LA SANTA MESSA
di
Don Vincenzo Cuomo - Casa Mariana Editrice
Mi
accingo a spiegare ai fedeli il mistero della Santa Messa.
Immaginate
che, terminata la Santa Messa, un fedele venga avvicinato da un musulmano che
gli chiede: «Che cosa è questa Santa Messa?».
Quanti
cattolici sarebbero in grado di dare delle spiegazioni sufficienti?
Dobbiamo prendere atto che tanta gente che va a Messa non è cosciente del mistero che vi è nascosto.
Perciò
avviene che sono molti quelli che vi assistono (come ad uno spettacolo...) pochi
quelli che vi partecipano attivamente.
Dico
una ... impertinenza! Probabilmente anche qualche sacro Ministro celebra la
Santa Messa senza approfondire il Mistero di cui lui stesso è protagonista.
Questo potrebbe spiegare il fatto che qualche Messa dura ... un quarto d'ora!
LA
SANTA MESSA MISTERO DELLA PRESENZA DI GESÙ TRA GLI UOMINI
La
parola Mistero non vuol dire qualcosa di fantasioso, di astratto, frutto di
finzione della mente ma praticamente inconsistente, nulla di concreto e reale!
Questo è un tragico errore!
Mistero
è un fatto, una realtà sia spirituale sia materiale la cui natura sfugge alla
capacità della mente umana.
Altro
è sapere che una cosa c'è, altro è comprendere la natura della cosa. Il non
comprendere dipende dal mistero in se stesso e dai nostri limiti.
Chi
può mettere in dubbio i nostri limiti sia sul piano fisico sia sul piano
spirituale?
Abbiamo
la... vista, ma non vediamo i microbi, non possiamo fissare il sole perché la
sua luce è superiore alla nostra capacità visiva... così vi sono delle realtà
spirituali di cui possiamo conoscere la esistenza ma non la natura. Questo vale
in modo particolare per le realtà che sono al di sopra o al di fuori della
natura che noi conosciamo. Tale è il Mistero della Unità e Trinità di Dio e
tutte le altre verità della Fede che noi crediamo perché Dio stesso le ha
rivelate.
I
fenomeni che riguardano gli Angeli - buoni o cattivi - e la loro natura si
chiamano preternaturali, cioè al di fuori o al di là della natura; si chiamano
soprannaturali quelli che riguardano Dio stesso e che solo Dio può realizzare.
La
Messa entra nel novero dei fenomeni soprannaturali.
Con
la Santa Messa Gesù ha voluto assicurare la sua presenza tra gli uomini sino
alla fine del mondo. Diciamo, perciò, che la Santa Messa è Mistero di
presenza.
In
tal modo si realizza nel tempo e nello spazio il desiderio di Dio di entrare e
rimanere in comunione di amore con la creatura umana e realizza anche la
comunione della creatura umana con Dio. È una iniziativa presa da Gesù stesso
alla fine della sua vita tra noi quando aveva 33 anni e in prossimità della sua
Passione e Morte. Questo desiderio Gesù lo ha espresso chiaramente: «Io non
vi lascerò orfani... », «Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo».
Questo avviene per mezzo del Sacrificio Eucaristico che noi chiamiamo anche «la
Santa Messa», Sacrificio del Nuovo Testamento o della Nuova Alleanza.
Esso
ha avuto inizio nell'ultima Cena in modo incruento (cioè senza effusione
esterna di sangue), si è consumato sul Calvario prolungandosi sempre come unico
e perfetto Sacrificio nella celebrazione della Santa Messa.
Il
Sacrificio eucaristico realizza la Nuova Alleanza prefigurata dal Sacrificio
dell'Antica Alleanza-Nuovo Testamento-Vecchio Testamento.
Spieghiamo
il significato della parola Testamento.
La
parola Alleanza rende meglio il significato di Testamento. Nella nostra lingua
«Testamento» vuol significare un atto giuridico unilaterale col quale chi
possiede qualcosa la lascia in eredità ad una persona fisica o morale. Invece
nel linguaggio biblico la parola Testamento va presa nel significato di «alleanza»,
di un patto stipulato tra due persone con clausole su cui s'accordano ambedue.
Nel
Vecchio Testamento (V.T.) il patto di alleanza era stipulato e ratificato nel
contesto di un'azione sacrificale, di un sacrificio; quindi un atto religioso.
Elementi
che costituiscono l'Antica Alleanza (Vecchio Testamento)
I
contraenti sono Dio da una parte ed il popolo d'Israele dall'altra.
La
Bibbia ci riferisce come si svolse il Patto d'Alleanza, con la mediazione di Mosè.
Per una migliore comprensione lo dividiamo in punti:
1)
Il popolo viene convocato in assemblea.
2)
Viene proclamata la Parola di Dio (le condizioni poste da Dio per il patto
d'alleanza).
3)
Il popolo accetta tutta la Parola di Dio proclamata e s'impegna alla fedeltà
a Dio come una sposa che s'impegna alla fedeltà coniugale.
4)
Viene offerto il sacrificio immolando a Dio le vittime e raccogliendone il
sangue in catini.
5)
Dio viene rappresentato da un altare e le dodici tribù d'Israele da dodici
colonne o stele. Una porzione del sangue fu versata sull'altare (Dio), l'altra
parte con rami d'issopo (una pianticella simile all'origano) fu aspersa sul
popolo. È in quel sangue la ratifica dell'alleanza.
6)
Le carni immolate furono arrostite per diventare banchetto sacro. Parte di
queste carni fu consumata col fuoco. Era la porzione di Dio. Poi ogni israelita
ebbe un pezzetto di quel cibo. Era un banchetto nuziale di comunione tra Dio (lo
sposo) ed il popolo (la sposa).
A
ben riflettere, questi elementi del Vecchio Testamento (V.T.) sono passati nel
Nuovo Testamento (N.T.) come simboli di future realtà che si sono realizzate
nel N. T.
È
la struttura della Messa nei suoi elementi essenziali:
1)
Il popolo viene convocato.
2)
Liturgia della Parola nella quale Dio fa la sua proposta: il popolo accetta.
3)
Liturgia della offerta.
4)
Liturgia del Sacrificio.
5)
Liturgia della Comunione.
6)
Liturgia di «Missione».
Approfondiamo
le parti della Messa.
Tutte
le volte che tu entri in chiesa, anche fuori della Santa Messa, tu intendi
entrare in colloquio con Dio, anche se in forma privata e personale. Ebbene,
vi è qualcosa che t'invita alla purificazione: l'acquasantiera.
All'ingresso
della chiesa tu trovi (dovresti trovare...) l'acqua santa. Essa ti ricorda da
una parte l'acqua del Battesimo che ti ha purificato e ti ha dato la vita divina
della grazia; dall'altra l'esigenza di purificarti dai tuoi peccati per renderti
degno di entrare al cospetto di Dio.
«Lavati!
Lavati! Lavati!» - ti suggerisce quell'acqua - che, se sei macchiato di soli
peccati veniali e sei pentito, quell'acqua ti purifica. Se invece vi è
qualche peccato grave o mortale è necessaria la Confessione altrimenti non
puoi fare la Comunione: faresti sacrilegio.
Attenti
che ciò non sia un atto burocratico!
A
Gerusalemme, sulla spianata del Tempio, vi sono ora due moschee. Tra di esse vi
è una grande fontana rotonda con tante cannelle che danno acqua. Davanti ad
ogni cannella vi è un sedile di pietra. Il pio musulmano, prima di entrare
nella moschea, siede davanti alla cannella, si lava le mani e le braccia, la
faccia, i piedi e così.. è pronto per la preghiera. Gesto significativo!
Quando
vai a Messa, prima della celebrazione dei divini Misteri, la Chiesa ti invita
alla purificazione... Riconosciamo i nostri peccati!
È
un anticipo di quanto affermiamo prima della Comunione: « O Signore, io non
sono degno... ».
Questa
esigenza di purificazione il Sacerdote celebrante la esprime prima della
proclamazione del Vangelo: «Purifica, o Signore, il mio cuore e le mie
labbra...»; la esprime ancora prima della orazione sulle offerte con il
lavabo: «Lavami, o Signore, da ogni colpa, purificami da ogni peccato».
Presenza
di chi?
Del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Presenza
del Padre al quale viene
offerto il Sacrificio;
presenza
del Figlio che viene offerto
in Sacrificio;
presenza
dello Spirito Santo che con
la sua azione onnipotente trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Gesù
e poi trasforma i fedeli formando di essi un cuor solo e un'anima sola
(parleremo più diffusamente dell'azione dello Spirito Santo nella Santa Messa);
presenza
di Maria che è sempre
presente in ogni celebrazione liturgica;
presenza
della Chiesa, quella della
terra, del Cielo e del Purgatorio.
Ora vogliamo cogliere i diversi aspetti e modi della presenza di Gesù nella Santa Messa.
1
a)
L'assemblea liturgica realizza certamente la presenza di Gesù secondo la
promessa da Lui fatta: «Dove ci sono due o tre riuniti nel mio Nome io sto in
mezzo a loro»;
b)
il Sacerdote è sempre «presenza» di Gesù;
c)
Gesù è presente come Maestro nella Liturgia della Parola;
d)
Gesù è presente come Agnello immolato alla Consacrazione:
e)
Gesù si fa presente come alimento, amico, sposo dell'anima nella Santa
Comunione;
f)
Gesù, presente nel Cristiano, per mezzo di lui si fa presente nel mondo.
In
questa parte della Santa Messa che è la Liturgia della Parola noi siamo
ammessi come figli alla presenza del Padre. Noi parliamo a Lui e Lui parla a
noi.
Noi
parliamo a Lui sia singolarmente sia comunitariamente, e nell'uno e nell'altro
caso siamo uniti a Gesù perché siamo membra del suo Corpo Mistico. Lui prega
in noi! Per questo motivo abbiamo accesso al Padre.
Attenti
però che la nostra preghiera sia sempre un colloquio d'amore.
Nella
Santa Messa vi è sempre spazio anche per la nostra preghiera privata. Quando il
Sacerdote dice: «Preghiamo», dovrebbe lui per primo raccogliersi in
silenziosa preghiera personale e cosi dare alcuni istanti anche ai fedeli per
colloquiare con Dio.
Di
qui si passa alla preghiera comunitaria con la quale la Chiesa come tale si
rivolge a Dio e ciascuno fa sua la preghiera dell'Assemblea.
Ci
rivolgiamo a Dio per supplicarlo, per lodarlo, per benedirlo, per implorare
misericordia, per impetrare le grazie di cui abbiamo tutti bisogno. Il Padre ci
ascolta perché per noi, in noi e con noi prega il suo Figlio Gesù. Il Padre
ascolta sempre i suoi figli, anche se talvolta ci esaudisce a modo suo e non a
modo nostro, comunque sempre per il nostro bene.
Nella
Liturgia della Parola è Gesù in persona che si fa nostro maestro e ci parla
attraverso la proclamazione della Sacra Scrittura.
Noi
sappiamo che tutta la Sacra Scrittura è divinamente ispirata, il che significa
che i sacri
scrittori
- chiamati anche agiografi cioè scrittori di cose sante - sono stati assistiti
in modo speciale dallo Spirito Santo in modo tale che essi hanno scritto
infallibilmente tutto quello, e solo quello, che lo Spirito Santo voleva che
scrivessero. È il contenuto della divina rivelazione. Cosicché qualunque
idea od opinione che è in contrasto con quanto Dio ci ha rivelato è certamente
errata e falsa.
Da
tenere presente che la Sacra Scrittura non intende essere un trattato di scienza
naturale. Alcune espressioni della Bibbia bisogna intenderle come il
linguaggio del tempo. Ad esempio: «Fermati, o sole» di Giosuè non è una
prova che il sole gira intorno alla terra.
La
Bibbia è un messaggio di Dio in merito alla nostra salvezza. Proprio perché vi
è il pericolo che la Sacra Scrittura possa essere male interpretata, il Signore
l'ha data in custodia alla Santa Madre Chiesa che la custodisce e ci dà la
interpretazione vera e sicura della Sacra Scrittura. Questa missione della
Chiesa si chiama: Magistero Ecclesiastico. Il pericolo sopra accennato c'è: lo
afferma san Pietro nella II lettera, cap. 3,16 «nelle lettere di Paolo come
anche nelle altre Scritture vi sono cose difficili e gli ignoranti e gli
instabili travisano per loro propria rovina».
Gesù
vi ha provveduto dando nell'ultima Cena a Pietro la missione di «confermare» i
fratelli dopo aver assicurato la sua preghiera perché la sua fede non venisse
meno (Lc 22,31ss.).
È opportuno sottolineare quanto sopra che ci dà la certezza granitica di quello che crediamo e che le nostre scelte, fatte alla luce della Parola di Dio, sono senz'altro le uniche certe e vere.
Anche il Sacerdote che spiega nella Santa Messa la Parola di Dio deve stare attento a non esporre delle opinioni, ma solo quello che insegna il Magistero della Chiesa.
Davanti
a Dio che parla bisogna: ascoltare - accettare - praticare - predicare.
Ascoltare
- È Dio che parla, che ha un messaggio da trasmetterti. Renditi conto di come
devi essere attento unicamente alla Parola. Lascia ogni altro pensiero e
preoccupazione.
Accettare
- Il mondo e il demonio hanno interesse a farti arrivare un messaggio opposto
a quello di Dio. Forse hai anche tu delle idee e delle opinioni. Confronta
tutto con la Parola di Dio e respingi quanto non è conforme a quella Parola.
Alla
Parola tu rispondi: Credo! Cioè: È così! Accetto tutto! Ho fiducia nella tua
Parola!
Praticare
- Devi incarnare nella vita quella Parola che deve diventare norma e regola
dei tuoi pensieri, dei tuoi affetti, delle tue scelte e delle tue azioni. Questo
è l'unico segno vero che tu ami il Signore: «Chi mi ama osserva la mia Parola»
dice Gesù.
Predicare
- Trasmetterai agli altri la luce ricevuta perché Gesù ai suoi discepoli ha
detto: «Voi siete la luce del mondo». Predicherai se mostrerai in te un
modello di vita cristiana. Renditi conto di quante conseguenze pratiche è ricca
la Liturgia della Parola!
Se
vivrai questi valori tu diventerai presenza di Gesù nel mondo.
Vi
è, dopo la Liturgia della Parola, quella parte della Santa Messa denominata
Liturgia offertoriale, qualificata dalle offerte che si portano all'altare. Il
Sacerdote esorta i fedeli a pregare perché «il mio e vostro sacrificio sia
gradito a Dio Padre Onnipotente». Le offerte sono perciò il Sacrificio del
Sacerdote e dei fedeli e precedono il grande e sublime Sacrificio che avviene
alla Consacrazione: è il Sacrificio di Gesù Cristo al Padre, sacrificio di
se stesso e del suo Corpo Mistico.
Ora
parliamo dell'Offertorio che è il nostro sacrificio, spiegando alcuni punti.
1)
L'offertorio equivale a dono.
II
dono è sempre espressione dell'amore. Io mi privo di qualche cosa che mi
appartiene e mi è caro, mi sacrifico, per manifestare alla persona amata il
mio amore.
Se manca l'amore manca la componente essenziale dell'offerta. Caino e Abele sentivano la necessità di sacrificare qualcosa a Dio. Abele lo faceva con amore ed era gradito a Dio; Caino lo faceva senz'amore e perciò Dio non gradiva il suo sacrificio. Il cuore di Abele era innocente, santo, puro, pieno di amore riconoscente. Non così quello di Caino. Perciò all'offertorio scendiamo in fondo al nostro cuore e scrutiamolo per essere certi di fare cosa gradita a Dio.
Gesù ha dettato una Legge che riguarda l'amore: «Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per la persona amata». E Lui lo ha fatto!
Noi
che cosa offriremo a Dio? Tutto quello che noi siamo come creati da Dio, tutto
quello che noi possiamo... tutto è dono di Dio e noi dovremmo dare a Dio
tutto, anche la vita immolandola a Lui.
2)
Dio non vuole che ci togliamo la vita da noi stessi in offerta a Lui.
Nel
paganesimo si immolavano alle false divinità dei sacrifici umani. Dio nel
Deuteronomio (18,10) lo proibisce: «Non ci sia in mezzo a te chi immola,
facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia... ».
Offriremo
a Lui quello che alimenta la vita e la sostiene: il cibo e la bevanda; il pane,
il vino e l'acqua. Riflettiamo però che questi doni sono... doni che Dio ha
dato all'uomo: «Dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane... questo vino...
».
È
come il bimbo che vuole fare un dono alla mamma. Egli apre il salvadanaio e
prende... dai doni che la stessa mamma ha fatto a lui.
Dio
ha provveduto a procurare l'alimento ai suoi piccoli della terra comandando alla
natura di essere feconda. Cielo e terra sono uniti insieme in misteriosa armonia
perché non manchi il cibo e la bevanda agli uomini e al bestiame. Influssi
cosmici, minerali, venti e pioggia e il lavoro dell'uomo, delle bestie e delle
macchine... ed ecco sulla mensa il pane fragrante, il vino generoso e l'acqua
cristallina.
È l'«offertorio di Dio a noi» che precede e rende possibile «l'offertorio nostro a Dio». Ricordo di aver contemplato dall'aereo le montagne della Calabria coperte di neve e mi commossi pensando che così Dio provvedeva a procurare ai suoi figli il gran tesoro delle sorgenti.
3)
Sono tre le motivazioni del nostro offertorio:
a)
Dio;
b)
le necessità del culto di Dio;
c) le necessità dei fratelli che versano nel bisogno.
Nella
Chiesa primitiva, al rito dell'offertorio partecipava tutta l'assemblea con la
processione offertoriale e ognuno portava il proprio dono: i contadini i
frutti della terra, i pastori i prodotti della pastorizia, i benestanti altri
doni. Tutto veniva deposto nelle mani del celebrante che poi selezionava i
doni per il sacrificio eucaristico: pane, vino e acqua. Vi era il dono:
-
per Dio;
-
per i bisogni del culto, ivi inclusi i sacri ministri;
-
per i fratelli poveri.
Tutto
questo oggi viene simboleggiato e realizzato con la raccolta delle offerte.
Quella offerta che depongo nel vassoio significa la mia partecipazione al
sacrificio e dovrebbe essere proporzionata alle mie possibilità.
Così
io provvedo al sostentamento del Clero che vive in funzione dei bisogni
spirituali dei fedeli;
al
decoro del culto divino (edificio e suppellettili);
alle
necessità dei fratelli bisognosi.
L'offertorio
si deve poi estendere nella vita quotidiana. Io devo ricordare che mi sono
offerto a Dio personalmente e devo zelare la sua gloria; che mi sono offerto
alla Chiesa e devo rendermi disponibile alle esigenze dell'apostolato, anche a
dare una mano per la pulizia del sacro edificio; ai fratelli bisognosi di
aiuto materiale e spirituale, ai poveri, a chi soffre la solitudine... ai
fanciulli della Parrocchia...
Alcuni
particolari da spiegare:
Perché?
Che cosa significano?
Motivo
storico. Ai tempi di Gesù il vino veniva stemperato con un po' d'acqua.
All'acqua
mescolata al vino si attribuiscono due significati:
1)
il vino simboleggia la divinità di Gesù Cristo, l'acqua l'umanità;
2)
il vino simboleggia Gesù, l'acqua tutti i fedeli che si uniscono a Lui.
Notare
che quelle gocce di acqua mescolate al vino diventano alla Consacrazione il
Sangue di Gesù. Il Cristiano, unito a Cristo, deve essere e vivere come «un
altro Gesù Cristo».
Secondo
le indicazioni della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II l'incenso
si può usare in tutte le Messe.
Quale
ne è il significato?
L'incenso
bruciando si consuma, si eleva, sale in alto. È adorazione alla SS. Trinità,
è venerazione per la Madonna, per gli angeli ed i santi, è il rispetto
dovuto ai fedeli - anima e corpo - perché sono il Corpo Mistico di Gesù
Cristo. Il loro corpo è tempio dello Spirito Santo.
Non
possiamo servire Dio se non diventiamo come l'incenso che bruciando si consuma,
ma sale. Noi non ci santifichiamo se non accettiamo di consumarci per Dio, di
bruciare nel fuoco del santo Amore di Dio.
Siamo
nella parte più intima della Santa Messa, tolta la quale non esiste Messa. È
il momento in cui viene «Il Re della gloria, il Pastore dei pastori» che si fa
umile Agnello immolato.
All'arrivo
del Re suonano le trombe, si eleva il canto di lode: è il Prefazio che inizia
con un dialogo tra il celebrante e l'assemblea.
Nella
sua stesura il Prefazio varia a seconda della celebrazione liturgica, ma si
conclude sempre con un canto di lode a Dio, canto al quale prende parte cielo e
terra.
Anzitutto
notiamo che i fedeli presenti fanno una supplica a Dio e sono esauditi: essi
infatti sono ammessi ad essere partecipi del coro universale che canta le lodi
di Dio. Gli esseri angelici, i santi del Cielo, i santi del Purgatorio e i figli
della terra formano la stupenda sinfonia dell'universo. Anche le parole del
Sanctus nella loro composizione esprimono questa realtà cosmica. Infatti le
prime parole: Santo, Santo, Santo... le ha udite in visione il profeta. È il
cielo che le canta (Is 6,3). Le altre parole sono cantate dai fanciulli ebrei:
«Benedetto Colui che viene nel Nome del Signore! Osanna nell'alto dei cieli!»
(Mt 21,9) quando Gesù fa l'ingresso trionfale in Gerusalemme.
Riflettiamo.
Ogni creatura a suo modo, dà gloria e loda il Creatore. Ma solo la creatura
intelligente dà un'anima di amore alla lode di Dio.
Nel
Prefazio della preghiera eucaristica vi è affermato: «Noi - cioè gli uomini -
fatti voce di ogni creatura...»: è attraverso l'uomo che tutte le creature
inferiori hanno voce di lode del Signore. È il cantico delle creature.
Concordi
la vita con la voce! È un disordine e gran contrasto se le mie opere non sono
tutte un inno di lode a Dio! In mezzo alle voci assordanti dell'odio, della
ribellione a Dio, delle bestemmie, si levi la mia voce che proclama la lode e la
gloria di Dio con la parola e con la vita.
La
Chiesa rivolge una supplica, calda di fiducia e di amore, al Padre perché «effonda»
lo Spirito Santo per opera e virtù del quale il pane e il vino diventano il
Corpo e il Sangue di Gesù Cristo.
Qui
il ministero del Sacerdote tocca il divino, il sublime; è la sua parola che
provoca l'irruzione dello Spirito Santo e si realizza il mistero della
Transustanziazione.
Contempla,
o Sacerdote, sempre con rinnovato stupore, la tua inestimabile dignità e
funzione! Dignità, perché tu non sei tu, ma è Cristo in te. Funzione, perché
lo Spirito ha bisogno del tuo ministero per realizzare questo miracolo così
incredibile eppure così vero e reale!
Cristo
presente in te, o Sacerdote, rende Cristo presente sotto le specie del pane e
del vino. Tu sei protagonista, con lo Spirito Santo, di un evento che valica
ogni confine perché di portata cosmica: il Verbo fatto carne prolunga in
qualche modo la sua Incarnazione umiliandosi ancora di più nascondendo tutto
il suo essere sotto le specie del pane e del vino. Come non ricordare la Madonna
in questo momento? Maria virginitate placuit humilitate concepit (piacque a Dio
per la verginità, concepì per la sua umiltà).
Quanto
devi essere compreso e assorbito da questo divino mistero di fede che si compie
tra le tue mani, o Sacerdote!
Potrei
parafrasare il Credo a questo punto: come per opera dello Spirito Santo il
Figlio di Dio, si è fatto uomo nel seno di Maria, allo stesso modo Egli
discende dalla gloria di Dio e si fa presente tra le tue mani. Desideralo e
accoglilo con i sentimenti di Maria perché trovi in te degna dimora.
Compresi
da questa realtà divina, si spiegano estasi di amore di alcuni Sacerdoti santi
che dovevano fare uno sforzo per non essere anche esteriormente travolti
dall'onda dell'amore e non dare ammirazione ai fedeli. San Filippo Neri... san
Giuseppe da Copertino... beato Pio da Pietrelcina.
Tu,
Sacerdote, fatta la consacrazione, mostri Gesù al popolo... Vivi in modo che il
popolo veda Gesù in te... Sii una «ostensione» di Gesù sempre, nella Messa e
fuori la Messa in modo che i fedeli quando tu parli sentano la voce di Gesù...
Quando tu agisci, vedano in te agire Gesù... Vedano in te Gesù povero, casto,
obbediente, crocifisso... il Pastore che dà la vita per le sue pecorelle.
Dal
tuo atteggiamento i fedeli devono percepire la realtà del mistero ed essere
aiutati a vivere quello che tu, estatico, chiami: Mistero della Fede!
II
salmista si domandava: «Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo
luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro...». Se vivi ogni giorno la
tua Messa in pienezza di Fede e d'amore, o Sacerdote, la purezza del cuore e
della carne non sarà più un problema...
Chiediamo
alla Madonna che ci ottenga i suoi sentimenti con i quali accolse Gesù che
veniva nel momento della Incarnazione e della Nascita come chiederemo a Maria di
avere le sue qualità interiori quando - come in Lei per nove mesi - Gesù sarà
presente vivo e vero in noi al momento della Comunione.
Pensa
con quanto trepido amore la Madonna si china su di te, o Sacerdote, e ti assiste
quando vede nelle tue mani il Figlio suo.
La
Vergine Madre ebbe gioia quando diede Gesù nelle braccia dei Pastori, dei Magi,
del vecchio Simeone... Fa' che lo veda con gioia anche nelle tue mani e nel
tuo cuore sacerdotale! Così arricchito, come potrai andare alla ricerca di
una goccia d'acqua, per giunta inquinata, se hai a tua disposizione la sorgente
inesauribile di acqua viva, pura e cristallina?
Alcune
note sulla presenza reale e sul modo di essere presente di Gesù:
1)
Al momento della Consacrazione avviene il grande miracolo detto
transustanziazione: la trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel
Sangue di Gesù.
Del
pane e del vino rimangono solo le apparenze - chiamate anche accidenti - che
diventano segno della presenza di Gesù. Cosicché la presenza di Gesù cessa
nel momento in cui scompaiono le apparenze del pane e del vino. Per es.: se il
vino consacrato diventa aceto perde qualcosa che era segno della presenza di Gesù
e quindi non è più Sangue di Gesù.
Vi è un esempio, nel Vangelo, di mutamento di sostanza in un'altra: l'acqua mutata in vino alle nozze di Cana. Com'è avvenuto? È intervenuta la onnipotenza di Dio! Nulla è impossibile a Dio!
2)
Come avviene il cambiamento di sostanza? Resta un mistero! Però possiamo
ricorrere all'esempio di qualche mutamento di sostanza che avviene in natura, un
esempio per analogia.
Se
io consegno un pezzo di pane e un bicchiere di vino agli scienziati e chiedo:
Trasformate questo pane e questo vino in carne e sangue umano, essi
risponderanno che è impossibile.
Agli
uomini non è possibile, ma tutto è possibile a Dio; anzi, attraverso le
leggi della natura questa possibilità diventa attuale. È il caso della nostra
crescita corporea e del sostentamento della nostra vita fisiologica.
Tu
mangi del pane, tu bevi del vino ed entrano in funzione dei meccanismi che
realizzano l'assimilazione. In questo meraviglioso laboratorio che è l'apparato
digerente, il pane e il vino che tu hai mangiato e bevuto dopo un certo tempo
non vi sono più perché sono stati trasformati in tua carne e tuo sangue. Tu
non te ne accorgi, ma è così. È una legge fisiologica di cui non ti rendi
conto, legge creata da Dio.
Ora
quel Dio che muta il pane e il vino in carne umana e sangue umano fa una cosa
più mirabile e stupenda: nella Santa Messa; trasforma il pane ed il vino - per
effusione dello Spirito Santo - in Corpo e Sangue di Gesù.
Tu
hai una capacità percettiva superiore., soprannaturale, che va oltre i sensi,
per cui con i sensi senti sapore, odore, ecc. del pane e del vino; ma non dai
retta ai tuoi sensi che in questo caso falliscono. Tu dai retta alla capacità
percettiva che ti ha donato Dio ed è la Fede nella Parola di Gesù.
Gesù
ti mostra un pezzo di pane, ma ti dice: «Questo è il mio Corpo». Tu credi
alla parola di Gesù e vai oltre le apparenze e adori Gesù.
Attenti!
Quel pane e quel vino non sono solo un simbolo! Essi sono una realtà perché
Gesù nel Vangelo di Giovanni ha affermato: «La mia Carne è vero cibo, il mio
Sangue è vera bevanda!» (6,55). E ancora: «Chi mangia la mia Carne e beve il
mio Sangue rimane in me e io rimango in lui».
Tutto
questo esclude il simbolismo. I Testimoni di Geova che riconducono
l'affermazione di Gesù ad un simbolismo, falsificano sacrilegamente le parole
di Gesù che ha detto: «Questo è il mio Corpo»; mentre essi traducono: «Questo
significa il mio corpo». Falso!
Questo
non è tradurre ma tradire la Parola di Dio.
La
Parola di Dio è creatrice, cioè produce quello che dice. Si faccia luce! disse
Dio, e la luce apparve... Pace a voi, dice Gesù agli Apostoli tristi e
sfiduciati nel cenacolo la sera di Pasqua, ed essi gioirono nel vedere il
Signore!
«Questo
è il mio Corpo» dice il Signore e il pane non è più pane ma è il Corpo del
Signore. Vogliamo qui ricordare in particolare il Miracolo Eucaristico di
Lanciano. 12 secoli fa un Sacerdote basiliano che si trovava a Lanciano,
mentre celebrava la Santa Messa, fu assalito da fortissima tentazione contro la
Presenza reale... Consacrò e si trovò tra le mani un'Ostia trasformata in
carne viva e nel calice sangue rosseggiante!
A
distanza di 12 secoli il papa Paolo VI ha consentito una ricerca scientifica su
quell'ostia e quel calice. Ebbene, gli scienziati hanno appurato senza ombra di
dubbio i seguenti punti:
1)
si tratta di carne umana e di sangue umano;
2)
è carne viva e sangue vivo;
3)
la carne è quella del muscolo striato del miocardio;
4)
ambedue sono dello stesso gruppo sanguigno: AB;
5)
tale gruppo è poco presente nei nostri Paesi, mentre è frequente nella
Palestina, il Paese di Gesù.
Questo miracolo è sotto gli occhi di tutti e s'impone con la chiarezza della ricerca scientifica. Attenti, allora, alla tentazione sempre in agguato, di voler ridurre tutta la realtà divina e umana alla sola dimensione umana presumendo di considerare l'intelligenza umana come l'estremo confine della conoscenza.
Come
vi è una dimensione inferiore all'uomo - quella delle bestie - così vi è una
dimensione superiore all'uomo ed è il mondo preternaturale (angeli, santi del
cielo, demoni) ed il mondo soprannaturale che è quello proprio ed esclusivo
di Dio. Qui vige la legge dell'onnipotenza di Dio!
Per
chi ha la Fede non sono necessari i miracoli; per chi non ha la Fede e non
vuole che esista Dio nessun miracolo, anche quello più clamoroso ed evidente,
lo smuove di un millimetro!
Accenniamo
ai miracoli eucaristici di Bolsena e a quello ancora visibile di Siena dove,
nella Basilica di san Francesco, si conservano ancora intatte oltre 200
particole consacrate circa 300 anni or sono. Queste particole per legge
naturale avrebbero dovuto corrompersi, polverizzarsi... invece alla scienza
risultano confezionate con farina di grano da poco tempo.
Ai
nostri giorni vi è un tentativo di fare della Santa Messa solo un banchetto
festivo, spogliandola della sua vera natura che è il Sacrificio.
La
Santa Messa è e rimane il memoriale della vita intera di Gesù, ma in modo più
specifico della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.
Che
cosa significa MEMORIALE?
È
questo il termine esclusivo e specifico usato nella Liturgia per significare la
presenza vera, anche misteriosa, di un evento che si è verificato 2000 anni fa.
Non è lo stesso che commemorazione.
Quando
si commemora un fatto storico o un personaggio quel fatto e quel personaggio non
si fanno presenti. Il passato è passato e non ritorna.
Nella
Liturgia il fatto e il personaggio di cui si fa memoria misteriosamente si fanno
presenti vivi e reali anche se in una dimensione che sfugge ad ogni indagine
umana e naturale. Qui vogliamo fermarci sull'aspetto fondamentale del
Sacrificio.
L'Ostia
Santa è il Corpo di Cristo immolato - e il calice è il Sangue di Cristo
versato. «Questo è il mio Corpo immolato per voi... Questo è il mio Sangue
per voi versato». È vera immolazione, è vero sacrificio.
Gesù
realizza in Sé - Lui vero Agnello di Dio - quello che era simboleggiato
dall'agnello che si sacrificava al mattino e a sera nel tempio di Gerusalemme!
Il Sacrificio eucaristico non è un nuovo Sacrificio ma è lo stesso di 2000
anni fa che si estende e si fa presente nella celebrazione della Santa Messa.
È
un errore e un danno gravissimo assistere al Sacrificio senza partecipare al
Sacrificio. Andiamo al Calvario. Vi troviamo alcuni curiosi che assistono al
Sacrificio di Gesù ma non vi partecipano. Vi partecipa, invece, la Madre di Gesù,
le pie donne e l'Apostolo Giovanni. Essi sono coinvolti nel sacrificio. Vi è in
Croce l'Agnello immolato, l'Agnella immolata col Figlio e gli agnellini che
soffrono in qualche modo partecipando alle sofferenze di Gesù. Nella Santa
Messa vi è sempre l'Agnello Gesù; vi è sempre 1'Agnella che è Maria, ma
spesso non vi è l'agnellino che siamo noi.
Specialmente
il Sacerdote non deve essere soltanto Sacerdote con Gesù Sacerdote, ma anche
vittima e ostia con Gesù vittima e ostia. Le due realtà fanno parte
indissolubile della conformazione del Sacerdote a Gesù sommo ed eterno
Sacerdote.
Il
Sacerdote - ma anche il fedele - compreso del mistero che lo coinvolge, dovrebbe
dire a Gesù immolato sulla Croce: «O Gesù, la tua parte l'hai fatta. Ora
viene il mio turno. Scendi dalla Croce perché ora aspetta a me». Con questa
differenza: Gesù è innocente; egli soffre e s'immola al posto mio, al posto di
tutti. Ognuno di noi si può paragonare a chi deve pagare una cambiale come
debito di prezzo infinito e non la può assolutamente pagare.
Interviene
la infinita misericordia di Dio e Gesù che è vero Dio e vero uomo, come uomo
può pagare al posto nostro, come Dio può pagare un debito di prezzo infinito.
Questo
non ci dispensa dal pagare quella piccola parte che costituisce la nostra
porzione di Croce alla quale quella di Cristo dà valore.
Il
mio essere ostia con Gesù ostia è anche un dovere di carità verso la Chiesa
che come ha bisogno del sacrificio di Cristo ha anche bisogno della mia
piccola porzione di sacrificio.
Questo
concetto viene espresso da san Paolo il quale dice: «Completo nella mia carne
quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la
Chiesa» (Col 1,24) e ciò sopporta con gioia! San Paolo partecipa al Sacrificio
di Cristo! E Maria?
È
Agnella innanzitutto perché è Mamma! Partecipa alla Passione del Figlio come
Mamma sua e vi partecipa come Mamma nostra.
L'esperienza
insegna che quando una mamma vede un figlio soffrire arriva a chiedere a Dio di
soffrire al posto del figlio. Accetterebbe quella sofferenza anche
centuplicata pur di vedere il figlio liberato.
A
Maria, quando Gesù aveva 40 giorni, il vecchio Simeone aveva preannunziato «Una
spada trafiggerà la tua anima» e ciò in vista delle sofferenze del Figlio.
Maria, vera Mamma, ha sofferto certamente e intensamente tutta la Passione del
Figlio sia nell'anima sia nel corpo. Questo si può spiegare anche tenendo
presente il fenomeno detto «somatizzazione».
Somatizzazione
significa che vi sono delle sofferenze morali, psicologiche così intense da
produrre anche degli effetti somatici, cioè nel corpo. Vi è un fenomeno
comune ed è quello della «bocca amara». Tu hai avuto un grande dispiacere
morale ed il fegato ha mandato molta bile nel sangue, perciò la «bocca amara».
Maria
partecipa alla passione del Figlio anche come Mamma nostra. La Chiesa nella sua
Liturgia, in uno dei tanti prefazi «mariani», professa la sua fede nella
Maternità divina e umana di Maria affermando che la Madonna divenne Madre di
Gesù in un'estasi di gaudio - senza le doglie del parto - mentre divenne Mamma
nostra sul Calvario in un oceano di dolori.
Maria
ha prolungato in sé la Passione del Figlio già morto in Croce per cui dice
san Bernardo: «Una spada ha trapassato veramente l'anima sua. Perché soltanto
passando per questa ha potuto penetrare la carne del suo Figlio».
Possiamo
farci una domanda: Maria ha ricevuto le stimmate?
Il
Vangelo non ne parla. Ma penso che certamente Maria ne abbia sentito tutto lo
strazio anche se all'esterno non è apparso niente. È avvenuto qualcosa di
simile a santa Caterina da Siena che chiese a Gesù di darle tutto lo strazio
delle stimmate ma che non fossero visibili. E fu esaudita. Non così il beato
Pio da Pietrelcina che chiese al Signore che gli togliesse i segni esterni
delle stimmate ma il Signore gliele ha lasciate per 50 anni!
La
sorgente della sofferenza umana si trova nella realtà del peccato originale.
Prima
della Redenzione la sofferenza era solo condanna; dopo, la sofferenza è
diventata sorgente di merito e segno di amore per Gesù e per il prossimo.
Intanto
ricordiamo, per noi che abbiamo la Fede, alcuni punti cardine:
1)
non vi può essere vero cristiano se non portando la Croce dietro a Gesù;
2)
dobbiamo imitare Gesù sulla terra, nella fase terrena della sua vita, che fu
tutta Croce e martirio, per poi essere - nell'eternità - partecipi della sua
Gloria;
3)
dobbiamo collaborare alla redenzione delle anime uniti a Gesù Crocifisso;
4)
la Croce è una «cura preventiva» per non essere travolti dalle sollecitazioni
della nostra natura corrotta e dalle potenti suggestioni del demonio. Il
demonio, come dice Gesù, si vince ricorrendo alle armi della penitenza e della
preghiera;
5)
come Gesù ha dimostrato il suo amore per noi immolando Se stesso, così noi
dimostreremo il nostro amore per Lui col sacrificio. Amore e sacrificio sono
sempre proporzionati e segno l'uno dell' altro;
6)
siamo tutti poveri peccatori e come tali dobbiamo pagare il nostro debito
personale alla divina giustizia.
Eccoci pronti così ad impegnarci ad essere con Gesù e con Maria partecipi della Passione in terra, nella nostra vita quotidiana, accettando con amore e per amore tutto ciò che sa di sofferenza sul piano fisico e sul piano spirituale e morale. È la Messa che si estende nella vita.
Concludiamo
questa parte notando che, vuoi o non vuoi, la Croce è il retaggio dei buoni e
dei cattivi. I cattivi invano se la scrollano di dosso e sotto di essa
soffrono invano; i buoni l'abbracciano e scoprono una realtà misteriosa
espressa così da san Paolo: «Sono pieno di gaudio in ogni mia tribolazione».
LO
SPIRITO SANTO NELLA CONSACRAZIONE E DOPO
Abbiamo
già detto che il
miracolo della trasformazione
del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù Cristo è dovuto alla «effusione»
dello Spirito Santo.
Dalla preghiera della Chiesa dopo la Consacrazione rileviamo altre due effusioni dello Spirito Santo senza del quale non è possibile alcuna attività sul piano soprannaturale.
Prima
della Consacrazione, la Chiesa prega: «Manda (=effondi), o Padre, il tuo
Spirito a santificare i doni che ti offriamo perché diventino il Corpo e il
Sangue del Signore... ».
È
la prima effusione.
Ecco
le altre due espresse nella preghiera dopo la Consacrazione:
1)
«Manda la pienezza dello Spirito Santo perché noi che ci nutriamo del Corpo e
del Sangue di Gesù formiamo un corpo solo e un'anima sola».
Sottolineo
l'inciso «la pienezza». Vale a dire che per realizzare la unione vera e santa
del Corpo Mistico e lo stesso Corpo Mistico è necessario un intervento forte
dello Spirito Santo il quale come ha formato il Corpo fisico così è necessario
per formare il Corpo Mistico di Gesù Cristo. L'esperienza quotidiana ci fa
constatare quanto sia difficile, anche nelle comunità più fervorose, essere
unanimi e concordi come lo erano i primi cristiani (cf At 1 e 2). Eppure uno dei
segni che i pagani dei primi tempi del cristianesimo notavano per qualificare
i cristiani era: «Vedi come si amano! Dunque sono cristiani!».
Siamo
attenti a non contrastare l'opera dello Spirito Santo alimentando le nostre
cattive passioni. Potrebbe avvenire che mentre lo Spirito Santo unisce, vi è
qualcuno che divide!
Non
per niente la parola diavolo (di origine greca) significa: colui che separa, che
divide! Siamo strumento dello Spirito Santo!
2)
«Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito...».
È
solo la potenza dello Spirito Santo, che viene effuso su di noi come chiediamo
in questo momento della Messa, a farci accettare, desiderare e vivere, come
atto di amore, crocifissi con Gesù crocifisso.
Amare
la Croce è pazzia per il mondo; ma per chi possiede il dono dello Spirito Santo
la Croce è somma sapienza!
La
parola dossologia è di origine greca e vuol significare proclamare la gloria di
Dio.
La
gloria di Dio è il fine ultimo di tutte le creature visibili ed invisibili
chiamate dal nulla per glorificare e per partecipare alla gloria infinita ed
eterna di Dio.
Solo
a Dio ogni onore e gloria! Alla maggior gloria di Dio!
Anche
la creatura umana è chiamata a rendere gloria a Dio e - se corrisponde a questa
vocazione - ad essere glorificata in Dio e con Dio.
Come
può l'uomo peccatore rendere degna lode a Dio?
Il
demonio ha sedotto e seduce l'uomo perché non dia a Dio la gloria e l'onore
dovuto. Ma anche quando l'uomo fosse tutto santo, la gloria che egli può dar a
Dio è sempre limitata e imperfetta. Anche in questo Gesù è intervenuto.
Egli
non solo è il nostro Redentore, ma prende anche il nostro posto e in nome
nostro dà degna gloria a Dio.
La
Chiesa ha dunque fra le mani quello che piace assolutamente a Dio: il Corpo e il
Sangue di Cristo. È il dono di gloria da offrire alla SS. Trinità.
Le
parole della dossologia hanno questo significato: ora la mia povertà diventa
ricchezza, le mie tenebre diventano luce, il mio nulla è riempito dal tutto
perché ho tra le mani la infinita ricchezza che è Gesù, ed io Chiesa, Corpo
Mistico di Gesù Cristo, sono messa in grado di dare a Dio degna e infinita
gloria e lode: «Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te Dio Padre onnipotente,
nell'unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria. Per tutti i secoli dei
secoli».
Dio
stesso ha messo nelle mani della Chiesa il dono degno di Sé. Anche io
personalmente, come cristiano e come Sacerdote, devo spendere la vita a gloria
di Dio. Questo posso farlo se tutta la mia vita, senza angolini riservati, la
vivo: per Cristo, con Cristo e in Cristo.
Un
giorno, speriamo, faremo la esperienza della gloria eterna in Paradiso perché
la contempleremo cosi come è, e quella stessa gloria sarà il nostro gaudio
eterno.
Riflettiamo:
Il
Padre ha glorificato il suo Figlio perché ha subito la umiliazione e la morte.
Dopo
la memoria della Passione e della morte, questo punto della Santa Messa segna
anche la glorificazione del Figlio.
È
scritto - e sillaba di Dio non si cancella - nella la lettera di san Pietro
(4,13-14): «Carissimi, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di
Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate
rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite, insultati per il nome di Cristo,
perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi».
Dopo
la Via Crucis viene la Via Lucis... per Crucem ad Lucem.
È
un complesso di azioni liturgiche e di preghiere per significare e realizzare
la Comunione. Qui la parola comunione ha un significato che va oltre il ricevere
il Corpo del Signore nell'ostia consacrata. Prima di arrivare alla Comunione con
il Signore è di assoluta necessità realizzare, con sincero e personale
impegno, la comunione coi fratelli, la comunione ecclesiale.
La
Chiesa ha già implorato dal Padre la effusione dello Spirito Santo affinché
quelli che si nutrono dello stesso Corpo e dello stesso Sangue formino un cuor
solo ed un'anima sola.
Già
l'Ostia santa ha anche un simbolismo nella sua composizione materiale che viene
espresso con un motto latino: multa grana una ostia, cioè tanti chicchi di
grano formano però una sola ostia. Tanti e tanti cristiani diversi per lingua,
razza, età, origine, ecc., tuttavia formano tutti il Corpo Mistico di Gesù
Cristo.
Per
formare l'ostia e il vino, che poi vengono consacrati, sia i chicchi di grano
sia gli acini d'uva devono essere macinati, schiacciati... subiscono un
travaglio.
Certo
per formare il corpo mistico di Gesù Cristo e la comunione ecclesiale ogni
cristiano deve rinunziare, rinnegare se stesso, umiliarsi. È la macina della
carità che sconfigge l'egoismo, le divisioni, l'orgoglio, i risentimenti, il
protagonismo e il partitismo. Così si arriva ad amare come Gesù ci ama!
Come
ci ama Gesù?
Il
suo Amore è perdono, è misericordia; Egli, come dice il Salmo, getta i nostri
peccati dietro alle sue spalle, alle offese risponde col sacrificio per noi...
Egli vince il male col bene!
Se
vogliamo fare la radiografia sincera del nostro amore per Gesù dobbiamo
sottoporre ad una indagine conoscitiva sincera il nostro amore per il prossimo,
per tutto il prossimo.
Nella
misura in cui amiamo sinceramente il prossimo possiamo misurare il vero amore
per Dio!
È
un paragone che ci dice come la unione reale e vera con Gesù produca l'unione
di mente e di cuore con tutti i fratelli.
Immaginate
tanti raggi che vengono da lontano diretti allo stesso centro: alla partenza
sono l'uno separato dagli altri; ma arrivati al centro sono tutti uniti e fusi
col centro.
Il
centro dei cuori è Gesù: se siamo uniti davvero al centro ci troveremo con
gioia anche uniti tra noi.
I
riti di Comunione sono le preghiere, soprattutto la preghiera comunitaria per
eccellenza: il Padre Nostro. Io prego con gli altri e per gli altri; essi
pregano me e per me.
Seguono
altre preghiere sempre di Comunione.
A
questo punto la Chiesa, con la riforma liturgica ha esteso a tutta l'assemblea
il gesto di pace e di comunione che prima era scambiato soltanto dai sacri
ministri: «Scambiatevi un gesto di pace!». Dobbiamo dimostrare con un gesto
esteriore l'unione di mente e di cuore con gli altri. Si dà il segno di pace a
chi ci è vicino; ma con il cuore sincero si estende a tutti. Attenti alla
sincerità! Che non sia una finzione!
Sono
solito raccontare una situazione che ho notato nella mia Parrocchia.
Uso
nomi fittizi: donna Carmela e donna Carolina sono due pie donne, tutte casa e
chiesa. Messa, confessione, comunione, rosario... ma non si amano!
Arriva
donna Carmela a Messa. L'altra non è ancora arrivata. Arriva donna Carolina, dà
uno sguardo strategico all'assemblea e poi va a prendere posto al punto più
distante da donna Carmela! «Io dare il gesto di pace a donna Carmela? Mai!».
Sante, pie donne! Che cosa hanno capito delle esigenze del Vangelo?
Solo
dopo aver realizzato la comunione con i fratelli ci è lecito di realizzare la
comunione eucaristica.
Sentiamo
infatti cosa dice il Signore (Mt 5,23): «Se mentre vai all'altare a portare la
tua offerta ricordi che un tuo fratello ha qualcosa contro di te (non tu contro
di lui, ma lui contro di te), lascia lì l'offerta davanti all'altare, vai prima
a riconciliarti col tuo fratello e poi torna per portare la tua offerta».
È
un desiderio più volte espresso da Gesù: «Rimanete nel mio amore!»; «Chi mi
ama..; verremo a lui e faremo dimora presso di lui... ». Questo «rimanere
in noi» ricorre spesso nelle parole di Gesù, anche nella parabola della vite e
dei tralci: «Rimanete in me come io in voi» (Gv 15,4) che corrisponde al passo
del Profeta Isaia (7,14) che qualifica il figlio della Vergine come «l'Emanuele»
cioè Dio con noi.
In
Giovanni (6,56) Gesù chiarisce anche per quale via Egli vuole entrare in
comunione con noi quando afferma «Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue
rimane in me ed io in lui». Ecco la Comunione Eucaristica!
Solo
Dio poteva realizzare una comunione così totale, così vera, così esaltante
con una povera creatura! La luce che si unisce alle tenebre e le dissipa, la
vita che si unisce alla morte e la sconfigge, la santità che si unisce al
peccato e lo annienta; il tutto che si unisce al nulla! Tutto questo avviene
unicamente perché Dio ci ama!
L'amore
lo sollecita a realizzare con noi, e con ciascuno di noi, una comunione di vita
e d'amore che anticipa la comunione eterna d'amore che si realizza in Paradiso.
Chi
dice di dimorare in Cristo deve vivere com'è vissuto Lui (1 Gv 2,6).
L'amore
vero ha delle esigenze:
1)
stare sempre con la persona amata;
2)
confidarsi scambievolmente tutti i segreti della vita, tutti i problemi;
3)
portare l'uno i pesi dell'altro;
4)
essere pronto a dar la vita per la persona amata.
Tutte
queste esigenze dell'amore si realizzano nell'amore di Gesù per noi:
1)
«Non vi lascerò orfani... sarò con voi fino alla fine del mondo», ed ha
istituito l'Eucaristia per stare con noi. Certo chi vive la vita della Grazia
gode sempre dell'unione con Dio per il mistero della inabitazione. La SS. Trinità
prende dimora nel cristiano che davvero ama Dio.
C'era
un ragazzo Santo, Guido da Fontgallan, a cui la mamma aveva spiegato questo
mistero. Quella mamma metteva a letto il figlio, a sera, e gli dava un bacio sul
petto dicendo: «Qui abita Dio»!
2)
«Non vi chiamo più servi, ma amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre
mio l'ho fatto conoscere a voi».
3)
Gesù ha preso su di Sé il peso di tutti i nostri peccati. Egli chiama a Sé
gli afflitti e i desolati per confortarli.
4)
Lui stesso ha detto: «Nessuno ama di più di colui che dà la vita per l'amico»
e lo ha fatto, e continuerà a farlo con la celebrazione eucaristica.
Di fronte a tanto inaudito amore san Paolo rimaneva stupefatto e si sentiva sconcertato per la nostra incorrispondenza per cui esclamò: «Sia anatema chi non ama il Signore!»
La
nostra risposta all'Amore che si dona:
1)
rimanere e crescere nella vita di Grazia avendo come Centro della nostra
giornata la Messa - la Comunione - il Tabernacolo;
2)
ascoltare e accettare quanto Gesù ci dice e a Lui confidare i nostri problemi;
3)
condividere le ansie e le pene di Gesù per la gloria del Padre e la salvezza
dei fratelli;
4)
manifestare il nostro amore a Lui col sacrificio.
Solo
Dio è vita e sorgente di vita che non ha bisogno di alimentarla. Ogni vita,
nelle sue molteplici forme, ha bisogno di essere continuamente alimentata. Così,
per la vita fisiologica, hanno bisogno di alimento appropriato i vegetali, gli
animali e gli esseri umani. È un dato di fatto sul quale vi è poco da
discutere. Per la vita del corpo, che è soggetta a continua usura e consumo,
occorrono tanti elementi ben combinati perché vi è bisogno di grassi, di
minerali, di proteine, di vitamine... Il corpo umano assimila dagli alimenti
gli elementi di cui ha bisogno. Se in qualche caso l'organismo umano è povero
di qualche elemento, ad esempio il ferro, il medico dà una dieta a base di
ferro e così via. Il cristiano, oltre ad essere una creatura umana con vita da
uomo, è anche creatura divina con il dono della vita divina. Per la vita divina
ha bisogno non solo di conservarla ma di farla crescere:
-
di esercitare le virtù soprannaturali;
-
di vivere i Doni dello Spirito Santo;
-
di esprimere la ricchezza divina dei frutti dello Spirito Santo;
-
di creare un'atmosfera divina con l'esperienza delle Beatitudini;
-
di mettere a disposizione dei fratelli i carismi ricevuti.
L'organismo
soprannaturale della Grazia esige l'esistenza e l'esercizio di tutti questi beni
soprannaturali sopra elencati. Dove si potrà trovare l'alimento adatto e quale
sarà l'alimento adatto? La vita divina esige alimento divino. Dio stesso si
fa alimento, cibo della vita cristiana, con l'Eucaristia.
«Io
sono il pane vivo disceso dal cielo... Chi mangia la mia Carne e beve il mio
Sangue ha la vita eterna... Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano
in abbondanza».
Sono
queste sacrosante parole di Gesù, segno del suo divino premuroso amore. Egli va
oltre ogni limite di amore, va oltre l'amore della mamma! La mamma trasforma la
sostanza del proprio corpo in latte per alimentare la vita del figlio. Gesù
dona tutto il suo essere, Corpo - Sangue - Anima e Divinità, per alimentare
la vita divina di ciascuno di noi trasformandosi in cibo. Egli afferma: «Il
Padre mio dà a voi il pane vero che viene dal cielo». È indispensabile
leggere con attenzione ed amore tutto il capitolo VI del Vangelo di san Giovanni
per capire l'incredibile amore che il Padre ha per noi donandoci il Figlio nel
SS. Sacramento.
Possiamo,
nella divina Eucaristia, contemplare la SS. Trinità tutta intenta al nostro
bene: il Padre ci ama tanto da dare il suo Figlio, dono che passa attraverso
tutta la vita di Gesù e si perpetua ed estende nell'Eucaristia; il Figlio ci
ama e volentieri accetta di diventare il Dono del Padre; lo Spirito Santo ci ama
e con la sua opera e virtù rende possibile il dono di Dio a noi e di noi a
Dio.
Leggiamo
nel cap. I°, versetto 16, «Dalla sua (di Gesù) pienezza noi tutti abbiamo
ricevuto e grazia su grazia».
La
SS. Trinità ha riversato in Gesù come in un abisso infinito tutta la infinita
ricchezza dei doni di cui vuole arricchirci.
Questa
infinita ricchezza arriva a chi si alimenta della Santa Comunione.
Se
tu ricevi bene il cibo divino:
1)
aumenta in te la vita di grazia che ha un riscontro nell'eternità perché è
«seme» della gloria futura e ne è «pegno»;
2)
fai un «pieno» di tutte le virtù soprannaturali che devi esercitare: umiltà,
pazienza, bontà, purezza, mansuetudine, distacco dai beni di questo mondo...
tutto ti comunica Gesù;
3)
guarisce le tue inclinazioni al male e ti dà il gusto e la gioia dei beni
eterni, ed è medicina e balsamo;
4)
ti «assimila» a Lui cioè crea in te i tratti della somiglianza con Lui.
Sant'Agostino spiega il fenomeno dell' «assimilazione». Dice: quando tu prendi
il cibo lo «assimili» perché l'inferiore viene assimilato dal superiore. Nel
cibo eucaristico noi siamo inferiori e Gesù è superiore, perciò è Gesù che
ci assimila. Tutto questo avviene sempre che noi riceviamo con le dovute
disposizioni il pane del Cielo. Anche per la vita fisiologica il cibo di
migliore qualità se è ricevuto da uno stomaco malato non viene assimilato
bene. Così avviene per la Santa Comunione. È un cibo non plus ultra... Per sé
basterebbe una Comunione per fare un Santo.
E
com'è che, nonostante tante Comunioni, noi non siamo ancora Santi?
Non
dipende dal cibo ma da noi!
Ma
se ricevo bene il Signore io mi trasformo in Gesù: avrò la umiltà di Gesù,
la bontà di Gesù, la castità di Gesù, la pazienza di Gesù, l'amore di Dio e
del prossimo di Gesù... Così potrò arrivare come san Paolo, alla
constatazione che «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».
Alla fine della vita terrena mi presenterò al Padre. Potrò entrare nel Paradiso? La condizione richiesta è chiaramente espressa nella Sacra Scrittura: Essere conforme alla immagine del Figlio di Dio! È quello che opera in noi la Santa Comunione fatta bene. Non bisogna mai scoraggiarci! Vi è una orazione liturgica (giovedì della II settimana di Quaresima) che suona così: « O Dio, che ami l'innocenza e la ridoni a chi l'ha perduta...». Dunque, decidiamoci e diamo una svolta alla nostra vita cristiana. La Comunione può santificarci purché al dono che Gesù fa a noi totale e perfetto corrisponda il dono che noi facciamo a Gesù totale e perfetto di noi stessi.
Fatta
la Consacrazione Gesù è presente sotto le apparenze del pane e del vino.
Fatta
la Comunione è presente Gesù in me; sotto le apparenze di una povera creatura
umana vi è presente Gesù.
Da
questo momento comincia per me la Missione.
È
l'atto conclusivo della Messa. Ho pregato con Gesù e i fratelli ed il Padre ci
ha ascoltato. Il Signore mi ha parlato trasmettendomi la sua luce. Sono stato
illuminato. Ho portato le mie offerte al Signore e Lui le ha accettate.
Quelle
offerte - pane, vino e acqua - Dio me le ridona trasformate nell'Agnello
Immolato. Lui Agnello, Maria Agnella, io... decido di essere Agnellino.
Cristo
si unisce a me, mi arricchisce di tutta la pienezza dei doni e della sua
pienezza di Spirito Santo.
Così
trasformato la Chiesa mi manda in nome di Dio a:
1)
portare al mondo la luce ricevuta;
2)
donarmi con tutto il cuore agli altri;
3)
essere anch'io «Corredentore»;
4)
testimoniare con la mia presenza la presenza di Cristo;
Tutto
perché il mondo sia salvo.
Così
la Santa Messa per mezzo mio e in me si prolunga nel tempo e nello spazio.
Chi
ha partecipato bene alla Messa ne esce missionario.
Dividiamo
per punti per una migliore comprensione.
1) Nella Liturgia della Parola, in quanto preghiera rivolta a Dio e in quanto parola di Dio a noi.
a)
La preghiera cristiana ha questo di specifico: è lo Spirito Santo che prega in
noi. È un'affermazione della Sacra Scrittura: «Noi nemmeno sappiamo che cosa
dire... ma è lo Spirito che fa salire dal cuore alle labbra la parola
"Abba ", "Padre "».
b)
quando Dio parla dobbiamo ricordare che quanto contenuto nelle Letture
liturgiche è divinamente ispirato per opera dello Spirito Santo. Ma è anche
vero e certo che la comprensione di quella Parola è opera dello Spirito Santo
(At 16,14) «Il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo».
2)
Nella Consacrazione vi è una triplice effusione dello Spirito Santo
a)
per trasformare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù;
b)
nel creare un cuor solo e un'anima sola di tutti quelli che ricevono il Corpo e
il Sangue del Signore;
c)
nel fare di ciascuno un sacrificio perenne a Dio gradito.
3) Nella purificazione del cuore
interviene lo Spirito Santo.
Questo
avviene già all'inizio della Messa nei riti penitenziali, al lavabo e prima
della Comunione con l'affermazione-preghiera: «O Signore, io non sono degno
che tu venga nella mia casa, ma dì soltanto una parola ed io sarò guarito».
È necessaria l'effusione dello Spirito Santo per creare in noi un cuore nuovo,
una nuova creatura. Lo Spirito Santo crea e ricrea, fa nuove tutte le cose. «Lavami
e sarò più bianco della neve» (Sal 50).
4)
Con la Comunione Eucaristica io ricevo anche tutta la ricchezza dello Spirito
Santo di
cui è ripieno Gesù; con Gesù ricevo la potenza dello Spirito Santo che,
mentre mi purifica sempre di più, mi fa ricco dei suoi innumerevoli doni e mi
rende possibile vivere una vita degna di un figlio di Dio. Mi rende capace di
superare le insidie e le tentazioni dello spirito maligno, mi rende facile e
gioioso l'esercizio delle virtù, mi rende strumento idoneo a trasmettere, con
la parola e con la vita, il Messaggio della salvezza. Nella misura in cui io
corrispondo alle sue divine mozioni rende fecondo il mio apostolato. Talvolta
interviene anche in modo straordinario e compie nel cristiano e per mezzo del
cristiano opere straordinarie con i carismi. La vita dei Santi ne è ricca.
n
linea ordinaria possiamo affermare che un autentico cristiano:
-
quando parla è lo Spirito Santo che parla in lui;
-
quando opera è lo Spirito Santo che opera in lui.
Studiamoci
di renderci sempre di più strumenti di bene, per noi e per gli altri, docili
nelle mani del Spirito Santo.
Per
motivi pastorali sono tornato in Chiesa a sera inoltrata.
Mi
sono fermato vicino vicino al tabernacolo... Un fremito misterioso, un pensiero
che invadeva l'anima... È qui Gesù! Ho sentito la sua «prigionia» la sua «solitudine»!
Sei proprio tu, Gesù! Sei vivo come lo sono io! Come fai a stare notte e giorno
rinchiuso in questa angusta casetta? La senti la solitudine? Ti angustia la
solitudine?
Non
è che Gesù dorma. Egli veglia in attesa di un cuore umano che gli doni un po'
d'amore vero. Ma - come nel Getsemani fecero i discepoli di allora - noi
dormiamo.
Comprendo
le iniziative generose di alcune anime - poche ahimè! - che si fanno promotrici
dell'adorazione perpetua e notturna.
Penso
ai tanti tabernacoli, la maggioranza, dove sei tu, Gesù, bruciante di amore
per noi ma condannato alla perenne solitudine. Passano le ore, spunta l'alba,
sorge il sole... ma ci vuole ancora tempo perché qualcuno si accorga che tu ci
sei e che faccia qualche atto di amore e di adorazione.
Poi
ci immergiamo nelle mille occupazioni, tutte urgenti, tutte invadenti... e tu
sei solo, solo, solo! Anche i tuoi amici più intimi, ahimè! quanto poco tempo
spendono per te, per dirti il loro amore, consolarti e riempire la tua
solitudine! E quante ore al giorno sono aperte le chiese dove c'è un Tabernacolo
con Gesù vivo? Molte chiese sono aperte solo qualche ora al giorno. Vi sono
mille altri impegni più o meno apostolici che premono, che prevalgono. Ma
non è un impegno primario quello di orientare le anime verso il Tabernacolo?
Passa
un'ora, al massimo due e poi la chiesa diventa un deserto nel quale vive uno
solo: il prigioniero solitario nella sua cella d'isolamento.
E
avete notato lo spettacolo di fede distorta di tanti che entrano in chiesa e
sono attirati «solo» da qualche immagine sacra? Niente genuflessione, nessun
pensiero che Gesù è nel Tabernacolo... Forse o senza forse che vi sia Gesù
vivo in quella piccola casetta non lo sanno! E chi si cura di scoprire alla
massa dei fedeli il mistero di quella presenza?
Penso
alla mia grave responsabilità di Sacerdote che devo gridare a tutti: «Qui c'è
Gesù! Venite, Egli vi aspetta. Egli vi ama! Egli vi chiede l'elemosina del
vostro amore!».
Non
sia mai che io, scelto proprio da Dio, per essere il pastore che guida le
pecorelle a Gesù, sia il primo a trascurare l'impegno di stare quanto più a
lungo è possibile con Lui per riempire la sua solitudine.
E
se malauguratamente il televisore ha sostituito il Tabernacolo?
Io
chiudo questa riflessione gridando forte: «O Sacerdote, sii innamorato di Gesù!
Solo così potrai santamente contagiare gli altri perché a loro volta siano
innamorati di Gesù, allora tutti correremo ai nostri Tabernacoli come «la
cerva anela ai corsi d'acqua» e come l'ape vola alla corolla dei fiori per
suggeme il miele».
O
Maria, aiutaci e ispiraci a stare con te accanto a Gesù prigioniero quanto più
a lungo è possibile e con quanto più amore è possibile.
Il
concetto della presenza di Maria nella Santa Messa fa parte di quello più ampio
del memoriale della presenza di Maria nella vita della Chiesa, dei singoli
cristiani e nei Sacramenti.
Il
concetto liturgico di memoriale - già spiegato altrove - è che si fa
presente sul piano mistico, misterioso ma vero e reale, un evento che è avvenuto
storicamente tanti secoli fa.
Giovanni
Paolo II, in un discorso del Corpus Domini, afferma: «Ogni Eucaristia è
memoriale di quel Sacrificio e della Pasqua (...) ogni Messa ci pone in
Comunione intima con Lei, la Madre, il cui sacrificio "ritorna"
presente (...) alle parole della Consacrazione».
In
una catechesi il Papa, alcuni anni fa, ha affermato la presenza di Maria nella
Liturgia e in particolare nella Messa. Maria è presente perché, per volontà
di Dio, entra nel mistero della salvezza come elemento indispensabile
intimamente unita al Redentore, Lei - subordinata a Lui - Corredentrice. Cosicché
non vi è Messa che non realizzi insieme con la presenza di Gesù anche quella
di Maria. È una realtà splendida e consolante!
Seguendo
il concetto di «memoriale» siamo certi che nella Messa si realizza nel mistero
quello che avvenne sul Calvario mentre Gesù agonizzava «Padre perdona loro...»
disse allora Gesù. «Padre, perdona loro... » prega Gesù in tutte le Messe e
ci ottiene la misericordia e il perdono.
«Donna,
ecco il tuo figlio...». «Ecco tua Madre» disse allora Gesù. «Donna, ecco
tuo figlio... ». «Ecco tua Madre... » dice Gesù in tutte le Messe. Così
si perfezionano e si coltivano i nostri vincoli di filiale fiducia e di amore
per Maria e Maria continua ad avvolgere noi, tutti figli suoi, nell'abbraccio
della sua tenerezza di Mamma.
Qual'è
il ruolo di Maria?
Nella
celebrazione della Messa la presenza di Maria è principalmente quella di
modello e aiuto interiore.
Ricordiamo
che la Messa è:
Liturgia
della Parola.
Liturgia
offertoriale.
Liturgia
sacrificale.
Liturgia
di Comunione.
Liturgia
di missione.
La
vita di Maria è tutta una Messa.
Vediamone
i diversi punti.
La
Madonna era nutrita assiduamente dalla Parola di Dio. Almeno ogni sabato
partecipava all'incontro religioso nella Sinagoga dove veniva proclamata e
spiegata la Parola di Dio. Un momento solenne nella Vita di Maria fu
l'Annuncio dell'Angelo... Parlerà a Maria, ripiena di Spirito Santo,
sant'Elisabetta; parla ancora a Lei il santo profeta Simeone spinto dallo
Spirito Santo.
Qual
è l'atteggiamento di Maria all'ascolto della Parola di Dio? Maria ascolta,
accetta, rende viva in sé quella Parola e la trasmette agli altri. Tutto questo
mondo interiore ci è rivelato dalla parola di risposta di Maria all'Angelo:
«Eccomi! Sono la serva del Signore. Si faccia di me secondo la tua parola».
La
Madonna ha ricevuto da Dio un grande dono, il dono dei doni che è Gesù, il
suo tesoro, tutta la sua vita ed il suo motivo di esistere.
Nel
mistero della presentazione al Tempio compie il suo Offertorio: si «espropria»
di Gesù offrendolo a Dio, anticipando il Sacrificio della Croce. Anche la
parola «Eccomi» è pronunziata con i fatti da Maria che immola la propria
volontà a quella di Dio.
Tutta
la vita di Maria è un'oblazione perenne a Dio in tutte le circostanze della
vita. Pensate alla fuga in Egitto... allo smarrimento di Gesù nel Tempio
quando sembra aver perduto il suo tesoro. La parola pronunziata da Maria apre
uno spiraglio sulla sofferenza del suo Cuore: «Angosciati, ti cercavamo!».
È
1'Agnella che volentieri s'immola con l'Agnello per gli Agnellini.
C'è
una sofferenza occulta che accompagna Maria per i tre anni della vita pubblica
di Gesù. Maria è nella Sinagoga quando a Nazaret Gesù manifesta di essere il
Messia. Pensate allo strazio del Cuore della Mamma quando vide il furore dei
paesani che scacciano il suo Gesù dalla Sinagoga per ammazzarlo! Pensate al
dolore continuo intimo di Maria nel constatare l'odio mortale e diabolico degli
scribi e dei farisei contro il Figlio... E come si può scandagliare il dolore
del sacrificio supremo di Maria associata al Sacrificio di Gesù nella Passione,
Morte, e Sepoltura?
Tutta
la vita di Maria è intrecciata continuamente e completamente alla vita di Gesù
che fu tutta «Croce e Martirio» come afferma l'Imitazione di Cristo.
È
davvero la vita di Maria sempre e tutta «sacrificio perenne gradito a Dio».
La
comunione di Maria con Gesù è unica e irrepetibile. Nessuna creatura potrà
mai esserle pari. Prima di iniziare la comunione con Gesù, Lei ha offerto la «materia
prima» necessaria perché il Figlio di Dio, rimanendo nel seno del Padre, abitasse
anche nel seno della Madre.
Quale
comunione intima per nove mesi, un flusso e riflusso di vita tra Madre e Figlio!
Gesù
viveva la vita di Maria e Maria viveva la vita di Gesù. Gesù viveva perché
viveva Maria, Gesù respirava perché respirava la Mamma, il Cuore di Gesù
pulsava perché pulsava il Cuore della Mamma. E quando Gesù è nato la Madonna
ha continuato a donarsi ed a vivere in intima comunione con Gesù. Il suo
sangue e la sua carne materna si sono trasformati in latte diventando nutrimento
di Gesù. Colui che nutre e sostiene l'universo, che nutre l'uccellino che
cinguetta tra i rami, Colui che dà la vita al filo d'erba dei campi ha bisogno
del nutrimento della Mamma.
Quale
intima comunione tra Lui e Lei, tra Lei e Lui che continua e continuerà per
tutta l'eternità. Non c'è Gesù senza Maria, non esiste Maria senza Gesù! Così
ha voluto Dio!
Anche
questo è un aspetto essenziale della Messa: non è solo comunione con Dio ma
anche comunione coi fratelli, in questo caso della Mamma con i figli.
Sul
Calvario Gesù ha rivelato la Maternità universale di Maria: Lei Mamma, noi
figli.
Già
prima del Calvario la Madonna ha vissuto la comunione coi fratelli, donandosi e
donando Gesù senza risparmiarsi.
Appena
diventa la Madre di Dio nel giorno dell'Annunciazione si muove da Nazaret
(Movimento Mariano!..) per donarsi ad Elisabetta, sua parente, e per donare Gesù
a lei, a Giovanni non ancora nato, a Zaccaria... Dona Gesù ai Pastori, ai
Magi, al santo vecchio Simeone... Lo dona sulla Croce al Padre e a noi... lo
dona nella Eucaristia... Maria è l'albero fecondo, Gesù ne è il frutto
(Benedetto il frutto del tuo seno...)... La Carne di Gesù è la carne di Maria,
il Sangue di Gesù è il sangue di Maria.
La
vita di Maria, anche adesso che sta in Paradiso, è tutta un dono a tutti.
La Madonna ogni tanto rende anche sensibile questa sua premura nel donarsi attraverso le sue Apparizioni, segno tangibile della sua presenza tra noi. Ogni contrada della terra vanta qualche Apparizione, in tutto il mondo. Ci fermiamo alle più clamorose:
la
Medaglia Miracolosa a Parigi Lourdes...
la
Salette in Francia Fatima nel Portogallo
Siracusa
con la Madonna delle lacrime
Ma
anche chi scrive è personalmente testimone di un evento eccezionale: il 13
marzo del 1980, alla presenza di alcuni testimoni una statuetta della Madonna di
Fatima ha sudato abbondantemente ed ha pianto...
Così
la Madonna può ripetere con Gesù: «Sto con voi! Non vi lascio mai».
Maria,
dunque, è modello di come trasformare tutta la vita in una Messa perpetua nel
continuo ascolto della Parola di Dio, nell'offrirci e immolarci a Dio e al
prossimo, nel vivere in intima comunione di carità con Dio e col prossimo,
nell'essere tutti missionari del Vangelo.
La
Madonna può e vuole aiutare tutti i suoi figli con un influsso misterioso ma
reale, agendo nel nostro interno.
Riflettiamo:
quando tra noi umani vogliamo comunicare agli altri pensieri o sentimenti o
stati d'animo, abbiamo bisogno necessariamente di servirci di segni esteriori,
sensibili, specialmente della parola. Abbiamo una «stazione trasmittente» - la
parola - e una «stazione ricevente» - l'udito. Non abbiamo altro modo di
comunicazione.
Questo
non vale né per Dio né per il mondo al di là della umanità: la Madonna, gli
Angeli (inclusi i demoni), i santi del cielo. Essi possono entrare in
comunicazione con noi senza i mezzi umani.
San
Paolo (1 Ts 2,18) scrive: «Io ho desiderato più di una volta di venire a
voi, ma satana me lo ha impedito» Giovanni (13,2): «il diavolo aveva messo in
cuore a Giuda Iscariota di tradire Gesù». Ricordiamo Samuele (1 Re 18,10): «Uno
spirito cattivo sovrumano s'impossessò di Saul» contro David. Ecco l'azione
misteriosa e reale del demonio che cerca di lavorarci interiormente con le sue
suggestioni e tentazioni per ostacolare la nostra salvezza. Noi non sentiamo la
sua voce, non lo vediamo, e tuttavia non possiamo dubitare della sua nefasta
influenza. Questo potere gli viene dalla sua natura angelica di cui non
conosciamo le leggi. Constatiamo i fatti.
Se
tanto può il demonio, quanto più può «la Regina degli Angeli e dei Santi».
Colei che schiaccia, unita a Cristo, la testa a satana ha ricevuto dal Figlio
il potere di aiutare coloro che Dio le ha dato per figli con un aiuto che viene
da Lei e ci muove nell'intimo in un modo misterioso ma reale.
Presento
una mia convinzione sulla presenza di Maria. Dov'è Maria?
Assunta
nella Gloria, Maria vive nell'intimo della SS. Trinità. Noi sappiamo dal
Vangelo che la SS. Trinità fa dimora in chi ama: «Chi mi ama... verremo a lui
e faremo dimora presso di lui». Se in noi dimora la SS. Trinità per
conseguenza vi dimora anche Maria che vive nel suo intimo. Ciò vuol dire che
Maria dal di dentro ci aiuta con soavi ispirazioni a debellare il male e a
compiere il bene.
Dopo
queste riflessioni possiamo rivolgere una preghiera alla Madonna:
Mamma,
vado a Messa. Assistimi mentre vi partecipo perché io da Te aiutato possa
ascoltare, accettare e praticare il Messaggio che mi viene dal Signore in ogni
Messa; aiutami a fare l'offerta di me a Dio e al prossimo; ad accettare
volentieri per amore e con amore il mio ruolo di Agnellino immolato con Gesù
Agnello e con Te Agnella di Dio; a vivere pienamente la Comunione coi fratelli e
con Gesù; ad uscire dalla Messa con spirito missionario per la salvezza mia e
dei fratelli.
O
Maria, vivendo come Te, con Te, la vita come Messa, io possa raggiungere la
beatitudine del cielo che è Messa vissuta nella gloria con Gesù nell'eternità.