LA STERILIZZAZIONE

Sac. Pasquale Casillo «Casa Mariana» Maria SS. del Buon Consiglio 83040 FRIGENTO (AV)

 

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell'Esortazione Apostolica «Familiaris consortio» (22-11-1981) sui problemi del matrimonio e della famiglia, ha annoverato tra «i segni di preoccupante degradazione di alcuni valori fondamentali... il ricorso sempre più frequente alla sterilizzazione (n. 6)

 

Nozioni generali

La sterilizzazione è il togliere la capacità di procreare agli organi sessuali dell'uomo e della donna mediante una mutilazione eseguita con intervento chirurgico.

È ottenuta oggi, di solito, con l'interruzione dei canali che, nell'uomo, portano il seme all'esterno (vasectomia) e, nella donna, portano l'ovulo al seme (tubectomia). Può derivare, però, anche da un atto operatorio che di per sé non è ordinato alla sterilizzazione, per esempio dall'asportazione dell'utero (isterectomia) a causa di un tumore. Differisce dalla castrazione, la quale toglie non solo la facoltà di procreare, ma anche importanti ormoni sessuali secondari e quindi i caratteri sessuali secondari, alterando tutto l'organismo, specialmente nell'uomo. Differisce anche dall'asportazione chirurgica dell'ovaia (ovariectomia) susseguente alla isterectomia, o dalla isterectomia susseguente alla ovariectomia, non potendosi in questi casi parlare di sterilizzazione, perché nessuno dei due organi (ovaia e utero) è sufficiente alla generazione senza l'altro.

Non si parla di sterilizzazione neanche in caso di isterectomia di una donna che ha già superato il periodo riproduttivo, perché essa è già naturalmente sterile; non se ne parla neppure quando, eliminate le ovaie o le tube per ragioni mediche, viene asportato l'utero, perché la donna è già sterile per il fatto di essere priva di tube o di ovaie. La sterilizzazione può essere:

a) diretta o indiretta. Diretta è quella che, per propria natura o nell'intenzione di chi agisce, ha come primo, immediato e principale effetto l'esclusione voluta del concepimento in un futuro, completo congiungimento carnale liberamente predisposto. Essa, o ricercata dall'indi-

viduo o imposta dalla pubblica autorità, è sempre illecita per legge naturale e per legge ecclesiastica, trovando la propria colpevolezza tanto nell'intenzione di annullare la fecondità quanto nell'operazione stessa.

Indiretta è quella sterilizzazione che persegue l'unico scopo di risanare il corpo, non altrimenti sanabile, anche se avrà, previsto ma non inteso né voluto, l'effetto dell'impotenza a procreare. Essa esteriormente può rassomigliare alla sterilizzazione diretta, ma procede da un'intenzione essenzialmente diversa da questa, e pertanto è permessa, perché non intende affatto la sterilizzazione come conseguenza primaria.

b) temporanea o perpetua. È temporanea quando la normalità della funzione generativa ritorna dopo un certo tempo, più o meno lungo; ed è praticata con mezzi fisici, chimici, ormonali (ad es. la «pillola»). È perpetua quando la suddetta normalità non torna più, ed è ottenuta con intervento chirurgico: quest'ultima è, per illiceità, peggiore della prima.

c) volontaria o coatta. È volontaria se fatta per iniziativa o con il consenso del soggetto interessato; coatta se imposta dalla pubblica autorità, e questa è indubbiamente più carica di colpa.

La sterilizzazione è peccato più grave per il giovane che per l'adulto, più per chi è sposato o sta per sposarsi che per colui che certamente non si sposerà.

Essa assume significati morali diversi secondo i diversi fini per i quali viene attuata e si distingue pertanto in curativa (terapeutica, medica), in contraccettiva (anticoncezionale, antifecondativa, anticoncettiva, antiprocreativa), e punitiva (penale, coatta).

 

La sterilizzazione curativa

La sterilizzazione curativa è un'operazione che, mutilando gli organi sessuali, mira alla necessaria guarigione del corpo come all'unico fine inteso e voluto, anche se ciò avrà come effetto irreversibile la sterilità. Si verifica in situazioni come queste:

1) quando gli organi della procreazione sono gravemente ammalati (cancrena dei testicoli, rottura dell'utero, tumore delle ovaie, cancro della prostata, mestruazioni perduranti troppi giorni e impedienti per il dolore qualsiasi lavoro, salpingite acuta, infezione gravissima, avvelenamento ecc.);

2) quando gli organi della generazione sono sani e funzionanti, ma provocano di fatto, direttamente o indirettamente, un'azione nociva alla sanità di tutto l'organismo e non eliminabile con un mezzo diverso da quello sterilizzante (per es. quando le ovaie sono sane, ma possono essere, per ragionati motivi, sede di una nuova manifestazione cancerosa dopo che sono stati asportati altri organi malati; - quando, nell'eseguire un taglio cesareo urgente apparisse necessario togliere l'utero per assicurare l'esito del taglio in corso minacciato da una pericolosa emorragia);

3) quando il male si annida in un organo non procreatore ma avente un rapporto d'interdipendenza con un organo direttamente procreatore, anche se quest'ultimo è sano e funzionante (cancro alle mammelle, che sono correlate alle ovaie ecc.).

Perché la sterilizzazione curativa sia lecita, occorrono precise condizioni: che l'organo provochi un danno certo e grave alla salute o all'integrità o alla vita del soggetto; - che questo danno non possa essere evitato e nemmeno notevolmente diminuito senza l'intervento sterilizzante; - che tale intervento sia, certamente capace di togliere il male, il danno e il pericolo del peggio; - che il suddetto intervento sia necessario nel momento attuale, cioè quello che è contraddistinto dall'accertata gravità presente del male e del danno, o dalla certezza dell'imminente o prossimo peggioramento dell'organo, e dalla ragionata speranza di operare in tempo per avere successo; - che ci sia, trattandosi di mutilazione grave, un'adeguata proporzione tra il bene cercato (cessazione o alleviamento dei dolori, scomparsa del pericolo, ritorno della quiete ecc.) e la funzione procreativa sacrificata.

La liceità di questo comportamento (asportazione, distruzione degli organi generativi, o arresto temporaneo del loro compito) poggia sulle seguenti motivazioni:

A) la volontà intende esclusivamente l'effetto buono, ossia la guarigione del corpo;

B) questo effetto buono non è causato da quello cattivo, che non è né inteso né voluto, cioè dalla sterilizzazione;

C) l'intervento chirurgico non è praticato perché sterilizzante, ma in quanto capace di produrre l'effetto buono, non importando affatto se poi è un intervento anche sterilizzante;

D) la sterilizzazione curativa è una forma di sterilizzazione indiretta, difatti «strettamente parlando, la sterilizzazione in sé stessa non è curativa: l'effetto terapeutico si ottiene con l'asportazione di un organo o con la soppressione di secrezioni interne, non già con la sterilizzazione stessa. Ma, dato che quest'organo e queste secrezioni sono pure necessarie alla generazione, ne risulta che la mutilazione, destinata immediatamente e direttamente al bene di tutto il corpo, provochi come effetto parallelo la sterilizzazione. Perciò quella che chiamiamo sterilizzazione curativa è mutilazione diretta e sterilizzazione indiretta» (J. Paquin);

E) esiste il «diritto di disposizione che l'uomo ha ricevuto dal Creatore riguardo al proprio corpo... in forza del quale ogni organo particolare è subordinato all'insieme del corpo e deve sottomettersi ad esso in caso di conflitto. Di conseguenza, chi ha ricevuto l'uso di tutto l'organismo ha il diritto di sacrificare un organo particolare, se la sua conservazione o funzionamento causa al tutto un danno notevole, impossibile ad evitarsi in altro modo» (Pio XII);

F) l'intero corpo è più prezioso di qualunque delle sue parti, e pertanto è preferibile che esso sia conservato in vita senza un organo, anziché esso sia avvelenato e muoia a causa di un organo; è altresì chiaro che «la parte esiste per il tutto, e che di conseguenza il bene della parte resta subordinato al bene dell'insieme; che il tutto è determinante per la parte e può disporne nel suo interesse» (Pio XII). Perciò com'è lecito amputare un braccio o una gamba quando manca un altro mezzo per salvare la vita, così è lecito sacrificare mediante la sterilizzazione la capacità di generare nuove vite quando manca la possibilità di salvare il bene generale dell'organismo;

G) l'atto di mutilazione è un modo di trattare la persona. Privarla di un membro buono e utile è un trattarla male e quindi è un atto cattivo; ma privarla di un membro nocivo alla salute o alla vita è un trattarla bene perché significa darle un vantaggio;

H) «la Chiesa non ritiene illecito l'uso di mezzi terapeutici veramente necessari per curare malattie dell'organismo, anche se ne risultasse un impedimento, pure previsto, alla procreazione, purché tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto (Paolo VI, Humanae vitae, 15).

Si deducono dalle motivazioni esposte alcuni aspetti da tenere ben presenti nel dare il giusto giudizio sul caso concreto: cioè poste le indispensabili condizioni, si possono asportare lecitamente anche tutti gli organi genitali della donna (ovaie, tube, utero); - la sterilizzazione non è giustificata se la malattia è leggera, o seria ma guaribile con cure ordinarie, e quando il pericolo non è attuale; - non si può ricorrere alla sterilizzazione perpetua se basta quella temporanea; - le necesssarie istruzioni debbono essere chieste a un ostetrico non solo competente ma anche coscienzioso e istruito nella morale cristiana; - non bisogna essere facili a mettere il motivo curativo là dove non c'è, per es. sol perché si sono già fatte tre-quattro operazioni cesaree perché, grazie all'odierna tecnica chirurgica, non conta il numero di queste operazioni, ma lo stato dell'utero in ciascun caso.

Inoltre, quando si tratta di «disturbi mentali... evidentemetne legati a cattivo funzionamento degli organi genitali, perché compaiono soprattutto all'età della pubertà e della menopausa ed anche periodicamente al tempo delle mestruazioni... l'isterectomia può essere permessa, essendo allora veramente curativa di uno stato patologico grave attuale» (J. Paquin).

Oggi alcuni si domandano se la motivazione curativa, oltre ad essere messa in rapporto a un organo sessuale direttamente o indirettamente malato, possa essere estesa anche all'aspetto unicamente psichico-relazionale della persona, per es. al caso in cui l'ansia per la possibilità di un parto minacci seriamente l'equilibrio mentale della donna e la sua relazione con il marito; ma si deve far notare che la Chiesa non ha ancora dato, su questo aspetto, una risposta ufficiale.

 

La sterilizzazione contraccettiva

È detta contraccettiva quella sterilizzazione che persegue la soppressione dei potere procreatore voluta come fine immediato o come mezzo per un altro fine.

È una sterilizzazione diretta perché l'intenzione dell'agente unisce in unità morale l'atto sterilizzante considerato in se stesso e l'unione sessuale che lo segue. È illecita per ragioni di diverso genere:

1) il pericolo di difficoltà collegabili alla gravidanza non è per nulla attuale, ma futuro e probabile, se non addirittura lontano e incerto;

2) il pericolo non deriva per nulla dall'organo in quanto parte del corpo umano, né immediatamente né mediatamente, ma solo dal libero uso degli organi generatori, e non esiste se i coniugi si astengono dal rapporto matrimoniale;

3) eccetto il caso di provvedere alla cura di tutto l'organismo, l'individuo ha sulle proprie membra soltanto il potere che è riferibile ai loro fini naturali, e pertanto egli non può né distruggere o mutilare le membra, né rendersi inetto alle loro funzioni naturali;

4) quando si sterilizza, l'individuo dispone non di qualcosa che è separato da lui, ma di sé stesso e commette perciò abuso di potere, essendo non padrone ma semplicemente amministratore del valore biologico che ha ricevuto dal Creatore: il padrone di una cosa ha la facoltà di disporre in tutti i sensi di essa e anche di distruggerla, ma l'amministratore di una cosa può disporre soltanto nei limiti di potere concessigli;

5) viene distrutta con un atto diretto la stessa facoltà procreativa dell'uomo e della donna, così che questi vengono privati del diritto naturale alla generazione e resi dubbiamente capaci di contrarre matrimonio valido, se non sposati; o di osservare le finalità globali della vita matrimoniale, se già sposati; e la facoltà procreativa viene distrutta non già in considerazione del bene di tutta la propria entità biologica, ma per finalità decisamente contrastanti con quelle prestabilite dal Creatore, anzi proprio per vanificare queste;

6) viene annullato un bene fondamentale della persona, cioè la possibilità di generare, conservando però la certezza di esercitare la funzione sessuale per ricavarne soltanto il piacere, in una forma estrema di egoismo, andando contro il piano di Dio che vuole il piacere come stimolo e premio solo per chi accetta la possibilità di generare: la generazione è il fine, il piacere è il mezzo;

7) si abdica alla propria responsabilità di uomo e di donna per rimettersi a strumenti tecnici che impoveriscono il corredo di energie psichiche e morali proprie di un essere umano, anche a costo di menomarsi e di rifiutare di assumere la propria importanza di fronte all'atto di amore sponsale, come se fosse eticamente lecito in senso assoluto e generale ciò che è tecnicamente possibile;

8) viene inevitabilmente provocata una dipendenza psicologica tra il partner sterilizzato e l'altro partner; e se il nucleo familiare si disgrega, non si può aver prole da un'altra unione mentre si possono avere complicazioni psicologiche anche complesse;

9) con la sterilizzazione si colpisce nell'intimo il senso della vita sessuale e si scuotono le basi morali del vivere sociale, in quanto essa impedisce le conseguenze dei rapporti sessuali;

10) non è placato per nulla l'istinto sessuale, anzi sovreccitato, cosi da provocare complessi d'inferiorità, infedeltà coniugali, discordie familiari, separazioni e nevrosi, per il fatto di sentirsi separato dalla propria stirpe che (bene o male) si perpetua, con conseguenze non solo sulle azioni dei singoli, ma anche sulla situazione generale della collettività.

Il Sommo Pontefice Paolo VI, continuando la ferma tradizione dei suoi predecessori, ha dichiarato solennemente: «È da escludere - come il Magistero della Chiesa ha più volte dichiarato - la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell'uomo che della donna». (Humanae vitae, 14).

La Congregazione per la dottrina della Fede nel Documento sulla sterilizzazione negli ospedali cattolici emesso in risposta ai quesiti della Conferenza Episcopale dell'America Settentrionale, ha riaffermato: «Qualunque sterilizzazione che per se stessa, ovvero per sua natura e condizione, immediatamente opera questa sola cosa, che la facoltà generativa sia resa incapace a conseguire la procreazione, si deve ritenere sterilizzazione diretta, quale è intesa nelle dichiarazioni del Magistero pontificio, specialmente di Pio XII. Pertanto essa rimane assolutamente proibita secondo la dottrina della Chiesa, nonostante qualunque retta intenzione soggettiva degli agenti di provvedere alla cura o alla prevenzione di un male sia fisico che psichico, che si prevede o si teme deriverà dalla gravidanza. E infatti la sterilizzazione della stessa facoltà generativa è proibita per un motivo ancora più grave che la sterilizzazione dei singoli atti, poiché produce nella persona uno stato di sterilità quasi sempre irreversibile... La sterilità ricercata per se stessa non si rivolge al bene integrale rettamene inteso della persona «salvo l'ordine delle cose e dei beni» (Paolo VI), ma piuttosto nuoce al suo bene etico, che è supremo, dai momento che deliberatamente priva di un elemento essenziale la prevista e liberamente scelta attività sessuale». (13-3-1975) L'Episcopato italiano, in armonia con tutti gli episcopati del mondo, nell'istruzione pastorale dell'8-12-1978 su «La comunità cristiana e l'accoglienza della vita umana nascente», ha ripetuto decisamente l'insegnamento teso a «rifiutare il ricorso alla sterilizzazione maschile e femminile, quando essa è finalizzata unicamente e direttamente a rendere la facoltà generativa incapace di procreazione» (n. 28).

Pertanto i metodi sterilizzanti detti vasectomia e tubectomia sono illeciti, perché sono protesi ad impedire la generazione e non possono avere direttamente uno scopo curativo: nessun tipo di operazione a scopo contraccettivo può essere ritenuto come curativo.

La sterilizzazione è proibita anche ai ritardati mentali, alle prostitute e alle madri nubili.

Bisogna stare bene attenti a non nascondere l'intenzione contraccettiva sotto falsi pretesti. Per esempio, non c'è necessità attuale dell'intervento sterilizzante, e quindi non c'è senso terapeutico, quando ci si decide alla sterilizzazione solo per impedire un'eventuale gravidanza. In questo caso la sterilizzazione è contraccettiva, e come tale va considerata.

Infatti «non raramente, quando delle complicazioni ginecologiche comportano un intervento chirurgico, o anche indirettamente da questo, si estirpano le ovaie e si rendono incapaci di funzionare, per prevenire una nuova gravidanza e i gravi pericoli che potrebbero forse derivare per la salute o anche per la vita della madre, pericoli la cui causa dipende da altri organi ammalati, come i reni, il cuore, i polmoni, ma che si aggravano in caso di gravidanza.

Per giustificare l'asportazione delle ovaie si allega il principio citato prima (il principio di totalità), e si dice che è moralmente permesso d'intervenire su degli organi sani quando il bene del tutto lo esige.

Ma qui ci si richiama erratamente a questo principio. Perché, in questo caso, il pericolo che corre la madre non proviene, direttamente o indirettamente, dalla presenza o dalla funzionalità normale delle ovaie, né dalla loro influenza sugli organi ammalati: i reni, polmoni, cuore. II pericolo appare solo se l'attività sessuale libera causa una gravidanza che potrebbe minacciare gli organi suddetti troppo deboli o malati. Le condizioni che permettono di disporre di una parte in favore del tutto in virtù del principio di totalità, mancano. Non è dunque permesso moralmente d'intervenire sulle ovaie sane». (Pio XII)

L'illiceità morale della sterilizzazione contraccettiva rimane anche nei seguenti motivi:

a) il motivo eugenico (o eugenetico = buona generazione). Viene chiamata sterilizzazione eugenica quella praticata su soggetti malformati (fisicamente tarati, mentalmente deficienti, psichicamente ritardati, portatori di malattie ereditarie o ritenute tali quali cecità, sordità, debilità congenita, schizofrenia, frenosi maniaco-depressiva, epilessia ecc.), perché non generino prole anormale che comprometterebbe ulteriormente la sanità della stirpe.

Essa è illecita per ragioni di diverso peso: non è diretta a curare un male grave attuale altrimenti inguaribile; - non è intesa al bene di tutto l'organismo, anzi lo diminuisce notevolmente privandolo di una grande facoltà qual è quella procreatrice; - manca di rispetto alla finalità interna dell'organo generatore; - sottomette il fine supremo dell'uomo, cioè il perfezionamento della sua natura razionale e spirituale, al miglioramento biologico e razziale, che può essere appena un mezzo per il conseguimento di quel fine; - abbassa l'uomo al livello di bestia, come se fosse una tecnica per selezionare le razze animali; - data la persistente oscurità delle leggi di ereditarietà, finisce con l'impedire la nascita di bambini normali senza aver impedito quella di bambini anormali; - sarebbe un'arma troppo comoda per ottenere, a favore di sé stessi o a danno di altri, l'autorizzazione a concedersi la sterilizzazione o a imporla ad altri; - diventerà inevitabilmente, per l'accresciuto livello di corruzione da essa provocato, un fattore di degenerazione della stirpe che si credeva, illusoriamente, di migliorare.

La sterilizzazione contraccettiva a motivo eugenico non è permessa né al singolo né allo Stato.

Il singolo «poiché è usufruttuario e non proprietario, non ha il potere illimitato di compiere atti di distruzione o di mutilazione di carattere anatomico o funzionale» (Pio XII). Se non può rendersi responsabile della trasmissione delle proprie qualità ereditarie, scelga coraggiosamente la via della continenza. Non può dirsi «pietoso» verso la prole che non fa nascere, perché non si è liberi di correggere un male commettendo un altro male, non si può fare il male per ottenere il bene, il fine non giustifica il mezzo.

Lo Stato, a sua volta, ha il dovere di rispettare e difendere ciò che ha trovato già nell'ordine delle cose, tra le quali c'è appunto il diritto a contrarre matrimonio e a generare prole come diritto primario, antecedente ad ogni società; - non ha il potere di menomare la dignità e la libertà dell'innocente, che è tale anche se malato, imponendogli un'operazione che gli provoca una notevole alterazione psicofisica; - non può pretendere, per un errato concetto di purezza razziale, di non far nascere un essere umano; - non può illudersi di promuovere il bene del suo popolo trasgredendo le norme stabilite dal Creatore a guida dell'agire umano in privato e in pubblico; - non può nemmeno dire di ricevere dal cittadino il diritto alla sua sterilizzazione, perché il cittadino non può darglielo per il semplice fatto di non averlo neppure per il proprio organismo; - perché non può ignorare che la famiglia è più sacra dello Stato.

È sempre vigente e attuale la condanna riaffermata da Pio XII: «Il Nostro predecessore Pio XI e Noi stessi siamo stati indotti a dichiarare contraria alla legge naturale... la sterilizzazione eugenica... La nostra opposizione alla sterilizzazione era e rimane ferma, perché... non si è smesso di desiderare e di tentare di sopprimere, mediante la sterilizzazione, una discendenza carica di malattie ereditarie».

b) il motivo edonistico: cioè volere la sterilizzazione contraccettiva all'unico o quasi unico scopo di godere la maggiore libertà possibile nell'uso dell'atto sessuale svincolato dalle preoccupazioni della gravidanza, dentro e fuori del matrimonio.

È illecito perché è un rifiuto radicale alla vocazione alla paternità e alla maternità, un violare il matrimonio nel suo elemento centrale, una frenesia di bassi piaceri, un disprezzo dei figli, un volgare consumo di sesso, una sterilizzazione che è spirituale e psichica ancor prima di essere fisica, una degradazione della vita, un gettar pesi sulla società. È peggiore della semplice contraccezione perché, mentre questa non manomette la facoltà di generare, la sterilizzazione, nell'intento di conseguire definitivamente ciò che con la semplice contraccezione si consegue periodicamente, contamina la fonte stessa della vita.

c) il motivo antidemografico: ossia imporre la sterilizzazione per evitare l'aumento della popolazione.

Così facendo, lo Stato lede il diritto dei genitori a procreare figli, sia premiando coloro che si assoggettano alla sterilizzazione, sia punendo quelli che mettono al mondo più figli; - danneggia la società che ha bisogno di libertà e di figli nati in famiglie idonee a far crescere più figli e ad educarli a un alto senso di creatività e di corresponsabilità; - si macchia di colpa più grave quando non istruisce i cittadini sulle conseguenze fisiche e morali dell'intervento sterilizzante; - non può affatto considerare il cittadino come un mezzo messo a servizio della sua potenza; e pertanto la sterilizzazione contraccettiva a motivo antidemografico è illecita.

Giovanni Paolo II ha dichiarato: «La Chiesa condanna come grave offesa della dignità umana e della giustizia tutte quelle attività dei Governi o di altre autorità pubbliche, che tentano di limitare in qualsiasi modo la libertà dei coniugi nel decidere (del numero) dei figli. Di conseguenza qualsiasi violenza esercitata da tali autorità in favore... della sterilizzazione... è del tutto da condannare e da respingere con forza. Allo stesso modo è da esecrare come gravemente ingiusto il fatto che nelle relazioni internazionali l'aiuto economico concesso per la promozione dei popoli venga condizionato a programmi di... sterilizzazione...» (Familiaris consortio, 30).

d) il motivo di lavoro: si vuole sterilizzare la donna operaia perché dia al datore di lavoro la garanzia di non doversi assentare dal lavoro per esigenze di maternità.

È sbagliato dire: o maternità o lavoro; o produzione o riproduzione. La donna, come ha diritto al lavoro, così ha diritto aHa maternità. Senza l'uno come senza l'altra, essa è un essere umano mutilato; con l'uno e con l'altra invece essa si realizza pienamente. Deve poter lavorare nella fabbrica e nell'ufficio in quanto donna. A ciò mirano anche le disposizioni legislative tuttora vigenti e quelle previste per il prossimo futuro.

Per quanto riguarda la situazione italiana, la Costituzione della Repubblica all'art. 37 afferma per la donna che lavora, gli stessi diritti che ha l'uomo, aggiungendo subito che «le condizioni di lavoro devono consentire (alla donna) l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione».

Dal 1950, con la legge 860, è garantito il periodo di riposo per l'operaia-madre e la conservazione del posto di lavoro; dal 1962 è approvata la legge contro il licenziamento a causa di matrimonio.

Oggi «la legge sulla maternità stabilisce che, dopo il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro (due mesi precedenti e tre mesi successivi al parto), la madre o il padre possono, in alternativa, chiedere al datore di lavoro un periodo di astensione facoltativa. Questo periodo non può superare i sei mesi, e deve essere usufruito non oltre il primo anno di età del bambino. Può esser chiesto indifferentemente in un'unica volta, oppure può essere frazionato in tempi diversi, a seconda delle esigenze del bambino e della famiglia. Può anche essere utilizzato in parte dal padre e in parte dalla madre. Ovviamente il periodo complessivo non deve superare i sei mesi, e i rispettivi datori di lavoro hanno diritto a chiedere la documentazione delle assenze effettuate a questo titolo dall'altro coniuge. II trattamento economico dutante le assenze facoltative è pari al 30% della retribuzione. Questo trattamento... non è a carico dei datori di lavoro... per il periodo di astensione facoltativa, il genitore che lo ha chiesto, gode anche dell'accredito gratuito dei contributi previdenziali...» (da «Famiglia cristiana, 11-3-1984).

Queste facilitazioni legislative, che cercano di contemperare i diritti del datore di lavoro e i diritti dell'operaia, in aggiunta alle norme morali, rendono più condannabili e il datore di lavoro e l'operaia che pretendono la sterilizzazione.

 

La sterilizzazione punitiva

Viene detta sterilizzazione punitiva (penale, vendicativa) quella inflitta dallo Stato come pena a chi ha commesso ripetuti reati sessuali costituenti un pericolo continuo per la società (degenerati, stupratori di fanciulle, criminali ecc.).

È oggetto di valutazioni diverse.

Secondo alcuni, è permessa perché lo Stato ha il dovere di prevenire la ripetizione dei delitti, ha il diritto di difendere il bene pubblico, ha la libertà di ricorrere al mezzo drastico quando gli altri mezzi non risultano efficaci, ha l'intenzione di arrivare alla punizione (privare il colpevole di un bene fisico, cioè la sua integrità fisica e il potere di generare figli), e non alla sterilizzazione, che pertanto verrebbe ad essere un effetto indiretto.

Secondo altri, invece, la sterilizzazione punitiva non è permessa perché è una contaminazione della natura umana, non permettendo di vivere da persona integra; è inutile, in quanto non toglie né la libidine né la capacità del congiungimento carnale né il pericolo di ulteriori manifestazioni sessuali, e non consegue né la correzione del colpevole né la restaurazione dell'ordine leso né la certezza di non far più violare la legge; è anzi controproducente perché esaspera l'istinto sessuale divenuto non più preoccupato delle sue conseguenze, e danneggia la salute psichica; è irriguardosa verso il ruolo del medico chiamandolo a fare il castigatore di Stato; è un abuso di potere da parte dello Stato, che non può avere sul cittadino poteri più grandi di quelli che il cittadino ha su sé stesso; è un capovolgimento del vero valore che vuole la comunità ordinata in definitiva al bene dell'uomo, e non l'uomo ordinato al bene della comunità; non può essere usata per evitare un male che dipende dalla volontà. Inoltre il livello della criminalità sessuale non si è affatto abbassato nei Paesi in cui la sterilizzazione è stata applicata.

Oggi è in aumento il numero di coloro che ritengono non ammissibile la sterilizzazione punitiva. La Chiesa non si è ancora pronunciata su di essa in modo definitivo, come ha fatto per la sterilizzazione curativa e per la sterilizzazione contraccettiva, ma ha già accennato la sua contrarietà ad essa condannando esplicitamente le mutilazioni, nella Gaudium et spes (n. 27) del Concilio Ecumenico Vaticano II.

 

Un po' di discussione

a) «Un piccolo pezzo di carne tolto o legato non merita tanta discussione...»

Il criterio per giudicare la gravità di una mutilazione non è la quantità di carne tolta o legata, o la dimensione dell'operazione chirurgica, ma il grado d'importanza della funzione del membro mutilato. Ora la sterilizzazione fa perdere la facoltà di procreare, cioè una facoltà di grandissima importanza, e pertanto essa non può esere che una mutilazione gravissima. È inevitabile la discussione con chi non vuole capacitarsene.

b) «Chi non usa o non vuole usare mai la facoltà generativa, può permettersi la sterilizzazione...»

Non può permettersela perché, anche non usando o non volendo usare mai la facoltà generativa, la sterilizzazione resta in tutta la sua malizia, perché è pur sempre un'usurpazione di diritto di proprietà sulle membra dei proprio corpo, diritto che spetta soltanto al Creatore.

c) «La mia coscienza, dopo attento esame, mi dice che posso farmi sterilizzare...»

È troppo comodo mettere davanti al ragionamento la propria coscienza. «Una coscienza umana e cristiana non può consapevolmente e volontariamente dire nel suo giudizio: in alcuni casi anche la la sterilizzazione diretta mi è permessa, in quanto per la coscienza esisterebbe il diritto di esimersi dalle norme universali ed assolute... È l'errore... condannato non solo dal Magistero... ma dalla stessa ragione naturale. Se la ragione propria, attraverso i giudizi della propria coscienza, fosse la norma autonoma da ogni autorità, che interpreta la norma divina, necessariamente si dovrebbe ammettere che anche tutto il Decalogo, riproclamato da Cristo, non avrebbe un'autorevole luce e legame pratico». (E. Lio)

d) «Facendomi sterilizzare, io ho la buona intenzione di precludermi la via del vizio...»

Una buona intenzione non giustifica l'uso di mezzi cattivi. Se lo giustificasse, aprirebbe la via ai vizi. Pure un assassino direbbe di avere una buona intenzione nell'uccidere un innocente. E poi, proprio la sterilizzazione può aprire la via ai vizi.

e) «I criminali del sesso sono malati e perciò possono farsi sterilizzare...»

Non bisogna confondere criminalità e malattia. La criminalità è una catena di azioni fatte da chi agisce male per cattiva volontà; la malattia è un fenomeno fisico per il quale l'organismo non è quale dovrebbe essere; pertanto la criminalità non può essere ritenuta una malattia e tanto meno un'indicazione alla sterilizzazione.

f) «Invece di asportare l'utero, basta fare la legatura delle trombe che ha minori conseguenze sui rapporti sessuali...»

C'è inganno in queste parole. Infatti «un tal modo di ragionare lascia chiaramente capire che si tratta allora di un intervento per prevenire la gravidanza. Se l'utero crea attualmente un pericolo grave, è questo che bisogna togliere; se invece pericolo grave non crea, perché legare le trombe allora? Se non si prova l'effetto curativo della legatura delle trombe su di uno stato patologico attuale, tale intervento è immorale». (J. Paquin)

g) «Si potrà sterilizzarsi almeno per dominare l'istinto sessuale...»

Nemmeno in questo caso è lecito l'intervento sterilizzante. Dominare gli istinti, tra i quali è ben compreso quello sessuale, è una parte del compito che il Creatore ha affidato all'uomo. Bisogna guadagnarsi il premio con lo sforzo: ciò è meritorio e più onorifico per la persona.

h) «La sterilizzazione punitiva era praticata in passato, può esserlo anche al presente, il mondo è sempre lo stesso...»

Era praticata in passato, cioè nei tempi duri, dominati dall'ammirazione per la forza bruta, dalla sete di vendetta, dal disprezzo della vita, da passioni sfrenate, perché senza forti pene non si sarebbe potuto ottenere il rispetto dell'ordine sociale.

Al presente il grado d'ordine raggiunto dalla società è un motivo di ordine pratico per ritenere non opportuna la sterilizzazione punitiva, che già motivi di ordine teorico dicono non giusta. Si può punire il delinquente in altri modi, rispettosi della dignità della persona umana ed efficaci per l'emendazione.

i) «La sterilizzazione libera da preoccupazioni di ordine economico...»

II risparmio e il guadagno non possono essere criteri per giudicare se un'azione è moralmente lecita. Se essi lo fossero, allora la rapina, la menzogna, la frode ecc. varrebbero come fatti virtuosi; ma ciò è inammissibile, come per i poveri così per i ricchi. E poi quando, come non poche volte accade, la sterilizzazione praticata provoca disturbi fisici e peggio, non sorgono preoccupazioni anche di ordine economico?

l) «La sterilizzazione è un diritto umano...»

Il diritto è la facoltà di fare quello che è onesto e lecito; la sterilizzazione non è né onesta né lecita; dunque non è un diritto, e difatti non figura in nessuna Carta di diritti fondamentali dell'uomo definita da uno Stato, sebbene la nostra epoca si occupi e si preoccupi fin troppo di elencare e sbandierare i diritti della persona umana. Non esiste il diritto di fare il male.

m) «Lo Stato non dovrebbe far nulla contro le tare ereditarie sol perché la Chiesa le difende...»

Lo Stato può e deve far molto per togliere o ridurre le tare ereditarie, per es. impedire ogni unione sessuale tra irresponsabili e perciò incapaci di contrarre matrimonio, legiferare 'contro la prostituzione, la droga e le malattie veneree; incrementare il perfezionamento dell'igiene pubblica, proteggere la famiglia ereditariamente sana ecc. Ma tutto ciò ed altro ancora lo Stato deve fare senza violare i diritti della persona e della famiglia.

In quanto alla Chiesa, poi, essa non difende affatto le tare ereditarie, ma la moralità contro ciò che d'illecito si fa a causa di esse. Se tutti vivessero secondo gli insegnamenti della Chiesa (che per es. vieta i rapporti pre ed extramatrimoniali) non ci sarebbe bisogno di disposizioni legislative o coercitive a scopo eugenico.

n) «I deficienti sono un peso per i sani che soli possono contribuire al bene della società...»

Ma i deficienti sono anche un'apprezzabile occasione per far risaltare le nobili qualità di coloro che li curano dando con la loro assistenza ad essi una dimostrazione edificante della pratica delle opere di misericordia materiale e spirituale, pratica tanto opportuna in questa società che ha continuo bisogno di esempi buoni.

o) «Come l'individuo, per salvare la propria salute, può amputare un membro gravemente ammalato, anche a costo di risultare sterilizzato, così lo Stato, per salvare la salute del popolo, può sterilizzare un cittadino tarato...»

Il paragone non regge alla critica. Infatti «l'organismo fisico degli esseri viventi, delle piante, degli animali e dell'uomo possiede nel suo tutto un'unità in sé sussistente; ciascun membro, ad es. la mano, il piede, il cuore, l'occhio, è una parte integrante, destinata essenzialmente ad inserirsi nell'insieme dell'organismo. Fuori dell'organismo esso non ha per sua propria natura alcun senso, alcuna finalità; è interamente assorbito dall'insieme dell'organismo in cui s'inserisce.

Accade del tutto diversamente nella comunità morale e in ogni organismo di carattere puramente morale. Qui il tutto non ha un'unità in sé sussistente, ma una semplice unità di finalità e di azione. Nella comunità gli individui sono solo collaboratori e strumenti perché la comunità possa raggiungere il suo scopo.

Che ne segue per l'organismo fisico? Il padrone o usufruttuario di tale organismo che ha un'unità sussistente, pub disporre direttamente e immediatamente delle membra e degli organi, sue parti integranti, nell'ambito della loro finaltà naturale; allo stesso modo pub intervenire, nella frequenza e nella misura richiesta dal bene di tutto l'insieme, per paralizzarne, distruggerne, mutilarne, separarne le membra. Però quando il tutto ha solo un'unità di finalità e d'azione, il suo capo, vale a dire nel caso presente, l'autorità pubblica ha senza dubbio il potere diretto e il diritto di porre esigenze all'attività delle parti, ma in nessun caso può disporre direttamente del suo essere fisico. Perciò ogni attentato diretto alla sua essenza costituisce un abuso di competenza da parte dell'autorità». (Pio XII)

p) «Genitori tarati generano figli tarati: nulla di meglio che sterilizzare i genitori...»

Non è per nulla accertato che genitori tarati generano inevitabilmente figli tarati. È invece dimostrato che «molti uomini eminenti che onorarono non solo la loro patria ma l'intera umanità, come artisti, scrittori, musicisti, filosofi, medici, scienziati e uomini di Stato, non sarebbero venuti al mondo se i loro genitori fossero stati trattati secondo i postulati dell'eugenica. Citiamo, fra tanti e a modo di semplice esempio, Michelangelo, Leonardo da Vinci, Beethoven, Gounod, Mozart, Schuman, Platone, Leibnitz, Goethe, Walter Scott, Lord Byron ecc.: tutti o discendenti da psicopatici o essi stessi portatori di anomalie di ordine fisico o mentale, ma ciò nonostante, tutti intellettualmente grandi, così che l'umanità deve loro opere d'incontestabile valore. Goethe, per esempio, era figlio di uno psicopatico schizoide...» (C. Santana)

Appare sempre più dimostrabile questo: molti casi di figli tarati non provengono da cause ereditarie, ma da lesioni subite prima della nascita, durante il parto o dopo la nascita; - gli individui sono diversi, molto diversi nelle loro combinazioni genetiche, così che da genitori sani possono nascere figli deficienti, e da genitori deficienti possono nascere figli sani; - se si volesse fare un'opera risanatrice per più generazioni, ci vorrebbero non anni ma secoli e millenni, e senza fondata speranza; - i figli di deficienti mentali tendono ad essere superiori in intelligenza ai loro genitori perché i fattori germinali, ereditari dei gravi difetti mentali, sembrano tesi ad eliminarsi; - non pochi tarati conseguono una spontanea sterilità per irregolarità di sviluppo o per fatti degenerativi a danno degli organi sessuali; - non pochi deficienti sono già natural; mente negati al matrimonio per l'incapacità a dare un consenso valido; - le deficienze psichiche non contaminano, di per sé, il sistema vegetativo che è quello interessato per la funzione generativa; - ci sono molte probabilità di veder scomparire certe tendenze pericolose grazie all'influsso di unioni indovinate, o di sobrietà, o di rieducazione morale, - le razze tarate tendono spontaneamente verso la rigenerazione; - la natura è capace di togliere da sé stessa certe tare.

q) «La Chiesa fa male a condannare il movimento eugenico...»

La Chiesa non condanna il movimento eugenico fondato dall'antropologo Sir Francis Galton (1822-1911) nella sua intenzione (migliorare il corredo ereditario, elevare il livello di buona salute del singolo, diminuire gli invalidi, aumentare i validi), ma nel mezzo da esso usato per attuare queste intenzione, cioè la sterilizzazione, e nella pretesa di giustificarla con il principio di anteporre la generazione di figli sani e forti a qualsiasi altro fine, anche d'importanza più alta.

Gli eugenisti infatti «pretendono che l'autorità pubblica vieti il matrimonio a tutti coloro che, secondo i procedimenti della propria scienza e le sue congetture, credono che, per via di trasmissione ereditaria, saranno per generare prole difettosa, anche se siano per sé capaci di contrarre matrimonio. Che anzi vogliono perfino che essi, per legge, anche se riluttanti, siano, con l'intervento dei medici, privati di quella naturale facoltà...» (Pio XI, Casti Connubii, 68); e questo è troppo.

Mezzi validi per la sanità della stirpe sono i miglioramenti igienici della casa, dell'officina, del laboratorio, dell'alimentazione; la difesa della maternità e dell'infanzia; il perfezionamento dell'educazione; la cura delle malattie; la vita morale del popolo; la pratica della religiosità; il saggio incrocio che favorisca la trasmissione di caratteri desiderabili ecc.

r) «La Chiesa si contraddice: da una parte approva gli Stati che sconsigliano la procreazione, dall'altra condanna gli Stati che usano la sterilizzazione...»

La non procreazione e la sterilizzazione sono due realtà diverse. La non procreazione è approvabile quando fosse resa necessaria o più che opportuna dalla situazione demografica del Paese; la sterilizzazione è sempre condannabile perché è un mezzo immorale usato appositamente per non procreare. Pertanto la Chiesa non si contraddice affatto, anzi è ben capace di suggerire i mezzi morali per non generare, quali sono i «metodi naturali» (soprattutto il Billings e il sintotermico) praticati nel contesto della continenza periodica. Più condannabile è lo Stato quando impone la sterilizzazione con la forza e con l'inganno.

s) «La Chiesa, che tiene a dirsi caritatevole, dovrebbe almeno consentire che gli ospedali cattolici prestino una certa qual cooperazione agli ospedali non cattolici che praticano la sterilizzazione...»

La Congregazione per la dottrina della Fede nel Documento del 13-3-1975 ha impartito le seguenti direttive a coloro che gestiscono gli ospedali cattolici:

1) qualunque loro cooperazione istituzionalmente approvata o ammessa ad azioni per sé stesse (ossia per loro natura e condizione) ordinate ad un fine contraccettivo, e cioè affinché siano impediti gli effetti connaturali degli atti sessuali deliberatamente compiuti da un soggetto sterilizzato, è assolutamente interdetta. Infatti, l'approvazione ufficiale della sterilizzazione diretta e ancor più la sua regolazione ed esecuzione recepita negli statuti dell'ospedale è cosa oggettivamente, per sua natura ossia intrinsecamente cattiva, alla quale un ospedale cattolico, per nessuna ragione, può cooperare. Qualunque cooperazione così prestata sarebbe del tutto sconveniente alla missione affidata a siffatte istituzioni e sarebbe contraria alla necessaria proclamazione e difesa dell'ordine morale;

2) la dottrina tradizionale della cooperazione materiale con le opportune distinzioni tra cooperazione necessaria e libera, prossima e remota, resta in vigore, da applicarsi prudentissimamente, se il caso lo richieda;

3) nell'applicazione del principio sulla cooperazione materiale, quando il caso lo richieda, si rifugga in ogni modo dallo scandalo e dal pericolo di qualsiasi confusione delle menti, mediante un'opportuna spiegazione della realtà.»

La carità sta appunto nel distogliere gli altri dal peccato in tutti i modi possibili.

t) «Persino Gesù prevede la sterilizzazione quando dice: «Si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli...»

Per l'esattezza, Gesù dice: «Vi sono eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli». (Mt. 19,12)

Con queste parole Gesù, usando un realismo bene accetto ai suoi ascoltatori, nomina tre specie di eunuchi: quelli che sono tali per nascita, cioè per un difetto fisico; quelli ridotti ad essere tali con la forza; e infine quelli che «si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli», ossia hanno rinunciato al matrimonio e all'uso della loro facoltà generativa per dedicarsi, con una vita più perfetta e per scopi soprannaturali, alla diffusione del regno di Dio, in perfetta castità. Per le prime due specie Gesù adopera il termine eunuco in senso proprio e reale, nella terza lo adopera in senso figurato. Nei primi due casi c'è il senso della castità forzata, nel terzo quello della castità volontaria. È chiaro che con le suddette parole Gesù si rivolgeva anche alle donne, sebbene i termini si riferissero agli uomini.

È il caso di ricordare che nel Vecchio Testamento l'evirazione era espressamente proibita (Lev. 22,24-25) e che nel Nuovo Testamento gli ebrei miravano appassionatamente alla procreazione come all'ideale della vita.

u) «Non c'è differenza tra castità e sterilizzazione...»

La differenza c'è, e tanta. La castità è una virtù che conduce l'uomo e la donna ad astenersi, per motivi soprannaturali, dal piacere sessuale senza manomettere la facoltà procreativa; la sterilizzazione invece è un atto intrinsecamente cattivo per il quale l'uomo e la donna, per motivi puramente terreni, ricercano il godimento sessuale manomettendo totalmente la capacità generativa, per non avere i pesi che essa comporta. Sono dunque due concezioni e due comportamenti completamente distinti.

v) «Tra sterilizzazione e aborto è permesso scegliere la sterilizzazione...»

Non è mai lecito commettere un peccato minore per evitarne uno maggiore. Devono essere evitati tutti e due per principio. II male è sempre male, e quindi colpa, danno, perdizione. La soluzione di una questione va ricercata solo nell'ambito del bene. Questo si fa cercare, è vero, ma si fa anche trovare.

z) «Se teme l'irreversibilità dell'intervento sterilizzante, l'uomo pub affidare alla «banca» il proprio seme...»

Nemmeno questo è moralmente consentito. L'unico degno di dare origine a una nuova persona umana è l'atto coniugale nel suo naturale svolgimento voluto e condotto come segno e mezzo di piena fusione amorosa tra uomo e donna.

Dunque dei tre tipi di sterilizzazione il primo (curativo) è lecito a determinate condizioni; il terzo (punitivo) è oggi sconsigliato e comunque oggi non costituisce problema; il secondo (contraccettivo) è condannabile è decisamente condannato essendo un rito lugubre, un affronto alla coscienza, un morire all'amore, un negare la vita, una degradazione della persona, un regresso della storia.