LA SANTA MESSA

DELL'ESSENZA DELLA S. MESSA
In latino la
santa Messa è chiamata Sacrificium. questa parola significa
contemporaneamente immolazione ed offerta. Il Sacrificio è un tributo offerto a
Dio solo, da uno dei suoi servi appositamente consacrati, per riconoscere e
confermare la sovranità dell'Onnipotente sulle creature.
Che il
Sacrificio così interpretato non convenga che a Dio solo, sant'Agostino lo
prova con l'usanza universale e costante di tutti i popoli. "Chi ha mai
pensato - dice - che si possano offrire dei sacrifici ad altri che a Colui che
riconosciamo come Dio o che viene qualificato per tale?". Lo stesso Padre
dice ancora altrove: "Se il demonio non sapesse che il Sacrificio
appartiene a Dio solamente non chiederebbe sacrifici ai suoi adoratori. Molti
tiranni si sono attribuiti prerogative proprie della divinità, pochissimi hanno
ordinato che si offrissero loro dei sacrifici e quelli che l'hanno osato, si
sono studiati di farsi credere altrettanti dei. Secondo la dottrina di san
Tommaso, sacrificare a Dio è una legge così naturale che l'uomo vi è portato
spontaneamente. Per far questo Abele, Noè, Abramo, Giacobbe e gli altri
patriarchi non ebbero bisogno, per quanto sappiamo, di un ordine o di
un'ispirazione dall'Alto.
E non
solamente hanno sacrificato a Dio i veri credenti, ma i pagani stessi hanno
fatto altrettanto per onorare i loro idoli. Nella legge che dette agli
israeliti, il Signore comandò loro di offrirgli ogni giorno un sacrificio che,
nelle grandi feste, era compiuto con una straordinaria solennità.
Non dovevano
contentarsi d'immolare agnelli, pecore, vitelli e buoi, ma dovevano anche
offrirli con cerimonie speciali, compiute dai sacerdoti. Durante il canto dei
salmi e al suono della tromba, gli stessi sacerdoti sgozzavano gli animali, li
scorticavano, ne spargevano il sangue e ne bruciavano le carni sull'altare.
Tali erano i sacrifici giudaici, mediante i quali, il popolo eletto rendeva
all'Altissimo gli onori che gli sono dovuti e confessava che Dio è il vero
padrone di tutte le creature.
Tutti i popoli
hanno messo il sacrificio nel numero delle pratiche riservate esclusivamente
al culto della divinità, dimostrando, in tal modo, come esso sia in perfetta
armonia con le tendenze della natura umana. Era dunque necessario che il Salvatore
istituisse similmente un Sacrificio per la sua Chiesa, perché il più
semplice buon senso dimostra che Egli non poteva privare i veri credenti di
questa suprema forza dell'adorazione, senza che la Chiesa rimanesse al disotto
del giudaismo, i sacrifici del quale erano così magnifici che i gentili
accorrevano da paesi lontani per contemplare lo spettacolo e perfino alcuni re
pagani, come dice la Sacra Scrittura, provvedevano alle ingenti spese che erano
necessarie.
Istituzione
del divino sacrificio
Il testo non dice espressamente che Melchisedech abbia
sacrificato a Dio; ma la Chiesa fin dal principio l'ha inteso così e i santi
Padri lo hanno interpretato in questa maniera. David l'aveva detto: "Il
Signore l'ha giurato e non verrà meno: Tu sei sacerdote in eterno secondo
l'ordine di Melchisedech". Con san Paolo possiamo affermare che
Melchisedech e nostro Signore hanno veramente sacrificato: "Ogni pontefice
è istituito per offrire doni e vittime". Lo stesso apostolo si esprime
ancor piu chiaramente: "Ogni pontefice, assunto in mezzo agli uomini, è
istituito per gli uomini allo scopo di offrire a Dio doni e sacrifici per i
peccati". Egli aggiunge: "Nessuno si attribuisca questa dignità, ma
solamente colui che, come Aronne, è chiamato da Dio. Infatti il Cristo non si
è glorificato da se stesso, per divenire pontefice, ma ha ricevuto quest'onore
dal Padre suo che gli disse: "Tu
sei mio Figlio, oggi ti ho generato: Tu sei sacerdote in eterno secondo
l'ordine di Melchisedech". È
dunque
chiaro che Gesù Cristo e Melchisedech sono stati pontefici e che, tutti e due,
con questo titolo, hanno offerto a Dio dei doni e dei sacrifici. Melchisedech
non ha immolato a Dio alcun animale, come facevano Abramo ed i credenti di
allora, ma per ispirazione dello Spirito Santo e contrariamente all'uso dei
tempi, egli ha offerto il pane ed il vino con cerimonie e preghiere speciali,
li ha alzati verso il cielo e li ha offerti all'Onnipotente in gradito olocausto.
Così egli merita di essere la figura di Cristo e il suo sacrificio l'immagine
del Sacrificio della legge nuova. Se dunque Gesù Cristo è stato consacrato
Sacerdote da Dio Padre, non secondo l'ordine di Aronne che immolava gli animali,
ma secondo l'ordine di Melchisedech che offriva il pane ed il vino, è facile
concludere che Egli, durante la sua vita mortale, ha esercitato il suo
ministero sacerdotale offrendo un Sacrificio di pane e di vino.
Ma, quando
nostro Signore ha compiuto il ministero di sacerdote secondo l'ordine di
Melchisedech? Nel Vangelo, nell'ultima Cena, è accennato ciò che si riferisce
ad un'offerta di questa natura.
«Mentre erano
a cena, Gesù prese del pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede ai suoi
discepoli dicendo: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo". Poi,
preso il calice, rese grazie e lo dette loro dicendo: "Bevetene tutti,
perché questo è il mio sangue, il sangue della nuova Alleanza che sarà
versato, per la remissione dei peccati di molti"». In queste parole non è
detto che Gesù Cristo abbia offerto il pane ed il vino, ma il contesto è così
chiaro che non c'era bisogno di farne una menzione formale. Del resto, se Gesù
Cristo non ha offerto allora il pane ed il vino, Egli non l'ha mai fatto. In
questo caso non sarebbe stato sacerdote secondo l'ordine di Melchisedech e mi
domando che cosa significherebbe il linguaggio di san Paolo: «Gli altri sacerdoti
sono stati costituti senza giuramento, ma questi col giuramento, perché Dio
gli ha detto: "Il Signore ha giurato e non verrà meno: Tu sei sacerdote in
eterno...". questi, perché dura in eterno, ha un sacerdozio che non passa»
Profezia
di Malachia sul S. Sacrificio della Messa
La profezia di
Malachia non si può precisamente applicare al Sacrificio che nostro Signore
consumò sulla Croce, come a torto pretendono di fare gli eretici, perché
questo Sacrificio non è stato offerto in tutti i luoghi, come asserisce il
profeta, ma in uno solo: sul monte Calvario. E non si può applicare nemmeno
alle nostre preghiere, né alle nostre buone opere, perché tanto le une che le
altre non sono un sacrificio assolutamente puro, ma anzi un offerta impura, come
riconoscono gli eretici stessi e come dice Isaia: "Siamo tutti impuri e
le opere della nostra giustizia sono come un panno lordo"'. La profezia,
dunque, deve esclusivamente riferirsi alla santa Messa, che è l'unico
Sacrificio del Nuovo Testamento, Sacrificio interamente puro, che Gesù Cristo
offre a Dio suo Padre, in tutti i tempi ed in tutti i luoghi per le mani dei
sacerdoti. Nostro Signore è il solo pontefice perfetto e sovrano e i sacerdoti
non sono che i suoi ministri; essi gli prestano le mani e la bocca. Infatti,
essendo Gesù Cristo invisibile ed il Sacrificio dovendo essere visibile,
bisognava, per farvi partecipare gli uomini, ricorrere necessariamente al
ministero dei sacerdoti. E per di più questo Sacrificio durerà fino alla fine
del mondo e non cesserà che alla venuta dell'Anticristo. Gli eretici fanno
l'obiezione che nella Sacra Scrittura non si trova la parola Messa. Va bene, ma
non si trova nemmeno la parola Trinità, ma non per questo siamo dispensati dal
credere a questo augusto mistero. La Scrittura non prescrive neanche il riposo
domenicale e nemmeno il battesimo dei bambini, eppure questi sono per noi
strettissimi obblighi. La parola Messa non figura nella Bibbia, la leggiamo
nelle opere dei papi come san Clemente, terzo successore di san Pietro, sant'Evaristo
e sant'Alessandro che sono vissuti nel primo secolo. Sant'Agostino, sant'Ambrogio,
san Giovanni Crisostomo e molti altri adoperano la parola Messa quando parlano
del Sacrificio del Nuovo Testamento. Sant'Ambrogio, in una delle sue lettere
scrive: "Restai al mio posto, cominciai la santa Messa e... durante il Sacrificio
pregai Dio affinché si degnasse venire in nostro soccorso. Sant'Agostino se ne serve incidentalmente: “Nelle
Lezioni che leggiamo nella Messa - dice - riconosceremo... "
Notate bene che
il modo col quale questi due santi Padri si sono serviti della parola Messa,
prova che l'uso ne era allora generale”.
La tradizione
ci insegna che gli apostoli stessi hanno offerto il Sacrificio della Messa. San
Matteo fu ucciso all'altare, mentre celebrava i divini misteri. Secondo la
leggenda sant'Andrea diceva al giudice Egea: "Ogni giorno io sacrifico a
Dio onnipotente non la carne dei tori o il sangue dei montoni, ma l'Agnello
immacolato". Abbiamo ancora le liturgie della Messa di san Giacomo e di san
Marco, cioè preghiere e cerimonie relative al santo Sacrificio, che troviamo
nel primo volume della Biblioteca dei Padri: l'una fu in uso a
Gerusalemme e l'altra ad Alessandria d'Egitto.
La parte della
Messa chiamata Canone che va dal Sanctus alla Comunione ci viene da san Pietro;
soltanto più tardi furono aggiunte, da alcuni santi papi, alcune frasi al
testo primitivo. E evidente che la Messa fu in uso nella Chiesa fin dai primi
tempi e che è stata sempre riconosciuta, sotto questo nome, come il vero
Sacrificio del Nuovo Testamento.
La
S. Messa attaccata dagli eretici
Le tempeste
furiose che il demonio suscitò in differenti epoche contro questo adorabile
Sacrificio, ne dimostrano la grande importanza.
Si spiega
facilmente come, nei primi dieci secoli della Chiesa, la Messa non fu attaccata
nella sua essenza. I giudei e i pagani erano abituati a considerare il
sacrificio come il centro di ogni religione e perciò anche le più detestabili
eresie al principio erano costrette a rispettare il Sacrificio dei cristiani,
altrimenti tutti si sarebbero allontanati da loro con orrore. Prima di tentare
un'impresa così audace il nemico doveva fare una laboriosa preparazione. Il
primo strumento della sua opera infernale fu l'orgoglioso e spergiuro Berengario
di Tours, che visse dal 1015 al 1088.
È vero
che questo infelice ritornò alla vera fede otto anni prima della sua morte e si
estinse, sinceramente pentito, nel seno della Chiesa cattolica. Ma quello che
aveva seminato germogliò segretamente e, qualche anno più tardi, se ne videro
gli effetti nell'eresia degli albigesi. questa setta immorale ed empia inveiva
violentemente contro la Messa, ma specialmente contro la Messa piana e quelli
che la celebravano furono vittime di innumerevoli delitti. Il beato Cesario di
Heisterbach, contemporaneo della persecuzione (poiché morì nel 1240) ci racconta
che gli albigesi punivano molto severamente i sacerdoti che dicevano la Messa
piana. Un pio ecclesiastico che ardeva di zelo per l'onore del santo Sacrificio,
non si lasciò distogliere dal compimento del suo ministero, né dalle
proibizioni, né dalle minacce e, scoperto dagli eretici, fu accusato e condotto
davanti al tribunale, dove subì l'interrogatorio del magistrato che gli disse:
"Mi viene assicurato che, nonostante la nostra esplicita proibizione, tu
hai celebrato una Messa piana. È vero?". Il sacerdote rispose senza timore: "Ti risponderò
come i santi apostoli ai giudei che domandavano loro se avevano predicato Gesù
Cristo nonostante la loro proibizione: bisogna obbedire a Dio piuttosto che
agli uomini. Ed ecco perché, a dispetto delle vostre ingiuste leggi, ho detto
la Messa in onore di Dio e della sua santa Madre". I giudici furono
talmente irritati da questa franca confessione che ricoprirono di ingiurie lo
zelante sacerdote, lo maltrattarono e alla fine, davanti a tutto il popolo,
gli fecero strappare la lingua dal carnefice.
Il martire
sopportò, con ammirabile pazienza, questo orribile supplizio e, con la bocca
piena di sangue, andò in chiesa, si inginocchiò davanti all'altare sul quale
aveva celebrato, espose umilmente le sue sofferenze alla santa Vergine e, non
potendo parlare, si raccomandò col cuore alla protezione di questa Madre di
misericordia.
Tralasceremo
di dire come fu soccorso. Ci basta mostrare con quale rabbia infernale gli
eretici perseguitavano i sacerdoti nei quali lo zelo era più forte del timore
dei tormenti. Le parole che il beato Cesario ha posto al principio del suo libro
di esempi, varranno a convincerci della verità di questo racconto. Egli dice :
"Prendo Dio a testimone, che non ho riferito qui se non ciò che ho veduto
con i miei propri occhi o sentito dalla bocca di uomini che sarebbero morti
piuttosto che mentire". Per dare pertanto una nuova sanzione alla santa
Messa, Dio ha operato molti miracoli simili a questo. Il beato Cesario ne narra
una cinquantina. Leggete la sua opera che, fortificando la vostra fede,
aumenterà la vostra devozione per il santo Sacrificio.
La dottrina
che combatteva l'olocausto della nuova Alleanza, minacciava l'ordine civile e
politico ad un tempo e, con le armi in pugno, voleva propagare i suoi empi
errori.
Ma, secondo le
parole del Maestro: "Chiunque colpirà con la spada, di spada perirà",
essa fu quasi interamente distrutta in una guerra scatenata dagli eretici
contro i sacerdoti nei quali lo zelo era più forte del timore dei carnefici
della terra. Ma quando il demonio ha cominciato una battaglia non abbandona
tanto presto il campo e, mentre un'eresia soccombe, ne suscita un'altra. Se,
per la ragione addotta sopra, i primi eresiarchi non osarono attaccare il santo
Sacrificio, in seguito non vi fu errore che non lo colpisse.
L'infelice
Martin Lutero fin dal 1517 si era separato dalla Chiesa, in seno alla quale
aveva trascorso, fino allora, una vita tranquilla, ma non rinnegò questo divino
mistero che molti anni più tardi, per insinuazione del demonio. Dio ha voluto
che il miserabile facesse la confessione della sua ignominia, affinché nessuno
la mettesse in dubbio, scrivendo, di proprio pugno, la lunga disputa che ebbe
con il diavolo su questo argomento.
Qui non riferirò che poche cose di quelle che egli scrive
nel suo libro Della Messa bassa e della consacrazione sacerdotale: "Una
volta mi accadde di svegliarmi tutto ad un tratto verso mezzanotte, e il diavolo
cominciò a contrastare così con me: "Sai tu, sapiente dottor Lutero, che per quindici anni
hai detto quasi ogni giorno una Messa piana?... E se una tal Messa non fosse che
una spaventosa idolatria?... E se tu non avessi adorato che del pane e del
vino?". Gli risposi: "Sono stato costituito sacerdote, consacrato,
unto e ordinato dal vescovo ed ho agito per obbedienza verso i miei superiori.
Perché non avrei consacrato, se ho pronunziato seriamente le parole di Gesù
Cristo e celebrato la Messa?". Il demonio replicò: "Sta bene tutto
questo, ma anche i turchi e i pagani nei loro templi compiono i riti per obbedienza.
Ma se la tua consacrazione e la tua ordinazione fossero false, come è falso
il culto degli infedeli? Tu sai bene che una volta, quando professavi il papismo
tu non avevi né conoscenza di Gesù Cristo, né vera fede... perché come tutti
i sacerdoti e i vescovi consideravi Gesù come un giudice severo e per giungere
a Lui ricorrevi a Maria ed ai santi che erano intermediari fra Lui e te ed in
tal modo gli sottraevi l'onore che gli è dovuto; né il papa, né tu potete
negarlo. E perciò ti dico che essendo ordinati ed unti come i pagani, non
potete aver consacrato". In questa angosciosa lotta volevo difendermi -
continua Lutero - e dissi (come ero abituato a fare quando ero papista):
“Anche quando io non avessi avuto la vera fede, la Chiesa supplisce alla mia
insufficienza”. Ma il demonio replicò: "Dov’è scritto che la fede
della Chiesa sia sufficiente? Tu non puoi provarlo con la parola di Dio ed io
posso asserire che tutto l'insegnamento della Chiesa cattolica è un tessuto di
errori". Il demonio menzognero disse questa e molte altre cose che
abbrevio, per non dilungarmi troppo. Vinto dalla sua parola finii per
confessare che avevo peccato celebrando la Messa e che, come Giuda, ero incorso
nella pena della dannazione.
Ecco l'uomo
accecato che riconosce di aver ricevuto lezioni dal diavolo. Eppure, sapeva bene
ché esso non insegna che il male e odia tutto ciò che è bene. Se Lutero,
invece di avere l'intenzione della Chiesa, avesse ritenuto la Messa una pratica
superstiziosa, il demonio non lo avrebbe certo tentato in tal modo. Lungi dal
distoglierlo dall'altare lo avrebbe invece incoraggiato a salirvi, perché
moltiplicasse gli atti di idolatria e oltraggiasse maggiormente Iddio.
Non soltanto i
luterani ripudiarono la santa Messa, ma a loro si unirono i calvinisti, gli
zwingliani e tutte le altre sette che pullularono dopo Lutero. Arrivarono
perfino a proclamare che essi ritenevano questo sublime mistero come un'abominevole
idolatria. Così parlano i calvinisti nel loro catechismo di Heidelberg. Non mi
prolungherò a confutare questa bestemmia, ma non posso nemmeno tacerla. Se
fosse vero quello che sostengono gli eretici, bisognerebbe concludere che dalla
venuta di nostro Signore non si è salvato nessuno. Infatti gli stessi
apostoli e tutti i sacerdoti dopo di loro hanno detto la Messa; i martiri ed i
confessori l'hanno ascoltata con devozione e l'hanno stimata come la più
grande opera della pietà cristiana. E’ evidente, pertanto, che se essa fosse
un'idolatria ed una negazione del Sacrificio unico di Gesù Cristo, gli
apostoli e tutti i cristiani, partecipandovi, avrebbero offeso Dio gravemente
e meritato l'eterna dannazione. Nessun uomo dabbene può osare tenere questo
linguaggio, né prestare fede alla dottrina calvinista. San Fulgenzio dice:
"Credete fermamente e senza alcun dubbio che il Figlio unico di Dio fatto
uomo si è offerto per noi in Sacrificio all'Onnipotente, come vittima di
gradito odore. A Lui, uno col Padre e con lo Spirito Santo, i patriarchi, i
profeti ed i sacerdoti dell'Antico Testamento offrivano sacrifici di animali; e
a Lui sotto la legge nuova, la santa Chiesa cattolica non cessa di offrire, in
tutto l'universo, nella fede e nella carità, il Sacrificio del pane e
del
vino"'. Giudicate ora se si deve credere a san Fulgenzio, uno dei più
illustri discepoli di sant'Agostino o a Lutero e Calvino, che sono due apostati.
Pietro di Cluny disse a questi due eresiarchi: "Se il mondo volesse
accettare le vostre nuove lezioni succederebbe, sotto l'era di grazia quello che
non è mai accaduto nei tempi dell'ira. I cristiani dovrebbero cessare di
offrire il Sacrificio e il culto di Dio, che è sempre esistito, sparirebbe completamente
dalla superficie del globo. Sì, o nemici di Dio, la Chiesa asserisce che senza
Sacrificio non può sussistere e in ogni occasione insegna ai suoi figli che non
ne ha altri, all'infuori del Corpo e del Sangue del suo Salvatore e che ad ogni
Messa rinnova quello che Egli stesso ha fatto una sola ed unica volta sul
Calvario"'. Vigiliamo affinché non ci avvenga quello che è accaduto
agli eretici. Per loro maggior disgrazia, il nemico del genere umano li ha
privati della santa Messa e non potendo rapirla interamente a noi, si sforza
di accecarci e di intorpidirci nell'ignoranza della sua efficacia. Tuttavia
dobbiamo confessare che, se la malizia del demonio non è estranea alla
negligenza che hanno gli uomini di istruirsi su questo punto, dobbiamo dare una
gran parte di responsabilità anche alle rare predicazioni ed istruzioni ed alla
mancanza di scritti su questo augusto mistero. Esso non è spiegato abbastanza
ai fedeli e molti lo ignorano o vi assistono senza devozione.
Maggiore conoscenza del S. Sacrificio
Questo decreto
di un Concilio ecumenico obbliga tutti i sacerdoti che hanno cura di anime, ma
sono pochi quelli che se ne danno pensiero con grave danno della Chiesa. Il
popolo che ignora tutta l'efficacia della Messa non l'ama e non la stima. La
trascura nei giorni feriali, la domenica e le feste l'ascolta con negligenza e
distrazione, arrivando addirittura, senza scrupolo e senza una giusta ragione, a
non assistervi.
La causa
principale di questo male è il silenzio dei parroci. Ne risponderanno davanti
a Dio, perché, se si conformassero agli ordini della Chiesa e, almeno qualche
volta all'anno, parlassero di una questione così importante, sarebbe impossibile
che il popolo non apprezzasse altamente questo prezioso tesoro e non vi fosse
devotissimo.
Niente più
utile della santa Messa, se ne persuadano i cristiani e non abbandonino
facilmente l'abitudine di assistervi, nemmeno nei giorni in cui non c'è
l'obbligo di ascoltarla.
CAPITOLO
SECONDO
DELL'ECCELLENZA DELLA SANTA MESSA
L'eccellenza della santa Messa è tale che gli
stessi angeli non potrebbero esprimerla degnamente, ma tuttavia io oso
parlarne e sarà molto se riuscirò a darne una pallida idea. San Francesco di
Sales le tributa molti titoli onorifici: "Il santissimo, sacratissimo e
augustissimo Sacrificio dell'Altare è il sole degli esercizi spirituali, centro
della religione cristiana, cuore della devozione, anima della pietà, mistero
ineffabile, il quale comprende l'abisso della carità divina mediante il quale
Dio, dandosi realmente a noi, ci comunica magnificamente le sue grazie e i suoi
favori"'.
Occorrerebbe
troppo tempo per spiegare tutti i pregi elencati dal santo Vescovo di Ginevra,
il quale vuol dire che, per acquistare una soda pietà e accendersi di amor
divino, bisogna ascoltare con raccoglimento la santa Messa.
Il sapiente
Osorio le dà la preferenza su tutti gli altri misteri della religione: "La
Messa è, fra tutte le azioni sante che sono nella Chiesa, la più santa e la più
preziosa, perché in essa è consacrato il SS. Sacramento dell'Altare ed è
offerto a Dio in Sacrificio". Ecco quello che Fornero, arcivescovo di
Bamberga aggiunge: "La Messa sorpassa in dignità tutti i sacramenti; questi
sono pieni di maestà, ma quanto essa è più augusta! questi sono sorgenti di
misericordia per i vivi; questa è per i vivi e per i morti l'oceano
inesauribile della divina liberalità". E da notarsi quanto questo Dottore
insiste sulla dignità del santo Sacrificio. Mostreremo ora tutte le ragioni di
questa eccellenza che si rivela, prima di tutto, nel cerimoniale della
consacrazione delle chiese e degli altari. Poiché poche persone hanno assistito
a questo spettacolo e molte di quelle che hanno avuto il privilegio di goderne
non hanno sentito o non hanno compreso le preghiere che l'accompagnano, le
descriverò brevemente.

Consacrazione di una Chiesa cattolica
Il vescovo,
dopo essersi parato degli abiti pontificali, nel luogo dove, fin dal giorno
innanzi, sono state depositate le sante reliquie, recita a voce bassa i sette
salmi penitenziali, poi, seguito dal clero, si reca davanti alla porta
principale della chiesa che è chiusa, mentre nell'interno della chiesa resta
un diacono. Il vescovo invoca l'assistenza di Dio sul nuovo edificio e, quando
il coro ha cantato le litanie dei santi fino alle parole: 'Ab omni malo,
ecc.", benedice l'acqua, asperge se stesso e tutti gli assistenti, dicendo:
'Aspergimi con l'issopo, o Signore e sarò purificato, diventerò più bianco
della neve". Poi conduce la processione attorno alle mura, che asperge
dicendo: "In nome del Padre e del Figliolo e dello Spirito Santo".
Intanto il coro canta la profezia nella quale è annunciato che "alla
venuta del Messia, il tempio del Signore sarà fabbricato sulla sommità del
monte e vi affluiranno tutti i popoli". Il vescovo ritorna alla porta ed
implora su quella casa la protezione di Dio, creatore e padrone dell'universo,
su quella casa della quale Egli stesso è fondatore, affinché vi sia sempre
professato un culto puro, libero e pio. Nel dire queste parole si avvicina alla
porta, la percuote col pastorale, dicendo a voce alta: "Principi, levate le
porte; apritevi porte eterne e il re della gloria entrerà". Il diacono,
da dentro, domanda: "Chi è questo re della gloria?" E il vescovo risponde:
"E il Signore forte e potente, il Signore vincitore nei
combattimenti". Poi il celebrante guida la processione, girando due volte
intorno alle mura della chiesa, con le stesse cerimonie, benedicendo e
aspergendo, la prima volta la parte inferiore, la seconda volta la parte mediana
delle mura. Intanto recita un'orazione in cui ricorda che il Figlio di Dio,
che è la pietra angolare, ha riunito i due muri opposti: il giudaismo e il
paganesimo.
In un'altra
orazione prega Dio di ricordarsi che ha promesso di confermare tutto ciò che
i suoi sacerdoti avrebbero fatto in suo nome e di benedire tutto ciò che essi
avrebbero benedetto. S'inoltra verso la porta e, per la terza volta, picchia
nuovamente col pastorale ripetendo: "Principi, levate le porte; apritevi
porte eterne e il re della gloria entrerà". "Chi è questo re della
gloria?" domanda ancora il diacono. Il celebrante ed il clero rispondono: "È
il Signore degli
eserciti, il re della gloria". quindi ripetono: 'Aprite, aprite,
aprite". A questo punto la porta si apre, il vescovo traccia col
pastorale il segno della croce sulla soglia, dicendo: "Ecco il segno della
croce, tutti i demoni siano messi in fuga". Entrato in chiesa dice: “Pace
a questa casa”.
Il
diacono risponde: "E’ al tuo ingresso". Il coro intona un canto di
pace e ripete le parole del Vangelo: "Zaccheo, discendi presto..." e
termina così: "È
stata portata la
salute a questa casa da Dio stesso". Giunto in mezzo alla navata, il
vescovo s'inginocchia e comincia l'inno Veni Creator Spiritus; poi recita le
litanie dei santi alle quali si intercalano queste parole: "Degnatevi
benedire, santificare e consacrare questa chiesa e quest'altare".
Terminate le litanie si canta il Benedictus ripetendo dopo ogni
versetto le parole del patriarca Giacobbe: "Come questo luogo spira sacro
terrore! E’ veramente qui la casa di Dio e la porta del cielo!". Durante
questo canto il vescovo scrive col pastorale le lettere dell'alfabeto greco e
latino, in forma di croce sul suolo, che perciò è stato precedentemente
coperto di cenere; benedice poi il sale, la cenere e il vino mescolato con
l'acqua e procede alla consacrazione dell'altare maggiore.
Il vescovo
recita prima l'antifona e il salmo del principio della Messa: "Mi
avvicinerò all'altare di Dio, di Dio che rallegra la mia giovinezza. Sii mio
giudice, o mio Dio e separa la mia causa da quella del popolo empio, ecc.".
Durante queste preghiere immerge il pollice nell'acqua che ha benedetta e traccia
una croce in mezzo e ai quattro lati della pietra. Nell'orazione che segue
domanda all'eterno Padre, in nome del Sacrificio che fu offerto sull'altare
della Croce, di benedire quella pietra, della quale quella di Giacobbe era il
simbolo e subito dopo intona l'antifona: 'Asperges me, ecc." e il coro
canta il salmo L. Intanto il prelato come gli israeliti alla presa di Gerico,
gira sette volte intorno all'altare aspergendolo con acqua benedetta e ripetendo
l'antifona ad ogni fermata; fa ancora, per tre volte, il giro delle mura,
aspergendole prima in basso, poi in mezzo e finalmente in alto. Nello stesso
tempo il coro canta il salmo CXXI che parla del giusto, pacifico e felice regno
di Gesù Cristo, i dieci ultimi versi del salmo XLVII dove è profetizzata la
missione degli apostoli presso i pagani e infine il salmo XC che promette a
quelli che Dio protegge, la sicurezza nei pericoli e contro le tentazioni.
Terminati
questi canti e queste cerimonie, il vescovo si mette di nuovo in mezzo alla
chiesa, in faccia all'altare, e ricordando in un'antifona la scala di Giacobbe
sulla quale gli angeli salivano e scendevano, implora per quel luogo di
preghiere le più abbondanti benedizioni del Cielo; dopo benedice il cemento
destinato a sigillare il sepolcro. quindi il clero va in processione al luogo
dove furono poste le reliquie, le porta in chiesa cantando le antifone
seguenti: "Oh! quanto è glorioso il regno nel quale i santi si rallegrano
con Gesù Cristo! Essi sono coperti di vesti bianche e seguono l'Agnello ovunque
vada... La via dei santi è diritta, il cammino per il quale devono passare è
pronto... Venite eletti di Dio, entrate nella città del Signore, perché vi
hanno fabbricato un tempio nuovo, nel quale il popolo adorerà la maestà del
Signore". Arrivati alla porta della chiesa si fermano e il vescovo rivolge
un'allocuzione all'assemblea, esaltando la santità del tabernacolo del
Signore, dimostrando, tuttavia, che esso è soltanto un'ombra dei nostri
santuari e fa rilevare quanto maggiormente si devono rispettare i nostri
templi. Domanda in seguito al fondatore l'ammontare del fondo assegnato alla
chiesa e stende il processo verbale.
Dopo una breve
orazione, il Vescovo fa col sacro crisma un' unzione in forma di croce sulla
porta, poi la processione si inoltra verso l'altare maggiore cantando queste
parole: "I santi che hanno seguito le tracce di Gesù Cristo si rallegrano
del loro trionfo e poiché essi hanno versato il loro sangue per amore di Lui,
esulteranno di eterna allegrezza". Intanto viene consacrato il sepolcro
dove si mettono le reliquie che vengono sigillate, mentre il vescovo dice:
“Avete preso posto, o santi, sotto l'altare di Dio... Sotto l'altare di Dio ho
sentito la voce dei martiri”; poi ancora: "I corpi dei santi vivranno
nell'eternità" e altre parole tolte pure dalla Sacra Scrittura. Chiuso
questo glorioso sepolcro il vescovo, incensando, fa il segno di croce col
turibolo in mezzo e ai quattro angoli dell'altare; poi dà il turibolo al
sacerdote che continua ad incensare girando intorno all'altare fino al termine
della cerimonia. Intanto il coro canta il salmo LXXXIII, nel quale David anela
al tempio di Gerusalemme, il salmo XCI che è una lode sublime indirizzata a
Dio, il salmo XLIN, canto d'amore, nel quale sono celebrate le prerogative
comunicate dal Salvatore alla Chiesa e il salmo CXLVII che esalta la sua
magnificenza, riguardo a Gerusalemme. Finalmente il consacratore unge col
sacro crisma le dodici croci, dipinte sui muri e dà a ciascuna tre incensate.
Di ritorno all'altare benedice l'incenso che dovrà esservi bruciato e i cui
grani sono messi in forma di croce sulle cinque croci della pietra. Allora si
accendono i ceri che vi sono stati messi appositamente, facendo comunicare la
fiamma dall'uno all'altro e,mentre essi ardono sull'altare, il vescovo si inginocchia
dicendo: "Vieni, Spirito Santo, riempi di luce i cuori dei tuoi fedeli e
accendi in essi il fuoco del tuo amore". La cerimonia termina con
preghiere simili, cantate nel tono del Prefazio.
Alla
fine il vescovo rivolge a Dio questa supplica: "Conferma ciò che hai
operato fra noi nel tuo santo tempio che è a Gerusalemme. Alleluia!".
Il coro canta
il salmo LXVII, inno alla vittoria della Chiesa. Si benedicono le tovaglie e gli
arredi dell'altare e il vescovo comincia la Messa.
Il valore di queste cerimonie
Quelli che
assistono alla consacrazione di una chiesa sono molto sorpresi di questo gran
numero di cerimonie, di unzioni, di benedizioni e di preghiere. Perché tante
noie, tanto tempo e tante spese? Per rendere il tempio più degno del sublime
Sacrificio che deve esservi offerto e per purificare l'altare che dovrà
ricevere l'Agnello di Dio, vittima santa e senza macchia. Il cristiano resterà
così convinto della santità della casa del Signore e del rispetto che essa
esige. Il tempio di Salomone era l'immagine dei nostri, eppure i giudei ed i
pagani stessi lo tenevano in gran venerazione. Il Libro dei Re, cap.
VIII e il Il dei Paralipomeni, cap. VI e VII narrano che Salomone alla
consacrazione di questo edificio immolò ventiduemila buoi e centoventimila
pecore.
Mentre il re
pregava ad alta voce un fuoco misterioso scese dal cielo divorando tutte le
vittime e una fitta nube si diffuse nel sacro recinto, rendendo visibilmente
manifesta la Maestà divina. A questo spettacolo i figli di Israele furono presi
da soprannaturale terrore e caddero col volto verso terra, in atto di profonda
adorazione. Poi Salomone gridò: "È credibile che Dio abiti veramente sulla terra? Se il
cielo e i cieli dei cieli non possono contenerti, quanto meno degna sarà
questa casa che ho fabbricato io!"
Chi potrà mai
comprendere la maestà di questo tempio? Eppure esso era la figura delle
nostre chiese e racchiudeva l'Arca dell'Alleanza dove erano conservate le tavole
della legge, una piccola quantità di manna e la verga fiorita di Aronne. Nei
sacrifici giudaici le vittime erano animali immolati e bruciati, offerti con
pane e vino, focacce ed altre simili cose. Quanto maggiore è la superiorità
del tempio cristiano consacrato con l'olio e il crisma, asperso d'acqua
benedetta, profumato coi vapori dell'incenso, santificato dall'imposizione del
segno della Croce e destinato all'oblazione del santo Sacrificio! Invece dell'Arca
dell'Alleanza noi abbiamo il santo Ciborio nel quale è conservato il SS.
Sacramento dell'Altare, il vero corpo di Gesù Cristo.
Grandezza dei templi cristiani
La chiesa è chiamata la "casa di
Dio" ed è realmente tale, perché nostro Signore vi abita in tutti i
tempi. Qui l'esercito degli angeli lo serve e l'adora, lo loda e gli porta le
nostre preghiere. Questo commovente mistero è figurato dalla visione di
Giacobbe: "Una notte il patriarca si addormentò a cielo scoperto e vide
in sogno una scala che andava dalla terra al cielo e sulla quale gli angeli di
Dio salivano e scendevano. A questo spettacolo, preso da spavento, gridò:
"quanto questo luogo è terribile! Veramente è qui la casa di Dio e la
porta del cielo". Poi unse con olio la pietra sulla quale aveva posato la
testa e ne formò un altare". Era quello, l'ho già detto, un simbolo
profetico della chiesa cristiana, nella quale la pietra dell'altare è unta con
l'olio e col santo Crisma, pietra sacra della quale si può dire veramente:
"quanto questo luogo è terribile! questa è la casa di Dio e la porta del
cielo". Qui gli angeli salgono e scendono per trasmettere a Dio le nostre
preghiere e portarci le sue grazie. Le nostre chiese sono anche quel luogo del
quale parla il Signore per bocca di Isaia: "Io li condurrò al mio santo
nome, li riempirò di allegrezza nella casa delle preghiere. Le loro vittime,
consumate nel mio altare, mi saranno gradite e la mia dimora sarà chiamata
casa di preghiera, per tutti i popoli".
Tutto questo
prova il rispetto che merita il luogo santo. Se noi avessimo veramente una viva
fede vi entreremmo con terrore e non solo adoreremmo nostro Signore
nell'Eucaristia, ma ci prostreremmo davanti agli angeli che sono sempre davanti
ai nostri altari. David lo proclamava: 'Andrò nella vostra casa e vi adorerò
con timore nel vostro santo tempio. In presenza degli angeli, canterò le vostre
lodi ed esalterò il vostro santo nome.
Quelli che
chiacchierano durante l'ufficio divino, ridono e commettono altre irriverenze,
provocano la collera di Dio e si rendono rei verso la divina Maestà di
un'offesa che potrebbe essere grave. Per questo non sarà mai sufficiente la
riverenza che dobbiamo avere per la chiesa, dove è necessario astenersi da
tutte le parole inutili e da ogni sguardo curioso; dove bisogna pregare con
devozione, adorare il Signore con fervore, confessare i nostri peccati con
vera umiltà e pentimento sincero.
Consacrazione dei sacerdoti
L'eccellenza
della Messa si riconosce anche dalla consacrazione che ricevono i ministri
dell'altare e senza la quale non possono esercitare il loro ministero.
Colui che è
destinato al sacerdozio ha sette gradini da salire prima di essere giudicato
degno di offrire l'Agnello senza macchia. Chi ha ricevuto i primi quattro ordini
può servire i sacerdoti all'altare, ma non oserà toccare né calice, né
patena, né corporale e nemmeno il purificatoio, perché per essere autorizzato
a questo bisogna aver ricevuto il quinto ordine, il suddiaconato, tranne il caso
di una dispensa speciale o di assoluta necessità. Come nella legge di Mosè,
soltanto i Leviti potevano toccare e pulire i vasi sacri, così solamente i
sacerdoti, i diaconi e i suddiaconi hanno il diritto di toccare e di pulire gli
oggetti che servono immediatamente alla celebrazione della santa Messa. E’
opportuno, del resto, che le cose impiegate al compimento del più alto
mistero e messe in contatto col corpo di nostro Signore, siano interamente
pure. Leggi speciali obbligano i sacerdoti, i diaconi e i suddiaconi a tenere
questi oggetti con la più rigorosa pulizia. È certo che gli ecclesiastici negligenti a questo proposito incorrono in
una forte responsabilità, che potrebbe estendersi anche ai fedeli della
parrocchia. Se il sacerdote fosse ridotto a celebrare con un camice sudicio, con
una pianeta stracciata, con un calice ossidato e se l'altare fosse privo di
arredi decenti, mentre i fedeli, nelle feste, fanno pompa dei loro abiti in
chiesa, non sarebbe forse questo non pensare al decoro della casa di Dio? Questa
chiesa i vostri padri l'hanno edificata e provveduta degli arredi necessari;
volete, dunque, che questi durino quanto le mura? Lo si direbbe, dal momento che
non vi date pensiero di rinnovarli. questo penoso spettacolo è una vergogna
per una parrocchia e un segno manifesto che i fedeli non comprendono
l'eccellenza dell'augusto Sacrificio del Nuovo Testamento.
Ordinazione sacerdotale
Le cerimonie
che accompagnano la consacrazione sacerdotale ci danno ancora un'idea di
questa eccellenza. Al momento di essere ordinato sacerdote, il diacono è
rivestito dell'amitto, del camice e della stola passata sopra la spalla sinistra
e legata sul lato destro: s'inginocchia davanti al vescovo che è seduto sul
trono vicino all'altare. Il vescovo gli ricorda la gravità del passo che sta
per compiere e domanda al popolo se lo
giudica
degno. Se nessuno reclama, il prelato si inginocchia e recita ad alta voce le
litanie dei santi, mentre il diacono, prostrato col viso verso terra, prega
con lui. In seguito gli posa la mano sulla testa, recita un'orazione e un lungo
Prefazio, gli mette la stola intorno al collo e la pianeta sulle spalle. La
consacrazione propriamente detta avviene durante la recita del Veni Creator. Il
vescovo è seduto sul suo seggio e l'ordinando, in ginocchio, gli presenta le
mani. Il vescovo vi fa le unzioni con gli oli santi dicendo: "Degnati,
Signore, per queste unzioni e per la nostra benedizione, di consacrare e
santificare queste mani". Poi aggiunge, facendo il segno della croce:
"In nome di nostro Signore Gesù Cristo, sia benedetto tutto quello che
queste mani benediranno e sia consacrato tutto ciò che esse
consacreranno". A queste parole lega le mani dell'ordinando una contro
l'altra, con una fascia di lino, poi gli presenta il calice con la patena e
l'ostia dicendo: "Ricevi in nome del Signore il potere di offrire il Sacrificio
a Dio e di celebrare la Messa tanto per i vivi che per i morti. Amen". Si
sciolgono le mani del sacerdote novello che se le lava e il celebrante continua
la Messa. All'Offertorio si presenta all'offerta con un cero acceso, che
consegna al vescovo baciandogli la mano. Poi s'inginocchia dietro il celebrante
e dice la Messa con lui, parola per parola, leggendola nel messale.
Alla Comunione
riceve, dal vescovo, il corpo del Salvatore; dopo la recita del Credo il
prelato gli posa le due mani sulla testa dicendo: "Ricevi lo Spirito Santo:
quelli ai quali tu rimetterai i peccati saranno rimessi, ma i peccati che
riterrai saranno ritenuti". Infine il sacerdote promette obbedienza al
vescovo che lo benedice con le seguenti parole: "La benedizione di Dio
onnipotente, Padre, Figliolo e Spirito Santo, discenda sopra di te, affinché tu
sia benedetto nell'ordine sacerdotale e tu possa offrire delle ostie salutari,
per i peccati e le offese del popolo, a Dio onnipotente, al quale è onore e
gloria in tutti i secoli dei secoli".
Così la
Chiesa cattolica consacra i suoi sacerdoti e non è difficile capire quanto è
rispettabile l'antico uso di magnificare la grande solennità del conferimento
degli ordini sacerdotali. Ma perché queste promozioni progressive? Perché
questo apparato? Perché queste preghiere, queste unzioni, queste cerimonie?
Il fine principale è certamente quello di insegnarci quanto bisogna essere
santi per salire all'altare e offrire alla tremenda maestà di Dio la vittima
senza macchia.
Oggetti
sacri
Un'altra
testimonianza dell'eccellenza della santa Messa è ciò che è necessario alla
sua celebrazione: un sacerdote debitamente ordinato che fa le veci di Gesù
Cristo stesso; un altare consacrato, nuovo Calvario sul quale l'Agnello divino
sarà immolato; gli indumenti sacerdotali, che sono: l'amitto, che il
sacerdote posa sulla testa e sul collo in memoria del velo col quale, in casa di
Caifa, i giudei hanno coperto la faccia del Salvatore dicendogli per scherno:
"Cristo, profetizza e dicci chi ti ha percosso". Il camice, ricordo
della veste bianca della quale fu rivestito da Erode. Il cingolo che
simboleggia la corda con la quale fu legato. Il man14)olo, che fa pensare
ai legami che strinsero le sue braccia. La stola, figura delle catene di
ferro delle quali fu caricato dopo la sua condanna. La pianeta, immagine
del mantello scarlatto gettato sulle sue spalle. La Croce centrale della
pianeta rappresenta quella sulla quale fu inchiodato Gesù Cristo e quella che
è sul davanti rappresenta la colonna della flagellazione.
Diciamo una
parola degli oggetti che servono al santo Sacrificio.
Il calice consacrato
richiama il calice dei dolori che Gesù ha bevuto fino alla feccia e la
sepoltura nella quale il suo corpo fu deposto. La palla la pietra
quadrangolare del sepolcro. La patena, l'urna che conteneva i profumi
necessari per l'imbalsamazione. Il corporale, il santo sudano che avvolse
il corpo del Salvatore. Il purificatoio, i lini che servirono alla
sepoltura.
Il
velo del calice, il velo del tempio che alla morte di Gesù si squarciò
dall'alto al basso. Le due ampolline, i due vasi ripieni di fiele e di
aceto, offerti al Figlio dell'uomo per calmarne la sete.
A questa
elencazione di cose richieste per la celebrazione della Messa bisogna
aggiungere: il pane azzimo, un crocifisso sul tabernacolo, il vino, l'acqua,
due candelieri, un messale, un leggio, tre tovaglie che coprono l'altare, una
pezzuola con la quale il sacerdote si asciuga le mani dopo le abluzioni e un
campanéllo. E necessario, inoltre, un chierico che serva il sacerdote
all'altare e gli risponda a nome del popolo.
La maggior
parte di questi oggetti sono talmente indispensabili che il celebrante
commetterebbe un peccato grave se ne facesse a meno. Un esempio servirà come
prova.
Nel tempo in
cui la Spagna gemeva sotto il giogo dei mori, un re di Caravaca che aveva fatto
prigioniero un gran numero di cristiani, ebbe pietà di quegli infelici e si
decise a liberarli tutti. Domandò ad ognuno qual era il suo mestiere e gli
permise di esercitarlo. Fra i prigionieri si trovava un sacerdote che,
interrogato a sua volta, rispose con la più grande serietà: "Esercito
l'arte di far discendere dal Cielo il Dio onnipotente". Il principe gli
comandò di mettersi al lavoro, ma egli replicò: "Non posso farlo che a condizione di
avere tutti gli oggetti necessari.
Il re idolatra
gli ordinò di scrivere per farli venire da un paese cristiano. Il sacerdote ne
fece minutamente la lista, ma dimenticò di segnare il crocifisso. Quando ebbe
avuto tutto e volle cominciare il santo Sacrificio, notò la mancanza della croce
e stette a lungo indeciso se dovesse celebrare. Il re, sospettando che non
conoscesse perfettamente la sua arte, gli domandò la causa del suo turbamento.
"Principe - rispose - ho dimenticato la croce e questo mi preoccupa e mi fa
esitare a salire all'altare". Mentre rifletteva così, invocando l'aiuto
del Cielo, la volta di pietra si aprì e due angeli, splendenti come il sole,
discesero portando nelle loro mani una croce di legno, tutta circondata di
luce, che posarono sull'altare. A questa vista il sacerdote cominciò la
Messa, ma il re e tutti i mori che erano nella sala presero gli angeli per delle
divinità e caddero, pieni di spavento, col viso contro terra e si rialzarono
solo quando la visione disparve.
Tale è
l'origine della croce spagnola che si conserva a Caravaca con la più grande
venerazione e che viene mostrata al popolo nell'anniversario del giorno in cui
fu portata dal Cielo.
Questo fatto
prova molto bene l'importanza che si deve dare a tutto ciò che serve alla
celebrazione del santo Sacrificio.
Il
numero delle cerimonie
L'eccellenza
della santa Messa si riconosce infine dalle cerimonie prescritte per celebrarla.
Citerò solo le più importanti: il sacerdote fa sopra di sé sedici segni di
croce, si rivolge sei volte verso il popolo, bacia l'altare otto volte, undici
volte alza gli occhi al cielo, si batte il petto dieci volte, fa dieci
genuflessioni, giunge le mani cinquantaquattro volte, abbassa la testa ventun
volte e sette volte le spalle, si prostra otto volte, benedice l'offerta
trentun volte col segno della croce, posa ventidue volte le mani sull'altare,
prega stendendole quattordici volte e giungendole trentasei volte, mette la mano
sinistra stesa sull'altare nove volte e la porta undici volte sul petto, alza le
due mani verso il cielo quattordici volte, undici volte prega a voce bassa e
tredici ad alta voce. Il sacerdote deve osservare ancora una quantità di altre
prescrizioni, che portano a cinquecento il numero delle cerimonie. Aggiungete a
questa cifra quelle delle rubriche e vedrete che il sacerdote che dice la
Messa secondo il rito della Chiesa cattolica romana è obbligato a novecento
cerimonie differenti. Ciascuna di queste ha la sua ragione d'essere, il suo significato
spirituale, la sua importanza e ognuno tende a far compiere con la fede
richiesta l'ineffabile Sacrificio dell'altare. Perciò papa san Pio V ha
ordinato a tutti i cardinali, arcivescovi, vescovi, prelati e sacerdoti di dire
la Messa senza cambiare nulla, senza aggiungere o togliere la minima
cerimonia. La più piccola negligenza potrebbe assumere una certa gravità,
sia perché avrebbe per oggetto l'atto più grande e più santo del nostro culto,
sia perché sarebbe una disobbedienza formale all'ordine di un papa. Non si può
immaginare né un movimento di mano più degno, né una disposizione del corpo
più edificante di quelli prescritti dalla Chiesa. Si assiste con più
raccoglimento di spirito ad una Messa nella quale sono osservate tutte le
cerimonie che a quella in cui esse sono violate e perciò il sacerdote che
celebra con esattezza coscienziosa ha diritto alla vostra gratitudine perché,
lungi dal distrarvi nella vostra devozione, la facilita. Egli fa sì che le
vostre preghiere siano più efficaci e contribuisce in larga parte al loro
merito.
Il
principale sacerdote della Santa Messa
Benché la
dignità del santo Sacrificio risalti chiaramente dalle cerimonie e dalle
preghiere della consacrazione della chiesa e dell'altare e anche
dall'ordinazione del sacerdote e dalle prescrizioni liturgiche, tuttavia essa
ritrae la sua massima dignità ed eccellenza dalla persona dello stesso
sacrificatore. Ma chi è dunque il sacrificatore? Il sacerdote? Il vescovo? Il
papa? Un angelo? Maria, la Regina dei santi? È il Sacerdote dei sacerdoti, il Vescovo dei vescovi,
il Figlio unico di Dio, Gesù Cristo, che suo Padre stesso ordinò Sacerdote in
eterno secondo l'ordine di Melchisedech. Egli solo eleva il Sacrificio cristiano
all'altezza di un'opera divina. Che il sacerdote è Gesù Cristo lo proverò con
le parole di san Giovanni Crisostomo: I sacerdoti - dice egli - sono semplici
ministri, quello che santifica e transustanzia l'offerta è Gesù Cristo.
Nell'ultima Cena ha consacrato il pane e il vino e ancora continua ad operare lo
stesso miracolo... E perciò, o cristiano, quando vedi il sacerdote
consacrare, ricordati che la mano di Dio, e non la sua, compie il
Sacrificio". Con queste parole il santo Dottore c'insegna che Gesù Cristo
accompagna personalmente i punti essenziali della Messa, che Egli scende dal
Cielo per cambiare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue, che Egli
stesso si offre a dà per la salute del mondo e che, fedele mediatore, prega per
la redenzione del popolo.
Dai sacerdoti
Gesù Cristo prende soltanto la voce e le mani, ma Egli stesso compie il divino
Sacrificio.
La
testimonianza di san Giovanni Crisostomo vi pare insufficiente? Ecco quella
della Chiesa cattolica: "Poiché nel divin Sacrificio compiuto nella santa
Messa è presente quello stesso Gesù Cristo che si è offerto una volta ed in
una maniera cruenta sulla Croce e che ora si immola in una maniera incruenta, il
sacro Concilio insegna che questo Sacrificio è veramente propiziatorio... perché
il Signore accorda la grazia, il dono della penitenza, il perdono dei peccati
e dei delitti, per grandi che siano, placato da questo Sacrificio, in cui si
immola l'unica e medesima vittima immolata sul Calvario, in cui, per il
ministero dei sacerdoti, si offre quello stesso che un giorno si offrì sulla
croce.
Gesù
Cristo sommo ed eterno sacerdote
Dunque è
veramente la dottrina della Chiesa che ci insegna che i sacerdoti sono
semplicemente i ministri di Gesù Cristo e che nostro Signore si offre
sull'altare così volentieri e con altrettanta efficacia come si offrì sul
sanguinoso albero della Croce.
Che grande
onore, che immensa grazia e quale inestimabile tesoro è per noi la bontà di
Gesù che si fa nostro sacerdote e nostro mediatore! L'apostolo san Paolo è
molto esplicito sopra una verità così consolante: "Bisognava - dice - che
avessimo un pontefice santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori e
innalzato al disopra dei Cieli. La legge non costituiva sacerdoti che uomini
infermi, ma la parola di Dio, confermata dal suo giuramento, decreta pontefice
eterno il suo divin Figlio, che è perfetto". L'apostolo non dimostra,
forse, con queste sublimi parole, fino a qual punto Dio ci stima, poiché ci
ha donato per sacerdote e mediatore non un uomo fragile e peccatore, ma il suo
unico Figlio?
Consideriamo
ora perché Gesù Cristo non ha voluto affidare il suo Sacrificio agli uomini.
La principale
ragione è che questo Sacrificio doveva essere di una purezza assoluta come
aveva annunciato il profeta Malachia. Perciò la Chiesa proclama che il santo
Sacrificio".
non
può essere macchiato da alcuna indegnità, né da alcuna malizia da parte di
coloro che lo offrono"'. Certo se i sacerdoti fossero i veri sacrificatori,
la Messa sarebbe troppo spesso profanata, o almeno si potrebbe sempre
concepire dei dubbi sulla maniera con cui Dio l'accoglie. Ma secondo la parola
del salmista:
"Tu sei
sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedech", Dio ha voluto che il
suo Figliolo prendesse egli stesso il nome e la funzione di sacerdote. Benché i
sacerdoti dicano la Messa, non sono, dunque, propriamente parlando, che i
ministri del Sommo Sacerdote, Gesù Cristo. Un ministro riceve dal suo padrone
un ducato per offrirlo in un pellegrinaggio: il dono non potrebbe essere
macchiato dalla coscienza del mandatario, fosse questi anche reo di peccato
mortale.
Perché nostro
Signore non ha voluto affidare la Messa né agli angeli, né ai santi, né
alla sua Madre santissima? Eppure sono esseri puri e pieni di grazia e, lungi
dal profanare questo augusto mistero, lo avrebbero compiuto in modo perfetto.
Quale altra Messa potrebbe essere detta con maggiore devozione di quella che
potrebbe celebrare san Pietro, san Paolo, un cherubino e un serafino? Che
gioia proverebbero e quanta devozione ne ritrarrebbero le persone che
l'ascoltassero nel vedere la pietà, il rispetto, l'attenzione del celebrante.
I loro cuori traboccherebbero di amore e di gioia divina! Che avverrebbe,
dunque, se la stessa Madre di Dio offrisse il suo caro Figliolo sull'altare? Ce
ne danno un'idea le parole che essa rivolse a santa Matilde: "Il giorno
della purificazione - le disse - offrii il mio caro Figlio con tanta pietà e
con tanta riconoscenza, che la devozione di tutti i santi non avrebbe potuto
eguagliare la mia". Se Maria santissima aveva questi sentimenti quando
era ancora sulla terra, quanto più sublimi non sarebbero essi ora che si trova
in Cielo? E quanto maggiore sarebbe la virtù, la potenza, la santità del
sacrificio da lei offerto? Un'opera simile sarebbe sicuramente qualcosa di
ineffabile, ma pur tuttavia resterebbe infinitamente al disotto di ciò che
esige la santità di Dio e il sacrificio, così compiuto, non meriterebbe di
essergli offerto. L'unica oblazione veramente conveniente è quella nella quale
la persona del sacrificatore è pari alla sovrana maestà di Dio e quindi Gesù
Cristo non ha affidato la Messa né agli angeli, né ai santi, né a nessun
uomo. L'ha riservata solo a se stesso, perché Egli è l'unico che ha la stessa
grandezza del Destinatario.
Valore
infinito della S. Messa
Da tutto
questo risulta che ogni Messa ha un valore infinito e che è celebrata in un
modo invisibile, con tale devozione e rispetto da sorpassare ogni angelica ed
umana intelligenza. Così ha rivelato Gesù Cristo a santa Matilde: "Io
solo - le disse - comprendo perfettamente in qual modo mi immolo, ogni giorno,
sull'altare per la salute dei fedeli: questo non possono comprenderlo
interamente i Cherubini, né alcuna potenza celeste".
Dopo tutto
questo come oseremo pailare dell'eccellenza di un tal Sacrificio? O mio Gesù,
quale imperscrutabile mistero è mai questo per noi! Felice quell'uomo che col
suo fervore merita di riceverne i frutti ai piedi dell'altare!
Vantaggi
che derivano dall'assistenza alla S. Messa
Lettore caro,
illuminato da queste parole, medita i vantaggi che puoi procurarti assistendo
alla Messa. Ricordati che nostro Signore si offre a Dio Padre per te e che,
ponendosi come mediatore fra la tua debolezza e la divina giustizia, arresta
ogni giorno il castigo che meriterebbero i tuoi peccati.
Se tu ne fossi
veramente convinto, quanto ameresti di più il santo Sacrificio e quanto
desidereresti la felicità di potervi assistere. Con quanta pietà vi
assisteresti e quanto soffriresti nel doverne restare privo e piuttosto che
rassegnarti al danno che questa privazione recherebbe all'anima tua, ti
esporresti a subire mille mali temporali. I primi cristiani avevano ben
compreso tutto questo e preferivano perdere la vita piuttosto che la santa
Messa. Il Baronio racconta, a questo proposito, il fatto seguente avvenuto
nell'anno 303.
Gli imperatori
Diocleziano e Massimiano, per istigazione di Galerio, avevano fatto abbattere
tutte le chiese di Alluta, città dell'Africa e molti cristiani, uomini e donne,
ascoltavano la Messa in una casa privata. Furono scoperti, presi e trascinati
davanti al giudice, sulla piazza pubblica. Il messale e gli altri libri santi
furono presi, profanati dai pagani e gettati nelle fiamme. Ma intervenne la
divina giustizia ed un improvviso diluvio cadde sul fuoco, spegnendolo. Alla
vista di un tal miracolo, il giudice fu tanto spaventato che mandò a Cartagine
le diciassette donne e i trentaquattro uomini che erano stati arrestati per
farli giudicare dal proconsole Anolino.
I prigionieri
fecero quel tragitto allegramente cantando sempre salmi e cantici. Quando
giunsero, l'ufficiale che li accompagnava li presentò così al proconsole:
"Ecco dei miserabili cristiani che abbiamo scoperto in una casa di Alluta
dove, malgrado la tua proibizione, compivano i riti della loro falsa
religione". Il magistrato fece denudare uno di essi chiamato Dativo, che
era senatore e ordinò che gli applicassero il supplizio della ruota. A quella
vista un altro cristiano, chiamato Telica gridò: "Perché, o tiranno,
tormenti soltanto lui? Noi siamo tutti cristiani e abbiamo ascoltato la Messa
insieme a lui". Anolino lo fece subito spogliare, come il suo compagno e lo
fece sospendere e torturare. Mentre eseguivano quest'ordine gli domandò:
"Chi è stato il promotore della riunione?". "Il sacerdote
Saturnino e tutti noi d'accordo, ma tu, disgraziato, compi un'opera ingiusta
tormentandoci per questo motivo; noi non siamo né assassini, né ladri e non
abbiamo commesso nessun delitto". Il proconsole insistette: "Tu
avresti dovuto aver riguardo per gli ordini degli imperatori e abbandonare la
tua falsa religione". "Rispetto la legge del mio Dio e per Lui sono
pronto a morire. Allora il tiranno comandò di sciogliere i martiri e di
condurli in prigione. Nello stesso momento un pagano, fratello di santa Vittoria,
si fece avanti accusando Dativo di aver condotto la giovinetta alla Messa.
Vittoria protestò dicendo: "Nessuno mi ha condotto in quella casa, ho
ascoltato la Messa perché sono cristiana". Suo fratello le disse: "Tu
parli come una pazza". "Non sono pazza, sono cristiana". Il
proconsole domandò: "Vuoi ritornare con tuo fratello?". "No,
non riconosco quest'uomo per mio fratello; i miei fratelli e le mie sorelle sono
quelli che soffrono per Gesù Cristo. Io sono cristiana". Anolino continuò:
“Abbi pietà di te stessa e segui il consiglio di tuo fratello”. "Non
mi allontanerò dai miei fratelli, né dalle mie sorelle e confesso che ho
ascoltato la Messa con loro". Il giudice allora comandò di ricondurla in
prigione e di mettere tutto in opera per distoglierla dalla sua fede. Ella era
di una rara bellezza e apparteneva ad una delle più illustri famiglie della
città. Quando i suoi parenti avevano voluto maritaila contro la sua volontà,
era scappata gettandosi da una finestra e si era fatta tagliare i capelli come
segno della sua consacrazione a Dio. Il tiranno si rivolse poi al sacerdote e
gli disse: "Sei tu che disprezzando gli ordini degli imperatori, hai
riunito questa gente?". "L'ho riunita per ordine del Signore, per
compiere l'ufficio divino". "Perché hai fatto questo?".
"Perché noi non dobbiamo né possiamo omettere la celebrazione della santa
Messa". "Dunque sei tu il promotore di questa riunione e sei tu che
hai persuaso gli altri ad intervenirvi?". "Precisamente, ed ho
celebrato la santa Messa". Allora il giudice lo fece spogliare facendogli
poi lacerare le carni con uncini di ferro così aspramente che gli intestini gli
uscivano dal corpo. Dopo questo orribile supplizio lo fece condurre, con i suoi
compagni, in prigione. Al suo posto fu chiamato Emerito. Anolino gli domandò:
"La Messa è stata detta nella tua casa?". "Si", risponde il
martire. "Perché hai violato gli ordini degli imperatori?". "Non
potevo obbedirti; questi uomini sono miei fratelli e non possiamo vivere senza
la santa Messa". Subito lo straziarono e poi lo rinchiusero in prigione.
Il tiranno
disse agli altri rimasti: "Spero che non seguirete l'esempio di questi
disgraziati e che non vi giocherete così leggermente la vostra vita". Ma i
santi martiri gridarono ad alta voce: "Siamo cristiani e adempiremo la
legge di Gesù Cristo anche a costo di tutto il nostro sangue". Anolino
allora si volse ad uno di essi chiamato Felice, dicendogli: "Non ti domando
se sei cristiano, ma se sei stato all'assemblea e se anche tu hai ascoltato la
Messa". Felice rispose: "Che sciocca domanda! Credi tu che si possa
esser cristiani senza assistere alla Messa? Sappi, odioso demonio, che ci
siamo riuniti appunto per assistervi". A questa risposta il tiranno si
adirò e gettò a terra il generoso confessore facendolo bastonare fino a
lasciarlo quasi morto. Il proconsole, infuriato, passò tutto il giorno a
tormentare i prigionieri e, quando venne la notte, fece chiudere in una oscura
prigione quelli che respiravano ancora, proibendo ai custodi di dar loro da
bere e da mangiare, sotto pena di morte. I parenti e gli amici dei santi martiri
ottennero il permesso di vederli e portarono loro un po' di cibo nascosto
sotto gli abiti, ma i carcerieri frugando accuratamente i pii visitatori,
portavano loro via le provviste e li coprivano di bastonate.
Tuttavia quei
fedeli amici restarono giorno e notte davanti la prigione piangendo e
lamentandosi. Speravano di impietosire Anolino e fargli liberare i poveri
prigionieri, ma il tiranno era così ostinato nella sua malvagità che lasciò
languire i servi di Cristo e li fece morire dello spaventoso supplizio della
fame.
Questa storia
che il Baronio ha tratto, parola per parola, dagli atti che sono serviti alla
canonizzazione dei santi martiri, dimostra chiaramente che, fin dai primi
secoli del cristianesimo, i fedeli ascoltavano la Messa, come facciamo noi ai
nostri giorni. Essa ci prova ancora lo zelo che avevano i cristiani di allora
per la Messa e che essi preferivano morire piuttosto che accettare di non
assistervi. Da dove attingevano questo fervore? Dalla perfetta conoscenza del
suo valore infinito. Ora sta a noi imitare il loro fervore e trarre dal loro
esempio una grande devozione verso i santi misteri.
Del
prezioso dono offerto nella S. Messa
Abbiamo
parlato fin qui a lungo dell'eccellenza della Messa, ma resta ancora un punto
importantissimo da esaminare: il valore dell'offerta alla SS. Trinità.
Secondo la dottrina di san Paolo “Ogni sacerdote è ordinato per offrire dei
doni e delle vittime”.
Gesù Cristo,
dunque, che fu ordinato sacerdote dal Padre suo, ha anch'egli un'offerta da
fare. In che cosa consiste essa? L'apostolo non lo dice, ma egli fa appello alla
nostra memoria e la risposta sarà l'argomento del presente paragrafo.
Si comprende a
prima vista che quest'offerta non potrebbe essere una cosa volgare, poiché il
dono deve essere tanto più prezioso quanto più grande è colui che lo riceve.
Qui si tratta di un Sovrano di tale maestà che il cielo e la terra sono un
niente in suo confronto. Ascoltate le parole del Savio: "Il mondo intero,
davanti a lui, è come il piccolo grano che fa appena pendere la bilancia, come
la gocciolina di rugiada del mattino che cade da una foglia". Se così è,
dove trovare nell'universo qualche cosa che sia degna di essergli offerta? Che
troverà Gesù Cristo nel Cielo, all'infuori di Dio? Una cosa sola: la sua
santa, immacolata, beata umanità, cioè il suo corpo, il suo sangue, la sua
anima. Dice san Giovanni Crisostomo che "Gesù Cristo è l'offerta ed il
sacerdote ad un tempo; il sacerdote secondo lo spirito, l'offerta secondo la
carne: egli offre ed è offerto". Sant'Agostino si esprime analogamente:
"Gesù Cristo è nello stesso tempo sacerdote ed offerta, perché ciò che
egli ha offerto è se stesso" . La sua umanità è l'opera
migliore e più preziosa che sia uscita dalle mani onnipotenti di Dio, come fu
rivelato a santa Brigida dalla santa Vergine. Il liberalissimo Dio ha dato in
dono a questa umanità tante grazie, tante ricchezze, tante virtù, tanta santità
e sapienza che non potrebbe riceverne di più; non che Dio non possa assolutamente
conferirgli niente di più, ma perché la capacità dell'uomo è finita. Benché
la santa Vergine sia per noi di una incomprensibile perfezione, pure non la
possiamo paragonare all'umanità di Cristo, come non si può paragonare la luce
di una torcia a quella del sole. In conseguenza di questa singolare eccellenza
l'umanità di Cristo sulla terra non era onorata soltanto dagli uomini, ma anche
dagli angeli ed anche oggi continua, da parte di questi celesti spiriti, ad
essere l'oggetto di una venerazione che nessuna creatura umana potrebbe
pretendere.
Dio ha
elargito agli angeli santità insigne e innumerevoli perfezioni; a molti
uomini ha dispensato grazie eminenti, virtù eroiche e ha sorpassato ogni
generosità nel colmare in questa vita la beata Vergine di privilegi speciali.
Tuttavia
questi doni sono divisi fra molti santi, mentre lo Spirito Santo li ha tutti
riuniti magnificamente in Gesù Cristo. Ma c'è ancora di più: Egli ha
ricolmato l'umanità del Salvatore di molte altre grazie, oserei quasi dire,
di grazie infinite, di ricchezze, di tesori celesti che non si riscontrano in
nessun altro, nemmeno in Maria.
Con ciò si proclama altamente che questo
oceano di perfezioni è al disopra di ogni lode. Tale è il dono che il Sommo
Sacerdote Gesù Cristo, Figlio unico di Dio, offre quotidianamente alla SS.
Trinità nel santo Sacrificio della Messa. Non offre, però, soltanto questo
dono, ma vi aggiunge ancora tutto quello che ha fatto per la gloria di Dio
durante i trentatré anni che ha passato sulla terra; le amare sofferenze che ha
sopportato, i digiuni, le veglie, i viaggi e tutte le fatiche del suo
apostolato; tante persecuzioni, umiliazioni, schemi e ingiurie; la sua
flagellazione, la coronazione di spine, la crocifissione, le piaghe, le angosce,
le lacrime, il sudore nel giardino degli Ulivi; la sua spaventosa agonia,
l'acqua del costato, l'adorabile sangue che ne sgorgò.
Gesù
Cristo si offre vittima di amore
Nella Messa
Gesù Cristo, con il più ardente amore, mette tutto questo sotto gli occhi
della SS. Trinità e la costringe a gradirlo.
Ma ecco il
colmo delle meraviglie: questa umanità così perfetta, così ricca di meriti è
inseparabile dal Verbo; cioè, se il Verbo non è nella sua divinità l'oggetto
stesso del Sacrificio, lo èrealmente nella natura umana in cui risiede e che è
divenuta sua per l'Incarnazione. Concepire il valore e la dignità di un tal
dono è superiore a ogni intelligenza.
Altra
considerazione: Gesù Cristo non offre la sua umanità come è attualmente in
Cielo, ma nello stato in cui èsull'altare.
Nel cielo è
tanto gloriosa che gli angeli tremano davanti alla sua maestà, mentre
sull'altare si inabissa in un tale eccesso di umiliazione e di abbassamento che
quei puri spiriti ne sono confusi. Noi la vediamo coperta dalle apparenze
dell'Ostia come da un vestito grossolano e chiusa come in una prigione. Le specie
che la circondano la tengono talmente avvinta che quando esse sono trasportate
da un luogo all'altro, essa pure è trasportata e finché esse sussistono
nessuna potenza può separarle. In cielo ha le sue proporzioni naturali, ma
sull'altare non sorpassa le dimensioni della santa Ostia. E tutta intera in ogni
parte dell'Ostia, ma occupa tanto poco spazio quanto la particella stessa. Dal
fondo di quell'umile riduzione, il Salvatore non può naturalmente né
stendere il Corpo, né muovere i piedi e le mani, né compiere alcuna delle
azioni che fanno gli esseri viventi. Egli giace compresso e spogliato di tutta
la potenza dei suoi organi.
Così
annichilito si presenta davanti alla SS. Trinità e si offre a Lei in una
maniera così commovente che il celeste esercito ne è sorpreso ed estasiato.
Davanti a questo ineffabile spettacolo che cosa potra pensare o dire la SS. Trinità? Quale immenso onore riceve Iddio dal Figlio suo che si annienta così soltanto per rendergli gloria! E quale eccellenza, quale virtù ne ritrarrà poi il Sacrificio nel quale si compiono questi divini misteri? Che soccorso sara esso per gli uomini a pro dei quali è offerto? Quanta consolazione e quanto sollievo riceveranno le anime del purgatorio allorché il Sacrificio sarà offerto per la loro liberazione?
Sappiamo che
quel luogo di sofferenza è la prigione temporanea delle anime che hanno
lasciato la terra in stato di peccato veniale o senza avere scontato le pene
meritate per i peccati già perdonati. Esse sono impotenti ad abbreviare da sole
la loro espiazione.
Come nel
bucato la biancheria non recupera il candore primitivo che dopo essere passata
a più riprese per l'acqua e asciugata poi ai raggi del sole, così le anime del
purgatorio non recuperano lo splendore necessario per entrare nel regno di Dio,
se non con le lacrime di penitenza che per loro scorrono dagli occhi dei
cristiani e per la grazia di Gesù Cristo. I raggi di questo sole di giustizia
si concentrano nella santa Messa come in uno specchio ustorio. Sforzatevi dunque
di assistere spesso con fede e pietà al santo Sacrificio per portare soccorso
ai vostri infelici fratelli. La Messa quotidiana è l'arma della grazia, la
forza della misericordia e Dio non può ricusare niente a quelli che l'ascoltano
con fervore. Ringraziamo Gesù dal fondo del cuore di avere istituito, per noi
miserabili, questo onnipotente Sacrificio e ringraziamolo di averci dato un
mezzo così sicuro per attirare la divina misericordia.
CAPITOLO TERZO
I MISTERI DELLA SANTA MESSA
Qui dobbiamo esclamare col profeta David:
"Venite e vedete le opere del Signore e i prodigi che ha fatto sulla
terra". Di tutte le meraviglie compiute da Gesù Cristo la più stupenda è
l'istituzione del Sacrificio della Messa, perché in essa si trova come il
riepilogo di tutte le altre. San Bonaventura dice: "Nella santa Messa ci
sono tanti misteri, quante gocce d'acqua sono nel mare, quanti atomi di polvere
nell'aria e quanti angeli nel Cielo; non so se mai mistero più profondo usci
dalla mano dell'Altissimo". Sanchez si accorda col serafico Dottore.
"Nella santa Messa dice - riceviamo tesori ammirabilissimi, doni
preziosi, molti beni per la vita presente e futura e una speranza così certa
che per credeilo abbiamo bisogno della grazia di una fede soprannaturale".
Lo stesso
autore aggiunge: "Come è inesauribile l'acqua del mare e dei fiumi, così,
e molto più, è inesauribile l'efficacia della Messa per quante grazie se ne
attingano".
Ecco un
esempio che metterà questa dottrina nella sua vera luce. San Giovanni da San
Facondo, monaco agostiniano, non lasciava mai di dire la Messa e lo faceva di
buon mattino perché il suo zelo, per offrire e ricevere nostro Signore, era così
ardente che non poteva attendere a lungo. Però, celebrava con tanta lentezza
che spesso i chierici lasciavano l'altare ed egli non trovava più nessuno che
gli rispondesse. Pregò quindi il priore di obbligare i laici a servirgli la
Messa. Il priore rifiutò: "Perché siete tanto lungo da annoiar tutti? Da
ora innanzi direte la Messa come tutti gli altri sacerdoti
Per qualche
giorno Giovanni si conformò a questo ordine, per quanto gli sembrasse duro,
ma poi si gettò ai piedi del superiore e lo scongiurò di lasciaflo libero di
celebrare a suo piacere. Il superiore gli rispose: "Non posso stancare
troppo i confratelli". Il sant'uomo disse che alcuni motivi gli impedivano
di fare più presto. Il superiore volle conoscerli, ma l'umile religioso
acconsentì di rivelarglieli solo in confessione. Il priore, dopo aveilo
ascoltato, ordinò ai laici di servire la Messa al padre Giovanni qualunque
fosse stata la durata del Sacrificio e, desiderando far conoscere alla comunità
il segreto del religioso, sollecitò ed ottenne da lui il permesso di farlo.
"State certo - disse ad un altro monaco - che se il p. Giovanni celebra così
lentamente è perché Dio gli rivela i misteri della Messa, misteri grandi che
l'umana intelligenza non può comprendere. Mi ha insegnato cose tanto
straordinarie da incutermi un religioso spavento ed ho creduto di perdere i
sensi. Gesù Cristo appare a questo padre in un modo reale; gli paila
affettuosamente e gli mostra le sue piaghe i cui raggi si riflettono sul sant'uomo
e lo confortano talmente che può vivere senza mangiare né bere. Il p. Giovanni
vede il corpo del Salvatore come un sole brillante, nella sua gloria e bellezza
infinita. In una parola è testimone ditali meraviglie che nessuno potrebbe
approfondire e neanche spiegare. Tutto questo mi ha fatto riflettere sui grandi
benefici che riceviamo nel celebrare e ascoltare la santa Messa e ho deciso di
non tralasciarne mai la celebrazione e di ascoltaila tutte le volte che mi è
possibile".
Simboli
e figure dell'Antico Testamento nel Sacrificio della Messa
Dopo aver
parlato dei misteri, mostriamo come, in questo divino olocausto, sono compiuti
i simboli e le figure dell'Antico Testamento. La prima immagine della santa
Messa fu il sacrificio del pio e giusto Abele, che offrì all'Altissimo il più
grasso dei suoi agnelli, come un omaggio dovuto alla sua infinita maestà. La
Sacra Scrittura attesta che quest'offerta fu gradita a Dio: "Il
Signore gettò gli occhi sopra Abele e sopra i suoi doni". Teodosio ne
commenta così questo passo: "Il Signore ha infiammato il sacrificio di
Abele, cioè, mentre questo giusto riuniva la legna necessaria, venne il fuoco
dal Cielo e consumò la carne delle vittime". In certo modo, succede lo
stesso dell'Eucaristia. Nel momento in cui il sacerdote pronunzia le parole
della consacrazione il fuoco divino scende, brucia il pane e il vino per
lasciarne solo le apparenze, transustanziandoli nel vero Corpo e nel vero Sangue
di Gesù Cristo. Il sacrificio di Abele fu graditissimo a Dio onnipotente, ma
il Sacrificio cristiano gli è incomparabilmente più gradito, perché quando
il sacerdote innalza la sua offerta per presentaila a Dio, il Padre celeste
ripete le parole che fece sentire al Battesimo di nostro Signore: "Questi
è mio Figlio diletto nel quale ho riposto tutte le mie compiacenze".
L'ottavo capitolo della Genesi contiene una nuova figura: "Noè innalzò un
altare al Signore e prendendo alcuni animali e alcuni uccelli mondi, li offrì
in olocausto sull'altare. Il Signore ne gradì l'odore e disse: "Per
l'avvenire non manderò più la mia maledizione sulla terra per i peccati degli
uomini"". Eppure quello che valse questa promessa a Noè non fu che
un'offerta di animali. Quanto maggiormente intenerito deve essere Iddio quando
gli offriamo il suo caro Figlio, per le mani del sacerdote! "Il Cristo ci
ha amati - dice san Paolo - e si è offerto per noi come una vittima di grato
odore". Dunque, con queste parole:
"Fate
questo in memoria di me", Egli ha ordinato ai suoi apostoli e ai loro
successori di fare ciò che ha fatto Egli stesso. I sacerdoti che ogni giorno
immolano questa vittima santissima offrono, dunque, all'Onnipotente un
Sacrificio di un'infinita soavità, profumato dalle virtù e dalla santità di
Gesù Cristo.
La santa Messa
è ancora figurata dai differenti sacrifici di Abramo, molti dei quali sono
riportati dalla Sacra Scrittura. Isacco e Giacobbe, veri servi di Dio, hanno
immolato essi stessi delle vittime con la spada e col fuoco.
Un altro
simbolo profetico della Messa fu il sacrificio di Melchisedech, sacerdote e re,
che al ritorno trionfante di Abramo, presentò al Dio degli eserciti, in azione
di grazie, il pane e il vino, con cerimonie e preghiere speciali.
Nominiamo
infine i sacrifici della legge mosaica, ordinati da Dio medesimo. Gli uomini
fino allora avevano immolato a seconda della loro devozione. Con la legge
scritta Dio ha reclamato tre sorte di doni: l'olocausto, il sacrificio
propiziatorio e il sacrificio espiatorio. Gli uni e gli altri erano figure
simboliche di quello della Croce, ed essi cessarono con la Passione di Gesù
Cristo, per essere surrogati dall'olocausto cristiano: la santa Messa. Nel
Canone si fa menzione dei sacrifici antichi e principalmente di quelli di
Abele, di Abramo e di Melchisedech, quando immediatamente dopo la Consacrazione
il sacerdote dice: "Offriamo alla vostra sublime Maestà il dono di una
vittima + pura, di una vittima + santa, di una vittima + senza macchia, il
pane sacro + della vita eterna e il calice dell'eterna + salute. Degnatevi
riguardarla con occhio favorevole e ricevere con bontà quest'Ostia immacolata.
Voi che vi siete degnato di gradire i doni del vostro servo, il giusto Abele, il
sacrificio del patriarca Abramo e quello di Melchisedech vostro Sommo Sacerdote".
In tal modo, la Chiesa ci insegna che questi sacrifici sono stati l'immagine
della santa Messa e in tal modo ci rivela la causa che li fece gradire tanto
favorevolmente all'Altissimo.
Molti
cattolici interpretano male questa preghiera, la quale, da un altro lato, irrita
quelli che non appartengono alla Chiesa. Secondo la loro falsa immaginazione, il
sacerdote chiederebbe a Dio di gradire il Sacrificio della Messa con lo stesso
piacere con cui gradì quelli di Abele, di Abramo e di Melchisedech, come se si
potesse stabilire un paragone tra l'Eucaristia (nella quale sono offerti il
Corpo santissimo e il prezioso Sangue di Gesù) e l'oblazione degli animali o
quella del pane e del vino. Ma in realtà il sacerdote non implora l'indulgenza
di Dio per la vittima che gli è immolata, perché questa vittima gli è
infinitamente più cara di tutte le creature, ma domanda al Signore di voler
ricevere favorevolmente il suo Sacrificio, cioè la sua opera personale, come si
è degnato accogliere la pietà con la quale Abele, Abramo e Melchisedech gli
hanno offerto i loro olocausti.
La
S. Messa rinnova il mistero dell'incarnazione
Nella Messa sono rappresentati i principali
avvenimenti della vita e della passione di nostro Signore, come canta David:
"Il
Signore nella sua bontà e misericordia, ha fatto un memoriale delle sue
ammirabili opere".
E affinché
non ci ingannassimo sul suo pensiero dice altrove: "Mi terrò vicino al tuo
altare per sentire ripetere le tue lodi e proclamare le tue meraviglie".
Questo è anche il senso delle parole indirizzate, dopo l'istituzione
dell'Eucaristia, dal Salvatore agli apostoli,: "Fate questo in memoria di
me", cioè io sono sul punto di separarmi da voi, perché l'opera della
Redenzione volge al suo fine, ma prima di ritornare al Padre mio istituisco
la santa Messa, come Sacrificio unico del Nuovo Testamento e in questo
Sacrificio racchiudo tutti i misteri della mia vita e delle mie sofferenze,
affinché, riprodotti in questo modo davanti agli occhi dei miei fedeli, restino
impressi nella loro memoria.
Innanzitutto
nella Messa si rinnova il mistero dell'Incarnazione.
Maria aveva
offerto e consacrato a Dio la sua anima, il suo corpo e principalmente il suo
purissimo seno e perciò lo Spirito Santo, nel giorno dell'Annunciazione, formò
in lei col suo sangue verginale, il corpo di Gesù Cristo e unì l'umanità alla
divinità. Così quando il sacerdote presenta il pane e il vino e li offre a
Dio, lo Spirito Santo, in virtù delle parole della Consacrazione, cambia
questi elementi nel vero sangue di nostro Signore. Non esagero affatto dicendo
che quest'operazione divina rinnova il mistero dell'Incarnazione, perché il
sacerdote riceve Gesù nelle sue mani, realmente, come lo ricevette nelle sue
caste viscere la santa Vergine.
Anche il
sacerdote può dire, con sant'Agostino: "Colui che senza il mio aiuto ha
fatto tutto dal niente, mi ha dato il potere (se posso osare di parlare così)
di produrre Lui stesso". Non è un gran mistero ed un miracolo che sorpassa
tutti gli altri quello per cui un uomo crei il suo Creatore?
La
S. Messa rinnova il mistero della natività
Il mistero della Natività si rinnova ai
nostri sguardi come quello dell'Incarnazione e non con minore chiarezza. Gesù
Cristo è nato dal corpo verginale della santa Vergine; nella Messa nasce
dalle labbra del sacerdote. Quando questi pronuncia le ultime parole della
Consacrazione, il Bambino Gesù è nelle sue mani vivo e vero come era in quelle
di Maria. Il sacerdote, testimoniando la sua fede in questo mistero, fa la
genuflessione, adora il suo Dio, l'innalza al di sopra della testa e lo mostra
al popolo. Maria Vergine presenta all'adorazione dei pastori il neonato suo
Figlio avvolto in povere fasce; il sacerdote presenta ai fedeli, sotto
l'apparenza del pane, Gesù Bambino, affinché tutti lo riconoscano per loro
Signore. Quelli che adorano il Salvatore in questo stato esercitano una virtù
più grande di quella dei pastori, perché essi videro l'umanità di nostro
Signore viva e reale e credettero alla sua divinità, mentre noi non abbiamo
sotto gli occhi che le sole apparenze del pane e del vino e malgrado ciò
crediamo fermamente alla presenza reale della persona di Gesù Cristo. Sì,
nella Messa abbiamo davanti a noi quello stesso Gesù ai piedi del quale si
prostrarono i Re Magi, quello stesso che Simeone prese nelle sue braccia e che
la santa Vergine offrì a Dio nel tempio. Conformiamoci a questo triplice
esempio, offriamo con la nostra pietà un umile omaggio a nostro Signore e
meriteremo anche noi la ricompensa eterna.
La
S. Messa, scuola di fede e di amore
Nella Messa
Gesù predica il suo Vangelo con la voce del sacerdote e noi possiamo attingere
da questo insegnamento un tesoro di beni immensi. Egli opera dei miracoli quando
cambia il vino nel suo Sangue divino, prodigio infinitamente più grande di
quello che fece a Cana. Egli transustanzia, come nell'ultima Cena, il pane
nella sua vera Carne. Finalmente noi lo vediamo, dopo la Consacrazione,
innalzarsi fra le mani del suo ministro, come si alzò sulla Croce e
interiormente lo sentiamo dire: "Padre, perdona loro, perché non sanno
quello che fanno, né quanto ti offendono gravemente". Benché noi non
vediamo tutto questo con gli occhi del corpo, non ne dubitiamo minimamente e
meritiamo una ricompensa più grande di quelli che, venti secoli or sono,
contemplarono questo mistero. Nostro Signore l'ha detto espressamente:
"Beati quelli che non hanno visto e che hanno creduto". Più le verità
sono incomprensibili, più meritoria è la fede e più ricca sarà la
ricompensa. "Per una Messa ben ascoltata - dice un pio autore - diverremo
più ricchi che per il possesso di tutte le cose create".
Nell'Eucaristia,
Gesù Cristo compie fedelmente la consolante promessa del Vangelo: "Ecco
che sono con voi fino alla consumazione dei secoli". Non si tratta qui
della sua divinità, ma della sua umanità presente sull'altare e nel
tabernacolo. C'è di più: se nell'Ostia consacrata Egli sta costantemente fra
noi, pronto ad ascoltarci, per esaudire le nostre preghiere e per soccorrerci
nei nostri bisogni, nella Messa si fa nostra vittima e nostro intercessore,
dedicandosi all'espiazione dei nostri peccati. Mi spiego meglio: Gesù Cristo,
nella Messa, esercita il suo ministero sacerdotale e dunque per questo titolo,
secondo l'espressione di san Paolo, "offre dei doni e dei sacrifici per i
peccati del popolo. Ora, sull'altare, come sulla Croce, Egli stesso è donatore
e dono insieme: sacrificatore e vittima.
Da questo una
certa distinzione fra l'Ostia che si espone nell'ostensorio, quella che si
riceve dai fedeli alla sacra Mensa e quella della Messa. Benché nei tre casi
Gesù sia egualmente presente, tuttavia nell'ostensorio si offre alle nostre
adorazioni:
nel santo Sacrificio si offre a Dio per le mani del sacerdote; nell'ostensorio
discende dal Cielo verso di noi; nella santa Messa si innalza dalla terra al
Cielo. Brevemente: nell'ostensorio è Sacramento mentre nella Messa è
vittima. Alla sacra Mensa siamo noi che lo riceviamo nella Comunione, nel santo
Sacrificio è il Padre celeste che lo riceve come espiazione. Non è difficile
spiegare questa volontà espressa di nostro Signore di restare con noi fino
alla fine del mondo. Egli vuol essere il capo della sua Chiesa, cioè dei
fedeli e vuole che i fedeli siano il suo corpo spirituale. Ora non potendo
essere il corpo nel Cielo con la testa, non è naturale che la testa sia sulla
terra col corpo? Cristo è senza dubbio lo Sposo della Chiesa che ama d'immenso
amore ed èdunque ragionevole che questo amore lo spinga ad essere sempre con
lei. Ascoltate san Paolo come ci parla di questa tenerezza: "Uomini,
amate le vostre mogli come Gesù Cristo ha amato la sua Chiesa e si è dato per
lei, per santificarla purificandola nell'acqua del Battesimo, con la parola di
vita, per offrire a se stesso una Chiesa gloriosa, senza macchia né ruga, né
altro di simile, ma santa e immacolata". Tutti i cristiani sono membri
della Chiesa e per mezzo del Battesimo diventano belli come gli angeli. Non è
dunque possibile che Gesù Cristo si allontani dalla sua Chiesa. Perché Gesù
Cristo resta nella sua Chiesa in una maniera invisibile? Perché quest'unione è
spirituale e non corporale come ci avverte per mezzo del suo profeta: "Vi
sposerò per sempre, vi sposerò per un'alleanza di giustizia e d'intelletto, di
compassione e di misericordia. Vi sposerò nella fede e saprete che sono io il
Signore". Poiché Gesù Cristo è unito alla Chiesa nella fede, era
opportuno che restasse nascosto, affinché i fedeli avessero occasione di
praticare questa virtù e di acquistare maggior merito. Conveniva anche che lo
Sposo divino restasse con la sposa, per fornirle nello stesso tempo gli alimenti
necessari, i suoi soccorsi ed i suoi favori. Egli raggiunge questo scopo e disimpegna
il suo ministero nella santa Messa e nella Comunione sacramentale; così Egli dà
alla Chiesa immense prove d'amore e veglia amorosamente sopra i suoi interessi
temporali ed eterni.
Anima
cristiana, se vivi nello stato di peccato mortale sei la fidanzata del demonio,
se sei in stato di grazia sei la fidanzata del Salvatore che ti ama
teneramente e prende cura della tua salute.
CAPITOLO QUARTO

NELLA SANTA MESSA GESÙ RINNOVA LA SUA
INCARNAZIONE
Nel
capitolo precedente ho spiegato troppo brevemente e in modo superficiale i
misteri della Messa. Li spiegherò, dunque, in modo particolare cominciando
dall'Incarnazione. Anzitutto proverò che questo mistero si rinnova ad ogni
Messa e mi servirò ell'asserzione di un celebre maestro: "La santa Messa
- dice Marchant - è una rappresentazione vivente e perfetta o piuttosto una
rinnovazione dell'Incarnazione, della Nascita, della Vita, della Passione, della
Morte di Gesù Cristo e della Redenzione che Egli ha compiuto". Queste
parole sembreranno strane a molti, ma dopo la dimostrazione che farò, nessuno
ne contesterà la verità.
La
misericordia divina ha meritato un'infinita riconoscenza dal genere umano, dal
giorno in cui il Verbo è disceso dal Cielo per la nostra salute e per opera
dello Spirito Santo, si è fatto
carne nel seno della santa Vergine. Il sacerdote adora questo mistero quando fa
la genuflessione alle parole del Credo: Et incarnatus est.
La Chiesa, per
confermare i fedeli in questa verità tanto commovente, ha prescritto, nel
tempo dell'Avvento, la Messa Rorate, o Messa degli angeli, che comincia
con queste parole:
"Cieli,
mandate la vostra rugiada e le nubi facciano piovere il giusto! La terra si apra
e partorisca il suo Salvatore!". L'intera Messa si riferisce
all'Incarnazione e se da un lato deve risvegliare in noi il desiderio di veder
nascere il Salvatore del mondo, dall'altro deve suscitare in noi gratitudine e
gioia. Infatti, con questo mistero, Gesù Cristo ci ha comunicato favori così
grandi, lavorando e soffrendo tanto per noi, che l'eternità non basterebbe
per ringraziailo, fosse anche una lunga azione di grazie. Ma Gesù Cristo non si
è contentato di farsi uomo una volta sola, ma nella sua infinita sapienza ha
trovato in una nuova Incarnazione il sublime segreto di riprodurre sull'altare
la soddisfazione già offerta una volta alla Santissima Trinità.
Quest'Incarnazione,
per quanto mistica, non è meno reale della prima. Per rafforzare la mia
asserzione citerò la testimonianza della Chiesa, espressa nella Segreta della
IX domenica dopo la Pentecoste: "L'opera della nostra salute si compie
tutte le volte che si celebra la memoria di questa vittima". La santa
Chiesa non dice che l'opera della nostra salute è rappresentata, ma che
l'opera della nostra salute si compie.
Quest'opera
non è altro che l'Incarnazione, la Nascita, la Passione e la Morte di Cristo.
Sant'Agostino l'attesta esclamando: "Come è sublime la dignità del
sacerdote, nelle mani del quale Gesù Cristo si fa nuovamente uomo. E’
veramente celeste il mistero che operano il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo, attraverso il ministero del sacerdote!". San Giovanni Damasceno
professa la stessa dottrina: "Se qualcuno domanda come il pane è
transustanziato nel corpo di Gesù Cristo, gli rispondo che lo Spirito Santo
copre il sacerdote della sua ombra e opera come nel seno della beata Vergine
Maria". San Bonaventura è ancor più assoluto dicendo: "Dio, nel
discendere ogni giorno sull'altare non fa meno di quello che fece quando si
abbassò fino a rivestire la natura umana"4. Ma ascoltiamo Gesù
Cristo stesso:
"Come
sono diventato uomo nel seno della mia santissima Madre - dice al beato Alano
de la Roche - così rinnovo l'Incarnazione ogni volta che si celebra la
Messa". Il Verbo divino si fa carne tra le mani del sacerdote in una
maniera evidentemente differente, ma sempre per la stessa opera dello Spirito
Santo. Qui è il caso di esclamare ancora con sant'Agostino: "O grande
dignità del sacerdote, fra le mani del quale Gesù Cristo si incarna
nuovamente! O grande dignità dei fedeli, per la salute dei quali, il Verbo
divino si fa carne, ogni giorno nella santa Messa, in una maniera mistica".
Cade a proposito il ripetere le parole dei Libri santi: "Dio ha tanto amato
il mondo che gli ha dato il suo unico Figlio". Che dolce consolazione, per
noi miserabili, essere così teneramente prediletti dal nostro Dio! Il pio
Tommaso da Kempis ci dà questo devoto consiglio: "Quando dite o ascoltate
la Messa, ricordatevi che partecipate ad un'opera così grande ed ammirabile
come se in quello stesso giorno Gesù Cristo discendesse dal Cielo e si
incarnasse nel seno della Vergine Maria". Quale sarebbe la nostra felicità
se nostro Signore ritornasse visibilmente sulla terra! Chi non si
affretterebbe ad andare ad adorailo, a domandargli grazie? Perché, dunque,
non andiamo alla Messa? Ohimè! Non ho che una risposta da dare: la nostra
fede è molto debole e conosciamo troppo imperfettamente questo divin beneficio.
Le
meraviglie della transustanziazione
Vedremo ora in
quale maniera mirabile Gesù Cristo opera questo mistero. La fede ci insegna
che, prima della consacrazione, quando il sacerdote prende l'Ostia ha fra le
mani del pane; ma al momento stesso in cui pronuncia le parole della
consacrazione, questo pane, per virtù della divina onnipotenza, diventa il vero
Corpo di Gesù Cristo. Aggiungo che il preziosissimo Sangue si trova nello
stesso tempo per concomitanza, in quel sacro corpo, perché un corpo vivente non
può essere privo del sangue. quale incomparabile mistero, che grande miracolo!
Non è infatti il più strepitoso dei miracoli vedere del pane divenire Dio e
il vino transustanziarsi nel sangue del Salvatore? Non è il prodigio dei
prodigi che non vi sia più né pane, né vino, ma che restino le sole
apparenze? Sì, perché la santa Ostia ed il preziosissimo Sangue conservano il
colore, l'odore ed il gusto che gli alimenti transustanziati avevano prima. Non
è la meraviglia delle meraviglie che le specie sussistano realmente senza
aderire a nulla? Esse sono sostenute in una maniera soprannaturale, come se il
tetto di una casa restasse sospeso in aria dopo il crollo delle mura. Non è
cosa superiore ad ogni legge il fatto che Gesù Cristo, avendo la statura di un
uomo, si faccia piccolo fino al punto di essere contenuto in un'Ostia? Che dico?
Nella minima particella di un'Ostia?
Ecco gli
effetti della potenza del Salvatore messa a disposizione del suo amore. questo
pensiero confondeva santa Geltrude: "Un giorno, durante la Messa, ero
umilmente prostrata e dicevo a nostro Signore, immediatamente prima della
Consacrazione: "O dolce Gesù, l'opera che state per compiere è così
eccellente che io, povera creatura indegna, non oso alzare lo sguardo fino ad
essa; mi basta potermi abbassare nella più profonda umiltà, aspettando che voi
mi doniate la mia parte del Sacrificio che procura la vita di tutti gli
eletti". Gesù mi rispose:
"Dal
canto tuo abbi la ferma risoluzione di servirmi anche in mezzo alle più grandi
pene, affinché questo Sacrificio, che è salutare ai vivi ed ai morti, si
compia in tutta la sua eccellenza, ed avrai aiutato l'opera mia""
Come santa
Geltrude, nel momento della Consacrazione, riflettete al gran miracolo operato
da Dio sull'altare e concepite un ardente desiderio di vedere l'immolazione di
Gesù, di contribuire alla maggior gloria della Santissima Trinità e alla
salute dei fedeli. Con questa intenzione, ripetete le belle parole della santa:
"O dolcissimo Gesù, l'opera che state per compiere è
così eccellente, che nella mia indegnità non oso contemplarla, e perciò mi
sprofondo nell'abisso del mio niente e attendo la mia parte, quantunque non
l'abbia meritata, perché quest'opera sarà supremamente profittevole a tutti
gli eletti. O dolce Gesù Dio voglia che io possa contribuirvi! Mi ci adopererò
con tutte le forze e malgrado le pene più dure, starò unita a te, affinché il
tuo Sacrificio serva ai vivi ed ai morti e raggiunga pienamente il suo fine. E
tu, Signore, accorda al celebrante e agli assistenti tutte le grazie necessarie
per conseguire questo scopo.

Grandezza
del potere sacerdotale
Considerate la
grandezza del potere di consacrare che Gesù Cristo accorda ai sacerdoti:
"La potenza di mio Padre ècosì grande - dice nostro Signore al beato
Alano de la Roche - che ha creato dal niente il cielo e la terra, ma quella del
sacerdote è tale che fa nascere il Figlio di Dio stesso nell'Eucaristia e per
questo Sacramento e per questo Sacrificio augusto, il tesoro della salute
passa nelle mani degli uomini Salvatore aggiunge: "È
la maggior parte
della gloria di Dio, è la principale gioia della mia santa Madre, è la delizia
dei beati, il miglior soccorso dei vivi, la più grande consolazione dei
morti". Ripetiamo dunque le parole di san Giovanni: "Dio ha tanto
amato il mondo che gli ha dato il suo unico Figlio, affinché tutti quelli che
crederanno in
Lui non siano perduti, ma abbiano la vita eterna Dio ci ha dato prova di questo
grande amore quando ha mandato al mondo il suo Figliolo unico. Ogni giorno e
ogni ora ce lo prova nuovamente nel far scendere dal Cielo lo stesso Verbo per
riprodurre lo stesso mistero. Con l'Incarnazione di Nazareth, Gesù Cristo ha
acquistato un tesoro infinito di meriti, facendovi partecipare tutti quelli che
ascoltano o celebrano devotamente la Messa. Eccone un interessante esempio. Si
racconta nella cronaca dei Frati Minori che il beato Giovanni della Verna
offriva il divin Sacrificio con un gran fervore e provava spesso tante dolcezze
spirituali che ne era come oppresso. Il giorno dell'Assunzione della santa
Vergine, doveva officiare solennemente, ma appena salito all'altare, provò dei
trasporti interni così vivi che temette di non poter arrivare in fondo. La sua
apprensione si realizzò ben presto. Arrivato alla Consacrazione, il beato considerava
l'amore immenso che da tutta l'eternità aveva spinto Gesù Cristo a discendere
dal cielo per rivestire la natura umana e rinnovare continuamente la sua
Incarnazione nella santa Messa, quando sentì il cuore struggersi e gli mancò
la forza di pronunciare le parole sacramentali. Finalmente disse: "Hoc
est enim..." senza poter terminare. Il padre Guardiano e un altro religioso
si avvidero di questa interruzione e accorsero presso di lui per aiutarlo. Gli
assistenti credettero che l'avesse colpito un improvviso malore. Finalmente poté
pronunziare le parole:
"...Corpus
meum". Vide subito l'Ostia cambiarsi in un piccolo fanciullo, nel quale
riconobbe il Bambino Gesù . Il Salvatore allora gli svelò la profonda umiltà
che lo spinse a farsi uomo e a rinnovare l'Incarnazione nella Messa. questa
rivelazione finì per annientare le forze del religioso che cadde a terra, privo
di sensi. Ma il Guardiano e l'altro padre che stavano vicino a lui lo
sostennero, mentre altri gli facevano respirare dei sali che lo richiamarono
in vita. Benché restasse spossato fino al punto di non poter muovere le membra,
né alzare le mani per fare il segno della croce, terminò il santo
Sacrificio, assistito dal suo superiore. Ma perse i sensi per la seconda volta
e dovettero portarlo in sacrestia. Aveva tutta l'apparenza di un cadavere, il
corpo ghiacciato, le dita contratte, e restò in questo stato molte ore e tutti
lo piangevano come morto. quando ritornò in sé, lo pregarono per amor di
Dio, di dire ciò che gli era successo e ciò che aveva visto nella sua estasi.
Cedette alle ripetute istanze e raccontò: “Al momento della consacrazione
riflettevo sull'amore immenso che ha spinto nostro Signore a farsi uomo e a
rinnovare l'Incarnazione ad ogni Messa; allora il mio cuore è diventato molle
come la cera calda e la mia carne mi è sembrata priva di ossa. Non potevo né
sostenermi, né pronunziare le parole sacramentali. quando, dopo molti sforzi,
finalmente riuscii a difle, vidi fra le mie mani, al posto della santa Ostia, il
dolce Bambino Gesù, del quale un solo sguardo mi trafisse fino al fondo dell'anima
e mi tolse interamente le forze. Caddi svenuto, ma restai infiammato di amore
per questo divino Pargoletto”. Il beato Giovanni aggiunse ancora molti
particolari sulle impressioni che aveva provato durante quel rapimento e spiegò
alle anime pie l'amore infinito che ci dimostra Gesù nel santo Sacrificio.
Molti santi personaggi hanno provato le stesse consolazioni di Giovanni della Verna. Se anche voi aveste la pia abitudine di assistere alla santa Messa provereste, come lui, ineffabili delizie.
CAPITOLO QUINTO
NELLA SANTA MESSA GESÙ RINNOVA LA SUA
NASCITA

La Chiesa cattolica canta per tutta la terra il dolce mistero della
nascita di Cristo. "In quel giorno la soavità scenderà dalle montagne e
le colline stilleranno latte e miele". Nel giorno di Natale, Colui che è
la sorgente di ogni dolcezza, ha addolcito tutto portando dal Cielo la vera
gioia, ha annunciato la pace agli uomini di buona volontà, ha consolato gli
afflitti; in breve, col suo felice avvento ha riempito l'universo di
benedizione.
quale immensa
gioia provò l'eterno Padre quella notte in cui vide nascere, dalla Vergine
Maria, il Figlio amatissimo che Egli aveva generato prima di tutti i secoli! Che
delizia fu per il Figlio avere una Madre in terra e un Padre nel Cielo!
Che felicità
per lo Spirito Santo quando Colui per il quale era unito a Dio Padre da tutta
l'eternità, con il legame di un indissolubile amore, si incarnò con la sua
cooperazione e riunì in una stessa persona la natura divina e l'umana. Di quale
soavità non foste inondata voi, o Maria, quando, nel contemplare Gesù,
pensaste che Egli non era soltanto Figlio vostro, ma ancora Figlio di Dio!
quanto furono privilegiati gli uomini di allora che poterono vedere coi loro
occhi quel Bambino di benedizione! quanto dovettero essere lieti e commossi
quei pastori ai quali gli angeli annunciarono la sua nascita! E come si affrettarono
ad andare a Betlemme per adorarlo! Chi potrà descrivere la felicità dei pii
israeliti al giungere di questo giorno affrettato dai loro desideri,
all'annuncio che fu dato loro da Simeone e da Anna che la promessa così
lungamente attesa era finalmente compiuta? La loro lelicità e incommensurabile
e degna di considerazione, ma la nostra sorpassa la loro, poiché ogni giorno
possiamo contemplare con gli occhi della fede il dolce Bambino Gesù e
partecipare continuamente alla gioia della sua nascita! "Le parole del
Vangelo e delle profezie ci infiammano talmente - dice un santo papa - che ci
sembra di onorare la nascita del Salvatore, non come un avvenimento ormai
passato, ma come se fosse attuale, perché noi pure riceviamo l'annuncio degli
angeli ai pastori: "Ecco che vi annuncio una grande gioia: oggi
è nato il Salvatore". Tutti i giorni, volendo, possiamo assistere a
questa beata nascita nella santa Messa, nella quale è rinnovata e continuata.
questa è pure la dottrina di santa Ildegarda: "quando il pane e il vino
sono cambiati nel Corpo e nel Sangue di nostro Signore - dice nelle sue Rivelazioni
- la nascita del Salvatore appare come in uno specchio". questa
testimonianza conferma le mie parole e prova sufficientemente che il Cielo
prende viva parte a questo grande atto, compiuto ormai da duemila anni.
Desiderate sapere da chi e come nasce Gesù Cristo? Ascoltate san Girolamo:
"I sacerdoti chiamano Gesù Cristo alla vita per mezzo delle loro labbra
consacrate ". E come se il santo Dottore dicesse che Gesù Cristo nasce
dalle labbra del sacerdote quando pronuncia le parole della consacrazione. Il
papa Gregorio XIII afferma la stessa cosa, quando raccomanda ai sacerdoti prima
di salire all'altare di dire: "Voglio celebrare la santa Messa e formare
il Corpo e il Sangue di nostro Signor Gesù Cristo". La Chiesa fa ancora di
più quando ci ordina di cantare il cantico che gli angeli fecero echeggiare
nella notte di Natale: "Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini
di buona volontà". Non sembra anche a voi di ricevere, come i pastori, il
messaggio dei celesti spiriti? "Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato
il Salvatore. Troverete il Bambino avvolto nelle fasce e coricato in una
mangiatoia". Immaginate che il vostro angelo custode vi dica:
"Rallegrati, figlio mio, il Salvatore sta per nascere nuovamente per la
tua salute e lo vedrai sotto la forma della santa Ostia". Ma anche se il
vostro angelo non vi parlasse così, la fede vi insegna che il fatto è questo.
Che fortuna per voi se ci credete fermamente! E quale immensa gioia vi è
riservata se vi comporterete con il divino Fanciullo come coloro che furono
degni di contemplarlo con gli occhi del corpo! Nelle antiche leggende si
racconta di un santo personaggio che di tanto in tanto, quando il SS. Sacramento
era sull'altare o innalzato fra le mani del sacerdote, lo vedeva prendere la
forma di un piccolo fanciullo. Nella Vita dei Padri leggiamo la relazione
di un fatto simile che avvenne durante la Messa di un sacerdote chiamato Plego.
Ma ciò che allora appariva agli occhi carnali, può essere percepito ogni
giorno dal nostro occhio spirituale e dappertutto, dove si dice la santa Messa.
San Luigi informato di un prodigio di questo genere che si ammirava in quei
giorni nei dintorni di Parigi, rispose alle persone che lo esortavano ad andarlo
a vedere: "Possono andarci quelli che non credono, io vedo Gesù vivente
tutti i giorni alla Messa". Cito questa risposta, ispirata a una fede
profonda, per mostrarvi che noi possediamo Gesù presente sull'altare, presente
dico, non in una maniera immaginaria o puramente spirituale, ma realmente e
corporalmente. Insomma lo stesso Gesù che è nato dalla santa Vergine a
Betlemme e che i Re Magi hanno adorato. Gli accidenti soltanto ci impediscono
di vedeilo fisicamente, ma il nostro occhio interiore, rischiarato dalla fede,
squarcia il velo e ci convince della reale presenza. Le ragioni per le quali Gesù
si nasconde sono molte; la principale è quella di farci esercitare molto la
fede e procurarci così un' occasione di merito. E per confermarci in questa
stessa fede, in molte circostanze si è mostrato ai cristiani ed anche ai
giudei ed agli idolatri.
Prodigi
che rivelano la presenza reale di Gesù nel sacramento dell'altare
Alberto Kranz
racconta che Carlo Magno aveva combattuto molti anni contro i Sassoni, per il
desiderio di strapparli all'idolatria. questi barbari vinti ed anche battezzati
erano pur sempre eccitati all'apostasia dal loro capitano Wittikindo. Per la
dodicesima volta, l'imperatore compariva in Sassonia con numerose truppe: era
in tempo di quaresima e quando giunse la Pasqua comandò a tutta la sua armata
di prepararsi devotamente per ricevere la Comunione. La festa fu celebrata al
campo imperiale con molta pietà. Wittikindo aveva un gran desiderio di
vedere la magnificenza del culto cristiano e per raggiungere il suo scopo
lasciò i suoi abiti preziosi, si copri di cenci e andò da solo al campo
chiedendo l'elemosina come un mendicante qualunque. In tal modo il Venerdì
santo poté osservare che l'imperatore e i suoi soldati visibilmente contriti
digiunava-no rigorosamente e pregavano con fervore. Li vede poi confessarsi e
prepararsi alla Comunione. Il giorno di Pasqua assistette alla Messa e quando il
sacerdote fu arrivato alla Consacrazione, Wittikindo vide fra le sue mani un
bambino incomparabilmente bello e si sentì preso da un'ineffabile dolcezza. Per
tutta la funzione non cessò di guardare il celebrante e quando i soldati andarono
alla santa Comunione vide con grande meraviglia che ognuno di loro riceveva un
bambino che, però, da qualcuno andava con grande gioia, mentre non voleva
andare da altri dibattendosi con le mani e con i piedi, benché fosse costretto
a sottomettersi.
Il capitano
Wittikindo non poteva riaversi dalla meraviglia che questo inaudito mistero
gli suscitava. Dopo la funzione usci dalla chiesa, si confuse coi poveri e
tese la mano a quelli che uscivano dal luogo santo. L'imperatore dava ad ognuno
qualche cosa, ma quando fu davanti a Wittikindo, uno dei suoi servi, che l'aveva
riconosciuto dal dito storpio, l'avverti: "Perché il capo dei Sassoni si
nasconde sotto l'apparenza di un mendicante?", esclamò Carlo. Wittikindo
si spaventò al pensiero di essere accusato di spionaggio e rispose subito:
"Sire, non interpretate male la mia condotta; se ho agito così è stato
all'unico fine di assistere liberamente alle funzioni dei cristiani".
"Che hai visto?", soggiunse l'imperatore. "Un prodigio tale di
cui non ho mai sentito parlare e che non so neanche spiegare". Raccontò
allora quello di cui era stato testimone il Venerdì santo, quello che aveva
visto alla Messa di Pasqua e domandò il significato di un fatto così
straordinario. L'imperatore, meravigliato che Dio avesse accordato, ad un pagano
indurito, una' grazia così insigne, negata a tanti santi, quella cioè di
vedere il Bambino Gesù nell'Ostia, gli spiegò il motivo della tristezza del
Venerdì santo e del digiuno, della confessione e della Comunione. questa spiegazione
toccò talmente il cuore di Wittikindo che abiurò il paganesimo e dopo essersi
fatto istruire, ricevette il Battesimo. Non contento di tutto questo condusse
con sé dei sacerdoti che a poco a poco convertirono al cristianesimo il Ducato
di Sassonia.
questa storia
è bene indicata per ravvivare la nostra fede nella presenza reale di Gesù
nell'Ostia. Gesù Cristo rende invisibile ai nostri occhi prevaricatori la sua
bellezza ma non già agli occhi di Dio e dell'esercito celeste. Ad ogni Messa
Egli appare in un tale splendore che la SS. Trinità ne riceve una gloria
infinita e la beata Vergine Maria, gli angeli e i santi ne provano gioia
ineffabile, come ha rivelato Gesù Cristo al beato Mano de La Roche.
Adorazione
degli angeli
Quando gli angeli vedono Gesù nell'Ostia, si
inginocchiano umilmente davanti a Lui e lo adorano con lo stesso rispetto
che ebbero davanti alla mangiatoia, compiendo per la seconda volta la profezia
applicata da san Paolo al mistero di Natale: "quando Dio introdusse sulla
terra il suo Figliolo, disse: "Lo adorino tutti gli angeli". questi
celesti spiriti, presi da un santo timore, come canta la Chiesa nel Prefazio, si
uniscono in una comune allegrezza per lodare e celebrare la maestà divina. Uniamoci
a loro ed esaltiamo il dolce Gesù che ad ogni Messa rinnova lo stesso mistero
per farcene più largamente partecipi. Nessun essere umano potrebbe degnamente
spiegare una così sublime verità e solo la scienza degli angeli sarebbe
sufficiente, perché essi soli vedono le delizie che la celebrazione della Messa
procura a tutto il Cielo. Per noi è impossibile concepire la gioia che ne prova
la divinità.
La SS. Trinità,
senza acquistare, né perdere niente di se stessa, attinge tutta la sua bellezza
dall'unione delle sue tre Persone distinte in una comune essenza. Lo Spirito
Santo dice della Sapienza increata, cioè del Figliolo di Dio: "Essa è lo
splendore della luce eterna, lo specchio senza macchia della maestà divina,
l'immagine della sua bontà". questo specchio da tutta l'eternità è
davanti agli occhi del Padre, che si contempla gustando una felicità
infinita. Egli si vede quale è attualmente e quale rimarrà eternamente, cioè
il Signore grande, glorioso, sapiente, onnipotente, bello e ricco e tutto ciò
in un grado infinito. La contemplazione incessante della sua fedele immagine è
per Lui un godimento così soave, così perfetto che costituisce da solo la sua
completa beatitudine. questo stesso specchio immacolato fu posto nuovamente
sottoi suoi occhi alla nascita di Gesù, perché Egli è ricoperto dalla più
nobile natura umana, adorno di ogni virtù e sfavillante di tutte le perfezioni.
A questa vista, il Padre celeste provò, a nostro modo di dire, nuove delizie
alle quali fece partecipare tutta la corte celeste. Ed è perciò che i celesti
spiriti, nella notte di Natale, cantarono un inno così melodioso che la terra
ne fu rapita ed i pastori trasalirono di allegrezza. E ripetendo Glona in
excelsis i cori celesti si affrettarono verso Betlemme, si prostrarono
davanti al neonato ed adorarono la sua divinità. quello che è successo
visibilmente una volta sola si rinnova ogni giorno sull'altare dove il Figlio
unico di Dio nasce dalle parole del sacerdote e si fa di nuovo uomo. Non si crea
certamente un nuovo Gesù, ma si moltiplica la presenza reale di Gesù Cristo.
La sua umanità, riprodotta in virtù della transustanziazione si trova lì dove
non era prima e resta realmente sotto le specie della santa Ostia, finché le
specie si conservano incorrotte. Dico finché si conservano incorrotte, perché
quando cominciano a corrompersi Gesù Cristo si ritira. Ciò è tanto vero che
se Gesù Cristo non esistesse che sotto queste specie e queste fossero
distrutte, Egli sparirebbe con esse e non ci sarebbe più Gesù né in Cielo né
in terra.
L'Eucaristia
glorifica il Padre
quando il
Verbo fatto carne nasce di nuovo per mezzo delle parole del sacerdote, quando
questo specchio di giustizia èinnalzato dalle mani del sacerdote e presentato a
Dio dal celebrante e dal popolo, quali saranno le gioie e le delizie che risentirà
il Padre celeste? Lingua umana non può descriverle, perché la nostra
intelligenza non è in grado di comprenderle, ma certamente non sono inferiori
a quelle che Egli gustò nella notte di Natale, perché tanto nell'uno che
nell'altro caso ha sotto gli occhi Colui del quale ha detto: "questi è
il mio Figlio diletto nel quale ho posto tutte le mie compiacenze"
Ma ecco la
differenza: Gesù di Betlemme era ricoperto di una carne mortale, mentre
nella santa Ostia il suo glorioso corpo, adorno delle sue sacre piaghe, come da
cinque pietre preziose, è immortale. A Betlemme nacque corporalmente, mentre
sull'altare nasce in maniera mistica e reale insieme.
Queste delizie
sorpassano tutte quelle che l'Altissimo gusta nelle lodi degli angeli, nelle
adorazioni dei santi, nelle buone opere degli uomini, essendo la santissima
umanità di Cristo, unita ipostaticamente alla divinità, la sola capace di
onorare ed amare la SS. Trinità, secondo la sua infinita amabilità. Possono
darcene un'idea le parole che nostro Signore disse a santa Matilde: "Io
solo so e comprendo perfettamente come mi immolo ogni giorno sull'altare, per la
salute dei fedeli, cosa che non possono comprendere interamente né i Cherubini,
né alcun'altra potenza celeste". Sì, soltanto Gesù Cristo conosce
quanto il suo amore e la sua oblazione quotidiana siano graditi a Dio nella
Messa. Egli compie questo doppio ministero di amante e di vittima con una
suprema soavità ed una compiacenza che sorpassa ogni intendimento. L'intero
cielo ammira con occhi pieni di sorpresa e con cuore estasiato, senza poter
misurare l'estensione della gioia divina. E poiché questo si riproduce ogni
giorno, ad ogni ora, chi potrà calcolare l'incommensurabile effetto di tante
migliaia di Messe? O mio Dio, la tua felicità mi rapisce e i miei desideri si
riducono ad uno: che tanta felicità non sia mai turbata dall'indifferenza di
coloro che assistono a questo augusto Sacrificio! O Gesù, ti prego di volere,
ad ogni Messa, amare e letificare, per me, la SS. Trinità e di supplire
sovrabbondantemente all'amore che ho trascurato di testimoniarle e alla gioia
che avrei dovuto procurarle.
L'Eucaristia,
fonte di frutti salutari
Vediamo ora quali salutari frutti riceve il
mondo peccatore dalla nuova nascita di nostro Signore. Isaia profetizzava così
la venuta del Messia: "Ci è nato un Bambino, ci è stato dato un
figlio". Possiamo dire lo stesso, dopo ogni consacrazione: "Ci è
stato dato un Bambino!". Che ricco dono! Che dono prezioso! questo Bambino
è veramente il Figlio del Padre onnipotente, viene da un lontano paese di
gioia, dal celeste paradiso, fertile in delizie. Egli ci porta immense
ricchezze: la
grazia e la misericordia divina, la purezza, il perdono e la remissione delle
pene, il miglioramento della vita, il favore di una buona morte, l'accrescimento
della gloria celeste, il beneficio del nutrimento temporale, una protezione
sicura contro il peccato e lo scandalo e tutte le divine benedizioni. Egli è
pronto a prodigare questi tesori a tutti quelli che ascoltano la Messa con
pietà.
Consideriamo
attentamente il testo di Isaia e vi troveremo un altro insegnamento. Il
profeta dice chiaramente: "Ci è nato un Bambino, ci è dato un
figlio". Che cosa significano queste parole applicate alla nascita
sacramentale di Gesù, se non che Egli diviene nostra proprietà con tutto
quello che è, con tutto ciò che possiede e con tutto quello che opera
sull'altare? Così sono nostri l'onore, le azioni di grazie, le soddisfazioni,
gli omaggi che Egli offre alla Santissima Trinità. Che immensa consolazione,
dunque, è per colui che ascolta la Messa, il sapere che non solamente gli
appartiene il santo Sacrificio, ma lo stesso Gesù! Se nella notte di Natale
foste stati nella grotta di Betlemme, certamente avreste preso il Bambino Gesù
nelle braccia, lo avreste offerto al suo eterno Padre e innalzandolo verso di
Lui, lo avreste pregato di abbassare sopra di voi, per amore di questo diletto
Figlio, i suoi sguardi di misericordia. Dubitate forse che non vi avrebbe
ricolmato delle sue grazie? No, ebbene fate altrettanto alla Messa, specialmente
nell'Avvento e nelle feste di Natale; recatevi in spirito all'altare, prendete
Gesù fra le braccia e offritelo al Padre suo.
Annientamento
di Gesù nella S. Eucaristia
Resta ancora da trattare un punto
importantissimo e cioè che il Salvatore nasce sull'altare in una maniera
mistica e prende una forma tanto umiliante da meravigliare il Cielo e la terra.
La sua prima
Incarnazione e la sua prima nascita sono descritte da san Paolo in termini
chiari: "Fratelli miei - dice il grande apostolo - dovete avere i medesimi
sentimenti che ebbe Gesù Cristo. Egli, essendo in forma di Dio, non ha ritenuto
come un'usurpazione questa sua uguaglianza, eppure si è annientato prendendo la
forma di servo, divenendo simile agli uomini e giudicato all'esterno come uomo.
Si è abbassato e si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di
Croce"
Chiunque
rifletta sulla nascita mistica del Salvatore vi troverà un'umiliazione ancora
più grande. Perché se a Betlemme era simile agli altri bambini, o meglio se
aveva la forma del più bello dei bambini, sull'altare si annienta sotto le
apparenze del pane. Chi mai sentì pailare di un tale abbassamento? Gesù Cristo
può dire veramente col profeta re: "Sono un verme della terra e non uomo,
oggetto di scherno per gli uomini, di disprezzo per il popolo". Chi bada
a questa minima particella? Chi l'adora? Chi gli rende gli onori divini? Ohimè!
quasi nessuno! quanto e come nostro Signore si abbassa, come si sottrae agli
onori che sono dovuti alla sua presenza! Dov'è la sua gloria, la sua
onnipotenza? Dove l'imponente maestà che fa tremare la corte celeste? Vi ha
rinunciato per abbandonarsi al disprezzo. Egli è il Verbo di Dio e non può
articolare una parola; ha creato il firmamento e non può muovere né il piede,
né la mano; l'universo stesso non può conteneilo e si è rinchiuso come
prigioniero in una piccola Ostia! Nel Cielo è assiso su di un trono abbagliante,
sui nostri altari è giacente, legato come l'agnello del sacrificio. quale
annientamento! Incomparabile amore che ha ridotto in questo stato l'amante
dell'anima umana. Ma questo non è tutto: si assoggetta alla volontà di ogni
sacerdote e non soltanto di quelli pii, ma anche degli indifferenti e dei
tiepidi e si abbandona fra le loro mani fino al punto che essi possono disporre
di Lui a loro piacere. Grande meraviglia! Non rifiuta di essere benedetto da
loro, benché, come dice san Paolo: "L'inferiore riceve la benedizione
del superiore". Come mai Gesù Cristo, infinitamente superiore al
sacerdote, consente di essere benedetto da lui? E un fatto che il sacerdote
benedice la santa Ostia fino a quindici volte dopo la Consacrazione, proprio
quando èdivenuta il vero Corpo e il vero Sangue del Salvatore,! quando Giovanni
incontrò Gesù sulle rive del Giordano esclamò: "Io devo essere
battezzato da te, e tu vieni a me?". Grande e tremenda lezione per i
sacerdoti! Essi dovrebbero dire al Salvatore: "Signore Gesù, sono io che ho bisogno di essere benedetto da te e
tu vuoi ricevere la benedizione di un peccatore!". Non certo come uomo il
sacerdote traccia il segno della croce sulla santa Ostia, ma egli pronuncia la
benedizione di Dio Padre. Non èsorprendente che Dio si serva di un uomo per
benedire il più santo degli olocausti! Perché il Salvatore si umilia così?
Ascoltate ed ammirate. Una delle ragioni principali è quella di disarmare
la collera di Dio e di allontanare il castigo che minaccia il peccatore. Non vi
è miglior mezzo per placare il proprio nemico che umiliarsi davanti a lui,
implorando il suo perdono. Ne abbiamo un notevole esempio a proposito
dell'empio Acab. Elia annunciò a questo principe che il Signore, giusto
vendicatore dei delitti suoi e della sua famiglia, lo avrebbe punito con morte
violenta insieme alla moglie e ai suoi bambini, che nessuno di loro sarebbe
stato sepolto e che i loro corpi sarebbero stati divorati dai cani. A questa
notizia Acab si stracciò gli abiti reali, si rivestì di cilicio, si copri con
un sacco grossolano e si allontanò a testa bassa. Allora Dio disse ad Elia:
"Hai visto come Acab si èumiliato davanti a me?". "Sì",
rispose il profeta. Il Signore riprese: "Giacché si è umiliato per me,
non gli farò male durante la vita e soltanto alla sua morte mi vendicherò
sulla sua famiglia".
Se questo empio re di cui, secondo la testimonianza dei Libri santi non e mai esistito uno simile" è riuscito, con la sua umiltà, a far sì che l'onnipotente Iddio revocasse la terribile. sentenza pronunciata contro di lui, che cosa Gesù, così umiliato sugli altari, non otterrà mai dal Padre celeste? Lo stato in cui si riduce per i peccatori che, per la malizia e l'orgoglio, hanno meritato un giusto castigo, non è mille volte più commovente di quello di Acab? Si spoglia delle vesti di gloria, per nascondersi sotto le apparenze della santa Ostia, come sotto un duro cilicio: non si allontana con la testa china, ma sull'altare sta in atteggiamento di un verme della terra e, dal fondo del cuore, scongiura il Padre suo, con grida supplichevoli, di perdonarci e risparmiarci. Davanti a un tale spettacolo Dio non dirà dunque ai suoi angeli: `Avete visto come il Figlio mio si è umiliato al mio cospetto?". E gli angeli risponderanno: "Sì, o Signore e noi siamo confusi per tanto abbassamento!". "Poiché mio Figlio si è così annientato per amore dei peccatori, - aggiungerà il Padre celeste - io riterrò la mia collera e per quanto grandi siano le iniquità degli uomini non procederò con rigore verso di loro". Non c'è dubbio, se Dio giusto risparmia la vita del colpevole o non lo punisce per i suoi delitti, questo avviene perché il reo ha assistito alla santa Messa e partecipato così all'ammenda del Salvatore, umiliato per lui. Cristiani, siate riconoscenti a quest'adorabile vittima e ditele dal fondo del cuore: "O dolcissimo Gesù, ti siano rese lodi e onore, per l'amore che a ciascuna Messa ti fa scendere dal Cielo, per quell'amore che cambiando il pane e il vino, nella tua Carne e nel tuo Sangue, ti tiene schiavo sotto queste umili apparenze, disarma la collera del Padre tuo e ci ottiene la remissione delle pene dovute ai nostri peccati! Ti ringraziamo dal fondo del cuore, per questo inestimabile Sacrificio; ti lodiamo, ti esaltiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo con tutte le nostre forze e preghiamo il celeste esercito di unirsi a noi, per supplire all'insufficienza delle nostre azioni di grazie. Ti supplichiamo ancora di aprire gli occhi del nostro spirito, affinché, conoscendo sempre meglio questo dolce mistero, possiamo più degnamente onorarlo ed applicarlo alla nostra salute".
CAPITOLO SESTO
NELLA SANTA MESSA GESÙ RINNOVA LA SUA VITA
Il mondo assiste ad ogni genere di spettacoli teatrali ritenendoli
piacevoli alla vista e all'udito e vi consacra i giorni e le notti e, pur di
parteciparvi, niente gli riesce gravoso.
Se
prestassimo attenzione ai grandi misteri della Messa, se comprendessimo
qualcosa di questo meraviglioso dramma in cui Cristo si presenta, come in
abito da festa, per rinnovare davanti a noi tutte le scene della sua
ammirabile vita, ci precipiteremmo verso la chiesa, al primo tocco della
campana, per assistere ad una rappresentazione così commovente. Ma per una
sorprendente contraddizione noi, pronti a pagare caro un posto al teatro, a
correre con premura alle opere o meglio alle pazzie coreografiche, senza curarci
del tempo e del denaro, trascuriamo la santa Messa, dove, anziché
impoverirci, ci arricchiamo di tutti i meriti del Salvatore, alla sola
condizione di assistervi come pii spettatori.
Ma
che cosa c'è di sorprendente, direte voi, se le persone frivole preferiscono
affrettarsi di più verso i teatri che alla Messa? La commedia è divertente,
mentre nel santo Sacrificio non vi è niente che rallegri le orecchie o che
attiri lo sguardo. Che accecamento è mai questo, vi risponderò a mia volta, di
uomini leggeri che non hanno altri occhi che quelli aperti sotto la fronte e nei
quali la vista intellettuale è purtroppo oscurata! Se avessero il lume della
fede troverebbero, in questo augusto spettacolo un godimento intimo e vario,
perché la Messa è il compendio dell'intera vita di nostro Signore e la
riproduzione di tutti i suoi misteri. Non è come nei drammi, una semplice
rappresentazione poetica degli avvenimenti, ma una ripetizione esatta e reale di
tutte le azioni e di tutte le sofferenze di nostro Signore Gesù Cristo.
La
Messa rispecchia la vita di Gesù
Nella Messa,
infatti, abbiamo sotto gli occhi il Bambino che trovarono i pastori, che i
Magi adorarono e che Simeone tenne nelle sue braccia. Egli è li sull'altare,
vivente, per ricevere l'omaggio della nostra pietà e del nostro amore.
Egli annuncia
il Vangelo per mezzo del sacerdote e la sua grazia non è meno abbondante di
quando la sua parola usciva dalle sue proprie labbra. Cambiando il vino nel suo
Sangue opera un miracolo più grande di quello di Cana e cambiando il pane nel
suo Corpo, rinnova l'ineffabile mistero della Cena. Sull'altare è immolato
ancora una volta, non dalla mano dei carnefici, ma da quelle del sacerdote che
l'offre come vittima espiatoria a Dio onnipotente. Così il Sanchez non teme di
dire che "chi sa profittare della Messa può ricevere il perdono dei
peccati e l'effusione delle grazie celesti, come se avesse vissuto ai tempi
del Salvatore ed
assistito a tutti i suoi misteri
Dionigi il Certosino non è meno esplicito.
"La vita di Gesù Cristo - dice - è stata una celebrazione della santa Messa,
nella quale Egli stesso era l'altare, il tempio, il sacerdote e la
vittima". Egli ha rivestito gli abiti sacerdotali nel santuario del seno
materno, dove, prendendo la nostra carne ha preso spoglie mortali. Uscì da
questo tabernacolo verginale nella notte benedetta del Natale, ed ha cominciato l'Introito
al suo ingresso nel mondo. Ha detto il Kyrie eleison quando ha steso
le mani nella mangiatoia, come per chiedere soccorso. Il Gloria in excelsis è
stato intonato ed eseguito dagli angeli del Cielo, mentre il neonato riposava
nella culla, circostanza rappresentata dal sacerdote che durante lo stesso
cantico resta nel mezzo dell'altare. Il Salvatore ha detto la Colletta nella
vigilia che passò in preghiera, per richiamare sopra di noi la misericordia
divina. Ha letto l'Epistola quando spiegò e interpretò Mosè ed i profeti, il Vangelo
quando percorse la Giudea per diffondere la buona novella, l'Offertorio
quando si è offerto a Dio Padre per la salute degli uomini accettando tutte
le sofferenze. Ha cantato il Prefazio lodando Dio incessantemente per noi
e ringraziandolo per i suoi benefici. Il popolo ebreo fece risuonare il Sanctus
quando lo acclamò nel giorno delle Palme: "Benedetto Colui che viene
nel nome del Signore! Osanna al Figlio di David". Gesù ha operato la Consacrazione,
nell'ultima Cena, nella transustanziazione del pane e del vino nel suo Corpo
e nel suo Sangue. L'Elevazione avvenne quando fu inchiodato sul patibolo
e drizzato in aria per servir da spettacolo al mondo. Ha recitato il Pater quando
ha pronunciato le sette parole sulla Croce ed ha effettuato la frazione
dell'Ostia quando la sua anima santissima si è separata dal suo sacratissimo
Corpo. L'Agnus Dei si riconosce nella confessione del centurione che si
batté il petto esclamando: "quest'uomo era veramente il Figlio di
Dio"; l'imbalsamazione e la sepoltura si riconoscono nella Comunione. Gesù
ha benedetto il popolo prima di lasciare il mondo, quando, sulla cima del monte
degli Ulivi, ha steso le mani sopra i suoi discepoli. Come è bella e solenne
questa Messa celebrata sulla terra dal Salvatore! È
quella stessa
che il sacerdote dice ogni giorno, benché più brevemente. "Si, - insiste
un pio autore - la santa Messa è il compendio della vita di Gesù Cristo. In
una mezz 'ora vediamo rappresentato quello che Egli ha fatto in trentatré
anni". Come il ragioniere nota esattamente nel suo libro tutto ciò che ha
dato e ricevuto e poi somma tutto in un totale generale, così Gesù concentra
nella santa Messa tutti i misteri della sua vita e li rimette sotto i nostri
occhi, come in una breve ricapitolazione. Noi siamo più favoriti di quelli che
hanno vissuto con Lui sulla terra, perché essi ascoltarono una Messa
lunghissima ma unica, mentre noi ogni giorno possiamo ascoltarne parecchie e
raccogliere, quasi
senza fatica,tutti i meriti di Gesù. Ma per facilitare la comprensione di
questa verità, ecco un fatto che la conferma.
Prodigi
eucaristici
Il domenicano
Tommaso di Cantimprè, vescovo olandese, racconta che, nel tempo pasquale del
1267, nella chiesa di sant'Amando a Douai, a un sacerdote, nel distribuire la
Comunione durante la Messa, cadde un'Ostia. Spaventato, si inginocchiò per
rimediare a una così grande disgrazia. Ma quando stava per prendere l'Ostia,
la vide alzarsi da terra e librarsi in aria. Non avendo che un corporale sul
quale era posta la pisside, prese il purificatoio e lo stese al disotto
dell'Ostia che venne a posarvisi. Dopo averla ricevuta, la portò sull'altare e,
prostrato umilmente, pregò nostro Signore di perdonargli la sua irriverenza.
Mentre aveva gli occhi fissi sulle sante specie che aveva raccolto, con
grandissima sorpresa vide che si trasformavano in un grazioso Bambino. Commosso
sino al fondo del cuore, davanti a un così grande spettacolo, non poté
trattenere un grido. I cantori si lanciarono in suo soccorso e, come lui, videro
il celeste Bambino. La loro gioia fu al colmo ed il popolo si precipitò a sua
volta per contemplare il miracolo, ma un nuovo prodigio si presentò ai loro
sguardi: mentre i cantori vedevano Gesù Cristo sotto la forma di un bambino,
gli altri fedeli lo vedevano sotto l'aspetto di un uomo, nello splendore della
Maestà divina. Gli uni e gli altri furono talmente colpiti da quest'apparizione
che non la dimenticarono per tutta la vita. Ora abbassavano gli occhi
rispettosamente, ora li alzavano per guardare. Il miracolo duro un' ora. Chi
potrà descrivere le dolcezze prodotte in loro da un tale favore ricevuto? La
chiesa era affollatissima e dopo che il sacerdote ebbe chiuso il SS. Sacramento
nel tabernacolo, rese noto dappertutto il fatto del quale era stato testimone.
Il vescovo Tommaso di Cantimprè fu uno dei primi a saperlo. Andò a Douai dal
decano di sant'Amando e gli domandò se era vero ciò che si raccontava
sull'apparizione di nostro Siguore.Il sacerdote rispose: "È
verissimo che
Gesù Cristo si è mostrato in forma umana a molte persone". "A
queste parole - continua Tommaso - nacque in me un vivo desiderio di godere
della stessa grazia e pregai il decano di mostrarmi la santa Ostia. Mi
accompagnò alla chiesa, dove ci segui un'immensa folla, con la speranza che si
rinnovasse il miracolo. Il decano aprì con timore il tabernacolo, ne levò il
SS. Sacramento col quale dette la benedizione. Il popolo scoppiò subito in
singhiozzi e alzò la voce gridando: "O Gesù, o Gesù!". Io domandai
che cosa significavano quelle grida e quelle lacrime. Mi fu risposto:
"Vediamo coi nostri occhi il divin Salvatore!". Eppure, io non vedevo
che la forma ordinaria della santa Ostia e questa cosa mi affliggeva molto,
temendo che il mio Redentore si rifiutasse di mostrarsi a me, a causa dei miei
peccati. Esaminai scrupolosamente la mia coscienza e non trovando nulla di
straordinario, scongiurai con le lacrime Gesù Cristo di lasciarmi vedere con
gli occhi del corpo il suo volto divino. Dopo alcuni istanti di suppliche i
miei voti furono esauditi e contemplai non il viso di un bambino come era
successo a molti fedeli, ma l'aspetto di un adulto. Vidi il Salvatore faccia a
faccia, i suoi occhi erano chiari e ridenti, i capelli ondeggiavano sulle
spalle, la barba, assai lunga, inquadrava il mento, la fronte liscia e larga,
le guance pallide, la testa un po' inclinata. Vidi nostro Signore ed ero così
commosso di tale visione che il mio cuore stava per scoppiare per l'eccesso di
gioia e di amore. Dopo un non breve tempo, il viso di Cristo divenne triste così
come doveva essere nella sua passione. Mi apparve coronato di spine, inondato di
sangue e questa vista mi inteneri e provai una tale compassione che versavo
lacrime amare sullo stato del mio Salvatore e credevo sentire sulla mia fronte
l'acuta punta delle spine che laceravano la sua. Gli assistenti gettarono alte
grida e davano mille segni di afflizione. Come nella prima apparizione anche ora
ognuno vedeva in una maniera differente; mentre gli uni contemplavano Gesù
sotto la forma di un neonato, altri lo scorgevano coi tratti di un adolescente,
altri con la statura di un uomo maturo e altri, infine, in mezzo agli orrori
della Passione. Rinuncio a descrivere le emozioni che provavano quei felici
cristiani, lasciando alle anime pie la cura di immaginarlo".
O Gesù, benché
io non abbia avuto, come quei fortunati la gioia di vederti sotto il tuo
aspetto corporeo, non credo meno fermamente alla tua presenza reale e ti offro
all'eterno Padre con altrettanto fervore, come se ti avessi contemplato con i
miei propri occhi.
Io so che
queste tue manifestazioni sono facili alla tua Onnipotenza, so anche che non
sono necessarie e che, purché l'occhio della mia fede sia sano, io ti vedrò
nella tua gloria o nella tua Passione, secondo che mi assocerò alle tue gioie o
ai tuoi dolori. Tu non ti riveli ai miei sguardi mortali, ma, fin dall'eternità,
mi hai preparato un mezzo per assistere in spirito allo spettacolo della tua
vita e delle tue sofferenze e di offrirle al Padre e allo Spirito Santo, per
la maggior gloria della tua beata Madre, di tutti i cori angelici e
dell'esercito degli eletti.
Durante la santa Messa, Dio e i suoi angeli rivedono Gesù Cristo nella grotta di Betlemme, nella sua circoncisione, nella presentazione al tempio; rivedono la fuga in Egitto, il digiuno nel deserto, le sue predicazioni e i viaggi; lo rivedono perseguitato, venduto, trascinato davanti ai tribunali, flagellato, coronato di spine, crocifisso, morto, sepolto, risuscitato, ascendente alla gloria del Cielo, terminante così l'opera sua meravigliosa. questa vivente rappresentazione, questa rinnovazione degli anni terrestri del Salvatore causa al Padre, allo Spirito Santo e agli angeli, una gioia così grande come quella causata dai misteri compiutisi in Giudea. In altre parole: ad ogni Messa, il cielo intero prova tali delizie che tutti i beni di questo mondo non potrebbero procurarne simili. questa gioia non viene soltanto dalla riproduzione della vita e della Passione di Gesù, ma anche dall'amore che la sua Persona dimostra alla Divinità, perché nel santo Sacrificio nostro Signore onora, loda, ama, serve e glorifica la Trinità con tutte le forze della natura umana, come con tutta la potenza della sua natura divina. E lo fa in maniera tanto incomprensibile e sublime che questa lode e questa carità sorpassano da sole infinitamente gli omaggi degli angeli e le opere di tutti i santi. Alla luce di queste considerazioni, giudicate dell'eccellenza del culto che i nostri sacerdoti rendono a Dio e fatevi un'idea dell'efficacia di una Messa, non solo per chi la celebra ma anche per chi l'ascolta.
Utilità
del santo Sacrificio, fonte di meriti
Siate dunque
riconoscenti al vostro fedele amico che, al prezzo di tante fatiche, ha
acquistato, per voi, un tesoro così ricco. Corrispondete all'intenzione di Gesù,
che ogni giorno offre per voi, gratuitamente, i suoi meriti e non vi private,
trascurando la santa Messa, del mezzo di ottenere, con poca fatica, un immenso
guadagno.
Ah! Se nell'ordine temporale poteste arricchirvi con tanta facilità come vi è dato farlo nell'ordine spirituale, non perdereste un istante, non ri sparmiereste nessuno sforzo. Come potete restare così indifferenti quando si tratta di ricchezze eterne?
CAPITOLO
SETTIMO
NELLA SANTA MESSA GESÙ RINNOVA LA SUA
PREGHIERA
Gesù
rinnova la sua immolazione offrendosi e pregando per noi
Notate inoltre
che nostro Signore non si offre sull'altare con la maestà che ha in Cielo, ma
con una incomparabile umiltà. Egli è presentato non solamente nell'Ostia
intera, ma nella minima particella e sotto questi veli sembra così poco degno
di attenzione e di rispetto, che è proprio il caso di applicargli le parole
di David: "Non sono un uomo, ma un verme della terra oggetto di derisione
per gli uomini". Ohimè! La profezia troppo spesso si compie alla lettera
ad eterna vergogna dei cristiani. Gesù fra noi èdisprezzato; gli ricusiamo gli
onori dovuti alla sua divinità e se facciamo un atto di fede e di adorazione al
Sacramento del suo amore è soltanto per disimpegnarci dall'obbligo che ne
abbiamo. E Gesù, pure umiliato nella forma eucaristica, grida verso il Cielo
con una voce così potente che penetra le nuvole, squarcia il firmamento e
trionfa della giustizia divina.
Quando Giona
annunciò al re di Ninive che la sua capitale sarebbe stata distrutta al
termine di quaranta giorni, quel monarca lasciò gli abiti reali, si coprì di
un sacco e ordinò al popolo di supplicare il Signore. Per mezzo della sua umiltà
e della sua penitenza ottenne che fosse revocata la terribile sentenza e la
città minacciata fu salvata dal meritato flagello.
Se questo re
pagano ottenne da Dio, per la sua umiltà, il perdono per una città intera, Gesù
Cristo, che nella santa Messa si umilia infinitamente, non otterrà dunque
ancora di più? Spogliato della sua maestà, rivestito come di un sacco
grossolano nelle Specie sacramentali, sta davanti al trono dell'Onnipotente e
domanda grazia per il suo popolo dicendo: "O Padre mio, considera il mio
abbassamento! Mi sono ridotto alla condizione di un verme della terra piuttosto
che a quella di un uomo. I peccatori si sono sollevati contro dite ed io mi
anniento al tuo cospetto. Ti hanno irritato con il loro orgoglio e io voglio
disarmarti con la mia umiltà. Essi sono incorsi nella tua giusta vendetta,
lasciati commuovere dalle mie preghiere. Padre mio, perdona loro per amor mio;
non li castigare secondo i loro peccati, non li abbandonare al nemico, non
permettere che si perdano. Non posso accettare di vederli cadere nell'abisso,
perché essi mi appartengono, sono miei, essendo stati riscattati al prezzo
delle mie sofferenze. Soprattutto, o Padre, ti prego per i peccatori qui
presenti, per loro offro in questo momento il mio Sangue e la mia vita. In
virtù del mio Sangue, della mia morte, salvali dalla dannazione eterna".
O Salvatore
Gesù, dove hai mai attinto l'amore che ti trascina a compiere un tal mistero
e a pregare con tanto fervore per noi? Noi non abbiamo altro mezzo per
riconoscere questo amore all'infuori dell'assistere alla santa Messa. Chi dunque
non si farà un dovere di essere fedele ad una pratica così vantaggiosa e nello
stesso tempo così facile? È fuori dubbio che quando il Salvatore era appeso alla Croce, raccomandò
a Dio Padre i fedeli che stavano ai piedi di quel sacro albero e applicò loro i
frutti della sua Passione in una maniera speciale. Non è però meno certo che
nella santa Messa Gesù prega per quelli che vi assistono, soprattutto per
quelli che implorano la sua mediazione. Prega così ardentemente per loro, come
pregava dal suo patibolo d'infamia per i nemici che lo avevano inchiodato. Che
cosa non opererà questa preghiera? quali grazie non ne raccoglieremo? quale
sicura speranza di eterna felicità non farà nascere nel nostro cuore?
Se la beata
Vergine Maria discendesse dal Cielo e vi dicesse: "Non temere, figlio
mio, sono io che prendo a cuore i tuoi interessi; pregherò con insistenza il
Figlio mio e non cesserò fino a che non mi avrà dato la certezza della tua
eterna felicità". Se la beata Vergine Maria vi parlasse così, fuori di
voi per la gioia, esclamereste dal fondo dell'anima: "Non vi è dubbio,
la mia salute èassicurata". Lodo la vostra confidenza in Maria, ma dovete
averne altrettanta e ancor di più nell'onnipotente intercessione del glorioso
Figlio di Dio, che non solamente vi promette la sua protezione, ma prega
realmente per voi ad ogni Messa che ascoltate e vuole, controbilanciando la
severità della giustizia, salvarvi dal castigo che avete meritato per i vostri
peccati? Alla voce della preghiera Gesù unisce quella delle sue lacrime,
delle sue piaghe, del suo sangue, dei suoi sospiri, altrettante sorgenti
inesauribili da dove sgorgano fiumi di grazie e di benedizioni.

Nostra
partecipazione all'immolazione di Gesù
Voi domandate
al Maestro: "Signore, chi potrà salvarmi?". Gesù vi risponde:
"Ciò che è impossibile agli uomini èpossibile a Dio". Poiché voi
sapete dalla bocca del Salvatore che Egli ha il mezzo di assicurare la nostra
eterna felicità, supplicatelo ogni giorno di faflo. Ma direte che una povera
creatura come voi è indegna di pregare Gesù. Scacciate questo triste pensiero
e siate certi invece che se vi rivolgerete a lui, egli intercederà per voi.
Dirò di più: è suo dovere, come afferma san Paolo: "Ogni
Pontefice è eletto per il servizio delle anime, per offrire dei doni e dei
sacrifici per i peccati del popolo e per tutto ciò che si riferisce a
Dio". Gesù Cristo è Pontefice ed esercita il suo sacerdozio nella Messa
e a lui, dunque, spetta pregare e offrire dei sacrifici per noi. Non solo Egli
adempie a questa funzione per tutti in generale, ma per ciascuno in particolare,
poiché Egli ha sofferto per tutti e si interessa di ciascun membro della Chiesa
universale come della Chiesa universale stessa.
Ora che comprendete la potenza e l'efficacia della preghiera di Gesù al santo altare, unite ad essa le vostre suppliche che acquisteranno così una forza immensa. "Le preghiere che sono unite al santo Sacrificio - dice Fornero - sono molto più efficaci di tutte le altre, anche di quelle che durano lunghe ore, anche delle orazioni più ferventi, a causa dei meriti della Passione di Gesù Cristo che, nella celebrazione di questo augusto Sacrificio, si comunica agli altri con ammirabile effusione". il pio autore conferma la sua opinione con la seguente similitudine: "Come la testa sorpassa in dignità tutte le altre parti del corpo, così la preghiera del Salvatore, che è la nostra testa, ha un valore che la mette infinitamente al disopra delle preghiere di tutti i cristiani, che sono i membri del suo corpo mistico". Come una moneta di rame acquista pregio cadendo nell'oro in fusione, così la miserabile preghiera di una creatura, unita a quella di Gesù Cristo, riveste il carattere del più nobile dono. Una preghiera mediocre, recitata durante la Messa, vale più di una preghiera fervorosa fatta in casa. I chierici ed i laici agiscono inconsideratamente quando, potendo ascoltare la Messa, preferiscono assistere ad altri esercizi di pietà. Recano molto danno a loro stessi, perché seguendo le azioni del sacerdote e ripetendo con lui le parole del Salvatore e offrendo per mezzo suo quell'olocausto sublime, guadagnerebbero incomparabili tesori spirituali.
CAPITOLO
OTTAVO
Fra i misteri di Gesù, non ve n'è alcuno la
cui memoria sia più efficace né più degna di rispetto quanto la dolorosa Passione,
per la quale ci ha riscattati. I santi Padri non si stancano di celebrarla e
promettono, da parte di Dio, una grande ricompensa a quelli che onorano questo
mistero.
Benché i mezzi per onorare la Passione di Gesù Cristo siano numerosi, non penso che ne esista uno più perfetto della pia abitudine di ascoltare la santa Messa, perché sull'altare, appunto, si rinnova la Passione. E’ vero che non ci è dato di vedere coi nostri occhi la riproduzione delle sofferenze di Cristo,ma tutto ci ricorda quelle sofferenze, in tutto esse sono simboleggiate. Il più espressivo dei segni, quello della Croce, si ripete spessissimo. Lo troviamo inciso cinque volte sulla pietra sacra, lo vediamo al di sopra dell'altare, è disegnato sul messale nella pagina che precede il Canone, è ricamato sull'amitto, sul manipolo, sulla stola, sulla pianeta ed è cesellato sulla patena. Il Sacerdote fa il segno della Croce sedici volte su di sé e ventinove volte sull'offerta. quale significativa rappresentazione! Benché nell'ultima Cena, nostro Signore abbia detto: "Fate questo in memoria di me", il Sacrificio della Messa non è una semplice memoria, ma una rinnovazione della Passione. Il sacro Concilio di Trento lo insegna in questi termini: "Se qualcuno dice che il Sacrificio della Messa è solo il ricordo del Sacrificio consumato sulla Croce, sia anatema!"' e ancora: "Nel divin Sacrificio è presente e immolato in una maniera incruenta lo stesso Cristo che un tempo si offrì con effusione di sangue". Anche se non avessimo altro che questa testimonianza, essa dovrebbe essere sufficiente, essendo noi obbligati a credere senza discussione, a quanto la Chiesa ci insegna.
La
S. Messa ci fa partecipi dei frutti della redenzione
"La
Passione di Cristo - dice san Cipriano - è il Sacrificio stesso che noi
offriamo". questo vale a dire che noi rinnoviamo, celebrando la santa
Messa, i fatti avvenuti durante la Passione del Salvatore. San Gregorio lo
afferma ancor più chiaramente: "Il Salvatore non muore più, - dice -
tuttavia soffre ancora per noi nel santo Sacrificio, in una maniera
misteriosa". Te o doreto non è meno esplicito: "Noi non offriamo
altro Sacrificio
che quello che è stato offerto sulla Croce
Potrei
moltiplicare le testimonianze, ma per abbreviare riferirò solo quella della
Chiesa, che è infallibile. Leggiamo nella Segreta della IX domenica dopo la
Pentecoste: "Permettici o Signore, te ne preghiamo, di celebrare degnamente
questo Sacrificio, poiché quante volte si celebra, altrettante si compie
l'opera della nostra Redenzione". qui sorge ancora una domanda: che cos'è
l'opera della nostra Redenzione? I bambini stessi potrebbero rispondere.
Domandate loro da che cosa siamo stati riscattati e senza esitare diranno:
"Dalla Passione di Gesù Cristo". Ed infatti la Chiesa afferma che
l'opera della santa Messa si compie nella Passione; dunque possiamo concludere
che nella Messa viene rinnovata la stessa Passione. La Chiesa, nella Segreta
dei martiri dice inoltre: "La tua benedizione discenda abbondantemente
sopra i tuoi doni, affinché tu li riceva e ne faccia il sacramento di nostra
Redenzione.
Queste parole non significano che nella Messa siamo nuovamente riscattati, ma che partecipiamo alla virtù della Redenzione, come insegna la Chiesa in un altro ufficio: "Per questo sacramento, applicateci l'effetto della Redenzione". "Che cos'è la santa Messa - domanda il p. Mansi - se non la rinnovazione della nostra Redenzione?". Il p. Molina aggiunge: "La santa Messa sorpassa in una maniera incommensurabile tutti gli altri sacrifici, perché non è una semplice rappresentazione, ma l'opera stessa della nostra Redenzione, piena di misteri e realmente compiuta". Confermerò queste testimonianze con qualche esempio.
Mirabile
fatto che dimostra l'immolazione reale di Gesù sull'altare
Amerumné, capo dei saraceni, inviò il figlio
di suo fratello ad Ampelon in Siria, dove c'era una chiesa magnifica dedicata
a san Giorgio. Appena l'infedele vide la chiesa ordinò alle sue genti di
condurvi i cammelli e di mettere il foraggio sull'altare. Mentre i servi si
disponevano ad obbedire, i sacerdoti gli dissero con tutto il rispetto:
"Signore, ricordatevi che questa casa èconsacrata a Dio e niente deve
profanarla". Ciò nonostante il saraceno fece introdurre le bestie da soma
in chiesa, ma appena gli animali furono entrati caddero colpiti a morte sotto i
suoi occhi. Allora egli ordinò, tutto spaventato, di portare via le carogne.
Era un giorno solenne e molte persone assistevano alla Messa. Il sacerdote la
cominciò pieno di inquietudine, perché temeva che il principe idolatra
commettesse qualche grave irriverenza davanti al SS. Sacramento. Il saraceno
si mise vicino all'altare per rendersi conto del culto dei cristiani e quando,
secondo il rito greco, l'officiante con l'aiuto di un coltello speciale divise
in quattro parti il pane consacrato, vide fra le sue mani un piccolo bambino le
cui carni fatte in pezzi coprivano la patena e il cui sangue colava nel calice.
Ne fu talmente indignato che avrebbe immediatamente ucciso il sacerdote, se non
l'avesse trattenuto il desiderio di sapere ciò che stava accadendo. Alla Comunione
vide lo stesso sacerdote mangiare una parte del bambino e berne il sangue nel
calice e che tutti quelli che si avvicinavano alla santa Mensa partecipavano
della carne del medesimo bambino. Pensò fra sé: "I cristiani sono dei
barbari che immolano un bambino nel loro culto e che, simili alle bestie,
divorano la carne umana. Vendicherò di mia propria mano l'assassinio di quell'innocente,
punirò con la morte quei feroci antropofagi". Dopo la Messa, il sacerdote
benedisse il pane e distribuendolo al popolo, ne dette un pezzo al saraceno.
questi domandò in arabo: "Che cos'è?". "È
pane
benedetto" rispose il sacerdote. "No, questo non è il pane che tu hai
sacrificato, cane spudorato, barbaro assassino! Ti ho visto io, con i miei
propri occhi, immolare un bambino! Non ho io visto il suo sangue colare in una
coppa e il suo corpo diviso in quattro parti, da te posato sopra un piatto?
Non ho io visto tutto questo, empio, immondo, abominevole omicida? Non ti ho io
visto mangiare la carne di questo bambino, bere il suo sangue e darne ad
altri?". Il sacerdote sorpreso gli rispose: "Sono un peccatore indegno
di contemplare tali misteri e poiché voi li avete visti,io credo che voi
siete grande davanti a Dio". Il saraceno continuò: "Non è forse un
bambino quello che ho visto io?". Il sacerdote ribatté: "Certamente,
ma io non vedo questo gran mistero perché sono un peccatore, io non vedo che il
pane e il vino che, consacrati, diventano il Corpo e nel Sangue del
Salvatore". Il principe spaventato, ordinò ai servitori ed ai fedeli di
uscire.
Quando fu solo
col sacerdote, gli prese le mani e gli disse: "Ora riconosco che la
religione cristiana è grande: vogliate dunque, o padre, istruirmi e
battezzarmi". Il sacerdote si schermi dicendo: "Perdonatemi, signore,
non posso farlo, perché se vostro zio lo sapesse mi metterebbe a morte e
distruggerebbe questa chiesa. Ma se desiderate essere battezzato, andate dal
vescovo che si trova sul monte Sinai e raccontategli quello che è successo.
quando vi avrà istruito nella fede, vi darà il Battesimo". Il saraceno
si ritirò, ma al cadere della notte, ritornò dal sacerdote, lasciò gli abiti
sontuosi, si rivestì d'un cilicio e fuggì sul Sinai. Raccontò al vescovo i
motivi della sua conversione, fu istruito, battezzato e si fece monaco sotto il
nome di Pacomio. Dopo tre anni ritornò da suo zio, sperando di convertiflo. Fu
imprigionato, tormentato in mille modi e morì lapidato. questa storia prova
che Gesù Cristo è immolato realmente sull'altare. Notiamo, però, che la
divisione in pezzi del Bambino, non fu una cosa reale, ma una visione miracolosa
destinata a convertire al cristianesimo il pagano del tutto ignaro della
religione cristiana, prima con lo stupore, poi con il desiderio di ricerca della
verità e infine per la luce che emanava dal fatto.
Dio ha voluto
che questo avvenimento fosse tramandato per fortificare la nostra fede. Senza
dubbio il modo col quale il Salvatore si immola nella Messa, non è né
sanguinoso né doloroso, tuttavia si mostra al Padre suo sotto l'aspetto di un
sofferente, come al momento della flagellazione, dell'incoronazione di spine e
della crocifissione ed in una maniera così viva, come se tutti quei crudeli
supplizi si rinnovassero realmente.
Il Lancizio
dice a questo proposito: "La santa Messa èuna rappresentazione della
Passione e della morte di Gesù Cristo, non a parole, come nelle tragedie, ma
in verità. Per questa ragione i Padri la chiamano una ripetizione della
Passione del Salvatore e dicono che in essa Gesù Cristo viene nuovamente messo
a morte, in maniera spirituale"". Lasciate che citi ancora un nuovo
esempio non meno importante del precedente.
Nella Vita dei Padri del deserto si
legge che un vecchio monaco solitario, semplice e ignorante, aveva dei dubbi
sulla presenza reale di nostro Signore nell'Eucaristia e diceva a tutti quelli
che andavano a trovarlo: "Il SS. Sacramento non contiene il Corpo del
Salvatore, esso non è che un'immagine o un simulacro". Avendolo saputo,
due altri monaci andarono a visitarlo e per convincerlo dell'errore gli
parlarono così: "Padre, sembra che un certo incredulo affermi che il pane
col quale ci comunichiamo non sia il Corpo di Cristo". L'eremita cadde nel
tranello e rispose: "L'ho detto io". I due ripresero: "Padre non
lo credete, ma credete, come noi, ciò che la santa Chiesa insegna". Gli
spiegarono allora la dottrina cattolica e gliela dimostrarono con numerosi
passi della Sacra Scrittura. Il vecchio monaco replicò: "Voi siete più
istruiti di me, ed è per questo che parlate bene. Ma non posso accettare la
vostra dottrina, se non me ne persuade l'esperienza". Essi continuarono:
"Ebbene, pregheremo Dio durante tutta questa settimana, con la ferma fiducia
che vi illuminerà". Pregarono, tutti e tre, con gran fervore e la domenica
seguente andarono insieme alla chiesa. Si inginocchiarono in una panca,
davanti all'altare, continuando ad innalzare a Dio la loro ardente
invocazione. Appena il celebrante ebbe pronunciato le parole della
Consacrazione, essi videro riposare, sul corporale, invece dell'Ostia, un
grazioso bambino. Colmi di gioia e di stupore, lo contemplarono con delizia.
quando il sacerdote stava per rompere l'Ostia, un Angelo discese dal Cielo e
con un coltello parve tagliasse il bambino, il cui sangue colò nel calice.
Furono presi da spavento, credendo che l'Angelo avesse realmente ucciso il
bambino.
Al momento
della Comunione, il monaco si alzò costernato, si avvicinò all'altare e
allorché gli venne presentato il Sacramento, non vide che carne sanguinolenta.
Allora fu preso da tale spavento che non poté guardare l'Ostia, né
avvicinarsi, e gridò al colmo dell'emozione: "O Signore Gesù, confesso il
mio errore e rigetto la mia perfidia. Ora credo fermamente che il pane
consacrato è realmente il tuo Corpo e che il tuo Sangue è nel calice. Comanda,
o mio Dio, che questo sacro Corpo riprenda la sua forma sacramentale, affinché
possa riceverlo per la salute dell'anima mia!". Il suo voto fu subito
esaudito e si comunicò con grande devozione. Ringraziò Dio e i padri che
l'avevano condotto alla verità e raccontò a tutti ciò che durante la santa
Messa aveva visto ed imparato.
Dio permise che quel solitario dubitasse anche per la nostra utilità, perché tutto quello che è avvenuto nei primi secoli della Chiesa è utile a noi, come fu utile ai cristiani di quel tempo. Ma Dio, che con un mezzo così straordinario, si è degnato illuminare un uomo, non può rendere più ferma la nostra fede in modo più facile? E che cosa non hanno mai fatto i santi e i Dottori per raggiungere lo stesso fine? "La santa Messa - dice Marchant - non è solamente una rappresentazione, è anche una rinnovazione incruenta della Passione di nostro Signore. Come, durante la sua vita, prese sopra di sé tutti i peccati del mondo per cancellaili col suo sangue, così giornalmente il Salvatore assume le nostre colpe, come il vero Agnello di Dio incaricato di espiarle sull'altare"'. Comprenderemo molto meglio questa dottrina nelle pagine seguenti.
Motivi
che spingono nostro Signore a rinnovare la sua passione nella S. Messa
San
Bonaventura nelle sue meditazioni, il beato Avila nei suoi sermoni, il p.
Gautier e il p. Andries mettono la stessa preghiera sulle labbra del Salvatore.
Ma c e ancora di più: nostro Signore ha manifestato molte volte che era
pronto a soffrire, per la salute di ogni individuo, tutto ciò che Egli ha
sofferto per la redenzione del mondo.
L'eterno Padre
non acconsentì affatto a questo desiderio. Rispose che un'agonia di tre ore
era già mille volte di più di quanto era necessario e chi non avesse ricavato
profitto dai meriti della Passione avrebbe dovuto attribuire a se stesso la
colpa della sua eterna dannazione.
Non stanco di
questo rifiuto, l'amore del Salvatore attinse da esso nuovo ardore: il divino
Maestro fu maggiormente spinto dalla generosità del suo cuore a venire in
aiuto dei peccatori. Nella sua eterna sapienza trovò un altro mezzo per restare
sopra la terra, dopo la morte, per continuare la sua Passione e pregare
incessantemente per la nostra salute, come avrebbe fatto sullo strumento del
suo supplizio. questo ammirabile mezzo è il santo Sacrificio.
I Bollandisti raccontano che santa Coletta ascoltava ogni giorno la Messa con grande devozione. Una volta assisteva a quella celebrata dal suo confessore, che arrivato alla Consacrazione la sentì gridare: "O mio Dio, o Gesù! O Gesù! O voi angeli e santi e voi, uomini peccatori, guardate e ascoltate!". queste esclamazioni ripetute per qualche momento commossero e sorpresero i presenti. Dopo la Messa il sacerdote domandò alla santa come mai aveva pianto e gridato in quel modo. Ella rispose: "Ho visto e sentito cose tanto ammirabili che se vi fosse stato concesso altrettanto avreste, forse, gridato più di me". "Che cosa avete visto, dunque?". "Nonostante che le meraviglie che ho ammirato siano così alte, così divine che nessuno possa descriverle, vi dirò quello che di esse può comprendere la ragione umana. quando avete innalzato il santo Sacramento ho visto Cristo sospeso, con le sue ferite sanguinanti, alla Croce". In quell'atteggiamento supplicava Dio, dicendo: "Guarda, Padre mio, come sono stato sulla Croce, vedi in quale stato ho sofferto per il mondo. Considera le mie piaghe, l'effusione del mio sangue e lasciati commuovere dalla mia Passione e morte! Ho sopportato tutto questo per la salute dei peccatori; vuoi che il diavolo si impadronisca di loro? A che servono, allora, tutti i miei tormenti? Se gli uomini si perderanno non solo saranno ingrati, ma bestemmieranno il mio nome, invece se si salveranno mi benediranno per tutta l'eternità. Padre mio, ti prego, abbi pietà di loro per amor mio e salvali dall'inferno".
Gesù
mediatore nostro nel S. Sacrificio dell'altare
Quante volte le nazioni e gli individui sarebbero stati precipitati in fondo all'abisso se nostro Signore non avesse pregato per loro! quante migliaia di quei beati che sono in Cielo sarebbero ora all'inferno se non li avesse salvati Gesù Cristo con le sue onnipotenti suppliche! Peccatori, andate dunque alla Messa, per partecipare agli effetti di questa preghiera divina, cioè per essere preservati dai mali temporali e spirituali ed ottenere con questo mezzo tutto quello che vi sarebbe impossibile ottenere con le vostre proprie forze.
Gesù
applica a noi, nel sacrificio della S. Messa, i meriti della sua passione
Per meglio
comprendere questa verità bisogna sapere che il Signore, durante tutta la sua
vita mortale e particolarmente sulla Croce, ha acquistato un tesoro infinito
di meriti, che allora ha dato soltanto ad un piccolo numero di persone e che
oggi prodiga in una infinità di occasioni, e in particolar modo nella Messa.
"quello che si è operato sulla Croce è un Sacrificio di Redenzione, -
dice san Giovanni Damasceno - e la santa Messa è un Sacrificio di
appropriazione, per il quale ogni uomo entra in possesso dei meriti e delle virtù
del Sacrificio della Croce'. In altre parole: se assistiamo alla Messa con le
disposizioni richieste, sarà applicato, ad ognuno in particolare, il valore
della Passione di Gesù Cristo.
Le parole di
nostro Signore a santa Matilde ci faranno comprendere meglio ancora questo
mistero di grazie. "Ecco, ti do tutte le amarezze della mia Passione,
affinché tu le consideri come tuo proprio bene e le offra al Padre mio"'.
E per insegnarci che questa applicazione avviene proprio nella santa Messa,
nostro Signore aggiunge: "Colui che offrirà la mia Passione, della quale
gli ho fatto dono, sarà ricompensato due volte e ciò tanto spesso quante volte
l'offrirà e così, come ho detto nel mio Vangelo, riceverà il centuplo e
possederà la vita eterna"'. quale felicità ricevere dalle mani del
Salvatore un frutto così grande e che noi possiamo aumentare tanto facilmente!
Se voi direte: "O Gesù mio, offro la tua dolorosa Passione, o mio Gesù,
offro il tuo sangue prezioso". Gesù vi risponderà: "Figlio mio, te
ne rendo due volte il valore". Così, tutte le volte che offrirete qualcuna
delle sue sofferenze, altrettanto sarete ricambiati con la stessa liberalità.
quale generosa mercede e quale facile prezzo per arricchirvi!
Ecco un'altra
ragione della rinnovazione mistica della Passione. Poiché non tutti i fedeli
poterono essere presenti al Sacrificio della Croce, coloro che non hanno avuto
questa grazia divina saranno forse meno favoriti? No, il Salvatore ha voluto
che essi raccogliessero durante la Messa, purché vi assistano con devozione,
gli stessi frutti come se fossero stati sul Calvario. La stessa cosa dice il
Belei: "Vedete quanto è prezioso il nostro Sacramento! Non è un semplice
memoriale del Sacrificio della Croce, ma è il Sacrificio stesso del quale
produce tutti gli effetti"'. Ilp. Molina conferma queste belle parole,
dicendo: "Conforme all'istituzione di Gesù Cristo, la Chiesa offrirà
sempre lo stesso Sacrificio che fu offerto sulla Croce, nello stesso modo reale,
anche se in una maniera incruenta".
La Messa è
dunque una sorgente infinita di grazie. E evidente che i due Sacrifici sono uno
stesso ed unico Sacrificio, poiché tanto la vittima che il sacerdote sono gli
stessi, sono offerti allo stesso Dio ed hanno la stessa ragione di essere.
Tutta la differenza consiste nel modo in cui si compiono. Sulla Croce Gesù
Cristo era grondante di vivo sangue e vittima sofferente per gli atroci dolori,
mentre oggi nella santa Messa si offre in modo incruento senza sofferenze.
Pensate bene a queste energiche parole, pensate all'inestimabile valore della
santa Messa e convincetevi della sua efficacia, ricordatevi la decisione del Concilio
di Trento che ho citato prima.
Quindi è evidente che, con la vostra presenza ai piedi dell'altare, purché siate animati dai sentimenti richiesti, non piacerete meno al Salvatore e non meriterete meno di coloro che assistettero al Sacrificio del Calvario. Considerate l'inestimabile favore, che avete ogni giorno, di poter essere testimone della Passione di Gesù Cristo e di riceverne i frutti! Che felicità poterci stringere amorosamente alla Croce, vedere Gesù, pailargli, consolarlo, confidargli le nostre pene e attendere da Lui soccorso e consolazione, come una volta hanno fatto Giovanni e Maria Maddalena! O cristiani, stimate nel loro vero valore queste grazie ammirabili e ogni mattina andate a Messa per partecipare al tesoro che il Salvatore è sempre pronto a distribuirvi!
CAPITOLO NONO
GESÙ CRISTO NELLA SANTA MESSA RINNOVA LA SUA
MORTE
Nel XV capitolo di san Giovanni si leggono
queste parole: "Nessuno è animato da amore più grande di colui che dà
la vita per i suoi amici. Poiché nessuno ha niente di più prezioso della
vita o che ami tanto, un tal dono è certo il colmo della generosità. L'amore
di Gesù Cristo per gli uomini ha superato questa misura, poiché Egli, non
contento di dare la vita per i suoi amici, l'ha anche data per i suoi peggiori
nemici. E quale vita è la sua! La più nobile, la più santa che sia mai
esistita. Ma notiamo la singolare espressione della quale si serve. Egli non
dice: "Io darò, Io ho dato", ma dice: "Io do la mia vita per le
mie pecore", come se continuasse incessantemente a sacrificarla.
Espressione significativa e commovente, perché con la santa Messa, la sua
immolazione è sempre attuale.
Come
realmente Gesù rinnova la sua morte nella S. Messa
Quando, nell'ultima Cena, Egli istitui questo
Sacramento, non volle farlo né in una sola volta, né sotto una sola specie,
ma in due volte e sotto due specie. Nel consacrare il pane, avrebbe potuto dire:
"questo è il mio Corpo ed il mio Sangue", e il pane sarebbe veramente
diventato il suo Corpo e il suo Sangue. Ma la consacrazione sotto una sola
specie non sarebbe stata una rappresentazione abbastanza fedele della sua
morte, così Egli volle consacrare separatamente prima il pane, cambiandolo nel
suo Corpo, poi il vino, cambiandolo nel suo Sangue, per fornire ai suoi
discepoli un'immagine più viva del suo Sacrificio. D'altra parte, Egli ha
rivelato alla Chiesa che nella Messa deve essere tale il rito della
Consacrazione, poiché la separazione del sangue dalla carne dà un'idea più
esatta della morte.
Testimonianze
dei teologi, dei padri e dei dottori
Gervasio
dichiara che nella santa Messa Gesù Cristo èla materia del Sacrificio e questo
non sotto la forma che ha in cielo, ma sotto le specie del pane e del vino, dove
resta come morto, essendo in uno stato che non gli permette di muovere ne i
piedi, né le mani e che rende impossibile ogni azione delle membra, pur
continuando ad esercitare le potenze della sua anima: l'intelligenza e la volontà.
Tutti i Dottori espongono nella stessa maniera questi grandi misteri, ma per
le persone poco istruite aggiungerò un'altra spiegazione. quando il sacerdote
consacra, divenendo Gesù Cristo realmente presente, riceve una nuova vita.
questa vita di Gesù nell'Ostia è sorgente di gioia ineffabile per la corte
celeste e di grandi consolazioni per le anime del Purgatorio e utilissima a
noi. Sotto questi veli misteriosi, il Salvatore prega per noi e disarma la
collera del Padre suo, e per questo nostro Signore aspira a conservare questa
vita. Ma, d'altra parte, egli è spinto a dimostrarci il suo amore con la sua
morte e, dopo aver vissuto per noi, per noi ancora muore davanti agli uomini e
davanti a Dio. Che cos'è infatti la Comunione del sacerdote se non la
distruzione della vita che la santa vittima aveva ricevuto nella Consacrazione?
E perciò il sacerdote è obbligato non solamente a consacrare, ma anche a
comunicarsi.
Nessuna lingua
umana saprebbe esprimere quanto questa morte di Cristo intenerisce
l'Onnipotente, tuttavia qualche cosa se ne può comprendere e dire. quando nel
santo Sacrificio Gesù muore sotto gli occhi del Padre suo, gli obbedisce come
gli obbedì sul Calvario. Senza dubbio in ogni cosa gli fu perfettamente
sottomesso, ma in nessuna si mostrò tanto obbediente quanto nel lasciare la
sua nobile vita, nonostante la naturale ripugnanza nel sopportare una morte
così spaventosa. Ascoltiamo san Paolo: "Cristo si umiliò, fattosi
obbediente fino alla morte e alla morte di Croce". E affinché
comprendessimo quanto fu gradita a Dio quest'obbedienza e quale ricompensa
meritò Gesù, l'apostolo aggiunge: 'A causa di questo, Dio l'ha innalzato e
gli ha dato un nome al di sopra di ogni nome". Ora, già l'ho detto,
l'obbedienza del Salvatore morente sull'altare è la stessa che lo spinse a
morire sulla Croce. Egli l'offre al Padre suo con le eroiche virtù che praticò
durante il suo supplizio, soprattutto la perfetta innocenza, la pazienza
incrollabile, l'amore ardente che ha portato a Dio e agli uomini, anche ai suoi
nemici, anche a quelli che lo crocifissero e ai più ingrati peccatori.
Gesù così
ripresenta all'eterno suo Padre gli amari dolori in mezzo ai quali spirò, la
sua spaventosa agonia, le angosce che lo straziarono, lo scuotimento delle ossa,
il colpo di lancia che trapassò il suo Sacro Cuore. Egli mostra tutte le sue
sofferenze in modo efficacissimo, risvegliando nel Cuore di Dio la commozione
infinita che provò venti secoli or sono nel vedere il suo diletto Figlio
immolarsi per amor suo e per la sua maggior gloria. Lo stesso Gesù che seppe
allora disarmare la collera dell'Altissimo, attirare la sua misericordia sui
peccatori e riconciliare la terra col Cielo, ogni giorno, nella Messa,
riprende questo affettuoso ineffabile ministero, per continuare l'opera della nostra
salute.
Eccomi ora ai
Padri e ai Dottori: "quale pegno di misericordia! - esclama san Gregorio
Magno. - La vittima che èofferta in questo Sacrificio è il glorioso Risorto,
che vincitore in eterno della morte, soffre nuovamente per noi. Ogni volta che
celebriamo la Messa, rinnoviamo la sua Passione, sorgente inesauribile di
perdono".
Assicurazione
molto consolante per tutti quelli che, avendo coscienza dei propri peccati,
temono l'inferno. San Gregorio insegna chiaramente che l'immolazione del
Salvatore, riprodotta sull'altare, ha la virtù di preservare le anime dalla
dannazione eterna. Volete dunque evitare questa suprema disgrazia? Ascoltate
assiduamente la Messa, onorate la morte di Gesù e offritela a Dio Padre.
"Il
Figlio di Dio - dice il sapiente p. Mansi - si è offerto sull'altare della
Croce come vittima cruenta. Nella santa Messa si offre nuovamente e perciò la
celebrazione di una Messa non ha meno valore della morte del nostro
Salvatore"
Il cardinale
Osio aveva detto prima di lui: "Benché nella Messa Gesù Cristo non si
immoli una seconda volta fisicamente, i meriti della sua morte ci vengono
applicati nello stesso modo, come se essa fosse avvenuta in quel momento e
questa morte, per quanto mistica, produce gli stessi effetti della morte
cruenta"6.
Dopo queste
belle parole, il cardinale insiste ancora in questi termini: "Sì, la morte
di Cristo e i frutti ditale morte ci sono applicati come se Gesù morisse
realmente".
L'abate
Ruperto da parte sua dice: "Come è vero che sulla Croce Cristo ci ottenne
il perdono dei nostri peccati, così è vero che, sotto le specie sacramentali,
ci procura la stessa grazia.
Nel quindicesimo capitolo spiegheremo in quale maniera la santa Messa opera il perdono dei peccati. Ma già dalle parole di Ruperto abbiamo la consolazione di sapere che assi-stendo al santo Sacrificio possiamo espiare le nostre colpe e scontare le pene che abbiamo meritato commettendole.
La
S. Messa, sacrificio di espiazione e di amore, sparge su noi i tesori della
passione
Ammirate -
continua il p. Segneri - che cosa sia celebrare e ascoltare la santa Messa! È
come se quel
Signore il quale è morto per tutti gli uomini, ora torni a morire per me e per
voi in particolare, applicandoci i meriti della sua morte, come se ora,
veramente, ritornasse a morire soltanto per noi".
La santa
Vergine, un giorno, disse ad un gran servo di Dio: "Il mio divin Figlio ama
talmente quelli che assistono al santo Sacrificio che, se bisognasse, morirebbe
per loro altrettante volte quanti sono i presenti: ma i meriti del Calvario
suppliscono a tutto".
Queste parole sono tanto consolanti ed esprimono l'amore infinito del Salvatore, amore che lo spinge giornalmente non una volta, ma migliaia di volte a sacrificarsi per i poveri peccatori. Andate, dunque, ogni mattina alla Messa e abbiate gli stessi sentimenti che provereste accompagnando Gesù sul monte Calvario, per essere testimoni della sua Passione e della sua Morte. "quando celebrate il divin Sacrificio o vi assistete - dice il pio autore dell'Imitazione - deve sembrarvi così grande, così nuovo, così degno di amore, come se in quel giorno stesso il Salvatore discendesse dal Cielo per farsi uomo nel seno della santa Vergine, o come se, sospeso sulla Croce, soffrisse e morisse per la salute del mondo". O Dio! quale favore e quale amore! Gesù Cristo muore in una maniera incruenta per quelli che ascoltano la Messa, come mori in una maniera cruenta per tutto il mondo! quale sorgente di grazie! quale mezzo di salute! Se voi aveste offerto a Dio, sul Calvario, la morte crudele del Figlio suo, dubitereste che vi avesse perdonato tutti i vostri peccati? Ah! Il Padre di misericordia, in considerazione del vostro pentimento e soprattutto in virtù del Sacrificio di Cristo, vi avrebbe certamente accordato la remissione completa delle vostre colpe. Ebbene, accade lo stesso nella Messa, dove Gesù Cristo presente corporalmente, muore per noi in una maniera mistica.
CAPITOLO DECIMO
NELLA SANTA MESSA GESÙ CRISTO RINNOVA LO
SPARGIMENTO DEL
SUO SANGUE
A proposito dell'uso in vigore, sotto l'antica legge, di aspergere il
popolo con il sangue degli animali sacrificati, san Paolo dice: "Dopo aver
letto davanti a tutto il popolo gli ordini della legge, Mosè prese del sangue
di vitelli e di montoni e con acqua, lana scailatta e issopo, asperse il libro
stesso e tutto il popolo dicendo: "questo è il sangue dell'alleanza che
Dio ha fatto con noi". Col sangue asperse anche il tabernacolo e tutti i
vasi che servivano al culto. Secondo la legge, con lo spargimento del sangue
è quasi tutto purificato e senza spargimento di sangue non vi è
remissione". questo spargimento e questa aspersione del sangue delle
vittime erano altrettante immagini profetiche del sangue del Salvatore che
doveva cancellare completamente i nostri peccati. "Se il sangue dei
montoni e dei tori, sparso su quelli che sono immondi, li santifica e procura la
purificazione della loro carne, quanto più il Sangue di Gesù purificherà la
nostra coscienza dalle opere di morte, per servire Dio".
Qualcuno potrebbe obiettare che Gesù Cristo ha sparso il suo sangue nella Passione e ne ha asperso i fedeli viventi di allora, ma noi, che non eravamo presenti, siamo stati privati di questa grazia. Consolatevi, cristiani, perché il prezioso Sangue del Salvatore fu sparso per voi, come per i giusti di quel tempo e Gesù Cristo ha trovato un altro mezzo per spargerlo tutti i giorni e per aspergere le vostre anime:la santa Messa. Ve lo dimostro.
Il sangue
preziosissimo di Gesù lavacro di punficazione
Potrei citare
altri testi, ma mi contenterò di un'ultima testimonianza, quella di Pietro Noel:
"Il sangue che è sgorgato dal costato del Salvatore - dice - è nel calice
e c'è per essere offerto un'altra volta per la remissione dei nostri peccati,
come risulta dalle parole stesse della Consacrazione
Le parole alle
quali si riferisce Pietro Noel sono le seguenti: "questo è il Calice del
mio Sangue che sarà sparso per voi e per molti per la remissione dei
peccati". Il sacerdote le ripete, per ordine di Cristo, non come se volesse
soltanto raccontare ciò che Gesù ha detto sul calice, perché se fosse così,
non avverrebbe la consacrazione, ma per produrre e confermare questo fatto per
cui il vino diventa veramente il prezioso sangue versato per la Redenzione
degli uomini.
Il sacerdote
non si limita a dire: "questo è il calice del mio sangue", ma
aggiunge: "... che sarà sparso per voi e per molti per la remissione dei
peccati". Ora, siccome le prime parole sono state compiute letteralmente,
altrettanto deve avvenire per le ultime. "Per voi e per molti", cioè
per voi che assistete alla santa Messa e per gli assenti che la fanno dire, per
tutti quelli che se potessero l'ascolterebbero volentieri, ma che sono trattenuti
dalle malattie o da altri affari importanti. Così, per espressa volontà del
Salvatore, i meriti del prezioso Sangue saranno applicati anche agli assenti,
purché dalla loro dimora si uniscano al Sacrificio o almeno si facciano
raccomandare. Che mistero incomparabile! quale inesprimibile amore per i
peccatori! Gesù che ha sparso il suo Sangue fino all'ultima goccia, vuole
versarlo nuovamente, con la stessa intenzione, ogni giorno ed ogni ora! quanti
torrenti di grazie scaturiscono dalla santa Messa su coloro che l'ascoltano
devotamente, "perché - dice sant'Ambrogio
- per gli uomini e per la remissione dei loro peccati il Salvatore sparge il suo Sangue". Per confermare una dottrina già così evidentemente dimostrata dalla Sacra Scrittura e dai santi Padri, riferirò qualche fatto miracoloso.
Prodigi
operati da nostro Signore per confermare le anime nella fede
Questa donna
si esercitava in atti eroici di penitenza ed aveva una devozione speciale alla
santa Messa, che ascoltava dalla finestra della sua cella. Il nemico delle
anime, non potendo vincerla con nessun'altra tentazione, le insinuò
nell'anima il dubbio che, dopo la consacrazione, nel calice non c'era il prezioso
Sangue. questo dubbio fu così forte che la vergine non gli resistette e non
contenta di questo, spandeva questo veleno nelle anime di coloro che andavano a
visitarla. Ma Dio ebbe pietà della sua serva e la strappò alla rabbia del
demonio con un luminoso miracolo.
Un giorno, il
parroco di quella chiesa, mentre celebrava la santa Messa, urtò per
disattenzione, o piuttosto per divina volontà, il calice consacrato. Spaventato
per ciò che era successo, sentì aumentare il suo timore, allorché vide il
liquido versato prendere il colore e l'apparenza del sangue. Le anime pie immagineranno
facilmente l'angoscia con la quale il povero sacerdote continuò la Messa.
quando l'ebbe terminata, lavò segretamente e a più riprese il corporale con
del vino caldo, ma non riuscì a levare la macchia di sangue. I giorni seguenti,
ripeté invano i suoi sforzi, impaurito, non tanto dalle pene ecclesiastiche
in cui credeva essere incorso, quanto dal castigo che si aspettava da Dio.
Durante la
settimana si adoperò con ogni mezzo per far sparire la macchia, pianse
amaramente la sua colpa, supplicò nostro Signore di concedergli che il sangue
sparisse, ma inutilmente. Arrivò la domenica, salì sul pulpito col corporale
in mano e dopo aver raccontato la disgrazia, presentò al popolo, piangendo, il
lino insanguinato. A quello spettacolo tutti rimasero stupiti. Il sacerdote
scongiurò i fedeli di unire le loro preghiere alle sue, per ottenere da Dio
la sparizione di quella macchia. Tutti pregarono e il parroco lavò, davanti a
loro, il corporale, ma fu tutta fatica inutile! Non riuscendo a comprendere il
significato di quel fatto soprannaturale, andò a Colonia a consultare un
teologo famoso, il dottor Rodolfo, al quale mostrò il corporale, raccontò che
aveva urtato il calice e descrisse le prove infruttuose fatte per purificarlo.
Alla vista del prezioso Sangue, il teologo si inginocchiò umilmente, baciò con
devozione quel lino e restò qualche momento interdetto. Infine espose il suo
parere: "Dio vuole certamente fortificare i deboli nella fede del SS.
Sacramento. Nella vostra parrocchia, non c'è nessuno che rifiuti di credere a
questo adorabile mistero?". Il parroco rispose: "C'è una solitaria
che dubita della presenza reale del prezioso Sangue e che insinua negli altri
questo dubbio". "Non cerchiamo altre spiegazioni, - rispose Rodolfo
- Gesù ha reso visibile nel corporale le tracce del suo Sangue per illuminare
questa donna. Andate dunque da lei, mostratele il corporale, racconta-tele
quello che è successo, affinché non dubiti più". Il curato, lieto di
questo consiglio, interrogò la donna circa la sua fede a proposito della
presenza reale. Ella gli rispose francamente:
"Credo
che il Corpo del Salvatore è presente nella santa Ostia, ma non posso ammettere
che il suo Sangue sia nel calice, non avendo Gesù il sangue fuori del
corpo". Il curato le spiegò che il Sangue di nostro Signore è nel calice
in virtù delle parole della Consacrazione, ma che questo Sangue, non potendo
essere vivo, separato dal Corpo, è unito al Corpo.
Sforzi
inutili, perché l'infelice si ostinava nel suo errore. Allora il sacerdote si
decise a mostrarie il corporale insanguinato e le raccontò il miracolo. A
quella vista, la donna si spaventò talmente che cadde a terra piangendo
lacrime amarissime per la sua testardaggine e, domandato perdono a tutti i
presenti, esclamò: "Credo fermamente che nel calice c'è il Sangue naturale
e vero che il Salvatore ha versato per noi sulla Croce ed in questa fede voglio
vivere e morire". Il sacerdote lavò subito il corporale e il sangue
scomparve completamente.
Il padre
Pietro di Lavagnelas, dell'ordine di san Girolamo, fu lungamente e vivamente
tormentato da un dubbio. Si domandava se il sangue era anche nella santa
Ostia. Un giorno, mentre celebrava la santa Messa, giunto alle parole che
seguono la Consacrazione, "Supplices te rogamus... Vi supplichiamo
umilmente Dio onnipotente, di far deporre questi doni, dalle mani del vostro
santo Angelo, sul vostro sublime altare, in presenza della vostra divina maestà...",
momento in cui, secondo la rubrica del messale, il sacerdote si inchina
profondamente, gli sembrò che una fitta nube circondasse l'altare e gli nascondesse
il calice e l'Ostia, per cui ne fu spaventatissimo, non comprendendo né
quello che significava, né come ciò sarebbe andato a finire. Dopo qualche
momento la nube si dissipò, ma l'Ostia e il calice erano spariti. Il suo
turbamento aumentò al pensiero che forse Dio non lo giudicava degno di dire la
Messa e sentì nell'animo un sincero pentimento per i suoi peccati. Allora pregò
con grande fervore nostro Signore perché lo soccorresse in quell'estremo
bisogno. Dopo molte lacrime e sospiri fu esaudito e vide ritornare il calice
contenente il prezioso Sangue. Ma, circostanza meravigliosa! L'Ostia rimase
librata in alto. Allora lacrime di gioia inondarono i suoi occhi e, mentre
considerava piamente la santa Eucaristia che si sosteneva da sé nello spazio,
notò che ne stillavano tante gocce di sangue, quante di vino ne erano nel
calice. Illuminato da questo miracolo, respinse i suoi dubbi e credette
fermamente e per sempre alla presenza del prezioso Sangue sotto le specie del
pane.
questi due fatti ci provano che l'umanità del Salvatore è contenuta tutta intera e nello stesso tempo sotto ciascuna specie, benché in virtù delle parole della Consacrazione, il Corpo sia solo direttamente nell'Ostia e il Sangue sia solo direttamente nel calice.
Il sangue
di Gesù é sparso sull'altare a vantaggio delle nostre anime
Se è certo
che il sangue di Gesù Cristo è versato nel santo Sacrificio, è certo che è
sparso, in maniera spirituale, sopra tutti i presenti e sulle anime del
purgatorio durante la celebrazione della Messa. Nell'Antico Testamento abbiamo
una bella immagine di questo mistero che san Paolo, nell'Epistola agli ebrei,
esprime così: Mosè prese il sangue dei vitelli e dei montoni e ne asperse
tutto il popolo dicendo: "questo è il sangue dell'alleanza che Dio ha
fatto con noi""
Nell'ultima
Cena, nostro Signore pronunciò parole quasi identiche: "questo è il mio
sangue, il sangue della nuova Alleanza". "Bisognava - aggiunge san
Paolo - che quello che era figura delle cose celesti fosse purificato col sangue
degli animali e le stesse cose celesti fossero purificate con vittime più eccellenti
delle prime". Il che vuol dire: la Sinagoga, che era un'immagine della
Chiesa, poteva essere purificata dal sangue dei montoni e dei tori, ma la Chiesa
deve essere purificata dal sangue dell'Agnello di Dio immacolato. Ora, niente
può essere purificato col sangue o con l'acqua senza che ne sia stato
asperso. E poiché le nostre anime sono purificate nella santa Messa col sangue
del Salvatore, ciò significa che questo sangue divino èsparso sopra di esse.
Ascoltiamo san
Giovanni Crisostomo: "Nel vedere il Signore immolato e giacente
sull'altare, il sacerdote orante, chino sulla vittima e tutti i presenti
coperti dal preziosissimo Sangue, potete credere di essere ancora quaggiù fra
gli uomini?".
Notate
l'espressione del santo Dottore: il popolo è coperto dal Sangue di Gesù e per
conseguenza questo sangue che sgorga dalle ferite è sparso sopra di noi.
Marchant conferma questa verità: "Il Sangue prezioso è sparso nella Messa
ed i fedeli ne sono aspersi in una maniera spirituale". San Giovanni si
esprime ancora più chiaramente: "Il Salvatore ci ha amato e ci ha
lavato, con il suo sangue, dai nostri peccati". questa è anche la dottrina
di san Paolo: "Vi siete avvicinati a Gesù, mediatore della nuova Alleanza
e all'aspersione del suo sangue, più eloquente dello spargimento del sangue di
Abele". Se vi domandassi:
quando
andiamo da Gesù mediatore? Voi rispondereste: nella santa Comunione. Certamente
allora ci avviciniamo molto a lui, o meglio ancora, lo riceviamo nel nostro
cuore. Ma nella Comunione più che una mediazione cerchiamo un nutrimento
necessario alle nostre anime. Nella Messa, invece, ricorriamo proprio al
mediatore, perché in essa Gesù compie il ministero del Sacerdote e con questo
titolo prega ufficialmente per il popolo. Per lo stesso fatto, accostandoci al
mediatore, ci avviciniamo al Sangue prezioso che si sparge sull'altare
spiritualmente e dall'altare sulle nostre anime. Anche nella Passione Gesù versò
il suo divin sangue, ma allora quel sangue non cadde sui carnefici, sulla
roccia e sulla terra, mentre nella santa Messa è lo stesso sangue che si
sparge sulle anime dei presenti. E come il sacerdote asperge il popolo
cristiano con l'acqua benedetta, allo stesso modo Mosè aspergeva i giudei col
sangue delle vittime e il Salvatore asperge le anime col suo prezioso Sangue e
questa mistica aspersione vale più dell'aspersione materiale. I soldati e i
giudei che circondavano Gesù, ricevendo gli spruzzi del suo sangue sulle mani e
sul viso, invece di esserne purificati e convertiti, ne furono più induriti
nel male, ma se Gesù avesse asperso le loro anime, esse sarebbero state mutate
e salvate. Avviene lo stesso nella santa Messa: se il nostro corpo fosse
materialmente asperso col sangue di Gesù, ne trarremmo meno profitto
dell'aspersione di questo stesso sangue ricevuto dalle nostre anime, perché
quest'ultima aspersione le purifica, le abbellisce in una maniera incomparabile.
Ascoltate che cosa dice a questo proposito santa Maria Maddalena de' Pazzi:
"L?anima che riceve il sangue di Gesù Cristo diventa così risplendente
come se fosse coperta di un abito prezioso, e tale è il suo splendore che se vi
fosse dato vederla, la prendereste per lo stesso Dio, del quale èl'immagine"
Beata la creatura che è circondata da tanta magnificenza! Beato l'occhio degno di contemplarla! Andate dunque alla Messa, caro lettore, acquisterete anche voi, sotto la pioggia del sangue prezioso, una bellezza che vi renderà degno di comparire davanti agli angeli e ai santi, per godere un'eternità di gloria.
Altro
strepitoso prodigio
Nella storia del Papa Urbano IV si legge che
nel 1263 a Bolsena, diocesi di Orvieto, c'era un sacerdote che, dopo aver
pronunciato sul pane le parole della Consacrazione, fu spinto dal demonio a
dubitare della transustanziazione. quel disgraziato pensava fra sé: "Non
vedo niente, non sento niente, non avverto il minimo indizio di cambiamento. Non
è dunque vero che Gesù Cristo sia sotto queste apparenze, questo non è che
un alimento ordinario". Non contento di nutrire tale dubbio, giunse perfino
a negare assolutamente la presenza reale di Gesù Cristo, cadendo così in una
vera eresia, eppure continuò a dire la Messa e a consacrare. Un giorno, mentre
alzava l'Ostia, dopo la Consacrazione, il sangue cominciò a gocciolare come
una pioggia che cade dalle nuvole.
A
questo spettacolo, fu tale lo spavento che egli non sapeva più quello che
doveva fare. Restò molto tempo senza muoversi, tutto commosso, ma finalmente
si accorse che quella pioggia misteriosa cadeva dall'Ostia. Il popolo gridava,
intenerito, ad alta voce: "O Sangue prezioso! Che cosa significa questo
miracolo? O Sangue divino! qual è la causa di questa effusione?". Altri
gridavano: "Pioggia sacra, scendi sulle nostre anime e purificaci dai
nostri peccati! O Sangue prezioso, manda sopra di noi la misericordia
divina!". Alcuni si battevano il petto, altri versavano cocenti lacrime.
In mezzo ai clamori del popolo, il sacerdote ritornò in sé, abbassò la santa
Ostia e la pose sul corporale, ma questo era talmente bagnato di sangue che, a
stento, trovò un posto asciutto per posarvela. Davanti a una tale
manifestazione ogni benda gli cadde dagli occhi dell'anima, riconobbe la sua
colpa, si pentì amaramente della sua incredulità e continuò la celebrazione
dei divini misteri con una tale copia di lacrime che più volte fu costretto ad
interrompere l'azione. Dopo la Comunione piegò il corporale meglio che poté
per tenere celato il prodigio, ma, finita la Messa, i fedeli si avvicinarono
per assicurarsi che quanto avevano visto non era stato un gioco della loro
fantasia. Allora il sacerdote mostrò il lino e a una tal vista i presenti si
gettarono in ginocchio e si batterono il petto implorando la divina
misericordia. questo straordinario avvenimento attirò a Bolsena una
moltitudine di fedeli.
Lo stesso papa
Urbano II che si trovava allora ad Orvieto, convocò il celebrante con l'ordine
di portare anche il corporale. L'infelice ecclesiastico, in preda all'angoscia,
si prostrò davanti al papa domandando grazia. Il Sommo Pontefice, stupito,
non sapendo cosa avesse commesso, lo interrogò ed egli raccontò allora i suoi
dubbi e l'effusione del sangue prezioso e come prova ne mostrò le tracce sul
corporale. Il papa cadde in ginocchio e pieno di commozione e di timore, baciò
il sacro lino.
Fece poi costruire una chiesa e ordinò che vi si conservasse quella miracolosa reliquia e che ogni anno, nel giorno anniversario del prodigio, una processione percorresse le vie della città. questa fu una delle ragioni dell'istituzione della festa del SS. Sacramento. quello che successe a Bolsena qualche secolo fa, si rinnova ogni giorno in tutte le chiese dove si celebrano i divini misteri, quando il sacerdote alza l'Ostia e il calice. Il prezioso Sangue allora scorre, come la pioggia che cade dalle nuvole e sebbene non si spanda né sulla terra, né sulla testa degli uomini, scende sulle anime, sugli spiriti e sui cuori. Adorna e purifica i fedeli, li fa partecipi di tutti i suoi meriti, li solleva dalle loro debolezze, placa la violenza delle loro tentazioni e opera effetti proporzionati alle disposizioni di ciascuno, sforzandosi di rendere buoni i cattivi, di commuovere gli indifferenti, di convertire gli ostinati e offrendo a tutti i nemici del Salvatore la grazia e l'amicizia divina. Se il peccatore è talmente indurito da persistere nel suo smarrimento, quel Sangue grida per lui verso il Cielo e ne sospende il giusto sdegno.
Dunque, riconoscete ancora una volta quanto è utile per tutti, senza eccezione, l'andare alla Messa. qui Gesù prepara la giustificazione degli empi, trionfando poco a poco delle loro insistenze e qui riveste le anime devote di una bellezza indicibile. Ah! Se foste stati sul Calvario, nel momento della crocifissione, se aveste ricevuto il sangue abbondante che usciva dalle piaghe di Gesù, non riterreste ciò come uno speciale favore? Ebbene, non vi è dubbio che alla santa Messa, benché in un modo spirituale, siete veramente ai piedi della Croce, irrorati dallo stesso sangue. Eccitate dunque in voi i sentimenti che avreste avuto su quel santo monte e questa nuova aspersione non vi sarà meno salutare della prima. Fra le molte grazie che riceviamo nella Messa una delle principali è l'insistente intercessione del Sangue di Gesù Cristo che dal calice si eleva a Dio Padre in favore dei presenti. Se voi, peccatori, poteste comprendere quanto è utile questa intercessione e quanto potentemente evita la celeste vendetta!
Gesù
intercessore e mediatore nostro nella Santa Messa
Così il
peccato grida verso Dio e provoca la sua vendetta. "Il salario, del quale
private gli operai che hanno mietuto i vostri campi, grida contro di voi - dice
l'apostolo san Giacomo - e questo grido giunge fino all'orecchio del Dio degli
eserciti"13. Dio, per bocca di Isaia chiama il peccato un
grido: "Come una vigna piantata ho posto il mio popolo sopra una collina...
ed ho aspettato che esercitasse la giustizia, ma ecco spargimento di sangue e
grida di oppressi".
Chi disarmerà
la collera dell'Altissimo? Chi scongiurerà la sua spaventosa vendetta?
Nessuna potenza del Cielo, né sulla terra, all'infuori del Sangue prezioso. Per
quanto il grido di tante prevaricazioni possa salire liberamente in alto fino
alla volta del Cielo, molto più forte è il grido del Sangue di Gesù che non
riempie soltanto l'aria, ma penetra i Cieli e giunge fino alle orecchie del
Padre. Sì, il clamore di tante ingiustizie può ben provocare lo sdegno del
Signore, ma la preghiera del Sangue prezioso è così commovente che scaccia dal
suo cuore l'avversione e il disgusto e l'addolcisce tanto quanto la voce del
peccato l'aveva inasprito.
Ma, voi
domanderete: come può il prezioso Sangue gridare verso il Cielo quando, invece,
sulla terra tutto è silenzio? La risposta è in un passo della Genesi:
"Dio disse a Caino: Il sangue di tuo fratello grida, dalla terra, verso di
me. Il sangue di Abele, che pure era
morto, gridava verso il cielo. questo grido non era materiale, ma spirituale,
eppure aveva una voce così potente che la sua invocazione di vendetta contro il
fratricida, saliva fino al Cielo. Anche la voce del Sangue prezioso, dunque, è
tutta spirituale, eppure ha tanta forza da trionfare sulla collera di Dio
costringendolo alla misericordia, come ci assicura san Paolo: "Vi siete
avvicinati a Gesù Cristo mediatore e all'aspersione del suo Sangue, più
eloquente di quello diAbele"'. Nella Messa andiamo a Gesù, come nostro
mediatore, per essere aspersi dal suo Sangue e perciò quando riceviamo questa
aspersione il suo Sangue grida verso Dio. Notate l'espressione di san Paolo. Il
grande apostolo non dice che il sangue grida, ma paila dell'aspersione del
Sangue di Gesù che non si fece sentire quando scorreva nelle sue membra, ma che
nel tempo della sua dolorosa Passione invocò con voce onnipotente la divina
misericordia sui peccatori.
E così,
durante la santa Messa grida con una forza altrettanto irresistibile:
"Mio Dio, vedi con quanta prodigalità, con quanto amore io, Sangue del tuo
unico Figlio, sono versato in mezzo a dolori e ad ignominie ineffabili.
Considera la vergogna e la crudeltà con le quali sono stato mercanteggiato,
maledetto, calpestato e come ho sopportato tutto questo con pazienza
longanime, infinita, per purificare i peccatori e per assicurare loro la salute.
Ma se tu, Dio severo, vuoi precipitarli all'inferno e condannaili eternamente,
chi mi sarà grato di tanti obbrobri? I dannati no, certo, perché anzi essi mi
maledirebbero con odio satanico, ma se mi fosse concesso salvarli mi
colmerebbero di benedizioni. O Padre, ascolta la mia preghiera; accorda, per
amor mio, ai peccatori la grazia insigne di convertirsi e di emendarsi e ai
giusti quella di crescere nella santità e di perseverare sino alla fine quando
il Sangue prezioso grida con tanta forza, come è possibile che Dio resti sordo?
Ah! Se la voce del sangue di
Abele innocente si innalzò dalla terra al Cielo, per ottenere vendetta, che cosa non otterrà il Sangue innocente del Salvatore? Infatti il sangue di Abele implora la misericordia. D'altronde, Dio è più inclinato alla pietà che alla severità, come canta la Chiesa: "O Dio, al quale propriamente appartiene di perdonare e di risparmiare sempre, ecc.", e san Pietro dice: "Dio non vuole la morte di nessuno, ma il pentimento e la conversione di tutti". Il Sangue prezioso ha patrocinato per il mondo nella circoncisione, nel giardino degli ulivi, nella flagellazione, nella coronazione di spine e nella crocifissione del Salvatore ed ha ottenuto il nostro perdono, come ci insegna san Paolo: "Gesù Cristo ha riconciliato il mondo con Dio", ma nella santa Messa questo Sangue divino non prega soltanto con una voce, ma con tante voci quante sono le gocce versate. E prega in modo penetrante e irresistibile, con tutta la forza della sua santa umanità e divinità, prega con tutte le ferite del Salvatore, prega con il Cuore di Gesù e con tutte le amarezze e tutte le commozioni che il Sacro Cuore racchiude, prega finalmente con la bocca di Gesù e con tutti i sospiri sfuggiti a quella bocca adorabile. Ora, è mai possibile che una preghiera che esce dal sangue, dalle ferite, dall'anima, dal cuore e dalle labbra del Figlio di Dio, non intenerisca il Padre eterno, per quanto possa essere irritato dalla malizia dei nostri peccati? Anche quando Dio fosse risoluto nel ricusarci ogni misericordia, anche quando pensasse solo a punirci, secondo il rigore della sua giustizia, il Sangue del Salvatore avrebbe la virtù di commuovere tutto ciò che è in Cielo e sulla terra e la giustizia divina non potrebbe rigettare le sue suppliche. Eccone una prova.
Il
sangue di Gesù placa la divina giustizia
I superiori
ecclesiastici mandarono il sacerdote a Roma dal Papa Urbano II il quale
informatosi dell'accaduto, accordò un'indulgenza a tutti quelli che avessero
visitato la chiesa dove era avvenuto il miracolo. Ma, perché il Sangue sparso
sul corporale vi disegnò un crocifisso circondato da undici teste? Fra le
diverse ragioni, secondo me, si potrebbe ammettere anche questa: poiché il
sangue sparso grida misericordia verso Dio, Egli volle che apparissero sul
corporale undici teste e undici macchie, perché, probabilmente, le gocce di
sangue che vi erano cadute erano undici. questo fatto è autentico e dopo
molti secoli le teste erano sempre visibili, e un gran numero di pellegrini
andavano ancora a Walthurn per venerarle.
Oltre la
preghiera onnipotente, che penetra il cuore di Dio, il Sangue di Cristo ci
procura un altro beneficio. Nell'antica legge, si offriva al Signore un
sacrificio quotidiano e Dio aveva assicurato che l'odore delle carni della
vittima consumata sull'altare sarebbe salita verso di Lui come un soave profumo.
Che cosa produrrà, dunque, il Sangue di Gesù Cristo versato in olocausto sul
Calvario e offerto all'Altissimo nella santa Messa?
Nell'offerta
del calice il sacerdote dice: "Ti offriamo, Signore, il calice della
salute, domandando alla tua misericordia che si innalzi con soave odore in
presenza della tua maestà, per la nostra salute e per quella del mondo
intero". "Gesù Cristo ci ha amati - dice san Paolo - ed ha offerto se
stesso al Signore, come una vittima di soave odore". In altri termini:
quando l'olocausto del Salvatore fu consumato sulla Croce, ne usci un profumo la
cui soavità dissipò le corrotte esalazioni che spande-vano i sacrifici
idolatri e i peccati degli uomini, perché Dio fu più commosso della morte di
Gesù e dello spargimento del suo Sangue di quanto fosse irritato per tutte le
iniquità del mondo. E anche oggi quando l'Ostia purissima si immola sull'altare
e si sparge il sangue divino, sale verso il Signore un odore soave a calmare la
collera suscitata dai nostri delitti.
quando il patriarca Isacco, ormai vecchio e cieco, abbracciò suo figlio Giacobbe rivestito degli abiti di Esaù e sentì, dice il Testo Sacro, l'odore dei suoi abiti, lo benedisse dicendogli: "Il profumo di mio figlio è simile a quello d'un campo pieno di fieno che il Signore ha benedetto" e gli augurò la prosperità in tutti i suoi beni temporali. Ma il profumo del Sangue prezioso è mille volte più potente e perciò Dio colma, chi glielo offre, delle sue migliori benedizioni. Anche i santi se ne rallegrano, perché questo soave odore, sollevandosi dall'altare, si spande nell'immensità del paradiso e ne rapisce i fedeli abitatori. Adorate, dunque, il Sangue di Gesù, o anime cristiane! Invocatelo con tutto il vostro cuore e fatene con amore l'oblazione.
CAPITOLO
UNDICESIMO
LA SANTA MESSA È L'OLOCAUSTO PER
ECCELLENZA
Nella legge antica vi erano quattro specie di
sacrifici:
l'olocausto
o sacrificio di lode, per
riconoscere la sovrana maestà di Dio e ringraziarlo dei suoi benefici; il sacnflcio
di impetrazione, per implorare il suo soccorso; il sacrificio di
espiazione, per la remissione dei peccati ed il sacnftcio di
propiziazione, per la remissione della pena. Ognuno di questi sacrifici
aveva il suo rito particolare. Prima della venuta di Gesù Cristo gli olocausti
che si offrivano sull'altare del Signore, tutti, per testimonianza dello
Spirito Santo, a Lui graditi, erano innumerevoli, poiché i giudei per ordine di
Mosè dovevano offrire ogni giorno due agnelli di un anno: uno la mattina e uno
la sera, mentre il sabato il numero era doppio. Ad ogni luna nuova immolavano
sette agnelli, due vitelli e un montone. La stessa regola valeva per i sette
giorni che seguivano la Pasqua e per tutta l'ottava della Pentecoste. Nella
festa dei Tabernacoli erano obbligati, per otto giorni consecutivi, ad offrire
quattordici agnelli, tredici vitelli, due castrati e un montone.
Indipendentemente
da queste offerte ufficiali ognuno presentava secondo la sua pietà: buoi,
vitelli, pecore, agnelli, montoni, colombe, pane, vino, incenso, sale, focacce,
olio e, per ogni dono, era differente il cerimoniale.
Cito questi
particolari per farvi notare quanto i sacrifici imposti in quel tempo ai
patriarchi e ai sacerdoti giudaici fossero dispendiosi, gravi e circondati di
minuziose prescrizioni, nonostante che rendessero meno onore a Dio e meritassero
una minore ricompensa. E nondimeno piacquero al Signore, perché annunciavano
simbolicamente il Sacrificio cruento di Gesù Cristo. Invece il nostro nuovo
olocausto è unico, poco costoso e facile a compiersi, eppure infinitamente più
gradito alla divina Maestà, sorgente di gioia per il cielo, di salute per il
mondo e di consolazione per il purgatorio.
Supponiamo che
un uomo abbia immolato di sua propria mano tutte le vittime sacrificate dal
principio del mondo fino a nostro Signore, e che le abbia bruciate e offerte a
Dio. Certamente avrebbe reso all'Altissimo un grande omaggio ed un immensa
soddisfazione. Eppure nulla sarebbe tutto questo, paragonato all'onore che rende
alla Maestà divina un povero sacerdote che dice la Messa o un povero laico che
la fa celebrare o che vi assiste. Per convincercene consideriamo in che cosa consiste
il nostro olocausto.
Il Sacrificio
è l'offerta di una cosa visibile, fatta a Dio da un ministro debitamente
consacrato, per riconoscere la sovranità del Signore sopra tutte le creature.
"Con ciò - dice san Tommaso - confessiamo che Dio è l'autore di tutte le
creature, l'oggetto supremo della beatitudine, il padrone assoluto di tutte le
cose e noi gli offriamo, come prova della nostra sottomissione un Sacrificio
visibile proporzionato alla sua alta Maestà"'. Ecco in poche parole il
concetto dell'olocausto, concetto che potrà sembrare oscuro a chi manca di
studi speciali su queste materie, ma che si chiarirà di mano in mano che
procederemo nella spiegazione.
Dio ha
riservato l'olocausto a sé solo, come ci ha fatto sapere per bocca di Isaia:
"Io sono il Signore, tale è il mio nome e non cederò la mia gloria a
nessuno"2. E perciò questo Sacrificio non può essere offerto
ad un Angelo, né ad un santo e neppure alla stessa Madre di Dio, senza
commettere un abominevole atto di idolatria. Possiamo lodare i santi,
onorarli, inginocchiarci davanti a loro, bruciare l'incenso, accendere ceri e
lampade in loro onore, insomma rendere loro un culto interiore ed esteriore,
ma non possiamo fare di più, come chiaramente ci insegna il Concilio di Trento:
"Benché la Chiesa usi dire la Messa in onore ed in memoria dei santi, non
insegna però che il Sacrificio sia offerto a loro, ma soltanto a Dio che li ha
coronati"3. Infatti il sacerdote non dice : "O san Pietro,
o san Paolo, vi offro la santa Messa", ma con le
parole della Chiesa rende grazie a Dio per le vittorie dei santi e implora il
loro soccorso "affinché si degnino intercedere per noi nel Cielo, mentre
celebriamo la loro memoria sulla terra". Potremo dunque dire che la Chiesa
ordina di offrire la Messa ai santi? Intanto occorre spiegare la natura
dell'olocausto dimostrandone l'eccellenza. Il cerimoniale giudaico esigeva che
nell'olocausto tutta la carne della vittima fosse consumata dal fuoco, mentre
negli altri sacrifici ne era bruciata una parte soltanto ed il resto serviva ai
sacerdoti ed agli offerenti, per confermare che tutto appartiene a Dio e tutto
deve essere consacrato al suo culto. Di modo che, a rigor di giustizia, Dio
potrebbe anche esigere dall'uomo il sacrificio della sua vita, come fece,
infatti, con Abramo, ordinandogli di immolargli il figlio Isacco, benché poi si
contentasse solo della pronta obbedienza del patriarca. Nell'antica legge aveva
prescritto di offrirgli tutti i primogeniti: "Saranno miei", pur
permettendo alle madri di riscattarli nel giorno della loro presentazione al
tempio.
Benché nato da una creatura mortale, il
Figlio unico di Dio non avrebbe dovuto essere portato al tempio, come gli altri,
ma così volle che fosse fatto e Maria lo riscattò; tuttavia il Signore non
fu contento di questo compenso: lo sentì la povera Madre quando, angosciata
dal dolore, vide il suo Gesù immolato sulla Croce per liberarci, con la sua
preziosa morte, dalla necessità di morire: Gesù Cristo è morto per tutti -
dice san Paolo - affinché coloro che vivono non vivano per loro". Ora,
essendo la vita del Salvatore più nobile di quella di tutti gli uomini, anche
la sua morte fu più preziosa della morte di tutti gli uomini. Per conseguenza,
nella Messa in cui si rinnova questa immolazione, il Padre riceve più onore
che se gli fosse sacrificato tutto il genere umano.
Ascoltiamo un
ascetico autore: "Il Sacrificio - dice Gervasio - è la più eccellente di
tutte le opere di pietà". Ed infatti, nell'atto stesso del Sacrificio, più
ancora che nelle parole che l'accompagnano, riconosciamo che Dio potrebbe
esigere da ciascuno di noi il sacrificio della propria vita. Nell'Antico Testamento
l'olocausto aveva precisamente questo significato. Il sacrificatore, nell'atto
stesso di compierlo, sembrava dire:
"Eccomi
davanti a te, Signore, come una vittima; lo so, saresti in diritto di esigere la
mia vita, ma nella tua misericordia ti contenti di quella dei miei animali,
perché in grazia della loro morte mi presento davanti al tuo volto e attraverso
l'offerta della loro vita ti offro la mia". "Nella santa Messa -
scrive Sanchez - rendiamo a Dio un tale omaggio che il mondo intero non gliene
potrebbe rendere uno più grande. Perché offrendogli ciò che è
incomparabilmente superiore al sangue degli animali, cioè l'augustissima Vita e
il Sangue preziosissimo del Figlio suo, confermiamo l'infinita grandezza della
sua Maestà e attestiamo che Egli è degno dei più grandi sacrifici".
La S.
Messa, doveroso e sublime olocausto
È tanto necessario considerare la santa Messa come un
vero olocausto che il popolo non ne sarà mai istruito abbastanza e perciò sarà
bene aggiungere qualche altra spiegazione.
All'altare il
Cielo e la terra si prestano mutuo soccorso per meglio esprimere a Dio i
ringraziamenti e gli omaggi che gli sono dovuti. Infatti, mentre il sacerdote
celebra, i santi angeli vanno a portare ed offrire il Sacrificio, come dimostra
il fatto seguente, del quale si garantisce l'autenticità.
Un giorno un
sacerdote, nel momento della Consacrazione, vide intorno all'altare una
moltitudine di spiriti celesti che, prostrati, adoravano col più profondo
rispetto. quando si inchinò, secondo la rubrica del messale, dicendo:
"Dio onnipotente, ti preghiamo umilmente di comandare che questi doni
vengano portati dalle mani del tuo santo Angelo al tuo sublime altare, alla
presenza della tua divina Maestà", vide uno di quegli spiriti, piu bello
degli altri, prendere l'Ostia consacrata e portarla davanti alla divina Maestà.
I cori degli angeli si rallegravano con lui e tutta la corte celeste provava
grande gioia per quell'offerta, come se l'avesse presentata essa stessa. Il
sacerdote, con lo sguardo in alto come in estasi, contemplava stupito quel
sublime spettacolo e dopo qualche istante, abbassando gli occhi sul corporale,
vide l'Ostia di nuovo al suo posto e si meravigliò di un così rapido ritorno.
Pieno di gioia terminò la Messa con sensibile consolazione e grande fervore e
più tardi raccontò il fatto a qualche amico, invitandolo a lodarne Dio. Possa
questo fatto, che così bene esprime la cooperazione degli angeli e dei santi
nella Messa, aumentare il nostro fervore e renderci più ardenti
nell'ascoltarla.
È però da notare che il principale onore che questo
olocausto procura all'Altissimo non proviene né dagli angeli né dagli uomini,
ma dallo stesso Cristo, il quale è il solo che conosca l'infinita grandezza
della Maestà del suo divin Padre, che sappia in quale modo si possa rendergli
onore infinito e, quindi, l'unico capace di offrirglielo.
E nonostante
che gli angeli e gli uomini possano contribuire molto alla gloria di Dio, non
si può stabilire, a questo proposito, un paragone fra Gesù Cristo e loro.
Se gli
infedeli invadessero il nostro paese intimandoci di rinnegare il cristianesimo
per farci abbracciare la religione di Maometto, sotto la minaccia di essere
bruciati vivi, noi ci lasceremmo certamente torturare e mettere a morte,
piuttosto che cedere alle loro insane pretese. Un'azione così eroica onorerebbe
immensamente, non c'è dubbio, il Signore, ma questo onore sarebbe niente in
confronto a quello che, durante la Messa, viene reso alla divina Maestà. qui
si abbassa lo stesso Figlio di Dio! qui il Figlio di Dio si rende spregevole
come un verme della terra ed in questa estrema umiliazione rende omaggio al
Padre suo! Oseremo noi paragonare un tale Sacrificio al sacrificio della
nostra vita?
I sacrifici giudaici erano costosi e difficili a compiersi, ma il nostro ha un valore incommensurabile e non ci costa nulla; ci è dato da Gesù gratuitamente, perché l'offriamo alla SS. Trinità. Purtroppo, molti non vogliono né accettarlo, né presentailo al Signore. Compiangiamoli, poiché si addossano una grave responsabilità e quanto a noi, sforziamoci di essere solleciti ad interrompere le nostre faccende per partecipare ogni giorno al santo Sacrificio.
CAPITOLO
DODICESIMO
LA SANTA MESSA È IL PIÙ SUBLIME
SACRIFICIO DI LODE
Né gli angeli né gli uomini possono
esprimere ciò che è Dio. La sua santità e la sua ricchezza sono infinite come
la sua essenza. Egli è la giustizia più rigorosa, la misericordia più dolce,
la tenerezza più amabile, la bellezza più meravigliosa. Benché gli angeli e
i santi lo amino con tutto il cuore, tremano davanti alla sua tremenda Maestà
e lo adorano col volto inchinato nel più profondo rispetto, mentre lodano e
benedicono, con tutte le loro forze, le sue perfezioni, senza mai stancarsi o
fermarsi. Dio vuole ricevere da loro questa lode, perché gli è dovuta. Prima
della creazione si lodava in eterno nella società delle tre divine Persone.
Il Padre lodava l'intima sapienza del Figlio, il Figlio lodava a sua volta la
potenza e la sapienza del Padre e dello Spirito Santo. "Se tu vuoi lodarmi
- diceva il Salvatore a santa Matilde - unisciti al Padre che mi glorifica,
unisciti a me che, nella luce senza tramonto, onoro il Padre e lo Spirito Santo
per tutti i secoli, unisciti finalmente allo Spirito Santo che incessantemente
riconosce nel Padre e nel Figlio il principio della sua inalterabile bontà".
Gli angeli lo
lodano dalla loro creazione, continuano a lodarlo oggi e lo loderanno per
l'eternità. Il sole, la luna, le stelle uniscono i loro omaggi a quelli di
queste celesti intelligenze, come assicura lo Spirito Santo per bocca di Giobbe:
"Dove eri tu quando gettavo i fondamenti della terra, quando gli astri
del mattino mi lodavano tutti insieme e i figli di Dio trasalivano di
allegrezza?".
Questi figli
di Dio sono gli angeli, che l'Onnipotente aveva chiamato alla vita, prima di
trarre la terra dal nulla. Tutte le altre creature: gli animali domestici e le
bestie selvagge, il grande albero e il cespuglio, la pietra e il fuoco,
uniscono le loro voci a questo universale concerto e ognuno contribuisce,
secondo la sua specie ed i suoi mezzi, a glorificare il Creatore.
Nostro Signore
un giorno disse a santa Matilde: "quando il sacerdote arriva a quelle
parole della Messa: "Per il quale gli angeli lodano la tua Maestà..."
e unisce così la sua lode a quella che la SS. Trinità rende a se stessa ed a
quella che le rendono gli angeli ed i santi, tu recita un Pater con questa
intenzione ed offrilo in unione con le lodi che ricevo dal Cielo, dalla
terra e da tutte le creature
È generalmente riconosciuto che tutti gli esseri hanno il dovere di lodare Iddio, ma l'uomo vi è obbligato in un modo speciale, perché egli è stato creato, per questo fine, con un' anima ragionevole. David l'ha perfettamente compreso e nei canti entusiastici, nei quali esorta il suo popolo, se stesso e la natura intera ad esaltare l'Onnipotente, ci ha lasciato la più bella espressione della lode. In essi egli scongiura il Cielo e la terra, le creature intelligenti e quelle che ubbidiscono al solo istinto di benedire con lui il suo e loro Signore e affinché non mancassero anche alle future generazioni opportuni incitamenti, ha lasciato ai sacerdoti ed ai leviti i suoi ammirabili salmi, raccomandando loro di cantare ogni giorno la gloria del Dio d'Israele. E così i tre giovinetti della fornace, in mezzo alle fiamme, si conformarono a questi consigli invitando le creature a benedire Dio: "Benedite il Signore, opere tutte del Signore, lodatelo ed esaltatelo eternamente. Angeli del Signore, benedite il Signore; cieli, benedite il Signore, ecc.". Se i santi dell'Antico Testamento e gli ebrei hanno lodato con tanto zelo il sovrano padrone dell'universo, a maggior ragione siamo obbligati noi cristiani, figli di Dio, a lodare il Signore e perciò non dimentichiamo che, secondo l'espressione di san Paolo, "ci ha predestinati a diventare suoi figli a lode e gloria della sua grazia.
Non
possiamo sottrarci a questo dovere senza grave colpa

Sacrificio
di luce
Questo
triplice Sanctus che cantano i Serafini, questo Osanna che lo Spirito Santo
ispirò ai fanciulli di Gerusalemme, questi cantici sublimi che fanno risuonare
concordi il Cielo e la terra, sono ripetuti da milioni di voci in migliaia di
chiese dalle labbra dei rappresentanti di Cristo! E poiché siamo stati creati
per glorificare Dio, non in una maniera volgare ma in un modo infinito perché
la sua Maestà è senza limiti, non potremmo certamente trovare cantico
adeguato, né creatura capace di comporlo così perfetto da comprendere tutte
le perfezioni divine esaltandole secondo la loro eccellenza. Per questo noi
dobbiamo essere infinitamente grati al Signore per averci fornito, nella santa
Messa, un'azione di grazie che, supplendo alla nostra impotenza, rende a Dio
una lode degna di Lui.
"Dio -
dice san Lorenzo Giustiniani - non potrebbe essere lodato meglio che col santo
Sacrificio dell'altare, a questo fine istituito dal Salvatore. Volete dunque
degnamente onorarlo? Offritegli questo Sacrificio". Il p. Molina spiega
magnificamente questa dottrina: "Nella Messa il Figlio unico di Dio si
offre al Padre, gli rende la stessa gloria che gli rendeva sulla terra e per
Lui il Signore riceve una lode infinita. Sì, Gesù Cristo sull'altare celebra
la Divinità quanto merita di essere celebrata, cioè in modo tale che né gli
angeli, né i santi e ancora meno gli uomini saprebbero fare. E perciò Dio trae
da ciascuna Messa maggiore onore di quello che tutti gli angeli e tutti i santi
potrebbero procurargli".
Sant'Ireneo
racconta che una vergine, animata da un ardente desiderio di lodare Dio, diceva
incessantemente sospirando: “Anche se avessi mille lingue non potrei lodare
abbastanza il Signore. Anche se avessi tutti gli uomini sotto la mia potenza
non potrei eccitare abbastanza il loro zelo. Ah! Perché non posso dare uno
spirito e un cuore a tutte le creature? Perché non posso creare un nuovo Cielo
e popolarlo di Serafini? O mio Dio! quanto sarei felice se io sola avessi nel
corpo e nell'anima tanta forza da lodarti, esaltarti e adorarti degnamente”.
Così la sua bell'anima era divorata dal desiderio e il suo cuore traboccava
d'amore. Un giorno, in cui era più che mai infiammata dai suoi santi desideri,
sentì una voce celeste dirle: "Sappi, mia cara figlia, che una sola
Messa mi loda infinitamente di più di quanto tu vorresti.". Comprendete,
anime pie, quale Sacrificio è la santa Messa.
Supponete che
si disponga una processione in onore della SS. Trinità e proceda alla testa la
beata Vergine Maria, seguita dai nove cori degli angeli e dall'innumerevole
turba dei santi che cantino con voce soave, accompagnati da armoniosi strumenti.
Dio ne sarebbe infinitamente intenerito. Ebbene, se la Chiesa militante
mandasse, al termine di questa processione, un solo sacerdote che offrisse il
santo Sacrificio, la SS. Trinità ne ritrarrebbe una gloria mille volte
maggiore, poiché quel povero sacerdote renderebbe all'Altissimo un omaggio
infinitamente superiore.
Dall'una
all'altra c'è tanta distanza quanta dal Figlio di Dio alla creatura.
Ringraziamo
dunque ancora Gesù Cristo che ci ha dato un mezzo così facile per onorare la
grandezza e la potenza divina. Tratteniamoci ancora su questa verità. Ecco come
san Paolo ci richiama all'obbligo che abbiamo di lodare il nostro Creatore:
"Dio ci ha predestinati per farci suoi figli adottivi, per mezzo di Gesù
Cristo, affinché si celebri la gloria della sua grazia, che ci donò nel suo
diletto Figlio". Ma questa lode non deve assolutamente rimanere sterile,
bisogna che si manifesti con pubbliche testimonianze di riconoscenza, e dovendo
pagare l'immenso debito che abbiamo contratto verso la divina misericordia,
non abbiamo altro mezzo che il Sacrificio della Messa.
Infatti, per lodare un essere qualunque, è
necessario, principalmente, conoscere quello che nella sua persona è degno di
lode. È’ facile lodare chi si conosce bene. Ciò è
particolarmente vero quando si tratta della lode a Dio. Gli angeli e i santi
conoscono in una maniera inesprimibile, ma sempre incompleta, le divine
perfezioni, benché contemplino Dio faccia a faccia. Anche se lo lodassero senza
fine, le loro lodi resterebbero infinitamente al di sotto di ciò che gli è
dovuto. Solo il Verbo fatto carne conosce l'eccellenza della Divinità e perciò
Egli solo può onorare degnamente il Padre suo.
La S. Messa
tributa all'eterno Padre omaggi di lode, di gloria e d'amore
Che tale sia
l'insegnamento proprio della Chiesa, lo prova p. Giovanni degli angeli, che
scrive: "quando penso ai sublimi misteri della Messa, mi sembra che la
gloria resa a Dio, per l'oblazione del suo Figliolo, sia così alta che né gli
angeli, né i santi possono procurargliene una simile. Considerate che il
sacerdote e quelli che ascoltano la Messa, presentando all'eterno Padre il Verbo
fatto uomo e la lode di questa santa vittima, gli offrono un Dio, offerta che
incontestabilmente ha un valore infinito". Leggiamo nelle Rivelazioni di
santa Brigida che durante la Messa anche i Cieli lodano Dio. "Un giorno -
dice questa santa - in cui assistevo al santo Sacrificio, dopo la
consacrazione mi sembrò che il sole e la luna, tutte le stelle, tutti i
pianeti, tutti i cieli nelle loro evoluzioni, cantassero con la voce più
dolce e più risonante. A loro si univa una moltitudine innumerevole di musici
celesti, dagli accenti così melodiosi che non mi è possibile darne la minima
idea. I cori degli angeli discendevano, contemplavano il sacerdote e si prostravano
davanti a lui con rispetto, mentre i demoni fuggivano tremando di terrore. Erano
presenti molte schiere di sante anime che lodavano Dio insieme a quei puri
spiriti e rendevano all'Agnello divino l'onore che gli è dovuto".
Gli angeli e i
santi assistevano, dunque, alla Messa e univano le loro voci a quelle della
natura intera; ma anche voi, anime pie, siete in mezzo ad essi e li aiutate ad
esaltare il Signore. Non è questo omaggio, però, che dà alla Messa la sua
infinita potenza: "questo Sacrificio è così maestoso, così gradito a Dio
- dice san Lorenzo Giustiniani - che tutte le glorificazioni del Cielo e della
terra non possono essergli paragonate. E poiché Gesù è la vittima e il
sacerdote, ne consegue che la lode e la gloria che provengono da una tale
sorgente sorpassano quelle di tutte le creature"'.
Il padre
Malobizk aggiunge: "Ogni volta che si celebra la Messa i sentimenti del
santo amore, simili alle onde, si muovono nell'oceano della Divinità e vanno
dal Figlio al Padre e dal Padre al Figlio"'.
La santa
Messa, dunque, serve come di contrappeso a tutti gli scandali che salgono ogni
giorno verso Dio e senza di essa il mondo non sussisterebbe più. Isaia,
infatti, ci insegna quanto i nostri delitti irritano il Signore: "Che farò
più a lungo qui, dove il mio nome è incessantemente offeso?". Pare quasi
che voglia dire: "Mi ritirerò da questo mondo nemico e lo abbandonerò, lo
distruggerò e lo precipiterò, con i suoi vizi, nell'inferno".
Ohimè! Dio
avrebbe troppi motivi per attuare le sue minacce, perché un solo peccato
mortale, una sola bestemmia, sarebbe già più che sufficiente per meritarsi
tale castigo. Perché dunque questa pazienza? Che cos'è che trattiene il
Signore? Non esito a rispondere che ci salva unicamente il santo Sacrificio,
perché se la divina Maestà viene insultata incessantemente dagli empi, però,
è continuamente onorata dal Salvatore in una maniera degna di Lei. L'omaggio di
Cristo e dei suoi sacerdoti supera tutte le sozzure e copre tutti i delitti.
Sii, dunque, benedetto eternamente, o buon Gesù, per questo immenso beneficio! Ma come provarti la nostra gratitudine se non assistendo con assiduità alla tua mistica immolazione e rendendo a te stesso il dono perfetto che da te abbiamo ricevuto? Oh! Se potessi persuadervene, o cristiani! Ma tu, Gesù, vieni in nostro aiuto, ispira a tutti i cuori una devozione sincera, affinché si accresca sempre più il nostro zelo e ogni giorno possiamo offrire questo divin Sacrificio o assistervi con fervente pietà.
CAPITOLO TREDICESIMO
LA SANTA MESSA È IL PIÙ GRAN
SACRIFICIO DI AZIONI DI GRAZIE
I benefici che riceviamo dalla mano di Dio
sono così numerosi, così grandi che non potremmo né contarli, né apprezzarli.
Dio, non solo ci ha creati provvisti di sensi e di membra, dotati di un'anima
fatta a sua immagine, ma ha poi santificato quest'anima col Battesimo, se l'è
scelta per sposa, l'ha affidata alla custodia di uno dei suoi angeli e continua
a prendersi cura di noi, come un padre dei suoi figli. Nella Penitenza ci
perdona i peccati, nell'Eucaristia ci nutre della sua carne e del suo sangue,
sopporta con pazienza le nostre aberrazioni aspettando sempre la nostra
conversione. Ci manda ispirazioni salutari, ci previene con la sua grazia, ci
istruisce col ministero dei predicatori, ci preserva da mille mali, esaudisce le
nostre umili preghiere, ci consola nelle pene, ci fortifica contro la
tentazione, accetta le nostre buone opere e ci colma di una quantità di altri
benefici.
Come se queste
grazie non bastassero, ne aggiunge una che le supera tutte, adottandoci per
figli. San Giovanni celebra così questo insigne favore: "L'amore che ci ha
dimostrato Dio Padre è così grande che ci ha chiamati e siamo veramente suoi
figli"1. San Paolo aggiunge: "Poiché siamo figli di Dio
siamo anche noi eredi".
Vedere
creature miserabili come noi diventare figli ed eredi legittimi del Signore
onnipotente, non vi sembra incredibile?
Ma l'elenco
dei benefici divini non termina qui: ce ne sono altri ancora più preziosi.
Eravamo caduti in potere del demonio e Dio ci ha liberati per mezzo del Figlio
suo: "Dio ha tanto amato il mondo - dice Gesù Cristo - che gli ha dato il
suo unico Figlio". E lo ha dato non soltanto rivestendolo della natura
umana, ma abbandonandolo per noi alla morte più dolorosa. E per di più, Dio
non ha messo questo inestimabile beneficio solamente a disposizione dei suoi
amici, ma anche dei suoi nemici. Tale è la teologia di san Paolo: "Ciò
che fa maggiormente risplendere l'amore di Dio per noi - esclama il grande
apostolo - è che allora che eravamo peccatori, Gesù Cristo è morto per
noi". Se Dio, oltre a questo, non ci avesse concesso altro dono, non
potremmo ringraziarlo abbastanza e ricompensarlo equamente. Ma per noi Egli si
è assoggettato ad una vita di miserie, terminata con la più crudele e
ignominiosa morte. Che debito infinito!
Osorio dice:
"Se foste beneficato grandemente da qualcuno, dovreste, per evitare di
esser tacciato di ingratitudine, rendergli l'equivalente". Ora essendo
stati colmati da Dio con innumerevoli benefici, non possiamo fare a meno di
domandarci con David: "Che cosa renderò io al Signore per tutto ciò che
mi ha dato?", e col profeta Michea: "Che cosa posso offrire all'Altissimo
che sia degno di lui?", o ancora col giovane Tobia: "Che gli daremo
che eguagli i suoi servizi?".
Ascoltate la
risposta di David: "Immolate al vostro Dio un sacrificio di lode e
presentate i vostri voti all'Altissimo".
Qual è questo sacrificio di lode se non la santa Messa? E come ringrazierete il vostro benefattore, se non assistendo devotamente al santo Sacrificio? "Il divin Sacrificio - dice sant'Ireneo - è stato istituito per fornirci il mezzo di attestare la nostra riconoscenza a Dio". Il santo Dottore vuole dire che, non avendo noi una cosa conveniente da offrire al Cielo, Gesù Cristo nella sua mistica immolazione ci ha lasciato un tesoro proporzionato al nostro debito.
La Santa
Messa, sacrificio di ringraziamento
Le parole del messale sono un'altra prova che
la Messa è un Sacrificio di ringraziamento. Infatti al Gloria il sacerdote
dice: "Noi vi lodiamo, vi benediciamo, vi adoriamo, vi glorifichiamo, vi
rendiamo grazie a causa della vostra gloria infinita, Signore Dio, Re del Cielo,
Dio Padre onnipotente". Al Prefazio canta: "Ringraziamo il Signore
Dio nostro... E’ veramente cosa degna, giusta e salutare, Signore santo, Padre
onnipotente, Dio eterno, ringraziarvi sempre ed in tutti i luoghi per Gesù
Cristo nostro Signore, ecc.". La lode che esprimono queste parole è così
perfetta che sulle nostre labbra non potrebbe risuonarne una più magnifica.
Notate,
infine, le parole che precedono immediatamente la formula della Consacrazione:
"Egli prese il pane, fra le sue sante e venerabili mani e alzando gli occhi
al Cielo, rese grazie. O amabile elevazione degli occhi del mio Gesù, preziosa
e incomparabile testimonianza di riconoscenza! Come supplire a tutti i
ringraziamenti, dei quali siamo incapaci? Ogni giorno, nella Messa, nostro
Signore rinnova ciò che fece il Giovedì santo e quest'azione di grazie di
una persona divina non può essere che infinita: basta dire che Dio ne prova un
immensa soddisfazione. In quanto a voi, ogni volta che ascoltate la Messa,
unite il vostro cuore e la vostra volontà alla volontà e al Cuore di Gesù
Cristo, ringraziando Dio con tutte le forze e affinché la vostra riconoscenza
sia più degna, offrite, invece dei vostri, i sentimenti della vittima divina.
Da tutte
queste dimostrazioni, tiriamo ora delle conseguenze veramente ammirabili. Se,
dalla vostra infanzia ad oggi aveste continuamente ringraziato Dio per tutti i
benefici dei quali vi ha colmato, avreste fatto meno che se aveste piamente
assistito ad una sola Messa. Oso dire di più: se aveste invitato tutte le anime
pie ad unirsi a voi e se, durante l'intera vita, queste anime avessero ringraziato
Dio in nome vostro, ciò non equivarrebbe alla celebrazione di una sola Messa al
suo semplice ascolto. Anzi, la stessa riconoscenza di tutto l'esercito celeste
resterebbe infinitamente al disotto. Volete conoscere la ragione di questa
inferiorità? Ricordatevi del celebre assioma: l'infinito non ha nessuna
proporzione col finito, ma sorpassa il finito di una distanza infinita.
O Dio, se
potessimo comprendere quale tesoro ci hai donato, quanto ci considereremmo
felici! San Paolo, indirizzandosi ai Corinti e indirettamente a tutti gli
uomini, diceva: "Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a causa
della grazia che vi è stata data in Gesù Cristo, perché in Lui siete divenuti
ricchi di ogni dono di parola e di scienza""
Per la santa
Messa, dunque, abbiamo acquistato questo tesoro immenso, perché in essa
attingiamo tutti i benefici del Cielo.
Non posso
finire meglio questo capitolo che con le parole di p. Segneri:
"Considera, o pio Cristiano, quanto dobbiamo essere riconoscenti a Gesù
Cristo per aver istituito la Messa, poiché essa ci dà il mezzo di sdebitarci
verso Dio. Nel santo Sacrificio il Salvatore diventa nostra proprietà e ci
lascia i suoi meriti infiniti, affinché possiamo offrirli a Dio in unione con
Lui e pagare il debito che ci opprime".
Sii dunque lodato, o buon Gesù, per me e per tutte le creature! Ti offro e per mezzo tuo offro alla SS. Trinità, le lodi e i ringraziamenti che ricevi oggi sull'altare e quelli che riceverai fino alla fine del mondo, e prego i cori celesti ed i beati di accordare le loro voci alle nostre in un inno di riconoscenza per esaltarti e benedirti eternamente.
CAPITOLO
QUATTORDICESIMO
Dio, sotto la legge osaica, non aveva ordinato
ai giudei di offrirgli soltanto olocausti per glorificarlo, ma anche sacrifici
di pace, il cui fine era di ottenere beni temporali e di allontanare i mali.
Questi sacrifici di pace o di preghiera erano di grande efficacia e per mezzo di
essi Israele riceveva abbondanti benedizioni e grazie di preservazione non
meno preziose.
Nella
Sacra Scrittura si legge che gli israeliti, minacciati di sterminio dai
filistei, domandarono a Samuele di pregare per loro. questi immolò un agnello e
implorò il soccorso del Signore e subito il nemico fu preso dallo spavento,
messo in fuga e disfatto. Quando Dio colpì il popolo d'Israele con la peste,
David offrì un sacrificio di pace e il flagello scomparve. Nella Sacra
Scrittura troviamo molti esempi di preghiere esaudite in virtù dei sacrifici.
Ora, se Dio ha dato ai giudei, gente dal cuore duro, un mezzo così potente,
come dubitare che i cristiani non ne abbiano ricevuto uno ancora più potente,
per ottenere i beni materiali e spirituali e per sfuggire alle calamità
temporali ed eterne? Questo mezzo è la santa Messa. Dio che si è mostrato così
generoso verso coloro che gli offrivano un agnello, potrà rifiutarci qualche
cosa quando gli offriamo sull'altare l'Agnello celeste, vittima senza macchia,
immolata per noi?
E così la Chiesa è trattata molto meglio
della Sinagoga, poiché, mentre nell'antica legge, a causa della loro imperfezione,
i sacrifici erano molteplici e ciascuno di essi era celebrato con un rito
particolare, la Chiesa, che ne ha uno solo, l'offre in tutte le circostanze e
ottiene, nonostante la sua apparente povertà, grazie più abbondanti di
quelle che ottenevano, con tutte le loro risorse, i giudei.
La
S. Messa, sacrificio di impetrazione
I Dottori
della Chiesa ci insegnano quale valore ha questo Sacrificio per impetrare una
grazia: "E’ veramente efficace - dice Marchant - a causa della dignità
della vittima, poiché il principale sacrificatore è infinitamente gradito alla
divina Maestà. I meriti offerti da Lui sono inesauribili e la sua passione,
il suo sangue, le sue piaghe hanno una virtù senza limiti, perciò Dio non
ricusa niente, qualunque sia il numero di quelli che implorano Gesù.". San
Lorenzo Giustiniani conferma la stessa dottrina dicendo: "Nessun sacrificio
è così utile, così grande, così gradito al Signore come il santo
Sacrificio della Messa, nella quale gli sono nuovamente offerti i meriti del
nostro mediatore e se il sacerdote che dice la Messa e il popolo che l'ascolta
pongono davanti ai suoi occhi questa Passione e questa morte dolorosa, le loro
preghiere saranno infallibilmente esaudite".
Sotto
l'antica legge Dio proibiva ai giudici di accettare regali: "Tu non
guarderai alle persone, né riceverai doni, perché i doni accecano gli occhi
dei sapienti ed alterano le parole dei giusti". Proibizione prudentissima:
infatti è impossibile che un ricco dono non influisca sulla rettitudine del
giudizio, né c'è cuore abbastanza fermo che resti indifferente, come non c'è
bilancia che non penda dal lato dove grava una somma d'argento. Se è così
nelle cose umane, credete forse che non sia altrettanto nell'ordine divino? Oh!
Dio non ha un cuore di pietra, ma un cuore sensibile e perciò riceverà con
gioia un dono, qual è la santa Messa e modificherà la sua sentenza. Fra Dio e
l'uomo c'è questo divario: se i doni, al dire della Scrittura, accecano l'uomo,
non possono oscurare gli occhi della Sapienza infinita e con la pienezza dei
suoi lumi Dio mitiga la sua sentenza, allorché gli offriamo questo divino
Sacrificio, di modo che siamo certi che nel momento in cui lo riceve dalle
nostre mani, la sua giustizia si unisce alla sua misericordia per compiere le
nostre speranze.
"Nella
Messa - dice Kisseli - non imploriamo soltanto la misericordia, ma ci
indirizziamo anche alla giustizia. Infatti noi offriamo l'umanità di Cristo,
che per l'unione ipostatica è stata nobilitata al più alto grado e che per la
gloria del Padre suo e per la nostra salute, è stata flagellata, coronata di
spine, crocifissa. Offriamo le sue ferite, le sue lacrime, il suo sangue
prezioso. Tutto questo è nostro in maniera che comperiamo ad un altissimo
prezzo le grazie che domandiamo".
Con
l'oblazione del santo Sacrificio diamo anche più di quello che possiamo
ricevere e perciò non c'è motivo di temere che una preghiera così
ragionevole possa essere rigettata. Noi infatti chiediamo cose terrene e
offriamo una vittima divina.
Non saremo,
dunque, esauditi da un Dio liberalissimo, che non lascia senza ricompensa
neppure il bicchiere d'acqua dato in suo nome, quando gli presentiamo con
fervore il calice pieno del Sangue del suo Figliolo, sangue divino che domanda
grazia per noi, ed invoca ad alte grida la misericordia?
"Qualunque
cosa domanderete al Padre, nel nome mio, egli ve la concederà"
Nell'ultima
Cena il Salvatore ha promesso che tutte le richieste fatte al Padre suo, in suo
nome, saranno accolte favorevolmente. Ora, troveremo noi una migliore
occasione della Messa, della Messa dico, dove Gesù immolato per noi è posto
davanti agli occhi del Padre suo, per presentare queste richieste? Consideriamo
un'altra causa di questa efficacia: "Quando un principe è prigioniero -
dice san Bonaventura - non gli si rende la libertà se non a condizione di
pagare una forte taglia. Così noi non dobbiamo lasciar partire il Salvatore,
che nella santa Messa si è fatto nostro prigioniero, prima che ci abbia
promesso il Cielo". Sembra che il sacerdote si ispiri a questi sentimenti,
quando alza l'Ostia consacrata, come se volesse dire al popolo: "Vedete?
Colui che il mondo non può contenere è in nostro possesso e non lo lasceremo partire prima di avere ottenuto ciò che
desideriamo". È il
caso di ripetere le parole di Giacobbe all'Angelo che teneva fra le sue mani
vittoriose: "Non ti lascerò andare via assolutamente, se prima non mi
avrai benedetto". Dimostrerò quanto si può ottenere in questa maniera con
degli esempi.
Nella cronaca
dei Cappuccini si legge che nel 1582 c'era a Spello una pia donna maltrattata
continuamente dal marito che, dopo qualche anno di questa triste esistenza, era
ridotta alla disperazione. Un giorno due cappuccini, i frati Lattanzio e
Francesco de Murci, andarono a chiederle l'elemosina. La povera donna,
piangendo, espose loro la sua misera condizione e i religiosi cercarono di
consolarla. Poi le consigliarono di ascoltare la Messa ogni giorno e di unire
le sue afflizioni a quelle del Salvatore immolato per lei, assicurandola che il
suo carnefice avrebbe finito con l'emendarsi. La donna li ringraziò, promise di
dare ascolto a quel consiglio, fece loro l'elemosina e i frati continuarono il
loro giro. Ma l'implacabile marito non permise alla pia moglie di andare in
chiesa nei giorni feriali ed essa si affliggeva molto di non poter seguire il
consiglio dei suoi caritatevoli visitatori. Dopo qualche tempo, però, il marito
intraprese un lungo viaggio, durante il quale la donna ebbe la libertà di
assistere regolarmente al santo Sacrificio, cosa che ella fece con sentimenti di
grande pietà, raccomandando se stessa e suo marito alla misericordia divina e
scongiurando il Signore di cambiare quel cuore indurito. Una mattina il marito
ritornò all'improvviso: "Dov'è mia moglie?", domandò subito.
“Alla Messa, come fa ogni mattina”, rispose la cameriera. A questa notizia
il miserabile, pieno di furore contro l'assente, lanciando contro di lei
tremende invettive, minacciò di ammazzarla e dalle parole passando ai fatti,
appena la moglie rientrò in casa, la prese per il collo tentando di
strangolarla. In tale estremo l'infelice implorò il soccorso del Cielo per i
meriti della santa Messa e all'istante il Signore colpì il forsennato
paralizzandolo, di modo che non poté né consumare il delitto, né staccare le
mani dal collo della vittima. Questa impotenza lo irritò maggiormente,
credendola effetto di una magia e gli fece raddoppiare le imprecazioni. Ma poiché
le sue membra diventavano sempre più rigide dovette ben presto persuadersi che
quanto gli accadeva era una punizione del Cielo. Si pentì allora dei suoi
peccati e promise a sua moglie di correggersi se gli otteneva la liberazione.
Dapprima la donna, stimando meglio avere in casa un paralitico che un crudele
carnefice, diffidò della sua sincerità, ma finalmente persuasa, unì le sue
preghiere a quelle del marito, fino a che Dio non l'esaudì. Questo castigo giovò
al peccatore, perché egli cambiò vita, divenne migliore con sua moglie e in
seguito andò con lei alla santa Messa. "Per i meriti di una tale offerta -
scrive il Molina - l'uomo può ottenere da Dio tutto ciò di cui ha bisogno per
la sua salute, non essendoci altro mezzo così efficace". Ed io credo di
aver sufficientemente provato questo nel presente capitolo.
Infatti
alla Messa non preghiamo da soli, ma con noi e per noi pregano il sacerdote, gli
angeli ed il Salvatore stesso. E non contenti di questo, offriamo a Dio, insieme
alle nostre preghiere, un dono infinito. Se non siamo esauditi in queste condizioni,
dove e quando potremo essere esauditi?
Confidenza
in Dio e fiducia nella preghiera
Ciò nonostante, osserverete voi, Dio non
ascolta sempre quelli che gli offrono il divino Sacrificio. Il padre Hobat risponde:
"Benché possiamo essere esauditi più facilmente da Dio per il santo
Sacrificio della Messa, che per qualunque altro mezzo, l'infallibilità
dell'effetto è spesso subordinata a certe leggi, che poche persone sanno
adempiere". Il Cardinal Bona si esprime più chiaramente: "E’
nell'essenza della preghiera - dice egli - lasciar libero Colui che si prega di accordare o di
rifiutare. Esponiamo, è vero, un motivo capace di commuovere Iddio, ma Dio non
è obbligato ad ascoltarci. La Messa sarà per questo priva dei suoi effetti?
Sicuramente no e se non riceviamo quello che domandiamo, riceviamo in compenso
altri vantaggi più utili". D'altra parte è un errore immaginarsi che si
possa contare sulla garanzia di essere esauditi dopo una volta. Come in ogni
cosa, anche nella Messa è necessaria la perseveranza.
Un giorno santa Geltrude domandava al
Salvatore: "Da che cosa dipende che la mia preghiera è così raramente
efficace?". Gesù le rispose: "Se non ti ascolto sempre, secondo i
tuoi desideri, io che sono la Sapienza, è perché ho sempre in vista il tuo
bene. Accecata come sei dall'umana debolezza, non puoi discernere il vero".
Questo vale come se nostro Signore avesse detto: "Tu non sai quello che è
più utile a te e agli altri e perciò non esaudisco, talvolta, le tue
richieste, per concederti, in cambio, quello che giudico migliore per la tua
salute e per quella del tuo prossimo". Un'altra volta la stessa santa
domandava al Salvatore: "Perché pregare per i miei amici, se non ne
ricevono alcun vantaggio?". Gesù le rispose: "Non ti stupire perché
non vedi gli effetti della tua preghiera, perché io li dispongo con una
imperscrutabile saggezza; tuttavia assicurati che più uno pregherà per una
persona, più questa persona sarà felice, perché nessuna preghiera sincera
resterà senza frutto e la via della grazia è un cammino nascosto".
Risposta consolante! Se è vero, infatti, come il Salvatore afferma, che nessuna
preghiera fervente è sterile, a maggior ragione non sarà sterile la Messa
che è la migliore di tutte le preghiere. Ma notate l'espressione di Gesù
Cristo: "Nessuna preghiera sincera". La preghiera sincera è quella
che è accompagnata dalla confidenza e quindi colui che prega senza confidenza
riceverà poco o niente, come vedremo nel seguente esempio.
Il Surio riporta
che nei dintorni del Castello di Coculles un invasione di cavallette stava
causando gravi danni ai raccolti e agli alberi. Il popolo corse in tutta fretta
presso il santo sacerdote Saturnino e lo supplicò di intercedere presso Dio per
ottenere la cessazione del flagello. Il monaco, compassionevole, radunò tutta
la gente in una chiesa e la esortò alla preghiera con una predica che terminava
così: "Non conoscendo mezzo più sicuro del santo Sacrificio, l'offro
secondo la vostra intenzione. Offritelo voi stessi con me e mettete
nell'offerta tutta la vostra confidenza". Il popolo seguì il consiglio ad
eccezione di un solo individuo che disse agli altri: "Poveri insensati!
Anche se sentiste tutte le Messe del mondo esse non farebbero sparire una sola
cavalletta". A queste parole lasciò l'assemblea per andare a riprendere il
suo lavoro, mentre gli altri rimasero in chiesa, uniti piamente al sacerdote per
supplicare il buon Dio di liberarli dal flagello.
Finita la
Messa, si affrettarono a ritornare nei campi e videro, miracolo, tutte le
cavallette librarsi in aria e sparire. L'incredulo, al colmo della sorpresa,
riconobbe il suo errore, non sapendo che, per lui, il castigo era preparato.
Mentre quei fedeli cristiani ringraziavano Dio, la nube devastatrice si abbatté
sul suo campo. Allora con cuore desolato, vedendo imminente la sua miseria invocò
il Cielo, ma il Cielo restò sordo ai suoi voti e i terribili insetti se ne
andarono dopo che ebbero divorato tutto ciò che c'era nei suoi campi
Questo
racconto ci mostra due cose: la potenza della santa Messa e la confusione
riservata a coloro che la disprezzano o la deridono. Lungi dall'imitare
l'incredulo di Coculles, prendiamo esempio dal popolo buono ed accostiamoci
con assoluta confidenza al santo Sacrificio. Ascoltate la pressante esortazione
di san Paolo: “Andiamo con confidenza davanti al trono della grazia per
ricevere misericordia e per trovare soccorso nei nostri bisogni”. Qual'è
questo trono di grazia? Non il Cielo, perché non possiamo arrivarci, non l'Arca
dell'Alleanza, che era una semplice figura, ma l'altare sul quale l'Agnello di
Dio si immola, dove offre la sua vita per ottenerci misericordia. Sì, andiamo
ogni giorno, con fiduciosa devozione, a questo trono della grazia a cercare i
soccorsi che ci mancano, ricordiamoci che è la sede della misericordia e non
quella della giustizia. Diciamo a Dio: "Eccomi, Padre infinitamente
buono! Vengo, durante il santo Sacrificio, al trono della tua grazia, per
implorare perdono e assistenza. Su questo santo olocausto io fondo la mia
speranza, perché il valore di esso è infinito, come la vittima. Così sei
costretto ad accordarmi la grazia che domando, che, d'altra parte, desidero sia
in armonia con la tua gloria e con la mia eterna salute".
CAPITOLO QUINDICESIMO
LA SANTA MESSA È IL PIÙ POTENTE SACRIFICIO ESPIATORIO
La ragione, indicandoci la malizia della
natura umana incline al peccato, ci dimostra che noi siamo obbligati ad offrire
sacrifici espiatori. I patriarchi avevano riconosciuto questa verità molto
tempo prima della legge di Mosè. Nella Bibbia si legge che ogni settimana
Giobbe chiamava a sé i suoi dieci figli e li purificava offrendo per loro degli
olocausti. "Chi sa - diceva egli - che non abbiano commesso qualche colpa,
che non abbiano, in cuor loro, offeso Dio?"'. Sotto la legge mosaica il
Signore aveva fatto di questo sacrificio l'oggetto di una istituzione
speciale: "Se qualcuno ha peccato faccia penitenza e offra un agnello e il
sacerdote preghi per lui per cancellare il suo peccato. Ma se non ha il mezzo di
offrire un capo del suo gregge, offrirà al Signore due tortorelle o due piccoli
colombi, l'uno per il peccato, l'altro per l'olocausto. Il sacerdote pregherà
per quest'uomo affinché sia perdonato e gli sia cancellato il peccato".
La
S. Messa é il più potente sacrificio espiatorio
Se
l'Antico Testamento, che è l'ombra del Nuovo, possedeva un tal sacrificio, a
maggior ragione conveniva che la Chiesa avesse il suo e che questo superasse
quelli di Israele, come il cristianesimo supera il giudaismo. Senza dubbio il
Sacrificio cruento della Croce ha una potenza infinita di espiazione ed è come
una sorgente di perdono aperta in mezzo al mondo e nella pienezza dei tempi. Ma
perché ognuno potesse bene attingervi, o meglio, perché ognuno la possedesse
in proprio, il Signore ha stabilito un nuovo Sacrificio, come ci insegna
chiaramente il Concilio di Trento: "Benché sull'altare della Croce Gesù
Cristo dovesse offrirsi a Dio suo Padre per operare la redenzione di tutti i
secoli con la morte subita una sola volta, considerato che questa morte non
poteva affatto estinguere il suo sacerdozio, nell'ultima Cena e nella notte
stessa in cui fu tradito, volendo lasciare alla Chiesa un Sacrificio visibile...
il quale rappresentasse il Sacrificio cruento che doveva offrire una sola
volta sulla Croce e ne perpetuasse il ricordo fino alla consumazione dei secoli,
applicandone la virtù salutare alla remissione dei peccati che noi commettiamo
quotidianamente, dichiarando che egli era costituito sacerdote in eterno secondo
l'ordine di Melchisedech, offrì a Dio Padre, sotto le specie del pane e del
vino, il suo corpo e il suo sangue e sotto i simboli di questi stessi alimenti
lo dette a mangiare ai suoi apostoli che costituì allora sacerdoti della nuova
Alleanza e ordinò a loro e ai loro successori nel sacerdozio, di fare la
stessa oblazione con queste parole:
"Fate
questo in memoria di me", come ha inteso sempre e insegnato la Chiesa
cattolica". Il sacro Concilio esprime il motivo che ha determinato nostro
Signore a lasciare alla Chiesa, sua Sposa, un Sacrificio visibile per mezzo del
quale essa, continuando l'oblazione della Croce, potesse ottenere all'uomo il
perdono delle colpe quotidiane. E infatti osserviamo come la preghiera e gli
atti del celebrante siano una nuova testimonianza della virtù espiatoria della
Messa. Il sacerdote, all'inizio della Messa, recita il Confiteor; durante il
quale si batte il petto tre volte e dopo che il servente, che rappresenta il
popolo, a nome di tutti recita la stessa preghiera e compie la stessa simbolica
cerimonia, indirizza la parola ai presenti, dicendo: “Iddio onnipotente vi
usi misericordia, perdoni i vostri peccati e vi conduca alla vita eterna”
Fattosi il segno della croce continua: "Che Dio onnipotente e
misericordioso ci accordi il perdono, l'assoluzione e la remissione dei nostri
peccati". Poco dopo implora nuovamente la divina misericordia recitando il
Kyrie eleison, umile e pia invocazione che arriva fino al trono di Dio e
commuove il suo cuore. Molte volte, allo stesso modo, nella Colletta, nella
Segreta e nel Post-communio, il sacerdote scongiura Iddio giusto di volerci
perdonare i peccati e per tre volte, ad alta voce, ripete l'Agnus Dei, cioè
”Agnello di Dio che togliete i peccati del mondo, abbiate pietà di noi”.
Che cosa provano queste grida supplichevoli se non che la santa Messa è un
Sacrificio di riconciliazione? E poiché nostro Signore Gesù Cristo si è
caricato dei peccati del mondo intero, “noi posiamo sopra di Lui - secondo la
bella frase del Marchant - come sopra una vittima condotta all'immolazione,
il peso delle nostre colpe, affinché voglia espiarle in vece nostra”.
Per questo il
sacerdote, all'inizio della Messa, si presenta all'eterno Padre nell'umile
atteggiamento di chi viene a rispondere di tutti i debiti degli uomini.
Profondamente inchinato ai piedi dell'altare, rappresenta Gesù Cristo, schiacciato
sotto il peso dei nostri peccati, nel giardino degli Ulivi, prostrato con la
faccia a terra, bagnato di un sudore di sangue e implorante perdono per noi.
Il sacerdote intercede così in vece di Cristo, ma a differenza del Salvatore,
domandando grazia per i nostri peccati, prega anche per la remissione dei
suoi. Medita
queste parole, o peccatore, soprattutto durante la Messa, dove le tue iniquità
sono espiate col sangue del tuo Dio.
Linguaggio
dei santi
Ed
ora lasciamo parlare i santi. L'apostolo san Giacomo, nella liturgia che porta
il suo nome, fa recitare al sacerdote la seguente preghiera: "Vi offriamo,
Signore, questo Sacrificio incruento per i nostri peccati e per l'ignoranza del
popolo". Queste ultime parole ci avvertono che noi commettiamo molte colpe
che la debolezza del nostro spirito ci impedisce di conoscere e di confessare
ma che dovremo pur scontare. Anche David lo accenna quando esclama: "Non
ricordate più, o mio Dio, i peccati e l'ignoranza della mia gioventù". E
altrove: "Chi conosce le proprie colpe? Purificatemi da quelle che ignoro
e preservate il vostro servo dai peccati di malizia.
Quindi,
se vogliamo risparmiarci la dolorosa sorpresa di comparire davanti a Dio coperti
di mille debiti, è necessario ascoltare la Messa! Tale è la dottrina di
Marchant: "La santa Messa - dice questo Dottore - ci incita soprattutto al
pentimento dei nostri peccati sconosciuti". "Il giusto - scrive san
Gregorio - non teme a causa dei peccati conosciuti, perché li ha confessati ed
espiati". Ciò che lo fa tremare è il mistero di quelle colpe ignorate
delle quali parla san Paolo ai Corinti: "La mia coscienza non mi
rimprovera niente, ma non sono per questo giustificato perché il mio giudice
è il Signore, che rivelerà ciò che è nascosto nelle tenebre e metterà in
luce i pensieri segreti dei cuori".
Questo
rigore del giudizio possiamo mitigarlo col santo Sacrificio in cui,
confessando a Dio, col sacerdote, le infedeltà che per ignoranza non abbiamo
potuto confessare sacramentalmente, ne otteniamo il perdono. "Per la virtù
del santo Sacrificio - scrive il papa sant'Alessandro - il Signore perdona i
nostri innumerevoli peccati". "Tutte le nostre offese sono cancellate
con la Messa", continua il papa san Giulio. "L'oblazione del
Sacrificio incruento - aggiunge sant'Atanasio - è il perdono delle nostre
colpe". Riempirei un intero libro, se dovessi citare tutto ciò che dicono
i santi Padri a questo proposito, ma non posso dispensarmi dal mettervi sotto
gli occhi l'insegnamento autentico della Chiesa: "Il Sacrificio della
Messa è veramente un Sacrificio propiziatorio per mezzo del quale, se noi ci
rivolgiamo a Dio con cuore retto e fede sincera, con timore e rispetto, con
contrizione e pentimento, otterremo misericordia e riceveremo i soccorsi di cui
abbiamo bisogno. Placato, infatti, da questa oblazione, il Signore accorda la
grazia e il dono della penitenza e nmette anche i delitti più gravi".
Forse voi
direte: a che serve un Sacrificio di riconciliazione, quando abbiamo già,
nella sincerità del pentimento, il mezzo di disarmare la collera di Dio? Non
nego che noi possiamo placare il Signore con la contrizione, ma da dove viene
questo vero e profondo dolore? Al peccatore è impossibile provarlo, come è
impossibile ad un morto risuscitare con le sue sole forze. Se una predica
eloquente o una buona lettura possono commuovere l'anima, questo interno
sentimento di compunzione è una tale grazia che Dio sdegnato accorda al
peccatore solo in forza di speciali preghiere. Ma nessuna preghiera in cielo o
in terra riesce a commuovere la divina misericordia quanto il santo Sacrificio
dell'altare e ciò si comprende facilmente meditando le parole di nostro
Signore a santa Geltrude. Era la Settimana santa e si cantava l'antifona: “È
stato offerto,
perché ha voluto” a questo punto il divin Maestro disse alla sua fedele
serva:
"Se tu credi che sono stato offerto sulla Croce, perché l'ho voluto,
credi altresì che tutti i giorni chiedo di essere offerto per ogni peccatore
con lo stesso amore che mi spinse a sacrificarmi sulla Croce, per la salute del
mondo intero. Così non c’è uomo che, per quanti delitti abbia commesso, non
possa recuperare la grazia santificante, offrendo a Dio, mio Padre, la mia
passione e la mia morte, a condizione di avere fede nell'efficacia di questa
pratica".
Anima
peccatrice, rispondi fiduciosa ai desideri del Salvatore, e offri ogni giorno a
Dio Padre la passione e la morte del suo Figliolo: non vi è mezzo migliore per
commuovere il suo cuore. Quest'offerta può farsi indubbiamente anche fuori
della Messa, col pensiero e con le labbra, ma compiuta realmente sull'altare, ha
un'efficacia molto maggiore. Infatti sull'altare non si offre nostro Signore Gesù
Cristo con una semplice formula, ma si offre veramente, realmente e
corporalmente per le mani del sacerdote, la cui offerta, fatta a nome di tutti i
fedeli, è una cosa stessa con la nostra, cioè il vero Corpo e il vero Sangue
di Gesù, come ci viene confermato dalla preghiera che segue immediatamente la
Consacrazione: "Noi che siamo tuoi servi e il tuo popolo santo, facciamo
memoria della beata Passione di Gesù Cristo nostro Signore, della sua
Risurrezione, della sua gloriosa Ascensione, offriamo alla tua Maestà i doni
che ci hai dato, l'Ostia + pura, l'Ostia + santa, l'Ostia + senza macchia, il
vero Pane della vita eterna e il Calice + della eterna salute".
Continuiamo a meditare le parole di Gesù. Un
giorno nostro Signore disse a santa Matilde: "Nella santa Messa vengo con
una tale dolcezza che sopporto pazientemente la presenza di tutti i peccatori,
qualunque sia il numero dei loro delitti e perdono con gioia tutte le loro
iniquità". Quanto sono incoraggianti queste parole! Gesù Cristo, lungi
dal rigettare il suo nemico, lo guarda affettuosamente con le braccia aperte per
abbracciarlo. Appena lo sente emettere un solo sospiro di dispiacere è felice
di rimettergli le sue colpe.
La
bontà misericordiosa di Dio si rivela attraverso il Sacrificio
Un episodio
della vita degli antichi Padri ci offre un esempio bellissimo di questa verità.
San Paolo eremita aveva ricevuto da Dio la grazia di conoscere i segreti
pensieri degli uomini. Nell'ora della Messa, mentre entrava il popolo, egli si
metteva alla porta della chiesa e se vedeva qualcuno in peccato, gli svelava il
suo stato e lo esortava alla penitenza. Un giorno in cui occupava il solito
posto, vide un uomo con il corpo e il volto tutto nero, accompagnato da diversi
demoni che, tenendolo incatenato, lo trascinavano ora da un lato ora
dall'altro. Il suo Angelo Custode lo seguiva lentamente da lontano. A questo spaventoso
spettacolo, Paolo si mise a piangere amaramente, pieno della più viva
compassione per l'infelice del quale gli era stato rivelato lo stato miserevole
e per quanto i fedeli lo pregassero di entrare con loro, egli restò presso la
porta continuando a piangere. Quando fu terminata la funzione, guardò
attentamente il peccatore e notò che aveva il viso rasserenato e che il suo
Angelo Custode, tutto giulivo, camminava al suo lato. "O divina
inesprimibile misericordia, - gridò in estasi - o bontà infinita!". Dopo
aver detto queste parole salì sopra una scala e si rivolse ai fedeli dicendo:
"Venite, fratelli miei, ammirate la bontà di Dio, ascoltate e comprendete
quello che è successo. Ecco un uomo che, al suo ingresso in chiesa, ho veduto
tutto nero e circondato da demoni. Guardatelo ora: è bello ed è accompagnato
dal suo angelo". Poi rivolto al forestiero: "Rendi gloria a Dio e
racconta la tua storia". L'uomo rispose: "Sono un gran peccatore: ho
vissuto lungo tempo nella lussuria. Quando nell'Epistola, oggi, ho sentito
dire le parole del profeta Isaia: "Lavatevi, siate puri, davanti ai miei
occhi levate la malizia dai vostri pensieri, cessate di fare il male...
Quand'anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto diventerebbero più
bianchi della neve", ho detto a Dio sospirando: "O Tu che sei venuto
nel mondo per salvare i peccatori, liberami, salvami, compi sopra di me le tue
promesse". Questi e simili pensieri ho meditato durante il resto della funzione
e ho lasciato la chiesa dopo aver preso la risoluzione di emendarmi". Tutto
il popolo gridò: "Come sono grandi le tue opere, o Signore! Tu agisci in
tutto con una incomparabile sapienza!". Possiamo esclamare anche noi:
"O santa Messa, quanto è grande la tua potenza! Quanti peccatori
induriti sfuggono, convertiti da te, all'eterna dannazione. Quale riconoscenza
ti dobbiamo, o dolce Salvatore, per aver voluto lasciarci un così efficace
Sacrificio! Quanto erano imperfetti quelli dell'antica legge a paragone di
questo! Non potevano purificare l'anima dalla minima sozzura perché "è
impossibile - secondo san Paolo - che il sangue dei tori e dei capri cancelli
i peccati". Gesù Cristo, istituendo la santa Messa ci ha dato un mezzo di
espiazione infinitamente più efficace.
La
nostra negligenza nel profittarne sarebbe veramente inescusabile. Che avremmo
fatto, dunque, prima della venuta del Salvatore?

La
S. Messa, mezzo di conversione
Diciamo
ora in quale modo la Messa opera la conversione dei peccatori induriti. San
Tommaso e tutta la Scuola insegnano che la Passione di Gesù Cristo ci
riconcilia con Dio: "Effetto proprio di questo Sacrificio - dice - è di
riconciliarci con Dio". E aggiunge: "L'uomo non rimette l'offesa che ha ricevuto, se l'offensore non
gli rende conveniente ossequio". Così Dio ci perdonerà, per l'onore che
gli rendiamo ascoltando la Messa e per il dono eccellente che gli facciamo con
l'oblazione del Corpo e del Sangue di nostro Signore Gesù Cristo. Questa
dottrina è pienamente d'accordo con la Sacra Scrittura.
Giacobbe dopo
aver tolto ad Esaù, con la benedizione paterna, il diritto di primogenitura,
temendo la vendetta del fratello adirato, pensò: "Gli invierò dei doni
e spero di trovare grazia davanti a lui". Infatti gli inviò dei
cammelli, degli asini, dei buoi, delle vacche e delle pecore e così disarmò il
suo risentimento. Se alla Messa, o cristiano, offriste a Dio, giustamente
irato, le virtù, i meriti, la passione e la morte del Figlio suo, non
trionfereste del suo cuore più infinitamente di quanto trionfò Giacobbe sul
cuore di suo fratello? Questi preziosi doni non sorpassano in valore tutte le
cose create? Se i vostri peccati gridano vendetta, il sangue di Gesù non grida
forse misericordia? La sua voce non è forse più forte di quella dei vostri
peccati? "Tutta la collera e l'indignazione di Dio - dice Alberto il Grande
- cade davanti a quest'offerta".
Ma prima di
andare avanti, rispondo ad una domanda che nasce spontanea. I peccati possono
essere perdonati senza il soccorso della confessione? Cioè: una persona in
stato di inimicizia con Dio che ascoltasse la Messa o la facesse celebrare, potrebbe,
solamente per questo fatto, recuperare la grazia perduta? No, perché
l'innocenza perduta si ripara solo per mezzo di un sincero pentimento unito alla
confessione. Ma, chiederete voi, a che cosa serve allora il santo Sacrificio per
il peccatore? Rispondo che sebbene manchino al peccatore, a causa del suo stato
di colpa, le necessarie disposizioni a conseguire un merito soprannaturale, il
santo Sacrificio della Messa gli sarà utilissimo, perché attirerà sopra di
lui celesti benedizioni, lo preservera da molti mali e gli otterrà larga copia
di beni sia nell'ordine spirituale che in quello temporale, poiché Dio, che non
dimentica un bicchiere d'acqua dato in suo nome, non potrà certamente
lasciare senza ricompensa l'oblazione del suo Figlio diletto. La santa Messa
gli sarà infinitamente più utile nell'ordine spirituale, ma nell'ordine
temporale potranno venire accordati al peccatore, per bontà divina, molti
favori, come ad esempio la buona riuscita delle sue imprese e la liberazione dai
mali che lo sovrastano.
Insegnamento
dei teologi
I teologi
insegnano che la santa Messa provoca immediatamente il dono di una grazia, per
mezzo della quale il peccatore può conoscere e detestare le sue colpe
mortali, benché secondo l'osservazione del padre da Rodi questa grazia non agisca
in tutti con la stessa efficacia. Se colui che assiste al santo Sacrificio o lo
fa celebrare, non è interamente indurito nel male, arriverà molto presto alla
contrizione, mentre chi si ostina nel peccato, pur ottenendo sempre quel
soccorso che altrimenti gli sarebbe venuto, si carica per partito preso,
disprezzando le grazie del Cielo, di una nuova responsabilità. Ma il fatto
che il peccatore, abusando della sua libertà, resiste alla grazia, non impedisce
che la Messa sia in se stessa un Sacrificio propiziatorio, ossia di
riconciliazione: "Se qualcuno dice che il Sacrificio della Messa non è
propiziatorio, sia anatema''.
La
Messa è detta Sacrificio di riconciliazione, perché in virtù dei meriti di
nostro Signore Gesù Cristo, aiuta il peccatore a riconoscere i suoi peccati e
a pentirsene. Questo aiuto l'ottiene chi ascolta la santa Messa, la cui potenza,
in favore di chi l'ascolta, è maggiore di qualsiasi altra opera buona offerta
da una pia persona per la salute di un peccatore. Se la santa Messa non converte
improvvisamente, toglie almeno gli ostacoli alla conversione, simile ai mezzi
che impiega il medico per curare il malato e che, senza rendergli
istantaneamente la salute, a poco a poco lo guariscono. Cristo ci ha preparato
con le sue sofferenze sulla Croce, con le sue lacrime, con il suo Sangue, questo
prezioso rimedio, balsamo salutare con cui si curano e si guariscono le nostre
mortali ferite. E che l'effetto immediato del santo Sacrificio non è
necessariamente la santificazione del peccatore lo prova anche il fatto che ai
piedi stessi della Croce non ci fu che un piccolo numero di convertiti. Pochi si
sentirono commossi, pochi si batterono il petto, pochi esclamarono: "Quest'uomo
era veramente il Figlio di Dio", mentre gli altri, ostinati nella loro
malizia, resistettero alla misericordia. Soltanto nel giorno della Pentecoste
il loro cuore, cambiato dalla predicazione di san Pietro, fu pronto a ricevere
la grazia e ben tremila persone abbracciarono la fede. La santa Messa non opera
queste conversioni in massa, ma agisce sopra ciascuna anima e con tanta
maggior potenza quanti meno ostacoli essa vi frappone.
L'onore
di questa azione ritorna sempre al santo Sacrificio, sia che il peccatore vi
abbia assistito, sia che sia stato celebrato per lui. "La Messa - scrive
Marchant - ci eccita al pentimento o ne suscita il desiderio nel nostro cuore.
Questo succede talvolta durante la celebrazione stessa dei santi Misteri o qualche
volta più tardi, di modo che certi peccatori si ravvedono per una grazia
speciale, senza rendersi conto che la devono alla virtù del Sacrificio
dell'altare. E se altri restano impenitenti, in seguito alla loro ostinazione
nel rigettare questa stessa grazia, però tutti la ricevono
Che sorgente di meditazione è una tale
dottrina! Che bella speranza offre alle anime scoraggiate! Ecco il compimento
della profezia di Gesù, figlio di Sirach: "Il sacrificio del giusto (o del
peccatore pentito, che per questo stesso ridiviene giusto) arricchisce
l'altare e sale come un profumo soave davanti l'Altissimo". Come pure si
avvera la parola dei Proverbi: "Il regalo segreto estingue la
collera e il dono messo nel seno placa la più viva irritazione". Questo
regalo segreto non è altra cosa che il Corpo e il Sangue del Salvatore sotto le
specie sacramentali, e il dono messo nel seno è Gesù Cristo nel ventre
verginale di Maria, dono incomparabile, regalo misterioso e infinito per il
quale molti peccatori hanno ottenuto il beneficio della conversione.
Voi
direte: non è forse scritto che "la preghiera di colui che chiude
l'orecchio alla legge è abominevole agli occhi di Dio"? A che serve dunque
il Sacrificio per le anime indurite? Rispondo secondo la dottrina dell'angelico
Dottore: "Benché la Sacra Scrittura ci avverta più volte che la preghiera
di una persona in stato di peccato mortale non piace a Dio, nondimeno Dio non
respinge quella che si eleva da un cuore sincero, perché odia il peccatore solo
in quanto tale, ma non sdegna per questo di ricevere dalle sue mani il santo
Sacrificio".
Il
S. Sacrificio offerto per la conversione dei peccatori
Piuttosto il dubbio potrebbe venire sotto
un'altra forma. Spesso la Messa viene offerta secondo l'intenzione di un
peccatore: qual è, per lui, il frutto del santo Sacrificio? Le Rivelazioni
di santa Geltrude racchiudono, a questo proposito, una storia istruttiva.
La santa, un giorno, pregava il Salvatore per la salute dei peccatori,
domandandogli di prevenirli con la sua grazia o di attendere l'ora della loro
conversione. Intercedeva poi con maggior istanza per i peccatori più
scellerati, per i quali sentiva una grande compassione, pur temendo di non
essere ascoltata. Il Signore le disse: "Il dono del mio Corpo immacolato
e del mio Sangue prezioso non merita forse di ricondurre ad una vita migliore
quegli stessi che sono nella via della perdizione?". Geltrude
meravigliata di queste consolanti parole esclamò: "O buon Salvatore, in
presenza del vostro Corpo purissimo e del vostro adorabile Sangue, vi scongiuro
di effondere la vostra divina grazia su quelle anime che sono in pericolo di
dannarsi. Affinché sia esaudita la mia preghiera vi offro, e per mezzo
vostro offro alla SS. Trinità, tutto ciò che compite sull'altare per la salute
del mondo". Dio gradì la preghiera della sua serva fedele e le promise
di far grazia agli infelici per i quali si rivolgeva a Lui.
La
S. Messa cancella i peccati veniali
Altro frutto
del Sacrificio è l'espiazione dei peccati veniali che offendono Dio più di
quanto generalmente si creda, come dimostra il seguente racconto. Un uomo aveva
un figlio che lo amareggiava incessantemente. Era pigro, giocatore, dissipatore
del denaro di suo padre e noncurante delle sue ammonìzioni. Il padre si
lagnava della sua leggerezza, ma il giovane rideva dei suoi rimproveri e
diceva: "Di che ti lagni, padre mio? Ti ho forse bastonato? Ho attentato
forse alla tua vita?". Questo è ciò che accade fra Dio e noi. Noi non
attentiamo all'esistenza del Padre nostro, cioè non commettiamo colpe mortali,
eppure quanti motivi di malcontento gli diamo ogni giorno e con quanta
ostinazione provochiamo la sua collera! Benché queste innumerevoli ed
incessanti infedeltà siano colpe veniali, bisogna espiarle, altrimenti Dio ci
caccerebbe dalla sua casa come figli indegni. Per scongiurare questo pericolo
Dio ci ha preparato un Sacrificio propiziatorio efficacissimo: la santa Messa.
Il Concilio di
Trento lo dice espressamente: "Gesù Cristo nell'ultima Cena ha istituito
la santa Messa affinché, la virtù di questo Sacrificio salutare fosse
applicata al perdono delle nostre colpe quotidiane". Queste parole non
hanno bisogno di commenti. Il sacro Concilio evidentemente parla dei peccati
veniali. San Pasquale aveva già esplicitamente insegnato la stessa dottrina:
"Il Sacrificio è rinnovato ogni giorno - dice - perché ogni giorno
pecchiamo, non potendo per la nostra fragilità vivere senza peccati. Il Signore
ci ha dato, è vero, molti rimedi contro queste ripetute offese, come le
preghiere, l'elemosina, le benedizioni della Chiesa, ecc., ma nessuno è così
potente come la santa Messa". Questa è anche l'opinione del Suarez:
"Si può credere - dice questo grande teologo - che quelli che offrono il
santo Sacrificio per ottenere la remissione dei loro peccati veniali sono
esauditi infallibilmente". Il padre Gobat è ancora più chiaro:
"Quelli che assistono alla Messa anche con altra intenzione che quella di
acquistare il perdono, se ne tornano interamente perdonati, purché abbiano la
contrizione e il fermo proposito di non peccare più". "Per la virtù
del santo Sacrificio -dice Osorio - i peccati veniali sono cancellati e i debiti
pagati". “Si - continua il p. Giacomo Strazio - l'efficacia della Messa
è tale che ci comunica le incommensurabili ricchezze dei meriti e della
soddisfazione di Gesù Cristo. I peccati veniali spariscono davanti all'altare
come cera al fuoco e la maggior parte delle pene, per essi meritate, ci viene
rimessa”. L'espressione del santo religioso è giustissima: i peccati veniali
sono distrutti dal fuoco dell'amore divino e le pene che dovrebbero seguirli
sono annullate. Dunque, dite a Dio all'inizio della Messa: "O Dio giusto,
depongo sul
santo altare, con ferma confidenza e con cuore pentito tutte le colpe della mia
cattiva vita, perché siano consumate dal tuo divino amore, lavate nel sangue
di Gesù Cristo e affinché per i meriti del mio Salvatore il mio debito sia
completamente estinto".
"Si -
aggiunge infine Marchant - la Messa cancella i peccati veniali, perché, in
conseguenza del peccato originale la nostra natura è portata al male
incessantemente e Gesù Cristo vedendo e sapendo ciò, ci ha preparato un mezzo
di salute in questo quotidiano Sacrificio". Per questo non potremo mai
ringraziare abbastanza il nostro Salvatore. Ah! Se non avessimo questo divin
Sacrificio, o se non potesse applicarsi all'espiazione delle colpe giornaliere,
qual peso porteremmo davanti alla divina giustizia! Quante pene da soffrire
nell'altro mondo! David parla dei peccati veniali quando dice: "Le mie
iniquità mi hanno tutto avvolto. Per la loro moltitudine hanno sorpassato il
numero dei capelli della mia testa", "Chi conosce i propri peccati?".
Ahimè! Ce ne sono molti che noi ignoriamo e che, per conseguenza, non possiamo
né detestare, né confessare, né espiare con la penitenza. Come ne sarebbero
liberate le nostre anime senza il Sacrificio propiziatorio della Messa? Ma che
cosa si deve fare per ottenere questo prezioso perdono? Seguire l'esempio di
santa Geltrude che offriva in unione col sacerdote, la vittima divina da lui
immolata. Dio Padre guardava con favore questa oblazione e riceveva sul suo
cuore l'anima pia che gliela presentava. Santa Geltrude otteneva certamente la
remissione dei peccati veniali poiché nella sua vita non aveva mai commesso
un peccato mortale. E nel momento dell'Elevazione soleva dire: "Padre
santissimo, vi offro questa beata Ostia per ottenere la remissione di tutte le
mie infedeltà". Parole che non soltanto le meritavano un assoluto perdono, ma la
rendevano degna di essere ricevuta nel seno di Dio. Anche voi, come l'illustre
vergine benedettina, nel momento dell'Elevazione dell'Ostia dite con tutta la
pietà e tutto il fervore possibile: "Padre celeste, ti offro per le mani
del sacerdote, il Sacrificio venerabile del Corpo e del Sangue del tuo Figliolo,
per essere liberato dalle mie sozzure, tanto mortali che veniali. O Padre, pieno
di bontà, lasciati commuovere da una vittima così santa e rimettimi tutto il
debito che la malizia o la debolezza umana mi ha fatto contrarre verso di
te". Più sarete fedeli a questa pratica, più diventerete puri. Il santo
Sacrificio cancella dall'anima nostra non solamente le colpe veniali, ma fa
sparire le minime macchie del peccato. Ce lo insegna san Giovanni Damasceno:
"Il Sacrificio purissimo e incruento della Messa - dice - è la riparazione
di tutte le offese e la purificazione da tutte le sozzure". Il Signore
stesso aveva detto per bocca del profeta Ezechiele: "Verserò sopra di voi
un acqua pura e tutte le vostre macchie saranno cancellate". questa
purificazione è simboleggiata dall'acqua che, per il colpo di lancia di
Longino, sgorgò dal Cuore di Gesù e in questo bisogna vedere l'opera non del
caso, ma di una Provvidenza attenta e vigilante. Dopo la sua morte Gesù volle
ricevere una ferita che restasse sempre aperta, simile ad una sorgente sempre
zampillante perché si compisse la profezia di Zaccaria: "Sarà aperta
una fontana nella casa di David, per lavare le sozzure del peccatore". Da
questa sorgente sgorgano i rivi del prezioso Sangue e dell'acqua misteriosa che
sono aperti ad ogni Messa, con libero accesso a tutti, di modo che ciascuno può
venire ad estinguervi la sua sete e purificarsi. quale felicità che questa
sorgente sia inesauribile ed abbondante e che, come aveva annunciato Isaia,
non ne siano mai chiusi gli accessi ai peccatori: “Attingerete
con allegrezza alla fontana della salute”. Tutti vi sono invitati dall'Apocalisse:
"Venite, voi che avete sete e bevete; e pure voi che non avete denari,
venite a dissetarvi come gli altri". Peccatori, rispondete ad un così
potente invito! Il profeta e l'apostolo sanno quanto quest'acqua è salutare e
con quale facilità le anime che vi si bagnano recuperano la grazia: acqua
veramente meravigliosa, mille volte superiore al vino più squisito e di cui
una sola goccia ha più valore di un regno!
CAPITOLO SEDICESIMO
LA SANTA MESSA È IL PIÙ GRANDE SACRIFICIO
DI SODDISFAZIONE
Per comprendere ciò che dirò bisogna prima
sapere che in ogni peccato c'è un doppio male: quello della colpa e quello
della pena.
La colpa che
ci toglie la grazia di Dio ci è perdonata nel sacramento della Penitenza, ma la
pena, mentre viene cancellata interamente nel Battesimo, non è rimessa che parzialmente
nella confessione. Dio ha voluto che il sacramento della riconciliazione ci
salvasse dalla pena eterna, ma che ci restasse da subire una pena temporale,
maggiore o minore a seconda dell'estensione del nostro pentimento, dell'ardore
del nostro buon proposito e della misura della nostra soddisfazione. Ora
avviene che, ordinariamente, noi andiamo al sacro Tribunale di penitenza con
una contrizione molto imperfetta e le nostre opere offerte in soddisfazione
dei nostri peccati sono insufficienti, così che ci viene fatta remissione
solamente di una piccola parte del nostro debito. Per non dover finire di
espiare le nostre colpe in purgatorio bisogna supplire con preghiere, vigilie,
digiuni, elemosine, con nuove Confessioni e sante Comunioni, con l'assistenza
alla Messa e con l'acquisto di indulgenze. Ma poiché le penitenze sono
contrarie alla natura e molte persone non sanno praticarle, una gran parte di
cristiani, per tali insufficienti disposizioni, sono costretti a subire
gravissime pene nell'altra vita, per evitare le quali imitiamo il debitore di
cui parla il Vangelo: "Il regno dei Cieli - disse Gesù Cristo - è simile
a quel re che volle regolare i conti con i suoi servi. Uno gli doveva diecimila
talenti e siccome quell'infelice era insolvente, ordinò fosse venduto con la
moglie, i figli e tutto ciò che possedeva. Il servo si gettò ai suoi piedi e
lo supplicò dicendo: ”Accordami una dilazione e ti pagherò interamente”. A
prima vista ci meravigliamo di vedere quell'uomo chiedere del tempo, invece di
sollecitare la remissione o la diminuzione del suo debito, poiché è evidente
che non avrebbe mai potuto procurarsi una somma così considerevole, neppure se
avesse avuto duecento anni a disposizione. Questo racconto non è un fatto
storico, ma una parabola. quel debitore rappresenta il peccatore carico di
delitti. O cristiano, di te parla qui Gesù Cristo: "Tu non sai quanto sei
infelice, miserabile, povero, cieco e nudo!". E perciò, come puoi tu, con
le tue sole buone opere, pagare diecimila talenti, tu che in tutta la vita non
sapresti guadagnare un soldo? Un solo peccato mortale trascina dietro di sé
una pena così grande che se tu dovessi sdebitartene con le tue risorse
personali, non ti basterebbe l'eternità. Eppure c'è un mezzo facilissimo per
liberartene: come l'uomo del Vangelo, gettati ai piedi del tuo creditore e
digli: “Signore, sii paziente con me, accordami ancora un po' di tempo ed io
ti renderò tutto per mezzo della santa Messa che ascolterò o che farò
dire”.
La S. Messa e il più grande sacrificio di soddisfazione
Il Sanchez ci
dà lo stesso consiglio dicendo: "quando ascoltate la santa Messa,
ricordatevi che essa è vostra", e il sacerdote ce lo conferma quando,
voltandosi verso i fedeli, dice loro: "Pregate fratelli, perché il mio
Sacrificio che è anche il vostro, sia gradito a Dio Padre onnipotente".
Abbiate dunque una santa audacia e domandate al vostro tremendo Padrone:
"quanto ti devo, o Signore? Riconosco il tuo credito e sono pronto a
pagarlo non da me stesso, ma per i meriti del tuo Figliolo presente su questo
altare e perciò ti offro il tesoro che tu stesso mi hai dato". Che
pensiero consolante è questo per i peccatori! I teologi convengono circa
questa efficacia: "Il Sacrificio della Messa - dice il Fornero - solo perché
è offerto, ha la virtù ammirabile ex opere operato, di rimettere la
pena dovuta ai peccati". Ed i Dottori insegnano ciò di comune accordo,
dichiarando in termini chiari che la Messa cancella il debito del celebrante,
di chi la fa dire e di quelli che l'ascoltano, purché abbiano i necessari
sentimenti di contrizione. Non sarà inutile spiegare il valore dell'espressione
ex opere operato. La Scuola vuol dire, con questa espressione, che il
santo Sacrificio trae dalla propria eccellenza tutta la sua efficacia, che non
può essere accresciuta né dalla pietà del ministro, né diminuita dalla sua
indegnità e questo si avvera ugualmente per gli altri Sacramenti. La virtù
del Battesimo, per esempio, purché siano osservati i riti e le parole
essenziali di questo Sacramento, è identica per chi lo riceve, tanto se il
ministro è un sacerdote pio, quanto se è cattivo. In altri termini: il
Sacramento opera unicamente per la sua stessa applicazione. Che consolazione per
i peccatori! E’ chiaro peraltro che per ottenere questo salutare effetto non
basta assistere alla Messa con la sola presenza corporale, ma si richiedono
anche le disposizioni dell'anima, non come sorgente di perdono, ma come
condizioni necessarie all'azione del santo Sacrificio.
La
S. Messa, inestimabile tesoro che ci permette di pagare il debito delle nostre
colpe
Cercherò di spiegare ancora meglio questa
verità. Gesù Cristo, con la sua vita, passione e morte sulla croce, ha
ammassato un così ricco tesoro di meriti che, se li distribuisse a tutti i
peccatori passati, presenti e futuri, donando a ciascuno tutto ciò che gli
sarebbe necessario per liberarsi, resterebbe ancora di che riscattare
innumerevoli mondi. questo tesoro, il Salvatore ce l'ha aperto molte volte:
prima al Battesimo, poi al tribunale della Penitenza e alla Mensa eucaristica,
ma giammai ce ne fa così generosamente partecipare come nella santa Messa,
perché secondo la dottrina del Concilio di Trento "I frutti del
Sacrificio cruento ci sono applicati con la più grande abbondanza dal Sacrificio
incruento".
Immaginate,
dunque, Gesù che discendendo dall'altare, si accosta ai fedeli presenti in
chiesa e a ciascuno distribuisce quest'oro celeste, come ricompensa della loro
pietà. Nessuno è escluso dalla distribuzione, eccettuati quelli che sono in
stato di peccato mortale, o che chiacchierano, ridono, scherzano, si guardano
attorno indiscretamente, danno noia al loro prossimo. Tutti gli altri ricevono
grazie, benché in una misura differente e secondo la loro devozione. I poveri
peccatori, dunque, dopo le ricadute, si affrettino a recarsi in chiesa, per
offrire la santa Messa a Dio Padre, perché si sentiranno il cuore intenerito,
lo spirito cambiato e otterranno più facilmente la grazia del perdono.
O quanto
saremmo edificati se potessimo conoscere tutti quelli che sono ritornati sulla
retta via! Ma non ci è dato di scoprire tanto da vicino le benedette vie per
le quali Dio scende in soccorso del peccatore. A noi basti, fra tante tenebre,
uno spiraglio di luce che ci mostri la via del Cielo.
La
S. Messa sollievo per le anime purganti
Parlerò ora della Messa offerta per il sollievo delle anime del
purgatorio. Non è possibile definire in quali proporzioni soffrono queste
anime, perché ignoriamo l'estensione della pena fissata da Dio. Quel che
sappiamo è che l'espiazione, nella vita futura, sarà molto più lunga di
quanto, secondo le nostre idee incomplete, ce la immaginiamo comunemente. E’
certo anche che sopra la terra, fra tutte le opere fatte per essere offerte a
Dio a sollievo di quei nostri poveri fratelli sofferenti, non ce n’è una più
adatta del Sacrificio incruento del Salvatore. E se è già una consolazione per
loro vedere quelli che hanno lasciato nel mondo, volgersi, in loro favore, con
pio slancio al Padre celeste, una Messa celebrata o ascoltata per il loro
sollievo, apporta loro un grande conforto. Ma poiché la Chiesa purgante non si
trova nelle stesse condizioni della Chiesa militante, ne consegue che ai membri
della prima possiamo applicare i frutti del santo Sacrificio solo a titolo di
suffragio, senza che ci sia possibile determinare di quanto tempo la loro
prova ne venga abbreviata. Questo dipende dalla divina misericordia, che resta
interamente libera. Piuttosto, finché siamo in terra, approfittiamo in tutti
i modi del tesoro messo a nostra disposizione e risparmieremo così, anche a noi
stessi, una pena che ci sarebbe poi tanto più amara, quanto più grave fosse
stata la nostra negligenza.
Se per un
grave delitto voi foste stato condannato ad una lunga prigionia e se col solo
assistere ad una Messa poteste liberarvene, non correreste ad ascoltarla? Ma che
dico? Non una sola Messa, ma cento ne ascoltereste. Eppure i mali della vita
presente non rendono neanche l'idea di quelli che ci attendono nell'altra vita
nelle fiamme divoratrici del purgatorio, che operando sulle anime, come il fuoco
sull'oro, le purificano e le adornano di nuovo splendore.
Se desiderate
una dottrina più precisa e domandate quale sia precisamente l'efficacia di una
Messa, sappiate che chi fa celebrare il santo Sacrificio ottiene molto più per
l'espiazione delle sue colpe di chi si contenta di assistervi, perché al primo
spetta per diritto una parte considerevole dell'oblazione. Ma rispetto alla
quantità esatta della pena rimessa, non possiamo determinarla, perché Dio
non ce l'ha rivelato. Se poi, alla devozione di far dire la Messa aggiungerete
quella di ascoltarla e seguirete con raccoglimento gli atti del sacerdote che
parla, prega e immola particolarmente secondo la vostra intenzione, il vostro
guadagno aumenterà. "Colui - dice il Marchant - che non contento di far
celebrare la santa Messa, si prende cura anche di assistervi, ne trae un
vantaggio molto più grande, perché per la sola applicazione della santa Messa
riceve solo i frutti applicati dal sacerdote, mentre gli altri meriti gli
sfuggono".
Una
conseguenza importante e generalmente molto trascurata, si ricava dalla
dottrina esposta sopra. quando fate celebrare una Messa, o per onorare un
santo, o per ottenere una grazia di solito dite: "Mi propongo di onorare la
santa Vergine, di ottenere questa guarigione, di scongiurare questo pericolo,
ecc.". Ma vi fermate a determinare una parte dei benefici che desiderate e
forse neppure pensate a chi si dovrà applicare la virtù soddisfattoria del
Sacrificio. D'ora innanzi non dimenticate di riservarla per voi e ne trarrete
così doppio profitto, perché non sarete meno esaudito se ciò che domandate è
utile alla vostra salute.
Soprattutto
dovrebbero assistere alla Messa quelli che hanno commesso molte colpe gravi e
non ne hanno fatto ancora penitenza, poiché è certo che Dio non lascerà
impunita alcuna infedeltà secondo il proverbio: "Aut poenitendum aut
ardendum: o espiare o bruciare", ed è molto meglio soddisfare su questa
terra che cadere, carico di debiti, nelle mani del Sommo giudice. Profittate,
dunque, di tutte le occasioni per ascoltare la santa Messa, supplendo in tal
modo alle rudi mortificazioni di cui si spaventa la vostra debolezza.
CAPITOLO DICIASSETTESIMO
LA S. MESSA È L'OPERA PIÙ ECCELLENTE DELLO
SPIRITO SANTO
Ho già parlato della Messa e dei suoi
rapporti con Dio Padre e con Dio Figlio. Ora, in questo capitolo, tratterò
della cooperazione dello Spirito Santo.
I beni che ci
vengono dalla terza Persona divina sono innumerevoli e ci è impossibile
comprenderli ed esprimerli. Lo Spirito Santo è amore e misericordia, addolcisce
continuamente i rigori della Giustizia e preserva i poveri peccatori dall'eterna
dannazione, poiché Egli ha cominciato, continuato e terminato l'opera della
nostra salute. L'ha cominciata nel seno immacolato di Maria, formando il corpo
di Gesù Cristo col sangue purissimo della santa Vergine; l'ha continuata nel
Battesimo dell'Uomo Dio, nelle acque del Giordano; l'ha terminata nel giorno
della Pentecoste, comunicandosi agli apostoli e ai discepoli che riscaldò con
fiamme ardenti, di modo che le anime indurite, che fino a quel giorno non erano
state toccate dalle piaghe e dalla passione del Salvatore, furono convertite dall'effusione
del suo Spirito. Lo Spirito Santo abita nei cuori dei fedeli cristiani e non si
allontana mai nemmeno da quelli che lo respingono, restando alla porta del loro
cuore e bussando incessantemente per entrare.
È’ certo e
lo insegnano universalmente i teologi, che Egli ha avuto una parte speciale
nella Redenzione e così anche la Messa è l'opera sua per eccellenza. Secondo
la teologia il mistero dell'Incarnazione, dove la divinità e l'umanità sono
unite in una sola persona, è la più grande meraviglia uscita dalla mano
onnipotente di Dio ed è opera dello Spirito Santo, come confessa la Chiesa
nel terzo articolo del Credo: "Il quale fu concepito di Spirito
Santo". Tuttavia, oso dirlo, il miracolo che si compie sull'altare sorpassa
il primo essendosi l'Uomo-Dio rimpicciolito fino al punto di trovare posto nella
più umile particella della santa Ostia.
Di questa
cooperazione dello Spirito Santo nella Messa, abbiamo la testimonianza della
liturgia alla quale san Giacomo ha dato il suo nome. Immediatamente dopo la
formula della Consacrazione, si leggono queste parole: "Ti preghiamo,
Signore, di inviare il tuo Spirito, affinché si degni, per la sua gloriosa
presenza, di santificare i nostri doni, transustanziare il pane nel tuo Corpo
e il vino di questo calice nel tuo Sangue prezioso". La stessa preghiera,
in termini quasi identici, si ritrova nella liturgia di san Clemente, papa e
martire, che dice: "Ti preghiamo, Signore, di inviare il tuo Spirito,
affinché di questo pane e del vino contenuto nel calice, faccia il Corpo e il
Sangue del tuo Cristo". Nei primi Eucologi (libri che contenevano
l'ufficio delle domeniche e delle feste) e nei primi messali, la
transustanziazione della materia eucaristica non è attribuita a nostro Signore
Gesù Cristo, ma allo Spirito Santo e in essi è invocata, per compiere quest'opera,
la terza Persona divina che ha compiuto l'opera dell'Incarnazione, secondo le
parole dell'Arcangelo Gabriele a Maria: "Lo Spirito Santo scenderà sopra
di te e la virtù dell'Altissimo ti coprirà della sua ombra". E nella
liturgia latina il sacerdote manifesta la stessa verità quando, facendo il
segno della croce sul pane e sul vino, supplica lo Spirito Santo di discendere
dal Cielo per benedire questi doni e dice: “Vieni, santificatore onnipotente,
Dio eterno e benedici questo Sacrificio preparato in onore del tuo santo
nome”. Sant'Ambrogio adopera precisamente gli stessi termini: "Fa, o
Signore, che discenda l'invisibile maestà del tuo Santo Spirito, come discese
sulle vittime dei nostri padri".
In
che modo lo Spirito Santo opera la transustanziazione
Ora vedremo in qual maniera lo Spirito Santo
opera la transustanziazione. Santa Ildegarda ce ne dà un'immagine sor
prendente: "Mentre il sacerdote, rivestito degli abiti sacerdotali, si
avanzava per celebrare, vidi venire dal cielo una gran luce che circondò
l'altare per tutto il tempo della Messa. Al Sanctus cadde una fiamma celeste
sul pane e sul vino penetrandoli, come la luce penetra il vetro e lo attraversa
coi suoi raggi. Nello stesso tempo, essa alzò le sacre specie verso il cielo,
per riportarle subito sul corporale. Nonostante che in apparenza non fosse cambiato
nulla, da allora non si vide altro che della vera Carne e del vero Sangue.
Considerando questo spettacolo, mi apparvero come in uno specchio,
l'incarnazione, la nascita, la passione e la morte di nostro Signore Gesù
Cristo, esattamente come si erano compiute sulla terra". Ad ogni Messa si
rinnova la meraviglia di cui, per grazia speciale, la santa fu testimone, benché
ai nostri occhi resti invisibile.
Due belle
immagini di questo mistero ce le aveva già offerte l'Antico Testamento. La
prima è il sacrificio di Aronne: "La gloria del Signore - dice l'autore
del Levitico - apparve a tutto il popolo e il fuoco scese per consumare
l'olocausto che riposava sull'altare. A tale vista il popolo cadde col viso a
terra e lodò il Signore. Alla consacrazione del tempio successe un fatto
simile: "quando Salomone terminò la sua preghiera, il fuoco del cielo
bruciò le vittime e la Maestà divina riempì il sacro recinto. Tutti i figli
d'Israele videro il fuoco discendere dal cielo e nel tempio contemplarono la
Maestà di Dio. Caddero con la faccia per terra e lodarono il Signore".
Meravigliose figure, queste, del santo Sacrificio della Messa, nel quale il
fuoco dello Spirito Santo viene dal cielo a bruciare il pane e il vino,
cambiandoli nel Corpo e nel Sangue di Gesù Cristo. Benché i nostri sguardi
impuri non contemplino questo fuoco, esso non è meno reale e più d'una volta
è stato visto quaggiù dagli occhi degli uomini.
Documentazione
di fatti
Lo storico
Simeone, il Metafraste, riporta il seguente fatto nella vita di san Clemente
papa e martire. Questo santo pontefice era stato mandato in esilio nell'isola di
Rodi. Il vescovo del luogo lo pregò, al suo arrivo, di dire la Messa e il
papa acconsentì. Appena pronunciate le parole della Consacrazione, il pane
apparve cambiato in carbone ardente. Innumerevoli schiere di angeli discesero
dal cielo e portarono in aria la santa Ostia con vive testimonianze di amore e
di gioia. I presenti, incapaci di sopportare questo ammirabile splendore, si
prostrarono umilmente e restarono così fino alla Comunione, quando il SS. Sacramento,
ripresa la forma ordinaria, fu consumato da san Clemente. Il Baronio racconta
che quando sant'Ignazio, patriarca di Costantinopoli, diceva la Messa, il pane
consacrato talvolta sembrava trasformarsi in un carbone ardente dal celeste
splendore.
Questi
racconti ci rivelano, sotto una forma che ne dà un'impressione viva, la parte
che lo Spirito Santo ha nella Consacrazione. Infatti il fuoco ci richiama alla
mente la Persona divina che si manifestò, sotto l'apparenza di questo
elemento, nel giorno della Pentecoste: emblema dell'amore eterno che unisce il
Figlio al Padre.
San Giuseppe
da Copertino, nel momento della Consacrazione, provava una tale angoscia che
poteva appena articolare le parole sacramentali, ma passato quel momento il
suo turbamento si dissipava e parlava normalmente. Un giorno il superiore del
convento gli domandò come mai provasse tanta difficoltà a pronunciare quella
formula. Il santo gli rispose: "Sulle mie labbra queste venerabili parole
sono come carboni accesi e pronunciandole mi accade ciò che succederebbe ad una
persona che avendo preso un alimento che scotta non può inghiottirlo se non
dopo averlo rigirato più volte in bocca".
La verità è
che la formula della Consacrazione contiene in se stessa il fuoco del Cielo:
essa opera con tutta la divina potenza, e per la sua efficacia il Creatore si
incarna nuovamente fra le mani della creatura.
Se è stato
potente il Fiat che trasse dal nulla il sole, molto più potente è la
parola che dà al Creatore stesso un nuovo modo d'esistere.
Per stabilire
ancora più chiaramente la parte che lo Spirito Santo ha nell'atto della
transustanziazione, riporterò un secondo racconto del Baronio. Nell'anno 536, a
Formello, poco distante da Roma, c'era un vescovo che adempiva con molto zelo al
suo ministero e soprattutto era solito dire la Messa con molta pietà. Tuttavia
fu denunciato al papa Agapito sotto l'accusa di mangiare nei vasi sacri. Il
pontefice ne fu turbato vivamente e inviò a Formello due ecclesiastici col
mandato di catturare l'accusato e di condurlo a Roma, per metterlo in
prigione.
All'alba del
terzo giorno che era domenica, un misterioso personaggio apparve in sogno al
papa e gli disse: "Oggi né tu né altri, all'infuori del vescovo che hai
imprigionato, deve dire la Messa". Agapito si svegliò, rifletté sulla
visione avuta e si domandò se un uomo accusato d'un tale delitto potesse
salire all'altare. Riaddormentatosi, sentì di nuovo la stessa voce: "Ti ho
detto che soltanto il prigioniero deve celebrare". Il papa esitava ancora e
la voce rinnovò, una terza volta, l'ordine. A quest'ultima intimazione il
papa spaventato fece venire il vescovo di Formello e gli domandò: "qual
è la vita che hai condotto fin qui?". "Sono un peccatore".
"Non hai dunque mangiato nei vasi sacri?". "Sono un
peccatore". Siccome non riusciva a strappare dalle sue labbra altra
confessione, Agapito decise che nello stesso giorno celebrasse in sua presenza.
L'umile prelato si schermi, ma dovette inchinarsi davanti alla formale volontà
di Agapito, che insisteva: "Sì, oggi canterai la Messa". Il vescovo
di Formello salì all'altare circondato da numeroso clero e cominciò il
Sacrificio. Arrivato al primo segno di croce che si fa sul pane e sul calice,
disse, secondo la prescrizione del messale: "Vieni, santificatore
onnipotente, Dio eterno e benedici questo Sacrificio preparato in onore del tuo
nome". Ripeté tre volte questa preghiera,come se non riuscisse ad andare
oltre e questo dispiacque ai presenti. Allora Agapito gli domandò la causa
della sua esitazione. Il vescovo rispose: "Perdonatemi, ma ripeto questa
preghiera perché ancora non vedo lo Spirito Santo discendere sul Sacrificio.
Intanto, prego Vostra Santità di ordinare al diacono che mi sta vicino di
ritirarsi, perché io non oso mandarlo via". Il papa acconsentì al suo
desiderio e subito vide, come lo vedeva il celebrante stesso, discendere lo
Spirito Santo. E’ inutile aggiungere che Agapito riconobbe l'innocenza del
santo vescovo. Ad ogni Messa, quando il sacerdote pronuncia la preghiera che
abbiamo citato, si riproduce la meraviglia della quale fu testimone, con i suoi
occhi corporali, il vescovo di Formello. Lo Spirito Santo non opera soltanto la
transustanziazione, ma benedice il Sacrificio. "Il Sacrificio incruento è
così santo e venerabile - dice padre Mansi - che lo Spirito Santo si unisce
agli angeli per benediflo". Quanto è grande, dunque, la santità della
Messa! Quanto è grande il prezzo di questo pane celeste, opera di una Persona
divina, preparata al fuoco della carità sustanziale!
Lo
Spirito Santo prega per noi nel S. Sacrificio della Messa
Nuovo mistero! Lo Spirito Santo fa ben di più
che preparare la materia eucaristica che deve diventare il nutrimento delle
anime, poiché ha di mira particolarmente il Sacrificio, quell'opera sublime che
Egli ordina a vantaggio dei nostri interessi temporali ed eterni. "Lo
Spirito Santo viene in aiuto della nostra debolezza, - dice san Paolo - perché
da noi stessi non sappiamo domandare nulla come si deve. Lo Spirito stesso, con
ineffabili gemiti, domanda per noi; lo scrutatore dei cuori sa ciò che lo
Spirito desidera, poiché questi secondo Dio intercede per i santi".
Certamente una persona divina non può pregare le altre, non essendoci nella SS.
Trinità né superiorità, né inferiorità, ma essendo la Giustizia
attribuita più specialmente al Padre, la Sapienza al Figlio e la Misericordia
allo Spirito Santo, si dice che questi prega il Padre di risparmiare i peccatori
e di salvarli. Tale è il pensiero di san Paolo. Ma lo Spirito Santo quando
pregherà per noi? Benché non cessi mai, è certo che lo fa soprattutto nella
santa Messa. "Nel tempo della santa Messa - dice san Giovanni Crisostomo -
non siamo soli a domandare: gli angeli piegano le ginocchia, gli arcangeli
uniscono le loro voci alle nostre, testimoniando così che il Sacrificio è per
loro, come per noi, l'ora della preghiera.
E perciò, al
momento in cui le piaghe o il sangue del Salvatore invocano il perdono sulle
nostre teste, lo Spirito Santo, dal canto suo, si sforza in maniera
particolare di vincere la divina giustizia. Quanto è grande la bontà di questo
misericordioso Spirito che, con gemiti ed insistenti suppliche, si adopera per
salvarci! Affidatevi con amore ad un amico così fedele, ma poiché lo Spirito
Santo prega per noi soprattutto nella santa Messa, ascoltatela qualche volta in
azione di grazie per i suoi benefici e per onorarlo personalmente.
CAPITOLO DICIOTTESIMO
LA S. MESSA È LA GIOIA DELLA CORTE CELESTE
La regina
Ester non provò mai tanta gioia come quando fu scelta da Assuero, fra tutte
le giovani del suo vasto impero, per farla sedere sul suo trono. E così la più
grande gioia della Madre di Dio sembra essere stata quella di essere chiamata
dal suo Figliolo alla celeste gloria, innalzata al disopra di tutti i cori degli
angeli e coronata regina del Cielo e della terra. Noi non possiamo farci un'idea
della purezza e dell'elevatezza di una tale felicità, perché in questa vita
terrestre siamo estranei ai sentiménti puramente soprannaturali e non
riusciamo a concepirli.
La
S. Messa é la più dolce gioia della Madonna e dei Santi
Come provare il senso della mia frase: la
santa Messa è la più dolce gioia di Maria e dei santi? Ve lo spiegherò
attraverso le parole del beato Alano, che lo aveva appreso grazie ad una
rivelazione. Gli fu detto: "Nella stessa maniera che la divina Sapienza ha
scelto una vergine fra tutte, dalla quale doveva nascere il Salvatore del
mondo, ugualmente il Salvatore ha istituito il sacerdozio per distribuire al
mondo, in qualsiasi momento, i tesori della Redenzione, attraverso il santo
Sacrificio della Messa e per mezzo dei sacramenti. Ecco la più grande gioia
della Madre di Dio, la delizia dei beati, il più sicuro soccorso dei vivi e
la migliore consolazione delle anime del purgatorio".
La Madre di
Dio, come tutti i santi, gioisce per una doppia beatitudine: la beatitudine
essenziale e la beatitudine accidentale.
La prima
consiste nella visione e nel possesso di Dio, secondo il grado di gloria nel
quale essi sono stati fissati nel momento della loro entrata in cielo. Questa
beatitudine essenziale non può né diminuire né aumentare.
La beatitudine
accidentale consiste negli onori particolari che Dio, gli altri santi o gli
uomini rendono ai beati. Noi possiamo credere, per esempio, che quando noi
celebriamo la loro festa sulla terra, essi ricevono degli onori particolari in
cielo e che tutte le nostre preghiere e le buone opere compiute in loro onore
sono a loro presentate dai nostri angeli come un mazzo di fiori dal profumo
delizioso.
Le Rive1azioni
di santa Geltrude confermano questa credenza e il Vangelo la indica
chiaramente attraverso queste parole di nostro Signore: "Vi dico, in verità,
c'è una grande gioia nel cielo quando un peccatore fa penitenza". questa
gioia, per il Buon Pastore, per gli angeli e per i santi, si rinnova ad ogni
ritorno di una pecorella smarrita, ma cessa quando il peccatore lascia di
nuovo l'ovile per una ricaduta nel peccato. Questo breve chiarimento vi farà
comprendere perché la santa Messa è la più grande gioia di Maria: è la sua
più grande gioia accidentale che sorpassa tutte le altre felicità di quest'ordine.
Se in onore
della Regina del Cielo voi recitate il rosario, l'ufficio, le litanie o
cantate degl'inni, mentre un altro sente piamente la santa Messa, quest'ultimo
avrà compiuto un atto di religione molto superiore e in più avrà causato un
piacere infinitamente più grande alla santa Vergine, rinnovando sotto i suoi
occhi la presenza del suo dolcissimo Figlio.
Quello che
rende ancora la santa Messa molto cara alla santa Vergine è il suo zelo per la
gloria di Dio, che la Maestà divina fa soprattutto consistere nella salvezza
delle anime. Attraverso il santo Sacrificio dell'altare noi rendiamo
all'augusta Trinità il solo omaggio degno di essa e glielo offriamo nello stesso
tempo al prezzo della Redenzione del genere umano. Ancora una volta quale
piacere così gradevole, così soave, così perfetto per Maria di vederci
attorno all'Altare dove il suo figlio amatissimo è adorato, dove noi piangiamo
i nostri peccati, dove noi contempliamo la dolorosa passione e dove il
Preziosissimo Sangue è sparso sulle nostre anime.
Da tutto
questo comprendete facilmente con quale benevolenza la santa Vergine accoglie
la preghiera dei cristiani devoti al santo Sacrificio della Messa. Ciò è
confermato da un racconto del Baronio. Nel 998, Roberto, re di Francia,
assediava il castello di St. Germain. Gli assediati si difendevano eroicamente e
l'armata del re non riusciva a penetrare nel castello. Al sesto giorno, Roberto
esasperato comandò l'assalto, ma c'era molto da temere. Spaventati, gli
assediati si rivolsero al beato Gisleberto, monaco dell'ordine di san Benedetto,
che li esortò a confidare in Maria. Egli stesso celebrò la santa Messa in
onore della beata Vergine e le truppe vi assistettero con grande devozione.
Mentre tutti erano in preghiera, una nebbia fitta avvolse la fortezza ed i suoi
dintorni. L'attacco diventava impossibile, mentre dall'alto delle torri, la
guarnigione seguiva tutti i movimenti degli assalitori e infliggeva loro delle
notevoli perdite. Roberto, vedendo la sua armata così indebolita, levò
l'assedio e si allontanò rapidamente. Senza dubbio, Maria non risponde sempre
con dei miracoli eclatanti alle nostre grida di disperazione, ma giammai la invochiamo
invano e siccome Lei è, per la sua dignità di Madre di Dio, incomparabilmente
più vicina all'adorabile Trinità degli altri santi, la sua intercessione è
più potente della loro.
Maria ha del
resto rivelato l'efficacia della sua preghiera al beato Alano. Ecco che cosa
dice il santo religioso:
1) Tutto ciò
che Maria domanda a Dio le è accordato.
2) Dio ha
deciso di essere misericordioso verso tutti quelli per i quali Lei prega.
3) La sua
intercessione ha una grande influenza sul destino degli uominì.
4) Lei ama i
peccatori più di quanto un uomo ne possa amare un altro.
5) Lei
desidera talmente la loro salvezza che sarebbe pronta, se Dio lo permettesse, a
dare soddisfazione per ciascuno di essi per mezzo di tutte le pene possibili.
6) Il minimo
atto, fatto in suo onore, vale più del culto di tutti gli altri santi.
7)
Una sola “Ave Maria” recitata piamente è accolta da Lei come un dono
molto prezioso.
8)
Come il cielo intero vince in splendore una stella, così la misericordia
di Maria sorpassa quella degli altri santi.
9)
Come il sole è più utile alla terra di tutti gli altri astri, così
l'intercessione di Maria è più efficace di quella degli altri santi.
10)
L'omaggio che rendiamo a Maria rende felici tutti
i santi.
11) L'omaggio che si rende ai santi è simile all'argento, quello che
rendiamo a Maria è come l'oro, quello reso a Gesù Cristo è paragonabile alle
pietre preziose, mentre quello che rendiamo alla SS. Trinità brilla come le
stelle del cielo.
12)
Maria libera ogni giorno qualche anima dal purgatorio.
Questi dodici
privilegi sono come la corona delle dodici stelle che san Giovanni ha
intravisto sulla testa di Maria. Chiunque la contempla con attenzione si sente
irresistibilmente attratto verso il culto della Madonna. In effetti, chi non
la saluterebbe con la gioia di un'Ave Maria sapendo che questa breve preghiera
le è infinitamente preziosa? Chi non si costituirebbe suo servo poiché il
servizio che a Lei si rende sorpassa tutti quelli che si possono rendere ai
santi? Mettete quindi tutto il vostro zelo per rallegrare ed onorare la
santissima Vergine, soprattutto per mezzo dell'assistenza alla santa Messa.
Ricordatevi che ad ogni Messa, Gesù rinnova la sua nascita, in modo che la
dignità materna di Maria rifulga di un nuovo splendore. Resta ancora da esporre
quale vantaggio è la santa Messa per i santi.
Noi rendiamo
omaggi ai santi, essi sono gli amici di Dio che è il primo ad onorarli:
"Essi seguono il Cristo con dei vestiti bianchi, perché ne sono
degni", ed è di essi che nostro Signore dice: "Chi vi glorifica, mi
glorifica". Durante la loro vita essi sono fuggiti dagli onori e si sono
loro stessi mortificati; hanno sofferto pazientemente le umiliazioni, gli
insulti, le persecuzioni dei cattivi. Per questo Dio fa splendere la loro innocenza
e la loro virtù e vuole che essi siano riveriti da tutta la cristianità.
La storia di
Mardocheo ne è l'esempio. Il pio servitore di Dio fu crudelmente perseguitato
dall'orgoglioso Aman, ma l'Altissimo si prese gioco delle intenzioni perverse
del favorito di Assuero e glorificò Mardocheo davanti a tutto il popolo. Quando
il re domandò ad Aman: "Che cosa si deve fare per onorare colui che il re
desidera colmare d'onore?", Aman pensando che si trattasse di lui rispose:
"Bisogna che l'uomo che il re vuole onorare sia vestito con abiti regali,
che monti lo stesso cavallo che il re ha l'abitudine di montare, che abbia il
diadema regale sulla sua testa e che il primo dei principi e dei grandi della
corte tenga il suo cavallo e marciando per le vie della città gridi che è così
che deve essere onorato colui che il re vuole onorare". Il re gli rispose:
"Sbrigatevi, prendete un vestito e un cavallo e trattate come avete detto
il giudeo Mardocheo che è davanti alla porta del palazzo. Fate attenzione di
non dimenticare nulla di tutto quello che dovete dire". Se questo re pagano
ha così esaltato il servizio di un uomo, quale gloria Dio riserverà ai suoi
fedeli servitori? Di quale magnificenza non li circonderà nel giorno del loro
beato ingresso nel cielo, nel giorno nel quale la Chiesa celebra la loro festa
sulla terra? Sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, la Chiesa esprime la sua
ammirazione per i suoi figli vittoriosi, attraverso gli offici propri del
breviario, dei canti, delle preghiere, delle prediche, delle processioni, dei
pellegrinaggi, ma principalmente attraverso il santo Sacrificio della Messa.
"Così sarà onorato colui che piacerà al re del cielo di onorare".
In verità, l'onore più eccellente, lo si rende ai santi attraverso il
Sacrificio dell'altare, se vi si assiste o se lo si fa celebrare con
l'intenzione di aumentare la loro felicità accidentale. Per onorare un
principe si dà spesso qualche rappresentazione teatrale ed egli ne prova
piacere anche se nell'opera non si parla di lui. Allo stesso modo, quantunque la
Messa non rappresenti che la vita e la passione del Signore, i santi provano una
grande gioia e delle singolari delizie, quando questo spettacolo ha luogo in
loro onore e il cielo intero ne è rallegrato.
Quando il
sacerdote pronuncia il loro nome, il loro cuore si commuove, poiché rimarca san
Crisostomo: "Volendo il popolo esaltare le prodezze del re che ha riportato
la vittoria, loderà anche i compagni d'armi dell'eroe che hanno validamente
respinto il nemico. Nello stesso tempo è un grande onore per i santi essere
nominati alla presenza del loro Signore, di cui si celebra trionfalmente la
passione e la morte e di ascoltare le lodi delle imprese che essi hanno compiuto
contro il demonio". Molina scrive sullo stesso soggetto: "Non potrebbe
essere cosa più gradita ai santi dell'offerta del santo Sacrificio, a loro
nome, alla SS. Trinità, per esprimere la riconoscenza per le grazie che essi
hanno ricevuto e in ricordo dei meriti che hanno acquistato". Santa
Geltrude osservava questa pratica e la insegnava alle sue religiose e per questo
nostro Signore le accordava spesso di constatarne l'efficacia. Nelle Rivelazioni
si legge: "Il giorno di san Michele durante la Messa, ella offrì a Dio
Padre il sacramento del Corpo e del Sangue del Salvatore, invocando i principi
del cielo e rallegrandosi della loro gloria e della loro beatitudine eterna.
Nostro Signore, attirando a sé in maniera ineffabile il SS. Sacramento, provocò
nei cori angelici delle gioie così abbondanti e così piene che essi ne
facevano la loro sola beatitudine. Allora tutti gli angeli piegarono le
ginocchia, in maniera molto rispettosa, davanti a santa Geltrude, per
testimoniarle quanto stimassero il beneficio che ella aveva loro procurato e per
rassicuraila che avrebbero messo tutto l'impegno possibile per custodiria e
conservaila e per renderla degna di apparire davanti al suo Sposo con tutti gli
ornamenti che egli ama".
Notate che
santa Geltrude offre il santo Sacramento, non a san Michele o ad altri angeli,
ma a Dio Padre e voi non troverete scritto in nessuna parte di questo libro che
il santo Sacrificio possa essere offerto a Maria, agli angeli o ai beati. E’
spesso offerto in onore della SS. Trinità e il nome dei santi viene solamente
menzionato, poiché, dice sant'Agostino: "Noi non innalziamo altari ai
martiri, ma offriamo il sacrificio in loro memoria . quale sacerdote ha mai
detto all'altare dove riposano le reliquie dei santi: "Noi vi offriamo il
sacrificio, o san Pietro o san Paolo o san Cipriano?". Il Concilio di
Trento si serve quasi degli stessi termini: "quantunque la Chiesa abbia
la consuetudine di celebrare la Messa in onore dei santi, essa non intende
offrirla a loro, ma a Dio che li ha incoronati". Così il sacerdote non
dice: "Io vi offro questo sacrificio o san Pietro o san Paolo", ma
ringraziando Dio della vittoria accordata a tali santi, egli domanda a quelli di
cui celebriamo la festa sulla terra, di intercedere per noi in cielo. La
Chiesa continua: "Se qualcuno dice che è illecito celebrare la Messa in
onore dei santi per ottenere la loro intercessione presso Dio, sia
anatema".
Usate dunque il vostro sbalorditivo potere per aumentare la bontà accidentale degli eletti, offrendo il santo Sacrificio, in loro onore, alla SS. Trinità e all'elevazione dite a Dio: "Vi offro il Vostro caro Figlio, per la più grande gloria e per la più grande gioia del beato N.". Prima di andare in chiesa, abbiate cura di consultare il calendario, senza mai dimenticare il vostro santo patrono, e nell'ora della morte, benedirete il giorno in cui avete abbracciato questa salutare pratica.
CAPITOLO DICIANNOVESIMO
LA S. MESSA È’ IL PIÙ GRAN BENE DEI
FEDELI
TESTIMONIANZE DEI SANTI PADRI
Il materiale a disposizione su questo
argomento è vastissimo, quindi mi limiterò alla citazione di alcune
affermazioni di autori spirituali e dei santi Padri che abbondantemente hanno
scritto su questo soggetto, poiché sarebbe impossibile riassumerle tutte.
San Lorenzo
Giustiniani dice: "Nessuna lingua umana potrebbe elencare i favori dei
quali è sorgente il santo Sacrificio". Poi aggiunge: "Con l'offerta
della Messa il peccatore sì riconcilia con Dio, il giusto diviene più giusto,
le colpe sono cancellate, i vizi annientati, le virtù e i meriti aumentati,
le astuzie del demonio sono confuse".
Il p. Molina,
certosino spagnolo, ci ha lasciato sulla Messa scritti capaci di accendere in
tutti i cuori il più ardente amore per questo augusto Sacrificio. "Niente
- egli scrive – è così necessario all'uomo pellegrino, né così utile alle
anime del purgatorio come la santa Messa. La sua eccellenza è tale che tutte le
buone opere e tutte le più grandi virtù, paragonate ad essa, non hanno quasi
alcun valore". Questa dottrina confonde l'intelligenza. Come si può
ammettere che tutte le buone opere del mondo, compiute con vera devozione, ferma
attenzione, profonda umiltà e irreprensibile purezza d'intenzione, restino al
di sotto di una sola Messa? Ma cesserà la vostra meraviglia se riflettete sulle
verità esposte nel capitolo precedente. D'altra parte, ecco le testimonianze
dei Dottori. "Colui - scrive il Fornero - che non avendo peccati mortali
sulla coscienza, assiste devotamente alla Messa, acquista più meriti che se,
per amor di Dio, compisse le opere più penose, perché traendo gli atti di
religione il proprio valore e la propria dignità dal loro oggetto, non può
esservene più nobile, più prezioso di questo augusto Sacrificio. Tutti quelli,
dunque, che cercano il loro profitto spirituale non hanno niente di meglio da
fare che offrire al Signore quest'opera incomparabile". In altri termini:
per una sola Messa ascoltata in stato di grazia, otteniamo da Dio più che se
compissimo, per amor suo, i più lontani e penosi pellegrinaggi, nonché gli
atti più eroici. Chi non cercherà di acquistare così grandi meriti e di
procurare all'Onnipotente un tale onore? A parer mio un uomo che, per recarsi ad
un lontano santuario, lasciasse la Messa, agirebbe inconsideratamente, non
potendo, i meriti del viaggio, compensare quelli perduti con tale omissione.
Utilità
del S. Sacrificio
Anche Marchant
ha parlato dell'utilità del santo Sacrificio: "La Chiesa cattolica -
dice - non può fare niente che sia migliore, più santo, più degno di Dio, più
gradito a Gesù, a Maria, agli angeli, ai santi, più profittevole ai giusti ed
ai peccatori e più salutare alle anime del purgatorio, che offrire la santa
Messa". Come potete capire da queste parole, i Dottori non esitano nel
definire la grandezza della Messa. Ma ascoltate ancora. Nel Prefazio della
Messa, la Chiesa, volendo dare ai sacerdoti un'alta idea di questo olocausto,
li assicura che, per una sola oblazione, si rende a Dio onnipotente un omaggio
molto più grande che acquistando ogni genere di meriti e sopportando ogni
sofferenza. Parole ammirabili che esprimono perfettamente l'infinito valore
del santo Sacrificio! Ma forse vi stupisce questo insegnamento, o cristiani, e
pensate che sia necessaria una spiegazione che soddisfi il vostro spirito.
Volete dunque sapere perché la santa Messa è al di sopra degli atti più
eroici e anche del martirio? Perché il Salvatore, sull'altare, esercita tutte
le virtù e offre al Padre suo la totalità dei suoi meriti; perché
l'espressione di lode, di amore, di adorazione, di riconoscenza che deriva da
questo Sacrificio sorpassa infinitamente tutte le opere degli angeli e dei santi
a tal punto che se qualcuno presentasse alla SS. Trinità tutte le penitenze,
tutte le preghiere, tutte le virtù degli apostoli, dei martiri, dei confessori,
delle vergini e di tutti i beati, vedrebbe la sua offerta meno gradita di
quella di una sola Messa celebrata dal più umile dei sacerdoti.
Come ultima
prova aggiungo la testimonianza della Chiesa formulata nel Concilio di Trento il
17 settembre 1562: "Dobbiamo necessariamente confessare che i cristiani non
possono compiere un'opera così santa, così divina, quanto questo tremendo
mistero, in cui il sacerdote ogni giorno immola sull'altare quella vittima
vivificante che ci riconcilia con Dio Padre".
Se non
avessimo altre autorevoli testimonianze, questa dovrebbe bastare per indurci ad
ascoltare quotidianamente la santa Messa. Meditate, o cristiani, l'insegnamento
della Chiesa, ma non pensate che essa voglia insinuarvi nella mente di trascurare
ogni altra opera buona.
Essa vuole
insegnarci che i sacerdoti non possono fare niente di più divino che dire la
Messa e i fedeli non possono fare niente di più santo che ascoltarla, servirla,
recitarne le preghiere, farla celebrare, offrirla in unione con il sacerdote.
Aprite dunque
gli occhi e le orecchie, o fedeli, ma aprite soprattutto il cuore e ascoltate
la dottrina della madre vostra, la Chiesa.
Il
S. Sacrificio della Messa supera tutte le nostre opere meritorie
Per la maggior
gloria di Dio e dei santi potete compiere innumerevoli ed eccellenti azioni,
ma non potete offrire loro niente di più gradito del santo Sacrificio. Potete
compiere molte opere buone, ma non potete fare niente di così salutare, di così
utile come l'assistere devotamente alla santa Messa. Come il sole splende più
di tutte le stelle e, da solo, benefica la terra più di tutti gli astri, così
l'ascoltare con devozione la Messa supera tutte le altre opere meritorie della
giornata.
Come un
piccolo frammento d'oro è più pregevole di un grosso pezzo di piombo, così la
pia assistenza alla Messa, vale infinitamente più di tutte le preghiere e di
tutte le opere di penitenza. Che penseremo, allora, della nostra negligenza, delle
nostre omissioni, dei frivoli pretesti che ci servono di scusa per non assistere
alla Messa? San Francesco di Sales teneva in così alta considerazione l'udire
la Messa che la preferiva anche alla meditazione, esercizio che tutti i maestri
di spirito mettono al di sopra delle altre preghiere. A santa Giovanna Francesca
Fremiot di Chantal, sua figlia spirituale, mandata a fondare un convento,
scriveva così:
"Mia cara figlia, vi prego prima di tutto di erigere una cappella,
affinché ogni giorno possiate ascoltare la Messa, ma se non potete farlo, non
mancate mai di recarvi, con modestia, alla chiesa più vicina, per assistere a
questo divin Sacrificio: l'anima, durante il giorno, è molto confortata se la
mattina è stata accanto al suo Salvatore, realmente presente nei santi
Misteri". La santa domandò al suo padre spirituale: "Durante la
settimana, devo sacrificare l'orazione mentale per ascoltare la Messa, o tralasciare
la Messa per darmi all'orazione?". Il santo rispose: "Vi è molto più
utile assistere ogni giorno al santo Sacrificio che ometterlo per restare in
casa a pregare. La presenza corporale dell'umanità del Salvatore non può
essere sostituita dalla sua presenza spirituale e perciò la Chiesa incoraggia
i fedeli ad ascoltare ogni giorno la Messa".
Come il santo
Vescovo di Ginevra, il Fornero preferisce la Messa all'orazione anche quando
questa ha per oggetto la vita e la passione di Gesù Cristo: "La preghiera
del cristiano che ascolta devotamente la Messa, supera - dice - le preghiere più
lunghe e anche la contemplazione celeste. Causa di questa supremazia sono i
meriti della passione di nostro Signore Gesù Cristo, sorgente di innumerevoli
grazie, veri torrenti di beni soprannaturali.
Se vi piace
meditare la vita e la passione di Gesù Cristo scegliete, per fare questo, il
tempo della santa Messa, in cui avete davanti agli occhi questi augusti
misteri. Vi piace immaginarvi Gesù sulla terra e intrattenervi con lui?
Pensate che sull'altare è realmente presente nella sua divinità e nella sua
umanità. La vista del sacerdote non può certamente nuocere al vostro raccoglimento,
perché il seguire i suoi atti e stare attenti al significato delle cerimonie
che compie, anziché una distrazione è piuttosto un'applicazione dello
spirito".
Episodio
che dimostra quale fonte di bene sia per l'anima il S. Sacrificio
Come
conclusione di questo capitolo, riporterò un fatto che racconta Luca Pinelli.
Un povero operaio aveva una particolare devozione alla santa Messa e quando
poteva, non mancava mai di assistervi. Un giorno si alzò di buon mattino, per
recarsi sulla piazza del mercato, dove, secondo l'uso del tempo, gli operai
aspettavano qualcuno che venisse ad offrirgli un lavoro. Mentre aspettava,
sentì suonare le campane della chiesa e allora egli lasciò i suoi compagni e
andò immediatamente in chiesa per assistere al santo Sacrificio con vero
fervore e, dopo la celebrazione, restò ancora qualche momento in chiesa, domandando
a Dio di accordargli il nutrimento quotidiano. Al suo ritorno in piazza tutti
gli operai erano partiti per il lavoro. Dopo aver aspettato a lungo si incamminò
verso casa, ma poco dopo incontrò un ricco signore che, saputa la causa del suo
dispiacere, gli disse: "Invece di desolarti, vai ad ascoltare un'altra
Messa secondo la mia intenzione ed io ti pagherò la giornata". L'operaio
ritornò in chiesa, ascoltò tutte le Messe che vi si celebravano e poi si recò
a casa del signore che gli offrì un buon pasto e una moneta d'argento. Ben
rifocillato e ben pagato, ringraziò con effusione e, questa volta tutto
giulivo, riprese la strada di casa. Ad un tratto gli si presentò davanti un
viaggiatore dall'aspetto nobile e simpatico e gli domandò il motivo della sua
gaiezza. L'operaio raccontò la sua storia, lodando molto la generosità del
benefattore, ma il suo interlocutore non fu dello stesso parere. "questo
ricco - disse - ti ha dato poco per tante Messe; vai ad avvertirlo che se non fa
di più per te se ne pentirà".
L'operaio
ubbidì e riferì fedelmente al suo benefattore la conversazione avuta con lo
sconosciuto del quale gli descrisse l'affabilità e l'aria imponente. Il
signore, immaginando che lo sconosciuto fosse un santo, diede cinque scudi al
povero uomo e gli raccomandò di pregare per lui. Il buon operaio, appena uscito,
incontrò di nuovo il misterioso personaggio che gli domandò: "quanto
hai ricevuto?". L'operaio elogiò di nuovo la generosità del ricco
signore e mostrò l'offerta ricevuta.
"Ritorna
da quel signore e digli che se non ti dà cento scudi, domani non sarà più in
vita". Al brav'uomo ripugnava tornare a chiedere altri denari, ma fu tale e
tanta l'insistenza di quel forestiero che alla fine obbedì. Il ricco che era un
gran peccatore e non si era mai confessato si impaurì tanto nel sentire una
tale predizione che preferì dare cento scudi, anziché esporsi ad una morte così
vicina.
La notte seguente Gesù Cristo gli apparve in
sogno e gli disse: "Sono stato io che ho fatto ritornare per due volte da
te quell'operaio. L'ho fatto perché il demonio domandava vendetta alla mia
severa giustizia contro di te, per certi peccati gravi che non hai mai
confessato e che gli davano potere sull'anima tua. Fortunatamente per te, quest'uomo
ha ascoltato la Messa secondo la tua intenzione, con tal fervore che ho sospeso
la sentenza per lasciarti il tempo di pentirti. Confessa i tuoi delitti,
migliora la tua vita e sii generoso verso colui che ti ha salvato con le sue
preghiere". Il ricco signore obbedì e da allora assistette assiduamente
alla santa Messa, Sacrificio augusto, che gli fu più utile di tutte le sue
ricchezze, perché esso riscattò dalla morte il corpo e l’anima.
Sorge
spontanea una domanda: dunque si può stabilire un prezzo per la celebrazione
della Messa? No, sarebbe rinnovare l'azione di Giuda che vendette il suo
Salvatore. Allora, perché i sacerdoti accettano il denaro? Lo possono accettare
perché san Paolo ha detto: "Chi serve l'altare deve vivere dell'altare".
I sacerdoti ricevono gli onorari come ricompensa della loro fatica, non come
prezzo del Sacrificio, cosa che costituirebbe peccato di simonia. Per esempio:
una povera donna dice ad una pia signora: "Oggi ho ascoltato la Messa e me
ne sono applicati i frutti, ma se mi fate l'elemosina ve li lascio". Questa
povera agirebbe malissimo, perché cercherebbe di cambiare le cose spirituali
con un bene temporale, cambio d'altra parte impossibile, essendo i meriti
della Messa applicati nel momento che si celebra, sia ai presenti, sia a quelli
per i quali è stata detta. Se voi non l'ascoltate né per voi né per il
prossimo, il merito è versato nel tesoro della Chiesa, del quale nessuno di noi
possiede la chiave. Potete disporre prima dei frutti del santo Sacrificio,
designando la persona per la quale lo fate celebrare o l'intenzione per cui vi
assistete. Per esempio: un mendicante dice ad un ricco: "Datemi un pezzo di
pane ed io ascolterò la Messa per voi". Questo linguaggio è
irreprensibile, come insegna padre Gobat, volendo significare questo: voglio
privarmi, a vostro profitto, della mia ricompensa. In questa specie di
contratto chi rinuncia ai benefici della Messa cede infinitamente più di quel
che guadagna, per quanto magnifica possa essere la retribuzione che ne
ottiene, poiché ascoltando la Messa ha diritto, ex opere operato, in
virtù dell'efficacia propria del Sacrificio, ad una parte dei meriti di Gesù
Cristo. Se, in cambio di qualche centesimo, vi si lascia questo ricco tesoro,
fate un cambio tale che non potreste concluderne uno più vantaggioso.
CAPITOLO VENTESIMO
LA SANTA MESSA È IL MEZZO PIÙ SICURO PER
AUMENTARE IN NOI LA GRAZIA DIVINA E LA GLORIA CELESTE
Nella città dove si usa fare il mercato, si
mette in vendita una grande quantità di oggetti. Anche la Chiesa e il Cielo
hanno il loro mercato per vendere la grazia divina e la gloria celeste. Ma
queste sono cose rare e preziose e quindi dove possiamo noi trovare il denaro
sufficiente per comperarle? State tranquilli, si possono acquistare senza denaro
contante.
Il profeta
Isaia ci invita a prendere parte a questo mercato, quando dice: "Voi, che
non avete denaro, affrettatevi, comperate e mangiate, venite, comperate senza
denaro e senz'altra permuta". Anche il salmista dice che queste celesti
mercanzie si danno gratuitamente: "Il Signore donerà la gloria e la
grazia". E’ vero che le dona spesso, ma raramente le dispensa con tale
abbondanza come nella santa Messa. Per comprendere questo è necessario,
prima, spiegare che cos'è la grazia santificante. La grazia santificante è
un dono soprannaturale che rende l'uomo gradito a Dio e degno della vita eterna.
La grazia si unisce all'anima e resta sempre con essa, se non ne è scacciata
dal peccato mortale. Si distinguono due specie di grazie: quella che, riportando
l'anima dalla morte alla vita fa del peccatore un giusto e quella che, per le
buone opere, fa crescere il giusto nella santità. San Tommaso ci insegna quanto
è preziosa la grazia: "La più piccola grazia - dice - vale più di tutto
l'oro del mondo". Verità sorprendente, ma certissima, poiché l'uomo che
possiede la grazia santificante, anche nel suo grado più basso, è amico del
suo Creatore e se muore in questo stato ha diritto alle ricchezze celesti e al
possesso di Dio, secondo la celebre promessa fatta ad Abramo: "Io sono il
tuo protettore e la tua sovrabbondante ricompensa". Ma poiché tutti i
tesori del cielo e della terra si riuniscono in Dio e l'Essere di Dio ha più
valore di tutto ciò che è nel cielo e sulla terra, ne consegue che l'uomo in
stato di grazia è infinitamente più ricco che se avesse guadagnato l'universo.
La
Santa Messa accresce la bellezza di un'anima in grazia
Aumentiamo
questa fortuna incomparabile, non soltanto con le buone opere e con quelle
eroiche, ma con tutte quelle che hanno un merito soprannaturale, come i buoni
pensieri, i santi desideri, le giaculatorie, che raddoppiano, centuplicano
quaggiù, in noi, la grazia e che dopo la morte accresceranno la nostra
beatitudine. Tale è la testimonianza del Salvatore: "Un bicchiere d'acqua
dato in nome mio, non resterà senza ricompensa". Il che significa che
Dio, per quella piccola carità si comunica di più all'anima, si fa meglio
conoscere da lei, perché essa possa perfettamente godere di Lui e amarlo con più
ardore. Cerchiamo di approfondire questo argomento. La grazia riveste l'anima di
una tale bellezza che al suo confronto lo splendore del sole e delle stelle non
resiste e l'incanto dei fiori sparisce. Dirò di più: se vi fosse concesso di
contemplare una volta soltanto questo meraviglioso spettacolo, tutte le magnificenze
della creazione non varrebbero più niente ai vostri occhi. Questo effetto
ammirabile è prodotto dalla natura propria della grazia, a seconda che essa sia
più o meno abbondante.
La grazia è
il vincolo della carità, se non la carità stessa, e per essa Dio e la
creatura si amano e diventano confidenti e amici. Quando l'anima santa si lascia
accendere dall'amore di Dio, è da Dio stesso talmente riamata ed Egli
preferisce la sua compagnia a tutti gli splendori del cielo. E benché sia come
ferito dalla tiepidezza, non può decidersi a ritirarsi dall'anima e malgrado
tutte le indelicatezze che gli rendono penosa una tale dimora, vi resta fino
alla venuta del peccato mortale. Ma neanche allora si allontana del tutto e
sta davanti alla porta chiusa, bussa dolcemente e chiede di rientrare:
"Vedete, sono alla porta e busso e se qualcuno mi apre, entrerò da
lui". In virtù di quest'amicizia Dio comunica all'anima tutti i suoi
beni: il fervore, le consolazioni, i buoni desideri e la gioia interna, la
protegge e la fortifica, la governa e la dirige e finalmente si unisce
strettamente a lei, secondo le parole di san Pietro: "Ci ha dato i
grandissimi e preziosissimi beni che aveva promesso per farci così partecipi
della natura divina". Ah! Noi che stimiamo tanto i doni del mondo, quanto
più dovremmo sospirare la grazia che ci arricchisce infinitamente! L' anima
santificata, divenuta figlia di Dio è resa anche infinitamente nobile. Che
incomparabile onore per il figlio di un mendicante essere adottato da un re! Ma
quale onore mille volte più grande essere adottato dal Re dei re! San Giovanni
è come rapito a questo pensiero: "Guardate l'amore che Dio ci ha
dimostrato: ci chiama figli suoi e lo siamo in realtà". E san Paolo
conclude: "Se noi siamo i figli di Dio, siamo anche i suoi eredi".
Essere eredi di Dio! Che avvenire e nello stesso tempo che gloria incomparabile!
Perché se ci è impossibile comprendere l'Essere divino ci è altrettanto
impossibile misurare la dignità alla quale ci eleva l'adoziòne divina. Da
questo potete considerare quanto la grazia meriti le nostre aspirazioni ed i
nostri sforzi. Abbiamo già detto che ad ogni aspirazione la grazia cresce
nell'anima pura o che è stata purificata dal pentimento e che, quanto
migliore è l'opera, tanto più ricco diviene il tesoro. quale valore avrà
dunque la santa Messa che è l'opera per eccellenza?
"Non
soltanto il sacerdote - dice un teologo - ma quelli che fan dire la Messa o che
vi assistono hanno diritto, a titolo di giustizia, de condigno come parla
la Scuola, ad un accrescimento di grazia e di gloria e questo vantaggio è
assicurato loro ex opere operato, cioè in virtù del santo Sacrificio al
quale cooperano". Il primo frutto lo riceve il sacerdote, che se non sempre
ottiene tutto ciò che domanda, però è sempre, più o meno, esaudito secondo
la vivezza della sua fede, l'ardore della sua devozione e l'esattezza
nell'osservanza delle cerimonie.
Quanto più
perfette sono queste condizioni, tanto maggiore è il profitto. Se esse in
parte mancano, il merito è minore e sarebbe nullo se il sacerdote, invece di
edificare i fedeli, li offendesse nei loro sentimenti di pietà con una
visibile disattenzione, con troppa fretta nel celebrare, oppure con un contegno
poco rispettoso, ciò che purtroppo sarebbe segno manifesto della mancanza di
buone disposizioni interiori. Dopo il sacerdote ricevono un aumento di grazia,
purché non siano in stato di peccato mortale, coloro che fanno dire la Messa
per sé o per altri. I presenti hanno la loro parte, non solamente in ragione
della pietà che li ha condotti ai piedi dell'altare, ma anche in ricompensa
delle virtù speciali che vi praticano. Essi, al ricordo dei loro peccati,
eccitano nei loro cuori un nuovo pentimento ogni volta che si battono il petto,
esercitano la loro fede considerando nell'Ostia santa Gesù Cristo presente che
si offre al Padre per loro, il che è uno degli articoli fondamentali della fede
cattolica. E se è stretto obbligo per noi testimoniare a nostro Signore tali
sentimenti, non è però meno grande il piacere che prova il divin Salvatore nel
riceverne l'omaggio.
A questa
sorgente attingerete anche con maggior abbondanza se, nel momento
dell'elevazione dell'Ostia e del Cali- ce, deposto ogni pensiero terreno, con lo
spirito levato al Cielo, offrirete all'eterno Padre il Corpo e il Sangue del suo
Figliolo e se all'esercizio della carità riguardo a Dio, unirete l'esercizio
della carità riguardo al prossimo, pregando il Signore di applicare i meriti
del santo Sacrificio ai vostri fratelli vivi'o morti, soprattutto a quelli
verso i quali avete obblighi speciali e infine se farete la comunione
sacramentale, o almeno spirituale, insieme al sacerdote.
Il Concilio di
Trento formula la dottrina della Chiesa: "Dobbiamo necessariamente
riconoscere che i cristiani non possono compiere opera più santa, né più
divina". Aggiungo che tanto più è gradito a Dio il vederci assistere con
fervore all'augusto Sacrificio, quanto è maggiore il disprezzo che ne hanno gli
eretici, dai quali è considerato come un'idolatria. Per quest'atto di
riparazione, come attestano i santi Padri, saremo ricompensati con una generosità
speciale.
Il
Signore ricompensa con doni spirituali le anime che assistono al S. Sacrificio
San Cirillo afferma: "I doni spirituali
saranno riccamente dispensati a quelli che assistono alla santa Messa con le
convenienti disposizioni". San Cipriano dice ancora: "Il pane
soprannaturale e il calice consacrato contribuiscono alla salute e alla vita di
tutto l'uomo
Il papa Innocenzo III afferma che "per
l'efficacia del santo Sacrificio sono aumentate,in noi,tutte le virtù e ci sono
largamente dispensati i frutti della grazia". San Massimo non è meno
esplicito: "I cristiani non devono trascurare mai la Messa, perché,
durante la celebrazione del santo Sacrificio, le grazie dello Spirito Santo sono
effuse sui presenti".
"Nella
santa Messa - dice il Fornero - in virtù della quale riceviamo veri torrenti di
beni celesti, ci sono applicati abbondantemente i meriti della passione".
Termino con la testimonianza di Osorio: "Se un padre consegna a suo
figlio diecimila talenti per farli fruttare, questi, con un po' di zelo, accumula
una grossa fortuna. Ora il Padre celeste nella Messa vi dà un immenso capitale,
affinché, simile all'evangelico mercante di perle, diveniate ricchissimi. Vi
dà l'unico Figlio suo, nel quale, unita all'umanità, risiede la pienezza della
divinità in cui sono accumulati tutti i tesori della divina Sapienza". San
Paolo dice: "Non ci ha Egli donato tutto nel darci il suo
Figliolo?". Non ci ha Egli dato tutte le ricchezze, tutti i meriti, tutte
le soddisfazioni di questo adorabile Salvatore? Non ci ha Egli dato la sua
Carne, il suo Corpo e la sua Anima? Quanti benefici, quanta felicità e che
immenso tesoro può accumulare chi abbia soltanto un poco di zelo! Se a queste
grazie aggiungete i frutti dei quali abbiamo parlato al capitolo terzo, non vi
sarà difficile comprendere che nessun'altra opera del mondo potrebbe rivaleggiare
con questa.
La santa Messa
aumenta anche la nostra gloria nel Cielo e la gloria celeste è un bene
inestimabile, il più degno dei nostri sforzi e dei nostri desideri. Tanto è
vero che il più piccolo grado di essa è così prezioso da fare esclamare a san
Paolo: "Né occhio umano ha mai visto, né orecchio ha mai udito ciò che
Dio riserva a coloro che lo amano". Chi potrà dunque descrivere la felicità
di quelle anime che la possiedono in grado eminente? La Chiesa insegna che le
buone opere aumentano in noi la grazia aumentando, in pari tempo, la causa della
gloria celeste, ma non ce ne fa conoscere l'abbondanza.
Basta dire
"che il cristiano accumula meriti per la vita eterna ogni volta che assiste
con devozione alla Messa". Tali sono le parole del Salvatore a santa
Geltrude, parole che servono di luminoso commento al testo di san Luca:
"Una misura giusta, pigiata, scossa e traboccante sarà versata nel vostro
seno".
L'assistenza
alla S. Messa ci merita un nuovo grado di gloria
Sì, è certo
che nella Messa meritiamo un nuovo grado di gloria. La Messa è come una scala
celeste: ogni volta che un'anima pia l'ascolta sale due gradi e quella che è più
fervorosa ne sale tre e ancora più. In questa misteriosa ascensione più uno si
avvicina a Dio e più lo conosce, lo ama e si unisce a Lui. Ad ogni grado di
gloria si diventa più belli, più risplendenti, più piacevoli agli occhi dei
santi. Quando assistete al santo Sacrificio, la vostra azione è scritta nel
Cielo e vi preparate lassù una sicura ricompensa, che potete perdere, è vero,
col peccato mortale, ma che potete riprendere integralmente con un sincero
pentimento. Che beatitudine, che ricchezze vi spettano dunque nell'eternità se
sarete stati fedeli, durante la vostra vita, a questa pratica!
Ascoltate san
Paolo: "La tribolazione presente, che è leggera e momentanea, ci vale una
gloria eterna sublime, smisurata. Meditate questo dogma consolatore: un
momento di sofferenza, retribuito con una eternità felice! Che dolce e profondo
mistero è questo, eppure, agli amanti della santa Messa, è promessa una gloria
maggiore!
Talvolta per
recarvi in chiesa, specialmente se abitate lontano, dovete fare il sacrificio di
passare per vie cattive e pericolose, inasprite nell'inverno dai rigori della
stagione, oppure dovete rimandare qualche lavoro necessario, rinunciare a qualche
guadagno, vincere la svogliatezza, sopportare il peso di una funzione
eccessivamente prolungata, ma tutte queste prove, se saranno da voi sopportate
per il servizio di Dio, saranno altrettante sorgenti di gloria imperitura!
Un esempio vi
farà comprendere meglio questa verità. Pelbarto, frate francescano, narra che
un contadino assisteva tutti i giorni alla Messa con fervore edificante. Sia che
lavorasse nei campi o nel bosco, quando sentiva la campana, abbandonava il
lavoro per correre in chiesa. Aveva preso fin da giovane questa pia abitudine e
l'aveva conservata fino alla vecchiaia. Un giorno, come al solito, si recava in
chiesa per assistere alla Messa, ma il cattivo tempo aveva reso impraticabile la
strada. Il contadino pensò: "Ora che sono vecchio non posso far più come
nella mia giovinezza. Non credo di dispiacere a Dio se, per l'avvenire, mi
asterrò da queste fatiche. Quando mi troverò a casa andrò alla Messa, ma
quando sarò nei campi l'offrirò continuando il mio lavoro". Mentre
fantasticava sentì che qualcuno si avvicinava e voltandosi vide il suo angelo
custode, carico di una quantità di rose appena sbocciate. L'angelo era così
bello che egli lo prese per lo stesso Dio e cadendo in ginocchio disse: "O
Dio, perché appari a me, povero peccatore?". Lo spirito celeste gli
rispose: "Non sono il Signore, ma il tuo angelo custode". "O caro
protettore, che cosa significa questa apparizione?". "Dio mi ha
ordinato di seguirti ogui volta che tu lasci i campi per andare alla
Messa". "Perché?". "Perché ad ogni passo che tu fai, sotto
i tuoi piedi sboccia una rosa ed io raccolgo questi fiori per portarli in Cielo.
queste sono quelle che oggi ho trovato sul tuo cammino e perciò ti prego di
desistere dalla tua decisione. Continua ad andare in chiesa, perché, se sarai
perseverante fino alla fine dei tuoi giorni, nell'ora della tua morte ti coronerò
di rose e con gli stessi fiori adornerò il tuo trono celeste". A queste
parole l'angelo scomparve e il contadino, con gli occhi pieni di lacrime, baciò
il terreno dove egli aveva camminato, ringraziando Dio di quell'insigne ed
indimenticabile favore. La bellezza del celeste spirito e il profumo delle rose
l'infiammarono di tanto amore per le cose celesti che d'allora in poi provò
disgusto per tutte le cose della terra e quando poco dopo morì, parve consumato
più dal desiderio del cielo che dalla malattia e ora gode gli splendori della
gloria eterna.
Se la fatica
che gli costava l'andare fino alla chiesa era già tanto gradita a Dio, che cosa
egli non avrà meritato e ottenuto con l'ascoltare la Messa? Non ci è
possibile ora misurare la grandezza della sua ricompensa, ma ne saremo testimoni
un giorno e ne parteciperemo con lui, se, come lui, saremo fedeli e devoti alla
santa Messa.
Questi
vantaggi poi appariranno tanto maggiori se considereremo che, essendo la
Comunione un mezzo fecondo di grazia e per conseguenza di gloria, la Messa ci
offre un' occasione naturale di comunicarci almeno spiritualmente.
Vantaggi
della comunione spirituale
La maggior
parte delle guarigioni furono, senza dubbio, operate da Gesù Cristo durante
la sua vita mortale, con l'imposizione delle mani o con qualche altro segno
esteriore. Ma, pur senza entrare nelle loro case, risanò anche molti infermi,
come ad esempio la figlia della Cananea e il servo del Centurione. Così se egli
ricolma di favori quelli che frequentano la santa Messa e si comunicano
sacramentalmente, si mostra generosissimo anche verso quelli che sospirano la
sua visita.
"Io sono il pane di vita - dice Gesù -
colui che viene a me non avrà più fame e colui che crede in me non avrà mai
sete". In altri termini, questo vuol dire che anche la comunione
spirituale ha la virtù di nutrire e dissetare le anime, poiché comunicarsi
spiritualmente è andare a Gesù con la fede, con la speranza e con l'amore. Il
Salvatore non ha legato la sua grazia al SS. Sacramento, in maniera tale che non
possa più comunicarla in altro modo, ma a certe anime, piene di ardenti
desideri, accorda più grazie nella comunione spirituale che ad altre che si
accostano tiepidamente alla comunione sacramentale, perché le grazie della
comunione sacramentale o spirituale sono in rapporto diretto col fervore.
Ma, come si
deve fare questa comunione? Rispondo con le parole del Fornero: "Tutti
quelli che ascoltano la Messa in spirito di fede partecipano in una maniera
mistica al Corpo di Cristo. La virtù della santa Messa è infatti così grande
che, per riceverne i frutti, basta unirsi con l'intenzione al sacerdote".
Insegnamento pratico e pieno di consolazione. Se voi desiderate fare la
comunione spirituale e non sapete come, contentatevi, secondo quanto dice
questo santo vescovo, di dire internamente: unisco la mia intenzione a quella
del celebrante e desidero comunicarmi con lui, per prendere parte al santo
Sacrificio. "Come le nostre membra - aggiunge il citato autore - si
nutrono per mezzo della bocca, così le persone che assistono alla Messa,
benché non si comunichino, si nutrono spiritualmente unendosi al sacerdote,
poiché è conveniente che colui che, alla Mensa del Signore, si unisce
spiritualmente con il sacerdote, sia con lui spiritualmente nutrito. E se non
è ammissibile che l'invitato di un re non esca sazio dalla sala del banchetto,
nemmeno si può ammettere che non riceva alcun alimento chi assiste alla santa
Messa". Questo paragone prova abbastanza bene come tutti quelli che
ascoltano piamente la santa Messa si comunichino spiritualmente. Ma Fornero continua:
"Come il vino nuovo riempie di odore la cantina fino ad inebriare coloro
che vi si trovano, così la grazia, che emana dalla santa Messa, si diffonde sui
presenti e li riempie di celesti dolcezze".
Per confermare queste parole, desidero citare un esempio riportato da Piner. Nei dintorni di Norimberga abitava un contadino che conduceva una vita cristiana e lavorava onestamente per guadagnarsi il pane. Di tutti gli esercizi di pietà, preferiva la santa Messa e non la lasciava mai, se non per una vera necessità. Ne seguiva ogni parte attentamente, meditando, nella semplicità del suo cuore, la passione del Salvatore. Quando il sacerdote si comunicava egli sentiva un gran desiderio di nutrirsi con lui del divino alimento, ma siccome nel paese era in uso di accostarsi alla sacra Mensa soltanto due volte l'anno, sospirando egli pensava: "Che miseria non potersi comunicare ed essere così privo di tante grazie! O dolce Gesù, tu sai con quanta gioia ti riceverei, ma poiché mi è vietato di mangiare questo pane celeste ti prego almeno di saziarmene spiritualmente". Pensando questo e mille cose simili, con desiderio ardentissimo, mentre il sacerdote si comunicava, apriva le labbra e metteva fuori la lingua, come se dovesse ricevere le sacre Specie. Un giorno, mentre era assorto in questi pensieri, sentì sulla lingua una particella d'Ostia e senza domandarsi come fosse venuta, si comunicò rispettosamente, provando in cuore una singolare dolcezza. Da quel momento i suoi pii desideri non fecero che crescere e ogni mattina ricevette la stessa grazia. Ma una volta, tentato dalla curiosità, volle assicurarsi, toccandola con le dita, che quel che aveva sulla lingua fosse veramente una particella d'Ostia. Spaventatissimo, poi, della sua audacia, si affrettò ad inghiottire l'Ostia consacrata, ma ben presto si pentì di quel temerario ardimento, perché Dio gli ritirò immediatamente quell'insigne favore, benché la sua anima continuasse ad essere fortificata ogni giorno con la comunione spirituale. questo desiderio, per mezzo del quale l'uomo può ottenere tante grazie, è santo e salutare, come afferma la Chiesa: "quelli che con il desiderio si nutrono del pane celeste posto loro davanti, ne sentono il frutto e l'utilità, in virtù di quella viva fede che feconda la carità". In altri termini, nella comunione spirituale si partecipa, come alla sacra Mensa, ai vantaggi di cui l'Eucaristia è la sorgente, anche se in una misura generalmente inferiore.
CAPITOLO
VENTUNESIMO
LA S. MESSA È LA SPERANZA DEI MORIBONDI
Soltanto chi ha sofferto la morte può sapere
quanto è amara e noi possiamo farcene solo un'idea quando assistiamo un
moribondo e siamo testimoni delle sue angosce e dei suoi sospiri. "Fra
tutte le cose orribili - dice Aristotele - non ce n'è una più spaventosa della
morte". questo è vero, non solamente perché la morte è la separazione
dell'anima dal corpo, ma soprattutto, cosa alla quale Aristotele non pensava
abbastanza, perché è la porta dell'eternità e ci mette davanti alla severa
giustizia di Dio. La viva rappresentazione di queste due cose che mettono
terrore, causano al moribondo una tale angoscia che il suo cuore trema e la
fronte si copre di sudore freddo. Che fare in tal frangente? Come salvarsi dalla
disperazione? Dove prendere la forza per resistere ai desolanti pensieri
suggeriti dal demonio? E’ necessario che l'agonizzante si getti nel seno
dell'infinita misericordia divina e ci si attacchi fortemente. San Gregorio lo
dice chiaramente: “Chi è stato fedele deve confidare nella misericordia di
Dio, perché non l'abbandonerà; al contrario chi si è mostrato infedele non
potrà contare su di essa.” Ma quante anime rispondono sempre alla grazia? Ne
troviamo una su mille. Tutti noi che siamo nel mondo avremmo potuto, se
l'avessimo fermamente voluto, fare meglio di quello che in realtà abbiamo
fatto. Nell'ultima ora che cosa potrà rassicurare il morente? quasi tutte le
sue speranze sarebbero vane, all'infuori della Messa, se in vita l'ha amata e
l'ha ascoltata con devozione. Lo provano le parole di David: "Offrite il
sacrificio di giustizia e sperate nel Signore". Che cos'è il sacrificio di
giustizia, se non la Messa, che cancella la colpa e ci permette di pagare in
tutto o in parte il nostro debito? Gli olocausti dell'antica legge non avevano
questa efficacia e perciò non potevano propriamente chiamarsi, "Sacrifici
di giustizia". Fornero nota nel suo Commentario, che l'ultimo
versetto del Miserere: "Offrite un sacrificio di giustizia e sperate nel
Signore", è rivolto a tutti i cristiani, ma soprattutto ai sacerdoti che
celebrano la Messa, per placare lo sdegno di Dio e cancellare la pena dovuta al
peccato. Ascoltiamo quest'altro versetto tratto dai salmi: "Si sono
arricchiti col frutto del frumento, col vino e con l'olio". I sacerdoti,
unti con l'olio santo nella loro ordinazione, offrono all'altare i frutti del
frumento e della vite che per la transustanziazione sono cambiati in una vittima
infinitamente gradita all'Altissimo e per questa oblazione aumentano i loro
meriti. David dice ancora: "Io dormirò e riposerò in pace, o Signore,
perché voi mi avete, in un modo speciale, confermato nella speranza!".
Parla così in nome del cristiano morente e ci rivela su che cosa possiamo
contare di più nell'ora estrema. E la Chiesa, interpretando queste parole del
salmista, le ripete tanto spesso nell'Ufficio dei morti: In pace requiescam, riposerò
in pace; Requiescant in pace! La Chiesa formula lo stesso voto
estendendolo a tutti i fedeli: Requiescant in pace! Signore, accordate
loro il riposo.
Il
sacrificio di giustizia ci rende propizio l'eterno giudice
L'uomo che
durante la vita ha praticato il consiglio di David, offrendo giornalmente a Dio,
col sacerdote, il Sacrificio di giustizia, può dunque sperare fermamente nella
misericordia di Dio e ripetere col profeta re: "Mi addormenterò in pace,
riposerò nella tomba fino all'ultimo giorno del giudizio, non temerò la
morte eterna, perché tu, o Signore, mi hai confermato fortemente nella
speranza. No, non posso credere che io cammini verso la dannazione, perché ti
ho offerto così spesso il Sacrificio di giustizia, il più gradito di tutti
gli olocausti. Con questo ti ho procurato una felicità infinita, un onore
immenso, ti ho reso un culto degno di Te, ho cancellato interamente la pena
meritata per i miei peccati. Ecco il fondamento della mia confidenza e mi
addormenterò senza timore e non avrò paura di comparire davanti al tuo
inesorabile tribunale".
Ogni moribondo
può così fortificarsi contro la disperazione, però è assolutamente
necessario vivere secondo gli insegnamenti e gli esempi di Colui che si è
immolato per noi sulla Croce. Non è difficile, specialmente nelle città,
assistere ogni mattina al santo Sacrificio in unione al Sacerdote, perché ivi,
d'ordinario, il clero si occupa con diligenza di ogni classe di fedeli.
Allo spuntar
del giorno si dice la Messa per chi deve andare al lavoro o a scuola, mentre,
durante la giornata, tutti hanno la possibilità di assistervi, di modo che
ognuno potrebbe, con poca fatica, procurarsi una fine felice, un giudizio
favorevole, un'inestimabile ricompensa nel Cielo.
Quelli che,
contro la loro buona volontà, sono costretti a rimanere a casa, cerchino di
riservarsi, se è possibile, in mezzo alle loro occupazioni, almeno un quarto
d'ora per leggere le preghiere liturgiche.
La fede ci insegna che i migliori motivi della
speranza cristiana sono i meriti della passione e della morte del Salvatore,
meriti che, alla Messa, si applicano a tutti quelli che vi assistono in stato di
grazia. Perciò non potremmo trovare in nessuna cosa più giusto motivo di
confidenza come nel santo Sacrificio. Ma, voi mi chiederete: i meriti di Gesù
Cristo non ci vengono applicati nella Confessione e nella Comunione? Rispondo
che c'è molta differenza fra colui che riceve i Sacramenti e colui che ascolta
la Messa, perché il primo deve presentarsi con vero pentimento e conveniente
fervore, sotto pena di commettere un nuovo peccato, mentre al secondo non è
necessaria la santità,e se, ascoltando la Messa, il giusto vi ottiene un
accrescimento di favori, di meriti e la remissione di una parte della pena, il
peccatore vi riceve grazie per giungere alla conversione.
Voi
obietterete che chiunque muore può contare sui meriti di Gesù Cristo che ha
soddisfatto per tutti i nostri peccati e ci ha preservati dal fuoco eterno. E’
vero: ma bisogna ancora che la virtù della passione e della morte del Salvatore
sia applicata all'anima nostra, senza di che la nostra speranza sarebbe vana.
Ora la Chiesa insegna che: "I frutti del Sacrificio cruento della Croce
sono applicati nella maniera più abbondante per il Sacrificio incruento".
Altrove dice: "Il Sacrificio visibile è stato istituito affinché la virtù
del Sacrificio della Croce fosse applicata alla remissione delle nostre colpe
quotidiane". Un uomo, dunque, che durante la vita abbia ascoltato la Messa
frequentemente e con devozione, nell'ora della morte deve sentirsi pieno di
singolare conforto.
È’
possibile pensare che Dio sia adirato con me, se così spesso gli ho reso il più
grande di tutti gli omaggi e fatto il più ricco di tutti i doni? È’
possibile che ricordi ancora quei peccati dei quali, ogni giorno, gli ho chiesto
umilmente perdono? Non mi rimetterà dunque quelle pene in soddisfazione delle
quali gli ho offerto i meriti del Figlio suo? È’ possibile che non abbia
ascoltato le mie preghiere, quando Gesù ha pregato con me a tante Messe e per
me ha rinnovato tante volte l'effusione del suo Sangue? Il cristiano che ha
questa speranza non confida né su di sé, né sui propri meriti, ma conta su
Gesù Cristo, Figlio di Dio e sugli infiniti meriti di Lui, dei quali è fatto
partecipe per mezzo dei divini Misteri. Conta sui preziosi doni offerti dalla
mano del sacerdote alla divina bontà e sulla preghiera fatta, per la sua
salute, dal Verbo. Noi possiamo, vogliamo e dobbiamo considerare questi
commoventi motivi come i fondamenti della nostra speranza; speranza che potremmo
prendere per una chimera se non ci fosse la rivelazione divina che ne allontana
i dubbi. Infatti, come si potrebbe ammettere, con la sola luce della ragione,
che Dio abbia stabilito, in favore del genere umano, una tale sorgente di
misericordia? Così parlano quei Padri che con questo mezzo si sono preparati
alla morte.
San Teodoro
Studite, fervente difensore della fede cattolica del IX secolo, fu colpito da
una malattia mortale. Sul punto di spirare domandò a Dio, come grazia suprema,
di permettergli di celebrare un'altra volta i santi Misteri, per armarsi
contro gli ultimi assalti del demonio. Il male diminuì, il santo si alzò e
disse la Messa con tanta pietà da commuovere tutti gli astanti che versavano
lacrime. Fu questa la sua preparazione, perché, finita la Messa, si rimise a
letto e si addormentò dolcemente nel Signore.
Citiamo ancora
san Tarasio, patriarca di Costantinopoli, che, nonostante fosse in stato di
grandissimo deperimento, non cessò mai di celebrare la santa Messa con ardente
amore verso Dio. Incapace di tenersi in piedi, si appoggiava col petto
all'altare e continuò così fino all'ultimo giorno della sua vita.
La
migliore preparazione alla morte
Molti santi sacerdoti anche oggi hanno la
stessa devozione, non conoscendo migliore preparazione alla morte che la Messa
quotidiana. I secolari, che ne abbiano la facoltà, la fanno dire nel loro
oratorio privato o anche nella loro camera, quando vi sono trattenuti da una
malattia. Felici quelli che persevereranno sino alla fine in una pratica così
lodevole, perché dalla virtù soprannaturale di questo ineffabile Sacrificio
saranno fortificati contro gli attacchi del nemico. Il papa san Gregorio assicura
che "il Sacrificio della Messa salva le anime dall'inferno".
"L'elemosina - disse l'Arcangelo Raffaele al giovane Tobia - libera dalla
morte, purifica l'anima e fa trovare la misericordia e la vita eterna". A
maggior ragione questo versetto si potrebbe applicare ai santi Misteri!
Ascoltate la parola di nostro Signore a santa Matilde: "Nell'ora della
morte soccorrerò colui che avrà assistito al Sacrificio con assiduità e
devozione e manderò ad accompagnarlo in quel tremendo viaggio tanti miei santi,
quante Messe avrà ascoltato". O Gesù, se ti degnerai di compiere in me
questa promessa, ripeterò morendo le parole di David: "Il Signore è il
protettore della mia vita, di che avrò paura?". Sì, se manderai in mio
soccorso tanti santi quante Messe avrò ascoltate, metterò in fuga l'intera
armata del demonio, perché basta un solo santo per cacciare via tutti gli
spiriti infernali. Sii dunque fedele, o Gesù e non permettere che la mia
speranza sia delusa!
Consolata dal
ricordo del santo Sacrificio, l'anima che ha lasciato questo mondo, giunge,
piena di confidenza, al tribunale di Dio. E sapete da chi è circondata quando
si presenta davanti al Signore? Non posso descriverlo meglio che citando un
fatto narrato da san Bonifacio, arcivescovo di Magonza, in una lettera ad
Edelburge, sua sorella in Cristo.
Nell'anno 716,
nel monastero dell'abbadessa Milburge, un monaco risuscitato raccontò al santo
vescovo che, chiamato al giudizio di Dio, tutti i peccati che aveva commesso gli
vennero davanti, uno dopo l'altro, come se fossero esseri viventi. Uno gli
diceva: "Sono la vanagloria per la quale hai cercato di innalzarti sul tuo
prossimo"; un altro: "Sono la menzogna nella quale sei caduto";
altri ancora: "Siamo le parole inutili che hai detto, siamo gli sguardi che
hai rivolto sopra oggetti proibiti, siamo le distrazioni alle quali ti sei
abbandonato in chiesa e altrove". Tutti questi fantasmi lo accusavano con
grida spaventose. Anche i demoni deponevano contro di lui e precisavano i tempi
e i luoghi in cui si era reso colpevole. Si fecero poi sentire anche le poche
opere buone che aveva compiuto: "Sono l'obbedienza che hai avuto verso i
superiori, siamo i digiuni coi quali hai castigato il tuo corpo, siamo le
preghiere che hai recitato". Tutte queste voci lo consolavano, mentre gli
angeli, dal canto loro, prendevano le sue difese rendendo noto il bene che aveva
fatto.
Quanto è
successo a questo religioso succederà a voi e a me. I nostri peccati si
drizzeranno davanti ai nostri occhi in modo pauroso, ma le nostre buone opere ci
rassicureranno e se avremo ascoltato un gran numero di Messe ci appariranno in
forma di dolci e meravigliose vergini e per salvarci da ogni spavento ci
diranno: "Siamo le Messe che hai ascoltato e veniamo ad accompagnarti
davanti al giudizio di Dio, per essere tuoi avvocati e fare da testimoni della
tua pietà: diremo quanti peccati hai cancellato, quanti debiti hai pagato.
Coraggio, dunque, perché ti otterremo grazia". Che consolazione per la
nostra anima tremante trovare tanti intercessori!
Ecco ciò che, secondo Rinaldi, successe nel 1241 al pio Nantier; vescovo di Breslau. questo prelato aveva una tale devozione per la Messa, che assisteva a tutte quelle celebrate nella cattedrale. Al momento della sua morte una pia donna sentì un dolce canto angelico che credette essere in paradiso. Desiderando conoscere il significato di quel miracolo, una voce celeste le disse: "L'anima del vescovo Nantier è sul punto di separarsi dal suo corpo per essere portata in Cielo dagli angeli". La donna domandò come avesse meritato questo favore. "Per la sua devozione al santo Sacrificio", aggiunse la voce. Quale incoraggiamento! Il pio sacerdote è arrivato al Cielo, ricolmo di onori, senza aver provato le sofferenze del purgatorio, in grazia del suo amore per la santa Messa. Anche voi potete procurarvi gli stessi vantaggi seguendo il suo esempio e, se non vi è possibile ascoltare molte Messe, abbiatene almeno il desiderio. E quando, per vostra fortuna, vi assistete, cercate di imitare il suo fervore e Dio, commosso dal vostro buon volere, vi accorderà una fine felice.
CAPITOLO VENTIDUESIMO
Soltanto l'esperienza potrà farci capire quel
che soffrono le anime del purgatorio. Uno dei più geniali Padri della Chiesa,
sant'Agostino, espone la sua dottrina,dicendo: "Per essere purificato e
ammesso nel numero degli eletti, il condannato è sottoposto ad un fuoco, la cui
azione è più penetrante di tutto ciò che si può vedere, sentire e immaginare
sulla terra".
Anche se non avessimo altra testimonianza,
questa basterebbe per spaventarci. Il santo Dottore si spiega più chiaramente
ancora: "Benché questo fuoco debba salvare coloro che lo subiranno, ciò
nonostante è certo che sarà, per loro, più terribile di tutte le pene che
un uomo possa soffrire quaggiù, non esclusi gli orribili supplizi che hanno
sopportato i martiri". Leggete nella vita dei santi la descrizione delle
torture inflitte ai confessori della fede e poi meditate questi due testi.
San Cirillo di
Alessandria continua: "Sarebbe meglio soffrire tutti i tormenti possibili
fino alla fine del mondo che passare un sol giorno in purgatorio". San
Tommaso aggiunge: "Il minimo contatto con questo fuoco è più crudele di
tutti i mali della vita". Parole spaventose e quasi incredibili. Come
faremo se saremo precipitati in quelle fiamme ardenti? Eppure non ce ne diamo
pensiero, perché invece di renderci perfetti per evitarle, viviamo pieni di
cattivi desideri e coperti di innumerevoli sozzure.
Potrei citare
altri passi dei Padri, ma mi limiterò all'autorità di san Bernardo e di
santa Maddalena de' Pazzi. "Tra il fuoco naturale e quello del purgatorio -
dice l'abate di Chiaravalle - esiste la stessa differenza che passa tra
l'immagine del fuoco e il fuoco naturale". Santa Maddalena de' Pazzi che
aveva visto in visione il purgatorio, dove aveva trovato suo fratello,
assicura che "il fuoco terrestre, in confronto a quello del purgatorio, è
un ameno giardino". Non ho trovato in nessun'altra parte paragoni più
atti a far risaltare la necessità di espiare i nostri peccati in questo mondo,
se vogliamo sfuggire all'espiazione infinitamente più terribile nell'altro!
Queste verità sono molto adatte per svegliare in noi una compassione sincera
per quelli che ci hanno preceduti in quella prigione, ma comprenderemmo ancora
meglio l'intensità dei loro dolori, se riflettessimo che sono le anime che
soffrono, perché la sofferenza dell'anima è infinitamente più viva di
quella del corpo. Il fuoco che agisce sul corpo brucia dall'esterno all'interno,
mentre quello del purgatorio, invece, ha il suo focolare nell'anima stessa, la
brucia in una maniera spirituale e continua.
La
S. Messa é il mezzo piu salutare per lenire le pene del purgatorio
Ci sono molti
mezzi per venire in aiuto delle anime che si trovano nel purgatorio, ma il più
salutare di tutti è il santo Sacrificio della Messa, come afferma la Chiesa per
mezzo del Concilio di Trento: "Le anime del purgatorio sono soccorse dal
suffragio dei fedeli, ma soprattutto dal prezioso Sacrificio dell'altare".
Trecento anni prima il Dottore angelico aveva insegnato la stessa dottrina:
"questo Sacrificio - scriveva - è il miglior mezzo per liberare presto le
anime sofferenti". Alla Messa, il sacerdote e i fedeli, non solo
domandano a Dio la grazia per quelle anime, ma gli offrono un riscatto di
immenso valore. Quando un debitore non potendo pagare è incarcerato per ordine
del giudice, il rimborso del suo debito, fatto in suo nome da un amico generoso
per strapparlo alla severità della legge, sarà mille volte più efficace di
tutte le sue raccomandazioni. Le anime del purgatorio non sono affatto ribelli
a Dio, al quale le ha riconciliate la penitenza e restano in quel luogo di
afflizione per purificarsi dalle loro macchie. Se dunque, per compassione, pregate
per loro e lasciate loro i meriti vostri, soddisfate per loro e abbreviate il
loro spaventoso supplizio: "Badate - dice Gesù - di non farvi gettare in
prigione, perché non ne uscirete finché non avrete pagato anche l'ultimo
centesimo". Notate quanto è severo il decreto del Salvatore: rifiuta di
rimettere anche un centesimo all'anima che gli deve mille talenti, ma se
ascoltate la Messa per le infelici anime, prigioniere del purgatorio, voi
pagate una gran parte del loro debito.
Non si sa in quale misura sono rimesse, dal
santo Sacrificio, le pene del purgatorio: Dio non l'ha rivelato, ma è certo
che una Messa, detta per voi finché vivete o ascoltata da voi personalmente, ha
più virtù che se venga offerta per voi dopo la vostra morte. E la dottrina di
sant'Ambrogio: "Una Messa ascoltata da una persona in vita vale più, per
lei, di molte altre dette dopo la sua morte. "Siete in stato di grazia? Vi
preparate un aumento di gloria nel Cielo. Siete reo di peccato mortale? C'è
motivo di sperare che Dio vi accordi il beneficio di un sincero pentimento e
poiché la vostra ora è decretata e il Signore sa che, se non cambia il suo
decreto, cadrete nell'inferno, Egli, per quella Messa forse anticiperà o
ritarderà, il momento decisivo, in modo da non chiamarvi al suo Tribunale che
riconciliato per mezzo della penitenza.
Le Messe che ascoltate o che fate dire voi
stessi, sono preziose anche perché vi accompagneranno davanti al sovrano
Giudice, domandando grazia per voi e se non vi preserveranno interamente dal
purgatorio, ve ne attenueranno almeno le pene e la durata. Uguali vantaggi però
non potranno avere quelle che saranno applicate per voi dopo la vostra morte,
perché i meriti di Gesù Cristo riservati allora a quelli che assistono al
santo Sacrificio non sono più applicati direttamente ai defunti, perché
l'applicazione in loro favore avviene per via d'intercessione o di suffragio.
L'elemosina, per mezzo della quale fate
offrire il santo Sacrificio, è un nuovo titolo davanti alla generosità del
Signore: vi private del vostro denaro, lo togliete ai vostri piaceri o ai vostri
bisogni, mentre dopo la morte incomodate i vostri eredi e si può, dunque,
temere che ciò sia gradito a Dio in una misura limitata.
Notate,
infine, che il tempo della vita presente è quello della misericordia, mentre il
tempo della vita futura è quello della giustizia e quindi potete concludere che
una sola Messa ascoltata da voi sulla terra è più efficace di molte ascoltate
dagli altri per il riposo dell'anima vostra.
"Come una
pagliuzza d'oro ha più valore di una verga di piombo - dice san Bonaventura -
così una piccola penitenza volontariamente compiuta in questo mondo è, agli
occhi di Dio, preferibile a una grande penitenza imposta dagli altri". Non
per questo è meno vero che la santa Messa, detta dopo la vostra morte, ci
addolcisce la terribile prova del purgatorio. Soltanto non avendo nessun dato
preciso, nessuna rivelazione espressa, non possiamo definire niente. Tutto ciò
che sappiamo è che il tempo della purificazione è abbreviato dal santo
Sacrificio.
L'amore
ai nostri cari defunti trovi la sua manifestazione nell'assistenza alla S.
Messa
Se la sola possibilità di dare sollievo ai
nostri defunti ci spinge ad approfittare di tutti i mezzi messi a nostra
disposizione, la certezza di soccorrerli in maggior misura, con la Messa, non
deve spingerci a farla applicare alle loro anime, o almeno ad ascoltarla ogni
giorno? Chi, dunque, potrebbe dire di amare il prossimo trascurando le anime del
purgatorio? D'altra parte chi non ha la carità per gli uomini, non la può
avere per Iddio. La vostra non sarebbe vera pietà se trascuraste un'occasione
così facile e così frequente di aiutare quelle anime penanti! Eppure la vostra
carità per loro non sarà mai troppa! Ecco un fatto, narrato nelle Effemeridi
Domenicane, che vi dimostrerà quanto quelle povere anime hanno bisogno
dei vostri assidui suffragi. Il padre di san Luigi, Bertrando, si propose di
conservare il celibato e di entrare nei certosini. Ma san Bruno e san Vincenzo
gli apparvero due volte e gli ordinarono di sposarsi. Obbedì e da quel
matrimonio nacque Luigi che appena diciassettenne si consacrò a Dio
nell'ordine di san Domenico, contro la volontà dei suoi genitori. Qualche anno
dopo suo padre si ammalò gravemente e il santo si recò al suo capezzale, lo
preparò alla morte e considerate le sue ammirabili disposizioni, poté sperare
che egli sarebbe andato subito in Cielo. Ma quale fu la sua pena, quando, in
spirito, lo vide nel purgatorio implorante il suo soccorso! Lo spettacolo
compassionevole del caro genitore non si dileguava mai dal suo sguardo, né
poteva dimenticare il suono dei suoi lamenti, per cui ne fu così afflitto che
alla fine si ammalò. Bramando di dare sollievo a quell'anima si impose aspre
penitenze, digiunando ogni giorno a pane ed acqua e flagellando tutte le notti
la sua carne. Celebrava la santa Messa con la maggior frequenza possibile e
associava i confratelli alle sue preghiere, manifestando loro le sue angosce
filiali e invocava col cuore incessantemente il buon Dio, la cui giustizia non
riusciva a disarmare. Dopo circa otto anni di sofferenze l'anima del padre,
finalmente liberata, apparve di nuovo al figlio per ringraziarlo del bene che
gli aveva fatto e gli dichiarò che senza il suo soccorso avrebbe sofferto
ancora lunghi anni. Questa storia di un uomo virtuosissimo, favorito da celesti
apparizioni, così lungamente tormentato in purgatorio e destinato, senza le
preghiere e le mortificazioni del figlio a restarci ancora di più, deve
spaventarci per l'avvenire che ci attende. Ma ci deve anche incitare all'ardente
e continua preghiera per i nostri defunti, allontanando da noi l'illusione che
essi siano già nel Cielo. Se non potete far celebrare la Messa, almeno
ascoltatela ed esortate i vostri amici ad ascoltarla per loro. Ecco il consiglio
che dette Tamberino ad una povera vedova che si lamentava di non poter far dire
una Messa per suo marito: “Ascoltatene molte ed offritele a Dio, perché il
vostro sposo riceverà forse più sollievo da una Messa ascoltata da voi che
da una fatta celebrare a vostra richiesta e alla quale non foste intervenuta”.
Il Gobat approva questo consiglio che anche a me sembra buono e perciò lo do a
tutte le persone che sono in strettezze finanziarie, come quella povera donna.
Certo quando fate dire la Messa disponete di un maggior tesoro di grazie di
quando vi assistete semplicemente, ma non è meno vero che con una fervorosa
preghiera fatta durante il santo Sacrificio, voi potete ottenere molto e
procurare ai vostri cari morti un grande sollievo. Oh! Se potessimo
contemplare l'immenso torrente di grazie che scaturisce dall'altare, ne
resteremmo altamente meravigliati! E se si aprissero ai nostri sguardi le
tenebrose volte del purgatorio, mentre si riversano sulle anime in pena quelle
acque refrigeranti, comprenderemmo quanto le consola il nostro zelo e forse le
vedremmo uscire dal luogo del supplizio per avviarsi alla felicità eterna.
O voi tutti
che dite o ascoltate la Messa per quelle pie anime, fatelo con tutto il cuore,
con tutta la vostra pietà, poiché i vostri meriti sono gli unici benefici
che potete procurare loro.

Apriamo
le porte del purgatorio
Ricordatevi
che la misura del vostro fervore o della vostra tiepidezza, può aumentare o
diminuire il soccorso atteso impazientemente da quelle anime in mezzo alle
fiamme.
Il Sangue prezioso, offerto per loro durante
la santa Messa, è il miglior mezzo per sollevarle. Il libro del Levitico ci
dà una commovente prova di questa verità: "Vi ho dato questo sangue -
dice il Signore - affinché vi serva sull'altare per l'espiazione delle anime
e sia rimedio per l'anima vostra". Scrive san Tommaso: "qui il profeta
annuncia che il Sacrificio dell'Eucaristia servirà alle anime del purgatorio.
Infatti se Dio aveva dato ai giudei il sangue degli animali per offrirlo
sull'altare in espiazione dei loro peccati, è evidente che il sangue di Gesù
Cristo ci è stato dato per lo stesso fine; e se il sangue degli animali purificava
le anime, quanta maggiore efficacia deve avere quello del Salvatore, dal quale,
perciò, possiamo aspettarci grandi vantaggi per i nostri fratelli".
Queste sacre onde, nella loro prima effusione
hanno liberato tutti gli schiavi, come insegna Zaccaria: "Hai aperto le
porte delle oscure prigioni mediante il sangue della tua alleanza", e
questa benefica azione continua, ogni giorno, nella Messa. Insisto, dicendo che
il malato divorato da una febbre ardente non sarà mai tanto refrigerato da un
bicchiere d'acqua quanto le anime sulle quali scorre, in una maniera mistica, il
prezioso Sangue di Gesù Cristo.
Quando il beato Enrico Susone, sacerdote
dell'ordine dei padri predicatori, studiava a Colonia, fece un patto con un suo
amico religioso, stabilendo che chi dei due fosse sopravvissuto all'altro
avrebbe detto una Messa per il defunto, il lunedì e
il venerdì di ogni settimana. Essendo morto prima il suo amico, frate
Enrico adempì da principio al suo impegno, ma poi lo trascurò. L'amico gli
apparve molte volte e gemendo gli rimproverò di non aver mantenuto la
promessa. Frate Enrico allora l'assicurò che non l'avrebbe dimenticato mai
nelle sue preghiere. "questo non basta - soggiunse il morto - sono le Messe
che mi servono. Soltanto il Sangue di Gesù Cristo può estinguere le fiamme che
mi divorano". Il beato gli promise nuovamente di celebrare per lui. Infatti
lo fece e quell'anima tornò a ringraziarlo per averla liberata dal
purgatorio. Se le preghiere del beato Enrico furono insufficienti per liberare
quell'anima che diremo delle nostre che sono così aride e così distratte? Nel
santo Sacrificio le nostre preghiere, unite a quelle del sacerdote,
acquisteranno una potenza considerevole.
Prima di
chiudere questo capitolo seguiamo le parole della liturgia di san Giacomo che ci
incoraggiano ad essere zelanti: "Le anime del purgatorio non soffrono nel
tempo in cui il santo Sacrificio è offerto per loro". San Gregorio dice la
stessa cosa: "Le pene dei defunti sono sospese o diminuite durante il tempo
della Messa applicata per loro o quando il celebrante le raccomanda
particolarmente".
Che ammirabile
insegnamento è questo! Dottrina consolante che ci mostra come il Sangue di
Gesù Cristo temperi l'ardore delle fiamme divoratrici, quando non preserva
totalmente, le anime per le quali è offerto, dal loro supplizio.
CAPITOLO VENTITREESIMO
LE PREGHIERE DEL SACERDOTE PER QUELLI CHE
ASCOLTANO LA MESSA
Spesso vi lamentate della mancanza di fervore
e di essere costantemente distratti da pensieri estranei. Non saprei darvi
miglior consiglio che di andare alla Messa e unire le vostre deboli preghiere
a quelle del Salvatore e del sacerdote. Perché, come il rame guadagna in valore
se fuso con l'oro, così la vostra preghiera, volgare e comune per se stessa,
acquisterà in questo modo una nobiltà ed un valore inestimabile. «La
preghiera fatta durante la santa Messa in unione col sacerdote - dice Fornero -
è più eccellente di tutte le altre per quanto lunghe e fervorose». questa è
la commovente verità che io esporrò in questo capitolo.
Significato e valore dell'assistenza liturgica alla Messa
Il sacerdote
all'altare non può sottrarsi all'obbligo di pregare per tutti i presenti, poiché
le formule delle quali si serve sono nel messale e nessun pretesto può
autorizzarlo ad ometterle. Così ad esempio, l'orazione all'inizio della Messa
e le altre chiamate Collette, quella recitata a voce bassa detta Segreta
e l'ultima, il Postcommunio, sono recitate per coloro che assistono
al santo Sacrificio e ciascuno ottiene tante grazie come se fosse solo in chiesa
con il sacerdote.
Per farvi
comprendere meglio il significato delle preghiere della Messa spiegherò
brevemente il loro contenuto.
All'inizio
della Messa, dopo che il chierico, a nome dei fedeli, ha recitato il Confiteor,
il sacerdote pronuncia una preghiera di assoluzione: «Che Iddio
onnipotente abbia pietà di voi e, perdonati i vostri peccati, vi conduca alla
vita eterna!». Il chierico risponde: «Così sia». Il sacerdote prosegue: «Che
il Signore onnipotente e misericordioso ci conceda il perdono, l'assoluzione e
la remissione dei nostri peccati». «Così sia», risponde un'altra volta il
chierico. Salendo l'altare il sacerdote prega per sé e per le persone presenti:
«Noi vi supplichiamo, o Signore, di cancellare e distruggere le nostre
iniquità, affinché ci accostiamo al Santo dei Santi con il cuore e la mente
interamente puri».
Al Kyrie
eleison, che è un grido d'impetrazione verso il Cielo, al Gloria in
excelsis, come alla prima orazione, parla in nome suo e vostro. Il Dominus
vobiscum, pio saluto che una volta si scambiavano gli angeli e gli uomini,
come si legge nella storia di Ruth e di Giuditta, è rivolto ai fedeli riuniti
intorno all'altare; il sacerdote augura al popolo di stare con Dio e il popolo
gli risponde con lo stesso voto: Et cum spiritu tuo. Il sacerdote ed i
fedeli sono così uniti in Dio ed è naturale che il primo preghi per i secondi
tutte le volte che ripete il Dominus vobiscum.
Come
rappresentante dei fedeli, al Credo fa professione della fede
cattolica, nella quale tutti desideriamo vivere e morire.
All'oblazione
del pane dice: «Ricevi, o Padre santo, Dio eterno ed onnipotente, quest'Ostia
senza macchia la quale, indegno di tale ministero, io offro a Te, Dio vivo e
vero, in espiazione dei miei peccati, delle mie offese, delle mie innumerevoli
negligenze: io Te l'offro ugualmente per tutti i presenti ed anche per tutti i
fedeli cristiani, vivi e morti, affinché serva ad essi e a me per la salute
eterna. Così sia».
Nel mettere il
vino e l'acqua nel calice dice: «O Dio, che per mirabile effetto della tua
potenza, hai creato l'uomo perfetto in sommo grado e che per un prodigio di bontà
anche più stupendo ti sei degnato di riformarne la natura, concedici di
partecipare per il mistero di questa acqua e di questo vino alla divinità di
Gesù Cristo, tuo Figliolo, il quale si è degnato rivestirsi della nostra
umanità e che essendo Dio, vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così
sia».
All'oblazione
del calice: «Noi ti offriamo, o Signore, il calice della salute, scongiurando
la tua bontà di farlo giungere quale profumo di gradito odore sino al trono
della tua divina maestà, per la nostra salvezza e quella di tutto il mondo. Così
sia».
Dopo il Lavabo
si inchina in mezzo all'altare e dice: «Ricevi, o Santa Trinità,
l'oblazione che noi ti presentiamo in memoria della Passione, della Resurrezione
e dell'Ascensione di Gesù Cristo nostro Signore ed in onore della beata Maria
Vergine, di san Giovanni Battista, degli apostoli san Pietro e san Paolo, dei
santi dei quali si trovano qui le reliquie e di tutti gli altri santi, affinché
sia ad essi di gloria e a noi di salvezza e che quelli dei quali onoriamo la
memoria sulla terra si degnino intercedere per noi nel Cielo. Per lo stesso
Gesù Cristo nostro Signore. Così sia!». Viene poi la Segreta, orazione
misteriosa che il sacerdote dice, per il popolo, a bassa voce. Nelle ferie,
nelle feste di rito semplice o semidoppio, ce ne sono tre, qualche volta cinque,
mentre nelle feste di rito doppio ce n'è una sola. Al Prefazio, che
cambia secondo i tempi e le solennità, il sacerdote loda Dio, a voce alta, a
nome suo e del popolo. Questo canto esprime la più sublime lode che voce umana
possa mai far sentire, unita ad una musica grave e maestosa. Ecco il testo
ordinario: «Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito. Elevate i vostri
cuori. Li innalziamo verso il Signore. Rendiamo grazie al Signore nostro Iddio.
È’ giusto e degno farlo. E’ veramente degno e giusto, conveniente e
salutare, rendere grazie, in tutti i tempi ed in tutti i luoghi, al Signore
santo, Padre onnipotente, Dio eterno, per Gesù Cristo nostro Signore, mediante
il quale gli angeli lodano la tua Maestà suprema, le Dominazioni l'adorano e le
Potestà la temono e la rispettano e i Cieli, le Virtù celesti e le beate
schiere dei Serafini uniti nell'esultanza la celebrano. Concedi, o Signore,
che le nostre voci si uniscano a quelle degli spiriti beati, per cantare con
essi dinanzi a te prostrati: Santo, Santo, Santo è il Signore, Dio degli
eserciti. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nel più alto
dei cieli. Benedetto Colui che viene nel nome del Signore. Osanna nel più alto
dei cieli».
A questo punto
comincia il Canone, parte della Messa che si dice a voce bassa e della
quale citerò soltanto quelle parole designate sotto il nome di Memento dei
vivi: «Ricordati, o Signore, dei tuoi servi e delle tue serve N. N. (qui
il sacerdote raccomanda a Dio coloro per i quali vuole pregare particolarmente)
e di tutti coloro che sono qui presenti, di cui conosci la fede e la pietà, a
favore dei quali noi ti offriamo questo Sacrificio di lode, o che essi stessi te
l'offrono per loro medesimi o per quelli che ad essi appartengono, per la
Redenzione delle loro anime, per la speranza della loro salute e della loro
incolumità e per tributarti i loro voti come al Dio eterno, vivo e vero».
«Imparate da
queste parole - dice un pio autore - a non desolarvi se siete troppo povero per
far celebrare una Messa, perché quella che ascoltate è offerta dal sacerdote
secondo la vostra intenzione. Il sacerdote applica i meriti del suo Sacrificio a
voi e ai vostri, secondo la grandezza della vostra fede e dei vostri desideri».
Dopo il
Memento il sacerdote aggiunge: «Essendo uniti in comunione con tutta la tua
Chiesa, noi onoriamo la memoria innanzitutto della gloriosa Vergine Maria,
Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo, e quindi dei beati apostoli e
martiri Pietro, Paolo ecc., per i meriti e le preghiere dei quali noi ti
supplichiamo di concederci in tutte le cose il sussidio della tua protezione.
Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore. Così sia».
Con le mani
distese sull'Ostia dice: «Noi ti supplichiamo, dunque, o Signore, di
accogliere favorevolmente l'omaggio della nostra servitù, che ti rendiamo con
questa offerta, che è ugualmente l'offerta di tutta la Chiesa: donaci, durante
questa vita mortale, la pace che viene da te, salvaci dall'eterna dannazione e
mettici nel numero dei tuoi eletti. Per Gesù Cristo Signore nostro. Così sia».
Dopo
l'elevazione del calice: «Perciò, o Signore, noi tuoi servi e con noi il santo
tuo popolo, in memoria della Passione del tuo Figliolo Gesù Cristo nostro
Signore, della sua gloriosa Risurrezione, della sua Ascensione al Cielo,
offriamo alla tua incomparabile maestà questo dono, il quale è io stesso che
abbiamo da Te ricevuto, l'Ostia + pura, l'Ostia + santa, l'Ostia + senza
macchia, il pane + sacro della vita che non avrà mai fine ed il calice + di
salute perpetua. Degnati, o Signore, di guardare con occhio benigno l'offerta
che ti facciamo di questo Sacrificio, di questa Ostia senza macchia. Degnati
accettarla nel modo stesso con cui accogliesti i doni del tuo giusto servo
Abele, il sacrificio del tuo patriarca Abramo e quello di Melchisedech, tuo gran
sacerdote».
Poi,
profondamente inchinato dice: «Noi ti supplichiamo, o Dio onnipotente, di
ordinare che questi doni vengano dal tuo santo Angelo portati al tuo sublime
altare in presenza della tua divina maestà, affinché, partecipando a questo
altare, riceveremo il + Corpo santissimo e il + Sangue del tuo Figlio e
veniamo ricolmati di tutte le benedizioni e di tutte le grazie del cielo. Per
Gesù Cristo nostro Signore. Così sia».
Al Memento
dei morti prega per le anime per le quali dice la Messa e per tutte quelle
che sono state raccomandate particolarmente alle sue preghiere. Poi continua:
«Anche noi peccatori, che speriamo nella tua misericordia infinita, degnati
di chiamare ugualmente a parte della celeste eredità, con i tuoi santi
apostoli e martiri e con tutti i tuoi santi. Degnati ammetterci nella loro
società, non avendo riguardo ai nostri meriti, ma usando, per la nostra
salvezza, l'incomparabile tua indulgenza. Per Gesù Cristo nostro Signore».
Dice allora il
Pater noster per sé e per tutti i cristiani e aggiunge: «Liberaci, o
Signore, da tutti i mali passati, presenti e futuri e per l'intercessione della
beata Maria sempre Vergine, Madre di Dio, e dei beati apostoli Pietro, Paolo,
Andrea e di tutti i santi, degnati di farci godere la pace durante il corso
della nostra vita mortale, affinché sorretti dal soccorso della divina
misericordia, non siamo mai soggetti al peccato, né agitati da alcun turbamento
d'animo. Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore».
Dice tre volte
l'Agnus Dei: «Agnello di Dio che cancelli i peccati del mondo abbi pietà
di noi». Fa per sé la preghiera che segue, ma recita l'orazione che accompagna
le abluzioni per sé e per l'intera assemblea dei fedeli e termina dicendo: «Accogli
favorevolmente, o Santissima Trinità, l'omaggio e la confessione della mia
perfetta dipendenza; degnati di accettare, quantunque ne fossi indegno, il
Sacrificio che ho offerto alla tua divina Maestà e per la tua misericordia,
fa che esso sia di beneficio a me e a tutti coloro per i quali l'ho offerto. Per
Gesù Cristo nostro Signore». Benedice i fedeli e alla fine legge il Vangelo
secondo san Giovanni.
Efficacia della nostra preghiera in unione col sacerdote
Queste
preghiere hanno una grande efficacia perché sono state ispirate dallo Spirito
Santo e quindi, assistendo alla santa Messa, vi assicurate un gran bene per le
vostre anime. Il sacerdote non le dice in suo nome, ma in nome del Salvatore e
in rappresentanza di tutta la Chiesa. La Chiesa, lo manda all'altare come suo
deputato, l'incarica di presentare le sue suppliche a Dio e di intercedere
presso di Lui per i nostri interessi spirituali e temporali, per la salute di
tutti gli uomini e per la liberazione delle anime del purgatorio.
Quando il
sacerdote è all'altare non è più, agli occhi di Dio, un peccatore, ma un
potente ambasciatore della sua Chiesa, dotato dei poteri del suo caro Figlio,
del quale fa le veci, del quale porta gli indumenti e in nome del quale
pronuncia le parole della Consacrazione: «Questo è il mio Corpo, questo è
il calice del mio Sangue». Agli occhi di Dio la sua preghiera continua ha lo
stesso valore che avrebbe se uscisse dalle labbra del Salvatore stesso e il dono
che offre è un gioiello di un valore infinito, il Corpo e il Sangue di Gesù
Cristo, per cui l'eterno Padre non può respingere un'offerta così preziosa, né
rifiutarsi di esaudire il donatore. Dunque il mezzo migliore per aumentare la
dignità e la nobiltà della vostra preghiera è di unirla a quella del
sacerdote, con l'aiuto del quale voi otterrete quanto con il solo vostro fervore
non avreste mai conseguito. Il sacerdote non solamente prega per voi, ma sopra
di voi, cioè tutte le sue preghiere contengono in se stesse la potenza della
benedizione.
Se la
benedizione, per sua natura, ha tanta forza, quanta di più ne acquisterà unita
al santo Sacrificio? Molte orazioni e due passi del Vangelo sono detti per voi.
Alla fine della Messa, il sacerdote alza la mano per benedirvi un'ultima volta,
perché la sua benedizione vi preservi da ogni male e nel corso della giornata
vi siano concesse le grazie del Cielo.
A questo punto
sorge spontanea una domanda: le Messe sono tutte buone lo stesso? Prima di
rispondere è necessario distinguere fra il Sacrificio e la pietà del
sacrificatore. Se domandate se il Sacrificio offerto da un buono o da un
cattivo sacerdote è ugualmente buono, rispondo di sì. Così è ugualmente
buono il Battesimo conferito da un peccatore o da un giusto, da un fedele o da
un infedele, da un eretico o da un cattolico, purché la forma sia applicata
alla materia e il ministro abbia l'intenzione di fare quello che fa la Chiesa.
Il Sacrificio dell'altare è sempre ugualmente salutare quando il sacerdote
osserva le parole e le cerimonie essenziali. Se avete un'intenzione da applicare
non c'è da esitare sulla scelta del celebrante, perché tutti offriranno lo
stesso Sacrificio ugualmente santo ed ugualmente efficace e la Messa del più
virtuoso sacerdote non è migliore di quella del più indegno, come ho affermato
più sopra servendomi dell'espressione latina: ex opere operato.
Se domandate,
invece, se l'oblazione del Sacrificio è sempre ugualmente pia, ugualmente
edificante, rispondo di no. Il ministro del santo Sacrificio sa, per esperienza,
che una volta è raccolto, un'altra volta distratto, un giorno fervoroso e ardente,
l'indomani freddo e perciò esorta spesso se stesso alla pietà e dopo
l'Offertorio, quando si è lavato le mani per manifestare il desiderio che ha di
essere interamente puro, si rivolge al popolo con questa preghiera
supplichevole: Orate ftatres... «O miei fratelli - sembra dire - ho da
compiere un'opera così grande che sento di non aver forza sufficiente. Vi
scongiuro di non distrarvi e di aiutarmi tutti ad offrire questo Sacrificio che
è mio, come vostro. Se il mio ministero sarà adempiuto convenientemente, il
vostro profitto sarà maggiore, perché sarà più viva la vostra pietà, ma
se al contrario sarà adempiuto male, ne ritrarrete minor vantaggio». Con
ragione pertanto si assiste più volentieri alla Messa di un sacerdote pio
anziché a quella di uno che dice Messa con distrazione.
Vi rammento,
però, che facendo certe distinzioni si può peccare di giudizio temerario e
offendendo la carità, tanto necessaria, privarsi di una parte del frutto del
santo Sacrificio. Del resto in questa eccessiva ricercavi affatichereste invano:
il sacerdote più pio non è del tutto libero dalle distrazioni e perciò
bisognerebbe scegliere non soltanto fra gli uomini, ma anche fra i giorni e le
ore.
Un parroco era
stato per lunghi anni l'edificazione dei suoi parrocchiani per la devozione con
la quale celebrava la Messa, dove gustava dolcezze e consolazioni ineffabili. Un
giorno avvenne che il gregge di un suo vicino danneggiò il suo raccolto.
Dapprima egli pregò amichevolmente il padrone di vigilare meglio il gregge,
ma non avendo ottenuto nulla, uccise uno dei dannosi animali e lo tenne a titolo
d'indennizzo. Considerò questo un compenso per il danno sofferto e non pensava
di aver commesso un'ingiustizia. Così, senza scrupolo, salì all'altare, ma,
cosa strana, non si sentiva più lo stesso: si sentiva freddo, insensibile,
come morto alla pietà. Una pia persona privilegiata da Dio, con grazie
speciali, durante la Messa di questo parroco, notò il cambiamento che si era
operato in lui e provò in sé la stessa indifferenza, lo stesso stordimento, la
stessa freddezza. Ne fu turbata e recatasi da lui confidò la sua pena. Il
parroco comprese allora che la sua condotta era la causa della sospensione
delle solite grazie e si riconciliò col suo nemico.
Come vedete,
dunque, le Messe celebrate anche da sacerdoti fervorosi sono talora differenti
le une dalle altre. Così insegna il papa Alessandro: «Più i sacerdoti sono
degni e più sono ascoltate le loro preghiere». Dal canto suo san Bonaventura
dice: «Tutte le Messe sono ugualmente buone per ciò che concerne il
Salvatore, ma per ciò che concerne il celebrante possono essere migliori e
meno buone. Quindi, per la propria devozione è meglio ascoltare la Messa di
un sacerdote virtuoso che quella di uno cattivo». Il cardinal Bona va ancora più
oltre dicendo: «Quanto più il sacerdote è santo e gradito a Dio, tanto più
favorevolmente sono ricevute le sue preghiere e il suo Sacrificio». In una
parola avviene della Messa come delle altre opere buone: è tanto più meritoria
quanto più si celebra con fervore e zelo.
Partecipazione degli angeli al Santo Sacrificio
Per farvi conoscere un'altra sorgente di
grazie, vi dirò che alle preghiere del sacerdote per voi si uniscono anche le
preghiere degli angeli, perché è certo che anche essi sono presenti alla
Messa. Il salmista ce lo fa intendere nel seguente versetto: «Ha comandato ai
suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie». Questi celesti spiriti che non
ci lasciano mai, come potrebbero permettere che andassimo soli al santo
Sacrificio? Oh! Non solamente ci accompagnano, ma si rallegrano delle nostre ferventi
disposizioni e fanno di tutto per preservarci dalle suggestioni del demonio
che ruggisce intorno a noi per distrarci. E poiché alla Messa ci sono per lo
meno tanti angeli quante sono le persone che vi assistono, perché ognuno ha il
suo, pregate il vostro di prendere parte con voi e per voi ai santi Misteri, di
adorare il Salvatore e di supplicarlo in vostro favore. Commosso dalla sua
preghiera, Gesù stesso supplirà alla vostra deficienza.
Gli angeli
sono disposti attorno all'altare e a questo alludono le parole del sacerdote
dopo la Consacrazione: «Ti supplichiamo, o Dio onnipotente, di ordinare che
questa offerta sia portata davanti alla tua sublime Maestà, per le mani del tuo
santo angelo». Quando il Re degli angeli è presente personalmente e compie
sull'altare l'opera più alta della sua potenza è naturale che anche i suoi
ministri siano presenti per rendergli onore.
A conferma di
questo ascoltiamo le parole di san Paolo: «Vi siete avvicinati alla montagna
di Sion... alla turba innumerevole degli angeli... e a Gesù, mediatore della
nuova Alleanza». Questo testo è ben appropriato alla santa Messa nella quale
il Salvatore compie la più alta funzione del suo ministero di mediatore. Dunque
potete dire con David: «In presenza degli angeli, o mio Dio, canterò le tue
lodi, ti adorerò nel tuo tempio ed esalterò il tuo santo Nome».
Inginocchiatevi in mezzo a questi puri spiriti che vi circondano, ascoltano la
Messa con voi e pregano ardentemente per voi. Pensate che siete in mezzo ai
Cherubini e ai Serafini e fate che il vostro contegno, lungi dal rattristarli,
sia per loro causa di gaudio.
San Giovanni
Crisostomo insegna chiaramente che gli angeli pregano per noi: «Quando il
sacerdote celebra il sublime e augusto Sacrificio della Messa, gli angeli stanno
vicino a lui e il coro degli spiriti celesti intona un cantico di lode in onore
di Colui che si immola». E altrove: «In quel momento, non soltanto gli
uomini sono prostrati in ginocchio davanti a Dio, ma anche gli angeli e gli
arcangeli. È il tempo per noi propizio: il santo Sacrificio è a disposizione
di quelle intelligenze celesti, esse lo sanno e intercedono per noi. Signore,
esclamano, ti preghiamo per coloro che il tuo Figliolo ha tanto amato da
morire in Croce per loro e ai quali ha dato il suo Corpo e il suo Sangue».
Ardenti d'amore per quel Dio che contemplano faccia a faccia, la loro preghiera
è più efficace della nostra ed ottengono mille volte più di noi. Se durante
la Messa unite le vostre suppliche alle loro, sarete esauditi più sicuramente
che se avrete pregato da solo in casa vostra. Attorno all'altare gli angeli non
solo sono presenti, ma offrono anche il Sacrificio e le nostre preghiere a Dio
onnipotente. Ne abbiamo una prova in queste parole di san Giovanni: «Un angelo
stava vicino all'altare del tempio, con un turibolo d'oro in mano. Gli fu data
una grande quantità di profumi affinché offrisse le preghiere di tutti i
santi sull'altare che è davanti al trono di Dio». Gli angeli raccolgono dunque
le vostre preghiere per offrirle al Signore, come un soave profumo. Infatti,
per qual ragione l'angelo starebbe vicino all'altare se non vi fosse immolata la
vittima? Perché poserebbe su di esso le preghiere dei santi se non per
offrirle contemporaneamente alla Messa?
Concludo: la preghiera fatta durante la Messa è più efficace di tutte le altre. Di conseguenza, fate il possibile per assistere ogni giorno a questo adorabile Sacrificio: unitevi agli angeli, incaricateli di supplire, con il loro fervore alla vostra indifferenza ed essi porteranno i vostri voti fino al Cielo.
CAPITOLO
VENTIQUATTRESIMO
LA SANTA MESSA, LUNGI DAL NUOCERE AL LAVORO,
LO FAVORISCE
In generale, gli uomini ritengono che le ore
non impiegate nel lavoro siano perdute. Ma soprattutto giudicano perso il
tempo consacrato ad ascoltare la Messa o a compiere qualunque altro atto di
religione. Cercherò di mostrare loro quanto si ingannano e quanto questo errore
li danneggi. Se, recandovi al lavoro quotidiano, incontrate un amico, vi fermate
volentieri a parlare con lui, gli raccontate le novità che vi sono successe e
per una mezz'ora, se non più, dimenticate tutto. Invece se si tratta di
ascoltare la Messa, vi tormenta il pensiero, dieci volte per lo meno, che i
vostri affari ne soffrono. Satanica illusione! La Messa non nuoce affatto al
lavoro, ma lo fa prosperare procurando grandi beni. È’ opportuno ripetere
qui le parole del Salvatore: "Cercate prima il regno di Dio e la sua
giustizia e tutto il resto vi sarà dato in più". I commentatori della
Sacra Scrittura spiegano che in questo testo è come se Gesù Cristo avesse
voluto dire: "Non vi preoccupate del nutrimento del corpo e prima di
rivolgervi agli affari temporali, cominciate con l'ascoltare devotamente la
santa Messa. Glorificherete così il vostro Dio che in cambio provvederà ai
vostri bisogni". Se rendete un servizio ad una persona ragguardevole,
forse non attendete una ricompensa? Assistendo al santo Sacrificio, rendete a
Dio un omaggio infinito, gli procurate un piacere immenso, gli offrite un dono
che sorpassa in valore il cielo intero. Potrà Egli lasciare senza retribuzione
un' offerta così ricca? No, il sovrano Signore dell'universo, che ricompensa le
più piccole opere buone, non dimenticherà certamente questa. Se la
dimenticasse noi potremmo, nel giorno del giudizio, dirgli così:" Signore,
ho ascoltato la Messa e non ne avete tenuto conto e invece di guadagnare
servendovi, ho perso". Ma Dio non permetterà mai che gli si possa
rivolgere il rimprovero di averci trascurato e benché ai suoi occhi i beni
terrestri siano ben poca cosa, spesso favorisce visibilmente chi è assiduo
nell'assistere al santo Sacrificio.
"Cercate prima il Regno di Dio..."
Per chiarire
quanto ho detto citerò qualche esempio. San Giovanni l'Elemosiniere racconta la
seguente storia. In una via di Alessandria abitavano due calzolai: l'uno,
sposato e padre di famiglia, assisteva ogni giorno alla Messa e ben presto dalla
povertà passò ad una felice agiatezza. L'altro, anch'egli sposato, dia senza
figli, non metteva piede in chiesa durante la settimana e lavorava giorno e
notte senza poter uscire dal suo tormentoso stato. Un giorno andò a trovare il
suo vicino e gli disse: "Come mai tu che hai famiglia e che lavori meno di
me, fai fortuna, mentre io che pure non ho figli e non mi prendo mai un momento
di riposo, resto povero?". L'altro rispose: "Ho trovato un tesoro,
dove vado ogni mattina ad attingere ricchezze: questo è il segreto della mia
prosperità". "Mostrami questo tesoro e permetti che anch'io possa
ricorrervi". "Volentieri. domani vieni con me e ti ci condurrò di
nascosto, perché si tratta di un tesoro immenso e vi si potrebbe arricchire
l'intera città".
Il giorno
seguente, all'alba, il povero calzolaio, fu puntuale all'appuntamento. Il
compagno gli disse: "Cominciamo con l'ascoltare la Messa, ci recheremo poi
al luogo convenuto. Ma, terminato il santo Sacrificio, disse che nel luogo del
tesoro sarebbero andati il giorno dopo. Il giorno seguente la stessa proposta,
la stessa dilazione. Il terzo giorno, il calzolaio povero, di pessimo umore,
disse alla sua pretesa guida: "Da tre giorni vengo in chiesa ed ascolto
la Messa, ma fai male a riderti di me". L'onesto operaio replicò:
"Non ti inquietare, non ho avuto nessuna intenzione di beffarmi di te e
ti ho indicato realmente il luogo del tesoro: questo luogo è la chiesa, questo
tesoro è la Messa. Qui io cerco l'agiatezza che tu mi invidi. Fai come me e
riceverai da Dio gli stessi favori. A prova della verità delle mie parole senti
il consiglio del Salvatore: "Cercate prima il regno di Dio e la sua
giustizia e il resto vi sarà dato in sovrappiù". Fin dai primi tempi del
mio matrimonio ho cercato il suo regno con l'udire quotidianamente la santa
Messa ed ho ottenuto quello che mi è necessario nelle cose temporali. Tu al
contrario hai imparato a tue spese quanto sia pericolosa una malintesa sollecitudine,
poiché con tutto il tuo lavoro hai guadagnato una miseria". Commosso da
questo discorso, il calzolaio prese la decisione di assistere ogni mattina al
santo Sacrificio e fu anch'egli benedetto da Dio.
Il nome dell'autore che narra questo aneddoto è per se stesso una prova
sufficiente della sua autenticità. Il pio operaio paragonò la Messa a un
tesoro, essendo essa un valore inestimabile, tanto che le si possono applicare
le parole del Savio: "È’ un tesoro infinito per gli uomini e quelli che
ne usano fanno parte all' amicizia di Dio". È’ una miniera dalla quale
si ricava l'oro celeste e l'oro terrestre. Colui che vi assiste in stato di
grazia riceve la benedizione dell'eterno Padre, benedizione molto più preziosa
di quella data da Isacco a Giacobbe. Questa non aveva per oggetto "che la
rugiada del cielo, il grasso della terra e l'abbondanza del grano e del
vino", ed era perciò completamente terrestre, mentre l'altra è, ad un
tempo, spirituale e temporale. Infatti dopo la consacrazione il sacerdote dice:
"Ti supplichiamo, Dio onnipotente, che questi doni siano portati per le
mani del tuo santo Angelo al tuo sublime altare, affinché tutti quanti siamo
presenti a questo Sacrificio, avendo ricevuto il Corpo santissimo e il Sangue
del Figlio tuo, siamo ricolmi di tutte le benedizioni e di tutte le grazie del
Cielo". In virtù di questa preghiera e per l'efficacia dei divini
misteri, siamo benedetti nel corpo e nell'anima, nei nostri lavori e nei nostri
affari, nelle cose del tempo come in quelle dell'eternità. I Libri santi
dicono: "Siete benedetto nella città e nel vostro campo e sono benedetti
tutti i lavori delle vostre mani".
Condizione essenziale per la fecondità dei nostri lavori
Secondo un proverbio, del quale gli operai ed
i contadini conoscono la giustezza, non vi è profitto senza la benedizione
di Dio. Per quanto il vostro lavoro possa essere attivo, non fruttificherà se
Iddio non lo feconda. Sulla terra non vi è mezzo migliore per ottenere questo
favore che ascoltare la santa Messa. In essa non è soltanto il prete che
benedice, ma Gesù Cristo stesso, come constatò con i suoi propri occhi santa
Brigida. Questa grande santa, all'elevazione dell'Ostia, vide nostro Signore
fare con la mano il segno della croce sul popolo e nello stesso tempo sentì
pronunciare queste parole: "Benedico voi tutti che credete in me".
Benedicendo le persone, Gesù benedice anche i loro lavori e i loro affari.
Enea Silvio narra che nell'Istria c'era un tempo un gentiluomo che,
senza condurre una vita cattiva, trascurava completamente la Messa ed in
conseguenza di questo finì col cadere in miseria. Non potendo, in città,
mantenersi nel suo grado, andò a stabilirsi in campagna, ma non riuscendo a
sopportare pazientemente la prova, a poco a poco, dallo scoraggiamento passò
alla disperazione. In questo stato d'animo il demonio gli ispirò il
detestabile pensiero di sottrarsi ai suoi mali col suicidio. La tentazione era
così violenta che non aveva la forza di resistergli. Si consigliò con
ecclesiastici ed altre persone ed invano provò ogni mezzo, quando due
sacerdoti, con i quali si era confidato, gli suggerirono di assistere ogni
giorno alla Messa, assicurandolo che non vi era miglior aiuto contro gli
assalti dello spirito del male, né miglior pratica per attirarsi le benedizioni
divine. Il gentiluomo dette retta ai loro consigli e con suo grande vantaggio,
recuperò la pace e nella sua casa ritornò la prosperità. Risoluto,
pertanto, di assistere ogni giorno al santo Sacrificio, del quale aveva provato
i salutari effetti, chiamò un sacerdote che potesse dirgli regolarmente la
Messa nel suo oratorio privato e non si possono descrivere i frutti spirituali e
temporali che raccolse da questa devozione. Dopo un anno di questa vita, un
giorno di festa il parroco lo pregò di cedergli il suo cappellano per dire la
Messa nella chiesa parrocchiale. Acconsentì con dispiacere e solo a patto che
si aspettasse il suo arrivo per cominciare la Messa cantata. Si alzò presto,
montò a cavallo e si avviò verso la chiesa situata sulla vicina montagna, ma
ecco che per la strada gli consegnarono una lettera che riguardava un affare
urgente, la cui risposta non poteva essere differita senza grave danno. Ritornò
dunque a casa, regolò la questione e poi riprese in tutta fretta la strada del
villaggio. Arrivato sulla montagna trovò un contadino: "Da dove
venite?", gli domandò. "Dalla chiesa, dove ho ascoltato la Messa
cantata". "È finita?". "Sì", rispose il contadino.
Il ritardatario sembrò così sconcertato da questa notizia e si lamentò così
amaramente che il contadino si mise a ridere e gli disse: "La vostra
disperazione mi meraviglia, io ho lasciato più di una Messa nella mia vita
senza mai inquietarmi per questo". "Non contate, dunque, sulla santa
Messa?". "Sì, ma non bisogna esagerare; per esempio, che cosa ho
guadagnato ascoltando quella di oggi? Sono diventato più ricco?".
"Io, al contrario, la tengo in così alta stima che, se volete lasciarmi
i meriti che avete acquistato, vi darò il mio mantello". Il contadino
accettò la proposta e i due uomini si separarono felicissimi del cambio
reciprocamente fatto. Quando il gentiluomo arrivò al villaggio si lamentò con
il parroco, che si scusò assicurando che aveva insistette: "Ti assicuro,
che ho visto accanto a te due altri lavoranti che sono scomparsi mentre mi
avvicinavo". "Dio mi è testimone - disse Isidoro - che ho chiamato
soltanto Lui in mio soccorso". A queste parole il padrone capì che i due
sconosciuti erano angeli e si rallegrò di avere al suo servizio un uomo così
virtuoso.
Un altro esempio ci conferma l'importanza di assistere alla Messa. In
Spagna c'era un cavaliere che si chiamava Fernando Antolino, così devòto al
santo Sacrificio che non mancava un solo giorno di assistervi, anche quando
era sovraccarico di affari. I mussulmani, allora padroni della più gran parte
della penisola, opprimevano spietatamente gli abitanti. Nel 982, Fernando fu
messo a capo dell'esercito cristiano e inflisse ai nemici considerevoli
perdite. Ma questi, informati dalle loro spie che il generale ascoltava la Messa
tutte le mattine, senza mai lasciarla, approfittarono di quel momento per
attaccare le sue truppe. Gli ufficiali lo fecero subito avvertire del pericolo e
lo pregarono di venire immediatamente. Nonostante fosse spaventato da una
notizia così grave, il nobile spagnolo rispose che non poteva andare prima del
termine della Messa. Gli ufficiali lo informarono delle perdite già subite e
gli dissero che se non fosse venuto in loro soccorso, l'esercito era perduto.
Egli disse loro: "Non lascerò questo luogo finché non sia terminato il
santo Sacrificio. Non temete, Dio, di cui sono servo, vi proteggerà".
Gli ufficiali se ne andarono credendo che tutto fosse perduto. Ma, al loro
arrivo al campo di battaglia videro, con stupore, Fernando in sella ad uno dei
suoi cavalli e rivestito delle sue armi, che passava davanti alle truppe e le
esortava energicamente.
Il cavaliere penetrò in mezzo alla massa avversaria, colpì a destra e a sinistra ed uccise molti nemici. I soldati cristiani, seguendo il loro intrepido duce, schiacciarono i mussulmani ed in pochi istanti riportarono una splendida vittoria. L'intero esercito voleva onorare Fernando e attestargli la sua riconoscenza, ma egli, intanto, era sparito. Pensando che fosse ritornato in chiesa a rendere grazie a Dio per la vittoria conquistata, andarono lì a cercarlo e lo trovarono mentre stava uscendo dalla chiesa. Lo acclamarono e vantarono il suo eroismo, ma egli chiese spiegazioni ai suoi ufficiali dicendo di non comprendere queste dimostrazioni. "Noi siamo stati testimoni della vostra bravura. Non è giusto onorarvi dopo che avete riportato da solo una vittoria così grande? L'esercito intero sarebbe stato massacrato se la vostra presenza non avesse cambiato le sorti del combattimento". Fernando sembrava ignorare il trionfo e disse: "Credetemi, non ho dato nemmeno un colpo di spada. Non ho lasciato la chiesa che alla fine della Messa per venire a combattere". "Ma vi abbiamo visto con i nostri occhi mettere in fuga i mussulmani". Fernando, pieno di meraviglia, rispose: "Se dite il vero non dovete ringraziare me, ma Dio". A questo punto arrivò un soldato col cavallo del generale, trovato nel campo senza cavaliere. Alla vista dell'animale ansante, coperto di schiuma, che portava ancora attaccate le armi del generale, grondanti sangue, tutti restarono stupiti. "Giuro - gridò Fernando - che oggi non mi sono servito del mio cavallo e certamente il mio angelo custode, mentre ascoltavo la santa Messa e pregavo per voi, ha combattuto per me.Vedete quanto è gradita a Dio questa grande opera e quali benefici procura agli uomini. Se avessi lasciato la chiesa, come voi desideravate, l'angelo non sarebbe venuto e non avremmo conquistato la vittoria. Con l'illustre generale riconoscete anche voi che l'assistenza al santo Sacrificio, lungi dal nuocere ai nostri affari, attira sulle cose temporali, come sulle spirituali, la benedizione divina.
CAPITOLO
VENTICINQUESIMO
DEL MODO DI OFFRIRE LA SANTA MESSA E DEL
VALORE DELL'OBLAZIONE
Anime devote che leggete questo capitolo,
imprimetevelo bene nella mente: le norme che contiene vi saranno di grande
profitto spirituale. Anzitutto ricordate che la Messa è il Sacrificio unico
del cristianesimo e che l'offriamo all'eterno Dio.
"La Messa
- dice il padre Gobat - è la sola preghiera, il solo atto di adorazione, la
sola offerta degna di Dio, poiché la vittima che vi è immolata è divina.
Cristo è il vero Pontefice, il vero celebrante; dopo di Lui viene il sacerdote,
che è suo strumento, quindi i fedeli. Tutti i fedeli che sono presenti hanno,
infatti, il potere di offrire il santo Sacrificio: alcuni laici lo fanno con
l'anima anche più pura di quella del sacerdote. Metto in quarta linea quelli
che contribuiscono agli onorari e che procurano gli oggetti del culto, quali
il calice, la pianeta, ecc. e infine tutti quelli che, impediti dalle loro
occupazioni di venire personalmente, stanno in spirito ai piedi dell'altare.
Tutti partecipano ai frutti del mistero".
Meditate queste parole che racchiudono una bella e consolante dottrina.
Fra le innumerevoli grazie che Dio ha concesso al mondo, una delle più
strepitose è certamente quella di aver accordato, non soltanto ai sacerdoti,
ma ai laici, alle donne, ai bambini, di offrire alla sua sublime Maestà questo
Sacrificio augustissimo. I giudei erano meno privilegiati, poiché nella legge
antica l'immolazione delle vittime e l'offerta dell'incenso erano riservate ai
sacerdoti. Il popolo doveva portare l'incenso per gli olocausti ed i sacrifici
di pace, ma gli era proibito di bruciarlo. Chiunque trasgrediva queste
prescrizioni era reo di grave peccato.
A questo proposito la Sacra Scrittura narra che dei sacerdoti
resistettero alle temerarie pretese del re Ozia. "Non tocca a voi, o re, -
gli dissero - bruciare l'incenso, tocca ai figli di Aronne, consacrati per
questo ministero. Uscite, dunque, dal santuario e non disprezzate il nostro
consiglio, perché questa azione non vi sarà imputata a gloria dal Signore
Iddio". A queste parole Ozia, infuriato, prese il turibolo, ma Dio lo
colpì all'istante con la lebbra.
Gente Santa, regale sacerdozio
Sotto la legge della grazia siamo trattati differentemente. I laici
toccano i turiboli e sono anche invitati ad offrire l'olocausto. Ascoltate come
san Pietro proclama la dignità del cristiano: "Voi siete la stirpe eletta,
il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo conquistato per rendere note
le grandezze di Colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla luce
ammirabile". Alla Messa, secondo il principe degli apostoli, tutti i fedeli
esercitano una specie di sacerdozio. Che inestimabile favore, per noi
cristiani, poter offrire a Dio il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. Profittate
spesso di questo diritto, siate fedeli a quest'oblazione ed ammasserete
un'immensa fortuna. Dirò anche che facendo diversamente non potrete ascoltare
la santa Messa come si deve. Un pio autore infatti dice: “Ascoltare la santa
Messa non vuol dire soltanto fare atto di presenza, ma offrire il Sacrificio
unendosi all'intenzione del celebrante”.
Sono dello
stesso parere: per ascoltare la Messa è indispensabile offrirla a Dio col
sacerdote. Questa necessità è inerente alla stessa natura del Sacrificio. Di
conseguenza ne risulta che i fedeli che si contentano di pregare soddisfano al
precetto ecclesiastico, ma non partecipano alle grazie proprie dell'oblazione.
Un paragone farà meglio risaltare il mio pensiero.
Una persona recita molti rosari e li offre a Gesù Cristo e alla sua
santa Madre, mentre un'altra ascolta e offre una sola Messa. Qual è quella che
dà di più? Quale sarà più ricompensata? Certamente la seconda. La prima
offre una preghiera santa, ma che trae il suo valore dalla pietà di chi la fa;
mentre l'altra ha nelle mani un dono assolutamente divino. Ciò che essa offre
è la carne del Cristo, sono le lacrime, la morte, i meriti del Cristo.
Voi direte che
la prima dona ciò che le appartiene, mentre della seconda non si può dire
altrettanto, poiché il merito del Sacrificio è di Gesù Cristo. Ve lo
ripeto: "Colui che offre la santa Messa, dona il suo proprio bene, giacché
è realmente proprietario dei meriti del Salvatore". Sì, all'altare ci
appropriamo di tutto ciò che Gesù ha meritato con la sua passione, con lo
spargimento del suo Sangue prezioso e con la sua morte. Se non volete credere a
queste consolanti parole, credete almeno a quelle che dice la Chiesa per mezzo
del Concilio di Trento: "Il Sacrificio incruento è il mezzo per il quale
riceviamo i frutti del Sacrificio cruento". Quello che acquisterete nella
Messa è realmente vostro, come quello che acquisterete mediante i vostri
sforzi personali e quindi durante il santo Sacrificio avete diritto di offrire
a Dio i meriti di Gesù Cristo come vostra vera proprietà. Considerate, dunque,
che grazia straordinaria vi fa il Salvatore quando, costituendovi sacerdote in
una maniera spirituale, vi conferisce il potere di offrire questo sublime
Sacrificio a Dio, come conviene ad un sacerdote, cioè non solamente per voi
stessi, ma altresì per gli altri. "Il celebrante - dice Fornero - non immola
da solo la vittima eucaristica. Voi vi associate alla sua azione e tutti i
cristiani si associano con voi. Questo è anche il significato delle parole
che la Chiesa, dopo il Sanctus, mette sulle labbra del suo ministro:
"Ricordati, Signore, dei tuoi servi e delle tue serve e di tutti i fedeli
qui presenti, per i quali ti offriamo o che ti offrono essi stessi, questo
Sacrificio di lode per sé e per tutti quelli che appartengono a loro".
La cooperazione dei presenti si rileva ancora dalla preghiera che il
sacerdote recita prima della Segreta: "Pregate, fratelli, perché il mio
Sacrificio che è anche vostro, sia gradito a Dio Padre
onnipotente". Rivolge questa preghiera a tutti i presenti, come volesse
dire loro: "Quest'opera è mia quanto vostra, di conseguenza dovete
aiutarmi ad offrirla".
Dopo
l'elevazione del calice dice: "O Signore, noi tuoi servi e con noi il tuo
santo popolo, offriamo alla tua sublime maestà un'Ostia pura, un'Ostia santa,
un'Ostia senza macchia".
L'assistenza alla S. Messa ci fa partecipi dei meriti di Gesù Cristo
Così il
sacerdote fa conoscere la parte che hanno i fedeli nell'oblazione della Messa.
Se non vi uniste a lui né con la voce, né col cuore, ingannereste la sua
aspettativa e rechereste a voi stessi un grave danno. "State dunque attento
- conclude Fornero - a non perdere tanto bene, non dimenticate di esercitare,
per voi e per i vostri, il vostro mistico sacerdozio". Sublime prerogativa
alla quale rinunciano le persone che non assistono alla Messa, quelle che
l'ascoltano senza attenzione o recitando in quel tempo altre preghiere.
L'offerta che vi ho descritta è, dunque, incomparabilmente migliore di tutte
le pratiche pie e più si rinnova, più Dio se ne compiace e noi espiamo
maggiormente le nostre colpe preparandoci una maggior ricompensa in cielo. Dire
a Dio: "Ti offro", significa: "Ti pago, pago il riscatto dei miei
peccati e l'acquisto dei beni celesti; pago la liberazione delle anime del
purgatorio". In ogni momento e con profitto anche fuori della Messa, si
può dire: "Signore, Ti offro il tuo caro Figliolo, la sua passione e la
sua morte; Ti offro le sue virtù, i suoi meriti". Ma questa oblazione è
spirituale, mentre quella della quale parlo è reale, poiché essendo Gesù
sull'altare, con Lui sono pure le sue virtù e i suoi meriti. Li rinnova la sua
passione e la sua morte, da lì a noi si dona e ci comunica i suoi tesori per
offrirli al suo celeste Padre. Se l'offerta fatta fuori della Messa, con
semplici parole, è tanto efficace fino al punto da far dire da Gesù alla sua
serva santa Geltrude: "Per quanto colpevole possa essere un uomo, per
sperare il perdono basta che egli offra al Padre mio le mie immeritate
sofferenze", quanto sarà più efficace quando avrà per oggetto i meriti
del Salvatore divenuti realmente nostra proprietà?
Una volta Gesù, durante il santo Sacrificio parlò così a santa
Matilde: "Ti do il mio Corpo divino, la mia dolorosa passione, affinché
tu possa presentarmeli come cosa tua. Offrimeli ed io te li restituirò, poi tu
me li offrirai di nuovo e si moltiplicherà il tuo merito ad ogni offerta,
perché tutto il bene che l'uomo fa sulla terra gli sarà valutato al centuplo
nell'eternità".
Non soltanto a santa Matilde, ma a noi tutti nostro Signore dona i
suoi meriti. Dunque, le parole di Gesù sono anche per noi: adoperiamoci per
profittarne. E’ necessario, ora, dire una parola sul valore dell'oblazione.
Fra tutte le preghiere della Messa nessuna è così consolante come quella che
il sacerdote dice dopo l'elevazione del calice: "Signore, noi tuoi servi e
tuo santo popolo, offriamo alla tua sublime Maestà un'Ostia pura, un'Ostia
santa, un'Ostia senza macchia ecc.". Il popolo santo sono i fedeli che
ascoltano la santa Messa, santificati secondo le parole di Gesù: "Mi
santifico per loro affinché siano santificati nella verità". Sono
santificati "per l'aspersione del divin Sangue", dice san Paolo.

Preziosità del dono eucaristico
Quanto è
preziosa l'Ostia santa! Essa è la carne purissima, l'anima santissima, il
sangue immacolato di Gesù Cristo! L'ho detto più volte: è più pregevole
dell'oro e delle pietre preziose. Se qualcuno possedesse la terra intera e
magari anche il cielo e tutti i suoi abitanti e ne facesse omaggio
all'Altissimo, il suo dono resterebbe infinitamente al di sotto del valore di
un'Ostia. Infatti che cosa offrite a Dio? Un dono incomparabile, l'unico che sia
perfettamente degno della sua sublime Maestà, non essendoci nulla che superi la
Divinità. Quante conseguenze derivano da questo principio! Se date un pezzo di
pane ad un povero, il vostro atto, se ispirato dalla carità, ha un valore considerevole,
ma un principe che distribuisca tutti i suoi tesori, non merita forse più di
voi? Che diremo, dunque, del sacerdote e del popolo che offrono all'Onnipotente
il Figlio suo con la sua umanità? Mi spiego meglio con l'aiuto di un
paragone.
I cittadini di
un grande paese fanno fare una coppa cesellata artisticamente con l'oro più
puro e, per mezzo di un loro rappresentante, la mandano al principe come
testimonianza del loro amore. Il principe accetta di gran cuore questo oggetto,
ma se nella coppa vi fosse stato incastonato un gioiello del valore di un regno,
i suoi sentimenti sarebbero stati mille volte piu vivi.
Nella Messa offriamo a Dio l'umanità del Cristo, cioè la creatura più
nobile, più perfetta che sia uscita, o che possa uscire, dalle sue mani: ecco
la coppa preziosa. Noi l'offriamo quando, dopo la Consacrazione, con gli occhi
levati al cielo, diciamo: "O mio Dio, ti offro l'umanità del tuo caro
Figlio immolato su questo altare". Un tale dono è già abbastanza
magnifico, ma non è tutto; noi poniamo nel vaso d'oro un gioiello il cui valore
non è raggiunto che dall'Infinito: la divinità del Cristo "che abita la
sua umanità", secondo l'espressione di san Paolo.
Precisamente l'umanità del Cristo, indubbiamente, forma l'oggetto del
Sacrificio, ma le due nature, essendo così strettamente unite da non potere
essere più separate, vengono necessariamente offerte l'una con l'altra.
L'umanità è la coppa, la divinità il gioiello. Che letizia prova il
Padre celeste nel ricevere questo dono senza pari, nel vedere Gesù del quale ha
detto: "Ecco il mio Figlio diletto nel quale ho riposto ogni mia
compiacenza!". Quante colpe cancellate e quanti debiti pagati come
ricompensa per questo dono! Questo prezioso dono non è un prestito, ma nostra
proprietà. L'abbiamo ricevuto dal Cielo e ad ogni Messa ridiventa nostro, come
risulta dalle parole già citate, secondo le quali il Sacrificio del Corpo e
del Sangue di Gesù Cristo appartiene veramente al sacerdote e al popolo.
Ripetiamolo
dunque: che tesoro senza prezzo è mai questo! Il padre Sanchez dice: "Se
l'uomo sa ascoltare la santa Messa diventa più ricco con essa che mediante il
possesso di tutti i beni creati". Inutile aggiungere che per il Sanchez,
come per tutti i Dottori, ascoltare la Messa vuol dire offrire all'eterno Padre
il suo diletto Figlio.
Sublime partecipazione nell'offerta della vittima divina all'Altissimo
Questa pratica vi sarà facile se pensate che siete associato col
celebrante e che per mezzo suo la vittima è gradita all'Altissimo. Dite
dunque: "O mio Dio, io non sono degno di salire all'altare, di prendere
Gesù nelle mie mani profane, ma in spirito mi avvicino al tuo ministro e
l'aiuto ad alzare l'Ostia ed il Calice". Il Rinaldi racconta che Enrico I,
re d'Inghilterra, che ascoltava ogni giorno tre Messe, aveva l'abitudine di
inginocchiarsi accanto all'altare ed era, per lui, una grande
consolazione sostenere le braccia del prete che alzava le sante Specie. Se
questo santo uso fosse ancora oggi praticato non lascereste certamente a nessuno
l'onore del quale era così geloso il pio monarca. Ebbene: Dio tiene conto del
vostro desiderio, ditegli soltanto dal fondo del cuore:
"Signore, ti offro, per le mani del Sacerdote, il tuo diletto
Figlio". L'eterno Padre comprenderà il senso delle vostre parole e si contenterà
della vostra intenzione. All'offerta della santa Ostia aggiungerete quella del
prezioso Sangue, non essendovi niente di più efficace per disarmare la collera
celeste. Lo rivelò un giorno nostro Signore a santa Maddalena de' Pazzi. Da
quel momento l'illustre santa offrì fino a cinquantaquattro volte al giorno
questo Sangue prezioso, per i vivi e per i morti. Gesù Cristo, dal canto suo,
le mostrò le anime che aveva convertito con quel mezzo, ottenendo loro anche
la vita eterna.
"È da temere molto - ripeteva spesso la santa - che l'impenitenza
dei peccatori sia in ragione della nostra pigrizia. Oh! Se noi offrissimo, per
la loro conversione, il Sangue di Gesù Cristo, Dio si riconcilierebbe con loro
e li preserverebbe dalle pene eterne".
L'ho già detto, l'offerta del prezioso Sangue può farsi in tutti i
tempi e in tutti i luoghi, ma mai con tanto frutto come nella Messa, poiché qui
è reale. Colui che dice durante la Messa: "Signore, ti offro questo
Sangue divino per le mani del sacerdote", offre talmente il prezioso
Sangue che il sacerdote ha nel calice e quest'offerta gli è mille volte più
vantaggiosa che se si contentasse di pronunciare queste parole fuori del
Sacrificio.
"Se un uomo - aggiunge santa Maddalena de' Pazzi - offre il Sangue
di Gesù Cristo a Dio Padre, gli fa un dòno al di sopra di ogni altro, un dono
così grande che Dio, ricevendolo, si riconosce debitore della sua
creatura". La santa forse esagera? No, poiché ad eccezione di Dio, che è
infinito, nel Cielo e sulla terra non vi è nulla che eguagli il valore di
questo Sangue e il prezzo di una sola goccia di esso è più alto di un oceano
di sangue versato dai martiri. San Tommaso afferma: "Una goccia del sangue
di questi beati confessori della fede basterebbe per purificare il mondo da
tutti i peccati". Cosicché, se Iddio per ricompensarvi vi accordasse la
remissione dei vostri peccati e vi desse anche il cielo, la sua munificenza
sarebbe infinitamente inferiore alla vostra offerta. Ai piedi dell'altare fate
quello che avreste fatto ai piedi della Croce; raccogliete il Sangue che
scorre dalle piaghe di Gesù per offrirlo a Dio. Solo Dio sarebbe in grado di
rivelarci con quali tesori di grazie e di perdono risponderà alla vostra
oblazione.
CAPITOLO
VENTISEIESIMO
QUANTO SIA UTILE IL RACCOMANDARSI IN MOLTE
MESSE
Per prevenire qualunque falsa interpretazione,
risponderò ad una difficoltà. Come ci si deve regolare in una chiesa dove si
celebra contemporaneamente a più altari? Alcune persone immaginano che, in
questo caso, esse acquistino tanti meriti come se assistessero successivamente
allo stesso numero di Messe, ma sono in errore. Sant'Alfonso de' Liguori, san
Tommaso, il Laymann e tutti i Dottori richiedono due cose per il compimento del
secondo precetto della Chiesa: 1) Che uno si sdebiti materialmente dell'opera
prescritta; 2) Che lo spirito si applichi, almeno virtualmente, sia a Dio, sia
ai misteri del Sacrificio, sia infine alle parole e agli atti del celebrante.
Dunque è assolutamente impossibile ascoltare o seguire più Messe insieme. Come
si può prestare attenzione a due o tre cose nello stesso tempo, quando una sola
deve assorbire tutte le nostre facoltà? Chi entra in una chiesa dove due
sacerdoti offrono il santo Sacrificio e il primo è al Pater mentre l'altro è
all'inizio, non soddisfa l'obbligo se non resta alla Messa del secondo fino alla
fine. Senza questa condizione fa un atto meritorio e quei pochi istanti che dà
a Dio saranno scritti a lettere d'oro nel libro della vita, ma non ascolta la
Messa, perché il Sacrificio è indivisibile.
I teologi insegnano che non si può ascoltare la Messa per frazioni. In
questo caso, l'assioma che due mezzi valgono un intero non può essere ammesso.
Risolta questa questione, forse vi chiederete se non è meglio assistere
a molte Messe contemporaneamente piuttosto che ad una sola. Dal punto di vista
del culto reso a Dio la cosa è indifferente, poiché sapete che non si può
offrire che un Sacrificio alla volta. Invece dal punto di vista del vostro
vantaggio, non esito a rispondere affermativamente, poiché ogni sacerdote applica
i meriti del divino mediatore.
Tuttavia è necessario non essere distratti dal rumore, troppo naturale
in queste circostanze. Se siete, però, di natura tale che il minimo movimento
straordinario distrae il vostro spirito, scegliete di preferenza una chiesa
dove non si dica che una sola Messa. Mi spiego in poche parole. Come abbiamo
dimostrato nel XXIII capitolo, tutti i sacerdoti pregano e offrono il santo
Sacrificio secondo l'intenzione di quelli che vi assistono. Dunque, se c’è un
sacerdote all'altare avete una sola preghiera e una sola applicazione dei meriti
di Gesù, se, invece, ce ne sono tre o più, il vostro profitto spirituale è
accresciuto.
Vantaggi che derivano dalla partecipazione a più Messe
Gli angeli presenti a tutte le Messe pregano pure per voi e perciò più
numerose sono le Messe, più numerosi sono i vostri intercessori.
Infine nostro Signore Gesù Cristo, il principale Sacerdote,
immolandosi sempre per il mondo intero, offre se stesso per ciascuno dei
presenti. Di conseguenza, se assistete ad una sola Messa, Gesù Cristo prega per
voi sopra un solo altare, se siete presente a molte, Gesù prega per voi su ogni
altare.
Egli fa di più che pregare per voi: vi dà i suoi meriti, aumenta in
voi la grazia e vi accorda mille preziosi favori, tanto più abbondanti quante
più Messe ascoltate.
Un fatto meraviglioso, tratto dalla vita di sant'Elisabetta regina di
Portogallo, prova con quanta generosità Dio ricompensi questa devozione. Un
signore di quella corte, morendo disse al figlio: "Parto da questo mondo
pieno di speranza nella divina misericordia e ti lascio erede di tutti i miei
beni, ma innanzi tutto ti raccomando di ascoltare ogni giorno la santa Messa.
Se poi mi succederai nel grado a corte, ricordati di servire fedelmente il tuo
re". Dopo la morte del padre, il giovane fu destinato al servizio della
regina che, testimone della sua pietà, gli portava molto affetto dandogli buoni
consigli e spesso gli affidava la distribuzione delle sue elemosine. Questa
principessa aveva un altro paggio che, a causa dei suoi cattivi costumi, le
recava dispiacere. Questi, accecato dalla gelosia, odiava profondamente il suo
compagno e non contento di questo, per allontanare ad ogni costo il virtuoso
giovane, lo accusò presso il re di avere una colpevole relazione con la regina
e che restava frequentemente solo con lei, nella sua camera. Il re Dionigi non
volle credergli, sapendo bene chi era sua moglie. Il calunniatore, allora, lo
condusse in un luogo da dove gli mostrò il paggio che usciva dall'appartamento
della regina. Questo odioso piano riuscì e lo sposo, indignato, decise di
vendicarsi. Un giorno, si recò nei dintorni della città,in una fornace dove si
produceva la calce, chiamò il padrone e gli disse: "Domani mattina ti
manderò un messaggero che ti domanderà se tu hai eseguito i miei ordini:
prendilo e qualunque cosa dica, gettalo nel forno, altrimenti vi farò gettare
te al suo posto". Il fornaciaio promise di eseguire il crudele ordine. Il
giorno seguente il re chiamò il paggio e gli disse: "Vai in fretta alla
fornace di calce e domanda se la mia volontà e stata eseguita". Il giovane
partì subito molto afflitto, perché non aveva ancora assistito alla Messa e
temeva di non potervi più assistere per quel giorno. Passando da una chiesa
sentì suonare l'Elevazione, entrò, adorò il Salvatore e l'offrì a Dio per la
sua salute temporale ed eterna. Soddisfatta la sua pietà, riprese tutto giulivo
la sua strada, ma passando davanti ad un'altra chiesa sentì lo stesso suono di
campane ed entrò, ma temendo di far troppo tardi, uscì quasi subito. Continuò
a camminare per la sua strada ma, per la terza volta, sentì una campana
annunziare l'Elevazione e di nuovo obbedì a quell'invito. La sua gioia interna
era così grande che restò in chiesa sino al termine della Messa. Intanto il
re, che sentiva un gran desiderio di veder compiuta la sua vendetta, mandò
l'altro paggio dal fornaciaio. Il messaggero, che comprendeva il significato
della sua missione, si affrettò tanto che giunse per primò. "È’ stato
obbedito il re?", domandò con precipitazione. "Non ancora, ma lo sarà",
rispose il fornaciaio. L'infelice venne subito spogliato dei suoi abiti, legato
per le mani e per i piedi e malgrado le sue proteste fu gettato nella fornace.
Poco dopo arrivò il vero condannato. "Se foste arrivato un po' più presto
- gli disse il fornaciaio - avreste assistito al supplizio del vostro
compagno, quantunque mi assicurasse che eravate voi quello che doveva essere
bruciato vivo per ordine del re". Il paggio tornò al palazzo
spaventatissimo, non capendo che cosa gli avesse tirato addosso la collera del
suo signore. “Avete eseguito i miei ordini?”, gli domandò il re, molto
sorpreso di rivederlo. A queste parole il giovane cadde ai piedi del suo re e
gli narrò la promessa fatta al padre morente. Presentatasi l'occasione di
ascoltare tre Messe, ne aveva profittato e era, quindi, arrivato in ritardo
alla fornace e questa era stata la causa della sua salvezza. Il re lo condusse,
allora, da sua moglie e seppe da lei che qualche volta gli permetteva di andare
nel suo appartamento per prendere le elemosine che doveva poi distribuire ai
poveri di Lisbona. Il re, pentito, riconobbe l'innocenza del paggio. Imitate un
così commovente esempio rendendo, anche voi, al Salvatore gli omaggi ai quali
ha diritto ma intanto imparate la maniera di pregare durante la Messa, notando
quanto sia vantaggiosa la fedeltà a questa pratica.

Partecipazione spirituale alla Messa
Qualche autore
sostiene che si partecipa ai frutti di tutte le Messe nelle quali ci
raccomandiamo, mentre secondo altri non si può trarre beneficio da un
Sacrificio al quale non si partecipa, perché se è sufficiente soltanto la
raccomandazione a che serve assistere alla Messa nei giorni feriali?
Comprendo facilmente che non ascolterete che una sola Messa alla volta,
anche quando se ne dicessero cento nella stessa chiesa, ma niente vi impedisce
di offrirle tutte, né di conseguenza di partecipare spiritualmente a tutte.
In questo modo, mentre offrite il santo Sacrificio con un sacerdote, tutti gli
altri che dicono la Messa nello stesso tempo, pregheranno per voi; io non vi
raccomanderò mai abbastanza di chiedere un memento a tutti quei
sacerdoti ai quali vi trovate vicino. Per gli ecclesiastici celebranti nella
stessa chiesa è uso antico di raccomandarsi gli uni agli altri. Voi che non
avete la fortuna di essere così vicini a Dio, fate altrettanto, quantunque
assistiate assiduamente al santo Sacrificio.
In alcuni
paesi, quando un sacerdote esce dalla sagrestia per andare all'altare, prega i
confratelli di benedirlo, dicendo: Benedicite, e gli altri rispondono: Deus
benedicat e aggiungono: Commendo me ad tua sacra, mi raccomando al
tuo santo Sacrificio. Prendete questa pia abitudine: siate presenti o assenti,
ne ritrarrete grandi vantaggi, perché così esprimete il desiderio di assistere
ai santi Misteri e Dio ne terrà conto. Santa Geltrude dice: “Con questo mezzo
così facile si acquistano tanti tesori”.
Se voi sapete
che ad una data ora in qualche chiesa si offre il santo Sacrificio, unitevi
spiritualmente alla preghiera, poiché il sacerdote prega con chi assiste alla
Messa e voi sarete di quel bel numero se sarete presenti in maniera spirituale,.
È’ questo
un motivo di grande consolazione per chi vive in clausura e non può ascoltare
tutte le Messe che desidera, per le persone del mondo che ne ascoltano una
soltanto quando ne hanno la possibilità e infine per i malati e per i
prigionieri.
Se non avete
la possibilità di andare in chiesa, leggete almeno le preghiere liturgiche e
unendovi in spirito a tutti i sacerdoti che celebrano in quel momento,
esprimete l'intenzione di offrire Gesù in tutti gli altari dove è presente.
Vi domanderete
perché vi chiedo di raccomandarvi a delle Messe delle quali non sapete né
l'ora, né il luogo. Non sarebbe più facile raccomandarvi, in generale, a tutte
quelle che sono o che verranno celebrate sulla terra? L'idea è bellissima,
ma non pratica, poiché per partecipare ai frutti del Sacrificio bisogna
cooperare realmente. Ora non potreste essere presenti nello stesso tempo in
tutte le chiese della terra, nemmeno col più veloce pensiero.
Ecco una
dottrina non meno consolante: poiché il sacerdote è un ministro, il frutto
principale di ogni Messa si aggiunge al tesoro della Chiesa cattolica e ne
mantiene ed aumenta la vita. Ora voi alimentate la vostra vita spirituale
dalla vita stessa della Chiesa e per conseguenza dai meriti della santa Messa.
Tuttavia è molto meglio essere presenti di persona, poiché non potendo, in
questo caso, offrire che una sola Messa, avete il vantaggio di unirvi a tutti i
sacerdoti che celebrano, partecipando alle loro preghiere per i fedeli che
ascoltano la Messa.
CAPITOLO VENTISETTESIMO
URGENTI ESORTAZIONI PER ASCOLTARE OGNI GIORNO
LA SANTA MESSA
Se avete letto attentamente questo libro e se
l'avete un po' meditato, dovete sentire in voi un gran fervore per la Messa e
ormai non avete più bisogno di essere esortati ad ascoltarla ogni giorno. Ciò
nonostante aggiungerò qualche nuova considerazione adatta a fortificare il
vostro zelo.
La S. Messa
ravviva le nostre opere e le impreziosisce
Prima di
tutto, l'ora più preziosa della giornata è quella impiegata nell'assistere
ai santi Misteri, essendo veramente un'ora privilegiata, durante la quale tutto
ciò che fate diviene, per voi, un tesoro. Le altre ore, paragonate a questa,
sono come un vile metallo vicino all'oro più puro, avendo i beni temporali un
valore infinitamente minore delle ricchezze spirituali.
Ma, qualcuno
obietterà che il lavoro è necessario al mantenimento della vita ed è più
importante dell'ascoltare la Messa. Rispondo che senza ascoltare la Messa voi
non potreste essere realmente felici e perciò è più importante del lavoro.
Ma lungi da me il pensiero di distogliervi dal lavoro, soltanto sostengo che se
potrete ogni giorno sottrarre una mezz'ora alle vostre occupazioni, per darla al
Signore, il vostro lavoro, fecondato dalla benedizione del Cielo, sarà più
proficuo. Se, invece, non assistete alla Messa per negligenza o in vista di un
bene temporale, cambiate l'ora d'oro in ora di piombo e vi pregiudicate, anche
grandemente, la prosperità temporale: inoltre rinunciate ad un guadagno mille
volte più considerevole di quello che potreste fare in tutta una lunga
giornata di lavoro. A sostegno di questo cito, come prova, le parole del Maestro:
"Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se perde l'anima sua?".
Oh! Se consideraste queste parole, vi si vedrebbe più assidui al santo
Sacrificio. Che guadagna in una mezz 'ora l'operaia che tira l'ago, il contadino
che coltiva il campo? Appena qualche centesimo. Insensati! Con una sola Messa si
arricchirebbero tanto da comperare il Cielo e sacrificano questa fortuna per un
lavoro pagato con due o tre monete di rame. Dico di più: sarebbe tutto
guadagno, perché Dio nella sua liberalità compenserebbe quella mezz 'ora
rendendo più proficuo il lavoro da farsi.
Ecco una
riflessione che farà capire ancora meglio quanto questa negligenza è
contraria alla ragione. Se dalle nuvole piovesse l'oro non lascereste da parte
le vostre occupazioni? Non vi precipitereste per raccoglierlo? Ebbene, ad ogni
Messa cade dal Cielo un oro prezioso che aumenta la grazia divina, la virtù, i
meriti, la gloria celeste; è la consolazione e la pietà, è la benedizione
divina, è il perdono dei peccati, è la remissione della pena, è la
partecipazione ai meriti di Gesù Cristo. Quest'oro è la felicità, la grazia,
la misericordia, tutte cose di infinito valore e voi avete la possibilità di
appropriarvene. Se per risparmiarvi, invece, un leggero incomodo, per non
perdere un miserabile guadagno, trascurate di ascoltare la Messa durante la
settimana, sorpassate in stoltezza l'uomo che invece di raccogliere la pioggia
d'oro continua a lavorare.
Ascoltiamo
Eligio: "La santa Messa ha la priorità su tutte le devozioni e colui che
l'abbandona, inaridisce in se stesso le sorgenti della pietà. Come il sole
vivifica tutte le piante, così il santo Sacrificio ravviva tutte le opere. E
come il sole, da solo, è più risplendente, più ardente e più utile alla
terra di tutti i pianeti, così la Messa è più gradita a Dio, più fruttuosa
per voi, più salutare per il mondo, più di soccorso alle anime del purgatorio,
di tutti gli altri meriti della giornata. Infatti, nel santo Sacrificio rendete
al Signore un omaggio degno di lui e gli procurate una gioia
incomparabile". Che aggiungere ancora? Se con le buone opere voi aumentate
la felicità degli angeli e dei santi, con la Messa li colmate di gioia; se con
le vostre buone opere acquistate una fortuna, con la Messa vi preparate una
ricompensa infinita. Spieghiamo questa verità con l'aiuto di un paragone.
Due operai
sono impiegati a dissodare un vigneto: uno di loro trova un tesoro, l'altro
nulla. Quest'ultimo lavora, col sudore della sua fronte, fino a sera e venuta
l'ora della paga, riceve il solito salario. Il primo, dopo la preziosa scoperta,
si è riposato ed ha passato il resto del giorno nell'ozio. Eppure, ad onta di
tutto questo, ha guadagnato cento volte di più del suo compagno. Così le
opere, anche se compiute con la più grande pietà, non sono degne che di un
compenso ordinario, mentre la Messa è un tesoro.
Nella S.
Messa é il segreto della salvezza
Quali altre
considerazioni dovrei sottoporvi, per convincervi a non tralasciare mai di
assistere alla santa Messa? Voi siete stati creati da Dio per servirlo, ma la
Messa è l'intima espressione del culto divino. Siete obbligato a ringraziarlo
di tanti benefici temporali e spirituali e la Messa è il più prezioso di
tutti i sacrifici di azione di grazie. Siete sulla terra per lodare la Maestà
divina, ma la Messa è il più degno Sacrificio di lode. Siete debitore al
Signore, ma la Messa è il più completo Sacrificio di espiazione. Correte
incessantemente il pericolo di cadere nel peccato, la Messa è il più completo
Sacrificio espiatorio. La morte e il demonio vi insidiano per strapparvi la vita
e precipitarvi nell'abisso e la Messa è un riparo contro tutti i mali. Infine,
nella vostra ultima ora avrete un gran bisogno della protezione dei santi che
non potete ottenere più sicuramente che con questo mezzo. Nostro Signore ha
detto a santa Matilde che nell'ora della nostra morte manderà tanti santi
quante Messe avremo ascoltato.
Se la vostra
condizione non vi permette di frequentare assiduamente la chiesa, almeno fate
celebrare qualche volta la santa Messa, per supplire alla vostra trascuratezza
nel servizio di Dio e per pagare il debito dei vostri peccati. Siete povero?
Eccovi un utile consiglio. Un uomo, una donna, una famiglia sono nel bisogno:
durante le ore di riposo aiutateli nel lavoro e dopo averli serviti dite loro:
“Ascoltate per me la santa Messa, alla quale non posso assistere
quotidianamente a causa delle mie occupazioni”. Esaudiranno certamente il
vostro desiderio, oppure manderanno i loro bambini. Così vi procurerete la
felicità di avere dei rappresentanti vicino all'altare, mentre attendete ai
vostri affari. Non posso dirvi abbastanza quanto sia vantaggiosa questa pratica,
ricordatevi solamente l'esempio che ho citato alla fine del XIX capitolo.
Ma, voi
obietterete: si può assistere, per un altro, al santo Sacrificio?
Indubbiamente, perché ascoltare la Messa non è come ricevere la comunione.
Comunicarsi per un altro è, in un certo modo, mangiare per un altro. Ora, come
dare ad altri il nutrimento che si prende? E’ vero, però, che questo non
impedisce che le vostre comunioni siano utilissime, sotto altri aspetti, ai
vostri fratelli. Per esempio, se voi dite: "Offro questa comunione per le
anime del purgatorio", è come se diceste: "Partecipando al santo
Sacramento mi sono innalzato dinanzi a Dio ad un grado di grazia tutto
particolare. Ne approfitto per pregare con più ardore e confidenza per i fedeli
della Chiesa purgante". Tale è il vero senso di queste espressioni. Per la
Messa è differente: il santo Sacrificio non è stato istituito soltanto per
colui che vi assiste o che l'offre. Gesù Cristo può essere immolato per gli
assenti, sia dal celebrante che dal popolo.
Infatti, come
dice il sacerdote al Memento dei vivi, coloro che ascoltano la Messa l'offrono
per loro stessi e per i loro parenti. In più possono ancora applicare una parte
dei meriti che acquistano o delle ricchezze soddisfattorie che vi attingono ad
un'altra persona. E sotto questo aspetto considero più vantaggioso ascoltare
la Messa per un altro che comunicarsi per il medesimo. Se non avete chi voglia
rendervi questo servizio, raccomandatevi spiritualmente, come ho spiegato più
sopra, ad un sacerdote o ad un assistente, durante una Messa della quale sapete
l'ora e il luogo. In questa maniera l'ultimo povero può partecipare al santo
Sacrificio. Ma poiché, secondo il noto proverbio Verba movent, exempla
trahunt, le parole commuovono ma gli esempi trascinano, se non bastano le
mie parole a persuadervi della bontà di questa pia pratica, seguite gli esempi
dei santi che, nonostante le loro numerose occupazioni, non tralasciano mai di
assistere alla Messa.
Luminosi
esempi
Il Papa Leone III non conosceva soccorso
migliore dell'offerta della santa Messa e la celebrava con gran pietà, non
solamente una o due volte al giorno, ma sette e qualche volta nove volte al
giorno.
Il santo
Vescovo Ulrico aveva l'abitudine di cantare la Messa tre volte al giorno, salvo
che non fosse impedito da malattia o da un qualche affare importante. Nei
primi tempi della Chiesa, i sacerdoti celebravano ogni giorno tante Messe quante
gliene richiedeva la loro devozione personale e la pietà dei fedeli. Il Papa
Alessandro Il dichiarò che bastava dirne una, avendo Cristo riscattato il mondo
intero con una sola Passione. Aggiunse che il sacerdote che ne celebrava di più
spinto da motivi di cupidità o di vana compiacenza, riguardo ai secolari,
peccava gravemente. Innocenzo III decise in questo senso: «Ad eccezione della
Natività del Signore, o a meno di un caso di necessità è sufficiente dire
la Messa una volta al giorno». La disciplina attualmente in vigore è
precisissima. All'infuori del giorno di Natale in cui, secondo un uso da tempo
immemorabile i sacerdoti celebrano tre messe, il dirne due è autorizzato in
certe circostanze sottoposte all'approvazione del Vescovo. Oggi per concessione
di Benedetto XV si possono celebrare tre Messe anche nel giorno dei morti. (n.
d. t.)
Santa Edvige,
duchessa di Polonia, tutte le mattine ascoltava più Messe e se nella cappella
non c'erano abbastanza sacerdoti, ne faceva chiamare altri che compensava
adeguatamente. Rainaldi narra che san Luigi, re di Francia, assisteva sempre
a due e spesso a quattro Messe. I suoi servi mormoravano: "Non conviene che
un re stia tutta la mattina in chiesa, come un monaco. Il nostro re farebbe
meglio ad occuparsi degli affari del regno e lasciare la Messa ai
sacerdoti". Avendolo saputo, il re disse loro: "Mi meraviglio delle
vostre lamentele. Nessuno di voi mi rimprovererebbe se io dedicassi un tempo
anche maggiore al gioco della caccia". Eccellente risposta che non si
applica soltanto ai servi di Luigi IX, ma a tutti noi. Infatti, se ascoltiamo
una o due Messe in un giorno feriale, pensiamo subito di perdere tempo e
guadagno, ma se consacriamo lunghe ore a chiacchierare, a giocare, a dormire,
non proviamo nessuno scrupolo. Che fatale accecamento!
Secondo quello
che narra lo stesso Rainaldi, Enrico I, re di Inghilterra, assisteva tre volte
al giorno al santo Sacrificio, benché gli affari di Stato non gli lasciassero
tregua. Il re di Francia andò a fargli visita e fra le altre cose gli disse:
"Non bisogna andare alla Messa tanto spesso come alla predica". Enrico
rispose: "Non so, ma a me farebbe più piacere contemplare i lineamenti
del mio amico che ascoltarne le lodi". Anch'io sono dello stesso parere
del principe ed a quelli che mi domandano se è meglio ascoltare una Messa o
un'istruzione, rispondo sempre che preferisco ascoltare la Messa.
Nessuna devozione era più cara di questa al
beato fra Antonio di Stroncone. Serviva all'altare con tale fervore e sentiva
una tale consolazione che dimenticava il mangiare e il bere. Se fossero state
celebrate Messe dall'alba alla sera, non sarebbe mai uscito di chiesa e
divenuto vecchio, così che si muoveva a stento, non lasciava mai di assistere
ai santi Misteri e anche nel momento della morte volle alzarsi per recarvisi.
Gli altri religiosi, nel timore che questo sforzo esaurisse le sue energie, lo
pregavano di restare a letto, ma egli rispose loro: “Se sapeste che beneficio
riceve l'anima nella Messa, non parlereste così”. Secondo il Baronio,
l'imperatore Lotario ascoltava tre Messe al giorno anche al campo e il Surio
riferisce che Carlo V non la tralasciò che una sola volta. Il Breviario romano
ricorda l'emozione estatica che provava san Casimiro nell'assistere alla santa
Messa. Nella vita di san Venceslao leggiamo che l'imperatore Ottone convocò i
principi ed i signori a Worms, per partecipare al Concilio, ordinando loro di
trovarsi al Palazzo di buon mattino. Il duca di Boemia, invece, si recò a
Messa. L'imperatore e i principi erano impazienti per il suo ritardo ed infine
Ottone, esasperato, disse loro: "Se arriva Venceslao, nessuno si alzi per
fargli posto". Ma quando Venceslao arrivò, l'imperatore, mancando egli
stesso all'ordine che aveva impartito prima, con grande meraviglia di tutti
scese subito dal trono, andò incontro al duca e lo strinse fra le braccia. Egli
si scusò dicendo che non aveva potuto fare a meno di rendere onore a Venceslao,
perché aveva visto che era accompagnato da due angeli.
Il celebre
maresciallo Tilly era fedele alla stessa devozione, a costo dei più grandi
pericoli. Un fatto conosciuto da tutti i suoi contemporanei e che ci è stato
conservato dal p. Gobat, mostra quanto piaceva a Dio questa sua assiduità.
Durante la
campagna del 1623, Tilly ascoltava la Messa che il p. Giovanni Pierson, suo
confessore, celebrava in una capanna, quando il barone Lindela venne a dirgli
che il duca Cristiano di Brunswick avanzava verso il campo imperiale. "Mio
caro Lindela, - rispose il maresciallo - lo vedete, sono trattenuto da un affare
urgente. Affrettatevi a ritornare al campo, ordinate le truppe e appena finita
la Messa vi raggiungerò". Il barone obbedì, ma arrivato al campo,
credette che il maresciallo avesse cambiato idea, perché lo vide a cavallo, a
capo dell'armata, stimolare l'ardore dei soldati e lanciarsi contro gli
eretici. In poco tempo la cavalleria nemica fu battuta e trentamila fanti furono
uccisi o fatti prigionieri. Dopo la Messa, Tilly che non aveva lasciato la
chiesa, montò a cavallo e si lanciò sul campo di battaglia, dove constatò,
con sorpresa, la vittoria dei suoi. Dopo la divisione del bottino, domandò a
Lindela a chi dovesse attribuire quel glorioso trionfo. L'ufficiale gli
rispose: "La vostra presenza ha incoraggiato i soldati, siete penetrato
nelle file nemiche ed i vostri cavalieri vi hanno seguito!". Tilly, che
sapeva bene di non essere arrivato che alla fine del combattimento, riconobbe in
questo fatto l'assistenza del Cielo, ma per tenere nascosto il prodigio con il
quale era stato favorito, mantenne il più rigoroso silenzio. Il p. Pierson
rivelò che il maresciallo aveva ascoltato la Messa fino alla fine e tutti
seppero che l'angelo custode del maresciallo austriaco aveva combattuto, come
aveva fatto un'altra volta, contro i mussulmani, il celeste protettore di un
generale spagnolo.
Se molti re, o
grandi personaggi ai quali gli affari pubblici non hanno dato tregua tutti i
giorni della loro vita, hanno ascoltato non una ma più Messe durante il giorno,
noi che abbiamo occupazioni di poco conto, come ci scuseremo presso Dio per
essercene astenuti? Temo che il Giudice supremo dica con tutta giustizia:
"Prendete questo servo inutile, legategli le mani e i piedi e gettatelo
nelle tenebre eterne, là dove ci sarà pianto e stridore di denti". Ma,
domanderete voi: se ascoltare la Messa nei giorni ordinari è facoltativo, come
può Dio dannarci per averla tralasciata? Certamente Dio non vi dannerà
espressamente a causa delle vostre omissioni, ma vi punirà di aver trascurato
il suo servizio e di non aver fatto fruttificare il talento che vi è stato
affidato. Il servitore pigro che fu gettato nelle tenebre non aveva dissipato, né
perduto al gioco il deposito del suo padrone e glielo aveva reso tale e quale,
ma il suo torto fu di non averlo farlo fruttificare.
Mancanza di
zelo
Tralasciando
l'ascolto della Messa dobbiamo considerare non solo il nostro danno, ma quello
recato a Dio e ai santi. Ecco come si esprime a questo proposito il Pedagogo
Cristiano: "Il sacerdote che, in stato di grazia ed in buone
disposizioni si astiene, per una negligenza inescusabile, dal dire la Messa,
per quanto dipende da lui, sottrae alla Santissima Trinità la lode e la gloria,
agli angeli la gioia, ai peccatori il perdono, ai giusti il soccorso, alle anime
del purgatorio il sollievo, alla Chiesa un gran bene spirituale e priva se
stesso di un rimedio salutare. Il torto causato dal cristiano, che lascia la
Messa senza una ragione sufficiente è, fatta la proporzione, paragonabile a
quella del sacerdote". Ah! Se un vostro servo vi arrecasse ogni giorno un
danno come quello che voi fate a Dio con le vostre omissioni, vi affrettereste a
mandailo via. Temete, dunque, che Dio non respinga anche voi, perché non lo
avete servito come dovevate. Spesso Egli punisce questa mancanza di zelo con
un'estrema severità. Un fatto narrato da Agostino Manni ed avvenuto in Umbria
nell'inverno del 1570, ci servirà da esempio. Tre mercanti di Gubbio si recarono
un giorno alla fiera annuale che si faceva in un borgo, chiamato Cisterno.
Dopo aver venduto le loro merci, due di loro cominciarono a parlare del ritorno
a casa e decisero di porsi in cammino al primo albeggiare dell'indomani, per
trovarsi la sera nel proprio paese. Il terzo disapprovò il loro disegno e
dichiarò che, essendo l'indomani giorno di domenica, non si sarebbe posto in
viaggio prima di aver ascoltato la santa Messa. Cercò per persuadere i compagni
a fare altrettanto, ma tutto fu inutile. Essi gli dissero decisamente di avere
ormai fissato la loro partenza allo spuntar del giorno e che Dio li avrebbe
perdonati se per una volta tralasciavano di udire la Messa. All'alba del giorno
seguente, montarono in sella e cavalcarono verso il loro paese. In breve tempo
giunsero al fiume Corfruone che, a causa di un uragano avvenuto la notte
precedente, era straordinariamente gonfio d'acqua ed aveva reso pericolante il
ponte di legno che portava alla riva opposta. Senza punto badarvi, i due
cavalieri salirono a briglia sciolta sul ponte malfermo, ma giunti appena a metà
un violento urto delle onde abbatté le travi centrali e i due infelici
precipitarono nel fiume coi loro cavalli. Alle grida dei naufraghi, che
chiedevano aiuto, accorsero solleciti alcuni contadini, ma non riuscirono a fare
altro che tirarne i cadaveri sulla spiaggia, dove furono lasciati esposti finché
non venissero riconosciuti. Poco dopo giunse in riva al fiume anche il terzo
mercante che, per soddisfare al precetto della Chiesa si era trattenuto a
Cisterno e vide là distesi i due cadaveri. Al primo sguardo riconobbe i suoi
sventurati compagni di viaggio ed appena sentito dai circostanti i particolari
dell'infausto incidente, levò al cielo le mani, rese grazie all'Altissimo per
averlo preservato da una morte così terribile. Possa questo castigo convincervi
che non bisogna mai, per un interesse temporale, lasciare la Messa nei giorni
d'obbligo, come fanno molti commercianti, senza preoccuparsi troppo del
peccato mortale che commettono. I compratori, dal canto loro, sappiano che non
sono scusabili se vanno a fare delle compere in luoghi dove è a loro
impossibile il compimento del precetto. Sappiano che, con la mercanzia, acquistano
le pene dell'inferno, salvo che non si tratti di una cosa assolutamente
indispensabile. Se i genitori impediscono ai figli di assistere al santo
Sacrificio è un dovere per quest'ultimi di seguire l'esempio di santa
Genoveffa. Sua madre Geronzia voleva trattenerla a casa in giorno di festa,
senza una ragione sufficiente. Con una fermezza superiore alla sua età, la
giovane santa le disse: "Cara madre, in coscienza oggi non posso tralasciare
la Messa. È’ meglio scontentare voi che dispiacere a Dio". Geronzia si
incollerì al punto di schiaffeggiare sua figlia, rimproverandole acerbamente
questa sua opposizione. Il castigo non si fece aspettare e Dio rese cieca
all'istante quella madre snaturata, la quale non guarì che due anni dopo, per
le preghiere di Genoveffa.
Un padre ed
una madre di famiglia che distolgono i loro figli e i loro servi dall'ascoltare
la Messa, o gliela lasciano omettere, commettono una gravissima colpa.
Ascoltate il
linguaggio di san Paolo: "Se qualcuno non ha cura dei suoi, soprattutto di
quelli che abitano con lui, rinnega la sua fede ed è peggiore di un
infedele". San Giovanni Crisostomo commenta con queste parole: "Con la
parola cura, san Paolo non intende solamente la conservazione del corpo, ma
anche quella dell'anima". Infatti, se un padre di famiglia che trascura di
dare ai figlioli e alle persone di casa sua il nutrimento e il vestito, è,
agli occhi di Dio, peggiore di un infedele, quanto sarà giudicato più
severamente colui che non cerca di procurare loro i mezzi per conquistare la
salute eterna!
Secondo mons.
Sperelli, vescovo di Gubbio, essendo la Messa quotidiana una delle opere più
potenti per assicurare la salute eterna, tutti i capi di famiglia dovrebbero
imporre ai loro sottoposti l'obbligo di assistervi tante volte quante è loro
possibile. Le persone che vivono in campagna, a causa della loro lontananza
dalle chiese, vi sono obbligate meno severamente degli abitanti della città,
dove risiedono dei religiosi che, ordinariamente, celebrano di buon mattino.
L'uomo che
impedisce al proprio figlio o al servo di ascoltare la Messa è come se dicesse
loro: "Non devi servire a Dio, perché non è Dio che ti paga, ma io e
quindi lavorerai tutta la settimana solo per me". Se questo linguaggio non
esce dalle labbra, risulta evidentemente dalla condotta e tali cristiani sono al
di sotto dei pagani e dei rinnegati. Nell'ora della morte sapranno quanto
hanno offeso Dio.

CAPITOLO
VENTOTTESIMO
ESORTAZIONI ALLA PIETÀ DURANTE LA SANTA
MESSA
Quanto è
triste vedere, in generale, i cattolici assistere con poca devozione alla
santa Messa! La maggior parte non si occupano che di quanto succede intorno a
loro, guardano chi va e chi viene, pregano soltanto con le labbra senza che un
solo pensiero venga dal cuore! Sono distratti, restano seduti tutto il tempo,
come se non avessero nessuna idea dell'opera che si compie sull'altare,
mostrando così che la fede è in loro profondamente sepolta sotto la
consuetudine giornaliera. Spettacolo deplorevole, che pare impossibile possa
avvenire in mezzo a coloro che si dicono cristiani! Perciò è mio dovere
esporre i mezzi più adatti per togliere le anime da questa inerzia.
Rispetto
con cui dobbiamo assistere alla S. Messa
La Chiesa, per
mezzo del Concilio di Trento, ci indica con che rispetto dobbiamo assistere al
santo Sacrificio. "Riconoscere - dice - che i cristiani non possono
compiere un'opera più santa, più divina di quella di questo augusto mistero,
nel quale è offerta quotidianamente dal sacerdote sull'altare la vittima
vivificante che ci riconcilia con Dio, è riconoscere, contemporaneamente, che
grande deve essere la nostra cura e la nostra diligenza per assistervi con la
maggiore purezza di cuore, purità di intenzione, devoto contegno ed edificante
pietà!". Per questo non vi si domanda una devozione sensibile, ma che
abbiate almeno la ferma volontà di assistere al Sacrificio con una conveniente
attenzione, come vi farà comprendere il seguente fatto.
Il padre
Giovanni Schenau, priore di Grùnenthal, narra che un giorno tre religiose
ascoltavano con fervore la Messa e dietro a loro si trovava una pia matrona.
Dopo la consacrazione, la signora vide Gesù bambino scendere dall'altare e la
prima delle tre religiose prenderlo amorosamente fra le braccia per baciarlo.
Gesù andò poi verso la seconda e alzando il velo le sorrise affettuosamente.
Infine arrivò davanti alla terza, la guardò con occhio severo come se avesse
voluto rimproverarla, le dette uno schiaffo e poi risalì sull'altare e
scomparve. La signora restò molto sorpresa e fu tentata di giudicare come una
peccatrice la religiosa maltrattata.
Non potendo
comprendere da sola il significato della visione, pregò Dio di rivelarglielo e
nostro Signore allora le disse: "La prima Vergine con la quale mi sono
mostrato così buono è debolissima nella sua devozione e molto incostante verso
di me. Se non la prevenissi con le mie carezze, forse cederebbe al desiderio di
ritornare nel mondo. La seconda ha buone disposizioni, purché le accordi
qualche consolazione spirituale. Ma la terza è mia sposa amatissima, che mi
resta fedele in ogni tempo, anche se le mando delle amarezze e delle
persecuzioni". La pia donna riconobbe così il suo errore e comprese la
natura della vera devozione.
Persuadetevi,
dunque, che la pietà è un fervore spirituale e non una dolcezza sensibile.
Essa consiste nel servire Dio, nel restare costantemente alla sua presenza,
anche quando non comunica nessuna soavità interna.
Vi basti
sapere che non dovete scoraggiarvi né per le distrazioni involontarie, né per
i sentimenti di freddezza che provate ogni tanto. Ma ricordatevi sempre della
vostra indegnità e continuate ad ascoltare fedelmente la Messa. Nonostante la
vostra insensibilità Dio vi benedirà ugualmente, purché vi sforziate di
uscire dalla vostra apatia. Non facendolo vi privereste di un grande merito,
come dimostra la storia seguente.
Un giorno
santa Matilde, mentre ascoltava la Messa, vide Gesù Cristo seduto sopra un
trono di cristallo, da dove partivano due limpidi ruscelli. Si meravigliò
fortemente di questo spettacolo, quando le fu rivelato che uno dei ruscelli
raffigurava il perdono dei peccati, l'altro le consolazioni spirituali e che
queste grazie sono comunicate, in virtù della presenza di nostro Signore,
specialmente a quelli che assistono al santo Sacrificio.
“All'Elevazione
dell'Ostia - scrive la santa - Gesù prese il suo Cuore e tenendolo fra le mani,
lo alzò. Quel Cuore divino era come trasparente e intorno diffondeva costantemente
il balsamo di cui era ripieno. I cuori di tutte le persone che erano presenti si
libravano nello spazio insieme a quello del Salvatore e qualcuno, ripieno del
balsamo del divin Cuore, spandeva un vivo chiarore, mentre altri invece
restavano opachi e pesanti e ricadevano al suolo”. Matilde seppe allora che i
primi appartenevano a quelli che ascoltavano la Messa con devozione e i secondi
a quelli che languivano in una colpevole inerzia.
Vi prego di
notare la differenza fra i cuori zelanti e i cuori tiepidi, contrassegnata dalla
veggente: i primi, animati dal desiderio di onorare Gesù Cristo sono ripieni
del balsamo che spande il Cuore del Salvatore e sono bruciati dal fuoco del divino
amore, mentre i secondi, volti verso terra, distratti dai pensieri mondani,
non contengono nemmeno una goccia dell'olio della devozione.
Dio condanna
in loro non tanto la mancanza di fervore, quanto la volontaria negligenza di
elevarsi nella pietà. Ohimè! quanti cristiani meritano questo rimprovero! quanti
per una inesauribile freddezza si privano di ogni gioia spirituale!
Il S. Cuore
di Gesù supplisce alle nostre deficienze
Ma che cosa dobbiamo fare, chiederete, se con
tutti i nostri sforzi, restiamo senza devozione? Seguite il consiglio dato da
nostro Signore a santa Geltrude. Un giorno questa santa si trovava in coro a
cantare la Messa e per quanto cercasse di stare raccolta, la fragilità umana
non glielo permetteva. “A che serve questa preghiera incostante? È molto
meglio smettere”, disse fra sé, disponendosi ad uscire. Gesù allora le
apparve col Cuore in mano e le disse: "Vedi, metto il mio Cuore a tua
disposizione, affinché tu gli ordini di compiere ciò che non puoi fare con le
tue forze. I miei occhi non troveranno così nulla da rimproverare".
Sorpresa, le sembrò cosa quasi sconveniente che un Cuore così nobile dovesse
supplire alla sua incapacità, ma Gesù le fece questo paragone: "Se tu
avessi una bella voce e ti piacesse molto cantare, non ti rincrescerebbe che una
delle tue compagne che avesse una voce stonata volesse farsi sentire al tuo
posto? Così il mio divin Cuore desidera che tu riversi in esso i doveri che non
puoi convenientemente disimpegnare".
Che splendida
lezione! Siete distratti alla Messa? Non avete nessuna devozione? Dite a Gesù:
"Mi dispiace di sentirmi tanto poco raccolto e prego il tuo divin Cuore di
supplire alla deficienza del mio". questa pia supplica non vi impedirà,
però, di ricorrere ad altri mezzi che dipendono da voi. Prima di recarvi alla
Messa riflettete a ciò che andate a fare. Non entrate nel tempio per pregare
col fariseo, né col pubblicano, ma entrateci con David, per offrire il
Sacrificio dicendo: "Ti sacrificherò volentieri" e “O
Signore, sono il tuo servo, perciò ti offrirò un sacrificio di lode ed
invocherò il tuo santo nome”.
Infatti, voi
andate a rendere a Dio l'omaggio più perfetto, offrendogli un Sacrificio il
cui prezzo è infinito. Ascoltate il padre Gobat: “Ascoltare la Messa non è
propriamente una preghiera: è un atto di adorazione, è l'offerta di un
Sacrificio divino, offerta che i fedeli, se sono convenientemente disposti,
fanno col sacerdote”. Lo stesso autore spiega in seguito la natura del
Sacrificio: "Sacrificare è compiere l'azione più eccellente, è
esercitare tutte le virtù. Sacrificando riconosciamo il sovrano diritto di Dio
di essere onorato e glorificato infinitamente. Sacrificando confessiamo la
nostra assoluta dipendenza come creature e perciò il Sacrificio, fra tutti
gli atti di religione è il più gradito all'Altissimo e il più utile
all'uomo".
Ma ecco che
siete in chiesa e il sacerdote sale all'altare: esprimete subito l'intenzione di
ascoltare attentamente la Messa. Avete qualche preghiera preferita? Fatela
fino alla consacrazione, unendovi al sacerdote con una continua attenzione. Da
questo momento dedicatevi esclusivamente ad adorare nostro Signore ed offrirlo
col celebrante.
Ma non
dovremmo farci scrupolo, chiederete, di rinunciare alle nostre preghiere
abituali? Rassicuratevi. Paragonate al santo Sacrificio queste preghiere: esse
sono ciò che il rame è rispetto all'oro. Niente vi impedisce di recitare
queste preghiere in un altro momento, mentre potete recitare quelle della Messa
soltanto ai piedi dell'altare, dove s'immola il Salvatore e dove potete
ottenere i frutti più abbondanti. Se, per caso, un giorno siete costretti a
lasciare i vostri esercizi di pietà, questa omissione vi recherà meno danno
del tralasciare la Messa. Al Confiteor, battetevi, in spirito di
penitenza, tre volte il petto, svegliate in voi un sincero pentimento delle
vostre colpe. A questo fine, rappresentatevi Gesù Cristo prostrato nel giardino
degli Ulivi, piangente sul vostro stato. Quindi, seguite gli atti del sacerdote
e al momento dell'oblazione del pane e del vino, fate la vostra offerta con
fervore ed umiltà, riflettendo sulla vostra indegnità che non dovrebbe
permettervi neanche di comparire davanti a Dio.
Al Sanctus inchinatevi
profondamente per adorare la SS. Trinità,in unione coi Serafini che cantano nel
Cielo questa sublime preghiera.
Dopo il Sanctus
viene il Canone: il sacerdote lo recita a voce bassa, per non esporre
alla profanazione gli augusti misteri che contiene. 'A questo punto - ci dice
l'apostolo san Giacomo nella sua liturgia - ognuno deve tacere, tremare di
timore e dimenticare le cose terrestri, perché il Re dei re e il Signore dei
signori viene ad immolarsi e a darsi in nutrimento agli uomini. Gli angeli
camminano davanti a Lui e si coprono il volto ed intonano dei cantici in mezzo a
trasporti di felicità".
A proposito di
questi cantici, santa Brigida scrive le righe seguenti, già citate al XII
capitolo: "Un giorno in cui assistevo al santo Sacrificio, dopo la
consacrazione, mi sembrò che il sole, la luna, tutte le stelle, tutti i pianeti
e tutti i cieli, in tutte le loro evoluzioni, cantassero con la voce più dolce
e più melodiosa. Ad essi si aggiungeva un immensa turba di musici celesti,
che eseguivano melodie così soavi che non mi è possibile darne una minima
idea. I cori degli angeli scendevano contemplando il sacerdote, inchinati verso
di lui con una rispettosa tenerezza, mentre i demoni fuggivano spaventati".
Il cielo
intero concorre a compiere solennemente il più grande dei miracoli, mentre noi,
poveri peccatori, vi assistiamo senza rispetto, senza fede, come ad una
cerimonia ordinaria! Oh! Se Dio ci aprisse gli occhi, di quali ammirabili
spettacoli saremmo testimoni! Vedremmo la celeste assemblea attenta al
rinnovarsi della vita, della passione, della morte del Salvatore. Vedremmo il
sole, la luna e le stelle rischiarare questi misteri, i pianeti celebrarli con
le loro evoluzioni e i cori angelici glorificaili con i loro canti e penetrati
dal pio timore che descrive san Giacomo, dimenticheremmo tutte le cose della
terra.
La
transustanziazione
Fino ad ora ho
parlato delle cerimonie che precedono la consacrazione, ora dirò qualche cosa
sulla transustanziazione stessa. Nel momento in cui vengono pronunciate le
parole sacramentali, si aprono i Cieli ed il Figlio di Dio in persona discende
in tutta la sua Maestà.
A santa
Matilde Egli si è degnato di rivelare in quale maniera opera questo atto
ineffabile. “Vengo con una tale umiltà - le disse - che non vi è anima,
per spregevole che sia, verso la quale non mi abbassi, purché lo voglia. Vengo
con tale dolcezza che mi fa sopportare i nemici più acerrimi e non aspetto che
un loro desiderio per riconciliarmi e rimettere i loro debiti. Vengo con tale
liberalità che chiunque, per quanto indigente, può essere ricolmato di
ricchezze. Vengo con un nutrimento così eccellente che ne sono saziati i più
famelici e abbeverati i più assetati. Vengo con una luce meravigliosa che
illumina ogni cieco. Vengo infine con una pienezza di grazie sufficiente per
vincere qualunque resistenza e scuotere il torpore delle anime più lente e più
pigre”.
Non vi
stancate di ammirare nostro Signore che scende sull'altare. Considerate quanto
desidera rialzare i peccatori, perdonare i suoi nemici, arricchire gli
indigenti, nutrire gli affamati, illuminare i ciechi, eccitare gli
indifferenti. Si compie alla lettera la parola evangelica: "Il Figliolo
dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto". "Dio
non ha dato al mondo il suo Figliolo per giudicarlo, ma per salvarlo". No,
Egli non viene per condannare e punire, ma per rendere ai colpevoli la sua
grazia. Nessuno deve dunque temere di comparirgli davanti. O peccatori, non è
un giudice, ma è un mediatore che s'avanza. Presentandovi davanti al suo
sguardo non commettete alcuna colpa, come potrebbe farvene dubitare la coscienza
del vostro triste stato, ma preparate la vostra giustificazione. Non peccate
nemmeno se, per fragilità, siete distratti e indifferenti, purché siate venuti
con buona volontà.
Cerchiamo ora
di capire ciò che può provare l'umanità di Cristo riprodotta, in virtù delle
sacre parole, sotto le specie sacramentali. Gesù non si contempla nell'Ostia
come un uomo che si rimira allo specchio, nel quale scorge la sua immagine; il
Salvatore, invece, ha sotto gli occhi la sua reale presenza, si ritrova in
tutti i luoghi dove si compie la consacrazione e davanti a questo ineffabile
spettacolo la sua felicità accidentale si accresce. L'umano intelletto non può
approfondire un tale mistero, nessun cuore mortale può gustare una tale soavità.
Ecco come
parla della transustanziazione santa Brigida: “Appena il sacerdote ebbe
pronunciato le parole sacramentali, il pane divenne un piccolo agnello che aveva
il volto umano circondato da una fiamma ardente. Tutti gli angeli che erano
presenti, lo adoravano e lo servivano ed erano così numerosi come i
pulviscoli dell'aria. Inoltre c'era una moltitudine tale di beati che la mia
vista non poteva misurare lo spazio occupato da quell'immensa turba”. O Dio,
che magnifica solennità! Nessuno era in più, nessuno inutile, nessuno
disoccupato. Che facevano dunque? Ce lo dice santa Brigida: “Adoravano
l'Agnello e lo servivano”, ma in qual modo non lo spiega. Mi immagino alcuni
che portano le torce, altri magnifici turiboli, gli uni che cantano soavi
cantici, altri che traggono suoni melodiosi da angelici strumenti. Ah! Che
angoscia proveremmo, se ci fosse concesso soltanto una volta di vedere quello
che accade alla consacrazione! “Allorché il Figlio di Dio vivente appare
sull'altare, fra le mani del sacerdote, l'uomo deve tremare, - scrive san
Francesco di Sales - il mondo fremere, tutto il Cielo commuoversi! O ammirabile
grandezza! O dignità annichilita! Il Verbo, il Padrone di tutte le creature,
per la salute dell'uomo si umilia al punto di nascondersi sotto la figura del
pane”.
Ma noi non
pensiamo a Gesù Cristo, perché non lo vediamo con gli occhi del corpo, mentre
gli angeli che lo contemplano "tremano alla sua presenza", secondo
il testo del profeta e i demoni fuggono spaventati, come l'ha rivelato Egli
stesso a santa Brigida: "Come a queste sole parole: "Sono io!",
i miei nemici furono rovesciati, così alle parole della consacrazione:
"questo è il mio corpo", i demoni fuggono". Ad esempio degli
angeli e dei santi, facciamo quanto è in nostro potere per servire il Salvatore
e partecipare a questo adorabile Sacrificio e applichiàmo ad esso tutte le
nostre facoltà, affinché, celebrato con la dignità richiesta, apporti i
frutti più abbondanti. La ragione, allora, ci comanda di lasciare tutte le
altre preghiere, di alzare i nostri sguardi verso l'altare, di eccitare
vivamente la nostra fede, di adorare umilmente l'Agnello divino, di offrirlo al
Padre celeste e di perseverare in questi esercizi tanto quanto Gesù resta
presente. Ohimè! Come sono rari gli uomini che ascoltano la Messa così! La
maggior parte continuano le solite pratiche di pietà senza occuparsi di
nostro Signore.
Nostre
indelicatezze verso la vittima divina
Un paragone
dimostrerà meglio la sconvenienza di questa condotta. Un amico vi ha spesso
pregato, nelle sue lettere, di fargli visita. Voi andate e al vostro arrivo
non vi dà il benvenuto, non vi rivolge la parola e vi lascia in piedi come se
non vi conoscesse. Non vi accorereste, forse, di questa mancanza di riguardo?
Non vi pentireste di aver intrapreso quel viaggio? Ebbene, ad ogni Messa, Cristo
scende dal Cielo per visitarvi, per consolarvi e colmarvi delle sue grazie. Egli
sta davanti a voi, vi guarda, aspetta che gli parliate e voi non tenete conto
della sua presenza. Non lo salutate, non l'adorate, non gli rendete alcuno
omaggio e continuate le vostre solite preghiere che non hanno nessun rapporto
con la Messa: in poche parole voi agite come se non si compisse l'augusto
Sacrificio.
Che dovete
fare allora, in quel solenne momento? Imitare la condotta del sacerdote. Egli,
cadendo in ginocchio, adora Dio che tiene nelle sue mani. Come lui, inchinate
profondamente la testa, pensate che il vostro Salvatore è nascosto sotto le
apparenze dell'Ostia e adoratelo.
Il più elementare sentimento vi consiglia che è conveniente
rendergli questo onore. La Sacra Scrittura ce lo ricorda in molti luoghi e
particolarmente nella storia dei Re Magi. “Arrivati a Betlemme - dice san
Matteo - trovarono il Bambino con Maria, sua madre, si prostrarono a terra e
l'adorarono”. Quando il cieco nato comprese che Gesù era il Figlio di Dio,
cadde anch'egli in ginocchio e l'adorò. I discepoli ci danno lo stesso esempio:
"quando incontrarono il Salvatore nella montagna di Galilea, dove aveva
dato loro appuntamento, lo adorarono"'.
CAPITOLO VENTINOVESIMO
QUALE DEVOZIONE SI DEVE AVERE DURANTE LA
CONSACRAZIONE
La pù
La parte più importante, il vero centro della
Messa è la transustanziazione. Perché il popolo potesse prendervi un'intima
parte, la Chiesa ha voluto che il Corpo di Gesù, nascosto sotto le sacre
Specie, fosse presentato agli sguardi dei fedeli immediatamente dopo la
Consacrazione. In quel momento i Cieli si mettono in festa, le sorgenti della
salute zampillano sulla terra, le fiamme del purgatorio si addolciscono e gli
spiriti infernali sono atterriti dallo spavento. Non fu mai offerto al Signore
un dono più commovente, né più magnifico.
Altra
Altra meraviglia: quella umanità di Gesù, specchio purissimo e
fedelissimo della SS. Trinità, gioiello infinitamente superiore a tutti i
tesori della terra, viene presentata dal sacerdote non sotto una sola forma,
ma sotto diverse. Fra le sue mani il Verbo s'incarna di nuovo, nasce di nuovo e
soffre la passione, il sudore di sangue, la flagellazione, la coronazione di
spine, la crocifissione e la morte. Si interpone nuovamente fra la santità
divina e il mondo colpevole, fra il giusto giudice e il povero peccatore. Oh!
quanto il Cuore dell'eterno Dio deve essere commosso a questo spettacolo!
Il
sacerdote eleva Gesù Ostia
Non solo il sacerdote, però, pone Gesù sotto
gli occhi dell'Altissimo. Nelle Rivelazioni di santa Geltrude si legge
che il Salvatore offre se stesso in un modo che sorpassa ogni comprensione.
Come concepire ed esprimere i sentimenti di Dio, alla vista di un tale
Sacrificio? Chi potrà scrutare questo mistero? Chi potrebbe soltanto
immaginarlo? Poiché si rinnova la presenza reale di Gesù Cristo, è come se
Dio ricevesse un nuovo Figlio, nel quale si contempla come in un nuovo specchio.
Nessun linguaggio mortale saprebbe descrivere il colloquio del Padre con il
Figlio e le testimonianze di amore che reciprocamente si danno. Il Padre ripete,
senza dubbio, le parole che pronunciò al Battesimo di Gesù: "Tu sei il
mio Figlio diletto nel quale ho posto tutte le mie compiacenze" e il Figlio
risponde: "Tu sei il Padre mio e da Te traggo la mia gioia, le mie
delizie".
San Bonaventura invita il sacerdote
e il popolo a dire all'eterno Padre: "Padre celeste, guarda il tuo unico
Figlio, che il mondo intero non può contenere, divenuto nostro prigioniero.
Accordaci, in nome della sua prigionia, quello che con lui ti domandiamo con
insistenza: il perdono dei peccati, la remissione delle pene, l'aumento della
grazia, l'avanzamento nella virtù, la felicità della vita eterna". Il
sacerdote potrebbe anche dire al popolo: "Ecco, o cristiani, il vostro
Salvatore, il vostro Santificatore, il vostro Redentore. Guardatelo, con viva
fede, nell'Ostia e apritegli il vostro cuore". Beati quelli che credono
fermamente alla sua presenza, sebbene sia nascosto dai veli! "Ho veduto il
Signore faccia a faccia e l'anima mia è stata salvata", possiamo gridare
con il patriarca Giacobbe e anche con più ragione, perché questi non ha
visto che un angelo mandato da Dio, mentre noi abbiamo sotto gli occhi il divin
Salvatore in persona. All'Elevazione tutto il popolo deve fissare l'altare e
guardare con fervore il SS. Sacramento. Gesù Cristo ha rivelato a santa
Geltrude quanto questa pratica è gradita a Dio e utile all'uomo. Nella vita
della santa si legge: "Ogni volta che apriamo gli occhi sull'Ostia consacrata,
aumentiamo i nostri meriti e nell'altra vita godremo di una felicità
corrispondente a quella con la quale quaggiù avremo contemplato il
preziosissimo Corpo di Gesù". Guardate, dunque, di non rendervi indegni,
con la vostra negligenza, di una promessa così consolante. Non imitate i
cristiani male illuminati che, chinando troppo il corpo, si mettono
nell'impossibilità di vedere il Salvatore. Secondo la rubrica, il sacerdote
deve tenere, per qualche istante, le sacre Specie al disopra della sua testa,
per presentarle agli sguardi dei fedeli. A proposito del preziosissimo sangue il
messale aggiunge: "Dopo aver adorato, il sacerdote si rialza, prende il
calice fra le mani e lo mostra al popolo". Tale è la volontà della
Chiesa. Chi non osserva questa regola, cioè chi non alza l'Ostia e il Calice o
chi, avendoli alzati, li depone sull'altare con troppa fretta, commette una
colpa, perché priva il Salvatore degli omaggi dei fedeli.
In un tratto profetico la Bibbia ci insegna
l'efficacia di questo uso. quando gli israeliti mormoravano, il Signore mandò
contro di loro dei serpenti il cui morso bruciava e molti ne furono feriti o
uccisi. Mosè, pregato dal popolo, invocò il soccorso del Cielo e Dio gli
disse: "Innalza un serpente di rame ed esponilo come un simbolo: ogni
ferito che lo guarderà, vivrà". Obbedendo a quest'ordine, Mosè fece
innalzare un serpente di rame e tutti i malati che lo guardavano furono guariti.
È’ indubbio che in questo simulacro dobbiamo vedere un simbolo di Cristo,
come leggiamo nel Vangelo di san Giovanni: "Come Mosè ha innalzato un
serpente nel deserto, il Figlio dell'uomo deve essere innalzato sulla
Croce". Se una semplice immagine aveva la virtù di preservare dalla morte
gli ebrei feriti dal velenoso rettile, quanto più facilmente, la pia
contemplazione del Salvatore guarirà le anime ferite dal peccato. Dopo, o
piuttosto durante questa contemplazione, fate degli atti di fede sulla presenza
reale di Gesù Cristo nella santa Ostia e offrite il divin Salvatore a Dio Padre
per la vostra salute. Vi preparate così una magnifica ricompensa, perché c'è
molto merito a credere quello che gli occhi non vedono, che il gusto non sente,
che l'intelligenza non concepisce. La ragione umana, da sola, non potrebbe
certamente ammettere che in virtù di cinque brevi parole, il pane ordinario
divenga un Dio e che il vino comune sia cambiato nel Sangue di Cristo e perciò
i protestanti e gli infedeli ci giudicano insensati. Nondimeno, dobbiamo restare
saldi nella nostra fede e sopportare, per amore di nostro Signore, le critiche e
i motteggi. "Beati quelli che hanno creduto senza vedere", ci dice
Gesù ed è come se dicesse: “Beati coloro che, contro tutte le apparenze,
credono fermamente alla mia reale presenza nel santo Sacramento: ad essi darò
la vita eterna”.
Come Gesù
premia la fede
Il
seguente racconto, tratto dalla vita di Ugo da San Vittore, conferma questa
consolante dottrina. Ugo aveva insistentemente domandato la grazia di vedere
Cristo durante la santa Messa. Un giorno gli apparve il Bambino Gesù seduto sul
tabernacolo. La visione durò un certo tempo e poi il divin Bambino gli disse:
"Ugo, tu mi hai voluto vedere con gli occhi del corpo, ma hai perduto un
grande merito" e scomparve lasciando il sacerdote molto rattristato.
Esempio efficace per fortificarvi contro questa tentazione, prova consolante
che ogni sguardo gettato sull'Ostia, come testimonianza della vostra fede
incrollabile, aumenta il vostro merito.
San Luigi, re di Francia, non perdeva nessuna occasione per praticare questa virtù. Ho già raccontato che un giorno gli fu detto che, non lontano da Parigi, durante la Messa, Gesù Cristo appariva corporalmente e che la folla si precipitava a vedere il miracolo. A coloro che lo invitavano ad andare a vedere, il pio monarca rispose: "Vadano quelli che non credono, a vedere il Signore Gesù: io credo fermamente alla sua presenza reale nelle sacre Specie e perciò resto qui". Senza dubbio, san Luigi sentiva il desiderio, naturale ad ognuno, di contemplare il Bambino Gesù, perché sulla terra non vi può essere niente di paragonabile a questo spettacolo, ma preferì privarsi di una soddisfazione tanto meravigliosa, piuttosto che perdere il merito della sua fede. Per quanto grande possa essere il vostro desiderio di vedere Gesù nell'Ostia, ad esempio di questo gran santo, consolatevi con la certezza che ne sarete ricompensati in Cielo.
San Pasquale Baylon, religioso dell'ordine di
san Francesco, doveva sentire un'attrattiva speciale per la contemplazione
delle sacre Specie, perché, narrano i suoi storici, durante la Messa dei suoi
funerali, mentre il suo corpo era in chiesa col viso scoperto, aprì due volte
gli occhi nel momento dell'Elevazione e li fissò sull'Ostia con straordinari
segni di gioia e di amore. I presenti, molto numerosi, furono testimoni
oculari di questo prodigio e confermati fortemente nella fede.
Non è meno degno di nota quello che Fornero
racconta del valoroso Simone di Montfort. quest'eroe, che ascoltava ogni
giorno la Messa, trasaliva di gioia in presenza dell'Ostia e spesso gridava come
Simeone: "Ed ora, Signore, lascia riposare in pace il tuo servo, perché i
miei occhi hanno visto il mio Salvatore". Per dodici anni combatté gli
albigesi col soccorso dei Francesi e dei Tedeschi ma il nemico, conoscendo la
sua pia abitudine, un giorno piombò all'improvviso sul campo, seminando il
terrore. Gli ufficiali di Simone si affrettarono ad avvisarlo del pericolo che
l'esercito correva, pregandolo di uscire di chiesa e correre in soccorso dei
suoi. "Lasciatemi prima onorare il Salvatore, preferisco le cose divine a
quelle terrene", rispose il duca. Ben presto arrivarono altri ufficiali
notizie ancora più gravi: le truppe cominciavano a ripiegare. Il generale, però,
si ostinava:
"Uscirò
di qui soltanto quando avrò visto e onorato Cristo". Poi volgendosi
supplichevole a Cristo lo scongiurò, per la virtù della santa Messa, di
salvare il suo popolo. All'Elevazione, con tutto il suo cuore, adorò umilmente
Gesù realmente presente e l'offrì all'eterno Padre. Poi, quando il sacerdote
depose il calice sull'altare, disse a quelli che lo circondano: “Andiamo e
se piace a Dio, moriremo per Colui che si è degnato morire per noi sulla Croce”.
Dette queste parole, prese le armi, montò a cavallo, ordinò i pochi soldati e
ottocento cavalieri su tre linee e in nome della SS. Trinità, si slanciò
contro il formidabile esercito degli eretici, a capo del quale erano il conte di
Tolosa e Pietro d'Aragona. L'eroica schiera di Simone attaccò valorosamente il
nemico, uccise ventimila uomini e mise in fuga i superstiti. La vittoria fu
attribuita a Montfort, ma per quanto egli fosse valoroso, è certo che, con
seicento uomini non avrebbe potuto riportare la vittoria, senza uno speciale
soccorso del Cielo, soccorso che aveva implorato per i meriti della santa Messa.
Roberto
I re di Francia, assediava la città di Melun che non si arrendeva per la
strenua difesa dei suoi abitanti. Un giorno alla Messa mentre all'Elevazione
pregava con fervore, per ottenere la vittoria, le mura della città caddero da
sole, come già quelle di Gerico e lasciarono il passo libero al re. E’
superfluo dire che questo fatto aumentò ancora la devozione di Roberto.
Dopo
avere adorato l'Ostia, fatene subito l'offerta. Ho già trattato dell'efficacia
di questo atto, ma aggiungerò alcune efficaci parole che santa Geltrude scrive
nelle sue Rivelazioni:
"L'oblazione
della santa Ostia cancella tutte le nostre colpe". Cioè, non vi è mezzo
più efficace di questo per riconciliarci con Dio. Meditate queste parole, o
peccatori, e all'Elevazione, o immediatamente dopo, con tutte le vostre forze,
offrite a Dio l'Ostia consacrata, per ottenere il perdono delle vostre colpe.
Questo consiglio non è utile soltanto ai grandi peccatori, ma a tutti.
All'Elevazione
dell'Ostia, segue l'importantissima cerimonia dell'Elevazione del calice.
Proprio allora il preziosissimo Sangue di Gesù Cristo scorre sui presenti in
un modo mistico, come risulta dalle parole del Vangelo che l'apostolo san Giacomo
ha inserito nel suo messale: "questo è il Sangue della nuova Alleanza,
versato per voi e per molti altri per la remissione dei peccati".
Identiche
espressioni si trovano nella liturgia di san Marco e determinano che nel santo
Sacrificio viene versato il Sangue del Salvatore. Ai piedi dell'altare voi
ricevete la stessa grazia, come se foste stati, pieni di pentimento e di
compunzione, ai piedi della Croce mentre cadevano le gocce del Sangue di Gesù.
Si
legge nel libro dell'Esodo che Dio disse agli ebrei: "I figli di
Israele immoleranno un agnello e col suo sangue segneranno gli stipiti e gli
architravi delle loro porte... Alla vista di questo sangue passerò oltre e non
saranno colpiti quando flagellerò la terra d'Egitto". Se il sangue
dell'agnello pasquale salvò gli israeliti dai colpi dell'angelo sterminatore,
il Sangue dell'Agnello senza macchia non ci preserverà, dunque, dagli attacchi
del demonio che, qual leone che ruggisce, gira attorno a noi per divorarci?
Unirsi
spiritualmente al sacerdote che eleva Gesù Ostia
Ma che cosa faranno quelli che sono fuori
della chiesa? La Chiesa ha saggiamente ordinato di annunciare l'Elevazione col
suono del campanello. A questo segno non mancate di inginocchiarvi. Nei campi,
come in casa, volgetevi verso la chiesa, per adorare Gesù Cristo che si trova
fra le mani del sacerdote. Questa pratica salutare è in uso in molti paesi e
bisognerebbe che si diffondesse dappertutto, poiché contribuisce potentemente
alla gloria di Dio e alla salute di quelli che la praticano con fedeltà, come
dimostra l'esempio seguente.
Gabriele Biel, distinto teologo, narra che una
povera donna aveva un marito brutale che la picchiava senza pietà e la copriva
di ingiurie. Da molto tempo soffriva in silenzio, nella speranza che il malvagio
si emendasse, ma peggiorando il male ogni giorno di più, cadde in un profondo
scoraggiamento e nella disperazione. Essa diceva: "Ohimè! Non devo più
pensare alla sua conversione, il tempo non fa che aggravare le mie prove e per
liberarmene non mi resta altro mezzo che finirla con la vita". Detto
questo, prese una corda, l'attaccò ad un chiodo fissato in una trave della
sua camera, salì sopra una sedia e si passò al collo il nodo fatale. Stava per
respingere la sedia sulla quale poggiava i piedi, quando la campana della chiesa
vicina annunciò l'Elevazione. La poveretta aveva la pia abitudine di inginocchiarsi
sempre a questo segnale, per adorare umilmente il Salvatore. Non volle
mancarvi nell'ora suprema e liberatasi della corda, s'inginocchiò e rivolta
verso la chiesa, disse: "Signore Gesù, che sei elevato dalle mani del
sacerdote, imploro per l'ultima volta la tua misericordia. Io che ti ho adorato
tutti i giorni della mia vita, ti adoro e ti offro al Padre celeste, ma poiché
tu non mi hai esaudita, ho deciso di porre fine da me stessa al mio insopportabile
tormento". Pronunciate queste parole, la trave si spezzò e la corda le
cadde tra le mani. Piena di stupore non sapeva che cosa pensare, quando nel suo
cuore sentì risuonare una voce paurosa: "Se tu non avessi adorato il tuo
Dio sull'altare, da oggi saresti all'inferno". Era la voce del demonio.
Piena di spavento, la donna comprese subito il pericolo di dannarsi in cui era
incorsa; si pentì della cattiva risoluzione, ne chiese perdono a Dio e lo
ringraziò di averla miracolosamente salvata. Compiuto questo dovere andò da
suo marito e gli rimproverò francamente la sua condotta: "Uomo crudele, -
gli disse - tu mi hai ridotta ad una tale disperazione che stavo per porre fine
da me stessa alla mia infelice esistenza. Ma nel momento fatale ho sentito la
campana dell'Elevazione e a questo segnale mi sono inginocchiata. Appena mi
sono rialzata, la trave, alla quale avevo attaccato la corda, è caduta e nello
stesso tempo ho sentito il demonio gridare che se io non avessi adorato il mio
Dio sull'altare, da oggi sarei all'inferno. Riconosci, dunque, la tua cattiveria
e sappi che risponderai tu del mio delitto davanti al giusto giudice".
Impaurito da queste parole e toccato dalla grazia, il marito confessò i suoi
torti. Si corresse, divenne anch'egli molto assiduo alla Messa ed edificò il
prossimo con l'esempio.
Quando non potete andare in chiesa, se udite
il suono della campana che annuncia l'Elevazione, inginocchiatevi, come quella
donna, nella vostra casa. Fatelo francamente senza paura delle beffe dei
cattivi. Piuttosto pensate alla sentenza di Cristo: "Chiunque mi riconoscerà
davanti agli uomini, Io lo riconoscerò davanti al Padre mio"'.
"Chiunque arrossirà di me e delle mie parole sarà rinnegato anche dal
Figlio dell'uomo, quando verrà nella sua Maestà".
Ecco un fatto degno di nota riportato negli Annali
dei Cappuccini. Fra Bonaventura serviva regolarmente la Messa con gran
rispetto e con una gran gioia. Un giorno che non poteva assistervi, perché
occupato in cucina, al suono del campanello che annunciava l'Elevazione, si
rivolse verso la chiesa e adorò nostro Signore. Quell'atto fu così gradito a
Gesù che lo ricompensò immediatamente. Le mura che separavano la cucina dal
luogo santo, miracolosamente si scostarono e il buon religioso poté vedere
l'altare. Immaginiamo facilmente con quale fervore adorò il Corpo e il Sangue
di Gesù Cristo. Terminata la sua preghiera, le mura si chiusero così bene che
non restò alcuna traccia di quell'apertura, ma in fra Bonaventura fu notato
un'ardente devozione e si capì bene che gli era successo qualche cosa di
straordinario. Noi conosciamo il fatto perché il superiore gli ingiunse di dire
tutta la verità'. Presso i Cappuccini è ancora in uso, quando sono fuori del
coro, di inginocchiarsi, al momento dell'Elevazione, verso l'altare, per adorare
anche da lontano Gesù nascosto sotto le sacre Specie.
Un altro esempio vi farà ancora meglio comprendere quanto è gradito a Dio quest'uso. La duchessa Draomira, madre di san Venceslao, perseguitava i cristiani allo scopo di annientarli. Un giorno che, accompagnata dalla figlia, si recava da Praga a Staaz, per onorare la tomba dei suoi antenati e sterminare i cristiani, arrivò ad una cappella situata sul ciglio della strada, al momento in cui il campanello suonava l'Elevazione. Il cocchiere scese e si inginocchiò sulla soglia della cappella. La duchessa, infuriata, gli ordinò di salire a cassetta e di continuare il cammino, ma essendosi egli rifiutato, proruppe in orribili bestemmie. Immediatamente la vettura ed i cavalli affondarono nel suolo. Le due donne chiedevano soccorso, ma invano e la vettura infine sparì nelle viscere della terra. Il cocchiere si compiacque del suo atto di pietà, perché se invece di scendere per adorare nostro Signore, fosse restato sul sedile, sarebbe stato inghiottito anche lui'. Se non potete ascoltare la Messa nei giorni feriali, fate il possibile per essere presente almeno all'Elevazione; se passate vicino ad una chiesa dove si celebra la Messa, entrate e se il sacerdote è vicino alla Consacrazione, inginocchiatevi ed adorate Gesù in questo solenne momento.
La nostra
partecipazione liturgica accompagna il sacerdote durante tutto il Sacrificio
Che dobbiamo fare quando il calice viene rimesso sull'altare? Certe
persone hanno l'abitudine di recitare cinque Pater et Ave, in onore delle cinque
piaghe. Questa è una pratica eccellente, ma fuori luogo. Altre persone
continuano a recitare altre preghiere. In campagna ho sentito cantare cantici in
lingua volgare e inni latini, uso contrario alle intenzioni della Chiesa, che
dal Sanctus al Patei; prescrive un silenzio rispettoso, per dare modo al popolo
di occuparsi esclusivamente dei Misteri. Infatti, i canti hanno il grave
inconveniente di distrarre l'assemblea dei fedeli dall'unica cosa che dovrebbe
assorbire tutti i suoi pensieri. I parroci non dimentichino di far osservare una
legge così saggia e dopo aver raccomandato il raccoglimento ai loro parrocchiani,
li invitino a rivolgere i loro cuori verso Gesù Cristo presente sull'altare.
Premesso ciò, vi dico: dopo la Consacrazione
fate quello che fa il sacerdote. Il santo Sacrificio è sua e vostra proprietà
e come egli prima della Consacrazione ha offerto continuamente la Messa a Dio,
ora insiste più che mai nella stessa offerta. E veramente, che potrebbe fare
di più opportuno? Così dopo che ha deposto il calice sull'altare dice:
"Noi, tuoi servi e popolo tuo santo, offriamo alla tua sublime maestà un
Sacrificio + puro, un Sacrificio + santo, un Sacrificio+ senza macchia, il
pane + sacro della vita eterna e il calice + dell'eterna salute". Dice il
Sanchez: "In tutta la Messa, il sacerdote non pronuncia parole più
preziose di queste, essendo impossibile fare qualche cosa di meglio che offrire
a Dio questo augusto Sacrificio."
Dunque, se dopo l'Elevazione del calice vi
date alle vostre povere, aride preghiere e cessate di unirvi agli atti del
sacerdote, rinunciate ai vostri interessi. Miserabili peccatori quali siamo, non
abbiamo forse niente da presentare a Dio? Eppure, nonostante la nostra povertà,
disponiamo di un tesoro capace di arricchire il Cielo e la terra. Tesoro che san
Paolo ci descrive in questi termini: "Dio ci ha dato il suo unico Figlio,
come non ci ha dato con lui tutte le cose?". questo dono Dio non ce l'ha
fatto una volta soltanto, ma ce lo rinnova ad ogni Messa, come ho ripetuto più
di una volta in questo libro. Nello stesso tempo ci dà tutti i suoi beni,
affinché glieli offriamo come pagamento di tutti i nostri debiti. Volete,
dunque, diventare ricchi? Offrite spesso la santa Messa a Dio Padre. Nei libri
si possono trovare dei metodi eccellenti, oppure si potrà usare la seguente
preghiera: "O mio Dio, ti offro il tuo diletto Figlio, la sua
Incarnazione, la sua Nascita, la sua dolorosa Passione; ti offro il suo sudore
di Sangue, la sua coronazione di spine, le sue umiliazioni, le sue sofferenze,
la sua crocifissione, la sua morte crudele, il suo Sangue prezioso; ti offro,
per la tua maggior gloria e per la salute dell'anima mia, tutto ciò che Egli ha
fatto, tutto ciò che ha sopportato, tutti i misteri che riproduce
sull'altare".
Semplicissima preghiera, ma molto efficace,
che può essere imparata a memoria dal più umile fedele. Questa pia pratica
che io non cesserò di consigliare alle persone semplici, sarà loro più
proficua della recita del rosario. Oltre a ciò, pregate nostro Signore di
supplire alla vostra insufficienza e di presentare, in vece vostra, la divina
oblazione al suo celeste Padre. Il fatto seguente vale più di ogni altra
esortazione. Un giorno santa Matilde recitava nove Pater in onore dei nove
cori degli angeli e voleva incaricare il suo angelo custode di portare queste
preghiere al Signore. Gesù Cristo le disse: "Incarica me del tuo
messaggio, perché ogni offerta che mi viene affidata, fra le mie mani si
nobilita infinitamente". Prendete per voi quest'invito prezioso e
rispondete: "O Gesù, poiché non posso offrire convenientemente il tuo
Sacrificio, ti scongiuro di presentano per me al tuo eterno Padre".
Guardatevi poi da qualunque irriverenza: astenetevi dal ridere, dal parlare,
restate in ginocchio, a meno di una vera impossibilità, dalla Consacrazione
fino dopo la Comunione: sarebbe una sconvenienza farvi prendere dalla noia
alla presenza di Colui che si abbassa tanto profondamente per amor vostro. Vi
esorto anche ad inginocchiarvi sul pavimento.
I peccati
commessi durante la Messa hanno una gravità particolare e, perché offendono
direttamente il Salvatore, rivestono il carattere di una specie di sacrilegio.
"Coloro che chiacchierano o che ridono durante la Messa - dice san
Giovanni Crisostomo - meriterebbero di essere fulminati in chiesa". queste
severe parole sono indirizzate particolarmente ai padri e alle madri che non
correggono l'irriverenza dei loro figli. Ohimè! In molti luoghi, non solamente
i più piccoli, ma anche i ragazzi più grandi mancano di rispetto a Gesù
Cristo. Si vedono chiacchierare senza riguardo, spingersi gli uni gli altri,
agitarsi in mille maniere e tutto ciò sotto gli sguardi dei parenti che, per
non averli rimproverati, porteranno la responsabilità della loro condotta
scandalosa davanti a Dio.
CAPITOLO
TRENTESIMO
DEL RISPETTO COL QUALE SI DEVE ASCOLTARE LA
S. MESSA
Il sacro Concilio di Trento dice: "Poiché
i fedeli non possono compiere niente di così santo, né di così divino come
questo augusto Sacrificio, nel quale la vittima vivificante è immolata
quotidianamente dal sacerdote sull'altare, è evidente che bisogna portare
all'altare un'estrema purezza interna e la devozione più fervorosa".
questo, per i sacerdoti e anche per gli stessi fedeli, è un grave argomento
di meditazione. Secondo lo storico Giuseppe, nel tempio di Gerusalemme erano
impiegati ogni giorno settecento sacerdoti per immolare le vittime, purificarle,
bruciarle sull'altare e tutte queste cose si compivano con lo stesso rispetto
come se non ci fosse stato che un solo uomo. Eppure quei sacrifici erano
semplici immagini. Con quale devozione, dunque, con quale silenzio e con quale
attenzione dobbiamo assistere al santo Sacrificio?
I
primi cristiani non erano meno edificanti dei sacerdoti giudei: "Se
entrano in chiesa - dice san Giovanni Crisostomo - baciano umilmente la soglia
e durante la Messa serbano un tale silenzio che si crederebbe di essere in un
luogo deserto". Compivano così alla lettera il precetto formulato,
nella liturgia, da san Giacomo: "Quando il Re dei re, Gesù Cristo nostro
Signore, viene ad immolarsi e a darsi in nutrimento ai fedeli, tutti devono
dimenticare le cose terrestri, stare in silenzio, nel timore e nel
tremore". San Martino fu fedelissimo a questa raccomandazione e in chiesa
non sedeva mai, ma restava in ginocchio o in piedi come compreso da un pio
spavento. A quelli che gli manifestavano la loro meraviglia rispondeva:
"Come non temere quando ci si trova alla presenza del Signore?".
Tali erano anche i sentimenti di David: “Andrò nella tua casa e Ti adorerò
con timore nel tuo tempio”.
Ricordiamoci
ancora delle parole che Dio indirizzò a Mosè dal roveto ardente: "Levati
i calzari, perché la terra che tu calpesti è santa". Ma quanto più santa
è questa chiesa, consacrata dal vescovo con tante cerimonie, unzioni,
preghiere e santificata ogni giorno con la celebrazione della santa Messa! Oh!
Se David si avvicinava tremando all'Arca dell'Alleanza, quanto più noi dobbiamo
tremare, quando entriamo nella chiesa dove è offerto il santo Sacrificio. Dio
non ha forse detto: “Temete di comparire davanti al mio santuario e nel mio
luogo santo.” queste parole si riferiscono più alle nostre chiese che al
tabernacolo di Israele, come la scala di Giacobbe figurava i nostri templi
cattolici più del tempio di Salomone.
Gesù caccia i profanatori dal tempio
Da questo giudicate il peccato che commettono
tanti cristiani che stanno in chiesa senza rispetto, come se fossero in casa
loro. Alcuni sono così temerari che durante il tremendo Sacrificio, in cui gli
angeli si coprono la faccia con le ali, osano girare gli occhi curiosamente da
tutte le parti, occupandosi di chi va e di chi viene, pensando alle cose del
mondo e chiacchierando senza riguardo e senza utilità. Cristo potrebbe dir
loro, con ragione, come ai mercanti del tempio: "La mia casa è una casa di
preghiera e voi ne avete fatto una spelonca di ladri". "Le chiese
cristiane - scrive Corneille de la Pierre - sono veramente la casa di Dio, poiché
Gesù Cristo vi risiede in maniera corporale nel SS. Sacramento". Ora, se
nostro Signore cacciò con un flagello i giudei profanatori, come non caccerebbe
questi cristiani indegni?
A questo
proposito ecco cosa racconta la beata Veronica di Binasco: "Un giorno in
cui ero a Messa fissai gli occhi sopra una religiosa, inginocchiata ai piedi
dell'altare. Un angelo, che mi stava sempre vicino, subito mi rimproverò con
una tale severità che credetti morire di spavento. Mi lanciò un terribile
sguardo e mi domandò duramente: "Perché hai dato tanta libertà al tuo
cuore? Perché hai guardato la tua sorella con curiosità? Sappi che per questo
sei molto colpevole". In punizione della mia colpa, mi impose, per ordine
di Dio, una dura penitenza che mi fece passare tre giorni in lacrime. Ora,
quando assisto al santo Sacrificio, non oso più muovere la testa, tanto temo di
offendere la Maestà divina".
Questa
confessione di un' anima illuminata da una luce celeste, non prova abbastanza
quanto dispiace al Signore l'immodestia degli sguardi durante la Messa?
Se la semplice
curiosità merita tali rimproveri, che dire di una conversazione cattiva? Poiché
è molto più facile tenere a freno la lingua che gli occhi, così, in generale,
è un peccato più grave chiacchierare in chiesa che volgere qua e là gli
sguardi.
Secondo san
Cesario, colui che tralascia la Messa è meno colpevole di colui che parla
durante la sua celebrazione, perché il suo chiacchierio disturba il prossimo.
Ma voi pretendete giustificarvi col dire che bisogna rispondere a chi vi
interroga. Vano pretesto! Niente ci autorizza a parlare durante un tempo così
prezioso, se non fosse per vera necessità. quante persone ascoltano male la
Messa per questa ragione! Sappiate che, partecipando ai discorsi degli altri,
assumereste anche voi una grande responsabilità.
Ma,
obietterete voi: è forse una grande colpa dire una parola all'orecchio del
vicino? Ricordatevi la minaccia della Scrittura: "Nel giorno del giudizio
gli uomini renderanno conto di ogni parola oziosa". Come ogni buona parola
sarà registrata nel libro dei vostri meriti, così la più piccola parola
inutile sarà scritta nel libro dei vostri peccati.
Come dobbiamo ascoltare la S. Messa

Aggiungo che
bisogna ascoltare la Messa in ginocchio, col massimo rispetto, come sembra
inculcarci san Paolo nel celebre testo: “Al nome di Gesù si pieghi ogni
ginocchio nel Cielo, sulla terra e negli inferi”. Dobbiamo tenere quest'umile
posizione specialmente quando il Salvatore è presente sull'altare, cioè
dalla Consacrazione alla Comunione. Molte persone hanno la cattiva abitudine
di restare in piedi durante tutta la Messa e se si inginocchiano alla
Consacrazione è per rialzarsi subito dopo, come se nostro Signore si fosse
ritirato. Questa condotta è sconveniente e contraria alla fede cristiana. Lo
so, gli autori spirituali, in generale, permettono di prendere, per pregare,
una posizione comoda, per favorire l'applicazione dello spirito, ma qui non
dimentichiamo mai che siamo in faccia alla divina Maestà e che si richiede
perciò la posizione più conveniente. Alcuni restano seduti anche alla
Consacrazione, come se non credessero alla presenza reale. Se un motivo di
salute li obbliga a sedersi lo facciano dal principio della Messa alla
Consacrazione, ma poi procurino di stare in ginocchio fino alla Comunione.
Infine,
consiglio alle madri di lasciare a casa, se possibile, i loro piccoli bambini
odi allontanarsi dalla Messa nei momenti in cui essi piangono, per non
disturbare il sacerdote e i fedeli.
Umiltà nell'abbigliamento
È una grande vergogna vedere, a Messa, le
donne e le fanciulle abbigliate come quando vanno al teatro o al ballo. San
Paolo si scaglia contro un abuso così deplorevole: “Una donna - dice - che
prega con la testa scoperta disonora il suo capo”. Applicando questo testo, il
papa san Lino ha fatto una legge, ordinando a tutte le donne di stare in chiesa
con il velo sul capo e san Carlo Borromeo prescrive di rifiutare l'ingresso in
chiesa a quelle che ne sono senza, perché, secondo le parole di Clemente
d'Alessandria, "la loro bellezza è un laccio per il cuore degli
uomini". Questi severi avvertimenti sono indirizzati ad ogni ceto: le
contadine, le operaie e le signore, perché tutte più o meno si adornano:
alcune per orgoglio e altre per civetteria.
Tommaso Moro,
un giorno disse ad una giovane vestita con eccessiva ricercatezza: "Se in
ricompensa della cura che avete di voi stessa, Dio non vi desse l'inferno,
commetterebbe certamente una crudele ingiustizia". queste parole servano di
avviso a tutte le donne troppo occupate di piacere agli altri. Un giorno san
Giovanni Crisostomo domandò ad una persona di questo genere, che entrava in
chiesa: "Siete una fidanzata che va alle nozze? Se andate nel luogo santo
per implorare misericordia, perché questo lusso? È’ forse questo l'abito
di una cristiana pentita? Non solamente non uscirete giustificata, ma aumenterete
il numero dei vostri debiti e provocherete di nuovo, sopra di voi, la collera
del Cielo". Le persone eccessivamente adornate fanno molto male in
chiesa, perché distolgono dall'altare gli sguardi degli uomini, ai quali,
aiutate dal demonio, ispirano dei desideri cattivi. San Girolamo scriveva a
Nepoziano: "Esse offrono il veleno al loro prossimo. Ora colui che
prepara il veleno commette un peccato grave, anche se la persona per cui lo prepara
non lo beve. queste donne pericolose si rendono, dunque, colpevolissime, per il
solo fatto che presentano a tutti una bevanda mortale. Sono molto più
colpevoli se agiscono così in chiesa durante la Messa, mentre dovrebbero
espiare le loro colpe". Il linguaggio di sant'Ambrogio non è meno severo:
"Più una donna si mostra magnifica davanti agli uomini - dice - più è
abominevole davanti a Dio; più è lodata dal mondo e più è disprezzata da
Dio"
Tommaso de
Contimprè racconta che un bambino di sette anni, passando davanti ad un
crocifisso per andare in chiesa, disse a sua madre che camminava vicino a lui
ed era riccamente vestita: "Guarda, il Cristo è sospeso alla Croce,
tutto nudo e sanguinante e tu non hai vergogna di andare ad ascoltare la Messa,
vestita con tanto lusso? Bada di non precipitare nell'inferno a causa del tuo
abbigliamento". quella donna credette riconoscere, in quella sua creatura,
la voce di Dio e dopo la Messa, tornata subito a casa, gettò via le sue
acconciature, si vestì semplicemente e dopo la morte di suo marito, si ritirò
in convento. Un po' più tardi suo figlio si fece domenicano. Tutte le donne
abbigliate con troppa ricercatezza dovrebbero tremare alla vista del crocifisso.
Gesù sembra dir loro: “Vedi, figlia mia, sono sospeso alla Croce, coperto
di sangue e di ferite, per espiare la tua vanità. Tu per una crudele ironia
vieni qui a far mostra della tua eleganza e non ti vergogni di comparire davanti
a me in tale stato, né di scandalizzare col tuo cattivo esempio i presenti.
Alla tua morte bada di non essere gettata da me, tuo giudice, nel fuoco
eterno”.
Questa
minaccia del Salvatore può compiersi sopra di voi, donna vanitosa, come si è
già compiuta su tante altre, perché l'amore del lusso è un peccato del quale
è difficile ricevere il perdono, considerato che nessuno se ne pente, né se
ne confessa, né si corregge. A che pro confessarvene, se non siete risoluta a
modificare le vostre abitudini, se siete decisa a vivere, a morire e a farvi
sotterrare con magnificenza? Per meglio comprendere quanto siete colpevole,
pensate al tempo che avete perduto, al piacere che avete gustato, alla gioia
che avete sentito quando altri vi lodavano, alle molte persone di cui avete
ferito lo sguardo e a quelle che per la loro povertà, non potendo imitarvi,
sono cadute nel peccato di invidia per colpa vostra. Pensate soprattutto agli
uomini nei quali avete provocato sguardi curiosi, pensieri pericolosi. Voi non
vi date pena per alcuno di questi peccati, non ve ne pentite, non ve ne
confessate; morirete come siete vissuta e arriverete al tribunale di Dio con
gran rischio di dannarvi.
Ascoltate il
severo, ma giusto linguaggio del padre Giovanni Lejeune, della Congregazione
dell'Oratorio: "La carità e la castità non sempre soffocano l'amore del
lusso". Altrove dice: "Gli abbigliamenti colpevoli sono simili al
fuoco dell'inferno, che brucia senza consumare. Per essi, le donne perdono l'anima,
ma le loro vittime non sono soltanto i peccatori, ma anche i giusti che
subiscono gli attacchi di queste fiamme divoratrici". Così il santo
religioso aggiunge: "I vani ornamenti sono torce che comunicano il fuoco
del peccato, sono presagi della eterna riprovazione Tutte le donne, tutte le
giovani vanitose dovrebbero meditare con spavento queste parole. Se una persona
casta, caritatevole, penitente, ma troppo portata al lusso, per questo solo
fatto corre pericolo di perdere l'anima eternamente, come si salveranno quelle
che uniscono a questo gusto impudico, l'impenitenza e la durezza del cuore? Se
un abito elegante è una torcia che infiamma di desideri impuri gli stessi
giusti, quanto maggiormente sconvolgerà il cuore dei giovani inconsiderati?
Tali effetti sono da temersi soprattutto durante la santa Messa, quando gli
sguardi arditi cercano ordinariamente le persone belle e attraenti e il peccato
è molto più grave in ragione del tempo e del luogo.
Si vedono
anche delle donne che osservano curiosamente i vestiti o altro che indossano
le loro vicine; queste distrazioni sono una colpa per quelle che se le
procurano e per chi ne offre l'occasione.
Ignoranza liturgica
Parlerò, infine, di un ultimo ostacolo che
impedisce alla maggior parte dei cristiani di seguire con attenzione la Messa:
l'ignoranza delle preghiere liturgiche. Molti non sanno nemmeno la prima
parola che dice il sacerdote all'altare. Come si uniranno a lui? Ogni
cattolico dovrebbe essere sufficientemente istruito per non trovarsi
giornalmente a sentire il Dominus vobiscum, il Gloria, le Orazioni, le Lezioni
senza comprenderne il senso. quale rimedio si può porre a questo male? Seguire
la Messa nel messale che contiene le preghiere dette dal celebrante e le risposte
del ministro. Tutti i fedeli dovrebbero possedere questo pio libro che, senza
dubbio, è il migliore di tutti.
Eccomi alla
fine del mio compito. Terminando, rivolgo a tutti quelli che avranno in mano
questo piccolo scritto l'umile preghiera di leggerlo e meditarlo spesso.
Sentiranno così aumentare il loro fervore per i nostri divini misteri e vi
assisteranno con maggiore assiduità e devozione. Già comprendono
l'eccellenza dell'opera e la grandezza della ricompensa, ma lo sapranno meglio
nell'ora della morte e durante la beata eternità, mentre gli indifferenti ed i
tiepidi riconosceranno il loro torto, senza poterlo riparare con un pentimento
troppo tardivo. Prego Dio, con Gesù Cristo suo Figlio nostro Signore e per la
virtù dello Spirito Santo di illuminare la mente e di infiammare la volontà
dei miei lettori, affinché essi profittino del mio lavoro e facciano
partecipare me, povero peccatore, del merito delle loro preghiere.
Anche
l'indegno traduttore vi rivolge la stessa preghiera. Ricordatevi di lui e dei
suoi nel santo Sacrificio e l'avrete pagato al centuplo della fatica che ha
sostenuto per farvi conoscere un lavoro così utile e così consolante.