LA
PREGHIERA DI S. FRANCESCO
“CON
GESU’ SEMPRE NEL CUORE”
Gesù
portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli
occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra
Pregava
il Padre suo in segreto
Alla periferia della città
c'era una grotta, in cui essi andavano sovente, parlando del «tesoro». L'uomo
di Dio, già santo per desiderio di esserlo, vi entrava, lasciando fuori il
compagno ad attendere, e, pieno di nuovo insolito fervore, pregava
il Padre suo in segreto.
Desiderava che
nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro; e, celando saggiamente a fin
di bene il meglio, solo a Dio affidava i suoi santi propositi.
Supplicava
devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a
realizzare il suo volere.
Si svolgeva in
lui una lotta tremenda, né poteva darsi pace, finché non avesse compiuto ciò
che aveva deliberato.
Mille pensieri
l'assalivano senza tregua e la loro insistenza lo gettava nel turbamento e nella
sofferenza.
Bruciava
interiormente di fuoco divino, e non
riusciva a dissimulare il fervore della sua anima.
Deplorava i
suoi gravi peccati, le offese fatte agli occhi della maestà divina.
Le vanità del
passato o del presente non avevano per lui più nessuna attrattiva, ma non si
sentiva sicuro di saper resistere a quelle future.
Portava
Gesù sempre nel cuore
I frati che vissero con
lui, inoltre sanno molto bene come ogni giorno,
anzi ogni momento affiorasse sulle sue labbra il ricordo di Cristo;
con quanta soavità e dolcezza gli parlava, con quale tenero amore discorreva
con Lui. La bocca parlava per l'abbondanza dei
santi affetti del cuore, e quella sorgente di illuminato
amore che lo riempiva dentro, traboccava anche di fuori.
Era davvero
molto occupato con Gesù.
Gesù
portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli
occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra.
Quante volte,
mentre sedeva a pranzo, sentendo o pronunciando
lui il nome di Gesù, dimenticava il cibo temporale e, come si legge
di un santo, «guardando, non vedeva e ascoltando non udiva».
C'è di più,
molte volte, trovandosi in viaggio e meditando o
cantando Gesù, scordava di essere in viaggio e si fermava a invitare
tutte le creature alla lode di Gesù.
Proprio perché
portava e conservava sempre nel cuore con
mirabile amore Gesù Cristo, e questo crocifisso, perchè
fu insignito gloriosamente più di ogni altro della immagine di Lui, che egli
aveva la grazia di contemplare, durante l'estasi, nella gloria indicibile e
incomprensibile, seduto alla «destra del Padre», con il quale l'egualmente
altissimo Figlio dell'Altissimo, assieme con lo Spirito Santo vive e regna,
vince e impera, Dio eternamente glorioso, per tutti i
secoli. Amen!
Si
sentiva un peccatore perdonato
Un giorno, pieno di ammirazione per la misericordia del Signore in tutti i
benefici a lui elargiti, desiderava conoscere dal Signore che cosa sarebbe stato
della sua vita e di quella dei suoi frati.
A questo scopo
si ritirò, come spesso faceva, in un luogo adatto per la preghiera. Vi
rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra,
ripensando con amarezza gli anni passati malamente e ripetendo: «O
Dio, sii propizio a me peccatore!»
A poco a poco
si sentì inondare nell'intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa
dolcezza.
Cominciò come
a uscire da sé: l'angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell'animo
per timore del peccato, scomparvero, ed ebbe la certezza di essere perdonato di
tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia.
Poi, come
rapito fuori di sé e trasportato in una grande luce, che dilatava lo spazio
della sua mente, poté contemplare liberamente il futuro.
Quando quella
luce e quella dolcezza dileguarono, egli aveva come uno spirito nuovo e pareva
un altro.
Poneva
tutta la sua fiducia in Dio
In quella fossa, che era
sotto la casa, ed era nota forse ad uno solo, rimase nascosto per un mese
intero, non osando uscire che per stretta necessità.
Mangiava nel
buio del suo antro il cibo che di tanto in tanto gli veniva offerto, e ogni
aiuto gli era dato nascostamente. Con calde
lacrime implorava Dio che lo liberasse dalle mani di chi
perseguitava la sua anima e gli concedesse la grazia di compiere i suoi voti.
Nel digiuno
e nel pianto invocava la clemenza del
Salvatore e, diffidando di se stesso, poneva tutta la sua fiducia in Dio.
Benché chiuso
in quel rifugio tenebroso, si sentiva inondato da indicibile gioia, mai provata
fino allora. Animato da questa fiamma interiore, decise di uscire dal suo
nascondiglio ed esporsi indifeso alle ingiurie dei persecutori.
Il
suo contegno nella preghiera
Quando ritornava dalle sue
preghiere personali, durante le quali si trasformava quasi in un altro uomo,
cercava di conformarsi quanto più poteva agli altri, per il timore che, se
appariva col volto raggiante, il venticello dell'ammirazione non gli togliesse
il merito guadagnato. Anzi spesso ripeteva ai suoi intimi: «Quando
il servo di Dio nella preghiera è visitato dal Signore con
qualche nuova consolazione, deve prima di terminare, alzare gli occhi al
cielo e dire al Signore a mani giunte: "Tu, o Signore,
hai mandato dal cielo questa dolce consolazione a me indegno peccatore: io te la
restituisco, affinché tu me la metta in serbo, perché io sono un ladro del tuo
tesoro !".
E ancora: «Signore,
toglimi il tuo bene in questo mondo, e conservamelo per il futuro
».
E continuava: «
Così deve comportarsi, in modo che, quando esce dalla preghiera, si mostri agli
altri così poverello e peccatore, come se non avesse conseguito nessuna nuova
grazia ».
E spiegava: «Per
una mercede di poco valore capita di perdere un bene inestimabile e di provocare
facilmente il nostro benefattore a non ridarlo più».
Infine, era
suo costume alzarsi a pregare così di nascosto e silenziosamente, che
nessuno dei compagni poteva accorgersi che si alzava o pregava. Quando invece
alla sera si metteva a letto, faceva rumore e quasi strepito, per far sentire a
tutti che andava a coricarsi.
Insegnava
a pregare e lodare Dio
Quando, poi, i frati gli
chiesero che insegnasse loro a pregare, disse: Quando
pregate, dite: Padre nostro, e: «Ti
adoriamo, o Cristo, in tutte le tue chiese che sono in tutto il mondo,
e ti benediciamo, perché, per mezzo della tua santa croce, hai
redento il mondo».
Inoltre insegnò
loro a lodare Dio in tutte le creature e prendendo lo spunto da tutte le
creature, ad onorare con particolare venerazione i sacerdoti, come pure a
credere fermamente e a confessare schiettamente la verità della fede, così
come la tiene e la insegna la santa Chiesa romana.
Essi osservavano in tutto e
per tutto gli insegnamenti del padre santo e, appena scorgevano qualche chiesa
da lontano, o qualche croce, si volgevano verso di essa, prostrandosi umilmente
a terra e pregando secondo la forma loro indicata.
Si
dimostrava poverello e peccatore
Quando, trovandosi in
pubblico, veniva improvvisamente visitato dal Signore, cercava sempre di
celarsi in qualche modo ai presenti, perché gli intimi contatti con lo Sposo
non si propagassero all'esterno.
Quando
pregava con i frati, evitava assolutamente le espettorazioni, i gemiti, i
respiri affannosi, i cenni esterni, sia perché amava il segreto, sia perché,
se rientrava nel proprio intimo, veniva rapito totalmente in Dio.
Spesso ai suoi
confidenti diceva cose come queste «Quando il servo di Dio, durante la
preghiera, riceve la visita del Signore, deve dire: "O Signore, tu dal
cielo hai mandato a me, peccatore e indegno, questa consolazione, e io la affido
alla tua custodia, perché mi sento un ladro del tuo tesoro".
E quando torna
dall'orazione, deve mostrarsi così poverello e peccatore, come se non avesse
ricevuto nessuna grazia speciale».
Trascorreva
il tempo nella preghiera
Francesco, uomo di Dio, sentendosi
pellegrino nel corpo lontano dal Signore, cercava di
raggiungere con lo spirito il cielo e, fatto ormai concittadino degli
Angeli, ne era separato unicamente dalla parete della carne. L'anima era
tutta assetata del suo Cristo e a Lui si offriva interamente nel corpo e nello
spirito.
Delle
meraviglie della sua preghiera diremo solo qualche tratto, per quanto abbiamo
visto con i nostri occhi ed è possibile esporre ad orecchio umano, perché
siano d'esempio ai posteri.
Trascorreva
tutto il suo tempo in santo raccoglimento, per imprimere nel cuore la sapienza;
temeva di tornare indietro se non progrediva sempre.
E se a volte
urgevano visite di secolari o altre faccende, le troncava più che terminarle,
per rifugiarsi di nuovo nella contemplazione.
Perché a lui,
che si cibava della dolcezza celeste, riusciva insipido il mondo, e le delizie
divine lo avevano reso di gusto difficile per i cibi grossolani degli uomini.
I
suoi luoghi di preghiera
Cercava
sempre un luogo appartato, dove potersi unire non solo con lo spirito, ma con le
singole membra, al suo Dio.
E se
all'improvviso si sentiva visitato dal Signore, per non
rimanere senza cella, se ne faceva una piccola col mantello. E se a volte
era privo di questo, ricopriva il volto con la manica, per
non svelare la manna nascosta.
Sempre
frapponeva fra sé e gli astanti qualcosa, perché non si accorgessero del contatto
dello sposo: così
poteva pregare non visto anche se stipato tra mille, come nel cantuccio di una
nave.
Infine,
se non gli era possibile niente di tutto questo, faceva un tempio del suo petto
(cfr. il parallelo con gli esicasti).
Assorto in Dio
e dimentico di se stesso, non gemeva né tossiva, era senza affanno il suo
respiro e scompariva ogni altro segno esteriore.
Il
suo fervore
Quando
pregava nelle selve e in luoghi solitari, riempiva i boschi di gemiti, bagnava
la terra di lacrime, si batteva con la mano il petto;
e lì, quasi approfittando di un luogo più intimo e riservato, dialogava spesso
ad alta voce col suo Signore: rendeva conto al Giudice, supplicava il Padre,
parlava all'Amico, scherzava amabilmente con lo Sposo.
E in realtà,
per offrire a Dio in molteplice olocausto tutte le
fibre del cuore, considerava sotto diversi aspetti
Colui che e sommamente Uno.
Spesso senza
muovere le labbra, meditava a lungo dentro di sé e,
concentrando all'interno le potenze esteriori, si alzava con lo
spirito al cielo. In tale modo dirigeva tutta la mente e l'affetto a quell'unica
cosa che chiedeva a Dio: non
era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in
preghiera vivente.
Ma di quanta
dolcezza sarà stato inondato, abituato come era a questi trasporti? Soltanto
lui lo sa; io non posso che ammirarlo. Solo chi ne ha esperienza,
lo può sapere; ma è negato a chi non l'esperimenta. Quando il suo
spirito era nel pieno del fervore, egli con tutto l'esteriore e con
tutta l'anima completamente in deliquio si
ritrovava già nella perfettissima patria del regno dei cieli.
Il Padre era
solito non trascurare negligentemente alcuna visita dello Spirito: quando gli si
presentava, l'accoglieva e fruiva della dolcezza che gli era stata data, fino a
quando il Signore lo permetteva.
Così, se
avvertiva gradatamente alcuni tocchi della
grazia mentre era stretto da impegni o in viaggio, gustava quella
dolcissima manna a varie e frequenti riprese.
Anche per via
si fermava, lasciando che i compagni andassero avanti, per godere della nuova
visita dello Spirito e non ricevere invano la grazia.
Pregava
senza interruzione
Il servo di
Cristo, vivendo nel corpo, si sentiva in esilio dal Signore e,
mentre al di fuori era divenuto totalmente insensibile, per amor di Cristo, ai
desideri della terra, si sforzava, pregando
senza interruzione, di
mantenere lo spirito alla presenza di Dio,
per non rimanere privo della consolazione del Diletto.
Camminando
e sedendo, in casa e fuori, lavorando e riposando, con la forza della mente
restava così intento nella orazione da
sembrare che avesse dedicato ad essa ogni parte di se stesso: non solo il cuore
e il corpo, ma anche l'azione e il tempo.
Molte volte
veniva investito da tale eccesso di devozione che, rapito al di sopra di se
stesso, e oltrepassando i limiti della sensibilità umana, ignorava totalmente
quanto avveniva al di fuori, intorno a lui.
Pregava
in solitudine
Per raccogliere con maggior
raccoglimento l'interiore elargizione delle consolazioni spirituali, si
recava nella solitudine e nelle chiese abbandonate, per pregarvi di notte,
quantunque anche là provasse le orrende battaglie
dei demoni, che venivano a conflitto con lui, quasi con un contatto fisico, e si
sforzavano di stornarlo dall'impegno della preghiera.
Ma
l'uomo di Dio li metteva in fuga con la potenza e l'instancabile fervore delle
preghiere, e così se ne restava solo e in pace.
Riempiva
i boschi di gemiti, cospargeva
quei luoghi di lacrime,
si percuoteva il petto e, quasi dall'intimità di un più segreto santuario, ora
rispondeva al giudice, ora supplicava il Padre, ora scherzava con lo Sposo, ora
dialogava con l'amico.
Là
fu visto, di notte, mentre pregava, con le mani e le braccia stese in forma di
croce, sollevato
da terra con tutto il corpo e circondato da una nuvoletta rifulgente:
così la meravigliosa luminosità e il sollevarsi del corpo diventavano
testimonianza della illuminazione e della elevazione avvenuta dentro il suo
spirito.
Su
di lui lo
spirito di profezia
Indizi sicuri comprovano,
inoltre, che durante queste elevazioni, per virtù soprannaturale, gli
venivano rivelate le cose incerte ed occulte della sapienza divina,
anche se egli non le divulgava all'esterno, se non nella misura in cui
urgeva lo zelo della salvezza dei fratelli e dettava l'impulso della rivelazione
dall'alto.
La dedizione
instancabile alla preghiera, insieme con l'esercizio ininterrotto delle virtù,
aveva fatto pervenire l'uomo di Dio a così grande chiarezza di spirito che, pur
non avendo acquisito la competenza nelle Sacre Scritture mediante lo studio e
l'erudizione umana, tuttavia, irradiato dai fulgori della luce eterna, scrutava
la profondità della Scrittura stessa con intelletto limpido e acuto.
Si
poso' su di lui anche lo spirito multiforme
dei profeti con tale pienezza e varietà di grazie che, per la
potenza mirifica di quello spirito, egli si faceva vedere presente ai suoi frati
assenti ed aveva notizia sicura dei lontani.
Penetrava pure
i segreti dei cuori, come pure preannunziava gli eventi del futuro. Lo
dimostrano con evidenza molti esempi e noi ne riporteremo qui alcuni.
La
sua preghiera era efficace
Mentre Francesco
attraversava una provincia, gli venne incontro l'abate di un monastero, che lo
venerava con profondo affetto.
L'abate scese
da cavallo e si trattenne per qualche ora in conversazione con Francesco
parlando sulla salvezza dell'anima sua. Al momento del commiato, l'abate gli
chiese con viva devozione che pregasse per lui. Gli rispose Francesco: «Lo farò
volentieri».
Quando l'abate
fu un poco lontano, il Santo disse al suo compagno: «Fratello, fermiamoci un
momento, perché voglio pregare per l'abate, come ho promesso». E si
raccolse in orazione.
Era infatti
abitudine di Francesco, se qualcuno per devozione lo avesse richiesto di pregare
Dio per la salvezza della sua anima, di fare orazione più presto che poteva,
per timore di scordarsene.
L'abate
intanto seguitava il suo cammino. Non si era allontanato molto da Francesco, quando
il Signore lo visitò nel cuore. Un soave calore gli soffuse il volto
e per un istante si sentì elevato in estasi. Tornato in sé, subito si rese
conto che Francesco aveva pregato per lui, cominciò a lodare Dio, e fu ricolmo
di letizia nel corpo e nello spirito.
Da quel giorno
provò per il Santo una devozione più grande, poiché aveva sperimentato in se
stesso l'alta santità di Francesco. E finché visse considerò quello un grande
miracolo, e più volte raccontava l'accaduto ai fratelli e agli altri.
La
preghiera cibo dell'anima
Una volta, che pioveva a
dirotto, Francesco, obbligato dalla malattia, andava a cavallo. Era tutto
bagnato, e scese dal giumento, quando volle dire le ore canoniche; e
le recitò con fervente devozione e concentrazione, stando immobile sulla strada
mentre la pioggia veniva giù senza sosta, come fosse in chiesa o in una
celletta.
Disse poi al
compagno: « Se il corpo esige di prendere in tutta pace e comodità il suo
cibo, che insieme con lui diventerà pasto dei vermi: con
quanta pietà e devozione non deve prendere l'anima il suo cibo, che è Dio
stesso! »
Invocava
il suo dolcissimo Iddio
Andò una
notte frate Lione al luogo e all'ora usata per dire mattutino con
santo Francesco; e dicendo da capo al ponte, com'egli era usato, Domine,
labia mea aperies, e santo Francesco non rispondendo, frate Lione
non si tornò addietro, come santo Francesco gli avea comandato, ma con buona e
santa intenzione passò il ponte ed entrò pianamente in cella sua, e non
trovandolo, si pensò che fusse per la selva in qualche luogo in orazione.
Di che egli
esce fuori e al lume della luna il va cercando pianamente per la selva: e
finalmente egli udì la voce di santo Francesco e, appressandosi, il vide stare
ginocchioni in orazione con la faccia e con le mani levate al cielo, e in
fervore di spirito si dicea: «Chi se' tu, o
dolcissimo Iddio mio? Che sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo? »
E queste
medesime parole pure ripetea, e non dicea niuna altra cosa.
Per la qual
cosa frate Leone, forte maravigliandosi di ciò levò gli occhi e guatò in
cielo; e guatando sì vide venire dal cielo una
fiaccola di fuoco bellissima e splendentissima, la quale discendendo si posò in
capo di santo Francesco; e della detta fiamma udiva uscire voce, la quale
parlava con santo Francesco; ma esso frate Lione non intendea le parole.
Vedendo questo
e riputandosi indegno di stare così presso a quello luogo santo dov'era quella
mirabile apparizione e temendo ancora di offendere santo Francesco o di turbarlo
dalla sua considerazione, s'egli da lui fossi sentito, si si tirò pianamente
addietro e, stando da lunge, aspettava di vedere il fine.
E
guardando fiso, vide santo Francesco stendere tre volte le mani alla fiamma e
finalmente dopo grande ispazio, e' vide la fiamma ritornarsi in cielo.
Di che egli si
muove sicuro e allegro della visione e tornavasi alla cella sua.
La
sua gioia
Avvenne che un
ecclesiastico spagnolo, persona pia, ebbe la fortuna di incontrarsi e di parlare
con san Francesco. Tra le altre cose che riferì riguardo ai frati che si
trovavano in Spagna, rese felice il Santo con questa notizia: « I tuoi frati
nel nostro paese vivono in un povero eremo, e si sono dati questo regime di
vita: metà attendono ai lavori domestici e metà alla contemplazione. Ogni
settimana, il gruppo degli attivi passa alla contemplazione e quello
dei contemplativi all'esercizio del lavoro.
« Un giorno
era già stata preparata la tavola, e, dato il segnale per chiamare gli assenti,
arrivano tutti, eccetto uno, del gruppo contemplativo. Dopo un po’ vanno alla
sua cella per chiamarlo a tavola, ma egli già si nutriva alla mensa ben più
lauta del Signore.
« Era
prostrato con la faccia a terra, le braccia aperte in forma di croce e non dava
segno di vita né col respiro né con altro movimento.
Due candelabri accesi, uno al capo e l'altro ai piedi, illuminavano la cella con
una luce sfolgorante in modo meraviglioso.
« Lo lasciano
in pace per non turbare l'estasi e non svegliare la diletta, sino a che non
voglia». Però i frati cercano di osservare attraverso le fessure della cella,
stando dietro il muro e spiando per le inferriate. Per essere brevi, mentre gli
amici sono intenti ad ascoltare colei che se ne stava nel giardino, all'improvviso
scompare tutto quel bagliore ed il frate ritorna in se stesso. Subito si alza e,
recatosi a tavola, si accusa di essere giunto in ritardo.
Ecco - concluse
l'ecclesiastico spagnolo - quanto è accaduto nella nostra terra! Francesco non
stava in sé dalla gioia, inebriato com'era dal profumo dei suoi figli. Subito
si mise a lodare il Signore e, come se il sentire parlare bene dei frati fosse
l'unica sua gloria, esclamò dal più profondo del cuore:
«
Ti ringrazio, Signore, che santifichi e guidi i poveri, perché mi hai riempito
di gioia con queste notizie! Benedici, ti prego, con la più ampia benedizione e
santifica con una grazia particolare tutti quelli che rendono odorosa di buoni
esempi la loro professione religiosa! »
Era
compassionevole con tutti
Francesco voleva un giorno
recarsi ad un eremo per dedicarsi più liberamente alla contemplazione; ma,
poiché era assai debole, ottenne da un povero contadino di poter usare del suo
asino.
Si era
d'estate, ed il campagnuolo che seguiva il Santo arrampicandosi per sentieri di
montagna, era stanco morto per l'asprezza e la lunghezza del viaggio.
Ad un tratto,
prima di giungere all'eremo, si sentì venir meno riarso dalla sete. Si mise a
gridare dietro al Santo, supplicandolo di avere misericordia di lui,
perché senza il conforto di un po' d'acqua sarebbe certamente morto.
Il Santo,
sempre compassionevole verso gli afflitti, balzò dall'asino, e inginocchiato a
terra alzò le mani al cielo e non cessò di
pregare fino a quando si senti esaudito. «Su, in fretta -
gridò al contadino - là troverai acqua viva, che Cristo misericordioso ha
fatto scaturire ora dalla roccia per dissetarti».
Mirabile
compiacenza di Dio, che piega così facilmente ai suoi servi! L'uomo bevve l'acqua
scaturita dalla roccia per merito di chi pregava e si
dissetò alla durissima selce. Non vi era mai stato in quel luogo un
corso d'acqua, né si trovò dopo, per quante ricerche siano state fatte.
Quale
meraviglia, se un uomo ripieno di Spirito Santo riunisce in
sé le opere mirabili di tutti i giusti? Non è certo cosa straordinaria, se
ripete azioni simili a quelle di altri Santi chi ha il dono di essere unito a
Cristo per una grazia particolare.
Amò
sino alla fine i suoi frati
Poi il Santo alzò le mani al
cielo, glorificando il suo Cristo, perché poteva andare
libero a lui senza impaccio di sorta.
Ma per
dimostrare che in tutto era perfetto imitatore di Cristo suo Dio, amò
sino alla fine i suoi frati e figli, che aveva amato fin da
principio.
Fece chiamare
tutti i frati presenti nella casa, e cercando di lenire il dolore che
dimostravano per la sua morte, li esortò con affetto paterno all'amore di Dio.
Si intrattenne
a lungo sulla virtù della pazienza e sull'obbligo di osservare la povertà, raccomandando
più di ogni altra norma il santo Vangelo. Poi, mentre tutti i frati
gli erano attorno, stese la sua destra su di essi e la pose sul capo di
ciascuno cominciando dal suo vicario,
disse:
«Addio
voi tutti figli miei, vivete nel timore del Signore e conservatevi in esso
sempre! E poiché si avvicina l'ora della prova e della tribolazione, beati
quelli che persevereranno in ciò che hanno intrapreso! Io infatti mi affretto
verso Dio e vi affido tutti alla sua grazia».
(BRANI TRATTI
DALLE FONTI FRANCESCANE)