LA SANTA EUCARISTIA Secondo la Dottrina Cattooica

Adoro Te devote, latens Deitas, Quae sub his figuris vere latitas: Tibi se cor meum totum subicit, Quia, Te contemplans, totum deficit...

Vi adoro devotamente, o nascosta Deità, Invero nascosta sotto questi simboli: Tutto il mio cuore Vi si sottomette, Perché, contemplando Voi, tutto langue... San Tommaso d'Aquino

INDICE

LA SANTA EUCARESTIA

Introduzione

I IL SANTISSIMO SACRAMENTO DELL'ALTARE

A. La Presenza Reale

Conseguenze Pratiche

B. La Santa Comunione

Conseguenze Pratiche

I) La Comunione in istato di Grazia

II) La Comunione sulla Lingua

III) Il Ringraziamento

II LA SANTA MESSA

A. La Santa Messa è un Sacrificio

1) La Santa Messa è un Sacrificio vero e proprio

2) Il Sacrificio della Messa è il Sacrificio della Croce

3) II Sacrificio della Messa consiste solo nella Consacrazione

B. II Frutto della Santa Messa

Conseguenze Pratiche

I) Assiduità

II) Disposizione adatta

INTRODUZIONE

La Santa Eucarestia è uno dei sette Sacramenti della Chiesa. Il termine `Santa Eucarestia' ha due sensi: Il Santissimo Sacramento dell'Altare e la Santa Messa. Nel primo senso la Santa Eucarestia viene considerata di per Se Stessa, e nel secondo senso viene considerata in quanto offerta.

I

IL SANTISSIMO SACRAMENTO DELL'ALTARE

In quanto sacramento, il Santissimo Sacramento:

1) è un segno della grazia;

2) ci dà la grazia;

3) fu istituito da nostro Signore Gesù Cristo Stesso.

In particolare:

1) il Santissimo Sacramento è un segno della grazia nel senso che le speci consacrate sono un segno del Corpo e Sangue di Cristo che contengono;

2) il Santissimo Sacramento ci dà la grazia sovranaturale: non solo questo però ma anche l'Autore della grazia, ossia nostro Signore Gesù Cristo;

3) questo sacramento fu istituito da nostro Signore Gesù Cristo con le parole di consacrazione assieme a quelle del mandato: `Fate questo in memoria di me' parole con le quali ha istituito anche il sacramento dell'ordine, ossia il sacerdozio. Questo sacramento si chiama Santissimo proprio perché è Gesù Cristo Stesso.

Vogliamo adesso guardare il Santissimo Sacramento da vicino: prima come Presenza Reale, poi come Santa Comunione.

 

A) LA PRESENZA REALE

La dottrina della Presenza Reale è che nel Santissimo Sacramento nostro Signore Gesù Cristo è realmente presente, o più precisamente il Santissimo Sacramento è Gesù Cristo Stesso sotto l'apparenza di pane e di vino.

Questo è un dogma cattolico che come gli altri dogmi sulla Santa Eucarestia viene definito nel Sacro Concilio di Trento (15451563). I dogmi cattolici sono le verità rivelate immediatamente da Dio che la Chiesa propone infallibilmente da credere come tali. Insieme costituiscono la fede.

Il dogma della Presenza Reale viene definito con le parole seguenti: `Se qualcuno negasse che nel Santissimo Sacramento dell'Eucarestia è contenuto veramente, realmente, e sostanzialmente il Corpo e Sangue assieme all'Anima e alla Divinità di nostro Signore Gesù Cristo e dunque il Cristo totale, ma dicesse che esso è solo come segno, figura o virtù, Sia Anatema: (Trento S. XIII Canone 1)

Al cuore della Santa Messa sta la Consacrazione o `Transustanziazione: Il sacerdote dice parole sul pane e sul vino che li trasformano nel Corpo e nel Sangue di Gesù Cristo così che il nostro Signore Gesù Cristo è reso presente realmente sull'Altare. Prima della Consacrazione c'é pane e vino; dopo la Consacrazione c'é Gesù Cristo: Corpo, Sangue, Anima, e Divinità. Il pane e il vino non esistono più, ma Gesù Cristo Solo, e sola l'apparenza del pane e vino: gli accidenti o qualità: grandezza, estensione, peso, forma, colore, gusto, odore questi accidenti esistono senza soggetto, senza sostanza, tramite un miracolo di Dio. Non esistono né nel pane, né nel vino, non esistono neanche in Gesù Cristo, ma esistono senza soggetto, senza sostanza. L'unica sostanza che esiste è Gesù Cristo Stesso sotto la loro apparenza.

Non è che Gesù Cristo esista in o sotto il pane: questa è l'eresia di Martin Lutero che si chiama `Consustanziazione' Non è che il pane sia simbolo di Gesù Cristo: quella è l'éresia di Zwingli. Non è nemmeno che il pane sia una virtù di Gesù Cristo, che ci dia una forza spirituale: l'éresia di Calvino. Ma il pane e il vino sono divenuti Gesù Cristo nella Presenza Reale e non esistono più. Questo dogma della Chiesa si basa soprattutto su due passi del Nuovo Testamento:

Il primo passo consiste nel discorso del Signore sulla Santa Eucarestia in san Giovanni 6, di cui citeremo i versetti 5158: `Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo: Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: `Come può costui darci la sua carne da mangiare?' Gesù disse: `In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me ed io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno:

Il secondo passo, o piuttosto la serie di passi, sulla Presenza Reale consiste nelle parole di Consacrazione rapportate nei vangeli di San Matteo, San Marco, San Luca, e nella prima Epistola di San Paolo ai Corinzi.

Sant'Agostino esclama': `Dio essendo onnipotente non poté dare di più. Essendo sapientissimo non seppe dare di più. Essendo ricchissimo non ebbe da dare di più: San Francesco d'Assisi dice: `l'uomo deve tremare, il mondo fremere, il cielo intero deve essere commosso quando sull'Altare tra le mani del sacerdote appare il Figlio di Dio.

 

CONSEGUENZE PRATICHE

La chiesa non è né un museo, né un luogo d'incontro: è la Casa di Dio, la Porta del Paradiso, perché il Signore nostro Gesù Cristo è Realmente Presente nella chiesa: così realmente come lo fu a Nazaret e lo è nel cielo. Dobbiamo comportarci, dunque, con il più grande rispetto quando siamo nella Sua presenza.

Quando si entra nella chiesa e quando si esce da essa, si prende l'acqua santa e si fa un segno di croce lentamente e con raccoglimento e si fa una genuflessione. Si fa una genuflessione anche quando si passa davanti al Santissimo e quando si arriva al proprio banco. Non si parla in chiesa. Se si deve comunicare qualche cosa ad altrui nella chiesa in maniera urgente, si parla a voce bassa. Il tipo di genuflessione che si fa in Chiesa dipende da dove si trova il Santissimo: se è nel Tabernacolo, si fa una genuflessione semplice; se è esposto, si fa una genuflessione doppia con inchino profondo.

Alla Consacrazione, quando (nelle parole di San Francesco) `appare il Figlio di Dio tra le mani del sacerdote', i fedeli devono essere in ginocchio; anche quando il celebrante alza l'ostia colle parole `Ecco l'Agnello di Dio:

 

B) LA SANTA COMUNIONE

Avendo brevemente considerato il Santissimo Sacramento nella Presenza Reale, consideriamoLo adesso nella Santa Comunione.

La Santa Comunione è ancora un miracolo: la fusione del Corpo, Sangue, dell'Anima e Divinità di Gesù Cristo con noi. Il motivo di questa unione è l'amore di Gesù Cristo verso di noi, perché l'amore cerca l'unione. Il Signore è già con noi nel Tabernacolo di ogni chiesa del mondo, ma l'unione nella Santa Eucarestia è un'unione ancora più intima. `L'Eucarestia; esclama san Pier Giuliano Eymard, 'E' la suprema manifestazione dell'Amore di Gesù, dopo di essa non ce più che il cielo'.

San Cirillo d'Alessandria, padre della Chiesa, si serve di tre immagini per illustrare la fusione d'amore con Gesù nella Santa Comunione: `Chi si comunica è santificato, divinizzato nel suo corpo e nella sua anima nel modo con cui l'acqua che è messa sul fuoco diviene bollente; la Comunione opera come il lievito che, immerso nella farina, fermenta tutta la massa; nello stesso modo che fondendo insieme due ceri, la cera risulterà l'una nell'altra, così io credo che chi si ciba della Carne e del Sangue di Gesù è con Lui fuso per tale partecipazione e si trova ad essere egli in Cristo e Cristo in lui.

 

CONSEQUENZE PRATICHE

I) La Comunione in istato di Grazia.

Solo i fedeli in istato di grazia si comunicano. In istato di peccato mortale (come la mancanza alla Santa Messa domenicale o l'impurezza con altrui o da solo ) sarebbe un secondo peccato mortale, ossia un sacrilegio. Sarebbe come ricevere Iddio in una caverna oscura e fetida, che è l'anima nello stato di morte spirituale. San Paolo dice chiaramente nella prima Epistola ai Corinzi 11, 2730 `Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. E' per questo che tra voi ci sono molti malati ed infermi, e un buon numero sono morti. Chi è in istato di peccato mortale deve recarsi al sacramento della confessione. Così è sicuro di essere perdonato. Il semplice atto di dolore non dà questa sicurezza.

 

II) La Comunione sulla Lingua.

Già nel sesto secolo con più profonda conoscenza della Presenza Reale, la Chiesa aveva stabilito che la Santa Comunione dovesse essere ricevuta sulla lingua. Nel nono secolo era prescritto per la Chiesa Universale. Il Papa Paolo VI ha ribadito questa pratica (in Memoriale Domini di 1967) e il Papa Giovanni Paolo II ha scritto (nella sua lettera Dominicae Cenae di 1980) che toccare il Santissimo Sacramento è `un privilegio degli ordinati: Più tardi, però, in seguito a disubbidienza di una parte del clero di Olanda e altrove nell'Europa centrale, concedette la pratica della Comunione nella mano per il nuovo rito, pur con riluttanza e provando a limitarla. Il Papa attuale Benedetto XVI favorisce la pratica tradizionale.

I fedeli che assistono alla santa Messa secondo il rito nuovo sono liberi di scegliere come sentono, ma la pratica della Comunione sulla lingua è da raccomandare:

1) per mostrare un maggior rispetto verso il Santissimo;

2) per salvaguardare la fede nella Presenza Reale (ricordando che la Comunione nella mano fu introdotto nellepoca moderna dai Riformatori esplicitamente per distruggere la fede nella Presenza Reale, o, come lo esprime Martin Bucer nella sua `Censura' (ca. 1550): `per abolire... qualsiasi forma di adorazionedelpane');

3) per evitare che il Santissimo venga sottratto dalla Chiesa per motivi sacrileghi, per capriccio, o per pura ignoranza;

4) per evitare che neanche il più piccolo frammento del Santissimo cada per terra, poiché la Chiesa insegna che il Signore è presente interamente anche in esso: `Cristo esiste totale e intero sotto la specie del pane e sotto qualsiasi parte della specie; esiste totale altrettanto sotto la specie del vino e sotto le sue parti'. (Trento S. XIII cap. 3).

La pratica del ricevere il Santissimo Sacramento in ginocchio, quando è possibile, o almeno dopo una genuflessione, è anche da raccomandare, altrettanto per motivi di rispetto.

 

III) Il Ringraziamento

San Giovanni d'Avila, Sant'Ignazio di Loyola, San Luigi Gonzaga facevano il ringraziamento in ginocchio per due ore. San Luigi Grignon de Monfort dopo la Santa Messa si fermava almeno una mezz'ora e non c'era preoccupazione o impegno che valesse a farglielo omettere, poiché diceva: `Non darei questa ora del ringraziamento neppure per un'ora di Paradiso: l'Apostolo San Paolo ha scritto nella sua prima lettera ai Corinzi (6,20): `Glorificate e portate Dio nel vostro corpo: Ebbene, non c tempo in cui queste parole le realizziamo alla lettera come nel tempo subito dopo la Santa Comunione.

Ricordiamo l'esempio di San Filippo Neri, che fece accompagnare da due chierichetti con le candele accese quel tale che usciva di Chiesa appena fatta la Santa Comunione.

Poiché il Signore rimane nel nostro corpo per quindici o venti minuti dopo la Santa Comunione, non è questo il momento di chiacchierare ne' dentro, ne' fuori la Chiesa. Anzi è opportuno e anche molto salutare fare un ringraziamento che duri almeno un quarto dora.

Infine facciamo il possibile per adorare e ringraziare il nostro Signore Gesù Cristo adeguatamente e degnamente, e per testimoniare la nostra fede nella Sua Presenza Reale in questa epoca, quando Lui è talmente ignorato, trascurato, disprezzato, e oltraggiato.

II

LA SANTA MESSA

Avendo meditato sul Santissimo Sacramento di per Se Stesso nella Presenza Reale e nella Santa Comunione, vogliamo meditare ora su di esso in quanto offerto, o, in altre parole, nella Santa Messa.

Chi si rende conto che nella Santa Messa nostro Signore Gesù Cristo è Realmente Presente e viene consumato dal Suo popolo, riterrebbe forse che l'essenza della Santa Messa sia proprio questo: ossia la venuta del Signore sull'altare e la Santa Comunione. Ma questo non è vero. Cos'è dunque la Santa Messa?

 

A) LA SANTA MESSA E' UN SACRIFICIO

I) LA SANTA MESSA E' UN SACRIFICIO VERO E PROPRIO

Il Concilio di Trento insegna che la santa Messa è un sacrificio vero e proprio. Questo è un dogma di fede, de Fide, che viene definito dal Concilio di Trento con le parole seguenti: `Se qualcuno dicesse che nella Messa non venga offerto a Dio un sacrificio vero e proprio, Sia Anatema' (Trento S. XXII Canone 1). Questo dogma si basa su diversi passi della Sacra Scrittura, di cui citeremo solo due: il primo dall'Antico Testamento, il secondo dal Nuovo.

Il primo passo si trova nel libro di Malachia 1,10: `Non mi compiaccio di voi, dice il Signore degli eserciti, non accetto l'offerta delle vostre mani! Poiché dall'oriente all'occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura..: Qui Dio parla 4 Si quis dixerit, in Missa non o$erri Deo verum et proprium sacrificium...Anathema Sit. dell'abolizione del culto sacrificale degli ebrei e lo sostituisce con un nuovo culto. Questo è la Santa Messa, perché la Santa Messa è in ogni luogo, ed è una oblazione pura perché l'offerta e il sacerdote di questo culto sono nostro Signore Gesù Cristo.

Il secondo passo si trova nel Vangelo di San Luca nel rapporto dell'ultima Cena. Questo passo, o piuttosto paio di passi, esprime la natura sacrificale del dono di Se Stesso di Gesù Cristo. La esprimono nelle parole `Corpo che viene dato per voi' e `Sangue che sarà versato per voi' (Luca 22, 1920).

 

2) IL SACRIFICIO DELLA MESSA E' IDENTICO AL SACRIFICIO DELLA CROCE

La Santa Messa è un sacrificio dunque; ma cos'è questo sacrificio? Il Concilio di Trento insegna che il Sacrificio della Messa è identico al Sacrificio della Croce. Questo è un ulteriore dogma della Fede che viene definito nel concilio con le parole seguenti: `Infatti è una sola e medesima vittima, e Colui Che ora offre il sacrificio per il ministero dei sacerdoti è Quello Stesso Che Si offrì allora sulla croce, essendo differente soltanto la maniera di offrire'. (Trento S. XXII Cap. 2).

Procediamo adesso ad esporre brevemente questo dogma. La Vittima sulla Croce era Gesù Cristo, e la Vittima offerta nella Santa Messa è anche Gesù Cristo, ossia sotto l'apparenza del pane e del vino. Il sacerdote che la offrì sulla Croce era Gesù Cristo e il Sacerdote che la offre nella Santa Messa è altrettanto nostro Signore Gesù Cristo, ossia tramite il Celebrante. Nella Santa Messa c'é dunque la stessa Vittima del Calvario e lo stesso Sacerdote del Calvario. La stessa Vittima, lo stesso Sacerdote: lo stesso Sacrificio. Dunque il Sacrificio della Messa è identico al Sacrificio del Calvario. Solo la maniera di offrire è diversa: sulla Croce il Sacrificio era cruento; nella Santa Messa è incruento.

 

3) IL SACRIFICIO DELLA MESSA CONSISTE SOLO NELLA CONSACRAZIONE

Se questo non è dogma, è l'opinione comune dei teologi, compreso San Tommaso d'Aquino. Ma come dobbiamo intenderla? La morte del Signore è avvenuta per mezzo della separazione del suo Sacratissimo Corpo e del suo Preziosissimo Sangue. Questa morte, questa separazione, è resa presente nella Santa Messa durante la Consacrazione, tramite la Consacrazione separata del pane e del vino. Nella Santa Messa il Corpo ed il Sangue del Signore vengono separati, così la sua Morte, il Suo Sacrificio, il Sacrificio del Calvario viene reso presente.

San Gregorio Nazianzeno (Epistola 161) dice che il sacerdote separa con taglio incruento il Corpo e il Sangue del Signore, usando la voce come una spada.

Paragoniamo questa dottrina, brevemente, con la dottrina di Martin Lutero.

1) Egli mantiene che ce la Presenza Reale;

2) ma la intende in modo sbagliato, secondo la sua tesi della consustanziazione, come abbiamo visto prima;

3) mantiene che la Presenza Reale sussista solo durante la Messa;

4) quanto all'essenza della Santa Messa, nega che la Messa è un Sacrificio. Dice che non c'é che un Sacrificio: il Sacrificio della Croce; per questo nega che la Santa Messa sia un Sacrificio, perché sarebbe un Sacrificio oltre a quello della Croce. La Chiesa Cattolica insegna anche che non c'é che un Sacrificio, quello della Croce; ma insegna che questo Sacrificio, come abbiamo visto, è identico a quello della Santa Messa. Dunque, la Santa Messa non è un Sacrificio oltre a quello della Croce.

5) Martin Lutero sostituisce la Santa Messa con un servizio liturgico che chiama `La Cena:

 

B) IL FRUTTO DELLA SANTA MESSA

La morte del Signore in Croce guadagna la grazia sovrannaturale e la Santa Messa la applica. La applica per tre fini:

I) il bene della Chiesa intera: la Chiesa purgante, la Chiesa militante, e la Chiesa trionfante;

II) il bene di coloro per cui la Santa Messa viene specificamente celebrata;

III) il bene del celebrante e dei fedeli assistenti.

Il bene ricevuto dipende dalle disposizioni di coloro che lo pregano e che lo ricevono. Quanto a queste grazie in genere, Santa Teresa d'Avila dice: `Senza la Santa Messa che cosa sarebbe di noi? Tutto perirebbe quaggiù, perché soltanto Essa può fermare il braccio di Dio. Sant'Alfonso Maria de' Liguori dice: `Senza la Messa, la terra sarebbe da molto tempo annientata a causa dei peccati degli uomini.

E San Pio da Pietralcina dice: `Sarebbe più facile che la terra si reggesse senza sole, anziché senza la Santa Messa.

Quanto al bene recato per le anime defunte, San Girolamo dice: `Per ogni Messa devotamente celebrata, molte anime escono dal Purgatorio per volarsene al cielo.

Quanto alle grazie applicate agli assistenti, San Bernardo dice: `Si merita di più ascoltando devotamente una Santa Messa che non il distribuire ai poveri tutte le proprie sostanze e col girare peregrinando su tutta la terra.

Sant'Agostino dice: `Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la Santa Messa sono da un angelo numerati e sarà concesso da Dio un sommo premio in questa vita e nelleternita'.

`Assicurati, disse il Signore a Santa Geltrude, che a chi ascolta devotamente la Santa Messa, Io manderò negli ultimi istanti della sua vita tanti dei miei Santi per confortarlo e proteggerlo,

quante saranno state le Messe da lui ben ascoltate.

 

CONSEGUENZE PRATICHE

I) Assiduità

La prima conseguenza è che dobbiamo assistere alla Santa Messa quanto più spesso che è possibile. San Leonardo da Porto Maurizio esortava: `O popoli ingannati che fate voi? Perché non correte alle Chiese per ascoltare quante più Messe potete? Perché non imitate gli Angeli che, quando si celebra la Santa Messa, scendono a schiere dal Paradiso e stanno attorno ai nostri Altari in adorazione per intercedere per noi?'

 

II) Disposizione adatta

La seconda conseguenza pratica è di assistere con la disposizione adatta. E più grande è l'amore di coloro che vi partecipano, più grande è la grazia e il merito. Questo amore si deve indirizzare verso il Signore sacrificato sulla Croce che è proprio il cuore della Santa Messa. Nel suo libro `Gesù Eucaristico Amore' Padre Manelli scrive che la vera partecipazione attiva alla Santa Messa è quella che ci rende vittime immacolate come Gesù, che ottiene lo scopo, nelle parole del papa Pio XII, di `riprodurre in noi i lineamenti dolorosi di Gesù.

La pratica spirituale classica all'Offertorio è di offrire se stessi a Dio Padre con l'offerta del pane e del vino, e alla Consacrazione di immolare se stessi a Lui con l'oblazione del Corpo e Sangue del Signore.

Nelle parole dello stesso Padre Manelli: `Del resto come rimanere indifferenti di fronte alla Crocifissione e Morte di Gesù? Non saremo mica come gli Apostoli addormentati nel Getsemani e tanto meno come i soldati che, ai piedi della Croce, pensavano al gioco dei dadi, incuranti degli spasimi atroci di Gesù morente?'

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