LA PASSIONE DI GESU
In ALEXANDRINA M. da COSTA
al
lettore con l'augurio che, leggendo e meditando, ascenda a tal punto, da
sentirsi dire da Gesù:
« Tu mi ami quando piangi e quando sorridi; mi ami nel dolore e nella
gioia; mi ami nel silenzio e parlando: mi ami in tutto »
Il
tribunale ecclesiastico della diocesi di Braga iniziò il processo sulle virtù
e fama di santità della serva di Dio Alexandrina Maria da Costa il 14.1.1967.
Interrogati 48 testimoni ed approvati gli scritti, fu chiuso felicemente il
10.4.1973. Nel maggio seguente tutta la documentazione passò alle Congregazioni
romane. Nel dicembre 1975 i teologi specializzati in dogma, morale e mistica
diedero il loro voto positivo sugli scritti della Serva di Dio.
Presentazione
LA VOCAZIONE DEL CRISTIANO E’ DI PARTECIPARE ALLA PASSIONE DI CRISTO
L'invito
di Gesù all'uomo perché divenga suo discepolo comporta la partecipazione e la
conformazione alla sua Passione (Mt 10,16), per stabilire una relazione
di somiglianza tra il Maestro e il discepolo (Gv 10,4 ss).
L’inserimento in Lui come tralci nella vite (Gv 10,17), come pure la
necessità di rimanere nel suo amore, significa osservare la sua parola, come
per Lui rimanere nella parola del Padre significa attuare la sua parola, cioè
quella volontà che Gli impone di offrire la propria vita per il gregge (Gv 10,17).
Secondo l'insegnamento di Cristo, dunque, vero discepolo è colui che rivive il
suo mistero di morte, o meglio colui che accoglie in sé Cristo per rivivere la
sua Passione. Così l'apostolo Paolo ha capito e vissuto il mistero di Cristo.
Il Vangelo è tutto qui: « Noi predichiamo Cristo crocifisso » (1 Cor 1,23).
La vita di Paolo è una riproduzione viva della vita di Cristo. « Io voglio
vantarmi soltanto di questo: della croce del nostro Signor Gesù Cristo: perché
Egli è morto in croce, il mondo è morto per me e io sono morto per il mondo »
(Gal 6,14); « Portiamo sempre e dovunque nel nostro corpo le sofferenze
di Gesù morente, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro
corpo » (2 Cor 4,10). E l'apostolo si sente confitto in croce: « Sono
stato crocifisso per sempre con Cristo... dunque non sono più io che vivo,
ma è Cristo che vive in me. E pur continuando a vivere nella carne, io ormai
vivo per la fede nel Figlio di Dio, il quale mi ha amato e ha sacrificato se
stesso per me » (Gal 2,19
ss). Il desiderio di Paolo, nello slancio verso la perfezione, è di conoscere
la forza della sua Passione, come della sua Risurrezione e di rimanere
configurato alla sua Morte (Fil 3,8-11). « Mediante il battesimo che
ci ha uniti alla Sua morte, siamo dunque stati sepolti con Lui, affinché, come
Cristo è risuscitato dai morti mediante la potenza gloriosa del Padre, così
anche noi vivessimo una nuova vita » (Rm 6,4), cioè: « Siamo stati
totalmente uniti a Lui con una morte simile alla sua »(Rm 6,5). Quindi
nella vita cristiana, quando raggiunge il suo vigore, la sua fioritura, dovrà
necessariamente manifestarsi anche questa assimilazione alla Passione di Cristo,
con la stessa chiarezza con la quale si manifesta la vita della Grazia, la
presenza del Cristo nell'anima. Perciò, se tale pienezza porta con sé per una
certa connaturalità l'esperienza, anche Cristo crocifisso sarà la grande realtà
dell'esperienza cristiana. Gesù stesso ha parlato della presenza del suo Spirito,
quando i discepoli saranno chiamati a rendergli testimonianza attraverso la
passione e la morte (Mt 10,20). La parola di Gesù trova conferma in
tutta la tradizione cristiana. Ignazio di Antiochia scrive: « Per mezzo della
croce il Cristo, nella sua Passione, invita voi tutti che siete sue membra. Il
capo non può esistere a parte senza le sue membra » (Trall 11,2).
L'agiografia cristiana è ricca di testimonianze di questa presenza di Cristo
nella vita dei fedeli, soprattutto come trionfatore sul dolore e sulla morte.
Nella ricca schiera dei mistici cristiani non sono pochi coloro che hanno
rivissuto in modo estremamente realistico il dramma della Passione di Cristo,
nel loro corpo e nel loro spirito. Ed è grazie alla loro esperienza della
presenza di Dio e della sua azione nelle anime mistiche, che la teologia conosce
le relazioni intime tra le Persone divine della Trinità e la loro opera nelle
anime.
LA PASSIONE IN ALEXANDRINA
Il
fenomeno della Passione di Gesù in Alexandrina si verificò durante l'arco di
17 anni: dal 1938 al 1955. In questo lungo intervallo di tempo bisogna distinguere
due periodi, nei quali il fenomeno si è manifestato con
caratteristiche diverse; indicheremo rispettivamente con « partecipazione
fisica » e « partecipazione interiore » queste due forme o modi
di manifestarsi del fenomeno, per comodità di denominazione; facciamo però
ben presente che la Passione è unica sostanzialmente, essendoci contemporaneamente
sofferenze del corpo e dell'anima, fisiche, morali e spirituali, inscindibili.
1.
Partecipazione fisica
Nel
1° periodo, dal
3 ottobre 1938 al 20 marzo 1942, il fenomeno avveniva in giorni ed ore determinate:
dalle 12 alle 15 del venerdì. Alexandrina riviveva ordinatamente le varie fasi
della Passione dall'agonia nell'Orto alla morte, in stato di estasi. I
suoi sentimenti e le sue reazioni ai dolori erano rese manifeste da
atteggiamenti, gesti, espressioni del viso e di tutto il corpo, facilmente
interpretabili da chi vi poteva assistere.2 Padre Pinho ha scritto al
riguardo: « Noi abbiamo veduto svolgersi al vivo il dramma della Passione,
anche se non apparirono le stigmate, perché Alexandrina aveva chiesto che nulla
apparisse all'esterno. La Passione fu violentissima ed i presenti piangevano
singhiozzando a quello spettacolo di dolore visibilissimo » (cf Cristo Gesù
in Alexandrina, p. 730). Il professore di mistica, Mendes do Carmo, ha affermato:
« E’ un angelo crocifisso! ». La maestra del paese, Saòzinha, ed altri
hanno testimoniato: « Eravamo trasportati in spirito nei vari luoghi della
Passione di Gesù. Nessuno poteva seguire quelle scene senza piangere ». La
sorella Diolinda, in una lettera a p. Pinho parla del fenomeno Passione
rivissuto il 7.4.1939: « Padre mio, cosa fu mai il venerdì santo: fu davvero
giorno di Passione! Prima di iniziare, che volto di afflizione aveva! Temeva il
trascorrere di quel giorno e diceva: "Vorrei che fosse già passato
".
La
confortavo come potevo e l'accarezzavo, nonostante che anch'io fossi satura di
paura e di afflizione. Durante la Passione non potei non piangere e vidi che
quasi tutti gli altri presenti piangevano. Che spettacolo commovente! L'agonia
nell'Orto fu lunga ed afflittiva. Si udivano gemiti molto profondi e talora
singhiozzava. Non Le parlo della flagellazione e della coronazione di spine! I
colpi di flagello li prese in ginocchio e come se avesse le mani legate. Le
avvicinai un cuscino alle ginocchia, ma lei cambiò posto, non lo volle. Ha le
ginocchia in misero stato. Le battiture non si contarono: durarono molto a
lungo... La si vedeva svenire. Anche i colpi di canna sulla testa coronata
di spine furono innumerevoli. Durante la Passione vomitò due volte: soltanto
acqua perché non aveva nulla nello stomaco. Il sudore era tanto che i capelli
erano impastati; le passai la mano sui vestiti e la ritrassi bagnata. Alla fine
della coronazione di spine pareva un cadavere. Vennero ad assistere il canonico
Borlido (di Viana do Castelo) e due persone; così pure il dott. Almiro de
Vasconcelos (di Penafiel) e la sua sposa con la sorella Giuditta ». A proposito
del peso della croce che gravava sulle spalle di Alexandriina durante la fase
della salita sul Calvario, ricordiamo questo episodio. Durante la Passione
rivissuta il giorno 29.8.1941, il dott. Azevedo invita uno dei sacerdoti
presenti ad alzare dal pavimento la veggente caduta sotto il peso della croce (mistica).
Viene scelto il più robusto; la prende sotto le ascelle, ma tutti i suoi
sforzi sono inutili. Spiega: « Con tutta la mia forza, non riesco! ».
Alexandrina pesava allora circa 40 kg! Dopo che il Cireneo ha preso su di sé la
croce, il dott. Azevedo invita lo stesso sacerdote ad alzare Alexandrina; questi
vi riesce senza sforzo. La spiegazione è evidente: la prima volta vi erano
due pesi; la seconda volta vi era il solo peso della veggente. In altra
occasione, durante il fenomeno in stato di estasi, P. Pinho le aveva imposto di
dirgli quale il peso della croce. E Alexandrina in atteggiamento molto grave: «
La mia croce ha un peso mondiale! ».
2.
Partecipazione interiore
Nel
2° periodo,
dal 27 marzo
1942 sino alla morte, Alexandrina riviveva la Passione fuori dell'estasi e
non più in giorni determinati, soffrendo intimamente in modo che nulla
trapelasse all'esterno, anzi talvolta coprendo il dramma profondo con un dolce
sorriso. Il 19 giugno 1946 diceva al suo secondo direttore: « In altri tempi
questi sentimenti e sofferenze li provavo specialmente durante le tre ore del
venerdì tra le 12 e le 15; i dolori della Passione si susseguivano con
ordine; oggi no. Lo sgomento per questi dolori perdura quasi sempre, al martedì,
mercoledì, giovedì oppure al venerdì; in ore non fisse provo ora questo, ora
quell'altro tormento della Passione ». Gesù, durante la Passione, ha sofferto
i tormenti inflittigli dagli uomini e contemporaneamente quelli che si è
inflitto Lui stesso, in quanto volontariamente ha fatto propri i peccati del
mondo (1 Pt 2,24; Is 53,4).
Abbandonato alla
giustizia di Dio, si è trovato totalmente solo, non soltanto a patire la sua
agonia, ma anche a conoscerla. E così pure Alexandrina. P. Corne non chiama
forse Gesù « il peccatore universale, il peccatore di tutti i tempi e di tutti
i luoghi, sul quale Dio fa pesare tutto il rigore della sua giustizia »? E p.
Monsabré « l'incontro di tutti gli oltraggi e di tutte le piaghe »? Mons. Gay
da parte sua scrive: « E’ la verità che Gesù, la benedizione vivente ed
infinita, essendosi fatto peccatore per tutti, deve essere maledetto per tutti
». La morte fisica è così la conseguenza di quella morte spirituale che è la
separazione dell'uomo da Dio. Secondo Cullmann, sarebbe questa morte totale
nemica di Dio, la causa della angoscia di Gesù nell'Orto del Getsemani, più
che la crocifissione e le sue circostanze... No, Egli non può vincere la morte
che morendo realmente, arrendendosi allo stesso dominio della morte, la grande
distruggitrice della vita, della unione con Dio. Granfield commenta il grido di
Cristo crocifisso: « Mio Dio! mio Dio, perché mi hai abbandonato? »,
affermando: « Il peso del peccato del mondo, l'identificazione completa di
Gesù con i peccatori implicano un abbandono non solamente sentito, ma reale
da parte del Padre. In questo grido di abbandono è rivelato il pieno orrore del
peccato dell'uomo ». Solo l'amore può ispirare a svolgere un ruolo simile. Il
Cristo sofferente non è soltanto una manifestazione folgorante della
misericordia divina; ma è anche una rivelazione non meno folgorante della
malizia del peccato e della spaventosa catastrofe in cui si precipitano i
peccatori, per il fatto stesso che si allontanano da Colui senza il quale sono
un nulla e che è la sorgente unica di ogni vita e felicità. Tutte
queste verità non vengono esplicitate nel Vangelo, ma da maestri in scienze
teologiche ed in sede sperimentale nelle pagine del diario di Alexandrina, la
mistica, quasi analfabeta secondo la cultura umana, e da altre anime mistiche
cristiane. Ben a ragione Gesù le diceva: « La crocifissione che tu hai è
delle più dolorose che la storia può registrare ». Meditandola si riesce
veramente ad approfondire la nostra conoscenza dell'amore del Cristo sofferente
e redentore. Ci si renderà conto anche dell'opera che svolse nella redenzione
la Madre di Gesù e nostra, come anche del valore salvifico della sofferenza di
qualsiasi anima che sappia accettarla con amore in unione con Gesù.
3.
Gli effetti dell'esperienza dei mistici
Una
sicura garanzia dell'autentico carisma mistico è un vigoroso dinamismo
ecclesiale ed apostolico, in perfetta sintonia con il magistero della Chiesa.
L'obbedienza perfetta ed eroica all'autorità ecclesiastica, praticata da
Alexandrina, fu riconosciuta ufficialmente dal Tribunale diocesano che ne svolse
il processo
sulle virtù eccezionali e ne approvò gli scritti. Tutti gli scritti di
Alexandrina sono ormai convalidati anche dal voto positivo degli specializzati
in dogma, morale, mistica delle Congregazioni romane. Questo ci invita a
considerare i principali effetti che nascono dall'esperienza mistica della serva
di Dio: a. Una conoscenza non comune né facile dei fatti, sentimenti e
circostanze della Passione di Cristo, che non si trovano esplicitati nei
Vangeli, o vi sono appena accennati. b. Una conoscenza particolarmente
profonda e intensa dei dolori intimi e spirituali del Salvatore, al di là dei
suoi dolori fisici. Un vero contributo alla penetrazione della psicologia di Gesù.
c. La rivelazione dell'amore indicibile, misterioso e quasi « assurdo »
di Cristo per l'uomo. Amore che, nella Passione e morte di Gesù, trova la sua
espressione più alta. « Nessuno ha un amore più grande di questo: morire
per i propri amici » (Gv 15,13). Ovviamente è questo l'aspetto più
toccante, perché l'anima viene condotta verso l'abisso di quella carità di
Cristo che qui Alexandrina, con S. Paolo, sente sperimentalmente « come
superiore ad ogni conoscimento umano » (Ef 3,19). In questa esperienza
dell'unica oblazione redentiva di Cristo, fatta una volta per sempre (Eb 10,10)
l'anima mistica sente più che mai che la Passione « è la più grande e
stupenda opera del divino amore ed insieme che è un mare di amore e di dolore
». S. Giovanni della Croce, parlando delle grandi comunicazioni che il Signore
fa all'anima negli alti gradi della esperienza mistica, afferma che « le comunica
specialmente i dolci misteri della sua incarnazione e i modi e le vie della
umana redenzione »; altrove dice che « l'anima si riveste e si trasforma negli
stessi splendori del Verbo incarnato e gode delle gioie più pure dello spirito
anche se questo itinerario spirituale è accompagnato dal puro patire ».
MOTIVAZIONI E ORIGINE DI QUESTO LAVORO
«
Il mondo non comprende ciò che soffrì Gesù »(Diario, 25.10.1945). «
Io vorrei disegnare in un quadro tutte le sofferenze di Gesù che sento nella
mia anima e poter stamparle in tutti i cuori affinché sentano e comprendano
ciò che soffrì Gesù; e così non pecchino più, non Lo offendano più, Lo
amino solamente, perché solo l'amore divino sia il fuoco per i cuori di tutta
l'umanità » (Diario, 18.10.1945). Questo ardente desiderio di
Alexandrina ha preso noi pure e abbiamo sentito l'urgenza di soddisfarlo.
Particolarmente vicini ad Alexandrina (in qualità di direttore spirituale)
abbiamo sentito anche il dovere di diffondere i tesori di cui il Signore l'ha
ricolmata, per il bene delle anime. Già nel nostro volume Cristo Gesù in
Alexandrina si trovano descritti molti momenti della Passione ma sono così
frammentati e distanziati nei vari stralci per una sommaria autobiografia, che
non presentano quel quadro desiderato da Alexandrina. Scavando nella profonda e
vasta miniera di materiale prezioso di cui siamo in possesso, abbiamo tratto
alla luce i brani più significativi e li abbiamo composti in un insieme, il più
organico che ci è stato possibile. Il quadro elaborato non riesce certo a dare
una visione completa per due motivi: 1. L'esperienza insegna quanto sia
difficile esprimere con la parola i moti dell'anima, soprattutto quando il
linguaggio umano deve tradurre realtà ed operazioni divine. Molte volte
Alexandrina esprime la sua sofferenza nel dover dettare, per obbedienza,
quanto avviene nella sua anima. Sono frequenti nel Diario queste sue parole: «
Se la mia ignoranza sapesse esprimere... »; « Seppi sentire, ma non so
dire... 2. Per la sovrabbondanza di materiale. Alexandrina rivisse la Passione
di Cristo, nella seconda forma (periodo dal 27 marzo 1942 sino alla morte),
soffrendo settimanalmente ora un aspetto, ora un altro, del martirio di Gesù.
Abbiamo scelto i brani più significativi per offrire al lettore un quadro
sintetico. Confessiamo che ci siamo accinti al non facile lavoro, pur
consapevoli di inevitabili manchevolezze, perché ci piangeva il cuore di
lasciare sepolte perle così preziose. Siano dunque bene utilizzate! Siano
feconde in
tante anime! Con questo auspicio abbiamo fatto la dedica al lettore, con
segreto ma caloroso voto che, conoscendo di più riesca ad amare di più; e
amando di più riesca a conoscere sempre più profondamente Cristo Gesù, per
lasciarlo vivere e crescere in sé quanto più possibile.
LA SUA STRUTTURA
Il
lavoro è stato diviso in sette « momenti »; ognuno di essi è
costituito da vari quadri, coordinati tra loro cronologicamente e
psicologicamente; ciascuno di essi è abbastanza compiuto in sé e sufficientemente
indipendente dagli altri per essere oggetto di meditazione. Il contenuto di
ogni quadro è espresso dal relativo sottotitolo da noi aggiunto. Ogni quadro è
composto di vari frammenti; a fianco di ciascuno di essi è collocato un numero;
esso viene riportato alla fine del libro, insieme alla data corrispondente al
dettato da cui è stato tolto. Fra i molti frammenti somiglianti ne abbiamo
scelto uno solo: quello che ci è parso più espressivo e anche più consono al
contesto e lo abbiamo inserito accanto agli altri in modo da formare come un
grande intarsio. Abbiamo escluso ripetizioni, nel senso che ogni frammento è
riportato una sola volta. Il lettore vi trova invece ripetizioni sostanziali di
concetti, di sentimenti, di patimenti, sotto forme sempre diverse, con sfumature
diverse: questo « ripetersi » è avvenuto nella realtà; per esempio, alcuni
tormenti sono già presentiti nel giovedì, poi anche durante l'agonia nell'Orto
e infine vissùti sulla cima del Calvario. Ricorre sovente anche la dolorosa amarezza
di vedere che molti, troppi non traggono profitto dal Sacrificio. Ritorna poi
insistente, in un crescente continuo il motivo dell'intrecciarsi del dolore
con l'amore, della loro complementarità e il trionfo dell'amore ad ogni costo.
Sono i temi fondamentali, essenziali del Cristianesimo e non sono ripetuti mai
abbastanza: mettono in evidenza una introspezione singolare del doloroso
Calvario sofferto da Cristo e rivissuto da Alexandrina. E’ vero che la
connessione dei « frammenti dell'intarsio » non è sempre perfetta. Ma
abbiamo preferito questo inconveniente, alla introduzione di frasi non
appartenenti al testo di Alexandrina. La traduzione è sempre aderente
all'originale. Abbiamo trascurato volutamente eleganze letterarie e
linguistiche. Talvolta però abbiamo dovuto cambiare il tempo di qualche verbo
per uniformità di esposizione, entro uno stesso quadro. Inoltre, per aderenza
al modo attuale di sentire, qui in Italia, abbiamo sostituito il « Tu » al «
Voi »nei colloqui tra l'anima e Gesù. Ringraziamo alcuni cari amici per la
collaborazione che ci hanno dato.
Leumann,
2.2.1977 Festa della presentazione del Signore
D.
UMBERTO M.
PASQUALE, S.D.B.
TUTTA LA VITA DI CRISTO FU CROCE E MARTIRIO
1
Quanto costò o Gesù la sua vita sulla Terra! 2 Non fu, l'Orto con il
Calvario, sofferenza di alcune ore: tutta la vita fu Orto e Calvario. 3 Egli
cresceva in età e sapienza e in Lui e con Lui cresceva la croce. Non se ne
separò un solo istante: in essa cresceva, in essa soffriva; ma sempre con
sorriso e bontà, con i suoi sguardi pieni di fascino e di attrattiva. Così Lo
vidi e sentii dentro di me, a soffrire in me e con me. 4 Fu un essere
umano che soffrì; una Vita divina che vinse.
«PADRE L’ORA E’ VENUTA» (Gv 17, 1)
«E’ stato messo nel numero dei malfattori
» (Lc 22,36)
5
Oggi, giovedì, fin dal mattino presto, mi sentivo molto addolorata: al vedere
che tutto il popolo stava in attesa di nuovi avvenimenti, provavo una ripugnanza
molto grande e insieme vergogna. Mi pareva di vedere gruppi qua e là intenti
a fare commenti. Mio Dio, mi attende il venerdì! che paura! I miei sguardi
sembrano penetrare nell'intimo di tutta la moltitudine che occupa le strade: la
mia anima sente tutto. Sulla costa di un'altura, presso l'entrata della città,
il fico maledetto. Più in basso, un uomo porta sul capo una brocca d'acqua.
Si intrecciano abboccamenti... 6 Con gli occhi dell'anima vedo gesti di
rancore contro di me; vedo persone che camminano in fretta qua e là a
prepararmi il tradimento, la congiura per catturarmi. 7 Oh, come io vedo
il tradimento che mi preparano! 8 Cade sopra di me il peso di tutte le umiliazioni: non
vi è alcun male che non dicano contro di me. 9 Da lontano, molto
lontano, si fanno commenti; il mio nome corre su tante bocche: è diffamato, è
avvolto nel fango come foglia che in esso marcisce. La mia anima sente tutto e
si disfa nel dolore. 10 Tutto questo che io sento e vedo, è avvenuto in
Te, o Gesù! Sono sofferenze tue; e tutte le hai sofferte per amor mio!
« Parto ma resto con voi »
11
Mi si impresse nell'anima la visione di Gesù con gli apostoli. Gesù vedeva
approssimarsi la morte e, quasi senza forze per affrontare la separazione da
loro, diceva: « E’ giunta la mia ora: vado a morire. Parto, ma
resto con voi ». E il Cuore divino di Gesù ardeva di amore. Passavano le
ore. L'orrore della sofferenza aumentava, ma anche l'amore cresceva. Io sentivo
il mio petto come una fornace e il cuore in essa, come un recipiente sul fuoco,
era in continua ebollizione: quanto più bolliva, più traboccava; quanto più
traboccava, più si riempiva. Gesù fissava la Mamma; tornava a fissare gli
apostoli. In un dolore molto profondo mormorava: «
Devo lasciarvi, ma non posso separarmi da voi. Io vado, ma resto: mi lega a voi
il mio amore ». I
legami d'amore di Gesù si avvolgevano sempre più al Cuore santissimo della
Madre e degli apostoli
« Devo dare il Cielo al mondo »
12
Corre verso di me la morte. Il sepolcro è pronto. 13 La mia
anima vede che tutti già si preparano per catturarmi e togliermi la vita ad
ogni costo. 14 Vede tutto ciò
che strapperà la vita al corpo. 15 Mi sento consumare dalla visione
dell'agonia nell'Orto e della morte. 16 Sento nel cuore le corde che
domani legheranno il corpo; sento gli schiaffi e gli sputi che dovranno cadere
sul volto. 17 Vedo la grande corona di spine che, in forma di casco, dovrà
avvolgere il mio capo. 18 La
mia anima geme e agonizza. Triste giovedì! che cosa mi aspetta mai! Sento e
vedo che il mio sangue tra poco scorrerà dal corpo. 19 Sento che le
anime ne dovranno essere bagnate. 20 Già vedo la croce! 21 Sono di scandalo in mezzo alla moltitudine. L'anima
piange; il corpo trema. 22 O Orto,
o Calvario, o morte, o orrore, o sgomento! 23 Il mio spirito si mantiene fisso nel Signore. In silenzio, vado esclamando:
« Mio Dio, mio Dio! Padre mio, Padre mio! ». 24 Fisso i miei
occhi al Cielo: « Avvenga ciò che deve avvenire! Devo dare il Cielo al
mondo. Devo comprarlo con la moneta della mia soflerenza ».
« Una
tristezza mortale mi opprime » (Mt 26,38)
25
Nel
pomeriggio avevo l'impressione di percorrere delle strade. Camminavo, ed ero
schernita da quanti mi vedevano e additata come rea di tutte le colpe, come la
più grande criminale. 26 Vidi la terra dell'Orto, il luogo che sarebbe
stato irrorato con il mio sangue. In un impulso di amore volevo baciare ed abbracciare
quel terreno. 27 Più di una volta venne verso il mio cuore l'immagine
della montagna del Calvario, grande come il cielo. La mia anima vedeva sulla
sua cima, presso la croce, la Mamma piangente in grande agonia, attorniata da
alcune anime care. Vedevo la Maddalena sciolta in lacrime. 28
Il mio
cuore ripeteva: « L'anima mia è triste fino a morirne ». 29 Io
mi interessavo di tutte le cose e il mio pensiero stava sempre nell'Orto.
Camminavo per diverse strade e il cuore viveva sempre là. Non valeva la pena
parlare anticipatamente di quelle sofferenze: non sarei stata compresa.
Due mari immensi: uno di dolore, l'altro di
amore
30
Il dolore, lo sgomento schiacciavano il cuore: lo distruggevano. L'amore lo
ricreava. E così ripetute volte. 31
Il mio
cuore volava verso l'Orto a bere alla fonte di ogni dolore. Portava con sé
un'altra fonte, più ricca ancora: quella dell'amore. Questo mi obbligava a bere
nell'altra. 32 Sentivo in me due mari immensi: uno di dolore, l'altro di
amore. Quello di amore stava sopra il suolo dell'Orto; e in esso sfociava, ma
senza esaurirsi, il mare di dolore. L'amore tutto assorbiva. 33 Un fuoco
divoratore bruciava tutto il mio intimo giungeva fino alle labbra secche e
aride: era fuoco di amore, era fuoco di consegna totale, era fuoco di vita. 34
L'amore vibrava; l'amore cresceva, vinceva, copriva il dolore. Che cuore grande,
io avevo! Grande come Dio. Oh, quanto è grande, grande, infinitamente grande
l'amore di Dio!
« Per eliminare il peccato offre se stesso
in sacrificio » (Eb
9,26)
35
Il mondo era tutto tenebre e guerra: era come un mare immenso scatenato contro
di me. Io mi sentivo assalita e ferita da tutti. Ma il cuore amava; e amava
tanto che, per liberare dalle tenebre quanti mi ferivano, andavo a dare la
vita. 36 Per tutto il giorno non potei distogliere il mio spirito
dall'Orto. Ma una Vita suprema, che era in me, leniva il mio dolore. Questa Vita
aveva in sé la visione e il ricordo di essere discesa sulla Terra, inviata
dall'Eterno Padre. 37 Mi offersi, per Suo amore, a pagare tutto il debito
dell'umanità intera. Soltanto la sua divina Volontà era la mia; mia era la sua
Vita; mio era il suo Amore. 38 La volontà ferma e totale di compiere la
Volontà dell'Altissimo, fu ciò che rese soave il dolore di questa giornata;
dolore che non mi pareva di un giorno, bensì di molti anni. Parlavo, camminavo,
lavoravo, con il mondo nel cuore.
« Gerusalemme! Gerusalemme! Tu metti a morte
i profeti » (Mt
23,37)
39
Da me partivano, verso la città di Gerusalemme, i più dolci e teneri sguardi:
erano sguardi di invito, sguardi di compassione. Ma oh, che cosa io vedevo
uscire di là, quale rivolta contro di me! 40
Piansi, o
meglio, pianse la mia anima. Le mie lacrime erano lacrime di Padre: erano un
incessante invito al pentimento. Era l'ora della Grazia, che non sarebbe più
tornata! 41 Io
vedevo ciò che la Città era e ciò che sarebbe stata verso di me. E piangevo
per quanto le sarebbe accaduto e perché non approfittava dell'ora di Grazia che
le era data. La mia anima piangeva e fissava l'umanità intera. Penetrava
tutto e in tutti i cuori che sarebbero esistiti.
«Giuda si mette d'accordo per aiutare a
impadronirsi di Gesù» (Lc
22,4)
42
La mia anima
soffrì molto nel vedere Giuda contrattare, di porta in porta, la vendita di Gesù.
I suoi occhi e i suoi capelli parevano essere già quelli del maligno. Dentro
di me vi erano gli occhi divini di Gesù, che seguivano Giuda ovunque. Tutti i
passi, uno per uno, che egli faceva verso un così crudele tradimento, erano
come pugnali che si configgevano nel Cuore divino e rudi e nere corde che lo
stringevano crudelmente. 43 Mi sentivo disperare. La disperazione era in
me, ma credo non fosse mia; infatti la mia anima si manteneva in pace. Il mio
Gesù mi fece comprendere che tale disperazione era quella di Giuda. Essa rese
più intense tutte le sofferenze della sua santa Passione.
« Per prendere su di sé i peccati degli
uomini » (Eb
9,28)
44
Cominciai a sentire e a vedere, come luce splendente, la vita del Cielo: si
macchiava immergendosi nella Terra. Era Gesù che veniva a soffrire. 45
Mi pareva venissero dal Cielo raggi di sole che davano vita alla Terra, sommersa
in fitte tenebre, illuminandola. Contro questo sole avanzavano nubi nere, spaventose,
per coprirlo. Mi pareva di avere Gesù in me: contemplava questo sole e fissava
le nubi formate da tutte le malvagità. Egli si lanciava verso le nubi per
abbracciarle, pur sentendone spavento. Il suo divin corpo si copriva di sudore. 46
Egli piangeva, gemeva. Lo sentivo curvarsi sotto il peso schiacciante
dell'umanità. 47 Egli doveva diventare una massa sola con il mondo,
doveva immergersi nel fango; ed aveva paura. Era come un lanciarsi nel fuoco
per esserne bruciato. Il suo divino amore era molto grande: Lo obbligava ad
unirsi a noi, a rivestirsi delle nostre malvagità. L'unione della Purezza somma
con il fango immondo! 48 Di
tanto in tanto, Gesù fissava il Cielo e lodava il suo Eterno Padre.
« Ma io sono un verme e non un uomo »
(Sal 21,7)
49
Verso sera sentii come se mi togliessero un bel vestito, che mi conferiva tutta
la grazia e la bellezza, e mi facessero indossare un abito mondiale, che mi fece
diventare scandalo per tutta la gente: tanta era la corruzione di cui era
tessuto! 50 Sentii come se assumessi tutta la malvagità umana. Tutto
entrò in me: io ero il mondo. 51 Mi pareva di essere venuta dal Cielo a
trasformarmi in un verme della Terra. Ero un verme nauseante, putrefatto,
corroso, che avanzava scavando sempre dentro tutta la Terra immonda. 52
Ne provai
tale tormento da non potere resistere. Cominciò il mio cuore ad ardere. Su
questo fuoco ardente si abbatté un mondo di miserie, tutto malvagità e furore
infernale. Su questo mondo venne il Cielo. Si ingaggiò una lotta, una grande
guerra: il Cielo contro la Terra; la Grandezza contro il nulla; la Purezza
contro il fango. 54 Il Cielo scendeva sulla Terra morta per il peccato. Pareva
che il firmamento si dissolvesse in fuoco. Mio Dio, che rivolta! Sentivo che le
anime non temevano Dio.
« Una nuova alleanza tra Dio e gli uomini »
(Eb 9,15)
55
Tutta la giustizia del Cielo si riversò sopra di me! 56 Il Cielo pareva
respingermi. Ma vi era in me una forza che non badava a ciò che dovevo
soffrire. E io aprivo le braccia per abbracciare l'immensità di quel dolore;
immersa in esso, volevo dare la vita alla Terra, volevo dar luce. 57 Cominciai
a sentire vivamente nella mia anima l'indignazione del Cielo contro la Terra.
Dovevo riconciliare il Cielo con la Terra. Dovevo essere riconciliato e, allo
stesso tempo, dare una nuova vita. Ero corruzione e dovevo, con il mio sangue,
cancellare la corruzione. Ero nulla e, allo stesso tempo, stavo nelle altezze:
avevo la vita stessa di Dio e ne ero la giustizia stessa. 58 La
malvagità del mondo saliva, saliva: giunse al Cielo. Sfidò la giustizia
divina: respinse l'amore. 59 Nei miei riguardi tutto è disprezzo: dalla
Terra e dal Cielo!
«Ho tanto desiderato fare questa cena
pasquale con voi» (Lc
22,15)
60
La mia anima
vede tutto il mio sangue scorrere per il mondo; e dal mondo tutto è
disprezzato e
calpestato! La mia carne è dall'umanità
mangiata e subito vomitata. Che grande orrore! Meglio sarebbe essere divorata
dalle belve. 61
Nuovo fuoco
si accende nel mio cuore. Ho aneliti infiniti di darmi: di essere Ostia per
alimento e Sangue per bevanda.
LA CENA PASQUALE
« Andate a preparare per tutti noi la cena
di Pasqua » (Lc
22,8)
1
Al cadere della
sera, la grande Cena dell'amore: Amore che tanta ingratitudine ricevette! 2
Vedo lo
spirito e le cure con cui viene preparata: vedo che sarà la Cena dell'amore,
delle meraviglie, come nessun'altra mai. Sento che Gesù sta dando gli ordini
ai suoi e, fermandosi ad ogni passo, fissa con divini sguardi la Città ingrata,
l'Orto della grande amarezza, il Calvario che Lo attende.
« Si mise a tavola con i suoi apostoli »
(Lc 2,14)
4
Salii con Gesù e gli apostoli verso la grande sala del banchetto pasquale.
Nel salire la scalinata, sentivo che Gesù era impaziente di mangiare quella
Cena con i suoi apostoli. 5
Prima di cominciare la cerimonia, vidi la Mamma in lacrime e con i
capelli disciolti, tutta immersa nel dolore. Gesù mi fece comprendere che,
poche ore dopo, Ella sarebbe andata in quello stato ad incontrarlo lungo le
strade dell'amarezza. 6 Fu grande il dolore del divin Cuore per la
visione delle lacrime della Mamma! 7 Vidi Gesù sedersi a mensa con gli
apostoli. Mentre si sedeva, esclamò tra sé: « Cibo divino: la Cena del mio
amore! ». La sala si illuminò e tutti gli apostoli furono imbevuti di
quell'amore che irradiava dagli occhi, dalle labbra, da tutto il suo Essere: Gesù
era tutto amore. 8 Era amore, amore, soltanto amore; amore per affrontare
malvagità e ingratitudine. Giuda, non era più Giuda: già si vedeva in lui
veramente il demonio. 9 Con il demonio in sé, non accolse
l'amore di Gesù.
« Ma ecco: il mio traditore è qui a tavola
con me » (Lc
22,21)
10
Vidi Giuda a mensa, ma un poco discosto: mento sporgente, occhi stralunati,
capelli irti. Non pareva più un uomo: si vedeva in lui soltanto una
disperazione infernale. 11 Fu doloroso e raccapricciante leggere la
falsità, le cattive intenzioni nel cuore di Giuda; ed essere guardato dai
suoi sguardi velenosi! Giuda, imponendoselo, fissava Gesù per dissimulare, ma
lo fissava con malizia. Gesù lo guardava con dolcezza e bontà, per attirarlo a
Sé. 12 Gli offriva il Cuore con volontà di abbracciarlo. 13
Quanti
richiami pieni di dolcezza! 14
Dolci inviti a un cuore di pietra, ad una roccia che
non si lascia smuovere. 15 traditore
resiste: a nulla si arrende. Ma non si trova a suo agio presso l'Agnello, vittima
innocente. Due quadri tanto differenti! Un tradimento senza pari e un amore
senza pari. 16
Avevo in me,
bene impressi nell'anima, due sguardi: quello di Gesù e quello di Giuda. Che
differenza! Quello di Gesù, tenero, diffondeva amore; quello di Giuda,
stralunato, era tale da far disperare. Possedevo pure due cuori: quello di Gesù,
pieno di bontà e di sante attrattive; quello di Giuda, pieno di rancore e di
odio. 17 Si
avvicina il tradimento: la vendita di quanto vi è di più bello ed innocente.
18 L'amarezza
della mia anima non può crescere oltre.
Versò acqua in un catino e cominciò a
lavare i piedi agli apostoli (Gv
3,5)
19
Vidi poi Gesù
prendere nelle sue mani un grande catino, appendere al collo un asciugamano e
lavare i piedi agli apostoli. 20
Sentii che
uno, al quale recava molto disagio lasciarsi lavare i piedi, dopo uno
sguardo e poche parole, stava già per spogliarsi per essere lavato persino in
tutto il corpo, se necessario. 21 Gesù non solo lavava i piedi, ma abbassava tanto il
suo divin Cuore da volerli persino baciare. Sentivo che, con il suo spirito,
lo faceva. Che lezione per me! Che umiltà, quella di Gesù! 22
Là fui
stimolata ad apprendere ad essere piccola: Egli, il Signore di tutto, si fece
il più piccolo nel mezzo degli apostoli. Egli amava tanto, tanto. 23
Potessi esprimere qui tutto l'amore, tutta la bontà e la tenerezza di Gesù,
quale bene potrei fare alle anime! Ma non so dire nulla di meglio. 24
Gesù, come
sole che appare all'orizzonte, dava a ciascuno dei discepoli il suo divino amore
in forma di raggi uscenti dal Cuore. Tutti lo ricevettero e se ne lasciarono
illuminare. Soltanto Giuda si chiuse e ne ricusò la luce radiosa.
« Prendete e mangiate; questo è il mio
corpo... Bevetene tutti perché questo è il mio sangue »
(Mt 26,26-27)
25
Che notte!
Che santa notte! La più grande di tutte le notti. La notte del più grande
miracolo, del più grande amore di Gesù. Il
suo divin Cuore era legato a coloro che gli erano tanto cari. Per poter
partire, doveva rimanere tra loro; per salire al Cielo, doveva rimanere sulla
Terra. Lo obbligava a questo il suo divino amore. 26 O
sofferenza amata! Chi ti comprenderà? 27 Vorrei
che tutti conoscessero il mistero del pane e del vino trasformati nel Corpo e
nel Sangue del Signore. Miracolo prodigioso! Abisso insondabile di amore! Per
quanto mi sentissi immersa in quel mistero, non lo compresi al punto da saperlo
spiegare: lo seppi solo sentire e soltanto in Cielo lo comprenderò. 28
Vidi il dolce
Gesù benedire il pane. 29
Vorrei saper
dire, poter far vedere gli sguardi che Gesù innalzò al Cielo nel momento della
benedizione. 30 Con gli occhi fissi al Cielo, in fiamme di fuoco, Gesù
pregò a lungo il suo Eterno Padre. 31
Il volto era
tanto infiammato che pareva avere in sé, più che una somiglianza nostra,
soltanto la Vita del Cielo. Non pareva più Uomo, ma soltanto Dio: amore, solo
amore. 32 Tanta
luce, tanto amore, pervase tutti: Gesù, gli apostoli e me. 33 Che
incanto! Con gli occhi pieni di fascino e con un sorriso dolce, benediceva il
pane che poco dopo distribuiva a tutti. 34 E in quel momento di amore e
di miracolo senza uguale sentii che il mondo era un altro: Gesù si dava in
alimento all'umanità. Partiva per il Cielo, ma rimaneva con essa.
« Chi mangia la mia carne e beve il mio
sangue rimane unito a me e io a lui » (Gv 6,56)
35
La
Eucaristia, mio Dio! Che meraviglia, quando Gesù la istituì! Scena toccante,
scena solo di amore. 36 Giammai sentii tanto al vivo la tenerezza, l'amore
di Gesù verso i suoi apostoli. Tutti si comunicarono dalle sue mani, infiammati
d'amore. Devo dire che anche Giuda si comunicò! Egli stava più appartato; Gesù
stese la sua mano divina verso di lui, con il Cibo celeste. 37 Subito
dopo, Giuda rimase come un dannato, tanta era la sua disperazione. 38 Gesù
parlava sempre con la stessa dolcezza e con teneri sorrisi. 39 Gli apostoli, in quell'ora più che mai, si saziarono
di Gesù. Si infiammarono di amore e giunsero a comprendere quanto
Egli diceva loro. 40 Sperimentai, per alcuni momenti, l'immensità
dell'amore di Gesù: grande come il Cielo e la Terra; grande come la grandezza
di Dio. 41 Come
Egli amò! Come Egli ama! Non desidera altro che viviamo di Lui e per Lui. 42
La Mamma, un
po' in disparte, ma presente, partecipava a tutto.
«Appena Giuda ebbe preso quel pezzo di
pane... uscì subito» (Gv
13,27-30)
43
Non so come,
io ero l'alimento, io ero l'Ostia. 44 Il mio cuore era calice, era vino,
era pane. Tutti venivano a mangiare e a bere a questo calice. Da allora in poi
la scena si sarebbe ripetuta. Ma, che orrore! Vidi tanti Giuda mangiare e bere
indegnamente: tante lingue sozze! Peggio ancora: mani tanto indegne avrebbero
distribuito questo pane e questo vino, mani indegne, cuori pieni di demoni.
Che orrore di morte! Provai tanto dolore, che di dolore e di orrore mi parve
l'anima si lacerasse e il cuore fosse fatto a pezzi. 45 Sentii pure in me
la lingua di Giuda: lingua che pareva di fuoco, dopo che ebbe mangiato il pane
e bevuto il vino benedetti da Gesù. 46 Giuda uscì quasi subito con la
borsa del denaro, per andare a vendere Gesù. 47 Fuggì
disperato a vomitare quel Cibo che gli era stato dato. Consumò così il suo
tradimento.
« Siete miei amici... vi ho fatto sapere
tutto quello che ho udito dal Padre mio » (Gv 15,14-15)
48
Tutti i
presenti rimasero in pace e in amore. 49 Convivio di grande intimità! Le
conversazioni miravano a dare conforto. 50 Discorsi
di tanta sapienza e pace! 51 Vorrei
poter fare sentire a tutti i cuori ciò che è l'amore di Gesù verso l'anima
che Lo ama veramente. 52 Sentii
l'amore con il quale Giovanni reclinò il capo sul santissimo petto e l'amore
che in quel momento Gesù gli fece sentire. 53 Quanto dolcemente si
unirono il Cuore divino di Gesù e il cuore del discepolo amato! Gesù si
consolava nel suo discepolo e questi nel suo Maestro. Tale unione rendeva soave
il dolore angoscioso di Gesù. 54 Sentii che il dolce Amore diffondeva
gioia, anche se intanto soffriva amaramente. Molto concentrato e in profondo
silenzio, vide tutto l'Orto e il Calvario. E su di Lui si abbatté, come belva
furiosa, tutta l'umanità.
Si congeda dalla Madre
55
Venne infine il congedo di Gesù dalla Mamma benedetta: fu l'addio più
doloroso. Rimasero schiacciati di dolore i loro Cuori santissimi. 56
Sentii come se la Mamma baciasse e abbracciasse Gesù per l'ultima volta.
Quale dolcezza, la sua! Quanto fu triste quel congedo! Oh, come si parlavano
l'un l'altro quei due Cuori! 57 Si unirono i loro volti santissimi. Ma più
uniti rimasero per il dolore i loro Cuori innocenti. 58 Si unirono i loro
volti e i cuori. Si unirono i loro amori, per non separarsi più. Piangevano le
loro anime. 59 Gesù La baciò; e quel bacio fu di congedo. Lasciò nel
Cuore della Mamma raggi di fuoco: vincoli d'amore che li lasciarono uniti per
sempre. Gesù andò verso l'Orto e rimase con la Mamma; la Mamma rimase e andò
con Gesù.
«GESU’ USCI’ VERSO IL MONTE DEGLI ULIVI» (Lc 22,39)
Due Cuori uniti nell'amore e nel dolore
1
La mia anima vide Gesù discendere la scala e incamminarsi verso l'Orto. 2
Sul
pianerottolo della scala stava la Mamma, avvolta in un manto, con gli occhi
lacrimosi: fissava Gesù che stava allontanandosi. 3 Triste separazione!
Gesù ben sapeva che poche ore più tardi Ella avrebbe voluto prenderLo tra le
braccia, curargli le ferite. Ma non avrebbe potuto neppure confortarLo almeno
un poco con le sue dolci parole di Madre. 4 Già un poco distanziato, Gesù
si voltò a fissarLa nuovamente, come per darLe un altro addio. Ella fissava il
suo Gesù dalla cima della scala. Gesù scomparve, ma rimasero sempre uniti. 5
Vidi gli sguardi addolorati della Mamma, quando già non scorgeva più Gesù;
e vidi quanto il suo Cuore santissimo Lo seguiva, intuendo le sofferenze cui
andava incontro. Che unione di dolore e di amore, quella di quei due Cuori!
Verso la solitudine abbracciando tutta la
sofferenza
6
Sento che
tutto mi fugge. E resterò completamente sola nell'Orto, nella più grande
agonia! 7 Fuggo verso la solitudine, per poter piangere in silenzio.
Quante lacrime di sconfitta! 8
Ad ogni passo
che faccio, sono montagne che cadono su di me. 9 Ad ogni passo sento come
se mi fermassi per riposare: l'anima è affaticata. 10 Tutto il cammino
è spinoso: grossi rami di spine intrecciati mi feriscono. Ansie e sete di amore
si estendevano a tutto il mondo; e la ricompensa a questo amore erano spine tanto
vive e penetranti, che mi avvolgevano il cuore in un groviglio enorme. Le
fiamme di amore che uscivano dal cuore, superavano le spine e si levavano in
alto. 11 Fortificata da sforzi interiori, da sforzi dell'amima,
camminavo. 12 L'anima
mia avanzava verso l'Orto, trascinata dall'amore; il cuore era abbracciato
strettamente a tutta la sofferenza.
«Vado a morire per te»
13
Pieno di
mansuetudine, Gesù con i suoi sguardi divini seguiva da lontano Giuda, là in
basso, di casa in casa, mentre concludeva la vendita; al braccio portava la
borsa con il denaro. Gesù tutto vedeva, ma nulla diceva ai suoi apostoli. 14
Piangeva
nascostamente. 15
Li precedeva
triste e silenzioso. Io vidi che essi non si preoccupavano né soffrivano per
ciò che stava per accadere: camminavano stanchi. 16 Oltremodo sazi, seguivano il loro Maestro con tutta
tranquillità. 17 Erano
stanchi per le grandi meraviglie e per quanto avevano visto e udito da Gesù. Il
viaggio si svolgeva silenzioso; ma quanto diceva Gesù con il suo silenzio!
Come li amava, come parlava loro quel Cuore divino tanto oppresso dal dolore e
dalla fatica! 18
Mentre Gesù
camminava ansante, per tutto il suo corpo scorrevano gocce di sudore. 19 Di tanto in tanto, si volta va a fissare la Città che restava là in
fondo. I suoi sguardi divini scrutavano tutto, nonostante l'oscurità. 20
Gesù si inabissò nella sofferenza: raccolse nel suo Cuore tutta la
ingratitudine e la malvagità che vedeva. Quell'abisso di odio e di dolore
accompagnò Gesù all'Orto; ed Egli condusse me.
Alexandrina con Gesù partecipa ai dolori
della Vergine
21
Il Cuore
divino di Gesù si sentiva calpestato dall'umanità.
Vicino al Suo, nella medesima sofferenza, vi era il Cuore della Mamma. Io
sentivo come se il Cuore di Lei volasse verso Gesù e la violenza del dolore
trascinasse insieme al cuore tutte le vene del corpo. 22 Lungo il percorso mi attraversavano il cuore i sospiri
e le lacrime della Mamma. Non con gli occhi del corpo, ma con quelli dell'anima,
La vedevo nell'atrio della sala della Cena, con il santissimo volto tra le mani;
La vedevo piangere di dolore. 23
Sentivo come
se portassi la Mamma addolorata entro il mio cuore, come un tempo Ella aveva
portato Gesù nel suo grembo purissimo. Il mio cuore era il sacrario che
L'accolse con tutti i suoi dolori, come Ella fu sacrario che accolse Gesù con
tutta la sua vita, divina e umana. Con quale raccoglimento io La portavo! 24
Gesù stava
per giungere all'Orto e la Mamma piangeva ancora. Gesù vedeva bene e sentiva le
lacrime della Madre benedetta.
L’AGONIA NELL’ORTO
«Si gettò a terra e si mise a pregare» (Mc
14,35)
1
Trascinata da
correnti di amore, entrai nell'Orto. 2 Vedevo i suoi ulivi. Vedevo il
chiarore della luna impallidito e lo scintillìo delle stelle triste, come
triste era il Cuore divino di Gesù. Tutto appariva attraverso al fogliame, ma
con tale tristezza che invitava solo al dolore, al silenzio, al raccoglimento.
3 Nell'oscurità degli ulivi, Gesù affrettò il passo: andò verso un
luogo appartato a pregare. 4 Vidi
gli ulivi quasi a voler coprire Gesù con il loro fitto fogliame molto verde; li
vidi testimoni della sua sofferenza, come se di Lui avessero compassione. 5
Gli apostoli si addormentarono. 6
Nella solitudine,
io mi sentivo piegare le ginocchia per pregare.
Sperimenta in sé anche le sofferenze future
7
Orto di agonia, Orto di tristezza! 8
Un Orto, che è
il mondo, lastricato di dure pietre: una roccia irriducibile. 9 Quante
sofferenze vede la mia anima per sé e per il corpo! 10 Già sente il
dolore del bacio ingrato che questo viso riceverà; 11 sente uno
schiaffo, 12
il viso
sputacchiato, gli occhi bendati. 13
Sento il
rinnegamento di Pietro; vedo il braciere circondato da persone; odo il gallo
cantare. Dolore indicibile, paragonabile a quello del tremendo schiaffo! 14
Mi vedo
schernita, di tribunale in tribunale, tra lo schiamazzo del popolo. 15
Vedo l'anello
di ferro che sta infisso nella colonna; sento nel cuore i lacci che mi
legheranno ad essa. 16
Vedo i
flagelli che mi colpiranno il corpo e che già mi flagellano l'anima: odo il
sibilo delle corde e delle verghe; vedo il rancore con cui sarò flagellata. 17
Già soffro come
se fossi lacerata dai flagelli e coronata di spine; 18 e così condotta alla balconata di Pilato, con una canna in mano 19
e con una vecchia
cappa sulle spalle. Io, nel massimo abbattimento, in mezzo a tanti aguzzini! 20
Vedo la moltitudine, odo le sue esclamazioni: devo essere condannata a morte! 21
A momenti mi pare
di morire, di non poter resistere a tanto dolore. 22 In direzione dell'Orto viene il Calvario! 23
Vedo il percorso
lungo il quale dovrò cadere per il peso della croce. 24 Mi sgomento per la visione della salita: come dovrò
affrontarla? oppressa di maltrattamenti! Comincio a tremare e tutto il suolo
pare tremare con me. 25 Sento
la crudeltà con la quale sarò spogliata: si staccano, con le vesti, pezzetti
di pelle e di carne! 26 Sento
come se mi spogliassero non soltanto il corpo, ma anche l'anima! Il dolore che
la penetra è mortale. 27
Vedo i chiodi, il
martello, 28
la croce eretta!
mi vedo crocifissa su di essa! 29 Tutte le sofferenze mi sono anticipate.
30 Ahi, che cosa è il dolore! Che cosa sono le sofferenze dell'Orto!
Il mondo non le conosce, non sa ciò che soffrì Gesù. 31 O mio Gesù, solo chi lo prova può valutare quanto Tu
hai sofferto.
Incontro ad un Calvario di molti secoli
32
Fu il cuore a
ricevere tutti i maltrattamenti. Mi pareva che, disfatto in sangue, strisciasse
per il suolo dell'Orto, come fosse un serpe velenoso, su cui tutti scaricavano
le più grandi atrocità per togliergli la vita. 33 Il cuore però amava
più di quanto fosse ferito. 34 Divenne come nube che, invece di
assorbire acqua, assorbiva ogni dolore e martirio; dolore e martirio che si
trasformavano in sangue che avrebbe irrorato tutto il Calvario e, nel Calvario,
l'umanità intera. 35 Ebbi la visione del sangue che stavo per spargere
e, allo stesso tempo, dei fiori che nascevano dal sangue. Tra questi
fiori si propagavano siepi di spine acutissime: la maggior parte bagnate di
sangue. Vedevo il frutto e vedevo l'ingratitudine; vedevo la gloria e vedevo il
male. 36 Il mio cuore era percosso dalla indifferenza generale per il
mio soffrire: non vi sono parole capaci di descriverne l'agonia. Per la mia
anima, per il mio dolore - o, meglio, per il dolore di Gesù - non vi era compassione.
37 Gesù non andava incontro ad un Calvario di un solo giorno, ma di
molti e molti secoli.
Il cuore della Madre già sente le sofferenze
del Figlio
38
E la Mamma,
dov'era a quell'ora? 39 La mia anima La vedeva e il cuore La sentiva
tanto lontana, là nell'atrio, presso la discesa della scala, a fissare le
strade che Gesù percorreva, i luoghi dove si trovava. Il suo Cuore, legato a
quello di Gesù, presentiva quanto Egli andava a soffrire; e con Lui provava
lo stesso dolore. 40 Con profondi sospiri mormorava: « Figlio mio,
mio caro Figlio, quanto Tu soffri! ». Copiose lacrime scorrevano sul suo
volto. 41
Passavano
attraverso al mio cuore le lacrime innumerevoli da Lei versate. 42
Quanto soffriva
per la Riparazione e per la dipartita di Gesù! 43 Ebbi la visione di ciò che sarebbe avvenuto dopo:
una grande moltitudine seguiva Gesù e, tra la folla lungo il Calvario, la Mamma
camminava con ansietà, in profondi sospiri e in lacrime. Voleva vedere e andare
incontro al suo divin Figlio. 44 Gesù soffriva in grande agonia:
soffriva per i patimenti che Lo aspettavano e per le sofferenze della Mamma. 45
Egli vedeva dove Ella stava: vedeva la distanaz che Li separava. Dolore senza
uguale! 46 dolore
mi lacerava il cuore e l'anima.
Due alberi: uno di morte e l'altro della Vita
47
Vidi la grande sala ove fu trattata la vendita di Gesù e dove Giuda, disperato,
andò poi a scagliare la borsa con il prezzo del sangue innocente. 48
Vidi lontano un albero al quale stava appeso Giuda. Da esso lo vidi cadere al
suolo e scoppiare: vidi spandersi sul terreno ciò che il corpo conteneva.
La vendita di Gesù, la consegna, il bacio traditore lo portarono a
quell'atto di disperazione. Tutto sentii nella mia anima. 49 Io mi
sentivo l'unico albero del mondo che si trasformava in virgulti floridi, cui
dava nuova Vita: la Vita del Cielo. Ma per questo, dovevo affrontare tutto
l'Orto, tutto il Calvario e, alla fine, morire sulla croce. Non importava la
morte: ciò che importava era dare nuove vite. 50 L'amore mi obbligava al
dolore: ad occhi chiusi, labbra mute, mi consegnai a tutto. Andai verso la
morte. 51
In me sentivo che
dovevo morire. E volevo morire. Senza la morte, non avrei portato a termine la
missione che dovevo compiere sulla Terra.
Abbraccia tutta l'ingratitudine
51
In questo momento
culminante sentii Gesù che fissava il mondo. Con profonda tristezza nel suo
Cuore diceva: « Tanta ingratitudine verso tanto amore! Non
erano bene accetti: i suoi patimenti, il suo divin sangue, la sua morte! 52
Si lanciò su di
me quanto di brutale ha l'umanità con il suo peso. Mi schiacciò, mi aprì il
petto, mi tolse la vita. Ma un'altra Vita, superiore, sublime, molto sublime,
diede entrata nel cuore a tutta l'umanità e la avvolse in un incendio di amore.
Fu tale la irradiazione e la follia di amore, che fece dimenticare tutta la
crudeltà umana. Trionfò della morte e abbracciò tutta l'ingratitudine. 53
Questo abbraccio fu eterno. Gesù, con la sua luce, mi fece vedere e comprendere
che questo era il suo abbraccio eterno alle anime: era per loro la sua vita
eterna di amore.
E’ nell'Orto che chiamai a Me il mondo
54
E’ nell'Orto che chiamai a me il mondo. 55 Sopra il suolo dell'Orto si
innalzò un mare immenso, le cui onde si abbattevano contro di me. 56 Tutto intorno a me era mare: battevano contro di me le onde furiose come
io fossi la banchina. 57 Travolta da queste, caddi nella terra immonda e
macchiata. Tutte le macchie erano mie. Tremavo di paura e mi pareva che la terra
tremasse. 58 Ero
coperta delle iniquità che attiravano sopra di me la giustizia dell'Eterno
Padre. 59 Quante lacrime di vergogna, nel vedermi rivestita di tutte le
malvagità e nel trovarmi in tale stato alla presenza del Padre! 60
La vergogna di me
stessa e il peso della giustizia divina obbligavano la terra ad aprirsi ed obbligavano
me a nascondermi in essa. 61 Mi
inabissai in quel suolo duro. 62
Ne rimasi avvolta
come in un manto. 63
Io, tutta mondo,
tutta corruzione e peccato, divenni responsabile davanti all'Eterno Padre. Ero
solo io a pagargli questo ineguagliabile debito! Per un mare di peccato e di
corruzione, un mare di sangue e di purificazione. 64 Tutto il mio essere
rimase Orto. Tutto il mio essere rimase sangue.
Chicco di grano macinato
Grappolo d'uva torchiato
65
Fui posta su quel
duro suolo, per essere responsabile di tutti e scandalo per una gran parte:
questi erano ribelli, martirizzatori, assassini verso di me. 66
Il mio grido al
Cielo irruppe nella solitudine, attraverso le tenebre della notte, tra il
fogliame verdeggiante degli ulivi. 67 Gridavo
tanto, ma quel grido rimaneva come perduto in un bosco: neppure il Cielo mi
udiva. 68
Si era
allontanato tanto da me il Cielo, che rimasi come se dalla terra non potessi
fissare il firmamento. Tutto era sparito. Soltanto l'Orto restava. 69 L'Eterno Padre si era occultato: pareva non esistere. Ma la sua giustizia
divina scendeva come in nere nubi a schiacciarmi. 70
Il suolo
dell'Orto e la giustizia divina erano per me come pietre da mulino, che mi
frantumavano in dolore e polvere. 71 Io
ero il chicco di grano macinato, trasformato in farina; e questa continuava ad
essere macinata e rimacinata, fino a scomparire. Io ero il piccolo grappolo
d'uva, spremuto nel torchio. E dopo di avere dato tutto il succo, doveva
sottostare ancora a nuovi torchi, i quali gli spremevano tutto, fino
all'esaurimento. 72
Il sangue
gocciolava mentre, stritolata, io stendevo le braccia in atto di offerta. La
giustizia divina gravava su di me, ma si mitigava nei riguardi della Terra
colpevole.
Abbandonato dalla Terra e dal Cielo
73
La notte oscura e serena in cui non si muoveva una sola foglia degli ulivi, se
non quando il dolore faceva tremare tutto, invitava alla solitudine e faceva
sentire di più tutto l'abbandono, persino quello dell'Eterno Padre. 74
Mentre gli apostoli dormivano, Gesù rimase per un po' di tempo vicino a loro. 75
Nel momento in cui Egli più aveva bisogno degli apostoli, amici e compagni
suoi per tanto tempo, meno li aveva, minore era la loro preoccupazione:
dormivano tranquilli, di buon sonno. Gesù soffriva per questa loro assenza. 76
Con gli occhi
fissi al Cielo, parlava rivolto al suo Eterno Padre. Le stelle brillanti erano
come lumi che, attraverso le fronde degli ulivi, venivano ad illuminare
l'Orto oscurato. Ma per Gesù non brillavano, non davano luce: né a Lui rispondeva l'Eterno Padre. Però
la sua anima parlava infinitamente e il suo Cuore infinitamente amava. 77
Il mio dolore giungeva fino a Dio. E il Suo abbandono si univa a quello
dell'umanità. 78
E’ terribile
l'abbandono da parte del Cielo, quando ho l'impressione di non avere per me più
nessuno neppure della Terra!
« Padre, se vuoi, allontana da me questo
calice... » (Lc
22,42)
79
Mi sentii in piedi. Tenevo nelle mani tremule il calice, che non cessava mai di
traboccare: vi cadeva dentro sofferenza senza fine. Quel calice era come una
coppa che riceve acqua da una fonte che non si secca mai. 80 Dentro di
me, Gesù prendeva il calice dell'amarezza e più volte lo offriva all'Eterno
Padre. Io ero Gesù e Gesù era me: eravamo la medesima offerta al Cielo. 81
Nel mio cuore
sentivo Gesù ripetere: « Padre,
Padre, Padre! Allontana da me questo calice, se è possibile. Ma si faccia la
Tua volontà: voglio morire per dare la Vita ». 82 In questo momento, mentre chiedeva al Padre di allontanargli la
sofferenza, ma allo stesso tempo voleva soltanto la volontà di Lui, il volto di
Gesù era bello, molto sereno, con gli occhi fissi al Cielo:... 83
Mi sentivo nella
mia anima splendere come due soli. 84 In
quella dolorosa agonia con il cuore dicevo: « Gesù, se è possibile,
allontana da me questa sofferenza! ». Ma subito mi gettavo verso di Lui a
braccia aperte, come fossi bruciata dalle fiamme, per tuffarmi in un mare di
frescura e di soavità: « Non si faccia la mia, ma la Tua volontà. O mio Dio e mio Signore! Voglio
consolarTi e darTi le anime ».
Prega appoggiato a un duro masso
85
Vidi una strada
interminabile coperta di robusti grovigli di spine: tutte quelle spine dovevano
ferirmi! Il mio buon Gesù mi fece comprendere e vedere nell'anima, con una
luce molto chiara, che quelle spine avrebbero ferito attraverso i tempi, fino a
che sarebbe esistito il mondo, non il mio ma il suo divin Cuore. Vorrei sapere
esprimere l'immensità di quella strada spinosa e il modo come Gesù era ferito.
Ma non so. Seppi appena vedere e comprendere. E rimasi in quel dolore, in
quell'angoscia spaventosa. 86 Vidi
la cara Mamma in preoccupazione, in amarezza, in ansia. Dove si trovava il suo
Gesù? Che cosa soffriva in quelle ore? 87 Egli
pregava con il petto appoggiato a un duro masso, ed era circondato da grossi
grovigli di spine, che si intrecciavano gli uni negli altri. Tanto dolore
causava meraviglia e ammirazione agli angeli che dal firmamento, come stelle, Lo
contemplavano. Soltanto il Cielo comprendeva il dolore di Gesù. Dopo il Cielo,
era la Mamma a comprenderlo e a viverlo. Quanto si amavano Gesù e la Mamma e
come si vedevano l'uno attraverso l'altro! Tutta la Terra, persino i discepoli,
ignorava il dolore di Cuori tanto amanti!
« Il suo sudore cadeva a terra come gocce di
sangue » (Lc
22,44)
88
Poiché l'agonia
aumentava, mi buttai con il volto a terra. 89 Sul duro suolo, in una oscurità spaventosa, forti tremori mi pervasero il
corpo. 90 Mi prostrai a terra in più luoghi; in uno più solitario andai
di nuovo a pregare da sola. Dopo, tornai a cercare la compagnia di quelli che
amavo. Che mancanza di preoccupazione, la loro! 91
Nella notte
silenziosa, il calice della mia amarezza era offerto all'Eterno Padre, mentre,
incuranti, gli amati del mio cuore dormivano! 92 Su quel suolo nudo e duro tremai di spavento: pareva che le mie
sofferenze diventassero fuoco, formassero fiamme che mettevano in ebollizione il
mio sangue. 93 Il cuore dava tali scossoni da obbligare il corpo a
rotolarsi per il suolo e a sudar sangue. 94 Sentii che le mie vene si
accavallavano come fili di un gomitolo. Con grande dolore si aprirono e
versarono sangue che inzuppò la terra. 95 Sentii come se avessi la mia
veste, bagnata di sangue, incollata al corpo.
96 O Passione di dolore e di amore di Gesù, che non sei
conosciuta!
« Ci ha liberati dai nostri peccati mediante
il suo Sangue » (Ap
1,5)
97
Con Gesù pregai
e sudai sangue. Con Lui dentro di me, sentivo il suo Cuore aperto come fosse
il mio: aprivo il cuore a tutta l'umanità e con Gesù dicevo a tutti: « Io
sono la Via, la Verità, la Vita ». 98 Vedevo che dal suo divin Cuore aperto, con sofferenza anticipata, Gesù
dava da bere alle anime. Alcune si allontanavano da Lui, con
rifiuto e disprezzo; non volevano neppure toccare il sangue di Gesù. Altre ne
bevevano con freddezza e indifferenza, come fosse cosa da poco. Altre venivano a
berlo con più amore. Altre bevevano incessantemente con amore vivissimo.
Venne un'altra che le superò tutte e, con una sete insaziabile, bevve, bevve;
si introdusse attraverso la piaga del Cuore divino, si perdette in Lui, non
ricomparve più. 99 Il sangue irrigò la Terra: rugiada
feconda, rugiada d'amore. Doveva essere, nel corso dei tempi, rugiada di vita
e di salvezza per le anime. 100 Sentivo che il sangue versato cancellava le macchie del peccato. Ma,
nello stesso momento, sentivo e intravedevo da lontano, molto lontano, nuove
macchie, nuovi vizi: non si voleva approfittare di quel mare di sangue, di
quel mare di purificazione.
L'albero della croce fiorisce
101
Mi vedevo lavare
il mondo con il sangue. E l'albero della croce fioriva dalla mia parte. Ma
subito una sconfitta, la sconfitta causata dal male, rovinava tutto, fino al
tronco. Le mie vene erano le radici di questo tronco e, perché non morisse e
continuasse a dare la vita, io dovevo seguitare a soffrire e dare il mio sangue.
La sconfitta, la distruzione che la mia anima vide, mi portò all'agonia. 102
Istintivamente,
tra me ripetevo: « L'anima
mia è triste fino a morirne». 103
Alcuni momenti
dopo, mi sentii uscita dal sepolcro: la pietra che lo copriva era rimasta da
un lato. Ero uscita gloriosa a trionfare su tutte le sofferenze Questa visione
di gloria, avuta anticipatamente, non mi diede alcun sollievo. 104
E nuovi grovigli
di spine vennero ad avvolgere il calice. Queste spine emettevano luce che lo
illuminava e lo rendeva splendente. Ma tutta la luce e lo splendore salivano al
Cielo. All'anima restava soltanto la notte oscura, silenziosa, triste.
« Dal cielo venne un Angelo a Gesù per
confortarlo » (Lc
22,43)
105
Prostrata per
terra, in un angolo isolato... 106
venne un conforto dal
Cielo. 107
Non vidi nessuno,
ma sentii che dal Cielo discendeva qualcuno venuto a fortificare la mia anima,
a sollevarmi dalla nuda terra, a lenire la mia agonia. Ma questa doveva
riprendere subito. Sentii che a portare sollievo alla mia anima fu un'inviato
dall'Eterno Padre; ma il Suo abbandono continuò. 108
Il Calvario con
la croce non scomparve. Il mondo con la sua malvagità continuò ad aggravare
le sofferenze. 109
Mi sentii però
più forte per affrontare ciò che mi aspettava. 110
Mentre la mia
anima sgomenta lottava in quel martirio, sentii come se un canale discendesse
dal Cielo e mi attirasse dentro di sé. Quel canale aveva la Vita divina. E
tutta la mia vita terrena, tutto il mio essere di miserie fu trapassato da essa,
come da raggi di sole splendenti e penetranti. Che impasto! La Terra con il
Cielo! Se mi sapessi esprimere come seppi sentire, trascorrerei una vita intera
a parlare soltanto di questo, senza mai finire.
« Alzatevi, andiamo! Sta arrivando colui che
mi tradisce » (Mc
14,42)
111
Là nell'Orto, con Gesù agonizzante, vidi gli apostoli riuniti a dormire senza
preoccupazione alcuna. 112
Gli apostoli
dormivano. Giuda
si approssimava. 113 Gesù,
pieno di dolcezza e mansuetudine, chiamò gli apostoli per il grande
avvenimento: la cattura. 114
Lo udii
esclamare: « Alzatevi, venite! E giunta l'ora ». 115
Sorpresi
dalla voce di Gesù, si scossero. 116
Era necessario
che essi venissero a vedere tanto grande amore e tanto grande ingratitudine:
l'uno di fronte all'altra.
« Giuda si avvicinò a Gesù e gli disse:
Salve, Maestro! Poi lo baciò » (Mt 26,49)
117
Odo il trambusto
della gente, il tintinnìo delle armi. 118 Vedo
il folto gruppo dei soldati e, con loro, un maggior numero di uomini che si
avvicinano a Gesù, con bastoni nelle mani alzate; portano il furore
dell'inferno. 119
Sfinito, con le
vesti intrise di sangue, in
una tristezza profonda e quasi senza vita, Gesù attende. Vede approssimarsi la soldataglia e il
traditore. 120
Odo una voce che,
con tutta dolcezza, dice a colui che si avvicina: « Amico mio, per che cosa
vieni? E con un bacio che consegni il tuo Signore? Che male ti ho fatto io, se
non amarti? E così che corrispondi? ». E subito Giuda si fa avanti e bacia
Gesù. 121
Ricevo sul mio
viso quel bacio. Bacio tanto crudele! Eppure ottenne ancora dalle labbra di
Gesù, traboccante di bontà, la dolce parola di « amico ». O dolcezza, o
amore del Cuore divino! 122
Nello stesso
momento vedo come un pugnale molto acuto che si configge nel Cuore divino di Gesù.
Con questo pugnale conficcato, Egli va verso la cattura, in mezzo a
maltrattamenti: non gli sarà più tolto. 123 Da
quella grande ferita escono raggi luminosi che diffondono amore. 124 Vidi e sentii per molto tempo che quel bacio, quella ingratitudine, quel
tradimento si sarebbero ripetuti attraverso tutti i tempi.
« Se cercate me, qui mi avete »
(Gv 18,8)
DALLA CATTURA ALLA CONDANNA
«M'ha preso in mezzo una turma di iniqui»
Sal 21,17)
1
Gesù uscì dall'Orto, circondato da soldati con armi e da uomini con bastoni. 2
Lo vidi camminare
tra loro, ammanettato. Mio Dio, come era maltrattato! 3 Cadeva per i calci che gli venivano dati, batteva
con le sue divine labbra nelle pietre, rimanendone molto ferito. 4
Sotto quella furia di percosse e crudeltà, sentii il suo divin Cuore palpitare
entro il mio petto, afflitto per il dolore e la stanchezza a tal punto da
sembrare che vi lasciasse la vita. 5 Con quale fatica salimmo il pendìo
dopo l'Orto! 6
Caddi ripetute
volte; dovetti rialzarmi e salire senza avere chi mi
aiutasse. 7 Sopportai ogni tormento di quella vile plebaglia. 8
Sentivo come se
la gola mi si chiudesse e le labbra si incollassero: ero muta, senza essere
muta. 9 In quel triste viaggio Gesù non parlò mai, soltanto
il suo divin Cuore parlò sempre: era un libro aperto, il libro dell'amore. Non
lo leggevo, ma lo comprendevo. Il mio divin Maestro, in quel tragitto, mi fece
comprendere tutta l'ampiezza del suo amore infinito.
«Uno dei presenti gli diede uno schiaffo»
(Gv 18,22)
10
Ci
accompagnarono alla presenza dei sommi sacerdoti. 11 Io sentivo le vesti
incollate al corpo per il sangue
già rappreso. Nella
grande sala di Anna vidi dietro a Gesù gli uomini con armi e bastoni. 12 Sentii lo schiaffo crudele. 13
Vidi il
grande ingrato che osò dare quello schiaffo a Gesù
ed il rancore con cui glielo diede. Glielo diede nel mio
cuore. Quell'uomo era alto,
magro, bruno, di
brutto aspetto. 14
Furono molte le
sghignazzate e i battimani, come avesse fatto la più bella delle azioni! 15 Gesù ricevette l'affronto con estrema calma e mansuetudine.
16
Come si faceva piccolo, Gesù! E
come se ne stava
umiliato! Anna invece, nella sua
vanagloria, se ne stava impettito, vedendosi come adorato da
quanti lo
circondavano. 17
Il dolore
della guancia non può affatto paragonarsi a quello del cuore. Ah, mio Dio!
Potessi mostrare il dolore che Ti causarono!
«Le guardie del tempio portarono Gesù nella
casa del sommo sacerdote» (Lc 22,54)
18
Salii, dopo,
un'altra scalinata, a mani legate, quasi del tutto sfinita. Salivo senza tregua,
percossa da bastonate e da calci; avevo il viso coperto di sputi. 19
Vidi il braciere
presso cui stava Pietro con coloro che si riscaldavano. 20 Fui portata alla presenza di uomini severi, di cattivo carattere, seduti
in trono come re. 21
Ancor prima che
fosse elaborata la sentenza contro l'Agnello innocente, sentii quella autorità
orgogliosa strapparsi da cima a fondo le vesti, con un furore diabolico. 22
Sentii tutto quell'orgoglio e quella
falsa grandezza. Il Signore di tutto era, fra tutti, il più piccolo! Che
confusione, la mia! 23
Vidi tanto al
vivo i maltrattamenti al mio amatissimo Signore. Egli mi fece comprendere che,
senza la Vita divina che aveva in sé, non avrebbe potuto essere condotto vivo
al carcere. Per mia maggiore confusione compresi a fondo che io ero
nel numero degli aguzzini che maltrattavano il Signore!
« Figli miei, son qui soltanto per amore »
24
Sentii la mia
anima andare al carcere incontro a Gesù. 25 Aveva un aspetto tristissimo, sfigurato; era gelido:
già pareva un
cadavere. 26 Tremava
di freddo: aveva perso tanto sangue! Com'era sfinito! 27 Io sentivo la sua tristezza, la sua sfinitezza ed i sudori che gli
bagnavano il corpo. 28 Mi
associai al suo dolore, alla sua tristezza e, come Lui, rimasi esausta. 29 Stava
a mani legate, per quanto in carcere! 30 Molto triste mi disse: «
Vedi, figlia mia; non si accontentarono di catturarmi:mi lasciarono pure
ammanettato! Come è grande la ingratitudine degli uomini! ». 31 E, sotto il peso del dolore, aggiunse: « Figli,
figli miei! Sono vostro padre; mi trattate così? Sono qui soltanto per amore
verso di voi ». 32 Il vederLo
così, a mani legate, fatto un criminale, quanto costò al mio duro cuore! 33 Udii la Sua voce
dentro al mio cuore: « Figlia
mia, sto catturato, sto ammanettato per amore di te. Dico per amore di te, perché
ciò che feci per tutte le anime lo feci anche per te personalmente.
Accompagnami nella mia santa Passione ».
« Sia il mio cuore il Tuo carcere, ma solo
d'amore »
34
Era tutto solo, senza chi Lo confortasse, Gli usasse
un'attenzione, Gli
dimostrasse amore. 35 Quanta pena io provai! Non Gli dissi quasi nulla,
per quanto volessi dirGli molto: non potei consolarLo; non seppi amarLo! 36
Il mio misero cuore avrebbe voluto lanciarsi ai suoi piedi per essere da Lui
calpestato ed umiliato. Avrebbe voluto riscaldarglieli con il suo amore, e non
lo aveva! 37 Gesù, con molta soavità, mi invitò a restare con Lui: «
Rimani con me, figlia mia, catturata per mio amore. Io, per tuo amore, mi
lasciai catturare; e dall'amore rimango ancora avvinto ». 38 Egli
è ancora avvinto dall'amore nei Tabernacoli, perché ora sulla Terra non ha
altra dimora. 39 Il mio cuore volò dal carcere ai Tabernacoli. Unione
indissolubile! 40 Lo abbracciai e con tenerezza Gli dissi: « Mio Gesù,
vieni nel mio cuore: sia questo il Tuo carcere, ma carcere solo di amore. Non
permettere che io Ti offenda, né consenta mai che altri Ti offendano! ». 41
Sentii
l'unione di Gesù. 42 Sentivo
i miei polsi ammanettati con le stesse catene. 43 Mi pareva che i miei capelli fossero inzuppati di sangue; così pure la
mia veste, che stava incollata al corpo. 44 Sentivo il corpo tanto
ammaccato e stanco, 45 gli occhi chiusi nella tristezza più profonda, le
labbra mute. 46 Mi sentivo sola, mentre tutto dormiva. 47 Soffrivo
per l'abbandono in cui mi avevano lasciato coloro che mi erano più cari. Dove
erano sfumate le loro affermazioni di non abbandonarmi? 48 Il silenzio
era profondo. Regnavano le tenebre. Solamente il dolore mormorava nel cuore. 49
Sentivo il dolore di Qualcuno che piangeva all'intuire quanto io soffrivo:
questo dolore era amore di Madre. Nel silenzio, mi unii a quel dolore.
Va a morire, ma è la Vita
50
Mi parve di svegliarmi di soprassalto da un profondo sonno. 51 Vidi la
croce, la corona di spine, i flagelli, la lancia, i martelli, i chiodi! 52 Vidi la montagna del Calvario e, in cima, eretta la croce. Non vi era
nessuno su quel legno. Gesù mi fece comprendere che era la mia croce e mi invitò
ad andare verso di essa di buona volontà. 53 Che visione spaventosa! 54
La morte, la morte! Vado a morire! Andavo a morire, ma, allo stesso tempo, ero
la Vita. 55 Vidi la Mamma, in piedi davanti a me, con sembiante
triste, ma come a sostenermi. Mi sentii
più forte, grazie alla
sua immagine impressa
nel mio
cuore. 56
Con Gesù irruppi fra tutte le sofferenze.
«Appena fu giorno... fecero condurre Gesù
davanti al tribunale
ebraico» (Lc
22,66)
57
Mi vennero a prendere al carcere. 58
Sentii che
aprivano le porte e mi conducevano fuori. 59 Mi attendeva una grande
moltitudine di gente; mio Dio, quante sghignazzate udii! 60 Il dolore della mia anima era molto grande! non lo so dire, lo seppi
soltanto sentire. 61 Scendevo
le scale del carcere; che stanchezza, la mia! Alla fine di esse inciampai e
caddi. Non potevo rialzarmi. 62 Piombarono
su di me gli aguzzini: che rabbia infernale, che scarica di schiaffi e di
pedate! 63
Attraverso grandi
scalinate, fui subito condotta alla presenza dei giudici. Quanto soffrii al
sentire Gesù, grandezza senza uguale, essere tanto piccolo davanti a loro, essere
proprio un nulla! Ed essi, i veri nulla, pieni di orgoglio e vanità; pieni di
grandezza senza alcun potere! Si abbassò il Potente e si innalzarono nel loro
orgoglio quelli che non avevano nulla.
«Ancora una volta Pietro disse che non era
vero, e subito un
gallo cantò»
(Gv 18,27)
64
Vidi il
braciere presso il quale si scaldavano i nemici di Gesù; tra loro vi era una
donna, falsa e provocatrice, che fungeva da portaordini. 65 Un poco
discosto, vi era uno, atterrito e timido, che stava avvicinandosi: Pietro. 66
Fu interrogato da
quelle persone; quali sguardi maliziosi si scambiavano tra loro! 67
Che aspetto
astuto aveva la donna mentre, come un poliziotto, investigava Pietro! 68
Vidi Pietro mentre rinnegava Gesù; ma sentii che lo faceva soltanto per timore.
69 Il gallo cantò. Sentii nell'anima il suo canto. Pietro si ritirò per
piangere. Le sue lacrime scorrevano nel mio cuore come due rigagnoli. 70
Come fu grande il suo pentimento! 71 Avessi
lo stesso dolore di pentimento per i miei peccati! 72 Il gallo cantò nel mio cuore ripetute volte. Gesù soffriva orribilmente,
ma in silenzio. 73 Sentivo il suo dolore infinito ed il suo mansueto amore
verso tutti. Quanta amarezza, quanta tristezza nel Cuore di quell'Agnello innocente!
«Poi portarono Gesù dal palazzo di Caifa a
quello del governatore romano»
(Gv 18,28)
74
La mia anima accompagnò nuovamente Gesù ai tribunali. 75 Il mio cuore e
la mia anima percorsero con Lui le strade, di tribunale in tribunale, tra il vociare
di odi, calunnie, insulti e schemi. 76 Ero
uscita dal carcere che era tenebre; e tenebre erano le strade che percorrevo
lentamente. 77 Procedevo con le mani legate strettamente, ma più
oppresso era il cuore: stentava a palpitare. Eppure le mie labbra non si
aprirono per pronunciare parola. 78
Sentivo la
sofferenza per il tradimento e tutte quelle da esso derivate. Fra i
maltrattamenti, il frastuono, gli schemi, il cuore sentiva un amore folle, un
affetto indicibile, persino per il traditore! Oh, se egli volesse ritornare a
questo cuore! Se volesse riconciliarsi! 79 Il cuore mormorava: « Ho
sete delle vostre anime:voglio possederle ».
«Anche Erode si trovava a Gerusalemme.
Pilato ordinò che Gesù fosse portato da lui»
(Lc 23,7)
80
Fui interrogata da signori arroganti, pieni di superbia: convinti di poter fare
tutto. Di fronte a tanta grandezza, come ero piccola! 81 Accompagnai Gesù al palazzo di Erode, con grande ripugnanza. 82
Ebbi di
fronte tutta quella malizia, quella presunzione colma di falsità; la sua
superbia e la vuota autorità. 83
Vidi e compresi
bene tutta la malizia degli Erodi. 84 Mi sentii ad occhi bassi, labbra mute, ricoperta di un vecchio manto,
a udire gli schemi e la gazzarra del popolo. 85
Quanto dolore
nell'essere trattata come pazza! Ma questa pazzia era amore, era follia per le
anime. 86
Tornai da Pilato.
87
Sentii la grande,
indicibile superbia di coloro che si ritenevano capi. Sentii l'umiltà e la piccolezza
di Gesù.
« Allora Pilato prese Gesù e lo fece
frustare » (Gv
19,1)
88
Fui condotta alla
flagellazione. 89 Vidi i modi bruschi con cui spogliarono Gesù fino alla
cintola 90 e Lo legarono poi alla colonna con grosse catene di ferro. 91
Mi sentii
inginocchiata e legata alla colonna. Una pioggia di flagelli cadde sul mio corpo
e una pioggia di brandelli della mia carne e di gocce del mio sangue cadde
attorno a me, macchiando il suolo e coloro che mi circondavano. 92
Il mio corpo fu
lacerato con palline di ferro, o cose simili. 93 Mi pareva Tutto il corpo
era una ferita sanguinante. 94 Caddi sfinita ai piedi della colonna. E
vidi Gesù dentro di me nella stessa sofferenza. 95 Sentii i suoi sguardi
divini innalzarsi verso il suo Eterno Padre, in un amore indicibile. 96
Sentii che Gesù inclinava il capo sopra il petto, serrava gli occhi, stava per
spirare. Questa scena si ripeté più di una volta.
« I soldati intrecciarono una corona di rami
spinosi e gliela misero in testa » (Gv 19,2)
97
Vidi il capo sacrosanto di Gesù coronato di spine, le quali procuravano al
divin corpo un bagno di sangue. Lo vedevo, ed era in me: io ero, come Lui, flagellata
e coronata con la stessa corona di spine. 98 Sentii
il grande casco di acute spine violentemente confitte nel mio capo: qualcuno
con verghe le batteva per farle penetrare ancora più profondamente. 99
La corona non mi cingeva soltanto la fronte: non vi era parte del capo che non
ne fosse ferita. I dolori erano insopportabili. 100 Che pioggia di sangue cadde dal mio capo, coronato di spine! 101
Non ci vedevo per
la grande abbondanza di sangue che scorreva sul volto. Non potevo muovermi
perché avevo le carni a brandelli. 102 Ricoperta
con vesti da re, ma per scherno, mi misero in mano una canna. Quanta barbarie,
contro di me! Quanto era grande il numero di coloro che si ingegnavano di
inventare maggiori torture!
« Gesù venne fuori con la corona di spine e
il mantello. Pilato disse: Ecco l'uomo » (Gv 19,5)
103
In seguito,
vidi le scale
lungo le quali Gesù salì, dopo essere stato flagellato, e dove lasciò tracce
ben visibili del suo sangue divino. 104 Mi
sentii condotta da qualcuno, che mi diede la mano, alla balconata di Pilato. 105
Avevo l'aspetto
dolorosissimo dell'« ecce homo »: 106 il
capo coperto di spine, il volto intriso di sangue, il corpo tutto ferito e
lacerato. Vidi e udii la grande moltitudine che ad una sola voce, ben lontana
dall'avere pietà di me, gridava chiedendo la mia crocifissione. 107 Le mie orecchie sentivano scandire: «
Muoia! Sia condannato!» Oh, quali grida, quelle della folla! Sentii lo scherno
di alcuni che ascoltavano quella numerosa e vile plebaglia che mi voleva
condannata a morte. 108 Ricevetti
la sentenza di morte. 109
Vidi la croce
che, poco dopo, avrei sentita sulla spalle.
«Pilato disse: Prendetelo e mettetelo voi in
croce. Per me, non ha fatto nulla di male »
(Gv 19,6)
110
Il popolo,
numerosissimo, come in una festa, aveva aspettato per vedere Gesù e aveva
voluto udire la sentenza: ora gioiva all'udire la condanna a morte! 111
Sentii la durezza di tutti quei cuori: non si commossero al vedere Gesù
flagellato, coronato di spine, condannato a morte! 112
Gesù,
innocentissimo, non ebbe una parola contro quel popolo. Soffriva in silenzio.
Tutto accettava, mentre il suo divin Cuore amava ancora più follemente. 113
Taluni Lo
fissavano con compassione; altri con odio. Più oltre Gli apparve la Mamma; da
un'altra parte la Veronica, poi ancora alcune donne. 114 La mia anima vide La grande montagna del Calvario e, sulla cima, già
eretta la croce su cui dovevo essere crocifissa. Questa croce giungeva al Cielo:
lo obbligava ad aprirsi e lo faceva risplendere.
LA SALITA AL CALVARIO
«Le guardie lo fecero andare fuori della
città costringendolo a portare la croce sulle spalle»
(Gv 19,17)
1
Ricevetti la croce. 2
Non la presi io:
sentii che me la collocavano sulle spalle. 3 Piegata, schiacciata dal suo
peso, vi caddi sotto nello stesso posto dove mi trovavo. 4 Mi pareva di
sprofondare sotto il suolo. 5 Mi fece ricordare le mie crocifissioni:
sentivo lo stesso peso della croce che mi faceva svenire. 6
Sotto quel carico schiacciante, come camminavo io? Come fossi un vermiciattolo della terra, nascosto in essa. 7 Camminavo
per strade tristi. Sì, non c'era luce; erano cupe. Vi si udiva soltanto lo
scherno e la gazzarra del popolo. 8 Tutta
l'umanità riempiva quelle strade! La croce, Gesù, io, ci avvolgevamo in essa:
era come un rullo che rotola sempre. 9 Camminavo morta lungo la salita
del Calvario. E sopra la mia morte portavo la morte di tutta l'umanità: che
peso su di me! 10 Sulle mie spalle non portavo solo la croce ma il mondo
intero: lo sentivo bene.
La Madre si apre un varco tra la gente
11
Udivo il
tumulto del popolo. 12
Era tutto un urlo
e uno schiamazzo dietro di me. Non erano grida di dolore, ma di odio e di ingiuria.
13
Vedevo la
moltitudine che mi accompagnava: pochi amici, quasi soltanto nemici! Gli amici
si commuovevano; i nemici scaricavano staffilate sul mio corpo, senza
compassione né pietà. 14
Il cuore sentiva
anche le sghignazzate che venivano da lontano, dense di scherno e di soddisfazione.
15
Insieme a Gesù
camminavano i due ladroni, con le proprie croci. 16 L'anima vide la Mamma, a volto quasi coperto, camminare tutta in lacrime,
molto affrettatamente, alla ricerca di Gesù. 17
Si apriva un
varco tra la gente, per vedere dove potesse incontrarLo. 18 mio cuore intuiva quanto soffriva il suo Cuore di Mamma e con quale
ansietà Ella andava alla ricerca. 19 Il suo Cuore scoppiava e si dissolveva in dolore, facendo scoppiare e
dissolvere in dolore quello di Gesù. 20 Per quanto non si vedessero, io sentivo l'unione, il
dolore, l'amarezza dell'uno e dell'altro Cuore.
«Un gruppo di donne si battevano il petto e
facevano lamenti su di Lui» (Lc 23,27)
21
Quasi al
principio, Gesù cadde: si ferì gravemente il volto ed il petto. 22
Lo sfinimento, la
tristezza e le ferite del Suo corpo si riproducevano nel mio. 23 Cadde
un'altra volta; e caddi anch'io. 24 Nelle cadute, le spine penetravano
sempre più profondamente: il capo era un solo dolore; il viso, pestato e
insanguinato, macchiava ogni volta le pietre su cui batteva. 25 Il sangue
colava - o meglio io sentivo come se colasse -; mi passava alle labbra, mi
soffocava: talvolta mi mancava il respiro. 26 Per il carico schiacciante, camminavo curva e la ferita della spalla si
aggravava. Poiché andavo molto curva, sentivo e vedevo cadere dai miei occhi al
suolo frequenti lacrime di sangue. 27 Mi seguivano alcune donne:
piangevano amaramente alla vista di tanti patimenti. Mentre camminavo, le
fissavo con sguardi di compassione. Il cuore mormorava loro: « Non piangete per me, ma
per voi. Piangete le vostre colpe: sono la causa dei miei dolori ».
Gesù invita a seguirLo, portando la propria
croce
28
Davanti a me
camminava Gesù con la croce sulle spalle. A volte girava indietro il suo
santissimo volto: fissava su di me i suoi sguardi pieni di tenerezza,
invitandomi a seguirLo e a portare per Lui la mia croce. 29 Sguardi tanto
dolci che invitano e attraggono a sé le anime! Io non potevo resistere a
quell'invito; non reggevo a quel dolore. 30 Abbracciai fortemente la
mia croce e percorsi molta strada: amavo con tutto l'amore le spine che
avvolgevano il mio capo. 31
Sentivo come se
fossi io a portare sulla cima della montagna tutto quel carico, con tutti gli
strumenti di martirio. Li portavo con tanto amore, li stringevo
fortemente a me e li custodivo come fossero il più grande tesoro: erano le
chiavi per il Cielo. 32
La croce gravava
su di me. Ma Gesù non mi lasciò sola: mi accompagnò, mi aiutò a portarla.
L’amore Lo obbliga a salire
33
Caddi varie volte per il peso della croce. 34 Fui trascinata per vari
metri mediante corde, con il volto a terra. Grandi ferite mi restavano sulle
guance, per le carni lacerate che rimanevano sulle pietre, insanguinandole. 35
In una caduta lo sfinimento fu tale che non fui capace di rialzarmi. Un
furore infernale mi tirò su con grande crudeltà: 36 Fui strascinata
all'indietro per molti tratti! 37 Sentivo le corde alla cintola e al
collo che mi tagliavano. 38
Ero come una
palla che rotolava dall'alto in basso e dal basso in alto, tra le sofferenze.
Ero la palla di divertimento dei carnefici! Scendevo, quando ero strascinata dal
furore; salivo, quando la violenza mi faceva salire. Ma, soprattutto, mi muoveva
l'amore. 39 I miei occhi si rifiutavano di fissare le miserie orribili
che sentivo. 40 Andavo cieca nella direzione del dolore; ma ci vedevo
bene nella direzione dell'amore: era l'amore che mi obbligava a camminare e a
vincere. 41 Salivo
il pendio con tutti i patimenti, ma lo salivo con tutto l'amore per dare la
vita. 42
Più forte, assai
più forte della furia degli aguzzini era la forza dell'amore che mi
trascinava.
Incontra la Madre
43
Mi venne
incontro la Mamma. 44 Mi guardò intensamente; io guardai intensamente
Lei. Si unirono i nostri cuori nel medesimo dolore. 45 Quante cose si
dissero l'un l'altro! Lo scambio dei nostri sguardi fu breve: dovetti proseguire
maltrattata, spinta, strascinata. 46 Senza tempo per poterla
contemplare, per causa della fretta di chi mi trascinava, mi restò il cuore
legato a Lei. Camminavo sempre. Ella pure camminava, guidata dal mio sguardo,
che Le aveva ferito e attratto il cuore e l'anima. 47 In tutto il
percorso non perdetti mai l'unione con Lei: non trascinavo soltanto la croce, ma
trascinavo anche Lei, o, meglio, trascinavo il suo dolore. 48 I nostri
cuori, nel dolore, non si separarono: erano uniti come da due fili di corrente
elettrica. 49 Mi accompagnò, lontana in apparenza, ma in realtà a me
unita. I nostri cuori soffrivano in un solo cuore. Le nostre lacrime avevano la
stessa amarezza, lo stesso dolore, gli stessi sentimenti. 50 I nostri
cuori si parlavano ininterrottamente.
Bacia la terra nella quale si ferisce
51
Camminavo
silenziosa: l'anima piangeva, mentre il cuore sanguinava. 52 Sopra di me pesava la montagna tremenda di tutta
l'umanità. 53 Ansiosa di dare la vita, sentivo come se ad ogni passo
facessi una scavatura nella roccia più dura: roccia che dovevo rammollire con
il mio sangue. 54 A metà del cammino, grande fu la caduta e la scarica
di flagelli sul mio corpo. 55 Rimasi con un ginocchio a terra e l'altro
alzato. Ad uno strattone brutale delle corde, che pareva più infernale che
terreno, caddi in avanti. Le spine del capo si confissero profondamente; il mio
viso si ferì sino a mostrare le ossa. Le labbra mi si aprirono insanguinate; e
baciavo la terra nella quale mi ferivo. 56 Gli sguardi della mia anima si
estesero sull'umanità. Quali sguardi! quante cose esprimevano! A quante cose
la invitavano!
Il gesto coraggioso della Veronica
56
Procedo piagata in tutto il corpo: i miei occhi ed anche le orecchie gocciolano
sangue. Il mio capo è soltanto spine bagnate nel sangue. Ad ogni strattone
violento delle corde, le mie ossa paiono slogarsi. 57 Mi viene incontro
una donna, la donna diletta che ha compassione del mio dolore. Con quale
delicatezza e amore mi pulisce il volto dal sudore, dal sangue, dalla polvere!
Vincoli della più stretta amicizia legano i nostri cuori. E indicibile ciò che
vorrei dire di lei; le lodi che vorrei farle. Come vorrei che si parlasse di
questo suo atto tanto eroico! 58 Sento che il mio volto e l'amore del mio
cuore - che non è il mio amore - restano impressi nella tela. 59 Ella la
stringe al cuore, come il maggior tesoro; e lo è, in verità! 60
Quel ritratto
senza uguale sarà contemplato sino alla fine del mondo. 61 Gesù non soltanto le lasciò il Suo volto impresso, ma le donò
insieme, come premio, il suo Cuore infiammato di amore. Quale gratitudine,
quella di Gesù! 62
Quale grande
ricompensa ricevette da Lui! 63 Sapessi anch'io amare Gesù come Lo amò
la Veronica!
In una caduta sviene sotto il peso della
croce
64
Caddi sotto il
peso della croce. Un braccio della medesima mi colpì il petto e mi ferì il
cuore. Rimasi svenuta per alcuni istanti. Gli aguzzini mi fissarono incuriositi,
credendomi morta. Un nuovo furore mi strascinò con forza, facendomi urtare
nelle pietre della strada: nuove fonti di sangue furono aperte dalle spine del
mio capo. Ma, anche così, dal mio cuore sgorgava solo amore e compassione per
gli aguzzini. La marcia riprese, ancor più accelerata; la rabbia degli
aguzzini bramava di vedermi sulla cima del Calvario: volevano completare i loro
malvagi intenti. Gesù sussurrava nel mio cuore: « Perché mi ferite così,
se vado a morire per voi? ». 65
La Mamma, con
le mani incrociate, seguiva Gesù, trafitta di dolore. 66
Lo seguiva in
doloroso pianto. Alcune donne La accompagnavano. 67 Gesù camminava, ma come chi guarda indietro, per fissare la sua Madre
benedetta. 68 Che dolore, quello della Mamma, per non poter avvicinarsi a
Gesù e rialzarLo nelle sue cadute! Avrebbe voluto baciarLo, pulirLo, lavargli
le ferite con le sue lacrime. 69 Dietro camminava una donna: non le vidi il volto, ma solo una folta
capigliatura sciolta.
«Fermarono un certo Simone nativo di Cirene;
gli caricarono sulle spalle la croce e lo costrinsero a portarla dietro a Gesù»
(Lc 23,26)
70
Stavo per spirare ad ogni passo. Caddi, e sopra di me cadde la croce. Non per
pietà, ma per timore volevano qualcuno che la portasse. Vi fu chi
continuò a portarla: non per amore, ma per imposizione. 71
Questo aiuto non
fu volontario: non ne ricevetti consolazione. 72 Tuttavia sentii che il mio cuore gli dispensava tanto amore. 73 Fu
solo verso la cima della montagna che mi fu tolta la croce. Ma io sentivo come
se ne portassi sempre il peso. 74 Camminavo quasi senza vita e come se
portassi la croce. Il sangue che versavo si trasformava in legami che mi univano
ad essa. 75 Le labbra erano serrate, ma il cuore pareva parlare a tutti
per mostrare a tutti il suo amore. 76 Amava chi, nel viaggio, mi confortava e dava prove di affetto; amava chi
mi maltrattava e disprezzava. 77 Il mio cuore pareva coprire tutta la
Terra. 78 Pareva
che un cuore tanto amante non potesse essere contenuto nel mio petto. Il suo
amore pareva bruciare tutto il mio essere.
La sete ardente del cuore è la forza del suo
camminare
79
Una Vita
dall'alto sosteneva il mio corpo, già quasi cadaverico. 80 Era in uno
stato peggiore di quello di un lebbroso in disfacimento. Il cuore avanzava
ansioso: doveva vincere, doveva morire per le anime. 81 La sete del cuore, sete di morire, sete di aprire il Cielo per fare
apparire e brillare il sole nelle anime, cresceva, si faceva sempre più viva
quanto più si approssimava la cima e il momento di dare la vita. Sete
insopportabile, sete indicibile: sete che non era mia. 82
Le mie labbra
moribonde avevano una sete ardente, ma il cuore era ancora più assetato: voleva
bere l'amarezza fino all'ultima goccia; tutto voleva soffrire, perché aveva
amore per tutti. Tutto voleva dare per tutto ricevere. 83
La sete
ardente che portavo nel cuore era la forza del mio camminare.
Montagna di morte per Gesù, di vita per
l'umanità
84
La vita
fuggiva! la cima non arrivava! 85 La montagna si innalzava, si innalzava.
86 Pareva giungere alle nubi! 87 Era
tanto alta: dalla terra giungeva al cielo! E io, senza forza per salire! 88 Quanto
più camminavo, più venivo meno; mentre più alta, difficile e dolorosa io
vedevo la montagna. 89 Quanto più si approssimava la fine, più
difficile diveniva la salita: più agonia, più sangue, più abbandono, più
dolore. 90 Non potevo fare un passo senza sentire le mie carni disfarsi e
i miei nervi distruggersi. 91 Gli sbocchi di sangue erano quasi continui.
Lo sfinimento mi piegava a terra. 92 Tutte le sofferenze che mi vedevo davanti mi premevano
sul cuore: era un'oppressione che lo soffocava e gli toglieva la vita. 93
Un amore irresistibile mi legava sempre più alla croce. L'amore oltrepassava
tutti i dolori. 94 In questa follia di amore si approssimava la cima. Per
me e per Gesù che in me saliva era montagna di morte, ma stava per diventare
montagna di vita per l'umanità. Il dolore aumentava insieme all'amore.
L’anima comprende i misteri della
sofferenza
95
Tutto il mio vivere era immerso nella Passione dolorosa di Cristo. Il mio cuore,
ardente di amore, era legato al Padre celeste: era Lui che amavo; era per
Lui che amavo le anime. 96
Andavo, o mi
pareva di andare, attraverso un altro mondo, superiore a questo, mentre il mio
cuore qua in basso soffriva il dolore più triste e profondo. Era tanto piccolo
per tanto soffrire! 97 Il cuore amava e là, sulla cima che giungeva al
cielo, l'anima vedeva la croce di Gesù e Lui in essa confitto. Io
dovevo unirmi a Lui. 98
La croce era
un faro di luce che entrava nel mio petto a illuminare tutto. Me ne sentivo
attratta. Per abbracciarla, per possederla, continuavo a camminare. 99
Era croce di
trionfo, che brillava più del sole. 100 Il
mio cammino è
spine e sangue; e Gesù, tutto ferito, è croce, dolore e amore. 101
Quali segreti
indicibili vedeva la mia anima in così grandi sofferenze, in tanto doloroso
viaggio e, infine, sul Calvario! Le tenebre nere della notte non impedirono che
l'anima potesse sondare tutti quei segreti, che solo la sapienza di un Dio può
e sa rivelare. 102
Erano
segreti, misteri di Redenzione. 103 Unita a questa sapienza, di cui nulla so dire, io mi
sentii obbligata a soffrire e ad agonizzare.
« Cammina! Io ti aiuterò »
104
Andavo lungo
il Calvario, triste ed umiliata. Sempre lo stesso verme ad aprire il cammino,
senza perdere la Vita del Cielo. 105 Erano
tali e tante le sofferenze, che io non reggevo: mi sentivo mancare, non ne
potevo più. 106
Rimase
esausto il corpo; rimase sfinita l'anima. 107 Mi apparve Gesù con il suo Cuore divino, non
sofferente, ma pieno di gloria. Da tutto il suo corpo santissimo, ma con
maggiore abbondanza dal suo costato aperto, uscivano raggi brillanti di fuoco,
che venivano verso di me. Gesù alzò le mani e, con un dito puntato verso il
Cielo, mi disse: « Cammina, che io ti aiuterò ». 108 Camminavo
facendo cadere, come rugiada di solo amore, molte lacrime su Gesù e la sua
croce. Andavo, ma non portavo la croce: non portavo nulla. Qualcuno la sosteneva
e portava per me. Era Gesù il cireneo di tutti i miei giorni, il cireneo di
ogni momento della mia vita. 109 Il mio cuore non si distaccava da Gesù: solo da Lui aspettavo la forza. I
miei occhi non potevano distaccarsi dal cielo. Camminavo, ma sempre con gli
sguardi ben fissi là. Il Cielo, il Cielo, il fine di tutto il mio soffrire!
Dare onore e gloria al mio Dio e salvare le anime. Accettare e fare la volontà
del Padre. 110
Benedetta la
croce! Benedetto Gesù che così me la dà!
L'amore vince, nonostante tutto
111
Il cuore
ansimante sembrava scoppiare per i forti desideri di scorgere nuovi mondi di
purezza e di amore da consegnare a Gesù. 112 L'amore
vinceva, nonostante che mi sembrasse di trascinare a fatica con me il mondo. 113
Non ero io
che camminavo: era un'altra Vita che il mio essere aveva. Questa Vita apriva un
nuovo cammino nei cammini dell'amarezza. Però questi restavano rammolliti,
irrigati col mio sangue. 114
Il mio
corpo dava sangue, come una fontana pubblica: irrigava i cammini per cui
passava. 115 Mi
pareva che fossi io a spargere sangue lungo il Calvario; ma, nello stesso tempo,
il sangue di Gesù irrigava me e mi apriva una nuova via che mi conduceva al suo
divin Cuore. Era via unica, la Via di salvezza. 116 Sentii che Gesù mi portava con Sé. Egli era il
viandante e il condannato. Era Colui che soffriva. Ma trasmetteva il suo dolore
al mio cuore. 117
La strada al suo divin Cuore rimaneva aperta. Tutti
avevano il permesso di percorrerla. Pareva scavata tra massi di pietra, dai
quali si potevano ricavare capolavori; ma era necessario che fossero irrigati
con il sangue di Gesù, e lo erano, in verità. Ma non bastava ancora: era
necessario dare la vita. Ed erano questi gli aneliti di Gesù.
Che stanchezza mortale al termine della
salita!
118
Ormai vicino
alla cima della montagna, sentivo Gesù morire. Non poteva più fare un passo:
faceva più strada trascinato crudelmente, di quanto ne facesse coi suoi piedi.
Non ci vedeva per gli occhi incollati dal sangue. E il suo santissimo corpo era
gelido, prima ancora di essere sulla croce. 119 Alla
fine del viaggio, sentii nel mio cuore che Gesù cadde. Voleva rialzarsi e non
poteva: i vestiti si impigliavano; lo sfinimento non glielo permetteva. Gli
aguzzini Lo trascinarono con le corde per alcuni metri. 120
Nel mio cuore
Lo vidi e Lo sentii innalzare gli occhi al Cielo in atteggiamento di chiedere
soccorso. 121
I suoi
occhi divini, serrati o quasi verso il mondo, erano aperti verso il suo Eterno
Padre. 122 Io
sentivo in me lo sfinimento di Gesù. Volevo salire e non potevo. Volevo
aiutarLo ma, terra come ero, non mi era possibile. 123 Che
stanchezza mortale, al termine della salita! 124 Che dolore, il mio: lasciare Gesù tanto solo! 125
In tutto mi
associai a Lui e con Lui volevo morire, per quanto vedessi che era una morte
spaventosa. 126
A tutto mi
assoggettai, vincendo la mia ripugnanza per amore di Gesù. 127
Fu tanto lungo
il viaggio! Non mi parve di alcune ore, bensì di anni, di molti anni.
SULLA CIMA DEL CALVARIO
Si offre alla morte
1
Giunsi senza
forze, senza vita. Portavo nel cuore un peso immenso. 2 Caddi sfinita con
il volto a terra presso la buca già aperta, nella quale doveva essere piantata
la croce. 3 Sentii come se venisse sopra di me un mondo di belve. Che
rabbia e che peso immenso mi scancarono addosso! Il cuore rimase oppresso e
pulsava in grande afflizione: mi pareva spirare ad ogni istante. 4 Che
sconforto sento in me! E sconforto di amore. Tutto mi causa orrore: la morte! la
morte, l'abbandono, o mio Dio! In ginocchio, alzo gli occhi all'Eterno Padre.
Gli dò il mio segno di accettazione a tutto. Mi offro alla morte. Abbasso gli
occhi: li raccolgo in me e, nell'abbraccio più intimo, stringo tutto al mio
cuore. 5 Abbracciare quello che mi causa tedio e nausea!
Viene spogliato
6
Mi tolsero le
corde che mi cingevano il collo e la cintola: dolori atroci! Mi erano penetrate
nella carne, inzuppandosi di sangue. Mentre venivano strappate, mi lasciavano
sul corpo segni di grandi ferite. 7 Quando mi spogliarono, lo fecero con
tanta furia che strapparono brandelli di carne insieme alle vesti: dolori
violenti! 8 Gli occhi non potevano aprirsi per il sangue, ma la vergogna
mi obbligava a mantenerli più strettamente chiusi: essere spogliata in
pubblico! 9 Soltanto la Grazia divina poteva tenermi in piedi. Mi esprimo
meglio: non dico di me, ma di Gesù. 10
Subito sentii
che la Mamma voleva, con il suo manto, coprire Gesù che era in me. 11
Rivissi la vergogna di Gesù: una cosa tanto profonda! non so che nome darle. 12
Quale nudità,
la Sua, quale pudore senza uguale! 13 Tutto il corpo ne tremò; il
volto rimase come infuocato. 14
Furono molte
le risate di scherno che echeggiarono su tutto il Calvario! 15
Di tanto in
tanto Gesù alzava verso il Cielo i suoi sguardi; poi li abbassava di nuovo, per
più intimamente soffrire nel suo cuore.
« Mi hanno traforato mani e piedi.
Una turma di iniqui mi guardano sprezzanti
» (Sal 21,17)
16
Mi distesero
sulla croce. 17
Sentii come
se fossi io stessa a distendermi sul legno e a porgere mani e piedi per essere
crocifissa. Era un abbraccio eterno alla croce, all'opera di Redenzione. 18
Le membra di
Gesù stavano nelle mie e nel mio stava il suo divin Cuore. Eravamo noi due in
un solo corpo a soffrire. Fu violentissima la crocifissione. Sentivo come se mi
strappassero le braccia, e le gambe, tanta era la forza con cui le tiravano, per
farle giungere al punto segnato sulla croce. 19 Che grido doloroso di soccorso uscì dal mio intimo
verso l'Eterno Padre! Che sguardi supplichevoli uscirono dai miei occhi a
fissare il firmamento per indurlo a compassione! 20
Vidi il
soldato che, con grande crudeltà, dava le martellate: era impavido, aveva lo
sguardo crudele e terrificante. 21
Lo vedevo
sollevare il martello in alto, e, con tutta forza, farlo cadere sul chiodo. 22
Dentro al mio
petto risuonavano i colpi di martello. Rimasi con i miei polsi e piedi aperti,
come fossero trafitti: 23 sentivo
che dalle ferite dei chiodi uscivano zampilli di sangue. 24
Provai come
se un altro chiodo, più rude e doloroso, mi venisse confitto nel cuore.
Le martellate rimbombano lontano, ma non
commuovono i cuori
25
Fu dolorosissima l'apertura delle piaghe. 26
Sentii come
se i chiodi mi trapassassero tutti i nervi. 27 Non sentii lacerarsi
soltanto i piedi e le mani, ma tutto il petto: pareva non avere più nulla
dentro; tutto era stato svuotato. 28 Il dolore crebbe tanto che, se non fosse per un miracolo, quell'istante
sarebbe stato l'ultimo della mia vita. 29 Quando poi la croce fu
rivoltata, per ribattere i chiodi, il mio volto fu molto ferito contro il suolo
e uscì dalle labbra un fiotto di sangue. 30 Quando fu doloroso lo
scorrere un po' indietro dei chiodi ribattuti! 31
Tutti i
dolori delle ferite e la furia dei soldati si ripercuotevano nel mio cuore e
sentivo come se i soldati me lo rompessero e triturassero a morsi, tanta era
la loro rabbia! 32
Vedevo le
lingue bestemmiatrici che imprecavano contro di me. 33 Il mio calvario,
il mio calvario! 34 Fu Gesù ad essere ferito, non fui io. Ma non so
esprimermi in altra forma. 35 I colpi che conficcavano i chiodi non si
estendevano soltanto per il Calvario, ma parevano echeggiare nel mondo. 36
Né le forti martellate che rimbombavano lontano, né la vista di tanto patire
commuovevano i cuori!
«Con Lui crocifissero altri due, uno da una
parte e l'altro dall'altra» (Gv 19,18)
37
Crocifissa, fui sollevata in alto. 38
Quali dolori
sentii in tutte le piaghe, quando lasciarono cadere tanto pesantemente la croce
nella buca! Mi parve di cadere in un pozzo! 39 Per gli scossoni della
croce, si rincrudirono di più le ferite delle spine. Ne sgorgò una pioggia di
sangue che mi bagnò il viso. 40 Il mio corpo era coperto di spine, come
fosse un riccio: era tutto dolore, era tutto sangue. 41 In croce, non cessai più il mio grido al Cielo: « Aiuto,
aiuto! ». 42
Fui con Gesù
tanto inchiodata al Suo dolore che non vi era nulla che ci separasse. 43
Ai lati di Gesù furono crocifissi i due ladroni. Io sentivo che le loro
sofferenze, le loro croci aumentavano il carico su di me: sopra la croce di Gesù
che era in me. Sentivo uscire dal Cuore divino di Gesù lo stesso amore, le
stesse grazie; uno le accettava, l'altro le respingeva.
«Accanto alla croce stavano alcune donne: la
Madre di Gesù... e il discepolo preferito» (Gv 19,25-26)
44
Cuori tanto afflitti circondavano la croce! 45 Giovanni, le tre Marie... 46
Ma il cuore della Mamma non assomigliava per nulla a quello degli altri. 47
Con gli occhi fissi su Gesù, Ella agonizzava con Lui, mentre due fonti di
lacrime scorrevano per il suo volto. 48 Gesù non vedeva con i suoi occhi
umani il pianto della cara Mamma, perché li teneva ora chiusi, ora alzati
al Cielo; ma tutto vedeva ed udiva con i suoi occhi e orecchi divini. 49 Penetrava
tutto il dolore che nel più intimo del cuore La faceva agonizzare. 50
Dall'alto della croce sussurrava: « Mamma, Mamma mia, persino
tu mi sei di martirio! Il
tuo dolore aumenta il mio: neppure tu puoi darmi sollievo! ». 51
Ella
mormorava: « Tu mi sei figlio, io sono tua madre: la mia agonia è la tua
agonia ». 52
La Mamma, quanto
ha sofferto con Gesù! Sulla croce, era Lui con Lei un solo cuore, una sola
anima, un solo dolore, un solo amore. 53 Io, come Gesù, volevo asciugare
le lacrime della Mamma, prenderLa in grembo per farLe ciò che Ella ben presto
avrebbe fatto a Gesù, già morto. 54
Sentivo continuamente il bisogno di abbracciare me stessa, per
stringere di più in me il cuore della Mamma. Più Ella soffriva, più io La amavo,
più La sentivo mia Madre. 55 Sulla croce eravamo noi tre nel medesimo dolore.
«Gli abiti miei dividono fra loro, sulla mia
veste gettano le sorti» (Sal 21,19)
56
Vidi ammucchiare le vesti di Gesù, poi tagliarle e sorteggiarle. 57
Sentii come se la spada avesse fatto nel mio cuore il grande taglio fatto sul
mantello rosso: non ferì il panno, ma ferì me. 58 Mi ferì la malvagità
crudele con cui lo fecero. 59 Alcune parti delle vesti, molto inzuppate
di sangue, si incollavano nella mia anima. Come le sentii al vivo! Sangue, e
carni dell'innocente Gesù, nei pezzi delle sue vesti! 60 Per
il peso del corpo, le piaghe si laceravano sempre più; 61
il sangue
cadeva dalle mani e dai piedi in abbondanza. 62 Per
la violenza del dolore sentii come se si aprisse anche una vena presso il
cuore: ne uscì molto sangue che si diffuse nel corpo per poi sgorgare da tutte
le ferite. 63 Sentivo
tutte le piaghe, ma più vivamente quella della spalla; mentre la cintola pareva
essere ancora tagliata dalle corde. 64 I nervi vibravano: pareva che si
contraessero. 65
Il dolore
raggiungeva il suo apice.
Quale brama di vederLo scomparire ad ogni
costo!
66
Ho sentito
stringere il casco di spine sul capo: mi causò tanto dolore da farmi perdere
quasi i sensi; il cuore quasi cessava di palpitare. Non erano mani che nell'alto
della croce mi comprimevano fortemente il casco, ma era il rancore più che
infernale di tanti cuori. 67
Sentivo come se mi flagellassero e sputacchiassero,
pur essendo in croce. Sentivo i flagelli nell'anima, come se mi fossero dati nel
corpo. 68 Nell'udire le ingiurie più infamanti, sentivo scorrere sul mio
corpo rivoli di un sudore di morte. 69 Mi pareva che tutto il corpo e
l'anima fossero stracciati dal dolore, a somiglianza di una tela strappata filo
per filo. 70 Mi costò tanto la crudele ingratitudine di quella gente
sprezzante ed altera che affollava il Calvario! 71
Sentii che in
molti cuori aumentava l'odio, l'avversione contro Gesù, la brama di vederLo
scomparire dai loro sguardi; fosse come fosse, costasse ciò che costasse. 72
L'innocentissimo
Gesù era in un gemito continuo.
La Passione di Cristo si rinnova in ogni
tempo
73
Onde di
insulti, tormenti, malvagità cadevano su di me. 74 Non sentivo solo i
maltrattamenti del Calvario, bensì quelli dell'umanità intera. 75 Io
vedevo tutto attraverso i tempi, tutto. 76 Dalla
croce osservavo i mali che nel mondo intero, nello scorrere dei tempi,
avrebbero rinnovata la Passione di Cristo, che di me si era rivestito. 77 Sentivo
gli affronti di tutta l'umanità, persona per persona: alcune infierivano con la
massima crudeltà e malvagità; altre, forzate, e persino incoscienti del male
che facevano. 78
Sentivo
tutto; tutto mi stava davanti: il passato, il presente, l'ingratitudine e la
malvagità del futuro. 79 Volevo poter piangere le mie colpe e quelle
di tutta l'umanità; volevo il dolore e il pentimento della Maddalena; ma no,
non lo avevo! Avevo solo ansie di abbracciarmi alla croce per amore di Gesù. 80
Mi sentivo abbracciata ad essa. Volevo soffrire, volevo morire. 81
Il mio
calvario morto aveva lacrime; queste lacrime immergevano in sé l'umanità intera.
Questa morte gridava ed insieme aveva un dolore infinito e ansie infinite di
dare la vita.
Dall'amore per la croce nascono alberi di
vita
82
Io,
crocifissa, continuavo a sentire che il mio corpo non era se non un cadavere. La
mia vita era Gesù nel mio cuore. Io morta, ma con Lui andavo a vivere. Il suo divin Cuore in agonia
beveva avidamente tutta la sofferenza, nell'ansia di comunicare a me la sua
Vita e farmi vivere di essa. 83
Vedeva
chiaramente che il suo dolore era manna, balsamo fecondo, vita per le anime. 84
Mi parve che
il mio cuore si trasformasse tutto in quello di Gesù: era tutto amore. Aveva
una sete divoratrice di sofferenza, perché vedeva che soltanto questa, con la
morte, poteva dare la vita e aprire il Cielo. Mi consegnai, mi diedi tutta al
martirio. 85 Rimasi
sulla croce e fui la croce. Dal mio cuore uscirono legami che la avvinsero:
erano legami di amore. Questo amore mise radici dalla croce verso la Terra; da
esse nascevano alberi fiorenti, alberi di vita. Io fui tutto questo e da tutto
questo fuggii. 86 Il
Cuore divino
di Gesù non cessava in me di amare. Era dentro al mio cuore che Egli amava
l'umanità intera. E io non potevo cessare di amare la croce: vedevo e sentivo
che soltanto la croce era vita. 87 A braccia aperte e occhi al Cielo, mi offersi al Padre
come vittima; all'umanità offersi il cuore e l'amore.
Il Cuore, prima che dalla lancia, è aperto
dall'amore
88
Il sangue irrigava il Calvario. Ed era come se irrigasse il mondo
intero, tutto lì presente. 89
Vedevo che il
mondo fuggiva da quel sangue, ed io volevo salvarlo: con altro mezzo non può
essere salvato. 90 Erano tanti coloro che lo disprezzavano e lo fuggivano
a passi da gigante! E Gesù, folle di amore, senza poter staccare le braccia
dalla croce, li chiamava e li invitava ad entrare nel suo divin Cuore aperto. 91
Desiderava
liberare le braccia per mostrarlo al mondo e dirgli: « Prima di essere
trafitto dalla lancia, è squarciato dall'amore: è per riceverti! ». 92
Il Cuore
era aperto in un abisso infinito di amore e di perdono. 93 Gesù amò,
Gesù ama; Gesù perdonò, Gesù perdona. Bontà incomparabile! 94 La sua
risposta a tutto era ed è: amare, amare di un amore infinito. 95 La
strada al Cuore divino di Gesù era sempre aperta; era luminosa. Dava passaggio
a quanti volevano. Oh, se la mia anima nella sua ignoranza sapesse mostrare la
bellezza infinita di quella strada che, allo stesso tempo, era per Gesù motivo
della più grande agonia! Tanto piccolo era il numero di coloro che andavano
al suo Cuore ansioso; tanto grande era quello di coloro che si staccavano da Lui
e fuggivano per sentieri errati!
« Ricevi, Padre mio, l'incenso di questo
amore! »
96
Gesù voleva offrire tutti all'Eterno Padre. E io li volevo offrire a Gesù.
Tanti ricusavano di entrare nel Cuore divino! Che umiliazione! che vergogna! A
nulla valevano le sofferenze di Gesù ed il suo sangue sparso! A nulla valeva il
mio martirio. Gesù stava mortificato davanti al Padre suo. E io stavo
mortificata davanti a Gesù. La mia agonia aumentava al massimo. Gesù,
prendendo il calice del mio cuore, lo sollevò, lo offerse ripetute volte
all'Eterno Padre dicendo: « Ricevi, Padre mio, il tributo di questo
martirio, l'incenso di questo amore! »
In verità io
volevo avere sempre un turibolo di incenso di amore da offrire a Gesù.
97 In un martirio dolorosissimo di anima e di corpo, durante le
tre ore di agonia, fissai il Cuore divino di Gesù. 98
Volevo tanto
soffrire io sola, al posto suo; e non riuscivo a nulla. Offrii con Lui, con Lui
agonizzai. 99 Con gli occhi dell'anima al Cielo e il cuore in Dio,
accettai tutto: amavo e, poiché amavo, soffrivo.
« Padre, perdona loro, che non sanno ciò
che fanno! » (Lc
23,34)
100
L'anima di
Gesù piangeva; io sentivo le sue lacrime. Udivo questo gemito del suo Cuore: « Figli miei, perché mi ferite?
Perché vi comportate così? ». 101 Nel ricevere gli insulti e i maltrattamenti, sospirava
silenziosamente e mormorava: «E’ così che mi amate? È così che
ricambiate il mio amore?». Ma subito aggiungeva: « Padre, perdona loro,
che non sanno ciò che fanno! ». 102 Il Cuore amava tanto: pareva lanciarsi ai piedi di ogni
creatura per chiedere di lasciarsi conquistare. 103
Sentii
nell'anima come uno scroscio di flagelli: non perché gli aguzzini mi
flagellassero in quel momento, ma perché desideravano farlo. Gesù, dentro al
mio petto, già quasi moribondo per il dolore angustioso causato da quelle cattive
intenzioni, alzò gli occhi all'Eterno Padre e mormorò: « Padre mio, mi
costa la ingratitudine; ma perdona loro che non mi riconoscono per Tuo figlio!
». 104 Sentii
che Gesù dal Calvario estendeva gli sguardi a tutta l'umanità. 105 Palpitava
di amore per il mondo indurito e colpevole; palpitava di dolore nel chiedere
al Padre compassione.
« L'ora » di Cristo e di Maria
106
La Madre,
presso la croce, univa le sue lacrime a quelle di Gesù. Come Gesù amava! 107
Vidi le sue
lacrime e forza d'animo: si teneva ritta in piedi con gli occhi fissi nel suo
Gesù. 108 Contemplava
le Sue piaghe, vedeva il Suo sangue scorrere dalle carni lacerate! 109
Voleva
abbracciarLo, pulirgli il volto coperto di sputi e di polvere, tutto
insanguinato, e raccogliere così ogni goccia del prezioso sangue, che era
anche suo. 110
Voleva fare a
Lui ancora vivo, quello che Gli avrebbe fatto dopo morto. 111
Avrebbe
voluto che le sue braccia divenissero ali per poter volare fino sulla croce ad
abbracciare il suo Gesù ed unirLo di più a sé. Unione senza uguale! follia
di dolore e di amore! 112
Vi erano nei
loro Cuori santissimi il medesimo dolore ed i medesimi aneliti: accogliere e
custodire per sempre il mondo intero, tanto ribelle e crudele. Come la Mamma
amava! Io partecipai del medesimo amore, del medesimo dolore, della medesima
letizia.
Invoca il Padre
113
Gesù a
stento poteva muovere le labbra per gridare invocando l'Eterno Padre; ma il suo
cuore stava in un grido continuo. 114 Questo
si elevava al Padre, ma era per il mondo, che, duro e sordo, non lo ascoltava
né si commuoveva. 115
Sul Calvario
tutto passava inosservato: il grido, già moribondo, non entrava negli orecchi né
penetrava nei cuori. 116
Poche volte
Gesù innalzò gli sguardi all'Eterno Padre, ma gli occhi della sua anima erano
sempre fissi in Lui. 117 Con
Gesù sospiravo anch'io, con Lui gemevo, con Lui mi condolevo per la povera
umanità. Ai suoi occhi divini univo i miei, già quasi moribondi; li
innalzavamo al Cielo in grande agonia per chiedere soccorso. 118
O agonia
tristissima, o tenebre angosciose! 119
O mondo,
o anime, quanto ci amò Gesù. AmiamoLo noi pure! Il nostro dolore, in paragone
al suo, è un nulla. Fu un dolore infinito, fu dolore di un Dio fatto Uomo.
AmiamoLo, amiamoLo senza cessare! AmiamoLo giorno e notte. Il mio cuore va, come
un uccellino smarrito, a mendicare amore, sempre amore per Gesù.
Il Padre esige la riparazione
120
O cuore
amo tanto, tanto che non ricusò di rivestirsi di tutto il fango immondo, per
consumarlo in sé e farlo scomparire. Amò tanto, tanto che si consegnò al
Padre come reo di ogni colpa, per ripararla. Amò follemente fino a dare la
vita, perché noi possedessimo l'eterna Vita del Cielo. 121 Ero abbandonata dall'Eterno Padre! Gridai, ma senza
essere ascoltata. 122 Sentivo
Gesù in croce, sulla croce che ero io. E in me era Lui pure. Era indispensabile
un aiuto; era necessario un conforto. Invece di aiuto e conforto, sentii come
se il Cielo si abbassasse con tutto il peso della sua giustizia per schiacciarmi
fortemente contro il grande legno della croce. L'agonia aumentò e con essa
l'abbandono. L'Eterno Padre non dava conforto. Esigeva solamente la riparazione.
Era il Giudice a
chiedermi conto di tutte le colpe dell'umanità. « Padre mio, Padre mio!
Già ho dato tutto; già ho sparso tutto il mio sangue! » 123 Il peso della giustizia divina sopra di me era molto grande, infinito:
pareva strapparmi dalle braccia della croce per sprofondarmi nella Terra, per
essere la Terra stessa!
« Dio mio, perché mi hai abbandonato? » (Mc
15,34)
124
Era notte,
tremenda notte! 125
O agonia,
o abbandono, o oscurità! 126
Gridai,
gridai senza desistere: « Padre, Padre mio! Persino Tu mi lasci? persino Tu
mi abbandoni? ». 127 Non
ero io che gridavo: era il mio cuore. Non ero io che volevo gridare, ma mi
obbligavano la violenza del dolore e l'agonia. 128
Sgomenta per
le tenebre e l'abbandono, udivo uscire dal cuore molte e molte volte il grido:
« Padre, Padre, Padre! Non distogliere da me il Tuo volto! Non allontanare da me i Tuoi sguardi!
». 129 Il
mio grido
doloroso e moribondo echeggiava in fondo alla montagna: 130
echeggiava
come dinamite nella roccia. Ma il Cielo, sì, il Cielo pareva chiuso per me. 131
Rimasi sulla
croce con Gesù ed Egli con me, nell'attesa di dare la vita per nuove vite.
Nell'estrema agonia, Gesù dentro di me gridava: « Padre, Padre, Padre mio! ». Il
mondo, come risposta a questo grido di agonia, dava crudeltà, più crudeltà;
ingratitudine, più ingratitudine.
« Figli miei, ho sete di voi! »
132
Sentivo una sete bruciante e il più grande degli abbandoni. Uscì dal mio cuore
questo grido: Ho sete, ho sete!
». Compresi che era di Gesù e mi ricordai che Egli aveva sete di anime. 133
L'amorosissimo
Gesù, tra gli insulti, sentiva la sete divoratrice del suo divin Cuore e
sussurrava, pieno di tenerezza e di affetto: « Figli miei, ho sete di voi!
È così che mi saziate? ». 134 Nello
stesso istante sentii passare sulle mie labbra, una e poi un'altra volta, una
spugna. La sete delle labbra rimase; quella del cuore aumentò! 135
Era sete tanto
ardente, che solo l'amore dei cuori del mondo intero poteva saziare.
136 Il grido continuava: « Non è la sete delle mie labbra, che voglio saziata;
bensì quella del cuore: è sete di anime! ». 137 Fino all'ultimo momento, fu questa sete la vita di tutto il mio soffrire.
L’amore, unito alla grazia, trionfa sul
dolore
138
Sulla cima, non
perdetti l'unione con il Padre. 139 Sentivo in me due vite, o due nature: una che non resisteva a tanto
dolore; l'altra che tutto vinceva. 140 Mi portava ad agonizzare la visione di tutti i
crimini, delle ingratitudini e malvagità dell'umanità intera. 141 In
queste ore di agonia, fu la vita divina che vinse nel mio corpo piagato,
cadaverico. L'amore, unito alla grazia e alla vita divina, trionfò sul dolore,
trionfò sulla morte. 142 Io
davo al mondo la stessa Vita che io ero, che dal Padre ricevevo. 143 Ancora prima di spirare sentii che mi trafissero il
cuore: questo dolore mi fu anticipato, perché, una volta morta, non lo avrei
potuto sentire. 144 Sentii la lancia aprirmi il costato ed entrare fino
ad attraversarmi il cuore: il taglio fu come di spada affilatissima. 145 Con
il cuore in quello stato, lanciai uno sguardo al mondo e dissi: « È per te
che sto così! » 146
Gridai al
Padre, ma sempre rassegnata.
«Venuti per vedere lo spettacolo se ne
tornavano a casa battendosi il petto» (Lc 23,48)
147
Si fece buio sul Calvario. 148
Molti di coloro
che mi avevano fatto soffrire discesero spaventati: andavano a nascondersi gli
uni dietro agli altri, come formiche nel proprio formicaio. 149
Erano
spaventati: temevano qualche ulteriore avvenimento. Era il timore e non l'amore
la causa del loro sgomento! 150
A poco a poco
il Calvario rimase nel silenzio. Si udivano soltanto i sospiri di Gesù. Regnava
il dolore, aumentato dal rancore di molti cuori che, soffocati non so da che,
non parlavano più. 151 Dopo
i maltrattamenti, le bestemmie e le calunnie, rimasi a sentire quel silenzio
del Calvario: 152
un silenzio
saturo di rimorsi. Solo due Cuori, molto uniti come se fossero uno solo, si
parlavano l'un l'altro: erano un solo dolore, un solo amore. 153
La Mamma, ai
piedi della croce, ferma come una statua, quasi moriva di dolore. 154
Io sentivo
che dal Cuore di Gesù scendevano verso il Cuore della Mamma molte grazie, molta
vita, molto amore. Tutto
questo Le alleviava l'indicibile dolore e Le dava vita per mantenersi salda
senza crollare, fino a che Egli spirasse. 155 Soltanto con la forza divina Ella resistette senza
svenire.
« Non posso fare di più »
156
Nel mio petto
sentivo il respiro affannoso di Gesù. 157 Unito
al mio, palpitava pure il suo divin Cuore. 158 Palpitava con tanta forza e rapidità che un battito
non dava tempo all'altro. Le sue divine labbra impressero in me, come in un
disco: « Ho sete! ». Il mio cuore, nel sentire questo, comprendeva la
sete di Gesù; gli disse: « Almeno potessi io saziarTi! ». 159
Gli occhi
agonizzanti di Gesù rimasero nella mia anima un poco socchiusi a fissare il
Calvario, l'umanità. 160 Si serrarono poi ed Egli mormorò: « Sto
per morire. Traete profitto dal mio divin sangue e dalla mia morte, se volete
salvarvi: muoio per darvi il Cielo ». 161 Gesù era esausto: anelava morire per dar luce e far vivere. 162
Il suo
divin Cuore diceva: « Figli miei, figli miei! Vi amo tanto fino a morire per
voi! 163
E' giunta
l'ora dell'amore: muoio per voi; non posso fare di più ».
« Madre mia, accetta il mondo »
164
Sentivo che il
mio cuore stava abbarbicato con radici di amore a tutti i cuori umani. 165
E’ la loro
ingratitudine, sempre a ferirmi, sempre a portarmi alla morte. 166
Riuscii a
sussurrare a tutto il mondo: « Può, la tua ingratitudine esigere di più da
me? ». 167
E alla mamma
mormorai: « Madre mia, accetta il mondo: è tuo! È figlio del mio sangue;
è figlio del tuo dolore. Per salvarlo, hai da cooperare con me ». Dopo
questo profondo sussurro, con gli occhi al Cielo, aggiunsi: « Tutto è
consumato ». 168
La Madre stette
sempre come chi, nella stessa croce, partecipa dello stesso dolore, dello stesso
martirio e follia di amore, nel medesimo compito di salvezza. 169
Da Lei verso
di me vi era un canale di salvezza. Tutto passava dal mio cuore o, piuttosto,
dal Cuore di Gesù che era in me, verso quello di Lei. Tutte le anime ricevevano
le grazie e i frutti della Redenzione attraverso la Madre. 170
Molto
profondamente e al vivo sentii quanto Ella cooperava con Lui alla nostra
salvezza. Di quanto Le siamo debitori!
Padre, a Te affido la mia vita »
(Lc 23,46)
171
Sentii che Gesù
dava le ultime gocce di sangue. Esse fervevano: era l'amore che le faceva fervere.
172
Mostrando al
mondo il divin Cuore aperto, sussurrava: « Per te ho latto questo:ho dato
tutto il sangue e ti ho amato fino a non poterti amare di più ». 173
Agonizzava e
ripeteva più volte: « Padre, Padre, Padre, accetta la mia agonia! 174
Padre, nelle
tue mani consegno il mio spirito. E’ per
Te il mio ultimo sospiro! ». 175 Neppure un grido, neppure un gemito era accolto dall'Eterno Padre!
Persino la consegna dello spirito pareva non essere accolta! 176
Agonia di tanta
afflizione! Io mormoravo continuamente: « Gesù, Gesù! ». E sentivo in
me altra voce che ripeteva: « Padre, a Te, nelle Tue mani consegno il mio
spirito ». 177
Con Gesù andavo
spegnendomi; con Lui mi sentivo morire. 178
Il mio corpo e
la mia anima si disfacevano totalmente come per lebbra. 179 L'anima tremava per il dolore e per la paura, come il corpo trema per il
freddo. 180
Stavo consegnata
all'abbandono. Era completo: non avevo più nulla da sperare, neppure
dall'Eterno Padre!
Si esauriscono le Sue forze, ma non il Suo
amore
181
Dentro di me,
Gesù stava spirando: 182
solo di tanto in
tanto emetteva un sospiro; tra l'uno e l'altro rimaneva come se non avesse vita.
183
Mal poteva
gridare al suo Eterno Padre. 184
Erano gli ultimi
rantoli. 185
Prossimo a dare
il suo ultimo respiro, per un impulso del cuore, gli vennero ancora alle labbra
alcuni sbocchi di sangue. E scorrevano lungo il suo volto le ultime lacrime. 186
Lo vidi
innalzare al Cielo per l'ultima volta i suoi sguardi e inclinare poi il capo. 187
Sentii come se
Egli non distogliesse gli sguardi dalla Mamma. 188 Uscivano dal suo Cuore raggi luminosi verso il Cuore di Lei, come
fossero i Suoi addii. 189 Sentii
nel mio cuore i suoi ultimi sguardi e la dolcezza e l'amore che lasciava cadere
su di me. 190
Le tenerezze del
Cuore di Gesù si diffondevano verso coloro che stavano crocifissi ai lati: alla
destra erano accettate; alla sinistra ricusate. Sentivo la rivolta di colui che
le rifiutava e l'amore di colui che le accettava. 191
Si esaurivano le
Sue forze, Gli veniva meno la vita; ma non si esauriva né veniva meno il suo
divino amore: si diffondeva per tutto il Calvario, e dal Calvario al mondo,
come soffio di vita, come profumo delizioso.
La Vita che Lo aveva portato sulla Terra si
riavvicina al Cielo
192
Nell'ansia di
darmi totalmente, nell'amore sempre più folle, giunse il momento di dare la
vita. 193
Mi pareva di non
avere più mani e piedi, tanto grandi erano le piaghe. E non avevo più cuore
che potesse essere ferito oltre: 194 Io
ero vittima e ostia. Prima di spirare, sentii come se fossi legata alla croce
dal capo ai piedi, con spaventosi serpenti: erano come catene che mi legavano al
legno. Mi causavano spavento. 195
Sulla cima della
montagna, tremenda montagna, continuai a gridare; la violenza del dolore, a
somiglianza di acqua che muove la ruota del mulino, fece rotolare la montagna. E
questa rimase su di me. 196 Tutto il mio essere era cuore per amare e consegnarsi
al Padre. 197 Il
cuore andava
morendo lentamente. E quella Vita che mi aveva portato sulla Terra si avvicinava
nuovamente al Cielo.
«Il sole si oscurò e il grande velo del
tempio si squarciò a metà» (Lc 23,45)
198
L'agonia, tanto
grave, faceva sì che tutto il mio essere si squassasse, proprio sino alle
viscere. 199
Sentii come se
mi scorressero lungo il volto e il corpo i sudori freddi della morte. 200 Un urlo doloroso, soffocato, passò per il mio cuore: fu l'ultimo grido
di Gesù agonizzante. 201 Fu
tale lo sforzo, tale la violenza del dolore, che Gesù pareva staccarsi dalla
croce. 202
Il grido di
agonia, dolorosissimo, risuonò in tutto il Calvario o, meglio, io sentii come
se echeggiasse nel mondo intero, e scuotesse tutto. 203
Muoveva e
rimuoveva la Terra. 204
Il cielo parve
aprirsi in spaccature di fuoco. Udii come un echeggiare strepitoso di tuoni. 205
Il velo del
Tempio si squarciò e cadde. 206 Tutta la terra tremava. Era un potere
supremo che la faceva scuotere. 207
Sentii come
se il piede della croce si interrasse di più… 208 Che paura, che spavento veniva dalIa terra; che
sgomento veniva dal cielo! 209 Sul
Calvario era buio. Si aprirono grandi crepacci. Tutti fuggirono. Soltanto le
anime amiche di Gesù rimasero. 210 Gli occhi della mia anima stettero sempre fissi al Cielo a chiedere
perdono e misericordia per la Terra.
Il Cielo riconciliato con la Terra
211
Sentii, prima
nel cuore e poi in tutto il corpo, un freddo agghiacciante: era la morte. Gesù
spirò. 212 Il mistero
della morte regnò sul Calvario e nella mia anima. 213
Quando Gesù
spirò, il Cielo si aprì. Noi tutti già potevamo passare dal Calvario al
Cielo. 214
In quel momento
avvenne una prodigiosa mescolanza tra Cielo e Terra: rimasero due in uno solo.
La Terra si riconciliò con il Cielo: ora noi tutti potevamo vivere la stessa
Vita. 215 Il
Cielo si unì
alla Terra in tal modo che mi fece sentire e ricordare ciò che da piccola avevo
visto: l'impasto fatto dal panettiere nel cilindro; quella ruota mescolava
tutto. Che movimento! Cielo e Terra, una stessa massa! 216 Rimase il Cielo riconciliato con la Terra. 217
Un suono
armonioso riempì Cielo e Terra.
Libera le anime in attesa
218
Il Calvario
stava in tenebre. E io discesi in un luogo di tenebre. E io stessa
fui la luce che tutto illuminò. Dico « io » ma non fui io, perché io sono
tenebre e morte. Fu quella Vita che viveva in me, che trionfò sul Calvario e
sulla Croce. 219
Discesi come
in un inferno, ma non un inferno di fuoco, di maledizione e tormenti, bensì ad
un inferno solo di tremenda oscurità, ove non entrava luce né gioia: era un
inferno di cecità ed ansietà. Sentii come se nostro Signore stesse in me, contento,
a braccia aperte, comunicando la propria gioia ad una moltitudine in attesa.
Sentii che di nuovo ne uscii, portando dietro di me quella schiera innumerevole
di esseri che non erano corpi. 220 Sentii la gioia del Cielo e di molte
anime. 221
Io sentii e vidi
tutto, ma rimasi sempre immersa nel dolore, nella cecità e nella morte.
La sua Vita divina si è saparata da me
222
Era volata la
sua Anima santissima. E io ero rimasta nel medesimo dolore della Mamma, a
sentire la stessa perdita. 223 La
sua Vita divina si era separata da me. 224 Restai come se l'anima mi
avesse lasciata e non avessi più vita: 225 quella Vita dall'alto era
stata sempre la forza di tanto soffrire. 226 Gesù era spirato; e io ero rimasta in questo strappo: non appartenevo a
Dio; non appartenevo alla Terra. 227 La morte di Gesù oscurò il
calvario della mia anima; 228 il
silenzio della morte regnò nel calvario della mia anima. 229 Poco dopo, vidi dare il colpo di lancia nel suo divino costato. 230
Fu dentro di me che Egli fu trafitto. 231 Il Cuore fu trafitto: diede le ultime gocce di sangue; 232
le ultime del
suo preziosissimo sangue e, alla fine, gocce di acqua. 233
Rimasero raggi
dal Cuore a illuminare la Terra; mentre il sole, come si vergognasse, si
nascondeva dietro le nubi che tremavano unitamente al suolo del Calvario. 234
Da tutte le piaghe uscivano raggi di luce, come raggi di sole da fessure.
La Madre piange tanti figli morti per il
peccato
235
La mia anima
vide Gesù mentre veniva deposto dalla croce: il capo penzoloni, un braccio già
schiodato; la Mamma già seduta, a braccia aperte, per riceverlo. Sentivo in
me il corpo di Gesù senza vita, gelido: rabbrividii. 236 Sentii come se Egli, morto, stesse in me e anch'io, con Lui, nelle
braccia della Mamma: eravamo un corpo solo, un solo cadavere. 237
Sentii la Mamma
stringerLo al Cuore, fargli tutto quello che poco prima aveva desiderato
ardentemente fargli, nell'alto della croce. 238 Le lacrime della cara Mamma cadevano sopra il mio volto. 239
Io ero Gesù e
Lei era mia Madre; io ero il mondo e Lei era la Madre del mondo. 240
Volevo
consolarLa ed abbracciarLa e non potevo. Fu allora che Gesù, non più morto
in me, ma vivo, mi disse: « Figlia mia, le lacrime della mia Madre
santissima sono somiglianti a quelle che Ella sparse, in un'altra ora, sopra di
me, sul Calvario. Ella oggi non piange, al vedere il Figlio morto nelle sue
braccia, ma piange al vedere, in tutta l'umanità, tanti figli, la maggior parte
dei suoi figli, morti per il peccato. Che dolore, quello del suo santissimo
Cuore, e che dolore quello del mio divin Cuore, per la visione di questa
perdita, di questa morte quasi totale! Dammi il tuo dolore: ripara i nostri
Cuori tanto feriti. Abbi coraggio! ». Provai tanto dolore che mi parve di
morire. 241
Fu l'amore che
portò Gesù a dare la vita. E la Mamma continua la stessa missione: amare noi
come Gesù.
«Cristo è morto ed è tornato in vita per
essere il Signore dei morti e dei vivi» (Rm 4,9)
242
Fra le nere nubi
della morte, Gesù irruppe: si levò in alto; andò a brillare più oltre. Vinse
tutto e su tutto trionfò. Ma io non Lo accompagnai in quella vittoria, in quel
trionfo, in quella luce: rimasi sempre nel mio dolore, nella mia amarezza ed
agonia. Egli andò nel gaudio di un trionfo luminoso, ma rimase sempre con me:
unito a me, trasformato in me, soffriva. Vorrei saper parlare di questo
sdoppiamento di Gesù: nel gaudio e, contemporaneamente, nella unione dolorosa
dentro al mio corpo. Ma non so. Ciò che so, è che l'agonia continuò. 243
Gesù morì e
visse sempre. Sentii che Egli morì e sentivo che continuava a vivere. O Vita, o
Vita celeste!
«Vi chiamo con amore di Padre»
244
All'improvviso
si illuminò tutta la mia anima di una luce che illuminava il mondo. 245
Sentii come se,
da cima a fondo, si squarciasse un velo: Gesù mi apparve con la sua Luce e mi
diede la sua Vita. 246
Risuscitò e
fece risuscitare la mia anima. Sentii che nel mio cuore Egli diceva: «
Udite, figli miei, la voce di Gesù che vi chiama! Vi chiama perché vi ama.
Ascoltate con attenzione: è l'ora della Grazia che passa! Ricevetela,
propiziatela, accettatela! Batto con insistenza, chiedo con tutto l'ardore del
mio cuore: Venite a me! Vi chiamo con amore di padre ».
«Credo, Gesù, credo»
247
In una angustia
lancinante ripetei i
miei atti di
fede: « Credo, Gesù, credo che fu per me la tua Nascita, il tuo Orto, il
tuo Calvario. Credo, Gesù, credo! ». I miei abissi erano tanto tetri e
profondi che soltanto un Dio poteva penetrare in essi: fu quanto Gesù fece.
Discese fino alla mia profondità, portò alla superficie il mio povero essere e
lo illuminò con alcuni raggi della sua Luce.
CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLA EVOLUZIONE
MISTICA DELLA SERVA DI DIO
Presentiamo
una breve cronologia, mettendo in evidenza alcune date più significative;
siamo consapevoli che la complessità di una evoluzione spirituale non si può
imbrigliare entro date precise, tuttavia pensiamo possa essere utile al
lettore, come orientamento. Attingiamo dall'Autobiografia, dal Diario,
dalle lettere ai due direttori spirituali. Dove è omessa l'indicazione
della fonte, è sottintesa la Autobiografia che Alexandrina, per
obbedienza, dettò succintamente alla maestra del paese Saozinha ed arricchita
di vari fatti dal secondo direttore e dal confratello salesiano D. Ismael.
Alexandrina
Maria da Costa
nacque il 30 marzo 1904 a Balasar, modesto paese del Portogallo, appartenente
alla diocesi di Braga, situato a circa 50 km da Oporto; vi morì il 13 ottobre
1955. Fin dai primi anni manifesta una costituzione forte un temperamento vivace
e scherzoso: « I ricchi - diceva la mamma - hanno il buffone nei loro palazzi;
io non sono ricca, ma ho ugualmente in casa chi ci tiene allegri! ». 1911-1912 Frequenta la prima
elementare a Pòvoa de Varzim. Sempre a Pòvoa, preparata dal p.
Alvaro Matos, riceve la prima Comunione: .... Fissai l'Ostia santa in tal modo
che mi rimase impressa nella mente; ebbi l'impressione di unirmi a Gesù per
sempre. Mi parve che Egli legasse a sé il mio cuore. La gioia che ne provai
è indicibile ». 1913-1917 Verso i nove anni inizia a lavorare
nei campi; più tardi è costretta a fare tale lavoro a servizio, per
guadagnarsi il pane. 1918 Il sabato santo salta da una
finestra, situata a m 3,35 dal suolo, per salvarsi dalla passione di un uomo
penetrato in casa. Da qui ha inizio una mielite compressa alla spina dorsale,
che sarà riconosciuta più tardi attraverso esami clinici; ne consegue una
paralisi progressiva (referto clinico del dott. Azevedo). Passa più di
sei anni ammalata, un po' in piedi, un po' a letto. 1924 In
giugno, con molta fatica, partecipa al Congresso Eucaristico di Braga: da
allora non uscirà più di casa se non trasportata! 1925 Il 14 aprile si pone a letto per sempre. Diolinda, la
sorella, diviene la sua infermiera, perché la mamma deve occuparsi dei lavori
di campagna; Diolinda lavora in casa come sarta. 1928 In occasione di un pellegrinaggio parrocchiale a Fatima, si riaccende in
lei la speranza della guarigione; ma non ottiene la grazia. Nell'Autobiografia
leggiamo: « Morirono i miei desideri di guarire, e per sempre, sentendo,
ognor più, maggiori ansie di amore alla sofferenza e di pensare soltanto a Gesù.
Un giorno, mentre ero sola, venendomi in mente che Gesù stava nel Tabernacolo,
Gli dissi: "Mio buon Gesù, Tu catturato ed io pure... Tu avvinto
dall'amore per mio bene, io catturata dalle Tue mani... Voglio ciò che Tu vuoi;
e soffrire con rassegnazione. Non mancarmi, o buon Gesù, con la Tua protezione!
"». 1930 Nel maggio scrive sulla copertina di
un libretto: « O Mamma diletta del Cielo, vieni ai Tabernacoli del Tuo e mio
Gesù, presentagli Tu le mie preghiere e rendi valide le mie suppliche... Digli
inoltre che voglio molta sofferenza, ma che non mi lasci sola neppure un momento
». In questo periodo, ogni mattina, nelle sue preghiere dice, tra l'altro: «
Mi unisco spiritualmente a tutte le S. Messe che, giorno e notte, si celebrano
sulla Terra. Gesù, immolami ogni momento con Te sull'altare del Sacrificio;
offrimi all'Eterno Padre secondo le Tue intenzioni ». 1931-1932
Durante le sue preghiere e offerte a Gesù comincia a sentire un forte calore
che pare bruciarle il cuore; si sente come rapita. In uno di questi momenti
sente la seguente ispirazione: sofirire, amare, riparare. Non
comprende cosa esigessero da lei quelle parole: « O mio Gesù, cosa vuoi che io faccia? », domanda più
volte; e ogni
volta non sente se non quelle tre parole. 1933 Il 16 agosto viene a Balasar
a predicare un triduo in onore del Cuore di Gesù il p. Mariano Pinho, S.J. In
questa occasione Alexandrina lo ottiene come suo direttore spirituale. Tale
sacerdote le ispira molta fiducia: gradatamente gli esporrà i problemi della
sua anima. 1934
« Fu in settembre che mi persuasi pienamente essere stata la voce del Signore,
non uno slancio mio, a suggerirmi le parole soffrire, amare, riparare. Fu
allora che Gesù mi chiese: "Dammi le tue mani, le voglio crocifiggere;
dammi i tuoi piedi, li voglio inchiodare con me; dammi il tuo capo, lo voglio
coronare di spine come fecero a me; dammi il tuo cuore, lo voglio trapassare con
la lancia come trapassarono il mio. Consacrami tutto il tuo corpo; offriti
tutta a me... ». La frase « mi persuasi essere stata la voce del Signore,
non un mio slancio » è molto significativa. Infatti la vera esperienza mistica
è caratterizzata dalla iniziativa di Dio, particolarmente forte: tale cioè che
l'anima la possa avvertire come non proveniente da lei stessa, ma da Dio. Agli
inizi di ottobre Gesù le dice: « Mi servo di te perché molte anime vengano
a me: per mezzo tuo molte sono stimolate ad amarmi nella santissima Eucaristia
» (Lett. a p. Pinho, 4.10.34). Il 14 ottobre Alexandrina, col sangue
spillato da una ferita, scrive sul retro di un'immagine: « Con il mio sangue,
o mio Gesù, Ti giuro di amarti molto. Sia tale il mio amore che io muoia
abbracciata alla croce. Ti amo e muoio per Te, mio caro Gesù. Voglio abitare
nei tuoi Tabernacoli ». Nella lettera a p. Pinho del 1 novembre, si legge: «
Gesù mi dice che, come Lui è fedele nell'abitare in me per consolarmi, io devo
essergli fedele nell'abitare in spirito nei suoi Tabernacoli e consolarLo ed
amarLo ». 1935
Gesù le dice: « Dammi il tuo sangue per i peccati del mondo. Aiutami
nella Redenzione. Senza di me non puoi far nulla; ma con me avrai potere per
tutto, per soccorrere i peccatori e per molte, molte cose in più » (Lett. a
p. Pinho, 3.1.35). Il 30 luglio Gesù le dice, dopo la Comunione: « Fa'
sapere al tuo direttore che, in prova dell'amore che hai per la mia Madre
santissima, chiedo a te che si consacri il mondo intero a Lei con una festa
solenne, come chiesi a Maria Margherita Alacoque, che si consacrasse al mio
divin Cuore » (Lett. a p. Pinho, 1.8.35). Alexandrina rispose: « Sono la
tua vittima, la vittima dell'Eucaristia, la piccola lampada ove risiedi in
perpetuo per amore, la sentinella dei tuoi Tabernacoli. Gesù mio,
voglio essere vittima per i sacerdoti, per i peccatori,... per il mondo intero,
vittima per la pace, per la consacrazione del mondo a Maria ». 1936 Il giorno 7 giugno, festa
della SS. Trinità, Alexandrina sperimenta per la prima volta la morte
mistica, che esteriormente si presenta come una morte apparente; fenomeno
misterioso che è stato paragonato dalla teologia cristiana alla
trasformazione del verme in farfalla, in quanto con esso Dio purifica le anime e
le rende sempre più elevate (Santa Teresa, S. Giovanni della Croce). Il
giorno 11 settembre p. Pinho spedisce al cardinai Pacelli la richiesta per la
consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria. 1937 Il giorno 2 febbraio la Santa Sede incarica l'arcivescovo
di Braga di studiare il caso di Alexandrina e di inviare notizie precise circa
la petizione della consacrazione del mondo a Maria (Cf Cristo Gesù in
Alexandrina, p. 707) . Nell'estasi del 31 ottobre Gesù le dice: ....
Figlia mia, ti ho scelta per cose molto sublimi; mi sono servito di te per
comunicare al Papa il mio desiderio che il mondo sia consacrato alla mia Madre
santissima » (Lett. a p. Pinho). 1938 Dopo un ritiro spirituale,
iniziato il 30 settembre, nella sua cameretta, da p. Pinho, Gesù le predice
nell'estasi del 2 ottobre, che avrebbe sofferto tutta la sua santa Passione
per la prima volta il giorno 3 ottobre e poi tutti i venerdì dalle 12 alle
15. « Non mi rifiutai ed avvisai di tutto il mio direttore; attendevo il giorno
e l'ora molto afflitta, perché né io né lui avevamo idea di quanto sarebbe
avvenuto. Nella notte dal 2 al 3 ottobre, se fu grande l'agonia dell'anima, fu
grande anche la sofferenza del corpo... Con queste sofferenze sperimentai per
la prima volta la Passione. Quale orrore io sentivo in me! che
paura e terrore! ». L'esperienza della Passione rivissuta, come si rileva dal
racconto di Alexandrina, non nasce, propriamente parlando, dal sentimento, dalla
emotività, dalla meditazione e dalla riflessione di lei, anche se le sue
disposizioni hanno potuto, sotto certi aspetti, essere un utile elemento per
aprire la via al carisma divino. 1939 Il 20 gennaio, durante
l'estasi, Gesù le dice che continuerà a rivivere la Passione in questa forma
sino a che il mondo sarà consacrato alla Madre Immacolata (Lett. a p. Pinho).
Il 20 marzo, poco dopo la elezione di Pio XII, Gesù le predice che sarà
questo il Papa il quale consacrerà il mondo a Maria. Il 28 giugno Gesù le
predice la guerra come castigo dei gravi peccati commessi dal mondo; ed ella si
offre vittima per la pace (Lett. a p. Pinho). 1940
Il 4 luglio si offre vittima insieme ad altre anime in unione con la Madonna,
per ottenere che almeno la sua patria sia risparmiata dalla guerra. Gesù
accetta l'offerta ed afferma categoricamente: « Il Portogallo sarà
risparmiato dalla guerra » (Lett. a p. Pinho). Così avvenne. A dicembre
Gesù le assicura che anche il santo Padre sarebbe stato risparmiato dagli
orrori della guerra, ma che avrebbe dovuto soffrire assai moralmente (Lett. a
p. Pinho, 6.12.40). 1941 Ha il primo incontro con il
medico, dott. Emanuele Augusto Diaz de Azevedo, il quale la prende in cura,
seguendola con generosa dedizione e spirito cristiano sino alla morte. Il giorno
29 agosto il p. José Alves Terças, dell'Ordine dei Missionari dello Spirito
Santo, assiste alla Passione; ne pubblicherà la descrizione nel n. 10 della
rivista « Vida de Cristo, a Paixao dolorosa » vol. V, Lisboa, 1941. 1942
E’ privata del suo direttore spirituale. Il giorno 20 marzo soffre per
l'ultima volta la Passione, nella forma di partecipazione fisica. Il venerdì
successivo, 27, venerdì santo, non soffre più la Passione nella forma
suddetta, ma ne rivive nell'intimo le varie fasi (partecipazione interiore,).
Nello stesso
giorno Gesù le
dice: « Non temere, figlia mia: non sarai
più crocifissa. La
crocifissione che hai tu è la
più dolorosa di quelle che la storia può registrare » (Diario, 27.3A2).
Intende dire che da allora avrebbe partecipato più intensamente anche a tutte
le sofferenze morali e spirituali, senza manifestazioni esterne. In questo
periodo le sue condizioni fisiche si aggravano molto: a tal punto che un giorno
pare moribonda e riceve l'olio santo; detta le sue ultime disposizioni. Entra
invece una seconda volta nella morte mistica, che durerà circa due anni. In
questo periodo inizia pure il digiuno e l'anuria completi, che dureranno fino
alla morte: si nutrirà della sola Ostia consacrata: più di 13 anni! Il giorno
31 ottobre il Santo Padre fa la consacrazione ufficiale del mondo al Cuore
Immacolato di Maria (Cf Cristo Gesù in Alexandrina, p. 117). 1943
Dal 10 giugno al 20 luglio è degente nell'Ospedale « Rifugio di paralisi
infantile » di Foce del Douro, presso Oporto, sotto l'osservazione del dott.
Gomes de Araùjo: l'autorità ecclesiastica aveva disposto che fosse fatto un
severo controllo circa il digiuno e l'anuria, cui molti non credevano; i medici
pure volevano verificare con il massimo rigore. La relazione fatta dal dott.
Gomes de Araùjo conclude dicendo: « E’ assolutamente sicuro che durante i
40 giorni di degenza nel "Rifugio" Alexandrina non mangiò né bevve,
non orinò, né defecò... ». 1944 Nonostante la prova suddetta,
continuano a diffondersi dubbi e dicerie circa il suo digiuno e la sua vita
ricca di carismi; questo le causa sofferenze indicibili, tanto più che si trova
priva di guida spirituale. La Provvidenza le viene incontro affidandola alla
direzione di un salesiano. Questi, resosi conto che in Alexandrina c'e veramente
l'opera di Dio, le impone di dettare il suo diario fino alla morte. Le è
segretaria eroica la sorella Diolinda, « quell'angelo che Dio le aveva posto a
fianco come infermiera ». Il 1 dicembre avviene il matrimonio mistico, cioè lo
stato di unione amorosa tra Dio e la sua anima. Gesù le dice: « Tu sei sposa e
sei madre, madre che non cessa di essere vergine. Sei madre dei peccatori...».
Sabato, 2 dicembre, la Madonna le conferma le parole del Figlio e aggiunge: «
Accetta il mio santissimo manto... puoi coprire il mondo intero: basta per
tutti. Accetta la mia corona... sei regina ». 1945
Soffre per la impressione di essere casa di peccato ed il peccato stesso e
sconta le varie categorie dei peccati. Si rincrudiscono e si fanno più
frequenti e violenti gli assalti del demonio. Contemporaneamente sperimenta vari
gradi della trasformazione della sua anima in Cristo: « Voglio dilatarti il
cuore, voglio farlo grande, grande come il mio divino amore... fallo penetrare
nel mondo che ho deposto nel tuo cuore » (Diario, 3.3A5). E qualche mese
dopo: « Prese nelle sue divine mani il Don Umberto Pasquale. Questi, pregato da
lei, la iscrive tra le Cooperatrici salesiane il 15 agosto 1944. mio cuore e ne
fece un grande globo che poco dopo mi collocò al posto del cuore: "Mia
figlia, il tuo cuore è un globo d'amore..."» (Diario, 22.6.45). «
Sposa mia, mia regina; vivi di me, la tua vita è la mia, sono trasformato in te
perché la tua vita è divina... Tu sei la fontana ed Io l'acqua che sgorga,
lava, purifica... » (Diario, 1.9.45). 1946
Le articolazioni delle braccia e delle vertebre si sconnettono; il
dott. Azevedo decide di bendarla in tutto il corpo e di collocarla su dure assi,
su cui rimarrà sino alla morte (Diario, 4.10.46). Nuovi esami di teologi
e di medici, che la lasciano in doloroso stato (Diario, 26.11.46). 1947
Si sente assai grave di salute e scrive di proprio pugno, con inaudito
sacrificio, la sua lettera-testamento ai peccatori: « Ho passato la mia vita a
soffrire e passerò il mio Cielo ad amare e a pregare per voi, o peccatori. Convertitevi
e amate Gesù! Amate Mammina! Venite! Andiamo tutti in Cielo. Se provaste per
qualche tempo i martiri che per voi ho sofferto, sono convinta che non
pecchereste più. Se conosceste l'amore di Gesù, oh, allora morireste di dolore
per averLo offeso. Non peccate! Ci ha creato! E’ padre! 1948
Ripiena della carità di Cristo, intensifica l'apostolato parrocchiale e
l'aiuto ai poveri che a lei ricorrono sempre più numerosi; aiuta le
vocazioni, il seminano e le Case Religiose di formazione. Aumenta sempre più il
numero delle persone che vanno a farle visita per averne consigli. Gesù le
dice: « E’ col tuo dolore che soccorri: confida che il tuo dolore è per le
anime più che l'acqua per i pesci, più che il sole per la terra ». Il 14
luglio scrive di suo pugno l'epitaffio per la sua tomba: « Peccatori, se le
ceneri del mio corpo possono essere utili per salvarvi, avvicinatevi,
passatevi sopra, calpestatele fino a che spariscano, ma non peccate più! Non
offendete più il nostro Gesù! Peccatori, vorrei dirvi tante cose! Per
scriverle tutte non basterebbe questo grande cimitero. Convertitevi! Non
offendete Gesù! Non vogliate perderlo per tutta l'eternità! Egli è tanto
buono! Basta con il peccato! Amate Gesù, amateLo!
Il giorno 23 settembre
riceve l'ultima visita del suo secondo direttore, obbligato a ritornare in
Italia. A lui però invierà i suoi diari fino alla morte. Rimasta priva anche
dei secondo direttore, si sente dire da Gesù: .... Io sono l'Artista divino e
nel tuo nulla io realizzo il capolavoro più meraviglioso... è con la tua
oscurità che do luce alle anime » (Diario, 1.10.48). 1949 Gesù le promette di chiamare
al suo tumulo molti peccatori e di convertirli (Diario, 2.9.49). La
Vergine del Rosario le appare con la corona del Rosario e le dice: .... il
mondo agonizza e muore nel peccato. Voglio orazione, voglio penitenza. Avvolgi
in questa mia corona del Rosario coloro che ami... e tutto il mondo » (Diario, 1.10.49).
1950 Nell'estasi del 28 luglio Gesù le dice: « Dammi la tua
riparazione e ascolta il mio urgente messaggio: "Voglio che il Papa
faccia al mondo un supremo appello...: orazione, penitenza, rinnovamento di
vita, vita pura..." E al 1 settembre aggiunge: « Unisci alla mia
angoscia la tua, alla mia agonia la tua, al mio Calvario il tuo: è calvario
di dolore, è calvario di salvezza... » (Diario). Alexandrina partecipa
alle sofferenze di Cristo e ne ricevette persino le stigmate, che rimarranno
sempre invisibili, ma dolorosissime. Gesù le dice: « Figlia mia,
trasporto balsamo dalle mie piaghe alle tue, occulte ma dolorose, ben
profonde, perché
le tue mani seminino attraverso le piaghe dolorose la mia semente divina e perché
i tuoi piedi, che non camminano per le piaghe aperte, strappino dai cammini
errati le anime che corrono verso la perdizione... trasporto balsamo dalle ferite
del mio capo al tuo per soavizzare il dolore delle tue spine, affinché, resa
più forte, tu possa con queste sofferenze strappare dagli spiriti le cattive
intenzioni e i pensieri iniqui... dal mio cuore trasporto balsamo amoroso,
balsamo di fuoco, perché tu Mi ami e faccia amare, perché tu accenda questo
fuoco, questo amore, perché tu possegga sempre la tenerezza, la dolcezza del
mio » (Diario 1.9.50).
1951
Nell'estasi del 19 gennaio Gesù sollecita: « Presto, presto, più orazioni, più penitenza!
Presto a rinnovare la vita e i costumi! Presto, figli miei!... » (Diario). Alexandrina
risponde: « Tu dici "presto"; io dico "aspetta, Gesù"... dico
"aspetta; da'
loro tempo, Gesù; sono la Tua vittima e voglio perdono per il mondo "» (Diario,
19.1.51). L'anima vittima si rende sempre più somigliante alla Vittima
divina. L'identificazione di Alexandrina con il Cristo è da anni operante: «
Tu vivi con la mia vita, soffri con il mio dolore, ami con il mio amore: vivi
con la mia vita
perché con essa ti faccio vivere; soffri con il mio dolore perché te lo faccio sentire, in quanto vittima per riparare; ami con il
mio amore perché te lo infusi nel tuo cuore affinché con esso Mi ami e
faccia che io sia amato » (Diario, 23.11.51). 1952 Il 18 gennaio nel Diario leggiamo:
« Non so cosa sento
nel cuore: mi pare che abbia dentro qualcuno che, come i pescatori, lancia reti
e reti per catturare questo mondo immenso di anime.. Quante più reti escono dal
cuore, tante più ne ha da lanciare. E quali ansie infinitamente grandi di
averle tutte colme! Che compito, che stanchezza incessante! ». Da questo anno
aumenta spaventosamente il numero delle persone che vanno a vederla e a
chiederle consiglio; sono innumerevoli le conversioni. Nonostante tutto questo,
sente molto acuta un'altra sofferenza: l'impressione che tutta la sua vita ed il
suo martirio siano inutili: « Tutto il mio vivere è diventato inutile » (Diario,
16.5.52). 1953 Però il 9 gennaio dice: « Balsamo al mio soffrire sono
soltanto la speranza e la fiducia; non sento di aver fiducia, ma confido... La
vita senza dolore mi pare insopportabile... Non vi è nulla che si possa
paragonare alla dolcezza della croce quando la accettiamo e la portiamo con
amore » (Diario). A proposito dell'agonia sul Calvario dice: « Erano
segreti e misteri di amore... erano segreti e misteri di redenzione » (Diario
1.5.53). Alexandrina ha capito il grande valore salvifico della sofferenza.
E Gesù le dice: .... Sono il sole, la vita, l'amore del tuo cuore... è
sole, vita e amore divino. Mi do, mi comunico per mezzo tuo alle anime... Sei
nella vita pubblica di Gesù... » (Diario, 15.5.53). E nell'estasi dei 20
novembre Gesù dice: «
Ho scelto questo
Calvario per amore dei peccatori, per amore dell'umanità intera; Io Gesù, lo
intitolo "Calvario dei peccatori "» (Diario). Il 25 dicembre
ha l'ultima estasi pubblica, che generalmente aveva dopo la Passione vissuta
interiormente. 1954 Quest'anno ricorre il 12 anniversario
dell'inizio del suo digiuno ed anuria completi; Gesù le dice: « Ti ho messa
al mondo, ti faccio vivere solo di Me, per provare al mondo ciò che vale
l'Eucaristia e ciò che è la mia vita nelle anime: è luce e salvezza per
l'umanità » (Diario, 9.4.54). Nel maggio scrive a p. Pinho: .... Quanto bisogno avrei di lei, per
aprirle la mia anima, per mostrarle un libro di innumerevoli pagine che ho nel
cuore! E’ un libro che si potrà comprendere e leggere tutto solamente nella
luce dell'eternità. In esso sono scritte le ansie di darmi, di consumarmi
nell'amore di Gesù e di condurre a Lui le anime tutte, proprio tutte. Non posso
consentire che se ne perda neppure una.. Quanto parla questo libro! »
(28.5.54). Questo libro vivo, non è se non Cristo crocifisso con cui
Alexandrina si sente identificata. Nel settembre Gesù le dice: « La tua
vita è la mia Passione che continua... è Passione mistica, ma che racchiude
tutta la mia santa Passione » (Diario, 24.9.54). Pochi giorni dopo si legge
nel Diario: « In quel momento, dalla piaga del suo divin Cuore uscì un lampo
così grande, con raggi tanto luminosi che fecero risplendere tutto. Poco dopo,
da tutte le sue piaghe divine uscirono raggi che mi trafissero i piedi e le
mani; dal suo capo sacrosanto veniva verso il mio un sole che mi ha trapassato
il cervello. Circa il primo lampo e i raggi che uscivano dal suo divin Cuore,
Gesù mi ha detto con tutta chiarezza: « Mia figlia, a somiglianza di S.
Margherita Maria voglio che tu accenda nel mondo questo amore per me, tanto
spento nel cuore degli uomini... per mezzo tuo voglio che questo amore sia
acceso in tutta l'umanità, così come per mezzo tuo fu consacrato il mondo alla
mia Madre benedetta. Fa', sposa amata, che si diffonda nel mondo intero l'amore
ai nostri Cuori » (Diario, 1.10.54). Nonostante tutto questo, soffre
terribili crisi di fede e si sente nelle tenebre. Nel Diario leggiamo: « Ho
ripetuto il mio credo con molta difficoltà; dicevo a Gesù il mio credo,
spero e confido, però mi pareva una costante bugia » (8.10.54). 1955
Il 7 gennaio Gesù le predice la morte: « Sei nel tuo anno! sei nel tuo anno!
Confida, confida in Me ». L'11 febbraio Gesù le dice: « Coraggio, figlia mia,
la tua camera, la tua vita, quanti insegnamenti danno al mondo! E’ scuola
divina, che insegna agli uomini; è luce di Dio che li illumina nelle tenebre »
(Diario). Il giorno 13 ottobre, anniversario dell'ultima apparizione
della Madonna a Fatima, Alexandrina vola al Cielo: il
suo cuore, incenerito dall'amore, cessa di battere alle ore 20 e 29
minuti. Per sua espressa volontà fu sepolta con il volto rivolto al
Tabernacolo della sua parrocchia, come segno del suo amore per Gesù
Eucaristico.