LA PASSIONE DI GESU’ ALLA LUCE DEGLI SCRITTI DI SANTA VERONICA GIULIANI
Offriamo
ai lettori questo opuscolo che ha un doppio scopo: offrire materia di
riflessione sul dramma e sul mistero della Passione del Signore e fornire alcune
notizie utili alla comprensione dei fatti e dei personaggi implicati in questo
tragico evento. L'esposizione utilizza brani evangelici ed, in corrispondenza,
il frutto delle meditazioni vibranti ed appassionate su di esse di Santa
Veronica Giuliani. II frutto spirituale che da questi temi si può ricavare è
proporzionato al desiderio di progredire nelle vie della fede e della grazia che
proprio nel Mistero pasquale di Gesù trovano la loro fonte ed il loro alimento.
"La
Chiesa, nel magistero della sua fede e nella testimonianza dei suoi Santi, non
ha mai dimenticato che ogni singolo peccatore è realmente causa e strumento
delle... sofferenze del divino Redentore. Tenendo conto del fatto che i nostri
peccati offendono Cristo stesso, la Chiesa non esita ad imputare ai cristiani la
responsabilità più grave nel supplizio di Gesù, responsabilità che troppo
spesso essi hanno fatto ricadere unicamente sugli Ebrei: E' chiaro che più gravemente
colpevoli sono coloro che più spesso ricadono nel peccato. Se infatti le nostre
colpe hanno tratto Cristo al supplizio della croce, coloro che s'immergono
nell'iniquità crocifiggono nuovamente, per quanto sta in loro, il Figlio di
Dio e lo scherniscono con un delitto ben più grave in loro che non negli Ebrei.
Questi infatti - afferma S. Paolo - non avrebbero crocifisso Gesù se lo
avessero conosciuto come re divino. Noi cristiani, invece, pur confessando di
conoscerlo, di fatto lo rinneghiamo con le nostre opere e leviamo contro di
lui le nostre mani violenti e peccatrici. E neppure i demoni lo crocifissero ma
sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi, quando ti
diletti nei vizi e nei peccati.
Tutta
l'opera della Redenzione, per Veronica Giuliani, è caratterizzata
dall'altruismo più completo: "Cristo non pensava a Sé, ma a noi".
L'insistenza, nei suoi scritti, sulla qualità e quantità delle sofferenze di
Cristo, corrisponde al desiderio di mostrare la sovrabbondanza del Suo amore
per noi. Secondo la spiritualità veronichiana le sofferenze interiori di
Cristo furono superiori a quelle fisiche. AI battezzato, per grazia, è dato di
poter partecipare alla redenzione di Cristo; per cui la sofferenza umana unita
a quella del Redentore acquista un valore salvifico. Veronica Giuliani, nella
sua dottrina, ci fa notare che Cristo non patì solo per la generale
incorrispondenza degli uomini, ma anche per la sofferenza che i "suoi amici
fedeli", avrebbero dovuto soffrire lungo i secoli, nel tempo della
Chiesa, proprio a motivo della loro fedeltà a Lui. La sofferenza umana, redenta
attraverso la Morte e Resurrezione di Cristo, ha acquistato un nuovo e
definitivo significato di salvezza. Essa è stata da Lui santificata e resa
capace di merito: "Non vi è mezzo più efficace - diceva S. Veronica
Giuliani - che il patire per fare perfetta un'anima... e santificare le
anime". Se Dio ci prova nel dolore, (malattie, incomprensioni, calunnie) è
segno che Egli non solo desidera spronarci verso le più alte vette di santità,
ma che ci ama immensamente "conformandoci all'Immagine del Figlio
Suo" (Rm 8,29).
La
Vergine Santa ci sia Maestra e Guida nella comprensione di una realtà che
tocca molto da vicino ed aiuta a risolvere il grande problema del nostro destino
e della nostra salvezza. In definitiva si tratta di fare nostra la stessa
esperienza di S. Paolo quando afferma: "Completo nella mia carne quello che
manca ai patimenti di Cristo, a favore del Suo Corpo che è la Chiesa" (Col
1,24). Vale a dire associarsi, in linea di espiazione e di amore a Gesù, Capo
del Corpo Mistico di cui siamo le membra.
Mi
parve che Iddio mi facesse vedere una bellissima stanza, e che così mi dicesse:
"questa è stanza, dove si imparano gli ammaestramenti divini, per potere
le anime dilette perfezionarsi, e per imparare le vere e più perfette virtù...".
Mi fece capire che detta scuola era la sua SS. Passione (S. Veronica Giuliani).
1
° - LA GIUDEA AL TEMPO DI GESU'
II
governatore della Giudea chiamato procuratore, risiedeva abitualmente a
Cesarea, ma durante le solennità dell'anno si trasferiva a Gerusalemme nella
Fortezza Antonia. Ponzio Pilato fu il 5° procuratore della Giudea, regnò dal
26 al 36 d.c.; come giudice romano condannerà Gesù di Nazareth. Il sinedrio,
composto da 71 membri compreso il Sommo Sacerdote, aveva autorità su ogni
israelita, sia in campo civile che religioso, con potere legislativo,
giudiziario e penale. Durante l'epoca di Cristo, i romani si riservavano il
diritto di eseguire o no una sentenza capitale. Il gran sinedrio era composto:
1)
dai Sommi Sacerdoti: da quello in carica, dagli ex Sommi Sacerdoti e da alcuni
membri delle loro famiglie. Gente amante del comodo e dell'oro;
2)
dai Seniori o Anziani: laici ricchi ed influenti;
3)
dagli Scribi o Dottori della legge: prevalentemente laici e farisei.
II
partito dei sadducei era costituito da famiglie sacerdotali più ricche e
potenti. Da essi venivano scelti i Sommi Sacerdoti. I farisei, diretti
antagonisti dei sadducei, si dedicavano allo studio della Toràh e
all'osservanza dei 613 precetti. Esperti tra loro erano gli Scribi o Dottori
della legge, ed avevano una grande influenza sul popolo.
Caifa
era Sommo Sacerdote e Capo spirituale, civile e militare di tutti gli Ebrei.
Genero di Anna, ex Sommo Sacerdote. Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, per
designazione di Cesare Augusto, divenne Tetrarca della Galilea e Perea. Governò
a base di furberie, servilismi ed abili equilibrismi. Disonesto. Si era unito
incestuosamente con Erodiade ed aveva fatto decapitare Giovanni il Battista.
2°
- ALCUNE MOTIVAZIONI CHE DETERMINARONO LA MORTE DI GESU'
Prima
della presentazione dei vari punti del dramma della Passione e Resurrezione di
Cristo è necessario premettere alcune considerazioni sulle cause che
determinarono la morte di Cristo. II processo civile dinanzi a Pilato fu il
punto cruciale di un'opposizione che era andata sempre più crescendo durante il
suo ministero pubblico. L'opposizione di Satana, iniziata prima della sua
missione pubblica, durante la Passione raggiunse il suo culmine. Ma, perchè i
capi religiosi di quel tempo gli furono così ostili? Gesù, con la sua attività
missionaria, stigmatizzò l'ipocrisia dei capi religiosi dell'epoca e la malefica
attività personale di Satana contro il piano salvifico di Dio. Egli fu l'uomo
libero che non si lasciò condizionare dalla società in cui visse. AI
nazionalismo fanatico che vigeva in Israele, il Profeta scomodo, contrappose
l'universalismo radicale. L'antica Alleanza trovava compimento nella nuova
Alleanza da lui stesso istituita. II suo comportamento con i peccatori e le
prostitute scandalizzò profondamente i capi religiosi. Il suo atteggiamento
dimostrò che quella emarginazione, imposta in nome di Dio, non era voluta da
lui. Gesù suscitò in Israele uno spirito critico nei confronti dell'ideologia
ufficiale, apostrofò i capi religiosi come "ciechi" (Mt 23,19) e
"guide di ciechi" (Mt 23,24). Gesù denunciò il culto del tempio non
più come espressione dell'amore di Dio per il suo popolo, ma come luogo di
sfruttamento. Rimproverò ai farisei il loro legalismo: l'uomo non è schiavo
del precetto ma il precetto fu dato da Dio per il bene dell'uomo. Infatti:
"il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato" (Mc
2,27). Gesù, attraverso I'annuncio della Sua parola ed i segni che Egli
compiva, dimostrò di essere l'inviato definitivo del Padre. Ciò, irritò i
capi religiosi perchè per essi era impensabile che il figlio di Giuseppe, il
carpentiere, fosse il Messia-Dio.
3°
- LA LAVANDA DEI PIEDI
Prima
della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da
questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino
alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a
Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli
aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò
da tavola, depose le vesti e preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla
vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi ai
discepoli ed ad asciugarli con l'asciugatoio di cui s'era cinto (Gv 13,1-5).
Sapendo:
II verbo "sapendo", usato da Giovanni, sottolinea la libertà con
cui il Figlio di Dio affronta la morte.
Ora:
E' il momento della glorificazione che si attua nella Passione e Morte di
Cristo.
Passare...
al Padre: Gesù, definisce la morte, come un passaggio da questo mondo al
Padre.
Dopo
aver amato... li amò: II participio aoristo "agapèsan" (aver amato)
é retrospettivo, abbraccia tutto il tempo passato ossia la sua predicazione. Il
successivo indicativo aoristo (li amò) si riferisce ad un futuro immediato
ossia alla Sua Morte. Sino alla fine, Gr eis telos. Ha valore intensivo
(estremo) e temporale (fino alla morte di croce).
Depose
le vesti, Gr tithesin ta himatia é in parallelo con Gv 10,17: "consegno (tithemi)
la mia vita, per poi riprenderla". II verbo ordinario per "togliersi
le vesti" sarebbe stato apotithemi. I parallelismi mostrano un linguaggio
simbolico. Depose le vesti simboleggia il dono della Sua vita che Egli dà per i
suoi amici (Gv 15,13). La lavanda dei piedi era un servizio che veniva compiuto
all'inizio della cena e non durante. Ciò mostra, che Gesù, non presta un
servizio qualunque ma, attraverso questo gesto, rivela il fondamento della Sua
comunità: dare dignità e libertà agli uomini fino al dono totale di sè.
"Il
Signore nel cenacolo si rattristò (molto) per la perdita di Giuda, come anche
nell'atto tanto umile di lavare gli immondi piedi del traditore, e che sopra
essi spargeva le sue preziosissime lagrime e mandava infuocati sospiri per
compassione di quella povera anima".
"Il Maestro con tanto amore se lo strinse al suo petto, con tal carità fece ciò per ammollirgli il cuore; ma, in quell'atto, il perfido Giuda si stabilì a fargli il tradimento. E ciò fu un dolore sì grande al cuore di Gesù, che si spezzava di pena; non solo per questo tradimento del suo discepolo, ma per tutti quelli che gli dovevano fare tutte le altre creature".
Impegno
di vita: Se uno vuol
essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti (Mc 9,35). Pater,
Ave, Gloria. CANTO
4°
- GESU' SVELA IL TRADITORE
Gesù
si commosse profondamente e dichiarò: "In verità in verità vi dico: uno
di voi mi tradirà". I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non
sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si
trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse:
"Dì, chi è colui a cui si riferisce?" Ed egli reclinandosi così sul
petto di Gesù, gli disse: "Signore, chi è?". Rispose allora Gesù:
"è colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò". E
intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscoriota, figlio di Simone. E
allora, dopo quel boccone, Satana entrò in lui... Preso il boccone, egli subito
uscì. Ed era notte (Gv 13,21-27a.30).
Si
commosse profondamente, Gr etarakhthe to pneumati. To pneumati viene aggiunto al
verbo per indicare che l'agitazione non proviene da una causa esterna. Gesù
vedendo che uno dei suoi si condanna per la sua ostinata scelta, rabbrividisce.
E' la morte di Giuda che Lo turba interiormente.
Al
fianco/accanto a Gesù:"la posizione del discepolo sembra evocare quella
di Gesù in seno al Padre. Gesù è il Figlio Unigenito, rivolto perennemente
verso il seno del Padre, (eis ton kolpon Gv 1,18) mentre Giovanni è adagiato
nel seno di Gesù (en b kolpo) la posizione permanente dell'amico nel cuore
dell'Amico divino".
Intingerò
un boccone: Porgere il boccone ad un commensale era segno di rispetto.
Intinto
il boccone... lo diede a Giuda Iscariota: Gesù pone nelle mani del traditore la
propria vita.
Ed era notte: entra nella tenebra. E' passato al nemico. L'amore di Cristo verso il traditore, espresso in questo episodio, mostra che “amare” non significa solo accogliere e mettersi al servizio degli altri, ma soprattutto che tale servizio va esteso a tutti senza discriminazione.
"Questo Sommo Bene divenne pallido e mesto nell'annuncio che fece ai cari apostoli che uno di loro lo avrebbe tradito... ciò fece rattristare gli apostoli".
Impegno
di vita: Amate i vostri
nemici (Lc 6,27). Pater, Ave, Glorio. CANTO
5°
- ISTITUZIONE DELL'EUCARESTIA
Ora
mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo
spezzò, lo diede ai discepoli dicendo: "Prendete e mangiate, questo è
il mio corpo". Poi prese il calice e dopo, aver reso grazie, lo diede loro,
dicendo: "Bevetene tutti, perchè questo è il mio sangue dell'alleanza,
versato per molti, in remissione dei peccati" (Mt 26,26-28).
Questo
è il mio corpo, Gr touto estin to soma mou. II verbo “estin” (è) è
riferito ad un determinato oggetto e non in senso generico. Questo, cioé il
pane che ha nelle mani ad esclusione di altro pane, è il suo Corpo. E così del
vino. Ciò indica che tra Cristo e quel pane (e vino) c'è un rapporto reale.
II
mio sangue dell'alleanza, Gr to haima mou tes diathekes.
Tale
espressione andrebbe meglio tradotta con “Questo è il Sangue della Mia
Alleanza”. Frase grammaticale soddisfacente secondo lo stile di Mt (cfr
7,24;16,18) "Della Mia Alleanza": è riferito all'Alleanza che Gesù
ha promulgato nelle beatitudini. Che tale sangue sia di Cristo è chiaro
dall'espressione: "versato per tutti", allusione al mistero della
croce.
"Nel fine della sua vita, approssimandosi il tempo della Sua morte, non gli dava cuore di lasciarci, e trovò un'invenzione amorosa, per poter sempre restare con noi, con lasciarci Se stesso per cibo delle anime nostre". "A nostro pro". “Vera medicina per i nostri mali: se siamo deboli ci dà forza, se siamo freddi ci riscalda, se siamo afflitti ci consola”. "Noi accostandoci al fonte e, per dir meglio, al mare immenso del divinissimo Sacramento, ogni qual volta ci accostiamo con fede, con amore e con purità, l'anima nostra si intrinseca in Dio e fa come, per esempio, il pesce in mezzo al mare. O Dio! Ella sta in mezzo a questo divinissimo mare. Ove si volta, ove sta, ove si posa, tutto è Dio; e questo Dio arricchisce siffattamente le anime nostre delle Sue grazie e doni, che ogni comunione fa che l'anima nostra faccia sempre passi da gigante nella perfezione". "Il nostro cuore divien tempio della SS. Trinità".
Impegno
di vita: Io sono il Pane
vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno (Gv
6,51). Pater, Ave, Gloria. CANTO
6°
- AL GETSEMANI
Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi, pregava: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia ma la tua volontà". Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente; ed il Suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra (Lc 22,39-44).
In
preda all'angoscia: L'angoscia di Gesù manifesta non solo il suo stato d'animo,
ma soprattutto, la rivelazione di un Dio pieno di misericordia e condiscendenza.
Questa angoscia di Gesù, domina tutta la Passione raggiungendo il culmine in
quel grido: Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato? (Mt 27,46).
Il
Suo sudore diventò come gocce di sangue: Luca usa il termine thromboi (coaguli
di sangue). Il fenomeno è chiamato ematoidrosi (sudar sangue) a provocarlo ci
vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una forte scossa morale, causata
da una profonda emozione. Lo spavento e l'angoscia terribile di sentirsi
carico di tutti i peccati devono aver schiacciato Gesù.
"Giunto
che fu il Signore al monte Oliveto, entrando nell'orto con tre apostoli diede
licenza all'orrore dei tormenti e della morte, che entrassero nella Sua
innocentissima Umanità; quale subito divenne mestissima, afflitta e in
tristezza di morte... nessun conforto veniva somministrato al Signore, anzi...
Egli, Sommo Bene, compatendo ai suoi cari figli, si allontanò da loro, acciò
non Lo vedessero in tanto dolore". In quell'ora che Egli "faceva
orazione nell'orto", "Gli stavano avanti tutti i patimenti... il
calice amaro di tutta la Sua SS. Passione", nel medesimo tempo, con fare
"sacrificio della sua volontà a quella del Suo Eterno Padre, con tutto che
sempre fossero stati uno stesso volere", "si sacrificò per tutti
noi". "In quel punto fu al Suo cuore un dolore sì grande, vedendo la
perfida ostinazione di tutti gli ostinati e quando poco conto avrebbero fatto
del suo preziosissimo sangue. Questo fu il dolore principale che Egli patì nel
Suo interno". Allora "l'Eterno Suo Padre Gli fece vedere e sentire in
quel punto tutti i patimenti che avevano da patire i suoi Eletti, le anime Sue
più care, cioé quelle che si sarebbero approfittate del Suo Sangue e di
tutti i patimenti. Egli sentì tanto le pene che questi dovevano patire, che in
quel punto", "cadendo con la faccia a terra, entrò in agonia tale che
sudò sangue". "Vedendo il gran frutto che doveva essere alle anime
elette il Suo sangue, lo volle mandar fuori avanti che i flagelli lo
percuotessero". "Questa Sua agonia... l'ebbe sino allo spirare che
fece in croce... gli si rinnovò in particolare... quando.ebbe il bacio del
tradimento da un suo caro discepolo... quando fu consegnato a quei giovani, che
facessero di Lui ciò che volevano... quando fu così empiamente (mal)trattato,
che le pene e i tormenti che patì non sono noti a creatura nessuna".
Impegno
di vita: Sia fatta la
tua volontà (Mt 6,5b). Pater, Ave, Gloria. CANTO
7°
- IL BACIO DEL TRADITORE
Mentre
egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si
chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli
disse: "Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?" (Lc
22,47-48)
In
questa pericope, viene ribadito con orrore, che Giuda era uno dei Dodici ossia
uno dei Suoi.
Giuda
con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo? E' l'ultimo appello del divin Maestro
al cuore dell'amico infelice. Ma anche quest'ultimo avvertimento cade nel
vuoto. Misteri del cuore umano, della debolezza umana! Da quel giorno nessuno
vorrà sentirsi chiamare Giuda, anche se molti ne seguono l'agire...
"Quando...
(Gesù) ricevette il bacio del tradimento, fu all'Umanità SS. una pena così
grande! Non solo per vederSi tradire ora da un Suo discepolo, ma in quel punto,
in quell'atto ricevette i tradimenti, senza numero, avuti da anime più
beneficate".
"Questo sì che gli (tra)passava il cuore, e sentiva tanta pena, più che degli oltraggi che Gli facevano".
Impegno
di vita: Fate del bene a
coloro che vi odiano (Lc 6,28). Pater, Ave, Gloria. CANTO
8°
- LA CATTURA
Allora
quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero:
"Signore, dobbiamo colpire con la spada? "E uno di loro colpì il
servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Lasciate, basta così!
E toccandogli l'orecchio, lo guarì! Poi disse a coloro che eran venuti
contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: "Siete
usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel
tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa é la vostra ora, è
l'impero delle tenebre" (Lc 22,4953)
Gesù
nega ogni tipo di azione che faccia ricorso alle armi, perciò rifiuta
l'atteggiamento del partito degli zeloti, i quali volevano instaurare il Regno
di Dio con la forza.
E'
l'impero delle tenebre: è il momento culminante della lotta tra Gesù e Satana.
"Il
Signore andò incontro ai suoi nemici con amore sviscerato". "Ognuno
faceva a gara per percuoterlo nella bocca, di dargli pugni negli occhi, di
sputargli in faccia; ed Esso come mansueto agnello, tacendo, soffriva tutto con
amore e per amore". I persecutori... tutti sdegno e furore, Esso era tutto
obbedienza e zelo della loro salute; essi tutti a gara in percuoterlo, Esso
tutto silenzio e carità; essi tutti odio, ed Egli tutto benigno, li mirava con
sguardi amorosi, sopportava tutto con sapienza e sempre intento a fare la volontà
SS. del Suo Eterno Padre. "Quei soldati e turba di gente, (che) l'ebbero
preso e legato "con corde, ambedue le gambe e braccia e... con catene nel
collo e nella cintura", "fecero sì che quelli che lo menavano
passassero avanti, ed ognuno di essi Gli diedero la percossa, chi con pugni, chi
con urtoni, chi con calci, chi con bastoni, chi tirandogli dei sassi, chi del
fango" "facendo a gara chi poteva percuoterlo più". “Fu tale
che il tormento che ebbe il pietoso Gesù, che fu un miracolo, che non morisse
allora”. Uscito dall'orto "Lo fecero camminare dentro il fiume; ed i
soldati stavano sopra il ponte di esso e Lo tiravano con corde e catene, ora in
quò, ora in là; ed Esso si feriva tutti i piedi, per quelle pietre ed altre
cose moleste che stavano dentro quella fiumana".
Impegno
di vita: Pregate per
coloro che vi maltrattano (Lc 6,28). Pater, Ave, Gloria. CANTO
9°
- GESU' DAVANTI AD ANNA
Condussero (Gesù) prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa... interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio... e non ho mai detto nulla di nascosto. Perchè interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che lo ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto”. Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?" Gli rispose Gesù: "se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene perchè mi percuoti? " (Gv 18,13.19-23).
Chi
diede lo schiaffo/percossa a Gesù? Il Vangelo parla di una guardia. Qualche
Padre della Chiesa, come S. Giovanni Crisostomo e qualche scrittore, Ollivier,
affermano che sia stato Malco (Gv 18,10), immemore ed ingrato dopo la guarigione
ottenuta nell'orto degli ulivi.
Schiaffo,
Gr rapisma indica percossa a mano armata. Non è inverosimile l'ipotesi dello
schiaffo a mano armata con la "chirotea coriacea", una specie di
guanto durissimo. Gesù veniva colpito sul volto espressione dell'intelligenza e
della dignità. E' come annullare l'onore di una personalità. Lo schiaffo
del servo rappresenta la risposta brutale degli ebrei e dell'umanità dinanzi
alla Rivelazione di Cristo.
"Nel primo (tribunale) Gesù patì molto stantechè l'avevano preso così furiosamente e con tali strapazzi, che mente umana non può capire. Fra le altre mie pene, lo patii - disse Gesù a S. Veronica Giuliani - di molto avanti la porta del palazzo di Anna. Qui mi fecero cadere e, per molte volte, mi batterono il capo in terra ove dalla Mia bocca uscì molto sangue" (32).
Impegno
di vita: Beati voi
quando vi insulteranno (Mt 5,11 a). Pater, Ave, Gloria. CANTO
10°
- LA TESTIMONIANZA DI GESU’ DAVANTI A CAIFA
Allora
Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote (Gv 18,24). II sommo sacerdote
gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se Tu sei il
Cristo, il Figlio di Dio”. Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi lo vi dico:
d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra del Padre e
venire sulle nubi del cielo. Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti
dicendo: "Ha bestemmiato!... ora avete udito la bestemmia; che ve ne
pare?" E quelli risposero: “E' reo di morte”. Allora gli sputarono in
faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano (Mt 26,63-67).
Stracciò
le vesti. II gesto di stracciarsi le vesti era in Israele segno di dolore e di
lutto (cfr Is 37,1).
"Gesù
si rivendica la dignità di giudice universale. Egli aveva sempre occultato la
messianità. Ora, per la prima volta, svela il mistero della Sua persona, che
supera la comune attesa giudaica del Messia, perché si attribuisce una dignità
divina, qualificandosi il giudice escatologico. Ma tale rivelazione più
completa della Sua misteriosa identità comporta per gli avversari un
ammonimento. II Messia incompreso ed umiliato, alla fine dei tempi, sarebbe
stato il loro giudice".
"Più
tormentato ed afflitto di prima... fu presentato al secondo tribunale... il
Suo divino volto (era) tutto livido, per la percossa che ebbe dello schiaffo che
gli fu dato" “da quella mano di ferro”. "Patì più nel Suo
interno, vedendo la grande ingratitudine di quello che glielo diede, al quale
poco fa aveva fatto beneficio, con risanargli l'orecchio; e che ora lo
percuoteva così alla traditora".
Impegno
di vita: Beati voi
quando... mentendo diranno ogni sorte di male contro di voi per causa mia (Mt
5,11). Pater, Ave, Gloria. CANTO
11
° - LA PRIGIONIA
Gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: "Indovina: chi ti ha colpito? "E molti altri insulti dicevano contro di lui (Lc 22,63-65).
L'uso
insistente dell'imperfetto, in questa pericope, vuole esprimere il tempo
prolungato degli oltraggi.
E
molti altri insulti... esprimono il comportamento irrispettoso contro l'Inviato
di Dio.
Quando
"tutti gli Scribi, i Farisei e i Capi andarono a riposare",
"consegnarono Gesù in mano e potere di gente più barbara, iniqua ed
odiosa vi fosse". “Pare... che negli occhi e nella bocca Santissima di
Gesù vi ponessero cose immonde e gli scarpissero ad uno ad uno con violenza
tutte le palpebre; mettessero dentro agli occhi cose ben pungenti, così dentro
le orecchie. Fu maggiore questa pena che non fu quando gli passavano il capo con
le spine”. Questi giovani “Lo trattarono tanto male e Gli fecero tanti
strapazzi e cose tutte inumane, che Iddio non ha voluto che si sappiano, perché
mente umana non le potrebbe credere. Tutto ciò si saprà nel giorno del
Giudizio”.
Impegno
di vita: A chi ti
percuote sulla guancia porgi anche l'altra (Lc 6,29). Pater, Ave,
Gloria. CANTO
12°
- GESU' CONSEGNATO A PILATO
Venuto
il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio
contro Gesù per farlo morire. Poi messolo in catene lo condussero e
consegnarono al governatore Pilato (Mt 27,1-2).
Il
processo religioso si concluse con la consegna di Gesù a Pilato. E' la consegna
del giusto innocente nelle mani dei pagani (cfr Mt 20,19).
“La
sua faccia non pareva più di creatura (uomo), ma era tutta livida da pugni, da
schiaffi, da urtoni che Gli davano, in quel mentre, tutte le genti”.
Impegno
di vita: Chiunque
ascolta queste Mie parole e non le mette in pratica, é simile ad un uomo stolto
che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i
fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la
sua rovina fu grande (Mt 7,26-27). Pater, Ave, Gloria. CANTO
13°
- GESU' DAVANTI AD ERODE
Pilato
domandò a (Gesù) se era Galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione
di Erode, lo mandò da Erode... Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché
da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di
vedere qualche miracolo fatto da Lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù
non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo
accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo
schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato (Lc 23,611).
Splendida
veste/veste sgargiante, Gr lampran. Era un indumento molto appariscente usato
in Oriente, da insigne personalità, in occasioni solenni. Presso i Romani, la
veste bianca simboleggiava aspirazioni alle cariche; presso i Persiani era
riservato agli dei, ma si costumava anche in quei tempi, di far indossare vesti
bianche a dei poveri pazzi. Questo fu l'intento di Erode, con quella veste,
deriso da tutti, é ricondotto da Pilato.
“Il
re Erode lo schernì con tutta la sua corte”. “Oh Dio non posso con le
parole scrivere tutto! Solo dico che non davano tempo al tempo; ma che in un
subito si scaricava sopra di Gesù ogni sorte di tormenti e pene”. "Dopo
che tutti (ebbero percosso e maltrattato, Gli misero quella veste bianca e lo
rimandarono da Pilato".
Impegno
di vita: Chiunque guarda
una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel cuore (Mt
5,28). Pater, Ave, Gloria. CANTO
l4°
- PILATO DICHIARA GESU' INNOCENTE
Pilato
riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: “Mi avete portato
quest'uomo come sobillatore del popolo, ecco l'ho esaminato davanti a voi ma non
ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate, e neanche Erode,
infatti ce l'ha rimandato. Ecco Egli non ha fatto nulla che meriti la morte.
Perciò dopo averlo severamente castigato lo rilascerò” (Lc 23,13-16).
Pilato,
anche se riconosce l'innocenza di Gesù, consegna Cristo alla volontà dei
Giudei. Luca ci fa comprendere che l'iniziativa dei Giudei trova complicità
nella politica di Pilato.
"Quante percosse ebbe! Sono senza numero. Ognuno lo disprezzava ed, avendolo percosso, faceva(no) gran festa", "mentre Gli tiravano le orecchie, lo facevano con tal rabbia, che ne portarono via dei pezzi".
Impegno
di vita: Non chi mi
dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei Cieli, ma colui che fa la
volontà del Padre mio che é nei Cieli (Mt 7,21). Pater, Ave, Gloria.
CANTO
15°
- LA FLAGELLAZIONE
Pilato
fece prendere Gesù e lo fece flagellare (Gv 19,1).
Presso gli Ebrei la flagellazione non doveva superare i quaranta colpi di flagello; come garanzia se ne davano trentanove. Gesù é punito sotto la giurisdizione romana che non ammetteva limiti. Gesù fu torturato "mediante una robusta frusta alla cui estremità vi erano code di cuoio, appesantite da pallottoline di metallo o dotate di punte aguzze di osso, legno duro e schegge di ferro". Il flagello era uno strumento crudelissimo di tortura. Orazio definì il flagello: "horribile Ragellum". I romani flagellavano schiavi, traditori e criminali civili più colpevoli. Spesso la flagellazione era più orribile della crocifissione. Racconta Cicerone che Verre aveva fatto subire la "verberatio" al cittadino romano Servilio. Mentre Servilio parla in tribunale per discolparsi, "sei littori robustissimi ed espertissimi a battere e percuotere uomini, lo colpivano crudelissimamente con verghe; alla fine il primo littore Sestio... rovesciato il bastone, cominciò a pestare con somma veemenza gli occhi al misero. Costui, essendoglisi riempito di sangue il viso e gli occhi, cadde giù, ma, nonostante tutto, gli si pestarono i fianchi anche dopo stramazzato, affinché una buona volta dicesse di promettere. Ridotto in tale stato, per allora fu portato via di là come morto; poco dopo morì". Così i romani trattavano i propri cittadini. Cosa avranno fatto per Gesù? Veramente fu un impero di ferocia.
Gesù,
stando legato alla colonna, con quella gran carneficina sopra quel divinissimo
Corpo, quei carnefici diedero con i flagelli un colpo nel capo di lui e con essi
flagelli gli portarono via tutta la palpebra dell'occhio destro, cagionandoGli
un dolore di spasimo dentro l'occhio" "Gli portarono via, in più
luoghi, pezzi di carne, in specie, tutta la polpa dei bracci tanto che si vedeva
l'osso". “Vedi quanto ho fatto per te?". "Lo tormentava più
l'ingratitudine, che non... i flagelli". "Non erano le catene né le
corde che lo tenevano così legato, ma la volontà del Suo Eterno Padre, così
voleva; e stando legato con questo vincolo d'amore, uniforme a quel volere divino,
lasciava il suo divinissimo Corpo sotto sì barbara carneficina. Lo tormentava
l'amore... lo batteva, lo piagava, lo crocifiggeva!".
Impegno
di vita: Il corpo non è
per l'impudicizia (1 Cor 6,13). Pater, Ave, Gloria. CANTO
16°
- LA CORONAZIONE DI SPINE
I
soldati intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero
addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano:
"Salve, re dei giudei!" E Gli davano schiaffi (Gv 19,2-3).
Le
spine usate dai soldati sembra che siano o il giunco marino o il rhamnus nabeca.
Questa calotta di spine, conficcata a colpi di bastone Gli fece perdere molto
sangue. “I soldati proclamano Gesù re per burla, parodiando I'intronizzazione
dell'imperatore ma a loro insaputa attuano la regalità del Figlio di Dio,
fattosi uomo... indicata dalla corona di spine, dal manto di porpora e
dall'acclamazione”. Essere re come Gesù, significa rinunciare ad ogni potere
e dominio e, mettersi al servizio dei fratelli.
“In
quel punto che fu coronato di spine”, “se noi l'avessimo veduto, in tal
patire, saremmo morti di compassione e di dolore, vedendo quel capo coperto di
sangue e tutto passato di spine... Le spine che più lo tormentavano, erano
quelle che Gli passavano per il cervello, gli occhi e tutte le parti più
sensitive ... al pari del dolore esterno, fu più grande quello interno”;
"i persecutori non si saziavano di tormentarlo... Essi con odio, Egli con
amore; essi lo oltraggiavano, con bestemmie ed avvilimenti, ed Egli, con carità
ed amore, pregava il Suo Eterno Padre, per tutti noi"; "vedeva non
si aveva a far conto di un così grande prezzo del suo sangue. Fra questi
ingrati vi ero anch'io; e gli apportavo più tormento io sola, che non tutte
quelle spine".
Impegno
di vita: Chiunque si
esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato (Lc 14,1 1). Pater,
Ave, Gloria. CANTO
17°
- LA CONDANNA A MORTE
Pilato
cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: "Se liberi costui, non sei
amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare..."
Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed
egli portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio detto in ebraico
Golgota" (Gv 19,12.16-17).
Pilato
cercava... si mette contro Cesare: appare il dilemma di Pilato, l'uomo integrato
nel sistema del potere: o mettere in pericolo la propria posizione o sacrificare
l'uomo. Contro la propria convinzione condanna l'uomo pur di mantenere la
propria carica.
Egli
portando la croce. Gr Kai bastazon heauto ton stauron. Tale espressione andrebbe
tradotta meglio con "ed egli, caricandosi della croce". Infatti
l'evangelista Giovanni vuole sottolineare la volontarietà della morte del
Cristo: si carica della croce perché ha fretta di manifestare al mondo l'amore
di Dio per l'uomo. "Il condannato passava, lungo la via per arrivare al
Calvario, tra due fitte ali di gente che avevano il diritto di insultarlo, di
percuoterlo. Di solito la gentaglia presente buttava per terra, pestava,
trascinava, sputava addosso al condannato. Era anche questa una misura per
accelerare la morte... La sofferenza diventava atroce quando lo buttavano a
terra, gli davano calci... Il tragitto era breve, (la Torre Antonia dal Calvario
distava al massimo 600-700 metri) ma diventava dolorosissimo per il
trattamento bestiale a cui era sottoposta la vittima" (60).
"Quando portò la croce" Gesù sentiva "il dolore... non solo nella spalla, ma in tutta la vita... nel capo, per la puntura delle spine; nei bracci, per le legature delle corde; nella schiena, per le percosse e gli urtoni che gli davano; nella faccia, per i pugni e guanciate che riceveva; nella bocca, per gli sputi", "polvere", "e sporcizie che vi mettevano; nelle gambe e nei piedi, per i calci e bastonate che gli davano"; "chiunque farà qualche cosa - disse Gesù a S. Veronica Giuliani - in memoria di questi patimenti occulti (non conosciuti) gli concederò qual grazia mi domanderanno". Gesù "non potendo fare un passo, per la pena che sentiva, riversarono sopra di lui (ogni genere di) percosse... ed Esso, come mansueto Agnello... in silenzio... (era) solo ansioso di arrivare al Calvario, per essere ivi crocifisso e morto, per riscatto delle anime nostre". Durante la "prima caduta che Gesù fece con la croce in spalla, ivi, non vi era Maria Santissima in persona, era lontana; ma con tutto ciò, in spirito, vedeva tutto, sentiva in sé tutte le pene del Figlio". Maria "quando incontrò il suo Figlio Gesù colla croce", (patì molto). “Si abbracciarono insieme Figlio e Madre; e quei due cuori trafitti, si unirono in un solo cuore conforme alla divina volontà, e si stabilirono di stare, sino all'ultimo respiro, fermi e disposti al decreto divino; uniformi in volere, e tutti attenti alla nostra redenzione. Maria Santissima é stata coadiutrice al suo Figlio Santissimo; tutto ciò che faceva il Figlio, lo faceva lei; tutto ciò che pativa il Figlio lo pativa lei; ma le pene maggiori... erano... quelle che pativano intimamente nell'anima e nel cuore. Vedevano le creature tutte e il poco conto che avrebbero fatto di un prezzo così grande e di tanti meriti infiniti, e quanti e quanti non volevano prevalersene”. "Stando Gesù con un peso così grande sulle spalle sue, non poteva fare un passo, e stava in agonia; perché questa da che l'ebbe nell'Orto quando sudò sangue, non gli si partì mai e stiede sempre, in tutta la sua Passione, in agonia, patendo pene così atroci, come é descritto da tutti gli Evangelisti. Noi non possiamo arrivare a penetrare il suo patire". "Nella terza caduta che fece (Gesù), mentre andava al Calvario, i perversi nemici gli attizzarono addosso i cani, ed uno di essi, gli fece una ferita mortale in un braccio... che si vedeva l'osso".
Impegno
di vita: Non lasciarti
vincere dal male, ma vinci con il bene il male (Rm 12,21). Pater, Ave,
Gloria. CANTO
18°
- SULLA VIA DEL CALVARIO
Lo
seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e
facevano lamenti su di lui. Ma Gesù voltandosi verso le donne disse:
"Figlie di Gerusalemme, non piangete su di Me ma piangete su voi stesse e
sui vostri figli" (Lc 23,2728).
Le
parole di Gesù alle "Figlie di Gerusalemme" svelano il significato
profondo di quello che sta succedendo: nella morte di Gesù si decide il destino
storico del popolo di Dio.
“Quando
Santa Veronica (la donna della via crucis), mossa da compassione, diede a Gesù
quell'asciugatoio, per asciugarsi la faccia... Esso era caduto, per la terza
volta, in terra sotto la croce, e aveva il Suo santissimo volto tutto coperto di
sangue, di polvere, di fango e di sputi. Mentre tutte le creature correvano chi
per curiosità, chi per oltraggiare Gesù, Ella, questa matrona e serva che
stava sulla porta della sua casa per vedere tutto il successo di tal novità,
vedendoLa e dandoLe Egli un'occhiata, si cavò l'asciugatoio (il panno) che
aveva in capo, e senza riguardo alcuno, lo porse a Gesù, perché si
riasciugasse il volto. Maria Santissima era ivi, ma incognita, e nessuna la
vedeva (= conosceva). Fu Ella però che riasciugò il volto al Figlio, e poi
rese l'asciugatoio alla donna la cui anima restò, in quell'atto di carità
santificata; ed ebbe nelle sue mani la vera effige della faccia di Gesù, ma
molto più nell'anima Iddio medesimo”. "Quei carnefici gli levarono la
croce di spalla, non per carità, ma perché avevano paura che non arrivasse
vivo al Calvario". "Non era la gravezza del legno, che così spesso
lo faceva cascare, ma bensì, la gravezza delle colpe e delle ingratitudini di
tutto il mondo... O amore grande di Dio! lo, coll'ingratitudine lo conducevo
alla morte e morte di croce, ed Esso con amore infinito sborsava tutto il suo
sangue per l'anima mia".
Impegno
di vita: Beati i
misericordiosi perché troveranno misericordia (Mt 5,7). Pater, Ave,
Gloria. CANTO
19°
- LA CROCIFISSIONE
Quando
giunsero al luogo detto il Cranio, là crocifissero Gesù e i due malfattori (Lc
23,33).
"Non
siamo in grado, oggi, di determinare con esattezza le varie particolarità della
crocifissione. Se vi era una tecnica comune, si potevano avere variazioni
arbitrarie in ogni fatto singolo a secondo delle circostanze di tempo e di
luogo... c'é chi ha sostenuto che il condannato veniva inchiodato alla croce
intera distesa per terra e poi faticosamente elevata. Questa rappresentazione
non é solo popolare ma anche sostenuta da nomi insigni come sant'Anselmo...
(Altra) tecnica della crocifissione, allo stato attuale delle conoscenze
passiologiche, é la seguente: il condannato portava solo il patibulum al luogo
del supplizio; qui giunto veniva spogliato, e poi confitto nelle mani sul
patibulum, (legno trasversale) collocato a terra. Dopo questa prima
operazione, a mano e con vari attrezzi, il patibulum con il corpo del condannato
veniva sollevato e fissato allo stipite già precedentemente piantato sul
posto; stabilito l'innesto del patibulum e legato il corpo alla croce si
procedeva all'inchiodazione dei piedi".
"Arrivato al Calvario, (i carnefici) spogliatolo delle sue vesti, gli rinnovarono tutte le piaghe, e poi, gli cavarono la corona di spine, e gliela rimisero con doppio patire". "Patì (molto) quando (i suoi crocifissori) rivoltarono la croce sossopra per ribattere i chiodi" "che gli avevano messi nelle mani e piedi". I crocifissori "misero la croce in quella buca e la calarono giù" "con tale empietà", "che in quell'istante si rinnovarono nel corpo di Gesù tutte le pene. Si strapparono i nervi", e "si riaprirono tutte le piaghe". "Stando sulla croce, il suo Cuore Santissimo provò tutti i tormenti che ebbe l'Umanità Sua, ed anche sentì in sé tutte le pene e i dolori della Sua Santissima Madre; e tutti quelli che dovevano patire i suoi Eletti". "Mentre stava sulla croce... il maggior patire che (ebbe fu) quell'abbandono interno. Le pene, la croce, i chiodi, erano come delizie al pari delle pene che pari nel suo interno". "Ebbene che vuoi più di quello che io faccio per te? Eccomi confitto in questa croce, per tuo amore". "L'Umanità Santissima... stava tutta attenta per offrire per noi tutta se stessa; e con che amore lo faceva! Questo fu tanto ardente, che lo dimostrò in tutto, specialmente però, pregando il Suo Eterno Padre, perché volesse perdonare a quelli medesimi carnefici, con scusargli, che non sapevano che cosa si facessero". "Sotto la croce... (Maria Santissima pari molto) nel vedere il Suo amato Figlio... pendente in croce. Ella partecipava dei medesimi tormenti, non per via dei carnefici, come Gesù, ma ... per via di amore e di dolore ... Il Cuore di Gesù, e il Cuore di Maria stavano ambedue uniti in pena ed in amore, e si offrivano a Dio Padre, per tutti noi mortali".
Impegno
di vita: Nessuno ha un
amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13). Pater,
Ave, Gloria. CANTO
20°
- IL PERDONO DI GESU’
Gesù
diceva: "Padre perdonali perché non sanno quello che fanno" (Lc
23,34).
Gesù,
dalla cattedra della croce, come celebre maestro, insegnò al mondo, in sette
parole, la dottrina più alta del Suo amore. Il termine Gr eleghen (diceva)
indica un'azione continuata. Mentre veniva crocifisso, Gesù invocava il
perdono del Padre. Perdono esteso agli uomini di tutti i tempi.
"Nella
prima parola (Gesù) ci raccomanda la carità verso i nemici".
Impegno
di vita: Se voi
perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro Celeste perdonerà anche
a voi (Mt 6,14). Pater, Ave, Gloria. CANTO
21
° - LA PROMESSA DI GESU’
In
verità ti dico, oggi sarai con Me in Paradiso (Lc 23,43).
II peccatore pentito ebbe il privilegio di essere il primo frutto della salvezza che la croce di Cristo portò al mondo.
"Nella
seconda (parola, ci raccomanda) la misericordia verso i peccatori".
Impegno
di vita: Quelle cose che
occhio non vide né orecchio udì né mai entrarono in cuore di uomo, queste
ha preparato Dio per coloro che lo amano (1 Cor 2,9). Pater, Ave,
Gloria. CANTO
22°
- IL DONO DELLA MADRE
Gesù
vedendo la Madre, e lì accanto a Lei il discepolo che Egli amava, disse alla
Madre: "Donna, ecco tuo figlio". Poi al discepolo: "Ecco la tua
Madre!" E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Gv
19,26-27).
La
prese... casa, Gr elaben eis tà idia può significare anche "la prese con
sé" oppure "la prese tra le sue cose più care".
"L'evangelista utilizza qui uno schema di rivelazione, normalmente
composto dai seguenti elementi principali: la visione di una persona (Gesù vede
Maria), la frase rivelatrice, introdotta dalla particella ecco. Sicché la
frase pronunciata da Gesù: Donna, ecco tuo figlio svela un mistero: Maria
diventa qui la Madre, non soltanto del discepolo prediletto, ma di tutti coloro
che egli rappresenta. In tal senso l'evangelista riporterebbe una vera
rivelazione della maternità spirituale di Maria che vede radunarsi attorno a sé
i suoi figli".
"Nella terza (parola, ci raccomanda) la pietà verso i genitori".
Impegno
di vita: Accogliete
Maria nella vostra vita (Giovanni Paolo II). Pater, Ave, Gloria. CANTO
23°
- LA SETE
Ho
sete (Gv 19,28).
Ho
sete: Gesù chiede l'accoglienza della Sua Parola. Dimostra che il Suo Amore
non é stato vinto dall'odio. Perché l'uomo non si perda é sempre aperto al
perdono.
"Nella
quarta (parola, ci raccomanda) il desiderio della salute dei prossimi".
Impegno
di vita: Chi riconduce
un peccatore dalla sua vita di errore, salverà la sua anima dalla morte (Gc
5,20). Pater, Ave, Gloria. CANTO
24°
- L'ABBANDONO
Dio
mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46).
Gesù,
l'abbandonato, si abbandona fiduciosamente nelle mani del Padre. Mistero
d'Amore.
Nella
quinta parola Gesù "palesò il suo cuore e narrò il suo affanno avanti
alla Maestà divina" e ci raccomanda “l'orazione nelle tribolazioni e
quando pare che Iddio ci abbia abbandonato”.
Impegno
di vita: Chiunque vive e
crede in Me, non morrà in eterno (Gv 11,26). Pater, Ave, Gloria. CANTO
25°
- IL COMPIMENTO
Tutto
é compiuto (Gv 19,30).
Con
questa parola Gesù dava compimento alla sua grande opera predetta dai profeti.
"Nella
sesta (parola, ci raccomanda) l'obbedienza e la perseveranza".
Impegno
di vita: Con la vostra
perseveranza salverete le vostre anime (Lc 21,19). Pater, Ave, Gloria.
CANTO
26°
- LA CONSEGNA
Padre
nelle tue mani consegno il Mio spirito (Lc 23,46). "Chinato il capo
spiri" (Gv 19,30).
Chinato
il capo: gesto dell'obbedienza.
Spirò,
Gr paredoken tò pneuma: letteralmente corrisponde a "effuse lo
Spirito"; inaugura l'era dello Spirito Santo al momento della sua
dipartita.
"Nella settima (parola, ci raccomanda) la perfetta rassegnazione a Dio". "Dall'altare della croce ci fece intendere lo sviscerato Suo amore. Esso aveva compito tutto; restava a noi cominciare con l'Essere che Esso ci dava".
Impegno
di vita: Se moriamo con
Cristo, vivremo anche con lui (2 Tim 2,11). Pater, Ave, Gloria. CANTO
27°
- LA SEPOLTURA
Giuseppe,
membro del sinedrio persona buona e giusta... si presentò a Pilato e chiese il
corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in
una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto.
Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. Le donne
che erano venute con Gesù dalla Galilea ... osservarono la tomba e come era
stato deposto il corpo di Gesù (Lc 23,50.52-56).
Il
sepolcro che Giuseppe d'Arimatea cedette a Gesù distava pochi metri dal
Calvario. "Aveva la solita disposizione interna delle tombe giudaiche: un
atrio, la camera funeraria con il loculo laterale per la salma. L'atrio e la
camera funeraria comunicavano mediante un vano nella parete mediana, mentre
l'atrio comunicava con l'esterno per una porta, che veniva sbarrata con una
grossa pietra circolare, simile ad una gran macina da mulino". Era il
tramonto quando Giuseppe d'Arimatea si presentò a Pilato per chiedere il corpo
di Gesù. Per seppellire Gesù era a disposizione poco tempo: dal tramonto del
sole al brillare delle tre stelle; in quel giorno 1,4 Nisan il sole a
Gerusalemme tramontava alle ore 18,08; la comparsa della terza stella che
determinava il riposo festivo, avvenne alle 19,08. Avvolsero il corpo di Gesù
in fasce tra gli aromi provvisoriamente e venne deposto nella tomba. L'evangelista
Luca dice che in quel momento brillarono le tre stelle, insieme alle lampade
della luminaria nelle case di Gerusalemme. Nessuna donna al mondo ha sofferto
come Maria e nessuna é in grado di essere come lei la consolatrice degli
afflitti. Nel dolore di Maria che stringe tra le braccia il Figlio morto c'é il
dolore di tutte le madri che hanno perso un figlio. Mentre stringeva al petto il
Figlio morto, Ella scandiva ancora una volta quel fiat della volontà di Dio che
aveva dato senso e spessore alla sua vita.
"O
amore, quanto poco vi ho amato!... non più peccati. Voglio amarvi davvero, con
l'amor vostro... per i miei peccati meriterei l'inferno; ma spero e confido
nella vostra divina misericordia. Abbiate pietà di me".
Impegno
di vita: Non fatevi
un'idea troppo alta di voi stessi (Rm 12,16c). Pater, Ave, Gloria. CANTO
28°
- LA RESURREZIONE
le
donne, mentre si recavano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, sono
coinvolte in un evento unico, il più straordinario, di tutta la storia umana:
la resurrezione di Cristo. La morte di Gesù é la rivelazione piena dell'amore
di Dio per l'uomo; é la manifestazione dell'agire di Dio che vince l'odio umano
con l'amore. Cristo quindi, possiede la chiave della Vita Eterna. La Sua
resurrezione é la garanzia che Egli tornerà personalmente nella gloria per
giudicarci.
E'
l'avvenimento centrale di tutta la fede cristiana. Senza la resurrezione di Gesù
non può essere spiegato il cristianesimo, né la resurrezione morale degli
apostoli, né la loro predicazione. Cristo si era proclamato Dio, bisognava che
lo provasse.
"La
creatura dovrebbe, in un subito, dar principio a vivere per Dio e con Dio, perché
noi non siamo creati per noi, ma per Iddio. Tutto il bene che abbiamo, non é
nostro; lo abbiamo mediante i meriti di Gesù. Esso ci ha acquistato ogni dono,
nel regno celeste del santo Paradiso; e il Suo amore e così grande verso di
noi, che non gli basta aver fatto tanto, ma vorrebbe che ciascheduna anima
partecipasse in sé le sue pene, i suoi tormenti, la sua croce, i suoi flagelli,
non per altro, se non perché essa fosse una medesima cosa con Essolui; non solo
per la partecipazione di frutti, ma anche delle medesime virtù che essa Umanità
praticò nel tempo di essa (Passione)": "l'umiltà, la carità, la
rassegnazione alla volontà del Suo Eterno Padre, il silenzio, fra tante
ingiurie ed opposizione; la benignità, fra tanti oltraggi; la mansuetudine,
fra tanti flagelli e tormenti e la orazione fervente, per i propri crocifissori.
Fra croci, fra tormenti, fra pene e morte, altro pensiero non aveva l'Umanità
Santissima, che la salute delle anime; e che si adempisse il volere del Suo
Eterno Padre, per venire al compimento della redenzione; con finire sulla croce
la propria vita, per dare vita a noi".
Impegno
di vita: State sempre
lieti (1 Tess 5,6). Pater, Ave, Gloria. CANTO
SAPIENTIA
CRUCIS
STRALCI
"Meditate
spesso i dolori della divina Madre Maria, dolori inseparabili da quelli del suo
divin Figlio" (San Paolo della Croce).
"Dio
ci fa un grande onore quando ci chiama a camminare nella stessa via del suo
unico Figlio" (San Paolo della Croce).
"Tu
non devi leggere altro libro che la Passione del Redentore, la quale ti sarà
guida per incamminarti per la strada del vero amore" (Gesù a Santa
Veronica Giuliani).
"Non
negherò nulla all'anima che mi prega in nome della mia Passione" (Gesù
a Santa Faustina Kowalska).
"Un'ora
di meditazione sulla mia dolorosa Passione ha un merito maggiore di un anno
intero di flagellazioni a sangue" (Gesù a Santa
Faustina Kowalska).
"Stai
sicura che se ti tengo in croce é perché ti amo" (Gesù
a Santa Gemma Galgani).
“Teresa,
non mi compatire per le spine, con le quali mi coronò la Sinagoga;
compatiscimi bensì per le spine con le quali tutto il giorno mi straziono le
cattive anime credenti” (Gesù a Santa Teresa
D'Avita).
"Figlia,
(gli uomini) quando mi ricevono (nella Santa Comunione) indegnamente, mi
crocifiggono di nuovo e mi danno una bevanda più amara di quella che mi fu
offerta dai giudei... troppo io vengo offeso nella Comunione... Guai però alle
anime che continuano ad offendermi e presumono di ricevermi senza correggersi
dei loro vizi! Di loro sarà fatto un duro giudizio" (Gesù
a Santa Margherita da Cortona).
"Quanto
mi fanno piacere quelle persone che ogni giorno fanno visita al santissimo
Sacramento; quelle sì, che mi consolano" (Gesù
a Suor Benigna Ferrero).
"Una Comunione vale più di tutto il mondo, perché tutto il mondo non fu che l'opera. di un fiat, invece nega Comunione tu possiedi Dio" (Gesù a Suor Benigno Ferrero).
"Una
sola lacrima versata con una contrizione perfetta, unita ai miei meriti
infiniti, può riparare tutta una vita" (Gesù a
Suor Benigna Ferrero).
"Intesi
Gesù benedire i devoti della Suo Passione... nell'ora terribile, nell'ora
spaventosa io vi dirò: Venite o prediletti del Padre Mio perché, ebbi fame
sulla terra e mi deste il pane della vostra pietà" (Gesù
alla Beata Angela da Foligno).
"Se
Giuda dopo il delitto non fosse stato lasciato solo, se un amico vero di Gesù
lo avesse seguito... distolto dal suicidio, assicurato del perdono del Maestro
assumendosene la garanzia, insomma, se a costo di qualsiasi sacrificio
l'avesse riportato ai piedi di Me, pendente in Croce ... Giuda sarebbe stato
salvo, perché Io volevo perdonargli" (Gesù a
Suor Consolata Betrone).
Dice
il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II: "La Misericordia di Dio é più
potente del male, più potente del peccato, più potente della morte" (Dives
in Misericordia 8). Nessuno sbaglio é irreparibile, nessun abisso é
incolmabile, nessuna miseria é inguaribile, perché la Misericordia di Dio
non ha limiti: Essa é infinita. La permissione divina di un male deve avere un
fine positivo buono, che per Dio non può essere un bene maggiore. Tale bene
maggiore può essere raggiunto o no dal soggetto, dipende dalla sua volontà.
Dio dà a tutti i mezzi di salvezza, perché l'uomo possa risollevarsi e
raggiungere alte vette di santità. Non scoraggiamoci mai. Vedendoci così
deboli, così impotenti da ricadere sempre nelle stesse colpe, siamo tentati a
non aver fiducia e speranza nella sua infinita Misericordia. Un giorno Gesù
disse a Josefa Menendez: "Non intento dire che un'anima, per il fatto
stesso che é prescelta, non debba più cadere in difetti e venga liberata da
ogni miseria. No, cadrà, e cadrà più volte. Ma se si umilia e riconosce il
suo nulla, se si sforza di riparare le colpe con piccoli atti di generosità e
di amore, se confida e si abbandona di nuovo al mio Cuore, mi glorificherà di
più, e potrà far bene alle anime se non fosse mai caduta. Poco mi curo della
miseria; quello che mi importa é 1'amore...Non sai forse che più le anime sono
miserabili e più attirano il mio Amore?". Ancora Gesù a Suor Consolata
Betrone: "L'impenitenza finale l'ha quell'anima che vuole andare
all'inferno di proposito e quindi ostinatamente rifiuta la mia misericordia,
perché Io non rifiuto mai il perdono a nessuno; a tutti offro e dono la mia
immensa misericordia; perché per tutti ho versato il mio Sangue, per tutti!
No, non é la moltitudine dei peccati che danna l'anima, perché Io li perdono
se essa si pente, ma é l'ostinazione a non volere il mio perdono, a volersi
dannare". San Tommaso D'Aquino afferma che tale ostinazione equipara gli
uomini ai demoni. E allora non ci resta che confidare nella infinita misericordia
di Dio. Dice Sant'Alfonso: non merita la misericordia di Dio chi si serve di
essa per offenderLo. Dio promette il perdono e lo concede volentieri all'anima
pentita e risoluta di lasciare il peccato, ma chi pecca abusando della Divina
bontà, non é penitente ma uno schernitore di Dio. “Si, - dice Dio a S.
Caterina da Siena - presuntuosi come sono, sperano nella mia misericordia, che
continuamente é da essi offesa. Io non ho dato, né dò la misericordia, perché
con essa Mi offendano, ma perché si difendano dalla malizia del demonio e dalla
disordinata confusione della mente. Essi fanno tutto il contrario: con il
braccio della misericordia Mi offendano”.
Gesù
a Santa Margherita M. Alacoque: "Io ti prometto nell'eccesso della
misericordia del mio Cuore, che il mio amore Onnipotente concederà la grazia
della penitenza finale a tutti coloro che si comunicheranno il I° Venerdì del
mese per 9 mesi consecutivi. Essi non morranno nella mia disgrazia, né senza
aver ricevuto i Santi Sacramenti, e in quegli ultimi momenti il mio Cuore sarà
loro un asilo sicuro".
Gesù
a Suor Josefa Menendez: "Sono Dio, ma Dio di amore! Sono Padre, ma un
Padre che ama con tenerezza e non con severità. Il mio Cuore é infinitamente
santo, ma anche infinitamente sapiente e, conoscendo la miseria e la fragilità
umana, si china verso i peccatori con una misericordia infinita... Amo le
anime dopo il primo peccato, se vengono a chiedermi umilmente perdono, le amo
ancora dopo che hanno pianto il secondo peccato, e se cadessero non dico un
miliardo di volte, ma dei milioni di miliardi, Io le amo e le perdono sempre,
e lavo nello stesso mio Sangue l'ultimo come il primo peccato".
Gesù
a Santa Faustina Maria Kowalska: "Le fiamme della misericordia Mi
bruciano, desidero riversarle sulle anime degli uomini ... Figlia mia, dì che
sono l'Amore e la Misericordia in persona. Quando un'anima si avvicina a Me
con fiducia, la riempio di una tale quantità di grazia, che essa non può
contenerla in sé e la irradia sulle altre anime. Le anime che diffondono il
culto della mia misericordia, le proteggo per tutta la vita, come una tenera
madre protegge il suo bimbo ancora lattante e nell'ora della morte non sarò per
loro Giudice, ma Salvatore Misericordioso. In quell'ultima ora, l'anima non ha
nulla in sua difesa, all'infuori della mia Misericordia.
Felice
l'anima che durante la vita si è immersa nella sorgente della misericordia,
poiché la giustizia non la raggiungerà... Quanto dolorosamente mi ferisce la
diffidenza verso la Mia bontà! I peccati di sfiducia sono quelli che mi
feriscono nella maniera più dolorosa"... "Sono tre volte santo ed ho
orrore del più piccolo peccato. Non posso amare un'anima macchiata dal
peccato, ma quando si pente, la Mia generosità non ha limiti verso di lei. La
Mia misericordia l'abbraccia e la perdona. Con la Mia misericordia inseguo i
peccatori su tutte le loro strade ed il mio Cuore gioisce quando essi ritornano
da Me. Dimentico le amarezze con le quali hanno abbeverato il Mio Cuore e sono
lieto per il loro ritorno. Dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle Mie
mani. Se fuggono davanti al Mio Cuore misericordioso, cadranno nelle mani della
Mia giustizia. Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del
battito del loro cuore per sapere quanto batterà per Me... Parlo loro con i
rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i
fulmini; parlo con la voce della Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie,
comincio ad adirarMi contro di essi, abbandonandoli a se stessi e dò loro
quello che desiderano".
Santa
Veronica Giuliani: “Se il peccatore si danna, ciò avviene perché si vuole
dannare; perché Iddio é tutto Amore, tutto carità, ed aspetta giorni, mesi ed
anni, per vedere se quell'anima torna a Lui. Esso é tutta misericordia. Se
l'anima si pente e fa penitenza, Dio le perdona tutto, e la rimette in grazia
Sua”.
Gesù
a Santa Faustina M. Kowalska: "Figlia mia, parla al mondo intero
dell'inconcepibile Mia Misericordia. Desidero che la festa della Misericordia
sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri
peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della mia Misericordia,
riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente
della Mia Misericordia. L'anima che la domenica dopo Pasqua si accosta alla
confessione e alla Santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle
pene... Nessun'anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati
fossero come porpora. La Mia Misericordia é talmente grande che nessuna mente,
né umana, né angelica, riuscirà a sviscerarLa pur impegnandovisi per tutta
l'eternità... La festa della Misericordia é uscita dalle Mie viscere; desidero
che venga celebrata solennemente la prima Domenica dopo la Pasqua".
Gesù
a Santa Faustina M. Kowalska: "Figlia... quando vai alla confessione, sappi
che Io stesso ti aspetto in confessionale, Mi copro soltanto dietro il
sacerdote, ma sono Io che opero nell'anima. Lì la miseria dell'anima s'incontra
col Dio della Misericordia".
Era
giunta l'ora per Gesù, di lasciare il mondo di quaggiù;
volle
amare i suoi ancor di più;
poi
passare al Padre suo lassù.
Il
mantello allora si levò,
un'asciugatoio
indossò
ed
i piedi ai suoi lui lavò,
fino
a terra infine s'umiliò
Eri
tu il compagno, l'amico, ci legava una dolce amicizia, alla casa di Dio noi
s'andava ed il cuore era tutto letizia; ma con un bacio m'hai tradito, m'hai
tradito! Dolce Vergine Madre Maria, o Colomba di Spirito Santo, dammi ali ch'io
possa volare, nel gran Cuor di Gesù riposare e i peccati riparare, riparare!
Ho
desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, perchè vi dico non
la mangerò più finchè si compia nel Regno di Dio. Ave, o Tabernacolo vivente,
che ci doni il Pane sceso dal Ciel. Dammi il tuo Santo e immacolato Cuor, per
ricambiare il Suo immenso Amor.
Dio
è Padre e il Padre ti ama di un Amore che sfida l'immenso; non c'è amore più
grande che donare la propria vita per quelli che si amano.
Gesù
Cristo maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca. Era come
agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori e non aprì,
non aprì la sua bocca. Presso la croce, come agnella nell'offerta del Figlio,
resta la Madre in silenzio; il suo primo sì con amore rinnova: "Eccomi,
Signore, si compia la tua Parola". E diventò, diventò nostra Mamma.
NON
HA PIÙ VOLTO...
Non
ha più volto d'uomo, è tutto sfigurato. Le nostre iniquità, le nostre
infermità, Agnello Immacolato, in sé tutto ha portato, ed è morto per noi.
Perdonaci,
Signore, ricorda il tuo Amore: tu solo sei fedele, tu solo puoi salvar. A te noi
ricorriamo, o Vergine Maria, implora tu per noi misericordia ancor.
Sta
la Madre dolorosa presso il Figlio suo Gesù. Il suo cuore è trapassato da una
spada di dolor!
Dolce
Madre di Gesù, il tuo pianto strazia il cuor.
I
peccati han devastato Gesù Agnello Immacolato!
L'immacolata
e Addolorata con una Sindone coprì Gesù. Ma lui risorse e sfolgorò e sulla
Sindone lasciò il Volto immerso nel dolor e in tutta gloria divampò.
Quando
schiodaron Gesù dalla Croce solo una sindone lo ricoprì. Maria pianse e il suo
cuor dolorava, poi nel sepolcro rinchiuser Gesù. Presso la Croce Gesù ti
lasciava e a noi Mamma ti volle donar. Immacolata e Addolorata, o quanto pianto
versasti in quel dì.
E'
risorto Gesù crocifisso, è risorto Gesù Nazareno! Alleluia, alleluia,
alleluia, alleluia, alleluia.
Padre,
se vuoi allontana da me questo calice.
Padre,
però sia fatta la tua, non la mia volontà.
Signore,
perdona le nostre colpe. Abbi pietà di noi.
Le
tue piaghe ci han salvato, il tuo Amore ci ha redento.
Grazie,
Signore! Grazie, Signore!