LA SS.ma VERGINE MARIA alla luce della PAROLA DI DIO e del MAGISTERO DELLA CHIESA

riflessioni di don Domenico Labellarte

Edizioni "... al servizio della Divina Misericordia" Valenzano (Ba) - Italy

Introduzione.

Nella Genesi, al cap.3,15, leggiamo che Dio, fin dall'inizio dei tempi, immediatamente dopo la caduta dei nostri progenitori, presenta all'umanità un grande segno di salvezza: la SS.ma Vergine Maria (cfr. Ap 12,1).

Se, in questo primo libro della Bibbia, la Vergine Santissima viene annunciata come la totale nemica, la debellatrice del demonio, nell'Apocalisse, al cap. 12, viene esaltata in tutta la sua potenza, ricchezza ed efficacia.

Ne consegue che è cosa bella, grande e doverosa parlare e scrivere della Madonna, affinché Ella sia compresa a fondo, amata, imitata ed invocata.

Abbiamo voluto riprendere l'argomento in una seconda edizione, per ampliare ed approfondire ulte­riormente la conoscenza della Beata Vergine Maria, come appare alla luce della Parola di Dio e come emerge dall'interpretazione del Magistero della Chie­sa.

 

Parte Prima

PRINCIPALI VERITA’ SU MARIA SS.ma SECONDO LA BIBBIA E IL MAGISTERO DELLA CHIESA

(Cap. 8 della Lumen Gentium; "Marialis Cultus" di Paolo VI; Catechismo della Chiesa Cattolica)

Sigle:

LG= Lumen Gentium (La Chiesa)

MC= Marialis Cultus di Paolo VI (2/2/74)

CCC= Catechismo della Chiesa Cattolica

 

PASSI BIBLICI SULLA VERITÀ

Cap. 1 Maternità divina

D. Sal 89,2; 1 Tm 1,17; 2,5.

R Mt 1,18-25 (cfr. Mt 2,11.14; Mc 3,32; Lc 2,33­34.48.51;

Gv2,l;19,25;At 1,14);Lc 1,26-38.41-43;Gv2,1­11.13.22

(cfr. 2Sam 16,10);19,26; Concilio di Efeso: 11/10/ 431.

 

Cap. 2. Verginità perpetua

D. Mt 13,55; Mc 3,32; 6,3.

R Mt 1,18-19.20.21-25; Lc 1,26-33.34.35-38; Is 7,14;

CCC,497-498; Simbolo Apostolico;

Simbolo Niceno-Costantinopolitano: Leone Magno; Pelagio 1;

Conc.Costant.II,553; Conc.Lateran,649; Conc. di Toledo XVI; Pio IV;

LG, 57,52; CCC,499; Mt 1,18; 10,2-4; 27,55-56; 28,1; Mc 15,40;

Gv 19,25-27; Gc 1,1; Gd l; CCC,500; Gn 12,5; 13,8; 14,16;

1 Cor 15,6; CCC,502; Gv 1,13; 2Cor 11,2; Rm 8,29; CCC,505; LG,63; CCCr,50l; Le 2,51-52; Mt2,14-15.

 

Cap. 3 Immacolata Concezione

LG,56; Le 1,28.30;

Pio IX: 8 dicembre 1854: proclamaz. domma ("Ineffabilis Deus");

LG, 53; Ef 1,3.4; I Padri della Tradizione orientale; CCC,490-493; Gn 3,15; Ap 12,10-11.17;

S. Francesco a Rovigo; S. Antonio; S. Bonaventura, 1263;

Duns Scoto a Parigi, 1305; Sisto IV, 1477;

27 novembre 1830: S. CaterinaLabouré e medaglina; 20 gennaio 1842, a Roma, conversione di A.M Ratisbonne;

11 febbraio e 25 marzo 1858: apparizione a Lourdes e proclamazione da parte della Madonna;

S. Massimiliano M. Kolbe: M.I 16 ottobre 1917.

 

Cap. 4 Assunzione di Maria SS.ma al Cielo

Pio XII: 1 novembre 1950:

domma "Munificentissimus Deus"; Gn 3,15.19; Lc 2,34-35;

Gv 19,25-27; LG,57,58,69,59,62; CCC,964-966; Ap 12,6.14.17; CCC,969.

 

Cap. 5 Grandezza, Santità, Bontà, Virtù e Missione di Maria SS.ma

Lc 1,35.38.42-55.15; Mt 11,11; Lc 1,68; Ap 1,1; Lc 1,28.30; Prv 9,1; Lc 1,35; Ap 12,10.17; Prv 8,1-9,6; Sir 24; CCC,721,725; Gv 19,25-27; CCC,726; At 1,14; Gv 2,1-1 l; CCC,144;

Lc 2,19.48-50.51; 8,19-21; 11,27-28;

Mt 12,46-50; Mc 3,31-35; Lc 1,45.37.38; Rm 1,5; LG,56; CCC,494;

Lc 1,48; 14,11; 18,14; Lc 1,50; 2,35; Dives in Misericordia 9; Gn 3,15;1 Pt 5,8; Ap 12,1-17; 19,11-16; Gv 19,25-27; 1 Tm 2,5; LG,61-62.60; CCC,969-970.

 

Capitolo Primo

LA MATERNITA DIVINA DI MARIA SS.ma

Prima di esaminare i passi biblici che riguardano la maternità di Maria SS.ma, ci sembra opportuno chia­rire alcuni dubbi che potrebbero sorgere.

Leggendo il salmo 89,2 troviamo la seguente espres­sione: "Da sempre e per sempre tu sei, Dio ".

Al riguardo ci si potrebbe domandare: "Se Dio è da sempre e per sempre, come può essere generato nel tempo e per giunta da una creatura?"

Gesù è vero Dio e vero uomo. La generazione nel tempo riguarda la sua umanità e non la sua Divinità.

Poiché le due nature sono ipostaticamente unite nel­l'unica e medesima Persona del Verbo, la Madonna avendo dato alla luce Gesù, è Madre dell'unico essere completo, composto delle due nature ben distinte.

Una seconda obiezione può nascere dopo aver letto, il cap. l v.17 della prima lettera a Timoteo: "Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile ed unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen".

Allora: se l'onore e la gloria sono dovuti all'unico Dio, perché dare tanta importanza ad una semplice creatura corruttibile?

Perchè Dio stesso ha dato onore a Lei, costi­tuendola Madre del Suo Figlio.

La terza osservazione riguarda la medesima lettera a Timoteo, cap. 2,5, dove si legge: "Uno solo, infatti, è Dio ed uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù ".

Perché rivolgersi ad una creatura come mediatrice quando c'è Gesù stesso che fa da mediatore presso il Padre? La Madonna non toglie l'onore dovuto a Gesù quale mediatore. Ella è mediatrice presso il Mediatore, come è confermato dal miracolo di Cana (cfr. Gv 2,1-11).

 

Ed ora veniamo alla trattazione del domma della Maternità divina della Madonna proclamato dalla Santa Madre Chiesa nel Concilio di Efeso (terzo ecumenico, 11 ottobre 431).

 

Iniziamo esaminando alcuni passi biblici.

Mt 1,18-25: "Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo. Maria Sua madre... "

Maria SS.ma viene chiamata in questo versetto Madre di Gesù.

Non possiamo certo affermare che Maria SS.ma ha partorito la Divinità, però rimane il fatto che Gesù è suo vero figlio, frutto delle sue viscere.

Poiché Gesù è vero Dio e vero uomo, sua Madre, Maria SS.ma, è madre sia della natura umana che della natura divina di Gesù.

Se l'essere generato è unico perché unica è la persona, di conseguenza è unica anche la madre che gli ha dato vita.

Il Verbo di Dio rimane il figlio naturale di Dio; ma, nel momento stesso in cui assume la carne umana e viene chiamato Gesù, diventa anche figlio di Maria SS.ma.

E' inutile obiettare, a questo proposito, che ogni madre tutt'al più dà nutrimento alla carne del figlio; . possiamo, invece, con certezza asserire che, se alla madre appartiene il corpo umano del figlio, a lei appartengono, secondo il principio di attribuzione, anche le parti spirituali e soprannaturali del figlio stesso. Riprendiamo il versetto 18 del capitolo primo di S. Matteo: "Maria, essendo promessa sposa di Giu­seppe...".

E' doveroso, prima di continuare, fare una precisa­zione.

Gli Ebrei consideravano quello che noi chiamiamo fidanzamento un autentico matrimonio, anche se gli sposi andavano a vivere assieme solo dopo un anno di vita trascorsa nelle rispettive abitazioni. Questo av­venne anche per Maria SS.ma e per S.Giuseppe.

v.18 "... prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo".

v.19 "Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto ".

v.20 "Mentre però stava pensando a queste cose, ecco gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo ".

v.21 "Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: Egli, infatti, salverà il Suo popolo dai suoi peccati ".

v.22 "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: "

v.23 "Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi! (Is 7,14)".

vv.24-25 "Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio che egli chiamò Gesù".

In questo brano evangelico riscontriamo al v.21 l'annuncio dell'evento da parte dell'angelo del Si­gnore: "Essa (Maria) partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù..." ed al v.25 la conferma di tale annuncio: "la quale (Maria) partorì un figlio che egli (Giuseppe) chiamò Gesù".

Nei due versetti viene attestata la maternità divina di Maria SS.ma, in quanto partorisce Gesù, vero Dio e vero uomo.

 

Prendiamo, ora, in considerazione un brano del vangelo di S.Luca.

Lc 1,26-38. 41-43

v.26 "Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu man­dato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret ".

v.27 "ad una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La Vergine si chiamava Maria".

v.28 "Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te".

v.29 "A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto ". v.30 "L'Angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio".

v.31 "Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù".

v.32 "Sarà grande e chiamato figlio dell'Altissi­mo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre".

v.33 "e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

v.34 "allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo ".

v.35 "Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dun­que santo e chiamato Figlio di Dio".

In questo brano si legge chiaramente che l'arcange­lo Gabriele annunzia a Maria SS.ma che (v.31) con­cepirà e darà alla luce un figlio che chiamerà Gesù e (v.32) sarà chiamato Figlio dell'Altissimo.

Al v.35 viene precisato che il nascituro sarà lo stesso Figlio di Dio e ciò avverrà per opera dello Spirito Santo.

Come conferma, viene fatta conoscere una circo­stanza concreta: la sua parente Elisabetta, seppur anziana, ha concepito un figlio.

v.36 "Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile":

v.37 "nulla è impossibile a Dio".

v.38 "Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ".'E l'angelo parti da lei".

Appena Maria SS.ma ebbe la garanzia che non sarebbe stata compromessa la sua verginità, accettò di essere Madre del Figlio di Dio e (v.39)"...si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda ", dove dimoravano i suoi parenti Eli­sabetta e Zaccaria.

v.40 "Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta ".

v.41 "Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo v.42 ed esclamò agran voce: "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! v.43 A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?"

In questa acclamazione solenne Maria SS.ma vie­ne riconosciuta Madre del Signore e, come tale, riceve il primo atto ufficiale di venerazione da parte di una sua parente, illuminata e sollecitata dallo Spirito Santo.

La maternità divina di Maria SS.ma risalta molto bene nell'episodio delle nozze di Cana, dove Ella esercita in forma piena il suo ruolo di mamma (cfr. Gv 2,1-11).

v.1 "Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù"". Maria SS.ma viene esplicitamente chiamata la madre di Gesù.

v.2 "Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli ".

v.3 "Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino ".

v.4 "E Gesù rispose: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora".

Questa espressione potrebbe sembrare irriverente verso sua madre, se non fosse chiarita nella seconda parte dello stesso versetto: "Non è ancora giunta la mia ora". Questa "ora" inizierà ufficialmente quan­do Gesù entrerà nel tempio di Gerusalemme, come padrone di casa e, con una sferza di cordicelle, caccerà fuori dal tempio buoi, pecore, venditori di colombe e ,ambiavalute (cfr. Gv 2,13-22), e si concluderà quando entrerà solennemente in Gerusalemme nella domenica delle palme.

Maria SS.ma riuscì ad anticipare i piani misericor­diosi di suo figlio Gesù, cioè i miracoli, per far sì che nessuno si rattristasse in un momento di gioia quale era un banchetto nuziale; ed è in questa occasione che risalta la sua potenza di madre sul cuore del figlio.

Perché Gesù dice a Maria SS.ma: "Che ho da fare con te, o donna? ".

Questa è un' espressione tanto semplice quanto decisa che significa:

"Non ti intromettere in questa questione". Un simile modo di dire viene usato da Davide (cfr.2Sam 16,10) nei confronti di un suo parente stretto, Abisai, figlio di sua sorella Zeruia, uno dei primi generali del suo esercito, il quale voleva uccidere Simei, che, tirando pietre e polvere, insultava il medesimo re Davide. D'altra parte se l'espressione di Gesù fosse stata negativa o irriverente, Maria non avrebbe detto subito ai servi:

v.5 "Fate quello che egli vi dirà".

Dobbiamo rilevare anche come Gesù abbia ubbi­dito senza alcuna esitazione, proprio perché aveva un profondo rispetto ed una grande sottomissione nei confronti di sua madre.

Così l'acqua divenne vino ed i commensali, iniziando dagli sposi, furono tranquillizzati e molto rallegrati. Infine bisogna mettere in evidenza che Maria SS.ma, compiuta la sua azione misericordiosa di mediatrice da vera madre scompare per far posto esclusivamente e totalmente a Gesù.

v.11 "Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria ed i suoi discepoli credettero in lui".

In questa maniera Maria S S.ma ottiene tre risultati:: fa concludere nella gioia il banchetto nuziale, fa risal­tare la gloria del figlio Gesù e, infine, fa confermare nella stima e nel credo i discepoli.

 

Capitolo Secondo

LA VERGINITÀ PERPETUA DI MARIA SANTISSIMA

Vogliamo ora dimostrare che Maria SS.ma fu sempre vergine, ossia che lo fu prima, durante e dopo il parto di Gesù N. Signore.

"Fin dalle prime formulazioni della fede (simbolo apostolico e simbolo niceno-costantinopolitano), la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo" (CCC,496).

I racconti evangelici (cfr. Mt 1,18-25; Lc 1,26-38) considerano la concezione verginale di Gesù un'ope­ra divina che supera ogni comprensione ed ogni possi­bilità umana (cfr. Lc 1,34).

"Quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo ", precisa l'angelo a Giuseppe parlando di Maria sua sposa (Mt 1,20).

La Chiesa vede in ciò il compimento della promessa fatta per bocca del profeta Isaia: "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio" (Is 7,14) - (CCC,497).

"Il silenzio del Vangelo secondo San Marco e delle Lettere del Nuovo Testamento sul concepimento di Maria è stato talvolta causa di perplessità.

Ci si è potuto anche chiedere se non si trattasse di leggende o di elaborazioni teologiche senza pretese di storicità. A ciò si deve rispondere: La fede nel conce­pimento verginale di Gesù ha incontrato vivace opposi­zione, sarcasmi e incomprensione da parte dei non­credenti, giudei e pagani: essa non trovava motivo nella mitologia pagana e né in qualche adattamento alle idee del tempo.

A queste prime opposizioni risposero S. Giustino con il "Dialogus cum Tryphone Judaeo" ed Origene con il "Contra Celsum".

Il senso di questo straordinario avvenimento, il concepimento verginale di Gesù, è accessibile solo alla fede, la quale lo vede in quel "nesso che lega tra loro i vari misteri" (cfr. Conc. Vaticano 1), nell'insie­me dei Misteri di Cristo, dalla sua Incarnazione alla sua Pasqua" (CCC,498).

L'approfondimento della fede nella maternità verginale ha condotto la Chiesa a confessare la verginità reale e perpetua di Maria SS.ma (cfr. Conc. Costantinopolitano 11, a. 553; S. Leone M., lettera "Lectis dilectionis tuae"; Pelagio 1, lettera "Humani generis"; Cone. Lateranense, a. 649; Cone. di Toledo XVI; Pio IV, Costit. "Cum quorundam hominum").

La nascita di N. Signore Gesù Cristo "non ha diminuito la sua verginale integrità, ma l'ha consacra­ta" (LG,57).

La Liturgia della Chiesa celebra Maria SS.ma come la "sempre Vergine" (LG,52; CCC,499).

A ciò talvolta si obietta che la S. Scrittura parla di fratelli e sorelle di Gesù, come se fossero figli di Maria SS.ma.

Presentando Maria come madre di altri figli, si vorreb­be sminuire la sua verginità fino a mettere in dubbio il concepimento verginale di Gesù.

Chiarificatori, a tale proposito, sono alcuni passi evangelici: Mt 13,55; Mc 3,32; 6,3.

E' doveroso precisare che, in tutto il S. Vangelo, Maria SS.ma viene chiamata soltanto madre di Gesù (cfr. Mt 1,18,; 2,11.14; Mc 3,32; Lc 2,33-34.48.51; Gv 2,1;19,25) e non di altri figli e che nessuno la chiama come madre o Gesù come fratello.

Iniziamo ora ad esaminare i vari passi che ci danno una precisarisposta sulla perpetua verginità di Maria.

Nel vangelo di S.Matteo al cap. 10 dal v.2 al v.4 vengono elencati i nomi dei dodici Apostoli: "... Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolo­meo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l 'Iscariota, che poi lo tradì".

Notiamo che nell'elenco figurano due dei quattro presunti fratelli di Gesù: Giacomo e Simone; gli altri sarebbero Giuseppe e Giuda (cfr. Mt 13,55).

Il primo non è certo il Giacomo fratello di Giovanni l'evangelista, in quanto questi ultimi sono figli di Zebedeo (cfr.Mt4,21).

Giacomo, che Matteo cita al cap. 13,55, è chiamato di Alfeo, quindi chiaramente non è figlio di Zebedeo e tanto meno di Giuseppe.

E adesso consideriamo un altro passo, Mt 27,55-56: "C'erano anche là molte donne, che stavano ad osservare da lontano: esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro: Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo ".

Questo passo viene confermato da quello parallelo: Mc 15,40.

Confrontando questi due vangeli sinottici, si distin­guono tre donne: Maria di Magdala, Maria la madre di Giacomo il Minore (il Maggiore è il fratello di Giovanni l'evangelista) e di Giuseppe e infine Salome, che non è altro che la Maria, madre dei figli di Zebedeo.

Qui si tratta di personaggi ben noti e di madri ben determinate e distinte dalla Madre di Gesù, la quale si trova anch'essa ai piedi della croce (cfr. Gv 19,25).

Come ben notiamo Giacomo e Giuseppe, chia­mati "fratelli di Gesù" (Mt 13,55) sono i figli di una Maria discepola di Gesù ( cfr. Mt 27,56) la quale è designata in modo significativo come "l'altra Maria" (Mt 28,1).

In più va tenuto ben presente che, ai piedi della croce, in un momento tanto delicato ed importante quale è l'ora della morte, Gesù sente il dovere di affidare sua Madre a Giovanni (cfr. Gv 19,25-27). Se Maria SS.ma avesse avuto altri figli, non sarebbe stato necessario affidarla ad un estraneo, di cui, fra l'altro, si conoscevano il padre e la madre.

Fin qui abbiamo dimostrato che almeno Giacomo (il Minore) e Giuseppe risultano figli non della Beata Vergine, ma di un'altra Maria.

Simone, certamente fratello di questi due, al v.4 del cap. 10 di S. Matteo viene chiamato il Cananeo, quindi è di Cana, non di Nazaret; può essere, pertanto, fratello-­cugino di Gesù, in quanto vediamo questi e sua madre invitati come parenti al banchetto nuziale di Cana (cfr. Gv 2,1-I1).

Consideriamo ora l'ultimo dei quattro: Giuda. Nella lettera di S. Giuda, costui si presenta come servo di Gesù e fratello di Giacomo (cfr. Gd, 1). Ed anche Giacomo, a sua volta, si dichiara non fratello, ma servo del Signore Gesù Cristo (cfr. Gc 1,1).

Dai passi citati si può affermare che i quattro presunti fratelli di Gesù sono figli di un'altra ben nota Maria (cfr. CCC,500).

Si tratta dunque di parenti prossimi di Gesù, secon­do un'espressione non inusitata nell'Antico Testa­mento.

Ad esempio Abramo e Lot, figlio di suo fratello, pur essendo rispettivamente zio e nipote (cfr. Gn 12,5), vengono chiamati alle volte fratelli (cfr. Gn 13,8) ed altre volte parenti (cfr. Gn 14,16).

In più nella Bibbia si denominano fratelli anche gli stessi discepoli di Gesù (cfr. 1 Cor 15,6).

Quanto finora esposto può essere sufficiente per dimostrare la perpetua Verginità di Maria SS.ma, in particolare dopo il parto di Gesù.

Teniamo ben presente, però, che il passo più con­vincente è quello già citato: Lc 1,34

"Come è possibile? Non conosco uomo". Eppure lei è già sposata a S. Giuseppe e quanto prima dovranno coabitare! Ciònonostante, in maniera catego­rica, ribadisce la sua volontà di "non conoscere uomo".

Ed ora domandiamoci quali siano "le ragioni miste­riose per le quali Dio, nel suo progetto salvifico, ha voluto che suo Figlio nascesse da una Vergine.

Queste ragioni riguardano tanto la Persona e la missione redentrice di Cristo, quanto l'accettazione da parte di Maria in favore di tutti gli uomini" (CCC,502).

Gesù, il nuovo Adamo, inaugura con il suo conce­pimento verginale la nuova nascita dei figli di ado­zione nello Spirito Santo per la fede. "Come è possibile?" (Lc 1,34). La partecipazione alla vita divina non proviene "da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio" (Gv 1,13). L'acco­glienza di questa vita è verginale, perché è interamente donata all'uomo dallo Spirito.

Il senso sponsale della vocazione umana in rap­porto con Dio (cfr. 2 Cor 11,2) si compie perfetta­mente nella maternità verginale di Maria" (CCC, 505).

Maria è così ad un tempo vergine e madre, quale figura e realizzazione più perfetta della Chiesa (cfr. LG, 63).

"La maternità spirituale di Maria si estende a tutti gli uomini che Egli, Gesù, è venuto a salvare: "Ella, infatti, ha dato alla luce un Figlio, che Dio ha fatto "il primogenito di una moltitudine di fratelli" (Rm 8,29), cioè di fedeli, e alla cui nascita e formazione ella coopera con amor di madre (cfr. LG,63)" (CCC,501).

Ed infine ci domandiamo: "Se dunque Maria SS.ma doveva essere e rimanere sempre Vergine, perché le fu dato come sposo S. Giuseppe?"

Anzitutto per tutelare la dignità della Madre e del Figlio, in modo che non fosse screditata la stessa missione salvifica del Cristo; poi per dare a Gesù una posizione civile ed una collocazione familiare ben chiare e determinate; infine, per assicurare a Lui una guida stabile e responsabile (cfr. Lc 2,51-52), difesa e protezione (cfr. Mt 2,14-15), ed una cura paterna.

 

Capitolo terzo

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Maria per essere la Madre del Salvatore, "da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande carica" (LG,56).

L'arcangelo Gabriele, al momento dell'Annuncia­zione, la saluta come "piena di grazia" (Lc 1,28). L'espressione viene spiegata dallo stesso Angelo: "...per­ché hai trovato grazia (ossia benevolenza ed amicizia) presso Dio " (Lc 1,30).

Nel corso dei secoli, la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata di grazia da Dio, era stata reden­ta fin dal suo concepimento.

E' quanto afferma il domma dell'Immacolata Concezione, proclamato dal Papa Pio IX l' 8 dicembre 1854: "La beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata da ogni macchia del peccato originale" (Bolla "Ineffabilis Deus").

Questi "splendori di una santità del tutto singola­re", di cui Maria è "adornata fin dal primo istante della sua concezione", le vengono interamente da Cristo: ella è "redenta in modo così sublime, in vista dei meriti del Figlio suo" (LG,53).

Il Padre l'ha "benedetta con ogni benedizione spiri­tuale nei cieli, in Cristo" (Ef 1,3).

In lui l'ha scelta, "prima della creazione del mon­do, per essere santa ed immacolata al suo cospetto, nella carità" (Ef 1,4).

I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio "la Tutta Santa" ("Panaghia"), la onorano come "immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura" (LG,56).

Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza (cfr. CCC,490-493).

L'Immacolato Concepimento di Maria SS.ma trova il suo fondamento biblico nel famoso versetto della Ge­nesi, cap.3,15:

"Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno".

Questo passo è chiamato anche protovangelo, in quanto preannunzia il grande trionfo del Cristo, unitamen­te a Maria SS.ma ed a tutti i devoti fedeli che a loro si affidano (cfr. Ap 12,10-11.17).

Il passo citato, Gn 3,15, asserisce categoricamente che la Madonna è stata ed è sempre nemica del demonio, anzi sua debellatrice.

Quando si dice che una persona è da sempre nemica di un'altra, significa che non c'è stato mai tra loro nemmeno un momento d'intesa e tanto meno di amici­zia; in questo caso essere amici del demonio significa aver ceduto, almeno una volta, al peccato.

Nella Vergine SS.ma, invece, sin dal suo concepi­mento, che per questo è chiamato Immacolato, non c'è stato nemmeno un istante di permanenza nel peccato; per tal motivo la Sacra Scrittura la definisce come sempre nemica, anzi la debellatrice del demonio.

E la conferma, di questo stato di grazia o di pienezza di amicizia con il Signore, viene data dal­l'arcangelo Gabriele quando, entrando nella casa di Nazaret, la salutò nel giorno dell'Annunciazione (cfr. Lc 1,28.30).

Cerchiamo ora di seguire l'iter storico che ha portato al riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa dell'Im­macolata Concezione di Maria SS.ma e alla conseguente proclamazione del domma.

Qualche secolo prima, a Rovigo, il Santo Padre Francesco, alla presenza di una gran folla di fedeli, aveva onorato e glorificato l'Immacolata Concezione di Maria, e nella stessa città, aveva raccolto le offerte necessarie per la costruzione di una chiesa dedicata alla Vergine, in cui erigere un altare proprio all'Im­macolata Concezione.

S.Antonio, uno dei primi figli del serafico Padre S. Francesco, nelle sue prediche, chiamava Maria SS.ma con il dolce nome di "Vergine Immacolata".

Dopo 40 anni, nel Capitolo Generale di Pisa (1263), San Bonaventura aveva ordinato a tutti i figli del Padre S. Francesco, a tutti i conventi e a tutte le Provincie, di celebrare la festa dell'Immacolata Concezione di Maria SS.ma.

Ma saranno il Beato Duns Scoto e la scuola francescana a difendere il privilegio dell'Immaco­lata Concezione. Questo successe nell'anno 1305, a Parigi, nella famosa università della Sorbona, dove venne indetta dal Papa, alla presenza dei suoi legati, una disputa generale fra i sostenitori di questo privilegio ed i suoi oppositori.

170 anni più tardi ebbe luogo un'altra disputa in Vaticano, alla presenza del Papa Sisto IV, il quale, due anni dopo e precisamente il 27 febbraio 1477, confer­mava l'ufficio e la Messa dell'Immacolata Concezio­ne.

Il 27 novembre del 1830 la Vergine Santissima si manifestò a Parigi, in rue du Bac, ad una novizia delle Figlie della Carità, S. Caterina Labouré, e le ordinò di far coniare una medaglia con l'immagine dell'Im­macolata, con su incisa la scritta "O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te".

Il 20 gennaio 1842, a Roma, nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, dinanzi all'altare di S. Michele Arcangelo, l'Immacolata apparve ad un ebreo ateo, Alfonso M. Ratisbonne, che aveva accettato di portare al collo la stessa medaglina e che si era impegnato di recitare ogni giorno il "Memorare", e lo convertì total­mente.

L' 8 dicembre del 1854 viene proclamato il domma dell'Immacolata Concezione di Maria dal Papa Pio IX.

L' 11 febbraio 1858 a Lourdes, presso la grotta di Massabielle, appariva a S. Bernardetta Soubirous, ed il 25 marzo dello stesso anno, di fronte alle insistenti richieste della veggente, che la pregava di rivelare chi fosse, si dichiarava: "Io sono l'Immaco­lata Concezione".

Ci fu quindi un'esplicita conferma anche dal Cielo, accompagnata da un'abbondanza di grazie dispensate ai numerosi pellegrini che ancor oggi accorrono in quel luogo per implorarla.

S.Massimiliano Maria Kolbe, (1894-1941), fran­cescano conventuale, darà un forte incremento alla conoscenza e all'esaltazione dell'Immacolata Conce­zione, soprattutto con la fondazione della "Milizia di Maria Immacolata", 16 ottobre 1917.

Le apparizioni di Lourdes, come anche la conver­sione di Alfonso di Ratisbonne, influirono molto sulla vita del Santo, tanto che volle celebrare la sua prima Messa sull'altare delle apparizioni, a S. Andrea delle Fratte, il 29 aprile 1918.

 

Capitolo quarto

ASSUNZIONE DI MARIA SANTISSIMA IN CIELO

L'Assunzione di Maria SS.ma in Cielo è un domma, definito da parte del Papa Pio XII, il 1 novembre 1950.

Il fondamento teologico di tale verità si trova nel passo biblico: Gn 3,15.

Il Signore, dopo il peccato dei nostri progenitori, così decreta, rivolgendosi all'uomo: "...finché tor­nerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei ed in polvere ritornerai (ossia il tuo corpo si decomporrà)" (Gn 3,19), stabilendo così la corruzione del corpo come prima conseguenza del peccato originale.

La Vergine, perciò, essendo stata preservata da tale peccato, pur morendo (come Gesù) non subì la decomposizione, ma fu assunta in Cielo in anima e corpo; e non poteva che essere così, perché fu unita in tutto alla vita di Gesù, in particolare alla sua Passio­ne (cfr. Lc 2,34-35; Gv 19,25-27).

"Il ruolo di Maria verso la Chiesa è inseparabile dalla sua unione a Cristo e da essa direttamente deriva. Que­sta unione della Madre con il Figlio nell'opera della Redenzione si manifesta dal momento della conce­zione verginale di Cristo fino alla morte di lui" (LG,57; CCC,964).

"La Beata Vergine avanzò nel cammino della fede e conservò fedelmente la sua unione con il Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente con il suo figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Cristo Gesù morente in croce, fu data come madre al discepolo con queste parole: "Donna, ecco il tuo figlio" (Gv 19,26) (cfr. LG,58).

"Dopo l'Assunzione del suo Figlio, Maria "con le sue preghiere aiutò le primizie della Chiesa" (LG,69). Riunita con gli Apostoli ed alcune donne, "anche Maria implorava con le sue preghiere il dono dello Spirito Santo, che l'aveva già presa sotto la sua ombra nell'Annunciazione" (LG,59) (CCC,965).

"Infine, l'Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria con il suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell'universo, perché fosse più piena­mente conforme al figlio suo, il Signore dei signori, il vincitore del peccato e della morte" (LG,59).

L'Assunzione della Santa Vergine è una singola­re partecipazione alla Risurrezione di suo Figlio ed un'anticipazione della risurrezione degli altri cri­stiani" (CCC,966).

Dal Cielo la Madonna non cessa di assistere, guidare ed aiutare tutti i suoi figli devoti (cfr. Ap 12,6.14.17).

"Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza sosta, dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'Annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Infatti, assunta in Cielo, Ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna... Per questo, la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice" (LG,62) (CCC,969).

 

Capitolo quinto

GRANDEZZA, SANTITÀ, BONTÀ, VIRTÙ e MISSIONE DI MARIA SANTISSIMA

Grandezza di Maria SS.ma

La grandezza di Maria SS.ma deriva dalla sua Maternità divina (cfr. Lc 1,35.38).

Cerchiamo di approfondire il capitolo primo del Vangelo di S.Luca, dal v.39: "In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce "Benedetta tu fra le donne e benedetta il frutto del tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.

E beata colei che ha creduto nell' adempimento delle parole del Signore".

Diamo spiegazione del brano riportato, cominciando dal v.41: "Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo".

v.44 "Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambi­no ha esultato di gioia nel mio grembo ".

In questi due versetti risalta chiaramente che la Madonna è portatrice di grazia e di gioia. Infatti Gesù, che la Madonna portava nel seno, comunicò la grazia, la santità al figlio di Elisabetta, a Giovanni Battista, che fu pieno di Spirito Santo ( cfr. Lc 1,15). Questi doni si riversarono anche sulla madre Elisabet­ta e fu anche lei piena dello stesso Spirito.

Questo primo miracolo di Gesù nell'ordine dello spirito, sarà riconosciuto solennemente da Gesù stesso: "In verità, in verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista" (Mt 11,11).

La Madonna non è Dio, ma è portatrice di Dio e, insieme a Lui, porta la grazia, la santità e la gioia nello Spirito Santo. La "Visitazione" di Maria ad Elisabetta diventa così "visita" di Dio al suo popolo (cfr. Lc 1,68).

Anche noi, pertanto, possiamo affermare con cer­tezza che Maria SS.ma, pur non essendo la causa principale, è la causa strumentale e secondaria della nostra santità e, di conseguenza, della nostra gioia e per questo potremmo definirla quasi un sacra­mento di santità.

Veramente la SS.ma Vergine è una creatura sin­golare, eccezionale, come la vede in Dio e la saluta la sua parente Elisabetta (cfr. Lc 1,42) ed è un "segno grandioso" come è chiamata nell'Apocalisse (Ap 12,1).

E proprio Maria SS.ma, ce ne dà conferma quando dichiara: "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipoten­te" (Lc 1,49).

 

Santità di Maria SS.ma

La santità di Maria SS.ma deriva dalla sua stret­ta unione con lo Spirito Santo.

L'arcangelo Gabriele ce ne dà la motivazione nel suo ripetuto annuncio:

"Ti saluto, piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28).

La Madonna è piena di grazia, perché è tutta unita al Signore.

E difatti l'angelo per confortarla le dice: "Non teme­re, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio " (Lc 1,30).

Trovare grazia vuol dire essere nella stima e nell'ami­cizia di una persona; la Madonna ebbe un'amicizia tutta particolare da parte di Dio, infatti nei Proverbi, al cap. 9,1, è detto: "La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne ".

La Sapienza sostanziale del Padre, il Verbo, prima d'incarnarsi, si è già costruita una casa, fondata su sette colonne intagliate (i sette doni dello Spirito Santo) segno di perfezione e questa casa è Maria Santissima.

Lo Spirito Santo, unito strettamente a Maria fin dal suo concepimento, scende su di lei e l'adombra, perché da lei venga generato il "Santo" per eccellen­za e per essenza, Gesù, e per dare inizio, con una azione congiunta tra lei e lo Spirito Santo, alla rinascita nella santità di tutti i suoi figli a lei devoti ed affidati (cfr. Lc 1,35; Ap 12,10.17).

Ben intagliata e lavorata dallo Spirito Santo, "...il Padre trova la Dimora, dove il suo Figlio e il suo Spirito possono abitare tra gli uomini.

In questo senso la Tradizione della Chiesa ha spesso letto, riferendoli a Maria, i più bei testi sulla Sapienza (cfr. Prv 8,1-9,6; Sir 24); Maria è cantata e rappresentata nella Liturgia come "Sede della Sapienza" (cfr. CCC, 721).

Lo Spirito Santo, che ha preparato Maria con la sua grazia, realizza in lei il disegno misericordioso del Padre: concepire e dare alla luce il Figlio di Dio.

"E, per mezzo di Maria, lo Spirito Santo comin­cia a mettere gli uomini in comunione con Cristo" (CCC,725).

"Al termine di questa missione dello Spirito, Maria diventa la "Donna", nuova Eva, "Madre dei viven­ti", Madre del "Cristo totale" (cfr. Gv 19,25-27).

In quanto tale, ella è presente con i Dodici, "assidui e concordi nella preghiera" (At 1,14), all'alba degli "ultimi tempi", che lo Spirito inaugura il mattino di Pentecoste manifestando la Chiesa" (CCC,726).

 

Bontà di Maria SS.ma

La bontà di Maria SS.ma è racchiusa nel titolo e nella sua missione di Madre, confermata ufficial­mente da Gesù nella sua sapientissima dichiarazione testamentaria dal trono della Croce (cfr. Gv 19,25-27) e già pienamente attiva in quei nove giorni di incuba­zione nel Cenacolo, quando invoca, assieme agli Apo­stoli, lo Spirito Santo per la nascita e lo slancio della prima comunità cristiana (cfr. At 1,14).

Ma la Vergine Santissima ha un cuore di madre, tenero, attento e premuroso anche nelle cose di poco conto. Infatti, dire madre significa delicatezza, attenzione sollecita, completezza.

Ce lo dimostra chiaramente l'episodio delle nozze di Cana, come ci viene riportato in Gv 2,1-11: "Tre giorni dopo ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la Madre di Gesù".

Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino", e Gesù rispose: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora! ".

Sua Madre disse ai servi: "Fate quello che egli vi dirà ".

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le giare" e le riempirono fino all'orlo ".

Disse loro di nuovo: "Ora attingete e portatene al maestro di tavola ". Ed essi gliene portarono. E, come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il ma­estro di tavola, che non sapeva di dove veniva (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chia­mò lo sposo e gli disse: "Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono ".

Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui ".

 

Virtù di Maria SS.ma

Le virtù di Maria S S.ma che maggiormente risalta­no dalla Bibbia sono:

 

La fede

"Obbedire ("ob-audire) nella fede è sottomet­tersi liberamente alla Parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la Verità stessa.

Il modello di questa obbedienza propostoci dalla Sacra Scrittura è Abramo.

La Vergine Maria ne è la realizzazione più perfetta ed il supremo modello" (CCC,144).

La sua fede non solo non vacillò mai, ma fu addirittura eroica, perché ella accettò con umiltà e amore filiale la Parola e la Volontà di Dio, ponendosi in silenziosa meditazione davanti ad ogni evento della giornata (cfr. Le 2,19.48-50.51) e trovando così pace e serenità anche nelle difficoltà e nei contrasti che dovette sostenere.

Di tutto questo è lo stesso Gesù a dare conferma (cfr. Lc 8,19-21; 11,27-28; Mt 12,46-50; Mc 3,31­35).

Anche la sua parente Elisabetta la saluta come donna di fede: "Beata colei che ha creduto nel­l'adempimento delle parole del Signore!" (Lc 1,45).

E, difatti,"... all'annunzio dell'Angelo, "Maria ha risposto con "l'obbedienza della fede" (Rm 1,5), certa che "nulla è impossibile a Dio" (Lc 1,37): "Io sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38).

Così, dando il proprio assenso alla Parola di Dio, "Maria è diventata Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo la volontà divina di salvezza, si è offerta totalmente... alla persona e all'opera del Figlio suo, mettendosi a servizio del Mistero della Redenzione, sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente" (LG,56; CCC,494).

 

L'umiltà

"Perché ha guardato l'umiltà della sua serva" (Lc 1,48). Egli mi ha guardata, mi ha fissata e penetrata; Egli si è soffermato su di me in un modo tutto partico­lare.

Perché? Che cosa ha trovato in Lei il Signore? Il riconoscimento dei propri limiti, del proprio niente con una completa miseria e una totale bassezza. In tal modo ella ha dato piena libertà al Signore di scendere e di operare in lei, riempiendola di ogni grazia. E difatti Maria stessa dice: "Grandi cose ha fatto in me l'Onni­potente" (Lc 1,49)

Maria, pur essendo riconosciuta e lodata come Madre del Signore, (cfr. Lc 1,42-43.45) e nonostante fosse consapevole che sarebbe stata proclamata beata da tutte le generazioni, (cfr. Le 1,48) non attribuisce nulla a se stessa, ma rimane nella più profonda umiltà, guarda e loda soltanto e sempre Dio.

La fede genera ed alimenta l'umiltà che è il trono dell'accoglienza di Dio e dell'esaltazione e glorifica­zione della creatura umana.

Maria SS.ma, grazie alla sua fede e alla sua umiltà, riconosce in se stessa la grandezza di Dio: "L'ani­ma mia magnifica il Signore! "; sa accettare tutto da Dio e, per questo, lo sa lodare nella pienezza della gioia interiore: "Ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore" (Lc 1,47).

Chi crede fermamente, loda ed esulta, perché vive in Dio e per Dio; questo vale soprattutto per la Santa Vergine, che è tutta orientata verso l'Altissimo con i pensieri, i sentimenti, le parole e la vita. E la conseguen­za di tanta umiltà, scaturita dalla fede, è l'esaltazione.

"D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata "(Lc 1,48). Anche Gesù ripeterà: "Chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato " (Lc 14,11; 18,14).

Poiché la Madonna è umile, Dio la esalta a tal punto che tutti, guardandola, ammirandola, la chiameranno beata, dilatando nel tempo la lode, cominciata ad Ain Karen per bocca di S. Elisabetta.

E' una legge di giustizia stabilita da Dio: chi si riconosce un nulla, esaltando Dio, viene a sua volta da Lui esaltato ed arricchito.

Lo ripetiamo: è una legge di giustizia, di verità, di buon senso: chi fissa i suoi occhi in Dio, chi attribuisce tutto a Lui, a sua volta è abbracciato, innalzato ed onorato.

La SS.ma Vergine fa, dunque, una predizione e, nello stesso tempo, una constatazione: ella vede che, nei secoli futuri, tutte le generazioni la proclameranno beata.

"E santo è il suo nome" (Lc 1,49). Che cosa vuol dire?

Questa espressione ci chiarisce che l'esaltazione di Maria non oscura certo il nome di Dio, ma che, al contrario, Egli sempre più viene riconosciuto grande e santo da tutti i popoli.

 

Maria SS.ma, Madre e Dispensatrice della Divi­na Misericordia

Se l'esaltazione e l'arricchimento sono la ricom­pensa data da Dio a Maria per la sua umiltà, quale sarà la nostra se la loderemo e la venereremo, riconoscen­do la sua grandezza, bontà e santità?

"La sua Misericordia (quella di Dio) si stende su quelli che lo temono" (Lc 1,50).

Ecco il frutto della devozione a Maria SS.ma: Chi con sincerità e devozione filiale supplica e loda Maria SS.ma, esperimenta la Misericordia Divina e la riceve in abbondanza, fmo ad incarnarla e servirla negli altri.

Maria, quindi, conoscendo più a fondo il mistero della Misericordia Divina, è stata chiamata in modo speciale ad essere il canale di trasmissione di quell'amore, che trova la più concreta espressione nei riguar­di di coloro che soffrono, dei poveri, di coloro che sono privi della propria libertà, dei non vedenti, degli oppressi e dei peccatori.

Appunto a questo amore "misericordioso" ha par­tecipato e partecipa in modo singolare ed eccezionale il cuore di colei che fu Madre del Crocifisso e del Risorto.

Tale rivelazione si fonda sul singolare tatto del suo cuore materno, sulla sua sensibilità, sulla sua particolare idoneità a raggiungere tutti coloro che accettano più facilmente l'amore misericordioso da parte di una madre (cfr. Dives in Misericordia, 9).

 

Maria SS.ma tutta e sempre nemica e grande debellatrice del demonio

Alla disubbidienza e alla caduta dei nostri progenitori fa immediatamente seguito la Misericordia Divina, incar­nata in Maria SS.ma e, per lei, trasmessa a noi tutti, misere e deboli creature. Dio infatti promette: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno " (Gn 3,15).

Questo versetto ci dice chiaramente che la Madonna è tutta e sempre nemica del demonio. Chi vuole trattare il demonio da nemico e disprezzarlo, deve rivol­gersi a Maria, imparare a vivere come lei e domandarle umilmente questa grazia.

La SS.ma Vergine non è solo nemica del demonio, ma è anche la vincitrice, perché lo sconfigge e lo mette in fuga; per questo possiamo considerare la Madonna come sacramento d'inimicizia contro il demonio e della sua totale sconfitta.

Maria ottiene la vittoria non soltanto per sé, ma anche per tutta la sua stirpe, per quelli, cioè, che hanno fiducia e si rivolgono a lei, che la supplicano, soprattutto quando sono provati dalla tentazione. E il demonio, da parte sua, non cessa di oltraggiare Maria e di farla disprezzare dai suoi seguaci; più noi ri­corriamo a Lei, più grande si fa l'inquietudine del demonio e più accanita diventa la tentazione sia interiore che esterna. Perché?

Per due motivi: anzitutto, perché il demonio, es­sendo totalmente superbo, non regge davanti al­l'umiltà profonda ed incarnata di Maria SS.ma, e poi perché vede in Lei una vera madre che si prende a cuore i figli che a Lei ricorrono; infatti, vedendoci tra le braccia di Maria SS.ma, sa già che siamo al sicuro. Ed è per questo che egli teme, si agita e ruggisce come un leone (cfr. 1 Pt 5,8) e scatena tutto il suo furore nella battaglia.

Noi, però, non dobbiamo temerlo: più il demonio si inquieta, più abbiamo la certezza di essere diventati suoi nemici e di avere ormai in mano la vittoria su di lui, con l'aiuto della Vergine Immacolata.

Tutto questo viene ben espresso e spiegato nel libro dell' Apocalisse cap. 12,1-5:

"Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle.

Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

Allora appariva un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste dieci diademi: la sua coda trascinava già un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.

Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu rapito subito verso Dio e verso il suo trono ".

Cerchiamo di conoscere chi è questo figlio, per poi scoprire anche chi è questa donna.

Il capitolo 19 dell'Apocalisse lo spiega dal v.11 al

v.16: "Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava "Fede­le " e "Verace ": egli giudica e combatte con giusti­zia.

I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all'infuori di lui. E' avvolto in un manto intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio.

Gli eserciti del Cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro.

Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti.

Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell'ira furiosa del Dio onnipotente. Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re é Signore dei signori ".

Ecco chi è il figlio di questa donna, presentata come "segno grandioso" (Ap 12,1) e preannunziata in Gn 3,15: è il Verbo di Dio, il Re dei re, il Signore dei signori. Di conseguenza, chi è questa donna singolare ed eccezionale? La Madre di Gesù.

Questa è l'interpretazione letterale data dalla stes­sa Parola di Dio, che è più autorevole dell'opinione di qualsiasi uomo, fosse pure un grande dotto.

Il demonio si adira con la donna, perché vorrebbe strapparle il figlio e sfoga la sua collera anche contro tutti coloro che Le sono devoti e pongono in Lei tutta la loro fiducia.

Ap 12,6 "La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio, perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni."

Troviamolo stesso pensiero al v.14: "Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto, verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo ".

E' il periodo che va da Gesù alla fine del mondo e, durante questo periodo, chi sarà per noi un rifugio sicuro?

La SS.ma Vergine, la sua potente protezione ed il suo nutrimento materno nel deserto, lontano dal demo­nio.

E, non appena questa donna, rifugio di sicurezza per i suoi devoti, appare, comincia la lotta.

v.7: Scoppiò, quindi, una guerra nel cielo: Miche­le e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva con i suoi angeli".

v.8 "ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo".

v.9 "Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli ".

La battaglia infuria, ma la vittoria è certa, perché con Maria c'è tutto l'esercito del Cielo, c'è tutta la potenza di Dio.

Così, si verifica quello che fu annunziato in Gn 3,15: la sconfitta piena del demonio ed il grande trionfo del Signore Iddio.

Maria Santissima è la causa strumentale ed occasio­nale di tale trionfo. Infatti, se generatore di vittoria è sempre il Sangue di Cristo - e da Esso derivano tutti i meriti, - lo strumento e l'occasione, che determinano tale vittoria e la conseguente discesa della Grazia e di ogni grazia, è sempre, però, la SS.ma Vergine Maria.

Infatti è scritto in Ap 12,10: "Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte".

vv.1 l-12 "Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio, poiché hanno disprezzato la vita fino a morire.

Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo ".

Il tempo è breve: dall'Ascensione al Cielo di Gesù sino alla fine del mondo; ma non facciamoci illusioni: il demonio non si arrende e tanto meno indietreggia; più ci stringiamo e ci affidiamo alla Madonna, più ci com­batte.

Infatti al v.13: "Or quando il drago si vide precipi­tato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio.

v.15 "Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalla sue acque ".

Quanto è profondo l'odio del demonio!

In questa espressione possiamo scoprire tutte le be­stemmie contro Maria SS.ma, tutta la lotta organizzata dalle sette religiose, come fossero dei fuochi concentrati su di lei, perché ella dà serio fastidio, confusione e sconfitta a lui ed a tutti i suoi seguaci.

v.16: "Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca".

v.17: "Allora il drago s'infuriò contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i co­mandamenti di Dio e sono in possesso della testimo­nianza di Gesù ".

Ribadiamo quindi che la lotta, come preannunziato in Gn 3,15, si volge furiosa non solo contro la Madonna, ma anche contro tutti coloro che sono a lei affezionati e legati, al fine di strapparli dalle braccia di una Madre tanto potente e misericordiosa.

 

Missione di Maria SS.ma

La missione di Maria SS.maverso di noi suoi figli, a lei affidati da Gesù in Croce, nella persona dell'apostolo Giovanni (cfr. Gv 19,25-27), è quella di attuare una maternità spirituale, congiunta ad un'azione inces­sante di mediazione presso Gesù, unico e grande Mediatore (cfr. 1 Tm 2,5).

Come Madre di Gesù, ha condiviso pienamente tutta la Sua vita e la Sua missione, cooperando in modo speciale all'opera del Salvatore, con l'obbe­dienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime (cfr. LG,61).

Inoltre, essendo stata adombrata dallo Spirito Santo fin dal suo concepimento spirituale, come ha fatto nel suo diletto Figlio, così continua a fare in noi tutti, che a lei ci affidiamo; ci plasma, cioè, secondo i lineamenti del suo Gesù, arricchendoci di grazia e di ogni grazia.

"Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'Annunciazione, e man­tenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perfetto coronamento di tutti gli eletti.

Difatti, assunta in cielo, ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice inter­cessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna...

Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, media­trice" (LG,62; CCC,969).

"La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce l'unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia" (CCC,970).

Infatti ogni salutare influsso della beata Vergine... sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende ed attinge tutta la sua effi­cacia" (LG,60).

"Nessuna creatura, infatti, può mai essere parago­nata col Verbo incarnato e Redentore; ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia coope­razione partecipata dall'unica fonte" (LG,62).

 

Parte seconda

MARIA SANTISSIMA NELLA BIBBIA E NEL MAGISTERO DELLA CHIESA

("Lumen Gentium; "Marialis Cultus di Paolo VI"; "Redemptoris Mater" di Giovanni Paolo II; "Sacrosan­ctum Concilium"; "Apostolicam Actuasitatem")

 

Sigle:

LG= Lumen Gentium (La Chiesa)

MC= Marialis Cultus (2/2/74)

RM= Redemptoris Mater (25/3/87)

SC= Sacrosanctum Concilium

AA=ApostolicamActuositatem

 

PASSI BIBLICI SULLA VERITA'

I

MARIA SANTISSIMA NEL MISTERO DI CRISTO E DELLA CHIESA

Cap.6 - a)Maria SS.ma nel Mistero di Cristo e della Chiesa

Lc 1,26-38; Concilio di Efeso (11/10/43 1); Ef 1,23.

 

b) Maria SS.ma, come Vergine e Madre, è figura e modello per la Chiesa.

Lc 1,38.45;2,19.51; Gv 19,25-27; At 1,14; LG,59; 2Cor 11,2-4;

Ef5,21-33; Gal 4,19; Gv 1,12-13; LG,63-64.

 

c) Maria SS.ma, la Chiesa e ciascuno di noi, nella pienezza della grazia.

Lc 1,28.30.35; Ap 12,1; 1Gv 4,8; Ef 1,3; 2Pt 1,4; Lc 1,35; LG,56.53;Gn 3,15; Ap 12,10-11; 2Pt 1,4.10-11; Gv 15,4-5.9; 6,53-54.56-57; Ef4,7; 1Cor 15,10; 10,13; 2Cor 12,8-10; Ap 12,17.

 

Cap. 7 - Maria SS.ma, la Chiesa e ciascuno di noi, nel comune pellegrinaggio della fede, come risposta al dono di grazia e di grazie del Signore.

Lc 1,38.45; At 17,27; Rm 1,19; 8,26-27; LG,53; Rm4,12.18;

Rm 11,33; Lc 2,4-7; 2,34-35; Mt2,13-15; 2,19-23; Lc 2,41-50;

Gv 19,25; LG,58; Fil 2,5-8.

 

II

MARIA SANTISSIMA MODELLO, MEDIATRICE, SICURA SPERANZA, AFFIDAMENTO E CULTO VERSO DI LEI

Cap. 8 - Retta ed obiettiva interpretazione della maternità, della consacrazione a Dio e della femmi­nilità, in Maria SS.ma

Lc 11,27-28; 8,20-21; Mc 3,34; Mt 12,49; Lc 2,19.51; 1,35; 2,48-50; 2Cor 5,16; Eb 5,1-4; 1Pt 3,1-6.

 

Cap. 9 - Maria SS.ma, mediatrice della divina grazia e di ogni grazia e guida alla volontà di Dio.

1 Tm 2,5-6; Ap 12,10-11; LG, 60.61.59.62; Lc 1,28; Ap 12,1; Lc 1,41.44; Gv 2,1-11; 19,25; At 1,14. Cap. 10 - Affidarsi a Maria SS.ama

Gv 19,25-27; Lc 1,35; Gv 2,5;14,6; Ef 3,8; GS,22.

Cap. II - Maria SS.ma, comune speranza per l' unione fra Oriente ed Occidente.

Gv 17,2 l; 2,5;

Concilio di Efeso (11/ 10/431): Maternità divina di Maria SS.ma;

Concilio Ecumenico Niceno 2° (a. 787): culto delle La Vergine di S. Vladimiro: a. 988; L'immagine della Vergine al Cenacolo; LG,69.

 

Cap. 12 - Culto verso Maria SS.ma

MC, 15; SC, 103; Ef 5,27; Ap 21,2; MC,22; LG, 67; Lc 1,43.48-49;

Gv 14,4-1 l; 13,15; Fil 2,5; Gal 2,20; Rm 8,10-17; Lc 2,51; Gv 2,1-11;

Lc 11,27-28; 2,19; Gv 19,25-27; At 1,14; 1Cor 13,12;1Gv 3,2;

LG,65; Lc 1,26-38; 1,45.48.39-56; 2,19.33­51.21.22-40.41,

Mt 2,13-23; 1,18-25; MC,56-57.

 

Cap. 13 - Preghiere con Maria SS.ma: l'Ave Maria, il Magnificat, l'Angelus Domini, il Santo Rosario

Lc 1,28.30.46-55; CCC,2675.2676.2677.2619;

Sof 3,17b; Gv 19,27;

1Sam 2,1-10; Lc 14,11; 18,14; MC,41.42.44.45.46:47.48.50.52.53.54.55; Pio XII; Fil 2,6-11; SC, 13;

LG,11; AA, 11; Sommi Pontefici.

 

Capitolo sesto

MARIA SS.ma NEL MISTERO DI CRISTO E DELLA CHIESA

Solo nel mistero di Cristo si chiarisce pienamente il mistero di Maria.

Maria SS.ma è la Madre di Dio e la sua Maternità divina appare chiaramente nell'Incamazione, al momento dell'Annunciazione (cfr. Lc 1,26-38).

Il domma della Maternità divina di Maria SS.ma fu per il Concilio di Efeso (11/10/431) e lo è per tutta la Chiesa, un suggello del domma dell'Incarnazione.

Il Concilio Vaticano II, presentando Maria SS.ma nel mistero di Cristo, trova anche la via per approfon­dire la conoscenza del mistero della Chiesa.

Come Madre di Gesù Cristo, infatti, Maria SS.ma è unita in modo speciale alla Chiesa. La realtà dell'Incarnazione trova quasi un prolunga­mento nel mistero della Chiesa - Corpo mistico di Cristo (cfr. Ef 1,23)

Maria SS.ma, come Vergine e Madre, è figura e modello per la Chiesa.

Maria SS,ma è Vergine e Madre (cfr. Lc 1,38.45; 2,19.51; Gv 19,25-27; At 1,14; LG,59), e in tal modo precede, come figura e modello, la Chiesa. Difatti, costei adempie la propria missione salvifica, unendo in sé -come Maria SS.ma- le qualità di madre e di vergine. La Chiesa è vergine, perché custodisce integra e pura la fede; ed è madre, perché genera ad una vita nuova ed immortale i figli, concepiti per opera dello Spirito Santo e nati da Dio (cfr. 2Cor 11,2-4, Ef 5,21-33; Gal 4,19; Gv 1,12-13; LG,63.64).

 

Maria SS.ma, la Chiesa e ciascuno di noi, nella pienezza della grazia

Il messaggero divino dice alla Vergine SS.ma: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te... Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio... Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo" (Lc 1,28.30.35).

Nel linguaggio biblico "grazia" significa un dono speciale, che ha la sua sorgente nella vita trinitaria di Dio stesso, che è Amore (cfr. 1Gv 4,8).

Questo amore è l'elezione (cfr. Ef 1,3), ossia è l'eterna Volontà di Dio di salvare l'uomo mediante la partecipazione alla vita divina (cfr. 2Pt 1,4).

Il saluto e il nome "piena di grazia" si riferiscono, prima di tutto, alla scelta di Maria come Madre del Figlio di Dio. Nello stesso tempo, però, la pienezza di grazia indica tutta l'elargizione soprannaturale, di cui Maria SS.ma benefica, in relazione al fatto che è stata scelta e destinata ad essere Madre di Gesù Cristo (LG,56).

La donazione salvifica che Dio fa di Sé e della Sua vita in qualche modo a tutta la creazione e direttamente all'uomo, raggiunge nel mistero dell' Incamazione uno dei vertici.

Maria SS.ma è "piena di grazia", perché l'Incar­nazione del Verbo, l'unione ipostatica del Figlio di Dio con la natura umana, si realizza e si compie proprio in Lei. E sin dal suo concepimento ella appartiene a Cristo, partecipa della grazia salvifica e santificante, perché è stata "redenta in modo più sublime" (LG,53), ed a motivo dei meriti redentivi di Gesù è stata preservata dal retaggio del peccato originale. E così si compie la promessa fatta da Dio agli uomini, dopo il peccato originale (cfr. Gn 3,15; Ap 12,11).

Anche noi siamo chiamati a partecipare a questa grazia nell'unione affettiva ed effettiva con il Signore (cfr. Gv 15,4-5.9; 6,53-54.56-57), perché anche noi ab­biamo i doni necessari non solo per accogliere la vita di grazia, ma anche per viverla e testimoniarla a chi ci sta attorno (cfr. Ef 4,7; 1 Cor 10,13; 15,10); ed abbiamo gli aiuti sufficienti per superare le tentazioni e le insidie del demonio (cfr. 2Cor 12,8-10; Ap 12,17).

 

Capitolo settimo

MARIA SS.ma PRECEDE LA CHIESA E CIASCUNO DI NOI, NEL COMUNE PELLEGRINAGGIO DELLA FEDE, COME RISPOSTA AL DONO DI GRAZIA E DI GRAZIE DEL SIGNORE

Il mistero dell'Incarnazione si è compiuto quando Maria SS.ma ha pronunciato con fede il suo "Fiat" (cfr. Lc 1,38); credendo nell'adempimento delle parole del Signore (cfr. Lc 1,45).

Mediante la fede, poi, si è abbandonata a Lui senza riserve ed "ha consacrato totalmente se stessa, quale ancella del Signore, alla persona e all'opera del Figlio suo" (LG,53).

E questo Figlio -come insegnano i Padri- l'ha concepito prima nella mente che nel grembo: proprio mediante la fede!

Maria SS.ma si è fidata totalmente di Dio, come aveva fatto Abramo (cfr. Rm 4,12)

Nell'economia salvifica della rivelazione divina, la fede di Abramo costituisce l'inizio dell'Antica Alle­anza; la fede di Maria SS.ma nell'Annunciazione dà inizio alla Nuova Alleanza.

Come Abramo, anche Maria "ebbe fede contro ogni speranza" (Rm 4,18), e con l'Annunciazione (cfr. 1,3 8) quasi fosse un punto di partenza, inizia il suo cammino di fede, accettando pienamente e con cuore aperto tutto ciò che è disposto nei disegni divini, nei decreti insondabili e nelle vie incomprensibili di Dio (cfr. Rm 11,33).

Durante tutto questo cammino Maria SS.ma avrà tante altre sorprendenti analogie con la fede di Abramo, come quando, ad esempio, pur sapendo di portare nel suo seno il Figlio di Dio, dovrà subire il rifiuto e la mancata accoglienza da parte della gente di Betlemme, per poi trovare alloggio addirittura in una grotta-stalla, squallida e gelida (cfr. Lc 2,4-7).

Nella presentazione al Tempio, Simeone dirà che Gesù sarà "segno di contraddizione", ossia compirà la sua missione nell'incomprensione e nel dolore; e lei Gli starà vicino vivendo la stessa ubbidienza di fede, soffrendo accanto al Salvatore sofferente, fino al momento culminante della morte in croce, quando "una spada le trapasserà l'anima" (Lc 2,34-35).

E, dopo la visita dei Magi, dovrà fuggire in Egitto, sotto la premurosa protezione di S. Giuseppe, compar­tecipe a tanta sofferenza ed umiliazione (cfr. Mt 2,13­15).

Dopo la morte di Erode, la sacra Famiglia decide di fissare la sua dimora a Nazaret; e qui comincia il lungo periodo della vita nascosta di Gesù e di Maria SS.ma, che è a contatto della Verità di suo Figlio solo nella fede e mediante la fede (cfr. Mt 2,19,23 ).

Non è difficile, però, notare, proprio in questo perio­do di vita nascosta, una particolare fatica del cuore, unita ad una sorta di "notte della fede" (S. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, 11, cap. 3,4-6), quasi fosse "un velo", attraverso il quale bisogna acco­starsi all'Invisibile e vivere nell'intimità col mistero (LG,58).

La prima tra tutte le creature umane, ammesse alla scoperta di Cristo, fu Maria SS.ma, e con lei S. Giuseppe che le viveva accanto nella stessa casa a Nazaret.

Tuttavia dopo il ritrovamento nel tempio, alla sua domanda: "Perché ci hai fatto così?", si sente rispon­dere da Gesù: "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". E l'evangelista aggiunge: "Ma essi (Giuseppe e Maria) non compresero le Sue parole" (Lc 2,48-50).

Dunque, persino Colei, alla quale era stato rivelato il mistero della filiazione divina, la Madre SS.ma, viveva strettamente legata a questo mistero solo mediante la fede!

E così fu anche durante la vita pubblica di Gesù. Tale vita di fede raggiunge la sua pienezza quan­do Maria SS.ma sta sotto la croce di suo Figlio (cfr. Gv 19,25).

Il Concilio afferma che ciò avvenne "non senza un disegno divino": "Soffrendo profondamente col suo Unigenito ed associandosi con animo materno al sacrifi­cio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata" (LG,58).

In questo modo Maria SS.ma serbò fedelmente la sua unione con Gesù mediante la fede che la rende­va sempre più simile a Gesù fino alla "spoliazione".

Come, infatti, Gesù, pur essendo di natura divina, spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (cfr. Fil 2,5-8), così Maria, grazie alla potenza della sua fede, mentre i discepoli fuggivano, rimase ai piedi della croce e si annullò fino ad offrirsi, mentre una spada le trapas­sava l'anima.

 

Capitolo ottavo

RETTA ED OBIETTIVA INTERPRETAZIONE DELLA MATERNITA, DELLA CONSACRAZIONE A DIO E DELLA FEMMINILITA’ IN MARIA SS.ma

E' Gesù che designa nella Sua diletta Madre la vera figura ed il modello della maternità, mentre non risparmia dei ritocchi per innalzarla sempre più.

E' il caso di rileggere i passi biblici:

Le 11,27-28: "Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: "Beato il grembo che ti ha partorito e il seno da cui hai preso il latte! ". Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano ".

Lc 8,20-21: "Gli fu annunziato: "Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti". Ma egli rispose: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica ".

Mc 3,34: "Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre".

Ci sono altri passi come Mt 12,49 e Lc 2,19.51. Questo, diciamo, è l'aspetto elogiativo di Maria SS.ma da parte di suo Figlio.

Viene poi l'azione di rifinitura, che vuole indicare a noi tutti come dev'essere il comportamento sopran­naturale di ogni madre e, per conseguenza, dei genitori e dei superiori in genere.

Si tratta della famosa risposta che Gesù dà a sua Madre, dopo il ritrovamento nel tempio: "Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2,49).

Con questa espressione, sia la fratellanza, come risalta dai passi precedenti, sia la stessa maternità, nella luce della Paternità di Dio, acquistano un nuovo significato, più nobile e maggiormente impegnativo.

E' quanto riscontriamo nello stesso Apostolo Paolo: "Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne" (2Cor 5,16).

Più si entra nel campo della fede e più si guar­dano cose, eventi e persone con occhio soprannatu­rale e più e meglio si accettano, si amano e si servono.

Come logica conseguenza, non solo la maternità e la paternità, ma anche la stessa consacrazione a Dio viene guardata e vissuta sotto una nuova ottica.

E' Gesù stesso che ce lo conferma, Lui che è tutto preso dalle cose del Padre, e lo riporta S.Paolo in Eb 5,1-4.

Contemporaneamente Maria SS.ma proietta luce sul­la donna in quanto tale, per il fatto stesso che Dio, nel sublime evento dell'Incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero, libero ed attivo, di una donna.

Si può, pertanto, affermare che la donna, guardando Maria SS.ma, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità per attuare la sua vera promozione.

Alla luce di Maria SS.ma, la Chiesa legge sul volto della donna i riflessi di una bellezza che è specchio dei più alti sentimenti, di cui è capace il cuore umano: la totalità oblativa dell'amore; la forza che sa resistere ai più grandi dolori; la fedeltà illimitata e l'operosità infaticabile; la capacità di coniugare l'intuizione penetrante con la parola di sostegno e l'incoraggiamento.

Qualità tutte che risaltano molto bene nel passo tanto semplice e ricco insieme che ci presenta il grande Apo­stolo Pietro: l Pt 3,1-6.

 

Capitolo nono

MARIA SS.ma, MEDIATRICE DELLA DIVINA GRAZIA E DI OGNI GRAZIA E GUIDA MATERNA ALLA VOLONTÀ DI DIO

La mediazione di Maria SS.ma non oscura o dimi­nuisce quella unica di Cristo, anzi ne mostra l'efficacia. Questa funzione di mediatrice della Madonna sgor­ga dalla sovrabbondanza dei meriti di Gesù Cristo, si fonda sulla sua mediazione, da essa assoluta­mente dipende ed attinge tutta la sua efficacia (cfr. 1 Tm 2,5-6; Ap 12,10-11; LG,60). Mediazione che è strettamente legata alla sua maternità; difatti possiede un carattere specificamente materno, che la distingue da quello delle altre creature che, in vario modo sempre subordinato, partecipano all'unica me­diazione di Cristo, rimanendo anche la sua una me­diazione partecipata.

Questa funzione subordinata di Maria SS.ma, la Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente, conti­nuamente la sperimenta e la raccomanda all'amore dei fedeli. Mediazione, che non impedisce minimamente l'im­mediato contatto dei credenti con Cristo, anzi lo facilita (cfr. Ap 12,10-11; LG,62).

Ella, che cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, fu per noi e rimane tutt' ora madre nell'ordine della grazia (cfr. LG,61).

Fu proprio lei, la "piena di grazia" (Lc 1,28) e "l'ammantata di sole" (Ap 12, 1), a portare la grazia e l'esultanza in Dio nella casa di S. Elisabetta (cfr. Lc 1,41.44).

Ed è lei che, una volta assunta in cielo ed esaltata dal Signore quale Regina dell'universo (cfr. Ap 12,1) non ha deposto questa sua funzione di salvezza; anzi, senza soste, con la sua molteplice intercessione, continua ad ottenerci le grazie della salute eterna (cfr. LG,59.62).

Un episodio significativo, avvenuto durante le nozze di Cana (cfr. Gv 2,1-11), ci manifesta la sollecitudine di Maria SS.ma per gli uomini, il suo andare incontro ad essi nella vasta gamma dei loro bisogni e necessità.

Nel caso specifico di Cana, Maria SS.ma compie un vero atto di mediazione; ossia si pone tra suo Figlio e gli uomini, nella realtà delle loro privazioni, indigenze e sofferenze.

Ella si pone "in mezzo", cioè fa da mediatrice, non come un'estranea, ma nella sua posizione di Madre; consapevole che, come tale, può - anzi "ha il diritto" - di far presente al Figlio i bisogni degli uomini.

La sua mediazione, dunque, ha un carattere di intercessione: Maria SS.ma "intercede per gli uomi­ni". Non solo ma, come Madre, desidera che si ma­nifesti la potenza messianica del Figlio, ossia la sua potenza salvifica, volta a soccorrere la sventura umana, a liberare l'uomo dal male che in diversa forma e misura grava sulla vita.

In questo modo, la Vergine SS.ma contribuisce efficacemente a dar gloria a Gesù, tanto che l'evange­lista Giovanni dovrà espressamente concludere la narra­zione dell'episodio asserendo esplicitamente: "Così Gesù diede inizio ai Suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la Sua gloria e i Suoi discepoli credettero in Lui" (Gv 2,11).

Un altro elemento essenziale di questo compito ma­terno di Maria SS.ma si coglie nelle parole rivolte ai servitori: "Fate tutto quello che Egli vi dirà" (Gv 2,5). Con questa espressione, Maria SS.ma si presen­ta davanti agli uomini come colei che, servendo il Signore quale sua Ancella, vuole condurre a Lui, ad accettare Lui e la Sua Volontà.

Dagli episodi e dai passi riportati viene chiaramente delineata la mediazione materna di Maria SS.ma; ma dove viene precisata e stabilita chiaramente, è ai piedi della Croce (cfr. Gv 19,25). Essa emerge dalla definitiva maturazione del mistero pasquale del Redentore.

La Madre di Cristo viene data all'uomo - a ciascuno ed a tutti - come Madre. Questa "nuova maternità di Maria SS.ma", generata dalla fede, è frutto del "nuovo amore", che maturò in lei definitivamente ai piedi della Croce, mediante la sua partecipazione all'amore redentivo del Figlio.

Le parole pronunziate da Gesù dall'alto della Croce significano che la maternità della Sua Genitrice trova una "nuova" continuazione nella Chiesa e median­te la Chiesa, simboleggiata e rappresentata da Giovanni l'Apostolo.

La maternità mediatrice e feconda di Maria SS.ma, pertanto, già delineata ampiamente in diversi passi evangelici, viene sancita e confermata ai piedi della Croce, ma dà i suoi copiosi frutti, che si riversano su tutta la Chiesa nella sua nascita e piena manifestazione al mondo, nel giorno della Pentecoste, dove infatti la vediamo, insieme agli Apostoli, ad alcune donne e ai discepoli (cfr. At 1,14).

Ella, che fu adombrata dallo Spirito Santo nel giorno dell'Annunciazione per l'Incarnazione del Verbo, matura per la prima comunità cristiana la "nascita" dallo Spirito e nello Spirito Santo.

E' qui che vediamo maggiormente risaltare la preziosa e salvifica funzione mediatrice della Madre di Gesù e nostra.

 

Capitolo Decimo

AFFIDARSI A MARIA SANTISSIMA

"Gesù, vedendo la Madre e lì accanto il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: "Donna, ecco il Tuo Figlio ". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua Madre!". E da quel momento il discepolo la prese con sé" (Gv 19,25-27).

In questo episodio, si ravvisa un'espressione della singolare premura del Figlio per la Madre, che Egli lasciava in così grande dolore; ed insieme si riconosce il gran dono che Egli fa all'umanità, ed in particolare alla Chiesa ed a ciascun membro di essa, della Madre Sua, Maria SS.ma.

La maternità di Maria SS.ma, che diventa eredità dell'uomo, è un dono che Cristo stesso fa personalmente a ciascuno di noi.

Infatti ai piedi della Croce ha inizio quello spe­ciale affidamento dell'uomo alla Madre di Gesù Cristo.

L'affidamento è la risposta all' amore di una personae, in particolare, all'amore di una madre.

La dimensione mariana della vita di un discepolo di Cristo si esprime in modo speciale proprio mediante tale affidamento filiale nei riguardi della Madre di Dio, iniziato col testamento del Redentore sul Golgota.

Affidandosi filialmente a Maria SS.ma, il cristiano, come l'Apostolo Giovanni, accoglie "fra le sue cose proprie" (eis ta ìdia) - S. Agostino - la Madre di Cristo e la introduce in tutto lo spazio della propria vita interiore.

Questo rapporto filiale, questo affidarsi di un figlio alla madre, non solo ha il suo inizio in Cristo, ma è anche orientato verso di Lui. Come lei, l'Ancella del Signore, fu tutta orientata ed abbandonata in Dio, accettando e condividendo tutta la Sua Volontà benefica e salvifica, cosi vuole orientare tutti noi verso Colui che è "Via, Verità e Vita" (Gv 14,6; cfr. 2,5).

Ed è noto che, quanto più questi figli perseverano in tale atteggiamento e in esso progrediscono, tanto più Maria SS.ma li avvicina alle "imperscrutabili ricchezze di Cristo" (Ef 3,8).

Essi, così, riconoscono sempre meglio la dignità del­l'uomo in tutta la sua pienezza ed il definitivo senso della di lui vocazione, perché "Cristo... svela anche pienamen­te l'uomo all'uomo" (GS,22).

Teniamolo ben presente: tutta la premura della Madre Celeste è di riprodurre in noi i lineamenti di Gesù N. Signore.

 

Capitolo undicesimo

MARIA SANTISSIMA COMUNE SPERANZA PER L'UNIONE FRA ORIENTE ED OCCIDENTE

Il cammino della Chiesa, specialmente nella nostra epoca, è contrassegnato dall'ecumenismo: i cristiani cercano le vie per ricostruire quell'unità, che Cristo invocava dal Padre per i Suoi discepoli il giorno prima della passione: "Perché tutti siano una cosa sola come Tu, o Padre, sei in Me ed Io in Te, siano anch'essi una cosa sola, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato" (Gv 17,21).

Approfondendo il mistero della Chiesa e la funzione di Maria SS.ma nell'opera della salvezza, i cristiani, deside­rosi di fare ciò che Gesù dirà loro (cfr. Gv 2,5), potranno progredire insieme in quella "peregrinazione della fede", di cui Maria SS.ma è ancora l'esempio e giungere a quell'unità voluta dal loro unico Signore.

Perché, dunque, non guardare a lei tutti insieme come alla nostra Madre comune che prega per l'unità della famiglia di Dio e che tutti "precede" alla testa del lungo corteo dei testimoni della fede nell'unico Signore?

E' necessario sottolineare quanto la Chiesa Cattolica e le antiche Chiese Orientali si sentano profondamente unite nell'amore e nella lode alla "Theotòkos" (Concilio di Efeso: 11/ 10/431).

Gli Orientali magnificano con splendidi inni Maria sempre Vergine..., Santissima Madre di Dio; l'hanno sempre guardata con illimitata fiducia e l'hanno invocata con incessanti preghiere.

I Padri greci e la tradizione bizantina hanno cerca­to di penetrare la profondità di quel legame che unisce Maria SS.ma, in quanto Madre di Dio, a Cristo Gesù e alla Chiesa.

Nella liturgia bizantina, in tutte le ore dell'Ufficio divino, la lode della Madre è unita alla lode del Figlio e alla lode che, per mezzo del Figlio, si eleva verso il Padre nello Spirito Santo.

Nella stessa anafora, o preghiera eucaristica, di S. Giovanni Crisostomo, subito dopo l'epiclesi, la comunità adunata esalta cantando la Madre di Dio Queste lodi che, in ogni celebrazione della liturgia eucaristica, si elevano a Maria SS.ma, hanno forgiato la fede, la pietà e la preghiera dei fedeli, hanno permeato tutto il loro atteggiamento spirituale, suscitando in essi una devozione profonda per la Tutta Santa Madre di Dio.

Nell'anno 1987 ricorreva il XII Centenario del Con­cilio Ecumenico Niceno II (a. 787): nel quale, a conclu­sione della nota controversia sul culto delle sacre imma­gini, fu definito il permesso di proporre alla venera­zione dei fedeli, unitamente alla Croce, anche le immagini della Madre di Dio, degli Angeli e dei Santi, sia nelle chiese, che nelle case e lungo le strade. Que­st'uso si è conservato in tutto l'Oriente ed anche in Occidente.

Da allora la Vergine SS.ma viene raffigurata sotto i diversi titoli.

Conviene anche ricordare l'Icona della Madonna di Vladimiro, che ha costantemente accompagnato la pe­regrinazione nella fede dei popoli dell'antica Russia.

S. Vladimiro, Gran Principe di Kiev, convertitosi nell'anno 988, diede inizio al Cristianesimo nei territori della Rus' di allora e, in seguito, in altri territori dell'Eu­ropa orientale; per questa via, mediante l'opera di evangelizzazione, il Cristianesimo si estese anche oltre l'Europa, fino ai territori settentrionali del continente asiatico.

Le leone sono venerate tuttora in Ucraina, Bielorus-

sia, in Rus con diversi titoli: sono immagini che attestano la fede e lo spirito di preghiera di quel popolo, il quale avverte la presenza e la protezione della Madre di Dio.

Tanta ricchezza di lodi, accumulata dalle diverse for­me della grande tradizione della Chiesa, potrebbe aiutarci a far sì che questa torni a respirare pienamente con i suoi "due polmoni": l'Oriente e l'Occidente, rinnovando e confermando, col Concilio, quei sentimenti di gioia e consolazione, nati perché "gli Orientali... vanno, con ardente slancio ed anima devota, verso la Madre di Dio sempre vergine per renderle il loro culto" (LG,69).

Piace concludere il richiamo alle immagini della Madre di Dio, ricordando la cara Icona di Maria SS.ma al Cenacolo, dove Ella prega e continua ancora apregare­perché presto venga raggiunta l'unione di mente e di cuore fra tutti i cristiani e tutti i popoli nello Spirito di Dio, che è Spirito di comunione, di consolazione, di pace.

 

Capitolo dodicesimo

CULTO VERSO MARIA SANTISSIMA

Il culto che oggi la Chiesa universale rende alla Tutta Santa è derivazione, prolungamento ed accrescimento incessante del culto che la Chiesa di ogni tempo le ha tributato con scrupoloso studio della verità e con sempre vigile nobiltà di forme (Esortaz. Apost. "Marialis Cul­tus",15).

E' importante, d'altra parte, osservare come la Chiesa traduca i molteplici rapporti che la uniscono a Maria SS.ma in vari ed efficaci atteggiamenti cultuali: in venerazione profonda, quando riflette sulla singolare dignità della Vergine, divenuta, per opera dello Spirito Santo, Madre del Verbo incarnato; in amore ardente, quando consi­dera la maternità spirituale di Maria SS.ma verso tutte le membra del Corpo mistico; in fiduciosa invocazione, quando esperimenta l'intercessione della sua Avvocata e Ausiliatrice; in servizio di amore, quando scorge nell'umile Ancella del Signore la Regina di misericordia e la Madre di grazia; in operosa imi­tazione, quando contempla la santità e la virtù della "piena di grazia"; in commosso stupore "come in un'immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere" ("Sacrosantum Concilium,103); in attento studio, quando ravvisa nella cooperatrice del Redentore il compimento profetico del suo stesso avvenire, fino al giorno in cui, purificata da ogni ruga e da ogni macchia (cfr. Ef 5,27), diverrà come una sposa ornata per lo sposo, Gesù Cristo (cfr. Ap 21,2) (Marialis Cultus,22).

Per questo è giusta l'esortazione del Concilio Vaticano II a tutti i figli della Chiesa, "perché promuovano generosamente il culto, specialmente liturgico, della Beata Vergine" (LG,67).

La pietà della Chiesa verso la Vergine Maria è ele­mento intrinseco del culto cristiano.

La venerazione che la Chiesa ha reso alla Madre del Signore in ogni luogo e in ogni tempo - dal saluto benedicente di Elisabetta (cfr. Lc 1,43) alle espressioni di ammirazione e di lode di ogni generazione (cfr. Lc 1,48) - costituisce una validissima testimonianza della sua nor­ma di preghiera, che, nello stesso tempo, conferma ed esprime la sua norma di fede.

Tale culto alla Vergine Santissima ha radici pro­fonde nella Parola rivelata ed insieme in solidi fondamenti dommatici.

Infine il culto alla Beata Vergine ha la sua ragione ultima nell'insondabile e libera volontà di Dio. Egli l'amò ed in lei operò grandi cose (cfr. Lc 1,49). L'amò per Se stesso e l'amò anche per noi; la donò a Se stesso e la donò anche a noi.

In più bisogna tenere ben presente quanto segue: Cristo è la sola via al Padre (cfr. Gv 14,4-11). Cristo è il modello supremo, al quale ogni discepolo deve conformare la propria condotta (cfr. Gv 13,15), fino ad avere i Suoi sentimenti (cfr. Fil 2,5), vivere della Sua vita e possedere il Suo Spirito (cfr. Gal 2,20; Rin 8,10-17).

Ebbene, Gesù, che è l'unica norma della nostra fede e della nostra preghiera, non ha fatto altro che ubbidire a lei, farla contenta e lodarla pubblicamen­te (cfr. Lc 2,51; Gv 2,1-11; Lc 11,27-28; 2,19).

E non dimentichiamo che la missione della Madon­na, come Madre, Modello e Guida per ognuno di noi, iniziata su questa terra, dal momento in cui il Signore affidò in Giovanni ciascuno di noi alla sua cura materna (cfr. Gv 19,25-27), impegnata fortemente nella nascita della Chiesa già nel Cenacolo di Gerusalemme (cfr. At 1,14), non cessa dal Cielo, in quanto lassù ogni missione è potenziata e sublimata dalla vicinanza del Signore e dal "Lumen gloriae" (cfr. 1 Cor 13,12; 1 Gv 3,2).

E la missione specifica di Maria SS.ma è di riprodurre nei figli i lineamenti spirituali del Figlio primogenito.

E, d'altra parte, la santità esemplare della Beata Vergine Maria muove i fedeli ad innalzare "gli occhi a Maria SS.ma, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti" (LG,65).

Si tratta di virtù solide ed evangeliche: la fede e l'accoglienza docile della Parola di Dio (cfr. Le 1,26-38; 1,45; 11,27-28; Gv 2,5); l'obbedienza generosa (cfr. Lc 1,38); l'umiltà schietta (cfr. Lc 1,48); la carità sollecita e premurosa (cfr. Lc 1,39-56; Gv 2,1-11); la sapienza riflessiva (cfr. Lc 1,29.34; 2,19.33­51); la pietà verso Dio, alacre nell'adempimento dei doveri religiosi (cfr. Lc 2,21.22-40.41), riconoscente per i doni ricevuti (cfr. Lc 1,46-49), offerente nel tempio (cfr. Lc 2,22-24); orante nella comunità apo­stolica (cfr. At 1,12-14); la fortezza nell'esilio (cfr. Mt 2,13-23) e nel dolore (cfr. Lc 2,34-35.49; Gv 19,25); la povertà dignitosa e fidente in Dio (cfr. Le 1,48; 2,24); la vigile premura verso il Figlio, dall'umiliazione della culla fino all'ignominia della croce (cfr. Lc 2,1- 7; Gv 19,25-27); la delicatezza previdente (cfr. Gv 2,1-11); la purezza verginale (cfr. Mt 1,18-25; Lc 1,26-38); e il casto amore sponsale.

Di queste virtù della Madre Celeste si orneranno i figli che, con tenace proposito, guardano i suoi esempi, per riprodurli nella propria vita.

La pietà verso la Madre del Signore diviene, per il fedele, occasione di crescita nella grazia divina. Per­ché è impossibile onorare la "Piena di grazia" (Lc 1,28), senza onorare in se stessi lo stato di grazia, cioè l'amicizia con Dio, la comunione con Lui, l'inabitazione dello Spirito (MC,56-57)

Ed è per questo che il Concilio insegna ed assieme esorta tutti i figli della Chiesa, perché generosamente promuovano il culto verso la Beata M. Vergine, abbiano in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di lei, raccomandati lungo i secoli dal Magistero della Chiesa, e scrupolosamente osservino quanto in passato è stato scritto circa il culto delle immagini della B. Vergine Maria (Conc. Niceno 11, a.787) (LG,67).

 

Capitolo tredicesimo

LA PREGHIERA CON MARIA SS.ma

Ave Maria, il Magnificat, l'Angelus Domini, il Santo Rosario.

Apartire dalla singolare cooperazione di Maria SS.ma all'azione dello Spirito Santo, la Chiesa ha sviluppato la preghiera alla Santa Madre di Dio.

In questa preghiera, si alternano di solito due movimenti: l'uno "magnifica" il Signore perle "gran­di cose" che ha fatto per la sua umile serva e, mediante lei, per tutti gli uomini (cfr. Lc 1,46-55), l'altro affida alla Madre di Gesù le suppliche e le lodi dei figli di Dio (cfr. CCC,2675).

Questo duplice movimento dellapreghiera a Maria, per Maria e con Maria, ha trovato un'espressione privi­legiata nelle preghiere dell'Ave Maria, del Magnificat, dell'Angelus Domini e del Santo Rosario.

 

L'Ave Maria

"Ave Maria (rallegrati, Maria)". E' Dio stesso che, tramite il Suo angelo, saluta Maria. Quando recitiamo l'Ave Maria, osiamo riprendere il saluto a Maria con lo sguardo che Dio ha rivolto alla Sua umile serva (cfr. Lc 1,48), e ci fa rallegrare della gioia che Egli trova in lei (cfr. Sof 3,17b).

"Piena di grazia, il Signore è con te". Maria è piena di grazia, perché il Signore è con lei, ossia è nellapiù stretta, intima e piena amicizia.

Maria è interamente donata a Colui che prende dimo­ra in lei e che lei donerà al mondo.

'Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù':

Dopo il saluto dell'angelo, facciamo nostro quello di Elisabetta.

"Piena di Spirito Santo" (Lc 1,41), Elisabetta è la prima della lunga schiera di generazioni che chiama Maria beata (cfr. Lc 1,48): "Beata colei che ha creduto" (Lc 1,45).

Maria è "benedetta fra le donne", perché ha creduto nell'adempimento della Parola del Signore. Per 1a sua fede, Maria è diventata la Madre dei credenti, grazie alla quale tutte le nazioni della terra ricevono Colui che è la benedizione stessa di Dio: Gesù, il frutto benedetto del suo grembo (cfr. CCC,2676).

"Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi..." S. Elisabetta, piena di Spirito Santo, saluta Maria come la "Madre del mio Signore" (Lc 1,43). Maria, poiché ci dona Gesù, suo figlio, è la Madre di Dio e la Madre nostra; possiamo confidarle tutte le nostre preoc­cupazioni e le nostre implorazioni: ella prega per noi come ha pregato per sé: "Avvenga di me quello che hai detto (Lc 1,38).

Affidiamoci alla sua preghiera e con lei abbandonia­moci alla volontà di Dio: "Sia fatta la tua volontà". "Prega per noi, peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte".

Chiedendo a Maria di pregare per noi, ci riconoscia­mo poveri peccatori e ci rivolgiamo alla "Madre della misericordia", alla Tutta Santa.

Ci affidiamo a lei "adesso", nell'oggi delle nostre esistenze.

E la nostra fiducia si dilata per consegnare a lei, fin da adesso, "l'ora della nostra morte".

Maria sia ad essa presente come alla morte in croce del Figlio suo e, nell'ora del nostro transito, ci accolga come nostra Madre (cfr. Gv 19,27), per condurci al suo Figlio Gesù, in Paradiso (cfr. CCC,2677).

 

Il Magnificat

"Il cantico di Maria (il "Magnificat" latino, il "Megalinario" bizantino) rappresenta ad un tempo il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, cantico della Figlia di Sion e del nuovo Popolo di Dio, cantico di ringraziamento per la pienezza di grazie elargite nell'Economia della salvezza, cantico dei "poveri", la cui promessa si realizza mediante il compimento delle Promesse fatte "ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre" (CCC ,2619).

Cerchiamo di commentarlo nella manierapiù sempli­ce, secondo il senso offerto dai vari versetti. Anzitutto il "Magnificat" è la preghiera ufficiale di Maria e, possiamo affermare, ricalca ed arricchisce il cantico di Anna, moglie di Elkana (cfr. 1 Sani. 2,1­10).

v.46 "Allora Maria disse: "L'anima mia magnifi­ca il Signore!"

Maria riconosce la grandezza di Dio e la loda. Crede profondamente in Lui e sa lodarLo in maniera perfetta; in questo Maria è una maestra ed una guida per il popolo di Dio, dal momento che tutti siamo chiamati a conoscere il Signore, a credere in Lui ed a lodarLo. v.47 "Ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore".

La SS.ma Vergine è come un sacramento di gioia, perché è il luogo privilegiato dello Spirito Santo. In lei troviamo sintonia tra il suo spirito e l'Altissimo Spirito.

Ella fa tutto quello che Dio vuole, Lo loda continua­mente e, per questo, esulta in Lui, perché riconosce in ogni momento ed in ogni azione la presenza e l'azione salvifica del Signore.

v.48 "Perché ha guardato l'umiltà della sua serva".

Egli, Dio, l'ha guardata, l'ha fissata, e si è compiaciuto della sua umiltà, perché ha trovato in lei piena accoglienza e libertà di parola e di azione.

Il Signore l'ha vista abbassata, convinta del suo nulla e della sua miseria e tutta orientata verso di Lui con i suoi pensieri, i suoi sentimenti, i suoi atti e tutta la sua vita.

Maria non ha alcunché da attribuire a se stessa, ma tutto attribuisce a Dio, e, per questo, Dio la esalta. Più una persona esalta Dio, più questa viene esaltata da Lui.

v.48 'D'ora in poi tutte le generazioni mi chia­meranno beata' .

Gesù l'aveva affermato ripetutamente: "Chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato" (Lc 14,11;18,14).

Poiché la Madonna è umile, Dio la esalta a tal punto, che tutti, guardandola ed ammirandola, la chiameranno beata.

Ecco, dunque, l'effetto dell'umiltà: esaltazione da parte di Dio e degli uomini.

v.49 "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipoten­te ".

E' una legge di giustizia, di verità e di buon senso: chi si umilia riconoscendo i suoi limiti in sincerità e fissa gli occhi in Dio, indirizzando ed attribuendo tutto a Lui, a sua volta viene esaltato ed arricchito.

v.49b "e santo è il suo nome".

L'onore dato alla Madonnanon oscura il nome di Dio; al contrario, Egli, datore di ogni bene, viene sempre più onorato e riconosciuto grande e santo da tutti i popoli.

Se la ricompensa data da Dio a Maria per la sua umiltà è l'esaltazione e l'arricchimento, per noi quale sarà la ricompensa, se attribuiamo onore alla Vergine e, in Lei, con Lei e per Lei, a Dio?

v.50 'La sua Misericordia si stende su quelli che lo temono':

Ecco la ricompensaper i devoti di Maria: sperimenta­ree ricevere in abbondanza la Misericordia di Dio, di cui la Madonna è canale e sacramento.

Chi si rivolge a Maria, la supplica e la loda, riceve in abbondanza la Divina Misericordia, la sperimenta, la incarna ed è capace di servirla agli altri.

vv.51-52 "Ha spiegato la potenza del suo brac­cio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; "

E, mentre i devoti di Maria sperimentano la grazia, la gioia e la Divina Misericordia, gli orgogliosi vengono dispersi, confusi nei pensieri del loro cuore, e i potenti sono rovesciati dai loro troni.

v.53 "Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote".

Ed intanto gli umili vengono esaltati, gli affamati colma­ti di beni egli assetati di verità, di pace e di bontà ricevono in abbondanza quanto ardentemente desiderano e sup­plicano dallabontà di Dio. D'altro canto i ricchi, quelli che si sentono sazi, che non hanno bisogno di rivolgersi a Maria S S.ma e di domandarle qualcosa, vengono riman­dati a mani vuote.

vv.54-55 "Ha soccorso Israele, suo servo, ricor­dandosi della sua misericordia, come aveva promes­so ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre".

Ed è così che il Signore porta soccorso ad Israele ed a tutti i suoi servi, secondo le loro attese, ricordandosi della sua Misericordia, come aveva promesso ad Abramo

ed alla sua discendenza per sempre.

In tal modo tutta l'umanità, soprattutto i Santi di tutti i tempi, gioiscono ed esultano in Dio, per Maria con Maria ed in Maria SS.ma.

 

L'Angelus Domini

E' bene mantenere la consuetudine della recita del­l'Angelus, dove e quando sia possibile.

La struttura semplice, il carattere biblico, l'origine storica, che la collega all'invocazione dell'incolumità nella pace, il ritmo quasi liturgico, che santifica momenti diversi della giornata, l'apertura verso il mistero pasquale, per cui, mentre commemoriamo l'incarnazione del Figlio di Dio, chiediamo di essere condotti "per la Sua passione e la Sua Croce alla gloria della risurrezione", fanno sì che essa, a distanza di secoli, conservi inalterato il suo valore ed intatta la sua freschezza.

Immutati restano il valore della contemplazione del mistero dell'incarnazione del Verbo, del saluto alla Vergine SS ma e del ricorso alla sua misericor­diosa intercessione; ed invariati permangono per la maggior parte degli uomini quei momenti caratteristici della giornata - mattino, mezzogiorno, sera -, i quali segnano i tempi della loro attività e costituiscono l'invito ad una pausa di preghiera (MC,41).

 

Il Santo Rosario

Il pio esercizio del S. Rosario è stato chiamato "il compendio di tutto quanto il Vangelo" (Pio XII). Al S. Rosario i Sommi Pontefici hanno dedicato vigile attenzione e premurosa sollecitudine: ne hanno più volte raccomandata la recita frequente, favorita la diffusione, illustrata la natura, riconosciuta l'attitudine a sviluppare una preghiera contemplativa, che è insieme di lode e di supplica, ricordata la connaturale efficacia nel promuovere la vita cristiana e l'impegno apostolico (MC,42).

Il S. Rosario è preghiera evangelica (MC,44), infatti questo considera, in ordinata successione, i principali eventi salvifici che si sono compiuti in Cristo.

Ed è stato osservato come la triplice partizione dei misteri del Rosario non solo aderisca stretta­mente all'ordine cronologico dei fatti, ma soprattutto rifletta lo schema del primitivo annuncio della fede e riproponga il mistero di Cristo, nel modo stesso in cui è visto da S. Paolo nel celebre "inno" della lettera ai Filippesi: umiliazione, morte, esaltazione (cfr. 2,6-11) (MC,45).

Il S. Rosario è preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell'incarnazione redentrice (MC,46). Accanto al valore dell'elemento della lode e dell'implorazione, si sente l'importanza di un altro elemento essenziale di questa preghiera: la contem­plazione, senza la quale il S. Rosario è corpo senz'anima.

Per sua natura la recita del S. Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, vista attraverso il cuore di lei che al Signore fu più vicina e ne dischiudano le insondabili ricchezze (MC,47).

Il S. Rosario è un virgulto germogliato sul tronco secolare della liturgia cristiana, vero "Salterio della Vergine", per il quale gli umili venivano associati al cantico di lode ed alla universale preghiera della Chiesa.

Oggi, secondo i principi della costituzione "Sacro­santum Concilium": la celebrazione liturgica ed il pio esercizio del S. Rosario non si devono né contrapporre e né equiparare (SC,13).

Ogni espressione di preghiera riesce tanto più fecon­da, quanto più conserva la sua vera natura e la fisionomia che le è propria.

Il S.Rosario è un pio esercizio che si accorda facilmente con la sacra liturgia. Come questa, infatti, esso ha un'indole comunitaria, si nutre della S. Scrittura e gravita intorno al mistero di Cristo.

Sia pure su piani di realtà essenzialmente diverse, la liturgia e il S. Rosario hanno per oggetto i medesimi eventi salvifici compiuti da Gesù Cristo N. Signore.

La prima rende presenti, sotto il velo dei segni, ed operanti in modo arcano, i più grandi misteri della nostra redenzione; il secondo, con il pio affetto della contemplazione, rievoca quegli stessi misteri allamente dell' orante e ne stimola la volontà perché da essi attinga norme di vita.

Il Santo Rosario è un pio esercizio, che dalla liturgia ha tratto motivo e, se praticato secondo l'ispira­zione originaria, ad essa naturalmente conduce.

Infatti, la meditazione dei misteri, rendendo fami­liari alla mente e al cuore dei fedeli i misteri del Cristo Signore, può costituire un'ottima preparazione alla celebrazione di essi nell'azione liturgica e divenire poi eco prolungata. E' tuttavia un errore recitare il S. Rosario durante l'azione liturgica (MC,48). Detta recita, pertanto, diventerà grave ed implorante nel "Pa­dre nostro" o orazione del Signore; lirica e laudativa nel calmo fluire delle "Ave Maria"; contemplativa nell'attenta riflessione intorno ai misteri; adorante nella dossologia o recita del Gloria al Padre..." (MC,50).

La recita del S. Rosario viene caldamente raccoman­data soprattutto in famiglia, cellula prima e vitale della società, "santuario e chiesa domestica" (LG,11; AA, 11), la quale vive unita e benedetta da Dio ogni volta che privilegia momenti d'incontro, di dialogo, di riflessione e di preghiera. Se le mancasse questa sosta per un respiro spirituale, le verrebbe meno il carattere stesso di famiglia cristiana.

Non c'è dubbio che la corona della Beata Vergi­ne Maria sia da ritenere come una delle più eccel­lenti ed efficaci preghiere in comune.

C'è da auspicarsi, come desiderano gli stessi Sommi Pontefici che, quando l'incontro familiare diventatempo di preghiera, il S. Rosario ne sia espressione frequente e gradita (MC,52-55).