco quanto avvenne in seguito, sempre in rap­porto alla lacrimazione.

Il 14 ottobre 1975, la bimba Tiziana, prossima ai due anni, era a letto ammala­ta con febbre altissima e vari disturbi. La mamma preoccupata chiamò il medi­co di famiglia, professore Rocco Gavi­ni, pediatra. La bambina vomitava le feci. Il medico, vista la gravità del caso, or­dinò il ricovero immediato all'ospedale, al pronto soccorso dell'ospedale Gari­baldi

Il professore Michele Garlano, medi­co chirurgo al servizio della rianimazio­ne, constatò i segni clinici di grave shock irreversibile, con ipsossia strinante, con cianosi diffusa, cervello appiattito con ver­tigini di sesto grado e sudorazione fredda. Sia il professore che i colleghi dissero chia­ramente alla madre: La bambina ha ap­pena qualche ora di vita. Sarebbe meglio portarla a casa e lasciarla morire sul suo lettino.

Ma mentre i medici osservavano e stu­diavano un'eventuale terapia, dubitavano che la bimba fosse ancora in vita. Infine, sollevando le palpebre dell'inferma, si ac­certarono che era ancora viva.

Dio solo può comprendere ciò che av­viene nel cuore di una madre davanti ad un caso simile.

All'improvviso sopraggiunse il figlio maggiore della Castorina, portando il qua­dro della Madonna che aveva lacrimato. Si risvegliò la fede e la speranza. La madre fece una breve e fervente preghiera: Ver­gine Addolorata, che avete provato il do­lore che sto provando io, allorché ai piedi della Croce vedevate Gesù morente, ab­biate pietà di me e venitemi in aiuto! -

Il professore Leocata tenne tra le mani il quadro e, mirando l'immagine della Madonna, vide sgorgare lacrime dagli occhi. La lacrimazione continuò. Mise il quadro presso la morente e questa dopo alcuni minuti, quantunque fosse affetta da gastrointerite acuta e da gravissima di­sidratazione e collasso circolatorio, comin­ciò a rimettersi in modo repentino ed in­spiegabile dal punto di vista medico. Guarì perfettamente ed i medici dissero: Questo è un miracolo! -

Il quadro rimase cinque giorni nel­l'ospedale. La lacrimazione si ripeteva. La signora Pina Foti, capo-sala dell'ospe­dale, vedendo sgorgare le lacrime, svenne e cadde a terra.

Tiziana, che ormai e nei tredici anni, d'allora in poi non ha avuto più alcuna malattia e non ha avuto più bisogno ne di medici nè di visite mediche.

Dopo quella guarigione Tiziana e chia­mata dai medici, dai giornalisti e dai visi­tatori: La bambina del miracolo. -

Dopo questa guarigione, aumentarono le visite nella casa della Castorina.

Fu informato subito l'Arcivescovo; e, tanti, che prima erano increduli, comin­ciarono a credere a quanto i fedeli rac­contavano riguardo la Madonna pian­gente.

La lacrimazione continuava a ripeter­si a distanza di giorni o di settimane. Così trascorsero parecchi anni.

 

La statua.

La bimba miracolata, guardando il qua­dro della Madonna, ebbe la voglia di ave­re in casa anche una statua della Vergine. Allora Tiziana era nei sei anni.

La mamma, per accontentare la figlia, comprò una statua di terracotta, alta mez­zo metro. La collocò vicino al quadro del­la Madonna. La statua della Vergine era piuttosto grossolana ed il volto era ru­vido. Ma, passando del tempo, il volto andava raffinandosi da solo, come tutti i visitatori hanno potuto constatare ed an­cora può constatarsi.

I fedeli andavano ogni giorno, al po­meriggio, a recitare il Rosario davanti alle due immagini.

Un giorno Debora, altra figlia della Ca­storina, di sette anni, guardando il volto della statua si accorse che c'era del sangue e disse alla mamma: Vieni a vedere la statua! La Madonna è ferita, perché ha il, volto insanguinato. -

La signora rimase molto scossa a vede­re che dagli occhi della statua sgorgava sangue. Fino ad allora il versamento era di lacrime umane; d'allora in poi ebbe inizio la lacrimazione a sangue, che con­tinuò ad intervalli e continua sino ad oggi.

Al solito la signora asciugò il volto in­sanguinato. I presenti alla prima sangui­nazione, i quali già avevano in anteceden­za viste le lacrime umane, rimasero più impressionati alla vista del sangue.

Fu informato l'Arcivescovo, che mandò parecchie persone di fiducia a verificare la sanguinazione.

Le schiere dei visitatori si rinnovavano e si moltiplicavano; fu necessario collo­care la statua ed il quadro in luogo più comodo.

Non essendoci camere disponibili, si utilizzò un tratto della terrazza, costruen­dovi una buona camera e così si poté formare una vera cappelletta di famiglia. Qui fu collocata la statua ed il quadro. Si ab­bellì alla meglio il nuovo ambiente con drappi, vasi di fiori e lumicini.

L'Arcivescovo incaricò un Sacerdote a controllare quanto avveniva in casa Ca­storina, specialmente quando i visitatori si raccoglievano per la recita del Rosario. Ordinò che si mettesse vicino alla stadia questo scritto: Proibito toccare il volto insanguinato della statua. -

 

L'incendio.

Sarà stata opera diabolica, o permis­sione provvidenziale, ciò che avvenne in questa cappellina.

Si riporta in parte l'articolo del Gior­nale del Sud, in data 17 dicembre 1980: - Questa mattina, racconta la mam­ma, Tiziana si è svegliata presto; non e­rano nemmeno le ore cinque. Dormiva nella camera attigua alla cappellina. Dis­se con voce allarmante: Mamma, va' a ve­dere ciò che sta capitando nella cappelli­na! -

La mamma corse subito alla cappelli­na e lì vide un grande incendio. Spaven­tata chiamò i figli. Le fiamme arrivavano sino al tetto e bruciavano tutto ciò che stava nei pressi delle due immagini della Madonna. Al centro delle fiamme stava­no la statua ed il quadro della Vergine. A tale vista esclamò: - Se Tu, Madon­na, fai miracoli, fa' spegnere subito questo fuoco! - Allungò le braccia tra le fiam­me e ritirò la statua ed il quadro. Avreb­be dovuto bruciarsi le mani e le braccia, invece non sentì alcun calore e subito il fuoco cominciò a diminuire finché si spense.

Il figlio maggiore, che aveva vista quel­la scena, credendo che la mamma si fosse scottata le mani e le braccia al contatto di quelle fiamme, portò un secchio d'ac­qua fresca per farvi immergere le mani e le braccia della mamma, credendo che ci fossero delle gravi scottature. Ma mani e braccia erano illese, come se non avessero toccato il fuoco.

Rimase bruciato tutto ciò che era at­torno alla statua, compresi i fiori ed una statuetta in legno di Gesù Bambino. Gli unici oggetti che si salvarono furono il quadro e la statua.

La mattina andò un Sacerdote e rima­se sbalordito di quanto era avvenuto. La statua rimase linda e bianca com'era pri­ma, mentre anche il tetto era affumicato.

Si fa notare che attaccate alla statua c'erano due fotografie di due persone che chiedevano grazie. Anche le due fotogra­fie non furono toccate dalle fiamme.

L'incendio sarà stato causato da qual­che lumicino rimasto acceso la sera pre­cedente.

Il tutto fu riferito all'Arcivescovo, fa­cendogli notare che il sigillo vescovile era rotto e bisognava metterne un altro.

L'Arcivescovo ordinò di mettere i nuo­vi sigilli.

La Castorina disse anche all'Arcive­scovo che la sua abitazione non era più adatta a ricevere quantitativi sempre più crescenti di devoti, perché la fede ed il fervore erano sempre in aumento.

In un primo tempo la Castorina pro­gettava di costruire un santuario nei pres­si della sua abitazione. Ma non sapeva come fare per sostenere la grande spesa. Ne parlò all'Arcivescovo, il quale le ri­spose: - A questo in seguito si penserà. Per ora pregate! -

A Dio non mancano i mezzi e la Ma­donna venne in aiuto.

 

Casa della Madonna piangente.

Il Cavaliere Angelo Massimino mise a disposizione un suo terreno e con la col­laborazione di un altro imprenditore edi­le, signor Salvatore Palmeri, realizzò un piccolo Tempio; contribuirono alle spese anche tanti fedeli graziati dalla Madonna. L'Arcivescovo disse: - Questo pic­colo Tempio deve chiamarsi « Casa del­la Madonna piangente ». -

Il giorno 25 maggio 1983, alle ore quindici e trenta, le effigi della Madonna lasciarono l'abitazione della Castorina e furono sistemate nella nuova dimora, la quale è situata in una piccola via paral­lela alla via Vincenzo Giuffrida; cioè in via Salesiani, 33.

Per questa occasione si organizzò una devota processione. Fu impegnata la po­lizia per l'ordine pubblico; la banda mu­sicale ed i canti sacri allietavano il per­corso della processione. Tra la moltitu­dine dei partecipanti c'erano assessori, persone autorevoli, il sindaco Munzone e la signora Pinella Drago, moglie dell'­onorevole Drago. All'arrivo della proces­sione furono tagliati i due nastri simbo­lici dal Sindaco e dalla signora Drago, nastri disposti all'ingresso esterno ed in­terno della cappella. I partecipanti alla processione, radunati nella nuova dimo­ra, ascoltarono un discorso tenuto dal Sa­cerdote Padre Dario Sivieri, il quale per ordine dell'Arcivescovo doveva stare vi­cino alla famiglia Castorina.

Il Reverendo officiò un rito di ringra­ziamento, concluso con la recita collet­tiva del Rosario. Padre Sivieri ringraziò coloro che avevano contribuito alla rea­lizzazione di quel luogo di culto e dopo lesse un messaggio dell'Arcivescovo Mon­signor Picchinenna, il quale volle essere presente spiritualmente a coloro che era­no raccolti attorno alla Madonna pian­gente.

L'interno della cappella fu addobba­to ed ornato decorosamente, ma con sem­plicità.

 

Aumento di fervore.

Nella Casa della Madonna piangente accorrono i fedeli, più di quanti ne accor­revano in via Novalucello. Tra fiori e ceri spiccano il quadro e lateralmente la sta­tua della Madonna. Gli occhi di tutti so­gliono essere rivolti al viso della Vergine cosparso di sangue. Poiché le sanguina­zioni di tanto in tanto si ripetono, il san­gue, dopo qualche tempo, appare un poco scuro; ma, avvenuta la nuova sanguina­zione, il sangue appare di un rosso vivo. Siccome nessuno può toccare il volto del­la Madonna, i rivoli di sangue si ammas­sano e si spargono anche in diverse dire­zioni sul volto.

Quante fotografie si sono fatte e si fan­no per avere un ricordo personale della Vergine piangente!

Ciò che avviene sul volto della statua, avviene anche sul volto della Madonna che e nel quadro.

 

Articolo del giornale di Catania.

Per avere un'idea di ciò che avviene durante la lacrimazione, si riporta un ar­ticolo del giornale di Catania, ove si de­scrive una lacrimazione avvenuta quando le immagini erano ancora in casa Casto­rina.

Dice Alberto Romeo, insegnante alla Scuola-Prigione di Acireale:

Io dichiaro che non 'avevo mai assisti­to ad alcuna lacrimazione. Da molto tem­po frequento regolarmente la casa Casto­rina ed ho visto tante volte l'immagine e la statua della Madonna cosparse di la­crime di sangue e di lacrime umane. -

Padre Mario, della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria, e ormai abituato al­lo spettacolo delle lacrimazioni; ma io non avevo mai assistito ad un pianto così pro­lungato ed abbondante.

Avevo appreso la notizia leggendo il giornale e così ho cominciato a recarmi sul posto per constatare personalmente. Lunedì ho visto il viso della Madonna co­perto di sangue freschissimo; vi sono ri­tornato l'indomani ed ho potuto vedere che dalla statua uscivano lacrime umane. Il sangue che uscì dopo le lacrime uma­ne, era consolidato; a poco a poco si scio­glieva per l'abbondante lacrimazione. Era uno spettacolo davvero impressionante. A constatare il fenomeno venivano cen­tinaia di fedeli, i quali possono giurare di avere visto la Madonna piangere la­crime di sangue. -

 

Interessamento dei Tedeschi.

Ciò che avveniva in via Novalucello e che avviene nella nuova dimora della Casa della Madonna piangente, ha inte­ressato pure l'estero. Sono venuti pelle­grini dalla Germania, dalla Francia e dagli Stati Uniti di America. Dei fenomeni del­la Madonna di Catania si è occupata an­che una rivista tedesca, dal titolo « Bun­te » e pure la televisione della Repubbli­ca Federale Tedesca ha trasmesso i fe­nomeni che si ripetono a Catania.

I tedeschi venuti a Catania poterono assistere alla lacrimazione del quadro, tan­to che fecero il film per. opera di un loro cineoperatore.

Il film è stato proiettato anche nella Spagna e nella Svizzera.

I tedeschi dissero: Avendo noi assi­stito alla lacrimazione, vogliamo lascia­re qualche segno di gratitudine alla Ma­donna. - Lasciarono una collana d'oro, che fu posta al collo della statua.

La signora Castorina disse: Più che que­sto segno di riconoscenza, preferirei ave­re un grande favore: Ottenere per me e per mia figlia miracolata un'udienza del Papa. -

Monsignor Antonio Serrano, segreta­rio particolare del Cardinale di Berlino, già testimone della lacrimazione, promi­se che si sarebbe interessato per ottenere l'udienza pontificia.

 

Udienza Pontificia.

Ottenuto il favore di questa udienza, nel giorno stabilito, partirono per il Va­ticano la Castorina, il marito e Tiziana la miracolata, con una copia dell'imma­gine della Madonna piangente e della statua.

Il Papa invitò benignamente Tiziana a sedere vicino a lui, volendo ascoltarla con molto interesse. Tiziana, ragazzetta, preferì restare in piedi. Narrò al Papa la storia della guarigione miracolosa e gli offrì una copia del quadro della Madon­na piangente e della statua.

All'udienza era presente Monsignor Serrano, il quale si accorse che il Papa rimase vivamente colpito dalla narrazio­ne del prodigio della guarigione e del fe­nomeno della lacrimazione. Il Sommo Pontefice gradì il dono, accarezzò Tizia­na e disse ai genitori: Io sono presente a Catania nella persona dell'Arcivescovo, mio rappresentante. Informatelo di tutto e fate quanto egli vi suggerirà. La Ma­donna si farà strada. -

Dice Monsignor Serrano: L'incontro col Papa, la sua commozione a sentire i fat­ti di Catania, non sono un riconoscimen­to ufficiale della Chiesa, ma valgono più dei giudizi di altre persone autorevoli. -

 

Interessamento dei Francesi.

La notizia dei fatti di Catania si è pro­pagata molto in Francia. Diceva il dottor Lo Monaco, residente in Francia: C'è più devozione alla Madonna piangente in Francia, che non a Catania. Come già si è detto nell'introduzione del libret­to, è stato pubblicato in Francia un li­bro in lingua francese. Per questa pub­blicazione, la Madonna piangente ha tro­vato i suoi devoti non solo in Francia ma anche nel Belgio.

Il Vescovo di Tolosa, Jacques Labory, avendo un male alla gamba, si rivolse alla Madonna piangente e guarì. In segno di gratitudine poi venne a Catania. Si recò alla nuova dimora di via Salesiani, 33 e fu accolto dai numerosi presenti con canti inneggianti la Madonna. S'intrat­tenne a parlare con i fedeli, che gli nar­ravano numerose grazie elargite dalla Ma­donna. Celebrò nella nuova Cappella la Santa Messa, davanti alle due immagini straordinarie.

 

Il quadro a Bologna.

La notizia del quadro prodigioso per­venne pure al pittore del quadro, dimo­rante a Bologna, Signor Minco Furgieri.

Questi. invitò la Castorina e la figlia mi­racolata a portare a Bologna il quadro e fece dono del viaggio in aereo.

Il pittore rimase meravigliato alla nar­razione dei fatti di Catania e più colpi­to ancora perché dal quadro che teneva in mano si sprigionavano dense ondate di profumo mistico. Informò subito il Cardinale di Bologna, il quale andò in macchina in casa del pittore. Sua Emi­nenza, riflettendo sull'importanza del ca­so, disse alla Castorina: Se a Catania si troverà difficoltà a costruire un santuario alla Madonna piangente, se e possibile lasci a me questo quadro originale e fa­rò sorgere io qui, a Bologna un Santua­rio proprio qui, ove è il centro del co­munismo d'Italia.

La Castorina non lasciò il quadro a Bologna; ma, ritornata a Catania, andò dall'Arcivescovo per riferirgli le parole del Cardinale. L'Arcivescovo rispose: Ha fatto bene a non lasciare il quadro a Bologna. La Madonna e di Catania e deve restare a Catania. -

 

Processione commemorativa.

Dopo tre anni dall'inaugurazione della Cappella, o Casa della Madonna piangen­te, volle farsi una processione con la sta­tua della Madonna.

Nella mattinata aveva pianto davanti a molti fedeli e, nel pomeriggio, durante la processione, ricominciò la lacrimazio­ne.

La Madonna era portata a spalle e la processione fece una sosta davanti alla sede del Giornale di Sicilia.

Tutti poterono vedere il volto insan­guinato della Madonna.

Al dodicesimo anno dalla prima lacri­mazione, si fece un'altra processione e si portò l'immagine della Madonna nell'ap­partamento della famiglia Castorina, do­ve dodici anni innanzi la Madonna ave­va pianto per la prima volta.

 

Fonte di grazie.

Il fenomeno della lacrimazione è im­portante assai. Ma hanno anche la loro importanza le grazie che accompagnano o seguono queste manifestazioni straor­dinarie. Tali grazie sono o conversioni o ricupero di salute.

Si è parlato diffusamente della guari­gione istantanea di Tiziana: Ma ci sono state tante altre guarigioni, non del tut­to miracolose, ma quasi. Non tutti i gra­ziati, però, amano la pubblicità, per non mettersi in mostra specialmente con i giornali.

Taluni, guariti perfettamente da gravi mali, hanno creduto bene restare occul­ti, forse per non perdere la pensione, di cui avevano goduto durante il periodo della malattia. Questa è una ingiustizia, ma, purtroppo, potrebbe verificarsi. Tut­tavia si fa cenno di alcune guarigioni. Tenere presente che il cotone bagnato dalle lacrime veniva dato ai richiedenti, i quali lo applicavano ai malati.

La mattina dopo la prima lacrimazione, l'avvocato Pietro Lipera, sofferente di ar­trosi cervicale, guarì all'improvviso e la stessa sera lui personalmente comunicò la grazia per televisione. Aveva pregato mentre la Madonna lacrimava.

Il dottore Michele Impellizzeri guarì da tumore dopo qualche giorno dalla la­crimazione; così pure la signora Iolanda Messina in Palmieri guarì da tumore al seno. Il dottore guarito e questa signora resero pubblico personalmente il fatto alla televisione.

Un giovane farmacista afferma di esse­re guarito da un tumore, mentre pregava davanti al quadro lacrimante.

Un giornale in lingua francese, dal ti­tolo « Speciale Derniére », inviato dalla Francia alla signora Eastorina, dice:

Madame Marchant, abitante alla fron­tiera franco-belga, aveva il marito giacen­te da mesi a letto in uno stato di coma profondo. Ormai era cieco e completa­mente paralizzato, a causa di una terri­bile bronchite, degenerata poi in meningite tubercolare. I medici che avevano as­sistito il signor Marchant, dissero ai pa­tenti: Il coma è irreversibile. Fecero due proposte ai parenti: o mantenere il ma­lato in vita vegetativa, tenendolo colle­gato alla macchina cuore-polmone, oppu­re staccare le attrezzature aspettando la morte.

La signora Marchant, vista inutile la medicina, si appigliò alla fede. Le avevano dato un poco di cotone bagnato delle la­crime della Madonna piangente di Cata­nia. Collocò il cotone sul malato, che era all'ospedale; dai presenti si pregò con vi­va fede ed inaspettatamente il malato mos­se una mano ed aprì gli occhi. Da allora cominciarono i miglioramenti costanti. Il signor Marchant ricuperò la vista, l'uso delle gambe e delle braccia e riprese in pieno l'attività della sua professione.

Dice il giornale « Speciale Derniére »: I medici rimasero assolutamente stupefat­ti per l'esito di una malattia che giudi­cavano mortale.

I signori Marchant promisero di anda­re a Catania, per visitare l'immagine della Madonna e ringraziarla di presenza.

Il redattore del giornale francese man­dò copia del giornale al redattore del gior­nale « La Sicilia » affinché pubblicasse l'episodio.

Un altro fatto avvenuto in questi mesi, anno 1987.

La dottoressa Assunta Lombardo ha ri­ferito a me scrivente:

Il giovane S. T. fu investito da una macchina a Catania. Rimase gravemente ferito e fu trasportato d'urgenza all'ospe­dale Santa Marta. Entrò subito nello stato di coma e quindi fu messo nella sala di rianimazione. I medici constatarono frat­tura del femore e gravi disturbi alla te­sta. Dopo alcuni giorni, siccome continua­va il coma, si tenne un consulto medico. La conclusione fu: se il giovane dovesse sopravvivere, rimarrà menomato grave­mente. -

La madre, afflitta, pensò di rivolgersi alla Madonna ed andò a pregare nella Ca­sa della Madonna piangente. Sentiva nel cuore la sicurezza della guarigione perfet­ta del figlio. Dopo la preghiera la madre ritornò all'ospedale. Qui, vicino al letto del figlio in coma, trovò il marito svenuto. Il babbo, avendo saputo che il figlio sa­rebbe rimasto minorato, per il dolore per­dette i sensi. Intanto la madre pregava con fiducia. Dio accettò la preghiera e fa­vorì l'intercessione della Madonna.

Lentamente il giovane ferito cominciò a migliorare sino a guarire perfettamente ed oggi è in ottime condizioni di salute, senza la minima conseguenza.

Non si espongono altre guarigioni in modo dettagliato; sarebbe lungo e più che tutto imprudente, se si volessero pubbli­care i nomi di tutti i graziati.

 

Conclusione.

Da quanto si è esposto bisogna trarre delle conclusioni pratiche, riflettendo su certi particolari.

Tutti nell'agire si propongono qualche scopo. Se questo avviene tra gli uomini, tanto più si addice alle opere di Dio, Sa­pienza infinita.

Non è lecito, come già si e detto, pre­correre il giudizio della Santa Chiesa su certi fenomeni che escono dall'ordinario. Ma i fatti sono fatti.

Il versamento di lacrime umane e di sangue dagli occhi di due immagini sacre, versamento avvenuto un grande numero di volte, davanti a centinaia di testimo­ni, versamento che continua a verificarsi ancora ed è sempre controllabile, fa pen­sare ad una causa non naturale e che quin­di potrebbe essere Dio ad agire per qual­che suo disegno particolare.

Quale potrebbe essere il disegno di Dio? Svegliare la fede.

Siamo in un secolo di forte materia­lismo. In tanti non c'e fede; in altri c'è un po' di fede, ma è quasi morta, per­ché non è vivificata dalle buone opere. Non pochi propugnano l'ateismo, teorico o pratico; e grandi masse di uomini e di donne vivono come se Dio non esistesse, poco curandosi del giudizio di Dio e del­la vita che ci attende dopo quella ter­rena. Ci sono i buoni, i ferventi, i timo­rati di Dio; ma la massa degli incre­duli non e trascurabile.

I fenomeni straordinari, che Dio per­mette qua e là nel mondo, come a Lour­des, a Fatima ed in altri luoghi, sve­gliano la fede e così Dio dà la luce a tanti increduli per chiamarli a Sé.

A Catania c'e tanta fede nella massa popolare, basta osservare le Chiese nei giorni festivi. Ma quanti aborti quoti diarìi, quante famiglie infettate dal divor­zio, quanti furti ed ingiustizie, quanti omicidi!

Si dice: Questo avviene anche altro­ve; ma siccome Catania è una grande città, Dio vuole farsi sentire in que­sta città, o come segno di predilezione o come amoroso richiamo della Regina del Cielo.

Ci si domanda: Perché il fenomeno delle lacrime e della sanguinazione si ve­rifica nelle immagini della Madonna e non di Sant'Agata, Patrona di Catania, o di altri Santi Martiri catanesi?

E’ la Madonna, la Madre di tutti, la quale s'interessa dei figli traviati e ma­nifesta il suo dolore piangendo e ver­sando sangue. È la Vergine Santissima che in questo periodo della storia implo­ra grazie dal suo Divin Figlio e fa di tutto per trattenere la mano della Di­vina Giustizia, affinché il Creatore usi più misericordia che giustizia. Le lacri­me sono espressione di dolore e, quasi non bastassero le lacrime umane, la Ma­donna versa anche il sangue, volendo scuotere maggiormente i cuori più in­duriti.

Bisogna essere grati alla Madonna e come riconoscenza doverosa si esortano i fedeli a rendere qualche atto di osse­quio speciale.

Si suggerisce di tenere nelle famiglie l'immagine della Madonna piangente. L'immagine può aversi facilmente, per­ché le immagini lacrimanti sono espo­ste nella Cappella della Madonna piangente e chi vuole può fotografarle. Queste immagini in famiglia, esposte con fede, sono un richiamo di bene ai familiari e ad altri.

La Santa Chiesa onora i Sette Dolori della Madonna. Si raccomanda a tutti di offrire alla Madonna una corona di set­te Sante Comunioni, per onorare i suoi dolori e per consolarla. Le sette Comu­nioni possono farsi in qualunque tem­po, anche ad intervalli.

 

Bene a sapersi.

La cupidigia del denaro e causa di tanti mali.

Il corpo di Santa Lucia, che e a Ve­nezia, alcuni anni addietro fu rubato. E quante cose vengono rubate per avere un ricavato! A tale scopo si sequestrano anche le persone. Affinché il ricatto sia più abbondante, i cattivi sfruttano le cose più preziose. A Catania si è cono­sciuta la preziosità della statua della Ma­donna piangente.

Persone, non timorate di Dio, avvisa­rono la famiglia Castorina: ci date trenta milioni o vi prenderemo la sta­tua della Madonna piangente.

Fu informato l'Arcivescovo, la questu­ra e si pubblicò la minaccia sul giornale. Si sono messe in atto le precauzioni pos­sibili.

In conseguenza di ciò, la Casa della Madonna piangente non è aperta tutti i giorni come si faceva prima; presso il cancello esterno e affisso uno scritto, che indica i giorni e le ore in cui c'e l'aper­tura.

Se si organizzano visite alla Madonna da gruppi di pellegrini, occorre telefo­nare alla signora Castorina, la quale met­terà a disposizione dei visitatori la Casa della Madonna. Il numero del telefono e: Prefisso: (095) 331853 - Catania

 

ORA SANTA IN UNIONE AI DOLORI DI MARIA

Preghiera preparatoria

Mia Signora e dolce Madre mia, Maria! Io, anima peccatrice, guidata dalla fede e dall'amore, vengo a te e mi prostro vicino ai tuoi piedi.

Qui tu mi aspetti con le braccia aperte nelle lunghe ore del giorno e qui levo il mio grido di venerazione e d’amore a te, Mamma del bell'Amore e Madre mia Maria. Nelle ombre silenziose del Tempio, per­mettimi di partecipare con un po' di medi­tazione al dolore tuo di Madre. Dietro l'i­nerte porticina del Tabernacolo, che serra il tuo Gesù, Prigioniero degli uomini, tu vuoi parlarmi e mi chiami con tenera carità. Oh, se io potessi infondere nel mio cuore la tua fervida carità, che per me t'avvampa nel tenerissimo Cuore di Madre e sentire i tuoi palpiti d'amore nel mio agghiacciato cuore!

E sono qui, per ascoltare la tua voce che mi chiama ad un amplesso di gioia e di mestizia insieme, per inebriarmi delle tue gioie caste e purissime e tutta avvolgermi in un'onda beatifica di Paradiso.

O Madre mia, quanto sei buona! Ma sai tu, Maria, chi è quest'anima che ti pre­ga? ... Creata, redenta, nutrita del tuo Gesù, io non conobbi purtroppo la ricono­scenza e l'amore verso Dio, che anzi lo ab­bandonai con ingratitudine, per scegliermi il demonio a despota dei pensieri e dei palpiti miei. E tu allora attendesti invano, vicina alla porta del Tabernacolo del tuo Gesù, che io accorressi a consolarti dei tuoi dolori e consolare Gesù dell'abbandono che gli reca la maggior parte degli uomini.

L'anima mia, da te beneficata, che tu avevi colmato di grazie e di favori di predi­lezione, fuggiva lontano da te e dal tuo Gesù, correndo, ebbra di passione e di pec­cato, dietro larve passeggere di morte. Eppure tu, buona e pia, m'aspettasti sino ad ora, invitandomi ai tuoi piedi, per manifestarmi parte della Passione di Gesù e per farmi conoscere con più precisione i tuoi intimi dolori provati nel tempo della Passione e con ispirazioni misteriose ed amo­rose insieme, poiché sei Madre, il bisogno di ritornare sui sentieri della giustizia e della pietà.

Lascia dunque, Mamma mia Maria, che io intoni finalmente l'inno di ringraziamento più fervido e che con me inviti tutte le ge­nerazioni umane, che vissero e vivranno nell'avvenire, a cantare la grandezza delle tue misericordie, che superano le arene de­gli oceani e le stelle sfavillanti nel cielo.

I miei dolori

Sappi, o anima diletta, che io, in qua­lità di Madre del Figlio di Dio, non abbi­sognavo di essere purificata come le altre donne; però, affinché si adempissero la legge e le Profezie, volli vivere conforme ad es­se ed andai al Tempio per purificarmi.

. Conversavo umilmente con gli umili. Non volli che si scorgesse in me qualche cosa di singolare, poiché l'umiltà formava la mia delizia.

Ma nel giorno della Purificazione il mio dolore fu grande, poiché, sebbene conosces­si per divina ispirazione che il mio Figliuolo avrebbe sofferto, nondimeno per le parole del vecchio Simeone, le quali mi predissero la spada che avrebbe trapassata l'anima mia e che il Figliuolo mio sarebbe stato posto a segno di contraddizione, il mio Cuore ve­niva gravemente ferito, quantunque miti­gato dalla consolazione del Divino Spirito.

Ora voglio che tu sappia come dal gior­no della Purificazione il mio Cuore fu tra­fitto da tante spine.

La prima fu il pensiero, poiché tante volte guardavo il mio diletto Gesù o lo in­volgevo nei panni o scorgevo le sue mani °_d i suoi piedi, altrettante volte l'anima

mia era presa da nuovo dolore, perché pen­savo alla sua crocifissione.

Fui addolorata nell'udito, presentendo le ingiurie e le menzogne che si sarebbero det­te contro il mio Gesù e le insidie che gli avrebbero tese i suoi nemici; ed ogni volta ne ero affranta.

Il terzo dolore fu nella vista, poiché quando miravo Gesù, già lo vedevo nell'at­to della flagellazione e della crocifissione.

Fu nel tatto il mio quarto dolore, quan­(lo aiutavo insieme cogli altri a deporre dalla Croce il mio Figliuolo e lo involgevo nel lenzuolo e lo riponevo nel sepolcro. In quei momenti mi si accrebbe tanto lo spa­simo, che le mani ed i piedi non avevano più forza ed, oh, quanto volentieri mi sarei sepolta col mio Figliuolo!

Soffrivo in quinto luogo per la brama ardentissima di raggiungere il mio Gesù, dopo lo sua Ascensione; e la mia lunga di­mora nel mondo, aumentava l'affanno.

Soffrivo in ultimo per le persecuzioni fatte agli Apostoli ed ai discepoli, il cui do­lore era,il mio: sempre timorosa che aves­sero a cadere nella tentazione e nei pericoli; sempre ero addolorata, perché si contrad­diceva agli insegnamenti del mio Figliuolo Gesù. E, sebbene assisteva la grazia di Dio e la mia volontà si uniformava alla volontà divina, ciò non pertanto il dolore perseverò continuo, misto a consolazione, sino a che ascesi in Cielo presso il mio Figliuolo.

Perciò chi vuole rendermi omaggio, ab­bia costante questo mio dolore nell'anima sua, perché senza pene ed affanni ben pochi possono giungere alla gloria del Paradiso. Orazione

O mia dolce Mamma Celeste, tutto ho compreso ... ! Più non voglio ascoltare la voce della natura, le grida della mia cieca sensibilità, l'amore sregolato di me! La mia risoluzione è presa; io voglio abbracciare tutte le pene ed i dolori che il tuo Gesù vuol donarmi e lascio a te piena libertà di farmi mettere alla prova dal tuo e mio Gesù. Addio, piaceri d'un giorno! Addio, beni transitori! Addio, vane lodi degli uomini, fumo che si dissipa in un istante e non la­scia che rimorsi! Io voglio godere un giorno della felicità dei Santi; e per conseguire il premio dei vincitori, o mia dolce Madre, entro con te nella via che mena al Cielo!

Tre Ave e tre- Gloria. - Una lode. 

Pretorio e Calvario

Venuto il tempo della Passione del mio Figliuolo, i nemici me lo tolsero e, percuo­tendolo e sputandogli addosso, lo scherni­vano.

Condotto presso la colonna per essere flagellato, accostò ad essa le mani, che senza pietà gli vennero legate.

Erano fuggiti gli amici, mentre i nemici insorti contro di Lui gli stavano d'intorno e flagellavano quel corpo, mondo da ogni macchia di peccato.

Al primo colpo, io che gli stavo più da presso, provai un dolore indicibile. I colpi

si moltiplicarono; il mio Gesù fu percosso e flagellato talmente sino ai fianchi, che ap­parivano le costole.

Mentre il Figliuolo mio era tutto san­guinante e col corpo dilaniato, in modo che non aveva parte sana, un tale, pieno di sde­gno, gridò: Lo volete voi forse uccidere prima che sia giudicato? -

Allora il Figliuolo mio indossò di nuovo le vesti. Con quale strazio io mirai il luogo presso la colonna, tutto cosparso di Sangue!

I soldati, dando spintoni a Gesù, lo tra­scinavano davanti al giudice. Mentre era così condotto a guisa di ladrone, il Figliuolo mio si terse il Sangue dagli occhi. Poi fu giu­dicato e gli posero sulle spalle la Croce. Ed avendola Egli portata alquanto, la . si diede a portare ad un tale, che s'imbatteva a passare per via.

Andando il Figlio mio al luogo del sup­plizio, alcuni lo percossero sulla testa, altri sul volto. Giunsi con Lui sul luogo della Passione e vidi apparecchiati tutti gli stru­menti della sua morte.

Lo stesso mio Figliuolo depose la veste, mentre i ministri dicevano tra loro: Questa veste è nostra!

Dopo di ciò, i crudeli carnefici l'afferra­rono e lo distesero sopra la Croce; vi con­fissero una mano, avendola prima assicurata con una corda. Poi inchiodarono l'altra ma­no, in modo somigliante alla prima; indi con due chiodi crocifissero i piedi. Ciò fatto, gli riposero in testa la corona di spine; e tanto fortemente questa ripunse il santo ca­po del Figliuolo Gesù, che il Sangue scor­rendo gli velava gli occhi e gli deturpava il volto.

Standosene Gesù così sanguinante e cro­cifisso, si doleva per me, che ero lì presso e piangevo. Allora udì alcuni dire che il mio Gesù era un ladro; altri, che era un impostore; ed altri, che nessuno più di Lui era degno di morte; ed a questi discorsi mi si incrudeliva il dolore.

Quando Gesù pendeva miseramente dal­l'albero della Croce, io lo miravo, Madre Addoloratissima, senza conforto alcuno.

Il Figliuolo mio, guardando me e gli amici suoi piangenti inconsolabilmente, con

voce lamentevole ed alta gridava al Padre suo, dicendogli: Padre, perché mi hai ab­bandonato? -

Allora gli occhi divennero semispenti, gli si affondarono le gote e l'aspetto fu di morte. Aveva la bocca aperta e la lingua sanguinante; tutto il corpo era pallido e smunto, per il Sangue versato; le mani ed i piedi erano rigidamente stirati; i capelli e la barba cosparsi di Sangue.

Se ne stava così il Figlio mio, ma il Cuore resisteva ancora, perché di ottima e forte complessione; quando lo spasimo del­le membra e dei nervi salì al Cuore, s'in­tensificarono le sofferenze. La vita in quel corpo crocifisso lottava con la morte e così si prolungava con infinita angoscia l'orri­bile agonia.

Allorché il Figlio mio, stretto fra tante pene, mirò gli amici che piangevano ed avrebbero voluto piuttosto essi sopportare quello strazio, anziché vederlo soffrire in tal modo, la sua afflizione per il loro dolore superò tutte le amarezze e tribolazioni, che sino a quell'istante aveva sostenuto nelle membra e nel Cuore, poiché li amava tene­rissimamente. Allora, oppresso dai dolori del corpo da parte dell'umanità, esclamava: Pa­dre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio! -

Ed io, Madre desolatissima, udendo que­sto grido tremai in tutta la persona e la spada del dolore mi trafisse il cuore tanto duramente.

Si avvicinava la morte del mio Gesù; ed essendogli scoppiato il Cuore per la vio­lenza dei dolori, tutto il corpo si contrasse; e, sollevato un poco il capo, lo piegò sul­1'òmero. Mi dissero allora alcuni: Maria, il Figliuolo tuo è morto! - Ed altri: È mor­to, ma risorgerà! -

Sopraggiunse un uomo e confisse una lancia nel Costato del mio Gesù, ma con tanto impeto che poco mancò lo passasse da parte a parte; e quando ritrasse l'asta, la punta era intrisa di Sangue. Mi parve che avessero trafitto il cuore a me stessa, veden­do squarciato quello del mio Figliuolo ca­rissimo.

Poi lo tolsero dalla Croce; ed io lo ac­colsi sopra le mie ginocchia; pareva un leb­broso e tutto lividure. Dopo lo deposerc sopra un bianco lenzuolo ed io con un pan­nolino ne lavai le piaghe ed il corpo. Da ul­timo lo riposero nel sepolcro.

Compiutesi queste cose, Giovanni mi condusse a casa sua.

Ecco, o anima riparatrice! Questi dolo­ri ha sostenuto per te il mio Gesù!  

Orazione

O mia tenerissima e addoloratissima Madre, tutto il mio desiderio è di essere nel numero dei veri amici di Gesù tuo Fi­glio; la mia scelta è fatta. Ho detto addio ad ogni altra gioia, fuorché a quella di se­gùire te ed il mio Gesù nella salita del Cal­vario.

I piedi insanguinati del tuo e mio Gesù hanno tracciato la mia strada; la memoria del tuo dolore e dei dolori del tuo carissimo Figlio, sarà il balsamo delle mie ferite. Stu­dierò ogni giorno con te il mistero della Croce e tu m'insegnerai a leggere nelle tue intime e sacre piaghe e nelle Piaghe del tuo e mio Gesù i segreti del Divino Amore. M'insegnerai a preferire il Calvario al Ta­bor, l'amarezza alla dolcezza, l'umiliazione alla gloria, le privazioni della santa povertà alle ricchezze ed ai godimenti di questo mondo; ed io esclamerò allora con coloro che ti amano ed amano il tuo e mio Gesù: Signore, soffrire ed avere disprezzi per Voi! .. . Ecco tutta la mia ambizione sulla terra!

La tua santa Benedizione mi raffermi in queste sante risoluzioni sino all'ultimo giorno. Così solo potrò dire: Le sofferenze del mio Gesù non sono state vane per me ed i tuoi dolori mi hanno aiutato a ben soffrire e fortificato di più nelle mie sante risoluzioni!

Tre Pater - Ave - Gloria. - Una lode.  

L'olocausto

Devi ora meditare la morte di Gesù! Tutte le membra gli si irrigidirono. Con­

sidera in questa parte di adorazione l'amara e crudele carneficina di Gesù e considera pure la sua deposizione dalla Croce.

Quelli che ebbero l'ufficio di deporlo, appoggiarono alla Croce tre scale, delle qua­li una più bassa, preso i piedi del mio Fi­gliuolo, l'altra fra l'ascella ed il braccio e la terza scala giungeva alla metà del corpo. In questa saliva uno dei depositori, per soste­nere il corpo, mentre un altro toglieva dalle mani i chiodi, che si protendevano di là dal legno.

È impossibile ridire a parole la tristezza che mi pervase al momento in cui Gesù fu deposto dalla Croce! Il dolore mi toglieva

il respiro; eppure nel mio intimo esultavo, pensando che il mio Figlio non sarebbe mor­to mai più, ma che avrebbe trionfato per sempre; ed era un misto di piacere e di affanno.

Sepolto Gesù, due cuori furono rinchiu­si nella toriba, quello del Figlio e quello della Madre:, perché dov'è il nostro tesoro, ivi anche si trova il nostro cuore. Difatti nei tre giorni che seguirono la morte, io dimoravo sempre col pensiero e con gli affetti presso il sepolcro di Gesù.

Anima devota, prima di rimuovere gli occhi dal Crocifisso, considera attentamente e distintamente l'Uomo dei dolori: quella testa coronata di spine, quel volto contuso dagli schiagì, la bocca abbeverata di fiele e di aceto, le orecchie ferite da grida omicide e da bestemmie, gli occhi spettatori del fu­rore e della rabbia dei suoi nemici, quel corpo insomma tutto piagato e le mani ed i piedi inchiodati alla Croce...

Entra quindi nell'anima di Gesù e nel­la mia e misura, se puoi, quel mare di do­lori che inondò il Cuore del mio Figlio ed il mio!

Vi fu mai olocausto più universale, più intero e perfetto? Con questo suo esem­pio l'Uomo-Dio t'insegna come deve essere servito un Dio ed a prendere per divisa quella massima: La creatura non può fare mai abbastanza per Dio. Non mai abbastan­za rispetto per un Dio, il quale ha sopra di te un dominio infinito; non mai abbastanza grat;tudine per un Dio, infinitamente gene­roso; non mai abbastanza amore per un Dio, infinitamente amante ed infinitamente ama­bile. I tuoi omaggi, i tuoi servigi, i tuoi sacrifici sono già troppo limitati per la tua naturale incapacità. Vorresti ancora restrin­gerli con la tua malvagità?

Dio te ne liberi con la sua santa grazia!  

Orazione

O mia tenerissima Madre, con confiden­za ed amore a te mi abbandono in corpo ed anima!

Togli, tronca, brucia tutto quello che nel mio cuore fa ostacolo al conseguimento del dolce Regno Celeste; e le mie piccole croci. non servano che a tenermi vicina a te nella Passione del Figlio tuo dolcissimo ed a stac­carmi da tutto il rimanente, per non posse­dere mai più che te ed il tuo diletto Gesù. Amen!

Tre Pater - Ave - Gloria. - Una lode. 

­Compatisci ed imita

Chi andasse in mezzo ad una gran folla, oppresso alle spalle ed alle braccia da un peso intollerabile, con gli occhi ricolmi di pianto, si volgerebbe al certo qua e là per vedere se alcuno fosse per muoversi a com­passione e volesse alleggerirlo di quel carico.

Ora fu così di me, perché fui sempre ripiena di tribolazione, dalla natività del mio Figlio Gesù sino alla sua morte. So­stenni sulle mie spalle un peso gravissimo, che mai venne meno e lo sopportai rasse­gnata, mentre il mio cuore era affittissimo e pativa più di ogni altra creatura.

Ora mi rivolgo ai cittadini del mondo e cerco se per caso ve ne siano alcuni che abbiano compassione e vogliano considerare i miei affanni; e ne trovo ben pochi. Si pen­sa molto poco ai miei dolori! Ma tu, anima fedele, che mi stai dinanzi in quest'ora soa­ve, non ti scordare di me! Considera spesso la tua Madre Addolorata, che è tanto di­menticata ed anche disprezzata! Vedi quanto ho sofferto; e per quanto puoi, imita il mio dolore, méditalo sovente ed attentamente e piangi perché gli amici di Dio sono così pochi.

Beato colui che piange! Egli gioisce nel­la croce, vale a dire egli opera con allegrezza e con affetto di cuore, congiungendo ai canti interiori delle sante ispirazioni, il suono mi­sterioso dell'arpa delle buone opere, della rassegnazione, dell'amore, della beatitudine nei patimenti, unendo le pene del tuo cuore u quelle del mio Cuore Addolorato.

Per godere di questa pace e di questa felicità in mezzo alle croci, bisogna abban­donarsi in tutto e per sempre al volere del mio Figliuolo Gesù ed al suo beneplacito. Se tu sei nella povertà, ama questa po­vertà, che Gesù permette affinché tu onori la nudità sofferta da Lui nel presepio. Se sei nella malattia, non perdere nulla dei tuoi continui patimenti, che ti danno qualche tratto di somiglianza ai miei dolori ed ai do­lori sofferti da Gesù sulla Croce.

Se sei nell'umiliazione, ricordati degli abbassamenti infiniti di Gesù, mio Figlio, e gioirai di partecipare agli obbrobri di Gesù, a fine di potere un giorno avere parte con me nell'eterna gloria del mio Gesù.

Si rilevi un altro frutto pratico da que­sta Ora Santa.

Le lacrime che ho versate per il mio Figlio Gesù, specialmente sul Calvario, sono molto preziose al cospetto di Dio; tutti i miei dolori, perché sofferti per Gesù e con Gesù, hanno davanti al Divin Padre un va­lore particolare. Offrire i miei dolori a Dio è rendergli un gradito omaggio.

I miei devoti offrano spesso alla Divi­nità i miei dolori, il che può farsi, come ta­luni fanno, recitando la corona dei Sette Dolori.

Quanto onore mi tributano coloro che tutti i giorni, od almeno al venerdì ed al sabato e nei giorni a me sacri, recitano que­sta corona, riandando con il pensiero ai mo­menti più dolorosi della mia vita!

Come ricevono la mia materna benedizione quelle anime che, tutti i giorni o al­meno in quelli a me consacrati, uniscono al

ricordo dei miei dolori l'offerta delle sette spade che trafissero il mio cuore!  

Orazione

O mia dilettissima Madre Maria, infiam­ma il mio cuore col pensiero del Calvario e dei tuoi acerbi dolori e se il tuo fuoco ed il fuoco divino del Figlio tuo lo divorerà, saprà altresì esclamare con i Santi: O patire o morire! Soffrire ed avere dísprezzi!

O Vergine Addolorata, eccoti il mio cuore! Io te lo dono per unirlo al tuo cuore piagato, lacerato e coronato di spine. Voglio patire con te e non ti chieggo che una grazia: la grazia cioè di saperti amare patendo!

Voglio consolare il tuo Cuore Immaco­lato ed Addolorato, così oltraggiato dalle bestemmie, col comunicarmi spesso, e spe­cialmente al sabato, in ispirito di ripara­zione. Questo desiderio che hai manifestato ai tre fanciulli di Fatima, voglio soddisfarlo con amore filiale e perenne. Amen! 

 

APPENDICE

I Quindici Venerdì Consecutivi in onore del SACRO CUORE PREFAZIONE

Maria Santissima viene onorata dai fe­deli, non solo con la pratica dei Primi Cinque Sabati di mese, ma anche con i Quindici Sabati consecutivi. Quante grazie elargisce la Regina del Cielo a coloro che la onorano nei Quindici Sa­bati! (adesso nel 2008 sono … 20 e non 15)

Come "si vede, in questa devozione c'è stato un crescendo sempre maggiore.

Si potrebbe domandare: Perché non onorare anche il Sacro Cuore con la pra­tica dei Quindici Venerdì consecutivi? Forse Gesù non merita un ossequio si­mile a quello della Madre sua Santis­sima? Forse e meno fruttuosa alle ani­me la devozione dei Quindici Venerdì?

Tutt'altro!... Gesù merita, quanto la Ma­donna e più ancora. Egli è fonte di ogni tesoro, fonte alla quale attinge la stessa Regina del cielo.

Si dirà: Non bastano i Nove primi Venerdì di mese? Perché aggiungerne altri?

Nel bene non c'è limite. La Comunio­ne riparatrice del Primo Venerdì con­sola tanto il Cuore di Gesù; e poiché in questi tempi le offese a Dio si molti­plicano oltre ogni credere, è conveniente moltiplicare le Comunioni riparatrici.

Da relazioni pervenute mi consta che Sacerdoti e fedeli hanno preso con slan­cio la devozione dei Quindici Venerdì. È ormai grande il numero di coloro che iniziano il turno delle Comunioni e molte sono le grazie che si ottengono. Son ve­nuto a conoscenza di tanti favori spe­ciali, accordati dal S. Cuore: guarigioni, collocamenti a lavoro, riuscita nei con­corsi, ritorno della pace in famiglia, con­versioni di peccatori...

Questa devozione, che in poco tempo ha varcato i confini d'Italia, già si dif­fonde in tutto il mondo. Il manuale è tradotto in altre lingue: francese, ingle­se, spagnolo, portoghese.

Ogni giorno nella Messa prego per co­loro che s'interessano di promuovere que­sta pratica.

L'AUTORE

 

AI SACERDOTI

Rivolgo la parola ai miei fratelli nel Sacerdozio.

- Siamo noi, o fratelli, i Ministri del Sommo Iddio sulla terra. Le anime che ci sono affidate dalla Provvidenza, indi­rizziamole al Sacro Cuore e spingiamole alla riparazione.

D'ordinario i fedeli ci seguono nelle iniziative sante. Dunque, tutto sta ad avere zelo nell'esercizio del nostro sacro ministero.

Il presente opuscolo può servire di guida nella pratica dei Quindici Venerdì. Quante grazie largirà il buon Gesù a quei Sacerdoti, che si faranno promoto­ri di tanto bene!

 

ALLE ANIME PIE

Gesù disse a Santa Margherita Alaco­que: Il nome di coloro che diffonderan­no la mia devozione, sarà scritto nel mio Cuore e non verrà cancellato giammai!

Voi, o anime pie, desiderate che il vostro nome sia scritto nel Divin Cuore? Diffondete la devozione dei Quindici Ve­nerdì! Parlatene in famiglia e tra i co­noscenti! Propagate foglietti e pagelline, che istruiscono sul modo di santificare questi Venerdì.

L'apostolato di tale devozione vi ren­derà care a Gesù e le divine tenerezze si riverseranno sul vostro cuore.

 

SCOPO

Lo scopo principale dei Quindici Ve­nerdì è di rendere onore e riparazione al Cuore di Gesù.

Adunque, uno dei mezzi più efficaci per impetrare i divini favori, è il pro­mettere di cominciare con fede ed amo­re i Quindici Venerdì consecutivi. Tut­te le grazie si possono domandare con le Comunioni riparatrici, tanto le spiri­tuali quanto le temporali.

Riguardo a ciò che si chiede a Dio, si noti quanto segue:

Se il favore che si domanda e confor­me ai voleri di Dio, e quindi utile al­l'anima, la grazia verrà; se tardasse a venire, si ripeta un'altra serie di Quin­dici Venerdì, in conformità a quello che disse Gesù: Battete e vi sarà aperto; chiedete e vi sarà dato.

Se la grazia che si desidera, non è per il momento utile all'anima, in tal caso Iddio darà un'altra grazia, che for­se sarà maggiore di quella aspettata.

Chi inizia la pratica dei Venerdì, pro­curi di vivere in grazia di Dio e se per caso cadesse in grave peccato, si rialzi subito, perché se l'anima non è nell'ami­cizia di Dio, non può pretendere di rice­vere i divini favori. (…)

 

NORME PRATICHE

Il primo turno dei Quindici Venerdì comincia verso la metà del mese di mar­zo, per finire l'ultimo Venerdì di giugno.

il secondo turno comincia verso la metà di settembre e si chiude l'ultimo Venerdì dell'anno.

I due turni si facciano con solennità nelle Parrocchie, nelle Rettorie e negli Istituti Religiosi.

Ciascuno, privatamente, può compie­re la serie dei Quindici Venerdì in qua­lunque periodo dell'anno. Quando però si aspettano grazie importanti, e consi­gliabile che diverse persone svolgano la pia pratica assieme, servendosi dell'ap­posito manuale.

In casi urgentissimi si possono fare quindici Comunioni di seguito, cioè si compie la pratica in due, settimane.

Chi per impedimento o per, dimenticanza non potesse comunicarsi in qual­che Venerdì, potrebbe supplire in un giorno qualsiasi, prima che giunga l'al­tro Venerdì.

Quando coincide il Primo Venerdì del mese, la Comunione soddisfa all'una ed all'altra pratica.

Tutti i Venerdì, per quindici settima­ne, si riceva la Santa Comunione in ri­parazione delle offese che si fanno a Dio.

Non occorre confessarsi volta per vol­ta che ci si comunica; è necessario tro­varsi in grazia di Dio.

Si raccomanda di far bene la Santa Confessione, cioè:

1) Non nascondere per vergogna qual­che grave peccato;

2) Detestare tutti i peccati mortali.

3) Promettere di fuggire le occasioni prossime del peccato.

Se la Confessione mancasse di qual­cuna di queste tre condizioni, divente­rebbe sacrilega, come pure sarebbe sa­crilega la Santa Comunione.

Ad ogni Venerdì e suggerito un fioret­to settimanale: si pratichi fedelmente. Le anime generose, allorché ricevono qualche grazia, non dimentichino di es­sere riconoscenti al Cuore di Gesù; un ottimo ringraziamento potrebbe essere il rifare i Quindici Venerdì.

 

QUALI GRAZIE DOMANDARE

I bisogni di ognuno sono molteplici. Con i Quindici Venerdì si può chiedere qualunque grazia; però le grazie più im­portanti, e forse meno richieste, sono quelle spirituali.

Si raccomanda di chiedere al S. Cuo­re specialmente le grazie qui elencate:

1) Sapere scegliere lo stato della vita, in conformità ai voleri di Dio.

2) Avere la forza di fuggire qualche occasione di peccato.

3) Poter morire coi Santi Sacramen­ti, in grande serenità di spirito.

4) Ottenere la pace nella famiglia.

5) Trovare un buon compagno o una buona compagna della vita, cioè poter fare un fidanzamento morale e religioso. Chi domanda questa grazia, assai impor­tante, prometta a Gesù di passare san­tamente il periodo del fidanzamento.

6) Dare suffragio ai defunti. È un ot­timo mezzo per refrigerare i propri Morti, poiché Gesù, consolato con tante Co­munioni Riparatrici, in cambio console­rà le Anime del Purgatorio.

7) Ottenere la provvidenza necessaria in famiglia, col trovare qualche posto di lavoro...

8) Riuscire in qualche esame impor­tante, specie nei concorsi.

9) Impetrare la pace del cuore e la serenità nella vita spirituale.

10) Convertire anime peccatrici. La conversione di qualche persona e la gra­zia più importante e più difficile; spes­so conviene ripetere i turni dei Quindi­ci Venerdì. In tal modo diminuisce la forza di Satana ed aumenta la grazia di Dio sino al completo trionfo.

 

PRIMO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER I SACRILEGI EUCARISTICI

Fioretto - Durante la settimana di­re spesso, possibilmente al suono delle ore: Sia lodato e ringraziato ogni mo­mento, il Santissimo e Divinissimo Sa­cramento!

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, in riparazione dei sacrilegi eucari­stici.

 

SECONDO VENERDI

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER L'ABUSO DELLA CONFESSIONE

Fioretto - Esaminare la coscienza, per vedere come si siano fatte le con­fessioni. Se sarà necessario, si faccia una Confessione più accurata del solito, come se fosse l'ultima della vita, come se si stesse sul letto di morte.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, in riparazione dei sacrilegi della Confessione.

 

TERZO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER LE BESTEMMIE

Fioretto - Sentendo qualche bestem­mia, dire: « Dio sia benedetto! » oppure « Signore, ti benedico per quelli che ti maledicono ».

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, in riparazione delle bestemmie.

 

QUARTO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

CONVERTIRE I PECCATORI

Fioretto - In ogni contrarietà o sof­ferenza, dire: Signore, sia fatta la vo­

stra volontà! Accettare questa croce a bene dei peccatori!...

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, per la conversione dei peccatori.

 

QUINTO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER I PECCATI DI ODIO

Fioretto - Perdonare le offese per amore di Gesù e fare la pace con chi ab­biamo nutrito rancore.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, per coloro che durante la vita ci hanno offeso.

 

SESTO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER I PECCATI CONTRO LA PUREZZA

Fioretto - Custodire bene la purez­za: nelle azioni, negli sguardi e nei pen­sieri.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, per riparare Gesù delle disonestà che si commettono nel mondo.

 

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER I PECCATI DI SCANDALO

Fioretto - Se qualche persona o qualche famiglia fosse motivo di pecca­to o di scandalo, per amore del Cuore di Gesù troncare con essa ogni relazione.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater: Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, per riparare Gesù degli scandali che ricevono i piccoli.

 

OTTAVO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER I CATTIVI DISCORSI

Fioretto - Fuggire la conversazione immorale e rimproverare chi parlasse scandalosamente.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, in riparazione dei discorsi scandalosi.

 

NONO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER LA STAMPA CATTIVA

Fioretto - Distruggere al più presto la stampa cattiva che si trovasse in fa­miglia.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater; Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, in riparazione del male che produ­ce la stampa cattiva.

 

DECIMO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER I DIVERTIMENTI MONDANI

Fioretto - Privarsi dei divertimenti mondani, ove ci sia pericolo di offende­re Gesù, ed esortare gli altri a fare al­trettanto.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, in riparazione dei peccati che si fanno nei cinema, nelle danze e nelle spiagge.

 

UNDICESIMO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER LA PROFANAZIONE DELLA FESTA

Fioretto - Fare attenzione affinché in famiglia nessuno profani il giorno fe­stivo.

Recitare ogni gicrno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, per riparare i peccati che si com­mettono nella festa.

 

DODICESIMO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER I DELITTI

Fioretto - Dire spesso: Eterno Pa­dre, vi offro il Sangue preziosissimo di

Gesù Cristo in isconto dei miei peccati e di quelli dell'umanità!

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, per la conversione di coloro che stanno nelle carceri.

 

TREDICESIMO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER LE INGIUSTIZIE

Fioretto - Non pensare male degli altri, non mormorare e non fare male ad alcuno.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, per riparare Gesù dei peccati d'in­giustizia.

 

QUATTORDICESIMO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

RIPARARE PER I PECCATI PROPRI E PER QUELLI DELLA FAMIGLIA

Fioretto - Scegliere un giorno fisso per tutte le settimane, e riparare il Cuo­re di Gesù per i peccati propri e per quelli della famiglia.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, in riparazione dei peccati della pro­pria famiglia.

 

QUINDICESIMO VENERDÌ

Intenzione della S. Comunione

PREGARE PER 1 MORIBONDI

Fioretto - Ogni sera, prima di pren­dere riposo, rivolgersi questa domanda: Se questa notte venisse la morte, come si troverebbe l'anima mia? - Se la co­scienza rimorde qualche grave peccato, facciamo un atto di dolore perfetto, pro­mettendo di confessarci al più presto.

Recitare ogni giorno: Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle cinque Pia­ghe, per i moribondi della giornata.

 

ATTO DI RIPARAZIONE (da recitarsi prima della Comunione) Mio Dio, vorrei potervi amare ed ono­

rare quanto Voi lo meritate; vorrei po­tervi rendere quel culto che e dovuto alla Vostra Sovrana Grandezza e ripa­rare gli oltraggi che furono fatti alla Vostra suprema Maestà. Ma siccome ho nulla da offrirvi, che sia degno di Voi, e tutto quello che posso per espiare i miei peccati non ha proporzione con il loro numero e gravezza, per supplire al mancamento dei miei omaggi ed all'in­sufficienza delle mie penitenze, io vi of­fro tutta la gloria che vi procurò .dal pri­mo momento di sua concezione fino alla sua Ascensione; vi offro tutte le azioni di sua vita, la sua passione, la sua mor­te; io vi offro tutte le Messe che si sono

celebrate sulla terra e che si celebreranno sino alla fine del mondo.

Vi offro la santità, la purità della Ver­gine Maria; vi offro tutte le lodi ed ado­razioni degli Angeli, tutto l'amore dei Cherubini e Serafini. Vi offro tutto lo zelo e le fatiche degli Apostoli, tutte le pene dei Martiri, la pietà dei Confessori, la castità delle Vergini, le preghiere, i digiuni, le mortificazioni ed i buoni sen­timenti di tutti i Santi.

Vi offro tutte le buone opere, che si fecero dal principio del mondo con quel­le che si faranno sino alla fine dei secoli. Io vi prego di mettermene a parte.

Io detesto ed aborrisco tutti i delitti, che si commisero e che si commetteranno in tutto il mondo. Unisco la mia inten­zione a quella di Gesù Cristo e dei Santi. Voglio lodarvi, amarvi, glorificarvi, ser­virvi, come vi hanno essi lodato, amato, glorificato e servito. Così sia.

 

ORAZIONE ALLE CINQUE PIAGHE (per la conversione dei peccatori)

Penetrati d'amore e di riconoscenza, con un cuore addolorato e compunto, adoriamo - e baciamo umilissimamente e rispettosamente le vostre Sacrate Piaghe, invocandovi, o Gesù, con gran confi­denza.

O Divino Salvatore, vi supplichiamo per mezzo di queste Piaghe adorabili, così crudelmente impresse nel vostro Santissimo Corpo, di convertire i pec­catori e di guarirci tutte le ferite, che il peccato fece alle nostre anime. Scol­pite, Signore, sì scolpite profondamente nel nostro cuore queste Divine Piaghe e la memoria della vostra sanguinosissima Passione.

Signore, abbiate pietà di noi!

I.

Noi vi supplichiamo per la Piaga del­la vostra mano destra. - Pater noster.

Adoriamo la Piaga della vostra mano destra, desiderando e domandando che essa benedica tutti i peccatori e bene­dica anche le nostre intenzioni, parole, azioni e che ci aiuti a fare il bene e ad evitare il male.

Io depongo, o mio Dio, nelle vostre mani, con confidenza, il mio corpo e l'anima mia, la vita, la morte, la mia sorte temporale ed eterna, i miei dise­gni ed intraprese.

Io rimetto nella vostra mano destra tutti i peccatori, i miei parenti, amici e benefattori, le anime consacrate, i Reli­giosi e le Religiose, i Missionari e le Missionarie, affinché né il demonio né il mondo né la carne possa rapirli.

Signore, abbiate pietà di noi!

II.

Noi vi supplichiamo, o Gesù, per la Piaga della vostra mano sinistra. - Pa­ter noster.

Noi adoriamo la Piaga della vostra mano sinistra e la preghiamo di soste­nerci. Le raccomandiamo i peccatori, i nostri nemici, i quali noi amiamo di tutto cuore, come Voi amaste, o Gesù, quelli che vi avevano crocifisso.

Vi raccomandiamo ancora tutti gli empi, i libertini, scongiurandovi di sten­dere la vostra onnipossente e pietosa ma­no contro tutti i nemici della Chiesa, per reprimere i loro disordini e cattivi dise­gni, e, con la vostra saviezza e grazia trionfatrice, cambiare il loro odio in una ardente carità e la loro malizia in bontà, le loro maledizioni in altrettante bene­dizioni, la loro guerra in una perfetta pace. Strappate tutti questi peccatori dal­le mani dell'infernale nemico e fate che ritornino a Voi per mezzo di una sincera conversione.

Signore, abbiate pietà di noi!

III.

Noi vi supplichiamo per la Piaga del vostro piede destro. - Pater noster.

Noi adoriamo la Piaga del vostro pie­de destro e vi supplichiamo, per la vir­tù di questa Sacratissima Piaga, di di­rigere i nostri passi ed andamenti nel­la strada della salute.

E vi supplichiamo per i dolori sofferti da Voi in questa dolorosissima Piaga, di convertire i peccatori, di sollevare le anime penanti dei poveri infermi ed ago­nizzanti, degli schiavi, dei prigionieri e le anime del Purgatorio.

Signore, abbiate pietà di noi!

IV.

Noi vi supplichiamo per la Piaga del vostro piede sinistro. - Pater noster.

Noi adoriamo la Piaga del vostro pie­de sinistro e vi supplichiamo per mezzo di questa Piaga, di rettificare i cuori dei peccatori, di riparare i nostri disordini, di correggere i nostri difetti, di richia­marci dai nostri traviamenti.

Noi vi scongiuriamo pei patimenti sofferti da Voi in questa Piaga del vo­stro piede sinistro, di avere compassio­ne degli eretici, degli scismatici, dei Giu­dei e degli infedeli.

Signore, abbiate pietà di noi!

V.

Noi vi supplichiamo per la Piaga del vostro Sacro Costato. - Pater noster.

Noi adoriamo la Piaga del Sacro Co­stato e vi preghiamo a volervi degnare per mezzo dell'apertura di questa Pia­ga adorabilissima, di spandere sopra i traviati e sopra di noi le viscere della vostra misericordia infinita e di guarire i nostri cuori con la Santissima Piaga del vostro Sacro Cuore, di lavare le mac­chie e le sordidezze delle anime nostre, con il Sangue e l'acqua che dal Santo Costato scaturirono. E siccome la vostra Sposa, la Santa Chiesa, è stata formata in virtù di questo santissimo e preziosis­simo Sangue ed acqua, come Eva dalla costa di Adamo, così vi supplichiamo, per il vostro Sacro Costato trafitto, d'aver pietà della vostra Chiesa, che acquistata vi siete col preziosissimo vostro Sangue. Purificatela, governatela, conservatela pu­ra, santa e senza macchia. Esaltatela e fatela trionfare di tutti i nemici ed er­rori, che possono attaccarla; fatevi re­gnare le pace, l'unione, la carità, la con­cordia, l'umiltà, la castità, insomma tutte le virtù cristiane. Così sia.

Si dice per sei volte: Sacro Cuore di Gesù, abbiate pietà di noi.

 

PREGHIERA RIPARATRICE (da recitarsi possibilmente ogni giorno)

Eterno Padre, vi offro le lodi degli Angeli, dei Santi e delle anime buone, per riparare le bestemmie e gl'insulti dei cattivi! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro la purezza di Maria Santissima e delle anime vergi­ni, per riparare la disonestà del mondo! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro l'amore che eb­be Gesù nell'istituire l'Eucaristia, per riparare le Comunioni sacrileghe! - Glo­ria Patri.

Eterno Padre, vi offro lo zelo che eb­be Gesù per la vostra Casa, in ripara­zione delle profanazioni che si fanno in Chiesa! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro l'atto di sottomissione al vostro volere, che fece Ge­sù nell'Orto, per riparare le ribellioni delle creature alla vostra volontà! - Glo­ria Patri.

Eterno Padre, vi offro il Sangue del vostro Divin Figliuolo, per riparare gli omicidi, i ferimenti e le risse! - Glo­ria Patri.

Eterno Padre, vi offro i dolori che sof­frì Gesù nella coronazione di spine, per riparare tutti i peccati di pensiero delle anime! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro l'amarezza che provò Gesù quando fu abbeverato di fiele e mirra, per riparare le golosità e le intemperanze del mondo! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro lo spasimo che ebbe Gesù Cristo a sentirsi trapassare le mani dai chiodi, per riparare i pecca­ti che le creature fanno con le mani! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro il perdono che Gesù accordò ai suoi crocifissori, per ri­parare i peccati di coloro che non vo­gliono perdonare i nemici! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro le umiliazioni e gl'insulti che soffri Gesù nella Passione, per riparare la superbia e l'orgoglio del­le creature! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro la ferita del Co­stato di Gesù, per riparare i peccati del­le anime che dovrebbero amarvi di più! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro i dolori che soffri Maria Santissima ai piedi della Croce, per riparare la trascuratezza del­le madri nell'educare i figli! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro le ultime paro­le che Gesù disse in Croce, per ripara­re i discorsi scandalosi! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro il Cuore di Ge­sù ed il Cuore Immacolato e Addolora­to di Maria per riparare il poco amore che vi portano le anime! - Gloria Patri.

Eterno Padre, vi offro tutte le soffe­renze di Gesù dalla nascita alla morte, per riparare le colpe delle anime pur­ganti! - Gloria Patri.

Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle Cinque Piaghe.

Imprimatur

Catanae, 10-3-1932

+ Guido Aloisius Archiepiscopus

 

Salviamo le anime!

Satana ha il suo regno nel mondo; ne fanno parte coloro che sono in disgrazia di Dio. Tra i peccatori ci sono di quelli più attaccati al peccato e perciò sono le­gati al demonio con doppie catene. Costo­ro molto difficilmente si salveranno, se non c'è chi ne abbia pietà. Si reciti per loro questa preghiera:

« O Gesù, per il tuo amore misericor­dioso, per le tue S. Piaghe e per i meriti dei tuoi 33 anni di vita terrena, libera da Satana le anime che stanno sull'orlo dell'inferno! ».

Ognuna delle anime salvate sarà una «perla eterna», che renderà più fulgida la corona della nostra gloria celeste.

Tali anime peccatrici si tengano pre­senti:

Alla Consacrazione, alla Comunione, alla Benedizione Eucaristica, quando si ha qualche sofferenza e quando si baciano le S. Piaghe.

 

Non ti scordar di me!

Madonnina mia,

Non ti scordar di me, quando la via

Di questa vita si fa aspra e dura!

Non ti scordar di me, Vergine pura!

Nelle amarezze,

Non mi negar materne tenerezze.

 

Vergine bella,

Quando nel mondo infuria la procella,

Se si fa sera,

Se mi circonda ovunque la bufera,

Non ti scordar di me, Madre del Cielo!

Ricoprimi col tuo vergineo velo!

 

Dolce Maria,

Quando verserò nell'agonia,

Non ti scordar di me!

Dal Paradiso

Mi vieni a prender tu col tuo sorriso,

Per ricondurmi in grembo al Creatore!

Non ti scordar di me, Madre d'amore!

Con approvazione Ecclesiastica (Da « Affidiamoci a Maria »)

 

Onoriamo l'Addolorata!

Fu rivelato a S. Elisabetta Regina che S. Giovanni Evangelista desiderava vede­re la Madonna dopo la sua Assunzione. Gli apparve la Vergine e Gesù. In tale occasione Maria SS. chiese a Gesù qual­che grazia speciale per i devoti dei suoi Dodori.

Gesù promise:

Chi invoca la Divina Madre per i suoi Dolori, prima della mor­te meriterà fare vera penitenza dei suoi peccati.

Custodirò questi devoti nelle loro tribolazioni, specialmente al tempo della morte.

Imprimerò loro la memoria della mia passione; con grande premio in Cielo.

Porrò questi devoti nelle mani di Maria, affinché Ella ottenga loro tutte le grazie che vuole. (Dalle «Glorie di Maria»).

Pratica: Recitare ogni giorno sette Ave Maria alla Vergine Addolorata. - Mater Dolorosa Ora pro nobis.

 

Per richieste di libretti:

OPERA CARITATIVA SALESIANA DON GIUSEPPE TOMASELLI

Viale Regina Margherita, 27 - 98121 Messina

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