LA REGOLAZIONE DELLE NASCITE (illustrato)

Guida pratica ai metodi naturali

CENTRO STUDI PAVESE DI SESSUOLOGIA - Dr. GABRIELE BONOMI Specialista in Endocrinologia Direttore CENTRO STUDI PAVESE DI SESSUOLOGIA Membro Société Nationale pour l'étude de la stérilité et de la fécondité 

ALLA DONNA, NELL'ANNO INTERNAZIONALE A LEI DEDICATO, PERCHÈ POSSA TROVARE SERENAMENTE LA GIOIA DI UNA MATERNITÀ RESPONSABILE. 

PRESENTAZIONE

Questo libro nasce da un'esigenza concreta e immediata: aiutare le persone, che per buone ragioni vogliono programmare le nascite, a convincersi che, con i metodi naturali, questo loro compito è - oltre che legittimo - facile, possibile, sicuro, morale.

E' un incoraggiamento a proseguire con tranquillità, per le coppie che già hanno scelto questa strada; è un invito a provare - basta un pò di buona volontà all'inizio - per le coppie che non hanno ancora avuto possibilità di sapere come stanno le cose in realtà e sono quindi rimaste vittime della pro­paganda degli anticoncezionali (ormonali, meccanici, chimici), oppure ... si arrangiano « stando attenti ».

E' inoltre un aiuto concreto per i fidanzati che si pongono seriamente i problemi della loro futura vita coniugale e vo­gliono prepararsi nel modo giusto, facendo di. questa prepara­zione un utile momento di crescita, di dialogo, di scelte re­sponsabili.

Il fine di questo lavoro, dunque, è essenzialmente pratico e divulgativo, rivolto soprattutto a chi non ha un'adeguata pre­parazione scientifica e medica (anche se tutti vi troveranno, senz'altro, molte cose nuove ed interessanti).

Avremmo potuto trattare con più completezza e profondità scientifica gli aspetti anatomici, biologici e fisiologici; ma abbia­mo pensato di limitarci in questo, proprio per non appesantire la fatica del lettore.

Restiamo, comunque, sempre a disposizione di coloro che ci vorranno richiedere informazioni più particolareggiate o più specializzate.

Nostra viva speranza è di contribuire - sia pure nei limiti inodesti del nostro lavoro - a rendere più giusta, libera, umana la vita delle persone, delle famiglie, della società. In questo ci sentiamo particolarmente impegnati.

Non può mancare, in questa sede, un vivo ringraziamento agli amici collaboratori del Centro Studi Pavese di Sessuologia per il prezioso contributo prestato alla realizzazione di questo lavoro. In particolare: Maurizio Perfetti, esperto in statistica e animatore sociale; il dott. Giancarlo Bertolotti, ostetrico-gine­cologo; il dott. Sandro Assanelli, chimico; la signorina Rita Dolcini, per le consultazioni bibliografiche; la prof.ssa Ada Nec­chi e Angelo Loriani, per i disegni.

In sintesi, ci sembra di poter dire che questo libro (appog­giato anche dall'attività di consulenza del nostro Centro Studi) sarà utile a FIDANZATI che vogliono prepararsi seriamente; SPOSI che vogliono vivere in piena armonia la loro vita ses­suale e coniugale; MEDICI, OSTETRICHE, ESPERTI che vogliono mantenersi aggiornati ed avere un appoggio specializzato; SACERDOTI, EDUCATORI, GIORNALISTI e TUTTI coloro che vogliono essere competenti e idonei a fornire una guida sicura sul piano morale, scientifico, pratico.

Ci sentiamo inoltre in dovere di ringraziare chi vorrà farci conoscere le sue osservazioni, esperienze, ed eventuali dubbi, perchè siamo convinti che soltanto con la collaborazione di tutti sarà possibile aiutare meglio un numero sempre maggiore di persone. GABRIELE BONOMI

Pavia - febbraio 1975

REGOLAZIONE O CONTROLLO?

Diciamo « regolazione » delle nascite e non « controllo » delle nascite (Birth Control), perchè ci teniamo che le parole conservino ancora integra la loro funzione di fedele espressione di precisi contenuti e significati.

E' palese che usando il termine regolazione si dice cosa diversa da quella che si intende con la parola controllo. Sarà dunque bene precisare la distinzione dei due termini.

La parola regolazione e­sprime un criterio di opera­zioni o di attività disciplinato da una regola, cioè da un ordine dettato dalla ragione, da principi superiori, da leg­gi intrinsiche, vale a dire cor­corrispondenti alla natura e alle finalità stesse di quel determinato agire, insomma, un agire secondo un ordine che gli è proprio.

Sulla base di questi signi­ficati ne deriva che per re­golazione delle nascite si in­tende la disciplina degli atti procreatori secondo un ordi­ne di ragionevole prudenza e con una procedura dettata dalle stesse leggi biologiche della fecondità umana. Se­condo queste leggi, perchè gli atti coniugali conservino sem­pre il loro normale svolgi­mento e la loro efficacia de­vono essere collocati, a tempo opportuno, secondo il ritmar­si dei periodi fertili e sterili.

La regolazione delle nasci­te si attua solamente me­diante l'uso di « metodi » che, individuando i ritmi di fertilità e di sterilità della donna, permettono alla cop­pia di regolarsi agevolmente con vera responsabilità.

Puntando solo sui metodi di conoscenza, la regolazio­ne delle nascite esercita sem­pre una azione di pacifica armonizzazione tra le persone coniugate, il loro modo di essere e di agire.

La parola controllo espri­me invece il dominio empi­rico di un fatto, di una atti­vità, di modo che si verifichi solo quanto è stato prestabi­lito ed esattamente come è tato predeterminato. Control­lare significa così assoggettare al proprio dominio o con azioni dirette o con controlli automatici, esercitare una azione coercitiva, subordinare qualsivoglia mezzo al fine.

Il controllo delle nascite vuol dire invece bloccare o l'atto coniugale o i fattori biologici di fertilità della cop­pia in modo che non si dia mai luogo a nascite non pro­grammate.

Il controllo delle nascite si esercita così mediante l'uso di « mezzi » che, se sono strutturalmente finalizzati ad impedire solo il concepimento, sono denominati più pro­priamente anticoncezionali o contraccettivi. Se invece arri­vano a distruggere la capa­cítà procreativa in modo tem­poraneo o permanente sono meglio qualificati come ste­rilizzanti e se intendono addi­rittura ad eliminare il pro­dotto del concepimento sono normalmente considerati co­me abortivi.

Il controllo delle nascite, puntando sui soli mezzi tec­nici, finisce sempre per eser­citare una azione coercitiva e violenta contro le persone ge­nitalmente mature e capaci di procreazione.

La distinzione tra regolazione e controllo delle nascite non è quindi solamente linguistica o accademica, ma soprattutto sostanziale.

Ed è proprio in base a questa netta contrapposizione di fondo che si profila anche il diverso giudizio morale.

Poichè oggi, purtroppo, si tende ad assimilare i due proce­dimenti dando così ad essi, con la stessa denominazione, una identica qualificazione morale, è quanto mai necessario il richia­mo anche ad una proprietà di linguaggio, espressione di chia­rezza, di ordine e di coerenza morale.

 

NASCITE O CONCEPIMENTI?

Anche quest'altra distinzione, oltre ai due termini « rego­lazione » e « controllo », si impone, oggi; e ciò per il crescente numero di mezzi abortivi, indistintamente annoverati tra i più comuni e diffusi procedimenti di controllo delle nascite.

Questi inserimenti sarebbero giustificati dal fatto che tutti i mezzi concorrono, con modalità diverse, ad impedire lo stesso fine: le nascite non programmate.

Ma allora in questo contesto anche il termine natalità diviene profondamente ambiguo ed esigente di chiarimento. Mentre regolazione delle nascite vuole inequivocabilmente dire, nel rispetto delle leggi della riproduzione, dar luogo solo a concepimenti e, conseguentemente, a nascite responsabili, a proposito del controllo delle nascite va fatto, in clima di troppo larga « accettazione » dei mezzi precocissimamente abortivi, una ulteriore distinzione tra controllo delle nascite e controllo dei concepimenti, cioè tra mezzi anticoncezionali e mezzi abortivi, perchè, in effetti, il controllo può esercitarsi solo a livello di nascite e non, anche, di concepimenti.

 

LA REGOLAZIONE DELLE NASCITE

Potrà sembrare forte, in un clima sociale morbido e per­missivo quale l'attuale, l'affermazione che solamente la rego­lazione delle nascite e non il controllo delle nascite o dei conce­pimenti, è degna dell'uomo, perchè espressione di un agire umano veramente libero e responsabile.

Ma basta fermarsi un momento solo a riflettere sul signi­ficato autentico dei concetti di «agire umano-responsabile-libero» per convincersi della esattezza dell'affermazione.

 

I. UN AGIRE UMANO

Agisce umanamente, con responsabilità e libertà, sola­mente colui che sa, lucidamente, cosa fa e perchè lo fa, cioè chi assume personalmente le motivazioni del suo agire e le attua quali valori promozionali di sè.

In altre parole l'agire umano è proprio di colui che è padrone di sè, possiede se stesso, è in grado di usare libera­mente tutte le sue forze, le sue possibilità per realizzarsi, per attuare il progetto che ha formulato sulla base di scelte per­sonali e meditate.

E' un agire dietro riflessione e con conoscenza di causa, cioè in conformità con le ragioni approvate e le esigenze con­statate.

Sulla base di questi chiarimenti concettuali appare evi­dente che il controllo delle nascite, contrapposto alla regolazione delle nascite, è la negazione pratica di tutto ciò che sa di uomo, di responsabile, di libero.

Chi ricorre ai mezzi anticoncezionali, infatti, siano questi il coito interrotto, il preservativo, le pomate spermicide, i dia­frammi vaginali, le spirali intrauterine, la pillola, ecc., ecc., lo fa perchè non sa o rinuncia a sapere quali siano i momenti di fertilità della donna, o ancora, non vuole adeguarsi a questi dati di fatto. Chi usa i mezzi contraccettivi, « parte sbagliato »: parte dal presupposto errato che la donna in ogni momento del suo ciclo mestruale sia feconda e che ogni rapporto coniu­gale porti, di per sè, quasi automaticamente, ad un concepi­mento o ad una gravidanza. Il controllo delle nascite è quindi un comportamento costretto da questo presunto ed errato stato di necessità biologica, al fine di evitare figli non programmati. Il mezzo anticoncezionale diventa, in questa situazione, para­dossalmente un valore, cioè ciò che vale, almeno tecnicamente, anche se si avverte chiaramente che nell'uso di ogni mezzo anticoncezionale viene in qualche modo, sempre svalorizzata la relazione coniugale e compromessa la dignità ed integrità delle persone.

 

II. UN AGIRE RESPONSABILE

Se ben la si considera, la regolazione delle nascite è invece un agire umano responsabile e libero perchè si svolge solo ed essenzialmente sulla base di criteri operativi, propri della condizione umana.

La regolazione delle nascite esige, infatti, anzitutto la conoscenza oggettiva delle cose, cioè delle condizioni concrete dell'agire genitale, riconosciute nelle strutture biologiche pro­prie della genitalità e della fertilità umana; esige inoltre la riflessione sul senso ed il valore di queste possibilità biologiche; ed infine esige la scelta di gesti concreti appropriati ed efficaci alla realizzazione di ciò che si è constatato essere valido e dove­rosamente perseguibile per il proprio bene.

 

III. UN AGIRE LIBERO

In altri trmini la regolazione delle nascite presuppone:

- una conoscenza precisa delle cause o delle condizioni della procreatività umana, cioè una conoscenza esatta dei tempi di fertilità ricorrenti ad ogni ciclo mestruale;

- una riflessione sull'importanza ed il valore promozionale del rispetto delle leggi biologiche inerenti alla procreatività ed all'agire genitale, leggi considerate più che come limitazioni, come condizioni indispensabili per favorire la pienezza e la verità dell'agire umano genitale;

- una scelta libera e spontanea della continenza periodica perchè riconosciuta come il mezzo di azione più adeguato alla realtà delle cose, il più semplice e nel contempo il più efficace per la programmazione della natalità.

 

IV. VANTAGGIOSO PER LA DONNA

La positività della regolazione delle nascite va considerata non solamente come elemento primo di maturità umana e quin­di di dovere morale, e neppure sotto l'aspetto di un buon metodo naturale di programmazione della natalità, ma anche e soprat­tutto come condizione indispensabile per una corretta impo­stazione e conduzione della vita coniugale.

Tutti coloro, infatti, che hanno creduto alla bontà dell'or­dine della natura e si sono impegnati a seguirla nei suoi ritmi sapienti, con la continenza periodica, hanno con stupore con­statato una profonda trasformazione della loro vita sessuale e coniugale, hanno ricevuto ricchezze inaspettate ed insperate. La donna, a conoscenza dei suoi ritmi di fecondità, non è più succube di una situazione che non conosce e così stret­tamente la coinvolge. La sua vita sessuale non è più domi­nata dall'incubo di una procreazione non desiderata. Ella sa quando deve rispettare la continenza e sa quando invece è pos­sibile realizzare una unione pienamente gratificante e serena. Questa maggiore consapevolezza del proprio agire e questa tranquillità di spirito sono le migliori premesse per una vita di relazione che, libera da intralci, si alimenta e si accresce nel­l'amore.

 

V. VALORIZZANTE PER L'UOMO

Non è solo la donna a godere di questa maggior responsabi­lizzazione dei propri atti. Il comportamento dell'uomo viene ad essere messo in causa forse ancor più di quello della donna. Fino ad ora era lasciata a lui la direzione della vita sessuale del matrimonio, nella quale la moglie si sentiva succube, ed egli stesso era spesso vittima di un falso modello di uomo, la cui virilità sarebbe consistita in una continua richiesta di presta­zioni sessuali.

Ora l'uomo scopre nel corpo della sua donna una regola che vale anche per lui, un susseguirsi di periodi di fecondità e di sterilità che lo conducono, per amore appunto della sua donna e dei suoi figli, ad assumere una forma di disciplina che potenzia la sua volontà e in definitiva la sua libertà di azione. Egli scopre che può aspettare, come ha rispettato col tem­po felice del suo fidanzamento, il momento giusto per com­piere un rapporto sessuale completo nel quale darsi senza riserve e senza timori. E scopre, nei periodi di continenza, la tenerezza, quella tenerezza che sua moglie tanto desidera e di cui gli è tanto grata, quella tenerezza che è la preparazione più dolce a tutti gli atti coniugali che verranno.

L'uomo acquista, così agli occhi della sua donna, una stima e una dignità nuova. Non è più l'uomo che bisogna accon­tentare come un bambino, perchè non è capace di rinunciare, è veramente la persona sulla quale si può fare affidamento per costruire insieme l'amore. Svanisce così spesso tutta quella fri­gidità femminile tanto lamentata da parte dei mariti, insieme al pericolo di una assuefazione ad una vita sessuale senza regole e senza anima.

Tutti questi cambiamenti nell'uomo e nella donna portano logicamente anche ad una trasformazione della vita coniugale stessa.

L'atto coniugale non è più, infatti, un atto banale che si ripete meccanicamente di cui la donna spesso fa a meno appena le è possibile, ma è il momento privilegiato della vita a due, carico di significati profondi che si sono accumulati in tutti quegli altri momenti di rinuncia e di dedizione vissuti insieme.

 

PER REGOLARE LE NASCITE

1° CONOSCERE 

La regolazione delle nascite si attua solo partendo dalla esatta conoscenza dei giorni di fertilità e di sterilità della donna.

 Sapere quando si può concepire è una cosa molto sem­plice - contrariamente a quanto si crede o si cerca di far credere -, più facile che imparare il corretto uso dei mezzi anticoncenzionali e ancora più sicuro che usare i più comuni contraccettivi.

Bastano infatti poche nozioni di ordine generale e un minimo impegno pratico o tecnico perchè ogni donna possa imparare a stabilire i suoi ritmi di fertilità e di sterilità.

 

POCHE NOZIONI INDISPENSABILI

Ogni donna sa, per esperienza, delle mestruazioni.

LA MESTRUAZIONE, quella perdita di sangue che men­silmente esce dall'organo genitale femminile, è il segno più chiaro che non c'è gravidanza in atto e quindi che nel mese precedente non c'è stato un concepimento.

La ragione del fenomeno della mestruazione è la se­guente: se, nel momento propizio, non si ha un concepi­mento la parete interna o mucosa dell'utero, ciclicamente preparata per accogliere e fissare un eventuale uovo fecon­dato, si disfa e viene eliminata all'esterno con del sangue. Questo flusso sanguigno mestruale dura solo pochi giorni, cinque o sei in media.

La donna sa, inoltre, che con la mestruazione inizia per lei una nuova possibilità di diventare mamma. Questa evenienza verrà confermata o smentita a seconda che si verificherà o no la successiva mestruazione.

La fecondità della donna si può verificare, dunque, nell'arco di tempo che va da una mestruazione all'altra; questo tempo è detto ciclo mestruale. 

IL CICLO MESTRUALE è il tempo che va dal primo giorno di una mestruazione fino al giorno pre­cedente la successiva mestruazione.

Dì solito il ciclo mestruale è lungo tanto da verificarsi una sola volta al mese e per questo viene comunemente chiamato anche ciclo mensile.

Ma ogni donna sa che la lunghezza del suo ciclo me­struale può non essere costante e che è ugualmente nor­male avere cicli mestruali che oscillano da un ciclo me­struale più corto ad un altro più lungo, purchè il divario non sia estremamente grande.  

Ciò che ogni donna dovrebbe anche sapere però è che non si può concepire in qualsiasi giorno dei ciclo me­struale, ma che esiste un solo periodo, entro il ciclo, in cui è possibile la fecondabilità della donna.

 

IL PERIODO FERTILE DELLA DONNA è normalmente localizzabile nella parte « centrale » di ogni ciclo mestruale: soltanto in questa fase è possibile infatti la fecondazione dell'ovulo. Di conseguenza il periodo fertile sarà prece­duto e seguito sempre da un periodo così detto sterile.

La conoscenza precisa del periodo fertile e dei periodi sterili della donna comporta il ricorso ad alcuni semplici accorgimenti tecnici, di solito considerati e definiti metodi per la regolazione delle nascite.

 

 

 

 

 

 PER REGOLARE LE NASCITE

2° INDIVIDUARE

Per stabilire la fecondabilità della donna ci sono due grandi possibilità:

l'una indiretta: localizzare i periodi sterili della donna; l'altra diretta: localizzare il periodo fertile della donna. Le modalità per queste operazioni sono ovviamente diverse tra loro, ma molto semplici e facilmente applicabili anche contemporaneamente in modo da avere più di una conferma sull'esattezza di quanto accertato.

 

A -  I PERIODI STERILI DELLA DONNA

I due periodi sterili, il precedente e il seguente quello fecondo, sono logicamente legati, strettamente, alla lun­ghezza dei cicli mestruali.

Se questa lunghezza fosse fissa, il problema della loro individuazione sarebbe ancora più semplice e definitiva, ma data la continua variabilità dei cicli mestruali bisogna per forza ricorrere ad alcuni intelligenti accorgimenti in modo da poter ugualmente accertare con sicurezza i perio­di sterili, nonostante il loro continuo variare. Questi accor­gimenti sono in pratica, i così detti metodi per la regola­zione delle nascite.

 

1 ACCERTAMENTO CON CALCOLO NUMERICO

METODO DI OGINO

La donna, si sa, può facilmente conoscere le ampiezze di oscillazioni dei suoi cicli mestruali. Basta che annoti, per almeno un anno, tutte le lunghezze dei cicli mestruali che ha avuto e vedrà subito di quanti giorni è stato il suo ciclo più corto e di quanti il suo ciclo più lungo.

Una volta che sa la lunghezza di questi due cicli me­struali per stabilire i suoi periodi sterili basta fare un semplice calcolo numerico.

 

PER STABILIRE IL PRIMO PERIODO STERILE, cioè quello che va dal primo giorno della mestruazione fino al periodo fertile, basta detrarre dalla lunghezza del ciclo più corto il numero fisso di 19. (Chi vuol dare più margine di sicurezza sottrae anche il numero 20). Il risultato di questa sottrazione indica sempre il numero di giorni sterili del primo periodo.

 

 

 

 

 

 

 Questa figura serve a facilitare la donna nella ricerca dei suoi giorni sterili del suo primo periodo di sterilità. I numeri in basso indicano le lunghezze dei possibili cicli più corti.

A ciascuna di queste lunghezze corrisponde in alto un numero che indica immediatamente i giorni sterili del pri­mo periodo, per ogni ciclo mestruale più corto.

Basta così leggere in alto il numero che corrisponde a quello in basso per avere il dato ricercato.

Dalla figura è pure evidente che tutti i giorni indicati partono dal primo giorno del ciclo mestruale.

 

PER STABILIRE INVECE IL SECONDO PERIODO STERILE, cioè quello che va dalla fine del periodo fertile fino alla mestruazione, periodo detto anche premestruale, basta detrarre dalla lunghezza del ciclo più lungo il numero fisso 10. Il risultato di questa sottrazione indica il giorno del ciclo mestruale a partire dal quale incomincia la sterilità che durerà fino alla mestruazione.

Per facilitare la ricerca dei giorni sterili del secondo periodo di sterilità, evitando di fare anche l'operazione di sottrazione indicata, basta servirsi della figura che segue.

Analogamente alla figura precedente, in basso sono indicate le lunghezze dei possibili cicli più lunghi.

Per ciascuna di queste lunghezze corrisponde in alto un numero che indica il giorno del ciclo a partire dal quale incominciano i giorni sterili che poi dureranno fino alla mestruazione.

Se la donna legge in alto il numero che corrisponde a quello, in basso, del suo ciclo più lungo, ha immediata­mente indicato l'inizio del secondo periodo di sterilità. 

 

 

Facciamo un esempio pratico: supponiamo che una donna abbia i suoi cicli mestruali oscillanti da un ciclo più corto di 26 giorni ad un ciclo più lungo di 30 giorni. Per stabilire il primo periodo sterile, quello post-mestruale, sottrarrà dal numero 26 il numero 19 ed avrà come risultato il numero 7 (26-19=7) ; ciò vuol dire che per quella don­na i primi sette giorni di tutti i suoi cicli mestruali sono sicuramente sterili. Basta ricordarsi di partire a contare sempre dal primo giorno della mestruazione.

Per stabilire il secondo periodo sterile, quello preme­struale, sottrarrà dal numero 30 del ciclo più lungo il numero 10 ed avrà come risultato il numero 20 (30-10=20). Ciò vuol dire che per quella donna dal ventesimo giorno di tutti i suoi cicli mestruali incominciano i giorni sterili per terminare poi con la mestruazione. 

In sintesi:

il metodo di Ogino è questo:

• giorni del ciclo più corto - 19 = giorni del primo periodo sterile.

•• giorni del ciclo più lungo - 10 = primo giorno del secondo periodo sterile.

Tutti i giorni compresi fra questi due periodi sono da considerare fertili.

 Ogni donna può, così, sulla base di queste due sem­plici operazioni di sottrazione stabilire con grande sicurezza i termini dei suoi periodi sterili. La sicurezza è data dal fatto che si tien conto, con questo calcolo, di tutte le variazioni di lunghezza dei cicli mestruali che normalmente in lei si possono verificare quando non sia esposta a gravi perturbazioni di ordine fisico e psichico.

La variazione di durata del ciclo mestruale può essere più comunemente provocata da malattie, indisposizioni, forti emozioni, tensioni nervose particolarmente forti; dal­l'uso di medicine particolari come ad es. tranquillanti, or­moni, dimagranti, ecc.; dai cambiamenti di clima, viaggio di nozze, e così via.

In questi casi bisogna attendere che il ciclo pertur­bato o ritenuto tale sia passato o ritornato normale. Dopo un parto o un aborto, invece, l'andamento dei ci­cli mestruali può subire variazioni rispetto a prima, e in modo persistente. Si dovrà allora riosservare almeno 4 o 6 cicli mestruali, dopo ogni parto e dopo ogni aborto, per poter ristabilire, con il nuovo ciclo più corto e quello più lungo, i due periodi sterili.

 

2 ACCERTAMENTO CON LE VARIAZIONI DELLA TEMPERATURA DEL CORPO

METODO TERMOMETRICO

E' ormai da tutti gli studiosi riconosciuto che il pe­riodo sterile pre-mestruale è chiaramente indicato e in modo infallibile dal rialzo termico basale del corpo della donna. In altre parole, se la donna a partire dalla metà del suo ciclo mestruale, ogni mattina, appena si sveglia, pos­sibilmente alla stessa ora e sempre allo stesso modo (ret­tale o ascellare), si misura la febbre (meglio dire la tem­peratura basale) nota che nell'ultima parte del suo ciclo avrà una temperatura sempre più alta che nella parte pre­cedente.

La temperatura basale del ciclo mestruale normale ha così sempre un andamento bifasico, cioè la prima fase è bassa poi sale di qualche decigrado e vi rimane alta, se­conda fase, fino alla vigilia delle mestruazioni. 

La scienza medica ha stabilito che a partire dal terzo giorno, dopo che la temperatura si è man­tenuta a livello alto, incominciano con sicurezza i giorni sterili premestruali.

Questo è in sintesi il metodo termometrico o della temperatura.

 E' ancora accertato che qualunque possa essere la lunghezza del ciclo mestruale il periodo sterile preme­struale, indicato dalla temperatura a livello alto, è di durata costante.

Con il semplice accorgimento di misurarsi la tempe­ratura ogni mattina, e per un certo numero di giorni suffi­cienti per rilevare il rialzo termico, la donna può così sem­pre, ad ogni ciclo mestruale, stabilire con estrema certezza almeno il suo periodo sterile pre-mestruale.

Per rendere più visibile l'andamento della temperatu­ra è consigliabile l'uso della registrazione delle letture giornaliere della temperatura su un foglio quadrettato in modo da ricavarne una curva termica come quella indicata a figura.

Ouella indicata in figura è una curva ideale o teorica; esempi di curve « reali » sono riportati più avanti nel testo. Imparare questo accorgimento tecnico è oggi molto facile perchè la curva termica è usata comunemente per seguire l'andamento della febbre in diversi casi di malattia.

 

3 ACCERTAMENTO MISTO, NUMERICO E TER­MICO

METODO CICLO-TERMOMETRICO

Poichè usando solamente la misurazione della tempe­ratura si stabilisce un solo periodo sterile, quello preme­struale e non è affatto possibile stabilire anche il primo periodo sterile, quello post-mestruale, conviene associare alla misurazione della temperatura anche il calcolo nume­rico. Il primo periodo sterile può essere così stabilito con la solita detrazione di 19 dal ciclo più corto. Dopo di che iniziando il periodo fertile si passa alla misurazione della temperatura basale fino a che si rileva, con il terzo giorno di alta temperatura, l'inizio del secondo periodo sterile premestruale.

La combinazione di questi due metodi è ovviamente molto semplice, in più ha il vantaggio non trascurabile di permettere di ridurre il periodo fertile ai limiti più verosimili (cosa non sempre possibile con il solo calcolo nume­rico) specialmente quando le oscillazioni di lunghezza dei cicli mestruali sono molto ampie.

Il periodo fertile della donna è stato ovviamente, finora accertato solo in modo indiretto attraverso i due periodi sterili. Il periodo fertile può essere però ancora, indiretta­mente individuato, anche con un altro « trucco » tecnico molto semplice.

Se, infatti, si segue il metodo della temperatura basa­le, osservando più curve termiche - almeno sei, meglio ancora dodici - si potrà individuare esattamente in qual giorno del ciclo mestruale si è avuto il più precoce rialzo termico (per giorno del rialzo termico si deve ritener quel­lo della temperatura più bassa che immediatame te pre­cede l'inizio del rialzo).

Se da questo giorno del ciclo, corrispondente al più precoce rialzo termico, si detrae il numero fisso sei (sei giorni) si avrà indicato subito l'ultimo giorno di sterilità del primo periodo sterile.

Facciamo un esempio: se una donna dovesse accer­tare che il suo più precoce giorno di rialzo termico è il tredicesimo giorno del ciclo mestruale, applicando la regola indicata della sottrazione di sei (13-6=7) potrà conclu­dere che il suo primo periodo sterile termina con il settimo giorno e che il suo periodo fertile incomincia con l'ottavo giorno del ciclo mestruale per terminare sempre tre giorni dopo la temperatura a livello alto. 

 

 

 

 

 

 

  Questo inizio di fecondità sarà valido, naturalmente, per tutti i suoi cicli mestruali.

Questo nuovo modo di accertamento misto potrà dun­que servire a precisare meglio la durata dei periodi sterili e del periodo fertile. 

In sintesi:

il metodo ciclo-termico è questo:

• giorni del ciclo più corto - 19

oppure

• giorno dei ciclo corrispondente ai più pre­coce rialzo termico - 6 = giorni del primo periodo sterile.

•• quarto giorno di rialzo termico accertato = primo giorno dei secondo periodo sterile.

Tutti i giorni compresi fra questi due periodi sono da considerare fertili.

 B - IL PERIODO FERTILE DELLA DONNA

Il periodo fertile della donna può essere evidenziato direttamente mediante la ricerca di un segno specifico di tale periodo. Questo segno è rappresentato da una parti­colare perdita fis' ogica, non patologica, che, fuoriuscen­do all'esterno dei genitale femminile, si rende facilmente visibile ed accertabile con sicurezza da ogni donna: si tratta del muco cervicale. 

Il fenomeno di questa perdita mucinosa è limi­tato al periodo centrale del ciclo mestruale e localiz­zato tra i due periodi sterili. Poichè è stato scienti­ficamente dimostrato che solamente per la presenza di questo muco il seme maschile può sopravvivere e penetrare all'interno fino ad arrivare a fecondare l'ovulo, questa secrezione mucínosa rappresenta non solo la condizione pratica di fecondità, ma anche, per la sua visibilità all'esterno, un segno prezioso per accertare la durata reale del periodo fertile.

 

4 ACCERTAMENTO CON IL SEGNO DEL MUCO CERVICALE

METODO DE LA CHIARA D'UOVO

Per sapere quando la donna può essere fertile basta che accerti bene quando incominciano le perdite di que­sto muco e fino a quando durano. Solamente nei giorni di presenza di queste perdite la donna può essere fecondata. Il rilevamento di questa perdita mucinosa è estrema­mente facile. Basta cercare all'orifizio esterno del genitale femminile, se c'è presenza di muco biancastro, quasi tra­sparente, elastico e filante, cioè avente tutte le caratteri­stiche visibili analoghe a quelle del bianco dell'uovo cru­do (Chiara d'uovo). Questa operazione di ricerca può essere fatta agevolmente più volte al giorno, ogni volta che la donna va alla toilette.

Poìchè non esiste altra perdita vaginale che assomigli a questo muco, specialmente se si cerca di mettere in evidenza la caratteristica dell'elasticità (se lo si stiracchia il muco si distende facendo il filo), l'accertamento del periodo fertile e facile e sicuro.

Questa perdita, tipica della fecondabilità, ha inoltre un andamento particolare che ancora la contraddistingue: in­comincia con il poco per aumentare fino ad un massimo di quantità e di fluidità, per poi rapidamente scomparire.

Secondo i dati dell'esperienza quando una donna ac­certa la presenza di questo muco per un periodo di almeno otto o nove giorni con il tipico andamento indicato a figu­ra, può essere sicura che se si astiene dai rapporti coniu­gali nei giorni in cui ha queste perdite di muco, non potrà assolutamente concepire.

Si noti che in genere la fertilità scompare con il quarto giorno dopo l'ultimo giorno di massima quantità di secrezione. Comunque, la presenza di muco è sempre indi­cativa, in ogni caso e per qualsiasi forma di irregolarità mestruale, di fecondabilità della donna.

 

 

 

 

 

 

 

  La ricerca di questo segno della fecondabilità è inoltre particolarmente indicata specie nei casi di grandi irrego­larità mestruali, nelle saltuarie assenze di mestruazioni e nel periodo del post-partum e dei l'allattamento, quando cioè di solito, ogni altro metodo per accertare i periodi sterili è reso difficile o impossibile. 

In sintesi:

il metodo della chiara d'uovo è questo:

• Nei giorni in cui c'è presenza dì muco cer­vicale la donna è fecondabile.

• Nei giorni in cui non c'è presenza di muco, la donna è sicuramente sterile.

Ovviamente l'accertamento dev'essere preciso.

Le ragioni di questa semplice legge biologica, unico fondamento del metodo de « la chiara d'uovo », sono tutte nelle varie funzioni del muco cervicale.

Per dare, allora, maggior certezza psicologica circa la validità e la sicurezza del metodo sarà bene che ci si soffermi un momento ad illustrare in concreto queste fun­zioni del muco in ordine alla fecondità.

 

LE FUNZIONI DEL MUCO CERVICALE

1) ATTRAZIONE DEGLI SPERMATOZOI

La prima funzione del muco cervicale è quella di eser­citare una attrazione degli spermatozoi.

Gli spermatozoi deposti nel fondo vaginale vengono decisamente attratti verso il muco cervicale fuoriuscito dall'orifizio esterno del collo uterino anzitutto perchè il muco cervicale è alcalino mentre l'ambiente vaginale è fortemente acido e gli spermatozoi mal sopportano tale acidità.

Il muco cervicale è sempre nettamente alcalino. Que­sto fatto offre agli spermatozoi un mezzo ambientale più che confortevole, atto per primo a farli sopravvivere. Co­me si sa nell'ambiente vaginale fortemente acido ed in assenza di muco cervicale la carica degli spermatozoi è destinata ad essere eliminata nel breve giro di mezz'ora.

Gli spermatozoi sono portati così da necessità vitale a cercare il muco cervicale.

E' curioso il fatto che, mettendo a contatto del muco cervicale con dello sperma, subito gli spermatozoi si orientano e dirigono verso il muco con la testa in avanti ed animati da validi movimenti nel tentativo di penetrarvi.

L'attrazione degli spermatozoi si risolve sempre in una penetranza di questi nel muco cervicale.

 

2) PENETRANZA NEL MUCO

La penetranza degli spermatozoi nel muco cervicale dipende naturalmente sia dalla attività degli spermatozoi che dalla qualità del muco.

Poichè la funzione del muco è quella di favorire l'en­trata nell'utero degli spermatozoi questa si attuerà me­diante una spiccata permeabilità del muco.

Come si sa il muco tende a diventare sempre più fluido e ciò per essere sempre più favorevole alla pene­tranza degli spermatozoi; infatti quando raggiunge la mas­sima fluidità ha una pressione osmotica uguale a quella dello sperma e può permettere così agli spermatozoii dì passare facilmente la linea di demarcazione che esiste sempre tra muco e liquido seminale (questi due liquidi non si mescolano mai).

Però il fatto stesso che il muco sia sempre un po' più mucinoso ed abbia una composizione differente dal liquido seminale esige che gli spermatozoi, per penetrare, siano dotati di una certa vitalità e di una certa forza di movimento. Queste caratteristiche indispensabili di forza e di vitalità si rendono più necessarie quando il muco è più vischioso.

Tailor ha potuto così affermare che « c'è una propor­zionalità diretta tra l'energia necessaria alla penetranza e alla progressione nel muco cervicale degli spermatozoi e la viscosità stessa del muco ».

Alcuni autorevoli scienziati poi, tra i quali Bergen e Botella-Llusia, studiando l'andamento ciclico di modificazio­ne dei caratteri fisico-chimici del muco cervicale in coin­cidenza del periodo ovulatorio, sono venuti dell'avviso che il muco cervicale operi una vera e propria selezione « biologica » o forse meglio « fisica » degli spermatozoi.

Il diverso grado di densità e di elasticità dei muco fungerebbe infatti da « filtro ».

Così all'inizio essendo il muco più denso e, per così dire, più « duro », selezionerebbe gli spermatozoi più forti e più validi, cioè lascerebbe passare solo quelli capaci di penetrare in condizioni disagiate, mentre tutti gli altri rimarrebbero bloccati all'esterno del muco cervicale.

In seguito invece, mano a mano che ci si avvicina al momento ovulatorio, la penetranza del muco, cioè la capa­cità di entrata degli spermatozoi, si fa sempre più grande al punto che, secondo Bourg e Ferin, nel momento della massima fluidità tutti gli spermatozoi anche quelli dotati di poca energia, purchè capaci di movimento, possono entrare.

La penetrazione degli spermatozoii aumenta dunque in un modo ben caratteristico fino al giorno della massima fluidità del muco per poi diminuire in seguito e rapida­mente per il rapido progressivo ritorno del muco alla du­rezza e scarsità iniziale.

E' su questi dati scientifici, giocando cioè sul feno­meno di selettività del muco cervicale, che si è prospet­tata la possibilità di predeterminare il sesso del nascituro solamente ponendo rapporti coniugali in determinati mo­menti del ciclo secretorio del muco cervicale.

 

3) ATTIVAZIONE, ACCELERAZIONE ED ORIENTAMENTO LINEARE DEGLI SPERMATOZOI.

Una volta penetrati nel muco cervicale gli spermato­zoi vi trovano condizioni particolari che permettono di im­primere ad essi una carica speciale che si traduce in una singolare attivazione ed accelerazione dei loro movimenti di progressione.

Il ruolo « attivatore » del muco cervicale è spiegato dalla sua particolare composizione chimica, in specie dalla qualità delle sostanze organiche presenti nel muco ed in particolare dal suo contenuto di esosi (glucosio, etc).

In altre parole gli spermatozoi trovano nel muco cer­vìcale un ambiente particolarmente ricco di zuccheri, di sali e di altre sostanze indispensabili alla loro vita ed è servendosi di queste che si garantiscono una maggior sopravvivenza ed una maggior vitalità.

Moricard, Gothieé e Belaisch hanno infatti studiato la fissazione selettiva da parte degli spermatozoi di partico­lari aminoacidi contenuti o costituenti delle mucine del muco cervicale.

Si è pure potuto constatare che il muco cervicale, certamente ancora per la sua particolare composizione chimica, è in grado di indurre negli spermatozoi una spe­ciale « accelerazione » dei loro movimenti migratori.

Gli spermatozoi non sono soltanto « attratti », « atti­vati » ed indotti ad aumentare la velocità del loro cam­mino, sono anche « orientati » in modo da poter prendere la strada giusta, più breve o più diretta verso l'ovulo.

Questo orientamento lineare del cammino verso la parte più interna dell'utero è determinata ancora dalla particolare struttura fisico-chimica del muco cervicale

e rappresenta l'ultima funzione della secrezione mucosa del collo uterino.

Infatti è proprio per l'intima struttura del muco, a lamelle filamentose dirette in senso longitudinale e secon­do le linee di scolo che vanno dall'utero alla vagina, che gli spermatozoi possono trovare la condizione prima per l'orientamento giusto e per la progressione diretta lungo il canale cervicale uterino. 

Il muco cervicale risulta così essere l'elemento indispensabile non solo per l'entrata ma soprattutto per la salita degli spermatozoi, per il cammino lungo le vie genitali interne della donna.

Il muco cervicale non è infatti un punto di arrivo ma principalmente è un punto chiave di transito, una prima tappa.

 

5  ACCERTAMENTO CON I SEGNI DEL MUCO E DELLA TEMPERATURA

METODO SINTO-TERMICO

Poichè, come si è detto in precedenza, il rialzo termi­co indica in modo inequivocabile l'inizio del periodo ste­rile post-ovulatorio, indirettamente diviene pure il segno della fine del periodo fertile.

Se dunque il segno del rialzo termico viene abbinato al fenomeno della secrezione del muco cervicale, che è ormai riconosciuto universalmente il segno o sintomo car­

dine della fecondabilità della donna, l'accertamento del pe­riodo fertile della donna risulta ancor più sicuro. 

Il metodo sinto-termico è, dunque, in pratica, l'ab­binamento del metodo della temperatura basale e di quello della chiara d'uovo.

Le indicazioni del metodo della chiara d'uovo servono, in particolare, per accertare con le perdite di muco cervi­cale, solamente l'inizio del periodo di fecondabilità, e l'in­dicazione dei tre giorni di rialzo termico, serve, in assenza di muco cervicale, per stabilire solamente la fine del pe­riodo di fertilità.

In sintesi:

con il metodo sinto-termico, il periodo fertile viene accertato a partire dal primo formarsi dei muco cervicale fino al terzo giorno di tempe­ratura a livello alto.

Solo nel caso raro, ma possibile, che il muco cervi­cale perdurasse fino a dopo il terzo giorno di rialzo ter­mico, si dovrà tenere conto della presenza di muco cer­vicale come del dato più certo di fecondabilità in atto.

E' ovvio che con il metodo sinto-termico la misura­zione della temperatura giornaliera incomincia con l'inizio delle perdite di muco cervicale e si limita al rialzo termi­co ben accertato.

Come si è già fatto osservare, per avere una cono­scenza esatta e visiva dei segni indicatori del periodo di fertilità o sterilità della donna ad ogni ciclo mestruale, è indispensabile la loro trascrizione su apposite tabelle.

Per il solo metodo della chiara d'uovo, la cosa è sem­plicissima perchè basta segnare la presenza o l'assenza del muco cervicale con un + o un - su un foglio di quaderno (vedi figura) o addirittura su un comune calen­dario.

 

In figura è riportata una semplice tabella dalla quale si rileva l'andamento del muco per 12 cicli consecutivi.

Per il metodo termometrico invece, la cosa è legger­mente più complessa perchè bisogna disporre di un foglio quadrettato con indicato a lato la scala termometrica in modo da poter determinare il grafico della curva termica.

 

 

 

Per l'abbinamento dei due metodi si può usare ancora il foglio quadrettato aggiungendovi su una riga orizzontale l'andamento delle perdite di muco cervicale.

Un esempio di tabella sinto-termica potrebbe essere quella indicata a figura.

Ma se si vuole avere una visione d'insieme completa di tutti i fenomeni che possono verificarsi in un ciclo me­struale, allora sarà conveniente servirsi della tabella sinto­termica messa a disposizione del Centro Studi Pavese di Sessuologia, di cui riportiamo a figura la parte più impor­tante e che descriveremo dettagliatamente in appendice.

 

 

 

 

 

 

PER REGOLARE LE NASCITE

3° REGOLARSI

Per regolare le nascite non basta conoscere in gene­rale o in astratto i metodi di accertamento dei periodi fer­tili o sterili della donna, così come li abbiamo descritti nel capitolo precedente. Bisogna in più saper predisporre an­che un piano personale di ricerca in modo che, sulla base dei metodi disponibili, si stabilisca quali sono in concreto i propri periodi fertili e sterili.

Bisogna, in altre parole, darsi anche una regola per l'individuazione delle proprie possibilità concezionali. Regolarsi per l'individuazione o il riconoscimento dei propri periodi di fertilità o di sterilità, vuol dire infatti pro­grammare un cammino, una sequenza di momenti, una serie di tappe da raggiungere per arrivare con certezza alla meta, al fine prestabilito.

Inoltre, per regolare le nascite, non basta aver stabi­lito, con precisione, i propri periodi di fertilità, bisogna ancora sapersi adeguare, sul piano dell'attività genitale, ai ritmi individuati, cioè seguire la continenza periodica. Bisogna, in altre parole, darsi anche una regola com­portamentale sessuale e genitale.

La validità della regolazione delle nascite poggia, in­fatti, solo su questi due cardini: A) un intelligente e dili­gente impiego dei mezzi di conoscenza o dei metodi di accertamento dei periodi di fertilità della donna; B) un assoluto rispetto della continenza periodica.

 

A - CORRETTO USO DEI METODI

LA PRIMA REGOLA per l'uso corretto dei metodi è quella di considerarli per quello che sono e cioè dei sem­plici metodi o strumenti di accertamento dei periodi fertili o sterili della donna.

Anche se con essi il fine che si persegue è sempre quello di accertare i periodi di fertilità o di sterilità, non li si può considerare o confondere con il loro stesso fine.

In altre parole, non possiamo identificare l'accerta­mento con un qualsiasi metodo ordinato a tale compito

anche se riconosciuto il più valido e completo, come ad es. il metodo della chiara d'uovo, perchè ogni metodo è di per sè una semplice ricerca, fondata su una esperienza con­creta, e pertanto comporta il tentativo di risoluzione di problemi contingenti, variabili da caso a caso e, nell'am­bito di uno stesso soggetto, variabili di volta in volta.

A riprova di ciò sta il fatto che spesso per raggiun­gere il fine di un sicuro accertamento dei periodi fertili e sterili della donna occorre l'uso contemporaneo di più metodi.

La regolazione delle nascite, insomma, non è e non può essere sinonimo di nessun metodo in particolare; tan­to è vero che si è imposta come dovere morale anche quando non si erano ancora trovati metodi adeguati e per­fetti, e ciò perchè la regolazione delle nascite, come prin­cipio, preesiste ai metodi stessi. Dei vari metodi siamo noi i creatori, del principio riguardante il fine da raggiun­gere, no.

 

La regolazione della nascite comporta dunque la conoscenza precisa di tutti i metodi disponibili, per un loro uso intelligente ed appropriato secondo le varie circostanze e le caratteristiche personali.

 

Ogni metodo ha in sè, e va riconosciuto, il carattere del provvisorio in quanto ciascuno è condizionato e può essere valido solamente in certi casi e a certe condizioni.

Ogni scelta fatta a priori di un solo metodo, da consi­derarsi categoricamente e definitivamente valido in ogni caso, può essere causa, presto o tardi, di errore.

LA SECONDA REGOLA per l'uso corretto dei metodi di regolazione delle nascite è quella di considerarlì come aventi ciascuno una loro peculiare validità e pertanto di esigere una particolare, appropriata, e a volte, graduale modalità di applicazione.

Non sarà fuori posto se cercheremo allora di ricor­dare qui, almeno in forma sintetica, proprio le più elemen­tari norme pratiche per il corretto uso dei vari metodi di regolazione delle nascite.

 

METODO DI OGINO

Per questo metodo la causa più comune di errore, ingiustamente attribuita poi al metodo stesso, è quella di non aver calcolato con la massima esattezza le lunghezze dei cicli mestruali ricavandone così il ciclo non sicura­mente più corto e più lungo.

Per stabilire la lunghezza di un ciclo mestruale si conta a partire dal primo giorno della mestruazione fino al giorno precedente la successiva mestruazione. Sola­mente se si stabilisce il vero ciclo più corto, dopo un anno di osservazione, sottraendo il numero 19, si può avere l'in­dicazione dei giorni veramenti sterili del primo periodo. Ma ancora qui bisogna evitare l'errore comune di iniziare a contare a partire dalla fine delle mestruazioni. E' dal primo giorno del flusso mestruale che si parte con il conteggio dei giorni sterili. La validità del metodo di Ogino è inoltre legata alla regolarità dei cicli mestruali ed in modo par­ticolare all'assenza di eventi perturbatori.

In generale la parte più sicura del metodo di Ogino è la prima, cioè quella che stabilisce il periodo sterile a partire dal primo giorno delle mestruazioni.

 

METODO TERMOMETRICO

Il metodo termometrico per essere applicato bene comporta anzitutto la capacità di compilazione del grafico ed in secondo luogo la capacità di interpretazione o lettura della curva termica.

Per compilare correttamente il grafico bisogna dispor­re di una apposita tabella. Questa dovrà essere quadretta­ta, come un qualsiasi foglio di quaderno a quadretti, in modo che si possa ritenere che ogni riga verticale, a par­tire dalla prima riga di sinistra, corrispondendo ad ogni giorno del ciclo, indichi il numero dei giorni del ciclo in corso, ed ogni riga orizzontale, corrispondendo ad un decimo di grado della temperatura a partire dalla più bassa che segna i 36, permetta di indicarvi con un punto il deci­grado di temperatura riscontrato.

Il grafico si determina allora segnando ogni giorno un punto all'incrocio della riga corrispondente al giorno del ciclo nel quale si è misurata la temperatura basale e della riga corrispondente al grado decigrado letto sul termometro. La temperatura da segnare è quella basale cioè quella del risveglio; quella presa al mattino prima di alzarsi da letto, a digiuno, e pressapoco sempre alla stessa ora.

Nel caso la donna si sia dovuta, per necessità di cose, alzare prima dell'ora prefissa, dovrà, come si usa per l'e­same del metabolismo basale, stare coricata per un po' di tempo prima di misurarsi la temperatura.

Il modo di misurarsi la temperatura deve essere sem­pre quello usuale: o ascellare o rettale (meglio), sublin­guale; mai passare, durante un ciclo mestruale, da un tipo di misurazione all'altro.

La misurazione può essere quotidiana a partire dalla mestruazione e per tutto il ciclo, ma può benissimo anche essere limitata, ad esperienza acquisita, al solo periodo centrale, basta che si riesca a mettere in evidenza il passaggio dalla fase di bassa temperatura a quella di alta temperatura.

Queste semplici operazioni di misurazione della tem­peratura e di compilazione del grafico, una volta divenute usuali, non destano più alcuna difficoltà, anzi creano una certa soddisfazione perchè indicano con evidenza ciò che si sta compiendo nella donna e quindi danno quella gioia che deriva dalla presa di coscienza del proprio corpo.

Per interpretare correttamente la curva termica biso­gna tener presente che, quel che conta, è accertare il pe­riodo dl rialzo termico e del permanere della temperatura a livello alto per

almeno tre giorni.

Per evidenziare questo periodo basta con un foglio di carta coprire i punti bassi della curva termica come illu­stra brillantemente la figura.

Evidenziato il rialzo termico, per considerarlo, con cri­terio valido, l'inizio del periodo sterile bisogna tenere presente questo assioma: la sicurezza è « nella linea oriz­zontale », cioè la conta dei tre giorni di temperatura alta non si fa quando la temperatura è ancora in fase ascen­dente, ma quando è già stabilizzata a livello alto e sul piano orizzontale.

Qualora si avessero dubbi o sospetti che il rialzo ter­mico possa dipendere da cause anormali, allora bisogna fare attenzione a questi fatti: il rialzo è stranamente più precoce del solito? il rialzo è più rapido e più spiccato (più alto) del solito? il rialzo è seguito da cadute irrego­lari di temperatura?

In tutti questi casi, per evitare errori, bisogna aspettare qualche giorno per assicurarsi che la temperatura sia ben stabilizzata a livello alto.

E se si avessero ancora dubbi, allora regolarsi sulle indicazioni del metodo del muco cervicale.

 

METODO DELLA CHIARA D'UOVO

Essendo il muco cervicale la condizione prima perchè gli spermatozoi possano penetrare nell'utero e dar luogo alla fecondazione, il metodo della chiara d'uovo, che si fon­da esclusivamente sul rilievo di questo muco, deve essere applicato con somma precisione. 

Evidentemente la prima cosa e la più importante da farsi, poich.è in pratica tutto il metodo si riduce a questo rilevamento, è il sapere individuare o evi­denziare con esattezza il muco cervicale.

 

COME SI ACCERTA LA PRESENZA DEL MUCO

Poichè il muco cervicale è prodotto dalla mucosa del collo dell'utero (cervix) e una volta secreto, attraverso il canale cervicale, si riversa nella vagina, e, scolando da essa, si perde all'esterno, la donna che voglia accertare il muco cervicale può benissimo ricercarlo quando fuoriesce all'esterno, come una particolare perdita vaginale. (Anche se vaginale non è perchè non viene prodotto dalla vagina).

Il muco cervicale va ricercato dunque a livello dell'ori­fizio esterno (o vulvare) della vagina.

L'operazione di ricerca è di estrema facilità e non comporta nessun atto nuovo o diverso di quanto già non faccia la donna quando, dopo aver urinato, si asciuga con della carta igienica.

Proprio con l'usuale operazione dell'asciugarsi, la don­na può, se informata e vi pone attenzione, rendersi conto se c'è presenza o no di muco cervicale.

Poichè, come si è già detto, la secrezione inizia da una quantità minima, per crescere gradualmente fino a raggiungere un massimo e poi di nuovo e con più rapidità regredire fino alla sua scomparsa, la donna non solo può con facilità notare il muco cervicale quando è prodotto in abbondanza, ma può, e quindi deve, avvertire anche l'ini­zio e la fine di tale perdita.

- Se non c'è muco cervicale la donna, asciugandosi, non nota nulla di particolare ed osservando la carta igie­nica usata la troverà semplicemente bagnata e scura, in tal caso segnerà sulla tabella un segno -.

- Se invece incomincia ad esserci il muco o sta già scomparendo, allora la donna, fin dalla manovra del­l'asciugarsi, noterà una particolare sensazione di sci­voloso ed osservando la carta, oltre che trovarla ba­gnata, vedrà che è lucente quasi fosse impregnata da una tenue patina mucinosa.

Il muco in questi casi, anche se non lo si vede, ancora o non più, depositato sulla carta igienica, è da consi­derare presente e lo si indicherà con il segno -}.

- Quando il muco cervicale invece è presente in mag­giore quantità allora la sensazione di scivoloso è più spiccata e si nota con facilità anche sulla carta il deposito di mozzettini di muco cervicale più o meno filante.

Questo rilievo verrà segnato con un bel +.

- Solo nei momenti di massima quantità di perdite di muco la donna non avrà alcuna difficoltà a rilevarlo, sia perchè è abbondante e sia perchè fuoriesce anche sponta­neamente con lunghe file. In tali casi la tabella verrà an­notata con due più + (uno sopra uno sotto).

Se il muco viene diligentemente ricercato nelle varie modalità e con le corrispondenti trascrizioni indicate, la quasi totalità delle donne noterà un periodo di fertilità ab­bastanza lungo sugli 8-9 giorni e con un andamento di questo tipo: 

 

La donna che ha un siffatto periodo di fertilità dovrà ritenersi dotata di una buona capacità di fecondabilità, limi­tata però esclusivamente a quei soli giorni di presenza di muco cervicale.

L'andamento delle perdite di muco cervicale può tut­tavia variare, come durata, in più o in meno.

Se durano per un più lungo periodo non ci sono dif­ficoltà pratiche perchè la presenza di muco è sempre signi­ficativa di fecondabilità in atto.

Se invece il periodo delle perdite di muco cervicale è inferiore agli 8-9 giorni, allora si crea qualche problema circa l'esatta valutazione dei veri giorni di fertilità.

 

SOLUZIONE DEI PROBLEMI POSTI DA UN RISTRETTO PERIODO DI PERDITE DI MUCO CERVICALE.

Per risolvere i problemi conseguenti ad una scarsità di giorni di perdite di muco cervicale si consiglia di se­guire questo schema.

Anzitutto bisogna individuare il giorno o l'ultimo gior­no (se più d'uno) di massima quantità di muco cervicale.

Questo rilievo è di estrema importanza perchè indica il punto centrale del periodo di fecondabilità e pertanto di­vide tale periodo in due parti: l'una che precede e l'altra che segue la puntata massima di muco.

- Se la riduzione delle perdite di muco cervicale riguar­da la seconda parte del periodo fertile, cioè quella che fa seguito alla puntata massima di muco, allora si deve seguire questa semplice norma: la fertilità, in mancanza della regolare, graduale regressione del muco, termina il quarto giorno, cioè tre giorni dopo l'ultimo giorno di massima perdita di muco cervicale.  

 

- Se la riduzione delle perdite dì muco cervicale riguarda la prima parte del periodo fertile, cioè quella che pre­cede il primo giorno di massima quantità di perdite di muco, allora si impone la verifica di eventuale pre­senza di muco all'interno della vagina prima ancora che sia possibile la sua manifestazione esterna. 

Questa verifica interna va fatta, ovviamente, se i giorni di muco esterno precedenti l'acme sono in­feriori a 4.

 

 

Logicamente se dalla ricerca interna risulta che esiste del muco, anche se non è ancora comparso all'esterno, la fecondabilità si considera in atto appena si accerta la pre­senza di questo muco cervicale interno alla vagina.

La ricerca interna del muco diviene inutile appena esso si rende visibile all'esterno.

In questo caso il vero primo inizio del periodo fecondo è quello indicato dal muco cervicale interno.

 

LA RICERCA INTERNA DEL MUCO CERVICALE

La ricerca interna della presenza di muco cervicale - che viene descritta dettagliatamente nelle righe seguenti - può generare all'inizio qualche perplessità di carattere psicologico.

Tuttavia è da considerare che queste reticenze si su­perano ben presto se la cosa viene presa con la naturalezza che deriva dalla bontà dello scopo che ci si prefigge.

E' altresì chiaro che questa pratica, effettuata in tutta semplicità, non presenta alcun aspetto dannoso e quindi non ha niente a che vedere - per quanto riguarda l'inno­cuìtà - con tutte le altre pratiche anticoncezionali (ormo­nali, meccaniche, chimiche) le quali, invece, per loro na­tura, alterano e di conseguenza danneggiano il fisico e la fisiologia della donna (e talvolta anche dell'uomo).

La modalità di ricerca interna del muco cervicale è duplice e può essere attuata o con un dito o con un ap­posito tamponcino.

- La ricerca con il dito si esegue con facilità in­troducendo l'indice del­la mano nella vagina, puntando verso il suo fondo fino a raggiunge­re il collo dell'utero che, come si sa sporge all'interno della vagina stessa. Si veda attenta­mente la figura per co­gliere la disposizione dei vari organi genitali interni della donna.

Con il dito così opportunamente introdotto in vagina si esplora il fornice che si trova tra la parete sporgente dell'utero ed il fondo della parete posteriore della vagina, la zona intorno all'orifizio uterino e quest'ultimo; se c'è muco cervicale sicuramente questo si appiccica intorno al dito esploratore.

Estratto il dito il muco può essere facilmente ricono­sciuto, se presente, per le sue inconfondibili caratteristi­che fisiche di densità, colore, soprattutto di elasticità. L'elasticità si evidenzia, con facilità, unendo semplice­mente l'indice ed il pollice e poi lentamente distanziando le due dita. Se c'è muco senz'altro tra i due popastrelli si distende un filo di muco più o meno lungo a seconda che la secrezione è agli inizi, ancora scarsa, o più avanti e relativamente più abbondante.

- La ricerca con il tamponcino si esegue mediante l'uso di un apposito tamponcino protetto da un cilindro di vetro.

La metodologia è analoga alla precedente perchè si tratta in pratica di raggiungere il fondo vaginale e l'orifizio uterino, prelevare l'eventuale muco presente facendolo ade­rire questa volta ad un batuffolo di cotone, ed accertarne poi, estratto il tamponcino, la presenza e con l'osserva­zione visiva e con la ricerca del fenomeno della filanza.

La tecnica del prelievo del muco mediante il tampon­cino è la seguente:

- stando coricata sul letto la donna, dopo aver messo il tamponcino nel cilindro di vetro, introduce questo in vagina fino ad arrivare a toccare il collo uterino;

- appena toccato l'utero, la donna deve tirare indietro di un centimetro o due il cilindro di vetro, quindi spinge in avanti il tamponcino in modo che fuoriuscendo dal cilindro il cotone del tamponcino possa toccare l'ori­fizio dell'utero;

- facendo ruotare il tamponcino, la donna cerca di esplo­rare con il cotone la zona del fornice posteriore della vagina e dell'orifizio uterino; (vedi figura).

- quindi tira indietro il tamponcino quanto basta per riportare il cotone nel cilindro, per proteggerlo da ogni altro contatto con le pareti vaginali, ed estrae il cilin­dro dalla vagina. 

Supponendo che il cotone del tamponcino abbia ap­piccicato del muco cervicale sulle pareti laterali, che ora saranno ovviamente in contatto con il cilindro, per met­terlo in evidenza basterà spingere in fuori, lentamente, il il tamponcino e se c'è muco si noterà subito il formarsi di fili elastici di muco tra il cotone ed il bordo del cilindro.

Inoltre si può osservare visivamente il cotone del tamponcino e vedere se porta attaccato una patina o moz­zettini di muco, facilmente riconoscibile sulla base delle ben note caratteristiche.

Da ultimo, dopo aver sfilato il tamponcino dal cilindro, si può ancora ricercare anche l'eventuale presenza di mu­co sulla punta del cotone mettendo a contatto con una superficie liscia e poi allontanandolo lentamente per far­gli fare il filo oppure cercando di pinzettare direttamente il muco per evidenziarne la filanza.

 

LA TERZA REGOLA per l'uso corretto dei metodi di regolazione delle nascite è quella di saperli usare opportu­namente, cioè saper utilizzare la peculiarità di ciascun metodo come e quando lo richiede il caso o la situazione emergente. Poichè il fine che si vuoi perseguire è l'accer­tamento preciso e sicuro dei periodi di fertilità o di sterilità della donna, ricorrenti ad ogni suo ciclo mestruale, e poi­chè si dispone di vari metodi che con modalità diverse e in forma diretta o indiretta, indicano ciascuno almeno qualcosa di preciso circa i termini di questi periodi, non rimane che usare questi stessi strumenti di conoscenza con intelligenza, cioè secondo quanto questi metodi pos­sono dirci a soluzione delle difficoltà particolari del mo­mento. 

Non si tratta soltanto di fare, a seconda dei casi, la scelta più opportuna di un metodo piuttosto che di un altro, il che è già molto; ma sarà bene, per deter­minate situazioni, anche verificare e confrontare le indicazioni specifiche di più metodi per arrivare alla determinazione esatta dei termini di inizio o di fine, quindi di durata, dei periodi sterili o fertili in esame.

Facciamo alcuni esempi.

Sappiamo che per applicare il metodo di Ogino, della Temperatura, quindi anche il metodo Ciclo-Termico, che è la semplice combinazione dei suddetti, e, in parte, anche il metodo Sinto-Termico, è necessario che esistano cicli mestruali abbastanza regolari (cioè con ricorrenti flussi mestruali) e soprattutto che questi cicli comprendano l'o­vulazione (cioè lo scoppio del follicolo e la conseguente formazione di quel corpo luteo responsabile della produ­zione dell'ormone che determina il rialzo termico: il pro­gesterone).

Se la donna è nel periodo della pre-menopausa o nel periodo del post-parto, ovviamente non avrà possibilità pratiche e vantaggiose nel seguire i predetti metodi pro­prio perchè o mancano le mestruazioni o non c'è rialzo termico.

In questi casi l'unico metodo applicabile e valido è allora solamente, quello della chiara d'uovo.

La scelta che si impone, come unica soluzione cor­retta, nella pre-menopausa, nel post-parto ed in generale in ogni caso di gravi irregolarità dei cicli mestruali e del­l'ovulazione, è dunque questa.

Nel caso in cui, applicando il metodo termometrico si noti che il passaggio dalla bassa all'alta temperatura av­viene troppo lentamente e senza una evidente formazione della linea orizzontale di alta temperatura (plateau termi­co), come sarà possibile stabilire la fine del periodo fertile o l'inizio di quello sterile conseguente, se non ricorrendo al dato fornito dal metodo della chiara d'uovo, cioè della regolare scomparsa delle perdite di muco cervicale o del 4° giorno dopo l'ultimo giorno di massima quantità di per­dite di muco?

In questi casi il metodo Sinto-termico, cioè l'abbina­mento del metodo della chiara d'uovo e della temperatura basale, è d'obbligo.

Nel caso, invece, che non si riesca a stabilire con esattezza il primo inizio del periodo fertile sulla base del solo rilievo del muco cervicale, e ciò sia perchè non si dispone di appositi tamponcini per la ricerca interna del muco e sia perchè non si vuol ricorrere a tale ricerca per rispettabili motivi psicologici, non è forse vero che il dato fornito in proposito dal metodo di Ogino può essere sempre opportuno e valido? Come pure può essere utile l'accorgi­mento del calcolo sul più precoce giorno di rialzo termico indicato a proposito del metodo Ciclo-termico. 

Non esiste dunque un metodo che in assoluto possa pretendere di risolvere tutto ed in ogni caso. (E questo vale anche per i contraccettivi!).

D'altro canto ogni metodo illustrato ha in sè qual­cosa di insostituibile da offrire alla conoscenza e, quindi, per le decisioni da prendere.

Tutti i metodi vanno cioè considerati, anche se non in egual misura, utili alla regolazione delle na­scite.

Sta all'intelligenza e all'esperienza di ogni coppia agire serenamente e con responsabilità.

 

B - FEDELE RISPETTO DEI RITMI

Se cerchiamo di esplicitare il fine vero per il quale si accerta con esattezza i periodi di fertilità e di sterilità della donna, dovremo dire che, in ultima analisi, quel che maggiormente ci interessa stabilire è quando i rapporti coniugali possono essere certamente fecondanti e quando no. In altre parole, quando si possono avere liberi rapporti coniugali senza rischi di concepimenti indesiderati e non programmati.

Ne consegue che la ricerca dei ritmi di fertilità com­porta automaticamente o è sinonimo di determinazione di un ritmico comportamento di attività genitale cioè di continenza periodica. 

La continenza periodica non è altro che il rico­noscimento dei ricorrenti periodi di fertilità della donna e l'adeguamento perfetto della genitalità a tali ritmi sotto forma di un completo contenimento periodico della procreatività maschile.

Appunto perchè la procreatività maschile si estrinse­ca solo e sempre con il rapporto genitale mediante il fenomeno della eiaculazione o emissione del liquido semi­

nale, la regolazione delle nascite comporta di necessità questo contenimento periodico del fenomeno eiaculatorio, cioè l'interdizione periodica dei rapporti genitali.

Tale norma comportamentale non è da considerare una gravosa imposizione che viene dal di fuori, magari da una presunta autoritaria ed arbitraria legge moralistica, ma

è semplicemente la logica delle cose, la conseguenza di un agire che vuol essere umano, consapevole, coerente ed efficace.

Del resto sappiamo tutti quale alto prezzo si paga, con la contraccezione, per non volere rispettare i ritmi di fer­tilità.

Se si vuol mantenere infatti una certa naturalezza del rapporto genitale, per non concepire, si deve ricorrere a gravi e a volte pericolose manipolazioni sterilizzanti della donna o dell'uomo.

Ed anche quando ci si voglia limitare a manipolare solamente il rapporto genitale, sappiamo quante amare sorprese si hanno.

Poichè, nei periodi fertili, tutta la fisiologia del ciclo mestruale è incentrata a favorire la fecondazione, basta poco, una piccola quantità di liquido seminale che sfugga al controllo, per determinare concepimenti non program­mati e liberamente voluti.

Il fedele rispetto dei ritmi di fertilità attuato con una rigorosa continenza periodica è pertanto la mi­glior garanzia di sicurezza e di responsabilità.

Certo è che la regolazione delle nascite, realizzandosi mediante la continenza periodica, esige, come giustifica­zione e come supporto, per non essere frustrante, l'assun­zione libera e consapevole di una nuova, autenticamente umana, dimensione della vita di relazione amorosa. Questa, infatti, non si esaurisce solo nella genitalità, come comunemente si crede, tanto che si cita l'atto geni­tale con l'espressione del « fare l'amore ».

Contenere, limitare, sia pur periodicamente, l'attività genitale, non deve e non può essere considerato come una limitazione, un contenimento dell'amore.

L'amore, certo, viene adeguatamente espresso attra­verso la genitalità, una genitalità vissuta nella sua interez­za e profondità veramente umana senza riserve o esalta­zioni orgiastiche. Ma è anche vero che l'amore deve preesi­stere, nascere ed alimentarsi alla fonte di una vita di re­lazione affettiva, interpersonale, che non è sempre e pro­priamente solo genitale.

Ogni coppia, con l'originalità e l'inventività che la contraddistingue, dovrà vivere momenti forti di autentica intimità d'amore anche nei periodi di fertilità. E' infatti pos­siile e lecito tutto un fervore di tenerezze, di affettuosità profonde, magari anche marcatamente sessuali, senza pe­rò arrivare a coinvolgere il genitale.

Vivendo così la continenza periodica si potrà allora dire di aver felicemente raggiunto, con armonia e rispetto reciproco, l'equilibrio tra le esigenze, i valori della vita af­fettiva coniugale e la responsabilità della regolazione delle nascite.

 

APPLICABILITA' DELLA REGOLAZIONE DELLE NASCITE

Dopo aver illustrato come praticamente si attua la regolazione delle nascite, sarebbero quasi inutili interrogativi come questi: La rego­lazione delle nascite: E' facile?; E' possibile?; E' sicura?; E' morale? tanto è evidente e con­seguente la risposta dalla trattazione fatta.

Ma una precisazione in merito non è fuori posto sia perchè esplicitando le argomentazio­ni di risposta si offrono motivi di maggior fi­ducia e di stimolo a scegliere e a seguire con più impegno la regolazione delle nascite, sia perchè si possono confutare quelle accuse in­fondate e banali che vengono sistematicamente propagandate, non si sa poi bene per quale al­tra più vantaggiosa alternativa.

 

E' FACILE LA REGOLAZIONE DELLE NASCITE? SI

Il primo dubbio e la prima accusa è proprio quella della difficoltà.

Per il semplice fatto che per regolare le nascite si deb­bano conoscere e seguire,, con intelligenza, più metodi di indi­viduazione dei periodi di fertilità o sterilità, si dice che la cosa non è facile, non è di tutti, semmai può essere riservata ad una élite di privilegiati.

In realtà le cose stanno proprio al contrario: la regolazione delle nascite è di estrema facilità e, quindi, alla portata di tutti, perchè in pratica non si richiede altro che l'impiego di ben poche attente osservazioni da farsi su di sè, che ogni donna, anche la meno istruita, può benissimo eseguire. Certamente bisogna che tutti siano informati sul significato di certi segni e sul modo di utilizzarli.

E' un pò come per guidare una automobile.

Certamente per guidare bisogna imparare non poche cose, per esempio: qual è il freno, la frizione, l'acceleratore, il cam­bio per le marce, il volante, e così via, per rimanere solo all'es­senziale ed al pratico, poi qual è la loro funzione e come si usano, ed ancora bisogna imparare,, poco alla volta, a coordinare vari movimenti in modo da poter contemporaneamente usare un pò tutti questi strumenti, e con intelligenza, a seconda delle esigenze del momento. Una volta imparato tutto, la guida è di estrema facilità perchè ogni cosa si compie talmente con spon­taneità, e come di riflesso automatico, che sembra quasi incon­cepibile che esistano persone che credano la guida difficile.

Ci può essere, e ci deve essere - per tutte le cose del resto - un periodo più o meno lungo di apprendistato e di rodaggio. Anche per la regolazione delle nascite, dunque, ma certamente questo periodo non è più difficoltoso dell'imparare a guidare una macchina od una motoretta. 

Diceva un saggio: « C'è qualcosa di peggiore, nella vita, che il non essere riusciti; è il non aver neanche tentato ... ».

La regolazione delle nascite è facile perchè non richiede grosse conoscenze o un elevato livello d'istruzione; basta fare la scelta iniziale, prestare un minimo d'atten­zione e poi ... cominciare con fiducia!

Tutto dipende dalla buona volontà di imparare; buona volontà che si esprime perà nell'impegnarsi, subito, a verifi­care l'esistenza dei segni indicatori della fertilità e delle ste­rilità, e ad individuare così il ritmarsi dei periodi fertili e sterili ad ogni ciclo mestruale.

Inutile dire che anche i fidanzati dovrebbero aver cura di imparare almeno gli elementi fondamentali della regolazione delle nascite, per essere pronti ad un agire responsabile fin dall'inizio della loro vita coniugale.

Solamente chi non ha mai voluto provare questo accer­tamento ha il « coraggio » o la sfrontatezza di dire che la regolazione delle nascite non è facile e alla portata di tutti.

 

E' POSSIBILE LA REGOLAZIONE DELLE NASCITE? SI

Anche questo dubbio e questa accusa hanno un preciso supporto ideologico.

Il funzionamento del ciclo mestruale è sempre stato con­cepito come avvolto da un impenetrabile mistero; mistero riguardante il corpo, ma trasferito ben presto alla stessa per­sona della donna.

Anche la scoperta del fenomeno dell'ovulazione, come punto centrale del ritmo mestruale e fulcro della fertilità della donna, non è riuscita a dissipare l'ombra del mistero femmi­nile, se non altro perchè l'ovulazione è rimasta un evento sfuggente, accertabile solo indirettamente.

Da qui la convinzione che l'individuazione dei periodi di fertilità della donna sia sempre incerta e passibile di errori, quindi che la regolazione delle nascite sia impossibile da realizzare.

La cosa potrebbe essere vera se l'indagine scientifica non avesse, in seguito scoperto che il fenomeno dell'ovulazione non è alla fin fine così importante, agli effetti pratici, come si credeva, sia per il controllo che per la regolazione delle nascite. Altri fattori sono risultati preordinati alla ovulazione e tali da favorire o annullare il valore di questa in base alla loro presenza o assenza.

La scienza ha così scoperto alcuni fattori che condizio­nano la finalità dell'ovulazione, quindi aventi un valore priori­tario rispetto ad essa.

Tra questi fattori, il più importante, è stata la scoperta del muco cervicale. Questo condiziona la stessa ovulazione al punto che senza la presenza attiva del muco cervicale l'ovu­lazione non avrebbe valore funzionale, in quanto gli sperma­tozoi, in assenza di muco, non riuscendo a raggiungere l'ovulo cui sono ordinati e diretti, renderebbero per ciò stesso « inu­tile n l'ovulazione.

E' inoltre recentissima la scoperta o, se si preferisce, l'osservazione, che la ricerca del tempo dell'ovulazione in pratica non ha più senso in quanto questa si verifica quando già la secrezione di muco cervicale è finita e quindi la pene­tranza spermatica è esclusa.

Il fulcro della regolazione delle nascite è quindi, oggi, non tanto l'ovulazione, quanto la fecondità della donna.

Essendo questa facoltà accertabile attraverso segni diretti, ben visibili ed inequivocabili, come abbiamo cerca­to di illustrare in questo libro, la regolazione delle nascite diviene un fatto possibile ed estremamente facile. La pos­sibilità di realizzazione della regolazione delle nascite è inoltre garantita da una molteplicità di segni che concor­rono ad individuare con certezza tutti i periodi fertili e sterili della donna.

Proprio per questa dovizie di strumenti di conoscenza, la possibilità di applicazione si estende non solo a tutte le donne, ma anche ad ogni caso di irregolarità mestruale. Chi afferma ancor oggi l'impossibilità della regolazione delle nascite tradi­sce la propria ignoranza circa il progresso scientifico e la capacità intelligente dell'uomo nell'utilizzare tali scoperte.

E' SICURA LA REGOLAZIONE DELLE NASCITE? SI

L'accusa più pesante ed il dubbio più cruciale è quello della insicurezza della regolazione delle nascite.

Dico regolazione delle nascite e non metodi della regola­zone perchè l'accusa di solito è sempre generica, anche se costantemente è motivata dal riferimento a quel solo metodo del calcolo statistico, applicato però sempre con tale approssi­mazione, per cui gli errori non possono, per correttezza scien­tifica e statistica, essere attribuiti tutti e neppure in buona parte, a difetto del metodo stesso.

D'altra parte si è ormai fatta molta strada dai lontani anni del primo novecento, quando si iniziava appena a rego­lare le nascite con limitatissimi dati scientifici. Oggi si dispone di ben cinque diverse metodiche di regolazione delle nascite e il problema della sicurezza si pone ovviamente in termini ben più precisi e senza equivoci.

Regolare le nascite non vuol dire far riferimento a qual­che metodo specifico, ma solamente e più propriamente, accer­tare esattamente i periodi fertili o sterili della donna con con­seguente astensione dei rapporti coniugali nei periodi di accer­tata fertilità.

La sicurezza è garantita quindi dalla sola volontà e dalla sola capacità di questa ricerca esatta dei ritmi di fertilità e dal rispetto di essi, dato che gli strumenti di conoscenza disponibili sono sufficientemente validi per assïcurare la massima pre. cisione.

All'interrogativo: è sicura la regolazione delle nascite? non si può allora che rispondere, senza indugio, con un cate­gorico sì. Gli errori che talvolta si costatano sono da attri­buire quasi sempre non ai metodi in sè, quanto alle persone: o perchè non hanno saputo fare il giusto rilevamento dei ritmi, o perchè non hanno saputo rispettare la continenza periodica.

La regolazione delle nascite, come ripetutamente si è dimostrato in questo libro, non è basata, infatti, come il con­trollo delle nascite, su mezzi tecnico-strumentali, a cui va attri­buita tutta la garanzia di sicurezza (che non è mai assoluta), ma sulla consapevolezza, quindi sulla capacità di libertà e di responsabilità della persona. 

La statistica riguardante la regolazione delle nascite è, in merito alla sicurezza, altamente importante e si­gnificativa.

Nessun mezzo anticoncezionale può uguagliare in si­curezza la regolazione delle nascite.

Certamente questo dato potrà far meravigliare chi subito pensa all'uso delle pillole estro-progestiniche o agli strumenti intrauterini (IUD), propagandati come dotati della più grande sicurezza.

Ma basterà, a giustificare la validità di quanto detto, far osservare che la presunta alta sicurezza di questi due moder­nissimi strumenti non è data tanto dalle loro capacità anticon­cezionali quanto dal loro potere abortivo.

Lo IUD è infatti notoriamente efficace per la sua preva­lente azione antinidiatoria; azione che è senza dubbio abortiva. La pillola estroprogestinica invece è considerata solo saltuaria­mente abortiva perchè anch'essa, sia pure con diversi mecca­nismi d'azione, è antinidiatoria. Ne consegue che se pillola venisse valutata solamente per la sua azione anticoncezionale dovrebbe essere ridotta al rango degli altri mezzi meccanici e chimici, e quindi, come tutti questi, di molto inferiore, anche statisticamente, alla regolazione delle nascite.

Sotto il profilo della sicurezza, dunque, la regolazione delle nascite, contrariamente all'abile ed interessata propa­ganda, orchestrata per favorire i mezzi contraccettivi, non è per nulla da meno ad alcun altro mezzo anticoncezionale.

 

E' MORALE LA REGOLAZIONE DELLE NASCITE? SI

L'interrogativo posto in questi termini sembra del tutto ozioso; certamente è ambiguo, espressione di una estrema ingenuità o di una consumata malizia.

Comunque non sarà superfluo prenderlo in esame e cer­care almeno di richiamare i principii più elementari per i quali si deve giudicare oggettivamente morale od immorale un deter­minato comportamento o un determinato agire umano.

Questi principii possono essere raccolti in prospettive di­stinte, più propriamente umane e più specificatamente religiose. - Nella prospettiva umana possiamo già ravvisare validi criteri di giudizio morale perchè « dire umano e dire morale è la stessa cosa » (S. Toni. I, IIae, 1, 3 - Paolo VI, 10-3-1971).

E' morale ogni comportamento che, adeguandosi alla condizione e dignità propria dell'essere umano, persegue il bene con libere e responsabili scelte di beni-mezzo per beni-fine.

Il bene che conta, che valorizza l'essere umano è quello che lo rende più conforme alla verità della sua essenza, in una parola più se stesso.

Ciò che è moralmente buono è, dunque, solo ciò che valorizza la persona come persona e la personalizza in quello che ha di più proprio, sciogliendolo da ogni chiusura parti­colaristica dell'egoismo e dell'individualismo.

In altre parole è ciò che apre al vero, al bene, all'ideale, al dovere.

Insomma, è morale ogni scelta in vista della realizzazione piena dell'uomo.

Sulla base di questi criteri non sarà difficile capire che solamente la regolazione delle nascite è un agire degno del­l'uomo, quindi morale, e non già il controllo delle nascite. (Si riveda, se è il caso, quanto è stato detto all'inizio di que­sto libro).

- Nella prospettiva più specificatamente religiosa si può dire che i più elementari criteri di valutazione morale sono, in merito al comportamento della disciplina della fecondità, quelli che si richiamano alla « gloria di Dio u e ai documenti auto­ritativi della Chiesa.

Senza voler entrare nei dettagli, basterà ricordare che non esiste altro fondamento dei valori umani che Dio stesso in quanto Lui è il Creatore, quindi Colui che fonda e precisa la realtà dell'uomo, la ragione del suo essere e del suo modo di essere, della sua finitezza e della sua perfezione, della sua unità e bontà, del suo essere morale.

Il dovere morale fondamentale dell'uomo è quello di mantenersi e muoversi nell'ordine che Dio, Essere crean­te, creandolo gli ha dato.

E' qui tutta la sua perfezione, il suo bene, in quanto è un volersi ed un realizzarsi conformemente al modo di essere suo proprio.

Il male incomincia quando l'uomo vuole, ribelle e sprez­zante dell'ordine della legge naturale, che è l'ordine e la legge stessa di ogni creatura e del creato, andarsene per proprio conto alla ricerca di un'altra presunta perfezione, di un altro bene, di un'altra felicità.

Il male, in questa prospettiva, non solo è un nuocere a se stessi in quanto ci si priva di essere integralmente tutto quanto si potrebbe e si dovrebbe essere, ma anche e soprat­tutto è una offesa a Dio in quanto lo si vuol praticamente negare come Creatore, come Somma Bontà ed Amore. Mantenersi nello status di creazione, nell'ordine della natura, per crescere„ per avanzare nella propria perfezione, per essere come Lui ci vuole, per farci come Lui ci ha fatto, è invece un dar « gloria n a Dio, è un riconoscerlo, un amarlo in concreto e veramente.

La Chiesa, quale interprete autorevole della legge morale, non può che confermare questi principii e tradurli in norme pratiche attraverso pronunciamenti dottrinali, come quelli del Concilio Vaticano II e dell'Humanae vitae, per rimanere tra i più recenti.

In essi infatti si dichiara esplicitamente che solamente la regolazione delle nascite è un agire morale, in quanto « è un usufruire del dono dell'amore coniugale rispettando le leggi del processo generativo » da Dio sapientemente disposte in forma di ritmi naturali di fecondità.

Il controllo delle nascite è invece immorale in quanto « è in contraddizione con il disegno costitutivo del coniugio e con il volere dell'Autore della vita ».

« Contraddire alla natura dell'uomo, come a quella della donna e del loro più intimo rapporto è perciò contraddire anche al piano di Dio, alla sua volontà » (H. V. II, 11 - 13).

L'illeceità morale della contraccezione viene poi oggi ulte­riormente aggravata per il fatto che per alcuni mezzi si rico­nosce associato un fattore di rinforzo in senso abortivo. Così per lo IUD e la pillola estro-progestinica, come si è dimostrato in precedenza, si dovrà applicare anche la norma etica, espres­sa nella recentissima dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della fede, a proposito dell'aborto: « è oggettivamente un grave peccato osare di assumere il rischio di un omicidio ». « E' già uomo colui che lo sarà ».

 

APPENDICE

 

LA TABELLA SINTO-TERMICA

Il Centro Studi Pavese di Sessuologia ha studiato una apposita tabella ginecologica per la raccolta di tutti i dati inerenti al ciclo mestruale della donna e all'attività ses­suale della coppia, che possano servire ad impostare e risolvere il problema della regolazione delle nascite.

La tabella è denominata Sinto-Termica perchè è essen­zialmente predisposta per l'annotazione dei due principali sintomi clinici della fertilità: il muco cervicale e la tempera­tura basale; e non perchè si intende imporre l'uso esclusivo del metodo sinto-termico.

La tabella è formulata in modo così dettagliato per favorire una Consulenza Epistolare (gratuita) la più perso­nale e la più precisa possibile.

La tabella è in duplice copia perchè serve: per l'invio di una parte in lettura al Centro Studi e, la conservazione della copia, per permettere di controllare quanto viene ricevuto in risposta dal Centro e di confrontarla con ogni altra ta­bella.

Ogni tabella inviata al Centro Studi viene numerata per favorire l'anonimato e la raccolta di tutte le tabelle proprie di ogni donna.

 

COME SI COMPILA LA TABELLA

La tabella va compilata in modo possibilmente com­pleto e l'esecuzione di tale operazione è di estrema facilità e semplicità.

La data della mestruazione è la prima cosa da segnare. Nella riga accanto alla data si annerano gli spazi corrispondenti ai giorni della mestruazione, più o meno completamente a seconda dell'intensità del flusso mestruale. Inutile dire che la data corrisponde al primo giorno del ciclo mestruale.

Inoltre questa prima riga serve, eventualmente, per se­gnare i giorni del calendario in corrispondenza ai giorni del ciclo già stampati nella seconda riga.

II muco cervicale va annotato nella riga corrispondente alla lettera i E 1 se il rilevamento viene fatto all'esterno con la carta igienica.

Nella riga corrispondente alla lettera D se il rileva­mento viene fatto all'interno con il dito.

Nella riga corrispondente alla lettera T se il rileva­mento viene fatto all'interno con il tamponcino. (I tampon­cini possono essere richiesti, per il momento, al Centro Studi).

Tutte le altre annotazioni vanno fatte ciascuna nella sua apposita riga con il segno indicato all'ínizio di ogni riga. L'ultima riga è riservata all'annotazione dei rapporti coniugali.

Questa operazione è preziosa per mettere in evidenza l'efficacia della regolazione delle nascite. Inoltre si po­tranno, con essa, evidenziare gli eventuali rischi che si cor­rono quando la continenza periodica non venga rispettata fedelmente.

La temperatura basale si annota a partire dalla fine delle mestruazioni con questo criterio: fatta la lettura del termometro si ricerca sulla tabella la linea corrispondente al decigrado riscontrato e lo si segna con un punto nella colonna propria del giorno.

Riunendo in seguito più punti ne risulterà, con evi­denza, il grafico.

Anche tutti i dati richiesti in calce saranno utili per una corretta compilazione e lettura della tabella.

La richiesta di tabelle deve essere fatta al Centro Studi per lettera con accluso l'importo, in francobolli, di L. 200 per il costo di tre tabelle e per le spese postali.

 

LETTURA DI ALCUNE TABELLE PARTICOLARI

Riteniamo utile riportare almeno qualche tabella, tra le molte analizzate dal nostro Centro Studi, scelta in base a particolarità degne di essere sottolineate a chiarimento di problemi pratici che possono presentarsi.

La conoscenza di questi casi particolari, specie se non proprio del tutto eccezionali, è fondamentale per dare a tutti maggiore consapevolezza nell'individuazione precisa dei periodi di fertilità e maggior garanzia nel più corretto modo di regolarsi qualora capitassero situazioni analoghe. Certamente ciascuno potrà rendersi conto che, alla fin fine, anche se in alcuni casi, sembra compaiano discordanze tra i vari modi di accertare i periodi di fertilità, il compor­tamento pratico da seguire, in realtà, è sempre molto sem­plice: basta attenersi alle regole proprie del metodo a cui si dà la preferenza.

Facciamo un esempio: se si nota che la fine del periodo fertile indicato dal metodo della chiara d'uovo non coincide con l'indicazione, corrispondente, data dal metodo della temperatura (vedi tabb. 1, 6, 9), poichè si tratta solo di due impostazioni metodologiche diverse, anche se ciascuna è, a suo modo, sicura, il comportamento logicamente varierà a seconda che si scelga di seguire un metodo piuttosto che l'altro.

La preferenza sarà libera e dettata o da motivi speri­mentali (abitudine a seguire l'uno o l'altro metodo) o da motivi psicologici (paura di rischiare o desiderio di maggior garanzia di sicurezza) o da motivi scientifici (considerato che la temperatura si stabilizza a livello alto sempre dopo la fine dei periodo di fecondabilità in quanto segno indiretto, « a posteriori » della fine del periodo ovulatorio).

La scelta si impone per il metodo della chiara d'uovo, ovviamente, solo quando, come già detto, la stabilizzazione della temperatura a livello alto non è evidente (vedi tabb. 5, 8) o il muco cervicale persiste al di là dei limite indicato dalla temperatura (vedi tab. 4).

Inutile dire che la lettura di queste tabelle non ha la pretesa di esaurire l'analisi di tutti i casi che possono pre­sentare particolarità.

È nostra intenzione pubblicare in un secondo tempo una panoramica più completa delle possibilità pratiche di applicazione della regolazione delle nascite sulla base delle tabelle che ci vengono inviate e delle esperienze che ci sono comunicate.

  

Ciclo di 29 giorni. Il muco cervicale ha un andamento normale fino all'acme poi, dal secondo giorno dopo la massima quantità, non si rende più evidente all'esterno. La temperatura basale ha un andamento rego­lare con netto rialzo termico e stabilizzazione a livello alto.

L'accertamento del periodo di fertilità è facile anche se può trovare diverse soluzioni. La fertilità inizia il 10° giorno e termina il 17° com­preso, se si segue il metodo della chiara d'uovo; termina il 19° giorno se si segue il metodo della temperatura.

Si noti che in questo ciclo si sono avuti quattro giorni di perdite rosse non mestruali, nel periodo fertile. Queste perdite rosse, dette anche piccole regole, non vanno confuse con le mestruazioni e non sono da considerare patologiche, ma facenti parte della complessa sindrome intermestruale.

 

 

La tabella è nel complesso molto significativa. Degno di nota è il fatto che nonostante la presenza di molte perdite vaginali patologiche il muco è stato ben individuato. Inoltre è da notare la lunga fase dal­l'11° al 16° giorno di perdite di muco prima dell'acme.

Il periodo di fertilità è facilmente individuabile sia con il metodo della chiara d'uovo che della temperatura basale.

 

 

La tabella è senza particolarità evidenti. Il periodo fertile è ben indi­viduato, concordemente, dai metodi del muco e della temperatura. I dolori addominali indicati non hanno certamente rapporto diretto con il ciclo mestruale, perchè non sono legati al periodo ovulatorio.

La continenza periodica non è stata qui affatto rispettata. II ricorso al coito interrotto, proprio nel periodo di massima fertilità, è un contro­senso ed una incoerenza perchè in questo modo si rischia di concepire rendendo vana la regolazione delle nascite. Inoltre la lavanda post coitale nel periodo sterile è ingiustificata.

Ciclo mestruale di 28 giorni. Il muco cervicale è presente, ma, pur­troppo, con visibilità esterna di pochissimi giorni. Si impone in questi casi la ricerca interna del muco cervicale specialmente per poter indi­viduare il vero inizio del periodo fertile. In mancanza di tale accerta­mento l'inizio del periodo fertile deve essere fornito dal calcolo del metodo di Ogino, sulla base del ciclo più corto.

L'indicazione del giorno della massima quantità di muco è preziosa e sufficiente per stabilire la fine del periodo fertile.

La curva termica è regolare e tipica.

Ciclo lungo, di 35 giorni. Il muco cervicale presenta anche qui una lacuna di visibilità esterna al 17° giorno del ciclo ed è già scomparso dopo soli due giorni dall'acme.

La curva termica è bifasica però presenta un rialzo termico piuttosto lungo e a gradini, che rende incerta l'individuazione del secondo periodo sterile, se la donna non conosce il suo consueto livello di alta temperatura.

L'indicazione della chiara d'uovo è preziosa per accertare con chiarezza il periodo fertile. Questo inizia con il 16° giorno del ciclo e termina il 25° incluso.

 

 

 

 

 

 

 

  

Ciclo di 32 giorni. Il muco cervicale presenta una lacuna di visibilità esterna al 12° giorno; la sua presenza è però da presupporre all'interno. Raggiunta la massima quantità il 15° giorno, scompare dopo quattro giorni.

L'andamento della temperatura basale è regolare, anche se il rialzo termico si svolge in una lunga linea ascendente, rendendo cosi difficile stabilire la linea orizzontale e quindi, con sicurezza, la fine del periodo fertile.

Il periodo fertile può essere con facilità accertato in questi modi: l'inizio si ha a partire dal 9° giorno; continua ininterrotto fino al 19° secondo il metodo della chiara d'uovo; fino al 21° secondo il metodo della temperatura. Se infatti copriamo tutte le punte basse della prima fase vediamo balzare netta la seconda fase alta.

Il ciclo mestruale è corto, di appena 26 giorni. II muco cervicale ha un andamento particolare. Al di fuori del tipico periodo fertile si ha una riapparsa fugace al 21°-22° giorno, in pieno periodo sterile post-ovula­torio, e ancora il giorno precedente la mestruazione.

Perciò queste ricomparse di muco non vanno considerate segno di fertilità, quindi i rapporti coniugali possono essere compiuti regolar­mente e con tutta sicurezza anche in questi giorni.

Il rialzo termico è netto e la linea orizzontale è evidente.

Anche qui il periodo di fertilità è facilmente individuato, e concorde­mente, dai due metodi della chiara d'uovo e della temperatura basale.

 

Il muco cervicale in questa tabella è molto tipico, anche se nel periodo fertile si nota una lacuna di visibilità esterna all'11° giorno; lacuna di trascurabile valore perchè inclusa nel noramie andamento di perdite di muco cervicale. Si nota inoltre anche la riapparsa fugace di muco verso li 20° giorno del ciclo, in pieno periodo sterile.

La curva termica è invece caratterizzata da anomale puntate termiche dovute ad attacchi di appendicite (si noti l'importanza di questa annota­zione) e tali da impedire proprio l'individuazione del normale rialzo termico ovulatorio.

La linea orizzontale di temperatura a livello alto è però abbastanza evidente.

Il periodo fertile è comunque individuabile, con sicurezza e facilità, col metodo della chiara d'uovo.

 

 

Ciclo mestruale molto lungo, di 38 giorni. Il muco ha un andamento particolare. Si nota una sua isolata comparsa verso il 14° giorno, seguito da due giorni di assenza, quindi da un lungo periodo di perdite di muco. Qualora nella prima fase del ciclo si noti, all'esterno, una comparsa isolata di muco, s'impone subito la ricerca interna, perchè quella prima comparsa, benchè isolata, potrebbe segnare l'inizio del periodo fertile. Per questa ragione è d'obbligo, nella prima fase del ciclo, l'astensione dai rapporti coniugali ad ogni comparsa di muco, anche se isolata. La ricomparsa isolata di muco, nella seconda fase dei ciclo - in questo caso al 32° 33° giorno - è invece da non considerare segno di fecondabilità.

È da sottolineare l'importanza di prendere la temperatura preferibil­mente alla stessa ora o di farne nota in caso contrario di notevole spostamento d'orario, onde poter interpretare con più precisione il grafico.