LA PASSIONE DI DIO PER L'UOMO

MARGHERITA MARIA ALACOQUE NEL 3° CENTENARIO DELLA MORTE

P. EDOUARD GLOTIN S.J.

Pro manuscripto

PRESENTAZIONE

Il rapporto tra l'uomo e Dio è ostacolato, in molte persone, dall'idea sbagliata che di Dio si sono fatte.

Credono in un Dio esistente, ma non in un Dio amante. Credono in un Dio creatore, ma non in un Padre provvidente. Credono in un Dio freddo e lontano che abita nei cieli, e non in un Dio che è vicino ad ogni uomo.

Credono in un Dio legislatore, nel Dio dei comandi e dei divieti, un Dio che con le sue leggi impedisce all'uomo di alzarsi in volo verso la gioia.

Credono in un Dio indifferente, e non in un Dio che brucia di amore per ognuno di noi.

Credono in un Dio giusto che punisce le colpe, e non anche in un Dio misericordioso che perdona, felice di poter perdonare chi piange il suo peccato.

Credono nel Dio dei pagani, non nel Dio dei cristiani. Credono in un "dio sbagliato", non nel Dio di Gesù Cristo.

Se dunque Dio è come molti lo pensano, non può che essere temuto. Temuto, ma non amato!

Eppure, da duemila anni nella storia del mondo risuona l'eco dell'amore di Dio, un'eco che durerà fino alla fine del tempo.

E non un'eco sussurrata, appena percettibile, ma un grido di amore, della follia di amore con cui Dio ama ognuno di noi. Questo è Gesù: l'esposizione, la manifestazione, l'incarnazione dell'amore del Padre. Il Figlio di Dio si è fatto uomo perché non soltanto ci credessimo amati, ma ci sentissimo amati, perché potessimo vedere e toccare con mano quanto Dio ci ama. Il Signore non si rassegna a perderci gli siamo costati troppo! E' per questo che non lascia nulla di intentato pur di salvarci.

E così, se l'uomo non si stanca di peccare, meno ancora Dio si stanca di perdonare. E quanto più l'uomo si inabissa nel peccato, tanto più Dio, dagli abissi del suo amore, fa scaturire fiumi di misericordia per noi. Quanto più il peccato copre la terra, tanto più dal cielo piove misericordia su questo povero mondo.

Ben a ragione quel grande scienziato e uomo difede che fu Enrico Medi ha definito la nostra epoca come "la più barbara della storta'". La più barbara perché la più lontana da Dio, la più ribelle, la più ostinata, la più orgogliosa e sprezzante verso i valori dello spirito.

E quindi... la più bisognosa di Dio e Dio, fedele al suo amore per noi, non manca all'appuntamento.

Quando l'uomo, circa tre secoli fa, con l'affacciarsi dei tempi moderni, oltre a peccare (mestiere antico!), ha cominciato a giustificare il suo peccato (mestiere moderno!), Dio ha fatto straripare il suo amore per noi regalandoci promesse straordinarie riguardanti la nostra eterna salvezza.

E per dare la più grande credibilità a quelle promesse, ci ha mostrato, a ParayLeMonial, un cuore di uomo che è il Cuore di Dio, il Cuore di Gesù, nostro fratello e Salvatore: "Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini...".

Santa Margherita Maria Alacoque è stata l'umile ma prezioso strumento scelto da Dio per farci conoscere quel Cuore e per aiutarci ad amarlo come merita.

Poter meditare su quegli eventi, su quelle rivelazioni che la Chiesa ha accolto e proposto ai suoi figli con la voce autorevole dei Papi, è una grande grazia e diffondere questo messaggio di salvezza puo' essere un impegno apostolico per chi, sentendosi amato di un amore infinito, vuoi dire il suo grazie non solo amando, ma portando altri ad ... amare l'Amore.

Don Enzo Boninsegna

Verona, 27 dicembre 1991 Festa di S.Giovanni apostolo ed evangelista

 

INTRODUZIONE

Quanto è accaduto a ParayLeMonial (Francia), circa tre secoli fa, è un episodio importante di quella libera conversazione che il Dio di amore intrattiene con il suo Popolo e che si chiama la Tradizione vivente della Chiesa.

Voi sapete, fratelli e sorelle, che nella rivelazione divina Dio tratta l'uomo come fa un padre con il proprio figlio e si incontrano e si parlano come due amici (Es 33, 11). La "Sapienza", esclama con meraviglia il profeta Baruch, "è apparsa sulla terra e ha vissuto con gli uomini" (Bar 3, 3738). Possiamo dunque dire che in Gesù Cristo, il suo "verbo", la sua "Parola" fatta carne, il Padre si è fatto conversazione, colloquio, dialogo con gli uomini.

La fede comune a tutti i cristiani professa che Gesù di Nazareth, il Figlio della Vergine, nel quale tutti riconosciamo "l'Emmanuele", il "Dio con noi", ha portato questa rivelazione al suo compimento e non c'è da aspettarsi alcun'altra rivelazione pubblica da quel momento al glorioso ritorno del Signore.

Dio, tuttavia, non è diventato improvvisamente muto con la morte dell'ultimo degli apostoli. Lo Spirito Santo, che è la voce viva del Vangelo, introduce i credenti nella verità tutta intera (Gv 16, 13). Così i Padri del Concilio Vaticano II non hanno esitato ad affermare che lo stesso Dio, che ha parlato in passato, non ha mai cessato, lungo tutto il corso della storia della Chiesa, né cessa ancora oggi di parlare alla Sposa del suo Figlio diletto. Dio non è assente dal mondo. La conversazione di Cristo e della sua Chiesa, il dialogo amoroso tra lo Sposo e la Sposa non si interromperà un solo giorno fino all'avvento della beata parusia: "Io sono con voi ci ha promesso Gesù tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).

Ogni autentico uomo di preghiera ha familiarità con questa amorosa conversazione. La preghiera, infatti, è una conversazione intima fra due interlocutori, Dio e l'uomo, che si alternano nell'ascoltare e nel parlare.

Per noi, membri dell'Apostolato della Preghiera, non può essere sufficiente elevare a Dio la nostra voce e intercedere per le grandi necessità degli uomini del nostro tempo. Prima dell'obbligo, che liberamente ci siamo assunti, di pronunciare la nostra offerta quotidiana secondo le intenzioni della Chiesa, noi abbiamo il dovere, al pari di ogni cristiano, di tendere l'orecchio verso Dio, poiché la sua parola precede la nostra, che è sempre e solo risposta. Sono chiari su questo punto i nostri Statuti internazionali, come ci ha ricordato il Sommo Pontefice nel 1985: "Seguendo l'esempio della Chiesa, che si nutre alla tavola della Parola di Dio, dobbiamo tenere in grande considerazione la lettura e la meditazione della Sacra Scrittura. Il vostro messaggio dà grande spazio all'ascolto della parola biblica".

Alla scuola della Bibbia, nella familiare conversazione della preghiera, noi cominciamo a divenire esperti nel dialogo della salvezza, "questo dialogo lungo e vario che parte da Dio e intesse con l'uomo varia e mirabile conversazione". Durante il suo storico viaggio a Praga, Giovanni Paolo II dichiarava: "Alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, la Chiesa è talvolta chiamata "il sacramento del dialogo... Al suo interno dovrebbe svolgersi un dialogo intenso e familiare, (da una parte) sensibile a tutte le verità, le virtù e le realtà del nostro patrimonio dottrinale e spirituale, (dall'altra) pronta ad accogliere le molteplici voci del mondo contemporaneo". La nostra preghiera di membri dell'Apostolato della Preghiera si iscrive all'interno di questo dialogo, insieme fedele e aperto. Questa nostra celebrazione del terzo centenario della morte di Santa Margherita Maria porta dunque un duplice marchio: della fedeltà al passato e di apertura al presente.

L'anniversario di un grande mistico cristiano é sempre un avvenimento particolarmente caro al cuore della Chiesa. Ma quello delle mistiche lo è, forse, ancora di più, in quanto esse rievocano per la Chiesa la figura della Vergine Maria. Meditando nel loro cuore gli avvenimenti della salvezza (Lc 2, 19. 51), queste donne sono state, nel corso dei secoli, le artefici silenziose di un incessante arricchimento della Tradizione vivente. Leggendo i loro scritti, possiamo dire di sorprendere Dio in flagrante "delitto" di dialogo, cogliamo nel vivo l'amorosa conversazione che il Verbo d'amore intrattiene con la Chiesa sua Sposa. Ascoltandole nella loro conversazione, ci sembra di essere noi stessi quell"'amico dello Sposo" che sta in ascolto ed "esulta con gioia alla voce dello Sposo" (Gv 3, 29).

Ora, se Santa Margherita Maria ha avuto sulla spiritualità moderna l'influenza che conosciamo, lo si deve alla straordinaria purezza che in lei riveste il dialogo di amore di Cristo con la sua Chiesa.

Volete dunque che cerchiamo di entrare nel vivo di questo dialogo che si è andato sviluppando nella vita di questa piccola suora visitandina a partire dal 1673, quando aveva 26 anni (morirà il 17 ottobre 1690, a soli 43 anni)

Di che cosa le ha parlato Gesù? E qual'è stata la risposta che, sotto la mozione dello Spirito, la santa gli ha dato? Sono le due domande che ci porremo prima di cercare, in una terza parte, di trarre delle conclusioni teologiche e pastorali per i nostri giorni.

 

PRIMA PARTE

QUANDO DIO DICHIARA LA SUA PASSIONE PER L'UOMO

Lo svelarsi del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria non risale al giugno del 1675, data della cosidetta Grande Apparizione. Secondo quanto riferito dalla stessa Santa è in occasione della festa di San Giovanni Evangelista, il 27 dicembre 1673, che Gesù "le aprì per la prima volta" il suo Cuore, svelandole quello che Santa Caterina da Siena, già tre secoli prima, definiva "il segreto del Cuore".

Fin dalla più tenera infanzia, Margherita Maria è attratta irresistibilmente da questo Cuore, nascosto nell'Eucaristia, ed è spinta a trascorrere ore ed ore davanti al Santissimo Sacramento nella cappella privata di Margherita de SanntAmour, la sua madrina. La piccola contadina della Borgogna, però, non sapeva ancora che cosa fosse questo Cuore.

 

L'APPARIZIONE DEL 1673

Quel 27 dicembre 1673, per caso, la giovane infermiera del monastero dispone di qualche ora di libertà, cosa che non le capitava spesso durante il lavoro. Come è sempre solita fare, in simili casi, va a mettersi davanti al tabernacolo per abbandonarsi allo Spirito di Gesù, che aveva già acquisito su di lei un'irresistibile influenza.

Eccola là, quel giorno, talmente investita che essa afferma: "Dimenticai me stessa e il luogo in cui ero". I segreti che le saranno svelati nel corso di questa estasi saranno sempre da lei definiti, fino al termine della sua vita, "inesplicabili". Tuttavia, dalla sua autobiografia, che va opportunamente completata con due sue lettere, possiamo apprendere abbastanza per stabilire almeno quale fu il significato di quell'avvenimento.

La prima confidenza che la Santa ci comunica è che per "parecchie ore" ebbe il privilegio di riposare "insieme con il (come il) discepolo prediletto" sul petto di Gesù (Gv 13, 25). Il significato dell'apparizione è chiaro: in un solo momento la Santa veniva introdotta nell'eredità medievale della devozione germanica al "dolcissimo Cuore di Gesù", e ne ritrovava, sperimentalmente, le radici bibliche e patristiche nel Quarto Vangelo.

Alla fine del tredicesimo secolo, infatti, sempre un 27 dicembre, la tedesca Gertrude d'Heifta (12561301), monaca benedettina di grande cultura, aveva riposato anch'essa, in compagnia di San Giovanni lui alla sinistra e lei alla destra sul petto del Signore, nella casta posizione che ediamo riprodotta nelle policrome sculture legnee renane del quattordicesimo secolo.

Ancora una volta, nel mistico secolo diciassettesimo, una donna sentiva battere il Cuore di Dio. L'effetto è tale che ci dice Santa Margherita Maria "rimasi per parecchi giorni tutta infiammata e inebriata". Il significato di tale esperienza era profetico. "L'eloquenza di questi battiti divini affermava già Gertrude era stata gelosamente conservata per un mondo molto simile al nostro". Un mondo dove, come diciamo noi in francese: "L'uomo ha il ventre sensibile, ma il cuore duro". Soltanto un'ardente effusione dello Spirito, scaturita dal Cuore del Redentore (Gv 7, 38), può sottrarre un simile mondo ai suoi dèmoni.

I Padri Alessandrini del terzo secolo hanno trasmesso alla liturgia bizantina l'esegesi spirituale di questo riposo nello spirito. Durante la cena eucaristica dichiara Origene "Giovanni riposò in quel centro spirituale di Gesù che è il suo Cuore, dove scrutò i tesori di sapienza e di scienza nascosti in Cristo Gesù" (Col 2, 3). Questa esegesi si fonda sul senso letterale della Scrittura, come suggerisce la stessa terminologia del Quarto Vangelo. Il seno del Figlio, in cui riposa il discepolo prediletto, è simile al seno stesso del Padre, dal quale il Figlio unigenito, ripieno di grazia e di verità, ha attinto per noi il mistero della rivelazione divina (Gv 1, 1718).

Ognuno di noi, in quanto discepolo prediletto, può arrivare ad avere, nell'azione eucaristica, nella quale Gesù arriva all'eccesso (Gv 13, 1) del suo amore per me, la comprensione dell'identità divina del Verbo Incarnato, di cui Giovanni, più di tutti gli altri scrittori sacri, ci dà testimonianza. "Là canta San Giovanni della Croce egli mi ha donato il suo Cuore; là mi ha insegnato una scienza assai gustosa".

Al termine di un'arida orazione, la piccola Santa Teresa sarà invasa da un'improvvisa consolazione "tirando a sorte", aprendo cioè a caso il Piccolo Ufficio del Sacro Cuore. In esso, ella si imbatte sulle parole con cui il Signore definisce a S. Margherita Maria il suo Cuore: "Ecco il Maestro che io ti dò. Egli ti insegnerò tutto ciò che devi fare. Voglio farti leggere nel Libro della vita, dove è contenuta la scienza dell'amore". "Ah, la scienza dell'amore! esclama Santa Teresina, sottolineando due volte la parola amore Ah, sì, io non desidero altro che questa scienza. Pur avendo donato per lei tutte le mie ricchezze, al pari della Sposa del Cantico sacro, reputo di non aver donato nulla."

 

"TU HAI FERITO IL MIO CUORE"

Ma cosa ancora ci svela Santa Margherita Maria dell'esperienza vissuta nella festa di San Giovanni? Che un lungo, amoroso colloquio si instaura allora tra il Signore e lei. Come accade a molti mistici, essa ha come dimenticato la propria piccola parte di dialogo, mentre, al contrario, le parole del Verbo sono rimaste scolpite nella sua memoria a lettere di fuoco.

Presentandole il proprio Cuore di Risorto, vivente nell'Eucaristia, "come su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come un cristallo", Gesù aveva cominciato col dire: "Il mio divin Cuore è così appassionato di amore per gli uomini, e per te in particolare, che, non potendo più contenere in se stesso le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le diffonda".

In questa apparizione e in quelle successive che la Santa avrà, Gesù farà molte altre confidenze. Ma a colei che teneramente chiama "la mia diletta", indica già da queste prime parole quale sarà il contenuto di ogni loro futuro colloquio: si tratterà sempre della passione di Dio per l'uomo.

E' qui, a ParayLeMonial, che il dialogo amoroso tra Cristo e la sua Chiesa raggiunge un vertice insuperabile: il Dio di amore non parlerà mai d'altro che di quello che egli stesso definirà, nel bel francese della fine del "Grand siècle", il suo "puro amore". Il linguaggio che usa è quello della tragedia di Racine: l'amore che il Cuore umano di Dio nutre per l'uomo è un amorepassione, una passione d'amore.

Santa Teresina aveva dunque visto giusto: la scienza d'amore della "Sposa del cantico" era proprio quella di Santa Margherita Maria, la quale raccoglieva qui una doppia eredità:

a) In forma immediata ... la giovane suora visitandina si rivelava quale degna emula dello studente della Savoia che, un secolo prima, nel 1584, presso il Collegio reale di Parigi, aveva seguito le lezioni del benedettino Gilbert Génebrard sul "Cantico dei Cantici". Da esse egli era stato come illuminato e aveva trovato improvvisamente l'ispirazione di tutta la sua vita. Conformemente alla mistica giudeocristiana, Génebrard spiegava ai suoi allievi come il poeta sacro, nel descrivere "i baci soavi degli spiriti", cantasse il casto amore tra Dio e la Chiesa.

La storia del mondo e della salvezza poteva dunque essere ben scritta con gli accenti più veementi della passione umana? "O Amore, o Carità, o Bellezza, alla quale ho votato tutti i miei affetti!" aveva esclamato con trasporto lo studente. Questi, che con la stessa padronanza usava l'italiano e il francese, altri non era che Francesco di Sales (15671622), il futuro fondatore dell'Ordine della Visitazione, al quale avrebbe affidato il suo capolavoro "Trattato dell'Amore di Dio". San Francesco di Sales, il maestro di Santa Margherita Maria, colui che oggi viene chiamato il "Dottore amoroso".

b) In forma più profonda... l'apparizione del 1673 designa il "Cantico dei Cantici" come il "terriccio" biblico sul quale ha potuto germogliare la fragile "devozione al Sacro Cuore". Agli occhi di San Francesco di Sales, il dialogo amoroso dei due sposi sacri apparirà come il modello rivelato della "devozione"; bella, antica parola, rimasta oggi patrimonio dei poveri, la cui etimologia latina connota il fervore, l'agilità, la prontezza dell'amore. "Vulnerasti cor meum", 'Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo" (Ct 4, 9).

A partire dall'Alto Medioevo, l'esclamazione rapita dello Sposo salomoniano aveva spinto il monachesimo occidentale a vedere nella ferita del costato di Gesù, già ardentemente contemplata dai Padri di Oriente e di Occidente, la passione d'amore di Gesù per la sua Chiesa.

Alla fine del dodicesimo secolo, in Borgogna, all'epoca in cui San Bernardo di Chiaravalle (10901153) ed i suoi "nobili" compagni facevano risuonare le volte dei loro capitoli con gli accenti appassionati del "Cantico", si trova registrata la prima apparizione del Cuore di Gesù. La scelta di Gesù era caduta, atto significativo, su un'adolescente nell'età in cui viveva i turbamenti del primo amore. Vale la pena di descrivere brevemente la scena. Futura cistercense, la piccola Lutgarde d'Aywières era stata affidata, ancora bambina. all'abbazia benedettina di San Trond, in Belgio. Qui, Gesù, avendola guardata l'amò (Mc 10, 21). Un giorno, mentre la fanciulla si intratteneva, come al solito, con un giovane dal quale il suo cuore cominciava a sentirsi attratto, improvvisamente perse conoscenza. Gesù le era apparso e, mostrandole la piaga d'amore del suo costato, le aveva sussurrato: "Abbandona dunque questo sciocco amoretto. Guarda qui chi devi amare e perché lo devi amare".

E' in questo contesto nuziale che va vista la dichiarazione d'amore rivolta a Santa Margherita Maria, che abbiamo colto sulle labbra di Cristo: "Il mio divin Cuore è così appassionato di amore ... per te in particolare!".

 

UNA PASSIONE PER OGNI UOMO E PER TUTTO L'UOMO

Soffermiamoci un istante su questo "per te in particolare". Il Cuore di Gesù arde di amore per tutti gli uomini, nessuno escluso e secondo lo spirito di Sant'Ignazio, che è alla base dell'Apostolato della Preghiera, ciascuno di noi può dire a se stesso, per la propria piccola parte, senza tuttavia pretendere di sentirsi un santo della tempra di Santa Margherita Maria: egli arde di amore "per me in particolare"! ... poiché "Dio preferisce ciascuno".

Se gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio mi sono così caldamente raccomandati, a me membro dell'Apostolato della Preghiera, è proprio perché mi aiutano a conoscere interiormente il Cuore del Signore Gesù, "che per me si è fatto uomo" e dalla vita eterna è venuto a "morire per i miei peccati", sì, i miei peccati! Quando il 4 marzo 1979, l'attuale Papa scrisse ai suoi fratelli nell'episcopato e a tutti gli uomini di buona volontà, per confidare loro come dirà in seguito "ciò che ha animato e anima i miei pensieri ed il mio cuore dall'inizio del mio pontificato", volle in fondo rivolgere l'invito a far sì che l'amorosa sollecitudine del Redentore dell'uomo, "verso tutto l'uomo e per ogni uomo", divenga, alla vigilia del terzo millennio, la passione che abita nel cuore della Chiesa e di ognuno dei suoi membri.

Si capisce bene, allora, perché Giovanni Paolo II saluta l'Associazione Universale dell'Apostolato della Preghiera" come un tesoro prezioso al cuore del Papa e al cuore di Cristo.

Incorporata alla spiritualità del Cuore di Cristo, al punto tale da confondersi, per così dire, con essa, la nostra Associazione (o per meglio dire: il nostro Movimento) potrà conservare intatta la sua vitalità soltanto se si farà erede dell'ardente passione per l'uomo che arde nel Cuore di Gesù e nel cuore della Chiesa.

Suppongo che molti di voi abbiano letto con gioia sul Messaggio di febbraio le parole del Padre PeterHans Kolvenbach, il nostro direttore generale: "Le intenzioni dell'Apostolato della Preghiera devono essere sempre presentate come l'espressione della passione di Dio per l'uomo. Quando preghiamo non lo facciamo solamente a favore dì una causa. Per esempio: quando si prega per l'ecumenismo, significa che per quel mese questa intenzione è la passione del Cuore di Dio". Sì, fratelli e sorelle, la multiforme varietà dei temi mensilmente proposti dal Santo Padre e dai Vescovi esige da ciascuno di noi la comunione quotidiana con la passione del Cuore di Gesù per ogni uomo e per tutto l'uomo, considerato sotto ogni dimensione, naturale e soprannaturale, della sua esistenza.

In proposito, occorre sapere che in quel famoso 27 dicembre 1673, Margherita Maria ha ricevuto una rivelazione profetica circa l'avvenire del mondo. All'umile suora visitandina Gesù svelava un "grande disegno": quello di una "redenzione amorosa", di cui voleva favorire l'uomo degli ultimi tempi: egli voleva sottrarlo all'abisso della perdizione "per metterci secondo la graziosa espressione della Santa sotto la dolce libertà dell'impero del suo amore". Così, non soltanto Dio non può rassegnarsi alla perdita eterna della sua creatura, ma desideroso della sua felicità integrale, le prepara, in vista del terzo millennio come sembra voler annunciare Giovanni Paolo II "la civiltà dell'amore, della verità, della libertà".

Non insisterò su questo tema familiare a chi segue i discorsi del Papa. Vorrei soltanto sottolineare che da parte del Papa è ben più che un auspicio, ma sembra si tratti di una vera e propria profezia, nella quale il successore di Pietro utilizza il carisma ricevuto di saper decifrare "i segni dei tempi" (Mt 16, 3).

Ebbene, fratelli e sorelle, sapete che senza alcun dubbio, il primo a dare una dimensione ecclesiale a questa speranza fu proprio Henry Ramière (18211884), il fondatore dell'Apostolato della Preghiera? Questo geniale precursore, dal marzo 1863 cominciò a parlare al lettori del Messaggero di "un regno del Cuore di Gesiì". questo "regno dell'amore" egli annunciava un giorno dovrebbe stabilirsi sulle rovine dell'odio satanico e dell'egoismo dell'uomo". Vent'anni più tardi, nel dicembre 1882, Leone XIII acconsentì a benedire una particolare intenzione mensile, affinché l'unione dei cristiani potesse affrettare l'avvento di quel "regno di Gesù Cristo". Oggi possiamo dire che la maggior parte delle intenzioni scelte dal Santo Padre, per essere proposte ogni mese alla Chiesa universale, sono tante sfaccettature diverse di questa "civiltà dell'amore", che propone "una visione integrale dell'uomo, considerato in tutte le sue dimensioni: spirituale e materiale, morale e religiosa, sociale ed ecologica".

Se traduciamo nel linguaggio di questa generazione le parole con cui Gesù, nel 1673 dichiarò la sua passione di amore per noi, esse suonano così: "Il mio Cuore è così appassionato di amore per gli uomini che vuole ad ogni costo salvare ogni uomo e tutto l'uomo. Elevate, pertanto, suppliche a Dio vostro Salvatore a favore di tutti gli uomini, specialmente di quanti sono responsabili della costruzione politica (1 Tm 2, 13). Su di voi, specialmente, laici dell'Apostolato della Preghiera, su di voi faccio particolare affidamento. Affrettate ogni giorno, attraverso l'offerta della vostra persona e la testimonianza della vostra vita, l'avvento della civiltà dell'amore. E a voi tutti, sacerdoti, religiosi e religiose, laici, io affido la mia passione per l'uomo. Arda in voi il fuoco dei mio Cuore!".

 

SECONDA PARTE

LA RISPOSTA DELLA CHIESA ALL'AMATO

In quest'ultimo decennio del secondo millennio, quale risposta intendiamo dare a questa appassionata dichiarazione del Dio di amore? Ecco il nocciolo del problema.

Sempre alla luce di quanto è stato svelato alla Chiesa tra il 1673 e il 1675, vorrei mostrare come tale risposta coincida sia con quanto il Papa attende dal nostro Movimento, sia con quanto ci insegna la Bibbia, letta alla luce della Tradizione, circa il mistero della passione di Dio per l'uomo.

Dalla sua Chiesa Dio attende tre risposte. Le prime due sono già contenute nell'apparizione del 1673. La terza suppone un esame degli ulteriori sviluppi che ebbe, nei due anni successivi, l'esperienza di Margherita Maria.

Allegati alla presente conferenza, troverete i due racconti lasciatici da Margherita Maria dell'evento del 1673: uno redatto nel 1686, l'altro nel 1689, un anno prima della morte. Nel primo essa ci descrive soprattutto la sua esperienza interiore; nel secondo, più oggettivamente, ciò che ella ha visto.

 

PRIMA RISPOSTA: IL SILENZIO DELL'ADORAZIONE

Sulla base del secondo racconto, fu a partire da quel 27 dicembre 1673 che Margherita Maria ricevette la missione di far adorare il Cuore di Dio "sotto la figura di (un) cuore di carne". Ora, a questo riguardo la Santa ci fa una confidenza significativa: quando, quel giorno, ebbe la visione di quel Cuore fiammeggiante di amore, circondato da una corona di spine e sormontato da una croce, la sua istintiva reazione fu quella di prostrarsi a terra davanti alla sua "piaga adorabile" e prosegue "gli dissi come San Tommaso: Mio Signore e mio Dio!".

Questa reazione illustra la tesi, ormai accettata da tutte le scuole teologiche, che il culto reso alla passione amorosa di Dio per l'uomo, sotto il simbolo del Cuore trafitto di Cristo, non era affatto estraneo alla fede apostolica delle origini. La Chiesa, infatti, attribuisce proprio agli Apostoli, come pure alla stessa Madre di Dio, la prima adorazione delle piaghe di Cristo. Nel 1956, il Magistero Romano a prova di ciò porta precisamente l'atto di fede dell'apostolo Tommaso il quale, dopo "aver messo la mano curiosa nel Costato vivificante" confessò la divinità del Risorto. Ora, questa pericope della professione della fede apostolica (Gv 20, 2628) costituisce l'apice del Vangelo di Giovanni, che si chiude con la rivelazione velata dell'Icona non fatta da mano umana", quella del Cuore avvolto nella gloria del Risorto, il grande segno storico dell'Amore misericordioso. Rallegriamoci nel constatare che l'esposizione eucaristica sta prendendo nuovo vigore. A ParayLeMonial, vediamo ogni estate, nel silenzio della veglia di adorazione, la presenza di numerosi giovani che ritrovano il cammino che conduce al Cuore di Gesù, come indicato da Tommaso prima e da Margherita Maria dopo.

Vinta in teoria nel secolo diciottesimo, con il decreto dottrinale di Pio VI, la battaglia per l'adorazione del Cuore divino di Cristo, resta tuttavia ancora oggi nella Chiesa un vivente "segno di contraddizione che svela i pensieri nascosti dei cuori" (Lc 2, 3435). Nel 1985 il Papa ci ricordava che contribuire a questa battaglia fa parte della vocazione del nostro Movimento.

 

SECONDA RISPOSTA: IL DONO DEL CUORE

Su questa seconda risposta, come potrete constatare, è incentrata l'altra narrazione autobiografica di quanto accadde nel medesimo avvenimento. Margherita Maria scrive che dopo averle svelato il "grande disegno", Gesù le chiese il suo cuore "e io aggiunge la Santa lo supplicai di prenderlo". Segue, nel testo che avete allegato, un racconto di "scambio di cuori", simile a quelli che si trovano presso altri mistici del Cuore di Gesù, come Lutgarde d'Aywières, Gertrude d'Helfta, o Caterina da Siena. Su invito di Gesù, con un gesto che esprime la perdita di se stessa, la giovane veggente fa dono del suo cuore a Colui che essa ama. Egli, subito lo pone nell`ardente fornace del suo Cuore, da dove lo ritrae come un'accesa fiamma a forma di cuore, per deporlo di nuovo là dove lo aveva tolto". Visione "immaginativa", certamente, ciò che non significa, però, "immaginaria", poiché da allora in poi resterà "per sempre" alla Santa un dolore al costato, segno di una stigmatizzazione invisibile in cui essa, nei primi tempi, si sentiva come "bruciare viva".

Lo stesso Gesù spiega alla sua "discepola diletta" che egli l'ha introdotta con sè, in una Intimità di tipo giovanneo. Formata, nel suo monastero, ad una spiritualità berulliana, Margherita Maria si sforzava di vivere da un anno una donazione firmata col proprio sangue, così come richiestole dall'Amato per la sua professione religiosa. "Finora le ricorda Gesù tu hai preso soltanto il nome di mia "schiava". Dichiarandole ora la sua passione di amore, egli fa entrare la Santa In uno stato spirituale sanzionato dal dono del cuore nuovo, allo scopo di condurla alla "consacrazione" al suo Cuore.

La "spiritualità di consacrazione", che Giovanni Paolo II ci ha ricordato essere quella dell'Apostolato della Preghiera, è il compimento del comandamento centrale dell'Alleanza: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore" (Dt 6, 5). Il cuore, nella Bibbia, è quel giardino chiuso della personalità che si apre alla seduzione soltanto dal di dentro: "Ecco, sto alla porta e busso" (Ap 3, 20). Consacrarmi al Cuore di Gesù e rinnovare questa consacrazione ogni mattina attraverso l'offerta della mia giornata, significa accogliere, dal momento che l'ho conosciuta, la passione di amore di quel Cuore. Vuol dire spalancare la porta a quel Gesù da sempre innamorato di me, che vuole prendere il mio cuore, immergerlo nel suo e restituirmelo ardente, come il cuore della Chiesa, di "una fiamma del Signore".

 

TERZA RISPOSTA: LA GRATITUDINE DELLA "REDAMATIO"

Chiedo scusa per l'uso del termine "redamatio", che non ha equivalente nelle nostre lingue. Ne spiegherò il significato nel corso di questa trattazione.

Come è noto, il centro del messaggio di ParayLeMonial è il celebre lamento che Margherita Maria ascolta, nel giugno del 1675, davanti al Santissimo Sacramento esposto: "Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini ... che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il suo amore; e per riconoscenza non ricevo, dai più, che delle ingratitudini". Quindi, il Salvatore rivolgendosi alla Santa come se si rivolgesse in lei alla Chiesa in persona le domanda l'istituzione di una festa di riparazione in onore di quel Cuore. Se ho preferito imperniare (accentrare) la vostra attenzione sull'apparizione del 1673 è perché in questi ultimi anni, proprio per non essere risaliti agli inizi, sono sorti dei controsensi in merito alla "spiritualità di riparazione". Ora, tutto ha inizio con l'espressione della passione di Dio per l'uomo.

Il membro dell'Apostolato della Preghiera, che voglia entrare nella spiritualità di "consacrazione" e di "riparazione" come il Papa, con insistenza, ci ha voluto ricordare nel suo discorso del 1985 deve cominciare, come fece Santa Margherita Maria, col riposare, nell'adorazione eucaristica, "sull'amoroso Cuore del nostro amoroso Salvatore" e ascoltarlo dichiarare la sua passione di amore. Quindi, se si esporrà anche lui, ogni primo venerdi del mese, ai "raggi ardenti" di quel Cuore, comincerà, impercettibilmente. a sentire come questa divina passione di amore per l'uomo sia mal ripagata ed avvertirà acuto il desiderio di "rendere amore per amore" all'Amore disprezzato.

Consapevole, al pari della Santa, della sua "impotenza" a "supplire" alla generale ingratitudine, egli non esiterà ad alzarsi "tutte le notti fra il giovedì e il venerdì" per accompagnare il Redentore nella sua "umile preghiera", mentre il Signore stesso accenderà nel suo cuore la "fiamma" del suo Spirito consolatore (Sal 68, 21), che solo è capace di "addolcire in qualche modo" l'amarezza che sentì per l'abbandono degli Apostoli.

Come afferma Sant'Angela da Foligno, Cristo non mi ha amato per gioco. Egli è il Dio geloso della Bibbia (Es 20, 5), ferito dall'infedeltà della sua Sposa (Os 2, 4) e dalla ribellione dei suoi figli (Is 1, 2). E' il Dio dei profeti d'Israele, che processa il suo popolo ingrato, il quale ha dimenticato di essere stato liberato dalla schiavitù ed ora osa "pestare la faccia ai poveri" (Is 3, 15), praticando l'ingiustizia verso l'operaio e lo straniero. E' il Dio di Michea che esclama, straziato come un amante tradito: "Popolo mio, che cosa ti ho fatto? ... Ricordati ... i benefici del Signore" (Mic 6, 3.5).

Chiunque abbia conosciuto anche una volta sola nella sua vita il dolore di una tenerezza ingiustamente respinta, può capire quanto acuta possa essere stata la sofferenza di Colui che, fattosi uomo per noi, ha dato "la sua carne per la nostra carne e la sua anima per la nostra anima", senza ricevere nulla in cambio.

Ecco perche' alla conferenza del 2 luglio 1988 sulla tradizione di ParayLeMonial, il preposito generale dei gesuiti, appena confermato dal Papa nell'incarico di Direttore Generale dell'Apostolato della Preghiera, ha ripreso il concetto di Agostino della "redamatio", ossia della restituzione dell'amore verso Colui che ci ha amato per primo, o come diceva San Francesco di Sales, usando in questo caso l'italiano la decisione di consacrarsi al Sacro Cuore affonda le sue radici nella volontà di rendere amore per amore allo Spirito Santo vivente nel Cuore di Gesù: "Ut Divinum Amorem amore nostro redamemus", affermava l'enciclica "Haurietis Aquas". Fedeli a questa intuizione ecclesiale, i nostri Statuti internazionali del 1968 indicano nella consacrazione e nella riparazione due figure moderne della "redamatio" e, al pari della primitiva teologia cristiana, la fanno derivare dalla volontà di imitare la passione di amore che Cristo nutre per i propri fratelli.

Camminate dunque, fratelli e sorelle, dietro le orme di tanti vostri Santi italiani, che si sono distinti per la tenerezza della loro "redamatio".

Penso subito al vescovo Sant'Alfonso de Liguorl (16961787), il quale, nell'Italia allora contagiata dal virus del giansenismo, fu profondamente colpito dagli avvenimenti di ParayLeMonial, e si sforzò di inculcare nei suoi compatrioti il senso del "contraccambio" di amore verso il Salvatore "disprezzato" nel sacramento del suo amore. A quel Cuore deve indirizzarsi li nostro contraccambio perché come egli insegnava esso fu il centro di tutti i dolori interiori che egli soffrì per noi nel corso della sua vita".

Penso anche al suo contemporaneo San Paolo della Croce che, profondamente sconvolto dal mistero dell'amore redentore, decise di fondare una congregazione apostolica interamente votata a diffondere tra il popolo la "grata memoria" della Passione di Cristo, manifestando così quanto era già chiaro al mistici medievali e a San Giovanni Eudes (16011680): la gratitudine della "redamatio", che dilata il cuore nell'azione di grazie, è 1`eucaristia"che ogni giorno la Chiesa rende al suo Redentore: "Rendetegli dunque amore per amore concludeva Santa Margherita Maria e non dimenticate mai Colui che l'amore ha spinto a morire per voi".

Che felice ispirazione è stata la vostra di aver voluto scegliere Assisi quale sede della celebrazione del tricentenarlo di colei che, un 4 ottobre, in visione ricevette San Francesco, come guida di una vita dedicata a rendere amore per amore all'Amore disprezzato. Infatti, fu proprio la "forza bruciante e dolce dell'amore" a far prorompere lo Stigmatizzato della Verna nell'esclamazione che gli attribuisce la tradizione francescana: "(Oh), possa io morire per amore del tuo amore, come tu ti sei degnato di morire per amore del mio amore!".

Prima di passare alle conclusioni teologiche e pastorali, vorrei fare un'ultima osservazione su Santa Margherita Maria.

Colei che aveva chiesto di "restare sconosciuta e nascosta nell'abiezione e nella sofferenza" non ha ancora ricevuto nella Chiesa tutta l'attenzione che merita. Per limitarci soltanto all'avvenimento del 1673, sul quale ho concentrato finora la vostra attenzione, non mi risulta che nessuno abbia fatto finora uno studio simile a questo che vi ho presentato. Lo stesso potrebbe dirsi per l'insieme dell'esperienza fatta da Santa Margherita Maria, la cui genesi spirituale è difficile da ricostruire per mancanza di studi scientifici capaci di giungere, a colpo sicuro, a delle conclusioni. Quest'anno, tuttavia, si svolgerà a ParayLeMonial una "prima": dall' 11 al 13 ottobre si terrà un colloquio di storici che avrà lo scopo di fare un po' di luce sulla personalità della Santa. Sarebbe bello se qualcuno dei miei ascoltatori di oggi venisse a rappresentare l'Italia, uno dei Paesi, per quanto io sappia, in cui la spiritualità del Cuore di Gesù ha lasciato una forte impronta.

 

TERZA PARTE

PROPOSTE TEOLOGICHE E PASTORALI

Il mio proposito finale avrà uno scopo ben delimitato. Voi avete programmato nel pomeriggio un lavoro di gruppo sulla mia relazione. Devo dunque, a questo punto, cercare di orientare la vostra riflessione, sollevando qualche interrogativo. Quanto sto per dirvi non lo faccio a nome dell'Apostolato della Preghiera, benché mi consideri un membro a pieno titolo dell'Associazione. In questa terza parte della mia esposizione, ci saranno alcuni punti sui quali è ampio il consenso della Chiesa. Altri invece impegnano solo me, in quanto ho ricevuto dalla Compagnia di Gesù una missione di ricerca dottrinale e storica sulla spiritualità del Cuore di Gesù. Quanto vi dirò, pertanto, potrà essere oggetto di un libero dibattito. L'importante è che questo sia costruttivo.

Ai vostri gruppi di lavoro sarà consegnato il testo a cui ho fatto costante riferimento: l'allocuzione di Giovanni Paolo II al Congresso dei Direttori nazionali dell'Apostolato della Preghiera, il 13 aprile 1985. Questo discorso denso, ricco di riferimenti estremamente precisi a documenti del Magistero, costituisce la Carta di ciò che il Vicario di Cristo, al quale i membri dell'Associazione sono "legati in maniera particolare", si attende da noi all'alba del terzo millennio e nello spirito del Concilio Vaticano II. Vi sarà facile constatare come questo testo sia fortemente segnato dallo spirito di Santa Margherita Maria, così come ve l'ho descritto. Vi potrete rilevare le molteplici espressioni con le quali Giovanni Paolo II mette in evidenza come il mistero del Cuore di Gesù è veramente il mistero della passione di Dio per l'uomo. Quanto poi al culto del Cuore di Gesù, che costituisce la risposta della Chiesa a questa passione sconvolgente, esso si articola secondo le tre grandi linee che abbiamo evidenziato in Santa Margherita Maria: adorazione, offerta e consacrazione, riparazione. A voi di discutere, nel modo che più vi piacerà, questi diversi punti. Se c'è un augurio, che desidero fare è che la vostra discussione sia segnata dalla preoccupazione di leggere i segni dei tempi.

Il primo obiettivo che l'Apostolato della Preghiera dovrebbe oggi prefiggersi mi sembra sia quello di radunare intorno a sè quella che chiamerei la "generazione di Compostella", cioè di quei giovani che non solo hanno ritrovato il senso della preghiera e della testimonianza nel loro ambiente di vita, ma nel contempo si sono sentiti fortemente interpellati dal ministero di unità, di cui Giovanni Paolo II è servitore nella Chiesa. Ebbene, posso dirvi, proprio perché li vedo accorrere numerosissimi d'estate a ParayLeMonial, che il mistero del Cuore di Gesù parla con forza intensa a questa generazione. In occasione del tricentenaio una rievocazione scenica di Santa Margherita Maria è stata presentata il 17 luglio da artisti di professione. L'autrice, Caterina FantouGournay, oblata passionista, discepola quindi di San Paolo della Croce, non ha tolto nulla dall'esperienza della Santa. Pur essendo imbevuta dall'aria del suo tempo, questa generazione vuole che si guardino in faccia i veri problemi. E Caterina li ha letteralmente provocati osando mettere in scena il confronto esemplare della sofferenza e dell'amore, così come si esprime nella vita di Santa Margherita Maria. Tale confronto è presente in ciascuno di noi e da ciscuno di noi attende la propria soluzione. E' per questo che il pubblico, in parte costituito dalla "generazione di Compostella", ha applaudito entusiasta.

Permettetemi di ritornare su un solo punto dell'esperienza di Santa Margherita Maria, che mi sembra il più nevralgico: quello della spiritualità di riparazione.

Durante la conferenza che tenne a Paray nel 1988, il Padre Kolvenbach ha usato una serie di espressioni particolarmente felici riguardo a quella che si potrebbe definire l'inculturazione del mistero del Cuore di Gesù. All'alba dell'ultimo decennio del nostro millennio, sottolineo quella che mi sembra la più significativa e su cui, certamente, voi vi interrogherete durante i lavori di gruppo. Eccola: "Nonostante l'esigenza che essa comporta, una nuova spiritualità del Cuore di Gesù, incentrata sulla risposta del cuore umano all'amore di Cristo, potrebbe essere vista come una forma significativa della nuova evangelizzazione da compiere, forse come l'unica forma veramente significativa". Tradotta nei termini di questa mia esposizione essa suona così: l'esigenza di riparazione contenuta nella formula quotidiana della nostra offerta, può divenire una delle tre forme veramente significative della spiritualità dei nuovi evangelizzatori dell'Europa; ad una condizione, però: che la spiritualità del Cuore di Gesù sia presentata in forma rinnovata, tutta incentrata come ho fatto sulla risposta del cuore umano alla passione del Cuore di Dio per l'uomo. Tale risposta si esprime in tre modi; ve li ricordo: il silenzio dell'adorazione, il dono del cuore, la gratitudine della "redamatio".

Per restare nell'ambito del dibattito sulla "riparazione" formulerei tre proposte.

 

PRIMA PROPOSTA: PRECISAZIONE DELLA TEOLOGIA DELL'ATTO DI RIPARAZIONE

Secondo l'insegnamento del Magistero di Roma, al quale di buon grado sottoscrivono gli storici della teologia, è l'esperienza di Santa Margherita Maria, una volta riconosciutane l'autenticità e tradotta in forma teologica dai gesuiti, che ha assicurato la convergenza definitiva della spiritualità del Cuore di Gesù e della teologia di riparazione. E' questa esperienza, detta "parediana", che serve da riferimento alla Chiesa quando vuole determinare la natura, il soggetto e l'oggetto dell'atto di riparazione.

Si può dire che circa la natura dell'atto di riparazione già da molto tempo si è concordi. Essa è la forma concreta che assume la "redamatio" nel mondo postcristiano che rifiuta l'Amore redentore, frutto della passione del Cuore di Dio per l'uomo. Tuttavia, non tutti i teologi e i teorici della pastorale sembrano aver visto con chiarezza dove sta esattamente il punto centrale di questa affermazione. Per coglierlo, basta partire dalla tesi di Santa Caterina da Siena, e cioè che il peccato commesso dopo la Redenzione è più grave di quello commesso prima delle Redenzione, in quanto diventa disprezzo del Sangue versato dal Figlio di Dio e rifiuto di saldare quel "debito di amore" che noi abbiamo contratto nei confronti della Trinità tutta intera. Ora, l'insegnamento che Santa Margherita Maria ha tratto dalla propria esperienza del Cuore di Cristo è che, per un disegno del Padre, che le è stato svelato, questo debito di amore non può essere pagato se non attraverso una riparazione amorosa rivolta espressamente alla persona del Figlio e più in particolare al suo Cuore divino di uomo. Questo deriva dalla generosità del Padre stesso, il quale, per così dire, non reclama nulla per sè, sebbene egli sia l'Autore primo della nostra salvezza. E' il Figlio che ha sopportato tutti i disagi "della giornata e del caldo"; "Gesù ... in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia" (Eb 12, 2). E' dunque un atto vivente di teologia quello che noi facciamo ogni mattina presentando la nostra offerta di riparazione alla persona del Figlio, "per mezzo del Cuore Immacolato di Maria".

Anche se l'atto di offerta viene presentato al singolare e se dico "io", il vero soggetto dell'atto di riparazione è la Chiesa, nella quale devo immergermi mentre pronuncio la formula del biglietto mensile o quella che io stesso ho composto. Solo la Chiesa, la prediletta del Figlio, di cui Maria è l'immagine immacolata, può presentare al Figlio stesso una riparazione ed una consolazione in grado di controbilanciare la "vergognosa solidarietà (dei cristiani) nel peccato con tutti gli uomini, di cui condividono l'indifferenza e il rifiuto".

Per certo, la Chiesa è consapevole e profondamente rattristata per l'ingiustificata ingratitudine di cui, nel corso dei secoli e ancora oggi, essa ha dato prova nei confronti di Colui che l'ha amata e si è immolato per lei (Ef 5, 25). Basta leggere i mistici di ogni epoca per rendersi conto della portata di questo pentimento che vive nelle profondità della Chiesa. E con tutta naturalezza la riparazione si rivolge a Cristo nell'Eucaristia, poiché essa è il luogo dove continua, non fisicamente, certo, ma misticamente il suo dolore per l'ingratitudine umana. Tuttavia, secondo il disegno del Padre, come è stato svelato a Santa Margherita Maria, l'atto di riparazione della Chiesa termina come ad oggetto proprio nel Cuore di Gesù, poiché esso come direbbero i teologi è il centro ipostatico nel quale è confluita, durante tutta la sua vita terrena, tutta la sofferenza di Cristo Redentore.

Ora, lo sviluppo sperimentale della mariologia mostra alla Chiesa, in maniera sempre più viva, che esiste un cooggetto del suo atto di riparazione. Questo non è altro che il Cuore di Maria.

La riparazione, infatti, si rivolge in Gesù al Cuore di Dio, in quanto ferito sotto la figura di un cuore di carne, carne che ha tratto dalla carne della Vergine Maria.

Di fronte al moltiplicarsi, oggi, delle profanazioni del cuore che offendono Dio nella sua immagine più delicata, che è la donna, mi sembra che l'Apostolato della Preghiera dovrebbe sempre più preoccuparsi di offrire una riparazione al Cuore Immacolato di quella Donna alla quale Dio ha affidato il futuro degli ultimi tempi. Come possiamo tener conto del momento attuale e, aderendo all'atto di consacrazione e riparazione solennemente pronunciato il 25 marzo 1984 dal Collegio Apostolico, con il suo capo, il Vescovo di Roma, quale mezzo concreto possiamo offrire ai fedeli che vogliono associarsi alla riparazione che la Chiesa del nostro tempo, in unione con Giovanni Paolo II, non si stanca di offrire alla Madre di Dio? Lancio un'idea: perché non ricorrere a una formula di offerta specificatamente offerta a lei, che potrebbero usare quanti desiderano, in qualche modo, rinnovare ogni sabato, nello spirito di San Luigi Maria Grignion di Montfort, la loro consacrazione a Maria? Comunque, se P. Ramière ritornasse fra noi, non ci spingerebbe forse oggi a sviluppare la mariologia dell'offerta?

 

SECONDA PROPOSTA: METTERE LA NOSTRA SPIRITUALITA' DI RIPARAZIONE AL SERVIZIO DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

(Quando io dico la "nostra" spiritualità non lo dico in senso possessivo o restrittivo. Per la Chiesa infatti, indipendentemente dalle sfumature delle varie scuole, ogni autentica spiritualità del Cuore di Gesù si caratterizza per due aspetti particolari che sono l'amore e la riparazione.)

Mi sembrerebbe un grave errore pensare di poter attrarre a noi gli operai della nuova evangelizzazione mettendo in sordina questo aspetto della spiritualità del Cuore di Gesù, di cui siamo i depositari, come ci ha confermato Giovanni Paolo II. Oltre il tempo che dedico allo studio della teologia del Sacro Cuore, seguo anche, individualmente o collettivamente, vari di questi pionieri della Chiesa di domani che vengono a fare gli Esercizi di Sant'Ignazio. Ebbene, come mi ha detto uno di loro, vengono a fare questi Esercizi proprio perché sono "hard", cioè schietti, genuini.

Credetemi, la riparazione è un mezzo potente di trasformazione delle mentalità e disprezzarla vorrebbe dire commettere un errore. Non penso qui soltanto a quanto sta cercando di fare in Irlanda la spiritualità riparatrice dei Pionieri dell'Apostolato della Preghiera nei riguardi di un problema nazionale come quello dell'alcolismo. Si tratta forse, in questo caso, di una soluzione troppo specificatamente insulare perché possa sembrare credibile alla gente del continente. Vorrei però offrirvi tre testimonianze, di cui la prima è personale.

1) Ogni anno, la settimana successiva al Natale, dirigo un ritiro di giovani. Propongo a questi ragazzi e ragazze di fare l'Ora Santa la vera Ora Santa quella che consiste nel tener compagnia a Gesù nel Gethsemani e la propongo per la notte di Capodanno. E' la notte in cui a Roma non si può uscire senza casco in testa, mentre in Francia è la notte in cui si fa baldoria. Non è necessario che vi descriva la scena. E' facile comprendere la forza di un simile passo per dei giovani, spesso appena convertiti, o in ogni modo legati al loro mondo giovanile. Poiché mi erano stati fatti dei rilievi da parte di alcuni adulti della mia generazione, particolarmente allergici alla spiritualità del Cuore di Gesù, il Signore si è compiaciuto di darmi un segno. Esattamente due anni fa, nell'ora in cui eravamo immersi nella veglia di adorazione, un uomo di una quarantina d'anni, che io conosco da molto tempo, si trovava a passare sul ponte di Austerlitz, a Parigi. Da molti anni lontano da Dio, si era perso nei meandri delle spiritualità orientali, rompendo anche con la famiglia. Quella sera era in preda alla disperazione e un impulso suicida lo spingeva a gettarsi nella Senna. Una mano interiore mi ha confidato poi lo trattenne. Qualche giorno più tardi, egli tornava al Signore. Col tempo, ne sono sicuro, quando Gesù avrà medicato le sue ferite, diventerà un buon operaio della nuova evangelizzazione.

2) Direttore della Promecom, una grossa società parigina che si occupa delle affissioni pubblicitarie nelle vetrine commerciali, Vincenzo scandalizzava, ormai da anni, bambini, ragazzi e i più deboli con le sue pubblicità per i "minitel rosa". Un giorno, durante l'adorazione eucaristica, ha incontrato il Signore. In seguito, per riparare il male fatto, ha dato spazio al Signore nei suoi cartelloni pubblicitari: a Natale, a Pasqua, o a Pentecoste, per mezzo di Promecom gli ingressi di alcuni luoghi pubblici sembrano più simili a una cappella che a un caffè. "10.000 miei cartelloni pubblicitari sono sotto gli occhi di milioni di persone spiega Vincenzo . Si tratta di fare atto di riparazione proprio là dove si è stati occasione di scandalo per gli innocenti. Per altro mi sono accorto presto che il Signore non giudica secondo i nostri criteri e che una modesta campagna che raggiunge cento pecorelle può servire a riparare milioni di oltraggi". E per Vincenzo la conclusione è che di fronte al dilagare del male. attraverso i massmedia, l'arma efficace di cui dispongono i cristiani è, unitamente all'azione riparatrice, la preghiera riparatrice: "Ad ogni immagine che turba i nostri sguardi, nonostante la mortificazione della vista in cui tutti dobbiamo esercitarci, deve corrispondere una duplice preghiera: in riparazione per l'autore dell'immagine e in riparazione per coloro che ne rimarranno turbati".

3) Ultima testimonianza, questa di natura politica. Ciascuno di noi conosce la grave situazione di ingiustizia in cui ancora oggi vivono quei poveri di cui Gesù aveva predetto che, ahimè, saranno sempre con noi. Ora, le popolazioni oppresse hanno una memoria che si tramanda di generazione in generazione. La violenza genera violenza e le ferite inferte reclamano una riparazione pari al torto che è stato fatto. In un contesto di guerra civile, un Vescovo francescano latinoamericano, ha spiegato molto bene quale sarà, domani, il ruolo della riparazione all'intemo della civiltà dell'amore. "ogni riconciliazione diceva Mons. Partelli alla sua gente suppone la conversione di due volontà in lotta. Una delle due può anche sopportare l'ingiustizia e dimenticare le offese. La riconciliazione autentica, però, esige la rimozione dell'ingiustizia e la riparazione dell'offesa". Certo, prima l'eliminazione dell'ingiustizia, ma anche la riparazione dell'offesa, senza la quale la memoria non può guarire, sia quella collettiva, che quella familiare e personale.

 

TERZA PROPOSTA: AUSPICARE L'INTRODUZIONE DELLA FESTA DELLA MISERICORDIA

Nel 1985, Giovanni Paolo II ci ha richiamato quanto aveva scritto nell'enciclica "Dives in Misericordia": "Quando la Chiesa si rivolge al Cuore di Cristo sembra professare e venerare in maniera tutta particolare la misericordia di Dio". Per nessuno è un mistero che, dietro questa affermazione del Papa, si cela il messaggio rivolto alla Chiesa da colei che viene già chiamata la Margherita Maria polacca del XX secolo, Suor Faustina Kowalska (19051938).

La richiesta di una Festa della Misericordia, da celebrarsi nell'ottava di Pasqua, fu inizialmente respinta da Roma, che temeva una concorrenza alla Festa del Sacro Cuore. Ora la Festa della Misericordia sta facendo progressi. Nella diocesi di Cracovia oggi viene celebrata con una liturgia propria. Senza dubbio al pari di quella del Corpus Domini e del Sacro Cuore, finirà con l'estendersi a tutta la Chiesa. Di questo non possono che rallegrarsi teologi e pastori per due motivi.

1) Presentando il Cuore misericordioso di Gesù come la sintesi del "mistero pasquale", le cui celebrazioni si concluderanno con la venerazione della sua immagine, grazie a questa ispirata iniziativa, il mistero di questo Cuore come dice Giovanni Paolo II diviene "in un certo senso il punto centrale della rivelazione dell'amore misericordioso del Padre". Naturalmente, in questo "ottavo giorno" della Pasqua cristiana, continuerà ad essere letto il Vangelo che vede Cristo mostrare due volte agli Undici la Piaga del costato, scena che rinvia immediatamente alla pericope della trafittura del Messia (Gv 19, 3137). Allora sarà chiaro che il cuore trafitto di Gesù è il grande segno storico dell'amore misericordioso della Trinità per gli uomini peccatori, amore donato da Dio agli uomini nell'istante stesso quello che i teologi definiscono "kairos" dell'evento redentore. Sarà quindi allora più facile sottrarre il Cuore di Gesù alla sfera del "devozionalismo", per conferirgli nella catechesi cristiana lo stato di "polo kerigmatico", cioè di ricapitolazione dell'economia trinitaria dell'incarnazione redentrice sotto il segno dell'amore e del dono.

2) Come conseguenza, l'attuale solennità del Sacro Cuore, che attualmente serve a supplire a questa festa, potrà trovare la sua vocazione iniziale, così come espressa nella richiesta rivolta inizialmente dal Signore alla Chiesa e che troverete contenuta nel terzo allegato di questa conferenza. Oggi i tre formulari A, B e C delle Messe della festa del Sacro Cuore esprimono assai efficacemente la passione amorosa del Cuore di Dio per l'uomo. Minore spazio vi trova invece l'espressione del lamento doloroso di questo Cuore, ferito e rifiutato, così come la troviamo nella pericope di Michea (Mie 6, 18) dalla quale sono nati gli "improperi" del Venerdì Santo. Dopo il secolo diciassettesimo, con l'istituzione della festa, più volte sono stati rimaneggiati la messa e l'ufficio, senza che sia stata trovata finora, ne converrete, una formula che corrisponda al desiderio espresso da Gesù stesso. Solo inserendo testi particolarmente ricchi di pathos, tratti dai profeti, da cui si alza il lamento del Cuore di Dio, o ricorrendo a testi quali i rimproveri di Cristo alle Chiese dell'Apocalisse, o in questo o in quel passo della Lettera agli Ebrei, mi sembra che si potrebbe risvegliare nei fedeli un vivo sentimento di riparazione, come pure, naturalmente, riformulare l'ammenda onorevole in uno stile biblico, come potrebbe essere, ad esempio, quello della lettera di Baruch agli esuli (Bar 1, 14 3, 8).

Come conclusione vorrei lasciarvi una bella immagine, una immagine dalla quale filtra, tra i suoi superbi riflessi, qualcosa della inconcepibile purezza del dialogo tra il Cristo e la Chiesa, sua diletta, che si è svolto nel forte animo di Margherita Maria. Il testo che sto per leggervi non è vi avverto della Santa, ma evoca con moderni accenti poetici le vette di neve e di fuoco a cui, dietro la spinta del desiderio di rendere amore per amore alla passione di Dio per l'uomo, sono giunti e sempre giungeranno i santi, quelli di ieri, quelli di oggi e quelli di domani.

"Un giorno, sopra una nuvola canta l'Abbè Pierre in un momento di particolare dolore, ho visto l'amore e la sofferenza danzare insieme nel crepuscolo della sera e, mentre danzavano, cantare un inno di lode a Dio, che aveva dato loro il "la". Mi sono avvicinato, sorpreso di vedere l'amore amare la sofferenza e la sofferenza amare l'amore. Come potevano tenersi per mano e amarsi così? Da tempo ormai, conoscevo bene sia l'uno che l'altra. Lui così bello e l'altra così ripugnante. Mi sono avvicinato e con stupore ho visto che il volto della sofferenza era mutato. Essa non era più brutta, ma una radiosa bellezza ne illuminava la fronte raggiante, mentre tutto intorno era serena armonia. Meravigliato, mi sono girato a guardare l'amore. Era anche lui di una tale sublime bellezza tanto radiosa da sentirmene rapito. Regnava una luce che non è di questo mondo. Stetti allora immobile e attento e ascoltai la sofferenza dire all'amore: ^Non lasciarmi, tu che mi hai chiamata. Io lo so che senza di te tornerei ad essere di nuovo brutta. Dimmi che non mi lascerai mai. Ho paura di ritrovarmi sola^. E l'amore rispose, con quella voce che sa di Eternità: ^Non temere, mia piccola sofferenza. Tu forse non sai che anch'io, insieme a te, divento molto più bello, sebbene i mortali, quando mi vedono senza di te, non riescano a immaginare per me una bellezza maggiore. Sì, mia cara sofferenza, io ti amo perché tu completi la mia bellezza e perché tu sola la sai rendere perfetta, piena di luce e di gioia^".

 

TESTI DI SANTA MARGHERITA MARIA ALLEGATO n. 1 " L'APPARIZIONE DEL 1673 (Prima relazione Autobiografia parr. 5354)

53 Una volta, mentre ero davanti al Santo Sacramento con un po' più di tempo a disposizione, (ché, di solito, i compiti affidatimi non me ne lasciavano molto) mi trovai tutta investita della sua divina presenza e con tanta forza da farmi dimenticare me stessa e il luogo in cui mi trovavo. Mi abbandonai al suo divino Spirito e, affidando il mio cuore alla potenza del suo amore, mi fece riposare a lungo sul suo divin petto e mi scoprì le meraviglie del suo Amore e i segreti inesplicabili del suo Sacro Cuore, che mi aveva tenuti nascosti fino a quel momento, nel quale me lo aprì per la prima volta. E lo fece in modo così reale e sensibile da non permettermi ombra di dubbio, dati gli effetti che questa grazia ha prodotto in me, anche se temo sempre di illudermi in tutto ciò che mi riguarda.

Ed ecco come, mi sembra, siano andate le cose. Mi disse: "Il mio divin Cuore è tanto appassionato d'amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo più contenere in se stesso le fiamme del suo ardente Amore. sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo e di manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori che ti scoprirò e che contengono le grazie santificanti e in ordine alla salvezza, necessarie per ritrarli dal precipizio della perdizione. Per portare a compimento questo mio grande disegno ho scelto te, abisso d'indegnità e di ignoranza, affinché appaia chiaro che tutto si compie per mezzo mio".

Poi mi domandò il cuore e io Lo supplicai di prenderlo. Lo prese e lo mise nel suo Cuore adorabile, nel quale me lo fece vedere come un piccolo atomo, che si consumava in quella fornace ardente. In un secondo tempo lo ritirò come fiamma incandescente in forma di cuore e lo rimise dove l'aveva preso, dicendomi: "Eccoti, mia diletta, un prezioso pegno del mio amore che racchiude nel tuo costato una piccola scintilla delle sue fiamme più vive, affinché ti serva da cuore e ti consumi fino all'ultimo istante della tua vita. Il suo ardore non si estinguerà mai e potrà trovare un po' di refrigerio soltanto in un salasso, che Io segnerò talmente col Sangue della mia Croce, da fartene riportare più umiliazione e sofferenza che sollievo. Per questo voglio che tu chieda con semplicità questo rimedio, sia per mettere in pratica ciò che ti viene ordinato, sia per darti la soddisfazione di versare il tuo sangue sulla croce delle umiliazioni".

54 "E in segno che la grande grazia che ti ho concessa non è frutto di fantasia, ma il fondamento di tutte le altre grazie che ti farò, il dolore della ferita del tuo costato, benché Io l'abbia già richiusa, durerà per tutta la tua vita e se finora hai preso soltanto il nome di mia schiava, ora voglio regalarti quello di discepola prediletta del mio Sacro Cuore".

Dopo questo insigne favore che durò per molto tempo, durante il quale non sapevo se mi trovassi in cielo o in terra, stetti parecchi giorni come tutta infiammata e inebriata, talmente fuori di me da non potermi riavere, né poter pronunciare parola se non con grande sforzo; e dovevo farmi ancor più violenza per riuscire a mangiare e per partecipare alla ricreazione comune perché non avevo più forze per superare la mia sofferenza. Mi sentivo profondamente umiliata; non riuscivo a dormire perché la ferita, il cui dolore mi è così prezioso, mi causa delle vampate così ardenti da consumarmi e bruciarmi viva.

Mi sentivo poi tanto piena di Dio, che non riuscivo a spiegarlo alla superiora, come avrei desiderato e fatto, anche se riferire queste grazie mi mette sempre in uno stato di confusione e di vergogna, a causa della mia indegnità; preferirei piuttosto rivelare al mondo intero i miei peccati. Sarebbe stata per me una grande consolazione, se mi avessero permesso di fare, in refettorio, ad alta voce, la confessione generale, per mostrare l'abisso di corruzione che è in me e perché non si attribuissero a mio merito le grazie che ricevevo.

 

ALLEGATO n. 2 L'APPARIZIONE DEL 1673 (Seconda relazione Estratto della quarta lettera al P. Croiset S. J.)

"Ma per tornare a quanto le interessa sapere in merito al Sacro Cuore, la prima grazia particolare che mi sembra di aver ricevuto nel giorno dedicato a San Giovanni Evangelista, è questa: dopo avermi fatto riposare per parecchie ore sul suo divin Petto, ho ricevuto da quel Cuore adorabile grazie che al solo pensiero mi sento fuori di me stessa; non credo sia necessario specificarle, sebbene il ricordo e l'impressione saranno incancellabili per tutta la mia vita..."

"Quindi, il divin Cuore mi fu presentato su un trono di fiamme più raggiante d'un sole e trasparente come un cristallo, con la sua Piaga adorabile; ed era cinto da una corona di spine simbolo delle punture con cui lo torturano i nostri peccati; e sormontato da una croce a significare come, dai primi istanti della sua Incarnazione, cioè dal momento in cui il Sacro Cuore fu formato, vi sorse la croce! Da quei primi istanti, Esso fu saturo di tutte le amarezze a Lui causate dalle umiliazioni, dalla povertà, dal dolore e dal disprezzo che la sacra Umanità avrebbe sofferto nel corso della sua vita e durante la santa sua Passione."

"E mi svelò come l'ardente desiderio di essere amato dagli uomini e di ritrarli dalla via di perdizione in cui Satana li andava precipitando, Gli avesse fatto concepire il disegno dì manifestare il suo Cuore agli uomini, con tutti i tesori di amore e di misericordia, di grazie santificatrici e salutari che Esso contiene. E questo affinché coloro i quali Gli avessero reso e procurato tutto l'onore e la gloria in loro potere, venissero arricchiti con abbondanza e profusione dei divini tesori di cui è sorgente il Cuore di Dio."

"Era necessario, quindi, onorarLo sotto la figura di quel Cuore di carne la cui Immagine Egli desiderava esposta e, portata da me sulla mia persona e sul mio cuore, per imprimervi il Suo amore e colmarlo di tutti i doni di cui Esso è ripieno, e per sedarne tutti i moti sregolati."

"E dovunque sarebbe stata esposta la santa immagine per essere onorata in modo speciale, Egli avrebbe sparso le sue grazie e benedizioni: tale devozione è come un ultimo sforzo del Suo amore desideroso di favorire gli uomini in questi ultimi secoli della redenzione amorosa, per sottrarli all'impero di Satana, che pretende portarli alla rovina, e per metterci sotto la soave libertà dell'impero del suo amore, che Egli desiderava stabilire nei cuori di coloro che avessero voluto abbracciare questa devozione."

"Per questo soggiunse: "Ecco i disegni a cui ti ho scelta e prevenuta con tante grazie sino a favorirti fin dalla culla di una cura tutta particolare. Mi resi io stesso tuo Maestro e direttore per disporti al compimento di questo sublime disegno e per confidarti il gran tesoro che ora ti presento svelatamente..."

"Allora prostrandomi a terra, gli dissi come San Tommaso "Mio Signore e mio Dio!" non potendo esprimere quanto provassi e non sapendo se fossi in cielo o in terra."

"Da allora, le grazie del mio Sovrano diventano più continue e non potendo contenere gli ardenti moti d'amore che esse creavano in me mi sforzavo di diffonderli all'intorno, con le parole, gli scritti convinta che ricevendo anche gli altri le stesse grazie, essi condividessero i miei stessi sentimenti. A farmi ricredere, però, furono sia il Padre de la Colombière che le umiliazioni e le persecuzioni a cui andai incontro."

 

ALLEGATO n. 3 LA GRANDE APPARIZIONE DEL GIUGNO 1875 (Autobiografia parr. 92)

92 Una volta mentre ero davanti a1 SS.mo Sacramento, (era un giorno dell'ottava del ('Corpus Domini') ricevetti dal mio Dio grazie straordinarie del suo Amore; mi sentii spinta dal desiderio di ricambiarlo e di rendergli amore per amore. Egli mi rivolse queste parole: "Tu non puoi mostrarmi amore più grande che facendo ciò che tante volte ti ho domandato".

Allora scoprendo il suo divin Cuore mi disse: "Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il suo Amore. In segno di riconoscenza, però, non ricevo dalla maggior parte di essi che ingratitudini per le loro tante irriverenze, i loro sacrilegi e per le freddezze e i disprezzi che essi mi usano in questo Sacramento d'Amore. Ma ciò che più mi amareggia è che ci siano anche dei cuori a me consacrati che mi trattano così".

"Per questo ti chiedo che il primo venerdì dopo l'ottava del 'Corpus Domini', sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, ricevendo in quel giorno la santa comunione e facendo un'ammenda d'onore per riparare tutti gli oltraggi ricevuti durante il periodo in cui è stato esposto sugli altari."

"Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino Amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri".