LA
REGOLAZIONE DELLE NASCITE (illustrato)
CENTRO STUDI PAVESE DI SESSUOLOGIA - Dr.
GABRIELE BONOMI Specialista in Endocrinologia Direttore CENTRO STUDI PAVESE DI
SESSUOLOGIA Membro Société Nationale pour l'étude de la stérilité et de la
fécondité
ALLA DONNA, NELL'ANNO
INTERNAZIONALE A LEI DEDICATO, PERCHÈ POSSA TROVARE SERENAMENTE LA GIOIA DI UNA
MATERNITÀ RESPONSABILE.
Questo
libro nasce da un'esigenza concreta e immediata: aiutare le persone, che per
buone ragioni vogliono programmare le nascite, a convincersi che, con i metodi
naturali, questo loro compito è - oltre che legittimo - facile, possibile,
sicuro, morale.
E'
un incoraggiamento a proseguire con tranquillità, per le coppie che già hanno
scelto questa strada; è un invito a provare - basta un pò di buona volontà
all'inizio - per le coppie che non hanno ancora avuto possibilità di sapere
come stanno le cose in realtà e sono quindi rimaste vittime della propaganda
degli anticoncezionali (ormonali, meccanici, chimici), oppure ... si arrangiano
« stando attenti ».
E'
inoltre un aiuto concreto per i fidanzati che si pongono seriamente i problemi
della loro futura vita coniugale e vogliono prepararsi nel modo giusto,
facendo di. questa preparazione un utile momento di crescita, di dialogo, di
scelte responsabili.
Il
fine di questo lavoro, dunque, è essenzialmente pratico e divulgativo, rivolto
soprattutto a chi non ha un'adeguata preparazione scientifica e medica (anche
se tutti vi troveranno, senz'altro, molte cose nuove ed interessanti).
Avremmo
potuto trattare con più completezza e profondità scientifica gli aspetti
anatomici, biologici e fisiologici; ma abbiamo pensato di limitarci in questo,
proprio per non appesantire la fatica del lettore.
Restiamo,
comunque, sempre a disposizione di coloro che ci vorranno richiedere
informazioni più particolareggiate o più specializzate.
Nostra
viva speranza è di contribuire - sia pure nei limiti inodesti del nostro lavoro
- a rendere più giusta, libera, umana la vita delle persone, delle famiglie,
della società. In questo ci sentiamo particolarmente impegnati.
Non
può mancare, in questa sede, un vivo ringraziamento agli amici collaboratori
del Centro Studi Pavese di Sessuologia per il prezioso contributo prestato alla
realizzazione di questo lavoro. In particolare: Maurizio Perfetti, esperto in
statistica e animatore sociale; il dott. Giancarlo Bertolotti, ostetrico-ginecologo;
il dott. Sandro Assanelli, chimico; la signorina Rita Dolcini, per le
consultazioni bibliografiche; la prof.ssa Ada Necchi e Angelo Loriani, per i
disegni.
In
sintesi, ci sembra di poter dire che questo libro (appoggiato anche
dall'attività di consulenza del nostro Centro Studi) sarà utile a FIDANZATI
che vogliono prepararsi seriamente; SPOSI che vogliono vivere in piena armonia
la loro vita sessuale e coniugale; MEDICI, OSTETRICHE, ESPERTI che vogliono
mantenersi aggiornati ed avere un appoggio specializzato; SACERDOTI, EDUCATORI,
GIORNALISTI e TUTTI coloro che vogliono essere competenti e idonei a fornire una
guida sicura sul piano morale, scientifico, pratico.
Ci sentiamo inoltre in dovere di ringraziare chi vorrà farci conoscere le sue osservazioni, esperienze, ed eventuali dubbi, perchè siamo convinti che soltanto con la collaborazione di tutti sarà possibile aiutare meglio un numero sempre maggiore di persone. GABRIELE BONOMI
Pavia
- febbraio 1975
Diciamo
« regolazione » delle nascite e non « controllo » delle nascite (Birth
Control), perchè ci teniamo che le parole conservino ancora integra la loro
funzione di fedele espressione di precisi contenuti e significati.
E'
palese che usando il termine regolazione si dice cosa diversa da quella che si
intende con la parola controllo. Sarà dunque bene precisare la distinzione dei
due termini.
La
parola regolazione esprime un criterio di operazioni o di attività
disciplinato da una regola, cioè da un ordine dettato dalla ragione, da
principi superiori, da leggi intrinsiche, vale a dire corcorrispondenti alla
natura e alle finalità stesse di quel determinato agire, insomma, un agire
secondo un ordine che gli è proprio.
Sulla
base di questi significati ne deriva che per regolazione delle nascite si intende
la disciplina degli atti procreatori secondo un ordine di ragionevole prudenza
e con una procedura dettata dalle stesse leggi biologiche della fecondità
umana. Secondo queste leggi, perchè gli atti coniugali conservino sempre il
loro normale svolgimento e la loro efficacia devono essere collocati, a
tempo opportuno, secondo il ritmarsi dei periodi fertili e sterili.
La
regolazione delle nascite si attua solamente mediante l'uso di « metodi »
che, individuando i ritmi di fertilità e di sterilità della donna, permettono
alla coppia di regolarsi agevolmente con vera responsabilità.
Puntando
solo sui metodi di conoscenza, la regolazione delle nascite esercita sempre
una azione di pacifica armonizzazione tra le persone coniugate, il loro modo di
essere e di agire.
La
parola controllo esprime invece il dominio empirico di un fatto, di una attività,
di modo che si verifichi solo quanto è stato prestabilito ed esattamente come
è tato predeterminato. Controllare significa così assoggettare al proprio
dominio o con azioni dirette o con controlli automatici, esercitare una azione
coercitiva, subordinare qualsivoglia mezzo al fine.
Il
controllo delle nascite vuol dire invece bloccare o l'atto coniugale o i fattori
biologici di fertilità della coppia in modo che non si dia mai luogo a
nascite non programmate.
Il
controllo delle nascite si esercita così mediante l'uso di « mezzi » che, se
sono strutturalmente finalizzati ad impedire solo il concepimento, sono
denominati più propriamente anticoncezionali o contraccettivi. Se invece arrivano
a distruggere la capacítà procreativa in modo temporaneo o permanente sono
meglio qualificati come sterilizzanti e se intendono addirittura ad
eliminare il prodotto del concepimento sono normalmente considerati come
abortivi.
Il
controllo delle nascite, puntando sui soli mezzi tecnici, finisce sempre per
esercitare una azione coercitiva e violenta contro le persone genitalmente
mature e capaci di procreazione.
La
distinzione tra regolazione e controllo delle nascite non è quindi solamente
linguistica o accademica, ma soprattutto sostanziale.
Ed
è proprio in base a questa netta contrapposizione di fondo che si profila anche
il diverso giudizio morale.
Poichè
oggi, purtroppo, si tende ad assimilare i due procedimenti dando così ad
essi, con la stessa denominazione, una identica qualificazione morale, è quanto
mai necessario il richiamo anche ad una proprietà di linguaggio, espressione
di chiarezza, di ordine e di coerenza morale.
Anche
quest'altra distinzione, oltre ai due termini « regolazione » e « controllo
», si impone, oggi; e ciò per il crescente numero di mezzi abortivi,
indistintamente annoverati tra i più comuni e diffusi procedimenti di controllo
delle nascite.
Questi
inserimenti sarebbero giustificati dal fatto che tutti i mezzi concorrono, con
modalità diverse, ad impedire lo stesso fine: le nascite non programmate.
Ma
allora in questo contesto anche il termine natalità diviene profondamente
ambiguo ed esigente di chiarimento. Mentre regolazione delle nascite vuole
inequivocabilmente dire, nel rispetto delle leggi della riproduzione, dar luogo
solo a concepimenti e, conseguentemente, a nascite responsabili, a proposito del
controllo delle nascite va fatto, in clima di troppo larga « accettazione »
dei mezzi precocissimamente abortivi, una ulteriore distinzione tra controllo
delle nascite e controllo dei concepimenti, cioè tra mezzi anticoncezionali e
mezzi abortivi, perchè, in effetti, il controllo può esercitarsi solo a
livello di nascite e non, anche, di concepimenti.
Potrà
sembrare forte, in un clima sociale morbido e permissivo quale l'attuale,
l'affermazione che solamente la regolazione delle nascite e non il controllo
delle nascite o dei concepimenti, è degna dell'uomo, perchè espressione di
un agire umano veramente libero e responsabile.
Ma
basta fermarsi un momento solo a riflettere sul significato autentico dei
concetti di «agire umano-responsabile-libero» per convincersi della esattezza
dell'affermazione.
Agisce
umanamente, con responsabilità e libertà, solamente colui che sa,
lucidamente, cosa fa e perchè lo fa, cioè chi assume personalmente le
motivazioni del suo agire e le attua quali valori promozionali di sè.
In
altre parole l'agire umano è proprio di colui che è padrone di sè, possiede
se stesso, è in grado di usare liberamente tutte le sue forze, le sue
possibilità per realizzarsi, per attuare il progetto che ha formulato sulla
base di scelte personali e meditate.
E'
un agire dietro riflessione e con conoscenza di causa, cioè in conformità con
le ragioni approvate e le esigenze constatate.
Sulla
base di questi chiarimenti concettuali appare evidente che il controllo delle
nascite, contrapposto alla regolazione delle nascite, è la negazione pratica di
tutto ciò che sa di uomo, di responsabile, di libero.
Chi
ricorre ai mezzi anticoncezionali, infatti, siano questi il coito interrotto, il
preservativo, le pomate spermicide, i diaframmi vaginali, le spirali
intrauterine, la pillola, ecc., ecc., lo fa perchè non sa o rinuncia a sapere
quali siano i momenti di fertilità della donna, o ancora, non vuole adeguarsi a
questi dati di fatto. Chi usa i mezzi contraccettivi, « parte sbagliato »:
parte dal presupposto errato che la donna in ogni momento del suo ciclo
mestruale sia feconda e che ogni rapporto coniugale porti, di per sè, quasi
automaticamente, ad un concepimento o ad una gravidanza. Il controllo delle
nascite è quindi un comportamento costretto da questo presunto ed errato stato
di necessità biologica, al fine di evitare figli non programmati. Il mezzo
anticoncezionale diventa, in questa situazione, paradossalmente un valore, cioè
ciò che vale, almeno tecnicamente, anche se si avverte chiaramente che nell'uso
di ogni mezzo anticoncezionale viene in qualche modo, sempre svalorizzata la
relazione coniugale e compromessa la dignità ed integrità delle persone.
Se
ben la si considera, la regolazione delle nascite è invece un agire umano
responsabile e libero perchè si svolge solo ed essenzialmente sulla base di
criteri operativi, propri della condizione umana.
La
regolazione delle nascite esige, infatti, anzitutto la conoscenza oggettiva
delle cose, cioè delle condizioni concrete dell'agire genitale, riconosciute
nelle strutture biologiche proprie della genitalità e della fertilità umana;
esige inoltre la riflessione sul senso ed il valore di queste possibilità
biologiche; ed infine esige la scelta di gesti concreti appropriati ed efficaci
alla realizzazione di ciò che si è constatato essere valido e doverosamente
perseguibile per il proprio bene.
In
altri trmini la regolazione delle nascite presuppone:
-
una conoscenza precisa delle cause o delle condizioni della procreatività
umana, cioè una conoscenza esatta dei tempi di fertilità ricorrenti ad ogni
ciclo mestruale;
-
una riflessione sull'importanza ed il valore promozionale del rispetto delle
leggi biologiche inerenti alla procreatività ed all'agire genitale, leggi
considerate più che come limitazioni, come condizioni indispensabili per
favorire la pienezza e la verità dell'agire umano genitale;
-
una scelta libera e spontanea della continenza periodica perchè riconosciuta
come il mezzo di azione più adeguato alla realtà delle cose, il più semplice
e nel contempo il più efficace per la programmazione della natalità.
La
positività della regolazione delle nascite va considerata non solamente come
elemento primo di maturità umana e quindi di dovere morale, e neppure sotto
l'aspetto di un buon metodo naturale di programmazione della natalità, ma anche
e soprattutto come condizione indispensabile per una corretta impostazione e
conduzione della vita coniugale.
Tutti
coloro, infatti, che hanno creduto alla bontà dell'ordine della natura e si
sono impegnati a seguirla nei suoi ritmi sapienti, con la continenza periodica,
hanno con stupore constatato una profonda trasformazione della loro vita
sessuale e coniugale, hanno ricevuto ricchezze inaspettate ed insperate. La
donna, a conoscenza dei suoi ritmi di fecondità, non è più succube di una
situazione che non conosce e così strettamente la coinvolge. La sua vita
sessuale non è più dominata dall'incubo di una procreazione non desiderata.
Ella sa quando deve rispettare la continenza e sa quando invece è possibile
realizzare una unione pienamente gratificante e serena. Questa maggiore
consapevolezza del proprio agire e questa tranquillità di spirito sono le
migliori premesse per una vita di relazione che, libera da intralci, si alimenta
e si accresce nell'amore.
Non
è solo la donna a godere di questa maggior responsabilizzazione dei propri
atti. Il comportamento dell'uomo viene ad essere messo in causa forse ancor più
di quello della donna. Fino ad ora era lasciata a lui la direzione della vita
sessuale del matrimonio, nella quale la moglie si sentiva succube, ed egli
stesso era spesso vittima di un falso modello di uomo, la cui virilità sarebbe
consistita in una continua richiesta di prestazioni sessuali.
Ora
l'uomo scopre nel corpo della sua donna una regola che vale anche per lui, un
susseguirsi di periodi di fecondità e di sterilità che lo conducono, per amore
appunto della sua donna e dei suoi figli, ad assumere una forma di disciplina
che potenzia la sua volontà e in definitiva la sua libertà di azione. Egli
scopre che può aspettare, come ha rispettato col tempo felice del suo
fidanzamento, il momento giusto per compiere un rapporto sessuale completo nel
quale darsi senza riserve e senza timori. E scopre, nei periodi di continenza,
la tenerezza, quella tenerezza che sua moglie tanto desidera e di cui gli è
tanto grata, quella tenerezza che è la preparazione più dolce a tutti gli atti
coniugali che verranno.
L'uomo
acquista, così agli occhi della sua donna, una stima e una dignità nuova. Non
è più l'uomo che bisogna accontentare come un bambino, perchè non è capace
di rinunciare, è veramente la persona sulla quale si può fare affidamento per
costruire insieme l'amore. Svanisce così spesso tutta quella frigidità
femminile tanto lamentata da parte dei mariti, insieme al pericolo di una
assuefazione ad una vita sessuale senza regole e senza anima.
Tutti
questi cambiamenti nell'uomo e nella donna portano logicamente anche ad una
trasformazione della vita coniugale stessa.
L'atto
coniugale non è più, infatti, un atto banale che si ripete meccanicamente di
cui la donna spesso fa a meno appena le è possibile, ma è il momento
privilegiato della vita a due, carico di significati profondi che si sono
accumulati in tutti quegli altri momenti di rinuncia e di dedizione vissuti
insieme.
1°
CONOSCERE
La
regolazione delle nascite si attua solo partendo dalla esatta conoscenza dei
giorni di fertilità e di sterilità della donna.
Sapere
quando si può concepire è una cosa molto semplice - contrariamente a quanto
si crede o si cerca di far credere -, più facile che imparare il corretto uso
dei mezzi anticoncenzionali e ancora più sicuro che usare i più comuni
contraccettivi.
Bastano
infatti poche nozioni di ordine generale e un minimo impegno pratico o tecnico
perchè ogni donna possa imparare a stabilire i suoi ritmi di fertilità e di
sterilità.
Ogni
donna sa, per esperienza, delle mestruazioni.
LA
MESTRUAZIONE, quella perdita
di sangue che mensilmente esce dall'organo genitale femminile, è il segno più
chiaro che non c'è gravidanza in atto e quindi che nel mese precedente non c'è
stato un concepimento.
La
ragione del fenomeno della mestruazione è la seguente: se, nel momento
propizio, non si ha un concepimento la parete interna o mucosa dell'utero,
ciclicamente preparata per accogliere e fissare un eventuale uovo fecondato,
si disfa e viene eliminata all'esterno con del sangue. Questo flusso sanguigno
mestruale dura solo pochi giorni, cinque o sei in media.
La
donna sa, inoltre, che con la mestruazione inizia per lei una nuova possibilità
di diventare mamma. Questa evenienza verrà confermata o smentita a seconda che
si verificherà o no la successiva mestruazione.
La fecondità della donna si può verificare, dunque, nell'arco di tempo che va da una mestruazione all'altra; questo tempo è detto ciclo mestruale.
IL
CICLO MESTRUALE
è il tempo che va dal primo giorno di una mestruazione fino al giorno precedente
la successiva mestruazione.
Dì
solito il ciclo mestruale è lungo tanto da verificarsi una sola volta al mese e
per questo viene comunemente chiamato anche ciclo mensile.
Ma ogni donna sa che la lunghezza del suo
ciclo mestruale può non essere costante e che è ugualmente normale avere
cicli mestruali che oscillano da un ciclo mestruale più corto ad un altro più
lungo, purchè il divario non sia estremamente grande.
Ciò
che ogni donna dovrebbe anche sapere però è che non si può concepire in
qualsiasi giorno dei ciclo mestruale, ma che esiste un solo periodo, entro il
ciclo, in cui è possibile la fecondabilità della donna.
IL
PERIODO FERTILE DELLA DONNA
è normalmente localizzabile nella parte « centrale » di ogni ciclo mestruale:
soltanto in questa fase è possibile infatti la fecondazione dell'ovulo. Di
conseguenza il periodo fertile sarà preceduto e seguito sempre da un periodo
così detto sterile.
La conoscenza precisa del periodo fertile e dei periodi sterili della donna comporta il ricorso ad alcuni semplici accorgimenti tecnici, di solito considerati e definiti metodi per la regolazione delle nascite.

2°
INDIVIDUARE
Per
stabilire la fecondabilità della donna ci sono due grandi possibilità:
l'una
indiretta: localizzare i periodi sterili della donna; l'altra diretta:
localizzare il periodo fertile della donna. Le modalità per queste operazioni
sono ovviamente diverse tra loro, ma molto semplici e facilmente applicabili
anche contemporaneamente in modo da avere più di una conferma sull'esattezza di
quanto accertato.
I
due periodi sterili, il precedente e il seguente quello fecondo, sono
logicamente legati, strettamente, alla lunghezza dei cicli mestruali.
Se questa lunghezza fosse fissa, il problema della loro individuazione sarebbe ancora più semplice e definitiva, ma data la continua variabilità dei cicli mestruali bisogna per forza ricorrere ad alcuni intelligenti accorgimenti in modo da poter ugualmente accertare con sicurezza i periodi sterili, nonostante il loro continuo variare. Questi accorgimenti sono in pratica, i così detti metodi per la regolazione delle nascite.
La
donna, si sa, può facilmente conoscere le ampiezze di oscillazioni dei suoi
cicli mestruali. Basta che annoti, per almeno un anno, tutte le lunghezze dei
cicli mestruali che ha avuto e vedrà subito di quanti giorni è stato il suo
ciclo più corto e di quanti il suo ciclo più lungo.
Una
volta che sa la lunghezza di questi due cicli mestruali per stabilire i suoi
periodi sterili basta fare un semplice calcolo numerico.
PER
STABILIRE IL PRIMO PERIODO STERILE,
cioè quello che va dal primo giorno della mestruazione fino al periodo fertile,
basta detrarre dalla lunghezza del ciclo più corto il numero fisso di 19. (Chi
vuol dare più margine di sicurezza sottrae anche il numero 20). Il risultato di
questa sottrazione indica sempre il numero di giorni sterili del primo periodo.

Questa
figura serve a facilitare la donna nella ricerca dei suoi giorni sterili del suo
primo periodo di sterilità. I numeri in basso indicano le lunghezze dei
possibili cicli più corti.
A
ciascuna di queste lunghezze corrisponde in alto un numero che indica
immediatamente i giorni sterili del primo periodo, per ogni ciclo mestruale più
corto.
Basta
così leggere in alto il numero che corrisponde a quello in basso per avere il
dato ricercato.
Dalla
figura è pure evidente che tutti i giorni indicati partono dal primo giorno del
ciclo mestruale.
PER
STABILIRE INVECE IL SECONDO PERIODO STERILE,
cioè quello che va dalla fine del periodo fertile fino alla mestruazione,
periodo detto anche premestruale, basta detrarre dalla lunghezza del ciclo più
lungo il numero fisso 10. Il risultato di questa sottrazione indica il giorno
del ciclo mestruale a partire dal quale incomincia la sterilità che durerà
fino alla mestruazione.
Per
facilitare la ricerca dei giorni sterili del secondo periodo di sterilità,
evitando di fare anche l'operazione di sottrazione indicata, basta servirsi
della figura che segue.
Analogamente
alla figura precedente, in basso sono indicate le lunghezze dei possibili cicli
più lunghi.
Per
ciascuna di queste lunghezze corrisponde in alto un numero che indica il giorno
del ciclo a partire dal quale incominciano i giorni sterili che poi dureranno
fino alla mestruazione.
Se
la donna legge in alto il numero che corrisponde a quello, in basso, del suo
ciclo più lungo, ha immediatamente indicato l'inizio del secondo periodo di
sterilità.

Facciamo
un esempio pratico: supponiamo che una donna abbia i suoi cicli mestruali
oscillanti da un ciclo più corto di 26 giorni ad un ciclo più lungo di 30
giorni. Per stabilire il primo periodo sterile, quello post-mestruale, sottrarrà
dal numero 26 il numero 19 ed avrà come risultato il numero 7 (26-19=7) ; ciò
vuol dire che per quella donna i primi sette giorni di tutti i suoi cicli
mestruali sono sicuramente sterili. Basta ricordarsi di partire a contare sempre
dal primo giorno della mestruazione.
Per
stabilire il secondo periodo sterile, quello premestruale, sottrarrà dal
numero 30 del ciclo più lungo il numero 10 ed avrà come risultato il numero 20
(30-10=20). Ciò vuol dire che per quella donna dal ventesimo giorno di tutti i
suoi cicli mestruali incominciano i giorni sterili per terminare poi con la
mestruazione.
In
sintesi:
il
metodo di Ogino è questo:
•
giorni del ciclo più corto - 19 = giorni del primo periodo sterile.
••
giorni del ciclo più lungo - 10 = primo giorno del secondo periodo sterile.
Tutti
i giorni compresi fra questi due periodi sono da considerare fertili.
Ogni donna può, così, sulla base di queste due semplici operazioni di sottrazione stabilire con grande sicurezza i termini dei suoi periodi sterili. La sicurezza è data dal fatto che si tien conto, con questo calcolo, di tutte le variazioni di lunghezza dei cicli mestruali che normalmente in lei si possono verificare quando non sia esposta a gravi perturbazioni di ordine fisico e psichico.
La
variazione di durata del ciclo mestruale può essere più comunemente provocata
da malattie, indisposizioni, forti emozioni, tensioni nervose particolarmente
forti; dall'uso di medicine particolari come ad es. tranquillanti, ormoni,
dimagranti, ecc.; dai cambiamenti di clima, viaggio di nozze, e così via.
In
questi casi bisogna attendere che il ciclo perturbato o ritenuto tale sia
passato o ritornato normale. Dopo un parto o un aborto, invece, l'andamento dei
cicli mestruali può subire variazioni rispetto a prima, e in modo
persistente. Si dovrà allora riosservare almeno 4 o 6 cicli mestruali, dopo
ogni parto e dopo ogni aborto, per poter ristabilire, con il nuovo ciclo più
corto e quello più lungo, i due periodi sterili.
E'
ormai da tutti gli studiosi riconosciuto che il periodo sterile pre-mestruale
è chiaramente indicato e in modo infallibile dal rialzo termico basale del
corpo della donna. In altre parole, se la donna a partire dalla metà del suo
ciclo mestruale, ogni mattina, appena si sveglia, possibilmente alla stessa
ora e sempre allo stesso modo (rettale o ascellare), si misura la febbre
(meglio dire la temperatura basale) nota che nell'ultima parte del suo ciclo
avrà una temperatura sempre più alta che nella parte precedente.
La
temperatura basale del ciclo mestruale normale ha così sempre un andamento
bifasico, cioè la prima fase è bassa poi sale di qualche decigrado e vi rimane
alta, seconda fase, fino alla vigilia delle mestruazioni.
La
scienza medica ha stabilito che a partire dal terzo giorno, dopo che la
temperatura si è mantenuta a livello alto, incominciano con sicurezza i
giorni sterili premestruali.
Questo
è in sintesi il metodo termometrico o della temperatura.
E'
ancora accertato che qualunque possa essere la lunghezza del ciclo mestruale il
periodo sterile premestruale, indicato dalla temperatura a livello alto, è di
durata costante.
Con
il semplice accorgimento di misurarsi la temperatura ogni mattina, e per un
certo numero di giorni sufficienti per rilevare il rialzo termico, la donna può
così sempre, ad ogni ciclo mestruale, stabilire con estrema certezza almeno
il suo periodo sterile pre-mestruale.
Per
rendere più visibile l'andamento della temperatura è consigliabile l'uso
della registrazione delle letture giornaliere della temperatura su un foglio
quadrettato in modo da ricavarne una curva termica come quella indicata a
figura.

Ouella
indicata in figura è una curva ideale o teorica; esempi di curve « reali »
sono riportati più avanti nel testo. Imparare questo accorgimento tecnico è
oggi molto facile perchè la curva termica è usata comunemente per seguire
l'andamento della febbre in diversi casi di malattia.
METODO
CICLO-TERMOMETRICO
Poichè
usando solamente la misurazione della temperatura si stabilisce un solo
periodo sterile, quello premestruale e non è affatto possibile stabilire
anche il primo periodo sterile, quello post-mestruale, conviene associare alla
misurazione della temperatura anche il calcolo numerico. Il primo periodo
sterile può essere così stabilito con la solita detrazione di 19 dal ciclo più
corto. Dopo di che iniziando il periodo fertile si passa alla misurazione della
temperatura basale fino a che si rileva, con il terzo giorno di alta
temperatura, l'inizio del secondo periodo sterile premestruale.
La
combinazione di questi due metodi è ovviamente molto semplice, in più ha il
vantaggio non trascurabile di permettere di ridurre il periodo fertile ai limiti
più verosimili (cosa non sempre possibile con il solo calcolo numerico)
specialmente quando le oscillazioni di lunghezza dei cicli mestruali sono molto
ampie.
Il
periodo fertile della donna è stato ovviamente, finora accertato solo in modo
indiretto attraverso i due periodi sterili. Il periodo fertile può essere però
ancora, indirettamente individuato, anche con un altro « trucco » tecnico
molto semplice.
Se,
infatti, si segue il metodo della temperatura basale, osservando più curve
termiche - almeno sei, meglio ancora dodici - si potrà individuare esattamente
in qual giorno del ciclo mestruale si è avuto il più precoce rialzo termico
(per giorno del rialzo termico si deve ritener quello della temperatura più
bassa che immediatame te precede l'inizio del rialzo).
Se
da questo giorno del ciclo, corrispondente al più precoce rialzo termico, si
detrae il numero fisso sei (sei giorni) si avrà indicato subito l'ultimo giorno
di sterilità del primo periodo sterile.
Facciamo
un esempio: se una donna dovesse accertare che il suo più precoce giorno di
rialzo termico è il tredicesimo giorno del ciclo mestruale, applicando la
regola indicata della sottrazione di sei (13-6=7) potrà concludere che il suo
primo periodo sterile termina con il settimo giorno e che il suo periodo fertile
incomincia con l'ottavo giorno del ciclo mestruale per terminare sempre tre
giorni dopo la temperatura a livello alto.

Questo
inizio di fecondità sarà valido, naturalmente, per tutti i suoi cicli
mestruali.
Questo
nuovo modo di accertamento misto potrà dunque servire a precisare meglio la
durata dei periodi sterili e del periodo fertile.
In
sintesi:
il
metodo ciclo-termico è questo:
•
giorni del ciclo più corto - 19
oppure
•
giorno dei ciclo corrispondente ai più precoce rialzo termico - 6 = giorni
del primo periodo sterile.
••
quarto giorno di rialzo termico accertato = primo giorno dei secondo periodo
sterile.
Tutti
i giorni compresi fra questi due periodi sono da considerare fertili.
B - IL PERIODO FERTILE DELLA DONNA
Il periodo fertile della donna può
essere evidenziato direttamente mediante la ricerca di un segno specifico di
tale periodo. Questo segno è rappresentato da una particolare perdita fis'
ogica, non patologica, che, fuoriuscendo all'esterno dei genitale femminile,
si rende facilmente visibile ed accertabile con sicurezza da ogni donna: si
tratta del muco cervicale.
Il
fenomeno di questa perdita mucinosa è limitato al periodo centrale del
ciclo mestruale e localizzato tra i due periodi sterili. Poichè è stato
scientificamente dimostrato che solamente per la presenza di questo muco il
seme maschile può sopravvivere e penetrare all'interno fino ad arrivare a
fecondare l'ovulo, questa secrezione mucínosa rappresenta non solo la
condizione pratica di fecondità, ma anche, per la sua visibilità
all'esterno, un segno prezioso per accertare la durata reale del periodo
fertile.
METODO
DE LA CHIARA D'UOVO
Per
sapere quando la donna può essere fertile basta che accerti bene quando
incominciano le perdite di questo muco e fino a quando durano. Solamente nei
giorni di presenza di queste perdite la donna può essere fecondata. Il
rilevamento di questa perdita mucinosa è estremamente facile. Basta cercare
all'orifizio esterno del genitale femminile, se c'è presenza di muco
biancastro, quasi trasparente, elastico e filante, cioè avente tutte le
caratteristiche visibili analoghe a quelle del bianco dell'uovo crudo
(Chiara d'uovo). Questa operazione di ricerca può essere fatta agevolmente più
volte al giorno, ogni volta che la donna va alla toilette.
Poìchè
non esiste altra perdita vaginale che assomigli a questo muco, specialmente se
si cerca di mettere in evidenza la caratteristica dell'elasticità (se lo si
stiracchia il muco si distende facendo il filo), l'accertamento del periodo
fertile e facile e sicuro.
Questa
perdita, tipica della fecondabilità, ha inoltre un andamento particolare che
ancora la contraddistingue: incomincia con il poco per aumentare fino ad un
massimo di quantità e di fluidità, per poi rapidamente scomparire.
Secondo
i dati dell'esperienza quando una donna accerta la presenza di questo muco per
un periodo di almeno otto o nove giorni con il tipico andamento indicato a figura,
può essere sicura che se si astiene dai rapporti coniugali nei giorni in cui
ha queste perdite di muco, non potrà assolutamente concepire.
Si
noti che in genere la fertilità scompare con il quarto giorno dopo l'ultimo
giorno di massima quantità di secrezione. Comunque, la presenza di muco è
sempre indicativa, in ogni caso e per qualsiasi forma di irregolarità
mestruale, di fecondabilità della donna.

La
ricerca di questo segno della fecondabilità è inoltre particolarmente indicata
specie nei casi di grandi irregolarità mestruali, nelle saltuarie assenze di
mestruazioni e nel periodo del post-partum e dei l'allattamento, quando cioè di
solito, ogni altro metodo per accertare i periodi sterili è reso difficile o
impossibile.
In
sintesi:
il
metodo della chiara d'uovo è questo:
•
Nei giorni in cui c'è presenza dì muco cervicale la donna è fecondabile.
•
Nei giorni in cui non c'è presenza di muco, la donna è sicuramente sterile.
Ovviamente
l'accertamento dev'essere preciso.
Le
ragioni di questa semplice legge biologica, unico fondamento del metodo de « la
chiara d'uovo », sono tutte nelle varie funzioni del muco cervicale.
Per
dare, allora, maggior certezza psicologica circa la validità e la sicurezza del
metodo sarà bene che ci si soffermi un momento ad illustrare in concreto queste
funzioni del muco in ordine alla fecondità.
1)
ATTRAZIONE DEGLI SPERMATOZOI
La
prima funzione del muco cervicale è quella di esercitare una attrazione degli
spermatozoi.
Gli
spermatozoi deposti nel fondo vaginale vengono decisamente attratti verso il
muco cervicale fuoriuscito dall'orifizio esterno del collo uterino anzitutto
perchè il muco cervicale è alcalino mentre l'ambiente vaginale è fortemente
acido e gli spermatozoi mal sopportano tale acidità.
Il
muco cervicale è sempre nettamente alcalino. Questo fatto offre agli
spermatozoi un mezzo ambientale più che confortevole, atto per primo a farli
sopravvivere. Come si sa nell'ambiente vaginale fortemente acido ed in assenza
di muco cervicale la carica degli spermatozoi è destinata ad essere eliminata
nel breve giro di mezz'ora.
Gli
spermatozoi sono portati così da necessità vitale a cercare il muco cervicale.
E'
curioso il fatto che, mettendo a contatto del muco cervicale con dello sperma,
subito gli spermatozoi si orientano e dirigono verso il muco con la testa in
avanti ed animati da validi movimenti nel tentativo di penetrarvi.
L'attrazione
degli spermatozoi si risolve sempre in una penetranza di questi nel muco
cervicale.
2)
PENETRANZA NEL MUCO
La
penetranza degli spermatozoi nel muco cervicale dipende naturalmente sia dalla
attività degli spermatozoi che dalla qualità del muco.
Poichè
la funzione del muco è quella di favorire l'entrata nell'utero degli
spermatozoi questa si attuerà mediante una spiccata permeabilità del muco.
Come
si sa il muco tende a diventare sempre più fluido e ciò per essere sempre più
favorevole alla penetranza degli spermatozoi; infatti quando raggiunge la massima
fluidità ha una pressione osmotica uguale a quella dello sperma e può
permettere così agli spermatozoii dì passare facilmente la linea di
demarcazione che esiste sempre tra muco e liquido seminale (questi due liquidi
non si mescolano mai).
Però
il fatto stesso che il muco sia sempre un po' più mucinoso ed abbia una
composizione differente dal liquido seminale esige che gli spermatozoi, per
penetrare, siano dotati di una certa vitalità e di una certa forza di
movimento. Queste caratteristiche indispensabili di forza e di vitalità si
rendono più necessarie quando il muco è più vischioso.
Tailor
ha potuto così affermare che « c'è una proporzionalità diretta tra
l'energia necessaria alla penetranza e alla progressione nel muco cervicale
degli spermatozoi e la viscosità stessa del muco ».
Alcuni
autorevoli scienziati poi, tra i quali Bergen e Botella-Llusia, studiando
l'andamento ciclico di modificazione dei caratteri fisico-chimici del muco
cervicale in coincidenza del periodo ovulatorio, sono venuti dell'avviso che
il muco cervicale operi una vera e propria selezione « biologica » o forse
meglio « fisica » degli spermatozoi.
Il
diverso grado di densità e di elasticità dei muco fungerebbe infatti da «
filtro ».
Così
all'inizio essendo il muco più denso e, per così dire, più « duro »,
selezionerebbe gli spermatozoi più forti e più validi, cioè lascerebbe
passare solo quelli capaci di penetrare in condizioni disagiate, mentre tutti
gli altri rimarrebbero bloccati all'esterno del muco cervicale.
In
seguito invece, mano a mano che ci si avvicina al momento ovulatorio, la
penetranza del muco, cioè la capacità di entrata degli spermatozoi, si fa
sempre più grande al punto che, secondo Bourg e Ferin, nel momento della
massima fluidità tutti gli spermatozoi anche quelli dotati di poca energia,
purchè capaci di movimento, possono entrare.

La
penetrazione degli spermatozoii aumenta dunque in un modo ben caratteristico
fino al giorno della massima fluidità del muco per poi diminuire in seguito e
rapidamente per il rapido progressivo ritorno del muco alla durezza e
scarsità iniziale.
E'
su questi dati scientifici, giocando cioè sul fenomeno di selettività del
muco cervicale, che si è prospettata la possibilità di predeterminare il
sesso del nascituro solamente ponendo rapporti coniugali in determinati momenti
del ciclo secretorio del muco cervicale.
3)
ATTIVAZIONE, ACCELERAZIONE ED ORIENTAMENTO LINEARE DEGLI SPERMATOZOI.
Una
volta penetrati nel muco cervicale gli spermatozoi vi trovano condizioni
particolari che permettono di imprimere ad essi una carica speciale che si
traduce in una singolare attivazione ed accelerazione dei loro movimenti di
progressione.
Il
ruolo « attivatore » del muco cervicale è spiegato dalla sua particolare
composizione chimica, in specie dalla qualità delle sostanze organiche presenti
nel muco ed in particolare dal suo contenuto di esosi (glucosio, etc).
In
altre parole gli spermatozoi trovano nel muco cervìcale un ambiente
particolarmente ricco di zuccheri, di sali e di altre sostanze indispensabili
alla loro vita ed è servendosi di queste che si garantiscono una maggior
sopravvivenza ed una maggior vitalità.
Moricard,
Gothieé e Belaisch hanno infatti studiato la fissazione selettiva da parte
degli spermatozoi di particolari aminoacidi contenuti o costituenti delle
mucine del muco cervicale.
Si
è pure potuto constatare che il muco cervicale, certamente ancora per la sua
particolare composizione chimica, è in grado di indurre negli spermatozoi una
speciale « accelerazione » dei loro movimenti migratori.
Gli
spermatozoi non sono soltanto « attratti », « attivati » ed indotti ad
aumentare la velocità del loro cammino, sono anche « orientati » in modo da
poter prendere la strada giusta, più breve o più diretta verso l'ovulo.
Questo
orientamento lineare del cammino verso la parte più interna dell'utero è
determinata ancora dalla particolare struttura fisico-chimica del muco cervicale
e
rappresenta l'ultima funzione della secrezione mucosa del collo uterino.
Infatti
è proprio per l'intima struttura del muco, a lamelle filamentose dirette in
senso longitudinale e secondo le linee di scolo che vanno dall'utero alla
vagina, che gli spermatozoi possono trovare la condizione prima per
l'orientamento giusto e per la progressione diretta lungo il canale cervicale
uterino.
Il
muco cervicale risulta così essere l'elemento indispensabile non solo per
l'entrata ma soprattutto per la salita degli spermatozoi, per il cammino lungo
le vie genitali interne della donna.
Il
muco cervicale non è infatti un punto di arrivo ma principalmente è un punto
chiave di transito, una prima tappa.
METODO
SINTO-TERMICO
Poichè,
come si è detto in precedenza, il rialzo termico indica in modo
inequivocabile l'inizio del periodo sterile post-ovulatorio, indirettamente
diviene pure il segno della fine del periodo fertile.
Se
dunque il segno del rialzo termico viene abbinato al fenomeno della secrezione
del muco cervicale, che è ormai riconosciuto universalmente il segno o sintomo
car
dine
della fecondabilità della donna, l'accertamento del periodo fertile della
donna risulta ancor più sicuro.
Il
metodo sinto-termico è, dunque, in pratica, l'abbinamento del metodo della
temperatura basale e di quello della chiara d'uovo.
Le
indicazioni del metodo della chiara d'uovo servono, in particolare, per
accertare con le perdite di muco cervicale, solamente l'inizio del periodo di
fecondabilità, e l'indicazione dei tre giorni di rialzo termico, serve, in
assenza di muco cervicale, per stabilire solamente la fine del periodo di
fertilità.
In
sintesi:
con
il metodo sinto-termico, il periodo fertile viene accertato a partire dal
primo formarsi dei muco cervicale fino al terzo giorno di temperatura a
livello alto.
Solo
nel caso raro, ma possibile, che il muco cervicale perdurasse fino a dopo il
terzo giorno di rialzo termico, si dovrà tenere conto della presenza di muco
cervicale come del dato più certo di fecondabilità in atto.
E'
ovvio che con il metodo sinto-termico la misurazione della temperatura
giornaliera incomincia con l'inizio delle perdite di muco cervicale e si limita
al rialzo termico ben accertato.
Come si è già fatto osservare, per avere una conoscenza esatta e visiva dei segni indicatori del periodo di fertilità o sterilità della donna ad ogni ciclo mestruale, è indispensabile la loro trascrizione su apposite tabelle.
Per
il solo metodo della chiara d'uovo, la cosa è semplicissima perchè basta
segnare la presenza o l'assenza del muco cervicale con un + o un - su un foglio
di quaderno (vedi figura) o addirittura su un comune calendario.

In
figura è riportata una semplice tabella dalla quale si rileva l'andamento del
muco per 12 cicli consecutivi.
Per
il metodo termometrico invece, la cosa è leggermente più complessa perchè
bisogna disporre di un foglio quadrettato con indicato a lato la scala
termometrica in modo da poter determinare il grafico della curva termica.
Per
l'abbinamento dei due metodi si può usare ancora il foglio quadrettato
aggiungendovi su una riga orizzontale l'andamento delle perdite di muco
cervicale.
Un
esempio di tabella sinto-termica potrebbe essere quella indicata a figura.
Ma
se si vuole avere una visione d'insieme completa di tutti i fenomeni che possono
verificarsi in un ciclo mestruale, allora sarà conveniente servirsi della
tabella sintotermica messa a disposizione del Centro Studi Pavese di
Sessuologia, di cui riportiamo a figura la parte più importante e che
descriveremo dettagliatamente in appendice.

3°
REGOLARSI
Per
regolare le nascite non basta conoscere in generale o in astratto i metodi di
accertamento dei periodi fertili o sterili della donna, così come li abbiamo
descritti nel capitolo precedente. Bisogna in più saper predisporre anche un
piano personale di ricerca in modo che, sulla base dei metodi disponibili, si
stabilisca quali sono in concreto i propri periodi fertili e sterili.
Bisogna,
in altre parole, darsi anche una regola per l'individuazione delle proprie
possibilità concezionali. Regolarsi per l'individuazione o il riconoscimento
dei propri periodi di fertilità o di sterilità, vuol dire infatti programmare
un cammino, una sequenza di momenti, una serie di tappe da raggiungere per
arrivare con certezza alla meta, al fine prestabilito.
Inoltre, per regolare le nascite, non basta aver stabilito, con precisione, i propri periodi di fertilità, bisogna ancora sapersi adeguare, sul piano dell'attività genitale, ai ritmi individuati, cioè seguire la continenza periodica. Bisogna, in altre parole, darsi anche una regola comportamentale sessuale e genitale.
La
validità della regolazione delle nascite poggia, infatti, solo su questi due
cardini: A) un intelligente e diligente impiego dei mezzi di conoscenza o dei
metodi di accertamento dei periodi di fertilità della donna; B) un assoluto
rispetto della continenza periodica.
•
LA PRIMA REGOLA
per l'uso corretto dei metodi è quella di considerarli per quello che sono e
cioè dei semplici metodi o strumenti di accertamento dei periodi fertili o
sterili della donna.
Anche se con essi il fine che si persegue è sempre quello di accertare i periodi di fertilità o di sterilità, non li si può considerare o confondere con il loro stesso fine.
In
altre parole, non possiamo identificare l'accertamento con un qualsiasi metodo
ordinato a tale compito
anche
se riconosciuto il più valido e completo, come ad es. il metodo della chiara
d'uovo, perchè ogni metodo è di per sè una semplice ricerca, fondata su una
esperienza concreta, e pertanto comporta il tentativo di risoluzione di
problemi contingenti, variabili da caso a caso e, nell'ambito di uno stesso
soggetto, variabili di volta in volta.
A
riprova di ciò sta il fatto che spesso per raggiungere il fine di un sicuro
accertamento dei periodi fertili e sterili della donna occorre l'uso
contemporaneo di più metodi.
La
regolazione delle nascite, insomma, non è e non può essere sinonimo di nessun
metodo in particolare; tanto è vero che si è imposta come dovere morale
anche quando non si erano ancora trovati metodi adeguati e perfetti, e ciò
perchè la regolazione delle nascite, come principio, preesiste ai metodi
stessi. Dei vari metodi siamo noi i creatori, del principio riguardante il fine
da raggiungere, no.
La
regolazione della nascite comporta dunque la conoscenza precisa di tutti i
metodi disponibili, per un loro uso intelligente ed appropriato secondo le varie
circostanze e le caratteristiche personali.
Ogni
metodo ha in sè, e va riconosciuto, il carattere del provvisorio in quanto
ciascuno è condizionato e può essere valido solamente in certi casi e a certe
condizioni.
Ogni
scelta fatta a priori di un solo metodo, da considerarsi categoricamente e
definitivamente valido in ogni caso, può essere causa, presto o tardi, di
errore.
•
LA SECONDA REGOLA per l'uso
corretto dei metodi di regolazione delle nascite è quella di considerarlì come
aventi ciascuno una loro peculiare validità e pertanto di esigere una
particolare, appropriata, e a volte, graduale modalità di applicazione.
Non sarà fuori posto se cercheremo allora di ricordare qui, almeno in forma sintetica, proprio le più elementari norme pratiche per il corretto uso dei vari metodi di regolazione delle nascite.
Per
questo metodo la causa più comune di errore, ingiustamente attribuita poi al
metodo stesso, è quella di non aver calcolato con la massima esattezza le
lunghezze dei cicli mestruali ricavandone così il ciclo non sicuramente più
corto e più lungo.
Per
stabilire la lunghezza di un ciclo mestruale si conta a partire dal primo giorno
della mestruazione fino al giorno precedente la successiva mestruazione. Solamente
se si stabilisce il vero ciclo più corto, dopo un anno di osservazione,
sottraendo il numero 19, si può avere l'indicazione dei giorni veramenti
sterili del primo periodo. Ma ancora qui bisogna evitare l'errore comune di
iniziare a contare a partire dalla fine delle mestruazioni. E' dal primo giorno
del flusso mestruale che si parte con il conteggio dei giorni sterili. La
validità del metodo di Ogino è inoltre legata alla regolarità dei cicli
mestruali ed in modo particolare all'assenza di eventi perturbatori.
In
generale la parte più sicura del metodo di Ogino è la prima, cioè quella che
stabilisce il periodo sterile a partire dal primo giorno delle mestruazioni.
Il
metodo termometrico per essere applicato bene comporta anzitutto la capacità di
compilazione del grafico ed in secondo luogo la capacità di interpretazione o
lettura della curva termica.
Per
compilare correttamente il grafico bisogna disporre di una apposita tabella.
Questa dovrà essere quadrettata, come un qualsiasi foglio di quaderno a
quadretti, in modo che si possa ritenere che ogni riga verticale, a partire
dalla prima riga di sinistra, corrispondendo ad ogni giorno del ciclo, indichi
il numero dei giorni del ciclo in corso, ed ogni riga orizzontale,
corrispondendo ad un decimo di grado della temperatura a partire dalla più
bassa che segna i 36, permetta di indicarvi con un punto il decigrado di
temperatura riscontrato.
Il
grafico si determina allora segnando ogni giorno un punto all'incrocio della
riga corrispondente al giorno del ciclo nel quale si è misurata la temperatura
basale e della riga corrispondente al grado decigrado letto sul termometro. La
temperatura da segnare è quella basale cioè quella del risveglio; quella presa
al mattino prima di alzarsi da letto, a digiuno, e pressapoco sempre alla stessa
ora.
Nel
caso la donna si sia dovuta, per necessità di cose, alzare prima dell'ora
prefissa, dovrà, come si usa per l'esame del metabolismo basale, stare
coricata per un po' di tempo prima di misurarsi la temperatura.
Il
modo di misurarsi la temperatura deve essere sempre quello usuale: o ascellare
o rettale (meglio), sublinguale; mai passare, durante un ciclo mestruale, da
un tipo di misurazione all'altro.
La
misurazione può essere quotidiana a partire dalla mestruazione e per tutto il
ciclo, ma può benissimo anche essere limitata, ad esperienza acquisita, al solo
periodo centrale, basta che si riesca a mettere in evidenza il passaggio dalla
fase di bassa temperatura a quella di alta temperatura.
Queste
semplici operazioni di misurazione della temperatura e di compilazione del
grafico, una volta divenute usuali, non destano più alcuna difficoltà, anzi
creano una certa soddisfazione perchè indicano con evidenza ciò che si sta
compiendo nella donna e quindi danno quella gioia che deriva dalla presa di
coscienza del proprio corpo.
Per
interpretare correttamente la curva termica bisogna tener presente che, quel
che conta, è accertare il periodo dl rialzo termico e del permanere della
temperatura a livello alto per
almeno
tre giorni.
Per
evidenziare questo periodo basta con un foglio di carta coprire i punti bassi
della curva termica come illustra brillantemente la figura.
Evidenziato
il rialzo termico, per considerarlo, con criterio valido, l'inizio del periodo
sterile bisogna tenere presente questo assioma: la sicurezza è « nella linea
orizzontale », cioè la conta dei tre giorni di temperatura alta non si fa
quando la temperatura è ancora in fase ascendente, ma quando è già
stabilizzata a livello alto e sul piano orizzontale.
Qualora
si avessero dubbi o sospetti che il rialzo termico possa dipendere da cause
anormali, allora bisogna fare attenzione a questi fatti: il rialzo è
stranamente più precoce del solito? il rialzo è più rapido e più spiccato
(più alto) del solito? il rialzo è seguito da cadute irregolari di
temperatura?
In
tutti questi casi, per evitare errori, bisogna aspettare qualche giorno per
assicurarsi che la temperatura sia ben stabilizzata a livello alto.
E
se si avessero ancora dubbi, allora regolarsi sulle indicazioni del metodo del
muco cervicale.
Essendo
il muco cervicale la condizione prima perchè gli spermatozoi possano penetrare
nell'utero e dar luogo alla fecondazione, il metodo della chiara d'uovo, che si
fonda esclusivamente sul rilievo di questo muco, deve essere applicato con
somma precisione.
Evidentemente
la prima cosa e la più importante da farsi, poich.è in pratica tutto il
metodo si riduce a questo rilevamento, è il sapere individuare o evidenziare
con esattezza il muco cervicale.
Poichè
il muco cervicale è prodotto dalla mucosa del collo dell'utero (cervix) e una
volta secreto, attraverso il canale cervicale, si riversa nella vagina, e,
scolando da essa, si perde all'esterno, la donna che voglia accertare il muco
cervicale può benissimo ricercarlo quando fuoriesce all'esterno, come una
particolare perdita vaginale. (Anche se vaginale non è perchè non viene
prodotto dalla vagina).
Il
muco cervicale va ricercato dunque a livello dell'orifizio esterno (o vulvare)
della vagina.
L'operazione
di ricerca è di estrema facilità e non comporta nessun atto nuovo o diverso di
quanto già non faccia la donna quando, dopo aver urinato, si asciuga con della
carta igienica.
Proprio
con l'usuale operazione dell'asciugarsi, la donna può, se informata e vi pone
attenzione, rendersi conto se c'è presenza o no di muco cervicale.
Poichè,
come si è già detto, la secrezione inizia da una quantità minima, per
crescere gradualmente fino a raggiungere un massimo e poi di nuovo e con più
rapidità regredire fino alla sua scomparsa, la donna non solo può con facilità
notare il muco cervicale quando è prodotto in abbondanza, ma può, e quindi
deve, avvertire anche l'inizio e la fine di tale perdita.
-
Se non c'è muco cervicale la donna, asciugandosi, non nota nulla di particolare
ed osservando la carta igienica usata la troverà semplicemente bagnata e
scura, in tal caso segnerà sulla tabella un segno -.
-
Se invece incomincia ad esserci il muco o sta già scomparendo, allora la donna,
fin dalla manovra dell'asciugarsi, noterà una particolare sensazione di scivoloso
ed osservando la carta, oltre che trovarla bagnata, vedrà che è lucente
quasi fosse impregnata da una tenue patina mucinosa.
Il
muco in questi casi, anche se non lo si vede, ancora o non più, depositato
sulla carta igienica, è da considerare presente e lo si indicherà con il
segno -}.
-
Quando il muco cervicale invece è presente in maggiore quantità allora la
sensazione di scivoloso è più spiccata e si nota con facilità anche sulla
carta il deposito di mozzettini di muco cervicale più o meno filante.
Questo
rilievo verrà segnato con un bel +.
-
Solo nei momenti di massima quantità di perdite di muco la donna non avrà
alcuna difficoltà a rilevarlo, sia perchè è abbondante e sia perchè
fuoriesce anche spontaneamente con lunghe file. In tali casi la tabella verrà
annotata con due più + (uno sopra uno sotto).
Se
il muco viene diligentemente ricercato nelle varie modalità e con le
corrispondenti trascrizioni indicate, la quasi totalità delle donne noterà un
periodo di fertilità abbastanza lungo sugli 8-9 giorni e con un andamento di
questo tipo:

La
donna che ha un siffatto periodo di fertilità dovrà ritenersi dotata di una
buona capacità di fecondabilità, limitata però esclusivamente a quei soli
giorni di presenza di muco cervicale.
L'andamento
delle perdite di muco cervicale può tuttavia variare, come durata, in più o
in meno.
Se
durano per un più lungo periodo non ci sono difficoltà pratiche perchè la
presenza di muco è sempre significativa di fecondabilità in atto.
Se
invece il periodo delle perdite di muco cervicale è inferiore agli 8-9 giorni,
allora si crea qualche problema circa l'esatta valutazione dei veri giorni di
fertilità.
SOLUZIONE
DEI PROBLEMI POSTI DA UN RISTRETTO PERIODO DI PERDITE DI MUCO CERVICALE.
Per
risolvere i problemi conseguenti ad una scarsità di giorni di perdite di muco
cervicale si consiglia di seguire questo schema.
Anzitutto
bisogna individuare il giorno o l'ultimo giorno (se più d'uno) di massima
quantità di muco cervicale.
Questo
rilievo è di estrema importanza perchè indica il punto centrale del periodo di
fecondabilità e pertanto divide tale periodo in due parti: l'una che precede
e l'altra che segue la puntata massima di muco.
-
Se la riduzione delle perdite di muco cervicale riguarda la seconda parte del
periodo fertile, cioè quella che fa seguito alla puntata massima di muco,
allora si deve seguire questa semplice norma: la fertilità, in mancanza della
regolare, graduale regressione del muco, termina il quarto giorno, cioè tre
giorni dopo l'ultimo giorno di massima perdita di muco cervicale.

-
Se la riduzione delle perdite dì muco cervicale riguarda la prima parte del
periodo fertile, cioè quella che precede il primo giorno di massima quantità
di perdite di muco, allora si impone la verifica di eventuale presenza di muco
all'interno della vagina prima ancora che sia possibile la sua manifestazione
esterna.
Questa
verifica interna va fatta, ovviamente, se i giorni di muco esterno precedenti
l'acme sono inferiori a 4.

Logicamente
se dalla ricerca interna risulta che esiste del muco, anche se non è ancora
comparso all'esterno, la fecondabilità si considera in atto appena si accerta
la presenza di questo muco cervicale interno alla vagina.
La
ricerca interna del muco diviene inutile appena esso si rende visibile
all'esterno.
In
questo caso il vero primo inizio del periodo fecondo è quello indicato dal muco
cervicale interno.
La
ricerca interna della presenza di muco cervicale - che viene descritta
dettagliatamente nelle righe seguenti - può generare all'inizio qualche
perplessità di carattere psicologico.
Tuttavia
è da considerare che queste reticenze si superano ben presto se la cosa viene
presa con la naturalezza che deriva dalla bontà dello scopo che ci si prefigge.
E'
altresì chiaro che questa pratica, effettuata in tutta semplicità, non
presenta alcun aspetto dannoso e quindi non ha niente a che vedere - per quanto
riguarda l'innocuìtà - con tutte le altre pratiche anticoncezionali (ormonali,
meccaniche, chimiche) le quali, invece, per loro natura, alterano e di
conseguenza danneggiano il fisico e la fisiologia della donna (e talvolta anche
dell'uomo).
La
modalità di ricerca interna del muco cervicale è duplice e può essere attuata
o con un dito o con un apposito tamponcino.
-
La ricerca con il dito si
esegue con facilità introducendo l'indice della mano nella vagina, puntando
verso il suo fondo fino a raggiungere il collo dell'utero che, come si sa
sporge all'interno della vagina stessa. Si veda attentamente la figura per cogliere
la disposizione dei vari organi genitali interni della donna.
Con
il dito così opportunamente introdotto in vagina si esplora il fornice che si
trova tra la parete sporgente dell'utero ed il fondo della parete posteriore
della vagina, la zona intorno all'orifizio uterino e quest'ultimo; se c'è muco
cervicale sicuramente questo si appiccica intorno al dito esploratore.
Estratto
il dito il muco può essere facilmente riconosciuto, se presente, per le sue
inconfondibili caratteristiche fisiche di densità, colore, soprattutto di
elasticità. L'elasticità si evidenzia, con facilità, unendo semplicemente
l'indice ed il pollice e poi lentamente distanziando le due dita. Se c'è muco
senz'altro tra i due popastrelli si distende un filo di muco più o meno lungo a
seconda che la secrezione è agli inizi, ancora scarsa, o più avanti e
relativamente più abbondante.
-
La ricerca con il tamponcino si esegue mediante l'uso di un apposito tamponcino
protetto da un cilindro di vetro.
La
metodologia è analoga alla precedente perchè si tratta in pratica di
raggiungere il fondo vaginale e l'orifizio uterino, prelevare l'eventuale muco
presente facendolo aderire questa volta ad un batuffolo di cotone, ed
accertarne poi, estratto il tamponcino, la presenza e con l'osservazione
visiva e con la ricerca del fenomeno della filanza.
La
tecnica del prelievo del muco mediante il tamponcino è la seguente:
-
stando coricata sul letto la donna, dopo aver messo il tamponcino nel cilindro
di vetro, introduce questo in vagina fino ad arrivare a toccare il collo
uterino;
-
appena toccato l'utero, la donna deve tirare indietro di un centimetro o due il
cilindro di vetro, quindi spinge in avanti il tamponcino in modo che
fuoriuscendo dal cilindro il cotone del tamponcino possa toccare l'orifizio
dell'utero;
-
facendo ruotare il tamponcino, la donna cerca di esplorare con il cotone la
zona del fornice posteriore della vagina e dell'orifizio uterino; (vedi figura).
-
quindi tira indietro il tamponcino quanto basta per riportare il cotone nel
cilindro, per proteggerlo da ogni altro contatto con le pareti vaginali, ed
estrae il cilindro dalla vagina.
Supponendo
che il cotone del tamponcino abbia appiccicato del muco cervicale sulle pareti
laterali, che ora saranno ovviamente in contatto con il cilindro, per metterlo
in evidenza basterà spingere in fuori, lentamente, il il tamponcino e se c'è
muco si noterà subito il formarsi di fili elastici di muco tra il cotone ed il
bordo del cilindro.
Inoltre
si può osservare visivamente il cotone del tamponcino e vedere se porta
attaccato una patina o mozzettini di muco, facilmente riconoscibile sulla base
delle ben note caratteristiche.
Da
ultimo, dopo aver sfilato il tamponcino dal cilindro, si può ancora ricercare
anche l'eventuale presenza di muco sulla punta del cotone mettendo a contatto
con una superficie liscia e poi allontanandolo lentamente per fargli fare il
filo oppure cercando di pinzettare direttamente il muco per evidenziarne la
filanza.
•
LA TERZA REGOLA
per l'uso corretto dei metodi di regolazione delle nascite è quella di saperli
usare opportunamente, cioè saper utilizzare la peculiarità di ciascun metodo
come e quando lo richiede il caso o la situazione emergente. Poichè il fine che
si vuoi perseguire è l'accertamento preciso e sicuro dei periodi di fertilità
o di sterilità della donna, ricorrenti ad ogni suo ciclo mestruale, e poichè
si dispone di vari metodi che con modalità diverse e in forma diretta o
indiretta, indicano ciascuno almeno qualcosa di preciso circa i termini di
questi periodi, non rimane che usare questi stessi strumenti di conoscenza con
intelligenza, cioè secondo quanto questi metodi possono dirci a soluzione
delle difficoltà particolari del momento.
Non
si tratta soltanto di fare, a seconda dei casi, la scelta più opportuna di un
metodo piuttosto che di un altro, il che è già molto; ma sarà bene, per
determinate situazioni, anche verificare e confrontare le indicazioni
specifiche di più metodi per arrivare alla determinazione esatta dei termini
di inizio o di fine, quindi di durata, dei periodi sterili o fertili in esame.
Facciamo
alcuni esempi.
Sappiamo
che per applicare il metodo di Ogino, della Temperatura, quindi anche il metodo
Ciclo-Termico, che è la semplice combinazione dei suddetti, e, in parte, anche
il metodo Sinto-Termico, è necessario che esistano cicli mestruali abbastanza
regolari (cioè con ricorrenti flussi mestruali) e soprattutto che questi cicli
comprendano l'ovulazione (cioè lo scoppio del follicolo e la conseguente
formazione di quel corpo luteo responsabile della produzione dell'ormone che
determina il rialzo termico: il progesterone).
Se
la donna è nel periodo della pre-menopausa o nel periodo del post-parto,
ovviamente non avrà possibilità pratiche e vantaggiose nel seguire i predetti
metodi proprio perchè o mancano le mestruazioni o non c'è rialzo termico.
In
questi casi l'unico metodo applicabile e valido è allora solamente, quello
della chiara d'uovo.
La
scelta che si impone, come unica soluzione corretta, nella pre-menopausa, nel
post-parto ed in generale in ogni caso di gravi irregolarità dei cicli
mestruali e dell'ovulazione, è dunque questa.
Nel
caso in cui, applicando il metodo termometrico si noti che il passaggio dalla
bassa all'alta temperatura avviene troppo lentamente e senza una evidente
formazione della linea orizzontale di alta temperatura (plateau termico), come
sarà possibile stabilire la fine del periodo fertile o l'inizio di quello
sterile conseguente, se non ricorrendo al dato fornito dal metodo della chiara
d'uovo, cioè della regolare scomparsa delle perdite di muco cervicale o del 4°
giorno dopo l'ultimo giorno di massima quantità di perdite di muco?
In
questi casi il metodo Sinto-termico, cioè l'abbinamento del metodo della
chiara d'uovo e della temperatura basale, è d'obbligo.
Nel
caso, invece, che non si riesca a stabilire con esattezza il primo inizio del
periodo fertile sulla base del solo rilievo del muco cervicale, e ciò sia perchè
non si dispone di appositi tamponcini per la ricerca interna del muco e sia
perchè non si vuol ricorrere a tale ricerca per rispettabili motivi
psicologici, non è forse vero che il dato fornito in proposito dal metodo di
Ogino può essere sempre opportuno e valido? Come pure può essere utile
l'accorgimento del calcolo sul più precoce giorno di rialzo termico indicato
a proposito del metodo Ciclo-termico.
Non
esiste dunque un metodo che in assoluto possa pretendere di risolvere tutto ed
in ogni caso. (E questo vale anche per i contraccettivi!).
D'altro
canto ogni metodo illustrato ha in sè qualcosa di insostituibile da offrire
alla conoscenza e, quindi, per le decisioni da prendere.
Tutti
i metodi vanno cioè considerati, anche se non in egual misura, utili alla
regolazione delle nascite.
Sta
all'intelligenza e all'esperienza di ogni coppia agire serenamente e con
responsabilità.
Se
cerchiamo di esplicitare il fine vero per il quale si accerta con esattezza i
periodi di fertilità e di sterilità della donna, dovremo dire che, in ultima
analisi, quel che maggiormente ci interessa stabilire è quando i rapporti
coniugali possono essere certamente fecondanti e quando no. In altre parole,
quando si possono avere liberi rapporti coniugali senza rischi di concepimenti
indesiderati e non programmati.
Ne consegue che la ricerca dei ritmi di
fertilità comporta automaticamente o è sinonimo di determinazione di un
ritmico comportamento di attività genitale cioè di continenza periodica.
La
continenza periodica non è altro che il riconoscimento dei ricorrenti
periodi di fertilità della donna e l'adeguamento perfetto della genitalità a
tali ritmi sotto forma di un completo contenimento periodico della
procreatività maschile.
Appunto
perchè la procreatività maschile si estrinseca solo e sempre con il rapporto
genitale mediante il fenomeno della eiaculazione o emissione del liquido semi
nale,
la regolazione delle nascite comporta di necessità questo contenimento
periodico del fenomeno eiaculatorio, cioè l'interdizione periodica dei rapporti
genitali.
Tale
norma comportamentale non è da considerare una gravosa imposizione che viene
dal di fuori, magari da una presunta autoritaria ed arbitraria legge
moralistica, ma
è
semplicemente la logica delle cose, la conseguenza di un agire che vuol essere
umano, consapevole, coerente ed efficace.
Del
resto sappiamo tutti quale alto prezzo si paga, con la contraccezione, per non
volere rispettare i ritmi di fertilità.
Se
si vuol mantenere infatti una certa naturalezza del rapporto genitale, per non
concepire, si deve ricorrere a gravi e a volte pericolose manipolazioni
sterilizzanti della donna o dell'uomo.
Ed
anche quando ci si voglia limitare a manipolare solamente il rapporto genitale,
sappiamo quante amare sorprese si hanno.
Poichè,
nei periodi fertili, tutta la fisiologia del ciclo mestruale è incentrata a
favorire la fecondazione, basta poco, una piccola quantità di liquido seminale
che sfugga al controllo, per determinare concepimenti non programmati e
liberamente voluti.
Il
fedele rispetto dei ritmi di fertilità attuato con una rigorosa continenza
periodica è pertanto la miglior garanzia di sicurezza e di responsabilità.
Certo
è che la regolazione delle nascite, realizzandosi mediante la continenza
periodica, esige, come giustificazione e come supporto, per non essere
frustrante, l'assunzione libera e consapevole di una nuova, autenticamente
umana, dimensione della vita di relazione amorosa. Questa, infatti, non si
esaurisce solo nella genitalità, come comunemente si crede, tanto che si cita
l'atto genitale con l'espressione del « fare l'amore ».
Contenere,
limitare, sia pur periodicamente, l'attività genitale, non deve e non può
essere considerato come una limitazione, un contenimento dell'amore.
L'amore,
certo, viene adeguatamente espresso attraverso la genitalità, una genitalità
vissuta nella sua interezza e profondità veramente umana senza riserve o
esaltazioni orgiastiche. Ma è anche vero che l'amore deve preesistere,
nascere ed alimentarsi alla fonte di una vita di relazione affettiva,
interpersonale, che non è sempre e propriamente solo genitale.
Ogni
coppia, con l'originalità e l'inventività che la contraddistingue, dovrà
vivere momenti forti di autentica intimità d'amore anche nei periodi di
fertilità. E' infatti possiile e lecito tutto un fervore di tenerezze, di
affettuosità profonde, magari anche marcatamente sessuali, senza però
arrivare a coinvolgere il genitale.
Vivendo
così la continenza periodica si potrà allora dire di aver felicemente
raggiunto, con armonia e rispetto reciproco, l'equilibrio tra le esigenze, i
valori della vita affettiva coniugale e la responsabilità della regolazione
delle nascite.
Dopo
aver illustrato come praticamente si attua la regolazione delle nascite,
sarebbero quasi inutili interrogativi come questi: La regolazione delle
nascite: E' facile?; E' possibile?; E' sicura?; E' morale? tanto è evidente e
conseguente la risposta dalla trattazione fatta.
Ma
una precisazione in merito non è fuori posto sia perchè esplicitando le
argomentazioni di risposta si offrono motivi di maggior fiducia e di
stimolo a scegliere e a seguire con più impegno la regolazione delle nascite,
sia perchè si possono confutare quelle accuse infondate e banali che
vengono sistematicamente propagandate, non si sa poi bene per quale altra più
vantaggiosa alternativa.
Il
primo dubbio e la prima accusa è proprio quella della difficoltà.
Per
il semplice fatto che per regolare le nascite si debbano conoscere e seguire,,
con intelligenza, più metodi di individuazione dei periodi di fertilità o
sterilità, si dice che la cosa non è facile, non è di tutti, semmai può
essere riservata ad una élite di privilegiati.
In realtà le cose stanno proprio al contrario: la regolazione delle nascite è di estrema facilità e, quindi, alla portata di tutti, perchè in pratica non si richiede altro che l'impiego di ben poche attente osservazioni da farsi su di sè, che ogni donna, anche la meno istruita, può benissimo eseguire. Certamente bisogna che tutti siano informati sul significato di certi segni e sul modo di utilizzarli.
E'
un pò come per guidare una automobile.
Certamente
per guidare bisogna imparare non poche cose, per esempio: qual è il freno, la
frizione, l'acceleratore, il cambio per le marce, il volante, e così via, per
rimanere solo all'essenziale ed al pratico, poi qual è la loro funzione e
come si usano, ed ancora bisogna imparare,, poco alla volta, a coordinare vari
movimenti in modo da poter contemporaneamente usare un pò tutti questi
strumenti, e con intelligenza, a seconda delle esigenze del momento. Una volta
imparato tutto, la guida è di estrema facilità perchè ogni cosa si compie
talmente con spontaneità, e come di riflesso automatico, che sembra quasi
inconcepibile che esistano persone che credano la guida difficile.
Ci
può essere, e ci deve essere - per tutte le cose del resto - un periodo più o
meno lungo di apprendistato e di rodaggio. Anche per la regolazione delle
nascite, dunque, ma certamente questo periodo non è più difficoltoso
dell'imparare a guidare una macchina od una motoretta.
Diceva
un saggio: « C'è qualcosa di peggiore, nella vita, che il non essere
riusciti; è il non aver neanche tentato ... ».
La
regolazione delle nascite è facile perchè non richiede grosse conoscenze o un
elevato livello d'istruzione; basta fare la scelta iniziale, prestare un minimo
d'attenzione e poi ... cominciare con fiducia!
Tutto
dipende dalla buona volontà di imparare; buona volontà che si esprime perà
nell'impegnarsi, subito, a verificare l'esistenza dei segni indicatori della
fertilità e delle sterilità, e ad individuare così il ritmarsi dei periodi
fertili e sterili ad ogni ciclo mestruale.
Inutile
dire che anche i fidanzati dovrebbero aver cura di imparare almeno gli elementi
fondamentali della regolazione delle nascite, per essere pronti ad un agire
responsabile fin dall'inizio della loro vita coniugale.
Solamente
chi non ha mai voluto provare questo accertamento ha il « coraggio » o la
sfrontatezza di dire che la regolazione delle nascite non è facile e alla
portata di tutti.
Anche
questo dubbio e questa accusa hanno un preciso supporto ideologico.
Il
funzionamento del ciclo mestruale è sempre stato concepito come avvolto da un
impenetrabile mistero; mistero riguardante il corpo, ma trasferito ben presto
alla stessa persona della donna.
Anche
la scoperta del fenomeno dell'ovulazione, come punto centrale del ritmo
mestruale e fulcro della fertilità della donna, non è riuscita a dissipare
l'ombra del mistero femminile, se non altro perchè l'ovulazione è rimasta un
evento sfuggente, accertabile solo indirettamente.
Da qui la convinzione che l'individuazione dei periodi di fertilità della donna sia sempre incerta e passibile di errori, quindi che la regolazione delle nascite sia impossibile da realizzare.
La
cosa potrebbe essere vera se l'indagine scientifica non avesse, in seguito
scoperto che il fenomeno dell'ovulazione non è alla fin fine così importante,
agli effetti pratici, come si credeva, sia per il controllo che per la
regolazione delle nascite. Altri fattori sono risultati preordinati alla
ovulazione e tali da favorire o annullare il valore di questa in base alla loro
presenza o assenza.
La
scienza ha così scoperto alcuni fattori che condizionano la finalità
dell'ovulazione, quindi aventi un valore prioritario rispetto ad essa.
Tra
questi fattori, il più importante, è stata la scoperta del muco cervicale.
Questo condiziona la stessa ovulazione al punto che senza la presenza attiva del
muco cervicale l'ovulazione non avrebbe valore funzionale, in quanto gli
spermatozoi, in assenza di muco, non riuscendo a raggiungere l'ovulo cui sono
ordinati e diretti, renderebbero per ciò stesso « inutile n l'ovulazione.
E'
inoltre recentissima la scoperta o, se si preferisce, l'osservazione, che la
ricerca del tempo dell'ovulazione in pratica non ha più senso in quanto questa
si verifica quando già la secrezione di muco cervicale è finita e quindi la
penetranza spermatica è esclusa.
Il
fulcro della regolazione delle nascite è quindi, oggi, non tanto l'ovulazione,
quanto la fecondità della donna.
Essendo
questa facoltà accertabile attraverso segni diretti, ben visibili ed
inequivocabili, come abbiamo cercato di illustrare in questo libro, la
regolazione delle nascite diviene un fatto possibile ed estremamente facile.
La possibilità di realizzazione della regolazione delle nascite è inoltre
garantita da una molteplicità di segni che concorrono ad individuare con
certezza tutti i periodi fertili e sterili della donna.
Proprio
per questa dovizie di strumenti di conoscenza, la possibilità di applicazione
si estende non solo a tutte le donne, ma anche ad ogni caso di irregolarità
mestruale. Chi afferma ancor oggi l'impossibilità della regolazione delle
nascite tradisce la propria ignoranza circa il progresso scientifico e la
capacità intelligente dell'uomo nell'utilizzare tali scoperte.
E'
SICURA LA REGOLAZIONE DELLE NASCITE? SI
L'accusa
più pesante ed il dubbio più cruciale è quello della insicurezza della
regolazione delle nascite.
Dico regolazione delle nascite e non metodi della regolazone perchè l'accusa di solito è sempre generica, anche se costantemente è motivata dal riferimento a quel solo metodo del calcolo statistico, applicato però sempre con tale approssimazione, per cui gli errori non possono, per correttezza scientifica e statistica, essere attribuiti tutti e neppure in buona parte, a difetto del metodo stesso.
D'altra
parte si è ormai fatta molta strada dai lontani anni del primo novecento,
quando si iniziava appena a regolare le nascite con limitatissimi dati
scientifici. Oggi si dispone di ben cinque diverse metodiche di regolazione
delle nascite e il problema della sicurezza si pone ovviamente in termini ben più
precisi e senza equivoci.
Regolare
le nascite non vuol dire far riferimento a qualche metodo specifico, ma
solamente e più propriamente, accertare esattamente i periodi fertili o
sterili della donna con conseguente astensione dei rapporti coniugali nei
periodi di accertata fertilità.
La
sicurezza è garantita quindi dalla sola volontà e dalla sola capacità di
questa ricerca esatta dei ritmi di fertilità e dal rispetto di essi, dato che
gli strumenti di conoscenza disponibili sono sufficientemente validi per assïcurare
la massima pre. cisione.
All'interrogativo:
è sicura la regolazione delle nascite? non si può allora che rispondere, senza
indugio, con un categorico sì. Gli errori che talvolta si costatano sono da
attribuire quasi sempre non ai metodi in sè, quanto alle persone: o perchè
non hanno saputo fare il giusto rilevamento dei ritmi, o perchè non hanno
saputo rispettare la continenza periodica.
La
regolazione delle nascite, come ripetutamente si è dimostrato in questo libro,
non è basata, infatti, come il controllo delle nascite, su mezzi
tecnico-strumentali, a cui va attribuita tutta la garanzia di sicurezza (che
non è mai assoluta), ma sulla consapevolezza, quindi sulla capacità di libertà
e di responsabilità della persona.
La
statistica riguardante la regolazione delle nascite è, in merito alla
sicurezza, altamente importante e significativa.
Nessun
mezzo anticoncezionale può uguagliare in sicurezza la regolazione delle
nascite.
Certamente questo dato potrà far meravigliare chi subito pensa all'uso delle pillole estro-progestiniche o agli strumenti intrauterini (IUD), propagandati come dotati della più grande sicurezza.
Ma
basterà, a giustificare la validità di quanto detto, far osservare che la
presunta alta sicurezza di questi due modernissimi strumenti non è data tanto
dalle loro capacità anticoncezionali quanto dal loro potere abortivo.
Lo
IUD è infatti notoriamente efficace per la sua prevalente azione
antinidiatoria; azione che è senza dubbio abortiva. La pillola
estroprogestinica invece è considerata solo saltuariamente abortiva perchè
anch'essa, sia pure con diversi meccanismi d'azione, è antinidiatoria. Ne
consegue che se pillola venisse valutata solamente per la sua azione
anticoncezionale dovrebbe essere ridotta al rango degli altri mezzi meccanici e
chimici, e quindi, come tutti questi, di molto inferiore, anche statisticamente,
alla regolazione delle nascite.
Sotto
il profilo della sicurezza, dunque, la regolazione delle nascite, contrariamente
all'abile ed interessata propaganda, orchestrata per favorire i mezzi
contraccettivi, non è per nulla da meno ad alcun altro mezzo anticoncezionale.
L'interrogativo
posto in questi termini sembra del tutto ozioso; certamente è ambiguo,
espressione di una estrema ingenuità o di una consumata malizia.
Comunque
non sarà superfluo prenderlo in esame e cercare almeno di richiamare i
principii più elementari per i quali si deve giudicare oggettivamente morale od
immorale un determinato comportamento o un determinato agire umano.
Questi principii possono essere raccolti in prospettive distinte, più propriamente umane e più specificatamente religiose. - Nella prospettiva umana possiamo già ravvisare validi criteri di giudizio morale perchè « dire umano e dire morale è la stessa cosa » (S. Toni. I, IIae, 1, 3 - Paolo VI, 10-3-1971).
E'
morale ogni comportamento che, adeguandosi alla condizione e dignità propria
dell'essere umano, persegue il bene con libere e responsabili scelte di
beni-mezzo per beni-fine.
Il
bene che conta, che valorizza l'essere umano è quello che lo rende più
conforme alla verità della sua essenza, in una parola più se stesso.
Ciò
che è moralmente buono è, dunque, solo ciò che valorizza la persona come
persona e la personalizza in quello che ha di più proprio, sciogliendolo da
ogni chiusura particolaristica dell'egoismo e dell'individualismo.
In
altre parole è ciò che apre al vero, al bene, all'ideale, al dovere.
Insomma,
è morale ogni scelta in vista della realizzazione piena dell'uomo.
Sulla
base di questi criteri non sarà difficile capire che solamente la regolazione
delle nascite è un agire degno dell'uomo, quindi morale, e non già il
controllo delle nascite. (Si riveda, se è il caso, quanto è stato detto
all'inizio di questo libro).
-
Nella prospettiva più specificatamente religiosa si può dire che i più
elementari criteri di valutazione morale sono, in merito al comportamento della
disciplina della fecondità, quelli che si richiamano alla « gloria di Dio u e
ai documenti autoritativi della Chiesa.
Senza
voler entrare nei dettagli, basterà ricordare che non esiste altro fondamento
dei valori umani che Dio stesso in quanto Lui è il Creatore, quindi Colui che
fonda e precisa la realtà dell'uomo, la ragione del suo essere e del suo modo
di essere, della sua finitezza e della sua perfezione, della sua unità e bontà,
del suo essere morale.
Il
dovere morale fondamentale dell'uomo è quello di mantenersi e muoversi
nell'ordine che Dio, Essere creante, creandolo gli ha dato.
E'
qui tutta la sua perfezione, il suo bene, in quanto è un volersi ed un
realizzarsi conformemente al modo di essere suo proprio.
Il
male incomincia quando l'uomo vuole, ribelle e sprezzante dell'ordine della
legge naturale, che è l'ordine e la legge stessa di ogni creatura e del creato,
andarsene per proprio conto alla ricerca di un'altra presunta perfezione, di un
altro bene, di un'altra felicità.
Il
male, in questa prospettiva, non solo è un nuocere a se stessi in quanto ci si
priva di essere integralmente tutto quanto si potrebbe e si dovrebbe essere, ma
anche e soprattutto è una offesa a Dio in quanto lo si vuol praticamente
negare come Creatore, come Somma Bontà ed Amore. Mantenersi nello status di
creazione, nell'ordine della natura, per crescere„ per avanzare nella propria
perfezione, per essere come Lui ci vuole, per farci come Lui ci ha fatto, è
invece un dar « gloria n a Dio, è un riconoscerlo, un amarlo in concreto e
veramente.
La
Chiesa, quale interprete autorevole della legge morale, non può che confermare
questi principii e tradurli in norme pratiche attraverso pronunciamenti
dottrinali, come quelli del Concilio Vaticano II e dell'Humanae vitae, per
rimanere tra i più recenti.
In
essi infatti si dichiara esplicitamente che solamente la regolazione delle
nascite è un agire morale, in quanto « è un usufruire del dono dell'amore
coniugale rispettando le leggi del processo generativo » da Dio sapientemente
disposte in forma di ritmi naturali di fecondità.
Il
controllo delle nascite è invece immorale in quanto « è in contraddizione con
il disegno costitutivo del coniugio e con il volere dell'Autore della vita ».
«
Contraddire alla natura dell'uomo, come a quella della donna e del loro più
intimo rapporto è perciò contraddire anche al piano di Dio, alla sua volontà
» (H. V. II, 11 - 13).
L'illeceità
morale della contraccezione viene poi oggi ulteriormente aggravata per il
fatto che per alcuni mezzi si riconosce associato un fattore di rinforzo in
senso abortivo. Così per lo IUD e la pillola estro-progestinica, come si è
dimostrato in precedenza, si dovrà applicare anche la norma etica, espressa
nella recentissima dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della fede,
a proposito dell'aborto: « è oggettivamente un grave peccato osare di assumere
il rischio di un omicidio ». « E' già uomo colui che lo sarà ».
APPENDICE
Il
Centro Studi Pavese di Sessuologia ha studiato una apposita tabella ginecologica
per la raccolta di tutti i dati inerenti al ciclo mestruale della donna e
all'attività sessuale della coppia, che possano servire ad impostare e
risolvere il problema della regolazione delle nascite.
La
tabella è denominata Sinto-Termica perchè è essenzialmente predisposta per
l'annotazione dei due principali sintomi clinici della fertilità: il muco
cervicale e la temperatura basale; e non perchè si intende imporre l'uso
esclusivo del metodo sinto-termico.
La
tabella è formulata in modo così dettagliato per favorire una Consulenza
Epistolare (gratuita) la più personale e la più precisa possibile.
La
tabella è in duplice copia perchè serve: per l'invio di una parte in lettura
al Centro Studi e, la conservazione della copia, per permettere di controllare
quanto viene ricevuto in risposta dal Centro e di confrontarla con ogni altra tabella.
Ogni
tabella inviata al Centro Studi viene numerata per favorire l'anonimato e la
raccolta di tutte le tabelle proprie di ogni donna.
La
tabella va compilata in modo possibilmente completo e l'esecuzione di tale
operazione è di estrema facilità e semplicità.
La
data della mestruazione è la prima cosa da segnare. Nella riga accanto alla
data si annerano gli spazi corrispondenti ai giorni della mestruazione, più o
meno completamente a seconda dell'intensità del flusso mestruale. Inutile dire
che la data corrisponde al primo giorno del ciclo mestruale.
Inoltre
questa prima riga serve, eventualmente, per segnare i giorni del calendario in
corrispondenza ai giorni del ciclo già stampati nella seconda riga.
II
muco cervicale va annotato nella riga corrispondente alla lettera i E 1 se il
rilevamento viene fatto all'esterno con la carta igienica.
Nella
riga corrispondente alla lettera D se il rilevamento viene fatto all'interno
con il dito.
Nella
riga corrispondente alla lettera T se il rilevamento viene fatto all'interno
con il tamponcino. (I tamponcini possono essere richiesti, per il momento, al
Centro Studi).
Tutte
le altre annotazioni vanno fatte ciascuna nella sua apposita riga con il segno
indicato all'ínizio di ogni riga. L'ultima riga è riservata all'annotazione
dei rapporti coniugali.
Questa
operazione è preziosa per mettere in evidenza l'efficacia della regolazione
delle nascite. Inoltre si potranno, con essa, evidenziare gli eventuali rischi
che si corrono quando la continenza periodica non venga rispettata fedelmente.
La
temperatura basale si annota a partire dalla fine delle mestruazioni con questo
criterio: fatta la lettura del termometro si ricerca sulla tabella la linea
corrispondente al decigrado riscontrato e lo si segna con un punto nella colonna
propria del giorno.
Riunendo
in seguito più punti ne risulterà, con evidenza, il grafico.
Anche
tutti i dati richiesti in calce saranno utili per una corretta compilazione e
lettura della tabella.
La
richiesta di tabelle deve essere fatta al Centro Studi per lettera con accluso
l'importo, in francobolli, di L. 200 per il costo di tre tabelle e per le spese
postali.
Riteniamo
utile riportare almeno qualche tabella, tra le molte analizzate dal nostro
Centro Studi, scelta in base a particolarità degne di essere sottolineate a
chiarimento di problemi pratici che possono presentarsi.
La
conoscenza di questi casi particolari, specie se non proprio del tutto
eccezionali, è fondamentale per dare a tutti maggiore consapevolezza
nell'individuazione precisa dei periodi di fertilità e maggior garanzia nel più
corretto modo di regolarsi qualora capitassero situazioni analoghe. Certamente
ciascuno potrà rendersi conto che, alla fin fine, anche se in alcuni casi,
sembra compaiano discordanze tra i vari modi di accertare i periodi di fertilità,
il comportamento pratico da seguire, in realtà, è sempre molto semplice:
basta attenersi alle regole proprie del metodo a cui si dà la preferenza.
Facciamo
un esempio: se si nota che la fine del periodo fertile indicato dal metodo della
chiara d'uovo non coincide con l'indicazione, corrispondente, data dal metodo
della temperatura (vedi tabb. 1, 6, 9), poichè si tratta solo di due
impostazioni metodologiche diverse, anche se ciascuna è, a suo modo, sicura, il
comportamento logicamente varierà a seconda che si scelga di seguire un metodo
piuttosto che l'altro.
La
preferenza sarà libera e dettata o da motivi sperimentali (abitudine a
seguire l'uno o l'altro metodo) o da motivi psicologici (paura di rischiare o
desiderio di maggior garanzia di sicurezza) o da motivi scientifici (considerato
che la temperatura si stabilizza a livello alto sempre dopo la fine dei periodo
di fecondabilità in quanto segno indiretto, « a posteriori » della fine del
periodo ovulatorio).
La
scelta si impone per il metodo della chiara d'uovo, ovviamente, solo quando,
come già detto, la stabilizzazione della temperatura a livello alto non è
evidente (vedi tabb. 5, 8) o il muco cervicale persiste al di là dei limite
indicato dalla temperatura (vedi tab. 4).
Inutile
dire che la lettura di queste tabelle non ha la pretesa di esaurire l'analisi di
tutti i casi che possono presentare particolarità.
È
nostra intenzione pubblicare in un secondo tempo una panoramica più completa
delle possibilità pratiche di applicazione della regolazione delle nascite
sulla base delle tabelle che ci vengono inviate e delle esperienze che ci sono
comunicate.

Ciclo
di 29 giorni. Il muco cervicale ha un andamento normale fino all'acme poi, dal
secondo giorno dopo la massima quantità, non si rende più evidente
all'esterno. La temperatura basale ha un andamento regolare con netto rialzo
termico e stabilizzazione a livello alto.
L'accertamento
del periodo di fertilità è facile anche se può trovare diverse soluzioni. La
fertilità inizia il 10° giorno e termina il 17° compreso, se si segue il
metodo della chiara d'uovo; termina il 19° giorno se si segue il metodo della
temperatura.
Si
noti che in questo ciclo si sono avuti quattro giorni di perdite rosse non
mestruali, nel periodo fertile. Queste perdite rosse, dette anche piccole
regole, non vanno confuse con le mestruazioni e non sono da considerare
patologiche, ma facenti parte della complessa sindrome intermestruale.

La
tabella è nel complesso molto significativa. Degno di nota è il fatto che
nonostante la presenza di molte perdite vaginali patologiche il muco è stato
ben individuato. Inoltre è da notare la lunga fase dall'11° al 16° giorno
di perdite di muco prima dell'acme.
Il
periodo di fertilità è facilmente individuabile sia con il metodo della chiara
d'uovo che della temperatura basale.

La
tabella è senza particolarità evidenti. Il periodo fertile è ben individuato,
concordemente, dai metodi del muco e della temperatura. I dolori addominali
indicati non hanno certamente rapporto diretto con il ciclo mestruale, perchè
non sono legati al periodo ovulatorio.
La
continenza periodica non è stata qui affatto rispettata. II ricorso al coito
interrotto, proprio nel periodo di massima fertilità, è un controsenso ed
una incoerenza perchè in questo modo si rischia di concepire rendendo vana la
regolazione delle nascite. Inoltre la lavanda post coitale nel periodo sterile
è ingiustificata.
Ciclo
mestruale di 28 giorni. Il muco cervicale è presente, ma, purtroppo, con
visibilità esterna di pochissimi giorni. Si impone in questi casi la ricerca
interna del muco cervicale specialmente per poter individuare il vero inizio
del periodo fertile. In mancanza di tale accertamento l'inizio del periodo
fertile deve essere fornito dal calcolo del metodo di Ogino, sulla base del
ciclo più corto.
L'indicazione
del giorno della massima quantità di muco è preziosa e sufficiente per
stabilire la fine del periodo fertile.
La
curva termica è regolare e tipica.

Ciclo
lungo, di 35 giorni. Il muco cervicale presenta anche qui una lacuna di
visibilità esterna al 17° giorno del ciclo ed è già scomparso dopo soli due
giorni dall'acme.
La
curva termica è bifasica però presenta un rialzo termico piuttosto lungo e a
gradini, che rende incerta l'individuazione del secondo periodo sterile, se la
donna non conosce il suo consueto livello di alta temperatura.
L'indicazione
della chiara d'uovo è preziosa per accertare con chiarezza il periodo fertile.
Questo inizia con il 16° giorno del ciclo e termina il 25° incluso.

Ciclo
di 32 giorni. Il muco cervicale presenta una lacuna di visibilità esterna al 12°
giorno; la sua presenza è però da presupporre all'interno. Raggiunta la
massima quantità il 15° giorno, scompare dopo quattro giorni.
L'andamento
della temperatura basale è regolare, anche se il rialzo termico si svolge in
una lunga linea ascendente, rendendo cosi difficile stabilire la linea
orizzontale e quindi, con sicurezza, la fine del periodo fertile.
Il
periodo fertile può essere con facilità accertato in questi modi: l'inizio si
ha a partire dal 9° giorno; continua ininterrotto fino al 19° secondo il
metodo della chiara d'uovo; fino al 21° secondo il metodo della temperatura. Se
infatti copriamo tutte le punte basse della prima fase vediamo balzare netta la
seconda fase alta.

Il
ciclo mestruale è corto, di appena 26 giorni. II muco cervicale ha un andamento
particolare. Al di fuori del tipico periodo fertile si ha una riapparsa fugace
al 21°-22° giorno, in pieno periodo sterile post-ovulatorio, e ancora il
giorno precedente la mestruazione.
Perciò
queste ricomparse di muco non vanno considerate segno di fertilità, quindi i
rapporti coniugali possono essere compiuti regolarmente e con tutta sicurezza
anche in questi giorni.
Il
rialzo termico è netto e la linea orizzontale è evidente.
Anche
qui il periodo di fertilità è facilmente individuato, e concordemente, dai
due metodi della chiara d'uovo e della temperatura basale.

Il
muco cervicale in questa tabella è molto tipico, anche se nel periodo fertile
si nota una lacuna di visibilità esterna all'11° giorno; lacuna di
trascurabile valore perchè inclusa nel noramie andamento di perdite di muco
cervicale. Si nota inoltre anche la riapparsa fugace di muco verso li 20°
giorno del ciclo, in pieno periodo sterile.
La
curva termica è invece caratterizzata da anomale puntate termiche dovute ad
attacchi di appendicite (si noti l'importanza di questa annotazione) e tali da
impedire proprio l'individuazione del normale rialzo termico ovulatorio.
La
linea orizzontale di temperatura a livello alto è però abbastanza evidente.
Il
periodo fertile è comunque individuabile, con sicurezza e facilità, col metodo
della chiara d'uovo.

Ciclo
mestruale molto lungo, di 38 giorni. Il muco ha un andamento particolare. Si
nota una sua isolata comparsa verso il 14° giorno, seguito da due giorni di
assenza, quindi da un lungo periodo di perdite di muco. Qualora nella prima fase
del ciclo si noti, all'esterno, una comparsa isolata di muco, s'impone subito la
ricerca interna, perchè quella prima comparsa, benchè isolata, potrebbe
segnare l'inizio del periodo fertile. Per questa ragione è d'obbligo, nella
prima fase del ciclo, l'astensione dai rapporti coniugali ad ogni comparsa di
muco, anche se isolata. La ricomparsa isolata di muco, nella seconda fase dei
ciclo - in questo caso al 32° 33° giorno - è invece da non considerare segno
di fecondabilità.
È da sottolineare l'importanza di prendere la temperatura preferibilmente alla stessa ora o di farne nota in caso contrario di notevole spostamento d'orario, onde poter interpretare con più precisione il grafico.