LA REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE  scarica

RIMAVERA MISSIONARIA P.zza S.Paolo,4 - Tel.06/9320175-9322178 00041 ALBANO LAZIALE (ROMA)

Imprimatur

+ Dante Bernini - Vescovo di Albano Laziale Albano, 2 febbraio 1984

Imprimatur

D. Mario Dariozzi Direttore Prov.le C.PP.S. Roma, 9 febbraio 1984

 

L'AUTORE A CHI PRATICA IL MESE MARIANO

Questo Mese Mariano, intitolato alla Regina del Preziosissimo Sangue, vede la luce in un mo­mento molto significativo della storia della Chiesa.

È infatti ancor vivo il fervore e l'entusiasmo per il Giubileo Straordinario donatoci da Giovan­ni Paolo II, per ricordare il 1950 anno della Re­denzione; e trova ancora eco commossa nel cuo­re di tutti, l'Atto di Consacrazione dell'intera umanità al Cuore Immacolato di Maria, nella So­lennità dell'Annunciazione - 25 marzo - nell'an­no 1984, che la quasi totalità degli storici ritiene bimillenario della nascita della Vergine.

L'Atto ha rivestito una solennità e vastità senza precedenti, perchè celebrato, nello stesso momen­to, dal Papa in piazza S. Pietro e nelle circa 2.600 Diocesi di ogni Continente.

Il 1983-84 è stato non solo l’anno del Sangue Redentore di Cristo, ma anche l'anno di Maria SS.ma Corredentrice, Regina del Prez.mo Sangue.

In concomitanza di questi eventi, che hanno esaltato la pietà cristiana e commosso l'intero mondo cattolico, ho voluto dare il mio modestis­simo tributo di amore filiale e di devozione alla Vergine. Educato e formato nello spirito del mio Padre e Fondatore, S. Gaspare Del Bufalo, vi­vendo quotidianamente il carisma del «... vero e più grande Apostolo del Sangue Preziosissimo di Cristo», a chi avrei potuto intitolare questo Me­se Mariano se non alla Regina del Prez.mo Sangue?

Le Celebrazioni del 1983-84 hanno ancor più evidenziato l'attiva partecipazione ed il contribu­to, unico, dato da Maria all'umana redenzione operata da Cristo. Sarà questo il filo condutto­re, giorno dopo giorno, che ci guiderà nella me­ditazione durante tutto il mese. Il titolo di Regi­na del Prez.mo Sangue, perciò, rispecchia effet­tivamente il contenuto delle meditazioni e mette in risalto la presenza attiva e determinante che, per Volontà Divina, Maria ha offerto all'Opera del Cristo.

Questo concetto sarà messo ugualmente in evi­denza nella Presentazione che del libro fa, im­mediatamente dopo, il Confratello P. G. Martelli, e nel capitolo che segue subito dopo: Perchè ab­biamo intitolato questo «mese» alla Regina del Preziosissimo Sangue.

Del resto il devoto lo constaterà ancora meglio nel corso del mese, meditando i temi da me pro­posti per ogni giorno.

Già nel 1953, quando diedi alla stampa la pri­ma edizione del Mese del Preziosissimo Sangue, mi prese un vivo desiderio di comporre anche un «Mese Mariano» con il medesimo titolo e conte­nuto del presente, che ora finalmente vede la luce.

Tutti sanno che quelli furono anni in cui la co­scienza di fede e di pietà dei cattolici veniva espri­mendosi con esigenze di rinnovamento della Chiesa e di adeguamento ai tempi nuovi.

Nell'esposizione della dottrina mariana, i teo­logi portavano fermenti nuovi, di fronte ai quali il Magistero rimaneva in prudente attesa, inco­raggiando nello stesso tempo studi più appro­fonditi.

Nell'ambito della liturgia cominciava ad intra­vedersi l'auspicata riforma.

Ma tutte le esigenze confluirono poi nel pro­getto di rinnovamento generale della Chiesa ad opera del Concilio Vaticano II, voluto da Gio­vanni XXIII.

Confesso che, non essendo io, né un teologo, né un liturgista, venni a trovarmi allora in seria difficoltà e credetti prudente attendere tempi più... tranquilli. Né è da credere che, anche og­gi, per me queste difficoltà siano del tutto cadute; comunque gli insegnamenti del Vaticano II e dell'Esortazione Apostolica «Marialis Cultus» di papa Paolo VI sono talmente limpide che fuga­no ogni dubbio e perplessità.

La mia felice sorpresa, leggendo i Mariologi più rappresentativi del momento, è stata quella di constatare come, all'unanimità, essi mettano in risalto il posto eminente e significativo che Ma­ria occupa nell'Opera della Redenzione: sia co­me prima Redenta, in previsione dei meriti del Sangue di Cristo, sia come Colei che accettò li­beramente e con piena adesione il ruolo da Dio assegnatole e cioè: Madre che dona il Sangue, ele­mento essenziale voluto da Dio nella Redenzio­ne, e Donna che coopera, offrendo al Padre la Vittima immacolata per la salvezza del mondo. Le opere dei Mariologi del nostro tempo conten­gono argomenti così ricchi e dottrinalmente si­curi, da poter scrivere un vero e proprio trattato sul tema: Il Sangue di Cristo e la Vergine.

Sulla traccia dei loro scritti, e soprattutto del­la Dottrina della Chiesa, è stata mia premura, particolarmente nelle prime meditazioni, presen­tare la figura di Maria come ce la presenta la Scrittura, la Tradizione, la Patristica, il Conci­lio Vaticano II, la Marialis Cultus, e cioè: Maria dono del Sangue di Cristo, concepita senza peccato, sempre Vergine, Madre di Dio, Correden­trice, Mediatrice, Madre nostra. Nelle successi­ve considerazioni ho cercato di tracciare la Mis­sione di Maria nel nostro tempo nei confronti di tutte le classi sociali, mettendo in rilievo come Lei sia un essere umano come noi, anche se privile­giato, e come abbia vissuto sulla terra tra il suo popolo ed abbia provato le stesse difficoltà, che oggi incontra ognuno di noi, e le stesse nostre mi­serie, tranne il peccato. Ho cercato di dimostra­re ancora che la Vergine è da proporre come esempio da imitare ed amare, non solo da am­mirare, perchè anche se coronata di gloria, issa­ta sui troni e gli altari delle cattedrali e dei san­tuari, circondata da mille ceri ardenti e carica di ori, è sempre in attesa delle nostre preghiere. Ma­ria dev'essere viva in mezzo a noi, è infatti no­stra-Madre e nostra sorella.

Non era forse questo il significato e lo scopo delle tante processioni della «Madonna Pellegri­na» promosse dalla Chiesa?

Ella è una Madonna che viene a cercarci nelle nostre case e nei nostri cuori per ricondurci a Cri­sto, se siamo traviati, o per unirci maggiormen­te a lui, se già buoni cristiani.

Un altro motivo, che ho ritenuto molto vali­do, mi ha spinto a scrivere questo Mese Mariano.

Di continuo arrivano al nostro Istituto richie­ste di libri per la pratica del mese di maggio «co­me quelli di una volta», cioè scritti in una forma più accessibile a tutti i fedeli. Sembrerebbe incre­dibile, ma in nessuna libreria cattolica mi è stato mai possibile rintracciare libri del genere, anche se ovviamente aggiornati ai nostri tempi.

Non mancano, è vero, testi in gran numero dal­lo stile e dal contenuto carismatico d'alto livel­lo. Ma più che libri di devozione sono dei veri e propri trattati, davanti alla cui lettura la massa dei devoti si trova sinceramente smarrita.

Eppure papa Luciani ci ha lasciato un esem­pio davvero classico, come si possono insegnare verità profonde e cose elevatissime informa sem­plice e alla portata di tutti.

Citando l'esempio di papa Luciani, lungi da me ogni pur lontano paragone! Non ho davvero la minima ambizione di aver risolto il problema. Ho comunque cercato di fare del mio meglio per accontentare, come si suol dire, le «pie donne» e di non scontentare del tutto i devoti di gusto più raffinato.

Questo mese segue dunque quasi totalmente il tipo tradizionale, pur con qualche inevitabile va­riazione.

Nei non pochi brani riportati tra virgolette o più liberamente, ho evitato le citazioni di prove­nienza. In un libro di devozione ho pensato che le note siano più occasione di distrazione che di utilità.

Ho eliminato il tradizionale esempio, soprat­tutto per ragione di brevità. Non è che ne man­chino di moderni e molto convincenti, ma si ri­chiederebbe una narrazione dettagliata e docu­mentata, il che sarebbe stato impossibile in un libro di devozione. Un racconto stringato avreb­be dato adito a dubbi e imprecisioni. Ho prefe­rito nella prima parte di questo libro, accennare alle più note apparizioni di Maria e citare in po­che righe la storia dei più celebri convertiti me­diante il suo intervento.

Ho creduto anche opportuno omettere il pro­posito, ritenendo più pratico lasciare alla libera scelta del devoto, che conosce certamente le sue esigenze spirituali o eventuali manchevolezze, for­mulare proponimenti più consoni alle sue esigen­ze di spirito.

Tuttavia oserei consigliare di evitare propositi generici e dedicarsi con maggior calore all'amo­re del prossimo, al perdono dei nemici, a soccor­rere gli infermi, i perseguitati, i poveri e accosta­re chi è lontano da Dio.

Alla giaculatoria ho sostituito brevissime in­vocazioni, formulate dal Confratello P. G. Mar­telli, al quale va un doveroso ringraziamento per la sua affettuosa, ampia e competente collabo­razione. Si possono usare anche le Invocazioni e intercessioni liturgiche.

Una novità,assoluta in un libro di questo tipo, è tutta la sua prima parte «Conoscere Maria». L'ho composta imitando la prassi attuale della Chiesa, che premette ai singoli riti liturgici un'am­pia introduzione teologica per una necessaria e significativa catechesi.

Ho creduto bene perciò fare una breve storia della fede in Maria a partire dagli Evangeli fino ai nostri giorni, con l'aggiunta di quanto la Ver­gine abbia influito nelle vicende e nella civiltà dei popoli, nella letteratura e nelle arti.

Ho anche ritenuto non solo utile, ma indispen­sabile, invitare il devoto a conoscere meglio la Madre di Gesù e Madre dell'umanità, onde ren­dersi almeno sommariamente conto del perchè dobbiamo amarla e venerarla. Esortiamo perciò a non trascurare la lettura di questa parte; oltre­tutto è una lettura piacevole ed istruttiva.

Non ho certo la pretesa di aver fatto un... ca­polavoro, anzi sono sinceramente conscio delle molte lacune che il libro presenterà.

Non è forse stato già troppo osare scrivere di Maria, quando santi e dottori hanno deposto la penna consapevoli della loro piccolezza? Posso però affermare che questo mese è stato da me molto sentito e perciò, più che dalla mente, mi è stato dettato dal cuore.

È mio vivo desiderio suggerire da queste pagi­ne un buon pensiero a chi le leggerà, infervorar­lo e spingerlo ad amare la Vergine ora che la vita in declino non mi permette più di farlo, come una volta, dai pulpiti. E sarete proprio Voi, cari de­voti di Maria, col vostro genuino e spontaneo amore verso di Lei, a supplire alle mie manche­volezze.

La Regina del Preziosissimo Sangue voglia gra­dire il mio umile omaggio e lo benedica, affin­chè abbia larga diffusione e produca tanto bene alle anime.

Sia Lei, miei amati fratelli, a parlarvi, benché attraverso la mia povera parola, e a penetrare nei vostri cuori.

La Regina del Preziosissimo Sangue ci prenda tutti per mano, come suoi veri figli, e ci conduca ai piedi della croce per dissetarci a quella fonte inesauribile d'amore e di dolcezza che è il San­gue Prezioso di Cristo.

R.B.

 

PRESENTAZIONE

Il culto a Maria è uno dei momenti-chiave della vita cattolica. Ravvivarlo costantemente equiva­le a riconoscere il posto speciale che la Madre di Gesù occupa nel piano di Dio per la salvezza del mondo. Promuoverlo oggi, significa venire in­contro alle necessità dei fratelli e degli uomini, con l'adeguare il nostro patrimonio di fede in Maria ai mutamenti culturali del nostro tempo.

Non c'è dubbio che tale sia l'impegno dell'Au­tore nello scrivere questa celebrazione individuale del mese di Maggio, che ho il piacere di presentare.

La situazione attuale del culto mariano

Questo «Mese Mariano» porta il segno d'un particolare momento culturale e l'impronta d'un determinato stile teologico-pastorale, pur conser­vando la sua fisionomia di strumento al servizio della Rivelazione, della quale intende mostrare gli aspetti «mariani» e renderne accessibili i contenuti.

La grande venerazione alla Madre di Cristo ha inciso profondamente nel pensiero e nella vita della Chiesa durante la prima metà del nostro se­colo. Abbiamo visto celebrare la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria (1942), la definizione del Dogma dell'Assunzione (1950), la celebrazione dell'Anno Mariano nel centena­rio della definizione dell'Immacolata Concezio­ne (1954); ed abbiamo assistito ad un corrispon­dente incremento del culto mariano.

Ma ben presto si cominciò ad avvertire un certo disagio, dovuto alla particolare spinta provenien­te dai movimenti biblico, liturgico, patristico, ecumenico. L'esigenza di dispiegare la vita cri­stiana secondo le dimensioni della Parola di Dio ed entro il piano della salvezza costrinse a porsi il problema d'una verifica, e quindi d'una retti­fica, delle proporzioni esistenti tra lo sviluppo del culto mariano, da un lato, e gli altri momenti es­senziali del cristianesimo vissuto, dall'altro.

Al problema diede una giusta soluzione il Con­cilio Vaticano II inserendo il culto mariano nel­la liturgia, mettendolo in relazione con il Cristo e la Chiesa, e aprendolo al dialogo ecumenico: non mancando anche di ricordare ai fedeli che «la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimento, né in una vana creduli­tà» (Cost. dogm. su la Chiesa, 67).

Una risposta così puntuale non arrestò, tutta­via, lo sviluppo del disagio. Un po' ovunque si poté constatare una sensibile flessione nella pra­tica di esercizi spirituali, raccomandati lungo i se­coli dal Magistero, e un diffuso timore che la de­vozione a Maria fosse una devozione-rifugio che mantiene nell'infantilismo.

Nella Esortazione apostolica «Marialis cultus» (1974), Paolo VI attribuì questo «momentaneo disorientamento» al divario tra certi contenuti del culto alla Madre del Signore «e le odierne con­cezioni antropologiche e la realtà psicosociolo­gica, profondamente mutata, in cui gli uomini del nostro tempo vivono ed operano» (n.34). Perciò, dopo aver restituito la dottrina mariana al suo centro, che è il Cristo e la Chiesa, il Papa deli­neava i quattro orientamenti della pietà mariana come essenziali al suo equilibrio dottrinale e alla sua efficacia pastorale: gli orientamenti biblico, liturgico, ecumenico, antropologico.

L'esortazione apriva come un nuovo tempo: il tempo di un rinnovamento, ancora in atto, del culto mariano e delle sue varie espressioni; rin­novamento fermamente ancorato alla Parola del­la Scrittura, armonizzato con la Liturgia e attento alle esigenze della cultura contemporanea.

Il Mese alla Regina del Preziosissimo

Sangue A questo tempo di riscoperta di Maria e di rin­novata pietà verso di lei, appartiene il presente «Mese Mariano» che lo zelante Autore scrive per far passare nella «religiosità popolare» quei robu­sti contenuti di fede in Maria - non esclusi quelli teologicamente più elevati - che essa si aspetta, e in virtù dei quali ridare tono alla vita cristiana.

A ciò egli attende raccogliendosi - e convo­cando tutti - come in un tema centrale: Maria, Regina del Preziosissimo Sangue. Il termine «re­gina» infatti - di matrice biblica e di natura sim­bolica - offre all'Autore la possibilità di opera­re una sintesi equilibrata e vitale d'una mariolo­gia a duplice direzione: «mariologia dei privile­gi» e «mariologia dei servizi», o a duplice imma­gine: «immagine celeste di Maria» e «immagine evangelica».

La pietà popolare offre non di rado conferma a questa sintesi. La pietà verso la Regina del Cie­lo, potente e misericordiosa, è unita a un leale impegno di vita cristiana, ed è amorosamente congiunta ad una vita di donazione e di servizio, alla quale è conseguita appunto quella regalità. Maria è la Serva del Signore esaltata a dignità re­gale; ma è anche la Regina che esplica la sua re­galità in forme di materno servizio.

Il carattere personale della regalità di Maria mette in risalto anche la sua funzione salvifica ed ecclesiale, come pure i risvolti antropologici: quelli di un amore spinto fino al dono totale di sé; fino al dono del sangue, come il Figlio suo e Fratello nostro.

Lasciamo all'Autore di spiegarci lui stesso, in forma di meditazione contemplativa, la connes­sione di questo titolo regale con il Mistero del Sangue Prezioso. A noi è stato sufficiente foca­lizzare l'immagine e la portata di Maria Regina per comprendere lo svolgimento articolato delle riflessioni proposte per ogni giorno del mese di maggio, e per pregare «la Regina» con quel fer­vore che ci viene dalla contemplazione del San­gue del Figlio suo. La catechesi, poi, che l'Autore premette alla pratica del mese mariano è quanto mai opportu­na: non solo per riportare la pietà mariana alle fonti della Bibbia, dei Padri e del Magistero, ma anche per rendere ragione di quel «fenomeno ir­resistibile che domina tutta la storia della Chie­sa» e che si chiama appunto Maria (Lettera del­l'Episcopato Olandese, 1968).

Auguriamo di cuore un bel successo al Mese di Maria, convinti come siamo che il taglio «de­vozionale» del libro, entro la cornice d'un felice connubio di esperienza e di catechesi, costituisca una significativa risposta alle attese della «reli­giosità popolare», la quale, oltre tutto, non po­trà non ritrovarsi in quello stile così familiare, discorsivo ed entusiasta, eppure così esatto.

Prof. G. Martelli C.PP.S.

 

PERCHÈ ABBIAMO INTITOLATO IL MESE DI MARIA ALLA REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE

Tra le feste o celebrazioni della Madonna non troviamo nella liturgia quella di Maria SS.ma Re­gina del Prez.mo Sangue e neppure vi era ai tempi di S. Gaspare. Egli infatti non usò mai questo titolo. È certo però che fu proprio lui a far di­pingere dal Pozzi il calice nella mano del celeste Bambino e chiamò la sua Madonna: «Madonna delle Missioni» e «Madonna del Calice».

Nella Prassi della sua Congregazione, dettata al Merlini verso la fine della vita, lasciò questa concisa descrizione della soavissima tela: «Vi è rappresentata la Beata Vergine Maria che porta il Bambino Gesù; Gesù reca nella mano destra il Calice del suo Prezioso Sangue e lo mostra al­la Madre, mentre la stessa Beata Vergine invita i peccatori ad avvalersi di quel farmaco divino, preparato per gli uomini, con ardentissimo amo­re, per cancellare i peccati e rivestirsi delle virtù». 1 Missionari e il popolo la chiamarono: «La

Madonna del Prez.mo Sangue» e più tardi «La Regina del Prez.mo Sangue».

I Missionari conservano gelosamente il quadro originale a Roma, nella chiesa di S. Maria in Tri­vio, e ne celebrano la festa il 24 maggio, come dispose lo stesso Santo nella Regola: «Con sin­golare pietà e venerazione onorino la Beatissima Vergine e Madre di Dio, Maria, alla cui prote­zione, fin dal principio, la Congregazione affi­dò se stessa e ogni sua cosa e nei sacri ministeri la preghino specialmente con l'invocazione di Aiuto dei Cristiani».

Cerchiamo ora di fare un riassunto di quanto scrive L. Contegiacomo nel suo libro S. Gaspare Del Bufalo - vita, personalità, carisma.

* Questa Madre celeste, che S. Gaspare amò col cuore di un serafino, egli la vedeva tutta inonda­ta del sovrumano splendore irradiante dal Miste­ro del Sangue che sta all'origine di tutte le sue grandezze.

* Come il Santo intendesse il Mistero di Maria e la spiritualità che ne consegue, ce lo dice in mo­do immediato e visivo un'immagine, ch'egli stes­so escogitò...

* Le aveva dato il titolo di Madonna delle Mis­sioni e Madonna del Calice...

* (Quel quadro)... è un compendio di teologia e di spiritualità mariane...

a) Nella cara Immagine vediamo innanzi tutto l'unione di Maria al Sangue di Cristo nel Miste­ro della sua divina Maternità... stringe, infatti, al seno il suo Gesù, che porta il Calice del pro­prio Sangue. Quel Sangue è anche Sangue di Ma­ria. ...È la prima gloriosa relazione tra Maria e il Prez.mo Sangue, radice e fondamento di tutte le altre.

b) Ecco una seconda relazione, conseguenza meravigliosa della prima e radicata non sul ter­reno biologico, bensì esclusivamente nella piena adesione generosa alla volontà del Padre: Maria intimamente consociata all'Opera dell'umana Re­denzione, che Dio attua per mezzo del Sangue di Cristo. Vediamo infatti che Gesù, nell'atto di of­frire al Padre e presentare agli uomini il suo San­gue per la loro salvezza, lo mostra alla Madre, mentre con la manina, fiduciosamente poggiata sul suo braccio, sembra voglia attirarne l'atten­zione, sollecitarne il consenso, chiederne la col­laborazione, MISTERO DI MARIA MADRE NOSTRA E CORREDENTRICE DEL MONDO: «...a piè della croce accoglieva nel suo cuore il Sangue che il Figlio versava... e soffriva nel suo cuore la croce, le spine e i chiodi che tormentavano il Figlio: perciò Maria a piè della croce, ci ricevette per figli» (Scritti di S. Gaspare).

c) La Missione di Corredentrice in Maria si completa con quella di MEDIATRICE DI OGNI GRAZIA... S. Gaspare invitava i fedeli a stare ai piedi della Croce, con la Mediatrice sovrana dell'universo. Maria infatti per volontà di Dio, e senza che ciò nulla detragga o aggiunga alla di­gnità ed efficacia di Cristo, unico Mediatore, con la sua materna carità, si prende cura di noi, ci introduce a fruire le grazie di salvezza, che Cri­sto ha acquistate col suo Sangue, e per noi le ot­tiene e le applica alle anime nostre.

È quanto vediamo ancora rappresentato nel­l'immagine della Madonna del Calice: «La Ver­gine Madre con l'espressione dello sguardo e col gesto della mano, invita i fedeli a venire a far te­soro del Sangue di Gesù ed apre, col suo inter­vento, l'accesso alla fonte di ogni grazia... E men­tre dispone i nostri cuori alla fiducia nella infini­ta virtù del Sangue di redenzione, interviene pres­so il Figlio, perché... continui a diffondere i te­sori del suo Sangue».

Perciò si può affermare che Maria si fa trami­te delle grazie e simbolicamente accoglie nelle sue mani il Sangue di Cristo per purificare e salvare il mondo.

L'azione mediatrice era messa in evidenza spe­cialmente nelle campagne apostoliche, quando il Santo, circa a metà della Missione, presentava al popolo con grande solennità l'immagine della Madonna del Calice, che poi lasciava esposta sul palco fino al termine, affidandole il ministero del­le anime. Da quel momento - diceva - la Missio­ne pigliava buona piega, anzi, pigliava fuoco, perchè la Missione la faceva la Madonna. «Per­ciò le dava anche i titoli di: Grande Missionaria, Rapitrice e Trionfatrice dei cuori, Condottiera delle Missioni».

La Vergine è vista da S. Gaspare come la Ver­gine Maestra della devozione verso il Sangue Di­vino. « È bello, diceva, star con Maria appiè del­la Croce. Ce ne stiamo con la Madre di Dio e Ma­dre nostra, con l'Avvocata dei peccatori, con la Mediatrice sovrana dell'universo, con la Maestra di Verità. Presso la Cattedra della Croce ci im­para la devotissima Madre ad amare Gesù, ad imitarlo nelle virtù di cui sulla Croce è Maestro, e ci infiamma di zelo a dissetare il Salvatore, che di anime è sitibondo». (Scritti di S. Gaspare).

«Saliamo la strada del Calvario, fra Gesù che porta la Croce e Maria Addolorata che ci accom­pagna. Essa ci dirigerà nel cammino finché giun­giamo al Monte Santo di Dio. Poiché Maria, appiè della Croce ci ricevette per figli, così noi nel rimanere abbracciati alla Croce, vivremo sempre uniti nel Cuore di Maria». (S. Gaspare: Metodo delle Missioni).

 

LA REGINA DEL PREZ.MO SANGUE

Il titolo di Regina del Preziosissimo Sangue su­scitò discussioni ed opinioni contrastanti tra gli Scrittori sacri e da parte di alcuni Teologi mariani.

Il Magistero della Chiesa non prese posizione, né in un senso, né nell'altro. La polemica si ac­cese maggiormente quando il dotto gesuita P. G. M. Petazzi pubblicò un opuscolo intitolato IL Prez.mo Sangue e la Madonna dedicandolo al Card. A. Piazza, grande devoto del Prez.mo San­gue; il Porporato gradì la dedica e rispose all'Au­tore inviandogli una ispirata poesia La Regina del Sangue acconsentendo che fosse pubblicata nel suo libro.

Nel primo capitolo il P. Petazzi fa una esposi­zione sulle Relazioni di Maria SS.ma col Sangue adorabile di Gesù affermando, tra l'altro, che «...il titolo di Regina del Prez.mo Sangue esprime mirabilmente le relazioni di Maria col Sangue adorabile. Di fatto il Sangue divino è il titolo per cui Maria SS.ma è Regina: 1) perché Essa l'ha dato al Re divino, che per esso e con esso regnò nel mondo; 2) perché essa unendosi nell'offerta di questo Sangue, divenne Regina dell'Universo; 3) perché dal Sangue Essa germogliò, primo fiore e Regina di bellezza; 4) perché nel somministra­re questo Sangue adorabile dimostra la sua ec­celsa sovranità d'amore».

Alle tesi contrarie egli risponde che il titolo di Regina non sempre indica superiorità sopra l'og­getto cui si riferisce, non vuol dunque, quel tito­lo, indicare una superiorità sul Cristo stesso. In­fatti, quando si dice Regina della pace, dell'amo­re, del dolore ecc. non intendiamo dire che la Ver­gine ha un dominio sulla pace, sul dolore e sul­l'amore, ma che essi sono altrettanti titoli della sua preminenza regale. E perciò tranquillamen­te, fra tutti i titoli coi quali possiamo salutare Ma­ria SS.ma Regina, il principale è appunto questo Sangue adorabile, che è la ragione profonda della sua regalità.

Alcuni Teologi però affermano che, se invece di Regina del Prez.mo Sangue, si dicesse nostra Regina del Prez.mo Sangue non vi sarebbe più alcun motivo di equivoco.

Nel compilare questo libro, seguendo l'ormai acquisita abitudine della Congregazione, ho pre­ferito usare: Regina del Preziosissimo Sangue. Con questa scelta non ho certo inteso affermare alcuna verità teologica assoluta, ma soltanto presentare ai devoti l'immagine di Maria alla lu­ce del Sangue di Cristo e mettere in evidenza,con S. Gaspare, come sia inscindibile la devozione al Sangue Prezioso da quella alla Vergine, Madre di quel Sangue, Corredentrice col Cristo, Vergi­ne adorante che lo offre al Padre, Dispensatrice con la Chiesa di quel Sangue, Mediatrice presso Cristo in virtù di quel Sangue, sia per la salvez­za dei peccatori, anch'essi affidati a Lei come suoi figli, e sia per ottenere a tutti quella ricchezza di grazie che il Sangue di Cristo desidera riversa­re sull'umanità.

Lasciamoci condurre da Lei al Cuore di Cri­sto per dissetarci alla ferita apertaci dal suo amo­re: è quella l'unica porta del Cielo!

 

CONOSCERE MARIA

- Le Fonti:

Vecchio Testamento Il Vangelo e gli Atti

- La Tradizione

- Maria nell'arte cristiana, nella dottrina, nella civiltà

- Dottori e scrittori mariani

- Maria nella Chiesa e nel Conc. Vat. II

- Marialis Cultus

- Preghiere e devozioni

- I Protestanti e Maria

- Apparizioni, Santuari, pellegrinaggi, conversioni

- Maria nella civiltà dei popoli, nelle lettere, nell'arte

 

Ai devoti di Maria, che si contano certamente a milioni, oso rivolgere una domanda: Chi è Ma­ria per voi? Sapete chi è Maria? Sono certo, an­che per la mia modesta esperienza sacerdotale, che la grande maggioranza non saprebbe rispon­dere a questo interrogativo e si limiterebbe sem­plicemente a queste parole: è la Madre di Gesù. Risposta essenziale e fondamentale, sulla quale si basa effettivamente tutta la teologia mariana, però crediamo proprio che non basti.

Ai nostri tempi non basta più un atto di fede personale perché i contestatori sono più agguer­riti di noi cattolici e travolgono facilmente con la loro parlantina quelli che, con fede schietta, con tanto amore e semplicità, praticano la loro devozione a Maria solo perché così hanno appre­so dai propri antenati e cosí continuano a colti­varla, senza porsi tanti perché.

Oggi non si può rimanere come agnelli in un branco di lupi, che mira a scardinare dalla no­stra mente e dai nostri cuori la fede dei nostri pa­dri. Basti vedere come, facendo leggere pochi ver­setti della Bibbia ai cattolici sprovveduti, ignari

della conoscenza più elementare delle verità del­la loro fede, vengono convinti ad abbandonarla per abbracciare la nuova - verità -. Quante volte mi sento dire: «Ora sì, che sono stato illuminato nella vera fede e perciò ho lasciato la Chiesa, che da secoli è nell'errore!».

È necessario accostarsi a Maria e, se ci sforze­remo di conoscerla più da vicino, entreremo in un mondo veramente celeste, perché penetreremo, in qualche modo, nell'Amore insondabile di Dio.

Per conoscere un po' Maria è necessaria non solo la nostra sincera disposizione, ma anche un'illuminazione dall'Alto ed amare Dio. «Co­lui che non ama - dice l'apostolo Giovanni - non conosce Dio». Così si può dire che non conosce la Vergine, che è lo specchio di Dio.

Non c'è da stupirsi che, nei secoli, siano stati i santi a contribuire maggiormente alla conoscen­za mariana tra i popoli. Un autore dice: «Come si può conoscere Maria con le odierne aberrazioni nella fede? Maria è come un fiore al quale biso­gna accostarsi con somma delicatezza e con pu­rezza di cuore. Conoscere e amare Maria per en­trare in questo regno di luce e di amore che è Ma­ria». Amare Maria non deve essere solo un sen­timento, perché amare significa anche tradurre in atto ciò che si ha nel cuore. La genuina pietà mariana, quella che noi chiamiamo comunemente «devozione», deve condurci allo studio della sua grandezza e della sua missione tra le anime, al­trimenti presto affievolisce e si riduce ad emo­zioni superficiali e monotone. Maria è nostra Ma­dre ed ogni figlio che ama davvero la propria ma­dre arde dal desiderio di conoscerla per poterla amare sempre di più.

Conoscere ed amare Maria è anche sentire in noi un calore comunicativo, cioè un profondo im­pulso di comunicare agli altri quel calore che ci brucia nel cuore.

È questa la disposizione spirituale che dovre­mo avere nell'accingerci a praticare il mese ma­riano per ricavarne quel frutto che sinceramente ci auguriamo. Maria Santissima ci aiuterà.

 

LE FONTI

A quali fonti dobbiamo attingere per conoscere con una certa sufficienza la Vergine? Ecco le in­dispensabili che offrono la sicurezza di non ca­dere in errore: a) Profezie del Vecchio Testamen­to - b) I Quattro Evangeli e gli Atti degli Apo­stoli - c) La Tradizione - d) Il Magistero della Chiesa.

Vecchio Testamento

I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale viene preparan­dosi la venuta di Cristo nel mondo. E questi pri­mi Documenti, come sono letti nella Chiesa e ca­piti alla luce dell'ulteriore e piena rivelazione, passo passo mettono sempre più chiaramente in luce la figura di una donna: la Madre del Redentore.

Sotto questa luce ella viene già profeticamen­te adombrata nella promessa fatta ai nostri pro­genitori caduti in peccato, circa la vittoria sul ser­pente: Genesi 3, 15. Parimenti questa è la Vergi­ne che concepirà e partorirà un Figlio, il cui no­me sarà Emmanuele-Dio con noi. Isaia 7, 14 - Michea 5, 2-3. Essa inoltre primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, che attendono con fiducia e ricevono da Lui la salvezza. È con Lei, eccelsa figlia di Sion, che si compiono i tempi, quando il Figlio di Dio da lei assume la natura umana per liberare l'uomo dal peccato. Vat. II-Cost. Dogm. Lumen Gentium n. 52, 55.

Il Vangelo e gli Atti

Il miglior ritratto - e forse anche l'unico, per­chè dettato dallo Spirito - lo si può delineare meditando i passi che riguardano Maria e che qui riportiamo nell'ordine progressivo dei Vangeli, aggiungendovi anche l'unico cenno che ne fan­no gli Atti.

Matteo

Giacobbe generò Giuseppe, sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo (1, 18). Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giu­seppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giu­seppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ri­pudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli dis­se: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei, viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profe­ta: «Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un fi­glio che sarà chiamato Emmanuele, che signifi­ca Dio con noi». Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chia­mò Gesù (1, 18, 25).

Udite le parole del re, essi (i Magi) partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sor­gere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. En­trati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (2, 1-1).

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli dis­se: «Alzati, prendi con te il bambino e sua ma­dre e fuggi in Egitto, e resta là finchè non ti av­vertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe destatosi prese con sé il bambino e sua madre, e nella notte fuggì in Egit­to... (2, 13-14).

Mentre egli parlava ancora alla folla, sua ma­dre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cer­cavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono par­larti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratel­li?» Poi stendendo la mano verso i suoi discepo­li disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e ma­dre» (12, 46-50).

Marco

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco, i tuoi fra­telli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli»? Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno disse: «Ecco mia ma­dre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio è mio fratello, sorella e madre» (3, 31-35).

Luca

...L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, ad una ver­gine promessa sposa di un uomo della casa di Da­vide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiama­va Maria. Entrando da lei disse: «Ti saluto, o pie­na di grazia, il Signore è con te». A queste paro­le ella rimase turbata e si domandava che senso avesse questo saluto. L'angelo disse: «Non teme­re, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla ca­sa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all'angelo: «Com'è possi­bile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te sten­derà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Co­lui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Fi­glio di Dio. Vedi, anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e que­sto è il sesto mese per lei, che tutti dicevano ste­rile; nulla è impossibile a Dio». Allora Maria dis­se: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei» (1, 26-38).

... In quei giorni Maria si mise in viaggio ver­so la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Eli­sabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Eli­sabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne, e bene­detto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, ap­pena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orec­chi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimen­to delle parole del Signore».

Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore...»

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua (1, 39-56).

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la ter­ra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tut­ti a farsi registrare ciascuno nella sua città. An­che Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea, salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Be­tlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

C'erano in quella regione alcuni pastori che ve­gliavano di notte facendo la guardia al loro greg­ge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Es­si furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo; oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: trove­rete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pa­ce in terra agli uomini che egli ama».

Appena gli angeli si furono allontanati per tor­nare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «An­diamo fino a Betlemme, vediamo questo avveni­mento che il Signore ci ha fatto conoscere». An­darono dunque senza indugio e trovarono Ma­ria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. Tutti quelli che udirono, si stupiro­no delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, co­me era stato chiamato dall'angelo prima di esse­re concepito nel grembo della madre.

Quando venne il tempo della loro purificazio­ne secondo la legge di Mosè, portarono il bam­bino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, co­m'è scritto nella legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani co­lombe, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver ve­duto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempire la leg­ge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti d'Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà il cuore» (2, 1-35).

I suoi genitori si recavano tutti gli anni. a Ge­rusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza, ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genito­ri se ne accorgessero. Credendolo nella carova­na fecero una giornata di viaggio, e poi si mise­ro a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non aven­dolo trovato tornarono in cerca di lui a Gerusa­lemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue ri­sposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco tuo padre ed io, angosciati ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomes­so. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore (2, 41-52).

Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fra­telli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fra­telli sono qui fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pra­tica» (8, 19-21).

Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascol­tano la parola di Dio e la osservano!» (11, 27-28).

Giovanni

...Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Ca­na di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invita­to alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai ser­vi: «Fate quello che vi dirà».

Vi erano là sei giare di pietra per la purifica­zione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come eb­be assaggiata l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinta l'acqua) chia­mò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da princi­pio il vino buono e, quando sono brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede inizio ai suoi mi­racoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insie­me con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono là solo pochi giorni (2, 1-12).

...Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofe e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto il discepolo ch'egli amava, disse alla ma­dre: «Donna, ecco il tuo figlio! ». Poi disse al di­scepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel mo­mento il discepolo la prese nella sua casa (19, 25-27).

Atti degli Apostoli

...Allora ritornarono a Gerusalemme dal mon­te degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quan­to il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Gia­corno di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Gia­como. Tutti questi erano assidui e concordi nel­la preghiera, insieme con alcune donne e con Ma­ria, la madre di Gesù (1, 12-14).

Dopo la lettura e la meditazione di questi bra­ni cerchiamo di renderci conto di ciò che della Vergine affermano gli Evangelisti e gli Atti. Ec­co in breve ciò che ne emerge con tutta chiarezza: Maria è la Madre del Verbo Incarnato, la Ver­gine Purissima, la piena di grazia, la benedetta; ricca di fede, speranza e carità; umile, modesta, prudente, misericordiosa, pia, benigna, forte, sa­piente; povera, paziente, ubbidiente. Attenta al­la Parola di Dio, l'accoglie con amore, anche se sconvolge la sua vita e le trafigge il cuore. Non solo accoglie la Parola, ma la osserva fedelmen­te e la incarna nella propria vita. Umile ancella del Signore, accetta in anticipo e senza riserva di fare la sua volontà e, quando l'ha conosciuta con certezza, ad essa si abbandona ciecamente.

 

LA TRADIZIONE

La tradizione s'impernia, sotto certi aspetti, sui Padri, i Dottori e gli Scrittori della Chiesa. Trat­tandosi qui d'una brevissima esposizione, ci li­dtiteremo, con brevi riferimenti, ai primi 5 seco­h. Accenneremo a qualche nome dei secoli suc­Censivi in altro capitolo.

A coloro che si meravigliano delle scarse noti­de sulla Vergine nei primi secoli della Chiesa diciamo subito che la ragione fondamentale del mo­desto sviluppo della Mariologia in questi secoli va esclusivamente ricercata nel fatto che l'atten­zione dei Padri e dei fedeli era ovviamente incen­trata nel Cristo e i suoi Misteri, punto centrale della fede, e quindi la Mariologia si limita alla parte avuta da Maria in tali Misteri.

Nel primo secolo era ancora vivissima la cate­chesi apostolica, la lettura dei Vangeli e degli Atti, ove, anche se brevemente, si parla di Maria. Bi­sogna anche tener conto della narrazione a viva voce di coloro che l'avevano conosciuta, o ave­vano addirittura con lei vissuto, perchè la Vergi­ne, fino all'Assunzione al Cielo, partecipò alla vita di preghiera e di carità dei primi cristiani. Allora chi avrebbe mai osato mettere in dubbio i privilegi, le prerogative e l'eccelsa dignità della Madre del loro Divino Maestro? Solo le Storie Giudaiche, in odio a Cristo, sparlavano anche della sua Madre Santissima. È dunque da ritene­re che la catechesi apostolica sulla Vergine sia sen­z'altro, in modo assai conciso, la stessa che ora noi recitiamo nel Credo o Simbolo degli Apostoli.

La vita dei primi cristiani fu veramente dura, a causa delle feroci persecuzioni, sia da parte dei Giudei che da parte dei Gentili, ma, quando la Chiesa crebbe e si diffuse, con la conoscenza del Cristo si dilatò anche quella di Maria, Madre del Cristo e Madre della Chiesa. E, non appena in­sorsero le prime eresie, si levarono anche i primi Padri e Scrittori per contestarle e custodire san­ta e pura la Verità tra i fedeli.

Il primo, a nostra conoscenza, che si erge in difesa della dottrina cattolica contro i Doceti, che negavano la realtà dell'umanità di Cristo, fu S. Ignazio Martire, vescovo di Antiochia ( + 110) che insiste su tre punti: la vera Umanità di Cri­sto, la Divina Maternità di Maria, la sua Ver­ginità.

La Mariologia compie un passo notevole nel II secolo con S. Giustino (110-165), il quale, ol­tre a riaffermare quanto già propugnato da S. Ignazio, è il primo a proporre esplicitamente il parallelo Eva-Maria. In questo secolo emerge an­che la grande figura di S. Ireneo (140-202), ve­scovo di Lione, chiamato giustamente «II primo Teologo di Maria» in quanto prova con argomen­ti tratti dalla Scrittura e dalla Tradizione Apo­stolica la Divina Maternità di Maria e la sua Ver­ginità. Importante era per Ireneo dimostrare la nascita del Verbo da una Vergine e quindi la Di­vina Maternità di Maria. Infatti se si nega que­sta verità non si può più parlare di Redenzione. Nel III secolo con Or igene (185-254) sorge la Scuola Alessandrina. Nelle Omelie sul Vangelo di S. Luca egli tratta largamente della Madonna ed è il primo ad usare il termine classico di Theo­tòcos cioè Madre di Dio. È il primo a chiamare la Vergine la Tuttasanta. S. Pietro d'Alessandria (+ 311), quasi contemporaneo di Origene è il pri­mo a chiamare Maria «La Vergine» appellativo che da allora è stato comunemente usato in tutta la Cristianità. Dello stesso secolo è da citare: S. Ippolito romano (160-235), maestro di Orige­ne, che fu il primo in Occidente a scrivere di Ma­ria; ancora si conservano preziosi frammenti dei suoi scritti. Egli combattè contro i Valentiniani ed affermò la realtà fisica della Divina Materni­tà. Chiamò l'Incarnazione del Verbo nel seno di Maria «Nozze del Verbo con l'umanità e l'inizio della nostra rigenerazione soprannaturale».

Non possiamo qui fare a meno di citare altri due noti scrittori mariani: Tertulliano (160-220) e S. Cipriano (201-254). Tertulliano fu l'Apolo­geta più forte, deciso e irruento e inferse duri col­pi agli eretici. Nell'Opera «La Carne di Cristo» cònfuta tutti i loro argomenti in modo deciso e perentorio ed afferma che non vi è salvezza per chi nega la Divina Maternità della Vergine o as­serisce che Cristo non ha preso la natura umana da lei. «Il Verbo Divino - afferma - generato dal Padre da tutta l'eternità, quando volle prendere la natura umana, scelse una Vergine, senza il con­corso di alcun padre umano».

In questi primi tre secoli, assistiamo dunque ad un duplice trionfo: quello della fede nella uma­nità di Cristo e quello della fede nella divina e verginale Maternità di Maria.

È nel IVsecolo che, sia in Oriente che in Occi­dente, ha inizio un vigoroso sviluppo della Ma­riologia con il Concilio di Nicea (a.325), nel qua­le, presente l'imperatore Costantino, venne de­finita contro Ario la Consostanzialità del Verbo (consostanziale al Padre) e quindi la sua vera di­gnità. Qui venne sancito il versetto che recitia­mo nel Credo: «Per noi e per la nostra salvezza discese dal Cielo e si incarnò, per opera dello Spi­rito Santo, nacque da Maria Vergine e si fece uomo».

Cirillo d'Alessandria (444) provò senza diffi­coltà che, essendo Gesù vero uomó, Maria, a pie­no diritto doveva essere ritenuta, com'era di fat­to, Madre di Dio. Ricordiamo ancora S. Efrem (306-373) chiamato il primo poeta della Madon­na. Scrisse i «Carmi Nisibeni» nei quali esalta, per primo, la purezza della Vergine, la sua ver­ginità, la sua regalità. Sono di questo secolo an­che S. Epifanio (315-402), primo Dottore del culto della Vergine; S. Giovanni Crisostomo (354-407), grande oratore mariano, il primo che chiama Maria «Corredentrice del genere uma­no». S. Gregorio di Nazianzo (+ 390) il quale afferma che nessuno può negare senza divenire ateo che Gesù Cristo è stato formato nel seno del­la Vergine Maria, in un modo divino e umano allo stesso tempo, solo ad opera divina e senza' il concorso di un padre umano. Infine S. Am­brogio (339-397) vescovo di Milano, detto il Pa­dre della Mariologia latina.

Nel secolo IV venne celebrata anche la prima grande festa mariana in Antiochia.

Il V secolo è il secolo della Theotòcos, cioè del­la Maternità Divina, pietra fondamentale di tut­to l'edificio mariologico. Abbiamo già detto che la Divina Maternità di Maria Vergine fu dichia­rata dogma di fede principalmente ad opera di S. Cirillo d'Alessandria. Nel successivo Conci­lio di Calcedonia, radunato nel 451 contro Euti­che, a S. Cirillo si affiancò il papa S. Leone Ma­gno ( + 451) che inviò la lettera dogmatica sulle due Nature del Cristo, ove spiega ai fedeli il per­ché della nascita del Cristo da una Vergine. In questo secolo troviamo che a Gerusalemme vie­ne celebrata solennemente la festa di Maria Theo­tòcos il 15 agosto. La verginale Maternità Divina di Maria riempie di fascino e di ammirazione una numerosa schiera di oratori, scrittori e Pa­dri, sia nella Chiesa Orientale, che in quella d'Oc­cidente. Ci rincresce proprio non poterli qui nep­pure elencare; ne citiamo soltanto due, molto fa­mosi in Occidente e a noi più familiari: S. Giro­lamo «Dottore Massimo della Verginità di Ma­ria SS.ma» e S. Agostino, il Dottore che ha più di ogni altro insistito sulla parte avuta da Maria nella redenzione del genere umano e sulla sua spi­rituale maternità.

Non essendo questo un trattato di mariologia riteniamo di avere, sia pure in breve, spiegato suf­ficientemente come, nei primi secoli della Chie­sa, fosse viva la pietà mariana e ci fermiamo ci­tando le parole di S. Leone Magno che esalta la fede della Chiesa e dei fedeli cosi: «I fedeli tutti erano talmente impregnati dal racconto del Van­gelo, che non potevano prestar fede alle bestem­mie di Nestorio, sapendo che non vi è speranza di salvezza per gli uomini, se il Creatore della Ma­dre non è anche il Figlio della Vergine». (Serm. 28,5).

 

MARIA NELLA PRIMITIVA ARTE CRISTIANA

Sarebbe incompleta la breve sintesi fin qui trac­ciata sulla pietà mariana nella Tradizione se non dessimo anche un cenno dell'arte cristiana pri­mitiva, che quanto è più antica, tanto è più pre­ziosa. Anche se nei soggetti mariani primitivi c'è una certa infantilità di linee e un modo di espri­mersi più che elementare, quasi una incapacità di dire, trapela tuttavia ben chiaro il recondito pensiero di ciò che gli artisti sentivano.

Forse l'immagine più antica della Vergine è quella rinvenuta nella Cappella Greca del Ceme­terio di Priscilla, sulla via Salaria, in Roma, at­tribuita alla seconda metà del II secolo, ove la Vergine è riprodotta nella scena dell'Adorazio­ne dei tre Re Magi. Nello stesso Cemeterio si tro­va la vetusta immagine della Madonna, databile verso la fine del II secolo: La Vergine col Bam­bino ha accanto, in posizione eretta, un profeta (Isaia?) che indica una stella. È chiara l'allusio­ne all'Emmanuele, Luce che si leva per illumi­nare Gerusalemme. Anche se in diversa forma, ma con identico significato, sulla porta di S. Sa­bina in Roma (a. 432-440) si vede la Vergine tra gli apostoli Pietro e Paolo, fondatori della Chiesa di Roma, in atteggiamento di Orante, mentre su di lei, in alto, brilla una stella.

Sempre nel Cemeterio di Priscilla, esiste anche un'immagine di Maria del III secolo: ella è sedu­ta e, insieme al Figlio, assiste alla imposizione del velo da parte del vescovo ad una vergine che si consacra al Signore.

Anche nel Cemeterium Majus della Nomenta­na in Roma esiste un bellissimo esempio della Ma­donna Orante della metà del IV secolo, che tiene davanti a sé il Figlio Divino al quale rivolge la sua preghiera. Verso la fine di questo secolo si diffu­se largamente, proveniente da Bisanzio, un'imma­gine di Maria Orante, venerata nella chiesa che fondò l'imperatrice Pulcheria. Maria porta sul petto un clipeo (scudo di rame rotondo) con la testa di Gesù. Nel culto bizantino la Vergine è principalmente invocata con l'appellativo di Deo­mène, cioè «Colei che innalza una preghiera di salvezza». Antichissime immagini di Maria si tro­vavano nella chiesa di S. Maria Antiqua in Ro­ma e in una cappella dell'antico S. Pietro in Va­ticano, che ora sono nella chiesa di S. Marco a Firenze.

La più bella immagine della Vergine si trova nella chiesa degli Odeghi (guide) a Costantino­poli. Fu presa a Gerusalemme dalla imperatrice Eudossia e donata all'imperatrice Pulcheria. È comunemente detta la Madonna di S. Luca, al cui pennello l'attribuì unanimemente la tradizione di quel tempo. Di quest'immagine, dice l'antica leggenda, che il volto fosse stato ultimato dagli angeli.

Dal IV e V secolo l'iconografia mariana va prendendo un carattere più sottilmente teologi­co, come quello di Maria Regina, affiancata da angeli che recano la corona regale, Maria Inter­ceditrice, Maria Assunta al Cielo (VII sec.), Im­macolata (sec. XVI)

Siamo costretti a limitarci a queste brevissime citazioni, le quali, per altro, sono più che suffi­cienti a sottolineare quanto fosse viva la pietà ma­riana fin dai primi secoli della Chiesa. Da allora anche l'iconografia e l'arte mariana sono anda­te sviluppandosi di pari passo col culto alla Ver­gine nel mondo cristiano, così come le dettava al cuore dei fedeli e degli artisti la fede e l'amo­re. Allora l'arte sacra era esclusivamente ispira­ta dalla fede e dall'amore, tanto che le soavissi­me Madonne di quel tempo, venerate ancor oggi un po' ovunque, non sembravano davvero ope­ra d'uomo, per cui il popolo le attribuiva al pen­nello di S. Luca, l'evangelista eminentemente ma­riano, o addirittura le diceva Acheiropiete o Acheropite, cioè non fatte da mano umana.

 

MARIA NELLA DOTTRINA, NELLA VITA, NELLA CIVILTÀ DEI POPOLI

Come abbiamo visto nella rapida rassegna fat­ta finora, il transito di Maria non significò af­fatto una morte, anzi subito crebbe, cioè aumentò la sua azione materna a beneficio dell'umanità: crebbe la Chiesa, crebbe Maria, simbolo e Ma­dre della Chiesa. La sua esistenza spirituale «si è intrecciata con la storia dei popoli, talora de­terminandola, talora trasformandola, e dovun­que arrivava Gesù, arrivava anche lei».

Il Giordani dice: «Entrata nella gloria, fatta regina, il suo dominio di grazia avvolse la Chie­sa e la sua biografia si frastagliò di continui in­terventi, si compose di innumerevoli amori, si in­trecciò con l'esistenza di Ordini Religiosi e di Na­zioni battezzate, ornando di poesia ed intessen­do di bellezza verginale la trama della storia del mondo. Più il cristianesimo entrò nel cuore del­l'umanità e più la vicenda della Vergine gloriosa s'intersecò con la spiritualità e la letteratura, l'ar­te e la politica. ...Ella attenua durezze, sgombra difficoltà, riavvicina avversari, insegna il gusto e il valore della purezza e della mansuetudine, col­ma di sorrisi il vuoto delle piaghe e della soffe­renza... Nessuno degli apostoli agisce quanto lei per propagare il Verbo e dilatare lo Spirito San-

to». (Maria di Nazaret-Enciclopedia Mariana­Ed. Massimo).

Maria dunque rispose sempre con la varietà dei suoi interventi ai titoli delle Litanie, non solo Lauretane, con le quali i beneficati di ogni epo­ca si ingegnarono di glorificarla.

Descrivere qui quest'ampio panorama di dot­trina, d'amore riconoscente, di culto e devozio­ne nel mondo verso la Vergine e l'influenza di Lei in ogni campo della storia, della letteratura e dell'arte, sarebbe un assurdo, quando neppure le più ampie enciclopedie mariane sono state suf­ficienti. Limitiamoci dunque a qualche accenno.

 

ALCUNI NOMI DEI GRANDI DOTTORI E SCRITTORI MARIANI

dal VI Secolo ai giorni nostri

Sec. VI: è il secolo dello sviluppo delle feste liturgiche, specie in Oriente: Purificazione, Na­tività, Annunciazione, Dormizione. Notevoli le omelie di S. Romano il Melode (+ 550) - S. Gre­gorio di Tours (+ 549) e il poeta S. Venanzio (+601).

Sec. VII: il secolo delle feste, sempre in Orien­te, della Presentazione, della Concezione, del­l'Assunzione corporea. S. Modesto (+ 634) che propugnò l'Assunzione corporea - S. Sofronio,

che difese la preservazione di Maria dal peccato originale - S. Ildefonso (+ 669) che esaltò la per­petua verginità e la regalità di Maria.

Sec. VIII: il secolo in cui si testimonia in par­ticolar modo l'Immacolata Concezione, l'Assun­zione, la Mediazione e la Regalità di Maria. S. Beda Venerabile (+ 735) - S. Germano (733) - S. Giovanni Damasceno (+749).

Sec. IX: viene confermata e consolidata la dot­trina sull'Immacolato Concepimento, l'Assunzio­ne, la Mediazione, la Regalità di Maria. Si distin­gue fra tutti S. Epifanio, autore della prima Vi­ta della Madonna.

Sec. X: si ribadiscono le verità propugnate nei secoli precedenti e troviamo anche, scritto in ara­bo, il Libro del Transito della Vergine, ove si nar­rano parecchi suoi miracoli. Emerge S. Eutimio (+917).

Sec. XI: è questo il secolo dello Scisma della Chiesa Greca, la quale però mantiene intatta la dottrina finora insegnata sulle verità mariane. Sboccia l'inno della Regalità di Maria Salve Re­gina. È il secolo di S. Pier Damiani (+ 1072) e di S. Anselmo d'Aosta (+ 1109).

Sec. XII: mentre in Oriente la dottrina mario­logica rimane più o meno stazionaria, in Occi­dente ha inizio il periodo aureo, dominato dalla

gigantesca figura di S. Bernardo da Chiaravalle ( + 1153), il Dottor Mellifluo, che fu la vera ani­ma di tutto il movimento mariano dei sec. XII e XIII. In questo secolo trionfano ancora la dot­trina sull'Immacolata Concezione e l'Assunzio­ne. A questo periodo appartengono anche: Ugo­ne da S. Vittore (+ 1141) - Pietro da Cluny (+ 1157) - Arnaldo di Chartres (+ 1160). Il Dot­tore della Corredenzione S. Amedeo di Losanna (1150) e moltissimi altri veramente insigni. Vie­ne in questo secolo pubblicata anche una Rac­colta dei miracoli della Vergine ed affermata la sua potenza e bontà Mediatrice.

Sec. XIII: continua l'impulso dato da S. Ber­nardo al dogma e al culto mariano e sorgono Dottori celeberrimi che trattano con ampiezza e profondità tutte le Verità Mariane, che pochissi­mi Teologi susseguenti hanno potuto raggiunge­re. È il secolo di S. Tommaso d'Aquino (+ 1274) - S. Alberto Magno (+ 1280) - S. Bonaventura (+1274).

Sec. XIV: è questo il secolo aureo della Teo­logia Mariana in Oriente, dove grandi Teologi fanno a gara per esaltare la Madre di Dio e i suoi singolari privilegi. In Occidente invece comincia un periodo di decadimento.

Sec. XV: in questo secolo troviamo le bellissi­me figure di S. Bernardino da Siena (+ 1444) - S. Antonino da Firenze (+ 1459) - Tommaso da Kempis (+ 1471) ritenuto comunemente autore dei libro «Imitazione di Cristo».

Sec. XVI: è il secolo della discordia, sia in Oriente che in Occidente, qui sorge un vero sci­sma ed una violenta opposizione contro la Chie­sa Cattolica ed in particolare contro la dottrina Mariologica e il Culto alla Vergine da parte di Lutero, Calvino, Zuinglio e i loro seguaci pro­testanti.

Una vera schiera di Teologi e Scrittori insorge contro i loro errori.

Ne citiamo qualcuno: il Card. Tommaso de Vio, detto Gaetano (+ 1534) - S. Pietro Canisio (+ 1597) - S. Tommaso di Villanova (+ 1556) det­to il Dottore Mellifluo della Spagna.

Sec. XVII: Alla opposizione protestantica si aggiunge quella Giansenistica, specie contro il culto alla Vergine. È questo il secolo che, come il XX, vede la maggior quantità di scritti mario­logici e può essere anche appellato il «Secolo della Corredenzione». Tra i grandi citiamo: Suarez (+ 1617) - S. Lorenzo da Brindisi (+ 1619) - S. Roberto Bellarmino (+ 1621) - S. Francesco di Sales (+ 1622) - II Card. Bèrulle (+ 1629) - Paolo Segneri (+ 1702) - Bossuet (+ 1704).

Sec. XVIII: questo secolo è dominato da due gigantesche figure, che hanno avuto un influsso eccezionale sulla vera e soda devozione alla Ver­gine: S. Luigi M. Grignion de Montfort (+ 1716) e S. Alfonso Maria de Liguori (+ 1787). L'uno col «Trattato della vera devozione alla Vergine» e l'altro con «Le glorie di Maria». Il punto cen­trale della Mariologia di entrambi è costituito dal­la mediazione mariana. I due veri e propri capo­lavori ebbero enorme successo, furono tradotti in tutte le lingue e diffusi in tutto il mondo cattolico.

Sec. XIX: è il secolo dell'Immacolata. Il ma­riologo più geniale e vigoroso di esso è senza dub­bio S. Scheeben (+ 1888). Vanno anche ricorda­ti il Passaglia, il Patrizi, il Malou e il Bourassé.

Sec. XX: è il secolo dell'Assunta ed anche il secolo di Maria, per antonomasia.

In questi ultimi due secoli sorgono sia molti scrittori singoli, che innumerevoli iniziative come: pubblicazioni di Riviste, di Fonti mariologiche, fondazioni di Accademie e Scuole Mariane. È da notare l'Accademia Pontificia dell'Immacolata Concezione (1835), l'Accademia Bibliografica Mariana (1862), Centri di Istituti Internazionali Mariani, Cattedre di Mariologia, Biblioteche.

Così la scienza mariologica con la guida dei Pa­dri e degli Scrittori sacri, ha raggiunto vette al­tissime. Ma di Maria non si dice mai troppo, tanto è sublime la sua figura, tanto è eccelsa la sua dignità, perchè Madre di Dio! Fino al tramonto dei secoli vi saranno santi e dotti che canteranno ancora le sue lodi.

 

MARIA NELLA FEDE E NELLA DOTTRINA DELLA CHIESA

Il Dogma

La parola Dogma deriva dal greco e vuol si­gnificare: accettare un'opinione, credere.

Nel senso cristiano, come precisa il Concilio Vaticano 1, significa: affermazione d'una verità religiosa, contenuta nella Rivelazione cristiana, riproposta e confermata universalmente dal Ma­gistero Ordinario della Chiesa (Dogma di fede) e da quello Straordinario (Dogma di fede definita).

Accogliendo il Dogma, noi siamo in grado di capire in modo corretto la Verità rivelata, soprat­tutto quando essa è negata dall'eresia; siamo più tranquilli nel percorrere la strada della fede, ci sentiamo uniti nella professione della fede comu­ne e promuoviamo l'amore della Chiesa, che ci guida e illumina.

La Divina Maternità

Il Dogma fondamentale della Mariologia, la Maternità divina della Vergine, fu oggetto di so­lenne definizione da parte dei Padri del Concilio di Efeso nell'anno 431. Essi condannarono le ere­sie di Nestorio: «Se qualcuno non confessa che l'Emmanuele è veramente Dio, e che quindi la Santa Vergine è Genitrice di Dio (essa infatti con­cepì secondo la carne il Verbo fatto carne) sia sco­municato». La condanna fu approvata dai Le­gati del Papa Celestino I e quei Padri proclama­rono che «A1 Vescovo di Roma, come legittimo successore di Pietro, principe e capo degli Apo­stoli, e fondamento della Chiesa Cattolica, spet­ta per diritto di pronunciare la sentenza definiti­va in questioni che riguardano la fede».

Immacolata Concezione

Il sommo Pontefice Pio IX, con la Bolla Inef­fabilis Deus dell'8 dic. 1854, proclamava dinan­zi al mondo cattolico: «La dottrina che sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e pri­vilegio di Dio Onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è sta­ta preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata da Dio rivelata e perciò si de­ve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli».

La perpetua Verginità

S. Siricio papa (392) è il primo dei Papi che proclama e difende ufficialmente la perfetta e pe­renne verginità della Madre di Dio. S. Leone Ma­gno (449) esalta la «inviolata verginità di Maria». Il Concilio Laterano I, radunatosi sotto papa Martino I (649) sentenzia che: «Chiunque non confessa, in accordo con i S. Padri, che propria­mente e veramente la Genitrice di Dio, la Santa sempre Vergine Maria... ha concepito senza se­me virile, di Spirito Santo, lo stesso Verbo di Dio ed in un modo incorruttibile lo ha generato, rima­nendo la sua verginità intatta anche dopo il par­to, sia scomunicato». Nel 680 il Concilio III di Costantinopoli rinnova contro i Monoteleti l'i­dentica professione di fede nella «illibata vergi­nità di Maria prima del parto, durante il parto, dopo il parto». La credenza sulla perfetta e pe­renne verginità della Madre di Dio era già dog­ma di fede cattolica fin dai primordi del Cristia­nesimo, perché ammesso dal senso soprannatu­rale dei fedeli e proclamato dal Magistero ordi­nario ed universale della Chiesa.

Assunzione in cielo

Papa Pio XII, in Piazza S. Pietro, il 1 ° nov. 1950, così proclama solennemente il dogma del­l'Assunzione corporea della Vergine al Cielo: «A gloria di Dio Onnipotente, che ha riversato in Maria la sua speciale benevolenza; ad onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte; a maggior gloria della sua augusta Madre ed a gioia ed esultanza della Chie­sa, per l'autorità del nostro Signore Gesù Cristo, dei santi Apostoli Pietro e Paolo e nostra, pro­Inunziamo, dichiariamo e definiamo essere Dom­ma da Dio rivelato che l'Immacolata sempre Ver­gine Maria, terminato il corso della vita terrena,. fu assunta alla gioia celeste in anima e corpo».

Maria nella dottrina del Concilio Vaticano II

Il Concilio Vaticano II (1962-1965) così rias­sume la dottrina della Chiesa sulla Vergine nel Capo VIII della Lumen Gentium: 56 - «Volle il Padre della misericordia che, l'ac­cettazione della predestinata Madre precedesse l'Incarnazione, perché così, come una donna ave-

va contribuito a dare la morte, una donna con­tribuisse a dare la vita».

* «La Madre di Gesù... ha dato al mondo la Vita stessa, che tutto rinnova e da Dio è stata ar­ricchita di doni consoni a tanto ufficio».

* «Presso i Santi Padri invalse l'uso di chia­mare la Madre di Dio la Tutta Santa immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo qua­si plasmata e resa nuova creatura. Adorna fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare e per ordine di Dio salutata dall'angelo... piena di grazia».

* «Maria... acconsentendo alla parola divina... diventò Madre di Gesù e abbracciando... la vo­lontà salvifica di Dio consacrò totalmente se stes­sa... alla persona e all'opera del Figlio suo, ser­vendo al mistero della redenzione, sotto di Lui e con Lui e con la grazia di Dio onnipotente».

* «Giustamente i Padri ritengono che Maria non fu strumento veramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell'uomo con la libera fede ed obbedienza».

57 - «Questa unione della Madre col Figlio nel­l'opera della redenzione si manifesta dal primo momento della concezione verginale di Cristo fi­no alla morte di Lui».

* «Il suo Figlio Primogenito non diminui la sua verginale integrità, ma la consacrò».

58 - «Nella vita pubblica di Gesù appare di­stintamente fin dal principio, quando alle Nozze di Cana... ottenne con la sua intercessione che Gesù Messia desse inizio ai miracoli... raccolse i le parole, con le quali il Figlio, esaltando il Re­gno al di sopra dei rapporti e dei vincoli della car­ne e del sangue, proclamò beati tutti quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio... co­me essa fedelmente faceva. Così anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione al Figlio sino al­la croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette soffrendo profondamente col suo Uni­genito e associandosi col suo animo materno al sacrificio di Lui amorosamente consenziente al­l'immolazione della Vittima da Lei generita; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale Madre al discepolo...».

59 - «...finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata col Fi­glio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte.»

Maria e la Chiesa

60 - «Uno solo è nostro Mediatore, secondo le parole dell'Apostolo... La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscu­ra e diminuisce questa unica mediazione di Cri­sto, ma ne mostra l'efficacia.'Poiché ogni salu­tare influsso della Beata Vergine verso gli uomi­ni, non nasce da una necessità, ma dal benepla­cito di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei merìti dì Crìsto, si fonda sulla mediazione di Lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia; non impedisce minimamente l'im­mediato contatto dei credenti in Cristo, anzi lo facilita».

61 - Cooperazione alla redenzione - «La Bea­ta Vergine... col concepire il Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempìo, soffrì­re col Figlio morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore con l'obbe­dienza, la fede, la speranza, e l'ardente carità, per restaurare la vìta soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi Madre della grazia».

62 - Funzione salvifica subordinata - «Questa maternità di Maria... continua senza soste... fi­no al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Di fatti, assunta in cielo, non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice in­tercessione, continua ad ottenerci la grazia della salute eterna. Con la sua materna carità si pren­de cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregri­nanti e posti in mezzo ai pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la Beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorri­trice, Mediatrice, il che però va inteso in modo che nulla detragga o aggiunga alla dignità e alla efficacia di Cristo Mediatore».

* «E questa funzione subordinata di Maria la Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente, continuamente la sperimenta e raccomanda al­l'amore dei fedeli, perché sostenuti da questo ma­terno aiuto, siano più intimamente congiunti col Mediatore e Salvatore».

63 - Maria Vergine Madre Modella della Chiesa - «La Madre di Dio è figura della Chiesa nell'ordine, cioè, della fede, della carità, della perfetta unione con Cristo.

Infatti nel mistero della Chiesa, la quale pure giustamente è chiamata Madre e Vergine, la Bea­ta Vergine Maria è andata innanzi, presentandosi in modo eminente e singolare quale vergine e qua­le madre. Poiché per la sua fede e obbedienza ge­nerò sulla terra lo stesso Figlio di Dio... credendo... senza esitazione al messaggio di Dio. Die­de alla luce il Figlio di Dio, che Dio ha posto qua­le Primogenito tra i molti fratelli, cioè tra i fede­li, alla generazione e formazione dei quali essa coopera con amore di Madre».

64 - La Chiesa vergine e madre - «Orbene, la Chiesa la quale contempla l'arcana santità di Lei e ne imita la carità ed adempie fedelmente la vo­lontà del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre... Es­sa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo e, ad imitazione della Ma­dre del suo Signore, con la virtù dello Spirito San­to, conserva integralmente la fede, solida la spe­ranza, sincera la carità».

65 - Le virtù di Maria che la Chiesa deve imi­tare - «Mentre la Chiesa ha raggiunto nella Bea­tissima Vergine la perfezione, con la quale è sen­za macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano an­cora di crescere nella santità debellando il pec­cato e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tut­ta la comunità degli eletti. La Chiesa pensando a Lei... contemplandola nella luce del Verbo fatto Uomo... penetra più profondamente nel miste­ro della incarnazione e si va ognor più confor­mando al suo Sposo. Maria infatti... riverbera i massimi dati della fede... chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Pa­dre. A sua volta la Chiesa... diventa più simile alla sua eccelsa Figura progredendo continua­mente nella fede, nella speranza e carità».

* «Anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a Colei che generò Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dal­la Vergine, per nascere e crescere anche nel cuo­re dei fedeli per mezzo della Chiesa».

Il culto a Maria nella dottrina del Concilio Vaticano II

66 - Natura e fondamento del culto - «Maria, perché Madre santissima di Dio, che prese parte ai misteri di Cristo, per grazia di Dio esaltata, dopo il Figlio, sopra tutti gli angeli e gli uomini, viene dalla Chiesa giustamente onorata con cul­to speciale. Già dai tempi più antichi, infatti, la Vergine è onorata col titolo di «Madre di Dio», sotto il cui presidio i fedeli imploranti si rifugia­no in tutti i pericoli e necessità. Soprattutto a par­tire dal Concilio di Efeso il culto del popolo di Dio verso Maria crebbe mirabilmente in venera­zione ed amore, in preghiera e imitazione, secon-

do le di Lei profetiche parole: - Tutte le gene­razioni mi chiameranno beata, perchè grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente - .

Questo culto, quale fu sempre nella Chiesa, sebbene del tutto singolare, differisce essenzial­mente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato e così come al Padre e allo Spirito San­to, e singolarmente lo promuove. Infatti le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha approvato entro i limiti della sana ed ortodossa Dottrina e secondo le circostanze del tempo e di luogo e l'indole e carattere pro­prio dei fedeli, fanno sì, che mentre è onorata la Madre, il Figlio, per il quale esistono tutte le cose e nel quale - piacque all'Eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza - sia debitamente conosciuto, amato, glorificato e siano osservati i suoi comandamenti».

67 - Norme pastorali - «Il Sacrosanto Conci­lio liberamente insegna questa dottrina cattolica e insieme esorta tutti i figli della Chiesa, perché generosamente promuovano il culto, specialmen­te liturgico, verso la Beata Vergine, abbiano in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei, raccomandati lungo i secoli dal Magiste­ro della Chiesa, e scrupolosamente osservino quanto in passato è stato sancito circa il culto delle immagini di Cristo, della Beata Vergine e dei Santi».

* «I fedeli... si ricordino che la vera devozio­ne non consiste né in uno sterile e passeggero sen­timentalismo, né in una certa qual vana creduli­tà, ma bensí procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti dal filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù».

68 - Maria, segno del popolo di Dio - «La Ma­dre di Dio, come in cielo glorificata ormai nel cor­po e nell'anima, è immagine ed inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell'età futu­ra, cosí sulla terra brilla ora innanzi al peregri­nante Popolo di Dio quale segno di sicura spe­ranza e di consolazione, fino a quando non ver­rà il giorno del Signore».

69 - Maria interceda per l'unione dei cristiani - «Per questo Santo Concilio è di grande gioia e consolazione, che vi siano anche fra i fratelli se­parati di quelli, che tributano il debito onore al­la Madre del Signore e Salvatore, specialmente presso gli Orientali, i quali concorrono nel vene­rare Maria la Madre di Dio, sempre Vergine, con ardente slancio ed animo devoto. Tutti i fedeli effondano insistenti preghiere alla Madre di Dio e alla Madre degli uomini, perché Essa, che con le sue preghiere aiutò le primizie della Chiesa, an­che ora in Cielo, esaltata sopra tutti i beati e gli angeli, nella Comunione dei Santi, interceda pres­so il Figlio suo, finché tutte le famiglie di popo­li, sia quelle insignite del nome di cristiani, sia quelle che ignorano ancora il Salvatore, in pace e concordia siano felicemente riunite in un solo Popolo di Dio, a gloria della santissima e indivi­sibile Trinità».

Riassumiamo il pensiero del Concilio sul culto alla Vergine

Al lume di quanto abbiamo detto sulla esorta­zione del Concilio circa il culto mariano, possia­mo così riassumere il suo pensiero: Il culto a Maria -1) Dev'essere promosso e non estromesso dalla Chiesa. 2) Dev'essere cristocen­trico ed ecclesiale, perchè deve risolversi in un in­contro vivo col Cristo e Maria dev'essere consi­derata, qual è, tipo ed immagine della Chiesa. 3) Dev'essere purificato da ogni contraffazione e cioè, pur non essendo affatto bandito l'affetto filiale, la vera devozione non va confusa con esclusive effusioni labiali, senza che esse incida­no sulla necessaria trasformazione cristiana del­la vita. 4) Incanalare il culto mariano nelle pratiche liturgiche, armonizzandolo con esse. S) Non separare l'amore a Maria da quello dei fratelli, sia di fede cattolica che di altre confessioni. 6) Non ridurre il culto mariano ad una certa vita meramente personale, a volte anche errata, fat­ta soltanto di pratiche di pietà e devozioni di pro­prio gusto, ma inserirlo nella vita contempora­nea. Maria dev'essere una realtà nel nostro tem­po, come effettivamente lo fu nel suo tempo, che non solo ci aiuti, ma ci spinga, senza richieste di privilegi, a cooperare allo sviluppo e al miglio­ramento spirituale e sociale della società.

La Marialis Cultus

Anche papa Paolo VI nell'esortazione aposto­lica Marialis Cultus, il documento mariano più importante dei nostri giorni, dopo il Concilio Va­ticano II, dopo aver messo in risalto il carattere trinitario, cristologico ed ecumenico del culto ma­riano, insiste affinché abbia anche uno spiccato carattere liturgico, perché Maria è il modello spi­rituale nella vita della Chiesa, la quale nella li­turgia traduce le disposizioni di Maria Vergine in ascolto, Vergine in preghiera, Vergine Madre, Vergine offerente. In questa linea di sintonia con la Madre del Signore, i fedeli raggiungono la mèta delle celebrazioni liturgiche e cioè: fare della pro­pria vita un culto a Dio e del culto un impegno di vita.

Infine il Pontefice condanna quelle forme di devozione aberranti e non in armonia con la fe­de e la ricerca esagerata di novità e di fatti straor­dinari; raccomandando vivamente la recita in co­mune nelle famiglie dell'Angelus e del Rosario.

Preghiere e devozioni mariane

Non è veramente possibile fare anche un bre­ve cenno sulle molteplici forme devozionali in uso nella Chiesa e ci limitiamo, per dir così, alla par­te ufficiale, o vivamente raccomandata, con la quale essa ci invita a venerare la Vergine con un culto tutto particolare, dovutole per la sua altis­sima dignità di Madre di Dio.

Nel culto ufficiale della Chiesa alla Vergine, ha ovviamente il primo posto, quello liturgico. Nella Liturgia la Vergine viene invocata più volte al giorno, sia nella celebrazione della S. Messa che nella recita delle Ore. Altre preghiere ufficiali so­no: 1'A ve Maria, l'Angelus, le Litanie lauretane, il Rosario e le antifone con le quali, dopo com­pieta, si chiude ogni giorno la recita del Breviario. È ufficiale anche l'atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

La Chiesa inculca in particolare alcune prati­che settimanali, come il sabato in onore della Ver­gine; annuali, come il Mese mariano e il Mese di ottobre, la Supplica alla Vergine di Pompei e la celebrazione delle varie festività (oltre quelle di precetto), memorie e ricorrenze mariane secon­do il calendario liturgico; raccomanda anche la visita ai vari Santuari mariani, l'appartenenza a Pie Unioni, Confraternite e Associazioni. Dichia­ra eccellente ogni altra preghiera e celebrazione mariana, purché non costituiscano soltanto un motivo folcloristico e di divertimento e siano in armonia con le disposizioni dell'Autorità eccle­siastica competente.

 

I PROTESTANTI E MARIA

Fin dal suo nascere, come abbiamo già visto, la Chiesa ha incontrato sul suo cammino acerri­mi oppositori alla Verità da essa insegnata per mandato di Cristo. Man mano che si dilatava nel mondo, anche i suoi oppositori si moltiplicava­no. Si moltiplicarono d'altronde anche i Padri, i Dottori, gli Scrittori sacri per confutare ogni er­rore e si tennero vari Concili per condannarli. Il Magistero Ordinario e Straordinario della Chie­sa, con a capo il Vescovo di Roma, con premura e amore ha additato sempre ai fedeli la via sicu­ra da percorrere nella fede, che così con divina assistenza, è rimasta fino ad oggi integra e intat­ta, come Cristo l'ha insegnata.

Anche le Verità mariologiche ci sono state tra­smesse, come le altre Verità, sicchè, seguendo la dottrina della Chiesa, possiamo procedere tran­quilli nel culto alla Madre di Dio.

Contestatori fondamentali del Culto a Maria sono oggi i Protestanti. Essi, basandosi sul pas­so di S. Paolo che afferma, giustamente, che l'u­nico Mediatore tra noi e il Padre è Cristo, nega­no ostinatamente ogni specie di culto a Maria.

Lutero, fondatore del Protestantesimo e gli al­tri grandi riformatori Calvino e Zuinglio, pur parlando con rispetto della Vergine, che afferma­no essere la persona superiore ad ogni altra del genere umano, perchè concepita senza peccato, Madre di Dio e sempre Vergine, negano che le si possa tributare qualsiasi forma di culto.

L'avversione al culto di Maria, col tempo e l'i­nasprimento delle lotte contro la Chiesa Cattoli­ca, andò sempre crescendo. Solo grazie al recen­te movimento ecumenico, anche per i protestan­ti la questione mariologica riveste ai nostri giorni un interesse particolare e qualche ramo di es­si, come i luterani, sono divenuti alquanto più tolleranti. Però tutti sono ancora concordi nel­l'affermare che è una grave bestemmia e vera ido­latrìa invocare la Vergine come avvocata nostra, mediatrice tra noi e il Cristo, vita, luce, speran­za nostra e tesoriera di grazie.

 

LA MADONNA NELLA PIETÀ POPOLARE

Il popolo cristiano ha intuito in ogni tempo - e la teologia cattolica documenta questa in­tuizione come assolutamente vera - che la Ver­gine non è nel Cristianesimo un elemento né se­condario, né periferico; appartiene invece e co­stituisce, con Cristo suo Figlio, il centro storico, il cuore vitale ed essenziale di tutto ciò che il Cri­stianesimo è, e di tutto ciò che il Cristianesimo attua.

Di qui tutto l'amore alla Vergine, le infinite forme devozionali, le infinite manifestazioni di fiducia nel suo aiuto e l'esaltazione di tanti suoi attributi. È da mettere nel giusto rilievo che il po­polo, anche in quanto cristiano, agisce spinto dal sentimento del cuore, e al cuore non possono sempre rimproverarsi certe esagerazioni. Ovvia­mente certe deviazioni vanno verificate e la Chie­sa ha saputo, in merito, sempre intervenire, di-

stinguendo tra forma e sostanza, onde arginare possibili errori.

Non molto tempo addietro, anche nella reli­giosità popolare, si vedevano solo gli aspetti ne­gativi ed il pericolo d'un accentuato sentimenta­lismo esteriore e carente del suo principio cristia­no. Si dava quindi la preferenza a gruppi impe­gnati, quasi ad una certa èlite più qualificata.

Oggi, pur condannando certe forme, si comin­cia a guardare con maggior comprensione alle espressioni di religiosità popolare, riconoscendo­ne il rapporto con Maria, quale persona viva, glo­rificata, maternamente protesa verso il popolo di Dio pellegrinante nel mondo.

Vi sono aspirazioni naturali del popolo, come la bontà, la solidarietà, la giustizia che denota­no una vera presenza di Dio e preparano la stra­da alla comunione con Cristo. Essa sfocia nella invocazione di Dio, della sua Provvidenza, del­l'assistenza della Vergine e dei santi.

Di qui sorgono le devozioni popolari, tridui, novene, mesi, processioni, pellegrinaggi, voti. In certo qual modo questa religione popolare si iden­tifica prima di tutto con Maria, quasi unico sim­bolo di bontà, che possa liberare dalla sofferen­za e dalla povertà spirituale e fisica. Compito dei Pastori è purificare questa pietà da elementi errati e superstiziosi ed incanalarla nel giusto senso della concreta fede e prassi cri­stiana, secondo il Magistero della Chiesa.

Bisogna favorire la devozione popolare maria­na, ma evitare che la preghiera diventi una spe­cie di contratto in cui si fanno promesse in cam­bio di grazie. Essere in comunione di fiducia con Maria dev'essere un modo di aprirsi come Lei alla volontà di Dio per servire e realizzare il suo Re­gno nel mondo.

Privare la pietà popolare del riferimento ma­riano, sarebbe come mutilarla del suo cuore, per­chè «... ben orientata - dice Paolo VI - questa religiosità popolare può essere sempre più, per le nostre masse popolari,, un vero incontro con Dio in Gesù Cristo».

 

IL CULTO MARIANO ATTRAVERSO I SECOLI

Non deve sorprendere se, nei primordi del Cri­stianesimo, non si ebbe alcuna festa liturgica in onore della Madonna, basti considerare che nep­pure i Misteri della Redenzione, tranne la Pasqua, ebbero subito un'espressione di culto.

La Chiesa primitiva conobbe solo il culto di Cristo ed una grande venerazione per i suoi martiri. Questo anche ad evitare pericolose deviazioni tra i primi cristiani, essendo allora ancora vivo tra i pagani il culto a Cibele, madre degli Dei.

Anche se non ne abbiamo prove esplicite, è in­dubitato che la Madre di Gesù riscosse, fin dai tempi apostolici, una profonda venerazione sug­gerita soprattutto dai testi evangelici e dagli Atti.

Abbiamo visto già come i Padri e i Dottori dei primi secoli insorsero contro gli errori che ne ne­gavano la verginità, la maternità divina, la fun­zione mediatrice e la regalità. Difendendo tali prerogative non si può dedurne di conseguenza che la Vergine, così esaltata, fosse anche venerata?

Le prime tracce del culto pubblico vero e pro­prio tributato a Maria le troviamo in Oriente nel IV secolo, quando S. Efrem scrisse Preci alla Ge­nitrice di Dio, invocandola con i titoli più onori­fici e affettuosi come: speranza di tutti i cristia­ni, pacificatrice con Dio, unico rifugio, luce, for­za, ricchezza, gloria di chi a lei ricorre. Tutti i Padri, sia orientali che latini, fanno a gara nel glorificare Colei che fu elevata alla dignità di Ma­dre di Dio: così S. Ambrogio, S. Girolamo, S. Agostino, S. Atanasio ed altri numerosissimi, che costituiscono una lunga schiera di santi e di dotti. Dopo le persecuzioni cominciano a sorgere vari templi dedicati a Maria. A Roma, forse il più an­tico, è quello di S. Maria in Trastevere. In Orien­te, il tempio eretto a ricordo del Concilio di Efe­so per esaltare la Madre di Dio. Per eternare lo stesso evento Sisto III, nel 440, eresse la Basilica Liberiana, ora S. Maria Maggiore. Altre ne sor­sero un po' ovunque in Oriente e, dopo il V se­colo, le chiese a Lei dedicate diventarono molto numerose anche in Occidente, specie nella Gal­lia e nella bassa Germania. In questi paesi furo­no erette imponenti ed insigni cattedrali. In Ita­lia al tempo di S. Gregorio Magno ovunque era­no apparse chiese erette in onore della Vergine.

Con le chiese entrò nell'uso liturgico anche il culto alle immagini di Maria. La più antica, di cui si ha notizia, è quella che l'imperatrice Eu­dossia mandò da Gerusalemme a sua cognata Pulcheria a Costantinopoli (451). Detta imma­gine era attribuita addirittura a S. Luca. Nel VI secolo tutte le case dei cristiani in Oriente aveva­no l'immagine di Maria e se ne trovavano perfi­no nelle carceri a «conforto di quegli infelici».

In Italia le più famose immagini della Madon­na sono quella Orante, trovata nel Cimitero di S. Agnese in Roma, quella della Basilica di S. Maria Maggiore sempre a Roma, e quelle del duomo di Parenzo e della cappella arcivescovile di Ravenna. Troviamo anche il nome di Maria nei dittici della messa, nei formulari liturgici, nonchè l'introduzione di vari cicli di feste in suo onore. Tra i formulari più antichi si nota quello contenuto nella vetusta anafora eucaristica roma­na di S. Ippolito (218) e la più antica preghiera alla Vergine è: Sub tuum praesidium, che si fa risalire al III secolo.

Non possiamo qui fare a meno di ricordare gli scavi eseguiti a cura dei PP. Francescani dal 1909 a Nazareth, nell'antica basilica bizantina, che portarono alla scoperta dell'autentica Casa di Na­zareth, di cui parla il Vangelo. Vi furono rinve­nuti graffiti con invocazioni alla Vergine in ca­ratteri greci XE MAPIA (Ave Maria) ed uno an­che in lingua armena KEGANNISCH, cioè bel­la ragazza o piena di grazia, come gli Armeni so­gliono chiamare la Vergine.

Era dunque in auge a Nazareth il culto alla Vergine all'inizio del IV secolo, ancor prima del Concilio di Efeso.

Quanto alle feste l'Oriente precede di gran lun­ga l'Occidente. Oltre alle varie commemorazio­ni si celebravano anticamente la dormizione di Maria e l'Assunzione; più tardi seguirono le fe­ste della Natività, l'Annunciazione, la Purifica­zione. Queste festività, con l'aggiunta di solenni processioni, furono introdotte a Roma da papa Sergio I.

Nel Medio Evo, al tempo carolingio (sec. IX), sorsero le forme popolari di devozione mariana, che dai Monasteri passarono tra i fedeli. La più importante, che esercitò anche un'estesa e dura­tura influenza fino ai tempi nostri, fu il Piccolo Ufficio della B. V. Maria che vide la sua origine nel Monastero di Monte Cassino.

La pietà popolare seppe creare anche una enor­me quantità di inni, antifone, ritmi, sequenze, re­sponsori. A quell'epoca risalgono la Salve Regi­na, 1'A ve Maris Stella, l'Alma Redemptoris Ma­ter. Anche 1'Ave Maria ha una storia lunga e complessa. Sorse dal Piccolo Ufficio della B. V. Maria e fu resa, a quei tempi, anche più espres­siva da una genuflessione che ne accompagnava la recita, come espressione di saluto e venerazio­ne. Acquistò presto un'immensa popolarità ed, entrata nell'uso quotidiano di devozione di tanti popoli, diede origine all'Angelus e al Rosario.

Largo apporto diedero alla diffusione del cul­to mariano gli Ordini Religiosi ed in particolare: i Cistercensi, i Benedettini, i Francescani, i Do­menicani, i Carmelitani, i Servi di Maria, l'Or­dine di S. Maria della Mercede per la redenzione degli schiavi.

Nel secolo XIII sorsero in gran numero i San­tuari dedicati alla Vergine in tutta Europa, che servirono, specie con i pellegrinaggi, a mantene­re nelle popolazioni vivissima la devozione a Maria.

Nei tempi moderni la storia del culto mariano ha segnato un sempre più largo sviluppo ed una maggiore interiorità.

Dal secolo XV comincia il periodo più fecon­do di istituzioni di feste mariane. A tale svilup­po contribuì non poco la definizione del Dogma dell'Immacolata Concezione, seguita subito dalle apparizioni della Madonna di Lourdes nel 1858 e più recentemente le apparizioni della Madon­na di Fatima (1917), che ha dato luogo alla com­movente peregrinazione della statua del Cuore Immacolato di Maria in tante città e paesi catto­lici, suscitando manifestazioni di fede, commo­zione, preghiere, conversioni senza numero. Il culmine di tanto amore a Maria fu raggiunto con la definizione del Dogma dell'Assunzione di Ma­ria al cielo, che riempì di grande esultanza tutto il popolo cristiano.

La Chiesa, da parte sua, ha seguito, vigile e premurosa, lo sviluppo del culto e della devozione mariana affinché rimanesse d'una estrema lim­pidezza nel cuore dei fedeli, fosse incanalato nel­l'alveo del culto Trinitario e Cristologico e fosse adeguato allo sviluppo sociale dei tempi ed al rin­novamento liturgico.

 

LE APPARIZIONI DELLA VERGINE

La Chiesa non nega le possibilità di rivelazio­ni private del Signore, della Vergine, dei Santi, come apparizioni e visioni.

La venuta del Cristo costituisce la pienezza dei tempi quindi il compimento della rivelazione, la quale si chiude con la morte dell'ultimo Aposto­lo, che fu anche l'ultimo testimone oculare del Verbo Incarnato. Quanto è stato fino ad allora rivelato contiene tutto il tesoro della fede, della quale la Chiesa è depositaria: perciò tutto quan­to è necessario alla salvezza si trova nella fede vivente della Chiesa e nei suoi Sacramenti. Ogni rivelazione privata succes§iva non è indispensa­bile per la salvezza.

Ma nella Chiesa, ad opera dello Spirito San­to, esiste anche un altro elemento, quello profe­tico e carismatico, cioè una forza che si sprigio­na, per dono divino, dall'interno; un impulso che può farsi sentire anche nel più umile dei creden­ti. Così si spiega l'impulso dato dallo Spirito a tante iniziative di singoli credenti, non su sugge­rimento gerarchico, ma che possono anche inte­ressare tutta la vita ecclesiale, che poi la Chiesa vaglia ed approva.

Le rivelazioni private, perciò, anche quelle riconosciute ufficialmente dalla Chiesa, non ob­bligano il fedele a credere, perché non sono né di fede divina, né teologale, ma semplicemente di fede naturale, puramente umana.

La Chiesa, di fronte a questi fenomeni, agisce con grande prudenza e riserva soltanto a sé il giu­dizio definitivo e, prima che le riconosca o con­danni, le sottopone ad una trafila severissima di esami.

Innanzi tutto cerca di assicurare la veridicità dei fatti, che potrebbero essere anche frutto di mistificazioni, immaginazione, o opera diaboli­ca. Esamina rigorosamente la persona (o perso­ne) che asseriscono d'aver ricevuto una visione: la sua sanità mentale, la moralità, il suo compor­tamento di vita. Esamina poi come si sono svolti i fatti, ciò che il Signore, la Vergine o i Santi avrebbero detto.

Le opere del Signore sono sempre perfette e non vanno certamente contro la verità e contro la morale. Ogni apparizione dev'essere degna di Dio ed avere finalità di bene e di santificazione. La Vergine è sempre apparsa per recare grazie e salvezza. Inoltre, quasi sempre, le apparizioni vengono accompagnate da miracoli, segno ine­quivocabile che esse sono da Dio.

Se le rivelazioni private non sono necessarie al­la salvezza, perché avvengono? Esse, senza dubbio, costituiscono altrettante manifestazioni della Volontà Divina nei confronti dei travagli dell'e­poca in cui si verificano ed altrettanti interventi del Signore e della Vergine, Madre dell'umani­tà, piena di sollecitudine verso i figli a lei affida­ti. Le rivelazioni private hanno anche un altro si­gnificato: Dio nel suo infinito amore per noi si degna di manifestare in modo eccezionale la sua volontà agli uomini. Potremmo dire che sono le delicate attenzioni del Cristo e della Vergine ver­so di noi, per manifestarci ripetutamente il loro amore, per spingerci ad una vita di veri cristiani, per esortarci alla preghiera e scongiurare tremen­de calamità.

Quando la Chiesa riconosce il soprannaturale nelle rivelazioni private, anche se ciò non impli­ca da parte nostra l'obbligo assoluto di credervi, ogni buon cristiano non può ignorarlo e disinte­ressarsene. Se si esaminano le varie apparizioni della Vergine nella nostra epoca vediamo come in esse lo spirito permanente del cristianesimo è costantemente messo in rapporto con i bisogni spirituali del tempo presente. Maria afferma che noi siamo peccatori e suo Figlio ha dato il San­gue per riscattarci e ci invita alla penitenza e alla preghiera.

Le apparizioni non avvengono dunque per ali­mentare la nostra curiosità e farci ammirare un fatto straordinario, ma per farci riflettere sulla vita cristiana, per ammonirci a cambiar vita, se la nostra non è conforme ai voleri divini, per ri­svegliare anche i buoni da una certa apatia, per riaffermare quelle verità che spesso l'uomo dimentica.

Alcune delle apparizioni più note del nostro tempo

Nella storia del culto mariano si parla spesso di apparizioni della Vergine; sono davvero mol­tissime. Di esse alcune sono state ufficialmente riconosciute dall'Autorità ecclesiastica, altre so­no state condannate, su altre non vi è stato al­cun giudizio definitivo.

Lasciando da parte quelle narrate nella vita dei santi, citiamo innanzi tutto la più antica a me­moria d'uomo, cioè l'apparizione al patrizio ro­mano Giovanni, sotto il pontificato di papa Li­berio, che diede origine alla costruzione della ba­silica Liberiana, ora S. Maria Maggiore, sul col­le Esquilino in Roma. Altre se ne narrano avve­nute quasi sempre in tempi di grandi calamità e torbidi politici, sociali e religiosi.

Ora ci limitiamo a citarne qualcuna dal 1830 ad oggi: Nel 1830 la Vergine sarebbe apparsa a Sr. Ca­terina Labourè. È detta della Medaglia miraco­losa, perché la Vergine raccomandò di far coniare una medaglia con l'incisione «O Maria concepi­ta senza peccato, pregate per noi, che ricorria­mo a voi». La Labourè fu canonizzata.

La Salette - Due piccoli montanari, Massimi­liano Giraud e Melania Cabrat, il 19 settembre 1846, avrebbero visto la Madonna piangente, che annunciava severi castighi se il popolo non aves­se elevato preghiere e non avesse fatto penitenza.

Lourdes - Dall' 11 febbraio 1858 (perciò poco dopo la definizione del Dogma dell'Immacolata Concezione) la Vergine apparve più volte alla quindicenne Bernardette Soubirous nella grotta di Massabielle. Bernardette, a conferma che la bianca Signora fosse proprio la Vergine, chiese un miracolo. Da una fossa scavata con le sue ma­ni avrebbe dovuto scaturire una fontana: il pro­digio si verificò il 25 febbraio. Il 25 marzo la bian­ca Signora le disse esplicitamente: «Io sono l'Im­macolata Concezione». Anche Bernardette è stata solennemente canonizzata.

Pontmain - Nel 1871 alcuni fanciulli dissero di aver visto la Madonna. Si chiamavano Eugenio Barbedette, suo fratello Giuseppe, Francesco Ri­cher, Giovanni Maria Lebossè. A conferma della loro asserzione, mentre il Vescovo stava cele­brando una funzione propiziatrice, la folla vide apparire nel cielo 3 stelle, che rimasero immobili per ben tre ore, ed una bambina di due anni, Agostina Boitin, in braccio alla mamma, tese im­provvisamente le sue manine verso le stelle e gri­dò: «Il Gesù, il Gesù! ». Nel 1872 il Vescovo dio­cesano, in una lettera pastorale, dopo una scru­polosa indagine sui fatti, scrisse: «La Madonna è veramente apparsa a Pontmain».

Fatima - Dal 13 maggio al 13 ottobre 1917 tre pastorelli - Lucia dos Santos, Francesco e Gia­cinta Marto - asserirono di aver visto la Madon­na per sei volte in un prato in località «Cova de Iria» a 3 km. da Fatima. Una di queste appari­zioni però avvenne, anzichè in detta località il 13 del mese, come le altre, a Volinhos il 19 agosto, perché il giorno 13 i ragazzi erano detenuti in car­cere per volontà del sindaco, e la Vergine appar­ve a loro sulla strada, mentre tornavano liberi alla loro casa.

La prima apparizione avvenne il 13 maggio, su­bito dopo che i ragazzi, com'erano soliti fare tutti i giorni a mezzogiorno, avevano recitato il rosa­rio. La Vergine raccomandò loro la recita quoti­diana del rosario, ordinò che imparassero a leg­gere e gli affidò tre segreti. Solo Lucia e Giacinta sentivano la voce della Madonna e solo Lucia parlava con lei ad alta voce. Le chiese chi fosse e se era davvero la Vergine Maria, ne desse con­ferma con un miracolo. Il miracolo avvenne nel­l'ultima visione. La Vergine le disse che era la Vergine del Rosario ed additò il sole. Si verificò allora uno spettacolo mai visto, che fu osservato da una marea di folla fino alla distanza di 5 km.. La pioggia cessò all'istante, il disco solare appar­ve come una luna d'argento in una girandola ric­chissima di colori. Ad un tratto parve che si stac­casse dal cielo per precipitare sulla folla. Un gri­do, unico, immenso, eruppe dal petto di migliaia di persone, credenti e miscredenti, che si percuo­tevano il petto e imploravano misericordia. Il fat­to fu testimoniato da tutti i presenti e perfino da uomini di cultura, di scienza, giornalisti e liberi pensatori.

La Vergine predisse la morte a breve scadenza di Giacinta e di Francesco e una lunga vita per Lucia, che avrebbe dovuto diffondere nel mon­do la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Sono famosi i tre segreti. Ne conosciamo due: la visione dell'inferno e la devozione al Cuore im­macolato di Maria. La Vergine predisse i peggiori castighi se il mondo non si fosse convertito, gra­vi persecuzioni contro la Chiesa, la conversione

della Russia. Le sue ultime parole ai tre veggenti furono: «Alla fine il mio Cuore trionferà».

Il terzo segreto non è stato mai rivelato. La re­lazione scritta di Lucia, chiusa in busta sigillata, è nelle mani dell'Autorità ecclesiastica.

La vera sostanza del messaggio di Fatima è questa: Non offendere più nostro Signore, già troppo offeso; inculcare alle anime lo spirito di preghiera e di penitenza per placare la divina Giu­stizia. Il 13 maggio 1930 il vescovo di Leira di­chiarò degne di credito le apparizioni di Fatima, l'immagine taumaturgica fu incoronata e diven­ne la Madonna pellegrina nel mondo. Infine, a suprema conferma, due pontefici, Paolo VI e Giovanni Paolo II, si recarono in devoto pelle­grinaggio al santuario di Fatima. Durante la vi­sita di Giovanni Paolo II fu sventato anche un attentato che mirava ad ucciderlo. In questo even­to non mancò certo la mano di Maria.

Siracusa - Nel 1953 in questa città, da un bas­sorilievo di gesso, montato su opalina nera, raf­figurante il Cuore Immacolato di Maria, la Ver­gine versò copiose lacrime, viste e controllate da numerosi testimoni. Alle analisi chimiche risul­tarono vere lacrime umane. Questo fenomeno straordinario fu seguito da vari miracoli e gra­zie, attribuiti alle invocazioni rivolte alla «Ma­donna delle lacrime».

L'episcopato siciliano, dopo un severo esame degli avvenimenti, affermò di non potersi met­tere in dubbio la realtà dei fatti, i quali non po­tevano spiegarsi in modo naturale. Sorse a Sira­cusa il grandioso tempio «Santuario della Ma­donna delle lacrime».

La Madonna della Misericordia di Rimini

Anche la Congregazione di S. Gaspare fu pri­vilegiata d'un particolare evento prodigioso dal­la bontà della Vergine.

Abbiamo già parlato del grande amore del no­stro Fondatore a Maria, la quale in una rivela­zione ad un'anima pia del tempo, sembra il Ven. Merlini, ebbe a dire che Gaspare era la pupilla dei suoi occhi. I devoti del Santo conoscono pu­re i molti prodigi che Egli operò, davanti al fa­moso quadro ch'egli aveva fatto dipingere e co­me da quella immagine folgorassero raggi di lu­ce, che investivano la sua persona.

Il 12 maggio 1850 a Rimini, nella chiesetta di S. Chiara, tenuta dai Missionari del Prez.mo San­gue, all'inizio del generalato del Ven. D. Giovan­ni Merlini, anch'egli devotissimo della Vergine, che gli apparve in punto di morte, l'immagine della Madonna della Misericordia mosse gli occhi. Fu vista piangere, elevare le pupille al cielo e poi abbassarle compassionevoli sulla folla. E ciò per più mesi, di fronte a migliaia di testimo­ni. La commozione fu enorme.

Affluirono pellegrinaggi da molte parti. Il mi­racolo scosse non solo la regione, ma tutta l'Ita­lia ed ebbe vasta risonanza nella Chiesa.

L'Autorìtà ecclesìastica ne convalìdò l'auten­ticità, e fu eretto un santuario sul posto, ove tut­t'ora quell'Immagine è molto venerata.

La Vergine Addolorata di Castelpetroso nel Molise

Mi si permetta, per amore alla mia Terra, ed in particolare per la devozione con cui l'ho ve­nerata fin da ragazzo ed anche per l'importanza dell'avvenimento, ricordare qui l'Apparizione della Vergine Addolorata a Castelpetroso (IS) nel Molise.

Il mattino del 22.3.1888, giovedì di Passione, due contadinelle, Fabiana Cicchino, nubile di 35 anni, e Serafina Giovanna Valentino, maritata Cifelli di anni 34, si recarono al lavoro dei cam­pi come al solito, recando due agnellini, in con­trada «Macchie Rosse» ai piedi del Matese. Nel pomeriggio disparve l'agnellino di Fabiana ed ella

ritenne che fosse rimasto preda dei lupi, nume­rosi sulla montagna. Si diede disperatamente a cercarlo, finché non scoprì la bestiola in ginoc­chio all'imboccatura d'una grotta naturale in fon­do ad un burrone. Si accostò sorpresa della po­sizione della bestiola e i suoi occhi rimasero ab­bagliati per tre volte da una luce vivissima prove­niente dal buio della grotta. Si trovò in fine «... im­mersa in una luce meravigliosa; le viscere di quel­la montagna erano diventate d'incanto un pezzo di cielo, perché, attraverso la fenditura, non vi­de sassi e terriccio, ma la Vergine SS.ma e Cri­sto morto, coperto di piaghe, disteso ai suoi pie­di» (A.M. Mattei).

Quel giorno fu soltanto la Fabiana a vedere la Vergine. Ovviamente la giovane fu ritenuta una visionaria esaltata, venne rimproverata dal pa­dre per la "bugìa" e schernita dal popolo.

Per nove giorni di seguito le due donne torna­rono alla grotta, senza per altro veder nulla di straordinario; solo nel decimo giorno la Madon­na si presentò ai loro occhi con le stesse sembian­ze del 22 marzo e la vide anche Serafina.

La notizia si propalò rapidamente e pellegri­naggi in gran numero arrivarono da vicino e da lontano. «La montagna dava l'impressione d'un formicaio umano» (A.M. Mattei). Sul luogo fu issata una grande croce nera.

I1 Vescovo diocesano, Mons. Fr. Macarone­Palmieri, pose sotto controllo la località e ordi­nò all'arciprete di Castelpetroso di riferirgli scru­polosamente sullo sviluppo degli avvenimenti. In fine egli stesso in due lettere alla stampa così af­ferma la veridicità dell'Apparizione non solo al­le due donne, ma in varie volte a singole perso­ne, degne di fede, e a gruppi di fedeli. Egli dice: «Anch'io posso testificare che, recatomi nel Luo­go Sacro, riconcentrandomi nella preghiera, eb­bi l'Apparizione della Vergine» (Lettera del 17.2.1889). Fu istituito il Processo Canonico il cui risultato venne presentato a papa Leone XIII, che volle ricevere il Vescovo in udienza partico­lare. Dopo averlo ascoltato gli ordinò di recarsi ancora di persona sul posto per seguire oculata­mente quanto vi accadeva. Ed ecco quanto il Ve­scovo scrive in una seconda lettera alla stampa in data 21.3.1889: «Se io Vescovo diocesano ap­parisco a capo di esso (Comitato per la costru­zione d'un tempio) è stato per dare una lampan­te prova della grazia ricevuta dalla miracolosa Apparizione di Maria SS. ma per ben tre volte in breve intervallo; e nella terza volta in modo più sorprendente e meraviglioso, allorché mi recai co­là per ordine del S. Padre».

Il Vescovo vi si recò sempre accompagnato dal­le più alte dignità della Curia e del Capitolo della Cattedrale e con sacerdoti dotti e prudenti, molti dei quali ebbero la visione. Nella medesi­ma lettera il Vescovo aggiunge: «La Madonna ha fatto scaturire una fonte le cui acque cristalline i devoti ritengono più che miracolose e risanatri­ci. Questa fonte mai si vide in passato ed ebbe a scaturire nei più forti calori estivi».

L'avvenimento ebbe risonanza mondiale e Leone XIII ne riconobbe indirettamente l'auten­ticità, permettendo la costruzione d'un tempio che è stato ultimato di recente. Di stile neogoti­co, è grandioso e bellissimo e continua, anche ai nostri giorni, ad essere mèta di numerosi pelle­grinaggi.

Anche la Fabiana contrasse matrimonio e con­dusse sempre una santa vita dedicata alla fami­glia e ai fanciulli, ai quali insegnava la dottrina cristiana e parlava sempre della Madonna. Si re­cava spesso a Castelpetroso dove ebbe per altre tre volte la visione della Vergine. Morì ad Iser­nia in età di 86 anni, il 29.5.1939.

Serafina, dopo una normale vita di ottima ma­dre, dedicata anche alle opere di carità, morì san­tamente a Castelpetroso, all'età di 74 anni, il 24.3.1931.

Furono sepolte sotto nuda terra nei rispettivi cimiteri e, dopo qualche anno, le loro ossa pas­sarono nella fossa comune.

Esse appartenevano a famiglie umili, povere ed oneste, la cui fede, sebbene viva, non supera­va il livello di tante altre donne del popolo. Fu disegno divino di privilegiare due creature che nella vita non si distinsero per straordinaria santità.

La storia del grande evento rimane, mentre il ricordo delle due protagoniste si è quasi del tut­to spento. Per quanto ciò possa dispiacere, è in­vece il vero tributo che una creatura umana pos­sa dare al soprannaturale.

È la gloria di Dio che deve rifulgere e quella della Vergine! Alle due umili contadinelle basta essere accanto alla Madre di Dio e contemplarne per sempre il fulgore nel Cielo.

I luoghi del Santuario hanno tuttora conser­vato intatto lo stato primitivo: un paesaggio do­minato dal massiccio del Matese, espressione del­la semplicità e schiettezza dei molisani, gente po­vera, ma dal carattere indomito e dal cuore gen­tile e generoso.

La Madonna del Sangue

A Re, (Novara) nel 1496 un certo Zuccone lan­ciò un sasso contro l'immagine della Vergine, di­pinta sulla facciata della chiesa parrocchiale. Su­bito, e per due giorni consecutivi, ne sgorgò sangue in abbondanza, che analizzato, risultò vero sangue umano.

Racchiuso in reliquiario, ancora si conserva ed è molto venerato dai fedeli, che vanno numero­sissimi a questo santuario, tra i più noti del Piemonte.

 

SANTUARI MARIANI E PELLEGRINAGGI

Nella pietà popolare mariana occupano un po­sto addirittura primario i Santuari. Trascuriamo i vari studi fatti sui santuari dal punto di vista storico, culturale, economico e folcloristico e con­sideriamone, invece, soltanto il suo aspetto reli­gioso, perché un santuario va guardato alla luce della fede. Esso infatti è 1'esaudimento dell'ane­lito umano ed un incontro col divino, mediante un autentico contatto fisico con un luogo prescel­to da Dio e dalla Vergine per una loro presenza particolare e provvidenziale.

Baget Bozzo dice che i santuari mariani trac­ciano la geografia della grazia. È grande la loro funzione storico-religiosa nella dinamica cultu­rale e religiosa della vita della Chiesa. Alcuni teo­logi vedono nei santuari la salvaguardia dalla ri­duzione della liturgia ad un freddo concettualismo e ad una celebrazione nella quale agiscono solo i sacerdoti.

I santuari salvano inoltre certi valori, àrgina­no scismi ed eresie, mantengono l'identità cristia­na. A questo proposito basterebbe citare il san­tuario di Czestochowa in Polonia. Il famoso pri­mate polacco, card. Wysizynski dice: «Se le uto­pie religiose protestanti non hanno attecchito in Polonia è perchè in esse mancava la Madonna. Per salvaguardare la fede in Polonia e la propria identità nazionale, tutti hanno fatto leva su quello che unisce la nazione intera, cioè il culto e la de­vozione alla Madonna di Czestochowa, e quel santuario è assurto a significato di simbolo».

Pellegrinaggi

Si assiste in questi ultimi anni, asseriscono gli osservatori, ad una intensa rinascita del culto ma­riano che si manifesta anche in una crescente af­fluenza di pellegrinaggi ai vari santuari mariani del mondo e ciò denota la «grande vitalità» dei santuari, un segno dei tempi.

Certo che non ci si accontenta solo di registra­re questo fenomeno, ma si analizza e ci si inter­roga sul suo significato.

Le conclusioni di questa analisi sono, in bre­ve, queste: La storia multimillenaria dell'uomo attesta che c'è in lui il bisogno di immergersi nel mondo in­visibile e comunicare col divino. Il pellegrinag­gio è una delle forme in cui si concretizza ed espri­me questo bisogno.

Il pellegrinaggio offre all'individuo la possibi­lità di allontanarsi e lasciare per un certo tempo l'ambiente abituale della sua esistenza quotidia­na e intraprendere un viaggio, breve o lungo che sia, durante il quale egli si prepara ad un evento fuori del comune, sentendosi un altro. Il pelle­grinaggio gli offre la possibilità del contatto fisi­co col luogo sacro, dove si manifesta una pre­senza divina. Lì egli si esalta, tocca con mano l'oggetto sacro, cammina su una terra sacra, ne riceve una carica sacra. Può sorbire un sorso di acqua risanatrice, può sprigionare la sua fede, elevare la sua preghiera, scaricare la sua coscienza e la sua tensione di sofferenza e, prima di ripar­tire, lasciare lì qualcosa della sua anima, un suo ricordo, -un'offerta, un ex-voto. Nel pellegrinag­gio il devoto realizza un incontro con l'Aldilà, col divino, perchè quel luogo è stato legato ad un evento straordinario, fuori dal naturale.

I pellegrinaggi di devozione offrono al pelle-

grino la possibilità di soddisfare al desiderio di aver contatto con i luoghi santi, dov'è vissuto e morto Gesù, dove con lui ha vissuto la sua Ma­dre; può recarsi a pregare dove la Vergine è ap­parsa, pregare sulle tombe degli apostoli e dei martiri. Si possono fare pellegrinaggi di penitenza intrapresi per scontare delle colpe, e pellegrinag­gi propiziatori per impetrare la salvezza dell'a­nima o grazie temporali.

L'analisi teologica dei pellegrinaggi scopre che essi presuppongono una fede profonda nell'on­nipotenza di Dio e nella sua misericordia.

Essi sono non solo manifestazioni del senso re­ligioso, ma anche del ruolo di Maria nella storia della salvezza. Il pellegrinaggio è simbolo della condizione itinerante dell'uomo, sempre ardua e incerta, e per il cristiano è un cammino nel Si­gnore Gesù; se vissuto profondamente può assur­gere a simbolo di cammino verso le alte sfere della santità. Al pellegrinaggio è riconosciuta anche la capacità di mutare l'anima del pellegrino, perché spesso rappresenta un'ora di grazia, di guarigio­ne spirituale, di conversione, di apertura al pros­simo indigente, all'impegno cristiano, alla prati­ca religiosa.

Una cosa bisogna evitare nella credenza popo­lare: la persuasione che il santuario detenga l'esclusiva della presenza di Dio e della Vergine, e far capire che tutti i luoghi della terra sono pieni della presenza di Dio creatore, ovunque si può adorarlo, invocarlo, ringraziarlo. È necessario convincersi che Dio e la Vergine sono soprattut­to in noi stessi, se sappiamo e vogliamo scoprirli.

Giovanni Paolo II così esorta i sacerdoti inca­ricati dei santuari e i sacerdoti che guidano ad essi i pellegrini: «Bisogna curare non solo la pa­storale nei santuari, mediante una liturgia appro­priata e viva, mediante la predicazione assidua e di salda catechesi, mediante la preoccupazione per il sacramento di penitenza. Bisogna pastoral­mente profittare di queste occasioni, magari spo­radiche, dell'incontro con anime che non sempre sono fedeli a tutto il programma della vita cri­stiana, per cercare di condurle al centro di una salda pietà: Cristo Gesù, Salvatore. In questo mo­do la devozione mariana acquisterà il suo pieno significato, in un orientamento trinitario e cristo­centrico. Invito i sacerdoti incaricati dei santua­ri e quelli che guidano ad essi i pellegrini a riflet­tere sul grande bene che possono fare ai fedeli.

Non sprecate alcuna occasione per predicare Cristo, per chiarire la fede del popolo, per irro­bustirla, aiutandolo nella sua via verso la Trini­tà Santa! Sia Maria il cammino!».

 

LE CONVERSIONI

La conversione è l'approdo alla Verità; Maria, che ha generato la Verità e l'ha conosciuta pro­fondamente può essere giustamente chiamata la Porta della Verità e più propriamente: Madre del­la Grazia Divina.

Analizzando le varie storie delle conversioni vi si rivela sempre l'influsso e il materno interven­to di Maria. S. Caterina da Siena usa una frase molto espressiva: «Maria è posta dalla bontà di Dio come un'esca a pigliare le creature... ». La sua incantevole bellezza morale, il fascino delle sue virtù, la dolcezza della maternità, sono una catena che porta a Dio.

Un'idea si può avere leggendo la storia della conversione di S. Agostino ad opera della sua dolce e santa madre, che con le sue viscere lo ge­nerò alla vita fisica, col suo amore, le sue lacri­me e le sue preghiere lo generò alla vita sopran­naturale della Grazia. S. Agostino poi scriverà: «Per Maria la salvezza».

La storia delle conversioni ad opera della Ver­gine è ricchissima di episodi, che potremmo dire senza numero: peccatori ostinati, delinquenti in­calliti, sicari insensibili ed inumani, violenti, in­creduli, esseri abbrutiti dal vizio, prepotenti d'ogni risma. Sono episodi a volte incredibili, sem­pre toccanti.

Qui citiamo alcuni nomi, scelti di proposito, non perchè la loro storia sia più famosa o toc­cante delle altre, ma solo perchè si tratta di per­sonalità di alta levatura mentale, quindi non fa­cili a suggestioni e pressioni di sorta, ma che han­no fatto una scelta ponderata e volontaria, che hanno dovuto cedere di fronte alla potenza della Grazia ed al fascino materno di Maria.

Il Card. J. H. Newman - Sebbene protestan­te, ebbe sempre un grande rispetto per la Madon­na. Eppure osteggiava il culto di Maria. Era stra­no per lui che, nonostante l'avversione per il culto alla Vergine, sentisse sempre più attrazione ver­so la sua figura, finché non esplose dal suo cuo­re l'invocazione fervida, convinta, irrefrenabile: «O Maria, mia speranza! O Madre Immaco­lata!».

Alessandro Manzoni - Il grande scrittore cat­tolico e il più grande romanziere italiano, è un convertito e lo deve alla Madonna. Non amava parlare troppo della sua conversione, però nei suoi versi e nei Promessi Sposi è Maria che «dà splendore e rilievo divino alla bellezza della sua protagonista nella purezza, nella preghiera, nel­la sofferenza». Tutta la forza di questo indimenticabile e dolce personaggio sgorga dalla corona del Rosario.

J. K. Huysmaus - Così scrive, narrando la sto­ria della sua conversione: «È la Madonna che opera in noi! Verso di me la Provvidenza fu pie­na di misericordia e la Vergine piena di bontà».

A. M. Ratisbonne - Un amico del Ratisbon­ne, convertitosi alla religione cattolica, lo invitò a Roma e riuscì a fargli portare addosso una me­daglina con l'effigie della Vergine e fargli recita­re là preghiera di S. Bernardo a Maria. Egli però rimaneva ostinato. Il 20 gennaio 1842 fu pregato dall'amico di accompagnarlo nella visita alla Ba­silica di S. Andrea delle Fratte in Roma nella qua­le il Ratisbonne entrò prima di lui, rimasto fuori a conversare con amici. Avvenne il grande mira­colo: una lapide nel tempio dice di lui: «La Ver­gine gli apparve, cadde ebreo, si alzò cristiano». Così raccontò egli stesso: «Mi ricordo solamen­te che disparve la chiesa, non vidi più nulla... Piuttosto una sola cosa vidi...». L'amico entra­to lo trovò tutto sconvolto e in lacrime. Baciava la medaglia e gridava: «lo l'ho vista!». Guglielmo Faber - Era un anglicano convinto e volle visitare Roma come turista. Gli diedero due corone benedette dal papa, ch'egli accettò co­me souvenirs per farne regalo a due amici, dei quali uno si convertì prima e l'altro dopo di lui. Mentre era a Firenze lo convinsero a portare ad­dosso la Medaglia Miracolosa. A quel contatto cominciò in lui un cambiamento costante e pro­gressivo nella sua fede. Egli stesso confessò: «Da quel momento mi sentii molto romano». Scrisse al Newman, che - come abbiamo visto - si con­vertì poi, a sua volta, e gli vietava di pregare la Vergine: «Toglietemi la proibizione di invocare Nostra Signora». Da quando cominciò a pregarla si sentì sempre maggiormente attratto da una vi­ta più intensa di preghiera e di austerità. Nel no­vembre 1845 fece il passo decisivo. Cominciò una vita nuova, si dedicò alla difesa della Chiesa Cat­tolica e la devozione alla Madonna fu il centro del suo programma religioso. Divenne sacerdote e scrisse un bellissimo trattato sul Sangue di Cristo.

Dott. J. Ch. Hsiung Wu - Egli e don Celesti­no Lu sono i più illustri convertiti della Cina d'oggi. Raccontando l'odissea della sua conver­sione, il dott. Wu, vi vede la manifesta interces­sione della Madonna in suo favore. È singolare che a questo mutamento contribuì la conoscen­za di Dante e scrive che gli fece molta impressio­ne la preghiera alla Vergine nella Divina Com­media. Scrive: «La devozione alla Vergine è la pietra di distinzione della vera Cristianità». Ha tredici figli e ogni sera raccoglie la sua famiglia intorno a sé per la recita del S. Rosario. Pitigrilli (Dino Segre) - Fu il più famoso porno­scrittore del suo tempo. Nel suo libro La Piscina di Siloe narra la storia della sua conversione e de­scrive un episodio dal quale egli stesso deduce la presenza di Maria nel lavorio della Grazia. Una signora che con lui assisteva alle sedute mediani­che, una sera gli disse: «Tu credi ad Aldo (lo spi­rito conduttore), perchè non vuoi credere alla Madonna?» Ebbe un giorno un lungo colloquio con Mons. Selmini che alla fine lo salutò dicen­dogli: «Preghi la Madonna. È tanto buona!». Egli da quel giorno cominciò a pregarla e a reci­tare anche il Rosario. Fu la Vergine che aprì il suo cuore alla Grazia; divenne credente e cam­biò totalmente vita.

Thomas Merton - Così scrive: «Maria è la Ma­dre di Cristo, Madre sua nella nostra anima. La santità ci viene per sua intercessione. Dio ha de­cretato che non ci fosse altra via». La prima spin­ta alla conversione l'ebbe guardando una gran­de statua dell'Immacolata eretta a Murat, un pae­sino déll'Auverhen, intorno alla quale era raccol­ta in preghiere e canti tutta la popolazione del villaggio. Fu spinto anch'egli, prima d'andar via, a rivolgerle un pensiero per ottenere serenità nel suo cuore infelice e senza pace. Si sentì subito più sereno. Si diede poi a leggere i libri dei grandi convertiti e finì per presentarsi ad un sacerdote: «Padre, voglio convertirmi e diventare cattolico. Aiutatemi». Intensificò la sua preghiera alla Ver­gine e chiese d'entrare tra i Cistercensi, l'Ordine che fu tra i primi a diffondere il culto a Maria, per divenire anch'egli apostolo della sua devozio­ne e ringraziarla per tutta la vita della grazia del­la conversione.

 

MARIA NELLA CIVILTÀ DEI POPOLI

Dice il sociologo americano Andrew Greeley che Maria rappresenta il simbolo culturale più po­tente e popolare degli ultimi duemila anni. Par­lare di lei è parlare di noi, del nostro mondo, della nostra storia, della nostra cultura.

La veridicità di quest'asserzione è già eviden­ziata da quanto detto nel trattare il tema della storia della mariologia, del culto della Vergine nei secoli e nel capitolo dedicato a Maria nelle lette­re e nell'arte.

Ora facciamo un'ipotesi a verifica di quanto asserisce il Greeley. Supponiamo cioè che tutto ciò che riguarda Maria, per un ineluttabile e tra­gico cataclisma, debba scomparire ed annullar­si. Si produrrebbe un vuoto immenso ed incol­mabile, la caduta di gran parte della civiltà cristiana. Si annullerebbero, per fare qualche cita­zione, migliaia di cattedrali, santuari e chiese a Maria dedicate (Notre Dame, S. Maria del Fio­re, il Duomo di Milano), scomparirebbero la Di­vina Commedia, la Pietà di Michelangelo, gli in­superabili dipinti di Raffaello e di altri insigni ar­tisti, le composizioni musicali del Palestrina, del Pergolesi, di G. Verdi. Andrebbero perdute tele e sculture immortali, oggetti d'arte d'immenso valore e irripetibili. Senza continuare quest'elen­co, che diverrebbe per altro interminabile, pos­siamo dire che togliere Maria dalla civiltà e dalla cultura cristiana produrrebbe l'effetto d'una bomba atomica universale!

Maria entra in modo intimo nella storia di tutti i popoli ed in quella del popolo italiano in parti­colare. La storia sembra solo un susseguirsi di guerre. Maria entra quasi sempre nel racconto delle battaglie, come soccorritrice dei deboli e del popolo cristiano. Pensiamo alla invasione dei Barbari. I vincitori, nel suo nome, si amalgama­no ai vinti, si convertono e sarà l'immagine di Maria con la sua dolcezza ad ingentilire i loro cuori, e a Roma nasce la Basilica di S. Maria so­pra Minerva. Durante le Crociate, la Madre dei cristiani valse ad elevare e a ingentilire in qual­che modo la crudeltà di quelle gesta. È la sua immagine femminile, dolce, materna che amman­sisce i cuori dei feroci combattenti.

Mentre da una parte l'ortodossia cattolica è mi­nacciata dalla pressione protestante, l'intera cri­stianità europea è assaltata dalla invasione mu­sulmana. Quando ormai sembra che la Mezza­luna stia per sottomettere il popolo cristiano, la vittoriosa battaglia navale di Lepanto, durante la quale il pontefice S. Pio V recita il Rosario, muta la sorte delle armi e della storia e salva la civiltà dell'Occidente.

La storia è fatta anche di grandi imprese paci­fiche e Vasco De Gama, Magellano, C. Colom­bo, che chiama «S. Maria» la sua caravella, pas­sano in veglia ai piedi dell'Altare della Vergine la notte prima di salpare. La ciurma della S. Ma­ria canta ogni sera, sull'immensità del mare, la Salve Regina. I Sud-Americani chiamano Maria «Nostra terra e nostra Donna» e gli Indiani la invocano «Refugium Indianorum». È proprio ad un indiano che la Vergine appare a Guadalupe nel 1531 e viene proclamata Patrona del Messi­co. Anche il Venezuela ha per Patrona Maria.

Città, comuni, repubbliche, regni, in ogni epo­ca, si misero sotto il suo manto e la proclamaro­no loro Regina. L'Inghilterra si chiamò «Dote di Maria»; 1a Spagna, dopo la vittoria sui Mori, le consacrò il primo grandioso tempio; S. Stefano, in un'ora tragica, le consacrò l'Ungheria.

In Polonia, fino ai nostri giorni ed oggi più che mai, il cuore di ogni cittadino batte per il San­tuario di Czestochowa. Maria fu chiamata «Re­gina della corona di Polonia».

Per l'Italia, sulle cui piazze, ovunque la sua bel­la immagine spicca sulle artistiche facciate dei fa­mosi e antichi palazzi dei Comuni, Maria è la Ca­stellana d'Italia.

Quando la storia, nel senso più alto di civiltà e progresso, è la costruzione della giustizia nella connivenza umana e, in termini cristiani, della fraternità universale e della libertà dei Figli di Dio, allora Maria appare quale figura di primo piano.

Chi può ignorare l'influsso decisivo da lei eser­citato nel corso dei secoli per il sorgere della ver­ginità consacrata - una schiera immensa di suore e pie donne votate al servizio dell'umanità - per il rispetto e la promozione della donna, per una retta dottrina su Cristo e la cristianizzazione dei cristiani?

A voler dimostrare quest'asserto si potrebbe­ro citare tanti eventi che non si finirebbe di elen­carli mai. Citiamo soltanto, a mo' d'esempio, il ruolo pedagogico dell'Addolorata nella trasformazione del dolore, specie nelle madri, e la sua presenza ispiratrice nell'attività caritativa della Chiesa. Sono due esempi che, studiati a fondo, illuminano quanto sia profondo il rapporto di Maria col popolo cristiano.

Dice uno scrittore brasiliano, e lo potrebbero ripetere quelli di ogni altra nazione cattolica: «La storia del mio Paese sembra un immenso baldac­chino della Madonna, portata dal popolo umile attraverso i secoli. La storia di Maria è l'imma­gine di un popolo umile. È una storia che anco­ra non è terminata. Continua fino ad oggi nelle piccole e grandi storie di questo popolo, che avan­za, nascosto sotto il baldacchino, recitando inin­terrottamente l'Ave Maria».

Per l'Italia diciamo che sono tali e tanti i se­gni della presenza di Maria, a livello locale, in­dividuale, sociale, da poter affermare che il po­polo italiano è intimamente caratterizzato dalla sua relazione con la Madonna.

Il Prof. Gastone Imbrighi, dopo una paziente ricerca toponomastica, che indica il riferimento mariano di migliaia di paesi, strade, ambienti del­la nostra Penisola, ha concluso con una frase scultorea: «L'Italia si chiama Maria».

 

MARIA NELLE LETTERE E NELL'ARTE

È più che logico che la sublime figura di Ma­ria abbia sempre attratto il genio nel campo del­la letteratura e dell'arte. L'arte, nel concetto cri­stiano, è, come la santità, una grazia, un dono di Dio. L'universo creato da Dio e la sua armo­nia, la vita, la storia con i suoi protagonisti, han­no sempre costituito l'elemento essenziale della visione del genio, che cerca di trasfonderlo nella sua parola e di fermarlo nella sua opera.

Il vero genio umano sa che un Poeta infinito, Dio, ha scritto, prima di tutti, nell'universo in modo a noi visibile, il suo poema d'amore ed ha scolpito la propria impronta in tutte le cose e so­prattutto nell'uomo. Il primo Poeta, dunque, che ha cantato la sua creatura prediletta, Maria, è Dio. Il suo canto si è sprigionato attraverso le grandi figure femminili della Bibbia, nelle pro­fezie, nei meravigliosi cantici, con parole e sim­boli affascinanti ed insuperabili, presentando la sua Sposa, la Vergine attesa dai secoli, il Fiore di Jesse, il suo Paradiso. La prima e più genuina poesia mariana, il canto più armonioso in suo onore, nascono dunque dalla Scrittura Sacra.

Maria nelle lettere

Vogliamo qui subito mettere in rilievo che in questo tema, come in quelli che seguiranno di Maria nell'Arte, ci troviamo a dover affrontare un campo veramente sterminato e difficile; quindi siamo costretti a limitarci a brevi cenni riguar­danti quasi esclusivamente la letteratura e l'arte italiana e che non è affatto nostro intento pro­nunciare giudizi critici e valutazioni. Questa car­rellata di nomi e citazioni vuole solo dimostrare come Maria abbia ispirato, col suo fascino e la sua santità, letterati, poeti ed artisti in ogni cam­po ed in tutto il mondo e come il vero genio si sia chinato davanti a lei per donarle il suo tribu­to di fede e di amore. Vogliamo così confortare gli umili devoti e le umili devote, a volte così di­leggiati, perchè sgranano le Ave del Rosario e re­stano incantati in ammirazione e preghiera ai pie­di della Vergine. No, essi non sono né soli, né ignoranti se davanti alla Madre di Dio hanno chi­nato umilmente la fronte anche geni così eccelsi.

Possiamo dire senz'altro che la poesia maria­na è nata dalla Chiesa, nella quale riscontriamo che ogni Mistero mariano è cantato con accenti della più alta poesia. Basti pensare all'A ve Ma­ris Stella ed allo Stabat Mater, espressioni d'una fede profonda, che dona alla preghiera accenti di pietà e di amore insuperabili. Maria è ella stes­sa poesia e bellezza, grazia vivente, che avvicina Dio agli uomini e gli uomini a Dio, è la Madre che ci conduce al Padre. La poesia mariana nel­la Chiesa nasce da questa operante maternità e perciò i poeti le dedicano i canti più teneri e più belli e la chiamano: Madre, Signora, Regina, Im­peratrice, Castellana, Paradiso di Dio. È un can­zoniere di fede e di amore che si ripete in ogni età dai primi inni di Ambrogio alle invocazioni di S. Giovanni Damasceno, dai Padri, dagli Scrit­tori, dagli Asceti, dai Mistici. La poesia maria­na fiorisce nei primi secoli su questa certezza teologica.

Poi col nascere della nuova letteratura e della lingua volgare, i canti alla Vergine trepidano co­me i primi balbettii d'un bimbo. Infatti sono i primi ingenui poeti che sulle piazze, per le vie del­le città e nelle campagne cantano le lodi di Ma­ria. La Laus Mariae-Lode a Maria di S. Bona­ventura nasce appunto da queste Laudi popola­ri, cantate sicuramente anche da Francesco d'As­sisi, giullare di Dio. La poesia mariana man ma­no si arricchisce con le Sequenze di Jacopone da Todi e Giacomino da Verona, nelle quali la Ver­gine è invocata come propiziatrice Stella del mat­tino; quindi si nobilita con gli accenti penitenziali e le canzoni d'amore di Giovanni Dominici e Boc-

caccio, e si sublima nelle immortali terzine di Dante, che esalta la grandezza, la bontà, la beltà di Maria, affidando a lei le lacrime e le speranze umane.

Purtroppo, dopo l'eccelsa voce di Dante, ogni altra voce si attenua, sia pure quella del Manzo­ni e di Paul Claudel. Perfino i grandi poeti, sal­vo qualche sporadico accento, non seppero tro­vare quell'accesa ispirazione, che pur emerge nelle altre composizioni. Nell'800 fu il Manzoni a ri­colorire di cielo i suoi versi e con lui il Pellico, Tommaseo e Zanella. Nell'Età Moderna sento­no il fascino di Maria il Salvadori, Angelo Silvio Novaro, Giuliotti, Papini, Ada Negri, Ungaret­ti. Dai loro versi, però, non si sprigiona l'imme­diatezza, la semplicità, il lirismo che suscitò la fede negli Scrittori dal 200 al 400, dove «la teo­logia diventa poesia e la poesia teologia».

Maria nell'arte

Abbiamo già accennato alle prime immagini della Madonna rinvenute nel Cemeterio di Pri­scilla in Roma. Dai tratti di quell'immagine è evi­dente la mano d'un autentico pittore di stile pom­peiano, il quale, però, rivela anche tutta la sua difficoltà nel tratteggiare un soggetto nuovo per lui e d'impegno come l'immagine della Madre di Dio. Esperto dell'arte pagana e forse con­vertitosi, compreso del grande Mistero del Divi­no, dovette sentire tutto il peso della sua respon­sabilità di fronte ad un compito tanto delicato. Eppure quella sua linea d'interpretazione del Mi­stero Divino in una figura umana, sarà seguita dagli artisti per diversi secoli ed il tormento del primo pittore di Maria a noi ignoto, assillerà gli artisti di tutti i tempi.

Quella prima arte raffigurante la Vergine Orante, dagli schemi semplici, ma ricchi di fede e di pietà, dopo il Concilio di Efeso, viene sosti­tuita da figure maestose, paludate di ricchissime vesti, sedute col Figlio su troni fastosi e circon­date da schiere di angeli. I lineamenti stilizzati della Vergine ci offrono un volto freddo e assen­te, dai grandi occhi immobili che guardano lon­tano. Solo quando il nostro occhio, astraendosi da tanto scintillio, riposa su quel viso, si scorge finalmente una dolce pietà soffusa di mestizia. Solo allora si capisce che l'arte bizantina non è né povera di fantasia e di pregi, né scadente.

Nelle Chiese di stile romanico invece, la fan­tasia dei popoli occidentali convertiti alla fede, si accendeva di fronte alla rievocazione liturgica di scene bibliche e alle leggende; perciò non tro­vava più adatte al suo dinamismo le immagini bi­zantine e nacque l'impulso d'esprimere un'arte nuova. Noti ed ignoti marmorari francesi comin­ciarono ad ornare le splendide cattedrali gotiche con decorazioni nelle quali il tema mariologico acquistò subito una intensa forza espressiva. Ad essi fecero eco i Maestri pisani con decorazioni e statue a tutto rilievo, nelle quali il volto della Vergine si addolcisce d'un tenero amore, rapito nella contemplazione di Gesù bambino adagiato in grembo o sulle ginocchia.

Quel che gli scultori trassero dal marmo, i pit­tori lo crearono sulle tele, negli affreschi, sulle vetrate. Fu Cimabue (+ 1302) a creare il tipo del­la Madonna Maestà, assisa in trono e circonda­ta da angeli. Giotto troncò definitivamente col passato dando vita nella Cappella degli Scrove­gni, a Padova, al tipo dell'Umanissima Donna, materna e dolcissima nel guardare il suo Neona­to e, con tanto dolore nel viso, chinato sul suo Gesù senza vita. Alla scuola di sì insigni Maestri fioriscono nuovi rinomati artisti, che ci donano immagini della divina Maternità, dell'Annuncia­zione, di Maria che allatta il Bambino, dell'Im­macolata, dell'Assunta al Cielo. È l'era del Lo­renzetti, di Simone di Martino e di Giotto. Nel Rinascimento, è detto, l'arte scende dall'empi­reo a guardare la realtà. Fu pregio dell'innato equilibrio italiano che seppe dare all'arte di quel tempo, smorzando ardite interpretazioni, un per­fetto sincronismo tra il divino e il patetico nel­l'espressione umana. Seppero darci così Madonne dal sorriso d'un incantevole candore, con Bam­bini stretti al seno, adagiati sulle ginocchia, esili figure di Vergini, splendenti figure di giovinette. Fu scritto: L'arte sorride negli occhi delle nostre Madonne. Ma quegli artisti seppero darci anche tragiche scene di pianto e volti della Vergine con­traffatti dal dolore, non che apoteosi, ove Ma­ria sorretta dagli angeli si libra al cielo.

Ecco alcuni nomi di quei grandi Maestri: Il B. Angelico, A. Del Castagno, Duccio di Bo­ninsegna, A. Verrocchio, Pier della Francesca, A. Mantegna, il Ghirlandaio, G. Botticelli, il Pe­rugino, Raffaello, Leonardo, Michelangelo. Del­la Scuola Veneta: il Bellini, il Giorgione, Tizia­no, il Veronese, il Tintoretto, il Correggio.

Per la Scultura ricordiamo i grandi nomi del Ghiberti, Donatello, Michelangelo e Luca Della Robbia con le sue famose maioliche.

Ai grandi Maestri su citati, vanno aggiunti, dal 700, i nomi anch'essi famosi, del Caravaggio, Carracci, Sassoferrato, Dolci, Batoni e per la Scultura il Canova.

Ovviamente, anche se l'Italia porta il prima­to, anche altre Nazioni diedero grandi nomi nell'arte mariana, sia nella pittura che nella scultu­ra, soprattutto la Francia, i Paesi Bassi, la Ger­mania e la Spagna.

Non si può parlare di vera e propria arte sacra dei nostri tempi e perciò neppure di arte maria­na. L'arte mariana non può essere che sacra e per realizzarla occorre un linguaggio di fede, che in genere, negli artisti d'oggi lascia, purtroppo, mol­to a desiderare.

Maria nell'architettura

L'architettura mariana, e con essa la scultura, ebbero pieno sviluppo in particolar modo nel Me­dio Evo.

Le popolazioni straziate da guerre, epidemie, invasioni e miserie d'ogni sorta, si rifugiavano in Maria, come Madre di Misericordia e Salvatri­ce. Così, al primo fiorire del gotico, il cui stile delicato e forte sembra essere ispirato proprio dalla contemplazione di Maria, sorgono splen­dide cattedrali gotiche, che si aggiungono ai tem­pli romanici. Non essendo possibile farne una li­sta, ne citiamo qualcuna: in Francia, a Chartres (Glorificazione di Maria), a Parigi Notre-Dame (Incoronazione della Vergine), ad Amiens (Por­ta della Madre di Dio). In Germania, a Colonia, ove, sebbene la chiesa sia dedicata a S. Pietro, è la statua della Vergine che domina sorridente fra il coro degli Apostoli. In Italia ne citiamo sol­tanto tre: S. Maria Novella a Firenze, S. Maria Sopra Minerva a Roma, ed il sontuoso Duomo di Milano. Qui la fantasmagorica corsa delle gu­glie è coronata dalla celebre Madonnina, che oc­cupa il primo posto nel cuore dei milanesi.

Accenniamo anche alla città di Costantinopo­li, che pur divenuta iconoclasta, conserva intat­te le innumerevoli e bellissime chiese un tempo erette in onore della Madre di Dio. Ricordiamo anche Bisanzio per i suoi innumerevoli templi ma­riani, definiti «una litania di chiese mariane». La Russia, fra i Paesi orientali, ha espresso un tem­po, la sua grande fede di pietà mariana in templi ed icone senza fine. In Grecia il monte Athos è chiamato, per i suoi innumerevoli monasteri in­titolati alla Vergine, «Giardino di Maria».

Maria e la musica

Quale suono meraviglioso avrà avuto il saluto che Gabriele rivolse alla Fanciulla di Nazareth: «Ave piena di grazia»? Si può solo sognarla quel­la dolce melodia scaturita dal Cielo, voce divina tradotta in accenti umani, portata dall'Angelo in nome di Dio stesso! È il saluto, la voce celeste che tutti i Grandi della musica d'ogni tempo han­no cercato di tradurre in note per farne omaggio di fede e di amore a Maria.

La storia ci dice che furono già i primi cristia­ni a levare inni di lode alla Madre di Dio. Pur­troppo non esistevano allora registratori per tra­mandare ai posteri quelle preghiere e quei canti; né v'erano le note musicali, che forse avremmo trovato nei Cimiteri romani, come le pitture e le sculture. Bisogna prendere le mosse dal V secolo per dare un rapido sguardo alla mirabile epopea musicale mariana che si ispira alle melodie della musica gregoriana, il canto tradizionale della Chiesa. Anche la musica mariana, dunque, co­me le altre arti, sorge nella Chiesa; ne fanno te­sto il Graduale, che ci offre tanti brani di soavis­simo effetto musicale come la Salutazione An­gelica, le melodie della Purificazione, il Gaudea­mus, il brano dell'Alleluja (ritenuto un capola­voro del gregoriano), la famosa Messa cum ju­bilo, ritenuta la prima in assoluto delle Messe in onore della Madonna. Altra fonte del canto an­tico è l'Antifonario, nel quale il genio musicale mariano si manifesta ancor più chiaramente. An­che gli inni popolari dedicati a Maria in quell'e­poca ci colpiscono e commuovono, come l'Ave Maris Stella, Dei Mater Alma. Questa è la più soave invocazione filiale alla Vergine, che brilla come fulgida stella che ci guida nel periglioso cammino della vita.

La Liturgia era ricchissima di tanti altri inni ed invocazioni: Salve Regina, Ave Regina Coe­lorum, Regina Laetare, Sub tuum praesidium. Essendo vietato dalle severissime regole liturgi­che portare il canto gregoriano fuori delle chie­se, esso trovò ben presto larga corrispondenza nella musica popolare, anche di più immediata espressione.

La Lauda popolare in Italia derivò dal canto gregoriano e fu così chiamata dalle «Lodi» che si recitavano nell'Ufficio divino. Laudesi erano detti quei laici che si riunivano periodicamente per onorare la Vergine con preci e canti. I Sette Fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria erano laudesi. La Lauda era costituita da canti facilis­simi, orecchiabili per tutti, ma di significato al­tissimo per la storia del costume e della pietà in­tensamente sentita.

Altri canti popolari erano quelli dei Flagellan­ti, sorti in Italia nel sec. XIII, diffusi anche in tutta l'Europa e particolarmente in Germania ed erano famosi per le loro processioni di peniten­za. In Spagna il patrimonio di canti mariani più rilevanti è costituito da ben 400 canti in onore della Vergine, risalenti al secolo XIII.

Nacque in Francia e nei Paesi Bassi nel sec. XVI la musica polifonica e i grandi Maestri del­l'epoca fecero a gara per rendere il loro omaggio musicale a Maria. In Italia, il massimo espo­nente che portò la musica polifonica al più alto livello, fu senz'altro il Palestrina, maestro della Cappella di S. Maria Maggiore in Roma. Dedi­cò a Maria dodici Messe, dodici Magnificat, tre Stabat, molte Ave Maria e moltissimi mottetti. Non possiamo qui tacere il nome di un grande polifonista spagnolo, il da Victoria.

Nel 500 la musica prende decisamente il suo indirizzo nella parte armonica e di contrappun­to e la parte vocale ha le sue più alte manifesta­zioni nel Melodramma e nell'Oratorio. In quella strumentale raggiunge la sua massima espressione nella sinfonia e nel concerto. Nel 700 il Pergolesi compose il suo celebre Stabat Mater e, dopo di lui, lo Scarlatti, devotissimo di Ma­ria, compose ben cinque Oratori. Ai due va uni­to il Paisiello. Tra gli stranieri non è possibile qui non citare il più grande genio musicale di tutti i tempi: Giovanni Sebastiano Bach, che, pur se di rigida osservanza protestante, non poté sfug­gire al fascino della Vergine, che gli ispirò il mo­numentale Magnificat, per soli, coro ed orche­stra e il canto Madonna della Pace.

In questo libro di devozione non si può non far cenno alle tantissime canzoncine popolari. Possiamo dire che ve n'è una produzione addirittura immensa, tutte facili ed orecchiabili. Da esse sgorga spontanea la vena musicale popola­re, ricca di tanta fede ed entusiasmo mariano. Il più famoso autore di queste canzoncine è senz'altro S. Alfonso M. de' Liguori, il quale, pur non essendo né musicista e né poeta, seppe cogliere il palpito genuino della fede popolare tra­ducendola in quelle meravigliose canzoncine tra le quali l'intramontabile Mira il tuo popolo.

Anche i più celebri Maestri della musica pro­fana subirono il fascino della Vergine. Ogni ar­tista, possiamo dire, ha sentito il bisogno di im­preziosire la sua produzione con un canto a Ma­ria, che il più delle volte rappresenta nell'Opera il momento più drammatico ed anche il più sug­gestivo. Anche Gioacchino Rossini, la cui specia­lità, come si sa, è la musica comica, volle rende­re omaggio a Maria componendo lo Stabat Ma­ter. Pensiamo che nessun devoto che legge que­sto scritto ignori i meravigliosi brani del Verdi, fervente cattolico e uno dei Maestri più grandi della musica lirica e melodrammatica di ogni tem­po. Sono mirabili le invocazioni che inserisce nel­1'Otello, nella Forza del Destino, nei Lombardi alla prima Crociata. Altri Maestri famosi furo­no: Ponchielli, con l'invocazione nella Giocon­da; Boito, col meraviglioso brano col qua-

le inizia il Mefistofele; Pietro Mascagni, nella Ca­valleria Rusticana.

Tra gli altri celebri musicisti citiamo Schubert e Gounod, per le loro toccanti Ave Maria. Per la musica strumentale Frescobaldi, Claudio Mon­teverdi e Vivaldi. Tra i contemporanei Lorenzo Perosi per il suo famoso Oratorio.

Maria nel teatro e nel cinema

Accanto alle opere musicali occupa un posto di riguardo il Teatro e dal 900 il Cinema. Fin dal III secolo si davano Sacre Rappresentanzioni in onore della Vergine e, col tempo, ne fiorirono ovunque specie in Italia, Svizzera, Francia, Ger­mania, Spagna ed Inghilterra. Ma è nel Medio Evo, soprattutto in Toscana e nell'Umbria, che si raggiunge l'apice della Sacra Rappresentazio­ne. Se esse sconvolgevano le regole del teatro del tempo, d'altra parte sprigionavano ricchi senti­menti di religiosità e, invadendo sagrati e piaz­ze, gettavano semi fecondi di devozione e pietà mariana.

Purtroppo, dopo il 500, in Italia e sembra ovunque, muore il vero e proprio teatro sacro. Da allora fino ai nostri giorni non vi è stata nes­suna opera degna di menzione, tranne i tentativi di riportare sui palchi o nelle piazze le antiche rappresentazioni. Non possiamo però nasconderci che ogni serio artista trema di fronte ad un te­ma così eccelso e teme di non poterlo svolgere con quella dignità indispensabile per un sogget­to di così sovrumana altezza. Il Cinema è arte del nostro tempo e si è posto subito il problema spirituale dell'uomo, come uno fra i più interessanti. Pertanto non poteva mancare anche un cinema mariano. La discus­sione del sacro sugli schermi è tuttora molto vi­vace, anche per le non poche difficoltà da supe­rare nella realizzazione. Vi è stata una ricca pro­duzione cinematografica a soggetto mariano, a volte di un certo pregio, a volte scadentissima. Tuttavia noi qui ci limitiamo ad una breve cita­zione. Il primo serio tentativo d'un film maria­no fu il Miracolo di Lourdes in Francia nel 1923, seguito, sempre in Francia, da Bernardette nel 1943. Il nostro famoso e compianto De Sica, nel 1945, realizzò la Porta del Cielo, un vero inno di lode a Maria e alla sua azione d'amore mater­no verso l'umanità sofferente.

Maria nella numismatica e nella filatelia

Indubbiamente la figura di Maria è una delle più potenti fonti dell'ispirazione umana, quindi, accanto alle cattedrali, alle famose statue, alle te­le, agli affreschi, alla musica, al teatro e al cine­ma dobbiamo aggiungere l'infinita gamma delle

arti che, a volte impropriamente, sono chiamate minori, mentre alcune raggiungono nel loro ge­nere un altissimo livello artistico. In esse grandi ed umili artigiani hanno reso onore alla Vergine nei cammei, avori, miniature, intagli, ceramiche, incisioni. Anche da queste opere, da questo nu­mero sterminato di artisti, si leva un canto di glo­ria alla Madre di Dio.

Numismatica

Fu papa Leone VI il primo a far incidere sulle monete il busto della Vergine nell'886. Ne segui­rono l'esempio gli Stati italiani di Salerno, Na­poli, Pisa, Genova, Modena, Siena, Firenze, Aquileia, Pesaro, Venezia. Dopo quella di Leo­ne VI, la più ricca produzione fu quella dell'al­lora Stato Pontificio. Anche nel nuovo Stato del­la Città del Vaticano sono state coniate monete con 1'effige di Maria.

Filatelia

Nella filatelia è stata la Baviera la prima na­zione ad onorare la Vergine con la sua effige sui francobolli nel 1920. Seguirono il Liechtenstein, quindi l'Ungheria nel 1921. Dal 1930 l'uso si dif­fuse in quasi tutte le Nazioni, ivi compreso, ov­viamente, lo Stato della Città del Vaticano. Eccellono quelli italiani sia per la squisita fattura, che per varietà di soggetti e la riproduzione delle inarrivabili opere d'arte dei sommi artisti italiani.

Forse per voi questo panorama era superfluo, ma crediamo che per tanti sia stata una rivela­zione, perché non si pensava fosse così vasto e universale l'omaggio alla Vergine da parte di scrittori, scultori, architetti, pittori e artisti di ogni tempo. È un coro davvero possente che ci fa pensare. È mai possibile che tanti geni fosse­ro nell'errore?