LA PASSIONE DI GESU

In ALEXANDRINA M. da COSTA

 

al lettore con l'augurio che, leggendo e meditando, ascenda a tal punto, da sentirsi dire da Gesù:

 

« Tu mi ami quando piangi e quando sorridi; mi ami nel dolore e nella gioia; mi ami nel silenzio e parlando: mi ami in tutto »

 

Il tribunale ecclesiastico della diocesi di Braga iniziò il processo sulle virtù e fama di santità della serva di Dio Alexandrina Maria da Costa il 14.1.1967. Interrogati 48 testimoni ed approvati gli scritti, fu chiuso felicemente il 10.4.1973. Nel maggio seguente tutta la documentazione passò alle Congregazioni romane. Nel dicembre 1975 i teologi specializzati in dogma, morale e mistica diedero il loro voto positivo sugli scritti della Serva di Dio.

 

Presentazione

LA VOCAZIONE DEL CRISTIANO E' DI PARTECIPARE ALLA PASSIONE DI CRISTO

 

L'invito di Gesù all'uomo perché divenga suo discepolo comporta la partecipazione e la conformazione alla sua Passione (Mt 10,16), per stabilire una relazione di somiglianza tra il Maestro e il discepolo (Gv 10,4 ss). L'inserimento in Lui come tralci nella vite (Gv 10,17), come pure la necessità di rimanere nel suo amore, significa osservare la sua parola, come per Lui rimanere nella parola del Padre significa attuare la sua parola, cioè quella volontà che Gli impone di offrire la propria vita per il gregge (Gv 10,17). Secondo l'insegnamento di Cristo, dunque, vero discepolo è colui che rivive il suo mistero di morte, o meglio colui che accoglie in sé Cristo per rivivere la sua Passione. Così l'apostolo Paolo ha capito e vissuto il mistero di Cristo. Il Vangelo è tutto qui: « Noi predichiamo Cristo crocifisso » (1 Cor 1,23). La vita di Paolo è una riproduzione viva della vita di Cristo. « Io voglio vantarmi soltanto di questo: della croce del nostro Signor Gesù Cristo: perché Egli è morto in croce, il mondo è morto per me e io sono morto per il mondo » (Gal 6,14); « Portiamo sempre e dovunque nel nostro corpo le sofferenze di Gesù morente, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo » (2 Cor 4,10). E l'apostolo si sente confitto in croce: « Sono stato crocifisso per sempre con Cristo... dunque non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. E pur continuando a vivere nella carne, io ormai vivo per la fede nel Figlio di Dio, il quale mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me » (Gal 2,19 ss). Il desiderio di Paolo, nello slancio verso la perfezione, è di conoscere la forza della sua Passione, come della sua Risurrezione e di rimanere configurato alla sua Morte (Fil 3,811). « Mediante il battesimo che ci ha uniti alla Sua morte, siamo dunque stati sepolti con Lui, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti mediante la potenza gloriosa del Padre, così anche noi vivessimo una nuova vita » (Rm 6,4), cioè: « Siamo stati totalmente uniti a Lui con una morte simile alla sua »(Rm 6,5). Quindi nella vita cristiana, quando raggiunge il suo vigore, la sua fioritura, dovrà necessariamente manifestarsi anche questa assimilazione alla Passione di Cristo, con la stessa chiarezza con la quale si manifesta la vita della Grazia, la presenza del Cristo nell'anima. Perciò, se tale pienezza porta con sé per una certa connaturalità l'esperienza, anche Cristo crocifisso sarà la grande realtà dell'esperienza cristiana. Gesù stesso ha parlato della presenza del suo Spirito, quando i discepoli saranno chiamati a rendergli testimonianza attraverso la passione e la morte (Mt 10,20). La parola di Gesù trova conferma in tutta la tradizione cristiana. Ignazio di Antiochia scrive: « Per mezzo della croce il Cristo, nella sua Passione, invita voi tutti che siete sue membra. Il capo non può esistere a parte senza le sue membra » (Trall 11,2). L'agiografia cristiana è ricca di testimonianze di questa presenza di Cristo nella vita dei fedeli, soprattutto come trionfatore sul dolore e sulla morte. Nella ricca schiera dei mistici cristiani non sono pochi coloro che hanno rivissuto in modo estremamente realistico il dramma della Passione di Cristo, nel loro corpo e nel loro spirito. Ed è grazie alla loro esperienza della presenza di Dio e della sua azione nelle anime mistiche, che la teologia conosce le relazioni intime tra le Persone divine della Trinità e la loro opera nelle anime.

 

LA PASSIONE IN ALEXANDRINA

 

Il fenomeno della Passione di Gesù in Alexandrina si verificò durante l'arco di 17 anni: dal 1938 al 1955. In questo lungo intervallo di tempo bisogna distinguere due periodi, nei quali il fenomeno si è manifestato con caratteristiche diverse; indicheremo rispettivamente con « partecipazione fisica » e « partecipazione interiore » queste due forme o modi di manifestarsi del fenomeno, per comodità di denominazione; facciamo però ben presente che la Passione è unica sostanzialmente, essendoci contemporaneamente sofferenze del corpo e dell'anima, fisiche, morali e spirituali, inscindibili.

 

1. Partecipazione fisica

Nel 1° periodo, dal 3 ottobre 1938 al 20 marzo 1942, il fenomeno avveniva in giorni ed ore determinate: dalle 12 alle 15 del venerdì. Alexandrina riviveva ordinatamente le varie fasi della Passione dall'agonia nell'Orto alla morte, in stato di estasi. I suoi sentimenti e le sue reazioni ai dolori erano rese manifeste da atteggiamenti, gesti, espressioni del viso e di tutto il corpo, facilmente interpretabili da chi vi poteva assistere.2 Padre Pinho ha scritto al riguardo: « Noi abbiamo veduto svolgersi al vivo il dramma della Passione, anche se non apparirono le stigmate, perché Alexandrina aveva chiesto che nulla apparisse all'esterno. La Passione fu violentissima ed i presenti piangevano singhiozzando a quello spettacolo di dolore visibilissimo » (cf Cristo Gesù in Alexandrina, p. 730). Il professore di mistica, Mendes do Carmo, ha affermato: « E' un angelo crocifisso! ». La maestra del paese, Saòzinha, ed altri hanno testimoniato: « Eravamo trasportati in spirito nei vari luoghi della Passione di Gesù. Nessuno poteva seguire quelle scene senza piangere ». La sorella Diolinda, in una lettera a p. Pinho parla del fenomeno Passione rivissuto il 7.4.1939: « Padre mio, cosa fu mai il venerdì santo: fu davvero giorno di Passione! Prima di iniziare, che volto di afflizione aveva! Temeva il trascorrere di quel giorno e diceva: "Vorrei che fosse già passato ".

 La confortavo come potevo e l'accarezzavo, nonostante che anch'io fossi satura di paura e di afflizione. Durante la Passione non potei non piangere e vidi che quasi tutti gli altri presenti piangevano. Che spettacolo commovente! L'agonia nell'Orto fu lunga ed afflittiva. Si udivano gemiti molto profondi e talora singhiozzava. Non Le parlo della flagellazione e della coronazione di spine! I colpi di flagello li prese in ginocchio e come se avesse le mani legate. Le avvicinai un cuscino alle ginocchia, ma lei cambiò posto, non lo volle. Ha le ginocchia in misero stato. Le battiture non si contarono: durarono molto a lungo... La si vedeva svenire. Anche i colpi di canna sulla testa coronata di spine furono innumerevoli. Durante la Passione vomitò due volte: soltanto acqua perché non aveva nulla nello stomaco. Il sudore era tanto che i capelli erano impastati; le passai la mano sui vestiti e la ritrassi bagnata. Alla fine della coronazione di spine pareva un cadavere. Vennero ad assistere il canonico Borlido (di Viana do Castelo) e due persone; così pure il dott. Almiro de Vasconcelos (di Penafiel) e la sua sposa con la sorella Giuditta ». A proposito del peso della croce che gravava sulle spalle di Alexandriina durante la fase della salita sul Calvario, ricordiamo questo episodio. Durante la Passione rivissuta il giorno 29.8.1941, il dott. Azevedo invita uno dei sacerdoti presenti ad alzare dal pavimento la veggente caduta sotto il peso della croce (mistica). Viene scelto il più robusto; la prende sotto le ascelle, ma tutti i suoi sforzi sono inutili. Spiega: « Con tutta la mia forza, non riesco! ». Alexandrina pesava allora circa 40 kg! Dopo che il Cireneo ha preso su di sé la croce, il dott. Azevedo invita lo stesso sacerdote ad alzare Alexandrina; questi vi riesce senza sforzo. La spiegazione è evidente: la prima volta vi erano due pesi; la seconda volta vi era il solo peso della veggente. In altra occasione, durante il fenomeno in stato di estasi, P. Pinho le aveva imposto di dirgli quale il peso della croce. E Alexandrina in atteggiamento molto grave: « La mia croce ha un peso mondiale! ».

 

2. Partecipazione interiore

Nel periodo, dal 27 marzo 1942 sino alla morte, Alexandrina riviveva la Passione fuori dell'estasi e non più in giorni determinati, soffrendo intimamente in modo che nulla trapelasse all'esterno, anzi talvolta coprendo il dramma profondo con un dolce sorriso. Il 19 giugno 1946 diceva al suo secondo direttore: « In altri tempi questi sentimenti e sofferenze li provavo specialmente durante le tre ore del venerdì tra le 12 e le 15; i dolori della Passione si susseguivano con ordine; oggi no. Lo sgomento per questi dolori perdura quasi sempre, al martedì, mercoledì, giovedì oppure al venerdì; in ore non fisse provo ora questo, ora quell'altro tormento della Passione ». Gesù, durante la Passione, ha sofferto i tormenti inflittigli dagli uomini e contemporaneamente quelli che si è inflitto Lui stesso, in quanto volontariamente ha fatto propri i peccati del mondo (1 Pt 2,24; Is 53,4). Abbandonato alla giustizia di Dio, si è trovato totalmente solo, non soltanto a patire la sua agonia, ma anche a conoscerla. E così pure Alexandrina. P. Corne non chiama forse Gesù « il peccatore universale, il peccatore di tutti i tempi e di tutti i luoghi, sul quale Dio fa pesare tutto il rigore della sua giustizia »? E p. Monsabré « l'incontro di tutti gli oltraggi e di tutte le piaghe »? Mons. Gay da parte sua scrive: « E' la verità che Gesù, la benedizione vivente ed infinita, essendosi fatto peccatore per tutti, deve essere maledetto per tutti ». La morte fisica è così la conseguenza di quella morte spirituale che è la separazione dell'uomo da Dio. Secondo Cullmann, sarebbe questa morte totale nemica di Dio, la causa della angoscia di Gesù nell'Orto del Getsemani, più che la crocifissione e le sue circostanze... No, Egli non può vincere la morte che morendo realmente, arrendendosi allo stesso dominio della morte, la grande distruggitrice della vita, della unione con Dio. Granfield commenta il grido di Cristo crocifisso: « Mio Dio! mio Dio, perché mi hai abbandonato? », affermando: « Il peso del peccato del mondo, l'identificazione completa di Gesù con i peccatori implicano un abbandono non solamente sentito, ma reale da parte del Padre. In questo grido di abbandono è rivelato il pieno orrore del peccato dell'uomo ». Solo l'amore può ispirare a svolgere un ruolo simile. Il Cristo sofferente non è soltanto una manifestazione folgorante della misericordia divina; ma è anche una rivelazione non meno folgorante della malizia del peccato e della spaventosa catastrofe in cui si precipitano i peccatori, per il fatto stesso che si allontanano da Colui senza il quale sono un nulla e che è la sorgente unica di ogni vita e felicità. Tutte queste verità non vengono esplicitate nel Vangelo, ma da maestri in scienze teologiche ed in sede sperimentale nelle pagine del diario di Alexandrina, la mistica, quasi analfabeta secondo la cultura umana, e da altre anime mistiche cristiane. Ben a ragione Gesù le diceva: « La crocifissione che tu hai è delle più dolorose che la storia può registrare ». Meditandola si riesce veramente ad approfondire la nostra conoscenza dell'amore del Cristo sofferente e redentore. Ci si renderà conto anche dell'opera che svolse nella redenzione la Madre di Gesù e nostra, come anche del valore salvifico della sofferenza di qualsiasi anima che sappia accettarla con amore in unione con Gesù.

 

3. Gli effetti dell'esperienza dei mistici

Una sicura garanzia dell'autentico carisma mistico è un vigoroso dinamismo ecclesiale ed apostolico, in perfetta sintonia con il magistero della Chiesa. L'obbedienza perfetta ed eroica all'autorità ecclesiastica, praticata da Alexandrina, fu riconosciuta ufficialmente dal Tribunale diocesano che ne svolse il processo sulle virtù eccezionali e ne approvò gli scritti. Tutti gli scritti di Alexandrina sono ormai convalidati anche dal voto positivo degli specializzati in dogma, morale, mistica delle Congregazioni romane. Questo ci invita a considerare i principali effetti che nascono dall'esperienza mistica della serva di Dio: a. Una conoscenza non comune né facile dei fatti, sentimenti e circostanze della Passione di Cristo, che non si trovano esplicitati nei Vangeli, o vi sono appena accennati. b. Una conoscenza particolarmente profonda e intensa dei dolori intimi e spirituali del Salvatore, al di là dei suoi dolori fisici. Un vero contributo alla penetrazione della psicologia di Gesù. c. La rivelazione dell'amore indicibile, misterioso e quasi « assurdo » di Cristo per l'uomo. Amore che, nella Passione e morte di Gesù, trova la sua espressione più alta. « Nessuno ha un amore più grande di questo: morire per i propri amici » (Gv 15,13). Ovviamente è questo l'aspetto più toccante, perché l'anima viene condotta verso l'abisso di quella carità di Cristo che qui Alexandrina, con S. Paolo, sente sperimentalmente « come superiore ad ogni conoscimento umano » (Ef 3,19). In questa esperienza dell'unica oblazione redentiva di Cristo, fatta una volta per sempre (Eb 10,10) l'anima mistica sente più che mai che la Passione « è la più grande e stupenda opera del divino amore ed insieme che è un mare di amore e di dolore ». S. Giovanni della Croce, parlando delle grandi comunicazioni che il Signore fa all'anima negli alti gradi della esperienza mistica, afferma che « le comunica specialmente i dolci misteri della sua incarnazione e i modi e le vie della umana redenzione »; altrove dice che « l'anima si riveste e si trasforma negli stessi splendori del Verbo incarnato e gode delle gioie più pure dello spirito anche se questo itinerario spirituale è accompagnato dal puro patire ».

 

MOTIVAZIONI E ORIGINE DI QUESTO LAVORO

 

« Il mondo non comprende ciò che soffrì Gesù »(Diario, 25.10.1945). « Io vorrei disegnare in un quadro tutte le sofferenze di Gesù che sento nella mia anima e poter stamparle in tutti i cuori affinché sentano e comprendano ciò che soffrì Gesù; e così non pecchino più, non Lo offendano più, Lo amino solamente, perché solo l'amore divino sia il fuoco per i cuori di tutta l'umanità » (Diario, 18.10.1945). Questo ardente desiderio di Alexandrina ha preso noi pure e abbiamo sentito l'urgenza di soddisfarlo. Particolarmente vicini ad Alexandrina (in qualità di direttore spirituale) abbiamo sentito anche il dovere di diffondere i tesori di cui il Signore l'ha ricolmata, per il bene delle anime. Già nel nostro volume Cristo Gesù in Alexandrina si trovano descritti molti momenti della Passione ma sono così frammentati e distanziati nei vari stralci per una sommaria autobiografia, che non presentano quel quadro desiderato da Alexandrina. Scavando nella profonda e vasta miniera di materiale prezioso di cui siamo in possesso, abbiamo tratto alla luce i brani più significativi e li abbiamo composti in un insieme, il più organico che ci è stato possibile. Il quadro elaborato non riesce certo a dare una visione completa per due motivi: 1. L'esperienza insegna quanto sia difficile esprimere con la parola i moti dell'anima, soprattutto quando il linguaggio umano deve tradurre realtà ed operazioni divine. Molte volte Alexandrina esprime la sua sofferenza nel dover dettare, per obbedienza, quanto avviene nella sua anima. Sono frequenti nel Diario queste sue parole: « Se la mia ignoranza sapesse esprimere... »; « Seppi sentire, ma non so dire... 2. Per la sovrabbondanza di materiale. Alexandrina rivisse la Passione di Cristo, nella seconda forma (periodo dal 27 marzo 1942 sino alla morte), soffrendo settimanalmente ora un aspetto, ora un altro, del martirio di Gesù. Abbiamo scelto i brani più significativi per offrire al lettore un quadro sintetico. Confessiamo che ci siamo accinti al non facile lavoro, pur consapevoli di inevitabili manchevolezze, perché ci piangeva il cuore di lasciare sepolte perle così preziose. Siano dunque bene utilizzate! Siano feconde in         tante anime! Con questo auspicio abbiamo fatto la dedica al lettore, con segreto ma caloroso voto che, conoscendo di più riesca ad amare di più; e amando di più riesca a conoscere sempre più profondamente Cristo Gesù, per lasciarlo vivere e crescere in sé quanto più possibile.

 

LA SUA STRUTTURA

 

Il lavoro è stato diviso in sette « momenti »; ognuno di essi è costituito da vari quadri, coordinati tra loro cronologicamente e psicologicamente; ciascuno di essi è abbastanza compiuto in sé e sufficientemente indipendente dagli altri per essere oggetto di meditazione. Il contenuto di ogni quadro è espresso dal relativo sottotitolo da noi aggiunto. Ogni quadro è composto di vari frammenti; a fianco di ciascuno di essi è collocato un numero; esso viene riportato alla fine del libro, insieme alla data corrispondente al dettato da cui è stato tolto. Fra i molti frammenti somiglianti ne abbiamo scelto uno solo: quello che ci è parso più espressivo e anche più consono al contesto e lo abbiamo inserito accanto agli altri in modo da formare come un grande intarsio. Abbiamo escluso ripetizioni, nel senso che ogni frammento è riportato una sola volta. Il lettore vi trova invece ripetizioni sostanziali di concetti, di sentimenti, di patimenti, sotto forme sempre diverse, con sfumature diverse: questo « ripetersi » è avvenuto nella realtà; per esempio, alcuni tormenti sono già presentiti nel giovedì, poi anche durante l'agonia nell'Orto e infine vissùti sulla cima del Calvario. Ricorre sovente anche la dolorosa amarezza di vedere che molti, troppi non traggono profitto dal Sacrificio. Ritorna poi insistente, in un crescente continuo il motivo dell'intrecciarsi del dolore con l'amore, della loro complementarità e il trionfo dell'amore ad ogni costo. Sono i temi fondamentali, essenziali del Cristianesimo e non sono ripetuti mai abbastanza: mettono in evidenza una introspezione singolare del doloroso Calvario sofferto da Cristo e rivissuto da Alexandrina. E' vero che la connessione dei « frammenti dell'intarsio » non è sempre perfetta. Ma abbiamo preferito questo inconveniente, alla introduzione di frasi non appartenenti al testo di Alexandrina. La traduzione è sempre aderente all'originale. Abbiamo trascurato volutamente eleganze letterarie e linguistiche. Talvolta però abbiamo dovuto cambiare il tempo di qualche verbo per uniformità di esposizione, entro uno stesso quadro. Inoltre, per aderenza al modo attuale di sentire, qui in Italia, abbiamo sostituito il « Tu » al « Voi »nei colloqui tra l'anima e Gesù. Ringraziamo alcuni cari amici per la collaborazione che ci hanno dato.

Leumann, 2.2.1977 Festa della presentazione del Signore

D. UMBERTO M. PASQUALE, S.D.B.

 

 

TUTTA LA VITA DI CRISTO FU CROCE E MARTIRIO

 

1 Quanto costò o Gesù la sua vita sulla Terra! 2 Non fu, l'Orto con il Calvario, sofferenza di alcune ore: tutta la vita fu Orto e Calvario. 3 Egli cresceva in età e sapienza e in Lui e con Lui cresceva la croce. Non se ne separò un solo istante: in essa cresceva, in essa soffriva; ma sempre con sorriso e bontà, con i suoi sguardi pieni di fascino e di attrattiva. Così Lo vidi e sentii dentro di me, a soffrire in me e con me. 4 Fu un essere umano che soffrì; una Vita divina che vinse.

 

«PADRE L'ORA E' VENUTA» (Gv 17, 1)

 

 «E' stato messo nel numero dei malfattori » (Lc 22,36)

5 Oggi, giovedì, fin dal mattino presto, mi sentivo molto addolorata: al vedere che tutto il popolo stava in attesa di nuovi avvenimenti, provavo una ripugnanza molto grande e insieme vergogna. Mi pareva di vedere gruppi qua e là intenti a fare commenti. Mio Dio, mi attende il venerdì! che paura! I miei sguardi sembrano penetrare nell'intimo di tutta la moltitudine che occupa le strade: la mia anima sente tutto. Sulla costa di un'altura, presso l'entrata della città, il fico maledetto. Più in basso, un uomo porta sul capo una brocca d'acqua. Si intrecciano abboccamenti... 6 Con gli occhi dell'anima vedo gesti di rancore contro di me; vedo persone che camminano in fretta qua e là a prepararmi il tradimento, la congiura per catturarmi. 7 Oh, come io vedo il tradimento che mi preparano! 8 Cade sopra di me il peso di tutte le umiliazioni: non vi è alcun male che non dicano contro di me. 9 Da lontano, molto lontano, si fanno commenti; il mio nome corre su tante bocche: è diffamato, è avvolto nel fango come foglia che in esso marcisce. La mia anima sente tutto e si disfa nel dolore. 10 Tutto questo che io sento e vedo, è avvenuto in Te, o Gesù! Sono sofferenze tue; e tutte le hai sofferte per amor mio!

 

« Parto ma resto con voi »

11 Mi si impresse nell'anima la visione di Gesù con gli apostoli. Gesù vedeva approssimarsi la morte e, quasi senza forze per affrontare la separazione da loro, diceva: « E' giunta la mia ora: vado a morire. Parto, ma resto con voi ». E il Cuore divino di Gesù ardeva di amore. Passavano le ore. L'orrore della sofferenza aumentava, ma anche l'amore cresceva. Io sentivo il mio petto come una fornace e il cuore in essa, come un recipiente sul fuoco, era in continua ebollizione: quanto più bolliva, più traboccava; quanto più traboccava, più si riempiva. Gesù fissava la Mamma; tornava a fissare gli apostoli. In un dolore molto profondo mormorava: « Devo lasciarvi, ma non posso separarmi da voi. Io vado, ma resto: mi lega a voi il mio amore ». I legami d'amore di Gesù si avvolgevano sempre più al Cuore santissimo della Madre e degli apostoli

 

« Devo dare il Cielo al mondo »

12 Corre verso di me la morte. Il sepolcro è pronto. 13 La mia anima vede che tutti già si preparano per catturarmi e togliermi la vita ad ogni costo. 14  Vede tutto ciò che strapperà la vita al corpo. 15 Mi sento consumare dalla visione dell'agonia nell'Orto e della morte. 16 Sento nel cuore le corde che domani legheranno il corpo; sento gli schiaffi e gli sputi che dovranno cadere sul volto. 17 Vedo la grande corona di spine che, in forma di casco, dovrà avvolgere il mio capo. 18    La mia anima geme e agonizza. Triste giovedì! che cosa mi aspetta mai! Sento e vedo che il mio sangue tra poco scorrerà dal corpo. 19 Sento che le anime ne dovranno essere bagnate. 20 Già vedo la croce! 21 Sono di scandalo in mezzo alla moltitudine. L'anima piange; il corpo trema. 22 O Orto, o Calvario, o morte, o orrore, o sgomento! 23 Il mio spirito si mantiene fisso nel Signore. In silenzio, vado esclamando: « Mio Dio, mio Dio! Padre mio, Padre mio! ». 24 Fisso i miei occhi al Cielo: « Avvenga ciò che deve avvenire! Devo dare il Cielo al mondo. Devo comprarlo con la moneta della mia soflerenza ».

 

 « Una tristezza mortale mi opprime » (Mt 26,38)

25 Nel pomeriggio avevo l'impressione di percorrere delle strade. Camminavo, ed ero schernita da quanti mi vedevano e additata come rea di tutte le colpe, come la più grande criminale. 26 Vidi la terra dell'Orto, il luogo che sarebbe stato irrorato con il mio sangue. In un impulso di amore volevo baciare ed abbracciare quel terreno. 27 Più di una volta venne verso il mio cuore l'immagine della montagna del Calvario, grande come il cielo. La mia anima vedeva sulla sua cima, presso la croce, la Mamma piangente in grande agonia, attorniata da alcune anime care. Vedevo la Maddalena sciolta in lacrime. 28 Il mio cuore ripeteva: « L'anima mia è triste fino a morirne ». 29 Io mi interessavo di tutte le cose e il mio pensiero stava sempre nell'Orto. Camminavo per diverse strade e il cuore viveva sempre là. Non valeva la pena parlare anticipatamente di quelle sofferenze: non sarei stata compresa.

 

Due mari immensi: uno di dolore, l'altro di amore

30 Il dolore, lo sgomento schiacciavano il cuore: lo distruggevano. L'amore lo ricreava. E così ripetute volte. 31 Il mio cuore volava verso l'Orto a bere alla fonte di ogni dolore. Portava con sé un'altra fonte, più ricca ancora: quella dell'amore. Questo mi obbligava a bere nell'altra. 32 Sentivo in me due mari immensi: uno di dolore, l'altro di amore. Quello di amore stava sopra il suolo dell'Orto; e in esso sfociava, ma senza esaurirsi, il mare di dolore. L'amore tutto assorbiva. 33 Un fuoco divoratore bruciava tutto il mio intimo giungeva fino alle labbra secche e aride: era fuoco di amore, era fuoco di consegna totale, era fuoco di vita. 34 L'amore vibrava; l'amore cresceva, vinceva, copriva il dolore. Che cuore grande, io avevo! Grande come Dio. Oh, quanto è grande, grande, infinitamente grande l'amore di Dio!

 

« Per eliminare il peccato offre se stesso in sacrificio » (Eb 9,26)

35 Il mondo era tutto tenebre e guerra: era come un mare immenso scatenato contro di me. Io mi sentivo assalita e ferita da tutti. Ma il cuore amava; e amava tanto che, per liberare dalle tenebre quanti mi ferivano, andavo a dare la vita. 36 Per tutto il giorno non potei distogliere il mio spirito dall'Orto. Ma una Vita suprema, che era in me, leniva il mio dolore. Questa Vita aveva in sé la visione e il ricordo di essere discesa sulla Terra, inviata dall'Eterno Padre. 37 Mi offersi, per Suo amore, a pagare tutto il debito dell'umanità intera. Soltanto la sua divina Volontà era la mia; mia era la sua Vita; mio era il suo Amore. 38 La volontà ferma e totale di compiere la Volontà dell'Altissimo, fu ciò che rese soave il dolore di questa giornata; dolore che non mi pareva di un giorno, bensì di molti anni. Parlavo, camminavo, lavoravo, con il mondo nel cuore.

 

« Gerusalemme! Gerusalemme! Tu metti a morte i profeti » (Mt 23,37)

39 Da me partivano, verso la città di Gerusalemme, i più dolci e teneri sguardi: erano sguardi di invito, sguardi di compassione. Ma oh, che cosa io vedevo uscire di là, quale rivolta contro di me! 40 Piansi, o meglio, pianse la mia anima. Le mie lacrime erano lacrime di Padre: erano un incessante invito al pentimento. Era l'ora della Grazia, che non sarebbe più tornata! 41 Io vedevo ciò che la Città era e ciò che sarebbe stata verso di me. E piangevo per quanto le sarebbe accaduto e perché non approfittava dell'ora di Grazia che le era data. La mia anima piangeva e fissava l'umanità intera. Penetrava tutto e in tutti i cuori che sarebbero esistiti.

 

«Giuda si mette d'accordo per aiutare a impadronirsi di Gesù» (Lc 22,4)

42 La mia anima soffrì molto nel vedere Giuda contrattare, di porta in porta, la vendita di Gesù. I suoi occhi e i suoi capelli parevano essere già quelli del maligno. Dentro di me vi erano gli occhi divini di Gesù, che seguivano Giuda ovunque. Tutti i passi, uno per uno, che egli faceva verso un così crudele tradimento, erano come pugnali che si configgevano nel Cuore divino e rudi e nere corde che lo stringevano crudelmente. 43 Mi sentivo disperare. La disperazione era in me, ma credo non fosse mia; infatti la mia anima si manteneva in pace. Il mio Gesù mi fece comprendere che tale disperazione era quella di Giuda. Essa rese più intense tutte le sofferenze della sua santa Passione.

 

« Per prendere su di sé i peccati degli uomini » (Eb 9,28)

44 Cominciai a sentire e a vedere, come luce splendente, la vita del Cielo: si macchiava immergendosi nella Terra. Era Gesù che veniva a soffrire. 45 Mi pareva venissero dal Cielo raggi di sole che davano vita alla Terra, sommersa in fitte tenebre, illuminandola. Contro questo sole avanzavano nubi nere, spaventose, per coprirlo. Mi pareva di avere Gesù in me: contemplava questo sole e fissava le nubi formate da tutte le malvagità. Egli si lanciava verso le nubi per abbracciarle, pur sentendone spavento. Il suo divin corpo si copriva di sudore. 46 Egli piangeva, gemeva. Lo sentivo curvarsi sotto il peso schiacciante dell'umanità. 47 Egli doveva diventare una massa sola con il mondo, doveva immergersi nel fango; ed aveva paura. Era come un lanciarsi nel fuoco per esserne bruciato. Il suo divino amore era molto grande: Lo obbligava ad unirsi a noi, a rivestirsi delle nostre malvagità. L'unione della Purezza somma con il fango immondo! 48 Di tanto in tanto, Gesù fissava il Cielo e lodava il suo Eterno Padre.

 

« Ma io sono un verme e non un uomo » (Sal 21,7)

49 Verso sera sentii come se mi togliessero un bel vestito, che mi conferiva tutta la grazia e la bellezza, e mi facessero indossare un abito mondiale, che mi fece diventare scandalo per tutta la gente: tanta era la corruzione di cui era tessuto! 50 Sentii come se assumessi tutta la malvagità umana. Tutto entrò in me: io ero il mondo. 51 Mi pareva di essere venuta dal Cielo a trasformarmi in un verme della Terra. Ero un verme nauseante, putrefatto, corroso, che avanzava scavando sempre dentro tutta la Terra immonda. 52 Ne provai tale tormento da non potere resistere. Cominciò il mio cuore ad ardere. Su questo fuoco ardente si abbatté un mondo di miserie, tutto malvagità e furore infernale. Su questo mondo venne il Cielo. Si ingaggiò una lotta, una grande guerra: il Cielo contro la Terra; la Grandezza contro il nulla; la Purezza contro il fango. 54 Il Cielo scendeva sulla Terra morta per il peccato. Pareva che il firmamento si dissolvesse in fuoco. Mio Dio, che rivolta! Sentivo che le anime non temevano Dio.

 

« Una nuova alleanza tra Dio e gli uomini » (Eb 9,15)

55 Tutta la giustizia del Cielo si riversò sopra di me! 56 Il Cielo pareva respingermi. Ma vi era in me una forza che non badava a ciò che dovevo soffrire. E io aprivo le braccia per abbracciare l'immensità di quel dolore; immersa in esso, volevo dare la vita alla Terra, volevo dar luce. 57 Cominciai a sentire vivamente nella mia anima l'indignazione del Cielo contro la Terra. Dovevo riconciliare il Cielo con la Terra. Dovevo essere riconciliato e, allo stesso tempo, dare una nuova vita. Ero corruzione e dovevo, con il mio sangue, cancellare la corruzione. Ero nulla e, allo stesso tempo, stavo nelle altezze: avevo la vita stessa di Dio e ne ero la giustizia stessa. 58 La malvagità del mondo saliva, saliva: giunse al Cielo. Sfidò la giustizia divina: respinse l'amore. 59 Nei miei riguardi tutto è disprezzo: dalla Terra e dal Cielo!

 

«Ho tanto desiderato fare questa cena pasquale con voi» (Lc 22,15)

60 La mia anima vede tutto il mio sangue scorrere per il mondo; e dal mondo tutto è disprezzato e calpestato! La mia carne è dall'umanità mangiata e subito vomitata. Che grande orrore! Meglio sarebbe essere divorata dalle belve. 61 Nuovo fuoco si accende nel mio cuore. Ho aneliti infiniti di darmi: di essere Ostia per alimento e Sangue per bevanda.

 

LA CENA PASQUALE

 

« Andate a preparare per tutti noi la cena di Pasqua » (Lc 22,8)

1 Al cadere della sera, la grande Cena dell'amore: Amore che tanta ingratitudine ricevette! 2 Vedo lo spirito e le cure con cui viene preparata: vedo che sarà la Cena dell'amore, delle meraviglie, come nessun'altra mai. Sento che Gesù sta dando gli ordini ai suoi e, fermandosi ad ogni passo, fissa con divini sguardi la Città ingrata, l'Orto della grande amarezza, il Calvario che Lo attende.

 

« Si mise a tavola con i suoi apostoli » (Lc 2,14)

4 Salii con Gesù e gli apostoli verso la grande sala del banchetto pasquale. Nel salire la scalinata, sentivo che Gesù era impaziente di mangiare quella Cena con i suoi apostoli. 5         Prima di cominciare la cerimonia, vidi la Mamma in lacrime e con i capelli disciolti, tutta immersa nel dolore. Gesù mi fece comprendere che, poche ore dopo, Ella sarebbe andata in quello stato ad incontrarlo lungo le strade dell'amarezza. 6 Fu grande il dolore del divin Cuore per la visione delle lacrime della Mamma! 7 Vidi Gesù sedersi a mensa con gli apostoli. Mentre si sedeva, esclamò tra sé: « Cibo divino: la Cena del mio amore! ». La sala si illuminò e tutti gli apostoli furono imbevuti di quell'amore che irradiava dagli occhi, dalle labbra, da tutto il suo Essere: Gesù era tutto amore. 8 Era amore, amore, soltanto amore; amore per affrontare malvagità e ingratitudine. Giuda, non era più Giuda: già si vedeva in lui veramente il demonio. 9 Con il demonio in sé, non accolse l'amore di Gesù.

 

« Ma ecco: il mio traditore è qui a tavola con me » (Lc 22,21)

10 Vidi Giuda a mensa, ma un poco discosto: mento sporgente, occhi stralunati, capelli irti. Non pareva più un uomo: si vedeva in lui soltanto una disperazione infernale. 11 Fu doloroso e raccapricciante leggere la falsità, le cattive intenzioni nel cuore di Giuda; ed essere guardato dai suoi sguardi velenosi! Giuda, imponendoselo, fissava Gesù per dissimulare, ma lo fissava con malizia. Gesù lo guardava con dolcezza e bontà, per attirarlo a Sé. 12 Gli offriva il Cuore con volontà di abbracciarlo. 13 Quanti richiami pieni di dolcezza! 14       Dolci inviti a un cuore di pietra, ad una roccia che non si lascia smuovere. 15 traditore resiste: a nulla si arrende. Ma non si trova a suo agio presso l'Agnello, vittima innocente. Due quadri tanto differenti! Un tradimento senza pari e un amore senza pari. 16 Avevo in me, bene impressi nell'anima, due sguardi: quello di Gesù e quello di Giuda. Che differenza! Quello di Gesù, tenero, diffondeva amore; quello di Giuda, stralunato, era tale da far disperare. Possedevo pure due cuori: quello di Gesù, pieno di bontà e di sante attrattive; quello di Giuda, pieno di rancore e di odio. 17 Si avvicina il tradimento: la vendita di quanto vi è di più bello ed innocente. 18 L'amarezza della mia anima non può crescere oltre.

 

Versò acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi agli apostoli (Gv 3,5)

19 Vidi poi Gesù prendere nelle sue mani un grande catino, appendere al collo un asciugamano e lavare i piedi agli apostoli. 20 Sentii che uno, al quale recava molto disagio lasciarsi lavare i piedi, dopo uno sguardo e poche parole, stava già per spogliarsi per essere lavato persino in tutto il corpo, se necessario. 21 Gesù non solo lavava i piedi, ma abbassava tanto il suo divin Cuore da volerli persino baciare. Sentivo che, con il suo spirito, lo faceva. Che lezione per me! Che umiltà, quella di Gesù! 22 Là fui stimolata ad apprendere ad essere piccola: Egli, il Signore di tutto, si fece il più piccolo nel mezzo degli apostoli. Egli amava tanto, tanto. 23 Potessi esprimere qui tutto l'amore, tutta la bontà e la tenerezza di Gesù, quale bene potrei fare alle anime! Ma non so dire nulla di meglio. 24 Gesù, come sole che appare all'orizzonte, dava a ciascuno dei discepoli il suo divino amore in forma di raggi uscenti dal Cuore. Tutti lo ricevettero e se ne lasciarono illuminare. Soltanto Giuda si chiuse e ne ricusò la luce radiosa.

 

« Prendete e mangiate; questo è il mio corpo... Bevetene tutti perché questo è il mio sangue » (Mt 26,2627)

25 Che notte! Che santa notte! La più grande di tutte le notti. La notte del più grande miracolo, del più grande amore di Gesù. Il     suo divin Cuore era legato a coloro che gli erano tanto cari. Per poter partire, doveva rimanere tra loro; per salire al Cielo, doveva rimanere sulla Terra. Lo obbligava a questo il suo divino amore. 26  O sofferenza amata! Chi ti comprenderà? 27 Vorrei che tutti conoscessero il mistero del pane e del vino trasformati nel Corpo e nel Sangue del Signore. Miracolo prodigioso! Abisso insondabile di amore! Per quanto mi sentissi immersa in quel mistero, non lo compresi al punto da saperlo spiegare: lo seppi solo sentire e soltanto in Cielo lo comprenderò. 28 Vidi il dolce Gesù benedire il pane. 29 Vorrei saper dire, poter far vedere gli sguardi che Gesù innalzò al Cielo nel momento della benedizione. 30 Con gli occhi fissi al Cielo, in fiamme di fuoco, Gesù pregò a lungo il suo Eterno Padre. 31 Il volto era tanto infiammato che pareva avere in sé, più che una somiglianza nostra, soltanto la Vita del Cielo. Non pareva più Uomo, ma soltanto Dio: amore, solo amore. 32 Tanta luce, tanto amore, pervase tutti: Gesù, gli apostoli e me. 33 Che incanto! Con gli occhi pieni di fascino e con un sorriso dolce, benediceva il pane che poco dopo distribuiva a tutti. 34 E in quel momento di amore e di miracolo senza uguale sentii che il mondo era un altro: Gesù si dava in alimento all'umanità. Partiva per il Cielo, ma rimaneva con essa.

 

« Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a lui » (Gv 6,56)

35 La Eucaristia, mio Dio! Che meraviglia, quando Gesù la istituì! Scena toccante, scena solo di amore. 36 Giammai sentii tanto al vivo la tenerezza, l'amore di Gesù verso i suoi apostoli. Tutti si comunicarono dalle sue mani, infiammati d'amore. Devo dire che anche Giuda si comunicò! Egli stava più appartato; Gesù stese la sua mano divina verso di lui, con il Cibo celeste. 37 Subito dopo, Giuda rimase come un dannato, tanta era la sua disperazione. 38 Gesù parlava sempre con la stessa dolcezza e con teneri sorrisi. 39   Gli apostoli, in quell'ora più che mai, si saziarono di Gesù. Si infiammarono di amore e giunsero a comprendere quanto Egli diceva loro. 40 Sperimentai, per alcuni momenti, l'immensità dell'amore di Gesù: grande come il Cielo e la Terra; grande come la grandezza di Dio. 41 Come Egli amò! Come Egli ama! Non desidera altro che viviamo di Lui e per Lui. 42 La Mamma, un po' in disparte, ma presente, partecipava a tutto.

 

«Appena Giuda ebbe preso quel pezzo di pane... uscì subito» (Gv 13,2730)

43 Non so come, io ero l'alimento, io ero l'Ostia. 44 Il mio cuore era calice, era vino, era pane. Tutti venivano a mangiare e a bere a questo calice. Da allora in poi la scena si sarebbe ripetuta. Ma, che orrore! Vidi tanti Giuda mangiare e bere indegnamente: tante lingue sozze! Peggio ancora: mani tanto indegne avrebbero distribuito questo pane e questo vino, mani indegne, cuori pieni di demoni. Che orrore di morte! Provai tanto dolore, che di dolore e di orrore mi parve l'anima si lacerasse e il cuore fosse fatto a pezzi. 45 Sentii pure in me la lingua di Giuda: lingua che pareva di fuoco, dopo che ebbe mangiato il pane e bevuto il vino benedetti da Gesù. 46 Giuda uscì quasi subito con la borsa del denaro, per andare a vendere Gesù. 47 Fuggì disperato a vomitare quel Cibo che gli era stato dato. Consumò così il suo tradimento.

 

« Siete miei amici... vi ho fatto sapere tutto quello che ho udito dal Padre mio » (Gv 15,1415)

48 Tutti i presenti rimasero in pace e in amore. 49 Convivio di grande intimità! Le conversazioni miravano a dare conforto. 50 Discorsi di tanta sapienza e pace! 51 Vorrei poter fare sentire a tutti i cuori ciò che è l'amore di Gesù verso l'anima che Lo ama veramente. 52 Sentii l'amore con il quale Giovanni reclinò il capo sul santissimo petto e l'amore che in quel momento Gesù gli fece sentire. 53 Quanto dolcemente si unirono il Cuore divino di Gesù e il cuore del discepolo amato! Gesù si consolava nel suo discepolo e questi nel suo Maestro. Tale unione rendeva soave il dolore angoscioso di Gesù. 54 Sentii che il dolce Amore diffondeva gioia, anche se intanto soffriva amaramente. Molto concentrato e in profondo silenzio, vide tutto l'Orto e il Calvario. E su di Lui si abbatté, come belva furiosa, tutta l'umanità.

 

Si congeda dalla Madre

55 Venne infine il congedo di Gesù dalla Mamma benedetta: fu l'addio più doloroso. Rimasero schiacciati di dolore i loro Cuori santissimi. 56 Sentii come se la Mamma baciasse e abbracciasse Gesù per l'ultima volta. Quale dolcezza, la sua! Quanto fu triste quel congedo! Oh, come si parlavano l'un l'altro quei due Cuori! 57 Si unirono i loro volti santissimi. Ma più uniti rimasero per il dolore i loro Cuori innocenti. 58 Si unirono i loro volti e i cuori. Si unirono i loro amori, per non separarsi più. Piangevano le loro anime. 59 Gesù La baciò; e quel bacio fu di congedo. Lasciò nel Cuore della Mamma raggi di fuoco: vincoli d'amore che li lasciarono uniti per sempre. Gesù andò verso l'Orto e rimase con la Mamma; la Mamma rimase e andò con Gesù.

 

«GESU' USCI' VERSO IL MONTE DEGLI ULIVI» (Lc 22,39)

 

Due Cuori uniti nell'amore e nel dolore

1 La mia anima vide Gesù discendere la scala e incamminarsi verso l'Orto. 2 Sul pianerottolo della scala stava la Mamma, avvolta in un manto, con gli occhi lacrimosi: fissava Gesù che stava allontanandosi. 3 Triste separazione! Gesù ben sapeva che poche ore più tardi Ella avrebbe voluto prenderLo tra le braccia, curargli le ferite. Ma non avrebbe potuto neppure confortarLo almeno un poco con le sue dolci parole di Madre. 4 Già un poco distanziato, Gesù si voltò a fissarLa nuovamente, come per darLe un altro addio. Ella fissava il suo Gesù dalla cima della scala. Gesù scomparve, ma rimasero sempre uniti. 5 Vidi gli sguardi addolorati della Mamma, quando già non scorgeva più Gesù; e vidi quanto il suo Cuore santissimo Lo seguiva, intuendo le sofferenze cui andava incontro. Che unione di dolore e di amore, quella di quei due Cuori!

 

Verso la solitudine abbracciando tutta la sofferenza 

6 Sento che tutto mi fugge. E resterò completamente sola nell'Orto, nella più grande agonia! 7 Fuggo verso la solitudine, per poter piangere in silenzio. Quante lacrime di sconfitta! 8 Ad ogni passo che faccio, sono montagne che cadono su di me. 9 Ad ogni passo sento come se mi fermassi per riposare: l'anima è affaticata. 10 Tutto il cammino è spinoso: grossi rami di spine intrecciati mi feriscono. Ansie e sete di amore si estendevano a tutto il mondo; e la ricompensa a questo amore erano spine tanto vive e penetranti, che mi avvolgevano il cuore in un groviglio enorme. Le fiamme di amore che uscivano dal cuore, superavano le spine e si levavano in alto. 11 Fortificata da sforzi interiori, da sforzi dell'amima, camminavo. 12 L'anima mia avanzava verso l'Orto, trascinata dall'amore; il cuore era abbracciato strettamente a tutta la sofferenza.

 

«Vado a morire per te»

13 Pieno di mansuetudine, Gesù con i suoi sguardi divini seguiva da lontano Giuda, là in basso, di casa in casa, mentre concludeva la vendita; al braccio portava la borsa con il denaro. Gesù tutto vedeva, ma nulla diceva ai suoi apostoli. 14 Piangeva nascostamente. 15 Li precedeva triste e silenzioso. Io vidi che essi non si preoccupavano né soffrivano per ciò che stava per accadere: camminavano stanchi. 16 Oltremodo sazi, seguivano il loro Maestro con tutta tranquillità. 17 Erano stanchi per le grandi meraviglie e per quanto avevano visto e udito da Gesù. Il viaggio si svolgeva silenzioso; ma quanto diceva Gesù con il suo silenzio! Come li amava, come parlava loro quel Cuore divino tanto oppresso dal dolore e dalla fatica! 18 Mentre Gesù camminava ansante, per tutto il suo corpo scorrevano gocce di sudore. 19     Di tanto in tanto, si volta va a fissare la Città che restava là in fondo. I suoi sguardi divini scrutavano tutto, nonostante l'oscurità. 20 Gesù si inabissò nella sofferenza: raccolse nel suo Cuore tutta la ingratitudine e la malvagità che vedeva. Quell'abisso di odio e di dolore accompagnò Gesù all'Orto; ed Egli condusse me.

 

Alexandrina con Gesù partecipa ai dolori della Vergine

21 Il Cuore divino di Gesù si sentiva calpestato dall'umanità.  Vicino al Suo, nella medesima sofferenza, vi era il Cuore della Mamma. Io sentivo come se il Cuore di Lei volasse verso Gesù e la violenza del dolore trascinasse insieme al cuore tutte le vene del corpo. 22 Lungo il percorso mi attraversavano il cuore i sospiri e le lacrime della Mamma. Non con gli occhi del corpo, ma con quelli dell'anima, La vedevo nell'atrio della sala della Cena, con il santissimo volto tra le mani; La vedevo piangere di dolore. 23 Sentivo come se portassi la Mamma addolorata entro il mio cuore, come un tempo Ella aveva portato Gesù nel suo grembo purissimo. Il mio cuore era il sacrario che L'accolse con tutti i suoi dolori, come Ella fu sacrario che accolse Gesù con tutta la sua vita, divina e umana. Con quale raccoglimento io La portavo! 24 Gesù stava per giungere all'Orto e la Mamma piangeva ancora. Gesù vedeva bene e sentiva le lacrime della Madre benedetta.

 

L'AGONIA NELL'ORTO

 

«Si gettò a terra e si mise a pregare» (Mc 14,35)

1 Trascinata da correnti di amore, entrai nell'Orto. 2 Vedevo i suoi ulivi. Vedevo il chiarore della luna impallidito e lo scintillìo delle stelle triste, come triste era il Cuore divino di Gesù. Tutto appariva attraverso al fogliame, ma con tale tristezza che invitava solo al dolore, al silenzio, al raccoglimento. 3 Nell'oscurità degli ulivi, Gesù affrettò il passo: andò verso un luogo appartato a pregare. 4   Vidi gli ulivi quasi a voler coprire Gesù con il loro fitto fogliame molto verde; li vidi testimoni della sua sofferenza, come se di Lui avessero compassione. 5 Gli apostoli si addormentarono. 6 Nella solitudine, io mi sentivo piegare le ginocchia per pregare.

 

Sperimenta in sé anche le sofferenze future

7 Orto di agonia, Orto di tristezza! 8 Un Orto, che è il mondo, lastricato di dure pietre: una roccia irriducibile. 9 Quante sofferenze vede la mia anima per sé e per il corpo! 10 Già sente il dolore del bacio ingrato che questo viso riceverà; 11 sente uno schiaffo, 12 il viso sputacchiato, gli occhi bendati. 13 Sento il rinnegamento di Pietro; vedo il braciere circondato da persone; odo il gallo cantare. Dolore indicibile, paragonabile a quello del tremendo schiaffo! 14 Mi vedo schernita, di tribunale in tribunale, tra lo schiamazzo del popolo. 15 Vedo l'anello di ferro che sta infisso nella colonna; sento nel cuore i lacci che mi legheranno ad essa. 16 Vedo i flagelli che mi colpiranno il corpo e che già mi flagellano l'anima: odo il sibilo delle corde e delle verghe; vedo il rancore con cui sarò flagellata. 17 Già soffro come se fossi lacerata dai flagelli e coronata di spine; 18 e così condotta alla balconata di Pilato, con una canna in mano 19 e con una vecchia cappa sulle spalle. Io, nel massimo abbattimento, in mezzo a tanti aguzzini! 20 Vedo la moltitudine, odo le sue esclamazioni: devo essere condannata a morte! 21 A momenti mi pare di morire, di non poter resistere a tanto dolore. 22 In direzione dell'Orto viene il Calvario! 23 Vedo il percorso lungo il quale dovrò cadere per il peso della croce. 24 Mi sgomento per la visione della salita: come dovrò affrontarla? oppressa di maltrattamenti! Comincio a tremare e tutto il suolo pare tremare con me. 25 Sento la crudeltà con la quale sarò spogliata: si staccano, con le vesti, pezzetti di pelle e di carne! 26 Sento come se mi spogliassero non soltanto il corpo, ma anche l'anima! Il dolore che la penetra è mortale. 27 Vedo i chiodi, il martello, 28 la croce eretta! mi vedo crocifissa su di essa! 29 Tutte le sofferenze mi sono anticipate. 30 Ahi, che cosa è il dolore! Che cosa sono le sofferenze dell'Orto! Il mondo non le conosce, non sa ciò che soffrì Gesù. 31 O mio Gesù, solo chi lo prova può valutare quanto Tu hai sofferto.

 

Incontro ad un Calvario di molti secoli

32 Fu il cuore a ricevere tutti i maltrattamenti. Mi pareva che, disfatto in sangue, strisciasse per il suolo dell'Orto, come fosse un serpe velenoso, su cui tutti scaricavano le più grandi atrocità per togliergli la vita. 33 Il cuore però amava più di quanto fosse ferito. 34 Divenne come nube che, invece di assorbire acqua, assorbiva ogni dolore e martirio; dolore e martirio che si trasformavano in sangue che avrebbe irrorato tutto il Calvario e, nel Calvario, l'umanità intera. 35 Ebbi la visione del sangue che stavo per spargere e, allo stesso tempo, dei fiori che nascevano dal sangue. Tra questi fiori si propagavano siepi di spine acutissime: la maggior parte bagnate di sangue. Vedevo il frutto e vedevo l'ingratitudine; vedevo la gloria e vedevo il male. 36 Il mio cuore era percosso dalla indifferenza generale per il mio soffrire: non vi sono parole capaci di descriverne l'agonia. Per la mia anima, per il mio dolore o, meglio, per il dolore di Gesù non vi era compassione. 37 Gesù non andava incontro ad un Calvario di un solo giorno, ma di molti e molti secoli.

 

Il cuore della Madre già sente le sofferenze del Figlio

38 E la Mamma, dov'era a quell'ora? 39 La mia anima La vedeva e il cuore La sentiva tanto lontana, là nell'atrio, presso la discesa della scala, a fissare le strade che Gesù percorreva, i luoghi dove si trovava. Il suo Cuore, legato a quello di Gesù, presentiva quanto Egli andava a soffrire; e con Lui provava lo stesso dolore. 40 Con profondi sospiri mormorava: « Figlio mio, mio caro Figlio, quanto Tu soffri! ». Copiose lacrime scorrevano sul suo volto. 41 Passavano attraverso al mio cuore le lacrime innumerevoli da Lei versate. 42 Quanto soffriva per la Riparazione e per la dipartita di Gesù! 43 Ebbi la visione di ciò che sarebbe avvenuto dopo: una grande moltitudine seguiva Gesù e, tra la folla lungo il Calvario, la Mamma camminava con ansietà, in profondi sospiri e in lacrime. Voleva vedere e andare incontro al suo divin Figlio. 44 Gesù soffriva in grande agonia: soffriva per i patimenti che Lo aspettavano e per le sofferenze della Mamma. 45 Egli vedeva dove Ella stava: vedeva la distanaz che Li separava. Dolore senza uguale! 46 dolore mi lacerava il cuore e l'anima.

 

Due alberi: uno di morte e l'altro della Vita

47 Vidi la grande sala ove fu trattata la vendita di Gesù e dove Giuda, disperato, andò poi a scagliare la borsa con il prezzo del sangue innocente. 48 Vidi lontano un albero al quale stava appeso Giuda. Da esso lo vidi cadere al suolo e scoppiare: vidi spandersi sul terreno ciò che il corpo conteneva. La vendita di Gesù, la consegna, il bacio traditore lo portarono a quell'atto di disperazione. Tutto sentii nella mia anima. 49 Io mi sentivo l'unico albero del mondo che si trasformava in virgulti floridi, cui dava nuova Vita: la Vita del Cielo. Ma per questo, dovevo affrontare tutto l'Orto, tutto il Calvario e, alla fine, morire sulla croce. Non importava la morte: ciò che importava era dare nuove vite. 50 L'amore mi obbligava al dolore: ad occhi chiusi, labbra mute, mi consegnai a tutto. Andai verso la morte. 51 In me sentivo che dovevo morire. E volevo morire. Senza la morte, non avrei portato a termine la missione che dovevo compiere sulla Terra.

 

Abbraccia tutta l'ingratitudine

51 In questo momento culminante sentii Gesù che fissava il mondo. Con profonda tristezza nel suo Cuore diceva: « Tanta ingratitudine verso tanto amore! Non erano bene accetti: i suoi patimenti, il suo divin sangue, la sua morte! 52 Si lanciò su di me quanto di brutale ha l'umanità con il suo peso. Mi schiacciò, mi aprì il petto, mi tolse la vita. Ma un'altra Vita, superiore, sublime, molto sublime, diede entrata nel cuore a tutta l'umanità e la avvolse in un incendio di amore. Fu tale la irradiazione e la follia di amore, che fece dimenticare tutta la crudeltà umana. Trionfò della morte e abbracciò tutta l'ingratitudine. 53 Questo abbraccio fu eterno. Gesù, con la sua luce, mi fece vedere e comprendere che questo era il suo abbraccio eterno alle anime: era per loro la sua vita eterna di amore.

 

E' nell'Orto che chiamai a Me il mondo

54 E' nell'Orto che chiamai a me il mondo. 55 Sopra il suolo dell'Orto si innalzò un mare immenso, le cui onde si abbattevano contro di me. 56 Tutto intorno a me era mare: battevano contro di me le onde furiose come io fossi la banchina. 57 Travolta da queste, caddi nella terra immonda e macchiata. Tutte le macchie erano mie. Tremavo di paura e mi pareva che la terra tremasse. 58 Ero coperta delle iniquità che attiravano sopra di me la giustizia dell'Eterno Padre. 59 Quante lacrime di vergogna, nel vedermi rivestita di tutte le malvagità e nel trovarmi in tale stato alla presenza del Padre! 60 La vergogna di me stessa e il peso della giustizia divina obbligavano la terra ad aprirsi ed obbligavano me a nascondermi in essa. 61 Mi inabissai in quel suolo duro. 62 Ne rimasi avvolta come in un manto. 63 Io, tutta mondo, tutta corruzione e peccato, divenni responsabile davanti all'Eterno Padre. Ero solo io a pagargli questo ineguagliabile debito! Per un mare di peccato e di corruzione, un mare di sangue e di purificazione. 64 Tutto il mio essere rimase Orto. Tutto il mio essere rimase sangue.

 

Chicco di grano macinato

Grappolo d'uva torchiato

65 Fui posta su quel duro suolo, per essere responsabile di tutti e scandalo per una gran parte: questi erano ribelli, martirizzatori, assassini verso di me. 66 Il mio grido al Cielo irruppe nella solitudine, attraverso le tenebre della notte, tra il fogliame verdeggiante degli ulivi. 67 Gridavo tanto, ma quel grido rimaneva come perduto in un bosco: neppure il Cielo mi udiva. 68 Si era allontanato tanto da me il Cielo, che rimasi come se dalla terra non potessi fissare il firmamento. Tutto era sparito. Soltanto l'Orto restava. 69 L'Eterno Padre si era occultato: pareva non esistere. Ma la sua giustizia divina scendeva come in nere nubi a schiacciarmi. 70 Il suolo dell'Orto e la giustizia divina erano per me come pietre da mulino, che mi frantumavano in dolore e polvere. 71 Io ero il chicco di grano macinato, trasformato in farina; e questa continuava ad essere macinata e rimacinata, fino a scomparire. Io ero il piccolo grappolo d'uva, spremuto nel torchio. E dopo di avere dato tutto il succo, doveva sottostare ancora a nuovi torchi, i quali gli spremevano tutto, fino all'esaurimento. 72 Il sangue gocciolava mentre, stritolata, io stendevo le braccia in atto di offerta. La giustizia divina gravava su di me, ma si mitigava nei riguardi della Terra colpevole.

 

Abbandonato dalla Terra e dal Cielo

73 La notte oscura e serena in cui non si muoveva una sola foglia degli ulivi, se non quando il dolore faceva tremare tutto, invitava alla solitudine e faceva sentire di più tutto l'abbandono, persino quello dell'Eterno Padre. 74 Mentre gli apostoli dormivano, Gesù rimase per un po' di tempo vicino a loro. 75 Nel momento in cui Egli più aveva bisogno degli apostoli, amici e compagni suoi per tanto tempo, meno li aveva, minore era la loro preoccupazione: dormivano tranquilli, di buon sonno. Gesù soffriva per questa loro assenza. 76 Con gli occhi fissi al Cielo, parlava rivolto al suo Eterno Padre. Le stelle brillanti erano come lumi che, attraverso le fronde degli ulivi, venivano ad illuminare l'Orto oscurato. Ma per Gesù non brillavano, non davano luce: né a Lui rispondeva l'Eterno Padre. Però la sua anima parlava infinitamente e il suo Cuore infinitamente amava. 77 Il mio dolore giungeva fino a Dio. E il Suo abbandono si univa a quello dell'umanità. 78 E' terribile l'abbandono da parte del Cielo, quando ho l'impressione di non avere per me più nessuno neppure della Terra!

 

« Padre, se vuoi, allontana da me questo calice... » (Lc 22,42)

79 Mi sentii in piedi. Tenevo nelle mani tremule il calice, che non cessava mai di traboccare: vi cadeva dentro sofferenza senza fine. Quel calice era come una coppa che riceve acqua da una fonte che non si secca mai. 80 Dentro di me, Gesù prendeva il calice dell'amarezza e più volte lo offriva all'Eterno Padre. Io ero Gesù e Gesù era me: eravamo la medesima offerta al Cielo. 81 Nel mio cuore sentivo Gesù ripetere: « Padre, Padre, Padre! Allontana da me questo calice, se è possibile. Ma si faccia la Tua volontà: voglio morire per dare la Vita ». 82 In questo momento, mentre chiedeva al Padre di allontanargli la sofferenza, ma allo stesso tempo voleva soltanto la volontà di Lui, il volto di Gesù era bello, molto sereno, con gli occhi fissi al Cielo:... 83 Mi sentivo nella mia anima splendere come due soli. 84 In quella dolorosa agonia con il cuore dicevo: « Gesù, se è possibile, allontana da me questa sofferenza! ». Ma subito mi gettavo verso di Lui a braccia aperte, come fossi bruciata dalle fiamme, per tuffarmi in un mare di frescura e di soavità: « Non si faccia la mia, ma la Tua volontà. O mio Dio e mio Signore! Voglio consolarTi e darTi le anime ».

 

Prega appoggiato a un duro masso

85 Vidi una strada interminabile coperta di robusti grovigli di spine: tutte quelle spine dovevano ferirmi! Il mio buon Gesù mi fece comprendere e vedere nell'anima, con una luce molto chiara, che quelle spine avrebbero ferito attraverso i tempi, fino a che sarebbe esistito il mondo, non il mio ma il suo divin Cuore. Vorrei sapere esprimere l'immensità di quella strada spinosa e il modo come Gesù era ferito. Ma non so. Seppi appena vedere e comprendere. E rimasi in quel dolore, in quell'angoscia spaventosa. 86 Vidi la cara Mamma in preoccupazione, in amarezza, in ansia. Dove si trovava il suo Gesù? Che cosa soffriva in quelle ore? 87 Egli pregava con il petto appoggiato a un duro masso, ed era circondato da grossi grovigli di spine, che si intrecciavano gli uni negli altri. Tanto dolore causava meraviglia e ammirazione agli angeli che dal firmamento, come stelle, Lo contemplavano. Soltanto il Cielo comprendeva il dolore di Gesù. Dopo il Cielo, era la Mamma a comprenderlo e a viverlo. Quanto si amavano Gesù e la Mamma e come si vedevano l'uno attraverso l'altro! Tutta la Terra, persino i discepoli, ignorava il dolore di Cuori tanto amanti!

 

« Il suo sudore cadeva a terra come gocce di sangue » (Lc 22,44)

88 Poiché l'agonia aumentava, mi buttai con il volto a terra. 89 Sul duro suolo, in una oscurità spaventosa, forti tremori mi pervasero il corpo. 90 Mi prostrai a terra in più luoghi; in uno più solitario andai di nuovo a pregare da sola. Dopo, tornai a cercare la compagnia di quelli che amavo. Che mancanza di preoccupazione, la loro! 91 Nella notte silenziosa, il calice della mia amarezza era offerto all'Eterno Padre, mentre, incuranti, gli amati del mio cuore dormivano! 92 Su quel suolo nudo e duro tremai di spavento: pareva che le mie sofferenze diventassero fuoco, formassero fiamme che mettevano in ebollizione il mio sangue. 93 Il cuore dava tali scossoni da obbligare il corpo a rotolarsi per il suolo e a sudar sangue. 94 Sentii che le mie vene si accavallavano come fili di un gomitolo. Con grande dolore si aprirono e versarono sangue che inzuppò la terra. 95 Sentii come se avessi la mia veste, bagnata di sangue, incollata al corpo.  96 O Passione di dolore e di amore di Gesù, che non sei conosciuta!

 

« Ci ha liberati dai nostri peccati mediante il suo Sangue » (Ap 1,5)

97 Con Gesù pregai e sudai sangue. Con Lui dentro di me, sentivo il suo Cuore aperto come fosse il mio: aprivo il cuore a tutta l'umanità e con Gesù dicevo a tutti: « Io sono la Via, la Verità, la Vita ». 98 Vedevo che dal suo divin Cuore aperto, con sofferenza anticipata, Gesù dava da bere alle anime. Alcune si allontanavano da Lui, con rifiuto e disprezzo; non volevano neppure toccare il sangue di Gesù. Altre ne bevevano con freddezza e indifferenza, come fosse cosa da poco. Altre venivano a berlo con più amore. Altre bevevano incessantemente con amore vivissimo. Venne un'altra che le superò tutte e, con una sete insaziabile, bevve, bevve; si introdusse attraverso la piaga del Cuore divino, si perdette in Lui, non ricomparve più. 99 Il sangue irrigò la Terra: rugiada feconda, rugiada d'amore. Doveva essere, nel corso dei tempi, rugiada di vita e di salvezza per le anime. 100 Sentivo che il sangue versato cancellava le macchie del peccato. Ma, nello stesso momento, sentivo e intravedevo da lontano, molto lontano, nuove macchie, nuovi vizi: non si voleva approfittare di quel mare di sangue, di quel mare di purificazione.

 

L'albero della croce fiorisce

101 Mi vedevo lavare il mondo con il sangue. E l'albero della croce fioriva dalla mia parte. Ma subito una sconfitta, la sconfitta causata dal male, rovinava tutto, fino al tronco. Le mie vene erano le radici di questo tronco e, perché non morisse e continuasse a dare la vita, io dovevo seguitare a soffrire e dare il mio sangue. La sconfitta, la distruzione che la mia anima vide, mi portò all'agonia. 102 Istintivamente, tra me ripetevo: « L'anima mia è triste fino a morirne». 103 Alcuni momenti dopo, mi sentii uscita dal sepolcro: la pietra che lo copriva era rimasta da un lato. Ero uscita gloriosa a trionfare su tutte le sofferenze Questa visione di gloria, avuta anticipatamente, non mi diede alcun sollievo. 104 E nuovi grovigli di spine vennero ad avvolgere il calice. Queste spine emettevano luce che lo illuminava e lo rendeva splendente. Ma tutta la luce e lo splendore salivano al Cielo. All'anima restava soltanto la notte oscura, silenziosa, triste.

 

« Dal cielo venne un Angelo a Gesù per confortarlo » (Lc 22,43)

105 Prostrata per terra, in un angolo isolato... 106 venne un conforto dal Cielo. 107  Non vidi nessuno, ma sentii che dal Cielo discendeva qualcuno venuto a fortificare la mia anima, a sollevarmi dalla nuda terra, a lenire la mia agonia. Ma questa doveva riprendere subito. Sentii che a portare sollievo alla mia anima fu un'inviato dall'Eterno Padre; ma il Suo abbandono continuò. 108 Il Calvario con la croce non scomparve. Il mondo con la sua malvagità continuò ad aggravare le sofferenze. 109 Mi sentii però più forte per affrontare ciò che mi aspettava. 110      Mentre la mia anima sgomenta lottava in quel martirio, sentii come se un canale discendesse dal Cielo e mi attirasse dentro di sé. Quel canale aveva la Vita divina. E tutta la mia vita terrena, tutto il mio essere di miserie fu trapassato da essa, come da raggi di sole splendenti e penetranti. Che impasto! La Terra con il Cielo! Se mi sapessi esprimere come seppi sentire, trascorrerei una vita intera a parlare soltanto di questo, senza mai finire.

 

« Alzatevi, andiamo! Sta arrivando colui che mi tradisce » (Mc 14,42)

111 Là nell'Orto, con Gesù agonizzante, vidi gli apostoli riuniti a dormire senza preoccupazione alcuna. 112 Gli apostoli dormivano. Giuda si approssimava. 113 Gesù, pieno di dolcezza e mansuetudine, chiamò gli apostoli per il grande avvenimento: la cattura. 114 Lo udii esclamare: « Alzatevi, venite! E giunta l'ora ». 115 Sorpresi dalla voce di Gesù, si scossero. 116 Era necessario che essi venissero a vedere tanto grande amore e tanto grande ingratitudine: l'uno di fronte all'altra.

 

« Giuda si avvicinò a Gesù e gli disse: Salve, Maestro! Poi lo baciò » (Mt 26,49)

117 Odo il trambusto della gente, il tintinnìo delle armi. 118 Vedo il folto gruppo dei soldati e, con loro, un maggior numero di uomini che si avvicinano a Gesù, con bastoni nelle mani alzate; portano il furore dell'inferno. 119 Sfinito, con le vesti intrise di sangue, in una tristezza profonda e quasi senza vita, Gesù attende. Vede approssimarsi la soldataglia e il traditore. 120 Odo una voce che, con tutta dolcezza, dice a colui che si avvicina: « Amico mio, per che cosa vieni? E con un bacio che consegni il tuo Signore? Che male ti ho fatto io, se non amarti? E così che corrispondi? ». E subito Giuda si fa avanti e bacia Gesù. 121 Ricevo sul mio viso quel bacio. Bacio tanto crudele! Eppure ottenne ancora dalle labbra di Gesù, traboccante di bontà, la dolce parola di « amico ». O dolcezza, o amore del Cuore divino! 122 Nello stesso momento vedo come un pugnale molto acuto che si configge nel Cuore divino di Gesù. Con questo pugnale conficcato, Egli va verso la cattura, in mezzo a maltrattamenti: non gli sarà più tolto. 123 Da quella grande ferita escono raggi luminosi che diffondono amore. 124 Vidi e sentii per molto tempo che quel bacio, quella ingratitudine, quel tradimento si sarebbero ripetuti attraverso tutti i tempi.

 

« Se cercate me, qui mi avete » (Gv 18,8)

125   « Chi cercate? Sono io: eccomi ». 126 Vedo i soldati cadere a terra e odo la voce di Gesù: « Già vi ho detto che sono io. Se cercate me, qui mi avete ». 127 I soldati avanzano per catturarLo. Pietro sguaina la spada e taglia un orecchio ad uno di loro. 128 Vedo l'incrociarsi delle spade, vedo le armi dei soldati. Che grande combattimento, se Gesù, con i suoi sguardi divini e con la mano alzata, non sedasse e calmasse tutto! 129 Vedo Gesù incollare l'orecchio. 130 Opera il miracolo: non rimane traccia di ferita! Con quale delicata bontà, agisce il Signore! 131 Gesù ha rimediato con tanta dolcezza al male fatto da Pietro. Con la stessa dolcezza si consegna ai malfattori e si lascia legare. Potessi mostrare la tenerezza, la mansuetudine e l'amore di Gesù verso tutti coloro che Lo offendono! Non vi è nulla sulla Terra che si possa paragonare a Lui.

 

 DALLA CATTURA ALLA CONDANNA

 

«M'ha preso in mezzo una turma di iniqui» Sal 21,17)

1 Gesù uscì dall'Orto, circondato da soldati con armi e da uomini con bastoni. 2 Lo vidi camminare tra loro, ammanettato. Mio Dio, come era maltrattato! 3 Cadeva per i calci che gli venivano dati, batteva con le sue divine labbra nelle pietre, rimanendone molto ferito. 4 Sotto quella furia di percosse e crudeltà, sentii il suo divin Cuore palpitare entro il mio petto, afflitto per il dolore e la stanchezza a tal punto da sembrare che vi lasciasse la vita. 5 Con quale fatica salimmo il pendìo dopo l'Orto! 6 Caddi ripetute volte; dovetti rialzarmi e salire senza avere chi mi aiutasse. 7 Sopportai ogni tormento di quella vile plebaglia. 8 Sentivo come se la gola mi si chiudesse e le labbra si incollassero: ero muta, senza essere muta. 9 In quel triste viaggio Gesù non parlò mai, soltanto il suo divin Cuore parlò sempre: era un libro aperto, il libro dell'amore. Non lo leggevo, ma lo comprendevo. Il mio divin Maestro, in quel tragitto, mi fece comprendere tutta l'ampiezza del suo amore infinito.

 

«Uno dei presenti gli diede uno schiaffo» (Gv 18,22)

10 Ci accompagnarono alla presenza dei sommi sacerdoti. 11 Io sentivo le vesti incollate al corpo per il sangue già rappreso. Nella grande sala di Anna vidi dietro a Gesù gli uomini con armi e bastoni. 12 Sentii lo schiaffo crudele. 13 Vidi il grande ingrato che osò dare quello schiaffo a Gesù ed il rancore con cui glielo diede. Glielo diede nel mio cuore. Quell'uomo era alto, magro, bruno, di brutto aspetto. 14 Furono molte le sghignazzate e i battimani, come avesse fatto la più bella delle azioni! 15 Gesù ricevette l'affronto con estrema calma e mansuetudine. 16 Come si faceva piccolo, Gesù! E come se ne stava umiliato! Anna invece, nella sua vanagloria, se ne stava impettito, vedendosi come adorato da quanti lo circondavano. 17 Il dolore della guancia non può affatto paragonarsi a quello del cuore. Ah, mio Dio! Potessi mostrare il dolore che Ti causarono!

 

«Le guardie del tempio portarono Gesù nella casa del sommo sacerdote» (Lc 22,54)

18 Salii, dopo, un'altra scalinata, a mani legate, quasi del tutto sfinita. Salivo senza tregua, percossa da bastonate e da calci; avevo il viso coperto di sputi. 19 Vidi il braciere presso cui stava Pietro con coloro che si riscaldavano. 20 Fui portata alla presenza di uomini severi, di cattivo carattere, seduti in trono come re. 21 Ancor prima che fosse elaborata la sentenza contro l'Agnello innocente, sentii quella autorità orgogliosa strapparsi da cima a fondo le vesti, con un furore diabolico. 22 Sentii tutto quell'orgoglio e quella falsa grandezza. Il Signore di tutto era, fra tutti, il più piccolo! Che confusione, la mia!  23 Vidi tanto al vivo i maltrattamenti al mio amatissimo Signore. Egli mi fece comprendere che, senza la Vita divina che aveva in sé, non avrebbe potuto essere condotto vivo al carcere. Per mia maggiore confusione compresi a fondo che io ero nel numero degli aguzzini che maltrattavano il Signore!

 

« Figli miei, son qui soltanto per amore »

24 Sentii la mia anima andare al carcere incontro a Gesù. 25 Aveva un aspetto tristissimo, sfigurato; era gelido: già pareva un cadavere. 26 Tremava di freddo: aveva perso tanto sangue! Com'era sfinito! 27 Io sentivo la sua tristezza, la sua sfinitezza ed i sudori che gli bagnavano il corpo. 28 Mi associai al suo dolore, alla sua tristezza e, come Lui, rimasi esausta. 29 Stava a mani legate, per quanto in carcere! 30 Molto triste mi disse: « Vedi, figlia mia; non si accontentarono di catturarmi:mi lasciarono pure ammanettato! Come è grande la ingratitudine degli uomini! ». 31 E, sotto il peso del dolore, aggiunse: « Figli, figli miei! Sono vostro padre; mi trattate così? Sono qui soltanto per amore verso di voi ». 32 Il vederLo così, a mani legate, fatto un criminale, quanto costò al mio duro cuore! 33 Udii la Sua voce dentro al mio cuore: « Figlia mia, sto catturato, sto ammanettato per amore di te. Dico per amore di te, perché ciò che feci per tutte le anime lo feci anche per te personalmente. Accompagnami nella mia santa Passione ».

 

« Sia il mio cuore il Tuo carcere, ma solo d'amore »

34 Era tutto solo, senza chi Lo confortasse, Gli usasse un'attenzione, Gli dimostrasse amore. 35 Quanta pena io provai! Non Gli dissi quasi nulla, per quanto volessi dirGli molto: non potei consolarLo; non seppi amarLo! 36 Il mio misero cuore avrebbe voluto lanciarsi ai suoi piedi per essere da Lui calpestato ed umiliato. Avrebbe voluto riscaldarglieli con il suo amore, e non lo aveva! 37 Gesù, con molta soavità, mi invitò a restare con Lui: « Rimani con me, figlia mia, catturata per mio amore. Io, per tuo amore, mi lasciai catturare; e dall'amore rimango ancora avvinto ». 38 Egli è ancora avvinto dall'amore nei Tabernacoli, perché ora sulla Terra non ha altra dimora. 39 Il mio cuore volò dal carcere ai Tabernacoli. Unione indissolubile! 40 Lo abbracciai e con tenerezza Gli dissi: « Mio Gesù, vieni nel mio cuore: sia questo il Tuo carcere, ma carcere solo di amore. Non permettere che io Ti offenda, né consenta mai che altri Ti offendano! ». 41 Sentii l'unione di Gesù. 42 Sentivo i miei polsi ammanettati con le stesse catene. 43 Mi pareva che i miei capelli fossero inzuppati di sangue; così pure la mia veste, che stava incollata al corpo. 44 Sentivo il corpo tanto ammaccato e stanco, 45 gli occhi chiusi nella tristezza più profonda, le labbra mute. 46 Mi sentivo sola, mentre tutto dormiva. 47 Soffrivo per l'abbandono in cui mi avevano lasciato coloro che mi erano più cari. Dove erano sfumate le loro affermazioni di non abbandonarmi? 48 Il silenzio era profondo. Regnavano le tenebre. Solamente il dolore mormorava nel cuore. 49 Sentivo il dolore di Qualcuno che piangeva all'intuire quanto io soffrivo: questo dolore era amore di Madre. Nel silenzio, mi unii a quel dolore.

 

Va a morire, ma è la Vita

50 Mi parve di svegliarmi di soprassalto da un profondo sonno. 51 Vidi la croce, la corona di spine, i flagelli, la lancia, i martelli, i chiodi! 52 Vidi la montagna del Calvario e, in cima, eretta la croce. Non vi era nessuno su quel legno. Gesù mi fece comprendere che era la mia croce e mi invitò ad andare verso di essa di buona volontà. 53 Che visione spaventosa! 54 La morte, la morte! Vado a morire! Andavo a morire, ma, allo stesso tempo, ero la Vita. 55 Vidi la Mamma, in piedi davanti a me, con sembiante triste, ma come a sostenermi. Mi sentii più forte, grazie alla sua immagine impressa nel mio cuore. 56 Con Gesù irruppi fra tutte le sofferenze.

 

«Appena fu giorno... fecero condurre Gesù davanti al tribunale ebraico» (Lc 22,66)

57 Mi vennero a prendere al carcere. 58 Sentii che aprivano le porte e mi conducevano fuori. 59 Mi attendeva una grande moltitudine di gente; mio Dio, quante sghignazzate udii! 60 Il dolore della mia anima era molto grande! non lo so dire, lo seppi soltanto sentire. 61 Scendevo le scale del carcere; che stanchezza, la mia! Alla fine di esse inciampai e caddi. Non potevo rialzarmi. 62 Piombarono su di me gli aguzzini: che rabbia infernale, che scarica di schiaffi e di pedate! 63 Attraverso grandi scalinate, fui subito condotta alla presenza dei giudici. Quanto soffrii al sentire Gesù, grandezza senza uguale, essere tanto piccolo davanti a loro, essere proprio un nulla! Ed essi, i veri nulla, pieni di orgoglio e vanità; pieni di grandezza senza alcun potere! Si abbassò il Potente e si innalzarono nel loro orgoglio quelli che non avevano nulla.

 

«Ancora una volta Pietro disse che non era vero, e subito un gallo cantò» (Gv 18,27) 

64 Vidi il braciere presso il quale si scaldavano i nemici di Gesù; tra loro vi era una donna, falsa e provocatrice, che fungeva da portaordini. 65 Un poco discosto, vi era uno, atterrito e timido, che stava avvicinandosi: Pietro. 66 Fu interrogato da quelle persone; quali sguardi maliziosi si scambiavano tra loro! 67 Che aspetto astuto aveva la donna mentre, come un poliziotto, investigava Pietro! 68 Vidi Pietro mentre rinnegava Gesù; ma sentii che lo faceva soltanto per timore. 69 Il gallo cantò. Sentii nell'anima il suo canto. Pietro si ritirò per piangere. Le sue lacrime scorrevano nel mio cuore come due rigagnoli. 70 Come fu grande il suo pentimento! 71 Avessi lo stesso dolore di pentimento per i miei peccati! 72 Il gallo cantò nel mio cuore ripetute volte. Gesù soffriva orribilmente, ma in silenzio. 73 Sentivo il suo dolore infinito ed il suo mansueto amore verso tutti. Quanta amarezza, quanta tristezza nel Cuore di quell'Agnello innocente!

 

«Poi portarono Gesù dal palazzo di Caifa a quello del governatore romano»       (Gv 18,28)

74 La mia anima accompagnò nuovamente Gesù ai tribunali. 75 Il mio cuore e la mia anima percorsero con Lui le strade, di tribunale in tribunale, tra il vociare di odi, calunnie, insulti e schemi. 76 Ero uscita dal carcere che era tenebre; e tenebre erano le strade che percorrevo lentamente. 77 Procedevo con le mani legate strettamente, ma più oppresso era il cuore: stentava a palpitare. Eppure le mie labbra non si aprirono per pronunciare parola. 78 Sentivo la sofferenza per il tradimento e tutte quelle da esso derivate. Fra i maltrattamenti, il frastuono, gli schemi, il cuore sentiva un amore folle, un affetto indicibile, persino per il traditore! Oh, se egli volesse ritornare a questo cuore! Se volesse riconciliarsi! 79 Il cuore mormorava: « Ho sete delle vostre anime:voglio possederle ».

 

«Anche Erode si trovava a Gerusalemme.

Pilato ordinò che Gesù fosse portato da lui» (Lc 23,7)

80 Fui interrogata da signori arroganti, pieni di superbia: convinti di poter fare tutto. Di fronte a tanta grandezza, come ero piccola! 81 Accompagnai Gesù al palazzo di Erode, con grande ripugnanza. 82 Ebbi di fronte tutta quella malizia, quella presunzione colma di falsità; la sua superbia e la vuota autorità. 83 Vidi e compresi bene tutta la malizia degli Erodi. 84 Mi sentii ad occhi bassi, labbra mute, ricoperta di un vecchio manto, a udire gli schemi e la gazzarra del popolo. 85 Quanto dolore nell'essere trattata come pazza! Ma questa pazzia era amore, era follia per le anime. 86 Tornai da Pilato. 87 Sentii la grande, indicibile superbia di coloro che si ritenevano capi. Sentii l'umiltà e la piccolezza di Gesù.

 

« Allora Pilato prese Gesù e lo fece frustare » (Gv 19,1)

88 Fui condotta alla flagellazione. 89 Vidi i modi bruschi con cui spogliarono Gesù fino alla cintola 90 e Lo legarono poi alla colonna con grosse catene di ferro. 91 Mi sentii inginocchiata e legata alla colonna. Una pioggia di flagelli cadde sul mio corpo e una pioggia di brandelli della mia carne e di gocce del mio sangue cadde attorno a me, macchiando il suolo e coloro che mi circondavano. 92 Il mio corpo fu lacerato con palline di ferro, o cose simili. 93 Mi pareva Tutto il corpo era una ferita sanguinante. 94 Caddi sfinita ai piedi della colonna. E vidi Gesù dentro di me nella stessa sofferenza. 95 Sentii i suoi sguardi divini innalzarsi verso il suo Eterno Padre, in un amore indicibile. 96 Sentii che Gesù inclinava il capo sopra il petto, serrava gli occhi, stava per spirare. Questa scena si ripeté più di una volta.

 

« I soldati intrecciarono una corona di rami spinosi e gliela misero in testa » (Gv 19,2)

97 Vidi il capo sacrosanto di Gesù coronato di spine, le quali procuravano al divin corpo un bagno di sangue. Lo vedevo, ed era in me: io ero, come Lui, flagellata e coronata con la stessa corona di spine. 98 Sentii il grande casco di acute spine violentemente confitte nel mio capo: qualcuno con verghe le batteva per farle penetrare ancora più profondamente. 99 La corona non mi cingeva soltanto la fronte: non vi era parte del capo che non ne fosse ferita. I dolori erano insopportabili. 100 Che pioggia di sangue cadde dal mio capo, coronato di spine! 101 Non ci vedevo per la grande abbondanza di sangue che scorreva sul volto. Non potevo muovermi perché avevo le carni a brandelli. 102 Ricoperta con vesti da re, ma per scherno, mi misero in mano una canna. Quanta barbarie, contro di me! Quanto era grande il numero di coloro che si ingegnavano di inventare maggiori torture!

 

« Gesù venne fuori con la corona di spine e il mantello. Pilato disse: Ecco l'uomo » (Gv 19,5)

103 In seguito, vidi le scale lungo le quali Gesù salì, dopo essere stato flagellato, e dove lasciò tracce ben visibili del suo sangue divino. 104 Mi sentii condotta da qualcuno, che mi diede la mano, alla balconata di Pilato. 105 Avevo l'aspetto dolorosissimo dell'« ecce homo »: 106 il capo coperto di spine, il volto intriso di sangue, il corpo tutto ferito e lacerato. Vidi e udii la grande moltitudine che ad una sola voce, ben lontana dall'avere pietà di me, gridava chiedendo la mia crocifissione. 107 Le mie orecchie sentivano scandire: « Muoia! Sia condannato!» Oh, quali grida, quelle della folla! Sentii lo scherno di alcuni che ascoltavano quella numerosa e vile plebaglia che mi voleva condannata a morte. 108 Ricevetti la sentenza di morte. 109 Vidi la croce che, poco dopo, avrei sentita sulla spalle.

 

«Pilato disse: Prendetelo e mettetelo voi in croce. Per me, non ha fatto nulla di male » (Gv 19,6)

110 Il popolo, numerosissimo, come in una festa, aveva aspettato per vedere Gesù e aveva voluto udire la sentenza: ora gioiva all'udire la condanna a morte! 111 Sentii la durezza di tutti quei cuori: non si commossero al vedere Gesù flagellato, coronato di spine, condannato a morte! 112 Gesù, innocentissimo, non ebbe una parola contro quel popolo. Soffriva in silenzio. Tutto accettava, mentre il suo divin Cuore amava ancora più follemente. 113 Taluni Lo fissavano con compassione; altri con odio. Più oltre Gli apparve la Mamma; da un'altra parte la Veronica, poi ancora alcune donne. 114 La mia anima vide La grande montagna del Calvario e, sulla cima, già eretta la croce su cui dovevo essere crocifissa. Questa croce giungeva al Cielo: lo obbligava ad aprirsi e lo faceva risplendere.

 

LA SALITA AL CALVARIO

 

«Le guardie lo fecero andare fuori della città costringendolo a portare la croce sulle spalle» (Gv 19,17)

1 Ricevetti la croce. 2 Non la presi io: sentii che me la collocavano sulle spalle. 3 Piegata, schiacciata dal suo peso, vi caddi sotto nello stesso posto dove mi trovavo. 4 Mi pareva di sprofondare sotto il suolo. 5 Mi fece ricordare le mie crocifissioni: sentivo lo stesso peso della croce che mi faceva svenire. 6 Sotto quel carico schiacciante, come camminavo io? Come fossi un vermiciattolo della terra, nascosto in essa. 7 Camminavo per strade tristi. Sì, non c'era luce; erano cupe. Vi si udiva soltanto lo scherno e la gazzarra del popolo. 8 Tutta l'umanità riempiva quelle strade! La croce, Gesù, io, ci avvolgevamo in essa: era come un rullo che rotola sempre. 9 Camminavo morta lungo la salita del Calvario. E sopra la mia morte portavo la morte di tutta l'umanità: che peso su di me! 10 Sulle mie spalle non portavo solo la croce ma il mondo intero: lo sentivo bene.

 

La Madre si apre un varco tra la gente

11 Udivo il tumulto del popolo. 12 Era tutto un urlo e uno schiamazzo dietro di me. Non erano grida di dolore, ma di odio e di ingiuria. 13 Vedevo la moltitudine che mi accompagnava: pochi amici, quasi soltanto nemici! Gli amici si commuovevano; i nemici scaricavano staffilate sul mio corpo, senza compassione né pietà. 14 Il cuore sentiva anche le sghignazzate che venivano da lontano, dense di scherno e di soddisfazione. 15 Insieme a Gesù camminavano i due ladroni, con le proprie croci. 16 L'anima vide la Mamma, a volto quasi coperto, camminare tutta in lacrime, molto affrettatamente, alla ricerca di Gesù. 17 Si apriva un varco tra la gente, per vedere dove potesse incontrarLo. 18 mio cuore intuiva quanto soffriva il suo Cuore di Mamma e con quale ansietà Ella andava alla ricerca. 19 Il suo Cuore scoppiava e si dissolveva in dolore, facendo scoppiare e dissolvere in dolore quello di Gesù. 20 Per quanto non si vedessero, io sentivo l'unione, il dolore, l'amarezza dell'uno e dell'altro Cuore.

 

«Un gruppo di donne si battevano il petto e facevano lamenti su di Lui» (Lc 23,27)

21 Quasi al principio, Gesù cadde: si ferì gravemente il volto ed il petto. 22 Lo sfinimento, la tristezza e le ferite del Suo corpo si riproducevano nel mio. 23 Cadde un'altra volta; e caddi anch'io. 24 Nelle cadute, le spine penetravano sempre più profondamente: il capo era un solo dolore; il viso, pestato e insanguinato, macchiava ogni volta le pietre su cui batteva. 25 Il sangue colava o meglio io sentivo come se colasse ; mi passava alle labbra, mi soffocava: talvolta mi mancava il respiro. 26 Per il carico schiacciante, camminavo curva e la ferita della spalla si aggravava. Poiché andavo molto curva, sentivo e vedevo cadere dai miei occhi al suolo frequenti lacrime di sangue. 27 Mi seguivano alcune donne: piangevano amaramente alla vista di tanti patimenti. Mentre camminavo, le fissavo con sguardi di compassione. Il cuore mormorava loro: « Non piangete per me, ma per voi. Piangete le vostre colpe: sono la causa dei miei dolori ».

 

Gesù invita a seguirLo, portando la propria croce

28 Davanti a me camminava Gesù con la croce sulle spalle. A volte girava indietro il suo santissimo volto: fissava su di me i suoi sguardi pieni di tenerezza, invitandomi a seguirLo e a portare per Lui la mia croce. 29 Sguardi tanto dolci che invitano e attraggono a sé le anime! Io non potevo resistere a quell'invito; non reggevo a quel dolore. 30 Abbracciai fortemente la mia croce e percorsi molta strada: amavo con tutto l'amore le spine che avvolgevano il mio capo. 31 Sentivo come se fossi io a portare sulla cima della montagna tutto quel carico, con tutti gli strumenti di martirio. Li portavo con tanto amore, li stringevo fortemente a me e li custodivo come fossero il più grande tesoro: erano le chiavi per il Cielo. 32 La croce gravava su di me. Ma Gesù non mi lasciò sola: mi accompagnò, mi aiutò a portarla.

 

L'amore Lo obbliga a salire

33 Caddi varie volte per il peso della croce. 34 Fui trascinata per vari metri mediante corde, con il volto a terra. Grandi ferite mi restavano sulle guance, per le carni lacerate che rimanevano sulle pietre, insanguinandole. 35 In una caduta lo sfinimento fu tale che non fui capace di rialzarmi. Un furore infernale mi tirò su con grande crudeltà: 36 Fui strascinata all'indietro per molti tratti! 37 Sentivo le corde alla cintola e al collo che mi tagliavano. 38 Ero come una palla che rotolava dall'alto in basso e dal basso in alto, tra le sofferenze. Ero la palla di divertimento dei carnefici! Scendevo, quando ero strascinata dal furore; salivo, quando la violenza mi faceva salire. Ma, soprattutto, mi muoveva l'amore. 39 I miei occhi si rifiutavano di fissare le miserie orribili che sentivo. 40 Andavo cieca nella direzione del dolore; ma ci vedevo bene nella direzione dell'amore: era l'amore che mi obbligava a camminare e a vincere. 41 Salivo il pendio con tutti i patimenti, ma lo salivo con tutto l'amore per dare la vita. 42 Più forte, assai più forte della furia degli aguzzini era la forza dell'amore che mi trascinava.

 

Incontra la Madre

43 Mi venne incontro la Mamma. 44 Mi guardò intensamente; io guardai intensamente Lei. Si unirono i nostri cuori nel medesimo dolore. 45 Quante cose si dissero l'un l'altro! Lo scambio dei nostri sguardi fu breve: dovetti proseguire maltrattata, spinta, strascinata. 46 Senza tempo per poterla contemplare, per causa della fretta di chi mi trascinava, mi restò il cuore legato a Lei. Camminavo sempre. Ella pure camminava, guidata dal mio sguardo, che Le aveva ferito e attratto il cuore e l'anima. 47 In tutto il percorso non perdetti mai l'unione con Lei: non trascinavo soltanto la croce, ma trascinavo anche Lei, o, meglio, trascinavo il suo dolore. 48 I nostri cuori, nel dolore, non si separarono: erano uniti come da due fili di corrente elettrica. 49 Mi accompagnò, lontana in apparenza, ma in realtà a me unita. I nostri cuori soffrivano in un solo cuore. Le nostre lacrime avevano la stessa amarezza, lo stesso dolore, gli stessi sentimenti. 50 I nostri cuori si parlavano ininterrottamente.

 

Bacia la terra nella quale si ferisce

51 Camminavo silenziosa: l'anima piangeva, mentre il cuore sanguinava. 52 Sopra di me pesava la montagna tremenda di tutta l'umanità. 53 Ansiosa di dare la vita, sentivo come se ad ogni passo facessi una scavatura nella roccia più dura: roccia che dovevo rammollire con il mio sangue. 54 A metà del cammino, grande fu la caduta e la scarica di flagelli sul mio corpo. 55 Rimasi con un ginocchio a terra e l'altro alzato. Ad uno strattone brutale delle corde, che pareva più infernale che terreno, caddi in avanti. Le spine del capo si confissero profondamente; il mio viso si ferì sino a mostrare le ossa. Le labbra mi si aprirono insanguinate; e baciavo la terra nella quale mi ferivo. 56 Gli sguardi della mia anima si estesero sull'umanità. Quali sguardi! quante cose esprimevano! A quante cose la invitavano!

 

Il gesto coraggioso della Veronica

56 Procedo piagata in tutto il corpo: i miei occhi ed anche le orecchie gocciolano sangue. Il mio capo è soltanto spine bagnate nel sangue. Ad ogni strattone violento delle corde, le mie ossa paiono slogarsi. 57 Mi viene incontro una donna, la donna diletta che ha compassione del mio dolore. Con quale delicatezza e amore mi pulisce il volto dal sudore, dal sangue, dalla polvere! Vincoli della più stretta amicizia legano i nostri cuori. E indicibile ciò che vorrei dire di lei; le lodi che vorrei farle. Come vorrei che si parlasse di questo suo atto tanto eroico! 58 Sento che il mio volto e l'amore del mio cuore che non è il mio amore restano impressi nella tela. 59 Ella la stringe al cuore, come il maggior tesoro; e lo è, in verità! 60 Quel ritratto senza uguale sarà contemplato sino alla fine del mondo. 61 Gesù non soltanto le lasciò il Suo volto impresso, ma le donò insieme, come premio, il suo Cuore infiammato di amore. Quale gratitudine, quella di Gesù! 62 Quale grande ricompensa ricevette da Lui! 63 Sapessi anch'io amare Gesù come Lo amò la Veronica!

 

In una caduta sviene sotto il peso della croce

64 Caddi sotto il peso della croce. Un braccio della medesima mi colpì il petto e mi ferì il cuore. Rimasi svenuta per alcuni istanti. Gli aguzzini mi fissarono incuriositi, credendomi morta. Un nuovo furore mi strascinò con forza, facendomi urtare nelle pietre della strada: nuove fonti di sangue furono aperte dalle spine del mio capo. Ma, anche così, dal mio cuore sgorgava solo amore e compassione per gli aguzzini. La marcia riprese, ancor più accelerata; la rabbia degli aguzzini bramava di vedermi sulla cima del Calvario: volevano completare i loro malvagi intenti. Gesù sussurrava nel mio cuore: « Perché mi ferite così, se vado a morire per voi? ». 65 La Mamma, con le mani incrociate, seguiva Gesù, trafitta di dolore. 66 Lo seguiva in doloroso pianto. Alcune donne La accompagnavano. 67 Gesù camminava, ma come chi guarda indietro, per fissare la sua Madre benedetta. 68 Che dolore, quello della Mamma, per non poter avvicinarsi a Gesù e rialzarLo nelle sue cadute! Avrebbe voluto baciarLo, pulirLo, lavargli le ferite con le sue lacrime. 69 Dietro camminava una donna: non le vidi il volto, ma solo una folta capigliatura sciolta.

 

«Fermarono un certo Simone nativo di Cirene; gli caricarono sulle spalle la croce e lo costrinsero a portarla dietro a Gesù» (Lc 23,26)

70 Stavo per spirare ad ogni passo. Caddi, e sopra di me cadde la croce. Non per pietà, ma per timore volevano qualcuno che la portasse. Vi fu chi continuò a portarla: non per amore, ma per imposizione. 71 Questo aiuto non fu volontario: non ne ricevetti consolazione. 72 Tuttavia sentii che il mio cuore gli dispensava tanto amore. 73 Fu solo verso la cima della montagna che mi fu tolta la croce. Ma io sentivo come se ne portassi sempre il peso. 74 Camminavo quasi senza vita e come se portassi la croce. Il sangue che versavo si trasformava in legami che mi univano ad essa. 75 Le labbra erano serrate, ma il cuore pareva parlare a tutti per mostrare a tutti il suo amore. 76 Amava chi, nel viaggio, mi confortava e dava prove di affetto; amava chi mi maltrattava e disprezzava. 77 Il mio cuore pareva coprire tutta la Terra. 78 Pareva che un cuore tanto amante non potesse essere contenuto nel mio petto. Il suo amore pareva bruciare tutto il mio essere.

 

La sete ardente del cuore è la forza del suo camminare

79 Una Vita dall'alto sosteneva il mio corpo, già quasi cadaverico. 80 Era in uno stato peggiore di quello di un lebbroso in disfacimento. Il cuore avanzava ansioso: doveva vincere, doveva morire per le anime. 81 La sete del cuore, sete di morire, sete di aprire il Cielo per fare apparire e brillare il sole nelle anime, cresceva, si faceva sempre più viva quanto più si approssimava la cima e il momento di dare la vita. Sete insopportabile, sete indicibile: sete che non era mia. 82 Le mie labbra moribonde avevano una sete ardente, ma il cuore era ancora più assetato: voleva bere l'amarezza fino all'ultima goccia; tutto voleva soffrire, perché aveva amore per tutti. Tutto voleva dare per tutto ricevere. 83 La sete ardente che portavo nel cuore era la forza del mio camminare.

 

Montagna di morte per Gesù, di vita per l'umanità

84 La vita fuggiva! la cima non arrivava! 85 La montagna si innalzava, si innalzava. 86 Pareva giungere alle nubi! 87 Era tanto alta: dalla terra giungeva al cielo! E io, senza forza per salire! 88 Quanto più camminavo, più venivo meno; mentre più alta, difficile e dolorosa io vedevo la montagna. 89 Quanto più si approssimava la fine, più difficile diveniva la salita: più agonia, più sangue, più abbandono, più dolore. 90 Non potevo fare un passo senza sentire le mie carni disfarsi e i miei nervi distruggersi. 91 Gli sbocchi di sangue erano quasi continui. Lo sfinimento mi piegava a terra. 92 Tutte le sofferenze che mi vedevo davanti mi premevano sul cuore: era un'oppressione che lo soffocava e gli toglieva la vita. 93 Un amore irresistibile mi legava sempre più alla croce. L'amore oltrepassava tutti i dolori. 94 In questa follia di amore si approssimava la cima. Per me e per Gesù che in me saliva era montagna di morte, ma stava per diventare montagna di vita per l'umanità. Il dolore aumentava insieme all'amore.

 

L'anima comprende i misteri della sofferenza

95 Tutto il mio vivere era immerso nella Passione dolorosa di Cristo. Il mio cuore, ardente di amore, era legato al Padre celeste: era Lui che amavo; era per Lui che amavo le anime. 96 Andavo, o mi pareva di andare, attraverso un altro mondo, superiore a questo, mentre il mio cuore qua in basso soffriva il dolore più triste e profondo. Era tanto piccolo per tanto soffrire! 97 Il cuore amava e là, sulla cima che giungeva al cielo, l'anima vedeva la croce di Gesù e Lui in essa confitto. Io dovevo unirmi a Lui. 98 La croce era un faro di luce che entrava nel mio petto a illuminare tutto. Me ne sentivo attratta. Per abbracciarla, per possederla, continuavo a camminare. 99 Era croce di trionfo, che brillava più del sole. 100 Il mio cammino è spine e sangue; e Gesù, tutto ferito, è croce, dolore e amore. 101 Quali segreti indicibili vedeva la mia anima in così grandi sofferenze, in tanto doloroso viaggio e, infine, sul Calvario! Le tenebre nere della notte non impedirono che l'anima potesse sondare tutti quei segreti, che solo la sapienza di un Dio può e sa rivelare. 102 Erano segreti, misteri di Redenzione. 103 Unita a questa sapienza, di cui nulla so dire, io mi sentii obbligata a soffrire e ad agonizzare.

 

« Cammina! Io ti aiuterò »

104 Andavo lungo il Calvario, triste ed umiliata. Sempre lo stesso verme ad aprire il cammino, senza perdere la Vita del Cielo. 105 Erano tali e tante le sofferenze, che io non reggevo: mi sentivo mancare, non ne potevo più. 106 Rimase esausto il corpo; rimase sfinita l'anima. 107 Mi apparve Gesù con il suo Cuore divino, non sofferente, ma pieno di gloria. Da tutto il suo corpo santissimo, ma con maggiore abbondanza dal suo costato aperto, uscivano raggi brillanti di fuoco, che venivano verso di me. Gesù alzò le mani e, con un dito puntato verso il Cielo, mi disse: « Cammina, che io ti aiuterò ». 108 Camminavo facendo cadere, come rugiada di solo amore, molte lacrime su Gesù e la sua croce. Andavo, ma non portavo la croce: non portavo nulla. Qualcuno la sosteneva e portava per me. Era Gesù il cireneo di tutti i miei giorni, il cireneo di ogni momento della mia vita. 109 Il mio cuore non si distaccava da Gesù: solo da Lui aspettavo la forza. I miei occhi non potevano distaccarsi dal cielo. Camminavo, ma sempre con gli sguardi ben fissi là. Il Cielo, il Cielo, il fine di tutto il mio soffrire! Dare onore e gloria al mio Dio e salvare le anime. Accettare e fare la volontà del Padre. 110 Benedetta la croce! Benedetto Gesù che così me la dà!

 

L'amore vince, nonostante tutto

111 Il cuore ansimante sembrava scoppiare per i forti desideri di scorgere nuovi mondi di purezza e di amore da consegnare a Gesù. 112 L'amore vinceva, nonostante che mi sembrasse di trascinare a fatica con me il mondo. 113 Non ero io che camminavo: era un'altra Vita che il mio essere aveva. Questa Vita apriva un nuovo cammino nei cammini dell'amarezza. Però questi restavano rammolliti, irrigati col mio sangue. 114 Il mio corpo dava sangue, come una fontana pubblica: irrigava i cammini per cui passava. 115 Mi pareva che fossi io a spargere sangue lungo il Calvario; ma, nello stesso tempo, il sangue di Gesù irrigava me e mi apriva una nuova via che mi conduceva al suo divin Cuore. Era via unica, la Via di salvezza. 116 Sentii che Gesù mi portava con Sé. Egli era il viandante e il condannato. Era Colui che soffriva. Ma trasmetteva il suo dolore al mio cuore. 117         La strada al suo divin Cuore rimaneva aperta. Tutti avevano il permesso di percorrerla. Pareva scavata tra massi di pietra, dai quali si potevano ricavare capolavori; ma era necessario che fossero irrigati con il sangue di Gesù, e lo erano, in verità. Ma non bastava ancora: era necessario dare la vita. Ed erano questi gli aneliti di Gesù.

 

Che stanchezza mortale al termine della salita!

118 Ormai vicino alla cima della montagna, sentivo Gesù morire. Non poteva più fare un passo: faceva più strada trascinato crudelmente, di quanto ne facesse coi suoi piedi. Non ci vedeva per gli occhi incollati dal sangue. E il suo santissimo corpo era gelido, prima ancora di essere sulla croce. 119 Alla fine del viaggio, sentii nel mio cuore che Gesù cadde. Voleva rialzarsi e non poteva: i vestiti si impigliavano; lo sfinimento non glielo permetteva. Gli aguzzini Lo trascinarono con le corde per alcuni metri. 120 Nel mio cuore Lo vidi e Lo sentii innalzare gli occhi al Cielo in atteggiamento di chiedere soccorso. 121 I suoi occhi divini, serrati o quasi verso il mondo, erano aperti verso il suo Eterno Padre. 122 Io sentivo in me lo sfinimento di Gesù. Volevo salire e non potevo. Volevo aiutarLo ma, terra come ero, non mi era possibile. 123 Che stanchezza mortale, al termine della salita! 124 Che dolore, il mio: lasciare Gesù tanto solo! 125 In tutto mi associai a Lui e con Lui volevo morire, per quanto vedessi che era una morte spaventosa. 126 A tutto mi assoggettai, vincendo la mia ripugnanza per amore di Gesù. 127 Fu tanto lungo il viaggio! Non mi parve di alcune ore, bensì di anni, di molti anni.

 

SULLA CIMA DEL CALVARIO

 

Si offre alla morte

1 Giunsi senza forze, senza vita. Portavo nel cuore un peso immenso. 2 Caddi sfinita con il volto a terra presso la buca già aperta, nella quale doveva essere piantata la croce. 3 Sentii come se venisse sopra di me un mondo di belve. Che rabbia e che peso immenso mi scancarono addosso! Il cuore rimase oppresso e pulsava in grande afflizione: mi pareva spirare ad ogni istante. 4 Che sconforto sento in me! E sconforto di amore. Tutto mi causa orrore: la morte! la morte, l'abbandono, o mio Dio! In ginocchio, alzo gli occhi all'Eterno Padre. Gli dò il mio segno di accettazione a tutto. Mi offro alla morte. Abbasso gli occhi: li raccolgo in me e, nell'abbraccio più intimo, stringo tutto al mio cuore. 5 Abbracciare quello che mi causa tedio e nausea!

 

Viene spogliato

6 Mi tolsero le corde che mi cingevano il collo e la cintola: dolori atroci! Mi erano penetrate nella carne, inzuppandosi di sangue. Mentre venivano strappate, mi lasciavano sul corpo segni di grandi ferite. 7 Quando mi spogliarono, lo fecero con tanta furia che strapparono brandelli di carne insieme alle vesti: dolori violenti! 8 Gli occhi non potevano aprirsi per il sangue, ma la vergogna mi obbligava a mantenerli più strettamente chiusi: essere spogliata in pubblico! 9 Soltanto la Grazia divina poteva tenermi in piedi. Mi esprimo meglio: non dico di me, ma di Gesù. 10 Subito sentii che la Mamma voleva, con il suo manto, coprire Gesù che era in me. 11 Rivissi la vergogna di Gesù: una cosa tanto profonda! non so che nome darle. 12 Quale nudità, la Sua, quale pudore senza uguale! 13 Tutto il corpo ne tremò; il volto rimase come infuocato. 14 Furono molte le risate di scherno che echeggiarono su tutto il Calvario! 15 Di tanto in tanto Gesù alzava verso il Cielo i suoi sguardi; poi li abbassava di nuovo, per più intimamente soffrire nel suo cuore.

 

« Mi hanno traforato mani e piedi.

Una turma di iniqui mi guardano sprezzanti » (Sal 21,17)

16 Mi distesero sulla croce. 17 Sentii come se fossi io stessa a distendermi sul legno e a porgere mani e piedi per essere crocifissa. Era un abbraccio eterno alla croce, all'opera di Redenzione. 18 Le membra di Gesù stavano nelle mie e nel mio stava il suo divin Cuore. Eravamo noi due in un solo corpo a soffrire. Fu violentissima la crocifissione. Sentivo come se mi strappassero le braccia, e le gambe, tanta era la forza con cui le tiravano, per farle giungere al punto segnato sulla croce. 19 Che grido doloroso di soccorso uscì dal mio intimo verso l'Eterno Padre! Che sguardi supplichevoli uscirono dai miei occhi a fissare il firmamento per indurlo a compassione! 20 Vidi il soldato che, con grande crudeltà, dava le martellate: era impavido, aveva lo sguardo crudele e terrificante. 21 Lo vedevo sollevare il martello in alto, e, con tutta forza, farlo cadere sul chiodo. 22 Dentro al mio petto risuonavano i colpi di martello. Rimasi con i miei polsi e piedi aperti, come fossero trafitti: 23 sentivo che dalle ferite dei chiodi uscivano zampilli di sangue. 24 Provai come se un altro chiodo, più rude e doloroso, mi venisse confitto nel cuore. 

 

Le martellate rimbombano lontano, ma non commuovono i cuori

25 Fu dolorosissima l'apertura delle piaghe. 26 Sentii come se i chiodi mi trapassassero tutti i nervi. 27 Non sentii lacerarsi soltanto i piedi e le mani, ma tutto il petto: pareva non avere più nulla dentro; tutto era stato svuotato. 28 Il dolore crebbe tanto che, se non fosse per un miracolo, quell'istante sarebbe stato l'ultimo della mia vita. 29 Quando poi la croce fu rivoltata, per ribattere i chiodi, il mio volto fu molto ferito contro il suolo e uscì dalle labbra un fiotto di sangue. 30 Quando fu doloroso lo scorrere un po' indietro dei chiodi ribattuti! 31 Tutti i dolori delle ferite e la furia dei soldati si ripercuotevano nel mio cuore e sentivo come se i soldati me lo rompessero e triturassero a morsi, tanta era la loro rabbia! 32 Vedevo le lingue bestemmiatrici che imprecavano contro di me. 33 Il mio calvario, il mio calvario! 34 Fu Gesù ad essere ferito, non fui io. Ma non so esprimermi in altra forma. 35 I colpi che conficcavano i chiodi non si estendevano soltanto per il Calvario, ma parevano echeggiare nel mondo. 36 Né le forti martellate che rimbombavano lontano, né la vista di tanto patire commuovevano i cuori!

 

«Con Lui crocifissero altri due, uno da una parte e l'altro dall'altra» (Gv 19,18)

37 Crocifissa, fui sollevata in alto. 38 Quali dolori sentii in tutte le piaghe, quando lasciarono cadere tanto pesantemente la croce nella buca! Mi parve di cadere in un pozzo! 39 Per gli scossoni della croce, si rincrudirono di più le ferite delle spine. Ne sgorgò una pioggia di sangue che mi bagnò il viso. 40 Il mio corpo era coperto di spine, come fosse un riccio: era tutto dolore, era tutto sangue. 41 In croce, non cessai più il mio grido al Cielo: « Aiuto, aiuto! ». 42 Fui con Gesù tanto inchiodata al Suo dolore che non vi era nulla che ci separasse. 43 Ai lati di Gesù furono crocifissi i due ladroni. Io sentivo che le loro sofferenze, le loro croci aumentavano il carico su di me: sopra la croce di Gesù che era in me. Sentivo uscire dal Cuore divino di Gesù lo stesso amore, le stesse grazie; uno le accettava, l'altro le respingeva.

 

«Accanto alla croce stavano alcune donne: la Madre di Gesù... e il discepolo preferito» (Gv 19,2526)

44 Cuori tanto afflitti circondavano la croce! 45 Giovanni, le tre Marie... 46 Ma il cuore della Mamma non assomigliava per nulla a quello degli altri. 47 Con gli occhi fissi su Gesù, Ella agonizzava con Lui, mentre due fonti di lacrime scorrevano per il suo volto. 48 Gesù non vedeva con i suoi occhi umani il pianto della cara Mamma, perché li teneva ora chiusi, ora alzati al Cielo; ma tutto vedeva ed udiva con i suoi occhi e orecchi divini. 49 Penetrava tutto il dolore che nel più intimo del cuore La faceva agonizzare. 50 Dall'alto della croce sussurrava: « Mamma, Mamma mia, persino tu mi sei di martirio! Il tuo dolore aumenta il mio: neppure tu puoi darmi sollievo! ». 51 Ella mormorava: « Tu mi sei figlio, io sono tua madre: la mia agonia è la tua agonia ». 52 La Mamma, quanto ha sofferto con Gesù! Sulla croce, era Lui con Lei un solo cuore, una sola anima, un solo dolore, un solo amore. 53 Io, come Gesù, volevo asciugare le lacrime della Mamma, prenderLa in grembo per farLe ciò che Ella ben presto avrebbe fatto a Gesù, già morto. 54         Sentivo continuamente il bisogno di abbracciare me stessa, per stringere di più in me il cuore della Mamma. Più Ella soffriva, più io La amavo, più La sentivo mia Madre. 55 Sulla croce eravamo noi tre nel medesimo dolore.

 

«Gli abiti miei dividono fra loro, sulla mia veste gettano le sorti» (Sal 21,19)

56 Vidi ammucchiare le vesti di Gesù, poi tagliarle e sorteggiarle. 57 Sentii come se la spada avesse fatto nel mio cuore il grande taglio fatto sul mantello rosso: non ferì il panno, ma ferì me. 58 Mi ferì la malvagità crudele con cui lo fecero. 59 Alcune parti delle vesti, molto inzuppate di sangue, si incollavano nella mia anima. Come le sentii al vivo! Sangue, e carni dell'innocente Gesù, nei pezzi delle sue vesti! 60 Per il peso del corpo, le piaghe si laceravano sempre più; 61 il sangue cadeva dalle mani e dai piedi in abbondanza. 62 Per la violenza del dolore sentii come se si aprisse anche una vena presso il cuore: ne uscì molto sangue che si diffuse nel corpo per poi sgorgare da tutte le ferite. 63 Sentivo tutte le piaghe, ma più vivamente quella della spalla; mentre la cintola pareva essere ancora tagliata dalle corde. 64 I nervi vibravano: pareva che si contraessero. 65 Il dolore raggiungeva il suo apice.

 

 

Quale brama di vederLo scomparire ad ogni costo!

66 Ho sentito stringere il casco di spine sul capo: mi causò tanto dolore da farmi perdere quasi i sensi; il cuore quasi cessava di palpitare. Non erano mani che nell'alto della croce mi comprimevano fortemente il casco, ma era il rancore più che infernale di tanti cuori. 67     Sentivo come se mi flagellassero e sputacchiassero, pur essendo in croce. Sentivo i flagelli nell'anima, come se mi fossero dati nel corpo. 68 Nell'udire le ingiurie più infamanti, sentivo scorrere sul mio corpo rivoli di un sudore di morte. 69 Mi pareva che tutto il corpo e l'anima fossero stracciati dal dolore, a somiglianza di una tela strappata filo per filo. 70 Mi costò tanto la crudele ingratitudine di quella gente sprezzante ed altera che affollava il Calvario! 71 Sentii che in molti cuori aumentava l'odio, l'avversione contro Gesù, la brama di vederLo scomparire dai loro sguardi; fosse come fosse, costasse ciò che costasse. 72 L'innocentissimo Gesù era in un gemito continuo.

 

La Passione di Cristo si rinnova in ogni tempo

73 Onde di insulti, tormenti, malvagità cadevano su di me. 74 Non sentivo solo i maltrattamenti del Calvario, bensì quelli dell'umanità intera. 75 Io vedevo tutto attraverso i tempi, tutto. 76 Dalla croce osservavo i mali che nel mondo intero, nello scorrere dei tempi, avrebbero rinnovata la Passione di Cristo, che di me si era rivestito. 77 Sentivo gli affronti di tutta l'umanità, persona per persona: alcune infierivano con la massima crudeltà e malvagità; altre, forzate, e persino incoscienti del male che facevano. 78 Sentivo tutto; tutto mi stava davanti: il passato, il presente, l'ingratitudine e la malvagità del futuro. 79 Volevo poter piangere le mie colpe e quelle di tutta l'umanità; volevo il dolore e il pentimento della Maddalena; ma no, non lo avevo! Avevo solo ansie di abbracciarmi alla croce per amore di Gesù. 80 Mi sentivo abbracciata ad essa. Volevo soffrire, volevo morire. 81 Il mio calvario morto aveva lacrime; queste lacrime immergevano in sé l'umanità intera. Questa morte gridava ed insieme aveva un dolore infinito e ansie infinite di dare la vita.

 

Dall'amore per la croce nascono alberi di vita

82 Io, crocifissa, continuavo a sentire che il mio corpo non era se non un cadavere. La mia vita era Gesù nel mio cuore. Io morta, ma con Lui andavo a vivere. Il        suo divin Cuore in agonia beveva avidamente tutta la sofferenza, nell'ansia di comunicare a me la sua Vita e farmi vivere di essa. 83 Vedeva chiaramente che il suo dolore era manna, balsamo fecondo, vita per le anime. 84 Mi parve che il mio cuore si trasformasse tutto in quello di Gesù: era tutto amore. Aveva una sete divoratrice di sofferenza, perché vedeva che soltanto questa, con la morte, poteva dare la vita e aprire il Cielo. Mi consegnai, mi diedi tutta al martirio. 85 Rimasi sulla croce e fui la croce. Dal mio cuore uscirono legami che la avvinsero: erano legami di amore. Questo amore mise radici dalla croce verso la Terra; da esse nascevano alberi fiorenti, alberi di vita. Io fui tutto questo e da tutto questo fuggii. 86  Il Cuore divino di Gesù non cessava in me di amare. Era dentro al mio cuore che Egli amava l'umanità intera. E io non potevo cessare di amare la croce: vedevo e sentivo che soltanto la croce era vita. 87 A braccia aperte e occhi al Cielo, mi offersi al Padre come vittima; all'umanità offersi il cuore e l'amore.

 

Il Cuore, prima che dalla lancia, è aperto dall'amore

88 Il sangue irrigava il Calvario. Ed era come se irrigasse il mondo intero, tutto lì presente. 89 Vedevo che il mondo fuggiva da quel sangue, ed io volevo salvarlo: con altro mezzo non può essere salvato. 90 Erano tanti coloro che lo disprezzavano e lo fuggivano a passi da gigante! E Gesù, folle di amore, senza poter staccare le braccia dalla croce, li chiamava e li invitava ad entrare nel suo divin Cuore aperto. 91 Desiderava liberare le braccia per mostrarlo al mondo e dirgli: « Prima di essere trafitto dalla lancia, è squarciato dall'amore: è per riceverti! ». 92 Il Cuore era aperto in un abisso infinito di amore e di perdono. 93 Gesù amò, Gesù ama; Gesù perdonò, Gesù perdona. Bontà incomparabile! 94 La sua risposta a tutto era ed è: amare, amare di un amore infinito. 95 La strada al Cuore divino di Gesù era sempre aperta; era luminosa. Dava passaggio a quanti volevano. Oh, se la mia anima nella sua ignoranza sapesse mostrare la bellezza infinita di quella strada che, allo stesso tempo, era per Gesù motivo della più grande agonia! Tanto piccolo era il numero di coloro che andavano al suo Cuore ansioso; tanto grande era quello di coloro che si staccavano da Lui e fuggivano per sentieri errati!

 

« Ricevi, Padre mio, l'incenso di questo amore! »

96 Gesù voleva offrire tutti all'Eterno Padre. E io li volevo offrire a Gesù. Tanti ricusavano di entrare nel Cuore divino! Che umiliazione! che vergogna! A nulla valevano le sofferenze di Gesù ed il suo sangue sparso! A nulla valeva il mio martirio. Gesù stava mortificato davanti al Padre suo. E io stavo mortificata davanti a Gesù. La mia agonia aumentava al massimo. Gesù, prendendo il calice del mio cuore, lo sollevò, lo offerse ripetute volte all'Eterno Padre dicendo: « Ricevi, Padre mio, il tributo di questo martirio, l'incenso di questo amore! » In verità io volevo avere sempre un turibolo di incenso di amore da offrire a Gesù.  97 In un martirio dolorosissimo di anima e di corpo, durante le tre ore di agonia, fissai il Cuore divino di Gesù. 98 Volevo tanto soffrire io sola, al posto suo; e non riuscivo a nulla. Offrii con Lui, con Lui agonizzai. 99 Con gli occhi dell'anima al Cielo e il cuore in Dio, accettai tutto: amavo e, poiché amavo, soffrivo.

 

« Padre, perdona loro, che non sanno ciò che fanno! » (Lc 23,34)

100 L'anima di Gesù piangeva; io sentivo le sue lacrime. Udivo questo gemito del suo Cuore: « Figli miei, perché mi ferite? Perché vi comportate così? ». 101 Nel ricevere gli insulti e i maltrattamenti, sospirava silenziosamente e mormorava: «E' così che mi amate? è così che ricambiate il mio amore?». Ma subito aggiungeva: « Padre, perdona loro, che non sanno ciò che fanno! ». 102 Il Cuore amava tanto: pareva lanciarsi ai piedi di ogni creatura per chiedere di lasciarsi conquistare. 103 Sentii nell'anima come uno scroscio di flagelli: non perché gli aguzzini mi flagellassero in quel momento, ma perché desideravano farlo. Gesù, dentro al mio petto, già quasi moribondo per il dolore angustioso causato da quelle cattive intenzioni, alzò gli occhi all'Eterno Padre e mormorò: « Padre mio, mi costa la ingratitudine; ma perdona loro che non mi riconoscono per Tuo figlio! ». 104 Sentii che Gesù dal Calvario estendeva gli sguardi a tutta l'umanità. 105 Palpitava di amore per il mondo indurito e colpevole; palpitava di dolore nel chiedere al Padre compassione.

 

« L'ora » di Cristo e di Maria

106 La Madre, presso la croce, univa le sue lacrime a quelle di Gesù. Come Gesù amava! 107 Vidi le sue lacrime e forza d'animo: si teneva ritta in piedi con gli occhi fissi nel suo Gesù. 108 Contemplava le Sue piaghe, vedeva il Suo sangue scorrere dalle carni lacerate! 109 Voleva abbracciarLo, pulirgli il volto coperto di sputi e di polvere, tutto insanguinato, e raccogliere così ogni goccia del prezioso sangue, che era anche suo. 110 Voleva fare a Lui ancora vivo, quello che Gli avrebbe fatto dopo morto. 111 Avrebbe voluto che le sue braccia divenissero ali per poter volare fino sulla croce ad abbracciare il suo Gesù ed unirLo di più a sé. Unione senza uguale! follia di dolore e di amore! 112 Vi erano nei loro Cuori santissimi il medesimo dolore ed i medesimi aneliti: accogliere e custodire per sempre il mondo intero, tanto ribelle e crudele. Come la Mamma amava! Io partecipai del medesimo amore, del medesimo dolore, della medesima letizia. 

 

Invoca il Padre

113 Gesù a stento poteva muovere le labbra per gridare invocando l'Eterno Padre; ma il suo cuore stava in un grido continuo. 114      Questo si elevava al Padre, ma era per il mondo, che, duro e sordo, non lo ascoltava né si commuoveva. 115 Sul Calvario tutto passava inosservato: il grido, già moribondo, non entrava negli orecchi né penetrava nei cuori. 116 Poche volte Gesù innalzò gli sguardi all'Eterno Padre, ma gli occhi della sua anima erano sempre fissi in Lui. 117 Con Gesù sospiravo anch'io, con Lui gemevo, con Lui mi condolevo per la povera umanità. Ai suoi occhi divini univo i miei, già quasi moribondi; li innalzavamo al Cielo in grande agonia per chiedere soccorso. 118 O agonia tristissima, o tenebre angosciose! 119 O mondo, o anime, quanto ci amò Gesù. AmiamoLo noi pure! Il nostro dolore, in paragone al suo, è un nulla. Fu un dolore infinito, fu dolore di un Dio fatto Uomo. AmiamoLo, amiamoLo senza cessare! AmiamoLo giorno e notte. Il mio cuore va, come un uccellino smarrito, a mendicare amore, sempre amore per Gesù.

 

Il Padre esige la riparazione

120 O cuore amo tanto, tanto che non ricusò di rivestirsi di tutto il fango immondo, per consumarlo in sé e farlo scomparire. Amò tanto, tanto che si consegnò al Padre come reo di ogni colpa, per ripararla. Amò follemente fino a dare la vita, perché noi possedessimo l'eterna Vita del Cielo. 121 Ero abbandonata dall'Eterno Padre! Gridai, ma senza essere ascoltata. 122 Sentivo Gesù in croce, sulla croce che ero io. E in me era Lui pure. Era indispensabile un aiuto; era necessario un conforto. Invece di aiuto e conforto, sentii come se il Cielo si abbassasse con tutto il peso della sua giustizia per schiacciarmi fortemente contro il grande legno della croce. L'agonia aumentò e con essa l'abbandono. L'Eterno Padre non dava conforto. Esigeva solamente la riparazione. Era il Giudice a chiedermi conto di tutte le colpe dell'umanità. « Padre mio, Padre mio! Già ho dato tutto; già ho sparso tutto il mio sangue! » 123 Il peso della giustizia divina sopra di me era molto grande, infinito: pareva strapparmi dalle braccia della croce per sprofondarmi nella Terra, per essere la Terra stessa!

 

« Dio mio, perché mi hai abbandonato? » (Mc 15,34)

124 Era notte, tremenda notte! 125 O agonia, o abbandono, o oscurità! 126 Gridai, gridai senza desistere: « Padre, Padre mio! Persino Tu mi lasci? persino Tu mi abbandoni? ». 127 Non ero io che gridavo: era il mio cuore. Non ero io che volevo gridare, ma mi obbligavano la violenza del dolore e l'agonia. 128 Sgomenta per le tenebre e l'abbandono, udivo uscire dal cuore molte e molte volte il grido: « Padre, Padre, Padre! Non distogliere da me il Tuo volto! Non allontanare da me i Tuoi sguardi! ». 129 Il mio grido doloroso e moribondo echeggiava in fondo alla montagna: 130 echeggiava come dinamite nella roccia. Ma il Cielo, sì, il Cielo pareva chiuso per me. 131 Rimasi sulla croce con Gesù ed Egli con me, nell'attesa di dare la vita per nuove vite. Nell'estrema agonia, Gesù dentro di me gridava: « Padre, Padre, Padre mio! ». Il mondo, come risposta a questo grido di agonia, dava crudeltà, più crudeltà; ingratitudine, più ingratitudine.

 

« Figli miei, ho sete di voi! »

132 Sentivo una sete bruciante e il più grande degli abbandoni. Uscì dal mio cuore questo grido:  Ho sete, ho sete! ». Compresi che era di Gesù e mi ricordai che Egli aveva sete di anime. 133 L'amorosissimo Gesù, tra gli insulti, sentiva la sete divoratrice del suo divin Cuore e sussurrava, pieno di tenerezza e di affetto: « Figli miei, ho sete di voi! è così che mi saziate? ». 134 Nello stesso istante sentii passare sulle mie labbra, una e poi un'altra volta, una spugna. La sete delle labbra rimase; quella del cuore aumentò! 135 Era sete tanto ardente, che solo l'amore dei cuori del mondo intero poteva saziare.  136 Il grido continuava: « Non è la sete delle mie labbra, che voglio saziata; bensì quella del cuore: è sete di anime! ». 137 Fino all'ultimo momento, fu questa sete la vita di tutto il mio soffrire.

 

L'amore, unito alla grazia, trionfa sul dolore

138 Sulla cima, non perdetti l'unione con il Padre. 139 Sentivo in me due vite, o due nature: una che non resisteva a tanto dolore; l'altra che tutto vinceva. 140 Mi portava ad agonizzare la visione di tutti i crimini, delle ingratitudini e malvagità dell'umanità intera. 141   In queste ore di agonia, fu la vita divina che vinse nel mio corpo piagato, cadaverico. L'amore, unito alla grazia e alla vita divina, trionfò sul dolore, trionfò sulla morte. 142 Io davo al mondo la stessa Vita che io ero, che dal Padre ricevevo. 143 Ancora prima di spirare sentii che mi trafissero il cuore: questo dolore mi fu anticipato, perché, una volta morta, non lo avrei potuto sentire. 144 Sentii la lancia aprirmi il costato ed entrare fino ad attraversarmi il cuore: il taglio fu come di spada affilatissima. 145   Con il cuore in quello stato, lanciai uno sguardo al mondo e dissi: « è per te che sto così! »  146 Gridai al Padre, ma sempre rassegnata.

 

«Venuti per vedere lo spettacolo se ne tornavano a casa battendosi il petto» (Lc 23,48)

147 Si fece buio sul Calvario. 148 Molti di coloro che mi avevano fatto soffrire discesero spaventati: andavano a nascondersi gli uni dietro agli altri, come formiche nel proprio formicaio. 149 Erano spaventati: temevano qualche ulteriore avvenimento. Era il timore e non l'amore la causa del loro sgomento! 150 A poco a poco il Calvario rimase nel silenzio. Si udivano soltanto i sospiri di Gesù. Regnava il dolore, aumentato dal rancore di molti cuori che, soffocati non so da che, non parlavano più. 151 Dopo i maltrattamenti, le bestemmie e le calunnie, rimasi a sentire quel silenzio del Calvario: 152 un silenzio saturo di rimorsi. Solo due Cuori, molto uniti come se fossero uno solo, si parlavano l'un l'altro: erano un solo dolore, un solo amore. 153 La Mamma, ai piedi della croce, ferma come una statua, quasi moriva di dolore. 154 Io sentivo che dal Cuore di Gesù scendevano verso il Cuore della Mamma molte grazie, molta vita, molto amore. Tutto questo Le alleviava l'indicibile dolore e Le dava vita per mantenersi salda senza crollare, fino a che Egli spirasse. 155 Soltanto con la forza divina Ella resistette senza svenire.

 

« Non posso fare di più »

156 Nel mio petto sentivo il respiro affannoso di Gesù. 157 Unito al mio, palpitava pure il suo divin Cuore. 158 Palpitava con tanta forza e rapidità che un battito non dava tempo all'altro. Le sue divine labbra impressero in me, come in un disco: « Ho sete! ». Il mio cuore, nel sentire questo, comprendeva la sete di Gesù; gli disse: « Almeno potessi io saziarTi! ». 159 Gli occhi agonizzanti di Gesù rimasero nella mia anima un poco socchiusi a fissare il Calvario, l'umanità. 160 Si serrarono poi ed Egli mormorò: « Sto per morire. Traete profitto dal mio divin sangue e dalla mia morte, se volete salvarvi: muoio per darvi il Cielo ». 161 Gesù era esausto: anelava morire per dar luce e far vivere. 162 Il suo divin Cuore diceva: « Figli miei, figli miei! Vi amo tanto fino a morire per voi! 163 E' giunta l'ora dell'amore: muoio per voi; non posso fare di più ».

 

« Madre mia, accetta il mondo »

164 Sentivo che il mio cuore stava abbarbicato con radici di amore a tutti i cuori umani. 165 E' la loro ingratitudine, sempre a ferirmi, sempre a portarmi alla morte. 166 Riuscii a sussurrare a tutto il mondo: « Può, la tua ingratitudine esigere di più da me? ». 167 E alla mamma mormorai: « Madre mia, accetta il mondo: è tuo! è figlio del mio sangue; è figlio del tuo dolore. Per salvarlo, hai da cooperare con me ». Dopo questo profondo sussurro, con gli occhi al Cielo, aggiunsi: « Tutto è consumato ». 168 La Madre stette sempre come chi, nella stessa croce, partecipa dello stesso dolore, dello stesso martirio e follia di amore, nel medesimo compito di salvezza. 169 Da Lei verso di me vi era un canale di salvezza. Tutto passava dal mio cuore o, piuttosto, dal Cuore di Gesù che era in me, verso quello di Lei. Tutte le anime ricevevano le grazie e i frutti della Redenzione attraverso la Madre. 170 Molto profondamente e al vivo sentii quanto Ella cooperava con Lui alla nostra salvezza. Di quanto Le siamo debitori!

 

Padre, a Te affido la mia vita » (Lc 23,46) 

171 Sentii che Gesù dava le ultime gocce di sangue. Esse fervevano: era l'amore che le faceva fervere. 172 Mostrando al mondo il divin Cuore aperto, sussurrava: « Per te ho latto questo:ho dato tutto il sangue e ti ho amato fino a non poterti amare di più ». 173 Agonizzava e ripeteva più volte: « Padre, Padre, Padre, accetta la mia agonia! 174 Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. E' per Te il mio ultimo sospiro! ». 175 Neppure un grido, neppure un gemito era accolto dall'Eterno Padre! Persino la consegna dello spirito pareva non essere accolta! 176 Agonia di tanta afflizione! Io mormoravo continuamente: « Gesù, Gesù! ». E sentivo in me altra voce che ripeteva: « Padre, a Te, nelle Tue mani consegno il mio spirito ». 177 Con Gesù andavo spegnendomi; con Lui mi sentivo morire.  178 Il mio corpo e la mia anima si disfacevano totalmente come per lebbra. 179 L'anima tremava per il dolore e per la paura, come il corpo trema per il freddo. 180 Stavo consegnata all'abbandono. Era completo: non avevo più nulla da sperare, neppure dall'Eterno Padre!

 

Si esauriscono le Sue forze, ma non il Suo amore

181 Dentro di me, Gesù stava spirando: 182 solo di tanto in tanto emetteva un sospiro; tra l'uno e l'altro rimaneva come se non avesse vita. 183 Mal poteva gridare al suo Eterno Padre. 184 Erano gli ultimi rantoli. 185 Prossimo a dare il suo ultimo respiro, per un impulso del cuore, gli vennero ancora alle labbra alcuni sbocchi di sangue. E scorrevano lungo il suo volto le ultime lacrime. 186 Lo vidi innalzare al Cielo per l'ultima volta i suoi sguardi e inclinare poi il capo. 187 Sentii come se Egli non distogliesse gli sguardi dalla Mamma. 188 Uscivano dal suo Cuore raggi luminosi verso il Cuore di Lei, come fossero i Suoi addii. 189 Sentii nel mio cuore i suoi ultimi sguardi e la dolcezza e l'amore che lasciava cadere su di me. 190 Le tenerezze del Cuore di Gesù si diffondevano verso coloro che stavano crocifissi ai lati: alla destra erano accettate; alla sinistra ricusate. Sentivo la rivolta di colui che le rifiutava e l'amore di colui che le accettava. 191 Si esaurivano le Sue forze, Gli veniva meno la vita; ma non si esauriva né veniva meno il suo divino amore: si diffondeva per tutto il Calvario, e dal Calvario al mondo, come soffio di vita, come profumo delizioso. 

 

La Vita che Lo aveva portato sulla Terra si riavvicina al Cielo

192 Nell'ansia di darmi totalmente, nell'amore sempre più folle, giunse il momento di dare la vita. 193 Mi pareva di non avere più mani e piedi, tanto grandi erano le piaghe. E non avevo più cuore che potesse essere ferito oltre: 194 Io ero vittima e ostia. Prima di spirare, sentii come se fossi legata alla croce dal capo ai piedi, con spaventosi serpenti: erano come catene che mi legavano al legno. Mi causavano spavento. 195 Sulla cima della montagna, tremenda montagna, continuai a gridare; la violenza del dolore, a somiglianza di acqua che muove la ruota del mulino, fece rotolare la montagna. E questa rimase su di me. 196 Tutto il mio essere era cuore per amare e consegnarsi al Padre. 197 Il cuore andava morendo lentamente. E quella Vita che mi aveva portato sulla Terra si avvicinava nuovamente al Cielo.

 

«Il sole si oscurò e il grande velo del tempio si squarciò a metà» (Lc 23,45)

198 L'agonia, tanto grave, faceva sì che tutto il mio essere si squassasse, proprio sino alle viscere. 199 Sentii come se mi scorressero lungo il volto e il corpo i sudori freddi della morte. 200 Un urlo doloroso, soffocato, passò per il mio cuore: fu l'ultimo grido di Gesù agonizzante. 201 Fu tale lo sforzo, tale la violenza del dolore, che Gesù pareva staccarsi dalla croce. 202 Il grido di agonia, dolorosissimo, risuonò in tutto il Calvario o, meglio, io sentii come se echeggiasse nel mondo intero, e scuotesse tutto. 203 Muoveva e rimuoveva la Terra. 204 Il cielo parve aprirsi in spaccature di fuoco. Udii come un echeggiare strepitoso di tuoni. 205 Il velo del Tempio si squarciò e cadde. 206 Tutta la terra tremava. Era un potere supremo che la faceva scuotere. 207 Sentii come se il piede della croce si interrasse di più... 208 Che paura, che spavento veniva dalIa terra; che sgomento veniva dal cielo! 209 Sul Calvario era buio. Si aprirono grandi crepacci. Tutti fuggirono. Soltanto le anime amiche di Gesù rimasero. 210 Gli occhi della mia anima stettero sempre fissi al Cielo a chiedere perdono e misericordia per la Terra.

 

Il Cielo riconciliato con la Terra

211 Sentii, prima nel cuore e poi in tutto il corpo, un freddo agghiacciante: era la morte. Gesù spirò. 212  Il mistero della morte regnò sul Calvario e nella mia anima. 213 Quando Gesù spirò, il Cielo si aprì. Noi tutti già potevamo passare dal Calvario al Cielo. 214 In quel momento avvenne una prodigiosa mescolanza tra Cielo e Terra: rimasero due in uno solo. La Terra si riconciliò con il Cielo: ora noi tutti potevamo vivere la stessa Vita. 215 Il Cielo si unì alla Terra in tal modo che mi fece sentire e ricordare ciò che da piccola avevo visto: l'impasto fatto dal panettiere nel cilindro; quella ruota mescolava tutto. Che movimento! Cielo e Terra, una stessa massa! 216 Rimase il Cielo riconciliato con la Terra. 217 Un suono armonioso riempì Cielo e Terra.

 

Libera le anime in attesa

218 Il Calvario stava in tenebre. E io discesi in un luogo di tenebre. E io stessa fui la luce che tutto illuminò. Dico « io » ma non fui io, perché io sono tenebre e morte. Fu quella Vita che viveva in me, che trionfò sul Calvario e sulla Croce. 219 Discesi come in un inferno, ma non un inferno di fuoco, di maledizione e tormenti, bensì ad un inferno solo di tremenda oscurità, ove non entrava luce né gioia: era un inferno di cecità ed ansietà. Sentii come se nostro Signore stesse in me, contento, a braccia aperte, comunicando la propria gioia ad una moltitudine in attesa. Sentii che di nuovo ne uscii, portando dietro di me quella schiera innumerevole di esseri che non erano corpi. 220 Sentii la gioia del Cielo e di molte anime. 221 Io sentii e vidi tutto, ma rimasi sempre immersa nel dolore, nella cecità e nella morte. 

 

La sua Vita divina si è saparata da me

222 Era volata la sua Anima santissima. E io ero rimasta nel medesimo dolore della Mamma, a sentire la stessa perdita. 223 La sua Vita divina si era separata da me. 224 Restai come se l'anima mi avesse lasciata e non avessi più vita: 225 quella Vita dall'alto era stata sempre la forza di tanto soffrire. 226 Gesù era spirato; e io ero rimasta in questo strappo: non appartenevo a Dio; non appartenevo alla Terra. 227 La morte di Gesù oscurò il calvario della mia anima; 228 il silenzio della morte regnò nel calvario della mia anima. 229 Poco dopo, vidi dare il colpo di lancia nel suo divino costato. 230 Fu dentro di me che Egli fu trafitto. 231 Il Cuore fu trafitto: diede le ultime gocce di sangue; 232 le ultime del suo preziosissimo sangue e, alla fine, gocce di acqua. 233 Rimasero raggi dal Cuore a illuminare la Terra; mentre il sole, come si vergognasse, si nascondeva dietro le nubi che tremavano unitamente al suolo del Calvario. 234 Da tutte le piaghe uscivano raggi di luce, come raggi di sole da fessure.

 

La Madre piange tanti figli morti per il peccato

235 La mia anima vide Gesù mentre veniva deposto dalla croce: il capo penzoloni, un braccio già schiodato; la Mamma già seduta, a braccia aperte, per riceverlo. Sentivo in me il corpo di Gesù senza vita, gelido: rabbrividii. 236 Sentii come se Egli, morto, stesse in me e anch'io, con Lui, nelle braccia della Mamma: eravamo un corpo solo, un solo cadavere. 237 Sentii la Mamma stringerLo al Cuore, fargli tutto quello che poco prima aveva desiderato ardentemente fargli, nell'alto della croce. 238 Le lacrime della cara Mamma cadevano sopra il mio volto. 239 Io ero Gesù e Lei era mia Madre; io ero il mondo e Lei era la Madre del mondo. 240 Volevo consolarLa ed abbracciarLa e non potevo. Fu allora che Gesù, non più morto in me, ma vivo, mi disse: « Figlia mia, le lacrime della mia Madre santissima sono somiglianti a quelle che Ella sparse, in un'altra ora, sopra di me, sul Calvario. Ella oggi non piange, al vedere il Figlio morto nelle sue braccia, ma piange al vedere, in tutta l'umanità, tanti figli, la maggior parte dei suoi figli, morti per il peccato. Che dolore, quello del suo santissimo Cuore, e che dolore quello del mio divin Cuore, per la visione di questa perdita, di questa morte quasi totale! Dammi il tuo dolore: ripara i nostri Cuori tanto feriti. Abbi coraggio! ». Provai tanto dolore che mi parve di morire. 241 Fu l'amore che portò Gesù a dare la vita. E la Mamma continua la stessa missione: amare noi come Gesù.

 

«Cristo è morto ed è tornato in vita per essere il Signore dei morti e dei vivi» (Rm 4,9)

242 Fra le nere nubi della morte, Gesù irruppe: si levò in alto; andò a brillare più oltre. Vinse tutto e su tutto trionfò. Ma io non Lo accompagnai in quella vittoria, in quel trionfo, in quella luce: rimasi sempre nel mio dolore, nella mia amarezza ed agonia. Egli andò nel gaudio di un trionfo luminoso, ma rimase sempre con me: unito a me, trasformato in me, soffriva. Vorrei saper parlare di questo sdoppiamento di Gesù: nel gaudio e, contemporaneamente, nella unione dolorosa dentro al mio corpo. Ma non so. Ciò che so, è che l'agonia continuò. 243 Gesù morì e visse sempre. Sentii che Egli morì e sentivo che continuava a vivere. O Vita, o Vita celeste!

 

«Vi chiamo con amore di Padre»

244 All'improvviso si illuminò tutta la mia anima di una luce che illuminava il mondo. 245 Sentii come se, da cima a fondo, si squarciasse un velo: Gesù mi apparve con la sua Luce e mi diede la sua Vita. 246 Risuscitò e fece risuscitare la mia anima. Sentii che nel mio cuore Egli diceva: « Udite, figli miei, la voce di Gesù che vi chiama! Vi chiama perché vi ama. Ascoltate con attenzione: è l'ora della Grazia che passa! Ricevetela, propiziatela, accettatela! Batto con insistenza, chiedo con tutto l'ardore del mio cuore: Venite a me! Vi chiamo con amore di padre ».

 

«Credo, Gesù, credo»

247 In una angustia lancinante ripetei i miei atti di fede: « Credo, Gesù, credo che fu per me la tua Nascita, il tuo Orto, il tuo Calvario. Credo, Gesù, credo! ». I miei abissi erano tanto tetri e profondi che soltanto un Dio poteva penetrare in essi: fu quanto Gesù fece. Discese fino alla mia profondità, portò alla superficie il mio povero essere e lo illuminò con alcuni raggi della sua Luce.

 

CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLA EVOLUZIONE MISTICA DELLA SERVA DI DIO

 

Presentiamo una breve cronologia, mettendo in evidenza alcune date più significative; siamo consapevoli che la complessità di una evoluzione spirituale non si può imbrigliare entro date precise, tuttavia pensiamo possa essere utile al lettore, come orientamento. Attingiamo dall'Autobiografia, dal Diario, dalle lettere ai due direttori spirituali. Dove è omessa l'indicazione della fonte, è sottintesa la Autobiografia che Alexandrina, per obbedienza, dettò succintamente alla maestra del paese Saozinha ed arricchita di vari fatti dal secondo direttore e dal confratello salesiano D. Ismael.

 

Alexandrina Maria da Costa nacque il 30 marzo 1904 a Balasar, modesto paese del Portogallo, appartenente alla diocesi di Braga, situato a circa 50 km da Oporto; vi morì il 13 ottobre 1955. Fin dai primi anni manifesta una costituzione forte un temperamento vivace e scherzoso: « I ricchi diceva la mamma hanno il buffone nei loro palazzi; io non sono ricca, ma ho ugualmente in casa chi ci tiene allegri! ». 19111912 Frequenta la prima elementare a Pòvoa de Varzim. Sempre a Pòvoa, preparata dal p. Alvaro Matos, riceve la prima Comunione: .... Fissai l'Ostia santa in tal modo che mi rimase impressa nella mente; ebbi l'impressione di unirmi a Gesù per sempre. Mi parve che Egli legasse a sé il mio cuore. La gioia che ne provai è indicibile ». 19131917 Verso i nove anni inizia a lavorare nei campi; più tardi è costretta a fare tale lavoro a servizio, per guadagnarsi il pane. 1918 Il sabato santo salta da una finestra, situata a m 3,35 dal suolo, per salvarsi dalla passione di un uomo penetrato in casa. Da qui ha inizio una mielite compressa alla spina dorsale, che sarà riconosciuta più tardi attraverso esami clinici; ne consegue una paralisi progressiva (referto clinico del dott. Azevedo). Passa più di sei anni ammalata, un po' in piedi, un po' a letto. 1924 In giugno, con molta fatica, partecipa al Congresso Eucaristico di Braga: da allora non uscirà più di casa se non trasportata! 1925  Il 14 aprile si pone a letto per sempre. Diolinda, la sorella, diviene la sua infermiera, perché la mamma deve occuparsi dei lavori di campagna; Diolinda lavora in casa come sarta. 1928 In occasione di un pellegrinaggio parrocchiale a Fatima, si riaccende in lei la speranza della guarigione; ma non ottiene la grazia. Nell'Autobiografia leggiamo: « Morirono i miei desideri di guarire, e per sempre, sentendo, ognor più, maggiori ansie di amore alla sofferenza e di pensare soltanto a Gesù. Un giorno, mentre ero sola, venendomi in mente che Gesù stava nel Tabernacolo, Gli dissi: "Mio buon Gesù, Tu catturato ed io pure... Tu avvinto dall'amore per mio bene, io catturata dalle Tue mani... Voglio ciò che Tu vuoi; e soffrire con rassegnazione. Non mancarmi, o buon Gesù, con la Tua protezione! "». 1930 Nel maggio scrive sulla copertina di un libretto: « O Mamma diletta del Cielo, vieni ai Tabernacoli del Tuo e mio Gesù, presentagli Tu le mie preghiere e rendi valide le mie suppliche... Digli inoltre che voglio molta sofferenza, ma che non mi lasci sola neppure un momento ». In questo periodo, ogni mattina, nelle sue preghiere dice, tra l'altro: « Mi unisco spiritualmente a tutte le S. Messe che, giorno e notte, si celebrano sulla Terra. Gesù, immolami ogni momento con Te sull'altare del Sacrificio; offrimi all'Eterno Padre secondo le Tue intenzioni ». 19311932 Durante le sue preghiere e offerte a Gesù comincia a sentire un forte calore che pare bruciarle il cuore; si sente come rapita. In uno di questi momenti sente la seguente ispirazione: sofirire, amare, riparare. Non comprende cosa esigessero da lei quelle parole: « O mio Gesù, cosa vuoi che io faccia? », domanda più volte; e ogni volta non sente se non quelle tre parole. 1933 Il 16 agosto viene a Balasar a predicare un triduo in onore del Cuore di Gesù il p. Mariano Pinho, S.J. In questa occasione Alexandrina lo ottiene come suo direttore spirituale. Tale sacerdote le ispira molta fiducia: gradatamente gli esporrà i problemi della sua anima. 1934 « Fu in settembre che mi persuasi pienamente essere stata la voce del Signore, non uno slancio mio, a suggerirmi le parole soffrire, amare, riparare. Fu allora che Gesù mi chiese: "Dammi le tue mani, le voglio crocifiggere; dammi i tuoi piedi, li voglio inchiodare con me; dammi il tuo capo, lo voglio coronare di spine come fecero a me; dammi il tuo cuore, lo voglio trapassare con la lancia come trapassarono il mio. Consacrami tutto il tuo corpo; offriti tutta a me... ». La frase « mi persuasi essere stata la voce del Signore, non un mio slancio » è molto significativa. Infatti la vera esperienza mistica è caratterizzata dalla iniziativa di Dio, particolarmente forte: tale cioè che l'anima la possa avvertire come non proveniente da lei stessa, ma da Dio. Agli inizi di ottobre Gesù le dice: « Mi servo di te perché molte anime vengano a me: per mezzo tuo molte sono stimolate ad amarmi nella santissima Eucaristia » (Lett. a p. Pinho, 4.10.34). Il 14 ottobre Alexandrina, col sangue spillato da una ferita, scrive sul retro di un'immagine: « Con il mio sangue, o mio Gesù, Ti giuro di amarti molto. Sia tale il mio amore che io muoia abbracciata alla croce. Ti amo e muoio per Te, mio caro Gesù. Voglio abitare nei tuoi Tabernacoli ». Nella lettera a p. Pinho del 1 novembre, si legge: « Gesù mi dice che, come Lui è fedele nell'abitare in me per consolarmi, io devo essergli fedele nell'abitare in spirito nei suoi Tabernacoli e consolarLo ed amarLo ». 1935 Gesù le dice: « Dammi il tuo sangue per i peccati del mondo. Aiutami nella Redenzione. Senza di me non puoi far nulla; ma con me avrai potere per tutto, per soccorrere i peccatori e per molte, molte cose in più » (Lett. a p. Pinho, 3.1.35). Il 30 luglio Gesù le dice, dopo la Comunione: « Fa' sapere al tuo direttore che, in prova dell'amore che hai per la mia Madre santissima, chiedo a te che si consacri il mondo intero a Lei con una festa solenne, come chiesi a Maria Margherita Alacoque, che si consacrasse al mio divin Cuore » (Lett. a p. Pinho, 1.8.35). Alexandrina rispose: « Sono la tua vittima, la vittima dell'Eucaristia, la piccola lampada ove risiedi in perpetuo per amore, la sentinella dei tuoi Tabernacoli. Gesù mio, voglio essere vittima per i sacerdoti, per i peccatori,... per il mondo intero, vittima per la pace, per la consacrazione del mondo a Maria ». 1936 Il giorno 7 giugno, festa della SS. Trinità, Alexandrina sperimenta per la prima volta la morte mistica, che esteriormente si presenta come una morte apparente; fenomeno misterioso che è stato paragonato dalla teologia cristiana alla trasformazione del verme in farfalla, in quanto con esso Dio purifica le anime e le rende sempre più elevate (Santa Teresa, S. Giovanni della Croce). Il giorno 11 settembre p. Pinho spedisce al cardinai Pacelli la richiesta per la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria. 1937  Il giorno 2 febbraio la Santa Sede incarica l'arcivescovo di Braga di studiare il caso di Alexandrina e di inviare notizie precise circa la petizione della consacrazione del mondo a Maria (Cf Cristo Gesù in Alexandrina, p. 707) . Nell'estasi del 31 ottobre Gesù le dice: .... Figlia mia, ti ho scelta per cose molto sublimi; mi sono servito di te per comunicare al Papa il mio desiderio che il mondo sia consacrato alla mia Madre santissima » (Lett. a p. Pinho). 1938 Dopo un ritiro spirituale, iniziato il 30 settembre, nella sua cameretta, da p. Pinho, Gesù le predice nell'estasi del 2 ottobre, che avrebbe sofferto tutta la sua santa Passione per la prima volta il giorno 3 ottobre e poi tutti i venerdì dalle 12 alle 15. « Non mi rifiutai ed avvisai di tutto il mio direttore; attendevo il giorno e l'ora molto afflitta, perché né io né lui avevamo idea di quanto sarebbe avvenuto. Nella notte dal 2 al 3 ottobre, se fu grande l'agonia dell'anima, fu grande anche la sofferenza del corpo... Con queste sofferenze sperimentai per la prima volta la Passione. Quale orrore io sentivo in me! che paura e terrore! ». L'esperienza della Passione rivissuta, come si rileva dal racconto di Alexandrina, non nasce, propriamente parlando, dal sentimento, dalla emotività, dalla meditazione e dalla riflessione di lei, anche se le sue disposizioni hanno potuto, sotto certi aspetti, essere un utile elemento per aprire la via al carisma divino. 1939 Il 20 gennaio, durante l'estasi, Gesù le dice che continuerà a rivivere la Passione in questa forma sino a che il mondo sarà consacrato alla Madre Immacolata (Lett. a p. Pinho). Il 20 marzo, poco dopo la elezione di Pio XII, Gesù le predice che sarà questo il Papa il quale consacrerà il mondo a Maria. Il 28 giugno Gesù le predice la guerra come castigo dei gravi peccati commessi dal mondo; ed ella si offre vittima per la pace (Lett. a p. Pinho). 1940 Il 4 luglio si offre vittima insieme ad altre anime in unione con la Madonna, per ottenere che almeno la sua patria sia risparmiata dalla guerra. Gesù accetta l'offerta ed afferma categoricamente: « Il Portogallo sarà risparmiato dalla guerra » (Lett. a p. Pinho). Così avvenne. A dicembre Gesù le assicura che anche il santo Padre sarebbe stato risparmiato dagli orrori della guerra, ma che avrebbe dovuto soffrire assai moralmente (Lett. a p. Pinho, 6.12.40). 1941 Ha il primo incontro con il medico, dott. Emanuele Augusto Diaz de Azevedo, il quale la prende in cura, seguendola con generosa dedizione e spirito cristiano sino alla morte. Il giorno 29 agosto il p. José Alves Terças, dell'Ordine dei Missionari dello Spirito Santo, assiste alla Passione; ne pubblicherà la descrizione nel n. 10 della rivista « Vida de Cristo, a Paixao dolorosa » vol. V, Lisboa, 1941. 1942 E' privata del suo direttore spirituale. Il giorno 20 marzo soffre per l'ultima volta la Passione, nella forma di partecipazione fisica. Il venerdì successivo, 27, venerdì santo, non soffre più la Passione nella forma suddetta, ma ne rivive nell'intimo le varie fasi (partecipazione interiore,). Nello stesso giorno Gesù le dice: « Non temere, figlia mia: non sarai più crocifissa. La crocifissione che hai tu è la più dolorosa di quelle che la storia può registrare » (Diario, 27.3A2). Intende dire che da allora avrebbe partecipato più intensamente anche a tutte le sofferenze morali e spirituali, senza manifestazioni esterne. In questo periodo le sue condizioni fisiche si aggravano molto: a tal punto che un giorno pare moribonda e riceve l'olio santo; detta le sue ultime disposizioni. Entra invece una seconda volta nella morte mistica, che durerà circa due anni. In questo periodo inizia pure il digiuno e l'anuria completi, che dureranno fino alla morte: si nutrirà della sola Ostia consacrata: più di 13 anni! Il giorno 31 ottobre il Santo Padre fa la consacrazione ufficiale del mondo al Cuore Immacolato di Maria (Cf Cristo Gesù in Alexandrina, p. 117). 1943 Dal 10 giugno al 20 luglio è degente nell'Ospedale « Rifugio di paralisi infantile » di Foce del Douro, presso Oporto, sotto l'osservazione del dott. Gomes de Araùjo: l'autorità ecclesiastica aveva disposto che fosse fatto un severo controllo circa il digiuno e l'anuria, cui molti non credevano; i medici pure volevano verificare con il massimo rigore. La relazione fatta dal dott. Gomes de Araùjo conclude dicendo: « E' assolutamente sicuro che durante i 40 giorni di degenza nel "Rifugio" Alexandrina non mangiò né bevve, non orinò, né defecò... ». 1944 Nonostante la prova suddetta, continuano a diffondersi dubbi e dicerie circa il suo digiuno e la sua vita ricca di carismi; questo le causa sofferenze indicibili, tanto più che si trova priva di guida spirituale. La Provvidenza le viene incontro affidandola alla direzione di un salesiano. Questi, resosi conto che in Alexandrina c'e veramente l'opera di Dio, le impone di dettare il suo diario fino alla morte. Le è segretaria eroica la sorella Diolinda, « quell'angelo che Dio le aveva posto a fianco come infermiera ». Il 1 dicembre avviene il matrimonio mistico, cioè lo stato di unione amorosa tra Dio e la sua anima. Gesù le dice: « Tu sei sposa e sei madre, madre che non cessa di essere vergine. Sei madre dei peccatori...». Sabato, 2 dicembre, la Madonna le conferma le parole del Figlio e aggiunge: « Accetta il mio santissimo manto... puoi coprire il mondo intero: basta per tutti. Accetta la mia corona... sei regina ». 1945 Soffre per la impressione di essere casa di peccato ed il peccato stesso e sconta le varie categorie dei peccati. Si rincrudiscono e si fanno più frequenti e violenti gli assalti del demonio. Contemporaneamente sperimenta vari gradi della trasformazione della sua anima in Cristo: « Voglio dilatarti il cuore, voglio farlo grande, grande come il mio divino amore... fallo penetrare nel mondo che ho deposto nel tuo cuore » (Diario, 3.3A5). E qualche mese dopo: « Prese nelle sue divine mani il Don Umberto Pasquale. Questi, pregato da lei, la iscrive tra le Cooperatrici salesiane il 15 agosto 1944. mio cuore e ne fece un grande globo che poco dopo mi collocò al posto del cuore: "Mia figlia, il tuo cuore è un globo d'amore..."» (Diario, 22.6.45). « Sposa mia, mia regina; vivi di me, la tua vita è la mia, sono trasformato in te perché la tua vita è divina... Tu sei la fontana ed Io l'acqua che sgorga, lava, purifica... » (Diario, 1.9.45). 1946 Le articolazioni delle braccia e delle vertebre si sconnettono; il dott. Azevedo decide di bendarla in tutto il corpo e di collocarla su dure assi, su cui rimarrà sino alla morte (Diario, 4.10.46). Nuovi esami di teologi e di medici, che la lasciano in doloroso stato (Diario, 26.11.46). 1947 Si sente assai grave di salute e scrive di proprio pugno, con inaudito sacrificio, la sua letteratestamento ai peccatori: « Ho passato la mia vita a soffrire e passerò il mio Cielo ad amare e a pregare per voi, o peccatori. Convertitevi e amate Gesù! Amate Mammina! Venite! Andiamo tutti in Cielo. Se provaste per qualche tempo i martiri che per voi ho sofferto, sono convinta che non pecchereste più. Se conosceste l'amore di Gesù, oh, allora morireste di dolore per averLo offeso. Non peccate! Ci ha creato! E' padre! 1948 Ripiena della carità di Cristo, intensifica l'apostolato parrocchiale e l'aiuto ai poveri che a lei ricorrono sempre più numerosi; aiuta le vocazioni, il seminano e le Case Religiose di formazione. Aumenta sempre più il numero delle persone che vanno a farle visita per averne consigli. Gesù le dice: « E' col tuo dolore che soccorri: confida che il tuo dolore è per le anime più che l'acqua per i pesci, più che il sole per la terra ». Il 14 luglio scrive di suo pugno l'epitaffio per la sua tomba: « Peccatori, se le ceneri del mio corpo possono essere utili per salvarvi, avvicinatevi, passatevi sopra, calpestatele fino a che spariscano, ma non peccate più! Non offendete più il nostro Gesù! Peccatori, vorrei dirvi tante cose! Per scriverle tutte non basterebbe questo grande cimitero. Convertitevi! Non offendete Gesù! Non vogliate perderlo per tutta l'eternità! Egli è tanto buono! Basta con il peccato! Amate Gesù, amateLo!  Il  giorno 23 settembre riceve l'ultima visita del suo secondo direttore, obbligato a ritornare in Italia. A lui però invierà i suoi diari fino alla morte. Rimasta priva anche dei secondo direttore, si sente dire da Gesù: .... Io sono l'Artista divino e nel tuo nulla io realizzo il capolavoro più meraviglioso... è con la tua oscurità che do luce alle anime » (Diario, 1.10.48). 1949 Gesù le promette di chiamare al suo tumulo molti peccatori e di convertirli (Diario, 2.9.49). La Vergine del Rosario le appare con la corona del Rosario e le dice: .... il mondo agonizza e muore nel peccato. Voglio orazione, voglio penitenza. Avvolgi in questa mia corona del Rosario coloro che ami... e tutto il mondo » (Diario, 1.10.49). 1950 Nell'estasi del 28 luglio Gesù le dice: « Dammi la tua riparazione e ascolta il mio urgente messaggio: "Voglio che il Papa faccia al mondo un supremo appello...: orazione, penitenza, rinnovamento di vita, vita pura..." E al 1 settembre aggiunge: « Unisci alla mia angoscia la tua, alla mia agonia la tua, al mio Calvario il tuo: è calvario di dolore, è calvario di salvezza... » (Diario). Alexandrina partecipa alle sofferenze di Cristo e ne ricevette persino le stigmate, che rimarranno sempre invisibili, ma dolorosissime. Gesù le dice: « Figlia mia, trasporto balsamo dalle mie piaghe alle tue, occulte ma dolorose, ben profonde, perché le tue mani seminino attraverso le piaghe dolorose la mia semente divina e perché i tuoi piedi, che non camminano per le piaghe aperte, strappino dai cammini errati le anime che corrono verso la perdizione... trasporto balsamo dalle ferite del mio capo al tuo per soavizzare il dolore delle tue spine, affinché, resa più forte, tu possa con queste sofferenze strappare dagli spiriti le cattive intenzioni e i pensieri iniqui... dal mio cuore trasporto balsamo amoroso, balsamo di fuoco, perché tu Mi ami e faccia amare, perché tu accenda questo fuoco, questo amore, perché tu possegga sempre la tenerezza, la dolcezza del mio » (Diario 1.9.50). 1951 Nell'estasi del 19 gennaio Gesù sollecita: « Presto, presto, più orazioni, più penitenza! Presto a rinnovare la vita e i costumi! Presto, figli miei!... » (Diario). Alexandrina risponde: « Tu dici "presto"; io dico "aspetta, Gesù"... dico "aspetta; da' loro tempo, Gesù; sono la Tua vittima e voglio perdono per il mondo "» (Diario, 19.1.51). L'anima vittima si rende sempre più somigliante alla Vittima divina. L'identificazione di Alexandrina con il Cristo è da anni operante: « Tu vivi con la mia vita, soffri con il mio dolore, ami con il mio amore: vivi con la mia vita perché con essa ti faccio vivere; soffri con il mio dolore perché te lo faccio sentire, in quanto vittima per riparare; ami con il mio amore perché te lo infusi nel tuo cuore affinché con esso Mi ami e faccia che io sia amato » (Diario, 23.11.51). 1952 Il 18 gennaio nel Diario leggiamo: « Non so cosa sento nel cuore: mi pare che abbia dentro qualcuno che, come i pescatori, lancia reti e reti per catturare questo mondo immenso di anime.. Quante più reti escono dal cuore, tante più ne ha da lanciare. E quali ansie infinitamente grandi di averle tutte colme! Che compito, che stanchezza incessante! ». Da questo anno aumenta spaventosamente il numero delle persone che vanno a vederla e a chiederle consiglio; sono innumerevoli le conversioni. Nonostante tutto questo, sente molto acuta un'altra sofferenza: l'impressione che tutta la sua vita ed il suo martirio siano inutili: « Tutto il mio vivere è diventato inutile » (Diario, 16.5.52). 1953 Però il 9 gennaio dice: « Balsamo al mio soffrire sono soltanto la speranza e la fiducia; non sento di aver fiducia, ma confido... La vita senza dolore mi pare insopportabile... Non vi è nulla che si possa paragonare alla dolcezza della croce quando la accettiamo e la portiamo con amore » (Diario). A proposito dell'agonia sul Calvario dice: « Erano segreti e misteri di amore... erano segreti e misteri di redenzione » (Diario 1.5.53). Alexandrina ha capito il grande valore salvifico della sofferenza. E Gesù le dice: .... Sono il sole, la vita, l'amore del tuo cuore... è sole, vita e amore divino. Mi do, mi comunico per mezzo tuo alle anime... Sei nella vita pubblica di Gesù... » (Diario, 15.5.53). E nell'estasi dei 20 novembre Gesù dice: « Ho scelto questo Calvario per amore dei peccatori, per amore dell'umanità intera; Io Gesù, lo intitolo "Calvario dei peccatori "» (Diario). Il 25 dicembre ha l'ultima estasi pubblica, che generalmente aveva dopo la Passione vissuta interiormente. 1954 Quest'anno ricorre il 12 anniversario dell'inizio del suo digiuno ed anuria completi; Gesù le dice: « Ti ho messa al mondo, ti faccio vivere solo di Me, per provare al mondo ciò che vale l'Eucaristia e ciò che è la mia vita nelle anime: è luce e salvezza per l'umanità » (Diario, 9.4.54). Nel maggio scrive a p. Pinho: .... Quanto bisogno avrei di lei, per aprirle la mia anima, per mostrarle un libro di innumerevoli pagine che ho nel cuore! E' un libro che si potrà comprendere e leggere tutto solamente nella luce dell'eternità. In esso sono scritte le ansie di darmi, di consumarmi nell'amore di Gesù e di condurre a Lui le anime tutte, proprio tutte. Non posso consentire che se ne perda neppure una.. Quanto parla questo libro! » (28.5.54). Questo libro vivo, non è se non Cristo crocifisso con cui Alexandrina si sente identificata. Nel settembre Gesù le dice: « La tua vita è la mia Passione che continua... è Passione mistica, ma che racchiude tutta la mia santa Passione » (Diario, 24.9.54). Pochi giorni dopo si legge nel Diario: « In quel momento, dalla piaga del suo divin Cuore uscì un lampo così grande, con raggi tanto luminosi che fecero risplendere tutto. Poco dopo, da tutte le sue piaghe divine uscirono raggi che mi trafissero i piedi e le mani; dal suo capo sacrosanto veniva verso il mio un sole che mi ha trapassato il cervello. Circa il primo lampo e i raggi che uscivano dal suo divin Cuore, Gesù mi ha detto con tutta chiarezza: « Mia figlia, a somiglianza di S. Margherita Maria voglio che tu accenda nel mondo questo amore per me, tanto spento nel cuore degli uomini... per mezzo tuo voglio che questo amore sia acceso in tutta l'umanità, così come per mezzo tuo fu consacrato il mondo alla mia Madre benedetta. Fa', sposa amata, che si diffonda nel mondo intero l'amore ai nostri Cuori » (Diario, 1.10.54). Nonostante tutto questo, soffre terribili crisi di fede e si sente nelle tenebre. Nel Diario leggiamo: « Ho ripetuto il mio credo con molta difficoltà; dicevo a Gesù il mio credo, spero e confido, però mi pareva una costante bugia » (8.10.54). 1955 Il 7 gennaio Gesù le predice la morte: « Sei nel tuo anno! sei nel tuo anno! Confida, confida in Me ». L'11 febbraio Gesù le dice: « Coraggio, figlia mia, la tua camera, la tua vita, quanti insegnamenti danno al mondo! E' scuola divina, che insegna agli uomini; è luce di Dio che li illumina nelle tenebre » (Diario). Il giorno 13 ottobre, anniversario dell'ultima apparizione della Madonna a Fatima, Alexandrina vola al Cielo: il suo cuore, incenerito dall'amore, cessa di battere alle ore 20 e 29 minuti. Per sua espressa volontà fu sepolta con il volto rivolto al Tabernacolo della sua parrocchia, come segno del suo amore per Gesù Eucaristico.